IALE
NUMERO SPEC
settembre 2011
IL CONCILIO DI TRENTO
PosteItalianeS.p.A.-Spedizioneinabbonamentopostale-D.L.353/2003(conv.inL.27/02/2004n.46) -art.1,comma1,D.C.B.Trento-Periodicoquadrimestrale registrato dal Tribunale di Trento il 9.5.2002, n. 1132. Direttore responsabile: Sergio Benvenuti - Distribuzione gratuita - Taxe perçue - ISSN 1720 - 6812
ALTRESTORIE – Periodico quadrimestrale di informazione
Periodico registrato dal Tribunale di Trento il 9.5.2002, n. 1.132 ISSN 1720-6812
Comitato di redazione: Paola Bertoldi, Giuseppe Ferrandi, Patrizia Marchesoni, Paolo Piffer, Rodolfo Taiani (segretario)
Via Torre d’Augusto, 35/41
Direttore responsabile: Sergio Benvenuti
38122 TRENTO
Hanno collaborato a questo numero: Emanuele Curzel, Adriano Prosperi, Anselmo Vilardi.
Tel. 0461.230482 Fax 0461.237418
Progetto grafico: Graficomp – Pergine (TN)
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Stampa: Publistampa – Pergine (TN).
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settembre 2011
NUMERO SPECIALE
Il Concilio di Trento
Editoriale
di Giuseppe Ferrandi
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Tradizione e attualità del Concilio di Trento:
intervista ad Adriano Prosperi
a cura di Paola Bertoldi
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I temi di discussione conciliare
di Anselmo Vilardi
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La visita a Trento del futuro Filippo II11
Hubert Jedin12
Concili, sinodi e conferenze episcopali13
di Anselmo Vilardi
Il Concilio più immaginato che conosciuto16
Proposte di lettura17
La città di Trento e la memoria del Concilio: le celebrazioni
in occasione del terzo e quarto centenario di apertura
a cura di Rodolfo Taiani
18
Una rappresentazione famosa20
Le Gallerie: da arteria di transito a luogo per la storia
di Patrizia Marchesoni e Roberta Tait
22
3
Domenica 18 settembre 2011 i
concor­renti della Mezza Maratona
del Concilio/Città di Trento e quelli
Giuseppe
della 10 km percorreranno le piazze e le vie della città, attraversando
“Le Gallerie” di Piedicastello.
Grazie alla collaborazione tra la
Fondazione Museo storico del Trentino e gli organizzatori (l’ADS Maratona del Concilio)
la prima 21.097 metri della città passerà in un luogo
“musea­le” dedicato alla storia.
Sarà la galleria nera, allestita fino alla fine di settembre
con la mostra “Storicamente Abc”, a fare da cornice
alla doppia corsa (la Mezza e la 10 km) lungo i suoi
300 metri.
Il passaggio dei concorrenti, oltre a costituire una novità assoluta per una competizione di questo tipo, simboleggia la forte sinergia tra la cultura e lo sport nel
promuovere la città e la sua offerta.
Rappresenta anche un’opportunità per crescere insieme, per diffondere la pratica sana dello sport e per
garantire una corretta conoscenza
della storia. “Le Gallerie” si occupano di storia, principalmente di storia
Ferrandi
contemporanea, mentre questo numero speciale di “AltreStorie” propone alcuni sintetici contributi utili
a gettare un primo sguardo su un
grande evento del nostro passato,
quale il Concilio di Trento. La città, con il suo patrimonio artistico e architettonico, è ricca di tracce che si
riferiscono a tale evento. Esistono importanti istituzioni
culturali, il Museo Diocesano e il Castello del Buonconsiglio, che possono offrire gli strumenti per la sua
comprensione. Inoltre, ci sono decine e decine di libri
che ne raccontano la storia e il significato delle sue
conseguenze.
Comprenderlo in tutte le sue implicazioni e nei suoi
molteplici aspetti non è facile. In questo numero troverete alcuni spunti e alcune informazioni per approcciare il tema. Buona lettura e, per chi corre o per chi
cammina, anche buona gara!!!
Editoriale
4
Tradizione e attualità
del Concilio di Trento
anche ricordato che di fatto
Il Concilio non riuscì a
questo fu il punto di arrievitare lo scisma ma convo di un’affermazione del
trappose alla riforma propotere papale sulla Chiesa
testante una riforma catintervista
avvenuta in precedenza,
tolica: un evento nato per
ad Adriano Prosperi
che trovò nel dibattito consanare una frattura si risolciliare il suo sbocco finale.
se con una divisione cona cura di Paola Bertoldi
Possiamo quindi affermare
solidata. Quali sono stati
che l’urgenza di rispondere
gli effetti, positivi e negaalla sfida luterana fece sì
tivi, di questi esiti?
che queste determinazioni
Lascerei da parte per un
dottrinali già mature nella
attimo il termine “riforma”,
Chiesa del tardo Medioespecialmente oggi quando
vo arrivassero a una sorta
dopo secoli in cui ha indidi “ultima cottura” e a una
cato solo l’opera di Lutero e dei suoi seguaci se Adriano Prosperi, normalista, è dal 2002 profes- loro formulazione organica
ne rivendica l’uso anche sore ordinario di Storia moderna alla Scuola Nor- e completa. Questo comper la Chiesa di Roma. male di Pisa. Ha insegnato presso l’Università del- portò un prevedibile irrigiLa controversia teologi- la Calabria, l’Università di Bologna e l’Università dimento su posizioni dottrica e storiografica è stata di Pisa e si è occupato soprattutto di storia della nali e un’inevitabile delusioa lungo il prodotto di una riforma e della controriforma, storia delle scoper- ne di quanti speravano nel
frattura profonda, l’equiva- te geografiche e delle missioni. Attualmente il suo Concilio come occasione di
lente delle guerre di reli- maggiore interesse di ricerca riguarda la storia dialogo e riappacificazione.
gione. C’è però un punto della cultura e della vita religiosa nella prima età Ma il dibattito tridentino
su cui tutti concordano e moderna. È membro dell’Accademia dei Lincei e giunse a un’altra sostanziadell’Accademia degli Intronati. Tra i suoi lavori si le risoluzione: l’autorità dei
cioè il fatto che il Concilio
segnalano: Tribunali della coscienza: inquisitori,
vescovi uscì sconfitta dal
di Trento è un evento che
confessori, missionari (Torino 1996), Il Concilio
dimostra l’imprevedibilità di Trento: una introduzione storica (Torino 2001), lacerante dibattito sull’obdella storia perché, origina- L’eresia del Libro Grande: storia di Giorgio Siculo bligo di residenza e i vescotosi dall’appello di Lutero e della sua setta (Milano 2000), Dare l’anima: sto- vi divennero il corpo spee dalla volontà di Carlo V ria di un infanticidio (Torino 2005), Giustizia ben- cializzato politico e diplodi deprimere il potere del data (Torino 2009). Con Vincenzo Lavenia e John matico della Santa Sede e
Papato e portare la pace Tedeschi ha curato il recente Dizionario storico la loro autorità venne fatta
derivare direttamente dal
religiosa nel suo Impero, dell’Inquisizione (Pisa 2010).
Papato. Il Pontefice quinsi concluse invece con una
riaffermazione del potere del Pontefice sulla parte di non venne riconosciuto come un primus inter
della Chiesa che gli rimase fedele e con il consolida- pares, ma come il vertice di una struttura organizzamento definitivo della frattura religiosa. Ciò che rese ta e gerarchica. È evidente che siamo molto lontani
inconciliabile il conflitto fu proprio il fatto che non dalle istanze dei riformatori del Tre o Quattrocento
c’era via di mezzo tra l’interpretazione del cristianesi- (ad esempio Girolamo Savonarola solo per citare un
mo proposta da Lutero e la permanenza di un corpo nome) che immaginavano un rinnovamento del corecclesiastico gerarchicamente obbediente a un Papa- po ecclesiale e un nuovo ruolo pastorale.
to che rivendicava il ruolo di rappresentante di Dio in Se vogliamo azzardare una riflessione sull’attualità
terra. Il Concilio tridentino si mosse sui due fronti del- delle tematiche conciliari nella nostra società, posle misure di disciplina interna e della definizione delle siamo dire che il modello tridentino esiste ancora
dottrine: da un lato, si ebbe la decisa affermazione nei paesi cattolici e in particolare in Italia, anche se
del carattere pastorale della funzione del clero, con è chiaro che le interpretazioni sono diverse, perché
la valorizzazione delle figure del parroco e del vesco- nel tempo si sono aggiunte enfatizzazioni e accenvo e la limitazione dei privilegi degli ordini religiosi; tuazioni. Molte delle decisioni assunte dal Concilio
dall’altro la definizione dottrinale delle vie di distri- permangono anche oggi, come il corpo delle dottribuzione della grazia divina attraverso i sacramenti, ne, la disciplina del clero e i rigidi rapporti con i laiil tutto sotto il controllo del clero e con una serie di ci, il sacramento della confessione o il sistema delle
“anatemi” contro le dottrine divergenti, definite come parrocchie. Inoltre, i decreti tridentini imposero un
eresie da perseguire. E se è vero che il Concilio alzò modello verticale a una religione che aveva dimole barriere dell’ortodossia, specie su alcuni temi, va strato, già nei secoli precedenti, una grande vitalità
5
di iniziative dal basso, come dimostra la nascita di
numerose confraternite. Questo è un problema che
si ripropone oggi, con molti segnali di inquietudine
da parte di cristiani che vivono in una società in continuo cambiamento e che chiedono risposte.
La Chiesa cattolica è stata spesso accusata di essere
più interessata al mantenimento del potere acquisito che non alla diffusione del messaggio evangelico. Quanto questa dimensione ha influito sulle
dinamiche del Concilio di Trento e quanto è presente anche oggi, nelle prese di posizione assunte dal
Vaticano sulle varie questioni per lo più di tipo etico
(fine vita, divorzio, sessualità ecc.)?
Il potere è un aspetto reale e importante, si insinua
in molti aspetti della vita ed è difficile ignorare le
sue dinamiche. Lutero innescò una polemica molto
pesante: arrivò ad affermare che il Papato rappresentava l’anticristo e bruciò, oltre alla bolla di scomunica, anche il Corpus Iuris Canonici, l’insieme
delle norme che regolavano il diritto canonico. Si
trattò di un attacco durissimo nei confronti di un’istituzione, il Papato, che nei secoli aveva affermato
la propria pretesa di essere titolare di ogni potere,
temporale e spirituale e che aveva creato a Roma un
sistema di direzione della cristianità molto articolato,
finanziario, diplomatico e di amministrazione della
giustizia in materie spirituali e criminali. Quando la
Santa Sede fu chiamata a rispondere all’attacco delle
monarchie nazionali, lo fece insistendo sul proprio
potere e sul proprio ruolo di unica depositaria dei
sacramenti, cioè i canali della grazia. È quindi chiaro che questa dimensione è centrale per la Chiesa,
ma va detto che in Italia la difesa del potere papale
non venne solo dal Papato e dagli ordini religiosi, ma
anche dalla società laica. Di fatto, nella nostra penisola i seguaci di Lutero furono pochi. Rimane il fatto che da allora il mondo cristiano si divise fra chi
riconosceva nel Papato il depositario della dottrina
e dei sacramenti e chi invece decise di affidare alla
propria coscienza l’interpretazione delle Scritture.
Il problema oggi è questo: il Papato rimane fedele
alla sua posizione nella storia, al potere acquisito e
non dimostra segnali di apertura nei confronti delle
proposte interne di riforma. Oggi si può reagire contro fenomeni come la ricchezza della Chiesa, i suoi
privilegi, l’amministrazione di capitali da parte del
Vaticano, ma il nocciolo di fondo della questione del
Papato, cioè il ruolo cui non vuole rinunciare, non
credo verrà facilmente messo in discussione.
Trento è stata spesso retoricamente definita la “città del Concilio” e anche recentemente le è stato
attribuito un ruolo di “ponte” nel dialogo ecumenico e interreligioso, specie nell’esperienza promossa
dal movimento dei focolarini e dalla sua fondatrice
Chiara Lubich. Quali sono le conseguenze oggi sulla
città?
Storicamente Trento ebbe questo ruolo di “ponte”,
anche perché rappresentava il punto della penisola
italica più lontano da Roma e più legato al mondo
tedesco. Non furono pochi coloro che dall’apertura
del Concilio attesero la fine dei conflitti religiosi tra
cristiani e una riforma della Chiesa all’altezza dei loro
ideali. Agli occhi di personaggi come Pier Paolo Vergerio, vescovo di Capodistria, che giunse a Trento
sfuggendo all’arresto degli sbirri dell’Inquisizione, il
Concilio doveva affermare la sua voce come il vero
luogo di governo della Chiesa universale. Ma il Papato aveva disinnescato in anticipo la minaccia del
Concilio quando nel 1542 ne aveva rinviato la convocazione e aveva creato la Congregazione del sant’Uffizio dell’Inquisizione. Il modello della Congregazione
come strumento dell’accentramento papale fu usato
in seguito anche per il Concilio i cui decreti vennero
assoggettati all’approvazione papale e all’interpreta-
Cronologia essenziale
• 1539. Di fronte al rifiuto dei rappresentanti del
mondo protestante di recarsi a Mantova, il Concilio viene rimandato a tempo indeterminato.
• 1545. Il 13 dicembre si tiene a Trento la solenne
cerimonia di apertura del Concilio generale.
• 1546. L'8 aprile il Concilio approva i primi decreti.
• 1547. Il 10 marzo, prendendo a pretesto l'insorgenza
di un'epidemia di peste, i legati dell’imperatore Carlo
V impongono il trasferimento del concilio a Bologna.
• 1548. Di fronte alle proteste dell'imperatore Carlo V,
che si rifiuta di riconoscere la legittimità dei dibattiti, Paolo III dispone la sospensione del Concilio.
Prima fase (1545-1548)
• 1535. Papa Paolo III Farnese (1534-1549), appena
eletto, annuncia l'intenzione di convocare un Concilio generale per provvedere a una riforma interna della Chiesa; l'apertura del Concilio è tuttavia
continuamente rinviata.
• 1536. Viene convocata una commissione di prelati, di cui fa parte anche Gian Pietro Carafa, futuro
Paolo IV, con il compito di stendere una proposta
sulla riforma della Chiesa.
• 1537. Il 9 marzo la commissione presenta al papa Seconda fase (1550-1552)
il Consilium de emendata Ecclesia (Proposta di • 1550. Dopo la morte di Paolo III, il nuovo papa
riforma della Chiesa); Paolo III nello stesso anno
Giulio III (1550-1555), già legato papale durante le
convoca un Concilio a Mantova, che tuttavia non
precedenti fasi del Concilio, riconvoca il Concilio a
prenderà mai avvio.
Trento.
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zione di una speciale congregazione cardinalizia. L’insoddisfazione per l’esito del Concilio lasciò un segno
importante nella lunga sopravvivenza del sogno di
un altro Concilio che ne portasse a termine l’opera
e realizzasse il sogno della riappacificazione. Quanto
a Trento, la sua realtà come luogo di congiunzione
tra mondo germanico e mondo latino sopravvisse
accanto all’idea di Trento quale roccaforte cattolica
che si opponeva ai protestanti. Oggi sono cresciuti
i segni di una realtà positiva di contatti e di dialogo
che già si avvertirono nel secolo scorso all’altezza
dei convegni celebrativi del centenario del Concilio. A questo ha contribuito certamente il pontificato
di papa Giovanni XXIII, ma anche una revisione di
un’eredità di intolleranza e di violenza religiosa quale
era incarnata dalla devozione al Simonino. Credo poi
che anche la nascita a Trento di enti come l’Istituto
storico italo-germanico o l’Istituto di scienze religiose (a cui Hubert Jedin, uno dei più grandi storici delle
tematiche tridentine lasciò in eredità i suoi libri), ben
rappresentino questa nuova e più aperta identità della città.
Una delle “invenzioni” del Concilio di Trento fu il
seminario come luogo protetto di formazione del
clero. Oggi siamo in un momento di grande cambiamento circa il ruolo ministeriale all’interno della
Chiesa: come è possibile immaginare nuovi modelli, che vadano oltre il perimetro tracciato dal Concilio di Trento?
Devo premettere che si è spesso enfatizzato il ruolo
del Concilio nella creazione dei seminari: gli storici
hanno dimostrato che si tratta di istituzioni formatesi lentamente nel tempo nel corso di un processo
successivo alla stagione conciliare. Quello che invece venne stabilito a Trento fu che la condizione per
diventare sacerdoti era lo studio. Prima di questo
momento, infatti, la formazione dei preti avveniva in
“Trento con il Sacro Concilio”
Il sacerdote Michelangelo Mariani, originario di
Palazzolo sull’Oglio (Brescia), viaggiò moltissimo in Europa tra Germania, Baviera e Francia.
Giunse a Trento nel 1667, soggiornandovi periodicamente. Si trasferì in ultimo a Venezia dove
morì nel 1696.
Autore di varie opere storiche e poetiche è noto
soprattutto per aver pubblicato Trento con il
Sacro Concilio et altri notabili, edito una prima
volta nel 1671 e successivamente nel 1673. In
questo volume, oltre a fornire un resoconto storico del Concilio, Mariani offre una minuziosa
descrizione della città e del territorio circostante,
con ampie e interessanti divagazioni sugli usi
e costumi della popolazione nonché sulle principali risorse economiche locali. L’opera è stata
ristampata in edizione anastatica nel 1989 a cura
di Aldo Chemelli dall’editore Panorama di Trento.
• 1551. Il primo maggio riprendono i lavori del
Concilio.
• 1552. In gennaio alcuni luterani si uniscono
al Concilio, per allontanarsene però ben
presto, dato che alcune decisioni importanti erano state prese in loro assenza. Il
28 aprile il Concilio viene nuovamente sospeso in seguito allo scoppio di un conflitto militare.
Terza fase (1560-1563)
• 1560. Il 29 novembre Pio IV (1559-1565) ordina la ripresa dei lavori del Concilio.
• 1562. II 18 gennaio riprendono le sedute del Concilio.
• 1563. Il 3-4 dicembre si tiene l’ultima sessione del
Concilio.
Medaglia satirica a irrisione (con lettura capovolta)
del concilio di Trento e della Chiesa romana (Trento,
Castello del Buoncosiglio, monumenti e collezioni
provinciali)
7
un modo quasi da “artigiano di bottega”, sul campo,
con l’apprendimento empirico e questo comportava
una scarsa o nulla conoscenza del latino e delle Scritture. Dopo la Riforma protestante e dopo il Concilio
di Trento, in confronto a quello che avvenne fuori del
mondo cattolico, per esempio in Inghilterra e Germania dove i pastori si formarono nelle università, nel
mondo cattolico ci fu diffidenza nei confronti dell’incontrollabile libertà di letture dell’ambiente universitario. Per questa ragione nacque l’idea di formare il
corpo ecclesiastico in luoghi separati, come i collegi
dei gesuiti: e questo fu il difetto d’origine dell’istituzione del seminario. Fino a qualche decina di anni fa,
infatti, in questi luoghi separati dal resto del mondo
vennero “rinchiusi” fin da bambini molti futuri sacerdoti. Era una scelta operata da molte famiglie povere
che vedevano garantiti per i figli, oltre al vitto e alloggio gratis, anche un’istruzione e una carriera assicurate. Oggi sono venute meno queste tradizionali leve
su cui la Chiesa poteva contare per il reclutamento
del clero ed emergono nuove problematiche, da
quelle culturali di un confronto aperto con i saperi e le idee del mondo moderno a quelle pratiche,
come l’invecchiamento dei sacerdoti, la mancanza di
ricambio generazionale: e intanto al modello pastorale del clero è subentrata la funzione di potere finanziario e politico di corpi specializzati come l’Opus
Dei, i Legionari di Cristo, Comunione e Liberazione e
così via. Non spetta certo a me dare suggerimenti su
come sia possibile far fronte a questa situazione ma
mi pare che si vada verso un modello nuovo. Il prodotto conciliare del clero come un “esercito di chierici” che viene formato in luoghi appositi, preparato,
“armato” e mandato a compiere la propria missione
non è più attuale ed è in crisi.
Quindi la Chiesa si sta in qualche modo attrezzando per rispondere alle sfide e ai cambiamenti della
società di oggi?
In realtà se andiamo a vedere come si sta muovendo
la Chiesa oggi vediamo che l’attuale Pontefice, così
come il suo predecessore, tende piuttosto a cercare
di recuperare aspetti del tridentinismo deteriore e a
I temi di discussione conciliare
Nel 1517 il frate agostiniano Martin Lutero affisse sulla
porta della chiesa di Wittemberg, in Germania, le sue
95 tesi. A partire da quell’atto ebbe origine la Riforma
protestante, che si diffuse rapidamente e sancì la rottura dell’unità della Cristianità europea.
A fronte di un evento di tali proporzioni la Chiesa cattolica convocò nel 1545 a Trento un Concilio ecumenico
per affrontare le problematiche dottrinali sollevate dai
teologi protestanti e avviare un processo di generale
riforma disciplinare e strutturale del clero e del laicato.
Secondo Michelangelo Mariani, autore di Trento con il
Sacro Concilio et altri notabili del 1673, parteciparono
al Concilio 520 personalità, tra cui 13 cardinali legati,
4 cardinali non legati, 29 ambasciatori, 3 patriarchi,
33 arcivescovi, 233 vescovi, 15 abati, 12 “generali di
religione”, 145 dottori in giurisprudenza e teologi, 15
procuratori di vescovi, 4 ufficiali, 9 cantori, 3 notai e 2
cursori; furono tenute 25 sessioni pubbliche e furono
approvati 35 decreti, 117 canoni e 229 capitoli. I partecipanti al Concilio provenivano da 14 nazioni europee.
Da un punto di vista dottrinale, il Concilio di Trento
ribadì le tradizionali posizioni teologiche, condannando
definitivamente le posizioni luterane: i decreti conciliari, infatti, sancirono la centralità della tradizione
ecclesiastica, accanto alle Sacre Scritture, come fonte
della Rivelazione; ribadirono la centralità delle opere
meritorie ai fini della salvezza; riaffermarono l’esistenza
di sette sacramenti (battesimo, penitenza, eucarestia,
cresima, matrimonio, ordine, estrema unzione), dando
particolare rilievo all’ordine e all’eucarestia, di cui venne
8
continuare a far uso dello strumento papale di definizione delle dottrine e di controllo del clero e della
società che si chiamava "Congregazione dell’inquisizione romana" e che dal 1965 si chiama "Congregazione per la dottrina della fede". Un atteggiamento
questo che non risponde alle sollecitazioni dei laici
più sensibili. Pensiamo alla vicenda dei preti pedofili
e a come è stata gestita: poca trasparenza e un sistema di segretezza che risale al Cinquecento, a quando cioè la Chiesa affidò al segreto e all’Inquisizione
i peccati cosiddetti “graviores” commessi dai propri ministri. Questo è solo un esempio per far presente che molti problemi non hanno una risposta,
anche perché l’istituzione ecclesiastica non dimostra
una grande coerenza quando decide di appoggiare
capi di stato che danno esempi pubblici di sfacciata
immoralità in cambio di privilegi per le scuole cattoliche o dell’inserimento dell’insegnamento della religione nei programmi scolastici. Come scrisse don
Primo Mazzolari, questi rischiano di essere miserabili
compromessi che poi si pagano e che derivano dal-
sottolineato il significato di sacrificio propiziatorio per i
viventi e i morti attraverso la trasformazione del pane e
del vino nel corpo e nel sangue di Cristo (transustanziazione). Inoltre fu confermata l’esistenza del purgatorio
e la validità delle indulgenze, del culto dei santi e della
Madonna. Infine fu affermata l’autenticità della Bibbia
nel suo complesso, l’autorità della Vulgata (la traduzione latina della Bibbia curata da san Girolamo) e la
celebrazione della Messa in latino.
Alla base della riforma disciplinare intrapresa dal Concilio si può individuare una rinnovata attenzione nei confronti dell’impegno pastorale. A tale fine fu rafforzata
la figura e la funzione del vescovo e prescritta la creazione di appositi istituti di istruzione (i seminari), in cui
i futuri parroci avrebbero potuto conseguire un’idonea
formazione. Più in generale, con il divieto del cumulo
dei benefici, l’obbligo della residenza nella propria
sede per vescovi e parroci e l’inderogabilità al principio
del celibato s’intese consolidare le strutture diocesane
e porre la parrocchia al centro della vita religiosa dei
fedeli. In tal senso i parroci divennero i protagonisti
della cura pastorale del popolo attraverso la predicazione e l’insegnamento della dottrina cattolica e tramite
la tenuta di registri in cui annotare battesimi, matrimoni, sepolture e l’assolvimento dei precetti religiosi
da parte dei fedeli (registri parrocchiali). In tal modo ai
parroci fu affidato anche una fondamentale funzione di
sorveglianza sugli eventuali comportamenti contrari ai
princìpi sanciti dalla Chiesa che assunse la forma di un
vero e proprio controllo sociale (Anselmo Vilardi).
la vecchia logica della gestione del potere. Io credo
comunque che i tempi siano maturi, anche in Italia,
per una serie di cambiamenti all’interno della Chiesa e nei suoi rapporti con il mondo laico. Certo, la
paura del nuovo e il costante tentativo di contrastare
istanze di rinnovamento fanno parte dell’eredità del
Concilio di Trento.
La Chiesa oggi avrebbe bisogno di un nuovo Concilio? E se sì quali potrebbero essere le tematiche
oggetto di dibattito?
Il Concilio richiama un’idea di pacificazione, accordo,
democrazia. Il concetto è quello di un grande organismo all’interno del quale tutti possano dar voce alla
propria opinione. Quindi è chiaro che l’ipotesi di indire
un nuovo Concilio possa essere presente e ricorrere di
volta in volta nel dibattito pubblico. Ma come dimostra
il caso del Concilio di Trento, per arrivare a un Concilio
bisogna che la gravità dei problemi forzi la mano alla
resistenza istituzionale di un corpo ecclesiastico ostile
a ogni cambiamento.
È questa la situazione attuale?
10
La visita a Trento del futuro Filippo II
Nel gennaio 1549 il figlio primogenito dell’imperatore Carlo V, futuro re di Spagna Filippo
II, soggiornò per cinque giorni nella città di Trento. Michelangelo Mariani, nella sua
opera Trento con il Sacro Concilio et altri notabili, fornisce una vivida descrizione del
suo ingresso in città, dei cortei che accompagnarono i suoi spostamenti e dei sontuosi
festeggiamenti pubblici e privati che si tennero in suo onore in molte residenze cittadine
nonché per le strade e piazze della città che raramente in passato aveva avuto occasione
di assistere a manifestazioni simili. Già fuori della città si fecero incontro all’illustre ospite
le più importanti personalità locali: Procedevano 14 Paggi sopra Gianetti di Spagna
riccamente adorni, a quali succedevano tutti i Primati, e Gentil huomini del Cardinal
[Madruzzo] insieme con molti altri Primati, e Nobili della Contea del Tirolo. Seguivano il
Colonel Nicolò Madruzzo; il Baron Guglielmo Trusses; il Baron Gio. Guadentio Madruzzo,
Padre del Cardinale;[…]. In tal modo incontrato il Prencipe, e con le debite cerimonie
complimentato pervenne in Città tenendo à destra il Cardinal d’Augusta, à la sinistra il
Duca Mauritio, e seguendo immediatamente il Cardinal di Trento, il Cardinal di Ghien, et
il Duca d’Alua; l’Almirante di Castiglia; il Duca di Sessa; il Marchese d’Astorga; il marchese di Pescara; il Commendator maggiore d’Alcantara, et altri Cavaglieri con tutto il
resto della Corte.
In città erano stati allestiti suntuosi apparati per onorare il futuro sovrano. In primo
luogo, all’ingresso da porta Santa Croce il Principe attraversò un arco trionfale sopra due
Pilastroni con due Nicchi, et Archivolto.[…] Sopra l’Archivolto nell’alto d’un’architrave
freggio, et cornigione in gran quadro vedevasi Nettuno con il Tridente posato su tre
monti; e sopra il quadro pendeva l’arma del Prencipe.[…] Nel passar quest’Arco, che
tutto era finto di rosso marmo, si sbarrò il cannone entrando il Prencipe in città con ogni
applauso. I festeggiamenti proseguirono oltre: all’uscita di Filippo dal Duomo fu dato
fuoco ad un Castello bellissimo d’artificio eretto in Piazza con due gran Rote, che girando
folgoreggiavano gettando raggi, e colpi […] durando per mezz’hora questo spettacolo
tramischiato nello stesso tempo da tiri d’Artiglierie à suon di Tamurri, e Trombe.
Il Principe sfilò per le strade della città, dove erano stati allestiti in suo onore ovunque
archi trionfali, altre architetture temporanee e giochi con fuochi d’artificio. Nella piazza
del Castello (attuale piazza Mostra) era stato innalzato un colosso di maravigliosa grandezza figurato d’argento à rilievo rappresentante Hercole in atto di levare due Colonne
con sotto in idioma Spagnolo: Esta, qui se sollevar/ Muy gran Principe, y Sennor,/ Don
Filippe el fegundo,/ Porque no haien el mondo/ Iamas algun lugar,/ En que no pueda
pasar/ vuestro invitto valor./
Entrato infine nel Castello del Buonconsiglio il Principe venne accolto con tutti gli onori
dal cardinale Cristoforo Madruzzo, che organizzò un suntuoso banchetto. Seguirono
cinque giorni di continui festeggiamenti: a Trento durorono le allegrezze incessantemente di Sbarri, Corteggi, Conviti, Festini, Musiche, Balletti, Tornei, et altre dimostranze
di hilarità con ogni maggior spesa, e pompa.
Alla vigilia della sua partenza si tennero spettacoli ancora più scenografici: Erasi fabricato
un maraviglioso Castello di fuoco d’artificio con Torre, balouardi, recinto, e propognacoli;
a appresso vedevasi come una gran Caverna, o Voragine figurante l’Inferno, su la cui
Porta stava di rilievo un Hercole, strascinando con catena il Can Cerbero. […] in cima alla
torre stava un gran Mela granato tutto gravido di razi, e raggi. Di fronte a questa struttura
fu organizzata una spettacolare giostra cavalleresca, capitanata da Niccolò Madruzzo,
fratello del cardinale, e un combattimento tra mostruosi esseri mitologici. Infine si mandò
tutto a fiamme il Castello; per ultimo scoppiando sù la torre il Pomo granato con più di
cento colpi non senza gran diletto de spettatori.
11
Hubert Jedin (Großbriesen, 17 giugno 1900-Bonn, 16 luglio 1980) è stato sicuramente lo studioso che
più si è occupato di storia del Concilio di Trento. La sua attività di ricerca è testimoniata da un’ampia
produzione scientifica che comprende oltre ad una monumentale Storia della Chiesa in dieci volumi,
anche la Storia del Concilio di Trento in quattro volumi, pubblicata tra il 1949 e il 1975. Quest’opera
fu tradotta e pubblicata in italiano dalla casa editrice Morcelliana di Brescia che l’ha riproposta anche
di recente in una nuova ristampa. Il legame di Hubert Jedin con la città di Trento non fu però solo di
studio ma anche di impegno istituzionale. Lo storico tedesco partecipò, infatti, negli anni quaranta
del Novecento al Comitato di redazione della rivista Il Concilio di Trento, edita in occasione delle
celebrazioni per il quarto centenario dell’apertura del Concilio stesso, ma soprattutto fu fondatore, nel
1973, insieme a Paolo Prodi, e per iniziativa dell’allora Istituto trentino di cultura, dell’Istituto storico
italo-germanico in Trento, di un progetto scientifico-culturale che ha contribuito, fra le altre cose, alla
realizzazione di numerosi e importanti appuntamenti seminariali. Fra questi la settimana di studio del
12-17 settembre 1977 dedicata al tema Il Concilio di Trento come crocevia della politica europea, i
cui atti furono pubblicati nel 1979 a cura proprio di Hubert Jedin e Paolo Prodi nella collana Quaderni
degli Annali dell’Istituto storico italo-germanico in Trento presso la casa editrice Il mulino di Bologna. Infine, a saldare questo rapporto privilegiato con la città del Concilio, che gli ha anche intitolato
una via, tutta la biblioteca di Jedin fu donata al momento della sua morte alla Biblioteca dell’Istituto
di scienze religiose, presso l’odierna Fondazione Bruno Kessler, contribuendo a creare un centro di
documentazione su questo fondamentale passaggio nella storia della Chiesa cattolica unico nel suo
genere. Un partecipato ricordo di Hubert Jedin rivive nelle parole di Iginio Rogger che ne ha raccontato la parabola umana e scientifica nel contributo Un ricordo di Hubert Jedin a vent’anni dalla morte
in “Cristianesimo nella storia”, v. 22 (2001), n. 2, pp. 307-313 (rt).
Nell'immagine il ritratto di papa Paolo III, opera del Tiziano
12
Concili, sinodi
e conferenze
episcopali
Il Concilio ecumenico è
lavoro pastorale. Il sinodo
una solenne assemblea a
dei vescovi, che può essere
cui devono obbligatoriagenerale o limitato a sinmente prendere parte tutti
gole regioni o continenti, si
i vescovi della Cristianità. Il
riunisce periodicamente per
Concilio ecumenico, conanalizzare volta per volta un
di Anselmo Vilardi
vocato per risolvere alcune
tema ben definito.
complesse questioni teoAltra cosa ancora è la Conlogiche, è indetto e presieferenza episcopale che riuduto dal Papa in persona o
nisce tutti i vescovi di una
da suoi legati senza perionazione in un organismo
dicità regolare, sebbene tra
consultivo permanente, osil IV e l’VIII secolo questo
sia, secondo quanto afferprivilegio fosse prerogamato nel Codice di diritto
tiva anche degli imperatori
canonico, “l’assemblea dei
romani. I decreti conciliari
vescovi di una nazione o di
entrano in vigore solo dopo
un territorio determinato, i
l’approvazione papale.
quali esercitano congiuntaIl numero e l’autorità dei Concili ecumenici varia mente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel
a seconda delle Chiese cristiane. In particolare la territorio, per promuovere maggiormente il bene
Chiesa cattolica ne riconosce 21, dal Concilio di che la Chiesa offre agli uomini, soprattutto mediante
Nicea del 325 al Concilio Vaticano II del 1962-1965.
forme e modalità di apostolato opportunamente adeNel periodo del grande scisma d’Occidente (1378- guate alle circostanze di tempo e di luogo, a norma
1417), durante il quale furono eletti contemporanea­ del diritto”.
mente svariati Papi da diverse fazioni di cardinali, si Nella storia della Chiesa cattolica si contano, come
diffuse una dottrina, denominata “Conciliarismo”, si è detto, 21 concili ecumenici. Di seguito si offre
secondo la quale la somma autorità ecclesiastica una breve sintesi dei principali contenuti affrontati in
sarebbe spettata non al Pontefice, ma al Concilio ciascuno d’essi. In tal senso, per approfondimenti, si
ecumenico. Questa dottrina venne particolarmente rinvia all’opera curata da Hubert Jedin, Storia della
dibattuta durante il Concilio di Costanza (1414-1418). Chiesa in dieci volumi edita nella versione italiana
In un primo tempo il decreto conciliare Haec Sancta dalla casa editrice Morcelliana di Brescia.
del 1415 affermò la superiorità del Concilio, ma suc- 325. Primo Concilio di Nicea. Convocato dall’impecessivamente fu ristabilita la dottrina tradizionale che ratore Costantino I (274-337) e approvato da papa
attribuisce, ancor oggi, la suprema potestà al Ponte- Silvestro I (314-335): fu condannata l’eresia ariana,
fice.
che subordinava il Figlio al Padre. Contestualmente
Le idee conciliariste furono riprese durante il Con- venne formulata una dichiarazione di fede, il cosidcilio non canonico di Pisa del 1511, ma furono defi- detto “Credo niceno”, ancora oggi considerato uno
nitivamente condannate dal V Concilio Lateranense dei pilastri della fede cristiana, nel quale si precisa
(1513-1514).
la fede trinitaria, ribadendo la consustanzialità del
Al contrario dei Concili ecumenici, il Sinodo dioce- Padre e del Figlio; questa dottrina sostiene che il
sano ha carattere prevalentemente locale, in quanto Padre e il Figlio sono fatti della stessa sostanza, nega
si tratta della riunione del clero e dei fedeli di una che il Figlio sia stato creato e che la sua esistenza sia
diocesi, convocata e presieduta dal vescovo per posteriore al Padre.
affrontare i problemi della Chiesa locale, soprat- 381. Primo Concilio di Costantinopoli. Convocato
tutto su temi connessi alla disciplina, alla giurisdi- dall’imperatore Teodosio (347-395) e approvato da
zione ecclesiastica e alla missione pastorale. In casi papa Damaso I (366-384): fu confermata la condanna
straordinari essi possono essere presieduti dallo dell’arianesimo e formulata la versione definitiva del
stesso Pontefice o da suoi legati. Nel corso dei secoli Credo, il cosiddetto “Simbolo niceno-costantinopoi Sinodi delle Chiese locali vennero definiti a volte litano”.
Concili e per questo motivo ancora oggi si tende a 431. Concilio di Efeso. Convocato dall’imperatore
confondere i due organismi.
Teodosio II (401-450) e approvato da papa Celestino I
Nel 1967 Paolo VI istituì il Sinodo dei Vescovi cui (422-432): questo concilio fu incentrato sul dibattito
venne affidato il compito, prevalentemente con- inerente la natura di Cristo. In tal senso fu sancita
sultivo, di esaminare alcuni scottanti problemi del l’unione perfetta della natura umana e della natura
mondo contemporaneo e di aiutare il Papa nel suo divina in Gesù Cristo e condannata l’eresia di Nesto-
13
rio secondo la quale Maria aveva generato un uomo
nel quale era sì presente la natura divina, ma separata. Maria assunse conseguentemente il titolo di
Theotokos, madre di Dio.
451. Concilio di Calcedonia. Convocato dall’imperatore Marciano (392-457) e approvato da papa Leone I
“Magno” (440-461): fu ribadita la dottrina dell’unione
perfetta della natura umana e divina in Gesù Cristo e
la conseguente condanna del nestorianesimo; inoltre fu condannata anche l’eresia monofisita, per la
quale la natura umana di Gesù Cristo era assorbita
da quella divina e dunque in lui era presente solo la
natura divina.
553. Secondo Concilio di Costantinopoli. Convocato
dall’imperatore Giustiniano (482-565) e riconosciuto
da papa Vigilio (537-555): furono condannati gli
scritti di tre autori nestoriani, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro e il vescovo Iba di Edessa, la
cui raccolta era nota sotto il nome di “tre capitoli”,
per favorire la pacificazione dell’Impero romano d’Oriente, all’epoca scosso da conflitti religiosi.
680-681. Terzo Concilio di Costantinopoli. Convocato
da papa Agatone (678-681): fu condannata la dottrina del monotelismo, che ammetteva in Gesù Cristo
un’unica energia naturale divino-umana e un’unica
volontà divino-umana, e si confermò la dottrina delle
due nature in Cristo, l’umana e la divina. Fu inoltre
condannato il papa Onorio I (625-638) per la sua
negligenza nel reprimere l’eresia monotelita.
787. Secondo Concilio di Nicea. Convocato da papa
Adriano I (772-795): fu sancita la legittimità del culto
delle immagini sacre.
868-870. Quarto Concilio di Costantinopoli. Convocato da papa Adriano II (867-872): fu condannato
e deposto il patriarca di Costantinopoli Fozio, che
aveva ottenuto il seggio obbligando alle dimissioni
il suo predecessore. Fra le altre cose venne confermata la legittimità del culto delle immagini e sancito
l’ordine di rilevanza dei cinque patriarchi della Cristianità: il papa di Roma, i patriarchi di Costantinopoli,
Alessandria, Antiochia e Gerusalemme.
1123. Primo Concilio Lateranense, Roma. Convocato
da papa Callisto II (1119-1124): fu confermato il concordato di Worms, con il quale si poneva termine alla
lotta per le investiture tra il Papato e il Sacro Romano
Impero Germanico. Inoltre furono decretate una serie
di ordinanze, tra cui l’indulgenza per i crociati e la scomunica contro i briganti che assalivano i pellegrini,
e varie norme inerenti l’amministrazione dei sacramenti e il conferimento di cariche ecclesiastiche.
1139. Secondo Concilio Lateranense, Roma. Convocato da papa Innocenzo II (1130-1143): venne condannata l’eresia di Anacleto e furono sancite una
serie di norme, tra cui il rafforzamento dell’obbligo
del celibato per il clero, alcune modalità inerenti l’ele-
14
zione dei vescovi e svariate proibizioni (ad esempio
contro l’usura e i tornei).
1179. Terzo Concilio Lateranense, Roma. Convocato
da papa Alessandro III (1159-1181): fu sancita la pace
tra il Papato e l’imperatore Federico Barbarossa e
furono emanate svariate norme in campo ecclesiastico e civile, tra cui l’obbligo della maggioranza dei
due terzi per l’elezione papale e l’età minima per l’elezione dei vescovi.
1215. Quarto Concilio Lateranense, Roma. Convocato da papa Innocenzo III (1198-1216): nei 70 capitoli emanati in questo concilio sono presenti, tra l’altro, una confessione di fede, in cui si espone la dottrina della “transustanziazione eucaristica”, e alcune
norme riguardanti l’obbligo della confessione, l’organizzazione della Chiesa e la legislazione relativa
agli ebrei.
1245. Primo Concilio di Lione. Convocato da papa
Innocenzo IV (1243-1254): venne condotto un processo contro l’imperatore Federico II che portò alla
sua deposizione. Inoltre furono emanati 22 capitoli
riguardanti la vita della Chiesa.
1274. Secondo Concilio di Lione. Convocato da
papa Gregorio X (1271-1276): i principali temi trattati
furono le modalità di elezioni dei pontefici, il sostegno alle crociate e i tentativi fallimentari di favorire la
riunione con il mondo ortodosso.
1311-1312. Concilio di Vienne. Convocato da papa
Clemente V (1405-1415): venne soppresso l’Ordine
dei Templari, si discusse sul tema della povertà francescana e furono emanati alcuni decreti di riforma.
1414-1418. Concilio di Costanza: risolse il grande
scisma d’Occidente, che aveva portato all’elezione
contemporanea di diversi pontefici, condannò l’eresia del teologo boemo Jan Hus ed emanò alcune
decreti in cui si esponeva la dottrina del conciliarismo, secondo la quale il concilio ecumenico ha la
supremazia sull’autorità papale.
1431-1445. Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze. Convocato da papa Eugenio IV (1431-1437): in questo
Concilio esplose un ulteriore conflitto tra le tesi conciliariste e la dottrina della supremazia papale, che
infine prevalse. Furono pianificati, ma senza successo, ulteriori tentativi per giungere alla riunificazione della Chiesa cattolica e delle chiese cristianoorientali (compreso il mondo ortodosso).
1512-1517. Quinto Concilio Lateranense, Roma. Convocato da papa Giulio II (1503-1513) e conclusosi
sotto papa Leone X (1513-1521): venne ribadita la
superiorità dell’autorità papale sul Concilio e si emanarono alcuni decreti di riforma della Chiesa.
1545-1563. Concilio di Trento. Convocato da papa
Paolo III (1534-1549) e conclusosi sotto papa Pio IV
(1559-1565) (confronta scheda di approfondimento
alle pagine 8-9).
1870. Primo Concilio Vaticano, Roma. Convocato da
papa Pio IX (1846-1878): venne sancita la dottrina
dell’infallibilità e del primato papale.
1962-1965. Secondo Concilio Vaticano, Roma. Convocato da papa Giovanni XXIII (1958-1963) e conclusosi sotto papa Paolo VI (1963-1978): nelle quattro Costituzioni si espone la dottrina riguardante la
riforma e la promozione della liturgia, la natura e la
missione della Chiesa, la genuina dottrina sulla divina
Rivelazione e la relazione della Chiesa con il mondo
moderno.
Ulteriori nove Decreti vertono sui mezzi di comunicazione, sull’ecumenismo, sulle Chiese orientali,
sull’ufficio pastorale, sull’apostolato dei laici, sulle
missioni, sul mistero e sulla vita sacerdotale. Infine
nelle tre Dichiarazioni vengono affrontati i temi
dell’educazione cristiana, delle religioni non cristiane
e della libertà religiosa.
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Il Concilio più immaginato che conosciuto
Sul Concilio di Trento è apparso nel 2010 il saggio di Paolo Prodi Il paradigma tridentino: un’ epoca della
storia della Chiesa edito dalla casa editrice Morcelliana di Brescia. È il lavoro – come scrive Alberto Melloni
in una recensione apparsa sul Corriere della Sera del 27 febbraio 2011 – “di un grande maestro che rilegge
il Concilio non nella sua sequenza fattuale, ma nelle grandi strutture intellettuali e politiche che formano un
paradigma nel cui esaurimento s’innesta la ‘svolta epocale’ del Vaticano II: la professione di fede, la pratica
del potere, l’esercizio della giurisdizione, la disciplina del clero e del popolo, la via della santità e della missione”.
Fra le tesi enunciate da Paolo Prodi due appaiono particolarmente forti e significative. “La prima – prosegue
Melloni – è che la svolta del secolo XI, quella ‘gregoriana’, e due secoli dopo la scoperta di Aristotele gettino le basi di quell’autonomia del mondo che diventa la modernità. Qui Prodi trova la spiegazione della
‘paradossale coincidenza tra i sostenitori di una modernità frutto del trionfo della ragione sulla tradizione
giudaico-cristiana e i nemici della modernità che alla stessa tradizione fanno riferimento’ […]. La seconda
tesi riguarda la forma di ‘Stato sovrano’, elaborata dalla Chiesa romana per la propria libertas, che diventa la
matrice della sovranità statuale come tale e che alla fine sopravvive, proprio oggi – nonostante il paradigma
tridentino si possa dire esaurito, o forse proprio perché si è esaurito! – nella ‘gestione del potere’”.
Per Prodi, dunque – conclude Melloni –, "il ricorso sempre più frequente allo Stato per trasformare il peccato
in reato produce una contraddizione che si ritorce proprio contro la capacità della Chiesa di generare norme
vincolanti la coscienza dei propri membri, e fa di essa quell’’agenzia etica’ sui rischi della quale il Papa mette
in guardia” (rt).
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Proposte di lettura a cura della Biblioteca della Fondazione Museo storico del Trentino
Adriano Prosperi, Il Concilio di Trento: una introduzione storica, Torino: Einaudi, 2001.
Nell’età aperta dal Concilio Vaticano II e segnata dal bilancio epocale della sua
storia e delle sue prospettive che la Chiesa cattolica ha avviato col grande Giubileo dell’Anno 2000, il Concilio di Trento appare nello stesso tempo vicino e
remoto. Da un lato, esso ricorda l’età delle guerre di religione, dall’altro, con la
solenne riaffermazione dell’identità cattolica, appare come il punto di partenza
di un consolidamento e di un rinnovamento della Chiesa, premessa essenziale
degli sviluppi successivi. Celebrato per impulso della politica di supremazia
europea dell’Impero di Carlo V, nonostante le iniziali accanite resistenze del
Papato, il Concilio che si aprí a Trento è un evento storico complesso. L’indagine sui molti aspetti della sua storia ha dato vita a una storiografia che, fin dai
tempi della grande opera di fra Paolo Sarpi, ha dovuto riflettere sui legami tra
potere e Vangelo, coscienza e azione civile, Chiesa e Stato; e intanto, l’interpretazione e l’applicazione dei suoi decreti ha sostanziato la vita storica del mondo
cattolico e ne ha guidato le trasformazioni fino ai nostri giorni. Il libro, che è
stato preceduto nel 1999 dall’uscita del volume del medesimo autore Il Concilio
di Trento e la Controriforma, edito da UCT nel 1999, introduce alla conoscenza
dei principali aspetti del Concilio e della sua opera.
Antonio Autiero e Marinella Perroni (a cura di), Anatemi di ieri, sfide di oggi: contrappunti di genere nella
rilettura del Concilio di Trento, Bologna: EDB, 2011
La ricorrenza del 450° anniversario della chiusura del concilio di Trento, nel
prossimo 2013, stimola ad aprire una finestra di approfondimenti e di ricerca
in chiave storica e teologica sul significato dell’evento conciliare e della sua
ricezione nella storia della Chiesa e della cultura postridentina. Un taglio non
consueto è quello che porta a interrogarsi sugli effetti che il Concilio ha avuto
riguardo alla considerazione della natura e del ruolo delle donne nella vita
religiosa, nella prassi di Chiesa, nel lavoro teologico. Una rilettura teologica
di questo fenomeno contribuisce a una migliore comprensione della genesi e
della valenza di quanto il Concilio ha detto e ha fatto. Per questo una rilettura
anche del Concilio di Trento in chiave di genere non è impresa stravagante e
ambizione vana, ma un dovere nei confronti della storia e un debito verso la
corretta comprensione teologica. Il volume scandisce i momenti e le tappe di
un simile intreccio, facendone risaltare i nodi problematici, ma evidenziando
anche gli spunti originali e promettenti per successivi approfondimenti.
Massimo Firpo e Ottavia Niccoli (a cura di), Il cardinale Giovanni Morone e l’ultima fase del Concilio di
Trento, Bologna: Il mulino, 2010
Il volume si prefigge di approfondire le vicende, le relazioni, gli orientamenti
del cardinale Giovanni Morone, uno dei protagonisti della storia della Chiesa e
della vita religiosa del Cinquecento, di cui simboleggia e riassume le contraddizioni. Diplomatico di statura europea, processato e imprigionato per eresia
sotto Paolo IV, liberato alla morte di questi e legato pontificio all’ultima fase
del Concilio di Trento, il personaggio acquista dalle ricerche che vengono qui
presentate una ricchezza ulteriore, anche nel confronto con altre figure altamente significative della Chiesa dell’età tridentina con cui fu in rapporto: dal
papa Pio IV a Carlo Borromeo al cardinal Madruzzo a esponenti del mondo
degli “spirituali”. Nello stesso tempo, dal volume emergono con chiarezza
i problemi e le difficili scelte di quegli anni, le prospettive di riforma che il
Concilio parve aprire, ma che andarono in parte deluse e il significato storico
dell’ascesa al trono papale del sommo inquisitore Michele Ghislieri, con la
fine definitiva di una stagione della vita della Chiesa.
17
La città di Trento e la
memoria del Concilio
giorno 13 si udirono di nuovo,
La città di Trento commemorò
segnali della pubblica gioia, gli
per la prima volta l’apertura del
spari e le musiche. Siccome le
Concilio nel 1845 in occasione
sacre funzioni dovevano celedel terzo centenario. Lo fece
le celebrazioni
brarsi nella chiesa di Santa Macon ampie e partecipate maniin occasione del
ria Maggiore, alle ore 9 mosse
festazioni di piazza promosse
terzo e quarto
dalla Cattedrale dirigendosi per
dall’allora vescovo Giovanni Necontrada Larga (via Belenzani)
pomuceno de Tschiderer e delle
centenario di apertura
la processione solenne nell’orquali rimane testimonianza in
dine seguente: un drappello di
un testo celebrativo di grande
a cura di Rodolfo Taiani
gendarmi a cavallo rompeva la
formato e riccamente illustrato
folla accalcata sulle vie; i sacri
con litografie di Basilio Armani,
vessilli delle parrocchie preceedito da Monauni con il titolo
Feste secolari del Concilio di Trento con solenne voto devano gli ordini regolari: P.P. Cappuccini e i Minori
celebrato nei giorni 12, 13, 14 dicembre 1845 descrit- riformati di San Francesco, i chierici del Seminario, il
te ed illustrate. Di queste feste dà un resoconto un clero delle parrocchie e i numerosi sacerdoti forestiesecolo dopo Giuseppe Stefani nella rivista Il Conci- ri; seguivano i Beneficiati della Cattedrale, due manlio di Trento, edita per celebrare il quarto centenario sionari in piviale, i Canonici in cappa, il Pastoralista, il
di apertura del Concilio. Una cronaca che ripercorre Cerimoniere e mons. Decano; teneva dietro in mitra
il programma di iniziative reso noto dal Vescovo de e piviale il Vescovo di Feltre celebrante in mezzo a
Tschiderer attraverso una lettera pastorale pubblica- due canonici, seguivano cinque Vescovi in piviale di
ta sul Messaggere tirolese del 3 dicembre dello stes- raso rosso ricamati in oro e con mitre preziose; preso anno. Per tre giorni la città di Trento fu animata da ceduto da un Canonico colla croce arcivescovile e
grandi festeggiamenti cui parteciparono, nonostante dal primo cerimoniere, compariva Sua Eminenza il
la stagione, numerosi e importanti autorità civili e Cardinale in mezzo a due prelati mitrati; chiudeva il
religiose, nonché la popolazione cittadina. Per l’oc- corteggio il Consiglio municipale seguito da un altro
casione furono anche ripulite le strade e abbellite le drappello a cavallo.
case in modo da offrire una degna ospitalità ai nume- Nella chiesa di Santa Maria Maggiore lesse l’erudito
rosi vescovi che cominciarono ad affluire in città fin discorso il professore emerito dell’Università di Pavia don Domenico Benvenuti, indi con rito solenne
dal 10 dicembre.
“Agli 11, dall’antica torre del Castello – narra Giusep- celebrò pontificalmente la Santa Messa il Vescovo di
pe Stefani –, tuonava l’annunzio dell’imminente ar- Feltre; nell’ordine medesimo la processione fece ririvo del Legato pontificio; a Lavis lo incontrarono il torno alla Cattedrale. Anche alle funzioni pomeridiaVescovo, le autorità politiche e il municipio cittadino. ne si ebbe un grande concorso di popolo. Al Teatro
Il Cardinale entrò in città mentre suonavano i sacri Sociale si tenne una grandiosa accademia e si eseguì
bronzi e le artiglierie rimbombavano dalle torri e dal- lo Stabat Mater di Rossini [prima esecuzione, Parigi
le mura. Davanti alla residenza vescovile le bande 1842]. Il ricavato era devoluto agli Asili per l’infandiedero concerto in mezzo a centinaia di fiaccole che zia. Si fecero generose elargizioni ai poveri della città. Per iniziativa del clero di Santa Maria Maggiore si
rompevano le tenebre.
All’indomani il Duomo parato in modo solenne era raccolsero i fondi necessari per erigere, su disegno
affollatissimo. Erano presenti assieme col municipio dell’ingegnere civico Paolo Leonardi, una colonna
di Trento i podestà di Rovereto e Riva; alle ore 9, so- marmorea colla statua della Vergine col bambino,
lennemente ricevuto, il Cardinale fece il suo ingresso pregevole lavoro dello scultore trentino Oradini. Un
nella Cattedrale; fu celebrato il pontificale dal Vesco- tempo questa statua decorava la soppressa chiesa
vo di Lodi con discorso del vescovo di Feltre. Il canto del Carmine.
fu eseguito da vari cori uniti con accompagnamento L’ultimo giorno era sorto e il sacro triduo stava per
d’orchestra. Nel pomeriggio dopo la ufficiatura cora- chiudersi. La Cattedrale era come nei giorni precele si cantarono le litanie lauretane, celebrante il Ve- denti affollatissima. Il Vescovo di Lodi lesse dal perscovo di Lodi. Alla sera numerosi colpi di mortaretti gamo la sacra omelia e poi pronunciò in lingua latina
furono sparati; 300 cittadini con torce e fiaccole ac- la professione di fede cattolica prescritta dal Concicese, 240 suonatori, tutti in uniforme e militarmente lio. Celebrò la Santa Messa con rito pontificale il Carordinati, mossero dalle sale dell’Istituto sociale e si dinale Arcivescovo e alla fine fu pubblicato il Breve
portarono davanti alla residenza vescovile dove si d’indulgenza. Dalla residenza vescovile mosse il cortrovavano accolti il Legato pontificio, i Vescovi e i teggio degli illustri prelati per assistere ad una accaprelati. Furono eseguiti scelti pezzi musicali e lanciati demia letteraria nel Seminario, dove i chierici diedero
centinaia di globi aerostatici colorati. Al mattino del prove svariate di coltissimo ingegno. Furono letti vari
18
componimenti di
sacro argomento
in prosa e poesia
nelle antiche lingue della classica
letteratura, l’ebraica, la greca e la latina e nelle lingue
moderne: italiana,
francese, tedesca
e inglese. Alla sera fantastica illuminazione della città
che superò ogni
aspettativa. Si rinnovò in piazza
Duomo lo spettacolo degli aerostati, tutte le bande
musicali ricomparvero, prima unite e
poi disgiunte, alternando festose armonie. Inscrizioni
in forma classica latina comparvero sulla Cattedrale,
sulla chiesa di Santa Maria Maggiore, sul Municipio,
sulla chiesa di Santa Trinità, sul Seminario, sul Collegio vigiliano, sulla casa Tevini.
Erano già pronti i conii per la medaglia commemorativa delle feste, quando all’ultima ora sorsero difficoltà per certi diritti di zecca; queste si stavano
appianando, ma sul più bello sparirono i conii che
probabilmente furono sequestrati. In tutta fretta fu
fatto un gettone di forma ovale. Benedetto Giovanelli
dettò l’iscrizione”.
Passa un altro secolo e in Città si torna a parlare di
celebrazioni solenni in occasione del quarto centenario dell’apertura del Concilio. Se ne fa promotore
e principale sostenitore l’arcivescovo di Trento Celestino Endrici che già il 13 giugno 1939 decise di convocare nella sala maggiore del Municipio di Trento
le più alte Autorità ecclesiastiche e civili del Comune
e della Provincia per ottenerne l’appoggio nell’attuazione del programma di festeggiamenti.
Il lavoro di organizzazione, avviato con largo anticipo, conobbe tuttavia un’immediata battuta d’arresto
a causa della morte del vescovo Endrici stesso, avvenuta alla fine di ottobre del 1939. Solo due anni dopo, quando fu designato il nuovo vescovo, Carlo de
Ferrari, l’azione potè riprendere vigore. Sotto la sua
direzione e per opera del Comitato diocesano precedentemente nominato, si intensificò la raccolta di
aiuti finanziari, si concretizzarono gli accordi e si costituì il Comitato redazionale della rivista del centenario, Il Concilio di Trento, il cui primo fascicolo uscì alla
fine del 1942 e l’ultimo, dopo un periodo di interruzione, nel 1947. Fu pubblicato inoltre un opuscolo sul
Concilio scritto da Simone Weber, si avviò la raccolta
di materiale iconografico e si intensificò il lavoro
per la costruzione
della chiesa dedicata a Cristo Re
che doveva sorgere nell’omonimo
quartiere a nord
della città, proprio a ricordo del
quarto centenario.
Nella seduta del
30 giugno 1943 il
comitato
elaborò il programma
definitivo
delle
manifestazioni da
promuoversi nel
corso
dell’anno
centenario, dal 13
dicembre 1945 al 13 dicembre 1946, programma che
doveva comprendere un’ampia serie di manifestazioni di carattere sia religioso sia artistico-letterario. Fra
le prime erano previste, ad esempio, missioni popolari preparatorie in tutte le parrocchie, una solenne
rievocazione della giornata inaugurale del Concilio il
13 dicembre 1945, cicli di conferenze distribuiti durante l’anno sui maggiori personaggi del Concilio,
pellegrinaggi nei mesi estivi dalle diocesi confinanti, consacrazione in settembre del tempio dedicato
a Cristo Re e solenne chiusura dell’anno centenario
il 13 dicembre 1946. Fra le seconde si era pensato
alla pubblicazione di due volumi sull’iconografia generale e locale del Concilio, alla coniatura di medaglie commemorative, all’allestimento di una mostra
iconografica del Concilio e di una mostra d’arte sacra
diocesana.
Lo sviluppo degli eventi legati alla seconda guerra
mondiale costrinse tuttavia il Comitato a sospendere
ogni attività e a congelare ogni decisione. Solo nel
giugno del 1945, il Comitato poté tornare a riunirsi per
riallacciare i contatti col Comitato redazionale della
rivista e concordare qualche iniziativa per celebrare il
centenario. Fu così deciso, viste le cattive condizioni
generali, di limitare la celebrazione centenaria a una
manifestazione da organizzarsi per il 13 dicembre 1945
che comprendesse in fase preparatoria una missione
generale cittadina dal 2 al 10 dicembre, due discorsi
di valenti oratori nei giorni 11 e 12 dicembre per illustrare alla cittadinanza il significato e l’importanza del
Concilio e nel giorno 13 dicembre stesso un solenne
pontificale in Duomo preceduto da una processione
dalla chiesa della Santissima Trinità alla Cattedrale
a ricordo della processione inaugurale del Concilio.
A conclusione, si sarebbe tenuta la commemora-
19
zione ufficiale nella sala maggiore del Castello del
Buonconsiglio. I discorsi ufficiali furono tenuti dal
professor Giuseppe Lazzati dell’Università cattolica
di Milano, sul tema “Riforma protestante e controriforma cattolica” e dal professor commendator Camillo Corsanego del pontifico Ateneo lateranense sul
tema “La crisi spirituale del sec. XVI e il Concilio di
Trento”. In ultimo il professor Pio Paschini, rettore del
medesimo pontificio Ateneo lateranense, pronunciò
la solenne commemorazione. Momento centrale di
questo ridotto programma di festeggiamenti fu tuttavia la celebrazione religiosa del 13 dicembre della
quale si riporta la descrizione proposta sulle pagine
della rivista Il Concilio di Trento:
“Verso le 9 mentre i sacri bronzi ripetevano il loro
inno di gloria e le finestre delle case prospicienti le
vie Santa Trinità, San Vigilio, Garibaldi e piazza del
Duomo, che corrispondono all’itinerario seguito dai
padri del Concilio nella processione di apertura, vanno adornandosi di vessilli e di serici drappi, nella storica chiesetta della Santa Trinità affluiscono il Clero
e le personalità partecipanti alla processione che accompagnerà alla Cattedrale Sua Eminenza il Cardinale Piazza, Patriarca di Venezia. Sua Eminenza giunge
alle 9.30 salutato da un picchetto d’onore del 35mo
Artiglieria Friuli.Poco dopo il sacro corteo incomincia a sfilare aperto dai vigili urbani in alta uniforme,
dal picchetto militare, dal reparto esploratori di Riva
seguiti dai vari Ordini religiosi residenti in città, dagli
alunni dei due Seminari coi rispettivi superiori, del
Clero diocesano e cittadino, della cappella musicale
del Duomo.
Una rappresentazione famosa
A capofila iconografico dei dipinti in tela è il grande
quadro che si conservava già a Santa Maria Maggiore
e che dal 1963 si trova nelle sale del Museo Diocesano Tridentino. Il restauro conservativo operato in
quell’anno ha rimosso l’iscrizione tardiva ridipinta sul
cartiglio di destra alla base del quadro, riscoprendo
la scritta dedicatoria in lingua tedesca che documenta la data di nascita e la destinazione originaria
dell’opera. Quale committente figura qui quel Hans
Hörmann, oriundo di Hall presso Innsbruck, che
operava a Trento quale fattore della casa Fugger. Egli
fece fare il grande quadro nel 1633 per appenderlo
come epitafio sopra il suo sepolcro nella chiesa di
Santa Maria Maggiore, dove si conservano tuttora i
resti della memoria sepolcrale dello stesso Johannes
Armanus e della consorte Felicitas Rottenbüch, i cui
stemmi figurano riportati nel quadro. Fin dai primi
tempi tuttavia l’attenzione dei visitatori dovette
concentrarsi sul ricordo del Concilio più che sul riferimento personale del committente. Già nel 1644 il
cardinale Carlo Rossetti visitando Santa Maria ammirava il dipinto in relazione al Concilio e il Mariani lo
trova notevole per lo stesso motivo. La grande tela
(353x293 cm), che il Mariani attribuisce al pittore Elia
Naurizio, si differenzia notevolmente dalle stampe
cinquecentesche perché amplifica lo spazio aggiungendo la rappresentazione del coro della chiesa,
dove nell’abside figura il vecchio simulacro ligneo
della Vergine Maria, che solo nel 1644 fu sostituito
con la grande tela dell’Assunzione di Pietro Ricchi;
anche i fianchi della chiesa appaiono allargati, con la
vista che entra nell’area delle cappelle laterali. Naturalmente il quadro si differenzia dalle stampe anche
per l’uso del colore, che fra il rosso dei cardinali
sul seggio di presidenza fa risaltare l’abito in nero
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dell’agostiniano Seripando e nel gruppo dei sette
oratori sotto il pulpito dipinge in rosso l’ambasciatore
veneziano Nicolò da Ponte. Propri del quadro sono
anche i venti richiami numerici, riferiti ai nomi riportati in basso nel cartiglio di sinistra, a cominciare dal
cardinale Ercole Gonzaga fino a Claudio Quiñones
ambasciatore di Spagna […].
Per il rimanente il dipinto ricalca abbastanza bene
lo schema delineato nelle stampe, con la caratteristica collocazione del tavolo del segretario e
dell’ambasciatore spagnolo nel campo centrale. Se
il teologo che sta concionando dal pulpito sia identificabile con il gesuita Laines, come opinano con
grande sicurezza lo Zanella e il Rizzi, vorremmo considerarlo ancora una questione aperta, benché non
priva di probabilità a causa dell’abito e in considerazione del ruolo esercitato da questo teologo papale
nei lavori conciliari. Molto meno probabile appare
invece l’idea di identificare nel quadro una determinata congregazione generale, assegnandole giorno
e tema trattato. Il quadro, infatti, pone presenti due
personaggi che certamente non furono mai contemporaneamente a Trento, cioè il cardinale Altemps
e il cardinale Guise. Eppure il modulo figurativo,
probabilmente a stampa, di cui si valse Elia Naurizio
per la sua opera, deve riferirsi a un lasso di tempo
abbastanza ristretto, quello cioè che si contiene fra
il novembre 1562 e il marzo 1563, quando ormai
scomparvero dalla scena i due legati Gonzaga e Seripando, per cedere il posto ai neonominati Morone e
Navagero (Iginio Rogger, I luoghi del Concilio, in: I
Madruzzo e l’Europa: 1539-1658: I principi vescovi di
Trento tra Papato e Impero. A cura di Laura Dal Prà,
Milano, Charta, 1993, pp. 115-119, in particolare pp.
115-116).
Ed ecco, sotto il baldacchino sorretto da Universitari
cattolici e fiancheggiato da vigili urbani e da carabinieri in alta uniforme, Sua Eminenza il Cardinale, che,
nella maestà della Porpora, procede benedicendo,
seguito da Sua Altezza Reverendissima il Principe
Arcivescovo, da Sua Eccellenza il Vescovo ausiliare
mons. Rauzi, dal Capitolo della Cattedrale, dalle autorità provinciali e municipali, da un folto gruppo di
personalità, fra cui i Cavalieri dell’Ordine di Malta e
pontifici, dai dirigenti diocesani dell’Azione Cattolica,
dai membri del Comitato per il Centenario.
Il sacro corteo sfila tra due fittissime ali di popolo riverente, che poi si riversa nella Cattedrale gremendola in ogni angolo per assistere al Pontificale, che il
Cardinale Patriarca celebrerà in quel medesimo presbiterio, che quattro secoli prima era stato trasfor-
mato in aula del Concilio, per ascoltare l’omelia con
la quale il Cardinale, al Vangelo, celebrerà il Concilio
come capolavoro dello Spirito Santo, e per ricevere la Benedizione papale, per impartire la quale Sua
Eminenza aveva ricevuto dal Santo Padre la delega in
una udienza concessagli poco prima”.
Altre manifestazioni ricordarono nel corso del 1946
il quarto centenario dell’apertura del Concilio: fra
queste il corso di sette lezioni sul Concilio tenuto da
padre Egidio Marcolini nella chiesa di San Francesco
Saverio e il congresso catechistico diocesano svoltosi dal 31 agosto al 4 settembre con chiari e numerosi riferimenti al Concilio. Il Comitato poté inoltre far
coniare le medaglie commemorative mentre per la
consacrazione della chiesa dedicata a Cristo Re bisognerà attendere ancora alcuni anni.
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Le Gallerie
Le Gallerie sono due tunnel
bianco e l’altro di colore nero.
stradali riconvertiti in spazio
La Galleria Bianca offre spazi
da arteria di transito
espositivo dedicato alla storia.
per eventi, esposizioni tempoVennero
costruite
all’inizio
ranee e attività di formazione.
a luogo per la storia
degli anni settanta del secolo
La Galleria Nera è una grande
scorso per permettere l’attrae suggestiva installazione.
di Patrizia Marchesoni
versamento veloce di Trento,
Complessivamente uno spazio
e Roberta Tait
creando un corridoio continuo
“laboratoriale”, con una spicdi traffico a due corsie verso il
cata propensione per l’inBrennero e viceversa. Si scelse
novazione nelle forme e nei
di passare sotto il Doss Trento,
linguaggi, in cui si comunica la
ma con quell’opzione si divise
storia. Spazio “laboratoriale”
l’antico sobborgo di Piedicae sperimentale per garantire a
stello, separando la piazza dall’antica chiesa di Santa tutti i soggetti che “fanno storia” di avere un punto
Apollinare. Sulla sommità del Doss Trento negli anni di riferimento, uno spazio e alcuni essenziali servizi
trenta era stato eretto il Mausoleo di Cesare Battisti, di base. Un luogo dove, per fare cultura, ci si serve
giustiziato dagli austriaci il 12 luglio 1916 e simbolo delle categorie della storia e della memoria comudell’italianità del Trentino, e progettata, ma non rea- nicate attraverso nuove modalità di divulgazione, di
lizzata, la cosiddetta “acropoli alpina”.
interpretazione degli spazi e di utilizzo delle fonti.
La realizzazione nel 2007 di due nuovi tunnel ha Le Gallerie, furono inaugurate il 19 agosto del 2008
liberato i precedenti dal traffico, creando un silen- con una grande mostra sulla storia della prima guerra
zio quasi irreale. Piedicastello è collocato alla destra mondiale intitolata “I Trentini e la Grande Guerra: un
del fiume Adige a poche centinaia di metri dal centro popolo scomparso e la sua storia ritrovata”. Prencittadino ed è diventato così un quartiere al centro di deva voce la storia dal basso, narrata dalle persone
un grande progetto di riqualificazione.
comuni e dalla cultura che li circondava, con una
Le Gallerie hanno rappresentato il primo elemento sorta di percorso attraverso fotografie, film e voci
di novità in un contesto urbanistico complesso, ma intrecciate in un racconto corale sulla guerra.
molto stimolante. Che fosse poi la storia e la sua L’edizione del 2009-2010 ha proposto una panorarappresentazione a essere al centro del progetto di mica sulla storia del Trentino “Storicamente ABC”
“riuso” era quasi una scelta naturale. Si ponevano le con un allestimento suggestivo, visitabile fino al setbasi per un dialogo con il Doss Trento, con il Mau- tembre 2011, quando verrà sostituito da una grande
soleo di Cesare Battisti e con l’importante realtà del mostra tematica sulla ritirata di Russia nella seconda
Museo delle Truppe Alpine, questione dirimente guerra mondiale, “Ritorno sul Don”. Attualmente
per una regione di confine e per un Museo come nella Galleria Nera s’inizia con un viaggio in ordine
il nostro, erede di quel Museo trentino del Risor- alfabetico attraverso ventuno lemmi della storia e
gimento nato nel 1923. Nel contempo si ripensava della cultura trentina. Ogni lettera, scolpita in una
radicalmente a come quel significativo spazio, ricco sorta di geroglifico rappresentante piccole e grandi
di storia, avrebbe dovuto progressivamente diven- storie, è un tema: Autonomia, Brennero, Cooperatare parte della città. Si costruiva un rapporto con zione, Dolomiti, Emigrazione-Immigrazione, Fronti,
il quartiere, col suo passato, la sua memoria e con Grandi Opere, H2O, Impresa, Lavoro, Minoranze,
il suo futuro, inserendo nel suo contesto una fun- Natura, Orogenesi, Pellagra, Quaderno, Regole,
zione culturale ricca di innovazione e di approcci Sport, Terme, Università, Volontariato, Zambana.
non convenzionali alla storia del Trentino e della città Ogni tema si svela nei suoi tratti generali e particodi Trento. Convertire luoghi trascurati e degradati in lari mediante l’utilizzo di testi e cronologie sintetici,
nuovi spazi per la collettività ha significato lavorare immagini filmiche e fotografiche. Al centro della
sul tema della memoria all’interno de Le Gallerie, Galleria Nera si trova un’installazione evocativa della
suggerendo una visione che dà voce alle persone e potenza delle centrali idroelettriche, mentre le due
alle loro memorie.
estremità dei tunnel, uno rivolto a Nord e l’altro a
Le Gallerie sono uno spazio, non propriamente un Sud, simboleggiano la caratteristica del Trentino
Museo, dedicato alla storia, alla storia del Trentino come terra di confine e di passaggio. Poi si ritorna
e della sua comunità, alle ragioni della sua autono- lungo una stretta galleria di biografie raccontate,
mia speciale. Tutto ciò non dimenticando orizzonti volti e voci concrete di testimoni che narrano le loro
più ampi, altre storie, storie più grandi e più piccole. storie, le loro esperienze alternate all’esposizione di
La superficie complessiva, che supera i 6.000 metri alcuni oggetti di forte pregnanza simbolica.
quadrati, è suddivisa in due tunnel: uno di colore Dal 19 novembre la mostra “Ritorno sul Don” occu-
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perà tutta la Galleria Nera e parte della Galleria
Bianca per raccontare la storia della spedizione militare italiana in Unione Sovietica durante la seconda
guerra mondiale attraverso oggetti e testimonianze
documentarie inedite provenienti da istituzioni culturali russe e italiane. Un doppio sguardo dunque su
una vicenda che causò pesanti perdite alle divisioni
alpine dell’esercito italiano impegnate in quell’area.
In Russia morirono ben 74.800 uomini e 26.690 tornarono con gravi sintomi da assideramento. Anche
in questo caso, una mostra suggestiva dal forte
impatto emotivo anche grazie all’utilizzo di tecnologie multimediali. La Galleria Bianca, altri 300
metri di lunghezza e 9 di larghezza, è caratterizzata
da una mostra sull’“Invenzione del territorio”, un
territorio alpino indentificatosi in modo chiaro e
riconoscibile con l’attuale estensione politico-amministrativa autonoma attraverso un lento processo
d’“invenzione” sviluppatosi nel corso dei secoli. Più
della metà del percorso è destinato alle mostre temporanee e a metà del cammino è stato realizzato un
grande murale dedicato all’autonomia trentina. Dal
mese di settembre fino al gennaio 2012, la Galleria
Bianca ospiterà “Paesaggi di Guerra: il Trentino alla
fine della prima guerra mondiale”, la mostra fotografica che conclude il progetto promosso dalla Rete
Trentino Grande Guerra per ricordare e documentare il difficile 1919, il primo anno di pace e la prima
stagione della ricostruzione. Nel corso del 2010 e del
2011 una mostra fotografica diffusa in tutto il territorio provinciale in 27 allestimenti, lungo la linea di
quello che un tempo era il fronte italo-austriaco, ha
avuto come protagonisti i luoghi che tra il 1915 e il
1918 furono sconvolti dai bombardamenti e dai combattimenti. La mostra alle Gallerie sarà una rappresentazione completa di quel drammatico momento
storico. Raccontare e rappresentare la storia e la
memoria è lo scopo istituzionale della Fondazione
Museo storico del Trentino e Le Gallerie sono diventate definitivamente il luogo espositivo ideale per
sperimentare nuovi approcci ai temi della storia. Il
tutto attraverso uno sguardo interdisciplinare e l’utilizzo di diversi e moderni linguaggi creativi come
video, testimonianze e installazioni multimediali.
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IL CONCILIO DI TRENTO settembre 2011