Foto di Soldano Tecnifoto Varese
Anno VI - Numero 21-22
15-31 Dicembre 2005
Non giudicare ogni giorno per il raccolto
ma per i semi che pianti
Robert Louis Stevenson
sommario
in primo piano
Bicentenario
2
Termina a Bologna il ciclo
di convegni per celebrare
il bicentenario
Legge Marche
8
Regione Marche: si allinea
a sentenza della Corte europea
Servizio Biblioteca
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Primo incontro al Vascello
per il 2006
Manifestazioni
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13
15
15
16
16
17 attività Grande
Oriente d’Italia
DIREZIONE, REDAZIONE
Notizie dalla Comunione
Cuneo / Convegno di studi “La Massoneria in Piemonte” ed
AMMINISTRAZIONE:
Intervento del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi
rassegna stampa
Via di San Pancrazio, 8
Trieste / Una giornata con la Massoneria
19
00152 Roma
Firenze / Convegno del Collegio toscano
storia e cultura
Tel. 06 5899344
27 S come simbolo
Grosseto / Convegno pubblico su Davide Lazaretti
Fax 06 5818096
29 attualità
www.grandeoriente.it
Rende / Convegno della Loggia cosentina “Giordano Bruno”,
www.goiradio.it
del Collegio calabrese e della Fondazione “Alberico Chiappetta”
E-MAIL:
31 anniversari
Vibo Valentia / Consegna borse di studio
[email protected]
bicentenario
in primo piano
bicentenario
Termina a Bologna il ciclo di convegni per celebrare
il bicentenario del Grande Oriente d’Italia
Duecento anni e non li dimostra
Il Gran Maestro Raffi al tg1 della Rai spiega
il messaggio rivoluzionario della Massoneria
“S
i parte dalle intuizioni e si arriva ai risultati” è stato l’esordio del Gran Maestro Gustavo
Raffi a conclusione del grande convegno di
studi sull’attualità della Libera Muratoria
dal titolo “La Massoneria italiana dalla Repubblica ai giorni nostri” che ha concluso a
Bologna le celebrazioni per il Bicentenario
del Grande Oriente d’Italia. Un’espressione
che ha sintetizzato il successo e l’importanza del lungo viaggio all’interno della
Massoneria, che ha percorso duecento anni di storia massonica nella nostra Nazione,
attraverso una serie di convegni scientifici,
a carattere internazionale, svoltisi da marzo in varie città italiane. Napoli, Rimini, Milano, Torino, Roma, Palermo, Firenze e, infine, Bologna sono state le platee di questo
excursus, che è stato l’occasione “per spiegare a noi stessi chi siamo e capire che cosa vogliamo essere domani: non si può
pensare che gli altri ti comprendano – ha
aggiunto il Gran Maestro – se non fai nulla per farti comprendere”.
Promuovere la nostra cultura, per quello
che siamo e rappresentiamo, e analizzare
in pubblico, anche criticamente, la nostra
storia per farci conoscere: un duplice obiettivo che offrirà un enorme contributo alla
ricerca storiografica che potrà attingere,
con la stampa degli atti di tutti i convegni,
ad una completa ricostruzione della materia.
Quasi 400 persone hanno affollato, tra mattino e pomeriggio, l’Aula Magna Santa Lucia dell’Università felsinea “Alma Mater
Studiorum”. Numerosi i fratelli presenti:
dall’Emilia Romagna e da altre regioni
(Marche, Calabria, Toscana, Umbria, Piemonte, Lombardia, Sardegna, queste ultime
quattro rappresentate dai presidenti circoscrizionali). Sono intervenuti diversi esponenti delle forze politiche di tutti gli schieramenti, delle istituzioni, dell’informazione,
del mondo della cultura, dei circoli cittadini; significativa anche la partecipazione di
un gruppo di studenti universitari della Facoltà di Lettere dell’ateneo bolognese, insieme al proprio docente di Storia Moderna, richiamati dall’attualità delle tematiche.
2
Di grande rilievo i messaggi augurali inviati dal presidente emerito della Repubblica
Francesco Cossiga e dal vice ministro per
l’Ambiente Francesco Nucara, che sono stati letti in apertura dal presidente circoscrizionale Gianfranco Morrone. Questi ha ringraziato pubblicamente il Rettore Pier Ugo
no. Lo storico e politologo Massimo Teodori, in programma nei lavori, non ha potuto partecipare per motivi di salute.
Il Gran Maestro Gustavo Raffi ha concluso
il convegno con un discorso appassionato,
che ha affrontato passato e presente della
Massoneria, sottolineando la funzione so-
Gianfranco Morrone
Calzolari per aver concesso l’utilizzo dell’aula magna dell’Università.
Il giornalista e scrittore Umberto Cecchi,
opinionista ed ex direttore de “La Nazione”, ha introdotto e moderato gli interventi di: Gianni Puglisi, Rettore della Libera
Università di Lingue e Comunicazione
(IULM) di Milano, nonché presidente della
Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco; gli storici Anna Maria Isastia e Ferdinando Cordova, entrambi dell’Università
“La Sapienza” di Roma, e Roberto Balzani,
dell’Università di Bologna; Antonio Panaino, Preside della Facoltà di Conservazione
dei Beni Culturali dell’Università di Bologna
(sede di Ravenna) e direttore scientifico
della rivista “Hiram”; il Grande Oratore Aggiunto Bent Parodi, giornalista e scrittore; il
Gran Maestro Onorario Morris L. Ghezzi,
sociologo del diritto dell’Università di Mila-
cio-culturale del Grande Oriente d’Italia nel
futuro. “Non amo rivestire il ruolo del penitente – ha detto – di chi si lamenta e ripete: ‘perché ce l’avete con noi!’. Cerco solo di capire perché c’è stata una reazione
negativa nei confronti della nostra Istituzione: solo così si può dare una risposta”.
“Penso che in una repubblica, in democrazia, si debba avere la massima visibilità. Ritengo, per di più, che la società abbia vissuto con inquietudine la nostra presenza
per tanti anni, in quanto non riusciva a
comprendere la nostra latitanza”.
Secondo il Gran Maestro, la clandestinità
massonica del secondo dopoguerra è apparsa anomala rispetto ad una tradizione
storica che dal Settecento aveva visto i liberi muratori fautori della modernità e ferrei
oppositori dell’oscurantismo, sempre in prima linea per la conquista delle libertà civili.
Il Gran Maestro Raffi
con Anna Maria Isastia e Umberto Cecchi
numero 21-22 / 2005
bicentenario
bicentenario
Quali furono i motivi che spinsero le Logge
a rifugiarsi nell’ombra, ad abbandonare
l’impegno sociale, in tutte le sue manifestazioni, tradendo l’operato del proprio passato? La mancanza di consapevolezza dei
propri tempi, perché quella Massoneria
“non sapeva confrontarsi, non sapeva capire i problemi della società”. Ecco quindi
spiegato il fenomeno P2, figlio di quella
pseudo Massoneria, che si era alimentata in
quella visione sommersa e “carsica” dell’Istituzione, che aveva rifiutato ogni dibattito con l’esterno per ripiegarsi su se stessa,
interessandosi a logiche estranee.
“La Massoneria è un riferimento per la società”. Oggi il Grande Oriente d’Italia, riappropriatosi del suo ruolo, ha rialzato le
bandiere del pensiero laico per intervenire
nel dibattito culturale che, sui grandi temi,
anima il nostro Paese: primo tra tutti quello della scuola e dell’educazione, così peculiare ai massoni che si sono sempre
schierati a sua difesa.
“Noi vogliamo stare della parte della luce.
Noi laici, credenti, ma non bigotti, fautori
del dialogo e del confronto, saremo sempre pronti a combattere le tenebre dell’oscurantismo”. Con queste parole, contrassegnate da un applauso scrosciante, il Gran
Maestro ha concluso il suo intervento.
Bologna si è svolta la manifestazione conclusiva per celebrare i
duecento anni di fondazione del
Grande Oriente d’Italia, la maggiore
istituzione massonica italiana.
Il Gran Maestro del Grande Oriente
alla Chiesa Cattolica
“Siamo orgogliosi – ha detto ancora
Raffi – di avere contribuito con grandi
battaglie civili e morali ad accrescere la
coscienza civile del nostro Paese così
come rivendichiamo con altrettanto orgoglio la nostra appartenenza alla Massoneria che, anche grazie alla cultura
della trasparenza, è oggi tornata ad assumere un ruolo attivo nella società ed
ha riconquistato una propria riconosciuta presenza costruttiva e propositiva”.
Sui temi del convegno bolognese, centrato sul ruolo della Massoneria italiana dalla fondazione della Repubblica a oggi,
Raffi ha affermato che “il Grande Oriente
d’Italia ha saputo fare con lealtà e fino in
fondo i conti con la sua storia recente. La
nostra condanna della P2 è stata ed è
inappellabile: di quel fenomeno, noi siamo
stati le prime vittime, ma anche i primi ad
emanare condanne e ad isolare e cacciare
quelli che avevano usurpato il nome della
Massoneria. Come i brigatisti rossi sono
nati nella sinistra, ma non possono certo
considerarsi un pezzo del partito comunista – ha concluso – così i piduisti stanno
al Grande Oriente”.
CARLO VALENTINI (giornalista):
“Duecento anni di storia italiana percorsi attraverso la storia della Massoneria. Dieci relazioni hanno animato il
summit del Grande Oriente d’Italia
che si è svolto a Bologna, appunto,
per celebrare il bicentenario dell’organizzazione massonica.
Nelle conclusioni la rivendicazione
dei meriti risorgimentali e la proposta
di un maggiore impegno nella società, abolendo ogni forma di segretezza”.
GRAN MAESTRO GUSTAVO RAFFI:
“La diversità di fede così come di confessione o di altra idealità non è ostativa al dialogo e all’incontro. Si può
essere diversi e uguali allo stesso tempo.
Forse, questo è il grande messaggio
rivoluzionario della Massoneria”.
CARLO VALENTINI (giornalista):
“Un convegno storico è anche occasione per ripensare il passato a cominciare dalla vicenda della Loggia
segreta P2”.
GRAN MAESTRO GUSTAVO RAFFI:
“Furono i massoni a denunciarne il
pericolo solo che una mentalità vecchia cercò di risolvere all’interno i
problemi anziché denunciare al paese
quello che accadeva”.
CARLO VALENTINI (giornalista):
“Duecento anni e una tradizione importante e discussa, una celebrazione
anche per studiare, meditare e dibattere su se stessi”.
in primo piano
numero 21-22 / 2005
Bicentenario
del Grande
Oriente d’Italia
A
Raffi: “Lo stato laico
non diventi stato etico”
Bologna, 3 dicembre 2005 – “Il Grande
Oriente d’Italia non contesta il diritto
della Chiesa Cattolica di proporre la
propria teologia, ma esprime forti e circostanziate critiche di fronte ai tentativi
di subordinare la legislazione dello Stato laico al punto di vista di una sola
teologia, che lo trasformerebbe in uno
Stato etico e teocratico”. Lo ha spiegato il Gran Maestro del Grande Oriente
d’Italia, Gustavo Raffi, intervenendo a
Bologna all’iniziativa conclusiva delle
manifestazioni svoltesi in varie città italiane nel corso del 2005 per celebrare i
duecento anni di fondazione della maggiore istituzione liberamuratoria italiana. “Voglio anche ribadire che la Massoneria non è una chiesa – ha aggiunto
Raffi – ma una comunione di uomini liberi appartenenti a culti e fedi diversi. Il
suo compito non è quindi quello di sostituirsi alle religioni o combatterle, ma
di offrire uno strumento ulteriore, per
chi se ne voglia liberamente servire, di
educazione e riflessione comunitaria, di
dubbio critico e di ricerca. Per chi possiede una fede è uno strumento in più”.
Trascrizione del
servizio giornalistico
andato in onda su
Rai1 nel telegiornale della notte
3
bicentenario
in primo piano
bicentenario
Gianni Puglisi
La storia e la quotidianità nella
prospettiva etico-politica di oggi
La Massoneria come punto di riferimento per le istituzioni e, in particolare, per i giovani è
il fulcro dell’intervento di Puglisi.
Partendo dalla rilevanza che ricoprono per la Libera
Muratoria la storia e la tradizione, che ne connotano radici
e sviluppo, ha ripercorso vicende storiche relativamente recenti del Grande Oriente d’Italia che hanno ritagliato sull’Istituzione massonica un habitus diffamatorio, dove società
segreta, poteri forti e poteri occulti erano un tutt’uno con la
Massoneria. Fondamentale il ruolo assunto in questo senso
dai mezzi d’informazione e da opinion leaders che, sia per
ignoranza che per mera strumentalizzazione, hanno fatto diventare l’Istituzione il capro espiatorio di ben altre trame che
nulla avevano a che vedere con la sua storia e la sua tradizione. Gianni Puglisi parla della P2 – che definisce “esperienza estranea alla Massoneria”, “inquinante anche dal punto di vista fonetico” – come un caso internazionale che ha
non solo danneggiato enormemente l’Istituzione, ma che è
servito a giustificare epurazioni culturali e politiche. Uscire
da una condizione simile non è stato semplice e ancora si sta
lavorando, facendo leva su vecchi e nuovi valori di cui la
Massoneria è portatrice. Vecchi valori sono la laicità e la libertà: la storia d’Italia ce lo insegna e sappiamo quanti nomi illustri, appartenenti all’istituzione, hanno combattuto per
la realizzazione di uno Stato unito, libero e democratico.
Nuovi valori sono l’eticità e la legalità che non significano,
da un lato, perbenismo e, dall’altro, assuefazione abitudinaria alla violazione di codici, di qualsiasi genere, scritti e non
scritti, ma la pratica, quasi religiosa, di comportamenti
informati alla onestà materiale ed intellettuale, al rispetto
delle leggi e delle culture, nonché della persona e dei valori. Senza dimenticare la solidarietà, che non significa egualitarismo, ma riconoscimento e risoluzione dei bisogni per avvicinare a noi i meno fortunati. Questa è l’identità del Grande Oriente d’Italia che, oggi più che mai, con la sua storia e
la sua tradizione, può contribuire alla riconciliazione nazionale, in un’Italia frammentata nelle coscienze degli individui,
delle culture regionali, dei bisogni e delle aspettative.
Anna Maria Isastia
Chiesa e Massoneria
Le vicende della Massoneria come istituzione storica sono inscindibilmente legate a quella della chiesa cattolica che fino al
Concilio Vaticano II ha vissuto male il rapporto con la modernità.
È questa la motivazione alla base di tante condanne, ma due
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secoli e mezzo di demonizzazione hanno lasciato una traccia profonda nella cultura dei paesi a maggioranza cattolica.
L’immaginario collettivo, alimentato nel tempo, ha trasformato in una piovra dai mille tentacoli, quello che è stato uno
dei luoghi della modernizzazione e uno dei luoghi di diffusione di una cultura della libertà.
A tanta ostilità preconcetta hanno fatto seguito alcuni lustri
di intensi rapporti tra cattolici e massoni che hanno coinciso
con il pontificato di Paolo VI e le grandi maestranze di Gamberini e di Salvini.
Purtroppo a questo fervore di contatti si è accompagnato anche l’abbandono dei più solidi e sentiti legami con la cultura laica risorgimentale che è alla base della stessa identità
storica del Grande Oriente d’Italia. La distruzione di un patrimonio culturale e di una identità costruita storicamente,
cui i Gran Maestri dell’epoca non hanno saputo sostituire valori altrettanto forti e condivisi ha portato alla crisi più
profonda che il Grande Oriente abbia conosciuto nel corso
della sua vicenda storica. Crisi che sta superando proprio nel
recupero delle sue radici.
Ferdinando Cordova
La ricostruzione
Il 10 giugno del
1944, a pochi giorni dalla liberazione di Roma, la
Massoneria di Palazzo Giustiniani
riattivò ufficialmente il “Grande
Oriente d’Italia”
ed indirizzò un
manifesto al Paese, firmato da Umberto Cipollone, Giuseppe
Guastalla ed Ermanno Solimene, in cui invitava i suoi affiliati all’unione per la libertà dell’Italia ancora occupata e richiamava i principi fondamentali dell’Ordine. Nel successivo
mese di luglio, venne costituito un “Comitato di Gran Maestranza”, composto da Umberto Cipollone, dal pro sindaco
di Roma, Guido Laj e da Gaetano Varcasia, che lavorò con
profitto, per stabilire collegamenti ed affiatare i propri affiliati. L’Ordine, a detta dei documenti della polizia e dei rapporti degli informatori americani a Washington, fu circondato subito, per la probità e la stima dei suoi componenti, da
molto prestigio politico.
Non così era, invece, per la Massoneria di Piazza del Gesù,
anch’essa riscostituita da Raoul Palermi, che cercava, invano,
di far dimenticare il suo appoggio al regime fascista. Non
tutti coloro, inoltre, che aderivano al rito scozzese, riconoscevano l’autorità del Palermi, tanto che, ben presto, diedero vita a numerosi gruppi, di non chiara identità.
Sia Palazzo Giustiniani che Piazza del Gesù cercarono il riconoscimento dei “fratelli” americani e parteciparono alla ripresa dell’attività politica in Italia. La relazione ricostruisce,
nelle sue linee essenziali, l’opera delle due massonerie tra la
liberazione di Roma e le elezioni del 1948.
numero 21-22 / 2005
bicentenario
bicentenario
Antonio Panaino
La Massoneria nella Repubblica
Dopo una breve
disamina della situazione ingeneratasi tra l’invasione
alleata e l’immediato dopoguerra,
la relazione ripercorre le principali
tappe della storia
del Grande Oriente
d’Italia, soffermandosi sul cambiamento di rotta (e di cultura) intrapreso sotto la gran maestranza di Giordano Gamberini con il riconoscimento inglese, e, quindi, in modo particolare, sugli effetti devastanti del caso P2 e poi dell’inchiesta Cordova. L’accento si sposta, infine, sul significato della
rigenerazione spirituale e di immagine scelto dal Grande
Oriente dopo tali sciagurate vicende; Panaino compulsa il
quadro generale delle finalità etico-morali assunte dalla Libera Muratoria nel passaggio tra i secoli XX e XXI e riflette sulla nuova impostazione dell’ordine massonico come corpo spirituale ed esoterico liberamente e apertamente inserito nel contesto storico-sociale della modernità con la sua
specifica funzione di istituzione dialogante, trasparente, critica, non omologabile e stimolante, insomma come forza vivace ed attenta alle sfide imposte dalla globalizzazione e soprattutto ai nuovi problemi del mondo civile, senza però che
essa ingerisca in campi ad essa estranei.
Bent Parodi
Tradizione, Massoneria
e società postmoderna
numero 21-22 / 2005
Morris L. Ghezzi
Dopo il lungo sonno della ragione
Periodicamente
nella storia si susseguono periodi di
forte irrazionalismo
a momenti di ritorno
consapevole
della ragione. Il
problema che si
evidenzia in questa
ciclicità riguarda
quasi tutti i campi del sociale ed anche di ambiti delle credenze individuali delle singole persone. Dalle domande esistenziali alle politiche sociali, dalla filosofia al diritto, dalla
mitologia alla storia, dall’arte alla conoscenza scientifica la
presenza della ragione separa con violenza lunghi periodi di
irrazionalità.
Il pensiero laico, che negli ultimi trecento anni ha trovato la
sua massima espressione nella Libera Muratoria universale,
ha costantemente svolto una precisa funzione rivitalizzante
della razionalità umana. Oggi, dunque, come ieri, si tratta di
concretizzare e rinnovare nella storia tale funzione. Il ritorno degli integralismi religiosi, da un lato, e di ben celati, anche se non del tutto invisibili, autoritarismi populisti e plebiscitari statali, dall’altro lato, richiamano la Massoneria a questa sua funzione storica di demistificazione. Si tratta di recuperare il valore della tolleranza per garantire un relativismo
dei valori che promuova una effettivamente pacifica convivenza civile.
Se sul piano scientifico la relatività delle conoscenze è una
conquista ormai consolidata, tale conquista deve trovare un
solido radicamento anche nell’ambito delle verità religiose,
di quelle etiche e di quelle politiche. Questa esigenza scatu-
in primo piano
L’uomo d’oggi è
disorientato, avverte di fluttuare in
una società alla
deriva che ha perso le sue tradizionali certezze, con
il tracollo delle
ideologie. Nemmeno la fede dei padri sembra più bastargli, tutto è rimesso quotidianamente in
discussione.
In questo vuoto generalizzato l’esoterismo – quello autentico – riacquista attualità. E non si contano difatti le persone
che cercano di approdare all’esperienza iniziatica, come unica, possibile, fonte di trasformazione interiore. C’è grande
nostalgia di poesia, bellezza e verità.
La società postmoderna – secondo la felice definizione datane da Francois Lyotard – brancola nel buio, in cerca di
nuove sintesi. Riaffiora il bisogno profondo del Sacro, d’una
via laica alla trascendenza nel segno del dialogo e della tolleranza: troppo spesso la semplice fede si è rivelata insuffi-
ciente per i limiti storici delle varie confessioni religiose avvitate in dogmi esclusivisti, tentate con grande frequenza da
pulsioni fondamentaliste.
In tale contesto, la Massoneria ha una preziosa opportunità.
Reduce da un profondo rinnovamento, ma fedele alla Tradizione iniziatica ed al proprio patrimonio simbolico, essa può
favorire la nascita di un nuovo umanesimo integrale. Ha le
carte in regola per farlo: la Libera Muratoria, infatti, ha un
carattere di unicità nell’ambito dell’esoterismo universale,
forte di due anime, l’una sociale, l’altra metafisica.
Fu concepita appositamente per la natura dell’uomo occidentale, restìo ad esperienze ascetiche e più propenso all’azione, al concreto impegno quotidiano. Ed il massone autentico vuol vivere in questo mondo senza tuttavia essere solo
di questo mondo, attendendo incessantemente al perfezionamento dell’umana famiglia. Pur impegnato nella quotidiana
edificazione del Tempio dell’umanità, egli non dimentica che
il mito, il rito ed il simbolo (quello della luce, in particolare)
costituiscono il fulcro di qualsiasi esperienza iniziatica autenticamente vissuta.
Egli vive simbolicamente, in ogni cosa legge la cifra dell’unità.
5
bicentenario
in primo piano
bicentenario
risce in modo diretto dal fondamento egualitario, che assegna ad ogni individuo pari dignità, delle democrazie occidentali. Dunque la ragione umana come strumento di conoscenza diviene non solo la fonte del dubbio e della relatività
del sapere, ma anche, e soprattutto, il fondamento più solido delle libertà individuali e del modello democratico occidentale di governo.
Roberto Balzani
Una radice dell’identità
occidentale tra umanitarismo
e repubblicanesimo
Il tema è affrontato a
partire dalla prospettiva dei possibili interlocutori della proposta avanzata dalla
Massoneria contemporanea. Il primo elemento attrattivo, che
rende la Libera Muratoria un attore significativo nel panorama dei “produttori di identità collettive” è,
senza dubbio, il ricorso a valori universalistici: la centralità
dell’essere umano al di là di ogni fondamentalismo, il principio di eguaglianza, l’affermazione intransigente delle libertà
costituiscono punti di riferimento forse scontati in altri momenti storici, ma oggi tanto più necessari quanto più va affermandosi in Occidente una malintesa cultura delle “diversità”.
Ora, la Massoneria è attrattiva proprio perché, affrontando il
nodo dell’umanità, crea ponti fra individui e gruppi, apre
dialoghi non fondati su verità rivelate, ma sul reciproco riconoscimento in quanto esseri portatori di valori. Questa radice laica, assolutamente non ideologica, ma – direi – metodologica, rappresenta un’acquisizione importante ed è stata affermata e difesa con grande intransigenza dai vertici del
Grande Oriente negli ultimi anni.
Il secondo punto sollecitato dal titolo della comunicazione –
il repubblicanesimo – tende ad evocare non una “parte” politica, ma, ancora, una modalità dello stare nella “sfera pubblica”. Il tema storico del repubblicanesimo, che è fin dall’origine – nell’Europa moderna – tema massonico per eccellenza, affonda proprio nelle dinamiche dell’autonomia individuale e delle società, nell’affermazione di una libertà non
astratta, non formale, non solo “liberale”, ma anche interna
ai processi stessi di costruzione identitaria delle persone.
Che l’anticonformismo repubblicano “migri” dall’Inghilterra
alle colonie d’America, e lì, all’interno di una cultura illuminista e massonica, dia origine al “prodotto” istituzionale forse più straordinario degli ultimi secoli, la costituzione degli
Stati Uniti, è una tesi sostenuta autorevolmente al di là dell’Atlantico. Forse è bene ricordarsene, nel momento in cui
l’Occidente fatica ad esportare, con le armi della persuasione, i suoi valori.
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Sergio Moravia
La Massoneria
nel panorama intellettuale
e contemporaneo
Il mondo intero sta vivendo, ormai da troppi
anni, la più grande crisi
che si sia verificata nell’ultimo sessantennio.
Si tratta di una crisi
principalmente infrastrutturale: economica,
sociale, politica. Una
crisi che ha prodotto,
su scala planetaria,
un’accresciuta divaricazione tra la nostra realtà e il cosiddetto Terzo Mondo, un ulteriore impoverimento e degrado
di quest’ultimo, un’emigrazione forzata di intere popolazioni verso terre più prospere e ricche.
Ma proprio quest’ultimo fenomeno ha generato, nella società d’Occidente, un nuovo, cruciale problema: quello della ricerca di adeguate forme di accoglienza in relazione a
soggetti profondamente diversi da noi.
Orbene, è dinanzi al difficile, spesso drammatico incontro
tra uomini e culture non uguali che la Massoneria può assumere ancora una volta un ruolo di primaria importanza.
In effetti, nessuna concezione intellettuale e spirituale ha
coltivato più a fondo e più a lungo della Massoneria un atteggiamento di apertura e comprensione nei confronti dell’altro.
Nessuna ideologia, nel senso più alto e nobile del termine, ha propagato più di quella dell’Istituzione massonica i
principi dell’uguaglianza, della dignità e della fratellanza
tra gli uomini e i popoli indipendentemente dal colore della loro pelle, dal contenuto delle loro convinzioni, dalla
natura dei loro usi e costumi.
È precisamente la propagazione di questi ideali che appare, oggi, più attuale e urgente che mai.
Solo essa potrà contribuire ad allontanare la terribile minaccia di scontri cruenti tra i popoli, a imporre la pratica
della tolleranza e della solidarietà presso coloro che non
vi erano avvezzi, a gettare i presupposti di una nuova e
pacifica convivenza tra genti animate in partenza dall’odio
e dai pregiudizi.
Non basta.
Di fronte alla preoccupante rinascita di fondamentalismi a
sfondo religioso solo quell’irripetibile religione laica che è
il credo massonico, appare in grado di proclamare in modo articolato e convincente il primato, appunto, della laicità dei modi di vita associata e della separazione tra la
sfera delle credenze spirituali e quelle delle pratiche politiche.
Tutto ciò nella prospettiva di una pacificazione universale
costruita sui valori della “buona” pluralità e del rispetto tra
gli esseri umani.
numero 21-22 / 2005
bicentenario
bicentenario
Il Grande Oriente
su internet
Il sito del Bicentenario
I
l Bicentenario del Grande Oriente d’Italia ha rappresentato un grande
evento mediatico che è stato possibile
attuare grazie alla volontà della gran
maestranza che ha sostenuto e voluto la
realizzazione di un sito internet ad hoc
che ha reso “pubblici” tutti gli eventi che
hanno caratterizzato, da marzo, le celebrazioni. Parliamo di www.bicentenariogoi.it.
Ecco alcune informazioni sul palinsesto
culturale:
- 85 i relatori, intellettuali, storici e filosofi che hanno analizzato la storia del
nostro Paese e quella della Libera Muratoria Italiana, dal ‘700 ai nostri giorni;
- 9 le edizioni dei telegiornali, ciascuno
girato nelle città sedi delle manifestazioni del Bicentenario;
- 2 i tg speciali, uno in occasione della
Gran Loggia a Rimini e l’altro a Roma
per il XX Settembre;
- 23 i comunicati stampa diramati e pubblicati nelle apposite sezioni del sito;
- 118 uscite tra lanci di agenzia e articoli di Quotidiani; pubblicata tutta la
rassegna stampa.
- www.bicentenario-goi.it è il sito che
nel gennaio del 2005 è stato realizzato e messo on line dedicandolo esclusivamente alla grande iniziativa; ora
che ha esaurito la sua funzione chiuderà i battenti, ma rimarrà per sempre
in Internet a disposizione di chiunque
lo voglia “visitare”;
- oltre 50.000 gli accessi dall’1 marzo
al 15 dicembre 2005.
numero 21-22 / 2005
Precisazione
Nel numero 19 di “Erasmo Notizie”
del 15 novembre 2005, all’interno
dell’articolo “La Massoneria dei ‘democratici’” pubblicato a pagina 2,
non è apparsa, per problemi tipografici, né la foto, né la didascalia
con l’indicazione del presidente della circoscrizione siciliana Nicola Gitto che ha aperto i lavori del convegno di Palermo, svoltosi il 22 ottobre nell’ambito delle celebrazioni
per il bicentenario del Grande Oriente d’Italia. Ci scusiamo con i lettori e
con l’interessato per l’involontaria
omissione.
Nicola Gitto
in primo piano
Tra gli obiettivi del sito vi era quello di
creare una vera e propria memoria storica di tutto quanto sarebbe stato realizzato
nel corso dell’anno. Al
suo interno trovano infatti posto video, materiali sonori, testi di comunicati e dichiarazioni, interviste, lanci di
agenzie di stampa e la
rassegna stampa completa: dunque la presenza del Grande
Oriente d’Italia alle ma-
nifestazioni attraverso i più differenti
strumenti della comunicazione.
Navigando nel sito e sfogliando le sue
pagine, infatti, ciascuno può ripercorrere l’evolversi delle celebrazioni, degli
avvenimenti, dei convegni e degli appuntamenti; rivivere, davanti al proprio
computer, l’intero Bicentenario.
Tutto ciò rappresenta – e per sempre –
un’ulteriore importante presenza del
Grande Oriente d’Italia nella galassia infinita e mondiale del Web; mai nella storia del Grande Oriente d’Italia, né in
quella di alcun altra Obbedienza, si è riscontrata una presenza “internettiana” di
questa portata.
Al sito del Bicentenario si può accedere
anche attraverso il sito istituzionale
www.grandeoriente.it ed il sito www.goiradio.it.
Per realizzare i filmati e le diverse edizioni dei telegiornali, una troupe televisiva ha seguito i lavori di tutti i convegni, registrandoli integralmente. Anche
in occasione degli eventi della Gran Loggia e delle manifestazioni del XX Settembre, www.bicentenario-goi.it è stato
presente ed ha pubblicato e diffuso tutto quanto accaduto in
tali eventi: edizioni speciali del telegiornale, interviste, comunicati, rassegna stampa, gli articoli ed i lanci delle agenzie
di stampa e così via,
dando anche ampio spazio alla diffusione dei filmati istituzionali del
Grande Oriente d’Italia.
Sono stati altresì pubblicati anche tutti i curricu-
È on line il nuovo tg di GoiRadio dedicato alle celebrazioni per il Bicentenario del
Grande Oriente d’Italia.
Interamente girato nell’Aula
Magna Santa Lucia dell’Università di Bologna, contiene
la cronaca del convegno di
studi “La Massoneria dalla
Repubblica ai giorni nostri”
che ha chiuso le manifestazioni organizzate dal Grande
Oriente per tutto il 2005.
L’edizione presenta, in apertura, una breve sintesi dell’intervento conclusivo del
Gran Maestro Gustavo Raffi
(in rete anche in versione originale); un’intervista al Gran Segretario
Aggiunto Antonio Calderisi, responsabile del palinsesto culturale del
Bicentenario; il commento del presidente del Collegio dell’Emilia Romagna, Gianfranco Morrone, sul
rapporto tra la città di Bologna e la
Massoneria.
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in primo piano
legge marche
legge marche
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la e gli abstract degli interventi dei relatori intervenuti.
È stato anche prodotto un archivio audio che è servito alla realizzazione di
molti Radio Giornali diffusi da GoiRadio (la radio del Grande Oriente d’Italia).
La struttura tecnica che ha realizzato il
sito e prodotto tutti i materiali multimediali, in ognuna delle città che hanno ospitato le manifestazioni del Bicentenario, ha effettuato particolari sopralluoghi per accertare l’eventuale necessità di integrare la scenografia esistente e supportare, con moderni strumenti di proiezione e attrezzature professionali broadcasting, gli interventi dei
relatori; il sito e le sue pagine sono stati dunque il supporto ad ogni Convegno. Un’attenta ricerca iconografica ha
infine consentito che ogni relatore fosse aiutato nella spiegazione del proprio
intervento con foto, immagini, e documenti video. Da ultimo nelle pause e
dopo ogni evento, gli ospiti e le autorità presenti sono stati intrattenuti mediante la proiezione dei filmati istituzionali, degli Speciali e dei Telegiornali, attingendo dalla banca dati del sito
che nel tempo è stata realizzata.
Napoli, Rimini, Milano, Torino, Roma,
Palermo, Firenze e Bologna, un filo invisibile che unisce queste città così diverse culturalmente, architettonicamente, politicamente e geograficamente, ma così vicine tra loro se le si osserva attraverso la lente dei valori
massonici.
Fin qui la breve descrizione del lavoro
di questi dodici mesi. Se qualcuno, appartenente o no all’Istituzione, avesse
nei prossimi anni la curiosità di sapere
cosa è stato fatto in occasione dei duecento anni del Grande Oriente d’Italia
sarà sufficiente che “clicchi” su
www.bicentenario-goi.it e troverà tutte
le risposte che cerca.
Un grazie particolare va rivolto alla
Gran Segreteria che ha saputo continuativamente supportare e consigliare;
al comitato organizzatore e a quanti
hanno creduto in questa avventura e
l’hanno sempre sostenuta; ai presidenti dei vari Collegi che hanno facilitato
il lavoro dello staff fornendo ogni strumento ed ogni ausilio atto a documentare quanto si è realizzato.
Antonio Calderisi
Gran Segretario Aggiunto
e coordinatore del palinsesto culturale
Revocata norma ‘antimassoneria’
Regione Marche si
allinea a sentenza della
Corte europea
P
lauso del Grande Oriente d’Italia alla Regione Marche per aver abrogato la disposizione di legge che obbligava i candidati a cariche regionali a dichiarare di non essere iscritti alla Massoneria. “Intendiamo pubblicamente dare atto all’attuale giunta che ha proposto la modifica e al consiglio regionale
che l’ha deliberata – afferma il Gran
Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi – di aver riaffermato che tutti i cittadini delle Marche sono eguali e
vivono in uno stato di diritto, membro
dell’Unione Europea. E lo diciamo senza
trionfalismi’’. Ieri (29 novembre 2005) il
consiglio regionale marchigiano aveva
abrogato l’art. 5 della L.R. n. 34/96, nel-
la parte in cui richiedeva ai candidati a
cariche regionali di fornire la dichiarazione di non appartenenza a Logge
Massoniche, recependo i contenuti di
una sentenza della Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo, emessa il 2 agosto del
2001. “Con ogni probabilità – ha rimarcato Raffi – non avremmo fatto commenti se qualcuno in cerca di notorietà,
e con toni trionfalistici che stonano, non
avesse contrabbandato come propria
vittoria la causa proposta davanti alla
Corte Europea dal Grande Oriente d’Italia, conclusasi con la sentenza che ha dichiarato illegittima la norma ora abrogata”.
(Ansa)
30 novembre 2005
Norma abrogata, un solo astenuto
E ora chi è massone
non è più fuorilegge
ANCONA – Vie le norme “anti-massone”. Il voto del consiglio è stato unanime. L’assemblea di via Gentile da Fabriano ha approvato con solo astenuto
la pdl n.21 di modifica a una legge del
1996 che prevedeva l’obbligo di dichiarare l’eventuale appartenenza alla massoneria per le nomine e le designazioni
di spettanza della Regione e l’ineleggibilità per alcune cariche, in caso di apparenza alla massoneria o a società segrete. Allo stesso tempo l’assemblea si è
impegnata – con un odg approvato all’unanimità – ad adottare entro giugno
2006 una nuova legge per favorire “la
trasparenza nei confronti di incarichi
pubblici e dell’esercizio del mandato politico dei consiglieri e assessori regionali” anche per individuare i casi di incompatibilità e conflitto di interessi.
La legge approvata ieri fa seguito ad una
sentenza della Corte Europea che aveva
bocciato il provvedimento marchigiano,
e – secondo il relatore di maggioranza
David Favia (Udeur) – è “un atto dovuto e un passo in avanti”. Il relatore di
minoranza Roberto Giannotti (Fi) ha parlato di “un atto di giustizia su una precedente, impropria, votazione del consiglio. Dopo il pronunciamento della Corte Europea si sana questa situazione”.
Nel dibattito, Stefania Benatti (Margherita) ha osservato che l’odg ha l’obiettivo di “rendere la Regione trasparente”.
Binci (Verdi) ha annunciato voto favorevole alla modifica della legge, legato
però alle previsioni dell’odg. E anche
Michele Altomeni (Rifondazione) ha annunciato un voto favorevole “per un
provvedimento che subiamo, perché una
numero 21-22 / 2005
legge marche
legge marche
sentenza ci obbliga a fare scelte in questo
senso”. Massi (Udc) ha sottolineato il valore delle risorse umane “che va anteposto a tutto”. Katia Mammoli (Re) ha parlato della difficoltà di tenere insieme
“sensibilità diverse”. Adriana Mollaroli
(Ds) ha sottolineato l’obiettivo di “valo-
rizzare la trasparenza e di privilegiare la
competenza rispetto all’appartenenza”.
Soddisfazione è stata espressa dal Gran
Maestro della Gran Loggia di Piazza del
Gesù Luigi Danesin che parla di una “vittoria nostra, che da tempo ci battiamo per
l’abrogazione di questa legge discrimina-
toria e ingiusta, contestata apertamente
anche dalla stessa Comunità Europea”.
(…)
La notizia è stata pubblicata
anche dal quotidiano “Il Messaggero”,
edizione Marche
19-25 novembre 2005
ZENO
“Che male c’è
a seguire Garibaldi?”
L’analisi di Vittorio Sgarbi
V
ittorio Sgarbi difende a spada tratta i diritti dei massoni, anche se
confessa di non essere mai stato tentato
dal desiderio di entrare nella Fratellanza. “Sono totalmente aconfessionale anche in senso laico – dice – però ritengo che sia assurda qualsiasi discriminazione. Mazzini, Garibaldi e Mozart erano massoni. Ora che c’è di male se qualcuno si ispira a loro piuttosto che a
Budda? Si tratta di libere scelte che vanno rispettate, come possono essere
quelle di diventare buddisti o musulmani”.
Da parlamentare Sgarbi ha contestato
una legge della Regione Marche, approvata nel 1996, dal sapore decisamente illiberale: con essa si chiedeva infatti, a
quanti si candidavano a ricoprire incarichi negli enti controllati dalla Regione,
di sottoscrivere una “dichiarazione di
non appartenenza a Logge massoniche”.
Il Grande Oriente fece ricorso in sede
europea denunciando la palese discriminazione ed ebbe partita vinta. Ma prima
che la giustizia di Strasburgo facesse il
suo corso, Sgarbi (assieme agli onorevoli Scoca e Parenti) presentò un’inerpellanza al Governo nella quale la legge
marchigiana veniva bollata come “grave
vulnus alla libertà di pensiero e di associazione, garantite dalla nostra Costituzione, al pari del principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”.
“La Massoneria – ricorda oggi Sgarbi –
ha una tradizione culturale nobile. Poi è
stata identificata con le Logge deviate,
in particolare con la P2 di Licio Gelli. Ma
la Cassazione ha spazzato via, ridicolizzandolo, il teorema del magistrato Gherardo Colombo, che configurava la P2
come struttura criminale”. “Gelli – in-
calza Sgarbi – ha avuto delle condanne
individuali, non per associazione a delinquere. Altrimenti sarebbero stati condannati anche Maurizio Costanzo e Roberto Gervaso, che facevano parte della P2. La sua Loggia aveva una configurazione discutibile, ma non era la mafia”.
Eppure permane nell’opinione pubblica
la convinzione che le Logge massoniche
siano delle lobbies, dei posti dove si va
per fare amicizie importanti, ottenere favori e sostenere nelle sedi istituzionali
gli interessi degli iscritti.
“Se è per questo – conclude Sgarbi –
allora anche la Confindustria e i sindacati sono delle lobbies. L’unico lato negativo che trovo nella Massoneria è il
suo essere fuori moda, il suo essere
troppo settecentesca. Ma non vedo nessuna pericolosità”.
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Primo incontro al Vascello per il 2006
Q
uale oscuro mistero italiano si cela
dietro l’intoccabilità dei dieci professori, in prevalenza medici, che nel 1938
sottoscrissero il Manifesto della razza, noto anche come Manifesto degli scienziati
razzisti? Per quale inesplicabile motivo
non vennero rimossi dalle cattedre universitarie alla caduta del fascismo, ma reintenumero 21-22 / 2005
grati nei loro privilegi nonostante la terribile colpa di avere legittimato la deportazione in Germania di ottomila ebrei? In che
consisteva la “originalità” del razzismo italiano, tanto decantata da Mussolini, rispetto a quello tedesco?
Ruota intorno a questi interrogativi la ricerca svolta da Franco Cuomo e pubblica-
in primo piano
Per non dimenticare
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ta nel suo libro “I Dieci. Chi erano gli
scienziati italiani che firmarono il Manifesto della razza”, edito da Baldini Castoldi
Balai (pp. 273, 14,50 euro), sulle vicende
meno investigate della Shoah italiana, fornendo prove certe del ruolo non soltanto
teorico ma operativo ricoperto dagli
“scienziati razzisti”. Prove dei loro incontri a Berlino con Himmler, Hess ed altri
eminenti carnefici del Reich; prove di visite ai campi di sterminio; prove delle alte cariche ricoperte da alcuni di loro nell’ufficio della razza.
Esistono infine gli organigrammi del tribunale della razza e degli enti per la liquidazione dei beni tolti agli ebrei, gestiti da
personalità poi riciclate con tutti gli ono-
ri nella democrazia. In questo libro Franco Cuomo ne riporta i nomi, evidenziandone le responsabilità attraverso i loro
stessi scritti, le carriere, le zelanti manifestazioni di adesione ai piani del regime.
Il volume sarà presentato a Villa ‘Il Va scello’ il prossimo 26 gennaio (ore 18,30)
nell’ambito della rassegna d’incontri del
Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia. Oltre all’autore, interverranno gli
storici Ferdinando Cordova, dell’Univer sità “La Sapienza” di Roma, e Carlo Val lauri, dell’Università per Stranieri di Sie na, e lo scrittore Alberto Bevilacqua.
Sarà presente il Gran Maestro Gustavo
Raffi.
Franco Cuomo, giornalista e
scrittore, ha pubblicato per la
Baldini Castoldi Dalai i romanzi I
sotterranei del cielo, Il tatuaggio e
Gunther d’Amalfi, già finalista al
Premio Strega. È autore di saggi e
ricerche sui grandi enigmi della
storia, come la tragedia dei
Templari e altri misteri d’ogni
tempo, nonché di un vasto
repertorio teatrale, rappresentato in
Italia e all’estero da registi quali
Carmelo Bene e Maurizio Scaparro.
manifestazioni
manifestazioni
Le cronache pubblicate in queste pagine sono state integralmente riportate da
“il Giornale del Piemonte” dei giorni 25 e 26 novembre 2005
CUNEO / Convegno di studi
La Massoneria esce dall’alone
di mistero e incontra i cuneesi
piere questo importante passo ha scelto
anche la città di Cuneo, dove ieri pomeriggio (25 novembre 2005) si è svolto il
convegno di studi: “La Massoneria in Piemonte”, organizzato dall’Associazione
degli “Amici” del nostro giornale (“Il
Giornale del Piemonte”). In una sala Falco del Centro Incontri della Provincia
stracolma di pubblico numeroso e attento, attraverso gli interventi di ospiti qualificati, ha potuto ripercorrere la propria
storia, dalla costituzione della Gran Loggia di Londra nel 1717, fino ai giorni nostri.
La pagina del Giornale del Piemonte
del 26 novembre 2005
L
a Massoneria esce dall’alone di mistero che l’ha accompagnata per anni, due secoli per la precisione, e si apre
al mondo. L’obiettivo è quello di far conoscere la propria storia, la cultura e i
valori che la caratterizzano. E per com-
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Il tavolo dei relatori del convegno
Dopo la presentazione del presidente
dell’Associazione “Amici del Giornale dei
Piemonte”, Rosaria Ravasio, che ha ringraziato gli ospiti, le autorità e il pubblico presente, il convegno, moderato dal
nostro direttore (Fulvio Basteris), è stato
aperto dal fecondo scrittore e saggista
Bent Parodi di Belsito. È toccato a lui ripercorrere le tappe salienti della storia
massonica. “La Massoneria – ha sottolineato – è un ordine iniziatico, direi unico in Occidente, al quale viene riconosciuto un indiscusso prestigio. Tra i valori sui quali si basa, il più sentito è sicuramente quello della fratellanza, un senso di solidarietà che non lega solo i massoni, stessi ma l’uomo in senso lato”. Lo
scopo della Massoneria è quello di migliorare la società, anche attraverso lo
Stato. Uno Stato che naturalmente deve
essere di tipo democratico, altrimenti la
Massoneria non potrebbe sussistervi,
perché solo in uno stato simile è realizzabile una società realmente multiculturale. Con un’unica singolare eccezione: Cuba, dove l’istituzione massonica è molto
attiva (30mila gli iscritti). “Tra coloro che
fecero l’Unità Italia, molti erano liberi
Muratori – ha ricordato Morris L. Ghezzi
relazionando su ”Massoneria e laicismo,
apporto della Massoneria nello Stato moderno” –, gli stessi che poi hanno continuato a governarla e formarla negli anni
numero 21-22 / 2005
manifestazioni
manifestazioni
seguenti”. L’opposizione con il marxismo
nasce quando la Massoneria viene identificata, erroneamente, con il partito della
borghesia. “Il marxismo – chiarisce Ghezzi – si trova così su posizioni avverse per
motivi ideologici”. Senza negare che Massoneria e borghesia risorgimentale erano
molto vicine. Storicamente la Massoneria
è stata impegnata nella creazione di uno
stato laico e democratico e nelle sue fila
hanno militato i padri dell’Italia risorgimentale e dell’Unità d’Italia.
“Il Secolo XX è il secolo delle guerre e
delle stragi – ha spiegato Aldo Alessandro
Mola, noto storico e saggista cuneese –.
Nell’800, invece, si aveva la consapevolezza del “dovere” di costruire gli uomini”.
Mola, autore della “Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri” è
intervenuto parlando della istituzione e
della sua vocazione per così dire pedagogica in Piemonte, sottolineando che “i piemontesi hanno una predisposizione per
realizzare progetti pedagogici”. Così la
cultura tradizionale piemontese è passata
nella gestione del nuovo Stato unitario.
Vittorio Gnocchini, direttore dell’Archivio
storico del Grande Oriente d’Italia, è intervenuto infine per ricordare in maniera dettagliata le “Logge massoniche nella provincia di Cuneo”. Nel Capoluogo la Loggia
attuale mantiene lo stesso nome, L’Hereuse Union, di quella che vi nacque nel 1803.
Le prime Logge cuneesi sono però nate a
Saluzzo e a Savigliano, nel 1783. Nel suo
intervento Gnocchini ha ricordato alcuni
Cuneesi che hanno lasciato il segno nella
storia italiana: Michele Coppino di Alba,
Carlo Michele Buscalioni di Mondovì, Federico Garelli di Mondovì, Tommaso Villa
di Canale, Attilio Momigliano di Ceva.
Nadia Muratore
Il numeroso pubblico che ha affollato
la sala “Falco” del Centro incontri della
Provincia di Cuneo
Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Raffi:
“Noi massoni crediamo
nel dialogo
e nel rispetto dell’alterità”
M
olto pacato e appassionato insieme
l’intervento conclusivo di Gustavo
Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente
d’Italia dal 1999, che ha recuperato le fila
delle relazioni precedenti e ha voluto anche rispondere ad alcune domande poste
negli interventi del presidente provinciale
on. Raffaele Costa e del sindaco di Cuneo
ALberto Valmaggia.
numero 21-22 / 2005
L’Associazione Amici del Giornale del
Piemonte è nata a Cuneo nel 2002 e ha
sede in via Buozzi 10 a Torino, presso la
Redazione del Giornale. L’obiettivo che
ha animato la sua costituzione, che non
ha scopi di lucro, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi che ritiene abbiano urgenza di maggior informazione. Il Presidente, Rosaria Ravasio, si
occupa di tutto quanto afferisce alla promozione d’immagine e realizzazione convegni, serate culturali e forum. L’Associazione Culturale Amici del Giornale del
Piemonte ha lo scopo di valorizzare e
promuovere attività socio culturali anche
per mezzo delle pagine de Il Giornale del
Piemonte. Con l’arrivo del periodo natalizio, l’associazione si dedica ai più piccoli, organizzando visite nei reparti pediatrici dei vari ospedali cittadini, portando in dono giocattoli e libri per bambini.
Lo scopo, oltre a una dimostrazione concreta di solidarietà nei confronti dei più
piccoli, è di avvicinarsi a realtà diverse
per promuovere nuove tematiche. Innumerevoli le iniziative legate al mondo dell’economia e della cultura, tra le quali “La
riforma del diritto societario” organizzata
con l’Unione industriale di Cuneo, o
“Globalizzazione, produttività, efficienza:
quali gli ostacoli?”. Ieri (25 novembre
2005) il convegno storico culturale “La
Massoneria in Piemonte”.
dell’alterità, senza che nessuno eserciti
alcun dominio assoluto, e che quel che
davvero conta nelle relazioni umane è il
seme del dubbio. Nella storia infatti le più
grandi tragedie sono state scatenate dai
portatori di certezze. La centralità dell’uomo e del suo diritto ad esprimere liberamente, sempre e comunque, le proprie idee: è questa l’essenza della massoneria, insieme con la perfettibilità perennemente inseguita e mai raggiunta dall’umanità”.
“Per tale motivo – ha proseguito – i massoni non hanno mai voluto costituirsi né
essere in alcun modo considerati una
chiesa. E quando ai giorni nostri il cardinal Camillo Ruini pretende che, ad esempio, sull’aborto un precetto religioso diventi legge, allora ci preoccupiamo, perché siamo allo stato etico, alla deriva della stessa democrazia. Per questo difendia-
in primo piano
“A un certo punto – ha esordito il Gran
Maestro – eravamo diventati una Masso-
neria quasi carsica, con una dirigenza catacombale. La tradizione non è il culto dei
morti, ma la verifica del presente con il
passato per costruire il presente. Abbiamo voluto riannodare i fili della nostra
grande storia, tornare presenti e vivi nella società italiana. Abbiamo fatto un’analisi critica del perché essa, a un certo
punto, quasi ci rifiutasse. Ma come, un’istituzione come la nostra che nel 1717,
quando nacque, in mezzo a feroci guerre
di religione e fra stati, lo fece per superare il dramma di quell’epoca nel nome
della tolleranza, veniva adesso indicata
come la colpevole di chissà quali nefandezze! Dopo la vicenda terribile della P2
che per noi è stata come per il partito comunista il fenomeno delle Br, volevamo
spiegare che invece noi liberi muratori
eravamo e siamo per il dialogo sociale, e
che il dialogo stesso è anzitutto rispetto
Associazione
Amici del Giornale
del Piemonte
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manifestazioni
in primo piano
manifestazioni
mo la scuola pubblica (fu un massone, il ministro albese Michele Coppino, a volerla in Italia verso la fine dell’800), giacché essa è un collante per realtà sociali, culturali, religiose diverse. Si
sta vedendo quel che accade in Francia, dove un forte calo di
tensione proprio sulla scuola ha provocato le rivolte delle banlieu, la scuola doveva dare maggiori chanche ai figli degli immigrati. Noi siamo per la “discriminazione positiva”: se ho un
handicap, lo Stato deve mettermi in parità con gli altri (è come
se, impedito a correre, in una gara di cento metri, io partissi già
da sessanta)”. E ha concluso: “La globalizzazione che impera
nel mondo, dev’esserlo anche dei diritti, non solo nel mercato,
che è freddo, non ha ideali e, spesso, nessun rispetto. Vanno
rifondati anche i grandi organismi internazionali, l’Onu così
com’è non funziona più. Io credo che oggi in Italia ci sia ancora bisogno della massoneria e che nessuno debba averne paura. Nel nostro Paese e in tutto l’Occidente scarseggiano le
grandi idealità, la caduta del muro di Berlino, per paradosso,
ha complicato le cose, perché ci manca l’antagonismo ideologico che è foriero di contrapposizione di valori e di visioni del
mondo, ma anche del dialogo e della tolleranza. Come si vede,
si torna sempre lì”.
(fuba)
Il Gran Maestro Raffi con Vittorio Gnocchini
Il Gran Maestro Raffi tra Aldo A. Mola e Fulvio Basteris
25 novembre 2005
L’apporto massonico al laicismo
democratico negli Stati moderni
L
a Massoneria è un ordine universale iniziatico di carattere tradizionale e simbolico, finalizzato al perfezionamento e all’elevazione dell’uomo e dell’umana famiglia. È indipendente e sovrana, presta la dovuta obbedienza e
osserva scrupolosamente le leggi degli
stati in cui è presente. Nel convegno cuneese i vari relatori affrontano gli aspetti fondamentali e l’essenza dell’istituzione, i suoi principi, i suoi scopi volti al
miglioramento delle società umane in
cui agisce, specie quello che è il principale apporto della Massoneria agli Stati
moderni, cioè il laicismo. Ovviamente
s’intendono gli stati democratici, altrimenti la Massoneria non vi potrebbe
sussistere: solamente in uno Stato laico
è realizzabile una società realmente
multiculturale (con un’unica curiosa eccezione: Cuba, dove l’istituzione è da
sempre assai fiorente). In Piemonte la
Massoneria ebbe sempre un forte ruolo
nella nascita e nello sviluppo di quella
nazionale (e a Cuneo la Loggia attuale
mantiene lo stesso nome, Hereuse
Union, di quella che vi nacque già nel
1803). Quando poi ci fu nel 1815 la fine
dell’impero napoleonico, negli Stati ove
tornarono i precedenti sovrani, la Massoneria si sciolse e nulla vi successe sino al 1859. In tale periodo ci furono sicuramente nuove Logge, non dipendenti da organismi internazionali o nazionali, che sorsero e morirono. Fu il periodo
settario, quella della Carboneria, della
Giovane Italia, che operavano politicamente in favore dell’unità d’Italia. Nel
1859 essa rinacque, a Torino, con la cavouriana Loggia Ausonia, e da allora si
sviluppò con veemenza, ci fu un’esplosione di nuove Logge in tutto il Paese
riunificato grazie alla Gran Maestranza
di Adriano Lemmi (e dalla terra sabauda
venne anche un’altra caratteristica precipua: la vocazione pedagogica, ben in-
La pagina del Giornale del
Piemonte del 25 novembre 2005
carnata da Michele Coppino). Lo sviluppo massonico durò sino a che le leggi liberticide di Benito Mussolini nel 1925
fecero chiudere il Grande Oriente d’Italia (e con esso anche la formazione nata nel 1908 di Piazza del Gesù). “Solo
nel 1945 – ricorda Vittorio Gnocchini –
la Massoneria riuscì a rinascere per arrivare sino a oggi, una meravigliosa
realtà in continua crescita sia nel numero degli appartenenti (più di 600 Logge,
quasi 18 mila massoni) sia nella considerazione da parte del mondo “profano” cui il convegno cuneese è rivolto”.
Fulvio Basteris
Altri articoli sulla manifestazione sono stati pubblicati nel numero precedente di “Erasmo Notizie”
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numero 21-22 / 2005
manifestazioni
manifestazioni
TRIESTE / La circoscrizione del Friuli Venezia Giulia
celebra i 200 anni del Grande Oriente d’Italia
Una giornata con la Massoneria
Grande successo, sia per la partecipazione pubblica sia per il risalto dato dai mass
media, hanno avuto le due giornate che il Collegio circoscrizionale del Friuli Venezia
Giulia ha organizzato a Trieste a corollario delle manifestazioni previste per il bicentenario del Grande Oriente d’Italia.
S
abato 5 novembre dalle
10 alle 18, con ripetizione
il giorno successivo, è stata
aperta al pubblico la visita integrale alla casa massonica di
corso Saba che, se è già abitualmente frequentata da profani in occasioni di mostre e
conferenze, ha visto, in questa circostanza, la laboriosa
preparazione di una visita al
Tempio, che avveniva per la
prima volta a Trieste, lungo
un percorso predisposto con
testi e illustrazioni che trattavano sia la realtà odierna sia
quella storica e simbolica della Massoneria.
Ha contribuito a cogliere la
curiosità dei quasi mille visitatori la realizzazione da parte
di alcuni fratelli triestini di
due luminose bacheche contenenti oggetti, paramenti e documenti massonici alcuni dei
delle squadre fasciste, il 5 novembre 1925. Su questo episodio sono
stati proposti attraverso pannelli
illustrativi i giornali e le relazioni
di polizia dell’epoca tratti dagli studi
storici del fratello
Michele Valente.
L’azione di vandalismo, si sviluppò
alle 19,45 del 5 novembre con
l’occupazione delle sedi situate nell’edificio del Teatro comunale “G. Verdi” e il conseguente asporto o distruzione
di mobili e suppellettili per
giungere al riprovevole falò di
libri e documenti.
Poiché è stato detto che “chi
dimentica la propria storia è
condannato a riviverla” il Col-
legio circoscrizionale del Friuli Venezia Giulia ha inteso dare un significativo aggiuntivo
alla “due giorni” triestina e
proprio alla stessa ora, nello
stesso giorno e nel medesimo
luogo in cui avvennero i misfatti di ottanta anni fa è stato offerto alla cittadinanza un
concerto dal titolo “Mozart e
la musica massonica” nel Ridotto del Teatro comunale
Giuseppe Verdi e con il patrocinio del Comune di Trieste. L’evento musicale, che ha
avuto un grande successo di
pubblico, ha avuto quali interpreti l’Orchestra da camera
e il Coro virile da camera di
Fiume (Croazia) per la direzione del Maestro Adriano
Martinolli D’Arcy.
Il giorno successivo sono proseguite le visite alla casa massonica e al Tempio di Trieste
che si sono protratte ben oltre l’orario previsto. Ai visitatori sono state donate riviste
e la pubblicazione “Strade e
vie di Trieste intestate a Massoni” che è stata, per l’occasione, ripubblicata a undici
anni dalla prima edizione.
(W.G.)
in primo piano
numero 21-22 / 2005
quali antichi e di pregio.
Nel pomeriggio, alla presenza
di oltre un centinaio di persone e diverse autorità è stato
presentato il libro “La Massoneria italiana nell’esilio e nella clandestinità 1927-1939”. Insieme all’autore, Santi Fedele,
Ordinario di storia contemporanea all’Università di Messina, sono intervenuti per illustrare l’opera il Gran Maestro
Aggiunto massimo Bianchi e il
fratello Luigi Milazzi, storico e
saggista. Ha fatto gli onori di
casa il presidente del Collegio, Pasquale Tigani Sava.
Le manifestazioni per il bicentenario, che avevano già interessato altre città, hanno assunto a Trieste un ulteriore significato celebrativo. Ricorreva, infatti, l’ottantesimo anno
dalla devastazione delle Logge
triestine avvenuta, ad opera
13
manifestazioni
in primo piano
manifestazioni
6 novembre 1925
Come “Il Piccolo” raccontò l’assalto
dei fascisti al Goi, allora situato nel
Teatro Verdi
Nel ’25 la devastazione
degli squadristi
Ecco come il Piccolo del 6 novembre
1925 descrisse le devastazioni
fasciste del giorno prima
“Mentre le fanfare fasciste, in testa ai gruppi di giovani, traversavano le vie del centro, in via D’Annunzio, nelle adiacenze della sede del fascio si andava raccogliendo il più forte gruppo di gregari…”
“Specialmente in piazza Verdi cominciava l’animazione che
doveva dar luogo all’incidente più caratteristico (sic!) della
serata. Ecco che sopraggiungono i primi gruppi per raccogliersi. La Questura aveva ordinato il piantonamento della
sede della Loggia massonica. Una cintura di carabinieri ne
impediva l’accesso. Si sapeva che il prefetto di Trieste gr.uff.
Moroni, in ottemperanza agli ordini ricevuti da Roma, aveva disposto precedentemente a far occupare la sede.
Il gruppo di fascisti diventa massa e – sono le 19.45 – preme sul cordone dei carabinieri. Si vuole forzare a ogni costo;”–si vuole rompere; la protezione dei carabinieri… Non
si sa come siano saliti lassù. Ma l’effetto è immediato. Dalle finestre si gettano drappi, qualche piccolo mobile, insegne. Poi si buttano seggiole, opuscoli, spade, numeri della
Rassegna massonica. Di tutti i libri e i documenti e delle seggiole si fa un falò”.
Ma le violenze di quel giorno colpirono anche altre associazioni di opposizione o semplicemente non allineate al nazionalismo del regime nascente come si evince anche dal
rapporto della Regia questura di Trieste all’Ill.mo signor
Procuratore del Re:
“Verso le 21 circa 200 giovani di un’altra colonna sbucando di sorpresa dalle vie laterali irruppero di corsa in
via Maiolica dove ha sede la tipografia e la redazione de
“La sera”, giornale d’opposizione e riusciti in parte a penetrare nei locali degli uffici amministrativi vi cagionarono un danno di circa 6000 lire col bruciare giornali, danneggiare mobili e una macchina da scrivere… Verso le
21.40 altri dimostranti penetrarono nei locali del giornale slavo ‘Edinost’ portarono sulla strada alcuni scaffali,
una motocicletta e molti pacchi di giornali appiccandovi
il fuoco… Alle 22.30 venivano segnalati camions di dimostranti in Guardiella San Giovanni e i vigili del fuoco
informavano di un principio di incendio in villa Ara sita
al numero 40 di via Fabio Severo. Inviati rinforzi a Guardiella fu respinto un attacco alla sede del Narodni Dom
e a Villa Ara. Alla stessa ora una colonna di dimostranti
e un camion si diressero verso San Giacomo avendo per
obiettivo la distruzione della sala del Konsumo Drustvo
sita al numero 5 di quella località.
14
Le celebrazioni organizzate dal Collegio del Friuli Venezia Giulia per il Bicentenario del Grande Oriente d’Italia
continuano il 14 gennaio alla presenza del Gran Maestro
Gustavo Raffi. A Gorizia, in mattinata, saranno innalzate
le colonne della Loggia “Isonzo” (1258) presso il Palazzo
dei Conti Levetzow Lantieri; mentre nel pomeriggio, a
Trieste, si realizzerà un convegno dal titolo “Massoneria:
Irredentismo e Interventismo”. Moderati da Paolo V. Gastaldi, storico dell’Università di Pavia nonché presidente
del Collegio circoscrizionale della Lombardia, interverranno gli storici Santi Fedele, dell’Università di Messina,
(La Massoneria alla vigilia della guerra) e Tullia Catalan,
dell’Università di Trieste, (Massoneria, Irredentismo e associazionismo politico), il giurista e storico Enzio Volli,
già docente universitario di Diritto della Navigazione,
(Massoneria e Irredentismo) e il Gran Maestro Gustavo
Raffi (Massoneria e Interventismo).
ZENO
19-25 novembre 2005
Il Professore si
risveglia dal sonno
Enzio Volli è entrato in Massoneria nei lontani Anni Cinquanta:
allora a Trieste c’era il Territorio Libero e in via San Nicolò venne creata una Gran Loggia autonoma come avviene in tutte le
Nazioni.
IL PROFESSOR ENZIO VOLLI si risveglia dal “sonno” ed è pronto a fare di nuovo attività massonica. Ad annunciarlo è lo stesso professionista triestino, docente di diritto marittimo, ma anche grande cultore di storia. Uomo eclettico, i cui interessi spaziano anche dal diritto alla chimica. E proprio in questa “completezza” Volli individua l’ideale dell’uomo massonico.
Professore, a quando risale la sua adesione alla Fratellanza?
“Agli Anni ‘50, ma non ricordo esattamente la data. Dopo la fine della guerra, la Massoneria fu ricostituita e, siccome qui c’era il Territorio Libero di Trieste, venne creata una Gran Loggia,
che venne riconosciuta sia da Londra che da Washington. La
Gran Loggia si trovava in via San Nicolò (al civico 30, nello stesso edificio in cui c’è lo studio Volli, ndr) ed era frequentata anche da ufficiali inglesi e americani”.
La Fratellanza ebbe, in quel particolare momento storico, un
ruolo importante per il ricongiungimento di Trieste all’Italia.
“Lo ebbe sin dalla fine dell’Ottocento. La Lega Nazionale è nata
dal Circolo Garibaldi, che era un braccio operativo della Massoneria. Il podestà Felice Venezian era massone. E ricordiamo il
bacio del Gran Maestro Garibaldi a Oberdan…”.
Lei è rimasto per molti anni “in sonno”, ossia non ha operato
come massone. Perché?
“Ritenevo che la Massoneria fosse troppo esoterica e troppo
poco presente nella vita sociale e politica sia dell’Italia che nella nostra città”.
Però ora ha deciso di “risvegliarsi”.
numero 21-22 / 2005
manifestazioni
manifestazioni
“Mi ha convinto la Maestranza di Raffi
(massima guida del Grande Oriente d’Italia, ndr). Attraverso convegni ed iniziative pubbliche, ha fatto conoscere quelli
che sono i veri scopi della Massoneria. E
poi c’è una pericolosa involuzione, che ci
impone di agire”.
Si riferisce all’unità d’Italia messa in peri colo?
“Alla libertà, all’Italia come Nazione e
non come Stato, come comunione di spiriti liberi, mi riferisco alla tolleranza…”.
Anche alla libertà di religione, che però
sembra un obiettivo raggiunto.
“Uno Stato concordatario non ha mai libertà di religione. Sia che si tratti del
Concordato dell’Italia con la Chiesa cattolica, sia che parliamo della Russia con
quella ortodossa o dell’Inghilterra, dove
Enzio Volli
addirittura il re è capo della Chiesa anglicana”.
Lei ha posto l’accento sulla politica, ma
anche l’aspetto esoterico è importante in
Massoneria.
“Sicuramente. In tutta la natura si vede
una meravigliosa architettura. Che questa
sia stata creata o si sia creata, è comunque meravigliosa”.
Qual è la sua visione di Dio?
“È immanente, risponde all’esigenza della nostra coscienza di rapportarsi con l’universalità”.
Questo non esclude la presenza di realtà
che noi non siamo in grado di percepire.
“Certo. Noi usiamo oggi solo il 15% del
nostro cervello. Chissà che cosa potremo
sapere quando ne useremo il 30% …”.
Paolo Zeriali
FIRENZE / Convegno del Collegio toscano
Paure e bisogni: ne parla la Massoneria
S
i svolgerà il prossimo 28 gennaio a
Firenze, presso l’Educatorio di Fuligno, un’interessante tavola rotonda organizzata dal Collegio circoscrizionale della
Toscana dal titolo “Libertà dalla paura e
bisogni di sicurezza: le risposte possibili”.
Moderati dal giornalista Umberto Cecchi,
interverranno il vice procuratore generale
della Repubblica di Firenze, Rosario Minna; il presidente della Fondazione dei
Monti dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari; l’avvocato Eraldo Stefani, docente
dell’Università dell’Aquila, il Gran Maestro
Onorario Morris L. Ghezzi, sociologo del
diritto dell’Università di Milano.
GROSSETO / Convegno pubblico su Davide Lazzaretti
La Loggia “Francesco Baracca”
celebra il bicentenario
“D
numero 21-22 / 2005
e del Comune di Arcidosso, il
borgo dove il movimento religioso giurisdavidico (che da
Davide Lazzaretti ha preso il
nome), è nato ed è tuttora
presente, specie nel territorio
amiatino, dove è profondamente rispettato nel ricordo di
un protagonista, la cui buonafede e le opere umanitarie sono state riaffermate nella più
recente letteratura storica e
scientifica.
Dopo l’introduzione del Maestro Venerabile della “Francesco Baracca”, Paolo Pisani, e i
saluti di Sergio Frangioni, vicepresidente del Collegio toscano, e di Blasco Mucci, direttore della rivista massonica
della Toscana “Il Laboratorio”,
i lavori veri e propri hanno
avuto inizio con le relazioni
dei fratelli: Vinicio Serino, dell’Università di Siena, che ha
affrontato il tema “Davide
Lazzaretti in Francia”; Morris
L. Ghezzi, dell’Università di
Milano, che si è soffermato
sui simboli, le idee e i processi di Lazzaretti e della sua
“Comunità”; Paolo Chiozzi,
dell’Università di Firenze, che
ha parlato dei fenomeni antropologici del “lazzerettismo”.
Il Gran Maestro Aggiunto
Massimo Bianchi ha chiuso il
convegno manifestando grande compiacimento per l’inizia-
Davide Lazzaretti
tiva della Loggia grossetana
che ha raccolto l’adesione degli enti pubblici locali a dimostrazione della sempre crescente collaborazione, sul
piano culturale, del Grande
Oriente d’Italia con le istituzioni pubbliche.
in primo piano
avide Lazzaretti e la
Massoneria nel suo
tempo” è il tema scelto dalla
Loggia grossetana “Francesco
Baracca” (973) per la tavola
rotonda che ha realizzato lo
scorso 29 ottobre. La manifestazione si è svolta nell’ambito delle iniziative pubbliche
svolte dalla Massoneria cittadina – questa volta dedicate
alle celebrazioni del bicentenario del Grande Oriente d’Italia – nella Sala Consiliare
del Comune di Grosseto con il
patrocinio del Collegio circoscrizionale della Toscana, del
Centro Demo-Antropologico
maremmano, dell’amministrazione provinciale di Grosseto
15
manifestazioni
in primo piano
manifestazioni
RENDE / Convegno pubblico della Loggia cosentina “Giordano Bruno”,
del Collegio calabrese e della Fondazione “Alberico Chiappetta”
Massoneria ed educazione
“L’
Istituzione massonica è stata
sempre attenta all’educazione. Già la stessa iniziazione massonica,
spesso oggetto di critiche e pregiudizi
da parte di alcuni, si propone come modalità educativa, in quanto trae l’individuo dalla condizione profana per predisporlo ad un reinserimento più armonico nel contesto sociale”.
Con queste parole il Gran Tesoriere Aggiunto del Grande Oriente d’Italia, Francesco Cristiani, ha dato l’avvio alle conclusioni del convegno “L’Istruzione
pubblica e i giovani nella libertà e democrazia” che si è svolto lo scorso 19
novembre nella Sala Consiliare di Rende, su iniziativa della Loggia “Giordano
Bruno” (1145) di Cosenza, del Collegio
circoscrizionale della Calabria e della
Fondazione “Alberico Chiappetta” che è
promotrice, da sette anni, di un bando
di concorso per l’assegnazione di borse
di studio a studenti meritevoli che sono
state consegnate proprio in questa occasione.
Il Gran Tesoriere Aggiunto Cristiani ha
parlato nel suo intervento dell’importanza, per la Libera Muratoria, della
“educabilità” e la “perfettibilità dell’uomo” e di come i massoni si siano da
sempre adoperati per la diffusione dell’educazione con formulazioni teoriche
e sperimentali, con la fondazione di
scuole primarie, di Università statali o
‘popolari’, e con interventi legislativi intesi ad assicurare a tutti il diritto d’istruzione. “Il più noto pedagogista (di
nazionalità svizzera) appartenuto alla
Massoneria – ha aggiunto – è, senza
dubbio, Johann Heinrich Pestalozzi, assertore di una educazione gradualista e
universale, attento alla condizione di vita dei diseredati che solo con un’azione
educativa tesa a stimolare le interiori
energie individuali possono migliorare
il loro status”.
Ha inoltre ricordato che alcune giurisdizioni massoniche statunitensi celebrano
la “settimana della scuola pubblica” e
che, tra i vari esempi, l’Università di
Danimarca fu fondata dal fratello Hans
Cristian Oersted (fisico e chimico di
grande valore, scopritore dell’elettromagnetismo), quella di Sidney, in Australia, dal fratello W.C. Wentworth, e
che quella di New York fu verosimilmente ‘teorizzata’ dal Gran Maestro
della Gran Loggia di New York Morgan
Lewis sullo schema del gradualismo
educativo e procedurale della Libera
Muratoria.
Al convegno hanno preso parte, in qualità di relatori, moderati dal giornalista
Sergio Tursi Prato, il Gran Maestro Ono-
VIBO VALENTIA / Consegna borse di studio
Premio
“Luciano Tedeschi”
È
giunto alla seconda
edizione il concorso
per l’assegnazione della
borsa di studio “Luciano
Tedeschi” istituita dalle tre
Logge vibonesi “Michele
Morelli” (153), “Giosuè
Carducci” (752) e “Monteleone” (1139). La cerimonia
di consegna si è svolta lo
scorso 26 novembre a Vi-
16
bo Valentia, nel “501” Hotel, alla presenza di oltre
duecento fratelli provenienti da varie parti della
Calabria, tra i quali molti
dignitari del Grande Oriente e Maestri Venerabili. Ha
partecipato anche l’ex
Gran Maestro Aggiunto Ettore Loizzo. Il Secondo
Gran Sorvegliante Ugo
Bellantoni ha presieduto la
premiazione.
“Il Quotidiano della Calabria” e la “Gazzetta del
Sud”, il cui articolo è stato
integralmente pubblicato
nella rubrica “Rassegna
Stampa” di questo numero, hanno ampiamente documentato la manifestazione.
rario Ernesto d’Ippolito, presidente
emerito degli Ordini forensi della Calabria, il filosofo Gian Pietro Calabrò e il
preside della Facoltà di Economia, Giuseppe De Bartolo, entrambi dell’Università della Calabria.
In apertura, hanno portato saluti il
Maestro Venerabile della “Giordano
Bruno” Raffaele Arnone, il presidente
della circoscrizione calabrese Mario
Donato Cosco, il presidente della Fondazione “Federico Chiappetta” Antonio
Mungo, il sindaco di Rende Emilio
Chiappetta e l’assessore comunale alla
Cultura Sandro Principe.
Il Secondo Gran Sorvegliante Ugo Bellantoni, impossibilitato a partecipare,
ha inviato ai presenti il proprio augurio
per il pieno successo dei lavori.
Grande risalto, infine, è stato dato alla
manifestazione dalla stampa locale, come documentato nella rubrica “Rassegna Stampa” del nostro giornale.
Ultime
dal Vascello
Con Decreto n. 124
del 7 dicembre 2005
il Gran Maestro Gustavo Raffi,
in virtù dell’articolo 31
della Costituzione del Grande
Oriente d’Italia, ha nominato
Grandi Dignitari Aggiunti i fratelli:
Ruggero Stincardini,
Grande Oratore Aggiunto;
Eugenio Cavallucci,
Gran Tesoriere Aggiunto,
Gianfranco De Santis,
Gran Segretario Aggiunto
per le relazioni esterne
numero 21-22 / 2005
notizie dalla comunione
notizie dalla comunione
ACRI – Dopo ben 35 anni una nuova
officina ha arricchito l’Oriente acrese. Lo scorso 13 ottobre la Loggia “Giovanni Bovio” (1245)
ha innalzato le colonne alla presenza di circa
150 fratelli, tra i quali il Secondo Gran Sorvegliante Ugo Bellantoni, il Gran Tesoriere Aggiunto Francesco Cristiani, il Gran Maestro
Onorario Ernesto d’Ippolito, il presidente della Corte Centrale Tonino Perfetti e il presidente del Collegio circoscrizionale della Calabria,
Mario Donato Cosco. Nutrita anche la partecipazione di garanti d’amicizia e dignitari del
Grande Oriente d’Italia. Un’Agape fraterna ha
chiuso la celebrazione.
CECINA - Correva l’anno 1882. Un
numero 21-22 / 2005
sull’importanza di questa presenza massonica
a Cecina che ha evidenziato qualità di tanti uomini che hanno segnato lo stare insieme e l’operare anche nel mondo profano.
Forti ed emozionanti anche le parole dei Grandi Dignitari, dei Maestri Venerabili e dei fratelli di Loggia presenti, ma soprattutto di forte
impatto sono state le esortazioni del Gran
Maestro Raffi a non lasciarsi andare alle mode
ideologiche contemporanee e di resistere su
fronti che salvaguardino la dignità dell’uomo
in tutte le manifestazioni del suo essere.
Al termine, è stata tributata una triplice batteria d’onore al fratello Luigi Ricci, decano e
protagonista della ripresa, nell’ultimo dopoguerra, dell’attività della Loggia, ed a cui il
Maestro Venerabile Lazzeri ha voluto cedere il
maglietto per la chiusura dei lavori.
Un’Agape bianca, presso l’Hotel “Marinetta” di
Marina di Bibbona, ha concluso le celebrazioni.
Francavilla al Mare
– Il 27 novembre, nei locali della casa massonica cittadina, è stata ufficialmente costituita la
Loggia “Ariel” (1252) di Francavilla al Mare. Oltre a numerosi fratelli della circoscrizione
Abruzzo-Molise, erano presenti il Gran Maestro
Aggiunto Massimo Bianchi e una rappresentanza della Loggia “Quatuor Coronati” (1166) di Perugia.
I lavori sono stati inizialmente diretti da Andrea
attività Grande Oriente d’Italia
impiegato delle Ferrovie dello Stato, Eugenio
Lorenzini, nel solstizio d’estate, precisamente
il 10 giugno di 123 anni fa, quale Maestro Venerabile, innalzava ufficialmente le colonne
della Loggia “Luce e Progresso” a Cecina, in
provincia di Livorno, legittimando la sua fondazione e consacrazione unitamente al Gran
Maestro Onorario Raffaele Jovi, e ricevendo il
numero distintivo 131.
L’evento è trascritto e conservato presso l’archivio del Grande Oriente d’Italia. Da allora,
periodicamente, una serie di atti evidenziano
come i fratelli di quella officina si incontravano ritualmente e partecipavano agli eventi della storia d’Italia intrecciati con quella locale.
Alterne vicende, nel tempo, hanno segnato la
vita della “Luce e Progresso” tanto che, sciolta e demolita nel 1888, viene ricostituita, con
decreto n. 109 del Grande Oriente d’Italia il 2
giugno 1889, con un pié di lista di 20 fratelli.
L’anno successivo, il 20 agosto, “per impellenti motivi d’ordine” (si ignorano le cause) la
Loggia viene di nuovo sospesa, ma i lavori riprendono il 27 dicembre 1890 ad opera del
Maestro Venerabile della Loggia “Ombrone” di
Grosseto. Un manifesto listato a lutto e datato
10 marzo 1901, a cura della “Luce e Progresso”
viene affisso sui muri di Cecina per immortalare il ricordo e l’azione di Giuseppe Mazzini
che aveva versato “nel cuore dei popoli sentimenti di uguaglianza, di indipendenza, di libertà e di amore”, additando alla gioventù un
fulgido esempio per apprendere la “legge della coscienza e del dovere al fine di diventare
migliori ed aspirare ad alti ideali”.
Di nuovo nel 1906 la Loggia viene sciolta d’autorità con decreto magistrale, ma quattro anni
dopo viene ricostituita come Loggia di Rito
Scozzese. Dal 1883 al 1925 si sono avvicendati, facendone parte, 89 fratelli, ed alcuni di essi sono progenitori di fratelli ancora al pié di
lista attuale. Con gli eventi fascisti del 1925 che
portarono al confino il Gran Maestro Domizio
Torrigiani, anche la Loggia di Cecina, così come molte altre in Italia, fu devastata da squadre fasciste. Ma le conseguenze del ventennio
(1925-1945), con la soppressione della Massoneria, non affievolirono il pensiero massonico
dei fratelli, che nel loro intimo continuarono a
tenere acceso lo spirito che animava coloro
che, dei precetti massonici, avevano fatto un
modo di vivere e di comportarsi.
Sulla base di un verbale che alla data del 19
agosto 1945 riportava un pié di lista di 7 fratelli Maestri, finalmente il 6 aprile 1955, l’allora Gran Maestro Publio Cortini, con decreto n.
147/C, considerato che all’atto della ricostituzione a tale Loggia non venne rilasciata la dovuta Bolla, decreta, in unico articolo, che “La
Rispettabile Loggia “Luce e Progresso” (131) all’Oriente di Cecina, s’intende ricostituita all’obbedienza della Gran Loggia Nazionale dei
Liberi Muratori d’Italia di Palazzo Giustiniani –
Grande Oriente d’Italia dal 19 agosto 1945 con
i seguenti fratelli: G.Venditti, L. Scaramelli, CD.
Borghesi, G. Bonfiglioli, O. Menicagli, L. Marcantonini. F. Cruschelli”.
In memoria di quei fatti storici, lo scorso 20
novembre, dopo 123 anni dall’innalzamento
delle colonne e dopo 60 anni dalla sua rifondazione, la Loggia “Luce e Progresso” (131) di
Cecina ha voluto celebrare, in maniera solenne, quegli avvenimenti che vogliono essere inseriti nei festeggiamenti che il Grande Oriente
d’Italia realizza per i duecento anni di presenza massonica in Italia. Il Gran Maestro Gustavo Raffi, e i due Gran Maestri Aggiunti Massimo Bianchi e Giuseppe Anania, nonché una
qualificata rappresentanza di grandi rappresentanti, Maestri Venerabili, dignitari di Logge
toscane e tanti fratelli (oltre 80 presenti), con
un rituale rigido, ma qualificato nella sua attuazione, in un Tempio allestito ed ornato con
i simboli massonici presso il salone dei ricevimenti dell’Hotel “Marinetta” di Marina di Bibbona, hanno voluto fare da testimoni e partecipare alla festosità dell’officina al completo,
guidata dal Maestro Venerabile Michele Lazzeri, dal Primo Sorvegliante Piero Bianchi, dal
Secondo Sorvegliante Sergio Niccolai, dall’Oratore Giacomo Carnesecchi e dal Segretario
Giovanni Cruschelli.
Nel corso dei lavori il fratello Carnesecchi ha
ripercorso le vicende storiche della Loggia di
cui i fratelli Marcello Lazzeri, Alberto Minelli e
Carlo Raganato hanno curato una pubblicazione, realizzata con il contributo del Collegio
circoscrizionale della Toscana, che è stata donata in ricordo ai presenti. Numerosi gli interventi, molti commoventi, ma tutti incentrati
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notizie dalla comunione
attività Grande Oriente d’Italia
notizie dalla comunione
Roselli, Primo Gran Ufficiale di Gran Loggia,
che ha insediato il fratello Vincenzo De Lauretis al magistero di venerabile dell’officina.
Com’è stato evidenziato dai fondatori, la
“Ariel”, denominata con lo pseudonimo di Gabriele D’Annunzio, è nata come Loggia di ricerca esoterica e di storia massonica, in particolare quella abruzzese, per fornire al Collegio circoscrizionale un supporto alle attività
culturali che intende realizzare in futuro.
Una piccola esposizione di incisioni d’epoca,
raffiguranti Eugène de Beauharnais, primo
Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, e
vedute di Villa ‘Il Vascello’ con Porta San Pancrazio durante la Repubblica Romana del
1849, ha arricchito la manifestazione. La mostra è stata curata dal fratello Antonio Di Vincenzo appartenente alla nuova officina.
GROSSETO
- Con l’inaugurazione, lo scorso 20 novembre, della nuova casa massonica grossetana i fratelli della città
hanno finalmente coronato il desiderio di poter avere una prestigiosa sede, grazie ad un
cospicuo lascito iniziale dello scomparso fratello Pier Giovanni Martini ed ai sacrifici economici delle Logge dell’Oriente. Si tratta di un
ampio locale su due piani che, con un paziente e sapiente lavoro, è divenuto un funzionale ed affascinante habitat, di cui i fratelli delle quattro officine “Ombrone” (122), “Acacia”
(680), “Francesco Baracca” (973) e “Tradizione” (1064) vanno fieri ed orgogliosi.
L’inaugurazione ufficiale si è svolta alla presenza del Gran Maestro Gustavo Raffi, accompagnato dai Gran Maestri Aggiunti Massimo
Bianchi e Giuseppe Anania, dal vicepresidente
dei Collegio circoscrizionale Sergio Frangioni
e da numerosi altri dignitari e rappresentanti
del Grande Oriente.
Nutrita la presenza di fratelli e di Maestri Venerabili di Logge di Orienti limitrofi. Dopo il
discorso introduttivo del Maestro Venerabile
della “Baracca”, Paolo Pisani, che ha condotto i lavori unitamente agli altri Maestri Venerabili Aldo Falconi della “Acacia”, Mario Tor-
Da sinistra: Mario Torzoni, Aldo Falconi, il Gran
Maestro Raffi, Paolo Pisani e Franco Predellini
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zoni della “Ombrone” e Franco Predellini della “Tradizio i questo Oriente, ha illustrato la
rivalutazione della storia del Goi, invitando i
fratelli ad essere attivi e partecipi di questo
importante ruolo e lavoro che la Massoneria
rappresenta.
IMOLA
– Lo scorso 4 dicembre si è
svolta la cerimonia di consacrazione del nuovo Tempio imolese. Erano presenti il Gran
Maestro Gustavo Raffi, il Gran Maestro Aggiunto Massimo Bianchi, il Gran Maestro Onorario Francesco Spina, il Presidente della Corte Centrale Tonino Perfetti, il Segretario Giovanni Cecconi, il Presidente di sezione Lucio
d’Errico, i consiglieri dell’Ordine Filiberto Ponzetti e Carlo Petrone, quest’ultimo membro
della Giunta del Grande Oriente d’Italia, e il
presidente del Collegio circoscrizionale dell’Emilia Romagna Gianfranco Morrone. Notevole
la partecipazione di fratelli da varie parti della regione.
Ha retto il maglietto per la suggestiva cerimonia il fratello Giampaolo Perfetti, Maestro Venerabile della Loggia “Andrea Costa” (373) di
Imola.
Al termine, il presidente Morrone ha proceduto, nel Tempio appena consacrato, all’innalzamento delle colonne della nuova Loggia
“Evangelista Torricelli” (1260) di Faenza e ha
consegnato il maglietto nelle mani del Maestro Venerabile neo eletto Carlo Grilli.
La tornata si è conclusa con un’Agape bianca.
LANCIANO
- Il 18 novembre la
Loggia “Umberto Cipollone” (1000) di Lanciano ha iniziato due nuovi fratelli, Vito Pocetti e
Da sinistra, i fratelli Pocetti,
Botolini, Pantaleo e Miscia
Fiore Pantaleo, presso la casa massonica di
San Giovanni Teatino, frazione Sambuceto, alla presenza di numerosi fratelli, quasi tutti
Maestri Venerabili della circoscrizione, del
consigliere dell’Ordine Vincenzo Di Rosario,
del giudice della Corte Centrale Vincenzo Bua
e del fratello Guerino Diomede, ex presidente
del Collegio circoscrizionale di Abruzzo-Molise. Nella stessa tornata, è stato riammesso,
dopo un’assonnamento di ben venti anni, l’ex
Maestro Venerabile Umberto Miscia.
Dopo il benvenuto dell’Oratore Mario D’Andreamatteo e del Maestro Venerabile Michele
Botolini, il commosso intervento del fratello
Miscia ha calamitato l’attenzione di tutti i presenti, ricordando alcuni passati eventi ma soprattutto il forte legame di fratellanza da lui
avuto con il fratello scomparso Alfredo Diomede, per lungo tempo Gran Segretario del
Grande Oriente d’Italia, e padre di Guerino.
Dopo la tornata i fratelli si sono riuniti in Agape fraterna presso un ristorante della zona.
PALMI
– Il Gran Maestro Onorario
Franco Rasi, con una tavola dal titolo “Massoneria e Sufismo: concordanze tra diversi?”, ha
caratterizzato, lo scorso 28 ottobre, il terzo
incontro del ciclo “Per colloquia aedificare”,
quest’anno sul tema “L’altro, l’altrove e il mistero dell’incontro”, organizzato da un quinquennio dalla Loggia palmese “Pitagora”XXIX Agosto” (1168).
Il Tempio della casa massonica era gremito di
fratelli, con decine di Maestri Venerabili e dignitari del Grande Oriente d’Italia che hanno
ascoltato con interesse l’intervento del fratello Rasi.
Secondo il Gran Maestro Onorario, i Sufi, esseri puri, seguaci della luce, amano il prossimo, percorrono le vie della verità e della purificazione del cuore. “Il pensiero sufico ha influenzato il templarismo, gli alchimisti e il
mondo islamico – ha aggiunto – e numerose
sono le analogie tra Massoneria e Sufismo, sin
dalla cerimonia di iniziazione ma anche dal
linguaggio utilizzato”.
Il fratello Rasi ha inoltre auspicato, per la
Massoneria, un'ininterrotta fedeltà alla tradizione, invitando allo studio degli Antichi Doveri. Ma, ancor di più, ha chiamato i fratelli a
“sublimare” l’incontro mediante l’approfondimento conoscitivo di tutto ciò che è diverso,
affinché la fratellanza si trasformi nel tempo in
sincera amicizia e la tolleranza diventi rispetto, nel confronto con il proprio simile, con
l’altro e l’altrove. “Solo così – ha precisato –
la Massoneria, come il Sufismo, potrà essere
lievito che dà frutto.
numero 21-22 / 2005
rassegna stampa
Numerosi gli interventi che hanno fatto seguito, in particolare quello conclusivo del
presidente della Corte Centrale Tonino Perfetti che, oltre a complimentarsi con l’illustre relatore, ha ringraziato calorosamente
il Maestro Venerabile dell’officina, Alfonso
Martino, e tutta la Loggia “Pitagora”-XXIX
Agosto” per la pregevole serata.
Reggio Calabria
– Il
12 dicembre 2005 il Secondo Gran Sorvegliante Ugo Bellantoni è stato proclamato
fratello onorario della Loggia “Giuseppe Garibaldi” (1213) di Reggio Calabria.
Hanno partecipato alla solenne cerimonia il
Grande Ufficiale Nino Criseo, i garanti d’amicizia Filippo Bagnato, Antonio Luvarà,
Michele Chinè e Francesco Cipriani, il giudice della Corte Centrale Arturo Occhiuto,
tutti i Maestri Venerabili dell’Oriente reggino oltre a molti fratelli di altri Orienti calabresi.
Durante la tornata, il Maestro Venerabile
della “Garibaldi”, Antonio Iero, ha consegnato al Secondo Gran Sorvegliante Bellantoni una targa in argento offerta in ricordo
dai fratelli dell’officina.
Pubblichiamo un estratto dell’ampio servizio di 11 pagine che il
quindicinale di Taranto “Voce del Popolo” ha riservato al Grande
Oriente d’Italia nell’edizione dello scorso 15 ottobre. Oltre
all’articolo qui riprodotto sono stati pubblicati due articoli e alcune
schede sulla Massoneria tarantina del passato e del presente.
La parte storica è stata curata dal fratello Francesco Guida
IL FORUM / A confronto con i
Maestri Venerabili del
Grande Oriente d’Italia a Taranto
“Perché siamo
massoni”
Gli ideali, la storia, gli obiettivi, il potere, i pregiudizi. Una
confessione a tutto campo in un faccia a faccia senza pregiudizi
Il recente convegno sul secondo centenario della nascita di Giuseppe Mazzini, ha riportato alla
luce – è proprio il caso – la mai sopita curiosità, culturale e non, sulla Massoneria a Taranto.
Misteri, enigmi, riti, simboli, cerimoniali di affiliazioni. Ecco di cosa si è nutrita la fantasia di riporto, proprio per essere sempre stata tenuta fuori, all’oscuro delle “cose del Tempio”. Ma è
così misterico il mondo massonico? L’Obbedienza del Grande Oriente d’Italia a Taranto, sveste
per l’occasione il grembiule e viene a raccontarsi alla Voce, alla luce del sole, in un forum al
quale hanno partecipato le Logge di Taranto. Un incontro su varia umanità. Naturalmente, per
la migliore comprensione del forum, mettiamo il tutto sotto forma di domanda singola e risposte di volta in volta a più voci.
SIRACUSA - Si è svolto lo
scorso 19 novembre, nei locali della casa
massonica, l’incontro tra le Logge gemellate “Archimede” (342) di Siracusa e “Primavera” (1174) di Treviso.
Nell’occasione è stata commemorata la figura del fratello Vincenzo Valvo, recentemente scomparso, che è stato un personaggio di spicco della Massoneria siciliana.
Erano presenti anche rappresentanti delle
altre officine siracusane, nonché di Ragusa
e Catania, che si sono uniti nel ricordo insieme ai familiari dei fratelli delle Logge gemellate.
La serata si è conclusa con un’Agape bianca magistralmente organizzata dai fratelli
siracusani.
numero 21-22 / 2005
Un momento del forum
nella redazione della Voce del Popolo
Inevitabile la banalità della prima domanda: chi
siete e per quali fini vi mettete insieme.
Semeraro: “Persone normali come le altre. Ci
mette insieme un desiderio di conoscenza, di
ricerca adogmatica della verità. Non abbiamo
la presunzione di spiegare il mondo, ma di conoscere, perché siamo mossi dal dubbio”.
Sciarrone: “I nostri riferimenti culturali sono
Cartesio e Dante”. Sperti. “Le nostre diverse
professioni o attività nella vita di tutti giorni
stanno appunto a dimostrare la specularità sociale dell’Obbedienza”.
Rossano: “Il nostro fine è operare per il bene
e il progresso dell’umanità. Nel mettersi a disposizione c’è tutta la filantropia massonica”.
Russo: “Chiarisco, la filantropia non è la fase
principale, il primo obiettivo è il miglioramento dei singoli che vengono messi a disposizione della società in cui vivono e operano,
nel rispetto delle leggi dello Stato”.
Chi vi autorizza a credere di essere i migliori,
gli eletti chiamati a farsi “muratori” di un
mondo migliore, anzi di un mondo “ordina to”?
Semeraro: “Non ci siamo, stiamo partendo col
piede sbagliato. Noi non pensiamo di essere i
migliori, pensiamo invece di avere il dovere di
trasmettere valori di cui siamo portatori”.
Rossano: “Se fossimo i migliori, non avremmo
motivi di cercare di migliorarci. Il Metodo fondante per stare insieme ed essere accettati,
parte appunto dal confronto con gli altri per
‘sgrezzarci’, come diciamo gergalmente”.
Sperti: “Infatti, nel Tempio c’è proprio una pietra grezza simbolicamente da lavorare”.
Sciarrone: “E campeggia la scritta: Conosci te
rassegna stampa
Le due Logge gemellate
15 ottobre 2005
19
rassegna stampa
stesso. Poi il grembiule, insomma strumenti di
lavoro”.
Chi detta le leggi per tale Ordine e dove finisce l’Obbedienza cieca e comincia la libertà individuale dei singoli Fratelli?
Semeraro: “Una costituzione e un regolamento
indispensabili al governo, all’organizzazione
della Loggia, quel tanto che serve a dare ordine a qualsiasi associazione. Dunque, non c’è
nessuna mente superiore né strategica, se ho
capito bene la domanda. A me nessuno dice
quello che devo fare. Le regole sono quelle necessarie, mettiamo, come quelle adatte al funzionamento di un condominio, ma in quanto al
resto siamo dei singoli individui padroni delle
rispettive libertà”.
Russo: “Regole stabilite nell’Assemblea fondante”.
Sperti: “Principii immutabili e finalizzati alle
necessità della Loggia. Ogni Loggia è sovrana”.
Nardelli: “Ogni massone è sovrano, libero da
condizionamenti ideologici, dogmatici, economici”.
Pignatelli: “Non esistono ordini di scuderia,
non c’è gerarchia”.
EDITORIALE
Una scommessa di civiltà
Tutti i rischi
di mostrarsi
e uscire allo scoperto
Non servono battesimi né unzioni con oli esoterici per aprire certe porte, farne palazzi di vetro
attraverso il quale tutti possono guardare, o
quanto meno sbirciare. Certo, il limite della riservatezza va sempre rispettato; del resto, non è
che sia lecito spiare dalla finestra ritualità e intimità domestiche. Fatto salvo questo principio,
eccoci a “svelare i misteri” della Massoneria tarantina. Che poi misteri non sono, visto che questi liberi muratori della Loggia Grande Oriente
d’Italia non hanno esitato a mettersi in piazza.
Rischiando, bisogna ammetterlo, giudizi e valutazioni che andranno soppesati con lo scorrere
dei prevedibili “hai visto chi c’è? Il dottor Tizio,
l’avvocato Sempronio, l’impiegato Caio…”. Accadrà, stiamone certi, accadrà. E ci saranno anche conseguenze, ché uscire in via d’Aquino con
la luce del sole comporta dei rischi: come minimo si viene vivisezionati dai sorrisetti imbecilli
dei nullafacenti. Forse per questo i fratelli delle
nove Logge con riferimento a Palazzo Giustiniani hanno scelto la Voce del Popolo per quello
che può considerarsi forse il primo forum nella
storia della Massoneria ionica. E possiamo garantirvi che non ci hanno imposto alcuna iniziazione! La verità è pura e semplice, come l’informazione senza preconcetti. Lo spunto ce lo ha
dato il Convegno sul bicentenario della nascita
di Giuseppe Mazzini, l’evoluzione del rapporto
ha seguito le normali vie del reciproco rispetto
di ruoli e funzioni. Dopo tutto siamo il giornale
che va raccontando fatti, persone e realtà produttive che ci sono ma non compaiono nel listino di una borsa informativa piuttosto lisa. E allora, noi facciamo questo lavoro, loro si sono fidati e ci hanno scelti per poter dire alla città e al
territorio: “Si, siamo massoni e vi spieghiamo
perché”.
20
Se è come dite voi, che senso ha allora la parola base Obbedienza?
Dorsaneo: “Un valore gergale, entra nei riti e
nelle formule, ma è parola antica, come antica
è la Massoneria, parola ormai desueta che è rimasta nella semplice accezione storico-gergale. Tutto questo può suonare come un controsenso oggi, ma non perdiamo di vista che stiamo parlando di una comunità iniziatica e questa ha le sue formule, i suoi riti che vanno rispettati”.
Non c’è dunque un grande vecchio né disegni
strategici e funzionali al contingente. Perché vi
associate allora e che fate nel Tempio? Non vi
incontrate certo per giocare a scacchi o farvi
un tressette.
Pignatelli: “Lavori speculativi, parliamo e dibattiamo di tutto e su tutto”.
Politica…
In coro: “Tutto tranne politica e religione”.
Come mai?
In coro: “Perché politica e religione dividono”.
Bei principi, nobili fini, costruttive ansie migliorative, filantropia cosmica al limite del sublime,
patriottismi, spinte europeistiche nella evoluzione mazziniana, Pensiamo al peso della Massoneria sulla nascita della Società delle Nazioni fattasi poi Onu. Ma fino a 30/40 anni fa quando partiti, sindacati, associazionismo diffuso, sussidiarietà non vi hanno tolto di mano lo scettro che
avete agitato per qualche secolo.
Tutti insieme: “Qui va chiarita meglio la differenza tra Massoneria e i singoli massoni. La
Massoneria non ha fatto quelle cose elencate,
sono stati gli individui massoni a pensare, sollecitare e rimboccarsi le maniche per la crescita e il bene dell’umanità. E poiché i singoli esistono anche oggi, dopo partiti, sindacati eccetera – del resto, se non parliamo di politica al
Tempio, non è che sia vietato ai Fratelli di fare
politica – i singoli individui continuano a voler
stare insieme per conoscere e capire meglio le
cose del creato”.
Va bene va bene, mettiamola sull’esplicito.
Renzo De Felice nel 1972 vi cantò il de profundis: Fine del potere massonico, ora il potere è
tutto nelle mani dei partiti, la Massoneria non
ha più ragione d’esistere. E il Gran Maestro
Salvini gli ribatté: l’Ordine ha all’Obbedienza
non meno di 150 parlamentari. È così ancora
oggi, e vale per Taranto e provincia?
Rossano: “No, in consiglio comunale di Taranto non è così. lo sono consigliere e assessore
di An, non della Loggia di appartenenza, e sto
alle regole del mio partito, obbedisco, se vuole usare questa parola, solo al mio partito”.
Francesco Guida, storico della Massoneria:
“Stiamo parlando naturalmente della nostra
Obbedienza. Non sappiamo e non parliamo
delle altre”.
Una decina di anni fa gli assessorati, anzi uno
specifico assessorato per la precisione, passava da un adepto all’altro, quasi un testimone
all’interno del mondo massonico.
Rossano: “Leggenda metropolitana”.
È soltanto una leggenda metropolitana?
Guida: “Può essere accaduto un passaggio da
un fratello di una Obbedienza a quello di un’altra Obbedienza. Ma questo dimostra esatta-
mente il contrario di una continuità tutta all’interno di una Loggia, quella che potrebbe identificarsi come potere chiuso, se la domanda è
qui che vuole arrivare. Non c’è niente di chiuso, di misterico. Non confondiamo la riservatezza di una comunità iniziatica con pregiudizi
e supposizioni. Noi ci muoviamo con riservatezza certo, ma anche con trasparenza, altrimenti non staremmo qui a parlare con un giornale”.
E in consiglio provinciale e nei vari consigli comunali dei paesi della provincia, ci sono massoni?
Guida: “Della nostra Obbedienza, no”.
Come sono i rapporti con la Chiesa ionica?
Tutti: “Inesistenti e personali”.
Che significa?
Russo: “Inesistenti come Loggia nel suo insieme, personali per quanto riguarda i singoli. Io,
ma come me altri fratelli, sono un cattolico
praticante”.
L’Islam?
Semeraro: “Un nostro fratello è studioso di sufismo. Non esistono pregiudizi nei confronti di
nessuna confessione o credo religiosi”.
Comunque, siamo curiosi di sapere come siete
distribuiti in città e sul territorio e se esiste una
interdipendenza tra i Fratelli di Taranto e quelli dei 30 paesi della provincia.
Rossano-Guida: “Il Grande Oriente a Taranto si
esprime in nove Logge con un totale di 250 affiliati”.
E nei centri dell’entroterra ionico?
“Abbiamo una quarantina di fratelli, fanno riferimento alle Logge di Taranto, e sono distribuiti sui 30 comuni. I nuclei più consistenti sono a
Martina, Massafra e Grottaglie”.
Per la precisione?
“Per la precisione, 11 sono di Martina, 7 di Massafra, 5 di Grottaglie”.
E Manduria?
“Manduria sembra orientata verso altre Obbedienze”.
Età media degli affiliati?
Guida: “Diciamo 40 anni”.
Il più giovane e il più vecchio.
Rossano: “Il più giovane ha 22 anni, il più anziano, anzi i due più anziani hanno raggiunto
la bella età di 90 anni. E uno dei due ha 57 anni di fratellanza”.
E quanti 22enni?
“Uno, ma è intuibile la ragione, occorre raggiungere una certa maturità prima di porsi
problemi di carattere esistenziale. Ad ogni modo, vantiamo diversi trentenni, e questo depone a favore”.
Naturalmente, si entra solo se appartenenti ad
una certa élite.
“Professionale e non di censo, anche se un requisito è la solvibilità del candidato per affrontare gli oneri sociali: questi variano da
Loggia a Loggia e vanno da un minimo di 370
euro ad un massimo di 1000 euro l’anno. E comunque, abbiamo pensionati del Comune, parliamo di impiegati di categoria C, ex dipendenti Ilva e dipendenti Ilva”.
Russo: “Non esiste alcuna associazione in cui si
entri esibendo il certificato penale. Noi lo esigiamo”.
numero 21-22 / 2005
Perché non rendete pubblici i vostri elenchi?
Rossano: “I nostri elenchi sono pubblici, vengono cioè depositati alle autorità”.
Sono pubblici non nel senso che chiunque ne
possa prendere visione?
Rossano: “Perché chiunque può prendere visione, mettiamo, degli iscritti alla Cisl o a un altro sindacato?”
Sciarrone: “Chi vuole può, singolarmente, dichiarare la propria appartenenza, deve essere
una libera scelta. La verità è che in tutt’Italia i
massoni sono vessati. Per esempio, nella Regione Marche i dipendenti pubblici non possono essere aderenti alla Massoneria. C’è sicuramente un pregiudizio di base”.
Russo: “Certo, c’è un forte pregiudizio. La gente è attratta solo dalla curiosità morbosa, conoscere i nomi. I pregiudizi resistono. Se a Taranto lavori con il Tribunale e dici che sei massone, smetti di lavorare. Ricordo che negli anni scorsi a Brindisi un giornale pubblicò i nomi
dei massoni. I figli di alcuni fratelli si ritrovarono perfino isolati a scuola. Questa è una
realtà”.
Torniamo alla qualità dell’affiliando. D’accordo,
aperture non pregiudiziali, ma stiamo sempre
su certi livelli, non è che un netturbino venga
cooptato in Massoneria.
Guida: “A parte il fatto che si entra certo per
cooptazione, ma anche per domanda. L’età minima richiesta è 18 anni e fino a 28 anni si è
esenti dalle quote sociali in quanto solitamente si tratta di studenti o di giovani ancora economicamente incerti. In Internet c’è tutto, basta
cliccare la parola Massoneria e si ottiene qualsiasi informazione. È evidente che occorrono
qualità morali ineccepibili, basti pensare che
siamo l’unica associazione che richiede l’obbligatorietà del certificato penale. Si fa domanda,
la si vaglia e poi si vota. In pratica, si verifica
se il candidato è persona interiormente libera
o comunque alla ricerca della libertà interiore,
non sia insomma un frustrato nelle sue ambizioni, in cerca di rivincite nella vita; e che sia
persona che riscuota stima sociale per quello
che è e non per quello che ha. L’accettazione
richiede l’unanimità, basta un solo no per respingere la domanda di affiliazione. L’iter prevede una complessa istruttoria, conclusa la
quale, si procede a votazione dandone comunicazione a tutte le Logge della regione in
quanto ogni massone ha diritto di partecipare”.
Cooptazione o domanda di ammissione cambia
poco, restano comunque porte serrate per alcune categorie meno fortunate.
“Senta, lei ha parlato di netturbini, bene abbiamo un nostro fratello dipendente dell’Amiu”.
Sarà un capo.
“No no, guida un camion per la raccolta dei rifiuti urbani. E poi, abbiamo anche una guardia
giurata ed altri fratelli di umile condizione sociale”.
È già qualcosa. Le donne?
“La nostra Obbedienza, che si rifà alla tradizione inglese, non ammette donne. La Massoneria di tradizione francese, invece sì, le ammette. Comunque, è un problema da risolvere
internazionalmente, non è una questione italiana”.
Si è legati per la vita o se ne può uscire? E in
quali casi un fratello può essere escluso dal
Grande Oriente?
Rossano: “Può bastare anche un avviso di garanzia. In casi del genere di solito ci si autosospende, altrimenti la sospensione può essere
decisa dal Gran Maestro. Ovviamente parliamo
di reati che comportino il dolo. L’espulsione
scatta solo qualora la sentenza passi in giudicato”.
Guida: “Si esce anche per dimissioni volontarie.
Se un fratello inciampa in qualcosa di sgradevole, suo malgrado, in attesa che si chiariscano fatti e circostanze, si fa da parte se ritiene
che la sua posizione possa creare pregiudizio
alla organizzazione massonica. Chi esce non ha
altri obblighi se non quello morale con se stesso di continuare ad osservare i precetti che ha
numero 21-22 / 2005
Paolo Aquaro
rassegna stampa
Il Gran Maestro a Taranto. Questa foto è stata scattata in occasione del convegno sul bicentenario
della nascita di Giuseppe Mazzini tenuto il 2 ottobre a Taranto. In piedi da sinistra, Antonio Dorsaneo,
Roberto Sciarrone, Nicola Ciaccia, Pietro Scatigna, Cesare Pignatelli, Cesare Semeraro, Pino Russo,
Nicola Nardelli e Stefano Sperti; in basso seduti, da sinistra Carlo Petrone, rappresentante del
Consiglio dell’Ordine nella giunta del Grande Oriente d’Italia; il Gran Maestro Gustavo Raffi, il
presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Puglia, Arturo Rossano
appreso. Non permangono obblighi amministrativi o operativi di alcun genere”.
Preclusioni ideologiche?
Nardelli: “Nessuna. Tra di noi ci sono fratelli
attivisti di tutti i partiti”.
Russo: “Se mai, verso di noi ci sono preclusioni. Se dichiari di essere massone in certi posti
non ci entri. Questi sì che sono pregiudizi, e
pesanti anche, tirano a far male. Ne so ben
qualcosa”.
Sperti-Nardelli: “Ai magistrati per esempio, dal
1993 il Consiglio superiore della magistratura
vieta di entrare in Massoneria. E lo vieta non
solo al togato, anche a quello onorario, per cui
un avvocato massone non potrà mai essere
magistrato onorario. Dove sono i pregiudizi,
dentro o fuori la Massoneria?”.
Come sono i rapporti con l’Opus Dei?
Nardelli: “Inesistenti. Non abbiamo rapporti”.
Sperti-Semeraro: “Non sappiamo neppure quali attività svolgano”.
Va bene, voi però: il Tempio, il grembiule, il
compasso, riti e gerghi simbolici, linguaggio da
iniziati. Il misterico, se non il misterioso, ve lo
portate appiccicato addosso.
Tutti: “Niente da nascondere, se mai c’è da capire, e chi intende veramente capire entra. È
chiaro, va ripetuto, che una comunità iniziatica
si muove dentro e pensa attraverso i suoi riti e
cerimoniali senza dei quali non ci si avvicinerebbe alla conoscenza e quindi al fine che ci
porta ad essere massoni. Stiamo parlando
quindi, non di mistero quanto di riservatezza
dei lavori iniziatici. I simboli sono rituali indispensabili per accedere alla ridefinizione di
concetti profani. Sembra complicato da comprendere quando non si è nella logica della conoscenza”.
Insomma, riservatezza sta per esoterismo, linguaggio per iniziati. Ben altra cosa è l’essoterismo, quello con la doppia “s”. È tutta qui la
differenza tra dentro e fuori la Massoneria?
“Per sintetizzare all’osso, è tutta qui”.
E il mitico potere che vi si attribuisce, come lo
consideriamo?
Semeraro e altri: “Se la conoscenza è potere,
miriamo ad essere uomini di potere. Se poi il
potere della nostra Massoneria lo si intende
come una qualche cosa capace di arrivare dappertutto, stiamo parlando di ben altro, siamo
veramente nelle leggende metropolitane. Ho
una storia personale che sbugiarda ogni possibile copertura di un misterioso e forte potere,
mi pare. E come me altri fratelli ne hanno da
raccontare”.
Come si entra lo abbiamo visto, come si esce
anche, una curiosità: come vi salutate tra di voi
per farvi riconoscere? C’è una particolare stretta di mano?
Risata generale e precisazione. “Abbiamo capito a cosa si riferisce: una volta girava per Taranto una persona che stringeva la mano in un
certo modo, come a dire sai-io-so-appartengodiamoci-una mano. Poveretto. No, niente fantasie guaste, ci salutiamo come tutti. Perché
siamo come tutti. Ed è questo che la gente non
vuole ammettere finalmente”.
21
rassegna stampa
rassegna stampa
6 novembre 2005
La “muratoria” per la prima volta ha aperto la propria sede alla città
I triestini scoprono gli arcani
segreti del Tempio dei massoni
Il Maestro Venerabile, il Primo Sorvegliante, il Secondo Sorvegliante, l’Oratore, il Segretario, il
Maestro delle cerimonie, il Primo Diacono, il Secondo Diacono, il Copritore interno. Hanno scranni privilegiati all’interno del Tempio del Grande
Oriente d'Italia, la principale obbedienza massonica nazionale che ieri (5 novembre 2005), per la
prima volta nella storia, qualche centinaio di triestini ha potuto visitare, mentre chiunque lo desideri potrà farlo ancora oggi dalle 10 alle 18. Ad
accogliere la piccola folla anche molti di questi
stessi massoni che ricoprono le rispettive cariche,
che però non si sono manifestati nel loro esplicito ruolo, ma al massimo come semplici guide all’interno della sede di corso Saba 20, all’indirizzo
del circolo Gymnasium.
La suggestione della grande sala delle adunanze
ha coinvolto tutti, anche coloro che per la prima
volta hanno scoperto i simboli della “muratoria”:
la pietra grezza e il maglietto, la Bibbia con la
squadra e il compasso, il candeliere a sette braccia, la scacchiera bianconera sul pavimento e l’occhio del Grande Architetto dell’Universo. Sul fondo della sala, verso Occidente anche i labari di
cinque delle sei Logge triestine che raccolgono
complessivamente quasi 130 “fratelli”: la “Alpi
Giulie”, la “Oberdan”, la “Nazario Sauro”, la “Garibaldi” e l’“Italia”.. Quest’ultima vedrebbe tra i
suoi adepti alcuni dei personaggi più in vista in
città, soprattutto nel mondo imprenditoriale, e di
conseguenza molto pragmatici. Il contrario
dell’“Ars Regia”, la sesta e ultima nata, una dozzina d’anni fa, che non possiede un labaro, è formata soprattutto da intellettuali e privilegia le discussioni filosofiche. “Sono capaci di dibattere
per ore e ore sul significato di un singolo simbolo”, ha commentato in modo divertente un “fratello” di un’altra Loggia.
In un’operazione al massimo della trasparenza,
anche se non sono ancora maturati i tempi, pur
preannunciati qualche anno fa dal Gran Maestro
Gustavo Raffi, della distribuzione ai giornali degli
elenchi degli affiati, sono stati messi a disposizione su un tavolo anche i volumi con i testi della
Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2. In
due bacheche sono stati esposti alcuni oggetti storici tra cui una squadra e un compasso della Massoneria triestina ai tempi del Governo militare alleato, la feluca di un massone statunitense, un curioso minikit da viaggio di simboli massonici.
E poi una serie di pannelli illustrativi sullo scioglimento delle Logge a opera del fascismo, sugli
anni della clandestinità, ma in particolare su quella drammatica giornata di esatti ottant’anni fa. La
sera del 5 novembre 1925 le squadre fasciste penetrarono nella sede di allora situata all’interno
rassegna stampa
]
del Teatro Verdi, devastarono i locali, gettarono
dalle finestre drappi, mobili, insegne, seggiole,
opuscoli, spade, numeri della Rassegna massonica. Poi di tutti i libri, i documenti e le seggiole fecero un falò. E dopo ottant’anni, alla stessa ora e
nello stesso sito, ieri sera al Ridotto del Verdi si
è tenuto un concerto su “Mozart e la musica massonica” con l’orchestra da camera e il coro virile
da camera di Fiume con la direzione del Maestro
Adriano Martinolli d’Arcy. In precedenza in sede
è stato presentato il libro “La massoneria italiana
nell’esilio e nella clandestinità 1927-1939” di Santi
Fedele, professore ordinario di storia contemporanea all’università di Messina. L’iniziativa della
massoneria triestina, oltre a voler stigmatizzare il
misfatto di ottant’anni fa, si inserisce nelle celebrazioni per il bicentenario del Grande Oriente
d’Italia di palazzo Giustiniani, che si svolgono in
varie città italiane. Sono intervenuti anche il Gran
Maestro Aggiunto Massimo Bianchi e rappresentanti delle Logge austriache, slovene e croate. “Il
Goi – si legge in una nota – è oggi fortemente
impegnato nella difesa della libertà della scienza
nei confronti di ogni fondamentalismo, nella difesa della scuola pubblica per promuovere il principio della libertà religiosa, nel campo dell’intervento umanitario e del volontariato”.
Silvio Maranzana
20 novembre 2005
Scuola laica, Stato laico
I dettami del Grande Oriente d’Italia a convegno a Rende
Un momento del convegno
Si è svolta ieri pomeriggio nella sala consiliare
di piazza Matteotti, a Rende, la settima edizione
della manifestazione culturale della Massoneria
del Grande Oriente d’Italia, che anche quest’anno ha voluto consegnare delle borse di studio a
studenti universitari particolarmente meritevoli.
La cerimonia è stata preceduta dal convegno su
“L’istruzione pubblica e i giovani nella libertà e
democrazia”, organizzato dall’associazione
Giordano Bruno di Cosenza, dalla Fondazione
“Alberico Chiappetta” e dal Comune di Rende.
“Lo stimolo esoterico del nodo d’amore deve
oggi prevalere sull’individualismo sfrenato”. Con
cruente parole, Sergio Tursi Prato, coordinatore
dell’iniziativa, ha aperto i lavori, che sono iniziati coi saluti di Emilio Chiappetta, sindaco di
Rende, dei massoni Mario Cosco, presidente del
Collegio dei Maestri Venerabili della Calabria,
Raffaele Arnone, Venerabile della Loggia “G.
Bruno” e Giuseppe Chiappetta, in rappresentanza della Fondazione Chiappetta.
22
Ernesto d’Ippolito, nella duplice veste di “libero
muratore” e di presidente emerito degli ordini
forensi calabresi, ha catalizzato l’attenzione del
pubblico sulla ragguardevole opera di due ministri dell’istruzione nella storia d’Italia: i massoni
Michele Coppino e Gaetano Martino: Il nome del
primo, che fu rettore dell’Università di Torino, è
rimasto legato alla famosa “legge Coppino”, che
istituì l’istruzione obbligatoria nel biennio delle
scuole elementari (1867); il secondo, autore di
diverse circolari di chiaro stampo laicistico, improntò la sua azione governativa sulla laicità
della scuola, “che è la prima e diretta espressione – ha sottolineato d’Ippolito – della laicità
dello Stato”.
La relazione di Giuseppe De Bartolo, preside
della Facoltà di Economia dell’Unical, è stata incentrata sul valore della scuola pubblica, “una
delle più grandi conquiste della Repubblica che
va, difesa fortemente perché è parte viva dell’unità nazionale”. Snocciolando alcuni dati degli
ultimi giorni, De Bartolo ha invitato a riflettere
sulla negatività del fatto che “in Italia ci sono an-
cora 36 milioni di persone in possesso della sola licenza elementare e che al sud l’analfabetismo è tuttora largamente presente, soprattutto
in Basilicata e Calabria”.
Di laicità dello Stato; democrazia e libertà ha invece parlato Gian Pietro Calabrò, docente di filosofia del diritto all’Unical, il quale, riferendosi
al dibattito in corso attualmente in Italia sulla
necessità di rivedere il concordato ha subito
chiosato “Con tutti i problemi che l’Italia attraversa non credo che la polemica sull’intromissione della Chiesa abbia diritto di cittadinanza.
Ciò che deve preoccupare oggi – ha proseguito
– è la crisi della legge; che non è quella astratta, generale e simbolo dell’eguaglianza, come lo
era una volta, ma è sempre più ancorata al potere politico”. Dopo il saluto finale di Francesco
Cristiani, Gran Tesoriere Aggiunto del Grande
Oriente d’Italia, vi è stata la consegna delle borse di studio a quattro studenti universitari cosentini: Stefano Cadavero, Francesca Giglio, Elvira Infusino e Maria Pirri.
Spartaco Pupo
numero 21-22 / 2005
rassegna stampa
23 novembre 2005
RENDE / Convegno sul tema “L’Istruzione pubblica e i giovani”
L’educazione secondo i massoni
RENDE – Il mondo dell’esoterico e del simbolico, della ritualità e delle cerimonie iniziatiche, apre le sue porte alla società. La sala
consiliare di Rende è gremita. Il pubblico è vario. Il tema del dibattito è attuale: “L’istruzione Pubblica e i giovani nella libertà e Democrazia”. La manifestazione è sentita, in tanti
partecipano. L’iniziativa, alla sua settima edizione, è promossa dalla fondazione Alberico
Chiappetta e sostenuta dall’associazione Rispettabile Loggia “Giordano Bruno” di Cosenza. Tra i presenti Raffaele Arnone, il Maestro
Venerabile della Loggia “Giordano Bruno”;
Francesco Cristiani (di Cosenza), Gran Tesoriere Aggiunto del Grande Oriente d’Italia, il
sindaco reggente, Emilio Chiappetta e l’assessore regionale Sandro Principe. L’atmosfera è
particolare. È quasi impossibile non respirare
il forte senso di appartenenza che accomuna
molti fra i partecipanti, uniti, come lasciano
intuire, da vincoli di “mutuo soccorso” e di
fratellanza. E la solidarietà, la comunità, come
il bisogno di valori e di verità, sono i temi su
cui tutti i presenti ritornano. È Mario Donato
Cosco, presidente del Collegio circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Calabria, a
chiarire il senso dell’iniziativa. “Il convegno –
ha dichiarato – vuole essere la testimonianza
della volontà dei massoni e delle istituzioni ad
occuparsi dell’educazione”.
Educazione intesa come possibilità di insegnare ai giovani a riempire la propria quotidianità
di significati.
“Il rischio che i giovani vivano senza Maestri,
come se i Maestri non esistessero”, è secondo
il parere di Donato Cosco, uno dei più gravi
rassegna stampa
[
]
problemi della nostra società. Sulla scia di
queste considerazioni sono seguiti gli interventi dei relatori: Ernesto D’Ippolito, Gran
Maestro onorario, Giuseppe De Bartolo; preside della Facoltà di Economia dell’Università
della Calabria e Gian Pietro Calabrò, docente
presso l’Unical. Tra i temi trattati: il rapporto
tra la Chiesa e la Massoneria e l’importanza
della pubblica istruzione in una società democratica. Nel corso della manifestazione sono
state, inoltre, consegnate quattro borse di studio a studenti universitari. L’iniziativa, nata
per ricordare Alberico Chiappetta, morto in un
incidente stradale, è stata un momento d’incontro tra la Massoneria e le istituzioni per riflettere criticamente su contenuti impegnativi
e complessi.
Federica Longo
27 novembre 2005
Ieri pomeriggio la cerimonia di consegna
del premio ideato dalle Logge massoniche del Goi
A Mirko Colloca
la borsa di studio “Tedeschi”
ha avuto inizio con la declamazione di Rino
Putrino della poesia “Se…” di Kipling. Poi, i
Maestri Ugo Federico (pianoforte) e Gabriella
Federico (violino) hanno interpretato musiche
di Mozart e Beethoven. A presiedere la premiazione è stato Ugo Bellantoni, una tra le figure più importanti della Massoneria italiana
(è Secondo Gran Sorvegliante). La commissione che ha valutato gli elaborati era composta
dai tre Maestri Venerabili delle Logge vibonesi: Antonio Albanese (Morelli), Francesco Fusca (Carducci) e Massimo Prestia (Monteleone).
Interessante si è rivelata la relazione dell’avvocato Domenico Sorace sul tema dei principi
solidali nella Costituzione repubblicana. Ugo
Bellantoni ha invece spiegato i motivi per i
quali la massoneria ha deciso di rivolgersi ai
giovani. “In questo nuovo clima di apertura
4 dicembre 2005
Anniversari
verso la società voluto dal Grande Oriente d’Italia rientrano manifestazioni come questa,
mirate a valorizzare le potenzialità dei giovani affinché si crei nella società un flusso nuovo che consenta di operare in favore dell’umanità”. Al centro del tema proposto agli studenti c’era anche quello della globalizzazione,
con richiami al fanatismo religioso e al terrorismo che ne consegue. Su questo punto, Bellantoni è stato categorico: “L’idea di tolleranza e rispetto reciproco deve governare gli uomini. L’istituzione massonica predica da secoli queste idee”. Infine Massimo Prestia ha
spiegato le finalità della borsa di studio: “Vogliamo far conoscere la nostra identità all’opinione pubblica. Ci stiamo aprendo verso l’esterno per dire ciò che siamo e ciò che facciamo”.
Pier Paolo Cambareri
rassegna stampa
]
I 200 anni della Massoneria italiana
Il Grande Oriente vara l’operazione “trasparenza”
BOLOGNA – La Massoneria italiana compie
duecento anni, e ha concluso le manifestazioni destinate a ricordare questo evento, con un
numero 21-22 / 2005
congresso nell’aula magna dell’Università degli studi di Bologna. Un’antica chiesa sconsacrata arredata quasi come un Tempio masso-
nico: file di sedili che si confrontano e la gran
sala al centro. I lavori li ha conclusi il Gran
Maestro Gustavo Raffi, ritenuto un po’ da tut-
rassegna stampa
Libertà, uguaglianza, fratellanza. È il trinomio
posto alla base della cultura massonica del
Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.
Sul significato di questo trinomio sono stati
chiamati a confrontarsi gli studenti delle scuole medie superiori della provincia per l’assegnazione della borsa di studio “Luciano Tedeschi”, istituita dalle tre Logge massoniche vibonesi: la Morelli (loggia madre), la Monteleone e la Carducci.
Ieri, al “501” hotel, si è svolto infatti il Gran
Cerimoniale per la consegna dei premi ai vincitori del concorso: Mirko Colloca, con il suo
elaborato incentrato sull’importanza del trinomio nell’attuale periodo storico caratterizzato
dalla globalizzazione, ha ottenuto il primo
posto (2mila euro). Una targa ricordo è stata
assegnata invece a Domenica Milidoni, seconda classificata.. La cerimonia di premiazione,
23
rassegna stampa
ti quello che ha aperto alla società civile e ha
rilanciato l’istituzione anche fuori dal Tempio.
Insomma, che l’ha traghettata fuori dalle difficoltà nate con la P2 e dalla successiva e conseguente caccia al massone.
A chiarire la realtà della Massoneria oggi e a
tracciarne le linee dell’immediato futuro sono
stati alcuni fra i più importanti e attenti studiosi dell’istituzione. Da Gianni Puglisi che ha subito affrontato il tema del relativismo, sollevato da Ratzinger cardinale e ribadito da Ratzinger papa. Tema che ha approfondito poi Anna
Maria Isastia, docente alla Sapienza, spiegando
come la Massoneria e il suo essere portatrice
di valori laici, sia anche assertrice di modernità, quella modernità che la Chiesa vede da
sempre con grande sospetto, la Chiesa che ha
sempre trovato etichette per i massoni: libertini e liberticidi, atei, e ora relativisti. Il relativismo – ha fatto notare la Isastia – venne tirato
fuori nel 1985 ed è stato richiamato oggi con insistenza. Accomunato al laicismo. Benedetto
XVI ha anche più volte ripetuto con spirito critico che il laicismo è inaccettabile perché vuol
escludere la Chiesa dalle cose dello Stato. Una
novità piuttosto vecchia, in linea con gli accor-
di che regolano i rapporti fra le due istituzioni.
Nel dibattito bolognese tutti quanti i relatori
hanno tenuto a chiarire che la legge morale
esiste al di là delle religioni e che è assolutamente da evitare uno scontro fra laici e cattolici, anche perché non mancano affatto laici
legati alla religione.
Certo il dibattito ha toccato temi estremamente delicati sui quali si è voluta ancora una volta fare chiarezza. E se il professor Ferdinando
Cordova ha tracciato i tempi della ripresa postbellica dopo il lungo sonno della ragione del
ventennio fascista, come ha sottolineato Morris Ghezzi, mentre Antonio Panaino ha spiegato le bufere della P2, i legami fra il Gran Maestro Lino Salvini e Licio Gelli: “La P2 fu sciolta durante i lavori straordinari di una Gran
Loggia riunita appositamente a Napoli nel ‘74.
Gelli ignorò la decisione, e sciolta una P2 ne
riformò un’altra: una Loggia coperta della
quale l’Istituzione sapeva ben poco e che causò danni incredibili”. Ed eccoci alla caccia al
massone, alla pubblicazione di elenchi di
iscritti, all’accusa della setta segreta, poi caduta, anche se la Regione toscana chiede ancora ai suoi dipendenti o agli eletti di specifi-
care la loro ‘massonicità’.
Sergio Moravia ha tracciato in conclusione un
panorama intellettuale della Massoneria d’oggi, dopo una serie di acute osservazioni di
Massimo Teodori ancora sulla P2, spina nel
fianco dell’istituzione.
Ma a chiudere con le incertezze, le bufere e la
P2 è stato il Gran Maestro Gustavo Raffi, che ha
chiesto di non imbalsamare il passato, di vivere il presente e di rivisitare criticamente la storia della Massoneria. “Abbiamo fatto luce sulla
P2, siamo usciti dai Templi per entrare nella società civile, non abbiamo fondamentalismi nei
confronti di nessuno, tantomeno della Chiesa,
chiediamo solo il nostro spazio, che è quello
della libertà e del confronto tra le diversità
contro ogni omologazione e ogni conformismo.
La nostra è una tradizione fatta di sofferenze,
di lotte, di discriminazioni e spesso di grandi
ingiustizie subite che per anni hanno pesato
su di noi. Ce ne siamo liberati, siamo entrati
nel terzo Millennio per costruirlo insieme a chi
predilige la libertà e il ragionamento, il dubbio alle certezze. Andiamo avanti così coi nostri giovani 200 anni”.
(U.C.)
4 dicembre 2005
IL CONVEGNO
Viaggio tra i delegati al congresso
del Goi che si è tenuto a Bologna
Pochi i volti noti bolognesi,
tra i politici Monaco, Scavone e Morselli
“Facciamo filosofia,
altro che affari”
Pubblico rigorosamente maschile. Molti i medici e
liberi professionisti. Sui baveri appuntate molte
spille a forma di edera: seppur ridotto al lumicino
dal punto di vista elettorale, il Pri resta ancora il
partito che esercita maggiore appeal sugli adepti
della grande chiesa laica. Orgoglio e molta voglia
di togliersi di dosso l’etichetta di lobby d’affare. Il
massone del terzo millennio riparte dai valori:
“Checché se ne dica facciamo soprattutto, quasi
esclusivamente, attività filosofica”, spiega Giuseppe
Sisti, noto alle cronache anche per la sua attività
“antidegrado” nella zona universitaria. Per smentire
tutte le “dicerie”, Sirti invita i cronisti a “visitare il
nostro Tempio che ha sede in via Castiglione: sarà
la conferma della “spiritualità”, altro che affari…”.
Ieri il Grande Oriente d’Italia ha concluso i festeggiamenti per i suoi 200 anni di vita. Un ricco elenco di oratori e studiosi che hanno spiegato la storia della Massoneria nel secondo dopoguerra.
Storia, orgoglio e cultura. Tra un filmato storico e
l’omaggio ai simboli delle Logge, ieri i massoni di
tutta Italia erano a Bologna. Pochi i volti noti delle Due Torri a fare gli onori d casa in Santa Lucia:
Carlo Monaco, ex assessore di Guazzaloca con un
passato nel Pci, Angelo Scavone, (ex Psdi; ex Fi e
ora nel Nuovo Psi) e Stefano Morselli, senatore di
An.
[LM]
24
[
L’intervista:
“Libere Chiese
in libero Stato”
Gustavo Raffi, Gran Maestro
del Grande Oriente d’Italia: “La tolleranza
è un valore, non c’è dialogo senza relativismo”
Un motto ancora valido. Perché tutela la libertà di tutti. “Libera Chiesa in libero Stato resta valido, se proprio vogliamo affinarlo diciamo “libere Chiese in libero Stato”. Insomma,
la laicità delle istituzioni è fondamentale. Parola di Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la più importante istituzione massonica italiana, che ieri (3 dicembre
2005) a Bologna ha concluso le celebrazioni per i propri 200 anni di vita.
Raffi commenta così le parole pronunciate giovedì scorso da Carlo Caffarra, arcivescovo
di Bologna, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva proposto un suo modello di
laicità (aperto al contributo di tutte le religioni) giudicando insufficiente il cavouriano “libera Chiesa in libero Stato”.
Raffi, il sentimento religioso sembra sempre di più passare dalla sfera privata a quella pubblica. Contributo o interferenza?
“Per noi l’importante è che ci sia laicità, intesa come distinzione di ruoli e di poteri. Un concetto che all’origine fu cristiano. Papa Gelasio, pontefice del Cristianesimo delle origini, teorizzò la dottrina delle due spade, quella spirituale e quella temporale. Due spade che – diceva Papa Gelasio – non possono essere tenute nella stessa mano. Da qui la divisione tra
potere temporale e potere spirituale. Bello no? Era l’appello di una realtà, il cristianesimo
delle origini, che era una minoranza e che, proprio perché minoranza, invocava diritti e regole. Poi, come accade a tutte le minoranze che diventano maggioranza, ci si è dimenticati di questa accenno alla pluralità Personalmente penso che, per la pace religiosa e anche
civile dell’Italia,il principio Libera Chiesa in libero Stato resti ancora valido”.
Sicuro?
“Sì, anzi se proprio dobbiamo fare un cambiamento diciamo “Libere Chiese in libero Stato”, così parliamo di tutti e non solo dei cattolici, se no si fa la fine di quello che accadeva da noi in Romagna: quando dicevi “il partito” intendevi semplicemente quello repubblicano, come se gli altri non esistessero”.
Stiamo vivendo un nuovo scontro tra laici e cattolici?
Guardi, per me non esiste la differenza tra laici e cattolici, ma tra laici credenti e laici non
credenti e tra cattolici credenti e cattolici bigotti. L’intolleranza, la difficoltà al dialogo esinumero 21-22 / 2005
stono ovunque: tra i cristiani come tra gli
islamici come tra i massoni. Ma sapete le
resistenze che abbiamo incontrato quando decidemmo di riformare, aprire la
Massoneria?”.
Parla di tolleranza, ma di solito si tollera
il male…
“No, la tolleranza è un valore, è un bene. È il rispetto per l’alterità, cercare valori condivisi. A chi critica il relativismo
dico una cosa: se il dialogo non è relativismo, che dialogo è? Se partiamo a dialogare dicendo “parliamo pure, ma io ho
ragione” non è dialogo”.
Voliamo alto…
“È il grande scontro storico tra dogma e
dubbi. Tra il metodo di ricerca empirico
e quello induttivo”.
Cosa vuol dire essere massoni nel terzo
millennio?
Credere in grandi valori universali di tolleranza, crescita umana e dialogo. Ci battiamo per la ricerca scientifica, per una
globalizzazione che non sia solo traffico
di mercato, ma globalizzazione dei diritti umani e per la scuola pubblica che è
l’unico modo per arrivare all’integrazione degli immigrati. Una scuola uguale
per tutti e che permette ai migliori, al di
là del ceto sociale, di emergere”.
È il modello “repubblicano” francese.
Quello che, dice Marc Lazard, è entrato
in crisi e ha prodotto le rivolte nelle banlieue di Parigi…
“Appunto:le rivolte nelle banlieue di Parigi sono accadute quando la scuola pubblica non è più stata in grado di permettere anche agli ultimi di emergere”.
Fra quattro mesi si vota. La Massoneria
sta a destra o a sinistra?
“I massoni reazionari e conservatori a destra, quelli progressisti a sinistra. L’importante è essere uniti su quei valori di
cui parlavo prima”.
Divisi in parlamento, uniti sui valori: parla come il cardinal Ruini…
“(Ride) Bene, noi non siamo i depositari
della verità. Ci possono essere diversi
modi di arrivare allo stesso obiettivo.
L’importante è trovare il modo di arrivare ad avere valori condivisi”.
Luca Molinari
ZENO
12-18 novembre 2005
]
“In Massoneria
non si fa carriera”
Massimo Bianchi, Gran Maestro Aggiunto del
Grande Oriente d’Italia, ricorda l’ostilità dei regimi
totalitari, difende la scuola pubblica e la libertà di
religione (che però non può andare contro i diritti
umani tollerando pratiche come l’infibulazione)
“Se qualcuno pensa alla Massoneria come ad
uno strumento di scalata sociale è meglio che si
rivolga altrove”. Massimo Bianchi, Gran Maestro
Aggiunto del Grande Oriente d’Italia, spegne subito le speranze dei ‘bussanti’ ambiziosi, ossia di
quanti aspirano ad entrare nella Fratellanza con
sogni di carriera o denaro. Livornese, già vicesindaco socialista della sua città, Bianchi è un
fiume in piena. Parla con l’arguzia tipica dei toscani, a sentirlo sembra un Ciampi in versione
meno istituzionale (del resto, il capo dello Stato
è un suo concittadino). E conversando con i giornalisti ricorda di essere stato un collega, avendo
cominciato a scrivere “per un giornale prestigioso come l’Avanti!’” nei lontani anni Sessanta.
Gran Maestro, è opinione diffusa che nella Massoneria si faccia politica.
“Non facciamo politica, ma ci sono alcuni principi per cui ci battiamo nella società. Ad esempio la libertà della ricerca scientifica: il Gran
Maestro Raffi ha fatto bene ad invitare i cittadini a votare nei recenti referendum che riguardavano la procreazione assistita. Non ha dato indicazioni su come votare, ma ha invitato ad
esercitare questo diritto. Un altro tema che ci
poniamo è: la scuola italiana è competitiva con
le esigenze del mondo attuale? Ricordo che nell’Ottocento la Massoneria si battè in Italia per la
nascita della scuola dell’obbligo, la scuola pubblica e gratuita. Così come promosse le Università Popolari”.
Quali sono dunque le finalità della Massoneria?
“Migliorare noi stessi per migliorare la società.
Da noi non ci sono fini occulti. La Massoneria
nasce nel 1717, il giorno di San Giovanni, a Londra da persone che si radunavano in quattro
osterie. Questo smentisce l’immagine che vuole
la Massoneria come qualcosa di tetro…”.
rassegna stampa
16 dicembre 2005
Iniziativa per il Bicentenario
Storia e attualità della Massoneria
Saremo sospinti in un viaggio nel tempo da
Pitagora al biotech, in questo convegno di
studi per celebrare il bicentenario della Massoneria del Grande Oriente d’Italia di Palazzo
Giustiniani. S’interrogano i massoni calabresi e
reggini su duecento anni di storia del Goi, sul
contributo e ruolo dei massoni calabresi.
Chi sono i massoni? Uomini in fuga dalle innumero 21-22 / 2005
certezze intellettuali nostrane, per preservare
all’infinito il mito della purezza e dell’illuminazione? Istituzione con un’attaccamento conservatore e ossessivo alla tradizione? Comunità in lotta con se stessa, incerta se chiudere
gli occhi e sognare per sempre il proprio passato o aprirli per vedere il presente del mondo con le sue meraviglie, i suoi orrori, i suoi
dubbi? Relativismo contro creazionismo religioso? Scuola d’etica e Tempio della fratellanza? Sveleremo la trama in questo convegno
del principio caro a Ermete Trismegisto? “Ciò
che sta in alto è come ciò che sta in basso, e
ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto”. Tutto è triplice, ma a sua volta il triplice
essere d’ogni cosa consiste in tre gradi o li-
rassegna stampa
[
Però nelle Logge ci sono persone impegnate politicamente.
“Sì, ma si possono trovare uomini di orientamenti molto diversi. Già nel Risorgimento c’erano monarchici e rivoluzionari, ebrei e cristiani.
Noi non siamo una religione, ma rispettiamo tutte le religioni e siamo aperti a chiunque sia alla
ricerca di una spiritualità: gli atei da noi non ci
sono. Io da profano sono stato vicesindaco di Livorno, esponente di una certa forza politica, ma
nella Massoneria questo non conta”.
Però la Fratellanza ha avuto delle forze politiche
decisamente ostili.
“Tutti i totalitarismi del Novecento, fascismo,
nazismo e comunismo, sono stati fieri avversari
della Massoneria. Nei Paesi dell’Est si stanno ricostituendo le Logge. E pensare che in alcuni di
essi c’era un’importante presenza massonica in
passato”.
Fra i Paesi comunisti c’è però un’eccezione: Cuba. Il regime di Fidel Castro non ha vietato le
Logge.
“È vero, ma Cuba ha una storia particolare. Si
ricorda il viaggio del Papa a l’Avana? Quando si
incontrò con Castro dietro si vedeva il ritratto di
Josè Martì, l’eroe dell’indipendenza cubana, che
era appunto un massone”.
Un punto fermo della Massoneria è la libertà di
religione.
“La religione risponde a un bisogno dell’uomo e
la sua libertà va rispettata. Noi abbiamo bisogno
di una società multietnica, nella quale ci siano
luoghi di culto per tutti. Ma alcune pratiche, come ad esempio l’infibulazione, non sono accettabili perché rappresentano una violenza sulle
donne, una negazione del diritto alla pari dignità”.
Paolo Zeriali
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rassegna stampa
velli: uno basso, uno medio e uno alto.
Convegno lungo, relatori interessanti che attraversano i due secoli di storia della massoneria italiana e calabrese in cui i suoi adepti
sono stati messi alla gogna o sugli altari da
detrattori e apologeti. Modera l’avvocato Fausto Costarella.
La formula messa a punto dall’avvocato Ernesto D’Ippolito parla di uomini e idee della
Massoneria calabrese.
Numeri mozzafiato ad alto tasso emotivo che
traghettano la divulgazione del verbo massonico in Calabria, che iniziò con l’abate Antonio Ierocades con il suo poema “Paolo o dell’Umanità
liberata”, simboli e pratiche massoniche che oltrepassano i confini arrivando in Germania.
Si sente il profumo dei sogni quando si affronta il gran ruolo della Massoneria calabrese nel periodo francese dal 1806-1815, durante
il regno murattiano sveglio il Sud e la Calabria
dal letargo, spronando gli uomini a combattere per il riconoscimento dei diritti fondamentali. Predicava la libertà, l’uguaglianza, la fratellanza, la tolleranza condannando ogni forma d’autoritarismo e terrorismo religioso e
ideologico. Reclamava la società del benessere, l’istruzione obbligatoria, la diffusione della cultura, facendo proseliti presso le classi
colte e abbienti.
Un omaggio alla generazione massonica a
Reggio Calabria tra il XIX e il XX secolo, del
dottor Bruno Polimeni. La Massoneria in quel
fatidico anno, il 1908, che coincise con il terremoto, decise di rinnovarsi svincolandosi da
Camagna, innalzando Oreste Dito al suo vertice, il quale con l’aiuto di Giuseppe Bagnato,
Roberto Taverniti, Gaetano Ruffo ed altri, die-
de un forte contributo alla crescita della realtà
sociale reggina.
Nel 1917 fu fondata per iniziativa dei massoni
della Loggia simbolica, tra cui c’era Gaetano
Sardiello, la Società di Storia, presidente Oreste Dito. I personaggi di questa storia, la lotta tra il bene e il male, tra passato e futuro,
appassionano ed emozionano la platea. Archiviata la triste parentesi del fascismo, si ricostruirono nel 1943 le Logge massoniche a Reggio, esattamente a Melia di Scilla. Molti nomi
noti tra i dignitari dell’epoca, Nicola Giunta,
Aurelio ed Emilio Tripepi, Domenico Romeo,
Guglielmo Siciliano. E in “le due anime della
Massoneria” che ci racconta il dottor Bent Parodi, si avverte più intensa che mai tutta la
magia della parte esoterica. La Massoneria si
compone di tre elementi: l’elemento iniziatico
per cui è segreta, l’elemento fraterno, l’elemento umano, in pratica il fatto di essere formata da uomini di diverso grado d’intelligenza e cultura. I primi due elementi sono quelli
in cui risiede lo spirito massonico, il terzo dipende dalla mentalità individuale dei suoi
membri e dalle circostanze storiche ed ambientali.
Tutta la Massoneria ruota intorno ad un solo
principio la tolleranza, non imponendo nessun
dogma, lasciando ad ognuno la libertà di pensare come vuole.
La ragione è semplice, tutto quello che si definisce “dottrina massonica” sono opinioni dei
singoli massoni, sia sull’ordine in se stesso sia
sui rapporti con il mondo profano. Un’esperienza che ti fa battere il cuore, conclude l’avvocato Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, una magia sospesa in un
raggio di luce. Ma dietro ai sorrisi fiuti la disciplina, la costanza, la preparazione meticolosa quando si parla dei fini della Massoneria.
Trasmettere ai suoi iniziati per mezzo dei simboli il metodo per studiare o per prepararsi a
studiare i “misteri della natura e della scienza”. Scelte di vita dura, per adoperarsi affinché nella società si creino e si sviluppino lo
spirito di tolleranza, senza il quale è impossibile la vita mentale e spirituale, il rispetto per
la dignità dell’Uomo.
Libera Muratoria che si apre alla società ed
esprime il suo pensiero per la pacifica convivenza fra gli esseri umani, basata non su principi assoluti pseudo-biologici o religiosi, ma
bensì sulla libera accettazione di un patto comune. Massoneria che non evoca, brividi, stupore o vapori sulfurei, ma da una meravigliosa lezione d’illuminato pensiero e d’inequivocabile fiducia nell’uomo.
Fiducia essenziale per costruire un mondo migliore.
Enzo Tromba
L’intervento del Gran Maestro Raffi
rassegna stampa
18 dicembre 2005
I fratelli entrano nel Tempio
Compassi & Segreti
]
Politici e imprenditori, facce note e sconosciuti all’appuntamento in via IV Novembre.
Il gotha della massoneria ieri al taglio del nastro della nuova Loggia comune
Imperia. Manager, amministratori, ex poliziotti, dirigenti bancari, medici e commercianti,
dipendenti pubblici, imprenditori edili, assicuratori, commercialisti.
Un centinaio di fratelli imperiesi hanno partecipato, ieri pomeriggio (17 novembre 2005)
nei locali di via IV Novembre 37, all’inaugurazione della nuova Casa Massonica.
All’interno della quale sono da oggi ospitate
le tre Logge del capoluogo rivierasco: Garibaldi, Voltaire e Pirandello.
La sfilata dei liberi muratori, dopo la visita
mattutina della stampa al Tempio, ha avuto
inizio poco dopo le 14 e 30. Volti noti, altri
meno noti ma famigliari, altri ancora decisamente sconosciuti.
Qualcuno, riconoscendo il cronista all’ingres-
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so, si raccomanda, sorridendo, di “non mettere mica il nome sul giornale”.
Ma la novità, in provincia di Imperia, è che
nella Massoneria convivono serenamente muratori cattolici e… musulmani.
“Una convivenza normale tra fratelli che credono negli stessi principi universali e appartengono alla stessa scuola di pensiero: tolleranza, rispetto di tutto e di tutti, uomini alla
ricerca di risposte sui grandi interrogativi dell’universo in un’ottica di confronto”.
Al suo fianco, ospite esclusivo del pomeriggio
massonico, c’è il professor Carlo Mereu, docente universitario. “La Massoneria ha un sogno – aggiungono i due fratelli – raggiungere la fratellanza e l’amore universale. Sarà
un’utopia ma noi la coltiviamo”.
In mattinata, fa una capatina in via IV Novembre anche il vice sindaco di Imperia, Alessio
Saso: “Sono qui in rappresentanza dell’autorità istituzionale”, sorride l’esponente di An.
Assaggia un salatino, scambia quattro chiacchiere con alcuni fratelli e poi si congeda. “Mi
hanno appena chiamato – dice – devo correre a Palazzo per una riunione di giunta”.
A questo punto, sciogliendo tutte le (poche)
riserve di segretezza massoniche rimaste, i tre
Maestri delle Logge imperiesi del Grande
Oriente d’Italia aprono, eccezionalmente, le
porte del Tempio agli “estranei”.
“Sarà la prima e l’ultima volta – ci informa
uno di loro – ora potete entrare perché non
è ancora stato aperto ai fratelli.
Una volta “consacrato” nessuno, se non gli afnumero 21-22 / 2005
filiati, ci potranno mettere più piede… ne approfitti”. Detto e
fatto.
All’ingresso, dai due lati, due colonnine, una rossa e una blu.
Sopra il primo alcuni melograni, di cui uno aperto con i frutti
in evidenza; in cima all’altro, invece, un piccolo mappamondo
in legno. C’è una luce soffusa che diffonde i suoi deboli raggi
sulle file di sedie rosse, alla destra e alla sinistra della sala. Appesi alle pareti, quadretti che indicano i segni dello zodiaco.
Sopra la volta spicca la raffigurazione allegorica del cielo stellato. Il Tempio ha dodici colonne, sei per parte. In fondo, il trono del Maestro Venerabile. Accanto, una statua di Minerva. Poi
le due bandiere: quella Italiana e quella dell’Europa. Dietro i
simboli del Delta, del Sole e della Luna. Ai lati del trono ci sono le postazioni dell’Oratore e del Segretario di Loggia. Lungo
le due pareti, l’una di fronte all’altra, le file di sedie su cui poggiano Maestri, Compagni e Apprendisti, i tre gradi della Massoneria. In mezzo alla sala è visibile un’ara su cui è posato un
candelabro a sette bracci. Tutt’intorno alla sala, un cordone con
sette nodi.
Si ha la sensazione di essere entrati in un luogo sacro.
“Beh – si avvicina un Maestro – in un certo qual modo è così: il Tempio ospita la celebrazione di riti (affiliazioni, riunioni,
incontri) che, seppur non religiosi, hanno un fortissimo senso
simbolico. E poi, nel Tempio, si contempla l’universo…”.
Giorgio Bracco
La Provincia di Como - 18 dicembre 2005
[
Arriva da
Cucciago la pipa
“massonica” per
il bicentenario
numero 21-22 / 2005
S COME SIMBOLO
Il simbolo come ritorno all’unità
(seconda e ultima parte)
È trascorsa molta acqua dacché l’etnologia ha riscoperto il pensiero mitico, dal tempo in cui Lucien Levy-Bruhl affermava che i simboli costituiscono “un prologismo dei popoli primitivi”, una forma
inferiore del sapere.
L’ubriacatura razionalistica ha subito molti contraccolpi negli ultimi
decenni, l’abbattimento delle grandi distanze ha riaccostato l’Occidente all’Oriente, ritrovando un inestimabile patrimonio di saggezza. Nel contempo, la tecnica storica ha compiuto un salto di qualità e la migliore conoscenza del mondo mediterraneo antico, lo
sviluppo dell’etnologia e della scienza delle religioni, hanno fatto
giustizia sommaria di secolari pregiudizi, delle chiusure aprioristiche del positivismo europeo.
Oggi sappiamo che tutta la nostra scienza occidentale non è che
una modalità del conoscere, e, per giunta, angusta, ristretta, l’evidenza ci ha imposto una maggior cautela di giudizio nei confronti
dell’Altro, delle culture diverse.
Siamo figli della filosofia greca; ad essa dobbiamo il misconoscimento della sapienza mitica, delle valenze simboliche.
Abbiamo confuso per duemila anni quella che era soltanto una tecnica gnoseologica con il sapere, tout court, abbiamo ridotto il punto di vista esoterico a qualcosa di occulto di cui diffidare, dimenticando che la filosofia razionalista è una forma convenzionale, così come quella euclidea è una delle tante geometrie possibili. Così
l’Occidente ha dimenticato se stesso, ha snaturato le sue origini inventando concezioni abnormi, come quella del nulla, vera assurdità
metafisica.
Ancora nel basso Medio Evo, la Summa Theologica di San Tommaso d’Aquino era un manuale ad uso degli studenti;
quanti dei nostri ragazzi sarebbero oggi capaci di familiarizzare
con la metafisica dell’Aquinate?
Tale caduta di valore è strettamente connessa alla perdita del ‘centro’, all’occultamento dei simboli ancora vitali nel Medio Evo.
La ricerca di Gérard de Champeaux e Sébastien Sterckx, che la Jaca Book molto opportunamente ci ha offerto in traduzione italiana
con il ricco materiale illustrativo realizzato da Zodiaque, è l’ultimo,
maturo, esito di questo recente processo di riscoperta del mondo
simbolico. Qui l’arte – come si è già accennato – è punto di partenza per una grande sintesi unitaria del pensiero tradizionale.
E la visione cristiana si mostra perfettamente in linea con la citazione di Mohyddin Ibn Arabi: “L’uomo è simbolo dell’esistenza universale” (Vahdatul El Vujud).
Attraverso il simbolo l’individuo compie la sua anabasi catartica, da
fenomeno si fa uomo reintegrato nel suo stato di perfezione primordiale (El Insan el Qadîm), dallo stato edenico può sollevarsi,
con un ulteriore balzo, alla condizione trascendente di “Uomo Universale” (El Insan el Qâmîl), l’Adam Qadmôn della tradizione cabalistica, l’Osiride cosmico egìzio, il Maha Purusha indù.
Tale è il miracolo – se così può dirsi – compiuto dai simboli in chi
sa iniziarsi ad essi, tale la ‘chiave perduta’ dacché l’Occidente post-cristiano fuse la haqîqah (verità esoterica) con la sharî ‘ah (legge exoterica).
L’artista tradizionale del Medio Evo, per tornare più strettamente al
tema, non si prefiggeva di imitare puramente e semplicemente la
natura, ma “imitatur naturam in sua operatione” (San Tommaso
d’Aquino, Summa Theologica, 1 q. 117, a.); ed è palese che l’artista
non potesse improvvisare, con i suoi soli mezzi individuali, una tale operazione propriamente cosmologica.
rassegna stampa
Cucciago. Sarà realizzata da un’azienda del paese la pipa per
festeggiare i 200 anni del Grande Oriente d’Italia. L’idea di ricordare questo anniversario della Massoneria è venuta al patron del “Pipa Club Salmaso” di Viareggio (Lucca), Giovanni
Salmaso, che ha trasmesso subito il disegno ai Maestri Artigiani Ascorti dell’azienda cucciaghese “Caminetto”, ordinandone
100 esemplari.
“L’idea ci è venuta parlando con alcuni nostri clienti – spiega
Salmaso, titolare della tabaccheria che nel 2007 festeggerà 100
anni –.
Oltretutto, nel 2006, si celebra anche l’anniversario della nascita di Giuseppe Mazzini che, come molti altri padri della patria, compreso Garibaldi, era massone”. La pipa, che sarà presentata ufficialmente mercoledì prossimo a Viareggio, è fatta a
tronco di piramide rusticato nero, la canna quadrata e la “vera” d’argento è montata sul bocchino.
Proprio la vera è decorata con i simboli storici della Massoneria: la squadra e il compasso sopra, il sole e la luna ai lati e il
nodo d’amore sotto.
Nella piramide ci sono le scritte “Libertè, egalitè, fraternitè”.
Non è la prima volta che la tabaccheria sceglie un avvenimento al quale dedicare una particolare e limitata produzione: “lo
abbiamo fatto per Puccini, per i 130 anni del Carnevale di Viareggio – spiega ancora Salmaso –.
Ma questa volta sembra proprio che abbiamo suscitato molta
curiosità”.
Bent Parodi
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rassegna stampa
28
La perfetta conformità dell’artista con questa operatio, conformità sottoposta alle regole della tradizione, creava il capolavoro. Essa presupponeva una conoscenza.
Unicamente l’arte tradizionale – nel significato più vasto, che
comprende tutto ciò che è d’ordine formale esteriore, quindi a
fortiori tutto ciò che appartiene a qualsiasi sfera del rituale –
unicamente quest’arte, tramandata con e attraverso la tradizione, poteva essere garante della corrispondenza analogica adeguata tra gli ordini divino e cosmico, d’un canto, e quello umano o artistico, dall’altro.
La montagna, la pietra, l’albero, il cerchio e la croce rinviano
ed alludono davvero ad altro da sé per chi sa leggere in essi.
Il simbolo – affermava Oswald Wirth – è una “finestra aperta
sull’infinito”. E Ananda K. Coomaraswamy (De la mentalité primitive, in Etudes traditionelles) ci ricorda che “un oggetto non
è unicamente quello che è per i sensi, ma anche quello che rappresenta. Gli oggetti, naturali o artificiali, non sono… ‘simboli’
arbitrari di una realtà diversa e superiore; ma sono… la vera
manifestazione di essa realtà: l’aquila o il leone, ad esempio,
non sono un simbolo o un’immagine del Sole, ma il Sole stesso in una sua parvenza (stante che la forma essenziale importa più della natura in cui si manifesta); come pure, ogni dimora è l’immagine del mondo ed ogni altare si trova al centro della terra…”.
Perché l’universalità dei simboli? Essi – affermavano i rishi del
Veda – sono apaurushêia, non-umani; per il pensiero tradizionale essi sono partecipati all’uomo dall’alto, all’uomo in quanto creato ad immagine e somiglianza di Dio.
Ogni elemento singolo, e il mondo nella sua intera complessità,
è un simbolo, tanti microsimboli che si riuniscono nel macrosimbolo trascendentale. L’immagine (lo yantra indù), il suono
– e con esso il linguaggio – (il mantram ariovedico), tutto è
simbolo con una polivalenza di significati che, lungi dal contraddirsi, si sovrappongono e si integrano favorendo la trasmutazione spirituale (abhisambhava) dell’uomo.
La ragione discorsiva – si sa – ha i suoi limiti. Non è con essa che si possono attingere le verità metafisiche, bensì per il
tramite del pensiero simbolico, vera alchimia interiore.
Il rito non è che simbolo agito, i miti una specie del genere universale (racconti simbolici che alludono a realtà di ordine tradizionale superiore).
Accennavamo all’inizio della continuità tra pensiero cristiano
medioevale e tradizione arcaica, dell’ortodossia evangelica venuta a confermare la Legge.
Per concludere e meglio ribadire quest’unità di legami ricorreremo ad un simbolo esemplare: il ‘mito’ dei re Magi.
La tradizione di questi saggi, venuti dall’Oriente a rendere
omaggio al Cristo in fasce, nei Vangeli è ripresa da San Matteo. Ma fu Veda il venerabile ad esaltare il ricordo dei Magi nel
Medio Evo e si narra che nel 1164 i resti mortali dei saggi Baldassarre, Melchiorre e Gaspare furono traslati da Milano alla
cattedrale di Colonia.
I tre Magi, che offrirono l’oro, l’incenso e la mirra a Gesù bambino nella stalla (la ‘caverna iniziatica’) di Betlemme, la ‘Casa
del pane’, furono guidati nella loro ricerca da una ‘stella fiammeggiante’, essa stessa segno della teofanìa luminosa. Da dove venivano? San Matteo non ce lo dice.
Ma qui ci occorre la letteratura esoterica del pensiero tradizionale. Vi si parla con insistenza d’un centro spirituale supremo, detentore di ogni conoscenza metafisica: Esso si sarebbe
chiamato – nelle varie età – Thule, Luz, Isola dei Beati, Dilmun, ecc. Nell’ultima fase dell’Età del ferro (il kaliyuga degli
Indù) il suo nome è Agarttha, inviolabile, occulta; e ciò in dipendenza dell’estrema decadenza spirituale del nostro tempo,
ragione per cui ogni sapienza deve essere opportunamente velata per non corrompersi.
Qui si sarebbero ritratti gli ultimi veri Rosa Croce, all’indomani del trattato di Westfalia (1644).
La sua localizzazione (anch’essa da intendersi simbolicamente)
è attribuita all’Oriente.
A capo di questo centro, che nel primo ciclo dell’umanità si
chiamò Paradêsha, Paradiso, troviamo una struttura ternaria (la
stessa che sembra caratterizzare, al fondo, ogni processo creativo): al vertice Brahmâtmâ, ‘supporto delle anime dello spirito di Dio’, con due coadiutori che sono il Mahâtmâ, rappesentante dell’Anima universale e il Mahânga, simbolo di tutta l’organizzazione materiale del Cosmo.
Si tratta della stessa divisione gerarchica che le dottrine occidentali rappresentano mediante il ternario ‘spirito, anima, corpo’ e qui applicata secondo l’analogia costitutiva del Macrocosmo e del Microcosmo e, propriamente, nel caso di Agarttha,
designava principi più che esseri umani nel senso corrente.
Ora, come ci ricorda René Guénon, il Mahâtmâ “conosce gli avvenimenti del futuro” e il Mahânga “dirige le cause di tali avvenimenti”; quanto al Brahâtmâ, egli può guardare e “parlare
a Dio faccia a faccia”; è, cioè, l’equivalente del Metatron della
tradizione ebraica.
La triade di Agarttha, l’inviolabile, rispecchia il Tribhuvana
indù, il trimundio costituito dalla Terra (Bhu, il Mahânga a capo della manifestazione corporea), dall’Atmosfera (Bhuvas, il
Mahâtmâ responsabile della manifestazione sottile o psichica
nel mondo intermedio, l’Antaryksa) e dal Cielo (Swar, il
Brahmâtmâ, a capo del mondo principale non manifestato).
Il Mahâtmâ ed il Mahânga simboleggiano, inoltre, il potere sacerdotale e quello regale, distinzione che corrisponde a quella
indiana dei Brâhmani ed egli Kshatriya, le due caste (varna),
per eccellenza. Il Brahmâtmâ, al quale appartiene la pienezza
dei due poteri, è ativarna, di là dalle caste.
La tripartizione del centro spirituale supremo, in cui si identifica la Legge esoterica, che i Vangeli vennero a confermare, si
ritrova, appunto, nella narrazione dell’apostolo Matteo: i Re
Magi venuti dall’Oriente altri non sono che i tre capi dell’Agarttha, venuti a rendere omaggio alla grande teofanìa.
Il Mahânga offre a Cristo l’oro e lo saluta come ‘Re’; il
Mahâtmâ gli offre l’incenso e lo saluta come ‘Sacerdote’; il
Brahmâtmâ, infine, gli offre la mirra (cioè il balsamo di incorruttibilità, immagine dell’Amrita, raffigurata dal Soma vedico,
dall’Haoma mazdeo e corrispondente all’ambrosìa dei Greci’. Il
capo supremo dell’Agarttha saluta nel Cristo il Maestro spirituale per eccellenza.
Ed è ancora Guénon (Il re del mondo) a ricordarci come l’omaggio reso in tal modo al Cristo nascente, nei tre mondi che
sono anche i loro rispettivi regni, dai rappresentanti autentici
della Tradizione primordiale è, nello stesso tempo, il pegno
della perfetta ortodossia del Cristianesimo nei confronti di essa. E non casualmente il mito dei Magi ebbe particolare vitalità
nel Medio Evo, età nella quale Oriente ed Occidente tornarono
a scontrarsi (le Crociate) ma anche ad incontrarsi con un’interazione culturale: Sufi e Templari si trasmisero un prezioso bagaglio di conoscenze iniziatiche. Ma poi venne Filippo il Bello… E la fine del Medio Evo segnò l’occultamento dei simboli,
il trionfo della diànoia a scapito della nòesis tradizionale; di
questa non restano che vestigia e sacre reliquie.
Ma, forse, si può ancora sperare ed il saggio di Gérard de
Champeaux e Sébastien Stercks ne è interessante conferma
esegetica. Verrà giorno in cui tireremo le somme e sarà la conclusione di un altro ciclo, il più squilibrato della storia.
Bent Parodi, giornalista e scrittore,
è Grande Oratore Aggiunto del Grande Oriente d’Italia
numero 21-22 / 2005
rassegna stampa - attualità
5 dicembre 2005
]
Intervista di Bruno Ventavoli a Giulio Giorello
Il buon cristiano dev’essere relativista
La replica di un filosofo della scienza
“Una posizione che può essere utile anche a chi
crede per combattere disastrose religioni terrene come il comunismo – I valori espressi dai
comandamenti sono stati declinati in vario modo, anche molto contraddittorio”.
“Il vecchio “Joe”, come dicevano gli americani
quando apprendevano qualche malefatta di
Stalin, l’ha sparata di nuovo grossa. Ma è meglio così, ogni volta che Joseph Ratzinger attacca il relativismo, vendo qualche copia in più
del mio libro”. Giulio Giorello, filosofo della
scienza, autore del fortunato libro-pamphlet “Di
nessuna chiesa. La libertà del laico” (Raffaello
Cortina Editore) non smarrisce l’ironia, pur ansimando per il passo veloce nelle vie di Mirandola.
Il Papa ha di nuovo accusato agnosticismo e relativismo, subdoli nemici della libertà religiosa
e umana. Lei, professore, che cosa ne pensa?
“Non riesco bene a capire la ragione profonda
per prendersela contro l’atteggiamento relativistico, il relativismo, infatti, non è un dogma,
“Non c’è verità”, non è nemmeno la frase banale e insensata “tutto è relativo”. Il relativismo
è l’atteggiamento mentale per il quale ogni dottrina, ogni punto di vista, ogni stile di vita ha
diritto di esistere. È l’atteggiamento un po’ sornione e un po’ ironico di Voltaire che ha permesso all’Europa di uscire dal disastri delle
grandi guerre di religione”.
Quando gli “assolutisti”, in nome del proprio
assoluto, massacravano chi la pensava diversamente…
“Chissà perché il Papa se la prende così tanto;
il relativismo, in fondo, può essere utilizzato
anche a difesa dei cristiani, che sono stati e
vengono torturati, uccisi, imprigionati, a causa
della loro fede, da fanatici di altre religioni, o
di “religioni terrene”, disastrose, come il comu-
nismo. Nella storia si è sempre ucciso nel nome
dell’assolutismo, mai dal relativismo. Un vero
cristiano dovrebbe essere sempre relativista…
Come diceva il buon vecchio Leopardi, il relativismo come tale non attacca l’assoluto, piuttosto lo moltiplica perché lascia ai vari assoluti la
possibilità di dispiegarsi in un gioco, magari
durissimo, pieno di polemiche, ma pur sempre
libero”.
Il problema è anche dei “valori”. Senza valori –
dice il Papa – una democrazia si trasforma in
tirannia…
“Non riesco a capire quali valori siano… certamente anche i valori tradizionalmente espressi
dalla Tavola dei Comandamenti, grande conquista del pensiero ebraico, una delle più grandi
formulazioni spirituali del nostro Occidente, sono stati declinati in vario modo. E anche molto
contraddittoriamente. Penso per esempio ai militanti americani del Movimento per la Vita, che
oggi sparano sui medici abortisti, e sono tranquilli fautori della pena di morte. E non dimentichiamoci di tutti i boia che ha avuto il Vaticano. Aspettiamo ancora un pubblico atto di contrizione per Giordano Bruno, o per gli altri liberi pensatori eretici maciullati nel periodo più
cupo della Controriforma. Vorremmo più apertura sul diritto delle persone di perseguire il
proprio bene a loro modo, e sul diritto di mantenere un’opinione senza dovere rendere conto
né a un leader religioso né a un capo di partito, che poi diventa autoritario quanto un leader
religioso. Non mi piacciono né i grandi capi di
partito infallibili, né chi reclama per sé la cattedra dell’infallibilità”.
Il Papa dice che la libertà religiosa è l’unica vera perché in grado di stabilire una relazione libera e consapevole tra l’uomo e il suo Creatore.
“Quella sarà la migliore espressione della libertà
rassegna stampa - attualità
Città del Vaticano - 22 dicembre 2005
Papa: confronto fra fede e ragione sfida centrale per la Chiesa
Con Concilio ripensamento positivo
su rapporto con scienza
Il confronto più ampio e approfondito possibile
è la grande sfida alla quale deve rispondere la
Chiesa in quest’epoca, un evento per altro che
ha degli importanti precedenti storici: dall’incontro della Chiesa con la cultura aristotelica alla vicenda di Galileo. Il Concilio Vaticano II ha
poi tracciato una rotta sicura per affrontare
questa sfida. Così Benedetto XVI si è espresso
di fronte alla Curia ricevuta in udienza questa
mattina per il consueto scambio degli auguri
natalizi. Il Papa ha delineato in questa occasionumero 21-22 / 2005
ne la prospettiva entro la quale la Chiesa cattolica dovrà muoversi nei prossimi anni. “Il passo
fatto dal Concilio – ha detto Ratzinger – verso
l’età moderna, che in modo assai impreciso è
stato presentato come ‘apertura verso il mondo’, appartiene in definitiva al perenne problema del rapporto tra fede e ragione, che si ripresenta in sempre nuove forme”. Del resto la
stessa fragilità dela natura umana è un rischio
per lo stesso “cammino dell’uomo”. Il Papa ha
successivamente fatto riferimento ad episodi
storici del passato in cui già il confronto fra fede e ragione era stato decisivo per la Chiesa.
“Quando nel XIII secolo – ha spiegato il Pontefice – mediante filosofi ebrei ed arabi, il pensiero aristotelico entrò in contatto con la cristianità medievale formata nella tradizione platonica, e fede e ragione rischiarono di entrare
in una contraddizione inconciliabile, fu soprattutto san Tommaso d’Aquino a mediare il nuovo incontro tra fede e filosofia aristotelica,
mettendo così la fede in una relazione positiva
rassegna stampa
[
per lui… Io credo che ci siano molte altre forme
di libertà diverse. Anch’io mio meraviglio per la
bellezza della natura e anch’io sono convinto
che lo studio dei fenomeni naturali sia importantissimo per capire di più il Mondo, e che capire il Mondo sia un atto di riconoscimento del
Divino. Ma penso il Divino legato alla natura come lo pensava il grande Spinoza, non a caso
maledetto, insultato e perseguitato sia dai suoi
ex correligionari ebrei, sia dai bigotti protestanti, sia dai cattolici del suo tempo”.
La libertà è dunque “laica”?
“La libertà non appartiene a nessuno. È un’aria
in cui respirano tutti, e non può essere sequestrata né da una religione né da un’ideologia. Perché il giorno che qualcuno comincia a
pensare che la propria Chiesa è l’unica giusta,
le altre cominciano a stare un po’ male… Preferisco tenermi la libertà della filosofia alle promesse di intervento da parte dei Ratzinger di
tutto il mondo”.
Nel nostro Occidente ci sono oggi laici che, per
strane commistioni, stanno diventando più assolutisti dei religiosi.
“Ho letto un libretto di Reset in cui venivano
messi a confronto Ratzinger e il filosofo Jùrgen
Habermas. Devo dire che dal punto di vista laico Ratzinger faceva una figura migliore, perché
lui, almeno, è un uomo intelligente e colto. Al
suo confronto Habermas sembrava un poveretto, soprattutto là dove, con grande debolezza,
definiva il non credente un “credente stonato”.
Capisce? L’ateo, l’agnostico, il laico, sarebbero
credenti stonati, gente che non sa cantare bene nell’armonico coro delle varie esperienze
religiose… Se questi deliri sono filosofia, pensiero laico, io smetto di fare il filosofo. Preferisco aprire un bar ai Caraibi e gustarmi il
rhum, che laggiù è ottimo”.
29
rassegna stampa
con la forma di ragione dominante nel suo tempo”. E ancora “La faticosa disputa tra la ragione moderna e la fede cristiana che, in un primo
momento, col processo a Galileo, era iniziata in
modo negativo, certamente conobbe molte fasi,
ma col Concilio Vaticano II arrivò l’ora in cui si
richiedeva un ampio ripensamento”. “Adesso
questo dialogo – ha aggiunto Benedetto XVI –
è da sviluppare con grande apertura mentale,
ma anche con quella chiarezza nel discernimento degli spiriti che il mondo con buona ragione aspetta da noi proprio in questo momen-
Città del Vaticano - 22 dicembre 2005
rassegna stampa - attualità
Papa: libertà religiosa non
può significare trionfo del
relativismo, è invece
necessità derivante da
convivenza umana
Fra le grandi questioni sollevate dal Concilio c’è
quella della libertà religiosa, tuttavia essa non
può corrispondere a una “incapacità dell’uomo di
trovare la verità” e diventare “canonizzazione
del relativismo”. In questo modo, rivolgendosi
alla Curia vaticana per i consueti auguri di Natale, il Papa ha spiegato come il tema della libertà
religiosa, giustamente affrontato dal Concilio,
possa essere interpretato come impossibilità dell’uomo contemporaneo di riconoscere la verità
cristiana. “Se la libertà di religione – ha detto il
]
Papa – viene considerata come espressione dell’incapacità dell’uomo di trovare la verità e di
conseguenza diventa canonizzazione del relativismo, allora essa da necessità sociale e storica è
elevata in modo improprio a livello metafisico ed
è così privata del suo vero senso, con la conseguenza di non poter essere accettata da colui che
crede che l’uomo è capace di conoscere la verità
di Dio e, in base alla dignità interiore della verità, è legato a tale conoscenza”.
“Una cosa completamente diversa – ha proseguito
rassegna stampa - attualità
[
Ora che le automobili hanno per il momento smesso di andare a fuoco, (salvo l’accendersi di spiagge remote, in Australia) si può tornare più pacatamente sul dibattito che i disordini di periferia francesi hanno fatto sorgere, segno di ansia reale in
tutta Europa. Le livide banlieue in fiamme hanno rivelato una malattia profonda delle nostre società,
incapaci di integrare l’immigrazione già stanziata,
mentre nuovi flussi premono dall’esterno? O non si
tratta invece di disagi sociali, propriamente generazionali, non ignoti e anzi ricorrenti, ancorché oggi in forma acuta e certo con novità importanti?
Semplificando, è un problema più di immigrati o
più di giovani?
Come si è letto, il dilemma si presta a più letture, storiche e culturali. Proviamo però a elencare
i principali dati di fondo, per capire qualcosa di
più rispetto al futuro dell’Italia. Si è detto, infatti, ed è corretto, che il problema francese interessa le seconde (o terze) generazioni, mentre in
Italia le seconde generazioni sono giovanissime.
Il loro impatto sociale come giovani adulti avverrà tra una decina d’anni. E questi anni non
vanno sprecati.
Un primo elemento è l’assenza di opportunità
30
to. Così possiamo oggi con gratitudine volgere
il nostro sguardo al Concilio Vaticano II: se lo
leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, esso può essere e diventare sempre
di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa”.
Papa Ratzinger
Benedetto XVI – è invece il considerare la libertà
di religione come una necessità derivante dalla convivenza umana, anzi come una conseguenza intrinseca della verità che non può essere imposta dall’esterno, ma deve essere fatta propria dall’uomo
solo mediante il processo del convincimento”.
“Il Concilio Vaticano II –ha concluso Ratzinger–,
riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla
libertà religiosa un principio essenziale dello
Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio più profondo della Chiesa”.
21 dicembre 2005
INTERVENTO
Una ricetta per prevenire
il rischio banlieu in Italia
economiche individuali per molti giovani figli e
figlie di immigrati, in un contesto percepito invece come ricco di opportunità per tutti gli altri. La
sensazione di avere un muro intorno a sé, non riguarda, in genere, le prime generazioni, che
hanno scelto di emigrare e sono disposte ad accettare i lavori più pesanti, pericolosi e poco pagati. Riguarda, invece, le seconde generazioni e
le loro aspettative d’affermazione socio-economica, formatesi in modo analogo a quelle di tutti gli altri giovani. Ciò che porta a rifiutare il percorso dei genitori si concretizza, però, raramente in effettiva mobilità sociale verso l’alto. Di qui
frustrazione, anomia, conflitto. I giovani figli di
immigrati devono poter trovare nella società opportunità per costruirsi progetti di vita personali: non rifugi assistenzialistici, ma trampolini verso una meta visibile – anche eventualmente costosa in termini di impegno individuale. Una
scuola che provveda effettive competenze, culturali, professionali e civiche, è cruciale a questo
riguardo.
Un secondo elemento riguarda l’elevata concentrazione – spaziale degli immigrati. La politica
francese d’edilizia popolare, nata come sforzo di
gestione razionale del problema abitativo, si è rivelata non da oggi un catalizzatore di disagio sociale. Una specie di ecosistema che protegge ma
tiene prigionieri i suoi abitanti – odiato e amato.
La concentrazione delle residenze si è poi tradotta nella formazione di “classi-ghetto” nella
scuola, con effetti di degrado sulla formazione
dei giovani e le loro chances di futuro. In Italia il
problema è meno grave: ma anche noi dobbiamo
molto migliorare le scelte di pianificazione territoriale: più permeabilità tra i luoghi, più mix funzionale, anche più bellezza, insomma più “effetto città” nei nostri progetti urbani.
Un terzo elemento è dato dal fallimento dei canali
della partecipazione, democratica e sociale, che
sembrano non avere permesso la comunicazione,
sia pure solo in termini conflittuali, delle istanze
dei giovani. Esclusione e autoesclusione dai momenti significativi della vita sociale (partecipazione politica ed elezioni, attività associative, culturali, sportive) producono estraneità – anzi ostilità – verso la società main-stream. Alle quali è
corrisposto un atteggiamento di scarsa attenzione
da parte delle istituzioni e del potere, diventata
malintesa, e talvolta maldestra, difesa della leganumero 21-22 / 2005
lità. Quest’ultima è irrinunciabile, anche quando
richieda misure gravi; ma non deve essere pensata come una guerra a un corpo estraneo.
La componente islamica – la cui presenza è indubbia – sembra però in questo caso più una risorsa identitaria oppositiva, un nome per riconoscersi, che un effettivo motore religioso dello
scontro. Certo non va sottostimata, perché può
rappresentare un veicolo simbolico potente e potenzialmente destabilizzante. Nella società civile
italiana va proseguita la riflessione su come fare
spazio e incorporare l’immigrazione, specie i giovani. Il sociologo Alejandro Portes legge nella si-
tuazione americana attuale i rischi dell’integrazione segmentata, in cui i giovani immigrati, poveri
di risorse sociali, si saldano con le fasce di sottoproletariato giovanile urbano, rimanendo invischiati nelle trappole dell’esclusione. Non sarà forse questo il caso italiano. Segnalo, però, un rischio
non meno preoccupante. In parte della popolazione italiana prevale – lo sappiamo – una concezione debole della legalità. Come evitare che gli
immigrati, a loro volta provenienti spesso da paesi dalla legalità ancora più fragile, si conformino
perfino troppo facilmente alla situazione, con l’effetto di maturare scarsa stima per tutto quanto sia
regole, legge, politica? Se ciò accadesse, ne pagheremmo tutti il prezzo. Gli immigrati devono,
però, capire che sarebbero loro – e ancor più i
loro figli – le prime vittime di un’integrazione
marginale a basso tasso di legalità.
Non si tratta di opporre un poco plausibile “mito
repubblicano” alla francese al nostro disincanto civico (per non dire peggio). Ma costruire opportunità economiche, socialità urbana, nuovo senso civico: una ricetta contro il rischio banlieu, difficile
ma buona per immigrati e italiani.
Monaco Demarie
direttore Fondazione Giovanni Agnelli
rassegna stampa - attualità
22 dicembre 2005
Scienza e fede - Una sconfitta per la destra religiosa americana
Darwin torna in aula
Il creazionismo bandito dalle scuole
Verdetto di un tribunale della Pennsylvania: il “disegno intelligente” è anticostituzionale
anniversari
]
hanno visto battuti tutti i sei membri che nel 2004
avevano sostenuto la teoria del disegno intelligente. A voler continuare lo scontro legale sono
invece associazioni di ispirazione religiosa presenti in altri Stati, come il “Thomas More Law
Center” di Ann Arbor, in Michigan, il cui presidente Richard Thompson ha accusato il giudice
Jones di aver lanciato un “ignobile attacco nei
confronti di quegli scienziani che credono in Dio”.
Per il fronte anti-Darwin la sconfitta in Pennsylvania segue quella subita in Georgia dove un tribunale ha ordinato di rimuovere dai libri di testo
adesivi con riferimenti al disegno intelligente.
Mentre lo Stato dove l’evoluzionismo resta più
contestato è il Kansas che in novembre ha approvato nuovi regolamenti scolastici che mettono in
dubbio le conclusioni di Charles Darwin.
Maurizio Molinari
anniversari
numero 21-22 / 2005
ligente in alternativa all’evoluzionismo durante le
lezioni di scienze nelle scuole pubbliche”. Duro il
giudizio anche nei confronti dei sostenitori della
teoria religiosa: “È ironico il fatto che costoro, così fieri della loro religiosità, siano venuti di fronte
alla Corte per mentire, affermando di sostenere un
principio di tipo laico”. Ciò non toglie che la teoria di Charles Darwin sia “imperfetta” ma “il fatto
che non sia in grado di fornire ogni spiegazione
non può essere il pretesto per violare la separazione fra Stato e religione”.
Le famiglie che avevano presentato ricorso hanno
salutato la sentenza come una “vittoria della Costituzione” mentre la presidente del consiglio scolastico di Dover, Bernadette Reinking, ha fatto sapere che non sarà presentato ricorso per via del
fatto che l’intera composizione di questo organismo è mutata a seguito delle recenti elezioni che
L’Italia dei
Liberi Muratori
Piccole biografie di massoni famosi
GIOVANNI AMENDOLA
Avvocato, politico, ministro
Nato a Salerno il 5 maggio 1882, scrittore e
uomo politico, si segnalò con articoli ne “La
Voce” di Papini e Prezzolini. Fu iniziato massone il 24 maggio 1905 nella Loggia “Gian
Domenico Romagnosi” di Roma. Collaboratore de “Il Resto del Carlino” di Bologna e poi
corrispondente romano del “Corriere della
Sera” nel 1914-15, di fronte allo scoppio della
prima guerra mondiale patrocinò, con i
“gruppi nazionali-liberali” da lui stesso fondati, l’intervento a fianco dell’Intesa. Deputato al Parlamento dal 1919, dal 1920 fu sottosegretario alle Finanze nel gabinetto Nitti e
ministro per le Colonie nei governi Bonomi e
Facta. Con la fondazione, nel 1921 de “Il Mondo” si fece caldo assertore di un liberalismo
democratico. Strenuo avversario del fascismo
e animatore della resistenza aventina, espose le sue tesi con molto vigore in “Una battaglia liberale” (1924), “La democrazia”
(1924), “Per una nuova democrazia” (1926 in
collaborazione con altri). Morì esule a Cannes (Francia) il 1º aprile 1926 in seguito alle
bastonature inflittegli dai fascisti il 29 luglio
1925 a Montecatini.
(dal libro di Vittorio Gnocchini)
rassegna stampa
Insegnare la teoria del “disegno intelligente” nelle scuole pubbliche viola la Costituzione: con
questa motivazione un giudice federale della
Pennsylvania ha respinto la richiesta di inserire
nei corsi di biologia anche riferimenti alle spiegazioni religiose relative all’origine della vita sulla
Terra.
La battaglia legale era iniziata nell’ottobre del
2004 allorché il consiglio scolastico dell’area di
Dover si era pronunciato – primo in tutti gli Stati Uniti – a favore del “disegno intelligente” stabilendo che durante le lezioni di biologia nelle
scuole locali gli insegnanti avrebbero dovuto specificare che la teoria evoluzionista di Chales
Darwin “non è un fatto” e “ha delle lacune” suggerendo agli studenti di consultare il libro di testo “Of Pandas and People” (A proposito dei panda e delle persone) per avere più informazioni in
proposito. Un gruppo di famiglie del distretto di
Dover si oppose e iniziò, assieme all’Unione americana per le libertà civili, la battaglia legale conclusasi ieri con il verdetto del giudice del distretto federale di Harrisburg, John E. Jones III, assai
esplicita: “I membri del consiglio scolastico che
votarono a favore del disegno intelligente non
hanno reso un buon servizio ai cittadini, agli studenti, ai genitori ed agli insegnanti causando uno
spreco di risorse umane e finanziarie nel tentativo di avvalorare una tesi laica che in realtà altro
non era che un pretesto per promuovere la religione nelle classi delle scuole pubbliche”.
La sentenza di Harrisburg fa notizia in America per
via del fatto che il disegno intelligente è diventato da tempo il cavallo di battaglia di quella destra
religiosa contraria alla teoria di Darwin, secondo il
quale la vita sulla Terra è frutto dell’evoluzione
della specie. La decisione del giudice Jones è la
prima sul contenzioso fra scienza e fede sulla
creazione della vita da quando nel 1925, e le 139
pagine del testo della setenza si rifanno alla Costituzione nel riaffermare il principio della divisione fra Stato e religione e quindi della laicità delle
scuole pubbliche. “La conclusione alla quale questa Corte è giunta – è la tesi del giudice – è che
sarebbe incostituzionale insegnare il disegno intel-
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Periodico informativo culturale
Anno VI • Numero 21-22 • 15-31 Dicembre 2005
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