Protezione
Civile
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Anno 3
Settembre-Ottobre 2001
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Bimestrale
dell’Unità Organizzativa
Protezione Civile
della Regione Lombardia
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Colonna mobile regionale:
Il Gruppo Volontari
di Protezione civile
dell’AEM di Milano
spedizione in abbonamento postale c. 20/c art. 2 legge 662/96
filiale di Milano - taxe perçue - cmp Milano Roserio - non contiene pubblicità
Emergenza continua
Aem
Gruppo Volontari
Protezione Civile
(a pagina 2)
Tornado o
tromba d’aria?
Parla un meteorologo
(a pagina 3)
A un anno dall’alluvione
Esercitazione
“PO 2001”
e premiazione
dei volontari
(a pagina 4)
Danni provocati dal tornado ad Arcore (foto Ersal)
Non c’è pace sotto il cielo della Lombardia.
Negli ultimi due mesi, due eventi straordinari hanno fatto intervenire la Protezione
Civile: la tromba d’aria in Brianza del 7 luglio, e le frane in Val Brembana alla fine di
agosto. Oltre centocinquanta miliardi di danni al territorio che si aggiungono, a poco
meno di un anno, ai quasi mille miliardi dell’alluvione di ottobre-novembre 2000. Nel
caso della Brianza, i danni maggiori sono
stati inferti soprattutto al sistema produttivo del nord-est Milano, che è uno dei poli
nevralgici di tutto il Paese: si pensi che solo la Dalmine, ad Arcore, ha avuto danni per
quasi ottanta miliardi. In Val Brembana, a
fine agosto, centoventi millimetri di pioggia in meno di ventiquattro ore, concentrata in un paio di violentissimi temporali (quasi quindicimila fulmini registrati in Lombardia in sole sette ore), hanno causato gravi dissesti idrogeologici, peggiorando per
esempio la situazione della frana di Bracca,
che già a giugno aveva interrotto la provinciale della Val Serina. In entrambi i casi, il
sistema regionale di Protezione Civile ha ancora una volta - funzionato a dovere: la
popolazione ha apprezzato, a Concorezzo e
dintorni, la prontezza dei soccorsi e l’efficienza delle squadre dei volontari di Protezione Civile, la preparazione dei Sindaci a
far fronte all’emergenza. Nella bergamasca,
il sistema era stato già attivato al massimo
livello quarantotto ore prima dalla Protezione Civile regionale, e quindi Prefettura,
Comuni, Provincia e Volontari hanno potuto agire seguendo i piani prestabiliti, minimizzando i disagi per la popolazione. Si tratta adesso di gestire la post-emergenza liquidando velocemente i contributi statali ai
privati cittadini e alle aziende che hanno subito danni. La pronta risposta del Governo,
e l’aver utilizzato le procedure già speri-
Segue a pagina 4
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VIAGGIO NELLE COMPONENTI DEL SISTEMA:
I volontari dell’Azienda
Energetica Municipale di Milano
Incontro con Luigi Bossi, responsabile del Gruppo Volontari AEM
Ad oggi contiamo cinquantaquattro soci
attivi. In prevalenza, ovviamente, si tratta
di elettricisti di alta, media e bassa tensione, installatori di impianti gas in media e
bassa pressione e idraulici. Disponiamo
però anche di meccanici di automezzi, meccanici attrezzisti, autisti di mezzi pesanti,
ruspisti ed altro. Non sono pochi i soci che,
avendo fatto all’interno di AEM SpA diverse esperienze, possono vantare una certa polivalenza. Il Gruppo dispone di mezzi di sua proprietà, quali, ad esempio, un
furgone a nove posti, un camper, una pala
gommata con il rimorchio per il trasporto,
due camion di cui uno con cassone ribaltabile ed un miniescavatore. In caso di necessità possiamo ricorrere al parco mezzi
della AEM e disporre di piattaforme per lavoro aereo fino a 17 m, generatori a 250
kVA, autoarticolati con gru ed altri mezzi
o attrezzature speciali. Segnalo inoltre la
disponibilità di un discreto quantitativo di
materiali utili per interventi di prima emergenza: cavi, conduttori aerei, quadri di distribuzione, proiettori, tubi per gas e acqua, congiunzioni, ecc.
Quali esperienze significative vi hanno
visti coinvolti?
Fino al 1999 il Gruppo faceva parte della
colonna mobile del Comune di Milano. In
questo periodo, oltre al Friuli, è intervenuto in Irpinia per il terremoto del 1980, a
Milano per l’emergenza gelo e neve del
1985, in Valtellina per l’alluvione del 1987,
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Milano e la Lombardia con il cuore in mano? Il mondo imprenditoriale offre un esempio di grande sensibilità incoraggiando al
proprio interno la creazione di un gruppo
di volontari di protezione civile.
La storia ce la racconta in questa intervista il responsabile del gruppo, Luigi Bossi.
AEM SpA è l’unica grande azienda di
servizi italiana ad avere un gruppo di
protezione civile. Come è nata questa iniziativa?
AEM è sempre stata molto sensibile e disponibile a prestare le proprie professionalità per far fronte alle calamità. Nel 1976,
in occasione del terremoto in Friuli, la Direzione aziendale fece un appello a tutto il
personale, in particolar modo a quello con
specializzazioni operative, disposto a recarsi sul luogo e prestare soccorso alle popolazioni colpite. È in quell’occasione che
si è formato il primo nucleo dell’attuale associazione di volontariato. Quest’anno, il
nostro Gruppo di Protezione Civile compie 25 anni di attività.
Siete un settore aziendale con personale a tempo pieno dedicato all’attività?
No, siamo tutti volontari, dipendenti e pensionati, che operano al di fuori dell’orario
di servizio. Solo in caso di emergenze o
esercitazioni, il personale necessario viene distaccato dall’Azienda, così come succede per tutte le altre organizzazioni di volontariato. Il Gruppo è infatti un’associazione, con un proprio statuto ed un consiglio direttivo composto da sette membri,
tre dei quali nominati dalla Direzione di
AEM SpA in quanto ne utilizziamo il logo e, al bisogno, alcuni mezzi e attrezzature.
Qual è la vostra specializzazione?
Siamo un Gruppo altamente professionale e specializzato, in grado di provvedere
al ripristino di servizi essenziali, quali energia elettrica, acqua e gas. I nostri volontari sono infatti in grado di intervenire autonomamente su linee elettriche di trasporto
in alta tensione, impianti tecnologici a rete quali linee elettriche aeree ed in cavo in
media e bassa tensione, impianti di illuminazione pubblica e semafori, gasdotti in
media e bassa pressione e impianti idrici.
È un lavoro svolto dietro le quinte, ma di
vitale importanza sia per i soccorsi, sia per
agevolare il ritorno alla normalità.
Di quanti uomini e di quali mezzi disponete?
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in Piemonte, nella Valle del Tanaro, per
l’alluvione del 1994. Ha inoltre collaborato con associazioni umanitarie per trasporto
viveri e generi di sostentamento nell’ex
URSS, in Iran e in Romania. Nel 1999 abbiamo partecipato alla Missione Arcobaleno, realizzando gli impianti tecnologici
di tre campi profughi nel nord dell’Albania, a Fisthe, Krajn e Shengin. In quell’occasione abbiamo anche sostituito un
tratto di linea elettrica aerea di media tensione, installato una cabina di trasformazione media/bassa tensione, e realizzato un
nuovo acquedotto di circa 3800 metri cubi con relativa opera di presa. La nostra
opera in Albania è poi proseguita con interventi per la realizzazione di circuiti di
illuminazione pubblica e di linee di alimentazione; inoltre abbiamo posato 3000
m di cavo di media tensione per l’alimentazione dell’Ospedale distrettuale di Lezhe.
Nell’estate del 2000 siamo intervenuti in
occasione del Giubileo dei giovani a Roma–Tor Vergata, realizzando le strutture
tecnologiche del campo Regione Lombardia per i Volontari del Giubileo. Nell’ottobre dello stesso anno siamo intervenuti ancora una volta, a seguito della recente alluvione, in Piemonte, dove abbiamo supportato AEM di Torino per liberare dal fango i piani bassi della centrale di Moncalieri, per ripristinare le linee elettriche nelle Valli dell’Orco e Soana ed il servizio
idrico del Comune di Locana.
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7 luglio 2001:
un tornado in Brianza
Abbiamo chiesto a un meteorologo del
Servizio Meteorologico Regionale
di illustrare questo fenomeno atmosferico
levamento, il principale dei quali è il radar
meteorologico. E se il suo utilizzo è ormai
consolidato presso il nostro servizio regionale (si trova a Spino d’Adda, in provincia di Cremona, N.d.R.), ulteriori benefici saranno apportati dalla rete radar nazionale in corso di realizzazione.
Ma basta prevedere bene per limitare i danni? Rifacendosi alla pluridecennale esperienza degli americani, che dal 1953 hanno attivato un servizio di previsione-allertamento per l’intera nazione, si può affermare che l’efficacia della previsione dipende in maniera fondamentale dalla preparazione degli utenti (public awareness).
Ciò significa in sintesi che i cittadini devono poter ascoltare l’informazione meteorologica, interpretarla e sapere cosa fare per ottenere i risultati desiderati. L’utente deve accollarsi cioè una buona dose
di responsabilità per la propria sicurezza e
imparare ad accettare il principio secondo
cui il servizio meteo fornisce previsioni per
“aiutarlo ad aiutarsi”.
In conclusione, ritengo che l’evento del 7
luglio, al di là dell’immediata risposta all’emergenza, debba essere considerato da
tutte le parti in gioco (servizio meteo, protezione civile, volontari, cittadini) anche
nel medio e lungo termine come un utile
stimolo per attivare iniziative migliorative
di previsione e prevenzione.
* Meteorologo ERSAL
Precipitazioni rilevate dal radar
meteorologico di Spino d’Adda
alle 12,20 locali
del 7 luglio 2001 (foto Ersal)
La curiosità
Il tornado del 7 luglio 2001 è stato classificato di “grado F3” della scala Fujita-Pearson, che registra un livello massimo di grado F5. Si tratta della prima
volta che un tornado di questa forza
colpisce il nostro Paese. Il fenomeno simile più grave è stato un tornado che
il 29 agosto 1928 ha colpito Monza (grado F2), causando 10 morti, 30 feriti e
gravi danni materiali, tra l’altro al campanile del Duomo.
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Nella mattinata del 7 luglio scorso un nucleo di aria fredda in quota proveniente dalla Francia faceva il suo brusco ingresso sull’Italia settentrionale. I temporali innescati in Piemonte si spostavano sulla Lombardia nel giro di qualche ora, organizzati
in un fronte temporalesco di forte intensità. Ma quella che sarebbe potuta rimanere una delle numerose e tipiche perturbazioni estive si è contraddistinta, divenendo un vero e proprio caso di studio, per
la formazione di un tornado che in poche
decine di minuti ha causato danni notevoli a persone e cose su parte della Brianza.
La spettacolarità dell’evento, esaltata dalle immagini trasmesse dai notiziari della
tipica nube a imbuto, ruotante a velocità
elevatissima (oltre i 200 Km/h!), ha suscitato molte domande: è stato un evento eccezionale? Si poteva prevedere? e, di conseguenza, si potevano limitare i danni? Non
è banale rispondere a questi interrogativi.
Essi, infatti, sollecitano una seria riflessione sul senso stesso della meteorologia
come scienza applicata, ovvero come disciplina utile alla società, soprattutto in relazione ai fenomeni intensi o “estremi”,
quelli cioè che mettono direttamente a repentaglio vite umane e cose. Rimanendo
strettamente nell’ambito dei tornado, occorre innanzitutto smentire l’opinione dif-
fusa secondo cui questi fenomeni sarebbero molto frequenti negli Stati Uniti e rarissimi nel resto del mondo. Al contrario,
l’Europa in questo campo non ha nulla da
invidiare, se così si può dire, agli americani: la Gran Bretagna, per esempio, fatte le
dovute proporzioni, risulta addirittura più
soggetta a tornado di qualunque altro paese. Certo, ragionando a livello lombardo
non possiamo confrontarci con i 6-800 miliardi di danni e le 40 vittime che in media
ogni anno si rilevano negli Stati Uniti. Il
tornado è per noi, in altre parole, un evento raro; ma se si considera la più ampia
classe di fenomeni in cui figurano fulmini, grandine, raffiche di vento, pioggia intensa (unitamente al denso sfruttamento del
territorio) possiamo affermare che il rischio
derivante dai temporali – questi sì molto
frequenti – è per noi tutt’altro che trascurabile. Vale ricordare ad esempio che all’inizio di giugno all’Idroscalo di Milano
bastò un fulmine isolato per causare due
vittime e molti feriti. Ma la complessità dei
tornado, la loro intensità, limitata estensione e rapidità di evoluzione ne impediscono la prevedibilità. Ciò che si può invece prevedere con un buon margine di anticipo è il verificarsi su scala regionale di
condizioni favorevoli alla loro formazione. A scadenze ravvicinate e dettaglio locale risulta fondamentale l’osservazione in
tempo reale mediante strumenti di tele-ri-
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di Gian Paolo Minardi*
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Segue dalla prima
Le Giovani
Marmotte e la
Protezione Civile
Emergenza
continua
Inizierà dal mese di ottobre, presso gli
“SpazioRegione” di ciascun capoluogo di provincia, la distribuzione alle
scuole elementari e medie, dell’edizione aggiornata di “Operazione Antirischio”, un opuscolo di 50 pagine,
ideato in collaborazione con la Walt
Disney, che seguendo le avventure di
Qui, Quo e Qua e delle Giovani Marmotte, informa i ragazzi sui rischi presenti sul territorio, sulle norme di comportamento da adottare in caso di alluvione, frana, valanga e su che cos’è
la protezione civile.
Sul sito Internet
www.regione.lombardia.it gli indirizzi e i numeri di
telefono di “SpazioRegione”
mentate con l’alluvione 2000, stanno abbreviando notevolmente i tempi del ritorno
alla normalità, facilitando il compito della
Regione e degli Enti Locali, a cui sono delegati tutti i pagamenti di contributi ed esecuzione dei lavori di ripristino. Entro settembre saranno liquidati tutti i contributi per
la tromba d’aria in Brianza, mentre per metà
ottobre sarà chiuso il capitolo “Val Brembana” e per la stessa data dovrebbero essere ultimati pure i decreti di liquidazione per
l’alluvione 2000, 70 miliardi in tutto per i
privati cittadini, quasi 100 (su 110 richiesti)
per le attività produttive, 30 miliardi per gli
argini consortili delle golene del Po.
(R.R.)
La frana di Bracca (BG)
(foto Caldiroli)
PO 2001: a Bresso il primo Centro
Polifunzionale di Emergenza
14 ottobre 2001 - Subito dopo la grande esercitazione di protezione civile “PO 2001” che il 13 ottobre vedrà impegnati tutti gli enti territorialmente competenti e le organizzazioni di volontariato, l’Assessore Carlo Lio inaugurerà a Bresso, nel Parco Nord, nell’area prima occupata dai militari del Reggimento elicotteristi “Aldebaran”, il primo Centro Polifunzionale di Emergenza, struttura utilizzata
per il ricovero di materiali e mezzi e per attività di formazione degli operatori di protezione civile. La
gestione della struttura del Demanio militare, è affidata alla Croce Rossa Italiana, Comitato regionale lombardo con cui la Regione ha stipulato accordi di cooperazione per la protezione civile. Nel corso della cerimonia sarà consegnato un attestato di benemerenza alle Organizzazioni di volontariato e
ai Corpi civili e militari impegnati in occasione degli eventi alluvionali dell’ottobre-novembre 2000
e alle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dalla tromba d’aria del 7 luglio 2001.
Dai volontari
Direzione Generale Opere pubbliche,
Politiche per la casa e Protezione civile
Direttore Responsabile
Raffaele Raja
Redazione
Unità Organizzativa Protezione Civile
Via Fara, 26 - 20124 Milano
Coordinamento
Sandra Tabarri,
Carla Ferrario, Claudia Sella
Articoli e notizie sono liberamente
riproducibili con l’obbligo di citare la fonte
Per informazioni
02.67652832 - 02.67652827
E-mail: sandra–[email protected]
7 luglio 2001 - Il Comune di Arena Po
(Pavia) nel corso delle tradizionali celebrazioni in onore del pittore del Po, Giuseppe Motti,ha ricordato l’alluvione dell’ottobre 2000 e ha voluto esprimere la
gratitudine di tutta la popolazione a coloro che in quei tristi giorni si sono impegnati nelle attività di soccorso. Sono
state premiate le organizzazioni di volontariato di protezione civile che hanno contribuito al ritorno alla normalità
eseguendo interventi di bonifica in case,
in cascine e lungo i corsi d’acqua.
800 - 061160
www.protezionecivile.regione.lombardia.it
Progetto grafico, impaginazione e stampa:
“Il Guado” scrl - Via Pablo Picasso 21/23
20011 Corbetta (MI)
Tel. 02.97.211.1 - Fax 02.97.211.280
www.il guado.it
Premiazione del Gruppo comunale
Volontari di Protezione Civile di Bergamo
Autorizzazione del Tribunale di Milano
n. 386 del 21 maggio 1999
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Notiziario regionale n° 15