ALLE PAGINE 5/6 Catania - anno XXXII - n. 6 - 14 febbraio 2016 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità SPECIALE VISITA PASTORALE “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” Papa Francesco nel viaggio in Messico incontra il Patriarca di Russia Il cammino della speranza FESTA di S. AGATA 2016 I nizia il 12° viaggio internazionale di Papa Bergoglio in Messico, dal 12 al 18 febbraio nel ricordo delle cinque visite di Papa Wojtyla iniziate nel 1979 e della visita di Papa Ratzinger nel 2012. Sono attesi i consueti e commoventi incontri con i migranti oltre la frontiera che separa Messico e Stati Uniti; le visite nell’ospedale pediatrico di malati oncologici ed in aggiunta è molto atteso per il 12 febbraio lo storico ‘fuori programma’ a Cuba, “territorio neutro” per l’incontro con il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kyrill - Cirillo I. Prima tappa del viaggio di Papa Francesco è Città del Messico, per un incontro con “una cerimonia semplice” con il presidente della Repubblica, Enrique Peña Nieto, accompagnato dalla primera dama, ed il lungo trasferimento in papamobile verso la Nunziatura per circa 19 km. Nelle diverse tappe, località non visitate dai precedenti Papi, si rinnova il festoso incontro dei fedeli con il Vicario di Cristo. Particolare evento sarà la visita e l’incoronazione con un diadema della Madonna di Gaudalupe. Incontri con i Vescovi, il clero, i seminaristi, le religiose, i giovani, gli universitari, gli ammalati, i carcerati caratterizzano le visite nei centri di alle pagine 7/8 VATICANO. LE SPOGLIE DI S. PIO e S. LEOPOLDO Ecatepec, Chiapas, dove vivono gli indigeni Morelia nello stato di Michoacan, luogo tristemente famoso per i suoi problemi di violenza e narcotraffico, ed ultima tappa Ciudad Juarez, territorio segnato da narcotraffico, dall’addensamento dei migranti, da problematiche sociali e umane. Nel corso della Messa solenne con la partecipazione di centomila persone indigene scandita da canti e letture nei tre idiomi locali, Papa Francesco autorizzerà con un decreto ufficiale l’uso di lingue indigene nella liturgia. Nello stadio “José María Morelos y Pavón” Papa Francesco incontrerà decine di migliaia di giovani e al termine dell’evento sarà donato al Vescovo di Roma un documento sull’evangelizzazione dei giovani del Messico, frutto della pastorale giovanile; il Papa ricambierà con il dono di una Croce per la missione. Il fotogramma più suggestivo sarà il saluto del Papa a circa 50mila pera pagina 3 Giuseppe Adernò (segue a pag. 2) ECHI del FAMILY DAY Nel mondo 21 milioni di schiavi: vittime donne e bambini L’anno di Grazia rompe le catene della schiavitù “A iutare i nuovi schiavi a rompere le loro catene” per “debellare la tratta delle persone, che è un crimine e una intollerabile vergogna”. È l’ultimo appello di Papa Francesco lanciato nel corso dell’angelus domenicale in occasione della ‘Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone’, che la Chiesa celebra da due anni, lunedì 8 febbraio, anniversario della nascita di Bakhita. Schiava sudanese vissuta tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, giunta in catene in Italia, liberata e divenuta religiosa canossiana poi canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000. La tratta degli esseri umani può essere definita la schiavitù del XXI secolo, non risparmia nessuno, donne e bambini le prime vittime e coinvolge tutto il mondo. La Giornata lanciata per la prima volta nel 2015, quest’anno si inserisce nell’ambito delle celebrazioni del «Giubileo della Misericordia per la liberazione degli schiavi di oggi». Una tematica da sempre al centro dell’apostolato di Papa Bergoglio che in più riprese ha sempre denunciato la tratta degli esseri umani come “un’attività ignobile e una vergogna per le nostre società che si dicono civilizzate! Sfruttatori e clienti dovrebbero fare un serio esame di coscienza davanti a se stessi e davanti a Dio”, cosi nell’agosto 2013. A distanza di tre anni, le parole del Papa, sono passate inos- servate, se si stima che nel mondo ci sono ancora 21 milioni di schiavi. Numeri alla mano, infatti, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) i nuovi schiavi sono spesso le persone più povere e le più fragili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale, e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 70 per cento sono donne e minori. Vittime altresì di abusi e violenze inaudite. Una piaga che arricchisce trafficanti e sfruttatori che grazie alla tratta degli esseri umani, vedono salire i profitti con attività illegali molto remunerative: un business da più di 32 miliardi di dollari l’anno, il terzo più redditizio al mondo, dopo il traffico di droga e di armi. La principale causa è lo sfruttamento sessuale che a livello mondiale riguarda il 53% delle vittime mentre è in aumento la tratta a fini lavorativi intorno al 40%. Vittime preferite i bambini, sostiene l’Unodc, che sono un terzo di tutte le vittime di tratta, “due su tre sono di sesso femminile”. Senza dimenticare la maternità surrogata, altra schiavitù del nostro tempo, che costringe donne in difficoltà economica, spesso dei Paesi in via di sviluppo, ad accettare per pochi soldi, una pratica disumana orrenda. Numeri davvero impressionanti e destinati a crescere viste le continue diseguaglianze economiche e sociali che stanno tagliando il globo in due parti: il nord sempre più ricco che fagocita il sud sempre più povero e facilmente sfruttabile. Ecco perché l’Europa, specie quella della Nord, è la meta preferita dai trafficanti, in particolare per la tratta delle donne, da destinare al mercato Filippo Cannizzo (segue a pagina 2) a pagina 9 FIDAPA. IL DRAMMA DELLA SHOAH a pagina 12 2 Prospettive - 14 febbraio 2016 sommario al n. 6 PRIMO PIANO Il Giubileo nel cuore _______3 Le “Confessioni” di Sant’Agostino d’Ippona __4 Ettore Scola custode delle reliquie del S. Euplio __4 INFORMADIOCESI Centro Diocesano Missionario ______________6 Notizie in breve ___________7 DIOCESI Raccolta di sangue per S. Agata ______________9 Le eccellenze dell’Accademia Pianistica Siciliana________________11 VI Premio Mediterraneo per la Cultura____________11 Al teatro Metropolitan “Il mio nome è Nessuno, l’Ulisse”________________11 “La fortuna scenica di Luigi Capuana”, di Maria Valeria Sanfilippo ___12 Direzione amministrazione e redazione: via Etnea, 8 95121 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via Etnea, 8 95121 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Grafica e impaginazione: Vera Cannavò Abbonamenti: ordinario Euro 40,00 ridotto (scuole, associazioni, confraternite, etc.) Euro 30,00 versamento su c/c postale n. 12442935 intestato a: ARCA s.r.l. via Etnea, 8 95121 Catania Pubblicità: a mod. (1 colonna x 41mm). Commerciali Euro 27,11 a mod. 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Negli ultimi anni la costante ascesa dei flussi migratori in suolo europeo ha determinato un vero e proprio stato di emergenza: migliaia di uomini, donne e bambini quotidianamente affrontano i rischi di viaggi al limite della sofferenza, per scappare da situazioni di guerra e miseria, con il sogno di un futuro migliore per sé ed i propri cari. Storie di vite recise dall’affondamento dei barconi della morte, il più delle volte non molto distante dalle tanto agognate coste. Centri di accoglienza ormai al limite della sopravvivenza, stracolmi di ospiti e privi di necessari sovvenzionamenti, nonché vitali strutture e rifornimenti. I volontari che strenuamente, giorno dopo giorno, profondono il loro impegno nell’accoglienza dei migranti, affiancati dall’intervento costante delle forze dell’ordine, sono messi ormai a dura prova. Il verificarsi di ripetuti episodi di intolleranza ha spinto i governi ad adottare ulteriori misure di sicurezza che per lo più si sono rivelate a breve termine vane e non hanno in alcun modo risolto il problema, limitandosi in qualche misura ad arginarlo solo temporaneamente. Il dibattito dai toni accesi ha coinvolto tutte le forze politiche in campo, soprattutto se si analizza il contesto italiano: ma agli accorati appelli, pronunciati e scanditi con forza e veemenza il più delle volte solo davanti ai riflettori dei media, non è seguito dopo alcunché di realmente significativo. Il dramma dell’immigrazione però, soprattutto negli ultimi giorni, ha mostrato un altro volto, con la diramazione di un dato sconcertante: circa 10.000 (almeno secondo le ultime stime diffuse) migranti minorenni sono scomparsi dopo aver raggiunto il suolo europeo; in dettaglio di 5.000 si sono perse le tracce in Italia e di 1.000 in Svezia. Il sospetto che potrebbero essere stati coinvolti da organizzazioni criminali, con logi- L’allarme è stato lanciato da Brian Donald, funzionario dell’Europol, ufficio di polizia dell’Unione europea (che opera, grazie alla presenza di insigni criminologi e di un’altissima capacità analitica, coordinando ed assistendo le autorità di contrasto degli Stati membri, in materia di terrorismo, traffico illecito di stupefacenti ed altre forme di criminalità organizzata; istituito nel 1992 ma operativo dal 1998 con sede all’Aia), dalle colonne del quotidiano britan- (continua da pag. 1) IL CAMMINO... nero cancellate. L’incontro a Cuba, il primo nella storia, tra il Papa di Roma ed il Patriarca di Mosca, ha una valenza che va ben oltre gli aspetti religiosi. “Il mondo sta andando dritto verso uno scontro globale da Terza Guerra Mondiale e tutti gli altri problemi si muovono in questo contesto”. Per questo motivo l’incontro tra Papa Francesco ed il Patriarca Kirill assume una rilevanza epocale. rinnovando quando accadde con Papa Giovanni XXIII quando intervenne nella crisi di Cuba per impedire la guerra tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Ancora una volta i Capi delle due Chiese s’incontrano anche al fine di impedire lo scontro e favorire la pace ed in particolare nelle regioni mediorientali. La preoccupazione comune per il dilagare delle azioni terroristiche da parte di gruppi fondamentalisti sollecita il comune impegno per il riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa; la preoccupazione con- divisa per i matrimoni; le adozioni di bambini e l’affitto degli uteri da parte di famiglie omosessuali. Il Vecchio Continente è, infatti, oppresso dall’inverno demografico, ferito da azioni terroristiche, destabilizzato dalla pressione di grandi flussi migratori, indebolito dalla crisi economica e schiacciato dalla competizione tra America e Asia. La possibilità di una ritrovata armonia e collaborazione tra Cattolici e Ortodossi, ridarebbe forza all’Europa cristiana, favorendo anche un processo di pacificazione e sviluppo di dimensioni planetarie. Nel corso dei precedenti pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono stati avviati diverse iniziative per stringere i rapporti con il patriarcato di Mosca, ma problemi diversi hanno ritardato l’incontro che finalmente adesso avverrà per suggellare felicemente decenni di dialogo tra la Santa Sede e il Patriarcato della Chiesa Ortodossa Russa. Il Patriarca Cirillo ha incontrato Papa Benedetto XVI nel 2006, in occasione della visita a Roma per la consacrazione della prima chiesa ortodossa russa, mentre a capo della Chiesa Russa era il Patriarca Alessio. “La Chiesa in Europa, ha dichiarato il Card. Péter Erd , primate d’Ungheria e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, guarda questo evento come un ulteriore passo compiuto per l’unità e per la comune testimonianza dei cristiani, un importante passo verso l’unità della Chiesa e in modo particolare per la Chiesa Ortodossa Russa”. Sembrano quasi dissiparsi gli impedimenti che hanno ostacolato l’incontro tra le due Chiese e tra questi l’uniatismo, che tra il XV e il XVI secolo ha dato origine alle Chiese greco-cattoliche, che si sono unite a Roma, mantenendo il rito di tradizione greca e costantinopolitana. rivelato come “dietro l’incremento delle nigeriane tra i richiedenti asilo si nasconde il racket della prostituzione”. “Dal 2010 ad oggi – rivela il rapporto basato sull’osservazione dell’unità di strada Avenida di Caritas Ambrosiana, attiva a Milano – sono raddoppiate le donne nigeriane nel capoluogo lombardo, punto di arrivo per i migranti sbarcati negli ultimi mesi. Dai racconti delle donne, e in particolare dei nuovi contatti, emerge che quasi tutte sono arrivate in Italia via mare tramite Lampedusa e sono transitate dai centri di accoglienza”. Molte di loro hanno fatto richiesta di asilo politico e sono in attesa di sapere se è stato accolto, “ma c’è anche qualcuna a cui sono stati sequestrati da subito i documenti e si trova quindi nella piena irregolarità”. Fenomeno registrato anche dall’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) che ha stimato come nel 2015 sono arrivate in Italia 5.633 donne nigeriane, contro le 1.454 del 2014. ‘Traffico’ che non si ferma solo all’Italia (Roma, Bologna, Napoli, Palermo e Catania le città maggiormente coinvolte) ma che si sta sposando in Francia, Spagna, Austria e Germania. I sone dietro la barriera che separa i due stati, che parteciperanno alla Messa ricevendo anche la comunione. “In fin dei conti si tratta di una rete non di una muraglia cinese”, ha detto padre Lombardi. Alla celebrazione saranno presenti anche diversi gruppi vittime di violenza, tra cui i familiari dei 43 studenti scomparsi un anno e mezzo fa e quasi sicuramente uccisi. Il programmato incontro di Papa Francesco con il Patriarca di Russia Kirill “Vescovo della seconda Roma” tanto atteso, diventerà una speranza per l’Europa. Già preparato da Benedetto XVI l’incontro avrà un significato epocale ed una tappa del cammino di riappacificazione tra le due Chiese. Dal punto di vista storico la Chiesa russa fa risalire la sua origine cristiana al 988, quando il principe Vladimir I di Kiev venne battezzato. La conversione alla religione cristiana di rito greco ortodosso portò alla fondazione della Provincia ecclesiastica sotto la giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli. Nel 1054 però ci fu il Grande scisma tra cristiani di Oriente e di Occidente, con reciproche scomuniche tra Cattolici e Ortodossi. Nel 1274 a Lione e nel 1438 a Firenze si tentò la riconciliazione, che fallì. Negli anni a seguire la Chiesa Ortodossa si divise in vari gruppi nazionali e la Chiesa Ortodossa Russa si staccò da quella di Costantinopoli nel 1589 ed oggi conta duecento milioni di fedeli. Nel 1967 Paolo VI incontrò il Patriarca di Costantinopoli Atenagora e le reciproche scomuniche ven- che di sfruttamento, rimane molto alto, anche se non si esclude che probabilmente molti di loro potrebbero essersi già ricongiunti ai loro familiari. Foto Siciliani-Gennari/SIR (continua da pag. 1) L’ANNO DI GRAZIA... del sesso nelle grandi capitali europee. Un recente rapporto dell’Unione Europea datato 2010 stima che sono 9.500 le vittime di tratta accertate; il 15% rappresentato purtroppo da minori. L’Italia, in questa fotografia dell’orrendo, rappresenta un paese di transito. Stando ai dati raccolti dall’associazione “Slaves no more”, nel Belpaese ci sarebbero tra le 50 e le 70mila donne vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale, in maggioranza nigeriane e minorenni. Significativa al riguardo la denuncia della Caritas Ambrosiana che ha nico The Guardian, a cui si è unita l’organizzazione umanitaria Save the Children. L’Europol non ha diramato un rapporto dettagliato ed i dati elaborati potrebbero essere privi di una reale verifica: in tal senso si sono espresse diverse agenzie europee che svolgono ormai da tempo ricerche sui flussi di immigrati ed i traffici a loro connessi. Queste ultime, sulla base di alcune dichiarazioni rilasciate a La Stampa, hanno rideterminato i margini della questione, riducendone i termini, in quanto secondo loro molti minori potrebbero essersi sottratti volontariamente alla registrazione. Inoltre, è stato sottolineato che molte volte i migranti dichiarano di essere minorenni e di origine siriana per ottenere agevolazioni nelle pratiche di richiesta d’asilo. Accettata l’ipotesi di un ricongiungimento con i familiari, e dunque di un temporaneo lieto fine, per parte di questi minori (temporaneo perché il destino della loro famiglia è costantemente in bilico tra l’accoglienza e l’impossibilità di trovare un’occupazione e l’espulsione), resta il fatto che un numero ingente di essi può trovarsi nelle mani di organizzazioni criminali, sottoposto a bieche logiche di sfruttamento. Berenice ® ® 4 Prospettive - 14 febbraio 2016 PRIMOPIANO Le “Confessioni” di Sant’Agostino d’Ippona Il “diario” di un grande convertito urante quest’Anno Santo straordinario della Misericordia, mi sembra opportuno rileggere e riflettere sulle Confessioni di sant’Agostino (+430), che è l’opera più originale e più letta del vescovo d’Ippona, opera insieme autobiografica, filosofica, teologica, mistica e poetica. Di questo “diario”, che appartiene, per comune consenso, alla letteratura universale, è impossibile dirne in breve il significato e l’influsso che ha esercitato nella storia. Per averne un’idea possiamo partire da due considerazioni di fondo: le Confessioni sono l’opera di un convertito che ha l’umile riconoscimento della colpa e la gratitudine a Dio per la sua misericordia e il suo perdono, il rammarico per aver vagato lungamente per le vie dell’errore e la gioia per la verità ritrovata, la lode a Dio e i benefici ricevuti e l’ansia di redimere il tempo perduto, la generosità del servizio e l’attesa struggente della salvezza definitiva. Non è dunque la sola confessione dei peccati, ma anche, e molto di più, la confessione di lode, come vuole appunto la parola biblica confessio, che significa riconoscere i propri peccati e lodare Dio. La confessio peccatorum e la confessio laudis - come spiega sovente sant’Agostino stesso nascono ambedue dalla fede ed esprimono lo stesso amore, che implora il perdono ed esalta la misericordia di Dio. Nelle Confessioni non dobbiamo cercare un’autobiografia in senso stretto e compiuto dell’Ipponate, egli, infatti, non racconta tutto di sé, ma solo quello che rientra nella sua prospettiva, che è quella della conversione. Ma ora ascoltiamo Agostino stesso: egli, nell’atto di mandare il libro delle Confessioni a Dario, suo amico e ammiratore, scrive: <<Ricevi dunque, figlio mio, signore mio illustre e cristiano non già nell’apparenza esteriore, ma per la carità cristiana… i libri delle mie Confessioni che hai desiderati. Osservami in essi e non lodarmi più di quel ch’io sono; in essi credi a me e non ad altri sul mio conto. In essi considerami e osserva che cosa sono stato in me stesso, per me stesso e se vi troverai qualcosa che ti piacerà di me, lodane con me non me stesso, ma Colui che ho voluto venga lodato nei miei riguardi. Poiché è stato lui a farci e non già noi da noi stessi. Noi infatti eravamo periti ma è stato lui a rifarci, lui che ci aveva fatti. Quando in essi m’avrai trovato, prega per me, affinché io non faccia regressi, ma sia messo in grado di fare progressi. Prega, figlio mio, prega. So quel che dico, so quel che chiedo>> (Epist. 231,6). Queste parole, che ispirano tanta sincerità e umiltà, qualità proprie del convertito, non hanno bisogno di commento: sono la presentazione migliore dell’opera agostiniana e la chiave autentica per leggerle nello spirito dell’autore. Ma D anche a questa prima considerazione occorre aggiungerne un’altra: le Confessioni sono una lettera a Dio. Agostino scrive per gli uomini, ma parlando a Dio; a Dio narra, perché lo sappiano gli uomini, tutto ciò che lo ha interessato e lo interessa, non solo il suo allontanamento dalla fede cattolica e il ritorno ad essa, ma anche le sue meditazioni su Dio e (Confess. 1,1,1), terminano con l’accorata implorazione della pace: <<Signore Dio, donaci la pace… la pace del riposo, la pace del sabato, la pace senza tramonto>> (Confess. 13,35,50). Ma la preghiera ha gli spazi stessi della visione teocentrica e antropocentrica dell’autore, che abbraccia ad un tempo la filosofia, la teologia e Libro delle Ore di Bona Sforza Birago Giovan Pietro (1486-1495) – Il mistero della SS. Trinità - Sant’Agostino e il bambino sulla spiaggia British Museum, Londra sull’uomo - binomio inseparabile che riassume tutto il vasto pensiero agostiniano (Cfr. Solil. 1,2,7) – considerazioni sulla creazione e sul tempo, sulla Sacra Scrittura, di cui desidera conoscerne le profondità, e sul mistero della salvezza, sulle ascensioni interiori e sulla contemplazione delle opere di Dio. Le Confessioni sono lettera a Dio perché prendono il tono e il fremito della preghiera che narra e narrando loda, ringrazia, adora e implora. Cominciando infatti col grido biblico: <<Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile>> la mistica. La filosofia è insita nei tessuti stessi della sua conversione, che fu conversione di un filosofo. Sulla visione filosofica si innesta quella teologica della grazia, della quale le Confessioni sono una esaltazione. Questo scopo, che Agostino stesso mette esplicitamente in rilievo verso la fine della vita (Il dono della persev. 20,53), non deve indurci a pensare, come alcuni hanno fatto, che il Doctor gratiae abbia esagerato gli aspetti negativi della sua vita per far risaltare meglio l’opera della grazia liberatrice. Ad Agostino, che racconta se stesso parlando a Dio, importava un atteggiamento di asso- luta sincerità sia nell’esporre i fatti, che Dio conosceva, sia nel giudicare la loro gravità alla luce della misericordia che gli veniva da Dio. Dalle altezze della visione teologicofilosofica di Dio e dell’uomo, di Dio che guida l’uomo e dell’uomo che anela al possesso di Dio, nasce la mistica agostiniana, di cui le Confessioni sono il monumento più grande. In esse descrive le ascensioni del suo spirito verso le vette della contemplazione, dal primo tentativo, che fu uno scacco (Cfr. Confess. 7,17,23), al dono ineffabile dell’estasi di Ostia Tiberina, dove la mamma Monica morì. Questo momento doloroso, insieme ai non infrequenti rapimenti nelle sue assidue meditazioni sulla Scrittura (Cfr. Confess. 10,40,65), resta una delle pagine più sublimi della letteratura spirituale cristiana (Cfr. Confess. 9,10,23-26) Questi fatti straordinari sono indici dell’atteggiamento abituale di Agostino delle Confessioni, che è sempre quello del mistico che anela a Dio e vuol salire verso Dio; anelito e ascensione che vengono animati spesso dall’ala della bella poesia. In realtà Agostino fu un amante appassionato della bellezza di Dio: <<Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai>> (Confess. 10,27,38), <<bellezza di ogni bellezza>> (Confess. 3,6,10) <<nel quale, dal quale e per mezzo del quale sono buone e belle tutte quelle realtà che hanno bontà e bellezza>> (Solil. 1,1,3). Di questo amore per la bellezza le Confessioni ci danno innumerevoli esempi che, per questione di spazio, non possia- mo recensire. Chi ne vuole una prova, veda il celebre detto iniziale delle Confessioni, espressione dell’esperienza universale: <<Signore… ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te>> (Confess. 1,1,1), venga tradotto nel corpo delle stesse, per esempio, là dove dice al Signore: <<Dammi ciò che amo. Perché io amo, e tu mi hai dato di amare. Non abbandonare i tuoi doni, non trascurare la tua erba assetata>> (Confess. 11,2,3), oppure legga la risposta alla domanda che Agostino si pone, e noi con lui: <<Ma che cosa amo quando amo Te?>>. La risposta di sant’Agostino è: <<Non una bellezza corporea, né una grazia temporale: non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene d’ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accette agli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio>> (Confess. 10,6,8). Diac. Sebastiano Mangano Avviso ai lettori Archivio Prospettive È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di Prospettive inerenti all’intero anno 2012, 2013, 2014 e 2015 direttamente sul sito del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto di copie in archivio avviene solo nella sede del periodico. Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche online. Ettore Euplio Scola ha custodito le reliquie del Santo compatrono di Catania a morte del grande regista Ettore Scola ha portato alla ribalta delle cronache la sua cittadina natale, Trevico, che lasciò con la famiglia per trasferirsi a Roma, ma nella quale talvolta ritornava anche quando il nobile palazzo avito fu donato da lui e suo fratello Pietro al Comune per destinarlo a centro di iniziative socio-culturali. Il piccolo ed incantevole paesino situato sul “Tetto dell’Alta Irpinia” in provincia di Avellino e nella cui antica Baronia sono nati il marchese Pasquale Stanislao Mancini, insigne giurista e statista, e il ministro della P.I. Francesco De Sanctis, uno dei massimi critici e storici della letteratura italiana- è anche tanto caro a noi catanesi perché nella sua antica cattedrale-fortezza custodisce gelosamente le reliquie del nostro martire L compatrono e concittadino, sant’Euplio. Reliquie autentiche come ha potuto accertare lo scienziato antropologo di fama mondiale dell’Università e della Scuola Normale di Pisa, prof. Francesco Mallegni, dopo un’accurata ricognizione per incarico del parroco padre Michele Cogliani, che tanto si adopera per perpetuare la devozione verso il martire ed è tanto legato a Catania, città in cui Sant’Euplio è stato martirizzato e della quale è compatrono principale. Trevico ha avuto un altro ruolo importante nella vita del celebre cineasta che come secondo nome si chiamava Euplio. Come scrive Stefano Masi nel libro “Ettore Scola”, è stato a Trevico (dove non c’era una vera e propria sala cinematografica) e proprio durante la guerra, il 12 agosto del 1941, festa liturgica del santo patrono della Baronia di Vico, che il piccolo Ettore per la prima volta conobbe il cinema, portato da proiezionisti ambulanti, perché assistette ad una proiezione cinematografica “su un lenzuolo bianco ondeggiante, steso nella piazza principale e ancorato da due robuste funi che tuttavia non bastavano a tenerlo immobile, perché d’estate a Trevico il vento soffia forte”. Era il film “Fra Diavolo” del regista Hal Roach, un famoso lungometraggio interpretato dai celebri comici americani Stanlio ed Onlio, esperienza indimenticabile rievocata magistralmente nel film “Splendor”. Fu l’inizio del suo grande legame indissolubile con la settima arte troncato solo dalla morte sopraggiunta nella freddissima sera di martedì 19 gennaio, mentre era ricoverato nel Policlinico “Umberto I” di Roma. Memorex 6 Prospettive - 14 febbraio 2016 SPECIALE VISITA PASTORALE La Visita Pastorale nell’Anno giubilare ul tema proposto da papa Francesco per quest’anno di grazia, come si era già detto, si possono trovare libri, saggi, articoli, opuscoli e pubblicazioni di ogni genere. C’è solo l’imbarazzo della scelta giusta per venire incontro alle diverse sensibilità e per soddisfare le differenti esigenze umane e spirituali. Per accompagnare, anche in quest’anno giubilare della misericordia la visita pastorale del nostro vescovo, ritengo che sia cosa buona e utile, ancora una volta, ritornare a riflettere con passione e arte su quanto ci dice la Parola di Dio per un esercizio ecclesiale di perdono e di reciproca comprensione. Sono convinto che lo studio della Scrittura santa, se resta fedele al testo ispirato e non si serve della Parola per giustificare elucubrazioni morali, dispute dottrinali e chiacchere teologiche, che alla fine, non hanno alcuna vera presa sul cuore dei credenti, offra un prezioso servizio alla Parola. Per questo propongo di rivedere esegeticamente le precise parole adoperate nella Scrittura per farci conoscere il pensiero di Dio sul suo amore misericordioso. Si può cominciare ricordando che la parola “misericordia” s’incontra quasi 150 volte nella Bibbia della Cei, mentre nelle lingue bibliche, sia in ebraico sia in greco, si trovano diverse parole corrispondenti che richiederebbero un più ampio ventaglio di traduzioni. D’altra parte sono molti i termini, sinonimi di misericordia, che sono usati sempre dalla versione italiana; vedi ad esempio: “bontà”, “pietà”, “magnanimità”, “fedeltà”, “grazia”, “compassione”, “commiserazione”, “amore”. In realtà, l’ebraico biblico conosce in prevalenza due termini: rehamîm (letteralmente “viscere” e sta a indicare i sentimenti profondi, per appunto “viscerali” che legano due persone tra loro per ragioni di sangue o affettive); ed hesed che esprime l’amore di dilezione, libero, gratuito e perciò idoneo a indicare la fedeltà di Dio. Nel testo greco della Settanta, come anche nel Nuovo Testamento, s’incontra il verbo eléo, di solito usato per tradurre hesed ed è per questo riferito, il più delle volte, all’atteggiamento amorevole di Dio. Si trova S Il linguaggio biblico della misericordia ancora il termine oiktirmòs, una parola greca che può essere collegata all’ebraico rehamîm, come anche splanchna, usato per esprimere l’amore viscerale di Cristo davanti a chi è nella sofferenza e nello smarrimento morale e spirituale: «Sbarcando, vide molta folla e si “commosse” per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose (Mc 6,34). Guardiamo adesso in dettaglio alcune eloquenti ricorrenze della parola “misericordia” nell’Antico Testamento. Si può notare che il termine si riferisce poche volte al comportamento dell’uomo (vedi Gen 43,10 e Sir 16,14), mentre in senso proprio fa riferimento all’agire di Dio. Nel libro dell’Esodo, il Signore si rivela a Mosè dicendo: «A chi vorrò far grazia farò grazia e di chi vorrò aver misericordia avrò misericordia» (Es 33,19). In 2Sam 20,14, Davide dichiara al profeta Gad che gli annunciava la punizione di Dio per il suo atto di orgoglio: «Sono in grande angoscia! È meglio cadere nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma non nelle mani degli uomini». Il profeta Isaia (54,10) così canta la misericordia di Dio: «Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia». È però nei Salmi che s’incontra lo stupore gioioso dell’uomo davanti all’amore paziente di Dio che perdona chi lo invoca. Come non ricordare l’inno di ringraziamento che un peccatore perdonato e guarito innalza con vibrante tenerezza al suo Dio: Don Giuseppe Bellia L’Arcivescovo Mons. Gristina al Liceo Artistico di Bronte iornata di festa il 9 dicembre del 2015, all’indomani dell’apertura della Porta Santa presso la Basilica di S. Pietro a Roma, che segna l’inizio del Giubileo Straordinario della Misericordia, al Liceo Artistico di Bronte per la visita pastorale di Monsignor Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania. Ad accompagnare l’Arcivescovo, durante la visita, vi erano i presbiteri: Don Massimiliano Parisi, segretario dell’Arcivescovo, Don Nunzio Capizzi, amministratore parrocchiale della Chiesa Madre, e Don Filippo Gismondo, viceparroco della stessa Chiesa. Dopo il cordiale saluto del Dirigente Scolastico Grazia Emmanuele ai presenti, l’incontro ha avuto inizio con il canto “Dolce sentire (Fratello sole e sorella luna)” ispirato al “Cantico delle Creature” di S. Francesco d’Assisi. G Ad intonare il canto è stata Sofia di Marco, che, con la sua voce, ha donato a tutti una grande emozione. La melodia del canto e la bellezza delle parole in esso contenute hanno conquistato l’attenzione dei partecipanti traducendosi in una lode a Dio attraverso le sue creature e in un inno alla vita che “generosa risplende” intorno a noi, contribuendo, così, a creare un clima di festa. Sulla scia di tale contentezza veniva proiettato un video, realizzato dall’alunno Bogdan Campan, sulle attività che hanno preceduto la visita pastorale. Gli alunni del Liceo Artistico, coordinati dai docenti Rita Barbagiovanni (responsabile di sede), Cinzia Farinato e Sissi Artuso, si sono, infatti, preparati all’incontro con Monsignor Salvatore Gristina realizzando diversi lavori. Gli allievi della V A e della IV A hanno dipinto delle tele di stoffa con simboli evocanti i concetti di fratellanza, condivisione, solidarietà e pace. Gli alunni Calogero Arcidiacono e Alice Chisari hanno dipinto, a nome della Scuola, due tele raffiguranti l’Annunciazione come dono all’Arcivescovo e alla Chiesa Madre, da parte dell’Isti- Riflessioni ed indicazioni sul Giubileo della Misericordia Riscoprire l’amore del Padre Il Giubileo affonda le sue radici nell’Antico Testamento. La parola “giubileo” deriva dall’antico ebraico jobel, strumento a fiato ricavato da un corno d’ariete. Con il suono del corno aveva inizio l’anno giubilare. Il termine, però, richiama subito alla mente il sostantivo “giubilo”. Sia gioia che giubilo vengono infatti dal verbo latino iubilare e vi è uno stretto legame fra gioia e giubileo: si può dire che la gioia sia la manifestazione spontanea conseguente al Giubi- Benedici il Signore, anima mia, / non dimenticare tanti suoi benefici. / Egli perdona tutte le tue colpe, / guarisce tutte le tue malattie; / salva dalla fossa la tua vita, / ti corona di grazia e di misericordia; /… Buono e pietoso è il Signore, / lento all’ira e grande nell’amore. / Egli non continua a contestare / e non conserva per sempre il suo sdegno. / Non ci tratta secondo i nostri peccati, / non ci ripaga secondo le nostre colpe. / Come il cielo è alto sulla terra, / così è grande la sua misericordia su quanti lo temono; / come dista l’oriente dall’occidente, / così allontana da noi le nostre colpe. / Come un padre ha pietà dei suoi figli, / così il Signore ha pietà di quanti lo temono. Un salmo che potrebbe accompagnare il nostro ritornare penitente in una rinnovata comunione con Dio in Cristo, entrando con umile fiducia nella porta santa giubilare. leo. Nel libro del Levitico (25, 8-17 e altri passi) si legge che, secondo la Legge di Mosè, il Giubileo ricorreva ogni 50 anni. Venivano liberati gli schiavi e si aprivano orizzonti nuovi di uguaglianza sociale, di solidarietà verso i più poveri, di remissione dei debiti, di riconciliazione fra contendenti. Il Giubileo qual è vissuto oggi dalla Chiesa ebbe inizio nel 1300. Il funesto proseguire di vendette tra famiglie, le guerre civili, l’odio verso appartenenti ad altre fedi spinsero Bonifacio VIII a indire un Giubileo, dando l’opportunità di ottenere l’indulgenza plenaria a chi, con sincero spirito di pentimento e di conversione, avesse visitato le Basiliche dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo. Clemente VI ne fissò la scadenza ogni 50 anni; in seguito, Paolo II ogni 25. Vennero nei secoli celebrati vari Giubilei straordinari. Il Giubileo Straordinario della Misericordia, voluto da Papa Francesco per far riscoprire alla Chiesa l’essenza del Vangelo, si è aperto l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione. Papa Bergoglio, come egli stesso scrive in Misericordiae vultus, ha scelto questo giorno per chiedere a Maria, Madre della Misericordia, che con la dolcezza del suo sguardo ci accompagni in quest’anno, affinché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. L’8 dicembre, inoltre, è un giorno carico di significato per la storia recente della Chiesa. Infatti in questo giorno ricorre il cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, evento che ne ha segnato un nuovo percorso. “La Chiesa cattolica ora preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore… vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati” (Giovanni XXIII all’apertura del Concilio). L’Anno giubilare si concluderà il 20 novembre 2016 nella solennità liturgica di Gesù Cristo Signore dell’universo. MISERICORDIA E MISSIONE. “Il mondo di oggi ha bisogno di misericordia, ha bisogno di compassione. Ovvero di ‘patire con’. Il mondo ha bisogno di scoprire che Dio è Padre” (Papa Francesco nella lunga intervista al settimanale Credere). Questo è il momento della misericordia, è l’anno del perdono e della riconciliazione. Anno straordinario anche per la scelta del Pontefice di inaugurare il Giubileo nella capitale della Repubblica Centrafricana, nella cattedrale di Bangui, dedicata all’Immacolata Concezione. La città e l’intero Paese si trovano in una condizione di profonda prostrazione per l’imperversare di gruppi armati, alcuni di matrice jihaCMD Catania (segue a pagina 8 tuzione Scolastica. La Scuola, infatti, ricade nel territorio della Parrocchia. Gli allievi della III A hanno dipinto delle tele, secondo la tecnica del mosaico, ispirate al Santo Natale. Tutti gli studenti del triennio, insieme all’alunna Alessia Santangelo, sono stati impegnati a realizzare dei braccialetti da poter donare a ciascun membro della Comunità Scolastica in ricordo della giornata trascorsa insieme. I ragazzi, inoltre, hanno elaborato diverse domande, da rivolgere all’Arcivescovo sulla sua giovinezza, i suoi studi, i suoi interessi, la sua esperienza da docente, il disagio giovanile, le difficoltà con cui oggi la Chiesa si confronta. A tali domande Monsignor Salvatore Gristina ha risposto con attenzione e con entusiasmo, coinvolgendosi pienamente nel dialogo con gli alunni. L’incontro si è concluso, così come in apertura, con un canto dal titolo “Meraviglioso”, rieditato dai Negramaro, intonato da Cristiano Proto, Martina Salmeri e Mariaurelia Viscuso e da tutti i presenti come omaggio alla vita che ci sorprende nonostante le difficoltà che presenta; espressione di un sentimento di gratitudine verso di essa, primo dono di Dio agli uomini. Rita Barbagiovanni Floreana Casella Cinzia Farinato 7 Prospettive - 14 febbraio 2016 Omelia dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina in occasione della Messa dell’Aurora a pietà popolare è un dato di fatto nella vita della Chiesa; pertanto va valorizzata ed educata in quanto strumento prezioso di esperienza e di interiorizzazione del mistero rivelato. Da diversi anni la Chiesa catanese volge le proprie fatiche a riscoprire la pietà popolare come processo di inculturazione della fede cristiana, come rilettura popolare del Vangelo. Ed in tal senso va letto il tentativo di porre sotto aspetti di legalità e di pura espressione di fede l’istituzione di comitato che curi lo svolgimento della festa anche nei più piccoli dettagli, che ha preso il via lo scorso anno e si è consolidato nell’oggi. La festa di S. Agata, sicuramente una delle maggiori espressioni di pietà popolare al mondo, si svolge dal 3 al 5 febbraio, ma possiamo dire che i momenti religiosi più salienti sono la Messa dell’Aurora del 4 e il Pontificale del 5, che quest’anno è stato presieduto dal nuovo Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice (in questa pagina e nella successiva si riportano le omelie delle due Celebrazioni Eucaristiche). L Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi, Fratelli e Sorelle nel Signore, Distinte Autorità, 1. Tutte le persone che oggi partecipano alla S. Messa, ascoltano le stesse letture bibliche che sono state appena proclamate anche per noi. Davanti a questi testi, ciascuno, doverosamente, potrà chiedersi: quale invito, quale messaggio il Signore mi vuole far giungere con questa Parola? Cosa mi vuol dire nella situazione in cui mi trovo? Si tratta di domande che siamo chiamati a rivolgerci non solo personalmente, ma anche comunitariamente. È importante, infatti, che ci lasciamo sempre interpellare dalla Parola di Dio che ha “tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale”. (Dei Verbum, 21) 2. Nella prima lettura (1Re 2,1-4.1012) incontriamo Davide prossimo alla morte. Come ogni buon padre, L’essenziale è volgere lo sguardo a CRISTO egli rivolse le ultime raccomandazioni al figlio Salomone che aveva scelto come suo successore alla guida del regno, frutto di fatica, lacrime e tante battaglie. Egli raccomanda a Salomone l’essenziale per essere uomo maturo e per svolgere il compito di re: “Osserva la legge del Signore, Tuo Dio, procedendo nelle sue vie… perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai”. Comportandosi così, Salomone “sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto”, contribuendo alla realizzazione della promessa che Dio aveva fatto a Davide: “Non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”. 3. Nella pagina del Vangelo di Marco (6,7-13), ci viene presentato Gesù che fa compiere ai Dodici la prima esperienza di apostolato. Marco aveva già riferito (3,13-19) che Gesù aveva chiamato “a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui”, aveva scelti dodici discepoli, che chiamò apostoli, “perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni”. I Dodici, dopo essere stati con Gesù e dopo averlo visto operare, sono mandati in missione ad annunziare a tutti gli uomini la necessità della conversione. Questo invito Gesù lo accompagna con l’esortazione a “non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma di calzare sandali e di non portare due tuniche”. Anche qui Gesù invita i Dodici all’essenzialità, come aveva fatto Davide con il figlio Salomone. 4. In che cosa consiste questa essenzialità? Cosa è veramente necessario e indispensabile per vivere la vita buona del Vangelo? Noi ci troviamo qui insieme attorno alla nostra Patrona, che rivediamo Notizie in breve dal 15 al 21 febbraio Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 15 • Bronte: Visita pastorale Martedì 16 • Ore 9.00 Catania, Seminario: prende parte al ritiro di quaresima del Clero guidato da S.E.R. Mons. Rosario Gisana, Vescovo di Piazza Armerina. Mercoledì 17 • Fuori Sede. Giovedì 18 • Ore 9.00 Catania, Hotel Nettuno: saluta gli insegnanti di religione riuniti in convegno. • Ore 10.00 Viagrande, Residenza SS. Salvatore: incontra i sacerdoti del VII Vicariato. Venerdì 19 • Ore 10.00 Curia, Salone dell’Economato: presiede l’incontro con i Vicari foranei. • Nel pomeriggio in Seminario incontra i superiori e i seminaristi e celebra la S. Messa. Sabato 20 • Ore 11.30 Tremestieri Etneo, parrocchia S. Marco: inaugura il Deposito della Caritas diocesana. • Ore 18.00 Misterbianco, Istituto delle Suore Francescane: inaugura la Casa di riposo e celebra la S. Messa. Domenica 21 • Ore 10.30 Porto di Catania, Nave Fregata “Libeccio”: celebra la S. Messa ed amministra il sacramento della Confermazione ad alcuni militari. • Ore 18.00 Bronte: Visita pastorale. ® sempre con gioia, per partecipare alla “Messa dell’Aurora”, momento caratteristico della nostra devozione verso Sant’Agata. È Lei che, con la sua testimonianza, ci può aiutare a capire quello che abbiamo appena ascoltato. Quinziano, il governatore romano a Catania e persecutore di Agata, aveva pensato che la giovane si sarebbe fatta convincere da Afrodisia e dalle sue figlie a seguirle in un comportamento contrario al Vangelo. Ma Agata non si lasciò affascinare dalle loro false certezze e disse loro: “La mia mente è saldamente fondata in Cristo. Le vostre parole sono venti, le vostre minacce fiumi, che per quanto imperversino contro i fondamenti della mia casa, essa non potrà cadere, fondata com’è sopra pietra ben ferma”. La pietra cui Agata si riferisce è Dio, la sua Parola, è Gesù e il suo Vangelo. Agata, come Davide a Salomone, ci dice di imitarla nel mettere il Signore a fondamento della nostra vita, a costruirla quotidianamente camminando nella via del Vangelo. Certamente tutto questo è difficile, ma Agata ci incoraggia: fate come me, e pure voi sperimenterete che il Signore non fa mancare il Suo aiuto a chi gli è fedele. 5. Anche noi siamo inviati da Gesù ad essere missionari. Per dirla con le parole di Papa Francesco, siamo invitati ad essere una “Chiesa in uscita”. Lo saremo, se anzitutto staremo con il Signore e vivremo con Lui. Gesù ci manda ad annunziare il Suo Vangelo. La Chiesa, e quindi ciascuno di noi, non è inviata per comunicare una dottrina da lei inventata, ma per annunziare il Vangelo che riceve dal Suo Signore, per trasmettere il Vangelo che è Gesù stesso. Dobbiamo essere “Chiesa in uscita” osservando le consegne che Gesù diede ai discepoli. Gesù inviò i discepoli a due a due: dobbiamo cioè essere uniti nell’eseguire il compito che Egli ci affida. Non dobbiamo fare affidamento solo sulle nostre forze, sui nostri progetti, ma dobbia- mo appoggiarci sul bastone che è il dono dello Spirito Santo, Spirito di fortezza che riceviamo continuamente ogni volta che accogliamo la Sua Parola. In questo invio, Gesù insiste poi sulla povertà e sobrietà, e tutti, a partire da me vescovo, dobbiamo lasciarci interpellare dalle parole di Gesù e chiederci come la nostra vita tiene conto dell’invito alla sobrietà che il Vangelo ci rivolge. Chiesa in uscita, allora, che proclama il Vangelo e che si mette a servizio della gente, particolarmente delle persone che soffrono nell’anima e nel corpo. Anche noi dobbiamo ungere con l’olio dell’amore i tanti infermi che incontriamo. 6. Stiamo celebrando la festa della Santa Patrona durante l’Anno Santo della Misericordia. Papa Francesco lo ha voluto affinché ciascuno di noi sperimenti l’amore misericordioso del Signore: ne abbiamo tutti tanto bisogno. Lasciamoci amare, confortare, consolare e carezzare dal Signore. Agata lo fece e dall’amore misericordioso del Signore ricavò forza e gioia per amare gli altri, dando loro l’esempio di fedeltà al Vangelo. Anche noi dobbiamo testimoniare l’amore misericordioso del Padre divenendo misericordiosi come lui, esercitando nella vita quotidiana le opere di misericordia corporale e spirituale. Forse non le conosciamo: sono quattordici ed è facile trovare il loro elenco in qualche libro oppure più facilmente via internet. Sant’Agata ci affida il compito di conoscere e soprattutto, di praticare queste opere di misericordia che anche lei praticò da buona discepola di Gesù. 7. Agata è buona non solo di nome, ma anche nel suo comportamento verso gli altri. La festa in suo onore ci permette di ammirare il suo volto e certamente ci accorgeremo che Lei ha qualcosa da dire ai suoi veri devoti, a noi qui presenti. Agata ci invita a mettere il Signore a fondamento della nostra vita, a stare con Gesù per diventare veramente una Chiesa in uscita, per le strade del nostro territorio e della nostra città. Agata ci dice: state sempre con Gesù per vivere ed agire come Lui nell’amore e nella bontà. E con questo Agata ci raccomanda l’essenziale, quello che più conta nella nostra vita e che noi, con il suo aiuto, ci impegniamo a mettere in pratica. Così sia per tutti noi. @ Salvatore Gristina 8 Prospettive - 14 febbraio 2016 DIOCESI Omelia di S.E. Mons. Corrado Lorefice in occasione del Solenne Pontificale di S.Agata aluto te carissimo Vescovo Salvatore, pastore e araldo del Vangelo della Santa ed eletta chiesa di Catania; saluto voi carissimi confratelli Vescovi delle Chiese sorelle di Sicilia; saluto voi presbiteri e diaconi, e santo popolo di Dio radunato nella Solennità liturgica di Sant’Agata, Vergine e Martire. Il mio saluto cordiale si estende anche a voi servitori e «operatori liturgici» dello Stato e della Polis (della città), nei suoi vari organismi e istituzioni. Con il mio saluto vi giunge anche quello di tutta la Chiesa panormitana che, senza nessun merito, sono stato chiamato a guidare nel suo cammino verso il compimento del Regno, quando il Signore Gesù ritornerà come giudice misericordioso dell’intera storia umana. Un saluto colmo di gratitudine per la fermezza e l’audacia delle fede della Beatissima Vergine e Martire Agata, prezioso diadema che come faro di luce illumina e sostiene la testimonianza evangelica della santa Chiesa catanese in questo nostro arduo ma pur promettente tempo. Martin Buber nel suo libro “I racconti dei Chassidim”, racconta che Rabbi Bar di Radoschitz pregò un giorno il Rabbi Giacobbe Isacco di Lublino, suo maestro: «Indicatemi una via universale al servizio di Dio». Rabbi Giacobbe Isacco rispose: «Non si deve dire agli uomini quale via debbono percorrere. Perché c’è una via in cui si serve Dio con lo studio e un’altra con la preghiera, una con il digiuno e un’altra mangiando. Ognuno deve guardare su quale via lo spinge il suo cuore, e S arina di mandorle, zucchero, maraschino, aggiungiamo dell’acqua e del colorante e amalgamiamo il tutto con tanta fede e… nel nostro caso con tanto entusiasmo e partecipazione e ciò che viene fuori sono delle squisite olivette degne della migliore tradizione pasticcera catanese. Le ‘olivuzze’ in questione sono quelle preparate dalle manine degli alunni della quinta classe dell’Istituto delle suore domenicane “S. Rosa” di Catania retto dalla Madre suor Giovanna Vinci. <<Preparare le olivette è una tradizione che dura ormai da cinque anni – dicono i piccoli studenti -. In questo modo rinnoviamo il ricordo di un evento prodigioso. La nostra maestra infatti ci ha raccontato che la giovane Agata mentre era ferita e giaceva a terra nella cella era tormentata dal sole durante il giorno e dai venti freddi di tramontana durante la notte. Sotto le mura del carcere – continuano – c’era una vecchia pianta di ulivo che da tempo ormai non produceva né foglie né frutti. Per alleviare le sofferenze della Santuzza, l’albero improvvisamente stese i suoi rami secchi fino alla finestra della cella ricoprendoli di rigogliose foglie così da creare una barriera d’ombra. Inoltre iniziò a dare frutti permettendo alla povera Agata di sfamarsi>>. <<Da sempre parlo ai miei alunni della festa di Sant’Agata – conclude l’insegnante Cettina Sapienza – perché ritengo che si tratti di una tra le più belle feste patronali dove culto, tradizione e folklore si intrecciano armoniosamente>>. Spesso le tradizioni culinarie stanno a testimoniare la devozione che si prova nei riguardi dei Santi. W S. Agata! F Caterina Maria Torrisi Cristo faro indice della via poi quella scegliere con tutte le forze» (Milano 1979, 357). S. Agata ancor oggi – più che mai oggi! – risplende come esempio di cuore verginale consacrato a Dio e alla giustizia fino al martirio. Un cuore verginale è un cuore umano, un cuore retto, integro, trasparente, coerente. In questo caso quello di una giovanissima donna, che non vuole fare della sua vita un coacervo di esperienze fugaci e disarticolate ma che si determina verso una scelta di vita maturata dentro una ricerca del significato ultimo dell’esistenza ritrovato nel Vangelo di Cristo giunto anche a Catania, fresco e coinvolgente, nonostante ciò comporti incomprensione e persecuzione in un tempo in cui l’imperatore è chiamato dio, salvatore e signore. La sua mente e il suo cuore sono fondati in Cristo da lei scelto con tutte le sue forze. Come i sette giovani del secondo Libro dei Maccabei, che non temono le torture pur di non venire meno alla decisione del loro cuore di riporre in Dio ogni speranza. La scelta di vita di Agata non dice una verginità disincarnata, di ripiego ed egoista, deresponsabilizzante e alienante. Lei scegliendo di consacrarsi a Dio scegli di “sposarsi”, di appartenere all’unico Creatore e vero Salvatore, di coinvolgersi, di Foto di Orietta Scardino mettersi in gioco con una decisione forte e definitiva al servizio del suo Regno. Con tutte le sue forze. Sceglie una via e la percorre con tutto il cuore e con tutta la sua mente, compreso il suo corpo, con un’umile risolutezza. Sceglie di relazionarsi con il Dio che non solo è verità assoluta ma che è Verità-Amore, come dice la prima lettera di Giovanni: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo perché Educare alle tradizioni della nostra terra (continua da pag. 6) RISCOPRIRE... dista, altri appartenenti a bande pseudocristiane. Sebbene la stampa internazionale abbia presentato questa guerra civile come un conflitto di religione, dietro le quinte si celano interessi economici legati alla lotta per il potere. Basti pensare alle immense ricchezze minerarie della Repubblica Centrafricana, che vanno dal petrolio all’uranio, oltre ai diamanti presenti nei grandi depositi alluvionali delle regioni occidentali del Paese. L’apertura della Porta Santa dell’Anno della Misericordia proprio in un Paese dimenticato da tutti esprime meglio di ogni altro evento l’indirizzo missionario di un Papa che ha fatto dichiaratamente la scelta degli ultimi. Una scelta coraggiosa avvenuta in un momento storico segnato da violenze, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere. Non erano mancati suggerimenti e pressioni per indurre il Pontefice a rinviare la sua missione in terra africana, ma Bergoglio non ha voluto cambiare pro- gramma. Una testimonianza, la sua, fatta anche con gesti di chiara scelta di normalità, con la rinuncia ad automobili blindate o giubbotti antiproiettile. Con la sua capacità di empatia e di ascolto, Papa Francesco non solo ha manifestato solidarietà e vicinanza ai poveri, ma ha anche indicato la rotta da seguire: mettere l’economia e la politica al servizio dei popoli; porre la persona e la sua dignità come punto di partenza e verso cui tutto deve tendere; condannare la guerra e il terrorismo, denunciare il commercio e il traffico di armi, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse e gli squilibri sociali; non continuare a ripetere ad oltranza - come spesso fanno alcuni politici nostrani - che bisogna aiutare gli africani a casa loro, quando poi le politiche economiche dei grandi della Terra sono di segno contrario. INDICAZIONI SPECIFICHE. Bergoglio, in Misericordiae vultus, ha delineato i momenti salienti per vivere bene l’Anno Santo e le condizioni per ottenere l’indulgenza ple- naria: la confessione, perché questo Sacramento permette ad ogni penitente di toccare con mano la grandezza della misericordia di Dio e di sperimentare la vera pace interiore (da qui l’iniziativa “24ore per il Signore”, da celebrarsi nel venerdì e sabato che precedono la quarta domenica di Quaresima); la partecipazione all’Eucaristia e la preghiera secondo le intenzioni del Pontefice; il pellegrinaggio, che ognuno dovrà compiere, secondo le proprie forze, per raggiungere la Porta Santa (aperta in tutte le Cattedrali e non solo delle nostre Diocesi), poiché ogni essere umano è un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata; il compimento di opere di misericordia spirituale e corporale, per curare le nuove e antiche ferite dell’umanità, risvegliare le coscienze spesso assopite davanti al dramma della povertà, entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. servitori, ministri di Dio, “liturghi di Dio”, capaci di offrire il culto della vita. Questa è la chiamata di ogni cristiano sia esso cristiano laico o cristiano prete. Questo il progetto di vita di ogni uomo e di ogni donna di buona volontà. Una vita vissuta nella ricerca di ciò che è giusto. Nella coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Così, come suggerisce la pagina evangelica odierna, riconosceremo il Cristo davanti agli uomini. Saremo comunità cristiana audace nel martirio, nella testimonianza del Vangelo, come lo è stata la vergine catanese Agata. Il beato Martire Palermitano don Pino Puglisi diceva che «la testimonianza cristiana è una testimonianza che incontro a difficoltà. (…) Quindi dalla testimonianza al martirio il passo è breve, anzi è proprio questo che dà valore alla testimonianza». Agata ieri e don Pino Puglisi oggi ci testimoniano che un cuore puro, integro, trasparente, casto è il vero unico presupposto per superare l’egoismo di matrice idolatrica che attanaglia i nostri stili di vita e le nostre relazioni. Questi due martiri della fede e della giustizia ci avvertono altresì che su questa frontiera interiore si gioca la nostra appartenenza a Cristo e il nostro concreto apporto alla costruzione storica di questo mondo sempre più segnato dalla disgregazione sociale, dalle diseguaglianze, dall’illegalità, dai soprusi dei potenti di turno sui più deboli e indifesi, dall’ingiustizia, dell’emarginazione e dalla violenza. Agata ci indica il martirio della castità e della rettitudine del cuore, cioè la via di un cuore povero “capace di arricchire molti”, come ci ricordava l’apostolo Paolo nella seconda lettura. Di un cuore che sta al cospetto di Dio, impegnato con Dio e dunque capace di coinvolgersi anche con gli uomini e le donne del nostro tempo nel segno di una vita che cerca ciò che è giusto, buono e onesto, per metterlo a servizio della costruzione e della città degli uomini. Agata ci ricorda l’assoluto primato dell’interiorità, dell’uomo interiore, la ricostruzione delle coscienze e del loro peso interiore. Ci ricorda che c’è un “desiderio di giungere alla corona del martirio”, un’attesa della gloria futura che non vanno persi di vista, depistati dalle lusinghe del delirio dell’esteriore e della ricerca del sensazionale e dall’ebbrezza della vertigine. Come ebbe a dire don Giuseppe Dossetti: «Solo una Chiesa e dei cristiani che vivano in una grande tensione escatologica possono sottrarre i nostri contemporanei a questa schiavitù alienante delle cose intermedie e trascinare sempre di più a guardare ciò che ci sta davanti, dimenticando le cose che dobbiamo lasciare dietro di noi per arrivare a un’autentica libertà e a una più acuta intelligenza del reale». ® Corrado Lorefice avessimo la vita per mezzo di lui». (1GV 4,9). Verità non in senso filosofico, ma teologico e cristologico, la verità di chi pur di aprirsi all’altro lo raggiunge e lo accoglie nella sua totale distanza e diversità. Verità di chi non rimane impigliato nelle maglie di un eterno egoismo infantile che rende immaturi nonostante l’avanzare dell’età cronologica. È significativo che gli atti del martirio di S.Agata dicono che il Signore nella sua giovinezza l’ha fatta “agire virilmente” opponendosi con invitto coraggio ad una mera creatura che le ordinava a rinunciare alla sua fede nel Signore Gesù, il crocifisso risorto. Un cuore puro, integro, trasparente, casto, è un cuore audace, stabile che determina tutta la persona, che investe tutto il suo essere perché dà un primato assoluto a Dio. Agata ci ricorda che siamo tutti chiamati a riappropriarci di un cuore verginale, casto, retto, trasparente, umano. Che sa porre relazioni autenticamente umane; che si coinvolge totalmente; per sempre. Che fa stare al cospetto degli uomini, degli impegni umani e di Dio con responsabilità; con serietà e onestà; con intelligenza e lucidità; con fermezza e audacia. Che ci fa stare nel mondo e nella storia come 9 Prospettive - 14 febbraio 2016 DIOCESI Comitato Uniti per la Famiglia: una Presenza al Family Day L’Alba di un Mondo nuovo ono stato uno dei partecipanti al Family Day del 30 gennaio al Circo Massimo di Roma. «È stata scritta una pagina di storia»: era questa la frase più frequente che si sentiva al Circo Massimo e dintorni. E davvero è stato un evento storico il Family Day! Una folla straripante, tantissimi giovani e tantissime famiglie intere con bambini al seguito, un popolo stupito di se stesso. Questo popolo viene da lontano. Chi ne fa parte sa che questo evento non è frutto del caso. Nel silenzio della grande stampa decine di migliaia di persone dall’estate del 2013, di fronte al pericoloso ddl Scalfarotto, che introduceva il liberticida reato di opinione, ha vegliato continuamente in centinaia di piazze italiane, ha girato convegni, Comuni, oratori, associazioni da Nord a Sud Italia, senza sponsor né lobby alle spalle, per smascherare l’ideologia gender e per ribadire le verità sull’uomo. Quel popolo, di cui faccio fieramente parte, ha mandato un segnale forte e chiaro al governo e al parlamento: No ddl Cirinnà. Se questo testo dovesse divenire legge dello Stato, di fatto avremo un’equiparazione delle convivenze di persone dello stesso sesso alla famiglia, e attraverso il meccanismo della “stepchild adoption” verrebbe sdoganato in Italia il mercato internazionale dell’utero in affitto. A ridosso della manifestazione è stato presentato un documento del “Centro Studi Livatino” che porta la firma di centinaia di eccelsi giuristi in cui viene ribadita la pericolosità di questo ddl, in modo particolare con il meccanismo della stepchild adoption: «la crescita di un minore all’interno in una coppia omosessuale viene fatta equivalere a quella in una coppia eterosessuale, e il bambino è privato dal legislatore della varietà delle figure educative derivanti dal sesso diverso dei genitori. In base all’orientamento delle Corti europee, l’adozione non resterà a lungo limitata ad alcuni casi: verrà estesa per ogni coppia omosessuale, perfino a scapito del genitore biologico, che potrebbe anche essere sollevato dal proprio ruolo a vantaggio del convivente same sex. In tal modo il “diritto al figlio” dell’aspirante genitore sostituisce il “superiore interesse del minore”, sul quale finora si è fondato il diritto minorile, mettendo in crisi quest’ultimo». Quel popolo ha anche ammonito in S maniera chiara il governo. “Renzi, ce ne ricorderemo”, è stato uno degli slogan più gettonati alla manifestazione organizzata dal Comitato “Difendiamo i nostri figli”. Questo ammonimento vale anche per gli altri esponenti del governo e per tutti i partiti. Questo popolo non è più disposto a firmare deleghe in bianco a nessuno. Non è disponibile a negoziare su principi fondamentali come il diritto dei più deboli, i bambini, ad avere un papà e una mamma e la tutela costituzionale del matrimonio. Come ha ricordato dal palco del Circo Massimo, Zeljka Markic, leader del Comitato promotore del referendum contro le nozze gay in Croazia e Slovenia, quello che noi stiamo facendo oggi “è una cosa importante per tutti i Paesi”. L’Italia anziché essere fanalino di coda in tema di diritti civili, rappresenta oggi un’avanguardia e una speranza per tutto l’Occidente. Come ha scritto in un recente articolo l’avvocato Aldo Vitale (autore di un pregevole testo di recente dato alle stampe, “Gender questo sconosciuto”, edito da Fede&Cultura): «l’idea di progresso sociale che da più parti si sbandiera non è effettivamente tale solo perché tale lo si annuncia. Insomma, se al progresso sociale segue un regresso morale, il progresso sociale è solo un presunto progresso, ma in sostanza un effettivo regresso. Il socialismo o il fascismo, in fondo, sono stati presentati come momenti di progresso dell’umanità, ma ben si sa in che regressione antiumana hanno condotto l’intero XX secolo». Roma è l’ultimo baluardo di una civiltà agonizzante. Sia chiaro: chi era al Circo Massimo non ha manifestato contro qualcuno. Quella moltitudine di famiglie non è scesa in piazza per mostrare i muscoli, non è stata una prova di forza di un popolo che si è risvegliato. Non è stato nemmeno un’occasione per confrontare cifre, numeri. Non è per cristallizzare una contrapposizione che non esiste: non è un noi contro loro, che la divisione degli uomini per categorie sessuali è la più grande sciocchezza di questo XXI secolo. Lo dimostra anche il fatto che erano presenti in piazza, na splendida mattinata di sole primaverile ha caratterizzato la seconda giornata di raccolta pubblica di sangue in piazza Università, in coincidenza programmata con la solennità festiva di Sant’Agata. A ricevere le donazioni, soprattutto dei devoti, sono state la Croce Rossa Italiana e l’Avis che hanno raccolto una quindicina di pre donazioni. La presenza delle due autoemoteche è servita senz’altro a sensibilizzare i cittadini sull’opportunità, l’utilità del dovere civico e morale di attenzionare nel miglior modo possibile la necessità della raccolta di sangue. La mattina di venerdì 12, ottava della festa di S. Agata, sarà l’autoemoteca dell’ADVS-FIDAS ad essere disponibi- ta in questi anni nelle piazze e nei convegni, non dimentico i volti di chi può essere rimasto deluso da una parola, da una frase, da una presa di posizione forse considerata incomprensibile. L’amore vero a volte ci chiede di somministrare a chi amiamo una medicina amara, per il suo bene. A queste persone, che portano dentro di sé una ferita, chiedo di non guardare al Family Day, e alle tante iniziative che verranno, solo con astio o rancore. Li invito ad interrogarsi, ad avere sete di quella Verità che, sola ed unica, rende liberi. La nostra è una battaglia di civiltà che ci parla di futuro. Il Circo Massimo è solo un punto di partenza, noi siamo l’alba di un mondo che sta nascendo dentro un mondo che muore sotto i suoi vizi e le sue ideologie. Dall’Italia parte il riscatto della civiltà. Abbiamo una grande responsabilità. In Europa e nel mondo, milioni di persone ci guardano con speranza e fiducia. Vittorio Leo 8° Vicariato incontro su “Persona e omosessualità oltre le ideologie” a Commissione Vicariale per la Pastorale della Famiglia dell’8° Vicariato dell’Arcidiocesi di Catania organizza Sabato 20 Febbraio alle ore 19,30, presso la Parrocchia S. Angela Merici di Misterbianco (Via S. Antonio Abate, 26) un incontro sul tema “Persona e omosessualità oltre le ideologie”. Di fronte alle sfide che il mondo di oggi in modo sempre più pressante propone, è fondamentale sensibilizzare e formare le coscienze della comunità cristiana alla luce del Vangelo per una sua crescita autentica e responsabile. A parlare sarà Giorgio Ponte, un romanziere milanese, cattolico, con tendenze omosessuali, che si è esposto in difesa della famiglia naturale. Attento al dibattito sulle unioni civili, per lui il Ddl Cirinnà non deve proprio passare, perché, come egli afferma, «già L Raccolta di sangue per S. Agata U mischiati alle migliaia di famiglie, tante persone con tendenze omosessuali che non ci stanno ad essere strumentalizzati da una lobby di pressione ideologica. Sì, perché al Circo Massimo abbiamo assistito a qualcosa di più grande che ha che fare con la verità sull’uomo e sul suo vero bene e nulla a che vedere con i surrogati che l’ideologia vuole farci bere come il più dolce veleno. Una festa! La festa di una sgangherata e squattrinata compagnia di amici! Di uomini e di donne che in questi anni hanno stretto legami, amicizie feconde. Ho visto personalmente crescere questa bellezza intorno a me. Ho compreso così che non si può parlare solo di amicizia e di collaborazione per una nobile causa, ma di una comunità di destino. Qualcosa di più profondo che mi parla di eternità. Tutti noi eravamo a Roma anche per chi ci contesta. Nella mia esperienza personale, matura- le a ricevere le donazioni dei concittadini. oggi il cosiddetto affido in prova è di fatto una prassi per qualsiasi bambino resti senza genitori», e non è d’accordo «sul fatto che dire che due uomini non possono crescere un bambino sia omofobo». In tal evento a parlare, pertanto, non sarà una teo- ria o una filosofia, ma la cattedra stessa della vita di una persona. Per informazioni ci può rivolgere a Elena Scaravilli (329 4348479) o Rosaria Caruso (329 4412030). ® 10 Prospettive - 14 febbraio 2016 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo IL PRESENTE ALLA LUCE DEL PASSATO I Dom di Quaresima / C - Dt 26,4-10; Sal 90/91,1-2.10-15; Rm 10.8-13; Lc 4,1-13 L’ebreo dovendo presentare l’offerta del sacrificio deve andare indietro nel tempo con la sua memoria e ricordare tutte le condizioni che hanno costituito la sua vita ed il suo passato. Ricorderà certamente che suo padre era un Arameo errante; che per motivo di carestia dovette trasferirsi in Egitto, come un forestiero, con poca gente e lì divenne una nazione forte, grande e numerosa. Ricorderà che gli Egiziani lo maltrattarono, lo umiliarono e lo ridussero in schiavitù. Dio ascoltò il grido di dolore per il suo stato e vedendo la sua umiliazione, la sua miseria ed l’oppressione lo fece uscire dall’Egitto con mano potente, con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Lo condusse in questo luogo, dove attualmente risiede, dandogli questa terra, dove scorre latte e miele. In questo contesto memoriale deporrà le primizie dei frutti del suolo e deponendoli si prostrerà e riconoscerà che il Signore glieli ha dati. È importante ricordare i benefici che il Signore ci ha elargito. Essi sono utili per non dimenticare, correre il rischio di agire come se tutto fosse nostro. Per evitare ciò, san Paolo ci ricorda che la fede senza il cuore non è nulla. Con la bocca si fa la professione di fede, con il cuore si crede per ottenere giustizia. Con la bocca si fa la professione di fede per la salvezza. Chiunque crede in Lui non sarà deluso, la fede ci unifica tutti e non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Il cuore ci dà la salvezza e le tentazioni che subisce Gesù sono tutte di ordine intellettivo: la superbia e l’orgoglio che preferiscono la materialità: le pietre trasformate in pane; i regni cioè il potere; la presunzione di essere più di quanto si è. Sono le tre tentazioni subite da Gesù e sono uguali a quelle che subiamo anche noi. Quando siamo lontani col cuore queste tentazioni ci prendono seriamente. Non dimentichiamoci che il Signore permette le tentazioni, ma non ci lascia soli e ci accompagna sempre. Leone Calambrogio San Paolo in briciole Inefficacia dei sacrifici antichi Eb 10,1-10 La Legge, infatti, possiede soltanto un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose. Non ha mai il potere di condurre alla perfezione per mezzo dei sacrifici, coloro che si accostano a Dio. Altrimenti non si sarebbe cessato di offrirli dal momento che gli offerenti, purificati una volta per tutte, non avrebbero più alcuna coscienza dei peccati. Invece in quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati. È impossibile, infatti, che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questa ragione entrando Cristo nel mondo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta / un corpo invece mi hai preparato / Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. / Allora ho detto: “Ecco io vengo / - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - / per fare, o Dio, la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre. L.C. L’uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio: Le tre tentazioni di Gesù e dell’uomo Dio non cerca schiavi ma figli liberi Tentazioni Le tre tentazioni di Gesù sono le tentazioni dell’uomo di sempre. Tentazione significa in realtà fare ordine nelle nostre scelte e nelle relazioni di fondo: ognuno tentato verso se stesso: hai fame? Dì che queste pietre diventino pane! Trasforma tutto in cose da consumare, in denaro. Ognuno tentato verso gli altri: vuoi comandare, importi, contare più degli altri? Io so la strada: vénditi! Ognuno tentato verso Dio: bùttati dal tetto, tanto Lui manderà angeli a sostenerti. Hai dubbi? Dio manderà segni e visioni a scioglierli. La prima tentazione: che queste pietre diventino pane! Pietre o pane? È una piccola alternativa, che Gesù apre, spalanca: Né di pietre né di solo pane vive l’uomo. Siamo fatti per cose più grandi. Il pane è buono ma più buona è la parola di Dio, il pane è vita ma più vita viene dalla bocca di Dio. Il pane è indispensabile, eppure contano di più altre cose: le creature, gli affetti, le relazioni, l’eterno in noi. Ciò che ci fa vivere è la nostra fame di cielo: L’uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Vive di Vangelo e di creature: dalla sua parola sono venuti la luce, il cosmo e la sua bellezza, il respiro che ci fa vivere. Sei venuto tu, fratello mio, mio amico, amore mio: parola pronunciata da Dio per me. Ritorniamo alla Parola di Dio. Lettura orante Il Sinodo è tornato più volte ad insistere sull’esigenza di un approccio orante al testo sacro come elemento fondamentale della vita spirituale di ogni credente, nei diversi ministeri e stati di vita, con particolare riferimento alla lectio divina. La Parola di Dio, infatti, sta alla base di ogni autentica spiritualità cristiana. Con ciò i Padri sinodali si sono messi in sintonia con quanto afferma la Costituzione dogmatica Dei Verbum: «Tutti i fedeli … si accostino volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a cura dei Pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera». La riflessione conciliare intendeva riprendere la grande tradizione patristica che ha sempre raccomandato di accostare la Scrittura nel dialogo con Dio. Come dice sant’Agostino: «La tua preghiera è la tua parola rivolta a Dio. Quando leggi è Dio che ti parla; quando preghi sei tu che parli a Dio». Origene, uno dei maestri in questa lettura della Bibbia, sostiene che l’intelligenza delle Scritture richieda, più ancora che lo studio, l’intimità con Cristo e la preghiera. Egli è convinto, infatti, che la via privilegiata per conoscere Dio sia l’amore, e che non si dia un’autentica scientia Christi senza innamorarsi di Lui. Nella Lettera a Gregorio il grande teologo alessandrino raccomanda: «Dedicati alla lectio delle divine Scritture; applicati a questo con perseveranza. Impegnati nella lectio con l’intenzione di credere e di piacere a Dio. Se durante la lectio ti trovi davanti a una porta chiusa, bussa e te l’aprirà quel custode, del quale Gesù ha detto: “Il guardiano gliela aprirà”. Applicandoti così alla lectio divina, cerca con lealtà e fiducia incrollabile in Dio il senso delle Scritture divine, che in esse si cela con grande ampiezza. Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete”». Tuttavia, a tale proposito, si deve evitare il rischio di un approccio individualistico, tenendo presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella Verità nel nostro cammino verso Dio. È una Parola che si rivolge a ciascuno personalmente, ma è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò il testo sacro deve essere sempre accostato nella comunione ecclesiale. In effetti, «è molto importante la lettura comunitaria, perché il soggetto vivente della Sacra Scrittura è il Popolo di Dio, è la Chiesa… la Scrittura non appartiene al passato, perché il suo soggetto, il Popolo di Dio ispirato da Dio stesso, è sempre lo stesso, e quindi la Parola è sempre viva nel soggetto vivente. Perciò è importante leggere la sacra Scrittura e sentire la sacra Scrittura nella comunione della Chiesa, cioè con tutti i grandi testimoni di questa Parola, cominciando dai primi Padri fino ai Santi di oggi, fino al Magistero di oggi». Nella lettura orante della sacra Scrittura il luogo privilegiato è la liturgia, in particolare l’Eucaristia, nella quale, celebrando il Corpo e il Sangue di Cristo nel Sacramento, si attualizza tra noi la Parola stessa. In un certo senso la lettura orante, personale e comunitaria, deve essere sempre vissuta in relazione alla celebrazione eucaristica. Come l’adorazione eucaristica prepara, accompagna e prosegue la liturgia eucaristica, così la lettura orante personale e comunitaria prepara, accompagna ed approfondisce quanto la Chiesa celebra con la proclamazione della Parola nell’ambito liturgico. E mettendo in così stretta relazione lectio e liturgia si possono cogliere sempre meglio i criteri che devono guidare questa lettura nel contesto della pastorale e della vita spirituale . P. Angelico Savarino 11 Prospettive - 14 febbraio 2016 In scena al teatro Metropolitan “Il mio nome è Nessuno, l’Ulisse” ungamente applaudito dal pubblico calca la scena l’attore siracusano Sebastiano Lo Monaco come eroe acheo, dando volto e anima al personaggio Ulisse, tra passato e presente. Un viaggio dell’eroe più moderno di tutti i tempi che inizia dal suo ritorno nella piccola e rocciosa Itaca, al fianco del padre Laerte dove, prima della grande vendetta, racconta ai suoi cari l’inizio e lo svolgimento della guerra di Troia, e poi i dieci anni di viaggio per il ritorno a casa, una narrazione abitata dai molti fantasmi dell’Odissea. Spettacolo firmato dall’archeologoscrittore, topografo del mondo antico, Valerio Massimo Manfredi che ha voluto mettere in risalto l’umanità di un guerriero senza tempo, adattando per il teatro i due romanzi dedicati a Ulisse, con la regia di Alessio Pizzech e il drammaturgo Francesco Niccolini (che già hanno lavorato con Sebastiano Lo Monaco in Dopo il silenzio) un lungo viaggio tra poesia, disperazione ed erotismo, nel corso del quale l’eroe che si fa chiamare Nessuno, incontra uomini valorosi e disperati, consapevoli del loro destino di morte (Achille e Patroclo, Menelao e Aiace), ma anche le donne che hanno turbato la sua vita (Elena e Penelope, poi anche Circe, Calypso, L Esaltazione della ragione e dell’amore per la patria Nausicaa e la dea Athena). Lo Monaco e Manfredi nella lettura moderna che fanno di Nessuno, creano attorno a lui un’aureola oscura piena di dubbi e riflessioni, quasi dei presentimenti pirandelliani diventando “Uno nessuno centomila”. “Il mio Ulisse nasce dalla rilettura di Valerio Massimo Manfredi, chiarisce l’attore, che ha dedicato all’eroe omerico due romanzi in cui narra le sue gesta dall’infanzia alla distruzione della città di Troia e, ancora, al suo ritorno ad Itaca. Manfredi disegna così nuovi tasselli nell’avventura di Ulisse e dà vita a un personaggio poetico ma vivo che interpreta con grande gioia”. La pièce unisce la letteratura occidentale, prosecuzione dell’Iliade e dell’Odissea, con la “mêtis” (astuzia) e prudenza, tematiche orientali. Carismatico, Lo Monaco, nato a Floridia 57 anni fa ormai attore di successo, ha vissuto tra i banchi del liceo classico “Gargallo” di Siracusa, è nato lì l’amore per il teatro, il suo genio si è sviluppato ed affiorato sulle gradinate del teatro greco, che porta ancora con sé con la sua “matta bestialità” che riesce sempre a trasferire in scena. L’attore protagonista è simbolo della ragione, del ”nostos” del ritorno, dell’amore per la patria ma anche messaggero di pace, dialoga con familiarità nel suo viaggio insieme al pubblico; non rappresenta solo l’eroe ma confida nella forza semantica della parola; Odisseo non vuole il sangue anzi ne prova orrore, ma sarà costretto a mac- chiarsene per raggiungere l’equilibrio nella sua reggia in mano ai Proci. Tra Francesco di Paola che cammina sulle onde di Liszt nel quale si celebra un evento miracoloso siculo-calabro. Nel secondo sono stati lanciati gli allievi di Epifanio Comis Tzuyin Lin, Alfio Scuderi, Daniele Rametta, Gaetano Vaccarella, Mirea Zuccaro, Riccardo Alma; Carmelo Scaccianoce allievo di Melù Anastasio e Simeon Zlatkov di Daniele Petralia con sonate di Bach Busoni, Chopin, Liszt, Prokofiev, Rachmaninov, Scriabin: giovanissimi pronti a spiccare il volo nel mondo musicale. Pubblico folto che ha accolto con vivo compiacimento l’iniziativa tributando applausi calorosi e convinti. stesso, senza perdere quel profumo del testo insieme alla sua impronta genetica. Un’interpretazione apprezzata dal pubblico che ha strappato applausi in un’affollata platea di spettatori. In una scena scarna ma essenziale, dove domina una “mezza barca”, simbolo delle avventure dell’eroe, creata da Antonio Panzuto; novità assoluta l’orchestra “Sax in progress” dal conservatorio Perosi di Campobasso, costituita da quattordici sassofonisti, che non accompagnano solo le azioni con le note musicali, ma assurgono a protagonisti come il “coro” nelle tragedie greche e gli attori si muovono con originalità, affiancati dalle musiche originali di Dario Arcidiacono e Davide Summaria “la banda di un vecchio paese siciliano che, come spiega Pizzech, celebra questo racconto con il suo suono, con il suo rumoreggiare; celebra la festa religiosa del Teatro”. Apprezzata e seducente Maria Rosaria Carli nei ruoli di Athena, Penelope giovane e a quarant’anni, voce di Patroclo ed Elena; Turi Moricca nei ruoli intensi di Laerte, Achille, Telemaco; appassionato Carlo Calderone in Aiace, Menelao, Antinoo. Apprezzati i costumi di Cristina Da Rold, disegno luci Nevio Cavina, foto di scena Tommaso Le Pera. Chiude la pièce un Ulisse pop che si fa portare dal racconto e diventa un aedo, conduttore di una storia “maestra di vita”, lunga 27 secoli che porta con sé l’ancestralità e il peso del suo destino. C.M.G. Lella Battiato coraggio e paura si immerge in questa intensa narrazione, reinventando la prospettiva mentale e il linguaggio Le eccellenze dell’Accademia Pianistica Siciliana ’Accademia Pianistica Siciliana ha arricchito il carnet catanese delle recenti feste di fine anno con due eventi di notevole spessore artistico, per mettere in mostra le proprie eccellenze, segnalando al tempo stesso il livello e gli ambiti in cui opera. Chiamato alla direzione artistica Giovanni Cultrera di Montesano, al teatro “Sangiorgi”, seconda sala del Massimo “Vincenzo Bellini”, l’Accademia ha tenuto due concerti di pianoforte e orchestra col supporto dell’orchestra Filarmonica di Chernovtsy. Nel primo, sul podio il versatile Epifanio Comis, i concerti per pianoforte orchestra Primo di Cajkovskij e Secondo di Rachmaninov; alla tastiera si sono alternati, nell’ordine, Ruben Micieli e Daniele Petralia; la seconda serata, con l’orchestra condotta dal proprio direttore stabile Yosyp Sozansky, il Primo concerto di Chopin e il Primo di Rachmaninov, solisti Epifanio Comis e Alberto Ferro. Al termine dei due concerti musiche di Strauss come d’obbligo nel periodo di Capodanno. Sold out in entrambe le serate con un pubblico competente, emozionato e commosso per la felice scelta ed esecuzione che ha messo in vetrina una realtà isolana riconosciuta e altamente qualificata nel mondo. Se dei due docenti dell’Accademia, Comis e Petralia, conosciamo da tempo i pregi e la bravura, va detto molto dei due giovani virgulti usciti dalla scuola di Comis (Ferro) e di Cultrera di Montesano (Micieli). Proprio nell’autunno 2015 (3 settembre) il 19enne Alberto Ferro è giunto secondo al LX Premio “Busoni”, ottenendo al tempo stesso il premio della Stampa Internazionale e il Premio speciale Haydn, e primo al XXXII Premio Venezia (7 L novembre) condividendo il podio con il 18enne Ruben Micieli (terzo). L’im- portanza di questi due piazzamenti vincenti al teatro La Fenice colloca la scuola catanese ai massimi livelli poiché al Premio Venezia, posto sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, gareggiano tutti i diplomati col massimo dei voti dei conservatori e degli istituti musicali pareggiati d’Italia: due ragazzi che già hanno nel loro medagliere altre vittorie decisamente numerose, considerata la loro età. Consapevoli della qualità e quantità di giovani talenti che vengono fuori dai conservatori e licei siciliani, Epifanio Comis e Melù Anastasio, con loro il presidente onorario Peppino Schembri, stanno regalando all’Isola una grande prospettiva. L’Accademia Pianistica Siciliana, realizza da alcuni anni corsi di perfezionamento e master class di straordinario livello culturale: corsisti e docenti provenienti da tutta Europa hanno riconosciuto il livello qualitativo dell’iniziativa etnea; Boris Vsevolodovič Petrušanskij e Vladimir Davidovič Aškenazi, tra i massimi esecutori viventi di scuola russa, venuti a Catania in qualità di maestri visitatori, hanno apprezzato e si sono compiaciuti per l’iniziativa. Anche per le celebrazioni in onore della patrona principale di Catania, nel sol- co del tradizionale binomio ricorrenze religiose-musica classica, sono stati tenuti due concerti, alla Badia di S. Agata, organizzati da Accademia, Arcidiocesi di Catania, Contino pianoforti e Nonosoloclassica, direttore artistico Giovanni Cultrera di Montesano. Nel primo per piano e canto, alla tastiera il docente Daniele Petralia, le soprano Francesca Scaini e Alexandra Oikonomou hanno eseguito arie di Puccini, Verdi, Bellini, Mozart e brani dallo Stabat Mater di Pergolesi, in più, solo piano, la Leggenda di S. VI Premio Mediterraneo per la Cultura Un mare di letteratura da promuovere l salone delle feste di Palazzo Biscari, ha ospitato la cerimonia di premiazione del VI Premio Mediterraneo per la Cultura, istituito dall’omonima fondazione al fine di sostenere, promuovere e diffondere l’attività letteraria dell’Area a livello internazionale. L’Italia non fa molto al riguardo e gli Istituti di cultura italiani presso le ambasciate se ne lamentano. La Fondazione presieduta da Caterina Maugeri, indirizzata dall’esperienza di Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla, punta a valorizzare la cultura mediterranea, in quanto volano di crescita etica, sociale ed economica. Premiati Antonio Troiano, responsabile della redazione Cultura del “Corriere della Sera” e direttore dell’inserto domenicale “La Lettura”, Maria I Rosaria Gianni, caporedattore Cultura e Spettacolo del TG1, Amer El Alfi e Naglaa Waly dell’Università Ain Shams del Cairo per la traduzione in lingua araba della commedia di Stefano Pirandello Un padre ci vuole. Quattro divulgatori a diverso titolo, di spessore e prestigio, che in ambito internazionale mediante la traduzione delle opere dei nostri autori vanno ad arricchire l’albo d’oro della Fondazione che annovera: Silvana Grasso, Giuseppe Bonaviri, Elisabetta Sgarbi, Mario Andreose, Giordano Bruno Guerri, Alain Elkann, Roberto Gervaso, Vicente González Martín, Dominique Budor, Rawdha ZaouchiRazgallah, Joaquín Espinosa Carbonell, Myriam Tanant, Anteos Crisostomides. La cerimonia di consegna dei riconoscimenti, condotta brillantemente da Flaminia Belfiore, si è avvalsa delle arguzie di Domenico Tempio, editorialista del quotidiano La Sicilia, che ha sollecitato i premiati ponendo loro domande per rendere espliciti al pubblico numeroso i meriti e le qualità di ciascuno di essi, e dell’attore cabarettista Gino Astorina con le sue piacevoli bonarie gag. ® 12 Prospettive - 14 febbraio 2016 RUBRICHE Fidapa Gravina di Catania racconta attraverso testimonianze il dramma delle shoah UNA PAGINA NERA nella storia europea na bella pagina per la Fidapa sezione Gravina di Catania, presidente Patrizia Costa, con l’incontro svolto all’Istituto “Leonardo da Vinci” di Catania, sul tema “La shoah dal mondo antico ad oggi” con il fattivo contributo dei relatori di altissimo rilievo Rabbino Capo Stefano Di Mauro e Ignazio Vecchio, ha moderato Lella Battiato, davanti a un pubblico di alto profilo istituzionale e culturale. Emozionante la lettura della poesia “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Dopo i saluti iniziali porti dalla presidente, che ha sottolineato con enfasi come il dramma delle shoah riguarda tutti, poiché discende dall’intollerante violenza che con vari nomi ha funestato il cammino della civiltà europea, la shoah è un argomento sempre attuale e fa riferimento alla difficile situazione geopolitica in cui attualmente si trova lo stato di Israele. Sottolinea ancora l’evento recente dei fatti di Marsiglia dove si sono verificate diverse aggressioni nei confronti di uomini ebrei e il presidente della comunità ebraica, per motivi di sicurezza, ha chiesto ai suoi associati di non portare in pubblico il segno riconoscibile la “kippà”. “Così a settant’anni di distanza siamo di fronte a un nuovo antisemitismo”. Un messaggio di profonda riflessione è stato dato da Domenico Rapisarda sindaco di Gravina di Catania che ha evidenziato l’importanza dell’abbattimento delle barriere dell’odio e le memorie più recenti non debbono cancellare quelle più lontane. Il fratello Stefano D’Agostino, direttore “Leonardo da Vinci”, si rivolge alla platea sottolineando che è una giornata di ricordo internazionale e la violenza dell’uomo sull’uomo è in contraddizione con ogni religione. Apre i lavori il neurologo Ignazio Vecchio, docente di Storia della Medicina e Bioetica Medica presso il Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, Università Catania, analizza l’evento che ha umiliato la dignità del popolo ebreo sotto l’aspetto etno-antropologico e lo ridisegna come “malattia razzista”, ricordando il conte Joseph Arthur de Gobineau, ispiratore di tutte le teorie razziste europee del XIX secolo, nonché padre spirituale dei razzisti che, nel suo Saggio, riprende da Johann Friederich Blumenbach la suddivisione delle razze umane. Pone con chiarezza e apprezzato dall’uditorio la domanda “perché l’antisemitismo ha portato alla shoah? Nazionalsocialismo e ideologie, sono teorie che soddisfano i sociologi, ma se vogliamo andare al cuore del problema trattasi invece della teoria “dell’altro da eliminare”; al contrario, l’altro diverso nella cultura, stimola e migliora la civiltà. Per capire perché è perseguitato un ebreo e cosa rappresenta in una società imperiale e dittatoriale, bisogna guardare alle strutture gerarchiche di potere e andare d’accordo con il dittatore, l’ebreo non è in questa sintonia poiché porta in sé la cultura dell’amore per i fanciulli, le donne e la famiglia, valori condivisi anche da U coloro che si professano di religione cristiana. “L’antisemitismo è l’e- musulmani e cristiani hanno vissuto sempre pacificamente. Ricorda la spressione inconscia della violenza sull’etica: nella dittatura l’etica non può essere corretta”. Già nella civiltà assiro-babilonese gli ebrei erano perseguitati perché non andavano d’accordo con il potere e il modo di educare i bambini in nome delle ragioni dell’impero. Non è mancato il riferimento dell’inserimento degli ebrei nella nostra Isola; purtroppo con la famosa shoah del 1492, in seguito a un editto, furono espulsi dalla Sicilia mentre era sotto il dominio della Spagna, per motivi artatamente religiosi, oltreché, sostanzialmente economici. Nel tempo, ebrei, scuola medica siciliana e la prima donna medico ebrea catanese; il dissidio tra ebraismo e cristianesimo si ebbe solo nel IV secolo. Nella storia remota anche Gregorio Magno dialogava con gli ebrei e nelle 27 epistole almeno in 13 si rivolgeva agli ebrei senza contrastarli. Quindi il Rabbino capo di Siracusa e Sicilia Stefano Di Mauro, medico chirurgo cardiologo, docente clinica medica all’università di Miami, ha rievocato con chiarezza coinvolgente e condivisa, la sua esperienza in campo medico e il suo rapporto con i superstiti dei campi di concentramento, e come siano state devastate le loro personalità. Racconta quando si stabilì negli stati Uniti e l’incontro con l’avvocato Mario, cugino di Primo Levi; e le testimonianze di alcune donne deportate che in seguito alle violenze subite erano ansiose con segni neuropsichiatrici; toccante la storia di un giovane che fu selezionato due volte a scavare le fosse nei campi di concentramento ad Auschwitz, dopo i tedeschi li mitragliavano, ma lui si buttava vivo e nella notte usciva dalla fossa tra i morti, traumatizzato portava ancora vivo il ricordo. L’antisionismo è colpa di politiche sbagliate da parte dell’America e dell’Europa. Bisogna distinguere la storia dei popoli da una parte e i meccanismi del divino dall’altra; in nome di Dio non si può uccidere: un concetto fondamentale scritto 4.000 anni fa “amerai il tuo prossimo come te stesso”. Analisi dei dati e riflessione su Ravensbrück, campo di rieducazione per le donne che venne trasformato poi in campo di concentramento con l’obiettivo di eliminare le donne “non conformi” prigioniere tra cui politiche, rom, prostitute e disabili. L’argomento ha suscitato interesse nel pubblico che ha partecipato atti- vamente con interventi: la delegazione del Corpo dei Marines USA di Sigonella (Tenente John Cabbage, Capitano Jeremy Phillips, Cappellano Derrick Horne, Sottufficiale Christopher Bulloch, Sergente Andrew Deleon, Sergente Kevin Austin Rodriguez, Alberto Lunetta, Responsabile Relazioni Esterne), che chiede come hanno fatto gli ebrei a conservare la Fede, dopo il massacro subito, il rabbino con saggezza fa notare “ci sono state contraddizioni, un Dio forse colpevole che ha abbandonato il suo popolo, ma c’è un’intensità divina nel cuore degli ebrei che nessuno può togliere”; Il Console di Malta Chiara Calì, di Grecia Arturo Bizzarro che ha parlato della comunità ebraica di Salonicco di origine sefardita, arrivata a seguito dell’espulsione dalla Spagna del 1492, che aveva una posizione chiave e fu eliminata dal regime nazista; Carlo Majorana Gravina giornalista fa notare che la storia del mondo è piena di diaspore che hanno sempre impoverito l’umanità, ed Elena Di Blasi docente università di Messina fa presente “accanto al dolore, ricordiamo Catania piena di simboli culturali, farne tesoro e trasmetterlo alle generazioni future”; Gabriella Bufardeci volontaria Ospedale Garibaldi e Caterina Geraci; il piccolo Giuseppe Testa, sindaco junior che con la sua frase ha affascinato il pubblico “se comprendere è impossibile, ricordare è necessario e la conferenza è necessaria”. L.B. Pubblicato l’ultimo libro di Maria Valeria Sanfilippo,“La fortuna scenica di Luigi Capuana” Dal foglio al palcoscenico on puntuale puntiglio, la nostra M. Valeria Sanfilippo è riuscita a pubblicare, per i tipi di Sciascia Editore, il saggio La fortuna scenica di Luigi Capuana nell’anno centenario della morte dello scrittore mineolo. Ne viene fuori un letterato a tutto tondo, impegnato in produzioni in lingua, dialetto, traduzioni e trasposizioni (che lui chiamava riduzioni). Infatti La fortuna scenica di cui tratta Sanfilippo, completa e bilancia una notorietà prevalentemente incentrata su fiabe, racconti, romanzi: al teatro, ancor quando (come in Pirandello) discende da precedenti soggetti letterari, ha una sua collocazione autonoma, Capuana dedicò febbrile attività. In un arco di tempo più che decennale, Capuana si è occupato di teatro dialettale sia sul versante creativo che su quello ermeneutico, cavallo di battaglia di intere generazioni di Compagnie. Luigi Capuana fu uno dei più importanti scrittori e teorici del periodo verista, quasi comprimario di Giovanni Verga, partecipando con consapevole impegno a quella stagione. Forse Sanfilippo pecca di un eccesso C di materialismo storico nell’evidenziare le necessità economiche di Capuana, che fu anche politico locale (sindaco di Mineo e consigliere provinciale a Catania) con implicazioni e relazioni sociali di vario genere (nella sua produzione letteraria discorsi, saggi critici, lettere). Questo saggio, nel tracciare un puntuale, ricco, documentato itinerario della fortuna scenica del teatro in lingua e in dialetto di Capuana, costellato di successi, ma pure di rovinosi fiaschi, documenta su ingranaggi e dinamiche del mondo dello spettacolo dell’epoca, gli orientamenti di una società composita espressi da ‘penne’ di primo piano (Edoardo Boutet, Annibale Gabrielli, Stanislao Manca, Gaetano Miranda, Domenico Oliva, Giulio Piccini, Eugenio Torelli e molti altri nomi illustri celati da pseudonimi). Il meticoloso sistematico spoglio di quotidiani e riviste a cavallo fra Otto e Novecento, condotto presso le emeroteche di Archivi e Biblioteche di svariate città (Bologna, Catania, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino), unitamente al corpus di carteggi e documenti reperiti di prima mano, fornisce un affresco del clima culturale dell’epoca. Un dato emerge: Capuana scrive- va e sceneggiava in funzione di compagnie e capocomici; il più delle riduzioni (trasposizioni o sicilianizzazioni di testi in lingua) lo dimostra; unica eccezione Casa di bambola di Henrik Ibsen su cui Sanfilippo conclude “fra gli svariati meriti del Capuana è da annoverare, oltre alla perizia del traduttore, la lungimiranza del critico, che ha permesso di far conoscere in Italia, al grande pubblico, l’opera ibseniana”. Sempre più deluso da attori infedeli (in primo luogo Angelo Musco) - leggiamo nella nota introduttiva di Sarah Zappulla Muscarà - finirà col paragonarsi a “quel giardiniere che ha veduto accestir bene una nuova pianta presa amorosamente a coltivare, che ne ha seguito ogni giorno il vigoroso sviluppo e che da certi cattivi indizi, dall’inaridimento di qualche foglia, dalle malefiche insidie d’insetti roditori ne vede minacciato lo sviluppo e forse l’esistenza”. Carlo Majorana Gravina