Quindicinale di attualità, politica e cultura fondato nel 1948 da Giulio Dolchi «Dobbiamo convincere i leader del mondo a firmare un trattato ambientale ambizioso, equo e vincolante per fermare il catastrofico cambiamento climatico in atto». Associazione ‘Avaaz.org’ GIOVANNA ZANCHI Come se dipendesse da noi Pechino sostiene di aver utilizzato la tecnologia per far cadere un’abbondante nevicata e rimediare così ad un lungo periodo di siccità. Mosca, dal canto suo, vorrebbe irrorare il cielo di sostanze chimiche in grado di inibire le massicce precipitazioni che ogni anno costano al governo cifre da capogiro per lo sgombero neve dalle strade. Forse ci siamo distratti, perché, fino a poco tempo fa, eravamo tutti ancora convinti che “almeno al tempo non si comanda”. Probabilmente si discuterà anche di queste forzature atmosferiche a Copenhagen, in quello che si presenta come una delle ultimissime occasioni per raggiungere quell’intesa mondiale necessaria ad invertire la rotta ostinata del pianeta verso l’autodistruzione. Esagerazioni? Sappiamo tutti benissimo che non lo sono; solo che queste verità cozzano con interessi economici macroscopici e allora, tanto vale minimizzare, temporeggiare, lasciando che siano le generazioni future a fare i conti con tutto questo. Avete presente la scena drammatica in cui il Titanic sta per schiantarsi contro l’iceberg che manderà a picco la splendida nave inaffondabile? Il capitano tenta disperatamente di mettere le macchine “indietro tutta” segue a pag. 2 copenhagen Il fallimento non è un’opzione Se il mondo non sarà in grado di raggiungere un accordo politico alla conferenza delle Nazioni Unite in dicembre, sarà l’intero sistema democratico globale a non essere in grado di ottenere risultati in una delle sfide più cruciali del nostro secolo». Connie Hedegaard, Ministro danese per il Clima e l’Energia e Presidente di COP15. Economia ‘green’ e disastro climatico «I paesi potenti non hanno alcun interesse a modificare le cause strutturali del disastro climatico. Al contrario tutti sembrano ormai convinti, al Nord come al Sud, che la soluzione alla crisi mondiale passi per il rilancio della crescita, dell’economia di mercato, ma di colore verde (automobile verde, energia verde, abitazione verde…). Nessuno po- trebbe contestare l’importanza e l’urgenza di ‘mettere al verde’ le nostre economie. Tuttavia, colorare di verde il sistema economico senza modificarne i principi e le modalità di funzionamento che sono all’origine della crisi, ha poco senso (…). Abbiamo davvero bisogno di altre centinaia di milioni di automobili e di camion, anche se verdi? Così mi- lioni di abitazioni supplementari a energia passiva e attiva, a New York, Parigi, Francoforte, Osaka, Dubai, Los Angeles… non risolveranno niente per miliardi di persone povere, senz’acqua potabile né servizi sanitari, senza abitazione decente, senza accesso alla sanità e all’istruzione base». Riccardo Petrella su Monde Diplomatique 1,50 € - prima quindicina NOVEMBRE 2009 - www.partitodemocratico-vda.it Poste Italiane S.p.A Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma DCB Aosta - anno 61 n° 18 2 POLITICA Lavoro, federalismo e alternativa Raimondo Donzel [email protected] L’intervento del neosegretario Bersani durante l’Assemblea nazionale del 7 novembre è stato accolto con molto favore da tutti i presenti. Sia Franceschini, sia Marino, pur rivendicando le ragioni politiche delle loro candidature, si sono riconosciuti nei passaggi chiave della relazione del Segretario. E se devo essere franco in molti passaggi mi è parso che Bersani parlasse più da Presidente del Consiglio dei Ministri, da premier per intenderci, che da segretario preoccupato solo delle vicende del suo partito. E quindi ho apprezzato molto il suo sforzo di non pensare solo alle sorti di una “parte” del paese ma di voler parlare a tutti gli italiani, facendo lo sforzo di spiegare loro le nostre ragioni, le ragioni di un centrosinistra senza trattino. Anche a livello nazionale è quindi prevalso uno spirito di coesione e la volontà di una gestione collegiale del partito. Il tema dello sviluppo e del lavoro, sia dipendente sia imprenditoriale, con particolare attenzione alle piccole e medie impresse, è stato rilanciato non solo come caratterizzante di una grande forza popolare ma come centrale per la ripresa economica e per dare risposte concrete ai giovani, ai precari, ai cassintegrati, ai disoccupati. Forte è stata la denuncia della carenza di una politica di intervento del governo nazionale che rischia di impoverire il paese proprio mentre ci sono segnali di uscita dalla crisi; in Italia c’è il pericolo di avere una “ripresina” senza significative ricadute occupazionali. Inoltre molto importante è stata l’attenzione che ha riservato al tema del Federalismo. Bisogna dire basta al Federalismo delle chiacchiere e iniziare a sostenere le autonomie e gli enti locali attraverso un vero decentramento che sia legato anche al trasferimento di risorse. Infine è stata lanciata una articolata proposta attraverso cui costruire un’alternativa al Governo Berlusconi. Col suo pragmatismo Bersani ha fatto capire che senza alleanze mirate sia a sinistra sia al centro non ci sono i numeri per costruire un’alternativa. Ma ha anche puntualizzato che si tratta di un percorso lungo e che il primo vero traguardo saranno le elezioni politiche del 2013. Franceschini: uomo leale che mantiene gli impegni Erika Guichardaz Delegata nazionale Dall’Assemblea Nazionale di sabato sono uscite ancora con più forza le indubbie qualità del nostro ex segretario. L’intervento di Dario Franceschini ha fatto nuovamente emergere la sua grande lealtà e ha portato la platea a dedicargli l’applauso più lungo di tutta la giornata. Dopo una relazione molto programmatica del Segretario, Dario ha sfoderato un intervento unitario a sostegno di Bersani, bocciando la cultura delle logiche di appartenenza e affrontando i nodi politici che sono stati al centro del nostro dibattito congressuale e che, alla luce dei fatti, hanno portato anche il nuovo Segretario a recepire alcune posizioni delle altre due mozioni. In primo luogo l’importanza delle primarie per le quali tanto, al nostro interno, abbiamo discusso, ma che oggi ci rendono così orgogliosi e più forti grazie a quei 3 milioni di elettori. Il popolo ha dimostrato di essere più avanti di noi e ha rinnovato la sua fiducia a questo partito. Le primarie hanno dimostrato che non esiste antagonismo fra iscritti ed elettori e che inevitabilmente la forma partito deve tener conto del radicamento e degli iscritti, ma anche della partecipazione e degli elettori. Il Partito Democratico oggi non è lo stesso rispetto a quello di due anni fa; oggi c’è una vera mescolanza e la competizione non è avvenuta in un dibattito fra ex (Bersani avrebbe ottenuto una maggioranza ben più larga). L’essere mischiati a livello nazionale come regionale porta oggi Bersani e Donzel ad essere i Segretari di tutti. A seguire il nodo politico delle alleanze. Franceschini prima e Fassino poi hanno chiarito che il dibattito di questi mesi ha fatto emergere che non c’è nessuno che pensa che il PD possa fare da solo, ma è necessario che si producano alleanze in grado di vincere senza dover tornare alla stagione in cui il solo collante era il contrasto con l’avversario e soprattutto che vengano esplicitate agli elettori prima del voto. Ed infine l’unità, condizione necessaria perché la politica recuperi credibilità. “Le vittorie saranno di tutti, ma anche le sconfitte saranno di tutti. Uno dei nostri vizi è sempre stato quello di condividere le vittorie e di buttare sulle spalle di qualcuno le sconfitte e l’ho vissuto su di me in questa esperienza da segretario”. Franceschini conclude dicendo: “E’ tempo di una stagione di unità, adesso il nostro compito è quello di sostenere lealmente chi guida il partito. Noi, Pier Luigi, faremo così”. E dopo aver ricordato un uomo come Elia Tampan, che in ogni momento mi ricordava l’importanza dell’unità, dico anch’io “Bersani sarò con te”. segue da pag. 1 e di virare, ma la velocità della nave è tale da rendere la manovra pressoché impossibile... Ecco, le nostre scelte di vita, di consumismo esasperato, di irresponsabile e iniquo sfruttamento delle risorse ci hanno lanciato verso un punto di non ritorno contro il quale rischiamo di schiantarci. E allora? Svegliamoci e muoviamoci, documentiamoci sulle buone pratiche e sui progetti realizzati da amministratori preparati e virtuosi. Impariamo da realtà in cui studi scientifici, soluzioni tecnologiche e determinazione delle comunità hanno reso possibile la convi- venza equilibrata fra l’ambiente e le esigenze dell’industria e del progresso. Assumiamoci la responsabilità di piccoli ma significativi impegni quotidiani: differenziamo accuratamente, limitiamo ogni forma di spreco, usiamo i mezzi pubblici ogni volta che ci è possibile e pretendiamo dagli amministratori l’ottimizzazione dei servizi. Come ha scritto Giuseppe Cederna nel suo poetico libro dedicato al Ticino, Le voci del fiume, storie d’acqua e di terra, agiamo in ogni situazione come se la risoluzione dei problemi dipendesse proprio da noi. 3 POLITICA Costruire il Partito, preparare l’alternativa Un Partito giovane ci chiede di essere giovani nel cuore. Pierluigi Bersani Segretario nazionale PD Care Democratiche, cari Democratici, dobbiamo costruire il Partito che abbiamo promesso ai cittadini che ci guardano, ai militanti che ci sostengono, ai milioni di persone che ci hanno sollecitati ad andare avanti e ad avere una fiducia sicura nel nostro grande progetto. Teniamo dunque fermi i punti di fondo. Nessuna nostalgia dive imprigionarci o trattenerci; dobbiamo sentire invece la responsabilità del nuovo da costruire. Saremo un Partito che, nel bipolarismo, si rivolgerà a tutta l’area del centrosinistra, senza trattini o distinzioni di ruoli e senza pretese di esclusività e con la legittima ambizione di crescere e di farci più forti. Non c’è contraddizione alcuna fra il nostro rifiuto a ritagliarci un angolo del campo e il riconoscimento che non siamo soli nel campo. Noi portiamo a tutta l’area del centrosinistra una nostra offerta politica ed un nostro profilo che ho definito sociale, civico e liberale, secondo una linea che abbiamo già cominciato concretamente e positivamente ad applicare nel Gruppo Parlamentare Europeo. Non trasmetteremo alla nuova generazione dei Democratici il seguito di antiche storie ma piuttosto un’appartenenza moderna, univoca e sicura. Per questa sintesi abbiamo a disposizione materiali straordinari antichi e nuovi: il popolarismo, la sinistra di governo e del lavoro, il cattolicesimo sociale democratico e liberale, le tradizioni civiche, la nuova sensibilità ambientale. Avremo un Partito plurale, non c’è dubbio. Ma non nel senso di attribuire ad ognuno una stanza della casa comune. Ogni sensibilità che liberamente vorrà esprimersi dovrà comunque riconoscersi nelle fondamenta e nei muri portanti di questa casa comune. Popolare e del territorio, abbiamo detto; innanzitutto affermando con questo che noi selezioniamo dal territorio le nuove classi dirigenti, che consolidiamo la vita dei circoli portando lì le risorse necessarie, che ci proponiamo un radicamento nei luoghi di studio e di lavoro. Qui c’è un problema. Nel nostro percorso abbiamo svolto più di 7.100 Congressi di circolo. Solo 70 di questi riguardano i luoghi di lavoro e solo 10 luoghi di studio. Propongo quindi di lanciare una iniziativa che discuteremo con i Segretari regionali per fondare nei prossimi mesi 500 nuovi Circoli nei luoghi di studio e di lavoro. C’è ancora molto da fare per costruire il nostro Partito. In questi due anni si è determinata una costituzione materiale della nostra organizzazione che va corretta e migliorata. Penso ad un Partito nel quale c’è bisogno di tutti e nel quale tutti devono collaborare a promuovere una nuova classe dirigente. La Commissione già nominata dalla Convenzione per la rivisitazione dello Statuto dovrà occuparsi di come meglio bilanciare l’ampia dialettica, l’assoluta libertà di espressione, il valore del pluralismo con l’esigenza di preservare l’autorevolezza e l’univocità delle posi- zioni del Partito. Se siamo forza di governo, e lo siamo; se siamo il Partito di una democrazia partecipata ed efficiente, e lo siamo, dobbiamo essere all’altezza di noi stessi e risultare lineari e affidabili agli occhi dei cittadini che si aspettano risposte e posizioni chiare sui problemi della loro vita comune. Esistono poi anche i temi di frontiera, che possono interpellare la coscienza in modo insuperabile. Sulle questioni etiche e antropologiche il punto principale sta nella dimensione culturale e politica e nella capacità nostra di mettere a frutto nella discussione, nel confronto e nell’impegno lo straordinario bagaglio culturale che ci ispira, fatto di umanesimi forti, laici e di ispirazione religiosa. Umanesimi forti che non dobbiamo annacquare, che sono una forza enorme per noi e che dovranno aiutarci ad arrivare fino al punto in cui deve esercitarsi l’autonoma responsabilità della politica che ha un compito ineludibile: quello di rispondere con delle decisioni, per quanto transitorie e fallibili, alle esigenze del bene comune. E’ al lavoro anche una Commissione nominata dalla Convenzione per perfezionare il Codice Etico del Partito Democratico. Un Partito non è una autorità morale ma deve sentirsi tuttavia in qualche modo garante di quella dignità nell’esercizio di funzioni pubbliche che la Costituzione richiede. Una dignità che non può non comprendere comportamenti privati coerenti con la credibilità e il rispetto che un impegno pubblico pretende. Ho detto all’inizio: costruire il Partito, promuovere l’alternativa. Noi siamo il Partito dell’alternativa. Vediamo bene sia la forza che oggi Berlusconi esprime, sia d’altra parte, l’impossibilità di disegnare un orizzonte credibile per il Paese e per la sua stessa maggioranza politica. Dal lato nostro non ci sfuggono certo l’articolazione e la disomogeneità delle forze di opposizione. Ma le cose non si muoveranno se non ci muoveremo noi. Noi ci rivolgiamo con apertura ampia e generosa a tutte le forze di opposizione, riconoscendone la specificità e lavoreremo perché si accorcino le distanze fra noi. Chiediamo agli altri di fare altrettanto; chiediamo che nessuno si sottragga alla responsabilità di offrire agli italiani una alternativa. Tutti adesso sanno che possono discutere con noi in un clima costruttivo e di reciproco rispetto. Questo vale per le forze che sono in Parlamento (L’Italia dei Valori, l’Unione di Centro, i Radicali) sia con forze che non sono in Parlamento (Sinistra e Libertà, Verdi, formazioni civiche, formazioni di origine socialista e repubblicana). Care Democratiche, cari Democratici, cari Amici, cari Compagni, tutti noi, assieme, metteremo fiducia nel progetto, tenacia e solidità nel perseguirlo; e soprattutto davanti alla sfida nuova sapremo rinverdire gli ideali che ci hanno portati alla politica ricavando da lì energia e generosità. Perché in fondo la sostanza sta proprio qui. Un Partito giovane ci chiede di essere giovani nel cuore. PD, i nuovi dirigenti del partito L’Assemblea nazionale del PD ha eletto presidente del partito l’on. Rosi Bindi. I suoi vicepresidenti saranno Marina Sereni (indicata dalla mozione Franceschini) e Ivan Scalfarotto (area Marino). Il vice di Pierluigi Bersani alla segreteria del Partito Democratico sarà invece Enrico Letta, mentre il nuovo tesoriere è Antonio Misiani. Il segretario uscente del PD Dario Franceschini sarà invece il nuovo capogruppo del partito alla Camera dei Deputati. 4 POLITICA PD, ora mettiamoci al lavoro Finanziaria, in sei emendaInizia un progetto fatto di obiettivi e scadenze. menti le priorità del PD Come saremo tra 10 anni? Fabio Protasoni Delegato nazionale PD “E ora mettiamoci al lavoro”. Potrebbe essere questa la sintesi della giornata di lavoro dell’Assemblea Nazionale che abbiamo vissuto a Roma sabato 7 novembre. Il “Bersani style” è concreto, chiaro e immediato, senza troppe concessioni alla retorica. Interlocutorio dove c’è bisogno di costruire un percorso nel partito e netto dove occorre avere una direzione e un riferimento chiaro. La linea è tracciata. Ora inizia il lavoro vero. Non una avventura fantastica o un film seducente ma un progetto fatto di obiettivi e di scadenze. Di punti di verifica e di uno sguardo vitale sulla realtà. Il cambiamento è evidente fin dai primi passaggi della giornata. Ma non è una giornata arida di emozioni e di sentimenti. Il lungo percorso che ci ha portati qui ci ha permesso un rapporto vitale con la gente e nell’Assemblea si vede. Sono le facce di persone normali, di un popolo solido e vero fatto in prevalenza di donne e giovani. Nella Assemblea costituente del 2007, più larga e omnicomprensiva, era più facile riconoscere con lo sguardo provenienze e culture frutto dei due partiti fondatori. Oggi, forse molto di più di quanto non riconosciamo nei nostri ragionamenti politici, quelle appartenenze e quei riferimenti sono superati. Oggi il Pd ha un corpo solo e il viso di un popolo molto più delineato e sereno di quanto non appaia attraverso le lenti deformate dei mass media. Lo testimoniano i 3 milioni di persone che sono venute a votare per le primarie e le perone che hanno votato. Molti hanno spiegato questo risultato come un atto di generosità fatto al PD dal popolo di centrosinistra. Una generosità materna, e per alcuni accondiscendente, che si fa nei confronti di un soggetto in difficoltà. Se è vero, come è vero, che nessuno può interpretare il risultati del 25 ottobre come una assoluzione per gli errori del passato, io penso che sia una interpretazione sbagliata e che non vada semplificato il messaggio che ci ha dato la nostra gente. Questo voto, la partecipazione straordinaria e soprattutto il bisogno di “partito” che ha espresso sono il segno, secondo me, di una “appartenenza” moderna e matura che va, ormai, al di là della contingenza dei propri dirigenti. Nella discussione tra partito plurale e partito identitario che ha occupato parte del nostro congresso, forse la nostra gente ha già risolto il problema. Bersani ha ricordato che il suo modo di vedere la questione non è quello di un partito che è plurale perché è l’accostamento, in una sorta di puzzle, di culture diverse che si intrecciano rimanendo però uguali a sé stesse. Bersani immagina il partito come il luogo dove tutti mettono a disposizione la propria identità e la propria cultura con l’intento di costruire qualcosa di nuovo e non solo di rappresentarsi. “Non ho dubbi - dice - che tutte le ispirazioni devono essere raffigurate. Ma fra dieci anni come ci immaginiamo? Ci immaginiamo ancora così? Io vi dico che raffigurerò le diverse culture” del partito “ma chiedo che mi aiutino tutti a mettere in campo una nuova generazione dove questi problemi non ci siano più”. Questo è il “segnale da dare al paese - dice Bersani -, mettere in campo una generazione che ci aiuti a superare alcune nostre visioni che loro oggi non vivono più”. Come ci immaginiamo fra dieci anni? E’ questa, per me, la domanda centrale e anche la prospettiva politica che esce dalla Fiera di Roma in questa prima Assemblea Nazionale e che credo possiamo raccogliere anche noi. Sostegno al lavoro, ai redditi e alle imprese. E poi misure per l’emergenza idrogeologica e sismica, per gli enti locali e per il Mezzogiorno. Sono queste le priorità che il PD intende portare avanti con determinazione e risolutezza, già a partire dalla discussione in Parlamento sulla Finanziaria 2010. Nel merito, il PD indica “sei questioni essenziali” all’interno delle quali prendono corpo le diverse proposte del partito. Si parte con il sostegno al lavoro che prevede tra le misure da affrontare, il riconoscimento su base universalistica dei trattamenti di disoccupazione e l’estensione (anche nella durata) dei trattamenti di cassa integrazione guadagni ordinaria. Il secondo punto riguarda il ‘Sostegno ai redditi’. In particolare quelli medio bassi, con una serie di detrazioni per le famiglie, le madri lavoratrici e per chi ha stipulato un mutuo. Si va dall’innalzamento delle soglie di detrazione per carichi di famiglia, a interventi in favore delle lavoratrici madri alla previsione della quattordicesima mensilità per i pensionati. Importante anche l’intervento a favore delle imprese che prevede l’istituzione di un fondo interbancario finalizzato a facilitare l’accesso al credito delle imprese e al consolidamento dei debiti, il potenziamento dei Confidi e deduzione dalla base imponibile Irap del costo del lavoro, per il personale dipendente e assimilato, per le imprese individuali e società di persone; previsti anche la proroga degli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici e il sostegno al settore agricolo. Il quarto punto riguarda ‘Le misure per l’emergenza idrogeologica e sismica’ dove, oltre agli interventi nelle zone di crisi come l’Abruzzo e Messina, è previsto un Piano di verifiche per la riduzione del rischio sismico su tutto il territorio italiano, con il riconoscimento di una detrazione del 55 per cento delle spese sostenute per l’adeguamento delle strutture, e una mappatura delle aree a più elevate rischio idrogeologico (con previsione anche di eventuali abbattimenti di edifici a rischio). Negli emendamenti dei democratici si parla anche di ‘enti locali’ con la proposta di rivedere il Patto di stabilità, con l’esclusione dai vincoli del Patto delle spese in conto capitale per opere e interventi nei settori dell’edilizia scolastica, della messa in sicurezza del territorio e per opere pubbliche cofinanziate dallo Stato. Sesto, ultimo ma non per importanza, c’è il Mezzogiorno. Quella grande risorsa dell’Italia che la capogruppo Finocchiaro definisce “il grande assente” dalla manovra del governo “che di chiacchiere in questi mesi ne ha fatte tante”. Chiacchiere che il PD preferisce sostituire con i fatti, ossia con la riassegnazione di quanto stanziato per il Ponte sullo Stretto per il completamento dei due principali corridoi ferroviari e per opere infrastrutturali, di adeguamento sismico e di risanamento idrogeologico. Il PD propone anche il rifinanziamento del Credito d’imposta per l’occupazione nelle aree sottoutilizzate, lo sviluppo dei Confidi nel Mezzogiorno e l’adozione di ricercatori universitari da parte delle imprese del Mezzogiorno. “Se davvero il Governo vuole abbassare la pressione fiscale che sta crescendo fino a raggiungere i livelli del 1997 - spiega il senatore democratico Enrico Morando - lo vedremo su come si comporterà su alcuni emendamenti che abbiamo presentato, riferiti in particolare all’aliquota fissa del 20% sugli affitti percepiti e alla detrazione parziale per chi lo paga, alla detassazione dei salari di secondo livello. 5 POLITICA Un partito più unito, più strutturato e più radicato Il PD è sempre più il partito delle donne e dei giovani Daniela Stammena Delegata nazionale PD Lo spirito dei 530 componenti dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, che si è tenuta a Roma sabato 7 novembre scorso, era quello di chi spera davvero che, con l’elezione di Pierluigi Bersani a Segretario Nazionale del PD, a seguito delle primarie del 25 ottobre, il partito possa rinascere, più strutturato e radicato sul territorio, più unito e consapevole della grande responsabilità che ha, quella di preparare “l’alternativa” alla maggioranza di governo. “Per l’alternativa”: proprio come si legge nei vari stand presenti nel padiglione dove si è svolta l’assemblea e come ha detto più volte Bersani, rispondendo ai giornalisti circa la sua idea di partito e del suo compito nei confronti del Paese. “Il Partito Democratico deve essere un collettivo di protagonisti e non il partito di un uomo solo” e poi ancora “il PD deve prepararsi a costruire una vera e propria alternativa e non una semplice opposizione”. E’ stato spesso sottolineato, durante tutta la giornata, come il PD sia un partito “democratico”, che si pone il problema di dare una democrazia efficiente al Paese, ma soprattutto come sia un partito “riformista”, promotore di riforme per arginare i problemi che attanagliano l’Italia e per abbattere quel muro che ancora oggi esiste tra realtà sociale e politico/istituzionale. Il lavoro è il problema numero uno e il primo impegno per il PD: un’adeguata politica dei redditi contro gli impoverimenti, di agevolazione per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, una riforma delle pensioni e per l’integrazione degli immigrati sono i quattro punti cardine da prendere in considerazione a questo proposito, secondo Bersani. Gli interventi successivi al discorso introduttivo del neosegretario hanno posto l’accento anche sulla necessità di riforme per la giustizia, un diritto ancora troppo spesso negato alla più parte delle persone, con una durata dei processi che sia quanto meno ragionevole, riforme che permettano di ridurre i costi della politica e soprattutto una nuova legge elettorale, affinché possa essere il popolo stesso a scegliere i propri parlamentari. Particolarmente interessanti sono stati gli interventi di Ignazio Marino e Dario Franceschini, gli altri due candidati alla segreteria del partito. Il primo si è detto contento per l’ottimo risultato ottenuto dalla propria mozione, tenuto conto del fatto che Marino non è comparso nello scenario politico da molto tempo, mentre Franceschini ha sottolineato come la vittoria di Bersani sia la vittoria di tutti e come, in caso di sconfitta (perché di sconfitte ce ne saranno, a volte si vince, a volte si perde!), questa non debba essere attribuita solo a qualcuno in particolare. Tutti noi che abbiamo seguito i lavori dell’Assemblea (si sono nominati i vari membri della Segreteria e della Direzione Nazionale) siamo stati positivamente colpiti da un fatto: guardandoci attorno, quante donne e quanti giovani! Confrontandoci infatti con i delegati delle altre regioni, abbiamo potuto constatare come il partito, dalla base ai vertici, sia costituito da un numero sempre crescente di donne e di giovani. Sarebbe bello questo trovasse corrispondenza anche nel resto della società, visto che ancora oggi siano al 14° posto in Europa e al 51° nel mondo per la presenza delle donne nelle assemblee elettive. Io stessa, d’altronde, da poco entrata nel partito, non avrei mai pensato di poter presenziare ad un’Assemblea Nazionale così presto! Questo mi fa ben sperare. Le risorse quindi ci sono, per fare tanto e farlo bene. Un augurio di buon lavoro al nuovo segretario e la massima disponibilità da parte di tutti noi. Sei proposte per un PD all’avanguardia Il contributo di idee del sen. Marino all’Assemblea nazionale Sara Timpano Delegata nazionale PD Grazie al grande risultato ottenuto lo scorso 25 ottobre dalla lista “per Marino segretario”, ho avuto la possibilità di partecipare come delegato all’Assemblea Nazionale del PD (Roma, 7 novembre). Una bella esperienza: 1000 delegati da tutti Italia e anche dall’estero, la possibilità di vedere dal vero tutti i “big” del partito, il tutto in una scenografia d’impatto alla nuova fiera di Roma. Venendo al contenuto politico della giornata, nel discorso del neosegretario Bersani si possono leggere alcune aperture alle altre mozioni: diritti civili, no al nucleare, modifica della legge elettorale per superare le liste bloccate; ma ci sono ancora punti da chiarire nella gestione concreta del partito giorno per giorno. Sia Franceschini che Marino, riconoscendo pienamente la logica e lo spirito delle primarie, hanno assicurato la loro collaborazione a Bersani. Nel suo discorso, il senatore Marino ha elencato sei punti e sei proposte attraverso le quali il PD può diventare una avanguardia per il paese e essere effettivamente una forza che ha risposte per il futuro e dunque diventa credibile come forza di governo: l’ambiente e l’energia, i diritti civili, la cultura del merito, il lavoro e l’innovazione, il sapere, la ricerca e la cultura, la sanità e la scuola come elementi fondanti per l’uguaglianza. Per la serie “noi non ci fermiamo qui”! Insomma, come era nello spirito dei fondatori: l’unione di forze diverse del riformismo italiano in un partito nuovo, efficace strumento per la conservazione e l’avanzamento della democrazia nel mondo che cambia. Idea che le primarie hanno confermato. Ora tocca il nuovo segretario dare forma e contenuto a questa realtà e fare del partito democratico un nuovo veicolo di partecipazione e produzione politica. Concludendo, vorrei fare mio il pensiero di Ivan Scalfarotto (eletto alla vicepresidenza del partito): fare in modo che l’assemblea nazionale non sia solo “un posto dove l’unica cosa da fare è votare alzando la delega a comando” e al contrario “fare in modo che l’Assemblea funzioni e che se ne tragga il massimo in termini di idee e di progettualità”. Un’assemblea, eletta attraverso quel grande strumento di democrazia che sono le primarie, non può non rispecchiare quel valore di democraticità insito nel nostro partito. Buon lavoro a Bersani e Letta e a Rosy Bindi, Marina Sereni e Ivan Scalfarotto! 6 REGIONE Consiglio Regionale Si è parlato di... Prestazioni odontoiatriche gratuite: il gruppo regionale del PD ha ribadito alla Giunta la necessità di inserire nei livelli essenziali di assistenza garantiti dalla sanità pubblica anche le prestazioni odontoiatriche di protesi e di estrazione dentaria. “Nello scorso mese di giugno – ha ricordato la capogruppo Carmela Fontana - l’Assessore alla Sanità aveva garantito che, per quanto riguarda le estrazioni dentarie, si era in attesa delle direttive del Governo e che in ogni caso l’intenzione della Regione era quella di valutare sia la protesi sociale, sia l’estrazione nei livelli di assistenza regionali”. A tutt’oggi, però, “né il Governo nazionale, né la Giunta regionale hanno reintrodotto l’estrazione dentaria tra i livelli di assistenza, né un provvedimento simile è stato preso per la protesi”. Il PD ribadisce che “queste procedure sanitarie odontoiatriche sono sicuramente procedure di base e interessano principalmente i gruppi sociali più deboli e meno abbienti”. Carenza di sale chirurgiche: le liste di attesa per numerose prestazioni chirurgiche, sia di chirurgia generale che vascolare o di altre specialità, “prevedono tempi che superano abbondantemente i sei mesi”. A sottolinearlo in un’interpellanza è la capogruppo del PD Carmela Fontana, che ha aggiunto: “il numero di sale operatorie disponibili presso gli attuali presidi ospedalieri è limitato e che le sale chirurgiche di un nuovo ospedale, secondo il progetto di ristrutturazione della Giunta regionale, non saranno pronte prima di una decina d’anni. I cittadini valdostani, di fronte a questi lunghi tempi di attesa, potrebbero aggravare il saldo migratorio sanitario che è già attualmente negativo per la nostra regione”. Da qui la richiesta alla Giunta di conoscere “in quale modo intende affrontare il problema” al fine di garantire ai cittadini valdostani “tempi di attesa ragionevoli per l’effettuazione anche solo di interventi chirurgici come la piccola chirurgia cutanea o la chirurgia vascolare delle vene periferiche delle gambe”. Avvio della fototerapia: a marzo 2008 è stato presentato alla stampa, da parte dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, un nuovo apparecchio fototerapico a raggi ultravioletti per il trattamento della psoriasi e di altre malattie delle pelle. A ricordarlo è stato il consigliere PD Gianni Rigo, in un’interpellanza alla Giunta regionale. “Al momento – ha aggiunto Rigo - non sono ancora iniziati i lavori di messa a norma dei locali e quindi il nuovo apparecchio, disponibile da marzo 2008, non è ancora entrato in funzione”. Da qui la richiesta all’Assessore competente di conoscere le motivazioni di tale ritardo e i tempi per l’avvio della fototerapia in Valle. Giro e Tour in Valle d’Aosta: il gruppo del PD ha chiesto alla Giunta un’azione più decisa affinché la Valle sia inserita stabilmente nella programmazione delle tappe del Giro ciclistico d’Italia e del Tour de France. Spiega il consigliere Raimondo Donzel: “visto lo straordinario successo del recente passaggio del Tour nella nostra regione, e considerato che il Giro d’Italia di svolge in un periodo dell’anno fondamentale per lanciare la promozione turistica delle stagioni estiva e invernale, abbiamo chiesto al Governo regionale di mettere in campo, nel più breve tempo possibile, tutte le azioni “diplomatiche” che consentano alla Valle d’Aosta di essere considerata una regione di riferimento del Giro e del Tour, con scadenze che, pur non essendo annuali o biennali, abbiano un carattere di periodicità”. Sempre sul fronte della pratica ciclistica, il gruppo del PD ha chiesto di accelerare i tempi per la realizzazione di un pista ciclabile che colleghi i tratti già realizzati, creando un circuito collegato col Piemonte. Università, ci sarà un futuro per la sede di Verrès “Reagire politicamente” al tentativo di chiusura della sede periferica di Verrès del Politecnico di Torino. E’ quanto ha chiesto al Governo regionale il segretario del Partito Democratico Raimondo Donzel, secondo il quale “esiste una volontà diffusa anche in Piemonte di contrastare tale decisione”. Per questo motivo, il segretario del PD ha chiesto alla Giunta di “coordinare con la Regione Piemonte un’azione concertata che possa contenere o modificare gli effetti negativi del provvedimento del governo nazionale”. Il Presidente della Regione ha rassicurato sul fatto che, al di là degli annunci del Governo na- zionale, il Politecnico di Torino ha ribadito l’intenzione di potenziare il polo di Verrès per quanto riguarda le attività di ricerca, trasferimento tecnologico e servizi al territorio, anche con l’apertura di nuovi laboratori. Inoltre, i corsi di laurea già avviati saranno portati a conclusione, mentre dall’anno accademico 2010/11 gli studenti potranno seguire le lezioni attraverso la didattica a distanza. Per il segretario del PD Raimondo Donzel, “la fusione tra didattica e ricerca è un elemento fondamentale di sviluppo per il polo di Verrès e per il territorio, in particolare della bassa Valle”. Farsi capire è importante Giorgio Bruscia Da tempo in Italia si è sviluppato un fenomeno inquietante. Buona parte dei lavoratori votano in massa per la Lega o per il Pdl, ma certamente non è colpa loro. È il nostro partito che non ha fatto di tutto per farsi capire. Significa che danno retta alle parole d’ordine della Lega ed alle promesse del Cavaliere. D’altra parte noi quelle idee razziste non ci sentiamo d’averle, e quelle promesse da marinaio non ci sentiamo di farle. Sino al ‘70 queste idee invece si sono conquistato tutto. Vi ricordate i Consigli di Fabbrica? Poi dal ‘75 con la prima crisi petrolifera è iniziata quella stagnazione che è arrivata sino ad oggi e che continua ancora. Da quel momento è iniziata una involuzione operaia, perché la sola cosa che restava da chiedere era sicurezza e più salario, ma le fabbriche, se potevano migliorare la sicurezza, sospinte dai pretori e dalle leggi, non erano in grado di dare più salario. Così si sono avviate ad essere delle vecchie scatole che divenivano via via più obsolete e piene d’operai e impiegati da dismettere o da trasformare in terziario (si fa per dire) avanzato. La concorrenza della globalizzazione e l’immigrazione hanno fatto il resto. Chiediamo a Ferrero perché ne convince meno lui di Bossi e capiremo perché il Pd è diventato un partito di classe media, allargato alle fasce popolari di sinistra e lo stesso PdL è un partito della classe media allargato anch’esso alle fasce popolari di destra. Dove destra e sinistra non corrispondono più ad interessi di classe, ma a ideologie prêt-àporter che uno si fa in famiglia anche con l’aiuto della televisione e della chiesa. Nel nostro paese, gli operai, come si intendevano una volta, saranno otto, massimo 12 milioni ed almeno quattro di essi sono immigrati senza diritti. Certo, tra precari, salariati, partite iva, livelli commerciali ed impiegatizi, ce ne saranno altri venti milioni, ma che conto ci puoi fare dal punto di vista ideologico su quella gente, che vive in un mondo complesso e non semplificato come una volta, nel binomio padrone-lavoratore. Ma tutto ciò non accade per caso. È la società che si trasforma secondo la cultura e la tecnologia del momento. Da ciò nasce l’esigenza di tornare ai fondamentali, alla scelta tra la democrazia e assolutismo, perché questa complessità non consente altre sintesi immediatamente visibili. Chi insiste in progetti incompatibili con queste realtà sociali, non potrà che toccare piccoli gruppi di persone ed interessi. Il Pd, a sinistra, nasce proprio per questa esigenza, che piaccia o meno. Per chi come la Lega sceglie segmenti limitati di elettori deve poi entrare nel gioco delle alleanze, senza le quali sarebbe fuori dall’orizzonte del potere. A Sinistra assistiamo proprio a questo, a un Rfc che si isola come se cercasse una propria forza per ripartire, ma che se non perseguirà una politica d’alleanze, non potrà neppure rappresentare con una qualche utilità, la base a cui si riferisce. In questo mondo occidentale, la mappatura della società nei partiti è sempre più di tipo ideologico e sempre meno di tipo materiale e di classe. Ma seppure ciò possa apparire una contraddizione, sopravvivranno solo i partiti che lo capiranno e quelle classi che attraverso i partiti, riusciranno a pesare nella società. 7 REGIONE Sanità, una ‘Carta dei Servizi’ anche in Valle Un’importante guida per gli utenti attesa da tre anni e non ancora realizzata ospedaliere, che contiene le informazioni essenziali sui servizi sanitari della regione. La Giunta regionale della Valle d’Aosta, con deliberazione n. 1451 del 19 maggio 2006, ha approvato il testo dell’Accordo regionale per i medici di assistenza primaria, in attuazione dell’Accordo Collettivo Nazionale di lavoro del 23 marzo 2005 per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. L’Accordo regionale, all’articolo 12, prevede la realizzazione di una Carta dei Servizi, predisposta dall’Azienda USL della Valle d’Aosta, per l’illustrazione delle principali informazioni sull’attività del medico di famiglia. Una delle lamentele più frequenti da parte dei cittadini riguarda non tanto la qualità delle cure, quanto il deficit di comunicazione. Perché allora il ritardo nella predisposizione di questo opuscolo? Ci auguriamo che l’Amministrazione regionale intenda sollecitare l’Azienda USL a dare corso alla corretta applicazione dell’Accordo. peso allo scandalo sessuale in cui è coinvolto il Premier. Meglio non riflettere davvero sulla portata della crisi economica e non sapere che aziende italiane falliscono anche nella bella stagione. Meglio ignorare che la Mafia non chiude per ferie. La conseguenza è che il nostro cervello va in vacanza insieme ai big dei partiti e l’argomento unico diventa il calciomercato. Arrivato settembre e ricominciato l’autunno, nei Tg subentra automaticamente un’altra tattica a cui siamo ben abituati. Allarmismo e confusione su alcuni argomenti – l’influenza A, a proposito di cui si dice tutto e il contrario di tutto, è esemplare – spazio enorme a curiosità futili e soprattutto temi “scomodi” toccati in maniera fugace, affrontati attraverso i noti “panini”, interventi di trenta secondi di rappresentanti dell’intero panorama politico che si accapigliano sul dato argomento settima- nale. Sullo sfondo, o del tutto fuori dagli schermi, rimangono le cosiddette verità “nascoste”. Per Minzolini lo scandalo D’Addario era “gossip” non degno di attenzione. Il problema è che lo stesso atteggiamento di voluta indifferenza è tenuto nei confronti dello scudo fiscale, della bocciatura del Lodo Alfano, della condanna di Mills, dell’attacco al Giudice Mesiano, e via dicendo fino all’inchiesta su Cosentino. Strana coincidenza l’atteggiamento differente tenuto nei confronti dello scandalo Marrazzo. La conseguenza di queste scelte? Per i milioni di cittadini che si basano esclusivamente sull’informazione televisiva l’Italia continua ad essere quella tracciata da Minzolini e Mimun – e indirettamente da Berlusconi e dalla Casta politica. Il nostro Paese non possiede una minima informazione libera in tv, possono essere i giornali la nostra salvezza? (3/CONTINUA…) Gianni Rigo Raimondo Donzel Nel periodico della Regione Piemonte - Notizie n. 4 del 2009 – abbiamo appreso che il 9 luglio di quest’anno, a Torino, è stata presentata la “Guida pratica per il cittadino ai servizi sanitari della Asl e delle aziende ospedaliere di Torino”. L’iniziativa ha l’obiettivo di “far arrivare direttamente a casa delle famiglie uno strumento che contiene tutte le informazioni indispensabili per conoscere ciò che il sistema sanitario regionale offre sul territorio, con la descrizione delle prestazioni, delle modalità di accesso e dei recapiti. L’opuscolo offre un percorso ragionato ai servizi delle aziende sanitarie a partire dalla medicina di famiglia, che rappresenta il primo riferimento per i cittadini”. Anche la Regio- ne Toscana, nello stesso periodo, ha inviato, a più di un milione di famiglie, “La guida della salute 2009” realizzata grazie all’impegno delle Aziende sanitarie e L’Italia dei tg Luca Mauro Melloni Riprendiamo l’approfondimento sul mondo della comunicazione lasciato in sospeso qualche numero fa. Avevamo osservato attentamente come la televisione italiana sia in mano al sistema politico da una parte e direttamente al Premier dall’altra. Esiste un altro paese civilizzato in cui le reti televisive sono così assoggettate al potere politico? In una situazione così critica e particolare la popolazione cosa trova sui propri schermi? Avevamo già accennato al peso che i telegiornali hanno nello scandire i temi d’attualità nello scenario sociale e politico del nostro paese. Nonostante la crescente forza di forme alternative d’informazione – i blog della cosiddetta “controinformazione”ne sono l’esempio più fulgido – l’influenza della Tv e dei Tg è ancora difficilmente attaccabile. Un esempio di come i Tg indirizzano la nostra attenzione plasmando la nostra mente arriva anche dalla scaletta tipo dei telegiornali estivi, ce ne ricordiamo? Emergenza caldo, bollini del traffico rossi e neri, episodi di cronaca riguardanti extracomunitari e giovani impasticcati. In più il Super Enalotto impazzito, la crisi che continua a passare e un accenno soft al tema politico di turno, senza dimenticare il gossip che a noi italiani piace tanto. Da questo prototipo di notiziario cosa dovremmo intuire? Che le difficoltà del nostro Paese vanno in ferie. è possibile che sia così? Se è vero che dopo tanto “faticoso” lavoro i politici si godono “meritato” riposo è altrettanto certo che i problemi italiani proseguono anche tra giugno e settembre. Allora perché i direttori dei tg ci assillano col caldo estivo? E’ una scelta mediatica voluta e precisa. Meglio non far pensare la gente. Meglio non dar 8 REGIONE Lutto per la perdita di Elia Tampan Claudio Latino Elia Tampan ci ha lasciati. Chi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarlo come persona, come amico, come compagno sente oggi il senso del vuoto, di una grande perdita umana e politica. Elia era per tutti noi della Valdigne il grande saggio: sereno, schivo ma nello stesso tempo determinato, ironico, brillante e con una intelligenza acuta. Non un saggio “artificioso” o tristemente noioso, come coloro che spesso popolano il mondo politico, ma uno autentico, che sapeva infondere in tutti noi , con un consiglio o una semplice battuta, coraggio e una forza d’animo capace di risolvere qualsiasi problema, di attenuare qualsiasi polemica o discussione. Elia incarnava il “ popolo della sinistra”, fatto di gente per bene e dove la questione morale, di “berlingueriana memoria”, era ed è un valore fondante del nostro vivere quotidiano e che ha consentito al Pci prima, al Pds e ai Ds poi infine al PD di raggiungere risultati straordinari. Sono tanti i ricordi che ci legano a lui, ad iniziare dalle tante Feste dell’Unità,prima, e Demo- cratiche ,poi, di Morgex, della Valdigne organizzate insieme e dove il suo impegno è stato davvero straordinario, per molti versi determinante insieme a quello della sua amata Mariuccia. Lui c’era sempre: il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via oltre alle tante, troppe lunghe notti passate a controllare gli stands della Festa . Non sentiva né il peso degli anni né quello della fatica perché sapeva che il suo compito era questo: quello cioè di contribuire al rafforzamento del SUO partito e per il quale ha lottato in tutta la sua vita. Non amava i riflettori Elia anzi ne rifuggiva: ma tutti noi sapevamo, con estrema sicurezza, che su di lui potevamo contare. E in ogni occasione lui c’era, sempre, fino a pochi giorni fa. Oggi ci sentiamo tutti più tristi e con grande affetto ci stringiamo a Mariuccia, alla sua famiglia che ha così tanto amato e con loro ricorderemo insieme questo grande uomo. Lo ricorderemo nelle nostre iniziative, nella nostra e SUA Festa Democratica della Valdigne e attraverso quel nipotino che tra pochi mesi nascerà, nel segno di una vita che rinasce. Ciao Elia. L’ultimo saluto a Elia, uomo per bene Raimondo Donzel [email protected] Cara Mariuccia, cari Elide e Ottavio, cari Devis e Sara, caro Pierino, grazie per averci consentito di portare un ultimo saluto ad un caro amico, al compagno Elia. Credo che l’espressione “colpiti da un fulmine a ciel sereno” sia quella che meglio di ogni altra possa esprimere la nostra condizione nell’apprendere la notizia che Elia ci aveva lasciati. Ho sentito un vuoto. Quello che lasciano sempre le persone che sono presenti con il loro affetto e la loro capacità nella famiglia e che sono partecipi della vita sociale e politica della loro comunità. Il vuoto che lasciano quelli che ti sono vicini nella buona ma soprattutto nella cattiva sorte. Che ti tendono la mano quando hai bisogno di aiuto. Che non chiedono conto della loro generosità. Con Elia, la differenza d’età e il suo rispetto per le cariche di partito ci impediva di definirci pubblicamente amici; ma è difficile definire con una parola diversa da quella dell’amicizia la gratitudine che provavo per lui, sempre presente ad ogni riunione di partito sul territorio. Impegnato nei grandi appuntamenti del Partito. Sempre interessato a capirne le scelte, a contribuire con una riflessione, ad esserne parte attiva e protagonista. Anche nei momenti più difficili; anche quando si rimaneva in pochi a tenere alta la nostra bandiera, come nelle ultime elezioni europee, o nella faticosa organizzazione delle feste di partito o nelle elezioni primarie, dove ha contribuito ad allestire il seggio nel suo comune. E domani ci saremmo trovati tutti assieme a festeggiare questi successi, caro Elia, successi che sono anche tuoi. Volevi bene alla comunità di La Salle. Mi avevi già sollecitato ad organizzare degli incontri in vista delle prossime elezioni comunali e non per avere un posto in prima fila; ma perché ci tenevi alla possibilità di un dibattito democratico aperto anche in un piccolo comune di montagna. Non per un interesse di parte ma per il bene comune. Questo era il filo sottile che ti aveva portato a vivere con continuità consapevole l’esperienza del Partito Comunista, del PDS, della Gauche Valdôtaine-Ds e infine a contribuire con entusiasmo, a più di 70 anni, alla nascita del Partito Democratico. L’attaccamento ai valori fondanti della nostra società democratica e della Costituzione ti ha permesso di essere sempre al passo con i tempi. Sempre contro le disuguaglianze e le ingiustizie, a combattere l’arroganza dei potenti e dei piccoli prepotenti di ogni ceto sociale, a sognare e a lavorare per un mondo migliore, per tutti, sempre dalla parte dei più deboli. Ecco perché, anche se non ti accompagna una croce, come direbbe il Presidente Obama, non sei stato meno vicino di tanti altri al messaggio evangelico e meriti ed hai il rispetto di tutti, ognuno con la sua fede e la sua ragione, in questo addio. Eri, caro Elia, una persona per bene. Una definizione che oggi è importante tornare ad usare, perché è la cosa che più conta. Prima minatore a La Thuile, poi operaio siderurgico all’acciaieria della Cogne, in tempi dove la fatica si misurava anche con una difficile condizione dell’ambiente di lavoro. E trovavi il tempo per curare i prati ed allevare qualche mucca. Aperto agli altri, sei stato uno sportivo e hai gareggiato con i tuoi sci sulle piste da fondo, promuovendo la pratica sportiva tra i giovani come presidente dello sci club. Un uomo con la schiena dritta, che ha vissuto una vita lineare: cura della famiglia, dedizione al lavoro, disponibilità verso il prossimo, passione politica. Una vita semplice ed esemplare che è un messaggio concreto da trasmettere ai giovani. Ti rivolgo due parole in patois come abbiamo sempre fatto tra noi ogni volta che si siamo incontrati. Era il nostro modo di sentirci legati a questa terra, a questa Valle che tanto amiamo. Lo patoué, noutra lenga maternella, no rapelae que no saian de personne umble é que lo bien etre faillet lo partadjì intre tcheut. T’a fé to senque un ommo dèi feye d’un la via, itre onéto, travailleur é aidjì cice que l’an fata; é te pou partì tranquillo avouì totta la fameille é les amì alentor que témoignon lo bien que te voulliaoun. Addio Elia, addio caro compagno, serberemo il tuo ricordo, la tua amicizia, il tuo esempio come un dono prezioso nei nostri cuori. 9 REGIONE La crisi non è finita, tantomeno in Valle Fiom-Cgil: sciopero e manifestazione per “esigere risposte concrete” «Sono oltre un milione le ore di Cassa integrazione ordinaria e straordinaria richieste dall’inizio anno fino ad oggi dalla grande maggioranza delle imprese metalmeccaniche della nostra regione. La lista è, purtroppo, destinata ad allungarsi». La segreteria regionale della Fiom-Cgil Valle d’Aosta non ci sta a parlare di “uscita dalla crisi” e snocciola cifre che fanno pensare al persistere di una situazione di estrema fragilità delle imprese regionali e, di conseguenza, al prolungarsi dell’incertezza sul futuro di centinaia di posti di lavoro. «A fine anno ulteriori aziende ricorreranno alla Cassa integrazione ordinaria, mentre altre si troveranno nella necessità di utilizzare la Cassa integrazione straordinaria, perché quella ordinaria si è esaurita, oppure perché servono am- mortizzatori temporalmente più lunghi (12 mesi) per fronteggiare una crisi tutt’altro che risolta». Secondo i metalmeccanici Cgil, sul piano occupazionale «il quadro è sempre più preoccupante: se ai 50 posti di lavoro persi per il fallimento della SET di Issogne si aggiungono i contratti a tempo determinato e di apprendistato non rinnovati, più i lavoratori in mobilità, si arriva a 200 posti di lavori persi nel settore metalmeccanico nel 2009. Sommando questo dato con i mille posti persi tra il 2002 e il 2007, la situa- zione occupazionale nell’industria è veramente difficile». Per questi motivi, la Fiom valdostana pone alle istituzioni regionali e alle forze politiche quattro priorità: «massima attenzione nel contrastare gli effetti della crisi sulle aziende per evitarne la chiusura; vigilare sul corretto utilizzo degli ammortizzatori sociali; predisporre interventi a sostegno del reddito dei lavoratori più penalizzati dalla collocazione in cassa integrazione; individuare soluzioni occupazionali straordinarie per chi ha perso il lavoro». Per dare forza a queste richieste, la Fiom ha scioperato per quattro ore a fine turno il 13 novembre scorso, e ha preso parte alla grande manifestazione nazionale della Cgil di Roma contro la crisi «perché l’Italia che lavora esige risposte concrete». Scuola, difendere la democrazia sul posto di lavoro Elezioni RSU: la FLC-Cgil unico sindacato a presentare liste Mauro De Luca Segretario regionale FLC-Cgil Tutte le Organizzazioni sindacali della scuola hanno sottoscritto un protocollo con l’ARAN, lo scorso 2 settembre, per indire le elezioni delle RSU nella scuola. Scade quest’anno, infatti, il triennio di validità delle RSU elette e gli accordi sottoscritti prevedono che entro tre mesi vengano indette nuove elezioni. Sulla base di tale protocollo le liste per le elezioni andavano presentate entro il 2 novembre e le elezioni si devono svolgere nei giorni 1/3 dicembre 2009. Oggi tutti i sindacati, salvo la FLC-Cgil, dichiarano che è meglio non votare per il rinnovo del- le RSU, con motivazioni diverse, ma certamente poco coerenti o pretestuose: Cisl, Uil e Snals a livello nazionale accreditano una annunciata intenzione del Ministro Brunetta di modificare (non si sa come né quando) i comparti contrattuali dei comparti pubblici per convenire con lui sull’opportunità del rinvio. Questi sindacati cioè rinnegano le regole esistenti e abdicano al loro ruolo su materie di stretta competenza sindacale, in nome di non si sa quali interventi unilaterali e futuri del Ministro, contrabbandando tutto ciò come difesa della democrazia e della rappresentatività sindacale nelle scuole. Addirittura in campo regionale il Savt, per protestare contro il Governo che annullerebbe le elezioni delle RSU, decide di non presentare o ritirare le liste, dimostrandosi un vero epigono del complesso di Tafazzi. Come FLC-Cgil noi crediamo che il miglior modo per difendere la democrazia sul posto di lavoro e garantire la rappresentatività dei lavoratori nella scuola sia lasciare che questi votino i loro rappresentanti, nei tempi e nei modi che i Sindacati hanno concordato con l’Agenzia per la contrattazione. Non accettiamo interventi d’autorità sulle materie di competenza sindacale, non accettiamo che le regole siano rispettate o meno a seconda delle convenienze del momento, confermiamo l’importanza delle RSU nella scuola e per questo abbiamo presentato liste in tutte le scuole. Se non si arriverà al voto altri se ne dovranno assumere la responsabilità e spiegare in maniera credibile ai lavoratori le ragioni di questo voltafaccia. 10 REGIONE Una legge sulle pari opportunità in Valle? Sì, ma vera Antonella Barillà Consigliera regionale di parità La Regione Valle d’Aosta in questi anni, pur in mancanza di una legge regionale specifica, ha promosso e attuato iniziative volte a sostenere la parità di genere in tutti i campi. La Regione raccorda e conforma la propria azione in materia di politiche regionali del lavoro, di formazione e di servizi per l’impiego al principio di pari opportunità tra uomini e donne ed al raggiungimento della condivisione e della conciliazione tra tempi di lavoro ed attività di cura. Tale disposizione di principio ha poi trovato corpo sia nel precedente piano di politiche del lavoro, sia nell’attuale, dove sono state disposte azioni concrete per la realizzazione di tale principio di cui abbiamo parlato nella newsletter di settembre. Abbiamo accolto con favore quindi la volontà della Regione di emanare un unico testo di legge organico sulla materia, che integrasse effettivamente le politiche di pari opportunità trasversalmente in tutte le politiche regionali, realizzando quindi l’obiettivo generale di rimuovere ogni ostacolo che impedisca la piena parità tra uomini e donne nella vita sociale, politica, culturale ed economica. La parità tra i sessi infatti non è ancora raggiunta, molte sono le cause del ritardo, ed è proprio per questo che è importante guardare al tema delle pari opportunità, con una lente che consenta di vedere e tenere conto della dimensione di genere all’interno di tutte le po- litiche. E’ quindi più che mai attuale affermare, in una legge organica, la specificità di genere e definire un quadro ampio di azioni che permettano alla Regione Valle d’Aosta di operare per un effettivo riequilibrio della partecipazione femminile alla vita politica, sociale, culturale ed economica, mettendo a sistema interventi finora sostenuti solo con i fondi comunitari e con il cofinanziamento ministeriale e regionale all’interno del POR. Ma il testo presentato non risponde pienamente agli obiettivi sottesi nel titolo del disegno di legge, anche perché mostra i limiti dovuti ad una mancanza di concertazione, che sarebbe stata auspicabile tra chi ha redatto la legge e chi da anni opera sulla tematica, ecco perché ci è sembrato necessario intervenire, in questa fase, per chiedere miglioramenti e cambiamenti al dettato normativo, che portino a realizzare effettivamente l’integrazione della dimensione di genere nella normativa e nell’azione politica e programmatica regionale, in coerenza con gli indirizzi della programmazione nazionale ed europea. Il testo presentato più che intervenire nella definizione delle politiche di pari opportunità ritenute prioritarie per la Regione, interviene soprattutto sugli organismi di parità regionali che sono e non possono essere altro che strumenti per l’attuazione di quelle politiche. E’ la Regione che deve operare affinché nelle politiche regionali e nei relativi interventi di attuazione siano perseguite l’universalità dell’esercizio dei diritti di cittadinanza, la parità e le pari oppor- tunità tra uomini e donne nella vita economica, sociale e politica; definire l’organizzazione regionale per favorire l’introduzione delle pari opportunità è sicuramente un passo successivo. Abbiamo chiesto quindi di “riorganizzare” il testo definendo una diversa struttura dello stesso, specificando meglio: principi ed obiettivi generali; chiarendo quali strumenti la Regione ha in animo di mettere in campo per favorire l’integrazione delle pari opportunità nelle politiche regionali; come intenda operare per promuovere la cultura della responsabilità sociale nella Regione e nelle Amministrazioni locali in Valle d’Aosta; quali politiche intende attuare, strategicamente, per rafforzare le pari opportunità nella vita economica, sociale e politica e nei rapporti sociali, civili e politici. Solo dopo aver definito tutto questo sarà importante definire l’organizzazione regionale per favorire la realizzazione delle pari opportunità e quindi entrare nel merito dell’organizzazione degli organismi di pari opportunità, senza dimenticare in ultimo di stabilire i criteri che regoleranno le attività di monitoraggio e di valutazione di quanto verrà realizzato. Un’ultima nota al testo riguarda l’aspetto linguistico: la legge è declinata tutta al maschile (il Presidente della Consulta, il Consigliere regionale di parità); la definizione di figure pubbliche che eviti l’uso del neutro maschile all’interno di una norma giuridica, testimonierebbe invece un’attenzione corretta e reale, da parte della Regione, alle tematiche di genere ed alle politiche di pari opportunità. 11 REGIONE Stranieri, in Italia sono oltre 4,5 milioni Dossier Caritas Migrantes 2009: sono il 7,2% della popolazione, contribuiscono per il 10% alla ricchezza del Paese Anche nello scenario di crisi economica e occupazionale, delineatosi alla fine del 2008 e rafforzatosi nel corso del 2009, l’immigrazione non ha arrestato la sua crescita. Il dato emerge dal dossier ‘Migrantes 2009’, presentato nei giorni scorsi dalla Caritas, che ogni anno fotografa l’incidenza dell’immigrazione in Italia sul mondo del lavoro, nella scuola, sull’anagrafe del nostro Paese. I cittadini stranieri residenti erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati 3.891.295 alla fine del 2008, ma si arriva a circa 4.330.000 includendo anche le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe. Incidono, quindi, tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% (totale presenze regolari) sull’intera popolazione; ma il dato arriva al 10% se si fa riferimento alla sola classe dei più giovani (minori e giovani fino ai 39 anni). Se poi si tiene conto che la regolarizzazione di settembre 2009, pur in tempo di crisi, ha coinvolto quasi 300 mila persone nel solo settore della collaborazione familiare, l’Italia oltrepassa abbondantemente i 4,5 milioni di presenze: siamo sulla scia della Spagna (oltre 5 milioni) e non tanto distanti dalla Germania (circa 7 milioni). Il 2008 è stato il primo anno in cui l’Italia, per incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione, si è collocata al di sopra della media europea e, seppure ancora lontana dalla Germania e specialmente dalla Spagna (con incidenze rispettivamente dell’8,2% e dell’11,7%), ha superato la Gran Bretagna (6,3%). Continua a prevalere la presenza di origine europea (53,6%, per più della metà da Paesi comunitari). Seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%). Le prime 5 collettività superano la metà dell’intera presenza (800 mila romeni, 440 mila albanesi, 400 mila marocchini, 170 mila cine- si e 150 mila ucraini). A livello territoriale il Centro (25,1%) e il Meridione (12,8%) sono molto distanziati dal Nord quanto a numero di residenti stranieri (62,1%). In Italia, un abitante su 14 (7,2%) è di cittadinanza straniera. L’incidenza è maggiore tra i minori e i giovani adulti (18-44 anni). I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472) hanno inciso nel 2008 per il 12,6% sulle nascite totali registrate in Italia. L’età media degli stranieri è di 31 anni, contro i 43 degli italiani. Tra i cittadini stranieri, gli ultra65enni sono solo il 2%. Gli alunni figli di genitori stranieri, nell’anno scolastico 2008/2009, sono saliti a 628.937, per un’incidenza del 7%. L’incidenza più elevata si registra nelle scuole elementari (8,3%) e, a livello regionale, nel centro Italia. Di questi studenti, uno ogni 6 è romeno, uno ogni 7 albanese e uno ogni 8 marocchino, ma si rileva di fatto una miriade di nazionalità, veramente un “mondo in classe”, come mettono in evidenza i progetti interculturali. Anche in un anno di crisi incipiente, come è stato il 2008, l’apporto degli immigrati è risultato così necessario da far aumentare il loro numero tra gli occupati di 200 mila unità. Del resto, nel mercato occupazionale italiano i lavoratori nati all’estero sono il 15,5% del totale. Tra di essi non mancano gli italiani di ritorno, ma la stragrande maggioranza è costituita da lavoratori stranieri, il cui afflusso si è incrementato specialmente nell’ultimo decennio. I lavoratori stranieri in senso stretto sono quasi un decimo degli occupati e contribuiscono per una analoga quota alla creazione della ricchezza del Paese. Di questi circa 2 milioni di lavoratori immigrati, quasi un milione si è iscritto ai sindacati, mostrando così la volontà di tutelare la dignità del proprio lavoro. In Valle 7.500 stranieri, prevalgono le donne I lavoratori non italiani sono il 13% della forza lavoro totale Sono 7.509 gli stranieri residenti in Valle d’Aosta al 31 dicembre 2008, secondo i dati del dossier Caritas ‘Migrantes’. Di questi, il 53,5% è composto da donne, una delle medie più alte tra le venti regioni italiane. Tra il 2000 e il 2008, l’incremento della popolazione straniera nella nostra regione è stato di oltre il 200%, con “un accelerazione che corrisponde alla tendenza osservata anche a livello nazionale”. Il rapporto Migrantes è stato illustrato in Valle da William Bonapace, docente di Relazioni Interculturali all’Università della Valle d’Aosta, secondo il quale la Valle sta vivendo una “fase di assestamento strutturale che rende sempre più visibili i tratti della presenza immigrata sul territorio”, con una capacità attrattiva “dimostrata dalla mobilità migratoria interna che evidenzia un saldo positivo equivalente al 20,6 per mille, il più altro fra tutte le regioni italiane”. Alla fine del 2008 i cittadini stranieri iscritti all’anagrafe in Valle d’Aosta erano 7.509, con un incremento di poco superiore al 13% rispetto al 2007, con un’incidenza del 6% sul totale della popolazione locale. Bassa l’età media (30,9 anni per gli stranieri presenti in Valle, 43,8 quello relativo alla popolazione italiana), con una “significativa presenza di bambini e ragazzi nelle scuole valdostane” (1.276 alunni stranieri pari al 7,3% del totale). Sul fronte del lavoro, gli occupati non italiani erano 6.650 nel 2008 (su un totale di 50.832 lavoratori, con un’incidenza pari ad oltre il 13% della forza lavoro totale): cifra raddoppiata rispetto al 2000, quando erano 3.017. Il rapporto di Caritas e Migrantes evidenzia anche il fatto che nel 2008 in Valle d’Aosta si è registrato un tasso di natalità tra i più alti d’Italia (il 10,2% rispetto al 9,6% della media italiana) e che il 15,4% delle nascite è avvenuto per merito di madri straniere, di cui il 3,7% con partner italiani. 12 AOSTA Ecosistema urbano, Aosta tra le ‘Top 20’ d’Italia Presentata la ricerca di Legambiente: 15° posto assoluto, bene qualità dell’aria e raccolta differenziata, Davide Avati [email protected] Un lusinghiero 15° posto assoluto tra le 103 province italiane, un balzo in avanti di 14 posizioni rispetto allo scorso anno con miglioramenti significativi sotto l’aspetto della qualità dell’aria, della raccolta differenziata dei rifiuti e del risparmio energetico. Il 16° rapporto ‘Ecosistema urbano’ di Legambiente, presentato a Roma nei giorni scorsi, premia la città di Aosta sotto l’aspetto della vivibilità ambientale, assegnando al capoluogo regionale un risultato complessivo ben superiore rispetto alla media italiana e un posto tra le venti città più ‘eco-sostenibili’ del Paese. Il dossier, curato dall’istituto di ricerche “Ambiente Italia” con la collaborazione editoriale del quotidiano “Il Sole 24 Ore”, esamina ogni anno la vivibilità dei 103 capoluoghi di provincia italiani, attraverso l’esame di 125 parametri divisi per macro argomenti (aria, trasporti, acqua, ambiente e verde, energia, rifiuti, pubblica amministrazione e aziende), che danno luogo a 27 classifiche di settore e a una graduatoria generale. Sulla base dei parametri della ricerca di Legambiente, la città di Aosta è all’avanguardia in Italia per qualità del parco auto, con l’83% di mezzi euro 3 ed euro 4 circolanti sul totale. Ottima anche la qualità dell’acqua (prima per depurazione, con il 100%) e l’incidenza di aziende con certificazione di qualità ambientale ‘ISO’ (sono 5,23 ogni mille imprese, 4° posto in Italia). Molto positivi sono poi anche una serie di parametri ambientali ed energetici. Aosta è settima in Italia per impianti di solare termico su edifici comunali, con 3,28 mq ogni mille abitanti. Cresce poi la raccolta differenziata, che pone Aosta al 15° posto con il 46,6% di rifiuti riciclati sul totale. Bene anche l’offerta di trasporto pubblico (17° posto con 39 km-vetture per abitante all’anno), l’estensione delle zone a traffico limitato (17° con 5,66 mq per abitante), le polveri sottili (con una media annua di 26 microgrammi al metro cubo), la produzione pro-capite di rifiuti urbani (18° posto con 496,30 Kg per abitante l’anno) e per verde urbano fruibile (25° con 16,6 mq per abitante). Detto delle ‘eccellenze’, la nostra città registra anche alcuni parametri ambientali in linea con la media nazionale, ad anche alcune criticità ancora da risolvere. Resta alta l’attenzione sulla quantità di ozono nell’atmosfera, con circa 30 giorni all’anno di superamento della media prevista; sono ancora scarsi le piste ciclabili (Aosta è 49ª con 4,5 metri di piste ogni 100 abitanti) e il verde urbano totale (52° posto in Italia con 470 mq di aree verdi ogni ettaro di superficie comunale). I problemi più grandi riguardano però i consumi di carburante, le emissioni di CO2 e le perdite dalla rete idrica: ben il 35% dell’acqua immessa in acquedotto si ‘perde’ senza venire consumata, e inoltre gli aostani si confermano tra i più ‘spreconi’ con un consumo medio di oltre 174 litri di acqua per abitante al giorno. Ancora: in città non si produce nemmeno un megawatt di solare fotovoltaico su edifici comunali; i passeggeri utilizzanti trasporti pubblici sono pochi (68° posto in Italia con appena 35 viaggi per abitante l’anno); le emissioni di anidride carbonica dai mezzi pubblici sono altissime, indice di un parco automezzi vecchio e molto inquinante; le isole pedonali sono scarsissime (appena 0,06 mq per abitante); i consumi di elettricità domestica e di carburante sono alle stelle; infine, l’altissimo tasso di motorizzazione vede Aosta all’ultimo posto in classifica, con 208 auto circolanti ogni 100 abitanti. L’Amministrazione comunale di Aosta, per bocca dell’Assessore all’Ambiente Delio Donzel, si dice “soddisfatta del risultato della ricerca”, perché “fotografa gli sforzi dell’Amministrazione per fare di Aosta una città sempre più vivibile e sostenibile da un punto di vista ambientale” e al tempo stesso “ci sprona a migliorare le criticità fotografate dal dossier, in particolare per quanto concerne i consumi elettrici domestici, i consumi di carburante e la dotazione di piste ciclabili”. 13 AOSTA Dieci anni e 145 milioni di euro per cambiare l’ospedale La nuova struttura – La cosiddetta ‘ala est’ Si tratta, di una struttura ad alti contenuti tecnologici che dovrà ospitare alcune delle più complesse attività dell’ospedale: Pronto Soccorso, Terapia Intensiva, Diagnostiche e terapie invasive, blocco operatorio. La struttura si dovrà sviluppare dal Viale Ginevra in direzione est, occupando l’area attualmente adibita a parcheggio pubblico e sarà articolata su quattro piani oltre a due piani interrati, occupati dal nuovo parcheggio che dispone di circa 500 posti auto. Al livello – 4 sarà collocato il nuovo blocco operatorio costituito da sei sale operatorie e dai locali accessori, la Terapia Intensiva e la radiologia interventistica. Al livello 0 il Pronto Soccorso, dotato di tutti gli spazi necessari per il corretto svolgimento delle sue funzioni. Allo stesso piano, ma con un percorso completamente separato, si realizzerà la galleria di collegamento che conduce al Viale Ginevra. Ai livelli +4 e +8 due unità di degenza per piano, ciascuna dotata di 30- 36 posti letto, per circa 140 posti complessivi, che andranno a costituire il dipartimento chirurgico. L’ultimo piano, al livello + 12, ospita le aree dipartimentali chirurgiche. Ristrutturazione dell’attuale ospedale ‘Umberto Parini’ Gli interventi di ristrutturazione e di ammodernamento del presidio ospedaliero di Viale Ginevra potranno avere inizio successivamente alla realizzazione del nuovo fabbricato e dopo avervi trasferito il Pronto Soccorso, la Terapia Intensiva, il blocco operatorio e tutto il dipartimento chirurgico. Gli interventi saranno volti prevalentemente a migliorare il comfort complessivo del presidio, ad adeguarlo alle più moderne esigenze dell’assistenza ospedaliera, a coordinar- lo funzionalmente con il nuovo fabbricato, a verificare ed eventualmente modificare, collocazioni, spazi e collegamenti dei servizi e delle attività. Le attuali degenze dovranno essere ristrutturate realizzando unità di degenza indifferenziate, dotate di un numero di posti letto che sia in grado di conciliare un elevato livello assistenziale con l’economia gestionale. Il problema sarà stato risolto mediante la realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica che “aggira” all’esterno il blocco scale ascensori. Questa soluzione permette di prevedere l’aumento del numero delle camere ad un solo letto, migliorando ulteriormente il comfort ospedaliero. Risulteranno in tal modo realizzabili 6 unità di degenza (2 al livello + 4, 2 al livello + 8, e 2 al livello + 12), con una capienza di circa 30-35 posti letto ciascuna, per un totale di circa 180 - 200 posti letto. In queste nuove unità di degenza verranno ospitate le specialità di Medicina ad alta diffusione e le Medicine specialistiche. Due delle unità di degenza verranno riservate rispettivamente alle Malattie Infettive ed alla Cardiologia UTIC. Nell’area delle degenze verranno inoltre previste ad ogni piano adeguate aree dipartimentali costituite da studi medici, sala riunioni, consultazioni, ecc. Il padiglione C, “ala nuova”, ospiterà le specialità trasferite dalle altre sedi: il dipartimento materno-infantile e la psichiatria. Tempi di realizzazione e costi degli interventi Lo studio prevede un iter di 9 anni dall’avvio della procedura di gara d’appalto alla consegna dei lavori. Per quanto riguarda la spesa, la stima complessiva dei costi di realizzazione, con listini riferiti al 2007, supera i 145 milioni di euro. Piscina coperta: partire presto con i lavori di rifacimento Crescono le richieste di spazi dove praticare il nuoto, ma le strutture adeguate ancora latitano, soprattutto ad Aosta. Terminata l’odissea della piscina scoperta, riaperta la scorsa estate con grande favore di pubblico, ora i riflettori sono puntati sul recupero della piscina coperta di Aosta, che versa in condizioni di degra- do strutturale. A riportare l’argomento in Consiglio Valle è stata un’interpellanza del consigliere PD Gianni Rigo: “dallo studio predisposto da un professionista nel 2006 sulle criticità presenti nella piscina coperta di Aosta di proprietà regionale – spiega Rigo - è emerso che ‘le strutture portanti in calcestruzzo, gli impianti e alcune opere di completamento necessitano di importanti interventi di ristrutturazione che possono essere rimandati solo a breve termine e che potranno comportare significativi periodi di disagio per le utenze’”. Di fronte a questo quadro, già nel 2008 l’allora assessore regionale al Turismo avanzava l’ipotesi “di realizzare una piscina coperta attigua a quella esistente”. Tuttavia, in questo anno e mezzo, nulla sembra essere stato messo in cantiere. Per questo, il consigliere del Partito Democratico ha chiesto alla Giunta di “confrontarsi in commissione consiliare sul programma operativo dei lavori”. Le Travail / Il Lavoro Quindicinale di attualità, politica e cultura fondato nel 1948 da Giulio Dolchi Organo di informazione del Partito Democratico Valle d’Aosta Direttore responsabile: Giovanna Zanchi [email protected] 14 Coordinatore della redazione: Davide Avati - [email protected] Redazione: Quintino Botrugno ([email protected]); Orfeo Cout ([email protected]); Claudio Latino ([email protected]); Maurizio Pitti ([email protected]); Fabio Protasoni ([email protected]); Redazione e amministrazione: Corso Battaglione Aosta 13/a 11100 Aosta Tel. 0165 262514 – Fax. 0165 234245 e-mail: [email protected] [email protected] TERRITORIO Montjovet presenta “i Monelli dell’arte” Associazione e progetto di “Formazione teatrale” per attori ed educatori con la passione PER l’INTEGRAZIONE Orfeo Cout [email protected] Venerdì 20 novembre alle ore 18 presso il salone della Scuola Primaria e dell’infanzia di Montjovet Capoluogo si terrà la conferenza stampa di presentazione del progetto “Formazione Teatrale per attori ed educatori con la passione dell’integrazione” e dell’Associazione “I Monelli dell’Arte” Interverranno: Albert Lanience – Assessore alla sanità, salute e politiche sociali,; Paola Davico – Dirigente del Servizio disabili della Regione; Ivo Surroz – Sindaco di Montjovet; Orfeo Cout – Vice Sindaco di Montjovet e Presidente dell’Associazione “I Monelli dell’Arte”; Mariuccia Allera Longo – Direttore Artistico dei “Monelli dell’arte”. L’Associazione “I Monelli dell’arte” si è costituita il 26 marzo 2009, ma è il risultato del progetto di un laboratorio teatrale integrato promosso e finanziato dall’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Montjovet e gestito da educatori volontari, che ha iniziato la sua attività nell’ottobre del 2006 . L’Associazione quindi testimonia il consolidamento dell’esperienza sul territorio e la fedeltà e convinzione dei volontari e dei ragazzi coinvolti. Le finalità dell’Associazione, che è senza fini di lucro, comprendono e ampliano quelle iniziali del progetto del Laboratorio Teatrale Integrato, attingendo all’esperienza precedente. Per perseguire gli scopi sociali, l’Associazione si propone quindi di, avere attenzione verso situazio- ni di bisogno presenti sul territorio; educare i giovani alla solidarietà sociale; favorire l’integrazione sociale di ragazzi diversamente abili con ragazzi coetanei, all’interno di un laboratorio teatrale integrato; stabilire rapporti personali capaci di educare e far crescere i cittadini in situazioni di particolare disagio soggettivo e sociale, utilizzando la situazione teatrale come palestra di vita; stimolare le capacità comunicative interpersonali ed espressive attraverso l’attivazione di tutti i canali sensoriali, anche residui e attraverso la pratica del linguaggio teatrale inteso come la sintesi di diversi linguaggi artistici; arricchire le competenze di educatori e operatori scolastici e sociali nell’ambito teatrale riferito a persone diversamente abili, anche organizzando stage di aggiornamento con esperti professionisti; promuovere un’attività di ricerca in gruppo rispetto ad abilità espressive (motorie, linguistiche, musicali, artistiche) che potenzino le possibilità comunicative di persone in situazione di disabilità; stimolare l’attenzione sulle problematiche legate alla disabilità ed ad altri bisogni sociali attraverso attività di promozione, organizzazione e produzione di eventi culturali ed artistici, nonché di solidarietà. Ed è appunto parlando di stage di aggiornamento e formazione VINCITORI Venerdì 30 ottobre Aymavilles – Hôtel du Midi Pino Diano – Gino Grossi Domenica 1° novembre Verrayes – Hôtel Cristina Domenico Budaci – Diego Galizia Martedì 3 novembre Pont-Saint-Martin – Bar Boulodrome Gino Grossi – Marilena Menabreaz che l’Amministrazione comunale di Montjovet in sinergia con l’Associazione i Monelli dell’arte ha presentato questo progetto di “formazione teatrale per attori ed educatori con la passione dell’integrazione” che è stato finanziato dall’Assessorato sanità, salute e politiche sociali della Regione in base all’art. 14 della legge Regionale 18 aprile 2008, “Sistema integrato di interventi e servizi a favore delle persone con disabilità”. Un progetto che diventa un’importante risposta al grande bisogno di formazione dell’associazione. Infatti, il gruppo si propone di superare la spontaneità nell’espressione teatrale e di imparare strumenti espressivi che rendano la comunicazione più versatile e ancora più efficace. Alla base vi è quindi l’esigenza di imparare nuove tecniche da professionisti del teatro, che possano indicare percorsi che saranno filtrati dagli educatori teatrali ed adattati alle esigenze ed alle possibilità dei componenti. Gli stages sono rivolti a tutti i partecipanti al laboratorio teatrale di Montjovet, ma soprattutto, agli educatori o ai futuri educatori, a insegnanti e studenti sensibili al problema dell’inclusione sociale delle persone diversamente abili. CLASSIFICA Pino Diano Gino Grossi Marinela Menabreaz Alberto Zamperlin Roberto Bignotti Marco Doveil Roberto Albaney Renato Dalla Zanna Corrado Daudry Francesco Mannoni Arturo Chabod Giliola Borettaz Antonio Gallo Santo Vignale Giovanni Farace Sebastiano Navarretta Nestore Bianquin Laura Coluccio 68 58 41 41 40 39 37 37 35 35 34 33 33 32 31 29 28 28 Iscrizione 1/48 del 9/4/1948 del Registro di Stampa del Tribunale di Aosta Abbonamenti: Italia annuo: 25 euro - Sostenitore: 50 euro Versamento su CCP n. 11664117 Editore: Il Lavoro/Le Travail coop. a.r.l. Stampa: Tipografia Duc s.r.l. a socio unico Loc. Grand Chemin 16 11020 Saint-Christophe (Ao) Tel. 0165 236888 Concessionaria esclusiva per la pubblicità PUBBLIS VdA s.n.c. - Fraz. Bovet 12 11020 Gressan (AO) Tel. 0165 251510 LA TESTATA FRUISCE DEI CONTRIBUTI STATALI DIRETTI DI CUI ALLA LEGGE 7 AGOSTO 1990, N. 250 15 FORUM IL SENSO DELLE PAROLE La moglie di Piero La scena: un’osteria. Un uomo seduto, nudo e col capo chino, circondato da decine di persone che lo insultano e lo deridono. E’ appena stato scoperto in una situazione imbarazzante e ora tutti si fanno beffe di lui, che fino a ieri sembrava una persona perbene, stimata e potente. La porta del locale si apre: appare la moglie. Pian piano le urla e gli sberleffi si placano. Tutti gli occhi sono per lei. Cosa farà? Gli urlerà la sua rabbia e il suo sdegno per essere stata tradita in un modo tanto indecente? Lo prenderà a sberle in pubblico? Quando la donna si avvicina al marito il silenzio si fa totale. E lei, con un gesto inatteso e sorprendente, lo prende per mano e gli dice: “Vieni, torniamo a casa”. Il “caso” Marrazzo è tutto qui. Negli occhi di un uomo perso e nel cuore di una moglie che, sovvertendo tutte le aspettative, ha scelto di non lasciarlo. Roberta Serdoz, giornalista del Tg3, ha preso in contropiede il sentire comune ribaltando la logica spietata dei benpensanti. E il giorno dopo, sui giornali, tutti parlavano di lei, del suo coraggio, della sua forza, della sua nobiltà d’animo. E almeno per qualche ora la pressione su suo marito si è fatta meno feroce. Come mai il gesto della moglie dell’ex presidente della Regione Lazio ha fatto tanto scalpore? Perché non c’è nulla, nella nostra società, di più dirompente del perdono. Un perdono, in questo caso, neppure pronunciato, discreto e tenero, contenuto in una sola frase, affidata ad un amico: “La mia famiglia, comunque, resterà unita”. E in quel “comunque”, tutto il carico di dolore e di amarezza che si può immaginare... di Ettore Ongis (L’Eco di Bergamo, 4 novembre 2009) RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Don Ugo e il crocifisso Paolo Gianfranceschi Segretario circolo PD Grand-Combin Molti simpatizzanti del Pd della Valle d’Aosta si riconoscono nella tesi di Don Ugo Busso, parroco di Gignod, Exenex e Signayes. L’ex presidente della Caritas Diocesana Valdostana in una intervista rilasciata ad un settimanale locale si è rivolto ai suoi fedeli e tra le altre cose ha detto : “La fede non si impara a scuola, ma si vive in parrocchia”. Alcuni esponenti politici approfittando di questa situazione, lo hanno coinvolto in un confronto molto simile ad una diatriba. In questo dibattito che considero sterile, questo continuo strattonare la giacca, da parte di aree politiche “locali” che si rifanno a convinzioni filosofiche più o meno laiciste, di un uomo di fede come Don Ugo Busso - molto impegnato anche nel sociale credo sia solo uno dei tanti altri mezzucci per distogliere l’attenzione sui reali problemi e sulla crisi della politica in questa Regione. Nell’intervista rilasciata alla Vallée Notizie Don Busso, fa solo notare che la scuola e la politica prima di parlare di islamizzazione, entrambe, dovrebbero dare eguali opportunità alle diverse culture. Sulla polemica del crocefisso nelle aule scolastiche, l’approccio al problema deve essere caratterizzato dal rispetto verso tutte le fedi e tutte le culture e non dal disprezzo verso il simbolo della croce. Essa non è solo presente nelle aule, ma anche negli ospedali, sulle cime delle nostre montagne, sui sentieri, nei vari luoghi di culto. E qui Don Busso dice una solenne verità ricordandoci che i veri simboli della cristianità sono i sacramenti, che rappresentano una tappa fondamentale per i cristiani, come l’Eucarestia e la parola che l’accompagna. Ed è solo grazie a questi simboli che i credenti diventano popolo di Cristo. Chiudo prendendo a prestito il bollettino parrocchiale di Gignod che già nel 1992 riportava in maniera lungimirante il “Lessico familiare”, di Natalia Ginzburg, deputata della sinistra, figlia del prof. Levi, ebrea e atea. Negli anni ’80 essa scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Muri abbattuti, muri in costruzione Giovedì 26 novembre alle 21 presso l’Espace si terrà una serata per la pace in Israele e nei Territori Occupati della Palestina. Giancarlo Rosso è appena rientrato dalla Palestina dove ha partecipato all’iniziativa “Time for Responsabilities”, promossa dalla Tavola per la Pace, dal Coordinamento degli Enti locali per la Pace e dalle Piattaforma delle ONG italiane per la Palestina e ha deciso di condividere la propria intensa esperienza diretta nei Territori occupati da Israele in Cisgiordania, vere e proprie prigioni a cielo aperto, dove i diritti dei Palestinesi ad una vita dignitosa vengono sistematicamente violati da checkpoint, restrizioni, demolizioni, delocalizzazioni, trincee, blocchi, palizzate elettrificate e … dal muro di circa 800 km. che gli Israeliani iniziarono a costruire nel 2002, durante la seconda intifada. Nel 2004 il muro fu condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia in quanto lesivo del diritto di autodeterminazione dei Palestinesi, in palese violazione del diritto internazionale. E allora? Nulla! La costruzione continua, mentre noi, in Europa, abbiamo celebrato con sincera emozione il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino! 16 ulitma chance per salvare il pianeta Copenhagen: per il clima un summit ONU decisivo Il summit mondiale sul clima che si terrà a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre prossimi è terribilmente a rischio fallimento, ma questa ipotesi non è assolutamente accettabile.. quindi... Insufficienti le trattative preliminari Le trattative “preliminari” di Bonn ad agosto sono risultate insufficienti a garantire un’apertura verso la soluzione dei problemi ambientali. Pesanti le accuse dei membri del comitato WWF. Kathrin Gutmann, coordinatrice della politica sul clima della famosa associazione ambientalista, ha infatti dichiarato: «I progressi alla fine del secondo turno di negoziati della conferenza delle Nazioni Unite a Bonn sono risultati deboli. Più che progetti concreti, sembra che i governi abbiano stilando una lista della spesa, pie- Le questioni chiave Per chiudere un accordo in grado di salvare il pianeta dalle devastanti conseguenze del cambiamento del clima, i delegati devono: condividere una visione che fissi la soglia del riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali; assicurare che le emissioni globali di anidride carbonica raggiungano il picco ben prima del 2020 e successivamente si riducano rapidamente, con l’obiettivo di tagliare le emissio- na di buoni propositi campati in aria». Fortemente criticato anche l’impegno dell’Unione Europea nelle trattative: “L’Unione europea si crogiola nella sua posizione di leadership e nei risultati finora ottenuti, ma non ha mostrato segni di rinnovamento e idee propositive per il futuro. Hanno fatto meglio Paesi non aderenti all’Unione come la Svizzera e la Norvegia, presentando proposte di cambiamento concrete, in merito ad investimenti finanziari, incentivi ecologici e sviluppo di ecotecnologie”. Summit sul clima: il trattato di Greenpeace e Wwf Nel percorso verso Copenhagen, Greenpeace e Wwf si sono impegnate, insieme ad altre associazioni internazionali, per stilare un proprio «Trattato sul clima per Copenhagen» Il lungo testo, che è stato già distribuito ai negoziatori di 192 paesi, ha impegnato per un anno le principali associazioni mondiali che si occupano delle politiche climatiche. Il documento contiene un vero e proprio testo legislativo che evidenzia gli elementi chiave necessari per concludere un accordo globale equo e ambizioso, in grado di mantenere gli impatti dei cambiamenti climatici al di sotto dei livelli di rischio inaccettabili identificati dalla maggior parte degli scienziati. Esso descrive il percorso che il mondo dovrebbe avviare per evitare cambiamenti climatici catastrofici, riconoscendo che l’incremento delle temperature globali deve mantenersi al di sotto dei 2 gradi centigradi. Si stabilisce un tetto globale alle emissioni – e un idoneo budget di carbonio – e si spiega in dettaglio come i Paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati possano contribuire alla salvezza del pianeta e delle popolazioni, coerentemente con i propri mezzi e le proprie responsabilità. Il documento mostra infine come i Paesi più poveri e vulnerabili del mondo possono essere protetti e risarciti. ni globali dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. climatico per i paesi in via di sviluppo. concordare che i paesi industrializzati taglino le loro emissioni per lo meno del 40% entro il 2020 come gruppo e almeno del 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, con gli Stati Uniti impegnati in una riduzione che sia comparabile per natura e intensità, restando entro i limiti del rimanente budget globale di carbonio. facilitare la transizione ad un’economia a basse emissioni attraverso lo sviluppo di tecnologie verdi e Programmi di trasferimento di tali tecnologie in tutto il mondo. creare nuove istituzioni e strutture sotto il cappello dell’UNFCCC per dare esecutività al trattato di Copenaghen. Tratto da: www.ecologiae.com definire le modalità di finanziamento delle misure di adattamento al cambiamento Fornire alle economie emergenti e ai paesi in via di sviluppo l’accesso a tecnologie pulite e adeguare i livelli di finanziamento in modo che tali paesi possano intraprendere azioni concrete di lotta ai cambiamenti climatici. http://www.ecodiario.it sostenere l’adozione di misure drastiche per la difesa delle foreste e assumere l’obiettivo di deforestazionezero entro il 2020. concordare che il risultato legale di Copenaghen sia un Protocollo di Kyoto emendato e in aggiunta un nuovo Protocollo Copenaghen per garantire la necessaria e urgente azione globale.