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Catania - anno XXXII - n. 6 - 14 febbraio 2016 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
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settimanale regionale di attualità
SPECIALE
VISITA PASTORALE
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
Papa Francesco nel viaggio in Messico incontra il Patriarca di Russia
Il cammino della speranza
FESTA
di S. AGATA
2016
I
nizia il 12° viaggio internazionale di Papa Bergoglio in Messico, dal 12 al 18 febbraio nel
ricordo delle cinque visite di
Papa Wojtyla iniziate nel 1979 e della visita di Papa Ratzinger nel 2012.
Sono attesi i consueti e commoventi
incontri con i migranti oltre la frontiera che separa Messico e Stati Uniti; le visite nell’ospedale pediatrico
di malati oncologici ed in aggiunta è
molto atteso per il 12 febbraio lo
storico ‘fuori programma’ a Cuba,
“territorio neutro” per l’incontro con
il patriarca di Mosca e di tutte le
Russie, Kyrill - Cirillo I.
Prima tappa del viaggio di Papa
Francesco è Città del Messico, per
un incontro con “una cerimonia semplice” con il presidente della Repubblica, Enrique Peña Nieto, accompagnato dalla primera dama, ed il lungo trasferimento in papamobile verso la Nunziatura per circa 19 km.
Nelle diverse tappe, località non visitate dai precedenti Papi, si rinnova il
festoso incontro dei fedeli con il Vicario di Cristo. Particolare evento sarà
la visita e l’incoronazione con un
diadema della Madonna di Gaudalupe.
Incontri con i Vescovi, il clero, i
seminaristi, le religiose, i giovani, gli
universitari, gli ammalati, i carcerati
caratterizzano le visite nei centri di
alle pagine 7/8
VATICANO.
LE SPOGLIE
DI S. PIO e
S. LEOPOLDO
Ecatepec, Chiapas, dove vivono gli
indigeni Morelia nello stato di
Michoacan, luogo tristemente
famoso per i suoi problemi di violenza e narcotraffico, ed ultima tappa
Ciudad Juarez, territorio segnato da
narcotraffico, dall’addensamento dei
migranti, da problematiche sociali e
umane.
Nel corso della Messa solenne con la
partecipazione di centomila persone
indigene scandita da canti e letture
nei tre idiomi locali, Papa Francesco
autorizzerà con un decreto ufficiale
l’uso di lingue indigene nella liturgia.
Nello stadio “José María Morelos y
Pavón” Papa Francesco incontrerà
decine di migliaia di giovani e al termine dell’evento sarà donato al
Vescovo di Roma un documento sull’evangelizzazione dei giovani del
Messico, frutto della pastorale giovanile; il Papa ricambierà con il dono
di una Croce per la missione.
Il fotogramma più suggestivo sarà il
saluto del Papa a circa 50mila pera pagina 3
Giuseppe Adernò
(segue a pag. 2)
ECHI del
FAMILY DAY
Nel mondo 21 milioni di schiavi: vittime donne e bambini
L’anno di Grazia rompe le catene della schiavitù
“A
iutare i nuovi
schiavi a rompere
le loro catene” per “debellare la
tratta delle persone, che è un crimine e una intollerabile vergogna”. È
l’ultimo appello di Papa Francesco
lanciato nel corso dell’angelus domenicale in occasione della ‘Giornata di
preghiera e riflessione contro la tratta delle persone’,
che la Chiesa celebra da
due anni, lunedì 8 febbraio, anniversario della
nascita di Bakhita. Schiava
sudanese vissuta tra la fine
dell’Ottocento e l’inizio
del Novecento, giunta in
catene in Italia, liberata e
divenuta religiosa canossiana poi canonizzata da
Giovanni Paolo II nel
2000. La tratta degli esseri umani
può essere definita la schiavitù del
XXI secolo, non risparmia nessuno,
donne e bambini le prime vittime e
coinvolge tutto il mondo. La Giornata lanciata per la prima volta nel
2015, quest’anno si inserisce nell’ambito delle celebrazioni del
«Giubileo della Misericordia per la
liberazione degli schiavi di oggi».
Una tematica da sempre al centro
dell’apostolato di Papa Bergoglio
che in più riprese ha sempre denunciato la tratta degli esseri umani
come “un’attività ignobile e una
vergogna per le nostre società che si
dicono civilizzate! Sfruttatori e clienti dovrebbero fare un serio esame
di coscienza davanti a se stessi e
davanti a Dio”, cosi nell’agosto
2013. A distanza di tre anni, le
parole del Papa, sono passate inos-
servate, se si stima che nel mondo
ci sono ancora 21 milioni di schiavi. Numeri alla mano, infatti,
secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e l’Ufficio
delle Nazioni Unite contro la droga
e il crimine (UNODC) i
nuovi schiavi sono spesso le
persone più povere e le più
fragili, sono vittime di tratta
a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato,
espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù
domestica, matrimonio forzato, adozione illegale, e
altre forme di sfruttamento.
Ogni anno, circa 2,5 milioni
di persone sono vittime di
traffico di esseri umani e
riduzione in schiavitù; il 70
per cento sono donne e
minori. Vittime altresì di abusi e
violenze inaudite. Una piaga che
arricchisce trafficanti e sfruttatori
che grazie alla tratta degli esseri
umani, vedono salire i profitti con
attività illegali molto remunerative:
un business da più di 32 miliardi di
dollari l’anno, il terzo più redditizio
al mondo, dopo il traffico di droga e
di armi. La principale causa è lo
sfruttamento sessuale che a livello
mondiale riguarda il 53% delle vittime mentre è in aumento la tratta a
fini lavorativi intorno al 40%. Vittime preferite i bambini, sostiene
l’Unodc, che sono un terzo di tutte
le vittime di tratta, “due su tre sono
di sesso femminile”. Senza dimenticare la maternità surrogata, altra
schiavitù del nostro tempo, che
costringe donne in difficoltà economica, spesso dei Paesi in via di sviluppo, ad accettare per pochi soldi,
una pratica disumana orrenda.
Numeri davvero impressionanti e
destinati a crescere viste le continue
diseguaglianze economiche e sociali che stanno tagliando il globo in
due parti: il nord sempre più ricco
che fagocita il sud sempre più povero e facilmente sfruttabile. Ecco
perché l’Europa, specie quella della
Nord, è la meta preferita dai trafficanti, in particolare per la tratta delle donne, da destinare al mercato
Filippo Cannizzo
(segue a pagina 2)
a pagina 9
FIDAPA.
IL DRAMMA
DELLA SHOAH
a pagina 12
2
Prospettive - 14 febbraio 2016
sommario al n. 6
PRIMO PIANO
Il Giubileo nel cuore _______3
Le “Confessioni”
di Sant’Agostino d’Ippona __4
Ettore Scola custode
delle reliquie del S. Euplio __4
INFORMADIOCESI
Centro Diocesano
Missionario ______________6
Notizie in breve ___________7
DIOCESI
Raccolta di sangue
per S. Agata ______________9
Le eccellenze
dell’Accademia Pianistica
Siciliana________________11
VI Premio Mediterraneo
per la Cultura____________11
Al teatro Metropolitan
“Il mio nome è Nessuno,
l’Ulisse”________________11
“La fortuna scenica
di Luigi Capuana”, di
Maria Valeria Sanfilippo ___12
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 10 febbraio 2016
L’Europol lancia l’allarme: circa 10.000 profughi minorenni dispersi in Europa
L’altro volto dell’immigrazione
mmigrazione. Accoglienza. Intolleranza. Negli
ultimi anni la costante ascesa dei
flussi migratori in suolo europeo ha
determinato un vero e proprio stato
di emergenza: migliaia di uomini,
donne e bambini quotidianamente
affrontano i rischi di viaggi al limite
della sofferenza, per scappare da
situazioni di guerra e miseria, con il
sogno di un futuro migliore per sé ed
i propri cari. Storie di vite recise dall’affondamento dei barconi della
morte, il più delle volte non molto
distante dalle tanto agognate coste.
Centri di accoglienza ormai al limite
della sopravvivenza, stracolmi di
ospiti e privi di necessari sovvenzionamenti, nonché vitali strutture e
rifornimenti. I volontari che strenuamente, giorno dopo giorno, profondono il loro impegno nell’accoglienza dei migranti, affiancati dall’intervento costante delle forze dell’ordine, sono messi ormai a dura prova. Il
verificarsi di ripetuti episodi di intolleranza ha spinto i governi ad adottare ulteriori misure di sicurezza che
per lo più si sono rivelate a breve termine vane e non hanno in alcun
modo risolto il problema, limitandosi in qualche misura ad arginarlo
solo temporaneamente. Il dibattito
dai toni accesi ha coinvolto tutte le
forze politiche in campo, soprattutto
se si analizza il contesto italiano: ma
agli accorati appelli, pronunciati e
scanditi con forza e veemenza il più
delle volte solo davanti ai riflettori
dei media, non è seguito dopo alcunché di realmente significativo.
Il dramma dell’immigrazione però,
soprattutto negli ultimi giorni, ha
mostrato un altro volto, con la diramazione di un dato sconcertante: circa 10.000 (almeno secondo le ultime
stime diffuse) migranti minorenni
sono scomparsi dopo aver raggiunto
il suolo europeo; in dettaglio di
5.000 si sono perse le tracce in Italia
e di 1.000 in Svezia. Il sospetto che
potrebbero essere stati coinvolti da
organizzazioni criminali, con logi-
L’allarme è stato lanciato da Brian
Donald, funzionario dell’Europol,
ufficio di polizia dell’Unione europea (che opera, grazie alla presenza
di insigni criminologi e di un’altissima capacità analitica, coordinando
ed assistendo le autorità di contrasto
degli Stati membri, in materia di terrorismo, traffico illecito di stupefacenti ed altre forme di criminalità
organizzata; istituito nel 1992 ma
operativo dal 1998 con sede all’Aia),
dalle colonne del quotidiano britan-
(continua da pag. 1)
IL CAMMINO...
nero cancellate.
L’incontro a Cuba, il primo nella
storia, tra il Papa di Roma ed il
Patriarca di Mosca, ha una valenza
che va ben oltre gli aspetti religiosi.
“Il mondo sta andando dritto verso
uno scontro globale da Terza Guerra
Mondiale e tutti gli altri problemi si
muovono in questo contesto”. Per
questo motivo l’incontro tra Papa
Francesco ed il Patriarca Kirill assume una rilevanza epocale. rinnovando quando accadde con Papa Giovanni XXIII quando intervenne nella crisi di Cuba per impedire la guerra tra gli Stati Uniti e l’Unione
Sovietica. Ancora una volta i Capi
delle due Chiese s’incontrano anche
al fine di impedire lo scontro e favorire la pace ed in particolare nelle
regioni mediorientali.
La preoccupazione comune per il
dilagare delle azioni terroristiche da
parte di gruppi fondamentalisti sollecita il comune impegno per il riconoscimento delle radici cristiane
dell’Europa; la preoccupazione con-
divisa per i matrimoni; le adozioni
di bambini e l’affitto degli uteri da
parte di famiglie omosessuali. Il
Vecchio Continente è, infatti,
oppresso dall’inverno demografico,
ferito da azioni terroristiche, destabilizzato dalla pressione di grandi
flussi migratori, indebolito dalla crisi economica e schiacciato dalla
competizione tra America e Asia.
La possibilità di una ritrovata armonia e collaborazione tra Cattolici e
Ortodossi, ridarebbe forza all’Europa cristiana, favorendo anche un
processo di pacificazione e sviluppo
di dimensioni planetarie.
Nel corso dei precedenti pontificati
di Giovanni Paolo II e Benedetto
XVI sono stati avviati diverse iniziative per stringere i rapporti con il
patriarcato di Mosca, ma problemi
diversi hanno ritardato l’incontro
che finalmente adesso avverrà per
suggellare felicemente decenni di
dialogo tra la Santa Sede e il Patriarcato della Chiesa Ortodossa Russa.
Il Patriarca Cirillo ha incontrato
Papa Benedetto XVI nel 2006, in
occasione della visita a Roma per la
consacrazione della prima chiesa
ortodossa russa, mentre a capo della
Chiesa Russa era il Patriarca Alessio.
“La Chiesa in Europa, ha dichiarato
il Card. Péter Erd , primate d’Ungheria e presidente del Consiglio
delle Conferenze Episcopali d’Europa, guarda questo evento come un
ulteriore passo compiuto per l’unità
e per la comune testimonianza dei
cristiani, un importante passo verso
l’unità della Chiesa e in modo particolare per la Chiesa Ortodossa Russa”.
Sembrano quasi dissiparsi gli impedimenti che hanno ostacolato l’incontro tra le due Chiese e tra questi
l’uniatismo, che tra il XV e il XVI
secolo ha dato origine alle Chiese
greco-cattoliche, che si sono unite a
Roma, mantenendo il rito di tradizione greca e costantinopolitana.
rivelato come “dietro l’incremento
delle nigeriane tra i richiedenti asilo
si nasconde il racket della prostituzione”. “Dal 2010 ad oggi – rivela il
rapporto basato sull’osservazione
dell’unità di strada Avenida di Caritas Ambrosiana, attiva a Milano –
sono raddoppiate le donne nigeriane
nel capoluogo lombardo, punto di
arrivo per i migranti sbarcati negli
ultimi mesi. Dai racconti delle donne, e in particolare dei nuovi contatti, emerge che quasi tutte sono arrivate in Italia via mare tramite Lampedusa e sono transitate dai centri di
accoglienza”. Molte di loro hanno
fatto richiesta di asilo politico e sono
in attesa di sapere se è stato accolto,
“ma c’è anche qualcuna a cui sono
stati sequestrati da subito i documenti e si trova quindi nella piena
irregolarità”. Fenomeno registrato
anche dall’Organizzazione mondiale
per le migrazioni (Oim) che ha stimato come nel 2015 sono arrivate in
Italia 5.633 donne nigeriane, contro
le 1.454 del 2014. ‘Traffico’ che non
si ferma solo all’Italia (Roma, Bologna, Napoli, Palermo e Catania le
città maggiormente coinvolte) ma
che si sta sposando in Francia, Spagna, Austria e Germania.
I
sone dietro la barriera che separa i
due stati, che parteciperanno alla
Messa ricevendo anche la comunione. “In fin dei conti si tratta di
una rete non di una muraglia
cinese”, ha detto padre Lombardi.
Alla celebrazione saranno presenti
anche diversi gruppi vittime di violenza, tra cui i familiari dei 43 studenti scomparsi un anno e mezzo fa
e quasi sicuramente uccisi.
Il programmato incontro di Papa
Francesco con il Patriarca di Russia
Kirill “Vescovo della seconda
Roma” tanto atteso, diventerà una
speranza per l’Europa.
Già preparato da Benedetto XVI
l’incontro avrà un significato epocale ed una tappa del cammino di riappacificazione tra le due Chiese.
Dal punto di vista storico la Chiesa
russa fa risalire la sua origine cristiana al 988, quando il principe
Vladimir I di Kiev venne battezzato.
La conversione alla religione cristiana di rito greco ortodosso portò alla
fondazione della Provincia ecclesiastica sotto la giurisdizione del
Patriarcato di Costantinopoli.
Nel 1054 però ci fu il Grande scisma
tra cristiani di Oriente e di Occidente, con reciproche scomuniche tra
Cattolici e Ortodossi. Nel 1274 a
Lione e nel 1438 a Firenze si tentò
la riconciliazione, che fallì. Negli
anni a seguire la Chiesa Ortodossa si
divise in vari gruppi nazionali e la
Chiesa Ortodossa Russa si staccò da
quella di Costantinopoli nel 1589 ed
oggi conta duecento milioni di fedeli.
Nel 1967 Paolo VI incontrò il
Patriarca di Costantinopoli Atenagora e le reciproche scomuniche ven-
che di sfruttamento, rimane molto
alto, anche se non si esclude che probabilmente molti di loro potrebbero
essersi già ricongiunti ai loro familiari.
Foto Siciliani-Gennari/SIR
(continua da pag. 1)
L’ANNO DI GRAZIA...
del sesso nelle grandi capitali europee. Un recente rapporto dell’Unione Europea datato 2010 stima che
sono 9.500 le vittime di tratta accertate; il 15% rappresentato purtroppo
da minori. L’Italia, in questa fotografia dell’orrendo, rappresenta un
paese di transito. Stando ai dati raccolti dall’associazione “Slaves no
more”, nel Belpaese ci sarebbero tra
le 50 e le 70mila donne vittime di
tratta per lo sfruttamento sessuale, in
maggioranza nigeriane e minorenni.
Significativa al riguardo la denuncia
della Caritas Ambrosiana che ha
nico The Guardian, a cui si è unita
l’organizzazione umanitaria Save
the Children. L’Europol non ha diramato un rapporto dettagliato ed i dati
elaborati potrebbero essere privi di
una reale verifica: in tal senso
si sono espresse diverse agenzie europee che svolgono ormai
da tempo ricerche sui flussi di
immigrati ed i traffici a loro
connessi. Queste ultime, sulla
base di alcune dichiarazioni
rilasciate a La Stampa, hanno
rideterminato i margini della
questione, riducendone i termini, in quanto secondo loro molti minori potrebbero essersi sottratti volontariamente alla registrazione. Inoltre, è stato sottolineato che molte volte i
migranti dichiarano di essere
minorenni e di origine siriana
per ottenere agevolazioni nelle
pratiche di richiesta d’asilo.
Accettata l’ipotesi di un ricongiungimento con i familiari, e dunque di un temporaneo lieto fine, per
parte di questi minori (temporaneo
perché il destino della loro famiglia
è costantemente in bilico tra l’accoglienza e l’impossibilità di trovare
un’occupazione e l’espulsione),
resta il fatto che un numero ingente
di essi può trovarsi nelle mani di
organizzazioni criminali, sottoposto
a bieche logiche di sfruttamento.
Berenice
®
®
4
Prospettive - 14 febbraio 2016
PRIMOPIANO
Le “Confessioni” di Sant’Agostino d’Ippona
Il “diario” di un grande convertito
urante
quest’Anno
Santo straordinario
della Misericordia, mi sembra
opportuno rileggere e riflettere sulle
Confessioni
di
sant’Agostino
(+430), che è l’opera più originale e
più letta del vescovo d’Ippona, opera
insieme autobiografica, filosofica,
teologica, mistica e poetica. Di questo “diario”, che appartiene, per
comune consenso, alla
letteratura universale, è
impossibile dirne in breve
il significato e l’influsso
che ha esercitato nella storia.
Per averne un’idea possiamo partire da due considerazioni di fondo: le
Confessioni sono l’opera
di un convertito che ha
l’umile riconoscimento
della colpa e la gratitudine
a Dio per la sua misericordia e il suo perdono, il
rammarico per aver vagato lungamente per le vie
dell’errore e la gioia per la
verità ritrovata, la lode a
Dio e i benefici ricevuti e
l’ansia di redimere il tempo perduto, la generosità
del servizio e l’attesa
struggente della salvezza
definitiva. Non è dunque
la sola confessione dei
peccati, ma anche, e molto di più, la confessione di
lode, come vuole appunto
la parola biblica confessio, che significa riconoscere i propri peccati e
lodare Dio. La confessio peccatorum
e la confessio laudis - come spiega
sovente sant’Agostino stesso nascono ambedue dalla fede ed
esprimono lo stesso amore, che
implora il perdono ed esalta la misericordia di Dio.
Nelle Confessioni non dobbiamo
cercare un’autobiografia in senso
stretto e compiuto dell’Ipponate,
egli, infatti, non racconta tutto di sé,
ma solo quello che rientra nella sua
prospettiva, che è quella della conversione. Ma ora ascoltiamo Agostino stesso: egli, nell’atto di mandare
il libro delle Confessioni a Dario,
suo amico e ammiratore, scrive:
<<Ricevi dunque, figlio mio, signore
mio illustre e cristiano non già nell’apparenza esteriore, ma per la
carità cristiana… i libri delle
mie Confessioni che hai desiderati.
Osservami in essi e non lodarmi più
di quel ch’io sono; in essi credi a me
e non ad altri sul mio conto. In essi
considerami e osserva che cosa sono
stato in me stesso, per me stesso e se
vi troverai qualcosa che ti piacerà di
me, lodane con me non me stesso,
ma Colui che ho voluto venga lodato
nei miei riguardi. Poiché è stato lui a
farci e non già noi da noi stessi. Noi
infatti eravamo periti ma è stato lui
a rifarci, lui che ci aveva fatti. Quando in essi m’avrai trovato, prega per
me, affinché io non faccia regressi,
ma sia messo in grado di fare progressi. Prega, figlio mio, prega. So
quel che dico, so quel che chiedo>>
(Epist. 231,6). Queste parole, che
ispirano tanta sincerità e umiltà, qualità proprie del convertito, non hanno
bisogno di commento: sono la presentazione migliore dell’opera agostiniana e la chiave autentica per leggerle nello spirito dell’autore. Ma
D
anche a questa prima considerazione
occorre aggiungerne un’altra: le
Confessioni sono una lettera a Dio.
Agostino scrive per gli uomini, ma
parlando a Dio; a Dio narra, perché
lo sappiano gli uomini, tutto ciò che
lo ha interessato e lo interessa, non
solo il suo allontanamento dalla fede
cattolica e il ritorno ad essa, ma
anche le sue meditazioni su Dio e
(Confess. 1,1,1), terminano con l’accorata implorazione della pace:
<<Signore Dio, donaci la pace… la
pace del riposo, la pace del sabato,
la pace senza tramonto>> (Confess.
13,35,50).
Ma la preghiera ha gli spazi stessi
della visione teocentrica e antropocentrica dell’autore, che abbraccia
ad un tempo la filosofia, la teologia e
Libro delle Ore
di Bona Sforza Birago
Giovan Pietro
(1486-1495)
– Il mistero della SS.
Trinità - Sant’Agostino
e il bambino sulla spiaggia
British Museum, Londra
sull’uomo - binomio inseparabile
che riassume tutto il vasto pensiero
agostiniano (Cfr. Solil. 1,2,7) – considerazioni sulla creazione e sul tempo, sulla Sacra Scrittura, di cui desidera conoscerne le profondità, e sul
mistero della salvezza, sulle ascensioni interiori e sulla contemplazione
delle opere di Dio.
Le Confessioni sono lettera a Dio
perché prendono il tono e il fremito
della preghiera che narra e narrando
loda, ringrazia, adora e implora.
Cominciando infatti col grido biblico: <<Tu sei grande, Signore, e ben
degno di lode; grande è la tua virtù,
e la tua sapienza incalcolabile>>
la mistica. La filosofia è insita nei
tessuti stessi della sua conversione,
che fu conversione di un filosofo.
Sulla visione filosofica si innesta
quella teologica della grazia, della
quale le Confessioni sono una esaltazione. Questo scopo, che Agostino
stesso mette esplicitamente in rilievo
verso la fine della vita (Il dono della
persev. 20,53), non deve indurci a
pensare, come alcuni hanno fatto,
che il Doctor gratiae abbia esagerato gli aspetti negativi della sua vita
per far risaltare meglio l’opera della
grazia liberatrice. Ad Agostino, che
racconta se stesso parlando a Dio,
importava un atteggiamento di asso-
luta sincerità sia nell’esporre i fatti,
che Dio conosceva, sia nel giudicare
la loro gravità alla luce della misericordia che gli veniva da Dio.
Dalle altezze della visione teologicofilosofica di Dio e dell’uomo, di Dio
che guida l’uomo e dell’uomo che
anela al possesso di Dio, nasce la
mistica agostiniana, di cui le Confessioni sono il monumento più grande.
In esse descrive le ascensioni del suo
spirito verso le vette della contemplazione, dal primo tentativo, che fu
uno scacco (Cfr. Confess. 7,17,23),
al dono ineffabile dell’estasi di Ostia
Tiberina, dove la mamma Monica
morì.
Questo momento doloroso, insieme
ai non infrequenti rapimenti nelle
sue assidue meditazioni sulla Scrittura (Cfr. Confess. 10,40,65), resta
una delle pagine più sublimi della
letteratura spirituale cristiana (Cfr.
Confess. 9,10,23-26) Questi fatti
straordinari sono indici dell’atteggiamento abituale di Agostino delle
Confessioni, che è sempre quello del
mistico che anela a Dio e vuol salire
verso Dio; anelito e ascensione che
vengono animati spesso dall’ala della bella poesia. In realtà Agostino fu
un amante appassionato della bellezza di Dio: <<Tardi ti amai, bellezza
così antica e così nuova, tardi ti
amai>> (Confess. 10,27,38), <<bellezza di ogni bellezza>> (Confess.
3,6,10) <<nel quale, dal quale e per
mezzo del quale sono buone e belle
tutte quelle realtà che hanno bontà e
bellezza>> (Solil. 1,1,3). Di questo
amore per la bellezza le Confessioni
ci danno innumerevoli esempi che,
per questione di spazio, non possia-
mo recensire. Chi ne vuole una prova, veda il celebre detto iniziale delle Confessioni, espressione dell’esperienza universale: <<Signore…
ci hai fatti per te, e il nostro cuore
non ha posa finché non riposa in
te>> (Confess. 1,1,1), venga tradotto
nel corpo delle stesse, per esempio,
là dove dice al Signore: <<Dammi
ciò che amo. Perché io amo, e tu mi
hai dato di amare. Non abbandonare
i tuoi doni, non trascurare la tua
erba assetata>> (Confess. 11,2,3),
oppure legga la risposta alla domanda che Agostino si pone, e noi con
lui: <<Ma che cosa amo quando
amo Te?>>. La risposta di sant’Agostino è: <<Non una bellezza corporea, né una grazia temporale: non
lo splendore della luce, così caro a
questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene d’ogni tono, non
la fragranza dei fiori, degli unguenti
e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accette agli
amplessi della carne.
Nulla di tutto ciò amo, quando amo
il mio Dio. Eppure amo una sorta di
luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la
voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove
splende alla mia anima una luce non
avvolta dallo spazio, ove risuona
una voce non travolta dal tempo, ove
olezza un profumo non disperso dal
vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda
una stretta non interrotta dalla
sazietà. Ciò amo, quando amo il mio
Dio>> (Confess. 10,6,8).
Diac. Sebastiano Mangano
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Ettore Euplio Scola ha custodito le reliquie
del Santo compatrono di Catania
a morte del grande regista Ettore Scola ha portato alla ribalta delle cronache la sua
cittadina natale, Trevico, che lasciò
con la famiglia per trasferirsi a
Roma, ma nella quale talvolta ritornava anche quando il nobile palazzo
avito fu donato da lui e suo fratello
Pietro al Comune per destinarlo a
centro di iniziative socio-culturali.
Il piccolo ed incantevole paesino
situato sul “Tetto dell’Alta Irpinia” in provincia di Avellino e nella cui
antica Baronia sono nati il marchese
Pasquale Stanislao Mancini, insigne
giurista e statista, e il ministro della
P.I. Francesco De Sanctis, uno dei
massimi critici e storici della letteratura italiana- è anche tanto caro a noi
catanesi perché nella sua antica cattedrale-fortezza custodisce gelosamente le reliquie del nostro martire
L
compatrono e concittadino, sant’Euplio.
Reliquie autentiche come ha potuto
accertare lo scienziato antropologo
di fama mondiale dell’Università e
della Scuola Normale di Pisa, prof.
Francesco Mallegni, dopo un’accurata ricognizione per incarico del
parroco padre Michele Cogliani, che
tanto si adopera per perpetuare la
devozione verso il martire ed è tanto
legato a Catania, città in cui Sant’Euplio è stato martirizzato e della
quale è compatrono principale.
Trevico ha avuto un altro ruolo
importante nella vita del celebre
cineasta che come secondo nome si
chiamava Euplio. Come scrive Stefano Masi nel libro “Ettore Scola”, è
stato a Trevico (dove non c’era una
vera e propria sala cinematografica)
e proprio durante la guerra, il 12
agosto del 1941, festa liturgica del santo patrono della
Baronia di Vico, che il piccolo Ettore per la prima volta
conobbe il cinema, portato
da proiezionisti ambulanti,
perché assistette ad una
proiezione cinematografica
“su un lenzuolo bianco
ondeggiante, steso nella
piazza principale e ancorato
da due robuste funi che tuttavia non bastavano a tenerlo
immobile, perché d’estate a
Trevico il vento soffia forte”. Era il
film “Fra Diavolo” del regista Hal
Roach, un famoso lungometraggio
interpretato dai celebri comici americani Stanlio ed Onlio, esperienza
indimenticabile rievocata magistralmente nel film “Splendor”.
Fu l’inizio del suo grande legame
indissolubile con la settima arte
troncato solo dalla morte sopraggiunta nella freddissima sera di martedì 19 gennaio, mentre era ricoverato nel Policlinico “Umberto I” di
Roma.
Memorex
6
Prospettive - 14 febbraio 2016
SPECIALE VISITA PASTORALE
La Visita Pastorale nell’Anno giubilare
ul tema proposto da
papa Francesco per
quest’anno di grazia, come si era già
detto, si possono trovare libri, saggi,
articoli, opuscoli e pubblicazioni di
ogni genere. C’è solo l’imbarazzo
della scelta giusta per venire incontro alle diverse sensibilità e per soddisfare le differenti esigenze umane
e spirituali. Per accompagnare,
anche in quest’anno giubilare della
misericordia la visita pastorale del
nostro vescovo, ritengo che sia cosa
buona e utile, ancora una volta, ritornare a riflettere con passione e arte
su quanto ci dice la Parola di Dio per
un esercizio ecclesiale di perdono e
di reciproca comprensione. Sono
convinto che lo studio della Scrittura
santa, se resta fedele al testo ispirato
e non si serve della Parola per giustificare elucubrazioni morali, dispute
dottrinali e chiacchere teologiche,
che alla fine, non hanno alcuna vera
presa sul cuore dei credenti, offra un
prezioso servizio alla Parola. Per
questo propongo di rivedere esegeticamente le precise parole adoperate
nella Scrittura per farci conoscere il
pensiero di Dio sul suo amore misericordioso.
Si può cominciare ricordando che la
parola “misericordia” s’incontra
quasi 150 volte nella Bibbia della
Cei, mentre nelle lingue bibliche, sia
in ebraico sia in greco, si trovano
diverse parole corrispondenti che
richiederebbero un più ampio ventaglio di traduzioni. D’altra parte sono
molti i termini, sinonimi di misericordia, che sono usati sempre dalla
versione italiana; vedi ad esempio:
“bontà”, “pietà”, “magnanimità”,
“fedeltà”, “grazia”, “compassione”,
“commiserazione”, “amore”. In realtà, l’ebraico biblico conosce in prevalenza due termini: rehamîm (letteralmente “viscere” e sta a indicare i
sentimenti profondi, per appunto
“viscerali” che legano due persone
tra loro per ragioni di sangue o affettive); ed hesed che esprime l’amore
di dilezione, libero, gratuito e perciò
idoneo a indicare la fedeltà di Dio.
Nel testo greco della Settanta, come
anche nel Nuovo Testamento, s’incontra il verbo eléo, di solito usato
per tradurre hesed ed è per questo
riferito, il più delle volte, all’atteggiamento amorevole di Dio. Si trova
S
Il linguaggio biblico
della misericordia
ancora il termine oiktirmòs, una
parola greca che può essere collegata all’ebraico rehamîm, come anche
splanchna, usato per esprimere l’amore viscerale di Cristo davanti a chi
è nella sofferenza e nello smarrimento morale e spirituale: «Sbarcando,
vide molta folla e si “commosse” per
loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro
molte cose (Mc 6,34).
Guardiamo adesso in dettaglio alcune eloquenti ricorrenze della parola
“misericordia” nell’Antico Testamento. Si può notare che il termine
si riferisce poche volte al comportamento dell’uomo (vedi Gen 43,10 e
Sir 16,14), mentre in senso proprio
fa riferimento all’agire di Dio. Nel
libro dell’Esodo, il Signore si rivela
a Mosè dicendo: «A chi vorrò far
grazia farò grazia e di chi vorrò aver
misericordia avrò misericordia» (Es
33,19). In 2Sam 20,14, Davide
dichiara al profeta Gad che gli
annunciava la punizione di Dio per il
suo atto di orgoglio: «Sono in grande angoscia! È meglio cadere nelle
mani del Signore, perché la sua
misericordia è grande, ma non nelle
mani degli uomini». Il profeta Isaia
(54,10) così canta la misericordia di
Dio: «Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né
vacillerebbe la mia alleanza di pace;
dice il Signore che ti usa misericordia».
È però nei Salmi che s’incontra lo
stupore gioioso dell’uomo davanti
all’amore paziente di Dio che perdona chi lo invoca. Come non ricordare l’inno di ringraziamento che un
peccatore perdonato e guarito innalza con vibrante tenerezza al suo Dio:
Don Giuseppe Bellia
L’Arcivescovo Mons. Gristina
al Liceo Artistico di Bronte
iornata di festa il 9
dicembre del 2015,
all’indomani dell’apertura della Porta Santa presso la Basilica di S. Pietro a Roma, che segna l’inizio del
Giubileo Straordinario della Misericordia, al Liceo Artistico di Bronte
per la visita pastorale di Monsignor
Salvatore Gristina, Arcivescovo di
Catania.
Ad accompagnare l’Arcivescovo,
durante la visita, vi erano i presbiteri: Don Massimiliano Parisi, segretario dell’Arcivescovo, Don Nunzio
Capizzi, amministratore parrocchiale della Chiesa Madre, e Don Filippo
Gismondo, viceparroco della stessa
Chiesa.
Dopo il cordiale saluto del Dirigente
Scolastico Grazia Emmanuele ai
presenti, l’incontro ha avuto inizio
con il canto “Dolce sentire (Fratello
sole e sorella luna)” ispirato al “Cantico delle Creature” di S. Francesco
d’Assisi.
G
Ad intonare il canto è stata Sofia di
Marco, che, con la sua voce, ha
donato a tutti una grande emozione.
La melodia del canto e la bellezza
delle parole in esso contenute hanno
conquistato l’attenzione dei partecipanti traducendosi in una lode a Dio
attraverso le sue creature e in un inno
alla vita che “generosa risplende”
intorno a noi, contribuendo, così, a
creare un clima di festa.
Sulla scia di tale contentezza veniva
proiettato un video, realizzato dall’alunno Bogdan Campan, sulle attività
che hanno preceduto la visita pastorale.
Gli alunni del Liceo Artistico, coordinati dai docenti Rita Barbagiovanni (responsabile di sede), Cinzia
Farinato e Sissi Artuso, si sono,
infatti, preparati all’incontro con
Monsignor Salvatore Gristina realizzando diversi lavori. Gli allievi della
V A e della IV A hanno dipinto delle tele di stoffa con simboli evocanti
i concetti di fratellanza, condivisione, solidarietà e pace. Gli alunni
Calogero Arcidiacono e Alice Chisari hanno dipinto, a nome della Scuola, due tele raffiguranti l’Annunciazione come dono all’Arcivescovo e
alla Chiesa Madre, da parte dell’Isti-
Riflessioni ed indicazioni sul Giubileo della Misericordia
Riscoprire l’amore del Padre
Il Giubileo affonda le sue radici nell’Antico Testamento. La parola “giubileo” deriva dall’antico ebraico
jobel, strumento a fiato ricavato da
un corno d’ariete. Con il suono del
corno aveva inizio l’anno giubilare.
Il termine, però, richiama subito alla
mente il sostantivo “giubilo”. Sia
gioia che giubilo vengono infatti dal
verbo latino iubilare e vi è uno stretto legame fra gioia e giubileo: si può
dire che la gioia sia la manifestazione spontanea conseguente al Giubi-
Benedici il Signore, anima mia, / non
dimenticare tanti suoi benefici. / Egli
perdona tutte le tue colpe, / guarisce
tutte le tue malattie; / salva dalla
fossa la tua vita, / ti corona di grazia
e di misericordia; /… Buono e pietoso è il Signore, / lento all’ira e grande nell’amore. / Egli non continua a
contestare / e non conserva per sempre il suo sdegno. / Non ci tratta
secondo i nostri peccati, / non ci
ripaga secondo le nostre colpe. /
Come il cielo è alto sulla terra, / così
è grande la sua misericordia su
quanti lo temono; / come dista l’oriente dall’occidente, / così allontana da noi le nostre colpe. / Come un
padre ha pietà dei suoi figli, / così il
Signore ha pietà di quanti lo temono.
Un salmo che potrebbe accompagnare il nostro ritornare penitente in una
rinnovata comunione con Dio in Cristo, entrando con umile fiducia nella
porta santa giubilare.
leo. Nel libro del Levitico (25, 8-17 e
altri passi) si legge che, secondo la
Legge di Mosè, il Giubileo ricorreva
ogni 50 anni. Venivano liberati gli
schiavi e si aprivano orizzonti nuovi
di uguaglianza sociale, di solidarietà
verso i più poveri, di remissione dei
debiti, di riconciliazione fra contendenti.
Il Giubileo qual è vissuto oggi dalla
Chiesa ebbe inizio nel 1300. Il funesto proseguire di vendette tra famiglie, le guerre civili, l’odio verso
appartenenti ad altre fedi spinsero
Bonifacio VIII a indire un Giubileo,
dando l’opportunità di ottenere l’indulgenza plenaria a chi, con sincero
spirito di pentimento e di conversione, avesse visitato le Basiliche dei
Ss. Apostoli Pietro e Paolo. Clemente VI ne fissò la scadenza ogni 50
anni; in seguito, Paolo II ogni 25.
Vennero nei secoli celebrati vari
Giubilei straordinari.
Il Giubileo Straordinario della Misericordia, voluto da Papa Francesco
per far riscoprire alla Chiesa l’essenza del Vangelo, si è aperto l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata
Concezione. Papa Bergoglio, come
egli stesso scrive in Misericordiae
vultus, ha scelto questo giorno per
chiedere a Maria, Madre della Misericordia, che con la dolcezza del suo
sguardo ci accompagni in quest’anno, affinché tutti possiamo riscoprire
la gioia della tenerezza di Dio. L’8
dicembre, inoltre, è un giorno carico
di significato per la storia recente
della Chiesa. Infatti in questo giorno
ricorre il cinquantesimo anniversario
della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, evento che ne ha
segnato un nuovo percorso. “La
Chiesa cattolica ora preferisce usare
la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore… vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente,
mossa da misericordia e da bontà
verso i figli da lei separati” (Giovanni XXIII all’apertura del Concilio).
L’Anno giubilare si concluderà il 20
novembre 2016 nella solennità liturgica di Gesù Cristo Signore dell’universo.
MISERICORDIA E MISSIONE.
“Il mondo di oggi ha bisogno di
misericordia, ha bisogno di compassione. Ovvero di ‘patire con’. Il
mondo ha bisogno di scoprire che
Dio è Padre” (Papa Francesco nella
lunga intervista al settimanale Credere). Questo è il momento della
misericordia, è l’anno del perdono e
della riconciliazione. Anno straordinario anche per la scelta del Pontefice di inaugurare il Giubileo nella
capitale della Repubblica Centrafricana, nella cattedrale di Bangui,
dedicata all’Immacolata Concezione. La città e l’intero Paese si trovano in una condizione di profonda
prostrazione per l’imperversare di
gruppi armati, alcuni di matrice jihaCMD Catania
(segue a pagina 8
tuzione Scolastica. La Scuola, infatti, ricade nel territorio della Parrocchia.
Gli allievi della III A hanno dipinto
delle tele, secondo la tecnica del
mosaico, ispirate al Santo Natale.
Tutti gli studenti del triennio, insieme all’alunna Alessia Santangelo,
sono stati impegnati a realizzare dei
braccialetti da poter donare a ciascun
membro della Comunità Scolastica
in ricordo della giornata trascorsa
insieme.
I ragazzi, inoltre, hanno elaborato
diverse domande, da rivolgere
all’Arcivescovo sulla sua giovinezza, i suoi studi, i suoi interessi, la sua
esperienza da docente, il disagio giovanile, le difficoltà con cui oggi la
Chiesa si confronta.
A tali domande Monsignor Salvatore
Gristina ha risposto con attenzione e
con entusiasmo, coinvolgendosi pienamente nel dialogo con gli alunni.
L’incontro si è concluso, così come
in apertura, con un canto dal titolo
“Meraviglioso”, rieditato dai Negramaro, intonato da Cristiano Proto,
Martina Salmeri e Mariaurelia
Viscuso e da tutti i presenti come
omaggio alla vita che ci sorprende
nonostante le difficoltà che presenta;
espressione di un sentimento di gratitudine verso di essa, primo dono di
Dio agli uomini.
Rita Barbagiovanni
Floreana Casella
Cinzia Farinato
7
Prospettive - 14 febbraio 2016
Omelia dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina in occasione della Messa dell’Aurora
a pietà popolare è un
dato di fatto nella vita
della Chiesa; pertanto va valorizzata ed educata in quanto strumento
prezioso di esperienza e di interiorizzazione del mistero rivelato.
Da diversi anni la Chiesa catanese
volge le proprie fatiche a riscoprire
la pietà popolare come processo di
inculturazione della fede cristiana,
come rilettura popolare del Vangelo.
Ed in tal senso va letto il tentativo di
porre sotto aspetti di legalità e di
pura espressione di fede l’istituzione
di comitato che curi lo svolgimento
della festa anche nei più piccoli dettagli, che ha preso il via lo scorso
anno e si è consolidato nell’oggi.
La festa di S. Agata, sicuramente
una delle maggiori espressioni di
pietà popolare al mondo, si svolge
dal 3 al 5 febbraio, ma possiamo
dire che i momenti religiosi più
salienti sono la Messa dell’Aurora
del 4 e il Pontificale del 5, che quest’anno è stato presieduto dal nuovo
Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice (in questa pagina e
nella successiva si riportano le omelie delle due Celebrazioni Eucaristiche).
L
Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi,
Fratelli e Sorelle nel Signore,
Distinte Autorità,
1. Tutte le persone che oggi partecipano alla S. Messa, ascoltano le stesse letture bibliche che sono state
appena proclamate anche per noi.
Davanti a questi testi, ciascuno,
doverosamente, potrà chiedersi: quale invito, quale messaggio il Signore
mi vuole far giungere con questa
Parola? Cosa mi vuol dire nella
situazione in cui mi trovo?
Si tratta di domande che siamo chiamati a rivolgerci non solo personalmente, ma anche comunitariamente.
È importante, infatti, che ci lasciamo
sempre interpellare dalla Parola di
Dio che ha “tanta efficacia e potenza,
da essere sostegno e vigore della
fede, cibo dell’anima, sorgente pura
e perenne della vita spirituale”. (Dei
Verbum, 21)
2. Nella prima lettura (1Re 2,1-4.1012) incontriamo Davide prossimo
alla morte. Come ogni buon padre,
L’essenziale è volgere
lo sguardo a CRISTO
egli rivolse le ultime raccomandazioni al figlio Salomone che aveva scelto come suo successore alla guida
del regno, frutto di fatica, lacrime e
tante battaglie. Egli raccomanda a
Salomone l’essenziale per essere
uomo maturo e per svolgere il compito di re: “Osserva la legge del
Signore, Tuo Dio, procedendo nelle
sue vie… perché tu riesca in tutto
quello che farai e dovunque ti volgerai”. Comportandosi così, Salomone
“sedette sul trono di Davide, suo
padre, e il suo regno si consolidò
molto”, contribuendo alla realizzazione della promessa che Dio aveva
fatto a Davide: “Non ti sarà tolto un
discendente dal trono d’Israele”.
3. Nella pagina del Vangelo di Marco (6,7-13), ci viene presentato Gesù
che fa compiere ai Dodici la prima
esperienza di apostolato. Marco aveva già riferito (3,13-19) che Gesù
aveva chiamato “a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui”, aveva
scelti dodici discepoli, che chiamò
apostoli, “perché stessero con lui e
per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni”.
I Dodici, dopo essere stati con Gesù
e dopo averlo visto operare, sono
mandati in missione ad annunziare a
tutti gli uomini la necessità della
conversione.
Questo invito Gesù lo accompagna
con l’esortazione a “non prendere
per il viaggio nient’altro che un
bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma di calzare sandali e di non portare due tuniche”.
Anche qui Gesù invita i Dodici
all’essenzialità, come aveva fatto
Davide con il figlio Salomone.
4. In che cosa consiste questa essenzialità? Cosa è veramente necessario
e indispensabile per vivere la vita
buona del Vangelo?
Noi ci troviamo qui insieme attorno
alla nostra Patrona, che rivediamo
Notizie in breve dal 15 al 21 febbraio
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 15
• Bronte: Visita pastorale
Martedì 16
• Ore 9.00 Catania, Seminario:
prende parte al ritiro di quaresima
del Clero guidato da S.E.R.
Mons. Rosario Gisana, Vescovo
di Piazza Armerina.
Mercoledì 17
• Fuori Sede.
Giovedì 18
• Ore 9.00 Catania, Hotel Nettuno:
saluta gli insegnanti di religione
riuniti in convegno.
• Ore 10.00 Viagrande, Residenza
SS. Salvatore: incontra i sacerdoti del VII Vicariato.
Venerdì 19
• Ore 10.00 Curia, Salone dell’Economato: presiede l’incontro
con i Vicari foranei.
• Nel pomeriggio in Seminario
incontra i superiori e i seminaristi
e celebra la S. Messa.
Sabato 20
• Ore 11.30 Tremestieri Etneo, parrocchia S. Marco: inaugura il
Deposito della Caritas diocesana.
• Ore 18.00 Misterbianco, Istituto
delle Suore Francescane: inaugura la Casa di riposo e celebra la S.
Messa.
Domenica 21
• Ore 10.30 Porto di Catania, Nave
Fregata “Libeccio”: celebra la S.
Messa ed amministra il sacramento della Confermazione ad
alcuni militari.
• Ore 18.00 Bronte: Visita pastorale.
®
sempre con gioia, per partecipare
alla “Messa dell’Aurora”, momento
caratteristico della nostra devozione
verso Sant’Agata. È Lei che, con la
sua testimonianza, ci può aiutare a
capire quello che abbiamo appena
ascoltato.
Quinziano, il governatore romano a
Catania e persecutore di Agata, aveva pensato che la giovane si sarebbe
fatta convincere da Afrodisia e dalle
sue figlie a seguirle in un comportamento contrario al Vangelo. Ma Agata non si lasciò affascinare dalle loro
false certezze e disse loro: “La mia
mente è saldamente fondata in Cristo. Le vostre parole sono venti, le
vostre minacce fiumi, che per quanto
imperversino contro i fondamenti
della mia casa, essa non potrà cadere, fondata com’è sopra pietra ben
ferma”.
La pietra cui Agata si riferisce è Dio,
la sua Parola, è Gesù e il suo Vangelo.
Agata, come Davide a Salomone, ci
dice di imitarla nel mettere il Signore a fondamento della nostra vita, a
costruirla quotidianamente camminando nella via del Vangelo. Certamente tutto questo è difficile, ma
Agata ci incoraggia: fate come me, e
pure voi sperimenterete che il Signore non fa mancare il Suo aiuto a chi
gli è fedele.
5. Anche noi siamo inviati da Gesù
ad essere missionari. Per dirla con le
parole di Papa Francesco, siamo
invitati ad essere una “Chiesa in
uscita”. Lo saremo, se anzitutto staremo con il Signore e vivremo con
Lui. Gesù ci manda ad annunziare il
Suo Vangelo. La Chiesa, e quindi
ciascuno di noi, non è inviata per
comunicare una dottrina da lei
inventata, ma per annunziare il Vangelo che riceve dal Suo Signore, per
trasmettere il Vangelo che è Gesù
stesso.
Dobbiamo essere “Chiesa in uscita”
osservando le consegne che Gesù
diede ai discepoli. Gesù inviò i
discepoli a due a due: dobbiamo cioè
essere uniti nell’eseguire il compito
che Egli ci affida. Non dobbiamo
fare affidamento solo sulle nostre
forze, sui nostri progetti, ma dobbia-
mo appoggiarci sul bastone che è il
dono dello Spirito Santo, Spirito di
fortezza che riceviamo continuamente ogni volta che accogliamo la
Sua Parola.
In questo invio, Gesù insiste poi sulla povertà e sobrietà, e tutti, a partire
da me vescovo, dobbiamo lasciarci
interpellare dalle parole di Gesù e
chiederci come la nostra vita tiene
conto dell’invito alla sobrietà che il
Vangelo ci rivolge.
Chiesa in uscita, allora, che proclama il Vangelo e che si mette a servizio della gente, particolarmente delle persone che soffrono nell’anima e
nel corpo. Anche noi dobbiamo
ungere con l’olio dell’amore i tanti
infermi che incontriamo.
6. Stiamo celebrando la festa della
Santa Patrona durante l’Anno Santo
della Misericordia. Papa Francesco
lo ha voluto affinché ciascuno di noi
sperimenti l’amore misericordioso
del Signore: ne abbiamo tutti tanto
bisogno. Lasciamoci amare, confortare, consolare e carezzare dal
Signore. Agata lo fece e dall’amore
misericordioso del Signore ricavò
forza e gioia per amare gli altri, dando loro l’esempio di fedeltà al Vangelo.
Anche noi dobbiamo testimoniare
l’amore misericordioso del Padre
divenendo misericordiosi come lui,
esercitando nella vita quotidiana le
opere di misericordia corporale e
spirituale. Forse non le conosciamo:
sono quattordici ed è facile trovare il
loro elenco in qualche libro oppure
più facilmente via internet. Sant’Agata ci affida il compito di conoscere e soprattutto, di praticare queste
opere di misericordia che anche lei
praticò da buona discepola di Gesù.
7. Agata è buona non solo di nome,
ma anche nel suo comportamento
verso gli altri. La festa in suo onore
ci permette di ammirare il suo volto
e certamente ci accorgeremo che Lei
ha qualcosa da dire ai suoi veri devoti, a noi qui presenti. Agata ci invita
a mettere il Signore a fondamento
della nostra vita, a stare con Gesù
per diventare veramente una Chiesa
in uscita, per le strade del nostro territorio e della nostra città. Agata ci
dice: state sempre con Gesù per
vivere ed agire come Lui nell’amore
e nella bontà.
E con questo Agata ci raccomanda
l’essenziale, quello che più conta
nella nostra vita e che noi, con il suo
aiuto, ci impegniamo a mettere in
pratica.
Così sia per tutti noi.
@ Salvatore Gristina
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Prospettive - 14 febbraio 2016
DIOCESI
Omelia di S.E. Mons. Corrado Lorefice in occasione del Solenne Pontificale di S.Agata
aluto te carissimo Vescovo Salvatore, pastore e
araldo del Vangelo della Santa ed eletta chiesa di Catania; saluto voi carissimi confratelli Vescovi delle Chiese
sorelle di Sicilia; saluto voi presbiteri
e diaconi, e santo popolo di Dio radunato nella Solennità liturgica di Sant’Agata, Vergine e Martire. Il mio
saluto cordiale si estende anche a voi
servitori e «operatori liturgici» dello
Stato e della Polis (della città), nei
suoi vari organismi e istituzioni.
Con il mio saluto vi giunge anche
quello di tutta la Chiesa panormitana
che, senza nessun merito, sono stato
chiamato a guidare nel suo cammino
verso il compimento del Regno,
quando il Signore Gesù ritornerà
come giudice misericordioso dell’intera storia umana.
Un saluto colmo di gratitudine per la
fermezza e l’audacia delle fede della
Beatissima Vergine e Martire Agata,
prezioso diadema che come faro di
luce illumina e sostiene la testimonianza evangelica della santa Chiesa
catanese in questo nostro arduo ma
pur promettente tempo.
Martin Buber nel suo libro “I racconti dei Chassidim”, racconta che
Rabbi Bar di Radoschitz pregò un
giorno il Rabbi Giacobbe Isacco di
Lublino, suo maestro: «Indicatemi
una via universale al servizio di
Dio». Rabbi Giacobbe Isacco rispose: «Non si deve dire agli uomini
quale via debbono percorrere. Perché c’è una via in cui si serve Dio
con lo studio e un’altra con la preghiera, una con il digiuno e un’altra
mangiando. Ognuno deve guardare
su quale via lo spinge il suo cuore, e
S
arina di mandorle, zucchero,
maraschino,
aggiungiamo dell’acqua e del colorante e amalgamiamo il tutto con tanta fede e… nel nostro caso con tanto
entusiasmo e partecipazione e ciò
che viene fuori sono delle squisite
olivette degne della migliore tradizione pasticcera catanese. Le ‘olivuzze’ in questione sono quelle preparate dalle manine degli alunni della
quinta classe dell’Istituto delle suore
domenicane “S. Rosa” di Catania retto dalla Madre suor Giovanna Vinci.
<<Preparare le olivette è una tradizione che dura ormai da cinque anni
– dicono i piccoli studenti -. In questo modo rinnoviamo il ricordo di un
evento prodigioso. La nostra maestra
infatti ci ha raccontato che la giovane
Agata mentre era ferita e giaceva a
terra nella cella era tormentata dal
sole durante il giorno e dai venti freddi di tramontana durante la notte.
Sotto le mura del carcere – continuano – c’era una vecchia pianta di ulivo
che da tempo ormai non produceva
né foglie né frutti. Per alleviare le
sofferenze della Santuzza, l’albero
improvvisamente stese i suoi rami
secchi fino alla finestra della cella
ricoprendoli di rigogliose foglie così
da creare una barriera d’ombra. Inoltre iniziò a dare frutti permettendo
alla povera Agata di sfamarsi>>.
<<Da sempre parlo ai miei alunni
della festa di Sant’Agata – conclude
l’insegnante Cettina Sapienza – perché ritengo che si tratti di una tra le
più belle feste patronali dove culto,
tradizione e folklore si intrecciano
armoniosamente>>. Spesso le tradizioni culinarie stanno a testimoniare
la devozione che si prova nei riguardi dei Santi. W S. Agata!
F
Caterina Maria Torrisi
Cristo faro indice della via
poi quella scegliere con tutte le forze» (Milano 1979, 357).
S. Agata ancor oggi – più che mai
oggi! – risplende come esempio di
cuore verginale consacrato a Dio e
alla giustizia fino al martirio. Un
cuore verginale è un cuore umano,
un cuore retto, integro, trasparente,
coerente. In questo caso quello di
una giovanissima donna, che non
vuole fare della sua vita un coacervo
di esperienze fugaci e disarticolate
ma che si determina verso una scelta di vita maturata dentro una ricerca del significato ultimo dell’esistenza ritrovato nel Vangelo di Cristo giunto anche a Catania, fresco e
coinvolgente, nonostante ciò comporti incomprensione e persecuzione in un tempo in cui l’imperatore è
chiamato dio, salvatore e signore.
La sua mente e il suo cuore sono
fondati in Cristo da lei scelto con
tutte le sue forze. Come i sette giovani del secondo Libro dei Maccabei, che non temono le torture pur di
non venire meno alla decisione del
loro cuore di riporre in Dio ogni
speranza.
La scelta di vita di Agata non dice
una verginità disincarnata, di ripiego
ed egoista, deresponsabilizzante e
alienante. Lei scegliendo di consacrarsi a Dio scegli di “sposarsi”, di
appartenere all’unico Creatore e
vero Salvatore, di coinvolgersi, di
Foto di Orietta Scardino
mettersi in gioco con una decisione
forte e definitiva al servizio del suo
Regno. Con tutte le sue forze. Sceglie una via e la percorre con tutto il
cuore e con tutta la sua mente, compreso il suo corpo, con un’umile
risolutezza. Sceglie di relazionarsi
con il Dio che non solo è verità assoluta ma che è Verità-Amore, come
dice la prima lettera di Giovanni: «In
questo si è manifestato l’amore di
Dio per noi: Dio ha mandato il suo
Figlio unigenito nel mondo perché
Educare alle tradizioni
della nostra terra
(continua da pag. 6)
RISCOPRIRE...
dista, altri appartenenti a bande
pseudocristiane. Sebbene la stampa
internazionale abbia presentato questa guerra civile come un conflitto di
religione, dietro le quinte si celano
interessi economici legati alla lotta
per il potere. Basti pensare alle
immense ricchezze minerarie della
Repubblica Centrafricana, che vanno dal petrolio all’uranio, oltre ai
diamanti presenti nei grandi depositi
alluvionali delle regioni occidentali
del Paese.
L’apertura della Porta Santa dell’Anno della Misericordia proprio in un
Paese dimenticato da tutti esprime
meglio di ogni altro evento l’indirizzo missionario di un Papa che ha
fatto dichiaratamente la scelta degli
ultimi. Una scelta coraggiosa avvenuta in un momento storico segnato
da violenze, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere. Non erano
mancati suggerimenti e pressioni per
indurre il Pontefice a rinviare la sua
missione in terra africana, ma Bergoglio non ha voluto cambiare pro-
gramma. Una testimonianza, la sua,
fatta anche con gesti di chiara scelta
di normalità, con la rinuncia ad automobili blindate o giubbotti antiproiettile.
Con la sua capacità di empatia e di
ascolto, Papa Francesco non solo ha
manifestato solidarietà e vicinanza ai
poveri, ma ha anche indicato la rotta
da seguire: mettere l’economia e la
politica al servizio dei popoli; porre
la persona e la sua dignità come punto di partenza e verso cui tutto deve
tendere; condannare la guerra e il
terrorismo, denunciare il commercio
e il traffico di armi, lo sfruttamento
indiscriminato delle risorse e gli
squilibri sociali; non continuare a
ripetere ad oltranza - come spesso
fanno alcuni politici nostrani - che
bisogna aiutare gli africani a casa
loro, quando poi le politiche economiche dei grandi della Terra sono di
segno contrario.
INDICAZIONI SPECIFICHE.
Bergoglio, in Misericordiae vultus,
ha delineato i momenti salienti per
vivere bene l’Anno Santo e le condizioni per ottenere l’indulgenza ple-
naria: la confessione, perché questo
Sacramento permette ad ogni penitente di toccare con mano la grandezza della misericordia di Dio e di
sperimentare la vera pace interiore
(da qui l’iniziativa “24ore per il
Signore”, da celebrarsi nel venerdì e
sabato che precedono la quarta
domenica di Quaresima); la partecipazione all’Eucaristia e la preghiera secondo le intenzioni del Pontefice; il pellegrinaggio, che ognuno
dovrà compiere, secondo le proprie
forze, per raggiungere la Porta Santa (aperta in tutte le Cattedrali e non
solo delle nostre Diocesi), poiché
ogni essere umano è un pellegrino
che percorre una strada fino alla
meta agognata; il compimento di
opere di misericordia spirituale e
corporale, per curare le nuove e
antiche ferite dell’umanità, risvegliare le coscienze spesso assopite
davanti al dramma della povertà,
entrare sempre di più nel cuore del
Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina.
servitori, ministri di Dio,
“liturghi di Dio”, capaci
di offrire il culto della
vita.
Questa è la chiamata di
ogni cristiano sia esso cristiano laico o cristiano
prete. Questo il progetto
di vita di ogni uomo e di
ogni donna di buona
volontà. Una vita vissuta
nella ricerca di ciò che è
giusto. Nella coerenza tra
ciò che diciamo e ciò che
facciamo.
Così, come suggerisce la
pagina evangelica odierna, riconosceremo il Cristo davanti agli uomini.
Saremo comunità cristiana audace nel martirio, nella testimonianza del Vangelo, come lo è
stata la vergine catanese Agata. Il
beato Martire Palermitano don Pino
Puglisi diceva che «la testimonianza
cristiana è una testimonianza che
incontro a difficoltà. (…) Quindi
dalla testimonianza al martirio il
passo è breve, anzi è proprio questo
che dà valore alla testimonianza».
Agata ieri e don Pino Puglisi oggi ci
testimoniano che un cuore puro,
integro, trasparente, casto è il vero
unico presupposto per superare l’egoismo di matrice idolatrica che
attanaglia i nostri stili di vita e le
nostre relazioni. Questi due martiri
della fede e della giustizia ci avvertono altresì che su questa frontiera
interiore si gioca la nostra appartenenza a Cristo e il nostro concreto
apporto alla costruzione storica di
questo mondo sempre più segnato
dalla disgregazione sociale, dalle
diseguaglianze, dall’illegalità, dai
soprusi dei potenti di turno sui più
deboli e indifesi, dall’ingiustizia,
dell’emarginazione e dalla violenza.
Agata ci indica il martirio della
castità e della rettitudine del cuore,
cioè la via di un cuore povero “capace di arricchire molti”, come ci ricordava l’apostolo Paolo nella seconda
lettura. Di un cuore che sta al cospetto di Dio, impegnato con Dio e dunque capace di coinvolgersi anche con
gli uomini e le donne del nostro tempo nel segno di una vita che cerca ciò
che è giusto, buono e onesto, per
metterlo a servizio della costruzione
e della città degli uomini.
Agata ci ricorda l’assoluto primato
dell’interiorità, dell’uomo interiore,
la ricostruzione delle coscienze e del
loro peso interiore. Ci ricorda che
c’è un “desiderio di giungere alla
corona del martirio”, un’attesa della
gloria futura che non vanno persi di
vista, depistati dalle lusinghe del
delirio dell’esteriore e della ricerca
del sensazionale e dall’ebbrezza della vertigine. Come ebbe a dire don
Giuseppe Dossetti: «Solo una Chiesa
e dei cristiani che vivano in una
grande tensione escatologica possono sottrarre i nostri contemporanei a
questa schiavitù alienante delle cose
intermedie e trascinare sempre di più
a guardare ciò che ci sta davanti,
dimenticando le cose che dobbiamo
lasciare dietro di noi per arrivare a
un’autentica libertà e a una più acuta
intelligenza del reale».
®
Corrado Lorefice
avessimo la vita per mezzo di lui».
(1GV 4,9). Verità non in senso filosofico, ma teologico e cristologico,
la verità di chi pur di aprirsi all’altro
lo raggiunge e lo accoglie nella sua
totale distanza e diversità. Verità di
chi non rimane impigliato nelle
maglie di un eterno egoismo infantile che rende immaturi nonostante
l’avanzare dell’età cronologica. È
significativo che gli atti del martirio
di S.Agata dicono che il Signore nella sua giovinezza l’ha fatta “agire
virilmente” opponendosi con invitto
coraggio ad una mera creatura che le
ordinava a rinunciare alla sua fede
nel Signore Gesù, il crocifisso risorto.
Un cuore puro, integro, trasparente,
casto, è un cuore audace, stabile che
determina tutta la persona, che investe tutto il suo essere perché dà un
primato assoluto a Dio. Agata ci
ricorda che siamo tutti chiamati a
riappropriarci di un cuore verginale,
casto, retto, trasparente, umano. Che
sa porre relazioni autenticamente
umane; che si coinvolge totalmente;
per sempre. Che fa stare al cospetto
degli uomini, degli impegni umani e
di Dio con responsabilità; con serietà e onestà; con intelligenza e lucidità; con fermezza e audacia. Che ci fa
stare nel mondo e nella storia come
9
Prospettive - 14 febbraio 2016
DIOCESI
Comitato Uniti per la Famiglia: una Presenza al Family Day
L’Alba di un Mondo nuovo
ono stato uno dei partecipanti al Family Day
del 30 gennaio al Circo Massimo di
Roma. «È stata scritta una pagina di
storia»: era questa la frase più frequente che si sentiva al Circo Massimo e dintorni. E davvero è stato un
evento storico il Family Day! Una
folla straripante, tantissimi giovani e
tantissime famiglie intere con bambini al seguito, un popolo stupito di
se stesso. Questo popolo viene da
lontano. Chi ne fa parte sa che questo evento non è frutto del caso. Nel
silenzio della grande stampa decine
di migliaia di persone dall’estate del
2013, di fronte al pericoloso ddl
Scalfarotto, che introduceva il liberticida reato di opinione, ha vegliato
continuamente in centinaia di piazze
italiane, ha girato convegni, Comuni,
oratori, associazioni da Nord a Sud
Italia, senza sponsor né lobby alle
spalle, per smascherare l’ideologia
gender e per ribadire le verità sull’uomo. Quel popolo, di cui faccio
fieramente parte, ha mandato un
segnale forte e chiaro al governo e al
parlamento: No ddl Cirinnà. Se questo testo dovesse divenire legge dello Stato, di fatto avremo un’equiparazione delle convivenze di persone
dello stesso sesso alla famiglia, e
attraverso il meccanismo della “stepchild adoption” verrebbe sdoganato
in Italia il mercato internazionale
dell’utero in affitto. A ridosso della
manifestazione è stato presentato un
documento del “Centro Studi Livatino” che porta la firma di centinaia di
eccelsi giuristi in cui viene ribadita
la pericolosità di questo ddl, in modo
particolare con il meccanismo della
stepchild adoption: «la crescita di un
minore all’interno in una coppia
omosessuale viene fatta equivalere a
quella in una coppia eterosessuale, e
il bambino è privato dal legislatore
della varietà delle figure educative
derivanti dal sesso diverso dei genitori. In base all’orientamento delle
Corti europee, l’adozione non resterà a lungo limitata ad alcuni casi:
verrà estesa per ogni coppia omosessuale, perfino a scapito del genitore
biologico, che potrebbe anche essere
sollevato dal proprio ruolo a vantaggio del convivente same sex. In tal
modo il “diritto al figlio” dell’aspirante genitore sostituisce il “superiore interesse del minore”, sul quale
finora si è fondato il diritto minorile,
mettendo in crisi quest’ultimo».
Quel popolo ha anche ammonito in
S
maniera chiara il governo. “Renzi, ce
ne ricorderemo”, è stato uno degli
slogan più gettonati alla manifestazione organizzata dal Comitato
“Difendiamo i nostri figli”. Questo
ammonimento vale anche per gli
altri esponenti del governo e per tutti i partiti. Questo popolo non è più
disposto a firmare deleghe in bianco
a nessuno. Non è disponibile a negoziare su principi fondamentali come
il diritto dei più deboli, i bambini, ad
avere un papà e una mamma e la
tutela costituzionale del matrimonio.
Come ha ricordato dal palco del Circo Massimo, Zeljka Markic, leader
del Comitato promotore del referendum contro le nozze gay in Croazia e
Slovenia, quello che noi stiamo
facendo oggi “è una cosa importante
per tutti i Paesi”. L’Italia anziché
essere fanalino di coda in tema di
diritti civili, rappresenta oggi un’avanguardia e una speranza per tutto
l’Occidente. Come ha scritto in un
recente articolo l’avvocato Aldo
Vitale (autore di un pregevole testo
di recente dato alle stampe, “Gender
questo sconosciuto”, edito da
Fede&Cultura): «l’idea di progresso
sociale che da più parti si sbandiera
non è effettivamente tale solo perché
tale lo si annuncia. Insomma, se al
progresso sociale segue un regresso
morale, il progresso sociale è solo un
presunto progresso, ma in sostanza
un effettivo regresso. Il socialismo o
il fascismo, in fondo, sono stati presentati come momenti di progresso
dell’umanità, ma ben si sa in che
regressione antiumana hanno condotto l’intero XX secolo». Roma è
l’ultimo baluardo di una civiltà agonizzante. Sia chiaro: chi era al Circo
Massimo non ha manifestato contro
qualcuno. Quella moltitudine di
famiglie non è scesa in piazza per
mostrare i muscoli, non è stata una
prova di forza di un popolo che si è
risvegliato. Non è stato nemmeno
un’occasione per confrontare cifre,
numeri. Non è per cristallizzare una
contrapposizione che non esiste: non
è un noi contro loro, che la divisione
degli uomini per categorie sessuali è
la più grande sciocchezza di questo
XXI secolo. Lo dimostra anche il
fatto che erano presenti in piazza,
na splendida mattinata
di sole primaverile ha
caratterizzato la seconda giornata di
raccolta pubblica di sangue in piazza
Università, in coincidenza programmata con la solennità festiva di Sant’Agata. A ricevere le donazioni,
soprattutto dei devoti, sono state la
Croce Rossa Italiana e l’Avis che
hanno raccolto una quindicina di pre
donazioni. La presenza delle due
autoemoteche è servita senz’altro a
sensibilizzare i cittadini sull’opportunità, l’utilità del dovere civico e
morale di attenzionare nel miglior
modo possibile la necessità della
raccolta di sangue. La mattina di
venerdì 12, ottava della festa di S.
Agata, sarà l’autoemoteca dell’ADVS-FIDAS ad essere disponibi-
ta in questi anni nelle piazze e nei
convegni, non dimentico i volti di
chi può essere rimasto deluso da una
parola, da una frase, da una presa di
posizione forse considerata incomprensibile. L’amore vero a volte ci
chiede di somministrare a chi amiamo una medicina amara, per il suo
bene. A queste persone, che portano
dentro di sé una ferita, chiedo di non
guardare al Family Day, e alle tante
iniziative che verranno, solo con
astio o rancore. Li invito ad interrogarsi, ad avere sete di quella Verità
che, sola ed unica, rende liberi. La
nostra è una battaglia di civiltà che ci
parla di futuro. Il Circo Massimo è
solo un punto di partenza, noi siamo
l’alba di un mondo che sta nascendo
dentro un mondo che muore sotto i
suoi vizi e le sue ideologie. Dall’Italia parte il riscatto della civiltà.
Abbiamo una grande responsabilità.
In Europa e nel mondo, milioni di
persone ci guardano con speranza e
fiducia.
Vittorio Leo
8° Vicariato incontro
su “Persona e omosessualità
oltre le ideologie”
a Commissione Vicariale per la Pastorale
della Famiglia dell’8° Vicariato dell’Arcidiocesi di Catania organizza
Sabato 20 Febbraio alle ore 19,30,
presso la Parrocchia S. Angela Merici di Misterbianco (Via S. Antonio
Abate, 26) un incontro sul tema
“Persona e omosessualità oltre le
ideologie”. Di fronte alle sfide che il
mondo di oggi in modo sempre più
pressante propone, è fondamentale
sensibilizzare e formare le coscienze
della comunità cristiana alla luce del
Vangelo per una sua crescita autentica e responsabile. A parlare sarà
Giorgio Ponte, un romanziere milanese, cattolico, con tendenze omosessuali, che si è esposto in difesa
della famiglia naturale. Attento al
dibattito sulle unioni civili, per lui il
Ddl Cirinnà non deve proprio passare, perché, come egli afferma, «già
L
Raccolta di sangue per S. Agata
U
mischiati alle migliaia di
famiglie, tante persone con
tendenze omosessuali che
non ci stanno ad essere strumentalizzati da una lobby di
pressione ideologica. Sì, perché al Circo Massimo abbiamo assistito a qualcosa di più
grande che ha che fare con la
verità sull’uomo e sul suo
vero bene e nulla a che vedere con i surrogati che l’ideologia vuole farci bere come il
più dolce veleno. Una festa!
La festa di una sgangherata e
squattrinata compagnia di
amici! Di uomini e di donne
che in questi anni hanno stretto legami, amicizie feconde. Ho visto personalmente crescere questa bellezza
intorno a me. Ho compreso così che
non si può parlare solo di amicizia e
di collaborazione per una nobile causa, ma di una comunità di destino.
Qualcosa di più profondo che mi
parla di eternità. Tutti noi eravamo a
Roma anche per chi ci contesta. Nella mia esperienza personale, matura-
le a ricevere le donazioni dei concittadini.
oggi il cosiddetto affido in prova è di
fatto una prassi per qualsiasi bambino resti senza genitori», e non è
d’accordo «sul fatto che dire che due
uomini non possono crescere un
bambino sia omofobo». In tal evento
a parlare, pertanto, non sarà una teo-
ria o una filosofia, ma la cattedra
stessa della vita di una persona. Per
informazioni ci può rivolgere a Elena Scaravilli (329 4348479) o Rosaria Caruso (329 4412030).
®
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Prospettive - 14 febbraio 2016
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
IL PRESENTE ALLA LUCE DEL PASSATO
I Dom di Quaresima / C - Dt 26,4-10; Sal 90/91,1-2.10-15; Rm 10.8-13; Lc 4,1-13
L’ebreo dovendo presentare l’offerta del
sacrificio deve andare indietro nel tempo
con la sua memoria e ricordare tutte le
condizioni che hanno costituito la sua vita
ed il suo passato.
Ricorderà certamente che suo padre era
un Arameo errante; che per motivo di
carestia dovette trasferirsi in Egitto, come
un forestiero, con poca gente e lì divenne
una nazione forte, grande e numerosa.
Ricorderà che gli Egiziani lo maltrattarono, lo umiliarono e lo ridussero in schiavitù.
Dio ascoltò il grido di dolore per il suo
stato e vedendo la sua umiliazione, la sua
miseria ed l’oppressione lo fece uscire dall’Egitto con mano potente, con braccio
teso, spargendo terrore e operando segni e
prodigi.
Lo condusse in questo luogo, dove attualmente risiede, dandogli questa terra, dove
scorre latte e miele. In questo contesto
memoriale deporrà le primizie dei frutti
del suolo e deponendoli si prostrerà e riconoscerà che il Signore glieli ha dati.
È importante ricordare i benefici che il
Signore ci ha elargito.
Essi sono utili per non dimenticare, correre il rischio di agire come se tutto fosse
nostro.
Per evitare ciò, san Paolo ci ricorda che la
fede senza il cuore non è nulla.
Con la bocca si fa la professione di fede,
con il cuore si crede per ottenere giustizia.
Con la bocca si fa la professione di fede
per la salvezza.
Chiunque crede in Lui non sarà deluso, la
fede ci unifica tutti e non c’è distinzione
tra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il
signore di tutti, ricco verso tutti quelli che
lo invocano.
Il cuore ci dà la salvezza e le tentazioni
che subisce Gesù sono tutte di ordine
intellettivo: la superbia e l’orgoglio che
preferiscono la materialità: le pietre trasformate in pane; i regni cioè il potere; la
presunzione di essere più di quanto si è.
Sono le tre tentazioni subite da Gesù e
sono uguali a quelle che subiamo anche
noi.
Quando siamo lontani col cuore queste
tentazioni ci prendono seriamente. Non
dimentichiamoci che il Signore permette
le tentazioni, ma non ci lascia soli e ci
accompagna sempre.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Inefficacia dei sacrifici antichi Eb 10,1-10
La Legge, infatti, possiede soltanto un’ombra dei beni futuri
e non la realtà stessa delle cose.
Non ha mai il potere di condurre alla perfezione per mezzo
dei sacrifici, coloro che si accostano a Dio.
Altrimenti non si sarebbe cessato di offrirli dal momento che
gli offerenti, purificati una volta per tutte, non avrebbero più
alcuna coscienza dei peccati.
Invece in quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo
dei peccati.
È impossibile, infatti, che il
sangue di tori e di capri elimini
i peccati. Per questa ragione
entrando Cristo nel mondo
dice: Tu non hai voluto né
sacrificio né offerta / un corpo
invece mi hai preparato / Non
hai gradito né olocausti né
sacrifici per il peccato. / Allora
ho detto: “Ecco io vengo / - poiché di me sta scritto nel rotolo
del libro - / per fare, o Dio, la
tua volontà. Così egli abolisce il
primo sacrificio per costituire
quello nuovo. Mediante quella
volontà siamo stati santificati
per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta
per sempre.
L.C.
L’uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio: Le tre tentazioni di Gesù e dell’uomo
Dio non cerca schiavi ma figli liberi
Tentazioni
Le tre tentazioni di Gesù sono le tentazioni dell’uomo di sempre.
Tentazione significa in realtà fare
ordine nelle nostre scelte e nelle relazioni di fondo: ognuno tentato verso
se stesso: hai fame? Dì che queste
pietre diventino pane! Trasforma tutto in cose da consumare, in denaro.
Ognuno tentato verso gli altri: vuoi
comandare, importi, contare più
degli altri? Io so la strada: vénditi!
Ognuno tentato verso Dio: bùttati
dal tetto, tanto Lui manderà angeli a
sostenerti. Hai dubbi? Dio manderà
segni e visioni a scioglierli.
La prima tentazione: che queste pietre diventino pane! Pietre o pane? È
una piccola alternativa, che Gesù
apre, spalanca: Né di pietre né di
solo pane vive l’uomo. Siamo fatti
per cose più grandi. Il pane è buono
ma più buona è la parola di Dio, il
pane è vita ma più vita viene dalla
bocca di Dio. Il pane è indispensabile, eppure contano di più altre cose:
le creature, gli affetti, le relazioni,
l’eterno in noi. Ciò che ci fa vivere è
la nostra fame di cielo: L’uomo vive
di ogni parola che esce dalla bocca
di Dio. Vive di Vangelo e di creature:
dalla sua parola sono venuti la luce,
il cosmo e la sua bellezza, il respiro
che ci fa vivere. Sei venuto tu, fratello mio, mio amico, amore mio: parola pronunciata da Dio per me. Ritorniamo alla Parola di Dio.
Lettura orante
Il Sinodo è tornato più volte ad insistere sull’esigenza di un approccio
orante al testo sacro come elemento
fondamentale della vita spirituale di
ogni credente, nei diversi ministeri e
stati di vita, con particolare riferimento alla lectio divina. La Parola di
Dio, infatti, sta alla base di ogni
autentica spiritualità cristiana. Con
ciò i Padri sinodali si sono messi in
sintonia con quanto afferma la Costituzione dogmatica Dei Verbum:
«Tutti i fedeli … si accostino volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di
parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative
adatte a tale scopo e di altri sussidi,
che con l’approvazione e a cura dei
Pastori della Chiesa, lodevolmente
oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra
Scrittura dev’essere accompagnata
dalla preghiera».
La riflessione conciliare intendeva
riprendere la grande tradizione patristica che ha sempre raccomandato di
accostare la Scrittura nel dialogo con
Dio. Come dice sant’Agostino: «La
tua preghiera è la tua parola rivolta a
Dio. Quando leggi è Dio che ti parla;
quando preghi sei tu che parli a
Dio». Origene, uno dei maestri in
questa lettura della Bibbia, sostiene
che l’intelligenza delle Scritture
richieda, più ancora che lo studio,
l’intimità con Cristo e la preghiera.
Egli è convinto, infatti, che la via privilegiata per conoscere Dio sia l’amore, e che non si dia un’autentica
scientia Christi senza innamorarsi di
Lui.
Nella Lettera a Gregorio il grande
teologo alessandrino raccomanda:
«Dedicati alla lectio delle divine
Scritture; applicati a questo con perseveranza. Impegnati nella lectio con
l’intenzione di credere e di piacere a
Dio. Se durante la lectio ti trovi
davanti a una porta chiusa, bussa e te
l’aprirà quel custode, del quale Gesù
ha detto: “Il guardiano gliela aprirà”.
Applicandoti così alla lectio divina,
cerca con lealtà e fiducia incrollabile
in Dio il senso delle Scritture divine,
che in esse si cela con grande
ampiezza. Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio
per esortarci ad essa il Salvatore ci
ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”,
ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete”».
Tuttavia, a tale proposito, si deve
evitare il rischio di un approccio
individualistico, tenendo presente
che la Parola di Dio ci è data proprio
per costruire comunione, per unirci
nella Verità nel nostro cammino verso Dio.
È una Parola che si rivolge a ciascuno personalmente, ma è anche una
Parola che costruisce comunità, che
costruisce la Chiesa.
Perciò il testo sacro
deve essere sempre
accostato nella comunione ecclesiale.
In effetti, «è molto
importante la lettura
comunitaria, perché il
soggetto vivente della
Sacra Scrittura è il
Popolo di Dio, è la
Chiesa… la Scrittura
non appartiene al passato, perché il suo soggetto, il Popolo di Dio
ispirato da Dio stesso,
è sempre lo stesso, e
quindi la Parola è sempre viva nel soggetto
vivente. Perciò è
importante leggere la
sacra Scrittura e sentire la sacra Scrittura
nella comunione della Chiesa, cioè
con tutti i grandi testimoni di questa
Parola, cominciando dai primi Padri
fino ai Santi di oggi, fino al Magistero di oggi».
Nella lettura orante della sacra Scrittura il luogo privilegiato è la liturgia,
in particolare l’Eucaristia, nella quale, celebrando il Corpo e il Sangue di
Cristo nel Sacramento, si attualizza
tra noi la Parola stessa. In un certo
senso la lettura orante, personale e
comunitaria, deve essere sempre vissuta in relazione alla celebrazione
eucaristica.
Come l’adorazione eucaristica prepara, accompagna e prosegue la
liturgia eucaristica, così la lettura
orante personale e comunitaria prepara, accompagna ed approfondisce
quanto la Chiesa celebra con la proclamazione della Parola nell’ambito
liturgico. E mettendo in così stretta
relazione lectio e liturgia si possono
cogliere sempre meglio i criteri che
devono guidare questa lettura nel
contesto della pastorale e della vita
spirituale .
P. Angelico Savarino
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Prospettive - 14 febbraio 2016
In scena al teatro Metropolitan “Il mio nome è Nessuno, l’Ulisse”
ungamente applaudito
dal pubblico calca la scena l’attore siracusano Sebastiano Lo
Monaco come eroe acheo, dando volto
e anima al personaggio Ulisse, tra passato e presente. Un viaggio dell’eroe
più moderno di tutti i tempi che inizia
dal suo ritorno nella piccola e rocciosa
Itaca, al fianco del padre Laerte dove,
prima della grande vendetta, racconta ai
suoi cari l’inizio e lo svolgimento della
guerra di Troia, e poi i dieci anni di
viaggio per il ritorno a casa, una narrazione abitata dai molti fantasmi dell’Odissea.
Spettacolo firmato dall’archeologoscrittore, topografo del mondo antico,
Valerio Massimo Manfredi che ha
voluto mettere in risalto l’umanità di un
guerriero senza tempo, adattando per il
teatro i due romanzi dedicati a Ulisse,
con la regia di Alessio Pizzech e il
drammaturgo Francesco Niccolini
(che già hanno lavorato con Sebastiano
Lo Monaco in Dopo il silenzio) un lungo viaggio tra poesia, disperazione ed
erotismo, nel corso del quale l’eroe che
si fa chiamare Nessuno, incontra uomini valorosi e disperati, consapevoli del
loro destino di morte (Achille e Patroclo, Menelao e Aiace), ma anche le donne che hanno turbato la sua vita (Elena
e Penelope, poi anche Circe, Calypso,
L
Esaltazione della ragione
e dell’amore per la patria
Nausicaa e la dea Athena). Lo Monaco
e Manfredi nella lettura moderna che
fanno di Nessuno, creano attorno a lui
un’aureola oscura piena di dubbi e
riflessioni, quasi dei presentimenti
pirandelliani diventando “Uno nessuno
centomila”. “Il mio Ulisse nasce dalla
rilettura di Valerio Massimo Manfredi, chiarisce l’attore, che ha dedicato
all’eroe omerico due romanzi in cui
narra le sue gesta dall’infanzia alla
distruzione della città di Troia e, ancora, al suo ritorno ad Itaca. Manfredi
disegna così nuovi tasselli nell’avventura di Ulisse e dà vita a un personaggio
poetico ma vivo che interpreta con
grande gioia”.
La pièce unisce la letteratura occidentale, prosecuzione dell’Iliade e dell’Odissea, con la “mêtis” (astuzia) e prudenza, tematiche orientali. Carismatico, Lo Monaco, nato a Floridia 57 anni
fa ormai attore di successo, ha vissuto
tra i banchi del liceo classico “Gargallo” di Siracusa, è nato lì l’amore per il
teatro, il suo genio si è
sviluppato ed affiorato
sulle gradinate del teatro greco, che porta
ancora con sé con la
sua “matta bestialità”
che riesce sempre a trasferire in scena.
L’attore protagonista è
simbolo della ragione,
del ”nostos” del ritorno,
dell’amore per la patria
ma anche messaggero
di pace, dialoga con
familiarità nel suo
viaggio insieme al pubblico; non rappresenta
solo l’eroe ma confida
nella forza semantica della parola;
Odisseo non vuole il sangue anzi ne
prova orrore, ma sarà costretto a mac-
chiarsene per raggiungere l’equilibrio
nella sua reggia in mano ai Proci. Tra
Francesco di Paola che cammina sulle
onde di Liszt nel quale si celebra un
evento miracoloso siculo-calabro. Nel
secondo sono stati lanciati gli allievi di
Epifanio Comis Tzuyin Lin, Alfio
Scuderi, Daniele Rametta, Gaetano
Vaccarella, Mirea Zuccaro, Riccardo
Alma; Carmelo Scaccianoce allievo di
Melù Anastasio e Simeon Zlatkov di
Daniele Petralia con sonate di Bach
Busoni, Chopin, Liszt, Prokofiev,
Rachmaninov, Scriabin: giovanissimi
pronti a spiccare il volo nel mondo
musicale. Pubblico folto che ha accolto
con vivo compiacimento l’iniziativa
tributando applausi calorosi e convinti.
stesso, senza perdere quel profumo del
testo insieme alla sua impronta genetica. Un’interpretazione
apprezzata dal pubblico
che ha strappato applausi
in un’affollata platea di
spettatori. In una scena
scarna ma essenziale, dove
domina una “mezza barca”, simbolo delle avventure dell’eroe, creata da
Antonio Panzuto; novità
assoluta l’orchestra “Sax
in progress” dal conservatorio Perosi di Campobasso, costituita da quattordici
sassofonisti, che non
accompagnano solo le
azioni con le note musicali, ma assurgono a protagonisti come il “coro” nelle tragedie greche e gli attori si muovono con originalità, affiancati dalle musiche originali di
Dario Arcidiacono e Davide Summaria “la banda di un vecchio paese
siciliano che, come spiega Pizzech,
celebra questo racconto con il suo suono, con il suo rumoreggiare; celebra la
festa religiosa del Teatro”.
Apprezzata e seducente Maria Rosaria Carli nei ruoli di Athena, Penelope
giovane e a quarant’anni, voce di Patroclo ed Elena; Turi Moricca nei ruoli
intensi di Laerte, Achille, Telemaco;
appassionato Carlo Calderone in Aiace, Menelao, Antinoo. Apprezzati i
costumi di Cristina Da Rold, disegno
luci Nevio Cavina, foto di scena Tommaso Le Pera. Chiude la pièce un Ulisse pop che si fa portare dal racconto e
diventa un aedo, conduttore di una storia “maestra di vita”, lunga 27 secoli
che porta con sé l’ancestralità e il peso
del suo destino.
C.M.G.
Lella Battiato
coraggio e paura si immerge in questa
intensa narrazione, reinventando la
prospettiva mentale e il linguaggio
Le eccellenze dell’Accademia Pianistica Siciliana
’Accademia Pianistica
Siciliana ha arricchito il
carnet catanese delle recenti
feste di fine anno con due
eventi di notevole spessore
artistico, per mettere in
mostra le proprie eccellenze,
segnalando al tempo stesso il
livello e gli ambiti in cui opera. Chiamato alla direzione
artistica Giovanni Cultrera
di Montesano, al teatro
“Sangiorgi”, seconda sala del
Massimo “Vincenzo Bellini”, l’Accademia ha tenuto
due concerti di pianoforte e
orchestra col supporto dell’orchestra
Filarmonica di Chernovtsy. Nel primo,
sul podio il versatile Epifanio Comis, i
concerti per pianoforte orchestra Primo
di Cajkovskij e Secondo di Rachmaninov; alla tastiera si sono alternati, nell’ordine, Ruben Micieli e Daniele
Petralia; la seconda serata, con l’orchestra condotta dal proprio direttore
stabile Yosyp Sozansky, il Primo concerto di Chopin e il Primo di Rachmaninov, solisti Epifanio Comis e Alberto Ferro. Al termine dei due concerti
musiche di Strauss come d’obbligo nel
periodo di Capodanno. Sold out in
entrambe le serate con un pubblico
competente, emozionato e commosso
per la felice scelta ed esecuzione che ha
messo in vetrina una realtà isolana riconosciuta e altamente qualificata nel
mondo. Se dei due docenti dell’Accademia, Comis e Petralia, conosciamo
da tempo i pregi e la bravura, va detto
molto dei due giovani virgulti usciti dalla scuola di Comis (Ferro) e di Cultrera di Montesano (Micieli). Proprio nell’autunno 2015 (3 settembre) il 19enne
Alberto Ferro è giunto secondo al LX
Premio “Busoni”, ottenendo al tempo
stesso il premio della Stampa Internazionale e il Premio speciale Haydn, e
primo al XXXII Premio Venezia (7
L
novembre) condividendo il podio con il
18enne Ruben Micieli (terzo). L’im-
portanza di questi due piazzamenti vincenti al teatro La Fenice colloca la
scuola catanese ai massimi livelli poiché
al Premio Venezia, posto sotto l’alto
patrocinio del Presidente della Repubblica, gareggiano tutti i diplomati col
massimo dei voti dei conservatori e
degli istituti musicali pareggiati d’Italia:
due ragazzi che già hanno nel loro
medagliere altre vittorie decisamente
numerose, considerata la loro età. Consapevoli della qualità e quantità di giovani talenti che vengono fuori dai conservatori e licei siciliani, Epifanio
Comis e Melù Anastasio, con loro il
presidente onorario Peppino Schembri, stanno regalando all’Isola una
grande prospettiva. L’Accademia Pianistica Siciliana, realizza da alcuni anni
corsi di perfezionamento e master class
di straordinario livello culturale: corsisti e docenti provenienti da tutta Europa
hanno riconosciuto il livello qualitativo
dell’iniziativa etnea; Boris Vsevolodovič Petrušanskij e Vladimir Davidovič Aškenazi, tra i massimi esecutori viventi di scuola russa, venuti a Catania in qualità di maestri visitatori, hanno apprezzato e si sono compiaciuti per
l’iniziativa.
Anche per le celebrazioni in onore della patrona principale di Catania, nel sol-
co del tradizionale binomio ricorrenze
religiose-musica classica, sono stati
tenuti due concerti, alla
Badia di S. Agata, organizzati da Accademia, Arcidiocesi di Catania, Contino
pianoforti e Nonosoloclassica, direttore artistico Giovanni Cultrera di Montesano. Nel primo per piano e
canto, alla tastiera il docente Daniele Petralia, le
soprano Francesca Scaini
e Alexandra Oikonomou
hanno eseguito arie di Puccini, Verdi, Bellini, Mozart
e brani dallo Stabat Mater di Pergolesi,
in più, solo piano, la Leggenda di S.
VI Premio Mediterraneo per la Cultura
Un mare di letteratura da promuovere
l salone delle feste di Palazzo Biscari, ha ospitato la
cerimonia di premiazione del VI Premio
Mediterraneo per la Cultura, istituito
dall’omonima fondazione al fine di
sostenere, promuovere e diffondere
l’attività letteraria dell’Area a
livello internazionale. L’Italia non fa molto al riguardo e
gli Istituti di cultura italiani
presso le ambasciate se ne
lamentano. La Fondazione
presieduta da Caterina
Maugeri, indirizzata dall’esperienza di Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla, punta a valorizzare la
cultura mediterranea, in
quanto volano di crescita etica, sociale ed economica.
Premiati Antonio Troiano, responsabile della redazione Cultura del “Corriere della Sera” e direttore dell’inserto
domenicale “La Lettura”, Maria
I
Rosaria Gianni, caporedattore Cultura
e Spettacolo del TG1, Amer El Alfi e
Naglaa Waly dell’Università Ain
Shams del Cairo per la traduzione in lingua araba della commedia di Stefano
Pirandello Un padre ci vuole. Quattro
divulgatori a diverso titolo, di spessore
e prestigio, che in ambito internazionale mediante la traduzione delle opere dei
nostri autori vanno ad arricchire l’albo
d’oro della Fondazione che annovera:
Silvana Grasso, Giuseppe Bonaviri,
Elisabetta Sgarbi, Mario Andreose,
Giordano Bruno Guerri, Alain
Elkann, Roberto Gervaso, Vicente
González Martín, Dominique
Budor, Rawdha ZaouchiRazgallah, Joaquín Espinosa
Carbonell, Myriam Tanant,
Anteos Crisostomides.
La cerimonia di consegna dei
riconoscimenti, condotta brillantemente da Flaminia Belfiore, si è avvalsa delle arguzie
di Domenico Tempio, editorialista del quotidiano La Sicilia, che ha sollecitato i premiati ponendo loro domande per
rendere espliciti al pubblico
numeroso i meriti e le qualità di
ciascuno di essi, e dell’attore cabarettista Gino Astorina con le sue piacevoli
bonarie gag.
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Prospettive - 14 febbraio 2016
RUBRICHE
Fidapa Gravina di Catania racconta attraverso testimonianze il dramma delle shoah
UNA PAGINA NERA
nella storia europea
na bella pagina per la
Fidapa sezione Gravina di Catania, presidente Patrizia
Costa, con l’incontro svolto all’Istituto “Leonardo da Vinci” di Catania,
sul tema “La shoah dal mondo antico ad oggi” con il fattivo contributo
dei relatori di altissimo rilievo Rabbino Capo Stefano Di Mauro e
Ignazio Vecchio, ha moderato Lella
Battiato, davanti a un pubblico di
alto profilo istituzionale e culturale.
Emozionante la lettura della poesia
“Se questo è un uomo” di Primo
Levi. Dopo i saluti iniziali porti dalla presidente, che ha sottolineato con
enfasi come il dramma delle shoah
riguarda tutti, poiché discende dall’intollerante violenza che con vari
nomi ha funestato il cammino della
civiltà europea, la shoah è un argomento sempre attuale e fa riferimento alla difficile situazione geopolitica
in cui attualmente si trova lo stato di
Israele. Sottolinea ancora l’evento
recente dei fatti di Marsiglia dove si
sono verificate diverse aggressioni
nei confronti di uomini ebrei e il presidente della comunità ebraica, per
motivi di sicurezza, ha chiesto ai
suoi associati di non portare in pubblico il segno riconoscibile la “kippà”. “Così a settant’anni di distanza
siamo di fronte a un nuovo antisemitismo”. Un messaggio di profonda
riflessione è stato dato da Domenico
Rapisarda sindaco di Gravina di
Catania che ha evidenziato l’importanza dell’abbattimento delle barriere dell’odio e le memorie più recenti
non debbono cancellare quelle più
lontane. Il fratello Stefano D’Agostino, direttore “Leonardo da Vinci”,
si rivolge alla platea sottolineando
che è una giornata di ricordo internazionale e la violenza dell’uomo sull’uomo è in contraddizione con ogni
religione. Apre i lavori il neurologo
Ignazio Vecchio, docente di Storia
della Medicina e Bioetica Medica
presso il Corso di Laurea Magistrale
in Medicina e Chirurgia, Università
Catania, analizza l’evento che ha
umiliato la dignità del popolo ebreo
sotto l’aspetto etno-antropologico e
lo ridisegna come “malattia razzista”, ricordando il conte Joseph
Arthur de Gobineau, ispiratore di
tutte le teorie razziste europee del
XIX secolo, nonché padre spirituale
dei razzisti che, nel suo Saggio,
riprende da Johann Friederich Blumenbach la suddivisione delle razze
umane. Pone con chiarezza e apprezzato dall’uditorio la domanda “perché l’antisemitismo ha portato alla
shoah? Nazionalsocialismo e ideologie, sono teorie che soddisfano i
sociologi, ma se vogliamo andare al
cuore del problema trattasi invece
della teoria “dell’altro da eliminare”;
al contrario, l’altro diverso nella cultura, stimola e migliora la civiltà.
Per capire perché è perseguitato un
ebreo e cosa rappresenta in una
società imperiale e dittatoriale, bisogna guardare alle strutture gerarchiche di potere e andare d’accordo con
il dittatore, l’ebreo non è in questa
sintonia poiché porta in sé la cultura
dell’amore per i fanciulli, le donne e
la famiglia, valori condivisi anche da
U
coloro che si professano di religione
cristiana. “L’antisemitismo è l’e-
musulmani e cristiani hanno vissuto
sempre pacificamente. Ricorda la
spressione inconscia della violenza
sull’etica: nella dittatura l’etica non
può essere corretta”. Già nella civiltà assiro-babilonese gli ebrei erano
perseguitati perché non andavano
d’accordo con il potere e il modo di
educare i bambini in nome delle
ragioni dell’impero. Non è mancato
il riferimento dell’inserimento degli
ebrei nella nostra Isola; purtroppo
con la famosa shoah del 1492, in
seguito a un editto, furono espulsi
dalla Sicilia mentre era sotto il dominio della Spagna, per motivi artatamente religiosi, oltreché, sostanzialmente economici. Nel tempo, ebrei,
scuola medica siciliana e la prima
donna medico ebrea catanese; il dissidio tra ebraismo e cristianesimo si
ebbe solo nel IV secolo. Nella storia
remota anche Gregorio Magno dialogava con gli ebrei e nelle 27 epistole almeno in 13 si rivolgeva agli
ebrei senza contrastarli. Quindi il
Rabbino capo di Siracusa e Sicilia
Stefano Di Mauro, medico chirurgo
cardiologo, docente clinica medica
all’università di Miami, ha rievocato
con chiarezza coinvolgente e condivisa, la sua esperienza in campo
medico e il suo rapporto con i superstiti dei campi di concentramento, e
come siano state devastate le loro
personalità. Racconta quando si stabilì negli stati Uniti e
l’incontro con l’avvocato Mario, cugino di
Primo Levi; e le testimonianze di alcune
donne deportate che in
seguito alle violenze
subite erano ansiose
con segni neuropsichiatrici; toccante la
storia di un giovane
che fu selezionato due
volte a scavare le fosse
nei campi di concentramento ad Auschwitz, dopo i tedeschi li
mitragliavano, ma lui
si buttava vivo e nella
notte usciva dalla fossa
tra i morti, traumatizzato portava ancora
vivo il ricordo. L’antisionismo è colpa di
politiche sbagliate da
parte dell’America e dell’Europa.
Bisogna distinguere la storia dei
popoli da una parte e i meccanismi
del divino dall’altra; in nome di Dio
non si può uccidere: un concetto fondamentale scritto 4.000 anni fa
“amerai il tuo prossimo come te stesso”. Analisi dei dati e riflessione su
Ravensbrück, campo di rieducazione
per le donne che venne trasformato
poi in campo di concentramento con
l’obiettivo di eliminare le donne
“non conformi” prigioniere tra cui
politiche, rom, prostitute e disabili.
L’argomento ha suscitato interesse
nel pubblico che ha partecipato atti-
vamente con interventi: la delegazione del Corpo dei Marines USA di
Sigonella (Tenente John Cabbage,
Capitano Jeremy Phillips, Cappellano Derrick Horne, Sottufficiale
Christopher Bulloch, Sergente
Andrew Deleon, Sergente Kevin
Austin Rodriguez, Alberto Lunetta, Responsabile Relazioni Esterne),
che chiede come hanno fatto gli
ebrei a conservare la Fede, dopo il
massacro subito, il rabbino con saggezza fa notare “ci sono state contraddizioni, un Dio forse colpevole
che ha abbandonato il suo popolo,
ma c’è un’intensità divina nel cuore
degli ebrei che nessuno può togliere”; Il Console di Malta Chiara
Calì, di Grecia Arturo Bizzarro che
ha parlato della comunità ebraica di
Salonicco di origine sefardita, arrivata a seguito dell’espulsione dalla
Spagna del 1492, che aveva una
posizione chiave e fu eliminata dal
regime nazista; Carlo Majorana
Gravina giornalista fa notare che la
storia del mondo è piena di diaspore
che hanno sempre impoverito l’umanità, ed Elena Di Blasi docente università di Messina fa presente
“accanto al dolore, ricordiamo Catania piena di simboli culturali, farne
tesoro e trasmetterlo alle generazioni
future”; Gabriella Bufardeci volontaria Ospedale Garibaldi e Caterina
Geraci; il piccolo Giuseppe Testa,
sindaco junior che con la sua frase ha
affascinato il pubblico “se comprendere è impossibile, ricordare è necessario e la conferenza è necessaria”.
L.B.
Pubblicato l’ultimo libro di Maria Valeria Sanfilippo,“La fortuna scenica di Luigi Capuana”
Dal foglio al palcoscenico
on puntuale puntiglio,
la nostra M. Valeria
Sanfilippo è riuscita a pubblicare,
per i tipi di Sciascia Editore, il saggio La fortuna scenica di Luigi
Capuana nell’anno centenario della
morte dello scrittore mineolo. Ne
viene fuori un letterato a tutto tondo,
impegnato in produzioni in lingua,
dialetto, traduzioni e trasposizioni
(che lui chiamava riduzioni). Infatti
La fortuna scenica di cui tratta Sanfilippo, completa e bilancia una
notorietà prevalentemente incentrata
su fiabe, racconti, romanzi: al teatro,
ancor quando (come in Pirandello)
discende da precedenti soggetti letterari, ha una sua collocazione autonoma, Capuana dedicò febbrile attività.
In un arco di tempo più che decennale, Capuana si è occupato di teatro
dialettale sia sul versante creativo
che su quello ermeneutico, cavallo di
battaglia di intere generazioni di
Compagnie.
Luigi Capuana fu uno dei più importanti scrittori e teorici del periodo
verista, quasi comprimario di Giovanni Verga, partecipando con consapevole impegno a quella stagione.
Forse Sanfilippo pecca di un eccesso
C
di materialismo storico nell’evidenziare le necessità
economiche di Capuana,
che fu anche politico locale
(sindaco di Mineo e consigliere provinciale a Catania)
con implicazioni e relazioni
sociali di vario genere (nella
sua produzione letteraria
discorsi, saggi critici, lettere). Questo saggio, nel tracciare un puntuale, ricco,
documentato itinerario della
fortuna scenica del teatro in
lingua e in dialetto di
Capuana, costellato di successi, ma pure di rovinosi
fiaschi, documenta su ingranaggi e dinamiche del mondo dello spettacolo dell’epoca, gli orientamenti di una
società composita espressi
da ‘penne’ di primo piano
(Edoardo Boutet, Annibale Gabrielli, Stanislao Manca, Gaetano Miranda, Domenico Oliva, Giulio Piccini,
Eugenio Torelli e molti altri nomi
illustri celati da pseudonimi). Il
meticoloso sistematico spoglio di
quotidiani e riviste a cavallo fra Otto
e Novecento, condotto presso le
emeroteche di Archivi e Biblioteche
di svariate città (Bologna, Catania,
Firenze, Messina, Milano, Napoli,
Palermo, Roma, Torino), unitamente
al corpus di carteggi e documenti
reperiti di prima mano, fornisce un
affresco del clima culturale dell’epoca. Un dato emerge: Capuana scrive-
va e sceneggiava in funzione di
compagnie e capocomici; il più
delle riduzioni (trasposizioni o
sicilianizzazioni di testi in lingua) lo dimostra; unica eccezione Casa di bambola di Henrik
Ibsen su cui Sanfilippo conclude “fra gli svariati meriti del
Capuana è da annoverare, oltre
alla perizia del traduttore, la
lungimiranza del critico, che ha
permesso di far conoscere in
Italia, al grande pubblico, l’opera ibseniana”.
Sempre più deluso da attori
infedeli (in primo luogo Angelo
Musco) - leggiamo nella nota
introduttiva di Sarah Zappulla
Muscarà - finirà col paragonarsi a “quel giardiniere che ha
veduto accestir bene una nuova
pianta presa amorosamente a
coltivare, che ne ha seguito ogni
giorno il vigoroso sviluppo e che da
certi cattivi indizi, dall’inaridimento
di qualche foglia, dalle malefiche
insidie d’insetti roditori ne vede
minacciato lo sviluppo e forse l’esistenza”.
Carlo Majorana Gravina
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N° 05 Domenica 14