PROGETTO
PROV-INTEGRA
Progetto co-finanziato
dall’Unione Europea
Ministero dell’Interno
Dipartimento per le Libertà Civili e
l’Immigrazione
FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE
DI CITTADINI DEI PAESI TERZI
3
INDICE
PREFAZIONE
pag. 5
INTRODUZIONE: IL PROGETTO PROV-INTEGRA
pag. 7
PARTE 1
LA GOVERNANCE LOCALE DELLE POLITICHE MIGRATORIE
IL PROGETTO PROV-INTEGRA: LINEE GUIDA PER L’ATTIVAZIONE
DI RETI TERRITORIALI PROVINCIALI.
1.
2.
3.
4.
5.
5.1.
6.
6.1.
7.
7.1.
7.1.1.
7.1.2.
7.1.3.
7.3.
7.3.1.
7.4.
7.4.1.
•
Immigrati e mercato del lavoro: storia di un difficile processo di integrazione.
La governance locale delle politiche migratorie.
Principio di sussidiarietà e strumenti di raccordo esistenti.
Il progetto Prov-Integra e l’esperienza del tavolo multi-attore e dei focus group.
Monitoraggio della situazione esistente e best practices.
Alcuni dati sui Servizi per l’Impiego delle 15 Province partner di Prov-Integra.
Linee guida in materia di governance delle politiche migratorie.
I soggetti da coinvolgere.
Le linee guida.
Linea 1. Migliorare l’occupabilità dei lavoratori immigrati.
Il ruolo dei Centri per l’Impiego.
La creazione dello Sportello Immigrati all’interno dei Centri per l’Impiego.
L’istituzione in via permanente di un Servizio di mediazione linguistico-culturale
presso i Centri per l’impiego.
Il rafforzamento dell’attività di assistenza alle imprese.
Il ruolo dei Centri per l’Impiego nell’inserimento nel mercato
del lavoro delle donne immigrate.
Potenziamento dei raccordi con gli operatori privati.
Strumenti per il potenziamento del ruolo dei Centri per l’Impiego.
Linea 2. Promuovere l’adozione di Piani provinciali mirati e la costituzione
di un osservatorio provinciale sul mercato del lavoro degli immigrati.
Linea 3. Sviluppare l’auto imprenditorialità degli immigrati.
Lo sviluppo dello strumento del microcredito.
Linea 4. Promuovere la costituzione all’interno dei CTI di apposite Commissioni lavoro.
Bozza di protocollo per l’istituzione della commissione lavoro all’interno del cti.
Riferimenti bibliografici
PARTE 2
LE AZIONI SUI BENEFICIARI E IL PORTALE WWW.PROVINTEGRA.IT
1.
1.1.
1.2.
1.3.
1.4.
2.
2.1.
2.2.
2.3.
2.4.
3.
3.1.
3.2.
Le azioni di formazione realizzate.
Elementi distintivi della formazione rivolta agli immigrati.
L’attività formativa all’interno del Progetto Prov-integra.
Analisi delle principali azioni e delle metodologie.
Conclusioni e proposte.
Prov-Integra e la realizzazione dei Video CV.
Il Video CV.
Il Video CV come strumento di un percorso di orientamento.
Alcuni elementi utili per creare un Video CV.
Il Video CV all’interno del percorso Prov-integra.
Il portale www.provintegra.it
Premessa.
www.provintegra.it: obiettivi, peculiarità e possibili scenari di evoluzione.
7.1.4.
7.1.5.
7.1.6 .
7.1.7.
7.2.
ALLEGATI
pag. 10
pag. 12
pag. 13
pag. 13
pag. 15
pag. 17
pag. 21
pag. 22
pag. 23
pag. 24
pag. 24
pag. 25
pag. 26
pag. 26
pag. 27
pag. 28
pag. 28
pag. 28
pag. 29
pag. 30
pag. 31
pag. 32
pag. 34
pag. 36
pag. 36
pag. 36
pag. 39
pag. 41
pag. 42
pag. 43
pag. 44
pag. 45
pag. 45
pag. 47
CONTRIBUTI DI:
Loredana Zappalà – Università degli Studi di Catania (Parte 1)
Federica Zanello – Provincia della Spezia (Parte 2)
Alessandra Butera – Associazione TECLA (Parte 2)
Ferdinando Luciani – Provincia di Perugia (Parte 2)
SI RINGRAZIANO:
I beneficiari che hanno partecipato al progetto Prov-Integra.
Le Province partner, i Centri per l’Impiego coinvolti e tutti i
referenti e coordinatori locali.
Un ringraziamento particolare a tutto lo staff della Provincia
della Spezia per il coordinamento e la gestione del progetto.
Le Agenzie formative che hanno realizzato le attività
di formazione, i CTP e tutti gli attori locali che hanno
partecipato attivamente alle azioni di progetto sui territori.
La Fondazione Politecnico di Milano per la progettazione e
realizzazione del portale di progetto.
Jack Blutharsky per la puntuale campagna di comunicazione
realizzata.
L’Associazione TECLA per l’assistenza tecnica al
coordinamento e gestione di progetto.
Il Ministero del Lavoro - DG Immigrazione - per il supporto
e l’attenzione riservata all’implementazione delle attività.
Italia Lavoro per la preziosa collaborazione e la disponibilità.
il Ministero dell’Interno, Dipartimento Libertà civili
e Immigrazione, Direzione centrale per le Politiche
dell’Immigrazione e dell’Asilo - per aver creduto nel
progetto e reso possibile la sua realizzazione.
5
PREFAZIONE
L
’integrazione delle persone immigrate è una delle
sfide su cui si gioca il futuro dell’Italia. La società
contemporanea attraversa una fase storica in cui
il tema dei flussi migratori si pone come pregnante
e prioritario. Rispetto a tale tema si possono dare
risposte di diversa qualità e diversa efficacia ed
è evidente che ci siano realtà, territori in cui si
compiono fatiche enormi per affrontare la delicata
questione dell’immigrazione. Il progetto ProvIntegra è un’intuizione con cui si tenta di rendere
protagoniste le Province, Enti che gestiscono le
politiche relative alla ricerca e all’inserimento nel
mondo del lavoro, alla formazione professionale,
all’Istruzione. Le Province raccolgono i dati e hanno
le informazioni necessarie per affrontare in modo
“sperimentale” il tema dell’immigrazione attraverso
il concetto di integrazione. Questa è la grande sfida
lanciata con il progetto Prov-Integra: una Provincia
che Integra. Il Ministero dell’Interno ha inteso
portare avanti questa sperimentazione coinvolgendo
15 province di dimensioni diverse (tra le quali 4
città metropolitane) caratterizzate da un’incidenza
significativa di immigrati e da esperienze interessanti
nel campo dell’integrazione. L’ambizione del progetto
era quella di mettere a sistema tutte queste realtà e
di creare un modello, una buona prassi che, visti gli
ottimistici risultati ottenuti, è certamente estendibile.
La sperimentazione ha funzionato e messo in campo
strumenti che facilitano davvero l’integrazione.
“Imparo la lingua, conosco il lavoro, divento cittadino”,
lo slogan scelto per il progetto, racchiude tutti i punti
focali su cui si sono realizzate le azioni di ProvIntegra. “Imparo la lingua” perché il primo dovere
di chi gestisce i processi di integrazione è quello di
aiutare gli stranieri ad imparare l’idioma del Paese in
cui si trovano. L’alfabetizzazione linguistica è il primo
passo per l’inserimento, a cui segue poi il processo
di accompagnamento per la ricerca di un lavoro. Le
Istituzioni, mettendo a disposizione degli stranieri
strutture pubbliche, si pongono l’obiettivo ambizioso di
costruire uno stato di cittadinanza e creare le condizioni
per l’ingresso in uno Stato di diritti e doveri. “Conosco
il lavoro” ed infine dunque “divento cittadino”, nella
fruizione di diritti e nel rispetto dei doveri.
Questa pubblicazione, oltre a raccontare le azioni
svolte e descrivere i principali prodotti realizzati,
vuole essere anche e soprattutto l’opportunità per
consolidare la strutturazione di un percorso di
condivisione inter-istituzionale e sovra-territoriale.
Il progetto è stato finanziato, per un importo
complessivo di 3 ml., dal Ministero dell’Interno nel
quadro del “Fondo Europeo per l’Integrazione di
cittadini di Paesi Terzi 2007-2013 (FEI)”, del quale la
Direzione centrale per le Politiche dell’Immigrazione
e dell’Asilo del Dipartimento Libertà civili e
Immigrazione costituisce l’Autorità Responsabile per
l’Italia.
Prov-Integra è un “progetto nazionale”, affidato sulla
base di un accordo quadro stipulato fra il Viminale e
l’Unione delle Province d’Italia (UPI) nel corso del 2009.
Il partenariato è composto da 15 Province
(Alessandria, Ascoli Piceno, Fermo, Firenze, L’Aquila,
Milano, Modena, Parma, Perugia, Pesaro Urbino,
Pisa, Rieti, Roma, Torino con la Provincia della
Spezia come capofila) e dalla stessa UPI. Il ruolo
di capofila assegnato alla Spezia è motivato dalla
particolare esperienza sviluppata da questa Provincia
nella gestione di linee di finanziamento comunitarie
dedicate alla governance del fenomeno migratorio nel
suo complesso.
Proprio il diretto coinvolgimento dell’Unione delle
Province d’Italia sottolinea il carattere di rete di
Prov-Integra che trova nella collaborazione e nel
confronto tra le Province sui temi dell’integrazione
degli immigrati un indubbio elemento di valore ed
innovazione. Quest’azione di sistema tra le Province,
facilitata dall’Unione delle Province, ha assicurato
l’avvio di un dialogo strutturato e di sinergie con alcune
importanti azioni che, a livello nazionale, si stanno
realizzando e che vedono, nelle Province, un importante
interlocutore. Prima tra tutte la collaborazione con il
Ministero del Lavoro sui temi della governance locale
per la gestione delle politiche occupazionali rivolte
alla popolazione immigrata, attraverso l’attivazione
di sinergie con il progetto “Programmazione e
Organizzazione dei servizi per il reimpiego degli
6
immigrati” a valere sul PON FSE “Azioni di Sistema”;
in secondo luogo la collaborazione tra Prov-Integra e
le Province in esso coinvolte e il Ministero del Lavoro
nell’ambito del Portale per l’Integrazione, dedicato
ai servizi territoriali per l’integrazione dei cittadini
migranti.
La positiva esperienza del progetto Prov-Integra con
gli importanti risultati raggiunti, il coinvolgimento
diretto e l’impegno dell’Unione delle Province a
proseguire il percorso intrapreso, il committment
delle Province coinvolte a garantire la sostenibilità
delle azioni e le sinergie attivate con il livello nazionale
riteniamo rappresentino l’inizio di un percorso per tutto
il sistema delle Province italiane.
I contenuti della pubblicazione vogliono rappresentare
uno spaccato fedele delle principali attività svolte
nell’ambito del progetto.
LA FORMAZIONE
Il cuore del progetto. Descriviamo gli interventi effettuati
nei territori interessati al fine di garantire e migliorare
i processi di integrazione e inclusione sociale:
formazione linguistica certificata, orientamento civico,
orientamento al lavoro e formazione professionale. Gli
immigrati coinvolti sono stati poco meno di 1.000.
LA GOVERNANCE
L’altro importante elemento di innovazione,
questo dal punto di vista istituzionale. Illustriamo
l’elaborazione documentale prodotta con l’obiettivo
di traguardare la creazione, nell’ambito di un grande
partenariato pubblico-privato, veri “sistemi locali per
l’integrazione” in cui le Province intendono svolgere
il ruolo centrale che compete loro in virtù delle
deleghe e delle funzioni che ricoprono.
Ci pare opportuno sottolineare, inoltre, che la
realizzazione di queste attività è stata accompagnata
da un’intensa campagna di comunicazione mirata a
sensibilizzare l’insieme della società civile su valore
e obiettivi del processo d’integrazione.
PER CONCLUDERE, I RINGRAZIAMENTI
Il primo al Prefetto Mario Ciclosi, al Prefetto Angelo
Malandrino, alla VicePrefetto Assunta Rosa e a tutta
la struttura dell’Autorità Responsabile del FEI .
Il secondo a tutti i partner, che, ognuno per la
propria parte, hanno contribuito in modo decisivo
a raggiungere gli obiettivi di un progetto per tante
ragioni così complesso.
Il terzo alle persone immigrate che hanno partecipato
al progetto, soprattutto perché con le loro storie
personali hanno reso più ricchi ciascuno di noi.
IL PORTALE
E’ lo strumento che più di tutti dovrà garantire la
continuità nel tempo del progetto, concorrendo in modo
fattivo alla costruzione di quel Portale dell’Integrazione
nazionale che rappresenta il vero braccio operativo del
Piano “Identità e Incontro” promosso dai Ministeri del
Lavoro, dell’Interno e dell’Istruzione, ovvero mappa
istituzionale, contenitore di servizi e buone pratiche,
strumento di monitoraggio.
I VIDEO CV
Il principale elemento di innovazione tecnicometodologica del progetto: uno strumento di
facilitazione importante per l’inserimento lavorativo
delle persone immigrate che, auspichiamo, possa in
futuro entrare a far parte integrante della “cassetta
degli attrezzi” di tutti i Centri per l’Impiego.
Il Presidente dell’Unione delle Province d’Italia
Giuseppe Castiglione
Il Presidente della Provincia della Spezia
Marino Fiasella
7
INTRODUZIONE
IL PROGETTO PROV-INTEGRA
PROV-INTEGRA è un progetto di rete
per la cooperazione inter-territoriale ed
inter-istituzionale finalizzata alla promozione
di azioni per l’inserimento sociale e lavorativo
di cittadini/e provenienti da Paesi Terzi.
Il progetto è stato finanziato, per un importo
complessivo di 3 ml. di euro, dal Ministero dell’Interno
nel quadro del “Fondo Europeo per l’Integrazione
di cittadini di Paesi Terzi 2007-2013”, del quale la
Direzione centrale per le Politiche dell’Immigrazione
e dell’Asilo del Dipartimento Libertà civili e
Immigrazione costituisce l’Autorità Responsabile per
l’Italia.
Prov-Integra è un “progetto nazionale”, affidato sulla
base di un accordo quadro stipulato fra il Viminale
e l’Unione delle Province d’Italia (UPI) nel corso del
2009. Progettato grazie al supporto dell’Associazione
TECLA quale struttura di assistenza di UPI e delle
Province nello sviluppo, gestione e coordinamento di
interventi complessi di cooperazione, il partenariato
ha coinvolto, oltre ad UPI e alla Provincia della Spezia
in qualità di capofila, altre 14 Province (Alessandria,
Ascoli Piceno, Fermo, Firenze, L’Aquila, Milano,
Modena, Parma, Perugia, Pesaro Urbino, Pisa, Rieti,
Roma, Torino). L’accompagnamento di TECLA anche
nella fase di gestione dell’iniziativa ha garantito un
efficace coordinamento tra i territori coinvolti ed una
costante azione di animazione della rete.
Il progetto Prov-Integra si è posto un duplice obiettivo:
da una parte agevolare i processi di governance
nella programmazione e gestione delle politiche per
l’integrazione degli immigrati regolari sulla base
delle competenze proprie delle Province come enti
di coordinamento territoriale e, dall’altra, favorire
l’integrazione e l’occupabilità dei lavoratori immigrati
residenti in Italia, attraverso percorsi di formazione di
lingua italiana, orientamento civico e professionale.
IL PROGETTO HA PREVISTO, PERTANTO,
TRA LE ATTIVITÀ:
AZIONI DI SISTEMA volte al miglioramento della
cooperazione interistituzionale, al miglioramento
della governance delle politiche migratorie e alla
creazione e rafforzamento della rete per l’inserimento
sociale e lavorativo di immigrati da Paesi terzi.
Quest’azione ha previsto a livello nazionale l’istituzione
di un Tavolo di Lavoro Multiattore, luogo di incontro e
confronto, di elaborazione proposte a livello nazionale,
elaborazione di Linee Guida per la realizzazione
di strumenti provinciali per l’integrazione degli
immigrati. Presieduto da UPI, in qualità di partner
responsabile della supervisione nazionale del progetto
e del partenariato interprovinciale ed esterno, il Tavolo
ha visto la partecipazione non solo del partenariato,
ma anche di soggetti esterni interessati alle tematiche
progettuali, coinvolti nella gestione di azioni a favore
degli immigrati (Ministero dell’Interno, Ministero del
Lavoro, Italia Lavoro). A livello locale, invece, tale
azione ha condotto alla definizione di una maggiore
informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento
delle reti che già operano nel campo dell’integrazione
in ogni territorio e una più efficace interazione tra le
8
istituzioni quali Provincia e Prefettura, con l’obiettivo
di estendere la rete a tutti quei soggetti attivi in
materia di integrazione sia a monte che a valle
dell’inserimento sociale e lavorativo degli immigrati,
prevedendo in particolare il coinvolgimento dei
Consigli territoriali per l’Immigrazione, dei diversi
enti preposti, degli Sportelli unici, delle Associazioni
di Categoria, delle Associazioni dei migranti, ecc. Tra
i principali output di questa linea di azione vi sono
le Linee guida di indirizzo per la governance locale
e per la programmazione e gestione delle politiche
di integrazione degli immigrati e la definizione di un
Modello di Protocollo d’intesa per l’istituzione della
“Commissione lavoro” all’interno del CTI, con lo scopo
di stabilire un coordinamento territoriale sulle attività,
declinate sulle singole realtà provinciali.
AZIONI SUI BENEFICIARI, attraverso la realizzazione
di percorsi di formazione linguistica, orientamento
civico, orientamento al lavoro e formazione
professionale per gli immigrati residenti sul territorio
delle province partner. Gli immigrati che sui 15 territori
provinciali coinvolti hanno beneficiato di questa
attività formativa sono stati 988. Fra questi, 454 sono
stati altresì accompagnati dai Centri per l’Impiego
delle Province partner nella realizzazione dei Video
CV come strumento a supporto della loro candidatura
presso le aziende del territorio.
Il progetto, inoltre, proprio in considerazione della
sua valenza nazionale e di rete, si caratterizza per il
rilievo attribuito alla componente di comunicazione e
diffusione dell’iniziativa. A tal fine, oltre ad un Piano
di Comunicazione mirato ad informare sulle finalità
e le azioni del progetto e a sensibilizzare l’insieme
della società civile su valore e obiettivi del processo
d’integrazione, attraverso materiale comunicativo
cartaceo, spot radio e spot TV declinati in 5 lingue,
è stato realizzato il Portale www.provintegra.it,
progettato in collaborazione con la Fondazione
Politecnico di Milano. Il portale, costituito da una
Piattaforma avanzata 2.0, è uno spazio virtuale
aperto, di facile accessibilità, rivolto principalmente
ad immigrati, utenti privati che partecipano alla
condivisione di contenuti e all’erogazione di servizi.
La piattaforma è un utile strumento anche per
imprenditori e associazioni.
Provintegra.it è lo strumento che più di ogni altro
potrà garantire la continuità nel tempo del progetto,
concorrendo in modo fattivo alla costruzione di quel
Portale dell’Integrazione nazionale che rappresenta il
vero braccio operativo del Piano “Identità e Incontro”
promosso dai Ministeri del Lavoro, dell’Interno e
dell’Istruzione, ovvero mappa istituzionale, contenitore
di servizi e buone pratiche.
PARTE 1
LA GOVERNANCE
LOCALE DELLE
POLITICHE
MIGRATORIE
Il progetto PROV-INTEGRA:
Linee Guida per l’attivazione
di reti territoriali provinciali.
Il lavoro è stato curato da Loredana Zappalà (Università degli Studi di Catania).
Si ringraziano, per la collaborazione, Alessandra Butera, Massimo Bonati e Federica Zanello.
10
1.
IMMIGRATI E MERCATO DEL LAVORO:
STORIA DI UN DIFFICILE PROCESSO
DI INTEGRAZIONE
Il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona passa
attraverso la capacità di promuovere l’occupazione
di quelle categorie della popolazione che per ragioni
diverse si trovano fuori dal mercato del lavoro, o se sono
uscite, hanno maggiori difficoltà a rientrarvi, come nel
caso degli immigrati. L’Unione Europea ha ritenuto
fondamentale assicurare che gli immigrati in posizione
regolare possano accedere senza essere discriminati
al mercato del lavoro in funzione delle competenze e
delle esperienze che vantano e abbiano la possibilità
di partecipare pienamente alla vita socioeconomica,
politica e culturale della società ospite1. In tal senso,
per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa
2020 sono ritenute essenziali misure che garantiscano
il riconoscimento delle capacità e delle competenze
acquisite e l’accesso non discriminatorio ai servizi
sociali e occupazionali, assicurando al tempo stesso
uno stretto coordinamento tra politiche di integrazione
e di inclusione.
Nel rapporto Oecd sulle migrazioni2 si afferma che
l’esperienza del passato mostra come gli immigrati
siano i più colpiti durante una fase di flessione del
mercato del lavoro. Le ragioni sono molteplici. Gli
immigrati tendono ad essere più numerosi in settori
ciclicamente più sensibili (in quest’ultima crisi i settori
più colpiti sono stati il manifatturiero e le costruzioni
dove gli immigrati risultano sovra-rappresentati)3.
Hanno una minore tutela contrattuale, con più lavori
a carattere temporaneo o a tempo parziale. Sono
numerosi in occupazioni meno specializzate dove il
turnover della forza lavoro risulta più semplice. Le
attività di proprietà di immigrati possono essere a più
rischio di bancarotta. Infine affrontano una potenziale
discriminazione per assunzioni e licenziamenti
selettivi.
Il rapporto sul mercato del lavoro tra il 2009 e il 2010
elaborato dal Cnel evidenzia anche come rispetto
ad un’ampia quota di immigrati nelle forze lavoro si
potrebbe evitare il dilagare di una disoccupazione
strutturale. Gli immigrati, caratterizzati da un salario
di riserva più basso, difficilmente tendono a rimanere
a lungo nella condizione di disoccupati essendo
più disponibili ad accettare le condizioni di lavoro
che si presentano. Un secondo fattore che potrebbe
contribuire alla riduzione dello stock di disoccupati
deriva dal fatto che il maggior peso degli immigrati
nel mercato del lavoro potrebbe aumentare l’elasticità
dell’offerta di lavoro.
Una copiosa serie di indagini ha documentato come
l’inclusione dei migranti nel mercato del lavoro
italiano si sia realizzata grazie a canali di tipo
informale, enfatizzando soprattutto il ruolo delle
reti etniche e delle organizzazioni pro-immigrati (o
“istituzioni facilitatrici”4), e assai più raramente –
nonostante il basso livello delle qualifiche in genere
ricoperte – attraverso le agenzie, pubbliche e private,
istituzionalmente preposte all’intermediazione sul
mercato del lavoro. Tra le comunità di immigrati
valgono sovente dei meccanismi di “chiamata”
legati a rapporti di conoscenza, o legami famigliari,
che determinano arrivi legati anche al fatto che si
prospettino opportunità di lavoro5. Questo potrebbe
portare ad una decelerazione dell’offerta di lavoro
durante la crisi e ridurre quindi anche la dimensione
dello stock di disoccupati attenuando così le
conseguenze sociali della crisi stessa6.
In questo quadro, assume una nuova centralità il
rilancio dei servizi finalizzati a favorire il reinserimento
lavorativo di categorie svantaggiate.
La nuova programmazione comunitaria del Fondo
Sociale Europeo 2007-2013 attribuisce a questo
aspetto una particolare rilevanza, identificando
all’interno dell’Asse Occupabilità uno specifico
obiettivo dedicato proprio alla costruzione di modelli
e strumenti condivisi per accrescere l’occupabilità
1
Programma di Stoccolma del 2 dicembre 2009, documento n. 17024/09 del Consiglio dell’Unione europea.
2
Oecd, International Migration Outlook, Special focus: managing labour migration beyond the crisis, Oecd, Paris, 2009.
3
Zanfrini L., Sociologia delle migrazioni, Laterza, Roma-Bari, 2004.
4
Ambrosini M., Utili invasori. L’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, Angeli, Milano, 1999; Reyneri E., Sociologia del
mercato del lavoro, Il Mulino, Bologna, 1996.
5
Cfr. Caritas/Migrantes, Immigrazione, Dossier Statistico 2010, XX Rapporto, Idos edizioni, Roma, 2010. V. pure Zincone, G. (a cura di), Primo
rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia, Il Mulino, Bologna, 2000; Zincone G., Secondo rapporto sulle politiche di integrazione
degli immigrati in Italia, Il Mulino, Bologna, 2001.
6
Cnel, Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010, Roma, 2010, disponibile sul sito www.portalecnel.it. Cfr. pure Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, L’immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive, Rapporto 2011.
11
e l’efficacia dell’inserimento lavorativo di soggetti
svantaggiati, quali appunto i lavoratori immigrati.
Il tema dell’integrazione dei lavoratori stranieri nel
mercato del lavoro è, pertanto, uno degli argomenti
oggi più dibattuti7 e fa ormai parte dell’agenda politica
di molte istituzioni e amministrazioni locali che si
vedono attribuire un ruolo primario nella governance
dell’immigrazione sul proprio territorio. È comune
convincimento, del resto, che gli immigrati non
comunitari sono ormai una componente strutturale
della popolazione residente in Italia, così come del
mercato del lavoro locale, e proprio per questo gli
aspetti dell’integrazione meritano un’attenzione non
episodica bensì proiettata sul medio-lungo periodo.
Nello studiare i fenomeni migratori, ciò che tuttavia
colpisce è lo scarto tra l’imponenza del fenomeno
e le modalità con cui si è, di fatto, finora realizzato:
l’inserimento lavorativo degli immigrati è avvenuto,
infatti, in maniera spontanea, silenziosa, residuale
rispetto alle azioni delle varie istituzioni ed attori del
mercato del lavoro. Ciò ha permesso che il fenomeno
risultasse fortemente plasmato dall’attività dei canali
di tipo informale, primi fra tutti le reti dei connazionali,
che da una parte si sono mostrate alquanto efficaci
nell’incanalare i nuovi arrivati verso gli impieghi
disponibili, ma dall’altra hanno aggravato alcuni
fenomeni negativi quali la segmentazione del mercato
del lavoro, la specializzazione lavorativa su base etnica,
la segregazione occupazionale di intere categorie
(colf e assistenti agli anziani), il confinamento nelle
occupazioni più dequalificate e gravose, la scarsa
mobilità professionale verticale.
Anche per questi motivi è importante approfondire
la conoscenza dei percorsi occupazionali seguiti
dagli immigrati stranieri dopo l’ingresso sul mercato
del lavoro locale e capire come si configurano
le problematiche legate alla stabilità lavorativa,
alla disoccupazione, ai riflessi sulla regolarità
amministrativa, alla possibilità di reinserimento
lavorativo.
Gli studi in materia dimostrano come la debolezza
sul mercato del lavoro di molti lavoratori stranieri sia
riconducibile a numerosi, ma ben definiti, fattori che
interagendo fra loro contribuiscono a delineare un
quadro di insicurezza (occupazionale, ma non solo) in
cui anche l’esperienza della disoccupazione assume
contenuti inattesi. Più che di disoccupazione in senso
tradizionale, occorrerebbe parlare di una condizione
di discontinuità occupazionale che costringe i
7
lavoratori stranieri in circuiti lavorativi caratterizzati
da incertezza e privi di un progetto di medio-lungo
termine. A questo proposito, occorre sottolineare
che il problema spesso non sembra risiedere tanto
nell’assenza del lavoro, quanto nella condizione di
insicurezza e di incertezza lavorativa, di aleatorietà
delle prospettive circa il proprio inserimento nella
società ospite, di mancata definizione dei progetti
riguardanti la propria collocazione sociale ed il proprio
avanzamento socio-professionale.
Da qui l’importanza di intervenire per fornire supporti
mirati e strumenti efficaci che possano orientare
l’immigrato nelle sue scelte, guidarlo nel definire una
progettualità più forte, nel valorizzare e sviluppare le
competenze professionali e nell’individuare percorsi
coerenti su di un mercato del lavoro che spesso si
presenta difficile e poco trasparente.
Il quadro in cui si delineano le difficoltà occupazionali
dei lavoratori immigrati presenta anche alcuni
riflessi speculari sul versante dei datori di lavoro che
impiegano manodopera straniera. Pur non rientrando
direttamente nel presente studio, il tema visto dal lato
imprenditoriale ha avuto numerose conferme durante
la realizzazione della ricerca-intervento. Il fenomeno
di skills mismatch che caratterizza il collocamento dei
lavoratori stranieri presenta numerosi e importanti
effetti: difficoltà degli imprenditori a reperire forzalavoro con un’adeguata qualificazione, difficoltà a
riconoscere le competenze e le capacità dei lavoratori
stranieri che intendono assumere, problematicità
nell’attivare strumenti di sostegno allo sviluppo
professionale dei dipendenti stranieri in relazione
alle modificazioni aziendali e nel garantirsi una
maggiore fidelizzazione all’impresa. Inoltre, anche
per gli imprenditori è emersa con forza la fatica a
muoversi nella complessità e nella frammentarietà
delle normative che regolano i rapporti di lavoro fra
imprese e lavoratori stranieri.
Cfr. Melotti U., Migrazioni internazionali e integrazione sociale: il caso italiano e le esperienze europee, in M. Delle Donne, U. Melotti e S.
Petilli (a cura di), Immigrazione in Europa: solidarietà e conflitto, Cediss, Roma, 1993, pp. 29 ss.; Massey D. S., La ricerca sulle migrazioni
nel XXI secolo, in A. Colombo e G. Sciortino (a cura di), Stranieri in Italia. Assimilati ed esclusi, Bologna, Il Mulino, 2002; Massey D. S., Arango
J., Koucouci A., Pellegrino A. e Taylor J. E., Worlds in Motion: Understanding International Migration at the End of the Millennium, Oxford,
Oxford University Press, 1998.
12
2.
LA GOVERNANCE LOCALE DELLE
POLITICHE MIGRATORIE
Come evidenziato dai principali studiosi delle migrazioni
internazionali, i flussi migratori contemporanei si
caratterizzano come processi complessi, dove i fattori di
espulsione dai paesi di origine (povertà, disoccupazione,
guerra, persecuzione politica ecc.) si intrecciano con
quelli di attrazione nei paesi di arrivo (presenza di
comunità di connazionali, richiesta di lavoro informale
ecc.), e le scelte individuali si confondono con quelle
di famiglie e reti amicali. Tale complessità rende
estremamente difficili i tentativi di governo e gestione
del fenomeno da parte delle istituzioni dei paesi di arrivo,
che, al contrario degli anni Cinquanta e Sessanta, non
si trovano più a regolare l’entrata di lavoratori stranieri
richiamati da economie in espansione, ma piuttosto
flussi spontanei e non programmati, il cui impatto sul
sistema economico e sociale risulta decisamente più
problematico.
Se si concentra l’analisi sull’evoluzione più recente
delle migrazioni internazionali, non sembra esagerato
parlare dell’avvio di una nuova fase di “glocalizzazione”
dei flussi, in cui, all’intensificarsi dell’interdipendenza
tra i mercati e le società, si accompagna un processo
di localizzazione della crescita produttiva in aree
territoriali e settori economici specifici8.
Ci troviamo di fronte a un contesto a dir poco antitetico
rispetto a quello in cui si svilupparono i flussi degli
anni Cinquanta e Sessanta. Da un lato, infatti, si
assiste allo smantellamento definitivo del sistema
di produzione fordista e all’imporsi di condizioni di
lavoro flessibili, con modalità di impiego atipiche per
periodi di tempo brevi e discontinui; dall’altro, perde
rilevanza il governo centrale, che aveva giocato un
ruolo cruciale nell’assecondare la richiesta di forza
lavoro immigrata nel periodo della ricostruzione postbellica e dell’espansione economica. In altre parole,
nell’era della “glocalizzazione” non è più pensabile
un sistema centralizzato di reclutamento, dato che ad
imporsi sono le esigenze diverse e mutevoli di sistemi
produttivi fortemente radicati sul territorio9.
Nuova rilevanza assume il livello di governo locale,
chiamato non più a gestire esclusivamente problemi
“derivati” di accoglienza sul territorio, ma anche a farsi
interprete delle potenzialità di sviluppo espresse da
attori sociali diversi, quali le imprese industriali in primo
luogo, ma anche i servizi del terziario e le famiglie.
8
Ambrosini M., Senza regia, ma non per caso:l’incontro tra immigrati e mercati del lavoro locali, paper presentato al Convegno AIS La
regolazione concertata dell’economia globale/locale, 2002.
9
Ma una simile ridefinizione del ruolo del governo locale
non può che risultare incompatibile con una divisione
istituzionale dei poteri di tipo gerarchico, in cui la
ripartizione delle competenze e delle funzioni di policy
procede linearmente dall’alto verso il basso. Appare
più coerente, invece, con un modello di governance,
basato cioè sul coordinamento tra attori diversi,
pubblici e privati, su specifiche questioni di policy.
L’obiettivo di una programmazione e gestione delle
politiche sociali e del lavoro per gli immigrati è, dunque,
divenuto di cruciale importanza. Gli interventi in tema
di politiche di immigrazione, come è noto, hanno
sempre privilegiato il livello nazionale, formalmente
responsabile tanto della definizione delle condizioni
di ingresso e soggiorno in un Paese, quanto delle
politiche di integrazione e accesso alla cittadinanza.
Solo dalla metà degli anni novanta, sulla spinta di
alcuni progetti internazionali, si sono moltiplicate le
ricerche sugli interventi delle amministrazioni locali,
considerate non più come semplici attuatori di leggi
e/o decisioni prese altrove, ma bensì come livelli di
governo direttamente responsabili dell’inserimento
sociale degli immigrati presenti sul territorio.
Gli enti locali, quindi, in Italia come in altri Paesi
europei e non, si caratterizzano sempre più come
prima porta di ingresso nel sistema dei diritti di
cittadinanza: è a livello locale, infatti, che gli immigrati
esprimono bisogni, dalla casa all’assistenza sanitaria,
all’istruzione, che mettono sotto pressione l’intero
sistema di welfare municipale, e quindi, innanzitutto,
il governo locale, attore cruciale nell’organizzazione e
nell’erogazione dei servizi.
Proprio per questo, le esperienze realizzate in questi
anni hanno evidenziato la necessità di rafforzare la
governance nazionale, regionale e provinciale nella
programmazione delle politiche migratorie. Si è
evidenziata l’importanza di rafforzare la capacità
di programmazione sia a livello nazionale che a
livello territoriale attraverso un coordinamento più
intenso tra ministeri, amministrazioni centrali, parti
sociali, regioni, province, sportelli unici, servizi per
il lavoro, reti riconosciute di associazioni di migranti
e associazioni rappresentative degli interessi dei
migranti. Accanto alle associazioni del “terzo settore” e
di categoria, si collocano poi quegli attori pubblici che,
sul territorio, si trovano a dover rispondere a problemi
specifici legati all’immigrazione, dalle ASL per quanto
riguarda l’accesso ai servizi sanitari, alle scuole
statali per l’istruzione dei minori stranieri, ai Centri
per l’impiego sulle questioni relative all’inserimento
lavorativo, a questure e prefetture per le pratiche di
Cfr. Vandelli L., Il governo locale, Bologna, Il Mulino, 2000.
13
rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno, e molti
altri soggetti ancora.
La mancanza di un modello unitario - sia a livello
europeo che a livello nazionale - nella creazione di
una rete territoriale che vada a coordinare l’insieme
degli attori coinvolti, ha lasciato spazio allo sviluppo
di svariate esperienze. In tale situazione, dove spesso
le reti informali prendono il sopravvento, diventa
interessante, oltre che utile, guardare ai meccanismi
sviluppati a livello provinciale, in particolare laddove
è stata creata una rete “integrata” di servizi, fondata
su una stretta collaborazione della totalità dei
soggetti coinvolti, che operano attraverso un’attenta
valutazione delle competenze e dei profili richiesti.
3.
PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ E
STRUMENTI DI RACCORDO ESISTENTI
Nell’ambito delle politiche migratorie, il principio
di sussidiarietà ha assunto un ruolo chiave e si
traduce sostanzialmente nel riconoscimento giuridico
del ruolo cruciale assunto dagli attori più vicini ai
problemi sollevati quotidianamente dalla questione
immigrazione.
La strategia che, dunque, sembra essere vincente per
affrontare un fenomeno così complesso qual è quello
delle politiche migratorie punta su un modello di
governance multilivello, orientato ai problemi e basato
su una rete diffusa di relazioni, sia di tipo verticale, tra
governo centrale e istituzioni decentrate, che di tipo
orizzontale, e cioè tra attori pubblici e privati.
Al momento attuale, la legge prevede due strumenti
principali di coordinamento tra questi diversi attori, e
cioè gli Sportelli unici (art. 22 della legge n. 189/2002)
e i Consigli territoriali per l’immigrazione (art. 3
del D. Lgs. 286/1998), che rappresentano tentativi
diversi di istituzionalizzare la governance locale
dell’immigrazione.
Nel primo caso siamo di fronte essenzialmente al
tentativo di instaurare un nuovo metodo organizzativo
all’interno della sfera istituzionale pubblica, in cui enti
diversi sono chiamati a collaborare per accelerare
le pratiche di rilascio dei contratti di soggiorno; nel
secondo caso, invece, l’obiettivo appare decisamente
più ambizioso, in quanto i Consigli Territoriali (CT)
dovrebbero costituire “organismi di analisi delle
esigenze e di promozione degli interventi da attuare
a livello locale”. In alcune realtà italiane l’attività
di questi organismi non è stata tuttavia valorizzata
per una serie di motivi tra cui la mancanza di
risorse umane da dedicare, mancanza di tempo,
poca partecipazione e ritorno da parte della rete
territoriale.
Nel quadro normativo attuale, diversi sono stati gli
interventi ed i progetti finalizzati a rafforzare il citato
sistema di governance.
Ovviamente, il principio di sussidiarietà, nell’enfatizzare
la rilevanza degli attori più vicini al problema, non
si limita a considerare solo il versante del paese
di arrivo, ma implica anche il riconoscimento della
rilevanza delle comunità di origine degli immigrati. È
evidente, infatti, che queste ultime possono giocare
un ruolo tutt’altro che secondario nello sviluppo delle
dinamiche migratorie, come evidenziato in un numero
crescente di progetti di cooperazione (in particolare,
di cooperazione “decentrata”, cioè promossa da
governi locali), che danno attuazione concreta al
principio di sussidiarietà promuovendo l’attivazione
dal basso delle comunità e favorendo il consolidarsi
di reti transnazionali di governance. In altre parole,
la sussidiarietà implica la mobilitazione degli attori
in vista della soluzione di problemi e la costruzione
di reti che potremmo definire “a geometria variabile”,
a seconda cioè del tipo e della complessità delle
questioni sul tappeto.
In particolare, si è preso atto del ruolo centrale che
può essere assunto dalle Province nella governance
delle politiche migratorie e si è pensato di valorizzare
il livello provinciale come luogo idoneo a promuovere
politiche efficaci di integrazione lavorativa degli
immigrati.
La scelta del livello interprovinciale è determinata
infatti da due aspetti principali: è il livello più prossimo
ai destinatari finali ed è il livello di coinvolgimento di
tutti gli interlocutori che intervengono nella gestione
di interventi per gli immigrati. In particolare il
coinvolgimento degli Sportelli unici e/o questure può
avvenire solo a livello provinciale; inoltre il livello
provinciale consente di coinvolgere direttamente
i soggetti privati rispetto ad azioni di sostegno ai
servizi per l’offerta specifica ai lavoratori immigrati.
4.
IL PROGETTO PROV-INTEGRA
E L’ESPERIENZA DEL TAVOLO
MULTI-ATTORE E DEI FOCUS GROUP
In quest’ottica, si inserisce il progetto Prov-Integra
con l’obiettivo di garantire e migliorare i processi
di integrazione e inclusione sociale degli immigrati
regolarmente soggiornanti in Italia, tramite l’offerta
di percorsi di formazione teorico-pratica di lingua
italiana, di orientamento civico e di formazione
professionale, strettamente connessi alle esigenze
occupazionali delle imprese dei territori coinvolti nel
progetto e finalizzati a contribuire al miglioramento
dell’occupabilità dei beneficiari finali del progetto.
14
IN PARTICOLARE, IL PROGETTO
È STATO FINALIZZATO A:
• Migliorare la governance nella programmazione
e gestione delle politiche per l’integrazione
degli immigrati regolari: produrre modalità
efficaci di interazioni ed integrazioni sia a livello
locale tra le Province (servizi lavoro, formazione
e istruzione, ecc.) e il sistema territoriale delle
associazioni datoriali, Camere di Commercio
(CCIAA), associazioni di migranti, Consigli
Territoriali per l’Immigrazione (CTI), ecc. nonché a
livello interistituzionale tra le Province, le Regioni
e il sistema nazionale (Ministero dell’ interno,
Ministero del lavoro).
• Rafforzare la capacità delle Province nel favorire
l’occupabilità, il miglioramento e il riconoscimento
delle competenze dei lavoratori immigrati residenti
in Italia, nonché il consolidamento del ruolo dei
servizi offerti dai CPI nei confronti di questi:
- Sperimentare percorsi formativi a favore dei
lavoratori immigrati e rendere visibili le loro
competenze, per una migliore e produttiva coesione
tra le esigenze delle imprese e le aspettative
dei lavoratori in grado di recepire le istanze del
mondo produttivo (ed in particolare delle Piccole
e Medie Imprese, PMI) da un lato e dei lavoratori
migranti (soprattutto di quelli con i più bassi livelli
di qualificazione) dall’altro.
- Rafforzare il ruolo e la conoscenza dei Centri
Per l’Impiego (CPI) in particolare nei confronti
degli immigrati, per migliorarne la funzionalità
e l’efficacia sia sul versante del recepimento
dei bisogni delle PMI che del sostegno mirato e
diversificato alle diverse categorie di immigrati.
Nell’ambito del progetto Prov-Integra si è prevista
l’istituzione di un Tavolo di Lavoro Multi-attore al
quale hanno partecipato i referenti del partenariato di
progetto e di enti esterni (Province Partner, Ministero
dell’Interno e Ministero del Lavoro) e presieduto
da UPI in qualità di partner responsabile della
supervisione nazionale del progetto e del partenariato
interprovinciale ed esterno.
Questo ha rappresentato un luogo di incontro,
confronto, scambio di buone prassi, discussione di
problematiche, elaborazione di proposte, ecc., la cui
esperienza ha fornito degli spunti interessanti per la
elaborazione di queste Linee Guida dirette a rafforzare
il modello della governance locale.
Attraverso una valorizzazione delle Province il
progetto Prov-Integra ha dunque avuto la finalità di
rafforzare la capacità di detti enti intermedi nel favorire
l’occupabilità e il miglioramento e il riconoscimento
delle competenze dei lavoratori immigrati residenti in
Italia, nonché il consolidamento del ruolo dei servizi
offerti dai CPI nei confronti di questi. A tal fine si
sono analizzati i possibili percorsi formativi a favore
dei lavoratori immigrati, si è discusso dell’esigenza
di rendere visibili le loro competenze, ma scopo
fondamentale del Tavolo Multi-attore è stato anche
quello di discutere sul possibile ruolo dei Centri
Per l’Impiego (CPI) in particolare nei confronti degli
immigrati, per migliorarne la funzionalità e l’efficacia
sia sul versante del recepimento dei bisogni delle PMI
che del sostegno mirato e diversificato alle diverse
categorie di immigrati.
Il lavoro del progetto Prov-Integra si è svolto in costante
collaborazione con Italia Lavoro che, parallelamente,
cura l’organizzazione e la realizzazione del progetto
“Programmazione e organizzazione dei servizi per
il reimpiego degli immigrati” a valere sul PON FSE
– Obiettivo Competitività Regionale e Occupazione
2007-2013. Entrambi i progetti, infatti, prendono
origine dall’esigenza di dare maggiore coerenza e
integrazione tra le politiche e le procedure in materia
di immigrazione e le misure e gli interventi di politica
del lavoro. Attraverso una sinergia fra i due progetti,
nell’ottica di una azione di sistema, si è perseguito
l’obiettivo di contribuire a definire su base territoriale
una programmazione integrata delle politiche
migratorie favorendo una più efficace cooperazione
tra le istituzioni e i servizi locali, e, sul piano più
operativo, promuovendo una riorganizzazione dei
servizi sul territorio al fine di aumentare il numero
di immigrati coinvolti in percorsi di politica attiva del
lavoro e di reinserimento lavorativo sul territorio.
Al fine di stimolare l’analisi sullo stato dell’arte dei
servizi offerti a livello territoriale alle imprese finalizzati
a favorire l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro
degli immigrati e i processi di integrazione sociolavorativa degli immigrati sono, inoltre, stati avviati dei
focus group, tenutisi a Roma e a Milano nel mese di
giugno 2011. A tali incontri hanno partecipato imprese,
amministratori provinciali, responsabili e operatori
dei Centri per l’Impiego, parti sociali, discutendo
sulle possibili strategie e le iniziative tese a favorire
percorsi virtuosi di integrazione socio-economica dei
lavoratori stranieri, ed evidenziando le best practices
esportabili negli altri territori provinciali.
Da tali incontri, inoltre, è emerso da parte delle
imprese una crescente richiesta di servizi di supporto
e di assistenza in materia di lavoro degli immigrati.
Ciò riguarda sia le funzioni legate a un migliore e più
efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro sia
gli aspetti legati alla complessa normativa che regola
l’ingresso e il soggiorno dei lavoratori stranieri.
La complessità della normativa infatti complica
l’espletamento di pratiche amministrative e rende
difficile ai datori di lavoro e ai lavoratori stranieri stessi
essere continuamente aggiornati sui cambiamenti
15
apportati da leggi, delibere e prassi.
In tale contesto, infine, è emerso anche che le
Province, i Centri per l’Impiego, ma anche le agenzie
di lavoro private, si pongono senza dubbio quali
soggetti istituzionalmente competenti a fornire utili
servizi alle imprese e, dunque, a porre in essere
azioni di orientamento e di incrocio domanda/offerta,
sperimentando azioni innovative rivolte all’utenza in
senso largo (imprese e cittadini), al fine di rendere
più efficace/efficiente il processo che conduce
all’assunzione, attraverso un approccio fortemente
territoriale.
5.
MONITORAGGIO DELLA SITUAZIONE
ESISTENTE E BEST PRACTICES
Per capire, innanzitutto, la realtà esistente si è proceduto
a somministrare alle diverse amministrazioni locali dei
questionari:
• sull’andamento del mercato del lavoro locale a
livello provinciale;
• sull’esistenza di modalità strutturate finalizzate a
determinare il fabbisogno di manodopera straniera
in relazione alla gestione dei flussi;
• sull’esistenza di meccanismi di individuazione/
determinazione – a medio lungo termine - della
domanda di lavoro a livello provinciale;
invitando altresì le Province a segnalare l’eventuale
attivazione sul territorio di programmi specifici
finalizzati all’integrazione degli immigrati nel territorio,
nonché a segnalare le principali criticità riscontrate.
Dai questionari sono emersi dati abbastanza
interessanti: solo per citarne alcuni, per esempio,
è emerso che solo nel 60% dei casi (9 province su
15) presso i Centri per l’Impiego è stato attivato
uno specifico “Sportello Immigrati” e che quasi
in nessuna Provincia si effettua un servizio di
consulenza alle imprese in materia di immigrazione,
né attività di supporto agli immigrati nei rapporti con
le associazioni e i patronati di servizi per gli immigrati
attivi sul territorio.
E’ pure emerso che solo nel 40% dei casi i CPI
effettuano attività di supporto linguistico, che solo in
alcuni casi esistono piani di comunicazione specifici
per raggiungere il target di utenti, ma soprattutto
che nell’80% dei casi le amministrazioni provinciali
hanno evidenziato come non vi siano strumenti di
condivisione informatica con altri soggetti quali la
Prefettura, la Questura e la DPL.
Ancora più significativi paiono i dati relativi al
coinvolgimento degli altri soggetti territoriali
coinvolti: solo nel 60% dei casi la Prefettura, solo
nel 40% la Questura, solo nel 40% le associazioni di
immigrati, nel 53% dei casi i sindacati.
Fra le criticità riscontrate è emerso che spesso le
attività del Consiglio Territoriale, la presenza di una
Consulta di immigrati e di un Consigliere aggiunto nel
Consiglio comunale non hanno inciso sulla concreta
integrazione delle comunità straniere.
Ma ci sono pure le esperienze positive, come nel
caso della Provincia della Spezia nella quale, grazie
all’Osservatorio del Mercato del Lavoro preposto
all’analisi statistica del mercato del lavoro locale,
si è provato ad attivare una modalità strutturata per
determinare il fabbisogno di manodopera straniera
in relazione alla gestione dei flussi, ma anche a
forme di partenariato con diversi attori territoriali.
Di particolare importanza è la stipula di appositi
protocolli d’intesa, quale il Protocollo per la creazione
di un “Tavolo dell’inclusione Sociale”. Tale accordo
si è proposto l’obiettivo di favorire una migliore
e piena integrazione della persona nel contesto
sociale ed economico nel quale è inserita. La logica
che si è scelto di seguire è un approccio integrato
che coinvolge gli Assessorati alla Formazione, alle
Politiche Attive del Lavoro, alle Politiche Sociali,
alle Pari Opportunità, all’Istruzione e gli altri attori
istituzionali del territorio. In tale ambito, l’esperienza
ha dimostrato che si è lavorato in modo congiunto
per individuare un modello comune e condiviso,
per concentrare le azioni, esplorare e sperimentare
nuove modalità nella progettazione e realizzazione
delle politiche per l’occupazione, la formazione e
l’inclusione sociale, grazie alla collaborazione su uno
stesso piano di tutti gli attori chiave. Attraverso una
intensa attività di confronto e condivisione all’interno
di “questa rete” è stato possibile sperimentare
modalità innovative di intervento per aumentare la
sostenibilità nel tempo degli inserimenti lavorativi
delle persone in fascia debole, tra cui gli immigrati,
così da assicurare le condizioni per una loro effettiva
integrazione nella società. Come pure da segnalare
è il Protocollo per l’accoglienza, la tutela, la
formazione e l’educazione dei minori stranieri
presenti sul territorio spezzino. Nell’ambito di
questo protocollo la Provincia della Spezia, insieme
agli altri sottoscrittori, si è impegnata a proseguire
ed a rafforzare, per quanto di propria competenza
nell’ambito degli istituti scolastici secondari di
secondo grado e nei corsi sperimentali triennali,
in eventuale collegamento e continuità con gli altri
gradi di scuole, le attività rivolte all’inserimento,
all’integrazione ed alla socializzazione degli studenti
stranieri, nonché ad attivare e/o mantenere – in
relazione alle fonti di finanziamento disponibili –
percorsi dedicati e finalizzati alla realizzazione di pari
opportunità di accesso e di successo formativo degli
stessi, per una piena attuazione del diritto allo studio
16
e per l’accompagnamento verso il mondo del lavoro.
A tale riguardo è stato istituito il Tavolo permanente
per l’integrazione dei minori stranieri, coordinato
dalla Prefettura, per realizzare una rete di servizi per
l’inserimento scolastico dei minori stranieri10.
Altra best practice da citare è l’esperienza della
Provincia di Milano che, per esempio, ha sviluppato
proprie iniziative per promuovere e sostenere
le politiche dell’ accoglienza: con la Questura di
Milano e con i Comuni della Provincia per il progetto
“Prenotazione on-line dei permessi di soggiorno”; con
la Prefettura e il Comune di Milano per decentrare
le procedure del ricongiungimento familiare; con i
Piani di Zona dei Comuni per il sostegno alla loro
progettualità; con gli Sportelli per gli stranieri e con
i Patronati per la formazione degli operatori e lo
sviluppo della rete dei servizi; un Forum Immigrazione
per offrire uno strumento di dialogo e condivisione a
cittadini e operatori11.
Ma anche l’esperienza del Piano Provinciale per
l’immigrazione della provincia di Modena, nel quale si
individuano le priorità di intervento, fra le quali nel 2010
gli interventi concordati sono stati l’alfabetizzazione
degli stranieri, l’implementazione di un Osservatorio
Provinciale per l’immigrazione, il consolidamento
della rete provinciale degli sportelli per stranieri e del
servizio di mediazione culturale.
Come pure, infine, le numerose iniziative intraprese
dalla Provincia di Roma, quale per esempio il Piano
Provinciale Immigrazione 2010.
• la facilità d’accesso, che consente a tutti, soprattutto
ai più bisognosi e agli irregolari, di entrare in
contatto con il servizio e di avere delle risposte;
• la personalizzazione, ovvero la capacità di dare
risposte individualizzate, costruite sullo specifico
bisogno;
• la capacità tra gli operatori di lavorare in rete,
che permette la condivisione d’esperienze e
professionalità finalizzata all’elaborazione di
progettualità complesse;
• la motivazione, il coinvolgimento, la professionalità,
la disponibilità degli operatori;
• la gratuità degli interventi.
Le esperienze riportate, quindi, possono essere
considerate dei punti di riferimento ai quali guardare
per la creazione di reti integrate dirette a garantire
l’inserimento lavorativo degli immigrati nel nostro
sistema: elemento distintivo, punto di forza, fattore
indispensabile per assicurare l’integrazione lavorativa
è la cooperazione e sinergia della totalità dei soggetti
interessati dal fenomeno, che parta dalla formazione e
la qualificazione professionale, passi dalla valutazione
delle competenze professionali e si concluda con
l’inserimento in un contesto aziendale bisognoso di
quella determinata manodopera.
Nell’esaminare la qualità e l’efficienza della totalità dei
servizi offerti agli immigrati a livello locale, cercando
di individuare tra questi alcune buone prassi, si sono
riconosciuti i seguenti elementi come punti di forza
dei servizi d’inserimento lavorativo:
• la prossimità, ovvero la capacità di essere vicini al
bisogno e, a volte, addirittura di farsi trovare dove il
bisogno nasce (per strada, in questura, in carcere,
a scuola…);
10
Fra le best practices attivate presso la Provincia della Spezia è possibile pure annoverare il Progetto CHATWIN con il quale si è realizzata una
attività di orientamento al lavoro rivolto alle persone immigrate e, dopo una parte formativa, l’avvio di un tirocinio in azienda con attestazione
delle competenze in uscita. Il progetto, promuovendo il coinvolgimento diretto delle aziende, ha valorizzato l’esperienza di tirocinio come
modalità di “apprendimento in situazione” di competenze professionali, riconoscibili e attestabili ai fini di una maggiore trasparenza e
conseguente spendibilità nel mondo del lavoro per le persone immigrate che, difficilmente, possiedono pregresse esperienze formative e
professionali riconosciute. Da segnalare è pure il Progetto EMMA (Esperienze mediazione multiculturale allargata) che ha perseguito le
seguenti finalità: 1) creare un servizio stabile di mediazione culturale fruibile da tutti i soggetti pubblici e privati che a vario titolo si occupano
di immigrazione; 2) consolidare il rapporto tra Servizi e territorio, tramite la condivisione degli strumenti operativi e valutativi dell’attività
di mediazione; 3) sperimentare la circolarità delle informazioni sul servizio di mediazione attraverso l’azione di coordinamento svolto dalla
Provincia. Il progetto ha visto la condivisione a livello provinciale di quattro assessorati: Assessorato alle Politiche Sociali, Assessorato
alle Politiche Attive del Lavoro, Assessorato alla Pubblica Istruzione, Assessorato alla Formazione e un partenariato costituito da Scuole,
CFP/ Enti di F.P., Sportelli Immigrazione, Questura, Servizi Sociali, Asl, Centri per l’impiego, Associazioni di impresa, Regione Liguria. La
Provincia ha ricoperto il ruolo di coordinamento del gruppo di lavoro, utilizzando il servizio di mediazione nei settori di competenza
17
5.1.
ALCUNI DATI SUI SERVIZI PER L’IMPIEGO DELLE 15 PROVINCE PARTNER DI PROV-INTEGRA
QUALI SONO LE FUNZIONI/SERVIZI ATTIVATI DAI CENTRI PER L’IMPIEGO DELLA VOSTRA PROVINCIA?
Altro
Sportello EURES
Servizi mirati fasce deboli
Promozione delle pari opportunità di genere
Sportello immigrati
Obbligo formativo
Creazione d’impresa
Consulenza alle imprese
Promozione all’inserimento lavorativo (trocini, Pip, etc)
Incontro domanda/offerta
Orientamento
Mediazione linguistico/culturale
Accoglienza e informazione
40%
93%
100%
67%
60%
87%
67%
0%
100%
93%
100%
80%
100%
SONO PRESENTI ESTERNALIZZAZIONI DI ALCUNI SERVIZI?
SI
33%
67%
NO
SI
11
Altro
Bilancio di competenze
Consulenza alle imprese
Mediazione culturale
Preselezione
Accoglienza
Orientamento
20%
0%
47%
20%
40%
40%
40%
Pure da segnalare è il progetto promosso dalla Provincia di Milano specificamente mirato all’utenza immigrata da paesi non comunitari.
Il progetto è stato realizzato tramite il sostegno dell’Associazione Temporanea di Imprese costituita tra Ernst&Young Financial Business
Advisors SpA, Ernst&Young Business School Srl, e CIES - Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo, ed ha sperimentato nuovi
modelli di intervento finalizzati a rafforzare le azioni che i Centri per l’Impiego (Cpi) realizzano sul territorio, al fine di favorire l’inserimento
lavorativo degli immigrati residenti e migliorare l’integrazione tra tutti i soggetti coinvolti: Servizi pubblici per l’impiego, immigrati, imprese.
Della stessa Provincia, si segnala inoltre il Progetto pilota “Ricerca-intervento finalizzata alla conoscenza delle caratteristiche dei cittadini
non comunitari iscritti alle liste di disoccupazione in Lombardia ed alla sperimentazione di nuovi servizi al lavoro per l’inserimento e
reinserimento lavorativo”, avente come obiettivo il miglioramento della conoscenza sugli aspetti lavorativi e sul disagio occupazionale dei
lavoratori immigrati non comunitari residenti sul territorio provinciale, nonché la sperimentazione di azioni innovative di orientamento e
accompagnamento al lavoro mirate a cittadini non comunitari in stato di disoccupazione o in cerca di prima occupazione, nell’ottica della
valorizzazione delle competenze professionali.
18
ORGANIZZAZIONE DELLA STRUTTURA
FEMMINE
MASCHI
Lavoratori interinali
67%
33%
Collaboratori e consulenti
78%
22%
LSU e altri
67%
33%
Dipendenti a tempo determinato
78%
22%
Dipendenti a tempo indeterminato
72%
28%
AVETE EROGATO/FINANZIATO CORSI DI
FORMAZIONE PER GLI OPERATORI IN
MATERIA DI IMMIGRAZIONE?
EFFETTUATE UN’ANALISI DEI FABBISOGNI
FORMATIVI DEGLI OPERATORI?
20%
47%
53%
80%
NO
SI
NO
SI
QUALI SONO I SERVIZI RIVOLTI AGLI IMMIGRATI CHE OFFRONO I VOSTRI CPI?
Altro
Voucher per corsi di lingua italiana
Supporto nei rapporti con le associazioni e i patronati
di servizi per immigrati attivi sul territorio
Predisposizione, materiali informativi,
traduzione testi, modulistica e atti
Mediazione culturale
Orientamento
Supporto nella realizzazione dei colloqui
Supporto linguistico
27%
40%
0%
67%
60%
93%
80%
40%
19
DA QUANTO TEMPO
È OPERATIVO IL SERVIZIO?
È ALTA L’AFFLUENZA DI
IMMIGRATI AL SERVIZIO?
25%
25%
47%
53%
50%
Da 1 a 3
Da 4 a 7
Da 8 a 10
NO
SI
QUALI SONO GLI STRUMENTI
UTILIZZATI NELL’EROGAZIONE DEL
SERVIZIO?
ELABORATE STATISTICHE
E REPORT?
Altro
13%
33%
Opuscoli informativi
Manuali
Guide
87%
73%
13%
27%
NO
SI
AVETE ELABORATO LINEE GUIDA, MATERIALI,
SUPPORTI, A DISPOSIZIONE DEGLI OPERATORI
PER LA GESTIONE DEI TARGET?
ESISTE UN PIANO DI COMUNICAZIONE
DEL SERVIZIO PER RAGGIUNGERE
IL TARGET?
27%
40%
73%
60%
NO
SI
NO
SI
20
INDICATE I PRINCIPALI STRUMENTI/
MODALITÀ DI COMUNICAZIONE DEI SERVIZI
OFFERTI RELATIVAMENTE AL TARGET
Altro
ESISTONO SPECIFICITA
GESTIONALI PER IL TARGET
(CAMPI, STRUMENTI, ETC)?
13%
Partecipazioni a fiere,
manifestazioni, convegni
47%
27%
Campagne pubblicitarie
specifiche
7%
Produzione materiale
informativo
73%
22%
NO
SI
AVETE UN SISTEMA DI LETTURA DELLE CO?
SI
27%
Altro
Statistiche
Analisi previsionali
Report
73%
20%
67%
13%
73%
NO
SI
AVETE UN SISTEMA DI CONDIVISIONE INFORMATICA CON ALTRE STRUTTURE?
SI
20%
80%
NO
SI
Altro
Dpl
Questura
Prefettura
20%
7%
13%
0%
21
PARTECIPATE A PROGETTI PER FAVORIRE L’INSERIMENTO SOCIO-LAVORATIVO DEGLI IMMIGRATI?
SI
20%
80%
Altro
Statistiche
Analisi previsionali
Report
33%
40%
0%
47%
NO
SI
QUALI SONO GLI ALTRI SOGGETTI TERRITORIALI COINVOLTI?
Altro
Asl
Associazione immigrati
Sportelli immigrazione
Associazioni di categoria
Sindacati
Dpl
Questura
Prefettura
40%
40%
40%
0%
47%
53%
47%
40%
60%
6.
LINEE GUIDA IN MATERIA
DI GOVERNANCE DELLE
POLITICHE MIGRATORIE
Per contrastare il radicamento di prassi tipiche della
cd. “catena migratoria”, che favoriscono l’inserimento
nel mercato del lavoro attraverso relazioni parentali o
amicali, in un contesto nel quale la legge attribuisce
un ruolo fondamentale ai Centri per l’Impiego, si sono
analizzate alcune delle principali esperienze ad oggi
realizzate a livello provinciale, cercando di valorizzare il
ruolo della Provincia, in qualità di ente istituzionalmente
preposto all’inserimento lavorativo degli immigrati;
in particolare, si è cercato di verificare l’esistenza e la
predisposizione di “reti integrate” a livello provinciale,
caratterizzate da un percorso completo d’inserimento
che preveda un nesso indissolubile tra formazione,
lavoro ed impresa - sono state considerate le iniziative
in questo senso promosse dalle Province analizzate,
sia a livello di CPI che a livello di iniziative comunitarie,
nelle quali le Province avessero un ruolo comunque
propositivo ed attivo.
In alcune realtà territoriali l’entità dei flussi, la
domanda di manodopera e la crescente richiesta di
stabilizzazione dei nuclei familiari ha determinato
la necessità di dare risposte ai bisogni espressi dagli
immigrati; in queste realtà, la domanda degli immigrati
si è combinata con una cultura dell’offerta dei servizi
d’accoglienza più consolidata e di maggiore qualità,
determinando delle cd. risposte di “eccellenza”, che
vedono le province svolgere un ruolo attivo e propulsivo
in materia.
Le esperienze individuate, seppur non trasferibili
automaticamente, hanno però una loro importanza e
la loro conoscenza può determinare un valido quadro
di riferimento concettuale e pratico per ricalibrare
22
interventi della stessa natura destinati ad altri contesti
territoriali.
Uno degli elementi di successo di questi servizi è
rappresentato dalla loro capacità di costituire e di
formalizzare una rete di partnership con gli altri
soggetti pubblici e privati, istituzionali e non, che
coesistono sullo stesso territorio e che si occupano di
risolvere i problemi degli immigrati: far parte di una
rete concentra gli sforzi su di un’unica iniziativa ed
evita il pericolo di incorrere in dannose sovrapposizioni
e duplicazioni.
L’elaborazione delle Linee Guida è la risultanza delle
attività di monitoraggio e di mainstreaming, svolte sia al
fine di migliorare la governance nella programmazione
e gestione delle politiche per l’integrazione degli
immigrati regolari, che al fine di produrre modalità
efficaci di interazioni ed integrazioni a livello locale
tra le Province (servizi lavoro, formazione e istruzione,
ecc.) e il sistema territoriale delle associazioni datoriali,
Camere di Commercio (CCIAA), associazioni di
migranti, Consigli Territoriali per l’Immigrazione (CTI),
ecc. nonché a livello interistituzionale tra le Province, le
Regioni e il sistema nazionale (Ministero dell’Interno,
Ministero del Lavoro)12.
Tali Linee Guida aspirano a definire modalità di
organizzazione dei servizi e di pianificazione di interventi
che consentano di ampliare le opportunità e i soggetti
che gestiscono azioni di reimpiego e di garantire
coerenza e trasparenza nell’accesso al mercato del
lavoro da parte dei lavoratori non comunitari presenti
regolarmente nel nostro territorio. L’obiettivo generale
è l’attivazione di un complesso di iniziative tese al
re-inserimento sociale e professionale di lavoratori
svantaggiati coinvolgendo tutti i potenziali attori
competenti e/o interessati e utilizzando congiuntamente
tutti gli strumenti disponibili di politica attiva del lavoro.
6.1.
I SOGGETTI DA COINVOLGERE
Brevemente è possibile evidenziare come i principali
soggetti che, a diverso titolo, intervengono nelle
gestione dei fenomeni migratori sono:
la Direzione Provinciale del lavoro Lavoro (DPL), che
- anche attraverso le attività di verifica e ispezione contribuisce ad alimentare un mercato del lavoro più
trasparente e coerente per quanto riguarda l’ingresso
e il mantenimento al lavoro dei lavoratori immigrati.
La DPL ha una conoscenza puntuale del sistema
12
imprenditoriale locale e in particolare delle aziende che
nel corso degli ultimi anni hanno presentato domanda
di nulla osta al lavoro e hanno assunto immigrati. Tale
conoscenza potrebbe essere impiegata nelle azioni di
reimpiego:
• informare le aziende sulle opportunità e le risorse
disponibili per chi assume immigrati disoccupati
indirizzandole verso i soggetti che gestiscono le
azioni di reimpiego (SpI, APL);
• mettere a disposizione dei soggetti che gestiscono
le azioni di reimpiego (servizi per il lavoro, operatori
autorizzati e accreditati) le informazioni sulle
aziende che hanno assunto immigrati;
• avere contezza della situazione della disoccupazione
tra gli immigrati anche al fine di contribuire alla
programmazione dei flussi di ingresso in modo
coerente con i fabbisogni di professionalità e di
occupazione locali;
• partecipare agli incontri di monitoraggio periodico
delle azioni di reimpiego con i servizi per il lavoro
pubblici e gli operatori privati autorizzati e
accreditati.
la Provincia, che è responsabile dell’organizzazione
e della gestione dei servizi pubblici per il lavoro del
territorio provinciale. Pianifica le risorse conferite
dalla Regione per misure di politica attiva (emana
bandi e avvisi per impegnare risorse). In diversi casi
è Organismo Intermedio del POR FSE con attribuzione
di risorse cospicua da dedicare a interventi di politica
attiva (formazione professionale, formazione continua,
incentivi all’occupazione, tirocini, ecc.). Rispetto
alle azioni di reimpiego, quindi, svolge un ruolo
centrale in termini di strategia e di programmazione
(pianificazione risorse e interventi):
• dispone delle informazioni e dei dati sui potenziali
beneficiari delle azioni (bacini di immigrati
disoccupati a rischio di diventare irregolari);
• decide sull’organizzazione dei servizi per il lavoro
pubblici;
• attiva le risorse su misure e interventi di politica attiva
pertinenti rispetto alle caratteristiche del bacino
(interventi di riqualificazione, di insegnamento della
lingua, ecc.);
• aggiorna periodicamente i dati del bacino di
immigrati disoccupati e condivide tali informazioni
con i servizi per il lavoro pubblici e privati;
• partecipa agli incontri di monitoraggio periodico
delle azioni di reimpiego con i servizi per il
lavoro pubblici e gli operatori privati autorizzati e
Sugli effetti della creazione di reti cfr. Bellanca N., Cooperazione senza fiducia originaria. Gli effetti della rete come opportunità per le
politiche locali, in “Stato e Mercato”, 2002, n. 3, il Mulino, Bologna, pp. 493- 519; Wihtol de Wenden C., Dispositivi istituzionali, azioni delle
reti e modalità di inserimento economico: l’esperienza francese e il caso di Parigi, in Ambrosini M. e Abbatecola E. (a cura di), Immigrazione
e metropoli. Un confronto europeo, F. Angeli, Milano, 2004, pp. 129-154.
23
accreditati;
• promuove insieme alla Prefettura i lavori della
Commissione Lavoro.
Fondamentale, all’interno delle Province, è il
ruolo dei Centri territoriali per l’impiego, i quali
costituiscono gli attori principali che operativamente
gestiscono le azioni di reimpiego (eseguono le
procedure amministrative previste, iscrizione alle
liste di disponibilità al lavoro, DID per i percettori di
mobilità, ecc.; informano i lavoratori della presenza
delle opportunità sul territorio in termini di servizi
di reimpiego (sia pubblici che privati) e li invita a
presentarsi; gestiscono le azioni di reimpiego nei
confronti dei lavoratori e delle imprese promosse
dalla Provincia anche su programmi di carattere
regionale e nazionale; accedono ai dati e informazioni
sui lavoratori iscritti (ad esempio agli operatori privati
autorizzati e accreditati); monitorano periodicamente
le attività svolte e i risultati ottenuti rispetto alle
politiche attive erogate (ricollocazione, formazione,
riqualificazione, ecc.)
la Prefettura UTG/Questura (Sportello unico per
l’immigrazione), che è responsabile della gestione
delle procedure amministrative per l’ingresso e per
il rinnovo del permesso di soggiorno dei cittadini
stranieri nel nostro paese insieme alla DPL. Coordina
i lavori del Consiglio Territoriale dell’Immigrazione.
In riferimento alle azioni di reimpiego tali soggetti
possono cooperare con gli attori direttamente coinvolti
nelle azioni, ad esempio
• contribuiscono al completamento delle informazioni
sugli immigrati disoccupati presenti sul territorio
relative al permesso di soggiorno (durata, tipologia,
ecc.);
• abilitano gli enti privati e le associazioni ad accedere
al sistema informativo SPI per la presentazione
delle domande di nulla osta al lavoro nel caso di
nuovi ingressi, e che saranno soggetti autorizzati
alle attività di intermediazione domanda/offerta di
lavoro (fare riferimento alle nuove convenzioni in via
di definizione da parte del SUI);
• promuovono insieme alla Provincia i lavori della
Commissione Lavoro;
• indirizzano gli stranieri che hanno un permesso di
soggiorno di attesa occupazione presso i servizi che
gestiscono le azioni di reimpiego (servizi pubblici,
operatori privati e accreditati);
• diffondono le informazioni circa le attività di
reimpiego realizzate a favore degli immigrati
disoccupati del territorio presso i Consigli territoriali
dell’Immigrazione.
Gli Operatori privati accreditati e autorizzati, che
spesso gestiscono le azioni di reimpiego nei confronti
dei lavoratori e delle imprese (accoglienza, bilancio
di competenze, acquisizione vacancies, preselezione,
incrocio domanda/offerta, ecc.) su programmi e
interventi promossi con risorse provinciali, regionali,
nazionali o con risorse proprie;
Le Associazioni datoriali e di categoria/Associazioni
di immigrati e terzo settore, che svolgono un ruolo
fondamentale di rappresentanza del sistema datoriale
e lavorativo e dell’immigrazione e nel sistema di azioni
di reimpiego.
Obiettivo essenziale è la creazione di un network e di
partenariati diffusi a livello locale, legami in grado di
contribuire al successo delle attività poste in essere
sul territorio scelto e soprattutto capaci di poter
proseguire autonomamente all’implementazione di
politiche integrate ed efficaci.
7.
LE LINEE GUIDA
Al fine di creare l’istituzionalizzazione di reti formali e
informali fra i diversi attori, si propongono le seguenti
linee guida:
Migliorare l’occupabilità dei lavoratori immigrati,
tramite la realizzazione di progetti finalizzati a
migliorare i servizi offerti dai Centri per l’Impiego nei
confronti di tali lavoratori e nei confronti delle imprese,
nonché tramite l’intensificazione di attività formative e
di riqualificazione rivolte a tali lavoratori;
Migliorare le modalità\di intervento delle Province
tramite la definizione di adeguati Piani Provinciali per
l’Immigrazione e di un Osservatorio provinciale sul
mercato del lavoro degli immigrati, quali strumenti
che, a partire da un’analisi approfondita dei bisogni della
popolazione immigrata e delle risorse già utilizzate, e
in continua dialettica con la programmazione locale, si
pongono l’obiettivo di migliorare la capacità di orientare
le risorse sia governate direttamente dalla Provincia sia
di competenza degli altri attori del territorio provinciale
e renderne maggiormente adeguato il loro utilizzo
per le politiche di inclusione sociale e lavorativa degli
immigrati;
Sviluppare l’auto imprenditorialità degli immigrati,
creando strutture di supporto e consulenza permanente
per orientare i cittadini stranieri sulla legislazione e
sulle procedure amministrative per creare un’impresa.
Promuovere la costituzione all’Interno dei CTI di
apposite Commissioni Lavoro, quali strutture a
“geometria variabile”, che coinvolgono, di volta in
volta, i diversi interlocutori interessati dalle tematiche
24
affrontate (quindi non solo attori istituzionali, operatori
dei CPI, ma anche sindacati, associazioni di immigrati,
associazioni datoriali, patronati).
7.1. LINEA 1
MIGLIORARE L’OCCUPABILITÀ DEI
LAVORATORI IMMIGRATI
7.1.1.
IL RUOLO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO
Com’è noto, una delle parole chiave delle politiche del
lavoro nella società contemporanea è l’occupabilità.
È infatti opinione condivisa che se il diritto al lavoro
non può più essere garantito a tutti e soprattutto
non può essere più garantito una volta per tutte, la
principale risorsa di cui i lavoratori dispongono per
porsi ai ripari dal rischio della disoccupazione di lunga
durata è precisamente il fatto di possedere un profilo
personale e professionale facilmente “occupabile”,
che cioè sia percepito dai potenziali datori di lavoro
come produttivo e vantaggioso per l’azienda.
L’obiettivo di tale linea di intervento è sviluppare,
attraverso un’idonea rete di partner, interventi
personalizzati volti all’occupazione e al reimpiego dei
migranti, sul presupposto che, per essere efficace,
l’intervento pubblico deve necessariamente differenziare
i propri strumenti, riconoscendo che l’utenza immigrata
non è un gruppo sociale uniforme ma un insieme
alquanto eterogeneo di soggetti che richiedono una
de-standardizzazione dei servizi di aiuto.
Per favorire l’inclusione di questo segmento del
mercato del lavoro si dovrebbero attivare azioni di:
• orientamento e formazione, soprattutto per quanto
riguarda la corretta informazione sulle regole
amministrative e gli adempimenti inerenti la
regolarità del soggiorno in Italia, la formazione
linguistica e culturale, l’orientamento al territorio
ed ai servizi socio lavorativi, l’alfabetizzazione
informatica, l’educazione alla salute e alla sicurezza
in ambito di lavoro, la consapevolezza dei diritti di
cittadinanza e di quelli dei minori, il riconoscimento
di qualifiche professionali o di certificazione di
competenze;
• accompagnamento e avviamento al lavoro,
13
mediante canali specifici per favorire l’incrocio
tra la domanda e l’offerta, tirocini formativi per
facilitare l’integrazione culturale e l’apprendimento
professionale attraverso modalità di partecipazione
attiva, servizi di tutorato specifici per facilitare la
risoluzione di problemi socio-lavorativi.
In questo quadro, fondamentale è il ruolo dei Centri
per l’Impiego.
Nella logica di sviluppo di una rete di servizi volta
a migliorare l’accesso al lavoro degli immigrati,
i Centri per l’Impiego assumono quindi un ruolo
cruciale13, diventando un nodo sul quale far crescere
le connessioni con diverse istituzioni deputate a
facilitare i processi di integrazione, a partire da quelle
preposte alla regolarizzazione dello status giuridico,
al riconoscimento delle credenziali formative, fino a
giungere alle organizzazioni del privato sociale che
operano nel campo delle migrazioni. Una grossa fetta
dell’utenza viene indirizzata al Centro per l’Impiego
dalla rete familiare ed amicale ed il motivo è quasi
sempre la ricerca di lavoro. Ciò riconferma come vi
sia tra gli immigrati una diffusa aspettativa rispetto
al ruolo del Centro per l’Impiego che viene visto come
servizio di intermediazione domanda–offerta di lavoro.
Da notare come questa particolare immagine della
funzione dei Centri per l’Impiego sia presente anche
nei servizi rivolti agli immigrati operanti sul territorio.
Gli uffici della Questura orientano l’utenza immigrata
verso i Centri per l’Impiego primariamente per
l’ottenimento della documentazione necessaria al
rinnovo del permesso di soggiorno, mentre l’invio da
parte di altri enti pubblici quali Inps, e ASL sembra
essere più coerente con le funzioni del Centro per
l’Impiego legate all’ottenimento di benefit sociali. Il
Centro per l’Impiego risulta dunque essere il nodo
centrale di una rete ben più vasta di servizi usati dagli
immigrati e per questa ragione diventa importante
riconoscerne le funzioni in una logica di “messa in rete”
con gli altri enti pubblici e privati deputati a facilitare i
processi di integrazione. Si tratterebbe di promuovere
e mettere a sistema una rete costituita da soggetti che
attraverso azioni conoscitive e informative reciproche
rendano possibile un orientamento multidirezionale
dell’utente immigrato a seconda del bisogno da questi
espresso.
Baronio G., D’Onofrio M., Gli utenti e i Centri per l’impiego, Isfol, “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 3/2006;
Baronio G., D’Emilione E., L’utenza extracomunitaria nei Centri per l’impiego. Una prima indagine sperimentale, Monografie sul Mercato
del lavoro e le politiche per l’impiego, n. 2/2005; Brambilla M., Lo Verso L. (a cura di), Percorsi in trasparenza. Immigrati stranieri, mercato
del lavoro e servizi per l’impiego, a cura di Provincia di Milano, Osservatorio Mercato del Lavoro. Quaderno 1, 2006, F. Angeli, Milano; Gilli
D. Landi R. ( a cura di), Indagine campionaria sul funzionamento dei Centri per l’impiego 2005-2006, Monografie sul Mercato del lavoro e le
politiche per l’impiego, n. 1/2007, Isfol, Roma.
25
7.1.2.
LA CREAZIONE DELLO SPORTELLO IMMIGRATI
ALL’INTERNO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO
Una best practice da valorizzare potrebbe essere quella
di promuovere l’attivazione dello Sportello Immigrati
all’interno dei Centri per l’Impiego. In tale ambito, la
creazione di un apposito Sportello implicherebbe un
servizio che dovrebbe essere gestito da operatori già
in forza presso i CPI coinvolti, appositamente formati,
possibilmente affiancati da mediatori linguisticoculturali. Il Servizio di mediazione linguisticoculturale dovrebbe, in particolare, fornire interventi
di traduzione e decodifica culturale dei messaggi, al
fine di favorire la comunicazione tra le parti e impedire
l’insorgere di conflitti e malintesi generati da differenti
codici culturali. Il servizio dovrebbe essere attivo sia
nella fase iniziale di prima verifica dei bisogni del
soggetto sia lungo l’intero sviluppo dell’intervento,
anche al fine di fornire indicazioni utili a rendere
la permanenza sul territorio italiano più stabile e
soddisfacente sotto aspetti che esulano dallo specifico
ambito lavorativo ma che sono ad esso comunque
strettamente correlati (permesso di soggiorno,
soluzione alloggiativa, salute, ecc.).
Lo Sportello Immigrati all’interno del CPI, pertanto,
dovrebbe garantire un sistema informativo,
consulenziale e di comunicazione volto a realizzare
l’obiettivo dell’incontro tra domanda e offerta di
lavoro; una gestione personalizzata degli interventi
rivolti agli utenti; l’erogazione integrata delle singole
attività (accoglienza, orientamento, misure di politica
attiva del lavoro, percorsi di accompagnamento alla
formazione ed al lavoro, ecc.).
In tale ottica, essenziale è pure il miglioramento
del livello qualificazione delle risorse umane
interne ai diversi uffici dei Centri per l’Impiego per
consentire lo sviluppo di relazioni efficaci con l’utenza
straniera. Si potrebbe così prevedere, come azione
di sistema, la realizzazione periodica di brevi corsi di
aggiornamento informativo/formativo centrati sulle
tematiche migratorie, eventualmente da estendere
anche agli operatori dei servizi formativi e dei servizi
specialistici di orientamento e accompagnamento al
lavoro collegati ai Centri per l’Impiego.
A tale scopo si dovrebbe prevedere una particolare
formazione per alcuni operatori o l’affidamento in
convenzione del servizio a soggetti competenti in
materia, presenti sul territorio.
OBIETTIVI FORMATIVI PER GLI OPERATORI
DEI CENTRI PER L’IMPIEGO:
OBIETTIVI DI CONOSCENZA
OBIETTIVI DI CAPACITÀ
• Acquisire una conoscenza generale del fenomeno
complessivo migratorio a
livello provinciale.
• Saper riportare correttamente le informazioni formativo-professionali sulla
scheda professionale.
• Comprendere in modo
approfondito il proprio ruolo
nell’ambito del CPI relativamente agi utenti immigrati.
• Saper individuare per
ciascun utente le caratteristiche formative e professionali necessarie per
l’inserimento nel mercato
del lavoro.
• Essere in grado di effettuare un bilancio delle
competenze professionali,
fornendo supporto utile ad
evidenziare le attitudini e
aspirazioni per la costruzione di un progetto professionale del lavoratore.
• Saper proporre e presentare i percorsi personalizzati.
L’efficacia di tale servizio dipende infatti dalla
competenza e dall’aggiornamento degli operatori che lo
gestiscono, dalla loro capacità di reperire ed organizzare
le informazioni, di suggerire interventi appropriati.
Il servizio, una volta a regime e compatibilmente con le
possibilità organizzative dell’Amministrazione, dovrebbe
comprendere un’attività per la programmazione stabile
di politiche attive, finalizzate all’inserimento lavorativo
in un’ottica di empowerment del lavoratore, attraverso
l’accordo con i datori di lavoro, il monitoraggio costante
dei bisogni del mercato del lavoro locale e dei lavoratori
disponibili, una strategia di rete. L’elaborazione di un
percorso specifico permette di erogare all’immigrato i
servizi tipici dell’ orientamento, dalla stesura del CV fino
al bilancio di competenze. Ma per l’efficacia del servizio è
fondamentale sia l’utilizzo del mediatore culturale sia la
conoscenza da parte dell’operatore delle problematiche
specifiche di questa categoria di utenti, sia un approccio
dialogico e orientato alla soluzione del caso specifico.
Lungi dallo svolgere una mera funzione amministrativa
la funzione dello Sportello e quindi degli operatori che
lo gestiscono, dovrebbe anche essere quella di rilevare
le specifiche esigenze, anche formative, dell’utenza
presentatasi sapendo individuare e suggerire, sia a
livello interno che durante l’erogazione dei servizi,
una strategia di intervento, proprio nell’ottica di quella
necessaria attività di back-office, corrispondente alla
programmazione di interventi diversi concordati con
le parti datoriali per la formazione e l’inserimento
lavorativo degli utenti.
26
7.1.3.
L’ISTITUZIONE IN VIA PERMANENTE DI UN
SERVIZIO DI MEDIAZIONE LINGUISTICOCULTURALE PRESSO I CENTRI PER L’IMPIEGO
A tal fine, potrebbe essere utile istituire in via
permanente un Servizio di mediazione linguisticoculturale presso i Centri per l’Impiego.
L’intervento dei mediatori dovrebbe essere
caratterizzato in primo luogo in funzione
dell’orientamento e dell’informazione sui servizi
offerti dal Centro per l’Impiego. Come già accennato, il
ruolo del Centro per l’Impiego, il suo funzionamento e
le sue offerte risultano alquanto confusi ad una buona
parte dell’utenza immigrata. Le aspettative di ottenere
un lavoro con una certa rapidità grazie al Centro per
l’Impiego sono piuttosto diffuse; l’intervento del
mediatore, spesso realizzato nella lingua di origine,
diventa in questo senso importante poiché permette
una più chiara comprensione dei servizi e delle
possibilità effettivamente offerte all’utenza. Inoltre,
il supporto linguistico facilita la compilazione della
modulistica relativa alla dichiarazione di disponibilità
al lavoro e ad altro tipo di documentazione richiesta,
permettendo anche una più fluida comunicazione
tra utente ed operatori agli sportelli: l’intervento di
mediazione diventa qui importante per la costruzione
di “ponti culturali”.
Il servizio dovrebbe innanzitutto fornire agli immigrati
che giungono al Centro per l’Impiego un primo
orientamento all’utilizzo appropriato dei servizi
per il lavoro e dovrebbe provvedere a un’attenta
informazione per quei bisogni extralavorativi che
richiedono un rinvio ad altri enti o servizi. I mediatori
linguistico-culturali potrebbero inoltre fornire,
quando richiesto, un supporto specifico ai colloqui di
accoglienza e orientamento di base e affiancare gli
operatori dei vari uffici del Centro per l’Impiego nei
casi di utenza straniera con particolare difficoltà.
Le azioni di accompagnamento e di sostegno dei
mediatori linguistico-culturali rivolte all’utenza
dovrebbero essere realizzate in differenti ambiti:
• Affiancamento
agli
operatori
incaricati
dell’aggiornamento della scheda anagrafica e
dell’illustrazione dei percorsi orientativi e formativi;
• Affiancamento agli operatori del servizio di
colloquio individuale info-orientativo, in cui vengono
rilevate le informazioni curricolari e le propensioni
professionali attraverso la compilazione della scheda
professionale. In questo spazio dovrebbe essere
effettuata una prima analisi dei bisogni sulla base
delle caratteristiche socio-anagrafiche, professionali
e formative e fornita un’informazione sui servizi
offerti in modo mirato rispetto al bisogno rilevato.
L’apporto del mediatore in questo ambito si dovrebbe
concretizzare su due versanti: da una parte, infatti,
dovrebbe rendere
maggiormente comprensibili
all’orientatore gli eventuali percorsi formativi e
professionali svolti nel paese d’origine e dall’altra
permettere all’utente straniero di comprendere a
fondo le offerte proposte.
• Affiancamento agli operatori nel servizio di
preselezione dell’offerta di lavoro.
• Accompagnamento dell’utente all’utilizzo della
postazione di auto consultazione posta all’ingresso del
Centro per l’Impiego e caratterizzata come servizio
multilingue. In questo caso, la funzione del mediatore
sarebbe quella di guidare e, si potrebbe dire, “educare”
all’accesso all’informazione attraverso i nuovi
strumenti tecnologici automatizzati che non sempre
risultano di immediata comprensione e di facile
utilizzo per l’utenza, sia autoctona sia immigrata.
Tra le funzioni del mediatore assume grande
importanza quella di orientare l’utenza immigrata
verso servizi adeguati a soddisfare i diversi bisogni,
espliciti o impliciti, che spesso esulano dall’ambito
di competenza della struttura in cui viene realizzato
l’intervento. Peraltro, come sopra detto, per l’utenza
immigrata il Centro per l’Impiego rappresenta un
nodo nevralgico di una rete ben più vasta, composta
da servizi e istituzioni deputate a garantire e facilitare
i processi di integrazione. L’utenza che viene inviata
verso il Centro per l’Impiego da una moltitudine di
soggetti istituzionali e non, dovrebbe trovare qui una
struttura in grado di leggere adeguatamente i propri
bisogni e di realizzare gli opportuni rinvii caso per
caso. Il mediatore diventa il supporto di tale processo,
ricostruendo e riproponendo costantemente la rete di
servizi che sul territorio svolgono interventi di varia
natura finalizzati all’integrazione dei migranti.
7.1.4.
IL RAFFORZAMENTO DELL’ATTIVITÀ
DI ASSISTENZA ALLE IMPRESE
Appare essenziale un rafforzamento dell’attività
di assistenza alle imprese nelle procedure di
assunzione di stranieri. I numerosi e complicati
adempimenti previsti dalla normativa per l’assunzione
e la gestione di un contratto di lavoro con un
lavoratore non comunitario comportano spesso per le
aziende numerose difficoltà. Un servizio dei CPI a loro
favore potrebbe essere quello di riuscire a garantire
informazioni corrette, nonché la modulistica e una
consulenza legale sugli obblighi da assolvere. A tale
fine risulta di importanza fondamentale qualificare
gli operatori del servizio, mettere a disposizione degli
utenti materiali informativi, opuscoli e guide, garantire
assistenza nel reperimento e nella compilazione
della modulistica necessaria alle relative procedure,
assicurare un servizio di consulenza legale alle
27
imprese sulle norme di permanenza dello straniero in
Italia e le norme del loro accesso al lavoro.
Tra i servizi alle imprese gli operatori dei CPI devono
privilegiare nei confronti degli immigrati l’offerta dei
seguenti servizi:
• comunicazione alle imprese sull’esistenza di un
servizio specifico per questo target;
• informazione e aggiornamento sulle novità normative
e amministrative relative ai lavoratori stranieri;
• sensibilizzazione e consulenza ad hoc sulle procedure
riguardanti l’assunzione di lavoratori immigrati
(in particolare dall’estero e stagionali) anche in
funzione delle quote previste e programmabili;
• rilevazione fabbisogni professionali aziendali;
• assistenza alle imprese per il disbrigo delle
procedure relative alla ricerca degli alloggi per i
lavoratori stranieri (in questa ottica il CPI dovrebbe
divenire il facilitatore tra aziende, comuni e le
associazioni a ciò preposte, per implementare
politiche per l’edilizia sociale);
• incentivare la realizzazione di stage e tirocini
ad hoc per lavoratori immigrati che tengano
in considerazione i problemi legati agli orari
(generalmente gli immigrati che svolgono stage
possono svolgere contestualmente altri lavori per
mantenersi) e prevedere agevolazioni specifiche
per gli immigrati che gli consentano, ad esempio,
di cumulare le ferie per utilizzarle tutte insieme
per tornare nel paese d’origine per periodi medio –
lunghi;
• supportare e assistere l’azienda nell’espletamento
delle procedure per l’ottenimento degli incentivi
previsti dal Programma o degli incentivi previsti
dalla normativa vigente;
• offrire un servizio di assistenza alla creazione
d’impresa (normativa, procedure, autorizzazioni,
elaborazione
di
un’idea
imprenditoriale,
finanziamenti, agevolazioni, ecc). In questa ottica gli
operatori potranno, anche, mappare l’imprenditoria
immigrata, per sostenerla e incentivarla.
Per l’erogazione dei servizi alle imprese è necessario
prevedere la realizzazione di:
• un piano di comunicazione alle imprese sull’esistenza
e le specificità del servizio;
• materiali informativi, quali: brochure inerenti le
procedure di assunzione dei lavoratori straneri;
• strumenti per la rilevazione dei fabbisogni aziendali
di lavoratori immigrati (questionari ad hoc);
14
• strumenti per il monitoraggio degli inserimenti.
7.1.5.
IL RUOLO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO
NELL’INSERIMENTO NEL MERCATO DEL
LAVORO DELLE DONNE IMMIGRATE
Una specifica attenzione dovrebbe poi essere
dedicata al problema dell’inserimento nel mondo
del lavoro delle lavoratrici extracomunitarie14. Per
le donne immigrate potrebbe essere utile attivare
percorsi sperimentali di accompagnamento al lavoro
improntati al superamento della segregazione di
genere (mainstreaming). Va detto, infatti, che negli
ultimi anni si è assistito in Italia a una progressiva
femminilizzazione del processo migratorio. La
maggior parte delle donne immigrate, giunte tramite
il ricongiungimento familiare o da sole in cerca di
lavoro, pur se in possesso di elevati titoli di studio, sono
impiegate principalmente nel settore domestico (cura
della casa e assistenza alle persone), con marginali casi
di affermazione imprenditoriale all’interno di servizi
più qualificati. Il generale aumento della domanda
di attività legata ai servizi alla persona concorre
a spiegare l’attuale segregazione occupazionale
nella quale si trovano molte donne immigrate, che
rimangono spesso intrappolate in queste posizioni
lavorative anche a causa delle difficoltà di acquisizione
della cittadinanza e per la struttura segmentata del
sistema economico italiano. A ciò bisogna aggiungere
la diffidenza delle aziende a utilizzare manodopera
femminile immigrata, un pregiudizio che rappresenta
una forte barriera all’emancipazione lavorativa della
donne migranti.
L’operatore del CPI, pertanto, nel percorso di
inserimento/reinserimento al lavoro della componente
femminile straniera, deve intervenire su due livelli:
• attivare strategie più incisive nel confronto con le
aziende per tutelare e promuovere la figura della
donna migrante nel mercato del lavoro, agendo da
attore che decostruisce i vari stereotipi e pregiudizi
legati al genere;
• analizzare più approfonditamente le caratteristiche
della componente femminile del fenomeno
migratorio, per progettare azioni individuali di
accompagnamento al lavoro che siano più rispondenti
alle esigenze delle donne migranti, sperimentando
azioni finalizzate a conciliare l’ingresso nel mercato
del lavoro con il carico familiare.
De Filippo E., “La componente femminile dell’immigrazione”, in E. Pugliese, Rapporto immigrazione. Lavoro, sindacato società, Ediesse
edizioni, 2000.
28
Una specifica attenzione al problema delle donne
immigrate dovrebbe essere ispirato ai seguenti obiettivi:
• Sviluppare nelle donne migranti una maggiore
consapevolezza delle proprie competenze e capacità.
• Sostenere le donne migranti nell’acquisizione di
nuove conoscenze e capacità tecniche, utili per
l’accesso al mondo del lavoro.
• Dare alle donne migranti l’opportunità di avviare una
attività imprenditoriale come alternativa alla ricerca
dell’impiego.
7.1.6.
POTENZIAMENTO DEI RACCORDI
CON GLI OPERATORI PRIVATI
Negli ultimi anni, il complesso delle istituzioni
intervenienti nel mercato del lavoro ha subito profondi
cambiamenti: oggigiorno diversi soggetti, di differente
natura giuridica, hanno la possibilità di rispondere
alle esigenze dell’utenza (imprese e lavoratori).
All’interno del network di operatori privati attualmente
legittimati ad operare troviamo, nello specifico, i
cosiddetti intermediari speciali (Università, Scuole,
Comuni, Camere di Commercio, Consulenti del lavoro,
Parti sociali e loro Enti bilaterali), nonché le Agenzie
per il lavoro (Apl), autorizzate a svolgere attività di
somministrazione di lavoro, di intermediazione, di
ricerca e selezione del personale e di supporto alla
ricollocazione professionale. Uno dei principali nodi
della riforma del mercato del lavoro riguarda la
coesistenza tra pubblico e privato. Tale coesistenza
si realizza attraverso il rispetto di una logica di
sussidiarietà orizzontale, dove il privato soddisfa
bisogni della collettività attraverso servizi che il
pubblico non potrebbe offrire. Ai servizi pubblici
per l’impiego è demandata, comunque, la “regia”
degli interventi, individuando forme di raccordo con
i soggetti privati, nel rispetto della diversità delle
funzioni e nell’ottica di una relazione collaborativa
(non competitiva) a tutto vantaggio di chi cerca di
inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro.
In tale ambito, soprattutto in riferimento al lavoro
degli immigrati, si avverte la necessità di:
•
individuare
tra
l’altro,
forme
di
coresponsabilizzazione del privato rispetto ad obiettivi
di tutela sociale, propri degli operatori pubblici;
• rendere il più possibile interconnesse le rispettive
banche dati allo scopo di moltiplicare le opportunità
e i vantaggi derivanti dall’integrazione delle
informazioni.
E’, pertanto, auspicabile la stipula di accordi e/o
protocolli di intesa tra le Province, Centri per
l’Impiego e le agenzie di somministrazione e i soggetti
autorizzati all’attività di intermediazione operanti nel
territorio provinciale, finalizzati a favorire il raccordo
tra tali soggetti al fine di stimolare ulteriormente le
possibilità di incontro fra offerta e domanda di lavoro
degli immigrati.
7.1.7.
STRUMENTI PER IL POTENZIAMENTO
DEL RUOLO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO
Al fine di consentire al Centro per l’Impiego l’offerta
di risposte specifiche alle diverse esigenze dell’utenza
non comunitaria, potrebbero essere utilizzati i
seguenti strumenti:
• desk-research raccolta documentazione, ricerche
internet, lettura testi specifici, ecc;
• field-research incontri con responsabili e operatori
dei Centri per l’Impiego, associazioni che si occupano
di immigrati, associazioni datoriali, funzionari di
Prefettura e Questura;
• piano di comunicazione, elaborazione e diffusione di
materiale informativo/ promozionale;
• tavoli di coordinamento tematici, per la costituzione
di una rete tra soggetti pubblici/privati, a supporto
dello Sportello Immigrati, e precisamente:
• Tavolo tecnico - Fabbisogni Domanda Provincia,
DPL, Prefettura, Associazioni datoriali e sindacali;
• Tavolo tecnico - Fabbisogni Offerta Provincia,
Prefettura, Associazioni di volontariato e di tutela
dei cittadini stranieri, Comunità di stranieri;
• affiancamento/formazione agli operatori, con lo
scopo di trasferire le conoscenze basilari, inerenti
alle normative sull’immigrazione;
• visite - scambi - gemellaggi, al fine di acquisire
informazioni e strumenti da rielaborare ed adattare
nel corso della realizzazione della sperimentazione.
7.2. LINEA 2
PROMUOVERE L’ADOZIONE DI
PIANI PROVINCIALI MIRATI E LA
COSTITUZIONE DI UN OSSERVATORIO
PROVINCIALE SUL MERCATO DEL
LAVORO DEGLI IMMIGRATI
Altra esperienza già percorsa da alcune Province che si
ritiene da valorizzare è poi la creazione di appositi Piani
Provinciali delle Politiche Migratorie, in cui individuare
- insieme ad una ampia sfera di soggetti da sentire in
fase consultiva - le risorse e gli strumenti più idonei per
supportare il ricollocamento degli immigrati.
L’articolazione di Piani Provinciali per l’Immigrazione
è determinata a seguito di specifiche deliberazioni
regionali, approvate in applicazione del D.lgs. n. 286
del 1998. Il Testo Unico sull’Immigrazione, infatti,
predispone all’art. 45 uno specifico Fondo Nazionale
per le Politiche Migratorie, destinato al finanziamento
delle iniziative di cui agli articoli 20, 38, 42 e 46, le
quali devono essere inserite nei programmi annuali e
29
pluriennali dello Stato, delle Regioni, delle Province e
dei Comuni.
L’adozione di un apposito Piano Provinciale per
le Politiche Migratorie deve essere finalizzato a
strutturare le politiche a favore dei migranti in un’ottica
di programmazione concertata, ponendo a fondamento
della propria attività il concorso con tutti i possibili attori
coinvolti nella gestione dei fenomeni migratori, tramite
l’integrazione tra competenze e soggetti diversi.
Il Piano dovrebbe, pertanto, essere lo strumento con
cui, annualmente, la Provincia attraverso un percorso
di condivisione, definisce in modo trasparente le
proprie priorità di intervento e le conseguenti risorse
necessarie a realizzarle, mirando a rispondere in
modo unitario ai bisogni e alle esigenze dei cittadini
presenti sul proprio territorio. Esso dovrebbe essere
funzionale a elaborare e realizzare progetti orientati
a qualificare e a sviluppare l’attuale rete dei servizi
nell’ambito dell’integrazione tra competenze e
soggetti diversi (pubblici e privati). Dovrebbe quindi:
A. costruire relazioni positive;
B. garantire pari opportunità di accesso e tutelare le
differenze;
C. assicurare i diritti della presenza legale.
In questo ambito rientrano interventi che possono
garantire pari opportunità di accesso all’istruzione,
al mercato del lavoro, ai servizi. Ciò con particolare
riferimento all’apprendimento della lingua italiana. Tra
i progetti ascrivibili a questo obiettivo, si sottolineano
quelli inerenti l’avvio o l’implementazione di “centri
specializzati per stranieri”.
Per realizzare l’adozione di detto Piano è necessaria
la creazione di una rete di collaborazione locale tra
l’assessorato al lavoro provinciale, i CPI, la DPL, la
Prefettura-UTG, la Questura e la Regione.
Le azioni da mettere in campo sono:
A. incontri con le diverse istituzioni e formalizzazione
del Tavolo di coordinamento per l’adozione del piano;
B. Realizzazione di un’analisi di contesto, interviste
semistrutturate e focus group di approfondimento
con ciascuna delle istituzioni coinvolte nel Tavolo di
coordinamento.
IL PIANO PROVINCIALE DELLE POLITICHE
MIGRATORIE (FOCUS POLITICHE DEL LAVORO):
LA CONOSCENZA DEL FENOMENO
Analisi della condizione lavorativa degli immigrati sul
territorio.
Analisi dei bacini di offerta di lavoro da parte di cittadini
stranieri.
Individuazione dei fabbisogno di manodopera straniera
(settori e profesionalità).
Analisi dei dati amministrativi (CO) in funzione
previsionale per prevenire la disoccupazione.
LE POLITICHE DEL LAVORO PER GLI IMMIGRATI
Individuazione degli ambiti prioritari di azione rispetto
al fabbisogno.
Definizione delle misure e degli strummenti di politica
attiva da attivare.
Integrazione di misure e dispositivi e delle risorse
disponibili a livello locale (fondi FSE, fondi FEI, fondi da
bilancio regionale enazionale i progetti di Italia Lavoro).
GLI ATTORI E I SERVIZI
La cooperazione tra le istituzioni pubbliche locali
competenti in materia di immigrazione (la Commisione
e Lavoro del CTI, Provincia, Prefettura-UTG, DPL).
Il ruolo e la qualificazione dei servizi pubblici e privati
per il lavoro.
Il coinvolgimento degli attori locali (Terzo settore,
organizzazioni datoriali e sindacali).
Pare inoltre utile promuovere l’istituzione, presso
ogni Provincia, di un apposito Osservatorio sul
Mercato del Lavoro della Provincia, con il compito di
raccogliere dati quantitativi e qualitativi riguardanti le
caratteristiche e le dinamiche del mercato del lavoro
della provincia medesima e restituire informazioni
utili sullo stato e le dinamiche del mercato del lavoro
agli attori interessati, quali decisori pubblici, aziende,
sindacati, lavoratori, studenti, cittadini, ecc.
Tale osservatorio potrebbe utilizzare i dati dei CPI
della Provincia e le fonti ufficiali relative al mercato
del lavoro, tra cui ISTAT, ISAE, Unioncamere.
L’Osservatorio si dovrebbe avvalere inoltre di fonti di
natura amministrava, utilizzate sulla base di precisi
accordi bilaterali o convenzioni, ed in particolar modo
dei dati dell’INPS e INAIL con l’obiettivo di analizzare
i segmenti del mercato del lavoro non analizzabili
attraverso i dati dei Centri per l’Impiego e dovrebbe
pubblicare periodicamente dei report di analisi.
7.3. LINEA 3
SVILUPPARE L’AUTO
IMPRENDITORIALITÀ DEGLI IMMIGRATI
L’accesso al lavoro rappresenta un fattore chiave al fine
di promuovere l’empowerment dei gruppi più vulnerabili
della popolazione. In particolare, la creazione di lavoro
autonomo comporta un valore aggiunto, consistente
nell’offrire all’individuo la possibilità di esercitare
un’attività che stimoli e valorizzi le capacità personali
e professionali. E’ pertanto opinione consolidata che
l’esperienza del lavoro autonomo degli immigrati,
proprio per le sue caratteristiche intrinseche (progetto
di investimento economico e umano a lunga durata,
inserimento in una rete di rapporti di lavoro, conoscenza
del mercato in cui si va ad operare) sia un elemento che
facilita o potrebbe facilitare l’integrazione.
30
Il fenomeno dell’imprenditoria immigrata ha assunto
in Italia sempre più rilevanza negli ultimi 10 anni15 e
da più parti sono state evidenziate le potenzialità che
questo presenta sia in termini di integrazione sociale
che come contributo alla creazione di ricchezza e
di sviluppo locale. In generale, l’affermarsi della
tendenza all’imprenditorialità da parte dei lavoratori
immigrati è stata considerata sia come una risposta
al venir meno dei tradizionali sbocchi occupazionali,
sia come effetto della caduta di vincoli normativi che,
in precedenza, osteggiavano il passaggio di lavoro
autonomo, ovvero come una strategia compensativa
delle difficoltà di carriera incontrate nel settore del
lavoro dipendente16.
Da una prima analisi si può affermare, infatti, che alla
base della scelta per il lavoro autonomo vi è un processo
di radicamento nel territorio. La valorizzazione e il
sostegno all’imprenditorialità immigrata possono,
dunque, essere considerate anche delle forme per
contrastare i meccanismi discriminatori e dare
visibilità ad aspetti dell’immigrazione non legati alle
emergenze.
L’obiettivo di tale linea di intervento è, quindi, di creare
strutture di supporto e consulenza permanente per
gli imprenditori immigrati, sia di front office, sia on
line, tramite le quali le Province possano contribuire a
sviluppare azioni quali, ad esempio:
• mappature dell’imprenditorialità straniera nel
territorio provinciale (tramite focus group e
interviste approfondite a imprenditori individuati
come “testimonial”);
• realizzazione di “Servizi alle imprese immigrate”
attraverso l’attivazione di uno sportello informativo
presso i Centri per l’Impiego, in rete con le
Associazioni di Categoria, per orientare i cittadini
stranieri sulla legislazione e sulle procedure
amministrative per creare un’impresa; in tal senso,
sarebbe auspicabile dar vita a vita ad un servizio
di informazione, tutoraggio, accompagnamento e
consulenza individualizzata per i migranti con una
15
idea imprenditoriale, interessati ad un supporto per
definirla meglio e partecipare ad una valutazione
qualificata da parte di esperti, preliminare alla
presentazione ad una banca per la richiesta di
finanziamento;
• promozione di concorsi volto a premiare i migliori
Business Plan elaborati da aspiranti imprenditori
immigrati;
• progettazione e realizzazione di corsi di formazione
per gli operatori dei servizi all’immigrazione;
• individuazione di risorse o strumenti destinati ad
erogare microcrediti a sostegno dello sviluppo
dell’imprenditorialità singola e/o associata, stipula
di convenzioni con istituti bancari o enti promotori.
7.3.1.
LO SVILUPPO DELLO
STRUMENTO DEL MICROCREDITO
Al fine di favorire l’integrazione dei cittadini dei Paesi
terzi sostenendone le capacità di lavoro autonomo,
potrebbe essere, in particolare, opportuno diffondere
lo strumento del microcredito. Il micro credito
d’impresa è un prestito per l’avvio o il consolidamento
di un’attività d’impresa che sia capace di generare un
reddito sufficiente a migliorare le condizioni di vita dei
beneficiari. Le caratteristiche principali sono:
• È un prestito per aspiranti imprenditori o piccoli
imprenditori con una forte necessità di risorse
finanziarie per avviare o sviluppare un progetto di
auto-impiego;
• Si tratta di importi di piccolo ammontare (il tetto
massimo è previsto dalla normativa europea e
nazionale in 25.000 euro);
• È un credito concesso senza vincolo di garanzia reale
fornita dal richiedente;
• È uno strumento finanziario studiato per persone
in condizioni di povertà o svantaggiate e
finanziariamente vulnerabili, o comunque per varie
ragioni escluse dal credito ordinario (giovani, donne,
immigrati ecc.).
Le attività praticate dagli imprenditori immigrati si concentrano su tre settori: nel 2009 oltre il 40% nel commercio all’ingrosso e al dettaglio,
il 27% nelle costruzioni e il 10% nelle attività manifatturiere. Rispetto a quanto osservato nel 2001 i primi due comparti sono in crescita in
termini di quota sul totale, mentre la manifattura risulta in calo con un peso che passa dal 14,9% al 10%. Nel 2009 acquistano importanza
i settori dell’alloggio e ristorazione e delle attività immobiliari e di noleggio. In termini di crescita media annua tra il 2001 e il 2006 la
tendenza positiva accomuna tutti i settori con diverse intensità: più vivaci i primi due settori (le ditte di costruzioni crescono del 27,3% e
quelle commerciali del 16,0% a cui si affianca una crescita rilevante nel trasporto e magazzinaggio (22,9%). Tra il 2007 e il 2009 alcuni
settori risentono della congiuntura negativa e vedono un calo nel numero di imprese individuali. Questo soprattutto nel caso dei trasporti e
magazzinaggio e delle attività manifatturiere che evidenziano una flessione del 20,8% e del 2,8% rispettivamente. I due settori più rilevanti
crescono ma a ritmi blandi mentre è consistente l’aumento nell’alloggio e ristorazione (+38,5%), nelle attività immobiliari (+30,5%) e nei
servizi pubblici e personali (+21,8%). In tal senso cfr. Ministero del lavoro e delle politiche sociali, L’immigrazione per lavoro in Italia:
evoluzione e prospettive, Rapporto 2011, p. 98.
16
Cfr. Inps, Diversità culturale, identità di tutela. III° Rapporto su immigrati e previdenza negli archivi Inps, Roma, 2009, disponibile sul sito
www.inps.it.
31
Il microcredito può stimolare l’accesso alle
opportunità esistenti, puntando alla individuazione
di nuove modalità operative e di collaborazione tra
pubblico e privato che consentano il superamento
degli attuali limiti dello strumento e che favoriscano
l’accesso al credito a segmenti di mercato che non
sono in condizione di accedere a finanziamenti tramite
il credito bancario tradizionale. Attingendo allo spirito
ispiratore del microcredito per lavoro autonomo, che
vuole sollevare le persone da una situazione di disagio
ed esclusione sociale favorendo un accesso al credito
altrimenti non possibile e dando loro la possibilità di
realizzare le proprie capacità e professionalità, i Centri
per l’Impiego appaiono come luoghi potenzialmente
in grado di informare, avviare una prima selezione di
persone/idee/progetti, accompagnare, con il supporto
di professionisti di autoimprenditorialità e accesso al
credito, gli aspiranti beneficiari fino alla valutazione
da parte del sistema bancario.
Data la complessità della linea di intervento
finalizzata a promuovere l’imprenditoria immigrata,
si ritiene fondamentale strutturare una solida e reale
collaborazione con i diversi soggetti, istituzionali ed
extra-istituzionali, che in qualche modo interagiscono
nella loro quotidianità lavorativa, e principalmente
la Camera di Commercio, la Direzione Provinciale
del Lavoro, le associazioni datoriali, gli operatori
economici che agiscono sul territorio (quali, per
esempio, gli istituti bancari).
7.4. LINEA 4
PROMUOVERE LA COSTITUZIONE
ALL’INTERNO DEI CTI DI APPOSITE
COMMISSIONI LAVORO
L’idea che si vuole promuovere è quella del più
ampio coinvolgimento di diversi attori del territorio,
sia di tipo istituzionale che non istituzionale, ciò
attraverso l’istituzione di una apposita Commissione
Lavoro all’interno dei Consigli Territoriali per
l’Immigrazione delle Prefetture.
Già la legge prevede l’articolazione dei Consigli
Territoriali in sottocommissioni, ma da recenti indagini
risulta che solo in rari casi all’interno di questi siano
state create Commissioni ad hoc che si occupino
delle questioni relative al reimpiego dei lavoratori
immigrati.
Questa Commissione dovrebbe, fra l’altro, essere
pensata come una struttura a “geometria variabile”,
coinvolgendo, di volta in volta, i diversi interlocutori
interessati nelle tematiche affrontate (quindi non
solo attori istituzionali, operatori dei CPI, ma anche
sindacati, associazioni di immigrati, associazioni
datoriali, patronati).
Tale Commissione dovrebbe poter svolgere in
collaborazione con la Provincia anche un’attività
informativa diretta agli immigrati, attraverso tutti gli
strumenti della comunicazione (conferenze, seminari,
comunicati stampa e radiotelevisivi, a mezzo di siti
internet), per veicolare al meglio le novità legislative,
le iniziative di rilievo e, in generale, le notizie di
specifico interesse.
Si rende necessario, quindi, valorizzare le
caratteristiche dei Centri Territoriali come luogo di
confronto e di elaborazione progettuale, utilizzando
al meglio i quattro pilastri di cui si compone la sua
struttura, rappresentati dalle Commissioni, per quanto
attiene alla parte operativa, lasciando al Consiglio in
sessione plenaria la competenza esclusiva a definire le
politiche di gestione del fenomeno migratorio, anche
al fine della determinazione dei “flussi d’ingresso” sul
territorio provinciale, decisi poi a livello governativo.
In questo contesto, la Linea di intervento vuole
promuovere l’attivazione della Commissione Lavoro/
Sezione lavoro presso il Consiglio Territoriale
dell’Immigrazione della Prefettura, come luogo di
governance a cui partecipano gli attori istituzionali
e i servizi pubblici e privati del territorio, dedicato
alla trattazione delle tematiche relative al lavoro
e all’immigrazione (reimpiego degli immigrati
disoccupati, programmazione e previsione dei
fabbisogni professionali, ecc.).
Detta Commissione dovrebbe inoltre fungere da luogo
di raccordo che potrebbe contribuire a individuare le
procedure per la “tracciabilità” del lavoratore straniero
dal momento in cui fa ingresso in Italia per tutta la
durata del soggiorno nel nostro paese, mettendole
a disposizione di diversi enti di responsabilità locali
per una più coerente ed efficace pianificazione degli
interventi e organizzazione dei servizi.
Si ritiene, inoltre, di fondamentale importanza
prevedere meccanismi chiari di raccordo e di
interazione fra l’attività svolta da un tale tipo di
Commissione e i CPI, al fine di supportare tali Centri
nella rilevazione quali-quantitativa della domanda e
dell’offerta di lavoro e così consentire al Centro per
l’Impiego l’offerta di risposte specifiche alle diverse
esigenze dell’utenza non comunitaria. Fondamentale
è, dunque, la creazione di un rapporto preferenziale
tra CPI e Prefettura-UTG per la gestione delle
pratiche riguardanti i lavoratori immigrati e il loro
successivo inserimento e per una migliore sinergia
nella determinazione del fabbisogno di manodopera
straniera da parte delle singole imprese.
La costituzione di detta Commissione potrebbe essere
preceduta da un apposito Protocollo di Intesa fra gli
attori istituzionali pubblici e privati (DPL, Provincia,
Prefettura UTG/Questura, CPI, operatori privati,
associazioni datoriali e di categoria) finalizzato a
individuare le finalità, le competenze e le modalità di
costituzione della Commissione, nonché le strategie
di coinvolgimento di tutti gli attori interessati (incontri
tematici periodici, audizioni, ecc.).
32
7.4.1.
BOZZA DI PROTOCOLLO PER L’ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALL’INTERNO DEL CTI
PROTOCOLLO D’INTESA
Per l’istituzione della Commissione Lavoro all’interno del Consiglio Territoriale Immigrazione
L’anno 2011, il giorno ....... del mese di ................................., presso la Prefettura di ................................., si sono
riuniti i rappresentanti degli Enti di seguito indicati per la stipula di un protocollo d’intesa volto all’istituzione della
Commissione Lavoro all’interno del Consiglio Territoriale Immigrazione.
IL PRESENTE PROTOCOLLO D’INTESA È SOTTOSCRITTO DA:
Prefettura di ..................................................................................................................................................................
Provincia di .....................................................................................................................................................................
Questura di .....................................................................................................................................................................
Direzione Provinciale del Lavoro di ...............................................................................................................................
Associazione di categoria ..............................................................................................................................................
Associazione sindacale .................................................................................................................................................
Associazione immigrati .................................................................................................................................................
PREMESSO CHE
• È stata evidenziata la necessità di rafforzare la governance nazionale, regionale e provinciale nella programmazione
delle politiche migratorie;
• Le Province italiane svolgono un ruolo fondamentale di coordinamento e capitalizzazione del patrimonio di
esperienze, conoscenze e competenze in ambiti di rilievo per il presente progetto, quali le politiche del
lavoro, della formazione professionale, dell’ orientamento, sociali, della promozione culturale e cooperazione
internazionale, assicurando una più ampia diffusione a livello territoriale dei risultati raggiunti e una loro
integrazione e messa a sistema rispetto alle politiche regionali, nazionali ed europee;
• Il livello provinciale è quello più prossimo ai destinatari finali ed è il livello di coinvolgimento di tutti gli interlocutori
che intervengono nella gestione di interventi per gli immigrati;
• La Provincia di ………… ha partecipato al progetto di rilievo nazionale Prov-Integra, promosso dall’Unione delle
Province d’Italia (UPI), nell’ambito del Programma di finanziamento FEI (Fondo Europeo per l’Integrazione di
Cittadini di Paesi Terzi 2007-2013), sulla base di una apposita convenzione siglata con il Ministero dell’Interno,
e coordinato dalla Provincia della Spezia;
• Il progetto Prov-Integra si pone il duplice obiettivo, da una parte di agevolare i processi di governance
nella programmazione e gestione delle politiche per l’integrazione degli immigrati regolari sulla base delle
competenze proprie delle Province come enti di coordinamento territoriale e, dall’altra, di favorire l’integrazione
e l’occupabilità dei lavoratori immigrati residenti in Italia, attraverso percorsi di formazione di lingua italiana,
orientamento civico e professionale;
• Nell’ambito del progetto Prov-Integra sono state elaborate specifiche Linee Guida finalizzate a favorire
l’istituzione di reti territoriali in grado di stimolare e promuovere interventi mirati al reinserimento lavorativo
degli immigrati;
• Tra i partner sottoscrittori, a livello territoriale, sono già intercorse collaborazioni e intese finalizzate all’inclusione
sociale e lavorativa degli immigrati;
• Al fine di creare l’istituzionalizzazione di reti fra i diversi attori si è proposta la costituzione all’interno dei CTI
della Commissione Lavoro, quale struttura a “geometria variabile”, che coinvolge, di volta in volta, i diversi
interlocutori interessati nelle tematiche affrontate (quindi non solo attori istituzionali, operatori dei CPI, ma
anche sindacati, associazioni di immigrati, associazioni datoriali, patronati);
33
VISTI
• L’art. 22 del d.lgs. n. 286 del 1998 che ha istituito i Consigli Territoriali per l’Immigrazione;
• Il decreto …….... con il quale è istituito il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione per la Provincia di ……….....….;
• L’accordo sottoscritto il 12 marzo 2010 dal Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno
e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, finalizzato a favorire la cooperazione tra le istituzioni per
inserire gli immigrati nel mondo del lavoro;
CONSIDERATA
• La necessità di perseguire obiettivi fondamentali quali una efficace semplificazione amministrativa delle
procedure, una maggiore integrazione tra procedure amministrative, la lotta al sommerso, formazione e
intervento nel reimpiego dei lavoratori in attesa di permesso di soggiorno, la valorizzazione del ruolo di
coordinamento dei Consigli Territoriali dell’Immigrazione, la valorizzazione del ruolo delle Province in materia
di lavoro degli immigrati, iniziative per l’inserimento al lavoro di cittadini extracomunitari, progetti destinati ai
paesi d’origine per migliorare la gestione dei flussi e promuovere l’immigrazione legale;
• L’opportunità di ottemperare a quanto suggerito nelle Linee Guida elaborate nell’ambito del progetto
Prov-Integra, cui la Provincia di .................................... ha partecipato in qualità di partner;
SI CONVIENE QUANTO SEGUE:
ART.1
La Prefettura UTG di …. si impegna a istituire presso il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione apposita
“Commissione Lavoro”, la quale, sotto il coordinamento della Provincia, persegue le seguenti finalità:
• Aumentare le opportunità di inserimento lavorativo e di coinvolgimento nelle politiche attive da parte dei
lavoratori stranieri;
• Migliorare il coordinamento interistituzionale tra attori pubblici, privati e del terzo settore;
• Promuovere lo scambio di informazioni e buone prassi;
• Monitorare le iniziative in materia di immigrazione attivate a livello locale;
• Migliorare le possibilità di raccordo tra dati e informazioni indispensabili per la programmazione degli interventi
e delle misure;
• Aumentare l’organizzazione dei servizi sul territorio per dare efficacia e tempestività alle azioni di reimpiego;
• Individuare interventi coerenti dal punto di vista quantitativo e qualitativo con il fenomeno della disoccupazione
tra gli immigrati;
• Creare una “rete permanente” in grado di garantire un costante dialogo fra tutti gli attori pubblici e privati
coinvolti.
ART. 2
Tutti i firmatari del presente Protocollo d’Intesa in coerenza con i compiti e i ruoli che ciascun attore esercita a
livello locale si impegnano a:
• Collaborare alla costituzione e all’ottimale funzionamento della citata “Commissione Lavoro”;
• Favorire la più ampia diffusione di iniziative e buone prassi;
• Collaborare con la Commissione nella individuazione di problematiche derivanti dall’eventuale mancato
raccordo o insufficiente “dialogo” fra tutti gli attori coinvolti nella gestione del fenomeno migratorio.
A tal fine le parti assumono l’impegno di elaborare, promuovere, realizzare gli interventi sulla base delle rispettive
competenze, relativamente alle singole attività programmate, anche collaborando con altri enti e associazioni
presenti sul territorio, mettendo a disposizione dati, informazioni e risorse professionali, finanziarie e strumentali.
ART. 3
Al fine di realizzare l’azione di coordinamento degli interventi previsti, la “Commissione Lavoro”, sotto il
coordinamento della Provincia, ed in collaborazione con tutti i firmatari del presente Protocollo, dovrà organizzare
34
periodicamente incontri o iniziative per:
• Promuovere, coordinare, valutare gli interventi e le azioni di rispettiva competenza;
• Approfondire la conoscenza relativa al funzionamento del mercato del lavoro degli immigrati a livello provinciale;
• Predisporre, almeno annualmente, un programma degli interventi e/o delle iniziative finalizzate ad aumentare
le opportunità di inserimento lavorativo e di coinvolgimento nelle politiche attive da parte dei lavoratori stranieri
da effettuare per l’anno di riferimento.
FIRME: .........................................................................
.........................................................................
.........................................................................
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
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tra immigrati e mercati del lavoro locali, paper
presentato al Convegno AIS La regolazione concertata
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Osservatorio Mercato del Lavoro. Quaderno 1, 2006, F.
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Caritas/Migrantes, Immigrazione, Dossier Statistico
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PARTE 2
LE AZIONI SUI
BENEFICIARI
E IL PORTALE
www.provintegra.it
36
1.
LE AZIONI DI FORMAZIONE REALIZZATE
1.1.
ELEMENTI DISTINTIVI DELLA
FORMAZIONE RIVOLTA AGLI IMMIGRATI
I percorsi formativi per immigrati presentano
caratteristiche e impostazioni completamente
differenti rispetto ad altri percorsi di formazione,
perché diverse sono le esigenze e le spinte
motivazionali della persona che li frequenta. La stessa
percezione del fabbisogno formativo è condizionata da
problemi contingenti di natura “primaria”, spesso di
emergenza, legati all’abitazione, al reperimento di un
lavoro che garantisca sia il sostentamento economico
sia il mantenimento dei requisiti necessari al rinnovo
del permesso di soggiorno.
La difficoltà linguistica è poi spesso associata a
difficoltà di integrazione sociale e culturale, a un
basso livello di scolarità, ad un’età media elevata,
all’esigenza quotidiana, soprattutto per le donne,
di conciliare la frequenza ai corsi con la gestione
familiare e l’accudimento dei bambini, alla difficoltà
logistica negli spostamenti per il raggiungimento
delle sedi formative, alla complicazione di conciliare
gli orari lavorativi con gli orari della formazione.
Da queste considerazioni emerge la necessità di
progettare interventi e percorsi formativi che tengano
conto dell’immigrato nella sua globalità sociale,
culturale, lavorativa.
Solo valutando tali elementi, è possibile realizzare
interventi che permettano concretamente agli
immigrati di accedere e avere continuità nell’ambito
delle azioni formative e più in generale nel
sostenimento di politiche attive del lavoro ad essi
dedicate.
1.2.
L’ATTIVITÀ FORMATIVA ALL’INTERNO DEL
PROGETTO PROV-INTEGRA
In linea con gli elementi sopra esposti, il progetto
Prov-Integra ha previsto l’attivazione di percorsi
di formazione linguistica, orientamento civico,
orientamento al lavoro mirati a migliorare i processi
di inclusione sociale e lavorativa degli immigrati e
realizzati con il concorso di misure di supporto per
agevolare lo svolgimento delle attività formative ed il
successivo rilascio, a seguito degli esami di profitto,
della Certificazione Europea di Lingua italiana,
prevista dal Quadro Comune Europeo.
Il Progetto ha coinvolto nelle diverse province una
rete consolidata di partner: il Consiglio Territoriale
per l’Immigrazione, i Centri per l’Impiego provinciali,
i Centri Territoriali di Formazione Permanente, gli
enti di formazione professionale, le associazioni di
immigrati, le associazioni datoriali.
le azioni proposte hanno riguardato:
• Una fase di raccolta adesioni e accoglienza che ha
previsto l’ esame dei bisogni e una valutazione del
curriculum formativo e professionale e del livello di
lingua posseduto in ingresso.
• L’erogazione delle azioni formative di lingua italiana
mirate al conseguimento della certificazione
linguistica,
• L’erogazione di azioni formative di competenze
trasversali relative a: normative e tutela dei diritti,
diritto del lavoro e contrattualistica, mercato del
lavoro territoriale, mappatura del territorio e dei
servizi utili, pubblici e privati, presenti e fruibili nelle
aree di residenza dei corsisti.
• La realizzazione di azioni individuali mirate alla
collocazione e ricollocazione professionale per
ognuno dei partecipanti.
• Un setting dedicato per la realizzazione di video cv
per i partecipanti ai corsi, determinato sulla base
delle competenze professionali maggiormente
spendibili sul territorio di riferimento.
• L’attivazione di supporti e facilitazioni per favorire
al massimo la frequenza ai corsi, con particolare
riferimento al target femminile. In questo senso sono
stati previsti i seguenti supporti: baby sitting per tutta
la durata del corso, supporto per il pagamento dei
trasporti pubblici per raggiungere le sedi corsuali,
buoni pasto per facilitare la partecipazione in orari
adeguati alle esigenze dei corsisti.
• La certificazione del livello di lingua raggiunto, in
collaborazione con enti accreditati per il rilascio,
previo esame di profitto, del certificato di lingua.
1.3.
ANALISI DELLE PRINCIPALI AZIONI
E DELLE METODOLOGIE
La fase di accoglienza ha riguardato l’organizzazione
di appositi sportelli informativi presso i CPI sulle
finalità e le attività del Progetto Prov-Integra. Questa
fase ha visto il coinvolgimento di operatori e orientatori
esperti e, in molte province, la stretta collaborazione
col servizio di
mediazione linguistico culturale
presente presso gli stessi CPI.
Successivamente
sono
stati
predisposti,
in
collaborazione con i CTP e gli Enti di formazione
coinvolti, appositi setting di somministrazione di
37
test di valutazione di lingua italiana e analisi dei
bisogni individuali, realizzati con appositi colloqui di
accoglienza, per la destinazione al corso più adeguato
in termini di livello linguistico posseduto, disponibilità
giornaliera ed orario, bisogni specifici legati agli
impegni di lavoro e familiari.
La fase di accoglienza e analisi dei bisogni ha
consentito di costruire più edizioni su diversi livelli
linguistici di accesso, in particolare livelli A1, A2, B1 a
composizione multietnica.
Le azioni formative di lingua italiana hanno visto
l’attivazione di 86 edizioni corsuali nell’ambito delle
diverse province, con la partecipazione di un totale
di 988 immigrati, di cui il 44% uomini e il 56% donne,
provenienti per il 49% da paesi africani, per il 26%
dall’America centrale e meridionale, per il 16% da
Asia e Sud est asiatico, per il 9% dall’ Est Europa.
Da segnalare il grande interesse per l’opportunità
di raggiungere la certificazione di lingua, espressa
dalla quasi totalità dei corsisti, che hanno dimostrato
un particolare impegno, interesse e determinazione,
segno evidente che lo strumento è ritenuto significativo
per la futura stabilizzazione in Italia.
Particolarmente differenziati, nelle province partner,
i livelli di ingresso dei partecipanti ai corsi: 43% per
il livello A1, 37% per il livello A2, 16% per il livello B1.
Da evidenziare una percentuale abbastanza consistente
di analfabetismo, pari al 4% dei corsisti. Tale percentuale
si riferisce a migranti, nella maggior parte dei casi al
primo ingresso in Italia, che sono analfabeti pressoché
totali anche nella propria lingua madre.
La grande varietà di ceppi e livelli linguistici posseduti
dai corsisti ha portato ad avere, in alcuni casi,
codocenze di italiano che potessero lavorare per
gruppi affini e per livello di lingua (A1/A2 oppure A2/
B1….) creando dei veri e propri sottogruppi che hanno
potuto lavorare al meglio per l’accesso alle prove di
certificazione linguistica.
In questa fase le criticità maggiori hanno riguardato la
necessità di prevedere percorsi formativi differenziati
per livello linguistico omogeneo, problema che si
salda con i problemi legati a flessibilità degli orari e
dei giorni di corso, la conciliazione tra le esigenze dei
corsisti su questi punti e il rispetto per quanto possibile
dei livelli di ingresso in aula. Le riflessioni precedenti
sono decisamente utili per proporre, in prospettiva,
alcuni correttivi in sede di programmazione degli
interventi e di selezione dei partecipanti, che dovrebbe
prevedere una proiezione iniziale sulle future classi
da costruire che tenga conto dei seguenti parametri:
livello linguistico, impegni di lavoro, impegni familiari,
bisogni legati ai figli compresi nella fascia d’età 0-11
anni, area di residenza, possibilità di utilizzo di mezzi
pubblici e/o mezzi propri, collocazione dei corsi nel
periodo autunnale/invernale dell’anno.
Da rilevare, in questa fase, il lavoro importante svolto
ovunque dai CTP, a sottolineare il ruolo fondamentale
ricoperto dalla scuola pubblica nel processo
d’integrazione.
Le azioni formative sulle competenze trasversali
legate al contesto di accoglienza e al contesto
lavorativo hanno avuto un duplice intento: da un
lato, fornire conoscenze sul contesto di accoglienza
prettamente istituzionale e legislativo e, dall’altro,
far conoscere l’Italia e gli italiani da un punto di visto
più squisitamente culturale ed antropologico. Questo
approccio è stato proficuo dal punto di vista della
valutazione della differenza culturale, connotata come
un valore condivisibile e positivo; come l’incontro con
l’altro che rende manifesto il valore del pluralismo di
forme e visioni del mondo, sistemi di pensiero e di vita,
nonché la diversità di gestione che la “cosa pubblica”
può avere tra il paese di accoglienza e quello di
provenienza. Tale approccio ha puntato a smussare
gli angoli di una differente provenienza identitaria,
sottolineando il valore della diversità e stimolando
la curiosità di una condivisione e comprensione delle
differenze culturali.
Essendo il corso dedicato sia a lavoratori che a
disoccupati, si è rivelato fondamentale affrontare i
temi del lavoro dipendente e autonomo secondo punti
di vista diversificati di chi il lavoro già lo possiede e
vuole verificare la propria condizione rispetto alle
regole vigenti in Italia e chi viceversa vuole avere
informazioni fondamentali per il proprio inserimento
lavorativo “in regola”. È stata privilegiata una
modalità di approccio fortemente dialogica cercando
di affrontare non tanto le leggi e normative vigenti
in astratto, ma tarando gli argomenti in funzione
della richiesta specifica dei corsisti di informazioni
pratiche utili ed immediatamente utilizzabili. Il
modulo è stato tenuto da consulenti del lavoro ed
esperti in materia. La parte dedicata al mercato del
lavoro è stata particolarmente curata per consentire
una conoscenza approfondita dei servizi pubblici
dedicati al lavoro, le loro modalità di lavoro, i servizi
utili, le professioni con una maggiore spendibilità a
livello locale, le aziende, la formazione professionale
e scolastica “disponibile” per accedere con strumenti
sufficienti al mondo del lavoro del territorio, la
sicurezza sul lavoro.
Il tema della conoscenza del territorio e dei servizi
pubblici e privati rilevanti e utili si è rivelato il tema
maggiormente sentito rispetto alle esigenze di
integrazione “reale” nel tessuto sociale del territorio;
tra gli argomenti trattati: Prima accoglienza,
Riconoscimento, Ricongiungimenti, Storia locale,
Assistenza sanitaria, Scuola e formazione, Università,
Lavoro, Servizi per i minori e i giovani.
In sintesi si è rilevata una grande tensione verso
la conoscenza approfondita del nostro paese e
38
dei suoi meccanismi di funzionamento. La chiave
ancora una volta è il desiderio di un’integrazione
reale, supportata dall’equiparazione agli italiani
nelle opportunità di inserimento nel mondo del
lavoro, utilizzo dei servizi, acquisizione del “punto
di vista” del paese di accoglienza per una migliore
integrazione. In definitiva l’acquisizione del ruolo di
cittadino.
Le azioni individuali rivolte ai singoli immigrati
hanno mirato espressamente al collocamento e
ricollocamento lavorativo, messa in trasparenza
delle competenze professionali, aggiornamento dei
curricula posseduti dagli allievi, attività di orientamento
e accompagnamento ai servizi e alle opportunità
proposte dai Centri per l’Impiego, consultazione offerte
di lavoro. Questa parte dell’intervento ha visto una
forte integrazione con i Servizi dei Centri per l’Impiego
che hanno messo a disposizione informazioni, dati
e indicatori in loro possesso. Lo svolgimento di
colloqui individuali attitudinali e di orientamento
professionale con ogni beneficiario ha consentito di
rilevare più approfonditamente il profilo professionale
degli immigrati, di ricostruire le loro esperienze ed il
loro curriculum vitae, nonché di individuare, attraverso
un’azione mirata di orientamento e counselling, i loro
interessi rispetto alla formazione professionale, alla
motivazione e alla disponibilità nella frequentazione
di eventuali corsi professionalizzanti.
In alcune province tra cui Alessandria, Milano,
Firenze, Parma, Roma, Ascoli Piceno si è provveduto
così all’organizzazione di corsi di formazione
professionale ideati sulle specifiche esigenze
espresse dai beneficiari e costruiti attorno a piccoli
gruppi di corsisti. Gli ambiti di maggior interesse
hanno riguardato: settore turistico-alberghiero,
settore informatico, settore meccanico, settore edile,
settore socio-assistenziale e l’ auto imprenditorialità.
Di particolare interesse poi, in alcune realtà provinciali,
la realizzazione di percorsi di inserimento nelle
aziende del territorio, tramite l’attivazione di tirocini
finanziati rivolti agli immigrati. Tali azioni sono state
rese possibili tramite l’integrazione con altri progetti
di politiche attive del lavoro e l’impiego delle relative
risorse disponibili presenti a livello provinciale. E’ il
caso della Provincia di Alessandria, che ha previsto
inserimenti della durata di quattro mesi con borsa
lavoro, coinvolgendo alcuni beneficiari nel Progetto
Inclusione Sociale – POR FSE 2007-2013 Competitività
regionale e Occupazione. Un parte, seppur ridotta,
dei beneficiari ha avuto così la possibilità di fare
un’esperienza, in molti casi la prima, di inserimento
nel mercato del lavoro locale. In altri casi il tirocinio
si è rivelato uno strumento fondamentale che ha
consentito al lavoratore straniero di farsi conoscere
dall’azienda e dimostrare nella pratica le proprie
competenze professionali.
Infine, elemento di forte innovazione nei percorsi
formativi e di orientamento al lavoro del Progetto
Prov-Integra, è stata la realizzazione dei Video CV
degli immigrati coinvolti nelle attività formative.
Strumento integrativo al cv tradizionale, il video cv
rappresenta una modalità particolarmente utile per
la presentazione del lavoratore, delle sue esperienze
e soprattutto delle sue competenze prima della
realizzazione del colloquio con il selezionatore.
Nel percorso di orientamento rappresenta inoltre
uno strumento estremamente efficace, per la
consapevolezza da parte dell’immigrato delle proprie
capacità e potenzialità.
Nell’ambito di Prov-integra, sono stati realizzati 454
Video CV catalogati nella banca dati interprovinciale
ospitata nel portale di progetto www.provintegra.it
(per ulteriori approfondimenti sui video cv si rimanda
all’apposita sezione dedicata).
Le azioni di supporto e accompagnamento di baby
sitting, buoni pasto, trasporti previste per facilitare
la partecipazione ai corsi si sono rilevate essenziali
e fortemente apprezzate dai partecipanti: la scarsità
di reti familiari, mezzi materiali, tempo disponibile,
la forte presenza di donne sono tutti elementi che
richiedono interventi a supporto mirati sulle specifiche
esigenze dei corsisti. In particolare, per i singoli
supporti rileviamo quanto segue: forte richiesta di
supporti legati al baby sitting per bambini nella fascia di
età 0-6 anni; evidentemente ciò è dato dalla maggiore
presenza di donne gravate dalla responsabilità della
gestione quotidiana degli stessi, spesso da coordinare
con altri impegni a sostegno della famiglia e in
molti casi dal bisogno di lavorare. Questa misura è
stata organizzata in modo flessibile sul territorio,
organizzando i servizi negli stessi spazi delle sedi
corsuali con figure educative professionali adeguate
(educatori professionali con titolo). Da segnalare il
grande apprezzamento da parte delle corsiste per la
disponibilità di questo servizio, facilitante anche verso
le famiglie di provenienza, che spesso non agevolano
la partecipazione ai corsi per la paura di vedersi
private della figura che tradizionalmente si occupa
della cura dei figli.
I buoni pasto e i trasporti sono stati garantiti a tutti
i corsisti in ragione delle presenze maturate al
corso. I trasporti si sono rivelati indispensabili per
la maggior parte dei partecipanti. I buoni pasto
hanno rappresentato una misura di sostegno molto
apprezzata per le esigenze alimentari, seppure
ovviamente in proporzione alle possibilità di un tale
tipo di strumento nell’ambito di un corso di formazione.
Elemento fondamentale di questo tipo di supporti è la
programmazione dei servizi già nelle fasi di promozione
e diffusione delle azioni, con tempi adeguati alla
complessità delle dinamiche culturali, familiari e
personali con le quali ci si confronta. In questo caso
la fase informativa, di contatto e “fidelizzazione”
appare ancora più essenziale per il raggiungimento
39
degli obbiettivi. Rispetto al baby sitting, ed esempio un
forte intervento propedeutico favorirebbe l’emersione
di questo tipo di necessità che solitamente avviene
invece con l’andare avanti delle attività corsuali. Infatti,
la possibilità di entrare in contatto in forma fiduciaria
con le reti familiari, le case, gli spazi di vita privata dei
corsisti richiede una forte azione volta alla conoscenza
reciproca delle parti in causa (corsisti e operatori
dedicati in primis), lo sviluppo di un clima di fiducia
condiviso, la possibilità di spiegare con sufficiente
chiarezza tempi, modi, finalità dell’azione, livello di
relazione che si intende instaurare, definire in modo
trasparente la non interferenza con le abitudini e le
regole di vita derivanti dalla specificità delle culture di
provenienza e delle singole famiglie dei corsisti.
1.4.
CONCLUSIONI E PROPOSTE
Il primo punto che evidenziamo nelle nostre
conclusioni è un elemento importante relativo alla
fase propedeutica di questo tipo di progetti. A monte di
tutte le azioni proposte è essenziale un’opera di ricerca
ed analisi del contesto territoriale, sulla presenza
di stranieri, le comunità di appartenenza, la loro
condizione rispetto al lavoro, i bisogni che esprimono
rispetto alla loro integrazione ed inclusione sociale.
Una ricerca di questo tipo consente infatti di confermare
dati raccolti, raccoglierne di nuovi, ridefinire alcuni
bisogni e il modo migliore di rispondere agli stessi.
Costituisce inoltre un valido strumento di base
per la costruzione della “rete di servizio pubblico privato” rivolta all’immigrato, per il monitoraggio più
sistematico di presenza, bisogni, condizione dello
straniero sul territorio.
IL PROGETTO HA FATTO EMERGERE DIVERSI
ELEMENTI DI RILIEVO, FRA I QUALI SPICCANO:
• la presenza in egual misura di disoccupati e occupati
(seppure nelle forme più diverse);
• l’alta motivazione all’utilizzo del corso per la ricerca
di lavoro e/o per migliorare la condizione lavorativa
posseduta.
Presenza molto elevata di donne. Come evidenziato
dalla Provincia di Fermo dove la partecipazione
femminile al Progetto Prov-Integra ha rappresentato
più del 90% dei beneficiari, le donne, nella migrazione,
costituiscono l’anello di congiunzione tra il passato e il
presente, tra il paese d’origine e quello di arrivo, tra la
cultura di appartenenza e quella di accoglienza. Esse
si confrontano quotidianamente con concezioni diverse
di cura dei figli, di educazione, di alimentazione, di
gestione dei tempi e degli spazi e sono chiamate a
governare il cambiamento. Le difficoltà che incontrano
in questo processo sono legate al non inserimento nel
mercato del lavoro; spesso, infatti restano confinate
nei ruoli di moglie e madre e il loro soggiorno in
Italia si conduce entro i confini della casa e delle
attività domestiche. Nel paese d’origine la loro vita
relazionale era basata quasi sempre su una densa
rete di legami amicali e parentali che permettevano
di vivere il ruolo domestico senza frustrazioni e
chiusure. In Italia, l’impossibilità di comunicazione con
il contesto che le circonda le destina alla solitudine o a
una serie limitata di rapporti, che possono accentuare
con il passar del tempo il disagio di una condizione di
isolamento, spesso subita per necessità e non scelta.
L’apprendimento della lingua italiana rappresenta
il primo elemento necessario per potersi integrare
nella nuova realtà e per poter accedere ai servizi e
alle opportunità offerte dal nuovo paese; costituisce
altresì la possibilità di seguire il percorso educativo
e scolastico dei figli, attraverso la comunicazione con
gli insegnanti e l’istituzione in generale, ma anche e
soprattutto assumendo l’identità di mamma, persona
che accompagna i figli verso l’età adulta.
Forte richiesta di socializzazione e quindi di
integrazione: i corsi si sono dimostrati uno spazio
importante in cui realizzare momenti di incontro
e scambio tra partecipanti, tra i partecipanti e gli
operatori. Momenti nei quali segnalare serenamente
in spazi accoglienti le proprie difficoltà rispetto ai temi
dell’integrazione, del lavoro, della propria identità
rispetto al territorio. In questo senso rileviamo come
la partecipazione alle attività formative sia vissuta in
termini di opportunità e di disponibilità di un proprio
spazio di vita che ne aumenta la “qualità”.
Altissima motivazione alla certificazione di lingua,
con attenzione particolare a conoscere i programmi
di esame, le modalità di svolgimento, le possibilità
di ripetere l’esame in caso di fallimento etc. anche
in questo caso il dato è molto significativo perché
dimostra un desiderio molto forte di appartenenza al
contesto di accoglienza da rinforzare con strumenti
tangibili e che possano garantire progetti di evoluzione
e di crescita personale.
La partecipazione di tutte le comunità maggiormente
presenti a livello locale, confermando le proporzioni
e l’incidenza di presenze corrispondenti alla presenza
delle comunità nei territori.
In linea con quanto accennato nei paragrafi precedenti,
si propongono alcune riflessioni ai fini di una migliore
replicabilità delle azioni del progetto Prov-integra.
Relativamente alla formazione linguistica, si evidenzia
l’esigenza di programmare la suddivisione delle
aule per classi omogenee di lingua e di bisogni. La
durata dei corsi, per la parte linguistica, dovrebbe
40
essere fortemente legata al livello da raggiungere,
maggiore quindi per i livelli inferiori. Individuazione
inoltre del livello di lingua A0, ovvero per migranti
che sono al primo ingresso in Italia, con previsione
della certificazione linguistica solo eventuale, per
persone che scontano un analfabetismo totale (a volte
anche nella propria lingua madre); questo in vista
dell’allargamento dell’azione formativa non solo a
migranti presenti già da tempo sul territorio italiano.
Relativamente alla formazione professionale, il
passaggio dalla formazione linguistica a quest’ultima
dovrebbe avvenire in step ravvicinati temporalmente al
fine di evitare una possibile dispersione dei beneficiari
nonché calo di interesse ed attenzione dagli obiettivi
del Progetto;
Relativamente alle attività di orientamento,
considerando le alte aspettative lavorative dei
beneficiari legate alle pregresse esperienze, sarebbe
opportuno realizzare le attività di orientamento e di
promozione dei CPI anche attraverso la realizzazione
di piccoli laboratori di gruppo al fine di favorire un
momento di incontro- scambio tra: culture, esperienze
e possibili realtà lavorative;
Relativamente alle attività di inserimento lavorativo,
prevedere un sensibile avvicinamento al mondo
del lavoro attraverso la realizzazione di brevi
stage in azienda, per consentire all’immigrato di
potersi sperimentare “sul campo” consolidando gli
apprendimenti teorico-pratici.
L’integrazione socio lavorativa degli immigrati passa
necessariamente attraverso un sistema di servizi
complementari di accoglienza, formazione linguistica,
formazione alla cittadinanza, formazione professionale,
orientamento al lavoro, accompagnamento ai servizi
del territorio.
L’esperienza del progetto Prov-Integra evidenzia
come una migliore sostenibilità delle azioni rivolte agli
immigrati e una migliore efficacia degli interventi a
livello locale, siano possibili attraverso l’ottimizzazione
dell’impiego delle risorse disponibili, una maggiore
integrazione tra fondi nazionali e comunitari e un
migliore coordinamento tra i diversi strumenti e
progetti esistenti.
Elemento vincente, la forte integrazione tra Provincia,
Scuola Pubblica e Formazione Professionale, che,
come messo in luce dal successo di questo progetto,
mettono in campo una ricchissima gamma di
competenze professionali e di offerte indispensabili
per l’integrazione socio lavorativa. I CTP per la
parte della competenza linguistica, la Formazione
Professionale per le competenze professionali e
del’inserimento lavorativo, la Provincia attraverso i
Centri per l’Impiego quale supporto indispensabile
per l’orientamento, l’incontro domanda /offerta e, più
in generale, per la realizzazione di efficaci politiche
attive del lavoro rivolte agli immigrati.
PRINCIPALI DATI RELATIVI AGLI IMMIGRATI
BENEFICIARI DELLE AZIONI FORMATIVE
IMMIGRATI SUDDIVISI PER GENERE
MASCHI
FEMMMINE
GENERE
N°
%
Maschi
433
44%
Femmine
555
56%
Totale
988
100%
LUOGO DI PROVENIENZA IMMIGRATI
Sud Est Asiatico (2%)
Est Europa (9%)
Asia (14%)
Africa
(49%)
America
centro
meridionale
(26%)
Luogo di provenienza
N°
%
Africa
485
49%
America centro meridionale
256
26%
Asia
141
14%
Est Europa
87
9%
Sud Est Asiatico
19
2%
Totale
988
100%
41
LIVELLO D’INGRESSO DEGLI IMMIGRATI
AI CORSI DI LINGUA
L’idea del video curriculum nasce negli Stati Uniti
e presto si diffonde in Europa, attirando anche
l’attenzione dei media sin dal 2007. E’ infatti con
il successo planetario di YouTube che il Video CV
si diffonde in rete tanto che oramai molti siti di
recruitment in America si stanno organizzando per
riuscire a replicare nel mondo della selezione del
personale la miracolosa traiettoria di YouTube (www.
alumwire.com, www.jobster.com, www.vault.com,
www.hirevue.com etc). Oggi sono più di duemila i video
in cui appare la parola curriculum (ovvero resumè)
nel titolo, spesso molto diversi tra loro, da quelli che
offrono una presentazione molto formale di sé a quelli
più originali e creativi.2
A1
A2
B1
ANALFABETI
LIVELLI D’INGRESSO
N°
%
A1
424
43%
A2
366
37%
B1
158
16%
Analfabeti
40
4%
Totale
988
100%
Nella fase relativa alla formazione degli immigrati
sono state progettati dai Partner alcuni strumenti
utili sia agli operatori che ai beneficiari.
Alcuni di questi i sono stati riportati di seguito,
al paragrafo Allegati, vedi pag. 47.
2.
PROV-INTEGRA E
LA REALIZZAZIONE DEI VIDEO CV
2.1.
IL VIDEO CV
Per video curriculum si intende generalmente la
presentazione in video di una persona che cerca
lavoro oppure che vuole far conoscere le proprie
competenze. La video presentazione è ripresa da una
telecamera e diffusa via internet, per mezzo di blog
o portali come ad esempio Youtube oppure altri siti
dedicati al lavoro.1
Proprio nel 2007, Vault.com, società specializzata
in servizi per le risorse umane e coinvolta nel
settore dei Video CV, ha realizzato un’indagine
sullo strumento dei Video CV, “2007 Video
ResumeSurvey”, in cui si sottolinea l’importanza e
l’efficacia di tale strumento sul mercato del lavoro.
Secondo tale indagine, quasi sei imprese su dieci
ritiene che il video curriculum diventerà parte
integrante degli strumenti di candidatura mentre
l’89% dei datori di lavoro intervistati ha affermato
che guarderebbe con interesse un Video-CV se
venisse loro sottoposto.3
In Italia, in particolare, il video curriculum ha
iniziato da poco la sua espansione on line. Diversi
progetti e iniziative sono stati finanziati, spesso con il
coinvolgimento di enti o Istituzioni pubbliche. Si tratta
tuttavia di esperienze circoscritte e che, il più delle
volte, si esauriscono con la conclusione del progetto,
senza che si riesca ad assicurare una loro messa a
regime.
Da un’analisi complessiva del fenomeno legato al
boom del Video CV emerge come la diffusione di tale
strumento, conseguente al potere di internet e allo
sviluppo dei social network, non sia avvenuta in modo
uniforme, seguendo dei criteri e delle regole comuni.
Così, le tecniche utilizzate sono le più disparate e vi
è spazio, in quest’esercizio di autopromozione, per
la creatività dei singoli. Ci sono video curriculum
pensati come promo, dei “corti” con annessa
storyboard o filmati4. E’ indubbio che, ad oggi, i Video
CV sono, nella maggior parte dei casi, fatti su misura
per persone giovani, in prevalenza studenti, e per chi
1
Definizione tratta da Wikipedia. (http://it.wikipedia.org/wiki/Video_curriculum)
2
Cfr. Articolo “Cerchi lavoro? Filma il tuo Video CV” di Federico Pace consultabile in http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/
3
La ricerca è disponibile all’indirizzo www.vault.com/video-resume.
4
Cfr. “E ora il curriculum diventa un videoclip”, articolo di Ambra Craighero tratto da Il Corriere della Sera del 25 marzo 2008.
dettaglio/Cerchi-lavoro-Gira-un-video-cv/2149337
42
ha un alto grado di istruzione.5
Ma in realtà il potenziale del Video CV e la sua vera
carica innovativa consistono proprio nella capacità
di renderlo uno strumento utile all’interno di un
percorso compiuto di orientamento al lavoro e di
autoconsapevolezza del soggetto. Pertanto, in questi
termini, il Video CV diviene un’importante tappa del
percorso di orientamento di target specifici di soggetti
che, più di altri, hanno necessità di valorizzare le
competenze acquisite, magari anche in contesti
informali e non-formali.
Il Video CV risponde quindi alla complessità del
processo di inserimento lavorativo che diventa
particolarmente critico per particolari categorie
di soggetti che, pur detenendo competenze
e
abilità specifiche, non riescono a comunicarle
adeguatamente, soprattutto se acquisite in contesti
informali.
In tal senso, il Video CV rappresenta una nuova
possibile frontiera del mondo della selezione del
personale che consente ai possibili datori di lavoro di
farsi una prima idea, in soli 120 secondi circa, del “chi
sono” e “cosa so fare” del candidato.
L’utilizzo del Video CV come strumento di ricerca di
un’occupazione è strettamente legato alla necessità
e all’importanza di dimostrare concretamente cosa
una persona è capace di fare, all’opportunità offerta di
creare un’immediata e diretta empatia con il datore di
lavoro che vede il video, alla possibilità di mettere in
luce la personalità del candidato.
In sintesi, il Video CV presenta numerosi vantaggi sia
per il candidato che per il datore di lavoro.
Il vantaggio fondamentale per il candidato è
la possibilità di mettere in evidenza le proprie
competenze e qualità, al di là di pregiudizi e stereotipi
di età, sesso, razza e origini. Mentre per l’azienda il
valore aggiunto è quello di fare una preselezione dei
CV, vedendo anticipatamente la persona, facendosi
un’idea più chiara ed approfondita di quello che è scritto
normalmente in un curriculum vitae tradizionale.
Così, ad esempio, da 100 curriculum, anziché fare
100 colloqui, l’azienda che cerca personale potrebbe
chiamare a colloquio solo le persone di cui è più
convinta, diminuendo quindi il numero di incontri
in presenza. E soprattutto l’azienda può vedere il
candidato nel video curriculum vitae quando vuole,
più volte e da qualsiasi accesso web, oltre che dal dvd.
In particolari casi, nel Video CV si può trovare la
dimostrazione di alcune competenze del candidato,
come quelle tecnico-pratiche oppure quelle multi
5
linguistiche, portando un consistente vantaggio sia
alle aziende e sia ai candidati.
VANTAGGI PER IL CANDIDATO:
• Maggiore impatto delle persone in confronto al
curriculum tradizionale.
• Capacità di comunicare con la comunicazione NON
VERBALE.
• Possibilità di comunicare altre informazioni non
presenti nel curriculum tradizionale.
• Valorizzare le “abilità nascoste”, che non è possibile
far emergere in un CV scritto.
• Favorire l’auto-responsabilizzazione.
VANTAGGI PER L’AZIENDA:
• Maggiore impatto delle persone in confronto al
curriculum tradizionale.
• Riduzione dei tempi/costi per la selezione del
personale.
• Maggiori informazioni sul candidato.
• Favorire una valutazione sull’autenticità della
personalità di un candidato
2.2.
IL VIDEO CV COME STRUMENTO DI
UN PERCORSO DI ORIENTAMENTO
Il Video CV quale strumento innovativo nel favorire
l’inserimento lavorativo dei soggetti deve inserirsi, per
assicurare il suo potenziale e i vantaggi sopra descritti
con particolare riferimento agli utenti, all’interno
di un più ampio percorso di accompagnamento al
lavoro. Questo è particolarmente vero quando il
target considerato è composto da immigrati o, più
in generale, da soggetti socialmente svantaggiati,
per i quali è necessario un’azione preliminare di
ascolto e accompagnamento al lavoro da parte di
operatori specializzati e adeguatamente formati che,
proprio attraverso l’ascolto della storia dell’utente
e l’identificazione delle sue competenze, possono
tracciare il percorso di accompagnamento al lavoro
più adeguato.
In linea generale, comunque, il Video CV rappresenta
un valore aggiunto rispetto al CV tradizionale, uno
strumento estremamente efficace sia per mostrare
concretamente, in pochi secondi, le abilità di un
soggetto, e le competenze acquisite in contesti
informali, che per superare eventuali pregiudizi
legati all’età, sesso, nazionalità, disabilità fisica dei
beneficiari.
Cfr. “The Video-CV Tool. A Documentary Research On Development and Diffusion of Video-CV Tool in Europe and USA” in
www.videocurriculumproject.net
43
Rispetto al primo elemento e cioè al potenziale del
Video CV di mostrare le competenze acquisite dal
beneficiario in cerca di lavoro, molto resta ancora
da fare nel percorso di orientamento al lavoro. Nella
maggior parte dei casi infatti i Video CV disponibili su
web sono una “versione parlata” di un CV tradizionale.
Ciò detto tuttavia il Video CV, oltre a valorizzare le
“abilità nascoste”, anche attraverso la creatività
e le capacità comunicative, favorisce l’autoresponsabilizzazione del beneficiario.
E’ indubbio che la realizzazione di un Video CV
presenta alcune difficoltà che è necessario affrontare
per poter ottenere un buon “prodotto”. Innanzitutto è
necessario che vi siano operatori ben formati.
Come abbiamo avuto modo di sottolineare, la
creazione di un Video CV si inserisce all’interno di un
percorso di orientamento al lavoro in cui una relazione
di fiducia e cooperazione deve necessariamente
instaurarsi tra il beneficiario e il suo “tutor”, cioè
l’orientatore/operatore specializzato. La formazione
degli operatori non attiene esclusivamente alla
realizzazione tecnica del Video, quanto anche
alla capacità di creare la struttura di Video CV più
adatta al soggetto, costruendo lo storyboard sulla
base dei colloqui effettuati con l’utente, delle sue
caratteristiche, delle competenze formali, informali
e non formali da lui acquisite.
In secondo luogo, bisogna considerare che la
creazione del Video CV è una procedura che
richiede tempo, sicuramente maggiore rispetto alla
produzione di un CV scritto. E’ infatti necessaria una
preparazione preliminare basata sul colloquio, sulla
co-costruzione dello storyboard, sul supporto in fase
di registrazione e poi la realizzazione della fase di
post-produzione.
2.3.
ALCUNI ELEMENTI UTILI PER CREARE UN VIDEO CV
Il Video CV deve essere costruito sulla base di una
struttura che tenga in considerazione i seguenti
elementi:
1. Chi sono: parte contenente indicazioni sulla storia,
la personalità, la formazione dell’utente e le
principali esperienze lavorative; circa 30 secondi.
2. Cosa so fare: parte contenente una dimostrazione
di capacità e competenze pratiche o una descrizione
delle competenze acquisite, delle doti professionali,
delle capacità relazionali e trasversali; circa 1 minuto.
3. Io nel futuro: parte contenente aspettative e
ambizioni per il futuro lavorativo e descrizione
dell’occupazione che l’utente cerca; circa 30
secondi.
CONSIGLI E RACCOMANDAZIONI
PER FARE UN VIDEO CURRICULUM
AGLI UTENTI SI CHIEDE DI:
A. Guardare sempre in camera.
B. Mantenere lo sguardo ad altezza occhi, non verso il
basso.
C. Parlare lentamente e scandire bene le sillabe. In
modo particolare, cercare di sottolineare bene la
chiusura delle parole.
D. Mantenere un tono non troppo colloquiale, ma
neanche troppo formale. Meglio cominciare con
“buongiorno” piuttosto che con “ciao”.
E. La durata media di un video-curriculum è compresa
tra i 1,30 e i 2 minuti: è quindi importante pensare a
come scandire questi pochi minuti con le molte cose
da dire.
F. Fare una scaletta delle cose che si vogliono dire.
G. In chiusura, dedicare qualche secondo a raccontare
alcune curiosità del proprio carattere o dei propri
interessi.
H. La comunicazione del corpo è importante. Cercare
di non gesticolare eccessivamente con le mani.
Mantenere un modo di parlare tranquillo e
amichevole.
I. L’abbigliamento deve essere appropriato al contesto
al quale l’utente intende rivolgersi, tenendo conto
della propria personalità.
J. Ricordare che il Video CV è uno strumento innovativo
e curioso: cercare di renderlo tale anche nel modo di
presentarsi.
K. Il video curriculum non sostituisce il cv tradizionale.
Sono entrambi importanti!
AI TUTOR/ORIENTATORI SI CHIEDE DI:
A. Sostenere l’utente nel percorso di
auto-responsabilizzazione.
B. Illustrare all’utente l’intero processo di
realizzazione del Video CV, dalla fase di
progettazione alle riprese, all’editing del video
e all’utilizzo finale del prodotto.
C. Sostenere ed aiutare l’utente nel creare
la struttura del Video CV.
D. Spiegare all’utente come dovrà vestirsi, come
dovrà muoversi davanti alla telecamera etc.
E. Mostrare all’utente alcuni esempi di Video CV
reperibili su internet.
F. Aiutare l’utente ad apparire a proprio agio,
sicuro di sé e convincente.
44
ATTREZZATURE NECESSARIE
1. Telecamera
2. Treppiede
3. 2 Fari con stativi
4. Radiomicrofoni
5. Nastri mini dv/hard disk
6. Frost/gelatina (carta termica forno)
7. Auricolari
A. fondale o location ideale: neutro / bianco, pannello
logo provincia/progetto, ambientazione tipo ufficio
B. piazzamento luci: attenzione ombre volto,
attenzione ombre sfondo, luce diffusa con frost carta termica
C. applicazione del radiomicrofono
D. controllo livelli audio con auricolari
E. bilanciamento del bianco
F. messa a fuoco manuale
G. telecamera in bolla
H. fare il nero -20” di registrazione in testa e 20”
in chiusura dopo l’ultima immagine
2.4.
IL VIDEO CV ALL’INTERNO DEL
PERCORSO PROV-INTEGRA
La realizzazione dei Video CV all’interno del progetto
Prov-Integra ha rappresentato un’importante elemento
di innovazione nei percorsi formativi e di orientamento
al lavoro rivolti agli immigrati realizzati dalle 14 Province
direttamente coinvolte. I Video CV realizzati infatti dalle
Province partner in favore dei beneficiari coinvolti nelle
attività formative hanno seguito la metodologia sopra
descritta che è stata pienamente condivisa all’interno
delle azioni di progetto dirette agli immigrati beneficiari.
In tal senso, il Video CV non rappresenta semplicemente
un filmato di presentazione e candidatura di un soggetto
quanto piuttosto uno degli strumenti di un percorso di
orientamento al lavoro, responsabilizzazione e presa di
coscienza delle proprie competenze e potenzialità da
parte dell’immigrato.
Questo aspetto, estremamente importante e
qualificante, è stato assicurato dalla contemporanea
presenza di più elementi che hanno garantito che i
Video CV Prov-Integra fossero l’output di un percorso
metodologico rigoroso e condiviso e che possiamo
così sintetizzare:
• ruolo attivo dei CpI quale soggetto in grado di
sviluppare un percorso di accompagnamento al
lavoro dell’immigrato
• coinvolgimento degli enti formativi incaricati di
svolgere la formazione ai beneficiari individuati
• realizzazione del Video quale tappa di un percorso
formativo più ampio
• formazione specifica ed empowerment degli operatori
/tutor individuati da ciascuna Provincia/CPI
• restituzione ai beneficiari attraverso l’implementazione di una banca dati dei Video CV consultabile
dalle imprese
Un ulteriore elemento di innovazione dei Video CV
realizzati all’interno del percorso Prov-Integra è
il network provinciale ed interprovinciale che si è
creato nella realizzazione di questa attività e che, a
nostro avviso, racchiude in sé le potenzialità per uno
sviluppo del Video CV quale strumento di un percorso
di accompagnamento e orientamento al lavoro
dell’immigrato, ma più in generale dell’utente che si
rivolge ai Centri per l’Impiego.
Da un punto di vista operativo, sono stati realizzati 454
Video CV da parte di 11 Province coinvolte nel progetto
a conclusione dei moduli formativi previsti. L’attività
è stata preceduta da una formazione specifica sulla
metodologia e sulle tecniche di produzione dei Video
CV, realizzata a cura della Provincia di Firenze in due
sessioni separate che hanno consentito a 32 operatori
delle 15 Province partner di acquisire le competenze
di base necessarie per realizzare tale attività.
La formazione ha riscosso molto successo e grande
interesse da parte degli operatori coinvolti che,
nella maggior parte dei casi, grazie anche al loro
entusiasmo, sono riusciti a realizzare i Video CV, pur
tra le difficoltà derivanti dalla necessità di confrontarsi
con un’azione nuova in poco tempo a disposizione. In
alcuni casi, proprio il poco tempo a disposizione per
il completamento delle attività ha spinto le Province
a richiedere il supporto di esperti esterni per la
realizzazione dei Video. In ogni caso, la formazione
degli operatori interni alle Province e l’acquisto delle
attrezzature necessarie per la realizzazione dei Video
CV hanno posto le basi per garantire la sostenibilità
del servizio da parte dei CpI delle Province.
Infatti, questa azione ha suscitato, nella maggior parte
dei casi, l’interesse dei beneficiari coinvolti e il servizio
di realizzazione Video CV è stato fortemente richiesto,
tanto che più Province si stanno organizzando per
garantire la prosecuzione del servizio.
L’interesse da parte degli utenti coinvolti rispetto
a questo servizio innovativo è legato, oltre che ad
un riconoscimento del percorso realizzato che, in
qualche modo, trova nella registrazione del video
un momento di riconoscimento, anche e soprattutto
nella restituzione che ne è stata data e che consiste
nell’inserire i Video CV all’interno di una banca dati
visionabile dalle imprese. Il Video CV in tal modo
diviene un tangibile strumento per la ricerca di lavoro
in grado di superare ogni possibile pregiudizio.
In conclusione, dunque, le potenzialità intrinseche
del Video CV e i vantaggi che esso ha anche per le
imprese, lo rendono uno strumento sempre più
interessante nell’ incrocio domanda e offerta di lavoro;
45
uno strumento che le Province in quanto soggetti
pubblici competenti in materia di politiche attive del
lavoro guardano con sempre maggiore attenzione e
che dovrebbe essere integrato tra i servizi e le attività
ordinarie dei Centri per l’Impiego.
L’esperienza realizzata con Prov-Integra intende essere
un segnale in tale direzione. Esaurita la realizzazione
dei CV previsti dal progetto, in realtà il network
interprovinciale costituito e il portale Provintegra.it,
al cui interno è presente la banca dati dei Video CV,
rappresentano l’elemento di sostenibilità in grado di
assicurare il prosieguo di questa proficua esperienza.
3.
IL PORTALE www.provintegra.it
online dei Video CV realizzati, attraverso apposita
procedura di accreditamento.
Elemento centrale della piattaforma è il contenuto:
• Multimediale (testo, immagine, video)
• Multilingua
• Partecipato in quanto può essere caricato dalle singole
Province coinvolte, può essere votato e commentato,
può essere pubblicato sui social network.
• Ragionato in quanto una redazione distribuita tra le
Province collabora per l’organizzazione di contenuti
di valore.
Tra gli elementi caratterizzanti il portale Provintegra.
it, da evidenziare vi sono senz’altro l’elemento di
interazione con gli utenti, intesi come aziende e
immigrati in cerca di lavoro e l’elemento di innovazione.
L’innovazione è determinata dal fatto che il portale si
basa su una piattaforma 2.0 (open source), in grado
di gestire in modo agile diverse tipologie di contenuti
multimediali e aperta ad evoluzioni e sviluppi futuri.
3.2.
PROV-INTEGRA.IT: OBIETTIVI, PECULIARITÀ
E POSSIBILI SCENARI DI EVOLUZIONE
3.1.
PREMESSA
Provintegra.it è il portale realizzato all’interno del
progetto con l’obiettivo principale di valorizzare il
concetto di Video CV estendendo, proprio attorno al
Video CV, contenuti e funzionalità.
Progettato in collaborazione con la Fondazione
Politecnico di Milano e con il contributo dell’Associazione
TECLA (che ha assicurato, per conto dell’Unione delle
Province d’Italia, il coordinamento del partenariato di
progetto e delle attività nazionali e di rete), Provintegra.
it intende fornire servizi evoluti per l’inclusione civica e
professionale degli immigrati.
Il portale si rivolge prevalentemente agli immigrati
residenti in Italia e alle imprese. Questo elemento
è chiaramente espresso dalla architettura stessa
del portale che, da una parte, si rivolge ai lavoratori
immigrati, offrendo informazioni chiare e servizi
concreti quali Video CV, formazione online e
informazioni trasversali. Dall’altra parte, invece, si
rivolge alle imprese, consentendo una consultazione
La piattaforma Prov-Integra nasce come evoluzione di
un progetto originariamente finalizzato a costituire una
semplice banca dati per la gestione di video curricula
di cittadini immigrati. Partendo da questa idea si è
voluto cogliere il potenziale innovativo offerto dalle
nuove tecnologie web 2.0 per estendere le funzionalità
originarie e fornire servizi online evoluti per:
• promuovere l’integrazione civica e professionale
degli immigrati attraverso servizi online per
l’orientamento al lavoro e la formazione, in grado di
supportare il lavoratore non solo nella ricerca del
proprio impiego ma anche nell’apprendimento della
lingua e della cultura italiana;
46
• fornire servizi di valore per aiutare le aziende a
monitorare la domanda di lavoro e ad essere
informate su iniziative di interesse;
• promuovere la collaborazione sul progetto tra enti,
Province, imprese, associazioni, comunità locali
e altri soggetti, e favorire una governance efficace
delle risorse per l’occupabilità locali.
La piattaforma è stata progettata in ottica di
complementarietà rispetto ai servizi informativi
online già erogati dai portali di altri enti, e
rappresenta l’occasione per integrare tali risorse
con quelle disponibili a livello locale, consolidando la
partecipazione attiva delle Province nell’erogazione di
servizi online per l’immigrazione e il lavoro.
Per rendere facilmente fruibili contenuti multimediali
e servizi evoluti, Prov-Integra si basa su tecnologie
web evolute e su un Content Management System
open source allo stato dell’arte dal punto di vista
tecnologico. Il risultato è una piattaforma affidabile,
flessibile e aperta, che facilita l’evoluzione delle
funzionalità e l’integrazione con altri sistemi.
Fondazione Politecnico di Milano, che cura la
progettazione e l’implementazione della piattaforma,
grazie all’esperienza maturata nella realizzazione
organizzativa e tecnologica di progetti di innovazione
complessi, si pone l’obiettivo di raggiungere le
finalità sopra descritte facendo leva su metodologie
consolidate ed allo stato dell’arte.
Le funzionalità principali offerte da Prov-Integra
possono essere così riassunte:
• Gestione evoluta dei video curricula. Il portale
Prov-Integra presenta una sezione dedicata alla
consultazione avanzata dei video cv pubblicati dai
Centri per l’Impiego. Il sistema integra funzionalità
di georeferenziazione che guidano il cittadino nel
trovare il Centro per l’Impiego più vicino per creare
il proprio video CV. Le aziende, inoltre, possono
consultare i video cv di interesse nelle vicinanze
e contattare il CPI di riferimento per attivare un
canale diretto attraverso cui ottenere maggiori
informazioni sui lavoratori e usufruire dei servizi per
l’occupazione locali.
Il sistema è progettato per integrarsi con la banca dati
del portale “Click Lavoro” del Ministero del Lavoro, al
fine di estendere la base dei curricula consultabili.
• Gestione evoluta di contenuti multimediali. Il portale
gestisce contenuti multimediali georeferenziali,
sia informativi che formativi, che possono essere
organizzati per percorsi tematici in base alle
caratteristiche ed alle esigenze dell’utente. In questo
modo è possibile erogare servizi di formazione “pro-
occupazione” e strutturare aree di e-learning per
l’accesso a corsi online.
La piattaforma offre l’opportunità di evoluzione dei
servizi di formazione che spaziano dall’integrazione
di servizi già attivi alla creazione di piattaforme di
e-learning avanzate, che permettano di strutturare
percorsi di formazione evoluti per il cittadino. Per
la produzione dei contenuti formativi sono in fase di
definizione degli accordi con Rai Educational.
La sezione multimediale si presta inoltre ad ulteriori
evoluzioni, come ad esempio l’attivazione di una
web TV tematica, per il cui palinsesto sono in fase di
studio collaborazioni con Babel TV e l’integrazione
con progetti simili già attivi (MeltingPod).
• Gestione di contenuti informativi dinamici. Il portale
Prov-Integra gestisce inoltre contenuti informativi
rivolti a immigrati e aziende, che spaziano da guide
per l’orientamento al lavoro a informazioni su
iniziative locali e normative, alle news dalle Province.
Tutti i contenuti informativi sono geolocalizzati e
referenziati attraverso tag tematici, e grazie a ciò
possono essere strutturati in modo dinamico e
flessibile non solo in base alle caratteristiche e gli
interessi dell’utente, ma anche in funzione della sua
provenienza e della sua attuale localizzazione.
Le opportunità di evoluzione dei servizi informativi
offerti da Prov-Integra sono innumerevoli, e
spaziano dall’integrazione di contenuti già presenti
su altri portali all’attivazione di funzionalità 2.0
per la condivisione e la creazione partecipata dei
contenuti da parte degli utenti del portale.
• Funzionalità evolute per l’amministrazione del
sistema. La piattaforma offre infine funzionalità di
back office flessibili, per la gestione efficiente di
una redazione distribuita sul territorio che abiliti la
collaborazione di diversi soggetti nella gestione dei
contenuti.
Oltre ai servizi e alle funzionalità illustrate, il progetto
Prov-Integra prevede attività di progettazione
organizzativa volte al consolidamento di una
governance efficace di tutti i soggetti coinvolti nella
gestione della piattaforma. Ciò rappresenta non
solo un presupposto importante per il corretto
funzionamento del sistema, ma anche un’opportunità
per favorire la collaborazione sul progetto delle
Province e consolidare le sinergie tra i gli enti che
supportano l’integrazione sociale e lavorativa degli
immigrati sul territorio, quali Centri per l’Impiego,
Sportelli Unici per l’Immigrazione, Centri Territoriali
Permanenti e Centri Territoriali per l’Immigrazione.
47
ALLEGATI
Nelle fasi di accoglienza e orientamento rivolte
agli immigrati, sono stati ideati alcuni strumenti
utili, ad uso degli operatori, per la rilevazione
dei dati dei beneficiari.
Riportiamo di seguito, a puro titolo esemplificativo,
quelli più rappresentativi utilizzati dalla Provincia
di Alessandria e dalla Provincia della Spezia.
Tra questi:
• Patto di servizio tra beneficiario e operatore CPI
(Allegato 1)
• Scheda di rilevazione individuale dei dati socioanagrafici (Allegato 2)
• Scheda di rilevazione delle esperienze formative
e lavorative pregresse del beneficiario “Primo
screening” (Allegato 3)
• Scheda di rilevazione delle competenze
professionali (Allegato 4)
• Dossier individuale di fine progetto (Allegato 5)
48
PATTO DI SERVIZIO TRA BENEFICIARIO E OPERATORE CPI (Allegato 1)
Codice Fiscale
Cognome
Nome
Prov.
di nascita
Comune
di nascita
Data
di nascita
Sesso
Stato civile
Cittadinanza
Permesso
di soggiorno
Scadenza
Stato
Occupazionale
STATO OCCUPAZIONALE
Provincia
Comune
Cap
Indirizzo
Email
Telefono
Cell
RESIDENZA
Nazione
Provincia
Indirizzo
Comune
Cap
Telefono
SINTESI PATTO DI SERVIZIO
La sottoscrizione del presente documento è condizione indispensabile per usufruire dei servizi previsti dal progetto
Prov-integra.
Il Patto di Servizio è un accordo tra il Centro per l’Impiego e l’utente, sottoscritto da entrambe le parti con il quale
vengono definite le condizioni generali dell’erogazione dei servizi svolti dal Centro per l’Impiego e le modalità di
accesso da parte degli utenti, vengono inoltri chiariti gli impegni e le responsabilità reciproche coerentemente con
gli obiettivi individuati nell’ambito del colloquio.
Il colloquio è finalizzato alla raccolta di informazioni sull’esperienza formativo e professionale del candidato.
Sulla base di tale incontro verrà redatta una scheda individuale e concordata la definizione del progetto professionale.
IMPEGNI DEL Centro per l’Impiego
Il CPI tramite lo sportello/servizio dedicato al progetto si impegna ad offrire i seguenti servizi:
• Accoglienza e prima informazione
• Colloquio di orientamento finalizzato alla definizione del progetto professionale concordato con la persona
• Predisposizione di ogni strumento e informazione utili allo svolgimento del percorso concordato
• Inserimento nella banca dati del Centro per l’Impiego
• Accesso a percorsi formativi finanziati mirati all’adeguamento delle competenze linguistiche e professionali
e successiva certificazione linguistica (secondo il Quadro di Riferimento Europeo delle Lingue) qualora siano
presenti i requisiti richiesti e previsti dall’avviso pubblico Prov-integra e secondo la posizione ricoperta in
graduatoria, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.
• Integrazione delle attività del progetto Prov-integra con eventuali ulteriori azioni di politiche attive del lavoro
previste nell’ambito di progetti specifici attivi sul territorio.
49
• Aggiornamento delle informazioni dell’interessato sulla Banca Dati informatizzata con garanzia di riservatezza
dei dati e invio all’utente delle comunicazioni relative al progetto Prov-integra, presso il domicilio, la casella di
posta elettronica o il recapito telefonico dichiarati nel Patto di servizio sulla base del presente patto i servizi
sono garantiti fino alla scadenza del permesso di soggiorno.
IMPEGNI DEL PARTECIPANTE
Il partecipante si impegna a realizzare quanto segue.
• Partecipare al colloquio di orientamento finalizzato alla definizione del progetto professionale concordato con
l’operatore del Centro per l’Impiego
• Presentarsi agli appuntamenti concordati e alle eventuali convocazioni con puntualità, comunicando
preventivamente al servizio eventuali impedimenti;
• Partecipare ad ogni azione prevista dal progetto Prov-integra e alla frequenza dell’intero percorso formativo nel
caso di accoglimento della domanda
• Concordare eventuali ulteriori percorsi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi prefissati (tirocini, corsi di
formazione, candidature,ecc.) con gli operatori del Centro per l’Impiego
• Attivarsi nella ricerca di lavoro attraverso i diversi canali e le tecniche di ricerca attiva di lavoro promosse dai
Centri per l’Impiego.
• Comunicare entro le 24 ore:
- il cambio del proprio domicilio, casella di posta elettronica, o recapito telefonico;
- l’eventuale accettazione di un nuovo lavoro, anche a tempo determinato, oppure l’inizio di un corso di formazione o
di un’attività lavorativa autonoma o imprenditoriale.
• Sottoscrivere il presente documento per attivare le iniziative proposte all’interno del progetto
• Sottoscrivere l’autorizzazione al trattamento dei dati personali in ottemperanza alle previsioni della legge sulla Privacy.
• Rendersi disponibile ad eventuali colloqui telefonici e/o incontri per il monitoraggio delle attività previste.
ADESIONE
Adesione del partecipante
Il/La sottoscritto/a _________________________________________ dichiara di accettare quanto previsto dal
presente patto e di autorizzare il Centro per l’Impiego di ______________ e gli operatori dedicati a tali servizi
al trattamento dei miei dati personali e professionali ed alla loro comunicazione ad imprese terze, ai sensi del
D.lgs.196/2003
Data _______/_______/ 2011
Firma _________________________________________
Adesione del soggetto attuatore
Il/ La sottoscritto/a _________________________________________ dichiara per conto del CPI della Provincia
di __________ di accettare il presente patto e di impegnarsi a offrire i servizi in esso previsti.
Data _______/_______/ 2011
Firma _________________________________________
Timbro
50
SCHEDA DI RILEVAZIONE INDIVIDUALE DEI DATI SOCIO-ANAGRAFICI
(Allegato 2)
SCHEDA ANAGRAFICA INDIVIDUALE
Cognome e Nome
Sesso
Data e luogo di nascita
Cittadinanza
Condizione giuridica in Italia
Da quanto tempo in Italia
Indirizzo di residenza
Domicilio (se diverso)
Recapito telefonico
Cellulare/Casa
Indirizzo e-mail
Sede CTP presso cui sta svolgendo
la formazione linguistica
51
SCHEDA DI RILEVAZIONE DELLE ESPERIENZE FORMATIVE E LAVORATIVE
PREGRESSE DEL BENEFICIARIO “PRIMO SCREENING” (Allegato 3)
SCHEDA DI RILEVAZIONE DELLE ESPERIENZE FORMATIVE E LAVORATIVE PREGRESSE
Cognome e Nome
Esperienze formative
Paese di origine
Italia
Esperienze lavorative
Paese di origine
Italia
Condizione lavorativa attuale
Interessi / aspettative
52
SCHEDA DI RILEVAZIONE DELLE COMPETENZE PROFESSIONALI
(Allegato 4)
SCHEDA ANAGRAFICA INDIVIDUALE
Cognome e Nome
Sesso
Data e luogo di nascita
Cittadinanza
Condizione giuridica in Italia
Da quanto tempo in Italia
Indirizzo di residenza
Domicilio (se diverso)
Recapito telefonico
Cellulare/Casa
Indirizzo e-mail
Sede CTP presso cui sta svolgendo
la formazione linguistica
SCHEDA COMPETENZE PROFESSIONALI
ISTRUZIONE E FORMAZIONE
Date (da – a)
Nome e tipo di istituto di
istruzione o formazione
Principali materie / abilità
professionali oggetto dello studio
Qualifica conseguita
Livello nella classificazione
nazionale conoscenza lingua
italiana
Date (da – a)
Nome e tipo di istituto di
istruzione o formazione
Principali materie / abilità
professionali oggetto dello studio
Qualifica conseguita
Livello nella classificazione
nazionale conoscenza lingua
italiana
53
Prima lingua
Altre lingue
Capacità di lettura
(Indicare il livello: eccellente, buono, elementare)
Capacità di scrittura
(Indicare il livello: eccellente, buono, elementare)
Capacità di espressione orale
(Indicare il livello: eccellente, buono, elementare)
Capacità di lettura
(Indicare il livello: eccellente, buono, elementare)
Capacità di scrittura
(Indicare il livello: eccellente, buono, elementare)
Capacità di espressione orale
(Indicare il livello: eccellente, buono, elementare)
Capacità e competenze personali
(Descrivere tali competenze e indicare dove sono state acquisite)
Acquisite nel corso della vita non
necessariamente riconosciute da
certificati e diplomi ufficiali.
Esperienze personali
(Descrivere tali competenze e indicare dove sono state acquisite)
Ad es. attività di volontariato, hobbies,
sport, a casa, ecc.
Capacità e competenze tecniche
Conoscenza computer, attrezzature
specifiche, macchinari, utensili, ecc.
Capacità e competenze artistiche
Musica, scrittura, disegno, cucito,
cucina, ecc.
Altre capacità e competenze
Competenze non precedentemente indicate.
Patente o patenti
SITUAZIONE LAVORATIVA ATTUALE
Periodo di svolgimento
Tipo di azienda o settore di lavoro
Tipologia di contratto
Principali mansioni e responsabilità
Ulteriori informazioni
(Inserire qui ogni altra informazione pertinente, ad esempio persone di
riferimento, referenze ecc.)
ESPERIENZE LAVORATIVE PRECEDENTI
Periodo di svolgimento
Tipo di azienda o settore di lavoro
54
Tipologia di contratto
Principali mansioni e
responsabilità
Ulteriori informazioni
(Inserire qui ogni altra informazione pertinente, ad esempio persone di
riferimento, referenze ecc.)
Ambiti formativi di interesse
Quali corsi professionali sarebbe
interessato a frequentare
Composizione nucleo familiare
Disponibilità oraria
Disponibilità per la frequentazione
dei corsi professionali (orario, giorni,
eventuali impedimenti).
Settore:
Disponibilità lavorativa
In quale attività lavorativa vorrebbe
essere inserito
Mansione:
Orario:
Disponibilitá turni di lavoro:
Tipologia di contratto:
Note intervistatore
55
DOSSIER INDIVIDUALE DI FINE PROGETTO (Allegato 5)
CHI SONO – MI PRESENTO
Il mio nome
Vengo da
Sono in italia da
Cosa so fare
Cosa e’ difficile fare
I miei pregi
I miei difetti
RICOSTRUZIONE DELLE POSIZIONI DI LAVORO PASSATE
Si consiglia di selezionare e descrivere in questa scheda le attività di lavoro passate rilevanti
ai fini della ricostruzione delle competenze e risorse maturate
Periodo di lavoro
Nome e sede dell’azienda/ente
Settore di attività
Caratteristiche dell’azienda/ente
Dimensioni, prodotti / servizi, mercati
Tipologia di contratto di lavoro
Indeterminato, determinato, part-time,
collaborazione, ecc.
Reparto / ufficio / area aziendale
Qualifica e/o ruolo svolto
Principali tipi di attività svolte
Strumenti e tecnologie utilizzate
56
RICOSTRUZIONE DEL RUOLO ATTUALE
Periodo di lavoro
Nome e sede dell’azienda/ente
Settore di attività
Caratteristiche dell’azienda/ente
Dimensioni, prodotti / servizi, mercati
Tipologia di contratto di lavoro
Indeterminato, determinato, part-time,
collaborazione, ecc.
Reparto / ufficio / area aziendale
Qualifica e/o ruolo svolto
Principali tipi di attività svolte
ESPERIENZE EXTRAPROFESSIONALI
Periodo
Dal
Al
Situazione / luogo / sede in cui
si è svolta l’esperienza
Eventuale organizzazione /
soggetto di riferimento
Ambito /settore in cui è stata
realizzata l’esperienza
Attività
Principali attività realizzate e
livello di padronanza espresso
Livello di padronanza
Min.
Max.
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
Dal
Al
Periodo
Scuola / università
ESPERIENZE DI STUDIO
Conoscenze e abilità acquisite
57
Dal
Al
Periodo
Corsi di formazione e aggiornamento (indicarne la tipologia)
ESPERIENZE DI STUDIO
Conoscenze e abilità acquisite
58
59
COMPETENZE
Che cosa so usare
e come ho imparato a usarlo
Che cosa so fare col computer
e come ho imparato a farlo
Che lingue so parlare
Che cosa mi piace fare
con gli amici.
Perché?
Che cosa mi piace fare da solo.
Perché?
60
EFFICACIA PERCEPITA NEL PROPRIO LAVORO
Riprenda in esame le attività descritte in precedenza e indichi su una scala da 1 a 5 (dove 1 livello minimo
e 5 livello massimo) il livello di efficacia con cui ritiene di svolgere ognuna di queste attività.
Nel riconoscersi tale livello provi a pensare, in particolare, da che cosa le deriva questa percezione
(informazioni/ valutazioni raccolte, feed-back ricevuti da utenti, colleghi, responsabili, ecc.)
Attività svolte
Livello di efficacia
Min.
Max.
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
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1
2
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5
1
2
3
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1
2
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2
3
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1
2
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1
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3
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5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
61
EFFICACIA PERCEPITA NEL PROPRIO LAVORO
Descriva qui di seguito le tecnologie e gli strumenti (computer, software applicativi, fax, telefoni, muletto,
affettatrice, de-cespugliatore, automobile…) di cui si avvale nel suo lavoro.
Su una scala da 1 a 5 indichi con quale livello di padronanza utilizza ciascuno di essi, anche in funzione
delle esigenze del suo ruolo (dove 1 livello minimo e 5 livello massimo).
Tipo di tecnologia e strumenti
Livello di padronanza
Min.
Max.
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
1
2
3
4
5
62
CHE COSA VOGLIO FARE
Che lavoro cerco
Cosa mi piace di questo lavoro
Per quante ore voglio lavorare
Perché?
In quali giorni voglio lavorare
Perché?
Voglio lavorare la mattina /
la sera / tutto il giorno
Perché?
Voglio lavorare vicino a casa /
lontano da casa
Perché?
Progetto co-finanziato
dall’Unione Europea
Ministero dell’Interno
Dipartimento per le Libertà Civili e
l’Immigrazione
FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DEI PAESI TERZI
Prov-Integra è promosso da:
Provincia
della Spezia
Provincia di
Alessandria
Provincia di
Ascoli Piceno
Provincia
di Fermo
Provincia
di Firenze
Provincia
dell’Aquila
Provincia
di Parma
Provincia
di Perugia
Provincia di
Pesaro Urbino
Provincia
di Pisa
Provincia
di Rieti
Provincia
di Roma
Con l’assistenza tecnica di:
www.provintegra.it
Provincia
di Modena
Provincia
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Unione Province
d’Italia
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