1) 2) 3) 4) 5) 6 7) 8) Distintivi con decorazione e Dame Patronesse: € 7 Distintivi dorati: piccoli: € 3, medi: € 3,50 grandi: € 4 Portachiavi: smaltato: € 7,50 Orologio: € 30 Crest grande: € 25 Labaretto: € 10 Emblema Araldico: € 20 Cartolina: € 0,30, cartoncino doppio: € 0,50, busta: € 0,10 9) 10) 11) 12) 13) 14) 15) Fermacarte in onice: € 9,50 Posacenere: € 9 Attestato di Benemerenza: € 20 Cravatta: lana: € 12 seta: € 15 Foulards in seta: € 28 Mug.: € 7,00 Calendario: € 4,00 Tutta l’oggettistica è in vendita presso le Federazioni che in caso di carenza di materiale possono richiederlo alla Presidenza Nazionale dell’Istituo. Le spese di spedizione saranno a carico delle Federazioni ed aggiunte al costo del materiale. PERIODICO NAZIONALE DELL’ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI DECORATI AL VALORE MILITARE ANNO XLVIII - N. 2 - MAR./APR. 2009 - Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art. 1 comma 2, DCB Roma DONIAMO IL 5 PER MILLE AL NOSTRO ISTITUTO Come noto è possibile destinare il “5 per mille” dell’IRPEF a sostegno delle attività delll’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare, come Associazione riconosciuta che opera nei settori di cui all’art.10, comma 1, lettera a, del D.Lgs. n.460/97. Pertanto, sia con il Mod. UNICO che con il 730 è possibile compiere tale scelta e vi invitiamo ad utilizzare questo strumento per sostenere gli impegni che il nostro Istituto si è assunto per diffondere, in particolare nelle giovani generazioni, il rispetto e l’amore per la Patria e la conoscenza dei doveri verso questa; assistere gli iscritti e salvaguardare gli interessi morali e materiali della categoria; mantenere vivi i contatti con le Forze Armate e con le Associazioni Combattentistiche e d’Arma. La scelta si può esprimere apponendo, nell’apposito spazio, la propria firma ed inserendo il Codice Fiscale dell’Istituto 80226830588 e non comporta alcun onere a carico del contribuente. *** GIORNATA DEL DECORATO Roma 24 maggio 2009 Il 24 maggio p.v. si celebrerà l’annuale “GIORNATA DEL DECORATO”. Quest’anno la manifestazione nazionale, che avrà luogo come sempre all’Altare della Patria, si svolgerà insieme tra Soci dell’Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valor Militare, Soci del Gruppo delle Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia e Soci di tutte le Associazioni facenti parte di ASSOARMA. • Comunicazioni • Siamo l’1% • Lettere al Direttore • 86° Anniversario del Nastro Azzurro: appuntamento a Bologna • Ferrara consegna un riconoscimento a Giorgio Zanardi • 28 marzo: l’Aeronautica Militare al servizio del Paese da 86 anni • La mia guerra di Liberazione non è finita il 25 aprile 1945 • 27 genniaio: Giornata della Memoria della Shoah • 10 febbraio: Giornata del ricordo delle Foibe • Detto fra noi • Notizie in Azzurro • Le rotte della morte • Le vicende del confine orientale: il Tenente Francesco Vigiak • Il marò Maurilio Gho • Amedeo Guillet • Storia di un pugnale donato a D’Annunzio • Argostoli 30 aprile 1941 - ore 13.38 • Cronache delle Federazioni • Consigli Direttivi • Azzurri nell’azzurro dei cieli • Recensioni • Oggettistica del Nastro Azzurro Pag. “” “” 2 3 4 “” 6 “” 10 “” 12 “” “” “” “” “” “” 14 16 20 22 23 24 “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” 30 33 34 36 38 40 46 46 47 48 In copertina: *** ASSEGNI DI MEDAGLIA ANNO 2009 Medaglia d’Oro Medaglia d’Argento 4.296,38 763,77 Medaglia di Bronzo 238,66 Croce di Guerra 143,19 “IL NASTRO AZZURRO” Ha iniziato le pubblicazioni a Roma il 26 marzo 1924 (La pubblicazione fu sospesa per le vicende connesse al secondo conflitto mondiale e riprese nel 1951) Direz. e Amm.: Roma 00161 - p.zza Galeno, 1 - tel. 064402676 - fax 0644266814 - Sito internet: www.istitutonastroazzurro.org - E-mail: [email protected] - Direttore Editoriale: Giorgio Zanardi - Presidente Nazionale dell’Istituto - Direttore Responsabile: Antonio Daniele - Comitato di Redazione: Giorgio Zanardi, Antonio Daniele, Carlo Maria Magnani, Giuseppe Picca, Bruno Stegagnini, Antonio Teja, Antonino Zuco - Segretaria di Redazione: Barbara Coiante - Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Roma con decreto n.° 12568 del 1969 - Progetto Grafico e stampa: Arti Grafiche San Marcello s.r.l. - v.le Regina Margherita, 176 - 00198 Roma - Finito di stampare: febbraio 2009 Per abbonarsi i versamenti possono essere effettuati su C/C Postale n. 25938002 intestato a “Istituto del Nastro Azzurro”, oppure su C/C Bancario CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna Loreto, 24 - c/c n. 0722122-3 - CIN IT “A” ABI 06155 - CAB 03200 - IBAN: IT69A0615503200000000002122 - C.F. 80226830588 Abbonamento ordinario: 20 Euro; sostenitore: 25 Euro; benemerito: 30 Euro e oltre. Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana SIAMO L’1% Azzurri carissimi, È tuttavia necessario anche che oltre a queste azioni i decorati iscritti al nostro venga intensificata l’acquisizione dei nuovi Soci simpatizIstituto non arrivano a tremila zanti fra i migliori cittadini di ogni provincia perché mentre sono ancora più di treprima o poi in assenza di guerre, i decorati spariranno ma centomila coloro, decorati il loro ricordo dovrà rimanere la più efficace fonte di viventi o vedove, che percepiincentivazione dell’amor di Patria. scono assegni per medaglie al Io posso assicurarvi, per essermi dedicato particolarvalore. In pratica, il Nastro mente a queste acquisizioni, che non esistono italiani che Azzurro raccoglie l’1% degli non si sentano onorati di essere considerati degni di colaventi diritto. laborare alla continuità del nostro Istituto. In basso ci Invito pertanto tutte le sono i testi delle gradite comunicazioni con le quali il nostre Federazioni a contattaPrefetto di Ferrara, il Presidente della Fondazione CARIFE re i titolari del riconoscimento e il Cav.Lav. Montanari mi ringraziano per averli iscritti che lo Stato riserva ai Decorati come Soci simpatizzanti. Spero che ciò sia di esempio per al V.M., e ai rispettivi discentutti i Presidenti di Federazione. denti (quando l’inesorabile Tutte le nostre Federazioni debbono quindi svolgere legge dell’anagrafe traduce in in forma sistematica sia la prima pratica la sua azione) che vivono che la seconda azione più sopra sui territori di rispettiva compericordate nei pochi mesi che ci tenza. separano dal Congresso di È TUTTAVIA NECESSARIO ANCHE Chi non fosse in grado di ragBologna, per affrontare irrobustiCHE OLTRE A QUESTE AZIONI giungerli tutti può richiedere alle ti nel numero e nello spirito il nostre Segretarie collaborazione futuro triennio del nostro VENGA INTENSIFICATA per poterli contattare o ricontatSodalizio avendo costantemente L’ACQUISIZIONE DEI NUOVI SOCI tare uno ad uno o una a una e presente la necessità di collaboraconvincerli dell’importanza anche re all’unione fra tutti gli italiani. SIMPATIZZANTI FRA I MIGLIORI della loro iscrizione al nostro Vi abbraccia il votro CITTADINI DI OGNI PROVINCIA… Sodalizio a rafforzamento della Presidente. sua continuità nel tempo. Giorgio Zanardi Il Prefetto di Ferrara Ferrara, 12 dicembre 2008 Caro Presidente, ricevo con grande piacere la tessera di Socio dell’Istituto del Nastro Azzurro, che così cortesemente ha voluto farmi avere. Mi onora profondamente l’attenzione e la considerazione che questo gesto dimostra nei miei confronti: un gesto capace di comunicare la stima personale, ma anche la gratitudine e la vicinanza alle istituzioni. Nel ringraziarLa del gentile e graditissimo pensiero, Le invio i miei saluti più cordiali unitamente a fervidi auguri di buone feste. Cesare Ferri Presidente Fondazione CARIFE Ferrara, 21 gennaio 2009 Gentile Comandante, ho ricevuto dalla segreteria dell’Istituto da Te presieduto la tessera di Socio simpatizzante. Si tratta di un riconoscimento che mi è giunto particolarmente gradito e che rafforza il mio sentimento di vicinanza ai valori che l’Associazione del Nastro Azzurro promuove e cerca di diffondere soprattutto tra i giovani. Con rinnovata stima e affetto Sergio Lenzi Corrado A. Montanari Cavaliere del Lavoro Fano, 14 gennaio 2009 Caro Com.te Zanardi, ho appena ricevuto il tesserino di appartenenza all’Istituto del Nastro Azzurro che mi è stato inviato dal Presidente della Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino, Ten.Col. Luigi Leonardi, che presto avrò il piacere di conoscere personalmente. E’ stata una gradita sorpresa ed è un grande onore far parte, come socio simpatizzante, di questo prestigioso Istituto. Desidero pertanto ringraziaLa sentitamente per la Sua presentazione. In attesa di un prossimo incontro, Le invio i più cordiali saluti. Corrado A. Montanari IL NASTRO AZZURRO 3 LETTERE AL DIRETTORE Egregio Direttore, la sua risposta al lettore Cigliana ( n.5 -2008 di “Il Nastro Azzurro”) mi fa pensare che per farsi conoscere e ricordare bisogna far baccano al punto di dare disturbo ai molti distratti. Infatti, anche nel caso del dopo armistizio 1943 sembra fare fede soltanto la vulgata ideologica. Eppure negli archivi dei Ministeri della Difesa e degli Interni devono esistere ancora per gli storici, o pseudo tali, gli elenchi dei militari del Regio Esercito che rimasero fedeli al loro giuramento allo stesso modo di quanti fecero parte delle Forze Armate Regolari al sud. Le formazioni autonome al nord, come anche molti di coloro che la sorte aveva portato in formazioni di partito, non si ponevano in modo definitivo la pregiudiziale istituzionale, considerando primaria la salvezza della Patria allo stesso modo di quanto era vero per le Forze Armate del sud; però ugualmente resistevano e impegnavano importanti forze armate tedesche in uno stillicidio di azioni di disturbo a tutto campo nonostante la ferocia della reazione dei dominanti e le possibilità dello scarso armamento a disposizione. Le rappresaglie su paesi e su ostaggi ne sono la più certa testimonianza. Personaggi come Sogno, Martini “Mauri”, Gastaldi “Bisogno”, Del Din “Anselmo”, De Gregari “Bolla”, Martelli “Ferrini”, Montezemolo e gli altri fucilati per rappresaglia alle Fosse Ardeatine, Fonda Savio e gli insorti del 30 aprile 1945 (ripeto: 30 aprile 1945!!) a Trieste non devono essere ricordati forse perché non erano “politicamente corretti”? Può darsi sia vero che il Re non nutrisse troppa fiducia verso il CLNAI, probabilmente a causa della sua politicizzazione; però operò affinché venisse riconosciuto dal Governo legittimo quale rappresentante dell’autorità statale al nord per fargli avere una certa veste ufficiale sia nei confronti degli Alleati, piuttosto scettici verso le attività politiche italiane, che delle formazioni patriottiche al nord. Gli Alleati avevano fermamente voluto che i membri del CLNAI, trasferitisi temporaneamente al sud per le necessarie trattative, fossero accompagnati e presentati da Sogno, che stimavano e sapevano super partes. Inoltre, gli Alleati vollero che un’autorità militare andasse a far parte del CLNAI ed allora il gen. Cadorna si fece paracadutare al nord. Mi fermo qui, perché questa realtà storica, che lega le vicende del nord a quelle delle Forze Armate regolari del sud, fu resa molto complessa fino alla fine della guerra, e anche successivamente, a causa della nebbia che le si è voluta creare attorno. Se non fossimo stati sempre così distratti, non avremmo permesso che le diverse componenti della Resistenza, della quale fanno parte anche deportati, internati militari e la massa di coloro che nei disparati campi di prigionia in giro per il mondo optarono per il governo legittimo (ma non poterono votare al referendum) venissero artificiosamente tenute separate. Forse allora avremmo potuto riuscire veramente a creare un’Italia libera e unita, più simile a quella che noi sognavamo, ed anche a trasmettere meglio la lezione della Storia dando onestamente a ciascuno il suo. M.O.V.M. Paola Del Din Carnieri Gentile Signora Del Din, pubblico volentieri la Sua lettera che costituisce contributo e testimonianza storicamente importante per la comprensione, tutt’ora ben lungi dall’essere raggiunta, di quello che senza dubbio alcuno è uno dei periodi più complicati, difficili, tragici e convulsi della nostra storia nazionale. Peccato che Lei possa solo sfiorare le questioni che pone, che in realtà sono molto complesse e non si possono approfondire adeguatamente nello spazio di una pagina. Lo stesso problema ce l’ho io quando commento le lettere che i lettori inviano. L’esiguità dello spazio a disposizione (per carità non è una lamentela!) non mi consente di approfondire bene gli argomenti e sono costretto a trattarli solo per sommi capi. Forse questo ingenera qualche equivoco, ma spero che il pensiero principale riesca a superare la costrizione delle troppo poche righe. In quanto alla Resistenza, condivido pienamente il Suo pensiero come condivido convintamene quello del lettore Cigliana (e lo ho anche scritto). Ho solo evidenziato il fatto che la Resistenza ha certamente avuto un’influenza notevole sulla nascita della Repubblica: non si tratta di una “vulgata”, ma della verità. La trasformazione del Regno d’Italia in Repubblica Italiana scaturisce da un disegno politico perseguito da una parte dei capi della Resistenza con determinazione crescente, man mano che il conflitto volgeva al termine. Se ciò non fosse stato, l’Italia avrebbe avuto sufficiente soddisfazione da parte della casa regnante con l’abdicazione di Vittorio Emanuele III, che si era così già assunto personalmente la responsabilità del ventennio fascista e della guerra perduta. L’esigenza del referendum “Monarchia/Repubblica” venne proposta e sostenuta dai partiti di sinistra, gli stessi partiti che avevano progressivamente egemonizzato la Resistenza (e tutt’ora ne egemonizzano il ricordo, basti pensare alle piazze italiane il 25 aprile piene di bandiere rosse anziché Tricolori), la quale invece non fu un fenomeno di parte, ma, come giustamente Lei sottolinea, trasversale a tutto il popolo italiano, indipendentemente dal credo politico (fascisti convinti a parte). Nella speranza di aver, con l’occasione, chiarito adeguatamente il motivo per cui condivido tutta la lettera del lettore Cigliana meno “una sola delle sue affermazioni”, La ringrazio per l’attenzione con la quale ci segue e le invio i più cordiali saluti da parte del Nastro Azzurro e miei personali. Antonio Daniele 4 IL NASTRO AZZURRO Caro Direttore, ho letto sul nostro bimestrale di settembre-ottobre la lettera di Giuseppe M. Cigliana e la Sua risposta. Confesso che sono d’accordo con Cigliana. Lei afferma che la Repubblica è nata dalla Resistenza considerata come movimento politico e non come azione bellica. Che la Resistenza sia stato un movimento politico è innegabile, però non mi sembra possibile scindere la parte politica dall’azione bellica, … … E sono d’accordo con il Direttore Zanardi, nessuno cita i reparti dell’Esercito Italiano che combatterono a fianco degli alleati: Montelungo non dice nulla? Tanto per citarne una, e la Brigata Friuli? E mi perdoni: Lei usa il termine “nazifascismo” che a me non va: il nazismo è un fatto, il fascismo è un altro fatto. Diamo ad ognuno il suo e non accolliamoci colpe o nomee che non abbiamo. Scusi la chiacchierata e gradisca cordiali saluti. Azzurro Mario Bellezza Caro Bellezza, pubblicare La Sua appassionata lettera (che ho dovuto ridurre per ragioni di spazio) mi permette di completare il chiarimento del mio pensiero nel merito della questione involontariamente aperta sulla Resistenza come matrice della Repubblica. Innanzitutto vorrei sottolineare che, come ho già detto nel commento alla lettera di Giuseppe Cigliana, condivido tutto ciò che egli afferma circa la Resistenza, meno che essa non abbia avuto alcuna parte nella trasformazione dello stato italiano da Monarchia a Repubblica. Egli scrive che ciò sarebbe una “vulgata”, io ho sostenuto che il referendum col quale si è ottenuta questa trasformazione è stato il risultato di un’azione politica cominciata dai partiti di sinistra appena erano riemersi dalla clandestinità, quando le armi avrebbero ancora sparato a lungo. Che quei partiti fossero anche militanti nella Resistenza non è un segreto per nessuno, che non fossero i soli a partecipare alla Resistenza… ecco, questo forse non tutti lo sanno. Di qui la mia affermazione sulla grande efficacia dell’azione politica di alcuni dei partiti che nascevano dalla Resistenza e che poi avrebbero popolato il parlamento italiano. La guerra in Italia è finita ufficialmente il 25 aprile 1945, col ritiro delle truppe tedesche oltre il Brennero (alcuni reparti in ritirata erano ancora sul suolo italiano, ma non costituivano più una minaccia), mentre nel resto d’Europa la fine della guerra è avvenuta con la conclusione della Battaglia di Berlino il 5 maggio… solo dieci giorni dopo! In questa sequenza si può inequivocabilmente leggere l’inefficacia bellica della Resistenza italiana condotta dalle formazioni partigiane (che oggi ne egemonizzano la rievocazione), ma anche dalle Forze Armate regolari, dai prigionieri di guerra, dagli internati, dalla stessa popolazione civile spesso oggetto di indiscriminata rappresaglia, da tutti. Insomma, sebbene la Resistenza si sia spesso estrinsecata in azioni molto rischiose per chi le conduceva, non ha dato frutti bellici finché l’esercito di occupazione tedesco non ha dovuto ritirarsi precipitosamente verso la Germania stretta nella morsa delle armate alleate che, rotti i due fronti nell’Europa continentale, hanno cominciato la corsa verso Berlino; e ciò è avvenuto solo nell’aprile/maggio 1945. Posso infine comprendere la Sua sottile disamina sulla differenza tra fascismo e nazismo, ma non la condivido. Si tratta in entrambi i casi di due dittature ispirate filosoficamente alla medesima matrice. Forse il fascismo è stato un po’ più “all’acqua di rose”, ma solo perché noi italiani non siamo mai troppo seri (neppure Mussolini in persona ha fatto eccezione), quindi anche le draconiane norme fasciste venivano applicate con molta superficialità e disattenzione e … con un occhio di riguardo per gli amici: tutto qui. Se la seconda guerra mondiale non ne avesse decretato la fine, probabilmente l’Italia fascista avrebbe dovuto accelerare la sua deriva verso le asperità del nazismo, deriva che era già cominciata nel 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Sperando di aver chiarito bene che non dissento se non in un punto da quanto dice l’amico Cigliana, la ringrazio per l’attenzione con la quale segue questa rubrica e legge “Il Nastro Azzurro” e le invio cordialissimi saluti. Antonio Daniele ERRATA CORRIGE Sul n.° 6/2008 (nov.-dic.) de “Il Nastro Azzurro”, nella rubrica “Lettere al Direttore”, compare il riferimento a una lettera dell’amico Socio Antonio Gori che ricorda il padre Armando Gori Comandante del MAS n.° 15 protagonista insieme a quello comandato da Luigi Rizzo dell’impesa di Premuda dell’11 febbraio 1918. Per una svista l’iniziale del cognome è stata stampata con la lettera “C” invece che correttamente con la lettera “G”. Ce ne scusiamo con l’amico Socio Antonio Gori e con tutti i lettori e, con l’occasione, pubblichiamo a destra la foto storica dell’equipaggio protagonista dell’impresa, fornitaci dall’interessato. IL NASTRO AZZURRO 5 86o ANNIVERSARIO DEL NASTRO AZZURRO: APPUNTAMENTO A BOLOGNA Quest’anno ricorre l’86° Anniversario dell’istituzione del Nastro Azzurro e si svolgerà a Bologna il XXVIII Congresso Nazionale nel quale si prenderanno importanti decisioni per il futuro dell’Istituto. Come tutti sanno l’Istituto è nato per raggruppare e rappresentare i decorati al Valor Militare e l’ideale di amor di Patria e di dedizione al dovere militare anche fino all’estremo sacrificio. Questo spirito caratterizza l’aristocrazia morale dei militari, quelli tra di essi che hanno incarnato con atti concreti di valore quello spirito nato con la cavalleria medievale. Oggi, dopo oltre sessanta anni durante i quali l’Italia non è stata coinvolta in vere e proprie guerre, se non in atti di polizia militare internazionale, questi autentici valori pur sicuramente radicati nell’animo di molti cittadini in armi, sembra che non siano più evidenti. Proprio a tale scopo l’Istituto del Nastro Azzurro ha aperto con generosità e fiducia l’iscrizione ai soci simpatizzanti, a quelle persone cioè che sentono profondamente di dover testimoniare gli stessi ideali di chi si è guadagnato un riconoscimento concretizzato dalla Decorazione al Valor Militare. Allo scopo di rinnovare nella tradizione dell’Istituto tali ideali, si propone di seguito la storia della inaugurazione della “Galleria degli Eroi” custodita presso la Federazione Provinciale di Milano, e la cronaca della cerimonia svoltasi per commemorare l’80° Anniversario dell’istituzione di questo “Tempio e scuola del Valore Militare italiano”. 6 IL NASTRO AZZURRO LA GALLERIA DEGLI EROI I l luogo dove sono raccolte le memorie più pure e più sante di quelli dei nostri morti che restano immortali nei nostri cuori, di quelli che morirono perché l’Italia vivesse più grande e più forte, è sorto! Il luogo in cui ci raduneremo noi reduci, sparpagliati nelle nostre attività ma sempre pronti ad accorrere quando la Patria ci dovesse chiamare in armi, sta qui in Milano, tra le officine operose e gli alti comignoli, fra i commerci e i traffici creati dalla nostra volontà di miglioramento ed espansione. È nata dunque la casa in cui sempre arde La fiamma d’amore al simulacro santissimo della Madre Comune che nel suo grembo raccoglie e conserva le memorie, le immagini, gli atti di Valore dei figli che per Essa s’immolarono. Il dottor Giussani e il geometra Alessandro Gorini, sin dai primi momenti di attività dell’Istituto del Nastro Azzurro, negli anni 20, quasi alla ricerca delle radici motivazionali di una nobiltà, d’animo e di sentimento che sospinge il combattente a compiere integro il proprio dovere con generosità e altruismo, avevano voluto che, contemporaneamente all’affermarsi di una coscienza azzurra, prendesse forma una esemplificazione delle virtù proprie del Decorato come le stesse che avevano reso possibile l’epopea, i fatti e le vicende del Risorgimento italiano. Erano state così compilate le prime trecento pergamene che, raccolte nella sede dell’epoca, sita in via Ariberto 5, hanno costituito il primo nucleo della suggestiva e caratteristica collezione. Di seguito si riporta la cronaca dell’inaugurazione affinché, pure nella sua secca schiettezza, serva a ricorda- re il giorno in cui gli Azzurri di Milano hanno compiuto un atto degno del loro amore e della loro fede negli ideali del Valor militare e della loro preservazione e divulgazione. Nell’aprile del 1928 La raccolta riceve l’onore della visita inaugurale di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III, che giunge alla sede di Via Ariberto alle ore undici accolto dagli squilli d’onore suonati da 10 trombettieri di diverse armi: due di fanteria, due alpini, due bersaglieri, due cavalleggeri, due di artiglieria. Il Re dopo aver visitato le varie sale della sede della Federazione Provinciale di Milano, si è degnato apporre sull’Albo d’Oro per lui preparato nella “Sala Azzurra” la sua firma sotto la seguente dicitura: “Oggi 13 aprile 1928, Anno VI, decennale della Vittoria, Capo del Governo Benito Mussolini, ho consacrato il Tempio degli Azzurri.” Il Re, durante la visita, si è soffermato dinanzi ai quadri ove brillava la Medaglia d’Oro della Brigata “Cuneo” detta la Costantissima, quella del “Genova Cavalleria” e quella del fedelissimo carabiniere a cavallo Scapaccino, ed ha espresso il desiderio di veder affiancato a questa il ricordo della Medaglia d’Oro di Sardegna “Millelire” che, comandante dei brigantini sardi che, nel 1794, contrastarono il tentativo di sbarco dei francesi, si guadagnò la Medaglia d’Oro da Vittorio Amedeo III. Il Re si è compiaciuto dell’iniziativa e ne ha incoraggiato la continuazione e l’ampliamento. Trasferita nel dopo guerra nella sede di Via Dogana, cominciò ad essere incrementata con l’immissione di pergamene inerenti la guerra contro l’Etiopia, tra le quali IL NASTRO AZZURRO 7 ricordiamo la terza Medaglia d’Oro di Antonio Locatelli, quella di Tito Minniti e quella di Padre Reginaldo Giuliani. Agli inizi degli anni settanta, la raccolta ha trovato la sua definitiva sistemazione presso l’attuale sede di Via San Barnaba 29. La denominazione di “Galleria degli Eroi” gli venne data solo agli inizi degli anni ottanta quando, divenuti Presidenti della Federazione e della Sezione di Milano dell’Istituto del Nastro Azzurro rispettivamente l’avvocato Giuliano Magnoni ed il ragionier Ernesto Buttura, l’interesse fu rivolto al riordino, alla catalogazione e all’am- pliamento di quel complesso di oltre 500 pergamene che, dedicate a Bandiere Reggimentali o di Corpo, ad Unità combattenti o ad Eroi viventi o alla Memoria, oggi, possiamo affermare, rappresenta effettivamente 200 anni di Storia Patria. Ogni Arma, ogni Specialità d’Arma sono ricordate; ogni Corpo ha ritrovato il suo Eroe. C’è gloria per tutti: per il Genio, per la Cavalleria, per i Bersaglieri, per gli Alpini, per l’Artiglieria che nel 1918 vince la Battaglia del Solstizio, per la Marina, per l’Aeronautica, per i Carabinieri, per la Guardia di Finanza, per i Paracadutisti, 80° ANNIVERSARlO DELLA INAUGURAZIONE DELLA “GALLERIA DEGLI EROI” L’11 dicembre 2008 è stato celebrato l’80° anniversario della inaugurazione della “Galleria degli Eroi”, fiore all’occhiello della Federazione milanese. Col resoconto dell’evento, intendiamo solennizzare quest’anno la ricorrenza, ancora più importante, dell’istituzione del “Nastro Azzurro” che, come noto, risale al 21 marzo 1923. La “Galleria degli Eroi” fu inaugurata nell’aprile del 1928, in concomitanza con l’elevazione ad “Ente Morale” dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’evento ebbe luogo nelle scuole di Via Ariberto in Milano, alla presenza di S.M. il Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Nel dopoguerra, dopo una breve permanenza in Via Dogana, la Galleria ha trovato sin dal 1978 la sua definitiva sistemazione nell’attuale sede di Via San Barnaba. Nella Galleria sono custodite circa 600 pergamene, compilate da abili amanuensi, ognuna delle quali riporta la il fatto d’arme che ha comportato la concessione della M.O.V.M., un ritratto, più recentemente una fotografia, dell’Eroe, e la motivazione della concessione. In pratica, è possibile trovarvi le motivazioni delle M.O.V.M. concesse nell’arco di tutte le guerre patrie: dal Risorgimento alla Guerra di Liberazione. Nonostante l’inclemenza del tempo, con molto freddo e pioggia battente, la sede della Federazione si è popolata di un centinaio di soci di cui molti Decorati. Fra questi un arzillo Sottotenente Manzo, anni 97, Decorato di Croce di Guerra al Valor Militare, la figlia del Gapitano Luigi Giorgi, 2 M.O.V.M, e la figlia di Umberto Solarino, 1 M.O.V.M.. Oltre al Consiglio Direttivo della Federazione, era presente anche il neo eletto Consiglio Direttivo della Sezione. Hanno presenziato, dando lustro alle varie fasi della cerimonia, il Comandante della Regione Militare Esercito “Lombardia” Generale di Brigata Camillo De Milato, il Presidente del Consiglio Comunale di Milano dottor Manfredi Palmeri, nipote di decorati di M.A.V.M., accompagnato dal Vice Presidente del medesimo Consiglio Avv. Santarelli e il Vice Comandante del Reggimento Artiglieria a Cavallo Tenente Colonnello Conte, in rappresentanza del Colonnello Vincenzo Stella, Comandante di Reggimento. La cerimonia ha avuto inizio nel salone della “Galleria degli Eroi” con l’intervento del Presidente della Federazione, e Vice Presidente Nazionale, Generale di Brigata Arnaldo Cassano che, con brevi cenni storici, ne ha rievocato la nascita fino all’attuale sistemazione per opera dell’Arch. Boccini. A seguire è stata deposta una corona d’alloro in onore di tutti gli Eroi menzionati nella galleria. La solennità dell’evento è stata sottolineata dalle note del silenzio, intonate dal trombettiere della 1^ Regione Aerea, che ha suscitato momenti di intensa commozione. La cerimonia è proseguita nell’attigua Chiesa di San Barnaba, dove i convenuti hanno assistito alla celebrazione della S. Messa in suffragio di tutti i Decorati e militari caduti, in ogni tempo, in guerra e in pace, e nel ricordo dei Soci scomparsi nel 2008. 8 IL NASTRO AZZURRO Poi, è avvenuto il trasferimento con pullman militari presso la caserma Santa Barbara, sede del prestigioso Reggimento Artiglieria a Cavallo, Socio d’Onore dell’Istituto, dove i partecipanti sono stati ricevuti dal Vice Comandante e da una rappresentanza di militari. Si è proceduto alla deposizione di un’altra corona d’alloro al monumento ai Caduti del Reggimento, portata da due Artiglieri in grande uniforme, sulle note del silenzio suonato ancora una volta dall’Aviere trombettiere. Subito dopo le Autorità e i Soci hanno trovato accoglienza nel tepore delle austere e imponenti sale del Circolo Ufficiali, dove il Generale Cassano, prima del brindisi augurale, ha rivolto al Generale de Milato, sempre vicino e molto attento alle necessità delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, il saluto di tutti i Decorati della Provincia di Milano, anche di coloro che non avevano potuto essere presenti, e di tutti i congiunti e Soci simpatizzanti e gli ha espresso il sentito grazie per la cordiale e calorosa accoglienza. Il Presidente della federazione ha concluso il suo intervento con la consegna del Crest dell’Istituto alle Autorità intervenute. Il dottor Palmeri, Presidente del Consiglio Comunale, ha ringraziato con queste parole: “Il Comune di Milano, Socio d’Onore con Attestato e Medaglia, è sempre riconoscente alla Federazione Milanese per il costante impegno nella custodia degli Ideali e dei Valori fondanti della Patria e nel perpetuare il ricordo, con la Galleria degli Eroi, di tutti gli Italiani Decorati, in particolar modo dei cittadini milanesi”. Il Generale De Milato ha affermato, a sua volta: “Le Forze Armate sono molto vicine alle Associazioni d’Arma perché apprezzano sempre più coloro i quali, pur non indossando più l’uniforme, continuano a mantenere vivi i legami con i militari in servizio a difesa e nel ricordo di tutti coloro che per assolvere al loro dovere non esitarono a offrirsi consapevolmente fino all’estremo sacrificio per la grandezza della Patria” Il Vice Comandante del Reggimento ha concluso dicendo: “Il nostro Reggimento è fiero e orgoglioso di annoverarsi fra i Soci dell’Istituto del Nastro Azzurro e di averne ospitato oggi i Soci Decorati al Valor Militare ai quali” ha assicurato “le porte della caserma saranno sempre aperte e va il riconoscimento dei militari in servizio per gli atti di eroismo compiuti per un Italia più grande e più bella”. Il pranzo, offerto dalla Federazione, è stato occasione per presentare il neo eletto Consiglio Direttivo della Sezione di Milano, per ringraziare il Vice Presidente della Federazione Capitano di Vascello Lucia, che efficacemente ha guidato la Sezione nel periodo del suo commissariamento, e per chiudere il susseguirsi dei diversi eventi sui quali si è articolata la suggestiva ed importante celebrazione. eccetera. Vi è gloria anche per i Cappellani Militari: don Arcangelo, don Cartelli, don Mazzoni con 2 M.O.V.M., don Franzoni e per le Crocerossine. Ogni eroe è raffigurato sulla pergamena con la sua fotografia, il fatto d’arme e la motivazione della concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare. Le pergamene sono state incise da abili amanuensi. La “Galleria degli Eroi”, per gli esempi che ha proposto a tutti, per la calda accoglienza che ha riservalo ad autorità e pubblico, per la semplicità e serietà insieme con le quali hanno avuto luogo le cerimonie, per le brevi ma cordiali parole di saluto ad autorità ed agli intervenuti sempre più numerosi, per i commenti che accompagnano la lettura delle motivazioni, in questi ultimi anni è divenuta un vero centro d’italianità. Chi arriva a Milano e chi vi abita è invitato a visitare la nostra “Galleria degli Eroi” ed a diffonderne la notizia della sua esistenza ad amici e conoscenti affinché anch’essi vengano a visitare questo Tempio e Scuola del Valore Militare Italiano. Gen. Arnaldo Cassano (Presidente della Federazione di Milano IL NASTRO AZZURRO 9 FERRARA CONSEGNA UN RICONOSCIMENTO AL COMANDANTE GIORGIO ZANARDI “S i è distinto per il coraggio dimostrato nel corso delle vicende storiche nazionali che hanno segnato l’esito del secondo conflitto mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943…”. È per queste motivazioni, riassunte dal vice sindaco di Ferrara Rita Tagliati, che il Comandante Giorgio Zanardi lo scorso 22 dicembre 2008 ha ricevuto dall’Amministrazione comunale della città una targa di riconoscenza così motivata: “La città di Ferrara rende onore al Comandante Giorgio Zanardi, Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro, un soldato, un italiano, un resistente, per i meriti acquisiti al servizio della propria città, della Marina, della Patria”. Il vice sindaco ha tratteggiato così la figura di Giorgio Zanardi: “Vestito nella sua divisa di ex-ufficiale decorato o in borghese è sempre vibrante e poderosa la sua immancabile partecipazione alle celebrazioni commemorative e alle ricorrenze fondamentali della storia italiana. Pertanto, alla Medaglia d’Argento che omaggia il suo contributo alla Patria,…” ha dichiarato ancora il vice sindaco Tagliati “…vogliamo unire un piccolo oggetto simbolico ma capace di rendergli manifesta la riconoscenza della città, in un grazie collettivo rappresentato dalla firma del Sindaco, Gaetano Sateriale”. Alla cerimonia di conferimento erano presenti numerose autorità civili e militari del territorio e anche i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e partigiane ferraresi che hanno sostenuto la proposta di attribuzione del riconoscimento. La convocazione di Zanardi alla cerimonia in suo onore è stata una sorpresa. Gli PARLA IL VICE SINDACO Il Comune ha fatto propria la proposta di conferire una targa di riconoscenza al Comandante Giorgio Zanardi, anche a conferma del suggerimento di alcuni rappresentanti delle Associazioni. Il Comandante Zanardi si è distinto nelle importanti vicende storione nazionali che hanno segnato l’esito del secondo conflitto mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La sua storia di Tenente di Vascello al servizio della Regia Marina militare è ben sintetizzata nell’articolo che Sergio Romano ha pubblicato il 2 gennaio 2000 sul Corriere della Sera (nel riquadro), dedicandolo alle autobiografie di uomini come lui. Ma i ferraresi aggiungono ai suoi meriti di patriota, di fedele servitore della Nazione e, per coerente scelta individuale, di antifascista e singolare protagonista della resistenza, anche il valore riconosciuto per la sua vita di cittadino esemplare. Appartenente a una famiglia di imprenditori, Giorgio Zanardi ha espresso azione efficace nell’economia ferrarese e nei numerosi consessi in cui poté apportare la sua perizia di conoscitore del mondo finanziario. Non di meno, la sua vita di cittadino ferrarese continua a vedere un impegno costante per la cultura della memoria nazionale, per la difesa della democrazia conquistata ad alto prezzo, per la tutela dei principi patriottici. Vestito nella sua divisa di ex-ufficiale decorato o in borghese, è sempre vibrante e poderosa la sua immancabile partecipazione alle celebrazioni commemorative e alle ricorrenze fondamentali della storia italiana. La sua recente nomina a Presidente Nazionale dell’istituto del Nastro Azzurro e la sua presenza alle cerimonie istituzionali nazionali, onorano anche la città di Ferrara, identificata orgogliosa nel suo portamento così fiero e autorevole che non ne rivela l’età effettiva. Pertanto, alla medaglia d’argento che omaggia il suo contributo alla Patria, vogliamo unire un piccolo, oggetto simbolico ma capace di rendergli manifesta la riconoscenza della città, in un grazie collettivo rappresentato dalla firma del Sindaco, Gaetano Sateriale. Siamo lieti di consegnare la targa nel corso di questa piccola cerimonia, in Comune, nella sala dell’Arengo. Ringraziamo tutte le Istituzioni e le Associazioni presenti in questi momenti di commozione e di gioia. Rita Tagliati (Vicesindaco di Ferrara) 10 IL NASTRO AZZURRO amministratori locali, ben conoscendo il carattere schivo e modesto del Comandante, non lo hanno preventivamente informato della ragione per la quale gradivano la sua presenza alle ore 12,00 del 22 dicembre nella sala dell’Arengo della residenza municipale. L’imbarazzo di Zanardi era evidente. Egli ha accettato il riconoscimento con queste parole: “Mi vergogno come un ladro per avervi sottratto ai vostri compiti istituzionali per il tempo di questa cerimonia. Spero siate qui non solo per me ma per l’Istituto del Nastro Azzurro che rappresento e che onora tutti gli italiani che hanno fatto qualcosa di più del loro dovere. Accetto quindi questo omaggio a nome dell’Associazione e a nome di tutti i marinai e gli italiani come Presidente dell’Istituto del Nastro Azzurro” . Dopo la guerra, a seguito del referendum istituzionale con cui l’Italia ha scelto di divenire una Repubblica, Zanardi, fedele al giuramento prestato al Re, ha lasciato volontariamente il servizio militare atti- vo e, da membro di una famiglia di imprenditori, si è poi distinto, negli anni successivi, anche per la sua attività nell’ambito dell’economia ferrarese e per la sua perizia di conoscitore del mondo finanziario. Il valore e il carattere del Comandante Zanardi è ben noto ai soci dell’Istituto del Nastro Azzurro; l’articolo che l’Ambasciatore Sergio Romano ha pubblicato il 2 gennaio 2000 sul Corriere della Sera in occasione della pubblicazione del suo libro “Un soldato, Un italiano” (riquadro a pagina accanto), lo ha evidenziato al grande pubblico sottolineandone non solo l’indomito coraggio, ma soprattutto il profondo ideale di amore per la Patria offesa e calpestata. Nominato Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro al Congresso di Brescia del 2006, come noto, ha informato finora il suo mandato presidenziale ad un costante impegno per la cultura della memoria nazionale e la tutela dei principi patriottici. Sergio Romano, il Corriere: della Sera, 2 gennaio 2000 MEMORIE La fine del’900 ha prodotto un curioso effetto in molti che hanno partecipato all’ultima guerra; il desiderio di scrivere la storia personale. Con libri spesso usciti a loro spese, in Italia la febbre dell’autobiografia è dilagata. Non credo che un numero tondo sia più importarne di un qualsiasi altro numero e non credo che la fine di un secolo o la fine di un millennio siano più significativi di un qualsiasi altro periodo della storia umana. Ma la fine del Novecento ha avuto su molti italiani un curioso effetto: li ha indotti a tirare le somme e a scrivere le loro memorie. Non parlo di letterati, saggisti e giornalisti, ma di persone che si sono servite della penna, nel corso della loro vita, per scrivere principalmente rapporti, relazioni e lettere d’affari. Può accadere che il libro finisca in libreria, ma nella maggior parte dei casi è destinato a una circolazione familiare e confidenziale. Se l’autore può permetterselo, appare in bella veste presso un tipografo o un piccolo editore di provincia. Se non può, un computer e una stampante permettono di fare, ai nostri giorni, un decoroso “samzdat” (si chiamavano cosi in epoca sovietica i libri e gli opuscoli che i dissidenti confezionavano nelle loro case). Come spiegare questa “febbre delle memorie”? Al di la dell’influenza psicologica che la fine del secolo ha forse esercitato su questi improvvisati memorialisti, la ragione è prevalentemente anagrafica. Il conto è semplice. I più giovani fra gli italiani che hanno fatto la seconda guerra mondiale hanno oggi più di settant’anni e gli altri, mediamente, sono sull’ottantina. Quelli che sono stati chiamati alle armi sin dall’inizio del conflitto hanno combattuto in Africa, in Grecia, in Jugoslavia, in Russia. Quelli che erano alle armi l’8 settembre del 1943 hanno dovuto fare, senza l’aiuto di nessuno fuorché della loro coscienza, la scelta più difficile della loro vita: fuggite e tornare a casa? Consegnare le armi ai tedeschi e accettare la disfatta? Combattere con la Repubblica di Salò? Partecipare alla Resistenza? Passare al Sud e risalire la Penisola nelle formazioni alleate? Finita la guerra hanno sepolto quel drammatico momento in un angolo della loro memoria e si sono messi a lavorare, rabbiosamente, per recuperare il tempo perduto…. Il tenente di vascello Giorgio Zanardi si è dimesso dalla Marina dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, ha lavorato in Brasile, ha concluso la sua carriera professionale alla presidenza di una società di assicurazioni. Nel 1944 Zanardi era a la Spezia. Rifiutò l’arruolamento nella Marina di Salò, passò le linee, lanciò messaggi di propaganda da Roma per annunciare che la Regia Marina era ancora “in piedi” e batteva bandiera italiana, tornò al Nord con una missione del SIS (il servizio informazioni della Marina), approdò a Milano negli ultimi mesi della guerra con un messaggio del reggenti di San Marino, passò nuovamente le linee remando lungo le coste con una barca di fortuna, ebbe alla fine della guerra una medaglia d’argento… Non appena l’Italia venne spaccata in due il tenente di vascello Giorgio Zanardi fu dominato dal desiderio di ricongiungere la Marina all’insegna di una stessa bandiera e di una stessa missione: la difesa dei territori orientali contro le formazioni di Tito o la protezione delle industrie del Nord dai sabotaggi tedeschi nelle ultime settimane della guerra. Il suo progetto era vago, fantasioso, irrealizzabile, ma le sue energie e la sua testardaggine furono in quei mesi inesauribili. Comincia cosi un sorprendente romanzo picaresco in cui Zanardi - Don Chisciotte attraversa più volte il fronte per portare messaggi che lasciano i suoi interlocutori increduli, ma sbigottiti dal suo coraggio e dalla sua buona fede. Mi chiedo quale altro italiano, in quei mesi, abbia bussato a tante porte e sia riuscito ad avere incontri con l’ammiraglio Giuseppe Sparzani, ministro della Marina del governo fascista, Umberto di Savoia, il cardinale Schuster, Valerio Borghese, comandante della X Mas, Serafino Mazzolini, sottosegretario agli Esteri di Mussolini, i rappresentanti delle commissioni alleate a Roma. Il caso Zanardi ricorda agli storici quante trame siano state tessute e quante iniziative individuali siano state prese nei mesi caotici fra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945. Gli autori di queste memorie hanno alcuni caratteri comuni. Sono borghesi, fortemente nazionali (se non nazionalisti), monarchici, indignati dalla sventatezza con cui Mussolini ha gettato il Paese nella guerra, decisi a non combattere nelle formazioni della Repubblica sociale e, con una eccezione (“Gnecchi” Rusconi), ufficiali dell’esercito o della Marina. Anziché scegliere le brigate partigiane d’ispirazione comunista, socialista o repubblicana, hanno cercato di combattere o resistere in un modo conforme alla loro formazione culturale e all’orizzonte sociale da cui provengono. Hanno fatto insomma una resistenza anomala, “borghese” e cavalleresca, quella che nelle storie canoniche è relegata in qualche nota a piè di pagina. E hanno scritto le loro memorie perché temono che di questa guerra e di queste personali esperienze scompaia, quando loro se ne saranno andati, persino il ricordo. IL NASTRO AZZURRO 11 28 MARZO: L’AERONAUTICA MILITARE AL SERVIZIO DEL PAESE DA 86 ANNI L’ Aeronautica Militare contribuisce con le altre Forze Armate dello Stato, Esercito, Marina e Carabinieri, a garantire la sicurezza nazionale e il tranquillo svolgimento delle attività internazionali necessarie alla vita di tutti i giorni del nostro Paese, nel rispetto di quei principi di libertà, democrazia, salvaguardia assoluta della dignità dell’individuo, che sono i fondamentali connotati del nostra identità nazionale. L’Aeronautica Militare, oltre a difendere lo spazio aereo italiano da qualunque violazione prevenendo e neutralizzando gli eventuali pericoli provenienti dal cielo, offre il supporto alle missioni di pace fuori dai confini nazionali, alle missioni umanitarie, provvede al soccorso aereo e al trasporto di Stato. Il compito è arduo soprattutto nell’attuale periodo d’instabilità in cui la minaccia terroristica si manifesta con tecniche d’attacco assolutamente non convenzionali. Adeguando costantemente la sua organizzazione e usufruendo dell’alta tecnologia, il nostro sistema di difesa aerea è divenuto negli ultimi anni più efficace e flessibile. D’altra parte nel campo aeronautico e del volo militare l’Italia ha da sempre avuto una posizione di rilievo nel mondo, sin da quando agli inizi del ‘900 il volo con un mezzo più pesante dell’aria si andava affermando. Dal primo fondamentale balzo dei fratelli Wright del 17 dicembre 1903, il progresso aeronautico, che si estrinseca anche nell’impiego militare del mezzo aereo, ha parlato italiano. È italiano il primo utilizzo bellico dell’aeroplano: nel 1911 durante la guerra di Libia. Durante la Grande Guerra proprio in Italia i nobili valori cavallereschi transitano nella nuova specialità della “caccia”. Francesco Baracca, Silvio Scaroni, Pier 12 IL NASTRO AZZURRO Ruggero Piccio, Ruffo di Calabria, ed altri piloti, popolari al tempo come i divi televisivi di oggi, erano tutti della 91a Squadriglia, la “Squadriglia degli Assi”. Durante l’impegno bellico della Grande Guerra, inoltre, un paese prettamente agricolo e rurale come il nostro opera uno sforzo poderoso e getta le basi della sua industria aeronautica. Il generale italiano Giulio Douhet è il più importante teorico del potere aereo: le sue dottrine pubbicate nel 1928 col libro “Il dominio dell’aria” ancora oggi mostrano tutta la loro validità. Su di esse furono modellate le forze aeree statunitense e britannica già prima del secondo conflitto mondiale. Tra le due guerre mondiali, si apre per l’aeronautica italiana, la stagione delle trasvolate di massa del Mediterraneo, dell’Atlantico sud e nord e dei record. Le formazioni di idrovolanti S.55, capitanate da Italo Balbo, ammarano nella baia di Rio de Janeiro nel 1931 e di New York nel 1933. Record di velocità, di altezza, di volo senza scalo, di volo rovescio: in una decina d’anni l’aeronautica italiana conquista più di cento primati. Nel 1939, alla vigilia dell’entrata in guerra, l’Italia detiene 33 degli 84 primati contemplati dalla Federazione Aeronautica Internazionale. Ma tutto ciò non basta in guerra. Per scelte politiche e limiti industriali, i nostri record rimango splendide e geniali realtà ma non dettero l’impulso necessario e possibile allo sviluppo della tecnologia aeronautica applicata ai mezzi bellici. E nel secondo conflitto mondiale, l’esito tragico della guerra ha fatto passare in secondo piano molte imprese ugualmente valorose dei nostri piloti, il cui eroismo spesso è stato riconosciuto anche dagli avversari. In ogni caso in quel periodo eroico e controverso sono state gettate le basi della nostra tradizione e cultura aeronautica che è patrimonio del Paese e di ogni cittadino. Sono 86 anni che i velivoli dell’Aeronautica Militare solcano i cieli di tutto il mondo. Aeroplani di tutte le specialità, dalle caratteristiche e soluzioni tecnologiche molto spesso all’avanguardia, pilotati da uomini che hanno portato il loro contributo a tinte forti, a volte tragiche, nell’appassionante trama della storia e del progresso aeronautico, tessuta giorno dopo giorno con grandi imprese ma anche con azioni della quotidianità apparentemente insignificanti. I compiti, l’organizzazione, il personale e i mezzi dell’Aeronautica Militare, sono il frutto di una evoluzione dello strumento nazionale di difesa che ha seguito e sostenuto la politica estera del nostro Paese, che gode di un posto di rilievo nel consesso delle nazioni più sviluppate e progredite del mondo. L’Aeronautica Militare oggi, oltre a svolgere bene il suo ruolo al servizio della difesa e della sicurezza interna e internazionale, è un’organizzazione all’avanguardia tecnologica che traina il progresso scientifico e industriale del Paese. La rapida, e spesso traumatica, evoluzione degli equilibri geostrategici verificatasi negli ultimi quindici anni ha portato a ridefinire in modo sostanziale il concetto di conflitto e di conseguenza a delineare una nuova identità e un nuovo impiego della forza militare. Ci si è allontanati dal concetto classico della guerra sostanzialmente intesa come scontro tra Stati sovrani, confronto di strategie, combattimento di unità regolari per il perseguimento della vittoria militare prima e politica poi. I conflitti moderni hanno invece assunto sempre di più i connotati della guerriglia urbana, della lotta armata, della contrapposizione tra gruppi etnici o culturali, del contrasto tra fazioni per affermare interessi politici, economici o religiosi diversi, presenti, però, spesso all’interno di uno stesso Paese o di una medesima Nazione. Le “nuove guerre” si svolgono inoltre in un’indeterminatezza di ruoli che spesso non permette d’identificare con facilità, come in passato, l’esercito, il combattente, l’avversario, il nemico, “i belligeranti e non belligeranti”, come affermava Douhet. Ma i nuovi conflitti che proliferano con sconcertante facilità in ogni parte del mondo, a fronte di un carattere prettamente regionale, dell’apparente tutela d’interessi molto particolari e circoscritti, comunque incidono, e in modo pesante, sugli assetti globali e sui rapporti di politica internazionale degli stati socialmente ed economicamente più evoluti. Nelle aree di disagio sociale e di degrado economico, ove si negano i diritti fondamentali, attecchiscono e prosperano i germi del terrorismo internazionale, la minaccia più subdola e più difficile da fronteggiare anche da un punto di vista prettamente militare. La proliferazione, inoltre, delle tecnologie finalizzate alla produzione delle armi di distruzione di massa, i cambiamenti climatici, la crescita demografica nelle zone più depresse del Pianeta, le migrazioni, la competizione per accaparrarsi le risorse naturali e le fonti energetiche, incidono negativamente su un sistema di sicurezza già minacciato in modo molto preoccupante. Dall’analisi approfondita di tali scenari discende, anche per le Forze Armate del nostro Paese, l’esigenza di adattarsi dinamicamente ai cambiamenti. Per quanto riguarda l’Aeronautica Militare, la trasformazione, in realtà, è già in atto: il concetto generale è ispirato a una forza aerea snella, agile, flessibile, interoperabile, proiettabile, altamente tecnologica e, di conseguenza, professionalmente molto preparata. Un’Aeronautica Militare che sappia coniugare l’assolvimento dei compiti “tradizionali”, come la difesa dello spazio aereo nazionale anche nei confronti delle nuove minacce, con le nuove aspettative ed esigenze di sicurezza del Paese che derivano dal contesto generale di relazioni, rapporti, alleanze internazionali in cui esso è inserito. Tutto questo è oggi l’Aeronautica Militare dopo 86 anni che è stata fondata, il 28 marzo 1923, riunendo in una Forza Armata autonoma i corpi aerei del Regio Esercito e della Regia Marina. (Fonte A.M.) IL NASTRO AZZURRO 13 LA MIA GUERRA DI LIBERAZIONE NON È FINITA IL 25 APRILE 1945 N ei primi mesi del 1945 le truppe tedesche di stanza nella penisola balcanica lentamente, ordinatamente, ma con continuità si ritiravano verso nord. Ne conseguiva che i Reparti da Bombardamento e da Caccia della Regia Aeronautica, inseriti nella Balkan Air Force alleata ed operanti da alcuni aeroporti di guerra nella zona del Comune di Campomarino nel Basso Molise, erano costretti ad allungare le loro rotte di avvicinamento agli obiettivi tedeschi da colpire. Si rese così necessario utilizzare, come trampolino di lancio e per rifornimento carburante anche l’isola di Lissa, controllata dai partigiani di Tito, il cui piccolo aeroporto, per le sue limitale dimensioni e per la sua conformazione orografica, presentava non poche difficoltà di manovra per i nostri bombardieri. Il 25 aprile 1945, mentre con la Liberazione si concludevano nel Nord Italia le operazioni belliche, una formazione di nostri velivoli Martin A30 Baltimore (bombardiere bimotore di produzione americana) aveva come obiettivo l’interruzione della linea ferroviaria Banja Luka - Zagabria, molto importante logisticamente per le truppe tedesche in ritirata. In prossimità dell’obiettivo la reazione contraerea tedesca fu particolarmente violenta e, purtroppo per noi, anche eccezionalmente precisa: quasi tutti i velivoli della formazione vennero colpiti da schegge, più o meno gravemente. Il mio velivolo, in particolare, sul quale svolgevo le mansioni di navigatore, puntatore e co-pilota, venne direttamente colpito da un proietto da 88 mm, che, per nostra grande, incredibilmente grande fortuna, non esplo- 14 IL NASTRO AZZURRO se all’impatto. L’urto violentissimo contro l’ala sinistra in prossimità del motore fece sì che il velivolo praticamente fuori controllo, quasi completamente rovesciato, precipitasse per un tre - quattrocento metri almeno. Non fu né immediato né semplice riprenderne il completo controllo. I quattro membri dell’equipaggio risultarono incolumi, almeno fisicamente, ma in tutti rimase a lungo lo spavento, indubbiamente notevole, mentre, un po’ storditi e alquanto frastornati, procedevamo a constatare i danni reali subiti dal velivolo alfine di poter decidere se tentare il salvataggio con un lancio in paracadute in territorio nettamente ostile o tentare di tornare direttamente verso ... casa o, alternativamente, su un qualche campo lungo la costa marchigiana. Accertammo con malcelata soddisfazione che i comandi di volo ed ambedue i motori funzionavano regolarmente, anche se fu rilevata una non eccessiva fuoriuscita di carburante dalla tubazione fra il serbatoio sinistro ed il corrispettivo motore, carburante che si disperdeva visibilmente nell’aria; ad un primo esame senza conseguenze tali da impedirci di tentare almeno il volo di rientro direttamente alla nostra Base. A guadagno di tempo di volo e conseguentemente a risparmio di consumo carburante, optammo per la rotta diretta, tutta su mare aperto. Certamente a causa della tensione nervosa, con il passare del tempo tutti a bordo ci eravamo convinti che la perdita di carburante via via aumentasse, ma, dopo aver temuto il peggio, finalmente in vista del nostro campo ci preparammo all’atterraggio. Però, la fuoriuscita del carrello e l’abbassamento dei flaps, a causa della conseguente notevole variazione del flusso dell’aria intorno all’ala, deviarono contro il motore sinistro il getto volatilizzato del carburante, che, incendiandosi, con rapidità estrema propagò il fuoco a tutta la corrispondente ala. Il breve lasso di tempo trascorso in volo prima dell’atterraggio fu per noi ...estremamente lungo, ma non appena fu possibile uscire di pista ed arrestare l’aereo su un raccordo di rullaggio, tutto l’equipaggio, dando prova di... eccellenti doti atletiche, si salvò schizzando rapidamente a terra, ma ancor più rapidamente... scappando. Anche in questo frangente, ancora una volta, la fortuna fu con noi benigna, anzi estremamente benigna, mentre non lo fu nei riguardi del nostro aereo che con grande rapidità andò totalmente distrutto dalle fiamme insieme al nostro sincero rimpianto: con noi era stato molto, incredibilmente molto, generoso!! Off records: da allora nella mia famiglia la data del 25 aprile è festeggiata anche e soprattutto come “il secondo compleanno di papà”: quest’anno 64! Nei giorni successivi il mio Reparto continuò a colpire strade e ferrovie, mentre io con tutto l’equipaggio rimasi a terra in attesa dell’assegnazione di un nuovo velivolo. La guerra ormai stava rapidamente arrivando all’epilogo: non erano solo i giornali e la radio a comunicarlo; lo si sentiva e lo si palpava nell’aria. Eravamo tutti eccitati, ma in modo particolare lo erano - naturalmente - coloro che non avevano da tempo notizie delle loro famiglie lasciate al Nord e coloro, i “vecchi”, che avevano sulle spalle quattro, cinque anni di dura guerra sui vari fronti del Mediterraneo, di Russia e d’Africa: per loro l’attesa di notizie ufficiali che tanto tardavano ad arrivare era snervante e palesemente spasmodica. Arrivò infine per il mio equipaggio il nuovo velivolo con il quale, dopo un paio di voli di messa a punto, partecipai ancora una volta, il giorno 4 maggio, ad una missione di bombardamento sul fronte balcanico. Tante voci, tante chiacchiere, Radio Naia in piena attività 24 ore su 24: ci sembrava quasi incredibile, ma per noi sul nostro fronte, quello balcanico, la guerra continuava. Il mattino successivo era previsto un ulteriore attacco lungo la linea ferroviaria Banja Luka Zagabria: era il giorno 5 maggio 1945. Al termine del solito briefing mattutino relativo alla missione programmata l’Ufficio Operazioni di Stormo dispose che, in deroga alla prassi del silenzio radio durante le missioni, i marconisti di bordo rimanessero in continuo contatto radio con la Base. Tutto proseguì secondo il solito tran tran di routine, standardizzato ormai: vestizione per la missione, colazione con tanto caffè, trasferimento su camion al campo di volo, controlli pre-volo all’aereo, messa in moto, rullaggio, allineamento in pista, attesa per l’ordine di decollo, l’urlo dei motori alla massima potenza, ultimo controllo pre-volo, rilascio freni....... aumento delle pulsazioni cardiache e “via”, in formazione serrata con prua verso il nemico. Quando la formazione stava sorvolando le stupende isole che fronteggiano la città di Zara, già in vista, a 3-4 minuti di volo, arrivò perentorio l’atteso messaggio: “Missione annullata: rientrare immediatamente alla Base per cessazione delle ostilità sul fronte balcanico” Le bombe subito sganciate esplosero in mare creando enormi colonne d’acqua, con uno spettacolo certamente molto piacevole alla vista, ma anche causa di una vera e propria ecatombe di pesci che - si disse - avrebbero allietato per parecchi giorni le mense delle popolazioni rivierasche. A bordo di tutti gli aerei regnava la massima allegria, tutti felici e ciarlieri: ci sembrava che pure i motori, spinti al massimo, cantassero insieme a noi, ansiosi anch’essi di tornare al più presto a casa verso la tanto attesa pace. Ancor oggi con immutata sentita commozione risuona nelle mie orecchie la voce del Capo Formazione (cap. pil. Umberto Scapellato) che, interpretando l’unanime sentimento di tutti gli equipaggi, espresse il suo ed il nostro orgoglio di avere fedelmente servito la Patria. Anche la mia breve guerra (42 missioni) era finita. Gen. S.A. Umberto Bernardini (Presidente dei “Pionieri del volo”) IL NASTRO AZZURRO 15 27 GENNAIO: GIORNATA DELLA MEMORIA DELLA SHOAH “Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case; Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì o per un no Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d’inverno Meditate che questo è stato...” I n queste parole, tratte da “Se questo è un uomo”, romanzo autobiografico di Primo Levi, è racchiusa la tragedia vissuta da milioni di uomini, donne e bambini, imprigionati nei lager nazisti, dove la morte era forse il minore dei mali. Si può provare sdegno, commiserazione, orrore, ma soprattutto è un dovere di tutti, non dimenticare. Il Parlamento italiano con la Legge 211 del 20 luglio 2000, ha istituito il 27 gennaio, il “Giorno della Memoria della Shoah”, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Una data simbolica, infatti il 27 gennaio 1945, i soldati dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL "GIORNO DELLA MEMORIA" Palazzo del Quirinale, 27 gennaio 2009 Due mesi fa, tornando a Gerusalemme dopo molti anni, ho ritrovato in tutti i miei interlocutori quel senso profondo delle radici storiche e ideali di Israele che mi ha sempre colpito : perché forse in nessun altro popolo e Stato un simile sentimento si manifesta in un rapporto così naturale con il passato più lontano. Il "Giorno della Memoria" lo dedichiamo tuttavia a vicende che rappresentano l'antefatto relativamente recente della nascita dello Stato di Israele : l'impulso che tragicamente venne al compimento dell'ideale sionista dalla spietata persecuzione antisemita culminata, nella prima metà del novecento, nell'orrore della Shoah. Sono le sconvolgenti vicende di quegli anni, il loro significato generale, la loro lezione che ho pregato Claudio Magris di rievocare oggi qui con la sua riflessione. Il così largo riconoscimento di cui egli gode è dovuto alla sua viva e fine sensibilità storica non meno che alla qualità del suo impegno letterario : ne ho tratto conferma ascoltandolo a Gerusalemme dialogare con Abraham Yehoshua nell'incontro tra scrittori italiani e israeliani. Il giorno successivo, in una solenne cerimonia nell'Università ebraica, è toccato a me ricevere un alto segno di apprezzamento e amicizia, e sviluppare con ampiezza la mia analisi, su cui perciò non ritorno. Il "Giorno della Memoria" giunge ora dopo settimane drammatiche, vissute con angoscia dagli amici del popolo israeliano e del popolo palestinese. A tattiche terroristiche senza scrupoli, che hanno a lungo colpito il territorio di Israele e messo a rischio la popolazione di Gaza, è seguita, da parte di Israele, un'azione di guerra sulla cui portata e sulle cui conseguenze non è mancata la discussione, anche in Israele e fra gli amici di Israele. Ma proprio nei momenti in cui l'operato del governo di Israele può risultare controverso ed essere legittimamente discusso, deve restare chiara e netta la distinzione tra ogni possibile posizione critica verso la linea di condotta di chi di volta in volta governa Israele e la negazione, esplicita o subdola, delle ragioni storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all'esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico. Proprio in questi momenti deve farsi più forte la vigilanza, ed esprimersi più nettamente la reazione, contro il riprodursi del virus dell'antisemitismo, contro l'insorgere di nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico. E' questo spirito, è questo impegno che caratterizza la cerimonia cui sono onorato di dare avvio per il terzo anno consecutivo dall'inizio del mio mandato. 16 IL NASTRO AZZURRO Auschwitz liberando i prigionieri sopravvissuti e svelando al mondo intero uno degli orrori più laceranti della storia dell’umanità. Sei milioni sono stati gli ebrei deportati ed uccisi, dalla fine degli anni ‘30 al 1945, in Europa. Ricordare quanto l’odio e l’intolleranza possa portare l’uomo a compiere gesti ignobili contro i suoi simili, è un tema sempre attuale e questa giornata della memoria, dedicata alle vittime dell’Olocausto, costituisce importante momento di riflessione, affinché la storia umana non conosca mai più, atrocità e vergogne così insanabili. “La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace”, scriveva Primo Levi. Vivere la memoria significa trasformarla in atti capaci di crescere, di educare, di raccogliere i frutti di una continua semina. Il Giorno della Memoria italiano commemora la Shoah e rende omaggio a tutti quei cittadini ebrei vittime di leggi razziali, persecuzioni, deportazione, prigionia e sterminio e a tutti coloro che, pur in campi e schieramenti diversi, si opposero a quel folle progetto di genocidio non esitando a salvare altre vite e a proteggere, in condizioni difficili, i perseguitati mettendo a rischio anche la propria. La lunga giornata è iniziata la mattina alle 11, al Quirinale, con incontri istituzionali del Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano (Discorso commemorativo nel riquadro), ed ha visto impe- gnati tutti i vertici istituzionali dello Stato. Durante la cerimonia, il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, ha consegnato 90 medaglie d’onore a cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti. La Shoah è stata ricordata anche dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “Le leggi antiebraiche sono ancora avvertite come una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana, che perse improvvisamente una parte importante della propria storia. Migliaia di nostri concittadini, colti dallo sgomento e dall’incredulità, furono immotivatamente emarginati e privati della propria identità, dichiarati non italiani”. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha dichiarato che l’antisemitismo “che oggi si registra in molti paesi, tra cui l’Italia” è “un virus per l’Europa” ed “è ormai entrato nel linguaggio corrente addirittura nei mezzi di informazione e di alcuni attori politici. La trasmissione di Santoro è un esempio di quello che nessuna televisione democratica dovrebbe mai fare”. Ecco perché a giudizio del ministro degli Esteri, intervenuto per l’occasione ad un convegno “non bisogna mai abbassare la guardia e mantenere un alto livello di attenzione. Anche le battute, le frasi fatte sono elementi pericolosi. Bisogna intervenire per stroncare sul nascere questi fenomeni perché la tolleranza e l’indifferenza creano complicità”. Il presidente del Senato, Renato Schifani, si è recato a Carpi presso la sede del museo-monumento al deportato politico e razziale, e successivamente ha visitato l’ex campo di concentramento di Fossoli, dove ha sottolineato l’importanza della memoria nella coscienza di tutti, perché “il vuoto di ragione, umanità, carità che determinò le atrocità di allora può ancora minacciare il nostro futuro”. In apertura della seduta a Palazzo Madama ha altresì affermato che ricordare significa “Non stancarsi di denunciare il sentimento antisemita tuttora presente in una parte consistente della nostra società (circa il 12% della popolazione, secondo un recente sondaggio), spesso travisato sotto la maschera altrettanto odiosa dell’antisionismo, cioè dell’atteggiamento di chi non riconosce allo Stato d’Israele neppure il diritto ad esistere”. IL NASTRO AZZURRO 17 Quest’anno, la “Giornata della memoria della Shoa” si è svolta anche all’insegna della fiammata di polemiche tra la Comunità ebraica e il Vaticano, che ha avuto per oggetto la revoca della scomunica da parte di Benedetto XVI a Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da monsignor Marcel Lefebvre in polemica con la Santa sede nel 1988. Williamson, in un’intervista precedente alla decisione del Papa, aveva negato l’esistenza delle camere a gas naziste e ridotto il numero degli ebrei uccisi nel corso dell’Olocausto a 300 mila. “La riabilitazione è un fatto interno alla Chiesa e su quello non voglio interferire, ma sul negazionismo abbiamo molto da dire perché lo riteniamo un’infamia”, ha dichiarato Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane. La replica vaticana è stata affidata al cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani: “Mentre esprimiamo il nostro apprezzamento per l’atto di misericordia del Santo Padre, manifestiamo il dispiacere per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro vescovi interessati circa la Shoah”. Il cardinale valuta però come “ingiuste” le parole pronunciate dagli ebrei italiani nei confronti della decisione di Benedetto XVI. In ogni caso, ricordare questo abominio storico è un dovere morale, e la memoria deve essere memoria per tutti perché: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. E per i giovani di oggi che cosa può mai essere la memoria di quel periodo di dolore e di infamia ben antecedente alla loro nascita? Sicuramente un monito affinché ci si opponga con forza a tutti gli altri dolori e le altre infamie che continuano a sconvolgere le nostre coscienze. Il Giorno della Memoria è un giorno 18 IL NASTRO AZZURRO particolare, diverso dagli altri, che ci permette di andare a fondo ad una delle pagine più terribili della storia dell’uomo e, proprio quando si analizza e si ripensa lo sterminio del popolo ebraico, ci impegna consapevolmente per il futuro ad evitare che quella tragedia – o tragedie simili – possano, in qualsiasi forma, ripetersi. Così il 27 gennaio, ogni 27 gennaio, diventa un momento di riflessione sincera e profonda. I Maestri Ebrei di fronte alla domanda che ogni uomo naturalmente si pone di fronte alla morte, al dolore apparentemente senza spiegazione, “Dove era Dio ad Auschwitz?”, insegnano che la domanda più corretta sarebbe un’altra: “Dove era l’uomo?” La responsabilità delle azioni dell’uomo ricade sull’uomo stesso. Devono essere gli uomini, tutti gli uomini, ad impegnarsi attivamente ed in prima persona per costruire una società più giusta e solidale. Ogni uomo ha di fronte a se la possibilità di contribuire a cambiare il mondo in cui vive, a condizione, però, che eserciti responsabilmente il libero arbitrio che gli è concesso, la libertà che gli è donata, la possibilità che ha di optare tra il bene e il male. Occorre meditare profondamente quindi sull’antisemitismo strisciante di cui sono permeati determinati atteggiamenti, molto più diffusi di quanto si pensi, che oggi, proprio oggi, appena abbiamo celebrato la “Giornata della Memoria”, consentono e avallano idee tendenti a considerare l’ebreo non una persona di un diverso credo religioso, ma un essere dotato di un diverso DNA. “E se ci dovesse succedere un’altra volta… Assurdo, se una cosa è certa al mondo, è bene que- sta: che non ci succederà un’altra volta”. Era questo che si augura Primo Levi in “Se questo è un uomo”. Che non accadesse mai più che milioni e milioni di uomini venissero umiliati e trucidati, e resi simili a meri corpi che perdevano l’anima prima di perdere la vita solo perché considerati così “diversi” da non avere il diritto di appartenere alla razza umana. È questa l’amara testimonianza di chi ha vissuto l’inferno dei lager. Una moltitudine senza nome, ma solo un numero impresso con un tatuaggio sul braccio. Una babele di uomini donne e bambini, classificati solo per la causa che li aveva resi indesiderabili. Le stime parlano di circa sei milioni di ebrei sterminati, ma il numero di vittime sale vertiginosamente se consideriamo tutti coloro che sono passati da Auschwitz-Birkenau, da Buchenwald, da Mauthausen, da Dachau e dagli altri campi di sterminio, concentrati prevalentemente in territorio polacco. Ebrei, Rom, omosessuali, malati di mente, disabili, Testimoni di Geova, venivano schedati, deportati nei campi di lavoro o di concentramento, sfiniti fino alla morte per la fame e le cattive condizioni igieniche, poi accatastati in fosse comuni o bruciati nei forni crematori. Ci furono persino casi di deportati “eccellenti”, come la principessa Mafalda di Savoia che morì a Dachau in spregio al comportamento “traditore” di Vittorio Emanuele 3° nei confronti del Reich. La giornata della memoria ricorda quei milioni di vittime che hanno misurato la folle sete di potere e di fanatismo che l’uomo può raggiungere. Un ricordo che non può interrompersi alla strage nazista della seconda guerra mondiale, ma deve sfogliare le altre pagine amare della storia che riportano altri stermini di massa. I Gulag e le foibe, le stragi terroristiche e le le pulizie etniche sono altri esempi della follia umana. Un ricordo che non può fermarsi alle celebrazioni di un giorno, ma deve essere presente in ogni istante della nostra vita, fino a quando saremo davvero certi che tutto questo non accada mai più. IL NASTRO AZZURRO 19 10 FEBBRARIO: GIORNATA DEL RICORDO DELLE FOIBE C on numerose iniziative, tutta l’Italia ha ricordato l’esodo dall’Istria e Dalmazia di 350mila italiani. Ma la tragedia più grave riguardò le decine di migliaia di italiani originari di quelle terre che furono barbaramente torturati, trucidati e gettati nelle foibe, alcuni già morti, altri ancora vivi a morire di una terribile agonia. La giornata del ricordo, istituita solo recentemente, ci permette ora di volgere il nostro pensiero ad una delle tragedie meno conosciute della seconda guerra mondiale e della quale non è mai stato accertato chi fosse, o chi fossero, i responsabili né è stato istruito mai un processo per crimini di guerra contro l’umanità; come invece è avvenuto per la Shoah. Per troppi anni neppure i libri di scuola hanno fatto cenno a questo genocidio che ha riguardato la nostra popolazione, per il solo fatto di essere italiana, né le enciclopedie o altri testi culturali, fino a poco tempo fa, riportavano sotto la voce “foibe” altro che “fenomeni del territorio carsico che consistono in spaccature e pozzi naturali che si aprono nel terreno, profondi fino ad alcune centinaia di metri”. Il giorno del ricordo, voluto dal Parlamento, corrisponde “…all’esigenza di un riconoscimento umano e istituzionale già per troppo mancato e giustamente sollecitato…”, dice il Presidente della Repubblica durante la cerimonia al Quirinale alla presenza dei presidenti delle Camere. “Non ha nulla a che vedere col revisionismo storico, col revanscismo e col nazionalismo” ma l’Italia, ieri come oggi, “…non può dimenticare le sofferenze, sino a una orribile morte inflitta a italiani assolutamente immuni da ogni colpa…”, dice il Presidente “…non dimentichiamo e cancelliamo nulla, dunque: tanto meno le sofferenze inflitte alla minoranza slovena negli anni del fascismo e della guerra…”. Diverse le iniziative in tutta Italia, con manifestazioni, dibattiti, convegni, proiezioni di documentari, soprattutto nelle scuole, allo scopo di diffondere tra le giovani generazioni la conoscenza di una serie di gravissimi episodi che hanno inferto una ferita profonda e indelebile alle popolazioni italiane di quelle zone e al concetto stesso di italianità nel mondo e che, purtroppo, solo negli ultimi tempi è stato possibile far riemergere da un oblio forzato e ormai non più accettabile. 20 IL NASTRO AZZURRO A Roma il sindaco Gianni Alemanno, il presidente del comitato romano dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Marino Micich e il presidente del Consiglio comunale Marco Pomarici hanno deposto una corona di alloro all’Altare della Patria. “Questa giornata - ha detto il sindaco - serve, da un lato per ricordare e lavorare sulla memoria condivisa, e dall’altro, per infrangere le barriere di negazionismo che ancora esistono sulla vicenda delle foibe. Ci sono ancora molti testi scolastici che non parlano di questa tragedia, c’è una ricostruzione storica che ancora salta a piè pari il dramma di tutti gli esuli. Invece noi dobbiamo ricordare questo dramma perché fa parte della nostra storia nazionale e della storia dell’Europa”. Secondo Alemanno, “serve grande attenzione e grande rispetto per fare in modo che gli esuli delle foibe vengano aiutati a superare questo dramma anche dal punto di vista degli effetti economici e sociali”. A questo proposito il presidente della Camera Gianfranco Fini si è fatto promotore di un’iniziativa legislativa che mira a restituire nei documenti l’identità “italiana” agli esuli istriani, giuliani e dalmati. Fini ne parla in una risposta ad una lettera di un’esule dalmata, la signora Federica Haglich, pubblicata il 10 febbraio da “Il Gazzettino”. Fini rende noto di aver scritto personalmente al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno “affinchè possano individuare quanto prima una soluzione legislativa per poter annotare nei documenti di identità degli esuli e dei loro familiari la dizione ‘italiana’ anzichè ‘yugoslava’”. MODENA, 11 FEBBARIO 2009. Una scritta in vernice rossa, fatta probabilmente durante la notte tra lunedì e martedì, è comparsa sui muri di via Castellaro, proprio di fronte alla sede di Alleanza Nazionale. «Com’è bello far le foibe da Trieste in giù». Tutto questo in occasione del Giorno del Ricordo, in cui si commemorano gli italiani trucidati durante e anche dopo la seconda guerra mondiale dall’Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia. Una frase che ha suscitato l’indignazione di praticamente tutto il mondo politico modenese, da destra a sinistra. IL NASTRO AZZURRO 21 IL TAGLIO DEGLI ALBERI DELLA RIMEMBRANZA, NEL VIALE MORGAGNI DI FIRENZE: ENNESIMO SCEMPIO CONTRO LA MEMORIA DEI COMBATTENTI Per consentire la realizzazione della linea tranviaria n.3 l’Amministrazione Comunale di Firenze ha dato il via all’abbattimento di circa 190 alberi di alto fusto ubicati lungo il Viale Morgagni. Gli alberi furono messi a dimora nel 1907 e nel 1922, nel loro insieme, furono deputati a costituire il “Parco della Rimembranza” a memoria dei caduti di Rifredi della Prima Guerra Mondiale i cui corpi dispersi non trovarono sepoltura. L’unico riconoscimento possibile per tali Combattenti fu, come in altre Nazioni, di dedicare loro un albero con nome, cognome, arma e grado con l’impegno, in caso di morte dell’albero, di sostituirlo con un altro uguale, impiantato nello stesso punto in modo da non alterare il valore della Rimembranza. Il taglio di questi alberi suscita un comprensibile sdegno da parte dei fiorentini che hanno subito un lutto e che per anni non hanno avuto altro luogo ove commemorare il defunto se non presso l’albero a lui dedicato. Bloccato nel 2007 dalle proteste popolari e dagli interventi dell’opposizione in Consiglio Comunale, il taglio degli alberi è ripreso a maggio 2008 accompagnato ancora da proteste popolari, interventi di esponenti dell’ambientalismo fiorentino, ecc. Al di là delle indiscutibili esigenze di mobilità che hanno determinato la decisione della Giunta Comunale in merito all’esecuzione dei lavori della nuova tramvia di viale Morgagni, è necessario che i soci del Nastro Azzurro siano edotti su un’azione che offende la memoria dei Caduti della Grande Guerra. Infatti, ritengo che sia sempre possibile eseguire un’opera pubblica senza dover per forza operare uno scempio che non può essere giustificato in altra maniera se non nella volontà di non considerare il passato come degno di memoria e attenzione. È ora di voltare pagina e smettere l’ipocrita atteggiamento di avversità preconcetta a tutto ciò che attiene alla guerra ed alla vita militare! Chi ha sacrificato la vita sul campo di battaglia e ha avuto anche disperse le proprie spoglie mortali non può essere oggetto di quest’ultimo oltraggio senza che si provi tutti un moto di ribellione e di sdegno per la grave e supponente superficialità con cui le memorie di un glorioso passato sono oggi calpestate. Antonio Daniele 21 APRILE: NATALE DI ROMA Il 21 Aprile ricorre il Natale di Roma, la “città eterna” fondata da Romolo nel 763 a.C., e pertanto, con questa fatidica data, si festeggia il Natale della Patria, sempre rinascente nel cuore generoso dei suoi discendenti. Bisogna festeggiarlo adeguatamente, solennemente, perché la catena dei cambi non si spezzi mai. Questo è il monito e la leva dell’inesausta passione dei figli migliori di una stirpe predestinata a tanti secoli di distanza, eredi e garanti di tanta memoria. Noi che patimmo i giorni durissimi dell’8 settembre ‘43, celebriamo questo 21 Aprile per affidarlo gravido di memorie e di certezze a coloro che, sulla traccia nostra con l’animo antico e allo stesso tempo nuovissimo, proseguiranno il cammino. Il 21 Aprile del 763 a.C. giorno Natale di una città che doveva costituire un fenomeno storico unico sul tragico scenario delle vicende umane, che si è imposto limpido come un’idea a glorificazione del lavoro e del sangue dell’italica stirpe, cemento dei secoli, coincidenza ideale di connettere il solco fatale di Romolo alla fecondità del sacrificio, del suo sudore, della sua dedizione ad una più ampia concezione spirituale tesa a confortare ed esaltare il suo destino nella storia. Ecco come i più grandi poeti, dell’antichità cantarono le glorie di Roma: il poeta Lucano così disse: “Tutte le meraviglie della terra messe insieme, non potranno mai competere con te, Roma!” Cinquanta anni dopo il poeta Frontino così cantava: “Come Dea della terra sta assisa Roma! Cui nessuno è pari e nessuno è secondo, perché Roma non è seconda a nessuno e non tollera che nessuno le sia secondo”. Tito Livio così cantava: “Se c’è un popolo che ha diritto di rendere sacre le sue origini, e riportarle agli Dei, questo è il popolo Romano!” Dante il sommo così diceva: “Quella città onde Cristo è romano! Ricordare non è fare la storia, è conservare un prezioso materiale per g!i storici di domani, che potranno dire una parola completa, quando sarà chiusa la nostra mortale giornata e, nel silenzio dell’eterno e dell’assoluto, si saranno spente l’irate voci degli uomini”. Roberto Stocchi (Sindaco della Federazione di Roma) 22 IL NASTRO AZZURRO NOTIZIE IN AZZURRO - NOTIZIE IN AZZURRO - NOTIZIE IN AZZURRO “ESERCITI E POPOLI” CAMBIA SEDE L’Associazione “Eserciti e Popoli” ha posto la sua nuova sede a Bracciano (CAP 00062) in via Udino Bombieri, 45 – tel./fax 06/99815064 e-mail: [email protected] - [email protected]. AL CIRCOLO SOTTUFFICIALI DELL’ESERCITO DI BOLOGNA GRANDE SUCCESSO DEL RECITAL LIRICO PER VOCE E PIANOFORTE “BACCO ALL’OPERA… IL VINO NELLA LIRICA” Grande successo, con il tutto esaurito, ha ottenuto il Recital lirico per voce e pianoforte “Bacco all’opera….il vino nella lirica” tenutosi il 25 agosto 2008 nella splendida cornice del Chiostro della Caserma Cialdini sede del Circolo Sottufficiali dell’Esercito di Bologna. Alla presenza di oltre 500 persone, con la presentazione di Niccolò Rocco di Torrepadula, si sono esibiti il mezzosoprano Cristina Melis, il baritono Maurizio Leoni, accompagnati al pianoforte dal Maestro Cristina Calzolari, tutti membri stabili del Teatro Comunale di Bologna. Il repertorio eseguito è stato un excursus nell’opera buffa settecentesca, con arie tratte dal Barbiere di Siviglia di G. Rossini, dall’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti, dal “Mozart Italiano”: Don Giovanni. Gran finale sulle sempre verdi note di “libiam nei lieti calici” dalla Traviata di G. Verdi. La serata è stata completata dalla Associazione “Veri Sapori”, costituita da agriturismi, bolognesi e modenesi, tutti “quattro margherite” (classificazione massima del settore) che, coerentemente col tema del recital, ha allestito un buffet con vini doc e prodotti del territorio, rendendo quindi completo questo percorso dei sensi. Nella foto (da sinistra a destra) i protagonisti a vario titolo della serata: Andrea Monteguti Presidente della Associazione “Veri Sapori” di Bologna, il Col. Gian Piero Frascaroli, la pianista Cristina Calzolari, il baritono Maurizio Leoni che tiene in mano la bottiglia di vino “Fortana di Terre Verdiane” omaggio del Presidente Andrea Monteguti, il mezzosoprano Cristina Melis, l’organizzatrice Laura Ruggeri, il Col. Giovanni De Cicco Comandante Militare della Regione Emilia Romagna, il presentatore Niccolò Rocco di Torrepadula, il Luogotenente Claudio Zaccani Direttore del Circolo Sottufficiali. IL DIRIGIBILE “N1” DI VIGNA DI VALLE ……………….l’impiego dei palloni sferici, sia frenati che liberi, aveva fatto comprendere come la ricognizione dall’alto desse agli eserciti un indubbio vantaggio sul nemico. Ancor meglio dei palloni sferici, il dirigibile, nato dall’evoluzione del pallone allungato e dotato di propulsione autonoma, veniva ad essere l’arma d’eccellenza, un osservatorio mobile, dotato per di più di capacità offensiva. Moris seguiva con grande attenzione quello che avveniva in questo campo nelle altre grandi nazioni europee, in special modo in Germania dove, in gran segreto, si stavano effettuando studi sui grandi dirigibili rigidi del Conte Zeppelin. Crocco e Ricaldoni già da tempo avevano iniziato a lavorare su un progetto per un dirigibile militare italiano, ma mancavano, per passare alla fase operativa, i fondi necessari sia per la costruzione sia per le officine ed il cantiere da realizzare a Vigna di Valle. Moris riesce infine ad ottenere un finanziamento di £ 425.000 e compra il comprensorio di Vigna di Valle: circa quaranta ettari di terreno in leggero declivio situati sulla sponda sud del Lago di Bracciano ed una restante parte, sulle colline sovrastanti, dove, di lì a qualche anno, sarebbe sorto il Primo Osservatorio Aerologico Militare. Con l’acquisto di un grande capannone dismesso dalla Fiera Campionaria di Milano, nel Giugno del 1908 tutto è pronto per accogliere il grande involucro di circa 3000 mc del dirigibile, che presentava una idea costruttiva completamente nuova: Crocco, partendo da una sua geniale intuizione propende subito per una macchina di tipo semirigido, differenziandosi da Zeppelin e dai primi dirigibili di tipo floscio del tipo costruito nel 1905 da Almerico da Schio. Il 3 Ottobre del 1908 il dirigibile militare, l’ N 1, effettua con successo il primo volo dirigendo la sua prua verso il paese di Bracciano, compiendo un’ampia virata sul lago e tornando all’atterraggio a Vigna di Valle. Con questo storico volo con una macchina “più leggera dell’aria”, che precede di sei mesi il volo con un aeroplano (“più pesante dell’aria”) dei primi piloti italiani effettuato a Centocelle, il nostro Paese entrava ufficialmente nel novero delle nazioni considerate culla dell’aviazione mondiale………………. Il 3 ottobre 2008 è stato celebrato a Vigna di Valle il 90° anniversario di questo importantissimo evento storico. IL NASTRO AZZURRO 23 LE ROTTE DELLA MORTE N ell’estate del 1942, quando da circa due anni eravamo in guerra in un primo tempo contro l’Inghilterra e la Francia, e poi, dopo la capitolazione di quest’ultima, anche contro gli Stati Uniti, le sorti del conflitto stavano volgendo, inaspettatamente in nostro favore. Infatti, alla fine dell’anno precedente, i nostri avversari subirono pesanti rovesci: la messa fuori uso da parte dei nostri leggendari mezzi d’assalto delle due navi da battaglia Queen Elisabhet e Valiant nel porto di Alessandria, l’affondamento da parte di un sommergibile tedesco della corazzata Barham e la batosta inflitta dai giapponesi alla flotta americana a Pearl Harbour poi, per tornare al Mediterraneo, la distruzione della Forza “K” (incrociatori di base a Malta), saltata in aria su un banco di mine nelle acque a nord di Tripoli. Nel successivo anno, e precisamente nell’estate 1942, le truppe dell’Asse, sotto il comando del Generale Rommel, “la volpe del deserto”, avevano ricacciato indietro, nell’Africa Settentrionale, principale teatro bellico del conflitto in corso, le truppe inglesi, che si erano spinte nella nostra Cirenaica, e rioccupato la formidabile Fortezza di Tobruk, esattamente il 21 di giugno, quando inopinatamente il presidio inglese forte di 30.000 uomini, e dotato di una enorme quantità di armi, rifornimenti e carburante, si arrese. Un successo inaspettato per l’Asse che sconvolse tutte le previsioni, e che lo stesso Churchill definì, parlando alla Camera dei Comuni come una delle pagine più vergognose della storia militare inglese. Grazie ai ben forniti depositi trovati a Tobruk, il Maresciallo (appena promosso a tale alto grado) mette le ali ai piedi ad uomini e mezzi e li lancia verso la frontiera libico-egiziana con l’ambiziosa prospettiva di occupare Alessandria. Si viveva da parte nostra un irripetibile momento 24 IL NASTRO AZZURRO di ottimistico entusiasmo. Se mi è consentito inserirmi in un personale ricordo, preciso che ero un giovane Sottotenente di Vascello imbarcato sulla XIII Squadriglia Mas, di base al Pireo, al comando del Mas 534. La gioia, alla notizia dell’eccezionale avvenimento, fu enormemente aumentata dalla disposizione ricevuta che la Squadriglia doveva immediatamente trasferirsi in Africa Settentrionale, a Tobruk per appoggiare dal mare l’avanzata delle truppe dell’Asse protese alla conquista di Alessandria. È impossibile descrivere l’entusiasmo che pervadeva il mio cuore per un così ambito compito assegnatomi! Vi assicuro che il solo ricordo, a distanza di tanti anni, mi commuove profondamente. Giunti a destinazione, dopo una rocambolesca traversata del Mediterraneo, provvedemmo a scortare le motozattere adibite al trasporto via mare dei necessari rifornimenti destinati alle nostra truppe che avanzavano verso oriente, e ci spingemmo fino al porticciolo di Marsa Matruk, a pochi chilometri dalla agognata meta di Alessandria, ma, come vedremo tra poco, le Piramidi restarono per noi solo un evanescente miraggio. I nostri sogni infatti si infransero nell’autunno del 1942 nella depressione di El Alamein, dove le nostre forze avevano dovuto arrestarsi per prepararsi all’ultimo balzo verso la Capitale Egiziana. L’VIII Armata, agli ordini del Generale inglese Montgomery, ci attendeva al varco per arrestarci e respingerci indietro, potendo disporre di un forza complessiva superiore alla nostra nel rapporto di dieci ad uno, disponendo, grazie all’alleato americano, di circa 1400 poderosi carri armati, con la protezione di 1500 aerei, e di truppe fresche che giungevano al fronte dalla vicina Alessandria, e quindi non costrette al lungo e penoso trasferimento che i nostri dovevano sopportare dalle lontane basi di Tripoli o Bengasi dove giungevano, quando giungevano, dalla madre Patria. A fine settembre Rommel chiederà ad Hitler di rientrare in Germania per un breve periodo di riposo dopo la spossante vita guerriera nel deserto. In Libia rimane il cavallo bianco che il Duce aveva richiesto, con l’ambizioso proposito di entrare sontuosamente ad Alessandria occupata! Il per noi fatale giorno del 23 Ottobre 1942 iniziò la controffensiva contro le linee italiane e tedesche, con esito ormai scontato, ed in tale data può ascriversi il precipitare degli eventi che si concluse con la nostra sconfitta definitiva. Vano fu il richiamo in Africa del Maresciallo Rommel a cui Hitler ordinò perentoriamente “O la vittoria o la morte” anziché consentirgli una tempestiva ritirata strategica. Il 1° Novembre la “Volpe del deserto” annota nel suo Diario “La battaglia è perduta - per noi è la fine”. Il 13 Novembre Montgomery è di nuovo a Tobruk ed il 20 a Bengasi. Ma nel Mediterraneo proprio in quei giorni scattava l’altra morsa della tenaglia. Gli anglo americani l’8 novembre erano sbarcati a Casablanca sull’Atlantico, e si prevedeva una loro successiva mossa, con uno sbarco diretto sul continente meridionale europeo o sulle coste algerine, dove preparare una base di lancio per l’invasione dell’Europa, con un fiume di uomini e mezzi sotto la guida del Generale Eisenhower. Intanto sulle città italiane del triangolo industriale Torino-Milano-Genova e sui porti dell’Italia meridionale cominciavano i massicci bombardamenti a tappeto. Supermarina giustamente valutò che i nostri avversari avrebbero optato per uno sbarco sulle coste algerine ma, data la distanza dalle nostre basi non ritenne opportuno contrastarlo con le nostre forze di superficie, senza una adeguata scorta aerea, per cui lo sbarco americano ad Algeri ed Orano avviene senza particolari contrasti. Sulla Marina italiana ricadeva quasi per intero l’onere di continuare a rifornire la Libia, dove le truppe di Rommel non cessavano di ritirarsi e, a partire dal 12 novembre anche la testa di ponte italo tedesca costi- tuita a Biserta. Trasportare uomini e materiali in Libia (fino al 23 Gennaio 1943, quando Tripoli cadde in mano alle truppe di Montgomery) ed in Tunisia (fino al 13 maggio 1943, quando cessò la resistenza dell’ultima testa di ponte africana) diventa un vero martirio per i marinai italiani, militari e civili. E quella per la Tunisia meritò in breve tempo il tragico appellativo di “Rotta della Morte” da cui prende lo spunto il titolo di questo articolo. Troppo lungo sarebbe elencare le singole tappe del calvario. Dovremo soltanto fermarci sulle più significative! Il 30 novembre partono da Napoli due mercantili diretti a Tripoli, sotto scorta della gloriosa Torpediniera Lupo, al comando del Capitano di Corvetta Giuseppe Folli. La sera del 2 dicembre uno dei due piroscafi viene colpito, ed il Lupo si porta nei paraggi per soccorrerlo, ma viene affrontato dalla Forza “K” uscita da Malta. L’impari lotta dura pochi minuti e la torpediniera, colpita a morte affonda; si salvano in 29 Sui 164 che erano a bordo, e tra gli scomparsi il Comandante della nave. La continua tensione è causa anche di incidenti. La notte del 27 novembre era andata perduta la Torpediniera Circe, specialista nella caccia sommergibili; infatti mentre il Comandante Stefano Palmas è intento a carteggiare nella sala di rotta, un suo subordinato, per un errato calcolo di rotta provoca l’urto dell’unità con un piroscafo italiano che procedeva in direzione opposta alla sua. La torpediniera Circe viene tagliata in due ed affonda rapidamente: 62 gli scomparsi tra cui il Comandante Palmas. Il 2 Dicembre c’è uno scontro navale sulla rotta per Biserta. Erano in mare in quel giorno quattro convogli italiani. La nostra ricognizione aveva avvistato nella tarda serata unità nemiche uscite da Bona. Si trattava di un gruppo composto da tre incrociatori leggeri e due Caccia Torpediniere e che aveva appunto come obiettivo l’intercettazione del nostro traffico mercantile. Superate alcune esitazioni il nostro Comando navale opta per la prosecuzione dei convogli. Alle ore 0,37, dopo aver stabilito il contatto con il nostro convoglio “H”, formato da 4 mercantili, 3 Caccia Torpediniere e 2 Torpediniere, le navi nemiche aprono il fuoco ed affondano subito un piroscafo tedesco. Il nostro capo scorta, Cap. di Vascello, Aldo Cocchia, imbarcato sul Da Recco, ordina alle sue navi di andare all’attacco del nemico. Il Caccia Torpediniere Camicia Nera (Cap. Fregata Adriano Foscari) è il primo ad obbedire, seguito dal Caccia Torpediniere Folgore (Cap. Corv. Enea Bettica). Lanciano siluri, senza esito e sparano, finché il Folgore va a fondo, col suo Comandante, mentre il Camicia Nera riesce a disimpegnarsi. Il Da Recco, che aveva puntato sulle navi nemi- IL NASTRO AZZURRO 25 che perde il contatto perché queste gli sfuggono di poppa e vanno a fare strage degli altri tre mercantili. Quando sono sulla rotta di ritorno il Da Recco le affronta nuovamente ma, mentre si appresta a lanciare i suoi siluri a 4.000 metri di distanza, viene investito da un fuoco micidiale. Scoppia un deposito munizioni, e l’esplosione, provocando una enorme fiammata, uccide ed ustiona un gran numero di marinai. Ma oltre alle insidie delle unità di superficie, sommergibili ed aerei avversari, ci si mettevano anche le mine che il nemico disseminava in gran copia sulle rotte obbligate di entrata ed uscita da Biserta. La sera del 9 gennaio ‘43, dopo essere partito da Napoli, con un mare agitato, per una scorta, il Cacciatorpediniere Maestrale incappa in una mina, a 40 miglia a levante da Biserta, che gli asporta la poppa, e resta immobile. Il Cacciatorpediniere Corsaro gli si affianca per soccorrerlo, ma a sua volta urta contro due mine che lo affondano rapidamente. Scompaiono 187 persone, quasi tutto l’equipaggio. Il Maestrale viene condotto a rimorchio a Biserta, e qui si organizza il viaggio per il suo rientro in Sicilia. La nave è al traino della Torpediniera Animoso e scortata da due corvette, ma una di queste, la Procellaria, salta su una mina poco lontano da Capo Bon. La torpediniera Prestinari, uscita da Biserta per tentarne il rimorchio, incappa anch’essa in una mina, ed entrambe le unità affondano con un altro centinaio di morti. Il Maestrale ce la farà a raggiungere Trapani. Il silenzioso e rassegnato eroismo dei marinai civili non era da meno! Valga per tutti l’episodio della motonave Emma che parte alle ore 17 del 15 gennaio ‘43 da Napoli, con a bordo 300 tonnellate di munizioni (una vera polveriera viaggiante!). Quando si trova a 10 miglia da Ischia, con mare grosso da maestro, viene colpita da un siluro. La Torpediniera Clio, nel tentativo di soccorso, viene sbattuta dalle onde contro il fianco del mercantile e subisce danni così gravi da dover rientrare a Napoli. I marinai dell’Emma passano una notte d’incubo, e solo all’alba arrivano in loro soccorso dal porto partenopeo due rimorchiatori d’alto mare, ma quando l’operazione di aggancio è ormai prossima alla conclusione, il mercantile viene centrato da un altro siluro e salta in aria. Dei 350 uomini che aveva a bordo, tra marinai e soldati italiani e tedeschi, riescono a sopravvivere soltanto in sette! Non c’era differenza, nella “Rotta della Morte”, fra viaggi di andata e ritorno. La vigilanza doveva essere continua e snervante. Il 17 gennaio lasciano Biserta per Palermo due Cacciatorpediniere di scorta ad una motonave. Il mare era calmo, il sole da poco tramontato, la costa siciliana già in vista, per cui gli equipaggi cominciavano a sperare che, per quella volta il peg- 26 IL NASTRO AZZURRO gio fosse passato. Ma, alle 17,30 dal Cacciatorpediniere Bombardiere, il Comandante, Capitano di Fregata Giuseppe Meschini, scorge la scia di un siluro. Ordina “tutta la barra a dritta”, ma troppo tardi! La nave è squarciata nella chiglia, e per l’esplosione di una caldaia si spezza in due ed affonda in pochi minuti. L’altro Cacciatorpediniere, il Legionario, lancia in mare ai naufraghi tutte le sue zattere e procede verso Palermo nella scorta al mercantile. Escono dal porto siciliano i mezzi di soccorso per recuperare 49 sopravvissuti semi assiderati ed in gran parte feriti. Raccontano che il Comandante, nei brevi attimi prima dell’affondamento, si era preoccupato di liberare dai rottami il suo timoniere. Atti di solidarietà umana che vale la pena di ricordare! Di Giuseppe Meschini, di sette ufficiali e di altri 167 marinai non rimarrà più alcuna traccia! Il 3 Febbraio un’altra tragedia. C’è una preziosa motocisterna da scortare nel viaggio di rientro da Biserta a Napoli. La scortano un Cacciatorpediniere e 4 Torpediniere. Il mare era burrascoso, e spesso i marinai benedivano il mal tempo, perché ostacolava l’attacco nemico. Ma il convoglio incappa in un banco di mine. La torpediniera Uragano urta con la poppa una torpedine. Il Cacciatorpediniere Saetta e l’altra Torpediniera Clio ricevono l’ordine del Capo convoglio di portare soccorso all’unità colpita. Dieci minuti dopo il Saetta incoccia una mina, si spezza in due e scompare in un minuto. Si dovettero attendere 48 ore per organizzare i soccorsi. L’Uragano che era affondato tre ore e mezzo dopo l’esplosione perse 114 dei suoi uomini, compreso il Comandante Luigi Zamboni. Ben 170 del Saetta perirono fra i flutti, tra cui il Comandante Enea Picchio. Il 1 ° Marzo del ‘43 la nostra testa di ponte in Africa era costituita ormai dalla sola Tunisia, e sullo stretto tratto di mare che unisce la Sicilia a Biserta si avventano a centinaia i bombardieri americani. Nella mattina del 7 marzo tre mercantili vengono affondati. La torpediniera di scorta, Ciclope, comandata dal Capitano Corvetta Luigi Di Paola, che era uscita loro incontro da Biserta, salta su due mine e cola a picco. Un altro convoglio, partito da Napoli il 5 Aprile, quando era già in vista delle coste tunisine viene attaccato dai bombardieri americani Liberator che affondano due mercantili. La scorta Cacciatorpediniere e Torpediniere con uomini sull’orlo dell’esaurimento, accorrono in loro soccorso riuscendo a salvare 99 superstiti dei 242 uomini imbarcati sui piroscafi. Nella notte del 16 aprile la nostra Torpediniera Cigno, di scorta alla motonave Belluno, si scontra con due Cacciatorpediniere inglesi e si sacrifica per proteggere il prezioso mercantile, combattendo a colpi di cannone e lanciando i suoi siluri, fino a quando, colpita ripetutamente dall’artiglieria nemica, si spezza in due ed affonda. Il suo comandante Carlo Maccaferri miracolosamente sopravvive alla strage dei suoi uomini e, pur scaraventato in acqua, si salva. Spesso le nostre unità leggere, già oberate dai compiti di scorta, dovevano provvedere direttamente al trasporto di uomini e di materiali, in casi di urgente necessità. È quello che avvenne il 24 marzo. A poche miglia da Capo Bon, quattro nostre Cacciatorpediniere con a bordo 650 militari tedeschi ed il loro armamento, incappano nel consueto campo minato steso dal nemico. Il Malocello, comandato dal Capitano di Fregata Carlo Rossi, si deve fermare, perché gravemente colpito ed in procinto di affondare. L’Ascari sotto la guida del pari grado Mario Gerini, gli si affianca e, malgrado il mare grosso, tenta il trasbordo di uomini e materiali sulla sua unità, ma qualche tempo dopo viene percepito da un apposito strumento l’avvicinarsi di siluri. Gerini disimpegna la sua unità e si mette alla caccia del sommergibile, poi torna verso il Malocello, ma urta contro una mina che gli asporta la prua. Ciononostante, procedendo di poppa, tenta di riavvicinarsi al Malocello che sembrava poter tenere il mare ma, purtroppo dopo pochi istanti, si spezza in due ed affonda. Gerini fa calare in mare una imbarcazione per il recupero dei naufraghi, ma ormai la sua unità non può più governare perché ridotta solo ad un troncone di poppa e, per colmo della sciagura, incappa in un’altra mina e pochi secondi dopo affonda. Dalla Sicilia e da Biserta partono i mezzi di soccorso che riusciranno a salvare solo 95 membri degli equipaggi delle due Cacciatorpediniere. I perduti, compresi i militari tedeschi, ammontarono a circa 1.000 uomini. Una delle tante dolorose stragi sulla Rotta della Morte. È pur vero, e questo va detto per dovere di cronaca, che da parte nostra restituivamo qualche fortunato colpo ai nostri avversari (affondamento del sommergibile inglese Sahib da parte della Torpediniera Libra, comandata dal Capitano di Corvetta Gustavo Locatelli, e del sommergibile Thundelbolt, fra i migliori della flotta subacquea nemica), tanto per citarne sinteticamente due episodi. Ma per concludere la per noi triste cronistoria delle tragedie verificatesi nel Canale di Sicilia, sino al definitivo nostro abbandono della terra d’Africa, dobbiamo ancora citare qualche episodio. La sera del 26 Aprile ‘43 parte da Pozzuoli, per una scorta, la nostra Torpediniera Sagittario al comando del Capitano di Corvetta Cordero di Montezemolo. Poco dopo mezzogiorno del 27 sulla tolda della nave si abbattono i colpi delle mitragliere di 25 cacciabombardieri che uccidono tre marinai e ne feriscono 20. Alle 13,40 l’unità è attaccata da tre motosiluranti inglesi, respinte e con l’affondamento da parte nostra di una di esse. Alle 14,45 la nostra unità subisce lo spezzonamento da parte di 40 cacciabombardieri, ed alle 16,35, quando è ad un’ora da Biserta, viene bombardata da 40 Liberator, eppure riesce ad arrivare illesa in porto (questa volta, per fortuna, è andata bene!). Ma non va sempre così, ed il 20 aprile, al largo di Trapani, un siluro affonda la nostra Torpediniera Climene, di cui si salvano 91 marinai, compreso il Comandante Mario Colussi, sui 144 dell’equipaggio. Il 30 Aprile è un’altra giornata fatale. Vanno perduti altre due Cacciatorpediniere il Pancaldo ed il Lampo. Il primo deve eseguire un trasporto di truppe, in compagnia del piroscafo tedesco Hermes. Il loro viaggio verso Tunisi è un martirio, perché alle 9 sono attaccati da 5 aerosiluranti, ed un’ora dopo da 12 cacciabombardieri, rimanendo però fortunatamente illesi. Ma verso le 11,30 sul loro cielo compaiono ben 32 bombardieri, che colpiscono ripetutamente il Pancaldo che affonda, mentre l’unità tedesca, anch’essa colpita, può essere rimorchiata a Biserta. Il Comandante della nave italiana, Tommaso Forieri Caputi, benché ferito riesce a salvarsi assieme ad altri 123 marinai, sui 280 che componevano l’equipaggio. Qualche ora dopo, nella stessa giornata, si perde il IL NASTRO AZZURRO 27 Lampo. Era partito da Trapani con a bordo un carico di 52 tonnellate di munizioni stivate nei locali di prua e di poppa. Ripetutamente colpito dagli aerei prende fuoco, ed il Comandante, Capitano di Corvetta Loris Albanese, ordina l’allagamento delle santabarbare per evitare la catastrofe. Ma la nave si stava lentamente rovesciando, e non restò che abbandonarla. Un’altra ondata di aerei si abbatterà sul relitto facendolo affondare. L’equipaggio, dalle zattere, ne saluta la scomparsa al grido di “Viva il Re!” Erano in 213 per mare, mentre 60 loro compagni avevano trovato la morte a bordo. Il martirio sulle rotte della morte stava per terminare poiché le truppe dell’Asse erano ormai schiacciate su Biserta e l’inevitabile resa si stava avvicinando. Eppure, come se non bastasse, qualche altro drammatico episodio voleva concludere, come ai tempi supplementari, la dolorosa partita. Un piroscafo, il Campobasso, colmo di munizioni, cannoni ed automezzi, con a bordo anche 58 militari italiani e tedeschi cercava di portare qualche disperato aiuto alle nostre truppe assediate. Era scortato dalla Torpediniera Perseo, un’altra veterana comandata dal Capitano di Corvetta Saverio Maretta, ma il piroscafo viene subito centrato dal fuoco di unità avversarie. Un’ora e mezzo dopo salterà in aria. Il Perseo, che dapprima aveva cercato di occultare il mercantile con cortine di nebbia artificiale, va all’attacco del nemico con tutti i suoi piccoli calibri in azione. Una granata nemica scoppiando colpisce il comandante, che ha un braccio asportato. Prende il suo posto l’ufficiale di rotta, Tenente di Vascello Romualdo Balzano, perché il Comandante in seconda della nave, Levino Ferrara, era morto presso i cannoni poppieri. L’improvvisato giovane neo comandante Balzano compie gesta incredibili. Guida con perizia la nave e va addirittura ad azionare personalmente una mitragliera, il cui servente era stato ucciso. Ma il Perseo era alla fine e quindi deve dare l’ordine di abbandono. Resta sulla tolda in mezzo ai morti, ma il Destino questa volta volle essere benigno verso questo valoroso ufficiale, consentendogli di trovare scam- 28 IL NASTRO AZZURRO po su un relitto di zattera, dopo l’affondamento della nave. I superstiti vengono recuperati dalla nave ospedale Principessa Giovanna, uscita da Trapani e diretta a Biserta per caricare gli ultimi feriti trasportabili dal fronte, e gli Inglesi che avevano partecipato al combattimento la lasciarono proseguire tranquillamente. Del Perseo si erano salvati in 67, del Campobasso appena in quattro. Ma l’odissea di quegli scampati doveva ancora continuare, poiché nel viaggio di ritorno verso la Sicilia, la nave ospedale viene attaccata a mitragliate da cacciabombardieri nemici, che ignorano le vistose croci rosse disegnate sui fianchi e sulla tolda. Muoiono 50 tra feriti e personale della nave, ed altri52 sono ulteriormente feriti. I superstiti del Perseo, che si prodigarono oltre tutto nello spegnere gli incendi che si erano sviluppati a bordo, potranno ritoccare il suolo italiano. Ultimato questo tragico “tempo supplementare”, una definitiva parola FINE poteva concludere l’aspra battaglia combattuta sulla “Rotta della Morte” poiché il 13 Maggio ‘43 cessava la nostra resistenza in Tunisia. Non restano che i tragici consuntivi! Sulle rotte per i porti libici e tunisini, dal 10 giugno 1940 al 13 maggio 1943 avevamo perduto circa un milione di tonnellate di naviglio mercantile, con ingenti quantitativi di materiali, ma soprattutto avevano perso la vita circa 22.800 soldati italiani e tedeschi dei corpi di spedizione, cui si devono aggiungere le diverse migliaia di marinai militari e civili scomparsi in mare con le loro unità di scorta. Sulla “Rotta della Morte” era tornata la quiete. Ma sui fondali di quelle acque giacevano decine e decine di scafi sventrati, muti testimoni di infinite tragedie. Potrebbe qui aver termine questo tragico, ma scrupoloso e dettagliato racconto, ma c’è un piccolo codicillo da aggiungere, per cercare di stemperare, sia pure in minima parte, l’amara tristezza provocata in chi avrà avuto la ventura di leggere queste note. E devo, senza alcuna mia presunzione, inserirmi nel racconto in prima persona, perché l’episodio che vi narrerò è stato vissuto direttamente dal sottoscritto. Nel Maggio 1943 il sottoscritto era un giovane Tenente di Vascello, e comandava la XIII Squadriglia Mas , composta dalle quattro unità. Mas 534, 535, 538 e 539. Rientrati in Italia dalle acque africane, dove avevamo svolto una estenuante attività, eravamo in quel periodo di base a Pola per far compiere alle nostre unità i necessari lavori di ripristino. Ultimati questi lavori avremmo dovuto riportarci nelle nostre basi egeiche, ma a fine maggio, ed esattamente il 26 di quel mese, ci pervenne un perentorio ordine, anzi contrordine, che così testualmente recitava: “Mas della XIII Squadriglia, appena pronti, anche isolatamente, si trasferiscano immediatamente nel Canale di Sicilia, alla base di Lampedusa”. Il primo Mas efficiente, che aveva completato i lavori, era il mio 539, Capo Squadriglia, e quindi, senza indugio il 27 maggio partii per compiere il lungo tragitto verso la destinazione assegnatami. Nel corso del trasferimento, per rendere più efficiente la “formazione navale” (il termine, anche se per noi motivo di orgoglio era ovviamente esagerato!) mi fu assegnato, quale sezionarlo, il Mas di un’altra Squadriglia, il 564, comandato da un esperto sottufficiale nocchiero: Capo Vaccara. Ma quale effettivo sostegno difensivo si poteva sperare di apportare all’isola di Lampedusa, in procinto di essere attaccata da una formidabile armata navale, di oltre un centinaio di unità, che i nostri avversari avevano approntata nelle vicine basi della Tunisia? Assolutamente nessuno! Se mi è consentito un irriverente paragone, eravamo una coppia di pulci contro un branco di elefanti! Ma a prescindere dal vanesio contrasto bellico che potevamo opporre al nemico, ci era stato affidato un compito eticamente più importante, di recare cioè con la nostra presenza un “velo di conforto” alla popolazione ed ai difensori del piccolo presidio di Lampedusa, in un momento così tragico e drammatico. L’importanza morale di questa nostra missione, nel ricordo di oggi a tanti anni di distanza, mi è confermata da un eccezionale avvenimento, unico verificatosi nel corso di tutto il conflitto: il 6 giugno il Capo di Stato maggiore della nostra Marina, l’Ammiraglio di Squadra Arturo Riccardi, si recò personalmente da Roma a Porto Empedocle, dove i nostri due Mas erano giunti per compiere l’ultimo balzo per Lampedusa, per portarci il saluto della Patria e della Marina. L’Ammiraglio sapeva che la nostra era una missione senza possibilità di ritorno. Ovviamente non ce lo disse, ma questo lo sapevamo anche noi, eppure eravamo entusiasti ed orgogliosi di compierla! Oggi stento a credere che nel nostro animo giovanile, pervaso indubbiamente da forte amor patrio, ma certamente anche da naturale amore per la vita, potessero alloggiare tali sentimenti. Ma è sicuramente certo che la memoria non mi inganna! Per concludere, la sera del 6 giugno ‘43, dopo il saluto ricevuto dal Capo di Stato Maggiore della Marina, salpammo da Porto Empedocle con la mia Sezione di Mas, che scortava due motozattere, cariche di alcuni rifornimenti, e soprattutto di quattro sacchi di corrispondenza, che neanche gli aerei erano riusciti a recapitare ai destinatari. Eludendo lo sbarramento nemico, alle ore 9 del 7 giugno ’43 entravamo nel porticciolo di Lampedusa. La nostra missione era stata felicemente compiuta, nei compiti assegnatici, ed il nostro piccolo convoglietto fu storicamente l’ultimo che percorse indenne le tragiche “Rotte della Morte”. Ma anche il nostro destino per non essere da meno a quello delle tante unità immolatesi in questo tragi- co tratto di mare, fatalmente si compì il giorno 11 Giugno ’43, quando i nostri due Mas furono distrutti da un massiccio bombardamento nelle acque dell’isola ormai in procinto di cadere in mano al nemico. APPENDICE A Novembre dell’anno 2006 il Sindaco di Lampedusa, dottor Sebastiano Bruno Siragusa, ad iniziativa del Rotary Club di Chieti, venne nella nostra città, per una conferenza sul tema “L’immigrazione clandestina” che tenne presso un vasto auditorio, con la presenza di un numerosissimo pubblico, ed autorità civili e militari. Dopo la sua allocuzione il sottoscritto chiese ed ottenne la parola per raccontare, fuori del tema della serata, con dovizia di particolari, episodi ed avvenimenti di cui era stato partecipe o diretto testimone, svoltisi in quei drammatici e tragici momenti relativi alla caduta dell’isola in mano al nemico. Sia il pubblico, ma soprattutto il Sindaco, rimasero più che interessati, addirittura commossi nell’apprendere cose che ignoravano. Nella programmata restituzione della visita a Lampedusa che il Rotary Club di Chieti organizzò nell’aprile dell’anno 2007, il sottoscritto, per esplicito desiderio del Sindaco, fu invitato a parteciparvi, per esporre anche alla popolazione dell’isola quegli episodi ed avvenimenti, cui aveva partecipato nei tragici giorni della conquista dell’isola da parte del nemico. Viva emozione e commozione suscitò la relazione che tenni nella Sala Consigliare del Comune, con la presenza di vastissimo pubblico locale e delle autorità civili e militari. Alla fine il Sindaco preannunciò che mi sarebbe stata concessa la cittadinanza onoraria dell’isola e mi consegnò una elegante pergamena, con attestazione di stima e ringraziamento nei miei riguardi, documento di cui, di seguito, allego copia, e che naturalmente costituisce per me un motivo di grande soddisfazione. Enrico Ricciardi IL NASTRO AZZURRO 29 LE VICENDE DEL CONFINE ORIENTALE: IL TENENTE FRANCESCO VIGIAK D opo l’abbattimento del Muro di Berlino, la fine dei regimi comunisti in Europa e ancor più dopo la disintegrazione della Repubblica popolare jugoslava, si è diffusa la trattazione degli avvenimenti del confine orientale, nel periodo della guerra su quel fronte (1941 – 1945) e immediatamente dopo, aprendo un varco al silenzio mantenuto per decenni. La Legge 30 marzo 2004, n. 92, che ha istituto la solennità nazionale del “Giorno del Ricordo (10 febbraio) della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell‘esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” all’art. 1 prevede iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi e per conservarne la memoria. L’intento di questo saggio su Francesco Vigiak è quello di onorare la memoria dei combattenti che sono morti nella difesa del territorio nazionale al confine orientale. Diversi testi, tra quelli che raccontano gli avvenimenti bellici sul versante dei Balcani, citano il tenente Francesco Vigiak, che su quel fronte combatté e venne decorato. Partecipò alla guerra come ufficiale dei bersaglieri, dopo aver frequentato il Corso della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento a Pola, a cavallo tra il 1939 e il 1940. In seguito fu distaccato con incarichi diversi sul fronte balcanico e alla fine venne nominato comandante del presidio della X Mas di Laurana (Fiume). In questa veste guidò quello che molto probabilmente fu l’ultimo nucleo militare italiano combattente sull’estremo confine orientale dove concluse la sua vicenda umana, nell’ultima decade di aprile del 1945, a meno di trent’anni. Era nato a Spalato il 18 dicembre 1914 e aveva compiuto gli studi a Zara, come gli altri dalmati residenti nel territorio sotto l’amministrazione del Regno di Jugoslavia. All’inizio delle ostilità nei Balcani, nell’aprile del 1941, si trovò in forza al battaglione “Zara” con sede nell’omonima città. Insieme al maggiore Pietro Testa, a due colleghi (Steinbach e Marsich) e a un plotone di formazione del battaglio- 30 IL NASTRO AZZURRO ne partirono per una ricognizione in territorio nemico. Poco dopo, il 15 aprile 1941, insieme al tenente Pietro Serrentino ebbe il battesimo del fuoco a Tenin (Knin), in uno scontro con la retroguardia dell’esercito jugoslavo. Quando alla fine di agosto del 1941 il battaglione “Zara” fu inviato a Ragusa, tenuto conto della sua conoscenza della lingua serbo-croata ebbe l’incarico di interprete e fu inviato in operazioni di pacificazione nelle zone interne. Particolarmente rischioso per lui fu il compito di trattare lo scambio di prigionieri, perché essendo spalatino e con il cognome di origine slava veniva considerato un traditore dai partigiani jugolavi. Per la sua audacia unitamente alla conoscenza della lingua slava svolse l’incarico di collegamento con una legione cetnica forte di quattro battaglioni, alla guida della quale partecipò all’operazione “Dinara” in Bosnia, Erzegovina e Montenegro contro i partigiani titini. Una colonna, la Val Dre?anka, era alle dipendenze del tenente dei bersaglieri Francesco Vigiak. Per il compito svolto fu promosso in servizio permanente effettivo con la seguente motivazione: “Dalmata, già distintosi nelle operazioni contro la Jugoslavia, addetto ad un delicato incarico presso un comando di grande unità, chiedeva ed otteneva il comando di un reparto speciale di volontari e, durante un duro ciclo operativo disimpegnava, con valore e perizia, tutti i difficili e rischiosi compiti affidatigli, rendendo preziosi servizi. Ufficiale che eccelle per capacità, entusiasmo, ascendente e per elevato senso del dovere”. Dalmazia, aprile 1941 – agosto 1942. (Albo d’Oro dei decorati al Valor Militare di Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia - pagina 415). Proseguì questo compito fino all’8 settembre 1943. Successivamente viene citato dallo storico Oddone Talpo nel Libro “Dalmazia – Una cronaca per la storia” edito dalla Stato Maggiore dell’Esercito. L’armistizio in quel teatro di guerra fu un avvenimento che, più che in altri, assunse dimensioni tragiche. “Dopo gli avvenimenti dell’8 settembre, il battaglione dei bersaglieri Zara […] nel disfacimento genera- le rimase in armi sulla cinta difensiva della città a difesa della sua italianità contro i partigiani slavi e le mire annessionistiche dei croati nazionalisti di Pavelic……‘Contemporaneamente per la difesa di Zara si costituivano la compagnia volontari Antonio Vukasina, al comando del tenente dei bersaglieri Francesco Vigiak,…. La compagnia venne impiegata in operazioni contro i partigiani e si oppose ai tentativi di infiltrazione croata, fino a creare un posto di blocco sulla strada proveniente da Tenìn per fermare un prefetto e alcuni funzionari croati che, scortati dagli ustascia, avrebbero dovuto assumere l’amministrazione di Zara. Per i tedeschi fu uno smacco difficile da sopportare. Ma non fu il solo motivo di attrito. Mussolini aveva stanziato delle somme dopo il bombardamento di Zara e le aveva fatte pervenire al federale della città perché fossero distribuiti aiuti alla popolazione. Francesco Vigiak si recò dal Federale e pretese con la forza la distribuzione di generi di conforto, che era sospesa. Il Federale andò a lamentarsi al comando tedesco, che inviò un reparto militare a prelevare il tenente Vigiak e intimare il disarmo della compagnia Vukasina. Vigiak si presentò al loro comando la mattina successiva e lo fecero imbarcare per l’Italia il giorno stesso. Il comando della compagnia venne assunto dal tenente Finestra, ma rimase a Zara solo per pochi giorni ancora perché il 12 dicembre fu obbligata a lasciare definitivamente Zara. Dopo il forzato allontanamento, Vigiak fu preso in forza dal comando di La Spezia della X flottiglia MAS insieme all’amico e cognato tenente Glauco Franceschi che, allo scoppio della guerra, non era stato accettato come volontario a causa di una infermità alla gamba che lo rendeva claudicante, ma nel momento del bisogno anche la sua zoppia fu accettata. Da allora lui e Vigiak furono sempre insieme fino alla morte. È significativo un episodio avvenuto nel gennaio 1944 a Padova quando si tentò, su segnalazione dei tedeschi, di arrestare Vigiak. Con l’aiuto dell’amico zaratino Enzo Drago e l’appoggio dei militi presenti nella caserma, riuscì a sfuggire all’arresto. In seguito gli fu richiesto di riprendere il comando della compagnia Vukasina ma ormai faceva parte della Decima MAS che combatteva con una certa autonomia rispetto ai tedeschi. Il 13 dicembre 1944 mi incontrai [a Fiume] con gli uomini del comando tappa della compagnia ‘D’Annunzio’ che costituitasi nel maggio 1944 al comando del tenente Vigiak, rappresentava l’estremo avamposto della Decima sui confini orientali.” Scriveva il comandante della Decima MAS Junio Valerio Borghese (Junio Valerio Borghese e la X Flottiglia Mas, a cura di Mario Bordogna, Mursia 1995, pag 149). Nell’estate del 1944 incontratosi con l’amico zaratino Lino Drabeni a Pirano questi gli propose di IL NASTRO AZZURRO 31 recarsi insieme, la notte successiva, nella località dove sarebbe comparso un sottomarino inviato dal Governo del Sud per portare uomini e mezzi al fine di formare una forza di opposizione agli slavi che avanzavano. Vigiak aderì ma la mattina successiva Drabeni fu prelevato e portato via dai tedeschi. All’inizio della primavera del 1945, quando si prospettò una situazione di estremo pericolo, Vigiak allontanò la famiglia da Laurana, dove comandava la compagnia “D’Annunzio”. Degli avvenimenti successivi in quel lembo del Quarnaro ci sono due testimonianze scritte. La dislocazione più remota e più esposta tenuta dalla X era quella del distaccamento di Fiume, avamposto perduto. Tale distaccamento si articolava in tre compagnie, una delle quali a Fiume, una a Lussimpiccolo, la terza a Laurana. “Il tenente Vigiak assunse il comando della compagnia di Laurana dove forgiò e guidò una formazione agile, combattiva, composta di giovani volontari, molti dei quali studenti. Quando il 20 aprile 1945 la posizione di questo avamposto divenne insostenibile, il tenente Vigiak tentò di guidare i suoi uomini e quelli di un reparto tedesco nel ripiegamento su Fiume, ma vennero circondati subito fuori dell’abitato e annientati da forze molto superiori. Il combattimento fu feroce, accanito e senza speranza ed egli cadde alla testa dei suoi uomini”. Un’altra versione riporta che “A Fiume c’era la compagnia D’Annunzio comandata dal sottotenente di vascello Vigiak con una forza di circa 250 uomini. Un distaccamento del reparto, circa 130 marò, si trovava a Laurana. Qui, il 25 aprile sbarcarono, sotto la protezione di attacchi aerei ed artiglieria navale alleata, le truppe slave per costituirvi una testa di ponte in previsione degli attacchi finali verso Fiume. Il distaccamento della Decima, insieme a pochi militari germanici, opposero un’accanita resistenza. Costretti a ripiegare, giunsero a nord di Abbazia, dove continuarono i combattimenti che causarono alla compagnia 90 morti. Il 3 maggio 1945 a Fiume cessava la resistenza tedesca e gli slavi catturarono i superstiti della compagnia “D’Annunzio” che, fino all’ultimo, avevano partecipato alla battaglia intorno alla città” (Sole De Felice, La Decima Flottiglia MAS e la Venezia Giulia 19431945, ll5). Tra i due racconti vi sono alcune discordanze e il secondo contiene più di una imprecisione. Per chiarire alcuni aspetti di quella disperata conclusione, concorrono le testimonianze di alcuni abi- 32 IL NASTRO AZZURRO tanti di Laurana. Una mattina di aprile, gli uomini della Decima si allontanarono inquadrati nei tre plotoni, per complessivi 130 uomini, che formavano la compagnia D’Annunzio. Uno dei plotoni era comandato da Glauco Franceschi, un’altro dal guardiamarina Pappalardo e il terzo da un fiumano, il sergente Nevio Gobbo. A Icici si ricongiunsero con un reparto della Wermacht di circa 50 unità comandato dal capitano Plumenkempfer e si installarono nelle postazioni fortificate allestite dai tedeschi. Da lì tornarono sporadicamente a pattugliare la zona di Laurana fino al giorno in cui i partigiani sbarcarono a Moschiena [sarebbe il 25 aprile dopo che erano stati annientati gli avamposti di Cherso e Lussino]. Allora mossero, di notte, da Icici in direzione di Abbazia. Prima di arrivare in quella località furono intercettati e circondati da forze nettamente superiori e annientati. Altre voci narrano di un feroce scontro a Mattuglie, piccola località a monte di Abbazia, durato due o tre giorni. Altre voci infine asseriscono che raggiunta Fiume, Vigiak si era asserragliato con altri nell’Arsenale e, finite le munizioni, aveva fatto saltare la Santabarbara. Infine, attingendo a chissà quale fonte, il Comune di Roma rilasciò, in data 31 luglio 1950, un certificato di morte, ‘avvenuta in Matteria (Fiume) il 30 aprile 1945’. Quanto alla compagnia Adriatica, al comando del tenente di vascello Giannelli, forte di 150 uomini essa aveva la base a Neresine con un distaccamento a Lussimpiccolo. Quelli di Lussimpiccolo si arresero ed ebbero salva la vita, quelli di Neresine scelsero di combattere. I 28 superstiti furono fucilati. Di recente i loro resti sono stati dissepolti e tumulati nel cimitero di Ossero, un paese in prossimità delle due isole, a breve distanza da Neresine. Sul muro esterno del cimitero, dalla parte del mare, è stata murata una targa in ricordo del loro sacrificio. Comunque siano andate le cose, chi ha conosciuto Francesco Vigiak propende per la versione della morte in combattimento o suicidio. Sapeva che se si fosse arreso non gli avrebbero risparmiato la vita. Insieme a lui morì il cognato Glauco Franceschi, il volontario nella Decima MAS malgrado l’infermità che lo rendeva claudicante. Dott. Giuseppe Vuxani (Presidente Federazione di Trieste) IL MARÒ MAURILIO GHO I l marò Maurilio Gho, classe 1924, Socio Simpatizzante della Federazione di Alessandria, ha vissuto, alle Armi, un’esperienza insolita e decisamente drammatica: internato in Germania dal 12 settembre 1943 al 28 settembre 1945. Due anni e due mesi nei lager di Thorn, Danzig, Marienmburg, Bichoferberg, Cuirnhof: un periodo di sofferenze atroci, umiliazioni disumane, lavori forzati all’insegna mortificante di “riabilitazione al lavoro”. Maurilio rifiutò la liberazione per non “servire l’invasore tedesco e la repubblica sociale”, come afferma l’attestato n. 513 datato 14.05.1980 rilasciatogli dal Ministero della Difesa. Per questo suo atteggiamento lo stesso Ministero riconosceva al marò Maurilio Gho il diritto di fregiarsi del Distintivo d’Onore di Patriota Volontario della Libertà, ai sensi della legge 01.l2.1977 n° 907. Inoltre gli veniva riconosciuto valido, come servizio militare, il periodo di prigionia e rilasciato il relativo brevetto e il diritto di fregiarsi del distintivo del periodo bellico 1940-43 e 1943-45 con la medaglia commemorativa. Dall’anno scolastico 2000-2001 Maurilio Gho, con la collaborazione del Presidente del Comitato Provinciale dell’A.N.P.I., della Associazione Internati e della Federazione del Nastro Azzurro, è invitato nelle Scuole di ogni ordine e grado della Città di Alessandria a esporre la sua esperienza di deportato e sopravvissuto ai lager nazisti. Primi ad invitarlo il Prof. Domenico Picchio e il Prof. Gianfranco Armano dell’Istituto Magistrale “Saluzzo”, con grande e sentita disponibilità e condivisione di sentimenti e idealità. I giovani seguono con interesse le semplici, modeste e sofferte esposizioni del “nonno” Maurilio, come lo chiamano affettuosamente gli studenti. Nella foto con la Classe 3^ B della Scuola Media Statale “Manzoni” di Alessandria, nell’anno scolastico 20072008, una delle molte Scuole visitate. Mi è sembrato opportuno segnalare quanto sopra all’attenzione dei Dirigenti e Soci del Nastro Azzurro: esempio da imitare, come afferma il Presidente Emerito Carlo Azeglio Ciampi informato della iniziativa. Gen. Luigi.Turchi (Presidente Federazione di Alessandria) IL NASTRO AZZURRO 33 AMEDEO GUILLET Di nobili natali, uscì dall’Accademia Militare di Modena con i gradi di Sottotenente di Cavalleria nel 1931. Assegnato al reggimento “Cavalleggeri di Monferrato”, dopo una breve parentesi di equitazione sportiva, fu in Libia, dove si distinse subito, fu ferito a una mano e fu decorato da Italo Balbo, poi in Eritrea costituì e comandò nel grado di Tenente il primo Gruppo Bande Amhara, unità militare indigena multinazionale di 1700 uomini. Il Gruppo di Guillet operava contro i guerriglieri che infestavano la regione nord-occidentale dell’Eritrea. Nel 1939, durante un combattimento in campo aperto nella regione di Dougur Dubà, due volte appiedato, sparò con una mitragliatrice fino a eliminare tutti gli ultimi ribelli rimasti sul campo di battaglia. Per questa azione, gli venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare e i suoi soldati indigeni lo soprannominarono “Comandante Diavolo” convinti che godesse di una sorta di immortalità. Ben presto la fama del Comandante Diavolo si diffuse rapidamente in tutta l’Africa Orientale al punto che, allo scoppio della seconda guerra mondiale, era seconda solo a quella del Duca d’Aosta. All’inizio del 1941, gli inglesi stavano tentando di accerchiare migliaia di soldati italiani in ritirata verso Agordat. All’alba del 21 gennaio, il Gruppo di Guillet, al fine di ritardare l’offensiva inglese, effettuò un attacco disperato, con spade, pistole e bombe a mano, contro i blindati inglesi. Nell’impari combattimento perì il Tenente Roberto Togni, Vice comandante del Gruppo, con l’intero suo plotone di trenta indigeni. Quel sacrificio permise, tuttavia, al resto delle truppe di Guillet di sganciarsi conseguendo appieno l’obiettivo: i soldati italiani in ritirata erano al sicuro dentro le fortificazioni di Agordat. Fu l’ultima carica di cavalleria nella storia militare dell’Africa. Guillet partecipò, alla testa di quello che rimaneva del suo Gruppo ormai appiedato, anche alle battaglie di Cochen e Teclesan, prima della caduta di Asmara avvenuta il 1° aprile 1941. Il successivo 3 aprile, ad onta della resa italiana, Guillet, assunta definitivamente l’identità di Cummandar es Sciaitan (Comandante Diavolo), decise di continuare in proprio la guerra contro gli inglesi in Africa Orientale con un centinaio di suoi fedelissimi ex-soldati indigeni. Gli inglesi fissarono per lui una taglia di oltre mille sterline d’oro, ma 34 IL NASTRO AZZURRO Guillet, per quasi otto mesi, assaltò e depredò depositi, convogli ferroviari ed avamposti, fece saltare ponti e gallerie rendendo insicura ogni via di comunicazione. Tuttavia, a fine ottobre 1941, dovette desistere. Sciolse quello che restava della sua banda, si installò alla perifieria di Massaua dove si trasformò in un autentico arabo e, grazie anche alla perfetta conoscenza della lingua, disimpegnò lavori umili per vivere. Ottenuto rocambolescamente un lasciapassare per lo Yemen proprio dal Governatore inglese, appena giuntovi, fu arrestato come spia inglese. Poco dopo, chiarito l’equivoco, l’Imam Yahiah, sovrano yemenita lo prese a ben volere, gli fu amico sincero e lo nominò precettore dei propri figli, responsabile ed istruttore delle guardie a cavallo yemenite. Nel giugno del 1943, Guillet tornò a Massaua dove, beffando ancora una volta gli inglesi, si imbarcò su una nave della Croce Rossa Italiana che lo condusse finalmente a Roma il 3 settembre 1943. Promosso Maggiore per meriti di guerra, fu colto di sorpresa a Roma dall’armistizio dell’8 settembre. Attraversò prontamente e rocambolescamente la linea Gustav e giunse a Brindisi, dove si mise a disposizione del Re. Nel settembre del 1944 finalmente sposò a Napoli l’amata cugina Beatrice Gandolfo. Assunto nel Servizio Informazioni del ricostituito Esercito Italiano, dopo la “Liberazione” recuperò la corona imperiale del Negus d’Etiopia, sottraendola furtivamente alla Brigata partigiana “Garibaldi” che, a sua volta, l’aveva confiscata alla Repubblica di Salò. La restituzione della corona al Negus rappresentò il primo tangibile segnale di riappacificazione tra Italia ed Etiopia. Alla fine delle ostilità, dopo la sconfitta della monarchia e la vittoria della Repubblica nel Referendum del 1946, Guillet fedele al proprio giuramento militare alla Corona, rassegnò le proprie dimissioni dall’Esercito Italiano. Laureatosi in Scienze Politiche, Amedeo Guillet entrò per concorso in diplomazia. Nel 1950 venne destinato, come Segretario di legazione, all’Ambasciata del Cairo. Nel 1954 fu nominato Incaricato d’Affari nello Yemen (dove il figlio del vecchio Imam lo accolse calorosamente); nel 1962, nominato Ambasciatore, fu ad Amman, dove il Re Hussein di Giordania era solito cavalcare insieme a lui. Nel 1967 è Ambasciatore in Marocco. Durante un ricevimento ufficiale, coinvolto in una sparatoria nel corso di un tentativo di colpo di stato, riuscì a mettere in salvo alcuni rappresentanti diplomatici. La Repubblica Federale Tedesca gli concesse, per il salvataggio del proprio Ambasciatore, la Gran Croce con stella e striscia dell’Ordine al Merito della Repubblica. Nel 1971, fu Ambasciatore in India, entrando ben presto nel ristrettissimo entourage dei confidenti del Primo Ministro Indira Gandhi. Fu collocato a riposo nel 1975. Il 2 novembre 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la Gran Croce dell’Ordine Militare d’Italia, massima onorificenza militare italiana. Il 5 febbraio 2009 Amedeo Guillet ha compiuto cento anni. Nel suo messaggio di auguri il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha affermato: “La vita di Amedeo Guillet è la storia di un patriota coraggioso con uno spirito d’avventura indomito. Un vero esempio per le generazioni presenti e future”. Amedeo Guillet è Socio della Federazione provinciale di Roma dell’Istituto del Nastro Azzurro, che ha rilasciato in occasione dei festeggiamenti per il 100° compleanno un Attestato di Benemerenza (in foto). Il Generale Guillet vive in Irlanda dove tuttora si dedica, nonostante la veneranda età, alla sua più grande passione: i cavalli. LE DECORAZIONI AL V.M. DI AMEDEO GUILLET MEDAGLIA DI BRONZO al V.M.: "Avuto il compito di proteggere con una ventina di spahije il fianco di un gruppo fortemente impegnato in combattimento, veniva attaccato da un nemico superiore di forze e favorito da terreno insidiosissimo. Respinti gli elementi avanzati, appiedava i suoi uomini e con ripetuti attacchi e contrattacchi a piedi ed a cavallo, costringeva in fuga l'avversario, sventando così validamente la minaccia nemica sul grosso del gruppo. Bell'esempio di calma e di valore". Selaclacà, 25 dicembre 1935. Registrato alla Corte dei Conti il 12 marzo 1938 – Registro n.23 Africa Italiana - Foglio 295. MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M. "sul campo": "Con alto spirito guerriero ed encomiabile sprezzo del pericolo, durante i dodici giorni della battaglia di Santander, chiese sempre di poter partecipare alla lotta con reparti più avanzati. Con slancio e perizia portò al fuoco un reparto occupando una ben munita trincea nemica, con azione ardita e con ben aggiustato lancio di bombe a mano catturò tre carri armati nemici. Con i colori, cui spiritualmente apparteneva, raggiunse fra i primi vari importanti obiettivi. Esempio di combattente volitivo e trascinatore". S. Pero de Romeral-Santander, 14-25 agosto 1937. R.D. 21 luglio 1938 – Registrato alla Corte dei Conti il 29 agosto 1938 – Registro n.24 Guerra - Foglio 250. MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M. "sul campo": "Distintosi in precedenti combattimenti si offriva ripetutamente per le imprese più rischiose. Pieno di fede e di nostalgia per la sua arma chiedeva ed otteneva di partecipare ad un'importante azione di guerra prendendo il comando di uno squadrone di cavalleria marocchina spagnola e distinguendosi per bravura ed ardimento in venti giorni di continui combattimenti. In altra circostanza in azione volontaria con i celeri divisionali occupava tre ponti minati che il nemico aveva cominciato a far saltare e la cui distruzione avrebbe compromesso l'avanzata della divisione". Battaglia d'Aragona e dell'Ebro, 15 marzo-16 aprile 1938. R.D. 8 aprile 1937 – Registrato alla Corte dei Conti il 1° febbraio 1939 – Registro n.5 Guerra - Foglio 107. MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M.: "Comandante di un gruppo di Cavalleria, informato che i nuclei ribelli molestavano le popolazioni sottomesse, accorreva prontamente caricando, fugando ed infliggendo perdite al nemico. Avuto il cavallo morto durante la carica, saltava in groppa a quello del proprio attendente e si slanciava fra i primi sulle posizioni avversarie. Colpito a morte anche il secondo cavallo, proseguiva a piedi l'attacco, inseguendo e mitragliando i ribelli". Dongur Dubà, 6 agosto 1939. R.D. 3 febbraio 1938 – Registrato alla Corte dei Conti il 25 settembre 1949 – Registro n.8 Africa Italiana - Foglio 312. MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M. "sul campo": "Comandante di un gruppo di bande a cavallo avuto il compito di proteggere il ripiegamento dei battaglioni di una divisione che minacciavano di essere tagliati fuori dal nemico incalzante, con abile manovra ed intuito di comandante, attaccava audacemente l'avversario su di un fianco, impegnandolo decisamente e attirando sul proprio reparto la offesa nemica. In un'intera giornata di furioso combattimento a piedi ed a cavallo, caricava più volte alla testa dei suoi reparti, piombando sull'avversario preponderante per numero e mezzi, sgominando le fanterie di un reggimento nemico, incendiando mezzi corazzati, giungendo fin sul fianco delle artiglierie avversarie. Avuta notizia che i battaglioni della divisione erano in salvo, rientrava col suo gruppo bande decimato ma ancora compatto ed animato da fiero spirito combattivo. Il nemico, attonito da tanto disperato eroismo, tributava ammirazione al valoroso avversario. Fulgido esempio di leggendario valore e di eroico cavaliere, di comandante capace e risoluto". Amasciamoi-Cherù (A.O.I.), 21 gennaio 1941. R.D. 25 gennaio 1946 – Registrato alla Corte dei Conti il 14 febbraio 1946 – Registro n.2 Guerra - Foglio 146. MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M.: "Comandante di Gruppo Bande coloniali a cavallo, coordinava con ardente spirito combattivo l'impiego dei suoi reparti contro il nemico imbaldanzito da precedenti successi. In un momento particolarmente difficile dell'aspra lotta, guidava con noncuranza del pericolo un'azione contro carri armati riuscendo con lancio di bombe a mano e bottiglie di benzina ad incendiarne due ed a mettere in fuga ed in fiamme, un terzo". Addì Teclesan (A.O.), 29-30 e 31 marzo 1941. D.P.R. 16 ottobre 1954 – Registrato alla Corte dei Conti il 18 novembre 1954 – Registro n. 47 Esercito - Foglio 182. CAVALIERE DELL'ORDINE MILITARE DI SAVOIA: "Combattente d'Africa e Spagna, ferito e mutilato di guerra, sei volte decorato al V.M., nell'imminenza del conflitto con l'Inghilterra, costituiva ed approntava in A.O.I. il gruppo bande a cavallo dell'Amhara forte di 1500 uomini, forgiandone un completo e magnifico strumento di guerra. Partecipava ininterrottamente a tutto il ciclo operativo dello scacchiere nord, da Cassala a Teclessau, e guidava con perizia e valore personale il proprio reparto in numerosi duri combattimenti contro un nemico preponderante, imponendosi all'ammirazione dello stesso avversario. Dopo la caduta di Asmara, benché ammalato e ferito, col reparto ridotto a 168 uomini si apriva la strada attraverso le linee nemiche in un violento corpo a corpo ed organizzava un'efficiente guerriglia sulle linee di rifornimento dell'avversario. Esaurita ogni possibilità di azione, fatto segno ad un'accanita ricerca da parte dell'avversario, riparava in paese neutrale dal quale attraverso peripezie e difficoltà di ogni genere riusciva a rimpatriare al solo scopo di chiedere mezzi per la continuazione della lotta. Magnifico esempio di combattente e di trascinatore che al grande valore personale ed all'alta capacità professionale unisce profonda fede nei destini della Patria". Africa Orientale, 10 giugno 1940-30 agosto 1943. R.D. 8 marzo 1944 – Registrato alla Corte dei Conti il 4 dicembre 1944 - Foglio n.193. ORDINE MILITARE D'ITALIA: Cavaliere di Gran Croce: "Combattente della seconda guerra mondiale, già più volte decorato per il coraggio e l'abnegazione dimostrati in numerose azioni belliche, si distingueva in maniera particolare per la straordinaria capacità organizzativa, l'eccezionale ardimento e l'altissimo valore quale comandante di formazioni irregolari in Africa Orientale. Nel periodo successivo alla guerra, per circa 40 anni, ha continuato a servire la Repubblica esprimendo eccelse doti di ideatore e di organizzatore, fino ad assumere elevate responsabilità istituzionali, sempre dimostrando profondo amore per la Patria. Luminoso esempio di cittadino e di soldato, fedele servitore dello Stato e benemerito della nazione, da additare alle attuali e future generazione". D.P.R. 2 novembre 2000. IL NASTRO AZZURRO 35 DA “IL GIORNALE D’ITALIA” DI SABATO 9 GIUGNO 1980 Il Poeta-soldato portò l’arma nelle sue più ardite azioni di guerra STORIA DI UN PUGNALE DONATO A D’ANNUNZIO “M i lascerò io misurare? Io non mi son lasciato pazientissimamente misurare se non dall’operaio che doveva ridurre alla esatta misura del mio corpo la sedia incendiaria collocata a proravia del mio velivolo di Vienna. Non c’era altro luogo per me, pel condottiero, se non il serbatoio dell’essenza; e nel serbatoio fui incavato e incastrato, avendo contro l’anca e contro la coscia la lamiera assottigliata così che per tutto il volo in ogni mio più lieve moto dovevo difenderla dalla punta del mio pugnale; e non mi stancai di tenere nelle mie dita, contratte la punta del mio pugnale di Caposile tuttora annerita dal grumo del vecchio sangue austriaco”. È facile riconoscere la prosa di Gabriele D’Annunzio, il vate “immaginifico”; ma a quale pugnale si riferisce il Poeta-soldato? Ne parla anche in una lettera inviata il 23 settembre del 1918 al colonnello Pavone: “Un giorno della primavera scorsa io fui molto fiero di essere considerato ‘ardito’, a Capo Sile, da un giovane capitano che mi donò il suo pugnale non ancora ben netto di sangue austriaco”. E in chiusura della stessa lettera: “Io credo che il pugnale degli ‘arditi’ abbia ancora molta sete. E me ne rallegro”. Quel giovane capitano che aveva donato il suo pugnale a D’Annunzio era Ettore Viola. La vicenda che fece incontrare il capitano degli “arditi” e D’Annunzio, può trovare la sua origine in un fatto di guerra del 18 maggio dell’ultimo anno del conflitto, quando il capitano Viola al comando di 100 arditi attuò un audace colpo di mano sul Grappa, a Ca’ Tasson; per questa azione al giovane ufficiale - che 36 IL NASTRO AZZURRO era già stato decorato sul Carso con due medaglie d’argento - fu conferita la Croce di cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, distinzione solitamente riservata agli ufficiali di grado superiore, come riconoscimento per strategie militari portate a buon fine; questo da l’idea dell’importanza del riconoscimento. In quell’azione Viola fu ferito alle gambe; trasferito all’ospedaletto di Onè di Fonte, gli venne estratta una scheggia, mentre altre più profonde non poterono essere estratte. In convalescenza, verso la metà di giugno, Viola si recò da D’Annunzio per proporgli un’azione arditissima che avrebbe dovuto coinvolgere sia gli arditi del cielo che quelli di terra: in quell’occasione Viola donò al Poeta-soldato il pugnale, facendogli notare il particolare che non era stato ripulito del sangue di quando era stato usato. Forse, proprio questo dettaglio risultò molto caro a D’Annunzio che, da allora, portò alla cintura quel pugnale in tutte le azioni di guerra, ritenendosi consacrato “ardito”, e considerò il pugnale “un talismano potente” e “il miglior compagno del mio cuore”. “Lo portai nel cielo di Vienna; lo portai l’altro giorno nel cielo di Pola. Lo porterò domani partendo per le linee francesi col mio velivolo del 9 agosto”, scrive D’Annunzio al colonnello Pavone. Né D’Annunzio né Viola sembravano aspettarsi una così imminente fine del conflitto e si accingevano, come si è accennato, a organizzare un’impresa ad un tempo audace e che doveva produrre un grande effetto sui soldati nemici e sul loro morale: il piano era di Ettore Viola, e D’Annunzio, nel riferirvisi, ebbe a definirlo “lo stratagemma inaudito”, che avrebbe loro permesso di “osare l’inosabile” se “l’armistizio infausto” non ne avesse troncato “il proposito e la vittoria”. Ma lo stesso Ettore Viola non sapeva probabilmente all’epoca quanta importanza D’Annunzio attribuisse a quel pugnale, tanto che non vi fece alcun cenno nel suo volume “Vita di guerra”. Questo perché l’eroe pluridecorato - una Medaglia d’Oro e due d’Argento, oltre a varie altre - scrisse il suo libro di memorie verso il 1932 in Cile, dove si era recato in volontario esilio in seguito alla dittatura fascista, della quale lui, presidente dell’Associazione Combattenti era stato tenace oppositore anche in Parlamento, dopo il delitto Matteotti del giugno ‘24. All’epoca in cui scrisse il libro, Viola non aveva contatti con D’Annunzio. Ma il Poeta non aveva mai dimenticato quel pugnale. Parlando con la contessa Maria Fede Caproni, la vedova di Ettore Viola - Palma Viola di Ca’ Tasson - è riuscita a localizzare quell’arma che è tuttora custodita, insieme con i ricordi ed i cimeli di D’Annunzio, al “Vittoriale degli Italiani” di Gardone Riviera. Ma per finire vediamo come Ettore Viola di Ca’ Tasson ricorda l’incontro con D’Annunzio. “Nella seconda quindicina di agosto volli interrompere la bella vita di Teolo. Non so come fu che pensai a D’Annunzio. Sta di fatto che qualche giorno dopo mi trovavo a Venezia, alla Casa Rossa, dinanzi al comandante della già famosa squadra aerea San Marco. Questo era il mio progetto: D’Annunzio, con una squadriglia di Caproni, avrebbe dovuto condurre cento arditi di là dal Piave, in un campo d’aviazione nemico. Gli aeroplani, atterrando nottetempo, avrebbero messo gli arditi nelle condizioni dì poter bombardare, incendiare, distruggere; dopo di che li avrebbero ripresi a bordo insieme, forse, con qualche prigioniero di alto rango. In caso di necessità, mettendo mano alle mitragliatrici, gli aviatori avrebbero potuto appoggiare l’azione degli arditi. Condizione indispensabile per la riuscita dell’azione, una notte di luna. Il Comandante non ebbe bisogno di molte spiegazioni per accettare subito, in linea di massima, il piano audace, che esaminò poi con me nei più minuti particolari. E, alla fine, mi disse: “Ne parlerò subito con Badoglio. Egli è un uomo che capisce: autorizzerà certamente l’impresa. Intanto lei tenga pronti e allenati i suoi uomini”. E poi ancora, dopo una breve pausa: “Riusciremo... perché il nemico, non abituato a questo genere di imprese, in un primo momento perderà la testa, e quando starà per recuperarla noi avremo già le ali ai piedi”. E prima di congedarmi volle offrirmi il suo libro “La Riscossa”, con la seguente dedica: “Al capitano Viola capo di arditi uno che si gloria di portare alla cintura il pugnale degli Arditi nei suoi voli di guerra. 31 agosto 1918. Gabriele D’Annunzio”. Quel pugnale era entrato nella storia. Alvise Simonetti IL NASTRO AZZURRO 37 ARGOSTOLI 30 APRILE 1941 - ORE 13,38 S crivo per ricordare un fatto bellico ormai lontano nel tempo, un episodio di quando c’era la guerra con le sue ansie, i suoi dolori, le rovine materiali e morali. Fu un’azione portata a termine felicemente dalla 5^ Cp. del 2° battaglione Paracadutisti priva di note dolenti, anzi. Un addentellato prezioso, insomma, ritenuto importante dalle nostre autorità politicomiltari del tempo. Ma veniamo al dunque. 30 Aprile 1941, Aeroporto di Galatina (Lecce). Nel campo di volo c’è un andirivieni che non lascia dubbi. Sono i “ragazzi” della 5^ Cp. Paracadutisti che si stanno preparando. Ho detto “ragazzi” ed è vero, ma “Ragazzi” con l’erre maiuscola usciti dalla. R. Scuola di Paracadutismo di Tarquinia e sui quali si può contare, sempre. Oggi in Puglia è tutto sole, sole buono per una passeggiata fuori Porta. Così dicono i romani e pur se non siamo a Roma, anche noi parà della 5^ Cp. del 2° Btg., similmente possiamo dire la stessa cosa in quanto siamo in procinto di iniziare una lunga camminata sotto questo bel sole che irraggia carezzando le acque azzurre del Mediterraneo. Le note che s’involano festose dal campanile della chiesa locale, riteniamo siano di buon auspicio tanto che segnano per noi il termine della fase di caricamento degli aerorifornitori sugli aerei. S’era nel periodo decisivo della micidiale maratona bellica condita di esagerata violenza che ha segnato indelebilmente la Seconda 38 IL NASTRO AZZURRO Guerra Mondiale. L’aria fresca del mattino mi ha svegliato ben disposto, come tutti. Mi sentivo pronto e ben preparato per il grande evento: primo lancio di guerra in territorio nemico con i parà della mia squadra. Sulla pista di volo gli SM.82 stanno scaldando i motori. Il colonnello pilota Baudoin, comandante la R. Scuola di Paracadutismo dell’Esercito, fa portare la Bandiera di combattimento, la prende e la stringe forte a sé, si volta ad osservare i velivoli in moto sulla pista, solo un istante, forse per nascondere la commozione poi torna a guardare noi parà schierati sul piazzale dell’aeroporto. Quindi, rivolgendosi al maggiore Mario Zanninovich, al quale è stata affidata l’impresa in atto, gli consegna l’asta col drappo tricolore. È il momento del discorso, un’allocuzione particolare “a braccio” per scaldare gli animi. Il comandante della Scuola pronunciò poche parole ben dette per la particolare circostanza. Alla cerimonia segue l’atteso ordine di imbarcarci sugli aerei. Siamo tutti un po’ eccitati. Decolliamo accompagnati dall’augurio rituale di “In bocca al lupo” che ci accompagnerà sull’obiettivo ed oltre. È trascorsa circa un’ora dalla partenza dall’Aeroporto di Galatina e filiamo che è un piacere, diretti sull’obiettivo: Argostoli, capitale dell’isola di Cefalonia (Grecia). Il volo è normale, liscio, come se l’aereo scivolasse sopra un cuscino d’aria. Velivoli da caccia “Macchi 202” e “Alcioni” seguono per sicurezza la formazione ronzandole intorno come falene. Calmi e un po’ annoiati, attendiamo nel ventre del “Marsupiale”, scandendo mentalmente i minuti di un tempo che sembrerebbe non voler mai passare. Aspettiamo il segnale di via libera, purtroppo ancora niente. I moschettoni delle funi di vincolo dei paracadute sono agganciati, alla corda metallica di tenuta. Tutto è pronto per il grande salto ma i portelloni rimangono maledettamente chiusi. Passa un’altra briciola di tempo e continuo a pensare che qualcosa, poiché siamo, qua, dovrà pur accadere. Avevo appena formulato il pensiero che nell’osservare i “Ragazzi” ho avuto l’impressione di un leggero movimento in mezzo a loro, e stranamente mi chiesi: “Che sarà? Non è cosa da indovinare, certo, è il fatto che ci siamo, finalmente.” Estemporaneo il sibilo di avvertimento della sirena di bordo ci scuote tutti. Un istante ancora e un secondo sibilo ci dice che siamo sull’obiettivo sotto il bel sole di Argostoli. Apertura velocissima: si spalancano i portelloni di chiusura e un fiotto d’aria rigeneratrice c’investe. Non c’è più tempo di pensare ad altro che non si riferisca all’azione. Ratti più del baleno, in ordine, ci muoviano: fuori uno, fuori il secondo e via, usciamo tutti nel vuoto come uno schioccar di frusta. Per la. Storia sono le ore 13,38 del 30 aprile 1941. Presi terra abbastanza bene. Anche i miei “Ragazzi”, un paio d’essi, spinti fortemente dal vento di Maestro, “ammararono” tra i rami degli alberi che vegetavano nell’isola. Saltato fuori dall’aereo nello splendido cielo di Argostoli in quell’inizio pomeridiano riandavo con la mente a quel silenzio anormale, greve, quasi innaturale che mi aveva per un attimo turbato: potrebbe essere un tranello, un artificio foriero di cattive notizie. Avevo toccato il suolo un po’ sconnesso della periferia dell’agglomerato cittadino vicino una fitta macchia di arbusti, poco distante dal mare. Mi sgancio rapidamente il paracadute ormai inutile e do un’occhiata veloce in giro per rendermi conto del luogo in cui ero capitato. Giusto in quell’istante anche i paracadutisti della mia squadra prendono terra. Liberatisi anche loro del fardello necessario per la caduta, osservano criticamente la zona intorno con un’occhiata rapidissima. Nell’ampio giro d’orizzonte che avevo effettuato subito dopo l’atterraggio, avevo individuato un aerorifornitore, uno di quelli che avevamo caricato sugli aerei all’aeroporto di Galatina. Detti subito voce ai miei “Ragazzi” e assieme lo raggiungiamo. L’apriamo e prendiamo le armi che conteneva completando così il nostro armamento. Quindi ordinai loro di seguirmi indicando loro il rilievo collinare poco lontano: “Su, via presto, ci attesteremo lassù.” Durante il rapido svolgersi degli eventi rilevai mentalmente che anche a terra non c’era reazione avversaria. Ne approfittai per sistemare a difesa il posto nel quale i miei uomini potevano vigilare al riparo della provvidenziale collinetta. Constatai, inoltre, con soddisfazione che anche gli altri gruppi della Compagnia s’erano attestati in attesa di ordini come indicato dal piano elaborato in quel di Civitavecchia. Il collegamento fra i gruppi era a vista. Non ci fu combattimento. Le autorità dell’isola, accogliendo la nostra richiesta di resa incondizionata fecero bene ad accettare, visto che ormai non potevano farci niente. Così scongiurarono drammi e tragedie inutili. Entrammo in Argostoli, capitale dell’isola di Cefalonia, (Grecia) nello stesso pomeriggio del 30 aprile, pacificamente, sempre però pronti a vanificare ogni velleità che, per colpa di qualche isolano sconsiderato sarebbe potuto insorgere contro di noi. Issammo la nostra Bandiera sul balcone della Prefettura della città che dava sulla piazza. Il maggiore paracadutista Mario Zanninovich, comandante delle forze impiegate nel colpo di mano, presenti anche alcuni ufficiali dell’Aeronautica Militare italiana, sbarcati subito dopo l’occupazione dei nostri paracadutisti, chiese ed ottenne la resa senza condizioni. (B.N. 330 del Quartiere Generale delle FF.AA.) pubblicato dal Corriere della Sera del 2 maggio 1941. Compiuto quanto precede, il comandante Zanninovich non perdette tempo: provveduto a ricoverare nell’ospedale della città i “Ragazzi” feritisi incidentalmente nell’atterraggio, li lasciò alle cure del tenente medico Vittorio Gravina. Quindi requisì alcuni barconi a motore di proprietà dei pescatori di Argostoli e formò tre gruppi di paracadutisti di cui uno per controllare l’ordine nell’agglomerato e in periferia; un secondo al suo proprio comando per occupare l’isola di Zante ed un terzo affidato al tenente paracadutista Grazio Battaglia per assicurarci il possesso di Itaca, altra isola facente parte delle Jonie. Il tutto compiuto molto celermente nel rigore della legittimità inerente alla guerra come da ordini impartitigli. Inoltre si è trovato il tempo per chiedere alle autorità di Roma la disponibilità di effettuare qualche lancio di derrate alimentari per alleviare le difficoltà della popolazione delle isole conquistate. Altro che bombe! Pasta, e farina abbiamo lanciato sulle tre isole della Grecia. S.Ten.p. (R.O.) Mario TOSONE IL NASTRO AZZURRO 39 CRONACHE DELLE FEDERAZIONI ALESSANDRIA Dopo oltre 15 anni il Nastro Azzurro ha nuovamente testimoniato, a Novi Ligure, gli ideali del Valore, del rispetto e dell’amore per la Patria e la coscienza dei doveri verso di essa. Il Comune, la Provincia e la regione Piemonte hanno patrocinato la nostra “Cerimonia del Ricordo” del 90° Anniversario della Vittoria delle nostre Forze Armate nella Grande Guerra con la quale si è completata l’Unità e l’Indipendenza d’Italia. Presenti le massime Autorità, il Prefetto Dott. Francesco Paolo Castaldo, il Questore, i Sindaci di Novi Ligure e Sarezzano, l’Assessore regionale Borioli, il Vice Presidente della Provincia Dott.ssa Maria Grazia Morando, che ha tenuto l’orazione ufficiale. Molte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, delle Forze dell’Ordine, dei servizi e della Croce Rossa. Dopo gli onori ai Caduti e la deposizione della corona, i convenuti – Banda “Marenco” in testa – hanno sfilato per il centro della Città e si sono recati presso la Cattedrale per la S. Messa di Suffragio per i caduti. – Militari e Civili, alle Associazioni Combattentistiche e d’Arma ed ai cittadini tutti, una Manifestazione Concertistica su temi patriottici eseguiti magistralmente dalla “Fanfarina” dell’Istituto del Nastro Azzurro della Federazione di Brescia, nell’Auditorium della Sala Congressi Papa Giovanni XXXIII°, a Bergamo. Sul palcoscenico il Tricolore Nazionale, il Labaro della Federazione del Nastro Azzurro di Bergamo e la Bandiera Europea. Il Concerto è stato arricchito dalla proiezione di diapositive relative a fatti e luoghi della Storia Militare d’Italia. L’insieme di belle immagini e musiche ha unito e sensibilizzato il pubblico nei Valori Tradizionali di Amor di Patria e di Virtù Militari. L’Inno Nazionale ha concluso degnamente la manifestazione; il 12 ottobre 2008 il Labaro con l’Alfiere Cav. Matteo Annoni, ha presenziato alla Cerimonia dello scoprimento del Monumento all’Artigliere, realizzato dall’Associazione Nazionale Artiglieri, nel Comune di Morengo (Bergamo). BIELLA E VERCELLI Il 22 agosto 2008 il T.Col. Marco Corradini ha lasciato il Comando del I Gruppo per assumere un delicato incarico istituzionale a Firenze. Gli succede al Comando il T.Col. Aldo Maria Vergano. Durante la cerimonia il Presidente della Federazione di Biella e Vercelli, Dott. Tomaso Vialardi di Sandigliano, ha consegnato al Col. Corradini il crest d’onore del nostro Istituto. BRINDISI Novi Ligure (AL) – Cerimonia del Ricordo AREZZO Il Comune di Montevarchi (AR) e la Federazione Provinciale dell’Istituto del Nastro Azzurro di Arezzo, come già illustrato con l’articolo pubblicato a pag. 38 del n.° 1-2009 del nostro periodico, hanno celebrato sabato 18 ottobre in Montevarchi la “Giornata del Ricordo in memoria dei Caduti nelle Missioni Umanitarie di Pace”, in occasione della quale, dopo che il Presidente della Federazione dell’Istituto del Nastro Azzurro Stefano Mangiavacchi, ha letto il messaggio del Presidente Nazionale dell’Istituto Com.te Giorgio Zanardi, è stato presentato il progetto per la realizzazione nella ex scuola di Ricasoli del “Centro Nazionale di Documentazione, Ricerca e Memoria sulle Missioni Umanitarie di Pace”. BERGAMO Nel bimestre la Federazione di Bergamo ci ha segnalato le seguenti cerimonie: – il 20 settembre 2008, la Federazione di Bergamo ha offerto agli Azzurri e loro familiari, alle Autorità 40 IL NASTRO AZZURRO Nel bimestre la Federazione di Brindisi ci ha segnalato le seguenti cerimonie: – dopo 25 anni che la città le aspettava con patriottismo sincero, le Frecce Tricolori hanno concluso il grande “Brindisi Air Show” del 25 luglio 2008. La mostra statica in riva al mare espone circa 20 velivoli di corpi militari, degli aereo-club e delle tante fiorenti aziende del territorio. Alle 15.20 inizia lo spettacolo: un ventaglio di esibizioni che va dalla simulazione di soccorso eseguita dall’elicottero “brindisino” HH3F dell’84° Gruppo SAR dell’Aeronautica Militare, alle evoluzioni del “Vega Team”, pattuglia acrobatica salentina. Minuziose le spiegazioni dello speaker al pubblico assiepato lungo la costa. Alle ore 18, con un rombo assordante, i dieci MB 339 delle – “Frecce Tricolori” disegnano in cielo la scia verde bianca e rossa. Parte la danza: il solista si stacca, mentre il gruppo disegna figure armoniose. Il pubblico è una distesa di nasi all’insù, occhi fissi, mani che applaudono trasmettendo l’emozione di sentirsi italiani. Dopo 30 minuti mozzafiato, la “Grande Ala” traccia nel cielo un tricolore lungo oltre 4 chilometri sottolineato dalle note del “Nessun Dorma” interpretato dal maestro Luciano Pavarotti. Grande l’emozione tra gli spettatori. Per il nostro Istituto era presente il Presidente della locale Federazione Com.te Vincenzo Cafaro; domenica 24 ottobre 2008 si è svolta nell’Aeroporto Militare di Brindisi, all’interno dell’hangar dell’84° Gruppo S.A.R. dell’Aeronautica Militare, la cerimonia funebre di sette delle otto vittime perite nell’incidente dell’elicottero HH-3F precipitato in Francia durante il volo di trasferimento in Belgio, dove avrebbe dovuto partecipare ad una esercitazione internazionale. I familiari del Capitano Stefano Bazzo hanno optato per esequie in forma privata, a Vicenza, sua città natale. Il Presidente della Federazione Provinciale di Brindisi, Com.te Com.r Vincenzo Cafaro, con il Labaro provinciale condotto dal socio Com.r Antonio Martongelli ed una discreta rappresentanza di soci, fra cui il Vicepresidente Cav. Gianfranco Melfi, hanno rappresentato l’Istituto del Nastro Azzurro alla cerimonia. Le sette vittime sono: Capitano Michele Cargnoni, tenente Marco Partipilo marescialli Giovanni Sabatelli, Carmine Briganti, Giuseppe Biscotti, Massimiliano Tommasi, Teodoro Baccaro. Al rito funebre, officiato dall’Ordinario Militare, Monsignor Vincenzo Pelvi e dal Vescovo di Brindisi, Monsignor Rocco Talucci, oltre ai familiari delle vittime, hanno partecipato colleghi di tutte le armi e le più alte cariche civili e militari tra cui: l’onorevole Raffaele Fitto; il Ministro della Difesa, onorevole Ignazio La Russa, Socio Benemerito dell’Istituto, i Sindaci dei Comuni di residenza degli aviatori con i rispettivi gonfaloni, e numerosi concittadini. Nella sua omelia, Monsignor Pelvi, ha definito i defunti: “angeli del cielo”. Al termine della S. Messa, dopo la lettura della Preghiera dell’Aviatore e la benedizione delle salme, un reparto in armi ha reso gli onori militari al motto del S.A.R.: “Mammaiut!”. FERRARA Sabato 20 settembre si è svolta a Ferrara, in località Bova di Marrara, la cerimonia per lo scoprimento della lapide ai Caduti di quella piccola località, murata sulla parete esterna della ex Scuola Comunale, restaurata su iniziativa ed a cura e spese della Federazione del Nastro Azzurro di Ferrara, presente col Labaro e il Presidente della Federazione del N.A., T.Col. Avv. Giorgio Anselmi. Alla commovente cerimonia hanno partecipato il Vice Sindaco di Ferrara, il Presidente della competente Circoscrizione, il Presidente della Pro Loco, organizzatore della cerimonia, ed una inaspettata e graditissima folta popolazione locale. Allo scoprimento della lapide, accompagnato dall’Inno Nazionale suonato dalla Banda di Molinella, ha fatto seguito la deposizione di una corona d’alloro della Federazione del N.A e la celebrazione della S. Messa in suffragio dei Caduti. La banda ha concluso la manifestazione con un concerto di marce militari. Bova di Marrara (FE) – Intervento del Presidente della Federazione FIRENZE - Sezione di Prato Martedì 4 novembre 2008, è stato celebrato il 90° Anniversario della Vittoria e delle Forze Armate. L’evento si è aperto con la concelebrazione in Cattedrale della Santa Messa da parte del Vescovo, mons. Gastone Simoni, e del Vicario, Mons. Eligio Francioni, Consigliere della nostra Sezione. Il Labaro del Nastro Azzurro, portato dall’Alfiere Marinaio Boris Bassi era al suo posto d’Onore con i vessilli e labari della altre associazioni d’Arma e dell’UNUCI. Successivamente, in piazza delle Carceri, davanti al Monumento ai Caduti, gli Alfieri con i vessilli e i labari delle Associazioni d’Arma, lo schieramento dei Paracadutisti della “Nembo”, gli Ufficiali, le Crocerossine, le Forze di Polizia e una numerosa partecipazione popolare, nonostante la pioggia incessante, hanno fatto cornice alla cerimonia della deposizione di una corona di alloro al Monumento ai Caduti da parte di S.E. il Prefetto Dott.ssa Eleonora Maffei, insieme al Sindaco di Prato Sig. Marco Romagnoli. Nel suo intervento rievocativo il Prefetto ha voluto ricordare il Nastro Azzurro, con emozione dei Soci presenti. Successivamente, nel salone della Prefettura, gremito di studenti, il nostro Socio Prof. Mario Battiato Musmeci, docente universitario, ha intrattenuto gli intervenuti sull’argomento “La memoria della guerra per costruire la Pace”. FROSINONE In occasione del 4 novembre 2008, Festa delle Forze Armate, il Commissario della Sezione Serg.M.M. Alberto Jannace ha partecipato con il Labaro e alcuni soci alla manifestazione che si è svolta nella piazza antistante la Prefettura. GORIZIA La Sezione di Gorizia ha partecipato ad un pellegrinaggio organizzato dai colleghi della sezione Artiglieri, avente per meta il paese di Pagnacco (UD), dove sono IL NASTRO AZZURRO 41 state deposte alcune corone al Monumento ai Caduti ed a quello di Santa Barbara, e successivamente al Sacrario eretto agli Alpini sul Monte Ragogna a memoria delle vittime del siluramento della nave “Galilea” avvenuto nel 1942 nel Mar Ionio. Le cerimonie hanno visto partecipi i Soci Bressam, Oppieri, Portelli che hanno scortato l’Alfiere Sanson. La doverosa presenza del Labaro ha rappresentato Gorizia in tutta la giornata, orgogliosa di portare i segni dell’Istituzione che ci accomuna. Presidente Avv. Cav.Gr.Cr. Gennaro Perrella e dall’addetto alle attività culturali e ricreative Prof. Arch. Pasquale Campo nel quadro delle attività socio-culturali ha effettuato una visita all’Abbazia di Casamari, splendido esempio dello stile gotico-circestense del XII secolo, guidati da un dotto frate che ha ampiamente illustrato la storia e l’arte dell’Abbazia. Alla visita è seguito un pranzo animato da viva cordialità e dopo pranzo vi è stato data l’ora tarda una fugace visita alle Cascate del Liri. L’evento è stato molto apprezzato dai partecipanti che si sono complimentati con gli organizzatori. Pagnacco (UD) – Deposizione corona di alloro al Monumento ai Caduti LATINA Il 21 settembre 2008 il Presidente provinciale Sig. Luigi Casalvieri, in collaborazione col Presidente dell’ANCR -Sezione di Sezze Romano, Sig. Vincenzo Prosseda, ha organizzato una gita socio-culturale a Chieti. Commovente l’incontro, all’arrivo nella città abruzzese, con i soci e il Presidente della Federazione di Chieti Comm. Biagio Rossi. Il corteo, con Labari e Bandiere in testa, ha poi raggiunto la sede comunale, ove il Sindaco, Dott. Francesco Ricci, ha dato loro il benvenuto e il saluto di tutta la città ricordando, in una cornice di semplicità e allegria, gli eventi del maggio 1944 quando quei giovani di ieri parteciparono alla liberazione della città che oggi li vede ospiti. Chieti – Visita della città da parte dei Soci della Federazione di Latina NAPOLI Domenica 26 ottobre 2008 un cospicuo numero di Soci della Federazione provinciale di Napoli, guidati dal 42 IL NASTRO AZZURRO Veroli (FR) - Visita socio-culturale all’Abbazia Cistercense di Calamari ROMA - Sezione Banca d’Italia Anche quest’anno il 4 novembre 2008 si è svolta presso il cortile del Palazzo Koch, sede centrale della Banca d’Italia, la cerimonia di commemorazione dei colleghi Caduti di tutte le guerre. Alla presenza di un picchetto d’Onore dei Carabinieri in alta uniforme, il Governatore Dott. Mario Draghi, ha deposto una corona di alloro sulla stele in bronzo che li ricorda, con il Direttore Generale Dott. Fabrizio Saccomanni, il Vice Direttore Generale Dott. Antonio Finocchiaro e i due nuovi Vice Direttori Generali Dott. Giovanni Carosio e Dott. Ignazio Visco e il decano della Cerimonia, il Presidente dei Combattenti e Reduci ed Invalidi Dott. Pasquale Pelliccia. Erano presenti i Labari del nostro Istituto, quello della P r e s i d e n z a Nazionale con il Vie Presidente Gen. Antonio Teja e il Presidente della Federazione proRoma – Commemorazione dei Caduti vinciale Gen. Antonino Zuco e quello della Sezione della Banca d’Italia con il Presidente Dott. Antonio Valeri nonché le Associazioni annesse in Banca d’Italia, AVIS, CRS, ANC, ANICR ed il gruppo di Carabinieri ANC aderenti alla Protezione Civile con numerosi colleghi. ROVIGO Nel bimestre la Federazione di Rovigo ci ha segnalato le seguenti cerimonie: – “Forget us not”: “non dimenticateci” è un progetto della C.E.E. volto a creare una rete di meeting internazionali fra Stati Europei col fine di raccogliere, conservare e divulgare testimonianze dei fatti storici del periodo nazista. All’Evento rodigino, svoltosi lunedì 6 Ottobre, organizzato dalla Provincia di Rovigo Assessorato ai Diritti Umani e Pace, con la collaborazione della locale Federazione Provinciale del Nastro Azzurro, hanno partecipato le delegazioni di Sykies, Grecia, e di Niepolomice, Polonia. Al mattino il meeting si è svolto nella Sala Consiliare di Palazzo Celio, sede della Provincia di Rovigo: testimoni del periodo nazi-fascista hanno narrato le loro esperienze agli alunni di alcuni Istituti Superiori. Nel pomeriggio il meeting si è spostato prima nel Comune di Villamarzana, dove furono trucidati 43 giovanissimi civili per rappresaglia, e poi in quello di Lusia dove in seguito a un disastroso bombardamento, morirono 76 civili. In entrambi i Comuni, dopo una breve conferenza sul Tema svoltasi nelle rispettive Sale Consigliari, alla presenza dei Sindaci, del Presidente e del Labaro dell’Istituto del Nastro Azzurro e di Autorità Civili e Militari, è stata deposta dall’Assessore Provinciale Dr.ssa Tiziana Virgili e dalle delegazioni di Grecia e Polonia una Corona alla Memoria. “Forget us not” si è conclusa con una Cena di Gala; Rovigo – Festa provinciale dei Granatieri – il Presidente e il Labaro della Federazione di Rovigo dell’Istituto del Nastro Azzurro, hanno partecipato domenica 19 Ottobre alla Commemorazione del 64° anniversario dell’eccidio dei 43 Martiri di Villamarzana e Castelguglielmo (RO). La Santa Messa è stata celebrata sulla spianata antistante il Sacrario eretto sul luogo dove i 43 martiri il 15 Ottobre del 1944 vennero trucidati dai fascisti della Repubblica di Salò per rappresaglia. Nell’omelia è stata letta dal Celebrante la toccante testimonianza dell’Abate Savoy che confortò i condannati negli ultimi istanti. Al termine della Messa, dopo gli interventi delle Autorità, sono state deposte Corone in Memoria al Sacrario prima e al Cimitero poi; Villamarzana (RO) – 64° Anniversario dell’Eccidio dei Martiri di Villamarzana e Castelguglielmo – Rovigo - Meeting Internazionale “Forget Us Not” – Domenica 12 Ottobre il Presidente della Fed. Prov. di Rovigo dell’Istituto del Nastro Azzurro ha presenziato col Labaro, insieme a numerose Autorità civili e militari, alla “Festa Provinciale dei Granatieri di Rovigo”. Il Granatiere Padre Defendente Belotti ha celebrato la Santa Messa nella chiesa del Convento dei Frati Cappuccini di Rovigo; domenica 26 Ottobre è ricorso il 62° Anniversario dell’affiliazione della Federazione Provinciale di Rovigo all’Associazione Nazionale Carristi d’Italia, ricordato con una solenne cerimonia religiosa svoltasi, alla presenza delle Massime Autorità Civili e Militari, presso il Tempio della Rotonda. Il Corteo, preceduto dalla Banda di Villadose, e aperto dal Gonfalone della Città di Rovigo e dal Labaro della Federazione Provinciale del Nastro Azzurro di Rovigo, attraverso le principali vie cittadine ha raggiunto il monumento ai Caduti Carristi, voluto dal compianto Ten. Col. Ferruccio Nino Suriani Presidente dei Carristi rodigini e progettato dal Presidente della Federazione di Rovigo Geom. Graziano Maron, dove è stata deposta una corona. IL NASTRO AZZURRO 43 Il Presidente dell’Associazione Carristi di Rovigo Ing. Placido Maldi ha ricordato i valori di Amor di Patria e lo spirito di sacrificio che sempre hanno animato i soldati italiani. Tra le Autorità, presente anche il Gen. De Cicco, Comandante dell’Esercito dell’Emilia Romagna. – – – Rovigo – 62° Anniversario affiliazione Fed.prov.N.A. con A.N.Carristi – SIENA Venerdì 19 settembre la Federazione di Siena è intervenuta con il Labaro alla cerimonia per il cambio del comandante del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore”. Il colonnello Manlio Scopino, dopo due anni, ha ceduto il comando del Reggimento al colonnello Aldo Zizzo che dal luglio 2004 aveva assunto l’incarico di Capo di Sato Maggiore della Brigata Paracadutisti Folgore. Il passaggio delle consegne è avvenuto alla presenza di numerose autorità civili e militari, tra cui il Generale di Brigata Maurizio Fioravanti e la Medaglia d’Oro maggiore Gianfranco Paglia attualmente componente della Commissione Difesa. – – ha presenziato con il Labaro alla cerimonia di saluto del Battaglione Morbegno del 5° Reggimento Alpini al rientro dal teatro afghano; ha patrocinato la conferenza “Gli Arditi del Mare”, in collaborazione con il Gruppo A.N.M.I. di Sondrio, il Circolo Culturale Filatelico e Numismatico Morbegnese ed il Gruppo Studi Storici “Plotone Grigio” di Sondrio, dedicata alla Marina Militare Italiana nella Prima Guerra Mondiale ed alla figura del Cap. Corv. Luigi Rizzo M.O.V.M., in cui ha preso la parola come relatore anche l’attuale Segretario della Federazione dott. Federico Vido; ha patrocinato, unitamente alla Prefettura di Sondrio e ad altri enti, la mostra storico-fotografica “Le Tigri dell’Adamello” organizzata a Sondrio dal Gruppo Studi Storici “Plotone Grigio” per celebrare il 90° Anniversario della fine della Grande Guerra, alla mostra hanno partecipato attivamente i Soci Aurelio Moiola, Emilio Rovedatti e Gianluca Merizzi oltre al Presidente Alberto Vido ed al Segretario Federico Vido; ha preso parte con il Labaro ed una delegazione in cui era presente anche il Socio Mario Corbellini M.B.V.M., unitamente ad altre Federazioni lombarde, al Raduno delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma tenutosi a Milano il 4 maggio in occasione del 147° anniversario di costituzione dell’Esercito Italiano; è intervenuta alle celebrazioni della festa della Repubblica con il Presidente ed i Soci Fausto Giugni (Consigliere) e Pierangelo Leoni (Revisore dei Conti), che hanno presenziato in uniforme quali ufficiali del Corpo Militare della Croce Rossa; ha organizzato, in collaborazione con la Sezione AnArtI di Morbegno, la competizione di tiro internazionale per pattuglie militari “ISISC 2008”, cui hanno partecipato squadre provenienti da Italia, Svizzera, Polonia e Olanda; SONDRIO Nel bimestre la ricostituita Federazione di Sondrio ci ha segnalato le seguenti cerimonie: – ha partecipato con il Labaro alla cerimonia commemorativa del 65° anniversario della Battaglia di Nikolajewka, ove oltre all’allora Commissario Alberto Vido, erano presenti in uniforme i Soci Davide Ravanetti, (Revisore dei Conti), Manuel Mainetti e Claudio Donizetti; Sondrio – 65° Anniversario della Battaglia di Nikolajewka 44 IL NASTRO AZZURRO Sondrio - Premiazione della gara internazionale di tiro – – ha partecipato con il Labaro al 2° Raduno del Battaglione Alpini Tirano, dedicato alla memoria del Ten. Giuseppe Perego M.O.V.M. alla memoria, caduto sul fronte russo ad Arnautowo; ha preso parte con il Labaro scortato dal Vicepresidente Mario Rumo e dal Vice Alfiere Franco Silva alle manifestazioni organizzate dal – Gruppo Alpini di Valfurva a Santa Caterina Valfurva ed al Passo del Gavia (SO) per ricordare la conquista italiana del Monte San Matteo, avvenuta il 13 agosto del 1918, e per commemorare i Caduti del 3 settembre 1918, giorno della riconquista austriaca, in particolare il Cap. M.A.V.M. alla memoria Arnaldo Berni, il cui corpo giace ancora sepolto nei ghiacci; ha partecipato con il Labaro alla commemorazione dei Caduti della Grande Guerra presso il Sacrario della Terza Cantoniera dello Stelvio; Sacrario dello Stelvio - Commemoriazione dei Caduti della Grande Guerra – – – – ha partecipato con il Labaro alla manifestazione organizzata dal Comune di Pejo (TN) per celebrare il 90° della fine della Grande Guerra, stringendo legami di amicizia con il Professor Udalrico Fantelli del Centro Studi Val di Sole e con la signora Annamaria Wieser Cattani, responsabile della Croce Nera Austriaca per il Trentino; il 6 settembre 2008 ha partecipato con una squadra di tiratori composta dal Presidente Alberto Vido, dal Segretario Federico Vido, dal Vice Alfiere Franco Silva e dal Socio Ing. Camillo Bianchini, alla competizione internazionale di tiro “Trofeo San Martino”, organizzata dall’omonima Associazione a Mendrisio (Canton Ticino); ha presenziato il 6 settembre con il Labaro ed i Soci Corbellini, Leoni e Effren Robustellini alla manifestazione commemorativa degli aviatori valtellinesi decorati al Valor Militare, tenutasi a Chiesa in Valmalenco (SO), nel corso della quale è stata scoperta una targa ad essi dedicata. Tra i promotori della stessa vi era anche il Socio Mauro Biancotti; a seguito dell’invito ricevuto dalla Croce Nera austriaca, ha presenziato con una delegazione alla manifestazione commemorativa internazionale che si è tenuta il 18 ottobre al cimitero militare internazionale di Innsbruck Amras, erano presenti il Presidente Alberto Vido, il Segretario Federico Vido ed il Socio Gianluca Merizzi, con le loro famiglie; – – ha concesso il patrocinio allo scrittore Nemo Canetta per la realizzazione del libro “Storia della Grande Guerra in Valtellina”, attività che si inquadra unitamente ad altre nell’insieme del lavoro svolto dalla federazione nell’ambito della valorizzazione del patrimonio culturale sulla Grande Guerra; ha presenziato unitamente ad altre Federazioni al 2° Raduno di Assoarma a Trieste. TORINO Nel bimestre la ricostituita Federazione di Torino ci ha segnalato le seguenti cerimonie: – venerdì, 17 ottobre: il Comando della Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito ha organizzato, nel Cortile d’Onore del Palazzo dell’Arsenale di Torino, la cerimonia del “Giuramento degli Ufficiali frequentatori del 188° Corso “Fedeltà”. Presenti le più alte Autorità militari e civili della Città, della Provincia e della Regione. La Federazione Provinciale di Torino del Nastro Azzurro era presente con il Labaro insieme ad altre Associazioni combattentistiche. – venerdì 31 ottobre: presso la Caserma “Monte Grappa” di Torino si è svolta la cerimonia durante la quale il Comandante Ten. Col. Domenico Brero ha ceduto il Comando del Reparto Comando e Supporti Tattici “Taurinense” al Ten. Col. Luigi Grimaldi. Presenti, con le Autorità militari e civili e le Associazioni combattentistiche, il Nastro Azzurro rappresentato dal Labaro e alcuni Consiglieri. VARESE - Sezione di Busto Arsizio Domenica 26 ottobre 2008, a Villa Recalcati, si è celebrato l’80° Anniversario della Fondazione dell’Istituto del Nastro Azzurro. Promotore dell’evento Rinaldo Binaghi, presente alla cerimonia nella doppia veste di Presidente provinciale del Nastro Azzurro e Vicepresidente della Sezione di Busto Arsizio. Sono presenti tra gli altri il Col. Pompa della NATO, l’Assessore provinciale Barone, il Consigliere Comunale di Olgiate Olona Gabriele Chierichetti, i Presidenti delle Sezioni Nastro Azzurro di Busto e Gallarate, Maurizio Dominici e Angelo Viganò. Dopo la messa officiata da Don Pino Tagliaferri, sono state consegnate ventitrè borse di studio, unitamente a un diploma e una medaglia, ad altrettanti studenti meritevoli di tutte le età, dalle elementari all’Università. Varese - Il Presidente consegna il diploma al Sindaco IL NASTRO AZZURRO 45 GARA DI TIRO INTERNAZIONALE PER PATTUGLIE MILITARI La Federazione di Sondrio organizza per il giorno 13 giugno 2009 una Gara di Tiro Internazionale per Pattuglie Militari denominata ISISC 2009. La gara è aperta sia a militari in servizio (italiani ed esteri) che a membri delle Associazioni d'Arma riconosciute. Chi volesse maggiori informazioni, anche in vista di una partecipazione, può contattare il Presidente Cav. Alberto Vido al n° 333.6685617 ovvero scrivere all'indirizzo e-mail [email protected]. Le pre-iscrizioni vanno fatte possibilmente entro il 1° maggio 2009, in quanto vi è posto per sole 25 squadre. CONSIGLI DIRETTIVI Fed. BOLOGNA Presidente: Rag. Cav. Giorgio BULGARELLI Vice Presidente: Cav. Vleto MASETTI Segretario-Tesoriere: Rag. Cav. Ugo BULGARELLI Consiglieri: Gr.Uff. Marco BETTOLI, Cav. Antonio CAREDDU, M.llo Alessandro DI MARCO, Prof. Alessandro FERIOLI Revisori dei Conti: Ten. Lorenzo BULGARELLI, Sig. Carlo BURZI, Cap.pil. Cav. Franco GRASSIGLI Fed. BRINDISI Presidente: Avv. Stefano CAVALLO Vice Presidente: T.Col. Gianfranco COPPOLA Segretario-Tesoriere: Cav. Erazio Antonio TANZARIELLO Consiglieri: Prof.ssa Enza AURISICCHIO, Cav. Domenico PALMISANO Revisori dei Conti: Sig. Carmelo COCCIOLO, Sig. Giacomo MICCOLI Fed. IMPERIA Presidente: Cav.Lav. Giacomo ALBERTI Vice Presidente: Sig. Fabio CASTELLANI Segretario-Tesoriere: D.ssa Novella SABATINI Consiglieri: Sig. Nicola LUCETTO RAMELLA, Cav.Uff. Gaetano RODOLFI, Cav.Uff. Pasquale SICARI Revisori dei Conti: Cav. Luigi PERRINO, C.te Flavio SERAFINI AZZURRI NELL’AZZURRO DEI CIELI Fed.: BRESCIA: Cap.Magg.a. Giovanni PEDRAZZI (M.A.V.M.-C.G.V.M.) Fed. CUNEO: Azzurro Giuseppe DELLA PIANA. Fed.: FORLI’: Cav. Stenio RAVAIOLI nipote dell’Azzurro Dante Zavatti (M.B.V.M. - C.G.V.M.), Presidente della Federazione. Fed.: LA SPEZIA: Gen.B.A. Cav.Uff. Giorgio FINESCHI (M.B.V.M.); Ten.Col. Roberto MORANDI (M.A.V.M. - M.B.V.M.). Fed.: MANTOVA: Dott. Franco LANFREDI (2 M.A.V.M. “sul campo” - M.B.V.M.-Prom.M.G.), Presidente della Federazione e Consigliere Nazionale. Fed.: MODENA: C.V. Carlo SABATINI (2 M.B.V.M. - C.G.V.M.), Presidente della Federazione. (M.A.V.M. - M.B.V.M. - 2 C.G.V.M. - 2 Prom.M.G.); Serg.par. Cav. Lothar GUARISCO (C.G.V.M.); Dott. Giulio Antonio RICCHEZZA figlio dell’Azzurro M.llo 3^ cl. R. A.A. Rocco Ricchezza (M.A.V.M. “sul campo”); Azzurro Roberto VATTERONI (M.O.V.M.). Fed. ROMA – Sez. Banca d’Italia: Sig.ra Concetta D’ASTOLA PERRONI figlia del Cap.f. Salvatore D’Astola Perroni (C.G.V.M.); Fed.: SASSARI: Comm. Gavino CONGIU (M.B.V.M. - 3 C.G.V.M.), Presidente della Federazione. Fed. TREVISO: Cav.Gr.Cr. Walter OMICCIOLI (M.A.V.M. - 3 M.B.V.M. - C.G.V.M. - Prom.M.G.), Presidente della Federazione. Fed.: TRIESTE: Azzurro Alfredo MIAN (C.G.V.M.); Azzurro Eugenio ROSIN (C.G.V.M.). Fed. PESCARA: Sig.ra Carmela TESONE QUATRARO. Fed. ROMA: Sig. Carlo BENEDETTI figlio dell’Azzurro Ten.pil. Mario Benedetti (M.A.V.M. “alla memoria”); S.Ten.A.M. Cav.Uff. Elio FAVA 46 IL NASTRO AZZURRO Alle famiglie colpite da queste dolorose perdite giungamo le espressioni del più vivo cordoglio della Presidenza Nazionale, della redazione e di tutti gli Azzurri. RECENSIONI ETTORE VIOLA - VITA DI GUERRA - Le straordinarie avventure dell’“Ardito del Grappa” A cura di Antonino Zarcone - Diari e memorie della Grande Guerra - isbn 88-7541-121-2 pp. 204, 14 x 21 cm, illustrato, € 14,80 Ettore Viola (Vilfafranca Lunigiana 1894 - Roma 1986), figlio di contadini, si rese protagonista di una intensa serie di episodi di valore a Monfalcone nel 1915 che determinarono la sua Promozione a Sottotenente per Merito di Guerra. Nella primavera 1916, in meno di 60 giorni, ebbe due Medaglie d’Argento e la Promozione a Tenente per Merito di Guerra. Da capitano del VI Reparto d’Assalto sul Grappa a Ca’Tasson ebbe - unico fante nella guerra - la Medaglia d’Oro e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, in quanto giunto con soli tre uomini nelle trincee nemiche, prese il comando di altre truppe rimaste senza ufficiali e respinse ben undici contrattacchi austriaci. Eletto presidente dell’Associazione degli ex combattenti, al Congresso di Assisi del 1924 si oppose all’adesione della stessa al Partito Fascista e all’appoggio del governo di Mussolini. Rimase all’opposizione alla Camera dal novembre 1924 al novembre 1926, difendendo strenuamente la libertà e la centralità del Parlamento. Espatriato in Cile, svolse attività antifascista durante la guerra. Rientrato in Italia nel 1944 rimarrà in carica come Presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti fino al 1958. Deputato nel 1948 combatté coraggiosamente contro la corruzione e il conflitto di interessi di alcuni ministri del governo De Gasperi, venendo anche malmenato in aula. Arrivò perfino ad auto accusarsi per ottenere una Commissione d’inchiesta e diede fondo a tutti i risparmi del lavoro in Sud America. Seguendo il suo codice d’onore, le battaglie civili di Viola furono superiori alle sue imprese militari. Eccezionalmente gli fu consentito di essere sepolto al Sacrario militare del Monte Grappa - in territorio di Crespano - teatro delle sue imprese militari giovanili. Viola fu vero esponente di “quell’aristocrazia del valore” che ha indicato con l’esempio, il rigore etico nella vita quotidiana dove tutti noi siamo cittadini uguali e liberi. Vi sono pochi uomini in grado di vantare come lui coraggio in battaglia e grandi imprese nella vita civile. Quando se ne trova uno, nella storia d’Italia è utile che gli altri cittadini siano messi nella condizione di conoscerne le opere. CARLO MARIA PIAZZA UN CAVALIERE DEL CIELO Di Alberto Grampa - Edizione fuori commercio U.N.U.C.I. Sezione di Busto Arsizio - pp. 127, 17 x 24 cm, illustrato La sezione UNUCI di Busto Arsizio, il Comune e l’associazione “La Famiglia Bustocca” hanno patrocinato l’edizione di questa interessante biografia scritta dal giornalista e scrittore Luigi Grampa sulla vita ed opere di uno dei più geniali e, forse, meno conosciuti pionieri dell’aviazione italiana: Carlo Maria Piazza, ufficiale di artiglieria ineluttabilmente attratto dal volo e dall’aeroplano. Egli, oltre a vedere nell’aereo il mezzo per sottrarre l’uomo alla forza di gravità, da buon militare ne intuisce le eccellenti possibilità di impiego in campo bellico e se ne fa promotore tra mille problemi di bilancio e di scarsa attenzione da parte delle autorità competenti. La svolta è costituita dalla sua vittoria al circuito aereo “Bologna – Venezia – Rimini – Bologna” che gli da la notorietà necessaria per spingere a provare in un conflitto vero, la guerra italo turca appena scoppiata, le sue teorie sulle possibilità dell’aeroplano in guerra. È il trionfo. Decorato con Croce di Guerra per la sua ardimentosa e competente attività in Libia nell’ambito del conflitto, Piazza, tornato in Patria, diviene istruttore di volo e continua la sua opera di diffusione del pensiero aeronautico che viene costantemente approfondito e migliorato sia in teoria, sia in pratica: egli è infatti il primo pilota ad eseguire il “looping”, manovra che battezzerà col romantico nome di “cerchio della morte”… ma ne esce più vivo e determinato che mai. E proprio gravi dissapori con i suoi superiori sulla necessità da lui fortemente sostenuta di insegnare agli allievi piloti i segreti dell’acrobazia aerea affinché sappiano ben destreggiarsi in combattimento col velivolo portato a tutti gli assetti di volo possibili, determina la sua decisione, poche settimane dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, di abbandonare l’aviazione e tornare alla sua “Artiglieria” nella quale si farà comunque onore con una carriera brillante spezzata da una mortale malattia contratta al fronte nel 1917 alla vigilia della promozione a generale. Il libro di Grampa è scritto con stile scorrevole e semplice, si legge con piacere e rapidità, presenta numerosi stralci autografi del protagonista, altrettanto numerose fotografie d’epoca e interessanti testimonianze che delineano a tutto tondo la grande figura di Carlo Maria Piazza. Gent.mo Direttore desidero ringraziarLa vivamente per la splendida recensione pubblicata sulla Rivista del Nastro Azzurro nel numero di gennaio-febbraio 2009 sulla pubblicazione dedicata a mio Padre dalla Rivista Marittima. Iniziative come la Sua… ripagano ampiamente lo sforzo di reperimento e collazione di documenti che … ho dovuto compiere per predisporre la monografia... Per ovviare all’inconveniente che Lei ha giustamente segnalato della assenza del lavoro nel normale circuito commerciale, sono disponibile ad inviare a tutti i lettori della Rivista che ne facciano richiesta - gratuitamente e a mie spese – una copia di quelle che ho fatto stampare io per gli amici. Questo come omaggio al Nastro Azzurro, Istituto al quale mio Padre era particolarmente legato… Chiunque fosse interessato a ricevere una copia della pubblicazione, è invitato a rivolgere la richiesta direttamente al mio Studio (Avv. Federico F. Oriana Via Brigata Liguria 3 16121 Genova) … Entro una settimana sarà cura delle mie collaboratrici spedire direttamente il lavoro a domicilio… Con viva cordialità. Avv. Federico Filippo Oriana Ringrazio l’avv. Oriana per la sua squisita cordialità e pubblico volentieri uno stralcio della Sua lunga e gradita lettera esprimendo al contempo il più vivo apprezzamento per la disponibilità a fornire copie gratuite della pubblicazione relativa all’ammiraglio Giuseppe Oriana suo padre. IL NASTRO AZZURRO 47