Quindicinale di attualità, politica e cultura fondato nel 1948 da Giulio Dolchi
«Dobbiamo convincere i leader del mondo a firmare un trattato ambientale ambizioso, equo e vincolante per fermare il catastrofico cambiamento climatico in atto».
Associazione ‘Avaaz.org’
GIOVANNA ZANCHI
Come se
dipendesse da noi
Pechino sostiene di aver utilizzato la tecnologia per far cadere un’abbondante nevicata
e rimediare così ad un lungo
periodo di siccità. Mosca, dal
canto suo, vorrebbe irrorare il
cielo di sostanze chimiche in
grado di inibire le massicce
precipitazioni che ogni anno
costano al governo cifre da capogiro per lo sgombero neve
dalle strade.
Forse ci siamo distratti, perché,
fino a poco tempo fa, eravamo
tutti ancora convinti che “almeno al tempo non si comanda”. Probabilmente si discuterà anche di queste forzature
atmosferiche a Copenhagen,
in quello che si presenta come
una delle ultimissime occasioni per raggiungere quell’intesa
mondiale necessaria ad invertire la rotta ostinata del pianeta
verso l’autodistruzione.
Esagerazioni? Sappiamo tutti benissimo che non lo sono;
solo che queste verità cozzano
con interessi economici macroscopici e allora, tanto vale
minimizzare, temporeggiare,
lasciando che siano le generazioni future a fare i conti con
tutto questo.
Avete presente la scena drammatica in cui il Titanic sta per
schiantarsi contro l’iceberg che
manderà a picco la splendida
nave inaffondabile? Il capitano
tenta disperatamente di mettere le macchine “indietro tutta”
segue a pag. 2
copenhagen Il fallimento non è un’opzione
Se il mondo non sarà in grado di raggiungere un accordo
politico alla conferenza delle Nazioni Unite in dicembre,
sarà l’intero sistema democratico globale a non essere in
grado di ottenere risultati in una delle sfide più cruciali del
nostro secolo».
Connie Hedegaard, Ministro danese per il Clima e l’Energia e Presidente di COP15.
Economia ‘green’ e disastro climatico
«I paesi potenti non hanno alcun
interesse a modificare le cause
strutturali del disastro climatico. Al contrario tutti sembrano
ormai convinti, al Nord come al
Sud, che la soluzione alla crisi
mondiale passi per il rilancio
della crescita, dell’economia di
mercato, ma di colore verde (automobile verde, energia verde,
abitazione verde…). Nessuno po-
trebbe contestare l’importanza e
l’urgenza di ‘mettere al verde’ le
nostre economie. Tuttavia, colorare di verde il sistema economico senza modificarne i principi
e le modalità di funzionamento
che sono all’origine della crisi, ha poco senso (…). Abbiamo
davvero bisogno di altre centinaia di milioni di automobili e di
camion, anche se verdi? Così mi-
lioni di abitazioni supplementari
a energia passiva e attiva, a New
York, Parigi, Francoforte, Osaka, Dubai, Los Angeles… non
risolveranno niente per miliardi
di persone povere, senz’acqua
potabile né servizi sanitari, senza abitazione decente, senza accesso alla sanità e all’istruzione
base».
Riccardo Petrella su Monde Diplomatique
1,50 € - prima quindicina NOVEMBRE 2009 - www.partitodemocratico-vda.it
Poste Italiane S.p.A Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma DCB Aosta - anno 61 n° 18
2
POLITICA
Lavoro, federalismo
e alternativa
Raimondo Donzel
[email protected]
L’intervento del neosegretario
Bersani durante l’Assemblea nazionale del 7 novembre è stato
accolto con molto favore da tutti
i presenti. Sia Franceschini, sia
Marino, pur rivendicando le ragioni politiche delle loro candidature, si sono riconosciuti nei
passaggi chiave della relazione
del Segretario.
E se devo essere franco in molti
passaggi mi è parso che Bersani
parlasse più da Presidente del
Consiglio dei Ministri, da premier per intenderci, che da segretario preoccupato solo delle
vicende del suo partito. E quindi
ho apprezzato molto il suo sforzo di non pensare solo alle sorti
di una “parte” del paese ma di
voler parlare a tutti gli italiani,
facendo lo sforzo di spiegare loro
le nostre ragioni, le ragioni di un
centrosinistra senza trattino.
Anche a livello nazionale è
quindi prevalso uno spirito di
coesione e la volontà di una gestione collegiale del partito.
Il tema dello sviluppo e del
lavoro, sia dipendente sia imprenditoriale, con particolare
attenzione alle piccole e medie
impresse, è stato rilanciato non
solo come caratterizzante di una
grande forza popolare ma come
centrale per la ripresa economica e per dare risposte concrete
ai giovani, ai precari, ai cassintegrati, ai disoccupati.
Forte è stata la denuncia della
carenza di una politica di intervento del governo nazionale che
rischia di impoverire il paese
proprio mentre ci sono segnali
di uscita dalla crisi; in Italia c’è
il pericolo di avere una “ripresina” senza significative ricadute
occupazionali.
Inoltre molto importante è stata
l’attenzione che ha riservato al
tema del Federalismo. Bisogna
dire basta al Federalismo delle
chiacchiere e iniziare a sostenere le autonomie e gli enti locali
attraverso un vero decentramento che sia legato anche al trasferimento di risorse.
Infine è stata lanciata una articolata proposta attraverso cui
costruire un’alternativa al Governo Berlusconi. Col suo pragmatismo Bersani ha fatto capire
che senza alleanze mirate sia a
sinistra sia al centro non ci sono
i numeri per costruire un’alternativa. Ma ha anche puntualizzato che si tratta di un percorso
lungo e che il primo vero traguardo saranno le elezioni politiche del 2013.
Franceschini: uomo leale
che mantiene gli impegni
Erika Guichardaz
Delegata nazionale
Dall’Assemblea Nazionale di sabato sono uscite ancora con più
forza le indubbie qualità del nostro ex segretario. L’intervento di
Dario Franceschini ha fatto nuovamente emergere la sua grande
lealtà e ha portato la platea a dedicargli l’applauso più lungo di
tutta la giornata. Dopo una relazione molto programmatica del
Segretario, Dario ha sfoderato un
intervento unitario a sostegno
di Bersani, bocciando la cultura
delle logiche di appartenenza e
affrontando i nodi politici che
sono stati al centro del nostro
dibattito congressuale e che, alla
luce dei fatti, hanno portato anche il nuovo Segretario a recepire alcune posizioni delle altre
due mozioni. In primo luogo
l’importanza delle primarie per
le quali tanto, al nostro interno,
abbiamo discusso, ma che oggi
ci rendono così orgogliosi e più
forti grazie a quei 3 milioni di
elettori. Il popolo ha dimostrato
di essere più avanti di noi e ha
rinnovato la sua fiducia a questo
partito. Le primarie hanno dimostrato che non esiste antagonismo fra iscritti ed elettori e che
inevitabilmente la forma partito
deve tener conto del radicamento e degli iscritti, ma anche della
partecipazione e degli elettori. Il
Partito Democratico oggi non è
lo stesso rispetto a quello di due
anni fa; oggi c’è una vera mescolanza e la competizione non
è avvenuta in un dibattito fra ex
(Bersani avrebbe ottenuto una
maggioranza ben più larga). L’essere mischiati a livello nazionale
come regionale porta oggi Bersani e Donzel ad essere i Segretari
di tutti. A seguire il nodo politico
delle alleanze. Franceschini prima e Fassino poi hanno chiarito
che il dibattito di questi mesi ha
fatto emergere che non c’è nessuno che pensa che il PD possa fare
da solo, ma è necessario che si
producano alleanze in grado di
vincere senza dover tornare alla
stagione in cui il solo collante era
il contrasto con l’avversario e soprattutto che vengano esplicitate
agli elettori prima del voto. Ed
infine l’unità, condizione necessaria perché la politica recuperi
credibilità. “Le vittorie saranno
di tutti, ma anche le sconfitte saranno di tutti. Uno dei nostri vizi
è sempre stato quello di condividere le vittorie e di buttare sulle
spalle di qualcuno le sconfitte e
l’ho vissuto su di me in questa
esperienza da segretario”. Franceschini conclude dicendo: “E’
tempo di una stagione di unità,
adesso il nostro compito è quello
di sostenere lealmente chi guida
il partito. Noi, Pier Luigi, faremo
così”. E dopo aver ricordato un
uomo come Elia Tampan, che in
ogni momento mi ricordava l’importanza dell’unità, dico anch’io
“Bersani sarò con te”.
segue da pag. 1
e di virare, ma la velocità della
nave è tale da rendere la manovra pressoché impossibile...
Ecco, le nostre scelte di vita,
di consumismo esasperato, di
irresponsabile e iniquo sfruttamento delle risorse ci hanno
lanciato verso un punto di non
ritorno contro il quale rischiamo di schiantarci.
E allora? Svegliamoci e muoviamoci, documentiamoci sulle
buone pratiche e sui progetti realizzati da amministratori preparati e virtuosi. Impariamo da
realtà in cui studi scientifici,
soluzioni tecnologiche e determinazione delle comunità
hanno reso possibile la convi-
venza equilibrata fra l’ambiente e le esigenze dell’industria e
del progresso.
Assumiamoci la responsabilità
di piccoli ma significativi impegni quotidiani: differenziamo accuratamente, limitiamo
ogni forma di spreco, usiamo i
mezzi pubblici ogni volta che ci
è possibile e pretendiamo dagli
amministratori l’ottimizzazione
dei servizi.
Come ha scritto Giuseppe Cederna nel suo poetico libro
dedicato al Ticino, Le voci del
fiume, storie d’acqua e di terra,
agiamo in ogni situazione come
se la risoluzione dei problemi
dipendesse proprio da noi.
3
POLITICA
Costruire il Partito, preparare l’alternativa
Un Partito giovane ci chiede di essere giovani nel cuore.
Pierluigi Bersani
Segretario nazionale PD
Care Democratiche,
cari Democratici,
dobbiamo costruire il Partito
che abbiamo promesso ai cittadini che ci guardano, ai militanti
che ci sostengono, ai milioni di
persone che ci hanno sollecitati
ad andare avanti e ad avere una
fiducia sicura nel nostro grande progetto. Teniamo dunque
fermi i punti di fondo. Nessuna
nostalgia dive imprigionarci o
trattenerci; dobbiamo sentire invece la responsabilità del nuovo
da costruire. Saremo un Partito
che, nel bipolarismo, si rivolgerà a tutta l’area del centrosinistra, senza trattini o distinzioni
di ruoli e senza pretese di esclusività e con la legittima ambizione di crescere e di farci più forti.
Non c’è contraddizione alcuna
fra il nostro rifiuto a ritagliarci
un angolo del campo e il riconoscimento che non siamo soli
nel campo. Noi portiamo a tutta
l’area del centrosinistra una nostra offerta politica ed un nostro
profilo che ho definito sociale,
civico e liberale, secondo una
linea che abbiamo già cominciato concretamente e positivamente ad applicare nel Gruppo
Parlamentare Europeo. Non trasmetteremo alla nuova generazione dei Democratici il seguito
di antiche storie ma piuttosto
un’appartenenza moderna, univoca e sicura. Per questa sintesi
abbiamo a disposizione materiali straordinari antichi e nuovi: il popolarismo, la sinistra
di governo e del lavoro, il cattolicesimo sociale democratico
e liberale, le tradizioni civiche,
la nuova sensibilità ambientale.
Avremo un Partito plurale, non
c’è dubbio. Ma non nel senso di
attribuire ad ognuno una stanza
della casa comune. Ogni sensibilità che liberamente vorrà
esprimersi dovrà comunque riconoscersi nelle fondamenta e
nei muri portanti di questa casa
comune.
Popolare e del territorio, abbiamo detto; innanzitutto affermando con questo che noi selezioniamo dal territorio le nuove
classi dirigenti, che consolidiamo la vita dei circoli portando
lì le risorse necessarie, che ci
proponiamo un radicamento
nei luoghi di studio e di lavoro.
Qui c’è un problema. Nel nostro
percorso abbiamo svolto più di
7.100 Congressi di circolo. Solo
70 di questi riguardano i luoghi
di lavoro e solo 10 luoghi di studio. Propongo quindi di lanciare una iniziativa che discuteremo con i Segretari regionali per
fondare nei prossimi mesi 500
nuovi Circoli nei luoghi di studio e di lavoro. C’è ancora molto da fare per costruire il nostro
Partito. In questi due anni si è
determinata una costituzione
materiale della nostra organizzazione che va corretta e migliorata. Penso ad un Partito nel
quale c’è bisogno di tutti e nel
quale tutti devono collaborare
a promuovere una nuova classe
dirigente. La Commissione già
nominata dalla Convenzione
per la rivisitazione dello Statuto
dovrà occuparsi di come meglio
bilanciare l’ampia dialettica,
l’assoluta libertà di espressione, il valore del pluralismo con
l’esigenza di preservare l’autorevolezza e l’univocità delle posi-
zioni del Partito. Se siamo forza
di governo, e lo siamo; se siamo
il Partito di una democrazia partecipata ed efficiente, e lo siamo, dobbiamo essere all’altezza
di noi stessi e risultare lineari e
affidabili agli occhi dei cittadini
che si aspettano risposte e posizioni chiare sui problemi della
loro vita comune.
Esistono poi anche i temi di
frontiera, che possono interpellare la coscienza in modo
insuperabile. Sulle questioni
etiche e antropologiche il punto
principale sta nella dimensione
culturale e politica e nella capacità nostra di mettere a frutto
nella discussione, nel confronto
e nell’impegno lo straordinario
bagaglio culturale che ci ispira,
fatto di umanesimi forti, laici e
di ispirazione religiosa. Umanesimi forti che non dobbiamo
annacquare, che sono una forza
enorme per noi e che dovranno
aiutarci ad arrivare fino al punto
in cui deve esercitarsi l’autonoma responsabilità della politica
che ha un compito ineludibile:
quello di rispondere con delle
decisioni, per quanto transitorie
e fallibili, alle esigenze del bene
comune.
E’ al lavoro anche una Commissione nominata dalla Convenzione per perfezionare il Codice
Etico del Partito Democratico.
Un Partito non è una autorità
morale ma deve sentirsi tuttavia in qualche modo garante di
quella dignità nell’esercizio di
funzioni pubbliche che la Costituzione richiede. Una dignità
che non può non comprendere
comportamenti privati coerenti con la credibilità e il rispetto
che un impegno pubblico pretende.
Ho detto all’inizio: costruire il
Partito, promuovere l’alternativa. Noi siamo il Partito dell’alternativa. Vediamo bene sia la
forza che oggi Berlusconi esprime, sia d’altra parte, l’impossibilità di disegnare un orizzonte
credibile per il Paese e per la
sua stessa maggioranza politica.
Dal lato nostro non ci sfuggono
certo l’articolazione e la disomogeneità delle forze di opposizione. Ma le cose non si muoveranno se non ci muoveremo noi.
Noi ci rivolgiamo con apertura
ampia e generosa a tutte le forze
di opposizione, riconoscendone
la specificità e lavoreremo perché si accorcino le distanze fra
noi. Chiediamo agli altri di fare
altrettanto; chiediamo che nessuno si sottragga alla responsabilità di offrire agli italiani una
alternativa. Tutti adesso sanno
che possono discutere con noi
in un clima costruttivo e di reciproco rispetto. Questo vale per
le forze che sono in Parlamento
(L’Italia dei Valori, l’Unione di
Centro, i Radicali) sia con forze
che non sono in Parlamento (Sinistra e Libertà, Verdi, formazioni civiche, formazioni di origine
socialista e repubblicana).
Care Democratiche, cari Democratici, cari Amici, cari Compagni, tutti noi, assieme, metteremo fiducia nel progetto, tenacia
e solidità nel perseguirlo; e soprattutto davanti alla sfida nuova sapremo rinverdire gli ideali
che ci hanno portati alla politica
ricavando da lì energia e generosità. Perché in fondo la sostanza
sta proprio qui. Un Partito giovane ci chiede di essere giovani
nel cuore.
PD, i nuovi dirigenti del partito
L’Assemblea nazionale del PD ha eletto presidente del partito
l’on. Rosi Bindi. I suoi vicepresidenti saranno Marina Sereni
(indicata dalla mozione Franceschini) e Ivan Scalfarotto
(area Marino). Il vice di Pierluigi Bersani alla segreteria del
Partito Democratico sarà invece Enrico Letta, mentre il nuovo
tesoriere è Antonio Misiani. Il segretario uscente del PD Dario
Franceschini sarà invece il nuovo capogruppo del partito alla
Camera dei Deputati.
4
POLITICA
PD, ora mettiamoci al lavoro Finanziaria, in sei emendaInizia un progetto fatto di obiettivi e scadenze. menti le priorità del PD
Come saremo tra 10 anni?
Fabio Protasoni
Delegato nazionale PD
“E ora mettiamoci al lavoro”.
Potrebbe essere questa la sintesi
della giornata di lavoro dell’Assemblea Nazionale che abbiamo
vissuto a Roma sabato 7 novembre. Il “Bersani style” è concreto,
chiaro e immediato, senza troppe concessioni alla retorica. Interlocutorio dove c’è bisogno di
costruire un percorso nel partito
e netto dove occorre avere una
direzione e un riferimento chiaro. La linea è tracciata. Ora inizia
il lavoro vero. Non una avventura fantastica o un film seducente
ma un progetto fatto di obiettivi e
di scadenze. Di punti di verifica
e di uno sguardo vitale sulla realtà. Il cambiamento è evidente fin
dai primi passaggi della giornata.
Ma non è una giornata arida di
emozioni e di sentimenti. Il lungo percorso che ci ha portati qui
ci ha permesso un rapporto vitale con la gente e nell’Assemblea
si vede. Sono le facce di persone
normali, di un popolo solido e
vero fatto in prevalenza di donne e giovani. Nella Assemblea
costituente del 2007, più larga
e omnicomprensiva, era più facile riconoscere con lo sguardo
provenienze e culture frutto dei
due partiti fondatori. Oggi, forse
molto di più di quanto non riconosciamo nei nostri ragionamenti politici, quelle appartenenze
e quei riferimenti sono superati.
Oggi il Pd ha un corpo solo e il
viso di un popolo molto più delineato e sereno di quanto non
appaia attraverso le lenti deformate dei mass media. Lo testimoniano i 3 milioni di persone
che sono venute a votare per le
primarie e le perone che hanno votato. Molti hanno spiegato
questo risultato come un atto di
generosità fatto al PD dal popolo
di centrosinistra. Una generosità
materna, e per alcuni accondiscendente, che si fa nei confronti
di un soggetto in difficoltà. Se è
vero, come è vero, che nessuno
può interpretare il risultati del
25 ottobre come una assoluzione
per gli errori del passato, io penso che sia una interpretazione
sbagliata e che non vada semplificato il messaggio che ci ha dato
la nostra gente. Questo voto, la
partecipazione straordinaria e
soprattutto il bisogno di “partito” che ha espresso sono il segno, secondo me, di una “appartenenza” moderna e matura che
va, ormai, al di là della contingenza dei propri dirigenti. Nella
discussione tra partito plurale e
partito identitario che ha occupato parte del nostro congresso,
forse la nostra gente ha già risolto
il problema. Bersani ha ricordato
che il suo modo di vedere la questione non è quello di un partito
che è plurale perché è l’accostamento, in una sorta di puzzle, di
culture diverse che si intrecciano
rimanendo però uguali a sé stesse. Bersani immagina il partito
come il luogo dove tutti mettono
a disposizione la propria identità
e la propria cultura con l’intento
di costruire qualcosa di nuovo
e non solo di rappresentarsi.
“Non ho dubbi - dice - che
tutte le ispirazioni devono essere raffigurate. Ma fra dieci
anni come ci immaginiamo?
Ci immaginiamo ancora così?
Io vi dico che raffigurerò le diverse culture” del partito “ma
chiedo che mi aiutino tutti a
mettere in campo una nuova
generazione dove questi problemi non ci siano più”. Questo è il “segnale da dare al paese - dice Bersani -, mettere in
campo una generazione che ci
aiuti a superare alcune nostre
visioni che loro oggi non vivono più”. Come ci immaginiamo fra dieci anni? E’ questa,
per me, la domanda centrale
e anche la prospettiva politica
che esce dalla Fiera di Roma
in questa prima Assemblea
Nazionale e che credo possiamo raccogliere anche noi.
Sostegno al lavoro, ai redditi e
alle imprese. E poi misure per
l’emergenza idrogeologica e sismica, per gli enti locali e per
il Mezzogiorno. Sono queste le
priorità che il PD intende portare avanti con determinazione
e risolutezza, già a partire dalla
discussione in Parlamento sulla
Finanziaria 2010. Nel merito,
il PD indica “sei questioni essenziali” all’interno delle quali
prendono corpo le diverse proposte del partito. Si parte con il
sostegno al lavoro che prevede
tra le misure da affrontare, il riconoscimento su base universalistica dei trattamenti di disoccupazione e l’estensione (anche
nella durata) dei trattamenti di
cassa integrazione guadagni ordinaria. Il secondo punto riguarda il ‘Sostegno ai redditi’. In
particolare quelli medio bassi,
con una serie di detrazioni per
le famiglie, le madri lavoratrici
e per chi ha stipulato un mutuo.
Si va dall’innalzamento delle
soglie di detrazione per carichi
di famiglia, a interventi in favore delle lavoratrici madri alla
previsione della quattordicesima mensilità per i pensionati.
Importante anche l’intervento
a favore delle imprese che prevede l’istituzione di un fondo
interbancario finalizzato a facilitare l’accesso al credito delle
imprese e al consolidamento
dei debiti, il potenziamento dei
Confidi e deduzione dalla base
imponibile Irap del costo del lavoro, per il personale dipendente e assimilato, per le imprese
individuali e società di persone;
previsti anche la proroga degli
incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici e il
sostegno al settore agricolo. Il
quarto punto riguarda ‘Le misure per l’emergenza idrogeologica e sismica’ dove, oltre agli interventi nelle zone di crisi come
l’Abruzzo e Messina, è previsto
un Piano di verifiche per la riduzione del rischio sismico su
tutto il territorio italiano, con il
riconoscimento di una detrazione del 55 per cento delle spese
sostenute per l’adeguamento
delle strutture, e una mappatura
delle aree a più elevate rischio
idrogeologico (con previsione
anche di eventuali abbattimenti
di edifici a rischio). Negli emendamenti dei democratici si parla anche di ‘enti locali’ con la
proposta di rivedere il Patto di
stabilità, con l’esclusione dai
vincoli del Patto delle spese in
conto capitale per opere e interventi nei settori dell’edilizia
scolastica, della messa in sicurezza del territorio e per opere
pubbliche cofinanziate dallo
Stato. Sesto, ultimo ma non per
importanza, c’è il Mezzogiorno.
Quella grande risorsa dell’Italia
che la capogruppo Finocchiaro definisce “il grande assente”
dalla manovra del governo “che
di chiacchiere in questi mesi ne
ha fatte tante”. Chiacchiere che
il PD preferisce sostituire con i
fatti, ossia con la riassegnazione di quanto stanziato per il
Ponte sullo Stretto per il completamento dei due principali
corridoi ferroviari e per opere
infrastrutturali, di adeguamento
sismico e di risanamento idrogeologico. Il PD propone anche
il rifinanziamento del Credito
d’imposta per l’occupazione
nelle aree sottoutilizzate, lo sviluppo dei Confidi nel Mezzogiorno e l’adozione di ricercatori universitari da parte delle
imprese del Mezzogiorno.
“Se davvero il Governo vuole abbassare la pressione fiscale che
sta crescendo fino a raggiungere
i livelli del 1997 - spiega il senatore democratico Enrico Morando - lo vedremo su come si comporterà su alcuni emendamenti
che abbiamo presentato, riferiti
in particolare all’aliquota fissa
del 20% sugli affitti percepiti e
alla detrazione parziale per chi
lo paga, alla detassazione dei
salari di secondo livello.
5
POLITICA
Un partito più unito, più strutturato e più radicato
Il PD è sempre più il partito delle donne e dei giovani
Daniela Stammena
Delegata nazionale PD
Lo spirito dei 530 componenti
dell’Assemblea Nazionale del
Partito Democratico, che si è tenuta a Roma sabato 7 novembre
scorso, era quello di chi spera
davvero che, con l’elezione di
Pierluigi Bersani a Segretario
Nazionale del PD, a seguito delle
primarie del 25 ottobre, il partito
possa rinascere, più strutturato e radicato sul territorio, più
unito e consapevole della grande responsabilità che ha, quella
di preparare “l’alternativa” alla
maggioranza di governo. “Per
l’alternativa”: proprio come si
legge nei vari stand presenti nel
padiglione dove si è svolta l’assemblea e come ha detto più volte Bersani, rispondendo ai giornalisti circa la sua idea di partito
e del suo compito nei confronti
del Paese. “Il Partito Democratico deve essere un collettivo di
protagonisti e non il partito di
un uomo solo” e poi ancora “il
PD deve prepararsi a costruire
una vera e propria alternativa e
non una semplice opposizione”.
E’ stato spesso sottolineato, durante tutta la giornata, come il
PD sia un partito “democratico”,
che si pone il problema di dare
una democrazia efficiente al Paese, ma soprattutto come sia un
partito “riformista”, promotore
di riforme per arginare i problemi che attanagliano l’Italia e per
abbattere quel muro che ancora
oggi esiste tra realtà sociale e politico/istituzionale. Il lavoro è il
problema numero uno e il primo
impegno per il PD: un’adeguata
politica dei redditi contro gli impoverimenti, di agevolazione per
l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, una riforma delle
pensioni e per l’integrazione degli immigrati sono i quattro punti cardine da prendere in considerazione a questo proposito,
secondo Bersani.
Gli interventi successivi al discorso introduttivo del neosegretario hanno posto l’accento
anche sulla necessità di riforme
per la giustizia, un diritto ancora troppo spesso negato alla più
parte delle persone, con una durata dei processi che sia quanto
meno ragionevole, riforme che
permettano di ridurre i costi della politica e soprattutto una nuova legge elettorale, affinché possa
essere il popolo stesso a scegliere
i propri parlamentari. Particolarmente interessanti sono stati gli
interventi di Ignazio Marino e
Dario Franceschini, gli altri due
candidati alla segreteria del partito. Il primo si è detto contento
per l’ottimo risultato ottenuto
dalla propria mozione, tenuto
conto del fatto che Marino non è
comparso nello scenario politico
da molto tempo, mentre Franceschini ha sottolineato come la
vittoria di Bersani sia la vittoria
di tutti e come, in caso di sconfitta (perché di sconfitte ce ne saranno, a volte si vince, a volte si
perde!), questa non debba essere
attribuita solo a qualcuno in particolare. Tutti noi che abbiamo
seguito i lavori dell’Assemblea
(si sono nominati i vari membri
della Segreteria e della Direzione
Nazionale) siamo stati positivamente colpiti da un fatto: guardandoci attorno, quante donne e
quanti giovani! Confrontandoci
infatti con i delegati delle altre
regioni, abbiamo potuto constatare come il partito, dalla base ai
vertici, sia costituito da un numero sempre crescente di donne
e di giovani. Sarebbe bello questo trovasse corrispondenza anche nel resto della società, visto
che ancora oggi siano al 14° posto in Europa e al 51° nel mondo
per la presenza delle donne nelle assemblee elettive. Io stessa,
d’altronde, da poco entrata nel
partito, non avrei mai pensato di
poter presenziare ad un’Assemblea Nazionale così presto! Questo mi fa ben sperare. Le risorse
quindi ci sono, per fare tanto e
farlo bene. Un augurio di buon
lavoro al nuovo segretario e la
massima disponibilità da parte
di tutti noi.
Sei proposte per un PD all’avanguardia
Il contributo di idee del sen. Marino all’Assemblea nazionale
Sara Timpano
Delegata nazionale PD
Grazie al grande risultato ottenuto lo scorso 25 ottobre dalla
lista “per Marino segretario”, ho
avuto la possibilità di partecipare come delegato all’Assemblea
Nazionale del PD (Roma, 7 novembre). Una bella esperienza:
1000 delegati da tutti Italia e anche dall’estero, la possibilità di
vedere dal vero tutti i “big” del
partito, il tutto in una scenografia d’impatto alla nuova fiera di
Roma. Venendo al contenuto politico della giornata, nel discorso
del neosegretario Bersani si possono leggere alcune aperture alle
altre mozioni: diritti civili, no al
nucleare, modifica della legge
elettorale per superare le liste
bloccate; ma ci sono ancora punti
da chiarire nella gestione concreta del partito giorno per giorno.
Sia Franceschini che Marino, riconoscendo pienamente la logica
e lo spirito delle primarie, hanno
assicurato la loro collaborazione
a Bersani. Nel suo discorso, il
senatore Marino ha elencato sei
punti e sei proposte attraverso
le quali il PD può diventare una
avanguardia per il paese e essere
effettivamente una forza che ha
risposte per il futuro e dunque
diventa credibile come forza di
governo: l’ambiente e l’energia,
i diritti civili, la cultura del merito, il lavoro e l’innovazione, il
sapere, la ricerca e la cultura, la
sanità e la scuola come elementi
fondanti per l’uguaglianza. Per la
serie “noi non ci fermiamo qui”!
Insomma, come era nello spirito
dei fondatori: l’unione di forze
diverse del riformismo italiano in un partito nuovo, efficace
strumento per la conservazione
e l’avanzamento della democrazia nel mondo che cambia. Idea
che le primarie hanno confermato. Ora tocca il nuovo segretario
dare forma e contenuto a questa
realtà e fare del partito democratico un nuovo veicolo di partecipazione e produzione politica.
Concludendo, vorrei fare mio il
pensiero di Ivan Scalfarotto (eletto alla vicepresidenza del partito): fare in modo che l’assemblea
nazionale non sia solo “un posto
dove l’unica cosa da fare è votare alzando la delega a comando”
e al contrario “fare in modo che
l’Assemblea funzioni e che se ne
tragga il massimo in termini di
idee e di progettualità”. Un’assemblea, eletta attraverso quel
grande strumento di democrazia
che sono le primarie, non può
non rispecchiare quel valore di
democraticità insito nel nostro
partito. Buon lavoro a Bersani e
Letta e a Rosy Bindi, Marina Sereni e Ivan Scalfarotto!
6
REGIONE
Consiglio Regionale
Si è parlato di...
Prestazioni odontoiatriche gratuite: il gruppo regionale del PD ha ribadito alla Giunta la necessità di inserire nei livelli essenziali di assistenza garantiti dalla sanità pubblica anche le prestazioni odontoiatriche di protesi e di estrazione dentaria. “Nello scorso mese di giugno
– ha ricordato la capogruppo Carmela Fontana - l’Assessore alla Sanità
aveva garantito che, per quanto riguarda le estrazioni dentarie, si era
in attesa delle direttive del Governo e che in ogni caso l’intenzione
della Regione era quella di valutare sia la protesi sociale, sia l’estrazione nei livelli di assistenza regionali”. A tutt’oggi, però, “né il Governo nazionale, né la Giunta regionale hanno reintrodotto l’estrazione
dentaria tra i livelli di assistenza, né un provvedimento simile è stato
preso per la protesi”. Il PD ribadisce che “queste procedure sanitarie
odontoiatriche sono sicuramente procedure di base e interessano principalmente i gruppi sociali più deboli e meno abbienti”.
Carenza di sale chirurgiche: le liste di attesa per numerose prestazioni chirurgiche, sia di chirurgia generale che vascolare o di altre specialità, “prevedono tempi che superano abbondantemente i sei mesi”. A
sottolinearlo in un’interpellanza è la capogruppo del PD Carmela Fontana, che ha aggiunto: “il numero di sale operatorie disponibili presso
gli attuali presidi ospedalieri è limitato e che le sale chirurgiche di un
nuovo ospedale, secondo il progetto di ristrutturazione della Giunta
regionale, non saranno pronte prima di una decina d’anni. I cittadini
valdostani, di fronte a questi lunghi tempi di attesa, potrebbero aggravare il saldo migratorio sanitario che è già attualmente negativo per la
nostra regione”. Da qui la richiesta alla Giunta di conoscere “in quale
modo intende affrontare il problema” al fine di garantire ai cittadini
valdostani “tempi di attesa ragionevoli per l’effettuazione anche solo
di interventi chirurgici come la piccola chirurgia cutanea o la chirurgia vascolare delle vene periferiche delle gambe”.
Avvio della fototerapia: a marzo 2008 è stato presentato alla stampa,
da parte dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, un nuovo apparecchio
fototerapico a raggi ultravioletti per il trattamento della psoriasi e di
altre malattie delle pelle. A ricordarlo è stato il consigliere PD Gianni Rigo, in un’interpellanza alla Giunta regionale. “Al momento – ha
aggiunto Rigo - non sono ancora iniziati i lavori di messa a norma dei
locali e quindi il nuovo apparecchio, disponibile da marzo 2008, non
è ancora entrato in funzione”. Da qui la richiesta all’Assessore competente di conoscere le motivazioni di tale ritardo e i tempi per l’avvio
della fototerapia in Valle.
Giro e Tour in Valle d’Aosta: il gruppo del PD ha chiesto alla Giunta
un’azione più decisa affinché la Valle sia inserita stabilmente nella
programmazione delle tappe del Giro ciclistico d’Italia e del Tour de
France. Spiega il consigliere Raimondo Donzel: “visto lo straordinario
successo del recente passaggio del Tour nella nostra regione, e considerato che il Giro d’Italia di svolge in un periodo dell’anno fondamentale per lanciare la promozione turistica delle stagioni estiva e invernale, abbiamo chiesto al Governo regionale di mettere in campo, nel
più breve tempo possibile, tutte le azioni “diplomatiche” che consentano alla Valle d’Aosta di essere considerata una regione di riferimento del Giro e del Tour, con scadenze che, pur non essendo annuali o
biennali, abbiano un carattere di periodicità”. Sempre sul fronte della
pratica ciclistica, il gruppo del PD ha chiesto di accelerare i tempi per
la realizzazione di un pista ciclabile che colleghi i tratti già realizzati,
creando un circuito collegato col Piemonte.
Università, ci sarà un futuro
per la sede di Verrès
“Reagire politicamente” al tentativo di chiusura della sede periferica
di Verrès del Politecnico di Torino.
E’ quanto ha chiesto al Governo regionale il segretario del Partito Democratico Raimondo Donzel, secondo il quale “esiste una volontà
diffusa anche in Piemonte di contrastare tale decisione”. Per questo motivo, il segretario del PD ha
chiesto alla Giunta di “coordinare
con la Regione Piemonte un’azione concertata che possa contenere
o modificare gli effetti negativi del
provvedimento del governo nazionale”. Il Presidente della Regione
ha rassicurato sul fatto che, al di
là degli annunci del Governo na-
zionale, il Politecnico di Torino
ha ribadito l’intenzione di potenziare il polo di Verrès per quanto
riguarda le attività di ricerca, trasferimento tecnologico e servizi al
territorio, anche con l’apertura di
nuovi laboratori. Inoltre, i corsi di
laurea già avviati saranno portati
a conclusione, mentre dall’anno
accademico 2010/11 gli studenti
potranno seguire le lezioni attraverso la didattica a distanza. Per il
segretario del PD Raimondo Donzel, “la fusione tra didattica e ricerca è un elemento fondamentale
di sviluppo per il polo di Verrès e
per il territorio, in particolare della
bassa Valle”.
Farsi capire è importante
Giorgio Bruscia
Da tempo in Italia si è sviluppato
un fenomeno inquietante. Buona
parte dei lavoratori votano in massa per la Lega o per il Pdl, ma certamente non è colpa loro. È il nostro
partito che non ha fatto di tutto per
farsi capire. Significa che danno retta alle parole d’ordine della Lega ed
alle promesse del Cavaliere. D’altra
parte noi quelle idee razziste non ci
sentiamo d’averle, e quelle promesse da marinaio non ci sentiamo di
farle. Sino al ‘70 queste idee invece
si sono conquistato tutto. Vi ricordate i Consigli di Fabbrica? Poi dal
‘75 con la prima crisi petrolifera è
iniziata quella stagnazione che è arrivata sino ad oggi e che continua
ancora. Da quel momento è iniziata
una involuzione operaia, perché la
sola cosa che restava da chiedere
era sicurezza e più salario, ma le
fabbriche, se potevano migliorare
la sicurezza, sospinte dai pretori e
dalle leggi, non erano in grado di
dare più salario. Così si sono avviate ad essere delle vecchie scatole
che divenivano via via più obsolete e piene d’operai e impiegati da
dismettere o da trasformare in terziario (si fa per dire) avanzato. La
concorrenza della globalizzazione e
l’immigrazione hanno fatto il resto.
Chiediamo a Ferrero perché ne convince meno lui di Bossi e capiremo
perché il Pd è diventato un partito
di classe media, allargato alle fasce
popolari di sinistra e lo stesso PdL
è un partito della classe media allargato anch’esso alle fasce popolari di destra. Dove destra e sinistra
non corrispondono più ad interessi di classe, ma a ideologie prêt-àporter che uno si fa in famiglia anche con l’aiuto della televisione e
della chiesa. Nel nostro paese, gli
operai, come si intendevano una
volta, saranno otto, massimo 12 milioni ed almeno quattro di essi sono
immigrati senza diritti. Certo, tra
precari, salariati, partite iva, livelli
commerciali ed impiegatizi, ce ne
saranno altri venti milioni, ma che
conto ci puoi fare dal punto di vista ideologico su quella gente, che
vive in un mondo complesso e non
semplificato come una volta, nel binomio padrone-lavoratore. Ma tutto
ciò non accade per caso. È la società
che si trasforma secondo la cultura
e la tecnologia del momento. Da ciò
nasce l’esigenza di tornare ai fondamentali, alla scelta tra la democrazia e assolutismo, perché questa
complessità non consente altre sintesi immediatamente visibili. Chi
insiste in progetti incompatibili con
queste realtà sociali, non potrà che
toccare piccoli gruppi di persone ed
interessi. Il Pd, a sinistra, nasce proprio per questa esigenza, che piaccia o meno. Per chi come la Lega
sceglie segmenti limitati di elettori
deve poi entrare nel gioco delle alleanze, senza le quali sarebbe fuori
dall’orizzonte del potere. A Sinistra
assistiamo proprio a questo, a un
Rfc che si isola come se cercasse
una propria forza per ripartire, ma
che se non perseguirà una politica
d’alleanze, non potrà neppure rappresentare con una qualche utilità,
la base a cui si riferisce. In questo
mondo occidentale, la mappatura
della società nei partiti è sempre più
di tipo ideologico e sempre meno di
tipo materiale e di classe. Ma seppure ciò possa apparire una contraddizione, sopravvivranno solo i partiti
che lo capiranno e quelle classi che
attraverso i partiti, riusciranno a pesare nella società.
7
REGIONE
Sanità, una ‘Carta dei Servizi’ anche in Valle
Un’importante guida per gli utenti attesa da tre anni e non ancora realizzata
ospedaliere, che contiene le informazioni essenziali sui servizi
sanitari della regione.
La Giunta regionale della Valle d’Aosta, con deliberazione n.
1451 del 19 maggio 2006, ha approvato il testo dell’Accordo regionale per i medici di assistenza
primaria, in attuazione dell’Accordo Collettivo Nazionale di lavoro del 23 marzo 2005 per la disciplina dei rapporti con i medici
di medicina generale. L’Accordo
regionale, all’articolo 12, prevede
la realizzazione di una Carta dei
Servizi, predisposta dall’Azienda
USL della Valle d’Aosta, per l’illustrazione delle principali informazioni sull’attività del medico
di famiglia. Una delle lamentele
più frequenti da parte dei cittadini riguarda non tanto la qualità delle cure, quanto il deficit di
comunicazione. Perché allora il
ritardo nella predisposizione di
questo opuscolo? Ci auguriamo
che l’Amministrazione regionale intenda sollecitare l’Azienda
USL a dare corso alla corretta applicazione dell’Accordo.
peso allo scandalo sessuale in cui
è coinvolto il Premier. Meglio non
riflettere davvero sulla portata della crisi economica e non sapere che
aziende italiane falliscono anche
nella bella stagione. Meglio ignorare che la Mafia non chiude per ferie. La conseguenza è che il nostro
cervello va in vacanza insieme ai
big dei partiti e l’argomento unico
diventa il calciomercato. Arrivato
settembre e ricominciato l’autunno,
nei Tg subentra automaticamente un’altra tattica a cui siamo ben
abituati. Allarmismo e confusione
su alcuni argomenti – l’influenza
A, a proposito di cui si dice tutto e
il contrario di tutto, è esemplare –
spazio enorme a curiosità futili e soprattutto temi “scomodi” toccati in
maniera fugace, affrontati attraverso
i noti “panini”, interventi di trenta
secondi di rappresentanti dell’intero panorama politico che si accapigliano sul dato argomento settima-
nale. Sullo sfondo, o del tutto fuori
dagli schermi, rimangono le cosiddette verità “nascoste”. Per Minzolini lo scandalo D’Addario era
“gossip” non degno di attenzione.
Il problema è che lo stesso atteggiamento di voluta indifferenza è tenuto nei confronti dello scudo fiscale,
della bocciatura del Lodo Alfano,
della condanna di Mills, dell’attacco al Giudice Mesiano, e via dicendo fino all’inchiesta su Cosentino.
Strana coincidenza l’atteggiamento
differente tenuto nei confronti dello
scandalo Marrazzo. La conseguenza
di queste scelte? Per i milioni di cittadini che si basano esclusivamente
sull’informazione televisiva l’Italia
continua ad essere quella tracciata
da Minzolini e Mimun – e indirettamente da Berlusconi e dalla Casta
politica. Il nostro Paese non possiede una minima informazione libera
in tv, possono essere i giornali la nostra salvezza? (3/CONTINUA…)
Gianni Rigo
Raimondo Donzel
Nel periodico della Regione Piemonte - Notizie n. 4 del 2009 –
abbiamo appreso che il 9 luglio
di quest’anno, a Torino, è stata
presentata la “Guida pratica per
il cittadino ai servizi sanitari
della Asl e delle aziende ospedaliere di Torino”. L’iniziativa ha
l’obiettivo di “far arrivare direttamente a casa delle famiglie uno
strumento che contiene tutte le
informazioni indispensabili per
conoscere ciò che il sistema sanitario regionale offre sul territorio,
con la descrizione delle prestazioni, delle modalità di accesso
e dei recapiti. L’opuscolo offre
un percorso ragionato ai servizi
delle aziende sanitarie a partire
dalla medicina di famiglia, che
rappresenta il primo riferimento
per i cittadini”. Anche la Regio-
ne Toscana, nello stesso periodo,
ha inviato, a più di un milione di
famiglie, “La guida della salute
2009” realizzata grazie all’impegno delle Aziende sanitarie e
L’Italia dei tg
Luca Mauro Melloni
Riprendiamo l’approfondimento
sul mondo della comunicazione
lasciato in sospeso qualche numero fa. Avevamo osservato attentamente come la televisione italiana
sia in mano al sistema politico da
una parte e direttamente al Premier
dall’altra. Esiste un altro paese civilizzato in cui le reti televisive sono
così assoggettate al potere politico?
In una situazione così critica e particolare la popolazione cosa trova
sui propri schermi? Avevamo già
accennato al peso che i telegiornali
hanno nello scandire i temi d’attualità nello scenario sociale e politico del nostro paese. Nonostante la
crescente forza di forme alternative
d’informazione – i blog della cosiddetta “controinformazione”ne sono
l’esempio più fulgido – l’influenza
della Tv e dei Tg è ancora difficilmente attaccabile. Un esempio di
come i Tg indirizzano la nostra attenzione plasmando la nostra mente
arriva anche dalla scaletta tipo dei
telegiornali estivi, ce ne ricordiamo? Emergenza caldo, bollini del
traffico rossi e neri, episodi di cronaca riguardanti extracomunitari e
giovani impasticcati. In più il Super
Enalotto impazzito, la crisi che continua a passare e un accenno soft
al tema politico di turno, senza dimenticare il gossip che a noi italiani
piace tanto. Da questo prototipo di
notiziario cosa dovremmo intuire?
Che le difficoltà del nostro Paese
vanno in ferie. è possibile che sia
così? Se è vero che dopo tanto “faticoso” lavoro i politici si godono
“meritato” riposo è altrettanto certo
che i problemi italiani proseguono
anche tra giugno e settembre. Allora
perché i direttori dei tg ci assillano
col caldo estivo? E’ una scelta mediatica voluta e precisa. Meglio non
far pensare la gente. Meglio non dar
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REGIONE
Lutto per la perdita
di Elia Tampan
Claudio Latino
Elia Tampan ci ha lasciati. Chi,
come il sottoscritto, ha avuto la
fortuna di conoscerlo e di apprezzarlo come persona, come amico, come compagno sente oggi il
senso del vuoto, di una grande
perdita umana e politica. Elia
era per tutti noi della Valdigne il
grande saggio: sereno, schivo ma
nello stesso tempo determinato,
ironico, brillante e con una intelligenza acuta. Non un saggio “artificioso” o tristemente noioso,
come coloro che spesso popolano il mondo politico, ma uno autentico, che sapeva infondere in
tutti noi , con un consiglio o una
semplice battuta, coraggio e una
forza d’animo capace di risolvere
qualsiasi problema, di attenuare
qualsiasi polemica o discussione. Elia incarnava il “ popolo
della sinistra”, fatto di gente per
bene e dove la questione morale, di “berlingueriana memoria”,
era ed è un valore fondante del
nostro vivere quotidiano e che
ha consentito al Pci prima, al
Pds e ai Ds poi infine al PD di
raggiungere risultati straordinari. Sono tanti i ricordi che ci legano a lui, ad iniziare dalle tante
Feste dell’Unità,prima, e Demo-
cratiche ,poi, di Morgex, della
Valdigne organizzate insieme e
dove il suo impegno è stato davvero straordinario, per molti versi determinante insieme a quello
della sua amata Mariuccia. Lui
c’era sempre: il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via oltre
alle tante, troppe lunghe notti
passate a controllare gli stands
della Festa . Non sentiva né il
peso degli anni né quello della
fatica perché sapeva che il suo
compito era questo: quello cioè
di contribuire al rafforzamento
del SUO partito e per il quale ha
lottato in tutta la sua vita. Non
amava i riflettori Elia anzi ne
rifuggiva: ma tutti noi sapevamo, con estrema sicurezza, che
su di lui potevamo contare. E in
ogni occasione lui c’era, sempre, fino a pochi giorni fa. Oggi
ci sentiamo tutti più tristi e con
grande affetto ci stringiamo a
Mariuccia, alla sua famiglia che
ha così tanto amato e con loro
ricorderemo insieme questo
grande uomo. Lo ricorderemo
nelle nostre iniziative, nella nostra e SUA Festa Democratica
della Valdigne e attraverso quel
nipotino che tra pochi mesi nascerà, nel segno di una vita che
rinasce. Ciao Elia.
L’ultimo saluto a Elia,
uomo per bene
Raimondo Donzel
[email protected]
Cara Mariuccia, cari Elide e Ottavio, cari Devis e Sara, caro Pierino, grazie per averci consentito
di portare un ultimo saluto ad un
caro amico, al compagno Elia. Credo che l’espressione “colpiti da
un fulmine a ciel sereno” sia quella che meglio di ogni altra possa
esprimere la nostra condizione
nell’apprendere la notizia che Elia
ci aveva lasciati. Ho sentito un
vuoto. Quello che lasciano sempre
le persone che sono presenti con il
loro affetto e la loro capacità nella
famiglia e che sono partecipi della
vita sociale e politica della loro comunità. Il vuoto che lasciano quelli che ti sono vicini nella buona ma
soprattutto nella cattiva sorte. Che
ti tendono la mano quando hai bisogno di aiuto. Che non chiedono
conto della loro generosità.
Con Elia, la differenza d’età e il
suo rispetto per le cariche di partito ci impediva di definirci pubblicamente amici; ma è difficile
definire con una parola diversa da
quella dell’amicizia la gratitudine
che provavo per lui, sempre presente ad ogni riunione di partito
sul territorio. Impegnato nei grandi appuntamenti del Partito. Sempre interessato a capirne le scelte,
a contribuire con una riflessione,
ad esserne parte attiva e protagonista. Anche nei momenti più
difficili; anche quando si rimaneva in pochi a tenere alta la nostra bandiera, come nelle ultime
elezioni europee, o nella faticosa
organizzazione delle feste di partito o nelle elezioni primarie, dove
ha contribuito ad allestire il seggio
nel suo comune. E domani ci saremmo trovati tutti assieme a festeggiare questi successi, caro Elia,
successi che sono anche tuoi.
Volevi bene alla comunità di La
Salle. Mi avevi già sollecitato ad
organizzare degli incontri in vista
delle prossime elezioni comunali
e non per avere un posto in prima fila; ma perché ci tenevi alla
possibilità di un dibattito democratico aperto anche in un piccolo
comune di montagna. Non per un
interesse di parte ma per il bene
comune. Questo era il filo sottile
che ti aveva portato a vivere con
continuità consapevole l’esperienza del Partito Comunista, del
PDS, della Gauche Valdôtaine-Ds
e infine a contribuire con entusiasmo, a più di 70 anni, alla nascita
del Partito Democratico. L’attaccamento ai valori fondanti della
nostra società democratica e della
Costituzione ti ha permesso di essere sempre al passo con i tempi.
Sempre contro le disuguaglianze
e le ingiustizie, a combattere l’arroganza dei potenti e dei piccoli
prepotenti di ogni ceto sociale, a
sognare e a lavorare per un mondo
migliore, per tutti, sempre dalla
parte dei più deboli. Ecco perché,
anche se non ti accompagna una
croce, come direbbe il Presidente
Obama, non sei stato meno vicino
di tanti altri al messaggio evangelico e meriti ed hai il rispetto di
tutti, ognuno con la sua fede e la
sua ragione, in questo addio.
Eri, caro Elia, una persona per
bene. Una definizione che oggi è
importante tornare ad usare, perché è la cosa che più conta. Prima
minatore a La Thuile, poi operaio siderurgico all’acciaieria della
Cogne, in tempi dove la fatica si
misurava anche con una difficile
condizione dell’ambiente di lavoro. E trovavi il tempo per curare
i prati ed allevare qualche mucca. Aperto agli altri, sei stato uno
sportivo e hai gareggiato con i
tuoi sci sulle piste da fondo, promuovendo la pratica sportiva tra
i giovani come presidente dello
sci club. Un uomo con la schiena dritta, che ha vissuto una vita
lineare: cura della famiglia, dedizione al lavoro, disponibilità verso il prossimo, passione politica.
Una vita semplice ed esemplare
che è un messaggio concreto da
trasmettere ai giovani.
Ti rivolgo due parole in patois
come abbiamo sempre fatto tra
noi ogni volta che si siamo incontrati. Era il nostro modo di sentirci legati a questa terra, a questa
Valle che tanto amiamo. Lo patoué, noutra lenga maternella, no
rapelae que no saian de personne
umble é que lo bien etre faillet
lo partadjì intre tcheut. T’a fé to
senque un ommo dèi feye d’un la
via, itre onéto, travailleur é aidjì
cice que l’an fata; é te pou partì
tranquillo avouì totta la fameille
é les amì alentor que témoignon
lo bien que te voulliaoun.
Addio Elia, addio caro compagno,
serberemo il tuo ricordo, la tua
amicizia, il tuo esempio come un
dono prezioso nei nostri cuori.
9
REGIONE
La crisi non è finita, tantomeno in Valle
Fiom-Cgil: sciopero e manifestazione per “esigere risposte concrete”
«Sono oltre un milione le ore di
Cassa integrazione ordinaria e
straordinaria richieste dall’inizio
anno fino ad oggi dalla grande
maggioranza delle imprese metalmeccaniche della nostra regione. La lista è, purtroppo, destinata ad allungarsi». La segreteria
regionale della Fiom-Cgil Valle
d’Aosta non ci sta a parlare di
“uscita dalla crisi” e snocciola
cifre che fanno pensare al persistere di una situazione di estrema
fragilità delle imprese regionali
e, di conseguenza, al prolungarsi
dell’incertezza sul futuro di centinaia di posti di lavoro. «A fine
anno ulteriori aziende ricorreranno alla Cassa integrazione ordinaria, mentre altre si troveranno nella necessità di utilizzare la
Cassa integrazione straordinaria,
perché quella ordinaria si è esaurita, oppure perché servono am-
mortizzatori temporalmente più
lunghi (12 mesi) per fronteggiare
una crisi tutt’altro che risolta».
Secondo i metalmeccanici Cgil,
sul piano occupazionale «il quadro è sempre più preoccupante:
se ai 50 posti di lavoro persi per
il fallimento della SET di Issogne
si aggiungono i contratti a tempo
determinato e di apprendistato
non rinnovati, più i lavoratori
in mobilità, si arriva a 200 posti
di lavori persi nel settore metalmeccanico nel 2009. Sommando
questo dato con i mille posti persi tra il 2002 e il 2007, la situa-
zione occupazionale nell’industria è veramente difficile».
Per questi motivi, la Fiom valdostana pone alle istituzioni regionali e alle forze politiche quattro
priorità: «massima attenzione
nel contrastare gli effetti della
crisi sulle aziende per evitarne
la chiusura; vigilare sul corretto
utilizzo degli ammortizzatori sociali; predisporre interventi a sostegno del reddito dei lavoratori
più penalizzati dalla collocazione in cassa integrazione; individuare soluzioni occupazionali
straordinarie per chi ha perso il
lavoro». Per dare forza a queste
richieste, la Fiom ha scioperato
per quattro ore a fine turno il 13
novembre scorso, e ha preso parte alla grande manifestazione nazionale della Cgil di Roma contro
la crisi «perché l’Italia che lavora
esige risposte concrete».
Scuola, difendere la democrazia sul posto di lavoro
Elezioni RSU: la FLC-Cgil unico sindacato a presentare liste
Mauro De Luca
Segretario regionale FLC-Cgil
Tutte le Organizzazioni sindacali
della scuola hanno sottoscritto un
protocollo con l’ARAN, lo scorso
2 settembre, per indire le elezioni delle RSU nella scuola. Scade
quest’anno, infatti, il triennio di
validità delle RSU elette e gli accordi sottoscritti prevedono che
entro tre mesi vengano indette
nuove elezioni. Sulla base di tale
protocollo le liste per le elezioni
andavano presentate entro il 2
novembre e le elezioni si devono
svolgere nei giorni 1/3 dicembre
2009. Oggi tutti i sindacati, salvo
la FLC-Cgil, dichiarano che è meglio non votare per il rinnovo del-
le RSU, con motivazioni diverse,
ma certamente poco coerenti o
pretestuose: Cisl, Uil e Snals a livello nazionale accreditano una
annunciata intenzione del Ministro Brunetta di modificare (non
si sa come né quando) i comparti
contrattuali dei comparti pubblici
per convenire con lui sull’opportunità del rinvio. Questi sindacati
cioè rinnegano le regole esistenti
e abdicano al loro ruolo su materie di stretta competenza sindacale, in nome di non si sa quali
interventi unilaterali e futuri del
Ministro, contrabbandando tutto
ciò come difesa della democrazia e della rappresentatività sindacale nelle scuole. Addirittura
in campo regionale il Savt, per
protestare contro il Governo che
annullerebbe le elezioni delle
RSU, decide di non presentare
o ritirare le liste, dimostrandosi
un vero epigono del complesso
di Tafazzi. Come FLC-Cgil noi
crediamo che il miglior modo
per difendere la democrazia sul
posto di lavoro e garantire la rappresentatività dei lavoratori nella scuola sia lasciare che questi
votino i loro rappresentanti, nei
tempi e nei modi che i Sindacati
hanno concordato con l’Agenzia
per la contrattazione. Non accettiamo interventi d’autorità sulle
materie di competenza sindacale, non accettiamo che le regole
siano rispettate o meno a seconda
delle convenienze del momento,
confermiamo l’importanza delle
RSU nella scuola e per questo abbiamo presentato liste in tutte le
scuole. Se non si arriverà al voto
altri se ne dovranno assumere la
responsabilità e spiegare in maniera credibile ai lavoratori le
ragioni di questo voltafaccia.
10
REGIONE
Una legge sulle pari opportunità in Valle? Sì, ma vera
Antonella Barillà
Consigliera regionale di parità
La Regione Valle d’Aosta in questi anni, pur in
mancanza di una legge regionale specifica, ha
promosso e attuato iniziative volte a sostenere
la parità di genere in tutti i campi. La Regione
raccorda e conforma la propria azione in materia
di politiche regionali del lavoro, di formazione
e di servizi per l’impiego al principio di pari
opportunità tra uomini e donne ed al raggiungimento della condivisione e della conciliazione
tra tempi di lavoro ed attività di cura. Tale disposizione di principio ha poi trovato corpo sia
nel precedente piano di politiche del lavoro, sia
nell’attuale, dove sono state disposte azioni concrete per la realizzazione di tale principio di cui
abbiamo parlato nella newsletter di settembre.
Abbiamo accolto con favore quindi la volontà
della Regione di emanare un unico testo di legge
organico sulla materia, che integrasse effettivamente le politiche di pari opportunità trasversalmente in tutte le politiche regionali, realizzando quindi l’obiettivo generale di rimuovere
ogni ostacolo che impedisca la piena parità tra
uomini e donne nella vita sociale, politica, culturale ed economica. La parità tra i sessi infatti
non è ancora raggiunta, molte sono le cause del
ritardo, ed è proprio per questo che è importante
guardare al tema delle pari opportunità, con una
lente che consenta di vedere e tenere conto della
dimensione di genere all’interno di tutte le po-
litiche. E’ quindi più che mai attuale affermare,
in una legge organica, la specificità di genere e
definire un quadro ampio di azioni che permettano alla Regione Valle d’Aosta di operare per
un effettivo riequilibrio della partecipazione
femminile alla vita politica, sociale, culturale ed
economica, mettendo a sistema interventi finora
sostenuti solo con i fondi comunitari e con il cofinanziamento ministeriale e regionale all’interno del POR. Ma il testo presentato non risponde
pienamente agli obiettivi sottesi nel titolo del disegno di legge, anche perché mostra i limiti dovuti ad una mancanza di concertazione, che sarebbe stata auspicabile tra chi ha redatto la legge
e chi da anni opera sulla tematica, ecco perché
ci è sembrato necessario intervenire, in questa
fase, per chiedere miglioramenti e cambiamenti
al dettato normativo, che portino a realizzare effettivamente l’integrazione della dimensione di
genere nella normativa e nell’azione politica e
programmatica regionale, in coerenza con gli indirizzi della programmazione nazionale ed europea. Il testo presentato più che intervenire nella definizione delle politiche di pari opportunità
ritenute prioritarie per la Regione, interviene soprattutto sugli organismi di parità regionali che
sono e non possono essere altro che strumenti
per l’attuazione di quelle politiche. E’ la Regione che deve operare affinché nelle politiche
regionali e nei relativi interventi di attuazione
siano perseguite l’universalità dell’esercizio dei
diritti di cittadinanza, la parità e le pari oppor-
tunità tra uomini e donne nella vita economica, sociale e politica; definire l’organizzazione
regionale per favorire l’introduzione delle pari
opportunità è sicuramente un passo successivo.
Abbiamo chiesto quindi di “riorganizzare” il testo definendo una diversa struttura dello stesso,
specificando meglio: principi ed obiettivi generali; chiarendo quali strumenti la Regione ha in
animo di mettere in campo per favorire l’integrazione delle pari opportunità nelle politiche regionali; come intenda operare per promuovere la
cultura della responsabilità sociale nella Regione
e nelle Amministrazioni locali in Valle d’Aosta;
quali politiche intende attuare, strategicamente,
per rafforzare le pari opportunità nella vita economica, sociale e politica e nei rapporti sociali,
civili e politici. Solo dopo aver definito tutto
questo sarà importante definire l’organizzazione
regionale per favorire la realizzazione delle pari
opportunità e quindi entrare nel merito dell’organizzazione degli organismi di pari opportunità,
senza dimenticare in ultimo di stabilire i criteri
che regoleranno le attività di monitoraggio e di
valutazione di quanto verrà realizzato. Un’ultima
nota al testo riguarda l’aspetto linguistico: la legge è declinata tutta al maschile (il Presidente della Consulta, il Consigliere regionale di parità); la
definizione di figure pubbliche che eviti l’uso del
neutro maschile all’interno di una norma giuridica, testimonierebbe invece un’attenzione corretta
e reale, da parte della Regione, alle tematiche di
genere ed alle politiche di pari opportunità.
11
REGIONE
Stranieri, in Italia sono oltre 4,5 milioni
Dossier Caritas Migrantes 2009: sono il 7,2% della popolazione, contribuiscono per il 10% alla ricchezza del Paese
Anche nello scenario di crisi economica e occupazionale,
delineatosi alla fine del 2008 e
rafforzatosi nel corso del 2009,
l’immigrazione non ha arrestato la sua crescita. Il dato emerge dal dossier ‘Migrantes 2009’,
presentato nei giorni scorsi dalla
Caritas, che ogni anno fotografa
l’incidenza dell’immigrazione
in Italia sul mondo del lavoro,
nella scuola, sull’anagrafe del
nostro Paese. I cittadini stranieri residenti erano 2.670.514 nel
2005 e sono risultati 3.891.295
alla fine del 2008, ma si arriva
a circa 4.330.000 includendo
anche le presenze regolari non
ancora registrate in anagrafe. Incidono, quindi, tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% (totale presenze
regolari) sull’intera popolazione;
ma il dato arriva al 10% se si fa
riferimento alla sola classe dei
più giovani (minori e giovani
fino ai 39 anni). Se poi si tiene
conto che la regolarizzazione di
settembre 2009, pur in tempo di
crisi, ha coinvolto quasi 300 mila
persone nel solo settore della collaborazione familiare, l’Italia oltrepassa abbondantemente i 4,5
milioni di presenze: siamo sulla
scia della Spagna (oltre 5 milioni) e non tanto distanti dalla Germania (circa 7 milioni). Il 2008 è
stato il primo anno in cui l’Italia,
per incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione, si è collocata al di sopra
della media europea e, seppure
ancora lontana dalla Germania
e specialmente dalla Spagna
(con incidenze rispettivamente
dell’8,2% e dell’11,7%), ha superato la Gran Bretagna (6,3%).
Continua a prevalere la presenza di origine europea (53,6%,
per più della metà da Paesi comunitari). Seguono gli africani
(22,4%), gli asiatici (15,8%) e
gli americani (8,1%). Le prime
5 collettività superano la metà
dell’intera presenza (800 mila
romeni, 440 mila albanesi, 400
mila marocchini, 170 mila cine-
si e 150 mila ucraini). A livello
territoriale il Centro (25,1%) e
il Meridione (12,8%) sono molto distanziati dal Nord quanto
a numero di residenti stranieri
(62,1%). In Italia, un abitante su
14 (7,2%) è di cittadinanza straniera. L’incidenza è maggiore tra
i minori e i giovani adulti (18-44
anni). I nuovi nati da entrambi i
genitori stranieri (72.472) hanno
inciso nel 2008 per il 12,6% sulle
nascite totali registrate in Italia.
L’età media degli stranieri è di
31 anni, contro i 43 degli italiani. Tra i cittadini stranieri, gli
ultra65enni sono solo il 2%. Gli
alunni figli di genitori stranieri,
nell’anno scolastico 2008/2009,
sono saliti a 628.937, per un’incidenza del 7%. L’incidenza più
elevata si registra nelle scuole
elementari (8,3%) e, a livello
regionale, nel centro Italia. Di
questi studenti, uno ogni 6 è romeno, uno ogni 7 albanese e uno
ogni 8 marocchino, ma si rileva
di fatto una miriade di nazionalità, veramente un “mondo in
classe”, come mettono in evidenza i progetti interculturali.
Anche in un anno di crisi incipiente, come è stato il 2008, l’apporto degli immigrati è risultato
così necessario da far aumentare
il loro numero tra gli occupati
di 200 mila unità. Del resto, nel
mercato occupazionale italiano i
lavoratori nati all’estero sono il
15,5% del totale. Tra di essi non
mancano gli italiani di ritorno,
ma la stragrande maggioranza è
costituita da lavoratori stranieri, il cui afflusso si è incrementato specialmente nell’ultimo
decennio. I lavoratori stranieri
in senso stretto sono quasi un
decimo degli occupati e contribuiscono per una analoga quota
alla creazione della ricchezza
del Paese. Di questi circa 2 milioni di lavoratori immigrati,
quasi un milione si è iscritto ai
sindacati, mostrando così la volontà di tutelare la dignità del
proprio lavoro.
In Valle 7.500 stranieri, prevalgono le donne
I lavoratori non italiani sono il 13% della forza lavoro totale
Sono 7.509 gli stranieri residenti
in Valle d’Aosta al 31 dicembre
2008, secondo i dati del dossier
Caritas ‘Migrantes’. Di questi,
il 53,5% è composto da donne,
una delle medie più alte tra le
venti regioni italiane. Tra il 2000
e il 2008, l’incremento della popolazione straniera nella nostra
regione è stato di oltre il 200%,
con “un accelerazione che corrisponde alla tendenza osservata anche a livello nazionale”. Il
rapporto Migrantes è stato illustrato in Valle da William Bonapace, docente di Relazioni Interculturali all’Università della
Valle d’Aosta, secondo il quale
la Valle sta vivendo una “fase
di assestamento strutturale che
rende sempre più visibili i tratti
della presenza immigrata sul territorio”, con una capacità attrattiva “dimostrata dalla mobilità
migratoria interna che evidenzia
un saldo positivo equivalente al
20,6 per mille, il più altro fra tutte
le regioni italiane”. Alla fine del
2008 i cittadini stranieri iscritti
all’anagrafe in Valle d’Aosta erano 7.509, con un incremento di
poco superiore al 13% rispetto
al 2007, con un’incidenza del
6% sul totale della popolazione
locale. Bassa l’età media (30,9
anni per gli stranieri presenti in
Valle, 43,8 quello relativo alla
popolazione italiana), con una
“significativa presenza di bambini e ragazzi nelle scuole valdostane” (1.276 alunni stranieri
pari al 7,3% del totale). Sul fronte del lavoro, gli occupati non
italiani erano 6.650 nel 2008 (su
un totale di 50.832 lavoratori,
con un’incidenza pari ad oltre il
13% della forza lavoro totale): cifra raddoppiata rispetto al 2000,
quando erano 3.017. Il rapporto
di Caritas e Migrantes evidenzia
anche il fatto che nel 2008 in Valle d’Aosta si è registrato un tasso
di natalità tra i più alti d’Italia (il
10,2% rispetto al 9,6% della media italiana) e che il 15,4% delle
nascite è avvenuto per merito di
madri straniere, di cui il 3,7%
con partner italiani.
12
AOSTA
Ecosistema urbano, Aosta tra le ‘Top 20’ d’Italia
Presentata la ricerca di Legambiente: 15° posto assoluto, bene qualità dell’aria e raccolta differenziata,
Davide Avati
[email protected]
Un lusinghiero 15° posto assoluto tra le 103 province italiane,
un balzo in avanti di 14 posizioni rispetto allo scorso anno con
miglioramenti significativi sotto
l’aspetto della qualità dell’aria,
della raccolta differenziata dei
rifiuti e del risparmio energetico.
Il 16° rapporto ‘Ecosistema urbano’ di Legambiente, presentato a
Roma nei giorni scorsi, premia
la città di Aosta sotto l’aspetto
della vivibilità ambientale, assegnando al capoluogo regionale un risultato complessivo ben
superiore rispetto alla media
italiana e un posto tra le venti
città più ‘eco-sostenibili’ del Paese. Il dossier, curato dall’istituto di ricerche “Ambiente Italia”
con la collaborazione editoriale
del quotidiano “Il Sole 24 Ore”,
esamina ogni anno la vivibilità
dei 103 capoluoghi di provincia
italiani, attraverso l’esame di
125 parametri divisi per macro
argomenti (aria, trasporti, acqua,
ambiente e verde, energia, rifiuti, pubblica amministrazione e
aziende), che danno luogo a 27
classifiche di settore e a una graduatoria generale.
Sulla base dei parametri della ricerca di Legambiente, la città di
Aosta è all’avanguardia in Italia
per qualità del parco auto, con
l’83% di mezzi euro 3 ed euro 4
circolanti sul totale. Ottima anche la qualità dell’acqua (prima
per depurazione, con il 100%) e
l’incidenza di aziende con certificazione di qualità ambientale
‘ISO’ (sono 5,23 ogni mille imprese, 4° posto in Italia). Molto
positivi sono poi anche una serie di parametri ambientali ed
energetici. Aosta è settima in
Italia per impianti di solare termico su edifici comunali, con
3,28 mq ogni mille abitanti. Cresce poi la raccolta differenziata, che pone Aosta al 15° posto
con il 46,6% di rifiuti riciclati
sul totale. Bene anche l’offerta
di trasporto pubblico (17° posto
con 39 km-vetture per abitante
all’anno), l’estensione delle zone
a traffico limitato (17° con 5,66
mq per abitante), le polveri sottili (con una media annua di 26
microgrammi al metro cubo), la
produzione pro-capite di rifiuti
urbani (18° posto con 496,30 Kg
per abitante l’anno) e per verde
urbano fruibile (25° con 16,6 mq
per abitante). Detto delle ‘eccellenze’, la nostra città registra anche alcuni parametri ambientali
in linea con la media nazionale,
ad anche alcune criticità ancora
da risolvere.
Resta alta l’attenzione sulla
quantità di ozono nell’atmosfera, con circa 30 giorni all’anno
di superamento della media prevista; sono ancora scarsi le piste
ciclabili (Aosta è 49ª con 4,5
metri di piste ogni 100 abitanti)
e il verde urbano totale (52° posto in Italia con 470 mq di aree
verdi ogni ettaro di superficie
comunale). I problemi più grandi riguardano però i consumi di
carburante, le emissioni di CO2
e le perdite dalla rete idrica:
ben il 35% dell’acqua immessa
in acquedotto si ‘perde’ senza
venire consumata, e inoltre gli
aostani si confermano tra i più
‘spreconi’ con un consumo medio di oltre 174 litri di acqua
per abitante al giorno. Ancora:
in città non si produce nemmeno un megawatt di solare fotovoltaico su edifici comunali; i
passeggeri utilizzanti trasporti
pubblici sono pochi (68° posto
in Italia con appena 35 viaggi
per abitante l’anno); le emissioni di anidride carbonica dai
mezzi pubblici sono altissime,
indice di un parco automezzi
vecchio e molto inquinante; le
isole pedonali sono scarsissime
(appena 0,06 mq per abitante); i
consumi di elettricità domestica
e di carburante sono alle stelle;
infine, l’altissimo tasso di motorizzazione vede Aosta all’ultimo
posto in classifica, con 208 auto
circolanti ogni 100 abitanti.
L’Amministrazione comunale
di Aosta, per bocca dell’Assessore all’Ambiente Delio Donzel,
si dice “soddisfatta del risultato
della ricerca”, perché “fotografa
gli sforzi dell’Amministrazione
per fare di Aosta una città sempre più vivibile e sostenibile da
un punto di vista ambientale”
e al tempo stesso “ci sprona a
migliorare le criticità fotografate dal dossier, in particolare
per quanto concerne i consumi
elettrici domestici, i consumi di
carburante e la dotazione di piste ciclabili”.
13
AOSTA
Dieci anni e 145 milioni di euro
per cambiare l’ospedale
La nuova struttura – La cosiddetta ‘ala est’
Si tratta, di una struttura ad alti
contenuti tecnologici che dovrà
ospitare alcune delle più complesse attività dell’ospedale:
Pronto Soccorso, Terapia Intensiva, Diagnostiche e terapie invasive, blocco operatorio. La struttura si dovrà sviluppare dal Viale
Ginevra in direzione est, occupando l’area attualmente adibita a parcheggio pubblico e sarà
articolata su quattro piani oltre a
due piani interrati, occupati dal
nuovo parcheggio che dispone
di circa 500 posti auto. Al livello
– 4 sarà collocato il nuovo blocco
operatorio costituito da sei sale
operatorie e dai locali accessori,
la Terapia Intensiva e la radiologia interventistica. Al livello 0 il
Pronto Soccorso, dotato di tutti
gli spazi necessari per il corretto svolgimento delle sue funzioni. Allo stesso piano, ma con un
percorso completamente separato, si realizzerà la galleria di collegamento che conduce al Viale
Ginevra. Ai livelli +4 e +8 due
unità di degenza per piano, ciascuna dotata di 30- 36 posti letto,
per circa 140 posti complessivi,
che andranno a costituire il dipartimento chirurgico. L’ultimo
piano, al livello + 12, ospita le
aree dipartimentali chirurgiche.
Ristrutturazione
dell’attuale
ospedale ‘Umberto Parini’
Gli interventi di ristrutturazione
e di ammodernamento del presidio ospedaliero di Viale Ginevra
potranno avere inizio successivamente alla realizzazione del
nuovo fabbricato e dopo avervi
trasferito il Pronto Soccorso, la
Terapia Intensiva, il blocco operatorio e tutto il dipartimento
chirurgico. Gli interventi saranno volti prevalentemente a migliorare il comfort complessivo
del presidio, ad adeguarlo alle
più moderne esigenze dell’assistenza ospedaliera, a coordinar-
lo funzionalmente con il nuovo
fabbricato, a verificare ed eventualmente modificare, collocazioni, spazi e collegamenti dei
servizi e delle attività. Le attuali
degenze dovranno essere ristrutturate realizzando unità di degenza indifferenziate, dotate di
un numero di posti letto che sia
in grado di conciliare un elevato
livello assistenziale con l’economia gestionale. Il problema sarà
stato risolto mediante la realizzazione di un nuovo corpo di
fabbrica che “aggira” all’esterno
il blocco scale ascensori. Questa
soluzione permette di prevedere l’aumento del numero delle
camere ad un solo letto, migliorando ulteriormente il comfort
ospedaliero. Risulteranno in tal
modo realizzabili 6 unità di degenza (2 al livello + 4, 2 al livello
+ 8, e 2 al livello + 12), con una
capienza di circa 30-35 posti letto ciascuna, per un totale di circa 180 - 200 posti letto. In queste
nuove unità di degenza verranno
ospitate le specialità di Medicina
ad alta diffusione e le Medicine
specialistiche. Due delle unità
di degenza verranno riservate
rispettivamente alle Malattie
Infettive ed alla Cardiologia
UTIC. Nell’area delle degenze
verranno inoltre previste ad
ogni piano adeguate aree dipartimentali costituite da studi
medici, sala riunioni, consultazioni, ecc. Il padiglione C, “ala
nuova”, ospiterà le specialità
trasferite dalle altre sedi: il dipartimento materno-infantile e
la psichiatria.
Tempi di realizzazione e costi
degli interventi
Lo studio prevede un iter di 9
anni dall’avvio della procedura
di gara d’appalto alla consegna
dei lavori. Per quanto riguarda
la spesa, la stima complessiva
dei costi di realizzazione, con
listini riferiti al 2007, supera i
145 milioni di euro.
Piscina coperta: partire presto con i lavori di rifacimento
Crescono le richieste di spazi
dove praticare il nuoto, ma le
strutture adeguate ancora latitano, soprattutto ad Aosta. Terminata l’odissea della piscina scoperta, riaperta la scorsa estate con
grande favore di pubblico, ora i
riflettori sono puntati sul recupero della piscina coperta di Aosta,
che versa in condizioni di degra-
do strutturale. A riportare l’argomento in Consiglio Valle è stata
un’interpellanza del consigliere
PD Gianni Rigo: “dallo studio
predisposto da un professionista
nel 2006 sulle criticità presenti
nella piscina coperta di Aosta di
proprietà regionale – spiega Rigo
- è emerso che ‘le strutture portanti in calcestruzzo, gli impianti
e alcune opere di completamento necessitano di importanti interventi di ristrutturazione che
possono essere rimandati solo
a breve termine e che potranno
comportare significativi periodi di disagio per le utenze’”. Di
fronte a questo quadro, già nel
2008 l’allora assessore regionale
al Turismo avanzava l’ipotesi “di
realizzare una piscina coperta
attigua a quella esistente”. Tuttavia, in questo anno e mezzo,
nulla sembra essere stato messo
in cantiere. Per questo, il consigliere del Partito Democratico
ha chiesto alla Giunta di “confrontarsi in commissione consiliare sul programma operativo
dei lavori”.
Le Travail / Il Lavoro
Quindicinale di attualità, politica e cultura fondato
nel 1948 da Giulio Dolchi
Organo di informazione del Partito Democratico Valle d’Aosta
Direttore responsabile: Giovanna Zanchi
[email protected]
14
Coordinatore della redazione: Davide Avati - [email protected]
Redazione: Quintino Botrugno ([email protected]);
Orfeo Cout ([email protected]);
Claudio Latino ([email protected]);
Maurizio Pitti ([email protected]);
Fabio Protasoni ([email protected]);
Redazione e amministrazione:
Corso Battaglione Aosta 13/a
11100 Aosta Tel. 0165 262514 – Fax. 0165 234245
e-mail: [email protected]
[email protected]
TERRITORIO
Montjovet presenta “i Monelli dell’arte”
Associazione e progetto di “Formazione teatrale” per attori ed educatori con la passione PER l’INTEGRAZIONE
Orfeo Cout
[email protected]
Venerdì 20 novembre alle ore 18
presso il salone della Scuola Primaria e dell’infanzia di Montjovet
Capoluogo si terrà la conferenza
stampa di presentazione del progetto “Formazione Teatrale per
attori ed educatori con la passione
dell’integrazione” e dell’Associazione “I Monelli dell’Arte” Interverranno: Albert Lanience – Assessore alla sanità, salute e politiche
sociali,; Paola Davico – Dirigente
del Servizio disabili della Regione; Ivo Surroz – Sindaco di Montjovet; Orfeo Cout – Vice Sindaco
di Montjovet e Presidente dell’Associazione “I Monelli dell’Arte”;
Mariuccia Allera Longo – Direttore
Artistico dei “Monelli dell’arte”.
L’Associazione “I Monelli dell’arte” si è costituita il 26 marzo 2009,
ma è il risultato del progetto di un
laboratorio teatrale integrato promosso e finanziato dall’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Montjovet e gestito da educatori volontari, che ha iniziato la
sua attività nell’ottobre del 2006 .
L’Associazione quindi testimonia
il consolidamento dell’esperienza
sul territorio e la fedeltà e convinzione dei volontari e dei ragazzi
coinvolti. Le finalità dell’Associazione, che è senza fini di lucro,
comprendono e ampliano quelle
iniziali del progetto del Laboratorio Teatrale Integrato, attingendo
all’esperienza precedente.
Per perseguire gli scopi sociali,
l’Associazione si propone quindi
di, avere attenzione verso situazio-
ni di bisogno presenti sul territorio;
educare i giovani alla solidarietà
sociale; favorire l’integrazione sociale di ragazzi diversamente abili
con ragazzi coetanei, all’interno di
un laboratorio teatrale integrato;
stabilire rapporti personali capaci
di educare e far crescere i cittadini
in situazioni di particolare disagio
soggettivo e sociale, utilizzando la
situazione teatrale come palestra
di vita; stimolare le capacità comunicative interpersonali ed espressive attraverso l’attivazione di tutti
i canali sensoriali, anche residui
e attraverso la pratica del linguaggio teatrale inteso come la sintesi
di diversi linguaggi artistici; arricchire le competenze
di educatori e operatori scolastici e sociali
nell’ambito teatrale riferito a persone diversamente abili, anche
organizzando
stage
di aggiornamento con
esperti professionisti;
promuovere un’attività di ricerca in gruppo rispetto ad abilità
espressive (motorie,
linguistiche,
musicali, artistiche) che
potenzino le possibilità comunicative di
persone in situazione di disabilità;
stimolare l’attenzione sulle problematiche legate alla disabilità ed ad
altri bisogni sociali attraverso attività di promozione, organizzazione
e produzione di eventi culturali ed
artistici, nonché di solidarietà.
Ed è appunto parlando di stage
di aggiornamento e formazione
VINCITORI
Venerdì 30 ottobre Aymavilles – Hôtel du Midi
Pino Diano – Gino Grossi
Domenica 1° novembre
Verrayes – Hôtel Cristina
Domenico Budaci – Diego Galizia
Martedì 3 novembre
Pont-Saint-Martin – Bar Boulodrome
Gino Grossi – Marilena Menabreaz
che l’Amministrazione comunale di Montjovet in sinergia con
l’Associazione i Monelli dell’arte
ha presentato questo progetto di
“formazione teatrale per attori ed
educatori con la passione dell’integrazione” che è stato finanziato
dall’Assessorato sanità, salute e
politiche sociali della Regione in
base all’art. 14 della legge Regionale 18 aprile 2008, “Sistema integrato di interventi e servizi a favore
delle persone con disabilità”. Un
progetto che diventa un’importante risposta al grande bisogno di
formazione dell’associazione.
Infatti, il gruppo si propone di superare la spontaneità nell’espressione teatrale e di imparare strumenti espressivi che rendano
la comunicazione più versatile e
ancora più efficace. Alla base vi è
quindi l’esigenza di imparare nuove tecniche da professionisti del teatro, che possano indicare percorsi
che saranno filtrati dagli educatori
teatrali ed adattati alle esigenze
ed alle possibilità dei componenti. Gli stages sono rivolti a tutti i
partecipanti al laboratorio teatrale
di Montjovet, ma soprattutto, agli
educatori o ai futuri educatori, a
insegnanti e studenti sensibili al
problema dell’inclusione sociale
delle persone diversamente abili.
CLASSIFICA
Pino Diano
Gino Grossi
Marinela Menabreaz
Alberto Zamperlin
Roberto Bignotti
Marco Doveil
Roberto Albaney
Renato Dalla Zanna
Corrado Daudry
Francesco Mannoni
Arturo Chabod
Giliola Borettaz
Antonio Gallo
Santo Vignale
Giovanni Farace
Sebastiano Navarretta
Nestore Bianquin
Laura Coluccio
68
58
41
41
40
39
37
37
35
35
34
33
33
32
31
29
28
28
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LA TESTATA FRUISCE DEI CONTRIBUTI STATALI
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FORUM
IL SENSO DELLE PAROLE
La moglie di Piero
La scena: un’osteria. Un uomo
seduto, nudo e col capo chino,
circondato da decine di persone
che lo insultano e lo deridono. E’
appena stato scoperto in una situazione imbarazzante e ora tutti
si fanno beffe di lui, che fino a
ieri sembrava una persona perbene, stimata e potente.
La porta del locale si apre: appare la moglie. Pian piano le urla e
gli sberleffi si placano. Tutti gli
occhi sono per lei. Cosa farà? Gli
urlerà la sua rabbia e il suo sdegno per essere stata tradita in un
modo tanto indecente? Lo prenderà a sberle in pubblico? Quando la donna si avvicina al marito
il silenzio si fa totale. E lei, con
un gesto inatteso e sorprendente,
lo prende per mano e gli dice:
“Vieni, torniamo a casa”.
Il “caso” Marrazzo è tutto qui.
Negli occhi di un uomo perso e
nel cuore di una moglie che, sovvertendo tutte le aspettative, ha
scelto di non lasciarlo. Roberta
Serdoz, giornalista del Tg3, ha
preso in contropiede il sentire comune ribaltando la logica
spietata dei benpensanti. E il
giorno dopo, sui giornali, tutti
parlavano di lei, del suo coraggio, della sua forza, della sua
nobiltà d’animo. E almeno per
qualche ora la pressione su suo
marito si è fatta meno feroce.
Come mai il gesto della moglie
dell’ex presidente della Regione
Lazio ha fatto tanto scalpore?
Perché non c’è nulla,
nella nostra società,
di più dirompente del perdono. Un
perdono, in questo
caso, neppure pronunciato, discreto
e tenero, contenuto
in una sola frase, affidata ad un amico:
“La mia famiglia,
comunque, resterà
unita”. E in quel
“comunque”, tutto
il carico di dolore e
di amarezza che si può immaginare...
di Ettore Ongis (L’Eco di Bergamo, 4 novembre 2009)
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Don Ugo e il crocifisso
Paolo Gianfranceschi
Segretario circolo PD Grand-Combin
Molti simpatizzanti del Pd della Valle d’Aosta si riconoscono
nella tesi di Don Ugo Busso,
parroco di Gignod, Exenex e
Signayes. L’ex presidente della
Caritas Diocesana Valdostana in
una intervista rilasciata ad un
settimanale locale si è rivolto ai
suoi fedeli e tra le altre cose ha
detto : “La fede non si impara a
scuola, ma si vive in parrocchia”.
Alcuni esponenti politici approfittando di questa situazione, lo
hanno coinvolto in un confronto
molto simile ad una diatriba. In
questo dibattito che considero
sterile, questo continuo strattonare la giacca, da parte di aree
politiche “locali” che si rifanno a convinzioni filosofiche più
o meno laiciste, di un uomo di
fede come Don Ugo Busso - molto impegnato anche nel sociale credo sia solo uno dei tanti altri
mezzucci per distogliere l’attenzione sui reali problemi e sulla
crisi della politica in questa Regione. Nell’intervista rilasciata
alla Vallée Notizie Don Busso,
fa solo notare che la scuola e la
politica prima di parlare di islamizzazione, entrambe, dovrebbero dare eguali opportunità alle
diverse culture. Sulla polemica
del crocefisso nelle aule scolastiche, l’approccio al problema
deve essere caratterizzato dal rispetto verso tutte le fedi e tutte
le culture e non dal disprezzo
verso il simbolo della croce. Essa
non è solo presente nelle aule,
ma anche negli ospedali, sulle
cime delle nostre montagne, sui
sentieri, nei vari luoghi di culto.
E qui Don Busso dice una solenne verità ricordandoci che i veri
simboli della cristianità sono i sacramenti, che rappresentano una
tappa fondamentale per i cristiani, come l’Eucarestia e la parola
che l’accompagna. Ed è solo grazie a questi simboli che i credenti
diventano popolo di Cristo. Chiudo prendendo a prestito il bollettino parrocchiale di Gignod che
già nel 1992 riportava in maniera
lungimirante il “Lessico familiare”, di Natalia Ginzburg, deputata
della sinistra, figlia del prof. Levi,
ebrea e atea. Negli anni ’80 essa
scrisse: “Il crocifisso non genera
nessuna discriminazione. Tace.
È l’immagine della rivoluzione
cristiana, che ha sparso per il
mondo l’idea dell’uguaglianza fra
gli uomini fino ad allora assente…
Perché mai dovrebbero sentirsene
offesi gli scolari ebrei? Cristo non
era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno
prima di lui aveva mai detto che
gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i
bambini, i ragazzi lo sappiano fin
dai banchi di scuola”. Basterebbe
raccontarlo a tanti genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo,
cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso.
Muri abbattuti, muri in costruzione
Giovedì 26 novembre alle 21 presso l’Espace si terrà una serata per la pace in Israele e nei Territori Occupati della Palestina.
Giancarlo Rosso è appena rientrato dalla Palestina dove ha partecipato all’iniziativa “Time for Responsabilities”, promossa
dalla Tavola per la Pace, dal Coordinamento degli Enti locali per la Pace e dalle Piattaforma delle ONG italiane per la
Palestina e ha deciso di condividere la propria intensa esperienza diretta nei Territori occupati da Israele in Cisgiordania,
vere e proprie prigioni a cielo aperto, dove i diritti dei Palestinesi ad una vita dignitosa vengono sistematicamente violati da
checkpoint, restrizioni, demolizioni, delocalizzazioni, trincee, blocchi, palizzate elettrificate e … dal muro di circa 800 km.
che gli Israeliani iniziarono a costruire nel 2002, durante la seconda intifada. Nel 2004 il muro fu condannato dalla Corte
Internazionale di Giustizia in quanto lesivo del diritto di autodeterminazione dei Palestinesi, in palese violazione del diritto
internazionale. E allora? Nulla! La costruzione continua, mentre noi, in Europa, abbiamo celebrato con sincera emozione il
ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino!
16
ulitma chance per salvare il pianeta
Copenhagen: per il clima un summit ONU decisivo
Il summit mondiale sul clima che si terrà a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre prossimi è
terribilmente a rischio fallimento, ma questa ipotesi non è assolutamente accettabile.. quindi...
Insufficienti le trattative
preliminari
Le trattative “preliminari” di
Bonn ad agosto sono risultate insufficienti a garantire un’apertura verso la soluzione dei problemi ambientali. Pesanti le accuse
dei membri del comitato WWF.
Kathrin Gutmann, coordinatrice
della politica sul clima della famosa associazione ambientalista,
ha infatti dichiarato: «I progressi
alla fine del secondo turno di negoziati della conferenza delle Nazioni Unite a Bonn sono risultati
deboli. Più che progetti concreti,
sembra che i governi abbiano stilando una lista della spesa, pie-
Le questioni chiave
Per chiudere un accordo in grado di salvare il pianeta dalle devastanti conseguenze del cambiamento del
clima, i delegati devono:
condividere una visione che
fissi la soglia del riscaldamento
globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali;
assicurare che le emissioni
globali di anidride carbonica
raggiungano il picco ben prima del 2020 e successivamente
si riducano rapidamente, con
l’obiettivo di tagliare le emissio-
na di buoni propositi campati in
aria». Fortemente criticato anche
l’impegno dell’Unione Europea
nelle trattative: “L’Unione europea si crogiola nella sua posizione di leadership e nei risultati finora ottenuti, ma non ha mostrato segni di rinnovamento e idee
propositive per il futuro. Hanno
fatto meglio Paesi non aderenti
all’Unione come la Svizzera e la
Norvegia, presentando proposte
di cambiamento concrete, in merito ad investimenti finanziari,
incentivi ecologici e sviluppo di
ecotecnologie”.
Summit sul clima: il trattato di
Greenpeace e Wwf
Nel percorso verso Copenhagen,
Greenpeace e Wwf si sono impegnate, insieme ad altre associazioni internazionali, per stilare
un proprio «Trattato sul clima
per Copenhagen» Il lungo testo,
che è stato già distribuito ai negoziatori di 192 paesi, ha impegnato per un anno le principali associazioni mondiali che si occupano delle politiche climatiche.
Il documento contiene un vero e
proprio testo legislativo che evidenzia gli elementi chiave necessari per concludere un accordo
globale equo e ambizioso, in grado di mantenere gli impatti dei
cambiamenti climatici al di sotto
dei livelli di rischio inaccettabili
identificati dalla maggior parte
degli scienziati. Esso descrive il
percorso che il mondo dovrebbe
avviare per evitare cambiamenti climatici catastrofici, riconoscendo che l’incremento delle
temperature globali deve mantenersi al di sotto dei 2 gradi centigradi. Si stabilisce un tetto globale alle emissioni – e un idoneo
budget di carbonio – e si spiega
in dettaglio come i Paesi in via di
sviluppo e quelli industrializzati
possano contribuire alla salvezza
del pianeta e delle popolazioni,
coerentemente con i propri mezzi e le proprie responsabilità. Il
documento mostra infine come i
Paesi più poveri e vulnerabili del
mondo possono essere protetti e
risarciti.
ni globali dell’80% entro il 2050
rispetto ai livelli del 1990.
climatico per i paesi in via di
sviluppo.
concordare che i paesi industrializzati taglino le loro
emissioni per lo meno del 40%
entro il 2020 come gruppo e
almeno del 95% entro il 2050
rispetto ai livelli del 1990, con
gli Stati Uniti impegnati in una
riduzione che sia comparabile
per natura e intensità, restando
entro i limiti del rimanente budget globale di carbonio.
facilitare la transizione ad
un’economia a basse emissioni
attraverso lo sviluppo di tecnologie verdi e Programmi di trasferimento di tali tecnologie in
tutto il mondo.
creare nuove istituzioni
e strutture sotto il cappello
dell’UNFCCC per dare esecutività al trattato di Copenaghen.
Tratto da: www.ecologiae.com
definire le modalità di finanziamento delle misure di
adattamento al cambiamento
Fornire alle economie emergenti e ai paesi in via di sviluppo l’accesso a tecnologie pulite
e adeguare i livelli di finanziamento in modo che tali paesi
possano intraprendere azioni
concrete di lotta ai cambiamenti climatici.
http://www.ecodiario.it
sostenere l’adozione di
misure drastiche per la difesa delle foreste e assumere
l’obiettivo di deforestazionezero entro il 2020.
concordare che il risultato legale di Copenaghen sia un
Protocollo di Kyoto emendato
e in aggiunta un nuovo Protocollo Copenaghen per garantire la necessaria e urgente azione globale.
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Economia `green` e disastro climatico