PROGETTO PROV-INTEGRA Progetto co-finanziato dall’Unione Europea Ministero dell’Interno Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DEI PAESI TERZI 3 INDICE PREFAZIONE pag. 5 INTRODUZIONE: IL PROGETTO PROV-INTEGRA pag. 7 PARTE 1 LA GOVERNANCE LOCALE DELLE POLITICHE MIGRATORIE IL PROGETTO PROV-INTEGRA: LINEE GUIDA PER L’ATTIVAZIONE DI RETI TERRITORIALI PROVINCIALI. 1. 2. 3. 4. 5. 5.1. 6. 6.1. 7. 7.1. 7.1.1. 7.1.2. 7.1.3. 7.3. 7.3.1. 7.4. 7.4.1. • Immigrati e mercato del lavoro: storia di un difficile processo di integrazione. La governance locale delle politiche migratorie. Principio di sussidiarietà e strumenti di raccordo esistenti. Il progetto Prov-Integra e l’esperienza del tavolo multi-attore e dei focus group. Monitoraggio della situazione esistente e best practices. Alcuni dati sui Servizi per l’Impiego delle 15 Province partner di Prov-Integra. Linee guida in materia di governance delle politiche migratorie. I soggetti da coinvolgere. Le linee guida. Linea 1. Migliorare l’occupabilità dei lavoratori immigrati. Il ruolo dei Centri per l’Impiego. La creazione dello Sportello Immigrati all’interno dei Centri per l’Impiego. L’istituzione in via permanente di un Servizio di mediazione linguistico-culturale presso i Centri per l’impiego. Il rafforzamento dell’attività di assistenza alle imprese. Il ruolo dei Centri per l’Impiego nell’inserimento nel mercato del lavoro delle donne immigrate. Potenziamento dei raccordi con gli operatori privati. Strumenti per il potenziamento del ruolo dei Centri per l’Impiego. Linea 2. Promuovere l’adozione di Piani provinciali mirati e la costituzione di un osservatorio provinciale sul mercato del lavoro degli immigrati. Linea 3. Sviluppare l’auto imprenditorialità degli immigrati. Lo sviluppo dello strumento del microcredito. Linea 4. Promuovere la costituzione all’interno dei CTI di apposite Commissioni lavoro. Bozza di protocollo per l’istituzione della commissione lavoro all’interno del cti. Riferimenti bibliografici PARTE 2 LE AZIONI SUI BENEFICIARI E IL PORTALE WWW.PROVINTEGRA.IT 1. 1.1. 1.2. 1.3. 1.4. 2. 2.1. 2.2. 2.3. 2.4. 3. 3.1. 3.2. Le azioni di formazione realizzate. Elementi distintivi della formazione rivolta agli immigrati. L’attività formativa all’interno del Progetto Prov-integra. Analisi delle principali azioni e delle metodologie. Conclusioni e proposte. Prov-Integra e la realizzazione dei Video CV. Il Video CV. Il Video CV come strumento di un percorso di orientamento. Alcuni elementi utili per creare un Video CV. Il Video CV all’interno del percorso Prov-integra. Il portale www.provintegra.it Premessa. www.provintegra.it: obiettivi, peculiarità e possibili scenari di evoluzione. 7.1.4. 7.1.5. 7.1.6 . 7.1.7. 7.2. ALLEGATI pag. 10 pag. 12 pag. 13 pag. 13 pag. 15 pag. 17 pag. 21 pag. 22 pag. 23 pag. 24 pag. 24 pag. 25 pag. 26 pag. 26 pag. 27 pag. 28 pag. 28 pag. 28 pag. 29 pag. 30 pag. 31 pag. 32 pag. 34 pag. 36 pag. 36 pag. 36 pag. 39 pag. 41 pag. 42 pag. 43 pag. 44 pag. 45 pag. 45 pag. 47 CONTRIBUTI DI: Loredana Zappalà – Università degli Studi di Catania (Parte 1) Federica Zanello – Provincia della Spezia (Parte 2) Alessandra Butera – Associazione TECLA (Parte 2) Ferdinando Luciani – Provincia di Perugia (Parte 2) SI RINGRAZIANO: I beneficiari che hanno partecipato al progetto Prov-Integra. Le Province partner, i Centri per l’Impiego coinvolti e tutti i referenti e coordinatori locali. Un ringraziamento particolare a tutto lo staff della Provincia della Spezia per il coordinamento e la gestione del progetto. Le Agenzie formative che hanno realizzato le attività di formazione, i CTP e tutti gli attori locali che hanno partecipato attivamente alle azioni di progetto sui territori. La Fondazione Politecnico di Milano per la progettazione e realizzazione del portale di progetto. Jack Blutharsky per la puntuale campagna di comunicazione realizzata. L’Associazione TECLA per l’assistenza tecnica al coordinamento e gestione di progetto. Il Ministero del Lavoro - DG Immigrazione - per il supporto e l’attenzione riservata all’implementazione delle attività. Italia Lavoro per la preziosa collaborazione e la disponibilità. il Ministero dell’Interno, Dipartimento Libertà civili e Immigrazione, Direzione centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo - per aver creduto nel progetto e reso possibile la sua realizzazione. 5 PREFAZIONE L ’integrazione delle persone immigrate è una delle sfide su cui si gioca il futuro dell’Italia. La società contemporanea attraversa una fase storica in cui il tema dei flussi migratori si pone come pregnante e prioritario. Rispetto a tale tema si possono dare risposte di diversa qualità e diversa efficacia ed è evidente che ci siano realtà, territori in cui si compiono fatiche enormi per affrontare la delicata questione dell’immigrazione. Il progetto ProvIntegra è un’intuizione con cui si tenta di rendere protagoniste le Province, Enti che gestiscono le politiche relative alla ricerca e all’inserimento nel mondo del lavoro, alla formazione professionale, all’Istruzione. Le Province raccolgono i dati e hanno le informazioni necessarie per affrontare in modo “sperimentale” il tema dell’immigrazione attraverso il concetto di integrazione. Questa è la grande sfida lanciata con il progetto Prov-Integra: una Provincia che Integra. Il Ministero dell’Interno ha inteso portare avanti questa sperimentazione coinvolgendo 15 province di dimensioni diverse (tra le quali 4 città metropolitane) caratterizzate da un’incidenza significativa di immigrati e da esperienze interessanti nel campo dell’integrazione. L’ambizione del progetto era quella di mettere a sistema tutte queste realtà e di creare un modello, una buona prassi che, visti gli ottimistici risultati ottenuti, è certamente estendibile. La sperimentazione ha funzionato e messo in campo strumenti che facilitano davvero l’integrazione. “Imparo la lingua, conosco il lavoro, divento cittadino”, lo slogan scelto per il progetto, racchiude tutti i punti focali su cui si sono realizzate le azioni di ProvIntegra. “Imparo la lingua” perché il primo dovere di chi gestisce i processi di integrazione è quello di aiutare gli stranieri ad imparare l’idioma del Paese in cui si trovano. L’alfabetizzazione linguistica è il primo passo per l’inserimento, a cui segue poi il processo di accompagnamento per la ricerca di un lavoro. Le Istituzioni, mettendo a disposizione degli stranieri strutture pubbliche, si pongono l’obiettivo ambizioso di costruire uno stato di cittadinanza e creare le condizioni per l’ingresso in uno Stato di diritti e doveri. “Conosco il lavoro” ed infine dunque “divento cittadino”, nella fruizione di diritti e nel rispetto dei doveri. Questa pubblicazione, oltre a raccontare le azioni svolte e descrivere i principali prodotti realizzati, vuole essere anche e soprattutto l’opportunità per consolidare la strutturazione di un percorso di condivisione inter-istituzionale e sovra-territoriale. Il progetto è stato finanziato, per un importo complessivo di 3 ml., dal Ministero dell’Interno nel quadro del “Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi Terzi 2007-2013 (FEI)”, del quale la Direzione centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo del Dipartimento Libertà civili e Immigrazione costituisce l’Autorità Responsabile per l’Italia. Prov-Integra è un “progetto nazionale”, affidato sulla base di un accordo quadro stipulato fra il Viminale e l’Unione delle Province d’Italia (UPI) nel corso del 2009. Il partenariato è composto da 15 Province (Alessandria, Ascoli Piceno, Fermo, Firenze, L’Aquila, Milano, Modena, Parma, Perugia, Pesaro Urbino, Pisa, Rieti, Roma, Torino con la Provincia della Spezia come capofila) e dalla stessa UPI. Il ruolo di capofila assegnato alla Spezia è motivato dalla particolare esperienza sviluppata da questa Provincia nella gestione di linee di finanziamento comunitarie dedicate alla governance del fenomeno migratorio nel suo complesso. Proprio il diretto coinvolgimento dell’Unione delle Province d’Italia sottolinea il carattere di rete di Prov-Integra che trova nella collaborazione e nel confronto tra le Province sui temi dell’integrazione degli immigrati un indubbio elemento di valore ed innovazione. Quest’azione di sistema tra le Province, facilitata dall’Unione delle Province, ha assicurato l’avvio di un dialogo strutturato e di sinergie con alcune importanti azioni che, a livello nazionale, si stanno realizzando e che vedono, nelle Province, un importante interlocutore. Prima tra tutte la collaborazione con il Ministero del Lavoro sui temi della governance locale per la gestione delle politiche occupazionali rivolte alla popolazione immigrata, attraverso l’attivazione di sinergie con il progetto “Programmazione e Organizzazione dei servizi per il reimpiego degli 6 immigrati” a valere sul PON FSE “Azioni di Sistema”; in secondo luogo la collaborazione tra Prov-Integra e le Province in esso coinvolte e il Ministero del Lavoro nell’ambito del Portale per l’Integrazione, dedicato ai servizi territoriali per l’integrazione dei cittadini migranti. La positiva esperienza del progetto Prov-Integra con gli importanti risultati raggiunti, il coinvolgimento diretto e l’impegno dell’Unione delle Province a proseguire il percorso intrapreso, il committment delle Province coinvolte a garantire la sostenibilità delle azioni e le sinergie attivate con il livello nazionale riteniamo rappresentino l’inizio di un percorso per tutto il sistema delle Province italiane. I contenuti della pubblicazione vogliono rappresentare uno spaccato fedele delle principali attività svolte nell’ambito del progetto. LA FORMAZIONE Il cuore del progetto. Descriviamo gli interventi effettuati nei territori interessati al fine di garantire e migliorare i processi di integrazione e inclusione sociale: formazione linguistica certificata, orientamento civico, orientamento al lavoro e formazione professionale. Gli immigrati coinvolti sono stati poco meno di 1.000. LA GOVERNANCE L’altro importante elemento di innovazione, questo dal punto di vista istituzionale. Illustriamo l’elaborazione documentale prodotta con l’obiettivo di traguardare la creazione, nell’ambito di un grande partenariato pubblico-privato, veri “sistemi locali per l’integrazione” in cui le Province intendono svolgere il ruolo centrale che compete loro in virtù delle deleghe e delle funzioni che ricoprono. Ci pare opportuno sottolineare, inoltre, che la realizzazione di queste attività è stata accompagnata da un’intensa campagna di comunicazione mirata a sensibilizzare l’insieme della società civile su valore e obiettivi del processo d’integrazione. PER CONCLUDERE, I RINGRAZIAMENTI Il primo al Prefetto Mario Ciclosi, al Prefetto Angelo Malandrino, alla VicePrefetto Assunta Rosa e a tutta la struttura dell’Autorità Responsabile del FEI . Il secondo a tutti i partner, che, ognuno per la propria parte, hanno contribuito in modo decisivo a raggiungere gli obiettivi di un progetto per tante ragioni così complesso. Il terzo alle persone immigrate che hanno partecipato al progetto, soprattutto perché con le loro storie personali hanno reso più ricchi ciascuno di noi. IL PORTALE E’ lo strumento che più di tutti dovrà garantire la continuità nel tempo del progetto, concorrendo in modo fattivo alla costruzione di quel Portale dell’Integrazione nazionale che rappresenta il vero braccio operativo del Piano “Identità e Incontro” promosso dai Ministeri del Lavoro, dell’Interno e dell’Istruzione, ovvero mappa istituzionale, contenitore di servizi e buone pratiche, strumento di monitoraggio. I VIDEO CV Il principale elemento di innovazione tecnicometodologica del progetto: uno strumento di facilitazione importante per l’inserimento lavorativo delle persone immigrate che, auspichiamo, possa in futuro entrare a far parte integrante della “cassetta degli attrezzi” di tutti i Centri per l’Impiego. Il Presidente dell’Unione delle Province d’Italia Giuseppe Castiglione Il Presidente della Provincia della Spezia Marino Fiasella 7 INTRODUZIONE IL PROGETTO PROV-INTEGRA PROV-INTEGRA è un progetto di rete per la cooperazione inter-territoriale ed inter-istituzionale finalizzata alla promozione di azioni per l’inserimento sociale e lavorativo di cittadini/e provenienti da Paesi Terzi. Il progetto è stato finanziato, per un importo complessivo di 3 ml. di euro, dal Ministero dell’Interno nel quadro del “Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi Terzi 2007-2013”, del quale la Direzione centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo del Dipartimento Libertà civili e Immigrazione costituisce l’Autorità Responsabile per l’Italia. Prov-Integra è un “progetto nazionale”, affidato sulla base di un accordo quadro stipulato fra il Viminale e l’Unione delle Province d’Italia (UPI) nel corso del 2009. Progettato grazie al supporto dell’Associazione TECLA quale struttura di assistenza di UPI e delle Province nello sviluppo, gestione e coordinamento di interventi complessi di cooperazione, il partenariato ha coinvolto, oltre ad UPI e alla Provincia della Spezia in qualità di capofila, altre 14 Province (Alessandria, Ascoli Piceno, Fermo, Firenze, L’Aquila, Milano, Modena, Parma, Perugia, Pesaro Urbino, Pisa, Rieti, Roma, Torino). L’accompagnamento di TECLA anche nella fase di gestione dell’iniziativa ha garantito un efficace coordinamento tra i territori coinvolti ed una costante azione di animazione della rete. Il progetto Prov-Integra si è posto un duplice obiettivo: da una parte agevolare i processi di governance nella programmazione e gestione delle politiche per l’integrazione degli immigrati regolari sulla base delle competenze proprie delle Province come enti di coordinamento territoriale e, dall’altra, favorire l’integrazione e l’occupabilità dei lavoratori immigrati residenti in Italia, attraverso percorsi di formazione di lingua italiana, orientamento civico e professionale. IL PROGETTO HA PREVISTO, PERTANTO, TRA LE ATTIVITÀ: AZIONI DI SISTEMA volte al miglioramento della cooperazione interistituzionale, al miglioramento della governance delle politiche migratorie e alla creazione e rafforzamento della rete per l’inserimento sociale e lavorativo di immigrati da Paesi terzi. Quest’azione ha previsto a livello nazionale l’istituzione di un Tavolo di Lavoro Multiattore, luogo di incontro e confronto, di elaborazione proposte a livello nazionale, elaborazione di Linee Guida per la realizzazione di strumenti provinciali per l’integrazione degli immigrati. Presieduto da UPI, in qualità di partner responsabile della supervisione nazionale del progetto e del partenariato interprovinciale ed esterno, il Tavolo ha visto la partecipazione non solo del partenariato, ma anche di soggetti esterni interessati alle tematiche progettuali, coinvolti nella gestione di azioni a favore degli immigrati (Ministero dell’Interno, Ministero del Lavoro, Italia Lavoro). A livello locale, invece, tale azione ha condotto alla definizione di una maggiore informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento delle reti che già operano nel campo dell’integrazione in ogni territorio e una più efficace interazione tra le 8 istituzioni quali Provincia e Prefettura, con l’obiettivo di estendere la rete a tutti quei soggetti attivi in materia di integrazione sia a monte che a valle dell’inserimento sociale e lavorativo degli immigrati, prevedendo in particolare il coinvolgimento dei Consigli territoriali per l’Immigrazione, dei diversi enti preposti, degli Sportelli unici, delle Associazioni di Categoria, delle Associazioni dei migranti, ecc. Tra i principali output di questa linea di azione vi sono le Linee guida di indirizzo per la governance locale e per la programmazione e gestione delle politiche di integrazione degli immigrati e la definizione di un Modello di Protocollo d’intesa per l’istituzione della “Commissione lavoro” all’interno del CTI, con lo scopo di stabilire un coordinamento territoriale sulle attività, declinate sulle singole realtà provinciali. AZIONI SUI BENEFICIARI, attraverso la realizzazione di percorsi di formazione linguistica, orientamento civico, orientamento al lavoro e formazione professionale per gli immigrati residenti sul territorio delle province partner. Gli immigrati che sui 15 territori provinciali coinvolti hanno beneficiato di questa attività formativa sono stati 988. Fra questi, 454 sono stati altresì accompagnati dai Centri per l’Impiego delle Province partner nella realizzazione dei Video CV come strumento a supporto della loro candidatura presso le aziende del territorio. Il progetto, inoltre, proprio in considerazione della sua valenza nazionale e di rete, si caratterizza per il rilievo attribuito alla componente di comunicazione e diffusione dell’iniziativa. A tal fine, oltre ad un Piano di Comunicazione mirato ad informare sulle finalità e le azioni del progetto e a sensibilizzare l’insieme della società civile su valore e obiettivi del processo d’integrazione, attraverso materiale comunicativo cartaceo, spot radio e spot TV declinati in 5 lingue, è stato realizzato il Portale www.provintegra.it, progettato in collaborazione con la Fondazione Politecnico di Milano. Il portale, costituito da una Piattaforma avanzata 2.0, è uno spazio virtuale aperto, di facile accessibilità, rivolto principalmente ad immigrati, utenti privati che partecipano alla condivisione di contenuti e all’erogazione di servizi. La piattaforma è un utile strumento anche per imprenditori e associazioni. Provintegra.it è lo strumento che più di ogni altro potrà garantire la continuità nel tempo del progetto, concorrendo in modo fattivo alla costruzione di quel Portale dell’Integrazione nazionale che rappresenta il vero braccio operativo del Piano “Identità e Incontro” promosso dai Ministeri del Lavoro, dell’Interno e dell’Istruzione, ovvero mappa istituzionale, contenitore di servizi e buone pratiche. PARTE 1 LA GOVERNANCE LOCALE DELLE POLITICHE MIGRATORIE Il progetto PROV-INTEGRA: Linee Guida per l’attivazione di reti territoriali provinciali. Il lavoro è stato curato da Loredana Zappalà (Università degli Studi di Catania). Si ringraziano, per la collaborazione, Alessandra Butera, Massimo Bonati e Federica Zanello. 10 1. IMMIGRATI E MERCATO DEL LAVORO: STORIA DI UN DIFFICILE PROCESSO DI INTEGRAZIONE Il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona passa attraverso la capacità di promuovere l’occupazione di quelle categorie della popolazione che per ragioni diverse si trovano fuori dal mercato del lavoro, o se sono uscite, hanno maggiori difficoltà a rientrarvi, come nel caso degli immigrati. L’Unione Europea ha ritenuto fondamentale assicurare che gli immigrati in posizione regolare possano accedere senza essere discriminati al mercato del lavoro in funzione delle competenze e delle esperienze che vantano e abbiano la possibilità di partecipare pienamente alla vita socioeconomica, politica e culturale della società ospite1. In tal senso, per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 sono ritenute essenziali misure che garantiscano il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite e l’accesso non discriminatorio ai servizi sociali e occupazionali, assicurando al tempo stesso uno stretto coordinamento tra politiche di integrazione e di inclusione. Nel rapporto Oecd sulle migrazioni2 si afferma che l’esperienza del passato mostra come gli immigrati siano i più colpiti durante una fase di flessione del mercato del lavoro. Le ragioni sono molteplici. Gli immigrati tendono ad essere più numerosi in settori ciclicamente più sensibili (in quest’ultima crisi i settori più colpiti sono stati il manifatturiero e le costruzioni dove gli immigrati risultano sovra-rappresentati)3. Hanno una minore tutela contrattuale, con più lavori a carattere temporaneo o a tempo parziale. Sono numerosi in occupazioni meno specializzate dove il turnover della forza lavoro risulta più semplice. Le attività di proprietà di immigrati possono essere a più rischio di bancarotta. Infine affrontano una potenziale discriminazione per assunzioni e licenziamenti selettivi. Il rapporto sul mercato del lavoro tra il 2009 e il 2010 elaborato dal Cnel evidenzia anche come rispetto ad un’ampia quota di immigrati nelle forze lavoro si potrebbe evitare il dilagare di una disoccupazione strutturale. Gli immigrati, caratterizzati da un salario di riserva più basso, difficilmente tendono a rimanere a lungo nella condizione di disoccupati essendo più disponibili ad accettare le condizioni di lavoro che si presentano. Un secondo fattore che potrebbe contribuire alla riduzione dello stock di disoccupati deriva dal fatto che il maggior peso degli immigrati nel mercato del lavoro potrebbe aumentare l’elasticità dell’offerta di lavoro. Una copiosa serie di indagini ha documentato come l’inclusione dei migranti nel mercato del lavoro italiano si sia realizzata grazie a canali di tipo informale, enfatizzando soprattutto il ruolo delle reti etniche e delle organizzazioni pro-immigrati (o “istituzioni facilitatrici”4), e assai più raramente – nonostante il basso livello delle qualifiche in genere ricoperte – attraverso le agenzie, pubbliche e private, istituzionalmente preposte all’intermediazione sul mercato del lavoro. Tra le comunità di immigrati valgono sovente dei meccanismi di “chiamata” legati a rapporti di conoscenza, o legami famigliari, che determinano arrivi legati anche al fatto che si prospettino opportunità di lavoro5. Questo potrebbe portare ad una decelerazione dell’offerta di lavoro durante la crisi e ridurre quindi anche la dimensione dello stock di disoccupati attenuando così le conseguenze sociali della crisi stessa6. In questo quadro, assume una nuova centralità il rilancio dei servizi finalizzati a favorire il reinserimento lavorativo di categorie svantaggiate. La nuova programmazione comunitaria del Fondo Sociale Europeo 2007-2013 attribuisce a questo aspetto una particolare rilevanza, identificando all’interno dell’Asse Occupabilità uno specifico obiettivo dedicato proprio alla costruzione di modelli e strumenti condivisi per accrescere l’occupabilità 1 Programma di Stoccolma del 2 dicembre 2009, documento n. 17024/09 del Consiglio dell’Unione europea. 2 Oecd, International Migration Outlook, Special focus: managing labour migration beyond the crisis, Oecd, Paris, 2009. 3 Zanfrini L., Sociologia delle migrazioni, Laterza, Roma-Bari, 2004. 4 Ambrosini M., Utili invasori. L’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, Angeli, Milano, 1999; Reyneri E., Sociologia del mercato del lavoro, Il Mulino, Bologna, 1996. 5 Cfr. Caritas/Migrantes, Immigrazione, Dossier Statistico 2010, XX Rapporto, Idos edizioni, Roma, 2010. V. pure Zincone, G. (a cura di), Primo rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia, Il Mulino, Bologna, 2000; Zincone G., Secondo rapporto sulle politiche di integrazione degli immigrati in Italia, Il Mulino, Bologna, 2001. 6 Cnel, Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010, Roma, 2010, disponibile sul sito www.portalecnel.it. Cfr. pure Ministero del lavoro e delle politiche sociali, L’immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive, Rapporto 2011. 11 e l’efficacia dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, quali appunto i lavoratori immigrati. Il tema dell’integrazione dei lavoratori stranieri nel mercato del lavoro è, pertanto, uno degli argomenti oggi più dibattuti7 e fa ormai parte dell’agenda politica di molte istituzioni e amministrazioni locali che si vedono attribuire un ruolo primario nella governance dell’immigrazione sul proprio territorio. È comune convincimento, del resto, che gli immigrati non comunitari sono ormai una componente strutturale della popolazione residente in Italia, così come del mercato del lavoro locale, e proprio per questo gli aspetti dell’integrazione meritano un’attenzione non episodica bensì proiettata sul medio-lungo periodo. Nello studiare i fenomeni migratori, ciò che tuttavia colpisce è lo scarto tra l’imponenza del fenomeno e le modalità con cui si è, di fatto, finora realizzato: l’inserimento lavorativo degli immigrati è avvenuto, infatti, in maniera spontanea, silenziosa, residuale rispetto alle azioni delle varie istituzioni ed attori del mercato del lavoro. Ciò ha permesso che il fenomeno risultasse fortemente plasmato dall’attività dei canali di tipo informale, primi fra tutti le reti dei connazionali, che da una parte si sono mostrate alquanto efficaci nell’incanalare i nuovi arrivati verso gli impieghi disponibili, ma dall’altra hanno aggravato alcuni fenomeni negativi quali la segmentazione del mercato del lavoro, la specializzazione lavorativa su base etnica, la segregazione occupazionale di intere categorie (colf e assistenti agli anziani), il confinamento nelle occupazioni più dequalificate e gravose, la scarsa mobilità professionale verticale. Anche per questi motivi è importante approfondire la conoscenza dei percorsi occupazionali seguiti dagli immigrati stranieri dopo l’ingresso sul mercato del lavoro locale e capire come si configurano le problematiche legate alla stabilità lavorativa, alla disoccupazione, ai riflessi sulla regolarità amministrativa, alla possibilità di reinserimento lavorativo. Gli studi in materia dimostrano come la debolezza sul mercato del lavoro di molti lavoratori stranieri sia riconducibile a numerosi, ma ben definiti, fattori che interagendo fra loro contribuiscono a delineare un quadro di insicurezza (occupazionale, ma non solo) in cui anche l’esperienza della disoccupazione assume contenuti inattesi. Più che di disoccupazione in senso tradizionale, occorrerebbe parlare di una condizione di discontinuità occupazionale che costringe i 7 lavoratori stranieri in circuiti lavorativi caratterizzati da incertezza e privi di un progetto di medio-lungo termine. A questo proposito, occorre sottolineare che il problema spesso non sembra risiedere tanto nell’assenza del lavoro, quanto nella condizione di insicurezza e di incertezza lavorativa, di aleatorietà delle prospettive circa il proprio inserimento nella società ospite, di mancata definizione dei progetti riguardanti la propria collocazione sociale ed il proprio avanzamento socio-professionale. Da qui l’importanza di intervenire per fornire supporti mirati e strumenti efficaci che possano orientare l’immigrato nelle sue scelte, guidarlo nel definire una progettualità più forte, nel valorizzare e sviluppare le competenze professionali e nell’individuare percorsi coerenti su di un mercato del lavoro che spesso si presenta difficile e poco trasparente. Il quadro in cui si delineano le difficoltà occupazionali dei lavoratori immigrati presenta anche alcuni riflessi speculari sul versante dei datori di lavoro che impiegano manodopera straniera. Pur non rientrando direttamente nel presente studio, il tema visto dal lato imprenditoriale ha avuto numerose conferme durante la realizzazione della ricerca-intervento. Il fenomeno di skills mismatch che caratterizza il collocamento dei lavoratori stranieri presenta numerosi e importanti effetti: difficoltà degli imprenditori a reperire forzalavoro con un’adeguata qualificazione, difficoltà a riconoscere le competenze e le capacità dei lavoratori stranieri che intendono assumere, problematicità nell’attivare strumenti di sostegno allo sviluppo professionale dei dipendenti stranieri in relazione alle modificazioni aziendali e nel garantirsi una maggiore fidelizzazione all’impresa. Inoltre, anche per gli imprenditori è emersa con forza la fatica a muoversi nella complessità e nella frammentarietà delle normative che regolano i rapporti di lavoro fra imprese e lavoratori stranieri. Cfr. Melotti U., Migrazioni internazionali e integrazione sociale: il caso italiano e le esperienze europee, in M. Delle Donne, U. Melotti e S. Petilli (a cura di), Immigrazione in Europa: solidarietà e conflitto, Cediss, Roma, 1993, pp. 29 ss.; Massey D. S., La ricerca sulle migrazioni nel XXI secolo, in A. Colombo e G. Sciortino (a cura di), Stranieri in Italia. Assimilati ed esclusi, Bologna, Il Mulino, 2002; Massey D. S., Arango J., Koucouci A., Pellegrino A. e Taylor J. E., Worlds in Motion: Understanding International Migration at the End of the Millennium, Oxford, Oxford University Press, 1998. 12 2. LA GOVERNANCE LOCALE DELLE POLITICHE MIGRATORIE Come evidenziato dai principali studiosi delle migrazioni internazionali, i flussi migratori contemporanei si caratterizzano come processi complessi, dove i fattori di espulsione dai paesi di origine (povertà, disoccupazione, guerra, persecuzione politica ecc.) si intrecciano con quelli di attrazione nei paesi di arrivo (presenza di comunità di connazionali, richiesta di lavoro informale ecc.), e le scelte individuali si confondono con quelle di famiglie e reti amicali. Tale complessità rende estremamente difficili i tentativi di governo e gestione del fenomeno da parte delle istituzioni dei paesi di arrivo, che, al contrario degli anni Cinquanta e Sessanta, non si trovano più a regolare l’entrata di lavoratori stranieri richiamati da economie in espansione, ma piuttosto flussi spontanei e non programmati, il cui impatto sul sistema economico e sociale risulta decisamente più problematico. Se si concentra l’analisi sull’evoluzione più recente delle migrazioni internazionali, non sembra esagerato parlare dell’avvio di una nuova fase di “glocalizzazione” dei flussi, in cui, all’intensificarsi dell’interdipendenza tra i mercati e le società, si accompagna un processo di localizzazione della crescita produttiva in aree territoriali e settori economici specifici8. Ci troviamo di fronte a un contesto a dir poco antitetico rispetto a quello in cui si svilupparono i flussi degli anni Cinquanta e Sessanta. Da un lato, infatti, si assiste allo smantellamento definitivo del sistema di produzione fordista e all’imporsi di condizioni di lavoro flessibili, con modalità di impiego atipiche per periodi di tempo brevi e discontinui; dall’altro, perde rilevanza il governo centrale, che aveva giocato un ruolo cruciale nell’assecondare la richiesta di forza lavoro immigrata nel periodo della ricostruzione postbellica e dell’espansione economica. In altre parole, nell’era della “glocalizzazione” non è più pensabile un sistema centralizzato di reclutamento, dato che ad imporsi sono le esigenze diverse e mutevoli di sistemi produttivi fortemente radicati sul territorio9. Nuova rilevanza assume il livello di governo locale, chiamato non più a gestire esclusivamente problemi “derivati” di accoglienza sul territorio, ma anche a farsi interprete delle potenzialità di sviluppo espresse da attori sociali diversi, quali le imprese industriali in primo luogo, ma anche i servizi del terziario e le famiglie. 8 Ambrosini M., Senza regia, ma non per caso:l’incontro tra immigrati e mercati del lavoro locali, paper presentato al Convegno AIS La regolazione concertata dell’economia globale/locale, 2002. 9 Ma una simile ridefinizione del ruolo del governo locale non può che risultare incompatibile con una divisione istituzionale dei poteri di tipo gerarchico, in cui la ripartizione delle competenze e delle funzioni di policy procede linearmente dall’alto verso il basso. Appare più coerente, invece, con un modello di governance, basato cioè sul coordinamento tra attori diversi, pubblici e privati, su specifiche questioni di policy. L’obiettivo di una programmazione e gestione delle politiche sociali e del lavoro per gli immigrati è, dunque, divenuto di cruciale importanza. Gli interventi in tema di politiche di immigrazione, come è noto, hanno sempre privilegiato il livello nazionale, formalmente responsabile tanto della definizione delle condizioni di ingresso e soggiorno in un Paese, quanto delle politiche di integrazione e accesso alla cittadinanza. Solo dalla metà degli anni novanta, sulla spinta di alcuni progetti internazionali, si sono moltiplicate le ricerche sugli interventi delle amministrazioni locali, considerate non più come semplici attuatori di leggi e/o decisioni prese altrove, ma bensì come livelli di governo direttamente responsabili dell’inserimento sociale degli immigrati presenti sul territorio. Gli enti locali, quindi, in Italia come in altri Paesi europei e non, si caratterizzano sempre più come prima porta di ingresso nel sistema dei diritti di cittadinanza: è a livello locale, infatti, che gli immigrati esprimono bisogni, dalla casa all’assistenza sanitaria, all’istruzione, che mettono sotto pressione l’intero sistema di welfare municipale, e quindi, innanzitutto, il governo locale, attore cruciale nell’organizzazione e nell’erogazione dei servizi. Proprio per questo, le esperienze realizzate in questi anni hanno evidenziato la necessità di rafforzare la governance nazionale, regionale e provinciale nella programmazione delle politiche migratorie. Si è evidenziata l’importanza di rafforzare la capacità di programmazione sia a livello nazionale che a livello territoriale attraverso un coordinamento più intenso tra ministeri, amministrazioni centrali, parti sociali, regioni, province, sportelli unici, servizi per il lavoro, reti riconosciute di associazioni di migranti e associazioni rappresentative degli interessi dei migranti. Accanto alle associazioni del “terzo settore” e di categoria, si collocano poi quegli attori pubblici che, sul territorio, si trovano a dover rispondere a problemi specifici legati all’immigrazione, dalle ASL per quanto riguarda l’accesso ai servizi sanitari, alle scuole statali per l’istruzione dei minori stranieri, ai Centri per l’impiego sulle questioni relative all’inserimento lavorativo, a questure e prefetture per le pratiche di Cfr. Vandelli L., Il governo locale, Bologna, Il Mulino, 2000. 13 rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno, e molti altri soggetti ancora. La mancanza di un modello unitario - sia a livello europeo che a livello nazionale - nella creazione di una rete territoriale che vada a coordinare l’insieme degli attori coinvolti, ha lasciato spazio allo sviluppo di svariate esperienze. In tale situazione, dove spesso le reti informali prendono il sopravvento, diventa interessante, oltre che utile, guardare ai meccanismi sviluppati a livello provinciale, in particolare laddove è stata creata una rete “integrata” di servizi, fondata su una stretta collaborazione della totalità dei soggetti coinvolti, che operano attraverso un’attenta valutazione delle competenze e dei profili richiesti. 3. PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ E STRUMENTI DI RACCORDO ESISTENTI Nell’ambito delle politiche migratorie, il principio di sussidiarietà ha assunto un ruolo chiave e si traduce sostanzialmente nel riconoscimento giuridico del ruolo cruciale assunto dagli attori più vicini ai problemi sollevati quotidianamente dalla questione immigrazione. La strategia che, dunque, sembra essere vincente per affrontare un fenomeno così complesso qual è quello delle politiche migratorie punta su un modello di governance multilivello, orientato ai problemi e basato su una rete diffusa di relazioni, sia di tipo verticale, tra governo centrale e istituzioni decentrate, che di tipo orizzontale, e cioè tra attori pubblici e privati. Al momento attuale, la legge prevede due strumenti principali di coordinamento tra questi diversi attori, e cioè gli Sportelli unici (art. 22 della legge n. 189/2002) e i Consigli territoriali per l’immigrazione (art. 3 del D. Lgs. 286/1998), che rappresentano tentativi diversi di istituzionalizzare la governance locale dell’immigrazione. Nel primo caso siamo di fronte essenzialmente al tentativo di instaurare un nuovo metodo organizzativo all’interno della sfera istituzionale pubblica, in cui enti diversi sono chiamati a collaborare per accelerare le pratiche di rilascio dei contratti di soggiorno; nel secondo caso, invece, l’obiettivo appare decisamente più ambizioso, in quanto i Consigli Territoriali (CT) dovrebbero costituire “organismi di analisi delle esigenze e di promozione degli interventi da attuare a livello locale”. In alcune realtà italiane l’attività di questi organismi non è stata tuttavia valorizzata per una serie di motivi tra cui la mancanza di risorse umane da dedicare, mancanza di tempo, poca partecipazione e ritorno da parte della rete territoriale. Nel quadro normativo attuale, diversi sono stati gli interventi ed i progetti finalizzati a rafforzare il citato sistema di governance. Ovviamente, il principio di sussidiarietà, nell’enfatizzare la rilevanza degli attori più vicini al problema, non si limita a considerare solo il versante del paese di arrivo, ma implica anche il riconoscimento della rilevanza delle comunità di origine degli immigrati. È evidente, infatti, che queste ultime possono giocare un ruolo tutt’altro che secondario nello sviluppo delle dinamiche migratorie, come evidenziato in un numero crescente di progetti di cooperazione (in particolare, di cooperazione “decentrata”, cioè promossa da governi locali), che danno attuazione concreta al principio di sussidiarietà promuovendo l’attivazione dal basso delle comunità e favorendo il consolidarsi di reti transnazionali di governance. In altre parole, la sussidiarietà implica la mobilitazione degli attori in vista della soluzione di problemi e la costruzione di reti che potremmo definire “a geometria variabile”, a seconda cioè del tipo e della complessità delle questioni sul tappeto. In particolare, si è preso atto del ruolo centrale che può essere assunto dalle Province nella governance delle politiche migratorie e si è pensato di valorizzare il livello provinciale come luogo idoneo a promuovere politiche efficaci di integrazione lavorativa degli immigrati. La scelta del livello interprovinciale è determinata infatti da due aspetti principali: è il livello più prossimo ai destinatari finali ed è il livello di coinvolgimento di tutti gli interlocutori che intervengono nella gestione di interventi per gli immigrati. In particolare il coinvolgimento degli Sportelli unici e/o questure può avvenire solo a livello provinciale; inoltre il livello provinciale consente di coinvolgere direttamente i soggetti privati rispetto ad azioni di sostegno ai servizi per l’offerta specifica ai lavoratori immigrati. 4. IL PROGETTO PROV-INTEGRA E L’ESPERIENZA DEL TAVOLO MULTI-ATTORE E DEI FOCUS GROUP In quest’ottica, si inserisce il progetto Prov-Integra con l’obiettivo di garantire e migliorare i processi di integrazione e inclusione sociale degli immigrati regolarmente soggiornanti in Italia, tramite l’offerta di percorsi di formazione teorico-pratica di lingua italiana, di orientamento civico e di formazione professionale, strettamente connessi alle esigenze occupazionali delle imprese dei territori coinvolti nel progetto e finalizzati a contribuire al miglioramento dell’occupabilità dei beneficiari finali del progetto. 14 IN PARTICOLARE, IL PROGETTO È STATO FINALIZZATO A: • Migliorare la governance nella programmazione e gestione delle politiche per l’integrazione degli immigrati regolari: produrre modalità efficaci di interazioni ed integrazioni sia a livello locale tra le Province (servizi lavoro, formazione e istruzione, ecc.) e il sistema territoriale delle associazioni datoriali, Camere di Commercio (CCIAA), associazioni di migranti, Consigli Territoriali per l’Immigrazione (CTI), ecc. nonché a livello interistituzionale tra le Province, le Regioni e il sistema nazionale (Ministero dell’ interno, Ministero del lavoro). • Rafforzare la capacità delle Province nel favorire l’occupabilità, il miglioramento e il riconoscimento delle competenze dei lavoratori immigrati residenti in Italia, nonché il consolidamento del ruolo dei servizi offerti dai CPI nei confronti di questi: - Sperimentare percorsi formativi a favore dei lavoratori immigrati e rendere visibili le loro competenze, per una migliore e produttiva coesione tra le esigenze delle imprese e le aspettative dei lavoratori in grado di recepire le istanze del mondo produttivo (ed in particolare delle Piccole e Medie Imprese, PMI) da un lato e dei lavoratori migranti (soprattutto di quelli con i più bassi livelli di qualificazione) dall’altro. - Rafforzare il ruolo e la conoscenza dei Centri Per l’Impiego (CPI) in particolare nei confronti degli immigrati, per migliorarne la funzionalità e l’efficacia sia sul versante del recepimento dei bisogni delle PMI che del sostegno mirato e diversificato alle diverse categorie di immigrati. Nell’ambito del progetto Prov-Integra si è prevista l’istituzione di un Tavolo di Lavoro Multi-attore al quale hanno partecipato i referenti del partenariato di progetto e di enti esterni (Province Partner, Ministero dell’Interno e Ministero del Lavoro) e presieduto da UPI in qualità di partner responsabile della supervisione nazionale del progetto e del partenariato interprovinciale ed esterno. Questo ha rappresentato un luogo di incontro, confronto, scambio di buone prassi, discussione di problematiche, elaborazione di proposte, ecc., la cui esperienza ha fornito degli spunti interessanti per la elaborazione di queste Linee Guida dirette a rafforzare il modello della governance locale. Attraverso una valorizzazione delle Province il progetto Prov-Integra ha dunque avuto la finalità di rafforzare la capacità di detti enti intermedi nel favorire l’occupabilità e il miglioramento e il riconoscimento delle competenze dei lavoratori immigrati residenti in Italia, nonché il consolidamento del ruolo dei servizi offerti dai CPI nei confronti di questi. A tal fine si sono analizzati i possibili percorsi formativi a favore dei lavoratori immigrati, si è discusso dell’esigenza di rendere visibili le loro competenze, ma scopo fondamentale del Tavolo Multi-attore è stato anche quello di discutere sul possibile ruolo dei Centri Per l’Impiego (CPI) in particolare nei confronti degli immigrati, per migliorarne la funzionalità e l’efficacia sia sul versante del recepimento dei bisogni delle PMI che del sostegno mirato e diversificato alle diverse categorie di immigrati. Il lavoro del progetto Prov-Integra si è svolto in costante collaborazione con Italia Lavoro che, parallelamente, cura l’organizzazione e la realizzazione del progetto “Programmazione e organizzazione dei servizi per il reimpiego degli immigrati” a valere sul PON FSE – Obiettivo Competitività Regionale e Occupazione 2007-2013. Entrambi i progetti, infatti, prendono origine dall’esigenza di dare maggiore coerenza e integrazione tra le politiche e le procedure in materia di immigrazione e le misure e gli interventi di politica del lavoro. Attraverso una sinergia fra i due progetti, nell’ottica di una azione di sistema, si è perseguito l’obiettivo di contribuire a definire su base territoriale una programmazione integrata delle politiche migratorie favorendo una più efficace cooperazione tra le istituzioni e i servizi locali, e, sul piano più operativo, promuovendo una riorganizzazione dei servizi sul territorio al fine di aumentare il numero di immigrati coinvolti in percorsi di politica attiva del lavoro e di reinserimento lavorativo sul territorio. Al fine di stimolare l’analisi sullo stato dell’arte dei servizi offerti a livello territoriale alle imprese finalizzati a favorire l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro degli immigrati e i processi di integrazione sociolavorativa degli immigrati sono, inoltre, stati avviati dei focus group, tenutisi a Roma e a Milano nel mese di giugno 2011. A tali incontri hanno partecipato imprese, amministratori provinciali, responsabili e operatori dei Centri per l’Impiego, parti sociali, discutendo sulle possibili strategie e le iniziative tese a favorire percorsi virtuosi di integrazione socio-economica dei lavoratori stranieri, ed evidenziando le best practices esportabili negli altri territori provinciali. Da tali incontri, inoltre, è emerso da parte delle imprese una crescente richiesta di servizi di supporto e di assistenza in materia di lavoro degli immigrati. Ciò riguarda sia le funzioni legate a un migliore e più efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro sia gli aspetti legati alla complessa normativa che regola l’ingresso e il soggiorno dei lavoratori stranieri. La complessità della normativa infatti complica l’espletamento di pratiche amministrative e rende difficile ai datori di lavoro e ai lavoratori stranieri stessi essere continuamente aggiornati sui cambiamenti 15 apportati da leggi, delibere e prassi. In tale contesto, infine, è emerso anche che le Province, i Centri per l’Impiego, ma anche le agenzie di lavoro private, si pongono senza dubbio quali soggetti istituzionalmente competenti a fornire utili servizi alle imprese e, dunque, a porre in essere azioni di orientamento e di incrocio domanda/offerta, sperimentando azioni innovative rivolte all’utenza in senso largo (imprese e cittadini), al fine di rendere più efficace/efficiente il processo che conduce all’assunzione, attraverso un approccio fortemente territoriale. 5. MONITORAGGIO DELLA SITUAZIONE ESISTENTE E BEST PRACTICES Per capire, innanzitutto, la realtà esistente si è proceduto a somministrare alle diverse amministrazioni locali dei questionari: • sull’andamento del mercato del lavoro locale a livello provinciale; • sull’esistenza di modalità strutturate finalizzate a determinare il fabbisogno di manodopera straniera in relazione alla gestione dei flussi; • sull’esistenza di meccanismi di individuazione/ determinazione – a medio lungo termine - della domanda di lavoro a livello provinciale; invitando altresì le Province a segnalare l’eventuale attivazione sul territorio di programmi specifici finalizzati all’integrazione degli immigrati nel territorio, nonché a segnalare le principali criticità riscontrate. Dai questionari sono emersi dati abbastanza interessanti: solo per citarne alcuni, per esempio, è emerso che solo nel 60% dei casi (9 province su 15) presso i Centri per l’Impiego è stato attivato uno specifico “Sportello Immigrati” e che quasi in nessuna Provincia si effettua un servizio di consulenza alle imprese in materia di immigrazione, né attività di supporto agli immigrati nei rapporti con le associazioni e i patronati di servizi per gli immigrati attivi sul territorio. E’ pure emerso che solo nel 40% dei casi i CPI effettuano attività di supporto linguistico, che solo in alcuni casi esistono piani di comunicazione specifici per raggiungere il target di utenti, ma soprattutto che nell’80% dei casi le amministrazioni provinciali hanno evidenziato come non vi siano strumenti di condivisione informatica con altri soggetti quali la Prefettura, la Questura e la DPL. Ancora più significativi paiono i dati relativi al coinvolgimento degli altri soggetti territoriali coinvolti: solo nel 60% dei casi la Prefettura, solo nel 40% la Questura, solo nel 40% le associazioni di immigrati, nel 53% dei casi i sindacati. Fra le criticità riscontrate è emerso che spesso le attività del Consiglio Territoriale, la presenza di una Consulta di immigrati e di un Consigliere aggiunto nel Consiglio comunale non hanno inciso sulla concreta integrazione delle comunità straniere. Ma ci sono pure le esperienze positive, come nel caso della Provincia della Spezia nella quale, grazie all’Osservatorio del Mercato del Lavoro preposto all’analisi statistica del mercato del lavoro locale, si è provato ad attivare una modalità strutturata per determinare il fabbisogno di manodopera straniera in relazione alla gestione dei flussi, ma anche a forme di partenariato con diversi attori territoriali. Di particolare importanza è la stipula di appositi protocolli d’intesa, quale il Protocollo per la creazione di un “Tavolo dell’inclusione Sociale”. Tale accordo si è proposto l’obiettivo di favorire una migliore e piena integrazione della persona nel contesto sociale ed economico nel quale è inserita. La logica che si è scelto di seguire è un approccio integrato che coinvolge gli Assessorati alla Formazione, alle Politiche Attive del Lavoro, alle Politiche Sociali, alle Pari Opportunità, all’Istruzione e gli altri attori istituzionali del territorio. In tale ambito, l’esperienza ha dimostrato che si è lavorato in modo congiunto per individuare un modello comune e condiviso, per concentrare le azioni, esplorare e sperimentare nuove modalità nella progettazione e realizzazione delle politiche per l’occupazione, la formazione e l’inclusione sociale, grazie alla collaborazione su uno stesso piano di tutti gli attori chiave. Attraverso una intensa attività di confronto e condivisione all’interno di “questa rete” è stato possibile sperimentare modalità innovative di intervento per aumentare la sostenibilità nel tempo degli inserimenti lavorativi delle persone in fascia debole, tra cui gli immigrati, così da assicurare le condizioni per una loro effettiva integrazione nella società. Come pure da segnalare è il Protocollo per l’accoglienza, la tutela, la formazione e l’educazione dei minori stranieri presenti sul territorio spezzino. Nell’ambito di questo protocollo la Provincia della Spezia, insieme agli altri sottoscrittori, si è impegnata a proseguire ed a rafforzare, per quanto di propria competenza nell’ambito degli istituti scolastici secondari di secondo grado e nei corsi sperimentali triennali, in eventuale collegamento e continuità con gli altri gradi di scuole, le attività rivolte all’inserimento, all’integrazione ed alla socializzazione degli studenti stranieri, nonché ad attivare e/o mantenere – in relazione alle fonti di finanziamento disponibili – percorsi dedicati e finalizzati alla realizzazione di pari opportunità di accesso e di successo formativo degli stessi, per una piena attuazione del diritto allo studio 16 e per l’accompagnamento verso il mondo del lavoro. A tale riguardo è stato istituito il Tavolo permanente per l’integrazione dei minori stranieri, coordinato dalla Prefettura, per realizzare una rete di servizi per l’inserimento scolastico dei minori stranieri10. Altra best practice da citare è l’esperienza della Provincia di Milano che, per esempio, ha sviluppato proprie iniziative per promuovere e sostenere le politiche dell’ accoglienza: con la Questura di Milano e con i Comuni della Provincia per il progetto “Prenotazione on-line dei permessi di soggiorno”; con la Prefettura e il Comune di Milano per decentrare le procedure del ricongiungimento familiare; con i Piani di Zona dei Comuni per il sostegno alla loro progettualità; con gli Sportelli per gli stranieri e con i Patronati per la formazione degli operatori e lo sviluppo della rete dei servizi; un Forum Immigrazione per offrire uno strumento di dialogo e condivisione a cittadini e operatori11. Ma anche l’esperienza del Piano Provinciale per l’immigrazione della provincia di Modena, nel quale si individuano le priorità di intervento, fra le quali nel 2010 gli interventi concordati sono stati l’alfabetizzazione degli stranieri, l’implementazione di un Osservatorio Provinciale per l’immigrazione, il consolidamento della rete provinciale degli sportelli per stranieri e del servizio di mediazione culturale. Come pure, infine, le numerose iniziative intraprese dalla Provincia di Roma, quale per esempio il Piano Provinciale Immigrazione 2010. • la facilità d’accesso, che consente a tutti, soprattutto ai più bisognosi e agli irregolari, di entrare in contatto con il servizio e di avere delle risposte; • la personalizzazione, ovvero la capacità di dare risposte individualizzate, costruite sullo specifico bisogno; • la capacità tra gli operatori di lavorare in rete, che permette la condivisione d’esperienze e professionalità finalizzata all’elaborazione di progettualità complesse; • la motivazione, il coinvolgimento, la professionalità, la disponibilità degli operatori; • la gratuità degli interventi. Le esperienze riportate, quindi, possono essere considerate dei punti di riferimento ai quali guardare per la creazione di reti integrate dirette a garantire l’inserimento lavorativo degli immigrati nel nostro sistema: elemento distintivo, punto di forza, fattore indispensabile per assicurare l’integrazione lavorativa è la cooperazione e sinergia della totalità dei soggetti interessati dal fenomeno, che parta dalla formazione e la qualificazione professionale, passi dalla valutazione delle competenze professionali e si concluda con l’inserimento in un contesto aziendale bisognoso di quella determinata manodopera. Nell’esaminare la qualità e l’efficienza della totalità dei servizi offerti agli immigrati a livello locale, cercando di individuare tra questi alcune buone prassi, si sono riconosciuti i seguenti elementi come punti di forza dei servizi d’inserimento lavorativo: • la prossimità, ovvero la capacità di essere vicini al bisogno e, a volte, addirittura di farsi trovare dove il bisogno nasce (per strada, in questura, in carcere, a scuola…); 10 Fra le best practices attivate presso la Provincia della Spezia è possibile pure annoverare il Progetto CHATWIN con il quale si è realizzata una attività di orientamento al lavoro rivolto alle persone immigrate e, dopo una parte formativa, l’avvio di un tirocinio in azienda con attestazione delle competenze in uscita. Il progetto, promuovendo il coinvolgimento diretto delle aziende, ha valorizzato l’esperienza di tirocinio come modalità di “apprendimento in situazione” di competenze professionali, riconoscibili e attestabili ai fini di una maggiore trasparenza e conseguente spendibilità nel mondo del lavoro per le persone immigrate che, difficilmente, possiedono pregresse esperienze formative e professionali riconosciute. Da segnalare è pure il Progetto EMMA (Esperienze mediazione multiculturale allargata) che ha perseguito le seguenti finalità: 1) creare un servizio stabile di mediazione culturale fruibile da tutti i soggetti pubblici e privati che a vario titolo si occupano di immigrazione; 2) consolidare il rapporto tra Servizi e territorio, tramite la condivisione degli strumenti operativi e valutativi dell’attività di mediazione; 3) sperimentare la circolarità delle informazioni sul servizio di mediazione attraverso l’azione di coordinamento svolto dalla Provincia. Il progetto ha visto la condivisione a livello provinciale di quattro assessorati: Assessorato alle Politiche Sociali, Assessorato alle Politiche Attive del Lavoro, Assessorato alla Pubblica Istruzione, Assessorato alla Formazione e un partenariato costituito da Scuole, CFP/ Enti di F.P., Sportelli Immigrazione, Questura, Servizi Sociali, Asl, Centri per l’impiego, Associazioni di impresa, Regione Liguria. La Provincia ha ricoperto il ruolo di coordinamento del gruppo di lavoro, utilizzando il servizio di mediazione nei settori di competenza 17 5.1. ALCUNI DATI SUI SERVIZI PER L’IMPIEGO DELLE 15 PROVINCE PARTNER DI PROV-INTEGRA QUALI SONO LE FUNZIONI/SERVIZI ATTIVATI DAI CENTRI PER L’IMPIEGO DELLA VOSTRA PROVINCIA? Altro Sportello EURES Servizi mirati fasce deboli Promozione delle pari opportunità di genere Sportello immigrati Obbligo formativo Creazione d’impresa Consulenza alle imprese Promozione all’inserimento lavorativo (trocini, Pip, etc) Incontro domanda/offerta Orientamento Mediazione linguistico/culturale Accoglienza e informazione 40% 93% 100% 67% 60% 87% 67% 0% 100% 93% 100% 80% 100% SONO PRESENTI ESTERNALIZZAZIONI DI ALCUNI SERVIZI? SI 33% 67% NO SI 11 Altro Bilancio di competenze Consulenza alle imprese Mediazione culturale Preselezione Accoglienza Orientamento 20% 0% 47% 20% 40% 40% 40% Pure da segnalare è il progetto promosso dalla Provincia di Milano specificamente mirato all’utenza immigrata da paesi non comunitari. Il progetto è stato realizzato tramite il sostegno dell’Associazione Temporanea di Imprese costituita tra Ernst&Young Financial Business Advisors SpA, Ernst&Young Business School Srl, e CIES - Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo, ed ha sperimentato nuovi modelli di intervento finalizzati a rafforzare le azioni che i Centri per l’Impiego (Cpi) realizzano sul territorio, al fine di favorire l’inserimento lavorativo degli immigrati residenti e migliorare l’integrazione tra tutti i soggetti coinvolti: Servizi pubblici per l’impiego, immigrati, imprese. Della stessa Provincia, si segnala inoltre il Progetto pilota “Ricerca-intervento finalizzata alla conoscenza delle caratteristiche dei cittadini non comunitari iscritti alle liste di disoccupazione in Lombardia ed alla sperimentazione di nuovi servizi al lavoro per l’inserimento e reinserimento lavorativo”, avente come obiettivo il miglioramento della conoscenza sugli aspetti lavorativi e sul disagio occupazionale dei lavoratori immigrati non comunitari residenti sul territorio provinciale, nonché la sperimentazione di azioni innovative di orientamento e accompagnamento al lavoro mirate a cittadini non comunitari in stato di disoccupazione o in cerca di prima occupazione, nell’ottica della valorizzazione delle competenze professionali. 18 ORGANIZZAZIONE DELLA STRUTTURA FEMMINE MASCHI Lavoratori interinali 67% 33% Collaboratori e consulenti 78% 22% LSU e altri 67% 33% Dipendenti a tempo determinato 78% 22% Dipendenti a tempo indeterminato 72% 28% AVETE EROGATO/FINANZIATO CORSI DI FORMAZIONE PER GLI OPERATORI IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE? EFFETTUATE UN’ANALISI DEI FABBISOGNI FORMATIVI DEGLI OPERATORI? 20% 47% 53% 80% NO SI NO SI QUALI SONO I SERVIZI RIVOLTI AGLI IMMIGRATI CHE OFFRONO I VOSTRI CPI? Altro Voucher per corsi di lingua italiana Supporto nei rapporti con le associazioni e i patronati di servizi per immigrati attivi sul territorio Predisposizione, materiali informativi, traduzione testi, modulistica e atti Mediazione culturale Orientamento Supporto nella realizzazione dei colloqui Supporto linguistico 27% 40% 0% 67% 60% 93% 80% 40% 19 DA QUANTO TEMPO È OPERATIVO IL SERVIZIO? È ALTA L’AFFLUENZA DI IMMIGRATI AL SERVIZIO? 25% 25% 47% 53% 50% Da 1 a 3 Da 4 a 7 Da 8 a 10 NO SI QUALI SONO GLI STRUMENTI UTILIZZATI NELL’EROGAZIONE DEL SERVIZIO? ELABORATE STATISTICHE E REPORT? Altro 13% 33% Opuscoli informativi Manuali Guide 87% 73% 13% 27% NO SI AVETE ELABORATO LINEE GUIDA, MATERIALI, SUPPORTI, A DISPOSIZIONE DEGLI OPERATORI PER LA GESTIONE DEI TARGET? ESISTE UN PIANO DI COMUNICAZIONE DEL SERVIZIO PER RAGGIUNGERE IL TARGET? 27% 40% 73% 60% NO SI NO SI 20 INDICATE I PRINCIPALI STRUMENTI/ MODALITÀ DI COMUNICAZIONE DEI SERVIZI OFFERTI RELATIVAMENTE AL TARGET Altro ESISTONO SPECIFICITA GESTIONALI PER IL TARGET (CAMPI, STRUMENTI, ETC)? 13% Partecipazioni a fiere, manifestazioni, convegni 47% 27% Campagne pubblicitarie specifiche 7% Produzione materiale informativo 73% 22% NO SI AVETE UN SISTEMA DI LETTURA DELLE CO? SI 27% Altro Statistiche Analisi previsionali Report 73% 20% 67% 13% 73% NO SI AVETE UN SISTEMA DI CONDIVISIONE INFORMATICA CON ALTRE STRUTTURE? SI 20% 80% NO SI Altro Dpl Questura Prefettura 20% 7% 13% 0% 21 PARTECIPATE A PROGETTI PER FAVORIRE L’INSERIMENTO SOCIO-LAVORATIVO DEGLI IMMIGRATI? SI 20% 80% Altro Statistiche Analisi previsionali Report 33% 40% 0% 47% NO SI QUALI SONO GLI ALTRI SOGGETTI TERRITORIALI COINVOLTI? Altro Asl Associazione immigrati Sportelli immigrazione Associazioni di categoria Sindacati Dpl Questura Prefettura 40% 40% 40% 0% 47% 53% 47% 40% 60% 6. LINEE GUIDA IN MATERIA DI GOVERNANCE DELLE POLITICHE MIGRATORIE Per contrastare il radicamento di prassi tipiche della cd. “catena migratoria”, che favoriscono l’inserimento nel mercato del lavoro attraverso relazioni parentali o amicali, in un contesto nel quale la legge attribuisce un ruolo fondamentale ai Centri per l’Impiego, si sono analizzate alcune delle principali esperienze ad oggi realizzate a livello provinciale, cercando di valorizzare il ruolo della Provincia, in qualità di ente istituzionalmente preposto all’inserimento lavorativo degli immigrati; in particolare, si è cercato di verificare l’esistenza e la predisposizione di “reti integrate” a livello provinciale, caratterizzate da un percorso completo d’inserimento che preveda un nesso indissolubile tra formazione, lavoro ed impresa - sono state considerate le iniziative in questo senso promosse dalle Province analizzate, sia a livello di CPI che a livello di iniziative comunitarie, nelle quali le Province avessero un ruolo comunque propositivo ed attivo. In alcune realtà territoriali l’entità dei flussi, la domanda di manodopera e la crescente richiesta di stabilizzazione dei nuclei familiari ha determinato la necessità di dare risposte ai bisogni espressi dagli immigrati; in queste realtà, la domanda degli immigrati si è combinata con una cultura dell’offerta dei servizi d’accoglienza più consolidata e di maggiore qualità, determinando delle cd. risposte di “eccellenza”, che vedono le province svolgere un ruolo attivo e propulsivo in materia. Le esperienze individuate, seppur non trasferibili automaticamente, hanno però una loro importanza e la loro conoscenza può determinare un valido quadro di riferimento concettuale e pratico per ricalibrare 22 interventi della stessa natura destinati ad altri contesti territoriali. Uno degli elementi di successo di questi servizi è rappresentato dalla loro capacità di costituire e di formalizzare una rete di partnership con gli altri soggetti pubblici e privati, istituzionali e non, che coesistono sullo stesso territorio e che si occupano di risolvere i problemi degli immigrati: far parte di una rete concentra gli sforzi su di un’unica iniziativa ed evita il pericolo di incorrere in dannose sovrapposizioni e duplicazioni. L’elaborazione delle Linee Guida è la risultanza delle attività di monitoraggio e di mainstreaming, svolte sia al fine di migliorare la governance nella programmazione e gestione delle politiche per l’integrazione degli immigrati regolari, che al fine di produrre modalità efficaci di interazioni ed integrazioni a livello locale tra le Province (servizi lavoro, formazione e istruzione, ecc.) e il sistema territoriale delle associazioni datoriali, Camere di Commercio (CCIAA), associazioni di migranti, Consigli Territoriali per l’Immigrazione (CTI), ecc. nonché a livello interistituzionale tra le Province, le Regioni e il sistema nazionale (Ministero dell’Interno, Ministero del Lavoro)12. Tali Linee Guida aspirano a definire modalità di organizzazione dei servizi e di pianificazione di interventi che consentano di ampliare le opportunità e i soggetti che gestiscono azioni di reimpiego e di garantire coerenza e trasparenza nell’accesso al mercato del lavoro da parte dei lavoratori non comunitari presenti regolarmente nel nostro territorio. L’obiettivo generale è l’attivazione di un complesso di iniziative tese al re-inserimento sociale e professionale di lavoratori svantaggiati coinvolgendo tutti i potenziali attori competenti e/o interessati e utilizzando congiuntamente tutti gli strumenti disponibili di politica attiva del lavoro. 6.1. I SOGGETTI DA COINVOLGERE Brevemente è possibile evidenziare come i principali soggetti che, a diverso titolo, intervengono nelle gestione dei fenomeni migratori sono: la Direzione Provinciale del lavoro Lavoro (DPL), che - anche attraverso le attività di verifica e ispezione contribuisce ad alimentare un mercato del lavoro più trasparente e coerente per quanto riguarda l’ingresso e il mantenimento al lavoro dei lavoratori immigrati. La DPL ha una conoscenza puntuale del sistema 12 imprenditoriale locale e in particolare delle aziende che nel corso degli ultimi anni hanno presentato domanda di nulla osta al lavoro e hanno assunto immigrati. Tale conoscenza potrebbe essere impiegata nelle azioni di reimpiego: • informare le aziende sulle opportunità e le risorse disponibili per chi assume immigrati disoccupati indirizzandole verso i soggetti che gestiscono le azioni di reimpiego (SpI, APL); • mettere a disposizione dei soggetti che gestiscono le azioni di reimpiego (servizi per il lavoro, operatori autorizzati e accreditati) le informazioni sulle aziende che hanno assunto immigrati; • avere contezza della situazione della disoccupazione tra gli immigrati anche al fine di contribuire alla programmazione dei flussi di ingresso in modo coerente con i fabbisogni di professionalità e di occupazione locali; • partecipare agli incontri di monitoraggio periodico delle azioni di reimpiego con i servizi per il lavoro pubblici e gli operatori privati autorizzati e accreditati. la Provincia, che è responsabile dell’organizzazione e della gestione dei servizi pubblici per il lavoro del territorio provinciale. Pianifica le risorse conferite dalla Regione per misure di politica attiva (emana bandi e avvisi per impegnare risorse). In diversi casi è Organismo Intermedio del POR FSE con attribuzione di risorse cospicua da dedicare a interventi di politica attiva (formazione professionale, formazione continua, incentivi all’occupazione, tirocini, ecc.). Rispetto alle azioni di reimpiego, quindi, svolge un ruolo centrale in termini di strategia e di programmazione (pianificazione risorse e interventi): • dispone delle informazioni e dei dati sui potenziali beneficiari delle azioni (bacini di immigrati disoccupati a rischio di diventare irregolari); • decide sull’organizzazione dei servizi per il lavoro pubblici; • attiva le risorse su misure e interventi di politica attiva pertinenti rispetto alle caratteristiche del bacino (interventi di riqualificazione, di insegnamento della lingua, ecc.); • aggiorna periodicamente i dati del bacino di immigrati disoccupati e condivide tali informazioni con i servizi per il lavoro pubblici e privati; • partecipa agli incontri di monitoraggio periodico delle azioni di reimpiego con i servizi per il lavoro pubblici e gli operatori privati autorizzati e Sugli effetti della creazione di reti cfr. Bellanca N., Cooperazione senza fiducia originaria. Gli effetti della rete come opportunità per le politiche locali, in “Stato e Mercato”, 2002, n. 3, il Mulino, Bologna, pp. 493- 519; Wihtol de Wenden C., Dispositivi istituzionali, azioni delle reti e modalità di inserimento economico: l’esperienza francese e il caso di Parigi, in Ambrosini M. e Abbatecola E. (a cura di), Immigrazione e metropoli. Un confronto europeo, F. Angeli, Milano, 2004, pp. 129-154. 23 accreditati; • promuove insieme alla Prefettura i lavori della Commissione Lavoro. Fondamentale, all’interno delle Province, è il ruolo dei Centri territoriali per l’impiego, i quali costituiscono gli attori principali che operativamente gestiscono le azioni di reimpiego (eseguono le procedure amministrative previste, iscrizione alle liste di disponibilità al lavoro, DID per i percettori di mobilità, ecc.; informano i lavoratori della presenza delle opportunità sul territorio in termini di servizi di reimpiego (sia pubblici che privati) e li invita a presentarsi; gestiscono le azioni di reimpiego nei confronti dei lavoratori e delle imprese promosse dalla Provincia anche su programmi di carattere regionale e nazionale; accedono ai dati e informazioni sui lavoratori iscritti (ad esempio agli operatori privati autorizzati e accreditati); monitorano periodicamente le attività svolte e i risultati ottenuti rispetto alle politiche attive erogate (ricollocazione, formazione, riqualificazione, ecc.) la Prefettura UTG/Questura (Sportello unico per l’immigrazione), che è responsabile della gestione delle procedure amministrative per l’ingresso e per il rinnovo del permesso di soggiorno dei cittadini stranieri nel nostro paese insieme alla DPL. Coordina i lavori del Consiglio Territoriale dell’Immigrazione. In riferimento alle azioni di reimpiego tali soggetti possono cooperare con gli attori direttamente coinvolti nelle azioni, ad esempio • contribuiscono al completamento delle informazioni sugli immigrati disoccupati presenti sul territorio relative al permesso di soggiorno (durata, tipologia, ecc.); • abilitano gli enti privati e le associazioni ad accedere al sistema informativo SPI per la presentazione delle domande di nulla osta al lavoro nel caso di nuovi ingressi, e che saranno soggetti autorizzati alle attività di intermediazione domanda/offerta di lavoro (fare riferimento alle nuove convenzioni in via di definizione da parte del SUI); • promuovono insieme alla Provincia i lavori della Commissione Lavoro; • indirizzano gli stranieri che hanno un permesso di soggiorno di attesa occupazione presso i servizi che gestiscono le azioni di reimpiego (servizi pubblici, operatori privati e accreditati); • diffondono le informazioni circa le attività di reimpiego realizzate a favore degli immigrati disoccupati del territorio presso i Consigli territoriali dell’Immigrazione. Gli Operatori privati accreditati e autorizzati, che spesso gestiscono le azioni di reimpiego nei confronti dei lavoratori e delle imprese (accoglienza, bilancio di competenze, acquisizione vacancies, preselezione, incrocio domanda/offerta, ecc.) su programmi e interventi promossi con risorse provinciali, regionali, nazionali o con risorse proprie; Le Associazioni datoriali e di categoria/Associazioni di immigrati e terzo settore, che svolgono un ruolo fondamentale di rappresentanza del sistema datoriale e lavorativo e dell’immigrazione e nel sistema di azioni di reimpiego. Obiettivo essenziale è la creazione di un network e di partenariati diffusi a livello locale, legami in grado di contribuire al successo delle attività poste in essere sul territorio scelto e soprattutto capaci di poter proseguire autonomamente all’implementazione di politiche integrate ed efficaci. 7. LE LINEE GUIDA Al fine di creare l’istituzionalizzazione di reti formali e informali fra i diversi attori, si propongono le seguenti linee guida: Migliorare l’occupabilità dei lavoratori immigrati, tramite la realizzazione di progetti finalizzati a migliorare i servizi offerti dai Centri per l’Impiego nei confronti di tali lavoratori e nei confronti delle imprese, nonché tramite l’intensificazione di attività formative e di riqualificazione rivolte a tali lavoratori; Migliorare le modalità\di intervento delle Province tramite la definizione di adeguati Piani Provinciali per l’Immigrazione e di un Osservatorio provinciale sul mercato del lavoro degli immigrati, quali strumenti che, a partire da un’analisi approfondita dei bisogni della popolazione immigrata e delle risorse già utilizzate, e in continua dialettica con la programmazione locale, si pongono l’obiettivo di migliorare la capacità di orientare le risorse sia governate direttamente dalla Provincia sia di competenza degli altri attori del territorio provinciale e renderne maggiormente adeguato il loro utilizzo per le politiche di inclusione sociale e lavorativa degli immigrati; Sviluppare l’auto imprenditorialità degli immigrati, creando strutture di supporto e consulenza permanente per orientare i cittadini stranieri sulla legislazione e sulle procedure amministrative per creare un’impresa. Promuovere la costituzione all’Interno dei CTI di apposite Commissioni Lavoro, quali strutture a “geometria variabile”, che coinvolgono, di volta in volta, i diversi interlocutori interessati dalle tematiche 24 affrontate (quindi non solo attori istituzionali, operatori dei CPI, ma anche sindacati, associazioni di immigrati, associazioni datoriali, patronati). 7.1. LINEA 1 MIGLIORARE L’OCCUPABILITÀ DEI LAVORATORI IMMIGRATI 7.1.1. IL RUOLO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO Com’è noto, una delle parole chiave delle politiche del lavoro nella società contemporanea è l’occupabilità. È infatti opinione condivisa che se il diritto al lavoro non può più essere garantito a tutti e soprattutto non può essere più garantito una volta per tutte, la principale risorsa di cui i lavoratori dispongono per porsi ai ripari dal rischio della disoccupazione di lunga durata è precisamente il fatto di possedere un profilo personale e professionale facilmente “occupabile”, che cioè sia percepito dai potenziali datori di lavoro come produttivo e vantaggioso per l’azienda. L’obiettivo di tale linea di intervento è sviluppare, attraverso un’idonea rete di partner, interventi personalizzati volti all’occupazione e al reimpiego dei migranti, sul presupposto che, per essere efficace, l’intervento pubblico deve necessariamente differenziare i propri strumenti, riconoscendo che l’utenza immigrata non è un gruppo sociale uniforme ma un insieme alquanto eterogeneo di soggetti che richiedono una de-standardizzazione dei servizi di aiuto. Per favorire l’inclusione di questo segmento del mercato del lavoro si dovrebbero attivare azioni di: • orientamento e formazione, soprattutto per quanto riguarda la corretta informazione sulle regole amministrative e gli adempimenti inerenti la regolarità del soggiorno in Italia, la formazione linguistica e culturale, l’orientamento al territorio ed ai servizi socio lavorativi, l’alfabetizzazione informatica, l’educazione alla salute e alla sicurezza in ambito di lavoro, la consapevolezza dei diritti di cittadinanza e di quelli dei minori, il riconoscimento di qualifiche professionali o di certificazione di competenze; • accompagnamento e avviamento al lavoro, 13 mediante canali specifici per favorire l’incrocio tra la domanda e l’offerta, tirocini formativi per facilitare l’integrazione culturale e l’apprendimento professionale attraverso modalità di partecipazione attiva, servizi di tutorato specifici per facilitare la risoluzione di problemi socio-lavorativi. In questo quadro, fondamentale è il ruolo dei Centri per l’Impiego. Nella logica di sviluppo di una rete di servizi volta a migliorare l’accesso al lavoro degli immigrati, i Centri per l’Impiego assumono quindi un ruolo cruciale13, diventando un nodo sul quale far crescere le connessioni con diverse istituzioni deputate a facilitare i processi di integrazione, a partire da quelle preposte alla regolarizzazione dello status giuridico, al riconoscimento delle credenziali formative, fino a giungere alle organizzazioni del privato sociale che operano nel campo delle migrazioni. Una grossa fetta dell’utenza viene indirizzata al Centro per l’Impiego dalla rete familiare ed amicale ed il motivo è quasi sempre la ricerca di lavoro. Ciò riconferma come vi sia tra gli immigrati una diffusa aspettativa rispetto al ruolo del Centro per l’Impiego che viene visto come servizio di intermediazione domanda–offerta di lavoro. Da notare come questa particolare immagine della funzione dei Centri per l’Impiego sia presente anche nei servizi rivolti agli immigrati operanti sul territorio. Gli uffici della Questura orientano l’utenza immigrata verso i Centri per l’Impiego primariamente per l’ottenimento della documentazione necessaria al rinnovo del permesso di soggiorno, mentre l’invio da parte di altri enti pubblici quali Inps, e ASL sembra essere più coerente con le funzioni del Centro per l’Impiego legate all’ottenimento di benefit sociali. Il Centro per l’Impiego risulta dunque essere il nodo centrale di una rete ben più vasta di servizi usati dagli immigrati e per questa ragione diventa importante riconoscerne le funzioni in una logica di “messa in rete” con gli altri enti pubblici e privati deputati a facilitare i processi di integrazione. Si tratterebbe di promuovere e mettere a sistema una rete costituita da soggetti che attraverso azioni conoscitive e informative reciproche rendano possibile un orientamento multidirezionale dell’utente immigrato a seconda del bisogno da questi espresso. Baronio G., D’Onofrio M., Gli utenti e i Centri per l’impiego, Isfol, “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 3/2006; Baronio G., D’Emilione E., L’utenza extracomunitaria nei Centri per l’impiego. Una prima indagine sperimentale, Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego, n. 2/2005; Brambilla M., Lo Verso L. (a cura di), Percorsi in trasparenza. Immigrati stranieri, mercato del lavoro e servizi per l’impiego, a cura di Provincia di Milano, Osservatorio Mercato del Lavoro. Quaderno 1, 2006, F. Angeli, Milano; Gilli D. Landi R. ( a cura di), Indagine campionaria sul funzionamento dei Centri per l’impiego 2005-2006, Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego, n. 1/2007, Isfol, Roma. 25 7.1.2. LA CREAZIONE DELLO SPORTELLO IMMIGRATI ALL’INTERNO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO Una best practice da valorizzare potrebbe essere quella di promuovere l’attivazione dello Sportello Immigrati all’interno dei Centri per l’Impiego. In tale ambito, la creazione di un apposito Sportello implicherebbe un servizio che dovrebbe essere gestito da operatori già in forza presso i CPI coinvolti, appositamente formati, possibilmente affiancati da mediatori linguisticoculturali. Il Servizio di mediazione linguisticoculturale dovrebbe, in particolare, fornire interventi di traduzione e decodifica culturale dei messaggi, al fine di favorire la comunicazione tra le parti e impedire l’insorgere di conflitti e malintesi generati da differenti codici culturali. Il servizio dovrebbe essere attivo sia nella fase iniziale di prima verifica dei bisogni del soggetto sia lungo l’intero sviluppo dell’intervento, anche al fine di fornire indicazioni utili a rendere la permanenza sul territorio italiano più stabile e soddisfacente sotto aspetti che esulano dallo specifico ambito lavorativo ma che sono ad esso comunque strettamente correlati (permesso di soggiorno, soluzione alloggiativa, salute, ecc.). Lo Sportello Immigrati all’interno del CPI, pertanto, dovrebbe garantire un sistema informativo, consulenziale e di comunicazione volto a realizzare l’obiettivo dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; una gestione personalizzata degli interventi rivolti agli utenti; l’erogazione integrata delle singole attività (accoglienza, orientamento, misure di politica attiva del lavoro, percorsi di accompagnamento alla formazione ed al lavoro, ecc.). In tale ottica, essenziale è pure il miglioramento del livello qualificazione delle risorse umane interne ai diversi uffici dei Centri per l’Impiego per consentire lo sviluppo di relazioni efficaci con l’utenza straniera. Si potrebbe così prevedere, come azione di sistema, la realizzazione periodica di brevi corsi di aggiornamento informativo/formativo centrati sulle tematiche migratorie, eventualmente da estendere anche agli operatori dei servizi formativi e dei servizi specialistici di orientamento e accompagnamento al lavoro collegati ai Centri per l’Impiego. A tale scopo si dovrebbe prevedere una particolare formazione per alcuni operatori o l’affidamento in convenzione del servizio a soggetti competenti in materia, presenti sul territorio. OBIETTIVI FORMATIVI PER GLI OPERATORI DEI CENTRI PER L’IMPIEGO: OBIETTIVI DI CONOSCENZA OBIETTIVI DI CAPACITÀ • Acquisire una conoscenza generale del fenomeno complessivo migratorio a livello provinciale. • Saper riportare correttamente le informazioni formativo-professionali sulla scheda professionale. • Comprendere in modo approfondito il proprio ruolo nell’ambito del CPI relativamente agi utenti immigrati. • Saper individuare per ciascun utente le caratteristiche formative e professionali necessarie per l’inserimento nel mercato del lavoro. • Essere in grado di effettuare un bilancio delle competenze professionali, fornendo supporto utile ad evidenziare le attitudini e aspirazioni per la costruzione di un progetto professionale del lavoratore. • Saper proporre e presentare i percorsi personalizzati. L’efficacia di tale servizio dipende infatti dalla competenza e dall’aggiornamento degli operatori che lo gestiscono, dalla loro capacità di reperire ed organizzare le informazioni, di suggerire interventi appropriati. Il servizio, una volta a regime e compatibilmente con le possibilità organizzative dell’Amministrazione, dovrebbe comprendere un’attività per la programmazione stabile di politiche attive, finalizzate all’inserimento lavorativo in un’ottica di empowerment del lavoratore, attraverso l’accordo con i datori di lavoro, il monitoraggio costante dei bisogni del mercato del lavoro locale e dei lavoratori disponibili, una strategia di rete. L’elaborazione di un percorso specifico permette di erogare all’immigrato i servizi tipici dell’ orientamento, dalla stesura del CV fino al bilancio di competenze. Ma per l’efficacia del servizio è fondamentale sia l’utilizzo del mediatore culturale sia la conoscenza da parte dell’operatore delle problematiche specifiche di questa categoria di utenti, sia un approccio dialogico e orientato alla soluzione del caso specifico. Lungi dallo svolgere una mera funzione amministrativa la funzione dello Sportello e quindi degli operatori che lo gestiscono, dovrebbe anche essere quella di rilevare le specifiche esigenze, anche formative, dell’utenza presentatasi sapendo individuare e suggerire, sia a livello interno che durante l’erogazione dei servizi, una strategia di intervento, proprio nell’ottica di quella necessaria attività di back-office, corrispondente alla programmazione di interventi diversi concordati con le parti datoriali per la formazione e l’inserimento lavorativo degli utenti. 26 7.1.3. L’ISTITUZIONE IN VIA PERMANENTE DI UN SERVIZIO DI MEDIAZIONE LINGUISTICOCULTURALE PRESSO I CENTRI PER L’IMPIEGO A tal fine, potrebbe essere utile istituire in via permanente un Servizio di mediazione linguisticoculturale presso i Centri per l’Impiego. L’intervento dei mediatori dovrebbe essere caratterizzato in primo luogo in funzione dell’orientamento e dell’informazione sui servizi offerti dal Centro per l’Impiego. Come già accennato, il ruolo del Centro per l’Impiego, il suo funzionamento e le sue offerte risultano alquanto confusi ad una buona parte dell’utenza immigrata. Le aspettative di ottenere un lavoro con una certa rapidità grazie al Centro per l’Impiego sono piuttosto diffuse; l’intervento del mediatore, spesso realizzato nella lingua di origine, diventa in questo senso importante poiché permette una più chiara comprensione dei servizi e delle possibilità effettivamente offerte all’utenza. Inoltre, il supporto linguistico facilita la compilazione della modulistica relativa alla dichiarazione di disponibilità al lavoro e ad altro tipo di documentazione richiesta, permettendo anche una più fluida comunicazione tra utente ed operatori agli sportelli: l’intervento di mediazione diventa qui importante per la costruzione di “ponti culturali”. Il servizio dovrebbe innanzitutto fornire agli immigrati che giungono al Centro per l’Impiego un primo orientamento all’utilizzo appropriato dei servizi per il lavoro e dovrebbe provvedere a un’attenta informazione per quei bisogni extralavorativi che richiedono un rinvio ad altri enti o servizi. I mediatori linguistico-culturali potrebbero inoltre fornire, quando richiesto, un supporto specifico ai colloqui di accoglienza e orientamento di base e affiancare gli operatori dei vari uffici del Centro per l’Impiego nei casi di utenza straniera con particolare difficoltà. Le azioni di accompagnamento e di sostegno dei mediatori linguistico-culturali rivolte all’utenza dovrebbero essere realizzate in differenti ambiti: • Affiancamento agli operatori incaricati dell’aggiornamento della scheda anagrafica e dell’illustrazione dei percorsi orientativi e formativi; • Affiancamento agli operatori del servizio di colloquio individuale info-orientativo, in cui vengono rilevate le informazioni curricolari e le propensioni professionali attraverso la compilazione della scheda professionale. In questo spazio dovrebbe essere effettuata una prima analisi dei bisogni sulla base delle caratteristiche socio-anagrafiche, professionali e formative e fornita un’informazione sui servizi offerti in modo mirato rispetto al bisogno rilevato. L’apporto del mediatore in questo ambito si dovrebbe concretizzare su due versanti: da una parte, infatti, dovrebbe rendere maggiormente comprensibili all’orientatore gli eventuali percorsi formativi e professionali svolti nel paese d’origine e dall’altra permettere all’utente straniero di comprendere a fondo le offerte proposte. • Affiancamento agli operatori nel servizio di preselezione dell’offerta di lavoro. • Accompagnamento dell’utente all’utilizzo della postazione di auto consultazione posta all’ingresso del Centro per l’Impiego e caratterizzata come servizio multilingue. In questo caso, la funzione del mediatore sarebbe quella di guidare e, si potrebbe dire, “educare” all’accesso all’informazione attraverso i nuovi strumenti tecnologici automatizzati che non sempre risultano di immediata comprensione e di facile utilizzo per l’utenza, sia autoctona sia immigrata. Tra le funzioni del mediatore assume grande importanza quella di orientare l’utenza immigrata verso servizi adeguati a soddisfare i diversi bisogni, espliciti o impliciti, che spesso esulano dall’ambito di competenza della struttura in cui viene realizzato l’intervento. Peraltro, come sopra detto, per l’utenza immigrata il Centro per l’Impiego rappresenta un nodo nevralgico di una rete ben più vasta, composta da servizi e istituzioni deputate a garantire e facilitare i processi di integrazione. L’utenza che viene inviata verso il Centro per l’Impiego da una moltitudine di soggetti istituzionali e non, dovrebbe trovare qui una struttura in grado di leggere adeguatamente i propri bisogni e di realizzare gli opportuni rinvii caso per caso. Il mediatore diventa il supporto di tale processo, ricostruendo e riproponendo costantemente la rete di servizi che sul territorio svolgono interventi di varia natura finalizzati all’integrazione dei migranti. 7.1.4. IL RAFFORZAMENTO DELL’ATTIVITÀ DI ASSISTENZA ALLE IMPRESE Appare essenziale un rafforzamento dell’attività di assistenza alle imprese nelle procedure di assunzione di stranieri. I numerosi e complicati adempimenti previsti dalla normativa per l’assunzione e la gestione di un contratto di lavoro con un lavoratore non comunitario comportano spesso per le aziende numerose difficoltà. Un servizio dei CPI a loro favore potrebbe essere quello di riuscire a garantire informazioni corrette, nonché la modulistica e una consulenza legale sugli obblighi da assolvere. A tale fine risulta di importanza fondamentale qualificare gli operatori del servizio, mettere a disposizione degli utenti materiali informativi, opuscoli e guide, garantire assistenza nel reperimento e nella compilazione della modulistica necessaria alle relative procedure, assicurare un servizio di consulenza legale alle 27 imprese sulle norme di permanenza dello straniero in Italia e le norme del loro accesso al lavoro. Tra i servizi alle imprese gli operatori dei CPI devono privilegiare nei confronti degli immigrati l’offerta dei seguenti servizi: • comunicazione alle imprese sull’esistenza di un servizio specifico per questo target; • informazione e aggiornamento sulle novità normative e amministrative relative ai lavoratori stranieri; • sensibilizzazione e consulenza ad hoc sulle procedure riguardanti l’assunzione di lavoratori immigrati (in particolare dall’estero e stagionali) anche in funzione delle quote previste e programmabili; • rilevazione fabbisogni professionali aziendali; • assistenza alle imprese per il disbrigo delle procedure relative alla ricerca degli alloggi per i lavoratori stranieri (in questa ottica il CPI dovrebbe divenire il facilitatore tra aziende, comuni e le associazioni a ciò preposte, per implementare politiche per l’edilizia sociale); • incentivare la realizzazione di stage e tirocini ad hoc per lavoratori immigrati che tengano in considerazione i problemi legati agli orari (generalmente gli immigrati che svolgono stage possono svolgere contestualmente altri lavori per mantenersi) e prevedere agevolazioni specifiche per gli immigrati che gli consentano, ad esempio, di cumulare le ferie per utilizzarle tutte insieme per tornare nel paese d’origine per periodi medio – lunghi; • supportare e assistere l’azienda nell’espletamento delle procedure per l’ottenimento degli incentivi previsti dal Programma o degli incentivi previsti dalla normativa vigente; • offrire un servizio di assistenza alla creazione d’impresa (normativa, procedure, autorizzazioni, elaborazione di un’idea imprenditoriale, finanziamenti, agevolazioni, ecc). In questa ottica gli operatori potranno, anche, mappare l’imprenditoria immigrata, per sostenerla e incentivarla. Per l’erogazione dei servizi alle imprese è necessario prevedere la realizzazione di: • un piano di comunicazione alle imprese sull’esistenza e le specificità del servizio; • materiali informativi, quali: brochure inerenti le procedure di assunzione dei lavoratori straneri; • strumenti per la rilevazione dei fabbisogni aziendali di lavoratori immigrati (questionari ad hoc); 14 • strumenti per il monitoraggio degli inserimenti. 7.1.5. IL RUOLO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO NELL’INSERIMENTO NEL MERCATO DEL LAVORO DELLE DONNE IMMIGRATE Una specifica attenzione dovrebbe poi essere dedicata al problema dell’inserimento nel mondo del lavoro delle lavoratrici extracomunitarie14. Per le donne immigrate potrebbe essere utile attivare percorsi sperimentali di accompagnamento al lavoro improntati al superamento della segregazione di genere (mainstreaming). Va detto, infatti, che negli ultimi anni si è assistito in Italia a una progressiva femminilizzazione del processo migratorio. La maggior parte delle donne immigrate, giunte tramite il ricongiungimento familiare o da sole in cerca di lavoro, pur se in possesso di elevati titoli di studio, sono impiegate principalmente nel settore domestico (cura della casa e assistenza alle persone), con marginali casi di affermazione imprenditoriale all’interno di servizi più qualificati. Il generale aumento della domanda di attività legata ai servizi alla persona concorre a spiegare l’attuale segregazione occupazionale nella quale si trovano molte donne immigrate, che rimangono spesso intrappolate in queste posizioni lavorative anche a causa delle difficoltà di acquisizione della cittadinanza e per la struttura segmentata del sistema economico italiano. A ciò bisogna aggiungere la diffidenza delle aziende a utilizzare manodopera femminile immigrata, un pregiudizio che rappresenta una forte barriera all’emancipazione lavorativa della donne migranti. L’operatore del CPI, pertanto, nel percorso di inserimento/reinserimento al lavoro della componente femminile straniera, deve intervenire su due livelli: • attivare strategie più incisive nel confronto con le aziende per tutelare e promuovere la figura della donna migrante nel mercato del lavoro, agendo da attore che decostruisce i vari stereotipi e pregiudizi legati al genere; • analizzare più approfonditamente le caratteristiche della componente femminile del fenomeno migratorio, per progettare azioni individuali di accompagnamento al lavoro che siano più rispondenti alle esigenze delle donne migranti, sperimentando azioni finalizzate a conciliare l’ingresso nel mercato del lavoro con il carico familiare. De Filippo E., “La componente femminile dell’immigrazione”, in E. Pugliese, Rapporto immigrazione. Lavoro, sindacato società, Ediesse edizioni, 2000. 28 Una specifica attenzione al problema delle donne immigrate dovrebbe essere ispirato ai seguenti obiettivi: • Sviluppare nelle donne migranti una maggiore consapevolezza delle proprie competenze e capacità. • Sostenere le donne migranti nell’acquisizione di nuove conoscenze e capacità tecniche, utili per l’accesso al mondo del lavoro. • Dare alle donne migranti l’opportunità di avviare una attività imprenditoriale come alternativa alla ricerca dell’impiego. 7.1.6. POTENZIAMENTO DEI RACCORDI CON GLI OPERATORI PRIVATI Negli ultimi anni, il complesso delle istituzioni intervenienti nel mercato del lavoro ha subito profondi cambiamenti: oggigiorno diversi soggetti, di differente natura giuridica, hanno la possibilità di rispondere alle esigenze dell’utenza (imprese e lavoratori). All’interno del network di operatori privati attualmente legittimati ad operare troviamo, nello specifico, i cosiddetti intermediari speciali (Università, Scuole, Comuni, Camere di Commercio, Consulenti del lavoro, Parti sociali e loro Enti bilaterali), nonché le Agenzie per il lavoro (Apl), autorizzate a svolgere attività di somministrazione di lavoro, di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale. Uno dei principali nodi della riforma del mercato del lavoro riguarda la coesistenza tra pubblico e privato. Tale coesistenza si realizza attraverso il rispetto di una logica di sussidiarietà orizzontale, dove il privato soddisfa bisogni della collettività attraverso servizi che il pubblico non potrebbe offrire. Ai servizi pubblici per l’impiego è demandata, comunque, la “regia” degli interventi, individuando forme di raccordo con i soggetti privati, nel rispetto della diversità delle funzioni e nell’ottica di una relazione collaborativa (non competitiva) a tutto vantaggio di chi cerca di inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro. In tale ambito, soprattutto in riferimento al lavoro degli immigrati, si avverte la necessità di: • individuare tra l’altro, forme di coresponsabilizzazione del privato rispetto ad obiettivi di tutela sociale, propri degli operatori pubblici; • rendere il più possibile interconnesse le rispettive banche dati allo scopo di moltiplicare le opportunità e i vantaggi derivanti dall’integrazione delle informazioni. E’, pertanto, auspicabile la stipula di accordi e/o protocolli di intesa tra le Province, Centri per l’Impiego e le agenzie di somministrazione e i soggetti autorizzati all’attività di intermediazione operanti nel territorio provinciale, finalizzati a favorire il raccordo tra tali soggetti al fine di stimolare ulteriormente le possibilità di incontro fra offerta e domanda di lavoro degli immigrati. 7.1.7. STRUMENTI PER IL POTENZIAMENTO DEL RUOLO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO Al fine di consentire al Centro per l’Impiego l’offerta di risposte specifiche alle diverse esigenze dell’utenza non comunitaria, potrebbero essere utilizzati i seguenti strumenti: • desk-research raccolta documentazione, ricerche internet, lettura testi specifici, ecc; • field-research incontri con responsabili e operatori dei Centri per l’Impiego, associazioni che si occupano di immigrati, associazioni datoriali, funzionari di Prefettura e Questura; • piano di comunicazione, elaborazione e diffusione di materiale informativo/ promozionale; • tavoli di coordinamento tematici, per la costituzione di una rete tra soggetti pubblici/privati, a supporto dello Sportello Immigrati, e precisamente: • Tavolo tecnico - Fabbisogni Domanda Provincia, DPL, Prefettura, Associazioni datoriali e sindacali; • Tavolo tecnico - Fabbisogni Offerta Provincia, Prefettura, Associazioni di volontariato e di tutela dei cittadini stranieri, Comunità di stranieri; • affiancamento/formazione agli operatori, con lo scopo di trasferire le conoscenze basilari, inerenti alle normative sull’immigrazione; • visite - scambi - gemellaggi, al fine di acquisire informazioni e strumenti da rielaborare ed adattare nel corso della realizzazione della sperimentazione. 7.2. LINEA 2 PROMUOVERE L’ADOZIONE DI PIANI PROVINCIALI MIRATI E LA COSTITUZIONE DI UN OSSERVATORIO PROVINCIALE SUL MERCATO DEL LAVORO DEGLI IMMIGRATI Altra esperienza già percorsa da alcune Province che si ritiene da valorizzare è poi la creazione di appositi Piani Provinciali delle Politiche Migratorie, in cui individuare - insieme ad una ampia sfera di soggetti da sentire in fase consultiva - le risorse e gli strumenti più idonei per supportare il ricollocamento degli immigrati. L’articolazione di Piani Provinciali per l’Immigrazione è determinata a seguito di specifiche deliberazioni regionali, approvate in applicazione del D.lgs. n. 286 del 1998. Il Testo Unico sull’Immigrazione, infatti, predispone all’art. 45 uno specifico Fondo Nazionale per le Politiche Migratorie, destinato al finanziamento delle iniziative di cui agli articoli 20, 38, 42 e 46, le quali devono essere inserite nei programmi annuali e 29 pluriennali dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni. L’adozione di un apposito Piano Provinciale per le Politiche Migratorie deve essere finalizzato a strutturare le politiche a favore dei migranti in un’ottica di programmazione concertata, ponendo a fondamento della propria attività il concorso con tutti i possibili attori coinvolti nella gestione dei fenomeni migratori, tramite l’integrazione tra competenze e soggetti diversi. Il Piano dovrebbe, pertanto, essere lo strumento con cui, annualmente, la Provincia attraverso un percorso di condivisione, definisce in modo trasparente le proprie priorità di intervento e le conseguenti risorse necessarie a realizzarle, mirando a rispondere in modo unitario ai bisogni e alle esigenze dei cittadini presenti sul proprio territorio. Esso dovrebbe essere funzionale a elaborare e realizzare progetti orientati a qualificare e a sviluppare l’attuale rete dei servizi nell’ambito dell’integrazione tra competenze e soggetti diversi (pubblici e privati). Dovrebbe quindi: A. costruire relazioni positive; B. garantire pari opportunità di accesso e tutelare le differenze; C. assicurare i diritti della presenza legale. In questo ambito rientrano interventi che possono garantire pari opportunità di accesso all’istruzione, al mercato del lavoro, ai servizi. Ciò con particolare riferimento all’apprendimento della lingua italiana. Tra i progetti ascrivibili a questo obiettivo, si sottolineano quelli inerenti l’avvio o l’implementazione di “centri specializzati per stranieri”. Per realizzare l’adozione di detto Piano è necessaria la creazione di una rete di collaborazione locale tra l’assessorato al lavoro provinciale, i CPI, la DPL, la Prefettura-UTG, la Questura e la Regione. Le azioni da mettere in campo sono: A. incontri con le diverse istituzioni e formalizzazione del Tavolo di coordinamento per l’adozione del piano; B. Realizzazione di un’analisi di contesto, interviste semistrutturate e focus group di approfondimento con ciascuna delle istituzioni coinvolte nel Tavolo di coordinamento. IL PIANO PROVINCIALE DELLE POLITICHE MIGRATORIE (FOCUS POLITICHE DEL LAVORO): LA CONOSCENZA DEL FENOMENO Analisi della condizione lavorativa degli immigrati sul territorio. Analisi dei bacini di offerta di lavoro da parte di cittadini stranieri. Individuazione dei fabbisogno di manodopera straniera (settori e profesionalità). Analisi dei dati amministrativi (CO) in funzione previsionale per prevenire la disoccupazione. LE POLITICHE DEL LAVORO PER GLI IMMIGRATI Individuazione degli ambiti prioritari di azione rispetto al fabbisogno. Definizione delle misure e degli strummenti di politica attiva da attivare. Integrazione di misure e dispositivi e delle risorse disponibili a livello locale (fondi FSE, fondi FEI, fondi da bilancio regionale enazionale i progetti di Italia Lavoro). GLI ATTORI E I SERVIZI La cooperazione tra le istituzioni pubbliche locali competenti in materia di immigrazione (la Commisione e Lavoro del CTI, Provincia, Prefettura-UTG, DPL). Il ruolo e la qualificazione dei servizi pubblici e privati per il lavoro. Il coinvolgimento degli attori locali (Terzo settore, organizzazioni datoriali e sindacali). Pare inoltre utile promuovere l’istituzione, presso ogni Provincia, di un apposito Osservatorio sul Mercato del Lavoro della Provincia, con il compito di raccogliere dati quantitativi e qualitativi riguardanti le caratteristiche e le dinamiche del mercato del lavoro della provincia medesima e restituire informazioni utili sullo stato e le dinamiche del mercato del lavoro agli attori interessati, quali decisori pubblici, aziende, sindacati, lavoratori, studenti, cittadini, ecc. Tale osservatorio potrebbe utilizzare i dati dei CPI della Provincia e le fonti ufficiali relative al mercato del lavoro, tra cui ISTAT, ISAE, Unioncamere. L’Osservatorio si dovrebbe avvalere inoltre di fonti di natura amministrava, utilizzate sulla base di precisi accordi bilaterali o convenzioni, ed in particolar modo dei dati dell’INPS e INAIL con l’obiettivo di analizzare i segmenti del mercato del lavoro non analizzabili attraverso i dati dei Centri per l’Impiego e dovrebbe pubblicare periodicamente dei report di analisi. 7.3. LINEA 3 SVILUPPARE L’AUTO IMPRENDITORIALITÀ DEGLI IMMIGRATI L’accesso al lavoro rappresenta un fattore chiave al fine di promuovere l’empowerment dei gruppi più vulnerabili della popolazione. In particolare, la creazione di lavoro autonomo comporta un valore aggiunto, consistente nell’offrire all’individuo la possibilità di esercitare un’attività che stimoli e valorizzi le capacità personali e professionali. E’ pertanto opinione consolidata che l’esperienza del lavoro autonomo degli immigrati, proprio per le sue caratteristiche intrinseche (progetto di investimento economico e umano a lunga durata, inserimento in una rete di rapporti di lavoro, conoscenza del mercato in cui si va ad operare) sia un elemento che facilita o potrebbe facilitare l’integrazione. 30 Il fenomeno dell’imprenditoria immigrata ha assunto in Italia sempre più rilevanza negli ultimi 10 anni15 e da più parti sono state evidenziate le potenzialità che questo presenta sia in termini di integrazione sociale che come contributo alla creazione di ricchezza e di sviluppo locale. In generale, l’affermarsi della tendenza all’imprenditorialità da parte dei lavoratori immigrati è stata considerata sia come una risposta al venir meno dei tradizionali sbocchi occupazionali, sia come effetto della caduta di vincoli normativi che, in precedenza, osteggiavano il passaggio di lavoro autonomo, ovvero come una strategia compensativa delle difficoltà di carriera incontrate nel settore del lavoro dipendente16. Da una prima analisi si può affermare, infatti, che alla base della scelta per il lavoro autonomo vi è un processo di radicamento nel territorio. La valorizzazione e il sostegno all’imprenditorialità immigrata possono, dunque, essere considerate anche delle forme per contrastare i meccanismi discriminatori e dare visibilità ad aspetti dell’immigrazione non legati alle emergenze. L’obiettivo di tale linea di intervento è, quindi, di creare strutture di supporto e consulenza permanente per gli imprenditori immigrati, sia di front office, sia on line, tramite le quali le Province possano contribuire a sviluppare azioni quali, ad esempio: • mappature dell’imprenditorialità straniera nel territorio provinciale (tramite focus group e interviste approfondite a imprenditori individuati come “testimonial”); • realizzazione di “Servizi alle imprese immigrate” attraverso l’attivazione di uno sportello informativo presso i Centri per l’Impiego, in rete con le Associazioni di Categoria, per orientare i cittadini stranieri sulla legislazione e sulle procedure amministrative per creare un’impresa; in tal senso, sarebbe auspicabile dar vita a vita ad un servizio di informazione, tutoraggio, accompagnamento e consulenza individualizzata per i migranti con una 15 idea imprenditoriale, interessati ad un supporto per definirla meglio e partecipare ad una valutazione qualificata da parte di esperti, preliminare alla presentazione ad una banca per la richiesta di finanziamento; • promozione di concorsi volto a premiare i migliori Business Plan elaborati da aspiranti imprenditori immigrati; • progettazione e realizzazione di corsi di formazione per gli operatori dei servizi all’immigrazione; • individuazione di risorse o strumenti destinati ad erogare microcrediti a sostegno dello sviluppo dell’imprenditorialità singola e/o associata, stipula di convenzioni con istituti bancari o enti promotori. 7.3.1. LO SVILUPPO DELLO STRUMENTO DEL MICROCREDITO Al fine di favorire l’integrazione dei cittadini dei Paesi terzi sostenendone le capacità di lavoro autonomo, potrebbe essere, in particolare, opportuno diffondere lo strumento del microcredito. Il micro credito d’impresa è un prestito per l’avvio o il consolidamento di un’attività d’impresa che sia capace di generare un reddito sufficiente a migliorare le condizioni di vita dei beneficiari. Le caratteristiche principali sono: • È un prestito per aspiranti imprenditori o piccoli imprenditori con una forte necessità di risorse finanziarie per avviare o sviluppare un progetto di auto-impiego; • Si tratta di importi di piccolo ammontare (il tetto massimo è previsto dalla normativa europea e nazionale in 25.000 euro); • È un credito concesso senza vincolo di garanzia reale fornita dal richiedente; • È uno strumento finanziario studiato per persone in condizioni di povertà o svantaggiate e finanziariamente vulnerabili, o comunque per varie ragioni escluse dal credito ordinario (giovani, donne, immigrati ecc.). Le attività praticate dagli imprenditori immigrati si concentrano su tre settori: nel 2009 oltre il 40% nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, il 27% nelle costruzioni e il 10% nelle attività manifatturiere. Rispetto a quanto osservato nel 2001 i primi due comparti sono in crescita in termini di quota sul totale, mentre la manifattura risulta in calo con un peso che passa dal 14,9% al 10%. Nel 2009 acquistano importanza i settori dell’alloggio e ristorazione e delle attività immobiliari e di noleggio. In termini di crescita media annua tra il 2001 e il 2006 la tendenza positiva accomuna tutti i settori con diverse intensità: più vivaci i primi due settori (le ditte di costruzioni crescono del 27,3% e quelle commerciali del 16,0% a cui si affianca una crescita rilevante nel trasporto e magazzinaggio (22,9%). Tra il 2007 e il 2009 alcuni settori risentono della congiuntura negativa e vedono un calo nel numero di imprese individuali. Questo soprattutto nel caso dei trasporti e magazzinaggio e delle attività manifatturiere che evidenziano una flessione del 20,8% e del 2,8% rispettivamente. I due settori più rilevanti crescono ma a ritmi blandi mentre è consistente l’aumento nell’alloggio e ristorazione (+38,5%), nelle attività immobiliari (+30,5%) e nei servizi pubblici e personali (+21,8%). In tal senso cfr. Ministero del lavoro e delle politiche sociali, L’immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive, Rapporto 2011, p. 98. 16 Cfr. Inps, Diversità culturale, identità di tutela. III° Rapporto su immigrati e previdenza negli archivi Inps, Roma, 2009, disponibile sul sito www.inps.it. 31 Il microcredito può stimolare l’accesso alle opportunità esistenti, puntando alla individuazione di nuove modalità operative e di collaborazione tra pubblico e privato che consentano il superamento degli attuali limiti dello strumento e che favoriscano l’accesso al credito a segmenti di mercato che non sono in condizione di accedere a finanziamenti tramite il credito bancario tradizionale. Attingendo allo spirito ispiratore del microcredito per lavoro autonomo, che vuole sollevare le persone da una situazione di disagio ed esclusione sociale favorendo un accesso al credito altrimenti non possibile e dando loro la possibilità di realizzare le proprie capacità e professionalità, i Centri per l’Impiego appaiono come luoghi potenzialmente in grado di informare, avviare una prima selezione di persone/idee/progetti, accompagnare, con il supporto di professionisti di autoimprenditorialità e accesso al credito, gli aspiranti beneficiari fino alla valutazione da parte del sistema bancario. Data la complessità della linea di intervento finalizzata a promuovere l’imprenditoria immigrata, si ritiene fondamentale strutturare una solida e reale collaborazione con i diversi soggetti, istituzionali ed extra-istituzionali, che in qualche modo interagiscono nella loro quotidianità lavorativa, e principalmente la Camera di Commercio, la Direzione Provinciale del Lavoro, le associazioni datoriali, gli operatori economici che agiscono sul territorio (quali, per esempio, gli istituti bancari). 7.4. LINEA 4 PROMUOVERE LA COSTITUZIONE ALL’INTERNO DEI CTI DI APPOSITE COMMISSIONI LAVORO L’idea che si vuole promuovere è quella del più ampio coinvolgimento di diversi attori del territorio, sia di tipo istituzionale che non istituzionale, ciò attraverso l’istituzione di una apposita Commissione Lavoro all’interno dei Consigli Territoriali per l’Immigrazione delle Prefetture. Già la legge prevede l’articolazione dei Consigli Territoriali in sottocommissioni, ma da recenti indagini risulta che solo in rari casi all’interno di questi siano state create Commissioni ad hoc che si occupino delle questioni relative al reimpiego dei lavoratori immigrati. Questa Commissione dovrebbe, fra l’altro, essere pensata come una struttura a “geometria variabile”, coinvolgendo, di volta in volta, i diversi interlocutori interessati nelle tematiche affrontate (quindi non solo attori istituzionali, operatori dei CPI, ma anche sindacati, associazioni di immigrati, associazioni datoriali, patronati). Tale Commissione dovrebbe poter svolgere in collaborazione con la Provincia anche un’attività informativa diretta agli immigrati, attraverso tutti gli strumenti della comunicazione (conferenze, seminari, comunicati stampa e radiotelevisivi, a mezzo di siti internet), per veicolare al meglio le novità legislative, le iniziative di rilievo e, in generale, le notizie di specifico interesse. Si rende necessario, quindi, valorizzare le caratteristiche dei Centri Territoriali come luogo di confronto e di elaborazione progettuale, utilizzando al meglio i quattro pilastri di cui si compone la sua struttura, rappresentati dalle Commissioni, per quanto attiene alla parte operativa, lasciando al Consiglio in sessione plenaria la competenza esclusiva a definire le politiche di gestione del fenomeno migratorio, anche al fine della determinazione dei “flussi d’ingresso” sul territorio provinciale, decisi poi a livello governativo. In questo contesto, la Linea di intervento vuole promuovere l’attivazione della Commissione Lavoro/ Sezione lavoro presso il Consiglio Territoriale dell’Immigrazione della Prefettura, come luogo di governance a cui partecipano gli attori istituzionali e i servizi pubblici e privati del territorio, dedicato alla trattazione delle tematiche relative al lavoro e all’immigrazione (reimpiego degli immigrati disoccupati, programmazione e previsione dei fabbisogni professionali, ecc.). Detta Commissione dovrebbe inoltre fungere da luogo di raccordo che potrebbe contribuire a individuare le procedure per la “tracciabilità” del lavoratore straniero dal momento in cui fa ingresso in Italia per tutta la durata del soggiorno nel nostro paese, mettendole a disposizione di diversi enti di responsabilità locali per una più coerente ed efficace pianificazione degli interventi e organizzazione dei servizi. Si ritiene, inoltre, di fondamentale importanza prevedere meccanismi chiari di raccordo e di interazione fra l’attività svolta da un tale tipo di Commissione e i CPI, al fine di supportare tali Centri nella rilevazione quali-quantitativa della domanda e dell’offerta di lavoro e così consentire al Centro per l’Impiego l’offerta di risposte specifiche alle diverse esigenze dell’utenza non comunitaria. Fondamentale è, dunque, la creazione di un rapporto preferenziale tra CPI e Prefettura-UTG per la gestione delle pratiche riguardanti i lavoratori immigrati e il loro successivo inserimento e per una migliore sinergia nella determinazione del fabbisogno di manodopera straniera da parte delle singole imprese. La costituzione di detta Commissione potrebbe essere preceduta da un apposito Protocollo di Intesa fra gli attori istituzionali pubblici e privati (DPL, Provincia, Prefettura UTG/Questura, CPI, operatori privati, associazioni datoriali e di categoria) finalizzato a individuare le finalità, le competenze e le modalità di costituzione della Commissione, nonché le strategie di coinvolgimento di tutti gli attori interessati (incontri tematici periodici, audizioni, ecc.). 32 7.4.1. BOZZA DI PROTOCOLLO PER L’ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALL’INTERNO DEL CTI PROTOCOLLO D’INTESA Per l’istituzione della Commissione Lavoro all’interno del Consiglio Territoriale Immigrazione L’anno 2011, il giorno ....... del mese di ................................., presso la Prefettura di ................................., si sono riuniti i rappresentanti degli Enti di seguito indicati per la stipula di un protocollo d’intesa volto all’istituzione della Commissione Lavoro all’interno del Consiglio Territoriale Immigrazione. IL PRESENTE PROTOCOLLO D’INTESA È SOTTOSCRITTO DA: Prefettura di .................................................................................................................................................................. Provincia di ..................................................................................................................................................................... Questura di ..................................................................................................................................................................... Direzione Provinciale del Lavoro di ............................................................................................................................... Associazione di categoria .............................................................................................................................................. Associazione sindacale ................................................................................................................................................. Associazione immigrati ................................................................................................................................................. PREMESSO CHE • È stata evidenziata la necessità di rafforzare la governance nazionale, regionale e provinciale nella programmazione delle politiche migratorie; • Le Province italiane svolgono un ruolo fondamentale di coordinamento e capitalizzazione del patrimonio di esperienze, conoscenze e competenze in ambiti di rilievo per il presente progetto, quali le politiche del lavoro, della formazione professionale, dell’ orientamento, sociali, della promozione culturale e cooperazione internazionale, assicurando una più ampia diffusione a livello territoriale dei risultati raggiunti e una loro integrazione e messa a sistema rispetto alle politiche regionali, nazionali ed europee; • Il livello provinciale è quello più prossimo ai destinatari finali ed è il livello di coinvolgimento di tutti gli interlocutori che intervengono nella gestione di interventi per gli immigrati; • La Provincia di ………… ha partecipato al progetto di rilievo nazionale Prov-Integra, promosso dall’Unione delle Province d’Italia (UPI), nell’ambito del Programma di finanziamento FEI (Fondo Europeo per l’Integrazione di Cittadini di Paesi Terzi 2007-2013), sulla base di una apposita convenzione siglata con il Ministero dell’Interno, e coordinato dalla Provincia della Spezia; • Il progetto Prov-Integra si pone il duplice obiettivo, da una parte di agevolare i processi di governance nella programmazione e gestione delle politiche per l’integrazione degli immigrati regolari sulla base delle competenze proprie delle Province come enti di coordinamento territoriale e, dall’altra, di favorire l’integrazione e l’occupabilità dei lavoratori immigrati residenti in Italia, attraverso percorsi di formazione di lingua italiana, orientamento civico e professionale; • Nell’ambito del progetto Prov-Integra sono state elaborate specifiche Linee Guida finalizzate a favorire l’istituzione di reti territoriali in grado di stimolare e promuovere interventi mirati al reinserimento lavorativo degli immigrati; • Tra i partner sottoscrittori, a livello territoriale, sono già intercorse collaborazioni e intese finalizzate all’inclusione sociale e lavorativa degli immigrati; • Al fine di creare l’istituzionalizzazione di reti fra i diversi attori si è proposta la costituzione all’interno dei CTI della Commissione Lavoro, quale struttura a “geometria variabile”, che coinvolge, di volta in volta, i diversi interlocutori interessati nelle tematiche affrontate (quindi non solo attori istituzionali, operatori dei CPI, ma anche sindacati, associazioni di immigrati, associazioni datoriali, patronati); 33 VISTI • L’art. 22 del d.lgs. n. 286 del 1998 che ha istituito i Consigli Territoriali per l’Immigrazione; • Il decreto …….... con il quale è istituito il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione per la Provincia di ……….....….; • L’accordo sottoscritto il 12 marzo 2010 dal Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, finalizzato a favorire la cooperazione tra le istituzioni per inserire gli immigrati nel mondo del lavoro; CONSIDERATA • La necessità di perseguire obiettivi fondamentali quali una efficace semplificazione amministrativa delle procedure, una maggiore integrazione tra procedure amministrative, la lotta al sommerso, formazione e intervento nel reimpiego dei lavoratori in attesa di permesso di soggiorno, la valorizzazione del ruolo di coordinamento dei Consigli Territoriali dell’Immigrazione, la valorizzazione del ruolo delle Province in materia di lavoro degli immigrati, iniziative per l’inserimento al lavoro di cittadini extracomunitari, progetti destinati ai paesi d’origine per migliorare la gestione dei flussi e promuovere l’immigrazione legale; • L’opportunità di ottemperare a quanto suggerito nelle Linee Guida elaborate nell’ambito del progetto Prov-Integra, cui la Provincia di .................................... ha partecipato in qualità di partner; SI CONVIENE QUANTO SEGUE: ART.1 La Prefettura UTG di …. si impegna a istituire presso il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione apposita “Commissione Lavoro”, la quale, sotto il coordinamento della Provincia, persegue le seguenti finalità: • Aumentare le opportunità di inserimento lavorativo e di coinvolgimento nelle politiche attive da parte dei lavoratori stranieri; • Migliorare il coordinamento interistituzionale tra attori pubblici, privati e del terzo settore; • Promuovere lo scambio di informazioni e buone prassi; • Monitorare le iniziative in materia di immigrazione attivate a livello locale; • Migliorare le possibilità di raccordo tra dati e informazioni indispensabili per la programmazione degli interventi e delle misure; • Aumentare l’organizzazione dei servizi sul territorio per dare efficacia e tempestività alle azioni di reimpiego; • Individuare interventi coerenti dal punto di vista quantitativo e qualitativo con il fenomeno della disoccupazione tra gli immigrati; • Creare una “rete permanente” in grado di garantire un costante dialogo fra tutti gli attori pubblici e privati coinvolti. ART. 2 Tutti i firmatari del presente Protocollo d’Intesa in coerenza con i compiti e i ruoli che ciascun attore esercita a livello locale si impegnano a: • Collaborare alla costituzione e all’ottimale funzionamento della citata “Commissione Lavoro”; • Favorire la più ampia diffusione di iniziative e buone prassi; • Collaborare con la Commissione nella individuazione di problematiche derivanti dall’eventuale mancato raccordo o insufficiente “dialogo” fra tutti gli attori coinvolti nella gestione del fenomeno migratorio. A tal fine le parti assumono l’impegno di elaborare, promuovere, realizzare gli interventi sulla base delle rispettive competenze, relativamente alle singole attività programmate, anche collaborando con altri enti e associazioni presenti sul territorio, mettendo a disposizione dati, informazioni e risorse professionali, finanziarie e strumentali. ART. 3 Al fine di realizzare l’azione di coordinamento degli interventi previsti, la “Commissione Lavoro”, sotto il coordinamento della Provincia, ed in collaborazione con tutti i firmatari del presente Protocollo, dovrà organizzare 34 periodicamente incontri o iniziative per: • Promuovere, coordinare, valutare gli interventi e le azioni di rispettiva competenza; • Approfondire la conoscenza relativa al funzionamento del mercato del lavoro degli immigrati a livello provinciale; • Predisporre, almeno annualmente, un programma degli interventi e/o delle iniziative finalizzate ad aumentare le opportunità di inserimento lavorativo e di coinvolgimento nelle politiche attive da parte dei lavoratori stranieri da effettuare per l’anno di riferimento. FIRME: ......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... 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La stessa percezione del fabbisogno formativo è condizionata da problemi contingenti di natura “primaria”, spesso di emergenza, legati all’abitazione, al reperimento di un lavoro che garantisca sia il sostentamento economico sia il mantenimento dei requisiti necessari al rinnovo del permesso di soggiorno. La difficoltà linguistica è poi spesso associata a difficoltà di integrazione sociale e culturale, a un basso livello di scolarità, ad un’età media elevata, all’esigenza quotidiana, soprattutto per le donne, di conciliare la frequenza ai corsi con la gestione familiare e l’accudimento dei bambini, alla difficoltà logistica negli spostamenti per il raggiungimento delle sedi formative, alla complicazione di conciliare gli orari lavorativi con gli orari della formazione. Da queste considerazioni emerge la necessità di progettare interventi e percorsi formativi che tengano conto dell’immigrato nella sua globalità sociale, culturale, lavorativa. Solo valutando tali elementi, è possibile realizzare interventi che permettano concretamente agli immigrati di accedere e avere continuità nell’ambito delle azioni formative e più in generale nel sostenimento di politiche attive del lavoro ad essi dedicate. 1.2. L’ATTIVITÀ FORMATIVA ALL’INTERNO DEL PROGETTO PROV-INTEGRA In linea con gli elementi sopra esposti, il progetto Prov-Integra ha previsto l’attivazione di percorsi di formazione linguistica, orientamento civico, orientamento al lavoro mirati a migliorare i processi di inclusione sociale e lavorativa degli immigrati e realizzati con il concorso di misure di supporto per agevolare lo svolgimento delle attività formative ed il successivo rilascio, a seguito degli esami di profitto, della Certificazione Europea di Lingua italiana, prevista dal Quadro Comune Europeo. Il Progetto ha coinvolto nelle diverse province una rete consolidata di partner: il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione, i Centri per l’Impiego provinciali, i Centri Territoriali di Formazione Permanente, gli enti di formazione professionale, le associazioni di immigrati, le associazioni datoriali. le azioni proposte hanno riguardato: • Una fase di raccolta adesioni e accoglienza che ha previsto l’ esame dei bisogni e una valutazione del curriculum formativo e professionale e del livello di lingua posseduto in ingresso. • L’erogazione delle azioni formative di lingua italiana mirate al conseguimento della certificazione linguistica, • L’erogazione di azioni formative di competenze trasversali relative a: normative e tutela dei diritti, diritto del lavoro e contrattualistica, mercato del lavoro territoriale, mappatura del territorio e dei servizi utili, pubblici e privati, presenti e fruibili nelle aree di residenza dei corsisti. • La realizzazione di azioni individuali mirate alla collocazione e ricollocazione professionale per ognuno dei partecipanti. • Un setting dedicato per la realizzazione di video cv per i partecipanti ai corsi, determinato sulla base delle competenze professionali maggiormente spendibili sul territorio di riferimento. • L’attivazione di supporti e facilitazioni per favorire al massimo la frequenza ai corsi, con particolare riferimento al target femminile. In questo senso sono stati previsti i seguenti supporti: baby sitting per tutta la durata del corso, supporto per il pagamento dei trasporti pubblici per raggiungere le sedi corsuali, buoni pasto per facilitare la partecipazione in orari adeguati alle esigenze dei corsisti. • La certificazione del livello di lingua raggiunto, in collaborazione con enti accreditati per il rilascio, previo esame di profitto, del certificato di lingua. 1.3. ANALISI DELLE PRINCIPALI AZIONI E DELLE METODOLOGIE La fase di accoglienza ha riguardato l’organizzazione di appositi sportelli informativi presso i CPI sulle finalità e le attività del Progetto Prov-Integra. Questa fase ha visto il coinvolgimento di operatori e orientatori esperti e, in molte province, la stretta collaborazione col servizio di mediazione linguistico culturale presente presso gli stessi CPI. Successivamente sono stati predisposti, in collaborazione con i CTP e gli Enti di formazione coinvolti, appositi setting di somministrazione di 37 test di valutazione di lingua italiana e analisi dei bisogni individuali, realizzati con appositi colloqui di accoglienza, per la destinazione al corso più adeguato in termini di livello linguistico posseduto, disponibilità giornaliera ed orario, bisogni specifici legati agli impegni di lavoro e familiari. La fase di accoglienza e analisi dei bisogni ha consentito di costruire più edizioni su diversi livelli linguistici di accesso, in particolare livelli A1, A2, B1 a composizione multietnica. Le azioni formative di lingua italiana hanno visto l’attivazione di 86 edizioni corsuali nell’ambito delle diverse province, con la partecipazione di un totale di 988 immigrati, di cui il 44% uomini e il 56% donne, provenienti per il 49% da paesi africani, per il 26% dall’America centrale e meridionale, per il 16% da Asia e Sud est asiatico, per il 9% dall’ Est Europa. Da segnalare il grande interesse per l’opportunità di raggiungere la certificazione di lingua, espressa dalla quasi totalità dei corsisti, che hanno dimostrato un particolare impegno, interesse e determinazione, segno evidente che lo strumento è ritenuto significativo per la futura stabilizzazione in Italia. Particolarmente differenziati, nelle province partner, i livelli di ingresso dei partecipanti ai corsi: 43% per il livello A1, 37% per il livello A2, 16% per il livello B1. Da evidenziare una percentuale abbastanza consistente di analfabetismo, pari al 4% dei corsisti. Tale percentuale si riferisce a migranti, nella maggior parte dei casi al primo ingresso in Italia, che sono analfabeti pressoché totali anche nella propria lingua madre. La grande varietà di ceppi e livelli linguistici posseduti dai corsisti ha portato ad avere, in alcuni casi, codocenze di italiano che potessero lavorare per gruppi affini e per livello di lingua (A1/A2 oppure A2/ B1….) creando dei veri e propri sottogruppi che hanno potuto lavorare al meglio per l’accesso alle prove di certificazione linguistica. In questa fase le criticità maggiori hanno riguardato la necessità di prevedere percorsi formativi differenziati per livello linguistico omogeneo, problema che si salda con i problemi legati a flessibilità degli orari e dei giorni di corso, la conciliazione tra le esigenze dei corsisti su questi punti e il rispetto per quanto possibile dei livelli di ingresso in aula. Le riflessioni precedenti sono decisamente utili per proporre, in prospettiva, alcuni correttivi in sede di programmazione degli interventi e di selezione dei partecipanti, che dovrebbe prevedere una proiezione iniziale sulle future classi da costruire che tenga conto dei seguenti parametri: livello linguistico, impegni di lavoro, impegni familiari, bisogni legati ai figli compresi nella fascia d’età 0-11 anni, area di residenza, possibilità di utilizzo di mezzi pubblici e/o mezzi propri, collocazione dei corsi nel periodo autunnale/invernale dell’anno. Da rilevare, in questa fase, il lavoro importante svolto ovunque dai CTP, a sottolineare il ruolo fondamentale ricoperto dalla scuola pubblica nel processo d’integrazione. Le azioni formative sulle competenze trasversali legate al contesto di accoglienza e al contesto lavorativo hanno avuto un duplice intento: da un lato, fornire conoscenze sul contesto di accoglienza prettamente istituzionale e legislativo e, dall’altro, far conoscere l’Italia e gli italiani da un punto di visto più squisitamente culturale ed antropologico. Questo approccio è stato proficuo dal punto di vista della valutazione della differenza culturale, connotata come un valore condivisibile e positivo; come l’incontro con l’altro che rende manifesto il valore del pluralismo di forme e visioni del mondo, sistemi di pensiero e di vita, nonché la diversità di gestione che la “cosa pubblica” può avere tra il paese di accoglienza e quello di provenienza. Tale approccio ha puntato a smussare gli angoli di una differente provenienza identitaria, sottolineando il valore della diversità e stimolando la curiosità di una condivisione e comprensione delle differenze culturali. Essendo il corso dedicato sia a lavoratori che a disoccupati, si è rivelato fondamentale affrontare i temi del lavoro dipendente e autonomo secondo punti di vista diversificati di chi il lavoro già lo possiede e vuole verificare la propria condizione rispetto alle regole vigenti in Italia e chi viceversa vuole avere informazioni fondamentali per il proprio inserimento lavorativo “in regola”. È stata privilegiata una modalità di approccio fortemente dialogica cercando di affrontare non tanto le leggi e normative vigenti in astratto, ma tarando gli argomenti in funzione della richiesta specifica dei corsisti di informazioni pratiche utili ed immediatamente utilizzabili. Il modulo è stato tenuto da consulenti del lavoro ed esperti in materia. La parte dedicata al mercato del lavoro è stata particolarmente curata per consentire una conoscenza approfondita dei servizi pubblici dedicati al lavoro, le loro modalità di lavoro, i servizi utili, le professioni con una maggiore spendibilità a livello locale, le aziende, la formazione professionale e scolastica “disponibile” per accedere con strumenti sufficienti al mondo del lavoro del territorio, la sicurezza sul lavoro. Il tema della conoscenza del territorio e dei servizi pubblici e privati rilevanti e utili si è rivelato il tema maggiormente sentito rispetto alle esigenze di integrazione “reale” nel tessuto sociale del territorio; tra gli argomenti trattati: Prima accoglienza, Riconoscimento, Ricongiungimenti, Storia locale, Assistenza sanitaria, Scuola e formazione, Università, Lavoro, Servizi per i minori e i giovani. In sintesi si è rilevata una grande tensione verso la conoscenza approfondita del nostro paese e 38 dei suoi meccanismi di funzionamento. La chiave ancora una volta è il desiderio di un’integrazione reale, supportata dall’equiparazione agli italiani nelle opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, utilizzo dei servizi, acquisizione del “punto di vista” del paese di accoglienza per una migliore integrazione. In definitiva l’acquisizione del ruolo di cittadino. Le azioni individuali rivolte ai singoli immigrati hanno mirato espressamente al collocamento e ricollocamento lavorativo, messa in trasparenza delle competenze professionali, aggiornamento dei curricula posseduti dagli allievi, attività di orientamento e accompagnamento ai servizi e alle opportunità proposte dai Centri per l’Impiego, consultazione offerte di lavoro. Questa parte dell’intervento ha visto una forte integrazione con i Servizi dei Centri per l’Impiego che hanno messo a disposizione informazioni, dati e indicatori in loro possesso. Lo svolgimento di colloqui individuali attitudinali e di orientamento professionale con ogni beneficiario ha consentito di rilevare più approfonditamente il profilo professionale degli immigrati, di ricostruire le loro esperienze ed il loro curriculum vitae, nonché di individuare, attraverso un’azione mirata di orientamento e counselling, i loro interessi rispetto alla formazione professionale, alla motivazione e alla disponibilità nella frequentazione di eventuali corsi professionalizzanti. In alcune province tra cui Alessandria, Milano, Firenze, Parma, Roma, Ascoli Piceno si è provveduto così all’organizzazione di corsi di formazione professionale ideati sulle specifiche esigenze espresse dai beneficiari e costruiti attorno a piccoli gruppi di corsisti. Gli ambiti di maggior interesse hanno riguardato: settore turistico-alberghiero, settore informatico, settore meccanico, settore edile, settore socio-assistenziale e l’ auto imprenditorialità. Di particolare interesse poi, in alcune realtà provinciali, la realizzazione di percorsi di inserimento nelle aziende del territorio, tramite l’attivazione di tirocini finanziati rivolti agli immigrati. Tali azioni sono state rese possibili tramite l’integrazione con altri progetti di politiche attive del lavoro e l’impiego delle relative risorse disponibili presenti a livello provinciale. E’ il caso della Provincia di Alessandria, che ha previsto inserimenti della durata di quattro mesi con borsa lavoro, coinvolgendo alcuni beneficiari nel Progetto Inclusione Sociale – POR FSE 2007-2013 Competitività regionale e Occupazione. Un parte, seppur ridotta, dei beneficiari ha avuto così la possibilità di fare un’esperienza, in molti casi la prima, di inserimento nel mercato del lavoro locale. In altri casi il tirocinio si è rivelato uno strumento fondamentale che ha consentito al lavoratore straniero di farsi conoscere dall’azienda e dimostrare nella pratica le proprie competenze professionali. Infine, elemento di forte innovazione nei percorsi formativi e di orientamento al lavoro del Progetto Prov-Integra, è stata la realizzazione dei Video CV degli immigrati coinvolti nelle attività formative. Strumento integrativo al cv tradizionale, il video cv rappresenta una modalità particolarmente utile per la presentazione del lavoratore, delle sue esperienze e soprattutto delle sue competenze prima della realizzazione del colloquio con il selezionatore. Nel percorso di orientamento rappresenta inoltre uno strumento estremamente efficace, per la consapevolezza da parte dell’immigrato delle proprie capacità e potenzialità. Nell’ambito di Prov-integra, sono stati realizzati 454 Video CV catalogati nella banca dati interprovinciale ospitata nel portale di progetto www.provintegra.it (per ulteriori approfondimenti sui video cv si rimanda all’apposita sezione dedicata). Le azioni di supporto e accompagnamento di baby sitting, buoni pasto, trasporti previste per facilitare la partecipazione ai corsi si sono rilevate essenziali e fortemente apprezzate dai partecipanti: la scarsità di reti familiari, mezzi materiali, tempo disponibile, la forte presenza di donne sono tutti elementi che richiedono interventi a supporto mirati sulle specifiche esigenze dei corsisti. In particolare, per i singoli supporti rileviamo quanto segue: forte richiesta di supporti legati al baby sitting per bambini nella fascia di età 0-6 anni; evidentemente ciò è dato dalla maggiore presenza di donne gravate dalla responsabilità della gestione quotidiana degli stessi, spesso da coordinare con altri impegni a sostegno della famiglia e in molti casi dal bisogno di lavorare. Questa misura è stata organizzata in modo flessibile sul territorio, organizzando i servizi negli stessi spazi delle sedi corsuali con figure educative professionali adeguate (educatori professionali con titolo). Da segnalare il grande apprezzamento da parte delle corsiste per la disponibilità di questo servizio, facilitante anche verso le famiglie di provenienza, che spesso non agevolano la partecipazione ai corsi per la paura di vedersi private della figura che tradizionalmente si occupa della cura dei figli. I buoni pasto e i trasporti sono stati garantiti a tutti i corsisti in ragione delle presenze maturate al corso. I trasporti si sono rivelati indispensabili per la maggior parte dei partecipanti. I buoni pasto hanno rappresentato una misura di sostegno molto apprezzata per le esigenze alimentari, seppure ovviamente in proporzione alle possibilità di un tale tipo di strumento nell’ambito di un corso di formazione. Elemento fondamentale di questo tipo di supporti è la programmazione dei servizi già nelle fasi di promozione e diffusione delle azioni, con tempi adeguati alla complessità delle dinamiche culturali, familiari e personali con le quali ci si confronta. In questo caso la fase informativa, di contatto e “fidelizzazione” appare ancora più essenziale per il raggiungimento 39 degli obbiettivi. Rispetto al baby sitting, ed esempio un forte intervento propedeutico favorirebbe l’emersione di questo tipo di necessità che solitamente avviene invece con l’andare avanti delle attività corsuali. Infatti, la possibilità di entrare in contatto in forma fiduciaria con le reti familiari, le case, gli spazi di vita privata dei corsisti richiede una forte azione volta alla conoscenza reciproca delle parti in causa (corsisti e operatori dedicati in primis), lo sviluppo di un clima di fiducia condiviso, la possibilità di spiegare con sufficiente chiarezza tempi, modi, finalità dell’azione, livello di relazione che si intende instaurare, definire in modo trasparente la non interferenza con le abitudini e le regole di vita derivanti dalla specificità delle culture di provenienza e delle singole famiglie dei corsisti. 1.4. CONCLUSIONI E PROPOSTE Il primo punto che evidenziamo nelle nostre conclusioni è un elemento importante relativo alla fase propedeutica di questo tipo di progetti. A monte di tutte le azioni proposte è essenziale un’opera di ricerca ed analisi del contesto territoriale, sulla presenza di stranieri, le comunità di appartenenza, la loro condizione rispetto al lavoro, i bisogni che esprimono rispetto alla loro integrazione ed inclusione sociale. Una ricerca di questo tipo consente infatti di confermare dati raccolti, raccoglierne di nuovi, ridefinire alcuni bisogni e il modo migliore di rispondere agli stessi. Costituisce inoltre un valido strumento di base per la costruzione della “rete di servizio pubblico privato” rivolta all’immigrato, per il monitoraggio più sistematico di presenza, bisogni, condizione dello straniero sul territorio. IL PROGETTO HA FATTO EMERGERE DIVERSI ELEMENTI DI RILIEVO, FRA I QUALI SPICCANO: • la presenza in egual misura di disoccupati e occupati (seppure nelle forme più diverse); • l’alta motivazione all’utilizzo del corso per la ricerca di lavoro e/o per migliorare la condizione lavorativa posseduta. Presenza molto elevata di donne. Come evidenziato dalla Provincia di Fermo dove la partecipazione femminile al Progetto Prov-Integra ha rappresentato più del 90% dei beneficiari, le donne, nella migrazione, costituiscono l’anello di congiunzione tra il passato e il presente, tra il paese d’origine e quello di arrivo, tra la cultura di appartenenza e quella di accoglienza. Esse si confrontano quotidianamente con concezioni diverse di cura dei figli, di educazione, di alimentazione, di gestione dei tempi e degli spazi e sono chiamate a governare il cambiamento. Le difficoltà che incontrano in questo processo sono legate al non inserimento nel mercato del lavoro; spesso, infatti restano confinate nei ruoli di moglie e madre e il loro soggiorno in Italia si conduce entro i confini della casa e delle attività domestiche. Nel paese d’origine la loro vita relazionale era basata quasi sempre su una densa rete di legami amicali e parentali che permettevano di vivere il ruolo domestico senza frustrazioni e chiusure. In Italia, l’impossibilità di comunicazione con il contesto che le circonda le destina alla solitudine o a una serie limitata di rapporti, che possono accentuare con il passar del tempo il disagio di una condizione di isolamento, spesso subita per necessità e non scelta. L’apprendimento della lingua italiana rappresenta il primo elemento necessario per potersi integrare nella nuova realtà e per poter accedere ai servizi e alle opportunità offerte dal nuovo paese; costituisce altresì la possibilità di seguire il percorso educativo e scolastico dei figli, attraverso la comunicazione con gli insegnanti e l’istituzione in generale, ma anche e soprattutto assumendo l’identità di mamma, persona che accompagna i figli verso l’età adulta. Forte richiesta di socializzazione e quindi di integrazione: i corsi si sono dimostrati uno spazio importante in cui realizzare momenti di incontro e scambio tra partecipanti, tra i partecipanti e gli operatori. Momenti nei quali segnalare serenamente in spazi accoglienti le proprie difficoltà rispetto ai temi dell’integrazione, del lavoro, della propria identità rispetto al territorio. In questo senso rileviamo come la partecipazione alle attività formative sia vissuta in termini di opportunità e di disponibilità di un proprio spazio di vita che ne aumenta la “qualità”. Altissima motivazione alla certificazione di lingua, con attenzione particolare a conoscere i programmi di esame, le modalità di svolgimento, le possibilità di ripetere l’esame in caso di fallimento etc. anche in questo caso il dato è molto significativo perché dimostra un desiderio molto forte di appartenenza al contesto di accoglienza da rinforzare con strumenti tangibili e che possano garantire progetti di evoluzione e di crescita personale. La partecipazione di tutte le comunità maggiormente presenti a livello locale, confermando le proporzioni e l’incidenza di presenze corrispondenti alla presenza delle comunità nei territori. In linea con quanto accennato nei paragrafi precedenti, si propongono alcune riflessioni ai fini di una migliore replicabilità delle azioni del progetto Prov-integra. Relativamente alla formazione linguistica, si evidenzia l’esigenza di programmare la suddivisione delle aule per classi omogenee di lingua e di bisogni. La durata dei corsi, per la parte linguistica, dovrebbe 40 essere fortemente legata al livello da raggiungere, maggiore quindi per i livelli inferiori. Individuazione inoltre del livello di lingua A0, ovvero per migranti che sono al primo ingresso in Italia, con previsione della certificazione linguistica solo eventuale, per persone che scontano un analfabetismo totale (a volte anche nella propria lingua madre); questo in vista dell’allargamento dell’azione formativa non solo a migranti presenti già da tempo sul territorio italiano. Relativamente alla formazione professionale, il passaggio dalla formazione linguistica a quest’ultima dovrebbe avvenire in step ravvicinati temporalmente al fine di evitare una possibile dispersione dei beneficiari nonché calo di interesse ed attenzione dagli obiettivi del Progetto; Relativamente alle attività di orientamento, considerando le alte aspettative lavorative dei beneficiari legate alle pregresse esperienze, sarebbe opportuno realizzare le attività di orientamento e di promozione dei CPI anche attraverso la realizzazione di piccoli laboratori di gruppo al fine di favorire un momento di incontro- scambio tra: culture, esperienze e possibili realtà lavorative; Relativamente alle attività di inserimento lavorativo, prevedere un sensibile avvicinamento al mondo del lavoro attraverso la realizzazione di brevi stage in azienda, per consentire all’immigrato di potersi sperimentare “sul campo” consolidando gli apprendimenti teorico-pratici. L’integrazione socio lavorativa degli immigrati passa necessariamente attraverso un sistema di servizi complementari di accoglienza, formazione linguistica, formazione alla cittadinanza, formazione professionale, orientamento al lavoro, accompagnamento ai servizi del territorio. L’esperienza del progetto Prov-Integra evidenzia come una migliore sostenibilità delle azioni rivolte agli immigrati e una migliore efficacia degli interventi a livello locale, siano possibili attraverso l’ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili, una maggiore integrazione tra fondi nazionali e comunitari e un migliore coordinamento tra i diversi strumenti e progetti esistenti. Elemento vincente, la forte integrazione tra Provincia, Scuola Pubblica e Formazione Professionale, che, come messo in luce dal successo di questo progetto, mettono in campo una ricchissima gamma di competenze professionali e di offerte indispensabili per l’integrazione socio lavorativa. I CTP per la parte della competenza linguistica, la Formazione Professionale per le competenze professionali e del’inserimento lavorativo, la Provincia attraverso i Centri per l’Impiego quale supporto indispensabile per l’orientamento, l’incontro domanda /offerta e, più in generale, per la realizzazione di efficaci politiche attive del lavoro rivolte agli immigrati. PRINCIPALI DATI RELATIVI AGLI IMMIGRATI BENEFICIARI DELLE AZIONI FORMATIVE IMMIGRATI SUDDIVISI PER GENERE MASCHI FEMMMINE GENERE N° % Maschi 433 44% Femmine 555 56% Totale 988 100% LUOGO DI PROVENIENZA IMMIGRATI Sud Est Asiatico (2%) Est Europa (9%) Asia (14%) Africa (49%) America centro meridionale (26%) Luogo di provenienza N° % Africa 485 49% America centro meridionale 256 26% Asia 141 14% Est Europa 87 9% Sud Est Asiatico 19 2% Totale 988 100% 41 LIVELLO D’INGRESSO DEGLI IMMIGRATI AI CORSI DI LINGUA L’idea del video curriculum nasce negli Stati Uniti e presto si diffonde in Europa, attirando anche l’attenzione dei media sin dal 2007. E’ infatti con il successo planetario di YouTube che il Video CV si diffonde in rete tanto che oramai molti siti di recruitment in America si stanno organizzando per riuscire a replicare nel mondo della selezione del personale la miracolosa traiettoria di YouTube (www. alumwire.com, www.jobster.com, www.vault.com, www.hirevue.com etc). Oggi sono più di duemila i video in cui appare la parola curriculum (ovvero resumè) nel titolo, spesso molto diversi tra loro, da quelli che offrono una presentazione molto formale di sé a quelli più originali e creativi.2 A1 A2 B1 ANALFABETI LIVELLI D’INGRESSO N° % A1 424 43% A2 366 37% B1 158 16% Analfabeti 40 4% Totale 988 100% Nella fase relativa alla formazione degli immigrati sono state progettati dai Partner alcuni strumenti utili sia agli operatori che ai beneficiari. Alcuni di questi i sono stati riportati di seguito, al paragrafo Allegati, vedi pag. 47. 2. PROV-INTEGRA E LA REALIZZAZIONE DEI VIDEO CV 2.1. IL VIDEO CV Per video curriculum si intende generalmente la presentazione in video di una persona che cerca lavoro oppure che vuole far conoscere le proprie competenze. La video presentazione è ripresa da una telecamera e diffusa via internet, per mezzo di blog o portali come ad esempio Youtube oppure altri siti dedicati al lavoro.1 Proprio nel 2007, Vault.com, società specializzata in servizi per le risorse umane e coinvolta nel settore dei Video CV, ha realizzato un’indagine sullo strumento dei Video CV, “2007 Video ResumeSurvey”, in cui si sottolinea l’importanza e l’efficacia di tale strumento sul mercato del lavoro. Secondo tale indagine, quasi sei imprese su dieci ritiene che il video curriculum diventerà parte integrante degli strumenti di candidatura mentre l’89% dei datori di lavoro intervistati ha affermato che guarderebbe con interesse un Video-CV se venisse loro sottoposto.3 In Italia, in particolare, il video curriculum ha iniziato da poco la sua espansione on line. Diversi progetti e iniziative sono stati finanziati, spesso con il coinvolgimento di enti o Istituzioni pubbliche. Si tratta tuttavia di esperienze circoscritte e che, il più delle volte, si esauriscono con la conclusione del progetto, senza che si riesca ad assicurare una loro messa a regime. Da un’analisi complessiva del fenomeno legato al boom del Video CV emerge come la diffusione di tale strumento, conseguente al potere di internet e allo sviluppo dei social network, non sia avvenuta in modo uniforme, seguendo dei criteri e delle regole comuni. Così, le tecniche utilizzate sono le più disparate e vi è spazio, in quest’esercizio di autopromozione, per la creatività dei singoli. Ci sono video curriculum pensati come promo, dei “corti” con annessa storyboard o filmati4. E’ indubbio che, ad oggi, i Video CV sono, nella maggior parte dei casi, fatti su misura per persone giovani, in prevalenza studenti, e per chi 1 Definizione tratta da Wikipedia. (http://it.wikipedia.org/wiki/Video_curriculum) 2 Cfr. Articolo “Cerchi lavoro? Filma il tuo Video CV” di Federico Pace consultabile in http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/ 3 La ricerca è disponibile all’indirizzo www.vault.com/video-resume. 4 Cfr. “E ora il curriculum diventa un videoclip”, articolo di Ambra Craighero tratto da Il Corriere della Sera del 25 marzo 2008. dettaglio/Cerchi-lavoro-Gira-un-video-cv/2149337 42 ha un alto grado di istruzione.5 Ma in realtà il potenziale del Video CV e la sua vera carica innovativa consistono proprio nella capacità di renderlo uno strumento utile all’interno di un percorso compiuto di orientamento al lavoro e di autoconsapevolezza del soggetto. Pertanto, in questi termini, il Video CV diviene un’importante tappa del percorso di orientamento di target specifici di soggetti che, più di altri, hanno necessità di valorizzare le competenze acquisite, magari anche in contesti informali e non-formali. Il Video CV risponde quindi alla complessità del processo di inserimento lavorativo che diventa particolarmente critico per particolari categorie di soggetti che, pur detenendo competenze e abilità specifiche, non riescono a comunicarle adeguatamente, soprattutto se acquisite in contesti informali. In tal senso, il Video CV rappresenta una nuova possibile frontiera del mondo della selezione del personale che consente ai possibili datori di lavoro di farsi una prima idea, in soli 120 secondi circa, del “chi sono” e “cosa so fare” del candidato. L’utilizzo del Video CV come strumento di ricerca di un’occupazione è strettamente legato alla necessità e all’importanza di dimostrare concretamente cosa una persona è capace di fare, all’opportunità offerta di creare un’immediata e diretta empatia con il datore di lavoro che vede il video, alla possibilità di mettere in luce la personalità del candidato. In sintesi, il Video CV presenta numerosi vantaggi sia per il candidato che per il datore di lavoro. Il vantaggio fondamentale per il candidato è la possibilità di mettere in evidenza le proprie competenze e qualità, al di là di pregiudizi e stereotipi di età, sesso, razza e origini. Mentre per l’azienda il valore aggiunto è quello di fare una preselezione dei CV, vedendo anticipatamente la persona, facendosi un’idea più chiara ed approfondita di quello che è scritto normalmente in un curriculum vitae tradizionale. Così, ad esempio, da 100 curriculum, anziché fare 100 colloqui, l’azienda che cerca personale potrebbe chiamare a colloquio solo le persone di cui è più convinta, diminuendo quindi il numero di incontri in presenza. E soprattutto l’azienda può vedere il candidato nel video curriculum vitae quando vuole, più volte e da qualsiasi accesso web, oltre che dal dvd. In particolari casi, nel Video CV si può trovare la dimostrazione di alcune competenze del candidato, come quelle tecnico-pratiche oppure quelle multi 5 linguistiche, portando un consistente vantaggio sia alle aziende e sia ai candidati. VANTAGGI PER IL CANDIDATO: • Maggiore impatto delle persone in confronto al curriculum tradizionale. • Capacità di comunicare con la comunicazione NON VERBALE. • Possibilità di comunicare altre informazioni non presenti nel curriculum tradizionale. • Valorizzare le “abilità nascoste”, che non è possibile far emergere in un CV scritto. • Favorire l’auto-responsabilizzazione. VANTAGGI PER L’AZIENDA: • Maggiore impatto delle persone in confronto al curriculum tradizionale. • Riduzione dei tempi/costi per la selezione del personale. • Maggiori informazioni sul candidato. • Favorire una valutazione sull’autenticità della personalità di un candidato 2.2. IL VIDEO CV COME STRUMENTO DI UN PERCORSO DI ORIENTAMENTO Il Video CV quale strumento innovativo nel favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti deve inserirsi, per assicurare il suo potenziale e i vantaggi sopra descritti con particolare riferimento agli utenti, all’interno di un più ampio percorso di accompagnamento al lavoro. Questo è particolarmente vero quando il target considerato è composto da immigrati o, più in generale, da soggetti socialmente svantaggiati, per i quali è necessario un’azione preliminare di ascolto e accompagnamento al lavoro da parte di operatori specializzati e adeguatamente formati che, proprio attraverso l’ascolto della storia dell’utente e l’identificazione delle sue competenze, possono tracciare il percorso di accompagnamento al lavoro più adeguato. In linea generale, comunque, il Video CV rappresenta un valore aggiunto rispetto al CV tradizionale, uno strumento estremamente efficace sia per mostrare concretamente, in pochi secondi, le abilità di un soggetto, e le competenze acquisite in contesti informali, che per superare eventuali pregiudizi legati all’età, sesso, nazionalità, disabilità fisica dei beneficiari. Cfr. “The Video-CV Tool. A Documentary Research On Development and Diffusion of Video-CV Tool in Europe and USA” in www.videocurriculumproject.net 43 Rispetto al primo elemento e cioè al potenziale del Video CV di mostrare le competenze acquisite dal beneficiario in cerca di lavoro, molto resta ancora da fare nel percorso di orientamento al lavoro. Nella maggior parte dei casi infatti i Video CV disponibili su web sono una “versione parlata” di un CV tradizionale. Ciò detto tuttavia il Video CV, oltre a valorizzare le “abilità nascoste”, anche attraverso la creatività e le capacità comunicative, favorisce l’autoresponsabilizzazione del beneficiario. E’ indubbio che la realizzazione di un Video CV presenta alcune difficoltà che è necessario affrontare per poter ottenere un buon “prodotto”. Innanzitutto è necessario che vi siano operatori ben formati. Come abbiamo avuto modo di sottolineare, la creazione di un Video CV si inserisce all’interno di un percorso di orientamento al lavoro in cui una relazione di fiducia e cooperazione deve necessariamente instaurarsi tra il beneficiario e il suo “tutor”, cioè l’orientatore/operatore specializzato. La formazione degli operatori non attiene esclusivamente alla realizzazione tecnica del Video, quanto anche alla capacità di creare la struttura di Video CV più adatta al soggetto, costruendo lo storyboard sulla base dei colloqui effettuati con l’utente, delle sue caratteristiche, delle competenze formali, informali e non formali da lui acquisite. In secondo luogo, bisogna considerare che la creazione del Video CV è una procedura che richiede tempo, sicuramente maggiore rispetto alla produzione di un CV scritto. E’ infatti necessaria una preparazione preliminare basata sul colloquio, sulla co-costruzione dello storyboard, sul supporto in fase di registrazione e poi la realizzazione della fase di post-produzione. 2.3. ALCUNI ELEMENTI UTILI PER CREARE UN VIDEO CV Il Video CV deve essere costruito sulla base di una struttura che tenga in considerazione i seguenti elementi: 1. Chi sono: parte contenente indicazioni sulla storia, la personalità, la formazione dell’utente e le principali esperienze lavorative; circa 30 secondi. 2. Cosa so fare: parte contenente una dimostrazione di capacità e competenze pratiche o una descrizione delle competenze acquisite, delle doti professionali, delle capacità relazionali e trasversali; circa 1 minuto. 3. Io nel futuro: parte contenente aspettative e ambizioni per il futuro lavorativo e descrizione dell’occupazione che l’utente cerca; circa 30 secondi. CONSIGLI E RACCOMANDAZIONI PER FARE UN VIDEO CURRICULUM AGLI UTENTI SI CHIEDE DI: A. Guardare sempre in camera. B. Mantenere lo sguardo ad altezza occhi, non verso il basso. C. Parlare lentamente e scandire bene le sillabe. In modo particolare, cercare di sottolineare bene la chiusura delle parole. D. Mantenere un tono non troppo colloquiale, ma neanche troppo formale. Meglio cominciare con “buongiorno” piuttosto che con “ciao”. E. La durata media di un video-curriculum è compresa tra i 1,30 e i 2 minuti: è quindi importante pensare a come scandire questi pochi minuti con le molte cose da dire. F. Fare una scaletta delle cose che si vogliono dire. G. In chiusura, dedicare qualche secondo a raccontare alcune curiosità del proprio carattere o dei propri interessi. H. La comunicazione del corpo è importante. Cercare di non gesticolare eccessivamente con le mani. Mantenere un modo di parlare tranquillo e amichevole. I. L’abbigliamento deve essere appropriato al contesto al quale l’utente intende rivolgersi, tenendo conto della propria personalità. J. Ricordare che il Video CV è uno strumento innovativo e curioso: cercare di renderlo tale anche nel modo di presentarsi. K. Il video curriculum non sostituisce il cv tradizionale. Sono entrambi importanti! AI TUTOR/ORIENTATORI SI CHIEDE DI: A. Sostenere l’utente nel percorso di auto-responsabilizzazione. B. Illustrare all’utente l’intero processo di realizzazione del Video CV, dalla fase di progettazione alle riprese, all’editing del video e all’utilizzo finale del prodotto. C. Sostenere ed aiutare l’utente nel creare la struttura del Video CV. D. Spiegare all’utente come dovrà vestirsi, come dovrà muoversi davanti alla telecamera etc. E. Mostrare all’utente alcuni esempi di Video CV reperibili su internet. F. Aiutare l’utente ad apparire a proprio agio, sicuro di sé e convincente. 44 ATTREZZATURE NECESSARIE 1. Telecamera 2. Treppiede 3. 2 Fari con stativi 4. Radiomicrofoni 5. Nastri mini dv/hard disk 6. Frost/gelatina (carta termica forno) 7. Auricolari A. fondale o location ideale: neutro / bianco, pannello logo provincia/progetto, ambientazione tipo ufficio B. piazzamento luci: attenzione ombre volto, attenzione ombre sfondo, luce diffusa con frost carta termica C. applicazione del radiomicrofono D. controllo livelli audio con auricolari E. bilanciamento del bianco F. messa a fuoco manuale G. telecamera in bolla H. fare il nero -20” di registrazione in testa e 20” in chiusura dopo l’ultima immagine 2.4. IL VIDEO CV ALL’INTERNO DEL PERCORSO PROV-INTEGRA La realizzazione dei Video CV all’interno del progetto Prov-Integra ha rappresentato un’importante elemento di innovazione nei percorsi formativi e di orientamento al lavoro rivolti agli immigrati realizzati dalle 14 Province direttamente coinvolte. I Video CV realizzati infatti dalle Province partner in favore dei beneficiari coinvolti nelle attività formative hanno seguito la metodologia sopra descritta che è stata pienamente condivisa all’interno delle azioni di progetto dirette agli immigrati beneficiari. In tal senso, il Video CV non rappresenta semplicemente un filmato di presentazione e candidatura di un soggetto quanto piuttosto uno degli strumenti di un percorso di orientamento al lavoro, responsabilizzazione e presa di coscienza delle proprie competenze e potenzialità da parte dell’immigrato. Questo aspetto, estremamente importante e qualificante, è stato assicurato dalla contemporanea presenza di più elementi che hanno garantito che i Video CV Prov-Integra fossero l’output di un percorso metodologico rigoroso e condiviso e che possiamo così sintetizzare: • ruolo attivo dei CpI quale soggetto in grado di sviluppare un percorso di accompagnamento al lavoro dell’immigrato • coinvolgimento degli enti formativi incaricati di svolgere la formazione ai beneficiari individuati • realizzazione del Video quale tappa di un percorso formativo più ampio • formazione specifica ed empowerment degli operatori /tutor individuati da ciascuna Provincia/CPI • restituzione ai beneficiari attraverso l’implementazione di una banca dati dei Video CV consultabile dalle imprese Un ulteriore elemento di innovazione dei Video CV realizzati all’interno del percorso Prov-Integra è il network provinciale ed interprovinciale che si è creato nella realizzazione di questa attività e che, a nostro avviso, racchiude in sé le potenzialità per uno sviluppo del Video CV quale strumento di un percorso di accompagnamento e orientamento al lavoro dell’immigrato, ma più in generale dell’utente che si rivolge ai Centri per l’Impiego. Da un punto di vista operativo, sono stati realizzati 454 Video CV da parte di 11 Province coinvolte nel progetto a conclusione dei moduli formativi previsti. L’attività è stata preceduta da una formazione specifica sulla metodologia e sulle tecniche di produzione dei Video CV, realizzata a cura della Provincia di Firenze in due sessioni separate che hanno consentito a 32 operatori delle 15 Province partner di acquisire le competenze di base necessarie per realizzare tale attività. La formazione ha riscosso molto successo e grande interesse da parte degli operatori coinvolti che, nella maggior parte dei casi, grazie anche al loro entusiasmo, sono riusciti a realizzare i Video CV, pur tra le difficoltà derivanti dalla necessità di confrontarsi con un’azione nuova in poco tempo a disposizione. In alcuni casi, proprio il poco tempo a disposizione per il completamento delle attività ha spinto le Province a richiedere il supporto di esperti esterni per la realizzazione dei Video. In ogni caso, la formazione degli operatori interni alle Province e l’acquisto delle attrezzature necessarie per la realizzazione dei Video CV hanno posto le basi per garantire la sostenibilità del servizio da parte dei CpI delle Province. Infatti, questa azione ha suscitato, nella maggior parte dei casi, l’interesse dei beneficiari coinvolti e il servizio di realizzazione Video CV è stato fortemente richiesto, tanto che più Province si stanno organizzando per garantire la prosecuzione del servizio. L’interesse da parte degli utenti coinvolti rispetto a questo servizio innovativo è legato, oltre che ad un riconoscimento del percorso realizzato che, in qualche modo, trova nella registrazione del video un momento di riconoscimento, anche e soprattutto nella restituzione che ne è stata data e che consiste nell’inserire i Video CV all’interno di una banca dati visionabile dalle imprese. Il Video CV in tal modo diviene un tangibile strumento per la ricerca di lavoro in grado di superare ogni possibile pregiudizio. In conclusione, dunque, le potenzialità intrinseche del Video CV e i vantaggi che esso ha anche per le imprese, lo rendono uno strumento sempre più interessante nell’ incrocio domanda e offerta di lavoro; 45 uno strumento che le Province in quanto soggetti pubblici competenti in materia di politiche attive del lavoro guardano con sempre maggiore attenzione e che dovrebbe essere integrato tra i servizi e le attività ordinarie dei Centri per l’Impiego. L’esperienza realizzata con Prov-Integra intende essere un segnale in tale direzione. Esaurita la realizzazione dei CV previsti dal progetto, in realtà il network interprovinciale costituito e il portale Provintegra.it, al cui interno è presente la banca dati dei Video CV, rappresentano l’elemento di sostenibilità in grado di assicurare il prosieguo di questa proficua esperienza. 3. IL PORTALE www.provintegra.it online dei Video CV realizzati, attraverso apposita procedura di accreditamento. Elemento centrale della piattaforma è il contenuto: • Multimediale (testo, immagine, video) • Multilingua • Partecipato in quanto può essere caricato dalle singole Province coinvolte, può essere votato e commentato, può essere pubblicato sui social network. • Ragionato in quanto una redazione distribuita tra le Province collabora per l’organizzazione di contenuti di valore. Tra gli elementi caratterizzanti il portale Provintegra. it, da evidenziare vi sono senz’altro l’elemento di interazione con gli utenti, intesi come aziende e immigrati in cerca di lavoro e l’elemento di innovazione. L’innovazione è determinata dal fatto che il portale si basa su una piattaforma 2.0 (open source), in grado di gestire in modo agile diverse tipologie di contenuti multimediali e aperta ad evoluzioni e sviluppi futuri. 3.2. PROV-INTEGRA.IT: OBIETTIVI, PECULIARITÀ E POSSIBILI SCENARI DI EVOLUZIONE 3.1. PREMESSA Provintegra.it è il portale realizzato all’interno del progetto con l’obiettivo principale di valorizzare il concetto di Video CV estendendo, proprio attorno al Video CV, contenuti e funzionalità. Progettato in collaborazione con la Fondazione Politecnico di Milano e con il contributo dell’Associazione TECLA (che ha assicurato, per conto dell’Unione delle Province d’Italia, il coordinamento del partenariato di progetto e delle attività nazionali e di rete), Provintegra. it intende fornire servizi evoluti per l’inclusione civica e professionale degli immigrati. Il portale si rivolge prevalentemente agli immigrati residenti in Italia e alle imprese. Questo elemento è chiaramente espresso dalla architettura stessa del portale che, da una parte, si rivolge ai lavoratori immigrati, offrendo informazioni chiare e servizi concreti quali Video CV, formazione online e informazioni trasversali. Dall’altra parte, invece, si rivolge alle imprese, consentendo una consultazione La piattaforma Prov-Integra nasce come evoluzione di un progetto originariamente finalizzato a costituire una semplice banca dati per la gestione di video curricula di cittadini immigrati. Partendo da questa idea si è voluto cogliere il potenziale innovativo offerto dalle nuove tecnologie web 2.0 per estendere le funzionalità originarie e fornire servizi online evoluti per: • promuovere l’integrazione civica e professionale degli immigrati attraverso servizi online per l’orientamento al lavoro e la formazione, in grado di supportare il lavoratore non solo nella ricerca del proprio impiego ma anche nell’apprendimento della lingua e della cultura italiana; 46 • fornire servizi di valore per aiutare le aziende a monitorare la domanda di lavoro e ad essere informate su iniziative di interesse; • promuovere la collaborazione sul progetto tra enti, Province, imprese, associazioni, comunità locali e altri soggetti, e favorire una governance efficace delle risorse per l’occupabilità locali. La piattaforma è stata progettata in ottica di complementarietà rispetto ai servizi informativi online già erogati dai portali di altri enti, e rappresenta l’occasione per integrare tali risorse con quelle disponibili a livello locale, consolidando la partecipazione attiva delle Province nell’erogazione di servizi online per l’immigrazione e il lavoro. Per rendere facilmente fruibili contenuti multimediali e servizi evoluti, Prov-Integra si basa su tecnologie web evolute e su un Content Management System open source allo stato dell’arte dal punto di vista tecnologico. Il risultato è una piattaforma affidabile, flessibile e aperta, che facilita l’evoluzione delle funzionalità e l’integrazione con altri sistemi. Fondazione Politecnico di Milano, che cura la progettazione e l’implementazione della piattaforma, grazie all’esperienza maturata nella realizzazione organizzativa e tecnologica di progetti di innovazione complessi, si pone l’obiettivo di raggiungere le finalità sopra descritte facendo leva su metodologie consolidate ed allo stato dell’arte. Le funzionalità principali offerte da Prov-Integra possono essere così riassunte: • Gestione evoluta dei video curricula. Il portale Prov-Integra presenta una sezione dedicata alla consultazione avanzata dei video cv pubblicati dai Centri per l’Impiego. Il sistema integra funzionalità di georeferenziazione che guidano il cittadino nel trovare il Centro per l’Impiego più vicino per creare il proprio video CV. Le aziende, inoltre, possono consultare i video cv di interesse nelle vicinanze e contattare il CPI di riferimento per attivare un canale diretto attraverso cui ottenere maggiori informazioni sui lavoratori e usufruire dei servizi per l’occupazione locali. Il sistema è progettato per integrarsi con la banca dati del portale “Click Lavoro” del Ministero del Lavoro, al fine di estendere la base dei curricula consultabili. • Gestione evoluta di contenuti multimediali. Il portale gestisce contenuti multimediali georeferenziali, sia informativi che formativi, che possono essere organizzati per percorsi tematici in base alle caratteristiche ed alle esigenze dell’utente. In questo modo è possibile erogare servizi di formazione “pro- occupazione” e strutturare aree di e-learning per l’accesso a corsi online. La piattaforma offre l’opportunità di evoluzione dei servizi di formazione che spaziano dall’integrazione di servizi già attivi alla creazione di piattaforme di e-learning avanzate, che permettano di strutturare percorsi di formazione evoluti per il cittadino. Per la produzione dei contenuti formativi sono in fase di definizione degli accordi con Rai Educational. La sezione multimediale si presta inoltre ad ulteriori evoluzioni, come ad esempio l’attivazione di una web TV tematica, per il cui palinsesto sono in fase di studio collaborazioni con Babel TV e l’integrazione con progetti simili già attivi (MeltingPod). • Gestione di contenuti informativi dinamici. Il portale Prov-Integra gestisce inoltre contenuti informativi rivolti a immigrati e aziende, che spaziano da guide per l’orientamento al lavoro a informazioni su iniziative locali e normative, alle news dalle Province. Tutti i contenuti informativi sono geolocalizzati e referenziati attraverso tag tematici, e grazie a ciò possono essere strutturati in modo dinamico e flessibile non solo in base alle caratteristiche e gli interessi dell’utente, ma anche in funzione della sua provenienza e della sua attuale localizzazione. Le opportunità di evoluzione dei servizi informativi offerti da Prov-Integra sono innumerevoli, e spaziano dall’integrazione di contenuti già presenti su altri portali all’attivazione di funzionalità 2.0 per la condivisione e la creazione partecipata dei contenuti da parte degli utenti del portale. • Funzionalità evolute per l’amministrazione del sistema. La piattaforma offre infine funzionalità di back office flessibili, per la gestione efficiente di una redazione distribuita sul territorio che abiliti la collaborazione di diversi soggetti nella gestione dei contenuti. Oltre ai servizi e alle funzionalità illustrate, il progetto Prov-Integra prevede attività di progettazione organizzativa volte al consolidamento di una governance efficace di tutti i soggetti coinvolti nella gestione della piattaforma. Ciò rappresenta non solo un presupposto importante per il corretto funzionamento del sistema, ma anche un’opportunità per favorire la collaborazione sul progetto delle Province e consolidare le sinergie tra i gli enti che supportano l’integrazione sociale e lavorativa degli immigrati sul territorio, quali Centri per l’Impiego, Sportelli Unici per l’Immigrazione, Centri Territoriali Permanenti e Centri Territoriali per l’Immigrazione. 47 ALLEGATI Nelle fasi di accoglienza e orientamento rivolte agli immigrati, sono stati ideati alcuni strumenti utili, ad uso degli operatori, per la rilevazione dei dati dei beneficiari. Riportiamo di seguito, a puro titolo esemplificativo, quelli più rappresentativi utilizzati dalla Provincia di Alessandria e dalla Provincia della Spezia. Tra questi: • Patto di servizio tra beneficiario e operatore CPI (Allegato 1) • Scheda di rilevazione individuale dei dati socioanagrafici (Allegato 2) • Scheda di rilevazione delle esperienze formative e lavorative pregresse del beneficiario “Primo screening” (Allegato 3) • Scheda di rilevazione delle competenze professionali (Allegato 4) • Dossier individuale di fine progetto (Allegato 5) 48 PATTO DI SERVIZIO TRA BENEFICIARIO E OPERATORE CPI (Allegato 1) Codice Fiscale Cognome Nome Prov. di nascita Comune di nascita Data di nascita Sesso Stato civile Cittadinanza Permesso di soggiorno Scadenza Stato Occupazionale STATO OCCUPAZIONALE Provincia Comune Cap Indirizzo Email Telefono Cell RESIDENZA Nazione Provincia Indirizzo Comune Cap Telefono SINTESI PATTO DI SERVIZIO La sottoscrizione del presente documento è condizione indispensabile per usufruire dei servizi previsti dal progetto Prov-integra. Il Patto di Servizio è un accordo tra il Centro per l’Impiego e l’utente, sottoscritto da entrambe le parti con il quale vengono definite le condizioni generali dell’erogazione dei servizi svolti dal Centro per l’Impiego e le modalità di accesso da parte degli utenti, vengono inoltri chiariti gli impegni e le responsabilità reciproche coerentemente con gli obiettivi individuati nell’ambito del colloquio. Il colloquio è finalizzato alla raccolta di informazioni sull’esperienza formativo e professionale del candidato. Sulla base di tale incontro verrà redatta una scheda individuale e concordata la definizione del progetto professionale. IMPEGNI DEL Centro per l’Impiego Il CPI tramite lo sportello/servizio dedicato al progetto si impegna ad offrire i seguenti servizi: • Accoglienza e prima informazione • Colloquio di orientamento finalizzato alla definizione del progetto professionale concordato con la persona • Predisposizione di ogni strumento e informazione utili allo svolgimento del percorso concordato • Inserimento nella banca dati del Centro per l’Impiego • Accesso a percorsi formativi finanziati mirati all’adeguamento delle competenze linguistiche e professionali e successiva certificazione linguistica (secondo il Quadro di Riferimento Europeo delle Lingue) qualora siano presenti i requisiti richiesti e previsti dall’avviso pubblico Prov-integra e secondo la posizione ricoperta in graduatoria, fino ad esaurimento delle risorse disponibili. • Integrazione delle attività del progetto Prov-integra con eventuali ulteriori azioni di politiche attive del lavoro previste nell’ambito di progetti specifici attivi sul territorio. 49 • Aggiornamento delle informazioni dell’interessato sulla Banca Dati informatizzata con garanzia di riservatezza dei dati e invio all’utente delle comunicazioni relative al progetto Prov-integra, presso il domicilio, la casella di posta elettronica o il recapito telefonico dichiarati nel Patto di servizio sulla base del presente patto i servizi sono garantiti fino alla scadenza del permesso di soggiorno. IMPEGNI DEL PARTECIPANTE Il partecipante si impegna a realizzare quanto segue. • Partecipare al colloquio di orientamento finalizzato alla definizione del progetto professionale concordato con l’operatore del Centro per l’Impiego • Presentarsi agli appuntamenti concordati e alle eventuali convocazioni con puntualità, comunicando preventivamente al servizio eventuali impedimenti; • Partecipare ad ogni azione prevista dal progetto Prov-integra e alla frequenza dell’intero percorso formativo nel caso di accoglimento della domanda • Concordare eventuali ulteriori percorsi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi prefissati (tirocini, corsi di formazione, candidature,ecc.) con gli operatori del Centro per l’Impiego • Attivarsi nella ricerca di lavoro attraverso i diversi canali e le tecniche di ricerca attiva di lavoro promosse dai Centri per l’Impiego. • Comunicare entro le 24 ore: - il cambio del proprio domicilio, casella di posta elettronica, o recapito telefonico; - l’eventuale accettazione di un nuovo lavoro, anche a tempo determinato, oppure l’inizio di un corso di formazione o di un’attività lavorativa autonoma o imprenditoriale. • Sottoscrivere il presente documento per attivare le iniziative proposte all’interno del progetto • Sottoscrivere l’autorizzazione al trattamento dei dati personali in ottemperanza alle previsioni della legge sulla Privacy. • Rendersi disponibile ad eventuali colloqui telefonici e/o incontri per il monitoraggio delle attività previste. ADESIONE Adesione del partecipante Il/La sottoscritto/a _________________________________________ dichiara di accettare quanto previsto dal presente patto e di autorizzare il Centro per l’Impiego di ______________ e gli operatori dedicati a tali servizi al trattamento dei miei dati personali e professionali ed alla loro comunicazione ad imprese terze, ai sensi del D.lgs.196/2003 Data _______/_______/ 2011 Firma _________________________________________ Adesione del soggetto attuatore Il/ La sottoscritto/a _________________________________________ dichiara per conto del CPI della Provincia di __________ di accettare il presente patto e di impegnarsi a offrire i servizi in esso previsti. Data _______/_______/ 2011 Firma _________________________________________ Timbro 50 SCHEDA DI RILEVAZIONE INDIVIDUALE DEI DATI SOCIO-ANAGRAFICI (Allegato 2) SCHEDA ANAGRAFICA INDIVIDUALE Cognome e Nome Sesso Data e luogo di nascita Cittadinanza Condizione giuridica in Italia Da quanto tempo in Italia Indirizzo di residenza Domicilio (se diverso) Recapito telefonico Cellulare/Casa Indirizzo e-mail Sede CTP presso cui sta svolgendo la formazione linguistica 51 SCHEDA DI RILEVAZIONE DELLE ESPERIENZE FORMATIVE E LAVORATIVE PREGRESSE DEL BENEFICIARIO “PRIMO SCREENING” (Allegato 3) SCHEDA DI RILEVAZIONE DELLE ESPERIENZE FORMATIVE E LAVORATIVE PREGRESSE Cognome e Nome Esperienze formative Paese di origine Italia Esperienze lavorative Paese di origine Italia Condizione lavorativa attuale Interessi / aspettative 52 SCHEDA DI RILEVAZIONE DELLE COMPETENZE PROFESSIONALI (Allegato 4) SCHEDA ANAGRAFICA INDIVIDUALE Cognome e Nome Sesso Data e luogo di nascita Cittadinanza Condizione giuridica in Italia Da quanto tempo in Italia Indirizzo di residenza Domicilio (se diverso) Recapito telefonico Cellulare/Casa Indirizzo e-mail Sede CTP presso cui sta svolgendo la formazione linguistica SCHEDA COMPETENZE PROFESSIONALI ISTRUZIONE E FORMAZIONE Date (da – a) Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione Principali materie / abilità professionali oggetto dello studio Qualifica conseguita Livello nella classificazione nazionale conoscenza lingua italiana Date (da – a) Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione Principali materie / abilità professionali oggetto dello studio Qualifica conseguita Livello nella classificazione nazionale conoscenza lingua italiana 53 Prima lingua Altre lingue Capacità di lettura (Indicare il livello: eccellente, buono, elementare) Capacità di scrittura (Indicare il livello: eccellente, buono, elementare) Capacità di espressione orale (Indicare il livello: eccellente, buono, elementare) Capacità di lettura (Indicare il livello: eccellente, buono, elementare) Capacità di scrittura (Indicare il livello: eccellente, buono, elementare) Capacità di espressione orale (Indicare il livello: eccellente, buono, elementare) Capacità e competenze personali (Descrivere tali competenze e indicare dove sono state acquisite) Acquisite nel corso della vita non necessariamente riconosciute da certificati e diplomi ufficiali. Esperienze personali (Descrivere tali competenze e indicare dove sono state acquisite) Ad es. attività di volontariato, hobbies, sport, a casa, ecc. Capacità e competenze tecniche Conoscenza computer, attrezzature specifiche, macchinari, utensili, ecc. Capacità e competenze artistiche Musica, scrittura, disegno, cucito, cucina, ecc. Altre capacità e competenze Competenze non precedentemente indicate. Patente o patenti SITUAZIONE LAVORATIVA ATTUALE Periodo di svolgimento Tipo di azienda o settore di lavoro Tipologia di contratto Principali mansioni e responsabilità Ulteriori informazioni (Inserire qui ogni altra informazione pertinente, ad esempio persone di riferimento, referenze ecc.) ESPERIENZE LAVORATIVE PRECEDENTI Periodo di svolgimento Tipo di azienda o settore di lavoro 54 Tipologia di contratto Principali mansioni e responsabilità Ulteriori informazioni (Inserire qui ogni altra informazione pertinente, ad esempio persone di riferimento, referenze ecc.) Ambiti formativi di interesse Quali corsi professionali sarebbe interessato a frequentare Composizione nucleo familiare Disponibilità oraria Disponibilità per la frequentazione dei corsi professionali (orario, giorni, eventuali impedimenti). Settore: Disponibilità lavorativa In quale attività lavorativa vorrebbe essere inserito Mansione: Orario: Disponibilitá turni di lavoro: Tipologia di contratto: Note intervistatore 55 DOSSIER INDIVIDUALE DI FINE PROGETTO (Allegato 5) CHI SONO – MI PRESENTO Il mio nome Vengo da Sono in italia da Cosa so fare Cosa e’ difficile fare I miei pregi I miei difetti RICOSTRUZIONE DELLE POSIZIONI DI LAVORO PASSATE Si consiglia di selezionare e descrivere in questa scheda le attività di lavoro passate rilevanti ai fini della ricostruzione delle competenze e risorse maturate Periodo di lavoro Nome e sede dell’azienda/ente Settore di attività Caratteristiche dell’azienda/ente Dimensioni, prodotti / servizi, mercati Tipologia di contratto di lavoro Indeterminato, determinato, part-time, collaborazione, ecc. Reparto / ufficio / area aziendale Qualifica e/o ruolo svolto Principali tipi di attività svolte Strumenti e tecnologie utilizzate 56 RICOSTRUZIONE DEL RUOLO ATTUALE Periodo di lavoro Nome e sede dell’azienda/ente Settore di attività Caratteristiche dell’azienda/ente Dimensioni, prodotti / servizi, mercati Tipologia di contratto di lavoro Indeterminato, determinato, part-time, collaborazione, ecc. Reparto / ufficio / area aziendale Qualifica e/o ruolo svolto Principali tipi di attività svolte ESPERIENZE EXTRAPROFESSIONALI Periodo Dal Al Situazione / luogo / sede in cui si è svolta l’esperienza Eventuale organizzazione / soggetto di riferimento Ambito /settore in cui è stata realizzata l’esperienza Attività Principali attività realizzate e livello di padronanza espresso Livello di padronanza Min. Max. 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 Dal Al Periodo Scuola / università ESPERIENZE DI STUDIO Conoscenze e abilità acquisite 57 Dal Al Periodo Corsi di formazione e aggiornamento (indicarne la tipologia) ESPERIENZE DI STUDIO Conoscenze e abilità acquisite 58 59 COMPETENZE Che cosa so usare e come ho imparato a usarlo Che cosa so fare col computer e come ho imparato a farlo Che lingue so parlare Che cosa mi piace fare con gli amici. Perché? Che cosa mi piace fare da solo. Perché? 60 EFFICACIA PERCEPITA NEL PROPRIO LAVORO Riprenda in esame le attività descritte in precedenza e indichi su una scala da 1 a 5 (dove 1 livello minimo e 5 livello massimo) il livello di efficacia con cui ritiene di svolgere ognuna di queste attività. Nel riconoscersi tale livello provi a pensare, in particolare, da che cosa le deriva questa percezione (informazioni/ valutazioni raccolte, feed-back ricevuti da utenti, colleghi, responsabili, ecc.) Attività svolte Livello di efficacia Min. Max. 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 61 EFFICACIA PERCEPITA NEL PROPRIO LAVORO Descriva qui di seguito le tecnologie e gli strumenti (computer, software applicativi, fax, telefoni, muletto, affettatrice, de-cespugliatore, automobile…) di cui si avvale nel suo lavoro. Su una scala da 1 a 5 indichi con quale livello di padronanza utilizza ciascuno di essi, anche in funzione delle esigenze del suo ruolo (dove 1 livello minimo e 5 livello massimo). Tipo di tecnologia e strumenti Livello di padronanza Min. Max. 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 62 CHE COSA VOGLIO FARE Che lavoro cerco Cosa mi piace di questo lavoro Per quante ore voglio lavorare Perché? In quali giorni voglio lavorare Perché? Voglio lavorare la mattina / la sera / tutto il giorno Perché? Voglio lavorare vicino a casa / lontano da casa Perché? Progetto co-finanziato dall’Unione Europea Ministero dell’Interno Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DEI PAESI TERZI Prov-Integra è promosso da: Provincia della Spezia Provincia di Alessandria Provincia di Ascoli Piceno Provincia di Fermo Provincia di Firenze Provincia dell’Aquila Provincia di Parma Provincia di Perugia Provincia di Pesaro Urbino Provincia di Pisa Provincia di Rieti Provincia di Roma Con l’assistenza tecnica di: www.provintegra.it Provincia di Modena Provincia di Torino Unione Province d’Italia