COCAINA COCAINA NEL DOPING SPORTIVO 9.1 Christian Chiamulera*, Roberto Leone*, Guido Fumagalli** * Sezione di Farmacologia, Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica, Università di Verona. **Facoltà di Scienze Motorie, Università di Verona. “Il suo uomo eseguì un pesante lavoro di scavo per cinque giorni e cinque notti, dormendo non più di due ore a notte e consumando soltanto coca. Quando il lavoro fu terminato, l’indio accompagnò Tschudi in un viaggio di due giorni a dorso di mulo, correndo a fianco dell’animale, e promettendo solennemente che avrebbe eseguito di buon grado lo stesso lavoro, senza toccar cibo, a patto che gli venisse data abbastanza coca.” J.J. von Tschudi, “El Perú. Esbozo de viajes realizados entre 1838 y 1842” (1846); cit. da S. Freud, “Über Coca” (1885). 1. Introduzione 1.1. Assunzione di sostanze nell’ambiente sportivo: le motivazioni Lo sportivo, come ogni altra persona, può trovarsi in situazioni di sofferenza di una forma di patologia in cui è legittimo intraprendere un intervento farmacoterapico. Tuttavia, molti farmaci sia da prescrizione che da banco, rientrano nella lista del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) come sostanze di cui è vietata l’assunzione in prossimità di eventi sportivi. La raccomandazione, non sempre semplice da seguire per chi si trova in corso di terapia, è quindi di non assumere il farmaco in prossimità di tali eventi. Lo scopo terapeutico, purtroppo, non è l’unico motivo per cui gli sportivi assumono sostanze. Esistono due motivazioni generali riconducibili a quel complesso e vasto fenomeno denominato doping, i), l’assunzione di sostanze per poter continuare un’attività motoria nonostante la fatica e la sofferenza che derivino da stati patologi preesistenti o contingenti all’attività stessa, e, ii), l’assunzione di sostanze per ottenere il miglioramento dell’attività motoria rispetto ai propri standard di prestazione. Queste due categorie di motivazioni vanno considerate in realtà come gli estremi di una gamma complessa – dipendente da tipo di attività motoria, da entità dell’effetto ricercato e da variabilità individuale – piuttosto che di distinte categorie separate di motivazioni. Per esempio, l’assunzione di un farmaco per la riduzione della sofferenza fisica può essere una necessità legittima nel caso della presenza di una patologia cronica o dei postumi di un evento traumatico. Analogamente, il miglioramento della performance motoria mediante l’uso di uno stimolante lecito e diffuso, come 493 COCAINA la caffeina, può essere difficilmente imputabile come uso volutamente dopante, e solo in caso di assunzioni di dosi estremamente elevate. Comunque, oltre alle motivazioni (Mottram, 2004a) ed alle classificazioni (WADA, 2006) che definiscono dei criteri, delle norme e di conseguenza un controllo del doping, è importante identificare quelle cause che sottostanno al fenomeno dell’assunzione di sostanze dopanti da parte degli sportivi specificatamente in riferimento alla classe farmacologica. È importante discriminare tra l’assunzione di un farmaco per scopi terapeutici o per doping, cercando di capire quando e se esista una diversione d’uso da sostanza medicinale a dopante. È importante identificare le modalità mediante le quali una protratta integrazione alimentare (integratori dietetici, sali minerali, vitamine) porti ad una compulsione d’uso, derivante dalla percezione soggettiva di effetti positivi sulla performance motoria, ma in realtà derivanti da una sensazione ‘placebo’ di benessere. Infine, è fondamentale l’identificazione dei casi in cui una sostanza venga assunta primariamente per i suoi effetti sulla sfera psichica, ovvero quando si tratti dell’utilizzo di sostanze ad azione psicoattiva. La definizione semplice di sostanza psicoattiva indica la capacità di modificare i processi comportamentali e psicologici. Nell’ambito del doping, questa categoria di sostanze – rappresentata in particolar modo dagli stimolanti - è la meglio nota ma anche la più facilmente identificabile e controllabile. Tuttavia, scopo implicito di questo capitolo è l’identificazione delle motivazioni per cui gli sportivi – professionisti e no – debbano assumere una sostanza psicoattiva. Quanto la ricerca dell’effetto sia esclusivamente legata alla performance, e quanto invece derivi da necessità comuni a quelle riscontrate nelle dipendenze e nelle diverse forme di automedicazione. Con le sostanze psicoattive, è difficile distinguere quanto la ricerca di uno stato generale di euforia sia finalizzata anche una migliore prestazione motoria. Ricordiamo che a seconda dello sport o della specifica performance, le sostanze psicoattive agiscano anche su funzioni cerebrali come l’attenzione, la discriminazione, il riflesso, la concentrazione, il repertorio mnemonico di situazioni e di esperienze, che si ripercuotono e contribuiscono all’efficienza muscolare. Quindi, con una sostanza psicoattiva è difficile discriminare l’uso ricreazionale o l’abuso per tossicodipendenza, dall’uso dopante. Il problema deve essere inizialmente incentrato più sulla classe delle sostanze psicoattive e dei loro effetti e meno sul contesto sportivo; ma il problema deve essere poi ricondotto, con un processo ciclico di analisi e sintesi, alle problematiche legate al mondo sportivo. La tesi del presente lavoro si sviluppa quindi a partire dallo studio di una tipica sostanza psicoattiva, la cocaina, attraverso le seguenti tematiche: • l’uso di cocaina tra gli sportivi; • l’analisi degli effetti neuro- e psicobiologici; • gli effetti sulla prestazione motoria; • la dipendenza da cocaina nel mondo dello sport. Lo scopo è quello di mantenere una visione integrata del fenomeno cocaina attraverso diverse prospettive: l’uso ricreazionale, gli effetti euforici, la stimolazione motoria, l’intossicazione, l’abuso, la dipendenza. La storia della cocaina nello sport va di pari passo con la storia dell’amfetamina e del loro uso come stimolanti psicomotori. Va ricordato come gli stimolanti inducano una delle più potenti forme di tossicodipendenza, caratterizzate da dipendenza psicologica con un alto rischio di ricaduta anche dopo lunghi periodi di astinenza (Knopp et al., 1997; Johanson & Fischman, 1989). Numerose sono le evidenze che la cocaina è utilizzata anche dagli sportivi, al contrario di quanto erroneamente considerato riguardo ad un ambiente sportivo immune da tossicodipendenze di alcun tipo. Influenze legate allo stile di vita ed ai modelli di ruolo nell’ambiente 494 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA sportivo, possono contribuire all’insorgenza della tossicodipendenza da cocaina. Da ultimo, non va dimenticato che anche nella popolazione sportiva, come in quella generale, esistano disturbi dell’affettività e dell’umore – in questo campo derivanti dalla pressione psicologica, l’ansia da prestazione od anche dalle mancate aspettative di successi agonistici – che possono essere fattori causali di una diffusione della cocaina nello sport. 2. L’uso di cocaina tra gli sportivi 2. 1. Caratteristiche generali L’uso degli stimolanti nello sport è stato per lungo tempo associato alla loro azione generale sulla riduzione della stanchezza e dall’aumento dell’allerta, evidenziabile anche in termini di competitività ed aggressività. Il loro effetto è sia sulla durata dell’attività, sia sulla sua potenza esplosiva (Weiss & Laties, 1962). L’uso nello sport è principalmente per affinare i riflessi, ridurre la stanchezza ed aumentare l’euforia. Tuttavia, questo effetto si esplica nell’ambito di un intervallo di dosaggi stretto, ovvero aumentando la dose diminuiscono gli effetti desiderati e ne compaiono di indesiderati come l’eccessivo aumento dell’attività, della pressione sanguigna, della vasocostrizione periferica, con difficoltà di raffreddamento del corpo durante l’esercizio. Da ciò deriva ipertermia e disidratazione. Cocaina, amfetamina e gli altri stimolanti sono quindi da considerare sempre una classe di dopanti ad alto rischio in quanto facilmente disponibili, relativamente economici, interscambiabili grazie ad azioni farmacologicamente simili, ma con effetti positivi che possono facilmente diventare avversi (Laties & Weiss, 1981). 2.2. La prevalenza I dati di prevalenza dell’uso di sostanze dopanti si estrapolano dalle indagini del CIO relativamente al numero di risultati positivi nei test effettuati presso i laboratori accreditati nel periodo 1993-2000 (Mottram, 2004b). Nell’ultimo decennio, l’uso in ambiente sportivo è aumentato per molte sostanze che rientrano nella categoria degli stimolanti, come per esempio cocaina, efedrina, pseudoefedrina, caffeina. Per altre, la prevalenza è rimasta costante, come per esempio per amfetamina e fenilpropanolammina. La definizione di stimolante, basata sugli effetti oggettivi e/ soggettivi che si ottengono nell’ambito di performance motoria, diventa troppo generale quando si analizzano le statistiche del CIO in termini di proprietà additive. Per esempio la caffeina è una sostanza lecita le cui proprietà di indurre tossicodipendenza non sono dimostrate, al contrario invece della cocaina. In una classe intermedia si collocano le efedrine, presenti in prodotti da banco ed in alcuni prodotti ‘erboristici’ facilmente disponibili in internet (The Partnership for Drug-Free America, 2006). Comunque, riconducendo la classe a quelli che sono i comuni effetti di stimolazione psicomotoria, è da evidenziare l’aumento dei trend di prevalenza. Dal 1993 al 2000, i risultati positivi per cocaina si sono triplicati. Alcune indagini in ambiente sportivo professionista negli Stati Uniti, hanno evidenziato percentuali variabili dell’uso di cocaina. Non è chiaro quanto l’uso della cocaina tra gli sportivi sia per motivi di miglioramento della performance o per motivi ricreazionali, evidenziando che il numero di tests positivi non permette un monitoraggio adeguato e la discriminazione tra le motivazioni d’uso. 495 COCAINA 3. Gli effetti neuro- e psicobiologici 3.1. I meccanismi Il meccanismo d’azione della cocaina consiste nel bloccare la ricaptazione della dopamina rilasciata dalle cellule. La dopamina è un neurotrasmettitore del gruppo delle monoammine biogene e svolge un ruolo importante nel sistema nervoso centrale nel mediare la trasmissione a livello del sistema mesolimbico, detto appunto dopaminergico. Il sistema mesolimbico è una via neuroanatomica che origina da zone mesencefaliche del cervello, dove sono localizzati i neuroni che sintetizzano dopamina. Questa viene rilasciata a livello delle terminazioni nervose che proiettano in quelle zone della parte limbica importanti nel regolare i processi motivazionali ed emozionali. Grazie al sistema mesolimbico dopaminergico, un sistema primitivo presente anche nei vermi e nelle specie inferiori, gli organismi possono mettere in atto con efficienza e specificità tutta la serie di atti motori e comportamenti che portano al soddisfacimento delle pulsioni di base: la ricerca e l’assunzione di cibo ed acqua, il corteggiamento e l’accoppiamento, ovvero i comportamenti che garantiscono la sopravvivenza dell’individuo e della specie. I comportamenti mediati dalla dopamina sono quindi rinforzati e specificatamente efficaci (Di Chiara, 2000). La cocaina induce blocco della ricaptazione della dopamina all’interno delle cellule che l’hanno rilasciata, portando ad un’attivazione protratta ed anomala, del sistema mesolimbico dopaminergico. Ne conseguono effetti euforici, eccitanti sia dal punto di vista psichico che motorio (Johanson & Fischman, 1989). Analogamente ad altri stimolanti, per esempio l’amfetamina, l’effetto di stimolazione psicomotoria è attivo nell’ambito di uno stretto intervallo di concentrazioni plasmatiche, ovvero di dosaggio, oltre il quale subentrano ipereccitazione, ansia, aggressività, perdita di controllo e coordinamento, riducendo così l’aumento di performance che cala al di sotto dei livelli normali. Un aspetto importante dei meccanismi neurobiologici della cocaina è l’aumento dell’azione della dopamina anche a livello della corteccia prefrontale, in quelle zone superiori del cervello dove avviene l’integrazione tra gli effetti motivazionali con i processi cognitivi. Quindi gli effetti piacevoli e positivi della cocaina vengono memorizzati, sia a livello conscio (in corteccia cerebrale) che a livello inconsapevole (ippocampo ed amigdala) facilitando la formazione di associazioni che rinforzano e mantengono ulteriormente vividi il ricordo dell’esperienza piacevole derivante dalla sostanza (Volkow et al., 1996). Il coinvolgimento della corteccia prefrontale spiega anche l’effetto della cocaina nel migliorare la performance cognitiva ed attenzionale, aumentando quindi, sempre nell’abito di un intervallo ristretto di dosaggi, l’allerta e l’attenzione (Robbins et al., 1998). La cocaina esercita effetti simili sulla ricaptazione della noradrenalina. Questo meccanismo spiega come in realtà gli effetti cronici della cocaina nel sistema nervoso centrale si ripercuotano, vista le reciproche regolazioni esercitate dai diversi circuiti neurochimici, su tutto il sistema delle amine biogene. Nel caso specifico della noradrenalina, come vedremo oltre, il blocco della ricaptazione e l’aumento dei livelli extracellulari si manifestano in particolare nel sistema nervoso periferico (Uhl et al., 2002). L’esposizione cronica a cocaina porta ad un neuroadattamento che si manifesta con una globale riduzione della funzionalità dopaminergica, con riduzione dei recettori dopaminergici e del rilascio di dopamina. La ridotta funzionalità dopaminergica implica evidenti modifiche nella sfera dell’umore, con crisi depressive che caratterizzano il primo periodo d’astinenza. Quindi, paradossalmente, la prolungata assunzione di cocaina comporta un neuroadattamento in direzione opposta agli effetti della sostanza, ovvero depressione e disforia nonostante gli effetti acuti di diminuzione della fatica, l’aumento dell’attività motoria e la sensazione generale di benessere 496 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA ed euforia. L’assunzione di cocaina diventa non più un rinforzo positivo (ovvero la ricerca compulsiva e ripetuta della sostanza per provarne gli effetti piacevoli) ma un rinforzo negativo, ovvero la necessità di prevenire gli stati avversi che emergono durante l’astinenza (Gawin & Kleber, 1986). 3.2. Metabolismo e Farmacocinetica La cocaina può essere assunta per diverse vie di somministrazione, ma quella più comune è l’aspirazione nasale. Tramite questa via di somministrazione, il picco d’effetto è tra i 5 ed i 15 minuti, con una durata d’effetto fino ad un’ora. La via di assunzione intranasale si colloca, in termini di potenza e rapidità d’effetto, dopo la via di iniezione intravenosa. Le diverse vie di somministrazione possono differentemente influire sull’intensità e la durata degli effetti della cocaina. Infatti, grazie alle proprietà farmacocinetiche della cocaina, vi è una stretta contingenza temporale tra assorbimento, comparsa degli effetti psicoattivi, e loro diminuzione per altrettanto rapida eliminazione. Queste caratteristiche cinetiche permettono una sorta di autotitolazione da parte del cocainomane dei livelli di cocaina e quindi della quantità che viene via via assunta. Questa acquisizione di una abilità d’autosomministrazione permette quindi di evitare l’assunzione di quantità troppo elevate – a cui si manifestano effetti di iper-eccitazione con perdita di coordinamento, precisione, agitazione - e quindi negativi sulla performance psicomotoria. È da ricordare infine come l’intensità degli effetti della cocaina dipendano dalla velocità con cui la cocaina arriva al cervello e non da differenze di blocco della ricaptazione della dopamina (Volkow et al., 2000). La cocaina viene metabolizzata nel plasma e nel fegato a benzoil-ecgonina ed a ecgonina metilestere, ed eliminata nelle urine dove viene identificata come benzoil-ecgonina (circa il 3555%), mentre circa il 1-9% viene escreto immodificato. Il tempo di dimezzamento plasmatico è di circa mezz’ora. Le concentrazione plasmatiche dopo esposizione oscillano tra 0.1 e 0.5 mg/litro, con livelli definiti tossici superiori ai 0.45 mg/litro (>1 letali) (Ferrara et al, 2004). 4. Gli effetti sulla prestazione motoria 4.1. Farmacodinamica Per diversi secoli la cocaina fu utilizzata dalle popolazioni dell’America Meridionale per migliorare l’efficienza, la forza e la durata dell’attività fisica. Numerose sono le descrizioni storiche e mediche sulla masticazione delle foglie di coca e di come questa abitudine permettesse alle popolazioni locali di sostenere lavori faticosi, in una ambiente anche sfavorevole dal punto di vista atmosferico a causa delle alte quote. Nonostante la ricchezza di descrizioni, tuttavia solo pochi decenni fà furono studiate, in situazioni controllate dal punto di vista sperimentale, le proprietà delle foglie di coca. Hanna (1970) studiò l’effetto della masticazione di foglie di coca nella zona andina peruviana. Si osservò che nei masticatori di foglia di coca non vi era un effetto significativo sull’esercizio motorio rispetto ai soggetti di controllo non masticatori. In seguito, Hanna (1971) osservò un effetto sulla durata dei tempi di attività (endurance) ma non sulla capacità di lavoro. In questi studi, il problema metodologico di fondo derivava dalla non precisa valutazione dei livelli di cocaina nel plasma dei masticatori, rendendo impossibile stabilire una relazione dose-risposta. In uno studio controllato in cui i livelli di cocaina erano monitorati durante la misura delle risposte (Spielvogel et al., 1996), si dimostrò che in entrambi i gruppi a 497 COCAINA riposo i livelli plasmatici di noradrenalina ed adrenalina non erano diversi, mentre aumentavano i livelli plasmatici di acidi grassi liberi. Durante l’esercizio i livelli di intake di ossigeno e di efficienza di lavoro erano simili, ma durante l’incremento dell’esercizio, i masticatori di coca mostrarono una ridotta saturazione di ossigeno arterioso ed aumento dei livelli di acidi grassi liberi. Il meccanismo attraverso il quale la cocaina porta ad un aumento dei livelli plasmatici di acidi grassi liberi non è chiaro. Un effetto simile sul rilascio di acidi grassi, è stato osservato anche in un altro studio (Favier et al., 1996), accoppiato però ad un aumento dei livelli di adrenalina e di ridotte concentrazioni plasmatiche di glucosio. Questa serie di studi hanno il privilegio di fornire una prova sperimentale degli effetti ottenuti dalla masticazione delle foglie di coca nella prestazione motoria delle popolazioni andine. A dispetto quindi di un’anedottica spesso fantasiosa – e non supportata da dati sperimentali – da questi studi emerge come la masticazione delle foglie di coca permetta di prolungare la durata del lavoro e ritardi la comparsa della fatica, ma senza prolungare il tempo di esaurimento. Il meccanismo sottostante si suppone sia un aumento dei livelli di adrenalina, della mobilizzazione degli acidi grassi liberi risparmiando l’utilizzo del glicogeno. Non è dimostrato quindi che le foglie di coca migliorino la performance motoria. Gli studi clinici con le foglie di coca non possono essere estrapolati direttamente alla cocaina, così come non si possono estrapolare gli effetti nelle popolazioni andine a quelli nella popolazione generale della nostra società, per motivi farmacocinetici, chimico-fisici e botanici. Infatti, altri ingredienti attivi o no contenuti nelle foglie, e la concomitante masticazione, possono modificare il metabolismo e la disponibilità della cocaina, influenzandone le proprietà farmacologiche. Studi degli ultimi anni hanno caratterizzato gli effetti periferici della cocaina, fornendo dati sul meccanismo molecolare e cellulare che spiegano gli effetti sul sistema cardiovascolare, metabolico e muscolare. La cocaina induce vasocostrizione in diversi distretti (George, 2004) inibendo la ricaptazione di noradrenalina ai terminali simpatici, induce vasocostrizione via recettori alfa-adrenergici. La cocaina innalza i livelli di adrenalina. Nel muscolo, la vasocostrizione porta ad un minor apporto di ossigeno e ad una aumentata glicogenolisi, da cui può derivare un eventuale aumento del lattato ed induzione di fatica. Nel nostro trattare il fenomeno della cocaina nella prestazione motoria, attraverso diversi livelli di indagine e di descrizione, non si può non citare il noto studio di Sigmund Freud “Sulla Coca” (1885). Nonostante la fama di clamoroso ‘abbaglio’ del fondatore della psicanalisi nel proporre la cocaina come una panacea, il suo libro rappresenta una precisa e completa raccolta di fonti bibliografiche e di descrizioni anedottiche, di sperimentazione (su sé stesso, conoscenti e pazienti) e di conclusioni che - anche se errate a riguardo delle potenzialità terapeutiche della cocaina - hanno contribuito alla fondazione della moderna psicofarmacologia. Freud provò la cocaina, ne misurò gli effetti sui tempi reazione e sulla forza di presa. Egli notò un effetto maggiore della cocaina sulla presa quando si trovava in uno stato di affaticamento. Freud constatò come la cocaina a modeste dosi aumenti la forza fisica in relazione alle condizioni del soggetto, ovvero, quando il soggetto non è in perfette condizioni fisiche, ma resta immodificata in situazioni normali. L’aspetto che riteniamo più interessante degli studi di Freud furono le sue conclusioni che l’effetto della cocaina sulla prestazione muscolare non andava attribuito ad una azione diretta sugli organi motori, ma all’induzione della condizione euforica e di aumentato benessere. L’effetto psicoattivo della cocaina appare come evento causale e determinante degli effetti soggettivi di miglioramento della performance motoria. Un effetto che può acquisire una maggiore rilevanza – per quanto concerne le motivazioni a ricercarne l’assunzione - rispetto agli effetti periferici. Altri e numerosi studi sono stati effettuati sulle capacità della cocaina di migliorare la pre498 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA stazione motoria. Negli anni ’30, Theil & Essing la somministrarono a soggetti esposti ad una prova di ciclo ergometria, dimostrando una aumentata efficienza e durata di lavoro. La cocaina rientrava come componente di un rimedio noto come Vin Mariani, soprannominato il “vino per gli atleti”. I dati ottenuti nell’uomo prima degli anni ’80, indicano conclusioni discordanti riguardo agli effetti della cocaina nel miglioramento della performance motoria. Le ragioni potrebbero essere imputate a differenze di tipo metodologico o di disegno di studio. In particolare, non appare chiaro se la cocaina migliori direttamente la performance motoria e/o migliori la percezione soggettiva di miglioramento della stessa, e/o riduca i sintomi di fatica e faciliti il recupero (per una review, cfr. Conlee et al., 1991). La complessità delle variabili dipendenti misurate in questi primi studi, non hanno ancora permesso delle conclusioni univoche. La necessità di ulteriori ricerche nell’uomo si scontrano però con problematiche di carattere etico nella somministrazione di cocaina. Un grosso contributo è venuto dalla ricerca preclinica, con studi comportamentali in vivo nella cavia dove è stato possibile controllare accuratamente i parametri sperimentali. Questi studi hanno mostrato come la cocaina induca una massiva liberazione di catecolamine. Questo effetto non pare mediato da un’azione a livello vascolare, in quanto il blocco dei recettori adrenergici sui vasi non impedisce l’effetto glicogenolitico o lattacidico. Nel roditore, la cocaina non induce effetti benefici sul running time mentre ad alte dosi lo riduce. A tutte le dosi, la cocaina aumenta la degradazione del glicogeno ed aumenta i livelli di lattato, senza modifiche delle catecolamine circolanti. Inoltre, sempre nel roditore, la cocaina riduce la performance di endurance. Studi su correlati a livello molecolare, suggeriscono i seguenti meccanismi, i), aumentato rilascio di catecolamine con aumento della glicogenolisi e della produzione di lattato, ii), vasocostrizione a livello della muscolatura, riducendo l’apporto di ossigeno, il metabolismo ossidativo, e stimolando la glicogenolisi, iii), effetto diretto sulla glicogenolisi muscolare (George, 2004). In molti di questi studi eseguiti con semplici modelli comportamentali orientati alla sola misurazione dell’attività motoria, non è discriminabile l’effetto motorio da quello psichico. Differenti risposte alla cocaina sul rilascio di catecolamine si sono viste in modelli animali di dipendenza, ovvero di esposizione cronica alla cocaina auto-assunta dal roditore, dove l’effetto sulle catecolamine era più marcato nei soggetti dipendenti rispetto ai soggetti che la assumevano acutamente. Si suppone quindi che l’effetto ergogenico si manifesti in acuto, in caso di necessità di produzione energetica intensa e breve, e sia mediato a livello centrale e non periferico. L’estrapolazione del dato preclinico a livello umano suggerisce quindi che l’effetto ergogenico ricercato per il miglioramento della prestazione motoria sia l’effetto acuto euforizzante, che porta ad attivazione ed aumento dell’allerta, ottenibile già a base dosi. 4.2. Effetti indesiderati e tossicità Gli effetti avversi da cocaina si possono ricondurre ad azioni acute, spesso per intossicazione, e ad azioni derivanti dall’uso cronico e protratto (Conlee et al., 1991). La cocaina esercita una serie di effetti cardiovascolari che si possono manifestare in modo seriamente collegato all’esercizio motorio. L’esito più frequente può essere l’infarto miocardico dovuto alla vasocostrizione delle coronarie. Una esagerata risposta simpatica durante l’esercizio e la concomitante assunzione di cocaina possono risultare in un set di condizioni fisiologiche tali da indurre disturbi cardiovascolari nei soggetti predisposti. Diverse ipotesi sono state avanzate sugli effetti avversi della cocaina a livello cardiovascolare, come per esempio il fatto che i suoi effetti vasocostrittori portino ad un aumentato carico cardiaco. Fondamentalmente esiste un’interazione complessa tra 499 COCAINA la vasocostrizione coronarica, la trombosi intracoronarica e l’aterosclerosi accelerata. Altri casi di tossicità acuta si sono osservati quando la cocaina è stata assunta in modo concomitante ad altre sostanze dopanti o psicoattive, come l’alcol e gli steroidi anabolizzanti. Dal punto di vista neuropsicologico, la cocaina migliora l’umore ed induce euforia, ma può facilmente peggiorare la performance attenzionale a causa di un non accurato controllo del dosaggio. Il neurodattamento patologico alla cocaina è stato ampiamente studiato a partire dalla fine degli anni ’70 (Volkow et al., 1996). La tossicodipendenza da cocaina viene considerata come la più potente, a causa di un insieme di caratteristiche neurofarmacologiche e farmacocinetiche della sostanza. Il cocainismo, come descritto in altri capitoli di questo testo, è una forma di dipendenza complessa con stadi differenti di sviluppo e mantenimento. Spesso, ne derivano frequenti disturbi di tipo psicotico. Altri disturbi psichiatrici si possono manifestare come conseguenza dell’astinenza (Gawin & Kleber, 1986). Sono noti disturbi delle funzioni esecutive, conseguenza di un neuroadattamento a livello corticale. Epilettogenesi e disturbi cerebrovascolari sono i disturbi neurologici più diffusi. Quest’ultimi derivano dalla rottura o dalla costrizione di vasi cerebrali, conseguenza anche di preesistenti patologie vascolari. In sintesi, i vantaggi che si possono ottenere dall’assunzione della cocaina in ambito sportivo sono ampiamente superati dai rischi a livello cardiovascolare che ne possono derivare. È piuttosto l’uso cronico legato ad uno stato di tossicodipendenza che comporta, oltre alla patologia del disturbo d’abuso, una maggiore prevalenza di rischi legati alla graduale tossicità cardiovascolare. 5. La dipendenza da cocaina nel mondo dello sport Gli aspetti epidemiologici e di diffusione della cocaina, e dei composti a simile attività farmacologia, in ambito sportivo indicano dei trend di crescita nell’utilizzo. Il dato epidemiologico, tuttavia, può essere letto con diverse chiavi di lettura visto che i numeri riportati indicano casi positivi risultati alle analisi effettuate dai laboratori accreditati CIO. Quindi abbiamo dei dati puntuali che danno poche informazioni riguardo al problema cocaina esternamente al monitoraggio sportivo/agonistico. È difficile quindi estrapolare se questi trend statistici rappresentino esclusivamente un problema di doping o anche un problema di tossicodipendenza. I numeri delle statistiche ed i dati della ricerca si rispecchiano nella cronaca: improvvise morti in US di giocatori di basket e di football, “Maradona ricoverato in rianimazione in una clinica di Buenos Aires. Nelle urine abbondanti tracce di cocaina.”, od altre cronache tristemente note: “RIMINI - Il dramma di Marco Pantani si è consumato il 14 febbraio 2004 tra le 11 circa della mattina, quando in malo modo impedì alla cameriere di entrare a riassettare la stanza e poi chiamò indispettito la reception, e le 20,30 quando il corpo fu trovato (…). In quel lasso di tempo, secondo quanto accertato dal professor Giuseppe Fortuni dell’università di Bologna, il campione di Cesenatico ha assunto una dose tale di cocaina da provocarne la morte per edema cerebrale e polmonare. Droga di cui Pantani, come drammaticamente è emerso nel corso delle indagini condotte dalla Squadra mobile della Questura di Rimini coordinata dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli, da diverso tempo il Pirata faceva uso, sniffando o fumando quantitativi ‘inimmaginabili’. (…) ‘’Le evidenze autoptiche, tossicologiche, istologiche scrive nelle conclusioni il medico legale - convergono nell’identificare in una intossicazione acuta da cocaina con conseguente edema polmonare e cerebrale la causa certa del decesso. (…)’’. ANSA (17:55 del 12 febbraio 2005). In questo estratto ANSA, volutamente riportato in modo integrale, ritroviamo tutti gli elementi che riteniamo caratterizzino il problema cocaina nello sport: l’automedicazione, la dipendenza, l’alterazione del comportamento, l’intossicazione letale. 500 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Negli ultimi mesi, altre dichiarazioni sulla cocaina nello sport sono apparse nella stampa specialistica: l’ex-portiere Lamberto Boranga, in una intervista all’Avvenire, ha denunciato il massiccio uso di cocaina da parte dei calciatori. Il professor Sandro Donati, Dirigente CONI e Docente di Metodologia dell’Allenamento, ha fatto seguito alla denuncia rimarcando che spesso l’uso della cocaina avvenga in associazione con altre sostanze (SportPro, 2005). Questi episodi cosa possono indicare in più rispetto ai dati statistici e scientifici? Sicuramente la potenziale dimensione di un problema, sottoforma di un campanello d’allarme, anche se i segnali da parte delle organizzazioni sportive sono di altra natura. Dal gennaio 2005 la WADA stabilisce che la cocaina vada ricercata nei test antidoping solo durante le competizioni. Il regolamento di fatto non impedisce all’atleta la libertà di poter assumere lontano dalla competizione la cocaina, nelle circostanze in cui presumibilmente il suo uso è più massiccio. Le ragioni dietro questo tipo di regolamentazioni sono molteplici, in particolar modo per quanto riguarda la responsabilità penale dello sportivo, quindi non resta che segnalare questa incongruenza senza d’altronde poter suggerire delle soluzioni che non esulino dagli scopi di questo capitolo. La dipendenza da stimolanti si sviluppa in genere all’interno dell’ambiente socio-lavorativo (Gawin & Ellinwood, 1988). Inizialmente, durante la fase di esplorazione e di assunzione di basse dosi, il feedback che il soggetto riceve dall’ambiente è positivo: si instaura un’erronea percezione soggettiva di migliori prestazioni senza che vi siano effetti negativi, rinforzandone così l’uso. L’ambiente sportivo è esigente, e presumibilmente gli effetti di sostanze stimolanti aiutano sia dal punto vista motorio che psicologico a raggiungere i traguardi agonistici futuri oppure a riconquistare quelli del passato. Recenti studi ipotizzano che l’immagine dello sport agonistico come di un ambiente positivo e sano – fatto incontestabile – impedisca tuttavia un monitoraggio sistematico di quei disagi ed anomalie che normalmente possono caratterizzare gli ambienti giovanili (Dunning & Waddington, 2003). Per esempio, dati da UK, US e Finlandia mostrano che i giovani appartenenti a club sportivi sono più vulnerabili all’uso eccessivo di alcol (Koski, 2000). Un recente studio francese suggerisce una relazione positiva non solo tra partecipazione sportiva ed uso di sostanze dopanti, ma anche di droghe come cannabis, eroina e cocaina (Arvers et al., 2000). 6. Conclusioni Concludendo, si intende rimarcare l’aspetto di dualità inscindibile della motivazione all’assunzione di cocaina tra gli sportivi. Si è vista la sovrapposizione tra gli effetti stimolanti – motori e psicoattivi - e la ricerca di rinforzo positivo e negativo, ovvero degli effetti sottostanti alla tossicodipendenza cocainica. L’uso di cocaina si sta diffondendo nella popolazione sportiva, ma è un problema che non può essere affrontato solamente come un problema di doping. La nostra tesi indica questo segmento della popolazione giovanile a rischio, a causa di ragioni complesse e diverse rispetto alla popolazione generale. Oltre ai noti fattori sociali ed individuali, esistono determinanti specificatamente legati all’agonismo che possono portare all’uso inizialmente occasionale della cocaina ed al potenziale conseguente abuso. Ovviamente è fuori dalle competenze e degli scopi di questo capitolo tracciare una profilo psicopatologico dello sportivo tale da poter spiegare una diffusione della cocaina e degli stimolanti tra questa popolazione. Tuttavia, si vuole lanciare una segnale d’allarme per una categoria che più di altre può essere esposta a questo rischio. Non si può trasformare il controllo antidoping in un ulteriore sistema di monitoraggio delle 501 COCAINA tossicodipendenze alternativo a quello già in essere presso le strutture sanitarie preposte. Non è intenzione discutere in questa sede problematiche legate al controllo doping e dipendenze, ma solo di porre in evidenza come la cocaina vada primariamente considerato un problema di tossicodipendenza piuttosto che di doping, annoverando la categoria degli sportivi – in particolare agonistici - come una classe a rischio. La nostra è una tesi che raccomanda una difficile – ma non impossibile – identificazione dei due aspetti doping/dipendenza nello sport. Monitoraggio, informazione, educazione - oltre al rafforzamento dell’immagine intrinsecamente positiva dello sport - possono essere utili strumenti di prevenzione e di intervento. Bibliografia 1. Arvers P, Cohen JM, Lowenstein W, Gourarier L, Nordmann F, Carrier C, Gallais JL, Michaud P. Enquête expérimentale sur la consommation de substances psychoactives et les actitivités physiques et sportives dans les filières de soins’, Atti del Convegno: Pratiques sportives des jeunes et conduits à risques, Ministère de la Jeunesses et des Sports, Parigi, 5–6 dicembre 2000. 2. Conlee RK, Barnett DW, Kelly KP, Han DH. Effects of Cocaine on the Physiology of Exercise. NIDA Monograph 108: 176-189, 1991. 3. Di Chiara G. Role of dopamine in the behavioural actions of nicotine related to addiction, Eur J Pharmacol 393(1-3):295-314, 2000. 4. Dunning E & Waddington I. Sport as a drug and drugs in sport. Int Rev Sociol Sport 38/3: 351–368, 2003. 5. Favier R, Caceres E, Guillon L, Sempore B, Sauvain M, Koubi H, Spielvogel H. Coca chewing for exercise: hormonal and metabolic responses of nonhabitual chewers. J Appl Physiol 81(5):1901-1907, 1996. 6. Ferrara SD, Caprino L, Terranova C. Parte II, Stimolanti, narcotici, agenti anabolizzanti e antiestrogenici, diuretici, alcalinizzanti, antidiuretici, uricosurici. In: Doping Antidoping, ed. Ferrara SD, Piccin, Padova, pp. 169-263, 2004. 7. Freud S. Sulla cocaina, Newton Compton, Roma, 1979. 8. Gawin FH, Ellinwood EH Jr. Cocaine and other stimulants. Actions, abuse, and treatment. N Engl J Med 318(18):1173-1182, 1988. 9. Gawin FH, Kleber HD. Abstinence symptomatology and psychiatric diagnosis in cocaine abusers. Clinical observations. Arch Gen Psychiatry 43(2):107-113, 1986. 10. George AJ. Central nervous system stimulants. In: Drugs in sport, ed. Mottran, DR, Routledge, London, pp. 61-101, 2004. 11. Hanna JM. Further studies on the effects of coca chewing on exercise. Hum Biol 43: 200209, 1971. 12. Hanna JM. The effects of coca chewing on exercise in the Quechua of Peru. Hum Biol 42: 1-11, 1970. 13. Johansson CE & Fischman MW. The pharmacology of cocaine related to its abuse. Pharmacol Rev 41: 3-52, 1989. 14. 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Per meglio comprendere lo stato dell’arte attuale è interessante effettuare un rapido excursus storico. Breve rassegna storica della prevenzione delle dipendenze Negli interventi preventivi attuati prima degli anni ’60 risulta difficile identificare l’esistenza di un modello in grado di esplicitare una solida base teorica, nonostante l’estendersi del consumo e dell’abuso di sostanze psicoattive fra la popolazione giovanile e la necessità, quindi, di rispondere a questo in modo tempestivo ed efficace. In un primo momento, la prevenzione è stata identificata in particolar modo con l’informazione, basandosi sull’assunzione che l’informazione centrata sulle conseguenze negative del consumo potesse essere sufficiente per rendere le persone consce dei rischi e convincerle, quindi, ad evitare il contatto con le sostanze. La conoscenza veniva dunque considerata come quella variabile in grado di modificare l’atteggiamento verso il consumo. La validità di questo approccio risultò già venticinque anni fa discutibile: infatti, un messaggio preventivo ben formulato può produrre un impatto immediato, ma ciò non significa né che modifichi l’atteggiamento positivo verso il consumo, né che questa modificazione si mantenga nel tempo né che esso produca (1) Quando si parla di science-based, ci si riferisce ad un processo in cui esperti, utilizzando criteri condivisi relativamente alle modalità di analisi di studi e ricerche, pervengono ad un consenso circa la credibilità e la sostenibilità dei risultati della valutazione degli stessi. 505 COCAINA un’effettiva riduzione del consumo. È, inoltre, interessante ricordare che alcuni di questi interventi hanno fatto ricorso a messaggi dal forte impatto emotivo negativo, nell’intento di generare paura ed angoscia. Anche in questo caso, si sono dimostrati inefficaci, in quanto suscitano sentimenti spiacevoli che vengono associati all’informazione e, quindi, con essa cancellati; in alcuni casi si è rilevata addirittura controproducente (fenomeno della “devianza provocata”) (2). In un secondo momento, il messaggio preventivo ha assunto una valenza maggiormente tecnica, fondata su informazioni specifiche circa le caratteristiche proprie delle diverse sostanze e le loro conseguenze, ma anche questa modalità, pur ricorrendo ad una comunicazione maggiormente equilibrata ed oggettiva, non si è dimostrata particolarmente efficace, sottolineando ulteriormente come la sola informazione non sia sufficiente per produrre un cambiamento nel comportamento a rischio (CSAP, 2001a,2001b,2001c). Infatti, tanto nel caso del ricorso ad esperti quanto nell’utilizzo di sussidi informativi, la tendenza a privilegiare l’asetticità delle informazioni sembra scaturire dall’idea secondo la quale, ad una maggiore oggettività dell’informazione, corrisponderebbe una maggior credibilità del messaggio informativo. In realtà, questa concezione non tiene conto di altri aspetti soggettivi che entrano in gioco nel consumo di sostanze, quali, ad esempio, la ricerca di nuove sensazioni, di autonomia e di emancipazione, il bisogno di appartenenza e di prestigio. L’ingenuità sottesa a questa idea è stata svelata da molti studi (Smart e Fejer, 1974; Stock e Ruiz, 1977; Ravenna, 1993; Colecchia, 1995), che mostrano come i consumatori dispongano in realtà di un patrimonio di informazioni oggettive di gran lunga superiore a coloro i quali non sono interessati al fenomeno. In un terzo momento, la scuola è stata identificata come l’agenzia privilegiata per la trasmissione delle informazioni sulle sostanze: si è assistito, quindi, all’evolversi di una fase che definiva gli insegnanti come protagonisti dell’intervento preventivo responsabili del passaggio dell’informazione, in quanto quotidianamente in contatto con i giovani. La scuola ha però trovato forti difficoltà ad un approccio didattico diverso da quello tradizionale, dove le informazioni vengono trasmesse attraverso modalità mono-direzionali, che non permettono uno scambio reciproco né l’integrazione e la partecipazione attiva da parte dei ragazzi. In tal modo vengono alimentate, anziché contrastate, quelle tendenze alla passività, alla dipendenza, alle scelte non consapevolmente motivate che sono riconosciute oggi come altrettanti fattori di rischio dell’abuso di sostanze psicoattive. Inoltre, come gli importanti lavori meta-analitici della Tobler (1986, 1993, 1997) hanno evidenziato, gli interventi che ricorrono a tecniche attive di apprendimento risultano essere maggiormente efficaci in quanto capaci di influenzare atteggiamenti e comportamenti. Questa fase è stata comunque molto importante in quanto, coinvolgendo la scuola, ha permesso di aprire l’orizzonte a futuri interventi maggiormente efficaci ed educativi. Parlando di prevenzione non si possono non citare le campagne informative. Dagli anni ’90 in avanti, l’attenzione delle campagne informative si è centrata prima quasi esclusivamente sull’’eroina, più o meno associata al problema dell’AIDS, poi con l’avvento dell’ecstasy, l’attenzione si è spostata sulle “nuove droghe” e sull’alcol. Quando si parla di campagna informativa s’intende un intervento di prevenzione che si dovrebbe rivolgere a target differenti. In tal senso, è necessario tener presente che, in primo luogo, esiste sempre un rischio di arbitrarietà e super- (2) Si tratta di un processo attraverso il quale una società, qualificando alcuni comportamenti come simboli di devianza e di asocialità, li definisce implicitamente come i canali migliori per ribellarsi ad essa, innescando in tal modo un meccanismo di induzione che contribuisce attivamente al diffondersi di quegli stessi comportamenti fra gli individui (Palmonari, 1993). 506 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA ficialità nell’utilizzare lo stesso messaggio pensando che possa essere significativo per i ragazzi e per gli adulti, per gli uomini e per le donne, per i consumatori di sostanze e per coloro che non lo sono o non lo sono ancora. In secondo luogo, si deve considerare che le sostanze non sono tutte uguali, diverse sono le modalità di assunzione, differenti gli effetti e i danni, e specifici i contesti in cui vengono smerciate dal mercato illegale. Le campagne informative sono da considerarsi come strumenti necessari a porre l’attenzione pubblica sul problema droga, tuttavia non sono sufficienti a modificare i comportamenti e per questo motivo richiedono il supporto di altre attività. Come già ribadito, è ormai risaputo che un’informazione calata dall’alto, che drammatizzi gli effetti nocivi delle sostanze e che si presenti come minacciosa, rischia di essere controproducente se fornita agli adolescenti. Può infatti dar luogo ad un rifiuto aprioristico, dettato dalla diffidenza generazionale o, addirittura, può ingenerare curiosità, voglia di sfida, pulsione a forzare i limiti imposti dal mondo adulto. Ciò è particolarmente vero per alcune sostanze come alcol e cannabinoidi, che non vengono percepite e “vissute” come droghe da chi le consuma o da chi le vede anche solo circolare nei luoghi del divertimento e di aggregazione. L'impatto dell’intervento dei mass-media sugli adolescenti rispetto al tabacco è più probabile quando: • È collegato con altri interventi • Condivide gli obiettivi con i programmi scolastici • Ha una durata sufficiente • È presentato nei tempi e negli spazi nei quali gli adolescenti riferiscono il più alto uso dei mass-media • Utilizza una varietà di stili di messaggio • Si riferisce a motivi specifici per età e genere determinati attraverso la ricerca • Utilizza messaggi che descrivono sostegno sociale con modelli rilevanti per età e genere che forniscono appropriate abilità comportamentali, alternative e rinforzi • Include informazioni antitabacco che possono raggiungere studenti adolescenti all'interno di scuole e comunità • Misura l'esposizione del target al messaggio Va comunque detto che disponiamo di alcuni risultati interessanti riguardanti le campagne informative sul fumo che sono risultate efficaci come supporto ad interventi di tipo educativo. Una review (3) ci suggerisce anche quali sono gli elementi portanti di tali campagne, che possiamo ipotizzare valga anche per altre sostanze per le quali se non vi sono le stesse evidenze scientifiche. Riteniamo pertanto che le seguenti parole di Vittorino Andreoli (2000) siano al tempo stesso un monito ed un suggerimento “Il fatto che le campagne del passato non abbiano raggiunto i risultati sperati, non significa affatto che non sia possibile raggiungere dei successi nel futuro”. All’approccio di carattere informativo, pian piano e nel tempo, si sono affiancati altri tipi di approcci. Uno dei primi, che risentiva di una più generale influenza tratta dalla psicologia umanistica e che ha introdotto l’importanza degli aspetti emotivi, si basava sul riconoscimento dell’importanza nello sviluppo della persona di bisogni quali l’auto-realizzazione ed il raggiungi- (3) Una revisione di 63 studi ha considerato 6 di questi (5 statunitensi ed uno norvegese) che avevano un gruppo di controllo ed ha tratto che le campagne hanno una certa efficacia se l’intensità e la durata del messaggio sono adeguate e se il messaggio stesso è adatto all’età dei destinatari (Sowden e Arblater, 2002). 507 COCAINA mento dei propri obiettivi (Maslow, 1968; Rogers, 1961). Il modello umanistico affermava come al fine di produrre cambiamenti nel comportamento e negli atteggiamenti riguardo al consumo, fosse necessario produrre modificazioni negli aspetti emotivi ed affettivi, aspetti che negli adolescenti giocano un ruolo rilevante nell’uso di sostanze psicoattive. Le metodologie utilizzate da questo approccio erano attive e richiedevano un alto grado di partecipazione e coinvolgimento affettivo. In seguito, nel corso degli anni ’70, sono stati implementati programmi non specificatamente rivolti alla prevenzione all’uso di sostanze, ma attenti alla sfera emotiva e focalizzati allo sviluppo della persona nella sua complessità. Si tratta di un approccio globale (prevenzione del disagio e successivamente promozione dell’agio) che prevede interventi su alcune determinanti considerate rilevanti per la prevenzione specifica delle dipendenze (la chiarificazione dei valori, incremento delle abilità di decision-making e costruzione di alternative al consumo di sostanze). Questo approccio dunque introduce due importanti elementi cognitivi – abilità di decision making e alternative al consumo (4) - per evitare l’iniziazione al consumo di sostanze. I due approcci sopra descritti possono essere storicamente considerati degli apripista che hanno permesso poi lo sviluppo di alcuni modelli tuttora utilizzati. Alcuni di questi e le rispettive teorie di riferimento meritano una breve presentazione, non solo per la loro diffusione, ma soprattutto per le prove di efficacia dimostrate in numerosi programmi. Il modello delle Life Skills riconosce nell’adolescente consumatore la risultante di un mancato apprendimento di abilità di vita e quindi la promozione di queste abilità viene identificata come un importante obiettivo della prevenzione. Particolare attenzione è stata rivolta al concetto di abilità sociali che, in quanto repertorio di comportamenti verbali e non verbali che influenzano il tipo di risposta che l’adolescente può ottenere dagli altri in un contesto interpersonale, possono permettere al soggetto di far fronte alle pressioni verso il consumo che provengono da agenti sociali circostanti. Gli interventi preventivi secondo questo modello mirano a produrre cambiamenti a livello comportamentale, sviluppando adeguate strategie di coping e abilità che permettano di affrontare le influenze sociali e di mettere in atto comportamenti salutari. Botvin (1987) ha applicato in modo operativo questo modello nel noto programma “Life Skills Training” (www.modelprograms.samhsa.gov.) che mira a stimolare la crescita personale e le abilità sociali, focalizzandosi principalmente sullo sviluppo di competenze che permettono di fronteggiare le influenze sociali verso il consumo di alcol, fumo e altre droghe. Questo programma, ideato per essere applicato in ambito scolastico per gli studenti tra gli 8 e i 14 anni, ha dimostrato efficacia rispetto all’iniziazione e alla riduzione nel consumo di tabacco, alcol, cannabinoidi, allucinogeni ed è stato anche adattato per il contesto spagnolo (“Construyendo salud” incluso nell’archivio dei progetti europei EDDRA in www.emcdda.eu.int/). La teoria dell’apprendimento sociale si basa sull’interrelazione esistente fra persona, ambiente e comportamento, attribuendo particolare importanza alla capacità dell’individuo di elaborare dei modelli cognitivi interni di esperienza utilizzabili come guide per prendere delle decisioni e per agire. L’individuo, infatti, modella i suoi comportamenti osservando ed apprendendo quelli delle persone con cui entra in relazione; in tal senso, concetti fondamentali di questa teoria sono (4) In questo caso, il decision making rappresenta l’essere in grado di attuare un’adeguata presa di decisione prendendo in considerazione simultaneamente alternative e conseguenze del consumo; inoltre, la capacità di prendere decisioni in modo autonomo può permettere al soggetto di evitare scelte di natura conformista ed imitativa che possano favorire il consumo. 508 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA quelli di modeling (5) e di self-efficacy. (6) Quest’ultima gioca un ruolo cruciale nella protezione dal rischio psico-sociale; avere la consapevolezza di sapere resistere alle pressioni dei pari e di saper gestire in modo adeguato emozioni positive o negative, funge da meccanismo di autoprotezione interno, diminuendo possibili esiti di disagio (Barbaranelli et al.1998). La teoria del comportamento problematico di Jessor & Jessor (1977) è stata sviluppata per spiegare alcuni comportamenti a rischio esistenti fra gli adolescenti, come ad esempio l’uso di sostanze e le esperienze sessuali precoci. Secondo questa teoria, questi comportamenti problematici e rischiosi non si presentano in forma isolata, ma esiste una disposizione costante a passare da una forma di comportamento problematico all’altra e, spesso, alcuni comportamenti problematici vengono associati sistematicamente ad altri (sindromi o costellazioni). In tale ottica l’assunzione di comportamenti a rischio da parte di un soggetto viene compresa ed affrontata all’interno dell’interazione dinamica fra l’organismo ed il suo ambiente, relazione centrata sulla loro influenza reciproca e per questo, sempre in cambiamento (Ravenna, 1997b). Il modello evolutivo, che trova in Kandel (1980) il suo rappresentante più significativo, sottolinea l’esistenza di una possibile sequenza nell’uso delle diverse sostanze: in questa sequenza il consumo di birra e vino precede quello di tabacco e/o di superalcolici che, a sua volta, precede quello della marijuana, che a sua volta precede quello dell’eroina. Kandel evidenzia come le sostanze lecite possano giocare un ruolo molto importante nel facilitare l’accesso alle sostanze illecite e l’iniziazione al loro consumo (è per questo motivo che sono state definite “sostanze cancello”), pur rilevando che il trovarsi ad un certo stadio della sequenza non implica necessariamente la progressione verso il successivo. La precocità dell’iniziazione ed il livello di coinvolgimento nel consumo sono comunque riconosciuti come determinanti di questa progressione. Il contributo dei fattori di rischio e di protezione Numerosi studi dell’ultimo decennio hanno messo in luce gli elementi ritenuti efficaci nei programmi di prevenzione. Essi hanno permesso di evidenziare la connessione esistente fra l’efficacia di questi interventi ed i fattori di rischio e di protezione. Questo importante progresso ha permesso di uscire dalle logiche delle singole scuole di pensiero, che spesso hanno contribuito ad uno sterile e continuo dibattito sugli assunti e sulle teorie di riferimento, e che, pur restando necessari, non hanno aiutato a definire una comune base di partenza nell’operatività. Un approccio dunque che consideri i fattori di rischio e di protezione ha portato ad importanti risultati per quanto riguarda l’efficacia degli interventi. Lo studio dei fattori di rischio e dei fattori di protezione nasce in un ambito medico-igienistico e, solo successivamente, diventa d’interesse anche per la ricerca in campo preventivo. I fat- (5) Il modeling riguarda la possibilità per un soggetto di apprendere qualcosa osservando il comportamento di qualcuno, riconosciuto come modello dal soggetto stesso. (6) Il termine autoefficacia coniato da Bandura (1977) è definito come le credenze nei confronti delle proprie capacità di aumentare i livelli di motivazione, di attivare risorse cognitive e di eseguire le azioni necessarie per esercitare un controllo sulle richieste di esecuzione di un compito. L’autoefficacia è particolarmente importante in quanto fa riferimento a convinzioni che ognuno ha sulle proprie abilità di controllare il comportamento e, quindi, determinare il successo o fallimento delle proprie prestazioni. 509 COCAINA tori di rischio definiscono le condizioni grazie alle quali è più probabile che si sviluppi un certo comportamento disadattivo ed agiscono a tutti i livelli della società: individuo, famiglia, scuola, gruppo dei pari, situazione di lavoro, comunità. L’attività di ricerca si è sviluppata da una parte direzionandosi verso lo studio di fattori di rischio aspecifici (relativi ad una molteplicità di forme di disagio e/o di devianza) e specifici, dall’altra verso lo studio di fattori di protezione, in particolare di quelli aspecifici definiti come genericamente protettivi e legati a life skills quali le abilità sociali e le abilità decisionali. Per quanto riguarda i fattori di rischio aspecifici, va considerato che l’esposizione a questi ultimi ha effetti cumulativi: la probabilità che comportamenti disadattivi compaiano aumenta a causa del numero, dell’intensità e della durata dei fattori di rischio. D’altro canto, anche la presenza o l’assenza di fattori di protezione che interagiscono con quelli di rischio può ridurre od ampliare l’effetto di quest’ultimi (Sameroff et al, 1993) Per quanto riguarda i fattori specifici correlati all’uso ed abuso di sostanze. un importante riferimento è la lista proposta dal NIDA (2001) Fattori protettivi: • Legami familiari forti e positivi; • Monitoraggio da parte dei genitori dei comportamenti dei figli e delle attività che conducono con i pari; • Regole di condotta chiare che la famiglia fa rispettare; • Coinvolgimento dei genitori nella vita dei loro figli; • Successo scolastico; forte legame con le istituzioni, come ad esempio la scuola e le organizzazioni religiose; • Ricorso a norme convenzionali sull’uso di sostanze. Fattori di rischio: • Ambiente familiare disordinato, in particolare i familiari che abusano di sostanze o soffrono di disturbi mentali; • Genitorialità inefficace, in particolare nei confronti di bambini con difficoltà caratteriali e problemi comportamentali; • Mancanza del legame di attaccamento fra genitore e figlio; • Comportamento in classe inappropriato in quanto timido o aggressivo; • Fallimento scolastico; • Scarse abilità sociali; • Affiliazione con pari caratterizzati da comportamenti devianti; • Percezione che in ambito familiare, scolastico, dei pari e della comunità vi sia approvazione nei confronti del consumo di sostanze psicoattive. Inoltre sono stati più recentemente introdotti nell’ambito delle caratteristiche personali i comportamenti aggressivi precoci come fattore di rischio e la capacità di autocontrollo come fattore protettivo (NIDA 2003). Anche altre caratteristiche personali rilevate in età precoce, quali la presenza d’iperattività, un basso span attentivo ed un’elevata emotività, sono state identificate come fattori di rischio per lo sviluppo di problemi alcol-correlati durante l’adolescenza e di alcolismo in età adulta. Tali fattori però possono portare alla manifestazione del suddetto comportamento, laddove esista anche un rinforzo familiare e gruppale (U.S. Department of Health and Human Services 2000). Va comunque considerato che, nonostante la numerosità di studi in questo campo, non vi è ancora una chiara distinzione fra quali siano i fattori di rischio e di protezione associati ai diversi stili di consumo (quali l’uso sperimentale e ricreativo, l’abuso e la dipendenza), ed al diverso tipo di sostanza consumata. 510 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Anche in Italia alcuni ricercatori hanno contribuito allo studio delle variabili che diversificano gruppi di consumatori dipendenti da gruppi di non consumatori o di consumatori saltuari, estrapolando così una serie di fattori di rischio associati alla sperimentazione, all’iniziazione e alla stabilizzazione del consumo di sostanze psicoattive (Ravenna, 1993, 1997a, 1997b, 1998, 2001; Bonino, 1998a, 1998b e 1999; Bonino e Cattelino, 1998; Borca, Ciairano e Bonino, 2001). Tali autori confermano che nel primo contatto con la droga giocano un ruolo importante le influenze interpersonali esercitate dai familiari e dai coetanei. Gli atteggiamenti positivi e tolleranti verso il consumo da parte di genitori, fratelli e coetanei influenzano l’opinione che l’adolescente elabora nei confronti della droga stessa. Anche lo stile educativo adottato dai genitori, sia quello di tipo lassista-permissivo che quello autoritario, e le relazioni intrafamiliari (rapporto genitori-figli e di coppia), influenzano non solo lo sviluppo psico-sociale dell’adolescente, ma anche il suo stile di vita rispetto ai comportamenti a rischio. Inoltre, hanno un ruolo rilevante anche i fattori situazionali come la disponibilità e l’accessibilità della droga, gli eventi di vita particolarmente stressanti e di disagio, le pressioni culturali rispetto all’uso di sostanze. Per quanto riguarda i fattori personali i tratti favorenti l’iniziazione sono l’impulsività, l’indipendenza, la ribellione, la tolleranza verso la trasgressione, un orientamento prevalente verso i pari ed il presente, la presenza di stati emozionali negativi (sentimenti di sfiducia, inadeguatezza, ansia e scarsa autostima), la ricerca di forti emozioni, un repertorio limitato ed inefficace di competenze sociali e di strategie relazionali e comunicative, l’adozione di comportamenti problematici precoci, la presenza di atteggiamenti e credenze positive verso l’uso, la sottovalutazione dei rischi connessi all’uso, le aspettative ed i significati positivi attribuiti alle droghe, un uso precoce di alcol e tabacco. Nell’ultima Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia (2005) viene stressata l’importanza di alcuni fattori protettivi rispetto all’uso di droghe illegali relativi alla popolazione giovanile: essere scolarizzati, avere successo a scuola, monitoraggio da parte dei genitori, non fumare, non ubriacarsi, capacità di controllo dell’aggressività-impulsività. Verso un approccio basato sulle evidenze Il CSAP – Center for Substance Abuse Prevention (2001c), uno dei più importanti organismi internazionali che si occupa di prevenzione delle dipendenze, identifica tre chiavi del successo emerse dalle rassegne di programmi basati sulle evidenze scientifiche: • Seguire modelli teorici che considerino approcci sia individuali che ambientali. Le molte teorie che vengono considerate nei programmi presentano ipotesi circa il cambiamento, o il mantenimento di comportamenti positivi, e circa i fattori che supportano il cambiamento. Nello sviluppare dei programmi preventivi è importante considerare l’intero spettro di teorie circa i cambiamenti individuali, organizzativi e sociali. • Applicare strategie diversificate in setting diversificati. Quando i programmi preventivi utilizzano strategie diversificate, adeguate al contesto, per raggiungere un unico obiettivo la probabilità di successo degli stessi aumenta. • Seguire un disegno logico nella progettazione che includa la valutazione. Per ottenere dei risultati positivi nel processo di pianificazione strategica è necessario effettuare un’analisi dei bisogni, un’analisi della popolazione coinvolta, definire delle attività chiaramente collegate agli obiettivi e alle finalità del programma, implementare strategie e modelli basati sulle evidenze scientifiche e valutare i risultati del programma al fine di ottenere dei feedback per poter ridefinire il programma stesso. 511 COCAINA Nella stessa direzione si esprime il Gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa (Van der Stel e Voordewind, 1998) che sottolinea come sia molto importante puntare sulla programmazione e sulla valutazione degli interventi preventivi, nonché sostenere un lavoro per progetti. I principi generali, scientificamente comprovati e definibili come efficaci, della prevenzione delle dipendenze sono stati messi a punto dal NIDA - National Institut on Drug Abuse - prima nel 2001 e successivamente revisionati nel 2004 (www.nida.gov) che qui sintetizziamo. principio 1 - i programmi di prevenzione dovrebbero aumentare i fattori protettivi e ridurre i fattori di rischio. principio 2 - i programmi di prevenzione dovrebbero essere indirizzati a tutte le forme di abuso di droga, tra cui l’uso da parte dei minorenni di alcol, l’uso di droghe illegali e l’uso non appropriato di sostanze ottenute legalmente (inalanti e psicofarmaci). principio 3 - i programmi di prevenzione dovrebbero essere indirizzati al tipo di problema presente nella comunità locale, puntare sui fattori di rischio modificabili e rafforzare i fattori protettivi identificati. principio 4 - i programmi di prevenzione dovrebbero essere adattati per rischi specifici della popolazione destinataria, come età, genere e gruppo etnico, per migliorare l’efficacia del programma. principio 5 - i programmi di prevenzione sulla famiglia dovrebbero aumentare le capacità relazionali e di attaccamento e includere abilità genitoriali; vanno sviluppate, discusse e sostenute le opinioni della famiglia sull’abuso di sostanze ed esercitate le capacità educative ed informative sulle droghe. principio 6 - i programmi di prevenzione possono essere progettati per intervenire precocemente in età prescolare vanno indirizzati ai fattori di rischio specifici, come comportamento aggressivo, scarse abilità sociali e difficoltà di apprendimento. principio 7 - i programmi di prevenzione per gli studenti della scuola elementare dovrebbero puntare a migliorare l’apprendimento scolastico e socio-emotivo ed essere indirizzati ai fattori di rischio specifici, come comportamento aggressivo, fallimento e abbandono scolastico. L’educazione dovrebbe concentrarsi sulle abilità di autocontrollo, consapevolezza emotiva, comunicazione, abilità sociali di problem-solving e sostegno accademico, specialmente nella lettura. principio 8 - i programmi di prevenzione per gli studenti di scuola media e superiore dovrebbero aumentare le competenze accademiche e sociali con le seguenti abilità: abitudini di studio e sostegno scolastico, comunicazione, relazioni tra pari, auto-efficacia e assertività, abilità di resistenza alle droghe, rafforzamento delle opinioni anti-droga e consolidamento delle posizioni personali contro l’abuso di droga. principio 9 - i programmi di prevenzione mirati ai momenti di transizione, come il passaggio dalla scuola media a quella superiore, possono produrre effetti vantaggiosi anche in famiglie e ragazzi ad alto rischio. Tali interventi non separano i gruppi a rischio dalla popolazione generale e, quindi, riducono l’etichettamento e promuovono il legame con la scuola e la comunità. principio 10 - i programmi di prevenzione di comunità che combinano due o più programmi efficaci, come programmi per le famiglie e in ambito scolastico, possono essere più efficaci di un singolo programma. principio 11 - i programmi di prevenzione di comunità che raggiungono i destinatari in setting multipli, ad esempio scuole, club, organizzazioni religiose, media, sono molto efficaci quando sono coerenti tra loro e viene mandato lo stesso messaggio. principio 12 - quando le comunità adattano i programmi per corrispondere a loro necessità, 512 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA norme di comunità o richieste culturali differenti, dovrebbero mantenere gli elementi principali dell’intervento originale basato sulle evidenze, che includono: struttura (come il programma è organizzato e costruito), contenuti (informazioni, abilità e strategie del programma) e consegne (come il programma è stato adattato,realizzato e valutato). principio 13 - i programmi di prevenzione dovrebbero essere a lunga scadenza con interventi ripetuti (cioè, programmi con richiami) per rinforzare gli obiettivi di prevenzione originali. La ricerca mostra che i vantaggi dei programmi di prevenzione nelle scuole medie diminuiscono senza programmi nelle scuole superiori. principio 14 - i programmi di prevenzione dovrebbero includere la formazione degli insegnanti su buone pratiche di gestione della classe, come la gratificazione dei comportamenti appropriati degli studenti. Tali tecniche aiutano a sostenere il comportamento positivo, il rendimento, la motivazione e il vincolo con la scuola da parte degli studenti. principio 15 - i programmi di prevenzione sono molto efficaci quando impiegano tecniche interattive, come gruppi di discussioni tra pari e role-playing per genitori, che permettono il coinvolgimento attivo nell’apprendimento sulle droghe e sulle abilità di rinforzo. principio 16 - i programmi di prevenzione basati sulla ricerca possono essere vantaggiosi economicamente. La recente ricerca dimostra che per ogni dollaro investito in prevenzione, si risparmia fino a $10 in trattamento per alcol o per altro abuso di sostanze. Dagli aspetti teorico-metodologici agli aspetti tecnico-operativi Attualmente non si parla più di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, ma si preferisce la classificazione proposta dall’Institute of Medicine (I.O.M.) del 1994, adottata anche a livello europeo per la prevenzione delle dipendenze (www.emcdda.eu.int). Gli interventi possono appartenere a tre diverse categorie. Prevenzione universale: si indirizza all’intera popolazione (nazione, comunità locale, scuola, quartiere) con messaggi e con programmi mirati a evitare o ritardare l’abuso di alcool, l’uso di tabacco e altre droghe. La mission della prevenzione universale è scoraggiare l’inizio dell’abuso di sostanze fornendo a tutti gli individui il necessario di informazioni e di abilità per evitare il problema. I programmi di prevenzione universale sono indirizzati a grandi gruppi, senza alcuna selezione precedente per rischio di abuso di sostanze. Prevenzione selettiva: si riferisce a strategie rivolte a specifici gruppi che più di altri rischiano di sviluppare problemi legati all’abuso di sostanze. Essa si rivolge all’intero gruppo indipendentemente dal grado di rischio del singolo individuo che vi appartiene. Il fine della prevenzione selettiva è prevenire l’abuso di sostanze rafforzando fattori di protezione, quali la considerazione di sé stessi e le capacità di risolvere i problemi ed aiutando le persone ad affrontare in maniera efficace fattori di rischio, quali vivere in un ambiente dove si fa uso di droghe. La prevenzione selettiva si rivolge anche a situazioni particolari come i contesti ricreativi. Prevenzione indicata: mira ad identificare individui che mostrano segni iniziali di abuso di sostanze (ma non i criteri di dipendenza del DSM-IV) e altri comportamenti problematici e a coinvolgerli con interventi speciali. Sono identificati per fattori di forte rischio come il consumo di alcol e altre droghe di accesso, la caduta del rendimento scolastico, i disturbi della condotta, l’allontanamento da genitori, scuola e gruppi di pari positivi. Le finalità della prevenzione indicata si riferiscono ai comportamenti di abuso di sostanze, a un livello sub-clinico, spesso an513 COCAINA cora all’interno della gamma di variabilità del comportamento adolescenziale. Dal punto di vista pratico e anche utile tener presente che le strategie preventive possono seguire tre direttrici: • la prevenzione “limitativa”, che tende a introdurre limitazioni nella disponibilità di sostanze sia legali che illegali nella comunità ed in particolare per i minorenni. Sono stati condotti alcuni studi meta-analitici rispetto ad alcol, tabacco e giovani, dai quali si evince l’efficacia sui consumi ed i consumatori del divieto di vendita e di somministrazione di entrambe le sostanze ai minorenni, dell’incremento del prezzo, degli interventi indirizzati ai gestori di locali che vendono e servono alcolici in quanto il comportamento dei gestori influisce sul comportamento dei clienti, degli interventi diretti ai tabaccai al fine di ridurre la vendita di tabacco ai minorenni, delle azioni dirette all’orario ed i giorni di vendita delle bevande alcoliche, delle restrizioni nella pubblicità e nelle promozioni. È stato inoltre dimostrato che questo tipo di interventi sostengono e potenziano gli interventi attuati in ambito scolastico (CSAP-SAMHSA, 1997; SAMSHA,1999) • La prevenzione educativa che tende ad aumentare la consapevolezza e le capacità decisionali, a modificare opinioni, atteggiamenti e comportamenti riguardanti le sostanze e che operativamente ha la sua più ampia applicazione nel mondo della scuola. • La riduzione del danno che ha un suo spazio specifico negli interventi in ambito ricreativo notturno e riguarda non solo l’uso di sostanze, ma anche altri rischi come rapporti sessuali non protetti. La prevenzione universale in ambito scolastico Le maggiori evidenze e i migliori modelli riguardano l’ambito scolastico. Le scuole indubbiamente sono i luoghi di elezione degli interventi preventivi rivolti ai giovani ed ai giovanissimi perché possono garantire l’attuazione di interventi strutturati, continuativi ed articolati. È possibile inoltre coinvolgere le altre componenti scolastiche: i genitori con interventi a loro diretti di sostegno al ruolo e alle competenze genitoriali, e i docenti in un ruolo attivo di pedagogia preventiva importante sia nel proporre direttamente gli interventi sia nel completare ed ampliare quanto attuato dagli operatori del settore. (Orlandini, Nardelli e Bottignolo, 2004). Le parole di George Estievenart dell’EMCDDA (2002) ci sembrano possano sintetizzare lo stato dell’arte: “L’ormai vasta esperienza nel campo della prevenzione dimostra chiaramente che programmi di prevenzione nelle classi contribuiscono realmente alla riduzione del consumo di droga e ritardano il primo approccio dei giovani all’assunzione di stupefacenti. Tuttavia, l’esito dipende molto dal tipo di misure scelte e dalla presenza o meno di obiettivi definiti, nonché dalla sufficiente organizzazione degli interventi, dalla fondatezza degli stessi su esperienze precedenti e, infine, dalla valutazione dei risultati”. Per quanto riguarda i modelli di intervento si rimanda alla vasta letteratura e ai Model Programs del CSAP (www.modelprograms.samsha.gov/). Ci sembra peraltro utile riportare nel riquadro sottostante alcune osservazioni e raccomandazioni dell’EMCDDA pubblicate in un numero del periodico on line Focus (EMCDDA, 2002). 1. I risultati più promettenti in termini di intensità, struttura e qualità delle azioni preventive effettivamente realizzate possono essere individuati in quei paesi che hanno affrontato in modo espli- 514 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA cito, nelle loro politiche, la questione della prevenzione in ambito scolastico, con obiettivi chiari e specifici, la disponibilità di un’adeguata organizzazione logistica degli interventi e il relativo finanziamento. 2. Le prove dimostrano che i programmi più efficaci sono quelli che mirano a rinforzare i rapporti interpersonali dei giovani e a sviluppare un atteggiamento critico che supporta scelte ragionate e consapevoli rispetto alla droga. L’insegnamento di tipo interattivo ha inoltre dimostrato la sua efficacia. 3. Interventi a breve termine, isolati e «moralistici» sono controproducenti. 4. Il grande potenziale di prevenzione della droga nelle scuole dell’UE dal punto di vista del contenuto è riposto nella formazione intensiva di specialisti e di insegnanti nel settore della prevenzione, conformemente ai comprovati risultati positivi ottenuti in alcuni paesi, dove si è visto che una formazione intensiva e focalizzata di specialisti in materia di modelli e metodi preventivi ha favorito la buona riuscita di molti progetti. 5. Gli Stati membri che dispongono di sistemi informativi circa l’estensione dei programmi di prevenzione dalla droga nelle scuole hanno la possibilità di servirsi delle informazioni raccolte per condurre e intensificare una politica di prevenzione nazionale. 6. Il raffronto tra esperienze su scala europea mostra che le aree prioritarie per una politica di prevenzione sono la stretta collaborazione tra istituzioni e la creazione di sistemi di accreditamento per progetti specifici fondati su evidenze oggettive e che richiedano una valutazione minima nonché la diffusione dei risultati. A fronte di una interessante evoluzione sia in termini metodologici che di monitoraggio e di copertura registrati in alcuni Paesi europei (EMCDDA, 2005), l’Italia non sembra allineata con questi progressi. A fronte di questa situazione e del generico impegno del mondo della scuola nel campo della promozione dell’agio e dell’educazione alla salute, si stanno sviluppando anche nel nostro Paese interessanti sperimentazioni come il programma EU-DAP (Fagggiano et al., 2006) e il modello DACaR (Orlandini, Nardelli e Marchiori, 2006). Data l’importanza della valutazione dei programmi scolastici, riportiamo uno schema di indicatori minimali, mentre si rimanda alle “Guidelines for the evaluation of drug prevention” disponibili anche in italiano (Kroger el al.,1997) oltre che la vasta letteratura americana (7). (7) per una rassegna si veda il volume di Orlandini, Nardelli, Bottignolo del 2002. 515 COCAINA Indicatori per valutare la prevenzione universale in ambito scolastico dell’EMCDDA Implementazione Contenuti Consegne Copertura Variabili aggiuntive • Programma basato sull’evidenza vs interventi ad hoc • Modelli teorici su cui sono basati gli interventi (per esempio modello di apprendimento sociale). • Componenti applicati negli interventi (per esempio abilità personali, abilità interpersonali, informazioni, ecc). • Strutturato (= un programma) in sessioni definite con manuali, materiale per studenti, formazione per insegnanti vs non strutturato (per esempio promozione alla salute, prevenzione integrata). • Numero definito di sessioni vs improvvisazione • Discussioni interattive vs lezione frontale • Intensità della formazione degli insegnanti • Durata degli interventi • N ° di scuole coperte • N ° di studenti coperti • N ° di insegnanti coinvolti • C’è una politica scolastica sulle droghe? • Sono offerti degli incontri per genitori? • Livello di valutazione e indicatori utilizzati La prevenzione universale e selettiva rivolta alle famiglie L’influenza dell’ambiente familiare sull’uso e abuso di sostanze è in gran parte conosciuto come abbiamo visto dallo studio dei fattori di rischio e di protezione. Per questo gli interventi rivolti alle famiglie hanno come finalità generale quella di incrementare le abilità educative dei genitori e/o sostenerli nel loro compito educativo, stimolando la comparsa di comportamenti che hanno dimostrato avere una funzione protettiva. Molti programmi di prevenzione universale in ambito scolastico prevedono degli interventi specifici per i genitori, soprattutto di preadolescenti e adolescenti, non solo perché questo è il momento della vita in cui è più facile entrare in contatto con le sostanze, ma anche perché i genitori in questo periodo devono far fronte ad importanti cambiamenti del figlio e vengono messi in difficoltà da nuove e sempre più complesse problematiche educative. Inoltre, il ricorso ad adeguate competenze educative da parte dei genitori facilita l’instaurarsi di un clima di buoni legami familiari che permette al figlio di non isolarsi, ripiegandosi su se stesso o sfidando, attraverso condotte rischiose, quali il consumo di sostanze, l’autorità genitoriale. Va rilevato comunque che nonostante la necessità di coinvolgere, e di mettere al corrente, i genitori delle attività offerte ai loro figli dalla scuola, per tali interventi si riscontra una certa difficoltà a provarne l’efficacia (Mendes et al., 2001). Per quanto riguarda la prevenzione selettiva rivolta alle famiglie vi sono stati negli ultimi anni interessanti sviluppi, anche a livello europeo. Il capostipite, o comunque il programma che ha ricevuto una adeguata valutazione e che si è dimostrato efficace, è “Strengthening Families Program” [SFP] (www.strengtheningfamiliesprogram.org) della Kumpfer, che vanta innumerevoli applicazioni in ambienti e gruppi diversi, nonché delle versioni ridotte più idonee ad interventi di prevenzione universale. SFP è un programma intensivo che combina interventi destinati agli studenti di 5-11 e 12-14 anni con interventi destinati ai loro genitori; è un buon esempio di programma di training di abilità anche se fortemente complesso, che utilizza un approccio misto (abilità educative e di comunicazione per genitori, training sociale per ragazzi e attività insieme per genitori/figlio) e si sviluppa in sessioni settimanali di tre ore ciascuna du516 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA rante quattordici settimane e incontri di richiamo a 6 e 12 mesi. Tale programma è stato adottato e adattato anche in alcuni Paesi europei (EMCDDA, 2004). La famiglia nell’ottica sia delle prevenzione universale che selettiva è stata oggetto di interessanti studi da parte dell’IREFREA (Mendes et al, 2001) Sicuramente questa area di intervento appare interessante anche se ci si chiede quali sono i problemi di reclutamento e come risolverli perché le famiglie veramente a rischio si coinvolgono in tali interventi. La prevenzione delle dipendenze in ambito extra-scolastico Gli interventi più significativi attuati al di fuori del contesto scolastico riguardano essenzialmente tre aree: • il mondo del lavoro, dove si tende a contrastare gli infortuni, le assenze, i conflitti con colleghi e superiori, ecc. correlati all’uso e abuso di sostanze psicoattive, con particolare riguardo all’alcol vista la sua diffusione tra giovani ed adulti. Tali interventi si avvalgono del sostegno delle direttive riguardanti la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro. • La sicurezza stradale e l’uso di alcol e droghe, si tratta di programmi che coinvolgono soprattutto le scuole guida, ma vi sono anche dei progetti che riguardano il mondo della scuola e l’ambito del tempo libero nei contesti aggregativi – ricreativi. • Le situazioni ricreative ed in particolare il mondo della notte, a cui dedicheremo uno spazio particolare. L’interesse per i luoghi e i momenti del divertimento specie notturni è sorto con la diffusione dell’ecstasy e successivamente con il configurarsi di nuove modalità di consumo di nuove e vecchie droghe, chiamate globalmente “droghe ricreazionali”. Solitamente gli interventi appartengono alla categoria della prevenzione selettiva, rivolti quindi a gruppi a rischio selezionati in genere per la frequentazione di luoghi quali discoteche, pub, raves ed eventi all’aperto (festival, concerti). La diffusione di materiale informativo sulle droghe, sui problemi sanitari e legali correlati è la strategia più utilizzata. A volte, l’informazione viene effettuata attraverso un approccio personalizzato da parte operatori o da pari (peers leaders o peers educators) che appartengono allo stesso gruppo target (EMCDDA, 2002) Dato che molti programmi sono partiti sull’emergenza ecstasy hanno inserito tra le tecniche adottate l’analisi del contenuto delle pasticche (in loco o in laboratori centralizzati) per informare in maniera specifica sui rischi il gruppo di consumatori di tali droghe. L’analisi delle pastiglie appare ora meno interessante sia alla luce dell’uso di altre sostanze (cocaina in primis) sia per i dubbi sollevati in alcuni Paesi sulla legalità di tale pratica. Un altro aspetto specifico riguarda l’importanza di regole per la sicurezza negli ambienti del divertimento. Una interessante guida inglese destinata ai gestori di locali e organizzatori di eventi musicali segnala alcune aree chiave come la prevenzione del sovra-affollamento, l’areazione (aria condizionata e ventilazione), la disponibilità di acqua potabile (AA.VV., 2002). Analisi delle pasticche e sicurezza ambientale sono due elementi cardine della riduzione del danno in ambito ricreativo. Un altro elemento importante è la creazione di accordi con i gestori dei locali del divertimento notturno e la formazione del personale che vi lavora, come è stato fatto anche in Italia con il progetto nazionale per la formazione del personale delle discoteche negli anni 2002-2004 517 COCAINA (www.iss.it/ssps). In un interessante lavoro dell’IREFREA vengono indicati come mediatori che possono contribuire alla prevenzione in tali contesti oltre ai professionisti dell’industria del divertimento (direttori, gestori, dj, pr, e altro personale di bar, discoteche, ecc.) e gli operatori dei programmi di prevenzione, anche i professionisti dei media (specie di interesse giovanile) e i leaders di associazioni giovanili (Calafat et al. 2004). Va inoltre ricordato che i frequentatori della notte sono particolarmente vulnerabili nel momento del ritorno a casa (guida in stato di intossicazione da alcol o droghe, passeggero di una persona non idonea alla guida, stanchezza per l’ora tarda, malessere per stato di intossicazione, esiti per aver partecipato a una rissa, ecc.) e per questo sono state elaborate alcune strategie come le aree di decompressione (chill-out), i mezzi di trasporto gratuiti ed ad hoc, l’accompagnamento a casa assistito, le prove etilometriche a scopo preventivo (8) o sanzionatorio da parte delle Forze dell’Ordine. A fronte di un grande fermento di idee, di creatività e di operatività, in questo campo però non c’è una solida e datata ricerca valutativa che possa affermare criteri evidence-based tali da fornire un aiuto a chi intende progettare ed operare nell’ambito ricreativo e nello specifico in quello notturno. Anche a livello della più importante e forte fonte di riferimento - il Center for Substance Abuse Prevention (CSAP) del Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA) – che mette a disposizione modelli di intervento efficaci (Model Programs, Effective Programs o Promising Programs a seconda dell’efficacia dimostrata) non si trovano inclusi programmi nel mondo della notte (www.modelprograms.samhsa.gov). (9) A livello europeo l’Osservatorio di Lisbona – EMCDDA mette a disposizione EDDRA, l’archivio dei progetti europei nel campo delle tossicodipendenze, che ricordiamo però essere una descrizione sistematizzata di progetti e non un sistema per valutarne l’efficacia, dove sono riportati un numero abbastanza limitato di esempi di prevenzione in ambito ricreativo tra i bel 590 progetti presenti ad aprile 2006 (www.emcdda.eu.int). Nel 2002 è stato condotta una interessante analisi dei 22 progetti in ambito ricreativo presenti allora in EDDRA, che ha permesso tra l’altro di mettere a fuoco le modalità di lavoro di strada specifiche, anche con l’impiego di tecniche peer-to-peer, la formazione degli operatori, l’utilizzo delle linee telefoniche di aiuto, il tipo di messaggi utilizzati (drug free vs riduzione del danno), oltre ad elementi già sopracitati (EMCDDA, 2002); anche da tali analisi i sistemi di valutazione appaiono ancora in divenire. Alcuni documenti sono comunque da ritenersi di aiuto e orientamento, come ad esempio una risoluzione del 2002 del Consiglio dell’Unione Europea sulla prevenzione del consumo di droghe ricreative che invita gli Stati membri a considerare l’importanza di un’informazione interattiva e correttamente mirata, garantire un accesso facile all’informazione (ad es.Internet9, promuovere forme alternative di divertimento, promuovere programmi di prevenzione e stra- (8) Uno dei tanti esempi italiani in tale ambito è illustrato da Orlandini e Cavallin (2006). (9) Dei 63 Model Programs attualmente selezionati, 38 hanno come focus specifico una o più sostanze psicoattive (tabacco, alcol, droghe illegali), riguardano prevalentemente l’ambito scolastico e nessuno l’ambito ricreativo. Tra i 37 Effective Programs accanto a numerosi interventi diretti a tabacco e alcol compaiono alcune sperimentazioni di approcci basati sulla peer education e sul concetto di resiliance; nessuno di questi riguarda il mondo della notte. Anche nei 55 Promising Programs troviamo una maggioranza indirizzati all’ambito scolastico ed alcuni novità riguardanti la famiglia, le comunità religiose e i programmi multicomponenti; anche in questo caso non è presente nessun programma specifico nell’ambito ricreativo. 518 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA tegie di comunicazione basati sulle esigenze dei diversi gruppi di riferimento (EMCDDA, 2002). Come abbiamo detto il livello di valutazione è basso rispetto ai programmi di prevenzione in ambito scolastico, e questo appare in qualche modo comprensibile dato l’ambito in cui si svolgono gli interventi e i contatti brevi e discontinui con il gruppo di destinazione. Al fine di dare un contributo alla valutazione, un panel di esperti europei ha predisposto una serie indicatori che qui riportiamo (EMCCDA, 2003). Indicatori di valutazione per la prevenzione in ambito ricreativo (EMCDDA 2003) INDICATORI A LIVELLO DI PROGETTO 1. Livello del destinatario Nº di persone avvicinate dal progetto – quantitativo Nº di contatti per operatore Nº di persone contattate attivamente Nº contatti di strada Nº di counselling Nº di invii ad altri servizi Nº di visite mediche o interventi di pronto soccorso 2. Livello del destinatario Congruenza tra il gruppo di destinazione – qualitativo ipotizzato e i destinatari effettivi Grado di soddisfazione degli utenti rispetto alle attività del progetto Il progetto è visto con fiducia dagli utenti? Sono stati prodotti degli opuscoli/messaggi? Il messaggio è stato accettabile per i destinatari? Quale tipo di contatto personale è stato attuato? Gli utenti comprendono e utilizzano le informazione di riduzione dei rischi/del danno? Ricerca etnografica sulla qualità dei contatti stabiliti con gli utenti per identificare quali sono i modi più appropriati e più innovativi per presentare messaggi di educazione sanitaria. Effetti sul comportamento Intenzione futura all’uso di droga Percezione del rischio rispetto alle droghe ed al loro uso Percezione dell’uso di droghe tra pari (influenza normativa) 3. Livello di output Nº di eventi ai quali si ha assistito Nº di condoms distribuiti Nº di bottigliette di acqua distribuite Nº di materiale informativo distribuito Nº di opuscoli lasciati per terra alla fine della nottata 4. livello di struttura Il progetto prevede dati su comportamenti di progettazione rischiosi e/o uso di sostanze? Il programma utilizza la sua credibilità per dare messaggi informativi e avvertimenti per mezzo di Internet o dei media? Quanto il progetto si basa sui giovani frequentatori di locali/consumatori di droga per progettare l’intervento? A quali reti di giovani frequentatori di locali si collega il progetto, ad es.promozione di messaggi attraverso una radio gestita da giovani Se la formazione del personale dei locali notturni è uno scopo dell’intervento: viene valutato l’impatto di questa formazione (questionari pre-post)? Tale formazione ha dato delle consegne? Il progetto ha attuato tecniche di riduzione del danno di base come acqua a disposizione gratuita, stanze fresche, disponibilità per contraccezione/consigli/sostegno? Nº di condizionatori d’aria/m2 di spazio per cliente 519 COCAINA 5. livello di outcome Per analisi delle pastiglie Per attività Internet Strumenti Nº di distributori di acqua gratuita, ecc. Nº di operatori medico non professionale (studenti di medicina) per visitatore Nº di operatori medico professionale per visitatore, ecc. Nº di chiamate di polizia per eventi effettuati Nº di incidenti di violenza o di comportamento criminale per eventi effettuati Nº di giovani frequentatori di locali che hanno usufruito di una unità di emergenza dopo gli eventi assistiti Nº di pastiglie testate Appartenenza a monitoraggio nazionale e internazionale e sistemi di avvertimento precoci L’utente potrà nuovamente testare le sue pastiglie? L’utente racconterà ad altri delle attività del progetto? I risultati del test hanno influenza sul comportamento di consumo (intenzione)? L’utente consumerà anche se la sostanza è risultata particolarmente pericolosa? Nº di visitatori; Nº di domande E-mail Questionari ai sostenitori del progetto Raccolta di commenti Monitoraggio delle lamentele riguardanti la gestione Interviste con operatori Monitoraggio dell’uso di droga (per assicurarsi che informazioni e iniziative di riduzione del danno siano indirizzate correttamente) Indagini intersettoriali Questionari rivolti al gruppo dei destinatari LIVELLO REGIONALE O POLITICO 1. Coordinamento C’è una politica pubblica sulle droghe e rete dei servizi che coinvolge l’ambito ricreativo? Nº di strutture consultive tra autorità, professionisti della notte e altri stakeholders Ci sono meccanismi di controllo per le licenze degli esercizi pubblici di ristorazione? C’è una sede di coordinamento tra esercenti e autorità? Sviluppo e implementazione di linee guida sanitarie di base e politiche sulle droghe che coinvolgono l’ambito del divertimento 2. Strutture Risorse finanziarie assegnate al lavoro di strada (di solito da strutture governative). Le istituzioni (per es. servizi sanitari) forniscono un servizio per i consumatori di droga in discoteche/raves/altri eventi? Vi è una equa distribuzione dei servizi offerti nelle differenti parti del territorio? Ci sono differenze locali e regionali nei contenuti e nello stile? Gli operatori di strada sono consapevoli delle linee guida sulla sicurezza nelle discoteche e sui consiglio sanitari di riduzione del danno? Capacità di sviluppare progetti in coordinamento con altre istituzioni o organizzazioni. Numero di tali progetti Premi o facilitazioni per i locali che sviluppano standards di sicurezza C’è un monitoraggio delle autorità su numero e causa di incidenti nei locali notturni? C’è un monitoraggio delle autorità su temperatura,rumore, ecc. a tempi specifici (per es. iniziale/intermedio/finale della nottata)? 3. Dati sanitari regionali Nº di incidenti correlati alla droga riferiti dal pronto soccorso (ma probabilmente non fattibile da attribuire a un progetto specifico). Nº di problemi droga correlati, intossicazioni. Nº di incidenti, droga correlati e non, collegati al mondo della notte (ospedali, polizia). Nº di morti associate con ambienti ricreativi (difficile da utilizzare perché essi non sono molti e possono oscillare quindi casualmente durante gli anni). uso di droga a livello regionale dopo, almeno, un anno dall’implementazione delle politiche 520 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA 4. Opinione pubblica Nº di presentazioni a unità di emergenza frequentatori di locali notturni Nº chiamate di polizia Miti sfatati a livello pubblico e professionale (per es. motivazione al consumo, modelli di consumo, ingredienti delle pastiglie) Accettazione dei gruppi di destinazione Opinione pubblica e decision-makers, possibile resistenza di questi ultimi La prevenzione selettiva non riguarda solo il mondo della notte Le strategie di prevenzione selettiva, come abbiamo detto, sono indirizzate a gruppi della popolazione ritenuti a rischio per abuso di sostanze, e possono essere identificati sulla base di fattori di rischio biologici, psicologici, sociali o ambientali che si sono dimostrati ad esso associati. La prevenzione selettiva è sostenuta da ricerche specifiche e applica i modelli di vulnerabilità, cioè combinazioni di fattori di vulnerabilità noti, che permettono l’identificazione di gruppi o di contesti a rischio per abuso di droga. Una risoluzione del Consiglio dell’Unione europea del 2003 riconosce che fattori quali lo scarso rendimento scolastico, la mancanza di relazioni sociali e di capacità personali, l’esclusione dalla scuola o la non frequenza, la partecipazione ad attività antisociali e delinquenziali, il comportamento autodistruttivo o aggressivo aumentano la vulnerabilità dei giovani rispetto alle droghe. Questi fattori sono confermati dall’attività di ricerca svolta nel Regno Unito, in Germania e negli Stati Uniti, che ha identificato tra i fattori di rischio anche disfunzioni di carattere familiare, abusi da parte dei genitori, e situazioni ambientali sfavorevoli, come vivere in una comunità non organizzata in cui si tollera l’abuso di droghe (EMCDDA, 2003). I modelli di vulnerabilità (e di protezione) sono utili quando si desidera lavorare dove la probabilità che si verifichino problemi è più alta, anche se è bene ricordare che essi non sono predittivi del destino di un individuo; in altre parole, non tutti i giovani a rischio sviluppano necessariamente problemi con la droga dato che i fattori di rischio non implicano una progressione lineare e causale verso un certo comportamento rischioso. Inoltre l’interazione tra alcuni fattori di rischio e quantità/frequenza del consumo può essere vista anche come circolare (Winter 2002); ad esempio la sperimentazione precoce e intensa di droghe può essere sia causa che effetto di assenze ingiustificate da scuola. È quindi importante essere cauti con l’uso dei concetti come “fattore di rischio”, “vulnerabilità” e “gruppi a rischio”. Da un punto di vista operativo sono state identificate tre aree di intervento (EMCDDA, 2004): • gruppi ad alto rischio o vulnerabili: ad esempio, interventi diretti alle assenze ingiustificate (programmi accademici alternativi per chi lascia precocemente la scuola, interventi con gruppi vulnerabili a scuola, tra cui offerta di counselling), a giovani che hanno avuto problemi con la giustizia, a giovani sperimentatori di droghe (counselling fuori dall’ambito scolastico, lavoro di strada, incontri in luoghi esterni come camper, bar, ecc.), interventi sul tempo libero alternativi, tra cui attività sportive; • famiglie vulnerabili, sia in ambito scolastico che extrascolastico, come abbiamo visto sopra; • zone ad alto rischio, dove si parte dal presupposto che molti fattori di vulnerabilità ambientali si accumulino in certe aree o quartieri e che la capacità di resilienza (10) dei giovani o della comunità possa essere sostenuta attraverso tali interventi. (10) Capacità di adattamento anche in condizioni particolarmente sfavorevoli, capacità di essere flessibile e resistere agli urti, alle pressioni, ecc. 521 COCAINA Un importante riferimento scientifico è il “National Cross-site Evaluation of High-risk Youth Programs” condotto dal CSAP (2002) su 48 programmi che hanno coinvolto complessivamente 10 500 giovani a rischio. Lo studio ha dimostrato che i programmi di prevenzione selettiva riducono le percentuali di consumo di sostanze psicoattive con particolare riferimento ad alcol e secondariamente a tabacco e marijuana; i migliori risultati si sono riscontrati nei programmi basati sulle abilità sociali e che utilizzano tecniche interattive, effettuati in ambito scolastico (dopo-scuola), con una intensità di 4 ore di partecipazione per settimana (a prescindere dalla durata complessiva del programma). Sono state riscontrate delle differenze di efficacia in base al genere, ad esempio per le ragazze hanno più influenza le condizioni di vita del quartiere sulla loro associazione con i pari e sul loro consumo di sostanze rispetto ai maschi; inoltre. gli effetti del programma sono stati più duraturi nel tempo per le femmine. Tale studio ha messo in luce il forte impegno che richiede la prevenzione rivolta ai gruppi a rischio, impegno non tanto tecnico (cosa fare) quanto di risorse (economiche ed umane) data la necessità di attuare interventi intensivi e con gruppi numericamente ristretti. A livello europeo le informazioni sulla prevenzione selettiva sono ancora scarse ed eterogenee anche se l’EMCDDA (2003) ha incominciato a raccogliere e classificare le varie forme di interventi riscontrando esempi di buone prassi. È stato rilevato inoltre che molti stati europei, nell’ambito di più ampi programmi di politica sociale, inseriscono servizi destinati a gruppi a rischio, ma che di solito non affrontano problematiche legate alla droga in quanto tali, e ciò mette in luce non solo una non specificità dell’intervento ma anche uno scollegamento a livello operativo tra le opportunità offerte nel medesimo territorio da organizzazioni diverse con mandati diversi. Un buon livello di comunicazione tra i servizi e le agenzie territoriali (lavoro di rete) invece è ritenuto uno degli elementi chiave dei programmi preventivi efficaci. Ricordiamo inoltre, che gli interventi selettivi sono destinati a chiunque faccia parte di un gruppo a rischio, indipendentemente dalla vulnerabilità individuale, ed in questo sta la differenza con la prevenzione indicata che invece si occupa prevalentemente di singoli individui, seppur in un’ottica pre-clinica. Considerazioni ed interrogativi Questo scritto ha percorso brevemente la storia della prevenzione delle dipendenze ed il suo concretizzarsi in prevenzione basata sulle evidenze che ha portato a tutti noi delle certezze – le conoscenze scientifiche appunto – e si conclude con alcuni interrogativi. Esiste la prevenzione delle nuove forme di consumo? Le conoscenze scientifiche si basano su programmi e relative prove di efficacia non specifici per le nuove forme di consumo in quanto, molto semplicemente, ideati e valutati quando ancora non erano così presenti. Va notato inoltre, che l’efficacia è stata provata in particolare per tabacco, alcol e cannabinoidi, ma non in maniera rilevante e specifica per altre sostanze. Sicuramente è possibile affermare che date le conoscenze attuali ed i criteri specifici individuati sono efficaci gli interventi in ambito scolastico di prevenzione universale rispetto alle sostanze cancello tabacco e alcol. Va peraltro sottolineato che essi sono abbinabili con interventi di tipo limitativo (divieto di vendita ai minorenni, sanzioni per la guida in stato di ebbrezza, orari di vendita, ecc.) che ne rafforzano l’efficacia. Si potrebbe quindi ipotizzare che inibire o ritardare l’accesso alle sostanze cancello possa avere degli effetti anche sulle altre sostanze in accordo con 522 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA la nota progressione di Kandel (1980). Inoltre visto che l’abuso di alcol risulta essere una componente sempre presente nei consumatori ricreativi e dato che i programmi sia universali che selettivi evidence-base hanno dimostrato di incidere fortemente sul suo uso, si può ipotizzare che intervenire in tal senso potrebbe quantomeno evitare o ridurre rischi aggiuntivi. Rimane comunque aperta, come afferma Calafat (2004), “una questione chiave: la non conoscenza della relazione tra giovani, divertimento e uso di droghe”. Già nel 1999 Shapiro forniva una prima idea in tal senso “Quello che è avvenuto… è un allargamento significativo dell’insieme delle droghe usate che racchiude una gamma molto più ampia di sostanze prese da gruppi sempre più ampi di giovani. Per una minoranza significativa di costoro che si considererebbero altrimenti comuni membri della società, la droga consumata è diventata una parte rilevante dello stile di vita”. Alcuni studi condotti dall’IREFREA hanno messo in luce che le abitudini ricreazionali dei giovani (implicazione,motivazione, contesto in cui si sviluppa) sono determinanti chiave nell’uso e abuso di sostanze, potenzialmente più importanti degli altri classici fattori di rischio. La sfera del divertimento specie notturno è diventata uno degli spazi principali di espressione dei giovani, dove molti imparano a diventare adulti, socializzano, vengono iniziati a cose come l’uso di droghe e la sessualità. All’interno di questi spazi inoltre si creano e si definiscono mode e tendenze sostenute dall’industria del divertimento stesso e convenientemente collegate con molti altri prodotti destinati ai giovane (come musica, abbigliamento, telefonini, birra ed altre bevande alcoliche, e, naturalmente, droghe). Condividendo la raccomandazione dell’EMCDDA (2002) di attuare provvedimenti mirati dato il consumo elevato di sostanze nei luoghi di divertimento, va ribadito che tutto ciò richiede una ricerca altrettanto specifica dei modelli e dei contesti di consumo, come pure l’identificazione di strategie di intervento strutturate e valutate. È meglio lavorare sulle nuove forme di consumo o sui comportamenti a rischio? Da una quindicina d’anni la letteratura scientifica anche italiana (11) documenta l’aumento della cultura del rischio e la sottovalutazione spesso consapevole dei rischi derivanti da certe scelte e comportamenti. Nel mondo della notte e del divertimento troviamo concentrati comportamenti rischiosi che tra loro si potenziano e si compenetrano: alcol e droghe, velocità e guida pericolosa, risse e violenza, rapporti sessuali non protetti o indesiderati, gioco d’azzardo, sport al limite. Il comportamento a rischio si può definire come un’azione intenzionale dagli esiti incerti che implica la possibilità di conseguenze negative per il soggetto. Una sua componente è l’ottimismo irrealistico: le persone tendono a pensare di essere relativamente invulnerabili supponendo che gli altri siano più esposti alle conseguenze indesiderate dell’esperienza. Si è visto che gli adolescenti che mettono in atto comportamenti rischiosi ritengono di essere immuni dai pericoli derivanti da quel comportamento, rispetto ai coetanei che si trovano nella stessa situazione. L’illusione del controllo, le esperienze personali pregresse, gli stereotipi, la necessità di mantenere o accrescere l’autostima sono elementi che sostengono l’ottimismo irrealistico (Savadori e Rumiati, 2001). (11) Si vedano i diversi rapporti IARD (www.iard.it), e le ricerche di Bonino e Ravenna citate in bibliografia 523 COCAINA Non si vuole fare qui una trattazione del significato del rischio e del limite in adolescenza, ma richiamare l’attenzione sugli adulti significativi (genitori, docenti, allenatori, ecc.) sia nel loro ruolo educativo di sostegno alla crescita con tutte le sue valenze di protezione aspecifica, sia nel loro ruolo preventivo sui fattori protettivi specifici per l’uso di sostanze. A tal fine abbiamo visto come programmi che si concentrano sulla famiglia sia a livello universale che selettivo stanno dimostrando interessanti risultati: la famiglia ed il contesto educativo in genere possono così diventare l’elemento chiave per controbilanciare opinioni, atteggiamenti e abitudini intorno allo stile di vita e ai comportamenti rischiosi che si formano nei contesti di socializzazione degli adolescenti, ivi comprese le situazioni ricreative. Riteniamo importante sottolineare che allargare la prevenzione delle dipendenze ai comportamenti a rischio non significa promuovere interventi generici rivolti al disagio o all’agio, bensì lavorare in un’ottica che promuova scelte consapevoli al fine di evitare comportamenti a rischio. A sostegno di questa prospettiva troviamo sia la teoria del comportamento problematico di Jessor e Jessor (1977), sia la ricerca sui fattori di rischio e di protezione che ha evidenziato che molti di questi sono comuni a una gran quantità di condotte problematiche o disadattive (Moncada, 1997), sia la pratica preventiva di importanti programmi (12). Questa prospettiva inoltre permetterebbe di far fronte al continuo modificarsi del comportamento giovanile in relazione ad esempio all’offerta sul “mercato” di nuove droghe o al comparire di nuovi “giochi” rischiosi. Si ritiene comunque utile porsi, anche se in controtendenza, l’interrogativo se in realtà esistono le nuove forme di consumo: sicuramente la diffusione delle sostanze è cambiata, l’accessibilità aumentata e l’uso è spesso in combinazione (policonsumo), ma il significato del consumo forse resta sempre quello di sostenere il divertimento, provare eccitazione, abbattere la noia, aumentare le prestazioni sociali, trovare delle scorciatoie per diventare adulti. Prevenzione universale o prevenzione selettiva: dove indirizzare le risorse? Attualmente, la prevenzione delle dipendenze basata sull’efficacia ha tracciato una nuova strada da percorrere, definendone presupposti ed orientamenti. È necessario continuare e procedere lungo questa via che ha reso possibile il raggiungimento di così importanti risultati e, per fare ciò, un primo passo indispensabile è favorire la diffusione delle conoscenze acquisite fra gli operatori delle diverse agenzie; un secondo passo è quello di applicare in maniera capillare e continuativa (13) ciò che ha dimostrato avere effetti sull’uso di sostanze psicoattivi e su altri comportamenti a rischio. Tutto ciò significa abbandonare gli interventi “fai da te”, estremamente ricchi di elementi creativi ma poco riproducibili e valutabili, anche se la creatività è necessaria per ideare strategie innovative per affrontare nuovi e diversi contesti e gruppi. A chi teme la rigidità dei programmi, è bene ricordare che le buone prassi si basano sulla contestualizzazione degli interventi rispetto alle specificità di target, ambiente, rete territoriale, risorse, ed utilizzano tecniche e strategie basate su relazioni educative significative. (12) Oltre ai Model Programs più volte citati (www.modelprograms.samsha.gov/), si vedano anche gli interessanti lavori del Social Development Research Group (http://depts.washington.edu/sdrg/) (13) La capillarità è da intendersi relativa al territorio (ad esempio tutte le zone di una regione) e relativa al target (ad esempio la maggior parte dei ragazzi di una certa fascia di età), mentre la continuità ha a che fare con la stabilità nel tempo del servizio offerto. 524 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA A questo punto bisogna chiedersi cosa impedisce di applicare i programmi efficaci: perché sono stati messi a punto da altri? Perché non si conoscono? Perché non ci sono delle direttive chiare che indicano quali applicare? Gli approcci di prevenzione universali in ambito scolastico hanno dimostrato di essere molto efficaci con i giovani non consumatori e quindi andrebbero applicati in maniera routinaria, come prestazione socio-sanitarie ed educativa di base nei diversi livelli elementare, medie e superiori quantomeno fino all’età dell’obbligo scolastico. Dato che tali approcci si sono rilevati poco efficaci con giovani ad alto rischio, è necessario offrire a questa categoria di giovani programmi specifici per affrontare i loro bisogni specifici. Va però detto che le strategie di prevenzione universali e selettive sono entrambe necessarie e si dovrebbero completare l’un l’altra: la prima diretta a tutti i ragazzi per ridurre i rischi generali di iniziazione e di sperimentazione (promuovendo abilità di resistenza e di vita di base), la seconda diretta specificatamente a quei gruppi che non sono raggiunti dalla prima o a causa di alta vulnerabilità e/o di esclusione sociale e che necessitano di interventi aggiuntivi o alternativi, e anche più intensivi. Abbiamo visto che la prevenzione selettiva sia con i giovani che con le famiglie per essere efficace è molto impegnativa: è quindi necessario chiedersi come fare per mettere insieme le risorse di una comunità per far fronte a questo problema o meglio ad un insieme di problemi spesso ben precedenti all’uso di sostanze (si pensi ad esempio all’insuccesso scolastico). Una prima osservazione riguarda non la carenza di servizi, strutture, o altro, pubblici, privati e del volontariato, quanto la loro difficoltà di lavorare come rete organizzativa, formata cioè da organizzazioni unite da collegamenti che permettono loro scambio di conoscenze, competenze, risorse economiche per la realizzazione di un progetto, in vista di un vantaggio reciproco. Una seconda osservazione è che questi diversi servizi, benché abbiano mission anche similari o assimilabili, in realtà sono strutturati rigidamente secondo bisogni rilevati molti anni fa e con difficoltà a riorientarsi verso nuovi bisogni o nuovi tipi di prestazioni. Inoltre, a livello territoriale manca una “regia” che possa coagulare in maniera trasversale soggetti appartenenti a mondi diversi - sociale, sanitario, educativo, ricreativo, sportivo, religioso – ma tutti a contatto con i giovani al fine di promuovere strategie di empowerment di rete (14) secondo un’ottica di progettazione partecipata (15). 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Ma quello che può essere normale nell’ambito dello studio e della ricerca non lo può essere altrettanto nella quotidianità di chi si trova impegnato su un diverso versante, quello educativo, nei confronti dei giovani e giovanissimi; bambini, preadolescenti e adolescenti che vanno guidati, accompagnati nel loro cammino di crescita, sempre più impegnativo ed esposto a insidie e distorsioni, connesse in misura crescente con la droga, in modo paradigmatico e simbolico. Per i genitori che si trovano a vivere angosce e timori, per gli insegnanti che non possono più di tanto dilatare i tempi delle risposte da dare, per tutti coloro che vivono, nella concretezza di ogni giorno, il rapporto, dialettico e a volte conflittuale con figli, allievi, ragazzi e ragazze, la necessità di qualche “punto fermo” cui riferirsi può risultare vitale. Scopo di questo articolo è quindi quello di delineare e suggerire alcuni principi, alcuni spunti basati sullo stato attuale delle conoscenze, utili agli educatori (genitori, insegnanti e non solo) per approcciare questa problematica potendo contare su “strumenti” che integrino e supportino la loro azione, senza perdere di vista tuttavia l’insostituibilità dell’elemento realmente fondamentale nel rapporto tra adulti e giovani: un legame autenticamente affettivo. Parlare delle sostanze L’informazione relativa alle droghe e alle conoscenze dell’uso e dell’abuso è importante ai fini di: • incoraggiare atteggiamenti appropriati (motivazioni, significati, valutazioni e modo di porsi individuale nei confronti delle droghe) verso l’argomento; 529 COCAINA • incrementare l’interesse verso i problemi della tossicodipendenza; • ridurre eventuali reazioni paniche all’uso di stupefacenti L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce con il termine droga le sostanze psicoattive che agiscono sul sistema nervoso centrale, provocando alterate percezioni della realtà. Queste sostanze di uso non terapeutico creano dipendenza fisica e/o psicologica, tolleranza (dosi crescenti per avere lo stesso effetto iniziale), alterano il livello biologico (biochimica cerebrale), psicologico (annullano l’equilibrio psicologico e la capacità di adattamento) e sociale dei soggetti. Perché vengono usate? Per la loro caratteristica di: 1. Produrre un effetto piacevole apprezzato dal soggetto: sono stimolanti o deprimenti e alcune aumentano la performance fisica, psichica, relazionale; 2. Essere funzionali alla soddisfazione di specifici bisogni psichici dell’individuo con una sorta di automedicazione” o “autocompensazione” di situazioni non gradite o disequilibrate. L’uso di sostanze è, in funzione secondaria, generato e mantenuto dai bisogni presenti nel soggetto che vengono parzialmente o totalmente soddisfatti dalle sostanze rispetto alla compensazione, alla stabilizzazione, all’empatia, alla gratificazione; 3. Hanno una capacità propria di indurre dipendenza e di legare l’individuo. Questa condizione, secondaria all’uso cronico di una sostanza, si manifesta con un bisogno fisico e psichico di assumere una determinata sostanza, accompagnato spesso da sindrome di astinenza successiva alla sospensione dell’uso, “craving” (un forte e spesso incontrollabile desiderio di droga) di vario tipo ed intensità in base alla sostanza d’abuso ed alle caratteristiche neuropsichiche dell’individuo. Possiamo, quindi classificare le sostanze psicoattive (alcune legali, altre illegali) rispetto ai loro effetti: STIMOLANTI Alcool, nicotina, cannabis, cocaina, amfetamine, ecstasy, steroidi: aumentano i livelli di performance, anche relazionale, rendono infaticabili, brillanti, vigili, energici. DEPRIMENTI oppio e suoi derivati (eroina): abbassano il tono psichico e nervoso; fanno dimenticare i problemi e le preoccupazioni, spengono la consapevolezza delle difficoltà. IPNOTICI barbiturici, tranquillanti, Valium: placano l’ansia o sono prescritte come sedativi. ALLUCINOGENI Lsd, Mescalina: provocano allucinazioni e sensazioni forti. SOSTANZE E SISTEMI NEUROBIOLOGICI Le droghe interferiscono con i processi biochimici finalizzati al mantenimento delle condizioni normali dell’organismo. Agiscono cioè sui meccanismi delle funzioni cerebrali, interferendo suli eventi biologici che sono alla base delle normali attività delle cellule nervose: la trasmissione e l’elaborazione di impulsi nervosi (di segnali ed informazioni). 530 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Perturbando le funzioni delle cellule nervose, le droghe compromettono o addirittura annullano gli equilibri psicologici, la capacità di adattamento dell’individuo e le possibilità che esso ha di far fronte a situazioni di disagio psichico, ambientale e interpersonale. La letteratura scientifica delinea oggi gli elementi essenziali attraverso i quali le sostanze psicoattive che possono indurre dipendenza e abuso agiscono sul cervello, e quindi, sul comportamento. Una fitta rete di interazioni tra azione del “farmaco” sui recettori di specifiche sostanze dei sistemi neurobiologici (neurotrasmissione – modulazione), rendono ragione delle impegnative interferenze che le droghe hanno sulla sfera psichica, sull’assetto relazionale e sul sistema comportamentale. Vulnerabilità e fattori protettivi Quattro domande semplici 1. Perché le persone utilizzano droghe? 2. Perché alcune ne diventano dipendenti? 3. Esistono delle condizioni e dei fattori di rischio prevedibili? 4. Si può agire su questi fattori e prevenire le dipendenze? È stato segnalato che dal 50 al 80% dei giovani che hanno contatto con la droga almeno una volta nella vita circa il 10-20% ne diventa dipendente, il 40-50% ne fa uso temporaneo e per il restante 30-40% non ne fa uso. Esistono quindi persone che per proprie caratteristiche, se sperimentano nuove droghe, sono più a rischio di sviluppare dipendenza. Questa particolare condizione viene definita in termini scientifici “vulnerabilità” alla dipendenza da sostanze. La vulnerabilità è una condizione dell’individuo per la quale vi è un maggior rischio, in presenza di disponibilità di sostanze d’abuso, ad esprimere un comportamento da assunzione reiterato con sviluppo di dipendenza. La vulnerabilità può avere basi congenite ed acquisite. Esistono diversi fattori di vulnerabilità che possono essere collocati in vari ambiti: BIOLOGICO • Particolari genotipi che condizionano lo sviluppo di sistemi neurologici cerebrali e che sono più sensibili alle sostanze o esprimenti comportamenti a rischio. PSICHICO • Particolari temperamenti e caratteri , stati di disagio derivanti da cause interne ed esterne alla persona • Stati di disagio derivanti da stress ambientale esterno a cui l’individuo non sa rispondere in maniera adeguata. SOCIOAMBIENTALE • Ambienti particolarmente stressanti e/o ad alta disponibilità delle sostanze e/o pressione sociale del gruppo che incentiva l’uso di tali sostanze. • La vulnerabilità, quindi, può essere dipendente esclusivamente da fattori interni all’indivi531 COCAINA • • • • duo (intrinseca) o dipendente da fattori esterni (socio/ambientali) e in grado di generare disagio psichico a cui l’individuo non saprà adeguatamente rispondere. La vulnerabilità può essere anche sostenuta da ambedue i fattori in tal caso viene definita doppia. Tale stato non è comunque sinonimo di “predestinazione” e non deve essere inteso come una condizione la cui esistenza fa sì che l’individuo sia “predestinato inevitabilmente” a diventare tossicodipendente. Il rischio derivante dai fattori neurobiologici può essere, infatti, controllato e contrastato da fattori psichici, educativi ed ambientali. Le aree di indagine per la valutazione precoce del rischio di vulnerabilità individuale sulla base degli indicatori riportati in letteratura sono molteplici. I fattori che creano questo stato di vulnerabilità sono contemporaneamente di tipo: • biologico/genetico • psichico/comportamentale • socio/ambientale. La valutazione però deve essere sempre contemporanea. FATTORI BIOLOGICI/GENETICI • I principali fattori biologici/genetici scoperti ad oggi sono collegati a particolari assetti genetici che provocano delle alterazioni di sistemi cerebrali neuroendocrini e di risposta allo stress. Queste alterazioni biologiche sono quindi geneticamente determinate. • Un esempio di alterazione è quella dei sistemi della serotonina e della dopamina che sono i neurormoni che modulano l’affettività, l’umore, il sonno, la socievolezza, i sistemi di autocontrollo ecc. FATTORI PSICO/COMPORTAMENTALI • Questi fattori riguardano il temperamento, il carattere, la condotta e la socialità. Particolarmente a rischio sono risultati gli individui fortemente inclini alla ricerca di novità e di sensazioni forti (novelty seeking). Altri fattori importanti in ambito psichico sono l’autostima, l’aggressività, la percezione di autoefficacia nell’affrontare e risolvere i problemi, i sistemi di autocontrollo dell’impulsività, ecc. • Una particolare importanza riveste soprattutto il rapporto con la madre nei primi anni di vita che sembra giocare un ruolo importantissimo nel creare sistemi psichici particolarmente resistenti allo stress e in grado di elaborare risposte efficaci alla soluzione dei problemi durante la vita. • Il rapporto prima con la madre e, successivamente, con il padre è il terreno su cui si sviluppa la dinamica affettiva di un individuo: l’alterato accudimento materno – mancato, intrusivo o possessivo – non promuove l’autonomia l’autonomia dei figli; l’assenza dei padri e, in generale, la crisi dell’autorevolezza delle figure adulte associata alla precarietà dei percorsi educativi, aprono la strada ad una condizione di insicurezza che influenzerà le competenze sociali soprattutto nella fase adolescenziale. FATTORI SOCIO/AMBIENTALI • Un ambiente particolarmente stressante e traumatizzante è in grado di indurre nell’individuo che incontra sostanze stupefacenti una maggiore probabilità di uso e, quindi, di diventarne dipendente. 532 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA • Con il termine ambiente intendiamo la famiglia, il gruppo dei coetanei, la scuola, la società, tutto ciò che proviene dall’esterno che è in grado di condizionare il comportamento dell’individuo. • Uno studio americano sui fattori socio ambientali ha evidenziato come: • I genitori che fumano e bevono aumentano nei loro figli rischio di abuso non solo di tabacco ed alcool ma anche di altre sostanze illecite. • I conflitti all’interno della famiglia e la scarsa capacità di confrontarsi e risolvere i problemi di tutti i giorni sono associati con un netto aumento del rischio di abusare droghe nei ragazzi che hanno difficoltà nel rapporto con i loro genitori e/o nell’affrontare i momenti di crisi. • La scarsa coesione familiare e l’uso di sostanze tra gli amici più cari è predittivo dei livelli (tipo e quantità) iniziali dell’abuso di droghe. • I modelli educativi e valoriali se fortemente orientati all’integrazione sociale e alla solidarietà risultano essere protettivi. È importantissimo l’esempio che i genitori offrono ai figli nella quotidianità, quando devono superare le difficoltà grandi e piccole, quando cercano risorse per la soluzione dei problemi, se chiedono aiuto di fronte alle difficoltà, se difendono i loro valori senza “permettere” sempre tutto, se si lasciano coinvolgere dalle esperienze dei figli senza rinunciare al loro ruolo di educatori, se coltivano i desideri e i sogni dei propri figli. Una fortissima influenza sull’individuo la esercita la presenza nel gruppo dei pari e degli amici, di persone che usano sostanze. Nell’adolescenza tutti i rapporti cambiano. Le figure dei genitori vengono in parte ridimensionate e i compagni diventano fondamentali. Ma il gruppo può anche trasformarsi in luogo distruttivo dove le differenze individuali non vengono tollerate: la paura di sentirsi “diverso” dagli altri induce un senso di smarrimento e un bisogno di trovare una guida sicura, cui fare riferimento. Il tempo trascorso a scuola esercita sempre influssi sull’alunno: ponte tra il mondo infantile e il mondo adulto, tra famiglia e società, la scuola dovrebbe guardare sia verso i ragazzi riconoscendone esigenze, motivazioni centrali, compiti evolutivi nuovi, sia verso la società, cogliendo e proponendo modelli etici forti. Una scuola che crede nella sua funzione educativa e che la difende, che dà chiare regole, è una scuola che protegge. I genitori, spesso, si sentono perdenti di fronte ai figli: hanno l’impressione che il loro atteggiamento educativo venga indebolito e perfino svalutato dalle idee e dalle immagini che circolano nella società, soprattutto in un mondo in cui si sostiene l’idea che tutto è possibile e che ognuno può fare ciò che vuole. Porsi il problema dell’uso di sostanze psicoattive in termini preventivi significa, quindi, curare il più possibile il rapporto educativo ed assicurarsi che ai figli giunga anche un’informazione corretta ed adeguata. Prima della droga ci sono la crescita e l’educazione. In una visione più moderna l’educazione è anzitutto affettiva, sentimentale, emotiva e passa attraverso la consapevolezza che le esperienze compiute da un individuo nei suoi primissimi anni di vita hanno un’incidenza significativa, anche se non determinante, sulla sua formazione successiva. 533 COCAINA Se la droga è la risultante di particolari condizioni è anche vero che a giocare un ruolo decisivo fra le forze che rendono vulnerabile un soggetto e quelle che, invece, lo proteggono. Esperienze educative ricche di stimolazioni di carattere affettivo, intellettuale e sociale, possono aiutare i soggetti più vulnerabili a dotarsi di “armi” proprie, psicologiche e relazionali, efficaci per autodifendersi nel momento di un eventuale primo contatto con la droga. Interventi attenti, costanti e duraturi favoriscono la conoscenza precoce di un possibile problema (non solo rispetto alla droga) nei nostri figli. Il rapporto con la famiglia Durante la fase adolescenziale i ragazzi tendono ad entrare in conflitto con i genitori per poter conquistare la propria indipendenza L’adolescenza rappresenta una fase di rapida crescita che corrisponde al passaggio dall’età infantile a quella adulta. Durante questo periodo il ragazzo cerca di conquistare una sua indipendenza e di costruire una propria identità anche al di fuori della famiglia. A questo scopo egli deve riuscire a distaccarsi psicologicamente e materialmente dall’ambiente familiare e costruire una nuova immagine di sé che rifletta una personalità più adulta e più matura. Questo processo di trasformazione provoca spesso nell’adolescente sentimenti nuovi e ambivalenti: ansia, paura dell’insuccesso e, contemporaneamente, ambizione e desiderio di affermazione e di riconoscimenti. Ma un sentimento predomina sugli altri ed è l’aspirazione ad affrancarsi dal controllo e dall’autorità della famiglia, pur seguitando a godere dei vantaggi morali e materiali che sono garantiti dal continuare a vivere in tale ambiente. Di fronte a questa specie di rivoluzione interna, i genitori reagiscono spesso in modo inconsulto, oscillando tra una benevola rinuncia ad imporsi, nella speranza che le cose si aggiustino da sole, e disperati tentativi di “ristabilire l’ordine” ad ogni costo. Proviamo a fornire alcune “linee guida” di comportamento, allo scopo di dare ai genitori indicazioni utili a superare al meglio questo difficile periodo. Ascoltarli È importante non assumere, nei confronti dei figli, atteggiamenti competitivi, di rivalsa o di distacco; al contrario, bisogna dimostrare loro stima, interesse e affetto, cercando di seguirli e comprenderli nei loro “esperimenti”, finalizzati a sperimentare nuovi interessi e scoprire aspetti inesplorati del mondo e di sé stessi, anche con modalità che possono sembrare talvolta eccessive. Dare loro fiducia Bisogna trattare i giovani come “piccoli adulti”, mantenendo vivo il dialogo e rispettando, entro certi limiti, le loro opinioni e i loro gusti: abbigliamento, pettinatura, modo di esprimersi, gusti musicali, ecc. Bisogna capire che i ragazzi cercano una propria strada autonoma che necessariamente riflette abitudini e costumi dei coetanei, con i quali si confrontano ogni giorno. I giovani hanno bisogno di identificarsi in un gruppo che dia loro sicurezza e tranquillità: “gruppo dei pari”. Responsabilizzarli Per favorire il raggiungimento di un certo grado di maturità, può essere opportuno “negoziare” un certo spazio decisionale autonomo. In tal senso, la “paghetta” settimanale, sul cui importo non si dovrebbe derogare mai, ha lo scopo di far comprendere il valore del denaro e la necessità 534 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA di saperlo adeguatamente amministrare. Analogamente, è utile che vi sia una certa libertà, ma vanno anche stabiliti, nell’ambito della vita famigliare, alcuni punti fermi, come: cura dei propri spazi, rispetto per gli orari dei pasti, e una adeguata regolamentazione del tempo da dedicare alla TV, ai giochi con il computer, allo studio, alle attività sportive ed extrascolastiche e alle uscite con gli amici. Non pretendere troppo Talvolta i genitori nutrono per i propri figli, fin da molto piccoli, aspettative esagerate nei diversi campi della loro attività: scuola, sport, ecc.; in realtà essi vedono i propri figli come un vero e proprio “prolungamento di se stessi” per cui i successi o gli insuccessi dei loro ragazzi vengono recepiti come propri. È un comportamento che può creare insicurezza e andrebbe quindi evitato. Dare il buon esempio Al di là di ogni altra considerazione, quello che veramente conta è il modello stesso di vita che i genitori sono in grado di proporre ai figli con il loro esempio: serietà di comportamento, affidabilità, correttezza, linguaggio appropriato e rispettoso, amore per la cultura e i libri, equilibrata considerazione per il denaro e magari anche un certo distacco per la smania corrente degli acquisti ad ogni costo. Un nuovo ruolo per i papà La formula migliore: essere il più possibile partecipi della vita dei propri figli, evitando però le caratteristiche “materne”; la sovrapposizione non aiuta i figli. Negli ultimi decenni, i ruoli dei genitori hanno subito una radicale modificazione. La donna, oltre al proprio tradizionale ruolo nella gestione della casa e della famiglia, ha una sua occupazione anche all’esterno delle mura domestiche. Allo stesso modo è cambiato il ruolo dell’uomo, da esclusivo referente economico a collaboratore attivo all’interno della famiglia. Anche dal punto di vista educativo, il contributo del ruolo paterno ha dovuto subire trasformazioni significative, con un più coinvolgente rapporto nei confronti dei figli, sin dalla loro prima infanzia, e non più limitato quindi a una sorta di “entrata in scena”, che tradizionalmente avveniva solo di rado prima dell’adolescenza. Più teneri, più disponibili a ridiscutere posizioni acquisite in anni di “aurea” indifferenza, i papà di oggi manifestano il desiderio di assumersi la responsabilità dell’andamento domestico oltre a coinvolgersi più fattivamente nella crescita e nell’educazione dei propri figli. Se fino a qualche anno fa ai padri si “addiceva” una certa area di distanza, autorità e scarsa prossimità, soprattutto nel rapporto con i figli, ora la maggior condivisione della responsabilità sulla formazione dei figli tra mamma e papà ha fatto salire notevolmente il livello di soddisfazione della coppia e la sensazione di mettere in atto una più equa suddivisione dei compiti, anche se tuttora limitata ad alcune specifiche aree del menage familiare. Si deve infatti osservare che forse non è positivo per i padri rinunciare del tutto al ruolo fondamentale di tutore di norme e regole sociali nei confronti dei figli, mansione che da sempre rende la figura paterna responsabile del necessario distacco tra il bambino e la madre e il conseguente ingresso del primo nel mondo esterno. Abdicare ad un ruolo autoritario, quindi, non deve necessariamente significare deprimere quella componente di autorevolezza che attribuisce ai padri la capacità di amare ma anche di porre limiti in modo chiaro e sereno, aiutando così il 535 COCAINA bambino a crescere adeguatamente equipaggiato anche emotivamente per affrontare con sicurezza la società esterna. Se era pratica comune individuare le madri quali “custodi” del focolare domestico e i padri più impegnati sul fronte del mantenimento concreto del nucleo familiare, oggi la maggior parte delle mamme con figli adolescenti risulta molto coinvolta nel sostenere la loro formazione oltre che il loro futuro professionale, mentre i padri sono sempre più interessati alle vicende intime dei propri figli. Quando un padre esplica il suo ruolo in modo forte e positivo fin dall’infanzia, soprattutto nell’area educativa e affettiva, nei confronti dei propri figli, ogni componente della famiglia ne trae un beneficio. La ricerca scientifica e il buon senso hanno contribuito in modo sostanziale al modificarsi della relazione, e di fatto si è avuto un sensibile miglioramento della relazione padre-figlio. Si è visto che i bambini cresciuti con i loro padri accanto, in un rapporto di intima confidenza e rispetto l’uno verso l’altro, hanno maggiori probabilità di crescere più sani, più felici e più produttivi. Studi eseguiti su bambini con un padre vicino alle esigenze del proprio figlio, hanno dimostrato che questi bambini sono più maturi; alla somministrazione di test di intelligenza si è evidenziata una differenza significativa in termini di maggiori competenze, inoltre hanno mostrato una maggiore concentrazione e resistenza all’attenzione e un maggior desiderio di imparare nuove cose. È necessario capire i bambini nei loro bisogni. Vanno trattati con rispetto e con onestà. Quanto più farete in modo di conoscere sempre meglio le loro esigenze, partecipando per quanto possibile alla loro crescita, tanto più riuscirete a raggiungere buoni risultati nel rapporto con i vostri figli. Prima di tornare a casa al termine di una giornata di lavoro, fermatevi e ripensate a come è trascorsa la vostra giornata. Cercate di rilassarvi, lasciando dietro le spalle tutte le difficoltà e le preoccupazioni. Cercate di trovare qualcosa di positivo da raccontare alla vostra famiglia. Una volta a casa, fate il possibile per dimenticare quanto sia stata dura la vostra giornata lavorativa, regalate grandi abbracci a tutti e informatevi di come è trascorsa la loro giornata. Fate delle domande ai vostri figli chiedendo di essere messi al corrente del loro andamento scolastico, delle loro amicizie, di come si sentono e di come immaginano che sarà la loro vita futura. Esempi di attività pratiche, intellettuali, sociali, psicologiche da svolgere insieme • Preparate il pranzo e pulite la casa insieme ai vostri figli; • Fate una bella passeggiata e/o fate qualsiasi sport che interessa ai vostri figli; • Leggete ai vostri figli e fateli leggere a voi; • Prendete parte alle loro attività scolastiche e aiutateli nello svolgimento dei compiti; • Esplorate posti nuovi insieme, ad esempio Musei, Librerie, Mostre, ecc.; • Cercate di capire colloquiando cosa provano i vostri figli; • Parlate di cerimonie religiose e discutete di cose spirituali; • Parlate loro e illustrate le principali convinzioni religiose, chiarendo il perché dell’appartenenza ad una idea religiosa anziché un’altra. Che cosa si può fare in famiglia contro l’uso di sostanze stupefacenti Lo strumento più potente per combattere in modo efficace l’uso della droga tra i giovani è un genitore che sia disponibile a trascorrere insieme a loro parte del proprio tempo; per parlare con 536 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA loro degli amici, della scuola, dello sport e di ogni altra cosa che attragga il loro interesse. È importante che questa abitudine venga strutturata quanto prima possibile, fin dall’infanzia e dalla preadolescenza, perché se si aspetta che arrivi la crisi adolescenziale per cominciare a farlo, potrebbe già essere troppo tardi, i ragazzi potrebbero rifiutare il tentativo di avvicinamento compiuto dai genitori. Il voler sapere dove si trovano i vostri figli e con chi stanno non significa che non vi fidate di loro, ma piuttosto che vi interessate a loro perché vi stanno a cuore. Più i genitori si interessano tempestivamente alla vita dei figli, più i ragazzi crescono sviluppando stima di sé stessi, e con maggiori probabilità di reagire positivamente ai punti di vista dei familiari. Ma vorranno che siate informati, diretti ed onesti. E se mostrate di dare loro ascolto, sarà più probabile che anch’essi ascoltino voi. A prescindere dalla vostra conoscenza ed esperienza nel campo della droga, avete un ruolo importante da svolgere nel parlare di droga ai vostri figli. È bene ricordare che il contatto con la droga comporta il rischio di sanzioni anche penali, oltre a costituire una grave minaccia per la salute fisica e psichica. Vale quindi la pena dedicare un po’ di tempo allo studio di alcuni aspetti del fenomeno in modo da poter parlare di droga con i giovani disponendo di informazioni adeguate. Sarà molto più probabile che questi accettino i vostri consigli se non esagerate o manipolate i dati relativi al fenomeno. Ricordate che non occorre che siate “esperti” in materia di droga per aiutare un giovane a non usarla. Nel parlare ai vostri figli di droga, siate sinceri e non date mai per scontato che già conoscano la vostra posizione in materia. Essi si aspettano che voi parliate loro di droga, e pertanto dovete esprimere in modo molto chiaro il vostro pensiero, cioè che non volete che i vostri figli usino sostanze stupefacenti. In nessun caso. Avete necessariamente l’obbligo di non lasciare alcuno spazio per eventuali incomprensioni. È anche importante parlare dei pericoli che l’uso di droga comporta e ribadire che le vostre regole valgono a casa, a scuola e in ogni altra situazione. Alcuni dati di fatto sulle sostanze stupefacenti che tutti dovrebbero conoscere • Tutte le droghe sono rischiose e pericolose. • Nessuno può mai conoscere esattamente ciò che sta prendendo. Non vi sono garanzie sulla purezza o forza delle sostanze stupefacenti e non è possibile sapere esattamente con cosa sono state mischiate. • L’assunzione simultanea di più droghe, compresi alcol e farmaci, può essere molto pericolosa. • Nessuno può sapere con sicurezza quali effetti avrà una determinata droga, anche se ne ha già avuto esperienza precedentemente. È dunque possibile che persone diverse abbiano reazioni differenti alla stessa droga, così come una stessa persona potrebbe non avere identiche reazioni nel farne uso in momenti diversi. Alcuni fattori che possono influire sulle reazioni a una droga sono: • Il tipo di sostanza. • La quantità e la forza della sostanza. • Il modo di assunzione. • Le caratteristiche fisiche della persona interessata (massa corporea, età, sesso, condizioni di salute). 537 COCAINA • L’eventuale uso precedente della sostanza da parte della persona interessata. • Lo stato d’animo della persona interessata e la situazione in cui la sostanza viene assunta, per esempio a una festa con amici o in solitudine. • Altre sostanze assunte. Le conseguenze del mescolare sostanze diverse possono essere molto gravi. Perché i giovani provano la droga? Alcuni genitori pensano che i giovani provino la droga solo se hanno problemi in casa o a scuola. Ma vi possono essere anche altri motivi, che influiscono singolarmente o in combinazione tra loro. Per esempio: • Curiosità, desiderio di sperimentare nuove sensazioni. • Bisogno di sentirsi accettati dal gruppo dei coetanei. • Atto trasgressivo, di ribellione. • Per alleviare, almeno temporaneamente, sentimenti di depressione, o per rilassarsi oppure combattere lo stress, la noia o il dolore (“automedicazione”). • Desiderio di provare euforia o una sferzata eccitante. Quand’è che i giovani provano la droga? Non c’è alcuna regola sul momento in cui i giovani possono provare diversi tipi di droga. Più comunemente, l’uso della cannabis tende ad iniziare nel periodo compreso tra i primi anni dell’adolescenza e il pieno dell’adolescenza, mentre la sperimentazione con droghe quali ecstasy e amfetamine (“speed”) di solito inizia negli anni che vanno dal pieno dell’adolescenza alla tarda adolescenza. È bene ricordare che molti giovani non useranno mai la droga mentre altri la proveranno assai precocemente. Altri ancora proveranno la droga ma non continueranno a farne uso. I motivi addotti dagli adolescenti per l’aver provato la droga e come voi potete controbatterli Ecco alcuni esempi di giustificazioni addotte dai giovani per l’aver provato la droga e alcuni suggerimenti su come controbatterle. “Mi è stata offerta e io ho pensato che per una volta non ci fosse niente di male a provarla.” Esprimete la vostra preoccupazione e discutete la loro decisione. L’esperienza ha dato gli effetti attesi? Si è rivelata in qualche modo deludente? O è stata dopotutto piacevole? Parlate dei rischi di un ulteriore uso in futuro. Da quale tipo di persone è stata avanzata l’offerta, e in quali circostanze? Provate anche a chiedere se hanno dovuto sottostare a qualche tipo di pressione: questo vi potrebbe dare la possibilità di argomentare sul modo migliore di affrontare altre situazioni simili. Usate magari, ma senza troppa enfasi, degli esempi di momenti in cui anche voi vi siete trovati alle prese con un problema analogo. “Avevo da tanto tempo il desiderio di provare quella roba.” Discutete le ragioni per le quali consideravano quella particolare droga allettante e gli effetti che si aspettavano dal suo uso. Cosa pensavano che avrebbero provato? Perché proprio quella sostanza? Potreste magari cercare di discutere se hanno sperimentato anche altre droghe e, se sì, per quali motivi. Non rinunciate 538 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA a esprimere la vostra preoccupazione per il loro comportamento e cercate di stabilire delle regole di fondo. “Lo fanno tranquillamente tutti i miei amici ... perché non anch’io?” Discutete se il fatto che i loro amici usano la droga garantisca sufficientemente che si tratta di un comportamento sicuro. Chiedete se conoscono i motivi per cui i loro amici la prendono e se sono consapevoli dei rischi. Discutete i pericoli della sperimentazione con la droga. Dite chiaramente ciò che pensate sull’uso della droga e spiegate perché non volete che la prendano. Potrebbe anche essere utile parlare dell’importanza di comportarsi in modo indipendente e autonomo, assumendosi la responsabilità delle proprie decisioni invece di “seguire la massa”. “Raramente mi sono sentito/a così bene.” Cercate di comprendere il principale motivo per cui il ragazzo, o la ragazza, ha preso la droga. Discutete, senza esprimere giudizi o rifiuti preconcetti, quale fosse lo stato d’animo provato dopo quella esperienza. Questo potrebbe rivelarsi un momento cruciale per offrire il vostro aiuto o per scoprire se c’è qualche altro problema di cui desidera parlare. Potreste anche provare a suggerire di prendere in considerazione modi meno rischiosi di “sentirsi bene”. “Per un momento almeno, tutte le mie difficoltà a scuola, in casa e nella vita si sono dissolte come per incanto.” Un’affermazione di questo genere può rappresentare l’occasione per affrontare problemi di altro tipo. Ponete in discussione con i vostri figli il fatto che la droga possa essere considerata un mezzo efficace per superare certe difficoltà. Fate loro sentire che se ci sono problemi, siete totalmente disponibili a parlarne. Chiedete cosa si può fare per rimediare alla situazione. In particolare chiedete se, finito l’effetto della droga, le difficoltà si sono ripresentate. Dite chiaramente che volete lavorare insieme ai vostri figli per trovare un modo migliore di risolvere i loro problemi. “Penso che in certe situazioni possa darmi maggiore sicurezza e fiducia in me stesso.” Cercate di far comprendere ai vostri figli che mai potranno ottenere dall’uso di una sostanza stupefacente un reale aumento delle proprie risorse personali e che non hanno bisogno della droga per sentirsi a proprio agio. Non esitate a raccontare esempi di situazioni in cui anche a voi è capitato di sentirvi a disagio con gli altri, e spiegate con quali accorgimenti avete cercato di acquistare maggiore fiducia in voi stessi. Può trattarsi di esperienze sia positive che negative. Mettendo in discussione il vostro stesso comportamento potrete aumentare la vostra credibilità ai loro occhi. Considerate attentamente i modi in cui potete contribuire ad accrescere la loro fiducia in sé stessi e la loro autostima. “Guarda che è una cosa che hai fatto/che fai anche tu…” È necessario avere ben presente che, in modo del tutto peculiare, l’adolescenza è il periodo in cui la capacità e il gusto di criticare e mettere a nudo le contraddizioni degli adulti raggiungono il loro culmine. E, parlando dell’uso e abuso di sostanze, il discorso non può limitarsi alle droghe illegali, ma deve prendere in adeguata considerazione anche l’alcool, il tabacco, i farmaci. Dovreste essere preparati per questo tipo di obiezioni, se effettivamente colgono aspetti corrispondenti a realtà, sia per il passato che per il presente. Dovete essere sinceri e aperti con i vostri figli. Dovete prendere atto che tutte le sostanze psicoattive rappresentano un pericolo e che avete l’obbligo di essere coerenti. Voi rappresentate comunque per loro un termine di confronto e un importante punto di riferimento. 539 COCAINA Dieci modi di incoraggiare i giovani a parlare di droga 1. Siate realmente parte della loro vita Dedicate del tempo ai vostri figli. Occupatevi dei loro interessi e create occasioni per svolgere attività insieme. Ponete attenzione al loro andamento scolastico, parlate con i loro insegnanti e discutete con i ragazzi quanto vi viene riferito. Non abbiate paura a chiedere dove vanno i vostri figli adolescenti e con chi si incontrano. Anche trascorrere del tempo assieme in famiglia è importante. Per esempio, cercate di parlare e mangiare assieme ogni volta che sia possibile, e di trovare altri momenti da godere insieme come nucleo famigliare. 2. Ascoltateli Mostrando la vostra disponibilità ad ascoltare i vostri figli li farete sentire più a loro agio quando si tratta di ascoltare voi. Chiedete il loro contributo alle decisioni familiari per dimostrare che considerate prezioso il loro parere. Cercate di non interrompere o reagire in un modo che farà cessare ogni ulteriore conversazione. Incoraggiateli a sentirsi a loro agio quando si tratta di mettervi al corrente dei loro problemi. 3. Siate un modello da imitare Quando si tratta di droga, non vale il detto “fa come dico io, non come faccio io”. Se prendete sostanze stupefacenti, non potete pretendere che i vostri figli ascoltino i vostri consigli. Non sottovalutate l’influenza che il vostro comportamento può avere sui vostri figli, soprattutto se fumate o se eccedete nell’uso di alcol e farmaci. 4. Siate onesti È importante essere informati ma non fate finta di sapere tutto. Siate disposti a dire “non lo so ma cercherò di informarmi”. Siate onesti e sinceri su come la pensate in modo che risulti più facile ai vostri figli essere onesti con voi. 5. Scegliete il momento giusto Scegliete il momento più opportuno per discutere l’argomento cogliendo occasioni spontanee non appena si manifestano. Potrebbe essere quando si guarda la TV, quando si parla di qualcuno a scuola o in risposta ad una situazione altrettanto difficile da discutere. 6. Siate calmi Anche l’essere calmi e razionali è importante, così come il non reagire in modo eccessivo. Dovete tenere aperte le linee di comunicazione senza ridicolizzare o “fare prediche”. Ricordate che l’arrabbiarsi non farà altro che chiudere la porta ad ulteriori conversazioni. 7. Evitate conflitti È difficile risolvere un problema se vi è conflitto. Cercate di capire il loro punto di vista e incoraggiateli a capire il vostro. Quando si manifesta una situazione di conflitto, interrompete la conversazione per poi riprenderla non appena vi calmate. 8. Continuate a parlare Una volta avuta una conversazione, è importante averne un’altra. Siate sempre disposti a parlare ai vostri figli della droga e iniziate a farlo il più presto possibile. 540 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA 9. Tracciate dei confini ben precisi La maggior parte dei giovani apprezza l’imposizione di regole di fondo. Consentendo loro di partecipare alla formulazione di tali regole li si incoraggia ad assumersi maggiori responsabilità in merito all’osservanza delle regole stesse. Una volta formulate delle regole, fatele valere e fate in modo che i giovani siano al corrente delle conseguenze di una loro violazione. Trovate e approvate modi in cui i giovani possono agire se dovessero trovarsi in una situazione che li espone alla droga. Ad esempio, fate loro sapere che, se ve ne fosse bisogno, andrete sempre a prenderli per riportarli a casa anche a notte tarda. Tuttavia, dite loro chiaramente che preferireste che non si mettessero in una situazione in cui esiste la probabilità che siano esposti alle sostanze stupefacenti. 10. Concentratevi sugli aspetti positivi Premiate la buona condotta dei vostri figli e ponete in risalto le cose che essi sanno fare bene. Incoraggiateli a sentirsi “bene dentro” e fate loro sapere che meritano rispetto. Come farete a sapere se vostro figlio sta facendo uso di droga? Se siete preoccupati che vostro figlio stia facendo uso di droga, una buona mossa iniziale è quella di chiederglielo. Se i vostri figli vi dicono che la droga non la usano ma siete ugualmente preoccupati della possibilità che lo facciano, vi sono segni premonitori che indicano in modo abbastanza chiaro se un giovane sta facendo uso di droga. Tenete conto della frequenza di tali segni premonitori, se alcuni si manifestano contemporaneamente e in che misura la condotta o le azioni del giovane sono cambiate. I seguenti esempi vogliono essere una semplice e generica indicazione (dato che molti di questi segnali potrebbero essere dovuti a cambiamenti di altro tipo, legati allo sviluppo proprio dell’adolescenza). Richiedono pertanto di essere necessariamente discussi e approfonditi. • Progressiva perdita di interesse nello studio, peggioramento del rendimento scolastico. • Riduzione delle attività extrascolastiche (per esempio, ingiustificato ritiro dalle discipline sportive o da altre attività o interessi). • Strani cambiamenti nell’aspetto fisico (occhi arrossati, pupille dilatate, sguardo vitreo). • Eccessiva pigrizia o apatia e perdita di motivazione. • Cambiamento del carattere (spesso il giovane che fa uso di stupefacenti ha molta sonnolenza, è molto depresso, si ribella in continuazione) • Inspiegabile cambiamento di frequentazioni e amicizie. • Comportamento bizzarro, insolito o irregolare. • Cambiamenti repentini d’umore. • Tendenza a isolarsi dal resto della famiglia. • Sparizione di oggetti preziosi o denaro. • Cambiamento delle abitudini alimentari. Cosa fare se pensate che vostro figlio stia sperimentando la droga Se avete dei sospetti: • Mantenete la calma. • Non ammonite, conversate: guadagnando la fiducia potete cercare di conoscere la reale situazione. È importante discutere l’argomento con i vostri figli. 541 COCAINA Fate loro sapere che siete preoccupati del loro benessere e del fatto che potrebbero usare la droga. Magari non sarà facile discuterne apertamente, ma non arrendetevi. Siate aperti con loro in modo da incoraggiarli a essere aperti con voi. In caso contrario, non saprete mai esattamente cosa sta accadendo nella loro vita. La buona riuscita di questo dialogo può anche rendere possibile il ricorso, concordato e non imposto, all’effettuazione di “test antidroga” attraverso l’analisi delle urine: può rappresentare una maniera per uscire dalla vaghezza delle rassicurazioni e promesse, e affrontare il problema con modalità “adulte” e responsabilizzanti in senso reciproco. Se si decide di adottare questa strategia, è realmente importante che ciò avvenga in modo consensuale e del tutto libero da sotterfugi o costrizioni. Spesso gli adolescenti rispondono in modo assai positivo a queste “sfide”, che possono essere da loro percepite come un passo avanti nel percorso della propria crescita. Se i sospetti trovano conferma prendetene atto ma non condannate platealmente. Date ancora consigli, non chiudete il canale del dialogo. Parlate con loro di quali considerano essere i vantaggi e gli svantaggi dell’uso di droga. Questo potrebbe creare un’occasione per dare loro nuove informazioni sui rischi di tale uso. A chi rivolgersi per aiuto? Non abbiate paura a chiedere aiuto. Sono disponibili vari servizi e forme di assistenza a favore sia della persona che usa la droga sia dei suoi famigliari ed amici. Ricordate che non dovete necessariamente occuparvi di un problema di droga da soli. Vi sono molti soggetti in seno alla vostra comunità – medico, scuola, enti di culto e di altra indole – in grado di offrire supporto. Informatevi presso le strutture pubbliche per avviare un programma di disintossicazione. Usate i numeri telefonici utili per contattare i soggetti in grado di aiutarvi e di darvi l’appoggio del caso. Consigli agli insegnanti su come impartire un’educazione in materia di droga Domande preliminari: • La scuola dispone di adeguati materiali educativi e informativi in materia di droga? Può essere utile attivarsi allo scopo di reperire materiali adatti e verificare che ci siano fondi disponibili per l’acquisto di nuovi materiali se necessario. • La scuola dispone di una propria regolamentazione sulla droga? Accertatevi del suo stato di elaborazione e attuazione, e verificate se i vostri progetti di educazione in materia di droga sono in linea con le aspettative della scuola. • È stato definito in quali momenti dell’orario scolastico sarà impartita l’educazione in materia di droga? È preferibile che essa sia inserita con le altre tematiche educative nel programma curricolare e che NON sia trattata in forma isolata. È comunque opportuno sapere quanto tempo dell’orario scolastico sarà disponibile. • La scuola può mettere a vostra disposizione qualche opportunità di formazione presso i servizi sanitari, localmente o da qualche altra parte? Può essere necessario verificare se ci sono fondi stanziati a questo proposito. • Sapete fino a quale punto potrete approfondire l’argomento “droghe” e quanto a lungo vi potrà impegnare? Avete informazioni su cosa è stato fatto prima, magari da un altro insegnante in un’altra classe o scuola? • Ci sono obiettivi scritti? Verificate se vi sembrano realistici, e in che modo potrete valutare se li avete raggiunti o no, alla fine. Se no, rivedeteli, o parlate alla persona che li ha fissati e discutete come precisarli in modo che diventino raggiungibili. 542 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Principi fondamentali dell’educazione in materia di droghe • È opportuno che l’educazione sulle droghe prenda avvio dal punto in cui sono i bambini: il modo migliore per farlo è quello di raccogliere stimoli iniziali dagli alunni stessi. • L’educazione sulle droghe richiede di cominciare presto e di essere riveduta continuamente dato che esperienza, comprensione e bisogni cambiano: • Nella fase iniziale, l’attenzione deve concentrarsi più sulle abilità che sulle droghe. Le abilità devono essere esercitate, le situazioni discusse, le possibili scelte prese in considerazione. • Cercate di non trattare l’educazione sulle droghe come una “materia” isolata. Le competenze e la conoscenza di sé che essa incoraggia sono ampiamente applicabili. Collocate la vostra educazione sulle droghe ragionevolmente nel quadro di riferimenti a un più ampio contesto di vita con cui i vostri alunni possano identificarsi. • L’educazione sulle droghe non richiede competenze straordinarie. Ascoltate attentamente, rimanete imparziali quando necessario, usate approcci che non siano minacciosi e che coinvolgano gli alunni attivamente, e se conoscete i bisogni dei vostri alunni, siete in grado di impartire un’educazione sulle droghe. L’insegnante che conosce bene i propri alunni è nella posizione ideale per fornire una ragionevole educazione sulle droghe. • Giudicate attentamente quando i vostri alunni sono pronti per idee e informazioni, se, per esempio, le domande sono autentiche o solamente provocatorie, e regolate di conseguenza la vostra risposta. Questo è sempre molto più difficile per estranei che non conoscono gli alunni come li conoscete voi. Un’attenzione mirata all’esplorazione di atteggiamenti e valori, e allo sviluppo ed esercizio di abilità ha più probabilità di essere vantaggiosa che la dipendenza dal dare informazioni. • Confrontatevi con i pensieri di esordio delle giovani menti in modi che non sviliscano o altrimenti scoraggino la franchezza. Gli alunni possono erroneamente presumere che i loro coetanei concordino con le loro opinioni. Incoraggiate la vostra classe a esprimere le proprie molteplici opinioni, e così mettete alla prova tali convincimenti ed assicuratevi che ogni alunno riceva stimoli da molte fonti, non solo da voi. Non dimenticate che i “dati sulla droga” formano solo una parte dell’educazione sulle droghe. Gli approcci più interattivi sono anche più efficaci nell’ottenere cooperazione e produrre apprendimenti duraturi. • Se i vostri alunni sono tenuti in attività e non sono considerati come meri recipienti, il loro apprendimento sarà probabilmente più profondo, più personale, e più duraturo. Come facilitare l’educazione sulle droghe Il clima della classe Il “clima” in qualunque classe scolastica può rivelarsi elemento cruciale per una buona riuscita. Incoraggiate apertura, fiducia e sicurezza. Coinvolgete gli alunni stessi nel suggerire idee per migliorare il clima e aiutateli a stabilire regole di base per favorire comportamenti che incoraggino l’espressione di punti di vista minoritari o di esperienze personali. 543 COCAINA Gioco del “Trova qualcuno che…” Per stimolare una classe ad approfondire la conoscenza reciproca, procurate per ogni alunno una pagina con una serie di mezza dozzina (più o meno) di affermazioni “Trova qualcuno che…”. Evitate domande di investigazione troppo personale in questa fase. Scegliete linguaggio e frasi adatte alla vostra classe. Esempi potrebbero essere: Trova qualcuno che… …odia il rosa …trova difficile fare amicizia …ha appena imparato una nuova abilità …mai ci hai parlato – e facci una chiacchierata! …tifa per la tua stessa squadra …gode nell’aiutare le persone …potrebbe spiegare come usare internet …trova giochi come questo un po’ noiosi Lasciate cinque minuti più o meno per consentire di aggirarsi e mescolarsi a un livello relativamente superficiale perché la classe si abitui a muoversi e interagire. Con frasi appropriate, potreste usare questo come un mezzo per preparare il terreno a un nuovo argomento. Mettere insieme idee Per generare idee su qualsiasi argomento e permettere a ciascuno di contribuire, scrivete l’argomento sulla lavagna come un titolo. Chiedete alla classe di esporre esempi di cosa viene in mente per un minuto, senza consentire commenti o discussioni. Scrivete ogni contributo, incoraggiando il pensiero divergente. La classe potrà poi mettere i contributi in ordine di priorità ( lavorando individualmente, a coppie o in piccoli gruppi) per aiutare a realizzare una graduatoria. Una successiva discussione permette l’esplorazione di una o più idee senza puntare l’attenzione su chi l’ha prodotta. Lavoro di gruppo Se i vostri alunni sono abbastanza grandi da poter loro dare un compito da completare in piccolo gruppo, ci possono essere consistenti vantaggi. Parlare in un piccolo gruppo (fintantoché i gruppi sono organizzati in modo che ciascuno si senta a proprio agio), può non intimidire come parlare di fronte all’intera classe. Quando formate i gruppi, evitate di mettere insieme tutti quelli “bravi a parlare”. L’abituale disposizione dei posti può essere una buona base per un compito strutturato di gruppo, ma variarla può assicurare che il contatto interpersonale si allarghi oltre i gruppi di coloro che già sono amici. Il livello di cooperazione con una istruzione assai impegnativa come “Mettetevi in gruppi di 3 o 4” sarà una guida a seconda di quanto gli alunni sono pronti per un’auto-selezione; prevenite le esclusioni umilianti. Un breve periodo di lavoro individuale precedente può assicurare che ciascuno abbia un contributo da proporre quando comincia il lavoro di gruppo. Un’istruzione come “disegna (o scrivi) tre cose che pensi i tuoi genitori non vogliono che tu faccia” potrebbe portare a una discussione in gruppo su disapprovazione, onestà, salute, sicurezza, libertà, limiti e regole. Se le droghe compaiono nei vostri suggerimenti, siate pronti per esse, ma se no, gli altri temi sono tutti importanti. Non c’è alcun bisogno di forzare il passo. 544 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Letteratura La letteratura per ragazzi è un’area immensamente ricca da esplorare e un grande mezzo per prendere in esame situazioni, personaggi, azioni, alternative, esiti, etc. che possono riferirsi, attraverso ipotesi ed esemplificazioni, a possibilità della vita reale. Cercate di evitare storie rovinose e cupe sulle terribili conseguenze dell’assunzione di droghe, o che trattino semplicisticamente la scelta “si o no” nel rispondere alla sollecitazione dei coetanei a prendere droghe. Cercate di leggere ad alta voce brevi frammenti di scena per dipingere un quadro vivido dei personaggi e del contesto, e per dettagliare la situazione, il dilemma, etc. che avete scelto. Chiedete ai ragazzi cosa hanno compreso stia per accadere, e di dire qualcosa su ciascun personaggio. Cercate di estrarre il loro attuale livello di comprensione, arricchitelo con la vostra competenza e con stimoli accuratamente scelti che incoraggino contributi dalla classe. La drammatizzazione può ulteriormente accrescere le possibilità di apprendimento. Recitazione La recitazione (o “facciamo finta che..!”) può essere usata per estendere il processo esplorativo, ed è probabilmente uno dei più potenti metodi di apprendimento delle competenze sociali e relazionali. “Congelare” momentaneamente una scena può creare spazio per una discussione, con l’approfondimento di una data situazione così come si presenta oppure ripercorrendola da una varietà di prospettive diverse, con gli alunni che suggeriscono i cambiamenti. Scene che non prevedano una sola, soddisfacente soluzione, aiuteranno i ragazzi a prepararsi alla vita reale! È importante tenere a mente che se un ragazzo interpreta un ruolo, voi dovete garantire che gli altri nella classe non confondano personaggio e interprete, ma riconoscano invece che l’interprete sta esplorando emozioni e opinioni di qualcun altro. Questo sarà più chiaro se il ruolo è in qualche modo parodistico (un genitore che scuote il dito dicendo “Smettila subito!”), ma può essere più difficile per alcuni membri della classe se, poniamo, un compagno di classe “impersona” un immaginario coetaneo con opinioni del tutto diverse. È allora necessario “de-ruolizzare” gli attori dopo aver usato queste tecniche, invitandoli per esempio a dire alla classe il proprio nome, e qualcos’altro che li differenzia dal personaggio che hanno interpretato, e poi assicurarsi che non rimangano residui emotivi delle scene appena recitate. Ricognizione di atteggiamenti/opinioni Chiedete al gruppo di comporre delle frasi su un aspetto delle droghe. Ciascuna dovrebbe esprimere un’opinione, non un fatto (controversa, provocatoria, o meno), per quanto il loro pensiero personale non deve necessariamente concordare con l’opinione che l’affermazione esprime. Chiedete agli alunni di scrivere ogni affermazione su un differente foglio di carta o etichetta adesiva. “Non sempre le droghe sono cattive”, “Se trovi per strada una siringa o un ago non lo dovresti mai toccare” e così via. Raccogliete i fogli e leggeteli ad alta voce uno per volta (in anonimo!). I partecipanti devono muoversi in parti della stanza contrassegnate come “fortemente d’accordo” “parzialmente d’accordo” “fortemente in disaccordo” “parzialmente in disaccordo” e infine “incerto” o “nel mezzo”. Essi possono allora confrontarsi o interrogarsi vicendevolmente a seconda di dove si trovano (parlando uno alla volta, mentre gli altri ascoltano). Il settore di mezzo può essere omesso se sembra poter indurre troppo a non prendere posizione. Questa attività funziona al meglio con gruppi 545 COCAINA che si conoscono abbastanza bene da rischiare di esprimere un’opinione minoritaria piuttosto che seguire gli amici nella parte più popolare della stanza. Entrambi i metodi permettono una agevole esplorazione di una gamma di idee, fare una mappa della distribuzione delle opinioni o esaminare il bisogno di maggiore conoscenza. Fate una verifica con la classe alla fine per scoprire cosa hanno imparato. Quiz I quiz che sono posti da alunni in gara con altri alunni possono essere divertenti. Sono comunque un modo migliore per consolidare l’apprendimento più che per iniziarlo. Fate in modo che i ragazzi inventino le domande dei loro quiz usando informazioni scaturite da precedenti lezioni, o, se le domande possono essere meno circoscritte, può darsi che abbiano bisogno di essere controllate, quindi siate pronti a intervenire per evitare che possa essere chiesto qualcosa che voi ritenete inopportuno. Un vantaggio di questi quiz è che possono indicare dove un apprendimento c’è stato e dove invece ci sono lacune. Un altro è che il linguaggio è appropriatamente gestito dagli stessi alunni. TV, Video, CD-ROM Si può essere tentati di dare per certo che strumenti di lavoro attraenti, professionalmente ben realizzati contengano materiale di alta qualità educativa in materia di droghe. Può non essere così! Visionate il materiale e valutate che posto debba occupare, se lo deve, nel vostro lavoro. Registrate i programmi TV prima di proporli, visionate i video attentamente prima di decidere del loro utilizzo. Mostrare una breve sequenza, accuratamente scelta, può spesso catturare l’interesse meglio che proporre un intero programma; in effetti fare pause, ripetere, omettere o rimontare sono tutte cose possibili. Seguite sempre la visione, chiedendo agli alunni di riflettere su ciò che hanno visto e di esplorare quanto sia rilevante per loro. Fate domande come: • Cosa avete trovato interessante circa il programma o il video? Perché lo era? • Quale scopo pensate avesse in mente l’autore? • Se voi foste stati (in quella scena) cosa avreste fatto? • Quali altre cose avreste potuto fare o dire (in quella situazione)? • Cosa avete imparato dal programma /video e cosa dalla nostra discussione? La stessa avvertenza di “conoscere il vostro materiale” si applica ai CD-ROM. Essi saranno ben più efficaci se realmente interattivi, con la richiesta di risposte ponderate da parte di un alunno piuttosto che la semplice scelta di percorsi attraverso una presentazione di informazioni. I possibili svantaggi dei CD-ROM includono anche il fatto che controllare il progresso e l’apprendimento di un alunno può essere difficile, e ogni macchina potrà servire a un solo alunno, o a un piccolo gruppo, per volta. Considerate sempre attentamente il contesto in cui sono usati. I CDROM non hanno probabilità di essere efficaci se non c’è una elevata motivazione e una buona costanza: la novità è un valore che non dura a lungo! Ricordate che tutti questi mezzi non sono che un’appendice a un lavoro più interattivo svolto in classe con il supporto dell’insegnante: evitate di usarli come un sostituto. Presentazione didattica Benché la didattica sia uno strumento di apprendimento in qualche modo passivo, ha un valore 546 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA come mezzo diretto e spesso efficiente per fornire informazioni. Rendetela breve e immediata, basata su fatti e non su discorsi. Evitate le lunghe liste di cose da fare e da non fare, o qualche complessa serie di fatti che non hanno molta probabilità di essere memorizzati. Scegliete accuratamente, per esempio un’esposizione fatta dall’insegnante, una presentazione o ricerca degli alunni, la TV, o altri modi di offrire una credibile fonte di valide informazioni. Fate sempre verifiche successive per valutare l’impatto e i punti di discussione, e per stimare i bisogni non ancora soddisfatti. Usare l’aiuto di esterni Sebbene operatori o agenzie esterne possano essere validi, bisogna porre molta attenzione a negoziare contenuti appropriati e a integrare pienamente nel vostro programma il loro contributo, preferibilmente attraverso un insegnamento di gruppo. Gli esterni sono ancora richiesti per fornire educazione sulle droghe nelle scuole dove gli insegnanti pensano che ci sia bisogno di un “esperto” che abbia maggior credibilità e affidabilità di loro stessi, spesso principalmente per dare informazione sui pericoli. La validità del semplice dare informazione è limitata, e non appena si aggiungono esplorazione e discussione, l’insegnante è solitamente un esperto migliore. Leggere e scrivere Nell’educazione in materia di droghe c’è poco spazio per metodi più formali come la lettura individuale e gli esercizi scritti, benché essi abbiano il loro posto, particolarmente quando gli alunni diventano più competenti in queste abilità. Per esempio, una ricerca e una esposizione individuale possono conferire importanza ed evitare che sia sempre l’insegnante a figurare come il dispensatore di informazioni. Anche la riflessione individuale può essere importante ma l’interazione è spesso il catalizzatore del cambiamento personale, e questa è la ragione per cui sosteniamo così fortemente i metodi interattivi. Discussione plenaria Alla fine di ogni lezione, concedete un minuto o due (solitamente non più di cinque) per chiedere quanto utile sia stata la lezione. Consentite risposte diverse, comprese quelle che riferiscono una validità scarsa. “Vi siete trovati in quella condizione – cosa avete fatto?”, “Potete dirmi una cosa utile o importante che avete imparato (in questa lezione, dalla nostra discussione, etc.)”, “Come potreste utilizzare ciò che avete appena imparato?”, “Come avrebbe potuto essere migliorata la lezione?”, e così via. Pertinenza e apprendimento saranno frequentemente diversi da alunno ad alunno, e questo è del tutto inevitabile. Monitoraggio Allo scopo di valutare il vostro successo nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti, registrate ciò che fate, e alcuni riscontri rappresentativi dati dai ragazzi durante la lezione e durante la discussione finale. Alla fine del programma, del trimestre o dell’anno, avrete delle registrazioni alle quali fare riferimento per aiutare il processo di valutazione, e per assistervi nel passare in rassegna ciò che farete nel successivo trimestre o anno, alla luce del programma corrente. 547 COCAINA Cosa fare dopo che avete finito Valutazione Chiedetevi se avete comunicato quello che avevate progettato di comunicare, e se, attraverso i contributi degli alunni che avete conservato nel vostro monitoraggio, potete dire che essi hanno imparato ciò che intendevate far loro imparare. Consultate la vostra classe nuovamente (e più a lungo!) su ciò che hanno imparato, e su quanto lo ritengono utile. Hanno gradito il programma? Possono suggerire miglioramenti? Se i vostri obiettivi erano realistici, potete scoprire di aver avuto successo nel raggiungerli. In caso contrario, chiedetevi se il programma o il vostro approccio a esso necessita di essere aggiustato per aiutarvi a raggiungere quegli stessi obiettivi la prossima volta, o se gli obiettivi devono essere modificati per renderli più realistici, o entrambe le cose. I vostri metodi sembrano funzionare? I contenuti sono sembrati appropriati e sono stati ritenuti pertinenti dai vostri alunni? Avete bisogno di aggiornare le vostre risorse didattiche? O gli orari? Annotate accuratamente i cambiamenti che pensate di dover fare, come aiuto alla progettazione del prossimo trimestre o anno scolastico. Abuso di droga – Fattori di rischio e protettivi Introduzione La ricerca negli ultimi 2 decenni ci ha dato un’idea molto forte dei fattori di rischio e preventivi che influenzano il comportamento dei giovani; compreso l’abuso di droga. I fattori di rischio qui descritti indicano i possibili percorsi verso modelli di uso di droga precoci e più problematici. Questo non significa che tutti i giovani che sono esposti a questi rischi diventeranno assuntori di droga, o che ogni forma di uso si collocherà necessariamente a un livello problematico. Né d’altra parte l’esistenza di uno o più fattori protettivi forti può garantire di proteggere da, o ridurre, l’abuso di droga. Comunque, se i fattori di rischio sono abbassati e quelli protettivi sono innalzati, il risultato suggerisce che un minor numero di giovani avrà problemi di droga. È dove questi fattori sono gravemente squilibrati che il corrente stato di benessere di un giovane può essere seriamente a rischio. È da notare che: • I fattori di rischio agiscono più fortemente in combinazione • I rischi di per sé stessi non possono predire accuratamente quali giovani assumeranno droghe, o potrebbero farlo; piuttosto, possono indicare la possibilità di inizio precoce di qualche forma di uso, possono preannunciare una modalità d’uso preoccupante, e possono accompagnare motivi di uso che sono più legati alla ricerca di sollievo da uno stress, piuttosto che al desiderio del divertimento, piacere ed eccitazione spesso inseguiti dall’assuntore “ricreazionale”. Fattori di rischio identificati • Ambiente famigliare caotico • Genitori che abusano di droghe o soffrono di malattie mentali 548 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA • • • • • • • • • • Disordini del comportamento Carenza di cure genitoriali Comportamento inappropriato e/o aggressivo in classe Fallimento scolastico Scarse capacità di adattamento Basso impegno scolastico Amicizie con coetanei devianti Bassa condizione socio-economica Precocità del primo uso di droghe Essere etichettato come consumatore di droghe Fattori protettivi • • • • • • Forti legami famigliari Esperienze di forte vigilanza genitoriale con chiare regole famigliari Coinvolgimento della famiglia nella vita dei figli Esperienze di riuscita scolastica Forti legami con attività della comunità locale Una relazione premurosa con almeno una persona adulta “I fattori di rischio e protettivi non hanno tutti lo stesso peso, e dato che l’uso e abuso di droga sono spesso determinati da molti fattori interconnessi, è evidente che nessuna singola organizzazione o istituzione può contrastare l’abuso di droga da sola. Premesso che i fattori di rischio presenti possono, di per sé, essere insufficienti a predire un futuro uso di droghe, ridurre quelli che ci sono può comunque ridurre il livello di rischio. Le scuole possono aiutare i giovani a sviluppare specifici fattori protettivi: • Aiutandoli a sviluppare relazioni supportive e sicure • Insistendo sulla regolare frequenza scolastica • Fornendo agli alunni strategie per rispondere bene alle richieste accademiche e sociali della scuola • Rendendo possibili forti e protettive reti sociali • Incoraggiando buone abilità sociali • Sviluppando conoscenza di sé e autostima • Costruendo una buona conoscenza delle droghe legali e illegali, dei loro effetti e dei rischi • Costruendo una buona conoscenza della salute in generale e di come assicurare la loro salute mentale • Fornendo accesso ad aiuto e informazione • Ritardando il coinvolgimento con le droghe legali Sappiamo che i ragazzi e i giovani vulnerabili hanno minori probabilità di intraprendere una buona carriera scolastica, comunque, gli stessi interventi, dove vengono realizzati, aumenteranno i fattori protettivi attorno a quei giovani. 549 COCAINA bibliografia 1. “Nuvole all’orizzonte” – Piccolo manuale per i genitori - Regione Veneto, Progetto “Up & go” Per un futuro libero dalle droghe. 2. Serpelloni G., Gerra G.; Vulnerabilità all’addiction – Regione Veneto, Piano di Formazione delle Tossicodipendenze, 2002 3. National Institute on Drug Abuse (a cura di); Prevenire l’uso di droghe tra i bambini e gli adolescenti - Traduzione a cura dell’Osservatorio regionale sulle Dipendenze della Regione Veneto, 2005 4. Network Nazionale sulle Dipendenze (www.dronet.org) (con tutti i “link” in esso contenuti). 5. Anti-Drug Education with The New York Times (www.nytimes.com/learning/teachers/NIE/anti-drug) 6. Home Office Drugs Home Page (www.drugs.gov.uk) 7. The Australian Government Department of Health and Ageing (www.health.gov.au) 8. “Guidagenitori.it” (www.guidagenitori.it) 550 COCAINA E COMUNICAZIONE: RAPPRESENTAZIONI ARTISTICOCOCAINA CULTURALI DI UN FENOMENO 9.4 SOCIALE Francesca Girelli*, Anna Pompele**, Daniela Zusi*** * Consulente Osservatorio sulle Dipendenze Regione Veneto - Progetto Dronet ** Consulente Osservatorio sulle Dipendenze Regione Veneto - Progetto Up & Go - Dream On *** Consulente Osservatorio sulle Dipendenze Regione Veneto - Progetto Droval 1. Introduzione Nella società moderna il ruolo della comunicazione ha suscitato grande interesse, gli sviluppi raggiunti da questo settore sono così ampi da coinvolgere anche le discipline scientifiche ed economiche che hanno dedicato uno spazio specifico allo studio di questo fenomeno per individuarne le tecniche, la strategie organizzative e gli effetti sulla dimensione socio-culturali della società. Le forme di comunicazione sono innumerevoli e spaziano in diversi campi disciplinari, artistici, sociologici, psicologici, economici e tecnologici, inoltre i canali attraverso i quali si trasmettono i prodotti di questa comunicazione sono facilmente accessibili, molto diffusi tra la popolazione e particolarmente potenti, in grado quindi di essere condivisi dai diversi strati della società. Nello specifico gli strumenti di comunicazione artistico-culturali, quali il cinema, la musica, la letteratura e l’arte, svolgono una molteplicità di funzioni: rappresentano un importantissimo settore industriale, diffondono un universo condiviso di simboli e credenze, fanno parte dell’esperienza personale quotidiana e allo stesso tempo sono terreno di aggregazione sociale, di dibattito, di mediazione culturale. In quest’ottica i film, le canzoni e i testi letterari non sono solo prodotti artistici fini a se stessi, ma sono mezzi di trasmissione di una realtà, attraverso i quali emerge il contesto culturale, le tradizioni, le credenze, le rappresentazioni, le mode di una società. Nell’ambito di questa indagine si condurrà una stretta analisi sociale del fenomeno cocaina in un più specifico rapporto analitico descrittivo, tenendo in considerazione la doppia valenza, artistica e comunicativa, delle forme di espressione artistico-culturali. Si apre quindi all’orizzonte di questa ricerca, la possibilità di indagare non solo le specifiche produzioni cinematografiche, musicali, letterarie che rappresentano il problema della droga, ma anche tutto ciò che ruota attorno ad esse e quindi i modelli culturali della società, gli stereotipi condivisi sulle sostanze (illegali e non), gli stili e gli ambienti di consumo, la connotazione di questo fenomeno che non sempre viene raffigurato negativamente. Nella consapevolezza che il fenomeno della droga è una realtà complessa, in cui interagiscono in modo interdipendente fattori biologici, psicologici e ambientali questa ricerca si pone 551 COCAINA come un’analisi settoriale del problema, limitando il suo campo di indagine ai fattori culturali, sociali e mediatici che agiscono sulle rappresentazioni sociali della cocaina (Serpelloni, 2002). L’obiettivo è quello di cogliere le evoluzioni dell’immagine della cocaina socialmente condivisa, tracciando, attraverso i film, le canzoni, le opere letterarie e d’arte, un percorso in cui si ritrovano gli elementi che hanno contribuito a creare gli stereotipi comuni sulle droghe. Nei decenni la connotazione sociale della cocaina e il suo utilizzo si sono evoluti seguendo i processi storici e culturali della società, ridefinendo continuamente l’immagine del consumatore di questa sostanza fino ad arrivare ad oggi in cui in molti ambienti l’uso di cocaina è tollerato e considerato una questione individuale. La presentazione della produzione cinematografica, musicale, artistica e letteraria che tratta il problema della cocaina ci permette di cogliere l’evoluzione di questo fenomeno che assume sempre più una rilevanza sociale oltre che un interesse prettamente medico sanitario. Questi prodotti artistico-culturali hanno una valenza emotiva fortemente connotata, spesso sono caratterizzati da una potente e diretta capacità comunicativa, in grado di rafforzare le convenzioni sociali e di condizionare i comportamenti individuali in maniera più importante e invasiva rispetto alle motivazioni personali. Si è infatti sempre più consapevoli che “le comunicazioni non mediano direttamente il comportamento esplicito; piuttosto esse tendono ad influenzare il modo in cui il destinatario organizza la propria immagine dell’ambiente” (Wolf 2001). In altre parole, l’influenza non sarebbe diretta, ma è presente e ci avvolge senza che ci rendiamo completamente conto della sua forza di persuasione. Questi prodotti hanno il grande potere di direzionare il pensiero dei soggetti verso precise tematiche, inducendo dei bisogni latenti ed influenzando gli atteggiamenti, le opinioni, le scelte personali, verso una precisa omologazione e un conformismo di massa. Alla luce di queste considerazioni, in ambito sanitario, l’analisi di questi prodotti cultuali e artistici si pone come un nuovo contributo per individuare le emergenti tendenze in ambito di dipendenze, per comprendere i fattori sociali e culturali che incidono sulla costruzione delle rappresentazioni delle droghe e nello specifico sulla cocaina. 2. Cocaina e cinema Questa indagine utilizza ciò che accade sullo schermo come punto di partenza per analizzare in che modo il cinema rappresenti l’azione dell’assumere, comprare o spacciare cocaina. La filmografia di questo paragrafo è stata reperita mediante una ricerca in internet utilizzando i principali motori di ricerca che si occupano di cinema. La collocazione delle opere nello spazio (nazione di produzione) e nel tempo (anno di uscita del film) ci permette di contestualizzarle e di capire in quale clima culturale ha lavorato il regista, permettendo il confronto tra un film e l’altro. La rappresentazione dell’assumere sostanze stupefacenti nei film tende infatti a seguire il trend dell’epoca. L’analisi della tematica (utilizzo, spaccio…) permette di specificare meglio il genere di film e quindi il suo contenuto (una critica sociale, la descrizione di un fenomeno ecc…). Il ruolo della persona che utilizza cocaina ci aiuta a capire che rilevanza ha l’utilizzo di sostanze stupefacenti in quel film. (Ci sono film in cui i protagonisti utilizzano cocaina ma il ruolo della sostanza all’interno del film ha una rilevanza minima.) Un’altra analisi che viene fatta è la connotazione. Con connotazione si intende prendere in esame il giudizio positivo o negativo espresso dal film sulla sostanza cocaina. 552 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Partendo da queste considerazioni sono stati presi in esame tredici film in cui la sostanza stupefacente utilizzata in maniera primaria è la cocaina. Uno dei primi film in cui viene rappresentato l’utilizzo di cocaina è “Tempi moderni” di Charlie Chaplin del 1936. In quegli anni l’utilizzo di cocaina non era condannato dalla società, anzi era incentivato, e in una delle scene più famose il protagonista aspira una sostanza bianca che gli permette di acquistare immediatamente una notevole energia per superare ogni ostacolo. Già verso la fine degli anni Trenta però la cocaina viene definita come una sostanza altamente nociva e il suo utilizzo voluttuoso viene quasi completamente abbandonato. In seguito sono stati sanciti numerosi emendamenti e leggi in tutti i Paesi per limitarne drasticamente la produzione ed il commercio, punendo severamente gli spacciatori. Anche l’immagine del fruitore di cocaina descritta nei film si rifà alle nuove leggi. A parte quindi “Tempi moderni”, in cui la cocaina ha un ruolo marginale e acritico, l’immagine dell’utilizzatore che emerge dalla nostra indagine nei film girati in tempi successivi è molto differente, e si può ricondurre a tre categorie principali: • Persona apparentemente felice, con un bella vita, un lavoro soddisfacente ma che in realtà si fa di cocaina per un’ansia di prestazione e per mantenere uno standard elevato; • Persona che non si accontenta di ciò che ha, desidera cambiare vita, avere tanti soldi, possibilmente senza fare troppa fatica e senza dover aspettare troppo tempo; • Persona che vive in un contesto degradato, in cui l’ignoranza, la miseria, la bruttezza dell’ambiente sono accentuate dall’utilizzo di droga come ricerca di riscatto dal modo esterno. 2.1. Cocaina per mantenere uno standard di vita elevato Titolo: Cocaina I protagonisti consumano la propria vita, così come consumano grandi quantità di stupefacente. La vita dorata precipita nell’inferno della cocaina, che qui diventa la droga tipica di chi non si rassegna a veder diminuita la propria performance nel mondo degli affari. La cocaina si mostra quindi in tutta la sua violenza storditrice: il regista Harold Becker guarda in maniera pessimista al mito americano del successo facile. Cast : James Woods, Sean Young, Amanda Blake, Steven Hill, John Kapelos, Kelle Kerr, John Rothman, Grace Zabriskie Regia: Harold Becker Nazione: USA Data di uscita: 1988 Genere: Drammatico Trama:il protagonista è un uomo nevrotico, che cerca affannosamente di affermarsi a New York nell’ambiente commerciale, ma che intanto deve farsi mantenere dalla moglie che ha un modesto lavoro, e della cui bellezza è orgoglioso. Dopo qualche tentativo deludente, Lenny viene assunto da Max, un maturo e affermato affarista, che lo manda a Los Angeles, per trattare vendite immobiliari. E qui Lenny convince abilmente i clienti ad investire capitali in immobili, sfruttando le scappatoie fiscali, permesse dalle leggi in vigore. Il successo è immediato ed egli diventa ricco: fa soldi con enorme facilità, ha una villa con piscina, un’auto di lusso, e frequenta feste nell’alta società. Ma una nuova legge mette improvvisamente il mondo degli affari in difficoltà, i clienti di Lenny si tirano indietro e lui è rovinato. Incapace di seguire il consiglio del suo capo di aspettare pazientemente tempi migliori, Lenny si abbatte e si lascia convincere da Joel, un amico senza scrupoli, a prendere la cocaina per tirarsi su. Lo stesso fa la moglie. 553 COCAINA Titolo: Paura e delirio a Las Vegas In questo film la cocaina accompagna i due protagonisti, un avvocato e un giornalista di successo, per tutto il viaggio. Il viaggio, che apparentemente è per lavoro, è in realtà un pretesto per Duke (Johnnj Depp) e Gonzo (Benicio del Toro) per drogarsi liberamente. Il film è ambientato nel 1971, il “politically correct” non esiste, le costrizioni degli anni Novanta non sono ancora pensabili. I militari americani sono ancora nel Vietnam, e il cinismo sostituisce l’’idealismo, e gli anni Sessanta vengono sepolti con le loro speranze e illusioni: cocaina, LSD, allucinogeni, erba permette ai due protagonisti di essere costantemente superdrogati. Il viaggio che compiono è allucinato, visionario, nauseabondo e a tratti anche divertente. La droga aiuta i due protagonisti a liberarsi dai loro dolori, dai loro sogni, la follia sembra emergere come difesa da un modo demente. Titolo originale: Fear and loathing in Las Vegas Cast : Benicio Del Toro, Cameron Diaz, Christina Ricci, Johnny Depp, Tobey Maguire Regia: Terry Gillians Nazione: USA Data di uscita: 1998 Genere: Fantastico Trama: Nel 1971 dalla California partono su una decappottabile rosso scuro Raoul Duke, giornalista, e il suo avvocato, dr.Gonzo. La direzione è Las Vegas, dove Duke deve realizzare un servizio su una corsa di moto, e Gonzo deve partecipare ad una convention di avvocati e procuratori. In macchina si portano una scorta illimitata di cocaina, allucinogeni e droghe di varia qualità, di cui fanno abbondante uso. Attraversano il deserto del Nevada e visioni terribili li accompagnano: l’attacco di uno stormo di pipistrelli, gruppi di lucertoloni che organizzano festini in albergo, il pavimento che si squaglia sotto i piedi. Fanno poi strani incontri: un poliziotto tanto severo quanto solo, che insidia Duke; una giornalista televisiva che si serve della follia amorosa di Gonzo; una ragazzina fuggita da casa. Tra un incontro e l’altro, Duke e Gonzo continuano ad ingerire droghe, e vomitano e vedono liquami in ogni angolo. Talvolta Duke si mette alla macchina da scrivere e butta giù riflessioni sulla situazione, di loro in particolare e dell’America in generale. Quindi Duke decide di cambiare macchina, e percepisce che un cambiamento è ormai impossibile. I due allora separano i propri destini. Duke accompagna Gonzo fino alla pista dell’aeroporto. Il futuro rimane incerto e nebuloso. Titolo: Velvet goldmine In questo film la cocaina è il filo conduttore di tutta la vicenda. I protagonisti hanno gli ideali, i sogni giovanili di tutti. Ricercano la verità, la propria identità attraverso la liberazione da ogni convenzione e vincolo sociale. Pensano che la droga sia il mezzo per cambiare il mondo, ma in pochi anni, nel giro di un solo decennio tutti questi ideali sono, svaniscono, il mondo è cambiato ma in una direzione che non avevano previsto. “Pensavamo di cambiare il mondo ed invece abbiamo cambiato soltanto noi stessi” Arthur, Brian e Curt hanno capito la lezione della vita, hanno compreso che gli eccessi dell’arte non durano per sempre, ma non rinnegano niente della loro gioventù, poiché i sogni spesso sono più belli della realtà. Cast: Christian Bale, Toni Collette, Eddie Izzard Regia: Todd Haynes Nazione: USA Data di uscita: 1998. 554 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Genere: Musicale Trama:Agli inizi degli anni ‘80 Arthur, un giornalista inglese che lavora in un quotidiano di New York, riceve l’incarico di scrivere un articolo sulla vicenda di Brian Slade, mitica star del ‘glam rock’, scomparso improvvisamente dalle scene all’apice della fama. Arthur, da ragazzo, era stato tra coloro che avevano per Slade una vera passione. Con qualche emozione, Arthur cerca di ricostruire il quadro di quegli anni: comincia ad analizzare il rapporto tra Brian e la moglie Mandy, rintracciandola in un locale di secondo piano ed invitandola a ricordare la sua storia con Brian. Si torna così alla Londra degli anni Settanta, quando ormai dilaga la moda di una musica rock che deve essere sempre più sfrenata e narcisista. Slade si adatta subito a quel clima esibizionistico, indossa abiti sgargianti, pettinature dai colori vistosi, soprattutto insiste sull’ambivalenza e la sfrenatezza degli atteggiamenti sessuali. Si sposa e va in America dove incontra Curt Wild, altra star del rock, di cui diventa intimo amico, lo porta a Londra, la moglie esasperata lo maledice. Si torna agli anni Ottanta e Arthur telefona a Curt Wild che lo invita al concerto di Tommy Stone. Arthur vi si reca, e osserva: quel Tommy somiglia proprio a Brian. Titolo: Bugie, baci, bambole e bastardi In questo film i due protagonisti sono costantemente sconnessi e alterati dalla realtà dalla cocaina, apparentemente alla ricerca di un significato profondo, in realtà sono portatori di uno sguardo annebbiato sulle cose. Intorno a loro uomini e donne deboli, donne che utilizzano il proprio corpo come merce di scambio, uomini che maltrattano le donne per maltrattare sé stessi. La cocaina caratterizza il mondo dei due protagonisti in un modo che la fisica chiamerebbe “entropia”, una lenta e impercettibile marcia verso la disgregazione e al distruzione e una progressiva perdita di calore e di sentimenti. Titolo originale: Hurlyburly Cast Sean Penn, Kevin Spacey, Chazz Palminteri, Robin Wright Penn Cast: Meg Ryan, Anna Paquin, Gianna Ranaudo Regia: Anthony Drazan Nazione: USA Data di uscita: 1998. Genere: Drammatico Trama:Eddy, Micky e Phil sono tre amici che convivono in una villa lussuosa. I primi due sono proprietari di uno Studio di Hollywood. Phil è invece un attore in cerca di lavoro. Ciò che lega i tre sono due donne, la cocaina e i dollari. Eddy vede in Phil il suo lato oscuro mentre Micky costituisce l’aspetto vincente e cinico. Se li tiene vicini proprio per questa loro duplice valenza. La morte di uno di loro farà saltare gli equilibri mettendo a nudo le solitudini. 2.2 Cocaina per guadagnare in fretta soldi facili Titolo: Blow George Jung tipico ragazzo americano, stanco di vivere in una famiglia povera ma onesta e di vedere suo padre trattato come una marionetta dalla madre, inizia a trafficare in marijuana prima e in cocaina poi inseguendo un sogno di grandezza e onnipotenza. Le cose sembrano andargli bene, riesce a comprare una villa, ha una moglie bellissima, una figlia…ma in realtà più si va in alto, più la caduta è violenta:. Il suo socio lo imbroglia, gli ruba tutti i soldi e lui finisce in prigione. Quelli che erano i suoi amici lo abbandonano, persino la moglie. Questo film è la storia di una vita che, a volte in maniera coraggiosa a volte persino ingenua, 555 COCAINA corre impavida verso la catastrofe, mai però in maniera melodrammatica e spesso ironica. Jung è il ritratto dell’avidità umana, ma alla fine si trasforma in un personaggio patetico che paga un prezzo altissimo per la sua ingordigia, la perdita della libertà e dell’amata figlia Titolo originale: Blow Cast Johnny Depp, Penélope Cruz, Jordi Mollà, Franka Potente, Monet Mazur. Regia: Ted Demme Nazione: Usa Data di uscita: 2001 Genere: Drammatico Trama:Il giovane George Jung si trasferisce in California tra surfisti e hostess. Con la fidanzata Barbara e l’amico Derek comincia un traffico di marijuana che lo fa finire nel mirino della polizia. Il ragazzo sembra al sicuro, ma la madre lo denuncia e lui finisce in prigione. In cella conosce Diego che, appena uscito, lo fa socio di un traffico di cocaina dalla Colombia a Hollywood e poi fino alla East Coast. Ricchissimo, deposita tutti i suoi averi in una banca colombiana, sposa la bella Mirtha e diventa padre di Kristina. Tutto sembra andare per il meglio, ma il socio lo imbroglia, ruba tutti i soldi e George finisce in prigione di nuovo. Una volta uscito di prigione, le cose sembrano andare meglio, ma George ci ricasca di nuovo e viene condannato all’ergastolo. Ancora oggi è recluso e finirà di scontare la pena nel 2015 Titolo: Fame chimica In questo film i due protagonisti sono due ragazzi in gamba e molto maturi, che reagiscono in maniera differente alle avversità che si trovano a fronteggiare. Uno, Claudio, appare intellettualmente molto attivo, ha un lavoro precario dove si sente sfruttato, frequenta i centri sociali, si ribella all’idea che per ognuno esiste una strada prestabilita a seconda della classe sociale a cui appartiene e pensa perciò che valga la pena correre dei rischi pur di trovare una via diversa; l’altro, Manuel, invece, si è costruito un sistema di valori tutto suo che lo rende diverso dagli altri sfaccendati della piazza, vive spacciando e commettendo piccoli crimini con i quali riesce a rincorrere le classi benestanti, ad avere una vita fatta di lussi, di vestiti all’ultima moda e profumi. La droga sembra offrire la possibilità per una via d’uscita dalla povertà, dalla banalità, sembra offrire quell’affetto di cui Manuel ha bisogno nonostante lo cerchi fuggendo invece dalle proprie responsabilità. Titolo originale: Into the Blue Cast:. Marco Foschi, Matteo Gianoli, Valeria Solarino, Teco Celio, Mauro Serio Regia: Antonio Boccola, Paolo Vari Nazione: Italia, Svizzera Data di uscita: 2003 Genere: Drammatico Trama:Due amici, nonostante abbiano due vite diverse, uno vive facendo il ‘pusher’ l’altro ha un lavoro ‘regolare’, molto faticoso e mal pagato, continuano a vedersi e a frequentarsi nella stessa piazza che frequentavano da bambini. La loro amicizia continua fino a quando non si innamorano della stessa ragazza. Titolo: The pusher In questo film il protagonista inizia a spacciare droga con il desiderio di arricchirsi in fretta e senza fare troppa fatica per poi ritirarsi e fare la vita che ha sempre desiderato. Sogna una vita perfetta, e all’inizio del film sembra che abbia tutto ciò che desidera. Ma il lieto fine è molto lontano, e quello che emerge è che la droga è ovunque, indipendentemente da dove sei e da chi sei. 556 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Titolo originale: Layer Cake Cast: Daniel Craig, Tom Hardy, Jamie Foreman, Sally Hawkins, Burn Gorman, George Harris, Tamer Hassan, Sienna Miller Regia: Matthew Vaughn Nazione: Regno Unito Data di uscita: 2004 Genere: Thriller Trama:Un raffinato uomo d’affari londinese si è arricchito commerciando cocaina ed ecstasy come se fossero una merce qualsiasi. Quando decide che è giunto il momento di ritirarsi per godersi i guadagni illeciti, si trova però a dover restituire due favori al boss della mala Jimmy Price. La conquista della libertà non è così immediata come credeva. 2.3 Cocaina come mezzo per riscattarsi Titolo: Apocalypse now In questo film I soldati riescono a sopravvivere all’orrore della guerra del Vietnam grazie all’utilizzo delle sostanze stupefacenti. Tutto ciò che vivono, che vedono, passa attraverso gli occhi allucinati delle droghe e della violenza. Coppola ci mostra la pazzia che impera sovrana, e che viene accentuata dall’utilizzo di cocaina, LSD, allucinogeni. Ci mostra svariati esempi di come l’uomo possa diventare abietto nei confronti dei suoi simili in una circostanza limite come è una guerra: Duvall che miete un villaggio solo per permettere al campione di surf di esibirsi, Sheen che spara al petto di una ragazza già ferita a morte perché “non possono fermarsi”, il soldato che trucca la coniglietta di playboy mezza nuda e impazzita come se fosse una bambola. L’utilizzo di sostanze è un ulteriore motivo di degrado per la mente, ma anche l’unico mezzo per non morire. Titolo originale: Apocalypse Now - Redux Cast:. Marlon Brando, Robert Duvall, Martin Sheen, Laurence Fishburne, Dennis Hopper, Harrison Ford. Regia: Francis Ford Coppola Nazione: USA Data di uscita: 1979 Genere: Guerra/Azione/Drammatico Trama:Il capitano Willard, appartenente ai servizi speciali, si trova a Saigon in un ambiguo riposo, motivato da qualche prestazione non sufficiente, quando viene convocato per un incarico pressoché assurdo. Il colonnello Kurtz, uscito dai ranghi con i suoi soldati, ha finito per combattere una guerra personale, passando dal Vietnam alla Cambogia. Willard deve seguire un corso d’acqua, già seguito dall’impazzito colonnello; lo deve raggiungere ed eliminare. L’impresa non è facile poiché il capitano viaggia con un modesto natante e con pochissimi uomini; inoltre il fiume è solo fino ad un certo punto in mano agli americani. Titolo: Il cattivo tenente In questo film il vuoto e la solitudine vengono raccontati senza false ipocrisie: il protagonista è dipendente dalla droga, ma la sua in realtà è una storia di dipendenza dal male, dalle situazioni sbagliate. Il disagio estremo viene colto nei suoi aspetti più affascinanti, è un male cercato con fermezza, con lucidità, accentuato dall’uso di cocaina e altre sostanze come estremo tentativo di auto -distruzione 557 COCAINA Titolo originale: Bad Lieutenant Cast:. Harvey Keitel, Brian McElroy, Frankie Acciarito, Peggy Gormley, Stella Keitel, Dana Dee Regia: Abel Ferrara Nazione: Usa Data di uscita: 1980 Genere: Commedia Trama: Un poliziotto corrotto e amorale, con grossi problemi di droga e alcol, pensa di avere una possibilità di redenzione quando gli viene affidato il caso di stupro di una suora. Titolo: Clockers in questo film la vita del protagonista, uno spacciatore, è descritta come quella di una persona “normale”, scorre nel suo tram tram quotidiano fatto di ricerca di clienti e vendite come se la cocaina fosse una qualsiasi merce di scambio, fino a quando un evento improvviso non la scuote. I pusher ad ogni angolo di strada, i ghetti neri ed il poliziotto “di quartiere” sono figure che ai nostri occhi potrebbero sembrare aliene, ma che rappresentano invece perfettamente la realtà degradata in cui vivono i ragazzi di certi quartieri statunitensi. Cast:. Pee Wee Love, Regina King, Delroy Lindo, John Turturro, Harvey Keitel, Mekhi Phifer Regia: Spike Lee Nazione: USA Data di uscita: 1995 Genere: Drammatico Trama:In un quartiere un tempo decoroso, a Brooklyn, un giovane spacciatore si ritrova con l’esistenza sconvolta e le ore contate: gli danno la caccia un detective e un boss intenzionato a proteggere i propri interessi ad ogni costo. Su questo sfondo si scontrano i valori tradizionali e le lusinghe della strada. Intanto i cittadini onesti degli stabili popolari combattono una guerra perenne contro gli spacciatori, i “clockers”, che invece agli occhi dei ragazzini del quartiere rappresentano l’immagine del successo e della popolarità. Titolo: La sposa turca I due protagonisti sono persone che vivono pervase da un senso di distruzione e in comune hanno la passione per la cocaina e l’alcol, sostanze che permettono loro di evadere dalla realtà. In realtà nel film non li si vede mai utilizzare la droga insieme. Lui la prende per elevare la sua prestazione sessuale, lei invece la utilizza per farsi del male, per un senso proprio di autodistruzione. Titolo originale: Gegen die wand Cast:. Birol Ünel, Sibel Kekilli, Catrin Striebeck, Güven K?raç, Meltem Cumbul, Cem Akin, Aysel Iscan, Demir Gökgöl, Stefan Gebelhoff, Hermann Lause, Adam Bousdoukos, Ralph Misske, Mehmet Kurtulus Regia: Fatih Akin Nazione: Germania Data di uscita: 2003 Genere: Drammatico Trama:Cahit (Birol Ünel), cocainomane e alcolizzato, depresso, autodistruttivo, incontra Sibel (Sibel Kekilli) in una sala d’attesa di un ospedale. Entrambi scampati ad un tentato suicidio, macchina contro muro lui, lametta e vene lei, scappano dall’ospedale per andare a divertirsi in giro. Lei vuole sposarlo per togliersi di mezzo la famiglia turca che la opprime e non le permette di godersi la vita. Lui non aspira a 558 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA nulla che vada oltre la lattina di birra o il tiro di cocaina e le dice di no. Sibel si ritaglia le vene; Cahit, turco-tedesco come lei, decide di sposarla visto che non ha altro da fare. Finge con i genitori, regge il gioco al banchetto nuziale, la porta a vivere a casa sua permettendole di ripulirla e di pagare metà affitto. Ma la loro apparente felicità non può durare a lungo, i protagonisti si lasciano e si prendono mescolando le loro vite con quelle di altre persone, fino all’epilogo in cui entrambi sperano di potersi riscattare e vivere una vita migliore. 2.4 All’interno di questa sezione, la filmografia italiana Titolo: Johnny Stecchino Il protagonista si ritrova circondato dalla cocaina senza in realtà sapere cosa sia. A Palermo, la utilizzano tutti, lo zio della sua amata, il ministro e i suoi collaboratori, le personalità invitate alle feste…ma la chiusura è favolistica in quanto Dante, che ha mantenuto nei confronti della cocaina uno sguardo naif, tanto da crederla un farmaco per il diabete, ne regala un sacchetto intero ad un suo amico down. Titolo originale: Johnny Stecchino Nazione: Italia Anno: 1991 Genere: Commedia Regia: Roberto Benigni Cast: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Paolo Bonacelli, Franco Volpi, Ivano Marescotti, Turi Scalia, Loredana Romito, Trama: Dante, timido autista di autobus per persone diversamente abili, ad una festa conosce Maria. Questa lo inviterà nella sua villa di Palermo, e lui, subito innamorato e all’oscuro del vero motivo dell’invito, si precipiterà da lei. Una volta giunto a Palermo si troverà in mezzo a strani traffici a causa della sua incredibile somiglianza con il boss mafioso Johnny Stecchino. Conosce anche la cocaina che crede però essere un farmaco miracoloso per il diabete, e che porterà in grosse quantità come regalo ad uno dei suoi amici. Titolo: ricordati di me Il mondo televisivo descritto è spietato e senza qualità. La figure di Valentina tra tutte è la più tragica, decisa ad esibire con indifferenza la propria acerba seduzione in nome della propria ambizione ad una celebrità effimera e senza meriti. La cocaina in questo film viene utilizzata nei festini dei VIP della televisione, persone che a causa di forti stereotipi si credono importanti e “arrivate”, ma che svelano la loro solitudine e il loro vuoto affettivo proprio nell’utilizzo di questa sostanza. Nazione: Italia Anno: 2002 Genere: Commedia Regia: Gabriele Muccino Cast: Monica Bellucci, Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Silvio Muccino, Nicoletta Romanoff, Enrico Silvestrin. Trama: Giulia e Carlo avevano grandi sogni di gloria: Giulia voleva diventare una grande attrice e Carlo uno scrittore di romanzi. Ma poi sono arrivati figli e i sogni di gloria hanno lasciato il posto ad una tranquilla vita famigliare. Ora tocca ai figli sognare di diventare qualcuno. Valentina vuole entrare nel mondo della televisione come soubrette e la sua voglia di arrivare mette in crisi anche il fratello Paolo. 559 COCAINA 3. Cocaina e musica La ricerca nel campo musicale è stata condotta pensando all’utilizzo che le sostanze stupefacenti ed in particolare la cocaina hanno avuto nel mondo della musica dai primi anni del 1900 ad oggi. In particolare si è verificato quanti riferimenti vi sono nei testi delle canzoni di fama italiana ed internazionale, con una riflessione riguardante anche il contesto del periodo di pubblicazione. Si è scelta questa connotazione temporale perché proprio in questo periodo è concentrata la maggior parte della produzione musicale che tratta questo argomento. La nascita di un genere musicale spesso è l’espressione di una rottura, di una trasformazione all’interno della società e della generazione, segnando le tappe del cambiamento culturale e artistico di un’epoca. La storia della musica e, più in generale, quella dell’arte e della cultura sono l’espressione più diretta dell’anima di una società, delle sue credenze, delle sue aspirazioni, delle sue paure, delle sue contraddizioni e dei suoi bisogni, a seconda del periodo storico considerato si associa una certa moda, uno stile musicale e anche un tipo di “consumo” di droghe. Negli anni ‘40 la musica jazz da Billie Holiday a Chet Baker aveva un forte legame con l’eroina, il rock ‘n’ roll degli anni ‘50 con le amfetamine, negli anni ‘60 la nascita del rock è stata associata alle droghe psicaedeliche (dall’hashish all’LSD); la disco music degli anni ‘70 alla cocaina e agli acidi; il punk degli anni ‘80 ancora con le amfetamine, l’alcool e l’eroina, dagli anni ‘90, con il diffondersi della musica techno ed house, si utilizzano molto le droghe sintetiche nelle discoteche. Tra ciò che appare su internet, particolare interesse ha destato una ricerca condotta da John Markert per la University of Texas e pubblicata nel 2003 sul quotidiano britannico “The Guardian”, in cui è stato indicato che la musica pop e rock non hanno più niente a che vedere con la propaganda all’uso di sostanze stupefacenti. Tale ricerca è stata condotta analizzando circa 784 brani dagli anni Sessanta ad oggi e, secondo quanto riferito dall’autore, la tendenza dei musicisti è sempre stata quella di demonizzare l’uso delle droghe e, rispetto ad una trentina di anni fa, recentemente sono aumentati i messaggi contro le sostanze come cannabis e LSD. Da quando si hanno le tracce discografiche, sono sempre esistiti brani che hanno a che fare con le droghe. John Markert ha trovato circa un centinaio di brani che trattano il tema dell’eroina e la maggior parte di questi risale agli anni Novanta. Circa 200 sono invece i brani che trattano l’argomento cocaina; l’atteggiamento verso questa sostanza è ambiguo a seconda delle recensioni, dai tempi dei Grateful Dead (fine anni Sessanta), fino alla nota “Cocaine” di JJ Cale, resa famosa da Eric Clapton. Ma è soprattutto negli anni Novanta, con il fenomeno gangsta-rap, che si moltiplicano gli appelli contro l’uso di cocaina, specialmente sotto forma di crack, vista come “droga da perdenti”. Per quanto riguarda gli allucinogeni, essi vengono apertamente reclamizzati nelle canzoni degli anni Sessanta. Da “White rabbit” dei Jefferson Airplane, che è un inno agli allucinogeni, a “Lucy in the Sky with Diamonds” dei Beatles, che risulta equivoca anche nel titolo: le iniziali formano L-S-D e dove si parla di “ragazze con occhi color caleidoscopio”; fino ad arrivare a “Purple Haze” di Jimi Hendrix. Ma la maggior parte delle canzoni che citano l’LSD sono nate dopo il 1980 e vanno a criticare sia la sostanza, sia la cultura che l’aveva resa popolare. Qualche parere opposto nei confronti delle sostanze illegali, c’è stato solamente nei confronti della marijuana molto più indietro nel tempo e che include la stragrande maggioranza dei brani presi in esame. Solo poche canzoni degli anni Sessanta ne parlano apertamente poiché la parola era censurata alla radio. Anche negli ultimi anni, alcuni musicisti non più giovanissimi come Tom 560 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Petty e lo stesso JJ Cale hanno trattato l’argomento in termini positivi. Certamente essi non sono idoli dei teen-ager, bensì artisti più maturi, che si rivolgono ad un pubblico altrettanto “maturo” sulla questione, sperando, quindi, che non influenzino il comportamento dei giovani. Presentiamo una rassegna cronologica delle principali canzoni che trattano l’argomento cocaina. Sono stati presi in esame i testi delle canzoni che affrontano l’argomento in modo esplicito, ma anche quelli ambigui, considerando la connotazione di favore o di disapprovazione all’uso di questa sostanza. Un excursus nella storia dei testi musicali che abbraccia un po’ tutti i generi di musica, affrontando la questione con commenti che presentano la vita personale e professionale dei cantanti e dei membri delle band che hanno prodotto queste canzoni. 3.1 Gli anni Trenta Durante la prima guerra mondiale e nell’immediato dopo-guerra, l’uso della cocaina si diffuse notevolmente in tutti i Paesi del mondo Occidentale. Tutti i ceti sociali ne facevano uso, veniva assunta legalmente da molti musicisti, anche con uso terapeutico. Per questo motivo in questi anni troviamo produzioni musicali che nominano la sostanza cocaina come utilizzo consueto. Già nel 1929 troviamo una canzone dedicata alla cocaina. Dick Justice, musicista folk che sembra abbia trascorso gran parte della sua vita a lavorare nelle miniere. La canzone si intitola proprio “Cocaine” e tratta dell’amore di un uomo per la cocaina e per la sua fidanzata. Artista: Dick Justice Titolo: Cocaina (1929) … I’m simply wild about my good cocaine I stood my corner, hey hey! Here come Sal with a nose all so’ Doctors said she couldn’t smell no mo’ Lord run doctor, ring the bell The women in the alley… I’m simply wild about my good cocaine … Here come Sal with a nose all so’ Doctors said she couldn’t smell no mo’ Lord go doctor, ring the bell Women in the alley… I’m simply wild about my good cocaine Lord the babies in the cradle in New Orleans The doctors kept a-whiffin’ til the baby got mean … Mama said she couldn’t smell no mo’ … Titolo: Cocaina (1929) … Vado pazzo per la mia cocaina Ho fatto ciò che volevo Arriva Sal con il naso dolorante il dottore ha le ha detto che non dovrebbe sniffare più Signore, vai dottore e suona la campana La donna sul viottolo… Vado pazzo per la mia cocaina … Arriva Sal con il naso dolorante I dottori le dissero di non sniffare mai più Signore, vai dottore e suona la campana La donna sul viottolo… Vado pazzo per la mia cocaina Signore, le ragazze nella culla di New Orleans I dottori sniffarono fino a fare arrabbiare la ragazza … La mamma disse di non sniffare mai più … 561 COCAINA Nel 1930, una band estremamente popolare nella Memphis degli anni Venti, i Memphis Jug Band descrivevano le virtù terapeutiche,e socialmente accettate del problema della cocaina con la canzone “Cocaine Habit Blues” che si riferiva alla cocaina come la Polvere del Demonio lo fa ballare quanto vuole, lo assiste nel suo consumo sistematico di alcol, lo manda a rota come un qualsiasi eroinomane e da quando non si trova più da sniffare sono comparse le siringhe in giro. Artista: Memphis Jug Band Titolo: Cocaine Habit Blues (1930) Cocaine habit mighty bad It’s the worst old habit that I ever had Honey take a whiff on me I went to Mr Beaman’s in a lope Saw a sign on the window said no more dope Hey, hey, honey take a whiff on me If you don’t believe cocaine is good Ask Alma Rose at Minglewood Hey, hey, honey take a whiff on me I love my whiskey, and I love my gin But the way I love my coke is a doggone sin Hey, hey, honey take a whiff on me Since cocaine went out of style You can catch them shooting needles all the while Hey, hey, honey take a whiff on me It takes a little coke to give me ease Strut my stuff long as you please Hey, hey, honey take a whiff on me. Titolo: La cattiva abitudine della cocaina Blues (1930) La cattiva abitudine della cocaina La peggiore abitudine che ho mai avuto Ragazza, fatti un tiro di questa roba Sono andato da Mr Beaman’s in un viaggio mentale Ho visto un segno sulla finestra che mi diceva mai più droga Hey bellezza sballa con me Se non credi che la ccaina è buona Chiedi a Alma Rose di Minglewood Hey bellezza sballa con me amo il mio whiskey e il mio gin ma il modo in cui amo la mia coca è un peccato mortale Hey bellezza sballa con me da quando al cocaina è andata fuori moda puoi trovarli che si bucano a tutte le ore Hey bellezza sballa con me Basta sol odi coca per rendere le cose facili per me farei quello che vuoi per la coca Hey bellezza sballa con me Dopo il 1930, in seguito all’individuazione dei gravi danni che la cocaina creava, vennero proclamate le prime legge contro i narcotici e gli stupefacenti, definendo tale sostanza come altamente nociva, limitandone drasticamente la produzione ed il commercio e punendo severamente gli spacciatori. 3.1 Gli anni Sessanta e Settanta Verso la fine degli anni Sessanta le droghe irruppero nel mondo della musica rock. Si diffuse tra cantanti e musicisti la filosofia rock della autodistruzione, che consisteva nel bruciare la propria vita per arrivare velocemente alla morte. Molte rockstar a quei tempi aderirono a questa corrente di pensiero, generata dalla disinformazione totale, dallo spirito di trasgressione e dall’ingenuità. L’hashish, la marijuana, le amfetamine, l’alcol, la cocaina, ma soprattutto l’eroina furono i metodi principali usati dagli adepti della teoria della “self destruction”, contribuendo alla diffusione e alla miticizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti. Accanto alle droghe prese con spirito di distruzione, ce ne furono altre considerate “costruttive” nelle intenzioni dei musicisti/consumatori. L’LSD venne, infatti, inizialmente considerata erroneamente un mezzo per aumentare le possibilità percettive e per “dilatare la mente”. Negli anni successivi in alcune canzoni cominciò ad essere citata anche la cocaina con le frasi come “fa bene”, “ti fa stare su”, “con lei fai tutto bene”. L’utilizzo si diffuse tra i cantanti per la 562 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA sua caratteristica eccitante e anche perché rappresentava uno status symbol di potere e ricchezza riconosciuto dalla società. La canzone “Cocaine Blues” è originariamente attribuita a T.J. Arnall, probabilmente un membro della band “Slumber Nichols’ Western Aces”. Non è però certo che sia la prima versione, in quanto c’è anche una versione di Billy Hughes del 1947. Tale canzone risulta essere una rielaborazione della canzone “Little Sadie”, una ballata folk americana addirittura del 1922. Nel 1968 Johnny Cash rese famosa e indimenticabile questa canzone, che tratta la storia di un uomo che sparò a sua moglie, sotto l’effetto di whisky e cocaina. Artista: Johnny Cash Album: At Folsom Prison (1968) Titolo: Cocaine blues Early one mornin’ while makin’ the rounds I took a shot of cocaine and I shot my woman down I went right home and I went to bed I stuck that lovin’ .44 beneath my head Got up next mornin’ and I grabbed that gun Took a shot of cocaine and away I run Made a good run but I ran too slow They overtook me down in Juarez, Mexico … Come on you’ve gotta listen unto me Lay off that whiskey and let that cocaine be. Titolo: Blues della cocaina Una mattina presto mentre facevo un giro ho tirato della cocaina e ho sparato a mia moglie Andai subito a casa ed andai a letto misi quell’amata .44 sotto la mia testa Mi sono alzato la mattina dopo ed ho afferrato quella pistola mi sono fatto un tiro di cocaina faci una bella corsa ma andai troppo piano I poliziotti mi presero giù in Juarez, Mexico … Forza devi ascoltarmi Molla il whiskey e lascia perdere quella cocaina. Per quanto riguarda gli anni Sessanta Davy Graham è uno dei protagonisti del folk revival britannico a cui è attribuito un ruolo fondamentale nella diffusione della world music, del folk jazz, del raga rock. Pubblicò un album che si intitola “Folk, Blues And Beyond” (1965), in cui è presente “Cocaine blues”. È la rivisitazione di un brano tradizionale, nato tra i soldati americani spediti in Europa durante la grande guerra, quando l’esercito gli forniva cocaina come antidepressivo e stimolante: naturalmente gli effetti di tale sostanza erano ancora poco conosciuti e i soldati continuavano ad assumerla anche dopo il congedo (cocaine, cocaine/ they say it kills you but they don’t say when/ cocaine/ all around my brain). Esistono diverse versioni di questa canzone, differenti sia nella melodia che nel testo, ma quasi tutte le cover realizzate dopo quest’album sono ispirate alla versione di Davy Graham. Artista: Davy Graham Album: Folk, Blues And Beyond (1960 circa) Titolo: Cocaine blues Genere: Blues Jazz/Blues Roots Folk World music … Cocaine all around my brain Hey baby, won’t you come here quick Titolo: Blues della cocaina … Ho la cocaina che mi gira tutta nel cervello Ehi bimba vieni qui alla svelta 563 COCAINA This old cocaine is making me sick Cocaine all around my brain Yonder come my baby all dressed in white Hey baby, won’t you stay all night … Lord, cocaine been on my head, goddamn cocaine my head cocaine all around my brain Everytime my baby and me go up town the police come and they knock me down Cocaine all around my brain Questa vecchia cocaina mi fa star male Ho la cocaina che mi gira tutta nel cervello Ecco laggiù la mia bambina tutta vestita di bianco Ehi bimba rimani per tutta la notte … Dio, la cocaina nella mia testa, maledizione la cocaina nella mia testa, ho la cocaina che mi gira tutta nel cervello Ogni volta che la mia bimba ed io andiamo su in città la polizia arriva e mi buttano a terra Ho la cocaina che mi gira tutta nel cervello I Grateful Dead nacquero a metà degli anni Sessanta, furono fra gli artisti principali della storia dell’acid rock o rock psichedelico. Divennero celebri per il loro stile eclettico, che univa elementi di rock, folk, bluegrass, blues, country e jazz e dal vivo era caratterizzato da interminabili e lisergiche improvvisazioni modali. Essi cominciarono la loro carriera esibendosi durante gli “Acid Test” di Ken Kesey, veri e propri happening multimediali in cui venivano sperimentati gli effetti delle nuove droghe sintetiche sulla creatività e la percezione degli individui. Artista: Grateful Dead Titolo: Cocaine (fine anni Sessanta) Take a snip of this then play a little riff, don’t be afraid to try Don’t need no airplane to get off the ground there’s more than one way to fly Have a little taste, Baby, don’t hesitate, every hit don`t have to be a song Gonna take you to the cosmos, Baby, and boogie with you all night long Riding out on a rail, feels so fine Talking ‘bout that cocaine express, mainline, got a good head of steam Never lived down on the Bayou, but I been busted in New Orleans, New Orleans I can roll all night with you, Baby got a land? I’m just in from Marin Can’t get it off, but I can get it on and we’ll be truckin’ ‘till the break of day Here comes the doo-dah dealer on his Hog three wheeler, 250 pounds of sin He’s made your car the main attraction. you wanna beef up 564 Titolo: Cocaina Fatti un tiro e poi fatti un viaggio, non avere paura di provare Non c’è bisogno di un aeroplano per staccarsi da terra ci sono molti modi per volare Assaggia un po’ ragazza, non esitare, non tutti colpi devo essere una musica Ti porterò sullo spazio, ragazza, e ballerò con te tutta la notte Vivere al limite, ti fa sentire così bene Parlando del treno espresso della cocaina, con uno stato mentale completamente fatto Non sono mai stata trovata giù in Bayou, ma sono stato/a fregata a New Orleans Posso sballare con te tutta la notte, baby, hai una casa? Sono appena tornato da Marin Non posso fermarmi e non posso cominciare, noi sballeremo fino alla sera arriva il pusher con la sua macchina 250 £ di peccato (droga) Lui ha fatto delle tua macchina l’attrazione primaria, tu lo ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA his action But he will cut you, before he would cut you in, the only place to win Riding out on a rail, feels so fine Talking ‘bout that cocaine express, mainline, taking a midnight cruise Never lived up in the Northlands, but I been snowblind out in Sandford Dew stai sfidando Ma lui farà il baro prima ancora di cominciare e questo sarà l’unico modo per vincere Vivere al limite, ti fa sentire così bene Parlando del treno espresso della cocaina, con uno stato mentale completamente fatto non sono mai vissuto a Northlands ma sono stato accecato dalla bellezza di Sandford Dew. Eric Clapton, chitarrista e compositore blues britannico rese famosissima la canzone “Cocaine”, cover di un’omonima canzone di J.J. Cale, cantautore e musicista americano. La musica di J.J. Cale appartiene al genere folk con venature di blues e rock ed egli è stato l’inventore del suono laidback (rilassato), nonché uno dei caposcuola del modo di suonare la chitarra elettrica senza plettro. Artista: Eric Clapton Album: Slowhand (1977) Titolo: Cocaine” If you want to hang out, You’ve got to take her out cocaine If you want to get down Down on the ground cocaine She don’t lie, She don’t lie, She don’t lie cocaine. If you got bad news, You want to kick them blues cocaine When your day is done, And you want to run, cocaine, She don’t lie, She don’t lie, She don’t lie cocaine. If you think it’s gone, And you want to ride on, cocaine Don’t forget this fact, You can’t get it back, cocaine … Titolo: Cocaina Se vuoi esser fuori devi procurartela; cocaina se vuoi essere a terra, a terra sul pavimento; cocaina lei non mente, lei non mente, lei non mente; cocaina se hai ricevuto brutte notizie, e vuoi cacciarle via; cocaina quando il giorno è finito e vuoi correre; cocaina lei non mente, lei non mente, lei non mente, cocaina se il tuo coso è andato e vuoi continuare a cavalcare; cocaina non dimenticare questo fatto, non puoi riaverla indietro, cocaina … Un’altra canzone attribuibile agli anni Sessanta è “Cocaina girl” degli Stage Fright. Questa canzone tratta l’argomento cocaina, ma non si conoscono molti dettagli e non c’è chiarezza, in 565 COCAINA quanto la si attribuisce ad una delle opere degli Stage Fright, ma c’è chi la riconduce ai Nirvana, forse perché precedentemente il gruppo aveva un nome omonimo. In internet non è facile trovare documenti che ne confermino l’autenticità, si suppone ci sia stata una cover cantata dai Nirvana di Kurt Cobain e le Hole, ma non c’è precisione e unicità di informazioni. Artista: Stage Fright Titolo: Cocaine Girl (rare) Looking, For a new kinda lover And not a girl made of rubber Someone who can make me feel How I wanna feel And tell me all the things That I wanna hear And make me lose control And make me go insane I wanna feel Just cocaine Titolo: Ragazze della cocaine (rara) Cercando un nuovo amante e non una ragazza di gomma qualcuno che può farmi sentire come mi piace come mi piace e dirmi tutto ciò che voglio sentire e farmi perdere il controllo e farmi impazzire voglio sentire solo cocaina cocaine (x2) Screwed Up And this house it needs to be Up above reality I just want it to make me feel How I wanna feel And tell me all the things That I wanna hear And make me lose control And make me go insane I wanna feel Just cocaine cocaina (x2) fottuto e questa casa deve essere sopra ogni realtà voglio che mi faccia sentire come mi voglio sentire e dire tutte le cose che voglio sentire e che mi faccia perdere il controllo e che mi faccia impazzire voglio sentire solo cocaina Il rock degli anni Settanta è riconducibile alle sostanze stupefacenti purtroppo anche per le vittime illustri che esse hanno provocato. Fra queste, Jimi Hendrix chitarrista e compositore; Janis Joplin, cantante e polistrumentista; Jim Morrison cantante, front man e poeta; John Bonham batterista dei Led Zeppelin e Keith Moon batterista degli Who; Mama Cash corista dei Mama’s and Papa’s; Brian Jones chitarrista e compositore dei Rolling Stones. Molte di queste morti non hanno ancora una causa certa, ma sicuramente tutti questi personaggi hanno abusato di sostanze stupefacenti e alcol durante la loro vita e carriera, morendo in modo improvviso e prematuro. Dalle interviste poste ai componenti dei gruppi musicali, risulta che l’uso smodato di sostanze stupefacenti da parte di questi leader (front-men) abbia avuto a che vedere con problemi personali ed di insicurezza, ma sia anche legato al fatto di non riuscire spesso a presenziare a tutti gli impegni professionali con la carica necessaria. Questi personaggi celebri hanno segnato la storia della musica e ancora oggi sono tra i “vecchi fans” ma anche tra le giovani generazioni, degli idoli musicali indiscussi. Questa grande notorietà che ancora oggi li contraddistingue deriva sicuramente dal loro talento ma anche da ciò che rappresentano: un modo di essere trasgressivo, ribelle, fuori dagli schemi ordinari nel quale 566 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA di identificano facilmente i giovani d’oggi. In generale il mondo dell’adolescente è fortemente attratto da tutto ciò che è anticonvenzionale, occulto, trasgressivo: gli idoli musicali di molti giovani “frequentano” la questione mortifera o sono protagonisti di “uscite di scena” tragiche. Jim Morrison, Elvis Presley, Jimmy Hendrix, Bob Marley, Freddie Mercury, Kurt Cobain, sono soltanto le più celebri pop star che hanno seguito, pur in modi differenti, la comune sorte dell’autoannientamento. Vasco Rossi in un’intervista di qualche anno fa ha affermato: “Le vere star muoiono giovani!” … E il messaggio passa e affascina e può, specie in una fase debole e controversa quale l’adolescenza, sedurre e diventare esperienza “da provare”. Provare è, spesso, il termine giusto per inquadrare questi fenomeni nel novero dei comportamenti “ludici” di rischio. 3.1 Gli anni Ottanta e Novanta La società negli anni Ottanta e Novanta subisce ulteriori cambiamenti, si sviluppa il progresso in campo tecnologico, cresce il concetto di competizione in ambito lavorativo, i media acquistano in questi anni un potere tale da influenzare a dismisura la vita quotidiana. Negli anni novanta il progresso e la vita moderna cambiano radicalmente la società e lo stile di vita. È sorprendente la grande ondata musicale di quegli anni, che raggiunge exploit di vendita grazie anche alla diffusione del supporto digitale e alla nascita del fenomeno dei videoclips. Il rapporto tra produzione musicale e droga cambia. Nascono le prime discoteche, fabbriche di sconvolgenti sensazioni e di ebbrezze collettive con luci psicadeliche e stroboscopiche che si definiscono luoghi di aggregazione sociale in cui si balla e si ascolta musica techno spesso sotto l’effetto di sostanze allucinogene illegali. Molti cantanti ammettono di utilizzare sostanze stupefacenti a livello personale, ma nei loro testi non ne fanno un esplicito riferimento, anzi il tema della cocaina viene celato in frasi in codice in riferimenti ambigui. Il problema dell’uso di cocaina è quindi sempre più presente, se ne conoscono gli eventi più eclatanti ma in realtà coinvolge un ampio substrato della società, come un iceberg in cui emerge la punta che nasconde sotto di sè una montagna. “Maracaibo”, indimenticata e ancora cantatissima hit di Luisa (Lu) Colombo, è una canzone degli anni Ottanta, che venne rese molto famosa anche da Raffaella Carrà. L’autrice ammette che questa canzone abbia avuto problemi ad essere pubblicata e ne spiega le motivazioni legate alla storia di cui essa narra. La canzone parla di una storia vera, o almeno di una storia che all’epoca si raccontava. Zazà è una ragazza cubana, che avrebbe avuto una storia sentimentale con Fidel Castro e, poiché lui era impegnato da mattina a sera “in cordigliera”, lei si lasciava consolare da altri ragazzi. Quando Fidel venne a sapere del tradimento le sparò, ma la bella trafficante d’armi fuggì per mare e fu azzannata da un pescecane. Scampata anche a questa avventura, si costruì una seconda vita aprendo un bordello. Luisa (Lu) Colombo è stata costretta a cambiare persino il nome Fidel in Miguel. La stessa cantante afferma che, secondo alcuni, il successo che la canzone ottenne allora e che essa stessa ha ancora oggi, sia legato anche al fatto che le battute della canzone, molto accelerate rispetto ai tempi in cui il disco era uscito, sembra che siano pari alle pulsazioni che produce l’ecstasy. Recentemente “Maracaibo” è stata ripresa dai Rich & Bitch, catturando l’attenzione del pubblico che frequenta le discoteche e giocando con ironia sul verso più malizioso. La nuova canzone è formata da un ritornello che ripete ritmicamente “rum e cocaina” e che viene cantato a gran voce e con tanta leggerezza da persone di tutte le età. 567 COCAINA Artista: Luisa (Lu) Colombo Ttolo: Maracaibo (1981) … Maracaibo finito il Barracuda fini’ col ballar nuda za’ za’ un gran salotto 23 mulatte danzan come matte casa di piaceri per stranieri 130 chili splendida regina rum e cocaina za’ za’ se sarai cortese ti fara’ vedere nella pelle bruna una zanna bianca come la luna. Artista: Rich & Bitch Titolo: Rum e cocaina Te miro gozando Te miro tomando A ti no importa nada Tú estás en mundo tuyo, hecho de Rum e cocaina … (rip x 10) Te quiero cantando Te quiero bailando A ti no importa nada, loco Tú estás en mundo tuyo, hecho de Rum e cocaina … (rip x 10) Antonello Venditti ha dichiarato che la canzone Lilly (1975) in modo drammatico mette l’accento sulla droga, ma non è stata scritta con questa precisa intenzione e riguarda una vicenda realmente accaduta. Si tratta di una storia vissuta in prima persona, che è, inoltre, servita per parlare anche del problema relativo alle dipendenze e dell’atteggiamento della società nei suoi confronti. In quegli anni il tossicodipendente veniva etichettato come drogato, emarginato e perseguito, non c’era l’idea che egli fosse malato. Sempre sull’argomento, Antonello Venditti ha composto “Chen il cinese”, che tratta di uno spacciatore che vendeva le droghe e che poi venne ucciso dal “mutuo assassino”: l’eroina. In seguito fu scritta anche “Eleonora” incentrata sul problema della cocaina direttamente connessa all’ambiente in cui circola e poi l’autore firmò “Dimmi che credi” sull’ecstasy che può essere considerata un’estrema forma di fuga laddove il collegamento tra musica e droga è più pesante. Artista: Antonello Venditti Album: Sotto La Pioggia (1982) Titolo:Eleonora … Eleonora nuda sul divano tira su, tira su e gira questa stanza gira sempre più, sempre più una festa proibita come da copione c’è perfino là seduto stanco un assessore tutta gente per bene e di cultura che della vita non ha mai paura … Eleonora, andiamo via Eleonora,, andiamo via. Dove Venere è un sogno e suona bene il sax questo amore tranquillo vedrai ci basterà comunque via da questa festa, da questa città da questa neve di periferia andiamo via, andiamo via. Sempre di Antonello Venditti, l’album “Cuore” è un percorso di vita pieno di fatti e momenti significativi: la politica resta alle spalle e fa posto all’amore vissuto, all’amicizia e alla nostalgia come energia pulsante per guardare di nuovo avanti, dopo momenti più cupi. In questo album è presente la canzone intitolata “Non è la cocaina”, il cui il titolo può risultare dubbio, ma in realtà l’autore afferma che si tratta di un pezzo molto ironico. 568 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Artista: Antonello Venditti Album: Cuore (1984) Titolo: Non è la cocaina Genere: musica leggera italiana Non è la cocaina non è una coppa di champagne non è la marijuana è un altro mondo un’altra civiltà innamorarsi ancora è solo questa la novità innamorarsi ancora è straordinario come questa città … Nel 1983 Vasco Rossi presenta “Bollicine”, un album in cui il brano trainante, che dà il titolo all’intero lavoro, richiama con ironia una bevanda, la Coca-Cola, tanto che il colosso americano avrebbe potuto sfruttare la canzone per una campagna pubblicitaria in Italia, che poi non è stata mai creata perché la canzone è risultata troppo compromettente per la sua ambiguità. All’epoca, Vasco ammise di aver fatto uso di cocaina e per questo proprio in quegli anni pagò con 23 giorni di carcere. Nel giugno del 1988 viene fermato di notte, sull’autostrada Bologna-Rimini. Nella sua auto gli agenti sequestrarono una bustina di coca, una quantità inferiore al grammo che gli venne contestata per uso personale. Il suo modo di vivere è “on the road”, “esagerato”, che equivale spesso a trasgressione ed eccessi. Artista: Vasco Rossi Album: Bollicine (1983) Titolo: Bollicine … coca…cola bevi la coca cola che ti fa bene bevi la coca cola che ti fa digerire con tutte quelle, tutte quelle bollicine… coca cola si coca cola…me mi fa morire… coca cola si coca cola…a me mi fa impazzire… con tutte quelle tutte quelle bollicine… coca cola chi coca cola chi vespa mangia le mele coca cola chi?!? coca chi non vespa più e si fa le pere… con tutte quelle tutte quelle medicine… io la coca cola me la porto a scuola coca cola si coca cola coca-casa-chiesa con tutte quelle tutte quelle bollicine coca cola… e sei protagonista coca cola… per l’uomo che non deve chiedere…mai!!! …con tutte quelle tutte quelle bollicine… … Nel 1995 gli Oasis presentano “Morning Glory”, una delle canzoni più significative di tutta la loro discografia. Il genere musicale è rock’n’roll. Dal punto di vista del testo, si parte con scene a metà strada tra Trainspotting e la solita scenografia Oasis città-alienazione-droga: “Tutti i tuoi sogni si compiono/mentre sei incatenato allo specchio con la tua lametta da barba/Un altro pomeriggio di sole/Cammino al ritmo del mio brano preferito”. Il riferimento alla cocaina è netto, ammesso anche dal cantante Noel Gallagher. Nella parte seguente si esplica definitivamente il pensiero degli Oasis, occasionalmente pervaso dai torpori di un dopo-pista: “Hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti/Hai bisogno di riposare la testa/Cos’è la storia, un giorno 569 COCAINA di gloria?”. Il domani non ha dunque senso, l’importante è vivere l’oggi, senza scordare ieri, senza voler entrare nella storia, perché la storia si fa vivendo, senza accorgersene di farla, senza cercare a tutti i costi il giorno di gloria. Non è un caso che la cocaina trovi così tanto spazio in questa canzone: la droga è l’oggi, l’attualità, non si è mai vista una droga che entra nella storia. Eppure, sembra dire Noel Gallagher, è sempre stata più importante lei, con il suo carico di attualità e sensazionalismo. Infatti, lo stesso Noel Gallagher ha dichiarato che è una cinica canzone sulle droghe. Artista: Oasis Album : (What’s The Story) Morning Glory? (1995) Titolo: Morning Glory All your dreams are made When you’re chained to (your) mirror with (your) razor blade Today’s the day that all the world will see Another sunny afternoon (I’m) walking to the sound of your favorite tune Tomorrow never knows what it doesn’t know too soon Need a little time to wake up Need a little time to wake up wake up Need a little time to wake up Need a little time to rest your mind You know you should so I guess you might as well What’s the story morning glory Well (you) need a little time to wake up Wake up well What’s the story morning glory Well Need a little time to wake up Wake up … Titolo: Gloria mattutina Tutti i tuoi sogni finiscono Quando sei incatenato allo specchio con il tuo rasoio Oggi è il giorno che tutti vedranno Un altro pomeriggio di sole Sto camminando con la musica del mio canale preferito Il domani non sa mai ciò che accade troppo presto Hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti Hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti, svegliarti Hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti Hai bisogno di un po’ di tempo per far riposare la tua mente Sai che poteresti, perciò ti consiglio almeno di farlo Sai che poteresti, perciò ti consiglio almeno di farlo Che succede, gloria mattutina? Bene, hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti, per svegliarti Bene, che succede, gloria mattutina? Bene, hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti, per svegliarti … Nel 1998 i Rolling Stones inneggiano a cocaina e morfina nella celebre “Sister Morphine”, folk palpitante e nervoso scritto da Mick Jagger e Keith Richard, insieme a Marienne Faithfull, storica compagna del leader degli Stones. La canzone tratta della drammatica storia della tossicodipendenza parlando di morfina e cocaina. Artista: Rolling Stones Album: No Security (1998) Titolo: Sister Morphine Here I lie in my hospital bed Tell me, Sister Morphine, when are you coming round again? 570 Titolo: Sorella Morfina Eccomi qui steso sul mio letto d’ospedale dimmi, sorella morfina, quando torni ancora oh, non penso che posso aspettare così tanto tempo ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Oh, I don’t think I can wait that long Oh, you see that I’m not that strong The scream of the ambulance is sounding in my ears Tell me, Sister Morphine, how long have I been lying here? What am I doing in this place? Why does the doctor have no face? oh, vedi che non sono così forte l’urlo delle ambulanze sta suonando nelle mie orecchie dimmi sorella morfine per quanto tempo stai qui con me cosa sto facendo in questo posto perché i dottori non hanno una faccia? Oh, I can’t crawl across the floor Ah, can’t you see, Sister Morphine, I’m trying to score oh, non posso andare a gattoni sul pavimento Ah, non puoi veder sorella morfina che sto cercando di sballare Well it just goes to show Things are not what they seem Please, Sister Morphine, turn my nightmares into dreams Oh, can’t you see I’m fading fast? And that this shot will be my last bene, come ti dicevo le cose non sono come sembrano per favore sorella Morfina trasforma i miei incubi in sogni non puoi vedere che mi sto indebolendo sempre più e questo sarà il mio ultimo viaggio Sweet Cousin Cocaine, lay your cool cool hand on my head Ah, come on, Sister Morphine, you better make up my bed ‘Cause you know and I know in the morning I’ll be dead Yeah, and you can sit around, yeah and you can watch all the Clean white sheets stained red. dolce cugina cocaina metti la tua fresca mano sulla mia testa andiamo sorella morfina è meglio che fai il mio letto perché sappiamo entrambi che domani mattina sarò morto sì, puoi sederti qui e puoi guardare tutte le lenzuola bianche macchiate di rosso. Per quanto riguarda il riferimento esplicito all’utilizzo di questa sostanza stupefacente, la cocaina, sicuramente il genere musicale Rap fornisce il maggior numero di esempi. È un genere musicale cha nasce verso la fine degli anni Settanta nei quartieri neri delle metropoli statunitensi. La popolarità del rap all’inizio fu limitata ma, appena qualche anno dopo, il genere entrò a far parte della tendenza principale della musica e della cultura giovanile americana. Gruppi rap neri (Run-DMC) e bianchi (Beastie Boys) diffusero uno stile i cui temi spesso duri come le vita delle bande, la droga, la criminalità. Successivamente è stato al centro di intense controversie per i suoi testi brutali e violenti che parlavano di sesso e droga con un linguaggio molto esplicito. Il tema di fondo che ricorre usualmente nei testi dei rapper è la povertà. Nei quartieri ghetto, nelle case popolari dei quartieri neri, dove la musica nasce come grido di rabbia ed espressione sonora della miseria e dell’angoscia del sottoproletariato nero, i bambini che sono nati negli anni Settanta non hanno mai visto lavorare i propri genitori. La spaccio della droga è il mezzo più diffuso per sfuggire alla miseria e il rap diventa un’alternativa. Soprattutto nel Rap americano, infatti, ci sono canzoni in cui l’argomento cocaina ha valore di incitazione all’utilizzo di questa sostanza. Solamente scorrendo il testo e, quindi, senza bisogno di un’interpretazione, ci sono frequenti riferimenti al contesto in cui essa viene usata e alle motivazioni che portano ad utilizzarla. In alcuni casi, in questo genere musicale, ci troviamo di fronte ad una punto di vista favorevole da parte del cantante nei confronti della cocaina e ad una chiara comunicazione che esorta chi ascolta la canzone all’utilizzo della stessa. Sicuramente uno degli esponenti più noti di questa categoria è l’americano Eminem, che non ha mai nascosto il suo essere provocatore. 571 COCAINA Autore: Eminem Album: The Marshall Mathers LP Titolo: Kill you … They said I can’t rap about bein broke no more They say I can’t rap about coke no more … “Oh, now he’s raping his own mother, abusing a whore, snorting coke, and we gave him the Rolling Stone cover?” … Titolo: Ti ammazzo … Loro dicono che io non posso più rappare a proposito di essere povero Loro dicono che io non posso più rappare a proposito della cocaina … “Oh, ora lui stà violentando sua madre, abusando di una troia, sniffando cocaina, e noi gli diamo la copertina di Rolling Stone?” … “Devil’s Night” (2001) è l’album di esordio di una band che fa parte del gruppo di Eminem, i D12. Il nome dell’album deriva dall’appellativo dato dagli abitanti della città di Detroit alla notte del 31 Ottobre, durante la quale, negli anni passati, interi quartieri della città venivano messi a ferro e fuoco da gruppi di teppisti e bande locali. Dietro la sigla D12 (ovvero Dirty Dozen, cioè “sporca dozzina”) c’è il controverso rapper Eminem. È lui il leader carismatico di questa band che non può che perseguire l’obiettivo di stupire e creare nuovi sentimenti contrastanti nel pubblico e nella critica. L’album di esordio “Devil’s night” è volutamente osceno, dove le parole in libertà già note nello stile di Eminem, qui diventano un precisa missione di cattivo gusto e volgarità. Nella tracklist di “Devil’s night” sono presenti ben tre tracce in cui si parla esplicitamente di cocaina: “Purple pills”, “Fight music” e “These drugs”. Lo stile dei D12 può essere definito come hard-core, gangstarap o horror-core, ma di certo amplifica la personalità di Eminem. “Devil’s Night” è un disco al quale ci si avvicina più per curiosità che per effettiva condivisione dei temi trattati e, anche se parlare di droga, sesso e volgarità non è certo una invenzione di Eminem, bisogna riconoscere che è lui attualmente una delle figure più rappresentative della categoria. Per quanto riguarda esempi italiani del genere rap, Joe Cassano si è rivelato essere uno dei personaggi che ha ottenuto notorietà nell’hip-hop italiano grazie alla sua voce decisamente inusuale, uno slang ricco di vocaboli estrapolati e rivisitati dagli Stati Uniti. Le tematiche trattate in “Dio Lodato” riguardano principalmente la vita di strada e i metodi per sopravvivere. Artista: Joe Cassano Album: Dio lodato (1999) Titolo: Dio lodato per sta chance … Rega, pippo le mie rime come cocaina le canne come anfetamina, fin dalla mattina plurivitamina è il talento che m’ha dato Dio sono solo io che posso fare il flow che è mio Jonny non aspetta più il din della campana 572 si jetta nel mercato pensando alla lontana pensando alla caciara che facevo da pischello ero un monello fuscello adesso son torello … ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Altri cantanti hanno scritto canzoni che si pongono contro il tipo di società che ne fa uso, valutando la cocaina nella concezione che le si attribuiva di “droga dei ricchi”. Tra questi, nel 1997 Frankie HI-NRG MC è uno tra i più conosciuti rapper della scena italiana contemporanea. Attivo fin dagli albori del mondo hip hop in Italia (primi anni Novanta), Frankie ha realizzato album nei quali affronta diverse tematiche, ma in particolare appartenenti all’area politica e sociale. Frankie HI-NRG MC si è sempre difeso dicendo che il compito del rap è di insegnare a tutti e in tutti i luoghi, con canzoni con ottimi testi in grado di far riflettere. “Quelli che benpensano” vuole essere un ritratto della fascia medio-alta della società italiana, con immagini suggestive è denunciato un arrivismo dilagante in un mondo in cui gli ultimi non saranno i primi in base alla promessa biblica, ma resteranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili. Artista: Frankie Hi-NRG MC Album: La Morte Dei Miracoli (1997) Titolo: Quelli Che Benpensano … Come lucertole si arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano. Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno, spendono, spandono e sono quel che hanno. Sono intorno a me ma non parlano con me. Sono come me ma si sentono meglio Sono intorno a me ma non parlano con me. Sono come me ma si sentono meglio …e come le supposte abitano in blisters full-optiona, con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland, vivon col timore di poter sembrare poveri, quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano, poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono: parton dal pratino e vanno fino in cielo, han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo e sono quelli che di sabato lavano automobili che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli, medi come i ceti cui appartengono, terra-terra come i missili cui assomigliano. Tiratissimi, s’infarinano, s’alcolizzano e poi s’impastano su un albero, boom! Nasi bianchi come Fruit of the Loom che diventano più rossi d’un livello di Doom. Sono intorno a me ma non parlano con me. Sono come me ma si sentono meglio. Sono intorno a me ma non parlano con me. Sono come me ma si sentono meglio. … 573 COCAINA In alcuni siti internet dedicati al genere musicale rap, sono presenti addirittura glossari indicanti il significato di termini specifici e parole in slang utilizzati per parlare di cocaina e sostanze stupefacenti. Sicuramente essi sono differenti a seconda della regione e cambiano nel tempo, forse anche per depistare gli occhi della forze dell’ordine. Riportiamo alcuni esempi riguardanti la cocaina (Tabella 1 e Tabella 2). Tabella 1. “Street terms” per indicare cocaina utilizzati nelle canzoni del genere rap. “STREET TERMS” PER INDICARE COCAINA All American drug Aspirin (powder cocaine) Barbs Basa (crack cocaine) Base (crack cocaine) Bernie Big C Black rock (crack cocaine) CDs (crack cocaine) Candy sugar (powder cocaine) Coca Crack Double bubble Electric Kool-Aid (crack cocaine) Flave (powder cocaine) Florida snow Foo foo Gin Gold dust Happy dust Icing Jelly Lady Mama coca Mojo Nose stuff Oyster stew Paradise Pariba (powder cocaine) Pearl Real tops (crack cocaine) Rocks (crack cocaine) Roxanne (crack cocaine) Scorpion Sevenup Snow white Sugar boogers (powder cocaine) Twinkie (crack cocaine) Yam (crack cocaine) Zip Tab. 2. Termini utilizzati per indicare cocaina nelle canzoni del genere rap. 8-BALL BASE-HEAD BRICK CHRONIC ICE LINA LLELO SNOW YEYO 574 Termine usato per indicare 1/8 di oncia di cocaina Termine usato per indicare una persona dedita al consumo di cocaina (1) - Cosa molto fredda (2) - Prendere qualcuno a pugni (3) - Termine usato per indicare un certo quantitativo di cocaina Tipo di marijuana molto potente, generalmente mischiata a cocaina (1) - Sinonimo di “DIAMOND” (diamante) (2) - Sinonimo di “ cocaina “ (cocaina). “Riga, linea” in spagnolo - generalmente riferito ad una striscia di cocaina Parola spagnola usata per indicare un quantitativo di sostanze stupefacenti (in genere cocaina o crack) - la doppia L si pronuncia Y - thanx 2 RLP Sinonimo di “ cocaine” (cocaina) Termine alternativo per indicare la cocaina (deriva dallo slang ispanico) ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Parlando ancora di terminologia riferita alla cocaina e, più in generale alla droga, riportiamo anche un esempio italiano che risulta quasi opposto al precedente, sia per quanto riguarda il genere musicale, si tratta infatti di musica leggera, sia per quanto concerne la connotazione di incoraggiamento o di dissuasione verso l’utilizzo di sostanze stupefacenti che si dà alla canzone. Alcuni critici hanno analizzato il testo della produzione musicale degli 883, trovando, tra gli altri argomenti, alcuni riferimenti al mondo della droga. Sembra, infatti, che la parola paranoia richiami un concetto di stato di depressione, sconforto e stanchezza in voga fin dal ‘68; oggigiorno, però, nell’uso quotidiano essa viene usata con una connotazione alleggerita, al punto da designare un’esperienza negativa di qualsiasi tipo. Paranoia proviene dal mondo della droga, dove esprime la crisi psicofisica seguente a un’assunzione di stupefacenti. Si entra, così, nel linguaggio più settoriale dei drogati e degli emarginati, che presta agli 883 diverse parole. Alcune di queste come roba o spada, alludono rispettivamente alle sostanze stupefacenti e all’ago della siringa, altre invece come paranoia e sbattimento, richiamano le sensazioni provocate dalla drammatica ricerca della dose giornaliera di droga. Ad esempio: «Ti vedevo in giro a sbatterti», in Cumuli, detto appunto di un amico tossicodipendente. Di recente l’espressione è passata ad indicare un più generico darsi da fare per qualcuno o qualcosa. Fanno, inoltre, parte della stessa sfera linguistica del disagio e dell’eccesso espressioni come andare o essere fuori, o fuori di testa, ovvero si perde il controllo della situazione. Infatti, l’avverbiale fuori, dall’inglese ‘out’, specialmente nel composto fuori di testa allude originariamente agli effetti degli stupefacenti. Artista: 883 Album: Nord Sud Ovest Est (1993) Titolo: Cumuli … Poi col tempo forse ti ho perso un po’ ti vedevo in giro a sbatterti mi chiamavi solo per prestiti ti guardavo in faccia e non eri tu Cumuli di roba e di spade per riempire il vuoto dentro di noi cumuli di cazzi tuoi per riempire il vuoto nei cazzi tuoi cumuli di roba e di spade per dividere le linee tra noi cumuli di brutte storie … Eccoti qui contento che ti abbiamo aspettato racconta un po’, che cos’è che ti facevan fare in comunità siam fieri di te Si che lo so che c’è ogni tanto la tentazione ti passerà, si però il vuoto credo che non si riempia mai per tutti è così Si perché è un po’ il vuoto di tutti noi ci sbattiamo tanto per chiuderlo ci proviamo e non ci riusciamo mai allora tanto vale conviverci … In questi anni sono diversi gli esempi di gruppi musicali che si sono pubblicamente dissociati dall’utilizzo di sostanze stupefacenti. Anche bands hard come i Saxon e i Manowar hanno diffuso la filosofia della cultura del fisico atletico, senza l’uso di droghe. Resistono, comunque, le band che si sono più volte proclamate a favore delle droghe: Motley Crue e Guns’n’roses sono due tra le band che hanno sempre proclamato il “sex, drugs e rock’n’roll”, spesso rischiando la salute personale con problemi fisici conseguenti all’uso di sostanze proibite. 575 COCAINA 3.1 Fine anni Novanta e inizio Duemila Dalla fine degli anni Novanta ai giorni nostri, i cantanti hanno via via modificato la propria produzione artistica, non nominando più le sostanze stupefacenti nei propri testi musicali con la finalità di stupire il pubblico, ma nemmeno celando tali riferimenti con significati ambigui. Sicuramente, nella società dei nostri tempi ci sono meno tabù, la censura è quasi del tutto scomparsa e, salvo sporadici episodi prontamente tutelati dalle varie associazioni di garanzia per il pubblico, i cantanti non hanno remore nell’affrontare la questione nei testi delle proprie canzoni. Nel 2000 i James Taylor Quartet hanno dichiarato che nel loro album “A bigger picture” hanno accennato a questioni personali inerenti la musica. Infatti, ci sono un paio di pezzi strumentali che hanno a che fare con le droghe: “Chasing dragons” allude all’eroina, “Mr. C” alla cocaina. Il leader del gruppo ha ammesso di aver avuto problemi con droga e alcool e di esserne uscito un paio di anni fa, quando ha cominciato a scrivere le canzoni di questo album. «L’ispirazione mi è venuta soprattutto da tutte le cose positive che mi hanno aiutato a superare le difficoltà. Per quel che mi riguarda, si è trattato di crescere dal punto di vista personale. Nel music-biz molti scappano dalle responsabilità, non si comportano da adulti e la droga diventa una parte di questo atteggiamento: è un modo per nascondersi, per evitare di crescere. La cocaina in particolare è una droga molto subdola da questo punto di vista». La storia dei Red Hot Chili Peppers è travagliata e complessa, a causa dei molti problemi con droga e alcool. Una svolta molto importante è avvenuta dopo la morte per overdose del primo chitarrista, Ille Slovack, a cui è stata dedicata la canzone “Under the bridge”, originalmente una poesia scritta da Kiedis e poi musicata dal gruppo. Artista: Red Hot Chili Peppers Album: Blood Sugar Sex Magik (1991) Titolo: Under the Bridge Genere: Funky/Funky-Metal Sometimes I feel Like I don’t have a partner Sometimes I feel Like my only friend Is the city I live in The city of angels Lonely as I am Together we cry … I don’t ever want to feel Like I did that day Take me to the place I love Take me all the way … Under the bridge downtown 576 Titolo: Sotto Il Ponte Qualche volta mi sento come Non avessi un compagno Qualche volta sento Come la mia unica amica Fosse la città in cui vivo La città degli Angeli Solo come sono Insieme piangiamo … Non voglio mai più sentirmi Come mi sono sentito quel giorno Portami nel posto che io amo Portami là … Sotto il ponte in città È dove ho versato del sangue ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Is where I drew some blood Under the bridge downtown I could not get enough Under the bridge downtown Forgot about my love Under the bridge downtown I gave my life away Sotto il ponte in città Non mi bastava mai Sotto il ponte in città Mi sono dimenticato del mio amore Sotto il ponte in città Ho dato via la mia vita Nel novembre del 2005 il gruppo Darkness: pubblica l’album “One ticket to hell…and back”, in cui ci sarebbe persino il “rumore della cocaina”. Così afferma un tabloid britannico, secondo cui all’inizio di una canzone si sente il tipico rumore emesso da una persona che si prepara una pista di coca: una carta di credito che picchietta la bianca sostanza, una banconota che viene arrotolata e poi avviene la “pippata”. Una fonte interna alla band ha confidato al quotidiano che sarà possibile ascoltare il tutto proprio all’inizio dell’album, oppure in apertura del primo singolo. Secondo i musicisti del gruppo, però, la trovata sarebbe da intendere non come un incoraggiamento al consumo della coca, bensì come un tentativo di dissuasione. Sul sito internet www.kwmusica.kataweb.it è stato scritto che Daniel Powter ha prodotto l’album “Daniel Powter” (2005) sotto effetto della cocaina. Il cantante e pianista canadese ha rilasciato un’intervista al tabloid britannico “Sun” in cui descrive come la cocaina abbia quasi distrutto la sua carriera. Egli ha rivelato di avere vaghi ricordi del periodo in cui ha inciso il suo album perché spesso si trovava sotto l’effetto della droga. «Durante le registrazioni ero fuori di testa e non ricordo nemmeno cosa stessi incidendo. Ero avvolto in una sorta di trance per cui iniziavo le cose e non mi ricordavo nemmeno il perché». Daniel Powter, ora sta bene, è pulito ed ha aggiunto: «Sono stato dipendente dalla cocaina per molto tempo fino al punto in cui non era più neanche stimolante per la mia creatività. In quel momento ho capito quanto era malsana e ora ne sono finalmente uscito». 4. Cocaina e letteratura La bibliografia di questo capitolo è stata reperita digitando le parole romanzo+cocaina, narrativa+cocaina, testi+cocaina, saggi+cocaina, scrittori+cocaina, bibliografia sulla cocaina, ecc e cercando informazioni specifiche sui siti specializzati. Tralasciando i manuali per operatori, la nostra ricerca si è focalizzata sulla cocaina in letteratura, e quindi sui romanzi, mettendo poi quelli trovati in ordine cronologico e contestualizzandoli con il periodo storico in cui sono stati scritti. I primi consigli sull’uso della cocaina si trovano in un saggio del dottor Monardes del 1569, apparso in versione inglese nel 1596. in questo testo viene esaltata la capacità della pianta di combattere la fame e la fatica. Nel 1859 Paolo Mantegazza, che aveva trascorso qualche anno nelle regioni sudamericane dove la pianta fiorisce, pubblicò le sue osservazioni relative agli effetti fisiologici e terapeutici delle foglie della pianta di coca. Mantegazza ne illustrò la versatilità delle applicazioni terapeutiche in parecchi casi clinici, riscuotendo grande interesse da parte del pubblico, ma poco dal mondo scientifico. Proprio partendo dalle osservazioni di Mantegazza Sigmund Freud inizia ad interessarsi 577 COCAINA agli effetti terapeutici e clinici che può avere la cocaina, e nel 1884 pubblica il suo “Uber coca”. In questo testo vengono descritti in maniera positiva, gli effetti della cocaina sull’organismo umano. Vengono riportati in dettaglio i dati e i riferimenti sugli aspetti terapeutici, medici, psichici dell’utilizzo di cocaina, con riferimenti storici e geografici precisi nei particolari. “Se andrà bene, scriverò un lavoro sulla cocaina – scrive a Martha (fidanzata di allora n.d.r.) – e prevedo che essa conquisterà in terapia un posto pari o anche superiore a quello della morfina. Ma ho anche altre speranze e intenzioni: ne prendo regolarmente piccolissime dosi contro la depressione e la cattiva digestione, con il più grande successo (…)”. Freud non fu l’unico a fare attraverso i suoi scritti propaganda alla cocaina, spesso infatti, anche nei romanzi dell’epoca, sono presenti numerosi riferimenti a questa sostanza: eroi, grandi intellettuali e scienziati medici e professionisti sono ritratti in modo positivo come ordinari consumatori. Inoltre pur annoverando nei racconti alcuni effetti palesemente tossici legati all’uso di cocaina, prevale una visione positiva di questa sostanza che permette di avere delle prestazioni fisiche e intellettive ottimali. A. Conan-Doyle, amico di Freud, descrive il suo personaggio Sherlock Holmes come un abituè di questa sostanza di cui si inietta diverse dosi giornaliere. Nel romanzo Il segno dei quattro del 1890 il dott. Watson descrive le braccia di Holmes “erano tutte macchie e cicatrici per le innumerevoli punture”, e dice di averlo visto iniettarsi cocaina tre volte al giorno per molti mesi. Lo stesso Holmes parlando del suo vizio dice: “Penso che i suoi effetti sul fisico siano cattivi. Tuttavia, la trovo così straordinariamente stimolante e chiarificante per la mia mente che i suoi effetti secondari hanno in confronto poca importanza” (cit. Da Ashley 1976). In Uno scandalo in Boemia Watson riferisce che Holmes “alternava le sue settimane tra la cocaina e l’ambizione”; in I cinque semi d’arancio il detective è “auto-intossicato dalla cocaina e dal tabacco” o meglio poli-intossicato in quanto utilizzava anche morfina; in Faccia gialla la situazione sembra migliorata perché vi si legge che “a parte l’uso sporadico di cocaina non aveva vizi”. Nel frattempo le ricerche sull’utilizzo di cocaina da parte di Freud erano progredite, e già dai primi anni del ‘900 oltre agli effetti benefici della cocaina si iniziano a descrivere anche le allucinazioni, le conseguenze fisiche e le turbe mentali derivanti dalla sua assunzione. Conan-Doyle, che fino a questo momento aveva trattato la tossicodipendenza del suo protagonista come un vizio, cambia prospettiva e ne Il problema finale si legge che Watson, preoccupato delle condizioni dell’amico, manda una lettera a Lancet, in cui chiede consigli per curare un paziente affetto da cocainismo. Per la prima volta viene quindi presa in esame la dipendenza da cocaina come una malattia. Nello stesso romanzo, qualche mese dopo, Holmes si presenta da Watson, non solo con un aspetto pallido ed emaciato, ma pretendendo che le persiane vengano chiuse con il catenaccio per paura di essere colpito da armi da fuoco; anche nei giorni seguenti continuerà a dirsi perseguitato da Moriarty, che Watson non vedrà mai. Sempre nello stesso romanzo però Holmes ad un certo punto se ne va per tornare dopo tre anni libero dalla dipendenza alla cocaina. Nel romanzo La soluzione al sette per cento Meyer ipotizza che Conan Doyle abbia trascorso quel periodo di tempo presso Freud, che nel frattempo si era reso conto dei rischi della droga e si era interessato alla cura, permettondo a Doyle di disintossicarsi e di fare lo stesso con il suo personaggio. A partire da questo momento cambiano le descrizioni che gli autori fanno dei loro personaggi nei testi letterari. Il consumo di cocaina non è più accettato, o auspicato dalla società per migliorare le proprie prestazioni inconsapevoli delle conseguenze che ne possono derivare. Nel 1934 venne pubblicato Romanzo con cocaina di Ageev. Dell’autore di questo ro578 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA manzo non si è mai saputo nulla, se non che fosse russo. L’opera narra la progressiva degradazione di un giovane dovuta alla cocaina, o meglio, descrive gli effetti devastanti dell’incontro fra una personalità fragile e disturbata e questa sostanza. Che l’utilizzo di cocaina fosse diffuso in Russia lo testimonia anche Pasternàk nel suo Il dottor Zivago, (1946) in cui viene descritto sia l’uso terapeutico nell’esercito rivoluzionario sia l’abuso. Dino Segre, sotto lo pseudonimo di Pitigrilli, nel 1921 dava alle stampe Cocaina un romanzo decadente, morboso, una sorta di art nouveau letteraria che suggestionò e influenzò un largo pubblico trattando della “polvere bianca boliviana che dà le allucinazioni”. Ben presto le nuove correnti filosofiche e letterarie che inneggiano all’edonismo, al piacere dei sensi, in una visione nichilista della condizione umana, influenzano significativamente il modo di concepire la vita e tutte le sue manifestazioni. La cocaina diviene in quegli anni uno strumento utilizzato soprattutto negli ambienti dell’alta borghesia intellettuale, ma anche tra gli artisti e i letterati per raggiungere le vette più alte della creatività e per gustare la pienezza della vita. Letterati come James Joyce, Marcel Proust, Aleister Crowley, tra l’altro autore di Diario di un cocainomane, dettero alla cocaina i connotati del mito, associandola ai prototipi del sentimentalismo trasgressivo o del ribellismo estetizzante diffondendo così la convinzione che fosse lecito aiutare la natura umana a vivere in modo più completo e intenso. Nella seconda metà del ‘900 il tema della droga si fa più preponderante, diversi autori trattano questo argomento e nei racconti vengono raccontate storie di vita, autobiografie e biografie di soggetti che hanno vissuto il dramma della dipendenza da sostanze. Nel 1959 esce a Parigi Naked Lunch di William Seward Burroughs. Questo romanzo è una condanna alla droga attraverso la testimonianza della vita da tossicodipendente dell’autore a cui la droga non basta mai, così come i soldi per comprarla e le motivazioni per continuare una vita squallida. Visioni apocalittiche raccolte in stralci di carta, appunti presi nel delirio per non dimenticare i paradisi artificiali quando quei ricordi non ci saranno più a causa delle crisi di astinenza, e poi elaborati per farne un romanzo. L’autore in alcuni parti del testo si scusa con il lettore per la crudezza delle proprie descrizioni, ma dichiara di non poterne fare a meno, quello che descrive è proprio la sua vita da tossicodipendente. Da questo romanzo verrà poi tratto il film Il pasto nudo del 1991. Tra la bibliografia italiana troviamo L’Ultimo Cuba Libre di Pier Francesco Grasselli, che vuole raccontare la vita normale di una generazione perduta tra cocaina, sesso, denaro e violenza e Il cattivo cronista di Abate Francesco del 2003, che descrive una Cagliari piena di locali, cocaina e loschi affari. Ma il consumo di cocaina non riguarda soltanto il mondo occidentale. In Oro rapace di Yu Miri, denuncia ispirata a un fatto vero accaduto nel 1997, si scopre che la società giapponese è sempre più simile a quella occidentale nelle sue contraddizioni e nei suoi limiti, e che gli adolescenti giapponesi inquieti e insoddisfatti come i loro coetanei occidentali, vivono esattamente le medesime esperienze compreso l’utilizzo di sostanze stupefacenti e di cocaina in particolare. Il protagonista del romanzo è un quattordicenne ricco e viziato che perde di vista i confini morali dell’esistenza, confondendo la realtà virtuale con la verità, lo “sballo” con la vita quotidiana, e si trasforma in un essere incapace di avere relazioni normali con le persone che lo circondano. L’autore attribuisce la colpa di questa decadenza morale nei giovani agli adulti che si disinteressano, della società che premia solo chi possiede il denaro, che non condanna con voce sufficientemente forte chi si prostituisce, chi ruba, chi spaccia droga. 579 COCAINA 5. La cocaina nella altre discipline artistiche Per quanto riguarda l’arte figurativa, le rappresentazioni con riferimenti espliciti alla cocaina e alle droghe in generale trovate sul web sono rari. Nel mondo fotografico troviamo Larry Clark, conosciuto per le sue sconvolgenti immagini e i suoi film che descrivono sesso, violenza e droga nel mondo dei giovani. L’abilità dell’artista consiste nel mettere in relazione i movimenti sociali con quelli culturali nella società americana. All’interno della raccolta fotografica Tulsa (1963-1971) i soggetti sono compagni di droga e il suo modo incantato di affrontare le scene di droga ha avuto ripercussioni sulle spietate dichiarazioni durante la guerra in Vietnam. Foto 1. Un’immagine da Tulsa (1963-1971) Foto 2 e 3. Immagini di Horizontes di Cruzvillegas. Alla Triennale di Torino inaugurata il 19 marzo 2006 e intitolata al famelico gigante di Rabelais, l’artista messicano Cruzvillegas occupa quattro sale con Horizontes, una installazione d’oggetti dipinti con i colori verde e rosa della bandiera di Baja, disposti in forme concentriche, che si estendono come un’onda di stanza in stanza, metafora degli spacciatori di droga locali. Nel cortile domina Napping 2002, scultura di Murakami le cui opere alla Frieze, la mostramercato di Londra, hanno raggiunto valutazioni di 350 mila euro. La regione Liguria per il centenario della nascita dello sculture Francesco Messina, ricorso nel 2000, ha presentato una importante mostra che ripercorre la carriera artistica del grande scultore. Tra le opere presentate la sua prima scultura realizzata all’età di diciassette anni e “rifiutata” dalla Promotrice, il ritratto “modiglianesco” Cocaina (1920-21), di cui purtroppo non abbiamo trovato in internet alcuna immagine disponibile. Nel 2005 si è tenuta a Mosca una mostra di statue di cera con lo scopo di mettere in guardia i giovani dagli effetti della droga. Le statue sono una rappresentazione realistica delle modificazioni che si verificano sull’organismo e del disfacimento fisico che avviene nei tossicodipendenti. L’impatto visivo è molto forte e per alcune sculture crudo, determinato dalla contesto russo legato all’utilizzo di cocaina e di eroina da parte della popolazione. La mostra, intitolata “Un’amica molto esperta”, racconta come una tossicodipendente inizia alla droga una giovane donna. 580 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA Fig. 1. La ragazza si è appena iniettata la sua prima dose. Il suo viso appare ancora fresco poiché è nella fase iniziale della tossicodipendenza. Fig. 2. Gli spacciatori assistono compiaciuti all’iniziazione della ragazza. Fig. 3. Questo è il volto di come la ragazza della Figura 1 sia diventata dopo anni di tossicodipendenza. Fig. 4. Gli ultimi giorni di una tossicodipendente. Il cartellino della mostra chiede se si riesce a riconoscere la ragazza, la stessa che nei primi quadri veniva iniziata alla droga. Fig. 5. Le riproduzioni non trascurano i dettagli, come queste unghie incrostate dalla sporcizia. Fig. 6. I volti nello specchio simbolizzano che lo spacciatore è la “Morte” mentre il riflesso del giovane che sta comprando la droga mostra il disfacimento fisico al quale è destinato. Fig. 7. Il cartellino di questa scena chiede di indovinare quanti anni ha questa tossicodipendente Fig. 8. La madre è n’alcolizzata, la sorella maggiore una tossicodipendente. Cosa succederà alla bambina che ora gioca con una bambola? Fig. 9. Una fumeria d’oppio per raccontare l’inizio dell’era delle tossicodipendenze Fig. 10. Un’immagine inedita del cantante dei Queen, Freddie Mercury. La statua di cera mostra come era il divo poco prima di morire, a causa dell’Aids Fig. 11. Visi di cera per mostrare gli effetti di diverse malattie conseguenti alla tossicodipendenza Fig. 12. Una madre scioccata dopo aver dato alla luce un bambino disabile, a causa della sua tossicodipendenza Fig. 13. Gli effetti del gluesniffing, l’inalazione di colla. In capo a due anni i glue sniffers cominciano a perdere corteccia cerebrale Fig. 14. Un poliziotto accompagnato da un dottore arresta un tossicodipendente Fig. 15. Il dettaglio di un piede affetto da cancrena, una malattia comune tra i tossicodipendenti Fig. 16. Anche l’aiuto del medico è inutile a questo stadio 581 COCAINA 6. Conclusioni Nell’ultimo secolo il fenomeno della cocaina, nelle sue più svariate rappresentazioni, ha attratto in modo sempre maggiore l’attenzione e l’interesse degli artisti e degli autori cinematografici oltre che la curiosità del pubblico. Durante la ricerca si è raccolta una notevole quantità di materiale cinematografico, musicale e letterario che tratta, con valenze e modalità diverse, il fenomeno della droga e il consumo di cocaina in un arco di tempo piuttosto ampio. Sul finire dell’800, la produzione letteraria si pone come primo strumento di comunicazione in grado di trattare il tema della droga e di diffondere riferimenti espliciti rispetto agli stili di vita e di consumo nella società cui si riferisce. Il consumo di cocaina in quell’epoca riguarda diversi strati della società, dai gruppi più emarginati alle classi più abbienti. Inizialmente si tratta di cocaina in modo positivo, facendo riferimento alla sue qualità mediche e terapeutiche, mentre il problema della dipendenza non emerge fino alla seconda decade del ‘900. Vengono riconosciuti e denunciati gli effetti nocivi di questa sostanza ma le “virtù” della cocaina si sposano perfettamente con la filosofia edonistica e la concezione del “super uomo” diffusa in quell’epoca. Questa sostanza viene consumata quindi da intellettuali, poeti, artisti e dall’alta borghesia che con il loro particolare stile di vita contribuiscono a rafforzare uno stereotipo “idilliaco” della cocaina. Si può parlare di divulgazione della rappresentazione sociale del fenomeno della cocaina soprattutto a partire dagli anni ‘30 quando i prodotti della comunicazione si fanno accessibili ad un gruppo più vasto della società. Nella produzione musicale di quegli anni viene affrontata questa tematica. Alcune canzoni si pongono come un chiaro strumento di denuncia sociale del problema della cocaina, altre invece come inno e sollecitazione all’uso. Nella seconda metà del ‘900 il fenomeno della cocaina si fa più esplicito, mentre in letteratura vengono pubblicati racconti autobiografici in cui si parla con drammaticità di questo problema, nel mondo della musica l’uso di sostanze è inneggiato o associato ad uno status di libertà dai vincoli sociali, di ribellione nei confronti di un sistema rigido, di evasione. Molti cantanti, soprattutto negli anni ‘70, rappresentano non solo uno stile musicale, ma un’ideologia, un modo di essere, uno stile di vita in cui, a volte, l’uso di sostanze è legittimato. L’apporto della produzione cinematografica è un ulteriore contributo alla diffusione e alla conoscenza di questa problematica in un ottica di allarme sociale ma è anche un utile materiale analitico descrittivo che coglie le inclinazioni, le nuove tendenze e le attitudini più sommerse di una società. Il cinema infatti offre un’ampia scelta di lavori che trattano della cocaina in modo ambivalente: come un valido mezzo di riscatto sociale per una parte della popolazione che vive in situazioni di miseria e povertà ma anche come una droga “dei ricchi” il cui uso è associato a precise classi sociali e culturali, proponendo uno status elevato, luoghi e stili di vita “tragicamente” attraenti. In molti casi sembra che gli artisti, i registi e gli scrittori non abbiano particolari preclusioni mentali e aprioristici tabù nel rappresentare visivamente e nel descrive la cocaina e il suo utilizzo, questo denota da una parte la maggior libertà di esprimere la propria visione su una problematica che per anni è stata sommersa, dall’altra il rischio che spesso si tratti l’argomento in modo superficiale trasmettendo false conoscenze e non rappresentando i rischi correlati a questa sostanza (Gatti R, 1997). Spesso il confine tra reale e surreale non è tracciato in modo netto, i danni alla salute derivanti dall’assunzione di cocaina e i rischi legali vengono sottostimati e trattati in modo superficiale. Le informazioni e le spiegazioni sulle sostanze psicotrope illegali sono piuttosto vaghe, uno stereotipo molto diffuso e ricorrente quando si affronta l’argomento cocaina in questi prodotti artistico-culturali è collegare questa tematica esclusivamente a precisi ambienti professionali in cui, al soggetto, sono richieste alte prestazioni lavorative ed in582 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA tellettuali. Viene trasmessa l’idea che l’utilizzo di cocaina, soprattutto in certi ambienti dello spettacolo e dell’arte, è un atto “normale”, non rappresenta una trasgressione e non è associato al pericolo della dipendenza. Questa riduzione e minimizzazione dei problemi legati al fenomeno cocaina proposta soprattutto dal cinema, dalla musica rischia di suscitare opinioni superficiali, favorendo l’insorgere di atteggiamenti di distanza verso il problema se non, in alcuni casi, incoraggiando comportamenti devianti (Fantoma et. al, 2005). Chi paga tutto questo? La società esprime la propria immagine nel corso degli anni attraverso prodotti artistici di massa come quelli che sono stati illustrati, creando un significativo trend sociale. I danni derivanti da una cultura che si modifica anche a causa della diffusione di messaggi artistici negativi per la salute della popolazione, si riversano purtroppo sui comportamenti e stereotipi generali in maniera più tangibile rispetto alle informazioni tecniche di prevenzione. Sarebbe più opportuno, invece, utilizzare questa raccolta sistematica di prodotti artistici di vario genere, affinché possano essere utilizzati a fini di prevenzione con personale medico ed educativo. Bibliografia 1. Fantoma A., Gilberto G., Poggi B., Normalmente stupefacente, Franco Angeli, Milano, 2005 2. Gatti R., Ecstasy e nuove droghe, Rischiare la giovinezza alla fine del millennio, Franco Angeli, Milano, 1997 3. Serpelloni G., Gerra G., Vulnerabilità all’addiction, 2002 4. Wolf M., Teorie delle comunicazioni di massa, Strumenti Bompiani, Milano, 2001 http://ccat.sas.upenn.edu/ http://cinema.castlerock.it/ http://droghe.aduc.it http://filmup.leonardo.it/ http://forum.azzurra.org http://guide.supereva.com http://gunsnroses.splinder.com http://ilmattino.caltanet.it http://it.geocities.com/ http://lafrusta.homestead.com/ http://Musicaitaliana.com http://news2000.libero.it/l http://photoclub.controluce.it http://risky-re-coca.splinder.com/ http://spaziogiovani.ausl.pr.it/ http://web.tiscali.it http://www.ancorassieme.net/ http://www.anfiteatro.it http://www.angolotesti.it http://www.ansa.it http://www.antiproibizionisti.it/ http://www.arte.go.it/ 583 COCAINA http://www.atuttascuola.it/ http://www.bazarweb.info/ http://www.cafeletterario.it/ http://www.canzoni-mp3.net/ http://www.cerca-film.it/ http://www.corriere.it http://www.debaser.it http://www.debaser.it http://www.delrock.it http://www.droga2.it/index.htm http://www.edscuola.it/ http://www.eminemitalia.it http://www.feltrinelli.it/ http://www.festivaldisanremo.com http://www.forumgiovani.org http://www.freecannabis.ch/ http://www.fuoriluogo.it http://www.futurestyle.org/ http://www.genovagando.it/ http://www.google.it http://www.internetbookshop.it/ http://www.kwmusica.kataweb.it http://www.leggendemetropolitane.net/ http://www.librialice.it/ http://www.lyricsondemand.com/ http://www.maggiesfarm.it/ http://www.minguzzi.provincia.bologna.it http://www.mymovies.it/ http://www.narconontop.org http://www.nipponico.com/ http://www.nodrugstour.it/ http://www.ocaiw.com/index.php?lang=it http://www.provincia.agrigento.it http://www.radio.rai.it/ http://www.recensionidilibri.it/ http://www.regione.emilia-romagna.it http://www.repubblica.it/ http://www.rockol.it/ http://www.rockstar.it/ http://www.solegemello.net/ http://www.step1magazine.it http://www.sussidiario.it/ http://www.tossicodipendenza.org/index.htm http://www.triennale.it/index.php http://www.virgilio.it http://www.webcocare.it/Index.htm http://www.zapster.it 584 COCAINA EXCURSUS STORICO SULLA COCAINA 9.5 Franco Aldegheri Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 - Verona Descrizione La cocaina viene estratta dalla “Erithroxylon Coca”, una pianta che cresce spontaneamente in Sud America. L’Erythroxylon coca è una pianta dal fogliame fitto nativa dei versanti orientali delle Ande, e cresce rigogliosa tra i 500 e i 2000 metri d’altitudine. Essa è largamente coltivata in Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia. Tipicamente la coca prospera in vallate calde, umide, esenti da gelo. I climi umidi della foresta tropicale delle Ande favoriscono la crescita di questo arbusto che può arrivare fino a 2,5 metri in 40 anni. La parola “coca” significa semplicemente “pianta”, e probabilmente deriva dalla lingua di una popolazione di indios storicamente antecedente gli Incas: gli Aymara. La pianta selvatica cresce fino a un’altezza di circa 5 metri, ma quella coltivata viene mantenuta ad un’altezza compresa tra 1 e 2 metri, questo per facilitare la raccolta delle foglie. Le foglie sono ricche di vitamine, proteine, calcio, ferro e fibra. Il contenuto di cocaina nelle foglie varia da 0.1% a 0.9%. Fluttuazioni diurne del contenuto di cocaina nella foglia di coca avvengono durante un ciclo di 24 ore. L’azione prolungata della selezione evolutiva ha favorito la sintesi naturale dell’alcaloide cocaina. Sebbene la cocaina abbia nell’uomo una affascinante e complessa storia medicinale, la sua funzione naturale nelle piante era sconosciuta. Recenti studi dimostrano che la cocaina ha effetti insetticidi alla concentrazione che si presenta naturale nelle foglie di coca. Quindi la cocaina serve alla pianta come pesticida. Diversamente dalla sua nota azione sul “reuptake” della dopamina nei mammiferi, gli effetti pesticidi della cocaina risultano dal potenziamento della neurotrasmissione octopaminergica negli insetti. La cocaina, potente inibitore del “reuptake” neuronale del “neurotrasmettitore della gratificazione” (la dopamina), è un inibitore ancor più potente del reuptake di un neurotrasmettitore specifico degli insetti, l’octopamina. L’octopamina svolge negli insetti un ruolo analogo alla dopamina nei mammiferi: viene rilasciata per esempio nelle api in anticipazione del passaggio da un fiore a un altro contenente una maggior quantità di nettare. Gli insetti che si nutrono sulla pianta di coca vanno pertanto soggetti a una “overdose” della loro stessa octopamina. Le sostanze che bloccano il reuptake delle amine di altre classi strutturali hanno pure un effetto pesticida con un livello di potenza distinto da quello conosciuto nell’influenzare il trasporto delle amine nei vertebrati. Questi risultati suggeriscono che la cocaina funziona nelle piante come un insetticida naturale. 585 COCAINA Uso della coca presso gli Indios del Sud America Le foglie di coca sono state masticate dagli Indios del Sud America per molte migliaia di anni, per indurre un’euforia di lunga durata. In senso stretto, le foglie non sono effettivamente masticate. Solitamente, la foglia essiccata di coca è inumidita con la saliva. La poltiglia è tenuta tra la gengiva e la guancia e viene pian piano succhiata. I succhi stimolanti vengono deglutiti. Materiali ricchi di calce come conchiglie marine bruciate o un cereale (quinoa) sono usati per favorire la separazione dell’alcaloide attivo dalla foglia. L’uso di coca nell’America pre-ispanica è confermato da fonti archeologiche e artistiche, come sculture, ceramiche, manufatti e pitture. La diffusione storica e geografica di queste testimonianze sembra evidenziare il fatto che la coca è stata un forte elemento di unificazione delle differenti culture di questo continente. Quelle testimonianze sono state trovate soprattutto in un ambito religioso e attestano il carattere divino attribuito a questa pianta; questa divinizzazione sarà, più tardi, confermata dagli Incas, che ne faranno una divinità. Per le sue molteplici proprietà, l’uso nel corso di rituali di iniziazione e di importanti cerimonie, e per la sua fondamentale importanza nell’economia, alla coca fu riconosciuto un grande valore. Lo studio dei fattori sia tecnici (materiali, lavorazione, …) che estetici (forma, stile, …) degli oggetti d’arte, combinato con lo studio del retroterra culturale, mostra che l’uso della coca sembra essere stato un privilegio delle classi sociali più elevate. Gli Incas fecero della coca la sostanza sacra fondamentale dalla lora religione solare, limitando il suo uso solo ai rituali. Secondo la leggenda inca, la risplendente stella bianca “Spica” della costellazione della Vergine, era “Mamma Coca”. Agli inizi dei tempi i figli del sole diedero la pianta sovrannaturale al primo imperatore Inca (Manco Capac) “per sfamare gli affamati e dare agli stanchi e agli affaticati nuovo vigore, inoltre per far dimenticare agli infelici le loro miserie”. I governanti Inca erano i diretti discendenti del sole e nessuno poteva usare la coca senza il loro permesso. Dato che nessuno poteva entrare nei templi del sole senza in bocca una foglia di coca, i capi e gli altri sacerdoti Inca avevano il monopolio della coca e della religione. Allo stesso modo solo le donne come la regina potevano usare la coca; le donne erano figlie della luna (Mama Quilla), la dea dell’amore che teneva nelle mani dei rametti di coca. La religione di stato degli Inca era estremamente gerarchica; il grande Inca, designato come sommo sacerdote, aveva l’incarico a vita e a sua volta nominava i sacerdoti di grado inferiore; ogni provincia aveva il suo sacerdote capo e nessuna cerimonia era completa, se questo ufficiale non la benediva gettando della coca ai quattro punti cardinali. La coca era coinvolta in ogni aspetto della vita, dalla nascita sotto la tutela di “Mama Quilla”, alla sepoltura. Al culmine della cerimonia d’iniziazione all’età virile, venivano conferite la fionda del guerriero e la borsa di coca ai candidati. Foglie di coca venivano deposte nelle tombe che contenevano le mummie di persone importanti e vittime sacrificate, per nutrire gli spiriti dei morti, durante il loro viaggio nell’aldilà. Dopo l’arrivo dei “conquistadores” spagnoli Nel 1553 Pizarro distrugge l’impero Inca. Nei decenni seguenti, con la scomparsa dei sistemi consolidati di controllo sociale, l’uso della coca si diffonde senza regole anche fra le classi inferiori della popolazione. Gli spagnoli di Pizarro trasformarono la pianta divina in compenso materiale per gli schiavi Inca, anche per poter controllare meglio le popolazioni sottomesse. I conquistadores furono impressionati dall’efficacia della coca come stimolante: “L’erba è così nutri586 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA tiva e corroborante che gli indios lavorano giorni interi senza bisogno di nient’altro”. Gli Spagnoli avevano anche bisogno di manodopera indigena nelle loro miniere d’argento. Il lavoro nelle miniere era estremamente arduo; e prendere la coca riduce l’appetito e accresce il vigore fisico. La coca dà energia e calma la fame, ed è di aiuto e conforto nella durissima vita delle alte valli andine. Da questo derivava un grande aumento dell’uso di coca e del numero dei coqueros (masticatori di coca). E questa situazione resterà praticamente immutata fino ai giorni nostri. Amerigo Vespucci fu probabilmente il primo Europeo a descrivere la masticazione delle foglie di coca in uso presso le popolazioni del nuovo mondo. Il “coquero” inumidisce, con la saliva, un rotolino di foglie e se lo mette in bocca tra la guancia e la gengiva, aggiungendoci poi un po’ di calce ricavata dalle ceneri di un cereale (il quinoa) o dalla polvere delle conchiglie marine (naturalmente la coca non è cocaina, però nel mezzo etto di foglie che l’indio consuma mediamente ogni giorno, ci sono circa cinque grammi di cocaina). La calce facilita l’estrazione della cocaina e degli altri alcaloidi dalle foglie e ne accelera l’assorbimento nel sangue. Il contenuto totale di alcaloidi della foglia varia tra lo 0,7 e l’1,5%, la cocaina costituisce dal 30 al 75% di questo contenuto. La varietà boliviana contiene una percentuale più alta di cocaina, quella peruviana una percentuale più alta degli altri alcaloidi. Il “coquero” non inghiotte le foglie, ma le succhia come fosse una cicca di tabacco da masticare, sputandola quando ne ha estratto tutto il succo (per tutta l’operazione ci vogliono circa tre quarti d’ora). Alcuni succhi vengono assorbiti dalle mucose della bocca, mentre altri scivolano giù per la gola fino allo stomaco. La coca era ed è ancora la cura indispensabile per il mal di montagna, ed era preferita rispetto a tutte le altre droghe per la cura della malaria. Nel 1565 i conquistadores, spaventati dal magico alone di idolatria, emanarono una serie di editti che vietavano la masticazione delle foglie di coca. Nel 1569 tutti i vescovi dell’Inquisizione del Sud America, bandirono la coca come “un’illusione demoniaca”. La Chiesa inoltre imponeva decime sul raccolto di coca e la maggior parte delle entrate dei vescovi di Cuzco proveniva dalla coca. Dalla coca alla cocaina in Europa e in America: usi “ricreativi” e “medicinali” Una svolta decisiva, nella reputazione della coca, si ebbe intorno al 1860, quando il chimico tedesco Albert Neimann riuscì a isolare l’alcaloide della cocaina. Si tratta di una amina terziaria, che avrebbe potuto essere un buon anestetico se la sua forte tossicità sistemica e la dipendenza psichica che può provocare non avessero successivamente orientato i ricercatori a soluzioni ottenute modificando in laboratorio la molecola della cocaina (nacquero così la lidocaina, la novocaina e molti altri anestetici di sintesi). Il primo autorevole e riconosciuto difensore di questa droga fu Sigmund Freud, psicologo di fama mondiale. Nel dicembre del 1883, il dottore Theodor Aschenbrandt, pubblicò una relazione sulle reazioni alla cocaina di un gruppo di soldati bavaresi. Questa relazione spinse Sigmund Freud a sperimentare gli effetti, prima su se stesso e poi sugli altri, per poterli guardare sul corpo umano e sulla mente e catalogarli. “Prendo regolarmente piccole dosi contro la depressione, con risultati più che brillanti”, scrive alla fidanzata Martha Bernais, che coinvolge negli esperimenti. Attraverso i suoi studi, Freud si convinse che le proprietà stimolanti della cocaina erano ideali per curare la depressione. Con il passare del tempo, il creatore della psicoanalisi divenne sempre più entusiasta. La usava contro la depressione e ne ricavava energia e euforia. 587 COCAINA All’inizio della sua carriera, Freud si fece dunque ampiamente promotore della cocaina, come tonico benefico e sicuro, capace di curare depressione e impotenza, suggerendo addirittura di usarla come anestetico locale. In effetti un suo collega, Karl Koller, dimostrò l’efficacia della cocaina come anestetico locale in chirurgia oftalmica. Koller è lo scopritore (o forse riscopritore, perché è possibile che i medici Inca già le conoscessero) delle proprietà della cocaina come anestetico locale. Nel 1884 Freud scrive “Uber coca”, in cui consiglia la sostanza per vari malanni, come antidepressivo, come afrodisiaco e per la disintossicazione dagli oppiacei; riteneva infatti che fosse la cosa migliore per curare la crisi di astinenza degli alcolizzati e dei morfinomani. La prescrive a un morfinomane. Il paziente si libera dalla morfina, ma diventa pesantemente dipendente dalla cocaina. Si fa alte dosi, fino ad arrivare a una sindrome psicotossica. Lo stesso Freud si rende conto su se stesso di una serie di disturbi e pubblica successivamente “Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina”. Dalla metà dell’Ottocento fino ai primi del Novecento, sciroppi, tonici e liquori contenenti cocaina e oppio vennero usati largamente, negli Stati Uniti d’America come in Europa, da persone di ogni ceto sociale. Questo è un fatto che viene per lo più nascosto nella storia americana. La verità è che a quel tempo c’era una diffusa cultura della droga che influenzava una ampio settore della società americana. L’uomo che, in questo periodo, ottenne il maggior successo fu il parigino (nato in Corsica) Mariano Mariani, inventore nel 1865 del “vino di coca”. Il “Vin Mariani” era il tonico più entusiasticamente apprezzato sulle due sponde dell’Atlantico; per questo tonico vennero addirittura fatti i complimenti ufficiali da: il Principe di Galles, lo Zar e la Zarina di Russia, il re di Svezia e Norvegia. A. Dumas, J. Verne, E. Zola, H. Ibsen e altri celebri scrittori furono altrettanto prodighi di elogi per il “Vin Mariani”. Altri personaggi famosi che posero in risalto i “miracolosi” effetti degli elisir alla cocaina furono l’inventore Thomas A. Edison, attrici come Eleonora Duse e Sarah Bernhardt, musicisti come Gounod e Massenet, scultori come Rodin, cardinali, politici, medici, e persino due papi (Leone XIII e Pio X). Non essendovi alcuna restrizione all’acquisto di queste droghe all’inizio del ’900, i narcotici rappresentavano un accettabile stile di vita per un grande numero di persone, molte delle quali erano personaggi di fama. La cocaina era una presenza rilevante nell’industria del cinema muto. I messaggi favorevoli alla droga che provenivano da Hollywood all’epoca si imponevano all’attenzione internazionale e influenzavano gli atteggiamenti di milioni di persone nei confronti della cocaina. La cocaina ebbe una ulteriore spinta verso l’accettabilità quando nel 1886 John Pemberton la incluse come ingrediente principale della sua nuova bibita, la Coca-Cola. Sono gli effetti euforizzanti e stimolanti sul consumatore i maggiori responsabili del travolgente successo della Coca-Cola come bibita più popolare nella storia. La cocaina in breve fu presente nelle bibite gasate, nel tè, nel vino, nella gomma da masticare, nelle sigarette, nelle polveri da naso e in paste simili al tabacco da masticare. La Coca Cola fu a base di cocaina fino al 1903 e veniva venduta al pubblico come “bevanda intellettuale”. Si racconta che R.L. Stevenson avesse pensato ai personaggi del dottor Jekyll e Mr. Hyde come la personificazione degli effetti della cocaina; anche Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes, racconta dell’uso di cocaina fatto dal noto investigatore. Di regola, le persone famose rappresentano dei modelli in grado di influenzare le masse. Il potere del “divismo” ha più volte dimostrato di essere la più efficace forma di pubblicità. Pensate a questo: lo psicologo più famoso del mondo; l’inventore della lampadina; una scuderia di divi hollywoodiani del cinema muto; e l’inventore della bibita più popolare nella storia, tutti imbarcati sul carrozzone pro-cocaina. Tutti a magnificare gli effetti benefici della droga. Qualcuno lo ha fatto attraverso testimonianze personali che sono rimbalzate sulle pagine di stampa 588 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA in lungo e in largo. Altri (in particolare i divi del cinema muto) hanno dato impulso all’accettabilità della cocaina attraverso gli esempi che derivavano dal loro ben pubblicizzato stile di vita. Allo stesso modo di altri narcotici come l’oppio e l’eroina in questo periodo, la cocaina cominciò anche a diventare un ingrediente attivo in ogni sorta di tonici e sciroppi “toccasana”. In molti dei tonici che le industrie farmaceutiche producevano all’epoca, la cocaina poteva essere mescolata agli oppiacei e somministrata liberamente a persone anziane così come ai giovani. I chirurghi la usavano come anestetico locale, mentre altri guaritori, qualificati e non, la vendevano come rimedio per il normale raffreddore, per l’ansia, per la sinusite, per tutti i piccoli mali possibili e immaginabili. Dal sogno all’incubo Non fu che alcuni anni dopo che i pericoli di queste droghe cominciarono a diventare evidenti. In effetti, fu per gli effetti negativi dell’uso abituale di cocaina che venne coniata l’espressione “tossicomane”. Questo termine è stato creato a causa del comportamento di una persona che abusa di cocaina per prolungati periodi di tempo. Essendo essa uno stimolante così potente, il prolungarsi del suo uso quotidiano causa una grave deprivazione del sonno e perdita di appetito. Una persona può stare per giorni e talvolta settimane senza dormire o alimentarsi appropriatamente. Il consumatore spesso sperimenta comportamenti psicotici. Ha allucinazioni e diventa delirante. Il venir meno degli effetti della droga provoca un grave stato depressivo alla persona in crisi di astinenza. Questa persona può allora diventare così disperatamente affamata di droga da poter fare pressoché qualsiasi cosa per averne ancora, incluso il delitto. Se la droga non è prontamente disponibile, la depressione che uno prova in stato di astinenza può diventare così grande che il consumatore può tentare talvolta il suicidio. È a causa di questo tremendo effetto che la parola “maniaco” è stata associata alla dipendenza da cocaina. In America, a cavallo del secolo, iniziò la campagna per dichiarare fuori legge la cocaina; a detta del colonnello Watson della Georgia, Atlanta era un focolaio di cocainomania nera ed era necessario intraprendere con urgenza un’azione legale che combattesse la vendita della Coca Cola. Nel 1914 già 46 stati avevano emanato leggi contro la vendita e l’uso di cocaina. Nel corso di parecchi anni successivi la maggioranza degli americani divenne progressivamente più consapevole dei pericoli della cocaina. Poiché la gravità di questo problema diventava sempre più evidente, la preoccupazione sfociò in una definitiva pubblica campagna per la messa al bando dell’uso sociale della cocaina. Questa pressione del pubblico portò all’eliminazione della cocaina dalla Coca-Cola nel 1903. Alla fine la pressione dell’opinione pubblica divenne così grande da esigere la proibizione della cocaina su scala nazionale. La legislazione statale ne tenne conto, e nel 1920 la cocaina fu aggiunta all’elenco dei narcotici che sarebbero stati resi illegali dall’approvazione della Legge sulle Droghe Pericolose (“Dangerous Drug Act”) del 1920. Sfortunatamente, come per gli oppiacei e per l’eroina, I pericoli dell’abuso di cocaina sono stati riconosciuti dai legislatori a cose fatte. Il mercato della cocaina era già stato impiantato ed era profondamente radicato nella storia e nella cultura americana, ed è con noi a tutt’oggi. Nascita della legislazione internazionale Fin dal 1909 furono promosse a livello internazionale delle iniziative sul problema della droga, riguardanti però nei primi anni quasi esclusivamente la produzione e il commercio dell’oppio 589 COCAINA (in particolare la Cina, sconfitta dagli inglesi nel 1858 e costretta a dichiarare legale il commercio di questa sostanza, tornò a chiedere una regolamentazione concertata). Nel 1912 fu firmata all’Aja una convenzione internazionale sull’oppio (non entrata in vigore fino al 1919) ed un’altra a Ginevra nel 1925 entrambe tese a fissare la quantità di oppio producibile e commerciabile (solo ai fini medici e di ricerca) dai vari stati. Dopo la seconda guerra mondiale il lavoro fu ripreso dalla Commissione per gli stupefacenti dell’O.N.U. che si trovò ad affrontare il problema delle sostanze non considerate dalle prime convenzioni e dei nuovi narcotici sintetici. Il punto culminante di questi sforzi fu la convenzione del 1961 che previde controlli a livello nazionale sulla produzione, distribuzione e possesso di stupefacenti, dichiarandone illecito l’uso non medico; a livello internazionale la Convenzione previde controlli sull’importazione e il commercio, trasmissione delle stime del fabbisogno medico e delle statistiche ad un ufficio internazionale (INCB), reciproca assistenza. Si dispose infine che gli stati predisponessero provvedimenti interni contro il commercio illecito e per il trattamento dei tossicodipendenti. Non mancarono le proteste (ad esempio in Olanda) per l’inclusione della cannabis tra gli stupefacenti, mentre l’alcool (considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come sostanza atta a dare dipendenza) ne era escluso. Inoltre la Convenzione del 1961 non prendeva in considerazione gli allucinogeni e altre sostanze psicotrope (barbiturici, sedativi, tranquillanti), anche per le resistenze di alcuni paesi ad un più rigoroso controllo internazionale sui farmaci. Fu necessario attendere fino al 1971 perché una conferenza dell’O.N.U. tenutasi a Vienna adottasse una ‘Convenzione sulle sostanze psicotrope’ che previde la proibizione degli allucinogeni se non per la ricerca e, limitatamente, per usi medici con controlli su fabbricazione e commercio, mentre anfetamine, barbiturici, tranquillanti erano previsti esclusivamente per uso medico. Anche in questo caso non mancarono dubbi sulla mancata inclusione nelle tabelle di alcuni farmaci. Ovviamente l’adesione degli stati alle Convenzioni internazionali è volontaria; nel 1972 ottantacinque paesi avevano aderito alla Convenzione del 1961, con l’esclusione significativa di alcuni stati particolarmente attivi nella produzione e fabbricazione delle sostanze in questione. Attualmente le legislazioni di molti paesi sono basate sui principi stabiliti dalle convenzioni, sia pure con molte variazioni sui singoli punti. Quasi ovunque sono puniti il traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti. In altri stati è punito anche l’uso. In alcuni paesi la pena per il consumatore è alternativa ad un trattamento medico disintossicante. In altri stati vige di fatto una depenalizzazione per il consumo di droghe leggere, mentre in Svizzera ogni decisione è affidata al giudice. Particolarmente significativa l’esperienza inglese. I medici inglesi infatti hanno sempre avuto la facoltà di prescrivere l’eroina ai tossicomani, anche se questa possibilità dal 1968 è stata ristretta ai sanitari dei Centri terapeutici, per impedire abusi nelle prescrizioni e il crescere di un mercato grigio della sostanza. La legge del 1971 ha regolato l’intera materia dividendo le sostanze stupefacenti in 3 tabelle a seconda del grado di pericolosità, prevedendo sanzioni adeguate e istituendo un Consiglio consultivo per lo studio e la ricerca. Nel 1979 si è così giunti ad un nuovo provvedimento che ha declassato la cannabis tra le sostanze minori soggette a controllo. Mentre restano assai duri i controlli sulla fabbricazione, il commercio e la prescrizione delle droghe, il rapporto con i tossicomani è gestito prevalentemente attraverso l’istituzione sanitaria e non quella giudiziaria. Vi sono ovviamente pareri molto diversi sull’efficacia di questo sistema per il contenimento del mercato nero della droga, tuttavia l’espansione dell’uso di eroina sembra essere stato più limitato che in altri paesi. In questi ultimi anni, la cocaina ha conosciuto una diffusione senza precedenti, la produzione della droga nei paesi del Sud America, dove la pianta di coca viene da sempre coltivata, fu infatti ulteriormente incrementata dall’aumento della richiesta di mercato. Il crack è la versione più diffusamente usata della cocaina oggi. L’uso di fumare i cristalli di 590 ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA cocaina è cominciato nei tardi anni ’70. Trasformare in cristalli la polvere di cocaina e fumarla era in origine il metodo sviluppato dagli spacciatori per testare la purezza della cocaina prima di acquistarla dai produttori. Il crack ha distrutto milioni di vite da quando è stato introdotto nelle strade d’America. Esso è una droga relativamente nuova sulla scena, in confronto a droghe come l’oppio o l’eroina; nondimeno, fa parte della nostra storia e cultura da quasi 150 anni. Questo fenomeno è dovuto, sia all’intreccio d’interessi dei narcotrafficanti e parte delle gerarchie militari dei paesi produttori, sia alle disperate condizioni sociali della popolazione dell’area andina, per la quale la coltivazione di coca rappresenta una fonte di sopravvivenza. Pertanto, una politica di contenimento del traffico di cocaina, anche secondo l’ONU, non può aver successo se non è basata su interventi concreti per lo sviluppo economico dei paesi implicati e per la crescita demografica dei paesi stessi. Bibliografia 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 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