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Distintivi con decorazione e Dame Patronesse: € 7
Distintivi dorati: piccoli: € 3, medi: € 3,50 grandi: € 4
Portachiavi: smaltato: € 7,50
Orologio: € 30
Crest grande: € 25
Labaretto: € 10
Emblema Araldico: € 20
Cartolina: € 0,30, cartoncino doppio: € 0,50, busta: € 0,10
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Fermacarte in onice: € 9,50
Posacenere: € 9
Attestato di Benemerenza: € 20
Cravatta: lana: € 12 seta: € 15
Foulards in seta: € 28
Mug.: € 7,00
Calendario: € 4,00
Tutta l’oggettistica è in vendita presso le Federazioni che in caso di carenza di materiale possono richiederlo alla Presidenza Nazionale
dell’Istituo. Le spese di spedizione saranno a carico delle Federazioni ed aggiunte al costo del materiale.
PERIODICO
NAZIONALE
DELL’ISTITUTO
DEL NASTRO
AZZURRO FRA
COMBATTENTI
DECORATI
AL VALORE
MILITARE
ANNO XLVIII - N. 2 - MAR./APR. 2009 - Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art. 1 comma 2, DCB Roma
DONIAMO IL 5 PER MILLE AL NOSTRO ISTITUTO
Come noto è possibile destinare il “5 per mille”
dell’IRPEF a sostegno delle attività delll’Istituto del
Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare,
come Associazione riconosciuta che opera nei settori di cui all’art.10, comma 1, lettera a, del D.Lgs.
n.460/97. Pertanto, sia con il Mod. UNICO che con il
730 è possibile compiere tale scelta e vi invitiamo ad
utilizzare questo strumento per sostenere gli impegni che il nostro Istituto si è assunto per diffondere,
in particolare nelle giovani generazioni, il rispetto e
l’amore per la Patria e la conoscenza dei doveri
verso questa; assistere gli iscritti e salvaguardare gli
interessi morali e materiali della categoria; mantenere vivi i contatti con le Forze Armate e con le
Associazioni Combattentistiche e d’Arma.
La scelta si può esprimere apponendo, nell’apposito
spazio, la propria firma ed inserendo il Codice
Fiscale dell’Istituto 80226830588 e non comporta alcun onere a carico del contribuente.
***
GIORNATA DEL DECORATO
Roma 24 maggio 2009
Il 24 maggio p.v. si celebrerà l’annuale “GIORNATA
DEL DECORATO”. Quest’anno la manifestazione
nazionale, che avrà luogo come sempre all’Altare
della Patria, si svolgerà insieme tra Soci dell’Istituto
del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valor
Militare, Soci del Gruppo delle Medaglie d’Oro al
Valor Militare d’Italia e Soci di tutte le Associazioni
facenti parte di ASSOARMA.
• Comunicazioni
• Siamo l’1%
• Lettere al Direttore
• 86° Anniversario del Nastro Azzurro:
appuntamento a Bologna
• Ferrara consegna un riconoscimento
a Giorgio Zanardi
• 28 marzo: l’Aeronautica Militare al servizio
del Paese da 86 anni
• La mia guerra di Liberazione non è finita
il 25 aprile 1945
• 27 genniaio: Giornata della Memoria della Shoah
• 10 febbraio: Giornata del ricordo delle Foibe
• Detto fra noi
• Notizie in Azzurro
• Le rotte della morte
• Le vicende del confine orientale: il Tenente
Francesco Vigiak
• Il marò Maurilio Gho
• Amedeo Guillet
• Storia di un pugnale donato a D’Annunzio
• Argostoli 30 aprile 1941 - ore 13.38
• Cronache delle Federazioni
• Consigli Direttivi
• Azzurri nell’azzurro dei cieli
• Recensioni
• Oggettistica del Nastro Azzurro
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In copertina:
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ASSEGNI DI MEDAGLIA ANNO 2009
Medaglia d’Oro
Medaglia d’Argento
4.296,38
763,77
Medaglia di Bronzo
238,66
Croce di Guerra
143,19
“IL NASTRO AZZURRO”
Ha iniziato le pubblicazioni a Roma il 26 marzo 1924
(La pubblicazione fu sospesa per le vicende connesse al secondo conflitto mondiale e riprese nel 1951)
Direz. e Amm.: Roma 00161 - p.zza Galeno, 1 - tel. 064402676 - fax 0644266814 - Sito internet: www.istitutonastroazzurro.org
- E-mail: [email protected] - Direttore Editoriale: Giorgio Zanardi - Presidente Nazionale dell’Istituto - Direttore
Responsabile: Antonio Daniele - Comitato di Redazione: Giorgio Zanardi, Antonio Daniele, Carlo Maria Magnani, Giuseppe
Picca, Bruno Stegagnini, Antonio Teja, Antonino Zuco - Segretaria di Redazione: Barbara Coiante - Autorizzazione del
Tribunale Civile e Penale di Roma con decreto n.° 12568 del 1969 - Progetto Grafico e stampa: Arti Grafiche San Marcello
s.r.l. - v.le Regina Margherita, 176 - 00198 Roma - Finito di stampare: febbraio 2009
Per abbonarsi i versamenti possono essere effettuati su C/C Postale n. 25938002 intestato a “Istituto del Nastro Azzurro”, oppure su C/C Bancario CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna Loreto, 24 - c/c n. 0722122-3 - CIN IT “A” ABI 06155 - CAB 03200 - IBAN: IT69A0615503200000000002122 - C.F. 80226830588
Abbonamento ordinario: 20 Euro; sostenitore: 25 Euro; benemerito: 30 Euro e oltre.
Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
SIAMO L’1%
Azzurri carissimi,
È tuttavia necessario anche che oltre a queste azioni
i decorati iscritti al nostro
venga intensificata l’acquisizione dei nuovi Soci simpatizIstituto non arrivano a tremila
zanti fra i migliori cittadini di ogni provincia perché
mentre sono ancora più di treprima o poi in assenza di guerre, i decorati spariranno ma
centomila coloro, decorati
il loro ricordo dovrà rimanere la più efficace fonte di
viventi o vedove, che percepiincentivazione dell’amor di Patria.
scono assegni per medaglie al
Io posso assicurarvi, per essermi dedicato particolarvalore. In pratica, il Nastro
mente a queste acquisizioni, che non esistono italiani che
Azzurro raccoglie l’1% degli
non si sentano onorati di essere considerati degni di colaventi diritto.
laborare alla continuità del nostro Istituto. In basso ci
Invito pertanto tutte le
sono i testi delle gradite comunicazioni con le quali il
nostre Federazioni a contattaPrefetto di Ferrara, il Presidente della Fondazione CARIFE
re i titolari del riconoscimento
e il Cav.Lav. Montanari mi ringraziano per averli iscritti
che lo Stato riserva ai Decorati
come Soci simpatizzanti. Spero che ciò sia di esempio per
al V.M., e ai rispettivi discentutti i Presidenti di Federazione.
denti (quando l’inesorabile
Tutte le nostre Federazioni debbono quindi svolgere
legge dell’anagrafe traduce in
in forma sistematica sia la prima
pratica la sua azione) che vivono
che la seconda azione più sopra
sui territori di rispettiva compericordate nei pochi mesi che ci
tenza.
separano dal Congresso di
È TUTTAVIA NECESSARIO ANCHE
Chi non fosse in grado di ragBologna, per affrontare irrobustiCHE
OLTRE
A
QUESTE
AZIONI
giungerli tutti può richiedere alle
ti nel numero e nello spirito il
nostre Segretarie collaborazione
futuro triennio del nostro
VENGA INTENSIFICATA
per poterli contattare o ricontatSodalizio avendo costantemente
L’ACQUISIZIONE DEI NUOVI SOCI
tare uno ad uno o una a una e
presente la necessità di collaboraconvincerli dell’importanza anche
re all’unione fra tutti gli italiani.
SIMPATIZZANTI FRA I MIGLIORI
della loro iscrizione al nostro
Vi
abbraccia
il
votro
CITTADINI DI OGNI PROVINCIA…
Sodalizio a rafforzamento della
Presidente.
sua continuità nel tempo.
Giorgio Zanardi
Il Prefetto di Ferrara
Ferrara, 12 dicembre 2008
Caro Presidente,
ricevo con grande piacere la tessera di Socio dell’Istituto del Nastro Azzurro, che così cortesemente ha voluto farmi
avere.
Mi onora profondamente l’attenzione e la considerazione che questo gesto dimostra nei miei confronti: un gesto
capace di comunicare la stima personale, ma anche la gratitudine e la vicinanza alle istituzioni.
Nel ringraziarLa del gentile e graditissimo pensiero, Le invio i miei saluti più cordiali unitamente a fervidi auguri di
buone feste.
Cesare Ferri
Presidente Fondazione CARIFE
Ferrara, 21 gennaio 2009
Gentile Comandante,
ho ricevuto dalla segreteria dell’Istituto da Te presieduto la tessera di Socio simpatizzante.
Si tratta di un riconoscimento che mi è giunto particolarmente gradito e che rafforza il mio sentimento di vicinanza ai
valori che l’Associazione del Nastro Azzurro promuove e cerca di diffondere soprattutto tra i giovani.
Con rinnovata stima e affetto
Sergio Lenzi
Corrado A. Montanari
Cavaliere del Lavoro
Fano, 14 gennaio 2009
Caro Com.te Zanardi,
ho appena ricevuto il tesserino di appartenenza all’Istituto del Nastro Azzurro che mi è stato inviato dal Presidente
della Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino, Ten.Col. Luigi Leonardi, che presto avrò il piacere di conoscere
personalmente.
E’ stata una gradita sorpresa ed è un grande onore far parte, come socio simpatizzante, di questo prestigioso
Istituto.
Desidero pertanto ringraziaLa sentitamente per la Sua presentazione.
In attesa di un prossimo incontro, Le invio i più cordiali saluti.
Corrado A. Montanari
IL NASTRO AZZURRO
3
LETTERE AL DIRETTORE
Egregio Direttore,
la sua risposta al lettore Cigliana ( n.5 -2008 di “Il Nastro Azzurro”) mi fa pensare che per farsi conoscere e ricordare bisogna
far baccano al punto di dare disturbo ai molti distratti.
Infatti, anche nel caso del dopo armistizio 1943 sembra fare fede soltanto la vulgata ideologica. Eppure negli archivi dei
Ministeri della Difesa e degli Interni devono esistere ancora per gli storici, o pseudo tali, gli elenchi dei militari del Regio
Esercito che rimasero fedeli al loro giuramento allo stesso modo di quanti fecero parte delle Forze Armate Regolari al sud. Le
formazioni autonome al nord, come anche molti di coloro che la sorte aveva portato in formazioni di partito, non si ponevano
in modo definitivo la pregiudiziale istituzionale, considerando primaria la salvezza della Patria allo stesso modo di quanto era
vero per le Forze Armate del sud; però ugualmente resistevano e impegnavano importanti forze armate tedesche in uno
stillicidio di azioni di disturbo a tutto campo nonostante la ferocia della reazione dei dominanti e le possibilità dello scarso
armamento a disposizione. Le rappresaglie su paesi e su ostaggi ne sono la più certa testimonianza.
Personaggi come Sogno, Martini “Mauri”, Gastaldi “Bisogno”, Del Din “Anselmo”, De Gregari “Bolla”, Martelli “Ferrini”,
Montezemolo e gli altri fucilati per rappresaglia alle Fosse Ardeatine, Fonda Savio e gli insorti del 30 aprile 1945 (ripeto: 30
aprile 1945!!) a Trieste non devono essere ricordati forse perché non erano “politicamente corretti”?
Può darsi sia vero che il Re non nutrisse troppa fiducia verso il CLNAI, probabilmente a causa della sua politicizzazione; però
operò affinché venisse riconosciuto dal Governo legittimo quale rappresentante dell’autorità statale al nord per fargli avere una
certa veste ufficiale sia nei confronti degli Alleati, piuttosto scettici verso le attività politiche italiane, che delle formazioni
patriottiche al nord.
Gli Alleati avevano fermamente voluto che i membri del CLNAI, trasferitisi temporaneamente al sud per le necessarie
trattative, fossero accompagnati e presentati da Sogno, che stimavano e sapevano super partes. Inoltre, gli Alleati vollero che
un’autorità militare andasse a far parte del CLNAI ed allora il gen. Cadorna si fece paracadutare al nord.
Mi fermo qui, perché questa realtà storica, che lega le vicende del nord a quelle delle Forze Armate regolari del sud, fu resa
molto complessa fino alla fine della guerra, e anche successivamente, a causa della nebbia che le si è voluta creare attorno. Se
non fossimo stati sempre così distratti, non avremmo permesso che le diverse componenti della Resistenza, della quale fanno
parte anche deportati, internati militari e la massa di coloro che nei disparati campi di prigionia in giro per il mondo optarono
per il governo legittimo (ma non poterono votare al referendum) venissero artificiosamente tenute separate.
Forse allora avremmo potuto riuscire veramente a creare un’Italia libera e unita, più simile a quella che noi sognavamo, ed
anche a trasmettere meglio la lezione della Storia dando onestamente a ciascuno il suo.
M.O.V.M. Paola Del Din Carnieri
Gentile Signora Del Din,
pubblico volentieri la Sua lettera che costituisce contributo e testimonianza storicamente importante per la comprensione, tutt’ora ben lungi dall’essere raggiunta, di quello che senza dubbio alcuno è uno dei periodi più complicati, difficili, tragici e convulsi della nostra storia nazionale.
Peccato che Lei possa solo sfiorare le questioni che pone, che in realtà sono molto complesse e non si possono approfondire adeguatamente nello spazio di una pagina. Lo stesso problema ce l’ho io quando commento le
lettere che i lettori inviano. L’esiguità dello spazio a disposizione (per carità non è una lamentela!) non mi consente di approfondire bene gli argomenti e sono costretto a trattarli solo per sommi capi. Forse questo ingenera qualche equivoco, ma spero che il pensiero principale riesca a superare la costrizione delle troppo poche righe.
In quanto alla Resistenza, condivido pienamente il Suo pensiero come condivido convintamene quello del lettore Cigliana (e lo ho anche scritto). Ho solo evidenziato il fatto che la Resistenza ha certamente avuto un’influenza notevole sulla nascita della Repubblica: non si tratta di una “vulgata”, ma della verità. La trasformazione del Regno d’Italia in Repubblica Italiana scaturisce da un disegno politico perseguito da una parte dei capi
della Resistenza con determinazione crescente, man mano che il conflitto volgeva al termine. Se ciò non fosse
stato, l’Italia avrebbe avuto sufficiente soddisfazione da parte della casa regnante con l’abdicazione di Vittorio
Emanuele III, che si era così già assunto personalmente la responsabilità del ventennio fascista e della guerra perduta.
L’esigenza del referendum “Monarchia/Repubblica” venne proposta e sostenuta dai partiti di sinistra, gli stessi partiti che avevano progressivamente egemonizzato la Resistenza (e tutt’ora ne egemonizzano il ricordo, basti
pensare alle piazze italiane il 25 aprile piene di bandiere rosse anziché Tricolori), la quale invece non fu un fenomeno di parte, ma, come giustamente Lei sottolinea, trasversale a tutto il popolo italiano, indipendentemente
dal credo politico (fascisti convinti a parte).
Nella speranza di aver, con l’occasione, chiarito adeguatamente il motivo per cui condivido tutta la lettera del
lettore Cigliana meno “una sola delle sue affermazioni”, La ringrazio per l’attenzione con la quale ci segue e le
invio i più cordiali saluti da parte del Nastro Azzurro e miei personali.
Antonio Daniele
4
IL NASTRO AZZURRO
Caro Direttore,
ho letto sul nostro bimestrale di settembre-ottobre la lettera di Giuseppe M. Cigliana e la Sua risposta. Confesso che sono
d’accordo con Cigliana. Lei afferma che la Repubblica è nata dalla Resistenza considerata come movimento politico e non come
azione bellica. Che la Resistenza sia stato un movimento politico è innegabile, però non mi sembra possibile scindere la parte
politica dall’azione bellica, …
… E sono d’accordo con il Direttore Zanardi, nessuno cita i reparti dell’Esercito Italiano che combatterono a fianco degli alleati:
Montelungo non dice nulla? Tanto per citarne una, e la Brigata Friuli?
E mi perdoni: Lei usa il termine “nazifascismo” che a me non va: il nazismo è un fatto, il fascismo è un altro fatto. Diamo ad
ognuno il suo e non accolliamoci colpe o nomee che non abbiamo.
Scusi la chiacchierata e gradisca cordiali saluti.
Azzurro Mario Bellezza
Caro Bellezza,
pubblicare La Sua appassionata lettera (che ho dovuto ridurre per ragioni di spazio) mi permette di completare il
chiarimento del mio pensiero nel merito della questione involontariamente aperta sulla Resistenza come matrice
della Repubblica.
Innanzitutto vorrei sottolineare che, come ho già detto nel commento alla lettera di Giuseppe Cigliana, condivido tutto ciò che egli afferma circa la Resistenza, meno che essa non abbia avuto alcuna parte nella trasformazione dello stato italiano da Monarchia a Repubblica. Egli scrive che ciò sarebbe una “vulgata”, io ho sostenuto
che il referendum col quale si è ottenuta questa trasformazione è stato il risultato di un’azione politica cominciata dai partiti di sinistra appena erano riemersi dalla clandestinità, quando le armi avrebbero ancora sparato a
lungo. Che quei partiti fossero anche militanti nella Resistenza non è un segreto per nessuno, che non fossero i
soli a partecipare alla Resistenza… ecco, questo forse non tutti lo sanno. Di qui la mia affermazione sulla grande
efficacia dell’azione politica di alcuni dei partiti che nascevano dalla Resistenza e che poi avrebbero popolato il
parlamento italiano.
La guerra in Italia è finita ufficialmente il 25 aprile 1945, col ritiro delle truppe tedesche oltre il Brennero (alcuni reparti in ritirata erano ancora sul suolo italiano, ma non costituivano più una minaccia), mentre nel resto
d’Europa la fine della guerra è avvenuta con la conclusione della Battaglia di Berlino il 5 maggio… solo dieci giorni dopo! In questa sequenza si può inequivocabilmente leggere l’inefficacia bellica della Resistenza italiana condotta dalle formazioni partigiane (che oggi ne egemonizzano la rievocazione), ma anche dalle Forze Armate regolari, dai prigionieri di guerra, dagli internati, dalla stessa popolazione civile spesso oggetto di indiscriminata rappresaglia, da tutti. Insomma, sebbene la Resistenza si sia spesso estrinsecata in azioni molto rischiose per chi le conduceva, non ha dato frutti bellici finché l’esercito di occupazione tedesco non ha dovuto ritirarsi precipitosamente verso la Germania stretta nella morsa delle armate alleate che, rotti i due fronti nell’Europa continentale, hanno
cominciato la corsa verso Berlino; e ciò è avvenuto solo nell’aprile/maggio 1945.
Posso infine comprendere la Sua sottile disamina sulla differenza tra fascismo e nazismo, ma non la condivido.
Si tratta in entrambi i casi di due dittature ispirate filosoficamente alla medesima matrice. Forse il fascismo è stato
un po’ più “all’acqua di rose”, ma solo perché noi italiani non siamo mai troppo seri (neppure Mussolini in persona ha fatto eccezione), quindi anche le draconiane norme fasciste venivano applicate con molta superficialità e
disattenzione e … con un occhio di riguardo per gli amici: tutto qui. Se la seconda guerra mondiale non ne avesse decretato la fine, probabilmente l’Italia fascista avrebbe dovuto accelerare la sua deriva verso le asperità del
nazismo, deriva che era già cominciata nel 1938 con la promulgazione delle leggi razziali.
Sperando di aver chiarito bene che non dissento se non in un punto da quanto dice l’amico Cigliana, la ringrazio per l’attenzione con la quale segue questa rubrica e legge “Il Nastro Azzurro” e le invio cordialissimi saluti.
Antonio Daniele
ERRATA CORRIGE
Sul n.° 6/2008 (nov.-dic.) de “Il Nastro Azzurro”, nella rubrica
“Lettere al Direttore”, compare il riferimento a una lettera
dell’amico Socio Antonio Gori che ricorda il padre Armando
Gori Comandante del MAS n.° 15 protagonista insieme a quello
comandato da Luigi Rizzo dell’impesa di Premuda dell’11
febbraio 1918. Per una svista l’iniziale del cognome è stata
stampata con la lettera “C” invece che correttamente con la
lettera “G”.
Ce ne scusiamo con l’amico Socio Antonio Gori e con tutti i
lettori e, con l’occasione, pubblichiamo a destra la foto storica
dell’equipaggio
protagonista
dell’impresa,
fornitaci
dall’interessato.
IL NASTRO AZZURRO
5
86o ANNIVERSARIO DEL NASTRO AZZURRO:
APPUNTAMENTO A BOLOGNA
Quest’anno ricorre l’86° Anniversario dell’istituzione del Nastro Azzurro e si svolgerà a Bologna il
XXVIII Congresso Nazionale nel quale si prenderanno importanti decisioni per il futuro dell’Istituto.
Come tutti sanno l’Istituto è nato per raggruppare e rappresentare i decorati al Valor Militare e l’ideale di amor di Patria e di dedizione al dovere militare anche fino all’estremo sacrificio.
Questo spirito caratterizza l’aristocrazia morale dei militari, quelli tra di essi che hanno incarnato con
atti concreti di valore quello spirito nato con la cavalleria medievale.
Oggi, dopo oltre sessanta anni durante i quali l’Italia non è stata coinvolta in vere e proprie guerre, se
non in atti di polizia militare internazionale, questi autentici valori pur sicuramente radicati nell’animo di
molti cittadini in armi, sembra che non siano più evidenti. Proprio a tale scopo l’Istituto del Nastro Azzurro
ha aperto con generosità e fiducia l’iscrizione ai soci simpatizzanti, a quelle persone cioè che sentono
profondamente di dover testimoniare gli stessi ideali di chi si è guadagnato un riconoscimento concretizzato dalla Decorazione al Valor Militare.
Allo scopo di rinnovare nella tradizione dell’Istituto tali ideali, si propone di seguito la storia della inaugurazione della “Galleria degli Eroi” custodita presso la Federazione Provinciale di Milano, e la cronaca
della cerimonia svoltasi per commemorare l’80° Anniversario dell’istituzione di questo “Tempio e scuola
del Valore Militare italiano”.
6
IL NASTRO AZZURRO
LA GALLERIA DEGLI EROI
I
l luogo dove sono raccolte le memorie più pure e più
sante di quelli dei nostri morti che restano immortali
nei nostri cuori, di quelli che morirono perché l’Italia
vivesse più grande e più forte, è sorto! Il luogo in cui ci
raduneremo noi reduci, sparpagliati nelle nostre attività
ma sempre pronti ad accorrere quando la Patria ci dovesse chiamare in armi, sta qui in Milano, tra le officine operose e gli alti comignoli, fra i commerci e i traffici creati
dalla nostra volontà di miglioramento ed espansione.
È nata dunque la casa in cui sempre arde La fiamma
d’amore al simulacro santissimo della Madre Comune che
nel suo grembo raccoglie e conserva le memorie, le
immagini, gli atti di Valore dei figli che per Essa s’immolarono.
Il dottor Giussani e il geometra Alessandro Gorini, sin
dai primi momenti di attività dell’Istituto del Nastro
Azzurro, negli anni 20, quasi alla ricerca delle radici motivazionali di una nobiltà, d’animo e di sentimento che
sospinge il combattente a compiere integro il proprio
dovere con generosità e altruismo, avevano voluto che,
contemporaneamente all’affermarsi di una coscienza
azzurra, prendesse forma una esemplificazione delle
virtù proprie del Decorato come le stesse che avevano
reso possibile l’epopea, i fatti e le vicende del
Risorgimento italiano.
Erano state così compilate le prime trecento pergamene che, raccolte nella sede dell’epoca, sita in via
Ariberto 5, hanno costituito il primo nucleo della suggestiva e caratteristica collezione.
Di seguito si riporta la cronaca dell’inaugurazione
affinché, pure nella sua secca schiettezza, serva a ricorda-
re il giorno in cui gli Azzurri di Milano hanno compiuto
un atto degno del loro amore e della loro fede negli ideali del Valor militare e della loro preservazione e divulgazione.
Nell’aprile del 1928 La raccolta riceve l’onore della
visita inaugurale di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III,
che giunge alla sede di Via Ariberto alle ore undici accolto dagli squilli d’onore suonati da 10 trombettieri di
diverse armi: due di fanteria, due alpini, due bersaglieri,
due cavalleggeri, due di artiglieria.
Il Re dopo aver visitato le varie sale della sede della
Federazione Provinciale di Milano, si è degnato apporre
sull’Albo d’Oro per lui preparato nella “Sala Azzurra” la
sua firma sotto la seguente dicitura:
“Oggi 13 aprile 1928, Anno VI, decennale della
Vittoria, Capo del Governo Benito Mussolini, ho
consacrato il Tempio degli Azzurri.”
Il Re, durante la visita, si è soffermato dinanzi ai quadri ove brillava la Medaglia d’Oro della Brigata “Cuneo”
detta la Costantissima, quella del “Genova Cavalleria” e
quella del fedelissimo carabiniere a cavallo Scapaccino,
ed ha espresso il desiderio di veder affiancato a questa il
ricordo della Medaglia d’Oro di Sardegna “Millelire” che,
comandante dei brigantini sardi che, nel 1794, contrastarono il tentativo di sbarco dei francesi, si guadagnò la
Medaglia d’Oro da Vittorio Amedeo III.
Il Re si è compiaciuto dell’iniziativa e ne ha incoraggiato la continuazione e l’ampliamento.
Trasferita nel dopo guerra nella sede di Via Dogana,
cominciò ad essere incrementata con l’immissione di pergamene inerenti la guerra contro l’Etiopia, tra le quali
IL NASTRO AZZURRO
7
ricordiamo la terza Medaglia d’Oro di Antonio Locatelli,
quella di Tito Minniti e quella di Padre Reginaldo
Giuliani. Agli inizi degli anni settanta, la raccolta ha trovato la sua definitiva sistemazione presso l’attuale sede di
Via San Barnaba 29.
La denominazione di “Galleria degli Eroi” gli venne
data solo agli inizi degli anni ottanta quando, divenuti
Presidenti della Federazione e della Sezione di Milano
dell’Istituto del Nastro Azzurro rispettivamente l’avvocato Giuliano Magnoni ed il ragionier Ernesto Buttura, l’interesse fu rivolto al riordino, alla catalogazione e all’am-
pliamento di quel complesso di oltre 500 pergamene che,
dedicate a Bandiere Reggimentali o di Corpo, ad Unità
combattenti o ad Eroi viventi o alla Memoria, oggi, possiamo affermare, rappresenta effettivamente 200 anni di
Storia Patria.
Ogni Arma, ogni Specialità d’Arma sono ricordate;
ogni Corpo ha ritrovato il suo Eroe. C’è gloria per tutti:
per il Genio, per la Cavalleria, per i Bersaglieri, per gli
Alpini, per l’Artiglieria che nel 1918 vince la Battaglia del
Solstizio, per la Marina, per l’Aeronautica, per i
Carabinieri, per la Guardia di Finanza, per i Paracadutisti,
80° ANNIVERSARlO DELLA INAUGURAZIONE DELLA “GALLERIA DEGLI EROI”
L’11 dicembre 2008 è stato
celebrato l’80° anniversario della
inaugurazione della “Galleria
degli Eroi”, fiore all’occhiello
della Federazione milanese. Col
resoconto
dell’evento,
intendiamo
solennizzare
quest’anno la ricorrenza, ancora
più importante, dell’istituzione
del “Nastro Azzurro” che, come
noto, risale al 21 marzo 1923.
La “Galleria degli Eroi” fu
inaugurata nell’aprile del 1928, in
concomitanza con l’elevazione
ad “Ente Morale” dell’Istituto
del Nastro Azzurro. L’evento
ebbe luogo nelle scuole di Via
Ariberto in Milano, alla presenza
di S.M. il Re d’Italia Vittorio
Emanuele III.
Nel dopoguerra, dopo una breve permanenza in Via Dogana, la Galleria ha trovato sin dal 1978 la sua
definitiva sistemazione nell’attuale sede di Via San Barnaba.
Nella Galleria sono custodite circa 600 pergamene, compilate da abili amanuensi, ognuna delle quali riporta la il
fatto d’arme che ha comportato la concessione della M.O.V.M., un ritratto, più recentemente una fotografia,
dell’Eroe, e la motivazione della concessione. In pratica, è possibile trovarvi le motivazioni delle M.O.V.M.
concesse nell’arco di tutte le guerre patrie: dal Risorgimento alla Guerra di Liberazione.
Nonostante l’inclemenza del tempo, con molto freddo e pioggia battente, la sede della Federazione si è
popolata di un centinaio di soci di cui molti Decorati. Fra questi un arzillo Sottotenente Manzo, anni 97,
Decorato di Croce di Guerra al Valor Militare, la figlia del Gapitano Luigi Giorgi, 2 M.O.V.M, e la figlia di
Umberto Solarino, 1 M.O.V.M.. Oltre al Consiglio Direttivo della Federazione, era presente anche il neo eletto
Consiglio Direttivo della Sezione.
Hanno presenziato, dando lustro alle varie fasi della cerimonia, il Comandante della Regione Militare Esercito
“Lombardia” Generale di Brigata Camillo De Milato, il Presidente del Consiglio Comunale di Milano dottor
Manfredi Palmeri, nipote di decorati di M.A.V.M., accompagnato dal Vice Presidente del medesimo Consiglio
Avv. Santarelli e il Vice Comandante del Reggimento Artiglieria a Cavallo Tenente Colonnello Conte, in
rappresentanza del Colonnello Vincenzo Stella, Comandante di Reggimento.
La cerimonia ha avuto inizio nel salone della “Galleria degli Eroi” con l’intervento del Presidente della
Federazione, e Vice Presidente Nazionale, Generale di Brigata Arnaldo Cassano che, con brevi cenni storici, ne
ha rievocato la nascita fino all’attuale sistemazione per opera dell’Arch. Boccini.
A seguire è stata deposta una corona d’alloro in onore di tutti gli Eroi menzionati nella galleria. La solennità
dell’evento è stata sottolineata dalle note del silenzio, intonate dal trombettiere della 1^ Regione Aerea, che ha
suscitato momenti di intensa commozione.
La cerimonia è proseguita nell’attigua Chiesa di San Barnaba, dove i convenuti hanno assistito alla celebrazione
della S. Messa in suffragio di tutti i Decorati e militari caduti, in ogni tempo, in guerra e in pace, e nel ricordo dei
Soci scomparsi nel 2008.
8
IL NASTRO AZZURRO
Poi, è avvenuto il trasferimento con
pullman militari presso la caserma
Santa Barbara, sede del prestigioso
Reggimento Artiglieria a Cavallo,
Socio d’Onore dell’Istituto, dove i
partecipanti sono stati ricevuti dal
Vice Comandante e da una
rappresentanza di militari. Si è
proceduto alla deposizione di
un’altra corona d’alloro al
monumento ai Caduti del
Reggimento, portata da due
Artiglieri in grande uniforme, sulle
note del silenzio suonato ancora una
volta dall’Aviere trombettiere.
Subito dopo le Autorità e i Soci
hanno trovato accoglienza nel tepore
delle austere e imponenti sale del Circolo Ufficiali, dove il Generale Cassano, prima del brindisi augurale, ha
rivolto al Generale de Milato, sempre vicino e molto attento alle necessità delle Associazioni Combattentistiche e
d’Arma, il saluto di tutti i Decorati della Provincia di Milano, anche di coloro che non avevano potuto essere
presenti, e di tutti i congiunti e Soci simpatizzanti e gli ha espresso il sentito grazie per la cordiale e calorosa
accoglienza. Il Presidente della federazione ha concluso il suo intervento con la consegna del Crest dell’Istituto
alle Autorità intervenute. Il dottor Palmeri, Presidente del Consiglio Comunale, ha ringraziato con queste parole:
“Il Comune di Milano, Socio d’Onore con Attestato e Medaglia, è sempre riconoscente alla Federazione
Milanese per il costante impegno nella custodia degli Ideali e dei Valori fondanti della Patria e nel perpetuare il
ricordo, con la Galleria degli Eroi, di tutti gli Italiani Decorati, in particolar modo dei cittadini milanesi”. Il
Generale De Milato ha affermato, a sua volta:
“Le Forze Armate sono molto vicine alle Associazioni
d’Arma perché apprezzano sempre più coloro i quali,
pur non indossando più l’uniforme, continuano a
mantenere vivi i legami con i militari in servizio a
difesa e nel ricordo di tutti coloro che per assolvere al
loro dovere non esitarono a offrirsi consapevolmente
fino all’estremo sacrificio per la grandezza della Patria”
Il Vice Comandante del Reggimento ha concluso
dicendo:
“Il nostro Reggimento è fiero e orgoglioso di
annoverarsi fra i Soci dell’Istituto del Nastro Azzurro
e di averne ospitato oggi i Soci Decorati al Valor
Militare ai quali” ha assicurato “le porte della caserma
saranno sempre aperte e va il riconoscimento dei militari
in servizio per gli atti di eroismo compiuti per un Italia più grande e più bella”.
Il pranzo, offerto dalla Federazione, è stato occasione per presentare il neo eletto Consiglio Direttivo della
Sezione di Milano, per ringraziare il Vice Presidente della Federazione Capitano di Vascello Lucia, che
efficacemente ha guidato la Sezione nel periodo del suo commissariamento, e per chiudere il susseguirsi dei
diversi eventi sui quali si è articolata la suggestiva ed importante celebrazione.
eccetera. Vi è gloria anche per i Cappellani Militari: don
Arcangelo, don Cartelli, don Mazzoni con 2 M.O.V.M.,
don Franzoni e per le Crocerossine.
Ogni eroe è raffigurato sulla pergamena con la sua
fotografia, il fatto d’arme e la motivazione della concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Le pergamene sono state incise da abili amanuensi.
La “Galleria degli Eroi”, per gli esempi che ha proposto a tutti, per la calda accoglienza che ha riservalo ad
autorità e pubblico, per la semplicità e serietà insieme
con le quali hanno avuto luogo le cerimonie, per le brevi
ma cordiali parole di saluto ad autorità ed agli intervenuti sempre più numerosi, per i commenti che accompagnano la lettura delle motivazioni, in questi ultimi anni è
divenuta un vero centro d’italianità.
Chi arriva a Milano e chi vi abita è invitato a visitare la
nostra “Galleria degli Eroi” ed a diffonderne la notizia
della sua esistenza ad amici e conoscenti affinché
anch’essi vengano a visitare questo Tempio e Scuola del
Valore Militare Italiano.
Gen. Arnaldo Cassano
(Presidente della Federazione di Milano
IL NASTRO AZZURRO
9
FERRARA CONSEGNA UN RICONOSCIMENTO
AL COMANDANTE GIORGIO ZANARDI
“S
i è distinto per il coraggio dimostrato nel
corso delle vicende storiche nazionali che
hanno segnato l’esito del secondo conflitto
mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943…”. È
per queste motivazioni, riassunte dal vice sindaco di
Ferrara Rita Tagliati, che il Comandante Giorgio
Zanardi lo scorso 22 dicembre 2008 ha ricevuto
dall’Amministrazione comunale della città una targa di
riconoscenza così motivata: “La città di Ferrara rende
onore al Comandante Giorgio Zanardi, Presidente
Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro, un soldato,
un italiano, un resistente, per i meriti acquisiti al servizio della propria città, della Marina, della Patria”.
Il vice sindaco ha tratteggiato così la figura di
Giorgio Zanardi: “Vestito nella sua divisa di ex-ufficiale
decorato o in borghese è sempre vibrante e poderosa la
sua immancabile partecipazione alle celebrazioni commemorative e alle ricorrenze fondamentali della storia
italiana. Pertanto, alla Medaglia d’Argento che omaggia il suo contributo alla Patria,…” ha dichiarato ancora
il vice sindaco Tagliati “…vogliamo unire un piccolo
oggetto simbolico ma capace di rendergli manifesta la
riconoscenza della città, in un grazie collettivo rappresentato dalla firma del Sindaco, Gaetano Sateriale”.
Alla cerimonia di conferimento erano presenti numerose autorità civili e militari del territorio e anche i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e partigiane ferraresi che hanno sostenuto la proposta di attribuzione del riconoscimento. La convocazione di Zanardi
alla cerimonia in suo onore è stata una sorpresa. Gli
PARLA IL VICE SINDACO
Il Comune ha fatto propria la proposta di conferire una targa di riconoscenza al Comandante Giorgio
Zanardi, anche a conferma del suggerimento di alcuni rappresentanti delle Associazioni.
Il Comandante Zanardi si è distinto nelle importanti vicende storione nazionali che hanno segnato l’esito del
secondo conflitto mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
La sua storia di Tenente di Vascello al servizio della Regia Marina militare è ben sintetizzata nell’articolo che
Sergio Romano ha pubblicato il 2 gennaio 2000 sul Corriere della Sera (nel riquadro), dedicandolo alle
autobiografie di uomini come lui.
Ma i ferraresi aggiungono ai suoi meriti di patriota, di fedele servitore della Nazione e, per coerente scelta
individuale, di antifascista e singolare protagonista della resistenza, anche il valore riconosciuto per la sua vita
di cittadino esemplare.
Appartenente a una famiglia di imprenditori, Giorgio Zanardi ha espresso azione efficace nell’economia
ferrarese e nei numerosi consessi in cui poté apportare la sua perizia di conoscitore del mondo finanziario.
Non di meno, la sua vita di cittadino ferrarese continua a vedere un impegno costante per la cultura della
memoria nazionale, per la difesa della democrazia conquistata ad alto prezzo, per la tutela dei principi
patriottici. Vestito nella sua divisa di ex-ufficiale decorato o in borghese, è sempre vibrante e poderosa la sua
immancabile partecipazione alle celebrazioni commemorative e alle ricorrenze fondamentali della storia
italiana.
La sua recente nomina a Presidente Nazionale dell’istituto del Nastro Azzurro e la sua presenza alle cerimonie
istituzionali nazionali, onorano anche la città di Ferrara, identificata orgogliosa nel suo portamento così fiero e
autorevole che non ne rivela l’età effettiva.
Pertanto, alla medaglia d’argento che omaggia il suo contributo alla Patria, vogliamo unire un piccolo, oggetto
simbolico ma capace di rendergli manifesta la riconoscenza della città, in un grazie collettivo rappresentato
dalla firma del Sindaco, Gaetano Sateriale.
Siamo lieti di consegnare la targa nel corso di questa piccola cerimonia, in Comune, nella sala dell’Arengo.
Ringraziamo tutte le Istituzioni e le Associazioni presenti in questi momenti di commozione e di gioia.
Rita Tagliati
(Vicesindaco di Ferrara)
10
IL NASTRO AZZURRO
amministratori locali, ben conoscendo il carattere schivo
e modesto del Comandante, non lo hanno preventivamente informato della ragione per la quale gradivano la
sua presenza alle ore 12,00 del 22 dicembre nella sala
dell’Arengo della residenza municipale. L’imbarazzo di
Zanardi era evidente. Egli ha accettato il riconoscimento
con queste parole: “Mi vergogno come un ladro per
avervi sottratto ai vostri compiti istituzionali per il tempo
di questa cerimonia. Spero siate qui non solo per me ma
per l’Istituto del Nastro Azzurro che rappresento e che
onora tutti gli italiani che hanno fatto qualcosa di più
del loro dovere. Accetto quindi questo omaggio a nome
dell’Associazione e a nome di tutti i marinai e gli italiani
come Presidente dell’Istituto del Nastro Azzurro” .
Dopo la guerra, a seguito del referendum istituzionale con cui l’Italia ha scelto di divenire una
Repubblica, Zanardi, fedele al giuramento prestato al
Re, ha lasciato volontariamente il servizio militare atti-
vo e, da membro di una famiglia di imprenditori, si è
poi distinto, negli anni successivi, anche per la sua attività nell’ambito dell’economia ferrarese e per la sua
perizia di conoscitore del mondo finanziario.
Il valore e il carattere del Comandante Zanardi è
ben noto ai soci dell’Istituto del Nastro Azzurro; l’articolo che l’Ambasciatore Sergio Romano ha pubblicato
il 2 gennaio 2000 sul Corriere della Sera in occasione
della pubblicazione del suo libro “Un soldato, Un italiano” (riquadro a pagina accanto), lo ha evidenziato al
grande pubblico sottolineandone non solo l’indomito
coraggio, ma soprattutto il profondo ideale di amore
per la Patria offesa e calpestata.
Nominato Presidente Nazionale dell’Istituto del
Nastro Azzurro al Congresso di Brescia del 2006, come
noto, ha informato finora il suo mandato presidenziale
ad un costante impegno per la cultura della memoria
nazionale e la tutela dei principi patriottici.
Sergio Romano, il Corriere: della Sera, 2 gennaio 2000
MEMORIE
La fine del’900 ha prodotto un curioso effetto in molti che hanno partecipato all’ultima guerra; il desiderio di scrivere la storia
personale. Con libri spesso usciti a loro spese, in Italia la febbre dell’autobiografia è dilagata. Non credo che un numero tondo
sia più importarne di un qualsiasi altro numero e non credo che la fine di un secolo o la fine di un millennio siano più
significativi di un qualsiasi altro periodo della storia umana. Ma la fine del Novecento ha avuto su molti italiani un curioso
effetto: li ha indotti a tirare le somme e a scrivere le loro memorie. Non parlo di letterati, saggisti e giornalisti, ma di persone
che si sono servite della penna, nel corso della loro vita, per scrivere principalmente rapporti, relazioni e lettere d’affari.
Può accadere che il libro finisca in libreria, ma nella maggior parte dei casi è destinato a una circolazione familiare e
confidenziale. Se l’autore può permetterselo, appare in bella veste presso un tipografo o un piccolo editore di provincia. Se non
può, un computer e una stampante permettono di fare, ai nostri giorni, un decoroso “samzdat” (si chiamavano cosi in epoca
sovietica i libri e gli opuscoli che i dissidenti confezionavano nelle loro case). Come spiegare questa “febbre delle memorie”? Al
di la dell’influenza psicologica che la fine del secolo ha forse esercitato su questi improvvisati memorialisti, la ragione è
prevalentemente anagrafica. Il conto è semplice. I più giovani fra gli italiani che hanno fatto la seconda guerra mondiale hanno
oggi più di settant’anni e gli altri, mediamente, sono sull’ottantina. Quelli che sono stati chiamati alle armi sin dall’inizio del
conflitto hanno combattuto in Africa, in Grecia, in Jugoslavia, in Russia.
Quelli che erano alle armi l’8 settembre del 1943 hanno dovuto fare, senza l’aiuto di nessuno fuorché della loro coscienza, la
scelta più difficile della loro vita: fuggite e tornare a casa? Consegnare le armi ai tedeschi e accettare la disfatta? Combattere con
la Repubblica di Salò? Partecipare alla Resistenza? Passare al Sud e risalire la Penisola nelle formazioni alleate? Finita la guerra
hanno sepolto quel drammatico momento in un angolo della loro memoria e si sono messi a lavorare, rabbiosamente, per
recuperare il tempo perduto….
Il tenente di vascello Giorgio Zanardi si è dimesso dalla Marina dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, ha lavorato
in Brasile, ha concluso la sua carriera professionale alla presidenza di una società di assicurazioni.
Nel 1944 Zanardi era a la Spezia. Rifiutò l’arruolamento nella Marina di Salò, passò le linee, lanciò messaggi di propaganda da
Roma per annunciare che la Regia Marina era ancora “in piedi” e batteva bandiera italiana, tornò al Nord con una missione del
SIS (il servizio informazioni della Marina), approdò a Milano negli ultimi mesi della guerra con un messaggio del reggenti di
San Marino, passò nuovamente le linee remando lungo le coste con una barca di fortuna, ebbe alla fine della guerra una
medaglia d’argento… Non appena l’Italia venne spaccata in due il tenente di vascello Giorgio Zanardi fu dominato dal
desiderio di ricongiungere la Marina all’insegna di una stessa bandiera e di una stessa missione: la difesa dei territori orientali
contro le formazioni di Tito o la protezione delle industrie del Nord dai sabotaggi tedeschi nelle ultime settimane della guerra.
Il suo progetto era vago, fantasioso, irrealizzabile, ma le sue energie e la sua testardaggine furono in quei mesi inesauribili.
Comincia cosi un sorprendente romanzo picaresco in cui Zanardi - Don Chisciotte attraversa più volte il fronte per portare
messaggi che lasciano i suoi interlocutori increduli, ma sbigottiti dal suo coraggio e dalla sua buona fede. Mi chiedo quale altro
italiano, in quei mesi, abbia bussato a tante porte e sia riuscito ad avere incontri con l’ammiraglio Giuseppe Sparzani, ministro
della Marina del governo fascista, Umberto di Savoia, il cardinale Schuster, Valerio Borghese, comandante della X Mas,
Serafino Mazzolini, sottosegretario agli Esteri di Mussolini, i rappresentanti delle commissioni alleate a Roma. Il caso Zanardi
ricorda agli storici quante trame siano state tessute e quante iniziative individuali siano state prese nei mesi caotici fra il
settembre del 1943 e l’aprile del 1945.
Gli autori di queste memorie hanno alcuni caratteri comuni. Sono borghesi, fortemente nazionali (se non nazionalisti),
monarchici, indignati dalla sventatezza con cui Mussolini ha gettato il Paese nella guerra, decisi a non combattere nelle
formazioni della Repubblica sociale e, con una eccezione (“Gnecchi” Rusconi), ufficiali dell’esercito o della Marina.
Anziché scegliere le brigate partigiane d’ispirazione comunista, socialista o repubblicana, hanno cercato di combattere o
resistere in un modo conforme alla loro formazione culturale e all’orizzonte sociale da cui provengono. Hanno fatto insomma
una resistenza anomala, “borghese” e cavalleresca, quella che nelle storie canoniche è relegata in qualche nota a piè di pagina.
E hanno scritto le loro memorie perché temono che di questa guerra e di queste personali esperienze scompaia, quando loro se
ne saranno andati, persino il ricordo.
IL NASTRO AZZURRO
11
28 MARZO: L’AERONAUTICA MILITARE
AL SERVIZIO DEL PAESE DA 86 ANNI
L’
Aeronautica Militare contribuisce con le altre
Forze Armate dello Stato, Esercito, Marina e
Carabinieri, a garantire la sicurezza nazionale e
il tranquillo svolgimento delle attività internazionali
necessarie alla vita di tutti i giorni del nostro Paese,
nel rispetto di quei principi di libertà, democrazia, salvaguardia assoluta della dignità dell’individuo, che
sono i fondamentali connotati del nostra identità
nazionale.
L’Aeronautica Militare, oltre a difendere lo spazio
aereo italiano da qualunque violazione prevenendo e
neutralizzando gli eventuali pericoli provenienti dal
cielo, offre il supporto alle missioni di pace fuori dai
confini nazionali, alle missioni umanitarie, provvede al
soccorso aereo e al trasporto di Stato. Il compito è
arduo soprattutto nell’attuale periodo d’instabilità in
cui la minaccia terroristica si manifesta con tecniche
d’attacco assolutamente non convenzionali.
Adeguando costantemente la sua organizzazione
e usufruendo dell’alta tecnologia, il nostro sistema di
difesa aerea è divenuto negli ultimi anni più efficace e
flessibile.
D’altra parte nel campo aeronautico e del volo
militare l’Italia ha da sempre avuto una posizione di
rilievo nel mondo, sin da quando agli inizi del ‘900 il
volo con un mezzo più pesante dell’aria si andava
affermando.
Dal primo fondamentale balzo dei fratelli Wright
del 17 dicembre 1903, il progresso aeronautico, che si
estrinseca anche nell’impiego militare del mezzo
aereo, ha parlato italiano.
È italiano il primo utilizzo bellico dell’aeroplano:
nel 1911 durante la guerra di Libia.
Durante la Grande Guerra proprio in Italia i nobili
valori cavallereschi transitano nella nuova specialità
della “caccia”. Francesco Baracca, Silvio Scaroni, Pier
12
IL NASTRO AZZURRO
Ruggero Piccio, Ruffo di Calabria, ed altri
piloti, popolari al tempo come i divi televisivi di oggi, erano tutti della 91a
Squadriglia, la “Squadriglia degli Assi”.
Durante l’impegno bellico della
Grande Guerra, inoltre, un paese prettamente agricolo e rurale come il nostro
opera uno sforzo poderoso e getta le basi
della sua industria aeronautica.
Il generale italiano Giulio Douhet è il
più importante teorico del potere aereo:
le sue dottrine pubbicate nel 1928 col libro
“Il dominio dell’aria” ancora oggi mostrano tutta la loro validità. Su di esse furono
modellate le forze aeree statunitense e
britannica già prima del secondo conflitto
mondiale.
Tra le due guerre mondiali, si apre per
l’aeronautica italiana, la stagione delle
trasvolate di massa del Mediterraneo,
dell’Atlantico sud e nord e dei record. Le
formazioni di idrovolanti S.55, capitanate
da Italo Balbo, ammarano nella baia di Rio de Janeiro
nel 1931 e di New York nel 1933.
Record di velocità, di altezza, di volo senza scalo, di
volo rovescio: in una decina d’anni l’aeronautica italiana conquista più di cento primati. Nel 1939, alla vigilia
dell’entrata in guerra, l’Italia detiene 33 degli 84 primati contemplati dalla Federazione Aeronautica
Internazionale.
Ma tutto ciò non basta in guerra. Per scelte politiche e limiti industriali, i nostri record rimango splendide e geniali realtà ma non dettero l’impulso necessario e possibile allo sviluppo della tecnologia aeronautica applicata ai mezzi bellici. E nel secondo conflitto
mondiale, l’esito tragico della guerra ha fatto passare
in secondo piano molte imprese ugualmente valorose
dei nostri piloti, il cui eroismo spesso è stato riconosciuto anche dagli avversari.
In ogni caso in quel periodo eroico e controverso
sono state gettate le basi della nostra tradizione e cultura aeronautica che è patrimonio del Paese e di ogni
cittadino.
Sono 86 anni che i velivoli dell’Aeronautica
Militare solcano i cieli di tutto il mondo. Aeroplani di
tutte le specialità, dalle caratteristiche e soluzioni tecnologiche molto spesso all’avanguardia, pilotati da
uomini che hanno portato il loro contributo a tinte
forti, a volte tragiche, nell’appassionante trama della
storia e del progresso aeronautico, tessuta giorno
dopo giorno con grandi imprese ma anche con azioni
della quotidianità apparentemente insignificanti.
I compiti, l’organizzazione, il personale e i mezzi
dell’Aeronautica Militare, sono il frutto di una evoluzione dello strumento nazionale di difesa che ha
seguito e sostenuto la politica estera del nostro Paese,
che gode di un posto di rilievo nel consesso delle
nazioni più sviluppate e progredite del mondo.
L’Aeronautica Militare oggi, oltre a svolgere bene
il suo ruolo al servizio della difesa e della sicurezza
interna e internazionale, è un’organizzazione all’avanguardia tecnologica che traina il progresso scientifico e industriale del Paese.
La rapida, e spesso traumatica, evoluzione degli
equilibri geostrategici verificatasi negli ultimi quindici
anni ha portato a ridefinire in modo sostanziale il concetto di conflitto e di conseguenza a delineare una
nuova identità e un nuovo impiego della forza militare. Ci si è allontanati dal concetto classico della guerra
sostanzialmente intesa come scontro tra Stati sovrani,
confronto di strategie, combattimento di unità regolari per il perseguimento della vittoria militare prima e
politica poi. I conflitti moderni hanno invece assunto
sempre di più i connotati della guerriglia urbana, della
lotta armata, della contrapposizione tra gruppi etnici
o culturali, del contrasto tra fazioni per affermare
interessi politici, economici o religiosi diversi, presenti,
però, spesso all’interno di uno stesso Paese o di una
medesima Nazione.
Le “nuove guerre” si svolgono inoltre in un’indeterminatezza di ruoli che spesso non permette d’identificare con facilità, come in passato, l’esercito, il combattente, l’avversario, il nemico, “i belligeranti e non
belligeranti”, come affermava Douhet.
Ma i nuovi conflitti che proliferano con sconcertante facilità in ogni parte del mondo, a fronte di un
carattere prettamente regionale, dell’apparente tutela d’interessi molto particolari e circoscritti, comunque
incidono, e in modo pesante, sugli assetti globali e sui
rapporti di politica internazionale degli stati socialmente ed economicamente più evoluti.
Nelle aree di disagio sociale e di degrado economico, ove si negano i diritti fondamentali, attecchiscono
e prosperano i germi del terrorismo internazionale, la
minaccia più subdola e più difficile da fronteggiare
anche da un punto di vista prettamente militare.
La proliferazione, inoltre, delle tecnologie finalizzate alla produzione delle armi di distruzione di
massa, i cambiamenti climatici, la crescita demografica
nelle zone più depresse del Pianeta, le migrazioni, la
competizione per accaparrarsi le risorse naturali e le
fonti energetiche, incidono negativamente su un sistema di sicurezza già minacciato in modo molto preoccupante.
Dall’analisi approfondita di tali scenari discende,
anche per le Forze Armate del nostro Paese, l’esigenza di adattarsi dinamicamente ai cambiamenti.
Per quanto riguarda l’Aeronautica Militare, la trasformazione, in realtà, è già in atto: il concetto generale è ispirato a una forza aerea snella, agile, flessibile, interoperabile, proiettabile, altamente tecnologica
e, di conseguenza, professionalmente molto preparata. Un’Aeronautica Militare che sappia coniugare l’assolvimento dei compiti “tradizionali”, come la difesa
dello spazio aereo nazionale anche nei confronti delle
nuove minacce, con le nuove aspettative ed esigenze
di sicurezza del Paese che derivano dal contesto generale di relazioni, rapporti, alleanze internazionali in
cui esso è inserito.
Tutto questo è oggi l’Aeronautica Militare dopo 86
anni che è stata fondata, il 28 marzo 1923, riunendo
in una Forza Armata autonoma i corpi aerei del Regio
Esercito e della Regia Marina.
(Fonte A.M.)
IL NASTRO AZZURRO
13
LA MIA GUERRA DI LIBERAZIONE NON
È FINITA IL 25 APRILE 1945
N
ei primi mesi del 1945 le truppe tedesche di
stanza nella penisola balcanica lentamente,
ordinatamente, ma con continuità si ritiravano verso nord. Ne conseguiva che i Reparti da
Bombardamento e da Caccia della Regia
Aeronautica, inseriti nella Balkan Air Force alleata
ed operanti da alcuni aeroporti di guerra nella zona
del Comune di Campomarino nel Basso Molise,
erano costretti ad allungare le loro rotte di avvicinamento agli obiettivi tedeschi da colpire.
Si rese così necessario utilizzare, come trampolino di lancio e per rifornimento carburante anche l’isola di Lissa, controllata dai partigiani di Tito, il cui
piccolo aeroporto, per le sue limitale dimensioni e
per la sua conformazione orografica, presentava
non poche difficoltà di manovra per i nostri bombardieri.
Il 25 aprile 1945, mentre con la Liberazione si
concludevano nel Nord Italia le operazioni belliche,
una formazione di nostri velivoli Martin A30
Baltimore (bombardiere bimotore di produzione
americana) aveva come obiettivo l’interruzione
della linea ferroviaria Banja Luka - Zagabria, molto
importante logisticamente per le truppe
tedesche in ritirata.
In prossimità dell’obiettivo la reazione contraerea tedesca fu particolarmente violenta e, purtroppo per noi, anche
eccezionalmente precisa: quasi tutti i
velivoli della formazione vennero colpiti da schegge, più o meno gravemente.
Il mio velivolo, in particolare, sul
quale svolgevo le mansioni di navigatore, puntatore e co-pilota, venne
direttamente colpito da un proietto da
88 mm, che, per nostra grande, incredibilmente grande fortuna, non esplo-
14
IL NASTRO AZZURRO
se all’impatto.
L’urto violentissimo contro l’ala sinistra in prossimità del motore fece sì che
il velivolo praticamente fuori controllo,
quasi completamente rovesciato, precipitasse per un tre - quattrocento metri
almeno.
Non fu né immediato né semplice
riprenderne il completo controllo.
I quattro membri dell’equipaggio
risultarono incolumi, almeno fisicamente, ma in tutti rimase a lungo lo spavento, indubbiamente notevole, mentre, un
po’ storditi e alquanto frastornati, procedevamo a constatare i danni reali
subiti dal velivolo alfine di poter decidere se tentare il salvataggio con un lancio
in paracadute in territorio nettamente ostile o tentare di tornare direttamente verso ... casa o, alternativamente, su un qualche campo lungo la costa
marchigiana.
Accertammo con malcelata soddisfazione che i
comandi di volo ed ambedue i motori funzionavano regolarmente, anche se fu rilevata una non
eccessiva fuoriuscita di carburante dalla tubazione
fra il serbatoio sinistro ed il corrispettivo motore,
carburante che si disperdeva visibilmente nell’aria;
ad un primo esame senza conseguenze tali da
impedirci di tentare almeno il volo di rientro direttamente alla nostra Base.
A guadagno di tempo di volo e conseguentemente a risparmio di consumo carburante, optammo per la rotta diretta, tutta su mare aperto.
Certamente a causa della tensione nervosa, con
il passare del tempo tutti a bordo ci eravamo convinti che la perdita di carburante via via aumentasse, ma, dopo aver temuto il peggio, finalmente in
vista del nostro campo ci preparammo all’atterraggio.
Però, la fuoriuscita del carrello e l’abbassamento dei flaps, a causa della conseguente notevole
variazione del flusso dell’aria intorno all’ala,
deviarono contro il motore sinistro il getto volatilizzato del carburante, che, incendiandosi, con
rapidità estrema propagò il fuoco a tutta la corrispondente ala.
Il breve lasso di tempo trascorso in volo prima
dell’atterraggio fu per noi ...estremamente lungo,
ma non appena fu possibile uscire di pista ed arrestare l’aereo su un raccordo di rullaggio, tutto l’equipaggio, dando prova di... eccellenti doti atletiche, si salvò schizzando rapidamente a terra, ma
ancor più rapidamente... scappando.
Anche in questo frangente, ancora una volta, la
fortuna fu con noi benigna, anzi estremamente
benigna, mentre non lo fu nei riguardi del nostro
aereo che con grande rapidità andò totalmente
distrutto dalle fiamme insieme al nostro sincero
rimpianto: con noi era stato molto, incredibilmente
molto, generoso!!
Off records: da allora nella mia famiglia la data
del 25 aprile è festeggiata anche e soprattutto
come “il secondo compleanno di papà”: quest’anno 64!
Nei giorni successivi il mio Reparto continuò a
colpire strade e ferrovie, mentre io con tutto l’equipaggio rimasi a terra in attesa dell’assegnazione di
un nuovo velivolo.
La guerra ormai stava rapidamente arrivando
all’epilogo: non erano solo i giornali e la
radio a comunicarlo; lo si sentiva e lo si
palpava nell’aria. Eravamo tutti eccitati,
ma in modo particolare lo erano - naturalmente - coloro che non avevano da
tempo notizie delle loro famiglie lasciate al Nord e coloro, i “vecchi”, che avevano sulle spalle quattro, cinque anni di
dura guerra sui vari fronti del
Mediterraneo, di Russia e d’Africa: per
loro l’attesa di notizie ufficiali che tanto
tardavano ad arrivare era snervante e
palesemente spasmodica.
Arrivò infine per il mio equipaggio il nuovo velivolo con il quale, dopo un paio di voli di messa a
punto, partecipai ancora una volta, il giorno 4 maggio, ad una missione di bombardamento sul fronte
balcanico.
Tante voci, tante chiacchiere, Radio Naia in
piena attività 24 ore su 24: ci sembrava quasi incredibile, ma per noi sul nostro fronte, quello balcanico, la guerra continuava.
Il mattino successivo era previsto un ulteriore
attacco lungo la linea ferroviaria Banja Luka Zagabria: era il giorno 5 maggio 1945.
Al termine del solito briefing mattutino relativo
alla missione programmata l’Ufficio Operazioni di
Stormo dispose che, in deroga alla prassi del silenzio radio durante le missioni, i marconisti di bordo
rimanessero in continuo contatto radio con la Base.
Tutto proseguì secondo il solito tran tran di routine, standardizzato ormai: vestizione per la missione, colazione con tanto caffè, trasferimento su
camion al campo di volo, controlli pre-volo all’aereo, messa in moto, rullaggio, allineamento in
pista, attesa per l’ordine di decollo, l’urlo dei motori alla massima potenza, ultimo controllo pre-volo,
rilascio freni....... aumento delle pulsazioni cardiache e “via”, in formazione serrata con prua verso il
nemico.
Quando la formazione stava sorvolando le stupende isole che fronteggiano la città di Zara, già in
vista, a 3-4 minuti di volo, arrivò perentorio l’atteso
messaggio:
“Missione annullata: rientrare immediatamente alla Base per cessazione delle ostilità
sul fronte balcanico”
Le bombe subito sganciate esplosero in mare
creando enormi colonne d’acqua, con uno spettacolo certamente molto piacevole alla vista, ma
anche causa di una vera e propria ecatombe di pesci
che - si disse - avrebbero allietato per parecchi giorni le mense delle popolazioni rivierasche.
A bordo di tutti gli aerei regnava la massima
allegria, tutti felici e ciarlieri: ci sembrava che pure i
motori, spinti al massimo, cantassero insieme a noi,
ansiosi anch’essi di tornare al più presto a casa verso
la tanto attesa pace.
Ancor oggi con immutata sentita
commozione risuona nelle mie orecchie
la voce del Capo Formazione (cap. pil.
Umberto Scapellato) che, interpretando
l’unanime sentimento di tutti gli equipaggi, espresse il suo ed il nostro orgoglio di avere fedelmente servito la
Patria.
Anche la mia breve guerra (42 missioni) era finita.
Gen. S.A. Umberto Bernardini
(Presidente dei “Pionieri del volo”)
IL NASTRO AZZURRO
15
27 GENNAIO:
GIORNATA DELLA MEMORIA DELLA SHOAH
“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato...”
I
n queste parole, tratte da “Se questo è un
uomo”, romanzo autobiografico di Primo Levi, è
racchiusa la tragedia vissuta da milioni di uomini,
donne e bambini, imprigionati nei lager nazisti,
dove la morte era forse il minore dei mali. Si può
provare sdegno, commiserazione, orrore, ma
soprattutto è un dovere di tutti, non dimenticare.
Il Parlamento italiano con la Legge 211 del 20
luglio 2000, ha istituito il 27 gennaio, il “Giorno
della Memoria della Shoah”, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei
deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
Una data simbolica, infatti il 27 gennaio 1945, i soldati dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO IN
OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL "GIORNO DELLA MEMORIA"
Palazzo del Quirinale, 27 gennaio 2009
Due mesi fa, tornando a Gerusalemme dopo molti anni, ho ritrovato in tutti i miei interlocutori quel senso
profondo delle radici storiche e ideali di Israele che mi ha sempre colpito : perché forse in nessun altro
popolo e Stato un simile sentimento si manifesta in un rapporto così naturale con il passato più lontano. Il
"Giorno della Memoria" lo dedichiamo tuttavia a vicende che rappresentano l'antefatto relativamente
recente della nascita dello Stato di Israele : l'impulso che tragicamente venne al compimento dell'ideale
sionista dalla spietata persecuzione antisemita culminata, nella prima metà del novecento, nell'orrore della
Shoah.
Sono le sconvolgenti vicende di quegli anni, il loro significato generale, la loro lezione che ho pregato
Claudio Magris di rievocare oggi qui con la sua riflessione. Il così largo riconoscimento di cui egli gode è
dovuto alla sua viva e fine sensibilità storica non meno che alla qualità del suo impegno letterario : ne ho
tratto conferma ascoltandolo a Gerusalemme dialogare con Abraham Yehoshua nell'incontro tra scrittori
italiani e israeliani.
Il giorno successivo, in una solenne cerimonia nell'Università ebraica, è toccato a me ricevere un alto
segno di apprezzamento e amicizia, e sviluppare con ampiezza la mia analisi, su cui perciò non ritorno.
Il "Giorno della Memoria" giunge ora dopo settimane drammatiche, vissute con angoscia dagli amici del
popolo israeliano e del popolo palestinese. A tattiche terroristiche senza scrupoli, che hanno a lungo colpito il
territorio di Israele e messo a rischio la popolazione di Gaza, è seguita, da parte di Israele, un'azione di
guerra sulla cui portata e sulle cui conseguenze non è mancata la discussione, anche in Israele e fra gli amici
di Israele. Ma proprio nei momenti in cui l'operato del governo di Israele può risultare controverso ed essere
legittimamente discusso, deve restare chiara e netta la distinzione tra ogni possibile posizione critica verso la
linea di condotta di chi di volta in volta governa Israele e la negazione, esplicita o subdola, delle ragioni
storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all'esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico.
Proprio in questi momenti deve farsi più forte la vigilanza, ed esprimersi più nettamente la reazione, contro il
riprodursi del virus dell'antisemitismo, contro l'insorgere di nuove speculazioni e aggressive campagne
contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico. E' questo spirito, è questo impegno che caratterizza la cerimonia
cui sono onorato di dare avvio per il terzo anno consecutivo dall'inizio del mio mandato.
16
IL NASTRO AZZURRO
Auschwitz liberando i prigionieri
sopravvissuti e svelando al mondo
intero uno degli orrori più laceranti della storia dell’umanità. Sei
milioni sono stati gli ebrei deportati ed uccisi, dalla fine degli anni
‘30 al 1945, in Europa.
Ricordare quanto l’odio e l’intolleranza possa portare l’uomo a
compiere gesti ignobili contro i
suoi simili, è un tema sempre
attuale e questa giornata della
memoria, dedicata alle vittime
dell’Olocausto, costituisce importante momento di riflessione,
affinché la storia umana non
conosca mai più, atrocità e vergogne così insanabili.
“La memoria umana è uno
strumento meraviglioso ma fallace”, scriveva Primo Levi. Vivere la
memoria significa trasformarla in
atti capaci di crescere, di educare,
di raccogliere i frutti di una continua semina.
Il Giorno della Memoria italiano commemora la
Shoah e rende omaggio a tutti quei cittadini ebrei
vittime di leggi razziali, persecuzioni, deportazione,
prigionia e sterminio e a tutti coloro che, pur in
campi e schieramenti diversi, si opposero a quel
folle progetto di genocidio non esitando a salvare
altre vite e a proteggere, in condizioni difficili, i perseguitati mettendo a rischio anche la propria.
La lunga giornata è iniziata la mattina alle 11, al
Quirinale, con incontri istituzionali del Presidente
della Repubblica, on. Giorgio Napolitano (Discorso
commemorativo nel riquadro), ed ha visto impe-
gnati tutti i vertici istituzionali
dello Stato.
Durante la cerimonia, il sottosegretario alla presidenza Gianni
Letta, ha consegnato 90 medaglie
d’onore a cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei
lager nazisti. La Shoah è stata
ricordata anche dal Presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi: “Le
leggi antiebraiche sono ancora
avvertite come una ferita profonda, inferta non solo alla comunità
ebraica, ma alla intera società italiana, che perse improvvisamente
una parte importante della propria storia. Migliaia di nostri concittadini, colti dallo sgomento e
dall’incredulità, furono immotivatamente emarginati e privati
della propria identità, dichiarati
non italiani”.
Il ministro degli Esteri Franco
Frattini ha dichiarato che l’antisemitismo “che oggi
si registra in molti paesi, tra cui l’Italia” è “un virus
per l’Europa” ed “è ormai entrato nel linguaggio
corrente addirittura nei mezzi di informazione e di
alcuni attori politici. La trasmissione di Santoro è un
esempio di quello che nessuna televisione democratica dovrebbe mai fare”. Ecco perché a giudizio del
ministro degli Esteri, intervenuto per l’occasione ad
un convegno “non bisogna mai abbassare la guardia e mantenere un alto livello di attenzione.
Anche le battute, le frasi fatte sono elementi pericolosi. Bisogna intervenire per stroncare sul nascere
questi fenomeni perché la tolleranza e l’indifferenza creano complicità”.
Il presidente del Senato, Renato
Schifani, si è recato a Carpi presso la
sede del museo-monumento al deportato politico e razziale, e successivamente
ha visitato l’ex campo di concentramento di Fossoli, dove ha sottolineato l’importanza della memoria nella coscienza
di tutti, perché “il vuoto di ragione,
umanità, carità che determinò le atrocità di allora può ancora minacciare il
nostro futuro”. In apertura della seduta
a Palazzo Madama ha altresì affermato
che ricordare significa “Non stancarsi di
denunciare il sentimento antisemita tuttora presente in una parte consistente
della nostra società (circa il 12% della
popolazione, secondo un recente sondaggio), spesso travisato sotto la
maschera altrettanto odiosa dell’antisionismo, cioè dell’atteggiamento di chi
non riconosce allo Stato d’Israele neppure il diritto ad esistere”.
IL NASTRO AZZURRO
17
Quest’anno, la “Giornata della memoria della
Shoa” si è svolta anche all’insegna della fiammata
di polemiche tra la Comunità ebraica e il
Vaticano, che ha avuto per oggetto la revoca della
scomunica da parte di Benedetto XVI a Richard
Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da
monsignor Marcel Lefebvre in polemica con la
Santa sede nel 1988. Williamson, in un’intervista
precedente alla decisione del Papa, aveva negato
l’esistenza delle camere a gas naziste e ridotto il
numero degli ebrei uccisi nel corso dell’Olocausto a
300 mila. “La riabilitazione è un fatto interno alla
Chiesa e su quello non voglio interferire, ma sul
negazionismo abbiamo molto da dire perché lo
riteniamo un’infamia”, ha dichiarato Renzo
Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità
ebraiche italiane. La replica vaticana è stata affidata al cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani: “Mentre
esprimiamo il nostro apprezzamento
per l’atto di misericordia del Santo
Padre, manifestiamo il dispiacere per le
infondate e immotivate dichiarazioni di
uno dei quattro vescovi interessati circa
la Shoah”. Il cardinale valuta però come
“ingiuste” le parole pronunciate dagli
ebrei italiani nei confronti della decisione di Benedetto XVI. In ogni caso, ricordare questo abominio storico è un
dovere morale, e la memoria deve essere memoria per tutti perché: “Se comprendere è impossibile, conoscere è
necessario”.
E per i giovani di oggi che cosa può
mai essere la memoria di quel periodo
di dolore e di infamia ben antecedente
alla loro nascita? Sicuramente un monito affinché ci si opponga con forza a
tutti gli altri dolori e le altre infamie che
continuano a sconvolgere le nostre
coscienze.
Il Giorno della Memoria è un giorno
18
IL NASTRO AZZURRO
particolare, diverso dagli altri, che ci permette di
andare a fondo ad una delle pagine più terribili
della storia dell’uomo e, proprio quando si analizza
e si ripensa lo sterminio del popolo ebraico, ci impegna consapevolmente per il futuro ad evitare che
quella tragedia – o tragedie simili – possano, in
qualsiasi forma, ripetersi. Così il 27 gennaio, ogni 27
gennaio, diventa un momento di riflessione sincera
e profonda.
I Maestri Ebrei di fronte alla domanda che ogni
uomo naturalmente si pone di fronte alla morte, al
dolore apparentemente senza spiegazione, “Dove
era Dio ad Auschwitz?”, insegnano che la domanda
più corretta sarebbe un’altra: “Dove era l’uomo?”
La responsabilità delle azioni dell’uomo ricade
sull’uomo stesso. Devono essere gli uomini, tutti gli
uomini, ad impegnarsi attivamente ed in prima persona per costruire una società più giusta e solidale.
Ogni uomo ha di fronte a se la possibilità di contribuire a cambiare il mondo in cui vive, a condizione,
però, che eserciti responsabilmente il libero arbitrio
che gli è concesso, la libertà che gli è donata, la possibilità che ha di optare tra il bene e il male.
Occorre meditare profondamente quindi sull’antisemitismo strisciante di cui sono permeati
determinati atteggiamenti, molto più diffusi di
quanto si pensi, che oggi, proprio oggi, appena
abbiamo celebrato la “Giornata della Memoria”,
consentono e avallano idee tendenti a considerare
l’ebreo non una persona di un diverso credo religioso, ma un essere dotato di un diverso DNA.
“E se ci dovesse succedere un’altra volta…
Assurdo, se una cosa è certa al mondo, è bene que-
sta: che non ci succederà
un’altra volta”.
Era questo che si augura
Primo Levi in “Se questo è
un uomo”. Che non accadesse mai più che milioni e
milioni di uomini venissero
umiliati e trucidati, e resi
simili a meri corpi che perdevano l’anima prima di
perdere la vita solo perché
considerati così “diversi” da
non avere il diritto di
appartenere alla razza
umana. È questa l’amara
testimonianza di chi ha vissuto l’inferno dei lager.
Una moltitudine senza nome, ma solo un numero
impresso con un tatuaggio sul braccio. Una babele
di uomini donne e bambini, classificati solo per la
causa che li aveva resi indesiderabili.
Le stime parlano di circa sei milioni di ebrei sterminati, ma il numero di vittime sale vertiginosamente se consideriamo tutti coloro che sono passati da Auschwitz-Birkenau, da Buchenwald, da
Mauthausen, da Dachau e dagli altri campi di sterminio, concentrati prevalentemente in territorio
polacco. Ebrei, Rom, omosessuali, malati di mente,
disabili, Testimoni di Geova, venivano schedati,
deportati nei campi di lavoro o di concentramento, sfiniti fino alla morte per la
fame e le cattive condizioni
igieniche, poi accatastati in
fosse comuni o bruciati nei
forni crematori. Ci furono
persino casi di deportati
“eccellenti”, come la principessa Mafalda di Savoia
che morì a Dachau in spregio al comportamento
“traditore” di Vittorio
Emanuele 3° nei confronti
del Reich.
La giornata della memoria ricorda quei milioni
di vittime che hanno misurato la folle sete di potere e di fanatismo che l’uomo può raggiungere. Un
ricordo che non può interrompersi alla strage nazista della seconda guerra mondiale, ma deve sfogliare le altre pagine amare della storia che riportano
altri stermini di massa. I Gulag e le foibe, le stragi
terroristiche e le le pulizie etniche sono altri esempi della follia umana.
Un ricordo che non può fermarsi alle celebrazioni di un giorno, ma deve essere presente in ogni
istante della nostra vita, fino a quando saremo davvero certi che tutto questo non accada mai più.
IL NASTRO AZZURRO
19
10 FEBBRARIO: GIORNATA DEL RICORDO
DELLE FOIBE
C
on numerose iniziative, tutta l’Italia ha ricordato l’esodo dall’Istria e Dalmazia di 350mila
italiani. Ma la tragedia più grave riguardò le
decine di migliaia di italiani originari di quelle
terre che furono barbaramente torturati, trucidati
e gettati nelle foibe, alcuni già morti, altri ancora
vivi a morire di una terribile agonia.
La giornata del ricordo, istituita solo recentemente, ci permette ora di volgere il nostro pensiero ad una delle tragedie meno conosciute della
seconda guerra mondiale e della quale non è mai
stato accertato chi fosse, o chi fossero, i responsabili né è stato istruito mai un processo per crimini
di guerra contro l’umanità; come invece è avvenuto per la Shoah.
Per troppi anni neppure i libri di scuola hanno
fatto cenno a questo genocidio che ha riguardato
la nostra popolazione, per il solo fatto di essere
italiana, né le enciclopedie o altri testi culturali,
fino a poco tempo fa, riportavano sotto la voce
“foibe” altro che “fenomeni del territorio carsico
che consistono in spaccature e pozzi naturali che si
aprono nel terreno, profondi fino ad alcune centinaia di metri”.
Il giorno del ricordo, voluto dal Parlamento,
corrisponde “…all’esigenza di un riconoscimento
umano e istituzionale già per troppo mancato e
giustamente sollecitato…”, dice il Presidente della
Repubblica durante la cerimonia al Quirinale alla
presenza dei presidenti delle Camere. “Non ha
nulla a che vedere col revisionismo storico, col
revanscismo e col nazionalismo” ma l’Italia, ieri
come oggi, “…non può dimenticare le sofferenze,
sino a una orribile morte inflitta a italiani assolutamente immuni da ogni colpa…”, dice il
Presidente “…non dimentichiamo e cancelliamo
nulla, dunque: tanto meno le sofferenze inflitte
alla minoranza slovena negli anni del fascismo e
della guerra…”.
Diverse le iniziative in tutta
Italia, con manifestazioni, dibattiti, convegni, proiezioni di documentari, soprattutto nelle scuole, allo scopo di diffondere tra le
giovani generazioni la conoscenza di una serie di gravissimi episodi che hanno inferto una ferita
profonda e indelebile alle popolazioni italiane di quelle zone e
al concetto stesso di italianità nel
mondo e che, purtroppo, solo
negli ultimi tempi è stato possibile far riemergere da un oblio forzato e ormai non più accettabile.
20
IL NASTRO AZZURRO
A Roma il sindaco Gianni Alemanno, il presidente del comitato romano dell’associazione
nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Marino
Micich e il presidente del Consiglio comunale
Marco Pomarici hanno deposto una corona di alloro all’Altare della Patria. “Questa giornata - ha
detto il sindaco - serve, da un lato per ricordare e
lavorare sulla memoria condivisa,
e dall’altro, per infrangere le
barriere di negazionismo che
ancora esistono sulla vicenda
delle foibe. Ci sono ancora molti
testi scolastici che non parlano di
questa tragedia, c’è una ricostruzione storica che ancora salta a
piè pari il dramma di tutti gli
esuli. Invece noi dobbiamo ricordare questo dramma perché fa
parte della nostra storia nazionale e della storia dell’Europa”.
Secondo Alemanno, “serve grande attenzione e grande rispetto
per fare in modo che gli esuli delle foibe vengano
aiutati a superare questo dramma anche dal
punto di vista degli effetti economici e
sociali”.
A questo proposito il presidente
della Camera Gianfranco Fini si è
fatto promotore di un’iniziativa legislativa che mira a restituire nei documenti l’identità “italiana” agli esuli
istriani, giuliani e dalmati. Fini ne
parla in una risposta ad una lettera di
un’esule dalmata, la signora Federica
Haglich, pubblicata il 10 febbraio da
“Il Gazzettino”. Fini rende noto di
aver scritto personalmente al presidente del Consiglio e al ministro
dell’Interno “affinchè possano individuare quanto prima una soluzione
legislativa per poter annotare nei
documenti di identità degli esuli e dei
loro familiari la dizione ‘italiana’ anzichè ‘yugoslava’”.
MODENA, 11 FEBBARIO 2009. Una scritta in vernice rossa,
fatta probabilmente
durante la notte tra
lunedì e martedì, è
comparsa sui muri
di via Castellaro,
proprio di fronte
alla
sede
di
Alleanza Nazionale.
«Com’è bello far le
foibe da Trieste in
giù». Tutto questo
in occasione del Giorno del Ricordo, in cui si commemorano gli italiani trucidati
durante e anche dopo la seconda guerra mondiale dall’Armata
Popolare di Liberazione della Jugoslavia. Una frase che ha
suscitato l’indignazione di praticamente tutto il mondo politico
modenese, da destra a sinistra.
IL NASTRO AZZURRO
21
IL TAGLIO DEGLI ALBERI DELLA RIMEMBRANZA,
NEL VIALE MORGAGNI DI FIRENZE: ENNESIMO
SCEMPIO CONTRO LA MEMORIA DEI
COMBATTENTI
Per consentire la realizzazione della linea tranviaria n.3 l’Amministrazione Comunale di
Firenze ha dato il via all’abbattimento di circa 190 alberi di alto fusto ubicati lungo il Viale
Morgagni. Gli alberi furono messi a dimora nel 1907 e nel 1922, nel loro insieme, furono
deputati a costituire il “Parco della Rimembranza” a memoria dei caduti di Rifredi della
Prima Guerra Mondiale i cui corpi dispersi non trovarono sepoltura. L’unico riconoscimento
possibile per tali Combattenti fu, come in altre Nazioni, di dedicare loro un albero con
nome, cognome, arma e grado con l’impegno, in caso di morte dell’albero, di sostituirlo con
un altro uguale, impiantato nello stesso punto in modo da non alterare il valore della
Rimembranza.
Il taglio di questi alberi suscita un comprensibile sdegno da parte dei fiorentini che
hanno subito un lutto e che per anni non hanno avuto altro luogo ove commemorare il
defunto se non presso l’albero a lui dedicato.
Bloccato nel 2007 dalle proteste popolari e dagli interventi dell’opposizione in Consiglio
Comunale, il taglio degli alberi è ripreso a maggio 2008 accompagnato ancora da proteste
popolari, interventi di esponenti dell’ambientalismo fiorentino, ecc.
Al di là delle indiscutibili esigenze di mobilità che hanno determinato la decisione della
Giunta Comunale in merito all’esecuzione dei lavori della nuova tramvia di viale Morgagni,
è necessario che i soci del Nastro Azzurro siano edotti su un’azione che offende la memoria
dei Caduti della Grande Guerra. Infatti, ritengo che sia sempre possibile eseguire un’opera
pubblica senza dover per forza operare uno scempio che non può essere giustificato in altra
maniera se non nella volontà di non considerare il passato come degno di memoria e attenzione. È ora di voltare pagina e smettere l’ipocrita atteggiamento di avversità preconcetta
a tutto ciò che attiene alla guerra ed alla vita militare! Chi ha sacrificato la vita sul campo di
battaglia e ha avuto anche disperse le proprie spoglie mortali non può essere oggetto di
quest’ultimo oltraggio senza che si provi tutti un moto di ribellione e di sdegno per la grave
e supponente superficialità con cui le memorie di un glorioso passato sono oggi calpestate.
Antonio Daniele
21 APRILE: NATALE DI ROMA
Il 21 Aprile ricorre il Natale di Roma, la “città eterna” fondata da Romolo nel 763 a.C.,
e pertanto, con questa fatidica data, si festeggia il Natale della Patria, sempre rinascente
nel cuore generoso dei suoi discendenti. Bisogna festeggiarlo adeguatamente, solennemente, perché la catena dei cambi non si spezzi mai. Questo è il monito e la leva dell’inesausta passione dei figli migliori di una stirpe predestinata a tanti secoli di distanza, eredi
e garanti di tanta memoria. Noi che patimmo i giorni durissimi dell’8 settembre ‘43, celebriamo questo 21 Aprile per affidarlo gravido di memorie e di certezze a coloro che, sulla
traccia nostra con l’animo antico e allo stesso tempo nuovissimo, proseguiranno il cammino. Il 21 Aprile del 763 a.C. giorno Natale di una città che doveva costituire un fenomeno
storico unico sul tragico scenario delle vicende umane, che si è imposto limpido come un’idea a glorificazione del lavoro e del sangue dell’italica stirpe, cemento dei secoli, coincidenza ideale di connettere il solco fatale di Romolo alla fecondità del sacrificio, del suo
sudore, della sua dedizione ad una più ampia concezione spirituale tesa a confortare ed
esaltare il suo destino nella storia.
Ecco come i più grandi poeti, dell’antichità cantarono le glorie di Roma: il poeta Lucano
così disse: “Tutte le meraviglie della terra messe insieme, non potranno mai competere con
te, Roma!” Cinquanta anni dopo il poeta Frontino così cantava: “Come Dea della terra sta
assisa Roma! Cui nessuno è pari e nessuno è secondo, perché Roma non è seconda a nessuno e non tollera che nessuno le sia secondo”. Tito Livio così cantava: “Se c’è un popolo che
ha diritto di rendere sacre le sue origini, e riportarle agli Dei, questo è il popolo Romano!”
Dante il sommo così diceva: “Quella città onde Cristo è romano! Ricordare non è fare la
storia, è conservare un prezioso materiale per g!i storici di domani, che potranno dire una
parola completa, quando sarà chiusa la nostra mortale giornata e, nel silenzio dell’eterno
e dell’assoluto, si saranno spente l’irate voci degli uomini”.
Roberto Stocchi
(Sindaco della Federazione di Roma)
22
IL NASTRO AZZURRO
NOTIZIE IN AZZURRO - NOTIZIE IN
AZZURRO - NOTIZIE IN AZZURRO
“ESERCITI E POPOLI” CAMBIA SEDE
L’Associazione “Eserciti e Popoli” ha posto la sua nuova sede a Bracciano (CAP 00062) in via Udino Bombieri, 45 –
tel./fax 06/99815064 e-mail: [email protected] - [email protected].
AL CIRCOLO SOTTUFFICIALI DELL’ESERCITO DI BOLOGNA GRANDE
SUCCESSO DEL RECITAL LIRICO PER VOCE E PIANOFORTE “BACCO
ALL’OPERA… IL VINO NELLA LIRICA”
Grande successo, con il tutto esaurito, ha ottenuto il Recital lirico
per voce e pianoforte “Bacco all’opera….il vino nella lirica” tenutosi il
25 agosto 2008 nella splendida cornice del Chiostro della Caserma
Cialdini sede del Circolo Sottufficiali dell’Esercito di Bologna. Alla presenza di oltre 500 persone, con la presentazione di Niccolò Rocco di
Torrepadula, si sono esibiti il mezzosoprano Cristina Melis, il baritono
Maurizio Leoni, accompagnati al pianoforte dal Maestro Cristina
Calzolari, tutti membri stabili del Teatro Comunale di Bologna. Il repertorio eseguito è stato un excursus nell’opera buffa settecentesca, con
arie tratte dal Barbiere di Siviglia di G. Rossini, dall’Elisir d’Amore di
Gaetano Donizetti, dal “Mozart Italiano”: Don Giovanni. Gran finale
sulle sempre verdi note di “libiam nei lieti calici” dalla Traviata di G.
Verdi. La serata è stata completata dalla Associazione “Veri Sapori”,
costituita da agriturismi, bolognesi e modenesi, tutti “quattro margherite” (classificazione massima del settore) che, coerentemente col tema del recital, ha allestito un buffet con vini doc
e prodotti del territorio, rendendo quindi completo questo percorso dei sensi.
Nella foto (da sinistra a destra) i protagonisti a vario titolo della serata: Andrea Monteguti Presidente della
Associazione “Veri Sapori” di Bologna, il Col. Gian Piero Frascaroli, la pianista Cristina Calzolari, il baritono Maurizio
Leoni che tiene in mano la bottiglia di vino “Fortana di Terre Verdiane” omaggio del Presidente Andrea Monteguti,
il mezzosoprano Cristina Melis, l’organizzatrice Laura Ruggeri, il Col. Giovanni De Cicco Comandante Militare della
Regione Emilia Romagna, il presentatore Niccolò Rocco di Torrepadula, il Luogotenente Claudio Zaccani Direttore del
Circolo Sottufficiali.
IL DIRIGIBILE “N1” DI VIGNA DI VALLE
……………….l’impiego dei palloni sferici, sia frenati che liberi, aveva fatto comprendere come la ricognizione dall’alto desse agli eserciti un indubbio vantaggio sul nemico.
Ancor meglio dei palloni sferici, il dirigibile, nato dall’evoluzione del pallone allungato e dotato di propulsione
autonoma, veniva ad essere l’arma d’eccellenza, un osservatorio mobile, dotato per di più di capacità offensiva.
Moris seguiva con grande attenzione quello che avveniva in questo campo nelle altre grandi nazioni europee, in
special modo in Germania dove, in gran segreto, si stavano effettuando studi sui grandi dirigibili rigidi del Conte
Zeppelin.
Crocco e Ricaldoni già da tempo avevano iniziato a lavorare su un progetto per un dirigibile militare italiano, ma
mancavano, per passare alla fase operativa, i fondi necessari sia per la costruzione sia per le officine ed il cantiere da
realizzare a Vigna di Valle.
Moris riesce infine ad ottenere un finanziamento di £ 425.000 e compra il comprensorio di Vigna di Valle: circa
quaranta ettari di terreno in leggero declivio situati sulla sponda sud del Lago di Bracciano ed una restante parte,
sulle colline sovrastanti, dove, di lì a qualche anno, sarebbe sorto il Primo Osservatorio Aerologico Militare.
Con l’acquisto di un grande capannone dismesso dalla Fiera Campionaria di Milano, nel Giugno del 1908 tutto è
pronto per accogliere il grande involucro di circa 3000 mc del dirigibile, che presentava una idea costruttiva completamente nuova: Crocco, partendo da una sua geniale intuizione propende subito per una macchina di tipo semirigido, differenziandosi da Zeppelin e dai primi dirigibili di tipo floscio del tipo costruito nel 1905 da Almerico da Schio.
Il 3 Ottobre del 1908 il dirigibile militare, l’ N 1, effettua con successo il primo volo dirigendo la sua prua verso
il paese di Bracciano, compiendo un’ampia virata sul lago e tornando all’atterraggio a Vigna di Valle.
Con questo storico volo con una macchina “più leggera dell’aria”, che precede di sei mesi il volo con un aeroplano (“più pesante dell’aria”) dei primi piloti italiani effettuato a Centocelle, il nostro Paese entrava ufficialmente nel
novero delle nazioni considerate culla dell’aviazione mondiale……………….
Il 3 ottobre 2008 è stato celebrato a Vigna di Valle il 90° anniversario di questo importantissimo evento storico.
IL NASTRO AZZURRO
23
LE ROTTE DELLA MORTE
N
ell’estate del 1942, quando da circa due anni
eravamo in guerra in un primo tempo contro
l’Inghilterra e la Francia, e poi, dopo la capitolazione di quest’ultima, anche contro gli Stati Uniti, le
sorti del conflitto stavano volgendo, inaspettatamente in nostro favore.
Infatti, alla fine dell’anno precedente, i nostri
avversari subirono pesanti rovesci: la messa fuori uso
da parte dei nostri leggendari mezzi d’assalto delle
due navi da battaglia Queen Elisabhet e Valiant nel
porto di Alessandria, l’affondamento da parte di un
sommergibile tedesco della corazzata Barham e la
batosta inflitta dai giapponesi alla flotta americana a
Pearl Harbour poi, per tornare al Mediterraneo, la
distruzione della Forza “K” (incrociatori di base a
Malta), saltata in aria su un banco di mine nelle acque
a nord di Tripoli.
Nel successivo anno, e precisamente nell’estate
1942, le truppe dell’Asse, sotto il comando del
Generale Rommel, “la volpe del deserto”, avevano
ricacciato indietro, nell’Africa Settentrionale, principale teatro bellico del conflitto in corso, le truppe
inglesi, che si erano spinte nella nostra Cirenaica, e
rioccupato la formidabile Fortezza di Tobruk, esattamente il 21 di giugno, quando inopinatamente il presidio inglese forte di 30.000 uomini, e dotato di una
enorme quantità di armi, rifornimenti e carburante, si
arrese.
Un successo inaspettato per l’Asse che sconvolse
tutte le previsioni, e che lo stesso Churchill definì, parlando alla Camera dei Comuni come una delle pagine
più vergognose della storia militare inglese.
Grazie ai ben forniti depositi trovati a Tobruk, il
Maresciallo (appena promosso a tale alto grado)
mette le ali ai piedi ad uomini e mezzi e li lancia verso
la frontiera libico-egiziana con l’ambiziosa prospettiva di occupare Alessandria.
Si viveva da parte nostra un irripetibile momento
24
IL NASTRO AZZURRO
di ottimistico entusiasmo. Se mi è consentito inserirmi
in un personale ricordo, preciso che ero un giovane
Sottotenente di Vascello imbarcato sulla XIII
Squadriglia Mas, di base al Pireo, al comando del Mas
534. La gioia, alla notizia dell’eccezionale avvenimento, fu enormemente aumentata dalla disposizione
ricevuta che la Squadriglia doveva immediatamente
trasferirsi in Africa Settentrionale, a Tobruk per
appoggiare dal mare l’avanzata delle truppe dell’Asse
protese alla conquista di Alessandria.
È impossibile descrivere l’entusiasmo che pervadeva il mio cuore per un così ambito compito assegnatomi! Vi assicuro che il solo ricordo, a distanza di tanti
anni, mi commuove profondamente.
Giunti a destinazione, dopo una rocambolesca traversata del Mediterraneo, provvedemmo a scortare le
motozattere adibite al trasporto via mare dei necessari rifornimenti destinati alle nostra truppe che
avanzavano verso oriente, e ci spingemmo fino al
porticciolo di Marsa Matruk, a pochi chilometri dalla
agognata meta di Alessandria, ma, come vedremo tra
poco, le Piramidi restarono per noi solo un evanescente miraggio.
I nostri sogni infatti si infransero nell’autunno del
1942 nella depressione di El Alamein, dove le nostre
forze avevano dovuto arrestarsi per prepararsi all’ultimo balzo verso la Capitale Egiziana.
L’VIII Armata, agli ordini del Generale inglese
Montgomery, ci attendeva al varco per arrestarci e
respingerci indietro, potendo disporre di un forza
complessiva superiore alla nostra nel rapporto di dieci
ad uno, disponendo, grazie all’alleato americano, di
circa 1400 poderosi carri armati, con la protezione di
1500 aerei, e di truppe fresche che giungevano al
fronte dalla vicina Alessandria, e quindi non costrette
al lungo e penoso trasferimento che i nostri dovevano
sopportare dalle lontane basi di Tripoli o Bengasi dove
giungevano, quando giungevano, dalla madre Patria.
A fine settembre Rommel chiederà ad Hitler di
rientrare in Germania per un breve periodo di riposo
dopo la spossante vita guerriera nel deserto. In Libia
rimane il cavallo bianco che il Duce aveva richiesto,
con l’ambizioso proposito di entrare sontuosamente
ad Alessandria occupata!
Il per noi fatale giorno del 23 Ottobre 1942 iniziò
la controffensiva contro le linee italiane e tedesche,
con esito ormai scontato, ed in tale data può ascriversi il precipitare degli eventi che si concluse con la
nostra sconfitta definitiva. Vano fu il richiamo in
Africa del Maresciallo Rommel a cui Hitler ordinò
perentoriamente “O la vittoria o la morte” anziché
consentirgli una tempestiva ritirata strategica. Il 1°
Novembre la “Volpe del deserto” annota nel suo
Diario “La battaglia è perduta - per noi è la fine”.
Il 13 Novembre Montgomery è di nuovo a Tobruk
ed il 20 a Bengasi. Ma nel Mediterraneo proprio in
quei giorni scattava l’altra morsa della tenaglia. Gli
anglo americani l’8 novembre erano sbarcati a
Casablanca sull’Atlantico, e si prevedeva una loro successiva mossa, con uno sbarco diretto sul continente
meridionale europeo o sulle coste algerine, dove preparare una base di lancio per l’invasione dell’Europa,
con un fiume di uomini e mezzi sotto la guida del
Generale Eisenhower.
Intanto sulle città italiane del triangolo industriale Torino-Milano-Genova e sui porti dell’Italia meridionale cominciavano i massicci bombardamenti a
tappeto.
Supermarina giustamente valutò che i nostri
avversari avrebbero optato per uno sbarco sulle coste
algerine ma, data la distanza dalle nostre basi non
ritenne opportuno contrastarlo con le nostre forze di
superficie, senza una adeguata scorta aerea, per cui lo
sbarco americano ad Algeri ed Orano avviene senza
particolari contrasti.
Sulla Marina italiana ricadeva quasi per intero l’onere di continuare a rifornire la Libia, dove le truppe
di Rommel non cessavano di ritirarsi e, a partire dal 12
novembre anche la testa di ponte italo tedesca costi-
tuita a Biserta.
Trasportare uomini e materiali in Libia
(fino al 23 Gennaio 1943, quando Tripoli
cadde in mano alle truppe di
Montgomery) ed in Tunisia (fino al 13
maggio 1943, quando cessò la resistenza
dell’ultima testa di ponte africana) diventa un vero martirio per i marinai italiani,
militari e civili. E quella per la Tunisia
meritò in breve tempo il tragico appellativo di “Rotta della Morte” da cui prende lo
spunto il titolo di questo articolo.
Troppo lungo sarebbe elencare le singole tappe del calvario. Dovremo soltanto
fermarci sulle più significative!
Il 30 novembre partono da Napoli due
mercantili diretti a Tripoli, sotto scorta
della gloriosa Torpediniera Lupo, al
comando del Capitano di Corvetta Giuseppe Folli.
La sera del 2 dicembre uno dei due piroscafi viene
colpito, ed il Lupo si porta nei paraggi per soccorrerlo, ma viene affrontato dalla Forza “K” uscita da
Malta. L’impari lotta dura pochi minuti e la torpediniera, colpita a morte affonda; si salvano in 29 Sui 164
che erano a bordo, e tra gli scomparsi il Comandante
della nave. La continua tensione è causa anche di incidenti. La notte del 27 novembre era andata perduta
la Torpediniera Circe, specialista nella caccia sommergibili; infatti mentre il Comandante Stefano Palmas è
intento a carteggiare nella sala di rotta, un suo subordinato, per un errato calcolo di rotta provoca l’urto
dell’unità con un piroscafo italiano che procedeva in
direzione opposta alla sua. La torpediniera Circe viene
tagliata in due ed affonda rapidamente: 62 gli scomparsi tra cui il Comandante Palmas.
Il 2 Dicembre c’è uno scontro navale sulla rotta per
Biserta. Erano in mare in quel giorno quattro convogli italiani. La nostra ricognizione aveva avvistato
nella tarda serata unità nemiche uscite da Bona. Si
trattava di un gruppo composto da tre incrociatori
leggeri e due Caccia Torpediniere e che aveva appunto come obiettivo l’intercettazione del nostro traffico
mercantile.
Superate alcune esitazioni il nostro Comando
navale opta per la prosecuzione dei convogli.
Alle ore 0,37, dopo aver stabilito il contatto con il
nostro convoglio “H”, formato da 4 mercantili, 3
Caccia Torpediniere e 2 Torpediniere, le navi nemiche
aprono il fuoco ed affondano subito un piroscafo
tedesco.
Il nostro capo scorta, Cap. di Vascello, Aldo
Cocchia, imbarcato sul Da Recco, ordina alle sue navi
di andare all’attacco del nemico. Il Caccia Torpediniere
Camicia Nera (Cap. Fregata Adriano Foscari) è il primo
ad obbedire, seguito dal Caccia Torpediniere Folgore
(Cap. Corv. Enea Bettica). Lanciano siluri, senza esito e
sparano, finché il Folgore va a fondo, col suo
Comandante, mentre il Camicia Nera riesce a disimpegnarsi. Il Da Recco, che aveva puntato sulle navi nemi-
IL NASTRO AZZURRO
25
che perde il contatto perché queste gli sfuggono di
poppa e vanno a fare strage degli altri tre mercantili.
Quando sono sulla rotta di ritorno il Da Recco le
affronta nuovamente ma, mentre si appresta a lanciare i suoi siluri a 4.000 metri di distanza, viene investito da un fuoco micidiale. Scoppia un deposito munizioni, e l’esplosione, provocando una enorme fiammata, uccide ed ustiona un gran numero di marinai.
Ma oltre alle insidie delle unità di superficie, sommergibili ed aerei avversari, ci si mettevano anche le
mine che il nemico disseminava in gran copia sulle
rotte obbligate di entrata ed uscita da Biserta.
La sera del 9 gennaio ‘43, dopo essere partito da
Napoli, con un mare agitato, per una scorta, il
Cacciatorpediniere Maestrale incappa in una mina, a
40 miglia a levante da Biserta, che gli asporta la
poppa, e resta immobile. Il Cacciatorpediniere Corsaro
gli si affianca per soccorrerlo, ma a sua volta urta contro due mine che lo affondano rapidamente.
Scompaiono 187 persone, quasi tutto l’equipaggio.
Il Maestrale viene condotto a rimorchio a Biserta,
e qui si organizza il viaggio per il suo rientro in Sicilia.
La nave è al traino della Torpediniera Animoso e scortata da due corvette, ma una di queste, la Procellaria,
salta su una mina poco lontano da Capo Bon. La torpediniera Prestinari, uscita da Biserta per tentarne il
rimorchio, incappa anch’essa in una mina, ed entrambe le unità affondano con un altro centinaio di morti.
Il Maestrale ce la farà a raggiungere Trapani.
Il silenzioso e rassegnato eroismo dei marinai civili
non era da meno!
Valga per tutti l’episodio della motonave Emma
che parte alle ore 17 del 15 gennaio ‘43 da Napoli, con
a bordo 300 tonnellate di munizioni (una vera polveriera viaggiante!). Quando si trova a 10 miglia da
Ischia, con mare grosso da maestro, viene colpita da
un siluro. La Torpediniera Clio, nel tentativo di soccorso, viene sbattuta dalle onde contro il fianco del mercantile e subisce danni così gravi da dover rientrare a
Napoli.
I marinai dell’Emma passano una notte d’incubo, e
solo all’alba arrivano in loro soccorso dal porto partenopeo due rimorchiatori d’alto mare, ma quando l’operazione di aggancio è ormai prossima alla conclusione, il mercantile viene centrato da un altro siluro e
salta in aria. Dei 350 uomini che aveva a
bordo, tra marinai e soldati italiani e
tedeschi, riescono a sopravvivere soltanto
in sette!
Non c’era differenza, nella “Rotta
della Morte”, fra viaggi di andata e ritorno. La vigilanza doveva essere continua e
snervante.
Il 17 gennaio lasciano Biserta per
Palermo due Cacciatorpediniere di scorta
ad una motonave. Il mare era calmo, il
sole da poco tramontato, la costa siciliana
già in vista, per cui gli equipaggi cominciavano a sperare che, per quella volta il peg-
26
IL NASTRO AZZURRO
gio
fosse
passato.
Ma,
alle
17,30
dal
Cacciatorpediniere Bombardiere, il Comandante,
Capitano di Fregata Giuseppe Meschini, scorge la scia
di un siluro. Ordina “tutta la barra a dritta”, ma troppo tardi! La nave è squarciata nella chiglia, e per l’esplosione di una caldaia si spezza in due ed affonda in
pochi minuti.
L’altro Cacciatorpediniere, il Legionario, lancia in
mare ai naufraghi tutte le sue zattere e procede verso
Palermo nella scorta al mercantile.
Escono dal porto siciliano i mezzi di soccorso per
recuperare 49 sopravvissuti semi assiderati ed in gran
parte feriti. Raccontano che il Comandante, nei brevi
attimi prima dell’affondamento, si era preoccupato di
liberare dai rottami il suo timoniere. Atti di solidarietà
umana che vale la pena di ricordare!
Di Giuseppe Meschini, di sette ufficiali e di altri 167
marinai non rimarrà più alcuna traccia!
Il 3 Febbraio un’altra tragedia. C’è una preziosa
motocisterna da scortare nel viaggio di rientro da
Biserta a Napoli. La scortano un Cacciatorpediniere e
4 Torpediniere. Il mare era burrascoso, e spesso i marinai benedivano il mal tempo, perché ostacolava l’attacco nemico. Ma il convoglio incappa in un banco di
mine. La torpediniera Uragano urta con la poppa una
torpedine. Il Cacciatorpediniere Saetta e l’altra
Torpediniera Clio ricevono l’ordine del Capo convoglio di portare soccorso all’unità colpita. Dieci minuti
dopo il Saetta incoccia una mina, si spezza in due e
scompare in un minuto. Si dovettero attendere 48 ore
per organizzare i soccorsi.
L’Uragano che era affondato tre ore e mezzo dopo
l’esplosione perse 114 dei suoi uomini, compreso il
Comandante Luigi Zamboni. Ben 170 del Saetta perirono fra i flutti, tra cui il Comandante Enea Picchio.
Il 1 ° Marzo del ‘43 la nostra testa di ponte in Africa
era costituita ormai dalla sola Tunisia, e sullo stretto
tratto di mare che unisce la Sicilia a Biserta si avventano a centinaia i bombardieri americani.
Nella mattina del 7 marzo tre mercantili vengono
affondati. La torpediniera di scorta, Ciclope, comandata dal Capitano Corvetta Luigi Di Paola, che era
uscita loro incontro da Biserta, salta su due mine e
cola a picco.
Un altro convoglio, partito da Napoli il 5 Aprile,
quando era già in vista delle coste tunisine viene attaccato dai bombardieri americani Liberator che affondano due mercantili. La scorta Cacciatorpediniere e
Torpediniere con uomini sull’orlo dell’esaurimento, accorrono in loro soccorso
riuscendo a salvare 99 superstiti dei 242
uomini imbarcati sui piroscafi.
Nella notte del 16 aprile la nostra
Torpediniera Cigno, di scorta alla motonave Belluno, si scontra con due
Cacciatorpediniere inglesi e si sacrifica per
proteggere il prezioso mercantile, combattendo a colpi di cannone e lanciando i
suoi siluri, fino a quando, colpita ripetutamente dall’artiglieria nemica, si spezza in
due ed affonda. Il suo comandante Carlo
Maccaferri miracolosamente sopravvive
alla strage dei suoi uomini e, pur scaraventato in acqua, si salva.
Spesso le nostre unità leggere, già oberate dai
compiti di scorta, dovevano provvedere direttamente
al trasporto di uomini e di materiali, in casi di urgente necessità.
È quello che avvenne il 24 marzo.
A poche miglia da Capo Bon, quattro nostre
Cacciatorpediniere con a bordo 650 militari tedeschi
ed il loro armamento, incappano nel consueto campo
minato steso dal nemico. Il Malocello, comandato dal
Capitano di Fregata Carlo Rossi, si deve fermare, perché gravemente colpito ed in procinto di affondare.
L’Ascari sotto la guida del pari grado Mario Gerini, gli
si affianca e, malgrado il mare grosso, tenta il trasbordo di uomini e materiali sulla sua unità, ma qualche
tempo dopo viene percepito da un apposito strumento l’avvicinarsi di siluri.
Gerini disimpegna la sua unità e si mette alla caccia del sommergibile, poi torna verso il Malocello, ma
urta contro una mina che gli asporta la prua.
Ciononostante, procedendo di poppa, tenta di riavvicinarsi al Malocello che sembrava poter tenere il mare
ma, purtroppo dopo pochi istanti, si spezza in due ed
affonda.
Gerini fa calare in mare una imbarcazione per il
recupero dei naufraghi, ma ormai la sua unità non
può più governare perché ridotta solo ad un troncone di poppa e, per colmo della sciagura, incappa in
un’altra mina e pochi secondi dopo affonda. Dalla
Sicilia e da Biserta partono i mezzi di soccorso che riusciranno a salvare solo 95 membri degli equipaggi
delle due Cacciatorpediniere.
I perduti, compresi i militari tedeschi, ammontarono a circa 1.000 uomini. Una delle tante dolorose stragi sulla Rotta della Morte.
È pur vero, e questo va detto per dovere di cronaca, che da parte nostra restituivamo qualche fortunato colpo ai nostri avversari (affondamento del sommergibile inglese Sahib da parte della Torpediniera
Libra, comandata dal Capitano di Corvetta Gustavo
Locatelli, e del sommergibile Thundelbolt, fra i migliori della flotta subacquea nemica), tanto per citarne
sinteticamente due episodi.
Ma per concludere la per noi triste cronistoria
delle tragedie verificatesi nel Canale di Sicilia, sino al
definitivo nostro abbandono della terra d’Africa, dobbiamo ancora citare qualche episodio.
La sera del 26 Aprile ‘43 parte da Pozzuoli, per una
scorta, la nostra Torpediniera Sagittario al comando
del Capitano di Corvetta Cordero di Montezemolo.
Poco dopo mezzogiorno del 27 sulla tolda della nave
si abbattono i colpi delle mitragliere di 25 cacciabombardieri che uccidono tre marinai e ne feriscono 20.
Alle 13,40 l’unità è attaccata da tre motosiluranti
inglesi, respinte e con l’affondamento da parte nostra
di una di esse. Alle 14,45 la nostra unità subisce lo
spezzonamento da parte di 40 cacciabombardieri, ed
alle 16,35, quando è ad un’ora da Biserta, viene bombardata da 40 Liberator, eppure riesce ad arrivare illesa in porto (questa volta, per fortuna, è andata
bene!).
Ma non va sempre così, ed il 20 aprile, al largo di
Trapani, un siluro affonda la nostra Torpediniera
Climene, di cui si salvano 91 marinai, compreso il
Comandante Mario Colussi, sui 144 dell’equipaggio.
Il 30 Aprile è un’altra giornata fatale. Vanno perduti altre due Cacciatorpediniere il Pancaldo ed il
Lampo. Il primo deve eseguire un trasporto di truppe,
in compagnia del piroscafo tedesco Hermes. Il loro
viaggio verso Tunisi è un martirio, perché alle 9 sono
attaccati da 5 aerosiluranti, ed un’ora dopo da 12 cacciabombardieri, rimanendo però fortunatamente illesi. Ma verso le 11,30 sul loro cielo compaiono ben 32
bombardieri, che colpiscono ripetutamente il
Pancaldo che affonda, mentre l’unità tedesca,
anch’essa colpita, può essere rimorchiata a Biserta. Il
Comandante della nave italiana, Tommaso Forieri
Caputi, benché ferito riesce a salvarsi assieme ad altri
123 marinai, sui 280 che componevano l’equipaggio.
Qualche ora dopo, nella stessa giornata, si perde il
IL NASTRO AZZURRO
27
Lampo. Era partito da Trapani con a bordo un carico
di 52 tonnellate di munizioni stivate nei locali di prua
e di poppa. Ripetutamente colpito dagli aerei prende
fuoco, ed il Comandante, Capitano di Corvetta Loris
Albanese, ordina l’allagamento delle santabarbare
per evitare la catastrofe. Ma la nave si stava lentamente rovesciando, e non restò che abbandonarla.
Un’altra ondata di aerei si abbatterà sul relitto facendolo affondare. L’equipaggio, dalle zattere, ne saluta
la scomparsa al grido di “Viva il Re!” Erano in 213 per
mare, mentre 60 loro compagni avevano trovato la
morte a bordo.
Il martirio sulle rotte della morte stava per terminare poiché le truppe dell’Asse erano ormai schiacciate su Biserta e l’inevitabile resa si stava avvicinando.
Eppure, come se non bastasse, qualche altro drammatico episodio voleva concludere, come ai tempi supplementari, la dolorosa partita.
Un piroscafo, il Campobasso, colmo di munizioni,
cannoni ed automezzi, con a bordo anche 58 militari
italiani e tedeschi cercava di portare qualche disperato aiuto alle nostre truppe assediate. Era scortato
dalla Torpediniera Perseo, un’altra veterana comandata dal Capitano di Corvetta Saverio Maretta, ma il
piroscafo viene subito centrato dal fuoco di unità
avversarie. Un’ora e mezzo dopo salterà in aria.
Il Perseo, che dapprima aveva cercato di occultare
il mercantile con cortine di nebbia artificiale, va all’attacco del nemico con tutti i suoi piccoli calibri in azione. Una granata nemica scoppiando colpisce il comandante, che ha un braccio asportato. Prende il suo
posto l’ufficiale di rotta, Tenente di Vascello
Romualdo Balzano, perché il Comandante in seconda
della nave, Levino Ferrara, era morto presso i cannoni
poppieri. L’improvvisato giovane neo comandante
Balzano compie gesta incredibili. Guida con perizia la
nave e va addirittura ad azionare personalmente una
mitragliera, il cui servente era stato ucciso. Ma il
Perseo era alla fine e quindi deve dare l’ordine di
abbandono. Resta sulla tolda in mezzo ai morti, ma il
Destino questa volta volle essere benigno verso questo valoroso ufficiale, consentendogli di trovare scam-
28
IL NASTRO AZZURRO
po su un relitto di zattera, dopo l’affondamento della
nave. I superstiti vengono recuperati dalla nave ospedale Principessa Giovanna, uscita da Trapani e diretta
a Biserta per caricare gli ultimi feriti trasportabili dal
fronte, e gli Inglesi che avevano partecipato al combattimento la lasciarono proseguire tranquillamente.
Del Perseo si erano salvati in 67, del Campobasso
appena in quattro. Ma l’odissea di quegli scampati
doveva ancora continuare, poiché nel viaggio di ritorno verso la Sicilia, la nave ospedale viene attaccata a
mitragliate da cacciabombardieri nemici, che ignorano le vistose croci rosse disegnate sui fianchi e sulla
tolda. Muoiono 50 tra feriti e personale della nave, ed
altri52 sono ulteriormente feriti. I superstiti del
Perseo, che si prodigarono oltre tutto nello spegnere
gli incendi che si erano sviluppati a bordo, potranno
ritoccare il suolo italiano.
Ultimato questo tragico “tempo supplementare”,
una definitiva parola FINE poteva concludere l’aspra
battaglia combattuta sulla “Rotta della Morte” poiché il 13 Maggio ‘43 cessava la nostra resistenza in Tunisia.
Non restano che i tragici consuntivi!
Sulle rotte per i porti libici e tunisini, dal
10 giugno 1940 al 13 maggio 1943 avevamo perduto circa un milione di tonnellate
di naviglio mercantile, con ingenti quantitativi di materiali, ma soprattutto avevano
perso la vita circa 22.800 soldati italiani e
tedeschi dei corpi di spedizione, cui si
devono aggiungere le diverse migliaia di
marinai militari e civili scomparsi in mare
con le loro unità di scorta.
Sulla “Rotta della Morte” era tornata
la quiete. Ma sui fondali di quelle acque
giacevano decine e decine di scafi sventrati, muti testimoni di infinite tragedie.
Potrebbe qui aver termine questo tragico, ma scrupoloso e dettagliato racconto, ma c’è un piccolo codicillo da aggiungere, per cercare di stemperare, sia
pure in minima parte, l’amara tristezza provocata in
chi avrà avuto la ventura di leggere queste note. E
devo, senza alcuna mia presunzione, inserirmi nel racconto in prima persona, perché l’episodio che vi narrerò è stato vissuto direttamente dal sottoscritto.
Nel Maggio 1943 il sottoscritto era un giovane
Tenente di Vascello, e comandava la XIII Squadriglia
Mas , composta dalle quattro unità. Mas 534, 535, 538
e 539. Rientrati in Italia dalle acque africane, dove
avevamo svolto una estenuante attività, eravamo in
quel periodo di base a Pola per far compiere alle
nostre unità i necessari lavori di ripristino. Ultimati
questi lavori avremmo dovuto riportarci nelle nostre
basi egeiche, ma a fine maggio, ed esattamente il 26
di quel mese, ci pervenne un perentorio ordine, anzi
contrordine, che così testualmente recitava: “Mas
della XIII Squadriglia, appena pronti, anche isolatamente, si trasferiscano immediatamente nel Canale di
Sicilia, alla base di Lampedusa”.
Il primo Mas efficiente, che aveva completato i
lavori, era il mio 539, Capo Squadriglia, e quindi,
senza indugio il 27 maggio partii per compiere il
lungo tragitto verso la destinazione assegnatami. Nel
corso del trasferimento, per rendere più efficiente la
“formazione navale” (il termine, anche se per noi
motivo di orgoglio era ovviamente esagerato!) mi fu
assegnato, quale sezionarlo, il Mas di un’altra
Squadriglia, il 564, comandato da un esperto sottufficiale nocchiero: Capo Vaccara.
Ma quale effettivo sostegno difensivo si poteva
sperare di apportare all’isola di Lampedusa, in procinto di essere attaccata da una formidabile armata
navale, di oltre un centinaio di unità, che i nostri
avversari avevano approntata nelle vicine basi della
Tunisia? Assolutamente nessuno! Se mi è consentito
un irriverente paragone, eravamo una coppia di pulci
contro un branco di elefanti! Ma a prescindere dal
vanesio contrasto bellico che potevamo opporre al
nemico, ci era stato affidato un compito eticamente
più importante, di recare cioè con la nostra presenza
un “velo di conforto” alla popolazione ed
ai difensori del piccolo presidio di
Lampedusa, in un momento così tragico e
drammatico. L’importanza morale di questa nostra missione, nel ricordo di oggi a
tanti anni di distanza, mi è confermata da
un eccezionale avvenimento, unico verificatosi nel corso di tutto il conflitto: il 6
giugno il Capo di Stato maggiore della
nostra Marina, l’Ammiraglio di Squadra
Arturo Riccardi, si recò personalmente da
Roma a Porto Empedocle, dove i nostri
due Mas erano giunti per compiere l’ultimo balzo per Lampedusa, per portarci il
saluto della Patria e della Marina.
L’Ammiraglio sapeva che la nostra era una
missione senza possibilità di ritorno. Ovviamente non
ce lo disse, ma questo lo sapevamo anche noi, eppure
eravamo entusiasti ed orgogliosi di compierla! Oggi
stento a credere che nel nostro animo giovanile, pervaso indubbiamente da forte amor patrio, ma certamente anche da naturale amore per la vita, potessero
alloggiare tali sentimenti. Ma è sicuramente certo che
la memoria non mi inganna!
Per concludere, la sera del 6 giugno ‘43, dopo il
saluto ricevuto dal Capo di Stato Maggiore della
Marina, salpammo da Porto Empedocle con la mia
Sezione di Mas, che scortava due motozattere, cariche
di alcuni rifornimenti, e soprattutto di quattro sacchi
di corrispondenza, che neanche gli aerei erano riusciti a recapitare ai destinatari. Eludendo lo sbarramento nemico, alle ore 9 del 7 giugno ’43 entravamo nel
porticciolo di Lampedusa. La nostra missione era stata
felicemente compiuta, nei compiti assegnatici, ed il
nostro piccolo convoglietto fu storicamente l’ultimo
che percorse indenne le tragiche “Rotte della Morte”.
Ma anche il nostro destino per non essere da meno
a quello delle tante unità immolatesi in questo tragi-
co tratto di mare, fatalmente si compì il giorno 11
Giugno ’43, quando i nostri due Mas furono distrutti
da un massiccio bombardamento nelle acque dell’isola ormai in procinto di cadere in mano al nemico.
APPENDICE
A Novembre dell’anno 2006 il Sindaco di
Lampedusa, dottor Sebastiano Bruno Siragusa, ad iniziativa del Rotary Club di Chieti, venne nella nostra
città, per una conferenza sul tema “L’immigrazione
clandestina” che tenne presso un vasto auditorio, con
la presenza di un numerosissimo pubblico, ed autorità
civili e militari.
Dopo la sua allocuzione il sottoscritto chiese ed
ottenne la parola per raccontare, fuori del tema della
serata, con dovizia di particolari, episodi ed avvenimenti di cui era stato partecipe o diretto testimone,
svoltisi in quei drammatici e tragici momenti relativi
alla caduta dell’isola in mano al nemico.
Sia il pubblico, ma soprattutto il Sindaco, rimasero
più che interessati, addirittura commossi nell’apprendere cose che ignoravano.
Nella programmata restituzione della visita a
Lampedusa che il Rotary Club di Chieti organizzò nell’aprile dell’anno 2007, il sottoscritto, per esplicito
desiderio del Sindaco, fu invitato a parteciparvi, per
esporre anche alla popolazione dell’isola quegli episodi ed avvenimenti, cui aveva partecipato nei tragici
giorni della conquista dell’isola da parte del nemico.
Viva emozione e commozione suscitò la relazione
che tenni nella Sala Consigliare del Comune, con la
presenza di vastissimo pubblico locale e delle autorità
civili e militari.
Alla fine il Sindaco preannunciò che mi sarebbe
stata concessa la cittadinanza onoraria dell’isola e mi
consegnò una elegante pergamena, con attestazione
di stima e ringraziamento nei miei riguardi, documento di cui, di seguito, allego copia, e che naturalmente
costituisce per me un motivo di grande soddisfazione.
Enrico Ricciardi
IL NASTRO AZZURRO
29
LE VICENDE DEL CONFINE ORIENTALE:
IL TENENTE FRANCESCO VIGIAK
D
opo l’abbattimento del
Muro di Berlino, la fine
dei regimi comunisti in
Europa e ancor più dopo la
disintegrazione
della
Repubblica popolare jugoslava,
si è diffusa la trattazione degli
avvenimenti del confine orientale, nel periodo della guerra
su quel fronte (1941 – 1945) e
immediatamente dopo, aprendo un varco al silenzio mantenuto per decenni.
La Legge 30 marzo 2004, n.
92, che ha istituto la solennità
nazionale del “Giorno del
Ricordo (10 febbraio) della tragedia degli italiani e di tutte le
vittime delle foibe, dell‘esodo
dalle loro terre degli istriani,
fiumani e dalmati nel secondo
dopoguerra e della più complessa vicenda del confine
orientale” all’art. 1 prevede iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi e per
conservarne la memoria.
L’intento di questo saggio
su Francesco Vigiak è quello di
onorare la memoria dei combattenti che sono morti
nella difesa del territorio nazionale al confine
orientale.
Diversi testi, tra quelli che raccontano gli avvenimenti bellici sul versante dei Balcani, citano il tenente Francesco Vigiak, che su quel fronte combatté e
venne decorato. Partecipò alla guerra come ufficiale
dei bersaglieri, dopo aver frequentato il Corso della
Scuola Allievi Ufficiali di Complemento a Pola, a
cavallo tra il 1939 e il 1940. In seguito fu distaccato
con incarichi diversi sul fronte balcanico e alla fine
venne nominato comandante del presidio della X
Mas di Laurana (Fiume). In questa veste guidò quello
che molto probabilmente fu l’ultimo nucleo militare
italiano combattente sull’estremo confine orientale
dove concluse la sua vicenda umana, nell’ultima
decade di aprile del 1945, a meno di trent’anni.
Era nato a Spalato il 18 dicembre 1914 e aveva
compiuto gli studi a Zara, come gli altri dalmati residenti nel territorio sotto l’amministrazione del
Regno di Jugoslavia. All’inizio delle ostilità nei
Balcani, nell’aprile del 1941, si trovò in forza al battaglione “Zara” con sede nell’omonima città. Insieme
al maggiore Pietro Testa, a due colleghi (Steinbach e
Marsich) e a un plotone di formazione del battaglio-
30
IL NASTRO AZZURRO
ne partirono per una ricognizione in territorio nemico. Poco
dopo, il 15 aprile 1941, insieme
al tenente Pietro Serrentino
ebbe il battesimo del fuoco a
Tenin (Knin), in uno scontro con
la retroguardia dell’esercito
jugoslavo.
Quando alla fine di agosto
del 1941 il battaglione “Zara”
fu inviato a Ragusa, tenuto
conto della sua conoscenza
della lingua serbo-croata ebbe
l’incarico di interprete e fu
inviato in operazioni di pacificazione nelle zone interne.
Particolarmente rischioso per
lui fu il compito di trattare lo
scambio di prigionieri, perché
essendo spalatino e con il
cognome di origine slava veniva considerato un traditore dai
partigiani jugolavi. Per la sua
audacia unitamente alla conoscenza della lingua slava svolse
l’incarico di collegamento con
una legione cetnica forte di
quattro battaglioni, alla guida
della quale partecipò all’operazione “Dinara” in Bosnia, Erzegovina e Montenegro
contro i partigiani titini. Una colonna, la Val
Dre?anka, era alle dipendenze del tenente dei bersaglieri Francesco Vigiak.
Per il compito svolto fu promosso in servizio permanente effettivo con la seguente motivazione:
“Dalmata, già distintosi nelle operazioni contro la
Jugoslavia, addetto ad un delicato incarico presso un
comando di grande unità, chiedeva ed otteneva il
comando di un reparto speciale di volontari e, durante un duro ciclo operativo disimpegnava, con valore
e perizia, tutti i difficili e rischiosi compiti affidatigli,
rendendo preziosi servizi. Ufficiale che eccelle per
capacità, entusiasmo, ascendente e per elevato senso
del dovere”. Dalmazia, aprile 1941 – agosto 1942.
(Albo d’Oro dei decorati al Valor Militare di
Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia - pagina 415).
Proseguì questo compito fino all’8 settembre
1943. Successivamente viene citato dallo storico
Oddone Talpo nel Libro “Dalmazia – Una cronaca per
la storia” edito dalla Stato Maggiore dell’Esercito.
L’armistizio in quel teatro di guerra fu un avvenimento che, più che in altri, assunse dimensioni tragiche.
“Dopo gli avvenimenti dell’8 settembre, il battaglione dei bersaglieri Zara […] nel disfacimento genera-
le rimase in armi sulla cinta difensiva della città a
difesa della sua italianità contro i partigiani slavi e le
mire annessionistiche dei croati nazionalisti di
Pavelic……‘Contemporaneamente per la difesa di
Zara si costituivano la compagnia volontari Antonio
Vukasina, al comando del tenente dei bersaglieri
Francesco Vigiak,….
La compagnia venne impiegata in operazioni contro i partigiani e si oppose ai tentativi di infiltrazione
croata, fino a creare un posto di blocco sulla strada
proveniente da Tenìn per fermare un prefetto e alcuni funzionari croati che, scortati dagli ustascia, avrebbero dovuto assumere l’amministrazione di Zara. Per
i tedeschi fu uno smacco difficile da sopportare. Ma
non fu il solo motivo di attrito. Mussolini aveva stanziato delle somme dopo il bombardamento di Zara e
le aveva fatte pervenire al federale della città perché
fossero distribuiti aiuti alla popolazione. Francesco
Vigiak si recò dal Federale e pretese con la forza la
distribuzione di generi di conforto, che era sospesa.
Il Federale andò a lamentarsi al comando tedesco,
che inviò un reparto militare a prelevare il tenente
Vigiak e intimare il disarmo della compagnia
Vukasina. Vigiak si presentò al loro comando la mattina successiva e lo fecero imbarcare per l’Italia il
giorno stesso. Il comando della compagnia venne
assunto dal tenente Finestra, ma rimase a Zara solo
per pochi giorni ancora perché il 12 dicembre fu
obbligata a lasciare definitivamente Zara.
Dopo il forzato allontanamento, Vigiak fu preso
in forza dal comando di La Spezia della X flottiglia
MAS insieme all’amico e cognato tenente Glauco
Franceschi che, allo scoppio della guerra, non era
stato accettato come volontario a causa di una infermità alla gamba che lo rendeva claudicante, ma nel
momento del bisogno anche la sua zoppia fu accettata. Da allora lui e Vigiak furono sempre insieme
fino alla morte.
È significativo un episodio avvenuto nel gennaio
1944 a Padova quando si tentò, su segnalazione dei
tedeschi, di arrestare Vigiak. Con l’aiuto dell’amico
zaratino Enzo Drago e l’appoggio dei militi presenti
nella caserma, riuscì a sfuggire all’arresto. In seguito
gli fu richiesto di riprendere il comando della compagnia Vukasina ma ormai faceva parte della Decima
MAS che combatteva con una certa autonomia
rispetto ai tedeschi.
Il 13 dicembre 1944 mi incontrai [a Fiume] con gli
uomini del comando tappa della compagnia
‘D’Annunzio’ che costituitasi nel maggio 1944 al
comando del tenente Vigiak, rappresentava l’estremo avamposto della Decima sui confini orientali.”
Scriveva il comandante della Decima MAS Junio
Valerio Borghese (Junio Valerio Borghese e la X
Flottiglia Mas, a cura di Mario Bordogna, Mursia
1995, pag 149).
Nell’estate del 1944 incontratosi con l’amico zaratino Lino Drabeni a Pirano questi gli propose di
IL NASTRO AZZURRO
31
recarsi insieme, la notte successiva, nella località
dove sarebbe comparso un sottomarino inviato dal
Governo del Sud per portare uomini e mezzi al fine
di formare una forza di opposizione agli slavi che
avanzavano. Vigiak aderì ma la mattina successiva
Drabeni fu prelevato e portato via dai tedeschi.
All’inizio della primavera del 1945, quando si prospettò una situazione di estremo pericolo, Vigiak
allontanò la famiglia da Laurana, dove comandava la
compagnia “D’Annunzio”.
Degli avvenimenti successivi in quel lembo del
Quarnaro ci sono due testimonianze scritte. La dislocazione più remota e più esposta tenuta dalla X era
quella del distaccamento di Fiume, avamposto perduto. Tale distaccamento si articolava in tre compagnie, una delle quali a Fiume,
una a Lussimpiccolo, la terza a
Laurana. “Il tenente Vigiak
assunse il comando della compagnia di Laurana dove forgiò
e guidò una formazione agile,
combattiva, composta di giovani volontari, molti dei quali studenti. Quando il 20 aprile 1945
la posizione di questo avamposto divenne insostenibile, il
tenente Vigiak tentò di guidare
i suoi uomini e quelli di un
reparto tedesco nel ripiegamento su Fiume, ma vennero
circondati subito fuori dell’abitato e annientati da forze
molto superiori. Il combattimento fu feroce, accanito e
senza speranza ed egli cadde
alla testa dei suoi uomini”.
Un’altra versione riporta che
“A Fiume c’era la compagnia
D’Annunzio comandata dal sottotenente di vascello Vigiak
con una forza di circa 250 uomini. Un distaccamento
del reparto, circa 130 marò, si trovava a Laurana. Qui,
il 25 aprile sbarcarono, sotto la protezione di attacchi
aerei ed artiglieria navale alleata, le truppe slave per
costituirvi una testa di ponte in previsione degli
attacchi finali verso Fiume. Il distaccamento della
Decima, insieme a pochi militari germanici, opposero
un’accanita resistenza. Costretti a ripiegare, giunsero
a nord di Abbazia, dove continuarono i combattimenti che causarono alla compagnia 90 morti. Il 3
maggio 1945 a Fiume cessava la resistenza tedesca e
gli slavi catturarono i superstiti della compagnia
“D’Annunzio” che, fino all’ultimo, avevano partecipato alla battaglia intorno alla città” (Sole De Felice,
La Decima Flottiglia MAS e la Venezia Giulia 19431945, ll5). Tra i due racconti vi sono alcune discordanze e il secondo contiene più di una imprecisione.
Per chiarire alcuni aspetti di quella disperata conclusione, concorrono le testimonianze di alcuni abi-
32
IL NASTRO AZZURRO
tanti di Laurana. Una mattina di aprile, gli uomini
della Decima si allontanarono inquadrati nei tre plotoni, per complessivi 130 uomini, che formavano la
compagnia D’Annunzio. Uno dei plotoni era comandato da Glauco Franceschi, un’altro dal guardiamarina Pappalardo e il terzo da un fiumano, il sergente
Nevio Gobbo. A Icici si ricongiunsero con un reparto
della Wermacht di circa 50 unità comandato dal capitano Plumenkempfer e si installarono nelle postazioni fortificate allestite dai tedeschi. Da lì tornarono
sporadicamente a pattugliare la zona di Laurana fino
al giorno in cui i partigiani sbarcarono a Moschiena
[sarebbe il 25 aprile dopo che erano stati annientati
gli avamposti di Cherso e Lussino]. Allora mossero, di
notte, da Icici in direzione di Abbazia. Prima di arrivare in quella località furono
intercettati e circondati da
forze nettamente superiori e
annientati. Altre voci narrano
di un feroce scontro a
Mattuglie, piccola località a
monte di Abbazia, durato due
o tre giorni. Altre voci infine
asseriscono che raggiunta
Fiume, Vigiak si era asserragliato con altri nell’Arsenale e, finite le munizioni, aveva fatto saltare la Santabarbara.
Infine, attingendo a chissà
quale fonte, il Comune di Roma
rilasciò, in data 31 luglio 1950,
un certificato di morte, ‘avvenuta in Matteria (Fiume) il 30
aprile 1945’.
Quanto alla compagnia
Adriatica, al comando del
tenente di vascello Giannelli,
forte di 150 uomini essa aveva
la base a Neresine con un
distaccamento a Lussimpiccolo.
Quelli di Lussimpiccolo si arresero ed ebbero salva la
vita, quelli di Neresine scelsero di combattere. I 28
superstiti furono fucilati. Di recente i loro resti sono
stati dissepolti e tumulati nel cimitero di Ossero, un
paese in prossimità delle due isole, a breve distanza
da Neresine. Sul muro esterno del cimitero, dalla
parte del mare, è stata murata una targa in ricordo
del loro sacrificio.
Comunque siano andate le cose, chi ha conosciuto Francesco Vigiak propende per la versione della
morte in combattimento o suicidio. Sapeva che se si
fosse arreso non gli avrebbero risparmiato la vita.
Insieme a lui morì il cognato Glauco Franceschi, il
volontario nella Decima MAS malgrado l’infermità
che lo rendeva claudicante.
Dott. Giuseppe Vuxani
(Presidente Federazione di Trieste)
IL MARÒ MAURILIO GHO
I
l marò Maurilio Gho, classe 1924, Socio
Simpatizzante della Federazione di Alessandria, ha
vissuto, alle Armi, un’esperienza insolita e decisamente drammatica: internato in Germania dal 12 settembre 1943 al 28 settembre 1945. Due anni e due
mesi nei lager di Thorn, Danzig, Marienmburg,
Bichoferberg, Cuirnhof: un periodo di sofferenze atroci, umiliazioni disumane, lavori forzati all’insegna
mortificante di “riabilitazione al lavoro”.
Maurilio rifiutò la liberazione per non “servire l’invasore tedesco e la repubblica sociale”, come afferma
l’attestato n. 513 datato 14.05.1980 rilasciatogli dal
Ministero della Difesa. Per questo suo atteggiamento
lo stesso Ministero riconosceva al marò Maurilio Gho il
diritto di fregiarsi del Distintivo d’Onore di Patriota
Volontario della Libertà, ai sensi della legge 01.l2.1977
n° 907. Inoltre gli veniva riconosciuto valido, come servizio militare, il periodo di prigionia e rilasciato il relativo brevetto e il diritto di fregiarsi del distintivo del
periodo bellico 1940-43 e 1943-45 con la medaglia
commemorativa.
Dall’anno scolastico 2000-2001 Maurilio Gho, con
la collaborazione del Presidente del Comitato
Provinciale dell’A.N.P.I., della Associazione Internati e
della Federazione del Nastro Azzurro, è invitato nelle
Scuole di ogni ordine e grado della Città di Alessandria
a esporre la sua esperienza di deportato e sopravvissuto ai lager nazisti.
Primi ad invitarlo il Prof. Domenico Picchio e il Prof.
Gianfranco Armano dell’Istituto Magistrale “Saluzzo”,
con grande e sentita disponibilità e condivisione di
sentimenti e idealità.
I giovani seguono con interesse le semplici, modeste e sofferte esposizioni del “nonno” Maurilio, come
lo chiamano affettuosamente gli studenti. Nella foto
con la Classe 3^ B della Scuola Media Statale
“Manzoni” di Alessandria, nell’anno scolastico 20072008, una delle molte Scuole visitate.
Mi è sembrato opportuno segnalare quanto
sopra all’attenzione dei Dirigenti e Soci del Nastro
Azzurro: esempio da imitare, come afferma il
Presidente Emerito Carlo Azeglio Ciampi informato
della iniziativa.
Gen. Luigi.Turchi
(Presidente Federazione di Alessandria)
IL NASTRO AZZURRO
33
AMEDEO GUILLET
Di nobili natali, uscì dall’Accademia
Militare di Modena con i gradi di
Sottotenente di Cavalleria nel 1931.
Assegnato al reggimento “Cavalleggeri di
Monferrato”, dopo una breve parentesi
di equitazione sportiva, fu in Libia, dove si
distinse subito, fu ferito a una mano e fu
decorato da Italo Balbo, poi in Eritrea
costituì e comandò nel grado di Tenente il
primo Gruppo Bande Amhara, unità militare indigena multinazionale di 1700
uomini.
Il Gruppo di Guillet operava contro i
guerriglieri che infestavano la regione
nord-occidentale dell’Eritrea. Nel 1939,
durante un combattimento in campo
aperto nella regione di Dougur Dubà,
due volte appiedato, sparò con una
mitragliatrice fino a eliminare tutti gli
ultimi ribelli rimasti sul campo di battaglia. Per questa azione, gli venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare
e i suoi soldati indigeni lo soprannominarono “Comandante Diavolo” convinti che
godesse di una sorta di immortalità. Ben
presto la fama del Comandante Diavolo si
diffuse rapidamente in tutta l’Africa
Orientale al punto che, allo scoppio della
seconda guerra mondiale, era seconda solo a quella del Duca
d’Aosta.
All’inizio del 1941, gli inglesi stavano tentando di accerchiare migliaia di soldati italiani in ritirata verso Agordat.
All’alba del 21 gennaio, il Gruppo di Guillet, al fine di ritardare l’offensiva inglese, effettuò un attacco disperato, con
spade, pistole e bombe a mano, contro i blindati inglesi.
Nell’impari combattimento perì il Tenente Roberto Togni,
Vice comandante del Gruppo, con l’intero suo plotone di
trenta indigeni. Quel sacrificio permise, tuttavia, al resto
delle truppe di Guillet di sganciarsi conseguendo appieno
l’obiettivo: i soldati italiani in ritirata erano al sicuro dentro
le fortificazioni di Agordat. Fu l’ultima carica di cavalleria
nella storia militare dell’Africa.
Guillet partecipò, alla testa di quello che rimaneva del
suo Gruppo ormai appiedato, anche alle battaglie di Cochen
e Teclesan, prima della caduta di Asmara avvenuta il 1° aprile 1941. Il successivo 3 aprile, ad onta della resa italiana,
Guillet, assunta definitivamente l’identità di Cummandar es
Sciaitan (Comandante Diavolo), decise di continuare in proprio la guerra contro gli inglesi in Africa Orientale con un
centinaio di suoi fedelissimi ex-soldati indigeni. Gli inglesi fissarono per lui una taglia di oltre mille sterline d’oro, ma
34
IL NASTRO AZZURRO
Guillet, per quasi otto mesi, assaltò e
depredò depositi, convogli ferroviari ed
avamposti, fece saltare ponti e gallerie
rendendo insicura ogni via di comunicazione. Tuttavia, a fine ottobre 1941,
dovette desistere. Sciolse quello che restava della sua banda, si installò alla perifieria di Massaua dove si trasformò in un
autentico arabo e, grazie anche alla perfetta conoscenza della lingua, disimpegnò lavori umili per vivere. Ottenuto
rocambolescamente un lasciapassare per
lo Yemen proprio dal Governatore inglese, appena giuntovi, fu arrestato come
spia inglese. Poco dopo, chiarito l’equivoco, l’Imam Yahiah, sovrano yemenita lo
prese a ben volere, gli fu amico sincero e
lo nominò precettore dei propri figli,
responsabile ed istruttore delle guardie a
cavallo yemenite. Nel giugno del 1943,
Guillet tornò a Massaua dove, beffando
ancora una volta gli inglesi, si imbarcò su
una nave della Croce Rossa Italiana che lo
condusse finalmente a Roma il 3 settembre 1943.
Promosso Maggiore per meriti di
guerra, fu colto di sorpresa a Roma dall’armistizio dell’8 settembre. Attraversò
prontamente e rocambolescamente la linea Gustav e giunse
a Brindisi, dove si mise a disposizione del Re. Nel settembre
del 1944 finalmente sposò a Napoli l’amata cugina Beatrice
Gandolfo. Assunto nel Servizio Informazioni del ricostituito
Esercito Italiano, dopo la “Liberazione” recuperò la corona
imperiale del Negus d’Etiopia, sottraendola furtivamente
alla Brigata partigiana “Garibaldi” che, a sua volta, l’aveva
confiscata alla Repubblica di Salò. La restituzione della corona al Negus rappresentò il primo tangibile segnale di riappacificazione tra Italia ed Etiopia.
Alla fine delle ostilità, dopo la sconfitta della monarchia
e la vittoria della Repubblica nel Referendum del 1946,
Guillet fedele al proprio giuramento militare alla Corona,
rassegnò le proprie dimissioni dall’Esercito Italiano.
Laureatosi in Scienze Politiche, Amedeo Guillet entrò per
concorso in diplomazia. Nel 1950 venne destinato, come
Segretario di legazione, all’Ambasciata del Cairo. Nel 1954 fu
nominato Incaricato d’Affari nello Yemen (dove il figlio del
vecchio Imam lo accolse calorosamente); nel 1962, nominato
Ambasciatore, fu ad Amman, dove il Re Hussein di Giordania
era solito cavalcare insieme a lui. Nel 1967 è Ambasciatore in
Marocco. Durante un ricevimento ufficiale, coinvolto in una
sparatoria nel corso di un tentativo di colpo di stato, riuscì a
mettere in salvo alcuni rappresentanti diplomatici. La
Repubblica Federale Tedesca gli concesse, per il salvataggio
del proprio Ambasciatore, la Gran Croce con stella e striscia
dell’Ordine al Merito della Repubblica. Nel 1971, fu
Ambasciatore in India, entrando ben presto nel ristrettissimo
entourage dei confidenti del Primo Ministro Indira Gandhi.
Fu collocato a riposo nel 1975.
Il 2 novembre 2000, il Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi gli conferì la Gran Croce dell’Ordine Militare
d’Italia, massima onorificenza militare italiana. Il 5 febbraio
2009 Amedeo Guillet ha compiuto cento anni. Nel suo messaggio di auguri il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha
affermato: “La vita di Amedeo Guillet è la storia di un patriota coraggioso con uno spirito d’avventura indomito. Un vero
esempio per le generazioni presenti e future”.
Amedeo Guillet è Socio della Federazione provinciale di
Roma dell’Istituto del Nastro Azzurro, che ha rilasciato in
occasione dei festeggiamenti per il 100° compleanno un
Attestato di Benemerenza (in foto). Il Generale Guillet vive
in Irlanda dove tuttora si dedica, nonostante la veneranda
età, alla sua più grande passione: i cavalli.
LE DECORAZIONI AL V.M. DI AMEDEO GUILLET
MEDAGLIA DI BRONZO al V.M.:
"Avuto il compito di proteggere con una ventina di spahije il fianco di un gruppo fortemente impegnato in combattimento, veniva attaccato da un
nemico superiore di forze e favorito da terreno insidiosissimo. Respinti gli elementi avanzati, appiedava i suoi uomini e con ripetuti attacchi e
contrattacchi a piedi ed a cavallo, costringeva in fuga l'avversario, sventando così validamente la minaccia nemica sul grosso del gruppo.
Bell'esempio di calma e di valore".
Selaclacà, 25 dicembre 1935.
Registrato alla Corte dei Conti il 12 marzo 1938 – Registro n.23 Africa Italiana - Foglio 295.
MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M. "sul campo":
"Con alto spirito guerriero ed encomiabile sprezzo del pericolo, durante i dodici giorni della battaglia di Santander, chiese sempre di poter
partecipare alla lotta con reparti più avanzati. Con slancio e perizia portò al fuoco un reparto occupando una ben munita trincea nemica, con
azione ardita e con ben aggiustato lancio di bombe a mano catturò tre carri armati nemici. Con i colori, cui spiritualmente apparteneva, raggiunse
fra i primi vari importanti obiettivi. Esempio di combattente volitivo e trascinatore".
S. Pero de Romeral-Santander, 14-25 agosto 1937.
R.D. 21 luglio 1938 – Registrato alla Corte dei Conti il 29 agosto 1938 – Registro n.24 Guerra - Foglio 250.
MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M. "sul campo":
"Distintosi in precedenti combattimenti si offriva ripetutamente per le imprese più rischiose. Pieno di fede e di nostalgia per la sua arma chiedeva
ed otteneva di partecipare ad un'importante azione di guerra prendendo il comando di uno squadrone di cavalleria marocchina spagnola e
distinguendosi per bravura ed ardimento in venti giorni di continui combattimenti. In altra circostanza in azione volontaria con i celeri divisionali
occupava tre ponti minati che il nemico aveva cominciato a far saltare e la cui distruzione avrebbe compromesso l'avanzata della divisione".
Battaglia d'Aragona e dell'Ebro, 15 marzo-16 aprile 1938.
R.D. 8 aprile 1937 – Registrato alla Corte dei Conti il 1° febbraio 1939 – Registro n.5 Guerra - Foglio 107.
MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M.:
"Comandante di un gruppo di Cavalleria, informato che i nuclei ribelli molestavano le popolazioni sottomesse, accorreva prontamente caricando,
fugando ed infliggendo perdite al nemico. Avuto il cavallo morto durante la carica, saltava in groppa a quello del proprio attendente e si slanciava
fra i primi sulle posizioni avversarie. Colpito a morte anche il secondo cavallo, proseguiva a piedi l'attacco, inseguendo e mitragliando i ribelli".
Dongur Dubà, 6 agosto 1939.
R.D. 3 febbraio 1938 – Registrato alla Corte dei Conti il 25 settembre 1949 – Registro n.8 Africa Italiana - Foglio 312.
MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M. "sul campo":
"Comandante di un gruppo di bande a cavallo avuto il compito di proteggere il ripiegamento dei battaglioni di una divisione che minacciavano di
essere tagliati fuori dal nemico incalzante, con abile manovra ed intuito di comandante, attaccava audacemente l'avversario su di un fianco,
impegnandolo decisamente e attirando sul proprio reparto la offesa nemica. In un'intera giornata di furioso combattimento a piedi ed a cavallo,
caricava più volte alla testa dei suoi reparti, piombando sull'avversario preponderante per numero e mezzi, sgominando le fanterie di un
reggimento nemico, incendiando mezzi corazzati, giungendo fin sul fianco delle artiglierie avversarie. Avuta notizia che i battaglioni della divisione
erano in salvo, rientrava col suo gruppo bande decimato ma ancora compatto ed animato da fiero spirito combattivo. Il nemico, attonito da tanto
disperato eroismo, tributava ammirazione al valoroso avversario. Fulgido esempio di leggendario valore e di eroico cavaliere, di comandante
capace e risoluto".
Amasciamoi-Cherù (A.O.I.), 21 gennaio 1941.
R.D. 25 gennaio 1946 – Registrato alla Corte dei Conti il 14 febbraio 1946 – Registro n.2 Guerra - Foglio 146.
MEDAGLIA D'ARGENTO al V.M.:
"Comandante di Gruppo Bande coloniali a cavallo, coordinava con ardente spirito combattivo l'impiego dei suoi reparti contro il nemico
imbaldanzito da precedenti successi. In un momento particolarmente difficile dell'aspra lotta, guidava con noncuranza del pericolo un'azione
contro carri armati riuscendo con lancio di bombe a mano e bottiglie di benzina ad incendiarne due ed a mettere in fuga ed in fiamme, un terzo".
Addì Teclesan (A.O.), 29-30 e 31 marzo 1941.
D.P.R. 16 ottobre 1954 – Registrato alla Corte dei Conti il 18 novembre 1954 – Registro n. 47 Esercito - Foglio 182.
CAVALIERE DELL'ORDINE MILITARE DI SAVOIA:
"Combattente d'Africa e Spagna, ferito e mutilato di guerra, sei volte decorato al V.M., nell'imminenza del conflitto con l'Inghilterra, costituiva ed
approntava in A.O.I. il gruppo bande a cavallo dell'Amhara forte di 1500 uomini, forgiandone un completo e magnifico strumento di guerra.
Partecipava ininterrottamente a tutto il ciclo operativo dello scacchiere nord, da Cassala a Teclessau, e guidava con perizia e valore personale il
proprio reparto in numerosi duri combattimenti contro un nemico preponderante, imponendosi all'ammirazione dello stesso avversario. Dopo la
caduta di Asmara, benché ammalato e ferito, col reparto ridotto a 168 uomini si apriva la strada attraverso le linee nemiche in un violento corpo a
corpo ed organizzava un'efficiente guerriglia sulle linee di rifornimento dell'avversario.
Esaurita ogni possibilità di azione, fatto segno ad un'accanita ricerca da parte dell'avversario, riparava in paese neutrale dal quale attraverso
peripezie e difficoltà di ogni genere riusciva a rimpatriare al solo scopo di chiedere mezzi per la continuazione della lotta. Magnifico esempio di
combattente e di trascinatore che al grande valore personale ed all'alta capacità professionale unisce profonda fede nei destini della Patria".
Africa Orientale, 10 giugno 1940-30 agosto 1943.
R.D. 8 marzo 1944 – Registrato alla Corte dei Conti il 4 dicembre 1944 - Foglio n.193.
ORDINE MILITARE D'ITALIA: Cavaliere di Gran Croce:
"Combattente della seconda guerra mondiale, già più volte decorato per il coraggio e l'abnegazione dimostrati in numerose azioni belliche, si
distingueva in maniera particolare per la straordinaria capacità organizzativa, l'eccezionale ardimento e l'altissimo valore quale comandante di
formazioni irregolari in Africa Orientale. Nel periodo successivo alla guerra, per circa 40 anni, ha continuato a servire la Repubblica esprimendo
eccelse doti di ideatore e di organizzatore, fino ad assumere elevate responsabilità istituzionali, sempre dimostrando profondo amore per la Patria.
Luminoso esempio di cittadino e di soldato, fedele servitore dello Stato e benemerito della nazione, da additare alle attuali e future generazione".
D.P.R. 2 novembre 2000.
IL NASTRO AZZURRO
35
DA “IL GIORNALE D’ITALIA”
DI SABATO 9 GIUGNO 1980
Il Poeta-soldato portò l’arma nelle sue più ardite azioni di guerra
STORIA DI UN PUGNALE DONATO A D’ANNUNZIO
“M
i lascerò
io misurare? Io
non mi son lasciato
pazientissimamente
misurare se non dall’operaio che doveva ridurre
alla esatta misura del mio
corpo la sedia incendiaria
collocata a proravia del
mio velivolo di Vienna.
Non c’era altro luogo per
me, pel condottiero, se
non il serbatoio dell’essenza; e nel serbatoio fui
incavato e incastrato,
avendo contro l’anca e
contro la coscia la lamiera assottigliata così che
per tutto il volo in ogni
mio più lieve moto dovevo difenderla dalla punta
del mio pugnale; e non
mi stancai di tenere nelle
mie dita, contratte la
punta del mio pugnale di
Caposile tuttora annerita
dal grumo del vecchio
sangue austriaco”.
È facile riconoscere la
prosa
di
Gabriele
D’Annunzio, il vate “immaginifico”; ma a quale
pugnale si riferisce il Poeta-soldato? Ne parla anche in
una lettera inviata il 23 settembre del 1918 al colonnello Pavone: “Un giorno della primavera scorsa io fui
molto fiero di essere considerato ‘ardito’, a Capo Sile,
da un giovane capitano che mi donò il suo pugnale
non ancora ben netto di sangue austriaco”. E in chiusura della stessa lettera: “Io credo che il pugnale degli
‘arditi’ abbia ancora molta sete. E me ne rallegro”.
Quel giovane capitano che aveva donato il suo
pugnale a D’Annunzio era Ettore Viola. La vicenda
che fece incontrare il capitano degli “arditi” e
D’Annunzio, può trovare la sua origine in un fatto di
guerra del 18 maggio dell’ultimo anno del conflitto,
quando il capitano Viola al comando di 100 arditi
attuò un audace colpo di mano sul Grappa, a Ca’
Tasson; per questa azione al giovane ufficiale - che
36
IL NASTRO AZZURRO
era già stato decorato sul
Carso con due medaglie
d’argento - fu conferita
la Croce di cavaliere
dell’Ordine militare di
Savoia, distinzione solitamente riservata agli ufficiali di grado superiore,
come riconoscimento per
strategie militari portate
a buon fine; questo da l’idea dell’importanza del
riconoscimento.
In quell’azione Viola
fu ferito alle gambe; trasferito all’ospedaletto di
Onè di Fonte, gli venne
estratta una scheggia,
mentre altre più profonde non poterono essere
estratte. In convalescenza, verso la metà di giugno, Viola si recò da
D’Annunzio per proporgli un’azione arditissima
che avrebbe dovuto
coinvolgere sia gli arditi
del cielo che quelli di
terra: in quell’occasione
Viola donò al Poeta-soldato il pugnale, facendogli notare il particolare
che non era stato ripulito del sangue di quando era
stato usato. Forse, proprio questo dettaglio risultò
molto caro a D’Annunzio che, da allora, portò alla
cintura quel pugnale in tutte le azioni di guerra, ritenendosi consacrato “ardito”, e considerò il pugnale
“un talismano potente” e “il miglior compagno del
mio cuore”.
“Lo portai nel cielo di Vienna; lo portai l’altro giorno nel cielo di Pola. Lo porterò domani partendo per
le linee francesi col mio velivolo del 9 agosto”, scrive
D’Annunzio al colonnello Pavone.
Né D’Annunzio né Viola sembravano aspettarsi
una così imminente fine del conflitto e si accingevano, come si è accennato, a organizzare un’impresa
ad un tempo audace e che doveva produrre un grande effetto sui soldati nemici e sul loro morale: il
piano era di Ettore Viola, e D’Annunzio, nel riferirvisi, ebbe a definirlo “lo stratagemma inaudito”, che
avrebbe loro permesso di “osare l’inosabile” se “l’armistizio infausto” non ne avesse troncato “il proposito e la vittoria”.
Ma lo stesso Ettore Viola non sapeva probabilmente all’epoca quanta importanza D’Annunzio attribuisse a quel pugnale, tanto che non vi fece alcun cenno
nel suo volume “Vita di guerra”. Questo perché l’eroe
pluridecorato - una Medaglia d’Oro e due d’Argento,
oltre a varie altre - scrisse il suo libro di memorie verso
il 1932 in Cile, dove si era recato in volontario esilio in
seguito alla dittatura fascista, della quale lui, presidente dell’Associazione Combattenti era stato tenace
oppositore anche in Parlamento, dopo il delitto
Matteotti del giugno ‘24. All’epoca in cui scrisse il
libro, Viola non aveva contatti con D’Annunzio.
Ma il Poeta non aveva mai dimenticato quel
pugnale. Parlando con la contessa Maria Fede
Caproni, la vedova di Ettore Viola - Palma Viola di
Ca’ Tasson - è riuscita a localizzare quell’arma che è
tuttora custodita, insieme con i ricordi ed i cimeli di
D’Annunzio, al “Vittoriale degli Italiani” di
Gardone Riviera.
Ma per finire vediamo come Ettore Viola di Ca’
Tasson ricorda l’incontro con D’Annunzio.
“Nella seconda quindicina di agosto volli interrompere la bella vita di Teolo. Non so come fu che
pensai a D’Annunzio. Sta di fatto che qualche giorno dopo mi trovavo a Venezia, alla Casa Rossa,
dinanzi al comandante della già famosa squadra
aerea San Marco.
Questo era il mio progetto: D’Annunzio, con una
squadriglia di Caproni, avrebbe dovuto condurre
cento arditi di là dal Piave, in un campo d’aviazione
nemico. Gli aeroplani, atterrando nottetempo, avrebbero messo gli arditi nelle condizioni dì poter bombardare, incendiare, distruggere; dopo di che li avrebbero ripresi a bordo insieme, forse, con qualche prigioniero di alto rango. In caso di necessità, mettendo
mano alle mitragliatrici, gli aviatori avrebbero potuto
appoggiare l’azione degli arditi. Condizione indispensabile per la riuscita dell’azione, una notte di luna.
Il Comandante non ebbe bisogno di molte spiegazioni per accettare subito, in linea di massima, il piano
audace, che esaminò poi con me nei più minuti particolari. E, alla fine, mi disse: “Ne parlerò subito con
Badoglio. Egli è un uomo che capisce: autorizzerà certamente l’impresa. Intanto lei tenga pronti e allenati
i suoi uomini”. E poi ancora, dopo una breve pausa:
“Riusciremo... perché il nemico, non abituato a questo
genere di imprese, in un primo momento perderà la
testa, e quando starà per recuperarla noi avremo già
le ali ai piedi”. E prima di congedarmi volle offrirmi il
suo libro “La Riscossa”, con la seguente dedica:
“Al capitano Viola capo di arditi uno che si gloria
di portare alla cintura il pugnale degli Arditi nei suoi
voli di guerra. 31 agosto 1918. Gabriele D’Annunzio”.
Quel pugnale era entrato nella storia.
Alvise Simonetti
IL NASTRO AZZURRO
37
ARGOSTOLI
30 APRILE 1941 - ORE 13,38
S
crivo per ricordare un fatto bellico ormai lontano
nel tempo, un episodio di quando c’era la guerra
con le sue ansie, i suoi dolori, le rovine materiali
e morali. Fu un’azione portata a termine felicemente
dalla 5^ Cp. del 2° battaglione Paracadutisti priva di
note dolenti, anzi. Un addentellato prezioso, insomma, ritenuto importante dalle nostre autorità politicomiltari del tempo. Ma veniamo al dunque.
30 Aprile 1941, Aeroporto di Galatina (Lecce). Nel
campo di volo c’è un andirivieni che non lascia dubbi.
Sono i “ragazzi” della 5^ Cp.
Paracadutisti che si stanno preparando. Ho detto “ragazzi” ed è
vero, ma “Ragazzi” con l’erre maiuscola usciti dalla. R. Scuola di
Paracadutismo di Tarquinia e sui
quali si può contare, sempre.
Oggi in Puglia è tutto sole, sole
buono per una passeggiata fuori
Porta. Così dicono i romani e pur se
non siamo a Roma, anche noi parà
della 5^ Cp. del 2° Btg., similmente
possiamo dire la stessa cosa in
quanto siamo in procinto di iniziare
una lunga camminata sotto questo
bel sole che irraggia carezzando le
acque azzurre del Mediterraneo.
Le note che s’involano festose
dal campanile della chiesa locale,
riteniamo siano di buon auspicio
tanto che segnano per noi il termine della fase di caricamento degli
aerorifornitori sugli aerei.
S’era nel periodo decisivo della
micidiale maratona bellica condita
di esagerata violenza che ha segnato indelebilmente la Seconda
38
IL NASTRO AZZURRO
Guerra Mondiale.
L’aria fresca del mattino mi ha svegliato ben disposto, come tutti. Mi sentivo
pronto e ben preparato per il grande
evento: primo lancio di guerra in territorio
nemico con i parà della mia squadra.
Sulla pista di volo gli SM.82 stanno scaldando i motori. Il colonnello pilota
Baudoin, comandante la R. Scuola di
Paracadutismo dell’Esercito, fa portare la
Bandiera di combattimento, la prende e la
stringe forte a sé, si volta ad osservare i
velivoli in moto sulla pista, solo un istante,
forse per nascondere la commozione poi
torna a guardare noi parà schierati sul
piazzale dell’aeroporto. Quindi, rivolgendosi al maggiore Mario Zanninovich, al
quale è stata affidata l’impresa in atto, gli
consegna l’asta col drappo tricolore. È il
momento del discorso, un’allocuzione particolare “a braccio” per scaldare gli animi. Il comandante della Scuola pronunciò poche parole ben dette
per la particolare circostanza. Alla cerimonia segue
l’atteso ordine di imbarcarci sugli aerei. Siamo tutti un
po’ eccitati. Decolliamo accompagnati dall’augurio
rituale di “In bocca al lupo” che ci accompagnerà sull’obiettivo ed oltre.
È trascorsa circa un’ora dalla partenza
dall’Aeroporto di Galatina e filiamo che è un piacere,
diretti sull’obiettivo: Argostoli, capitale dell’isola di
Cefalonia (Grecia). Il volo è normale, liscio, come se l’aereo scivolasse
sopra un cuscino d’aria.
Velivoli da caccia “Macchi 202”
e “Alcioni” seguono per sicurezza
la formazione ronzandole intorno
come falene. Calmi e un po’ annoiati, attendiamo nel ventre del
“Marsupiale”, scandendo mentalmente i minuti di un tempo che
sembrerebbe non voler mai passare. Aspettiamo il segnale di via libera, purtroppo ancora niente. I
moschettoni delle funi di vincolo
dei paracadute sono agganciati,
alla corda metallica di tenuta. Tutto
è pronto per il grande salto ma i
portelloni rimangono maledettamente chiusi.
Passa un’altra briciola di tempo
e continuo a pensare che qualcosa,
poiché siamo, qua, dovrà pur accadere. Avevo appena formulato il
pensiero che nell’osservare i
“Ragazzi” ho avuto l’impressione di
un leggero movimento in mezzo a
loro, e stranamente mi chiesi:
“Che sarà? Non è cosa da indovinare, certo, è il
fatto che ci siamo, finalmente.”
Estemporaneo il sibilo di avvertimento della sirena
di bordo ci scuote tutti. Un istante ancora e un secondo sibilo ci dice che siamo sull’obiettivo sotto il bel sole
di Argostoli. Apertura velocissima: si spalancano i portelloni di chiusura e un fiotto d’aria rigeneratrice c’investe. Non c’è più tempo di pensare ad altro che non
si riferisca all’azione. Ratti più del baleno, in ordine, ci
muoviano: fuori uno, fuori il secondo e via, usciamo
tutti nel vuoto come uno schioccar di frusta. Per la.
Storia sono le ore 13,38 del 30 aprile 1941.
Presi terra abbastanza bene. Anche i miei
“Ragazzi”, un paio d’essi, spinti fortemente dal vento
di Maestro, “ammararono” tra i rami degli alberi che
vegetavano nell’isola.
Saltato fuori dall’aereo nello splendido cielo di
Argostoli in quell’inizio pomeridiano riandavo con la
mente a quel silenzio anormale, greve, quasi innaturale che mi aveva per un attimo turbato: potrebbe essere un tranello, un artificio foriero di cattive notizie.
Avevo toccato il suolo un po’ sconnesso della periferia dell’agglomerato cittadino vicino una fitta macchia di arbusti, poco distante dal mare. Mi sgancio
rapidamente il paracadute ormai inutile e do un’occhiata veloce in giro per rendermi conto del luogo in
cui ero capitato. Giusto in quell’istante anche i paracadutisti della mia squadra prendono terra. Liberatisi
anche loro del fardello necessario per la caduta, osservano criticamente la zona intorno con un’occhiata
rapidissima.
Nell’ampio giro d’orizzonte che avevo effettuato
subito dopo l’atterraggio, avevo individuato un aerorifornitore, uno di quelli che avevamo caricato sugli
aerei all’aeroporto di Galatina. Detti subito voce ai
miei “Ragazzi” e assieme lo raggiungiamo. L’apriamo
e prendiamo le armi che conteneva completando così
il nostro armamento.
Quindi ordinai loro di seguirmi indicando loro il
rilievo collinare poco lontano: “Su, via presto, ci attesteremo lassù.”
Durante il rapido svolgersi degli eventi rilevai mentalmente che anche a terra non c’era reazione avversaria. Ne approfittai per sistemare a difesa il posto nel
quale i miei uomini potevano vigilare al riparo della
provvidenziale collinetta. Constatai, inoltre, con soddisfazione che anche gli altri gruppi della Compagnia
s’erano attestati in attesa di ordini come indicato dal
piano elaborato in quel di Civitavecchia. Il collegamento fra i gruppi era a vista.
Non ci fu combattimento. Le autorità dell’isola,
accogliendo la nostra richiesta di resa incondizionata
fecero bene ad accettare, visto che ormai non potevano farci niente. Così scongiurarono drammi e tragedie
inutili.
Entrammo in Argostoli, capitale dell’isola di
Cefalonia, (Grecia) nello stesso pomeriggio del 30 aprile, pacificamente, sempre però pronti a vanificare
ogni velleità che, per colpa di qualche isolano sconsiderato sarebbe potuto insorgere contro di noi.
Issammo la nostra Bandiera sul balcone della
Prefettura della città che dava sulla piazza. Il maggiore paracadutista Mario Zanninovich, comandante
delle forze impiegate nel colpo di mano, presenti
anche alcuni ufficiali dell’Aeronautica Militare italiana, sbarcati subito dopo l’occupazione dei nostri paracadutisti, chiese ed ottenne la resa senza condizioni.
(B.N. 330 del Quartiere Generale delle FF.AA.) pubblicato dal Corriere della Sera del 2 maggio 1941.
Compiuto quanto precede, il comandante
Zanninovich non perdette tempo: provveduto a ricoverare nell’ospedale della città i “Ragazzi” feritisi incidentalmente nell’atterraggio, li lasciò alle cure del
tenente medico Vittorio Gravina. Quindi requisì alcuni
barconi a motore di proprietà dei pescatori di
Argostoli e formò tre gruppi di paracadutisti di cui
uno per controllare l’ordine nell’agglomerato e in
periferia; un secondo al suo proprio comando per
occupare l’isola di Zante ed un terzo affidato al tenente paracadutista Grazio Battaglia per assicurarci il possesso di Itaca, altra isola facente parte delle Jonie. Il
tutto compiuto molto celermente nel rigore della
legittimità inerente alla guerra come da ordini impartitigli. Inoltre si è trovato il tempo per chiedere alle
autorità di Roma la disponibilità di effettuare qualche
lancio di derrate alimentari per alleviare le difficoltà
della popolazione delle isole conquistate. Altro che
bombe! Pasta, e farina abbiamo lanciato sulle tre isole
della Grecia.
S.Ten.p. (R.O.) Mario TOSONE
IL NASTRO AZZURRO
39
CRONACHE DELLE FEDERAZIONI
ALESSANDRIA
Dopo oltre 15 anni il Nastro Azzurro ha nuovamente
testimoniato, a Novi Ligure, gli ideali del Valore, del
rispetto e dell’amore per la Patria e la coscienza dei
doveri verso di essa. Il Comune, la Provincia e la regione
Piemonte hanno patrocinato la nostra “Cerimonia del
Ricordo” del 90° Anniversario della Vittoria delle nostre
Forze Armate nella Grande Guerra con la quale si è completata l’Unità e l’Indipendenza d’Italia. Presenti le massime Autorità, il Prefetto Dott. Francesco Paolo Castaldo,
il Questore, i Sindaci di Novi Ligure e Sarezzano,
l’Assessore regionale Borioli, il Vice Presidente della
Provincia Dott.ssa Maria Grazia Morando, che ha tenuto
l’orazione
ufficiale.
Molte
le
Associazioni
Combattentistiche e d’Arma, delle Forze dell’Ordine, dei
servizi e della Croce Rossa. Dopo gli onori ai Caduti e la
deposizione della corona, i convenuti – Banda
“Marenco” in testa – hanno sfilato per il centro della
Città e si sono recati presso la Cattedrale per la S. Messa
di Suffragio per i caduti.
–
Militari e Civili, alle Associazioni Combattentistiche e
d’Arma ed ai cittadini tutti, una Manifestazione
Concertistica su temi patriottici eseguiti magistralmente dalla “Fanfarina” dell’Istituto del Nastro
Azzurro della Federazione di Brescia, nell’Auditorium
della Sala Congressi Papa Giovanni XXXIII°, a
Bergamo. Sul palcoscenico il Tricolore Nazionale, il
Labaro della Federazione del Nastro Azzurro di
Bergamo e la Bandiera Europea. Il Concerto è stato
arricchito dalla proiezione di diapositive relative a
fatti e luoghi della Storia Militare d’Italia. L’insieme di
belle immagini e musiche ha unito e sensibilizzato il
pubblico nei Valori Tradizionali di Amor di Patria e di
Virtù Militari. L’Inno Nazionale ha concluso degnamente la manifestazione;
il 12 ottobre 2008 il Labaro con l’Alfiere Cav.
Matteo Annoni, ha presenziato alla Cerimonia dello
scoprimento del Monumento all’Artigliere, realizzato
dall’Associazione Nazionale Artiglieri, nel Comune di
Morengo (Bergamo).
BIELLA E VERCELLI
Il 22 agosto 2008 il T.Col. Marco Corradini ha lasciato
il Comando del I Gruppo per assumere un delicato incarico istituzionale a Firenze. Gli succede al Comando il T.Col.
Aldo Maria Vergano. Durante la cerimonia il Presidente
della Federazione di Biella e Vercelli, Dott. Tomaso
Vialardi di Sandigliano, ha consegnato al Col.
Corradini il crest d’onore del nostro Istituto.
BRINDISI
Novi Ligure (AL) – Cerimonia del Ricordo
AREZZO
Il Comune di Montevarchi (AR) e la Federazione
Provinciale dell’Istituto del Nastro Azzurro di Arezzo,
come già illustrato con l’articolo pubblicato a pag. 38 del
n.° 1-2009 del nostro periodico, hanno celebrato sabato
18 ottobre in Montevarchi la “Giornata del Ricordo in
memoria dei Caduti nelle Missioni Umanitarie di Pace”, in
occasione della quale, dopo che il Presidente della
Federazione dell’Istituto del Nastro Azzurro Stefano
Mangiavacchi, ha letto il messaggio del Presidente
Nazionale dell’Istituto Com.te Giorgio Zanardi, è stato
presentato il progetto per la realizzazione nella ex scuola di Ricasoli del “Centro Nazionale di Documentazione,
Ricerca e Memoria sulle Missioni Umanitarie di Pace”.
BERGAMO
Nel bimestre la Federazione di Bergamo ci ha segnalato le seguenti cerimonie:
– il 20 settembre 2008, la Federazione di Bergamo ha
offerto agli Azzurri e loro familiari, alle Autorità
40
IL NASTRO AZZURRO
Nel bimestre la Federazione di Brindisi ci ha segnalato le seguenti cerimonie:
– dopo 25 anni che la città le aspettava con patriottismo sincero, le Frecce Tricolori hanno concluso il
grande “Brindisi Air Show” del 25 luglio 2008. La
mostra statica in riva al mare espone circa 20 velivoli di corpi militari, degli aereo-club e delle tante fiorenti aziende del territorio. Alle 15.20 inizia lo spettacolo: un ventaglio di esibizioni che va dalla simulazione di soccorso
eseguita dall’elicottero
“brindisino”
HH3F
dell’84°
Gruppo
SAR
dell’Aeronautica
Militare, alle evoluzioni del “Vega
Team”,
pattuglia
acrobatica salentina.
Minuziose le spiegazioni dello speaker
al pubblico assiepato lungo la costa.
Alle ore 18, con un
rombo assordante, i
dieci MB 339 delle
–
“Frecce Tricolori” disegnano in cielo la scia verde
bianca e rossa. Parte la danza: il solista si stacca,
mentre il gruppo disegna figure armoniose. Il pubblico è una distesa di nasi all’insù, occhi fissi, mani
che applaudono trasmettendo l’emozione di sentirsi
italiani. Dopo 30 minuti mozzafiato, la “Grande Ala”
traccia nel cielo un tricolore lungo oltre 4 chilometri
sottolineato dalle note del “Nessun Dorma” interpretato dal maestro Luciano Pavarotti. Grande l’emozione tra gli spettatori. Per il nostro Istituto era
presente il Presidente della locale Federazione
Com.te Vincenzo Cafaro;
domenica 24 ottobre 2008 si è svolta nell’Aeroporto
Militare di Brindisi, all’interno dell’hangar dell’84°
Gruppo S.A.R. dell’Aeronautica Militare, la cerimonia
funebre di sette delle otto vittime perite nell’incidente dell’elicottero HH-3F precipitato in Francia durante il volo di trasferimento in Belgio, dove avrebbe
dovuto partecipare ad una esercitazione internazionale. I familiari del Capitano Stefano Bazzo hanno
optato per esequie in forma privata, a Vicenza, sua
città natale. Il Presidente della Federazione
Provinciale di Brindisi, Com.te Com.r Vincenzo
Cafaro, con il Labaro provinciale condotto dal socio
Com.r Antonio Martongelli ed una discreta rappresentanza di soci, fra cui il Vicepresidente Cav.
Gianfranco Melfi, hanno rappresentato l’Istituto
del Nastro Azzurro alla cerimonia. Le sette vittime
sono: Capitano Michele Cargnoni, tenente Marco
Partipilo marescialli Giovanni Sabatelli, Carmine
Briganti, Giuseppe Biscotti, Massimiliano Tommasi,
Teodoro Baccaro. Al rito funebre, officiato
dall’Ordinario Militare, Monsignor Vincenzo Pelvi e
dal Vescovo di Brindisi, Monsignor Rocco Talucci,
oltre ai familiari delle vittime, hanno partecipato colleghi di tutte le armi e le più alte cariche civili e militari tra cui: l’onorevole Raffaele Fitto; il Ministro
della Difesa, onorevole Ignazio La Russa, Socio
Benemerito dell’Istituto, i Sindaci dei Comuni di residenza degli aviatori con i rispettivi gonfaloni, e
numerosi concittadini. Nella sua omelia, Monsignor
Pelvi, ha definito i defunti: “angeli del cielo”. Al termine della S. Messa, dopo la lettura della Preghiera
dell’Aviatore e la benedizione delle salme, un reparto in armi ha reso gli onori militari al motto del
S.A.R.: “Mammaiut!”.
FERRARA
Sabato 20 settembre si è svolta a Ferrara, in località
Bova di Marrara, la cerimonia per lo scoprimento della
lapide ai Caduti di quella piccola località, murata sulla
parete esterna della ex Scuola Comunale, restaurata su
iniziativa ed a cura e spese della Federazione del Nastro
Azzurro di Ferrara, presente col Labaro e il Presidente
della Federazione del N.A., T.Col. Avv. Giorgio
Anselmi. Alla commovente cerimonia hanno partecipato il Vice Sindaco di Ferrara, il Presidente della competente Circoscrizione, il Presidente della Pro Loco, organizzatore della cerimonia, ed una inaspettata e graditissima folta popolazione locale. Allo scoprimento della
lapide, accompagnato dall’Inno Nazionale suonato
dalla Banda di Molinella, ha fatto seguito la deposizione di una corona d’alloro della Federazione del N.A e la
celebrazione della S. Messa in suffragio dei Caduti. La
banda ha concluso la manifestazione con un concerto di
marce militari.
Bova di Marrara (FE) – Intervento del Presidente
della Federazione
FIRENZE
- Sezione di Prato Martedì 4 novembre 2008, è stato celebrato il 90°
Anniversario della Vittoria e delle Forze Armate.
L’evento si è aperto con la concelebrazione in Cattedrale
della Santa Messa da parte del Vescovo, mons. Gastone
Simoni, e del Vicario, Mons. Eligio Francioni,
Consigliere della nostra Sezione. Il Labaro del Nastro
Azzurro, portato dall’Alfiere Marinaio Boris Bassi era
al suo posto d’Onore con i vessilli e labari della altre
associazioni d’Arma e dell’UNUCI. Successivamente, in
piazza delle Carceri, davanti al Monumento ai Caduti,
gli Alfieri con i vessilli e i labari delle Associazioni
d’Arma, lo schieramento dei Paracadutisti della
“Nembo”, gli Ufficiali, le Crocerossine, le Forze di Polizia
e una numerosa partecipazione popolare, nonostante la
pioggia incessante, hanno fatto cornice alla cerimonia
della deposizione di una corona di alloro al Monumento
ai Caduti da parte di S.E. il Prefetto Dott.ssa Eleonora
Maffei, insieme al Sindaco di Prato Sig. Marco
Romagnoli. Nel suo intervento rievocativo il Prefetto ha
voluto ricordare il Nastro Azzurro, con emozione dei
Soci presenti. Successivamente, nel salone della
Prefettura, gremito di studenti, il nostro Socio Prof.
Mario Battiato Musmeci, docente universitario, ha
intrattenuto gli intervenuti sull’argomento “La memoria della guerra per costruire la Pace”.
FROSINONE
In occasione del 4 novembre 2008, Festa delle Forze
Armate, il Commissario della Sezione Serg.M.M. Alberto
Jannace ha partecipato con il Labaro e alcuni soci alla
manifestazione che si è svolta nella piazza antistante la
Prefettura.
GORIZIA
La Sezione di Gorizia ha partecipato ad un pellegrinaggio organizzato dai colleghi della sezione Artiglieri,
avente per meta il paese di Pagnacco (UD), dove sono
IL NASTRO AZZURRO
41
state deposte alcune corone al Monumento ai Caduti ed
a quello di Santa Barbara, e successivamente al Sacrario
eretto agli Alpini sul Monte Ragogna a memoria delle vittime del siluramento della nave “Galilea” avvenuto nel
1942 nel Mar Ionio. Le cerimonie hanno visto partecipi i
Soci Bressam, Oppieri, Portelli che hanno scortato
l’Alfiere Sanson. La doverosa presenza del Labaro ha
rappresentato Gorizia in tutta la giornata, orgogliosa di
portare i segni dell’Istituzione che ci accomuna.
Presidente Avv. Cav.Gr.Cr. Gennaro Perrella e dall’addetto alle attività culturali e ricreative Prof. Arch. Pasquale
Campo nel quadro delle attività socio-culturali ha effettuato una visita all’Abbazia di Casamari, splendido esempio dello stile gotico-circestense del XII secolo, guidati da
un dotto frate che ha ampiamente illustrato la storia e
l’arte dell’Abbazia. Alla visita è seguito un pranzo animato da viva cordialità e dopo pranzo vi è stato data l’ora
tarda una fugace visita alle Cascate del Liri. L’evento è
stato molto apprezzato dai partecipanti che si sono complimentati con gli organizzatori.
Pagnacco (UD) – Deposizione corona di alloro al
Monumento ai Caduti
LATINA
Il 21 settembre 2008 il Presidente provinciale Sig.
Luigi Casalvieri, in collaborazione col Presidente
dell’ANCR -Sezione di Sezze Romano, Sig. Vincenzo
Prosseda, ha organizzato una gita socio-culturale a
Chieti. Commovente l’incontro, all’arrivo nella città
abruzzese, con i soci e il Presidente della Federazione di
Chieti Comm. Biagio Rossi. Il corteo, con Labari e
Bandiere in testa, ha poi raggiunto la sede comunale, ove
il Sindaco, Dott. Francesco Ricci, ha dato loro il benvenuto e il saluto di tutta la città ricordando, in una cornice di
semplicità e allegria, gli eventi del maggio 1944 quando
quei giovani di ieri parteciparono alla liberazione della
città che oggi li vede ospiti.
Chieti – Visita della città da parte dei Soci della
Federazione di Latina
NAPOLI
Domenica 26 ottobre 2008 un cospicuo numero di
Soci della Federazione provinciale di Napoli, guidati dal
42
IL NASTRO AZZURRO
Veroli (FR) - Visita socio-culturale all’Abbazia
Cistercense di Calamari
ROMA
- Sezione Banca d’Italia Anche quest’anno il 4 novembre 2008 si è svolta
presso il cortile del Palazzo Koch, sede centrale della
Banca d’Italia, la cerimonia di commemorazione dei
colleghi Caduti di tutte le guerre. Alla presenza di un
picchetto d’Onore dei Carabinieri in alta uniforme, il
Governatore Dott. Mario Draghi, ha deposto una
corona di alloro sulla stele in bronzo che li ricorda,
con il Direttore Generale Dott. Fabrizio Saccomanni, il
Vice Direttore Generale Dott. Antonio Finocchiaro e i
due nuovi Vice Direttori Generali Dott. Giovanni
Carosio e Dott.
Ignazio Visco e il
decano
della
Cerimonia,
il
Presidente
dei
Combattenti
e
Reduci ed Invalidi
Dott.
Pasquale
Pelliccia. Erano presenti i Labari del
nostro
Istituto,
quello
della
P r e s i d e n z a
Nazionale con il Vie
Presidente
Gen.
Antonio Teja e il
Presidente
della
Federazione proRoma – Commemorazione dei Caduti
vinciale Gen. Antonino Zuco e quello della Sezione
della Banca d’Italia con il Presidente Dott. Antonio
Valeri nonché le Associazioni annesse in Banca
d’Italia, AVIS, CRS, ANC, ANICR ed il gruppo di
Carabinieri ANC aderenti alla Protezione Civile con
numerosi colleghi.
ROVIGO
Nel bimestre la Federazione di Rovigo ci ha segnalato le seguenti cerimonie:
– “Forget us not”: “non dimenticateci” è un progetto
della C.E.E. volto a creare una rete di meeting internazionali fra Stati Europei col fine di raccogliere,
conservare e divulgare testimonianze dei fatti storici del periodo nazista. All’Evento rodigino, svoltosi
lunedì 6 Ottobre, organizzato dalla Provincia di
Rovigo Assessorato ai Diritti Umani e Pace, con la
collaborazione della locale Federazione Provinciale
del Nastro Azzurro, hanno partecipato le delegazioni di Sykies, Grecia, e di Niepolomice, Polonia. Al
mattino il meeting si è svolto nella Sala Consiliare di
Palazzo Celio, sede della Provincia di Rovigo: testimoni del periodo nazi-fascista hanno narrato le loro
esperienze agli alunni di alcuni Istituti Superiori. Nel
pomeriggio il meeting si è spostato prima nel
Comune di Villamarzana, dove furono trucidati 43
giovanissimi civili per rappresaglia, e poi in quello di
Lusia dove in seguito a un disastroso bombardamento, morirono 76 civili. In entrambi i Comuni,
dopo una breve conferenza sul Tema svoltasi nelle
rispettive Sale Consigliari, alla presenza dei Sindaci,
del Presidente e del Labaro dell’Istituto del Nastro
Azzurro e di Autorità Civili e Militari, è stata deposta dall’Assessore Provinciale Dr.ssa Tiziana Virgili e
dalle delegazioni di Grecia e Polonia una Corona
alla Memoria. “Forget us not” si è conclusa con una
Cena di Gala;
Rovigo – Festa provinciale dei Granatieri
–
il Presidente e il Labaro della Federazione di
Rovigo dell’Istituto del Nastro Azzurro, hanno partecipato
domenica
19
Ottobre
alla
Commemorazione del 64° anniversario dell’eccidio
dei 43 Martiri di Villamarzana e Castelguglielmo
(RO). La Santa Messa è stata celebrata sulla spianata antistante il Sacrario eretto sul luogo dove i 43
martiri il 15 Ottobre del 1944 vennero trucidati dai
fascisti della Repubblica di Salò per rappresaglia.
Nell’omelia è stata letta dal Celebrante la toccante
testimonianza dell’Abate Savoy che confortò i condannati negli ultimi istanti. Al termine della Messa,
dopo gli interventi delle Autorità, sono state deposte Corone in Memoria al Sacrario prima e al
Cimitero poi;
Villamarzana (RO) – 64° Anniversario dell’Eccidio
dei Martiri di Villamarzana e Castelguglielmo
–
Rovigo - Meeting Internazionale “Forget Us Not”
–
Domenica 12 Ottobre il Presidente della Fed. Prov.
di Rovigo dell’Istituto del Nastro Azzurro ha presenziato col Labaro, insieme a numerose Autorità civili e militari, alla “Festa Provinciale dei Granatieri di
Rovigo”. Il Granatiere Padre Defendente Belotti ha
celebrato la Santa Messa nella chiesa del Convento
dei Frati Cappuccini di Rovigo;
domenica 26 Ottobre è ricorso il 62° Anniversario
dell’affiliazione della Federazione Provinciale di
Rovigo all’Associazione Nazionale Carristi d’Italia,
ricordato con una solenne cerimonia religiosa svoltasi, alla presenza delle Massime Autorità Civili e
Militari, presso il Tempio della Rotonda. Il Corteo,
preceduto dalla Banda di Villadose, e aperto dal
Gonfalone della Città di Rovigo e dal Labaro della
Federazione Provinciale del Nastro Azzurro di
Rovigo, attraverso le principali vie cittadine ha raggiunto il monumento ai Caduti Carristi, voluto dal
compianto Ten. Col. Ferruccio Nino Suriani
Presidente dei Carristi rodigini e progettato dal
Presidente della Federazione di Rovigo Geom.
Graziano Maron, dove è stata deposta una corona.
IL NASTRO AZZURRO
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Il Presidente dell’Associazione Carristi di Rovigo Ing.
Placido Maldi ha ricordato i valori di Amor di
Patria e lo spirito di sacrificio che sempre hanno animato i soldati italiani. Tra le Autorità, presente
anche il Gen. De Cicco, Comandante dell’Esercito
dell’Emilia Romagna.
–
–
–
Rovigo – 62° Anniversario affiliazione
Fed.prov.N.A. con A.N.Carristi
–
SIENA
Venerdì 19 settembre la Federazione di Siena è intervenuta con il Labaro alla cerimonia per il cambio del
comandante del 186° Reggimento Paracadutisti
“Folgore”. Il colonnello Manlio Scopino, dopo due anni,
ha ceduto il comando del Reggimento al colonnello Aldo
Zizzo che dal luglio 2004 aveva assunto l’incarico di Capo
di Sato Maggiore della Brigata Paracadutisti Folgore. Il
passaggio delle consegne è avvenuto alla presenza di
numerose autorità civili e militari, tra cui il Generale di
Brigata Maurizio Fioravanti e la Medaglia d’Oro maggiore Gianfranco Paglia attualmente componente della
Commissione Difesa.
–
–
ha presenziato con il Labaro alla cerimonia di saluto del Battaglione Morbegno del 5° Reggimento
Alpini al rientro dal teatro afghano;
ha patrocinato la conferenza “Gli Arditi del Mare”,
in collaborazione con il Gruppo A.N.M.I. di Sondrio,
il Circolo Culturale Filatelico e Numismatico
Morbegnese ed il Gruppo Studi Storici “Plotone
Grigio” di Sondrio, dedicata alla Marina Militare
Italiana nella Prima Guerra Mondiale ed alla figura
del Cap. Corv. Luigi Rizzo M.O.V.M., in cui ha preso
la parola come relatore anche l’attuale Segretario
della Federazione dott. Federico Vido;
ha patrocinato, unitamente alla Prefettura di
Sondrio e ad altri enti, la mostra storico-fotografica
“Le Tigri dell’Adamello” organizzata a Sondrio dal
Gruppo Studi Storici “Plotone Grigio” per celebrare
il 90° Anniversario della fine della Grande Guerra,
alla mostra hanno partecipato attivamente i Soci
Aurelio Moiola, Emilio Rovedatti e Gianluca
Merizzi oltre al Presidente Alberto Vido ed al
Segretario Federico Vido;
ha preso parte con il Labaro ed una delegazione in
cui era presente anche il Socio Mario Corbellini
M.B.V.M., unitamente ad altre Federazioni lombarde, al Raduno delle Associazioni Combattentistiche
e d’Arma tenutosi a Milano il 4 maggio in occasione
del 147° anniversario di costituzione dell’Esercito
Italiano;
è intervenuta alle celebrazioni della festa della
Repubblica con il Presidente ed i Soci Fausto
Giugni (Consigliere) e Pierangelo Leoni (Revisore
dei Conti), che hanno presenziato in uniforme quali
ufficiali del Corpo Militare della Croce Rossa;
ha organizzato, in collaborazione con la Sezione
AnArtI di Morbegno, la competizione di tiro internazionale per pattuglie militari “ISISC 2008”, cui
hanno partecipato squadre provenienti da Italia,
Svizzera, Polonia e Olanda;
SONDRIO
Nel bimestre la ricostituita Federazione di Sondrio ci
ha segnalato le seguenti cerimonie:
– ha partecipato con il
Labaro alla cerimonia
commemorativa del 65°
anniversario
della
Battaglia
di
Nikolajewka, ove oltre
all’allora Commissario
Alberto Vido, erano
presenti in uniforme i
Soci Davide Ravanetti,
(Revisore dei Conti),
Manuel Mainetti e
Claudio Donizetti;
Sondrio – 65°
Anniversario della
Battaglia di
Nikolajewka
44
IL NASTRO AZZURRO
Sondrio - Premiazione della gara internazionale
di tiro
–
–
ha partecipato con il Labaro al 2° Raduno del
Battaglione Alpini Tirano, dedicato alla memoria
del Ten. Giuseppe Perego M.O.V.M. alla memoria,
caduto sul fronte russo ad Arnautowo;
ha preso parte con il Labaro scortato dal
Vicepresidente Mario Rumo e dal Vice Alfiere
Franco Silva alle manifestazioni organizzate dal
–
Gruppo Alpini di Valfurva a Santa Caterina Valfurva
ed al Passo del Gavia (SO) per ricordare la conquista
italiana del Monte San Matteo, avvenuta il 13 agosto del 1918, e per commemorare i Caduti del 3 settembre 1918, giorno della riconquista austriaca, in
particolare il Cap. M.A.V.M. alla memoria Arnaldo
Berni, il cui corpo giace ancora sepolto nei ghiacci;
ha partecipato con il Labaro alla commemorazione
dei Caduti della Grande Guerra presso il Sacrario
della Terza Cantoniera dello Stelvio;
Sacrario dello Stelvio - Commemoriazione dei
Caduti della Grande Guerra
–
–
–
–
ha partecipato con il Labaro alla manifestazione
organizzata dal Comune di Pejo (TN) per celebrare
il 90° della fine della Grande Guerra, stringendo
legami di amicizia con il Professor Udalrico Fantelli
del Centro Studi Val di Sole e con la signora
Annamaria Wieser Cattani, responsabile della Croce
Nera Austriaca per il Trentino;
il 6 settembre 2008 ha partecipato con una squadra
di tiratori composta dal Presidente Alberto Vido,
dal Segretario Federico Vido, dal Vice Alfiere
Franco Silva e dal Socio Ing. Camillo Bianchini,
alla competizione internazionale di tiro “Trofeo San
Martino”, organizzata dall’omonima Associazione a
Mendrisio (Canton Ticino);
ha presenziato il 6 settembre con il Labaro ed i Soci
Corbellini, Leoni e Effren Robustellini alla manifestazione commemorativa degli aviatori valtellinesi decorati al Valor Militare, tenutasi a Chiesa in
Valmalenco (SO), nel corso della quale è stata scoperta una targa ad essi dedicata. Tra i promotori
della stessa vi era anche il Socio Mauro Biancotti;
a seguito dell’invito ricevuto dalla Croce Nera
austriaca, ha presenziato con una delegazione alla
manifestazione commemorativa internazionale che
si è tenuta il 18 ottobre al cimitero militare internazionale di Innsbruck Amras, erano presenti il
Presidente Alberto Vido, il Segretario Federico
Vido ed il Socio Gianluca Merizzi, con le loro
famiglie;
–
–
ha concesso il patrocinio allo scrittore Nemo
Canetta per la realizzazione del libro “Storia della
Grande Guerra in Valtellina”, attività che si inquadra unitamente ad altre nell’insieme del lavoro svolto dalla federazione nell’ambito della valorizzazione del patrimonio culturale sulla Grande Guerra;
ha presenziato unitamente ad altre Federazioni al
2° Raduno di Assoarma a Trieste.
TORINO
Nel bimestre la ricostituita Federazione di Torino ci
ha segnalato le seguenti cerimonie:
– venerdì, 17 ottobre: il Comando della Scuola di
Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito
ha organizzato, nel Cortile d’Onore del Palazzo
dell’Arsenale di Torino, la cerimonia del
“Giuramento degli Ufficiali frequentatori del 188°
Corso “Fedeltà”. Presenti le più alte Autorità militari e civili della Città, della Provincia e della Regione.
La Federazione Provinciale di Torino del Nastro
Azzurro era presente con il Labaro insieme ad altre
Associazioni combattentistiche.
– venerdì 31 ottobre: presso la Caserma “Monte
Grappa” di Torino si è svolta la cerimonia durante la
quale il Comandante Ten. Col. Domenico Brero ha
ceduto il Comando del Reparto Comando e
Supporti Tattici “Taurinense” al Ten. Col. Luigi
Grimaldi. Presenti, con le Autorità militari e civili e
le Associazioni combattentistiche, il Nastro Azzurro
rappresentato dal Labaro e alcuni Consiglieri.
VARESE
- Sezione di Busto Arsizio Domenica 26 ottobre 2008, a Villa Recalcati, si è celebrato l’80° Anniversario della Fondazione dell’Istituto
del Nastro Azzurro. Promotore dell’evento Rinaldo
Binaghi, presente alla cerimonia nella doppia veste di
Presidente provinciale del Nastro Azzurro e
Vicepresidente della Sezione di Busto Arsizio. Sono presenti tra gli altri il Col. Pompa della NATO, l’Assessore
provinciale Barone, il Consigliere Comunale di Olgiate
Olona Gabriele Chierichetti, i Presidenti delle Sezioni
Nastro Azzurro di Busto e Gallarate, Maurizio
Dominici
e
Angelo
Viganò. Dopo la messa
officiata da Don Pino
Tagliaferri, sono state consegnate ventitrè borse di
studio, unitamente a un
diploma e una medaglia,
ad altrettanti studenti
meritevoli di tutte le età,
dalle
elementari
all’Università.
Varese - Il Presidente
consegna il diploma al
Sindaco
IL NASTRO AZZURRO
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GARA DI TIRO INTERNAZIONALE PER PATTUGLIE MILITARI
La Federazione di Sondrio organizza per il giorno 13 giugno 2009 una Gara di Tiro Internazionale per Pattuglie Militari
denominata ISISC 2009. La gara è aperta sia a militari in servizio (italiani ed esteri) che a membri delle Associazioni
d'Arma riconosciute. Chi volesse maggiori informazioni, anche in vista di una partecipazione, può contattare il Presidente
Cav. Alberto Vido al n° 333.6685617 ovvero scrivere all'indirizzo e-mail [email protected]. Le pre-iscrizioni
vanno fatte possibilmente entro il 1° maggio 2009, in quanto vi è posto per sole 25 squadre.
CONSIGLI DIRETTIVI
Fed. BOLOGNA
Presidente: Rag. Cav. Giorgio BULGARELLI
Vice Presidente: Cav. Vleto MASETTI
Segretario-Tesoriere: Rag. Cav. Ugo BULGARELLI
Consiglieri: Gr.Uff. Marco BETTOLI, Cav. Antonio
CAREDDU, M.llo Alessandro DI MARCO, Prof.
Alessandro FERIOLI
Revisori dei Conti: Ten. Lorenzo BULGARELLI, Sig.
Carlo BURZI, Cap.pil. Cav. Franco GRASSIGLI
Fed. BRINDISI
Presidente: Avv. Stefano CAVALLO
Vice Presidente: T.Col. Gianfranco COPPOLA
Segretario-Tesoriere: Cav. Erazio Antonio TANZARIELLO
Consiglieri: Prof.ssa Enza AURISICCHIO, Cav.
Domenico PALMISANO
Revisori dei Conti: Sig. Carmelo COCCIOLO, Sig.
Giacomo MICCOLI
Fed. IMPERIA
Presidente: Cav.Lav. Giacomo ALBERTI
Vice Presidente: Sig. Fabio CASTELLANI
Segretario-Tesoriere: D.ssa Novella SABATINI
Consiglieri: Sig. Nicola LUCETTO RAMELLA,
Cav.Uff. Gaetano RODOLFI, Cav.Uff. Pasquale
SICARI
Revisori dei Conti: Cav. Luigi PERRINO, C.te Flavio
SERAFINI
AZZURRI NELL’AZZURRO DEI CIELI
Fed.: BRESCIA: Cap.Magg.a. Giovanni PEDRAZZI
(M.A.V.M.-C.G.V.M.)
Fed. CUNEO: Azzurro Giuseppe DELLA PIANA.
Fed.: FORLI’: Cav. Stenio RAVAIOLI nipote
dell’Azzurro Dante Zavatti (M.B.V.M. - C.G.V.M.),
Presidente della Federazione.
Fed.: LA SPEZIA: Gen.B.A. Cav.Uff. Giorgio FINESCHI (M.B.V.M.); Ten.Col. Roberto MORANDI
(M.A.V.M. - M.B.V.M.).
Fed.: MANTOVA: Dott. Franco LANFREDI (2
M.A.V.M. “sul campo” - M.B.V.M.-Prom.M.G.),
Presidente della Federazione e Consigliere
Nazionale.
Fed.: MODENA: C.V. Carlo SABATINI (2 M.B.V.M.
- C.G.V.M.), Presidente della Federazione.
(M.A.V.M. - M.B.V.M. - 2 C.G.V.M. - 2 Prom.M.G.);
Serg.par. Cav. Lothar GUARISCO (C.G.V.M.); Dott.
Giulio Antonio RICCHEZZA figlio dell’Azzurro
M.llo 3^ cl. R. A.A. Rocco Ricchezza (M.A.V.M. “sul
campo”);
Azzurro
Roberto
VATTERONI
(M.O.V.M.).
Fed. ROMA – Sez. Banca d’Italia: Sig.ra
Concetta D’ASTOLA PERRONI figlia del Cap.f.
Salvatore D’Astola Perroni (C.G.V.M.);
Fed.: SASSARI: Comm. Gavino CONGIU
(M.B.V.M. - 3 C.G.V.M.), Presidente della
Federazione.
Fed. TREVISO: Cav.Gr.Cr. Walter OMICCIOLI
(M.A.V.M. - 3 M.B.V.M. - C.G.V.M. - Prom.M.G.),
Presidente della Federazione.
Fed.: TRIESTE: Azzurro Alfredo MIAN (C.G.V.M.);
Azzurro Eugenio ROSIN (C.G.V.M.).
Fed. PESCARA: Sig.ra Carmela TESONE QUATRARO.
Fed. ROMA: Sig. Carlo BENEDETTI figlio
dell’Azzurro Ten.pil. Mario Benedetti (M.A.V.M.
“alla memoria”); S.Ten.A.M. Cav.Uff. Elio FAVA
46
IL NASTRO AZZURRO
Alle famiglie colpite da queste dolorose
perdite giungamo le espressioni del più
vivo cordoglio della Presidenza Nazionale,
della redazione e di tutti gli Azzurri.
RECENSIONI
ETTORE VIOLA - VITA DI GUERRA - Le straordinarie
avventure dell’“Ardito del Grappa”
A cura di Antonino Zarcone - Diari e memorie della
Grande Guerra - isbn 88-7541-121-2 pp. 204, 14 x 21 cm,
illustrato, € 14,80
Ettore
Viola
(Vilfafranca
Lunigiana 1894 - Roma 1986),
figlio di contadini, si rese protagonista di una intensa serie di episodi di valore a Monfalcone nel 1915
che determinarono la sua
Promozione a Sottotenente per
Merito di Guerra. Nella primavera
1916, in meno di 60 giorni, ebbe
due Medaglie d’Argento e la
Promozione a Tenente per Merito
di Guerra. Da capitano del VI
Reparto d’Assalto sul Grappa a
Ca’Tasson ebbe - unico fante nella
guerra - la Medaglia d’Oro e la
Croce di Cavaliere dell’Ordine
Militare di Savoia, in quanto giunto con soli tre uomini nelle trincee
nemiche, prese il comando di altre truppe rimaste senza
ufficiali e respinse ben undici contrattacchi austriaci.
Eletto presidente dell’Associazione degli ex combattenti, al Congresso di Assisi del 1924 si oppose all’adesione
della stessa al Partito Fascista e all’appoggio del governo di
Mussolini. Rimase all’opposizione alla Camera dal novembre 1924 al novembre 1926, difendendo strenuamente la
libertà e la centralità del Parlamento. Espatriato in Cile,
svolse attività antifascista durante la guerra. Rientrato in
Italia nel 1944 rimarrà in carica come Presidente
dell’Associazione Nazionale Combattenti fino al 1958.
Deputato nel 1948 combatté coraggiosamente contro la
corruzione e il conflitto di interessi di alcuni ministri del
governo De Gasperi, venendo anche malmenato in aula.
Arrivò perfino ad auto accusarsi per ottenere una
Commissione d’inchiesta e diede fondo a tutti i risparmi
del lavoro in Sud America.
Seguendo il suo codice d’onore, le battaglie civili di
Viola furono superiori alle sue imprese militari.
Eccezionalmente gli fu consentito di essere sepolto al
Sacrario militare del Monte Grappa - in territorio di
Crespano - teatro delle sue imprese militari giovanili.
Viola fu vero esponente di “quell’aristocrazia del valore”
che ha indicato con l’esempio, il rigore etico nella vita
quotidiana dove tutti noi siamo cittadini uguali e liberi.
Vi sono pochi uomini in grado di vantare come lui
coraggio in battaglia e grandi imprese nella vita civile.
Quando se ne trova uno, nella storia d’Italia è utile che gli
altri cittadini siano messi nella condizione di conoscerne
le opere.
CARLO MARIA PIAZZA UN CAVALIERE DEL CIELO
Di Alberto Grampa - Edizione fuori commercio U.N.U.C.I. Sezione di Busto Arsizio - pp. 127, 17 x 24 cm,
illustrato
La sezione UNUCI di Busto
Arsizio, il Comune e l’associazione
“La Famiglia Bustocca” hanno
patrocinato l’edizione di questa
interessante biografia scritta dal
giornalista e scrittore Luigi
Grampa sulla vita ed opere di uno
dei più geniali e, forse, meno
conosciuti pionieri dell’aviazione
italiana: Carlo Maria Piazza, ufficiale di artiglieria ineluttabilmente
attratto dal volo e dall’aeroplano.
Egli, oltre a vedere nell’aereo
il mezzo per sottrarre l’uomo alla
forza di gravità, da buon militare
ne intuisce le eccellenti possibilità
di impiego in campo bellico e se
ne fa promotore tra mille problemi di bilancio e di scarsa
attenzione da parte delle autorità competenti. La svolta
è costituita dalla sua vittoria al circuito aereo “Bologna –
Venezia – Rimini – Bologna” che gli da la notorietà necessaria per spingere a provare in un conflitto vero, la guerra italo turca appena scoppiata, le sue teorie sulle possibilità dell’aeroplano in guerra. È il trionfo.
Decorato con Croce di Guerra per la sua ardimentosa
e competente attività in Libia nell’ambito del conflitto,
Piazza, tornato in Patria, diviene istruttore di volo e continua la sua opera di diffusione del pensiero aeronautico
che viene costantemente approfondito e migliorato sia in
teoria, sia in pratica: egli è infatti il primo pilota ad eseguire il “looping”, manovra che battezzerà col romantico nome di “cerchio della morte”… ma ne esce più vivo
e determinato che mai.
E proprio gravi dissapori con i suoi superiori sulla
necessità da lui fortemente sostenuta di insegnare agli
allievi piloti i segreti dell’acrobazia aerea affinché sappiano ben destreggiarsi in combattimento col velivolo portato a tutti gli assetti di volo possibili, determina la sua
decisione, poche settimane dopo lo scoppio della prima
guerra mondiale, di abbandonare l’aviazione e tornare
alla sua “Artiglieria” nella quale si farà comunque onore
con una carriera brillante spezzata da una mortale malattia contratta al fronte nel 1917 alla vigilia della promozione a generale.
Il libro di Grampa è scritto con stile scorrevole e semplice, si legge con piacere e rapidità, presenta numerosi stralci autografi del protagonista, altrettanto numerose fotografie d’epoca e interessanti testimonianze che delineano
a tutto tondo la grande figura di Carlo Maria Piazza.
Gent.mo Direttore
desidero ringraziarLa vivamente per la splendida recensione pubblicata sulla Rivista del Nastro Azzurro nel numero di
gennaio-febbraio 2009 sulla pubblicazione dedicata a mio Padre dalla Rivista Marittima. Iniziative come la Sua… ripagano ampiamente lo sforzo di reperimento e collazione di documenti che … ho dovuto compiere per predisporre la
monografia... Per ovviare all’inconveniente che Lei ha giustamente segnalato della assenza del lavoro nel normale circuito commerciale, sono disponibile ad inviare a tutti i lettori della Rivista che ne facciano richiesta - gratuitamente e
a mie spese – una copia di quelle che ho fatto stampare io per gli amici. Questo come omaggio al Nastro Azzurro,
Istituto al quale mio Padre era particolarmente legato… Chiunque fosse interessato a ricevere una copia della pubblicazione, è invitato a rivolgere la richiesta direttamente al mio Studio (Avv. Federico F. Oriana Via Brigata Liguria 3 16121 Genova) … Entro una settimana sarà cura delle mie collaboratrici spedire direttamente il lavoro a domicilio…
Con viva cordialità.
Avv. Federico Filippo Oriana
Ringrazio l’avv. Oriana per la sua squisita cordialità e pubblico volentieri uno stralcio della Sua lunga e gradita lettera esprimendo al contempo il più vivo apprezzamento per la disponibilità a fornire copie gratuite della pubblicazione relativa all’ammiraglio Giuseppe Oriana suo padre.
IL NASTRO AZZURRO
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Le rotte della morte - Istituto del Nastro Azzurro