COCAINA
COCAINA NEL DOPING
SPORTIVO
9.1
Christian Chiamulera*, Roberto Leone*, Guido Fumagalli**
* Sezione di Farmacologia, Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica, Università di Verona.
**Facoltà di Scienze Motorie, Università di Verona.
“Il suo uomo eseguì un pesante lavoro di scavo per cinque giorni e cinque notti, dormendo non più di due ore
a notte e consumando soltanto coca. Quando il lavoro fu terminato, l’indio accompagnò Tschudi in un viaggio di due giorni a dorso di mulo, correndo a fianco dell’animale, e promettendo solennemente che avrebbe
eseguito di buon grado lo stesso lavoro, senza toccar cibo, a patto che gli venisse data abbastanza coca.” J.J.
von Tschudi, “El Perú. Esbozo de viajes realizados entre 1838 y 1842” (1846); cit. da S. Freud,
“Über Coca” (1885).
1. Introduzione
1.1. Assunzione di sostanze nell’ambiente sportivo: le motivazioni
Lo sportivo, come ogni altra persona, può trovarsi in situazioni di sofferenza di una forma di patologia in cui è legittimo intraprendere un intervento farmacoterapico. Tuttavia, molti farmaci
sia da prescrizione che da banco, rientrano nella lista del Comitato Olimpico Internazionale
(CIO) come sostanze di cui è vietata l’assunzione in prossimità di eventi sportivi. La raccomandazione, non sempre semplice da seguire per chi si trova in corso di terapia, è quindi di non assumere il farmaco in prossimità di tali eventi. Lo scopo terapeutico, purtroppo, non è l’unico
motivo per cui gli sportivi assumono sostanze. Esistono due motivazioni generali riconducibili
a quel complesso e vasto fenomeno denominato doping, i), l’assunzione di sostanze per poter
continuare un’attività motoria nonostante la fatica e la sofferenza che derivino da stati patologi
preesistenti o contingenti all’attività stessa, e, ii), l’assunzione di sostanze per ottenere il miglioramento dell’attività motoria rispetto ai propri standard di prestazione. Queste due categorie di motivazioni vanno considerate in realtà come gli estremi di una gamma complessa – dipendente da tipo di attività motoria, da entità dell’effetto ricercato e da variabilità individuale
– piuttosto che di distinte categorie separate di motivazioni. Per esempio, l’assunzione di un
farmaco per la riduzione della sofferenza fisica può essere una necessità legittima nel caso della
presenza di una patologia cronica o dei postumi di un evento traumatico. Analogamente, il miglioramento della performance motoria mediante l’uso di uno stimolante lecito e diffuso, come
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la caffeina, può essere difficilmente imputabile come uso volutamente dopante, e solo in caso di
assunzioni di dosi estremamente elevate.
Comunque, oltre alle motivazioni (Mottram, 2004a) ed alle classificazioni (WADA, 2006)
che definiscono dei criteri, delle norme e di conseguenza un controllo del doping, è importante
identificare quelle cause che sottostanno al fenomeno dell’assunzione di sostanze dopanti da
parte degli sportivi specificatamente in riferimento alla classe farmacologica. È importante discriminare tra l’assunzione di un farmaco per scopi terapeutici o per doping, cercando di capire
quando e se esista una diversione d’uso da sostanza medicinale a dopante. È importante identificare le modalità mediante le quali una protratta integrazione alimentare (integratori dietetici,
sali minerali, vitamine) porti ad una compulsione d’uso, derivante dalla percezione soggettiva
di effetti positivi sulla performance motoria, ma in realtà derivanti da una sensazione ‘placebo’
di benessere. Infine, è fondamentale l’identificazione dei casi in cui una sostanza venga assunta
primariamente per i suoi effetti sulla sfera psichica, ovvero quando si tratti dell’utilizzo di sostanze ad azione psicoattiva.
La definizione semplice di sostanza psicoattiva indica la capacità di modificare i processi
comportamentali e psicologici. Nell’ambito del doping, questa categoria di sostanze – rappresentata in particolar modo dagli stimolanti - è la meglio nota ma anche la più facilmente identificabile e controllabile. Tuttavia, scopo implicito di questo capitolo è l’identificazione delle
motivazioni per cui gli sportivi – professionisti e no – debbano assumere una sostanza psicoattiva. Quanto la ricerca dell’effetto sia esclusivamente legata alla performance, e quanto invece
derivi da necessità comuni a quelle riscontrate nelle dipendenze e nelle diverse forme di automedicazione.
Con le sostanze psicoattive, è difficile distinguere quanto la ricerca di uno stato generale di
euforia sia finalizzata anche una migliore prestazione motoria. Ricordiamo che a seconda dello
sport o della specifica performance, le sostanze psicoattive agiscano anche su funzioni cerebrali
come l’attenzione, la discriminazione, il riflesso, la concentrazione, il repertorio mnemonico di
situazioni e di esperienze, che si ripercuotono e contribuiscono all’efficienza muscolare.
Quindi, con una sostanza psicoattiva è difficile discriminare l’uso ricreazionale o l’abuso per
tossicodipendenza, dall’uso dopante. Il problema deve essere inizialmente incentrato più sulla
classe delle sostanze psicoattive e dei loro effetti e meno sul contesto sportivo; ma il problema
deve essere poi ricondotto, con un processo ciclico di analisi e sintesi, alle problematiche legate
al mondo sportivo. La tesi del presente lavoro si sviluppa quindi a partire dallo studio di una tipica sostanza psicoattiva, la cocaina, attraverso le seguenti tematiche:
• l’uso di cocaina tra gli sportivi;
• l’analisi degli effetti neuro- e psicobiologici;
• gli effetti sulla prestazione motoria;
• la dipendenza da cocaina nel mondo dello sport.
Lo scopo è quello di mantenere una visione integrata del fenomeno cocaina attraverso diverse
prospettive: l’uso ricreazionale, gli effetti euforici, la stimolazione motoria, l’intossicazione, l’abuso, la dipendenza.
La storia della cocaina nello sport va di pari passo con la storia dell’amfetamina e del loro uso
come stimolanti psicomotori. Va ricordato come gli stimolanti inducano una delle più potenti
forme di tossicodipendenza, caratterizzate da dipendenza psicologica con un alto rischio di ricaduta anche dopo lunghi periodi di astinenza (Knopp et al., 1997; Johanson & Fischman,
1989). Numerose sono le evidenze che la cocaina è utilizzata anche dagli sportivi, al contrario
di quanto erroneamente considerato riguardo ad un ambiente sportivo immune da tossicodipendenze di alcun tipo. Influenze legate allo stile di vita ed ai modelli di ruolo nell’ambiente
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
sportivo, possono contribuire all’insorgenza della tossicodipendenza da cocaina. Da ultimo, non
va dimenticato che anche nella popolazione sportiva, come in quella generale, esistano disturbi
dell’affettività e dell’umore – in questo campo derivanti dalla pressione psicologica, l’ansia da
prestazione od anche dalle mancate aspettative di successi agonistici – che possono essere fattori
causali di una diffusione della cocaina nello sport.
2. L’uso di cocaina tra gli sportivi
2. 1. Caratteristiche generali
L’uso degli stimolanti nello sport è stato per lungo tempo associato alla loro azione generale sulla
riduzione della stanchezza e dall’aumento dell’allerta, evidenziabile anche in termini di competitività ed aggressività. Il loro effetto è sia sulla durata dell’attività, sia sulla sua potenza esplosiva (Weiss & Laties, 1962). L’uso nello sport è principalmente per affinare i riflessi, ridurre la
stanchezza ed aumentare l’euforia.
Tuttavia, questo effetto si esplica nell’ambito di un intervallo di dosaggi stretto, ovvero aumentando la dose diminuiscono gli effetti desiderati e ne compaiono di indesiderati come l’eccessivo aumento dell’attività, della pressione sanguigna, della vasocostrizione periferica, con difficoltà di raffreddamento del corpo durante l’esercizio. Da ciò deriva ipertermia e disidratazione.
Cocaina, amfetamina e gli altri stimolanti sono quindi da considerare sempre una classe di dopanti ad alto rischio in quanto facilmente disponibili, relativamente economici, interscambiabili grazie ad azioni farmacologicamente simili, ma con effetti positivi che possono facilmente
diventare avversi (Laties & Weiss, 1981).
2.2. La prevalenza
I dati di prevalenza dell’uso di sostanze dopanti si estrapolano dalle indagini del CIO relativamente al numero di risultati positivi nei test effettuati presso i laboratori accreditati nel periodo
1993-2000 (Mottram, 2004b). Nell’ultimo decennio, l’uso in ambiente sportivo è aumentato
per molte sostanze che rientrano nella categoria degli stimolanti, come per esempio cocaina, efedrina, pseudoefedrina, caffeina.
Per altre, la prevalenza è rimasta costante, come per esempio per amfetamina e fenilpropanolammina. La definizione di stimolante, basata sugli effetti oggettivi e/ soggettivi che si ottengono nell’ambito di performance motoria, diventa troppo generale quando si analizzano le
statistiche del CIO in termini di proprietà additive. Per esempio la caffeina è una sostanza lecita le cui proprietà di indurre tossicodipendenza non sono dimostrate, al contrario invece della
cocaina. In una classe intermedia si collocano le efedrine, presenti in prodotti da banco ed in alcuni prodotti ‘erboristici’ facilmente disponibili in internet (The Partnership for Drug-Free
America, 2006).
Comunque, riconducendo la classe a quelli che sono i comuni effetti di stimolazione psicomotoria, è da evidenziare l’aumento dei trend di prevalenza. Dal 1993 al 2000, i risultati positivi per cocaina si sono triplicati. Alcune indagini in ambiente sportivo professionista negli Stati
Uniti, hanno evidenziato percentuali variabili dell’uso di cocaina.
Non è chiaro quanto l’uso della cocaina tra gli sportivi sia per motivi di miglioramento della
performance o per motivi ricreazionali, evidenziando che il numero di tests positivi non permette un monitoraggio adeguato e la discriminazione tra le motivazioni d’uso.
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3. Gli effetti neuro- e psicobiologici
3.1. I meccanismi
Il meccanismo d’azione della cocaina consiste nel bloccare la ricaptazione della dopamina rilasciata dalle cellule. La dopamina è un neurotrasmettitore del gruppo delle monoammine biogene e svolge un ruolo importante nel sistema nervoso centrale nel mediare la trasmissione a livello del sistema mesolimbico, detto appunto dopaminergico. Il sistema mesolimbico è una via
neuroanatomica che origina da zone mesencefaliche del cervello, dove sono localizzati i neuroni
che sintetizzano dopamina. Questa viene rilasciata a livello delle terminazioni nervose che
proiettano in quelle zone della parte limbica importanti nel regolare i processi motivazionali ed
emozionali. Grazie al sistema mesolimbico dopaminergico, un sistema primitivo presente anche nei vermi e nelle specie inferiori, gli organismi possono mettere in atto con efficienza e specificità tutta la serie di atti motori e comportamenti che portano al soddisfacimento delle pulsioni di base: la ricerca e l’assunzione di cibo ed acqua, il corteggiamento e l’accoppiamento, ovvero i comportamenti che garantiscono la sopravvivenza dell’individuo e della specie. I
comportamenti mediati dalla dopamina sono quindi rinforzati e specificatamente efficaci (Di
Chiara, 2000). La cocaina induce blocco della ricaptazione della dopamina all’interno delle cellule che l’hanno rilasciata, portando ad un’attivazione protratta ed anomala, del sistema mesolimbico dopaminergico. Ne conseguono effetti euforici, eccitanti sia dal punto di vista psichico
che motorio (Johanson & Fischman, 1989). Analogamente ad altri stimolanti, per esempio l’amfetamina, l’effetto di stimolazione psicomotoria è attivo nell’ambito di uno stretto intervallo di
concentrazioni plasmatiche, ovvero di dosaggio, oltre il quale subentrano ipereccitazione, ansia,
aggressività, perdita di controllo e coordinamento, riducendo così l’aumento di performance che
cala al di sotto dei livelli normali.
Un aspetto importante dei meccanismi neurobiologici della cocaina è l’aumento dell’azione
della dopamina anche a livello della corteccia prefrontale, in quelle zone superiori del cervello
dove avviene l’integrazione tra gli effetti motivazionali con i processi cognitivi. Quindi gli effetti piacevoli e positivi della cocaina vengono memorizzati, sia a livello conscio (in corteccia cerebrale) che a livello inconsapevole (ippocampo ed amigdala) facilitando la formazione di associazioni che rinforzano e mantengono ulteriormente vividi il ricordo dell’esperienza piacevole
derivante dalla sostanza (Volkow et al., 1996). Il coinvolgimento della corteccia prefrontale
spiega anche l’effetto della cocaina nel migliorare la performance cognitiva ed attenzionale, aumentando quindi, sempre nell’abito di un intervallo ristretto di dosaggi, l’allerta e l’attenzione
(Robbins et al., 1998). La cocaina esercita effetti simili sulla ricaptazione della noradrenalina.
Questo meccanismo spiega come in realtà gli effetti cronici della cocaina nel sistema nervoso
centrale si ripercuotano, vista le reciproche regolazioni esercitate dai diversi circuiti neurochimici, su tutto il sistema delle amine biogene. Nel caso specifico della noradrenalina, come vedremo oltre, il blocco della ricaptazione e l’aumento dei livelli extracellulari si manifestano in
particolare nel sistema nervoso periferico (Uhl et al., 2002).
L’esposizione cronica a cocaina porta ad un neuroadattamento che si manifesta con una globale riduzione della funzionalità dopaminergica, con riduzione dei recettori dopaminergici e del
rilascio di dopamina. La ridotta funzionalità dopaminergica implica evidenti modifiche nella
sfera dell’umore, con crisi depressive che caratterizzano il primo periodo d’astinenza. Quindi,
paradossalmente, la prolungata assunzione di cocaina comporta un neuroadattamento in direzione opposta agli effetti della sostanza, ovvero depressione e disforia nonostante gli effetti acuti
di diminuzione della fatica, l’aumento dell’attività motoria e la sensazione generale di benessere
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
ed euforia. L’assunzione di cocaina diventa non più un rinforzo positivo (ovvero la ricerca compulsiva e ripetuta della sostanza per provarne gli effetti piacevoli) ma un rinforzo negativo, ovvero la necessità di prevenire gli stati avversi che emergono durante l’astinenza (Gawin & Kleber, 1986).
3.2. Metabolismo e Farmacocinetica
La cocaina può essere assunta per diverse vie di somministrazione, ma quella più comune è l’aspirazione nasale. Tramite questa via di somministrazione, il picco d’effetto è tra i 5 ed i 15 minuti, con una durata d’effetto fino ad un’ora. La via di assunzione intranasale si colloca, in termini di potenza e rapidità d’effetto, dopo la via di iniezione intravenosa. Le diverse vie di somministrazione possono differentemente influire sull’intensità e la durata degli effetti della
cocaina. Infatti, grazie alle proprietà farmacocinetiche della cocaina, vi è una stretta contingenza
temporale tra assorbimento, comparsa degli effetti psicoattivi, e loro diminuzione per altrettanto rapida eliminazione. Queste caratteristiche cinetiche permettono una sorta di autotitolazione da parte del cocainomane dei livelli di cocaina e quindi della quantità che viene via via assunta. Questa acquisizione di una abilità d’autosomministrazione permette quindi di evitare
l’assunzione di quantità troppo elevate – a cui si manifestano effetti di iper-eccitazione con perdita di coordinamento, precisione, agitazione - e quindi negativi sulla performance psicomotoria. È da ricordare infine come l’intensità degli effetti della cocaina dipendano dalla velocità con
cui la cocaina arriva al cervello e non da differenze di blocco della ricaptazione della dopamina
(Volkow et al., 2000).
La cocaina viene metabolizzata nel plasma e nel fegato a benzoil-ecgonina ed a ecgonina metilestere, ed eliminata nelle urine dove viene identificata come benzoil-ecgonina (circa il 3555%), mentre circa il 1-9% viene escreto immodificato. Il tempo di dimezzamento plasmatico
è di circa mezz’ora. Le concentrazione plasmatiche dopo esposizione oscillano tra 0.1 e 0.5 mg/litro, con livelli definiti tossici superiori ai 0.45 mg/litro (>1 letali) (Ferrara et al, 2004).
4. Gli effetti sulla prestazione motoria
4.1. Farmacodinamica
Per diversi secoli la cocaina fu utilizzata dalle popolazioni dell’America Meridionale per migliorare l’efficienza, la forza e la durata dell’attività fisica. Numerose sono le descrizioni storiche e mediche sulla masticazione delle foglie di coca e di come questa abitudine permettesse alle
popolazioni locali di sostenere lavori faticosi, in una ambiente anche sfavorevole dal punto di vista atmosferico a causa delle alte quote. Nonostante la ricchezza di descrizioni, tuttavia solo pochi decenni fà furono studiate, in situazioni controllate dal punto di vista sperimentale, le proprietà delle foglie di coca. Hanna (1970) studiò l’effetto della masticazione di foglie di coca nella
zona andina peruviana. Si osservò che nei masticatori di foglia di coca non vi era un effetto significativo sull’esercizio motorio rispetto ai soggetti di controllo non masticatori. In seguito,
Hanna (1971) osservò un effetto sulla durata dei tempi di attività (endurance) ma non sulla capacità di lavoro. In questi studi, il problema metodologico di fondo derivava dalla non precisa
valutazione dei livelli di cocaina nel plasma dei masticatori, rendendo impossibile stabilire una
relazione dose-risposta. In uno studio controllato in cui i livelli di cocaina erano monitorati durante la misura delle risposte (Spielvogel et al., 1996), si dimostrò che in entrambi i gruppi a
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riposo i livelli plasmatici di noradrenalina ed adrenalina non erano diversi, mentre aumentavano
i livelli plasmatici di acidi grassi liberi. Durante l’esercizio i livelli di intake di ossigeno e di efficienza di lavoro erano simili, ma durante l’incremento dell’esercizio, i masticatori di coca mostrarono una ridotta saturazione di ossigeno arterioso ed aumento dei livelli di acidi grassi liberi. Il meccanismo attraverso il quale la cocaina porta ad un aumento dei livelli plasmatici di
acidi grassi liberi non è chiaro. Un effetto simile sul rilascio di acidi grassi, è stato osservato anche in un altro studio (Favier et al., 1996), accoppiato però ad un aumento dei livelli di adrenalina e di ridotte concentrazioni plasmatiche di glucosio.
Questa serie di studi hanno il privilegio di fornire una prova sperimentale degli effetti ottenuti dalla masticazione delle foglie di coca nella prestazione motoria delle popolazioni andine.
A dispetto quindi di un’anedottica spesso fantasiosa – e non supportata da dati sperimentali –
da questi studi emerge come la masticazione delle foglie di coca permetta di prolungare la durata del lavoro e ritardi la comparsa della fatica, ma senza prolungare il tempo di esaurimento.
Il meccanismo sottostante si suppone sia un aumento dei livelli di adrenalina, della mobilizzazione degli acidi grassi liberi risparmiando l’utilizzo del glicogeno. Non è dimostrato quindi
che le foglie di coca migliorino la performance motoria. Gli studi clinici con le foglie di coca
non possono essere estrapolati direttamente alla cocaina, così come non si possono estrapolare
gli effetti nelle popolazioni andine a quelli nella popolazione generale della nostra società, per
motivi farmacocinetici, chimico-fisici e botanici. Infatti, altri ingredienti attivi o no contenuti
nelle foglie, e la concomitante masticazione, possono modificare il metabolismo e la disponibilità della cocaina, influenzandone le proprietà farmacologiche.
Studi degli ultimi anni hanno caratterizzato gli effetti periferici della cocaina, fornendo dati
sul meccanismo molecolare e cellulare che spiegano gli effetti sul sistema cardiovascolare, metabolico e muscolare. La cocaina induce vasocostrizione in diversi distretti (George, 2004) inibendo la ricaptazione di noradrenalina ai terminali simpatici, induce vasocostrizione via recettori alfa-adrenergici. La cocaina innalza i livelli di adrenalina. Nel muscolo, la vasocostrizione
porta ad un minor apporto di ossigeno e ad una aumentata glicogenolisi, da cui può derivare un
eventuale aumento del lattato ed induzione di fatica.
Nel nostro trattare il fenomeno della cocaina nella prestazione motoria, attraverso diversi livelli di indagine e di descrizione, non si può non citare il noto studio di Sigmund Freud “Sulla
Coca” (1885). Nonostante la fama di clamoroso ‘abbaglio’ del fondatore della psicanalisi nel proporre la cocaina come una panacea, il suo libro rappresenta una precisa e completa raccolta di
fonti bibliografiche e di descrizioni anedottiche, di sperimentazione (su sé stesso, conoscenti e
pazienti) e di conclusioni che - anche se errate a riguardo delle potenzialità terapeutiche della
cocaina - hanno contribuito alla fondazione della moderna psicofarmacologia. Freud provò la cocaina, ne misurò gli effetti sui tempi reazione e sulla forza di presa. Egli notò un effetto maggiore della cocaina sulla presa quando si trovava in uno stato di affaticamento. Freud constatò
come la cocaina a modeste dosi aumenti la forza fisica in relazione alle condizioni del soggetto,
ovvero, quando il soggetto non è in perfette condizioni fisiche, ma resta immodificata in situazioni normali. L’aspetto che riteniamo più interessante degli studi di Freud furono le sue conclusioni che l’effetto della cocaina sulla prestazione muscolare non andava attribuito ad una
azione diretta sugli organi motori, ma all’induzione della condizione euforica e di aumentato
benessere. L’effetto psicoattivo della cocaina appare come evento causale e determinante degli
effetti soggettivi di miglioramento della performance motoria. Un effetto che può acquisire una
maggiore rilevanza – per quanto concerne le motivazioni a ricercarne l’assunzione - rispetto agli
effetti periferici.
Altri e numerosi studi sono stati effettuati sulle capacità della cocaina di migliorare la pre498
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
stazione motoria. Negli anni ’30, Theil & Essing la somministrarono a soggetti esposti ad una
prova di ciclo ergometria, dimostrando una aumentata efficienza e durata di lavoro. La cocaina
rientrava come componente di un rimedio noto come Vin Mariani, soprannominato il “vino per
gli atleti”. I dati ottenuti nell’uomo prima degli anni ’80, indicano conclusioni discordanti riguardo agli effetti della cocaina nel miglioramento della performance motoria. Le ragioni potrebbero essere imputate a differenze di tipo metodologico o di disegno di studio. In particolare, non appare chiaro se la cocaina migliori direttamente la performance motoria e/o migliori
la percezione soggettiva di miglioramento della stessa, e/o riduca i sintomi di fatica e faciliti il
recupero (per una review, cfr. Conlee et al., 1991). La complessità delle variabili dipendenti misurate in questi primi studi, non hanno ancora permesso delle conclusioni univoche. La necessità di ulteriori ricerche nell’uomo si scontrano però con problematiche di carattere etico nella
somministrazione di cocaina.
Un grosso contributo è venuto dalla ricerca preclinica, con studi comportamentali in vivo
nella cavia dove è stato possibile controllare accuratamente i parametri sperimentali. Questi
studi hanno mostrato come la cocaina induca una massiva liberazione di catecolamine. Questo
effetto non pare mediato da un’azione a livello vascolare, in quanto il blocco dei recettori adrenergici sui vasi non impedisce l’effetto glicogenolitico o lattacidico. Nel roditore, la cocaina non
induce effetti benefici sul running time mentre ad alte dosi lo riduce. A tutte le dosi, la cocaina
aumenta la degradazione del glicogeno ed aumenta i livelli di lattato, senza modifiche delle catecolamine circolanti. Inoltre, sempre nel roditore, la cocaina riduce la performance di endurance. Studi su correlati a livello molecolare, suggeriscono i seguenti meccanismi, i), aumentato
rilascio di catecolamine con aumento della glicogenolisi e della produzione di lattato, ii), vasocostrizione a livello della muscolatura, riducendo l’apporto di ossigeno, il metabolismo ossidativo, e stimolando la glicogenolisi, iii), effetto diretto sulla glicogenolisi muscolare (George,
2004).
In molti di questi studi eseguiti con semplici modelli comportamentali orientati alla sola
misurazione dell’attività motoria, non è discriminabile l’effetto motorio da quello psichico. Differenti risposte alla cocaina sul rilascio di catecolamine si sono viste in modelli animali di dipendenza, ovvero di esposizione cronica alla cocaina auto-assunta dal roditore, dove l’effetto sulle
catecolamine era più marcato nei soggetti dipendenti rispetto ai soggetti che la assumevano acutamente. Si suppone quindi che l’effetto ergogenico si manifesti in acuto, in caso di necessità di
produzione energetica intensa e breve, e sia mediato a livello centrale e non periferico. L’estrapolazione del dato preclinico a livello umano suggerisce quindi che l’effetto ergogenico ricercato per il miglioramento della prestazione motoria sia l’effetto acuto euforizzante, che porta ad
attivazione ed aumento dell’allerta, ottenibile già a base dosi.
4.2. Effetti indesiderati e tossicità
Gli effetti avversi da cocaina si possono ricondurre ad azioni acute, spesso per intossicazione, e
ad azioni derivanti dall’uso cronico e protratto (Conlee et al., 1991). La cocaina esercita una serie di effetti cardiovascolari che si possono manifestare in modo seriamente collegato all’esercizio motorio. L’esito più frequente può essere l’infarto miocardico dovuto alla vasocostrizione
delle coronarie. Una esagerata risposta simpatica durante l’esercizio e la concomitante assunzione di cocaina possono risultare in un set di condizioni fisiologiche tali da indurre disturbi
cardiovascolari nei soggetti predisposti. Diverse ipotesi sono state avanzate sugli effetti avversi
della cocaina a livello cardiovascolare, come per esempio il fatto che i suoi effetti vasocostrittori
portino ad un aumentato carico cardiaco. Fondamentalmente esiste un’interazione complessa tra
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COCAINA
la vasocostrizione coronarica, la trombosi intracoronarica e l’aterosclerosi accelerata. Altri casi
di tossicità acuta si sono osservati quando la cocaina è stata assunta in modo concomitante ad
altre sostanze dopanti o psicoattive, come l’alcol e gli steroidi anabolizzanti. Dal punto di vista
neuropsicologico, la cocaina migliora l’umore ed induce euforia, ma può facilmente peggiorare
la performance attenzionale a causa di un non accurato controllo del dosaggio.
Il neurodattamento patologico alla cocaina è stato ampiamente studiato a partire dalla fine
degli anni ’70 (Volkow et al., 1996). La tossicodipendenza da cocaina viene considerata come la
più potente, a causa di un insieme di caratteristiche neurofarmacologiche e farmacocinetiche
della sostanza. Il cocainismo, come descritto in altri capitoli di questo testo, è una forma di dipendenza complessa con stadi differenti di sviluppo e mantenimento. Spesso, ne derivano frequenti disturbi di tipo psicotico. Altri disturbi psichiatrici si possono manifestare come conseguenza dell’astinenza (Gawin & Kleber, 1986). Sono noti disturbi delle funzioni esecutive, conseguenza di un neuroadattamento a livello corticale. Epilettogenesi e disturbi cerebrovascolari
sono i disturbi neurologici più diffusi. Quest’ultimi derivano dalla rottura o dalla costrizione di
vasi cerebrali, conseguenza anche di preesistenti patologie vascolari.
In sintesi, i vantaggi che si possono ottenere dall’assunzione della cocaina in ambito sportivo sono ampiamente superati dai rischi a livello cardiovascolare che ne possono derivare. È
piuttosto l’uso cronico legato ad uno stato di tossicodipendenza che comporta, oltre alla patologia del disturbo d’abuso, una maggiore prevalenza di rischi legati alla graduale tossicità cardiovascolare.
5. La dipendenza da cocaina nel mondo dello sport
Gli aspetti epidemiologici e di diffusione della cocaina, e dei composti a simile attività farmacologia, in ambito sportivo indicano dei trend di crescita nell’utilizzo. Il dato epidemiologico,
tuttavia, può essere letto con diverse chiavi di lettura visto che i numeri riportati indicano casi
positivi risultati alle analisi effettuate dai laboratori accreditati CIO. Quindi abbiamo dei dati
puntuali che danno poche informazioni riguardo al problema cocaina esternamente al monitoraggio sportivo/agonistico. È difficile quindi estrapolare se questi trend statistici rappresentino
esclusivamente un problema di doping o anche un problema di tossicodipendenza.
I numeri delle statistiche ed i dati della ricerca si rispecchiano nella cronaca: improvvise
morti in US di giocatori di basket e di football, “Maradona ricoverato in rianimazione in una
clinica di Buenos Aires. Nelle urine abbondanti tracce di cocaina.”, od altre cronache tristemente
note: “RIMINI - Il dramma di Marco Pantani si è consumato il 14 febbraio 2004 tra le 11 circa della
mattina, quando in malo modo impedì alla cameriere di entrare a riassettare la stanza e poi chiamò indispettito la reception, e le 20,30 quando il corpo fu trovato (…). In quel lasso di tempo, secondo quanto accertato dal professor Giuseppe Fortuni dell’università di Bologna, il campione di Cesenatico ha assunto una
dose tale di cocaina da provocarne la morte per edema cerebrale e polmonare. Droga di cui Pantani, come
drammaticamente è emerso nel corso delle indagini condotte dalla Squadra mobile della Questura di Rimini coordinata dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli, da diverso tempo il Pirata faceva uso, sniffando o fumando quantitativi ‘inimmaginabili’. (…) ‘’Le evidenze autoptiche, tossicologiche, istologiche scrive nelle conclusioni il medico legale - convergono nell’identificare in una intossicazione acuta da cocaina
con conseguente edema polmonare e cerebrale la causa certa del decesso. (…)’’. ANSA (17:55 del 12 febbraio 2005). In questo estratto ANSA, volutamente riportato in modo integrale, ritroviamo tutti
gli elementi che riteniamo caratterizzino il problema cocaina nello sport: l’automedicazione, la
dipendenza, l’alterazione del comportamento, l’intossicazione letale.
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Negli ultimi mesi, altre dichiarazioni sulla cocaina nello sport sono apparse nella stampa
specialistica: l’ex-portiere Lamberto Boranga, in una intervista all’Avvenire, ha denunciato il
massiccio uso di cocaina da parte dei calciatori. Il professor Sandro Donati, Dirigente CONI e
Docente di Metodologia dell’Allenamento, ha fatto seguito alla denuncia rimarcando che spesso
l’uso della cocaina avvenga in associazione con altre sostanze (SportPro, 2005). Questi episodi
cosa possono indicare in più rispetto ai dati statistici e scientifici? Sicuramente la potenziale dimensione di un problema, sottoforma di un campanello d’allarme, anche se i segnali da parte
delle organizzazioni sportive sono di altra natura. Dal gennaio 2005 la WADA stabilisce che la
cocaina vada ricercata nei test antidoping solo durante le competizioni. Il regolamento di fatto
non impedisce all’atleta la libertà di poter assumere lontano dalla competizione la cocaina, nelle
circostanze in cui presumibilmente il suo uso è più massiccio. Le ragioni dietro questo tipo di
regolamentazioni sono molteplici, in particolar modo per quanto riguarda la responsabilità penale dello sportivo, quindi non resta che segnalare questa incongruenza senza d’altronde poter
suggerire delle soluzioni che non esulino dagli scopi di questo capitolo.
La dipendenza da stimolanti si sviluppa in genere all’interno dell’ambiente socio-lavorativo
(Gawin & Ellinwood, 1988). Inizialmente, durante la fase di esplorazione e di assunzione di
basse dosi, il feedback che il soggetto riceve dall’ambiente è positivo: si instaura un’erronea percezione soggettiva di migliori prestazioni senza che vi siano effetti negativi, rinforzandone così
l’uso. L’ambiente sportivo è esigente, e presumibilmente gli effetti di sostanze stimolanti aiutano sia dal punto vista motorio che psicologico a raggiungere i traguardi agonistici futuri oppure a riconquistare quelli del passato. Recenti studi ipotizzano che l’immagine dello sport agonistico come di un ambiente positivo e sano – fatto incontestabile – impedisca tuttavia un monitoraggio sistematico di quei disagi ed anomalie che normalmente possono caratterizzare gli
ambienti giovanili (Dunning & Waddington, 2003). Per esempio, dati da UK, US e Finlandia
mostrano che i giovani appartenenti a club sportivi sono più vulnerabili all’uso eccessivo di alcol (Koski, 2000). Un recente studio francese suggerisce una relazione positiva non solo tra partecipazione sportiva ed uso di sostanze dopanti, ma anche di droghe come cannabis, eroina e cocaina (Arvers et al., 2000).
6. Conclusioni
Concludendo, si intende rimarcare l’aspetto di dualità inscindibile della motivazione all’assunzione di cocaina tra gli sportivi. Si è vista la sovrapposizione tra gli effetti stimolanti – motori
e psicoattivi - e la ricerca di rinforzo positivo e negativo, ovvero degli effetti sottostanti alla tossicodipendenza cocainica.
L’uso di cocaina si sta diffondendo nella popolazione sportiva, ma è un problema che non può
essere affrontato solamente come un problema di doping. La nostra tesi indica questo segmento
della popolazione giovanile a rischio, a causa di ragioni complesse e diverse rispetto alla popolazione generale. Oltre ai noti fattori sociali ed individuali, esistono determinanti specificatamente legati all’agonismo che possono portare all’uso inizialmente occasionale della cocaina ed
al potenziale conseguente abuso.
Ovviamente è fuori dalle competenze e degli scopi di questo capitolo tracciare una profilo
psicopatologico dello sportivo tale da poter spiegare una diffusione della cocaina e degli stimolanti tra questa popolazione. Tuttavia, si vuole lanciare una segnale d’allarme per una categoria
che più di altre può essere esposta a questo rischio.
Non si può trasformare il controllo antidoping in un ulteriore sistema di monitoraggio delle
501
COCAINA
tossicodipendenze alternativo a quello già in essere presso le strutture sanitarie preposte. Non è
intenzione discutere in questa sede problematiche legate al controllo doping e dipendenze, ma
solo di porre in evidenza come la cocaina vada primariamente considerato un problema di tossicodipendenza piuttosto che di doping, annoverando la categoria degli sportivi – in particolare
agonistici - come una classe a rischio. La nostra è una tesi che raccomanda una difficile – ma non
impossibile – identificazione dei due aspetti doping/dipendenza nello sport. Monitoraggio, informazione, educazione - oltre al rafforzamento dell’immagine intrinsecamente positiva dello
sport - possono essere utili strumenti di prevenzione e di intervento.
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
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503
LA PREVENZIONE DELLE
DIPENDENZE E LE NUOVE
COCAINA MODALITÀ DI CONSUMO
9.2
Daniela Orlandini
Unità Operativa Prevenzione Dipendenze – Dipartimento Dipendenze – Azienda ULSS 12
Veneziana
Introduzione
Nel corso degli ultimi anni, la prevenzione delle dipendenze si è sempre più articolata come
scienza multidisciplinare che richiede l’integrazione di servizi e professionalità e, secondo un
approccio science-based (in italiano basato sull’evidenza, basato sulla scienza o basato sulla ricerca), mira ad individuare pratiche preventive efficaci che possano garantire risultati sostenibili e valutabili (Orlandini, Nardelli e Bottignolo, 2002) (1).
Per meglio comprendere lo stato dell’arte attuale è interessante effettuare un rapido excursus storico.
Breve rassegna storica della prevenzione delle dipendenze
Negli interventi preventivi attuati prima degli anni ’60 risulta difficile identificare l’esistenza
di un modello in grado di esplicitare una solida base teorica, nonostante l’estendersi del consumo e dell’abuso di sostanze psicoattive fra la popolazione giovanile e la necessità, quindi, di
rispondere a questo in modo tempestivo ed efficace.
In un primo momento, la prevenzione è stata identificata in particolar modo con l’informazione, basandosi sull’assunzione che l’informazione centrata sulle conseguenze negative del consumo potesse essere sufficiente per rendere le persone consce dei rischi e convincerle, quindi, ad
evitare il contatto con le sostanze. La conoscenza veniva dunque considerata come quella variabile in grado di modificare l’atteggiamento verso il consumo. La validità di questo approccio risultò già venticinque anni fa discutibile: infatti, un messaggio preventivo ben formulato può
produrre un impatto immediato, ma ciò non significa né che modifichi l’atteggiamento positivo verso il consumo, né che questa modificazione si mantenga nel tempo né che esso produca
(1) Quando si parla di science-based, ci si riferisce ad un processo in cui esperti, utilizzando criteri condivisi
relativamente alle modalità di analisi di studi e ricerche, pervengono ad un consenso circa la credibilità e la sostenibilità dei risultati della valutazione degli stessi.
505
COCAINA
un’effettiva riduzione del consumo. È, inoltre, interessante ricordare che alcuni di questi interventi hanno fatto ricorso a messaggi dal forte impatto emotivo negativo, nell’intento di generare paura ed angoscia. Anche in questo caso, si sono dimostrati inefficaci, in quanto suscitano
sentimenti spiacevoli che vengono associati all’informazione e, quindi, con essa cancellati; in alcuni casi si è rilevata addirittura controproducente (fenomeno della “devianza provocata”) (2).
In un secondo momento, il messaggio preventivo ha assunto una valenza maggiormente tecnica, fondata su informazioni specifiche circa le caratteristiche proprie delle diverse sostanze e
le loro conseguenze, ma anche questa modalità, pur ricorrendo ad una comunicazione maggiormente equilibrata ed oggettiva, non si è dimostrata particolarmente efficace, sottolineando ulteriormente come la sola informazione non sia sufficiente per produrre un cambiamento nel comportamento a rischio (CSAP, 2001a,2001b,2001c). Infatti, tanto nel caso del ricorso ad esperti
quanto nell’utilizzo di sussidi informativi, la tendenza a privilegiare l’asetticità delle informazioni sembra scaturire dall’idea secondo la quale, ad una maggiore oggettività dell’informazione,
corrisponderebbe una maggior credibilità del messaggio informativo. In realtà, questa concezione non tiene conto di altri aspetti soggettivi che entrano in gioco nel consumo di sostanze,
quali, ad esempio, la ricerca di nuove sensazioni, di autonomia e di emancipazione, il bisogno
di appartenenza e di prestigio. L’ingenuità sottesa a questa idea è stata svelata da molti studi
(Smart e Fejer, 1974; Stock e Ruiz, 1977; Ravenna, 1993; Colecchia, 1995), che mostrano come
i consumatori dispongano in realtà di un patrimonio di informazioni oggettive di gran lunga
superiore a coloro i quali non sono interessati al fenomeno.
In un terzo momento, la scuola è stata identificata come l’agenzia privilegiata per la trasmissione delle informazioni sulle sostanze: si è assistito, quindi, all’evolversi di una fase che definiva gli insegnanti come protagonisti dell’intervento preventivo responsabili del passaggio
dell’informazione, in quanto quotidianamente in contatto con i giovani. La scuola ha però trovato forti difficoltà ad un approccio didattico diverso da quello tradizionale, dove le informazioni vengono trasmesse attraverso modalità mono-direzionali, che non permettono uno scambio reciproco né l’integrazione e la partecipazione attiva da parte dei ragazzi. In tal modo vengono alimentate, anziché contrastate, quelle tendenze alla passività, alla dipendenza, alle scelte
non consapevolmente motivate che sono riconosciute oggi come altrettanti fattori di rischio dell’abuso di sostanze psicoattive. Inoltre, come gli importanti lavori meta-analitici della Tobler
(1986, 1993, 1997) hanno evidenziato, gli interventi che ricorrono a tecniche attive di apprendimento risultano essere maggiormente efficaci in quanto capaci di influenzare atteggiamenti e
comportamenti. Questa fase è stata comunque molto importante in quanto, coinvolgendo la
scuola, ha permesso di aprire l’orizzonte a futuri interventi maggiormente efficaci ed educativi.
Parlando di prevenzione non si possono non citare le campagne informative. Dagli anni ’90
in avanti, l’attenzione delle campagne informative si è centrata prima quasi esclusivamente
sull’’eroina, più o meno associata al problema dell’AIDS, poi con l’avvento dell’ecstasy, l’attenzione si è spostata sulle “nuove droghe” e sull’alcol. Quando si parla di campagna informativa
s’intende un intervento di prevenzione che si dovrebbe rivolgere a target differenti. In tal senso,
è necessario tener presente che, in primo luogo, esiste sempre un rischio di arbitrarietà e super-
(2) Si tratta di un processo attraverso il quale una società, qualificando alcuni comportamenti come simboli di
devianza e di asocialità, li definisce implicitamente come i canali migliori per ribellarsi ad essa, innescando in tal
modo un meccanismo di induzione che contribuisce attivamente al diffondersi di quegli stessi comportamenti fra
gli individui (Palmonari, 1993).
506
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
ficialità nell’utilizzare lo stesso messaggio pensando che possa essere significativo per i ragazzi
e per gli adulti, per gli uomini e per le donne, per i consumatori di sostanze e per coloro che non
lo sono o non lo sono ancora. In secondo luogo, si deve considerare che le sostanze non sono tutte
uguali, diverse sono le modalità di assunzione, differenti gli effetti e i danni, e specifici i contesti in cui vengono smerciate dal mercato illegale. Le campagne informative sono da considerarsi come strumenti necessari a porre l’attenzione pubblica sul problema droga, tuttavia non
sono sufficienti a modificare i comportamenti e per questo motivo richiedono il supporto di altre attività. Come già ribadito, è ormai risaputo che un’informazione calata dall’alto, che drammatizzi gli effetti nocivi delle sostanze e che si presenti come minacciosa, rischia di essere controproducente se fornita agli adolescenti. Può infatti dar luogo ad un rifiuto aprioristico, dettato dalla diffidenza generazionale o, addirittura, può ingenerare curiosità, voglia di sfida,
pulsione a forzare i limiti imposti dal mondo adulto. Ciò è particolarmente vero per alcune sostanze come alcol e cannabinoidi, che non vengono percepite e “vissute” come droghe da chi le
consuma o da chi le vede anche solo circolare nei luoghi del divertimento e di aggregazione.
L'impatto dell’intervento dei mass-media sugli adolescenti rispetto al tabacco è più probabile quando:
• È collegato con altri interventi
• Condivide gli obiettivi con i programmi scolastici
• Ha una durata sufficiente
• È presentato nei tempi e negli spazi nei quali gli adolescenti riferiscono il più alto uso dei mass-media
• Utilizza una varietà di stili di messaggio
• Si riferisce a motivi specifici per età e genere determinati attraverso la ricerca
• Utilizza messaggi che descrivono sostegno sociale con modelli rilevanti per età e genere che forniscono
appropriate abilità comportamentali, alternative e rinforzi
• Include informazioni antitabacco che possono raggiungere studenti adolescenti all'interno di scuole e comunità
• Misura l'esposizione del target al messaggio
Va comunque detto che disponiamo di alcuni risultati interessanti riguardanti le campagne informative sul fumo che sono risultate efficaci come supporto ad interventi di tipo educativo.
Una review (3) ci suggerisce anche quali sono gli elementi portanti di tali campagne, che possiamo ipotizzare valga anche per altre sostanze per le quali se non vi sono le stesse evidenze scientifiche. Riteniamo pertanto che le seguenti parole di Vittorino Andreoli (2000) siano al tempo
stesso un monito ed un suggerimento “Il fatto che le campagne del passato non abbiano raggiunto i risultati sperati, non significa affatto che non sia possibile raggiungere dei successi nel
futuro”.
All’approccio di carattere informativo, pian piano e nel tempo, si sono affiancati altri tipi di
approcci. Uno dei primi, che risentiva di una più generale influenza tratta dalla psicologia umanistica e che ha introdotto l’importanza degli aspetti emotivi, si basava sul riconoscimento dell’importanza nello sviluppo della persona di bisogni quali l’auto-realizzazione ed il raggiungi-
(3) Una revisione di 63 studi ha considerato 6 di questi (5 statunitensi ed uno norvegese) che avevano un gruppo
di controllo ed ha tratto che le campagne hanno una certa efficacia se l’intensità e la durata del messaggio sono adeguate e se il messaggio stesso è adatto all’età dei destinatari (Sowden e Arblater, 2002).
507
COCAINA
mento dei propri obiettivi (Maslow, 1968; Rogers, 1961). Il modello umanistico affermava come
al fine di produrre cambiamenti nel comportamento e negli atteggiamenti riguardo al consumo,
fosse necessario produrre modificazioni negli aspetti emotivi ed affettivi, aspetti che negli adolescenti giocano un ruolo rilevante nell’uso di sostanze psicoattive. Le metodologie utilizzate da
questo approccio erano attive e richiedevano un alto grado di partecipazione e coinvolgimento
affettivo.
In seguito, nel corso degli anni ’70, sono stati implementati programmi non specificatamente rivolti alla prevenzione all’uso di sostanze, ma attenti alla sfera emotiva e focalizzati allo
sviluppo della persona nella sua complessità. Si tratta di un approccio globale (prevenzione del
disagio e successivamente promozione dell’agio) che prevede interventi su alcune determinanti
considerate rilevanti per la prevenzione specifica delle dipendenze (la chiarificazione dei valori,
incremento delle abilità di decision-making e costruzione di alternative al consumo di sostanze).
Questo approccio dunque introduce due importanti elementi cognitivi – abilità di decision making e alternative al consumo (4) - per evitare l’iniziazione al consumo di sostanze.
I due approcci sopra descritti possono essere storicamente considerati degli apripista che
hanno permesso poi lo sviluppo di alcuni modelli tuttora utilizzati. Alcuni di questi e le rispettive teorie di riferimento meritano una breve presentazione, non solo per la loro diffusione,
ma soprattutto per le prove di efficacia dimostrate in numerosi programmi.
Il modello delle Life Skills riconosce nell’adolescente consumatore la risultante di un mancato apprendimento di abilità di vita e quindi la promozione di queste abilità viene identificata
come un importante obiettivo della prevenzione. Particolare attenzione è stata rivolta al concetto di abilità sociali che, in quanto repertorio di comportamenti verbali e non verbali che influenzano il tipo di risposta che l’adolescente può ottenere dagli altri in un contesto interpersonale, possono permettere al soggetto di far fronte alle pressioni verso il consumo che provengono da agenti sociali circostanti. Gli interventi preventivi secondo questo modello mirano a
produrre cambiamenti a livello comportamentale, sviluppando adeguate strategie di coping e
abilità che permettano di affrontare le influenze sociali e di mettere in atto comportamenti salutari. Botvin (1987) ha applicato in modo operativo questo modello nel noto programma “Life
Skills Training” (www.modelprograms.samhsa.gov.) che mira a stimolare la crescita personale e
le abilità sociali, focalizzandosi principalmente sullo sviluppo di competenze che permettono di
fronteggiare le influenze sociali verso il consumo di alcol, fumo e altre droghe. Questo programma, ideato per essere applicato in ambito scolastico per gli studenti tra gli 8 e i 14 anni,
ha dimostrato efficacia rispetto all’iniziazione e alla riduzione nel consumo di tabacco, alcol,
cannabinoidi, allucinogeni ed è stato anche adattato per il contesto spagnolo (“Construyendo salud” incluso nell’archivio dei progetti europei EDDRA in www.emcdda.eu.int/).
La teoria dell’apprendimento sociale si basa sull’interrelazione esistente fra persona, ambiente
e comportamento, attribuendo particolare importanza alla capacità dell’individuo di elaborare
dei modelli cognitivi interni di esperienza utilizzabili come guide per prendere delle decisioni
e per agire. L’individuo, infatti, modella i suoi comportamenti osservando ed apprendendo quelli
delle persone con cui entra in relazione; in tal senso, concetti fondamentali di questa teoria sono
(4) In questo caso, il decision making rappresenta l’essere in grado di attuare un’adeguata presa di decisione
prendendo in considerazione simultaneamente alternative e conseguenze del consumo; inoltre, la capacità di prendere decisioni in modo autonomo può permettere al soggetto di evitare scelte di natura conformista ed imitativa
che possano favorire il consumo.
508
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
quelli di modeling (5) e di self-efficacy. (6) Quest’ultima gioca un ruolo cruciale nella protezione
dal rischio psico-sociale; avere la consapevolezza di sapere resistere alle pressioni dei pari e di saper gestire in modo adeguato emozioni positive o negative, funge da meccanismo di autoprotezione interno, diminuendo possibili esiti di disagio (Barbaranelli et al.1998).
La teoria del comportamento problematico di Jessor & Jessor (1977) è stata sviluppata per
spiegare alcuni comportamenti a rischio esistenti fra gli adolescenti, come ad esempio l’uso di
sostanze e le esperienze sessuali precoci. Secondo questa teoria, questi comportamenti problematici e rischiosi non si presentano in forma isolata, ma esiste una disposizione costante a passare da una forma di comportamento problematico all’altra e, spesso, alcuni comportamenti problematici vengono associati sistematicamente ad altri (sindromi o costellazioni). In tale ottica
l’assunzione di comportamenti a rischio da parte di un soggetto viene compresa ed affrontata all’interno dell’interazione dinamica fra l’organismo ed il suo ambiente, relazione centrata sulla
loro influenza reciproca e per questo, sempre in cambiamento (Ravenna, 1997b).
Il modello evolutivo, che trova in Kandel (1980) il suo rappresentante più significativo, sottolinea l’esistenza di una possibile sequenza nell’uso delle diverse sostanze: in questa sequenza
il consumo di birra e vino precede quello di tabacco e/o di superalcolici che, a sua volta, precede
quello della marijuana, che a sua volta precede quello dell’eroina. Kandel evidenzia come le sostanze lecite possano giocare un ruolo molto importante nel facilitare l’accesso alle sostanze illecite e l’iniziazione al loro consumo (è per questo motivo che sono state definite “sostanze cancello”), pur rilevando che il trovarsi ad un certo stadio della sequenza non implica necessariamente la progressione verso il successivo. La precocità dell’iniziazione ed il livello di
coinvolgimento nel consumo sono comunque riconosciuti come determinanti di questa progressione.
Il contributo dei fattori di rischio e di protezione
Numerosi studi dell’ultimo decennio hanno messo in luce gli elementi ritenuti efficaci nei programmi di prevenzione. Essi hanno permesso di evidenziare la connessione esistente fra l’efficacia di questi interventi ed i fattori di rischio e di protezione. Questo importante progresso ha
permesso di uscire dalle logiche delle singole scuole di pensiero, che spesso hanno contribuito
ad uno sterile e continuo dibattito sugli assunti e sulle teorie di riferimento, e che, pur restando
necessari, non hanno aiutato a definire una comune base di partenza nell’operatività. Un approccio dunque che consideri i fattori di rischio e di protezione ha portato ad importanti risultati per quanto riguarda l’efficacia degli interventi.
Lo studio dei fattori di rischio e dei fattori di protezione nasce in un ambito medico-igienistico e, solo successivamente, diventa d’interesse anche per la ricerca in campo preventivo. I fat-
(5) Il modeling riguarda la possibilità per un soggetto di apprendere qualcosa osservando il comportamento di
qualcuno, riconosciuto come modello dal soggetto stesso.
(6) Il termine autoefficacia coniato da Bandura (1977) è definito come le credenze nei confronti delle proprie
capacità di aumentare i livelli di motivazione, di attivare risorse cognitive e di eseguire le azioni necessarie per esercitare un controllo sulle richieste di esecuzione di un compito. L’autoefficacia è particolarmente importante in
quanto fa riferimento a convinzioni che ognuno ha sulle proprie abilità di controllare il comportamento e, quindi,
determinare il successo o fallimento delle proprie prestazioni.
509
COCAINA
tori di rischio definiscono le condizioni grazie alle quali è più probabile che si sviluppi un certo
comportamento disadattivo ed agiscono a tutti i livelli della società: individuo, famiglia, scuola,
gruppo dei pari, situazione di lavoro, comunità. L’attività di ricerca si è sviluppata da una parte
direzionandosi verso lo studio di fattori di rischio aspecifici (relativi ad una molteplicità di forme
di disagio e/o di devianza) e specifici, dall’altra verso lo studio di fattori di protezione, in particolare di quelli aspecifici definiti come genericamente protettivi e legati a life skills quali le abilità sociali e le abilità decisionali.
Per quanto riguarda i fattori di rischio aspecifici, va considerato che l’esposizione a questi
ultimi ha effetti cumulativi: la probabilità che comportamenti disadattivi compaiano aumenta
a causa del numero, dell’intensità e della durata dei fattori di rischio. D’altro canto, anche la
presenza o l’assenza di fattori di protezione che interagiscono con quelli di rischio può ridurre
od ampliare l’effetto di quest’ultimi (Sameroff et al, 1993)
Per quanto riguarda i fattori specifici correlati all’uso ed abuso di sostanze. un importante
riferimento è la lista proposta dal NIDA (2001)
Fattori protettivi:
• Legami familiari forti e positivi;
• Monitoraggio da parte dei genitori dei
comportamenti dei figli e delle attività
che conducono con i pari;
• Regole di condotta chiare che la famiglia fa
rispettare;
• Coinvolgimento dei genitori nella vita dei
loro figli;
• Successo scolastico; forte legame con le
istituzioni, come ad esempio la scuola e le
organizzazioni religiose;
• Ricorso a norme convenzionali sull’uso di
sostanze.
Fattori di rischio:
• Ambiente familiare disordinato, in particolare i familiari che abusano di sostanze o
soffrono di disturbi mentali;
• Genitorialità inefficace, in particolare nei
confronti di bambini con difficoltà caratteriali e problemi comportamentali;
• Mancanza del legame di attaccamento fra
genitore e figlio;
• Comportamento in classe inappropriato in
quanto timido o aggressivo;
• Fallimento scolastico;
• Scarse abilità sociali;
• Affiliazione con pari caratterizzati da comportamenti devianti;
• Percezione che in ambito familiare, scolastico, dei pari e della comunità vi sia approvazione nei confronti del consumo di
sostanze psicoattive.
Inoltre sono stati più recentemente introdotti nell’ambito delle caratteristiche personali i comportamenti aggressivi precoci come fattore di rischio e la capacità di autocontrollo come fattore
protettivo (NIDA 2003). Anche altre caratteristiche personali rilevate in età precoce, quali la
presenza d’iperattività, un basso span attentivo ed un’elevata emotività, sono state identificate
come fattori di rischio per lo sviluppo di problemi alcol-correlati durante l’adolescenza e di alcolismo in età adulta. Tali fattori però possono portare alla manifestazione del suddetto comportamento, laddove esista anche un rinforzo familiare e gruppale (U.S. Department of Health
and Human Services 2000).
Va comunque considerato che, nonostante la numerosità di studi in questo campo, non vi è
ancora una chiara distinzione fra quali siano i fattori di rischio e di protezione associati ai diversi stili di consumo (quali l’uso sperimentale e ricreativo, l’abuso e la dipendenza), ed al diverso tipo di sostanza consumata.
510
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Anche in Italia alcuni ricercatori hanno contribuito allo studio delle variabili che diversificano gruppi di consumatori dipendenti da gruppi di non consumatori o di consumatori saltuari,
estrapolando così una serie di fattori di rischio associati alla sperimentazione, all’iniziazione e
alla stabilizzazione del consumo di sostanze psicoattive (Ravenna, 1993, 1997a, 1997b, 1998,
2001; Bonino, 1998a, 1998b e 1999; Bonino e Cattelino, 1998; Borca, Ciairano e Bonino,
2001). Tali autori confermano che nel primo contatto con la droga giocano un ruolo importante
le influenze interpersonali esercitate dai familiari e dai coetanei. Gli atteggiamenti positivi e
tolleranti verso il consumo da parte di genitori, fratelli e coetanei influenzano l’opinione che l’adolescente elabora nei confronti della droga stessa. Anche lo stile educativo adottato dai genitori, sia quello di tipo lassista-permissivo che quello autoritario, e le relazioni intrafamiliari (rapporto genitori-figli e di coppia), influenzano non solo lo sviluppo psico-sociale dell’adolescente,
ma anche il suo stile di vita rispetto ai comportamenti a rischio. Inoltre, hanno un ruolo rilevante anche i fattori situazionali come la disponibilità e l’accessibilità della droga, gli eventi di
vita particolarmente stressanti e di disagio, le pressioni culturali rispetto all’uso di sostanze. Per
quanto riguarda i fattori personali i tratti favorenti l’iniziazione sono l’impulsività, l’indipendenza, la ribellione, la tolleranza verso la trasgressione, un orientamento prevalente verso i pari
ed il presente, la presenza di stati emozionali negativi (sentimenti di sfiducia, inadeguatezza,
ansia e scarsa autostima), la ricerca di forti emozioni, un repertorio limitato ed inefficace di competenze sociali e di strategie relazionali e comunicative, l’adozione di comportamenti problematici precoci, la presenza di atteggiamenti e credenze positive verso l’uso, la sottovalutazione
dei rischi connessi all’uso, le aspettative ed i significati positivi attribuiti alle droghe, un uso
precoce di alcol e tabacco.
Nell’ultima Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia (2005)
viene stressata l’importanza di alcuni fattori protettivi rispetto all’uso di droghe illegali relativi
alla popolazione giovanile: essere scolarizzati, avere successo a scuola, monitoraggio da parte dei
genitori, non fumare, non ubriacarsi, capacità di controllo dell’aggressività-impulsività.
Verso un approccio basato sulle evidenze
Il CSAP – Center for Substance Abuse Prevention (2001c), uno dei più importanti organismi
internazionali che si occupa di prevenzione delle dipendenze, identifica tre chiavi del successo
emerse dalle rassegne di programmi basati sulle evidenze scientifiche:
• Seguire modelli teorici che considerino approcci sia individuali che ambientali. Le molte
teorie che vengono considerate nei programmi presentano ipotesi circa il cambiamento, o il
mantenimento di comportamenti positivi, e circa i fattori che supportano il cambiamento.
Nello sviluppare dei programmi preventivi è importante considerare l’intero spettro di teorie circa i cambiamenti individuali, organizzativi e sociali.
• Applicare strategie diversificate in setting diversificati. Quando i programmi preventivi utilizzano strategie diversificate, adeguate al contesto, per raggiungere un unico obiettivo la
probabilità di successo degli stessi aumenta.
• Seguire un disegno logico nella progettazione che includa la valutazione. Per ottenere dei
risultati positivi nel processo di pianificazione strategica è necessario effettuare un’analisi
dei bisogni, un’analisi della popolazione coinvolta, definire delle attività chiaramente collegate agli obiettivi e alle finalità del programma, implementare strategie e modelli basati
sulle evidenze scientifiche e valutare i risultati del programma al fine di ottenere dei feedback per poter ridefinire il programma stesso.
511
COCAINA
Nella stessa direzione si esprime il Gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa (Van der Stel
e Voordewind, 1998) che sottolinea come sia molto importante puntare sulla programmazione
e sulla valutazione degli interventi preventivi, nonché sostenere un lavoro per progetti.
I principi generali, scientificamente comprovati e definibili come efficaci, della prevenzione
delle dipendenze sono stati messi a punto dal NIDA - National Institut on Drug Abuse - prima
nel 2001 e successivamente revisionati nel 2004 (www.nida.gov) che qui sintetizziamo.
principio 1 - i programmi di prevenzione dovrebbero aumentare i fattori protettivi e ridurre i fattori di rischio.
principio 2 - i programmi di prevenzione dovrebbero essere indirizzati a tutte le forme di abuso
di droga, tra cui l’uso da parte dei minorenni di alcol, l’uso di droghe illegali e l’uso non appropriato di sostanze ottenute legalmente (inalanti e psicofarmaci).
principio 3 - i programmi di prevenzione dovrebbero essere indirizzati al tipo di problema presente nella comunità locale, puntare sui fattori di rischio modificabili e rafforzare i fattori protettivi identificati.
principio 4 - i programmi di prevenzione dovrebbero essere adattati per rischi specifici della popolazione destinataria, come età, genere e gruppo etnico, per migliorare l’efficacia del programma.
principio 5 - i programmi di prevenzione sulla famiglia dovrebbero aumentare le capacità relazionali e di attaccamento e includere abilità genitoriali; vanno sviluppate, discusse e sostenute le
opinioni della famiglia sull’abuso di sostanze ed esercitate le capacità educative ed informative
sulle droghe.
principio 6 - i programmi di prevenzione possono essere progettati per intervenire precocemente
in età prescolare vanno indirizzati ai fattori di rischio specifici, come comportamento aggressivo,
scarse abilità sociali e difficoltà di apprendimento.
principio 7 - i programmi di prevenzione per gli studenti della scuola elementare dovrebbero
puntare a migliorare l’apprendimento scolastico e socio-emotivo ed essere indirizzati ai fattori di
rischio specifici, come comportamento aggressivo, fallimento e abbandono scolastico. L’educazione
dovrebbe concentrarsi sulle abilità di autocontrollo, consapevolezza emotiva, comunicazione, abilità sociali di problem-solving e sostegno accademico, specialmente nella lettura.
principio 8 - i programmi di prevenzione per gli studenti di scuola media e superiore dovrebbero
aumentare le competenze accademiche e sociali con le seguenti abilità: abitudini di studio e sostegno scolastico, comunicazione, relazioni tra pari, auto-efficacia e assertività, abilità di resistenza
alle droghe, rafforzamento delle opinioni anti-droga e consolidamento delle posizioni personali
contro l’abuso di droga.
principio 9 - i programmi di prevenzione mirati ai momenti di transizione, come il passaggio
dalla scuola media a quella superiore, possono produrre effetti vantaggiosi anche in famiglie e ragazzi ad alto rischio. Tali interventi non separano i gruppi a rischio dalla popolazione generale e,
quindi, riducono l’etichettamento e promuovono il legame con la scuola e la comunità.
principio 10 - i programmi di prevenzione di comunità che combinano due o più programmi efficaci, come programmi per le famiglie e in ambito scolastico, possono essere più efficaci di un
singolo programma.
principio 11 - i programmi di prevenzione di comunità che raggiungono i destinatari in setting
multipli, ad esempio scuole, club, organizzazioni religiose, media, sono molto efficaci quando sono
coerenti tra loro e viene mandato lo stesso messaggio.
principio 12 - quando le comunità adattano i programmi per corrispondere a loro necessità,
512
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
norme di comunità o richieste culturali differenti, dovrebbero mantenere gli elementi principali
dell’intervento originale basato sulle evidenze, che includono: struttura (come il programma è organizzato e costruito), contenuti (informazioni, abilità e strategie del programma) e consegne
(come il programma è stato adattato,realizzato e valutato).
principio 13 - i programmi di prevenzione dovrebbero essere a lunga scadenza con interventi ripetuti (cioè, programmi con richiami) per rinforzare gli obiettivi di prevenzione originali. La ricerca mostra che i vantaggi dei programmi di prevenzione nelle scuole medie diminuiscono senza
programmi nelle scuole superiori.
principio 14 - i programmi di prevenzione dovrebbero includere la formazione degli insegnanti
su buone pratiche di gestione della classe, come la gratificazione dei comportamenti appropriati
degli studenti. Tali tecniche aiutano a sostenere il comportamento positivo, il rendimento, la motivazione e il vincolo con la scuola da parte degli studenti.
principio 15 - i programmi di prevenzione sono molto efficaci quando impiegano tecniche interattive, come gruppi di discussioni tra pari e role-playing per genitori, che permettono il coinvolgimento attivo nell’apprendimento sulle droghe e sulle abilità di rinforzo.
principio 16 - i programmi di prevenzione basati sulla ricerca possono essere vantaggiosi economicamente. La recente ricerca dimostra che per ogni dollaro investito in prevenzione, si risparmia
fino a $10 in trattamento per alcol o per altro abuso di sostanze.
Dagli aspetti teorico-metodologici agli aspetti tecnico-operativi
Attualmente non si parla più di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, ma si preferisce la
classificazione proposta dall’Institute of Medicine (I.O.M.) del 1994, adottata anche a livello
europeo per la prevenzione delle dipendenze (www.emcdda.eu.int). Gli interventi possono appartenere a tre diverse categorie.
Prevenzione universale: si indirizza all’intera popolazione (nazione, comunità locale, scuola,
quartiere) con messaggi e con programmi mirati a evitare o ritardare l’abuso di alcool, l’uso di
tabacco e altre droghe. La mission della prevenzione universale è scoraggiare l’inizio dell’abuso
di sostanze fornendo a tutti gli individui il necessario di informazioni e di abilità per evitare il
problema. I programmi di prevenzione universale sono indirizzati a grandi gruppi, senza alcuna
selezione precedente per rischio di abuso di sostanze.
Prevenzione selettiva: si riferisce a strategie rivolte a specifici gruppi che più di altri rischiano
di sviluppare problemi legati all’abuso di sostanze. Essa si rivolge all’intero gruppo indipendentemente dal grado di rischio del singolo individuo che vi appartiene. Il fine della prevenzione selettiva è prevenire l’abuso di sostanze rafforzando fattori di protezione, quali la considerazione di sé stessi e le capacità di risolvere i problemi ed aiutando le persone ad affrontare in
maniera efficace fattori di rischio, quali vivere in un ambiente dove si fa uso di droghe. La prevenzione selettiva si rivolge anche a situazioni particolari come i contesti ricreativi.
Prevenzione indicata: mira ad identificare individui che mostrano segni iniziali di abuso di sostanze (ma non i criteri di dipendenza del DSM-IV) e altri comportamenti problematici e a coinvolgerli con interventi speciali. Sono identificati per fattori di forte rischio come il consumo
di alcol e altre droghe di accesso, la caduta del rendimento scolastico, i disturbi della condotta,
l’allontanamento da genitori, scuola e gruppi di pari positivi. Le finalità della prevenzione indicata si riferiscono ai comportamenti di abuso di sostanze, a un livello sub-clinico, spesso an513
COCAINA
cora all’interno della gamma di variabilità del comportamento adolescenziale.
Dal punto di vista pratico e anche utile tener presente che le strategie preventive possono seguire tre direttrici:
• la prevenzione “limitativa”, che tende a introdurre limitazioni nella disponibilità di sostanze
sia legali che illegali nella comunità ed in particolare per i minorenni. Sono stati condotti
alcuni studi meta-analitici rispetto ad alcol, tabacco e giovani, dai quali si evince l’efficacia
sui consumi ed i consumatori del divieto di vendita e di somministrazione di entrambe le
sostanze ai minorenni, dell’incremento del prezzo, degli interventi indirizzati ai gestori di
locali che vendono e servono alcolici in quanto il comportamento dei gestori influisce sul
comportamento dei clienti, degli interventi diretti ai tabaccai al fine di ridurre la vendita di
tabacco ai minorenni, delle azioni dirette all’orario ed i giorni di vendita delle bevande alcoliche, delle restrizioni nella pubblicità e nelle promozioni. È stato inoltre dimostrato che
questo tipo di interventi sostengono e potenziano gli interventi attuati in ambito scolastico
(CSAP-SAMHSA, 1997; SAMSHA,1999)
• La prevenzione educativa che tende ad aumentare la consapevolezza e le capacità decisionali,
a modificare opinioni, atteggiamenti e comportamenti riguardanti le sostanze e che operativamente ha la sua più ampia applicazione nel mondo della scuola.
• La riduzione del danno che ha un suo spazio specifico negli interventi in ambito ricreativo
notturno e riguarda non solo l’uso di sostanze, ma anche altri rischi come rapporti sessuali
non protetti.
La prevenzione universale in ambito scolastico
Le maggiori evidenze e i migliori modelli riguardano l’ambito scolastico. Le scuole indubbiamente sono i luoghi di elezione degli interventi preventivi rivolti ai giovani ed ai giovanissimi
perché possono garantire l’attuazione di interventi strutturati, continuativi ed articolati. È possibile inoltre coinvolgere le altre componenti scolastiche: i genitori con interventi a loro diretti
di sostegno al ruolo e alle competenze genitoriali, e i docenti in un ruolo attivo di pedagogia
preventiva importante sia nel proporre direttamente gli interventi sia nel completare ed ampliare quanto attuato dagli operatori del settore. (Orlandini, Nardelli e Bottignolo, 2004).
Le parole di George Estievenart dell’EMCDDA (2002) ci sembrano possano sintetizzare lo
stato dell’arte: “L’ormai vasta esperienza nel campo della prevenzione dimostra chiaramente che
programmi di prevenzione nelle classi contribuiscono realmente alla riduzione del consumo di
droga e ritardano il primo approccio dei giovani all’assunzione di stupefacenti. Tuttavia, l’esito
dipende molto dal tipo di misure scelte e dalla presenza o meno di obiettivi definiti, nonché
dalla sufficiente organizzazione degli interventi, dalla fondatezza degli stessi su esperienze precedenti e, infine, dalla valutazione dei risultati”.
Per quanto riguarda i modelli di intervento si rimanda alla vasta letteratura e ai Model Programs del CSAP (www.modelprograms.samsha.gov/).
Ci sembra peraltro utile riportare nel riquadro sottostante alcune osservazioni e raccomandazioni dell’EMCDDA pubblicate in un numero del periodico on line Focus (EMCDDA, 2002).
1. I risultati più promettenti in termini di intensità, struttura e qualità delle azioni preventive effettivamente realizzate possono essere individuati in quei paesi che hanno affrontato in modo espli-
514
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
cito, nelle loro politiche, la questione della prevenzione in ambito scolastico, con obiettivi chiari
e specifici, la disponibilità di un’adeguata organizzazione logistica degli interventi e il relativo finanziamento.
2. Le prove dimostrano che i programmi più efficaci sono quelli che mirano a rinforzare i rapporti
interpersonali dei giovani e a sviluppare un atteggiamento critico che supporta scelte ragionate e
consapevoli rispetto alla droga. L’insegnamento di tipo interattivo ha inoltre dimostrato la sua efficacia.
3. Interventi a breve termine, isolati e «moralistici» sono controproducenti.
4. Il grande potenziale di prevenzione della droga nelle scuole dell’UE dal punto di vista del contenuto è riposto nella formazione intensiva di specialisti e di insegnanti nel settore della prevenzione, conformemente ai comprovati risultati positivi ottenuti in alcuni paesi, dove si è visto che
una formazione intensiva e focalizzata di specialisti in materia di modelli e metodi preventivi ha
favorito la buona riuscita di molti progetti.
5. Gli Stati membri che dispongono di sistemi informativi circa l’estensione dei programmi di
prevenzione dalla droga nelle scuole hanno la possibilità di servirsi delle informazioni raccolte per
condurre e intensificare una politica di prevenzione nazionale.
6. Il raffronto tra esperienze su scala europea mostra che le aree prioritarie per una politica di prevenzione sono la stretta collaborazione tra istituzioni e la creazione di sistemi di accreditamento
per progetti specifici fondati su evidenze oggettive e che richiedano una valutazione minima nonché la diffusione dei risultati.
A fronte di una interessante evoluzione sia in termini metodologici che di monitoraggio e di copertura registrati in alcuni Paesi europei (EMCDDA, 2005), l’Italia non sembra allineata con
questi progressi. A fronte di questa situazione e del generico impegno del mondo della scuola
nel campo della promozione dell’agio e dell’educazione alla salute, si stanno sviluppando anche
nel nostro Paese interessanti sperimentazioni come il programma EU-DAP (Fagggiano et al.,
2006) e il modello DACaR (Orlandini, Nardelli e Marchiori, 2006).
Data l’importanza della valutazione dei programmi scolastici, riportiamo uno schema di indicatori minimali, mentre si rimanda alle “Guidelines for the evaluation of drug prevention”
disponibili anche in italiano (Kroger el al.,1997) oltre che la vasta letteratura americana (7).
(7) per una rassegna si veda il volume di Orlandini, Nardelli, Bottignolo del 2002.
515
COCAINA
Indicatori per valutare la prevenzione universale in ambito scolastico dell’EMCDDA
Implementazione
Contenuti
Consegne
Copertura
Variabili aggiuntive
• Programma basato sull’evidenza vs interventi ad hoc
• Modelli teorici su cui sono basati gli interventi (per esempio modello di
apprendimento sociale).
• Componenti applicati negli interventi (per esempio abilità personali, abilità
interpersonali, informazioni, ecc).
• Strutturato (= un programma) in sessioni definite con manuali, materiale per studenti,
formazione per insegnanti vs non strutturato (per esempio promozione alla salute,
prevenzione integrata).
• Numero definito di sessioni vs improvvisazione
• Discussioni interattive vs lezione frontale
• Intensità della formazione degli insegnanti
• Durata degli interventi
• N ° di scuole coperte
• N ° di studenti coperti
• N ° di insegnanti coinvolti
• C’è una politica scolastica sulle droghe?
• Sono offerti degli incontri per genitori?
• Livello di valutazione e indicatori utilizzati
La prevenzione universale e selettiva rivolta alle famiglie
L’influenza dell’ambiente familiare sull’uso e abuso di sostanze è in gran parte conosciuto come
abbiamo visto dallo studio dei fattori di rischio e di protezione. Per questo gli interventi rivolti
alle famiglie hanno come finalità generale quella di incrementare le abilità educative dei genitori e/o sostenerli nel loro compito educativo, stimolando la comparsa di comportamenti che
hanno dimostrato avere una funzione protettiva.
Molti programmi di prevenzione universale in ambito scolastico prevedono degli interventi
specifici per i genitori, soprattutto di preadolescenti e adolescenti, non solo perché questo è il
momento della vita in cui è più facile entrare in contatto con le sostanze, ma anche perché i genitori in questo periodo devono far fronte ad importanti cambiamenti del figlio e vengono messi
in difficoltà da nuove e sempre più complesse problematiche educative. Inoltre, il ricorso ad adeguate competenze educative da parte dei genitori facilita l’instaurarsi di un clima di buoni legami familiari che permette al figlio di non isolarsi, ripiegandosi su se stesso o sfidando, attraverso condotte rischiose, quali il consumo di sostanze, l’autorità genitoriale.
Va rilevato comunque che nonostante la necessità di coinvolgere, e di mettere al corrente, i
genitori delle attività offerte ai loro figli dalla scuola, per tali interventi si riscontra una certa
difficoltà a provarne l’efficacia (Mendes et al., 2001).
Per quanto riguarda la prevenzione selettiva rivolta alle famiglie vi sono stati negli ultimi
anni interessanti sviluppi, anche a livello europeo. Il capostipite, o comunque il programma che
ha ricevuto una adeguata valutazione e che si è dimostrato efficace, è “Strengthening Families
Program” [SFP] (www.strengtheningfamiliesprogram.org) della Kumpfer, che vanta innumerevoli applicazioni in ambienti e gruppi diversi, nonché delle versioni ridotte più idonee ad interventi di prevenzione universale. SFP è un programma intensivo che combina interventi destinati agli studenti di 5-11 e 12-14 anni con interventi destinati ai loro genitori; è un buon
esempio di programma di training di abilità anche se fortemente complesso, che utilizza un approccio misto (abilità educative e di comunicazione per genitori, training sociale per ragazzi e
attività insieme per genitori/figlio) e si sviluppa in sessioni settimanali di tre ore ciascuna du516
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
rante quattordici settimane e incontri di richiamo a 6 e 12 mesi. Tale programma è stato adottato e adattato anche in alcuni Paesi europei (EMCDDA, 2004).
La famiglia nell’ottica sia delle prevenzione universale che selettiva è stata oggetto di interessanti studi da parte dell’IREFREA (Mendes et al, 2001)
Sicuramente questa area di intervento appare interessante anche se ci si chiede quali sono i
problemi di reclutamento e come risolverli perché le famiglie veramente a rischio si coinvolgono in tali interventi.
La prevenzione delle dipendenze in ambito extra-scolastico
Gli interventi più significativi attuati al di fuori del contesto scolastico riguardano essenzialmente tre aree:
• il mondo del lavoro, dove si tende a contrastare gli infortuni, le assenze, i conflitti con colleghi e superiori, ecc. correlati all’uso e abuso di sostanze psicoattive, con particolare riguardo all’alcol vista la sua diffusione tra giovani ed adulti. Tali interventi si avvalgono del
sostegno delle direttive riguardanti la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.
• La sicurezza stradale e l’uso di alcol e droghe, si tratta di programmi che coinvolgono soprattutto le scuole guida, ma vi sono anche dei progetti che riguardano il mondo della scuola
e l’ambito del tempo libero nei contesti aggregativi – ricreativi.
• Le situazioni ricreative ed in particolare il mondo della notte, a cui dedicheremo uno spazio
particolare.
L’interesse per i luoghi e i momenti del divertimento specie notturni è sorto con la diffusione
dell’ecstasy e successivamente con il configurarsi di nuove modalità di consumo di nuove e vecchie droghe, chiamate globalmente “droghe ricreazionali”.
Solitamente gli interventi appartengono alla categoria della prevenzione selettiva, rivolti
quindi a gruppi a rischio selezionati in genere per la frequentazione di luoghi quali discoteche,
pub, raves ed eventi all’aperto (festival, concerti).
La diffusione di materiale informativo sulle droghe, sui problemi sanitari e legali correlati è
la strategia più utilizzata. A volte, l’informazione viene effettuata attraverso un approccio personalizzato da parte operatori o da pari (peers leaders o peers educators) che appartengono allo
stesso gruppo target (EMCDDA, 2002)
Dato che molti programmi sono partiti sull’emergenza ecstasy hanno inserito tra le tecniche
adottate l’analisi del contenuto delle pasticche (in loco o in laboratori centralizzati) per informare in maniera specifica sui rischi il gruppo di consumatori di tali droghe. L’analisi delle pastiglie appare ora meno interessante sia alla luce dell’uso di altre sostanze (cocaina in primis) sia
per i dubbi sollevati in alcuni Paesi sulla legalità di tale pratica.
Un altro aspetto specifico riguarda l’importanza di regole per la sicurezza negli ambienti del
divertimento. Una interessante guida inglese destinata ai gestori di locali e organizzatori di
eventi musicali segnala alcune aree chiave come la prevenzione del sovra-affollamento, l’areazione (aria condizionata e ventilazione), la disponibilità di acqua potabile (AA.VV., 2002). Analisi delle pasticche e sicurezza ambientale sono due elementi cardine della riduzione del danno
in ambito ricreativo.
Un altro elemento importante è la creazione di accordi con i gestori dei locali del divertimento notturno e la formazione del personale che vi lavora, come è stato fatto anche in Italia con
il progetto nazionale per la formazione del personale delle discoteche negli anni 2002-2004
517
COCAINA
(www.iss.it/ssps). In un interessante lavoro dell’IREFREA vengono indicati come mediatori che
possono contribuire alla prevenzione in tali contesti oltre ai professionisti dell’industria del divertimento (direttori, gestori, dj, pr, e altro personale di bar, discoteche, ecc.) e gli operatori dei
programmi di prevenzione, anche i professionisti dei media (specie di interesse giovanile) e i leaders di associazioni giovanili (Calafat et al. 2004).
Va inoltre ricordato che i frequentatori della notte sono particolarmente vulnerabili nel momento del ritorno a casa (guida in stato di intossicazione da alcol o droghe, passeggero di una
persona non idonea alla guida, stanchezza per l’ora tarda, malessere per stato di intossicazione,
esiti per aver partecipato a una rissa, ecc.) e per questo sono state elaborate alcune strategie come
le aree di decompressione (chill-out), i mezzi di trasporto gratuiti ed ad hoc, l’accompagnamento
a casa assistito, le prove etilometriche a scopo preventivo (8) o sanzionatorio da parte delle Forze
dell’Ordine.
A fronte di un grande fermento di idee, di creatività e di operatività, in questo campo però
non c’è una solida e datata ricerca valutativa che possa affermare criteri evidence-based tali da
fornire un aiuto a chi intende progettare ed operare nell’ambito ricreativo e nello specifico in
quello notturno. Anche a livello della più importante e forte fonte di riferimento - il Center for
Substance Abuse Prevention (CSAP) del Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA) – che mette a disposizione modelli di intervento efficaci (Model Programs,
Effective Programs o Promising Programs a seconda dell’efficacia dimostrata) non si trovano inclusi programmi nel mondo della notte (www.modelprograms.samhsa.gov). (9)
A livello europeo l’Osservatorio di Lisbona – EMCDDA mette a disposizione EDDRA, l’archivio dei progetti europei nel campo delle tossicodipendenze, che ricordiamo però essere una
descrizione sistematizzata di progetti e non un sistema per valutarne l’efficacia, dove sono riportati un numero abbastanza limitato di esempi di prevenzione in ambito ricreativo tra i bel
590 progetti presenti ad aprile 2006 (www.emcdda.eu.int).
Nel 2002 è stato condotta una interessante analisi dei 22 progetti in ambito ricreativo presenti allora in EDDRA, che ha permesso tra l’altro di mettere a fuoco le modalità di lavoro di
strada specifiche, anche con l’impiego di tecniche peer-to-peer, la formazione degli operatori,
l’utilizzo delle linee telefoniche di aiuto, il tipo di messaggi utilizzati (drug free vs riduzione
del danno), oltre ad elementi già sopracitati (EMCDDA, 2002); anche da tali analisi i sistemi
di valutazione appaiono ancora in divenire.
Alcuni documenti sono comunque da ritenersi di aiuto e orientamento, come ad esempio
una risoluzione del 2002 del Consiglio dell’Unione Europea sulla prevenzione del consumo di
droghe ricreative che invita gli Stati membri a considerare l’importanza di un’informazione interattiva e correttamente mirata, garantire un accesso facile all’informazione (ad es.Internet9,
promuovere forme alternative di divertimento, promuovere programmi di prevenzione e stra-
(8) Uno dei tanti esempi italiani in tale ambito è illustrato da Orlandini e Cavallin (2006).
(9) Dei 63 Model Programs attualmente selezionati, 38 hanno come focus specifico una o più sostanze psicoattive (tabacco, alcol, droghe illegali), riguardano prevalentemente l’ambito scolastico e nessuno l’ambito ricreativo. Tra i 37 Effective Programs accanto a numerosi interventi diretti a tabacco e alcol compaiono alcune sperimentazioni di approcci basati sulla peer education e sul concetto di resiliance; nessuno di questi riguarda il mondo
della notte. Anche nei 55 Promising Programs troviamo una maggioranza indirizzati all’ambito scolastico ed alcuni novità riguardanti la famiglia, le comunità religiose e i programmi multicomponenti; anche in questo caso
non è presente nessun programma specifico nell’ambito ricreativo.
518
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
tegie di comunicazione basati sulle esigenze dei diversi gruppi di riferimento (EMCDDA,
2002).
Come abbiamo detto il livello di valutazione è basso rispetto ai programmi di prevenzione
in ambito scolastico, e questo appare in qualche modo comprensibile dato l’ambito in cui si svolgono gli interventi e i contatti brevi e discontinui con il gruppo di destinazione. Al fine di dare
un contributo alla valutazione, un panel di esperti europei ha predisposto una serie indicatori
che qui riportiamo (EMCCDA, 2003).
Indicatori di valutazione per la prevenzione in ambito ricreativo (EMCDDA 2003)
INDICATORI A LIVELLO DI PROGETTO
1. Livello del destinatario
Nº di persone avvicinate dal progetto
– quantitativo
Nº di contatti per operatore
Nº di persone contattate attivamente
Nº contatti di strada
Nº di counselling
Nº di invii ad altri servizi
Nº di visite mediche o interventi di pronto soccorso
2. Livello del destinatario
Congruenza tra il gruppo di destinazione
– qualitativo
ipotizzato e i destinatari effettivi
Grado di soddisfazione degli utenti rispetto alle attività del progetto
Il progetto è visto con fiducia dagli utenti?
Sono stati prodotti degli opuscoli/messaggi?
Il messaggio è stato accettabile per i destinatari?
Quale tipo di contatto personale è stato attuato?
Gli utenti comprendono e utilizzano le informazione di riduzione dei rischi/del danno?
Ricerca etnografica sulla qualità dei contatti stabiliti con gli utenti per identificare quali
sono i modi più appropriati e più innovativi per presentare messaggi di educazione
sanitaria.
Effetti sul comportamento
Intenzione futura all’uso di droga
Percezione del rischio rispetto alle droghe ed al loro uso
Percezione dell’uso di droghe tra pari (influenza normativa)
3. Livello di output
Nº di eventi ai quali si ha assistito
Nº di condoms distribuiti
Nº di bottigliette di acqua distribuite
Nº di materiale informativo distribuito
Nº di opuscoli lasciati per terra alla fine della nottata
4. livello di struttura
Il progetto prevede dati su comportamenti
di progettazione
rischiosi e/o uso di sostanze?
Il programma utilizza la sua credibilità per dare messaggi informativi e avvertimenti per
mezzo di Internet o dei media?
Quanto il progetto si basa sui giovani frequentatori di locali/consumatori di droga per
progettare l’intervento?
A quali reti di giovani frequentatori di locali si collega il progetto, ad es.promozione di
messaggi attraverso una radio gestita da giovani
Se la formazione del personale dei locali notturni è uno scopo dell’intervento: viene
valutato l’impatto di questa formazione (questionari pre-post)?
Tale formazione ha dato delle consegne?
Il progetto ha attuato tecniche di riduzione del danno di base come acqua a disposizione
gratuita, stanze fresche, disponibilità per contraccezione/consigli/sostegno?
Nº di condizionatori d’aria/m2 di spazio per cliente
519
COCAINA
5. livello di outcome
Per analisi delle pastiglie
Per attività Internet
Strumenti
Nº di distributori di acqua gratuita, ecc.
Nº di operatori medico non professionale (studenti di medicina) per visitatore
Nº di operatori medico professionale per visitatore, ecc.
Nº di chiamate di polizia per eventi effettuati
Nº di incidenti di violenza o di comportamento criminale per eventi effettuati
Nº di giovani frequentatori di locali che hanno usufruito di una unità di emergenza dopo
gli eventi assistiti
Nº di pastiglie testate
Appartenenza a monitoraggio nazionale e internazionale e sistemi di avvertimento
precoci
L’utente potrà nuovamente testare le sue pastiglie?
L’utente racconterà ad altri delle attività del progetto?
I risultati del test hanno influenza sul comportamento di consumo (intenzione)?
L’utente consumerà anche se la sostanza è risultata particolarmente pericolosa?
Nº di visitatori;
Nº di domande E-mail
Questionari ai sostenitori del progetto
Raccolta di commenti
Monitoraggio delle lamentele riguardanti la gestione
Interviste con operatori
Monitoraggio dell’uso di droga (per assicurarsi che informazioni e iniziative di riduzione
del danno siano indirizzate correttamente)
Indagini intersettoriali
Questionari rivolti al gruppo dei destinatari
LIVELLO REGIONALE O POLITICO
1. Coordinamento
C’è una politica pubblica sulle droghe
e rete dei servizi
che coinvolge l’ambito ricreativo?
Nº di strutture consultive tra autorità, professionisti della notte e altri stakeholders
Ci sono meccanismi di controllo per le licenze degli esercizi pubblici di ristorazione?
C’è una sede di coordinamento tra esercenti e autorità?
Sviluppo e implementazione di linee guida sanitarie di base e politiche sulle droghe che
coinvolgono l’ambito del divertimento
2. Strutture
Risorse finanziarie assegnate al lavoro di strada (di solito da strutture governative).
Le istituzioni (per es. servizi sanitari) forniscono un servizio per i consumatori di droga in
discoteche/raves/altri eventi?
Vi è una equa distribuzione dei servizi offerti nelle differenti parti del territorio?
Ci sono differenze locali e regionali nei contenuti e nello stile?
Gli operatori di strada sono consapevoli delle linee guida sulla sicurezza nelle discoteche
e sui consiglio sanitari di riduzione del danno?
Capacità di sviluppare progetti in coordinamento con altre istituzioni o organizzazioni.
Numero di tali progetti
Premi o facilitazioni per i locali che sviluppano standards di sicurezza
C’è un monitoraggio delle autorità su numero e causa di incidenti nei locali notturni?
C’è un monitoraggio delle autorità su temperatura,rumore, ecc. a tempi specifici (per es.
iniziale/intermedio/finale della nottata)?
3. Dati sanitari regionali
Nº di incidenti correlati alla droga riferiti dal pronto soccorso (ma probabilmente non
fattibile da attribuire a un progetto specifico).
Nº di problemi droga correlati, intossicazioni.
Nº di incidenti, droga correlati e non, collegati al mondo della notte (ospedali, polizia).
Nº di morti associate con ambienti ricreativi (difficile da utilizzare perché essi non sono
molti e possono oscillare quindi casualmente durante gli anni).
uso di droga a livello regionale dopo, almeno, un anno dall’implementazione delle
politiche
520
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
4. Opinione pubblica
Nº di presentazioni a unità di emergenza frequentatori di locali notturni
Nº chiamate di polizia
Miti sfatati a livello pubblico e professionale (per es. motivazione al consumo, modelli di
consumo, ingredienti delle pastiglie)
Accettazione dei gruppi di destinazione
Opinione pubblica e decision-makers, possibile resistenza di questi ultimi
La prevenzione selettiva non riguarda solo il mondo della notte
Le strategie di prevenzione selettiva, come abbiamo detto, sono indirizzate a gruppi della popolazione ritenuti a rischio per abuso di sostanze, e possono essere identificati sulla base di fattori di rischio biologici, psicologici, sociali o ambientali che si sono dimostrati ad esso associati.
La prevenzione selettiva è sostenuta da ricerche specifiche e applica i modelli di vulnerabilità, cioè combinazioni di fattori di vulnerabilità noti, che permettono l’identificazione di gruppi
o di contesti a rischio per abuso di droga. Una risoluzione del Consiglio dell’Unione europea del
2003 riconosce che fattori quali lo scarso rendimento scolastico, la mancanza di relazioni sociali
e di capacità personali, l’esclusione dalla scuola o la non frequenza, la partecipazione ad attività
antisociali e delinquenziali, il comportamento autodistruttivo o aggressivo aumentano la vulnerabilità dei giovani rispetto alle droghe. Questi fattori sono confermati dall’attività di ricerca
svolta nel Regno Unito, in Germania e negli Stati Uniti, che ha identificato tra i fattori di rischio anche disfunzioni di carattere familiare, abusi da parte dei genitori, e situazioni ambientali sfavorevoli, come vivere in una comunità non organizzata in cui si tollera l’abuso di droghe
(EMCDDA, 2003). I modelli di vulnerabilità (e di protezione) sono utili quando si desidera lavorare dove la probabilità che si verifichino problemi è più alta, anche se è bene ricordare che
essi non sono predittivi del destino di un individuo; in altre parole, non tutti i giovani a rischio
sviluppano necessariamente problemi con la droga dato che i fattori di rischio non implicano
una progressione lineare e causale verso un certo comportamento rischioso. Inoltre l’interazione
tra alcuni fattori di rischio e quantità/frequenza del consumo può essere vista anche come circolare (Winter 2002); ad esempio la sperimentazione precoce e intensa di droghe può essere sia
causa che effetto di assenze ingiustificate da scuola. È quindi importante essere cauti con l’uso
dei concetti come “fattore di rischio”, “vulnerabilità” e “gruppi a rischio”. Da un punto di vista operativo sono state identificate tre aree di intervento (EMCDDA, 2004):
• gruppi ad alto rischio o vulnerabili: ad esempio, interventi diretti alle assenze ingiustificate
(programmi accademici alternativi per chi lascia precocemente la scuola, interventi con
gruppi vulnerabili a scuola, tra cui offerta di counselling), a giovani che hanno avuto problemi con la giustizia, a giovani sperimentatori di droghe (counselling fuori dall’ambito scolastico, lavoro di strada, incontri in luoghi esterni come camper, bar, ecc.), interventi sul
tempo libero alternativi, tra cui attività sportive;
• famiglie vulnerabili, sia in ambito scolastico che extrascolastico, come abbiamo visto sopra;
• zone ad alto rischio, dove si parte dal presupposto che molti fattori di vulnerabilità ambientali si accumulino in certe aree o quartieri e che la capacità di resilienza (10) dei giovani
o della comunità possa essere sostenuta attraverso tali interventi.
(10) Capacità di adattamento anche in condizioni particolarmente sfavorevoli, capacità di essere flessibile e resistere agli urti, alle pressioni, ecc.
521
COCAINA
Un importante riferimento scientifico è il “National Cross-site Evaluation of High-risk Youth
Programs” condotto dal CSAP (2002) su 48 programmi che hanno coinvolto complessivamente
10 500 giovani a rischio. Lo studio ha dimostrato che i programmi di prevenzione selettiva riducono le percentuali di consumo di sostanze psicoattive con particolare riferimento ad alcol e
secondariamente a tabacco e marijuana; i migliori risultati si sono riscontrati nei programmi basati sulle abilità sociali e che utilizzano tecniche interattive, effettuati in ambito scolastico
(dopo-scuola), con una intensità di 4 ore di partecipazione per settimana (a prescindere dalla durata complessiva del programma). Sono state riscontrate delle differenze di efficacia in base al
genere, ad esempio per le ragazze hanno più influenza le condizioni di vita del quartiere sulla
loro associazione con i pari e sul loro consumo di sostanze rispetto ai maschi; inoltre. gli effetti
del programma sono stati più duraturi nel tempo per le femmine.
Tale studio ha messo in luce il forte impegno che richiede la prevenzione rivolta ai gruppi a
rischio, impegno non tanto tecnico (cosa fare) quanto di risorse (economiche ed umane) data la
necessità di attuare interventi intensivi e con gruppi numericamente ristretti.
A livello europeo le informazioni sulla prevenzione selettiva sono ancora scarse ed eterogenee anche se l’EMCDDA (2003) ha incominciato a raccogliere e classificare le varie forme di interventi riscontrando esempi di buone prassi. È stato rilevato inoltre che molti stati europei,
nell’ambito di più ampi programmi di politica sociale, inseriscono servizi destinati a gruppi a
rischio, ma che di solito non affrontano problematiche legate alla droga in quanto tali, e ciò
mette in luce non solo una non specificità dell’intervento ma anche uno scollegamento a livello
operativo tra le opportunità offerte nel medesimo territorio da organizzazioni diverse con mandati diversi. Un buon livello di comunicazione tra i servizi e le agenzie territoriali (lavoro di
rete) invece è ritenuto uno degli elementi chiave dei programmi preventivi efficaci.
Ricordiamo inoltre, che gli interventi selettivi sono destinati a chiunque faccia parte di un
gruppo a rischio, indipendentemente dalla vulnerabilità individuale, ed in questo sta la differenza con la prevenzione indicata che invece si occupa prevalentemente di singoli individui, seppur in un’ottica pre-clinica.
Considerazioni ed interrogativi
Questo scritto ha percorso brevemente la storia della prevenzione delle dipendenze ed il suo concretizzarsi in prevenzione basata sulle evidenze che ha portato a tutti noi delle certezze – le conoscenze scientifiche appunto – e si conclude con alcuni interrogativi.
Esiste la prevenzione delle nuove forme di consumo?
Le conoscenze scientifiche si basano su programmi e relative prove di efficacia non specifici per
le nuove forme di consumo in quanto, molto semplicemente, ideati e valutati quando ancora
non erano così presenti. Va notato inoltre, che l’efficacia è stata provata in particolare per tabacco, alcol e cannabinoidi, ma non in maniera rilevante e specifica per altre sostanze. Sicuramente è possibile affermare che date le conoscenze attuali ed i criteri specifici individuati sono
efficaci gli interventi in ambito scolastico di prevenzione universale rispetto alle sostanze cancello tabacco e alcol. Va peraltro sottolineato che essi sono abbinabili con interventi di tipo limitativo (divieto di vendita ai minorenni, sanzioni per la guida in stato di ebbrezza, orari di
vendita, ecc.) che ne rafforzano l’efficacia. Si potrebbe quindi ipotizzare che inibire o ritardare
l’accesso alle sostanze cancello possa avere degli effetti anche sulle altre sostanze in accordo con
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
la nota progressione di Kandel (1980). Inoltre visto che l’abuso di alcol risulta essere una componente sempre presente nei consumatori ricreativi e dato che i programmi sia universali che
selettivi evidence-base hanno dimostrato di incidere fortemente sul suo uso, si può ipotizzare
che intervenire in tal senso potrebbe quantomeno evitare o ridurre rischi aggiuntivi.
Rimane comunque aperta, come afferma Calafat (2004), “una questione chiave: la non conoscenza della relazione tra giovani, divertimento e uso di droghe”.
Già nel 1999 Shapiro forniva una prima idea in tal senso “Quello che è avvenuto… è un allargamento significativo dell’insieme delle droghe usate che racchiude una gamma molto più
ampia di sostanze prese da gruppi sempre più ampi di giovani. Per una minoranza significativa
di costoro che si considererebbero altrimenti comuni membri della società, la droga consumata è
diventata una parte rilevante dello stile di vita”.
Alcuni studi condotti dall’IREFREA hanno messo in luce che le abitudini ricreazionali dei
giovani (implicazione,motivazione, contesto in cui si sviluppa) sono determinanti chiave nell’uso e abuso di sostanze, potenzialmente più importanti degli altri classici fattori di rischio. La
sfera del divertimento specie notturno è diventata uno degli spazi principali di espressione dei
giovani, dove molti imparano a diventare adulti, socializzano, vengono iniziati a cose come l’uso
di droghe e la sessualità. All’interno di questi spazi inoltre si creano e si definiscono mode e tendenze sostenute dall’industria del divertimento stesso e convenientemente collegate con molti
altri prodotti destinati ai giovane (come musica, abbigliamento, telefonini, birra ed altre bevande alcoliche, e, naturalmente, droghe).
Condividendo la raccomandazione dell’EMCDDA (2002) di attuare provvedimenti mirati
dato il consumo elevato di sostanze nei luoghi di divertimento, va ribadito che tutto ciò richiede
una ricerca altrettanto specifica dei modelli e dei contesti di consumo, come pure l’identificazione di strategie di intervento strutturate e valutate.
È meglio lavorare sulle nuove forme di consumo o sui comportamenti a rischio?
Da una quindicina d’anni la letteratura scientifica anche italiana (11) documenta l’aumento della
cultura del rischio e la sottovalutazione spesso consapevole dei rischi derivanti da certe scelte e
comportamenti. Nel mondo della notte e del divertimento troviamo concentrati comportamenti
rischiosi che tra loro si potenziano e si compenetrano: alcol e droghe, velocità e guida pericolosa, risse e violenza, rapporti sessuali non protetti o indesiderati, gioco d’azzardo, sport al limite.
Il comportamento a rischio si può definire come un’azione intenzionale dagli esiti incerti
che implica la possibilità di conseguenze negative per il soggetto. Una sua componente è l’ottimismo irrealistico: le persone tendono a pensare di essere relativamente invulnerabili supponendo
che gli altri siano più esposti alle conseguenze indesiderate dell’esperienza. Si è visto che gli adolescenti che mettono in atto comportamenti rischiosi ritengono di essere immuni dai pericoli
derivanti da quel comportamento, rispetto ai coetanei che si trovano nella stessa situazione. L’illusione del controllo, le esperienze personali pregresse, gli stereotipi, la necessità di mantenere
o accrescere l’autostima sono elementi che sostengono l’ottimismo irrealistico (Savadori e Rumiati, 2001).
(11) Si vedano i diversi rapporti IARD (www.iard.it), e le ricerche di Bonino e Ravenna citate in bibliografia
523
COCAINA
Non si vuole fare qui una trattazione del significato del rischio e del limite in adolescenza,
ma richiamare l’attenzione sugli adulti significativi (genitori, docenti, allenatori, ecc.) sia nel
loro ruolo educativo di sostegno alla crescita con tutte le sue valenze di protezione aspecifica, sia
nel loro ruolo preventivo sui fattori protettivi specifici per l’uso di sostanze. A tal fine abbiamo
visto come programmi che si concentrano sulla famiglia sia a livello universale che selettivo
stanno dimostrando interessanti risultati: la famiglia ed il contesto educativo in genere possono
così diventare l’elemento chiave per controbilanciare opinioni, atteggiamenti e abitudini intorno
allo stile di vita e ai comportamenti rischiosi che si formano nei contesti di socializzazione degli adolescenti, ivi comprese le situazioni ricreative.
Riteniamo importante sottolineare che allargare la prevenzione delle dipendenze ai comportamenti a rischio non significa promuovere interventi generici rivolti al disagio o all’agio,
bensì lavorare in un’ottica che promuova scelte consapevoli al fine di evitare comportamenti a
rischio. A sostegno di questa prospettiva troviamo sia la teoria del comportamento problematico di Jessor e Jessor (1977), sia la ricerca sui fattori di rischio e di protezione che ha evidenziato che molti di questi sono comuni a una gran quantità di condotte problematiche o disadattive (Moncada, 1997), sia la pratica preventiva di importanti programmi (12). Questa prospettiva inoltre permetterebbe di far fronte al continuo modificarsi del comportamento giovanile
in relazione ad esempio all’offerta sul “mercato” di nuove droghe o al comparire di nuovi “giochi” rischiosi.
Si ritiene comunque utile porsi, anche se in controtendenza, l’interrogativo se in realtà esistono le nuove forme di consumo: sicuramente la diffusione delle sostanze è cambiata, l’accessibilità aumentata e l’uso è spesso in combinazione (policonsumo), ma il significato del consumo
forse resta sempre quello di sostenere il divertimento, provare eccitazione, abbattere la noia, aumentare le prestazioni sociali, trovare delle scorciatoie per diventare adulti.
Prevenzione universale o prevenzione selettiva: dove indirizzare le risorse?
Attualmente, la prevenzione delle dipendenze basata sull’efficacia ha tracciato una nuova strada
da percorrere, definendone presupposti ed orientamenti. È necessario continuare e procedere
lungo questa via che ha reso possibile il raggiungimento di così importanti risultati e, per fare
ciò, un primo passo indispensabile è favorire la diffusione delle conoscenze acquisite fra gli operatori delle diverse agenzie; un secondo passo è quello di applicare in maniera capillare e continuativa (13) ciò che ha dimostrato avere effetti sull’uso di sostanze psicoattivi e su altri comportamenti a rischio. Tutto ciò significa abbandonare gli interventi “fai da te”, estremamente ricchi di elementi creativi ma poco riproducibili e valutabili, anche se la creatività è necessaria per
ideare strategie innovative per affrontare nuovi e diversi contesti e gruppi.
A chi teme la rigidità dei programmi, è bene ricordare che le buone prassi si basano sulla
contestualizzazione degli interventi rispetto alle specificità di target, ambiente, rete territoriale,
risorse, ed utilizzano tecniche e strategie basate su relazioni educative significative.
(12) Oltre ai Model Programs più volte citati (www.modelprograms.samsha.gov/), si vedano anche gli interessanti lavori del Social Development Research Group (http://depts.washington.edu/sdrg/)
(13) La capillarità è da intendersi relativa al territorio (ad esempio tutte le zone di una regione) e relativa al target (ad esempio la maggior parte dei ragazzi di una certa fascia di età), mentre la continuità ha a che fare con la stabilità nel tempo del servizio offerto.
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
A questo punto bisogna chiedersi cosa impedisce di applicare i programmi efficaci: perché
sono stati messi a punto da altri? Perché non si conoscono? Perché non ci sono delle direttive
chiare che indicano quali applicare?
Gli approcci di prevenzione universali in ambito scolastico hanno dimostrato di essere molto
efficaci con i giovani non consumatori e quindi andrebbero applicati in maniera routinaria, come
prestazione socio-sanitarie ed educativa di base nei diversi livelli elementare, medie e superiori
quantomeno fino all’età dell’obbligo scolastico. Dato che tali approcci si sono rilevati poco efficaci con giovani ad alto rischio, è necessario offrire a questa categoria di giovani programmi
specifici per affrontare i loro bisogni specifici. Va però detto che le strategie di prevenzione universali e selettive sono entrambe necessarie e si dovrebbero completare l’un l’altra: la prima diretta a tutti i ragazzi per ridurre i rischi generali di iniziazione e di sperimentazione (promuovendo abilità di resistenza e di vita di base), la seconda diretta specificatamente a quei gruppi
che non sono raggiunti dalla prima o a causa di alta vulnerabilità e/o di esclusione sociale e che
necessitano di interventi aggiuntivi o alternativi, e anche più intensivi.
Abbiamo visto che la prevenzione selettiva sia con i giovani che con le famiglie per essere
efficace è molto impegnativa: è quindi necessario chiedersi come fare per mettere insieme le risorse di una comunità per far fronte a questo problema o meglio ad un insieme di problemi
spesso ben precedenti all’uso di sostanze (si pensi ad esempio all’insuccesso scolastico). Una
prima osservazione riguarda non la carenza di servizi, strutture, o altro, pubblici, privati e del
volontariato, quanto la loro difficoltà di lavorare come rete organizzativa, formata cioè da organizzazioni unite da collegamenti che permettono loro scambio di conoscenze, competenze, risorse economiche per la realizzazione di un progetto, in vista di un vantaggio reciproco.
Una seconda osservazione è che questi diversi servizi, benché abbiano mission anche similari o assimilabili, in realtà sono strutturati rigidamente secondo bisogni rilevati molti anni fa
e con difficoltà a riorientarsi verso nuovi bisogni o nuovi tipi di prestazioni. Inoltre, a livello
territoriale manca una “regia” che possa coagulare in maniera trasversale soggetti appartenenti
a mondi diversi - sociale, sanitario, educativo, ricreativo, sportivo, religioso – ma tutti a contatto con i giovani al fine di promuovere strategie di empowerment di rete (14) secondo un’ottica di progettazione partecipata (15).
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(14) L’obiettivo delle strategie di empowerment di rete è quello di promuovere sinergie positive tra tutte le organizzazioni presenti in un territorio in modo tale da far fronte insieme ad una tematica di comune interesse.
(15) La valutazione partecipata valorizza la dimensione processuale, l’interazione sociale ed il livello cognitivo
ed emotivo; diventa così un insieme di decisioni e di soluzione di problemi, frutto di processi di negoziazione delle
parti e fra gli attori sociali coinvolti, i quali direzionano il corso stesso della progettazione.
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COCAINA
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COCAINA
INDICAZIONI PRATICHE
PER GENITORI ED EDUCATORI
9.3
Franco Aldegheri*, Giovanni Serpelloni**
* Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20, Verona
** Osservatorio Regionale sulle Dipendenze, Regione Veneto
Introduzione
Parlare del “problema droga” significa innanzitutto porre una gran quantità di interrogativi,
cosa che per gli “addetti ai lavori”, studiosi, operatori e specialisti di tante branche del sapere
(dalla medicina alla sociologia, alla psicologia, alla pedagogia, all’economia, alla giurisprudenza
e altre ancora…) può risultare pressoché ovvia: è “normale” confrontarsi con domande spesso
difficili e complesse, tollerare che le risposte possano essere incerte, provvisorie, talvolta mancare del tutto. Si sa che vanno cercate, e si continua a farlo, senza troppa angoscia se i tempi si
allungano… e anche un certo grado di confusione e di contraddittorietà non rappresenta un
dramma.
Ma quello che può essere normale nell’ambito dello studio e della ricerca non lo può essere
altrettanto nella quotidianità di chi si trova impegnato su un diverso versante, quello educativo,
nei confronti dei giovani e giovanissimi; bambini, preadolescenti e adolescenti che vanno guidati, accompagnati nel loro cammino di crescita, sempre più impegnativo ed esposto a insidie
e distorsioni, connesse in misura crescente con la droga, in modo paradigmatico e simbolico.
Per i genitori che si trovano a vivere angosce e timori, per gli insegnanti che non possono
più di tanto dilatare i tempi delle risposte da dare, per tutti coloro che vivono, nella concretezza
di ogni giorno, il rapporto, dialettico e a volte conflittuale con figli, allievi, ragazzi e ragazze,
la necessità di qualche “punto fermo” cui riferirsi può risultare vitale.
Scopo di questo articolo è quindi quello di delineare e suggerire alcuni principi, alcuni
spunti basati sullo stato attuale delle conoscenze, utili agli educatori (genitori, insegnanti e non
solo) per approcciare questa problematica potendo contare su “strumenti” che integrino e supportino la loro azione, senza perdere di vista tuttavia l’insostituibilità dell’elemento realmente
fondamentale nel rapporto tra adulti e giovani: un legame autenticamente affettivo.
Parlare delle sostanze
L’informazione relativa alle droghe e alle conoscenze dell’uso e dell’abuso è importante ai fini
di:
• incoraggiare atteggiamenti appropriati (motivazioni, significati, valutazioni e modo di porsi
individuale nei confronti delle droghe) verso l’argomento;
529
COCAINA
• incrementare l’interesse verso i problemi della tossicodipendenza;
• ridurre eventuali reazioni paniche all’uso di stupefacenti
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce con il termine droga le sostanze psicoattive
che agiscono sul sistema nervoso centrale, provocando alterate percezioni della realtà.
Queste sostanze di uso non terapeutico creano dipendenza fisica e/o psicologica, tolleranza
(dosi crescenti per avere lo stesso effetto iniziale), alterano il livello biologico (biochimica cerebrale), psicologico (annullano l’equilibrio psicologico e la capacità di adattamento) e sociale dei
soggetti.
Perché vengono usate?
Per la loro caratteristica di:
1. Produrre un effetto piacevole apprezzato dal soggetto: sono stimolanti o deprimenti e alcune
aumentano la performance fisica, psichica, relazionale;
2. Essere funzionali alla soddisfazione di specifici bisogni psichici dell’individuo con una sorta
di automedicazione” o “autocompensazione” di situazioni non gradite o disequilibrate. L’uso
di sostanze è, in funzione secondaria, generato e mantenuto dai bisogni presenti nel soggetto
che vengono parzialmente o totalmente soddisfatti dalle sostanze rispetto alla compensazione, alla stabilizzazione, all’empatia, alla gratificazione;
3. Hanno una capacità propria di indurre dipendenza e di legare l’individuo. Questa condizione, secondaria all’uso cronico di una sostanza, si manifesta con un bisogno fisico e psichico di assumere una determinata sostanza, accompagnato spesso da sindrome di astinenza
successiva alla sospensione dell’uso, “craving” (un forte e spesso incontrollabile desiderio di
droga) di vario tipo ed intensità in base alla sostanza d’abuso ed alle caratteristiche neuropsichiche dell’individuo.
Possiamo, quindi classificare le sostanze psicoattive (alcune legali, altre illegali) rispetto ai loro
effetti:
STIMOLANTI
Alcool, nicotina, cannabis, cocaina, amfetamine, ecstasy, steroidi: aumentano i livelli di performance, anche relazionale, rendono infaticabili, brillanti, vigili, energici.
DEPRIMENTI
oppio e suoi derivati (eroina): abbassano il tono psichico e nervoso; fanno dimenticare i problemi
e le preoccupazioni, spengono la consapevolezza delle difficoltà.
IPNOTICI
barbiturici, tranquillanti, Valium: placano l’ansia o sono prescritte come sedativi.
ALLUCINOGENI
Lsd, Mescalina: provocano allucinazioni e sensazioni forti.
SOSTANZE E SISTEMI NEUROBIOLOGICI
Le droghe interferiscono con i processi biochimici finalizzati al mantenimento delle condizioni
normali dell’organismo. Agiscono cioè sui meccanismi delle funzioni cerebrali, interferendo suli
eventi biologici che sono alla base delle normali attività delle cellule nervose: la trasmissione e
l’elaborazione di impulsi nervosi (di segnali ed informazioni).
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Perturbando le funzioni delle cellule nervose, le droghe compromettono o addirittura annullano
gli equilibri psicologici, la capacità di adattamento dell’individuo e le possibilità che esso ha di
far fronte a situazioni di disagio psichico, ambientale e interpersonale.
La letteratura scientifica delinea oggi gli elementi essenziali attraverso i quali le sostanze psicoattive che possono indurre dipendenza e abuso agiscono sul cervello, e quindi, sul comportamento.
Una fitta rete di interazioni tra azione del “farmaco” sui recettori di specifiche sostanze dei sistemi neurobiologici (neurotrasmissione – modulazione), rendono ragione delle impegnative interferenze che le droghe hanno sulla sfera psichica, sull’assetto relazionale e sul sistema comportamentale.
Vulnerabilità e fattori protettivi
Quattro domande semplici
1. Perché le persone utilizzano droghe?
2. Perché alcune ne diventano dipendenti?
3. Esistono delle condizioni e dei fattori di rischio prevedibili?
4. Si può agire su questi fattori e prevenire le dipendenze?
È stato segnalato che dal 50 al 80% dei giovani che hanno contatto con la droga almeno una
volta nella vita circa il 10-20% ne diventa dipendente, il 40-50% ne fa uso temporaneo e per il
restante 30-40% non ne fa uso.
Esistono quindi persone che per proprie caratteristiche, se sperimentano nuove droghe, sono
più a rischio di sviluppare dipendenza.
Questa particolare condizione viene definita in termini scientifici “vulnerabilità” alla dipendenza da sostanze. La vulnerabilità è una condizione dell’individuo per la quale vi è un maggior rischio, in presenza di disponibilità di sostanze d’abuso, ad esprimere un comportamento
da assunzione reiterato con sviluppo di dipendenza. La vulnerabilità può avere basi congenite
ed acquisite.
Esistono diversi fattori di vulnerabilità che possono essere collocati in vari ambiti:
BIOLOGICO
• Particolari genotipi che condizionano lo sviluppo di sistemi neurologici cerebrali e che sono
più sensibili alle sostanze o esprimenti comportamenti a rischio.
PSICHICO
• Particolari temperamenti e caratteri , stati di disagio derivanti da cause interne ed esterne
alla persona
• Stati di disagio derivanti da stress ambientale esterno a cui l’individuo non sa rispondere in
maniera adeguata.
SOCIOAMBIENTALE
• Ambienti particolarmente stressanti e/o ad alta disponibilità delle sostanze e/o pressione sociale del gruppo che incentiva l’uso di tali sostanze.
• La vulnerabilità, quindi, può essere dipendente esclusivamente da fattori interni all’indivi531
COCAINA
•
•
•
•
duo (intrinseca) o dipendente da fattori esterni (socio/ambientali) e in grado di generare disagio psichico a cui l’individuo non saprà adeguatamente rispondere.
La vulnerabilità può essere anche sostenuta da ambedue i fattori in tal caso viene definita
doppia.
Tale stato non è comunque sinonimo di “predestinazione” e non deve essere inteso come una
condizione la cui esistenza fa sì che l’individuo sia “predestinato inevitabilmente” a diventare tossicodipendente.
Il rischio derivante dai fattori neurobiologici può essere, infatti, controllato e contrastato da
fattori psichici, educativi ed ambientali.
Le aree di indagine per la valutazione precoce del rischio di vulnerabilità individuale sulla
base degli indicatori riportati in letteratura sono molteplici.
I fattori che creano questo stato di vulnerabilità sono contemporaneamente di tipo:
• biologico/genetico
• psichico/comportamentale
• socio/ambientale.
La valutazione però deve essere sempre contemporanea.
FATTORI BIOLOGICI/GENETICI
• I principali fattori biologici/genetici scoperti ad oggi sono collegati a particolari assetti genetici che provocano delle alterazioni di sistemi cerebrali neuroendocrini e di risposta allo
stress. Queste alterazioni biologiche sono quindi geneticamente determinate.
• Un esempio di alterazione è quella dei sistemi della serotonina e della dopamina che sono i
neurormoni che modulano l’affettività, l’umore, il sonno, la socievolezza, i sistemi di autocontrollo ecc.
FATTORI PSICO/COMPORTAMENTALI
• Questi fattori riguardano il temperamento, il carattere, la condotta e la socialità. Particolarmente a rischio sono risultati gli individui fortemente inclini alla ricerca di novità e di
sensazioni forti (novelty seeking). Altri fattori importanti in ambito psichico sono l’autostima, l’aggressività, la percezione di autoefficacia nell’affrontare e risolvere i problemi, i sistemi di autocontrollo dell’impulsività, ecc.
• Una particolare importanza riveste soprattutto il rapporto con la madre nei primi anni di
vita che sembra giocare un ruolo importantissimo nel creare sistemi psichici particolarmente
resistenti allo stress e in grado di elaborare risposte efficaci alla soluzione dei problemi durante la vita.
• Il rapporto prima con la madre e, successivamente, con il padre è il terreno su cui si sviluppa
la dinamica affettiva di un individuo: l’alterato accudimento materno – mancato, intrusivo
o possessivo – non promuove l’autonomia l’autonomia dei figli; l’assenza dei padri e, in generale, la crisi dell’autorevolezza delle figure adulte associata alla precarietà dei percorsi educativi, aprono la strada ad una condizione di insicurezza che influenzerà le competenze sociali soprattutto nella fase adolescenziale.
FATTORI SOCIO/AMBIENTALI
• Un ambiente particolarmente stressante e traumatizzante è in grado di indurre nell’individuo che incontra sostanze stupefacenti una maggiore probabilità di uso e, quindi, di diventarne dipendente.
532
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
• Con il termine ambiente intendiamo la famiglia, il gruppo dei coetanei, la scuola, la società,
tutto ciò che proviene dall’esterno che è in grado di condizionare il comportamento dell’individuo.
• Uno studio americano sui fattori socio ambientali ha evidenziato come:
• I genitori che fumano e bevono aumentano nei loro figli rischio di abuso non solo di tabacco
ed alcool ma anche di altre sostanze illecite.
• I conflitti all’interno della famiglia e la scarsa capacità di confrontarsi e risolvere i problemi
di tutti i giorni sono associati con un netto aumento del rischio di abusare droghe nei ragazzi che hanno difficoltà nel rapporto con i loro genitori e/o nell’affrontare i momenti di
crisi.
• La scarsa coesione familiare e l’uso di sostanze tra gli amici più cari è predittivo dei livelli
(tipo e quantità) iniziali dell’abuso di droghe.
• I modelli educativi e valoriali se fortemente orientati all’integrazione sociale e alla solidarietà risultano essere protettivi.
È importantissimo l’esempio che i genitori offrono ai figli nella quotidianità, quando devono
superare le difficoltà grandi e piccole, quando cercano risorse per la soluzione dei problemi, se
chiedono aiuto di fronte alle difficoltà, se difendono i loro valori senza “permettere” sempre
tutto, se si lasciano coinvolgere dalle esperienze dei figli senza rinunciare al loro ruolo di educatori, se coltivano i desideri e i sogni dei propri figli.
Una fortissima influenza sull’individuo la esercita la presenza nel gruppo dei pari e degli
amici, di persone che usano sostanze.
Nell’adolescenza tutti i rapporti cambiano. Le figure dei genitori vengono in parte ridimensionate e i compagni diventano fondamentali. Ma il gruppo può anche trasformarsi in luogo
distruttivo dove le differenze individuali non vengono tollerate: la paura di sentirsi “diverso”
dagli altri induce un senso di smarrimento e un bisogno di trovare una guida sicura, cui fare riferimento.
Il tempo trascorso a scuola esercita sempre influssi sull’alunno: ponte tra il mondo infantile e il
mondo adulto, tra famiglia e società, la scuola dovrebbe guardare sia verso i ragazzi riconoscendone esigenze, motivazioni centrali, compiti evolutivi nuovi, sia verso la società, cogliendo e
proponendo modelli etici forti.
Una scuola che crede nella sua funzione educativa e che la difende, che dà chiare regole, è
una scuola che protegge.
I genitori, spesso, si sentono perdenti di fronte ai figli: hanno l’impressione che il loro atteggiamento educativo venga indebolito e perfino svalutato dalle idee e dalle immagini che circolano nella società, soprattutto in un mondo in cui si sostiene l’idea che tutto è possibile e che
ognuno può fare ciò che vuole.
Porsi il problema dell’uso di sostanze psicoattive in termini preventivi significa, quindi, curare
il più possibile il rapporto educativo ed assicurarsi che ai figli giunga anche un’informazione
corretta ed adeguata.
Prima della droga ci sono la crescita e l’educazione. In una visione più moderna l’educazione
è anzitutto affettiva, sentimentale, emotiva e passa attraverso la consapevolezza che le esperienze
compiute da un individuo nei suoi primissimi anni di vita hanno un’incidenza significativa, anche se non determinante, sulla sua formazione successiva.
533
COCAINA
Se la droga è la risultante di particolari condizioni è anche vero che a giocare un ruolo decisivo
fra le forze che rendono vulnerabile un soggetto e quelle che, invece, lo proteggono.
Esperienze educative ricche di stimolazioni di carattere affettivo, intellettuale e sociale, possono aiutare i soggetti più vulnerabili a dotarsi di “armi” proprie, psicologiche e relazionali, efficaci per autodifendersi nel momento di un eventuale primo contatto con la droga. Interventi
attenti, costanti e duraturi favoriscono la conoscenza precoce di un possibile problema (non solo
rispetto alla droga) nei nostri figli.
Il rapporto con la famiglia
Durante la fase adolescenziale i ragazzi tendono ad entrare in conflitto con i genitori per poter
conquistare la propria indipendenza
L’adolescenza rappresenta una fase di rapida crescita che corrisponde al passaggio dall’età infantile a quella adulta. Durante questo periodo il ragazzo cerca di conquistare una sua indipendenza e di costruire una propria identità anche al di fuori della famiglia. A questo scopo egli
deve riuscire a distaccarsi psicologicamente e materialmente dall’ambiente familiare e costruire
una nuova immagine di sé che rifletta una personalità più adulta e più matura.
Questo processo di trasformazione provoca spesso nell’adolescente sentimenti nuovi e ambivalenti: ansia, paura dell’insuccesso e, contemporaneamente, ambizione e desiderio di affermazione e di riconoscimenti. Ma un sentimento predomina sugli altri ed è l’aspirazione ad affrancarsi dal controllo e dall’autorità della famiglia, pur seguitando a godere dei vantaggi morali e materiali che sono garantiti dal continuare a vivere in tale ambiente.
Di fronte a questa specie di rivoluzione interna, i genitori reagiscono spesso in modo inconsulto, oscillando tra una benevola rinuncia ad imporsi, nella speranza che le cose si aggiustino
da sole, e disperati tentativi di “ristabilire l’ordine” ad ogni costo. Proviamo a fornire alcune “linee guida” di comportamento, allo scopo di dare ai genitori indicazioni utili a superare al meglio questo difficile periodo.
Ascoltarli
È importante non assumere, nei confronti dei figli, atteggiamenti competitivi, di rivalsa o di
distacco; al contrario, bisogna dimostrare loro stima, interesse e affetto, cercando di seguirli e
comprenderli nei loro “esperimenti”, finalizzati a sperimentare nuovi interessi e scoprire aspetti
inesplorati del mondo e di sé stessi, anche con modalità che possono sembrare talvolta eccessive.
Dare loro fiducia
Bisogna trattare i giovani come “piccoli adulti”, mantenendo vivo il dialogo e rispettando, entro certi limiti, le loro opinioni e i loro gusti: abbigliamento, pettinatura, modo di esprimersi,
gusti musicali, ecc. Bisogna capire che i ragazzi cercano una propria strada autonoma che necessariamente riflette abitudini e costumi dei coetanei, con i quali si confrontano ogni giorno.
I giovani hanno bisogno di identificarsi in un gruppo che dia loro sicurezza e tranquillità:
“gruppo dei pari”.
Responsabilizzarli
Per favorire il raggiungimento di un certo grado di maturità, può essere opportuno “negoziare”
un certo spazio decisionale autonomo. In tal senso, la “paghetta” settimanale, sul cui importo
non si dovrebbe derogare mai, ha lo scopo di far comprendere il valore del denaro e la necessità
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
di saperlo adeguatamente amministrare. Analogamente, è utile che vi sia una certa libertà, ma
vanno anche stabiliti, nell’ambito della vita famigliare, alcuni punti fermi, come: cura dei propri spazi, rispetto per gli orari dei pasti, e una adeguata regolamentazione del tempo da dedicare alla TV, ai giochi con il computer, allo studio, alle attività sportive ed extrascolastiche e alle
uscite con gli amici.
Non pretendere troppo
Talvolta i genitori nutrono per i propri figli, fin da molto piccoli, aspettative esagerate nei diversi campi della loro attività: scuola, sport, ecc.; in realtà essi vedono i propri figli come un
vero e proprio “prolungamento di se stessi” per cui i successi o gli insuccessi dei loro ragazzi
vengono recepiti come propri. È un comportamento che può creare insicurezza e andrebbe
quindi evitato.
Dare il buon esempio
Al di là di ogni altra considerazione, quello che veramente conta è il modello stesso di vita che
i genitori sono in grado di proporre ai figli con il loro esempio: serietà di comportamento, affidabilità, correttezza, linguaggio appropriato e rispettoso, amore per la cultura e i libri, equilibrata considerazione per il denaro e magari anche un certo distacco per la smania corrente degli
acquisti ad ogni costo.
Un nuovo ruolo per i papà
La formula migliore: essere il più possibile partecipi della vita dei propri figli, evitando però le
caratteristiche “materne”; la sovrapposizione non aiuta i figli.
Negli ultimi decenni, i ruoli dei genitori hanno subito una radicale modificazione. La donna,
oltre al proprio tradizionale ruolo nella gestione della casa e della famiglia, ha una sua occupazione anche all’esterno delle mura domestiche. Allo stesso modo è cambiato il ruolo dell’uomo,
da esclusivo referente economico a collaboratore attivo all’interno della famiglia. Anche dal
punto di vista educativo, il contributo del ruolo paterno ha dovuto subire trasformazioni significative, con un più coinvolgente rapporto nei confronti dei figli, sin dalla loro prima infanzia,
e non più limitato quindi a una sorta di “entrata in scena”, che tradizionalmente avveniva solo
di rado prima dell’adolescenza.
Più teneri, più disponibili a ridiscutere posizioni acquisite in anni di “aurea” indifferenza, i
papà di oggi manifestano il desiderio di assumersi la responsabilità dell’andamento domestico
oltre a coinvolgersi più fattivamente nella crescita e nell’educazione dei propri figli. Se fino a
qualche anno fa ai padri si “addiceva” una certa area di distanza, autorità e scarsa prossimità, soprattutto nel rapporto con i figli, ora la maggior condivisione della responsabilità sulla formazione dei figli tra mamma e papà ha fatto salire notevolmente il livello di soddisfazione della
coppia e la sensazione di mettere in atto una più equa suddivisione dei compiti, anche se tuttora limitata ad alcune specifiche aree del menage familiare.
Si deve infatti osservare che forse non è positivo per i padri rinunciare del tutto al ruolo fondamentale di tutore di norme e regole sociali nei confronti dei figli, mansione che da sempre
rende la figura paterna responsabile del necessario distacco tra il bambino e la madre e il conseguente ingresso del primo nel mondo esterno. Abdicare ad un ruolo autoritario, quindi, non
deve necessariamente significare deprimere quella componente di autorevolezza che attribuisce
ai padri la capacità di amare ma anche di porre limiti in modo chiaro e sereno, aiutando così il
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COCAINA
bambino a crescere adeguatamente equipaggiato anche emotivamente per affrontare con sicurezza la società esterna.
Se era pratica comune individuare le madri quali “custodi” del focolare domestico e i padri
più impegnati sul fronte del mantenimento concreto del nucleo familiare, oggi la maggior parte
delle mamme con figli adolescenti risulta molto coinvolta nel sostenere la loro formazione oltre
che il loro futuro professionale, mentre i padri sono sempre più interessati alle vicende intime
dei propri figli.
Quando un padre esplica il suo ruolo in modo forte e positivo fin dall’infanzia, soprattutto
nell’area educativa e affettiva, nei confronti dei propri figli, ogni componente della famiglia ne
trae un beneficio. La ricerca scientifica e il buon senso hanno contribuito in modo sostanziale al
modificarsi della relazione, e di fatto si è avuto un sensibile miglioramento della relazione padre-figlio. Si è visto che i bambini cresciuti con i loro padri accanto, in un rapporto di intima
confidenza e rispetto l’uno verso l’altro, hanno maggiori probabilità di crescere più sani, più felici e più produttivi.
Studi eseguiti su bambini con un padre vicino alle esigenze del proprio figlio, hanno dimostrato che questi bambini sono più maturi; alla somministrazione di test di intelligenza si è evidenziata una differenza significativa in termini di maggiori competenze, inoltre hanno mostrato
una maggiore concentrazione e resistenza all’attenzione e un maggior desiderio di imparare
nuove cose.
È necessario capire i bambini nei loro bisogni. Vanno trattati con rispetto e con onestà.
Quanto più farete in modo di conoscere sempre meglio le loro esigenze, partecipando per quanto
possibile alla loro crescita, tanto più riuscirete a raggiungere buoni risultati nel rapporto con i
vostri figli.
Prima di tornare a casa al termine di una giornata di lavoro, fermatevi e ripensate a come è
trascorsa la vostra giornata. Cercate di rilassarvi, lasciando dietro le spalle tutte le difficoltà e le
preoccupazioni. Cercate di trovare qualcosa di positivo da raccontare alla vostra famiglia.
Una volta a casa, fate il possibile per dimenticare quanto sia stata dura la vostra giornata lavorativa, regalate grandi abbracci a tutti e informatevi di come è trascorsa la loro giornata.
Fate delle domande ai vostri figli chiedendo di essere messi al corrente del loro andamento
scolastico, delle loro amicizie, di come si sentono e di come immaginano che sarà la loro vita futura.
Esempi di attività pratiche, intellettuali, sociali, psicologiche da svolgere insieme
• Preparate il pranzo e pulite la casa insieme ai vostri figli;
• Fate una bella passeggiata e/o fate qualsiasi sport che interessa ai vostri figli;
• Leggete ai vostri figli e fateli leggere a voi;
• Prendete parte alle loro attività scolastiche e aiutateli nello svolgimento dei compiti;
• Esplorate posti nuovi insieme, ad esempio Musei, Librerie, Mostre, ecc.;
• Cercate di capire colloquiando cosa provano i vostri figli;
• Parlate di cerimonie religiose e discutete di cose spirituali;
• Parlate loro e illustrate le principali convinzioni religiose, chiarendo il perché dell’appartenenza ad una idea religiosa anziché un’altra.
Che cosa si può fare in famiglia contro l’uso di sostanze stupefacenti
Lo strumento più potente per combattere in modo efficace l’uso della droga tra i giovani è un
genitore che sia disponibile a trascorrere insieme a loro parte del proprio tempo; per parlare con
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
loro degli amici, della scuola, dello sport e di ogni altra cosa che attragga il loro interesse.
È importante che questa abitudine venga strutturata quanto prima possibile, fin dall’infanzia e dalla preadolescenza, perché se si aspetta che arrivi la crisi adolescenziale per cominciare a
farlo, potrebbe già essere troppo tardi, i ragazzi potrebbero rifiutare il tentativo di avvicinamento compiuto dai genitori.
Il voler sapere dove si trovano i vostri figli e con chi stanno non significa che non vi fidate
di loro, ma piuttosto che vi interessate a loro perché vi stanno a cuore.
Più i genitori si interessano tempestivamente alla vita dei figli, più i ragazzi crescono sviluppando stima di sé stessi, e con maggiori probabilità di reagire positivamente ai punti di vista dei familiari.
Ma vorranno che siate informati, diretti ed onesti. E se mostrate di dare loro ascolto, sarà più
probabile che anch’essi ascoltino voi. A prescindere dalla vostra conoscenza ed esperienza nel
campo della droga, avete un ruolo importante da svolgere nel parlare di droga ai vostri figli.
È bene ricordare che il contatto con la droga comporta il rischio di sanzioni anche penali, oltre a costituire una grave minaccia per la salute fisica e psichica.
Vale quindi la pena dedicare un po’ di tempo allo studio di alcuni aspetti del fenomeno in
modo da poter parlare di droga con i giovani disponendo di informazioni adeguate. Sarà molto
più probabile che questi accettino i vostri consigli se non esagerate o manipolate i dati relativi
al fenomeno. Ricordate che non occorre che siate “esperti” in materia di droga per aiutare un
giovane a non usarla.
Nel parlare ai vostri figli di droga, siate sinceri e non date mai per scontato che già conoscano la vostra posizione in materia. Essi si aspettano che voi parliate loro di droga, e pertanto
dovete esprimere in modo molto chiaro il vostro pensiero, cioè che non volete che i vostri figli
usino sostanze stupefacenti. In nessun caso.
Avete necessariamente l’obbligo di non lasciare alcuno spazio per eventuali incomprensioni.
È anche importante parlare dei pericoli che l’uso di droga comporta e ribadire che le vostre regole valgono a casa, a scuola e in ogni altra situazione.
Alcuni dati di fatto sulle sostanze stupefacenti che tutti dovrebbero conoscere
• Tutte le droghe sono rischiose e pericolose.
• Nessuno può mai conoscere esattamente ciò che sta prendendo. Non vi sono garanzie sulla
purezza o forza delle sostanze stupefacenti e non è possibile sapere esattamente con cosa sono
state mischiate.
• L’assunzione simultanea di più droghe, compresi alcol e farmaci, può essere molto pericolosa.
• Nessuno può sapere con sicurezza quali effetti avrà una determinata droga, anche se ne ha
già avuto esperienza precedentemente.
È dunque possibile che persone diverse abbiano reazioni differenti alla stessa droga, così come
una stessa persona potrebbe non avere identiche reazioni nel farne uso in momenti diversi. Alcuni fattori che possono influire sulle reazioni a una droga sono:
• Il tipo di sostanza.
• La quantità e la forza della sostanza.
• Il modo di assunzione.
• Le caratteristiche fisiche della persona interessata (massa corporea, età, sesso, condizioni di
salute).
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COCAINA
• L’eventuale uso precedente della sostanza da parte della persona interessata.
• Lo stato d’animo della persona interessata e la situazione in cui la sostanza viene assunta, per
esempio a una festa con amici o in solitudine.
• Altre sostanze assunte. Le conseguenze del mescolare sostanze diverse possono essere molto
gravi.
Perché i giovani provano la droga?
Alcuni genitori pensano che i giovani provino la droga solo se hanno problemi in casa o a scuola.
Ma vi possono essere anche altri motivi, che influiscono singolarmente o in combinazione tra
loro.
Per esempio:
• Curiosità, desiderio di sperimentare nuove sensazioni.
• Bisogno di sentirsi accettati dal gruppo dei coetanei.
• Atto trasgressivo, di ribellione.
• Per alleviare, almeno temporaneamente, sentimenti di depressione, o per rilassarsi oppure
combattere lo stress, la noia o il dolore (“automedicazione”).
• Desiderio di provare euforia o una sferzata eccitante.
Quand’è che i giovani provano la droga?
Non c’è alcuna regola sul momento in cui i giovani possono provare diversi tipi di droga. Più
comunemente, l’uso della cannabis tende ad iniziare nel periodo compreso tra i primi anni dell’adolescenza e il pieno dell’adolescenza, mentre la sperimentazione con droghe quali ecstasy e
amfetamine (“speed”) di solito inizia negli anni che vanno dal pieno dell’adolescenza alla tarda
adolescenza. È bene ricordare che molti giovani non useranno mai la droga mentre altri la proveranno assai precocemente. Altri ancora proveranno la droga ma non continueranno a farne uso.
I motivi addotti dagli adolescenti per l’aver provato la droga e come voi potete controbatterli
Ecco alcuni esempi di giustificazioni addotte dai giovani per l’aver provato la droga e alcuni suggerimenti su come controbatterle.
“Mi è stata offerta e io ho pensato che per una volta non ci fosse niente di male a provarla.”
Esprimete la vostra preoccupazione e discutete la loro decisione. L’esperienza ha dato gli effetti
attesi? Si è rivelata in qualche modo deludente? O è stata dopotutto piacevole? Parlate dei rischi di un ulteriore uso in futuro. Da quale tipo di persone è stata avanzata l’offerta, e in quali
circostanze? Provate anche a chiedere se hanno dovuto sottostare a qualche tipo di pressione:
questo vi potrebbe dare la possibilità di argomentare sul modo migliore di affrontare altre situazioni simili. Usate magari, ma senza troppa enfasi, degli esempi di momenti in cui anche voi
vi siete trovati alle prese con un problema analogo.
“Avevo da tanto tempo il desiderio di provare quella roba.”
Discutete le ragioni per le quali consideravano quella particolare droga allettante e gli effetti
che si aspettavano dal suo uso.
Cosa pensavano che avrebbero provato? Perché proprio quella sostanza? Potreste magari cercare
di discutere se hanno sperimentato anche altre droghe e, se sì, per quali motivi. Non rinunciate
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
a esprimere la vostra preoccupazione per il loro comportamento e cercate di stabilire delle regole di fondo.
“Lo fanno tranquillamente tutti i miei amici ... perché non anch’io?”
Discutete se il fatto che i loro amici usano la droga garantisca sufficientemente che si tratta di
un comportamento sicuro. Chiedete se conoscono i motivi per cui i loro amici la prendono e se
sono consapevoli dei rischi. Discutete i pericoli della sperimentazione con la droga. Dite chiaramente ciò che pensate sull’uso della droga e spiegate perché non volete che la prendano. Potrebbe anche essere utile parlare dell’importanza di comportarsi in modo indipendente e autonomo, assumendosi la responsabilità delle proprie decisioni invece di “seguire la massa”.
“Raramente mi sono sentito/a così bene.”
Cercate di comprendere il principale motivo per cui il ragazzo, o la ragazza, ha preso la droga.
Discutete, senza esprimere giudizi o rifiuti preconcetti, quale fosse lo stato d’animo provato
dopo quella esperienza. Questo potrebbe rivelarsi un momento cruciale per offrire il vostro aiuto
o per scoprire se c’è qualche altro problema di cui desidera parlare. Potreste anche provare a suggerire di prendere in considerazione modi meno rischiosi di “sentirsi bene”.
“Per un momento almeno, tutte le mie difficoltà a scuola, in casa e nella vita si sono dissolte come per incanto.”
Un’affermazione di questo genere può rappresentare l’occasione per affrontare problemi di altro
tipo. Ponete in discussione con i vostri figli il fatto che la droga possa essere considerata un
mezzo efficace per superare certe difficoltà. Fate loro sentire che se ci sono problemi, siete totalmente disponibili a parlarne. Chiedete cosa si può fare per rimediare alla situazione. In particolare chiedete se, finito l’effetto della droga, le difficoltà si sono ripresentate. Dite chiaramente che volete lavorare insieme ai vostri figli per trovare un modo migliore di risolvere i loro
problemi.
“Penso che in certe situazioni possa darmi maggiore sicurezza e fiducia in me stesso.”
Cercate di far comprendere ai vostri figli che mai potranno ottenere dall’uso di una sostanza stupefacente un reale aumento delle proprie risorse personali e che non hanno bisogno della droga
per sentirsi a proprio agio. Non esitate a raccontare esempi di situazioni in cui anche a voi è capitato di sentirvi a disagio con gli altri, e spiegate con quali accorgimenti avete cercato di acquistare maggiore fiducia in voi stessi. Può trattarsi di esperienze sia positive che negative. Mettendo in discussione il vostro stesso comportamento potrete aumentare la vostra credibilità ai
loro occhi. Considerate attentamente i modi in cui potete contribuire ad accrescere la loro fiducia in sé stessi e la loro autostima.
“Guarda che è una cosa che hai fatto/che fai anche tu…”
È necessario avere ben presente che, in modo del tutto peculiare, l’adolescenza è il periodo in cui
la capacità e il gusto di criticare e mettere a nudo le contraddizioni degli adulti raggiungono il
loro culmine. E, parlando dell’uso e abuso di sostanze, il discorso non può limitarsi alle droghe
illegali, ma deve prendere in adeguata considerazione anche l’alcool, il tabacco, i farmaci. Dovreste essere preparati per questo tipo di obiezioni, se effettivamente colgono aspetti corrispondenti a realtà, sia per il passato che per il presente. Dovete essere sinceri e aperti con i vostri figli. Dovete prendere atto che tutte le sostanze psicoattive rappresentano un pericolo e che avete
l’obbligo di essere coerenti. Voi rappresentate comunque per loro un termine di confronto e un
importante punto di riferimento.
539
COCAINA
Dieci modi di incoraggiare i giovani a parlare di droga
1. Siate realmente parte della loro vita
Dedicate del tempo ai vostri figli. Occupatevi dei loro interessi e create occasioni per svolgere
attività insieme. Ponete attenzione al loro andamento scolastico, parlate con i loro insegnanti e
discutete con i ragazzi quanto vi viene riferito. Non abbiate paura a chiedere dove vanno i vostri figli adolescenti e con chi si incontrano. Anche trascorrere del tempo assieme in famiglia è
importante. Per esempio, cercate di parlare e mangiare assieme ogni volta che sia possibile, e di
trovare altri momenti da godere insieme come nucleo famigliare.
2. Ascoltateli
Mostrando la vostra disponibilità ad ascoltare i vostri figli li farete sentire più a loro agio quando
si tratta di ascoltare voi. Chiedete il loro contributo alle decisioni familiari per dimostrare che
considerate prezioso il loro parere. Cercate di non interrompere o reagire in un modo che farà
cessare ogni ulteriore
conversazione. Incoraggiateli a sentirsi a loro agio quando si tratta di mettervi al corrente dei
loro problemi.
3. Siate un modello da imitare
Quando si tratta di droga, non vale il detto “fa come dico io, non come faccio io”. Se prendete
sostanze stupefacenti, non potete pretendere che i vostri figli ascoltino i vostri consigli. Non
sottovalutate l’influenza che il vostro comportamento può avere sui vostri figli, soprattutto se
fumate o se eccedete nell’uso di alcol e farmaci.
4. Siate onesti
È importante essere informati ma non fate finta di sapere tutto. Siate disposti a dire “non lo so
ma cercherò di informarmi”. Siate onesti e sinceri su come la pensate in modo che risulti più facile ai vostri figli essere onesti con voi.
5. Scegliete il momento giusto
Scegliete il momento più opportuno per discutere l’argomento cogliendo occasioni spontanee
non appena si manifestano. Potrebbe essere quando si guarda la TV, quando si parla di qualcuno
a scuola o in risposta ad una situazione altrettanto difficile da discutere.
6. Siate calmi
Anche l’essere calmi e razionali è importante, così come il non reagire in modo eccessivo. Dovete tenere aperte le linee di comunicazione senza ridicolizzare o “fare prediche”. Ricordate che
l’arrabbiarsi non farà altro che chiudere la porta ad ulteriori conversazioni.
7. Evitate conflitti
È difficile risolvere un problema se vi è conflitto. Cercate di capire il loro punto di vista e incoraggiateli a capire il vostro. Quando si manifesta una situazione di conflitto, interrompete la
conversazione per poi riprenderla non appena vi calmate.
8. Continuate a parlare
Una volta avuta una conversazione, è importante averne un’altra. Siate sempre disposti a parlare
ai vostri figli della droga e iniziate a farlo il più presto possibile.
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
9. Tracciate dei confini ben precisi
La maggior parte dei giovani apprezza l’imposizione di regole di fondo. Consentendo loro di
partecipare alla formulazione di tali regole li si incoraggia ad assumersi maggiori responsabilità
in merito all’osservanza delle regole stesse. Una volta formulate delle regole, fatele valere e fate
in modo che i giovani siano al corrente delle conseguenze di una loro violazione. Trovate e approvate modi in cui i giovani possono agire se dovessero trovarsi in una situazione che li espone
alla droga. Ad esempio, fate loro sapere che, se ve ne fosse bisogno, andrete sempre a prenderli
per riportarli a casa anche a notte tarda. Tuttavia, dite loro chiaramente che preferireste che non
si mettessero in una situazione in cui esiste la probabilità che siano esposti alle sostanze stupefacenti.
10. Concentratevi sugli aspetti positivi
Premiate la buona condotta dei vostri figli e ponete in risalto le cose che essi sanno fare bene.
Incoraggiateli a sentirsi “bene dentro” e fate loro sapere che meritano rispetto.
Come farete a sapere se vostro figlio sta facendo uso di droga?
Se siete preoccupati che vostro figlio stia facendo uso di droga, una buona mossa iniziale è quella
di chiederglielo.
Se i vostri figli vi dicono che la droga non la usano ma siete ugualmente preoccupati della
possibilità che lo facciano, vi sono segni premonitori che indicano in modo abbastanza chiaro se
un giovane sta facendo uso di droga.
Tenete conto della frequenza di tali segni premonitori, se alcuni si manifestano contemporaneamente e in che misura la condotta o le azioni del giovane sono cambiate.
I seguenti esempi vogliono essere una semplice e generica indicazione (dato che molti di questi segnali potrebbero essere dovuti a cambiamenti di altro tipo, legati allo sviluppo proprio dell’adolescenza). Richiedono pertanto di essere necessariamente discussi e approfonditi.
• Progressiva perdita di interesse nello studio, peggioramento del rendimento scolastico.
• Riduzione delle attività extrascolastiche (per esempio, ingiustificato ritiro dalle discipline
sportive o da altre attività o interessi).
• Strani cambiamenti nell’aspetto fisico (occhi arrossati, pupille dilatate, sguardo vitreo).
• Eccessiva pigrizia o apatia e perdita di motivazione.
• Cambiamento del carattere (spesso il giovane che fa uso di stupefacenti ha molta sonnolenza,
è molto depresso, si ribella in continuazione)
• Inspiegabile cambiamento di frequentazioni e amicizie.
• Comportamento bizzarro, insolito o irregolare.
• Cambiamenti repentini d’umore.
• Tendenza a isolarsi dal resto della famiglia.
• Sparizione di oggetti preziosi o denaro.
• Cambiamento delle abitudini alimentari.
Cosa fare se pensate che vostro figlio stia sperimentando la droga
Se avete dei sospetti:
• Mantenete la calma.
• Non ammonite, conversate: guadagnando la fiducia potete cercare di conoscere la reale situazione.
È importante discutere l’argomento con i vostri figli.
541
COCAINA
Fate loro sapere che siete preoccupati del loro benessere e del fatto che potrebbero usare la
droga. Magari non sarà facile discuterne apertamente, ma non arrendetevi. Siate aperti con loro
in modo da incoraggiarli a essere aperti con voi. In caso contrario, non saprete mai esattamente
cosa sta accadendo nella loro vita.
La buona riuscita di questo dialogo può anche rendere possibile il ricorso, concordato e non
imposto, all’effettuazione di “test antidroga” attraverso l’analisi delle urine: può rappresentare
una maniera per uscire dalla vaghezza delle rassicurazioni e promesse, e affrontare il problema
con modalità “adulte” e responsabilizzanti in senso reciproco. Se si decide di adottare questa
strategia, è realmente importante che ciò avvenga in modo consensuale e del tutto libero da sotterfugi o costrizioni. Spesso gli adolescenti rispondono in modo assai positivo a queste “sfide”,
che possono essere da loro percepite come un passo avanti nel percorso della propria crescita.
Se i sospetti trovano conferma prendetene atto ma non condannate platealmente. Date ancora consigli, non chiudete il canale del dialogo. Parlate con loro di quali considerano essere i
vantaggi e gli svantaggi dell’uso di droga. Questo potrebbe creare un’occasione per dare loro
nuove informazioni sui rischi di tale uso.
A chi rivolgersi per aiuto? Non abbiate paura a chiedere aiuto. Sono disponibili vari servizi
e forme di assistenza a favore sia della persona che usa la droga sia dei suoi famigliari ed amici.
Ricordate che non dovete necessariamente occuparvi di un problema di droga da soli. Vi sono
molti soggetti in seno alla vostra comunità – medico, scuola, enti di culto e di altra indole – in
grado di offrire supporto. Informatevi presso le strutture pubbliche per avviare un programma
di disintossicazione. Usate i numeri telefonici utili per contattare i soggetti in grado di aiutarvi
e di darvi l’appoggio del caso.
Consigli agli insegnanti su come impartire un’educazione in materia di droga
Domande preliminari:
• La scuola dispone di adeguati materiali educativi e informativi in materia di droga? Può essere utile attivarsi allo scopo di reperire materiali adatti e verificare che ci siano fondi disponibili per l’acquisto di nuovi materiali se necessario.
• La scuola dispone di una propria regolamentazione sulla droga? Accertatevi del suo stato di
elaborazione e attuazione, e verificate se i vostri progetti di educazione in materia di droga
sono in linea con le aspettative della scuola.
• È stato definito in quali momenti dell’orario scolastico sarà impartita l’educazione in materia di droga? È preferibile che essa sia inserita con le altre tematiche educative nel programma curricolare e che NON sia trattata in forma isolata. È comunque opportuno sapere
quanto tempo dell’orario scolastico sarà disponibile.
• La scuola può mettere a vostra disposizione qualche opportunità di formazione presso i servizi sanitari, localmente o da qualche altra parte? Può essere necessario verificare se ci sono
fondi stanziati a questo proposito.
• Sapete fino a quale punto potrete approfondire l’argomento “droghe” e quanto a lungo vi potrà impegnare? Avete informazioni su cosa è stato fatto prima, magari da un altro insegnante
in un’altra classe o scuola?
• Ci sono obiettivi scritti? Verificate se vi sembrano realistici, e in che modo potrete valutare
se li avete raggiunti o no, alla fine. Se no, rivedeteli, o parlate alla persona che li ha fissati e
discutete come precisarli in modo che diventino raggiungibili.
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Principi fondamentali dell’educazione in materia di droghe
• È opportuno che l’educazione sulle droghe prenda avvio dal punto in cui sono i bambini: il
modo migliore per farlo è quello di raccogliere stimoli iniziali dagli alunni stessi.
• L’educazione sulle droghe richiede di cominciare presto e di essere riveduta continuamente
dato che esperienza, comprensione e bisogni cambiano:
• Nella fase iniziale, l’attenzione deve concentrarsi più sulle abilità che sulle droghe. Le abilità devono essere esercitate, le situazioni discusse, le possibili scelte prese in considerazione.
• Cercate di non trattare l’educazione sulle droghe come una “materia” isolata. Le competenze
e la conoscenza di sé che essa incoraggia sono ampiamente applicabili. Collocate la vostra
educazione sulle droghe ragionevolmente nel quadro di riferimenti a un più ampio contesto
di vita con cui i vostri alunni possano identificarsi.
• L’educazione sulle droghe non richiede competenze straordinarie. Ascoltate attentamente,
rimanete imparziali quando necessario, usate approcci che non siano minacciosi e che coinvolgano gli alunni attivamente, e se conoscete i bisogni dei vostri alunni, siete in grado di
impartire un’educazione sulle droghe.
L’insegnante che conosce bene i propri alunni è nella posizione ideale per fornire una ragionevole educazione sulle droghe.
• Giudicate attentamente quando i vostri alunni sono pronti per idee e informazioni, se, per
esempio, le domande sono autentiche o solamente provocatorie, e regolate di conseguenza la
vostra risposta. Questo è sempre molto più difficile per estranei che non conoscono gli alunni
come li conoscete voi.
Un’attenzione mirata all’esplorazione di atteggiamenti e valori, e allo sviluppo ed esercizio di
abilità ha più probabilità di essere vantaggiosa che la dipendenza dal dare informazioni.
• Confrontatevi con i pensieri di esordio delle giovani menti in modi che non sviliscano o altrimenti scoraggino la franchezza. Gli alunni possono erroneamente presumere che i loro coetanei concordino con le loro opinioni. Incoraggiate la vostra classe a esprimere le proprie
molteplici opinioni, e così mettete alla prova tali convincimenti ed assicuratevi che ogni
alunno riceva stimoli da molte fonti, non solo da voi. Non dimenticate che i “dati sulla
droga” formano solo una parte dell’educazione sulle droghe.
Gli approcci più interattivi sono anche più efficaci nell’ottenere cooperazione e produrre apprendimenti duraturi.
• Se i vostri alunni sono tenuti in attività e non sono considerati come meri recipienti, il loro
apprendimento sarà probabilmente più profondo, più personale, e più duraturo.
Come facilitare l’educazione sulle droghe
Il clima della classe
Il “clima” in qualunque classe scolastica può rivelarsi elemento cruciale per una buona riuscita.
Incoraggiate apertura, fiducia e sicurezza. Coinvolgete gli alunni stessi nel suggerire idee per
migliorare il clima e aiutateli a stabilire regole di base per favorire comportamenti che incoraggino l’espressione di punti di vista minoritari o di esperienze personali.
543
COCAINA
Gioco del “Trova qualcuno che…”
Per stimolare una classe ad approfondire la conoscenza reciproca, procurate per ogni alunno una
pagina con una serie di mezza dozzina (più o meno) di affermazioni “Trova qualcuno che…”.
Evitate domande di investigazione troppo personale in questa fase. Scegliete linguaggio e frasi
adatte alla vostra classe. Esempi potrebbero essere:
Trova qualcuno che…
…odia il rosa
…trova difficile fare amicizia
…ha appena imparato una nuova abilità
…mai ci hai parlato – e facci una chiacchierata!
…tifa per la tua stessa squadra
…gode nell’aiutare le persone
…potrebbe spiegare come usare internet
…trova giochi come questo un po’ noiosi
Lasciate cinque minuti più o meno per consentire di aggirarsi e mescolarsi a un livello relativamente superficiale perché la classe si abitui a muoversi e interagire. Con frasi appropriate, potreste usare questo come un mezzo per preparare il terreno a un nuovo argomento.
Mettere insieme idee
Per generare idee su qualsiasi argomento e permettere a ciascuno di contribuire, scrivete l’argomento sulla lavagna come un titolo. Chiedete alla classe di esporre esempi di cosa viene in mente
per un minuto, senza consentire commenti o discussioni. Scrivete ogni contributo, incoraggiando il pensiero divergente. La classe potrà poi mettere i contributi in ordine di priorità ( lavorando individualmente, a coppie o in piccoli gruppi) per aiutare a realizzare una graduatoria.
Una successiva discussione permette l’esplorazione di una o più idee senza puntare l’attenzione
su chi l’ha prodotta.
Lavoro di gruppo
Se i vostri alunni sono abbastanza grandi da poter loro dare un compito da completare in piccolo gruppo, ci possono essere consistenti vantaggi. Parlare in un piccolo gruppo (fintantoché i
gruppi sono organizzati in modo che ciascuno si senta a proprio agio), può non intimidire come
parlare di fronte all’intera classe. Quando formate i gruppi, evitate di mettere insieme tutti
quelli “bravi a parlare”. L’abituale disposizione dei posti può essere una buona base per un compito strutturato di gruppo, ma variarla può assicurare che il contatto interpersonale si allarghi
oltre i gruppi di coloro che già sono amici. Il livello di cooperazione con una istruzione assai impegnativa come “Mettetevi in gruppi di 3 o 4” sarà una guida a seconda di quanto gli alunni
sono pronti per un’auto-selezione; prevenite le esclusioni umilianti. Un breve periodo di lavoro
individuale precedente può assicurare che ciascuno abbia un contributo da proporre quando comincia il lavoro di gruppo. Un’istruzione come “disegna (o scrivi) tre cose che pensi i tuoi genitori non vogliono che tu faccia” potrebbe portare a una discussione in gruppo su disapprovazione, onestà, salute, sicurezza, libertà, limiti e regole. Se le droghe compaiono nei vostri suggerimenti, siate pronti per esse, ma se no, gli altri temi sono tutti importanti. Non c’è alcun
bisogno di forzare il passo.
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Letteratura
La letteratura per ragazzi è un’area immensamente ricca da esplorare e un grande mezzo per
prendere in esame situazioni, personaggi, azioni, alternative, esiti, etc. che possono riferirsi, attraverso ipotesi ed esemplificazioni, a possibilità della vita reale. Cercate di evitare storie rovinose e cupe sulle terribili conseguenze dell’assunzione di droghe, o che trattino semplicisticamente la scelta “si o no” nel rispondere alla sollecitazione dei coetanei a prendere droghe. Cercate di leggere ad alta voce brevi frammenti di scena per dipingere un quadro vivido dei
personaggi e del contesto, e per dettagliare la situazione, il dilemma, etc. che avete scelto. Chiedete ai ragazzi cosa hanno compreso stia per accadere, e di dire qualcosa su ciascun personaggio.
Cercate di estrarre il loro attuale livello di comprensione, arricchitelo con la vostra competenza
e con stimoli accuratamente scelti che incoraggino contributi dalla classe. La drammatizzazione
può ulteriormente accrescere le possibilità di apprendimento.
Recitazione
La recitazione (o “facciamo finta che..!”) può essere usata per estendere il processo esplorativo,
ed è probabilmente uno dei più potenti metodi di apprendimento delle competenze sociali e relazionali. “Congelare” momentaneamente una scena può creare spazio per una discussione, con
l’approfondimento di una data situazione così come si presenta oppure ripercorrendola da una
varietà di prospettive diverse, con gli alunni che suggeriscono i cambiamenti. Scene che non
prevedano una sola, soddisfacente soluzione, aiuteranno i ragazzi a prepararsi alla vita reale! È
importante tenere a mente che se un ragazzo interpreta un ruolo, voi dovete garantire che gli altri nella classe non confondano personaggio e interprete, ma riconoscano invece che l’interprete
sta esplorando emozioni e opinioni di qualcun altro. Questo sarà più chiaro se il ruolo è in qualche modo parodistico (un genitore che scuote il dito dicendo “Smettila subito!”), ma può essere
più difficile per alcuni membri della classe se, poniamo, un compagno di classe “impersona” un
immaginario coetaneo con opinioni del tutto diverse. È allora necessario “de-ruolizzare” gli attori dopo aver usato queste tecniche, invitandoli per esempio a dire alla classe il proprio nome,
e qualcos’altro che li differenzia dal personaggio che hanno interpretato, e poi assicurarsi che
non rimangano residui emotivi delle scene appena recitate.
Ricognizione di atteggiamenti/opinioni
Chiedete al gruppo di comporre delle frasi su un aspetto delle droghe. Ciascuna dovrebbe esprimere un’opinione, non un fatto (controversa, provocatoria, o meno), per quanto il loro pensiero
personale non deve necessariamente concordare con l’opinione che l’affermazione esprime. Chiedete agli alunni di scrivere ogni affermazione su un differente foglio di carta o etichetta adesiva.
“Non sempre le droghe sono cattive”, “Se trovi per strada una siringa o un ago non lo dovresti
mai toccare” e così via.
Raccogliete i fogli e leggeteli ad alta voce uno per volta (in anonimo!). I partecipanti devono
muoversi in parti della stanza contrassegnate come “fortemente d’accordo” “parzialmente d’accordo” “fortemente in disaccordo” “parzialmente in disaccordo” e infine “incerto” o “nel mezzo”.
Essi possono allora confrontarsi o interrogarsi vicendevolmente a seconda di dove si trovano (parlando uno alla volta, mentre gli altri ascoltano). Il settore di mezzo può essere omesso se sembra poter indurre troppo a non prendere posizione. Questa attività funziona al meglio con gruppi
545
COCAINA
che si conoscono abbastanza bene da rischiare di esprimere un’opinione minoritaria piuttosto
che seguire gli amici nella parte più popolare della stanza.
Entrambi i metodi permettono una agevole esplorazione di una gamma di idee, fare una
mappa della distribuzione delle opinioni o esaminare il bisogno di maggiore conoscenza. Fate
una verifica con la classe alla fine per scoprire cosa hanno imparato.
Quiz
I quiz che sono posti da alunni in gara con altri alunni possono essere divertenti. Sono comunque un modo migliore per consolidare l’apprendimento più che per iniziarlo. Fate in modo che
i ragazzi inventino le domande dei loro quiz usando informazioni scaturite da precedenti lezioni,
o, se le domande possono essere meno circoscritte, può darsi che abbiano bisogno di essere controllate, quindi siate pronti a intervenire per evitare che possa essere chiesto qualcosa che voi ritenete inopportuno. Un vantaggio di questi quiz è che possono indicare dove un apprendimento
c’è stato e dove invece ci sono lacune. Un altro è che il linguaggio è appropriatamente gestito
dagli stessi alunni.
TV, Video, CD-ROM
Si può essere tentati di dare per certo che strumenti di lavoro attraenti, professionalmente ben
realizzati contengano materiale di alta qualità educativa in materia di droghe. Può non essere
così! Visionate il materiale e valutate che posto debba occupare, se lo deve, nel vostro lavoro.
Registrate i programmi TV prima di proporli, visionate i video attentamente prima di decidere
del loro utilizzo. Mostrare una breve sequenza, accuratamente scelta, può spesso catturare l’interesse meglio che proporre un intero programma; in effetti fare pause, ripetere, omettere o rimontare sono tutte cose possibili. Seguite sempre la visione, chiedendo agli alunni di riflettere
su ciò che hanno visto e di esplorare quanto sia rilevante per loro. Fate domande come:
• Cosa avete trovato interessante circa il programma o il video? Perché lo era?
• Quale scopo pensate avesse in mente l’autore?
• Se voi foste stati (in quella scena) cosa avreste fatto?
• Quali altre cose avreste potuto fare o dire (in quella situazione)?
• Cosa avete imparato dal programma /video e cosa dalla nostra discussione?
La stessa avvertenza di “conoscere il vostro materiale” si applica ai CD-ROM. Essi saranno ben
più efficaci se realmente interattivi, con la richiesta di risposte ponderate da parte di un alunno
piuttosto che la semplice scelta di percorsi attraverso una presentazione di informazioni. I possibili svantaggi dei CD-ROM includono anche il fatto che controllare il progresso e l’apprendimento di un alunno può essere difficile, e ogni macchina potrà servire a un solo alunno, o a un
piccolo gruppo, per volta. Considerate sempre attentamente il contesto in cui sono usati. I CDROM non hanno probabilità di essere efficaci se non c’è una elevata motivazione e una buona
costanza: la novità è un valore che non dura a lungo!
Ricordate che tutti questi mezzi non sono che un’appendice a un lavoro più interattivo svolto
in classe con il supporto dell’insegnante: evitate di usarli come un sostituto.
Presentazione didattica
Benché la didattica sia uno strumento di apprendimento in qualche modo passivo, ha un valore
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
come mezzo diretto e spesso efficiente per fornire informazioni. Rendetela breve e immediata,
basata su fatti e non su discorsi. Evitate le lunghe liste di cose da fare e da non fare, o qualche
complessa serie di fatti che non hanno molta probabilità di essere memorizzati. Scegliete accuratamente, per esempio un’esposizione fatta dall’insegnante, una presentazione o ricerca degli
alunni, la TV, o altri modi di offrire una credibile fonte di valide informazioni. Fate sempre verifiche successive per valutare l’impatto e i punti di discussione, e per stimare i bisogni non ancora soddisfatti.
Usare l’aiuto di esterni
Sebbene operatori o agenzie esterne possano essere validi, bisogna porre molta attenzione a negoziare contenuti appropriati e a integrare pienamente nel vostro programma il loro contributo,
preferibilmente attraverso un insegnamento di gruppo. Gli esterni sono ancora richiesti per fornire educazione sulle droghe nelle scuole dove gli insegnanti pensano che ci sia bisogno di un
“esperto” che abbia maggior credibilità e affidabilità di loro stessi, spesso principalmente per
dare informazione sui pericoli. La validità del semplice dare informazione è limitata, e non appena si aggiungono esplorazione e discussione, l’insegnante è solitamente un esperto migliore.
Leggere e scrivere
Nell’educazione in materia di droghe c’è poco spazio per metodi più formali come la lettura individuale e gli esercizi scritti, benché essi abbiano il loro posto, particolarmente quando gli
alunni diventano più competenti in queste abilità. Per esempio, una ricerca e una esposizione
individuale possono conferire importanza ed evitare che sia sempre l’insegnante a figurare come
il dispensatore di informazioni. Anche la riflessione individuale può essere importante ma l’interazione è spesso il catalizzatore del cambiamento personale, e questa è la ragione per cui sosteniamo così fortemente i metodi interattivi.
Discussione plenaria
Alla fine di ogni lezione, concedete un minuto o due (solitamente non più di cinque) per chiedere quanto utile sia stata la lezione. Consentite risposte diverse, comprese quelle che riferiscono
una validità scarsa. “Vi siete trovati in quella condizione – cosa avete fatto?”, “Potete dirmi una
cosa utile o importante che avete imparato (in questa lezione, dalla nostra discussione, etc.)”,
“Come potreste utilizzare ciò che avete appena imparato?”, “Come avrebbe potuto essere migliorata la lezione?”, e così via. Pertinenza e apprendimento saranno frequentemente diversi da
alunno ad alunno, e questo è del tutto inevitabile.
Monitoraggio
Allo scopo di valutare il vostro successo nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti, registrate
ciò che fate, e alcuni riscontri rappresentativi dati dai ragazzi durante la lezione e durante la discussione finale. Alla fine del programma, del trimestre o dell’anno, avrete delle registrazioni alle
quali fare riferimento per aiutare il processo di valutazione, e per assistervi nel passare in rassegna ciò che farete nel successivo trimestre o anno, alla luce del programma corrente.
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COCAINA
Cosa fare dopo che avete finito
Valutazione
Chiedetevi se avete comunicato quello che avevate progettato di comunicare, e se, attraverso i
contributi degli alunni che avete conservato nel vostro monitoraggio, potete dire che essi hanno
imparato ciò che intendevate far loro imparare. Consultate la vostra classe nuovamente (e più a
lungo!) su ciò che hanno imparato, e su quanto lo ritengono utile. Hanno gradito il programma?
Possono suggerire miglioramenti? Se i vostri obiettivi erano realistici, potete scoprire di aver
avuto successo nel raggiungerli. In caso contrario, chiedetevi se il programma o il vostro approccio a esso necessita di essere aggiustato per aiutarvi a raggiungere quegli stessi obiettivi la
prossima volta, o se gli obiettivi devono essere modificati per renderli più realistici, o entrambe
le cose. I vostri metodi sembrano funzionare? I contenuti sono sembrati appropriati e sono stati
ritenuti pertinenti dai vostri alunni? Avete bisogno di aggiornare le vostre risorse didattiche?
O gli orari? Annotate accuratamente i cambiamenti che pensate di dover fare, come aiuto alla
progettazione del prossimo trimestre o anno scolastico.
Abuso di droga – Fattori di rischio e protettivi
Introduzione
La ricerca negli ultimi 2 decenni ci ha dato un’idea molto forte dei fattori di rischio e preventivi che influenzano il comportamento dei giovani; compreso l’abuso di droga. I fattori di rischio qui descritti indicano i possibili percorsi verso modelli di uso di droga precoci e più problematici.
Questo non significa che tutti i giovani che sono esposti a questi rischi diventeranno assuntori
di droga, o che ogni forma di uso si collocherà necessariamente a un livello problematico. Né
d’altra parte l’esistenza di uno o più fattori protettivi forti può garantire di proteggere da, o ridurre, l’abuso di droga. Comunque, se i fattori di rischio sono abbassati e quelli protettivi sono
innalzati, il risultato suggerisce che un minor numero di giovani avrà problemi di droga. È dove
questi fattori sono gravemente squilibrati che il corrente stato di benessere di un giovane può
essere seriamente a rischio.
È da notare che:
• I fattori di rischio agiscono più fortemente in combinazione
• I rischi di per sé stessi non possono predire accuratamente quali giovani assumeranno droghe, o potrebbero farlo; piuttosto, possono indicare la possibilità di inizio precoce di qualche forma di uso, possono preannunciare una modalità d’uso preoccupante, e possono accompagnare motivi di uso che sono più legati alla ricerca di sollievo da uno stress, piuttosto
che al desiderio del divertimento, piacere ed eccitazione spesso inseguiti dall’assuntore “ricreazionale”.
Fattori di rischio identificati
• Ambiente famigliare caotico
• Genitori che abusano di droghe o soffrono di malattie mentali
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
•
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Disordini del comportamento
Carenza di cure genitoriali
Comportamento inappropriato e/o aggressivo in classe
Fallimento scolastico
Scarse capacità di adattamento
Basso impegno scolastico
Amicizie con coetanei devianti
Bassa condizione socio-economica
Precocità del primo uso di droghe
Essere etichettato come consumatore di droghe
Fattori protettivi
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Forti legami famigliari
Esperienze di forte vigilanza genitoriale con chiare regole famigliari
Coinvolgimento della famiglia nella vita dei figli
Esperienze di riuscita scolastica
Forti legami con attività della comunità locale
Una relazione premurosa con almeno una persona adulta
“I fattori di rischio e protettivi non hanno tutti lo stesso peso, e dato che l’uso e abuso di droga
sono spesso determinati da molti fattori interconnessi, è evidente che nessuna singola organizzazione o istituzione può contrastare l’abuso di droga da sola. Premesso che i fattori di rischio
presenti possono, di per sé, essere insufficienti a predire un futuro uso di droghe, ridurre quelli
che ci sono può comunque ridurre il livello di rischio.
Le scuole possono aiutare i giovani a sviluppare specifici fattori protettivi:
• Aiutandoli a sviluppare relazioni supportive e sicure
• Insistendo sulla regolare frequenza scolastica
• Fornendo agli alunni strategie per rispondere bene alle richieste accademiche e sociali della
scuola
• Rendendo possibili forti e protettive reti sociali
• Incoraggiando buone abilità sociali
• Sviluppando conoscenza di sé e autostima
• Costruendo una buona conoscenza delle droghe legali e illegali, dei loro effetti e dei rischi
• Costruendo una buona conoscenza della salute in generale e di come assicurare la loro salute
mentale
• Fornendo accesso ad aiuto e informazione
• Ritardando il coinvolgimento con le droghe legali
Sappiamo che i ragazzi e i giovani vulnerabili hanno minori probabilità di intraprendere una
buona carriera scolastica, comunque, gli stessi interventi, dove vengono realizzati, aumenteranno
i fattori protettivi attorno a quei giovani.
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COCAINA
bibliografia
1. “Nuvole all’orizzonte” – Piccolo manuale per i genitori - Regione Veneto, Progetto “Up &
go” Per un futuro libero dalle droghe.
2. Serpelloni G., Gerra G.; Vulnerabilità all’addiction – Regione Veneto, Piano di Formazione
delle Tossicodipendenze, 2002
3. National Institute on Drug Abuse (a cura di); Prevenire l’uso di droghe tra i bambini e gli
adolescenti - Traduzione a cura dell’Osservatorio regionale sulle Dipendenze della Regione
Veneto, 2005
4. Network Nazionale sulle Dipendenze (www.dronet.org) (con tutti i “link” in esso contenuti).
5. Anti-Drug
Education
with
The
New
York
Times
(www.nytimes.com/learning/teachers/NIE/anti-drug)
6. Home Office Drugs Home Page (www.drugs.gov.uk)
7. The Australian Government Department of Health and Ageing (www.health.gov.au)
8. “Guidagenitori.it” (www.guidagenitori.it)
550
COCAINA E COMUNICAZIONE:
RAPPRESENTAZIONI ARTISTICOCOCAINA CULTURALI DI UN FENOMENO
9.4
SOCIALE
Francesca Girelli*, Anna Pompele**, Daniela Zusi***
* Consulente Osservatorio sulle Dipendenze Regione Veneto - Progetto Dronet
** Consulente Osservatorio sulle Dipendenze Regione Veneto - Progetto Up & Go - Dream On
*** Consulente Osservatorio sulle Dipendenze Regione Veneto - Progetto Droval
1. Introduzione
Nella società moderna il ruolo della comunicazione ha suscitato grande interesse, gli sviluppi
raggiunti da questo settore sono così ampi da coinvolgere anche le discipline scientifiche ed economiche che hanno dedicato uno spazio specifico allo studio di questo fenomeno per individuarne le tecniche, la strategie organizzative e gli effetti sulla dimensione socio-culturali della
società.
Le forme di comunicazione sono innumerevoli e spaziano in diversi campi disciplinari, artistici, sociologici, psicologici, economici e tecnologici, inoltre i canali attraverso i quali si trasmettono i prodotti di questa comunicazione sono facilmente accessibili, molto diffusi tra la popolazione e particolarmente potenti, in grado quindi di essere condivisi dai diversi strati della
società.
Nello specifico gli strumenti di comunicazione artistico-culturali, quali il cinema, la musica, la letteratura e l’arte, svolgono una molteplicità di funzioni: rappresentano un importantissimo settore industriale, diffondono un universo condiviso di simboli e credenze, fanno parte
dell’esperienza personale quotidiana e allo stesso tempo sono terreno di aggregazione sociale, di
dibattito, di mediazione culturale.
In quest’ottica i film, le canzoni e i testi letterari non sono solo prodotti artistici fini a se
stessi, ma sono mezzi di trasmissione di una realtà, attraverso i quali emerge il contesto culturale, le tradizioni, le credenze, le rappresentazioni, le mode di una società.
Nell’ambito di questa indagine si condurrà una stretta analisi sociale del fenomeno cocaina
in un più specifico rapporto analitico descrittivo, tenendo in considerazione la doppia valenza,
artistica e comunicativa, delle forme di espressione artistico-culturali. Si apre quindi all’orizzonte di questa ricerca, la possibilità di indagare non solo le specifiche produzioni cinematografiche, musicali, letterarie che rappresentano il problema della droga, ma anche tutto ciò che
ruota attorno ad esse e quindi i modelli culturali della società, gli stereotipi condivisi sulle sostanze (illegali e non), gli stili e gli ambienti di consumo, la connotazione di questo fenomeno
che non sempre viene raffigurato negativamente.
Nella consapevolezza che il fenomeno della droga è una realtà complessa, in cui interagiscono in modo interdipendente fattori biologici, psicologici e ambientali questa ricerca si pone
551
COCAINA
come un’analisi settoriale del problema, limitando il suo campo di indagine ai fattori culturali,
sociali e mediatici che agiscono sulle rappresentazioni sociali della cocaina (Serpelloni, 2002).
L’obiettivo è quello di cogliere le evoluzioni dell’immagine della cocaina socialmente condivisa, tracciando, attraverso i film, le canzoni, le opere letterarie e d’arte, un percorso in cui si
ritrovano gli elementi che hanno contribuito a creare gli stereotipi comuni sulle droghe. Nei
decenni la connotazione sociale della cocaina e il suo utilizzo si sono evoluti seguendo i processi
storici e culturali della società, ridefinendo continuamente l’immagine del consumatore di questa sostanza fino ad arrivare ad oggi in cui in molti ambienti l’uso di cocaina è tollerato e considerato una questione individuale.
La presentazione della produzione cinematografica, musicale, artistica e letteraria che tratta
il problema della cocaina ci permette di cogliere l’evoluzione di questo fenomeno che assume
sempre più una rilevanza sociale oltre che un interesse prettamente medico sanitario.
Questi prodotti artistico-culturali hanno una valenza emotiva fortemente connotata, spesso
sono caratterizzati da una potente e diretta capacità comunicativa, in grado di rafforzare le convenzioni sociali e di condizionare i comportamenti individuali in maniera più importante e invasiva rispetto alle motivazioni personali.
Si è infatti sempre più consapevoli che “le comunicazioni non mediano direttamente il comportamento esplicito; piuttosto esse tendono ad influenzare il modo in cui il destinatario organizza la propria immagine dell’ambiente” (Wolf 2001). In altre parole, l’influenza non sarebbe
diretta, ma è presente e ci avvolge senza che ci rendiamo completamente conto della sua forza
di persuasione.
Questi prodotti hanno il grande potere di direzionare il pensiero dei soggetti verso precise
tematiche, inducendo dei bisogni latenti ed influenzando gli atteggiamenti, le opinioni, le scelte
personali, verso una precisa omologazione e un conformismo di massa.
Alla luce di queste considerazioni, in ambito sanitario, l’analisi di questi prodotti cultuali e
artistici si pone come un nuovo contributo per individuare le emergenti tendenze in ambito di
dipendenze, per comprendere i fattori sociali e culturali che incidono sulla costruzione delle rappresentazioni delle droghe e nello specifico sulla cocaina.
2. Cocaina e cinema
Questa indagine utilizza ciò che accade sullo schermo come punto di partenza per analizzare in
che modo il cinema rappresenti l’azione dell’assumere, comprare o spacciare cocaina. La filmografia di questo paragrafo è stata reperita mediante una ricerca in internet utilizzando i principali motori di ricerca che si occupano di cinema.
La collocazione delle opere nello spazio (nazione di produzione) e nel tempo (anno di
uscita del film) ci permette di contestualizzarle e di capire in quale clima culturale ha lavorato
il regista, permettendo il confronto tra un film e l’altro. La rappresentazione dell’assumere sostanze stupefacenti nei film tende infatti a seguire il trend dell’epoca.
L’analisi della tematica (utilizzo, spaccio…) permette di specificare meglio il genere di film
e quindi il suo contenuto (una critica sociale, la descrizione di un fenomeno ecc…).
Il ruolo della persona che utilizza cocaina ci aiuta a capire che rilevanza ha l’utilizzo di sostanze stupefacenti in quel film. (Ci sono film in cui i protagonisti utilizzano cocaina ma il ruolo
della sostanza all’interno del film ha una rilevanza minima.)
Un’altra analisi che viene fatta è la connotazione. Con connotazione si intende prendere in
esame il giudizio positivo o negativo espresso dal film sulla sostanza cocaina.
552
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Partendo da queste considerazioni sono stati presi in esame tredici film in cui la sostanza
stupefacente utilizzata in maniera primaria è la cocaina.
Uno dei primi film in cui viene rappresentato l’utilizzo di cocaina è “Tempi moderni” di Charlie Chaplin del 1936. In quegli anni l’utilizzo di cocaina non era condannato dalla società, anzi
era incentivato, e in una delle scene più famose il protagonista aspira una sostanza bianca che
gli permette di acquistare immediatamente una notevole energia per superare ogni ostacolo.
Già verso la fine degli anni Trenta però la cocaina viene definita come una sostanza altamente
nociva e il suo utilizzo voluttuoso viene quasi completamente abbandonato. In seguito sono stati
sanciti numerosi emendamenti e leggi in tutti i Paesi per limitarne drasticamente la produzione
ed il commercio, punendo severamente gli spacciatori.
Anche l’immagine del fruitore di cocaina descritta nei film si rifà alle nuove leggi. A parte
quindi “Tempi moderni”, in cui la cocaina ha un ruolo marginale e acritico, l’immagine dell’utilizzatore che emerge dalla nostra indagine nei film girati in tempi successivi è molto differente, e si può ricondurre a tre categorie principali:
• Persona apparentemente felice, con un bella vita, un lavoro soddisfacente ma che in realtà si
fa di cocaina per un’ansia di prestazione e per mantenere uno standard elevato;
• Persona che non si accontenta di ciò che ha, desidera cambiare vita, avere tanti soldi, possibilmente senza fare troppa fatica e senza dover aspettare troppo tempo;
• Persona che vive in un contesto degradato, in cui l’ignoranza, la miseria, la bruttezza dell’ambiente sono accentuate dall’utilizzo di droga come ricerca di riscatto dal modo esterno.
2.1. Cocaina per mantenere uno standard di vita elevato
Titolo: Cocaina
I protagonisti consumano la propria vita, così come consumano grandi quantità
di stupefacente. La vita dorata precipita nell’inferno della cocaina, che qui diventa
la droga tipica di chi non si rassegna a veder diminuita la propria performance
nel mondo degli affari. La cocaina si mostra quindi in tutta la sua violenza storditrice: il regista Harold Becker guarda in maniera pessimista al mito americano
del successo facile.
Cast : James Woods, Sean Young, Amanda Blake, Steven Hill, John Kapelos, Kelle Kerr, John Rothman, Grace Zabriskie
Regia: Harold Becker
Nazione: USA
Data di uscita: 1988
Genere: Drammatico
Trama:il protagonista è un uomo nevrotico, che cerca affannosamente di affermarsi a New York nell’ambiente commerciale, ma che intanto deve farsi mantenere dalla moglie che ha un modesto lavoro, e
della cui bellezza è orgoglioso. Dopo qualche tentativo deludente, Lenny viene assunto da Max, un maturo e affermato affarista, che lo manda a Los Angeles, per trattare vendite immobiliari. E qui Lenny convince abilmente i clienti ad investire capitali in immobili, sfruttando le scappatoie fiscali, permesse dalle
leggi in vigore. Il successo è immediato ed egli diventa ricco: fa soldi con enorme facilità, ha una villa
con piscina, un’auto di lusso, e frequenta feste nell’alta società.
Ma una nuova legge mette improvvisamente il mondo degli affari in difficoltà, i clienti di Lenny si tirano indietro e lui è rovinato. Incapace di seguire il consiglio del suo capo di aspettare pazientemente
tempi migliori, Lenny si abbatte e si lascia convincere da Joel, un amico senza scrupoli, a prendere la cocaina per tirarsi su. Lo stesso fa la moglie.
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COCAINA
Titolo: Paura e delirio a Las Vegas
In questo film la cocaina accompagna i due protagonisti, un avvocato e un giornalista di successo, per tutto il viaggio. Il viaggio, che apparentemente è per lavoro, è in realtà un pretesto per Duke (Johnnj Depp) e Gonzo (Benicio del Toro)
per drogarsi liberamente. Il film è ambientato nel 1971, il “politically correct”
non esiste, le costrizioni degli anni Novanta non sono ancora pensabili. I militari
americani sono ancora nel Vietnam, e il cinismo sostituisce l’’idealismo, e gli anni
Sessanta vengono sepolti con le loro speranze e illusioni: cocaina, LSD, allucinogeni, erba permette ai due protagonisti di essere costantemente superdrogati. Il viaggio che compiono è allucinato, visionario, nauseabondo e a tratti anche divertente. La droga aiuta i due protagonisti
a liberarsi dai loro dolori, dai loro sogni, la follia sembra emergere come difesa da un modo demente.
Titolo originale: Fear and loathing in Las Vegas
Cast : Benicio Del Toro, Cameron Diaz, Christina Ricci, Johnny Depp, Tobey Maguire
Regia: Terry Gillians
Nazione: USA
Data di uscita: 1998
Genere: Fantastico
Trama: Nel 1971 dalla California partono su una decappottabile rosso scuro Raoul Duke, giornalista, e
il suo avvocato, dr.Gonzo. La direzione è Las Vegas, dove Duke deve realizzare un servizio su una corsa
di moto, e Gonzo deve partecipare ad una convention di avvocati e procuratori. In macchina si portano
una scorta illimitata di cocaina, allucinogeni e droghe di varia qualità, di cui fanno abbondante uso. Attraversano il deserto del Nevada e visioni terribili li accompagnano: l’attacco di uno stormo di pipistrelli,
gruppi di lucertoloni che organizzano festini in albergo, il pavimento che si squaglia sotto i piedi. Fanno
poi strani incontri: un poliziotto tanto severo quanto solo, che insidia Duke; una giornalista televisiva
che si serve della follia amorosa di Gonzo; una ragazzina fuggita da casa. Tra un incontro e l’altro, Duke
e Gonzo continuano ad ingerire droghe, e vomitano e vedono liquami in ogni angolo. Talvolta Duke si
mette alla macchina da scrivere e butta giù riflessioni sulla situazione, di loro in particolare e dell’America in generale. Quindi Duke decide di cambiare macchina, e percepisce che un cambiamento è ormai
impossibile. I due allora separano i propri destini. Duke accompagna Gonzo fino alla pista dell’aeroporto.
Il futuro rimane incerto e nebuloso.
Titolo: Velvet goldmine
In questo film la cocaina è il filo conduttore di tutta la vicenda. I protagonisti
hanno gli ideali, i sogni giovanili di tutti. Ricercano la verità, la propria identità
attraverso la liberazione da ogni convenzione e vincolo sociale. Pensano che la
droga sia il mezzo per cambiare il mondo, ma in pochi anni, nel giro di un solo
decennio tutti questi ideali sono, svaniscono, il mondo è cambiato ma in una direzione che non avevano previsto. “Pensavamo di cambiare il mondo ed invece
abbiamo cambiato soltanto noi stessi”
Arthur, Brian e Curt hanno capito la lezione della vita, hanno compreso che gli eccessi dell’arte
non durano per sempre, ma non rinnegano niente della loro gioventù, poiché i sogni spesso sono
più belli della realtà.
Cast: Christian Bale, Toni Collette, Eddie Izzard
Regia: Todd Haynes
Nazione: USA
Data di uscita: 1998.
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Genere: Musicale
Trama:Agli inizi degli anni ‘80 Arthur, un giornalista inglese che lavora in un quotidiano di New York,
riceve l’incarico di scrivere un articolo sulla vicenda di Brian Slade, mitica star del ‘glam rock’, scomparso improvvisamente dalle scene all’apice della fama. Arthur, da ragazzo, era stato tra coloro che avevano per Slade una vera passione. Con qualche emozione, Arthur cerca di ricostruire il quadro di quegli
anni: comincia ad analizzare il rapporto tra Brian e la moglie Mandy, rintracciandola in un locale di secondo piano ed invitandola a ricordare la sua storia con Brian. Si torna così alla Londra degli anni Settanta, quando ormai dilaga la moda di una musica rock che deve essere sempre più sfrenata e narcisista.
Slade si adatta subito a quel clima esibizionistico, indossa abiti sgargianti, pettinature dai colori vistosi,
soprattutto insiste sull’ambivalenza e la sfrenatezza degli atteggiamenti sessuali. Si
sposa e va in America dove incontra Curt Wild, altra star del rock, di cui diventa intimo amico, lo porta
a Londra, la moglie esasperata lo maledice. Si torna agli anni Ottanta e Arthur telefona a Curt Wild che
lo invita al concerto di Tommy Stone. Arthur vi si reca, e osserva: quel Tommy somiglia proprio a Brian.
Titolo: Bugie, baci, bambole e bastardi
In questo film i due protagonisti sono costantemente sconnessi e alterati dalla
realtà dalla cocaina, apparentemente alla ricerca di un significato profondo, in
realtà sono portatori di uno sguardo annebbiato sulle cose. Intorno a loro uomini
e donne deboli, donne che utilizzano il proprio corpo come merce di scambio, uomini che maltrattano le donne per maltrattare sé stessi. La cocaina caratterizza il
mondo dei due protagonisti in un modo che la fisica chiamerebbe “entropia”, una
lenta e impercettibile marcia verso la disgregazione e al distruzione e una progressiva perdita di
calore e di sentimenti.
Titolo originale: Hurlyburly
Cast Sean Penn, Kevin Spacey, Chazz Palminteri, Robin Wright Penn
Cast: Meg Ryan, Anna Paquin, Gianna Ranaudo
Regia: Anthony Drazan
Nazione: USA
Data di uscita: 1998.
Genere: Drammatico
Trama:Eddy, Micky e Phil sono tre amici che convivono in una villa lussuosa. I primi due sono proprietari di uno Studio di Hollywood. Phil è invece un attore in cerca di lavoro. Ciò che lega i tre sono
due donne, la cocaina e i dollari. Eddy vede in Phil il suo lato oscuro mentre Micky costituisce l’aspetto
vincente e cinico. Se li tiene vicini proprio per questa loro duplice valenza. La morte di uno di loro farà
saltare gli equilibri mettendo a nudo le solitudini.
2.2 Cocaina per guadagnare in fretta soldi facili
Titolo: Blow
George Jung tipico ragazzo americano, stanco di vivere in una famiglia povera
ma onesta e di vedere suo padre trattato come una marionetta dalla madre, inizia
a trafficare in marijuana prima e in cocaina poi inseguendo un sogno di grandezza
e onnipotenza. Le cose sembrano andargli bene, riesce a comprare una villa, ha
una moglie bellissima, una figlia…ma in realtà più si va in alto, più la caduta è
violenta:. Il suo socio lo imbroglia, gli ruba tutti i soldi e lui finisce in prigione.
Quelli che erano i suoi amici lo abbandonano, persino la moglie.
Questo film è la storia di una vita che, a volte in maniera coraggiosa a volte persino ingenua,
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COCAINA
corre impavida verso la catastrofe, mai però in maniera melodrammatica e spesso ironica. Jung
è il ritratto dell’avidità umana, ma alla fine si trasforma in un personaggio patetico che paga un
prezzo altissimo per la sua ingordigia, la perdita della libertà e dell’amata figlia
Titolo originale: Blow
Cast Johnny Depp, Penélope Cruz, Jordi Mollà, Franka Potente, Monet Mazur.
Regia: Ted Demme
Nazione: Usa
Data di uscita: 2001
Genere: Drammatico
Trama:Il giovane George Jung si trasferisce in California tra surfisti e hostess. Con la fidanzata Barbara
e l’amico Derek comincia un traffico di marijuana che lo fa finire nel mirino della polizia. Il ragazzo sembra al sicuro, ma la madre lo denuncia e lui finisce in prigione.
In cella conosce Diego che, appena uscito, lo fa socio di un traffico di cocaina dalla Colombia a Hollywood e poi fino alla East Coast. Ricchissimo, deposita tutti i suoi averi in una banca colombiana, sposa
la bella Mirtha e diventa padre di Kristina. Tutto sembra andare per il meglio, ma il socio lo imbroglia,
ruba tutti i soldi e George finisce in prigione di nuovo. Una volta uscito di prigione, le cose sembrano
andare meglio, ma George ci ricasca di nuovo e viene condannato all’ergastolo. Ancora oggi è recluso e
finirà di scontare la pena nel 2015
Titolo: Fame chimica
In questo film i due protagonisti sono due ragazzi in gamba e molto maturi, che
reagiscono in maniera differente alle avversità che si trovano a fronteggiare. Uno,
Claudio, appare intellettualmente molto attivo, ha un lavoro precario dove si
sente sfruttato, frequenta i centri sociali, si ribella all’idea che per ognuno esiste
una strada prestabilita a seconda della classe sociale a cui appartiene e pensa perciò che valga la pena correre dei rischi pur di trovare una via diversa; l’altro, Manuel, invece, si è costruito un sistema di valori tutto suo che lo rende diverso dagli altri sfaccendati della piazza, vive spacciando e commettendo piccoli crimini con i quali riesce a rincorrere le classi benestanti, ad avere una vita fatta di lussi, di vestiti all’ultima moda e profumi. La
droga sembra offrire la possibilità per una via d’uscita dalla povertà, dalla banalità, sembra offrire quell’affetto di cui Manuel ha bisogno nonostante lo cerchi fuggendo invece dalle proprie
responsabilità.
Titolo originale: Into the Blue
Cast:. Marco Foschi, Matteo Gianoli, Valeria Solarino, Teco Celio, Mauro Serio
Regia: Antonio Boccola, Paolo Vari
Nazione: Italia, Svizzera
Data di uscita: 2003
Genere: Drammatico
Trama:Due amici, nonostante abbiano due vite diverse, uno vive facendo il ‘pusher’ l’altro ha un lavoro
‘regolare’, molto faticoso e mal pagato, continuano a vedersi e a frequentarsi nella stessa piazza che frequentavano da bambini. La loro amicizia continua fino a quando non si innamorano della stessa ragazza.
Titolo: The pusher
In questo film il protagonista inizia a spacciare droga con il desiderio di arricchirsi in fretta e
senza fare troppa fatica per poi ritirarsi e fare la vita che ha sempre desiderato. Sogna una vita
perfetta, e all’inizio del film sembra che abbia tutto ciò che desidera. Ma il lieto fine è molto lontano, e quello che emerge è che la droga è ovunque, indipendentemente da dove sei e da chi sei.
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Titolo originale: Layer Cake
Cast: Daniel Craig, Tom Hardy, Jamie Foreman, Sally Hawkins, Burn Gorman, George
Harris, Tamer Hassan, Sienna Miller
Regia: Matthew Vaughn
Nazione: Regno Unito
Data di uscita: 2004
Genere: Thriller
Trama:Un raffinato uomo d’affari londinese si è arricchito commerciando cocaina ed ecstasy come se fossero una merce qualsiasi. Quando decide che è giunto il momento di ritirarsi per godersi i guadagni illeciti, si trova però a dover restituire due favori al boss della mala Jimmy Price. La conquista della libertà non è così immediata come credeva.
2.3 Cocaina come mezzo per riscattarsi
Titolo: Apocalypse now
In questo film I soldati riescono a sopravvivere all’orrore della guerra del Vietnam grazie all’utilizzo delle sostanze stupefacenti. Tutto ciò che vivono, che vedono, passa attraverso gli occhi allucinati delle droghe e della violenza. Coppola
ci mostra la pazzia che impera sovrana, e che viene accentuata dall’utilizzo di cocaina, LSD, allucinogeni. Ci mostra svariati esempi di come l’uomo possa diventare abietto nei confronti dei suoi simili in una circostanza limite come è una
guerra: Duvall che miete un villaggio solo per permettere al campione di surf di esibirsi, Sheen
che spara al petto di una ragazza già ferita a morte perché “non possono fermarsi”, il soldato che
trucca la coniglietta di playboy mezza nuda e impazzita come se fosse una bambola.
L’utilizzo di sostanze è un ulteriore motivo di degrado per la mente, ma anche l’unico mezzo per
non morire.
Titolo originale: Apocalypse Now - Redux
Cast:. Marlon Brando, Robert Duvall, Martin Sheen, Laurence Fishburne, Dennis Hopper, Harrison
Ford.
Regia: Francis Ford Coppola
Nazione: USA
Data di uscita: 1979
Genere: Guerra/Azione/Drammatico
Trama:Il capitano Willard, appartenente ai servizi speciali, si trova a Saigon in un ambiguo riposo, motivato da qualche prestazione non sufficiente, quando viene convocato per un incarico pressoché assurdo.
Il colonnello Kurtz, uscito dai ranghi con i suoi soldati, ha finito per combattere una guerra personale,
passando dal Vietnam alla Cambogia. Willard deve seguire un corso d’acqua, già seguito dall’impazzito
colonnello; lo deve raggiungere ed eliminare. L’impresa non è facile poiché il capitano viaggia con un
modesto natante e con pochissimi uomini; inoltre il fiume è solo fino ad un certo punto in mano agli
americani.
Titolo: Il cattivo tenente
In questo film il vuoto e la solitudine vengono raccontati senza false ipocrisie: il
protagonista è dipendente dalla droga, ma la sua in realtà è una storia di dipendenza dal male, dalle situazioni sbagliate. Il disagio estremo viene colto nei suoi
aspetti più affascinanti, è un male cercato con fermezza, con lucidità, accentuato
dall’uso di cocaina e altre sostanze come estremo tentativo di auto -distruzione
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COCAINA
Titolo originale: Bad Lieutenant
Cast:. Harvey Keitel, Brian McElroy, Frankie Acciarito, Peggy Gormley, Stella Keitel, Dana Dee
Regia: Abel Ferrara
Nazione: Usa
Data di uscita: 1980
Genere: Commedia
Trama: Un poliziotto corrotto e amorale, con grossi problemi di droga e alcol, pensa di avere una possibilità di redenzione quando gli viene affidato il caso di stupro di una suora.
Titolo: Clockers
in questo film la vita del protagonista, uno spacciatore, è descritta come quella
di una persona “normale”, scorre nel suo tram tram quotidiano fatto di ricerca di
clienti e vendite come se la cocaina fosse una qualsiasi merce di scambio, fino a
quando un evento improvviso non la scuote.
I pusher ad ogni angolo di strada, i ghetti neri ed il poliziotto “di quartiere” sono
figure che ai nostri occhi potrebbero sembrare aliene, ma che rappresentano invece perfettamente la realtà degradata in cui vivono i ragazzi di certi quartieri statunitensi.
Cast:. Pee Wee Love, Regina King, Delroy Lindo, John Turturro, Harvey Keitel, Mekhi Phifer
Regia: Spike Lee
Nazione: USA
Data di uscita: 1995
Genere: Drammatico
Trama:In un quartiere un tempo decoroso, a Brooklyn, un giovane spacciatore si ritrova con l’esistenza
sconvolta e le ore contate: gli danno la caccia un detective e un boss intenzionato a proteggere i propri
interessi ad ogni costo. Su questo sfondo si scontrano i valori tradizionali e le lusinghe della strada. Intanto i cittadini onesti degli stabili popolari combattono una guerra perenne contro gli spacciatori, i
“clockers”, che invece agli occhi dei ragazzini del quartiere rappresentano l’immagine del successo e della
popolarità.
Titolo: La sposa turca
I due protagonisti sono persone che vivono pervase da un senso di distruzione e
in comune hanno la passione per la cocaina e l’alcol, sostanze che permettono loro
di evadere dalla realtà. In realtà nel film non li si vede mai utilizzare la droga insieme. Lui la prende per elevare la sua prestazione sessuale, lei invece la utilizza
per farsi del male, per un senso proprio di autodistruzione.
Titolo originale: Gegen die wand
Cast:. Birol Ünel, Sibel Kekilli, Catrin Striebeck, Güven K?raç, Meltem Cumbul, Cem Akin, Aysel
Iscan, Demir Gökgöl, Stefan Gebelhoff, Hermann Lause, Adam Bousdoukos, Ralph Misske, Mehmet
Kurtulus
Regia: Fatih Akin
Nazione: Germania
Data di uscita: 2003
Genere: Drammatico
Trama:Cahit (Birol Ünel), cocainomane e alcolizzato, depresso, autodistruttivo, incontra Sibel (Sibel Kekilli) in una sala d’attesa di un ospedale. Entrambi scampati ad un tentato suicidio, macchina contro
muro lui, lametta e vene lei, scappano dall’ospedale per andare a divertirsi in giro. Lei vuole sposarlo per
togliersi di mezzo la famiglia turca che la opprime e non le permette di godersi la vita. Lui non aspira a
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
nulla che vada oltre la lattina di birra o il tiro di cocaina e le dice di no. Sibel si ritaglia le vene; Cahit,
turco-tedesco come lei, decide di sposarla visto che non ha altro da fare. Finge con i genitori, regge il
gioco al banchetto nuziale, la porta a vivere a casa sua permettendole di ripulirla e di pagare metà affitto.
Ma la loro apparente felicità non può durare a lungo, i protagonisti si lasciano e si prendono mescolando
le loro vite con quelle di altre persone, fino all’epilogo in cui entrambi sperano di potersi riscattare e vivere una vita migliore.
2.4 All’interno di questa sezione, la filmografia italiana
Titolo: Johnny Stecchino
Il protagonista si ritrova circondato dalla cocaina senza in realtà sapere cosa sia.
A Palermo, la utilizzano tutti, lo zio della sua amata, il ministro e i suoi collaboratori, le personalità invitate alle feste…ma la chiusura è favolistica in quanto
Dante, che ha mantenuto nei confronti della cocaina uno sguardo naif, tanto da
crederla un farmaco per il diabete, ne regala un sacchetto intero ad un suo amico
down.
Titolo originale: Johnny Stecchino
Nazione: Italia
Anno: 1991
Genere: Commedia
Regia: Roberto Benigni
Cast: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Paolo Bonacelli, Franco Volpi, Ivano Marescotti, Turi Scalia,
Loredana Romito,
Trama: Dante, timido autista di autobus per persone diversamente abili, ad una festa conosce Maria.
Questa lo inviterà nella sua villa di Palermo, e lui, subito innamorato e all’oscuro del vero motivo dell’invito, si precipiterà da lei. Una volta giunto a Palermo si troverà in mezzo a strani traffici a causa della
sua incredibile somiglianza con il boss mafioso Johnny Stecchino. Conosce anche la cocaina che crede
però essere un farmaco miracoloso per il diabete, e che porterà in grosse quantità come regalo ad uno dei
suoi amici.
Titolo: ricordati di me
Il mondo televisivo descritto è spietato e senza qualità. La figure di Valentina tra
tutte è la più tragica, decisa ad esibire con indifferenza la propria acerba seduzione
in nome della propria ambizione ad una celebrità effimera e senza meriti. La cocaina in questo film viene utilizzata nei festini dei VIP della televisione, persone
che a causa di forti stereotipi si credono importanti e “arrivate”, ma che svelano
la loro solitudine e il loro vuoto affettivo proprio nell’utilizzo di questa sostanza.
Nazione: Italia
Anno: 2002
Genere: Commedia
Regia: Gabriele Muccino
Cast: Monica Bellucci, Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Silvio Muccino, Nicoletta Romanoff, Enrico Silvestrin.
Trama: Giulia e Carlo avevano grandi sogni di gloria: Giulia voleva diventare una grande attrice e Carlo
uno scrittore di romanzi. Ma poi sono arrivati figli e i sogni di gloria hanno lasciato il posto ad una tranquilla vita famigliare. Ora tocca ai figli sognare di diventare qualcuno. Valentina vuole entrare nel mondo
della televisione come soubrette e la sua voglia di arrivare mette in crisi anche il fratello Paolo.
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COCAINA
3. Cocaina e musica
La ricerca nel campo musicale è stata condotta pensando all’utilizzo che le sostanze stupefacenti
ed in particolare la cocaina hanno avuto nel mondo della musica dai primi anni del 1900 ad
oggi. In particolare si è verificato quanti riferimenti vi sono nei testi delle canzoni di fama italiana ed internazionale, con una riflessione riguardante anche il contesto del periodo di pubblicazione.
Si è scelta questa connotazione temporale perché proprio in questo periodo è concentrata la
maggior parte della produzione musicale che tratta questo argomento.
La nascita di un genere musicale spesso è l’espressione di una rottura, di una trasformazione
all’interno della società e della generazione, segnando le tappe del cambiamento culturale e artistico di un’epoca.
La storia della musica e, più in generale, quella dell’arte e della cultura sono l’espressione
più diretta dell’anima di una società, delle sue credenze, delle sue aspirazioni, delle sue paure,
delle sue contraddizioni e dei suoi bisogni, a seconda del periodo storico considerato si associa
una certa moda, uno stile musicale e anche un tipo di “consumo” di droghe. Negli anni ‘40 la
musica jazz da Billie Holiday a Chet Baker aveva un forte legame con l’eroina, il rock ‘n’ roll
degli anni ‘50 con le amfetamine, negli anni ‘60 la nascita del rock è stata associata alle droghe
psicaedeliche (dall’hashish all’LSD); la disco music degli anni ‘70 alla cocaina e agli acidi; il
punk degli anni ‘80 ancora con le amfetamine, l’alcool e l’eroina, dagli anni ‘90, con il diffondersi della musica techno ed house, si utilizzano molto le droghe sintetiche nelle discoteche.
Tra ciò che appare su internet, particolare interesse ha destato una ricerca condotta da John
Markert per la University of Texas e pubblicata nel 2003 sul quotidiano britannico “The
Guardian”, in cui è stato indicato che la musica pop e rock non hanno più niente a che vedere
con la propaganda all’uso di sostanze stupefacenti.
Tale ricerca è stata condotta analizzando circa 784 brani dagli anni Sessanta ad oggi e, secondo quanto riferito dall’autore, la tendenza dei musicisti è sempre stata quella di demonizzare l’uso delle droghe e, rispetto ad una trentina di anni fa, recentemente sono aumentati i messaggi contro le sostanze come cannabis e LSD.
Da quando si hanno le tracce discografiche, sono sempre esistiti brani che hanno a che fare
con le droghe. John Markert ha trovato circa un centinaio di brani che trattano il tema dell’eroina e la maggior parte di questi risale agli anni Novanta. Circa 200 sono invece i brani che
trattano l’argomento cocaina; l’atteggiamento verso questa sostanza è ambiguo a seconda delle
recensioni, dai tempi dei Grateful Dead (fine anni Sessanta), fino alla nota “Cocaine” di JJ Cale,
resa famosa da Eric Clapton. Ma è soprattutto negli anni Novanta, con il fenomeno gangsta-rap,
che si moltiplicano gli appelli contro l’uso di cocaina, specialmente sotto forma di crack, vista
come “droga da perdenti”.
Per quanto riguarda gli allucinogeni, essi vengono apertamente reclamizzati nelle canzoni
degli anni Sessanta. Da “White rabbit” dei Jefferson Airplane, che è un inno agli allucinogeni,
a “Lucy in the Sky with Diamonds” dei Beatles, che risulta equivoca anche nel titolo: le iniziali
formano L-S-D e dove si parla di “ragazze con occhi color caleidoscopio”; fino ad arrivare a “Purple Haze” di Jimi Hendrix. Ma la maggior parte delle canzoni che citano l’LSD sono nate dopo
il 1980 e vanno a criticare sia la sostanza, sia la cultura che l’aveva resa popolare. Qualche parere opposto nei confronti delle sostanze illegali, c’è stato solamente nei confronti della marijuana molto più indietro nel tempo e che include la stragrande maggioranza dei brani presi in
esame. Solo poche canzoni degli anni Sessanta ne parlano apertamente poiché la parola era censurata alla radio. Anche negli ultimi anni, alcuni musicisti non più giovanissimi come Tom
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Petty e lo stesso JJ Cale hanno trattato l’argomento in termini positivi. Certamente essi non
sono idoli dei teen-ager, bensì artisti più maturi, che si rivolgono ad un pubblico altrettanto
“maturo” sulla questione, sperando, quindi, che non influenzino il comportamento dei giovani.
Presentiamo una rassegna cronologica delle principali canzoni che trattano l’argomento cocaina. Sono stati presi in esame i testi delle canzoni che affrontano l’argomento in modo esplicito, ma anche quelli ambigui, considerando la connotazione di favore o di disapprovazione all’uso di questa sostanza. Un excursus nella storia dei testi musicali che abbraccia un po’ tutti i
generi di musica, affrontando la questione con commenti che presentano la vita personale e professionale dei cantanti e dei membri delle band che hanno prodotto queste canzoni.
3.1 Gli anni Trenta
Durante la prima guerra mondiale e nell’immediato dopo-guerra, l’uso della cocaina si diffuse
notevolmente in tutti i Paesi del mondo Occidentale. Tutti i ceti sociali ne facevano uso, veniva
assunta legalmente da molti musicisti, anche con uso terapeutico. Per questo motivo in questi
anni troviamo produzioni musicali che nominano la sostanza cocaina come utilizzo consueto.
Già nel 1929 troviamo una canzone dedicata alla cocaina. Dick Justice, musicista folk che sembra abbia trascorso gran parte della sua vita a lavorare nelle miniere. La canzone si intitola proprio “Cocaine” e tratta dell’amore di un uomo per la cocaina e per la sua fidanzata.
Artista: Dick Justice
Titolo: Cocaina (1929)
…
I’m simply wild about my good cocaine
I stood my corner, hey hey!
Here come Sal with a nose all so’
Doctors said she couldn’t smell no mo’
Lord run doctor, ring the bell
The women in the alley…
I’m simply wild about my good cocaine
…
Here come Sal with a nose all so’
Doctors said she couldn’t smell no mo’
Lord go doctor, ring the bell
Women in the alley…
I’m simply wild about my good cocaine
Lord the babies in the cradle in New Orleans
The doctors kept a-whiffin’ til the baby got mean
…
Mama said she couldn’t smell no mo’
…
Titolo: Cocaina (1929)
…
Vado pazzo per la mia cocaina
Ho fatto ciò che volevo
Arriva Sal con il naso dolorante
il dottore ha le ha detto che non dovrebbe sniffare più
Signore, vai dottore e suona la campana
La donna sul viottolo…
Vado pazzo per la mia cocaina
…
Arriva Sal con il naso dolorante
I dottori le dissero di non sniffare mai più
Signore, vai dottore e suona la campana
La donna sul viottolo…
Vado pazzo per la mia cocaina
Signore, le ragazze nella culla di New Orleans
I dottori sniffarono fino a fare arrabbiare la ragazza
…
La mamma disse di non sniffare mai più
…
561
COCAINA
Nel 1930, una band estremamente popolare nella Memphis degli anni Venti,
i Memphis Jug Band descrivevano le virtù terapeutiche,e socialmente accettate del problema della cocaina con la canzone “Cocaine Habit Blues” che si
riferiva alla cocaina come la Polvere del Demonio lo fa ballare quanto vuole, lo assiste nel suo consumo sistematico di alcol, lo manda a rota come un qualsiasi eroinomane e da quando non si trova più da sniffare sono comparse le siringhe in giro.
Artista: Memphis Jug Band
Titolo: Cocaine Habit Blues (1930)
Cocaine habit mighty bad
It’s the worst old habit that I ever had
Honey take a whiff on me
I went to Mr Beaman’s in a lope
Saw a sign on the window said no more dope
Hey, hey, honey take a whiff on me
If you don’t believe cocaine is good
Ask Alma Rose at Minglewood
Hey, hey, honey take a whiff on me
I love my whiskey, and I love my gin
But the way I love my coke is a doggone sin
Hey, hey, honey take a whiff on me
Since cocaine went out of style
You can catch them shooting needles all the while
Hey, hey, honey take a whiff on me
It takes a little coke to give me ease
Strut my stuff long as you please
Hey, hey, honey take a whiff on me.
Titolo: La cattiva abitudine della cocaina Blues (1930)
La cattiva abitudine della cocaina
La peggiore abitudine che ho mai avuto
Ragazza, fatti un tiro di questa roba
Sono andato da Mr Beaman’s in un viaggio mentale
Ho visto un segno sulla finestra che mi diceva mai più
droga
Hey bellezza sballa con me
Se non credi che la ccaina è buona
Chiedi a Alma Rose di Minglewood
Hey bellezza sballa con me
amo il mio whiskey e il mio gin
ma il modo in cui amo la mia coca è un peccato mortale
Hey bellezza sballa con me
da quando al cocaina è andata fuori moda
puoi trovarli che si bucano a tutte le ore
Hey bellezza sballa con me
Basta sol odi coca per rendere le cose facili per me
farei quello che vuoi per la coca
Hey bellezza sballa con me
Dopo il 1930, in seguito all’individuazione dei gravi danni che la cocaina creava, vennero proclamate le prime legge contro i narcotici e gli stupefacenti, definendo tale sostanza come altamente nociva, limitandone drasticamente la produzione ed il commercio e punendo severamente
gli spacciatori.
3.1 Gli anni Sessanta e Settanta
Verso la fine degli anni Sessanta le droghe irruppero nel mondo della musica rock. Si diffuse tra
cantanti e musicisti la filosofia rock della autodistruzione, che consisteva nel bruciare la propria
vita per arrivare velocemente alla morte. Molte rockstar a quei tempi aderirono a questa corrente
di pensiero, generata dalla disinformazione totale, dallo spirito di trasgressione e dall’ingenuità.
L’hashish, la marijuana, le amfetamine, l’alcol, la cocaina, ma soprattutto l’eroina furono i metodi principali usati dagli adepti della teoria della “self destruction”, contribuendo alla diffusione e alla miticizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti.
Accanto alle droghe prese con spirito di distruzione, ce ne furono altre considerate “costruttive” nelle intenzioni dei musicisti/consumatori. L’LSD venne, infatti, inizialmente considerata erroneamente un mezzo per aumentare le possibilità percettive e per “dilatare la mente”.
Negli anni successivi in alcune canzoni cominciò ad essere citata anche la cocaina con le frasi
come “fa bene”, “ti fa stare su”, “con lei fai tutto bene”. L’utilizzo si diffuse tra i cantanti per la
562
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
sua caratteristica eccitante e anche perché rappresentava uno status symbol di potere e ricchezza
riconosciuto dalla società.
La canzone “Cocaine Blues” è originariamente attribuita a T.J. Arnall, probabilmente un membro della band “Slumber Nichols’ Western Aces”. Non è
però certo che sia la prima versione, in quanto c’è anche una versione di Billy
Hughes del 1947. Tale canzone risulta essere una rielaborazione della canzone
“Little Sadie”, una ballata folk americana addirittura del 1922. Nel 1968
Johnny Cash rese famosa e indimenticabile questa canzone, che tratta la storia di un uomo che sparò a sua moglie, sotto l’effetto di whisky e cocaina.
Artista: Johnny Cash
Album: At Folsom Prison (1968)
Titolo: Cocaine blues
Early one mornin’ while makin’ the rounds
I took a shot of cocaine and I shot my woman down
I went right home and I went to bed
I stuck that lovin’ .44 beneath my head
Got up next mornin’ and I grabbed that gun
Took a shot of cocaine and away I run
Made a good run but I ran too slow
They overtook me down in Juarez, Mexico
…
Come on you’ve gotta listen unto me
Lay off that whiskey and let that cocaine be.
Titolo: Blues della cocaina
Una mattina presto mentre facevo un giro
ho tirato della cocaina e ho sparato a mia moglie
Andai subito a casa ed andai a letto
misi quell’amata .44 sotto la mia testa
Mi sono alzato la mattina dopo ed ho afferrato quella pistola
mi sono fatto un tiro di cocaina
faci una bella corsa ma andai troppo piano
I poliziotti mi presero giù in Juarez, Mexico
…
Forza devi ascoltarmi
Molla il whiskey e lascia perdere quella cocaina.
Per quanto riguarda gli anni Sessanta Davy Graham è uno dei protagonisti
del folk revival britannico a cui è attribuito un ruolo fondamentale nella diffusione della world music, del folk jazz, del raga rock. Pubblicò un album che
si intitola “Folk, Blues And Beyond” (1965), in cui è presente “Cocaine
blues”. È la rivisitazione di un brano tradizionale, nato tra i soldati americani
spediti in Europa durante la grande guerra, quando l’esercito gli forniva cocaina come antidepressivo e stimolante: naturalmente gli effetti di tale sostanza erano ancora
poco conosciuti e i soldati continuavano ad assumerla anche dopo il congedo (cocaine, cocaine/ they
say it kills you but they don’t say when/ cocaine/ all around my brain). Esistono diverse versioni di
questa canzone, differenti sia nella melodia che nel testo, ma quasi tutte le cover realizzate dopo
quest’album sono ispirate alla versione di Davy Graham.
Artista: Davy Graham
Album: Folk, Blues And Beyond (1960 circa)
Titolo: Cocaine blues
Genere: Blues Jazz/Blues Roots Folk World music
…
Cocaine all around my brain
Hey baby, won’t you
come here quick
Titolo: Blues della cocaina
…
Ho la cocaina che mi gira tutta nel cervello
Ehi bimba
vieni qui alla svelta
563
COCAINA
This old cocaine
is making me sick
Cocaine all around my brain
Yonder come my baby
all dressed in white
Hey baby, won’t you
stay all night
…
Lord, cocaine been
on my head, goddamn
cocaine my head
cocaine all around my brain
Everytime my baby and me go up town
the police come and they knock me down
Cocaine all around my brain
Questa vecchia cocaina
mi fa star male
Ho la cocaina che mi gira tutta nel cervello
Ecco laggiù la mia bambina
tutta vestita di bianco
Ehi bimba
rimani per tutta la notte
…
Dio, la cocaina
nella mia testa, maledizione
la cocaina nella mia testa,
ho la cocaina che mi gira tutta nel cervello
Ogni volta che la mia bimba ed io andiamo su in città
la polizia arriva e mi buttano a terra
Ho la cocaina che mi gira tutta nel cervello
I Grateful Dead nacquero a metà degli anni Sessanta, furono fra gli artisti principali della storia dell’acid rock o rock psichedelico. Divennero celebri per il loro stile eclettico, che univa elementi di rock, folk, bluegrass,
blues, country e jazz e dal vivo era caratterizzato da interminabili e lisergiche improvvisazioni modali. Essi cominciarono la loro carriera esibendosi
durante gli “Acid Test” di Ken Kesey, veri e propri happening multimediali in cui venivano sperimentati gli effetti delle nuove droghe sintetiche sulla creatività e la
percezione degli individui.
Artista: Grateful Dead
Titolo: Cocaine (fine anni Sessanta)
Take a snip of this then play a little riff, don’t be afraid to
try
Don’t need no airplane to get off the ground there’s more
than one way to fly
Have a little taste, Baby, don’t hesitate, every hit don`t
have to be a song
Gonna take you to the cosmos, Baby, and boogie with you
all night long
Riding out on a rail, feels so fine
Talking ‘bout that cocaine express, mainline, got a good
head of steam
Never lived down on the Bayou, but I been busted in New
Orleans, New Orleans
I can roll all night with you, Baby got a land? I’m just in
from Marin
Can’t get it off, but I can get it on and we’ll be truckin’ ‘till
the break of day
Here comes the doo-dah dealer on his Hog three wheeler,
250 pounds of sin
He’s made your car the main attraction. you wanna beef up
564
Titolo: Cocaina
Fatti un tiro e poi fatti un viaggio, non avere paura di provare
Non c’è bisogno di un aeroplano per staccarsi da terra ci
sono molti modi per volare
Assaggia un po’ ragazza, non esitare, non tutti colpi devo
essere una musica
Ti porterò sullo spazio, ragazza, e ballerò con te tutta la
notte
Vivere al limite, ti fa sentire così bene
Parlando del treno espresso della cocaina, con uno stato
mentale completamente fatto
Non sono mai stata trovata giù in Bayou, ma sono stato/a
fregata a New Orleans
Posso sballare con te tutta la notte, baby, hai una casa? Sono
appena tornato da Marin
Non posso fermarmi e non posso cominciare, noi sballeremo fino alla sera
arriva il pusher con la sua macchina 250 £ di peccato
(droga)
Lui ha fatto delle tua macchina l’attrazione primaria, tu lo
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
his action
But he will cut you, before he would cut you in, the only
place to win
Riding out on a rail, feels so fine
Talking ‘bout that cocaine express, mainline, taking a midnight cruise
Never lived up in the Northlands, but I been snowblind
out in Sandford Dew
stai sfidando
Ma lui farà il baro prima ancora di cominciare e questo sarà
l’unico modo per vincere
Vivere al limite, ti fa sentire così bene
Parlando del treno espresso della cocaina, con uno stato
mentale completamente fatto
non sono mai vissuto a Northlands ma sono stato accecato
dalla bellezza di Sandford Dew.
Eric Clapton, chitarrista e compositore blues britannico rese famosissima la
canzone “Cocaine”, cover di un’omonima canzone di J.J. Cale, cantautore e
musicista americano. La musica di J.J. Cale appartiene al genere folk con venature di blues e rock ed egli è stato l’inventore del suono laidback (rilassato),
nonché uno dei caposcuola del modo di suonare la chitarra elettrica senza plettro.
Artista: Eric Clapton
Album: Slowhand (1977)
Titolo: Cocaine”
If you want to hang out,
You’ve got to take her out cocaine
If you want to get down
Down on the ground cocaine
She don’t lie,
She don’t lie,
She don’t lie
cocaine.
If you got bad news,
You want to kick them blues
cocaine
When your day is done,
And you want to run,
cocaine,
She don’t lie,
She don’t lie,
She don’t lie
cocaine.
If you think it’s gone,
And you want to ride on,
cocaine
Don’t forget this fact,
You can’t get it back,
cocaine
…
Titolo: Cocaina
Se vuoi esser fuori
devi procurartela; cocaina
se vuoi essere a terra,
a terra sul pavimento; cocaina
lei non mente,
lei non mente,
lei non mente;
cocaina
se hai ricevuto brutte notizie,
e vuoi cacciarle via;
cocaina
quando il giorno è finito
e vuoi correre;
cocaina
lei non mente,
lei non mente,
lei non mente,
cocaina
se il tuo coso è andato
e vuoi continuare a cavalcare;
cocaina
non dimenticare questo fatto,
non puoi riaverla indietro,
cocaina
…
Un’altra canzone attribuibile agli anni Sessanta è “Cocaina girl” degli Stage Fright. Questa
canzone tratta l’argomento cocaina, ma non si conoscono molti dettagli e non c’è chiarezza, in
565
COCAINA
quanto la si attribuisce ad una delle opere degli Stage Fright, ma c’è chi la riconduce ai Nirvana,
forse perché precedentemente il gruppo aveva un nome omonimo. In internet non è facile trovare documenti che ne confermino l’autenticità, si suppone ci sia stata una cover cantata dai Nirvana di Kurt Cobain e le Hole, ma non c’è precisione e unicità di informazioni.
Artista: Stage Fright
Titolo: Cocaine Girl (rare)
Looking, For a new kinda lover
And not a girl made of rubber
Someone who can make me feel
How I wanna feel
And tell me all the things
That I wanna hear
And make me lose control
And make me go insane
I wanna feel
Just cocaine
Titolo: Ragazze della cocaine (rara)
Cercando un nuovo amante
e non una ragazza di gomma
qualcuno che può farmi sentire come mi piace
come mi piace
e dirmi tutto ciò
che voglio sentire
e farmi perdere il controllo
e farmi impazzire
voglio sentire
solo cocaina
cocaine (x2)
Screwed Up
And this house it needs to be
Up above reality
I just want it to make me feel
How I wanna feel
And tell me all the things
That I wanna hear
And make me lose control
And make me go insane
I wanna feel
Just cocaine
cocaina (x2)
fottuto
e questa casa deve essere
sopra ogni realtà
voglio che mi faccia sentire
come mi voglio sentire
e dire tutte le cose
che voglio sentire
e che mi faccia perdere il controllo
e che mi faccia impazzire
voglio sentire
solo cocaina
Il rock degli anni Settanta è riconducibile alle sostanze stupefacenti purtroppo anche per le vittime illustri che esse hanno provocato. Fra queste, Jimi Hendrix chitarrista e compositore; Janis Joplin, cantante e polistrumentista; Jim Morrison cantante, front man e poeta; John Bonham batterista dei Led Zeppelin e Keith Moon batterista degli Who; Mama Cash corista dei
Mama’s and Papa’s; Brian Jones chitarrista e compositore dei Rolling Stones. Molte di queste
morti non hanno ancora una causa certa, ma sicuramente tutti questi personaggi hanno abusato
di sostanze stupefacenti e alcol durante la loro vita e carriera, morendo in modo improvviso e
prematuro.
Dalle interviste poste ai componenti dei gruppi musicali, risulta che l’uso smodato di sostanze stupefacenti da parte di questi leader (front-men) abbia avuto a che vedere con problemi
personali ed di insicurezza, ma sia anche legato al fatto di non riuscire spesso a presenziare a tutti
gli impegni professionali con la carica necessaria.
Questi personaggi celebri hanno segnato la storia della musica e ancora oggi sono tra i “vecchi fans” ma anche tra le giovani generazioni, degli idoli musicali indiscussi. Questa grande notorietà che ancora oggi li contraddistingue deriva sicuramente dal loro talento ma anche da ciò
che rappresentano: un modo di essere trasgressivo, ribelle, fuori dagli schemi ordinari nel quale
566
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
di identificano facilmente i giovani d’oggi. In generale il mondo dell’adolescente è fortemente
attratto da tutto ciò che è anticonvenzionale, occulto, trasgressivo: gli idoli musicali di molti
giovani “frequentano” la questione mortifera o sono protagonisti di “uscite di scena” tragiche.
Jim Morrison, Elvis Presley, Jimmy Hendrix, Bob Marley, Freddie Mercury, Kurt Cobain, sono soltanto
le più celebri pop star che hanno seguito, pur in modi differenti, la comune sorte dell’autoannientamento. Vasco Rossi in un’intervista di qualche anno fa ha affermato: “Le vere star muoiono
giovani!” … E il messaggio passa e affascina e può, specie in una fase debole e controversa quale
l’adolescenza, sedurre e diventare esperienza “da provare”. Provare è, spesso, il termine giusto
per inquadrare questi fenomeni nel novero dei comportamenti “ludici” di rischio.
3.1 Gli anni Ottanta e Novanta
La società negli anni Ottanta e Novanta subisce ulteriori cambiamenti, si sviluppa il progresso
in campo tecnologico, cresce il concetto di competizione in ambito lavorativo, i media acquistano in questi anni un potere tale da influenzare a dismisura la vita quotidiana. Negli anni novanta il progresso e la vita moderna cambiano radicalmente la società e lo stile di vita. È sorprendente la grande ondata musicale di quegli anni, che raggiunge exploit di vendita grazie anche alla diffusione del supporto digitale e alla nascita del fenomeno dei videoclips. Il rapporto
tra produzione musicale e droga cambia. Nascono le prime discoteche, fabbriche di sconvolgenti
sensazioni e di ebbrezze collettive con luci psicadeliche e stroboscopiche che si definiscono luoghi di aggregazione sociale in cui si balla e si ascolta musica techno spesso sotto l’effetto di sostanze allucinogene illegali. Molti cantanti ammettono di utilizzare sostanze stupefacenti a livello personale, ma nei loro testi non ne fanno un esplicito riferimento, anzi il tema della cocaina viene celato in frasi in codice in riferimenti ambigui. Il problema dell’uso di cocaina è
quindi sempre più presente, se ne conoscono gli eventi più eclatanti ma in realtà coinvolge un
ampio substrato della società, come un iceberg in cui emerge la punta che nasconde sotto di sè
una montagna.
“Maracaibo”, indimenticata e ancora cantatissima hit di Luisa (Lu) Colombo, è una canzone degli anni Ottanta, che venne rese molto famosa anche da Raffaella Carrà. L’autrice ammette che questa canzone abbia avuto
problemi ad essere pubblicata e ne spiega le motivazioni legate alla storia
di cui essa narra. La canzone parla di una storia vera, o almeno di una storia che all’epoca si raccontava. Zazà è una ragazza cubana, che avrebbe avuto
una storia sentimentale con Fidel Castro e, poiché lui era impegnato da mattina a sera “in cordigliera”, lei si lasciava consolare da altri ragazzi.
Quando Fidel venne a sapere del tradimento le sparò, ma la bella trafficante d’armi fuggì per
mare e fu azzannata da un pescecane. Scampata anche a questa avventura, si costruì una seconda
vita aprendo un bordello. Luisa (Lu) Colombo è stata costretta a cambiare persino il nome Fidel
in Miguel. La stessa cantante afferma che, secondo alcuni, il successo che la canzone ottenne allora e che essa stessa ha ancora oggi, sia legato anche al fatto che le battute della canzone, molto
accelerate rispetto ai tempi in cui il disco era uscito, sembra che siano pari alle pulsazioni che
produce l’ecstasy.
Recentemente “Maracaibo” è stata ripresa dai Rich & Bitch, catturando l’attenzione del pubblico che frequenta le discoteche e giocando con ironia sul verso più malizioso. La nuova canzone è formata da un ritornello che ripete ritmicamente “rum e cocaina” e che viene cantato a
gran voce e con tanta leggerezza da persone di tutte le età.
567
COCAINA
Artista: Luisa (Lu) Colombo
Ttolo: Maracaibo (1981)
…
Maracaibo
finito il Barracuda
fini’ col ballar nuda
za’ za’
un gran salotto
23 mulatte
danzan come matte
casa di piaceri per stranieri
130 chili
splendida regina
rum e cocaina
za’ za’
se sarai cortese
ti fara’ vedere
nella pelle bruna una zanna bianca come la luna.
Artista: Rich & Bitch
Titolo: Rum e cocaina
Te miro gozando
Te miro tomando
A ti no importa nada
Tú estás en mundo tuyo, hecho de
Rum e cocaina … (rip x 10)
Te quiero cantando
Te quiero bailando
A ti no importa nada, loco
Tú estás en mundo tuyo, hecho de
Rum e cocaina … (rip x 10)
Antonello Venditti ha dichiarato che la canzone Lilly (1975) in modo drammatico mette l’accento sulla droga, ma non è stata scritta con questa precisa
intenzione e riguarda una vicenda realmente accaduta. Si tratta di una storia
vissuta in prima persona, che è, inoltre, servita per parlare anche del problema
relativo alle dipendenze e dell’atteggiamento della società nei suoi confronti.
In quegli anni il tossicodipendente veniva etichettato come drogato, emarginato e perseguito, non c’era l’idea che egli fosse malato. Sempre sull’argomento, Antonello Venditti ha composto “Chen il cinese”, che tratta di uno spacciatore che vendeva le droghe e che poi
venne ucciso dal “mutuo assassino”: l’eroina. In seguito fu scritta anche “Eleonora” incentrata
sul problema della cocaina direttamente connessa all’ambiente in cui circola e poi l’autore firmò
“Dimmi che credi” sull’ecstasy che può essere considerata un’estrema forma di fuga laddove il
collegamento tra musica e droga è più pesante.
Artista: Antonello Venditti
Album: Sotto La Pioggia (1982)
Titolo:Eleonora
…
Eleonora nuda sul divano tira su, tira su
e gira questa stanza gira sempre più, sempre più
una festa proibita come da copione
c’è perfino là seduto stanco un assessore
tutta gente per bene e di cultura
che della vita non ha mai paura …
Eleonora, andiamo via
Eleonora,, andiamo via.
Dove Venere è un sogno e suona bene il sax
questo amore tranquillo vedrai ci basterà
comunque via da questa festa, da questa città
da questa neve di periferia
andiamo via, andiamo via.
Sempre di Antonello Venditti, l’album “Cuore” è un percorso di vita pieno di fatti e momenti
significativi: la politica resta alle spalle e fa posto all’amore vissuto, all’amicizia e alla nostalgia
come energia pulsante per guardare di nuovo avanti, dopo momenti più cupi. In questo album
è presente la canzone intitolata “Non è la cocaina”, il cui il titolo può risultare dubbio, ma in
realtà l’autore afferma che si tratta di un pezzo molto ironico.
568
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Artista: Antonello Venditti
Album: Cuore (1984)
Titolo: Non è la cocaina
Genere: musica leggera italiana
Non è la cocaina
non è una coppa di champagne
non è la marijuana
è un altro mondo un’altra civiltà
innamorarsi ancora
è solo questa la novità
innamorarsi ancora
è straordinario come questa città
…
Nel 1983 Vasco Rossi presenta “Bollicine”, un album in cui il brano trainante, che dà il titolo all’intero lavoro, richiama con ironia una bevanda, la
Coca-Cola, tanto che il colosso americano avrebbe potuto sfruttare la canzone
per una campagna pubblicitaria in Italia, che poi non è stata mai creata perché la canzone è risultata troppo compromettente per la sua ambiguità. All’epoca, Vasco ammise di aver fatto uso di cocaina e per questo proprio in quegli
anni pagò con 23 giorni di carcere. Nel giugno del 1988 viene fermato di notte, sull’autostrada
Bologna-Rimini. Nella sua auto gli agenti sequestrarono una bustina di coca, una quantità inferiore al grammo che gli venne contestata per uso personale. Il suo modo di vivere è “on the
road”, “esagerato”, che equivale spesso a trasgressione ed eccessi.
Artista: Vasco Rossi
Album: Bollicine (1983)
Titolo: Bollicine
…
coca…cola
bevi la coca cola che ti fa bene
bevi la coca cola che ti fa digerire
con tutte quelle, tutte quelle bollicine…
coca cola si coca cola…me mi fa morire…
coca cola si coca cola…a me mi fa impazzire…
con tutte quelle tutte quelle bollicine…
coca cola chi
coca cola chi vespa mangia le mele
coca cola chi?!?
coca chi non vespa più e si fa le pere…
con tutte quelle tutte quelle medicine…
io la coca cola me la porto a scuola
coca cola si coca cola
coca-casa-chiesa
con tutte quelle tutte quelle bollicine
coca cola…
e sei protagonista
coca cola…
per l’uomo che non deve chiedere…mai!!!
…con tutte quelle tutte quelle bollicine…
…
Nel 1995 gli Oasis presentano “Morning Glory”, una delle canzoni più
significative di tutta la loro discografia. Il genere musicale è rock’n’roll.
Dal punto di vista del testo, si parte con scene a metà strada tra Trainspotting e la solita scenografia Oasis città-alienazione-droga: “Tutti i tuoi sogni
si compiono/mentre sei incatenato allo specchio con la tua lametta da barba/Un altro pomeriggio di sole/Cammino al ritmo del mio brano preferito”. Il riferimento
alla cocaina è netto, ammesso anche dal cantante Noel Gallagher. Nella parte seguente si esplica
definitivamente il pensiero degli Oasis, occasionalmente pervaso dai torpori di un dopo-pista:
“Hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti/Hai bisogno di riposare la testa/Cos’è la storia, un giorno
569
COCAINA
di gloria?”. Il domani non ha dunque senso, l’importante è vivere l’oggi, senza scordare ieri,
senza voler entrare nella storia, perché la storia si fa vivendo, senza accorgersene di farla, senza
cercare a tutti i costi il giorno di gloria. Non è un caso che la cocaina trovi così tanto spazio in
questa canzone: la droga è l’oggi, l’attualità, non si è mai vista una droga che entra nella storia.
Eppure, sembra dire Noel Gallagher, è sempre stata più importante lei, con il suo carico di attualità e sensazionalismo. Infatti, lo stesso Noel Gallagher ha dichiarato che è una cinica canzone sulle droghe.
Artista: Oasis
Album : (What’s The Story) Morning Glory? (1995)
Titolo: Morning Glory
All your dreams are made
When you’re chained to (your) mirror with (your) razor
blade
Today’s the day that all the world will see
Another sunny afternoon
(I’m) walking to the sound of your favorite tune
Tomorrow never knows what it doesn’t know too soon
Need a little time to wake up
Need a little time to wake up wake up
Need a little time to wake up
Need a little time to rest your mind
You know you should so I guess you might as well
What’s the story morning glory
Well
(you) need a little time to wake up
Wake up well
What’s the story morning glory
Well
Need a little time to wake up
Wake up
…
Titolo: Gloria mattutina
Tutti i tuoi sogni finiscono
Quando sei incatenato allo specchio con il tuo rasoio
Oggi è il giorno che tutti vedranno
Un altro pomeriggio di sole
Sto camminando con la musica del mio canale preferito
Il domani non sa mai ciò che accade troppo presto
Hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti
Hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti, svegliarti
Hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti
Hai bisogno di un po’ di tempo per far riposare la tua
mente
Sai che poteresti, perciò ti consiglio almeno di farlo
Sai che poteresti, perciò ti consiglio almeno di farlo
Che succede, gloria mattutina?
Bene, hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti, per
svegliarti
Bene, che succede, gloria mattutina?
Bene, hai bisogno di un po’ di tempo per svegliarti,
per svegliarti
…
Nel 1998 i Rolling Stones inneggiano a cocaina e morfina nella celebre
“Sister Morphine”, folk palpitante e nervoso scritto da Mick Jagger e
Keith Richard, insieme a Marienne Faithfull, storica compagna del leader
degli Stones. La canzone tratta della drammatica storia della tossicodipendenza parlando di morfina e cocaina.
Artista: Rolling Stones
Album: No Security (1998)
Titolo: Sister Morphine
Here I lie in my hospital bed
Tell me, Sister Morphine, when are you coming round
again?
570
Titolo: Sorella Morfina
Eccomi qui steso sul mio letto d’ospedale
dimmi, sorella morfina, quando torni ancora
oh, non penso che posso aspettare così tanto tempo
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Oh, I don’t think I can wait that long
Oh, you see that I’m not that strong
The scream of the ambulance is sounding in my ears
Tell me, Sister Morphine, how long have I been lying here?
What am I doing in this place?
Why does the doctor have no face?
oh, vedi che non sono così forte
l’urlo delle ambulanze sta suonando nelle mie orecchie
dimmi sorella morfine per quanto tempo stai qui con me
cosa sto facendo in questo posto
perché i dottori non hanno una faccia?
Oh, I can’t crawl across the floor
Ah, can’t you see, Sister Morphine, I’m trying to score
oh, non posso andare a gattoni sul pavimento
Ah, non puoi veder sorella morfina che sto cercando di sballare
Well it just goes to show
Things are not what they seem
Please, Sister Morphine, turn my nightmares into dreams
Oh, can’t you see I’m fading fast?
And that this shot will be my last
bene, come ti dicevo
le cose non sono come sembrano
per favore sorella Morfina trasforma i miei incubi in sogni
non puoi vedere che mi sto indebolendo sempre più
e questo sarà il mio ultimo viaggio
Sweet Cousin Cocaine, lay your cool cool hand on my head
Ah, come on, Sister Morphine, you better make up my bed
‘Cause you know and I know in the morning I’ll be dead
Yeah, and you can sit around, yeah and you can watch all
the
Clean white sheets stained red.
dolce cugina cocaina metti la tua fresca mano sulla mia testa
andiamo sorella morfina è meglio che fai il mio letto
perché sappiamo entrambi che domani mattina sarò morto
sì, puoi sederti qui e puoi guardare
tutte le lenzuola bianche macchiate di rosso.
Per quanto riguarda il riferimento esplicito all’utilizzo di questa sostanza
stupefacente, la cocaina, sicuramente il genere musicale Rap fornisce il
maggior numero di esempi.
È un genere musicale cha nasce verso la fine degli anni Settanta nei quartieri neri delle metropoli statunitensi. La popolarità del rap all’inizio fu limitata ma, appena qualche anno dopo, il genere entrò a far parte della tendenza principale della musica e della cultura giovanile americana. Gruppi rap neri (Run-DMC)
e bianchi (Beastie Boys) diffusero uno stile i cui temi spesso duri come le vita delle bande, la
droga, la criminalità. Successivamente è stato al centro di intense controversie per i suoi testi
brutali e violenti che parlavano di sesso e droga con un linguaggio molto esplicito. Il tema di
fondo che ricorre usualmente nei testi dei rapper è la povertà. Nei quartieri ghetto, nelle case
popolari dei quartieri neri, dove la musica nasce come grido di rabbia ed espressione sonora della
miseria e dell’angoscia del sottoproletariato nero, i bambini che sono nati negli anni Settanta
non hanno mai visto lavorare i propri genitori. La spaccio della droga è il mezzo più diffuso per
sfuggire alla miseria e il rap diventa un’alternativa.
Soprattutto nel Rap americano, infatti, ci sono canzoni in cui l’argomento cocaina ha valore di
incitazione all’utilizzo di questa sostanza. Solamente scorrendo il testo e, quindi, senza bisogno
di un’interpretazione, ci sono frequenti riferimenti al contesto in cui essa viene usata e alle motivazioni che portano ad utilizzarla. In alcuni casi, in questo genere musicale, ci troviamo di
fronte ad una punto di vista favorevole da parte del cantante nei confronti della cocaina e ad una
chiara comunicazione che esorta chi ascolta la canzone all’utilizzo della stessa.
Sicuramente uno degli esponenti più noti di questa categoria è l’americano Eminem, che non
ha mai nascosto il suo essere provocatore.
571
COCAINA
Autore: Eminem
Album: The Marshall Mathers LP
Titolo: Kill you
…
They said I can’t rap
about bein broke no more
They say I can’t rap
about coke no more
…
“Oh, now he’s raping his
own mother, abusing a whore,
snorting coke, and we gave him
the Rolling Stone cover?”
…
Titolo: Ti ammazzo
…
Loro dicono che io non posso più
rappare a proposito di essere povero
Loro dicono che io non posso più
rappare a proposito della cocaina
…
“Oh, ora lui stà violentando
sua madre, abusando di una troia,
sniffando cocaina, e noi gli diamo
la copertina di Rolling Stone?”
…
“Devil’s Night” (2001) è l’album di esordio di una band che fa parte del
gruppo di Eminem, i D12. Il nome dell’album deriva dall’appellativo dato
dagli abitanti della città di Detroit alla notte del 31 Ottobre, durante la
quale, negli anni passati, interi quartieri della città venivano messi a ferro
e fuoco da gruppi di teppisti e bande locali.
Dietro la sigla D12 (ovvero Dirty Dozen, cioè “sporca dozzina”) c’è il controverso rapper Eminem. È lui il leader carismatico di questa band che non può che perseguire
l’obiettivo di stupire e creare nuovi sentimenti contrastanti nel pubblico e nella critica. L’album
di esordio “Devil’s night” è volutamente osceno, dove le parole in libertà già note nello stile di
Eminem, qui diventano un precisa missione di cattivo gusto e volgarità. Nella tracklist di “Devil’s night” sono presenti ben tre tracce in cui si parla esplicitamente di cocaina: “Purple pills”,
“Fight music” e “These drugs”. Lo stile dei D12 può essere definito come hard-core, gangstarap o horror-core, ma di certo amplifica la personalità di Eminem. “Devil’s Night” è un disco al
quale ci si avvicina più per curiosità che per effettiva condivisione dei temi trattati e, anche se
parlare di droga, sesso e volgarità non è certo una invenzione di Eminem, bisogna riconoscere
che è lui attualmente una delle figure più rappresentative della categoria.
Per quanto riguarda esempi italiani del genere rap, Joe Cassano si è rivelato essere uno dei personaggi che ha ottenuto notorietà nell’hip-hop italiano grazie alla
sua voce decisamente inusuale, uno slang ricco di vocaboli estrapolati e rivisitati
dagli Stati Uniti. Le tematiche trattate in “Dio Lodato” riguardano principalmente la vita di strada e i metodi per sopravvivere.
Artista: Joe Cassano
Album: Dio lodato (1999)
Titolo: Dio lodato per sta chance
…
Rega, pippo le mie rime come cocaina
le canne come anfetamina, fin dalla mattina
plurivitamina è il talento che m’ha dato Dio
sono solo io che posso fare il flow che è mio
Jonny non aspetta più il din della campana
572
si jetta nel mercato pensando alla lontana
pensando alla caciara che facevo da pischello
ero un monello
fuscello
adesso son torello
…
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Altri cantanti hanno scritto canzoni che si pongono contro il tipo di società che ne fa uso, valutando la cocaina nella concezione che le si attribuiva di “droga dei ricchi”.
Tra questi, nel 1997 Frankie HI-NRG MC è uno tra i più conosciuti rapper della scena italiana contemporanea. Attivo fin dagli albori del mondo
hip hop in Italia (primi anni Novanta), Frankie ha realizzato album nei
quali affronta diverse tematiche, ma in particolare appartenenti all’area politica e sociale. Frankie HI-NRG MC si è sempre difeso dicendo che il compito del rap è di insegnare a tutti e in
tutti i luoghi, con canzoni con ottimi testi in grado di far riflettere.
“Quelli che benpensano” vuole essere un ritratto della fascia medio-alta della società italiana,
con immagini suggestive è denunciato un arrivismo dilagante in un mondo in cui gli ultimi
non saranno i primi in base alla promessa biblica, ma resteranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili.
Artista: Frankie Hi-NRG MC
Album: La Morte Dei Miracoli (1997)
Titolo: Quelli Che Benpensano
… Come lucertole si arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano. Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno,
spendono, spandono e sono quel che hanno.
Sono intorno a me ma non parlano con me. Sono come me ma si sentono meglio
Sono intorno a me ma non parlano con me. Sono come me ma si sentono meglio
…e come le supposte abitano in blisters full-optiona, con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland, vivon
col timore di poter sembrare poveri, quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano, poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono: parton dal pratino e vanno fino in cielo, han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo
e sono quelli che di sabato lavano automobili che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli, medi come i ceti cui appartengono, terra-terra come i missili cui assomigliano. Tiratissimi, s’infarinano, s’alcolizzano e poi s’impastano su un albero,
boom! Nasi bianchi come Fruit of the Loom che diventano più rossi d’un livello di Doom.
Sono intorno a me ma non parlano con me. Sono come me ma si sentono meglio.
Sono intorno a me ma non parlano con me. Sono come me ma si sentono meglio.
…
573
COCAINA
In alcuni siti internet dedicati al genere musicale rap, sono presenti addirittura glossari indicanti il significato di termini specifici e parole in slang utilizzati per parlare di cocaina e sostanze stupefacenti. Sicuramente essi sono differenti a seconda della regione e cambiano nel
tempo, forse anche per depistare gli occhi della forze dell’ordine.
Riportiamo alcuni esempi riguardanti la cocaina (Tabella 1 e Tabella 2).
Tabella 1. “Street terms” per indicare cocaina utilizzati nelle canzoni del genere rap.
“STREET TERMS” PER INDICARE COCAINA
All American drug
Aspirin (powder cocaine)
Barbs
Basa (crack cocaine)
Base (crack cocaine)
Bernie
Big C
Black rock (crack cocaine)
CDs (crack cocaine)
Candy sugar (powder cocaine)
Coca
Crack
Double bubble
Electric Kool-Aid (crack cocaine)
Flave (powder cocaine)
Florida snow
Foo foo
Gin
Gold dust
Happy dust
Icing
Jelly
Lady
Mama coca
Mojo
Nose stuff
Oyster stew
Paradise
Pariba (powder cocaine)
Pearl
Real tops (crack cocaine)
Rocks (crack cocaine)
Roxanne (crack cocaine)
Scorpion
Sevenup
Snow white
Sugar boogers (powder cocaine)
Twinkie (crack cocaine)
Yam (crack cocaine)
Zip
Tab. 2. Termini utilizzati per indicare cocaina nelle canzoni del genere rap.
8-BALL
BASE-HEAD
BRICK
CHRONIC
ICE
LINA
LLELO
SNOW
YEYO
574
Termine usato per indicare 1/8 di oncia di cocaina
Termine usato per indicare una persona dedita al consumo di cocaina
(1) - Cosa molto fredda
(2) - Prendere qualcuno a pugni
(3) - Termine usato per indicare un certo quantitativo di cocaina
Tipo di marijuana molto potente, generalmente mischiata a cocaina
(1) - Sinonimo di “DIAMOND” (diamante)
(2) - Sinonimo di “ cocaina “ (cocaina).
“Riga, linea” in spagnolo - generalmente riferito ad una striscia di cocaina
Parola spagnola usata per indicare un quantitativo di sostanze stupefacenti (in genere
cocaina o crack) - la doppia L si pronuncia Y - thanx 2 RLP
Sinonimo di “ cocaine” (cocaina)
Termine alternativo per indicare la cocaina (deriva dallo slang ispanico)
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Parlando ancora di terminologia riferita alla cocaina e, più in generale alla droga,
riportiamo anche un esempio italiano che risulta quasi opposto al precedente, sia
per quanto riguarda il genere musicale, si tratta infatti di musica leggera, sia per
quanto concerne la connotazione di incoraggiamento o di dissuasione verso l’utilizzo di sostanze stupefacenti che si dà alla canzone. Alcuni critici hanno analizzato il testo della produzione musicale degli 883, trovando, tra gli altri argomenti, alcuni riferimenti al mondo della droga. Sembra, infatti, che la parola paranoia richiami
un concetto di stato di depressione, sconforto e stanchezza in voga fin dal ‘68; oggigiorno, però,
nell’uso quotidiano essa viene usata con una connotazione alleggerita, al punto da designare
un’esperienza negativa di qualsiasi tipo. Paranoia proviene dal mondo della droga, dove esprime
la crisi psicofisica seguente a un’assunzione di stupefacenti. Si entra, così, nel linguaggio più
settoriale dei drogati e degli emarginati, che presta agli 883 diverse parole. Alcune di queste
come roba o spada, alludono rispettivamente alle sostanze stupefacenti e all’ago della siringa, altre invece come paranoia e sbattimento, richiamano le sensazioni provocate dalla drammatica ricerca della dose giornaliera di droga. Ad esempio: «Ti vedevo in giro a sbatterti», in Cumuli,
detto appunto di un amico tossicodipendente.
Di recente l’espressione è passata ad indicare un più generico darsi da fare per qualcuno o qualcosa. Fanno, inoltre, parte della stessa sfera linguistica del disagio e dell’eccesso espressioni come
andare o essere fuori, o fuori di testa, ovvero si perde il controllo della situazione. Infatti, l’avverbiale fuori, dall’inglese ‘out’, specialmente nel composto fuori di testa allude originariamente
agli effetti degli stupefacenti.
Artista: 883
Album: Nord Sud Ovest Est (1993)
Titolo: Cumuli
…
Poi col tempo forse ti ho perso un po’
ti vedevo in giro a sbatterti
mi chiamavi solo per prestiti
ti guardavo in faccia e non eri tu
Cumuli di roba e di spade
per riempire il vuoto dentro di noi
cumuli di cazzi tuoi
per riempire il vuoto nei cazzi tuoi
cumuli di roba e di spade
per dividere le linee tra noi
cumuli di brutte storie
…
Eccoti qui
contento che ti abbiamo aspettato
racconta un po’, che cos’è
che ti facevan fare in comunità
siam fieri di te
Si che lo so
che c’è ogni tanto la tentazione
ti passerà, si però
il vuoto credo che non si riempia mai
per tutti è così
Si perché è un po’ il vuoto di tutti noi
ci sbattiamo tanto per chiuderlo
ci proviamo e non ci riusciamo mai
allora tanto vale conviverci
…
In questi anni sono diversi gli esempi di gruppi musicali che si sono pubblicamente dissociati
dall’utilizzo di sostanze stupefacenti. Anche bands hard come i Saxon e i Manowar hanno diffuso la filosofia della cultura del fisico atletico, senza l’uso di droghe.
Resistono, comunque, le band che si sono più volte proclamate a favore delle droghe: Motley Crue e Guns’n’roses sono due tra le band che hanno sempre proclamato il “sex, drugs e rock’n’roll”, spesso rischiando la salute personale con problemi fisici conseguenti all’uso di sostanze
proibite.
575
COCAINA
3.1 Fine anni Novanta e inizio Duemila
Dalla fine degli anni Novanta ai giorni nostri, i cantanti hanno via via modificato la propria produzione artistica, non nominando più le sostanze stupefacenti nei propri testi musicali con la finalità di stupire il pubblico, ma nemmeno celando tali riferimenti con significati ambigui. Sicuramente, nella società dei nostri tempi ci sono meno tabù, la censura è quasi del tutto scomparsa e, salvo sporadici episodi prontamente tutelati dalle varie associazioni di garanzia per il
pubblico, i cantanti non hanno remore nell’affrontare la questione nei testi delle proprie canzoni.
Nel 2000 i James Taylor Quartet hanno dichiarato che nel loro album “A
bigger picture” hanno accennato a questioni personali inerenti la musica. Infatti, ci sono un paio di pezzi strumentali che hanno a che fare con le droghe:
“Chasing dragons” allude all’eroina, “Mr. C” alla cocaina. Il leader del gruppo
ha ammesso di aver avuto problemi con droga e alcool e di esserne uscito un
paio di anni fa, quando ha cominciato a scrivere le canzoni di questo album.
«L’ispirazione mi è venuta soprattutto da tutte le cose positive che mi hanno aiutato a superare
le difficoltà. Per quel che mi riguarda, si è trattato di crescere dal punto di vista personale. Nel
music-biz molti scappano dalle responsabilità, non si comportano da adulti e la droga diventa
una parte di questo atteggiamento: è un modo per nascondersi, per evitare di crescere. La cocaina in particolare è una droga molto subdola da questo punto di vista».
La storia dei Red Hot Chili Peppers è travagliata e complessa, a causa dei
molti problemi con droga e alcool. Una svolta molto importante è avvenuta
dopo la morte per overdose del primo chitarrista, Ille Slovack, a cui è stata dedicata la canzone “Under the bridge”, originalmente una poesia scritta da
Kiedis e poi musicata dal gruppo.
Artista: Red Hot Chili Peppers
Album: Blood Sugar Sex Magik (1991)
Titolo: Under the Bridge
Genere: Funky/Funky-Metal
Sometimes I feel
Like I don’t have a partner
Sometimes I feel
Like my only friend
Is the city I live in
The city of angels
Lonely as I am
Together we cry
…
I don’t ever want to feel
Like I did that day
Take me to the place I love
Take me all the way
…
Under the bridge downtown
576
Titolo: Sotto Il Ponte
Qualche volta mi sento come
Non avessi un compagno
Qualche volta sento
Come la mia unica amica
Fosse la città in cui vivo
La città degli Angeli
Solo come sono
Insieme piangiamo
…
Non voglio mai più sentirmi
Come mi sono sentito quel giorno
Portami nel posto che io amo
Portami là
…
Sotto il ponte in città
È dove ho versato del sangue
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Is where I drew some blood
Under the bridge downtown
I could not get enough
Under the bridge downtown
Forgot about my love
Under the bridge downtown
I gave my life away
Sotto il ponte in città
Non mi bastava mai
Sotto il ponte in città
Mi sono dimenticato del mio amore
Sotto il ponte in città
Ho dato via la mia vita
Nel novembre del 2005 il gruppo Darkness: pubblica l’album “One ticket to hell…and back”, in cui ci sarebbe persino il “rumore della cocaina”.
Così afferma un tabloid britannico, secondo cui all’inizio di una canzone
si sente il tipico rumore emesso da una persona che si prepara una pista di
coca: una carta di credito che picchietta la bianca sostanza, una banconota
che viene arrotolata e poi avviene la “pippata”. Una fonte interna alla band
ha confidato al quotidiano che sarà possibile ascoltare il tutto proprio all’inizio dell’album, oppure in apertura del primo singolo. Secondo i musicisti del gruppo, però, la trovata sarebbe da
intendere non come un incoraggiamento al consumo della coca, bensì come un tentativo di dissuasione.
Sul sito internet www.kwmusica.kataweb.it è stato scritto che Daniel Powter ha prodotto l’album “Daniel Powter” (2005) sotto effetto della cocaina. Il
cantante e pianista canadese ha rilasciato un’intervista al tabloid britannico
“Sun” in cui descrive come la cocaina abbia quasi distrutto la sua carriera. Egli
ha rivelato di avere vaghi ricordi del periodo in cui ha inciso il suo album perché spesso si trovava sotto l’effetto della droga. «Durante le registrazioni ero
fuori di testa e non ricordo nemmeno cosa stessi incidendo. Ero avvolto in una sorta di trance
per cui iniziavo le cose e non mi ricordavo nemmeno il perché». Daniel Powter, ora sta bene, è
pulito ed ha aggiunto: «Sono stato dipendente dalla cocaina per molto tempo fino al punto in
cui non era più neanche stimolante per la mia creatività. In quel momento ho capito quanto era
malsana e ora ne sono finalmente uscito».
4. Cocaina e letteratura
La bibliografia di questo capitolo è stata reperita digitando le parole romanzo+cocaina, narrativa+cocaina, testi+cocaina, saggi+cocaina, scrittori+cocaina, bibliografia sulla cocaina, ecc e
cercando informazioni specifiche sui siti specializzati. Tralasciando i manuali per operatori, la
nostra ricerca si è focalizzata sulla cocaina in letteratura, e quindi sui romanzi, mettendo poi
quelli trovati in ordine cronologico e contestualizzandoli con il periodo storico in cui sono stati
scritti.
I primi consigli sull’uso della cocaina si trovano in un saggio del dottor Monardes del
1569, apparso in versione inglese nel 1596. in questo testo viene esaltata la capacità della pianta
di combattere la fame e la fatica. Nel 1859 Paolo Mantegazza, che aveva trascorso qualche anno
nelle regioni sudamericane dove la pianta fiorisce, pubblicò le sue osservazioni relative agli effetti fisiologici e terapeutici delle foglie della pianta di coca. Mantegazza ne illustrò la versatilità delle applicazioni terapeutiche in parecchi casi clinici, riscuotendo grande interesse da parte
del pubblico, ma poco dal mondo scientifico.
Proprio partendo dalle osservazioni di Mantegazza Sigmund Freud inizia ad interessarsi
577
COCAINA
agli effetti terapeutici e clinici che può avere la cocaina, e nel 1884 pubblica il suo “Uber coca”.
In questo testo vengono descritti in maniera positiva, gli effetti della cocaina sull’organismo
umano. Vengono riportati in dettaglio i dati e i riferimenti sugli aspetti terapeutici, medici,
psichici dell’utilizzo di cocaina, con riferimenti storici e geografici precisi nei particolari.
“Se andrà bene, scriverò un lavoro sulla cocaina – scrive a Martha (fidanzata di allora n.d.r.)
– e prevedo che essa conquisterà in terapia un posto pari o anche superiore a quello della morfina. Ma ho anche altre speranze e intenzioni: ne prendo regolarmente piccolissime dosi contro
la depressione e la cattiva digestione, con il più grande successo (…)”.
Freud non fu l’unico a fare attraverso i suoi scritti propaganda alla cocaina, spesso infatti,
anche nei romanzi dell’epoca, sono presenti numerosi riferimenti a questa sostanza: eroi, grandi
intellettuali e scienziati medici e professionisti sono ritratti in modo positivo come ordinari consumatori. Inoltre pur annoverando nei racconti alcuni effetti palesemente tossici legati all’uso
di cocaina, prevale una visione positiva di questa sostanza che permette di avere delle prestazioni fisiche e intellettive ottimali.
A. Conan-Doyle, amico di Freud, descrive il suo personaggio Sherlock Holmes come un
abituè di questa sostanza di cui si inietta diverse dosi giornaliere. Nel romanzo Il segno dei
quattro del 1890 il dott. Watson descrive le braccia di Holmes “erano tutte macchie e cicatrici
per le innumerevoli punture”, e dice di averlo visto iniettarsi cocaina tre volte al giorno per
molti mesi. Lo stesso Holmes parlando del suo vizio dice: “Penso che i suoi effetti sul fisico siano
cattivi. Tuttavia, la trovo così straordinariamente stimolante e chiarificante per la mia mente
che i suoi effetti secondari hanno in confronto poca importanza” (cit. Da Ashley 1976).
In Uno scandalo in Boemia Watson riferisce che Holmes “alternava le sue settimane tra la
cocaina e l’ambizione”; in I cinque semi d’arancio il detective è “auto-intossicato dalla cocaina
e dal tabacco” o meglio poli-intossicato in quanto utilizzava anche morfina; in Faccia gialla la
situazione sembra migliorata perché vi si legge che “a parte l’uso sporadico di cocaina non aveva
vizi”.
Nel frattempo le ricerche sull’utilizzo di cocaina da parte di Freud erano progredite, e già
dai primi anni del ‘900 oltre agli effetti benefici della cocaina si iniziano a descrivere anche le
allucinazioni, le conseguenze fisiche e le turbe mentali derivanti dalla sua assunzione.
Conan-Doyle, che fino a questo momento aveva trattato la tossicodipendenza del suo protagonista come un vizio, cambia prospettiva e ne Il problema finale si legge che Watson, preoccupato delle condizioni dell’amico, manda una lettera a Lancet, in cui chiede consigli per curare
un paziente affetto da cocainismo. Per la prima volta viene quindi presa in esame la dipendenza
da cocaina come una malattia. Nello stesso romanzo, qualche mese dopo, Holmes si presenta da
Watson, non solo con un aspetto pallido ed emaciato, ma pretendendo che le persiane vengano
chiuse con il catenaccio per paura di essere colpito da armi da fuoco; anche nei giorni seguenti
continuerà a dirsi perseguitato da Moriarty, che Watson non vedrà mai. Sempre nello stesso romanzo però Holmes ad un certo punto se ne va per tornare dopo tre anni libero dalla dipendenza
alla cocaina.
Nel romanzo La soluzione al sette per cento Meyer ipotizza che Conan Doyle abbia trascorso quel periodo di tempo presso Freud, che nel frattempo si era reso conto dei rischi della
droga e si era interessato alla cura, permettondo a Doyle di disintossicarsi e di fare lo stesso con
il suo personaggio.
A partire da questo momento cambiano le descrizioni che gli autori fanno dei loro personaggi nei testi letterari. Il consumo di cocaina non è più accettato, o auspicato dalla società per
migliorare le proprie prestazioni inconsapevoli delle conseguenze che ne possono derivare.
Nel 1934 venne pubblicato Romanzo con cocaina di Ageev. Dell’autore di questo ro578
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
manzo non si è mai saputo nulla, se non che fosse russo. L’opera narra la progressiva degradazione di un giovane dovuta alla cocaina, o meglio, descrive gli effetti devastanti dell’incontro
fra una personalità fragile e disturbata e questa sostanza. Che l’utilizzo di cocaina fosse diffuso
in Russia lo testimonia anche Pasternàk nel suo Il dottor Zivago, (1946) in cui viene descritto
sia l’uso terapeutico nell’esercito rivoluzionario sia l’abuso.
Dino Segre, sotto lo pseudonimo di Pitigrilli, nel 1921 dava alle stampe Cocaina un romanzo decadente, morboso, una sorta di art nouveau letteraria che suggestionò e influenzò un
largo pubblico trattando della “polvere bianca boliviana che dà le allucinazioni”.
Ben presto le nuove correnti filosofiche e letterarie che inneggiano all’edonismo, al piacere
dei sensi, in una visione nichilista della condizione umana, influenzano significativamente il
modo di concepire la vita e tutte le sue manifestazioni. La cocaina diviene in quegli anni uno
strumento utilizzato soprattutto negli ambienti dell’alta borghesia intellettuale, ma anche tra
gli artisti e i letterati per raggiungere le vette più alte della creatività e per gustare la pienezza
della vita.
Letterati come James Joyce, Marcel Proust, Aleister Crowley, tra l’altro autore di Diario di un cocainomane, dettero alla cocaina i connotati del mito, associandola ai prototipi del
sentimentalismo trasgressivo o del ribellismo estetizzante diffondendo così la convinzione che
fosse lecito aiutare la natura umana a vivere in modo più completo e intenso.
Nella seconda metà del ‘900 il tema della droga si fa più preponderante, diversi autori trattano questo argomento e nei racconti vengono raccontate storie di vita, autobiografie e biografie di soggetti che hanno vissuto il dramma della dipendenza da sostanze.
Nel 1959 esce a Parigi Naked Lunch di William Seward Burroughs. Questo romanzo è
una condanna alla droga attraverso la testimonianza della vita da tossicodipendente dell’autore
a cui la droga non basta mai, così come i soldi per comprarla e le motivazioni per continuare una
vita squallida. Visioni apocalittiche raccolte in stralci di carta, appunti presi nel delirio per non
dimenticare i paradisi artificiali quando quei ricordi non ci saranno più a causa delle crisi di astinenza, e poi elaborati per farne un romanzo. L’autore in alcuni parti del testo si scusa con il lettore per la crudezza delle proprie descrizioni, ma dichiara di non poterne fare a meno, quello che
descrive è proprio la sua vita da tossicodipendente. Da questo romanzo verrà poi tratto il film
Il pasto nudo del 1991.
Tra la bibliografia italiana troviamo L’Ultimo Cuba Libre di Pier Francesco Grasselli,
che vuole raccontare la vita normale di una generazione perduta tra cocaina, sesso, denaro e violenza e Il cattivo cronista di Abate Francesco del 2003, che descrive una Cagliari piena di locali, cocaina e loschi affari.
Ma il consumo di cocaina non riguarda soltanto il mondo occidentale. In Oro rapace di Yu
Miri, denuncia ispirata a un fatto vero accaduto nel 1997, si scopre che la società giapponese è
sempre più simile a quella occidentale nelle sue contraddizioni e nei suoi limiti, e che gli adolescenti giapponesi inquieti e insoddisfatti come i loro coetanei occidentali, vivono esattamente
le medesime esperienze compreso l’utilizzo di sostanze stupefacenti e di cocaina in particolare.
Il protagonista del romanzo è un quattordicenne ricco e viziato che perde di vista i confini morali dell’esistenza, confondendo la realtà virtuale con la verità, lo “sballo” con la vita quotidiana,
e si trasforma in un essere incapace di avere relazioni normali con le persone che lo circondano.
L’autore attribuisce la colpa di questa decadenza morale nei giovani agli adulti che si disinteressano, della società che premia solo chi possiede il denaro, che non condanna con voce sufficientemente forte chi si prostituisce, chi ruba, chi spaccia droga.
579
COCAINA
5. La cocaina nella altre discipline artistiche
Per quanto riguarda l’arte figurativa, le rappresentazioni con riferimenti espliciti alla cocaina e
alle droghe in generale trovate sul web sono rari.
Nel mondo fotografico troviamo Larry Clark, conosciuto per le sue sconvolgenti immagini
e i suoi film che descrivono sesso, violenza e droga nel mondo dei giovani.
L’abilità dell’artista consiste nel mettere in relazione i movimenti sociali con quelli culturali nella società americana.
All’interno della raccolta fotografica Tulsa (1963-1971) i soggetti sono compagni di droga
e il suo modo incantato di affrontare le scene di droga ha avuto ripercussioni sulle spietate dichiarazioni durante la guerra in Vietnam.
Foto 1. Un’immagine da Tulsa
(1963-1971)
Foto 2 e 3. Immagini di Horizontes di Cruzvillegas.
Alla Triennale di Torino inaugurata il 19 marzo 2006 e intitolata al famelico gigante di Rabelais, l’artista messicano Cruzvillegas occupa quattro sale con Horizontes, una installazione d’oggetti dipinti con i colori verde e rosa della bandiera di Baja, disposti in forme concentriche, che
si estendono come un’onda di stanza in stanza, metafora degli spacciatori di droga locali.
Nel cortile domina Napping 2002, scultura di Murakami le cui opere alla Frieze, la mostramercato di Londra, hanno raggiunto valutazioni di 350 mila euro.
La regione Liguria per il centenario della nascita dello sculture Francesco Messina, ricorso
nel 2000, ha presentato una importante mostra che ripercorre la carriera artistica del grande
scultore. Tra le opere presentate la sua prima scultura realizzata all’età di diciassette anni e “rifiutata” dalla Promotrice, il ritratto “modiglianesco” Cocaina (1920-21), di cui purtroppo non
abbiamo trovato in internet alcuna immagine disponibile.
Nel 2005 si è tenuta a Mosca una mostra di statue di cera con lo scopo di mettere in guardia i giovani dagli effetti della droga. Le statue sono una rappresentazione realistica delle modificazioni che si verificano sull’organismo e del disfacimento fisico che avviene nei tossicodipendenti. L’impatto visivo è molto forte e per alcune sculture crudo, determinato dalla contesto
russo legato all’utilizzo di cocaina e di eroina da parte della popolazione.
La mostra, intitolata “Un’amica molto esperta”, racconta come una tossicodipendente inizia
alla droga una giovane donna.
580
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
Fig. 1. La ragazza si è appena iniettata la sua prima
dose. Il suo viso appare ancora fresco poiché è nella
fase iniziale della tossicodipendenza.
Fig. 2. Gli spacciatori assistono compiaciuti all’iniziazione della ragazza.
Fig. 3. Questo è il volto di
come la ragazza della Figura 1 sia diventata dopo
anni di tossicodipendenza.
Fig. 4. Gli ultimi giorni di
una tossicodipendente. Il cartellino della mostra chiede se
si riesce a riconoscere la ragazza, la stessa che nei
primi quadri veniva iniziata
alla droga.
Fig. 5. Le riproduzioni non
trascurano i dettagli, come
queste unghie incrostate
dalla sporcizia.
Fig. 6. I volti nello specchio
simbolizzano che lo spacciatore è la “Morte” mentre il riflesso del giovane che sta
comprando la droga mostra
il disfacimento fisico al quale
è destinato.
Fig. 7. Il cartellino di questa
scena chiede di indovinare
quanti anni ha questa tossicodipendente
Fig. 8. La madre è n’alcolizzata, la sorella maggiore
una tossicodipendente. Cosa
succederà alla bambina che
ora gioca con una bambola?
Fig. 9. Una fumeria d’oppio
per raccontare l’inizio dell’era delle tossicodipendenze
Fig. 10. Un’immagine inedita
del cantante dei Queen,
Freddie Mercury. La statua di
cera mostra come era il divo
poco prima di morire, a
causa dell’Aids
Fig. 11. Visi di cera per mostrare gli effetti di diverse malattie conseguenti alla tossicodipendenza
Fig. 12. Una madre scioccata dopo aver dato alla luce
un bambino disabile, a
causa della sua tossicodipendenza
Fig. 13. Gli effetti del gluesniffing, l’inalazione di colla.
In capo a due anni i glue
sniffers cominciano a perdere corteccia cerebrale
Fig. 14. Un poliziotto accompagnato da un dottore
arresta un tossicodipendente
Fig. 15. Il dettaglio di un
piede affetto da cancrena,
una malattia comune tra i tossicodipendenti
Fig. 16. Anche l’aiuto del
medico è inutile a questo stadio
581
COCAINA
6. Conclusioni
Nell’ultimo secolo il fenomeno della cocaina, nelle sue più svariate rappresentazioni, ha attratto
in modo sempre maggiore l’attenzione e l’interesse degli artisti e degli autori cinematografici
oltre che la curiosità del pubblico. Durante la ricerca si è raccolta una notevole quantità di materiale cinematografico, musicale e letterario che tratta, con valenze e modalità diverse, il fenomeno della droga e il consumo di cocaina in un arco di tempo piuttosto ampio.
Sul finire dell’800, la produzione letteraria si pone come primo strumento di comunicazione
in grado di trattare il tema della droga e di diffondere riferimenti espliciti rispetto agli stili di
vita e di consumo nella società cui si riferisce. Il consumo di cocaina in quell’epoca riguarda diversi strati della società, dai gruppi più emarginati alle classi più abbienti. Inizialmente si tratta
di cocaina in modo positivo, facendo riferimento alla sue qualità mediche e terapeutiche, mentre
il problema della dipendenza non emerge fino alla seconda decade del ‘900. Vengono riconosciuti
e denunciati gli effetti nocivi di questa sostanza ma le “virtù” della cocaina si sposano perfettamente con la filosofia edonistica e la concezione del “super uomo” diffusa in quell’epoca. Questa
sostanza viene consumata quindi da intellettuali, poeti, artisti e dall’alta borghesia che con il loro
particolare stile di vita contribuiscono a rafforzare uno stereotipo “idilliaco” della cocaina.
Si può parlare di divulgazione della rappresentazione sociale del fenomeno della cocaina soprattutto a partire dagli anni ‘30 quando i prodotti della comunicazione si fanno accessibili ad
un gruppo più vasto della società. Nella produzione musicale di quegli anni viene affrontata
questa tematica. Alcune canzoni si pongono come un chiaro strumento di denuncia sociale del
problema della cocaina, altre invece come inno e sollecitazione all’uso.
Nella seconda metà del ‘900 il fenomeno della cocaina si fa più esplicito, mentre in letteratura vengono pubblicati racconti autobiografici in cui si parla con drammaticità di questo problema, nel mondo della musica l’uso di sostanze è inneggiato o associato ad uno status di libertà
dai vincoli sociali, di ribellione nei confronti di un sistema rigido, di evasione. Molti cantanti,
soprattutto negli anni ‘70, rappresentano non solo uno stile musicale, ma un’ideologia, un modo
di essere, uno stile di vita in cui, a volte, l’uso di sostanze è legittimato.
L’apporto della produzione cinematografica è un ulteriore contributo alla diffusione e alla
conoscenza di questa problematica in un ottica di allarme sociale ma è anche un utile materiale
analitico descrittivo che coglie le inclinazioni, le nuove tendenze e le attitudini più sommerse
di una società. Il cinema infatti offre un’ampia scelta di lavori che trattano della cocaina in modo
ambivalente: come un valido mezzo di riscatto sociale per una parte della popolazione che vive
in situazioni di miseria e povertà ma anche come una droga “dei ricchi” il cui uso è associato a
precise classi sociali e culturali, proponendo uno status elevato, luoghi e stili di vita “tragicamente” attraenti.
In molti casi sembra che gli artisti, i registi e gli scrittori non abbiano particolari preclusioni mentali e aprioristici tabù nel rappresentare visivamente e nel descrive la cocaina e il suo
utilizzo, questo denota da una parte la maggior libertà di esprimere la propria visione su una
problematica che per anni è stata sommersa, dall’altra il rischio che spesso si tratti l’argomento
in modo superficiale trasmettendo false conoscenze e non rappresentando i rischi correlati a questa sostanza (Gatti R, 1997). Spesso il confine tra reale e surreale non è tracciato in modo netto,
i danni alla salute derivanti dall’assunzione di cocaina e i rischi legali vengono sottostimati e
trattati in modo superficiale. Le informazioni e le spiegazioni sulle sostanze psicotrope illegali
sono piuttosto vaghe, uno stereotipo molto diffuso e ricorrente quando si affronta l’argomento
cocaina in questi prodotti artistico-culturali è collegare questa tematica esclusivamente a precisi ambienti professionali in cui, al soggetto, sono richieste alte prestazioni lavorative ed in582
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
tellettuali. Viene trasmessa l’idea che l’utilizzo di cocaina, soprattutto in certi ambienti dello
spettacolo e dell’arte, è un atto “normale”, non rappresenta una trasgressione e non è associato
al pericolo della dipendenza. Questa riduzione e minimizzazione dei problemi legati al fenomeno cocaina proposta soprattutto dal cinema, dalla musica rischia di suscitare opinioni superficiali, favorendo l’insorgere di atteggiamenti di distanza verso il problema se non, in alcuni casi,
incoraggiando comportamenti devianti (Fantoma et. al, 2005).
Chi paga tutto questo?
La società esprime la propria immagine nel corso degli anni attraverso prodotti artistici di
massa come quelli che sono stati illustrati, creando un significativo trend sociale. I danni derivanti da una cultura che si modifica anche a causa della diffusione di messaggi artistici negativi
per la salute della popolazione, si riversano purtroppo sui comportamenti e stereotipi generali
in maniera più tangibile rispetto alle informazioni tecniche di prevenzione. Sarebbe più opportuno, invece, utilizzare questa raccolta sistematica di prodotti artistici di vario genere, affinché
possano essere utilizzati a fini di prevenzione con personale medico ed educativo.
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584
COCAINA
EXCURSUS STORICO
SULLA COCAINA
9.5
Franco Aldegheri
Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 - Verona
Descrizione
La cocaina viene estratta dalla “Erithroxylon Coca”, una pianta che cresce spontaneamente in
Sud America. L’Erythroxylon coca è una pianta dal fogliame fitto nativa dei versanti orientali
delle Ande, e cresce rigogliosa tra i 500 e i 2000 metri d’altitudine. Essa è largamente coltivata
in Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia.
Tipicamente la coca prospera in vallate calde, umide, esenti da gelo. I climi umidi della foresta tropicale delle Ande favoriscono la crescita di questo arbusto che può arrivare fino a 2,5
metri in 40 anni. La parola “coca” significa semplicemente “pianta”, e probabilmente deriva
dalla lingua di una popolazione di indios storicamente antecedente gli Incas: gli Aymara.
La pianta selvatica cresce fino a un’altezza di circa 5 metri, ma quella coltivata viene mantenuta ad un’altezza compresa tra 1 e 2 metri, questo per facilitare la raccolta delle foglie. Le foglie sono ricche di vitamine, proteine, calcio, ferro e fibra. Il contenuto di cocaina nelle foglie
varia da 0.1% a 0.9%. Fluttuazioni diurne del contenuto di cocaina nella foglia di coca avvengono durante un ciclo di 24 ore.
L’azione prolungata della selezione evolutiva ha favorito la sintesi naturale dell’alcaloide cocaina. Sebbene la cocaina abbia nell’uomo una affascinante e complessa storia medicinale, la sua
funzione naturale nelle piante era sconosciuta. Recenti studi dimostrano che la cocaina ha effetti
insetticidi alla concentrazione che si presenta naturale nelle foglie di coca. Quindi la cocaina
serve alla pianta come pesticida. Diversamente dalla sua nota azione sul “reuptake” della dopamina nei mammiferi, gli effetti pesticidi della cocaina risultano dal potenziamento della neurotrasmissione octopaminergica negli insetti. La cocaina, potente inibitore del “reuptake” neuronale del “neurotrasmettitore della gratificazione” (la dopamina), è un inibitore ancor più potente del reuptake di un neurotrasmettitore specifico degli insetti, l’octopamina.
L’octopamina svolge negli insetti un ruolo analogo alla dopamina nei mammiferi: viene rilasciata per esempio nelle api in anticipazione del passaggio da un fiore a un altro contenente
una maggior quantità di nettare. Gli insetti che si nutrono sulla pianta di coca vanno pertanto
soggetti a una “overdose” della loro stessa octopamina. Le sostanze che bloccano il reuptake delle
amine di altre classi strutturali hanno pure un effetto pesticida con un livello di potenza distinto
da quello conosciuto nell’influenzare il trasporto delle amine nei vertebrati. Questi risultati suggeriscono che la cocaina funziona nelle piante come un insetticida naturale.
585
COCAINA
Uso della coca presso gli Indios del Sud America
Le foglie di coca sono state masticate dagli Indios del Sud America per molte migliaia di anni,
per indurre un’euforia di lunga durata. In senso stretto, le foglie non sono effettivamente masticate. Solitamente, la foglia essiccata di coca è inumidita con la saliva. La poltiglia è tenuta tra
la gengiva e la guancia e viene pian piano succhiata. I succhi stimolanti vengono deglutiti. Materiali ricchi di calce come conchiglie marine bruciate o un cereale (quinoa) sono usati per favorire la separazione dell’alcaloide attivo dalla foglia.
L’uso di coca nell’America pre-ispanica è confermato da fonti archeologiche e artistiche, come
sculture, ceramiche, manufatti e pitture. La diffusione storica e geografica di queste testimonianze sembra evidenziare il fatto che la coca è stata un forte elemento di unificazione delle differenti culture di questo continente. Quelle testimonianze sono state trovate soprattutto in un
ambito religioso e attestano il carattere divino attribuito a questa pianta; questa divinizzazione
sarà, più tardi, confermata dagli Incas, che ne faranno una divinità. Per le sue molteplici proprietà, l’uso nel corso di rituali di iniziazione e di importanti cerimonie, e per la sua fondamentale importanza nell’economia, alla coca fu riconosciuto un grande valore. Lo studio dei fattori sia tecnici (materiali, lavorazione, …) che estetici (forma, stile, …) degli oggetti d’arte,
combinato con lo studio del retroterra culturale, mostra che l’uso della coca sembra essere stato
un privilegio delle classi sociali più elevate.
Gli Incas fecero della coca la sostanza sacra fondamentale dalla lora religione solare, limitando il suo uso solo ai rituali. Secondo la leggenda inca, la risplendente stella bianca “Spica”
della costellazione della Vergine, era “Mamma Coca”.
Agli inizi dei tempi i figli del sole diedero la pianta sovrannaturale al primo imperatore Inca
(Manco Capac) “per sfamare gli affamati e dare agli stanchi e agli affaticati nuovo vigore, inoltre per far dimenticare agli infelici le loro miserie”.
I governanti Inca erano i diretti discendenti del sole e nessuno poteva usare la coca senza il
loro permesso. Dato che nessuno poteva entrare nei templi del sole senza in bocca una foglia di
coca, i capi e gli altri sacerdoti Inca avevano il monopolio della coca e della religione. Allo stesso
modo solo le donne come la regina potevano usare la coca; le donne erano figlie della luna (Mama
Quilla), la dea dell’amore che teneva nelle mani dei rametti di coca.
La religione di stato degli Inca era estremamente gerarchica; il grande Inca, designato come
sommo sacerdote, aveva l’incarico a vita e a sua volta nominava i sacerdoti di grado inferiore;
ogni provincia aveva il suo sacerdote capo e nessuna cerimonia era completa, se questo ufficiale
non la benediva gettando della coca ai quattro punti cardinali.
La coca era coinvolta in ogni aspetto della vita, dalla nascita sotto la tutela di “Mama Quilla”,
alla sepoltura. Al culmine della cerimonia d’iniziazione all’età virile, venivano conferite la fionda
del guerriero e la borsa di coca ai candidati. Foglie di coca venivano deposte nelle tombe che
contenevano le mummie di persone importanti e vittime sacrificate, per nutrire gli spiriti dei
morti, durante il loro viaggio nell’aldilà.
Dopo l’arrivo dei “conquistadores” spagnoli
Nel 1553 Pizarro distrugge l’impero Inca. Nei decenni seguenti, con la scomparsa dei sistemi
consolidati di controllo sociale, l’uso della coca si diffonde senza regole anche fra le classi inferiori della popolazione. Gli spagnoli di Pizarro trasformarono la pianta divina in compenso materiale per gli schiavi Inca, anche per poter controllare meglio le popolazioni sottomesse. I conquistadores furono impressionati dall’efficacia della coca come stimolante: “L’erba è così nutri586
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
tiva e corroborante che gli indios lavorano giorni interi senza bisogno di nient’altro”. Gli Spagnoli avevano anche bisogno di manodopera indigena nelle loro miniere d’argento. Il lavoro nelle
miniere era estremamente arduo; e prendere la coca riduce l’appetito e accresce il vigore fisico.
La coca dà energia e calma la fame, ed è di aiuto e conforto nella durissima vita delle alte valli
andine. Da questo derivava un grande aumento dell’uso di coca e del numero dei coqueros (masticatori di coca). E questa situazione resterà praticamente immutata fino ai giorni nostri.
Amerigo Vespucci fu probabilmente il primo Europeo a descrivere la masticazione delle foglie di coca in uso presso le popolazioni del nuovo mondo.
Il “coquero” inumidisce, con la saliva, un rotolino di foglie e se lo mette in bocca tra la guancia e la gengiva, aggiungendoci poi un po’ di calce ricavata dalle ceneri di un cereale (il quinoa)
o dalla polvere delle conchiglie marine (naturalmente la coca non è cocaina, però nel mezzo etto
di foglie che l’indio consuma mediamente ogni giorno, ci sono circa cinque grammi di cocaina).
La calce facilita l’estrazione della cocaina e degli altri alcaloidi dalle foglie e ne accelera l’assorbimento nel sangue. Il contenuto totale di alcaloidi della foglia varia tra lo 0,7 e l’1,5%, la
cocaina costituisce dal 30 al 75% di questo contenuto. La varietà boliviana contiene una percentuale più alta di cocaina, quella peruviana una percentuale più alta degli altri alcaloidi.
Il “coquero” non inghiotte le foglie, ma le succhia come fosse una cicca di tabacco da masticare, sputandola quando ne ha estratto tutto il succo (per tutta l’operazione ci vogliono circa
tre quarti d’ora). Alcuni succhi vengono assorbiti dalle mucose della bocca, mentre altri scivolano giù per la gola fino allo stomaco.
La coca era ed è ancora la cura indispensabile per il mal di montagna, ed era preferita rispetto
a tutte le altre droghe per la cura della malaria.
Nel 1565 i conquistadores, spaventati dal magico alone di idolatria, emanarono una serie di
editti che vietavano la masticazione delle foglie di coca.
Nel 1569 tutti i vescovi dell’Inquisizione del Sud America, bandirono la coca come “un’illusione demoniaca”. La Chiesa inoltre imponeva decime sul raccolto di coca e la maggior parte
delle entrate dei vescovi di Cuzco proveniva dalla coca.
Dalla coca alla cocaina in Europa e in America: usi “ricreativi” e “medicinali”
Una svolta decisiva, nella reputazione della coca, si ebbe intorno al 1860, quando il chimico tedesco Albert Neimann riuscì a isolare l’alcaloide della cocaina. Si tratta di una amina terziaria,
che avrebbe potuto essere un buon anestetico se la sua forte tossicità sistemica e la dipendenza
psichica che può provocare non avessero successivamente orientato i ricercatori a soluzioni ottenute modificando in laboratorio la molecola della cocaina (nacquero così la lidocaina, la novocaina e molti altri anestetici di sintesi).
Il primo autorevole e riconosciuto difensore di questa droga fu Sigmund Freud, psicologo di
fama mondiale. Nel dicembre del 1883, il dottore Theodor Aschenbrandt, pubblicò una relazione sulle reazioni alla cocaina di un gruppo di soldati bavaresi.
Questa relazione spinse Sigmund Freud a sperimentare gli effetti, prima su se stesso e poi
sugli altri, per poterli guardare sul corpo umano e sulla mente e catalogarli.
“Prendo regolarmente piccole dosi contro la depressione, con risultati più che brillanti”,
scrive alla fidanzata Martha Bernais, che coinvolge negli esperimenti. Attraverso i suoi studi,
Freud si convinse che le proprietà stimolanti della cocaina erano ideali per curare la depressione.
Con il passare del tempo, il creatore della psicoanalisi divenne sempre più entusiasta. La
usava contro la depressione e ne ricavava energia e euforia.
587
COCAINA
All’inizio della sua carriera, Freud si fece dunque ampiamente promotore della cocaina, come
tonico benefico e sicuro, capace di curare depressione e impotenza, suggerendo addirittura di
usarla come anestetico locale.
In effetti un suo collega, Karl Koller, dimostrò l’efficacia della cocaina come anestetico locale in chirurgia oftalmica. Koller è lo scopritore (o forse riscopritore, perché è possibile che i
medici Inca già le conoscessero) delle proprietà della cocaina come anestetico locale.
Nel 1884 Freud scrive “Uber coca”, in cui consiglia la sostanza per vari malanni, come antidepressivo, come afrodisiaco e per la disintossicazione dagli oppiacei; riteneva infatti che fosse
la cosa migliore per curare la crisi di astinenza degli alcolizzati e dei morfinomani. La prescrive
a un morfinomane. Il paziente si libera dalla morfina, ma diventa pesantemente dipendente dalla
cocaina. Si fa alte dosi, fino ad arrivare a una sindrome psicotossica. Lo stesso Freud si rende
conto su se stesso di una serie di disturbi e pubblica successivamente “Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina”.
Dalla metà dell’Ottocento fino ai primi del Novecento, sciroppi, tonici e liquori contenenti
cocaina e oppio vennero usati largamente, negli Stati Uniti d’America come in Europa, da persone di ogni ceto sociale. Questo è un fatto che viene per lo più nascosto nella storia americana.
La verità è che a quel tempo c’era una diffusa cultura della droga che influenzava una ampio settore della società americana. L’uomo che, in questo periodo, ottenne il maggior successo fu il parigino (nato in Corsica) Mariano Mariani, inventore nel 1865 del “vino di coca”.
Il “Vin Mariani” era il tonico più entusiasticamente apprezzato sulle due sponde dell’Atlantico; per questo tonico vennero addirittura fatti i complimenti ufficiali da: il Principe di Galles, lo Zar e la Zarina di Russia, il re di Svezia e Norvegia. A. Dumas, J. Verne, E. Zola, H. Ibsen e altri celebri scrittori furono altrettanto prodighi di elogi per il “Vin Mariani”.
Altri personaggi famosi che posero in risalto i “miracolosi” effetti degli elisir alla cocaina furono l’inventore Thomas A. Edison, attrici come Eleonora Duse e Sarah Bernhardt, musicisti
come Gounod e Massenet, scultori come Rodin, cardinali, politici, medici, e persino due papi
(Leone XIII e Pio X). Non essendovi alcuna restrizione all’acquisto di queste droghe all’inizio
del ’900, i narcotici rappresentavano un accettabile stile di vita per un grande numero di persone, molte delle quali erano personaggi di fama. La cocaina era una presenza rilevante nell’industria del cinema muto. I messaggi favorevoli alla droga che provenivano da Hollywood all’epoca si imponevano all’attenzione internazionale e influenzavano gli atteggiamenti di milioni
di persone nei confronti della cocaina. La cocaina ebbe una ulteriore spinta verso l’accettabilità
quando nel 1886 John Pemberton la incluse come ingrediente principale della sua nuova bibita,
la Coca-Cola. Sono gli effetti euforizzanti e stimolanti sul consumatore i maggiori responsabili
del travolgente successo della Coca-Cola come bibita più popolare nella storia.
La cocaina in breve fu presente nelle bibite gasate, nel tè, nel vino, nella gomma da masticare, nelle sigarette, nelle polveri da naso e in paste simili al tabacco da masticare. La Coca Cola
fu a base di cocaina fino al 1903 e veniva venduta al pubblico come “bevanda intellettuale”.
Si racconta che R.L. Stevenson avesse pensato ai personaggi del dottor Jekyll e Mr. Hyde
come la personificazione degli effetti della cocaina; anche Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes, racconta dell’uso di cocaina fatto dal noto investigatore.
Di regola, le persone famose rappresentano dei modelli in grado di influenzare le masse. Il
potere del “divismo” ha più volte dimostrato di essere la più efficace forma di pubblicità. Pensate a questo: lo psicologo più famoso del mondo; l’inventore della lampadina; una scuderia di
divi hollywoodiani del cinema muto; e l’inventore della bibita più popolare nella storia, tutti
imbarcati sul carrozzone pro-cocaina. Tutti a magnificare gli effetti benefici della droga. Qualcuno lo ha fatto attraverso testimonianze personali che sono rimbalzate sulle pagine di stampa
588
ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
in lungo e in largo. Altri (in particolare i divi del cinema muto) hanno dato impulso all’accettabilità della cocaina attraverso gli esempi che derivavano dal loro ben pubblicizzato stile di vita.
Allo stesso modo di altri narcotici come l’oppio e l’eroina in questo periodo, la cocaina cominciò anche a diventare un ingrediente attivo in ogni sorta di tonici e sciroppi “toccasana”. In
molti dei tonici che le industrie farmaceutiche producevano all’epoca, la cocaina poteva essere
mescolata agli oppiacei e somministrata liberamente a persone anziane così come ai giovani.
I chirurghi la usavano come anestetico locale, mentre altri guaritori, qualificati e non, la vendevano come rimedio per il normale raffreddore, per l’ansia, per la sinusite, per tutti i piccoli
mali possibili e immaginabili.
Dal sogno all’incubo
Non fu che alcuni anni dopo che i pericoli di queste droghe cominciarono a diventare evidenti.
In effetti, fu per gli effetti negativi dell’uso abituale di cocaina che venne coniata l’espressione “tossicomane”. Questo termine è stato creato a causa del comportamento di una persona
che abusa di cocaina per prolungati periodi di tempo. Essendo essa uno stimolante così potente,
il prolungarsi del suo uso quotidiano causa una grave deprivazione del sonno e perdita di appetito. Una persona può stare per giorni e talvolta settimane senza dormire o alimentarsi appropriatamente. Il consumatore spesso sperimenta comportamenti psicotici. Ha allucinazioni e diventa delirante. Il venir meno degli effetti della droga provoca un grave stato depressivo alla
persona in crisi di astinenza. Questa persona può allora diventare così disperatamente affamata
di droga da poter fare pressoché qualsiasi cosa per averne ancora, incluso il delitto. Se la droga
non è prontamente disponibile, la depressione che uno prova in stato di astinenza può diventare
così grande che il consumatore può tentare talvolta il suicidio. È a causa di questo tremendo effetto che la parola “maniaco” è stata associata alla dipendenza da cocaina.
In America, a cavallo del secolo, iniziò la campagna per dichiarare fuori legge la cocaina; a
detta del colonnello Watson della Georgia, Atlanta era un focolaio di cocainomania nera ed era
necessario intraprendere con urgenza un’azione legale che combattesse la vendita della Coca
Cola. Nel 1914 già 46 stati avevano emanato leggi contro la vendita e l’uso di cocaina.
Nel corso di parecchi anni successivi la maggioranza degli americani divenne progressivamente più consapevole dei pericoli della cocaina. Poiché la gravità di questo problema diventava
sempre più evidente, la preoccupazione sfociò in una definitiva pubblica campagna per la messa
al bando dell’uso sociale della cocaina. Questa pressione del pubblico portò all’eliminazione della
cocaina dalla Coca-Cola nel 1903. Alla fine la pressione dell’opinione pubblica divenne così
grande da esigere la proibizione della cocaina su scala nazionale. La legislazione statale ne tenne
conto, e nel 1920 la cocaina fu aggiunta all’elenco dei narcotici che sarebbero stati resi illegali
dall’approvazione della Legge sulle Droghe Pericolose (“Dangerous Drug Act”) del 1920.
Sfortunatamente, come per gli oppiacei e per l’eroina, I pericoli dell’abuso di cocaina sono
stati riconosciuti dai legislatori a cose fatte. Il mercato della cocaina era già stato impiantato ed
era profondamente radicato nella storia e nella cultura americana, ed è con noi a tutt’oggi.
Nascita della legislazione internazionale
Fin dal 1909 furono promosse a livello internazionale delle iniziative sul problema della droga,
riguardanti però nei primi anni quasi esclusivamente la produzione e il commercio dell’oppio
589
COCAINA
(in particolare la Cina, sconfitta dagli inglesi nel 1858 e costretta a dichiarare legale il commercio di questa sostanza, tornò a chiedere una regolamentazione concertata). Nel 1912 fu firmata all’Aja una convenzione internazionale sull’oppio (non entrata in vigore fino al 1919) ed
un’altra a Ginevra nel 1925 entrambe tese a fissare la quantità di oppio producibile e commerciabile (solo ai fini medici e di ricerca) dai vari stati. Dopo la seconda guerra mondiale il lavoro
fu ripreso dalla Commissione per gli stupefacenti dell’O.N.U. che si trovò ad affrontare il problema delle sostanze non considerate dalle prime convenzioni e dei nuovi narcotici sintetici. Il
punto culminante di questi sforzi fu la convenzione del 1961 che previde controlli a livello nazionale sulla produzione, distribuzione e possesso di stupefacenti, dichiarandone illecito l’uso
non medico; a livello internazionale la Convenzione previde controlli sull’importazione e il commercio, trasmissione delle stime del fabbisogno medico e delle statistiche ad un ufficio internazionale (INCB), reciproca assistenza. Si dispose infine che gli stati predisponessero provvedimenti interni contro il commercio illecito e per il trattamento dei tossicodipendenti. Non mancarono le proteste (ad esempio in Olanda) per l’inclusione della cannabis tra gli stupefacenti,
mentre l’alcool (considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come sostanza atta a dare
dipendenza) ne era escluso. Inoltre la Convenzione del 1961 non prendeva in considerazione gli
allucinogeni e altre sostanze psicotrope (barbiturici, sedativi, tranquillanti), anche per le resistenze di alcuni paesi ad un più rigoroso controllo internazionale sui farmaci. Fu necessario attendere fino al 1971 perché una conferenza dell’O.N.U. tenutasi a Vienna adottasse una ‘Convenzione sulle sostanze psicotrope’ che previde la proibizione degli allucinogeni se non per la
ricerca e, limitatamente, per usi medici con controlli su fabbricazione e commercio, mentre anfetamine, barbiturici, tranquillanti erano previsti esclusivamente per uso medico.
Anche in questo caso non mancarono dubbi sulla mancata inclusione nelle tabelle di alcuni
farmaci. Ovviamente l’adesione degli stati alle Convenzioni internazionali è volontaria; nel 1972
ottantacinque paesi avevano aderito alla Convenzione del 1961, con l’esclusione significativa di
alcuni stati particolarmente attivi nella produzione e fabbricazione delle sostanze in questione.
Attualmente le legislazioni di molti paesi sono basate sui principi stabiliti dalle convenzioni,
sia pure con molte variazioni sui singoli punti. Quasi ovunque sono puniti il traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti. In altri stati è punito anche l’uso. In alcuni paesi la pena per
il consumatore è alternativa ad un trattamento medico disintossicante. In altri stati vige di fatto
una depenalizzazione per il consumo di droghe leggere, mentre in Svizzera ogni decisione è affidata al giudice. Particolarmente significativa l’esperienza inglese. I medici inglesi infatti hanno
sempre avuto la facoltà di prescrivere l’eroina ai tossicomani, anche se questa possibilità dal 1968
è stata ristretta ai sanitari dei Centri terapeutici, per impedire abusi nelle prescrizioni e il crescere di un mercato grigio della sostanza. La legge del 1971 ha regolato l’intera materia dividendo le sostanze stupefacenti in 3 tabelle a seconda del grado di pericolosità, prevedendo sanzioni adeguate e istituendo un Consiglio consultivo per lo studio e la ricerca. Nel 1979 si è così
giunti ad un nuovo provvedimento che ha declassato la cannabis tra le sostanze minori soggette
a controllo. Mentre restano assai duri i controlli sulla fabbricazione, il commercio e la prescrizione delle droghe, il rapporto con i tossicomani è gestito prevalentemente attraverso l’istituzione sanitaria e non quella giudiziaria. Vi sono ovviamente pareri molto diversi sull’efficacia di
questo sistema per il contenimento del mercato nero della droga, tuttavia l’espansione dell’uso
di eroina sembra essere stato più limitato che in altri paesi.
In questi ultimi anni, la cocaina ha conosciuto una diffusione senza precedenti, la produzione della droga nei paesi del Sud America, dove la pianta di coca viene da sempre coltivata, fu
infatti ulteriormente incrementata dall’aumento della richiesta di mercato.
Il crack è la versione più diffusamente usata della cocaina oggi. L’uso di fumare i cristalli di
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ALTRI ASPETTI CORRELATI ALL’USO DI COCAINA
cocaina è cominciato nei tardi anni ’70. Trasformare in cristalli la polvere di cocaina e fumarla
era in origine il metodo sviluppato dagli spacciatori per testare la purezza della cocaina prima
di acquistarla dai produttori. Il crack ha distrutto milioni di vite da quando è stato introdotto
nelle strade d’America. Esso è una droga relativamente nuova sulla scena, in confronto a droghe
come l’oppio o l’eroina; nondimeno, fa parte della nostra storia e cultura da quasi 150 anni.
Questo fenomeno è dovuto, sia all’intreccio d’interessi dei narcotrafficanti e parte delle gerarchie militari dei paesi produttori, sia alle disperate condizioni sociali della popolazione dell’area andina, per la quale la coltivazione di coca rappresenta una fonte di sopravvivenza.
Pertanto, una politica di contenimento del traffico di cocaina, anche secondo l’ONU, non
può aver successo se non è basata su interventi concreti per lo sviluppo economico dei paesi implicati e per la crescita demografica dei paesi stessi.
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Riferimenti Internet
“Coca and cocaine” (www.cocaine.org)
“Fuoriluogo” (www.fuoriluogo.it)
Network Nazionale sulle Dipendenze (www.dronet.org) (con tutti i “link” in esso contenuti).
“Oltre il muro” (www.oltreilmuro.it)
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Altri aspetti correlati all`uso di cocaina - Droghe