Strategia Europea
sulla disabilità 2010-2020
pagina 3
Accessibilità
pagina 4
Partecipazione
pagina 9
Uguaglianza
pagina 16
Occupazione
pagina 19
Istruzione e Formazione
pagina 22
Protezione Sociale
pagina 26
Salute
pagina 30
Attuazione
pagina 34
con il Patrocinio e l’Adesione di:
Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti
Editore:
Editrice Europea srl - società unipersonale
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Via Guicciardi, 7 - 42122 Reggio Emilia (sede legale)
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Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939
del 23/01/1997
Supplemento al n. 80 della
“Guida del Cittadino”
Data prima pubblicazione: Dicembre 2013
2
Strategia Europea
Strategia europea sulla
disabilità 2010-2020
Il 15 novembre 2010 l'Unione
europea ha adottato la nuova
Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia
che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere
loro in condizione di esercitare
tutti i loro diritti e di beneficiare
di una piena partecipazione alla
società e all'economia europea.
I risultati del piano d'azione
dell'UE a favore delle persone
con disabilità 2003-2010 costituiscono il punto di partenza
per arrivare al quadro più
ampio dell'attuazione della
Convenzione ONU.
Le aree di intervento
Sono state individuate otto
aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne.
Accessibilità
Le persone disabili devono
avere accesso ai beni, ai servizi
e ai dispositivi di assistenza.
Inoltre, deve essere assicurato
loro, su una base di uguaglianza
con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione.
Partecipazione
Le persone con disabilità devono
poter esercitare pienamente i
loro diritti fondamentali legati alla
cittadinanza dell'Unione. Questa
strategia deve contribuire a:
• eliminare gli ostacoli alla
mobilità delle persone disabili,
in qualità di individui, consumatori, studenti, attori economici
e politici;
Diritti delle Persone con disabilità
• garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei
fondi strutturali;
• garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi,
inclusi quelli sportivi e culturali.
Uguaglianza
Occorre attuare una serie di
politiche attive per promuovere
l’uguaglianza a livello europeo e
negli Stati membri.
La Commissione garantirà inoltre
la piena applicazione della legislazione europea in materia di
lotta contro le discriminazioni
fondate sulla disabilità e, in particolare, della direttiva 2000/78/
CE a favore della parità di trattamento in materia di occupazione e di lavoro.
Occupazione
L’azione europea deve permettere un aumento del numero
dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di
politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’accessibilità ai luoghi di lavoro.
È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali
per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori
protetti), incoraggiare il lavoro
autonomo e migliorare la qualità del lavoro.
Istruzione
e formazione
Gli allievi e gli studenti disabili
devono disporre di un sistema
d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia
sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure
di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema
educativo.
3
Inoltre, occorre informare
meglio i disabili in merito alle
possibilità di formazione e di
mobilità, soprattutto nell’ambito dell’iniziativa Gioventù in
movimento e della strategia
Istruzione e formazione 2020.
Protezione sociale
I sistemi di protezione sociale
possono compensare le disparità di reddito, i rischi di povertà
ed esclusione sociale ai quali
sono esposti i disabili.
In questo contesto, è necessario valutare le prestazioni e la
sostenibilità dei sistemi di protezione sociale, compresi i
sistemi pensionistici, i programmi di alloggio sociale e l’accesso
ai servizi di base.
La strategia incoraggia l’utilizzo
dei fondi strutturali e l’adozione
di misure nazionali adattate.
Salute
Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo
ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute
mentale.
Per garantire questo principio
di uguaglianza, i servizi devono
avere un prezzo accessibile ed
essere adeguati alle necessità
specifiche delle persone.
Inoltre, particolare attenzione
va dedicata alla salute e alla
sicurezza dei lavoratori disabili.
Azione esterna
L’UE si impegna a promuovere i
diritti delle persone disabili a
livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito
della politica di allargamento, di
vicinato e di aiuti allo sviluppo,
oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio
d’Europa e l’ONU.
Attuazione
La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni
dell’UE e degli Stati membri.
Le loro azioni comuni puntano a:
• sensibilizzare la società sulle
problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei
disabili;
• sviluppare le possibilità di
finanziamento europeo;
• migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici;
• assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione
delle Nazioni Unite negli Stati
membri e in seno alle istituzioni
europee.
Accessibilità al Web
Accessibilità
Forum Europeo
sulla Disabilità
Il Forum Europeo
sulla Disabilità
(EDF) è un’
Organizzazione
non Governativa
indipendente
che rappresenta gli interessi di
80 milino di Europei con disabilità.
EDF è l’unica piattaforma europea messa in piedi da persone
con disabilità e dalle loro famiglie. Il Forum è una piattaforma
leader per i diritti dei disabili e
si propone per dare voce alle
persone con disabilità in
Europa.
EDF è stato creato nel 1996 per
essere sicuri che le decisioni
riguardanti le persone disabili
siano prese “con” e “da” persone disabili.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web
Accessibilità al web significa un
sito internet o un servizio basato sul web (inclusi quelli per
apparecchi mobili) che sia facile da utilizzare, semplice da trovare, essenziale nel funzionamento e nella interattività, il cui
uso sia sicuro e possa essere
utilizzato in modo indipendente anche da chi è disabile,
garantendo quindi la dignità di
una persona disabile in ogni circostanza, inclusi i casi di emergenza.
Questo non esclude l’uso di
dispositivi di supporto e di
comunicazione alternativa per
consentire l’accessibilità a particolari gruppi di persone con
disabilità qundo questo sia
necessario.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web:
EDF a Bruxelles
Lo scorso 25 Aprile 2013, il
Movimento Europeo per la
Disabilità è stato invitato a partecipare alla riunione della
Commissione
Parlamentare
Europea per il mercato interno
e la protezione dei consumatori. Dal momento che invitare o
accettare personalità esterne
da parte della Commissione è
un evento del tutto eccezionale, EDF ha accolto questo invito
come una buona opportunità
di portare al Parlamento
Europeo le opinioni di 80 milioni di persone con disabilità sull’accessibilità dei siti delle pubbliche amministrazioni europee.
Rappresentato dal suo segretario, Rodolfo Cattani, EDF ha sottolineato durante l’assemblea
che l’accesso ai siti internet è
una pre-condizione necessaria
all’accesso all’istruzione, al lavoro, alla vita sociale e culturale
non solo per persone con disabilità, ma anche per molti altri
utenti, comprese le persone
anziane. “Più dei 2/3 dei siti
pubblici non sono accessibili,
ma la realtà è anche peggiore: il
92% dei siti che rilasciano servizi basici ai cittadini non sono
accessibili ai disabili.
4
Rodolfo Cattani, segretario EDF in Parlamento a Bruxells
Si rende quindi necessaria una
legge che permetta agli Europei
con disabilità di raggiungere il
diritto all’informazione nello
stesso modo in cui lo raggiungono gli altri cittadini”, ha detto
Rodolfo Cattani, mettendo l’accento sulla necessità di cambiamenti nella proposta legislativa
corrente sull’accessibilità dei siti
della pubblica amministrazione.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e i
siti che offrono servizi destinati
alla cittadinanza.
La proposta attuale è infatti limitata a settori pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie.
Le 12 categorie stabilite sono un
criterio obsoleto dal momento
che il panorama offerto in rete si
è notevolmente incrementato
dal 2001, quando è stato definito il criterio stesso”.
Cosa si può migliorare
Il Movimento europeo per la
Disabilità (EDF) crede che soltanto una proposta di legge che
allarghi il suo obiettivo e rinforzi il meccanismo possa produrre un reale cambiamento.
Il Movimento è convinto che
l’obiettivo dell’attuale legislatura sia troppo restrittivo e che
l’obbligo di accessibilità debba
essere esteso a tutti i siti di
organismi pubblici che erogano
direttamente servizi al pubblico, come scuole, università,
biblioteche, servizi di impiego,
presidi sanitari e trasporti pubblici. Inoltre il Movimento europeo per la Disabilità (EDF) è
convinto che senza un meccanismo di supporto e un efficiente sistema di monitoraggio che
coinvolga le persone con disabilità e i rappresentanti delle
loro associazioni, la proposta di
legge non riuscirà ad assicurare
l’accessibilità dei siti in questione. L’accessibilità al web non
dovrebbe focalizzarsi soltanto
sulle persone disabili, ma anche
sui benefici finanziari e sociali in
generale. Il ruolo del mercato è
infatti anche quello dell’inclusione sociale, dell’eguaglianza,
non-discriminazione e giustizia
sociale. Questo permetterebbe
un effettivo cambiamento per
80 milioni di cittadini europei
con disabilità.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Turismo Accessibile
Accessibilità
Treni bianchi: la disabilità sale sull'alta
velocità
E la risposta è stata entusiasta:
circa 400 persone parteciperanno al pellegrinaggio che partirà da Milano Porta Garibaldi e
in tre ore raggiungerà Ancona
da dove con i pullman si arriverà a Loreto «per molte persone,
soprattutto per anziani e disabili, fare un viaggio in pullman di
quasi otto ore era un ostacolo
insormontabile» sottolinea De
Carli. Alla presentazione ufficiale del primo pellegrinaggio ufficiale di Unitalsi a bordo di Italo,
a Roma, accanto ai vertici nazionali dell’Unitalsi - il presidente
nazionale Salvatore Pagliuca e il
vice Dante D’Elpidio - c'erano il
presidente di Ntv, Antonello
Perricone, l’arcivescovo di
Loreto monsignor Giovanni
Tonucci e la madrina dell’iniziativa, l’atleta paralimpica nonché
volontaria dell’Unitalsi, Giusy
Versace. Perricone nel sottolineare come il pellegrinaggio
dell’Unitalsi sia il “battesimo” del
servizio commerciale sulla tratta
Milano - Ancona che sarà ufficialmente inaugurato a dicembre si è detto particolarmente
onorato dell’iniziativa che, «è la
prova provata che Italo è un
treno per tutti. Siamo felici di
questa unione tra Unitalsi e Ntv
- Italo». L’auspicio del presidente di Ntv è che quello di giugno
possa diventare «il primo dei
tanti treni speciali dedicati al
mondo della solidarietà e dell’assistenza». Perricone ha
anche rivelato un retroscena
personale «La base di Italo è la
stazione Ostiense di Roma, ma
MO.TECO srl
per me per molti anni ha voluto
dire treni bianchi, mia madre
per quarant’anni è stata una
dama dell’Unitalsi e la possibilità
oggi di agevolare i pellegrini e i
malati che vogliono visitare
Loreto è una cosa che ci fa
molto piacere».
(Fonte: www.vita.it)
Turismo Accessibile
Il turismo accessibile nasce dall’esigenza di mettere ogni persona con i suoi bisogni al centro del sistema turistico.
Il turismo accessibile è in un
certo senso l’espressione più
alta di questo obiettivo che è
prima di tutto un obiettivo di
civiltà, che rappresenta anche
un’indubbia attrattiva moderna
e attuale, che può riportare in
alto l’immagine del turismo italiano nel mondo. L’accessibilità,
ovvero sia l’assenza di barriere
architettoniche, culturali e sensoriali, è la condizione fondamentale per consentire la piena
fruizione del patrimonio turistico italiano.
Questa fruibilità dovrebbe essere estesa al sistema complessivo
dei trasporti, intermodalità,
medio e lungo raggio, su ruota,
rotaia e anche ai sistemi del trasporto locale. Quando si parla
di una destinazione turistica, si
fa riferimento al sistema turistico
locale, insomma al sistema dei
servizi e dell’offerta come per
esempio alla ristorazione, alla
balneazione,
alla
cultura
all’enogastronomia, ma anche
all’accessibilità urbana e alla
disponibilità di informazioni in
diversi formati.
Parlare di turismo accessibile
significa prima di tutto parlare di
un turismo attento alle esigenze
di tutti. Essere attenti ai bisogni
di tutti significa saper dare delle
risposte concrete ai bisogni dei
bambini, degli anziani, delle
mamme che spingono le carrozzine, delle persone con disabilità che si muovono lentamente,
che non vedono e non sentono, che hanno allergie o difficoltà di tipo alimentare, come
le persone affette da celiachia.
Questa cosa presuppone una
qualità dell’offerta turistica
molto elevata, che si rivolge a
milioni di persone. Affrontare
un discorso sul turismo accessibile, significa saper coniugare le
ragioni dell’impresa turistica con
la capacità di rispondere a una
domanda di ospitalità che deve
avere come requisiti fondanti,
una diffusa qualità per quel che
riguarda l’accoglienza, il dialogo
e le conoscenze tecniche. Il
concetto di turismo accessibile
non si può ridurre alla sola disabilità delle persone, dando una
immagine di esso, puramente
medico-ospedaliera, perché in
questo modo si restringe in
ISTITUTO
SALESIANO
S. BENEDETTO
GE.CO. srl
5
ambiti ristretti un problema che
è molto più complesso e articolato. In sintesi, turismo accessibile significa stesso prezzo, stessa località e più turisti. Stiamo
parlando del concetto di accoglienza in tutta la sua accezione,
che deve essere la struttura portante del concetto stesso di
accoglienza legata all’offerta
turistica e non solo per quel che
concerne le barriere architettoniche e percettive, che fanno
parte di un discorso più ampio
e complesso.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Spiaggia LiberAtutti
Il Bagno Giulia n°85 di Riccione
è la prima “SpiaggialiberAtutti”,
un progetto pilota nell’ambito
dell’accessibilità delle strutture
balneari: un’opportunità di adeguamento degli stabilimenti
verso un’offerta di qualità, dove
spiaggia e mare siano sinonimi
di turismo ecosostenibile ed
accessibile. Il progetto coniuga
la sostenibilità ambientale e la
MORA
CLAUDIO
& C. snc
Turismo Accessibile
Accessibilità
sostenibilità sociale, privilegiando l’uso di materiali eco-compatibili, fonti energetiche alternative e la creazione di un
ambiente che sostiene la condivisione di strutture e spazi,
senza “ghettizzare” persone ed
esigenze. La nuova “Spiaggia
LiberAtutti” ha inaugurato un
percorso di modernizzazione
delle strutture ricettive balneari
nell’ottica di un turismo europeo, sia sostenibile che accessibile, attento al contenimento
degli impatti ambientali (sostenibilità ambientale) quanto
all’abbattimento delle barriere
architettoniche (sostenibilità
sociale). Infatti, gli interventi ed
opere sono stati attuati per
garantire un’ampia accessibilità
a 360° a tutti i servizi dello stabilimento dando opportune
garanzie e supporti ai diversabili per le attività di balneazione.
Ogni diversamente abile sarà
libero di poter scegliere il proprio stabilimento balneare valutando la qualità dei servizi offerti senza dover dipendere, come
oggi accade, dalla necessaria
quanto vincolante assistenza di
una persona.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Diversamente Agibile
Il progetto “Diversamente
Agibile” nasce dalla mente di
Maximiliano Ulivieri, 39 anni e
affetto da distrofia muscolare
fin da piccolo.
L’idea parte dal presupposto
che nessuno meglio di chi ne
usufruisce può recensire un servizio. Nei suoi viaggi è capitato
di ricercare sul web strutture
accessibili ai disabili, come
hotel per il pernottamento,
oppure informazioni sui luoghi
della città da visitare che non
abbiano barriere architettoniche, musei, attrazioni turistiche,
bar e ristoranti, tutto ciò che un
normale turista deve sapere
prima del viaggio.
Le informazioni in internet ci
sono ma spesso risultano
dispersive e alcune volte fuorvianti e non sempre corrette. La
dispersione dipende dal fatto
che non c’è un “luogo” comune
in rete dove recuperare certe
informazioni, ci sono blog di
ragazzi disabili che raccontano
il suo viaggio, come il suo personale, oppure nei siti specializzati in hotel e turismo dove al
suo interno puoi fare una ricerca specifica per portatori di
handicap.
Tutte queste informazioni tuttavia sono solo degli spazi, non
un contesto organizzato, competente e ottimizzato soltanto
al tipo di servizio. In più spesso
le informazioni non sono ben
precise e povere di foto dimostrative dell’agibilità sicura di
una struttura.
Non raramente capita di leggere “accessibile a disabile” e
dopo breve conversazione
telefonica rendersi conto che
così non era. L’accessibilità poi
richiede molte cose e capita
che siano soggettive, non sempre una struttura che va bene a
un disabile può andar bene a
un altro, ma soprattutto il
miglior giudizio che si può ricercare in questi casi è proprio
quello del disabile stesso, che
certamente ha una capacità di
analisi superiore, essendone
l’utilizzatore.
Questo vale anche per i percorsi della città, per i mezzi di trasporto ecc.
Ecco l’idea di realizzare un
sito/blog in cui raccogliere tutte
le esperienze di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati dei loro viaggi, in
modo da fornire informazioni
utili ad altri disabili che vogliono
frequentare la stessa città. Così
facendo si potrà aiutare a capire se l’accessibilità dei luoghi o
delle strutture “recensite” può
andar bene per la propria disabilità oppure necessita di maggiori informazioni.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Dare voce al Web
Una delle sfide che la società
dell’informazione lancia alle
pubbliche amministrazioni è
quella legata ai temi dell’accessibilità del Web. L’art. 2 della
cosiddetta legge Stanca, che è
la legge n. 4 del 9 gennaio 2004
“Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli
strumenti informatici”, definisce
6
l’accessibilità come la “capacità
dei sistemi informatici, nelle
forme e nei limiti consentiti
dalle conoscenze tecnologiche,
di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità
necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”. Questa legge - che prende
in considerazione in generale
l’accessibilità per tutti gli utenti,
inclusi gli utenti affetti da disabilità di qualche tipo e gravità, a
tutti i prodotti e tutte le tecnologie informatiche - per quanto
riguarda il Web in particolare
conclude un percorso che la
legislazione italiana cominciò
nel 2001, con la circolare del
Ministro
della
Funzione
Pubblica del 13 marzo 20012 e
con la circolare Aipa del 6 settembre 2001.
Queste circolari riprendevano a
loro volta le linee guida per l’accessibilità dei contenuti web
introdotte sul piano internazionale nel 1999 dal W3C.
Alla legge Stanca seguirà un
regolamento tecnico di attuazione, che spiegherà meglio i
requisiti tecnici6 richiesti ai siti
delle pubbliche amministrazioni. A questo regolamento attuativo sta lavorando una segreteria tecnico-scientifica coordinata dal Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione (Cnipa), di cui fanno
parte anche la Regione EmiliaRomagna e il Comune di
Modena.
Questo lavoro inserisce nella
riflessione generale sull’accessibilità delle tecnologie informatiche da parte del Cnipa e della
Turismo Accessibile
Accessibilità
Regione Emilia-Romagna un
contributo specifico sull’accessibilità web per persone affette
da disabilità acustiche gravi.
Senza nulla togliere alle linee
guida del W3C e alla legislazione italiana che vi fa riferimento,
riteniamo infatti che rivolgersi a
utenti con disabilità acustiche
gravi richieda, perlomeno nel
caso di certi siti web e certi
contenuti, un ulteriore lavoro
specifico che dovrebbe andare
nella direzione di un autentico
“bilinguismo”.
Questo studio si divide in tre
capitoli. Nel capitolo 1 sono
analizzati lo stato attuale degli
studi su linguaggio e sordità, le
difficoltà che le persone affette
da disabilità acustiche gravi
hanno a leggere e scrivere la lingua italiana e i principali metodi
e strumenti sviluppati per scrivere testi di facile comprensibilità in lingua italiana.
Il capitolo 2 affronta i problemi
di accessibilità e usabilità in
generale dei prodotti informatici e in particolare dei siti web
con particolare attenzione ai
problemi dei non udenti.
Il capitolo 3 propone alcune
linee guida per la progettazione, redazione e revisione di
testi web destinati a soggetti
audiolesi gravi.
Village for all
Village for all è una organizzazione no profit a carattere
nazionale che ha come obietti-
vo l’inclusione turistica e lo
sport di tutti; con le sue informazioni intende soddisfare i
bisogni di tutti: famiglie con
bambini piccoli in passeggino,
donne in gravidanza, anziani,
disabili e persone che vogliono
consumare una vacanza etica,
un
turismo
accessibile.
L’Associazione visita tutti i villaggi e campeggi con propri esperti per raccogliere dati oggettivi
(misure, larghezze, dotazione
dei servizi), è impegnata nella
formazione al personale e
affianca gli uffici tecnici per una
assistenza alla progettazione
mirata alla realizzazione di
un’accessibilità trasparente.
Village for all è un network di villaggi e campeggi accessibili alle
persone disabili e ad oggi vi
aderiscono 25 strutture disseminate in tutta l’Italia turistica che
conta; tutte le informazioni
sono consultabili sul sito
www.villageforall.net
Village for all è patrocinato da:
Ministero del Turismo; l’ENIT Agenzia Nazionale del Turismo;
FAITA - Federazione delle
Associazioni Italiane dei complessi turistico ricettivi all’Aria
Aperta, FISH - Federazione
Italiana Superamento Handicap,
SiPuò -Laboratorio Nazionale
Turismo Accessibile®
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Salento per tutti
Offrire ai i turisti, nessuno escluso,
le stesse opportunità. È questa la
7
filosofia ispiratrice del progetto
Salento per tutti, un nuova sezione tematica del progetto di promozione turistica “Città aperte”
con cui l’Azienda di Promozione
Turistica di Lecce e l’Assessorato
al Mediterraneo, Cultura e
Turismo della Regione Puglia
hanno inteso rispondere alle esigenze di quanti - bambini, giovani, adulti - non hanno sufficiente
autonomia per assaporare tutti i
piccoli e grandi piaceri di una
vacanza. Certo, ci vuole molto
altro per rimediare agli errori (e
orrori) di miopia culturale del
passato perché, si sa, tutto nelle
città italiane - dagli alberghi agli
accessi al mare, dai bar ai ristoranti ai bagni pubblici - è strutturato per marcare differenze,
allungare distanze… in una parola, è costruito sulla separatezza.
Ma chi è nel Salento in vacanza o,
più semplicemente, vi arriva per
una visita fugace, oggi potrà contare su una rete di servizi mirati
che gli permetterà di accedere
agevolmente alle strutture balneari private e, con pari assistenza, di prendere il sole nelle spiagge cosiddette libere.
Mare e fondali non saranno più
off limits ai turisti non vedenti, per
i quali sono previsti immersioni
subacquee e corsi anche per i
bambini; alcuni sentieri dei parchi
e delle riserve naturali sono stati
selezionati per agevolarne la fruizione da parte dei disabili motori; mentre - grazie a tour in barca
- le persone fisicamente non
autosufficienti potranno ammirare le zone più suggestive della
costa salentina. Non solo. I bellissimi centri storici di alcune città
d’arte - Lecce e Galatina per iniziare - non avranno segreti: con la
carrozzina ci si potrà addentrare
tra vicoli e chiese, cattedrali e
castelli grazie a tour guidati e gratuiti, opportunamente selezionati, che prevedono anche momenti di ristoro e shopping.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Turismo Accessibile
Accessibilità
Gondole senza barriere,
Venezia accessibile
è più vicina
Venezia la bella, Venezia l’unica,
Venezia la magica. Quando si
potrà finalmente dire anche
Venezia l’accessibile?
E’ una domanda provocatoria,
la nostra, ben sapendo che la
perla della laguna è un crocicchio di ponti, e per questo,
volenti o nolenti, una sorta di
emblema stesso delle barriere
architettoniche urbane. Del
2004 è l’adozione del PEBA di
Venezia, ma tanto è il lavoro
ancora da fare.
E lei, la bella per eccellenza,
meta tra le più gettonate dai
turisti di tutto il mondo, non
può arrendersi al fatto di non
poter essere visitata da chi
abbia disabilità di tipo motorio.
E si tratta di un gran numero di
persone, per le quali la visita di
questa città rimane ancora
un’utopia. Ora, un progetto per
rendere l’imbarco alle gondole
accessibile alle persone con
disabilità motoria vuole ribaltare
la situazione e buttare giù un
bel po’ di barriere. Ne parliamo
con l’ideatore, il gondoliere
Alessandro
Dalla Pietà,
dell’Associazione
Traghetto
Ferrovia.
Alessandro, tu gestisci, con altri
colleghi, lo stazio (il punto di
attracco e stazionamento) di
gondole di Piazzale Roma,
porta d’ingresso a Venezia da
parte di chi vi giunga via terra.
Vedi quindi arrivare un gran
numero di turisti e visitatori.
Perché questa idea rivolta alle
persone con disabilità motoria?
L’l'idea di “Gondole senza barriere” è nata dalla consapevolezza di essere particolarissimi
artigiani, e dalla voglia di condividere con altri questo piacere.
In vent'anni di esperienza sono
stato decine di volte testimone
dello sguardo frustrato di persone in sedia a rotelle, a cui
veniva negato il piacere di salire
in gondola in sicurezza.
Abbiamo deciso quindi di sviluppare questo progetto perché Venezia viene visitata ogni
anno da persone disabili, e
molti si aspettano servizi adeguati e una città per tutti.
Vorremmo inoltre lanciare un
messaggio di speranza, e incentivare tutti gli operatori turistici
a migliorare le proprie strutture
e renderle accessibili, contribuendo a creare una cultura
dell’accoglienza aperta.
E non solo Venezia accessibile
per i turisti, ma anche per gli
stessi veneziani: in città ci sono
molti disabili residenti, si stima
tra i mille e i duemila.
A Venezia, quanto al turismo
accessibile, c’è tantissimo da
fare. Al di là dell’assistenza
“base”, il disabile cerca la possibilità di acquistare dei servizi
idonei alle proprie esigenze, e
gli operatori turistici di tutti i
rami dovrebbero adeguarsi per
dare un segnale di consapevole
e maggiore civiltà. Ricordo
ancora una volta che, numeri in
mano, in tutta Europa la
domanda di turiamo accessibile
è molto alta.
E le ricadute economiche sono
evidenti: se si considera che la
persona disabile viaggia accompagnata mediamente da due
persone, ci rendiamo conto
dell’indotto che una attenzione
a questo aspetto del turismo
potrebbe portare all’intera
città.
(Fonte: www.disabili.com)
“Dateci l'accesso
al turismo”
L'apertura dell'aeroporto di
Comiso - Ragusa il 30 maggio
scorso, potrebbe aprire nuovi
scenari anche in seno al turismo
accessibile.
8
In Italia è stata istituita la
Commissione "per la promozione e il sostegno del Turismo
Accessibile", nata dall'esigenza
di mettere ogni persona con i
suoi bisogni al centro del sistema turistico.
Il turismo accessibile è la massima espressione di questo
obiettivo di civiltà e rappresenta anche una indubbia attrattiva
- moderna e attuale - per riportare in alto l'immagine del turismo italiano nel mondo.
Per questo motivo l'Italia ha sviluppato la Carta dei diritti del
turista.
L'accessibilità, ossia l'assenza di
barriere architettoniche, culturali e sensoriali, è la condizione
indispensabile per consentire la
fruizione del patrimonio turistico italiano.
Il principio che l'azione della
Commissione promuove è semplice e chiarissimo: l'individuo
nella sua totalità, con i suoi
bisogni, è un cittadino ed un
cliente che ha diritto a fruire
dell'offerta turistica in modo
completo e in autonomia, ricevendo servizi adeguati a commisurati a ciò che paga.
In tale direzione, già mesi
addietro, l'associazione Movis
ha fatto richiesta alla Soaco per
un front office all'aeroporto.
L'idea è quella di stilare un elenco dettagliato degli esercizi
commerciali, in particolar modo
quelli strettamente dedicati al
turismo (alberghi, ristoranti, bar,
discoteche), senza lasciare fuori
boutique e negozi vari, insieme
ai luoghi di interesse culturale
(chiese, musei, riserve naturali),
non tralasciando spiagge e stabilimenti balneari, che sono
accessibili ai disabili.
Una operazione che potrebbe
prevedere l'inserimento, successivamente, di questo dettagliato elenco in opuscoli cartacei e nei network che si occupano di turismo per disabili.
"Questo - spiega il direttivo di
Movis - sia per sfruttare al
meglio le opportunità turistiche
che l'apertura dell'aeroporto di
Comiso sta per regalare alla
nostra provincia, sia per mostrare il nostro grado di civiltà e di
accoglienza al resto del mondo.
Sono, infatti, sempre più numerose le località turistiche, italiane ed estere, che si occupano
di Turismo Accessibile, offrendo
dettagliati itinerari turistici
attenti alle esigenze delle persone disabili, che vengono inseriti nei siti internet istituzionali e
pubblicizzati in quelli che si
occupano di disabilità.
In Sicilia, come è già stato fatto
notare da altre associazioni ammonisce il Movis - né la
Regione né i singoli comuni
hanno riguardo per questa faccenda, inibendo così eventuali
turisti che anziché andare all'avventura preferiscono avere
quante maggiori informazioni su
quello che troveranno, per evitare che le aspettative di una
piacevole vacanza si trasformino in un incubo".
(www.laboratoriosipuo.net)
Partecipazione
Libertà di movimento
Campagna
europea
sulla libertà
di movimento
Detrazione per le
spese di eliminazione
delle barriere
architettoniche
I trattati europei garantiscono
alcuni diritti fondamentali:
- Libertà di movimento delle
persone (tutti i cittadini di uno
stato membro europeo ha il
diritto di muoversi, lavorare,
studiare e vivere in un altro
paese membro)
- Libera movimentazione delle
merci (le merci prodotte in uno
stato membro europeo possono essere vendute in un altro
stato membro a certe condizioni
- Libera fruizione dei servizi
(tutti i cittadini hanno il diritto
di dare e ricevere servizi in un
altro stato membro.
Nonostante questo, le persone
con disabilità non possono usufruire pienamente della loro
libertà di movimento ed hanno
difficoltà ad accedere ai canali
di distribuzione delle merci e
dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo.
Le persone disabili non hanno
le stesse opportunità delle persone non disabili: essi infatti
incontrano barriere nello studio, nel cercare un lavoro, nel
viaggiare, nel ricevere merci o
servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni.
(Fonte: www.edf-feph.org)
E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di
ristrutturazione edilizia (50%
per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno
2013).
Rientrano tra queste spese
quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad esempio,
ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le
spese effettuate per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità
interna ed esterna delle persone portatrici di handicap grave
(articolo 3, comma 3, L.
104/1992).
La detrazione per l’eliminazione
delle barriere architettoniche
non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione
del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari
al sollevamento del disabile.
La detrazione del 19%, pertanto, spetta soltanto sulla eventuale parte di spesa eccedente
la quota già agevolata con la
detrazione del 36% (o del
50%).
Per le prestazioni di servizi relative all’appalto di questi lavori,
è inoltre applicabile l’aliquota
Iva agevolata del 4%, anziché
quella ordinaria del 21%.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e
i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza.
La proposta attuale è infatti limitata a settori pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie.
Le 12 categorie stabilite sono
un criterio obsoleto dal
momento che il panorama
offerto in rete si è notevolmente incrementato dal 2001,
quando è stato definito il criterio stesso”.
(www.agenziaentrate.gov.it)
La Freedom Guide,
disponibile sul sito EDF
9
Disabile?
Anch'io faccio
sport estremo!
L’Associazione sportiva dilettantistica Free White Ski Team insieme a FIAT organizzano giornate
di sport per far vivere alle persone con disabilità fisico-motoria l'esperienza della montagna
senza barriere.
Da 17 anni il programma
Autonomy di Fiat realizza soluzioni tecniche per chi ha ridotte capacità motorie, in modo
da permettergli di utilizzare
qualunque modello di vettura o
veicolo commerciale (Fiat,
Lancia, Alfa Romeo, Abarth,
Jeep e Fiat Professional).
Il programma, lanciato in Italia e
successivamente esteso al
Brasile, opera attraverso 21
Centri di Mobilità, gestiti in collaborazione con associazioni
locali e centri di riabilitazione
motoria, autorità sanitarie e con
la Motorizzazione Civile.
I centri offrono una vasta
gamma di servizi, dalla consulenza e supporto per affrontare
l’iter burocratico, legale e tecnico alla prevalutazione dell’idoneità al conseguimento della
patente speciale, alle prove su
strada e alle pratiche per il rinnovamento della patente per
diversamente abili.
I centri offrono, inoltre, simulatori di guida per la misurazione
delle capacità residue e vetture
multi-allestite per prove dinamiche.
Autonomy, inoltre, organizza
annualmente eventi destinati
alla promozione dello sport per
dare a tutti, e non solo ai campioni, la possibilità di soddisfare
la propria passione sportiva.
Per info: www.freewhite.eu
(fonte: www.fiatspace.com)
Montagne Olimpiche e Paralimpiche OFF ROAD - 19/22 settembre 2012
Partecipazione
Diritto alla libertà
di movimento:
i montascale
Una barriera architettonica è un
impedimento agli spostamenti
di una persona, anziana o disabile, dovuto al posizionamento
o alla tipologia di elementi
costruiti dall'uomo. Le barriere
architettoniche sono quindi
qualcosa di strettamente legato
al concetto di libertà di muoversi, un aspetto fondamentale
per la valutazione della qualità
di vita di chiunque. Negli ultimi
anni la legislazione nazionale
ed europea è stata pian piano
migliorata fino a rendere obbligatorio l'adeguamento per una
serie di enti pubblici e privati a
questi principi di libertà di
movimento. Uno degli strumenti
più spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è l'installazione di
miniascensori o montascale (o
servoscala), impianti per il sollevamento di persone impossibili-
Libertà di movimento
tate a salire autonomamente le
scale o a superare ostacoli.
I montascale devono rispondere a specifiche normative sia per
quanto riguarda gli aspetti edilizi (normativa per il superamento delle barriere architettoniche) sia per gli aspetti di prodotto (norme UNI).
Queste indicazioni normative
sono presenti in Italia da molti
anni, proprio in corrispondenza
alla comparsa sul mercato dei
primi prodotti e ausili dedicati
all'abbattimento delle barriere.
La prima norma UNI in materia è
infatti del 1991, sostituita nel
2009 da una norma più recente. La UNI EN 81-40:2009, versione ufficiale in lingua inglese
della norma europea EN 81-40,
specifica i requisiti di sicurezza
per la costruzione, fabbricazione, installazione, manutenzione
e lo smontaggio di servoscala
elettrici fissati alla struttura di un
edificio.
Nella legislazione italiana il riferimento normativo per gli aspetti edilizi dei montascale è con-
tenuto nel DM 236/89,
"Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità,
l'adattabilità e la visitabilità degli
edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle
barriere architettoniche".
Il testo del Decreto Tecnico è
strutturato in due parti: alcuni
articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri progettuali e altri articoli che contengono le specifiche tecniche.
L'ordinamento italiano regolamenta poi anche quelle che
sono le "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", Legge 9
gennaio 1989, n. 13, che raccoglie le categorie che hanno
diritto e le modalità per richiedere i contributi per l'installazione di montascale o servoscala nell'ottica di superamento
della barriere.
Tali norme valgono per la progettazione ed installazione di
ogni tipo di montascale, del
tipo con poltroncina per persona seduta, con piattaforma per
persona in piedi o con piattaforma per il trasporto di carrozzine. Categoria a parte è poi
costituita dai montascale mobili, ovvero privi di installazione
fissa, che possono essere trasportati ed usati in particolare
per il superamento di gradini o
dislivelli.
I montascale si confermano
quindi un indispensabile ausilio
per garantire a tutti una piena
libertà di movimento.
(Fonte: www.disabili.com)
Centri di mobilità
FIAT Autonomy
Sono strutture che offrono a
tutti i clienti disabili un aiuto
concreto per risolvere i problemi relativi alla guida di una vettura adattata alle proprie capacità. In ogni Centro il cliente
può testare le proprie capacità
motorie residue tramite speciali
simulatori, prendere confidenza
Un montascale, ausilio indispensabile alla libertà di movimento
10
con i veicoli modificati e chiedere il parere di medici e fisioterapisti e degli operatori dei
centri stessi.
I Centri di Mobilità realizzati da
Fiat Group Automobiles vogliono garantire a tutti, concretamente e gratuitamente, la possibilità di testare e migliorare la
qualità del proprio movimento.
I clienti disabili hanno a propria
disposizione simulatori di guida
per valutare con precisione la
propria capacità motoria residua e vetture modificate per
provare la guida per la prima
volta o per testare nuovi adattamenti rispetto a quelli già posseduti.
Frequentando un Centro di
Mobilità il disabile può ottenere
un attestato che può facilitare il
compito di valutazione della
Commissione medica locale
durante la visita d'idoneità. Il
simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica
che valuta le capacità motorie,
visive e cognitive della persona
disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla
vettura.
I simulatori sono disponibili per
le persone con disabilità sia agli
arti inferiori che agli arti superiori.
Per maggiori informazioni rivolgersi a: Ufficio Autonomy
Tel. 011 0037456
(Fonte: www.fiatautonomy.com)
Libertà di movimento
Partecipazione
Albatros Progetto
Paolo Pinto
Dalla carrozzina
alla barca…
E le scogliere non
sono più uno “scoglio”
Il Salento, si sa, è caratterizzato
dalla bellezza della costa, la
quale, soprattutto nel versante
Adriatico, si contraddistingue
per la presenza di scogliere e
grotte dai colori vivi e dalle geometrie fantasiose.
Il problema, anche questo lo si
sa, è nell’accessibilità. Alcuni
operatori lo hanno superato
attrezzando barche e postazioni di partenza delle stesse, in
modo che le persone con disabilità motorie possano, per un
giorno, ritagliarsi la possibilità di
vivere l’ebbrezza di navigare
lungo i bellissimi tratti di costa
salentini.
Le Leghe Navali, in particolare
quelle di Otranto e San Foca,
attente alla tematica delle disabilità, hanno organizzato delle
iniziative accessibili ai disabili
motori e si stanno attrezzando
in tal senso. Inoltre, è possibile
effettuare tour della Costa a
pagamento con la barca Mistral
accessibile ai disabili motori.
Partenze giornaliere da Otranto
per Santa Cesarea, Castro,
Leuca. Durante il tragitto è previsto il pranzo a bordo.
Sono anche previste soste
bagni e visita alle grotte che
però spesso non sono accessibili ai disabili.
Info: Società Onda Blu
(+39) 329 3137519
(+39) 329 8070991
(+39) 327 3640652
(Fonte: www.viaggiareinpuglia.it)
L’Associazione “Albatros progetto Paolo Pinto” nasce per
commemorare le gesta dell'avvocato barese Paolo Pinto, straordinario campione mondiale di
nuoto di gran fondo, autore di
epiche traversate.
Gli scopi principali dell'associazione sono sociali, morali, sportivi, ludici e ricreativi finalizzati
principalmente al miglioramento della vita di non vedenti e
ipovedenti nonché alla loro
integrazione sociale.
In quest'ottica l'incontro con
l'istruttore subacqueo Manrico
Volpi e le reciproche affinità di
intenti in questo campo hanno
permesso di ideare, sviluppare
e mettere a punto il progetto di
elaborazione di una nuovissima
metodologia didattica per l'insegnamento dell'immersione
subacquea ai non vedenti.
Oggi questa metodica può vantare un periodo di applicazione
ormai consolidato - con tanto
di standard, supporti didattici,
manualistica pubblicata e diversi corsi già effettuati a Bari,
Gallipoli, Pulsano, Venezia, nel
pieno successo di tutti i partecipanti, comprese immersioni
particolari, come quelle sotto i
ghiacci, ecc. – che ne ha messo
in luce tutta l’efficacia. La novità
radicale di questa metodologia,
rispetto alla quale tutte le altre
appaiono rimaste ferme ai pionieristici primordi di svariati anni
fa (come testimoniano gli stessi
protagonisti non vedenti) consiste essenzialmente in un'impostazione rivoluzionaria che con un'adeguata formazione
del corpo docente - riesce a
soddisfare in ogni fase un principio di “autonomia consapevole” del non vedente e, al contempo, di autentica “conoscenza ambientale” da parte sua.
In pratica, l'ottenimento tangibile dell'obiettivo di considerare
il non vedente non più solo trasportabile passivamente sott'acqua, bensì protagonista assoluto di sé stesso in immersione,
con l'apporto del suo accompagnatore limitato al solo ruolo
che il cane-guida ha nella vita di
tutti i giorni. In sintesi non più
un disabile bensì un subacqueo
a tutti gli effetti, che può effet-
11
tuare turismo subacqueo ed
immergersi in ogni mare del
mondo.
Si tratta di un approccio e una
filosofia estendibili a livello
internazionale, come lo sono le
problematiche della disabilità,
che non conoscono confini e si
assomigliano sotto qualsiasi latitudine, al pari delle opportunità
che offrono.
Tra cui quella di un contenuto
dallo straordinario potere formativo dal punto di vista psicopedagogico, anche per l'aggiornamento di un qualunque operatore didattico, perfino nel suo
comune lavoro coi sub normodotati.
Oggi a sancire tutto questo arriva il prestigioso riconoscimento
della Cmas, ottenuto da
Albatros come ideale sigillo di
qualità e innovazione. Inoltre
Albatros ha siglato un protocollo d'intesa con Federparchi
finalizzato a rendere sempre
più accessibili per i non vedenti
le aree protette.
(Fonte: www.albatros-scubablindinternational.it)
Giochi fai-da-te per
bambini disabili
L'altalena di Francesca ha un
sostegno che le sorregge schiena e testa: l'ha costruita suo
nonno modificando un normale
seggiolino per adattarlo alla sua
crescita.
Il deambulatore di Leonardo è
una Ferrari dal design innovativo, mentre la moto senza pedali, che i genitori hanno realizzato per Alberto, è superaccessoriata con sirene, clacson, fanali
e chiavi. Sono tante le famiglie
che hanno modificato o immaginato e poi costruito i giochi
per i propri bambini, correggendoli in base al tipo di disabi-
lità oltre che a esigenze individuali in continuo cambiamento.
Pensandoli anche capaci di allenare, riabilitare e valorizzare le
competenze.
Per loro c'è ora la possibilità di
condividere successi e difficoltà
grazie all'associazione ''Gioco
anch'io'', che ha sede a
Villafranca di Verona e che ha
messo in rete un "catalogo" di
giochi fai-da-te. Una possibilità
di condivisione importante per
genitori, ma anche per terapisti,
che offre stimoli e suggerimenti
pratici. "Il gioco - spiega la presidente Fosca Franzosi, fisioterapista neurologica da 33 anni è uno strumento di terapia ed è
l'unica via d'accesso al mondo
del bambino".
Da questa convinzione è nato
nel 2004 un gruppo di studio,
formato da fisioterapisti, operatori di assistenza scolastica, psicopedagogisti, fisiatri e insegnanti, che nell'anno successivo
si è trasformato nell'associazione "Gioco anch'io", per promuovere il gioco per tutti, con
particolare attenzione ai bambini disabili. Ma vengono anche
organizzati incontri, eventi formativi e una grande festa
annuale in occasione della
Giornata del gioco, che cade il
28 maggio.
Molti giocattoli in commercio
sono già accessibili e adatti a
problematiche che interessano i
cinque sensi. Negli anni sta
anche crescendo la sensibilità
dei progettisti e dei costruttori.
Ma per alcuni genitori questo
non basta.
La mamma e il papà di Alberto,
come raccontano on line,
hanno ideato e costruito una
moto perché non riuscivano a
reperire in commercio un articolo simile ai tradizionali trenino
(senza pedali) o coccinella che
potesse sostenere il peso del
loro bambino, di misure tali da
rendergli agevole il movimento
e insieme rinforzargli la muscolatura del polpaccio. Così hanno
progettato un veicolo speciale
utilizzando materiale facilmente
reperibile: le ruote, per esempio, sono pezzi di carrelli usati
nell'industria meccanica.
Anche l'altalena di Francesca è
nata per rispondere alle esigenze più specifiche della bambina
e al suo sviluppo.
(Fonte: www.superabile.it)
Partecipazione
EasyWay
L’app per segnalare
i luoghi
accessibili a tutti
Molte strutture di pubblica utilità e di intrattenimento delle
nostre città presentano ancora
numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove
opportunità per superarle.
Per decidere se andare o meno
in un determinato luogo, le persone con disabilità devono
sapere prima se la loro meta è
accessibile oppure no.
Il progetto EasyWay, sviluppato
con il supporto e l'esperienza
della rete associativa della FISH,
vuole contribuire a migliorare le
informazioni a disposizione,
dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta
un generatore di informazioni
per tutta la comunità.
In questa prima fase sono state
fatte delle rilevazioni partendo
dalle città di Roma e Milano ma
possiamo coprire tutta l'Italia.
Il progetto infatti consiste in
un'applicazione per smartphone e in un sito, due strumenti
che ti consentono di esprimere
la tua valutazione di accessibilità rispetto a uno o più punti di
interesse.
Affidiamo l'inserimento delle
valutazioni di accessibilità alla
comunità degli utenti: ciascuno
può diventare protagonista e
attivarsi in prima persona per
aumentare e migliorare il numero di informazioni.
Per ogni punto di interesse che
vuoi segnalare (ad esempio un
ristorante, un albergo, un
museo ecc), puoi esprimere sia
una valutazione di accessibilità
generale, sia una valutazione
specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi
interni; ecc.) in relazione a una
o più tipologie di disabilità
motoria scelte in base alle tue
competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale
senza accompagnatore; carrozzina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle
particolari barriere esistenti per
Libertà di movimento
le persone con disabilità di tipo
sensoriale, ma l'obiettivo è di
crescere e migliorare giorno
dopo giorno.
Oggi chi vuole consultare le
informazioni presenti nella
banca dati, può cercare un
punto di interesse nella città e
leggere la valutazione di accessibilità che gli è stata attribuita
da un altro utilizzatore.
È importante che la comunità
delle persone con disabilità, dei
loro familiari, amici e operatori
si attivi in prima persona per
arricchire le mappe di un numero via via crescente di valutazioni di accessibilità.
(Fonte: www.fishonlus.it)
Alla scoperta di Roma,
una guida turistica ad
alta comprensibilità
Ci sono il Colosseo, Castel
Sant'Angelo, piazza Navona, ma
anche il Gianicolo e Ponte
Milvio fra i monumenti scelti dai
sei redattori con sindrome di
Down che hanno realizzato una
Guida turistica di Roma in alta
comprensibilità. Il volume, realizzato dall'Aipd (Associazione
Italiana Persone Down) all'interno del progetto europeo Smart
Tourism in collaborazione con
le associazioni di persone con
sindrome di Down di Lisbona e
di Dublino, è stato presentato
oggi a Roma nei locali dell'associazione Binario 95 alla stazione
Termini.
Cento pagine con foto, testi e
colori che forniscono in linguaggio semplice e immediato informazioni generali sulla città e sui
mezzi di trasporto: c'è la sezione "10 cose da vedere", che
oltre ai luoghi già citati prende
in considerazione anche San
Pietro, Campo de' fiori, il
Pantheon, Fontana di Trevi,
piazza di Spagna e i Musei capitolini), con tutte le informazioni
utili per la visita. Sono proposti
anche due diversi itinerari a
piedi (il primo con partenza da
largo Argentina, il secondo da
piazza Trilussa) e una gita fuori
città (ad Ostia Antica).
"Nella guida- ha spiegato Moira
Oliverio, redattrice con sindrome di Down - abbiamo deciso
di mettere informazioni concrete: che tipo di prese elettriche
ci sono nel nostro paese, quanto costa il biglietto per i traspor-
12
ti, cosa sono bar, pizzerie a
taglio, pub, paninoteche. Per i
dieci monumenti che abbiamo
scelto come i più belli abbiamo
dato informazioni su come arrivarci e quanto costa visitarli. La
guida è facile da usare e da leggere, la possono usare tutti, se
venite a Roma portatela con voi
e divertitevi!". Il linguaggio utilizzato nella guida - ha invece
spiegato Carlotta Leonori,
Operatrice Aipd e co-responsabile del progetto Smart Tourism
- è frutto di uno specifico progetto di semplificazione, per
rendere il testo fruibile a persone con disabilità intellettiva, a
bambini o a chi parla poco la
nostra lingua: "Abbiamo utilizzato diversi accorgimenti come
scrivere con parole semplici,
frasi brevi, stampare in carattere
grande e maiuscolo, differenziare gli argomenti per colore,
affiancare foto alla parte scritta
per una maggiore immediatezza, non andare mai accapo con
le parole, indicare chiaramente
i numeri e gli orari precisando,
per il tempo, se parlavamo di
mattina o pomeriggio. Questi
sono solo alcuni degli accorgimenti seguiti per la promozione
del movimento in città in autonomia e della conoscenza attiva
del territorio".
(Fonte: www.superabile.it)
Palestra per tutti:
il fitness accessibile
Aumento della forza e della
resistenza muscolare, maggiore
mobilità, fiducia in se stessi,
contrasto all'ansia e allo stress:
sono solo alcuni dei benefici
del fitness. Se poi a praticare
attività fisica è una persona
disabile, allora i vantaggi crescono in modo esponenziale.
Così come crescono, in Italia, le
esperienze nate per offrire l'accesso a palestre con strutture e
spazi adeguati a chi ha una disabilità.
Non si tratta solo di eliminare le
barriere architettoniche, ma
soprattutto di offrire strumenti
e personale preparato in modo
da rispondere alle esigenze e
valorizzare le potenzialità di
ognuno.
Insomma, luoghi in cui far lavorare il corpo, ma dove è anche
possibile favorire le relazioni
interpersonali e superare diffidenze e pregiudizi.
Il fitness per tutti trova un alleato anche in un grande marchio
come quello dei centri Virgin
Active, che hanno lanciato il
primo progetto di attività fisica
adattata per le persone con
sclerosi multipla.
L'iniziativa nasce da una collaborazione con l'Associazione
italiana sclerosi multipla (Aism)
e coinvolge tutti i 25 centri fitness della Penisola, offrendo
corsi specifici sviluppati appositamente, a seconda del livello
Partecipazione
di disabilità, che includono training con musica e programmi di
esercizi standard a circuito. "È il
primo progetto in assoluto per
l'intera Europa", sottolineano gli
organizzatori.
Niente è lasciato all'improvvisazione: per garantire la massima
preparazione degli istruttori
sono stati avviati corsi di formazione ad hoc per il personale.
"La sclerosi multipla è una
malattia cronica che genera
nelle persone bisogni vari, non
solo nell'ambito fisico, ma
anche in quello psicologico e
sociale - spiega Laura Lopes,
coordinatrice nazionale dei servizi di riabilitazione Aism e
direttore sanitario del servizio
di riabilitazione Aism Liguria -.
L'attività fisica adattata può
essere una risposta efficace alla
prevenzione dei danni dell'immobilità".
Inoltre la partnership tra Aism e
Virgin Active prevede per tutto
il 2012 l'organizzazione di
momenti di sensibilizzazione e
informazione all'interno dei villaggi fitness.
Nella partita del "fitness per
tutti" si inseriscono anche alcune amministrazioni comunali,
impegnate a offrire luoghi adeguati ai cittadini disabili.
A Chieti è stato lanciato il progetto Barrier free living, che prevede la realizzazione della
prima area di verde pubblico
attrezzata per favorire l'attività
sportiva delle persone disabili.
(Fonte: www.superabile.it)
Genny, la prima e unica
carrozzina a due ruote
Si tratta di una novità assoluta,
una carrozzina che permette di
muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro e lascia completamente
libere le mani. Abbiamo intervistato Paolo Badano, il suo ideatore.
Paolo, com'è nata l'idea della
carrozzina Genny?
L'idea di Genny è nata da una
mia
esigenza,
io
sono
Paraplegico da 15 anni, a seguito di un incidente stradale e da
allora sono sempre alla ricerca
di una maggiore autonomia.
Libertà di movimento
Da anni vedo il Segway, quel
geniale mezzo che permette ad
un uomo di spostarsi in piedi su
due ruote parallele, un giorno
mi sono domandato: se è in
grado di portare in sicurezza
un uomo in piedi su due ruote,
perché non potrebbe fare lo
stesso con un uomo seduto?
Quindi oltre un anno mezzo fa,
non avendo trovato nulla in
commercio di simile ne ho
acquistato uno ed ho cominciato ad adattarlo alle mie esigen- Paolo Badano,
ze, con tutte le sicurezze e le inventore di Genny
modifiche necessarie che mi
permettano di fermarmi di salire sedia a rotelle avendo le mani
e scendere,e dopo oltre un libere lasciando la libertà quindi
anno di lavoro è nata Genny, di telefonare, tenere la fidanzaoggi la mia compagna insepara- to/a per mano, mangiare un
bile.
gelato, bere,
tenere un
Genny è un mezzo che mi ha ombrello, e perché no giocare
letteralmente cambiato la vita a pallone... con la massima
ed ho capito immediatamente libertà di riscoprire e di invenche avrebbe potuto cambiare tarsi cose nuove.
la vita a molti altri disabili.
Un altro lato che sto scoprendo
In cosa consiste la grande utilizzando Genny tutti i giorni,
novità di questa carrozzina a credo da non sottovalutare, è
due ruote? E su quale tecnolo- lo stupore che vedo nel viso
gia si basa? Per quali patologie delle persone che mi domandae per quali attività è stata no coma faccia a stare in piedi
testata Genny?
su due ruote e non chiedendoLa novità è pressoché unica, mi più, come succedeva solitapoiché si passa per la prima mente prima, che cosa mi fossi
volta nella storia da quattro fatto, quindi questo mi induce
ruote a due ruote, e questo a pensare che non sia sparita la
non è solo un fattore estetico, il mia disabilità ma che sia sparito
quale ha la sua importanza, ma il collegamento mentale che
è soprattutto un fattore funzio- spesso si fa tra disabile e sedia a
nale, che grazie alla tecnologia rotelle.
auto-bilanciante di Segway ed Genny quindi è un rivoluzionain particolare al principio dei rio mezzo che è in grado di eligiroscopi e ai due motori elet- minare molte barriere architettrici, riesce a stare in equilibrio toniche, ma è capace sopratsu due ruote. Questo comporta tutto di eliminare le barriere
la possibilità di spostarsi su mentali.
qualsiasi terreno come la sab- Ritengo che Genny possa essebia, la neve e su strade dissesta- re usata per diverse disabilità,
re, senza il problema classico di siamo in corso di valutazione.
incastrarsi con le ruote anterio- L'utilizzo di questa carrozzina
ri. Essendo già questo di per sé permetterà probabilmente di
una novità assoluta per una eliminare l'esigenza di una carsedia a rotelle, la sua caratteri- rozzina diversa per l'interno e
stica più incredibile è data dal per l'esterno, per quali fondi
fatto che non è dotata ne di stradali è particolarmente indiacceleratore ne di freni, ma è cata Genny?
semplicemente con minimi spo- La mia invenzione, Genny, è
stamenti del corpo/busto avanti piaciuta moltissimo al Direttore
e indietro che si crea il movi- Marketing di Segway Italia
mento, mi verrebbe da dire che "Tiziano Centulani" che avendo
Genny si muove praticamente sposato in pieno la mia causa mi
con il pensiero, una vera magia. ha fornito la disponibilità di un
Questo lascia spazio alla fanta- Segway I2 con una larghezza
sia poiché credo che sia la notevolmente inferiore al
prima volta al mondo che un modello da me utilizzato, quedisabile si possa spostare su una sto, mi permetterà di realizzare
13
a breve,una sedia con larghezza simile alle sedie a rotelle
convenzionali.
Genny è commercializzata e si
possono trovare tutte le informazioni a riguardo sul sito:
http://www.gennymobility.com
(Fonte: www.disabili.com)
Uffici inaccessibili,
Poste Italiane devono
risarcire
Il Tribunale di Jesi ha condannato l’ente Poste per comportamenti discriminatori nei confronti di una donna con disabilità motorie, che sarà risarcita.
La limitazione dell’autonomia
della persona disabile, come
purtroppo ben sappiamo, arriva
anche da un “semplice” gradino
che impedisca una normale attività, come può essere quella di
entrare e muoversi in un ufficio.
Questa la vicenda: a seguito
d'intervento dell'Associazione
Luca Coscioni, sulla base del
ricorso avanzato dal Consigliere
Generale
dell’Associazione
Luca Coscioni, l’avvocato
Alessandro Gerardi, il tribunale
di Jesi si è espresso ordinando
all’ente delle Poste la “cessazione dei comportamenti discriminatori” nei confronti di una
donna con disabilità motoria, la
quale non riusciva ad accedere
agli uffici a causa della presenza
di barriere architettoniche.
Ebbene, il Tribunale ha dunque
stabilito che la donna dovrà
messere messa in condizione di
accedere agli spazi, ed ha inoltre condannato l’ente postale al
versamento di tremila euro
quali danni morali. La vicenda
ha, tra l’altro, del paradossale,
come fa notare l’avvocato
Gerardi, il quale ricorda come
Poste Italiane avesse emesso
poco più di un anno fa un francobollo celebrativo proprio in
materia di abbattimento delle
barriere architettoniche.
Partecipazione
Il diritto di voto
e l'accessibilità
dei seggi elettorali
Partecipazione politica
Esistono precise indicazioni
normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte
delle persone con disabilità.
le. Sul certificato elettorale dell'accompagnatore è apportata
un'apposita annotazione dal
presidente del seggio nel quale
egli ha assolto tale compito.
I comuni devono assicurare un
servizio di trasporto pubblico in
modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale.
FARSI ASSISTERE
Secondo la normativa vigente
sono da considerarsi "elettori
fisicamente impediti", "i ciechi,
gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità".
Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono
esercitare il diritto di voto con
l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto
come accompagnatore.
La Legge n. 17 del 5 febbraio
2003 ha precisato che non è
necessario che l'elettore che
risulta quale accompagnatore
sia iscritto nelle liste elettorali
dello stesso comune dell'assistito. L'unico requisito richiesto
per l'accompagnatore dell'elettore disabile è quello della iscrizione nelle liste elettorali di un
qualsiasi comune italiano.
Qualora la disabilità non sia evidente, oppure non sia nota al
presidente di seggio, deve
essere richiesto uno specifico
certificato rilasciato da medici
designati dall'Azienda Usl.
Tale documento deve precisare
che "l'infermità fisica impedisce
all'elettore di esprimere il voto
senza l'aiuto di altro elettore".
Questi certificati devono essere
rilasciati immediatamente, gratuitamente e in esenzione a
qualsiasi diritto o applicazione
di marche. Il certificato viene
poi allegato agli atti della sezione elettorale.
Nel caso dell'elettore cieco può
essere esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto
"libretto di pensione" dal quale
si evince la cecità accertata.
È utile precisare che chi necessita di essere accompagnato
solo fino alla cabina elettorale,
ma poi è in grado di esercitare
autonomamente il voto, non
occorre che presenti alcun certificato. Nessun elettore può
esercitare la funzione di accompagnatore per più di un disabi-
VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE
Qualora la propria sezione elettorale sia inaccessibile, il disabile con difficoltà o impedimenti
alla deambulazione può votare
presso un'altra sezione, del
proprio comune, priva di barriere architettoniche.
Nei comuni ripartiti in più collegi (senatoriali, collegi uninominali, collegi provinciali) o in
occasione dell'elezione degli
organi circoscrizionali, la sezione scelta per la votazione deve
appartenere al medesimo collegio o alla medesima circoscrizione, nei quali è compresa la
sezione nelle cui liste l'elettore
stesso è iscritto.
Per sapere se la sezione scelta
corrisponde a questi requisiti è
possibile rivolgersi all'Ufficio
elettorale del Comune o al presidente della sezione stessa.
Per poter essere ammesso al
voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica
rilasciata, anche in precedenza
per altri scopi, dalla propria
Azienda Usl locale o copia
autentica della patente di guida
speciale, purché dalla documentazione esibita risulti l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga di
alcuna certificazione oppure
nell'ipotesi in cui dalla certificazione non sia possibile evincere
con chiarezza che sussiste
un'incapacità alla deambulazione, è possibile richiedere senza alcun costo - una visita
all'Azienda Usl di competenza.
Le Aziende Usl nei tre giorni
precedenti la consultazione
elettorale, devono garantire in
ogni comune la disponibilità di
un adeguato numero di medici
autorizzati e preposti per il rilascio di queste certificazioni.
Sarà cura del presidente di seggio iscrivere il disabile nella lista
elettorale della sezione e di
prenderne nota nel verbale.
14
L'ACCESSIBILITÀ
DEI SEGGI ELETTORALI
Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali.
Gli arredi della sala di votazione
delle sezioni elettorali devono
essere disposti in modo da permettere agli elettori non deambulanti di leggere il manifesto
contenente le liste dei candidati, di votare in assoluta segretezza, nonché di svolgere
anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante
di lista e di assistere, ove lo
vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale.
Deve essere predisposta almeno una cabina per consentire
agevolmente l'accesso agli elettori e deve essere previsto un
secondo piano di scrittura,
eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa ottanta centimetri, o un tavolo munito di ripari
che garantisca la stessa segretezza.
I seggi debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno,
dove deve essere segnalata
l'accessibilità attraverso il simbolo della carrozzina, tramite
percorsi accessibili.
I comuni devono provvedere al
censimento delle barriere esistenti nei locali adibiti a seggi
elettorali e devono intervenire
di conseguenza allo scopo di
evitare che si ripresenti la stessa
situazione nelle future consultazioni.
Su quest'ultimo aspetto la normativa non precisa se l'intervento debba per forza consistere
nella rimozione delle barriere
architettoniche o nella scelta di
altra sede accessibile da adibire
alle consultazioni elettorali.
VOTO A DOMICILIO
PER I DISABILI GRAVISSIMI
La Legge 22 del 27 gennaio
2006,
successivamamente
modificata dalla Legge 7 maggio
2009, n. 46, prevede la possibilità di esercitare il diritto di voto
presso il proprio domicilio per
alcune categorie di persone
affette da grave disabilità
Possono, ad oggi, votare al proprio domicilio:
1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui
dimorano risulti impossibile,
anche con l'ausilio dei servizi di
cui all'articolo 29 della legge 5
febbraio 1992, n. 104, cioè
siano “intrasportabili”.
Il Legislatore sembra, quindi
sottolineare, che il voto a domicilio non possa essere richiesto
solo perchè non c’è alcun servizio di accompagnamento al
seggio;
2. gli elettori affetti da gravi
infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature
elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano; in questo caso la sottolineatura è sulla
dipendenza continuativa e
quindi sul rischio per l’incolumità personale del Cittadino.
Da sottolineare che, in nessun
passaggio, il Legislatore richiede
il possesso di certificati di handicap (art. 3, Legge 104/1992)
o di invalidità. Ci si riferisce
strettamente a infermità gravi e,
quindi, a situazioni sanitarie
anche non definitive.
(Fonte: www.handylex.org)
Partecipazione
Partecipazione
Scolastica
Nonostante la presenza di una
legislazione avanzata in termini
di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni
con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate.
Nell’anno scolastico 2011-2012
circa il 9% delle famiglie con
alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o
amministrativo per ottenere un
aumento delle ore di sostegno.
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”).
Nel Mezzogiorno gli alunni con
disabilità risultano più svantaggiati.
Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado la quota di
famiglie meridionali che ha fatto
ricorso per le ore di sostegno è
circa il doppio rispetto a quella
del Nord (nella scuola primaria
rispettivamente 12,7% e 6%;
nella scuola secondaria di
primo grado rispettivamente
11,5% e 4,3%). (Fonte: Istat
2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”).
Al fine della realizzazione del
progetto individuale è molto
importante garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno e alunno con
disabilità.
Rispetto all’anno scolastico precedente hanno cambiato insegnante di sostegno il 41,7%
degli alunni con disabilità della
scuola primaria e il 39,3% di
quelli della scuola secondaria di
primo grado. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”).
Il supporto didattico fornito
dall’insegnante di sostegno
dovrebbe essere accompagnato dalla presenza di figure pro-
Partecipazione scolastica
fessionali che supportino la
socializzazione e l’autonomia
del singolo.
Gli alunni con disabilità totalmente non autonomi ricevono
al Nord un numero medio di
ore settimanali di assistenza
educativa culturale o ad personam (AEC) circa doppio rispetto a quello registrato nel
Mezzogiorno (nella scuola primaria rispettivamente 12,3% e
5,1%; nella scuola secondaria
di primo grado rispettivamente
13,2% e 5,5%). (Fonte: Istat
2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”).
Il processo d’inclusione scolastica dovrebbe prevedere una
completa partecipazione dell’alunno con disabilità a tutte le
attività della classe, anche se
tale partecipazione potrebbe
implicare a volte una maggiore
complessità organizzativa.
Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado quasi la
metà degli alunni con disabilità
non partecipa alle attività extrascolastiche organizzate dalla
scuola, e tale fenomeno assume
una maggiore consistenza nel
Mezzogiorno. (Fonte: Istat
2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”)
(Fonte: www.fishonlus.it)
ScuolABILE
Insegnare giocando, e imparare
divertendosi. Quale strumento
è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini?
Ma ora non si tratta di insegnar
loro la storia o la geografia, le
nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un
nuovo tipo di cultura, quella
che scende in campo non solo
a scuola, ma anche a casa e al
parco giochi, in ogni momento
della giornata; una cultura che
deve formarsi adesso e che li
accompagni per tutta la vita.
E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così
15
lontana da loro perchè così
poco conosciuta e troppo
spesso vista con timore anche
dagli adulti.
La disabilità è ben presente
nella nostra società, tanto da
coinvolgere il 15% delle famiglie italiane, costrette a traumatiche e sostanziali variazioni
nello stile di vita; ma la disabilità
è anche ricchezza ed è questo
che si deve mostrare ai piccoli:
insegnare la diversità spiegandone le potenzialità.
Nasce così l'idea di creare una
fiaba, che da sempre offre
all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma
migliore per suggerire al bambino che le difficoltà che ognuno
di noi incontra nella vita possono essere affrontate.
Inoltre nelle fiabe si incontra
spesso il tema della diversità: ci
sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli,
come Pollicino, oppure sciocchi
e incapaci e per questo derisi o
ignorati; a volte si incontrano
principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla
fine, dopo numerosi prove, il
protagonista viene riconosciuto
e premiato.
Continuando su questa strada,
anche nella letteratura contemporanea molti scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i
bambini a comprendere meglio
gli altri e il mondo della diversità. Ecco allora ScuolABILE, il
primo progetto completo che
vuole coinvolgere i bambini
delle scuole elementari, gli insegnanti e i genitori attraverso una
campagna di sensibilizzazione
su misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore
per ragazzi Luigi Dal Cin, e con il
patrocinio
della
Regione
Veneto.
SCUOLABILE: LA STORIA
(breve riassunto)
In un castello (non molto lontano da noi), vive una bambina,
Luna, buona e sensibile, insieme alla matrigna, vanitosa e
antipatica, e alla sorellina,
costretta su una sedia a rotelle,
tenuta nascosta perchè nel
castello, essendoci troppe
scale, non può muoversi.
Un giorno arrivano al castello la
principessa del buio, il principe
del silenzio e il principe della
forza: vogliono offrire i loro servizi e le loro capacità alla matrigna, ma vengono cacciati perchè "diversi". La matrigna decide di cacciare dal castello
anche la figliastra, perchè più
bella di lei: è troppo vanitosa,
non può accettarlo!
Ma grazie all'aiuto dei suoi tre
amici disabili - la principessa del
buio, il principe del silenzio e il
principe della forza - la protagonista riuscirà a superare una
serie di prove.La matrigna sarà
eliminata, e la protagonista tornerà con i suoi tre amici al
castello, dal quale, nel frattempo, la sorella disabile ha eliminato ogni barriera architettonica. E vivranno insieme, felici e
contenti.
(www.disabili.com)
Uguaglianza
Uguaglianza nel lavoro:
una sfida continua
I più discriminati nel mondo del
lavoro sono le donne, i migranti
e le persone con disabilità.
Queste le conferme dal terzo
rapporto dell'ILO (International
Labour Organization delle
Nazioni Unite) Equality at work:
The continuing challenge.
LA DISABILITÀ
Stando ai dati dell'ILO la disabilità interessa circa il 10% della
popolazione mondiale, circa
470 milioni di persone in età
lavorativa. Negli stati Uniti, nel
2007, il reddito medio di una
persona con disabilità con un
lavoro a tempo pieno tutto l'anno era di 34.200 dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili.
Nel paesi in via di sviluppo
l'80% della popolazione con
disabilità vive in povertà.
LE ALTRE DISCRIMINAZIONI
Le disuguaglianze salariali tra
uomini e donne persistono, per
non parlare della gravidanza e
della maternità che continuano
ad essere viste come un grave
impedimento. Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno.
Le discriminazioni razziali sono
fortissime, in particolare nei
confronti dei lavoratori migranti
che sono spesso esclusi dal
sistema di protezione sociale,
oltre che discriminati nell'accesso al lavoro.
In crescita anche la discriminazione per motivi religiosi e per
orientamento sessuale.
Discriminazioni sul lavoro
I PROVVEDIMENTI
Il Rapporto denuncia che
durante i periodi di recessione
economica la tendenza è quella di dare meno spazio alle politiche di lotta alla discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'impatto di queste stesse politiche, a causa dell'assenza di dati.
Per questo l'ILO raccomanda
alcune misure indispensabili a
contrastare la discriminazione:
la promozione della ratifica universale e dell'applicazione delle
due Convenzioni fondamentali
sull'uguaglianza e la non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della discriminazione
nell'impiego e nelle professioni;
lo sviluppo delle capacità istituzionali dei costituenti dell'ILO
nell'attuazione più efficace del
diritto fondamentale di non
discriminazione nel lavoro; e il
rafforzamento dei partenariati
internazionali con attori principali che si occupano di uguaglianza. La Convenzione sull'uguaglianza di retribuzione del
1951 e la Convenzione sulla
discriminazione del 1958 sono
state ratificate rispettivamente
da 168 e 169 Stati, su un totale
di 183 Stati membri dell'ILO.
L'obiet-tivo è la ratifica universale.
L'ILO
Organizzazione Internazionale
del Lavoro, è l'agenzia della
Nazioni Unite specializzata nel
promuovere la giustizia sociale,
i diritti umani e quelli del lavoratore internazionalmente ricono-
16
sciuti. Formula gli standard minimi internazionali delle condizioni di lavoro e dei diritti del lavoratore attraverso la stipula di
Convenzioni e Raccomandazioni. Libertà di associazione,
diritto di organizzazione, contratti collettivi, abolizione del
lavoro forzato, uguaglianza di
opportunità e di trattamento
sono i suoi obiettivi.
(Fonte: www.disabili.com)
Un impegno attivo
per la piena inclusione
In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un
lavoro, rispetto a oltre il 68%
delle persone non disabili.
Le probabilità che un disabile sia
inattivo sono quasi doppie
rispetto a quelle di un cittadino
non disabile. Eppure, basterebbe un piccolo aiuto aggiuntivo
per far entrare, o rientrare, milioni di europei disabili nel mercato
del lavoro. La strategia riveduta
di Lisbona per la crescita e l’occupazione è tesa in modo particolare ad aumentare i tassi di
occupazione,
relativamente
bassi, dei disabili in Europa. Gli
Stati membri predispongono le
proprie politiche sull’occupazione in base agli orientamenti della
strategia europea per l’occupazione (SEO) e ogni anno riferiscono alla Commissione in merito
alle iniziative adottate in materia
di occupazione, tra cui quelle
riguardanti le persone disabili.
L’azione politica comunitaria in
materia di protezione e inclusio-
ne sociale aiuta gli Stati membri
nell’elaborazione delle politiche
per l’inclusione sociale, l’assistenza sanitaria e i servizi sociali,
dando in tal modo ai disabili
maggiori possibilità di trovare e
mantenere il lavoro.
Tribunale dei diritti
dei disabili
IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI DISABILI, unico nel suo genere, è nato
nel 1999 per volontà di Anffas
Onlus e della Nazionale italiana
Magistrati. Persegue lo scopo di
fornire un aiuto concreto di
natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed alle loro
famiglie. Il Tribunale è divenuto
negli anni una realtà tangibile, un
appuntamento importante ed
atteso, che dà un contributo
autorevole e concreto affinché,
anche per le persone con disabilità, l'uguaglianza dei diritti e la
pari dignità sociale siano condizioni pienamente raggiunte e
non meri dettami legislativi. Il
Tribunale affronta, attraverso
pubblici dibattimenti che si svolgono sul modello di quelli reali,
situazioni effettivamente accadute in cui sono stati violati i diritti
delle persone con disabilità e la
loro dignità sociale.
Oltre ai casi affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti
tra i più significativi, la segreteria
giuridica del Tribunale esamina
ogni anno centinaia di altre situazioni particolari, svolgendo un
lavoro costante e quotidiano di
consulenza tecnica.
Uguaglianza
L’ICT: lavoro
e integrazione
L’integrazione sociale ha un
effetto positivo sulle persone
disabili e di conseguenza anche
sulla società. Il fatto di avere un
handicap, non esclude che la
persona possa dare un contributo alla comunità e alla famiglia grazie alle proprie capacità.
Le tecnologie ICT offrono l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e
contribuiscono alla realizzazione della persona disabile. Il
ruolo delle tecnologie ICT
dovrebbe iniziare nelle scuole
con la formazione degli studenti disabili. Il lavoro degli insegnanti e dei professionisti si
dovrebbe concentrare su soluzioni informatiche adeguate per
ogni esigenza individuale dello
studente disabile.
Le tecnologie ICT sono strumenti nell’ambiente lavorativo delle
aziende. Nel 2008 è stato realizzato uno studio dal
Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione
ASPHI Onlus per avere una
visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone disabili,
delle applicazioni ICT nelle
aziende.
L’analisi ha considerato un campione di 165 responsabili risorse umane di medie e grandi
aziende. Sono stati esaminati
due aspetti: organizzazione
aziendale per favorire l’inserimento dipendenti disabili e
livello di accessibilità dei sistemi
informativi.
L’organizzazione aziendale è
diretta all’adempimento degli
obblighi di legge con assunzioni
tramite il collocamento mirato. I
dipendenti assunti hanno varie
condizioni di disabilità ed è
stata rilevata una predominanza
di persone con disabilità motorie. I dipendenti disabili sono
gerarchicamente dipendenti dai
responsabili risorse umane o dai
capi del personale e hanno limitati rapporti con i responsabili
del settore informatico.
Non è stata riscontrata una massiccia presenza di politiche
aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile
nell’ambito lavorativo.
È stato dichiarato dalle aziende
Discriminazioni sul lavoro
un livello paritario tra lavoratori
nell’accesso agli strumenti ICT,
con un minimo divario digitale.
Non sono stati rilevati particolari interventi sugli strumenti ICT
per favorire l’utilizzo da parte
dei lavoratori disabili. La presenza di un sistema informativo
con un tale elevato livello di
accessibilità può avere anche
una spiegazione diversa.
Le persone disabili assunte
hanno capacità tecniche che
permettono l’utilizzo degli strumenti ICT presenti in azienda,
senza particolari interventi,
oppure i dipendenti disabili
svolgono mansioni che non
richiedono l’utilizzo di tali strumenti.
In entrambi i casi non si permette di far emergere il problema e
si sottovaluta la necessità del
dipendente disabile. Sono stati
riscontrati casi, invece, di consapevolezza della situazione da
parte dell’azienda e di reali
interventi per arrivare a un’elevata accessibilità del sistema
informativo.
La conferma della presenza di
una bassa percentuale di tecnologie di supporto per i lavoratori disabili, deriva anche da
un’analisi di 1060 PMI.
(Fonte: meetinability.net)
Il progetto
Diversitalavoro
Diversitalavoro, promossa da
People, Fondazione Sodalitas,
UNAR e Fondazione Adecco
per le Pari Opportunità , è
un'iniziativa unica del suo genere in Italia.
Diversitalavoro nasce infatti con
l'obiettivo di facilitare fattivamente l'inserimento lavorativo
per persone con disabilità, alle
persone di origine straniera e
alle persone transgender coinvolgendo aziende ed istituzioni
sensibili a valori come diversità
e inclusione sociale.
Come partecipare:
- Registrati a Diversitalavoro
attraverso il pulsante "Annunci
di lavoro" a destra in altro in
home page
- Invia la tua candidatura agli
annunci pubblicati
- Le persone selezionate dalle
aziende riceveranno l'invito a
partecipare ai colloqui, o pres-
17
so le aziende o in occasione
degli eventi Diversitalavoro.
Ogni
anno,
attraverso
Diversitalavoro, si moltiplicano
le opportunità di informarsi, di
orientarsi e di incontrare personalmente i responsabili del personale di grandi aziende italiane ed internazionali.
Nell'ottica di coinvolgimento
del
mondo
produttivo,
Diversitalavoro diviene un
momento di incontro itinerante
con scenario la sede stessa
delle aziende partecipanti, che
in tal modo hanno la possibilità
di valorizzare le buone pratiche
messe in atto per promuovere
le Pari Opportunità.
Tra le iniziative Diversitalavoro
segnaliamo: il Career Forum
Diversitalavoro, offre la possibilita' di incontrare personalmente
i manager aziendali, presentando il proprio cv e sostenendo
colloqui di lavoro. Per essere
selezionati e invitati all'evento,
occorre inviare la propria candidatura, attraverso l'apposito
tasto presente sul sito.
Portale Web www.diversitalavoro.it: il sito ufficiale di
Diversitalavoro attraverso il
quale è possibile raccogliere
informazioni sulle iniziative,
consultare le opportunità di
lavoro disponibili e candidarsi
direttamente inviando il proprio
cv e preparando la propria partecipazione al Career Forum
Diversitalavoro.
Seminari e Workshop gratuiti: i
promotori
del
progetto
Diversitalavoro
organizzano
degli incontri dedicati:
- ai candidati (persone con
disabilita' e persone con origine
straniera) per fornire una preparazione che possa prepararli
ad affrontare al meglio i colloqui di selezione che si tengono
in occasione del Career Forum
Diversitalavoro e piu' in generale nella ricerca del lavoro.
- ai recruiter aziendali. Gli
incontri sono coordinati da
Fondazione Sodalitas coinvolgendo istituzioni ed enti che
operano sui temi dell'integrazione lavorativa delle persone
con disabilita', delle persone di
origine straniera e delle persone LGBT, non trascurando di
approfondire gli aspetti normativi.
(Fonte: diversitalavoro.it)
"Abilità diverse.
Stessa voglia di vita"
Prosegue
l’attività
del
Dipartimento Italiano per le Pari
Opportunità per informare e
sensibilizzare le cittadine e i cittadini sul tema della disabilità.
In occasione della giornata
internazionale dei diritti delle
persone con disabilità parte,
infatti, la nuova edizione della
campagna di comunicazione
dal titolo “Abilità diverse. Stessa
voglia di vita”.
Università, lavoro e sport sono i
contesti all’interno dei quali i
protagonisti dello spot partecipano alla vita sociale di tutti i
giorni.
La coinvolgente familiarità delle
situazioni non lascia spazio agli
stereotipi e ai pregiudizi secondo i quali l’esistenza delle persone con disabilità ruota solo
ed esclusivamente intorno alla
diversità.
Riconoscendoci immediatamente nei giovani e nei bambini
della campagna ancor prima di
intuire la loro condizione di
disabilità percepiamo la stessa
voglia di vita al di là delle barrie-
Uguaglianza
re architettoniche o culturali
esistenti. Diffondere i temi legati alla disabilità, sensibilizzare
l’opinione pubblica sui concetti
di dignità, diritti e benessere
delle persone disabili, accrescere la consapevolezza dei benefìci che possono derivare dall’integrazione delle disabilità in
ogni aspetto della vita sociale
sono i princìpi ispiratori della
Giornata Internazionale dei
diritti delle persone con disabilità e devono entrare a far parte
della vita di tutti.
“Dobbiamo creare delle società
che valorizzino la diversità e
l’inclusione”.
(estratto del messaggio in occasione del 3 dicembre 2012 del
Segretario Generale dell’ONU
Ban Ki-Moon)
(www.pariopportunita.gov.it)
Immagine e pubblicità:
una doppia
discriminazione
per le donne disabili
"La pubblicità influenza le
donne in particolare, in quanto
genere subalterno. E le donne
disabili sono doppiamente
discriminate perché subiscono
anche il processo di "interiorizzazione" che, storicamente,
l'Occidente ha portato avanti
nei confronti delle persone con
un aspetto diverso".
A riflettere sul potere della
Discriminazioni culturali
pubblicità nella vita delle
donne disabili è Laura Corradi,
docente di Studi di genere
all'Università della Calabria e
autrice di un saggio pubblicato
nel 2012 da Ediesse: Specchio
delle sue brame.
Analisi socio-politica delle pubblicità: genere, classe, razza,
età
ed
eterosessismo.
L'intervista alla sociologa è pubblicata sul mensile "SuperAbile
Magazine", edito dall'Inail, nell'inchiesta di marzo tutta dedicata ai diritti delle donne con
disabilità, di cui viene data
un'anticipazione.
Qual è l'impatto della pubblicità sulle donne disabili?
La pubblicità dà un'idea di
norma, di bellezza e di prestanza fisica che è un insulto per
tutte le donne e lo è doppiamente per le donne con disabilità. Queste ultime, infatti, sono
escluse in partenza rispetto a
un ideale di bellezza talmente
lontano e irreale da cozzare
contro la realtà della stragrande
maggioranza delle donne.
C'è modo di scalfire la forza di
questo modello?
Negli ultimi mesi tante cose
sono cambiate: nel mondo
della pubblicità sono comparse
persone più "normali". Come
cinque ex top model degli anni
Ottanta reinserite nel mercato
pubblicitario per reclamizzare
creme di bellezza. Sono donne
non più giovani, che io trovo
assolutamente appropriate per
la pubblicità di prodotti di bel-
18
lezza destinati a chi è avanti
con gli anni.
Alcune donne disabili cercano
di essere protagoniste nella
pubblicità e nella moda. Che
ne pensa?
Accanto alla lotta per i diritti
sociali e civili, esiste anche una
lotta per i diritti cosiddetti simbolici. Non è indecente che una
donna disabile porti una scollatura o una minigonna.
Un tempo le persone con disabilità venivano chiuse in casa,
mentre oggi possono viaggiare,
fare politica, lavorare.
Domani potranno girare in bikini e nessuno troverà oscena
l'esposizione della loro "difformità" rispetto a una norma sempre meno tale.
Quindi ben venga il giorno in
cui una casa di cosmetici deciderà di avvalersi di una donna
disabile per reclamizzare un
profumo. Tuttavia, non penso
che si tratti di un focus prioritario. Ci sono battaglie più urgenti da portare avanti, come quelle per il lavoro, per l'istruzione e
contro gli stereotipi dominanti.
(Fonte: www.superabile.it)
Percorsi accessibili
sugli alberi
Un percorso sospeso tra gli
alberi interamente accessibile,
un
giardino
terapeutico,
un'area giochi senza barriere e
una ludoteca pensata appositamente per i bambini disabili e i
loro genitori.
A Bologna il divertimento per gli
under 18 è assicurato, e in
buona parte per merito
dell'Aias e della sanità locale:
un'esperienza raccontata nel
numero 11 del magazine
SuperAbile. Nel capoluogo
emiliano, l'Associazione italiana
assistenza spastici e l'Ausl
hanno infatti sollecitato l'amministrazione cittadina per ottenere quello che volevano. In
poco più di dieci anni sono nati
così il giardinetto Acerbi, pensato per tutti i bambini, la
Stanza dei giochi, una ludoteca
con angoli morbidi e giocattoli
adattati per essere fruita dai più
piccoli (anche quelli con disabilità), un parco terapeutico con
indicazioni multisensoriali, cartelli in braille e diffusori acustici
sparsi tra i cespugli, oltre a un
percorso accessibile sospeso a
quattro metri d'altezza.
Queste ultime due esperienze,
in realtà, fanno parte di Corte
Roncati, il polo multifunzionale
per la disabilità dell'Ausl di
Bologna, dove la onlus collabora solo per la gestione
dell'Ausilioteca.
Per dondolare sospesi tra gli
alberi bisogna chiedere l'autorizzazione ai servizi sociosanitari o far parte di un percorso di
riabilitazione specifico. Inoltre,
è necessario che sia presente
un istruttore del Montepizzo
Adventure park.
(Fonte: www.superabile.it)
Lavoro per i disabili
Occupazione
Riforma Fornero:
più posti
grazie ai riconteggi
La riforma del lavoro approvata
dal Ministro Fornero (divenuta
legge 92/12 e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale il 28 giugno
2012) ha portato una serie di
novità riguardanti non solo pensionamenti e esodati, ma anche
la categoria delle persone con
disabilità, come indicato nel
comma 27 dell'articolo 4 della
riforma.
In particolare la novità riguarda
la base occupazionale sulla
quale le aziende devono calcolare il numero di assunzioni
obbligatorie di persone disabili.
LA LEGGE 68/99
L'articolo 4, comma 1 della
legge 68/99 è quello che fa riferimento alle quote di assunzione riservate a lavoratori disabili.
Si tratta di tranche che sono scaglionate a seconda del numero
di dipendenti dell'azienda e
della sua grandezza, alle quali
corrispondono dei posti che le
aziende sono tenute a riservate
a lavoratori disabili.
La legge impone quindi ai datori di lavoro pubblici e privati di
assumere un lavoratore disabile
se si hanno da 15 a 35 dipendenti, due lavoratori per un
organico dai 36 ai 50, e il 7%
del totale dei lavoratori quando
si superano i 50 dipendenti.
NUOVI CONTEGGI
La novità introdotta con la riforma riguarda la considerazione
della base occupazionale sulla
quale effettuare il calcolo.
Ovvero: quanti sono considerati "assunti" per calcolare la percentuale di quote riservate ai
lavoratori disabili.
In questo senso, la legge vede
un evidente aumento della
base occupazionale (e quindi
delle relative quote riservate),
poiché sono inclusi nel computo tutti i lavoratori assunti con
vincolo di subordinazione, ad
eccezione di lavoratori assunti
tramite collocamento obbligatorio, i soci di cooperative di
produzione e lavoro, i dirigenti,
i contratti di inserimento, i lavoratori somministrati presso l'utilizzatore, i lavoratori assunti per
attività all'estero (per la corri-
spondente durata), gli Lsu, i
lavoratori a domicilio, i lavoratori emersi ex legge 383/2001, gli
apprendisti.
Tra i conteggiati, anche gli
assunti con contratto a tempo
determinato fino a 9 mesi.
COSA DEVONO FARE
LE AZIENDE
Tenuto conto delle novità introdotte nel computo delle quote
riservate, le aziende dovranno
procedere a riconteggiare la
loro posizione provvedere a
mettersi in regola, pena l'applicazione di sanzioni. Per quelle
aziende che prima erano fuori
dalla prima fascia (15-35 dipendenti) e che col nuovo riconteggio si troveranno a farne
parte, l'obbligo di copertura
della quota è entro i 60 giorni
dalla nuova assunzione.
IL COLLOCAMENTE MIRATO
Ricordiamo che per accedere
agli strumenti del collocamento
mirato, la persona deve avere
una percentuale di invalidità
uguale o superiore al 46%, unitamente a una certificazione
che attesti e descriva le capacità residue al lavoro che viene
rilasciata da una commissione
per l'accertamento delle capacità lavorative residue operante
in tutte le ASL.
Le aziende che devono adempiere all'obbligo di assunzione
di lavoratori con disabilità, presentano richiesta presso i Centri
per l'impiego, che si occupano
di incrociare le liste dei disoccupati con disabilità.
(Fonte: www.disabili.com)
Impiegati con autismo
cercasi nell’IT
Dopo il successo dei progetti
pilota in India e in Irlanda, la
SAP, nota impresa tedesca a
livello internazionale, con l'aiuto di Specialisterne, ha annunciato di voler impiegare 500
persone autistiche nella propria
azienda, in qualità di software
tester, programmatori e specialisti in qualità dei dati.
Le persone affette da autismo,
grazie alle loro particolari intuizioni, possono contribuire
enormemente al successo di un
business, facendosi portatori di
innovazioni.
19
In Irlanda è attualmente in corso
la fase di screening per la
copertura di cinque posti entro
il 2013.
In India, grazie al contributo di
sei persone con autismo, la SAP
ha incrementato la sua produttività nei settori di punta.
Inoltre, perseguendo l' obiettivo generale di integrazione con
la comunità locale e di soddisfazione delle esigenze dei
lavoratori, i laboratori indiani
hanno anche messo a punto
un'applicazione per iPAD, BOL,
per assistere i bambini autistici
nello sviluppo delle abilità
comunicative.
SAP, da quest'anno, espanderà
il suo progetto in Germania,
USA e Canada.
(Fonte: www.superabile.it)
L'inserimento
lavorativo dei disabili
Per promuovere l'inserimento e
l'integrazione lavorativa delle
persone disabili nel mondo del
lavoro la legge prevede una
serie di servizi di sostegno e di
collocamento mirato.
Il collocamento mirato è costituito da un insieme di strumenti
per la valutazione delle capacità lavorative delle persone disa-
bili finalizzata all'inserimento nel
posto adatto attraverso:
• attività di analisi di posti di
lavoro
• forme di sostegno
• azioni positive soluzioni di
problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro.
Sono previste inoltre una serie
di agevolazioni contributive a
favore delle imprese e degli enti
pubblici che assumono disabili
con determinate percentuali di
invalidità. La riforma del mercato del lavoro introduce nuove
opportunità per favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso:
• convenzioni tra le Agenzie di
somministrazione e gli enti pubblici
• incentivi per le aziende che
affidano commesse alle cooperative sociali che occupano soggetti svantaggiati
• il contatto di inserimento.
Le persone svantaggiate disoccupate che aspirano ad un'occupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono iscriversi al collocamento
obbligatorio presso il Centro
per l'impiego competente per
territorio, nell'apposito elenco
costituito da un'unica graduatoria.
(Fonte: www.lavoro.gov.it)
Lavoro per i disabili
Occupazione
Collocamento mirato
L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con
disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno
cercato di dare attuazione nel
corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti
vi sono il collocamento mirato,
da cui deriva l’istituto delle
assunzioni obbligatorie, e gli
incentivi per le assunzioni di
persone diversamente abili.
Misure finalizzate a rimuovere
gli ostacoli e assicurare a tutti
l’accesso al lavoro. Per avere
indicazioni è possibile rivolgersi
ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad una
delle associazioni nazionali e
locali impegnate nella tutela e
nella promozione dei diritti dei
disabili. Queste tematiche vengono trattate anche da
"SuperAbile", il Portale dell'Inail
che coniuga sezioni documentali costantemente aggiornate a
servizi di consulenza attraverso
il call center 800.810.810.
Superabile è un "Contact Center
Integrato" costituito principalmente da un portale di informazione e di documentazione
sulle tematiche della disabilità,
aggiornato quotidianamente, e
da un servizio gratuito di consulenza telefonica.
Eventi sui territori regionali
insieme all'animazione virtuale
su canali multimediali di web
radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di
opportunità agli utenti.
Job Disabili
torna in rete
Un'intervista che lascia intendere un percorso ad ostacoli, ma
fascinoso e affascinante nella
sfida: dare alle persone con
disabilità una piattaforma all'interno della quale orientarsi e
orientare per trovare il posto di
lavoro più vicino alle proprie
esigenze fisiche e personali.
Dopo il lancio del nuovo Job
Disabili, trasformazione del più
vecchio progetto "Agenzia
Lavoro Disabili", Daniele Regolo,
l'imprenditore non udente di
Macerata, spiega a SuperAbile.it
il percorso fin qui fatto e le
aspettative per il futuro. Già
premiato nel 2012 nell'ambito
dell'Italian round della Global
Social Venture Competition
(Gsvc), premio internazionale
ideato dalla Università di
Berkeley per sviluppare idee
imprenditoriali a forte rilevanza
sociale e basso impatto
ambientale, Job Disabili guarda
al futuro con umiltà ma anche
con ambizione.
"La cosa più difficile - ha infatti
spiegato Daniele Regolo - è
stato garantire l'accessibilità del
sito. La Legge Stanca, benché
avanzata, non è applicata a
pieno. Mancano buoni esempi
cui affidarsi. La prima esperienza di Job Disabili non era pienamente accessibile. Mesi di lavoro per la seconda versione ci
dicono quanto sia difficile l'accessibilità. Il punto di un buon
sito non è la grafica, ma il suo
20
funzionamento. La strada è
questa: lo scopo infatti è quello
di aiutare veramente l'incontro
tra domanda e offerta di lavoro". "In termini di aspettative ha poi continuato -, ci muoviamo dalla nostra prima esperienza: oltre 2.900 contatti di candidature personali e 70 aziende
accreditate.
L'aspettativa è quella di superare l'idea di un sito che sostituisca un Ufficio di collocamento;
vogliamo che Job Disabili diventi un punto di riferimento.
Anche per il collocamento.
Raggiungere, cioè, il limbo di chi
non viene mai chiamato". Ma
cos'è Job Disabili e perché si
arriva ad un'idea del genere è
quello che ci ha sempre reso
curiosi di questo progetto. "Job
Disabili - ha spiegato Regolo sintetizza tutte le mie esperienze fallimentari in tema di lavoro.
Questo progetto ha dato
sostanza a tutti i miei fallimenti:
lavoravo in Asl a tempo indeterminato.
Burocrazia, disinteresse, superficialità mi hanno collocato allo
sportello. Io, non udente, allo
sportello? Mi sono licenziato.
La prima scelta adulta della mia
vita. Sono diventato facilitatore
e questo desidero essere. Job
Disabili vuole facilitare appunto
la vita di chi, a prescindere dalla
disabilità, ha voglia di mettersi
in gioco. Da disabile so quanto
è difficile lavorare e farlo in ufficio, sia esso pubblico o privato:
regole e procedure non aiutano a inserirsi".
"Nasciamo - ha poi concluso il
giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento
europeo. Oggi siamo una Srl. La
squadra è in ampliamento, ma
tutto funzionerà come un incubatore: i migliori professionisti
con disabilità si adopereranno
con noi per arrivare ad un
obiettivo comune.
Ovvero, insistere sulla qualità
delle persone in quanto tali.
Come del resto dice la
Convenzione Onu sui diritti
delle persone con disabilità: il
cambio di visione è esemplare.
E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque
l'ambiente, in questo caso di
lavoro, ad essere più accogliente e disponibile".
(Fonte: www.superabile.it)
Centralinisti
non vedenti
La normativa sull'inserimento
lavorativo dei non vedenti, e in
particolare dei centralinisti telefonici, costituita essenzialmente
dalla legge 29 marzo 1985, n.
113 richiede da tempo un adeguamento alle nuove esigenze
del mercato del lavoro e al progresso tecnologico intervenuto
nell'ambito della comunicazione. Infatti, nel settore che costituisce uno dei più importanti
bacini occupazionali per le persone che soffrono di minorazioni visive, hanno inciso negativamente molteplici fattori, di ordine legislativo, economico e
sociale. L'evoluzione delle tecnologie ha comportato radicali
modificazioni alle postazioni
dei centralini telefonici.
Il tradizionale posto operatore
è stato sostituito da dispositivi
passanti o, comunque, da sistemi di connessione automatica,
con la conseguente notevole
contrazione di possibilità di
impiego per i centralinisti.
La Legge 17 maggio 1999, n.
144, all'art. 45, comma 12, ha
affidato al Ministro del Lavoro il
compito di individuare con proprio decreto qualifiche equipollenti a quella del centralinista
telefonico, idonee al collocamento dei lavoratori non vedenti in base alla legge n. 113/1985.
Con tale disposizione il legislatore ha voluto estendere ai possessori di qualifica equipollente
a quella di centralinista non
vedente la stessa tutela normativa riconosciuta ai centralinisti
non vedenti iscritti all'apposito
Albo nazionale, in conformità
alle nuove esigenze del mercato
del lavoro, sempre più improntate alla utilizzazione di tecnologie avanzate nel settore della
comunicazione telefonica. Il
Ministero del Lavoro con decreto 10 gennaio 2000, ha riconosciuto come equipollenti a quella del centralinista telefonico
non vedente le seguenti qualifiche professionali:
- operatore telefonico addetto
alle informazioni alla clientela e
agli uffici relazioni col pubblico;
- operatore telefonico addetto
alla gestione e all'utilizzazione
di banche dati;
Occupazione
- operatore telefonico addetto
ai servizi di telemarketing e telesoccorso.
La Legge 17 maggio 1999, n.
144, all'art. 45, comma 12 e il
Decreto del Ministero del
Lavoro e della Previdenza
Sociale del 10 gennaio 2000
prevedono che possono essere
individuate ulteriori qualifiche
equipollenti a quella di centralinista telefonico non vedente
rispetto a quelle già indicate nel
suddetto decreto. Infatti, il
Ministero del Lavoro con un
nuovo decreto dell'11 luglio
2011 ha stabilito l'equipollenza
tra la figura del centralinista
telefonico e quella di operatore
amministrativo
segretariale
estendendo ai soggetti non
vedenti che conseguono il
diploma di operatore amministrativo segretariale la stessa
tutela normativa oggi riconosciuta ai centralinisti non vedenti dalla legge 29 marzo 1985, n.
113 iscritti nell'apposito Albo
nazionale. Si ricorda che la
vigente normativa sulla istruzione e formazione professionale
riconduce, alla nuova qualifica
di operatore amministrativo
segretariale, il diploma di qualifica professionale di centralinista telefonico non vedente.
(Fonte: www.superabile.it)
La ricerca del lavoro
viaggia sul web
Inflazione che incombe, imposte che non lasciano tregua, e
disoccupazione incalzante. E’
Lavoro per i disabili
questo il panorama dei nostri
giorni, ed è per questo che è
fondamentale affilare tutte le
frecce al nostro arco, per trovare lavoro. Diversi sono gli strumenti che permettono a chi sta
cercando una occupazione, di
emergere. A questo proposito,
si stanno diffondendo alcuni siti
internet che hanno la funzione
di mettere in comunicazione
domanda ed offerta.
Uno di questi è Experteer, portale adatto alla ricerca di lavoro
in Italia ed Europa. La cosa che
lo differenzia da altri siti simili, è
il fatto di essere progettato specificamente per persone che
cercano lavoro con una qualifica superiore e background
accademico: si rivolge quindi a
professionisti manager e dirigenti. Se sei un candidato, puoi
dunque iscriverti in maniera gratuita, per accedere alle oltre
90.000 offerte di lavoro inserite
da responsabili delle risorse
umane, nelle quali sono comprese le richieste di personale
appartenete alle categorie protette. Qui puoi effettuare una
ricerca delle offerte, in base al
tipo di mansione o alla città, alla
funzione, all’azienda o al settore.
Se sei in cerca di lavoro, la cosa
fondamentale è poi “metterti in
vetrina”. E su Experteer è proprio quello che puoi fare: inserendo il proprio profilo è possibile quindi venire contattati
direttamente da Head hunter
che siano interessati alle tue
qualifiche. I base agli obiettivi di
carriera inseriti, puoi essere
21
informato via e-mail sulla presenza di offerte di lavoro che
possano fare al caso tuo. La funzione benchmark retributivi ti
permette poi di calcolare lo stipendio medio di una certa
posizione e confrontarlo con
quello che guadagni.
ASSUNZIONI DISABILI
Questi, dunque, gli strumenti.
Ma quanto al lavoro? Gli ultimi
dati ci dicono che negli anni è
migliorata la percezione della
persona con disabilità al lavoro,
e gli sforzi ne hanno prodotto
un maggiore accesso al mercato
occupazionale.
Maggiore
accesso, quindi, ma per meno
tempo. Secondo i dati di un
sondaggio Isfol del 2012, gli
avviamenti al lavoro sono sì
aumentati, ma la tipologia prevalente di contratti vede rapporti a tempo determinato.
COLLOCAMENTO MIRATO
Ricordiamo che la legge di riferimento è la 68/99, la quale pre-
vede l’inserimento lavorativo di
persone disabili e delle categorie protette tramite collocamento mirato. In particolare, le
aziende da 15 dipendenti in su
sono tenute ad assumere all’interno del loro organico almeno
un lavoratore disabile. Le tranche di assunzione seguono poi
in questo modo: due lavoratori
per un organico dai 36 ai 50, e
il 7% del totale dei lavoratori
quando si superano i 50 dipendenti. La legge prevede delle
esenzioni a questo obbligo, e
riguarda le aziende con procedure di mobilità, cassa integrazione o che stanno effettuando
procedure di ristrutturazioni
industriali. Per poter accedere
al collocamento mirato e ai suoi
servizi, la persona disabile deve
essere iscritta presso dei registri
provinciali presentando le
opportune certificazioni rilasciate dalle autorità preposte.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Diritto all’educazione
e all’istruzione
L'istruzione è un’importante tramite per l'integrazione sociale
della persona handicappata. Lo
si rimarca in diversi punti della
legge 104/92. L'articolo 8, ad
esempio, sottolinea l'importanza di disporre di adeguate
dotazioni didattiche e tecniche,
prove di valutazione, e personale qualificato per garantire
alla persona con handicap il
diritto allo studio.
Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte
extrascolastiche.
Istruzione come diritto dalla
scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12.
Tra i commi, si prevede che per
ogni studente con handicap
venga realizzato un profilo
dinamico-funzionale. Questo,
sulla base delle caratteristiche
fisiche, psichiche, sociali ed
affettive dell'alunno, mette in
rilievo sia le difficoltà di apprendimento dovute alla situazione
di handicap, sia le possibilità di
recupero, oltre alle capacità
individuali che devono essere
sostenute e rafforzate.
Realizzato dagli operatori delle
unità sanitarie locali assieme al
personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e
della famiglia, il profilo viene
aggiornato al termine delle
scuole materna, elementare e
media, come pure periodicamente durante le scuole superiori.
Per gli studenti in età scolare e
costretti temporaneamente ad
assenze perché ricoverati, si
prevede l'organizzazione di
classi ordinarie quali sezioni
staccate della scuola statale.
L'articolo 13, ribadendo l'importanza del coordinamento
tra scuole, servizi sanitari, socioassistenziali, ricreativi e culturali, cita poi due casi in particolare: l'integrazione nelle università e negli asili nido.
Nel caso degli atenei, si stabilisce la programmazione di interventi adeguati sia al bisogno
della persona che al piano di
studio individuale.
Si sottolinea anche l'importanza
degli interpreti per venire
Diritto all’Istruzione
incontro agli studenti sordi.
Sussidi tecnici, didattici e servizi
di tutorato vengono poi previsti
nelle università, nei limiti del
loro bilancio e delle risorse
destinate alla copertura di queste attività.
Nel caso degli asili nido, si prevede che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il funzionamento per
avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei
bambini con handicap.
A questo obiettivo contribuisce
anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati.
La loro presenza, comunque,
deve essere garantita nelle
scuole di ogni ordine e grado,
come sottolinea l'articolo in più
punti. Proprio al ruolo degli
insegnanti di sostegno e alle
loro attività è dedicato l'articolo
14. Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento
costante in materia di handicap,
come pure di un confronto tra
docenti del ciclo inferiore e
superiore per agevolare l'esperienza scolastica dello studente
disabile.
Gran parte dell'articolo, poi,
fornisce indicazioni sui piani di
studio che gli aspiranti docenti
devono seguire per essere abilitati all'attività didattica di sostegno. Sempre in fatto di organizzazione, l'articolo 15 prevede
l'istituzione di appositi gruppi di
lavoro in ogni ufficio scolastico
provinciale, in ogni circolo
didattico e negli istituti di scuola secondaria di primo e secondo grado. I membri di questi
gruppi hanno il compito di collaborare nelle attività organizzate per integrare gli alunni con
difficoltà di apprendimento.
Per quanto riguarda la valutazione dello studente, l'articolo
16 stabilisce che nel piano educativo individualizzato devono
essere indicati per quali discipline siano stati usati criteri didattici particolari, e le eventuali
attività integrative e di sostegno.
Lo stesso articolo si sofferma
poi sugli esami del rendimento
dello studente.
Nella scuola dell'obbligo, si prevedono prove corrispondenti
agli insegnamenti impartiti e in
grado di valutare il progresso
dell'alunno in rapporto al suo
22
livello iniziale. Nella scuola
secondaria di secondo grado,
sono consentite prove equipollenti e, nel caso di quelle scritte, tempi più lunghi. L'alunno,
poi, può contare sulla presenza
di assistenti per l'autonomia e la
comunicazione, e può utilizzare
gli ausili necessari. All'università
prove equipollenti, tempi più
lunghi e mezzi tecnici sono
consentiti previa intesa con il
docente della materia d'esame
e con l'ausilio del servizio di
tutorato. Scuola come avvio al
lavoro: è quanto succede in
particolare con la formazione
professionale. A questo tema è
dedicato l'articolo 17, che sottolinea come gli appositi centri
pubblici e privati debbano
tenere in considerazione le
diverse capacità ed esigenze
degli alunni handicappati.
Se questi non possono seguire
gli ordinari metodi di apprendimento, devono essere garantite
loro attività specifiche, sulla
base anche del piano educativo
individualizzato.
(Fonte: www.disabili.com)
Dislessia, strumenti
tecnologici di supporto
alla didattica
In tutto il mondo, sempre più
bambini e ragazzi mostrano di
avere Disturbi Specifici di
Apprendimento (DSA), soprat-
tutto dislessia.
Non sono affetti da alcuna
patologia, non hanno bisogno
di cure mediche, sono intelligenti e creativi, però imparano
in modo diverso.
In Italia la loro specificità è stata
riconosciuta dalla L. 170/10 e
riguarda il 5% della popolazione scolastica. Ancora più alta è
la percentuale nei Paesi anglosassoni. La nostra è infatti una
lingua con pochi grafemi e
fonemi e fra la fonologia e l'ortografia la sovrapposizione è
pressoché totale; nell'Inglese,
invece, a fronte di 40 fonemi, vi
sono 1.120 grafemi; si tratta
perciò una lingua complessa
per chi ha problemi con la lettura. Il disturbo sembra essere
dovuto ad una neurodiversità,
che consente di leggere e scrivere solo impegnando al massimo capacità ed energie.
Poiché risulta difficile leggere in
maniera automatica, chi ha tale
disturbo si stanca rapidamente,
commette errori, rimane indietro, non impara.
Occorre pertanto che sia seguito in modo attento.
Gli esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità di un corretto approccio
terapeutico, che preveda interventi psicologici, di ambito
specialistico e didattico, in
modo da creare un contesto
motivante e con competenze
diffuse.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Gita scolastica e
studenti disabili
La scuola, lo diciamo sempre, è
un momento importante nel
quale gettare le basi dell’integrazione.
Partecipare alla vita di classe
senza esserne separati, abituarsi a condividere attività ludiche
e formative con i compagni con
disabilità, è il modo più naturale di crescere con la consapevolezza che la diversità fa parte
della vita.
Fanno parte di questi momenti
anche le gite scolastiche, piccoli eventi che nel vissuto della
classe danno la possibilità di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori
dell’aula scolastica.
Considerato ciò, va detto che
talvolta succede che proprio le
gite scolastiche siano gravate di
problemi di gestione pratica
dell’alunno disabile, tali da
impedirgli di prendere parte a
questo importante momento
formativo, con il giusto disappunto di genitori che, talvolta,
pur di non far perdere al figlio
l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della scuola.
Ma quali sono i diritti degli studenti con disabilità, quanto alle
gite scolastiche?
Cosa deve garantire la scuola in
merito a questo importante
momento relazionale dell’alunno e di tutta la classe?
E’ necessario che lo studente
sia accompagnato da un famigliare?
L’eventuale costo aggiuntivo
per il suo trasporto è a carico
dell’intera classe?
Su questo torna utile un approfondimento del servizio legale
della Ledha - Lega per i diritti
delle persone con disabilità-,
che proprio su questo mette in
chiaro alcuni elementi.
In primis l’appello all'art. 3 della
Costituzione Italiana e del principio di integrazione scolastica,
ribadendo il diritto degli alunni
con disabilità a partecipare a
viaggi di istruzione e visite guidate, esattamente come tutti gli
altri compagni, sulla base del
principio di uguaglianza.
Diritto all’Istruzione
Come fare, quindi, a garantire
parità di diritti a tutti gli studenti, anche nel corso della gita
scolastica?
Innanzitutto partendo da una
organizzazione che tenga
conto delle esigenze e delle
difficoltà dell’alunno con disabilità.
Ricordiamo infatti che è la singola scuola a decidere circa le
gite d’istruzione, quindi sarà
necessaria una seria valutazione
circa il luogo da visitare, ma
anche il trasporto da utilizzarsi,
il programma di visite e l’accessibilità di spazi e servizi relativi.
E’ quindi a capo dell’istituzione
scolastica la messa in atto di
tutti gli accorgimenti necessari
(c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che l’alunno con
handicap possa partecipare al
viaggio d’istruzione.
Se così non fosse, si entrerebbe
in contrasto con l’art. 2 della
Convenzione Onu sui diritti
delle persone disabili, configurandosi come discriminazione.
Partendo quindi dall’organizzazione del viaggio, chiariamo
subito che, come ricordato dal
testo di Ledha, la scuola non
può in alcun caso subordinare il
diritto di partecipazione di un
alunno con disabilità alla presenza di un suo familiare che lo
accompagni. Questo significa
che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad
accompagnare l’alunno. Può
essere un familiare, ma non è
obbligatorio.
Spetta infatti agli organi collegiali della scuola designare un
accompagnatore qualificato
23
che può essere un qualunque
membro della comunità scolastica (docenti, personale ausiliario, o familiari).
(Fonte: www.disabili.com)
Universitari con
disabilità, 10.000
in più in dieci anni
Da 4.816 a 14.171: è una vera e
propria impennata, la crescita
del numero di studenti iscritti
alle università italiane dal
2000/2001 al 2010/2011: il dato
arriva dal ministero dell'Istruzione, che lo ha riferito alcuni
mesi fa, in occasione del seminario nazionale sull'inclusione
scolastica.
Un dato che non compare nelle
rilevazioni ufficiale degli iscritti
all'università, in cui da alcuni
anni la variabile disabilità non è
compresa.
Sarebbero
comunque
in
costante e forte aumento i giovani con disabilità che bussano
alle porte egli atenei: merito
soprattutto della legge 17/99,
che impone alle università di
adottare un approccio di tipo
sistematico in materia di integrazione e supporto agli studenti disabili, garantendo sussidi tecnici e didattici specifici,
tutorato specializzato, un
docente delegato dal rettore
per funzioni di coordinamento,
monitoraggio e supporto, trattamento individualizzato per il
superamento degli esami universitari.
In base a questi criteri, secondo
una classifica recentemente stilata dal Sole 24 Ore, le migliori
università italiane per studenti
disabili sono il Politecnico di
Milano, il Politecnico di Torino e
l'Università di Modena e Reggio
Emilia.
Agli ultimi posti, tre atenei del
Sud: l'Università Parthenope e
l'Orientale (entrambe di Napoli)
e l'Università del Salento.
La valutazione è stata fatta sulla
base dei dati Miur, Almalaurea,
Stella e Istat.
A guidare la classifica, è quindi il
Politecnico di Milano, dove è
stato costituito un gruppo di
lavoro composto da professionisti capaci di intervenire in ogni
momento del percorso formativo, offrendo agli studenti in
situazioni di disabilità supporto
personalizzato e servizi tecnici
e didattici.
Nelle graduatorie annuali per
l'assegnazione di alloggi, viene
inoltre riconosciuta una priorità
agli studenti con invalidità non
inferiore al 66%, i quali sono
anche esonerati dalla tassa
d'iscrizione e dai contributi universitari.
Al secondo posto, c'è il
Politecnico di Torino, seguito
dall'Università di Modena e
Reggio Emilia.
Maglia nera invece per le università di Napoli (Partenope e
l'Orientale) e del Salento, dove
i servizi di accoglienza e tutoraggio per gli studenti disabili
faticano a decollare.
Le buone prassi e le esperienze
innovative, tuttavia, si stanno
diffondendo nei singoli atenei,
su tutto il territorio nazionale.
Istruzione e Formazione
(Fonte: www.superabile.it)
Sostegno:
quando e come
richiederlo
E’ infatti sempre compito della
scuola presentare richiesta di
personale specializzato per l’integrazione degli allievi disabili,
individuando le ore necessarie
per ciascun allievo.
In caso di nuovi iscritti o nuove
certificazioni, dopo consenso
formale da parte dei genitori,
tale richiesta sarà attivata quantificando le ore in base alla diagnosi presentata dalla famiglia
ed alle indicazioni contenute in
essa.
In caso di allievi già certificati in
precedenza, essa si baserà sulla
documentazione già acquisita
e, se vi è stato rinnovo, terrà
conto delle indicazioni fornite
dalla diagnosi più recente.
In questi ultimi casi, nella stesura di tale richiesta, gli insegnanti
forniscono indicazioni utili sulla
classe di appartenenza, sulle
difficoltà dell’alunno e sui percorsi di integrazione attivati, in
modo da individuare le ore di
sostegno necessarie.
Sarà poi compito del dirigente
scolastico inoltrare le diverse
richieste prodotte per ciascun
allievo agli uffici scolastici di
competenza.
Cosa accade se diagnosi e certificazione vengono prodotte in
ritardo, se vi sono nuovi iscritti,
se cambia il numero delle classi
Diritto all’Istruzione
o vi sono modifiche nella diagnosi?
Dopo la fine delle lezioni, di
solito a luglio, la scuola può
eventualmente presentare una
rinnovata richiesta di risorse
all’ufficio scolastico, di integrazione delle ore già assegnate
complessivamente.
Essa dev’essere motivata, indicando il cambiamento dei dati
presentati nella prima fase.
In questi casi, l’amministrazione
valuta le richieste sulla base del
contingente provinciale di cui
dispone e assegna eventualmente ulteriori risorse di sostegno.
Come orientarsi nel caso in cui
le ore di sostegno assegnate
siano infine non sufficienti?
Le norme hanno nel tempo
individuato diversi parametri cui
attenersi, fino all’assegnazione
media di un insegnante ogni
due alunni.
Oggi questo criterio non è sempre rispettato, soprattutto nei
casi di disabilità di grado lieve o
medio.
La Corte Costituzionale, però,
con sentenza n. 80/10 ha ritenuto questo criterio non
rispondente all’esercizio del
diritto allo studio per gli alunni
con disabilità di particolare rilievo e, pertanto, ha stabilito il
diritto all’assegnazione di ore in
deroga.
Negli ultimi anni, pertanto, sono
state numerose le famiglie che
hanno scelto di rivolgersi ai tribunali amministrativi per ottenere o riottenere le ore di
24
sostegno non assegnate.
I tribunali si sono in tutti casi
pronunciati accogliendo le loro
richieste e, pertanto, le diverse
circolari sugli organici che si
sono susseguite, si sono ormai
adeguate a tale disposizione.
Al momento, pertanto, gli allievi
con grave disabilità hanno diritto all’assegnazione di un
docente per tutte le ore del
suo servizio che, ricordiamo,
sono:
25 nella Scuola dell’Infanzia;
22 nella Scuola Primaria;
18 nella Scuola Secondaria.
(Fonte: www.disabili.com)
Il Fonzie
di Happy Days
parla di dislessia
Vi ricordate di Fonzie, la sua
giacca di pelle nera e il suo
inconfondibile “EHI”?
Fonzie, il personaggio della
serie televisiva Happy Days,
interpretato dall’attore Henry
Winkler?
Il Fonzie che conoscevamo è
oggi uno scrittore, che a l
Salone del Libro di Torino ha
presentato al pubblico il 15
maggio scorso la serie di libri
per ragazzi da lui scritta, che ha
per protagonista Hank Zipzer,
un ragazzino dislessico.
Le avventure di Hank Zipzer,
ispirate alla vita dello stesso
Winkler e da lui scritte insieme a
Lin Oliver, raccontano di un
ragazzo disordinato e con pro-
blemi di apprendimento, ma
pieno di idee creative.
Nel suo intervento, Henry
Winkler, ha parlato di quando
lui era piccolo:
“Quando ero un ragazzo a New
York nessuno sapeva che cosa
fosse la dislessia. A me è stato
detto che ero stupido, pigro,
che non sfruttavo le mie potenzialità. I miei genitori mi chiamavano stupido cane, che grande
sostegno!”
Le parole di Henry Winkler non
fanno che confermare quanto
sia fondamentale sostenere i
bambini dislessici e non, incoraggiarli.
Ero imbattibile a pranzo, ha
confessato, ma a scuola andavo
malissimo.
Per Henry Winkler scrivere in
inglese era difficile, la storia era
difficile, e la matematica…difficilissima! Ma le difficoltà che si
incontrano a scuola non hanno
niente a che fare con quanto
grandi possiamo essere.
Per raggiungere i propri obiettivi, ha ricordato Winkler, sono
necessarie la tenacia che fa arri-
Istruzione e Formazione
Diritto all’Istruzione
Tagliate le tecnologie
didattiche per non
vedenti
Gli allievi con bisogni educativi
speciali hanno diritto ad ausili e
sussidi che possano favorire il
loro apprendimento e la loro
integrazione.
vare proprio lì dove si vuole e la
gratitudine che non fa provare
rabbia durante il percorso.
Il messaggio è arrivato forte e
chiaro: bisogna aiutare i bambini dislessici, avvicinarsi a loro e
capire che non sono malati, ma
sono persone che imparano
diversamente.
(Fonte: www.disabili.com)
Scuola, quiz Invalsi.
Proteste contro
la discriminazione
dei disabili
L’Invalsi è l‘Istituto Nazionale
per la Valutazione del Sistema
educativo di Istruzione e di formazione che, attraverso dei test
scritti nelle scuole elementari,
medie e superiori, ha l’obiettivo
di monitorare il livello di
apprendimento degli studenti e
la qualità formativa e didattica
offerta dalle scuole.
Il protocollo di somministrazione è standard per tutte le scuole: prevede un test di italiano,
uno di matematica e un questionario dello studente.
Ogni prova va svolta in un
tempo massimo a seconda del
grado scolastico: 45 minuti
nelle scuole elementari, un’ora
e 15 minuti nelle medie e un’ora
e mezza nelle superiori.
Per gli allievi con bisogni educativi speciali ci sono dei protocolli da rispettare: possono partecipare alle prove ed è ammesso l’uso di sistemi dispensativi,
purché non modifichino in
alcun modo le condizioni di
somministrazione per sé e per
gli altri alunni.
Non è possibile dunque la lettura ad alta voce né la presenza
dell’insegnante di sostegno, a
meno che l’alunno con gravi
disabilità o con disturbi specifici
di apprendimento non venga
allontanato fisicamente dal
resto della sua classe.
In più è prevista la segnalazione
del codice di disabilità, in modo
da considerare separatamente
la valutazione dei test e non
inserirla nella statistica dei risultati del resto dei compagni.
Secondo quanto cita la legge
104 del 1992, che tutela l’integrazione sociale e i diritti delle
persone disabili, “la Repubblica
ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nella società e nel lavoro…e
predispone interventi volti a
superare stati di emarginazione
e di esclusione sociale della
persona handicappata”.
Partendo da questo, genitori,
docenti e membri del Cesp,
Centro Studi per la scuola pubblica, hanno avviato una raccolta firme denunciando la
sospensione dei più elementari
diritti di integrazione scolastica.
Secondo una docente di sostegno, “l’istituto Invalsi vuole fotografare la realtà della scuola italiana, ma da questa foto escono
tanti buchi perché gli oltre duecento mila alunni disabili non
vengono considerati.
È grave perché la scuola pubblica punta all’inclusività, mentre
così si rischia di discriminarli
senza esclusione di colpi”.
(Fonte: www.edscuola.eu)
25
Nel caso della disabilità visiva,
però, si riscontrano molte
carenze: troppo spesso i testi
scolastici elettronici arrivano in
ritardo, gli insegnanti di sostegno non hanno una preparazione specifica e spesso non conoscono il Braille, mancano le condizioni perché gli alunni ciechi
o ipovedenti possano praticare
le attività sportive.
A tali carenze si aggiungono
spesso oggi quelle relative alla
inaccessibilità delle nuove tecnologie, nonché lo spazio sempre più esiguo che la scuola
può riservare alla musica, unica
forma d’arte totalmente accessibile ai non vedenti.
Eppure, esistono oggi applicazioni informatiche e software
ad hoc, pensati proprio per
agevolare i musicisti non vedenti, con spartiti informatizzati e
dotati di comandi vocali che
possono aiutare i giovani a leggere la musica anche se non
vedenti.
Purtroppo, a scuola come in
altre agenzie educative, il rigore
imposto dalla crisi economica
sta imponendo molti sacrifici ed
oggi numerosi centri di riferimento sono addirittura a rischio
chiusura, a causa dei tagli dei
fondi governativi, come ad
esempio il Centro di consulenza
tiflodidattico di Firenze, frequentato da decine di ragazzi
ipovedenti e non vedenti.
Si tratta di strutture fondamentali per facilitare la comprensione del bisogno, dei limiti e delle
potenzialità del bambino minorato della vista, per orientare la
programmazione dell’itinerario
educativo, sia in famiglia sia a
scuola, per guidare la scelta dei
sussidi didattici più opportuni
e, più in generale, per coadiuvare il lavoro educativo svolto a
casa e a scuola.
Si tratta perciò di realtà che
hanno svolto e svolgono un
lavoro importante per l’integrazione scolastica dei giovani con
disabilità visiva e che rischiano
significativi dimensionamenti.
I ciechi e gli ipovedenti hanno
imparato a convivere con la
loro disabilità, ma per poter
condurre una vita agevole e
dignitosa hanno bisogno di efficienza, di servizi, di competenze dedicate. Non solo, però.
Occorre che anche la comunità
impari a convivere con loro.
E’ stata inoltre sottolineata la
tematica del volontariato in
compagnia dei membri dell’Unione italiana volontari pro ciechi, che hanno raccontato l’importanza del loro ruolo, sollecitando i ragazzi a mettersi in
gioco, per poter aiutare i non
vedenti, anche solo per una
commissione o per una passeggiata.
E’ importante, infatti, rafforzare
l’avvicinamento tra i giovani e la
diversità, perché essa possa
essere realmente inclusa nella
società.
(Fonte: www.disabili.com)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche per i disabili
al bivio
Le politiche per i disabili sono a
un bivio e proprio su questo
tema si è celebrata il 15 maggio
scorso la terza edizione del
Fand Day. La giornata nazionale
della Federazione tra le associazioni nazionali delle persone
con disabilità (Fand).
A Roma, in occasione del Fand
Day 2013 l'Auditorium dell'Inail
ha ospitato la giornata con un
incontro dal titolo “Politiche
per i disabili al bivio”, proposte
e richieste delle Associazioni
della disabilità per scongiurare i
crescenti rischi di esclusione
sociale.
Si è trattato di un incontro di
proposta e di confronto per
discutere le esigenze e, anzitutto, le possibili soluzioni, per
affrontare le crescenti difficoltà
vissute dai disabili in questi
tempi di recessione economica
e crisi del Welfare.
La Fand ha riunito a Roma i quadri centrali e periferici delle sue
7 associazioni aderenti (Anmic,
Anmil, Ens, Uici, Unms, Anglat e
Arpa), in rappresentanza dei
problemi e delle richieste di
oltre 4 milioni di persone con
disabilità: invalidi civili, del lavoro o per servizio; ma anche cittadini affetti da cecità o sordità,
oppure disabili psichici.
Tante sono infatti le diverse
realtà che compongono il variegato mondo della disabilità che
in questa occasione si incontra
per convergere su obiettivi
comuni.
Le attuali politiche sociali e sanitarie per esempio, già sottofinanziate e progressivamente
tagliate dalla crisi e dalla spending review, non riescono a
garantire pari opportunità e
diritti di cittadinanza. Lo Stato
si disimpegna ogni giorno di più
nell’assicurare assistenza, istruzione, servizi sociali.
Il rischio pertanto di smantellare il tradizionale Welfare state
senza essere riusciti prima a
costruire validi modelli alternativi sul territorio diventa concreto. Così come concreto diviene,
come conseguenza, il rischio di
ricacciare i cittadini disabili e
anziani non autosufficienti verso
l’esclusione o la ghettizzazione
sociale.
Le Associazioni dei disabili aderenti alla Fand, nel sollecitare
l’attenzione dell’opinione pubblica e del nuovo Governo su
questi temi fondamentali per la
coesione sociale del Paese,
hanno invitato a partecipare
alla propria Giornata nazionale i
ministri e i rappresentanti delle
Istituzioni nazionali competenti
in materia, nonché Parlamentari
e Autorità degli Enti locali.
(Fonte: www.vita.it)
UNAR:
la crisi rischia
di ridurre le misure
di inclusione
In occasione della Giornata
internazionale delle persone
con disabilità svoltasi il dicembre scorso, l'Unar - Ufficio
nazionale antidiscriminazioni
del Dipartimento per le Pari
Opportunità della Presidenza
del Consiglio dei Ministri - ha
raccolto l'appello lanciato
dall'Onu per discutere di misure
concrete per ridurre il gap fra le
buone intenzioni dei governi
centrali e territoriali e le prassi
che purtroppo denotano,
ancora oggi, la permanenza di
numerose barriere e comportamenti discriminatori.
Marco De Giorgi, direttore
dell'Unar, riprendendo titoli di
giornali e scavando nella memoria fa un rapido elenco di alcuni
dei casi trattati dall'Ufficio nel
corso del 2012: "Un albergatore: vostra figlia disabile deve
mangiare in orari diversi dagli
altri perché disturba la clientela,
la famiglia fa le valigie e va via.
Negato l'accesso di un disabile
a Villa d'Este, capolavoro del
Rinascimento italiano dichiarato
dall'Unesco patrimonio dell'umanità e, quindi, di tutti.
Impossibilità per un disabile di
utilizzare i mezzi pubblici nel
26
fiorentino perché gli autobus
sono sprovvisti di pedana elettrica o perché non funzionante.
Un bambino disabile di sei anni
si è visto negare da una scuola
del casertano il sostegno scolastico perché figlio di immigrati
ghanesi irregolari".
"Per non parlare poi - aggiunge
- di quelli in cui si assiste a
discriminazioni multiple che colpiscono donne disabili o disabili rom in cui vengono denunziate delle situazioni di gravissima
marginalità ed esclusione sociale". "In un contesto di forte crisi
economica - prosegue l'Unar
nel suo appello - c'è il rischio
che alcune misure di inclusione,
prima garantite, anche dagli enti
locali, ora vengano negate a
causa del taglio dei fondi.
Per tali motivi, in questi giorni si
sta discutendo anche in
Europa, nell'ambito della nuova
proposta di Direttiva comunitaria contro tutti i tipi di discriminazione, la portata del concetto di 'soluzioni ragionevoli' finalizzate a garantire l'inclusione
dei disabili secondo un serio
giudizio di congruità e adeguatezza fra finalità perseguite e
mezzi impiegati.
Ma obiettivo dell'Unar - conclude De Giorgi - è "mantenere alta
la soglia di allarme su questi
problemi anche in periodo di
congiuntura, per fare in modo
che i diritti dei disabili siano
considerati diritti umani inderogabili e non diritti finanziariamente condizionati".
Disabilità:
approvato il
Programma di azione
La Legge 18/2009, oltre a ratificare la Convenzione ONU, ha
previsto la redazione di un
Programma d’azione biennale
per la promozione dei diritti e
l’integrazione delle persone
con disabilità in attuazione
della legislazione nazionale e
internazionale.
Il Programma di azione è stato
elaborato
dall’Osservatorio
nazionale sulla condizione delle
persone con disabilità, istituito
dalla stessa Legge 18/2009, che
lo ha definitivamente approvato
in seduta plenaria il 12 febbraio
scorso. Il testo approvato sarà
adottato con decreto del
Presidente della Repubblica, su
proposta del Ministro del
Lavoro e delle Politiche sociali,
sentita la Conferenza unificata,
che si esprime entro trenta giorni, e previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri.
“Si tratta di un atto che, per la
sua ampiezza e profondità, è
particolarmente importante per
le persone con disabilità e le
loro famiglie. – commenta
Pietro Barbieri, presidente della
Federazione Italiana per il
Superamento dell’Handicap – È
un documento attorno al quale
vi è stato un confronto ‘storico’
fra diverse esperienze, professionalità, associazioni, enti.”
Non appena la situazione politica e istituzionale avrà assunto
contorni maggiormente definiti,
la FISH presenterà come istanza
prioritaria l’attuazione del
Programma di azione.
(Fonte: www.fishonlus.it)
I centri diurni:
politiche di inclusione
o discriminazione?
I centri diurni per handicappati
nascono attorno alla fine degli
anni Sessanta inizio degli anni
Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma il sistema stesso di servizi
specializzati per l’handicap
consolidatosi nel decennio precedente (scuole speciali, laboratori protetti, centri riabilitativi,
ecc.) viene messo in discussione e violentemente attaccato.
Parallelo e separato rispetto al
circuito per la “normalità”, tale
sistema di servizi viene contestato in nome di una concezione della riabilitazione che non
punta più sul versante igienicosanitario, ma su quello sociale:
quello che conta è la socializzazione che ha come mezzo principale, e come fine, l’inserimento nei luoghi e nelle istituzioni
della vita quotidiana, luoghi e
istituzioni che devono cambiare
sotto il profilo delle strutture
come della cultura per adattarsi
e accogliere chi fino a quel
momento era stato escluso in
quanto ritenuto e vissuto come
“diverso”.
Politiche sociali
Protezione Sociale
Inizialmente tali centri hanno
faticato a trovare un nome: centro gravi, centro diurno, centro
medico sociale, centro socioriabilitativo e tante altre etichette
che definivano organizzazioni e
progetti diversi, ma che con il
tempo hanno assunto, pur nella
originalità di ciascuno, alcuni
punti di continuità.
Attualmente i centri diurni sono
strutture territoriali non residenziali previste per ospitare in ore
diurne soggetti handicappati
medio-gravi in età post-scolare,
allorché si ritiene superata la
fase evolutiva, che presentino
condizioni di non autosufficienza e pertanto abbiano bisogno
di continua assistenza e per i
quali non sia stato possibile l'inserimento al lavoro "normale" o
"protetto"; nei centri diurni
sono, quindi, ammessi i soggetti
con disabilità tali da comportare una notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e per i quali siano
stati esperiti tutti gli interventi di
tipo riabilitativo-sanitario e
psico- sociale atti a garantire un
reale inserimento in strutture
rivolte alla generalità delle persone. In esse si cerca di assicurare il proseguimento dell'iter
socio- riabilitativo, attraverso un
insieme organico di attività evitando l'istituzionalizzazione del
soggetto handicappato.
Il centro diurno è strutturato
come una comunità di vita nella
quale ognuno trova i sostegni
materiali, relazionali ed affettivi
per una vita “autonoma”,
l’obiettivo principale è la crescita dei soggetti nella prospet tiva
di una progressiva e costante
socializzazione per sviluppare,
pur nella consapevolezza dei
limiti oggettivi, le capacità residue e di operare al massimo per
il mantenimento dei livelli
acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non diventi
meta definitiva per chi vi entra;
aperta, affinché tutta la vita non
si esaurisca all’interno, ma si
ricerchino le forme possibili di
esperienze e di collegamento
esterni; è, infine, una struttura
di appoggio alla vita familiare
particolarmente necessaria per
consentire di mantenere al proprio interno la persona handicappata. Tali strutture devono
essere dotate di diverse figure
professionali stabili: educatori,
assistenti domiciliari e dei servizi tutelari, infermieri, medici,
che concorrono, nell’ambito
delle proprie competenze, a
soddisfare i bisogni nella loro
globalità,
avendo
come
momento unificante delle loro
specifiche prestazioni il progetto mirato e personalizzato.
Per esigenze diagnostiche e riabilitative possono avvalersi di
altri servizi del territorio.
Le prestazioni socio- educativeassistenziali sono assicurate
dagli educatori i quali, nel
rispetto del principio dell’individualizzazione del processo
educativo, orientano i loro
interventi a raggiungere un più
adeguato rappor to della persona handicappata con se stessa, con gli altri e con l’ambiente,
e ad acquisire, per quanto ad
ognuno è possibile, compor
tamenti e funzioni indispensabili per la vita di tutti i giorni.
L’azione educativa deve coinvolgere anche il nucleo familiare
per renderlo compartecipe del
progetto e parte attiva nel realizzarlo.
Si possono individuare più aree
in cui inserire una serie di attività diversificate, tali da soddisfare i principali bisogni dei soggetti che frequentano i centri:
- attività educative rivolte al
mantenimento e allo sviluppo
delle capacità residue e potenziali dell’utente nell’autonomia
personale;
- attività educative con significato prevalentemente psicomotorio;
- attività educative e di socializzazione;
- attività educative con significato prevalentemente
occupazionale;
- attività mirate al mantenimento
del livello culturale raggiunto;
- attività sanitarie.
Per garantire prestazioni adeguate e un soddisfacente rapporto tra soggetti ed operatori,
il numero degli utenti non
dovrebbe superare le 20 unità.
Così come si è visto per l’assistenza domiciliare, anche il centro diurno ha come fine principale quello di mantenere il soggetto handicappato nel suo
contesto socio- ambientale.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
27
ICT: Intesa AsphiConfindustria Digitale
per inclusione
digitale disabili
Promuovere l'integrazione nel
lavoro, nella scuola e nella
societa' delle persone svantaggiate attraverso l'uso delle tecnologie digitali. È questo lo
scopo della collaborazione
avviata oggi con la sigla di un
protocollo d'intesa fra Confindustria Digitale, la federazione
che in Italia rappresenta le
imprese ICT, e la Fondazione
Asphi onlus, impegnata da
tempo sui temi della disabilita' e
delle tecnologie Ict per favorire
autonomia e partecipazione di
persone con disabilità e anziani.
Con questa azione si intende
facilitare iniziative tra le imprese
associate a Confindustria Digitale ed Asphi per qualificare sempre meglio servizi e prodotti in
modo che siano accessibili e
fruibili anche a una 'utenza fragile', come disabili ed anziani.
Regole applicabili, spiegano
Confindustria Digitale e Fondazione Asphi, applicabili in ambito e-government, accessibilita'
ai siti della Pa e agli open data;
per valorizzare le capacita'
lavorative delle persone disabili
attraverso l'uso di tecnologie Ict
e promuovere la creazione di
nuovi ambienti di apprendimento accessibili con didattiche
inclusive; per identificare soluzioni e ausili digitali nell'ambito
di progetti di Smart Communities e Smart Cities.
(Fonte: adnKronos 21/05/2013)
Politiche di assistenza
dei disabili
La parola assistenza viene spesso collegata solo alle prestazioni economiche ma non è così.
Per assistenza s’intende una
rete di interventi che, utilizzati
anche in modo integrato tra
loro, siano di suppor to ad
un’azione di integrazione sociale per quei cittadini che, a
causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in situazioni
di svantaggio.
Con il termine assistenza sociale
ci si riferisce, quindi, all’insieme
delle attività e dei servizi volti a
prevenire o ridurre situazioni di
bisogno connesse all’età, a stati
di svantaggio fisico e psichico o
ad altre condizioni di emarginazione. Un’adeguata rete territoriale di servizi sociali è una condizione necessaria per realizzare un’effettiva integrazione
delle persone handicappate nel
quotidiano ambiente di vita.
L’assistenza sociale in favore dei
disabili comprende, quindi,
interventi integrativi e sostitutivi
al nucleo familiare (assistenza
domiciliare, affido, strutture
residenziali), interventi per facilitare la vita di relazione (servizi
di accompagnamento in sedi
informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e
educativi, ecc.), interventi per
particolari situazioni di disagio
economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione
alloggi, ecc.). L’atteggiamento
dell’Amministrazione Pubblica,
del mondo politico e della
società in generale è ancora
Politiche sociali
Protezione Sociale
sostanzialmente passivo rispetto alla realtà dell’handicap che
invece si evolve, si modifica, si
trasforma. Mentre si discute di
prevenzione, di diagnosi precoce, di recupero, di inserimento,
mentre si mettono a fuoco, in
sostanza, i problemi assistenziali del bambino e dell’adolescente con handicap, il tetto dell’età
media di un’ampia fascia di questi soggetti va progressivamente
alzandosi, grazie anche alle
sempre maggiori conoscenze in
campo medico e riabilitativo.
In una cultura contadina e in un
sistema di famiglie patriarcali,
c’era la possibilità di una gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio
ad una civiltà industriale e
postindustriale, alla famiglia
mononucleare hanno reso questa pratica impossibile, o
comunque difficile, imponendo
per questi casi soluzioni “sociali”. Se in passato, per molti giovani disabili giunti all’età adulta,
la scelta dell’istituzione chiusa,
del manicomio, della clinica
specializzata era stata praticamente obbligata, oggi la battaglia per la deistituzionalizzazione dà i suoi frutti, anche se crea
inevitabilmente dei problemi
diversi. La pianificazione dell'intervento, la conoscenza approfondita della realtà e dei soggetti sui quali si va ad incidere,
sono elementi fondamentali di
un approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario
Nazionale dovrebbero adottare
come schema di riferimento per
una politica corretta in tema di
handicap. L'intervento personalizzato precoce, il tentativo di
realizzare un percorso educativo finalizzato al raggiungimento
di una ragionevole autonomia,
sono delle linee di tendenza
valide in assoluto, e propedeutiche, in ogni caso, alla programmazione e alla gestione della
vita nell’età adulta. La svolta
nella politica dell'handicap può
venire solo dalla formazione,
dall'educazione, dall'informazione dell'opinione pubblica,
da una strategia corretta e mirata che non può cadere dall'alto,
improvvisamente, ma deve venire per gradi, con un processo di
maturazione dal basso.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
Disabilità e Lavoro
in Italia
Il tema dell’integrazione lavorativa delle persone disabili rappresenta al riguardo un caso
verosimilmente paradigmatico.
Se infatti da un lato l’inserimento lavorativo nel mercato aperto è stato sinora visto come una
priorità e uno degli strumenti
essenziali per l’inclusione sociale delle persone disabili, sia a
livello di singoli paesi che di
organizzazioni sovranazionali
(Unione europea, OECD, ILO
ecc.), dall’altro l’evoluzione
delle dinamiche produttive,
sotto la spinta della globalizzazione, ha favorito progressivamente l’emergere di una diffusa
consapevolezza circa i rischi e
le difficoltà insiti nell’identificazione di questa stessa integrazione lavorativa con il modello
classico del lavoro fisso full
time, tipico del breadwinner
maschio (e magari bianco, sposato ecc.), spina dorsale produttiva della società industriale,
almeno fino agli anni Sessanta
(Abberley, 1999).
Avendo come obiettivo un
modello esclusivo di integrazione lavorativa standard, si finisce
con il ricadere nel paradosso
dell’impacchettamento: una
definizione ideologica, non
tematizzata, di ciò che è o non
è disabilità non può che aggravare la dimensione della segregazione e quindi dell’esclusione
che si vuole combattere.
Come si è già avuto modo di
argomentare
(Checcucci,
2006), quelle che il modello
sociale definisce barriere disabilitanti finiscono anche in questo
caso per interagire con la valutazione che la singola persona
compie circa l’ammontare delle
proprie risorse, considerate sia
in termini di capitale individuale
(istruzione, condizioni di salute
ecc.), sia di capitale sociale
disponibile (familiare ed extrafamiliare).
Se l’investimento giudicato
necessario per raggiungere un
livello per definizione irraggiungibile di prestazione lavorativa
standard verrà giudicato dal
soggetto eccessivo, egli tenderà
ad autoescludersi, al fine di evitare più elevati livelli di frustra-
28
zione, in caso di fallimento.
Il risultato, quello che Boudon
chiama effetto di amplificazione, sarà la segregazione delle
persone interessate (Boudon,
1980, pp. 100-108).
Sul versante delle organizzazioni produttive, considerato l’investimento aggiuntivo richiesto
dall’inserimento di un lavoratore disabile, sembra ragionevole
aspettarsi che il datore di lavoro, pubblico o privato che sia a
parità di altre condizioni, tenda
a preferire candidati che non
lascino intravedere gli stessi
livelli di rischio e rigidità nell’ambito delle relazioni organizzative (Checcucci, 2006).
(Fonte: www.isfol.it)
Disabilità: la chiamano
inclusione, praticano
discriminazione
Nel corso dei giorni ho voluto
vedere con i miei occhi alcune
realtà legate alle “opportunità”
offerte li adolescenti e degli
adulti con grave handicap.
È stata una pugnalata inflitta nel
mezzo della mia fronte.
Ho pensato che qui le cose
sono due: o sono matta io o
sono matti loro. Provo a spiegare quello che ho visto, cosa ho
pensato, chiedendo più che
mai un confronto aperto.
1. Centri diurni che svolgono
progetti e attività che devono
favorire l’inserimento, l’inclusione e la crescita di persone
in condizione di handicap.
Bene. Decido di capire meglio.
Esco di casa al mattino e ne giro
alcuni. Non ho trovato niente di
inclusivo e nessuna opportunità
se non quella (per certi aspetti
meritevole considerato che
pare sia l’unica o quasi) di baby
parking per persone adulte.
Non voglio sparare a zero sulla
buona volontà e sull’impegno di
risorse dei singoli.
Però qualcuno mi deve spiegare
come si può favorire qualsiasi
obiettivo di inclusione tenendo
le persone chiuse a fare cose
tra di loro. Ho provato a riflettere sulla parola inclusione.
Se non sbaglio, si dovrebbe
invece prevedere un gruppo A
e un gruppo B che vengono in
contatto tra di loro costruendo
qualcosa di omogeneo. Ma se il
gruppo A sta a ponente e quello B a levante come si fa?
Le azioni, i progetti.
Accomunano sempre per larga
parte l’handicap su gambe.
Quello su ruote è sempre o
quasi troppo difficile se manca
l’autospinta. E questa cosa mi fa
arrabbiare tantissimo. I progetti
sono sempre gli stessi: si dipinge, si guardano video di vario
tipo, si sta in compagnia (?).
Nei casi più fortunati si balla e si
cucina. Siamo davvero avanti!
Sono rimasta disarmata.
Ampi spazi, giardini, disegni alle
pareti come quelli della scuola
per l’infanzia, ma l’obiettivo mi
è parso non solo lontano, bensì
molte volte assente.
A discapito di realtà fortunatamente diverse e decisamente
più vive e concrete, altri aspetti
mi hanno buttato giù.
Strada Manara 64/b - PARMA
Tel. 0521 296911
Politiche sociali
Protezione Sociale
2) La relazione con l’esterno è
praticamente nulla.
Sempre diversificando con i rari
esempi di cooperative che
hanno un risvolto concreto
verso l’esterno e realmente
contribuiscono ad un inserimento, l’handicap grave trova
ancora tutti impreparati.
Allora voglio dirlo apertamente
e provocare: che si può far fare
a uno con ritardo cognitivo
grave che non può muoversi?
Nessuno lo sa.
Chi lo sa rinuncia perché costa
di più in termini economici e
professionali.
E io mi arrabbio ancora di più.
Esistono tecnologie di avanguardia che aiutano sul serio,
ma è molto meno impegnativo
prendere le tempere e far
dipingere. Lo fanno i disabili,
chi mai si permetterà di dire che
quel lavoro fa pena?
E io non ci sto un’altra volta.
A meno che qualcuno non mi
spieghi perché i disabili devono
essere tutti buoni, tutti pittori,
tutti amanti della musica.
diverse dalle mie.
Poi sentenzio: siccome io come
tutti faccio così e lui no, lui è
diverso quindi va a dipingere/
ascoltare/passare tempo in un
centro.
Centro? centro di che ?
4)Il desiderio: se le famiglie
avessero l’assegno di cura
avrebbero un portone spalancato alle opportunità.
E nessuno più di noi ha voglia e
capacità di individuare le vere
opportunità, che sono ben
distinte dai parcheggi. Se la
professionalità non fosse acquisita per caso ma scelta a monte
sarebbe più facile accedere ai
servizi delle tecnologie.
Se i mezzi pubblici, le strade, gli
uffici fossero accessibili non
sulla carta e in foto ma sul serio,
tutti potremmo girare di più.
Avete idea di quanti montascale stanno li per scena?
Vi siete mai chiesti perché barriera equivale sempre a orrore?
Fior fiore di architetti e non si
riesce ad avere uno scivolo
decente!
3) Arrabbiata per la discriminazione: possibile che non si riesce a prevedere un vero
approccio alla persona e a
capirne i punti di forza?
Assegnare a questa un vero
assistente specializzato che la
includa, nei contesti che la persona richiede di frequentare o
mostra di frequentare al
meglio?
Ma insomma, siccome i miei
occhi vedono senza capire io
mi fermo alla carrozzina spinta
da qualcuno e alle competenze
5)La speranza: includere il
mondo c.d. normodotato in
quello della disabilità e non
più il contrario.
6) La certezza: a mio giudizio
non è rimasto che rovesciare il
parametro di riconoscimento
sociale.
Post polemico e arrabbiato. Ma
è una presa in giro dire inclusione e fare discriminazione. Non
voglio che questa sia l’unica
opportunità. E non credo di
essere l’unica .
29
(Fonte: Blog di Fabiana Gianni, attivista per i diritti dei disabili: www.ilfattoquotidiano.it/blog/fgianni/)
Per una disabilità
sostenibile
Per lungo tempo la disabilità è
stata considerata una caratteristica “anomala” dell’individuo,
legata a menomazioni fisiche
e/o mentali. Per tale motivo le
persone con disabilità sono
state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo
socio-economico basato su criteri di “normalità”.
A partire dalle prime riflessioni
sociologiche degli anni 60 e
grazie alle spinte innovative dei
movimenti organizzati delle
persone disabili il rapporto fra
società e disabilità ha subìto
una rimodulazione progressiva.
Si è passati dal concetto di handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale,
che consente di valutare la funzionalità della persona, demandando agli Stati il compito di
valorizzare le capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni campo della vita
sociale. Sotto questa prospettiva l’esperienza italiana rappresenta un’eccellenza solo in
pochi campi.
L’Italia rimane agli ultimi posti tra
i Paesi europei per risorse destinate alla tutela e all’inclusione
sociale delle persone con disabilità.
Si spendono 438 euro procapite annui contro i 531 della
media europea, ben lontani dai
754 del Regno Unito.
Al di là del dato economico
puro, lo stato delle condizioni
di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese è dato dai
livelli occupazionali, dall’accessibilità a tutti gli ambienti di vita
e dalla fruibilità dei servizi che,
come mostrano le indagini esistenti, non sono ancora adeguati alle direttive europee.
(Fonte: www.ais-sociologia.it)
Diritto alla salute
Salute
Diritto alla salute
per i disabili,
un percorso a ostacoli
In un sistema in crisi, e spesso
sotto attacco, il diritto alla salute delle persone con disabilità è
particolarmente a rischio, vieppiù nelle situazioni ad elevato
carico assistenziale, di malattie
rare o di particolari necessità
farmacologiche, terapeutiche o
diagnostiche.
Obiettivi: introdurre e garantire
nel Sistema Sanitario Nazionale
elementi di particolare tutela
per i Cittadini con maggiori o
peculiari necessità sanitarie;
garantire il diritto di scelta e il
coinvolgimento in particolare
nei processi abilitativi/riabilitativi. Interventi:
- è necessario ripensare il sistema riabilitativo seguendo le
indicazioni dell’articolo 26 della
Convenzione Onu sui diritti
delle persone con disabilità, in
particolare offrendo spazi di
innovazione rispetto alla medicalizzazione del percorso riabilitativo ed a un modello centrato quasi esclusivamente su attività fisioterapiche. Il modello è
quello del coinvolgimento attivo (empowerment) della persona e del raggiungimento della
massima autodeterminazione
possibile;
- il tema riguardante gli ausili
non può e non deve sfuggire al
percorso di riabilitazione di cui
deve divenire parte integrante.
Per quanto riguarda il sistema
erogativo, il Sistema Sanitario
Nazionale deve recuperare la
sua funzione di orientamento
della spesa proprio attraverso la
funzione di valutazione che
deve essere ricollocata nell’ambito del percorso riabilitativo e
abilitativo;
- va garantito un aggiornamento
in campo tecnologico costante
nel tempo che non sia vincolato
all’approvazione dei Lea, ma ad
un aggiornamento di un repertorio nazionale che a singolo
codice faccia corrispondere un
prodotto con marca e modello,
ed ovviamente l’indicazione del
costo;
- va rimodulata, in specie per le
persone con patologie croniche e comunque invalidanti, la
distribuzione delle terapie far-
macologiche che assicuri, su
progetto terapeutico individuale, anche la continuità della
cura. L’adozione della Distribuzione Diretta e Distribuzione
Per Conto dei farmaci, oltre a
determinare una garanzia verso
fenomeni d’irreperibilità variamente generati, determinerebbe un notevole risparmio sui
costi della distribuzione;
- è necessario affrontare urgentemente i temi ritenuti prioritari per la generalità delle malattie rare, allargando il ristrettissimo elenco degli attuali beneficiari, e cioè il diritto di tutti i
malati rari alla cura, generalizzato sul territorio nazionale
(dalla diagnosi alla riabilitazione); la semplificazione delle
procedure e la competenza
specifica di coloro che effettuano l’accertamento dell’invalidità; la presa in carico integrata e la continuità dell’assistenza; il rafforzamento della rete
territoriale che deve avere per
nodi centri veramente specializzati e sul territorio altri presidi in stretto collegamento; l’implementazione e l’estensione
delle biobanche; la formazione
dei medici di medicina generale e dei pediatri; il diritto del
malato o di chi lo rappresenta
a conoscere nel più breve
tempo possibile la diagnosi sintomatica ed anche eziologica,
ricorrendo agli esami di biochimica e di biologia molecolare
che oggi sono sempre più precisi ed economici;
- sul modello delle Linee Guida
n. 21 sull’Autismo emanate
dall’Istituto Superiore di Sanità
e rese applicative dall’accordo
della Conferenza Unificata del
22 novembre 2012, è necessaria l’emanazione di Linee Guida
per ambiti di patologia affinchè
vengano garantiti trattamenti
sanitari appropriati.
(Fonte: www.fishonlus.it)
L’onoterapia, una
pet-therapy per
aiutare i disabili
All’interno delle pet-therapy si
sta sviluppando sempre più
l’onoterapia. Le caratteristiche
proprie dell’asino, quali la docilità, l’intelligenza, la pazienza,
30
l’empatia, la morbidezza e la
lentezza di movimento, consentono infatti di entrare facilmente in comunicazione con il
paziente, attraverso attività
spontanee e ludiche, ma anche
strutturate ed attive, con il supporto di un operatore.
La comunicazione non verbale
diventa il canale che rende possibile l’espressione più intima di
sé. Quella con gli asini è un tipo
di pet therapy già ben strutturata in Inghilterra, Francia,
Spagna, Stati Uniti e Svizzera ma
ancora poco diffusa in Italia.
Nel nostro Paese, infatti, non
esiste una normativa omogenea
che regolamenti le varie forme
di terapia assistita con gli animali. Una Commissione ministeriale
sta però studiando una legge
che potrebbe essere approvata
entro la fine dell’anno.
L’ONOTERAPIA IN ITALIA
In Veneto esiste una delibera di
giunta del 2007 ed è in discussione una vera e propria legge
sulle pet-therapy.
A Polverara (PD), esiste l’unico
Centro sperimentale di formazione e ricerca sulle attività e
terapie assistite con gli asini in
Italia: La città degli asini, collegata al Centro di referenza
nazionale per gli interventi assi-
stiti dagli animali (pet therapy).
Si tratta di un’oasi di verde
dove un’equipe multidisciplinare pratica l’onoterapia.
Gli asini vengono formati per il
loro lavoro di terapia, che si
basa sulla loro capacità di
entrare in relazione con pazienti dalle problematiche diversificate: persone con disturbi del
comportamento, dell’attenzione, dell’apprendimento e del
linguaggio, ma anche autistici,
persone con disturbi dell’alimentazione o trattati con cure
palliative.
E’ inoltre in preparazione un
progetto di ricerca sulla
Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).
L’onoterapia è una pet-therapy
rivolta ad a un’utenza eterogenea; è infatti adatta nei casi di
disturbi della personalità ma
anche ai cardiopatici ed ipertesi, ai disabili motori, audiolesi o
non vedenti, alle persone con
problemi di ansia, stress o con
disarmonia emotiva. E’ una prassi diffusa per la cura del disagio
nell'infanzia e i risultati sono a
volte stupefacenti. Ci auguriamo
perciò che questa buona prassi
possa trovare sempre più diffusione anche nel nostro Paese.
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute
Salute
Disabilità: una Carta
per abbattere
le barriere sanitarie
In Italia le persone disabili
vanno in ospedale il doppio
delle volte rispetto a quelle
senza disabilità, ma i nosocomi
italiani, tranne iniziative isolate,
non prevedono percorsi di cura
personalizzati.
Secondo i più recenti dati Istat,
il 24,2% delle persone disabili
effettuano almeno un esame
diagnostico contro l'11,3% dei
non disabili. E il 46% ha fatto
una visita specialistica a fronte
del 23% dei non disabili.
La mancanza di percorsi di cura
ad hoc rende più difficile diagnosticare le malattie, con gravi
conseguenze sulla salute e sulla
qualità della vita di queste persone che in Italia rappresentano
il 4,8% della popolazione (cioè
sono circa 2 milioni e 600 mila).
Per riconoscere alle persone
con disabilità il pieno diritto alle
cure ospedaliere e rendere le
strutture sanitarie adeguate alle
loro esigenze fisiche, psicologiche e sensoriali nasce la prima
Carta dei diritti delle persone
con disabilità in ospedale, realizzata dalla Cooperativa sociale
Spes Contra Spem e adottata
per la prima volta in Italia dal
Policlinico
Gemelli
della
Università Cattolica di Roma,
dove è stata presentata il 7
marzo scorso.
«Questo progetto, che nasce
dal caso concreto di una persona a noi cara, intende spingersi
dal particolare all’universale spiega Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra Spem cioè ha come obiettivo ultimo
aiutare il sistema sanitario
nazionale a fornire le giuste e
concrete risposte per tutte le
persone con disabilità.
Auspichiamo che questa Carta
venga adottata da tutti gli ospedali italiani perché ogni struttura sanitaria deve essere in
grado di predisporre misure e
percorsi che siano a misura di
disabili».
Il documento è stato sottoscritto da numerose associazioni
nazionali attive nel settore della
disabilità (Fish, Duchenne
parent project, Sibilings, ABCBambini cerebrolesi, Fantasia,
Associazione persone Down e
Disabili visivi) che hanno aderito
all'iniziativa e ha ottenuto il
patrocinio del ministero della
Salute e della Regione Lazio.
La Carta è suddivisa in 14 articoli (dedicati all’accesso in ospedale, agli standard delle cure,
alla sicurezza e ai diritti come
utenti dei servizi) e affronta la
problematica del diritto alle
cure con la consapevolezza dei
maggiori bisogni di mediazione,
empatia, privacy delle persone
con disabilità.
Distingue tra i concetti di disabilità e malattia, guarda alla
necessità della formazione del
personale medico e infermieristico e alle esigenze dei disabili
rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica.
Si basa sugli stessi diritti formulati nella Carta europea dei diritti del malato per sottolineare
che non esistono diritti speciali
per le persone con disabilità,
ma che le loro limitazioni hanno
bisogno di strumenti e percorsi
adeguati per essere rimosse.
«Nello spirito della convenzione
Onu - chiosa Nicola Panocchia,
medico del Policlinico Gemelli la carta non propone nuovi
diritti o diritti speciali per le persone con disabilità. Propone il
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che è un diritto di tutti i cittadini ma che, nei
fatti, spesso è difficile da esigere per le persone con disabilità.
Un diritto che deve essere
garantito, per un principio di
giustizia, in tutte le Regioni italiane. Un ospedale a misura di
disabile è un ospedale a misura
di tutti».
(Fonte: www.healthdesk.it)
Diritto alla salute
non garantito
Diritto alla salute non rispettato
(per l'89 per cento degli intervistati); mancanza di una libera
scelta per i presidi medici e gli
ausili (70 per cento) e del
rispetto dei Livelli essenziali di
assistenza (57 per cento).
È questa la percezione che i cittadini romani hanno dei diritti
dei malati e delle persone disabili secondo un'indagine realizzata, su un campione di 2368
utenti di ospedali e Asl (1853
31
persone hanno risposto direttamente e 515 anonimamente on
line) dall'Osservatorio permanente sulla sicurezza (Onps).
Dieci in tutto i quesiti somministrati alle persone al di fuori dei
grandi ospedali romani (dal
Sant'Andrea al policlinico
Umberto I fino a Tor Vergata etc)
e delle principali Asl.
"I risultati della nostra indagine
sono del tutto negativi - spiega
la presidente di Onps Claudia
Corinna Benedetti. Abbiamo
verificato che il diritto alla salute non è rispettato, così come il
diritto agli ausili e alle protesi.
Questo è senza dubbio docìvuto ai tagli al sistema sanitario
che stanno creando diversi problemi alle persone".
Tra gli altri risultati dell'indagine
emerge che il 76 per cento
degli intervistati non crede che
il Servizio sanitario nazionale sia
garante del diritto alla salute,
neanche nei confronti delle
persone con disabilità (90 per
cento).
(Fonte: www.superabile.it)
Tutti Pazzi per la 181
Una proposta di legge di iniziativa popolare per valorizzare la
partecipazione attiva di utenti,
familiari, operatori e cittadini
nei servizi di salute mentale e
per garantire buone cure in
tutta Italia.
E' la "legge 181" presentata ufficialmente oggi a Roma. A scrivere il testo è stata l'associazione
"Le parole ritrovate", che è
pronta a raccogliere le 50.000
firme necessarie in tutta Italia
con il motto "Tutti pazzi per la
181". Perché sarebbe necessaria, oggi, una legge 181 lo spiega Renzo De Stefani, referente
nazionale dell'associazione e
direttore Dipartimento di salute
mentale di Trento: "A 35 anni di
distanza dalla legge 180 si può
dire che in alcune zone d'Italia
molto è stato fatto per garantire
cure dignitose a chi soffre di
malattie mentali.
Questo, però, non è avvenuto
dappertutto, proprio per l'assenza di direttive precise a livello nazionale.
La 180 ha portato alla grande
conquista della chiusura dei
manicomi, ma è rimasta incom-
piuta proprio perché non era
nata per indicare le cose da fare
nel quotidiano della salute
mentale e non è stata seguita
da atti che andassero in questa
direzione. Ecco perché oggi
arriva questa proposta di legge
181, con l'obiettivo di dare
gambe alla 180 e, quindi, andare verso una buona salute mentale in tutta Italia". Il testo della
legge è "originale e fuori dagli
schemi". Un concentrato di
"buone pratiche ed esperienze
concrete virtuose - prosegue
De Stefani - che vengono messe
a disposizione della salute mentale italiana affinché da Bolzano
a Palermo tutti i pazienti dei
Servizi possano avere cure
uguali e dignitose".
I pilastri sono "parole-chiave
come fiducia e speranza", ma
"soprattutto si sottolinea la
necessità di rendere i servizi di
salute mentale luoghi "accoglienti e colorati". E basterebbe
poco per renderli tali: poltroncine colorate, quadri alle pareti,
foto e disegni. Queste cose li
renderebbero posti migliori nei
quali tutti possano sentirsi
meglio" dice De Stefani. "Un
aspetto innovativo introdotto
dalla legge sono gli Ufe, ovvero
Utenti familiari esperti.
Si parte dal presupposto che,
oltre al sapere degli operatori,
sia indispensabile il sapere
esperienziale di utenti e familiari, che possono mettere al servizio degli altri le loro esperienze
vissute in prima persona.
Insomma, si parla di luoghi
accoglienti e caldi, utenti e
familiari al centro, apertura alla
cittadinanza,
reinserimento
nella società attraverso il lavoro,
indipendenza nell'abitare.
Concetti che possono sembrare
astratti ed utopici, ma che in
diverse zone d'Italia sono
diventati realtà grazie alla perseveranza e alla concretezza di
operatori, familiari e semplici
cittadini. Un vero e proprio
modello che si traduce in una
parola: fareassieme".
(Fonte: www.superabile.it)
Diritto alla salute
Salute
Una proteina
la causa della
Sindrome di Down?
Ad appena una decina di giorni
dalla Giornata Mondiale sulla
Sindrome di Down, dagli Stati
Uniti arriva una notizia che
potrebbe cambiare completamente le conoscenze quanto
alla Trisomia 21.
Un team di ricercatori del
Sanford-Burnham
Medical
Research Institute sarebbe giunto a una scoperta in grado di
dirci come il cromosoma 21
incida nell’alterazione dello sviluppo cerebrale dei soggetto
affetti da Sindrome di Down.
Stando a i risultati della ricerca
Usa, pubblicata nella rivista
scientifica Nature Medicine,
responsabile dei ritardi cognitivi
e dei difetti comportamentali
sarebbe la proteina chiamata
“nexin 27”, o SNX27. O meglio,
la sua scarsa presenza, riscontrata nelle persone con la
Sindrome di Down.
Il cromosoma 21 fungerebbe
quindi da inibitore alla produzione di questa proteina, causando in questo modo un
danno alle funzionalità dell’apparato cerebrale. I risultati delle
sperimentazioni, realizzate sugli
animali, hanno dimostrato che
ripristinando nei topi con
Trisomia 21 (difetto della
Sindrome di Down) la produzione della proteina SNX27, si
registrava un miglioramento non
solo sul piano cognitivo che in
quello comportamentale.
Risultato che ha dunque indotto i medici statunitensi a ritenere che, almeno in parte, la scarsa presenza di questa proteina
possa costituire causa dei difetti di sviluppo.
E’ ovviamente prematuro parlare di scoperta della causa della
Sindrome di Down, ma forse
una strada importante,dal
punto di vista scientifico, si è
tracciata.
E se su questo versante i passi
sono importanti ma lenti, vale la
pena di sottolineare come su
quello della percezione sociale
delle persone affette da
Sindrome di Down qualche bel
segnale arrivi.
(Fonte: www.disabili.com)
Realtà virtuale
per la riabilitazione
La realtà virtuale a servizio della
riabilitazione.
Sembra fantascienza, ma lo è
solo in apparenza. Perché in un
futuro non troppo lontano
anche una persona con ridotta
o nessuna capacità motoria
potrebbe bere un bicchiere
d'acqua senza dover ringraziare
nessuno, se non un robot alterego che esegue i comandi del
suo cervello, senza neppure il
bisogno di un battito di ciglia.
È a questo ambizioso progetto
che sta lavorando il gruppo
diretto dal professor Salvatore
Maria Aglioti, presso la
Fondazione Santa Lucia di
Roma, una di quelle eccellenze
italiane all'avanguardia nella
ricerca e nella riabilitazione
delle persone che hanno subito
lesioni spinali.
La sperimentazione condotta
all'interno del laboratorio di
Neuroscienze sociali e cognitive
attivato dalla Fondazione Santa
Lucia in collaborazione con
l'Università La Sapienza di Roma
fa parte del progetto europeo
Vere (Virtual Embodiment and
Robotic Re-Embodiment): attraverso una Camera di realtà virtuale immersiva i ricercatori
lavorano affinché individui con
deficit legati a lesioni spinali
possano gestire un avatar
mediante l'attività del proprio
cervello.
"Insieme al Collegio Sant'Anna
di Pisa abbiamo costruito un
'cave' dove studiare tutte le
sensazioni visive e somatiche
che portano alla possibilità di
immedesimarsi in un avatar e successivamente - un robot",
racconta Aglioti, che è professore di Psicologia e neuroscienze sociali presso La Sapienza e
ricercatore della Fondazione
Santa Lucia.
Fino ad ora la sperimentazione
ha coinvolto circa 20 persone,
tra cui alcune con lesioni alla
parte alta del midollo spinale, e
quindi impossibilitate a muovere le gambe e le braccia. "Le
persone si immergono nella
realtà virtuale, immedesimandosi in un personaggio che provano a muovere attraverso la sola
attività cerebrale - prosegue il
32
ricercatore.
Oggi imparano a muovere un
avatar ma la speranza è che, alla
fine del percorso, il personaggio virtuale verrà sostituito da
un robot". Un assistente personale, appunto, che potrebbe
prendere un bicchiere d'acqua,
accendere il televisore o scacciare una mosca in luogo di un
uomo o di una donna da cui
verrà diretto con il solo atto del
pensiero.
Insomma, l'obiettivo futuribile è
quello di arrivare a usare l'attività cerebrale per sopperire a
gravi problemi di mobilità.
Un progetto di "assoluta avanguardia" lo definisce il ricercatore, anche perché basato su una
"tecnologia non invasiva", che
non usa elettrodi, ma la sola
forza del pensiero. Insomma,
un'utopia che potrebbe diventare realtà a patto - naturalmente - che la ricerca venga sostenuta e finanziata.
Ma anche un campo di applicazione della realtà virtuale a dir
poco sterminato: si va dal contrasto alla violenza sulle donne
mediante l'immedesimazione
dello stupratore nell'oggetto
dello stupro al "giornalismo
immersivo", che consente
soprattutto ai reporter diretti in
zone di guerra di testare in anticipo, e in ambiente virtuale, le
proprie reazioni di fronte ai
pericoli.
"Ma sono solo alcuni esempi -
conclude Aglioti -. Perché l'uso
della realtà virtuale immersiva
presenta davvero un ventaglio
incredibile di possibilità".
(Fonte: www.superabile.it)
Screening neonatale:
da 50 anni è possibile
prevenire la disabilità
e la morte precoce
Le cause di disabilità motoria o
intellettiva sono molte, molto
diverse tra loro.
Una delle possibili cause genetiche di disabilità è rappresentata
dalle malattie metaboliche ereditarie, patologie croniche che
se non riconosciute immediatamente provocano danni irreversibili.
Sono causate da disfunzioni del
metabolismo, spesso dall’assenza o dalla carenza di enzimi
specifici, che attraverso complesse reazioni chimiche eliminano le sostanze tossiche prodotte dall’organismo umano.
L’accumulo di tali sostanze può
essere la causa di gravissime
disabilità fisiche o intellettive,
oltre ad essere spesso causa di
morte precoce.
Per evitare di incorrere in danni
gravi è necessario che queste
malattie siano diagnosticate
immediatamente, a pochi giorni
dalla nascita. La diagnosi per-
Diritto alla salute
Salute
mette infatti di iniziare immediatamente la terapia corretta (che
può essere una dieta ferrea o
una terapia farmacologica vera
e propria), prevenendo i danni
da accumulo di sostanze dannose. La diagnosi precoce è
possibile grazie al test di screening neonatale: dal prelievo di
una goccia di sangue del neonato è infatti possibile determinare il rischio di più di 40 patologie. Una volta effettuato il
test, qualora i risultati fossero
positivi, si passa immediatamente all’indagine diagnostica vera
e propria e all’avvio della terapia, il tutto in pochi giorni.
Si tratta di una metodica sicura,
viene infatti effettuata ormai da
50 anni. Il primo test è stato
messo a punto dal microbiologo americano Robert Guthrie,
ispirato dalla nipotina malata di
fenilchetonuria.
Dalla sua idea è poi nato il
primo screening neonatale che,
adottato ufficialmente nel 1963,
ha salvato migliaia di bambini.
Grazie ai progressi scientifici
negli USA è possibile effettuare
il test di screening per 31 diverse patologie, che ogni anno salvano circa 12.000 bambini da
un futuro di sofferenza o da una
morte precoce.
“E’ ormai chiaro - spiega il Prof.
Roberto Cerone, Responsabile
del Centro regionale di riferimento per lo screening neonatale e la diagnosi delle malattie
metaboliche dell’IRCCS Ospedale Gaslini di Genova e
Presidente della SIMMESN - che
diagnosticare e curare in tempo
una malattia che può portare a
disabilità grave conviene anche
in termini economici, non è solo
un principio etico.”
Anche in Italia è disponibile lo
screening per le malattie metaboliche, definito "screening
allargato", con il quale è possibile indagare la presenza di ben
40 patologie.
Purtroppo però lo screening
allargato non rientra nei LEA ed
è oggi disponibile solo per i
nuovi nati di Toscana, Umbria,
Emilia-Romagna e Liguria. Sono
molti i progetti pilota avviati
nelle altre regioni, che non
garantiscono però pari opportunità ai neonati italiani.
(Fonte: www.disabili.com)
Umanizzazione dei
servizi: come sono
i nostri ospedali?
Persone, non numeri.
È questo quello che a gran voce
i cittadini ricoverati richiedono
agli ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità prioritaria di cure di qualità,
l'aspetto dell'accoglienza e del
servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine
della lista. Sentirsi accolti, poter
porre domande al medico, non
temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità che
l'ammalato sente con una
urgenza di poco inferiore a
quella della cura. In sostanza,
riportare al centro il paziente,
così come è giusto che sia.
Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che
punto sono i nostri ospedali su
questo fronte. A far luce sulla
situazione, i risultati di una ricerca che ha rilevato la qualità dei
servizi di accoglienza delle strutture ospedaliere italiane, pubblicati in questi giorni.
L'obiettivo di Agenas (Agenzia
nazionale per i servizi sanitari
regionali) e dall'Agenzia di
Valutazione Civica di Cittadi-nanzattiva, che hanno portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di
modelli di empowerment organizzativo per la valutazione e il
miglioramento della qualità dei
servizi sanitari, era quello di
valutare la situazione attuale nel
panorama nazionale, per poi
declinare il concetto di "empowerment organizzativo" per
quello che concerne la partecipazione dei cittadini a un processo di cambiamento.
La ricerca, pubblicata nel n. 32
di Monitor, la rivista di Agenas,
evidenzia subito la disomogeneità tra struttura e struttura,
con differenze da zone e zone,
pur confermando valutazioni
mediamente positive.
Scopriamo quindi - o ne abbiamo la conferma - che il nostro
paese presenta una condizione
molto differenziata, quanto a
umanizzazione delle strutture di
ricovero. La ricerca ha esaminato 54 strutture ospedaliere di 16
regioni italiane, per lo più ospedali pubblici, e si è servita di 110
33
organizzazioni di cittadini per la
rilevazione, tramite questionario, del livello di qualità e umanizzazione dei servizi, dando un
voto da 1 a 10 rispetto ai 4 fattori presi in considerazione:
- processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla
specificità della persona;
- accessibilità fisica, vivibilità e
comfort dei luoghi di cura;
- accesso alle informazioni, semplificazione e trasparenza;
- cura della relazione con il
paziente e con il cittadino
La media generale delle singole
voci si attesta sulla sufficienza,
con valutazioni che rincuorano,
come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di
cura"; 8,86 per la semplificazione delle modalità di accesso alle
prestazioni, 8,26 per l'orientamento e segnaletica dei percorsi. Ma i punti deboli non mancano. Ad esempio, per ciò che
riguarda il basilare rapporto col
paziente, per il quale gli intervistati hanno indicato in media
appena la sufficienza; malissimo
per ciò che concerne il rispetto
delle specificità linguistiche
(4,62) e poco meglio per le esigenze di culto (6,12).
Insufficiente la semplificazione
di uno dei processi più importanti, come quello delle modalità di prenotazione, per le quali
il voto non raggiunge la sufficienza, attestandosi su un 5,21,
poco accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il
divario tra le "eccellenze" - con
strutture che, ad esempio alla
voce "accessibilità fisica…"
hanno raggiunto un 8,7 - e altre,
piombate a un impietoso 3,6.
Un dato su cui sembra utile soffermarsi, quello del fattore di
"Cura della relazione con il
paziente e con il cittadino".
Si potrebbe dire l'abc, il rapporto umano. Ebbene, in questo
caso il voto medio è stato poco
più che sufficiente (6,89), con
picchi degli estremi che vanno
da 10 a 2,1. Interessante notare
come la valutazione più alta
all'interno di questa categoria se
la sia aggiudicata la voce "assunzione di impegni nei confronti
del cittadino", mentre la maggiore carenza sia proprio al punto
"accoglienza e contatto col cittadino". Ora, al di là dei dati, la
cosa su cui concentrarsi è sen-
z'altro la promozione del cittadino come soggetto attivo in
questo processo di valutazione.
Un cittadino che, esprimendosi,
diventa parte attiva di quella cittadinanza che è destinataria e al
contempo motore principale
dei processi di organizzazione e
mobilitazione volti alla messa in
atto di azioni strategie differenziate per il bene comune.
(Fonte: www.disabili.com)
La sfida alla sclerosi
multipla è globale
E’ una malattia subdola, che si
presenta con sintomi che possono essere anche differenti, e
che preferisce le donne, in età
giovane solitamente, per fare la
sua comparsa. Si tratta della
sclerosi multipla, patologia cronica e invalidante che interessa il
sistema nervoso centrale, che
nel nostro paese colpisce
68mila persone: una diagnosi
ogni 4 ore. Subdola, dicevamo.
Perché compare prevalentemente nel periodo più produttivo della vita: la giovinezza. La
fascia di esordio è, infatti, tra i
venti e i trent’anni, quando cioè
una persona è nel pieno della
sua realizzazione. I sintomi della
malattia possono limitare - in
maniera che varia da caso a caso
- le attività lavorative e sociali di
chi ne è colpito.
LA SETTIMANA
DELLA SCLEROSI MUTIPLA
Ma con la sclerosi multipla si
può convivere. Le terapie attualmente applicate non sono in
grado di sconfiggerla, ma tentano nell’arginarne la progressione
e i sintomi. Ma cosa ne sa il
mondo di questa patologia che
colpisce seicentomila persone
in Europa e quasi 3 milioni nel
mondo? Poco, ancora. E’ quindi
con l’obiettivo di far conoscere
la SM e le condizioni di vita di
chi ne è colpito, che da domani
al 2 giugno si svolgerà la settimana internazionale dedicata alla
sclerosi multipla, che avrà il suo
culmine nella giornata di mercoledì 29 maggio, il World MS Day.
Durante la settimana si parlerà
anche di ricerca in 40 convegni
in tutta Italia dove si potranno
incontrare i ricercatori e 'toccare con mano' i progressi nella
lotta alla malattia, ma non solo.
(Fonte: www.disabili.com)
Attuazione
Inclusione sociale,
il rapporto Isfol
La produzione di informazioni
ed indicazioni utili sui temi delle
politiche per la disabilità, a livello europeo, nazionale e territoriale rappresenta uno dei compiti che l’Isfol è chiamato a svolgere.
L’obiettivo delle numerose attività di ricerca consiste nel fornire al decisore politico elementi
conoscitivi riguardo il livello di
applicazione delle norme, di
utilizzo degli strumenti impiegati ed alle eventuali criticità
ancora esistenti.
A questo scopo l’Isfol ha
costruito un sistema di indagini
e monitoraggi - utili anche alle
periodiche Relazioni al Parlamento sulle Leggi di riferimento
(Legge 104/92 - Legge quadro
sulla disabilità e Legge 68/99 sul
collocamento lavorativo) che
esamina anche il complesso di
reti e servizi territoriali coinvolti
nel processo di inclusione dei
soggetti interessati.
L’Istituto è inoltre referente
della convenzione sull’Osservatorio nazionale sulla condizione
delle persone con disabilità, stipulata con la Direzione generale per l’Inclusione e le politiche
sociali del Ministero del Lavoro
e delle Politiche Sociali.
(Fonte: www.isfol.it)
Disabilità
e non autosufficienza
Le iniziative promosse dal
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali nel campo della
disabilità sono finalizzate, in
particolare, alla tutela e promozione dei diritti e delle pari
opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale e della costruzione di una "società per tutti",
anche attraverso la rimozione
delle cause che impediscono o
limitano l'accessibilità ai diversi
ambiti della vita delle persone.
Tali iniziative sono definite
anche in attuazione della normativa nazionale e degli impegni assunti in sede comunitaria
ed internazionale.
Legislazione e attuazione
Le principali attività sono indirizzate a:
• Promuovere, sostenere e
coordinare progetti ed iniziative finalizzate all’inclusione delle
persone con disabilità, alla promozione dell’accesso a tutto
per tutti, alla partecipazione
attiva nello sviluppo sociale
nonché a diffondere una nuova
cultura della disabilità, fondata
sul riconoscimento della pari
dignità e delle pari opportunità
per tutti.
• Assicurare la piena attuazione
della normativa in materia di
disabilità, con particolare riferimento alla legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104 e successive
modificazioni, alla legge 8
novembre 2000, n. 328, alla
disciplina sulla tutela giuridica
anche attraverso attività di assistenza e consulenza sull'applicazione delle normative.
• Fornire supporto informativo
ad istituzioni e cittadini anche al
fine di verificare adeguati standard di qualità e utilizzabilità
dei servizi socio-assistenziali.
• Curare le attività volte alla predisposizione di iniziative legislative nonché a promuovere analisi e rapporti sulla condizione
delle persone con disabilità.
• Assicurare il raccordo con le
organizzazioni rappresentative
delle persone con disabilità,
con le organizzazioni di volontariato, delle parti sociali, e con
le formazioni della cittadinanza
attiva per la promozione e il
coordinamento di interventi in
favore delle persone con disabilità.
• Favorire lo scambio di buone
pratiche, anche in raccordo
con le regioni e gli enti locali, in
materia di integrazione delle
persone con disabilità, assistenza, progetti innovativi per la vita
indipendente, “dopo di noi”.
• Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea, dal
Consiglio d'Europa, dalle
Nazioni Unite e da altri organismi internazionali nel campo
della disabilità anche in collaborazione con le competenti
istituzioni di altri Paesi.
(Fonte: www.lavoro.gov)
34
Promozione dei diritti
e integrazione
dei disabili
È disponibile il testo del primo
Programma d’azione biennale
per la promozione dei diritti e
l'integrazione delle persone
con disabilità in attuazione
della legislazione nazionale e
internazionale, ai sensi dell'art.
5, co. 3, della Legge 3 marzo
2009, n. 18.
Il programma è stato approvato
in sessione plenaria dall’
Osservatorio nazionale sulla
condizione delle persone con
disabilità. Il programma italiano,
che segue l’invio alle Nazioni
Unite nel novembre del 2012
del primo Rapporto sull’implementazione della Convenzione
ONU sui diritti delle persone
con disabilità, segna la realizzazione di un fondamentale risultato nel quadro della elaborazione di politiche a favore delle
persone con disabilità.
Ai sensi del Decreto interministeriale n. 176 del 2010, il testo
approvato dall’Osservatorio
sarà adottato con Decreto del
Presidente della Repubblica, su
proposta del Ministro del
Lavoro e delle Politiche Sociali,
sentita la Conferenza unificata,
che si esprime entro trenta giorni, e previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri.
(Fonte: www.lavoro.gov)
Pari opportunità
ancora lontane
Nel nostro paese la Disabilità è
trattata come una "questione"
di assistenza, mentre negli altri
paesi europei gli sforzi vengono
compiuti nell’ottica dell’integrazione sociale e della promozione di pari diritti.
I disabili hanno bisogni reali in
termini di autonomia e vita indipendente e non sono soo soggetti che hanno bisogno di assistenza sanitaria e/o sociale.
Diciamo che più è elevato il tessuto sociale che consente una
buona autonomia e un buon
livello di integrazione, minori
sono i casi che hanno necessitàdi un intervento eccezionale.
Le leggi italiane sulla inclusione
scolastica, ad esempio, una
volta all’avanguardia, sono spesso disattese e incompiute.
L’inclusione scolastica, che pure
è un’eccellenza italiana in
Europa, rischia di essere svuotata, di fatto, a causa delle politiche di contenimento dei costi.
E il senso di abbandono e di
solitudine delle persone con
disabilità e delle loro famiglie
aumenta.
È quanto emerge da un’indagine presentata a Roma, "I bisogni
ignorati delle persone con disabilità. L’offerta di cura e assistenza in Italia e in Europa", realizzata dal Censis nell’ambito
del
progetto
pluriennale
"Centralità della persona e della
famiglia nei sistemi sanitari: realtà o obiettivo da raggiungere?"
promosso dalla Fondazione
Cesare Serono.
(Fonte: www.censis.it)
Think different,
think Europe
La cittadinanza attiva
è possibile per tutti
Settanta persone in tutto, tra
persone con sindrome di Down
e caregivers, provenienti da 10
paesi europei, hanno preso
parte al progetto europeo
"Think different Think Europe",
che si è concluso venerdì 10
maggio, sotto la guida dell'associazione
capofila,
l'Aipd
(Associazione italiana persone
Down).
Partecipazione politica, diritto
di voto e conoscenza dell'Europa e delle sue istituzioni sono
stati i temi su cui i partecipanti si
sono confrontati nei diversi
appuntamenti in programma:
dall'accoglienza
a
Radio
Vaticana, ai lavori presso il
Parlamento Europeo.
Attuazione
Cuore dell'evento è stato l'incontro con il Presidente del
Senato Pietro Grasso presso
palazzo Giustiniani.
Soddisfatte le varie delegazioni.
Marion Dupas, una delle due
operatrici che ha accompagnato il gruppo francese, ha commentato: "Per noi è stato molto
importante partecipare a questo progetto a livello europeo,
perchè l'Europa è il futuro.
Lavoriamo molto a livello nazionale sulla auto rappresentazione, e qui in questo contesto è
stato fondamentale vedere
lavorare tante persone con sindrome di Down insieme e in
prima persona".
Sulla centralità dello scambio di
idee e di progetti ha parlato
anche l'operatore ungherese,
Tibor Kiss: "Il momento più
importante per me è stato il
confronto sui nostri obiettivi,
materiale alla base dell'incontro
di novembre a Parigi".
Per Arantxa Garrigues, operatrice spagnola, il bello è stato
invece la possibilità di scambiarsi 'buone pratiche': "Abbiamo
parlato di tutto insieme, e
ognuno ha raccontato le proprie conquiste in ogni ambito.
Centrale secondo me è stato il
confronto sull'integrazione al
lavoro. Sono stati davvero dei
giorni preziosi".
La delegazione ucraina partecipava per la prima volta ad un
progetto del genere, l'operatrice Tania Mykhailenko ha avuto
difficoltà ad indicare una cosa
che l'ha colpita più di altre,
tutto è stato utile e bello. "Forse
il momento più emozionante ha spiegato - è stato sentire i
ragazzi durante l'intervista a
Radio Vaticana.
Mi ha stupito la loro chiarezza
su quello che vogliono, che
desiderano per il loro futuro,
ed è fondamentale che le loro
parole saranno ascoltate in
radio nel nostro paese".
A conclusione Anna Contardi,
coordinatrice nazionale AIPD ha
affermato "L'incontro ha superato le nostre aspettative, siamo
riusciti a comunicare bene,
nonostante la presenza di 10
lingue diverse e anche l'attenzione che il Presidente Grasso
ha dato al nostro lavoro ci ha
confermato che , continuando
a lavorare così, sarà possibile far
Legislazione e attuazione
riconoscere, non solo dalle
leggi, ma dall'opinione pubblica
l'essere cittadini a tutti gli effetti
delle persone con sindrome di
down. Le domande, le opinioni
espresse dai partecipanti ci
hanno mostrato l'interesse e
l'urgenza del tema. Non ci fermeremo qui".
(Fonte: www.superabile.it)
La delegazione dei progetto
“Think different - Think Europe”
Disabilità e non
autosufficienza
Unità, comunione d'intenti e
obiettivi condivisi: queste le
parole d'ordine che sono risuonate durante il Fand Day 2013,
che si è svolto stamattina presso
la sede centrale dell'Inail, a
Roma. Non mancava nessuno
dei presidenti delle sette associazioni della Federazione, che
complessivamente rappresentano oltre 4 milioni di persone
con disabilità:
Giovanni Pagano (presidente
Anmic e presidente Fand),
Tommaso Daniele (presid. Uici),
Alessandro Bucci (Unms),
Giuseppe Petrucci (Ens),
Sabina Savagnone (Arpa),
Roberto Romeo (Anglat),
Franco Bettoni (Anmil).
Al centro della discussione, le
condizioni socio-economiche
delle persone con disabilità e
delle loro famiglie, anche alla
luce della crisi economica in
corso e della nuova stagione
politica che si è aperta.
In un contesto simile, le associazioni chiedono da un lato interventi di tipo "emergenziale",
quindi provvedimenti immediati
di sostegno del redito e delle
famiglie: incrementi delle pensioni, assegni e indennità di
accompagnamento, il cui
importo è attualmente ben
distante dai minimi pensionistici
previsti dalle leggi vigenti.
Accanto alle misure emergen-
35
ziali, le associazioni chiedono
però una riforma strutturale del
settore assistenziale, quindi un
ripensamento dell'intero sistema, a partire da una "pacificazione sociale, dopo anni di
demonizzazione indiscriminata
e strumentale del mondo della
disabilità", come denunciano le
associazioni in una nota.
Concretamente, le richieste
avanzate dalle associazioni, sintetizzate in una lettera inviata
nei giorni scorsi a tutti i parlamentari eletti:
- inserimento lavorativo, attraverso politiche di formazione
professionale e incentivi per le
assunzioni;
- sostegno scolastico, con particolare attenzione al riconoscimento della lingua italiana dei
segni e ai bisogni dei ragazzi
con disabilità sensoriale e intellettiva;
- sostegno economico alle famiglie e incremento delle prestazioni economiche per le persone disabili e invalide per servizio;
- superamento delle barriere
architettoniche e sostegno alla
mobilità, con particolare attenzione ai sistemi di concessione
e rinnovo delle patenti;
- potenziamento e ottimizzazione dei servizi e revisione
delle tabelle d'invalidità, nonché riconsiderazione del grado
di menomazione indennizzabile
per i lavoratori infortunati;
- piena rappresentanza delle
associazioni di categoria nelle
istituzioni di riferimento
Richieste quindi diversificate,
ma accomunate da un intento e
un obiettivo comune: la partecipazione attiva delle persone
disabili e delle loro famiglie alla
vita politica e sociale del paese
e un coinvolgimento delle loro
rappresentanze nei tavoli istituzionali di riferimento.
(Fonte: www.superabile.it)
Migliorare l’indennità
di accompagnamento
trasformata in voucher
Una "voucherizzazione" dell'indennità di accompagnamento,
per migliorare l'intervento dedicato alle persone non autosufficienti e valorizzare anche il
lavoro di cura informale.
È questa una delle misure allo
studio del ministero del Lavoro
e delle politiche sociali. Lo ha
detto la viceministra al Lavoro e
alle politiche sociali, Maria
Cecilia Guerra, a margine della
presentazione - due giorni fa a
Roma - della ricerca sui servizi
alla persona, realizzata dal
Censis e dall'Ismu per il ministero. "Stiamo lavorando a una
strutturazione per tappe di un
programma di welfare universale. E nell'ottica di un miglioramento dell'intervento, che sia
più funzionale e non escluda il
lavoro formale e informale,
penso anche a una voucherizzazione dell'indennità di
accompagnamento".
Guerra ha spiegato di avere in
mente un programma alla tedesca, che prevede la presa in
carico del soggetto, la valutazione del suo bisogno socio/
sanitario e l' indirizzo verso le
cure e il sostegno di cui necessita. E in questa prospettiva, per
quanto riguarda la non autosufficienza, tra gli strumenti
potrebbero esserci anche i voucher per le famiglie.
"Oggi se c'è una critica che si
può fare all'indennità di accompagnamento è che non permette di vincolare l'uso al bisogno sottolinea la viceministra - .
Nell'ottica di un miglioramento
dell'intervento, pensiamo a un
programma che, tenendo saldo
il diritto soggettivo, non escluda
il lavoro informale.
Ci sono persone che restano a
casa per accudire i propri cari
anche per periodi lunghi - spiega- con un questo sistema
potrebbero evitare di perdere i
contributi in quel lasso di
tempo".
In pratica l'attuale indennità di
accompagnamento potrebbe
essere trasformata in un sistema
per pagare le forme di assistenza, non regolamentate da un
regolare contratto di lavoro,
Attuazione
garantendo i contributi a cui
fornisce la prestazione."Il problema delle politiche di welfare
è che sono politiche ‘cenerentola': troppo frammentate, in
alcuni casi virtuose, ma senza
una reale strutturazione.
Quando le risorse si esauriscono il programma messo in
campo è destinato a dissolversi
- aggiunge -.Non c'è un pensiero generale, come nel campo
della non autosufficienza, dove
è necessario arrivare a un finanziamento strutturato. Ma bisogna soprattutto identificare il
bisogno e fare in modo che gli
strumenti siano incardinati sui
livelli essenziali delle prestazioni". Questa frammentazione,
per la viceministra, dà luogo
anche a "uno spreco enorme
perché i singoli progetti non
sono valorizzati e portati a
sistema".
Un'altra questione centrale è
quella dell'occupazione femminile: "è un tema che ho molto a
cuore perché il tasso di inattività delle donne è ormai troppo
elevato - aggiunge.
Bisogna cominciare a pensare a
come strutturare il sostegno al
lavoro domestico e di cura: un
elemento fondamentale per far
fare al paese un passo in avanti
rispetto alla differenza di genere. Il lavoro di cura è oggi per il
70 per cento sulle spalle delle
donne - continua Guerra - Una
cifra altissima rispetto agli altri
paesi sviluppati. Ed è un tema
che sta diventando emergenziale nell'ambito dell'evoluzione
della struttura familiare".
(Fonte: www.superabile.it)
Maggiorazioni sociali:
Fish spinge
la proposta di legge
Da circa cinque anni alla Camera
giace una proposta di legge di
iniziativa popolare che estende
le maggiorazioni sociali delle
pensioni anche agli invalidi di
età inferiore ai 60 anni: la maggiorazione sociale spetterebbe
alle sole persone con disabilità
con redditi esigui e porterebbe
la pensione da 275 a 630 euro.
Rispetto al momento della presentazione la crisi economica è
esplosa e con essa la condizio-
Legislazione e attuazione
ne di vita delle persone con
disabilità è diventata sempre
più difficile.
Da un paio di settimane questa
proposta, giacente dal luglio
2008, è stata assegnata in sede
referente alla Commissione
Affari sociali.
Pietro Barbieri, presidente della
Federazione italiana per il
Superamento dell’Handicap
(Fish) nel sostenere questa proposta osserva: «Le condizioni di
vita delle persone con disabilità
di questo Paese si sono drammaticamente aggravate negli
ultimi due anni.
I fatti, i dati, le cifre e migliaia di
storie personali descrivono una
realtà di progressivo ulteriore
impoverimento, di esclusione
dal mondo del lavoro, di riduzione di servizi e sostegno, di
pesante difficoltà economica.
Per questo motivo accogliamo
con favore qualsiasi ipotesi
possa offrire aiuto alle famiglie e
alle persone con disabilità,
anche se sono necessari interventi strutturali».
Le parole di Barbieri sono la
premessa al sostegno che la Fish
esprime alla rapida discussione
della proposta di legge (Atti
della Camera, n. 1). La Fish del
resto ha formalmente richiesto
al presidente della Commissione
una rapida calendarizzazione e
discussione della proposta che
prevede anche l’acquisizione
del parere delle Commissioni
Lavoro e Bilancio.
«Quando la proposta sarà
calendarizzata chiederemo di
essere auditi dalla Commissione.
Il terzo articolo della proposta,
quello relativo alla copertura, ci
inquieta non poco. Prevede,
infatti, che per l’attuazione
delle future disposizioni si attinga al già esangue Fondo per la
non autosufficienza, peraltro
nemmeno finanziato per il
2014. Il contrasto all’impoverimento e alla discriminazione
che derivano dalla disabilità
hanno necessità di ben altre
risorse e impegni politici!
E in questo senso il Piano di
Azione sulla disabilità è il primo
atto che il Governo deve
approvare proprio per definire
il ‘copione’ sul quale impostare
coerentemente le politiche per
la disabilità», conclude Barbieri.
(Fonte: www.vita.it)
36
Addio vecchio simbolo,
i disabili cambiano logo
Carrozzina statica addio. Una
rivoluzione sta per abbattersi su
uno dei simboli sociali più noti,
quello che contraddistingue i
parcheggi, i bagni e le altre
strutture pensate per i disabili:
su sfondo azzurro, una figura stilizzata bianca sta seduta in carrozzina, con la schiena appoggiata e un atteggiamento statico.
Una rappresentazione "passiva e
inerme" secondo gli studenti di
un College privato di ispirazione
cristiana con sede nel Massachusetts, il Gordon College, che
mesi fa si sono messi al lavoro
per creare un altro simbolo:
stesso fondo azzurro, stessa
figura bianca ma atteggiamento
completamente diverso: qui il
disabile è proiettato in avanti, le
braccia vanno all'indiestro a
spingere la carrozzina, le gambe
sono inclinate in avanti e le
ruote del mezzo sono in movimento. Insomma, un persona
che partecipa, si muove, è attiva
e non dipende semplicemente
dagli altri. Non attende il proprio posto, al parcheggio o in
coda alla cassa del supermercato: se lo va a cercare. All'inizio
gli studenti hanno semplicemente sostituito il vecchio simbolo
con il nuovo negli spazi limitati
del college: ma ora la notiziabomba è che la città di New
York ha deciso di adottare il
logo "in movimento" del Gordon
College per tutte le aree e i servizi per disabili, mandando in
pensione quello vecchio entro
l'estate. "E' un passo avanti", ha
commentato Victor Calise, commissario del sindaco Bloomberg
a capo del New York mayor's
Office for People With
Disabilities e lui stesso costretto
in carrozzina in seguito a un
incidente occorsogli nel 1994,
all'età di 22 anni. Secondo
Calise il vecchio simbolo, creato
da uno studente di design svedese nel lontano 1968, "è statico, fermo" e "fa pensare che noi
disabili non facciamo niente in
prima persona".
Il team di studenti del Gordon
College che ha messo a punto
l'idea è ovviamente galvanizzato, e con loro il professore di
filosofia che ha costituito il grup-
po, Brian Glenney, che ha spiegato come finora il contrassegno
era stato utilizzato dentro il college e da alcuni piccoli Comuni
limitrofi, ma niente di più.
"Siamo felici che la nostra idea
sia piaciuta", ha detto il professore, che ha confessato di aver
praticato, in gioventù, la street
art con un gruppo di amici graffitari nella metropolitana della
sua città e oggi è un apprezzato
blogger dell'Huf-fington Post
(qui un post in cui spiega il proprio lavoro sulla disabilità). Non
che Glenney e i suoi studenti
non avessero provato a diffondere il loro progetto: nella speranza di essere presi in considerazione, avevano bussato anche
alle porte delle Nazioni Unite,
contattando uno dei segretari
della Convenzione sui diritti
delle persone con disabilità,
Fred Doulton. In puro stile diplomatico, Doulton aveva risposto
che non poteva prendere una
decisione immediata, ma che ne
avrebbe parlato con chi di
dovere; in barba allo scetticismo
degli studenti, il funzionario ha
preso poi in mano il telefono e
ha contattato Calise. Il resto è
storia. "Sono sicuro che questo
simbolo farà il botto", ha dichiarato Wayne Sailor, co-fondatore
di Tash, una delle maggiori associazioni americane di advocacy
dei disabili, che è anche professore alla Kansas University. "Farà
tendenza e altre città lo adotteranno. Da tempo gruppi come il
nostro stavano chiedendo un
aggiornamento del logo standard, che mette troppo l'accento sulla necessità di assistenza
delle persone con disabilità, e
non sul loro ruolo attivo e sulle
loro risorse".
(Fonte: www.vita.it)
il professor Brian Glenney
del Gordon College
mostra il contrassegno
inventato dai suoi studenti
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Diritti delle Persone con disabilità 3