ANNO 42 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE N. 11 - NOVEMBRE 2014 MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA Pera: i mercati, le varietà 001Cop_Arg_11.indd 1 SPECIALE Con Fico Bologna diventa capitale del made in Italy Credito agrario: Biodiversità, volumi in calo, arriva la banca dati ma non nel Nord-Est dei vitigni autoctoni a pag. 8 a pag. 24 a pag. 67 18/11/14 11.51 001Cop_Arg_11.indd 4 18/11/14 11.51 itoriale CARLO PIRAZZOLI Coordinatore Economia e marketing Sistema agro-industriale, Dipartimento Scienze Agrarie, Università di Bologna Frutticoltura: agire presto I l sistema frutticolo italiano dopo la nerissima campagna estiva del 2014 sarà ancora in grado di risollevarsi o è destinato a un lento, ma inesorabile declino? È questa una domanda che emerge spontanea tra gli operatori del settore dell’Emilia-Romagna e ancor più tra i frutticoltori che stanno decidendo di investire per rinnovare i propri impianti. La risposta non è scontata poiché va ricercata nella capacità di reazione che il sistema sarà in grado di generare a fronte dell’attuale pesante situazione, la cui origine deriva, al di là del non favorevole andamento climatico o degli effetti dell’embargo russo, da problemi reali che si sono sedimentati nel tempo, all’interno della stessa filiera. La diminuita competitività si è infatti progressivamente accentuata negli ultimi anni ed è stata particolarmente pesante per la peschicoltura. A tale riguardo va ricordato che in sole tre/quattro annate su dieci il prezzo liquidato ai produttori ha appena compensato i costi sostenuti, mentre nelle altre sei/sette sono state registrate perdite, anche di grave entità. Ciò, inevitabilmente, si è tradotto in una progressiva riduzione degli investimenti con circa 12mila ettari abbattuti dall’inizio millennio, con conseguente danno sociale (oltre 1 milione di giornate di lavoro perse). Per questo comparto, ma il discorso si potrebbe allargare ad altri, è dunque giunto il momento, non più rinviabile, di un deciso cambio di rotta. Per prima cosa occorre adeguarsi in fretta alle nuove tendenze di mercato, in cui stanno nettamente prevalendo l’organizzazione, la qualità del prodotto e la qualità dei servizi offerti. Se è vero come è vero che il sistema distributivo moderno si impernia sostanzialmente su gruppi di acquisto organizzati, sia in Italia e ancor più all’estero, NOVEMBRE 2014 003Agr_11.indd 3 diventa allora indispensabile essere maggiormente organizzati a livello dell’offerta, il che significa concentrare le leve decisionali per il controllo della produzione, per il suo commercio e per il marketing in organismi opportunamente costituiti (come le Aop o altri nati recentemente come Ortofrutta Italia e Oi Pera). A sistemi di acquisto fortemente organizzati, non si può che rispondere con sistemi altrettanto organizzati, altrimenti il match da giocare diventa a senso unico e il più forte detta le proprie condizioni, naturalmente a proprio vantaggio. È proprio in un rapporto più equilibrato con la Gdo che si può allora pensare di recuperare valore a favore dei frutticoltori (servono almeno 15 cent euro/kg in più) e la stessa proposta avanzata qualche anno fa dalla Regione dopo l’ennesima crisi, ovvero 40 cent euro/kg, rispettivamente per produttore, condizionatore e distributore, andava in questa direzione. Ma ciò non basta. Per la frutta da consumo fresco, va migliorato il livello qualitativo offerto, nel senso del buono e del sano, così da soddisfare le aspettative del consumatore moderno e dunque vanno ricercate in fretta le diverse qualità per altrettanti target commerciali di riferimento (paesi di destinazione e/o tipologia di distributore). In questo senso la ricerca dovrà fornire un importante contributo mettendo a disposizione varietà adeguate e contenendo l’eccessiva frammentarietà (sono circa 470 le cv presenti, di cui 120 quelle commercialmente rilevanti). Infine non si possono sottacere le azioni che mirano a valorizzare i prodotti frutticoli con mirate campagne promozionali capaci di comunicare qualità salutistiche, origine, tradizione e dunque giocare su quel Made in Italy che per i consumatori europei significa ancora tanto. 3 18/11/14 07.52 MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA SOMMARIO 03 EDITORIALE ANNO 42 - N. 11 - NOVEMBRE 2014 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Tiberio Rabboni Frutticoltura: agire presto Carlo Pirazzoli Fatti 06 FOCUS DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini Un Piano in otto punti per rilanciare l’agricoltura COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga Giancarlo Martelli IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Mario Savorelli (Crpv), Magda C. Schiff (Crpa), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ [email protected] EDITORE Editoriale Idea Srl Via A. Gandiglio, 81 - 00151 Roma Tel. 06.65797535 www.editorialeidea.it ABBONAMENTI c/c postale n. 001021181522 c/c bancario IBAN IT84I0760103200001021181522 intestato a Editoriale Idea Srl 08 ECCELLENZE AGROALIMENTARI Fico: il made in Italy trova casa a Bologna Paola Fedriga 10 IL FORUM DI COLDIRETTI Cucina povera e apericena: a tavola con la crisi Antonio Apruzzese 14 CIBI IN TAVOLA Carni suine: in arrivo l’etichettatura d’origine Matilde Fossati 20 QUI REGIONE Piadina e Salama da sugo, sapori inimitabili a cura della Redazione 22 QUI EUROPA Promozione agroalimentare, sì al nuovo regolamento a cura di Carla Cavallini DOSSIER CREDITO a cura di Agen.Ter 24 Calano i prestiti, ma non nel Nord-Est a cura di Ismea 27 Dalla Regione dieci milioni per il sostegno alle imprese Gianni Piancastelli, Giuseppe Todeschini 30 Garanzie e semplificazione per combattere la crisi Alberto Rodeghiero 16 PRODOTTI DA TUTELARE La biodiversità protagonista al Salone del Gusto Paolo Pirani 18 AGREA NEWS Bilancio 2014: alle imprese regionali 650 milioni Nicodemo Spatari Economia 32 ANALISI Per la zootecnia da carne i conti restano in rosso Claudio Montanari 36 PRODUZIONI Una buona partenza per actinidia e kaki Cristiano Riciputi CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: [email protected] Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 17/11/2014 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Foto di copertina: Fotolia 004-005Agr11.indd 4 18/11/14 07.53 NOVEMBRE 2014 Fisco e previdenza Ricerca Pedologia 38 Irap più leggera, ma solo 69 RICERCHE per i dipendenti fissi a cura di Corrado Fusai In azienda 40 UNA STORICA IGP La mortadella cerca nuovi mercati Claudio Visani Meccanizzazione 42 EIMA INTERNATIONAL Macchine agricole: mercato a due velocità Antonio Apruzzese 44 MOTORI & AMBIENTE Tier 4: l’ultima tappa per emissioni sostenibili Ottavio Repetti SPECIALE PERA a cura di Olga Cavina 47 Nuovo raccolto: buone qualità e conservazione Elisa Macchi, Tomas Bosi 52 «Più programmazione e cultura di prodotto» a cura della Redazione e sperimentazione 56 PROGETTO AGROSCENARI Cambiamenti climatici: istruzioni per l’uso Vittorio Marletto, Francesco Masoero, Francesca De Lorenzi, Silvia Maria Alfieri 58 UNA RISORSA PER IL TERRITORIO Pianura e montagna: cultivar di qualità per la patata Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliconi, Lorena Castellari Una guida racconta le Terre del Delta del Po Carla Scotti, Gloria Minarelli Rubriche 66 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura della Redazione 72 SPAZIO INNOVAZIONE a cura di Patrizia Alberti 74 MONDO BIO a cura di Rosa Maria Bertino 61 FERTILIZZAZIONE Il compost di qualità, un’alternativa per il pesco 75 IN BREVE Elena Baldi, Giovanbattista Sorrenti, Maurizio Quartieri, Moreno Toselli, Angelo Innocenti 77 AGENDA VERDE 63 FONTI RINNOVABILI Biogas da liquami suinicoli, i vantaggi della codigestione Claudio Fabbri, Mirco Garuti a cura della Redazione a cura della Redazione 79 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni, Massimo Drago 81 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli Biodiversità 67 VITICOLTURA 82 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI Enrico Cinotti, in collaborazione con Il Salvagente Una banca dati per i vitigni autoctoni Marisa Fontana, Ilaria Filippetti, Chiara Pastore 54 Riscaldo delle Abate Fetel, come individuare il rischio Daniele Missere 004-005Agr11.indd 5 18/11/14 07.53 Fatti FOCUS Un Piano in otto punti per rilanciare l’agricoltura Dal Governo un pacchetto di misure in grado di mettere in moto investimenti complessivi per 2,2 miliardi. La legge di Stabilità al vaglio del Parlamento GIANCARLO MARTELLI I l Governo stringe i tempi per il rilancio del settore agroalimentare e mette in campo un robusto pacchetto di interventi per aiutare le imprese a scrollarsi di dosso il fantasma della crisi, accelerando sulla via della ripresa. Un maxi-piano in otto punti annunciato dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, al Forum Coldiretti di Cernobbio che fa leva su un mix di risorse pubbliche in massima parte certe e disponibili in grado di movimentare – secondo una stima prudenziale del Mipaaf – un volume complessivo di investimenti di circa 2,2 miliardi nel triennio 2015-2017, considerando anche l’apporto dei soggetti privati. Un annuncio giunto a pochi giorni dal varo da parte del Governo del disegno di legge di Stabilità (ex legge Finanziaria) che al primo esame parlamentare, in commissione Bilancio della Camera, è però incappato nell’imprevisto stop – per motivazioni di ordine tecnico, ha poi precisato il suo presidente, Francesco Boccia – di due misure studiate appositamente per incentivare la nascita di nuove imprese condotte da giovani e per il poten- ziamento delle filiere. Entrambi i provvedimenti contavano su una dotazione di spesa di 30 milioni di euro da spalmare nel triennio 2015-2017. Un incidente di percorso che, nel momento in cui Agricoltura va in stampa, sembra comunque destinato a risolversi in breve tempo con l’approvazione, in corso d’opera, di un emendamento ad hoc alla legge di Stabilità per ripristinare gli stanziamenti cancellati in prima battuta. A proposito di interventi per i giovani da segnalare anche il decollo del progetto Terrevive, che punta a favorire il ricambio generazionale in agricoltura attraverso la vendita o l’affitto – con prelazione a vantaggio degli under 40 – dei terreni agricoli di proprietà dello Stato e degli altri enti pubblici (Regioni, Comuni, ecc.). Ma procediamo con ordine. Sinergie pubblico-privato Il maxi-piano da 2,2 miliardi studiato dal Mipaaf, coinvolge i due enti controllati, Ismea e Isa (società che sostiene progetti di sviluppo in campo agroindustriale, attraverso l’assunzione di partecipazioni di minoranza IL PIANO MIPAAF IN SINTESI nel capitale delle imprese e l’erogazione di finanziamenti agevolati) e utilizza tContratti di filiera (Mipaaf-Isa): 264 milioni di euro otto diversi strumenti già operativi per promuovere e accompagnare i progetti tContratti di distretto/filiera (Mipaaf-Isa): di investimento delle imprese priva384 milioni di euro te. La novità è che per la prima volta t Equity a condizioni di mercato – Finanza si punta a coordinare i vari interventi agevolata (Isa): 308 milioni di euro per sfruttare al meglio le risorse pubbliche a disposizione: «Lo Stato – così tFondo di garanzia a prima richiesta (Ismea): il ministro Martina sintetizza la filoso510 milioni di euro fia del piano – non intende fare l’imtFondo di credito (Ismea): 411 milioni di euro prenditore. L’iniziativa è sempre nelle tStart up (Ismea): 183 milioni di euro mani delle aziende che scelgono dove e come investire, lo Stato interviene solo tSubentro e Imprenditoria giovanile (Ismea): a titolo di garanzia o di supporto». In 100 milioni di euro sostanza si punta ad utilizzare i fondi tFondo investimenti (Ismea): 41 milioni di euro pubblici come leva per moltiplicare gli investimenti privati. 6 006-007Agr_11.indd 6 NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.54 Per finire, facciamo il punto su Terrevive, uno dei progetti che stanno più a cuore al ministro Martina, ma anche uno di quelli di più difficile realizzazione. Al Salone del Gusto di Torino il ministro ha annunciato la pubblicazione sul sito dell’Agenzia del Demanio dei bandi per la mesNOVEMBRE 2014 006-007Agr_11.indd 7 Il ministro del Politiche agricole, Maurizio Martina OK DAL CIPE A 40 MILIONI DI EURO PER SETTE CONTRATTI DI FILIERA Disco verde dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) a un’ulteriore tranche di finanziamento per 40 milioni di euro destinati a sette contratti di filiera, con il coinvolgimento di oltre 2mila aziende. Il volume complessivo degli investimenti sarà di 130 milioni di euro. Un altro finanziamento di 21 milioni di euro è andato al programma “Expo per i territori”, per la promozione culturale ed enogastronomica di 25 percorsi regionali in vista della kermesse milanese del 2015. Tra i sette contratti di filiera approvati cinque riguardano da vicino anche l’Emilia-Romagna: si tratta dei progetti che fanno riferimento ad “Alce Nero”, a “Terre da vino”, al settore degli ovoprodotti, alle produzioni di kiwi e melo e per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca nel comparto dei foraggi. Banzi Un progetto per dare la terra ai giovani sa all’asta dei primi 12 fondi di proprietà dello Stato, due dei quali situati tra l’altro proprio in Emilia-Romagna, in particolare nel territorio del comune di Portomaggiore (Fe). Siamo solo alle battute iniziali: per dare gambe al progetto, mettendo a disposizione dei giovani più terre, Martina ora coinvolgerà Regioni e Comuni, il cui patrimonio di terreni agricoli è ben più consistente di quello dello Stato: si parla infatti di circa 140mila ettari, senza considerare gli incolti. E proprio a Torino il ministro ha firmato un’intesa in questo senso con il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e quello dell’Anci, Piero Fassino. «Iniziativa lodevole – ha commentato il presidente della Cia, Dino Scanavino – anche se dovrà essere verificata in concreto: molti terreni potrebbero infatti essere residuali e difficilmente utilizzabili», deludendo così le aspettative suscitate. Mipaaf Otto, dicevamo, gli strumenti normativi messi in campo (vedi tabella nella pagina precedente). Si parte dai contratti di filiera, pensati su misura per le esigenze di piccole e medie imprese, Coop, Op e Consorzi di tutela, che intervengono con finanziamenti agevolati fino a 15 anni, per passare ai contratti di distretto/filiera, rivolti anche alle reti d’impresa: in questa variante sono previsti in aggiunta anche contributi in conto capitale fino al 25% dell’investimento. Altra modalità di supporto ai progetti di sviluppo è l’ingresso di Isa nel capitale delle imprese private con l’acquisizione – in via temporanea – di quote di minoranza, oltre alla concessione di finanziamenti agevolati a medio-lungo termine. C’è poi tutta la gamma degli strumenti di finanza innovativa che fanno capo ad Ismea: dal Fondo di garanzia a prima richiesta, al Fondo di credito e al Fondo investimenti, per arrivare alle diverse forme di sostegno, alle start up aziendali e agli interventi per favorire il ricambio generazionale nei campi. Tornando alla legge di Stabilità, (sul tema anche l’articolo a pag. 38), tra le poste di bilancio più significative sopravvissute al primo vaglio del Parlamento figurano il rifinanziamento con 120 milioni per il 2015 del Fondo di solidarietà nazionale per incentivare la diffusione delle polizze assicurative in campagna e altri 100 milioni – sempre per il 2015 – per interventi contro il dissesto idrogeologico. Tra le misure “trasversali” di cui potranno giovarsi anche le imprese agricole c’è il taglio all’Irap, attraverso la piena deducibilità del costo dei lavoratori assunti a tempo indeterminato dalla base imponibile della tassa. In ossequio alla spending review tagli in arrivo al Ministero delle Politiche agricole, che si vede decurtare la dotazione di spesa di circa 8,3 milioni all’anno fino al 2017. Da inquadrare nella politica della razionalizzazione della spesa pubblica anche l’incorporazione dell’istituto di studi Inea nel Cra, che farà sorgere un nuovo ente ribattezzato “Agenzia unica per la ricerca, la sperimentazione in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria”. Avrà un portafoglio meno ricco e sarà guidata da un commissario straordinario. 7 18/11/14 07.54 Fatti ECCELLENZE AGROALIMENTARI Fico: il made in Italy Fico trova casa a Bologna Al via i lavori per il nuovo progetto Eataly. Obiettivo: raccontare come nasce il cibo di qualità. A colloquio con l’amministratore delegato Tiziana Primori PAOLA FEDRIGA In alto: rendering degli interni di Fico, con la lavorazione e vendita del Parmigiano 8 008-009Agr_11.indd 8 A fare gli onori di casa saranno la Mortadella di Bologna e il Prosciutto di Parma: due prodotti, simbolo del Made in Italy, ma che parlano emiliano-romagnolo. A loro sarà riservato il laboratorio centrale, il primo che ogni visitatore incontrerà entrando. Stiamo parlando della Fabbrica italiana contadina (Fico), il nuovo progetto targato Eataly che nascerà sotto le Due Torri, al centro di un territorio famoso per le sue eccellenze eno-gastronomiche, il gusto per il buon vivere e la sapienza artigianale. Bologna, Emilia-Romagna, Italia: una collocazione che è, nei fatti, un importante valore aggiunto, anche al di là dei confini nazionali, visto che l’obiettivo è di attrarre quote significative di turisti stranieri, sfruttando anche un’ideale staffetta con Expo 2015. Abbiamo visitato i luoghi dove nascerà Fico, accompagnati dall’amministratore delegato Tiziana Primori, già vicepresidente di Eataly e responsabile sviluppo partecipate di Coop Adriatica. Siamo a pochi giorni dall’avvio dei lavori, sotto le alte volte in legno del blocco storico del Centro agroalimentare bolognese. Qui sorgeranno i laboratori di trasformazione, crocevia di tutto il progetto. I numeri sono di tutto rispetto: su un’area di 80mila metri quadrati, nella quale si potrà girare anche in bicicletta, sorgeranno campi e allevamenti dimostrativi, 44 laboratori di trasforma- zione, 20 ristoranti, 4 bar, spazi per la vendita diretta. Saranno rappresentate tutte le principali filiere dell’agroalimentare italiano: i cerali, la pasta e i prodotti da forno, il latte e i formaggi, la carne e i salumi, il vino e gli aceti, l’olio extravergine d’oliva, ma anche tante altre piccole e grandi eccellenze italiane come il miele, i tartufi, le castagne, il pesce (2 gli acquari previsti). Completeranno il tutto un Centro congressi e 10 aule didattiche. Un’enorme Fattoria didattica, un grande Parco agroalimentare: le definizioni possono essere tante. Cosa diventerà Fico? Con la Fabbrica italiana contadina vogliamo offrire una dimostrazione della straordinaria biodiversità italiana e farlo offrendo pezzi di filiera viva, un assaggio dell’Italia rivolto al mondo, puntando allo stesso tempo a una forte partecipazione delle scuola e dei giovani. Altrettanto importante sarà il coinvolgimento del territorio. A luglio, a Roma abbiamo incontrato, con il ministro delle Politiche agricole Martina, tutti i Consorzi dei prodotti Dop e Igp, per presentare il progetto. Non si può prescindere dal territorio e noi vogliamo garantire insieme ai Consorzi un’adeguata rappresentatività NOVEMBRE 2014 18/11/14 10.08 Fico NOVEMBRE 2014 008-009Agr_11.indd 9 bisogno di integrare globale e locale, di tornare alla terra, di conoscerla, coltivarla e amarla. New York è il simbolo di certe tendenze: gli orti urbani, ma anche i supermercati che hanno abolito i surgelati. Un’ultima domanda: quali sono le potenzialità del made in Italy agroalimentare e quali le criticità da superare? Eataly a New York è il terzo posto più visitato dopo l’Empire State Building e il Metropolitan Museum. Credo che il nostro agroalimentare di qualità abbia potenzialità infinite. Su 10 miliardi di import da parte del mondo arabo, l’Italia, che per collocazione geografica dovrebbe essere favorita, è solo al 2%. Ma occorre semplificare e ridurre la burocrazia da un lato e dall’altro integrare per superare dimensioni ancora troppo piccole. Integrare, ma salvaguardando l’identità locale. La contrapposizione grande-piccolo è un’eredità del passato. Credo che i tempi siano maturi per farlo. Negli Stati Uniti c’è una grande catena di supermercati, la Whole Foods che vende solo prodotti locali. Qui in Italia Slow Food lo sta facendo ed è grazie all’investimento di Coop se ci sono realtà come i prodotti di Libera Terra. Fico di tutte le ricchezze enogastronomiche italiane. Come verranno individuate e selezionate le aziende? Dal 4 ottobre è on line il portale Eataly World Bologna. Le aziende interessate potranno candidarsi utilizzando un apposito modulo. Ne saranno selezionate 80 per i laboratori, i ristoranti e le attività di servizio, e oltre 2mila come fornitrici. La selezione sarà in base a tre criteri: l’eccellenza dei prodotti, la diversificazione sia in termini di offerta che di provenienza territoriale, la dimensione aziendale, per dare spazio anche alle piccole realtà. Un altro criterio da rispettare sarà quello della stagionalità e, dove possibile, con la regia dei Consorzi, della rotazione delle aziende. La nostra intenzione è di mettere a punto una banca dati da cui poter attingere nel tempo. Quanti visitatori prevedete? Si pagherà l’ingresso? Stimiamo un afflusso di 5,8 milioni di visitatori l’anno, italiani e stranieri. L’ingresso sarà gratuito, mentre abbiamo ipotizzato una spesa media per persona, per acquisti o consumazioni, di 18-20 euro. Nei laboratori ci saranno aree per la vendita diretta, mentre per quanto riguarda la ristorazione si potrà scegliere tra ristoranti a tema o per aree geografiche. Ci saranno tre grandi ristoranti: per il Nord, il Centro e il Sud Italia. Non mancheranno gli spazi per gli assaggi e il cibo da strada. Il grande successo delle ricette in tv, ma anche sempre più giovani che scelgono corsi di studio in agraria. Da dove nasce questo grande interesse per il cibo e la sua produzione? Non credo si tratti di una moda, quanto piuttosto della ricerca di concretezza in un mondo in cui tutto è sempre di più virtuale e globalizzato. È una reazione alla fragilità dei tempi in cui viviamo, il Tiziana Primori, con, da destra, Oscar Farinetti, Virginio Merola, sindaco di Bologna, e Andrea Segrè. In basso: rendering delle stalle TUTTO PRONTO ENTRO IL 2015 Fico nasce da un’idea del presidente del Centro agroalimentare di Bologna Andrea Segrè e del patron di Eataly Oscar Farinetti, con il supporto del Comune di Bologna (principale azionista del Caab). Per la realizzazione dell’intervento, che prevede un recupero d’uso di una parte degli spazi del Centro agroalimentare, è stato costituito il fondo di investimento immobiliare Pai, gestito da Prelios Sgr, che ha già raccolto 95 milioni di euro di cui 55 di asset immobiliari del Caab e 40 di equity da partner finanziari. Tra i privati che hanno investito nel Fondo Pai, oltre a Coop Adriatica e Eataly: Confcommercio, Ascom Bologna, Camera di commercio, Unindustria, Confartigianato di Bologna e Imola, Intesa San Paolo, Monrif, Unendo Energia, Fondazione Carisbo, Carimonte Holding. Coop Adriatica ha costituito con Eataly la società di gestione del Parco, Eataly World Bologna. Per il collegamento tra la Stazione ferroviaria e il Caab la Regione ha stanziato 3,2 milioni di euro che serviranno all’acquisto di 8 autobus ibridi o elettrici. L’investimento complessivo - circa 4 milioni di euro - prevede il cofinanziamento di Tper. Fico dovrebbe essere pronta entro il 2015. I posti di lavoro stimati saranno circa 800 nella struttura e 3mila nell’indotto. Info: eatalyworld.it 9 18/11/14 10.08 Fatti IL FORUM DI COLDIRETTI Cucina povera e apericena: a tavola con la crisi Secondo una ricerca presentata a Cernobbio, gli italiani tagliano sulla spesa alimentare, ma non abbassano la guardia sulla genuinità. Intanto però crescono le frodi zo, però, ci stanno le frodi che segnano un incremento record del 277% del valore di cibi e bevande adulterate o contraffatte: solo nei primi nove mesi del 2014 sono stati sequestrati prodotti per circa 320 milioni di euro. Fra i più bersagliati il Coldiretti A destra, il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo. Sotto, prodotti di imitazione L’ Italia uscita da Cernobbio, dove a metà ottobre si è svolto il tradizionale Forum di Coldiretti dedicato ad agricoltura e alimentazione, non è molto diversa dal Paese attraversato dalla profonda crisi di questi anni. Da un lato gli agricoltori chiedono alla politica aiuti concreti e di tenere duro sulla linea Maginot della qualità, ora sostenuti – ha detto il presidente Roberto Moncalvo – dalle scelte “coraggiose” del Governo in materia economica. Dall’altro ci sono i consumatori e le nuove abitudini: le uova sostituiscono sempre più spesso la carne e la cucina povera, ma più autentica, ha la meglio sulla nouvelle cousine. Insomma a tavola vincono genuinità e prezzi. Si mangia meglio, anche se meno, e si dà più valore alla convivialità. In mez- Coldiretti ANTONIO APRUZZESE 10 010-013Agr_11.indd 10 prosciutto di Parma: si usano, ad esempio, finte cotenne per i fagioli con le cotiche o cosce marchiate con falsi punzoni. Dal cibo low cost rischi alimentari Dalle frodi ai rischi alimentari il passo è breve e il fil rouge è costituito dai cibi low cost, «un fenomeno odioso – ha precisato Moncalvo – perché si fonda sull’inganno di quanti sono costretti a risparmiare sulla spesa». Per un italiano su cinque dietro la merce da discount si nascondono ricette modificate e ingredienti di dubbia qualità. E soprattutto – è la preoccupazione storica di Coldiretti ma anche del 21% degli intervistati (studio Coldiretti/Ixè) – allarma l’arrivo di prodotti da frontiere sconosciute per l’asNOVEMBRE 2014 18/11/14 08.21 NOVEMBRE 2014 010-013Agr_11.indd 11 11 18/11/14 08.21 Fatti IL FORUM DI COLDIRETTI CANNABIS: TERAPEUTICA ANCHE PER L‘AGRICOLTURA Quasi due italiani su tre sono favorevoli alla coltivazione della cannabis ad uso terapeutico. Al di là degli aspetti sanitari, è in gioco – dice Coldiretti – un business da 1,4 miliardi e almeno 10 mila posti di lavoro. Solo utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre dismesse a causa della crisi, le nostre campagne possono mettere a disposizione da subito un migliaio di ettari in coltura protetta. Un’opportunità che peraltro ci affrancherebbe dalla dipendenza dall’estero (secondo il Ministero della Sanità, il principio attivo è importato con un costo di circa 15 euro il grammo) avviando un progetto di filiera italiana al 100% che unirebbe l’agricoltura all’industria farmaceutica. Una sperimentazione – conclude la Coldiretti – dalle enormi potenzialità se si dovesse decidere di estendere la produzione in campo aperto, ricordando come negli anni ‘40 con ben 100 mila ettari coltivati, l’Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis sativa, dal punto di vista botanico simile alla varietà utilizzata a fini terapeutici che è in fortissima ripresa con un aumento del 150% dei terreni coltivati nel 2014 e il raddoppio delle aziende agricole interessate. Per il presidente Moncalvo «si tratta di un progetto innovativo che potrebbe vedere il nostro Paese all’avanguardia nel mondo». senza di etichetta d’origine. Non c’è crisi, invece, per l’agromafia. In Italia fattura circa 14 miliardi, con danni incalcolabili: impone marchi, acquisisce insegne in difficoltà, distrugge la libera concorrenza. Per questo Coldiretti ed Eurispes hanno promosso un Osservatorio che si avvale dell’esperienza del procuratore Giancarlo Caselli. Da un’altra ricerca Coldiretti/ Censis emerge un quadro poco confortante sull’alimentazione in tempo di crisi. Ci sono 11 milioni di italiani che non possono permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni; il consumo pro capite di frutta è sotto soglia Oms (400 g) e la gavetta in ufficio sempre più diffusa. Si apprezza però la semplicità e il gusto della cucina povera e degli avanzi: bucce di patate fritte, zuppa di teste di pesce, frittata con la pasta del giorno prima. Rivive il pasto in comune per contenere le spese ma anche per ritrovare convivialità: circa 2,5 milioni di famiglie si riuniscono per tutti i 12 010-013Agr_11.indd 12 pasti dell’intera settimana. Se poi il conto del ristorante spaventa, meglio optare per un’apericena (quasi tre giovani under 35 su quattro). Un fenomeno che in realtà attraversa un po’ tutte le categorie sociali e che spesso nei contesti metropolitani è anche occasione per degustare prodotti e vini di qualità e del territorio. Hogan su Usa-Ue: accordo ragionevole La discussione fra i molti invitati al forum è vissuta sul dilemma qualità e quantità. «Non sacrificheremo la qualità degli alimenti dell’Ue solo per il trading e maggiori scambi commerciali», lo ha affermato Phil Hogan, quasi con i gradi di commissario Ue all’agricoltura con riferimento al Ttip, il trattato commerciale tra Europa ed Usa, che ha parlato invece della necessità di «un accordo ragionevole e bilanciato che tuteli gli standard produttivi europei». Hogan ha individuato nella semplificazione una trincea per tutti, «perché si tratta di armonizzare le tante diversità agricole nell’Ue». Il tema, peraltro, è una delle quattro “questioni cruciali” indicate dal ministro Maurizio Martina per l’’agroalimentare italiano, che comprendono anche flessibilità nella gestione delle crisi («perché alcuni strumenti della Pac sono attivabili solo con un calo del reddito del 30%»); tracciabilità ed etichettatura e la necessità di un piano ragionato post quote latte. Moncalvo ha poi messo in guardia contro gli Ogm, merce di uno “scambio diabolico” per ottenere più export, mettendo però in discussione la sopravvivenza delle comunità rurali. È, cioè, in gioco un modello di sviluppo che non può essere solo profitto ma anche radicamento e interazione sul territorio. Ma è anche un modello schizofrenico – ha aggiunto Carlo Petrini di Slow Food – perché in un momento in cui si parla ovunque di cibo e alimentazione gli agricoltori denunciano perdita di fertilità dei terreni, biodiversità e carenza d’acqua. Una crisi – ha detto Petrini – da cui si esce con una legge sulla difesa del suolo, continuando a scommettere sui giovani e sui mercati contadini. Allo stesso tempo – è stato invece l’allarme di Moncalvo – si evitino note stonate come la proposta di schema di decreto ministeriale che consente il confezionamento di prosciutto cotto anche con altre carni e con un più alto contenuto d’acqua. Il forum si è chiuso con la consapevolezza, ha sottolineato Moncalvo, che Coldiretti è sempre meno sola in Italia, in Europa e nel mondo nell’affermare le parole d’ordine – regole, legalità e risorse – per una politica che valorizzi il territorio e le sue produzioni. NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.21 NOVEMBRE 2014 010-013Agr_11.indd 13 13 18/11/14 08.21 Fatti CIBI IN TAVOLA Carni suine: in arrivo Wikimedia l’etichettatura d’origine MATILDE FOSSATI Servizio Percorsi di Qualità, Relazioni di mercato e integrazione di filiera, Regione Emilia-Romagna 14 014-015Agr_11.indd 14 Dal 2015 scatta l’obbligo di indicare la provenienza sulle confezioni. Una misura Ue a tutela del made in Italy che riguarda anche ovini, caprini e avicoli I n arrivo nuove regole per l’etichettatura dei prodotti alimentari. Il 13 dicembre prossimo l’attuale normativa europea di base, la Direttiva 2000/13/CE, sarà superata dal Regolamento (UE) n. 1169/2011. Tale provvedimento, entrato in vigore nel dicembre di tre anni fa, ha modificato le vecchie disposizioni con l’obiettivo di armonizzare le regole esistenti e mettere i consumatori in condizione di fare scelte consapevoli e utilizzare gli alimenti in modo sicuro, garantendo al tempo stesso la libera circolazione dei cibi nell’Unione europea. L’entrata in vigore delle nuove norme è scaglionata nel tempo: dal 1° gennaio 2014 sono già applicati i requisiti specifici relativi alla designazione delle “carni macinate”; dal 1° aprile 2015 diventerà obbligatoria l’indicazione del Paese di origine o del luogo di provenienza delle carni fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili; oggi l’obbligatorietà è prevista solo per le carni bovine; dal 13 dicembre 2016 sarà obbligatoria la dichiarazione nutrizionale in etichetta, per ora solo facoltativa. Nel giro di cinque anni, quindi, il vecchio quadro normativo sarà sostituito da un unico regolamento che, essendo direttamente applicabile in tutti i Paesi Ue, favorirà l’armonizzazione delle regole in materia e manderà in soffitta le diverse leggi che gli Stati membri avevano adottato in attuazione alla Direttiva 2000/13/CE (in Italia il Dl 109/92). Cosa cambia in pillole Le principali novità introdotte dal Regolamento n. 1169/2011 consistono nell’effettiva leggibilità delle notizie riportate in etichetta, con la previsione di un’altezza minima dei caratteri; obbligo di riportare informazioni nutrizionali per contrastare obesità, sovrappeso e varie malattie riconducibili a diete squilibrate e stili di vita poco salutari; avvertenze obbligatorie sulla presenza di ingredienti allergenici che potrebbero causare disturbi dovuti a intolleranze alimentari; migliorare la trasparenza sulla composizione dei vari alimenti. Infine, per quanto riguarda l’origine o la provenienza delle materie prime, sarà appunto obbligatoria anche l’indicazione d’origine in etichetta di quasi tutti i tipi di carne. La Commissione europea avrà il compito di valutare l’opportunità di prescrivere la designazione dell’origine anche per altri prodotti, quali gli alimenti mono-ingrediente, latte e derivati e le carni utilizzate come ingrediente di altri cibi. Tra le novità suscita molto interesse la possibilità di utilizzare forme grafiche speciali per rendere facilmente comprensibili le informazioni nutrizionali; ad esempio pallini colorati “a semaforo” per indicare i cibi che contengono troppi grassi o zuccheri. Alla luce del crescente successo che sta riscuotendo lo shopping online, sono state inoltre stabilite anche le norme per la vendita a distanza dei prodotti alimentari. NOVEMBRE 2014 18/11/14 11.55 014-015Agr_11.indd 15 18/11/14 11.55 Fatti PRODOTTI DA TUTELARE La biodiversità protagonista al Salone del Gusto Anche la Regione Emilia-Romagna all’appuntamento promosso da Slow Food. Al centro i prodotti dei Parchi, dell’Appennino e delle Valli PAOLO PIRANI Servizio Ricerca, Innovazione, e Promozione del Sistema agroalimentare, Regione Emilia-Romagna Dell’Aquila Degustazioni allo Stand dell’Emilia-Romagna al Salone del Gusto di Torino A ncora una volta Torino è divenuta la capitale del cibo di qualità “buono, pulito e giusto” secondo la filosofia che Slow Food ha saputo diffondere in tanti Paesi del mondo. Un’edizione, quella svoltasi dal 23 al 27 ottobre scorso, con grande successo di pubblico che, grazie anche all’abbinamento con “Terra Madre”, ha saputo caratterizzare le due manifestazioni non solo dal punto di vista alimentare e dell’acquisto di specialità a volte assai rare, ma anche per quanto riguarda il rilancio dell’agricoltura familiare, l’attenzione per la qualità e il valore etico del cibo e, più in generale, verso modelli di produzione alimentare sostenibili. L’Emilia-Romagna è conosciuta quale regione dove si vive e si mangia bene, ricca di prodotti agroalimentari famosi in tutto il mondo ed entrati ormai nell’immaginario collettivo. Tuttavia ciò che ha qualificato la presenza emiliano-romagnola a Torino sono state produzioni, di altrettanta importanza, ma spesso realizzate fuori dalle rotte più consuete e conosciute, in particolare nei territori di collina, montagna o di valle, entro i confini di quelle vere e proprie riserve 16 016-017Agr_11.indd 16 di biodiversità naturale, agricola e anche umana, che sono le aree protette. E proprio i Parchi dell’Emilia-Romagna sono stati i protagonisti dello stand regionale durante le “cinque giornate” torinesi, in collaborazione con Slow Food Emilia-Romagna, Unioncamere e l’Azienda di promozione turistica regionale. Riuniti nelle cinque “Macroaree per i Parchi e la Biodiversità” istituite nel 2011 (Emilia occidentale, Emilia centrale, Emilia orientale, Delta del Po, Romagna) e nei due Parchi nazionali dell’Appennino Tosco-Emiliano e delle Foreste Casentinesi, hanno presentato prodotti e produttori delle diverse zone. Dai salumi piacentini ai prodotti caseari di vacca Bianca modenese; dall’Aceto balsamico tradizionale di Modena Dop al mirtillo nero dell’Appennino modenese; dalle vongole veraci del Delta del Po ai “Marinati” della Manifattura di Comacchio. Ricca anche la presenza romagnola con l’olio extravergine di oliva Brisighella Dop e le preparazioni a base di carne di Bovina romagnola, insieme al formaggio Raviggiolo. Non potevano mancare, ovviamente, il Prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano Dop. Attraverso degustazioni mirate si è potuta raccontare agli oltre 200 mila visitatori del Salone, la storia legata alla biodiversità gastronomica e paesaggistica, che rende l’Emilia-Romagna una meta ricca di luoghi, persone e sapori che vale la pena conoscere e scoprire. In questa edizione la tradizionale Alleanza tra gli chef emiliano-romagnoli e i presidi Slow Food si è estesa dunque ai prodotti tipici dei singoli Parchi, offerti in accompagnamento alle eccellenze enologiche dei territori. Ad arricchire la “brigata” di cucina e di sala, i giovani studenti degli Istituti di istruzione superiore a indirizzo alberghiero A. Motti di Reggio Emilia e B. Scappi di Castel San Pietro e Casalecchio di Reno, accompagnati dai loro insegnanti. Un’occasione per fare pratica davanti a un pubblico gastronomicamente molto attento e mettersi alla prova nel lavoro, spesso faticoso, di cucina e sala. NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.57 NOVEMBRE 2014 016-017Agr_11.indd 17 17 18/11/14 07.57 Agrea News Bilancio 2014: alle imprese regionali 650 milioni Buona la performance del Psr con quasi 9 milioni di pagamenti in più rispetto al precedente esercizio. È di 141 milioni l’anticipo sulla Domanda unica NICODEMO SPATARI Agenzia Regionale per le Erogazioni in Agricoltura A grea ha chiuso il bilancio di esercizio 2014, il 15 ottobre scorso, come richiesto dall’Unione europea, con un erogato complessivo di 647.412.626 euro (vedi tabella a pag 19), pari a un incremento complessivo dell’1,22% rispetto al 2013. Le variazioni settoriali in aumento sono: 8,59% per l’ortofrutta, 8,37% per il vitivinicolo, 6,38% per il settore caseario. Buono anche il risultato conseguito per il Programma di sviluppo rurale, che segna una crescita dei pagamenti del 5,36% rispetto al precedente esercizio, pari a circa 9 milioni in più. Dal 16 ottobre, l’Agenzia ha iniziato a pagare l’anticipo della Domanda unica 2014 della Pac: nel momento in cui scriviamo, l’erogato supera i 141 milioni di euro. Le imprese agricole che riceveranno l’anticipo sono 44.500 per un importo di circa 176 milioni di euro. L’anticipo è stato richiesto all’inizio di settembre al Mi- PERCENTUALI DEGLI IMPORTI CORRISPOSTI PER CIASCUNA PROVINCIA SEDE LEGALE DELL’AZIENDA FR = aziende non residenti in Emilia Romagna 18 018-019Agr_11.indd 18 nistero delle Politiche agricole dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna per dare un sostegno finanziario alle aziende strette tra gli effetti delle avverse condizioni climatiche di quest’estate e l’embargo russo. L’anticipo è fissato al 45% dell’importo ammissibile per il premio titoli, ordinari e speciali, e al 50% per i premi “a superficie” dell’articolo 68. Agrea prevede di completare l’erogazione agli agricoltori entro fine ottobre, compatibilmente con l’arrivo da Roma dei fondi necessari. I pagamenti nel dettaglio Il valore di pagamento del Programma di sviluppo rurale 2007-2013, a poco più di un anno dal suo termine di attività, è dovuto principalmente alla maturazione di interventi la cui realizzazione ha avuto una maggiore complessità gestionale, come nel caso degli assi 3 e 4 che hanno segnato un incremento rispettivamente del 93,73% e del 25,19%. Il 31 dicembre si avvicina, ma l’obiettivo di spesa previsto dalla regolamentazione comunitaria l’Emilia-Romagna l’aveva già raggiunto in giugno. La guardia però rimane alta perché la finalità ultima è di utilizzare, insieme a quelle nazionali e regionali, tutte le risorse comunitarie entro il 31 dicembre 2015, termine per la realizzazione del programma 2007-2013. Alla ristrutturazione del settore vitivinicolo sono andati 13,3 milioni di euro a 1.100 beneficiari, con un incremento rispetto all’anno scorso di 1 milione di euro e 28 beneficiari in più. Il contributo sui premi per assicurare il raccolto dell’uva è stato pagato, per circa il 40%, con i fondi della Unione europea a 3.488 aziende per 2,331 milioni. Il restante 60% sarà pagato con l’assegnazione di fondi statali specifici previsti dalla legge di Stabilità 2015. Per la misura 7 del Programma nazionale investimenti, oltre agli importi destinati alle aziende residenti nelle zone del sisma (vedi box) ulteriori 2,7 milioni NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.56 OLTRE 21 MILIONI PER IL SISMA Dei 77 milioni erogati per l’asse 1 del Psr 2007-2013 ben 21,3 milioni sono andati alle aziende colpite dal terremoto. In particolare con la misura 126, 13,3 milioni sono stati destinati al ripristino del potenziale produttivo e 1 milione per interventi di prevenzione, ovvero “interventi diretti all’eliminazione di carenze strutturali e/o di miglioramento sismico degli immobili produttivi prefabbricati non danneggiati”. Con l’azione specifica prevista dalla misura 121, “Ammodernamento delle aziende agricole area sisma” e con la misura 123, “Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali area sisma” sono stati erogati rispettivamente 5 e 1,9 milioni di euro. Da notare che l’importo ammesso a contributo con le domande presentate sui vari bandi ammonta a oltre 102 milioni. Molto c’è ancora da fare in quanto per realizzare gli interventi strutturali previsti serve ancora tempo. È anche su questo fronte che l’assessorato regionale all’Agricoltura è impegnato, insieme al Ministero delle Politiche agricole, a ottenere dall’Unione europea la proroga del termine per il saldo dei contributi concessi di almeno un anno. Anche nel settore vitivinicolo, e precisamente nell’ambito della misura 7 del programma nazionale investimenti, è stato riservato, alle aziende residenti in area sismica un importo superiore a 7 milioni di euro che verranno assicurati dalla Regione Emilia-Romagna con risorse del proprio bilancio per oltre 4,6 milioni, di cui oltre 3,5 milioni già pagati in forma di anticipo. Il saldo di pari importo è previsto entro il maggio 2015. sono stati pagati alle imprese fuori dell’area in- na finanziaria di cui all’articolo 26 dello stesso regolamento. Il regolamento di esecuzione teressata, sempre per investimenti nel settore. I contributi per l’ortofrutta fresca-programmi della Commissione europea dell’agosto 2014 operativi si attestano su un importo annuale di ha stabilito in 1,301951% il tasso di adegua90 milioni circa. Nell’esercizio appena trascor- mento che consente di accantonare i 433 miso c’è stata una capacità di programmazione lioni di euro previsti per il bilancio europeo che ha portato al pagamento del primo antici- 2015. Questa percentuale è provvisoria poiché la Commissione può modificarla entro il 1° dipo maggiore di quasi 7 milioni. Infine, l’andamento della domanda unica “pa- cembre 2014. L’adeguamento si applicherà con gamenti diretti” registra una diminuzione del il calcolo del saldo delle domande che potrà 2,2% dovuto all’applicazione della disciplina eseguirsi a partire dal 1° dicembre sui premi finanziaria che ha portato una trattenuta del superiori ai 2mila euro. 2,45% circa agli importi supeEMILIA-ROMAGNA: riori a 2mila euro; ma è anche PAGAMENTI EFFETTUATI DA AGREA DAL 16-10-13 AL 15-10-14 vero che le domande di contriSettori intervento n. beneficiari n. domande contributi erogati buto sono diminuite di oltre il 3%. Ricordiamo che la normaAiuti diretti tiva non ammette a pagamento Pagamento Unico 47.888 48.034 361.940.599 domande con valore inferiore a Interventi di Mercato 100 euro. Ocm Ortofrutta fresca 16 47 86.464.226 Una riserva per gravi crisi Ocm Vitivinicolo Settore lattiero-caseario NOVEMBRE 2014 018-019Agr_11.indd 19 4.618 21.827.865 90 179 273.132 4.277 4.844 108.565.223 3.907 5.231 77.675.176 Asse 2 – Agroambiente 12.236 16.280 65.691.711 Asse 3 - Diversificazione 294 430 22.912.004 Asse 4 - Leader 373 530 8.309.084 14 23 1.876.556 16.824 22.494 176.464.532 Totale L’articolo 25 del regolamento UE n. 1306/2013 istituisce una riserva per offrire un sostegno supplementare al settore agricolo in caso di gravi crisi che interessano la produzione o la distribuzione di prodotti agricoli. Consiste nell’applicazione, all’inizio di ogni anno, di una riduzione dei pagamenti diretti con il meccanismo della discipli- 4.171 Misure di sviluppo rurale Psr 2007-2013 Asse1 - Competitività Misure orizzontali Totale Altro Totale complessivo 39 40 442.272 * 52.657 75.412 647.412.626 (*) Questo valore non è dato dalla somma dei totali parziali in quanto vi sono beneficiari che hanno presentato più domande. 19 18/11/14 07.56 Qui Regione Piadina e Salama da sugo, sapori inimitabili Ambasciatrici del made in Italy, la Romagna e Ferrara ottengono dall’Ue il marchio Igp con i loro prodotti simbolo, a garanzia di produttori e consumatori L voce del made in Italy. Il riconoscimento è pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Ue del 24 ottobre 2014 (regolamenti 1173 e 1174). Le produzioni che non rispettano il disciplinare potranno essere sanzionate. La Piadina romagnola è uno dei simboli della Romagna e la sua reputazione si intreccia con la storia e le tradizioni locali. Il disciplinare riconosciuto dall’Unione europea differenzia le diverse tipologie disponendo un’etichettatura specifica per quella riminese, più sottile e larga, e concedendo un’ulteriore riconoscibilità alla piadina ottenuta con processi per la maggior parte manuali, tipica dei chioschi. Gli ingredienti sono gli stessi: farina, acqua, sale, grassi, lievito, senza conservanti, aromi e additivi. La produzione riguarda le province di Rimini, Forlì-Cesena, TERREMOTO, CHIESTA ALL’UE LA PROROGA DEGLI AIUTI PER LE IMPRESE Ravenna e, in parte, Bologna. In questo modo si garantisce Il Ministero delle Politiche agricole, accogliendo le sollecitazioni della Regione Emilia-Romail rispetto di regole comuni e gna, ha chiesto alla Commissione europea la proroga di un anno per il pagamento degli aiuti si argina l’incidenza crescente alle aziende agricole colpite dal sisma del maggio 2012, spostando così il termine al 29 magdelle lavorazioni ottenute fuori gio 2017. La proposta, se accolta, permetterà di superare la disparità tra le aziende agricole dalla Romagna. e le altre imprese insita nelle decisioni comunitarie sugli aiuti di Stato: infatti per le agricole il saldo dei contributi deve avvenire entro 4 anni dal verificarsi dell’evento, e quindi entro il La Salama da sugo è un salumaggio 2016, mentre per le altre imprese non è prevista alcuna scadenza. me, tipicamente ferrarese, la cui forma «a melone» con diviNODO IDRAULICO MODENA: OPERE PER QUASI 50 MILIONI DI EURO sione in 6/8 spicchi e strozzatura mediana, risale al periodo Sono on line le opere di messa in sicurezza del nodo idraulico modenese. L’elenco riguarda Estense. Composta da carni i lavori nei fiumi Secchia e Panaro, con l’indicazione di Comuni interessati, enti attuatori e importi dei singoli interventi; le attività di sfalcio delle arginature e gli interventi straordinari suine aromatizzate con vino e sulla fauna selvatica. Sono stati programmati operazioni strutturali per quasi 50 milioni di euro. spezie e insaccate nella vescica Sempre per l’alluvione 2014 e la tromba d’aria del 2013, sono stati trasferiti dalla Regione ai naturale, viene stagionata in Comuni modenesi oltre 19 milioni di euro per i privati danneggiati. Il ripristino dei danni ai beni specifiche condizioni ambienimmobili (abitazioni distrutte o danneggiate e parti comuni), nonché la spesa per la riparaziotale e venduta come prodotto ne dei danni ai beni mobili o l’acquisto, deve essere sostenuta entro il 30 giugno 2015. La specrudo o cotto. Lavorazione e sa per la riparazione dei beni mobili registrati o l’acquisto di beni mobili registrati equivalenti a quelli distrutti va sostenuta entro il 31 dicembre 2014. confezionamento sono diffuse Le banche potranno anticipare le risorse per i beneficiari, grazie a un accordo siglato con in quasi tutta la provincia di Regione e Comuni. Ulteriori 14 milioni di euro sono stati messi a disposizione dal Governo per Ferrara. Anche in questo caso il interventi urgenti a seguito delle alluvioni che il 13 e 14 ottobre hanno colpito le Province di riconoscimento dell’Igp è una Parma e Piacenza. garanzia contro le imitazioni sia per i produttori che per i Info: www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2014/novembre/Speciale-alluvione-gennaio2014 consumatori. 20 020-021Agr_11.indd 20 Dell’Aquila a Piadina romagnola e la Salama da sugo ferrarese hanno ottenuto il marchio di Indicazione geografica protetta. Salgono così a 41 i prodotti Dop e Igp dell’EmiliaRomagna, che consolida il suo primato italiano ed europeo con il più alto numero di produzioni agroalimentari a qualità certificata e importante Fotolia A cura della REDAZIONE NOVEMBRE 2014 19/11/14 07.47 OTTOBRE 2014 020-021Agr_11.indd 21 21 19/11/14 07.47 Qui Europa Promozione agroalimentare, sì al nuovo regolamento Salgono a 883 milioni di euro le risorse per sostenere i prodotti europei sui mercati nel periodo 2014-2020. Approvati 27 piani della precedente programmazione I l Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dei 28 Paesi dell’Unione europea ha adottato in via definitiva il regolamento sulle azioni di informazione e di promozione per i prodotti agricoli sia sul mercato interno che nei Paesi extra-Ue. L’accordo è stato definito come il compromesso raggiunto più in fretta di tutti tra quelli relativi alla nuova Politica agricola comune (Pac). Tuttavia Paesi come Regno Unito, Paesi Bassi e Svezia restano contrari. In sostanza il regolamento 2014-2020, che sarà accompagnato dallo slogan Enjoy, it’s from Europe, rinnova il quadro giuridico per la promozione di prodotti agricoli europei nell’attuale contesto concorrenziale definendo le priorità strategiche e incoraggiando la penetrazione all’interno di nuovi mercati, come quelli dei Paesi al di fuori dell’Unione europea. Inoltre, così come la nuova Pac invita gli agricoltori a organizzar- si, il nuovo piano di promozione sarà aperto a nuovi beneficiari, specialmente nelle loro forme associate, come è il caso delle Organizzazioni dei produttori (Op). Il regolamento offre inoltre nuove opportunità, attestando l’origine dei prodotti e, in certe condizioni, i marchi. Per accrescere la competitività dei prodotti agricoli e alimentari dell’Ue nel mondo, sarà disponibile un graduale ma importante aumento del budget, dai 61,5 milioni di euro del 2013 ai 200 milioni di euro nel 2020. Nei sette anni si tratta di 883 milioni di euro di finanziamento Ue complessivo. In più la gestione dei programmi sarà agevolata grazie a un maggior sostegno alla promozione nei mercati extra-Ue. A tal proposito la nuova normativa sostiene lo sviluppo di nuovi servizi di supporto tecnico per gli stakeholders, favorendo lo scambio di informazioni relative alle azioni o alle buone Banzi A cura di CARLA CAVALLINI Europe Direct Carrefour Europeo Emilia 22 022-023Agr_11.indd 22 NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.58 DOSSIER TTIP: DE CASTRO RELATORE AL PARLAMENTO UE Paolo De Castro è stato nominato responsabile, per la commissione Agricoltura del Parlamento europeo, del dossier relativo al Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip), il negoziato di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti attualmente in corso. L’europarlamentare italiano parteciperà alle riunioni negoziali insieme alla Commissione europea e in team con un gruppo di altri deputati europei designati per le rispettive aree di competenza. che svolgono congiuntamente una campagna di promozione. Tre i progetti italiani approvati: quelli del Consorzio del Prosciutto del San Daniele, di Unaproa e della Società Cooperativa Agricola Agriform. EUROPE DIRECT - CARREFOUR EUROPEO EMILIA piazzale Europa, 1 - 42124 Reggio Emilia Tel +39 0522 278019 - Fax +39 0522 518956 [email protected] www.europedirect-emilia.eu I contenuti di questo articolo riportano il punto di vista dell’autore e non rappresentano necessariamente la posizione della Commissione europea AL VIA LA NUOVA COMMISSIONE EUROPEA GUIDATA DA JUNCKER Con 423 voti a favore, 209 voti contrari e 67 astensioni il Parlamento europeo ha espresso il suo voto di approvazione per la nuova Commissione europea. L’Esecutivo guidato da Jean Claude Juncker (nella foto in alto) ha iniziato così il suo mandato il 1° novembre 2014. Nel suo intervento di fronte al Parlamento, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, il presidente ha esposto gli aspetti essenziali della nuova Commissione europea, facendo appello tra l’altro alla necessità di “rimettere in moto l’Europa”. «I cittadini stanno perdendo fiducia, gli estremisti incalzano da sinistra e da destra, i nostri concorrenti avanzano a nostre spese – ha detto – è ora di dare nuovo slancio al progetto europeo. Ci attendono enormi sfide e tocca a noi affrontarle nel modo giusto. Se vogliamo avere un ruolo in futuro, dobbiamo assumerlo adesso. Qui di fronte a voi, in questa assemblea che è il faro della democrazia europea, vi invito a rimettere in moto l’Europa». NOVEMBRE 2014 022-023Agr_11.indd 23 Wikimedia pratiche di informazione e promozione. Tra i prodotti suscettibili di promozione rientrano quelli agricoli, le bevande alcoliche e i vini con un’indicazione geografica protetta. In certe condizioni anche la birra, i prodotti della pesca e dell’acquacoltura e tutti quelli che ricadono nell’ambito dei programmi quadro nazionali di qualità. Nel prossimo settennato il coinvolgimento del Ministero delle Politiche agricole e alimentari e forestali sarà a supporto delle organizzazioni nel programma di promozione, ma non nella selezione delle proposte, che diversamente dal passato verrà fatta a livello europeo. Intanto a valere sul precedente programma la Commissione europea ha approvato 27 piani di promozione, per lo più di durata triennale, fuori e dentro l’Unione europea. La dotazione finanziaria complessiva è di 77,4 milioni di euro, di cui 39 a carico dell’Ue. Tra i prodotti interessati: gli ortofrutticoli freschi e trasformati, i lattierocaseari, i prodotti Dop, Igp, Stg e biologici, i fiori, le carni di qualità, nonché, per la prima volta, le carni ovine. Al 15 giugno 2014, nell’ambito delle azioni di informazione e di promozione, i servizi della Commissione avevano ricevuto 43 proposte di programmi nel quadro della seconda fase di selezione per il 2014. A seguito della valutazione 27 sono risultati i piani da cofinanziare, 21 dei quali rivolti al mercato interno e 6 ai Paesi extra-Ue, tra cui Nord e Sud America, Medio Oriente, Asia sudorientale, Giappone, Africa del Nord e Turchia. Due tra quelli approvati sono i cosiddetti programmi “multipli” ovvero presentati da organizzazioni di diversi Paesi Ue Juncker ha anche elencato i principali cambiamenti della nuova Commissione, rispondendo alle preoccupazioni emerse durante le audizioni: «La mia Commissione, oltre ad avere un assetto diverso, avrà anche un approccio diverso, grazie al quale agirà come squadra e non come sommatoria delle parti. La compartimentazione e la suddivisione in gruppi e portafogli lasceranno il posto a un organo politico collegiale». Nella nuova squadra oltre a Phil Hogan, irlandese, Commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale, anche Karmenu Vella (Malta), con delega all’Ambiente, affari marittimi e pesca; il lituano Vytenis Povilas Andriukaitis, Commissario per la Salute e la sicurezza alimentare e l’italiana Federica Mogherini, Vicepresidente e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. L’elenco completo dei nuovi Commissari e le loro deleghe al sito: ec.europa.eu/commission/2014-2019_it 23 18/11/14 07.58 DOSSIER CREDITO a cura di AGEN.TER - Agenzia territoriale per la sostenibilità alimentare, agro-ambientale ed energetica, Bologna Calano i prestiti, L’ Osservatorio sul credito curato da Ismea rileva che, nel primo semestre 2014, il credito agrario ha registrato una flessione pari al 3,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, determinata da un’apprezzabile riduzione delle erogazioni circoscritta al secondo trimestre. L’analisi, condotta su dati Sgfa – società di gestione di fondi in agricoltura controllata da Ismea – si riferisce alle linee di finanziamento a medio-lungo termine (ossia aventi termine oltre i 18 mesi) concesse dal sistema bancario alle imprese del settore primario. In termini assoluti, le somme complessi- vamente erogate all’agricoltura, in questo primo semestre del 2014, ammontano a più di 978 milioni di euro, riducendosi di 33 milioni sul livello corrispondente dello scorso anno. Quantunque ancora negativa, la dinamica del credito agrario si profila, però, in leggera decelerazione. Rispetto alle contrazioni importanti registrate nel 2011 e nel 2012 (rispettivamente, del -18,3% e del -18%) il -3,7% del 2013 ha rappresentato un allentamento della morsa creditizia, confermato poi dalla contrazione più contenuta dei primi sei mesi del 2014 (vedi tabella 1 a pag. 25). Tamburini A cura di ISMEA, Istituto di Servizi per il Mercato Alimentare, Roma ma non nel Nord-Est 24 024-031Agr_11.indd 24 In base agli esiti dell’analisi dei dati trimestrali si osserva che anche nel 2013 l’evoluzione del credito agrario era stata positiva durante il primo trimestre, per divenire poi marcatamente negativa nel trimestre seguente. E nel 2014 l’evoluzione dei primi due trimestri risulta allineata al 2013 (prima positiva e poi negativa); tuttavia la forbice in aumento e in riduzione si mostra più attenuata. Un Paese a due velocità Facendo un focus sui dati territoriali, l’analisi Ismea evidenzia dinamiche molto diverse nelle varie macro-aree del Paese. Rispetto al dato medio nazionale, nel primo semestre 2014 l’evoluzione del credito agrario in ragione d’anno appare in leggera crescita, con una variazione pari al 2,8%, al Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) mentre risulta positiva e decisamente più importante nelle regioni del Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna), dove ha registrato un incremento del 12,5%. Negativa, di converso, il trend nelle isole maggiori (Sicilia e Sardegna), al Centro (Toscana, Umbria, Marche e Lazio) e soprattutto nelle regioni di Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria), dove l’entità della flessione, rispetto al primo semestre 2013, è stata, in ordine, del -4,3%, del -9,6% e del -18,9%. NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.58 In tale scenario a due velocità, cambia leggermente la geografia di destinazione del credito agrario nazionale a favore sostanzialmente del Nord-Est e del Sud. Nel dettaglio, le imprese agricole localizzate nelle regioni nordorientali, da gennaio a giugno 2014 hanno attratto il 38% delle erogazioni bancarie complessivamente messe a disposizione del settore primario nazionale, a fronte del 32,7% intercettato nello stesso periodo del 2013. Inoltre l’ammontare di credito agrario pervenuto nello stesso semestre all’agricoltura del Meridione, corrispondente al 10,4% del credito agrario nazionale complessivo, è cresciuto in quota di quasi un punto percentuale rispetto all’anno prima. Il Nord-Ovest, invece, con la sua quota del 26,4% (parliamo sempre del primo semestre) del 2014, pur confermandosi secondo solo al Nord-Est, rispetto all’anno precedente, vede ALL’EMILIA-ROMAGNA IL 39% DEI FINANZIAMENTI DELL’AREA L’analisi di medio termine dell’Osservatorio sul credito di Ismea rileva che dal 2008 al 2013 il credito agrario in Italia si è contratto mediamente ogni anno di 4,3 punti percentuali. Più in dettaglio, rispetto allo scenario nazionale complessivo, le regioni del Centro-Sud e le isole hanno sofferto maggiormente di tale morsa creditizia, a fronte di una migliore tenuta delle regioni del Nord: il tasso di variazione medio annuo, calcolato per il periodo analizzato, ha restituito un valore pari a -19,6% per il credito erogato nelle Isole e, rispettivamente, pari al -14,4% e al -13% per quello destinato al Centro e al Sud; il tasso, invece, è risultato sì negativo ma molto più contenuto, quando riferito al Nord-Ovest (-3,8%) e al Nord-Est (-1,9%). Nel Nord-Est, sempre in riferimento alle linee di credito agrario di medio-lungo termine, l’Emilia-Romagna si conferma seconda solo al Veneto, con una quota del 39% del credito complessivo della macro-area (vedi tabella 2). Nel corso del periodo 2008-2009, la contrazione media annua di credito agrario registrata dalla regione è stata del 2,2% (contro il -1,9% del Nord-Est) sebbene, anno su anno, si possa osservare dapprima un’evoluzione positiva sino al 2010, seguita quindi da un declino progressivo che non si è arrestato sino al 2013. Di fatto, sono state le linee di credito di lungo periodo a segnare questa dinamica, mentre quelle di medio termine si sono mantenute pressappoco stabili, con oscillazioni limitate e puntuali, ascrivibili in positivo al 2010 e in negativo al 2012 (vedi tabella 3, pag. 26). Per tipologia di finanziamento, analogamente, si osserva, nel caso del credito di miglioramento, un andamento fortemente positivo dal 2008 al 2010 e, quindi, declinante dal 2011 sino al 2013 (vedi tabella 4). Risulta simile anche il trend del credito per ristrutturazione. Nel caso, infine, del credito di dotazione si rileva un’evoluzione in generale meno parossistica, ma tendenzialmente anch’essa negativa. TAB. 1 - LA DINAMICA DEL CREDITO AGRARIO IN ITALIA (DATI TRIMESTRALI E SEMESTRALI) Erogazioni di medio-lungo periodo (€) Variazioni (%) 2012 2013 2014 2013/2012 2014/2013 1° trimestre 425.055.853 463.612.188 471.965.130 9,1 1,8 2° trimestre 636.746.339 548.569.868 506.927.649 -13,8 -7,6 3° trimestre 514.272.054 415.371.221 -19,2 4° trimestre 575.899.767 645.203.540 12,0 1° semestre 1.061.802.192 1.012.182.056 2° semestre 1.090.171.821 1.060.574.761 -2,7 Totale 2.151.974.013 2.072.756.817 -3,7 978.892.779 -4,7 -3,3 Fonte: Ismea-Sgfa, 24 ottobre 2014 NORD EST Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Emilia-Romagna 2008 2009 2010 2011 2012 2013 724.921.513 830.907.217 992.941.045 867.643.887 677.870.465 659.064.297 48.098.971 50.636.353 18.818.413 24.878.742 17.810.295 21.860.701 308.389.007 379.957.652 403.636.890 389.895.736 327.336.032 316.221.796 83.825.242 59.846.582 109.848.916 78.492.461 62.384.987 66.185.805 284.608.293 340.466.630 460.636.826 374.376.948 270.339.151 254.795.995 Fonte: Ismea-Sgfa, 24 ottobre 2014 NOVEMBRE 2014 024-031Agr_11.indd 25 Banzi TAB. 2 - LA DINAMICA DEL CREDITO AGRARIO DI MEDIO-LUNGO TERMINE NEL NORD-EST ITALIA (2008-2013) 25 18/11/14 07.58 DOSSIER CREDITO TAB. 3 - LA DINAMICA DEL CREDITO AGRARIO DI MEDIO-LUNGO TERMINE IN EMILIA-ROMAGNA PER DURATA DEL FINANZIAMENTO (2008-2013) 2008 2009 2010 2011 2012 2013 EMILIA-ROMAGNA 284.608.293 340.466.630 460.636.826 374.376.948 270.339.151 254.795.995 Medio termine 140.708.067 152.609.019 160.084.675 144.431.382 114.367.237 130.894.582 Lungo termine 143.900.226 187.857.611 300.552.151 229.945.566 155.971.914 123.901.413 Fonte: Ismea-Sgfa, 24 ottobre 2014 TAB. 4 - LA DINAMICA DEL CREDITO AGRARIO DI MEDIO-LUNGO TERMINE IN EMILIA-ROMAGNA PER TIPOLOGIA DEL FINANZIAMENTO (2008-2013) 2008 2009 2010 2011 2012 2013 284.608.293 340.466.630 460.636.826 374.376.948 270.339.151 254.795.995 71.394.475 56.782.975 57.708.588 52.003.507 45.703.735 41.905.408 Miglioramento 155.791.118 224.069.675 320.377.218 285.500.072 199.224.329 184.094.240 Ristrutturazione 57.422.700 59.613.980 82.551.020 36.873.369 25.411.087 28.796.347 EMILIA-ROMAGNA Dotazione Fonte: Ismea-Sgfa, 24 ottobre 2014 ridurre la propria importanza relativa di quasi 5 punti percentuali. In leggero ridimensionamento anche la quota assorbita dal Centro, che passa dal 12,5% primo semestre 2013 a quella dell’11,7% del primo semestre 2014. Stabile, invece, al 4% la quota destinata alle Isole. Cresce il finanziamento a medio termine Righi/Meridiana Spostando il punto d’osservazione sulla durata del finanzia- mento, e sempre in riferimento al primo semestre 2014, si ravvisa che il risultato del -3,3% medio complessivo scaturisce da due dinamiche diverse e contrapposte che hanno interessato, da un lato, le linee di finanziamento di medio termine (18-60 mesi) e, dall’altro, quelle di lungo termine (oltre i 60 mesi). Più da vicino, le prime, con un ammontare di 499 milioni di euro, sono cresciute di 16,4 punti percentuali sul livello del primo semestre 2013; 26 024-031Agr_11.indd 26 le seconde, con quota assoluta di 480 milioni di euro, hanno registrato una flessione contestuale del 17,7%. Parallelamente, per tipologia di finanziamento, si sono ridotti i crediti di dotazione (del 7,8%) e soprattutto quelli per ristrutturazione (del 16%), i primi riservati principalmente agli investimenti di medio termine (macchinari, bestiame, ecc.), i secondi a interventi di consolidamento delle passività e alla ricostituzione del circolante. Risultano, invece, in flessione i crediti di miglioramento (-10% sul primo semestre 2013), sostanzialmente destinati dall’imprenditore agricolo alla realizzazione di investimenti di lungo periodo. Tale atteggiamento risulta in linea con la contrazione generale, osservata a livello nazionale, che sta interessando gli investimenti fissi lordi (-1,5% e -1,7% la flessione di tale voce nel primo trimestre 2014, rispettivamente su base trimestrale e su base annuale, e analogamente del -0,9% e del -2,5% nel secondo trimestre 2014, secondo i nuovi dati trimestrali di contabilità nazionale dell’Istat). NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.58 Dalla Regione dieci milioni Az. Fontana per il sostegno alle imprese L’impianto di bio-gas dell’azienda Fontana di Castel San Giovanni (Pc) O tto milioni 500mila euro, per un volume di prestiti superiore ai 500 milioni, attraverso il regime de minimis; 2 milioni 700mila per il sostegno agli organismi di garanzia (oltre 25 milioni di euro i prestiti); il programma di canalizzazione dei contributi erogati da Agrea per le imprese che aderiscono a Investiagricoltura. È questo in estrema sintesi il bilancio, relativo al periodo 2008-2014, dell’azione della Regione per facilitare l’accesso al credito del mondo agricolo. Altri interventi sono attualmente in corso e prevedono 1 milione 625mila euro per l’anticipazione delle spese di conduzione per l’annata agraria 2014-2015 (portando dunque a oltre 10 milioni lo stanziamento sui sei anni) e ulteriori 300mila euro a integrazione dei fondi rischi dei Confidi. La Regione ha anche operato a sostegno dell’aggregazione dei Confidi agricoli – divenuti ad oggi tre: Agrifidi Uno Emi- lia Romagna, Agrifidi Modena Reggio Ferrara e Agrifidi Emilia – al fine di renderli maggiormente competitivi e strutturati. Questo per confrontarsi con un sistema imprenditoriale sempre più articolato e propositivo nei confronti dei mercati non solo nazionali ma anche internazionali. Un percorso di accorpamento che dovrà auspicabilmente proseguire in futuro. Inoltre appare utile, nonché adeguato ai tempi, creare un rapporto stabile di collabora- GIANNI PIANCASTELLI, GIUSEPPE TODESCHINI Servizio Aiuti alle Imprese, Regione Emilia-Romagna TAB. 1 - EMILIA-ROMAGNA: RIPARTIZIONE PER SETTORI DEI PROGRAMMI DE MINIMIS IN AGRICOLTURA (2008-2014) Settore produttivo Lattiero-caseario (D.G.R. 2053/2008) Suinicoltura (D.G.R. 566/2009) Frutticoltura (D.G.R. 1339/2009) Produzione primaria prodotti agricoli 2009-2010 (D.G.R. 2052/2009) Produzione primaria prodotti agricoli 2010-2011 (D.G.R. 1794/2010) Produzione primaria prodotti agricoli 2011-2012 (D.G.R. 1751/2011) Produzione primaria prodotti agricoli 2012-2013 (D.G.R. 1668/2012) Suinicolo (con esclusione dei comuni colpiti dal sisma del 2012) (D.G.R. 798/2013) Produzione primaria produzioni agricole e suinicole (imprese ricadenti nei comuni colpiti dal sisma del 2012) (D.G.R. 793/2013) Produzione primaria prodotti agricoli 2013-2014 (D.G.R. 2106/2014) TOTALE 139.212,12 52.563,24 282.713,14 1.300.000,00 1.700.000,00 1.800.000,00 1.600.000,00 178 37 351 1.081 1.516 1.753 1.808 Importo prestiti finanziati 14.021.211,86 5.256.323,38 14.135.656,09 65.054.693,80 94.529.049,98 105.882.352,54 106.691.644,18 28.740,00 17 1.916.000,00 60.467,92 74 4.051.193,87 1.600.000,00 8.563.696,42 1.790 8.605 106.675.879,50 518.214.005,20 Fondi assegnati Domande finanziate Gli interventi indicati scaturiscono dall’applicazione di quanto previsto dal Reg. (CE) 1535/2007, dal Reg. 1408/2013 e dalla Legge regionale n. 43/1997 nel testo modificato dalla Legge regionale 17/2006 NOVEMBRE 2014 024-031Agr_11.indd 27 27 18/11/14 07.58 Wikimedia DOSSIER CREDITO zione tra i Confidi agricoli e le università di economia finanziaria e agraria, che rappresenti un laboratorio operativo sullo studio, la progettazione e la realizzazione di nuovi strumenti finanziari da proporre e applicare nel settore agricolo, anche attraverso l’inserimento nelle strutture stesse di giovani laureandi e laureati in sinergia con il personale già presente. Credito di conduzione e prestiti pluriennali La Regione Emilia-Romagna, in stretta collaborazione con i Confidi stessi, ha attivato negli ultimi anni specifici programmi di intervento sul credito di conduzione a favore delle imprese agricole per attenuare le difficoltà che le stesse aziende stanno registrando nell’accesso ai finanziamenti bancari. Nello specifico, sono stati attivati provvedimenti tempestivi – tramite il regime di aiuti de minimis – per contrastare le crisi che hanno colpito specifici settori produttivi o che hanno interessato l’intera at28 024-031Agr_11.indd 28 tività di produzione primaria di prodotti agricoli. Complessivamente sono stati assegnati tra il 2008 e il 2014 più di 8 milioni 500mila euro, per oltre 8.600 domande e prestiti che superano i 518 milioni di euro (vedi tabella a pag. 27). Questi interventi, gestiti per il tramite dei Confidi agricoli, hanno reso possibile, oltre alla concessione di un contributo in conto interessi, anche la fornitura di una garanzia – con fondi propri del sistema Confidi – sui prestiti a breve termine (fino a 12 mesi) contratti dalle imprese agricole per le necessità di conduzione aziendale. Attualmente è in corso di compimento un altro intervento, che si concluderà entro il 2014, per la concessione di aiuti in conto interesse alle imprese agricole con riferimento all’anticipazione delle spese di conduzione per l’annata agraria 2014-2015. Con deliberazione di Giunta regionale n. 1123/2014, sono stati stanziati 1 milione 625mila euro che andranno a sommarsi agli interventi già conclusi e concretizzati. Oltre all’attuazione degli strumenti previsti dal regime de minimis sopra esposti, la Regione Emilia-Romagna – sempre con la collaborazione dei Confidi agricoli – ha provveduto a mettere in atto la legge regionale 43/1997 nel testo modificato dalla L.R. 17/2006, concedendo sia aiuti sotto forma di contributi in conto interessi alle imprese agricole che hanno stipulato prestiti pluriennali (fino a 5 anni) per realizzare investimenti strutturali e/o strumentali, sia integrando i fondi rischi dei Confidi medesimi, allo scopo di partecipare alla concessione di garanzie a supporto del debito assunto dalle stesse imprese agricole. Questa operatività si è concretizzata, negli ultimi anni ,nell’assegnazione di fondi per 2 milioni 700mila euro e in un importo di prestiti che supera i 25 milioni di euro (vedi tabella 2 a pag. 29). Attualmente è in corso di definizione un altro provvedimento, approvato con deliberazione di Giunta regionale n. 1516/2013 che si concluderà nei primi mesi del 2015 e che vede lo stanziamento di 300mila euro a integrazione dei fondi rischi dei Confidi agricoli per la concessione di garanzie su prestiti pluriennali. Investiagricoltura: anche Agrea scende in campo “Investiagricoltura” rappresenta qualcosa di unico nel sistema del credito nazionale. Si tratta di un accordo attivato dalla Regione a partire dal giugno 2011, che ha coinvolto e visto in sintonia i Confidi agricoli e il sistema bancario: nella stesura, definita nel corso del 2014, ha compreso anche Agrea nell’attuazione delle misure. NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.58 Questo è stato possibile grazie ai plafond di risorse messe a disposizione dagli istituti di credito e alle garanzie sussidiarie e/o di prima richiesta attivate dai consorzi fidi e dalle cooperative di garanzia che garantiranno almeno il 20% del finanziamento. Le risorse impegnate dagli istituti di credito che corrispondono complessivamente a 258 milioni di euro per il periodo dal 12/06/2014 al 31/12/2020, sono destinate a: - prestiti di conduzione accesi dagli imprenditori agricoli a valere sui programmi attivati dalla Regione e da altri enti pubblici sul regolamento de minimis; - prestiti contratti dagli imprenditori agricoli che utilizzano la “canalizzazione” dei contributi erogati da Agrea, ossia la procedura che assicura, in caso di concessione del prestito, che l’erogazione del contributo avverrà esclusivamente sul conto corrente indicato nella domanda-attestazione di prestito bancario (in modo che la banca convenzionata vedrà la restituzione del prestito sul conto corrente canalizzato per l’accredito del contributo); - investimenti effettuati dagli imprenditori agricoli. L’accordo è quindi volto a contrastare le difficoltà di accesso al credito necessario per la conduzione aziendale e alla INVESTIAGRICOLTURA IN SINTESI Plafond di 258 milioni di euro messo a disposizione dai seguenti istituti di credito: Consorzio Banche Popolari – Bologna, Unicredit Banca S.p.a. – Bologna, Cassa di Risparmio in Bologna S.p.a. – Bologna, Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.a. – Forlì, Federazione Banche di Credito Cooperativo dell’EmiliaRomagna, Cassa di Risparmio di Cento S.p.a. – Cento, Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.a. – Ferrara, Unipol Banca S.p.a, Banca Monte Parma S.p.a. – Parma. Costo della fidejussione bancaria a favore degli operatori agricoli a garanzia dell’anticipo dei contributi in conto capitale sugli interventi della Regione Emilia-Romagna e di Agrea riguardanti la Politica agricola comunitaria: 1,25 per la fascia 1 a rischio basso, 1,50 per la fascia 2 a rischio medio, 1,75 per la fascia 3 a rischio rilevante. Costo della garanzia rilasciata da consorzi fidi e cooperative di garanzia agli istituti di credito a favore degli operatori agricoli: per il breve termine commissione massima 0,60% dell’importo concesso una tantum; per il medio termine commissione massima 0,30% annuo dell’importo concesso. Spread massimi per tipologia di intervento e fasce di rating come riportati sotto: Tipologia intervento Tipologia garanzia Fascia 1 rischio BASSO Fascia 2 rischio MEDIO Fascia 3 rischio RILEVANTE Conduzione de minimis sussidiaria 300 340 475 Prestito annuale o poliennale a 1 anno con canalizzazione Agrea Investimenti (fino 60 mesi) Prestiti poliennali con canalizzazione Agrea Investimenti (oltre 60 mesi e fino a 120 mesi) prima richiesta 280 320 450 standard 300 340 475 sussidiaria 300 340 475 prima richiesta 280 320 450 sussidiaria 375 460 575 prima richiesta 355 440 560 prima richiesta + Sgfa* 355 430 530 standard 375 460 560 sussidiaria 355 440 560 prima richiesta 345 430 530 sussidiaria 430 495 600 prima richiesta 410 475 585 prima richiesta + Sgfa* 410 465 555 * Società di gestione dei fondi in agricoltura realizzazione di investimenti riguardanti l’ammodernamento delle imprese agricole, in particolare per quelle che ricevono contributi dalla Politica agricola comunitaria. TAB. 2 - EMILIA-ROMAGNA: INTERVENTI A FAVORE DI FORME COLLETTIVE DI GARANZIA NEL SETTORE AGRICOLO (2008-2014) Intervento Adozione programma regionale. D.G.R. 1476/2010 Adozione programma regionale. D.G.R. n. 1522/2011 Adozione programma regionale. D.G.R. n. 1618/2012 TOTALE Fondi assegnati (in euro) Domande finanziate Importo prestiti finanziati o garantiti (in euro) 2.100.000,00 330 21.305.239,43 300.000,00 60 2.316.953,00 300.000,00 34 1.947.564,17 2.700.000,00 424 25.569.756,60 Ripartizione risorse ai sensi della L.R. 43/97 nel testo modificato dalla L.R. 17/06 NOVEMBRE 2014 024-031Agr_11.indd 29 29 18/11/14 07.58 DOSSIER CREDITO Garanzie e semplificazione Samaritani/Meridiana ALBERTO RODEGHIERO Presidente Agrifidi UNO Emilia Romagna 30 024-031Agr_11.indd 30 N per combattere la crisi egli ultimi anni gli Agrifidi dell’Emilia-Romagna hanno avviato un percorso di rafforzamento mediante aggregazioni che ha visto la nascita nel 2010 di Agrifidi Uno Emilia Romagna dall’unione delle strutture di Bologna, Ravenna e Forlì-Rimini-Cesena, di Agrifidi Emilia dall’accorpamento di Parma e Piacenza e, infine, al termine del 2013 la creazione di Agrifidi Modena Reggio Ferrara dalla fusione delle rispettive realtà provinciali. In questo modo dagli otto Agrifidi originari si è passati a tre. I risultati ottenuti da questi enti nel corso del 2013 sono sintetizzati dalla tabella pubblicata nella pagina seguente: i numeri complessivi sono di tutto rispetto, in particolare se si considera che le tre strutture operano, per una scelta precisa fatta fin dalla loro costituzione, esclusivamen- te con le imprese agricole attive in regione, in un contesto in cui comunque sono attivi anche altri Confidi, principalmente in altri settori ma non solo. I dati riportati si riferiscono ai bilanci 2013 approvati entro giugno 2014, ma è opportuno avanzare alcune valutazioni sul presente e sui possibili scenari futuri, anche se di questi tempi fare previsioni non è semplice. La difficile congiuntura del 2014 Innanzitutto il 2014 sarà ricordato come la peggiore annata agraria degli ultimi anni, che erano stati comunque anni molto difficili, sia per la crisi generale che dal 2008 ha messo in ginocchio tutti i settori produttivi, sia per le calamità naturali che hanno colpito, insieme ad altri, il settore agricolo. Ci riferiamo al terremoto, alle nevicate, e alle alluvioni, oltre naturalmente alle crisi di mercato che hanno interessato alternativamente le varie produzioni agricole. Nel corso del corrente anno nessun comparto produttivo si è salvato dalla crisi e i prezzi dei prodotti generalmente non permettono di coprire i costi di produzione, mettendo in grave difficoltà molte aziende, in particolare quelle già colpite dalle calamità degli anni precedenti. In questo contesto, pur tra mille difficoltà, gli Agrifidi della regione si sono mobilitati per far sì che le aziende socie possano superare l’ennesima prova. In agricoltura, infatti, non si può sospendere ogni attività in attesa di tempi migliori, ma bisogna comunque preparare i terreni, seminare, potare ed effettuare tutte le migliori pratiche agronomiche, sperando nell’anno successivo di recuperare un po’ di fiducia e di reddito. L’alternativa è chiudere definitivamente l’attività. Per evitare che si concretizzi quest’ultima eventualità, gli Agrifidi si stanno confrontando con gli istituti di credito, affinché – potendo contare sulle garanzie da loro offerte – possano mettere a disposizione del settore parte della provvista ottenuta dalla Bce a costi contenuti, abbassando i tassi attualmente convenzionati per sostenere gli investimenti materiali e immateriali. In tema di semplificazione, sarebbe altrettanto importante l’approvazione definitiva del disegno di legge attualmente allo studio, volto a eliminare per i NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.58 Come accedere alle risorse del Psr Va sottolineato che fra pochi mesi le aziende agricole cominceranno a presentare piani di investimento tesi a modernizzarle, cogliendo le opportunità previste dal Programma di sviluppo rurale, che in Emilia-Romagna metterà a disposizione l’importo complessivo di 1,2 miliardi di euro. Il problema principale, come per il passato, sarà quello di far sì che chi presenterà i piani di sviluppo riesca a realizzarli potendo disporre fin da subito del 100% dell’importo necessario, in quanto i contributi disponibili permetteranno di coprire fino al 40% della spesa prevista e saranno liquidati mediamente non prima di 2-3 anni dalla presentazione della domanda, se questa verrà accolta e ritenuta finanziabile, mentre il restante 60% rimarrà in carico alle aziende interessate. Anche in questo caso, gli Agrifidi potranno agevolare le imprese rilasciando la garanzia relativa all’intero importo, permettendo così alle aziende di quietanzare le fatture da presentare all’ente pubblico preposto ai necessari controlli. Negli anni passati questo tipo di supporto ha permesso la realizzazione di molti dei progetti presentati. Alla luce dell’attuale congiuntura economica, nella prossima programmazione diverse aziende probabilmente rimanderanno gli investimenti a tempi migliori, ma coloro che ancora usufruiranno delle risorse del Programma di sviluppo rurale – in particolare i giovani NOVEMBRE 2014 024-031Agr_11.indd 31 ATTIVITÀ DEGLI AGRIFIDI DELL’EMILIA-ROMAGNA NEL 2013 Agrifidi Uno Emilia-Romagna Agrifidi Modena Reggio Ferrara Agrifidi Emilia Totale SOCI (n.) 5.416 1866 5.687 12.969 FINANZIAMENTI DELIBERATI (n.) 2.060 730 1.197 3.987 € 111.746.171,68 € 57.146.000,00 € 64.933.653,73 € 233.825.825,41 1.891 662 1.142 3.695 € 100.074.164,88 € 51.795.937,00 € 59.733.287,22 € 211.603.389,10 € 20.930.406,84 € 15.547.506,00 € 10.940.013,38 € 47.417.926,22 FINANZIAMENTI DELIBERATI (euro) FINANZIAMENTI EROGATI E GARANTITI (n.) FINANZIAMENTI EROGATI E GARANTITI (euro) GARANZIE SU FINANZIAMENTI EROGATI DAL 01/01/11 AL 31/12/13 DESTINAZIONE FINANZIAMENTI ACQUISTO TERRENI € 3.965.933,00 € 3.363.000,00 € 270.000,00 € 7.598.933,00 INVESTIMENTI € 5.263.418,59 € 7.580.237,00 € 3.820.766,12 € 16.664.421,71 CONDUZIONE € 8.264.459,00 € 12.447.000,00 € 3.115.500,00 € 23.826.959,00 CONDUZIONE DE MINIMIS € 82.063.920,43 € 26.446.200,00 € 36.064.147,43 € 144.574.267,86 € 516.433,86 € 1.959.500,00 € 247.000,00 € 2.722.933,86 ALTRO - - € 45.000,00 € 45.000,00 LIQUIDITÀ 60 MESI DE MINIMIS - - € 6.995.773,67 € 6.995.773,67 OPERATIVITÀ STRAORDINARIA - - € 9.175.100,00 € 9.175.100,00 CONSOLIDAMENTI PASSIVITÀ che si stanno inserendo nel settore – è bene che sappiano di poter contare sugli Agrifidi. Tutte le statistiche documentano una contrazione del credito, o comunque molte difficoltà per ottenere finanziamenti dalle banche, cosa che, almeno fino ad ora, non si è riscontrata per le aziende che si sono rivolte agli Agrifidi dell’Emilia-Romagna. Quest’ultimi, anzi, in un momento storico di grande criticità, hanno visto aumentare notevolmente la propria attività: segno, questo, che è la prova della validità di strumenti nati in anni meno complicati, che nel tempo si sono rafforzati e patrimonializzati e, in anni difficili come questi, dimostrano come le scelte fatte fossero lungimiranti. Garau/Aicg Confidi gli adempimenti a cui comunque le banche debbono sottostare, balzelli inutili e ripetitivi i cui costi potrebbero essere risparmiati alle imprese. 31 18/11/14 07.58 Economia ANALISI Per la zootecnia da carne i conti restano in rosso Crpa Redditività peggiorata nel primo semestre dell’anno per l’estrema variabilità dei prezzi delle materie prime e delle quotazioni dei capi da macello CLAUDIO MONTANARI Crpa Spa, Reggio Emilia I numeri della zootecnia da carne italiana nel biennio 2013-2014 fotografano una realtà che ha ormai imboccato la strada del declino produttivo. Nel periodo considerato, le macellazioni nel nostro Paese sono crollate di quasi il 10% e non solo perché la riduzione del reddito delle famiglie ha penalizzato i consumi di carni rosse. Al calo della domanda ha infatti corrisposto una diminuzione molto più contenuta dell’import di carni fresche e refrigerate, con un’ulteriore contrazione della capacità di autoapprovvigionamento del comparto nazionale. La sempre più accentuata volatilità dei mercati delle materie prime e dei capi – sia da macello, che da allevamento – ha accresciuto l’incertezza del contesto nel quale si muovono gli operatori della filiera e in questo quadro il nostro sistema produttivo paga carenze di tipo organizzativo e anche strutturale. Una delle più importanti tra queste è la mancanza di alternative all’approvvigionamento di capi da ristallo dalla Francia, il cui costo incide pesantemente sul bilancio degli allevamenti da ingrasso di casa nostra. Produzione in calo, costi in aumento In alto, bovini di razza Charolaise 32 032-035Agr_11.indd 32 L’ultima fiammata dei prezzi delle materie prime e l’aumento delle quotazioni dei capi da ristallo di origine francese hanno giocato un peso rilevante nel determinare la caduta della produzione e l’aumento dei costi che gli ingrassatori italiani hanno dovuto sostenere almeno per tutto il primo trimestre dell’anno in corso. Attualmente i prezzi di cereali e soia sono in netta diminuzione, ma il rientro delle quotazioni delle materie prime a livelli sostenibili ha coinciso con una fase calante del mercato dei capi da macello. Le prospettive di un recupero del comparto sono rese ancora più incerte dall’impatto della riforma della Politica agricola comunitaria per quanto riguarda il cosiddetto primo pilastro che comporterà, a partire dal 2015, una forte decurtazione dei pagamenti diretti, in particolare per i centri di ingrasso più strutturati e specializzati. Anche per questo il nuovo sistema dei pagamenti diretti dovrebbe rappresentare un forte incentivo per mettere finalmente in atto tutte le misure di intervento concordate al tavolo di filiera per affrontare i problemi del comparto. L’attuale regime di aiuti comunitari Le numerose analisi condotte dal Crpa sulla redditività degli allevamenti dei vitelloni da carne hanno dimostrato che, a fronte dell’accentuata volatilità del mercato delle materie prime e dei NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.57 bovini da macello, l’attuale regime di aiuti comunitari ha contribuito in modo determinante alla stabilizzazione dei redditi aziendali. Lo mostrano anche i primi risultati del monitoraggio dei costi di produzione affidato al Crpa nell’ambito delle azioni previste dall’Osservatorio del mercato delle carni bovine, gestito e coordinato da Ismea. L’analisi riguarda, in questo caso, costi e ricavi rilevati su un campione di allevamenti da ingrasso e relativi a partite di vitelloni maschi di razza Charolais, vendute tra il secondo trimestre 2013 e il secondo trimestre del 2014. Si tratta in totale di 66 partite, per complessivi 3.700 capi, suddivisi tra aziende di media e grande dimensione per tener conto del diverso livello dei costi fissi dovuto alle economie di scala. Dal punto di vista delle caratteristiche dei capi e delle performance zootecniche non sussistono differenze dovute alla diversa dimensione aziendale. Nell’arco dell’intero periodo, in entrambi i gruppi di allevamenti i ristalli sono stati acquistati ad un peso medio di 420 kg ed ingrassati fino al raggiungimento di un peso vivo finale di poco superiore a 720 kg. Il tempo di permanenza in stalla è risultato di circa 220 giorni in ragione di un incremento ponderale di 1,39 kg/giorno. Dato il livello dei prezzi delle materie prime della seconda metà del 2013 e la flessione dei prezzi alla macellazione della scorsa primavera, in nessuno dei quattro trimestri considerati i ricavi, al netto dei pagamenti diretti, hanno coperto il costo di produzione. I risultati dell’indagine Negli allevamenti di dimensione superiore a 900 posti stalla, il prezzo medio delle partite vendute nella seconda metà del 2013 ha consentito di retribuire solo al 90% il lavoro impiegato, senza alcun margine di recupero delle quote di ammortamento e degli interessi sul capitale investito (vedi grafico 1 sotto). Solo all’inizio del 2014 il temporaneo rialzo del prezzo al macello e il contestuale calo del costo di alimentazione hanno garantito una quasi totale copertura dei costi. La successiva flessione delle quotazioni registrata nella primavera scorsa ha invece determinato un netto deterioramento dell’utile lordo di stalla e, addirittura, un margine operativo (lordo) negativo. In altre parole, si è lavorato in perdita. I ricavi sono infatti diminuiti al livello delle sole spese sostenute per l’acquisto dei mezzi correnti e dei servizi alla produzione. Complessivamente il bilancio dei dodici mesi ha registrato una perdita di circa 74 euro per capo, corrispondente al valore degli ammortamenti e degli interessi sul capitale aziendale. Nel caso degli allevamenti più piccoli – che contano una dimensione media di 450 posti stalla – la redditività ha seguito un andamento del tutto analogo, con perdite tuttavia di maggiore entità dovute al costo del lavoro più elevato (vedi grafico 2 a pag. 36). In particolare la redditività è nettamente peggiorata nel secondo trimestre di quest’anno, tanto che anche il margine sui costi correnti ha assunto valore negativo a causa della brusca inversione intervenuta sul mercato dei vitelloni da carne. Se si guarda al risultato sull’intero periodo a cui l’analisi fa riferimento, il bilancio per questi allevamenti si è chiuso con una perdita netta a capo di circa 120 euro, corrispondente a 0,17 euro per kg. di peso vivo, e un margine operativo lordo in rosso di 25 euro per ogni vitellone venduto. In altri termini, il ricavo della vendita dei vitelloni ha remunerato il lavoro dell’allevatore e dei collaboratori familiari solo per una quota pari a circa due terzi della tariffa salariale che sarebbe spettata a un operaio agricolo specializzato. Se si Grafico 1 Costi e ricavi partite di bovini maschi di razza Charolaise in allevamenti sopra i 900 capi NOVEMBRE 2014 032-035Agr_11.indd 33 33 18/11/14 07.57 Economia ANALISI Grafico 2 Costi e ricavi partite di bovini maschi di razza Charolaise in allevamenti sotto i 900 capi considera che il mercato dei vitelloni ha mantenuto una tendenza sostanzialmente al ribasso anche in questa seconda metà del 2014 è difficile ipotizzare che la situazione dal punto di vista della redditività sia migliorata, anche mettendo in conto le recenti contrazioni dei prezzi dei cereali e della soia. Va inoltre valutata la dinamica dei prezzi dei ristalli, in quanto i capi venduti negli ultimi mesi sono stati acquistati all’inizio dell’anno, cioè in uno dei momenti di maggior tensione dei prezzi dei broutards di origine francese. Serve una filiera più organizzata Crpa Un capo di razza Charolaise Oltre alla possibilità di migliorare la produttività dell’allevamento, che dipende dalla capacità di gestione di ciascun allevatore, sono le variabili di mercato a determinare la sostenibilità economica della produzione del vitellone da carne. Queste, in assenza di forme di coordinamento ed orga- 34 032-035Agr_11.indd 34 nizzazione di tipo interprofessionale della filiera e senza un potenziamento del ruolo delle organizzazioni dei produttori, continueranno a rimanere fuori dalla possibilità di controllo del singolo imprenditore agricolo, in considerazione del fatto che sui mercati di largo consumo la competizione è diventata globale. Affrontare con concretezza questo tema, non certo nuovo e sicuramente comune ad altri comparti agricoli, è ancora più urgente per i bovini da carne, in vista dell’entrata in vigore della riforma del regime dei pagamenti diretti. La zootecnia da carne è infatti uno dei comparti maggiormente penalizzati dalla nuova Pac, inteso come diminuzione del sostegno economico. A partire dal 2015 il pagamento unico aziendale, infatti, subirà una progressiva decurtazione che, a regime e comunque non più tardi del 2019, si attesterà al 40% del livello attuale. Nelle condizioni di mercato appena descritte, i pagamenti disaccoppiati e il premio alla macellazione hanno comunque garantito la piena copertura delle spese e degli oneri sostenuti, dando un margine di profitto positivo, anche se alquanto contenuto. In futuro questo paracadute non sarà più garantito e anche per quanto riguarda il nuovo impianto dei pagamenti accoppiati gli allevatori non possono aspettarsi molto, almeno fino all’eventuale revisione prevista per il 2017. Rispetto alla vecchia programmazione, nell’ambito dell’accordo nazionale sugli aiuti accoppiati della nuova Pac 2014-2020, il budget del premio alla macellazione è stato elevato da 27,5 a 66,4 milioni di euro, ma è anche notevolmente cresciuto il potenziale numero di capi eleggibili, non essendo più contemplate particolari condizioni di ammissibilità legate alla qualità. NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.57 NOVEMBRE 2014 032-035Agr_11.indd 35 35 18/11/14 07.58 Economia PRODUZIONI Una buona partenza per actinidia e kaki Contini Prezzi soddisfacenti ed elevate quantità à per il loto, di cui l’Emilia-Romagna è leader in ambito nazionale. Discreta la qualità per il kiwi S i prospetta una stagione soddisfacente per i kaki (o loti) e per i kiwi, soprattutto se confrontata con l’andamento disastroso della frutta estiva. Le due produzioni frutticole autunnali sono importanti a livello regionale, in particolare per la Romagna. Lo testimoniano i numeri: le tre province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini contano circa 930 ettari di kaki su un totale di 1.100 a livello regionale (fonte: Istat 2012). In Italia si coltivano, invece, a kaki circa 2.200 ettari, con una produzione media annuale di poco superiore alle 50mila tonnellate. Le aree territoriali più vocate sono la Campania e l’Emilia-Romagna che, da sole, rappresentano più del 90% della produzione nazionale. Si tratta delle due regioni che hanno maggiormente sviluppato il sistema di gestione post-raccolta. Wikimedia CRISTIANO RICIPUTI 36 036-037Agr_11.indd 36 Le interviste sul campo ad agricoltori e tecnici Per fare il punto sull’andamento della campagna del kaki abbiamo intervistato agricoltori, tecnici e operatori commerciali ai primi di novembre, quando la raccolta del frutto era ancora in corso. In Romagna, oltre ai gruppi cooperativi, vi sono molti imprenditori agricoli che si sono specializzati nella coltura del loto. È il caso di Cristian Caligari, 41 anni, di Santarcangelo di Romagna, che coltiva quattro ettari e in più ritira il prodotto di altri agricoltori, per un totale annuo di 1.5002.000 quintali. «Il 2014 si presenta ottimo dal punto di vista produttivo – dice Caligari – e i prezzi sono soddisfacenti. Le piogge estive hanno aiutato la crescita dei frutti e le pezzature sono buone. Poi, grazie alla stagione asciutta di settembre e ottobre, non c’è stata la diffusione di malattie, come avvenuto in altre annate». Caligari manda i propri operai per la raccolta presso le aziende di altri agricoltori. Si tratta di produttori importanti che hanno appezzamenti da 200-300 quintali di prodotto. Una volta raccolti, i kaki vengono messi in cella di conservazione-maturazione: si tratta del cosiddetto “forno” tenuto a temperatura costante, attorno ai 22°, con l’immissione in atmosfera di etilene per favorire una maturazione omogenea. «Una volta raggiunto il grado di maturazione desiderato – aggiunge l’agricoltore – lavoriamo il frutto sulla base di calibro e colore. Il confezionamento avviene secondo le richieste del cliente. Io servo una decina di mercati del nord d’Italia ed entro la NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.59 La raccolta dei kiwi avviata all’inizio di novembre Per quanto riguarda l’actinidia, su 4.400 ettari coltivati sul territorio regionale, quasi 4mila si trovano in Romagna. La raccolta dell’actinidia ai primi di novembre era appena cominciata; già all’epoca, però, le prospettive commerciali erano promettenti. Giuseppe Missiroli, di Bagnacavallo (Ra), coltiva kiwi da 34 anni e ne ha viste passare. «La coltura non ha molti segreti per me, ma ogni anno c’è un’incognita nuova. Ho terminato da pochi giorni la raccolta e la qualità è discreta. Non posso dire la stessa cosa della quantità: a causa del gelo di due anni fa, l’impianto ha subito danni e ancora non si è ripreso appieno». Missiroli ritiene che il segreto della coltura sta nella corretta NOVEMBRE 2014 036-037Agr_11.indd 37 gestione della fertirrigazione e nelle concimazioni fogliari alla ripresa vegetativa. «Da qualche anno, con l’arrivo della Psa – aggiunge – ho iniziato a fare anche qualche trattamento rameico, per prevenire la batteriosi». Gli fa eco il tecnico ravennate Valter Fiumana: «La raccolta in Romagna è iniziata a fine ottobre. Abbiamo cercato di aspettare il più possibile per far sì che il freddo notturno, e lo sbalzo termico, andasse a trasformare gli amidi in zuccheri semplici, aumentando il grado brix. In giro, però, ci sono stati i soliti furbetti che hanno raccolto il prodotto in anticipo per sfruttare i prezzi alti, ma si è trattato di casi isolati. Questi comportamenti, a ogni buon conto, devono essere contrastati». «Passando alla qualità dei frutti è buona – conclude Fiumana – e così pure la pezzatura. In Romagna si tratta di un’annata di buona produzione dal punto di vista delle quantità, mentre in altre zone d’Italia si registrano cali anche marcati». Dell’aquila fine di novembre, di solito, tutta la produzione è collocata». Per quanto riguarda i prezzi, Caligari è titubante: «La domanda è un po’ ferma; le quotazioni sono accettabili, ma non danno troppa soddisfazione. Certo, se paragoniamo la redditività di questa coltura con l’andamento della frutta estiva, dobbiamo essere contenti, ma il reddito non si fa guardando alle disgrazie delle altre produzioni». In Emilia-Romagna la cooperativa che probabilmente lavora il maggior quantitativo di kaki è Agrintesa di Faenza (Ra), con circa 65mila quintali. Il direttore Cristian Moretti conferma che la raccolta si è svolta regolarmente anche grazie alle condizioni meteo clementi. «I conti si potranno fare solo alla fine – precisa – ma credo che non saremo lontani dalle quotazioni del 2013, che si sono attestate attorno ai 40-50 centesimi il chilogrammo». Agrintesa suddivide la propria produzione in kako “Tipo” e kako “Rosso brillante”: il primo è caratterizzato da una maturazione classica, il secondo è quello a polpa soda. Le differenze fra le due tipologie sono evidenti: il tradizionale è sensibile alla “ragnatura” e deve subire una “stufatura” per arrivare a maturazione. Per contro, il Rosso è caratterizzato da elevata produttività, pezzatura elevata, buone qualità organolettiche e visive con colorazione intesa. Si sbuccia come una mela e sta incontrando il favore dei giovani, perché il consumo è meno impegnativo e, dal punto di vista commerciale, si può vendere anche a pezzo singolo. «La qualità è così alta – sottolinea Moretti – che commercializzeremo kaki fino a Natale. Il calibro è medio-alto, proprio come vuole il consumatore. Dobbiamo solo sperare che i prezzi reggano e il mercato continui a richiedere il nostro prodotto». PER LE CASTAGNE UN’ANNATA TRA LUCI ED OMBRE Parlando di castagne il 2014 sarà ricordato per la grande variabilità produttiva. Talune zone hanno registrato drastici cali, mentre altre hanno retto l’urto sia della vespa cinese, sia delle condizioni meteo. Alvaro Gobbi è uno dei maggiori commercianti della Romagna e ha base al mercato ortofrutticolo di Cesena. «La produzione di castagne nell’Appennino tosco-romagnolo è più che soddisfacente – dichiara il grossista – con una qualità nettamente migliore rispetto al 2013. Il mio è un dato statistico piuttosto significativo, dato che ho rapporti con un centinaio di produttori. Mi risulta che in altre zone, specie sul lato toscano, le cose sono andate meno bene, mentre nel versante romagnolo non ci si può lamentare. Certo, tutto sta nella professionalità del produttore: chi lo fa a tempo perso, credendo che l’impianto possa essere lasciato abbandonato a se stesso, è difficile che possa ottenere soddisfazione». 37 18/11/14 07.59 Fisco e previdenza Irap più leggera, ma solo per i dipendenti fissi Le principali misure di carattere fiscale previste dal disegno di legge di Stabilità 2015. L’accisa sul gasolio agevolato aumenta dal 22 al 26,5% A cura di CORRADO FUSAI I l disegno di legge di stabilità per l’anno 2015 varato dal Governo a metà dello scorso mese di ottobre ha cominciato l’iter in Parlamento. In vista dell’approvazione finale – prevista a metà dicembre – passiamo in rassegna le principali misure della manovra che riguardano la materia fiscale, rinviando per gli altri aspetti all’articolo pubblicato in questo stesso numero a pag. 6-7. In vista un rincaro del costo dei carburanti Entrando nel dettaglio, tra le righe del documento trasmesso alle Camere spunta anzitutto l’aumento dell’accisa sul gasolio da impiegare per lavori agricoli, orticoli, di allevamento, di silvicoltura e piscicoltura e di florovivaistica. Attualmente le aliquote agevolate per i carburanti ad uso agricolo (vedi al Punto 5 della Tabella A, allegata al Testo unico delle accise - Dlgs n.504/1995) sono stabilite in misura pari al 22% dell’aliquota normale del gasolio (attualmente pari a 619,80 euro per 1.000 litri), e al 49% dell’aliquota normale della benzina (attualmente pari a 730,80 euro per 1.000 litri). Il disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri prevede che l’aliquota sul gasolio aumenti dal 22 al 26,5%, con un aggravio a carico del settore agricolo valutato dallo stesso Governo – anche tenendo conto del regime speciale Iva, delle imposte dirette e dell’Irap – in 68,41 milioni di euro nel 2015, 54,27 milioni di euro nel 2016 e 60,40 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2019. Tra le misure che il Governo ha introdotto a favore delle imprese la più importante è quella del taglio del costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap. Questa misura andrà a beneficio anche delle aziende agricole, ma poiché ne è prevista l’applicazione solo con riferimento ai dipendenti assunti a tempo indeterminato, i vantaggi che ne deriveranno saranno molto relativi, considerato che la gran parte dei dipendenti agricoli è invece assunta a tempo determinato. Né si può pensare che il settore agricolo avrà particolari benefici dalla deduzione dall’Irap in caso di assunzione di operai agricoli a tempo determinato per almeno tre anni, misura introdotta dal decreto-legge n. 91/2014 e illustrata sul numero 9 di Agricoltura del settembre scorso. In aggiunta, per far fronte a una parte delle minori entrate derivanti dal taglio dell’Irap, sul costo del lavoro dei dipendenti fissi il disegno di Legge di Stabilità per il 2015 prevede che venga abrogata la riduzione dell’aliquota Irap (dall’1,9 all’1,7% per il settore agricolo) già stabilita per il 2014. Insomma, alla fine, tirando le somme, il saldo contabile per il settore agricolo non è positivo: da una parte l’aliquota Irap 2014 non scende, dall’altra le deduzioni – quella per gli operai fissi e quella per operai a tempo determinato assunti per almeno tre anni – risulteranno applicabili a poche realtà imprenditoriali. Dell’Aquila Spunta la possibile rivalutazione del valore dei terreni 38 038-039Agr_10.indd 38 Il provvedimento governativo – che ora è al vaglio del Parlamento – prevede, per l’ennesima volta, la possibilità di rideterminare il NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.59 AL VIA GLI SGRAVI CONTRIBUTIVI PER I GIOVANI L’INPS HA FINALMENTE PUBBLICATO LA CIRCOLARE APPLICATIVA Sul numero di luglio di Agricoltura avevamo illustrato una delle misure previste dal decreto-legge n. 91 del 24 giugno 2014 (art. 5), cioè l’incentivo a favore dei datori di lavoro che svolgono le attività agricole di cui all’art. 2135 del Codice Civile (colture, allevamento ed eventuali attività connesse) e che assumono stabilmente giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Secondo la norma, entro i 60 giorni successivi all’entrata in vigore del Decreto Legge (e cioè entro il 25 agosto!) l’Inps avrebbe dovuto adeguare le proprie procedure informatizzate per ricevere le dichiarazioni telematiche di ammissione all’incentivo, comunicando sul proprio sito internet la data a decorrere dalla quale sarebbe stato possibile presentare le domande. Alla soglia della stagione invernale, l’Inps ha finalmente pubblicato la circolare (n. 137 del 5 novembre 2014) sulle procedure da seguire per le domande, presentate dal 10 novembre scorso. Giova ricordare che, in questo caso, vale il motto del “chi primo arriva meglio alloggia”, poiché la legge ha stabilito che l’incentivo è riconosciuto dall’Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande e, nel caso di insufficienza delle risorse economiche a disposizione, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’incentivo, l’Inps non prende in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet. base al rapporto tra le ore pattuite e l’orario normale di lavoro dei lavoratori a tempo pieno. Ai fini della concessione dell’incentivo, il contratto di lavoro a tempo determinato deve avere durata almeno triennale, garantire al lavoratore un periodo di occupazione minima di 102 giornate all’anno e essere redatto in forma scritta. L’incentivo previsto dal decreto è pari ad 1/3 della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo complessivo di 18 mesi, riconosciuto al datore di lavoro unicamente mediante compensazione dei contributi dovuti e con le seguenti modalità: tQFSMFBTTVO[JPOJa tempo determinato, sei mensilità per anno a decorrere dal completamento di ciascuno anno di assunzione, fino ad un massimo di tre anni; tQFSMFBTTVO[JPOJa tempo indeterminato, 18 mensilità a decorrere dal completamento del primo anno di assunzione. Il valore annuale dell’incentivo non può comunque superare, per ciascun lavoratore assunto, l’importo di 3.000 euro nel caso di assunzione a tempo determinato e 5.000 euro nel caso di assunzione a tempo indeterminato. QUANDO SCATTANO I BENEFICI valore dei terreni agricoli e delle aree fabbricabili, questa volta riguardo a quelli posseduti alla data del 1° gennaio 2015. Come in passato, per la determinazione delle plusvalenze in caso di cessione si potrà assumere, anziché il costo o il valore d’acquisto iniziale, l’importo determinato da una perizia giurata di stima, versando il 4% del valore periziato a titolo di imposta sostitutiva, in unica soluzione entro il 30 giugno 2015, ovvero in 3 rate annuali, con NOVEMBRE 2014 038-039Agr_10.indd 39 Dell’Aquila L’incentivo è fruibile per le assunzioni, da effettuarsi entro il 30 giugno 2015, sia a tempo indeterminato, sia a tempo determinato. I giovani assunti devono trovarsi in una delle seguenti condizioni: t FTTFSF QSJWJ EJ JNQJFHP SFHPMBSNFOUF SFUSJCVJUP EB BMmeno sei mesi; t FTTFSF QSJWJ EJ VO EJQMPNB EJ JTUSV[JPOF TFDPOEBSJB EJ secondo grado. Le assunzioni devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra il numero di giornate lavorate nei singoli anni successivi all’assunzione e il numero di giornate lavorate nell’anno precedente l’assunzione. I lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo parziale sono computati in interessi, a partire sempre dal 30 giugno 2015. Infine segnaliamo che nel disegno di Legge di Stabilità è previsto un significativo sgravio contributivo, per la durata di tre anni, per le assunzioni a tempo indeterminato, effettuate nel corso del 2015. Putroppo il provvedimento esclude espressamente dal beneficio i datori di lavoro del settore agricolo. 39 18/11/14 07.59 In azienda UNA STORICA IGP La mortadella cerca nuovi mercati Da tre generazioni la famiglia Raimondi guida l’azienda Felsineo di Zola Predosa (Bo). Gli spazi e i vincoli per i prodotti italiani nel mondo secondo il direttore Fara CLAUDIO VISANI Felsineo La Mortadella Bologna 1963, ultimo prodotto lanciato dalla Felsineo 40 040-041Agr_11.indd 40 N el mondo, le quattro cose che tutti conoscono di Bologna sono le Due Torri, i portici, i tortellini e la mortadella. Quest’ultima, in particolare, è il simbolo popolare per eccellenza di “Bologna la grassa”. La mortadella e Felsineo sono entrambi nati a Bologna. Il salume nel XVII secolo, con la prima ricetta scritta nel 1644 e il bando del 1661 con cui il Cardinal legato della città, Girolamo Farnese, ne regolamentava la produzione, vietando l’uso di carni diverse da quelle di maiale. Il salumificio, invece, è sorto “solo” 57 anni fa, nel 1947. La guerra era finita da poco quando la famiglia Raimondi aprì una piccola bottega artigianale specializzata nella produzione di salumi. Nel 1963 la bottega si trasferì a Zola Predosa, dove ancora oggi ha sede la Felsineo Spa, e pochi anni dopo cominciò a produrre esclusivamente mortadella. Oggi l’azienda, guidata dalla terza generazione della stessa famiglia (Emanuela è l’amministratore delegato, Andrea il presidente), è la più grande produttrice italiana della mortadella Bologna, che dal 1998 si fregia del marchio europeo Igp (Indicazione geografica protetta). Il 23% della Mortadella Bologna Igp esce dalla Felsineo di Zola, che ha un fatturato annuo superiore ai 50 milioni di euro e occupa 120 lavoratori. “Deliziando”? Un’esperienza positiva Il prestigio dell’azienda e la qualità dei suoi prodotti non si discutono. Tuttavia la penetrazione nei mercati esteri non è facile. Oggi la quota di export del salumificio bolognese è di circa il 5% del proprio volume d’affari. «Da un lato – spiega Mauro Fara, direttore generale e responsabile export – noi come specialisti di un unico prodotto abbiamo più difficoltà di altre aziende multiprodotto a operare sui mercati esteri. Dall’altro lato, le normative sull’agro-alimentare sono così diverse da Paese a Paese che se non si è molto grandi, non ci si associa e non si ha il sostegno delle istituzioni diventa difficile impostare delle politiche di export efficaci ed economicamente sostenibili. Per questo abbiamo guardato con interesse a “Deliziando”, il progetto dell’assessorato regionale all’Agricoltura e di Uniocamere rivolto alle piccole e medie imprese del comparto agro-alimentare per aiutarle a andare sui mercati esteri». Le prime esperienze con “Deliziando” sono state in Canada, nella primavera scorsa, e in Brasile, in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, i prodotti tipici emiliano-romagnoli hanno fatto bella mostra di sé a “Sial Brazil”, la fiera dell’alimentare all’Expo Center Norte di San Paolo dal 24 al 27 giugno. Una vetrina importante per le eccellenze regionali e per sette aziende: le modenesi ABCD, Società Agricola Aceto Modena, Fondo Montebello, NOVEMBRE 2014 18/11/14 07.59 Per l’export meno burocrazia e più politica Poi torna sul problema vero dell’export agroalimentare. «Le norme, la burocrazia, i controlli in questo comparto sono molto complessi, diversi da Paese a Paese. Per le piccole e medie aziende è quasi impossibile personalizzare le vendite all’estero. Anche perché i mercati di cui parliamo, dalle Americhe all’Asia, sono realtà chiuse, nelle quali se non c’è a monte un’attività politica e diplomatica importante, non si riesce a penetrare». E aggiunge: «Con la globalizzazione siamo in presenza di una frammentazione e di una concorrenza pazzesche. L’Emilia-Romagna, ad esempio, si trova a dover competere con tutte le altre regioni italiane, con paesi forti nell’agroalimentare come la Spagna e la FranNOVEMBRE 2014 040-041Agr_11.indd 41 Andrea Raimondi, presidente dell’azienda, nel reparto lavorazione della Felsineo Felsineo Compagnia del Montale, produttrici di aceto balsamico tradizionale di Modena; la piacentina Il Casello che produce i vini Gutturnio, Malvasia, Ortrugo; l’azienda Forgrana di Reggio Emilia con il Parmigiano Reggiano e, per l’appunto, la bolognese Felsineo con la Mortadella Bologna Igp. Tanto più importante per una regione che vanta il più alto numero di prodotti Dop e Igp d’Europa ed è la prima per export agroalimentare con il 16% del totale nazionale. «Un’esperienza positiva – dice Mauro Fara – nel contesto di un progetto che consente, con investimenti limitati, di esplorare anche mercati molto lontani che non potremmo raggiungere da soli». E spiega: «Deliziando è una collettiva di operatori che scelgono i paesi dove andare a fare promozione e si mettono assieme per risparmiare nell’acquisto degli spazi nelle fiere, con le Istituzioni che ci aiutano ad affrontare i problemi logistici e burocratici. Una buona soluzione». I mercati sudamericano e canadese sono considerati “interessanti” dalle aziende. Quello canadese potrebbe diventarlo ancora di più dopo che il gruppo alimentare e sportivo del miliardario Joey Saputo è entrato con un ruolo di primo piano nella cordata guidata dall’americano Joe Tacopina che ha rilevato il Bologna Calcio. Joey, figlio di Lino Saputo, immigrato in Canada dalla Sicilia nel 1952, è a capo di un “impero” costruito sui formaggi. Ma Fara smorza i facili entusiasmi: «No, finora non abbiamo avuto alcun contatto con Saputo e con il suo Gruppo. Non ci sono progetti o iniziative sul tavolo», dice. cia, e con piazze emergenti come la Turchia e il Marocco che hanno il vantaggio di prezzi molto concorrenziali. La nostra Regione si muove bene, fa buone iniziative. Ma il suo intervento è a valle, sulla promozione. A monte, per fare gli accordi politici sull’export e favorire così anche le nostre produzioni di qualità, dovrebbe entrare in campo l’Unione europea, che invece è ancora troppo assente in questo campo. Qualcosa si sta muovendo, ma molto lentamente. Lo spazio all’estero per i nostri prodotti è enorme, ma c’è ancora tanto da fare sul piano politico e diplomatico per conquistarlo. Pensiamo alla Cina. Siamo tutti in attesa che lì il processo di apertura dei mercati vada avanti. E pensiamo anche agli Stati Uniti, dove pure noi, come Felsineo, siamo molto presenti». In attesa che l’Europa si muova per sbloccare i mercati esteri, l’azienda di Zola Predosa continua a crescere in Italia, in controtendenza rispetto alla crisi dei consumi (-6% sulla mortadella). Recentemente ha fatto un investimento di oltre un milione di euro per aprire un nuovo laboratorio dove produce “Felsineo 1963”, la mortadella artigianale che rappresenta l’ultimo prodotto di qualità lanciato dalla Felsineo per festeggiare i cinquant’anni di attività. 41 18/11/14 07.59 Meccanizzazione EIMA INTERNATIONAL Macchine agricole: mercato a due velocità Bene l’export, ma in Italia le vendite di trattori tornano ai livelli del Dopoguerra. Goldoni: serve una strategia d’emergenza Nella foto a lato: l’irroratrice pneumatica Duo Wing Jet della Martignani, azienda di S. Agata sul Santerno (Ra), è stata fra le 15 macchine premiate al concorso Novità Tecniche che Eima promuove dal 1986. Stesso riconoscimento per altri marchi regionali: Challenger, Safim e Tecnivict 42 042-043Agr_11.indd 42 A ncora un anno a due facce per la meccanizzazione agricola. Non sarebbe neppure una novità, è così ormai da un decennio. Se produzione ed export continuano a tirare (rispettivamente +1 e +2% previsti a fine anno), il settore delle trattrici continua a franare sul mercato interno. Preoccupa certo quel -1,7% nei primi dieci mesi 2014 che si traduce in oltre 16mila immatricolazioni. Preoccupa di più però il dato tendenziale: nel 2004 il mercato interno assorbiva 33mila trattrici; la previsione a fine 2014 non va oltre le 18.700 unità. In dieci anni, cioè, si sono persi 43 punti percentuali, tornando a un livello che così basso non si vedeva dal Dopoguerra. Presentando l’edizione 2014 di Eima International, è stato Massimo Goldoni, presidente di FederUnacoma, a tracciare un bilancio dell’industria nazionale su cui pesano anche le performance negative delle mietitrebbie (-25% nei primi dieci mesi), trattrici con pianale di carico-motoagricole (-2,5% pari a 810 unità) e rimorchi con -2,4%. «È necessaria una strategia d’emergenza specifica per il settore primario per sostenere la multifunzionalità delle aziende e, quindi, l’ampliamento delle opportunità di reddito, le funzioni di manutenzione del territorio e le filiere con sicuri sbocchi di mercato, prima fra tutte le bioenergetiche». Anche se il mercato interno non dà quelle soddisfazioni sperate, il valore del Made in Italy in questo settore è ancora molto forte, con alti standard produttivi. A fine anno, si stima che la produzione raggiungerà un valore di 7,83 miliardi di euro (+1%), livelli cioè prossimi alla pre-crisi (2008). Un risultato che si deve soprattutto alle trattrici incomplete e alle macchine agricole, mentre sono in calo le trattrici finite, che a fine anno dovrebbero segnare un -3,42%. Un flessione che deriva dall’incerto trend della domanda nella Ue, specie in Francia, dove l’export perde l’8% in valore. In Eu- Eima ANTONIO APRUZZESE ropa a fine anno i conti dovrebbero comunque tornare (+2,1%). Ben più interessanti le prospettive negli Usa, grazie al ritorno a colture foraggere e ortofrutticole che necessitano di macchine Made in Italy. Qui l’export nei primi sei mesi ha fatto segnare +23,3%. Un quadro comunque critico quello del mercato interno, alleggerito dal rilancio delle macchine per il giardinaggio e la cura del verde, che da gennaio a settembre è cresciuto dell’11%, merito soprattutto di rasaerba e trattorini. Esistono poi esperienze molto positive, come la partnership con l’India: la collaborazione fra FederUnacoma e la Federazione delle Camere di commercio indiane si è concretizzata in tre edizione di Eima Agrimach e con il progetto di cooperazione in Punjab, al quale partecipa – ha detto Goldoni – in modo significativo la Regione Emilia-Romagna con prove dimostrative e NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.02 Eima programmi di formazione. Concludendo, Goldoni ha FORTE PRESENZA DELL’EMILIA-ROMAGNA sottolineato la difficoltà a confrontarsi negli ultimi anni È stata massiccia la presenza all’Eima di imprese dell’Emilia-Romagna, che vanta con 11 ministri dell’Agrioltre 750 aziende costruttrici (dai grandi gruppi internazionali a piccole realtà). coltura («Martina è un buon I dati FederUnacoma sugli espositori confermano il grande interesse per la kermesinterlocutore ma bisogna passe bolognese da parte delle imprese regionali: ben 406 che hanno occupato un sare ai fatti»), ricordando che quinto della superficie espositiva. A Reggio Emilia il primato della provincia più rapi problemi della meccanizpresentata (132 espositori), seguita dal capoluogo con 82. zazione sono poi quelli della In generale circa 1.800 industrie costruttrici da 45 Paesi con oltre 50mila modelli nostra agricoltura: superfici hanno affollato i padiglioni fieristici per l’edizione 2014 della rassegna dedicata alle tecnologie per l’agricoltura e la cura del verde. È stata mantenuta l’articolazione aziendali ridotte e dimensioin 14 settori e quattro saloni specializzati: Eima Componenti, Eima Mia per le attività ni economiche conseguenti. multifunzionali, Eima Energy per le filiere bioenergetiche, Eima Green, che per la Il 61% delle imprese agricoprima volta ha presentato una sezione dedicata al florovivaismo. Il comparto, che le non arriva, infatti, a 8mila in Italia rappresenta il 5% del valore totale della produzione agricola, esprime infatti euro l’anno di produzione. una domanda crescente di tecnologia. «Difficile sopravvivere e, dunque, pensare di investire in nuovi macchinari». I mercati mondiali invece danno segnali di talia è tempo di uscire dal pantano: il rischio – è crescita: nel primo semestre le trattrici hanno stato l’ammonimento di Goldoni – è quello di segnato +4% in India e Usa rispetto al 2013, un vero “disarmo” del nostro sistema agricolo mentre un paese emergente come la Turchia è e di un deprezzamento della qualità del parco schizzato al +14%. C’è il caso sorprendente del- macchine nelle nostre campagne. E la delocala contrazione dell’industria cinese con -8% e la lizzazione all’estero di molte linee produttive Una panoramica di frenata generalizzata nella Ue con -5%. Per l’I- potrebbe essere dietro l’angolo. Eima Intrenational NOVEMBRE 2014 042-043Agr_11.indd 43 43 18/11/14 08.02 Meccanizzazione MOTORI & AMBIENTE Tier 4: l’ultima tappa per emissioni sostenibili Ripetti Con l’entrata in vigore dello Stage 4 si completa un percorso che in dieci anni ha portato a ridurre l’inquinamento dei motori agricoli OTTAVIO REPETTI In alto: Challenger 775E, uno dei primi ad adeguarsi al Tier 4F. Monta un motore Agco Power da 7 cilindri con sistema Scr e ricircolo dei gas (Egr) 44 044-046Agr_11.indd 44 F inalmente ci siamo: dopo anni e anni di continue evoluzioni, eccoci all’ultimo stadio della complessa normativa sulla riduzione delle emissioni in agricoltura. Con il 2014, infatti, lo Stage 4 (o Tier 4 Final secondo la nomenclatura americana) è diventato legge in tutta Europa per tutte le macchine con potenza da 56 a 560 kilowatt (da 76 a 762 cavalli), mentre per quelle inferiori ai 56 kilowatt entrerà in vigore in un futuro non tanto prossimo: dal 2016 al 2018, indicativamente. L’obbligo non è ancora scattato negli Stati Uniti: se ne parla a gennaio 2015. Finisce così una lunga cavalcata che ci ha visto passare, nel giro di dieci anni, da 4 a 0,59 grammi per kW/h di idrocarburi incombusti e ossidi di azoto, mentre il particolato sarà ridotto, a percorso finito, da 0,2 a 0,025 gr/kW/h. Il salto, come sanno bene gli addetti ai lavori, è stato particolarmente ardito nel passaggio da Stage 3A a Stage 3B (da Tier 3 a Tier 4i), quando i motori hanno dovuto ridurre del 90% il particolato e del 50% gli ossidi di azoto. Ciò non significa che l’ultimo gradino sia una formalità, però: abbattere ulteriormente valori già drasticamente ridotti in passato è tutt’altro che facile. Le tecnologie adottate Vediamo allora, in questa rapida panoramica, quali tecnologie sono state adottate dai principali gruppi costruttori, rimandando al box nella pagina a fianco per una descrizione più precisa dei vari livelli di emissioni e relativa nomenclatura. Fpt Industrial. Con un motore Stage 4, il gruppo Fiat ha vinto il prestigioso concorso Diesel of the year (vedi foto pagina a fianco). Il premio è andato al Cursor 16 Tier 4F; un 16 litri di volume che, spiegano i suoi progettisti, sviluppa la potenza di un 19 litri, ma sta nello spazio di un 13 litri. Grazie a un attentissimo controllo dell’iniezione e della combustione, Fpt è uno dei pochissimi motoristi a rispettare il Tier 4F senza sistema di ricircolo dei gas di scarico o Egr. Ci riesce ottenendo un’efficienza del motore del 95% e oltre, grazie a un turbo a geometria variabile con exhaust valve. In più, dosando con la massima precisione l’additivo all’urea grazie a una serie di sensori sui condotti di scarico. Il sistema Hi-e Scr, dunque, non richiede ne NOVEMBRE 2014 19/11/14 07.48 NOVEMBRE 2014 044-046Agr_11.indd 45 45 19/11/14 07.48 Meccanizzazione MOTORI & AMBIENTE COME ORIENTARSI FRA SIGLE E REGOLAMENTI Euro, Stage, Tier: non è facile orientarsi nella giungla di sigle e regolamenti che ruota attorno alla riduzione delle emissioni. Al punto che gli stessi costruttori, intervistati sulle date di entrata in vigore dei vari passaggi, forniscono risposte abbastanza diverse. Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza, almeno sugli elementi principali. Stage e Tier. In sostanza sono la stessa cosa: Stage indica i diversi passaggi della normativa europea, Tier i corrispondenti per la legge americana, redatta dall’Epa di comune accordo con la Ue. Le date. Il processo di riduzione delle emissioni è iniziato nel 1996 con il Tier 1. Nel 2000 si è passati a Tier 2, che ha ceduto il posto, nel 2007, al Tier 3. L’ultimo step, Tier 4, è stato diviso in due in quanto comportava una fortissima riduzione delle emissioni: il Tier 4 Interim (o Stage 3B) è partito nel 2011 e nel corso del 2014-2015 sarà progressivamente sostituito dal Tier 4 Final (Stage 4). Per l’Europa, il primo Stage 4 ha riguardato i motori sopra 130 kW, con adeguamento obbligatorio dal gennaio scorso. Per i mezzi da 56 a 130 kW, invece, il vincolo è partito da ottobre. Tuttavia i costruttori possono ancora vendere motori Stage 3B, per smaltire le scorte giacenti in magazzino. Egr e nemmeno filtro antiparticolato (Dpf ) che, secondo Fpt, rallenta le emissioni riducendo le prestazioni del motore. Agco Power. Noto come Sisu fino a pochi anni fà, Agco Power è uno dei big del settore. Troviamo i suoi motori su Massey Ferguson, Valtra, Challenger e su qualche modello Fendt, oltre che su alcuni marchi esterni al gruppo. A differenza di Fpt, Agco usa parzialmente il sistema Egr per arrivare al Tier 4F: adotta infatti il ricircolo dei gas per un massimo dell’8%, così da non penalizzare le prestazioni del motore e soltanto quando il medesimo gira a bassi regimi. Un altro trucco è l’applicazione di una valvola a farfalla per il dosaggio dell’aria immessa Repetti Il Cursor 16 di Fpt, vincitore del concorso Diesel of the year, rispetta le normative Euro 4 senza ricircolo dei gas, nè filtro antiparticolato 46 044-046Agr_11.indd 46 nei cilindri con un duplice scopo: migliorare la reattività del motore ed evitare che un eccesso di aria a bassi regimi raffreddi il catalizzatore (il cui volume è aumentato del 30%) impedendo la reazione. Infine, sui motori più grandi si monta una doppia turbina, per i bassi e alti regimi. Deutz. Il marchio tedesco è stato tra i primi ad adottare, già nello stadio 3B, il sistema Scr, al pari di Fpt e Agco. Per l’ultimo gradino, anche Deutz reintroduce un sistema Egr. A suo dire, ricircolando i gas di scarico nel motore si ottiene una riduzione degli NOx già prima della catalizzazione con l’additivo all’urea e in più si risparmia anche AdBlue, riducendo i costi di esercizio. Sui motori Tier 4F, inoltre, Deutz monta ben tre pompe di iniezione e una doppia turbina, allo scopo di fornire maggior aria e un gasolio meglio nebulizzato ai cilindri. Per abbattere il particolato, invece, si ricorre a un filtro che però non è il solito Dpf, ma un coated soft filter (Csf ), ovvero un filtro antiparticolato passivo che si rigenera con il calore prodotto dagli scarichi e che, dunque, non richiede iniezioni di gasolio nella marmitta. Perkins. Il costruttore britannico è specializzato in motori di piccola e media potenza. Rispetta gli standard Tier 4F adottando, sui motori fino a 130 kW, la tecnologia Scr pura, senza Egr o filtro antiparticolato Dpf: ottimizzando l’efficienza del motore grazie al common rail, dicono i tecnici, si resta nei valori. Oltre quel limite (che, ricordiamolo, corrisponde a circa 177 cv) aggiunge il filtro Dpf e un parziale ricircolo dei gas. John Deere. Il costruttore americano fece notizia, tre anni fa, perché fu uno dei pochissimi a non usare la tecnologia Scr per lo standard Tier 4i. Vi riuscì adottando un turbo a geometria variabile o, su alcuni motori, la doppia turbina in abbinamento al filtro Dpf. Per il passaggio allo stadio finale, tuttavia, anche il colosso statunitense deve uniformarsi alla larga maggioranza dei concorrenti, montando un sistema di catalizzazione degli ossidi di azoto basato su un additivo, in abbinamento al classico sistema Egr e al filtro Dpf. Per ora il motore Tier 4F è montato su tre modelli della serie 6R (175, 195 e 215) nonché sul 7R 310. Kubota. Concludiamo con il lontano oriente. Kubota, uno dei leader mondiali per i motori di piccola potenza, ha deciso di andare sul sicuro: usa il catalizzatore Scr, ma anche il filtro Dpf, più valvola Egr. I suoi nuovi propulsori erano presenti, in anteprima, all’Eima 2014. NOVEMBRE 2014 19/11/14 07.48 SPECIALE PERA a cura di OLGA CAVINA Nuovo raccolto: buone qualità e conservazione Fotolia Nel 2014 calano i volumi, ma l’Italia resta il primo produttore in Europa. Il 65% delle superfici è in EmiliaRomagna. Le varietà più richieste. Cresce l’export C on circa 3 milioni 100mila tonnellate – il 50% della produzione mondiale – l’Europa è la più importante area al mondo di produzione di pere, seconda solo alla Cina, e l’Italia guida la classifica con un primo posto consolidato. Nell’Unione europea l’offerta di pere ha mostrato una sostanziale stabilità fino a qualche anno fa, con quantitativi intorno a 2 milioni 500mila tonnellate. Attualmente l’offerta media è su livelli un po’ più bassi, attorno a 2 milioni 300mila tonnellate. In particolare nel 2014, sulla base delle previsioni effettuate ad inizio agosto, con circa 2 milioni 300mila tonnellate si è registrato un calo del 2% rispetto all’anno precedente, pari a un -4% rispetto alla media 2009-2012. Sempre nell’ambito Ue, pur sottolineando che le pere non sono una specie che ha visto forti evoluzioni varietali, nel passaggio dal Duemila a oggi alcune varietà vedono rafforzare il proprio peso, a fronte di cali di altre cultivar. La pera Conference, ad esempio, è la prima varietà coltivata, con una rappresentatività passata dal 24% al 37%; l’Abate è salita dal 10 al 14% po- NOVEMBRE 2014 047-055Agr_11.indd 47 sizionandosi al secondo posto, seguita da William B.C. stabile al 13%. In questo periodo si è rafforzata anche Rocha, dal 5 al 7%, mentre appaiono in calo Blanquilla e Decana. In questa stagione, la produzione vede una crescita delle varietà Abate e Rocha, a fronte di una certa stabilità di Conference e di un calo per William B.C., Kaiser e Blanquilla. Tra i principali produttori comunitari, esclusa l’Italia che si colloca al primo posto, flettono in modo significativo Spagna e Francia a vantaggio di Belgio, Olanda e Portogallo. In particolare Belgio e Olanda da quantitativi che nei primi anni Duemila si aggiravano al di sotto delle 200mila tonnellate, oggi sono passati alle 350mila. ELISA MACCHI TOMAS BOSI Centro servizi ortofrutticoli , Ferrara Lo scenario italiano La produzione di pere in Italia fino a qualche anno fa oscillava mediamente attorno alle 850mila tonnellate annue. Recentemente l’offerta nazionale ha subito notevoli variazioni, soprattutto a causa delle rese unitarie soggette a forti sbalzi da un anno all’altro. Il potenziale massimo sembra comunque in diminuzione 47 18/11/14 10.13 SPECIALE PERA Grafico 1 - Trend della produzione italiana di pere dal 2000 (Fonte Cso) soprattutto in Emilia-Romagna, con quantitativi attorno alle 600mila tonnellate, se si escludono le annate con limitate rese medie per ettaro. Le province più coinvolte sono Ferrara, Modena, Bologna e Ravenna. Se si aggiungono le vicine Rovigo, Verona e Mantova si ottiene la maggiore area di coltivazione in Europa. In termini di superfici il complesso delle regioni italiane conta recentemente circa 34mila ettari a pero, di cui ben oltre 21mila (quasi il 65%) in Emilia-Romagna. Seguono per importanza il Veneto con oltre 3.300 ettari e, sempre al Nord, Aic negli ultimi anni, non più in grado di superare le 900mila tonnellate come qualche tempo fa, indipendentemente dalle oscillazioni di resa. Dal 2008 in avanti la produzione media annuale si è attestata su circa 760mila tonnellate. Anche per la campagna 2014 le previsioni evidenziavano un livello quantitativo nettamente inferiore al potenziale produttivo, pari a poco oltre le 700mila tonnellate, ossia il 3% in meno rispetto al risultato raggiunto nel 2013, su valori inferiori alla recente media produttiva. La produzione di pere in Italia è concentrata 48 047-055Agr_11.indd 48 NOVEMBRE 2014 18/11/14 10.13 Lombardia e Piemonte. La pericoltura al Sud, rivolta prevalentemente su cultivar a maturazione estiva, denota un’estensione decisamente più contenuta (moderatamente rilevante nelle regioni Campania e Sicilia) ed evidenzia un trend in lenta riduzione in termini di investimenti. Anche nelle regioni del nord Italia, dopo anni in cui gli investimenti risultavano stabili o in alcuni casi in leggero incremento, la recente evoluzione sembra mostrare un segno negativo, in particolare nell’ultimo biennio. Abate in vetta, in crescita William e Carmen La tendenza in atto vede la pericoltura concentrarsi su poche varietà di pregio, in particolare su Abate Fetel, che all’inizio degli anni Duemila non arrivava al 30% dell’offerta nazionale mentre oggi supera il 40% del totale. Seguono William, al 22%, sostanzialmente stabile, Conference, che dal 16% scende all’11%. Questi ultimi dati riflettono naturalmente la situazione regionale: in Emilia-Romagna, l’Abate recentemente è arrivata al 51% del totale, William si conferma al secondo posto con il 18%, Conference scende al 10%, Kaiser si mantiene sul 7% e Decana flette al 4%. Max Red Bartlett, Santa Maria e Carmen detengono attualmente una rappresentatività del 2-3% ciascuna. I nuovi investimenti messi a dimora nell’ultimo biennio vedono concentrate le preferenze dei produttori, nella maggioranza dei casi, in sole tre tipologie varietali: Abate per il 55% della superficie nuova investita, William nel 17% e Carmen 13%. Quest’ultima NOVEMBRE 2014 047-055Agr_11.indd 49 rappresenta l’unica vera novità nel panorama varietale degli ultimi anni, andando a sostituire le cultivar tradizionali nella fase più precoce della raccolta ed anticipando Santa Maria tra il raggruppamento delle estive. L’anno in corso è caratterizzato da un livello produttivo non eccedentario, non troppo dissimile da quello dell’anno precedente e di poco superiore al deficitario 2010 e 2012. Tutte le principali varietà evidenziano flessioni, talvolta pesanti rispetto al 2013, in primis le pere estive, la Decana e la Kaiser. In contrazione, soprattutto per l’effetto degli abbattimenti che ne stanno via via erodendo il potenziale, l’offerta di Conference. William denotava un’offerta non significativamente diversa come volume dallo scorso anno. In controtendenza la cultivar Abate Fetel, in incremento rispetto al 2013. Nel 2014 la produzione in Emilia-Romagna, con poco meno 500mila tonnellate, scende di alcuni punti percentuali sia rispetto alla produzione dello scorso anno che all’offerta media 2009-2012. Il prodotto raccolto nel 2014 in Italia si distingue per buone caratteristiche qualitative e di conservazione. In particolare per le cultivar a maturazione autunno-invernale, grazie all’andamento climatico, è da rimarcare uno sviluppo più che soddisfacente del calibro e della pezzatura in genere. Grafico 2 Evoluzione del panorama varietale di pere in Italia (rappresentatività in %) (Fonte Cso) Leggera ripresa dei consumi interni Per quanto riguarda la commercializzazione, questa specie frutticola è storicamente rivolta verso il mercato nazionale, ma da diversi anni 49 18/11/14 10.13 SPECIALE PERA appaiono evidenti alcune problematiche. Sulla base dei dati GFK-Eurisko sugli acquisti al dettaglio delle famiglie italiane, si conferma infatti una riduzione del consumo di pere, una delle specie frutticole maggiormente colpite dalla crisi dei consumi. Da circa 460mila tonnellate acquistate agli inizi del Duemila, si è arrivati recentemente a 350mila tonnellate (-23%). Nel 2013 il volume è sceso ulteriormente di 10 punti percentuali rispetto ai dati già bassi del 2012. Unica nota positiva viene dal 2014, in cui sulla base dei dati disponibili si rileva una variazione positiva dei volumi, pari al +1% sullo stesso periodo 2013. Si tratta di una variazione molto contenuta, che non cambia la situazione, ma è comunque un segnale positivo rispetto ai trend evidenziati fino a questo momento. Le pere, nonostante ciò, sono la quarta specie frutticola acquistata dopo mele, arance e banane, con un indice di penetrazione che, nonostante tutto, si è mantenuto al di sopra del 90%. Le famiglie italiane quindi non hanno diminuito l’interesse verso questa specie, bensì ne comprano minor quantità durante l’anno. L’acquisto medio annuo è sceso infatti da circa 21 kg a 12/13 kg per famiglia. D’altro canto, i quantitativi importati appaiono anch’essi in lieve contrazione, inferiori alle 100mila tonnellate nell’ultimo biennio. Prevalentemente entrano, in controstagione, le pere dall’Argentina e dal Cile, mentre nel periodo estivo la merce è in arrivo dalla Spagna. Emerge quindi sempre più la necessità di sviluppare maggiormente le spedizioni di pere italiane oltre i nostri confini. Cresce l’export I quantitativi destinati all’export variano a seconda del livello produttivo nazionale e, nelle ultime stagioni, sono stati di poco al di sotto delle 150mila tonnellate annue. Ma è bene sottolineare che la quota destinata all’esportazione risulta in aumento, da circa il 16% all’inizio degli anni Duemila, a oltre il 20% di oggi. La maggior parte dell’export di pere è indirizzato verso i vicini Paesi dell’Unione europea, anche se questa quota oggi si colloca intorno all’87% mentre all’inizio degli anni Duemila si attestava al 95%, a riprova di una maggiore diversificazione delle destinazioni. Nei mercati più tradizionali, quali Germania (per circa 60mila tonnellate), Austria, Regno Unito e Romania, il volume spedito sembra essere pressoché stabile mentre scende leggermente la movimentazione verso la Francia (che rimane la seconda destinazione per le pere italiane con poco meno di 20mila tonnellate). Contemporaneamente continua ad aumentare il quantitativo di merce indirizzata verso i Paesi del continente africano, dove nel 2013/14, si sono superate per la prima volta le 11mila tonnellate (l’8% nell’ultimo anno). Questo incremento è legato quasi esclusivamente all’espansione del mercato in Libia. In controtendenza appare il complesso dei Paesi europei extra-Ue: la rappresentatività di questa zona è scesa al 5% del totale in quest’ultima stagione. La diminuzione è imputabile al minore assorbimento del mercato russo, che nel 2013/14 ha costituito il 2% dell’export italiano totale di pere. Nel precedente biennio le movi- Grafico 3 - Quota della produzione italiana di pere destinata ai mercati esteri (%) (Fonte Cso-Istat) 50 047-055Agr_11.indd 50 NOVEMBRE 2014 18/11/14 10.13 La concorrenza in Europa Belgio, Olanda e Portogallo sono i tre Paesi che vedono crescere l’offerta di pere e denotano anche una forte propensione all’esportazione di questi frutti: pertanto sui mercati esteri appare sempre di più la pressione esercitata dai nostri principali concorrenti europei. In molti casi ci si trova a concorrere sugli stessi Paesi, perché le destinazioni non sono così diverse. La Germania è la prima destinazione delle pere olandesi, oltre che di quelle italiane; il Regno Unito è penetrato da Olanda, Belgio e Portogallo, ma perde quote l’Italia; la Francia è un importante mercato per tutti i paesi esportatori e non dimentichiamo la Russia, che fino all’anno scorso rappresentava la seconda destinazione per l’Olanda e la prima per il Belgio. Per la stagione commerciale 2014/15 una nuova variabile, rappresentata dall’embargo emanato dalla Russia sui prodotti ortofrutticoli comunitari, farà sentire i propri effetti anche sul prodotto pera. Se il mercato interno è in sofferenza, è sui mercati tradizionali che bisogna combattere la concorrenza con altri Paesi. Diventa dunque assolutamente necessario differenziare e ricercare la migliore collocazione possibile del prodotto. Sul piano commerciale non basta più rivolgersi al mercato interno e alla vicina Germania. In futuro anche per le pere l’export dovrà essere più dinamico. Per l’Italia già dalla passata stagione è stata aperta la possibilità di esportare sul mercato statunitense, ma le potenzialità saranno da ricercare nel medio-lungo periodo. Altri concorrenti europei come ad esempio il Portogallo, con la pera Rocha, destinano già oggi una quota rilevante della loro disponibilità oltre che sul mercato europeo, anche su piazze lontane, nella fattispecie in Brasile. La Spagna, da alcuni anni a questa parte, sta sviluppando maggiori movimentazioni di prodotto verso il Medio Oriente (Arabia Saudita ed Emirati Arabi). Esistono ancora svariate destinazioni non accessibili alle nostre produzioni a causa di barriere di tipo fitosanitario, NOVEMBRE 2014 047-055Agr_11.indd 51 LA REGINA DELLE PERE ITALIANE AD EATALY NEW YORK Quattro ricette, tutte dedicate all’Abate Fetel dell’Emilia-Romagna, sono state presentate a New York il 13 novembre nella cucina-scuola di Eataly, il marchio italiano del cibo di qualità. Realizzate dalla chef del gruppo Nicoletta Grippo hanno anticipato a un pubblico di giornalisti e opinion leader i nuovi arrivi di questa varietà praticamente sconosciuta oltreoceano. L’evento, promosso dall’Organizzazione interprofessionale Pera, ha consentito ai partecipanti di approfondire la conoscenza del prodotto e delle sue caratteristiche gustative e sensoriali. A raccontare le qualità del frutto e la sua unicità territoriale, Piergiorgio Lenzarini, presidente del Consorzio Pera Igp. Secondo Gianni Amidei, presidente dell’O.i. Pera «l’iniziativa rientra nelle tante potenzialità che un organismo interprofessionale può esprimere. In particolare in una fase come quella attuale è determinante realizzare attività in grado di far conoscere il prodotto sui nuovi mercati». che spesso rappresentano misure di protezionismo. Opportunità potrebbero aprirsi verso Paesi dell’Estremo Oriente, dove per citare un caso, le frontiere sono state aperte alle pere belghe in Cina. Per raggiungere questi obiettivi c’è bisogno di maggiore aggregazione della produzione per sostenere con compattezza azioni comuni e cercare insieme una soluzioni per rilanciare il mercato interno. Aic mentazioni verso la Russia erano quasi il doppio rispetto al 2013/14. I volumi destinati alla Svizzera si mantengono pressoché costanti. 51 18/11/14 10.13 SPECIALE PERA «Più programmazione e cultura di prodotto» Una filiera più forte, i nuovi mercati, la promozione dei consumi. Intervista a Gianni Amidei, presidente dell’organismo interprofessionale A cura della REDAZIONE Oi Pera Il presidente della Oi Pera, Gianni Amidei D all’inizio di quest’anno è operativa la nuova Oi Pera, che riunisce produttori, industrie di trasformazione e commercializzazione. Indubbiamente un passo importante verso un’agricoltura più forte e organizzata. Presidente Amidei è possibile fare un primo bilancio? Dal 2012, anno di nascita del progetto realizzato grazie alla volontà dei principali attori della filiera e al determinante contributo della Regione Emilia-Romagna, siamo arrivati a ottenere a marzo 2014 il riconoscimento dell’Unione europea e contemporaneamente siamo stati riconosciuti da Ortofrutta Italia (Oi nazionale) come Comitato di Prodotto. Il percorso si è avviato e i primi risultati cominciano ad individuarsi soprattutto in termini di sinergia e condivisione d’intenti. Abbiamo, per esempio, sancito nell’agosto 2014 l’esclusione dal mercato delle pere di calibro inferiore ai 60 mm con l’intento di vivacizzare il mercato e qualche risultato c’è stato. È chiaro che le Organizzazioni interprofessionali non possono commercializzare, ma possono assumere decisioni finalizzate al sostegno del mercato e questo è un ruolo determinante. Il provvedimento preso ha questo obiettivo e soprattutto mette in evidenza le grandi potenzialità offerte dall’Oi, tra cui in particolare la promozione dei consumi in Italia e all’estero, favorendo la conoscenza del prodotto pera anche presso target di consumatori normalmente meno attenti. La nascita dell’Interprofessione come può contribuire a migliorare i rapporti nella filiera? Il fatto stesso che ci sia uno strumento in grado di favorire il confronto, il coordinamento, la cooperazione tra i principali attori della 52 047-055Agr_11.indd 52 filiera è di determinante importanza per lo sviluppo delle relazioni tra le diverse componenti. L’Oi è uno strumento fondamentale ma, naturalmente, per ottenere i risultati migliori ci vuole la volontà degli individui che, in questa fase, ritengo sia la cosa più importante. Quali sono le questioni più urgenti da affrontare per garantire la competitività di un settore così importante per l’ortofrutta emilianoromagnola? La pericoltura dell’Emilia-Romagna rappresenta oggi uno dei comparti principali nella composizione della Produzione lorda vendibile ortofrutticola. La Plv delle pere, in grado di sfiorare i 500 milioni di euro, rappresenta mediamente il 14% di quella frutticola ed è quindi importante difenderne la competitività. È fondamentale la programmazione del mercato in funzione della domanda e, sempre in un’ottica commerciale, l’innalzamento dei parametri qualitativi dei frutti attraverso la proposta di un prodotto pronto al consumo. La pera, com’è noto è un frutto molto difficile da gestire in post raccolta e soprattutto in fase di CAMPAGNA 2014: CRESCE L’OTTIMISMO I dati sulle giacenze di Abate al 31 ottobre evidenziano un -7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a dimostrazione di una domanda molto vivace da parte del mercato interno ed estero. Da inizio campagna alla fine di ottobre è stato venduto il 32% delle Abate, contro il 14% del 2013. La forte domanda di prodotto, che riguarda tutto il comparto delle pere, ha determinato una crescita delle quotazioni, attese ancora in aumento. E’ quanto è emerso dal Comitato di coordinamento dell’Oi Pera riunitosi lo scorso 11 novembre a Ferrara. NOVEMBRE 2014 18/11/14 10.13 vendita perché si segna facilmente con le manipolazioni. Noi dobbiamo trovare un modo per riuscire a immettere sul mercato un prodotto più maturo e quindi più apprezzato dai consumatori. Complice la crisi economica, ma non solo, è in atto un calo dei consumi interni di ortofrutta. Quali iniziative si possono adottare per invertire la tendenza? Si parla molto della necessità di promuovere i consumi di frutta e verdura ed è una necessità inderogabile non solo per sostenere il settore ma anche per tutelare la salute. La frutta e la verdura possiedono tutte le caratteristiche per assolvere ad esigenze nutrizionali salutistiche quanto mai importanti oggi per preservare il benessere fisico: promuovere questi valori è importante e necessario. Sulla pera serve più informazione e cultura di prodotto, che renda percepibile ai consumatori il valore di un frutto che possiede tutti i requisiti ideali per un consumo quotidiano. È molto importante lavorare sul giusto grado di maturazione del frutto e penso che l’Oi possa attivare studi e azioni in questo senso. L’export assume una rilevanza sempre più strategica. Quali sono i mercati più interessanti verso cui guardare? L’export negli ultimi anni ha visto incrementare le sue quote e ampliare i mercati di sbocco in Europa dove non si guarda più solo alle mete tradizionali, come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, la Svizzera e i Paesi scandinavi ma si ampliano gli sbocchi commerciali nell’Est europeo e, prima dell’embargo, verso la Russia. Oggi tuttavia si stanno cercando importanti piazze commerciali anche nei Paesi arabi, Nord Africa e in Asia. Il mercato degli Stati Uniti è stato avviato da poco e si sta cercando di proporre l’Abate Fetel che non è conosciuta. L’apertura dei mercati è oggi uno dei fattori determinanti per mantenere la competitività e dobbiamo compiere tutti gli sforzi possibili anche a livello diplomatico per agevolare questi sbocchi. Misurazione del calibro delle pere Superate le verifiche da parte della Commissione europea, L’Oi Pera è stata riconosciuta dalla Regione EmiliaRomagna ai sensi del nuovo Regolamento Ue 1308/2013 e iscritta nell’elenco regionale previsto dalla Legge regionale 24/2000. L’associazione ha carattere interregionale e agisce in Emilia-Romagna e Veneto. Rappresenta una superficie coltivata a pera di 10.400 ettari, corrispondente a una produzione media di 255mila tonnellate di prodotto, equivalente al 39% della produzione nazionale. L’Oi Pera associa tutte le fasi della filiera: 14 organizzazioni di produttori e le organizzazioni professionali agricole dell’Emilia-Romagna, che rappresentano gli agricoltori non organizzati in Op, le industrie di trasformazione, sia private che cooperative, le principali strutture di commercio all’ingrosso delle pere da consumo fresco, e la catena di distribuzione Conad presente in Italia con numerosi punti vendita, soprattutto nella circoscrizione economica dell’Emilia-Romagna e del Veneto. Aderiscono come soci consultivi il Consorzio della Pera dell’Emilia-Romagna Igt, il Centro Ricerche per le Produzioni Vegetali e la Fondazio- NOVEMBRE 2014 047-055Agr_11.indd 53 Aic COME FUNZIONA L’ORGANIZZAZIONE INTERPROFESSIONALE ne per l’Agricoltura Fratelli Navarra. Opera anche come Comitato di prodotto dell’Oi nazionale Ortofrutta Italia. Le Organizzazioni interprofessionali sono previste nella riforma della Pac, insieme alle Organizzazioni professionali e alle loro associazioni, come strumenti organizzativi per migliorare le relazioni all’interno della filiera e rafforzare il ruolo della parte agricola. Le principali finalità previste dalla norma comunitaria sono: migliorare la conoscenza e la trasparenza del comparto (rilevazione prezzi, costi e volumi di produzione); programmare il potenziale produttivo; esplorare nuovi mercati; redigere contratti tipo; sviluppare innovazione di prodotto e di processo per orientare la produzione ai fabbisogni del mercato, ai gusti e alle tendenze dei consumatori; operare sul miglioramento qualitativo dei prodotti e sulla loro sostenibilità; migliorare il coordinamento dell’immissione sul mercato (logistica e programmazione); contribuire alla gestione sostenibile dei sottoprodotti; incoraggiare il consumo sano e responsabile promuovendo la conoscenza dei prodotti. (R. C.) 53 18/11/14 10.13 SPECIALE PERA Riscaldo delle Abate Fetel, come individuare il rischio Dalla genetica una possibile strada alternativa all’uso dell’Etossichina. A che punto sono i progetti di ricerca per contrastare questa malattia I l riscaldo superficiale è una fisiopatia da freddo che colpisce le pere (ma anche le mele) in conservazione. In assenza di trattamenti preventivi, la malattia può provocare scarti che sono in grado di interessare anche il 60-70% dei frutti di una stessa partita. L’uso di sostanze antiriscaldo molto efficaci come l’Etossichina ha consentito di contenerne i danni, facendo sì che il problema non fosse percepito dalla comunità scientifica e dal mondo produttivo come un’emergenza. La recente revoca da parte dell’Ue di questo prodotto ha tuttavia lasciato il settore in una situazione molto grave, che impone la ricerca di soluzioni alternative. Con il termine riscaldo superficiale s’intende un complesso di sintomi, a carico della buccia, rappresentato da un imbrunimento dei tessuti, seguito da necrotizzazione e collasso, con conseguente formazione di depressioni nello stato più avanzato della malattia (foto a pagina 55). In genere i sintomi si evidenziano dopo 2-3 mesi di conservazione a causa della formazione di un composto detto “alfa farnesene” la cui successiva ossidazione libera sostanze tossiche per le cellule epidermiche. Le varietà Abate Fetel e Conference sono le più sensibili a questa fisiopatia, mentre risultano del tutto esenti Decana del Comizio e Kaiser. Oltre alla conservazione prolungata, si ipotizza che altri fattori che predispongano alla malattia siano: il clima caldo e siccitoso durante le settimane che preAic c DANIELE MISSERE Crpv, Cesena 54 047-055Agr_11.indd 54 cedono la raccolta; la raccolta precoce; gli eccessivi apporti di azoto al terreno; la presenza di etilene durante la conservazione e infine l’umidità relativa elevata. I principali risultati di Ager Pero Recenti ricerche condotte dal Centro per la protezione e conservazione dei prodotti Ortofrutticoli (Criof) dell’Università di Bologna, nell’ambito del progetto Ager Pero, hanno evidenziato come il grado di maturazione alla raccolta sia importante nell’influenzare l’insorgenza del riscaldo durante la conservazione. In particolare, i frutti raccolti con una durezza di circa 5,5 kg e conservati per sette mesi presentano un’incidenza della malattia dell’80%, inferiore rispetto ai frutti con una durezza di 6,6 kg. Per cercare di contenere gli scarti, è quindi importante rispettare il più possibile la finestra di raccolta (in media circa dieci giorni) e raccogliere i frutti con durezza di 5-5,5 kg qualora siano destinati a una breve conservazione (fino a dicembre), mentre per una conservazione prolungata (marzo) si possono impiegare valori di durezza della polpa compresi tra 5,5 e 6 kg. Gli stessi studi hanno anche permesso di mettere a punto una tecnica di conservazione prolungata basata sull’impiego dell’1-Mcp (Smartfresh®), un antagonista dell’etilene ovvero l’ormone della maturazione dei frutti. In particolare sulla cultivar Abate Fetel, portando la temperatura di conservazione da -1°C a 0,5-1°C, è stato possibile contenere lo sviluppo del riscaldo superficiale entro limiti accettabili e, nello stesso tempo, superare il blocco della maturazione che si aveva alla temperatura più bassa. Va evidenziato però che questa tecnica fa sì che i frutti a partire dal mese di gennaio, pur restando sodi e con un’ottima consistenza, tendono a schiarire ed essere meno verdi. Fenomeno questo riscontrato soprattutto sulle partite del secondo stacco. NOVEMBRE 2014 18/11/14 10.13 Il laboratorio NSure NSure è un laboratorio ad alta tecnologia nato nel 2006 come spin-off dell’Università di Wageningen in Olanda. Sviluppa test basati su una nuova forma di diagnostica molecolare che sfrutta l’identificazione dei geni coinvolti in un processo metabolico. Il principio alla base è che tutti i processi biologici in un organismo vivente (tra cui la maturazione e la predisposizione alle malattie) sono controllati dai geni. Nello specifico s’ipotizza che Alfa-farnesene synthase 1 (Afs1) sia il gene che codifica la proteina responsabile per l’ultimo passaggio metabolico che porta alla produzione di alfa-farnesene. NSure ha trovato un gene simile in pere Abate Fetel e ne ha studiata l’espressione in diversi campioni provenienti da tre frutteti con diverso livello di riscaldo: basso, medio ed elevato. In pratica l’analisi di espressione genica (tramite la diagnostica molecolare) permette di misurare le variazioni che non possono essere valutate con altri mezzi, consentendo di selezionare partite di frutti che sembrano uguali dall’esterno, ma che si differenziano per il rischio d’insorgenza del riscaldo superficiale. Nel biennio 2012/13 NSure, in collaborazione con Agrintesa, Apofruit, Cipof, Fruit Modena Group, Patfrut e Terremerse, ha portato avanti un’indagine inedita nel suo genere. Per due anni sono stati monitorati oltre venti appezzamenti distribuiti in cinque province (Ferrara, Modena, Bologna, Ravenna e Reggio Emilia) compiendo cinque raccolte a scadenza settimanale, per un totale di 5 tonnellate di frutti analizzati singolarmente. Questa collaborazione ha permesso di realizzare uno studio approfondito sulla fisiologia del riscaldo superficiale, analizzando l’influenza di parametri come tipo e densità d’impianto, zona produttiva (caratteristiche pedologiche e climatiche), conduzione agronomica e tipologia di stoccaggio (RN e AC) sulla manifestazione della fisiopatia. Le ricerche hanno evidenziato che nessuno di questi parametri, fino adesso considerati come fattori a rischio di sviluppo di riscaldo, ha mostrato una chiara relazione; quindi nessuna zona produttiva è più a rischio (essendo tutte ugualmente esposte) e c’è scarsa differenza fra le due tipologie di stoccaggio nel controllo del problema. (su partite trattate con Smartfresh® e non), grazie al finanziamento dell’Oi Pera (tramite il Crpv), si è deciso di avviare, durante la campagna in corso, una nuova ricerca per monitorare l’andamento della fisiopatia durante lo stoccaggio; studiare come l’attività genetica cambia nel corso della conservazione e infine determinare come quest’attività anticipi la comparsa del riscaldo superficiale (vedi grafico in alto). L’indagine consiste nel trattare alcune partite provenienti da tre frutteti situati in altrettante province (Ferrara, Modena e Bologna), determinando l’incidenza del riscaldo e altri parametri fisiologici e realizzando almeno 14 set di analisi molecolari su campioni all’uscita della cella e distribuiti in un periodo di 32 settimane (da settembre a marzoaprile), per un totale di circa 6,3 tonnellate di frutti analizzati uno a uno. Il risultato atteso da questa nuova fase è di gettare le basi per sviluppare un test che determini, durante la conservazione, quando il riscaldo comparirà. Tale strumento, se utilizzato nel corso dello stoccaggio, può aiutare produttori e centri di condizionamento a decidere quando e quali partite commercializzare. Incidenza del riscaldo e altri parametri fisiologici in partite di Pere Abate provenienti da tre frutteti nelle province di Ferrara, Modena e Bologna. Pere colpite da riscaldo superficiale Con lo scopo di studiare le dinamiche fisiologiche e molecolari della comparsa del riscaldo nelle pere Abate Fetel durante la conservazione NOVEMBRE 2014 047-055Agr_11.indd 55 Crpv Una nuova fase di studi 55 18/11/14 10.13 Ricerca e sperimentazione PROGETTO AGROSCENARI Cambiamenti climatici: Meridiana immagini istruzioni per l’uso Nell’alimentazione di bovini e suini, orzo e triticale possono sostituire il più idroesigente mais. Pesco: le migliori combinazioni cultivar-portinnesto VITTORIO MARLETTO Arpa-Simc - Area Agrometeorologia, Territorio e Clima, Bologna FRANCESCO MASOERO Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza FRANCESCA DE LORENZI SILVIA MARIA ALFIERI Cnr-Isafom, Napoli 56 056-057Agr_11.indd 56 D opo il grave episodio di siccità dell’estate 2012 gli agricoltori hanno raggiunto la piena consapevolezza che il clima dell’Emilia-Romagna non è più quello di un tempo e si domandano come fronteggiare i nuovi rischi e l’impatto del cambiamento climatico. Sono questi i temi che hanno impegnato molti ricercatori italiani, coinvolti per sei anni nel progetto Agroscenari “Scenari di adattamento dell’agricoltura italiana ai cambiamenti climatici”, finanziato dal Mipaaf, coordinato dal Cra (Domenico Vento) e concluso recentemente con un convegno a Roma. Le ricerche di Agroscenari si sono incentrate in Italia su sei aree diverse per clima e sistemi colturali. Per l’Emilia-Romagna le aree di studio erano: la prima cerealicola-intensiva (pianura piacentino-parmense) e la seconda frutticola (centrata su Faenza ed estesa alla pianura tra Imola e Forlì). In entrambe le zone sono evidenti i segnali di cambiamento climatico: le temperature in aumento in tutte le stagioni e le precipitazioni in diminuzione rispetto al periodo 19611990. Per il futuro (2021-2050) le proiezioni evidenziano una prosecuzione del riscaldamento e una diversa distribuzione delle piogge, con incrementi delle precipitazioni in primavera e autunno e una diminuzione nelle altre stagioni. Abbiamo già scritto (vedi Agricoltura n. 4/2012, pag. 62) delle possibili conseguenze di questo cambiamento del clima in termini di aumento della domanda irrigua su pomodoro, mais, actinidia e prato stabile: i cambiamenti, anche se non tra- scurabili, appaiono gestibili utilizzando con la massima oculatezza l’acqua disponibile. Zootecnia: allo studio nuovi piani alimentari L’Università Cattolica di Piacenza ha esaminato il cambiamento climatico dal punto di vista dell’allevatore, cioè valutando l’efficacia di nuovi piani colturali e alimentari compatibili con le produzioni tipiche (formaggi e salumi Dop) dell’area. L’ipotesi di un costante aumento delle temperature in estate e della diversa distribuzione delle piogge evidenzia infatti la criticità dei piani di irrigazione delle colture estive, rivalutando i cereali autunno-vernini (orzo, frumento e triticale) come fonti di foraggio (insilati latteo-cerosi) e di granella per vacche da latte o suini. Le ricerche su 56 varietà di orzo e triticale hanno evidenziato una notevole variabilità nella digeribilità della fibra e nelle dinamiche di degradazione nel rumine (vedi grarfico 1). Partendo da queste esperienze di selezione varietale, le prove zootecniche hanno confermato la possibilità di produrre latte di alta qualità e formaggio Grana Padano Dop con razioni a base di solo orzo silo, in sostituzione del silomais e farina di orzo e in sostituzione del 50% della farina di mais della dieta di riferimento. L’orzo silo come unica fonte di insilato ha permesso di ridurre il fieno nella razione, con una ricaduta interessante sull’assetto colturale aziendale. L’obiettivo non è quello di sostituire completamente il mais, ma di evidenziare altre strade percorribili NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.23 per adattarsi alla carenza di acqua e ai mutamenti climatici. Il formaggio ottenuto in questo modo ha infatti una perfetta corrispondenza organolettica con le caratteristiche del Grana Dop prodotto con il latte di controllo (base silomais e farina di mais). La nostra zootecnia non può comunque prescindere dal mais, sia come foraggio integrale, sia come granella o pastoni. Per questo la ricerca e la selezione di ibridi sempre più performanti e adattabili alle future condizioni climatiche è stata una delle attività principali di Agroscenari. Ne sono scaturite informazioni interessanti circa gli effetti negativi della restrizione idrica sulla resa e soprattutto sul valore nutritivo del silo-mais, ma si sono anche ottenuti risultati sulla selezione di ibridi resistenti alla carenza idrica, molto migliori di quelli oggi utilizzati. Le ricerche hanno riguardato anche l’uso di razioni a base di orzo per suinetti e suini all’ingrasso destinati alla produzione di salumi Dop, simulando l’ipotesi di restrizione della disponibilità di acqua per l’irrigazione estiva del mais. Nella pianura Padana il mais, sotto forma di farina o di pastone umido, è la base energetica della dieta dei suini e i disciplinari dei prosciutti Dop di Parma e San Daniele ne consentono l’utilizzo fino al 55% della sostanza secca della razione. Nelle prove, l’orzo si è dimostrato un ottimo sostituto del mais, senza ripercussioni sull’ingrasso. I rilievi analitici e di degustazione hanno dimostrato una migliore qualità per i prodotti ottenuti con l’orzo rispetto al mais soprattutto riguardo alla qualità del grasso, più bianco e meno untuoso: caratteristiche molto apprezzate dal consumatore. L’orzo quindi, anche nella dieta per i suini, può essere una valida alternativa al mais. te definite in termini quantitativi le strategie di gestione (scelta della combinazione cultivar-portainnesto e/o strategia di irrigazione) per garantire la sostenibilità delle attuali produzioni di pesco in vista di una riduzione di acqua per l’irrigazione. Lo scenario climatico 2021-2050 implica in effetti un aumento, sia pure non drammatico, del fabbisogno idrico del pesco dovuto all’aumento della siccità nel periodo estivo e all’allungamento del periodo di post-raccolta (vedi grafico 2). L’anticipo della fase di pre-raccolta conseguente al regime termico previsto, porterebbe invece a una diminuzione del fabbisogno idrico in questa fase, a causa dello spostamento delle fasi fenologiche in un periodo più piovoso. È stata quindi valutata la possibilità di ridurre i consumi idrici del pesco: una riduzione del 20% determinerebbe una produzione ottimale in Springred innestata su GF677 e su PSA5 in gran parte della pianura romagnola. L’utilizzo del portinnesto GF677 porterebbe a una produzione ottimale anche con una riduzione dei fabbisogni irrigui del 30% in diverse zone dell’area. La scelta del portainnesto Ishtara è risultata invece non conveniente. I materiali prodotti da Agroscenari saranno sul sito agroscenari.it. Si ringraziano i numerosi collaboratori dei gruppi di ricerca coordinati dagli autori. Grafico 1 a sinistra Progetto Agroscenari: confronto tra livelli di digeribilità della fibra (NDF) in diverse varietà di triticale Fonte: UniCattolica Grafico 2 a destra Progetto Agroscenari: confronto tra fabbisogni idrici del pesco in Romagna nel clima di riferimento 1961-90 e in quello futuro 2021-2050 Fonte: Cnr-Isafom Campi allagati dall’esondazione del fiume Reno Un’altra indagine svolta su pesco dal Cnr-Isafom in Romagna ha fornito preziose indicazioni sugli effetti combinati delle variazioni di temperatura, precipitazioni e sviluppo fenologico di diverse combinazioni cultivar-portainnesto. Sono staNOVEMBRE 2014 056-057Agr_11.indd 57 Righi Meridiana Frutticoltura: l’indagine Cnr-Isafom nell’areale romagnolo 57 18/11/14 08.23 Ricerca e sperimentazione UNA RISORSA PER IL TERRITORIO Pianura e montagna: cultivar di qualità per la patata PIER PAOLO PASOTTI, MILENA PELLICONI, LORENA CASTELLARI Astra Innovazione e Sviluppo Faenza (Ra) In alto, campo sperimentale nelle prime fasi di sviluppo a Castel D’Aiano. A destra, campioni di patata in esposizione dai campi sperimentali di patata in pianura 58 058-060Agr_11.indd 58 N el corso del 2013, in Italia, la patata comune ha interessato una superficie di oltre 37.400 ettari, per un raccolto di circa 1.034.100 tonnellate. Rispetto agli scorsi anni la distribuzione della coltura non ha subito sostanziali mutamenti e le principali aree di coltivazione si sono concentrate prevalentemente in Emilia-Romagna – per estensioni e produzione la regione più rappresentativa a livello nazionale – Toscana, dove la patata ha interessato una superficie di oltre 5.200 ha, Abruzzo (circa 4.580 ha), Campania (circa 4.269 ha) e Calabria (poco più di 3.700 ha complessivi). Investimenti significativi sono tuttavia presenti anche in Veneto e Sicilia, aree che hanno concentrato sul proprio territorio oltre 2.000 ha. In Emilia-Romagna – nonostante una sensibile contrazione delle superfici (-7,5% rispetto al dato 2012) – questa solanacea rappresenta, per tradizione, una delle risorse più importanti per l’economia agricola territoriale, grazie a dinamiche commerciali funzionali e finalizzate all’innovazione di processo e di prodotto, a una filiera storicamente ben strutturata ed efficiente e a un prodotto che, per presentazione, qualità gustative e proprietà nutrizionali, gode di una consolidata considerazione sia sui mercati nazionali che esteri. Astra Astra Nonostante la contrazione delle superfici, è una coltura portante per l’Emilia-Romagna. Individuate le varietà di maggior standard produttivo e sanitario Bologna principale polo produttivo La provincia di Bologna si è confermata ancora una volta il principale polo produttivo, con oltre 2.400 ettari investiti, una produzione superiore alle 76.400 tonnellate e una resa per ettaro di poco inferiore ai 320 quintali. Investimenti NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.03 Patate di pianura... A) Varietà a buccia gialla Gisele: proveniente dai progetti di miglioramento genetico della patata, attivi dal 1983 e finanziati dalla Regione Emilia-Romagna. È caratterizzata da ottima precocità. I tuberi sono ovali, ben lavabili e piuttosto uniformi; la pasta è di colore giallo chiaro. Rese produttive quest’anno leggermente inferiori alle medie di campo. Sostanza secca (Ss) 17%. Indicata per preparazioni di tipo AB. Bafana: cultivar medio-tardiva che ha presentato tuberi di forma ovale/ovale lunga, con pasta bianca o crema. Ottime le potenzialità produttive. A livello culinario si presta alla preparazione NOVEMBRE 2014 058-060Agr_11.indd 59 Astra Astra sempre più consolidati sono presenti anche a Ferrara (1.211 ha) e Ravenna (945 ha), aree produttive in cui la patata si sta progressivamente imponendo come affidabile alternativa alla barbabietola da zucchero (dati Istat 2013 provvisori). Nel 2014 il Crpv di Cesena ha coordinato, all’interno dei programmi di sperimentazione finanziati dalla Regione EmiliaRomagna e in collaborazione con le associazioni regionali dei produttori Assopa e Appe, tre prove di confronto varietale. L’attività, svolta sotto, l’egida tecnico-organizzativa di Astra Innnovazione e Sviluppo-Unità operativa “M. Neri” di Imola, è stata realizzata presso l’azienda Pirazzini Romolo a Castel San Pietro e presso l’azienda Franzaroli Federico, a Castel D’Aiano, entrambe in provincia di Bologna. Gli obiettivi che l’attività si proponeva erano: determinazione di nuove cultivar indicate per produzioni precoci in ambienti di pianura; individuazione di varietà idonee, per rendimento produttivo, qualitativo e sanitario, alla coltivazione nei territori di montagna dell’Appennino bolognese; acquisizione di elementi conoscitivi finalizzati alla caratterizzazione varietale in funzione della destinazione di mercato e dell’impiego culinario. Di seguito riportiamo un breve profilo delle varietà che sono maggiormente distinte a livello agronomico e produttivo con alcune “indicazioni” sul loro impiego culinario. di sticks e, più in generale, viene catalogata come tipo BC. Ss 22,8%. El Mundo: per la prima volta in sperimentazione, si è segnalata per il ciclo medio-tardivo e l’elevato rendimento produttivo. I tuberi, ovali lunghi, hanno evidenziato valide caratteristiche di regolarità, con polpa di colore bianco panna/giallo chiaro. 19,9% il tenore della Ss. A livello culinario fa riferimento alla categoria di consumo AB. Luciana: tipica varietà da mercato fresco, di costante ed elevato rendimento produttivo e ciclo medio; i tuberi sono uniformi, ovali, ben lavabili e con pasta piuttosto soda e compatta di colore giallo chiaro. 18,9% il valore della Ss. Viene consigliata per preparazioni di tipo AB. Barbara: al primo anno di osservazione ha evidenziato note positive. Ha presentato ciclo medio e potenzialità produttive ben al di sopra delle medie di campo. I tuberi sono ovali e regolari, con pasta di colore giallo. Ss 20,2%. Adatta a tutti gli usi culinari (tipo B). Gioconda: patata fertile e di ciclo medio precoce. È caratterizzata da tuberi ovali e uniformi con polpa di colore giallo chiaro. Ss 18,3%. Indicata per preparazioni di tipo AB. Bridget: si è confermata cultivar interessante per rese produttive e caratteristiche dei tuberi, ovali, regolari e a pasta bianca. Medio il ciclo produttivo; 22,9% la Ss. Inserita nella tipologia di consumo BC; è ideale anche per la preparazione di gnocchi e puree. Arizona: varietà per consumo fresco (Ss 17,2%); ha evidenziato pianta di ciclo medio-precoce, con fertilità elevata e costante. I tuberi, ovali e uniformi hanno presentato buccia ben lavabile e Sopra a sinistra, Giselle, cultivar proveniente dai progetti di miglioramento genetico finanziati dalla Regione Emilia-Romagna Sopra a destra, Flair, varietà che si è segnalata per l’elevato potenziale produttivo 59 18/11/14 08.03 Ricerca e sperimentazione UNA RISORSA PER IL TERRITORIO PER OGNI RICETTA LA VARIETÀ GIUSTA In funzione delle loro caratteristiche le patate possono essere infatti suddivise in tre principali gruppi di consumo: t""#BOOPWFSBWBSJFUËDBSBUUFSJ[[BUFEBQPMQBTPEBVNJda e di tessitura fine, consigliate per arrosti, insalate, stufati e cotture al forno; t#DPNQSFOEFDVMUJWBSJEPOFFQFSUVUUJHMJVTJDPODBSBUUFSJTUJDIFJOUFSNFEJFJOUFSNJOJEJDPOTJTUFO[BVNJEJUËFTUSVUUVSB t$GBOOPSJGFSJNFOUPBRVFTUBDBUFHPSJBUVCFSJJOEJDBUJQFSMB preparazione di fritti, con sostanza secca % piuttosto elevata, FRVFMMJBiTUSVUUVSBwGBSJOPTBDPOQPMQBBTDJVUUBFUFOFSBJEFali per gnocchi, purè e dolci. Laura, varietà a buccia rossa che ha evidenziato buona adattabilità alla coltivazione negli ambienti di montagna 60 058-060Agr_11.indd 60 Astra polpa di colore giallo chiaro. A livello culinario viene inserita in fascia B (per tutti gli usi). Volare: cultivar di ciclo medio che ha fornito buon rendimento produttivo. I tuberi, di forma ovalesferica, sono risultati regolari, con buccia ben lavabile e pasta di colore bianco. Indicata per consumo fresco e per preparazioni di tipo B-AB. Ss 18,4%. Flair: si è segnalata per fertilità e ciclo piuttosto precoce. I tuberi, ovali, più regolari per forma che per pezzatura, hanno presentato buccia ben lavabile e polpa di colore giallo chiaro/bianco panna. Elevato il tenore in Ss: 22,2%. Viene consigliata per preparazioni di tipo BC. Erika: produttiva e di ciclo medio precoce. I tuberi, di forma ovale lunga, hanno evidenziato buone caratteristiche di regolarità, con buccia ben lavabile e pasta di colore giallo/giallo chiaro. Ss 19%. Per quanto riguarda l’impiego culinario necessita di ulteriori verifiche sperimentali anche se sembra indicata per preparazioni di tipo AB. Michelle: cultivar di ciclo medio, medio-tardivo di valido potenziale produttivo. Ha presentato tuberi di forma ovale, regolari e con polpa di colore giallo. 20,7% il tenore in Ss. Viene inserita nella categoria culinaria di tipo B. B) Varietà a buccia rossa Tiamo: per consumo fresco, caratterizzata da ciclo medio e potenziale produttivo affidabile. I tuberi, ovali e regolari hanno evidenziato polpa di colore giallo. Tenore in Ss 17,9%. Si presta a preparazioni di tipo B. ... e quelle di montagna A partire dal 2011 l’attività svolta nelle aree di coltivazione dell’Appennino bolognese, a Castel D’Aiano, ha portato alla valutazione di alcune varietà a pasta bianca e gialla in possesso di resistenza o tolleranza ai nematodi cisticoli del genere Heterodera. In seguito agli interventi agronomici e alle misure preventive messe in atto dal Servizio fitosanitario regionale, il problema dei nematodi sembra attualmente rientrato o, quantomeno, sotto controllo. Gli incoraggianti risultati ottenuti e le numerose iniziative di divulgazione promosse dal Crpv di Cesena ha portato alla richiesta sempre più pressante, da parte di produttori agricoli, amministrazioni locali, ristoranti e centri di formazione professionale, di materiali che, pur conservando la qualità e il gusto tipico della patata di montagna, fossero più produttivi e commercialmente competitivi. Nel corso 2014 tra le cultivar a buccia gialla e pasta bianca si sono segnalate in particolare Bridget, precoce e caratterizzata da polpa piuttosto farinosa, idonea per la preparazione di puree e gnocchi (tipo BC); Sifra, ovale-sferica, di ciclo medio ed utilizzabile per piatti che richiedono buona integrità dei tuberi (tipo AB); Flair, dotata di buona precocità, con tuberi tondo-ovali (tipo BC); Daifla, mediamente precoce e capace di tuberi ovali, con polpa che mantiene piuttosto bene la struttura dopo cottura (tipo BC). Tra i materiali a buccia rossa e pasta gialla una citazione per Kuroda, medio-tardiva, rustica e produttiva, capace di tuberi ovali con elevato tenore in Ss (tipo BC); Laura, fertile e mediamente precoce, con tuberi ovali estremamente versatili a livello culinario (tipo BC); Camel caratterizzata da buona adattabilità ambientale e ciclo medio, con tuberi di forma ovale e con polpa indicata per preparazioni di tipo B. NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.03 Ricerca e sperimentazione DipSA/Unibo FERTILIZZAZIONE Il compost di qualità, un’alternativa per il pesco D opo 14 anni di sperimentazione, si chiude quest’anno un’attività di ricerca iniziata nell’agosto 2001 presso l’azienda sperimentale Marani di Ravenna, finanziata in larga parte dalla Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di valutare l’impiego di compost di qualità nella gestione della fertilizzazione del pesco. Alla base della sperimentazione vi sono due aspetti da considerare: il primo è dettato dalla necessità di ripristinare i livelli di sostanza organica (s.o.) nel terreno, che in alcune aree del territorio regionale a vocazione frutticola è diminuita fino a valori prossimi all’1%, a seguito dell’abbandono degli allevamenti zootecnici e della specializzazione colturale. C’è poi l’esigenza di recuperare i prodotti di scarto attraverso la produzione di compost e concimi organici (fanghi e digestati) per conseguire vantaggi ambientali (sequestro di carbonio) e sociali (riduzione dei costi di smaltimento). La fertilità del terreno dipende dalla concentrazione di s.o. che svolge una triplice azione benefica, di ordine fisico, chimico e biologico. Infatti migliora la struttura e la porosità del terreno grazie alla maggiore formazione di aggregati ad elevata stabilità; fornisce tutti gli elementi della NOVEMBRE 2014 061-062Agr_11.indd 61 fertilità in forma assimilabile attraverso la sua mineralizzazione; esplica proprietà chelanti di molti gruppi funzionali (carbossilici, carbonilici, ammidici), aumentando la solubilizzazione dei microelementi. Il ruolo della sostanza organica La decomposizione della s.o. contribuisce inoltre ad abbassare il pH, circostanza particolarmente utile nei terreni sub-alcalini e alcalini, e determina un aumento della capacità di scambio cationico, grazie all’aumento dei siti con cariche negative in grado di assorbire i cationi. La presenza di s.o. nel terreno, infine, permette lo sviluppo equilibrato della microflora e microfauna, essenziali per la degradazione dei composti organici. Contribuisce ad un precoce e maggiore sviluppo delle radici, con conseguente incremento della densità radicale e miglioramento dell’efficienza di assorbimento dei nutrienti. L’attività sperimentale è iniziata con la messa a dimora di un pescheto ad hoc della nettarina Stark Red Gold, innestata su GF677 con sesto di metri 5 per 3,8 (526 piante/ettaro). Fin dall’impianto sono stati applicati diversi regimi di fertilizzazione che hanno previsto, a fianco ELENA BALDI, GIOVAMBATTISTA SORRENTI, MAURIZIO QUARTIERI, MORENO TOSELLI, DipSA – Università di Bologna ANGELO INNOCENTI Azienda Sperimentale “M. Marani”, Ravenna La determinazione della biomassa fogliare ha visto l’impiego di reti per la raccolta delle foglie senescenti. 61 18/11/14 08.03 Ricerca e sperimentazione FERTILIZZAZIONE EFFETTO DEL FERTILIZZANTE SULLA PRODUZIONE 2014 E SU QUELLA CUMULATA 2004-2014 (KG/PIANTA) Trattamento Produzione 2014 Produzione cumulata 2004-2014 Controllo 45,3 b 479 b Minerale 54,3 a 506 ab Compost 5 t/ha 56,7 a 502 ab Compost 10 t/ha 58,5 a 553 a ** * Significatività * ** = effetto significativo per P = 0.05; P = 0.01, rispettivamente. Lettere uguali indicano valori non statisticamente diversi (P = 0.05) Effetto della dose di compost sulla biomassa dei frutti alla raccolta, del legno di potatura e delle foglie abscisse 62 061-062Agr_11.indd 62 del controllo non concimato e della fertilizzazione tradizionale con urea applicata secondo i disciplinari di produzione integrata della Regione Emilia-Romagna, anche letame bovino (5 t/ha/anno) e ammendante compostato misto (compost) di qualità rispettivamente alle dosi di 5 e 10 t/ha/anno, frazionato in maggio (60%) e settembre (40%). Il compost è stato ottenuto attraverso la decomposizione aerobica di materiale organico proveniente dai residui solidi urbani delle utenze domestiche (50%), miscelato con legno di potatura (50%) e stabilizzato per tre mesi. I risultati hanno mostrato che la gestione della concimazione con 10 t/ha di ammendante compostato misto, applicato annualmente, ha permesso di aumentare la concentrazione della s.o. da valori di 1,7% (2001) fino a oltre il 5%, senza innalzare la concentrazione di azoto (N) nitrico che si è mantenuta, durante tutto il corso della prova, tra 5 e 20 mg/kg, valori ritenuti ottimali per lo sviluppo del pesco (Tagliavini et al., 1996). L’utilizzo di compost alla dose di 10 t/ha ha permesso di aumentare la produzione annua e la produzione cumulata dal 2004 al 2014 (tabella a fianco). Contestualmente, anche lo sviluppo dell’albero (legno di potatura, biomassa delle foglie abscisse) è aumentato proporzionalmente alla dose di compost impiegata, vedi grafico sotto (Baldi et al., 2014). Studi condotti con la tecnica del minirizotrone e del carotaggio hanno evidenziato come la concimazione con compost alla dose di 10 t/ha/ anno sia stata in grado di aumentare il numero di apici e la vitalità radicale, che è arrivata fino 150 giorni rispetto ai 50 con la concimazione minerale. L’applicazione di compost di qualità ha, inoltre, permesso di modificare la ritenzione idrica parziale, che è passata dal 28% al 32%. La prova terminerà quest’anno con l’estirpazione di alcuni alberi per valutare la biomassa totale delle piante e la sua distribuzione nei vari organi (radici, scheletro, chioma, frutti). Contemporaneamente si procederà al campionamento del terreno per valutare l’effetto della fertilizzazione sulla quantità e qualità della s.o. e del carbonio apportati al terreno al termine della durata economica del pescheto. Migliorato lo stato del suolo In definitiva dalla sperimentazione è emerso come l’applicazione costante di compost abbia determinato un miglioramento delle condizioni chimiche del suolo considerando il contenuto di sostanza organica, N totale e biomassa microbica. Si conferma quindi come il compost di qualità possa essere considerato un fertilizzante a lento rilascio caratterizzato da un basso costo di produzione e in grado di esercitare un’azione ammendante e biostimolante sulla biomassa microbica nel terreno. Applicato con regolarità ai frutteti, consente di mantenere una costante disponibilità di N minerale e degli altri nutrienti utili alle piante, riducendo i rischi di lisciviazione. Dopo il periodo di sperimentazione, l’applicazione annuale di 10 t/ha ha permesso di raggiungere performance vegeto-produttive simili o superiori alla concimazione tradizionale. In virtù dei risultati ottenuti, sembra pertanto ipotizzabile un aumento della dose di compost sopra indicata, con effetti benefici sia sulla s.o., sia sul sequestro del carbonio nel terreno. È bene ricordare che affinché il compost possa esercitare appieno le sue funzioni benefiche, esso andrebbe interrato subito dopo la distribuzione. NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.03 Ricerca e sperimentazione Crpa FONTI RINNOVABILI Biogas da liquami suinicoli, i vantaggi della codigestione Impianto di digestione anaerobica dell’azienda Stassano a Peccioli (Pi) La valorizzazione degli effluenti aziendali e dei sottoprodotti agro-industriali del territorio può essere massimizzata mediante il recupero dell’energia termica L a produzione di energia elettrica attraverso la conversione di biomasse di origine agricola e/o zootecnica in biogas ha raggiunto in Italia livelli molto interessanti. Analizzando gli ultimi dati resi disponibili da Terna, società che gestisce la rete di distribuzione nazionale, la produzione lorda complessiva di energia elettrica da fonti rinnovabili nel 2013 è risultata pari a 112.008 GWh, il 5,1% della quale (5.716 GWh, +87% rispetto al 2012) imputabile alla digestione anaerobica da deiezioni animali e da attività agricole e forestali. Sempre Terna ha reso disponibili i dati relativi al numero di impianti e alla potenza elettrica complessivamente installata a fine 2013 (vedi tabella 1 a pag. 64): considerando il solo settore agricolo, alla fine dello scorso anno risultavano NOVEMBRE 2014 063-065Agr_11.indd 63 costruiti 1.299 impianti, per una potenza efficiente di 945,7 MW. A fronte di una crescita generale della potenza elettrica del settore delle rinnovabili nel 2013 del 5,9%, anche il biogas di origine agricola (da deiezioni animali e da attività agricole e forestali) è aumentato del 5,8% (da 893,5 a 945,7 MW). Guardando però i dati in dettaglio emerge che il biogas da deiezioni animali ha visto una crescita della potenza elettrica installata di 2,5 volte superiore a quella da attività agricole e forestali (+11,5% contro +4,5%) e nel complesso rappresenta il 20,4% della potenza elettrica installata. Tuttavia, tale produzione di biogas da effluenti zootecnici si ritiene essere sottostimata a causa dell’elevata quota di deiezioni animali attualmente codigerite anche negli impianti da attività agricole e forestali. CLAUDIO FABBRI, MIRCO GARUTI CRPA Spa, Reggio Emilia 63 18/11/14 08.05 Ricerca e sperimentazione FONTI RINNOVABILI TAB. 1 – ITALIA: NUMERO E POTENZA ELETTRICA EFFICIENTE DI IMPIANTI ALIMENTATI A BIOGAS TAB. 2 – PRODUCIBILITÀ MEDIA DI METANO DEGLI EFFLUENTI SUINICOLI SU 18 CAMPIONI Unità di misura Valore e deviazione standard [%] 3,9 ± 1,8 [% ST] 60,5 ± 11 298 ± 70 +11,5% [m3 CH4/ tSV] 753,2 +4,5% [m3 CH4/t] 8,2 ± 4,6 945,7 +5,8% [%] 68 ± 4 Tipologia Impianti (n°) Potenza efficiente lorda (MWel) Biogas totale 1471 1611 1342,7 1388,4 +3,4% da rifiuti 325 346 410,4 401,8 -2,1% da fanghi 55 68 38,7 40,8 +5,4% da deiezioni animali 313 379 172,6 192,5 da attività agricole e forestali 855 920 720,9 Totale biogas agricolo 1168 1299 893,5 Parametro Fonte: Terna 2014 Contenuto di sostanza secca (ST) Contenuto di sostanza organica (SV) Potenziale metanigeno Percentuale di metano nel biogas Fonte: Banca dati Crpa Crpa Il potenziale metanigeno delle deiezioni animali 64 063-065Agr_11.indd 64 Sotto il profilo della producibilità di biogas è ampiamente dimostrato che gli effluenti suinicoli hanno un’elevata qualità in quanto molto ricchi di matrici a base di carboidrati facilmente degradabili, proteine e lipidi. Tali effluenti, infatti, derivano da regimi alimentari di animali monogastrici tipicamente poveri in fibra e ricchi in elementi ad alta e rapida degradabilità. Proprio per tale ragione, però, gli effluenti suinicoli sono caratterizzati da una notevole instabilità, che conduce a perdite di potenziale metanigeno nelle strutture di collettamento. Per questo motivo la massima efficienza di digestione la si ottiene con le tecniche di rimozione rapida e frequente dai ricoveri: l’uso di vacuum system e raschiatore sono i metodi migliori. Oltre al tema della freschezza occorre anche mettere in luce il rischio dell’eccessiva diluizione in cui si incorre quando si opera con tali effluenti: ampie superfici di allevamento, corsie di defecazione esterne, perdite di abbeveratoi, lavaggio periodico delle pavimentazioni sono le cause principali. In definitiva, i liquami suinicoli hanno elevati potenziali metanigeni espressi sull’unità di materia organica presente, ma bassi se rapportati all’unità di volume in quanto nella maggior parte dei casi diluiti da acqua (vedi tabella 2 sopra). Tale aspetto rende in genere questi effluenti difficilmente trasportabili in impianti interaziendali a costi energetici ed economici sostenibili e necessita di un’attenta progettazione dei digestori per garantire il giusto tempo di ritenzione idraulica, il bilancio energetico per il riscaldamento e l’eventuale codigestione. Una delle tecniche maggiormente utilizzate per la produzione di biogas da liquami suinicoli NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.05 Crpa consiste negli impianti in codigestione bistadio, in cui il primo digestore viene caricato con le biomasse di integrazione e la quota di liquame minima indispensabile per garantire miscelabilità e pompabilità, mentre il reattore secondario riceve il digestato parzialmente degradato del primario e la restante quota di liquame. In tal modo si garantisce un tempo di ritenzione dei solidi (Srt) maggiore del tempo di ritenzione idraulica (Hrt), assicurando la corretta utilizzazione delle biomasse dedicate. Esempio di impianto di tipo bistadio L’azienda agricola Stassano Alessandro, situata a Peccioli, in provincia di Pisa, ha come attività economica principale l’allevamento suinicolo (400 scrofe in ciclo semichiuso e circa 8 mila capi grassi all’anno), al quale vengono affiancate le coltivazioni agricole e di mangimi. L’impianto di biogas (250 kWel e 282 kWt) è integrato nelle attività aziendali e nel territorio circostante, in quanto per la produzione di metano vengono utilizzati, oltre agli effluenti zootecnici e alle biomasse autoprodotte, anche sottoprodotti agro-industriali di provenienza extra-aziendale. La realizzazione dell’impianto si colloca all’interno del “Progetto biomasse” (www.progettobiomasse.it), coordinato dall’Ente nazionale per la meccanizzazione agricola (www.enama.it) su incarico del Ministero delle Politiche agricole e forestali. L’impianto di digestione anaerobica è costituito principalmente da un digestore primario orizzontale in acciaio con un volume utile pari a 250 m3 di “materia prima” miscelata da un agitatore ad aspo che lo percorre in tutta la sua lunghezza, un digestore secondario verticale in acciaio a pianta circolare di circa 1.400 m3 (tipo Cstr, Completely stirred tank reactor) e un separatore solido/liquido. Il carico delle biomasse solide avviene direttamente nel digestore primario, che viene gestito in idrolisi acida. Il liquame suino, invece, è caricato direttamente nel digestore secondario, oppure in testa all’impianto qualora fosse necessario. L’alimentazione dell’impianto è composta per circa il 78% del peso da effluenti zootecnici (76,5% liquami suini e 1,3% pollina), per il 16% da sottoprodotti agro-industriali e per il NOVEMBRE 2014 063-065Agr_11.indd 65 restante 6% da colture energetiche (insilati di cereali autunno-vernini e leguminose). La potenza elettrica media prodotta negli ultimi 12 mesi è stata di a 235 kW (ovvero 8.234 ore a pieno carico su base annuale), con un autoconsumo di circa il 12% della produzione. Il biogas prodotto con l’utilizzo degli effluenti suinicoli è stata calcolato pari a circa il 12% della produzione totale (30 kW equivalenti). Quanto si risparmia sui costi di riscaldamento Contabilizzatore dell’energia termica valorizzata nell’allevamento suinicolo Stassano Nella pagina a fianco, scambiatore di calore a piastre per il recupero termico presso l’allevamento suinicolo Stassano L’azienda ha installato anche una rete di teleriscaldamento, lungo circa 300 metri, per soddisfare parte del fabbisogno delle 8 sale parto (96 posti) e delle 21 sale svezzamento da 7 a 30 kg (circa 5 mila m3 di superficie in totale). Nel corso dell’ultima annualità termica l’azienda ha risparmiato circa 17-20 mila litri di gasolio, valorizzando al contempo 347 MWh termici netti, equivalenti a 35 mila litri circa. La differenza rispetto al risparmio di gasolio effettivo è dovuta al fatto che la disponibilità gratuita di energia termica proveniente dal cogeneratore ha permesso di ventilare e riscaldare con più intensità l’allevamento, garantendo un maggiore benessere agli operatori ma soprattutto ai capi allevati. Molto spesso, dunque, la quantità e la qualità degli effluenti zootecnici rende difficoltosa la costruzione di un impianto di biogas a soli effluenti suinicoli e/o il loro utilizzo in altri impianti. Questa esperienza rappresenta un ottimo esempio di come la codigestione consenta l’utilizzo degli effluenti aziendali in digestione anaerobica, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale dell’azienda, oltre che produrre energia rinnovabile. 65 18/11/14 08.05 Novità dalla ricerca A cura di MARIA TERESA SALOMONI, Proambiente, Tecnopolo Cnr, Bologna e NICOLA DI VIRGILIO, Ibimet - Cnr, Bologna MAIS ARANCIONE CON PROVITAMINA “A” PER SFAMARE I PAESI POVERI Una serie di geni che possono essere utilizzati per aumentare naturalmente il contenuto di provitamina A nei chicchi di mais è stato identificato dai ricercatori della Purdue University. La provitamina A e i carotenoidi sono precursori della vitamina A, che gioca un ruolo fondamentale nel benessere degli occhi, nel sistema immunitario e nella sintesi di alcuni ormoni. La deficienza di vitamina A è un problema molto forte nei bambini dell’Africa sub-sahariana. Ed anche in Europa e Usa negli anziani. I ricercatori hanno individuato una variabilità genetica nel mais che si può sfruttare nei programmi di miglioramento genetico classici per produrre chicchi colorati con alta presenza di carotenoidi. Questa scoperta potrebbe aiutare a combattere la carenza di vitamina A nei Paesi in via di sviluppo e anche la degenerazione maculare negli anziani nelle popolazioni occidentali. Titolo originale: A Foundation for Provitamin A Biofortification of Maize: Genome-Wide Association and Genomic Prediction Models of Carotenoid Levels Autori: B. F. Owens et al. Fonte: Genetics, 2014 BATTERI DEL SUOLO PER STIMOLARE L’AUMENTO DI BIOFERTILIZZANTI Ricercatori dell’Istituto Basco di ricerca in agricoltura stanno lavorando per identificare i batteri presenti nel suolo capaci di aumentare la biodisponibilità dei nutrimenti per le piante. Lo scopo è di creare una banca di ceppi da utilizzare per la formulazione di biofertilizzanti. Molti batteri del suolo hanno un effetto stimolante nell’asporto dei minerali da parte delle piante, nella produzione di fitormoni che stimolano lo sviluppo delle radici e anche nel controllo di altri microorganismi patogeni. Obiettivo dello studio è di fare da complemento, o anche sostituire i fertilizzanti chimici tradizionali, con benefici economici e ambientali. I batteri sono estratti dal suolo, selezionati e riprodotti in vitro, e testati su lattuga, per ora con ottimi risultati. Titolo originale: Potential of autochthonous bacteria for use as biofertilizers Autore: Elhuyar Fundazioa Fonte: www.sciencedaily.com, retrieved 10 October 2014 UN SISTEMA AUTOMATICO VALUTA LA CRESCITA DELLE RADICI Fotolia Valutare lo sviluppo delle radici è molto importante per capire come incrementare la produttività delle colture. Di solito si riesce a studiare solo le prime fasi dello sviluppo in laboratorio, facendo crescere le piantine dentro dei particolari contenitori, mentre seguire lo sviluppo delle radici in campo si rivela ancora difficile e spesso sono utilizzati metodi molto soggettivi. È stato messo a punto un sistema automatico di analisi di immagini digitali molto affidabile da applicare a queste tipologie di misure. La pianta in campo, dopo essere stata sradicata e lavata dalla terra residua, viene fotografata e il software è in grado di analizzare la foto e calcolare in maniera automatica circa 30 parametri descrittivi dello sviluppo delle radici: il diametro, la densità, il numero delle ramificazioni primarie o il loro angolo di inserzione. Questo sistema offre la capacità di analizzare un grande numero di piante in breve tempo e fornire indicazioni su come agire sullo sviluppo radicale al fine di incrementare la produttività delle piante. Titolo originale: Image-Based High-Throughput Field Phenotyping of Crop Roots Autore: A. Bucksch et al. Fonte: Plant Physiology, 2014 L’AGGIUNTA DI COMPOST MIGLIORA LE RESE DEL RISO IN TERRENI SALINI Il riso è tra le principali colture utilizzate per sfamare una grandissima parte della popolazione mondiale. La crescente pressione demografica potrebbe indurre a spingere la sua coltivazione anche in terreni poco adatti. In un esperimento condotto in vaso, un team di ricercatori pachistano ha scoperto che l’aggiunta di compost ridurrebbe l’effetto negativo del terreno salino sullo sviluppo delle piantine. Ulteriori studi sono necessari per definire il mix ottimale di compost, in ogni caso questo lavoro dà una speranza a molti agricoltori poveri, poichè il compost può essere prodotto localmente nelle aziende e da diversi scarti vegetali. Titolo originale: Effects of Low Water Input on Rice Yield: Fe and Mn Bioavailability in Soil Autore: Jahan, M.S. et al. Fonte: Pertanika Journal of Tropical Agricultural Sciences IL BORO È FONDAMENTALE PER LO SVILUPPO DELLE PIANTE Anche se la carenza di boro è una delle più diffuse cause di diminuzione delle rese dei raccolti, poco si sa circa i modi in cui le piante utilizzano questo nutriente essenziale. Con una ricerca pubblicata sulla rivista “The Plant Cell”, i ricercatori dell’Università del Missouri hanno scoperto che il boro svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella riproduzione delle piante di mais. Attraverso una serie di esperimenti, che hanno coinvolto scienziati di diverse discipline, la dottoressa Paula McSteen ha scoperto che la carenza di boro determina una cessata crescita della pianta in quanto causa problematiche a livello meristematico. I meristemi sono i punti di crescita della pianta e ogni organo si sviluppa da queste cellule staminali specializzate. Il deficit di boro determina una disgregazione di questi meristemi in seguito ad un’alterazione delle pectine presenti nelle cellule. Comprendere come le piante coltivate utilizzano questo nutriente potrà aiutare a sviluppare strategie mirate per migliorare la resa delle colture. Titolo originale: Boron facilitates stem cell growth, development in corn Autore: University of Missouri-Columbia Fonte: www.sciencedaily.com, retrieved 25 August 2014 NOVEMBRE 2014 066Agr_11.indd 66 18/11/14 08.04 Biodiversità VITICOLTURA Una banca dati per i vitigni autoctoni Tecnici del Crpv al lavoro per realizzare un catalogo del patrimonio viticolo dell’Emilia-Romagna. L’importanza della conservazione della variabilità biologica S La diffusione delle varietà in ambito regionale Per fare un esempio di come molte cultivar siano presenti in Emilia-Romagna sotto mentite spoglie, possiamo citare il Tocai friulano, da sempre nell’elenco delle varietà coltivabili in regione, ma che il censimento del 2010 attesta su una superficie inferiore ai cinque ettari. Viene da chiedersi come mai fosse stata a suo tempo inserita negli elenchi, visto che stando alle statistiche ufficiali dell’Istat è praticamente inconsistente. I vecchi scritti sui vitigni coltivati o consigliabili per la messa a coltura in Emilia-Romagna ci parlano di una varietà dal poetico nome di “Occhio di gatto”, che tra dubbi e recenti approfondiNOVEMBRE 2014 067-068Agr_11.indd 67 MARISA FONTANA Crpv, Cesena ILARIA FILIPPETTI, CHIARA PASTORE DipSA, Università di Bologna Crpv pesso si sente parlare di quanto sia ricco di varietà locali il panorama viticolo italiano. Ma siamo sicuri che, grazie ai sempre più numerosi e accurati studi ampelografici, ampelometrici e soprattutto genetici, questa situazione non sia destinata ad essere ridimensionata? La ricchezza varietale dell’Italia viticola è fuori discussione, ma è altrettanto indubbia la necessità di mettere ordine tra le varie sinonimie che nei secoli si sono venute consolidando. Grazie a un progetto coordinato dal Crpv, anche l’Emilia-Romagna sta cercando di mettere ordine tra i suoi vitigni, a cominciare dalle collezioni ex situ riconosciute dalla Regione (Determinazione n. 8396 del 21/06/2012), a seguito delle candidature ricevute in risposta a un bando pubblico (Determinazione n. 16199 del 13/12/2011). Le valutazioni sul patrimonio viticolo locale sono sempre in divenire, poiché ulteriori confronti consentono di trovare differenti punti di vista e nuove evidenze. Tra l’altro, la metodologia per le valutazioni genetiche oggi è giunta a una maggiore definizione ed è sempre più perseguibile il confronto tra banche dati differenti, in attesa di una banca dati nazionale. Grappolo di Besgano Nero menti si è poi scoperto essere Tocai friulano. Altro esempio è il Bervedino, vitigno piacentino che con questa denominazione è citato nei documenti solo a partire dagli anni ’60. Fino a poco tempo fa non si avevano notizie in merito alla sua origine e diffusione, ma recenti studi molecolari hanno stabilito la sinonimia tra Bervedino, Vernaccia di San Gimignano (vitigno toscano) e il vitigno ligure Piccabon. Secondo alcuni autori, poi, ci sarebbe anche la sinonimia con alcune accessioni identificate come Canaiolo Bianco (Torello Marinoni et al., 2009; Storchi et al., 2011). I vini di Vernaccia erano noti ed apprezzati sin dal Medio Evo e non è difficile credere che materiale di moltiplicazione di questo vitigno venisse richiesto anche al di fuori dell’area di produzione tipica di questo vino. Solo per 67 18/11/14 08.04 Biodiversità Sopra, grappolo di Burghisana. A destra, foglia di Grillone fare un esempio, la Vernaccia di Corniglia (Sp) era apprezzata dal Boccaccio e in una novella di Franco Sacchetti (1332-1400) si parla proprio dell’introduzione in Toscana di maglioli di Vernaccia dalle Cinque Terre: «Messer Vieri de’ Bardi,… pensò trovare modo di far venire magliuoli da Portovenere della Vernaccia di Corniglia». Si può quindi ipotizzare che dalla Liguria il vitigno sia giunto anche nel Piacentino, tanto più che la cosiddetta “via del sale” collegava Piacenza a Genova, passando per la Valtrebbia già in epoca tardo-romana e medievale. La coltivazione della Vernaccia nell’areale Piacentino L’arrivo della Vernaccia nel Piacentino si perde nella notte dei tempi e documenti anche molto antichi ci raccontano della presenza del vitigno. A questo punto è ragionevole pensare che il biotipo di Vernaccia arrivato sino a noi con il nome di Bervedino sia il frutto di decenni di selezione operata dagli agricoltori piacentini verso quei soggetti (piante di vite) che si mostravano più produttivi e meglio adattati al loro ambiente di coltivazione. Ai fini della conservazione della variabilità biologica, quindi, sarebbe interessante mantenere biotipi locali di una varietà nota a livello nazionale per arrivare all’omologazione di nuovi cloni adattati ai diversi areali e particolarmente utili nell’ottica del rinnovo dei vigneti. La vera storia del Besgano Nero Interessante anche il percorso da ovest verso est e le variazioni nella denominazione del vitigno Besgano Nero. L’ampelografia universale del Conte di Rovasenda (1877) riporta un ge68 067-068Agr_11.indd 68 nerico Besgano di Pavia e Piacenza, probabile sinonimo di Grignolò, facendo riferimento ad Acerbi, che a sua volta si riferisce a una delle «viti della provincia milanese, descritte dai traduttori e commentatori degli elementi del Mitterpacher», e in particolare alla «vite Besgano di S. Colombano pur essa detta Grignolò. Uva grossa e nera, migliore per cibo che per bevanda». La descrizione corrisponde al Besgano che è giunto sino a noi. Acerbi descrive poi una Besegana tra le uve colorate della provincia di Cremona e un Bersegano o Basgano tra le uve colorate dei colli dell’Oltrepò Pavese e in entrambi i casi afferma che si tratta di uve poco idonee a produrre vino, ma molto buone come uve da mensa e da serbo. A metà dell’Ottocento, il Besgano era arrivato fino al Ferrarese, come ci attesta un volumetto sullo stato dell’agricoltura ferrarese del 1845: «Le qualità delle uve più in uso sono, per le uve nere forti l’uva d’oro, il berzemino, e la lambrusca, per le nere dolci …la basgana». Sempre nella prima metà dell’Ottocento, poi, si trovano attestazioni del Besgano in vari vocabolari dialettali del tempo: il Foresti scrive che il piacentino Basgan potrebbe forse corrispondere alla Colombana, il Peschieri cita un Besgàn tra i termini dialettali parmensi che indicano delle uve, ma non riesce a trovare un corrispondente termine italiano; il milanese Cherubini riporta il nome Besgàn o Besgànna e rimanda a «Grignolò, uva d’acino grosso e oblunghetto e di grappolo per lo più spargolo. Ve n’ha di rossa e di bianca. Fra noi è sempre detta Grignolò; verso il Piacentino Besgàn o Besgànna». Nel dizionario etimologico italiano, infine, si legge di uno «speciale vitigno storicamente coltivato in area veneta ed emiliana, detto Besgano». Le verifiche ampelografiche, ampelometriche e genetiche sui vitigni presenti nella collezione di Astra-Innovazione e sviluppo di Tebano di Faenza (Ra) dimostrano che anche le accessioni denominate Burghisana e Grillone sono riconducibili al Besgano Nero. Queste accessioni erano state reperite intorno al 1970 in aziende della bassa Romagna – la prima a Santerno e la seconda a Voltana – a testimonianza della diffusione del Besgano nero fino al Ravennate, pur essendo uno dei vitigni che caratterizzò l’epopea della viticoltura da tavola italiana, iniziata proprio nel Piacentino a fine Ottocento. Crpv Crpv VITICOLTURA NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.04 Pedologia RICERCHE Una guida racconta le Terre del Delta del Po L’ambiente, i vini e i paesaggi agrari del ferrarese. Studiate le caratteristiche dei suoli, la gestione agronomica e le produzioni tipiche, come il vitigno Fortana I l territorio ferrarese è così ricco di peculiarità ambientali, storiche, architettoniche che, assieme al prezioso centro storico di Ferrara, è stato inserito dall’Unesco nella lista dei patrimoni mondiali. Il riconoscimento dell’area “Ferrara Città del Rinascimento e il Delta del Po” come sito Unesco ha le sue basi nelle radici storiche del territorio, con la sua ricchezza culturale e la strettissima interazione tra uomo e natura. Il Delta del Po con gli ambienti umidi alternati ai boschi igrofili e costieri, alle isole e agli scanni – i banchi di sabbia sommersi dal mare – costituisce la più vasta zona umida d’Europa, caratterizzata da un’elevata biodiversità. Grazie a tali valenze gran parte del territorio deltizio rientra nel Parco interregionale del Delta del Po. Vini e territorio Un esempio volto a valorizzare i paesaggi e i loro prodotti tipici è il progetto “Vini e Paesaggi”, promosso da Parco del Delta del Po e Regione Emilia-Romagna, finanziato dalla Provincia di Ferrara nell’ambito della misura 313 del Piano regionale di sviluppo rurale 2007-2013 e realizzato dalla cooperativa I.TER, in collaborazione con Istituto Delta. Il termine “Terre”, comprende tutti gli elementi (geologia, suoli, morfologia, clima, idrologia, vegetazione e fauna) che influenzano l’uso potenziale del territorio. Sono inclusi nella definizione anche i risultati fisici delle attività umane svolte in passato, come gli interventi di bonifica. Nell’opuscolo-guida del progetto, cui CARLA SCOTTI I.TER Soc. Coop Bologna GLORIA MINARELLI Istituto Delta NOVEMBRE 2014 069-071Agr_11.indd 69 I.TER-ETHNOS Mensa I.TER-ETHNOS Mensa Accanto, suolo torboso tipico delle bonifiche recenti. La superficie ha il colore scuro della torba. In profondità i colori rivelano la presenza di una falda d’acqua stagionale oscillante che condiziona i movimenti del ferro nel suolo. A sinistra, suolo sabbioso tipico: l’orizzonte lavorato è più scuro grazie alle concimazioni e presenta ondulazioni derivate dal passaggio della lama dell’aratro; gli orizzonti chiari sottostanti hanno i colori dei sedimenti sabbiosi. 69 18/11/14 08.07 Pedologia RICERCHE La Carta delle Terre del Delta ferrarese è allegata una carta, sono descritte quattro Terre, con le varie componenti storiche, naturali e architettoniche in relazione con le caratteristiche dei suoli, la loro gestione agronomica e le produzioni tipiche. Nella Carta sono segnalati e posizionati i centri visita del Parco del Delta del Po, le stazioni di pesca, le aziende produttrici e dell’ospitalità che aderiscono alle politiche di sviluppo sostenibile, le imprese del consorzio del vino Doc del Bosco Eliceo e quelle della Strada dei vini e dei sapori che rientrano nel territorio afferente al Parco del Delta. Per ciascuna Terra viene evidenziato anche il consumo agricolo di suolo cioè la percentuale di superficie agricola che è diminuita rispetto alla superficie totale delle Terre. Infatti, confrontando le Carte dell’uso del suolo del 1976 con quelle del 2008 emerge la diminuzione di terreno ad uso agricolo determinata dall’espansione dei centri urbani. Protagonista il Fortana del Bosco Eliceo Tra i prodotti tipici legati alla tradizione spiccano il vino, prodotti orticoli come il pomodoro e cerealicoli come il riso. La viticoltura del territorio si identifica con il vino del Bosco Eliceo prodotto da Fortana detto anche Uva d’Oro: vitigno di buona vigoria, con produzione abbondante e costante che si adatta bene ai luoghi umidi. La denominazione “Bosco Eliceo” deriva da “elce”, com’era chiamato il Leccio nell’antichità. Le aree boscate naturali che caratterizzano il territorio, come il Gran Bosco della Mesola, il Bosco di Santa Giustina e il Bosco di Volano, testimoniano infatti l’esistenza passata di una più vasta superficie forestale a cui è subentrata l’agricoltura. Il disciplinare di produzione dei vini Doc “Bosco Eliceo” indica i suoli sabbiosi come quelli maggiormente ido70 069-071Agr_11.indd 70 nei per la coltivazione dei vigneti. Qui, infatti, la vite in genere fornisce produzioni contenute, sotto il profilo della quantità, ma con buon grado zuccherino e qualità organolettiche elevate. Particolari studi di zonazione viticola, realizzati nei primi anni del Duemila sui vini del Bosco Eliceo, curati da Crpv, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e I.TER hanno evidenziato alcuni aspetti del legame tra suolo e produzioni vitivinicole. La tessitura sabbiosa, la presenza o meno di falda acquifera e la potenziale presenza di salinità nel suolo influenzano la capacità vegetativa e la produttività del vitigno Fortana. Particolare è la presenza di vigneti storici di età superiore ai 50-70 anni e spesso franchi di piede cioè privi di portinnesti americani. Infatti grazie alla tessitura sabbiosa, la Phylloxera Vastatrix, il parassita che devastò le vigne d’Europa nel secolo scorso, non ha mai attecchito con successo e il tipico vitigno autoctono Fortana ancora oggi cresce sulle proprie radici. Si tratta di un’autentica rarità per il nostro continente, in quanto esistono pochi altri esempi di vino prodotto da vite che cresce in ambiente simile. Nell’opuscolo e nella carta viene riportata la descrizione del paesaggio delle “Terre sabbiose della pianura costiera” caratterizzato da vari elementi naturali e antropici oltre che dai suoli sabbiosi. I complessi vallivi salmastri o d’acqua dolce indicano la stretta interconnessione tra il mare e il delta del Fiume NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.07 Po. Essi sono caratterizzati da specchi d’acqua più o meno vasti, poco profondi e separati da sottili strisce sabbiose (scanni) dal mare. Risaltano, inoltre, sistemi di dune allungate in direzione nord-sud, emergenti sulla pianura intensamente coltivata, che rappresentano i relitti delle dune un tempo più estese e negli ultimi decenni quasi completamente spianate per facilitare le attività agricole. In queste Terre il pomodoro dà ottimi risultati quantitativi pur ottenendo produzioni con una gradazione zuccherina un po’ più bassa della media. In primo piano le valli “salse”ora bonificate Un altro paesaggio tipico del Delta del Po è fruibile nelle “Terre torbose delle bonifiche recenti”, poste a due/tre metri al di sotto del livello del mare. Un tempo erano “valli salse” lagunari, paludose e sommerse da acqua salmastra, che sono state prosciugate tramite la bonifica moderna, iniziata intorno alla metà del Novecento. Il paesaggio è caratterizzato da ampie depressioni, comprese tra i dossi fluviali delle “Terre della pianura deltizia”. Vari tentativi di bonifica sono stati attivati nel corso dei secoli ma solo avviando il prosciugamento meccanico si sono ottenuti risultati. L’allontanamento delle acque tramite semplici canalizzazioni non era efficace in quanto le acque fluviali, attorno alle depresNOVEMBRE 2014 069-071Agr_11.indd 71 sioni, scorrono pensili all’interno di potenti argini. La bonifica moderna è quindi intervenuta realizzando canalizzazioni per far convergere le acque in uno o più canali collettori e poi, tramite poderose pompe idrovore, ha sollevato le acque inviandole nel canale o nel fiume posto alle quote più alte. Dopo il prosciugamento, i territori bonificati hanno iniziato a essere utilizzati per le colture agrarie. Alcuni terreni sono ora interessati da fenomeni di costipamento e abbassamento, cioè da subsidenza; ciò avviene soprattutto dove il suolo presenta strati di torba, definita in zona “cuora”. Le idrovore pompano via l’acqua con l’obiettivo di regimare la falda freatica, evitando che diventi troppo superficiale nei periodi piovosi, con conseguenze dannose per le colture, o che si abbassi eccessivamente nei periodi siccitosi, compromettendo la stabilità del suolo e degli edifici e il sostentamento idrico delle piante. La stratificazione degli orizzonti pedologici evidenzia l’origine palustre di questi suoli: l’acqua palustre che ricopriva queste Terre ha rallentato la decomposizione dei residui vegetali organici determinando la formazione di torba, un tipo di sostanza organica di colore nero, evidente nel primo orizzonte superficiale. Negli strati successivi i colori della terra rivelano la presenza di una falda acquifera che oscilla in funzione del pompaggio d’acqua delle idrovore. La salinità naturale presente in questi suoli limita l’uso di alcune colture agrarie, ma in quelle resistenti, come il pomodoro, conferisce particolari caratteristiche qualitative apprezzate anche dai consumatori. L’uso attuale dei suoli è prevalentemente a seminativo, con colture orticole a pieno campo come pomodoro e melone e colture intensive come riso, grano e soia. Il riso, coltura dominante nella zona di Jolanda di Savoia, comune noto anche come “Terra del Riso”, rappresenta una delle tipicità dei prodotti ferraresi. Questi sono soltanto alcuni esempi che esprimono l’intento del progetto, volto a creare una guida per far conoscere l’ambiente e richiamare l’attenzione sull’importanza di mantenere paesaggi di interesse, riconoscendo il ruolo importante che ha la produzione agricola nella gestione e valorizzazione del territorio. Infatti i paesaggi agrari del territorio ferrarese sono mantenuti grazie allo sviluppo di una agricoltura capace di contribuire al miglioramento della biodiversità, e al tempo stesso di conservare l’identità dei luoghi. 71 18/11/14 08.07 Spazio innovazione Con il progetto Giove il Sangiovese è al top Dal Consorzio Appennino Romagnolo arriva anche uno spumante brut studiato appositamente per lanciare la sfida allo Champagne sul mercato Usa I l Consorzio Appennino Romagnolo è costituito da 35 viniviticoltori dell’omonima area geografica con l’obiettivo di accreditare il Sangiovese per le sue caratteristiche d’eccellenza. Una qualità superiore espressa dai singoli viticoltori che curano il loro vigneto e ne dedicano la parte migliore al “progetto Giove”. Giove è il vino che vuole simboleggiare l’elevazione della Romagna a territorio di elezione di un grande Sangiovese prodotto in quantità sufficiente a soddisfare la domanda dei mercati mondiali, con un buon rapporto qualità-prezzo, e che possa anche remunerare adeguatamente i viticoltori associati. L’altro obiettivo fondamentale del Consorzio è quello potenziare la capacità commerciale dei singoli soci; a questo proposito sta sviluppando iniziative comuni sui mercati internazionali e ha avviato la realizzazione di punti vendita. Insomma, si tratta di una realtà estremamente dinamica che ha realizzato il progetto “Il Sangiovese di Romagna”, finanziato Dell’Aquila PATRIZIA ALBERTI Servizio Ricerca, Innovazione e Promozione del Sistema Agroalimentare, Regione Emilia-Romagna 72 072-073Agr_11.indd 72 dalla misura 124 del Piano di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, sotto la responsabilità tecnico-scientifica di Artemis. Illustrando i risultati conseguiti nell’ambito del progetto Roberto Cardinale collaboratore del Consorzio, spiega che l’obiettivo principale è stato quello di sviluppare un prodotto enologico definito secondo criteri di qualità, tipico e riconoscibile e creare un blend che potesse andare incontro ai gusti dei consumatori in specifici mercati internazionali (Usa, Cina e sud-est asiatico). Grazie alle indagini effettuate si sono potuti sviluppare due prodotti enologici: il Sangiovese di Romagna Superiore e un vino spumante. La ricerca dei partner commerciali In sintesi, ecco le principali fasi in cui si è articolato il progetto. Dapprima si è proceduto all’identificazione dei potenziali mercati – dice Silvia Della Strada, di Artemis –; sono stati così individuati sette Paesi con le caratteristiche (economiche, politiche, ecc. ) adatte a una possibile penetrazione commerciale. La selezione è stata effettuata dando precedenza a Paesi che rappresentano un mercato maturo (Canada, Stati Uniti, Giappone, Svizzera) o in grande crescita (Cina, Brasile, sud-est asiatico). Al termine dello studio si è scelto di concentrarsi su un mercato di grandi dimensioni e maturo (Usa), un secondo in forte crescita che già oggi presenta grandi volumi di importazione (Cina) e, infine, un altro mercato con trend positivo che tuttavia non vanta ancora grandi numeri nell’import (sud-est asiatico). In tutti i Paesi individuati è stata adottata la stessa metodologia di ricerca: il test sul prodotto è stato realizzato attraverso il coinvolgimento di un gruppo di riferimento composto da esperti del settore (enologi, importatori, ristoratori), oltre che di consumatori. A quest’ultimi NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.07 L’importanza del packaging Per quel che riguarda il packaging, occorre ricordare che a differenza di quanto accade in Europa, in molti Paesi soprattutto dell’est asiatico il vino viene considerato un bene di lusso, pertanto è importante che sia l’etichetta, sia il packaging trasmettano ai consumatori un’idea di pregio, autorevolezza, importanza. Anche la forma della bottiglia è fondamentale per dare un carattere di distintività al prodotto. Alla luce di tutto ciò sono stati realizzati due NOVEMBRE 2014 072-073Agr_11.indd 73 Dell’Aquila Dell’Aquila è stato sottoposto un questionario, mentre al gruppo di riferimento sono stati serviti cinque campioni di vino, due dei quali erano del prodotto oggetto di analisi ed è stata mostrata loro l’immagine di un’etichetta. La comparazione dei dati raccolti nel corso delle degustazioni nei diversi mercati ha consentito di trarre osservazioni comuni, sulla base delle quali è stato possibile avanzare alcune ipotesi migliorative del prodotto oggetto di studio. La successiva proposta di aggiustamento ha riguardato i seguenti aspetti: la tipologia del vino, le caratteristiche organolettiche, il packaging. In particolare la tipologia di vino “Sangiovese di Romagna Superiore” è stata migliorata aggiungendo al prodotto un “taglio” da uve di vitigni internazionali; modifica che vorrebbe rendere più morbido il vino, oltre che aggiungere quei sentori caratteristici che sono già nelle corde dei consumatori dei Paesi-obiettivo. Per i mercati del sud-est asiatico e, in parte, per quello cinese, la tipologia di vino più idonea a uno sviluppo commerciale è risultata quella del vino rosso. La ragione risiede nel fatto che in questi ultimi Paesi l’apripista nelle esportazioni di vino nell’area è stata la Francia. Un discorso a parte può essere fatto per la realtà statunitense, più matura e consolidata e, dunque, pronta a recepire nuovi prodotti. In particolare, l’andamento dei flussi di vino in entrata in quel territorio ha suggerito l’esistenza di margini di sviluppo commerciale per un prodotto come lo spumante. Il consumatore sta infatti cercando alternative agli Champagne francesi, e a prezzi più abbordabili. La creazione di uno spumante made in Romagna può facilitare il consolidamento sul mercato di un nuovo vino del territorio regionale. prototipi che appaiono essere i vini potenzialmente più adatti per una commercializzazione sui mercati esteri: un Sangiovese con taglio di Sirah e altri vitigni internazionali e lo spumante. Si è proceduto, quindi, all’assemblaggio definitivo del prodotto e al testing finale di entrambi i prototipi di vino. In particolare, durante eventi e manifestazioni di carattere internazionale è stato analizzato l’apprezzamento dei consumatori e degli opinion leader dei mercati statunitense, cinese e del sud-est asiatico rispetto a un campione dei prodotti, sottoponendo anche un questionario allo scopo di analizzare sia la percezione del gusto che dell’immagine. Il progetto prevedeva anche un’analisi organizzativa dei soggetti in partnership; lo studio ha consentito di individuare i punti di forza e di debolezza e, soprattutto, di definire un piano di intervento per l’implementazione di strumenti e funzioni organizzative: ciò ha consentito l’ottimizzazione della gestione delle informazioni e dei processi aziendali, allo scopo di migliorare la produzione e la commercializzazione. In definitiva il progetto ha permesso il consolidamento del Consorzio e la possibilità di ampliare i mercati di vendita con l’obiettivo di conseguire un’adeguata remunerazione ai vini di qualità delle colline romagnole, ma che per le condizioni pedoclimatiche in cui vengono prodotti richiedono una cura particolare e, quindi, hanno costi di produzione più elevati rispetto ai vini di pianura. Roberto Cardinale (a destra nella foto) insieme a Ettore Tamburini, titolare dell’azienda Poderi delle Rocche, associata al Consorzio Appenino Romagnolo CONSORZIO APPENNINO ROMAGNOLO c/o Palazzio Pretorio 47011 Castrocaro Terme (Fc) tel: +39.0543.785434 fax: +39.0543.781134 E-mail: [email protected] Web: www.consorzioappenninoromagnolo.com 73 18/11/14 08.07 Mondo bio A cura dI ROSA MARIA BERTINO ([email protected]) ACCADEMIA BIO: UN PONTE FRA FORMAZIONE E LAVORO Nata su iniziativa di FederBio e Banca Etica, i corsi sono affidati al socio Bioqualità SG. Per il 2014-2015 si è puntato sull’ampliamento dell’offerta, con un programma di 16 attività La differenza tra chi cerca un lavoro e chi l’ha già trovato può passare da un corso di formazione. Come quello per diventare tecnico ispettore del biologico, profilo richiesto, per il quale non basta essere agronomi o periti agrari. E allo stesso modo la differenza tra un’attività in crisi e una in crescita, la può fare un corso di formazione. Magari per decidere di convertire le proprie vigne e produrre vino biologico, sempre più richiesto sui mercati internazionali. È per dare risposte alle nuove professioni e alle domande del mercato, organizzando una vera e propria rete di conoscenze ed esperienze, che a Bologna è nata Accademia Bio, scuola di specializzazione in agricoltura biologica e biodinamica. Avviata nel 2011 da FederBio e Banca Etica, dal 2013 ha delegato l’organizzazione e il coordinamento dei corsi al socio Bioqualità SG di Bologna. «Non si tratta di corsi una tantum o con un solo indirizzo professionale – conferma Massimo Govoni, amministratore unico di Bioqualità SG – ma di una proposta formativa specializzata, continuativa e articolata. Un’esperienza innovativa nel panorama nazionale. L’interesse è alto e c’è un crescendo di corsi e iscritti. L’obiettivo è fare informazione e formazione a tutto il settore, con corsi divulgativi e specialistici, per la formazione di tecnici ispettori, sulle filiere produttive, sulla nuova imprenditoria e sulle strutture ricettive». Tutti gli appuntamenti (il calendario completo è su www. federbio.it, sezione Formazione) hanno una parte dedicata all’esperienza pratica, a contatto con le realtà produttive. E i docenti vengono selezionati non solo per la conoscenza teorica dell’argomento, ma soprattutto per l’esperienza lavorativa consolidata nel settore. Tra questi, Massimo Benuzzi e Carlo Bazzocchi, esperti di mezzi tecnici bio della prima ora e lo chef Nicola Michieletto, Massimo Govoni, amministratore unico di Bioqualità SG Bioqualità SG che da anni propone una cucina biologica e salutista. «Nel 2013/14 – continua Govoni – abbiamo organizzato otto corsi con una decina di docenti e 90 partecipanti, soprattutto agronomi ma anche periti agrari, con il riconoscimento di crediti formativi utili nell’ambito della formazione professionale permanente. Per il 2014/2015 abbiamo investito molto nell’ampliamento dell’offerta formativa, con un programma di 16 moduli che impegnano una ventina di docenti». «La formazione per tecnici ispettori – spiega ancora Govoni – continua su tre profili: produzioni vegetali, industria alimentare e produzioni animali. Per quest’ultimo profilo abbiamo mirato il programma a supporto della figura del veterinario. È infatti molto importante che l’attività ispettiva presso le aziende zootecniche sia effettuata da veterinari, categoria storicamente poco rappresentata nel mondo del controllo. Proseguono anche le lezioni sulla conoscenza e la gestione ottimale dei mezzi tecnici biologici in agricoltura. E puntiamo sempre sulla formazione per la viticoltura biologica e la produzione di vino biologico certificato, per trasformare una possibilità normativa in opportunità di mercato». Tra le novità, la cucina biologica, che può fare la differenza nella ristorazione, qualificando e diversificando l’offerta e valorizzando i prodotti del territorio. Altri temi attuali per la nuova imprenditoria nascono dall’accordo con la Scuola di Economia civile di Firenze, come la responsabiMercatini bio di novembre lità civile nell’impresa, l’economia civile e la in Emilia-Romagna finanza etica, il ruolo della donna nelle impreBorgonovo Val Tidone (Pc); Fontanellato, Lesignano de’ Bagni, Traversetolo (Pr); se e nelle organizzazioni. Reggio Emilia; Spilamberto, Vignola e Modena; Le sedi dell’Accademia Bio? Bologna, Roma Budrio, Imola, Ozzano dell’Emilia, Valsamoggia e Bologna; Faenza, Lugo e Ravenna; e Firenze, a cui si aggiungono alcune provinForlì, Forlimpopoli, Cesena. ce lombarde, grazie all’intesa con Enaip Lombardia. Altri appuntamenti su biobank.it In calendario Naturellia 5-7 dicembre Il Salone Bio delle Alpi La Rocher Sur Foron (Francia) naturellia.com 74 074Agr_11.indd 74 NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.06 In breve A cura della REDAZIONE PROGRAMMAZIONE 2014-2020 VIA LIBERA DAL CDM AL DECRETO DI ATTUAZIONE DELLA NUOVA PAC Dell’Aquila Disco verde dal Consiglio dei ministri al decreto con le norme attuative della nuova Politica agricola comune 2014-2020. Con il varo del provvedimento si completa così il quadro normativo per l’avvio della nuova programmazione dei fondi comunitari destinati al settore primario. «Abbiamo fatto scelte non banali – ha commentato il ministro del Politiche agricole, Maurizio Martina – nel contesto di una riforma della Pac che non è quella che avremmo desiderato. Ora sarà importante il lavoro di coordinamento con le Regioni, perché fino al 2020 abbiamo a disposizione 52 miliardi di euro con cui proiettare nel futuro il nostro modello agricolo». «Dovremo spendere bene e nei tempi stabiliti le risorse – ha proseguito – perché gli sprechi non sono più ammissibili. Stiamo lavorando anche su azioni concrete di semplificazione per andare incontro alle esigenze delle aziende». Sul sito internet del Mipaaf (politicheagricole.it) è stato pubblicato anche un vademecum per gli agricoltori in cui sono illustrate tutte le novità relative ai pagamenti diretti, che per l’Italia valgono circa 23 miliardi di euro nel periodo 2015-2020. per la componente agricola, Bruna Saviotti (Tomato Farm) per l’industria, mentre la cooperazione sarà rappresentata da Stefano Spelta (Arp). La campagna 2014 è stata fortemente condizionata dal maltempo, che ha causato notevoli problemi sia alla campagna, sia all’industria: la resa media per ettaro è stata di poco sopra quota 65 t/ha, contro una media triennale di 69,19. Sotto standard anche la resa industriale. EMILIA-ROMAGNA COLDIRETTI: SONO QUASI 39MILA I LAVORATORI STRANIERI NEI CAMPI Sono quasi 39mila in Emilia-Romagna i lavoratori stranieri occupati in agricoltura: in pratica un lavoratore agricolo su tre viene da altri Paesi. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti regionale sul dossier statistico immigrazione 2014 realizzato dall’Unar. La presenza di lavoratori stranieri nell’agricoltura regionale – sottolinea Coldiretti – è condizione importante per la sopravvivenza di alcuni distretti produttivi, come ad esempio le stalle dove si munge il latte per il Parmigiano Reggiano o nei frutteti per la raccolta di pere, mele, pesche e nettarine. La classifica dei Paesi di origine dei lavoratori stranieri vede largamente in testa la Romania (11.132), seguita da Marocco (4.225), Albania (3.756), India (3.425), Polonia (3.403), Bulgaria (1.147), Tunisia (715). Più immigrati, quindi, ma anche più donne alla guida delle aziende agricole. Lo dicono le statistiche elaborate da Unioncamere, che segnalano un aumento delle imprese “rosa” a fine settembre: erano 11.387, 17 in più del marzo scorso. FONTI RINNOVABILI SIGLATO PROTOCOLLO MIPAAF-GSE PER LO SVILUPPO DELLE AGROENERGIE NORD ITALIA OI POMODORO DA INDUSTRIA: CONSEGNE SOTTO QUOTA 2,4 MILIONI DI TONNELLATE Obiettivo raggiunto per il pomodoro da industria nel nord Italia: a pochi giorni dalla chiusura della campagna 2014 il prodotto conferito agli stabilimenti di lavorazione era al di sotto, sia pur di poco, della soglia di 2,4 milioni di tonnellate, quantitativo di riferimento fissato ad inizio stagione per una produzione in equilibrio con la domanda di mercato. Il brix medio ponderato è stato di 4,61, in calo rispetto alla media triennale di 4,91. I risultati sono stati presentati all’assemblea dell’Organizzazione interprofessionale “Pomodoro da Industria Nord Italia”, che ha anche provveduto alla nomina dei tre vice a fianco del presidente Pier Luigi Ferrari: sono Rossella Martelli (Asipo) NOVEMBRE 2014 075-076Agr_11.indd 75 Un protocollo di intesa e collaborazione in materia di promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore agricolo è stato sottoscritto dal Ministero delle Politiche agricole con il Gestore dei servizi energetici (Gse). Il protocollo, siglato alla presenza del sottosegretario Giuseppe Castiglione, che ha la delega sullo sviluppo delle agroenergie, punta a consolidare i rapporti di collaborazione tra le due parti, favorendo un puntuale e continuo scambio di dati e informazioni e una migliore programmazione del settore. In particolare l’obiettivo è migliorare l’applicazione delle normative, predisporre strumenti di monitoraggio, elaborare rapporti e indagini specifiche per un quadro sempre più esaustivo degli effetti delle politiche. «Questo protocollo – ha sottolineato Castiglione – consentirà inoltre di effettuare i controlli legati all’erogazione degli incentivi con modalità più semplici ed efficaci, evitando duplicazioni e oneri eccessivi a carico delle aziende, garantendo al tempo stesso il rispetto delle condizioni e delle regole previste dalla normativa vigente». 75 18/11/14 10.26 Inbreve PIANO CAMPOLIBERO INSEDIATA PRESSO L’INPS UNA “RETE” PER COMBATTERE IL LAVORO NERO Una “rete” per combattere la piaga del lavoro nero in agricoltura: è l’obiettivo del neonato organismo istituito presso l’Inps per dare una sorta di attestato di regolarità alle imprese in possesso di determinati requisiti, come ad esempio essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali e assicurativi e non avere subito condanne penali oppure non avere procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di lavoro, legislazione sociale, imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Il progetto sarà coordinato da una cabina di regia composta dai rappresentanti dei dipendenti, dei datori di lavoro e dei lavoratori autonomi, oltre alle istituzioni. L’obiettivo della rete, costituita dal Governo in attuazione del piano denominato Campolibero, è quello di garantire una sorta di certificazione di qualità alle imprese che non hanno mai fatto ricorso al lavoro sommerso o irregolare. PERIODO 2014-2017 OPERAI AGRICOLI: FIRMATO RINNOVO CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO Siglato tra le organizzazioni professionali agricole (Confagricoltura, Coldiretti e Cia) e i sindacati dei lavoratori (FaiCisl, Flai-Cgil e Uila-Uil) il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro degli operai agricoli e forestali, scaduto alla fine del 2013, per il periodo 2014-2017. L’accordo, che riguarda circa 1,2 milioni di lavoratori, prevede per il biennio 2014-2015 un incremento salariale mensile del 3,9%, distribuito in due tranche (+2,1% dal 2014 e + 1,8% dal 2015): un aumento percentuale che, su una retribuzione media di circa 1.300 euro mensili netti, significa, a regime, circa 50 euro in più ogni mese per 14 mensilità. L’intesa arriva in un momento di forte crescita dei livelli occupazionali nel settore, che, in controtendenza rispetto all’andamento economico generale, ha fatto segnare nel secondo trimestre 2014 l’incremento record del 5,6% del numero di assunzioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. AGRICOLTURA IN TV “CON I PIEDI PER TERRA” COMPIE 20 ANNI. “A CIELO APERTO” PARLA DELLO ZAFFERANO Ultimi appuntamenti con la seconda edizione di “EmiliaRomagna Agricoltura”, la trasmissione tv in onda su nove emittenti. Nella penultima puntata del ciclo 2014, in onda dal 30 novembre, si parlerà di valorizzazione dei marchi di qualità e del ciliegio, mentre nell’ultima puntata, in onda dal 14 dicembre, di agrobiodiversità e tecniche per il risparmio idrico ed energetico (agenter.it). La web Radio Emilia-Romagna dedicherà la puntata di 76 075-076Agr_11.indd 76 dicembre della rubrica “Mani di questa terra” al Parmigiano Reggiano della biodiversità, prodotto con il latte di quattro delle razze bovine autoctone iscritte nel repertorio delle risorse genetiche dell’Emilia-Romagna. In una delle prossime puntate di “A cielo aperto”, in onda su Trc, fari puntati sulla coltivazione dello zafferano in Appenino. Altri argomenti la produzione di olio d’oliva e la meccanizzazione agricola. Infine auguri di buon compleanno a “Con i piedi per terra”, che festeggierà il ventennale con servizi in giro per l’Italia tra le serre orticole della Sicilia e i caseifici del Parmigiano Reggiano. BANDO EXPO 2015: PREMIO ALLE 25 MIGLIORI START UP UNDER 40 Il Mipaaf ha indetto un concorso per valorizzare, in occasione di Expo 2015, le migliori esperienze imprenditoriali realizzate in ambito nazionale da aziende start up, aperte da meno di 48 mesi, condotte da giovani tra i 18 e 40 anni nei settori dell’agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura. Alle 25 aziende prime classificate sarà attribuito un premio da 30mila euro e garantita la loro partecipazione a Expo 2015, in uno spazio ad hoc. I progetti devono essere presentati entro il 15 dicembre prossimo e saranno valutati da una giuria presieduta da Alessandra Poggiani, direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale. Flash PIRACCINI PRESIDENTE DI CESENA FIERA Renzo Piraccini è il nuovo presidente di Cesena Fiera. Lo ha eletto il cda dell’ente in sostituzione di Domenico Scarpellini. ETICHETTATURA: IL MIPAAF AVVIA CONSULTAZIONE ON LINE Il Mipaaf ha avviato sul proprio sito una consultazione pubblica sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari. ACCORDO KIWI VALIDO ERGA OMMNES È stato pubblicato sul sito del Mipaaf (politicheagricole.it) il decreto sull’accordo interprofessionale per il kiwi per la campagna 2014-2015, il primo con validità erga ommnes. CONSORZIO VINI EMILIA IGT FARÀ VIGILANZA Il Ministero delle Politiche agricole ha attribuito al Consorzio tutela vini Emilia l’incarico di tutela, promozione, valorizzazione e vigilanza dell’Igt “Emilia”. NOVEMBRE 2014 18/11/14 10.26 Agenda verde A cura della REDAZIONE Con 1.100 soci, 400mila quintali di uva lavorati all’anno e un fatturato vicino ai 28 milioni di euro, la Cantina di Carpi e Sorbara è una delle più importanti realtà cooperative nel settore vitivinicolo regionale. Lo scorso 11 ottobre ha riaperto i due punti vendita a Bazzano (Bo) e a Castelfranco Emilia (Mo) sotto l’insegna “Qui da noi” alla presenza del Presidente di Fedagri/Confcooperative Emilia Romagna Carlo Piccinini. Il Pignoletto frizzante Tesi è fra i must della produzione enologica del territorio insieme al Lambrusco di Sorbara Secco Dop “Omaggio a Gino Friedmann 2013”, recentemente premiato dal Gambero Rosso con i “Tre bicchieri”. Cantina Carpi/Sorbara CANTINA DI CARPI E SORBARA INAUGURATI I PUNTI VENDITA A BAZZANO E CASTELFRANCO EMILIA Appuntamenti FAENZA, 20-22 MARZO 2015 MOSTRA AGRICOLTURA E MOMEVI: SODALIZIO CON IL POLO DI TEBANO Fiera Faenza Comincia a delinearsi il programma di uno degli appuntamenti fieristici più attesi in regione, la Mostra dell’agricoltura di Faenza e MoMeVi (Mostra della meccanizzazione in vitivinicoltura) programmate in contemporanea all’inizio della prossima primavera. Due le novità annunciate: la prima riguarda la partnership fra la Fiera di Faenza e il Polo di Tebano (Ra), il centro d’innovazione, formazione e valorizzazione in agricoltura che, insieme a Momevi, è stato un punto di riferimento nazionale e internazionale per tutto il settore vitivinicolo. Presso il Polo di Tebano operano diverse strutture ed enti di eccellenza: Astra, Cav, Crpv, Consorzio Vini di Romagna, Terre Naldi - Università di Bologna, Valoritalia, Asso- NOVEMBRE 2014 077-078_Agr_11.indd 77 ciazione Miva, Tribunato di Romagna e Assoenologi Sezione Romagna. Grazie alla loro collaborazione Mostra dell’Agricoltura e MoMeVi si arricchiranno di nuovi spazi e momenti di divulgazione, con l’obiettivo di ridare all’appuntamento faentino la centralità che merita nel panorama degli eventi fieristici nazionali dedicati all’agricoltura e vitivinicoltura. Inoltre il format dell’evento: infatti, accanto all’esposizione statica di mezzi, prodotti e servizi nei padiglioni della Fiera di Faenza, per la prima volta, il Polo di Tebano ospiterà prove in campo per testare dal vivo, fra campagne e vigneti, le attrezzature e le tecniche più innovative in ambito agromeccanico. Durante le prove sarà inoltre possibile visitare la struttura di Tebano e conoscere approfonditamente tutti i servizi che questa offre a supporto dell’agricoltura, con una particolare attenzione alla vitivinicoltura. mostragricolturafaenza.com [email protected] ANTEPRIME PARTITO DA MADRID IL ROAD SHOW DI FRUIT INNOVATION «Quello dell’ortofrutta è un comparto che nel nostro Paese vale 11 miliardi e risulta pertanto strategico per l’agricoltura nazionale. In quest’ottica appare chiara l’importanza che rivestirà la fiera Fruit Innovation, che avrà il compito di mostrare al mondo tutte le potenzialità di questo sistema in termini di innovazione di prodotto, di servizi, di tecnologie e di qualità». Lo ha affermato il Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, durante la presentazione di Fruit Innovation a Madrid, prima tappa del road show internazionale per il lancio della nuova rassegna italiana della filiera ortofrutticola, organizzata da Fiera Milano e Ipack-Ima spa, in programma dal 20 al 22 maggio 2015, in contemporanea con Expo e con fiere sinergi77 18/11/14 10.14 Agenda verde che come Ipack-Ima, Intra Logistica, Converflex, Dairy Tech e Meat-Tech. L’AD di Ipack-Ima Guido Corbella ha sottolineato i due pilastri su cui poggia Fruit Innovation: «Faremo un mix vincente di prodotto e tecnologie, offrendo, anche grazie agli altri eventi che affiancheranno la prima edizione della manifestazione, una visione completa della catena di distribuzione. Qui a Madrid abbiamo analizzato il modello Fruit Attraction. Cercheremo di andare oltre, mettendo a frutto da subito le migliori esperienze maturate a livello internazionale». News EMILIA-ROMAGNA DOP REGIONALI PER GRANDI CHEF NELL’ATLANTE GASTRONOMICO Mele e pere, aceto balsamico ma anche pesce dell’Adriatico, formaggi con l’immancabile Parmigiano Reggiano. Le migliori produzioni regionali nelle mani di grandi chef stellati. Nasce il progetto “iSensi” che porterà alla realizzazione dell’Atlante gastronomico delle eccellenze agroalimentari dell’Emilia-Romagna, promosso da Chef to Chef in collaborazione con Confagricoltura regionale, Unioncamere ER e Regione Emilia-Romagna. «Un progetto di filiera – ha spiegato il presidente di Confagri, Guglielmo Garagnani – che fonde l’analisi e l’elaborazione dei prodotti tipici con la cucina d’autore più innovativa, caratterizzato da una forte valenza formativa ed educativa. L’obiettivo è puntare all’Expo ovviamente, ma non solo, per far conoscere al mondo intero la regione italiana che sa vincere le sfide dell’alta ristorazione, proponendo un meraviglioso sodalizio tra agricoltura di antica tradizione e arte culinaria del futuro, raffinata e ricercata». Saranno in tutto 15 incontri: il prossimo, che è anche il terzo in calendario, sarà dedicato ai salumi cotti (1º dicembre, all’Hotel Monte del Re a Dozza (Bo). Tra le finalità del progetto – che mira appunto all’elaborazione di una banca dati funzionale all’Atlante gastronomico dei prodotti di qualità dell’Emilia-Romagna – avviare un costante rapporto fra tecnici e chef per puntare all’innovazione nella cucina d’autore; produrre materiali divulgativi e video per Expo 2015; costruire mappe di facile fruibilità ma ricche di informazioni sul “dove andare per gustare”. Info: isensi.eu AGROALIMENTARE COOPSTARTUP FARMABILITY: BANDO PER IDEE INNOVATIVE Progetti d’impresa innovativi nell’agroalimentare ad alto significato tecnologico e di conoscenza: dal miglioramento della qualità e sicurezza degli alimenti a sistemi di commercializzazione più efficienti. Questo il senso di Coopstartup Farmability, progetto sperimentale promosso da Coopfond, Legacoop Agroalimentare Nord Italia e Innovacoop. 78 077-078_Agr_11.indd 78 L’idea è di accompagnare gruppi di aspiranti imprenditori (almeno tre persone e senza limiti di età) o cooperative già esistenti in un percorso di sviluppo. Infatti i 20 progetti che saranno selezionati e ammessi all’iniziativa verranno supportati da azioni di formazione, consulenza specialistica e tutoraggio. Saranno considerati il valore dell’idea, l’innovatività, la sostenibilità, la qualità del team, la creazione di nuovo lavoro. Il bando resterà aperto fino al 31 dicembre 2014. L’idea imprenditoriale potrà essere proposta attraverso la piattaforma coopstartup.it/farmability. La selezione verrà poi realizzata entro il mese di febbraio 2015. Il progetto si concluderà con la successiva individuazione di tre idee di impresa più promettenti sulla base di un piano di sviluppo e delle attitudini cooperative dimostrate durante il percorso. Info: [email protected] EDITORIA SANGIOVESE: TUTTA LA VERITÀ SULLE ORIGINI DEL VITIGNO È uno dei vitigni più diffusi in Italia e all’estero, ma le origini del Sangiovese sono ancora in parte misteriose e discusse. Per tale motivo, ogni documento antico che getta luce su tale argomento è accolto con grande interesse; come la scoperta, nell’Archivio di Stato di Faenza, di un atto notarile del 1672 che attesta già all’epoca la coltivazione del Sangiovese nel territorio di Casola Valsenio, nell’Appennino faentino in Romagna. È il primo documento noto che riporta il termine Sangiovese, preceduto solo da un paio di citazioni, ma con denominazioni diverse. Partendo dal documento, Beppe Sangiorgi, storico e giornalista, ha sviluppato una ricerca sull’origine del nome, sulla culla del Sangiovese e sulle sue successive vicende consultando circa 200 testi italiani e stranieri editi dal 1600 a oggi. Ricerca pubblicata, per iniziativa del Consorzio Vini di Romagna e con prefazione dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari, nel libro Sangiovese vino di Romagna - Storia e tipicità di un famoso vitigno e di un grande vino (Valfrido Edizioni – Faenza, in collaborazione con Consorzio Vini di Romagna - €10). Nella seconda parte del volume, curata da Giordano Zinzani, enologo e presidente del Consorzio Vini di Romagna, viene descritto il terroir romagnolo e le varie tipologie e denominazioni nelle quali si articola l’attuale produzione viticola ed enologica del Sangiovese in Romagna. NOVEMBRE 2014 18/11/14 10.14 Nel giardino Fioriture generose per l’eleagno esuberante Sempreverde, in autunno sfoggia corolle minuscole e molto profumate. Il suo fogliame cinge i giardini in un orizzonte invalicabile NOVEMBRE 2014 079-080Agr_11.indd 79 ributta vigorose cacciate anche dopo le potature più perfide. Ovvio che tale comportamento getta nello sconforto o irrita l’improvvido proprietario che l’ha messo a dimora, ma a lui diciamo che avrebbe dovuto acquistare un’altra specie, mentre garantiamo a chi ama le piante esorbitanti che sarà appagato se gli darà fiducia concedendo all’eleagno uno spazio in larghezza di 4-5 metri che verrà occupato nel giro di qualche anno. Gli arbusti La specie più conosciuta tra gli eleagni arbustivi è E. x eb- bingei, ottenuto dall’incrocio tra E. macrophylla ed E. pungens. Ha foglie di colore verde scuro sulla pagina superiore e argenteo punteggiato di ruggine in quella inferiore, rami lunghi a volta provvisti di spine. La vegetazione è vigorosa soprattutto nei mesi di luglio e agosto: le nuove emissioni possono raggiungere i due metri di lunghezza, piegandosi elegantemente verso il basso. I fiori molto profumati, compaiono numerosi tra settembre e ottobre e si concentrano all’interno della chioma; sono lunghi 1-2 centimetri, tubulari, penduli, di colore biancogiallastro, leggermente coriacei MARIA TERESA SALOMONI Proambiente Tecnopolo Cnr, Bologna MASSIMO DRAGO Servizio Sviluppo Produzioni Vegetali, Regione Emilia-Romagna I fiori dell’eleagno si sviluppano all’ascella fogliare wikimedia L e giornate soleggiate di novembre regalano colori e suoni a tutti coloro che sanno contemplare la natura, anche se accolta in un minuscolo squarcio di giardinetto condominiale. In questa stagione, all’aperto, siamo accompagnati sia dai cromatismi gialli e bruni regalati dal fogliame, dalle cortecce arabescate e dalle foglie a terra sia dal crepitare delle foglie residue sugli alberi quando vengono accarezzate dal vento o, se calpestate, a terra. Ogni foglia ha il suo colore specifico ma anche un suono tipico: sofore e robinie rendono i passi croccanti mentre i tigli e i pioppi li rendono felpati. È in questa stagione che spiccano per diversità le piante sempreverdi, indispensabili complici della nostra privacy, i cui colori appaiono più cupi rispetto a quelli sfoggiati in primavera. In particolare, dalla fine dell’estate a oggi uno dei coprotagonisti del giardino è un arbusto esuberante e invadente che con la sua minuscola ma copiosissima fioritura rende l’aria fragrante e con il suo fogliame persistente e coriaceo cinge i giardini in un orizzonte invalicabile tutto l’anno. Ci riferiamo all’eleagno, non da tutti amato per il suo disordine che obbliga i perfezionisti del giardinaggio all’impiego delle cesoie almeno un paio di volte l’anno, ma lui, generoso, 79 18/11/14 08.10 Nel giardino NOTE DI BOTANICA Il genere Elaeagnus è formato da 45 specie di arbusti o alberi rustici e legnosi, a foglie caduche o persistenti ricoperte di peli stellati argentei o rugginosi. Sono piante originarie dell’Asia, dell’Europa meridionale o del nord America, dove vivono sia in boschi sia in aree aride. Le foglie sono alterne e lanceolate, con margine a volte sinuoso, in alcune cultivar variegate. I fiori compaiono in mazzetti e sono molto profumati; seguono i frutti commestibili, costituiti da bacche talvolta molto colorate lunghe fino a 2,5 centimetri. Come nelle leguminose, le radici degli eleagni sono provviste di tubercoli sui quali si fissano i batteri fissatori di azoto, consentendo a questo genere di vivere in terreni sabbiosi e poverissimi di azoto. wikimedia Particolare del fogliame di Eleagnus ebbingei al tatto e provvisti di quattro petali. Molto diffusa è la varietà E. ebbingei ‘Limelight’, screziata in giallo, spesso consociata nelle siepi con la specie classica e con la cultivar ‘Gilt Edge’, dalle foglie bordate di giallo. Un’altra varietà diffusa è ‘The Hague’, le cui giovani foglie sono argentate per poi diventare verde scuro sulla pagina superiore. Le specie e varietà descritte raggiungono e superano i tre metri di altezza e di diametro, talune raggiungendo anche i cinque metri per entrambe le dimensioni. Un’altra specie molto usata in passato ma ancora diffusa è E. pungens ‘Maculata’. Ha un portamento più appiattito e un ritmo vegetativo più lento 80 079-080Agr_11.indd 80 rispetto alla precedente, rami a volte spinescenti; viene usata anche nei piccoli spazi, nel giardino roccioso ove è sottoposta spesso a potature severe, consociandosi a conifere nane, erbacee perenni e altre piante a taglia bassa. Le foglie ovali piuttosto rigide, sono variegate in verde e giallo oro, con pagina inferiore argentata. Si impiega anche nella formazione di siepi miste consociata a viburni, agrifogli e osmanti, oppure nella barriera monospecifica. Anch’essa fiorisce in autunno. Usi forestali Un paio di eleagni a foglia caduca sono importanti per gli usi forestali, quali Elaeagnus angustifolia od Olivo di Boemia, che abbiamo trattato su Agricoltura nel numero di novembre 2011 ed Elaeagnus umbellata, nota come Goumi. Tralasciamo la descrizione del primo, sottolineando però ancora una volta l’utile impiego nel consolidamento delle dune, nella costruzione di barriere frangivento in zone costiere, nell’ombreggiamento di aree litoranee lungo strade e sentieri, dove vengono consociati alle tamerici. La seconda specie è un grande arbusto spogliante proveniente dal Giappone e dalla Cina, diffuso in Europa e in Italia, con foglie lanceolate di colore verde pallido tendente al grigio. La fioritura è primaverile di colore giallastro ed emana un intenso profumo, cui segue la fruttificazione appariscente di colore rosso, ricca di vitamina C, antiossidanti e altri elementi importanti per la salute umana. Anche questo eleagno è una pianta miglioratrice e si adatta alle zone costiere e a quelle collinari, resistendo a temperature invernali molto basse. Viene usata come pianta accompagnatrice negli arboreti da legno, al fine di limitare la crescita dei rami basali appartenenti alle specie forestali più importanti. Coltivazione Gli eleagni sono facili da allevare e da mantenere ma occorre garantire una posizione soleggiata e un terreno drenato. Non richiedono concimazioni né irrigazioni frequenti; in fase di allevamento sono importanti le potature finalizzate al contenimento delle giovani piante e per stimolare l’emissione di una fitta ramificazione nelle parti basali. Di solito gli eleagni non risentono di patologie gravi, per cui non si interviene quasi mai con antiparassitari. Se si teme l’insorgenza di ruggine, Nectria, Phythopthora, Fusarium e Armillaria, miceti favoriti da ambiente non idoneo, si distribuiscono in prevenzione prodotti rameici. Le lavorazioni al terreno e lo sfoltimento delle chiome migliorano l’arieggiamento dell’area di coltivazione diminuendo le possibilità di attacco crittogamico. Tra i parassiti animali si citano eventuali presenze di cocciniglie e oziorrinco, contrastabili con l’uso di esteri fosforici. NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.10 Agrometeo A cura di WILLIAM PRATIZZOLI Arpa-Simc - Area Agrometeorologia, Territorio e Clima LUNA DI DICEMBRE LUNA PIENA 6 dicembre ULTIMO QUARTO 14 dicembre LUNA NUOVA 22 dicembre PRIMO QUARTO 28 dicembre PREVISIONI STAGIONALI PER NOVEMBRE-DICEMBREGENNAIO (A cura di VALENTINA PAVAN, Arpa-Simc) Temperature: forte incertezza nei valori medi previsti, che si potrebbero mantenere superiori alla norma. Alta probabilità che i massimi stagionali siano molto superiori ai valori normali. Precipitazioni: Totali trimestrali probabilmente prossimi alla norma. Previsioni a lungo termine e fino a tre mesi, sono presenti sul sito dell’Arpa Emilia Romagna arpa.emr.it/sim/?previsioni/ lungo_termine L’ANNO SCORSO DI QUESTI TEMPI Rispetto a quest’anno, ottobre 2013 aveva avuto un andamento termico diametralmente opposto. Iniziato con temperature inferiori alla norma, era terminato con minime elevatissime, circa 15°C rispetto ai 7-8 attesi dal clima. Molto diverse, rispetto a quest’anno, l’entità e la distribuzione delle piogge che sono state intense e diffuse su tutta la regione; superato, su vaste aree, il 50% delle attese climatiche. Simili rispetto al 2014, sono state invece le intense precipitazioni sul crinale parmense; nella sola giornata del 23 ottobre 2013, nella stessa area colpita quest’anno, si erano misurati oltre 223 mm di pioggia. NOVEMBRE 2014 081Agr_11.indd 81 OTTOBRE 2014 DOPO UN MESE DI TEMPERATURE QUASI ESTIVE, LE PRIME BRINATE Sempre più spesso, negli ultimi EMILIA-ROMAGNA: TEMPERATURA MASSIMA (°C) DI OTTOBRE 2014 anni, l’autunno presenta fasi molto calde rispetto al clima che poi terminano più o meno rapidamente con l’avvicinarsi dell’inverno. È accaduto anche quest’anno; in ottobre, dopo un lungo periodo di temperature quasi estive, gli ultimi giorni del mese hanno visto l’arrivo di aria di origine artica che ha provocato un sensibile calo termico e le primissime lievi brinate in pianura. Nel giro di circa due settimane si è passati da massime di 25-30°C a minime prossime allo zero anche in pianura, temperature caratteristiche di fine novembre. Nel complesso il mese è stato comunque più caldo della norma tra 2 e 4°C. Riguardo alle precipitazioni, in generale le piogge sono state scarse, prossime o inferiori al 50% delle attese climatiche. Fanno eccezione le aree del crinale appenninico parmense e piacentino colpite, all’inizio della seconda decade, da eventi piovosi localmente eccezionali. Lunedì 13 la stazione di Marra nel comune di Corniglio (Pr) ha registrato 302 mm di pioggia, di cui oltre 80 in una sola ora; l’intensità delle precipitazioni ha causato smottamenti sui rilievi e la tracimazione di canali e torrenti, anche nell’area urbana di Parma. IN CAMPAGNA Si osservano ancora in campo gli effetti dell’estate 2014, particolarmente piovosa e caratterizzata da consumi evapotraspirativi molto contenuti. Nonostante le scarse piogge del mese, infatti, il contenuto idrico dei terreni è stimato nella norma. EMILIA-ROMAGNA: PRECIPITAZIONI (mm) DI OTTOBRE 2014 Quantità di acqua disponibile nel terreno rispetto alla norma alla fine di Ottobre 2013: 0=minimo 100=massimo TEMPERATURE E PRECIPITAZIONI DI OTTOBRE 2014 IN EMILIA-ROMAGNA Temperatura massima in pianura 30.2°C l’11 Reda - Faenza (Fc) Temperatura minima in pianura -0.4°C il 29 Correggio (Re) Precipitazione cumulata massima mensile in pianura 122.8 mm Sellarino-Voghiera (Fe) Precipitazione massima mensile in montagna 531.2 mm Lagdei -Corniglio (Pr) 81 18/11/14 08.10 Dalla parte dei consumatori PIZZE SURGELATE: MOZZARELLA E OLIO FANNO LA DIFFERENZA ENRICO CINOTTI (tra lo 0,4% all’1,3%), 10 si servono dell’olio di semi di girasole, due optano per il ben più economico olio di colza e un prodotto usa perfino olio di palma. Ingredienti non sempre salutari e sempre percepibili all’assaggio, caratterizzati spesso da un gusto decisamente differente da quello di un qualunque prodotto artigianale. E in questo, gioca un ruolo importante l’uso di mozzarelle non proprio fresche o addirittura di miscele di formaggi fusi che nulla hanno a che fare con il tradizionale fiordilatte. Per capirci: la pizza più “generosa” conteneva il 28% di mozzarella quella più “povera” appena il 7%. Se poi, come è accaduto in più di un caso nel nostro test, solo dall’analisi attenta degli ingredienti si scopre la presenza di pepe o peperoncino (oltre che di origano, spezia non prevista dalla ricetta della margherita), ecco spiegata quella differenza quasi abissale con quanto ci aspetteremmo di assaggiare una volta uscita dal forno la nostra pizza. Certo, quasi in tutti i casi presi in considerazione dal Salvagente le etichette sono molto chiare e i produttori si sono preoccupati di fornire al consumatore non solo le informazioni obbligatorie (la lista degli ingredienti e i metodi di conservazione del prodotto) e quelle relative alle istruzioni per l’uso ma anche le informazioni nutrizionali che fino al 2016 sono facoltative. Le calorie delle “nostre” margherite oscillano dalle 233 alle 265 e, come hanno spiegato gli esperti al Salvagente, da un punto di vista calorico la pizza surgelata e quella tradizionale si equivalgono. Un po’ di attenzione, invece, andrebbe rivolta sulla presenza di sale, visto che questi prodotti ne contengono spesso troppo. Dal momento che l’Organizzazione mondiale della sanità consiglia di tenersi sotto la soglia dei 6 grammi al giorno, i prodotti presi in considerazione ne contengono troppo: da 1,1 a 1,5 grammi. Ma attenzione, questa quantità è per 100 grammi di prodotto e non per tutta la porzione e, inoltre, va ricordato che quella pizza non costituisce l’unico pasto della giornata. Wikimedia in collaborazione con Sul gusto non si discute: meglio una margherita appena uscita dal forno della pizzeria. Ma per chi punta a portare in tavola un trancio espresso, le pizze tonde surgelate sono un’ottima soluzione pratica ed economica. Dal 2008 ad oggi, secondo i dati di mercato, questi prodotti hanno registrato una costante crescita di vendite tanto che sono arrivati a coprire il 14% del totale di tutti i surgelati acquistati. Ma come vengono preparate le pizze surgelate? E, rispetto alla ricetta tradizionale, quali ingredienti “indesiderati” vengono utilizzati? Per vederci chiaro Valentina Corvino del Salvagente ha messo a confronto 12 margherite surgelate valutando la lista degli ingredienti e i valori nutrizionali. Con risultati non proprio all’altezza delle aspettative. In queste pizze vengono inseriti ingredienti che nulla hanno a che fare con la ricetta classica che prevede farina, acqua, sale, lievito, olio extravergine di oliva, mozzarella e pomodoro. La fantasia – o meglio le ragioni di utilizzare materie prime più economiche – spingono invece molte case ad aggiungere olio di palma, di colza, di girasole, perfino uovo in polvere. Solo 4 pizze su 12 impiegano l’extravergine di oliva ma purtroppo in una percentuale molto bassa 82 082Agr_11.indd 82 NOVEMBRE 2014 18/11/14 08.10 001Cop_Arg_11.indd 2 18/11/14 11.51 001Cop_Arg_11.indd 3 18/11/14 11.51