ANNO 42 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10
IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE
N. 11 - NOVEMBRE 2014
MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
Pera: i mercati,
le varietà
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SPECIALE
Con Fico Bologna
diventa capitale
del made in Italy
Credito agrario:
Biodiversità,
volumi in calo,
arriva la banca dati
ma non nel Nord-Est dei vitigni autoctoni
a pag. 8
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itoriale
CARLO PIRAZZOLI
Coordinatore
Economia e marketing
Sistema agro-industriale,
Dipartimento Scienze Agrarie,
Università di Bologna
Frutticoltura:
agire presto
I
l sistema frutticolo italiano dopo la nerissima
campagna estiva del 2014 sarà ancora in grado di risollevarsi o è destinato a un lento, ma
inesorabile declino? È questa una domanda
che emerge spontanea tra gli operatori del settore
dell’Emilia-Romagna e ancor più tra i frutticoltori
che stanno decidendo di investire per rinnovare i
propri impianti.
La risposta non è scontata poiché va ricercata nella
capacità di reazione che il sistema sarà in grado
di generare a fronte dell’attuale pesante situazione,
la cui origine deriva, al di là del non favorevole
andamento climatico o degli effetti dell’embargo
russo, da problemi reali che si sono sedimentati
nel tempo, all’interno della stessa filiera.
La diminuita competitività si è infatti progressivamente accentuata negli ultimi anni ed è stata
particolarmente pesante per la peschicoltura.
A tale riguardo va ricordato che in sole tre/quattro
annate su dieci il prezzo liquidato ai produttori ha
appena compensato i costi sostenuti, mentre nelle
altre sei/sette sono state registrate perdite, anche di
grave entità. Ciò, inevitabilmente, si è tradotto in
una progressiva riduzione degli investimenti con
circa 12mila ettari abbattuti dall’inizio millennio,
con conseguente danno sociale (oltre 1 milione di
giornate di lavoro perse).
Per questo comparto, ma il discorso si potrebbe allargare ad altri, è dunque giunto il momento, non
più rinviabile, di un deciso cambio di rotta.
Per prima cosa occorre adeguarsi in fretta alle
nuove tendenze di mercato, in cui stanno nettamente prevalendo l’organizzazione, la qualità del
prodotto e la qualità dei servizi offerti. Se è vero
come è vero che il sistema distributivo moderno
si impernia sostanzialmente su gruppi di acquisto organizzati, sia in Italia e ancor più all’estero,
NOVEMBRE 2014
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diventa allora indispensabile essere maggiormente organizzati a livello dell’offerta, il che significa concentrare le leve decisionali per il controllo
della produzione, per il suo commercio e per il
marketing in organismi opportunamente costituiti (come le Aop o altri nati recentemente come
Ortofrutta Italia e Oi Pera).
A sistemi di acquisto fortemente organizzati, non
si può che rispondere con sistemi altrettanto organizzati, altrimenti il match da giocare diventa a
senso unico e il più forte detta le proprie condizioni, naturalmente a proprio vantaggio. È proprio in un rapporto più equilibrato con la Gdo
che si può allora pensare di recuperare valore a
favore dei frutticoltori (servono almeno 15 cent
euro/kg in più) e la stessa proposta avanzata qualche anno fa dalla Regione dopo l’ennesima crisi,
ovvero 40 cent euro/kg, rispettivamente per produttore, condizionatore e distributore, andava in
questa direzione.
Ma ciò non basta. Per la frutta da consumo fresco,
va migliorato il livello qualitativo offerto, nel senso
del buono e del sano, così da soddisfare le aspettative del consumatore moderno e dunque vanno
ricercate in fretta le diverse qualità per altrettanti
target commerciali di riferimento (paesi di destinazione e/o tipologia di distributore). In questo
senso la ricerca dovrà fornire un importante contributo mettendo a disposizione varietà adeguate e
contenendo l’eccessiva frammentarietà (sono circa
470 le cv presenti, di cui 120 quelle commercialmente rilevanti). Infine non si possono sottacere le
azioni che mirano a valorizzare i prodotti frutticoli con mirate campagne promozionali capaci di
comunicare qualità salutistiche, origine, tradizione e dunque giocare su quel Made in Italy che per i
consumatori europei significa ancora tanto.
3
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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA,
ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA
SOMMARIO
03 EDITORIALE
ANNO 42 - N. 11 - NOVEMBRE 2014
Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73
Iscrizione al ROC n. 24729
Spedizione in abb. postale - Regime libero 50%
Aut. DRT/DCB/Bologna
DIRETTORE
Tiberio Rabboni
Frutticoltura: agire presto
Carlo Pirazzoli
Fatti
06 FOCUS
DIRETTORE RESPONSABILE
Roberto Franchini
Un Piano in otto punti
per rilanciare l’agricoltura
COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE
Paola Fedriga
Giancarlo Martelli
IN REDAZIONE
Antonio Apruzzese, Olga Cavina,
Giancarlo Martelli
REFERENTI
Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio
Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni,
Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari,
Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore
Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani,
Mario Savorelli (Crpv), Magda C. Schiff
(Crpa), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri
SEGRETERIA DI REDAZIONE
Monica Cervellati Cattani
RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA
Fabrizio Dell’Aquila
REDAZIONE
Regione Emilia-Romagna
Direzione Agricoltura
40127 Bologna
Viale della Fiera, 8 - Terza Torre
Fax 051.5274577
Tel. 051.5274701 - 051.5274289
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EDITORE
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intestato a Editoriale Idea Srl
08 ECCELLENZE
AGROALIMENTARI
Fico: il made in Italy
trova casa a Bologna
Paola Fedriga
10 IL FORUM DI COLDIRETTI
Cucina povera e apericena:
a tavola con la crisi
Antonio Apruzzese
14 CIBI IN TAVOLA
Carni suine: in arrivo
l’etichettatura d’origine
Matilde Fossati
20 QUI REGIONE
Piadina e Salama da sugo,
sapori inimitabili
a cura della Redazione
22 QUI EUROPA
Promozione agroalimentare,
sì al nuovo regolamento
a cura di Carla Cavallini
DOSSIER
CREDITO
a cura di Agen.Ter
24 Calano i prestiti,
ma non nel Nord-Est
a cura di Ismea
27 Dalla Regione dieci milioni
per il sostegno alle imprese
Gianni Piancastelli,
Giuseppe Todeschini
30 Garanzie e semplificazione
per combattere la crisi
Alberto Rodeghiero
16 PRODOTTI DA TUTELARE
La biodiversità protagonista
al Salone del Gusto
Paolo Pirani
18 AGREA NEWS
Bilancio 2014: alle imprese
regionali 650 milioni
Nicodemo Spatari
Economia
32 ANALISI
Per la zootecnia da carne
i conti restano in rosso
Claudio Montanari
36 PRODUZIONI
Una buona partenza
per actinidia e kaki
Cristiano Riciputi
CONCESSIONARIA ESCLUSIVA
PER LA PUBBLICITÀ
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Responsabile Pubblicità e Marketing
Claudio Pietraforte
I testi, le notizie e le foto contenute nel presente
fascicolo possono essere utilizzate solo previa
autorizzazione e citando la fonte.
Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati,
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TIRATURA: 40.000 COPIE
CHIUSO IN REDAZIONE IL 17/11/2014
IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI
NON ESPRIME NECESSARIAMENTE
LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE
ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA,
ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA
Foto di copertina: Fotolia
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NOVEMBRE 2014
Fisco e previdenza Ricerca
Pedologia
38 Irap più leggera, ma solo
69 RICERCHE
per i dipendenti fissi
a cura di Corrado Fusai
In azienda
40 UNA STORICA IGP
La mortadella
cerca nuovi mercati
Claudio Visani
Meccanizzazione
42 EIMA INTERNATIONAL
Macchine agricole:
mercato a due velocità
Antonio Apruzzese
44 MOTORI & AMBIENTE
Tier 4: l’ultima tappa
per emissioni sostenibili
Ottavio Repetti
SPECIALE
PERA
a cura di Olga Cavina
47 Nuovo raccolto: buone
qualità e conservazione
Elisa Macchi, Tomas Bosi
52 «Più programmazione
e cultura di prodotto»
a cura della Redazione
e sperimentazione
56 PROGETTO AGROSCENARI
Cambiamenti climatici:
istruzioni per l’uso
Vittorio Marletto, Francesco Masoero,
Francesca De Lorenzi, Silvia Maria Alfieri
58 UNA RISORSA
PER IL TERRITORIO
Pianura e montagna: cultivar
di qualità per la patata
Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliconi, Lorena
Castellari
Una guida racconta
le Terre del Delta del Po
Carla Scotti, Gloria Minarelli
Rubriche
66 NOVITÀ DALLA RICERCA
a cura della Redazione
72 SPAZIO INNOVAZIONE
a cura di Patrizia Alberti
74 MONDO BIO
a cura di Rosa Maria Bertino
61 FERTILIZZAZIONE
Il compost di qualità,
un’alternativa per il pesco
75 IN BREVE
Elena Baldi, Giovanbattista Sorrenti,
Maurizio Quartieri, Moreno Toselli,
Angelo Innocenti
77 AGENDA VERDE
63 FONTI RINNOVABILI
Biogas da liquami suinicoli,
i vantaggi della codigestione
Claudio Fabbri, Mirco Garuti
a cura della Redazione
a cura della Redazione
79 NEL GIARDINO
a cura di Maria Teresa Salomoni,
Massimo Drago
81 AGROMETEO
a cura di William Pratizzoli
Biodiversità
67 VITICOLTURA
82 DALLA PARTE
DEI CONSUMATORI
Enrico Cinotti, in collaborazione
con Il Salvagente
Una banca dati
per i vitigni autoctoni
Marisa Fontana, Ilaria Filippetti,
Chiara Pastore
54 Riscaldo delle Abate Fetel,
come individuare il rischio
Daniele Missere
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Fatti
FOCUS
Un Piano in otto punti
per rilanciare l’agricoltura
Dal Governo un pacchetto di misure in grado di
mettere in moto investimenti complessivi per 2,2 miliardi.
La legge di Stabilità al vaglio del Parlamento
GIANCARLO
MARTELLI
I
l Governo stringe i tempi per il rilancio del
settore agroalimentare e mette in campo un
robusto pacchetto di interventi per aiutare
le imprese a scrollarsi di dosso il fantasma
della crisi, accelerando sulla via della ripresa. Un
maxi-piano in otto punti annunciato dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina,
al Forum Coldiretti di Cernobbio che fa leva su
un mix di risorse pubbliche in massima parte
certe e disponibili in grado di movimentare – secondo una stima prudenziale del Mipaaf – un
volume complessivo di investimenti di circa 2,2
miliardi nel triennio 2015-2017, considerando
anche l’apporto dei soggetti privati.
Un annuncio giunto a pochi giorni dal varo da
parte del Governo del disegno di legge di Stabilità
(ex legge Finanziaria) che al primo esame parlamentare, in commissione Bilancio della Camera,
è però incappato nell’imprevisto stop – per motivazioni di ordine tecnico, ha poi precisato il suo
presidente, Francesco Boccia – di due misure studiate appositamente per incentivare la nascita di
nuove imprese condotte da giovani e per il poten-
ziamento delle filiere. Entrambi i provvedimenti
contavano su una dotazione di spesa di 30 milioni di euro da spalmare nel triennio 2015-2017.
Un incidente di percorso che, nel momento in
cui Agricoltura va in stampa, sembra comunque
destinato a risolversi in breve tempo con l’approvazione, in corso d’opera, di un emendamento ad
hoc alla legge di Stabilità per ripristinare gli stanziamenti cancellati in prima battuta.
A proposito di interventi per i giovani da segnalare anche il decollo del progetto Terrevive,
che punta a favorire il ricambio generazionale in
agricoltura attraverso la vendita o l’affitto – con
prelazione a vantaggio degli under 40 – dei terreni agricoli di proprietà dello Stato e degli altri
enti pubblici (Regioni, Comuni, ecc.). Ma procediamo con ordine.
Sinergie pubblico-privato
Il maxi-piano da 2,2 miliardi studiato dal Mipaaf, coinvolge i due enti controllati, Ismea e Isa
(società che sostiene progetti di sviluppo in campo agroindustriale, attraverso l’assunzione di partecipazioni di minoranza
IL PIANO MIPAAF IN SINTESI
nel capitale delle imprese e l’erogazione
di finanziamenti agevolati) e utilizza
tContratti di filiera (Mipaaf-Isa): 264 milioni di euro
otto diversi strumenti già operativi per
promuovere e accompagnare i progetti
tContratti di distretto/filiera (Mipaaf-Isa):
di investimento delle imprese priva384 milioni di euro
te. La novità è che per la prima volta
t Equity a condizioni di mercato – Finanza
si punta a coordinare i vari interventi
agevolata (Isa): 308 milioni di euro
per sfruttare al meglio le risorse pubbliche a disposizione: «Lo Stato – così
tFondo di garanzia a prima richiesta (Ismea):
il ministro Martina sintetizza la filoso510 milioni di euro
fia del piano – non intende fare l’imtFondo di credito (Ismea): 411 milioni di euro
prenditore. L’iniziativa è sempre nelle
tStart up (Ismea): 183 milioni di euro
mani delle aziende che scelgono dove e
come investire, lo Stato interviene solo
tSubentro e Imprenditoria giovanile (Ismea):
a titolo di garanzia o di supporto». In
100 milioni di euro
sostanza si punta ad utilizzare i fondi
tFondo investimenti (Ismea): 41 milioni di euro
pubblici come leva per moltiplicare gli
investimenti privati.
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Per finire, facciamo il punto su Terrevive, uno
dei progetti che stanno più a cuore al ministro
Martina, ma anche uno di quelli di più difficile
realizzazione. Al Salone del Gusto di Torino il
ministro ha annunciato la pubblicazione sul sito
dell’Agenzia del Demanio dei bandi per la mesNOVEMBRE 2014
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Il ministro
del Politiche agricole,
Maurizio Martina
OK DAL CIPE A 40 MILIONI DI EURO
PER SETTE CONTRATTI DI FILIERA
Disco verde dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) a un’ulteriore tranche di finanziamento
per 40 milioni di euro destinati a sette contratti di filiera, con il
coinvolgimento di oltre 2mila aziende. Il volume complessivo
degli investimenti sarà di 130 milioni di euro. Un altro finanziamento di 21 milioni di euro è andato al programma “Expo per i
territori”, per la promozione culturale ed enogastronomica di 25
percorsi regionali in vista della kermesse milanese del 2015.
Tra i sette contratti di filiera approvati cinque riguardano da vicino anche l’Emilia-Romagna: si tratta dei progetti che fanno
riferimento ad “Alce Nero”, a “Terre da vino”, al settore degli
ovoprodotti, alle produzioni di kiwi e melo e per il sostegno alle
imprese e gli investimenti in ricerca nel comparto dei foraggi.
Banzi
Un progetto per dare
la terra ai giovani
sa all’asta dei primi 12 fondi di proprietà dello
Stato, due dei quali situati tra l’altro proprio in
Emilia-Romagna, in particolare nel territorio del
comune di Portomaggiore (Fe).
Siamo solo alle battute iniziali: per dare gambe
al progetto, mettendo a disposizione dei giovani
più terre, Martina ora coinvolgerà Regioni e Comuni, il cui patrimonio di terreni agricoli è ben
più consistente di quello dello Stato: si parla infatti di circa 140mila ettari, senza considerare gli
incolti. E proprio a Torino il ministro ha firmato
un’intesa in questo senso con il presidente della
Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino,
e quello dell’Anci, Piero Fassino. «Iniziativa lodevole – ha commentato il presidente della Cia,
Dino Scanavino – anche se dovrà essere verificata in concreto: molti terreni potrebbero infatti
essere residuali e difficilmente utilizzabili», deludendo così le aspettative suscitate.
Mipaaf
Otto, dicevamo, gli strumenti normativi messi
in campo (vedi tabella nella pagina precedente).
Si parte dai contratti di filiera, pensati su misura
per le esigenze di piccole e medie imprese, Coop,
Op e Consorzi di tutela, che intervengono con
finanziamenti agevolati fino a 15 anni, per passare ai contratti di distretto/filiera, rivolti anche
alle reti d’impresa: in questa variante sono previsti in aggiunta anche contributi in conto capitale
fino al 25% dell’investimento. Altra modalità di
supporto ai progetti di sviluppo è l’ingresso di
Isa nel capitale delle imprese private con l’acquisizione – in via temporanea – di quote di minoranza, oltre alla concessione di finanziamenti
agevolati a medio-lungo termine. C’è poi tutta
la gamma degli strumenti di finanza innovativa
che fanno capo ad Ismea: dal Fondo di garanzia
a prima richiesta, al Fondo di credito e al Fondo
investimenti, per arrivare alle diverse forme di
sostegno, alle start up aziendali e agli interventi
per favorire il ricambio generazionale nei campi.
Tornando alla legge di Stabilità, (sul tema anche l’articolo a pag. 38), tra le poste di bilancio
più significative sopravvissute al primo vaglio del
Parlamento figurano il rifinanziamento con 120
milioni per il 2015 del Fondo di solidarietà nazionale per incentivare la diffusione delle polizze
assicurative in campagna e altri 100 milioni –
sempre per il 2015 – per interventi contro il dissesto idrogeologico. Tra le misure “trasversali” di
cui potranno giovarsi anche le imprese agricole
c’è il taglio all’Irap, attraverso la piena deducibilità del costo dei lavoratori assunti a tempo
indeterminato dalla base imponibile della tassa.
In ossequio alla spending review tagli in arrivo al
Ministero delle Politiche agricole, che si vede decurtare la dotazione di spesa di circa 8,3 milioni
all’anno fino al 2017. Da inquadrare nella politica della razionalizzazione della spesa pubblica
anche l’incorporazione dell’istituto di studi Inea
nel Cra, che farà sorgere un nuovo ente ribattezzato “Agenzia unica per la ricerca, la sperimentazione in agricoltura e l’analisi dell’economia
agraria”. Avrà un portafoglio meno ricco e sarà
guidata da un commissario straordinario.
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Fatti
ECCELLENZE AGROALIMENTARI
Fico: il made in Italy
Fico
trova casa a Bologna
Al via i lavori per il nuovo progetto Eataly. Obiettivo:
raccontare come nasce il cibo di qualità. A colloquio con
l’amministratore delegato Tiziana Primori
PAOLA
FEDRIGA
In alto: rendering
degli interni
di Fico,
con la lavorazione
e vendita
del Parmigiano
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A
fare gli onori di casa saranno la Mortadella di Bologna e il Prosciutto di Parma: due prodotti, simbolo del Made in
Italy, ma che parlano emiliano-romagnolo. A loro sarà riservato il laboratorio centrale,
il primo che ogni visitatore incontrerà entrando.
Stiamo parlando della Fabbrica italiana contadina
(Fico), il nuovo progetto targato Eataly che nascerà sotto le Due Torri, al centro di un territorio
famoso per le sue eccellenze eno-gastronomiche,
il gusto per il buon vivere e la sapienza artigianale.
Bologna, Emilia-Romagna, Italia: una collocazione che è, nei fatti, un importante valore aggiunto,
anche al di là dei confini nazionali, visto che l’obiettivo è di attrarre quote significative di turisti
stranieri, sfruttando anche un’ideale staffetta con
Expo 2015.
Abbiamo visitato i luoghi dove nascerà Fico, accompagnati dall’amministratore delegato Tiziana
Primori, già vicepresidente di Eataly e responsabile sviluppo partecipate di Coop Adriatica. Siamo
a pochi giorni dall’avvio dei lavori, sotto le alte
volte in legno del blocco storico del Centro agroalimentare bolognese. Qui sorgeranno i laboratori
di trasformazione, crocevia di tutto il progetto.
I numeri sono di tutto rispetto: su un’area di
80mila metri quadrati, nella quale si potrà girare anche in bicicletta, sorgeranno campi e allevamenti dimostrativi, 44 laboratori di trasforma-
zione, 20 ristoranti, 4 bar, spazi per la vendita
diretta. Saranno rappresentate tutte le principali
filiere dell’agroalimentare italiano: i cerali, la pasta
e i prodotti da forno, il latte e i formaggi, la carne
e i salumi, il vino e gli aceti, l’olio extravergine d’oliva, ma anche tante altre piccole e grandi eccellenze italiane come il miele, i tartufi, le castagne,
il pesce (2 gli acquari previsti). Completeranno il
tutto un Centro congressi e 10 aule didattiche.
Un’enorme Fattoria didattica, un grande Parco
agroalimentare: le definizioni possono essere
tante. Cosa diventerà Fico?
Con la Fabbrica italiana contadina
vogliamo offrire una dimostrazione
della straordinaria biodiversità italiana e farlo offrendo pezzi di filiera
viva, un assaggio dell’Italia rivolto al
mondo, puntando allo stesso tempo a una forte partecipazione delle
scuola e dei giovani. Altrettanto importante sarà il coinvolgimento del
territorio. A luglio, a Roma abbiamo incontrato, con il ministro delle Politiche agricole Martina, tutti
i Consorzi dei prodotti Dop e Igp,
per presentare il progetto. Non si
può prescindere dal territorio e noi
vogliamo garantire insieme ai Consorzi un’adeguata rappresentatività
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Fico
NOVEMBRE 2014
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bisogno di integrare globale
e locale, di tornare alla terra, di conoscerla, coltivarla e
amarla. New York è il simbolo di certe tendenze: gli orti
urbani, ma anche i supermercati che hanno abolito i
surgelati.
Un’ultima domanda: quali sono le potenzialità del
made in Italy agroalimentare e quali le criticità da
superare?
Eataly a New York è il terzo posto più visitato
dopo l’Empire State Building e il Metropolitan
Museum. Credo che il nostro agroalimentare di
qualità abbia potenzialità infinite. Su 10 miliardi
di import da parte del mondo arabo, l’Italia, che
per collocazione geografica dovrebbe essere favorita, è solo al 2%. Ma occorre semplificare e ridurre la burocrazia da un lato e dall’altro integrare
per superare dimensioni ancora troppo piccole.
Integrare, ma salvaguardando l’identità locale. La
contrapposizione grande-piccolo è un’eredità del
passato. Credo che i tempi siano maturi per farlo.
Negli Stati Uniti c’è una grande catena di supermercati, la Whole Foods che vende solo prodotti
locali. Qui in Italia Slow Food lo sta facendo ed
è grazie all’investimento di Coop se ci sono realtà
come i prodotti di Libera Terra.
Fico
di tutte le ricchezze enogastronomiche italiane.
Come verranno individuate e selezionate le
aziende?
Dal 4 ottobre è on line il portale Eataly World
Bologna. Le aziende interessate potranno candidarsi utilizzando un apposito modulo. Ne saranno selezionate 80 per i laboratori, i ristoranti e le
attività di servizio, e oltre 2mila come fornitrici.
La selezione sarà in base a tre criteri: l’eccellenza
dei prodotti, la diversificazione sia in termini di
offerta che di provenienza territoriale, la dimensione aziendale, per dare spazio anche alle piccole
realtà. Un altro criterio da rispettare sarà quello
della stagionalità e, dove possibile, con la regia dei
Consorzi, della rotazione delle aziende. La nostra
intenzione è di mettere a punto una banca dati da
cui poter attingere nel tempo.
Quanti visitatori prevedete? Si pagherà l’ingresso?
Stimiamo un afflusso di 5,8 milioni di visitatori
l’anno, italiani e stranieri. L’ingresso sarà gratuito,
mentre abbiamo ipotizzato una spesa media per
persona, per acquisti o consumazioni, di 18-20
euro. Nei laboratori ci saranno aree per la vendita
diretta, mentre per quanto riguarda la ristorazione
si potrà scegliere tra ristoranti a tema o per aree
geografiche. Ci saranno tre grandi ristoranti: per il
Nord, il Centro e il Sud Italia. Non mancheranno
gli spazi per gli assaggi e il cibo da strada.
Il grande successo delle ricette in tv, ma anche
sempre più giovani che scelgono corsi di studio
in agraria. Da dove nasce questo grande interesse per il cibo e la sua produzione?
Non credo si tratti di una moda, quanto piuttosto
della ricerca di concretezza in un mondo in cui
tutto è sempre di più virtuale e globalizzato. È una
reazione alla fragilità dei tempi in cui viviamo, il
Tiziana Primori,
con, da destra,
Oscar Farinetti,
Virginio Merola,
sindaco di Bologna,
e Andrea Segrè.
In basso: rendering
delle stalle
TUTTO PRONTO ENTRO IL 2015
Fico nasce da un’idea del presidente del Centro agroalimentare di
Bologna Andrea Segrè e del patron di Eataly Oscar Farinetti, con il
supporto del Comune di Bologna (principale azionista del Caab).
Per la realizzazione dell’intervento, che prevede un recupero d’uso
di una parte degli spazi del Centro agroalimentare, è stato costituito il fondo di investimento immobiliare Pai, gestito da Prelios Sgr,
che ha già raccolto 95 milioni di euro di cui 55 di asset immobiliari
del Caab e 40 di equity da partner finanziari. Tra i privati che hanno
investito nel Fondo Pai, oltre a Coop Adriatica e Eataly: Confcommercio, Ascom Bologna, Camera di commercio, Unindustria, Confartigianato di Bologna e Imola, Intesa San Paolo, Monrif, Unendo
Energia, Fondazione Carisbo, Carimonte Holding. Coop Adriatica
ha costituito con Eataly la società di gestione del Parco, Eataly
World Bologna.
Per il collegamento tra la Stazione ferroviaria e il Caab la Regione
ha stanziato 3,2 milioni di euro che serviranno all’acquisto di 8 autobus ibridi o elettrici. L’investimento complessivo - circa 4 milioni di
euro - prevede il cofinanziamento di Tper.
Fico dovrebbe essere pronta entro il 2015. I posti di lavoro stimati
saranno circa 800 nella struttura e 3mila nell’indotto.
Info: eatalyworld.it
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Fatti
IL FORUM DI COLDIRETTI
Cucina povera e apericena:
a tavola con la crisi
Secondo una ricerca presentata a Cernobbio, gli italiani
tagliano sulla spesa alimentare, ma non abbassano la
guardia sulla genuinità. Intanto però crescono le frodi
zo, però, ci stanno le frodi che
segnano un incremento record
del 277% del valore di cibi e
bevande adulterate o contraffatte: solo nei primi nove mesi
del 2014 sono stati sequestrati
prodotti per circa 320 milioni
di euro. Fra i più bersagliati il
Coldiretti
A destra,
il presidente
di Coldiretti
Roberto Moncalvo.
Sotto, prodotti
di imitazione
L’
Italia uscita da Cernobbio, dove a metà
ottobre si è svolto il
tradizionale Forum
di Coldiretti dedicato ad agricoltura e alimentazione, non è
molto diversa dal Paese attraversato dalla profonda crisi di
questi anni. Da un lato gli agricoltori chiedono alla politica
aiuti concreti e di tenere duro
sulla linea Maginot della qualità, ora sostenuti – ha detto il
presidente Roberto Moncalvo
– dalle scelte “coraggiose” del
Governo in materia economica. Dall’altro ci sono i consumatori e le nuove abitudini:
le uova sostituiscono sempre
più spesso la carne e la cucina
povera, ma più autentica, ha la
meglio sulla nouvelle cousine.
Insomma a tavola vincono genuinità e prezzi. Si mangia meglio, anche se meno, e si dà più
valore alla convivialità. In mez-
Coldiretti
ANTONIO
APRUZZESE
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prosciutto di Parma: si usano,
ad esempio, finte cotenne per
i fagioli con le cotiche o cosce
marchiate con falsi punzoni.
Dal cibo low cost
rischi alimentari
Dalle frodi ai rischi alimentari
il passo è breve e il fil rouge è
costituito dai cibi low cost, «un
fenomeno odioso – ha precisato Moncalvo – perché si fonda
sull’inganno di quanti sono costretti a risparmiare sulla spesa». Per un italiano su cinque
dietro la merce da discount si
nascondono ricette modificate
e ingredienti di dubbia qualità.
E soprattutto – è la preoccupazione storica di Coldiretti ma
anche del 21% degli intervistati (studio Coldiretti/Ixè) –
allarma l’arrivo di prodotti da
frontiere sconosciute per l’asNOVEMBRE 2014
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Fatti
IL FORUM DI COLDIRETTI
CANNABIS: TERAPEUTICA
ANCHE PER L‘AGRICOLTURA
Quasi due italiani su tre sono favorevoli alla coltivazione della cannabis ad uso
terapeutico. Al di là degli aspetti sanitari, è in gioco – dice Coldiretti – un business da 1,4 miliardi e almeno 10 mila posti di lavoro. Solo utilizzando gli spazi
già disponibili nelle serre dismesse a causa della crisi, le nostre campagne possono mettere a disposizione da subito un migliaio di ettari in coltura protetta.
Un’opportunità che peraltro ci affrancherebbe dalla dipendenza dall’estero
(secondo il Ministero della Sanità, il principio attivo è importato con un costo di
circa 15 euro il grammo) avviando un progetto di filiera italiana al 100% che unirebbe l’agricoltura all’industria farmaceutica. Una sperimentazione – conclude
la Coldiretti – dalle enormi potenzialità se si dovesse decidere di estendere la
produzione in campo aperto, ricordando come negli anni ‘40 con ben 100 mila
ettari coltivati, l’Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis sativa,
dal punto di vista botanico simile alla varietà utilizzata a fini terapeutici che è in
fortissima ripresa con un aumento del 150% dei terreni coltivati nel 2014 e il raddoppio delle aziende agricole interessate. Per il presidente Moncalvo «si tratta
di un progetto innovativo che potrebbe vedere il nostro Paese all’avanguardia
nel mondo».
senza di etichetta d’origine.
Non c’è crisi, invece, per l’agromafia. In Italia fattura circa 14 miliardi, con danni incalcolabili: impone marchi,
acquisisce insegne in difficoltà, distrugge la libera concorrenza. Per questo Coldiretti
ed Eurispes hanno promosso
un Osservatorio che si avvale
dell’esperienza del procuratore
Giancarlo Caselli.
Da un’altra ricerca Coldiretti/
Censis emerge un quadro poco
confortante sull’alimentazione in tempo di crisi. Ci sono
11 milioni di italiani che non
possono permettersi un pasto
adeguato almeno ogni due
giorni; il consumo pro capite di
frutta è sotto soglia Oms (400
g) e la gavetta in ufficio sempre
più diffusa. Si apprezza però la
semplicità e il gusto della cucina povera e degli avanzi: bucce
di patate fritte, zuppa di teste
di pesce, frittata con la pasta
del giorno prima. Rivive il pasto in comune per contenere
le spese ma anche per ritrovare
convivialità: circa 2,5 milioni di
famiglie si riuniscono per tutti i
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pasti dell’intera settimana.
Se poi il conto del ristorante
spaventa, meglio optare per
un’apericena (quasi tre giovani under 35 su quattro). Un
fenomeno che in realtà attraversa un po’ tutte le categorie
sociali e che spesso nei contesti
metropolitani è anche occasione per degustare prodotti e
vini di qualità e del territorio.
Hogan su Usa-Ue:
accordo ragionevole
La discussione fra i molti invitati al forum è vissuta sul
dilemma qualità e quantità.
«Non sacrificheremo la qualità
degli alimenti dell’Ue solo per
il trading e maggiori scambi
commerciali», lo ha affermato
Phil Hogan, quasi con i gradi di
commissario Ue all’agricoltura
con riferimento al Ttip, il trattato commerciale tra Europa ed
Usa, che ha parlato invece della
necessità di «un accordo ragionevole e bilanciato che tuteli gli
standard produttivi europei».
Hogan ha individuato nella
semplificazione una trincea
per tutti, «perché si tratta di
armonizzare le tante diversità agricole nell’Ue». Il tema,
peraltro, è una delle quattro
“questioni cruciali” indicate
dal ministro Maurizio Martina
per l’’agroalimentare italiano,
che comprendono anche flessibilità nella gestione delle crisi
(«perché alcuni strumenti della Pac sono attivabili solo con
un calo del reddito del 30%»);
tracciabilità ed etichettatura e
la necessità di un piano ragionato post quote latte.
Moncalvo ha poi messo in
guardia contro gli Ogm, merce
di uno “scambio diabolico” per
ottenere più export, mettendo
però in discussione la sopravvivenza delle comunità rurali. È,
cioè, in gioco un modello di sviluppo che non può essere solo
profitto ma anche radicamento e interazione sul territorio.
Ma è anche un modello schizofrenico – ha aggiunto Carlo
Petrini di Slow Food – perché
in un momento in cui si parla
ovunque di cibo e alimentazione gli agricoltori denunciano
perdita di fertilità dei terreni,
biodiversità e carenza d’acqua.
Una crisi – ha detto Petrini – da
cui si esce con una legge sulla
difesa del suolo, continuando
a scommettere sui giovani e sui
mercati contadini. Allo stesso
tempo – è stato invece l’allarme
di Moncalvo – si evitino note
stonate come la proposta di
schema di decreto ministeriale
che consente il confezionamento di prosciutto cotto anche
con altre carni e con un più alto
contenuto d’acqua.
Il forum si è chiuso con la
consapevolezza, ha sottolineato Moncalvo, che Coldiretti è
sempre meno sola in Italia, in
Europa e nel mondo nell’affermare le parole d’ordine – regole, legalità e risorse – per una
politica che valorizzi il territorio
e le sue produzioni.
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Fatti
CIBI IN TAVOLA
Carni suine: in arrivo
Wikimedia
l’etichettatura d’origine
MATILDE FOSSATI
Servizio Percorsi
di Qualità,
Relazioni di mercato
e integrazione
di filiera,
Regione
Emilia-Romagna
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Dal 2015 scatta l’obbligo di indicare la provenienza sulle
confezioni. Una misura Ue a tutela del made in Italy che
riguarda anche ovini, caprini e avicoli
I
n arrivo nuove regole per l’etichettatura dei
prodotti alimentari. Il 13 dicembre prossimo
l’attuale normativa europea di base, la Direttiva 2000/13/CE, sarà superata dal Regolamento (UE) n. 1169/2011. Tale provvedimento,
entrato in vigore nel dicembre di tre anni fa, ha
modificato le vecchie disposizioni con l’obiettivo
di armonizzare le regole esistenti e mettere i consumatori in condizione di fare scelte consapevoli
e utilizzare gli alimenti in modo sicuro, garantendo al tempo stesso la libera circolazione dei cibi
nell’Unione europea.
L’entrata in vigore delle nuove norme è scaglionata
nel tempo:
dal 1° gennaio 2014 sono già applicati i requisiti
specifici relativi alla designazione delle “carni macinate”;
dal 1° aprile 2015 diventerà obbligatoria l’indicazione del Paese di origine o del luogo di provenienza delle carni fresche, refrigerate o congelate
di animali della specie suina, ovina, caprina e di
volatili; oggi l’obbligatorietà è prevista solo per le
carni bovine;
dal 13 dicembre 2016 sarà obbligatoria la dichiarazione nutrizionale in etichetta, per ora solo facoltativa.
Nel giro di cinque anni, quindi, il vecchio quadro
normativo sarà sostituito da un unico regolamento che, essendo direttamente applicabile in tutti i
Paesi Ue, favorirà l’armonizzazione delle regole in
materia e manderà in soffitta le diverse leggi che
gli Stati membri avevano adottato in attuazione
alla Direttiva 2000/13/CE (in Italia il Dl 109/92).
Cosa cambia in pillole
Le principali novità introdotte dal Regolamento n. 1169/2011 consistono nell’effettiva leggibilità delle notizie riportate in etichetta, con
la previsione di un’altezza minima dei caratteri;
obbligo di riportare informazioni nutrizionali
per contrastare obesità, sovrappeso e varie malattie riconducibili a diete squilibrate e stili di
vita poco salutari; avvertenze obbligatorie sulla
presenza di ingredienti allergenici che potrebbero causare disturbi dovuti a intolleranze alimentari; migliorare la trasparenza sulla composizione dei vari alimenti. Infine, per quanto
riguarda l’origine o la provenienza delle materie
prime, sarà appunto obbligatoria anche l’indicazione d’origine in etichetta di quasi tutti i tipi
di carne.
La Commissione europea avrà il compito di
valutare l’opportunità di prescrivere la designazione dell’origine anche per altri prodotti, quali
gli alimenti mono-ingrediente, latte e derivati e
le carni utilizzate come ingrediente di altri cibi.
Tra le novità suscita molto interesse la possibilità di utilizzare forme grafiche speciali per
rendere facilmente comprensibili le informazioni nutrizionali; ad esempio pallini colorati
“a semaforo” per indicare i cibi che contengono
troppi grassi o zuccheri.
Alla luce del crescente successo che sta riscuotendo lo shopping online, sono state inoltre
stabilite anche le norme per la vendita a distanza dei prodotti alimentari.
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Fatti
PRODOTTI DA TUTELARE
La biodiversità protagonista
al Salone del Gusto
Anche la Regione Emilia-Romagna all’appuntamento
promosso da Slow Food. Al centro i prodotti dei Parchi,
dell’Appennino e delle Valli
PAOLO PIRANI
Servizio Ricerca,
Innovazione,
e Promozione
del Sistema
agroalimentare,
Regione
Emilia-Romagna
Dell’Aquila
Degustazioni
allo Stand
dell’Emilia-Romagna
al Salone del Gusto
di Torino
A
ncora una volta Torino è divenuta la
capitale del cibo di qualità “buono,
pulito e giusto” secondo la filosofia
che Slow Food ha saputo diffondere
in tanti Paesi del mondo.
Un’edizione, quella svoltasi dal 23 al 27 ottobre
scorso, con grande successo di pubblico che, grazie anche all’abbinamento con “Terra Madre”,
ha saputo caratterizzare le due manifestazioni
non solo dal punto di vista alimentare e dell’acquisto di specialità a volte assai rare, ma anche
per quanto riguarda il rilancio dell’agricoltura
familiare, l’attenzione per la qualità e il valore
etico del cibo e, più in generale, verso modelli di
produzione alimentare sostenibili.
L’Emilia-Romagna è conosciuta quale regione
dove si vive e si mangia bene, ricca di prodotti
agroalimentari famosi in tutto il mondo ed entrati ormai nell’immaginario collettivo. Tuttavia
ciò che ha qualificato la presenza emiliano-romagnola a Torino sono state produzioni, di altrettanta importanza, ma spesso realizzate fuori
dalle rotte più consuete e conosciute, in particolare nei territori di collina, montagna o di valle,
entro i confini di quelle vere e proprie riserve
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di biodiversità naturale, agricola e anche umana, che sono le aree protette. E proprio i Parchi
dell’Emilia-Romagna sono stati i protagonisti
dello stand regionale durante le “cinque giornate” torinesi, in collaborazione con Slow Food
Emilia-Romagna, Unioncamere e l’Azienda di
promozione turistica regionale. Riuniti nelle
cinque “Macroaree per i Parchi e la Biodiversità” istituite nel 2011 (Emilia occidentale, Emilia
centrale, Emilia orientale, Delta del Po, Romagna) e nei due Parchi nazionali dell’Appennino
Tosco-Emiliano e delle Foreste Casentinesi, hanno presentato prodotti e produttori delle diverse
zone. Dai salumi piacentini ai prodotti caseari
di vacca Bianca modenese; dall’Aceto balsamico tradizionale di Modena Dop al mirtillo nero
dell’Appennino modenese; dalle vongole veraci
del Delta del Po ai “Marinati” della Manifattura
di Comacchio. Ricca anche la presenza romagnola con l’olio extravergine di oliva Brisighella Dop
e le preparazioni a base di carne di Bovina romagnola, insieme al formaggio Raviggiolo. Non
potevano mancare, ovviamente, il Prosciutto di
Parma e il Parmigiano Reggiano Dop.
Attraverso degustazioni mirate si è potuta raccontare agli oltre 200 mila visitatori del Salone,
la storia legata alla biodiversità gastronomica e
paesaggistica, che rende l’Emilia-Romagna una
meta ricca di luoghi, persone e sapori che vale la
pena conoscere e scoprire.
In questa edizione la tradizionale Alleanza tra gli
chef emiliano-romagnoli e i presidi Slow Food
si è estesa dunque ai prodotti tipici dei singoli
Parchi, offerti in accompagnamento alle eccellenze enologiche dei territori. Ad arricchire la
“brigata” di cucina e di sala, i giovani studenti
degli Istituti di istruzione superiore a indirizzo
alberghiero A. Motti di Reggio Emilia e B. Scappi di Castel San Pietro e Casalecchio di Reno,
accompagnati dai loro insegnanti. Un’occasione
per fare pratica davanti a un pubblico gastronomicamente molto attento e mettersi alla prova
nel lavoro, spesso faticoso, di cucina e sala.
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Agrea News
Bilancio 2014: alle imprese
regionali 650 milioni
Buona la performance del Psr con quasi 9 milioni di
pagamenti in più rispetto al precedente esercizio. È di 141
milioni l’anticipo sulla Domanda unica
NICODEMO
SPATARI
Agenzia
Regionale
per le Erogazioni
in Agricoltura
A
grea ha chiuso il bilancio di esercizio
2014, il 15 ottobre scorso, come richiesto dall’Unione europea, con un
erogato complessivo di 647.412.626
euro (vedi tabella a pag 19), pari a un incremento complessivo dell’1,22% rispetto al
2013. Le variazioni settoriali in aumento sono:
8,59% per l’ortofrutta, 8,37% per il vitivinicolo, 6,38% per il settore caseario. Buono anche
il risultato conseguito per il Programma di sviluppo rurale, che segna una crescita dei pagamenti del 5,36% rispetto al precedente esercizio, pari a circa 9 milioni in più.
Dal 16 ottobre, l’Agenzia ha iniziato a pagare
l’anticipo della Domanda unica 2014 della Pac:
nel momento in cui scriviamo, l’erogato supera
i 141 milioni di euro. Le imprese agricole che
riceveranno l’anticipo sono 44.500 per un importo di circa 176 milioni di euro. L’anticipo
è stato richiesto all’inizio di settembre al Mi-
PERCENTUALI DEGLI IMPORTI CORRISPOSTI PER CIASCUNA PROVINCIA
SEDE LEGALE DELL’AZIENDA
FR = aziende non residenti in Emilia Romagna
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nistero delle Politiche agricole dall’Assessorato
all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna
per dare un sostegno finanziario alle aziende
strette tra gli effetti delle avverse condizioni climatiche di quest’estate e l’embargo russo. L’anticipo è fissato al 45% dell’importo ammissibile per il premio titoli, ordinari e speciali, e al
50% per i premi “a superficie” dell’articolo 68.
Agrea prevede di completare l’erogazione agli
agricoltori entro fine ottobre, compatibilmente
con l’arrivo da Roma dei fondi necessari.
I pagamenti nel dettaglio
Il valore di pagamento del Programma di sviluppo rurale 2007-2013, a poco più di un anno dal
suo termine di attività, è dovuto principalmente
alla maturazione di interventi la cui realizzazione
ha avuto una maggiore complessità gestionale,
come nel caso degli assi 3 e 4 che hanno segnato un incremento rispettivamente del 93,73%
e del 25,19%. Il 31 dicembre si avvicina, ma
l’obiettivo di spesa previsto dalla regolamentazione comunitaria l’Emilia-Romagna l’aveva
già raggiunto in giugno. La guardia però rimane alta perché la finalità ultima è di utilizzare,
insieme a quelle nazionali e regionali, tutte le
risorse comunitarie entro il 31 dicembre 2015,
termine per la realizzazione del programma
2007-2013.
Alla ristrutturazione del settore vitivinicolo
sono andati 13,3 milioni di euro a 1.100 beneficiari, con un incremento rispetto all’anno scorso di 1 milione di euro e 28 beneficiari in più.
Il contributo sui premi per assicurare il raccolto
dell’uva è stato pagato, per circa il 40%, con i
fondi della Unione europea a 3.488 aziende per
2,331 milioni. Il restante 60% sarà pagato con
l’assegnazione di fondi statali specifici previsti
dalla legge di Stabilità 2015. Per la misura 7 del
Programma nazionale investimenti, oltre agli
importi destinati alle aziende residenti nelle
zone del sisma (vedi box) ulteriori 2,7 milioni
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OLTRE 21 MILIONI PER IL SISMA
Dei 77 milioni erogati per l’asse 1 del Psr 2007-2013 ben
21,3 milioni sono andati alle aziende colpite dal terremoto. In particolare con la misura 126, 13,3 milioni sono
stati destinati al ripristino del potenziale produttivo e 1
milione per interventi di prevenzione, ovvero “interventi
diretti all’eliminazione di carenze strutturali e/o di miglioramento sismico degli immobili produttivi prefabbricati
non danneggiati”.
Con l’azione specifica prevista dalla misura 121, “Ammodernamento delle aziende agricole area sisma” e
con la misura 123, “Accrescimento del valore aggiunto
dei prodotti agricoli e forestali area sisma” sono stati erogati rispettivamente 5 e 1,9 milioni di euro.
Da notare che l’importo ammesso a contributo con le
domande presentate sui vari bandi ammonta a oltre
102 milioni. Molto c’è ancora da fare in quanto per realizzare gli interventi strutturali previsti serve ancora tempo. È anche su questo fronte che l’assessorato regionale
all’Agricoltura è impegnato, insieme al Ministero delle
Politiche agricole, a ottenere dall’Unione europea la
proroga del termine per il saldo dei contributi concessi
di almeno un anno.
Anche nel settore vitivinicolo, e precisamente nell’ambito della misura 7 del programma nazionale investimenti,
è stato riservato, alle aziende residenti in area sismica
un importo superiore a 7 milioni di euro che verranno
assicurati dalla Regione Emilia-Romagna con risorse del
proprio bilancio per oltre 4,6 milioni, di cui oltre 3,5 milioni
già pagati in forma di anticipo. Il saldo di pari importo è
previsto entro il maggio 2015.
sono stati pagati alle imprese fuori dell’area in- na finanziaria di cui all’articolo 26 dello stesso regolamento. Il regolamento di esecuzione
teressata, sempre per investimenti nel settore.
I contributi per l’ortofrutta fresca-programmi della Commissione europea dell’agosto 2014
operativi si attestano su un importo annuale di ha stabilito in 1,301951% il tasso di adegua90 milioni circa. Nell’esercizio appena trascor- mento che consente di accantonare i 433 miso c’è stata una capacità di programmazione lioni di euro previsti per il bilancio europeo
che ha portato al pagamento del primo antici- 2015. Questa percentuale è provvisoria poiché
la Commissione può modificarla entro il 1° dipo maggiore di quasi 7 milioni.
Infine, l’andamento della domanda unica “pa- cembre 2014. L’adeguamento si applicherà con
gamenti diretti” registra una diminuzione del il calcolo del saldo delle domande che potrà
2,2% dovuto all’applicazione della disciplina eseguirsi a partire dal 1° dicembre sui premi
finanziaria che ha portato una trattenuta del superiori ai 2mila euro.
2,45% circa agli importi supeEMILIA-ROMAGNA:
riori a 2mila euro; ma è anche
PAGAMENTI EFFETTUATI DA AGREA DAL 16-10-13 AL 15-10-14
vero che le domande di contriSettori intervento
n. beneficiari
n. domande
contributi erogati
buto sono diminuite di oltre il
3%. Ricordiamo che la normaAiuti diretti
tiva non ammette a pagamento
Pagamento Unico
47.888
48.034
361.940.599
domande con valore inferiore a
Interventi di Mercato
100 euro.
Ocm Ortofrutta fresca
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86.464.226
Una riserva
per gravi crisi
Ocm Vitivinicolo
Settore lattiero-caseario
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4.277
4.844
108.565.223
3.907
5.231
77.675.176
Asse 2 – Agroambiente
12.236
16.280
65.691.711
Asse 3 - Diversificazione
294
430
22.912.004
Asse 4 - Leader
373
530
8.309.084
14
23
1.876.556
16.824
22.494
176.464.532
Totale
L’articolo 25 del regolamento
UE n. 1306/2013 istituisce una
riserva per offrire un sostegno
supplementare al settore agricolo in caso di gravi crisi che
interessano la produzione o la
distribuzione di prodotti agricoli. Consiste nell’applicazione,
all’inizio di ogni anno, di una
riduzione dei pagamenti diretti
con il meccanismo della discipli-
4.171
Misure di sviluppo rurale Psr 2007-2013
Asse1 - Competitività
Misure orizzontali
Totale
Altro
Totale complessivo
39
40
442.272
* 52.657
75.412
647.412.626
(*) Questo valore non è dato dalla somma dei totali parziali in quanto vi sono beneficiari che hanno presentato più domande.
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Qui Regione
Piadina e Salama da sugo,
sapori inimitabili
Ambasciatrici del made in Italy, la Romagna e Ferrara
ottengono dall’Ue il marchio Igp con i loro prodotti simbolo,
a garanzia di produttori e consumatori
L
voce del made in Italy. Il riconoscimento è pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Ue del 24 ottobre
2014 (regolamenti 1173 e 1174). Le produzioni
che non rispettano il disciplinare potranno essere
sanzionate.
La Piadina romagnola è uno dei simboli della
Romagna e la sua reputazione si intreccia con
la storia e le tradizioni locali. Il disciplinare riconosciuto dall’Unione europea differenzia le
diverse tipologie disponendo un’etichettatura
specifica per quella riminese, più sottile e larga,
e concedendo un’ulteriore riconoscibilità alla
piadina ottenuta con processi per la maggior
parte manuali, tipica dei chioschi. Gli ingredienti sono gli stessi: farina, acqua, sale, grassi,
lievito, senza conservanti, aromi e additivi. La
produzione riguarda le province di Rimini, Forlì-Cesena,
TERREMOTO, CHIESTA ALL’UE LA PROROGA DEGLI AIUTI PER LE IMPRESE
Ravenna e, in parte, Bologna.
In questo modo si garantisce
Il Ministero delle Politiche agricole, accogliendo le sollecitazioni della Regione Emilia-Romail rispetto di regole comuni e
gna, ha chiesto alla Commissione europea la proroga di un anno per il pagamento degli aiuti
si argina l’incidenza crescente
alle aziende agricole colpite dal sisma del maggio 2012, spostando così il termine al 29 magdelle lavorazioni ottenute fuori
gio 2017. La proposta, se accolta, permetterà di superare la disparità tra le aziende agricole
dalla Romagna.
e le altre imprese insita nelle decisioni comunitarie sugli aiuti di Stato: infatti per le agricole
il saldo dei contributi deve avvenire entro 4 anni dal verificarsi dell’evento, e quindi entro il
La Salama da sugo è un salumaggio 2016, mentre per le altre imprese non è prevista alcuna scadenza.
me, tipicamente ferrarese, la
cui forma «a melone» con diviNODO IDRAULICO MODENA: OPERE PER QUASI 50 MILIONI DI EURO
sione in 6/8 spicchi e strozzatura mediana, risale al periodo
Sono on line le opere di messa in sicurezza del nodo idraulico modenese. L’elenco riguarda
Estense. Composta da carni
i lavori nei fiumi Secchia e Panaro, con l’indicazione di Comuni interessati, enti attuatori e
importi dei singoli interventi; le attività di sfalcio delle arginature e gli interventi straordinari
suine aromatizzate con vino e
sulla fauna selvatica. Sono stati programmati operazioni strutturali per quasi 50 milioni di euro.
spezie e insaccate nella vescica
Sempre per l’alluvione 2014 e la tromba d’aria del 2013, sono stati trasferiti dalla Regione ai
naturale, viene stagionata in
Comuni modenesi oltre 19 milioni di euro per i privati danneggiati. Il ripristino dei danni ai beni
specifiche condizioni ambienimmobili (abitazioni distrutte o danneggiate e parti comuni), nonché la spesa per la riparaziotale e venduta come prodotto
ne dei danni ai beni mobili o l’acquisto, deve essere sostenuta entro il 30 giugno 2015. La specrudo o cotto. Lavorazione e
sa per la riparazione dei beni mobili registrati o l’acquisto di beni mobili registrati equivalenti a
quelli distrutti va sostenuta entro il 31 dicembre 2014.
confezionamento sono diffuse
Le banche potranno anticipare le risorse per i beneficiari, grazie a un accordo siglato con
in quasi tutta la provincia di
Regione e Comuni. Ulteriori 14 milioni di euro sono stati messi a disposizione dal Governo per
Ferrara. Anche in questo caso il
interventi urgenti a seguito delle alluvioni che il 13 e 14 ottobre hanno colpito le Province di
riconoscimento dell’Igp è una
Parma e Piacenza.
garanzia contro le imitazioni
sia per i produttori che per i
Info: www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2014/novembre/Speciale-alluvione-gennaio2014
consumatori.
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Dell’Aquila
a Piadina romagnola e la Salama da sugo
ferrarese hanno ottenuto il marchio di
Indicazione geografica protetta. Salgono
così a 41 i prodotti Dop e Igp dell’EmiliaRomagna, che consolida il suo primato italiano
ed europeo con il più alto numero di produzioni
agroalimentari a qualità certificata e importante
Fotolia
A cura della
REDAZIONE
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Qui Europa
Promozione agroalimentare,
sì al nuovo regolamento
Salgono a 883 milioni di euro le risorse per sostenere i
prodotti europei sui mercati nel periodo 2014-2020.
Approvati 27 piani della precedente programmazione
I
l Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dei
28 Paesi dell’Unione europea ha adottato
in via definitiva il regolamento sulle azioni di informazione e di promozione per i
prodotti agricoli sia sul mercato interno che nei
Paesi extra-Ue. L’accordo è stato definito come
il compromesso raggiunto più in fretta di tutti
tra quelli relativi alla nuova Politica agricola comune (Pac). Tuttavia Paesi come Regno Unito,
Paesi Bassi e Svezia restano contrari. In sostanza
il regolamento 2014-2020, che sarà accompagnato dallo slogan Enjoy, it’s from Europe, rinnova il quadro giuridico per la promozione di
prodotti agricoli europei nell’attuale contesto
concorrenziale definendo le priorità strategiche e incoraggiando la penetrazione all’interno
di nuovi mercati, come quelli dei Paesi al di
fuori dell’Unione europea. Inoltre, così come
la nuova Pac invita gli agricoltori a organizzar-
si, il nuovo piano di promozione sarà aperto a
nuovi beneficiari, specialmente nelle loro forme
associate, come è il caso delle Organizzazioni
dei produttori (Op). Il regolamento offre inoltre nuove opportunità, attestando l’origine dei
prodotti e, in certe condizioni, i marchi.
Per accrescere la competitività dei prodotti
agricoli e alimentari dell’Ue nel mondo, sarà
disponibile un graduale ma importante aumento del budget, dai 61,5 milioni di euro del
2013 ai 200 milioni di euro nel 2020. Nei sette
anni si tratta di 883 milioni di euro di finanziamento Ue complessivo. In più la gestione dei
programmi sarà agevolata grazie a un maggior
sostegno alla promozione nei mercati extra-Ue.
A tal proposito la nuova normativa sostiene lo
sviluppo di nuovi servizi di supporto tecnico
per gli stakeholders, favorendo lo scambio di
informazioni relative alle azioni o alle buone
Banzi
A cura di
CARLA
CAVALLINI
Europe Direct
Carrefour Europeo
Emilia
22
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NOVEMBRE 2014
18/11/14 07.58
DOSSIER TTIP: DE CASTRO
RELATORE AL PARLAMENTO UE
Paolo De Castro è stato nominato responsabile, per la commissione Agricoltura del Parlamento europeo, del dossier
relativo al Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip), il negoziato di libero scambio tra Unione europea
e Stati Uniti attualmente in corso. L’europarlamentare italiano
parteciperà alle riunioni negoziali insieme alla Commissione
europea e in team con un gruppo di altri deputati europei
designati per le rispettive aree di competenza.
che svolgono congiuntamente una campagna
di promozione. Tre i progetti italiani approvati:
quelli del Consorzio del Prosciutto del San Daniele, di Unaproa e della Società Cooperativa
Agricola Agriform.
EUROPE DIRECT - CARREFOUR EUROPEO EMILIA
piazzale Europa, 1 - 42124 Reggio Emilia
Tel +39 0522 278019 - Fax +39 0522 518956
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www.europedirect-emilia.eu
I contenuti di questo articolo riportano il punto di vista
dell’autore e non rappresentano necessariamente la posizione
della Commissione europea
AL VIA LA NUOVA COMMISSIONE
EUROPEA GUIDATA DA JUNCKER
Con 423 voti a favore, 209 voti contrari e 67 astensioni il Parlamento europeo ha espresso il suo voto di approvazione
per la nuova Commissione europea. L’Esecutivo guidato
da Jean Claude Juncker (nella foto in alto) ha iniziato così
il suo mandato il 1° novembre 2014. Nel suo intervento di
fronte al Parlamento, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, il presidente ha esposto gli aspetti essenziali della nuova Commissione europea, facendo appello tra l’altro alla
necessità di “rimettere in moto l’Europa”. «I cittadini stanno
perdendo fiducia, gli estremisti incalzano da sinistra e da
destra, i nostri concorrenti avanzano a nostre spese – ha
detto – è ora di dare nuovo slancio al progetto europeo. Ci
attendono enormi sfide e tocca a noi affrontarle nel modo
giusto. Se vogliamo avere un ruolo in futuro, dobbiamo assumerlo adesso. Qui di fronte a voi, in questa assemblea
che è il faro della democrazia europea, vi invito a rimettere
in moto l’Europa».
NOVEMBRE 2014
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Wikimedia
pratiche di informazione e promozione.
Tra i prodotti suscettibili di promozione rientrano quelli agricoli, le bevande alcoliche e i vini
con un’indicazione geografica protetta. In certe
condizioni anche la birra, i prodotti della pesca
e dell’acquacoltura e tutti quelli che ricadono
nell’ambito dei programmi quadro nazionali di
qualità. Nel prossimo settennato il coinvolgimento del Ministero delle Politiche agricole e
alimentari e forestali sarà a supporto delle organizzazioni nel programma di promozione, ma
non nella selezione delle proposte, che diversamente dal passato verrà fatta a livello europeo.
Intanto a valere sul precedente programma la
Commissione europea ha approvato 27 piani di
promozione, per lo più di durata triennale, fuori
e dentro l’Unione europea. La dotazione finanziaria complessiva è di 77,4 milioni di euro, di
cui 39 a carico dell’Ue. Tra i prodotti interessati:
gli ortofrutticoli freschi e trasformati, i lattierocaseari, i prodotti Dop, Igp, Stg e biologici, i fiori, le carni di qualità, nonché, per la prima volta,
le carni ovine. Al 15 giugno 2014, nell’ambito
delle azioni di informazione e di promozione, i
servizi della Commissione avevano ricevuto 43
proposte di programmi nel quadro della seconda
fase di selezione per il 2014. A seguito della valutazione 27 sono risultati i piani da cofinanziare,
21 dei quali rivolti al mercato interno e 6 ai Paesi
extra-Ue, tra cui Nord e Sud America, Medio
Oriente, Asia sudorientale, Giappone, Africa
del Nord e Turchia. Due tra quelli approvati
sono i cosiddetti programmi “multipli” ovvero
presentati da organizzazioni di diversi Paesi Ue
Juncker ha anche elencato i principali cambiamenti della nuova Commissione, rispondendo alle preoccupazioni
emerse durante le audizioni: «La mia Commissione, oltre ad
avere un assetto diverso, avrà anche un approccio diverso, grazie al quale agirà come squadra e non come sommatoria delle parti. La compartimentazione e la suddivisione in gruppi e portafogli lasceranno il posto a un organo
politico collegiale».
Nella nuova squadra oltre a Phil Hogan, irlandese, Commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale, anche Karmenu
Vella (Malta), con delega all’Ambiente, affari marittimi e
pesca; il lituano Vytenis Povilas Andriukaitis, Commissario
per la Salute e la sicurezza alimentare e l’italiana Federica
Mogherini, Vicepresidente e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. L’elenco
completo dei nuovi Commissari e le loro deleghe al sito:
ec.europa.eu/commission/2014-2019_it
23
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DOSSIER CREDITO
a cura di AGEN.TER - Agenzia territoriale per la sostenibilità alimentare, agro-ambientale ed energetica, Bologna
Calano i prestiti,
L’
Osservatorio sul credito curato da Ismea
rileva che, nel primo semestre 2014,
il credito agrario ha registrato
una flessione pari al 3,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, determinata
da un’apprezzabile riduzione
delle erogazioni circoscritta al
secondo trimestre. L’analisi,
condotta su dati Sgfa – società
di gestione di fondi in agricoltura controllata da Ismea – si
riferisce alle linee di finanziamento a medio-lungo termine (ossia aventi termine oltre
i 18 mesi) concesse dal sistema bancario alle imprese del
settore primario. In termini
assoluti, le somme complessi-
vamente erogate all’agricoltura, in questo primo semestre
del 2014, ammontano a più di
978 milioni di euro, riducendosi di 33 milioni sul livello
corrispondente dello scorso
anno.
Quantunque ancora negativa,
la dinamica del credito agrario si profila, però, in leggera
decelerazione. Rispetto alle
contrazioni importanti registrate nel 2011 e nel 2012 (rispettivamente, del -18,3% e
del -18%) il -3,7% del 2013
ha rappresentato un allentamento della morsa creditizia,
confermato poi dalla contrazione più contenuta dei primi
sei mesi del 2014 (vedi tabella
1 a pag. 25).
Tamburini
A cura di
ISMEA,
Istituto di Servizi
per il Mercato
Alimentare,
Roma
ma non nel Nord-Est
24
024-031Agr_11.indd 24
In base agli esiti dell’analisi
dei dati trimestrali si osserva
che anche nel 2013 l’evoluzione del credito agrario era
stata positiva durante il primo trimestre, per divenire
poi marcatamente negativa
nel trimestre seguente. E nel
2014 l’evoluzione dei primi
due trimestri risulta allineata
al 2013 (prima positiva e poi
negativa); tuttavia la forbice in
aumento e in riduzione si mostra più attenuata.
Un Paese a due velocità
Facendo un focus sui dati
territoriali, l’analisi Ismea
evidenzia dinamiche molto
diverse nelle varie macro-aree
del Paese. Rispetto al dato
medio nazionale, nel primo
semestre 2014 l’evoluzione
del credito agrario in ragione
d’anno appare in leggera crescita, con una variazione pari
al 2,8%, al Sud (Abruzzo,
Molise, Campania, Puglia,
Basilicata e Calabria) mentre
risulta positiva e decisamente
più importante nelle regioni
del Nord-Est (Trentino-Alto
Adige, Veneto, Friuli-Venezia
Giulia e Emilia-Romagna),
dove ha registrato un incremento del 12,5%. Negativa,
di converso, il trend nelle isole
maggiori (Sicilia e Sardegna),
al Centro (Toscana, Umbria,
Marche e Lazio) e soprattutto
nelle regioni di Nord-Ovest
(Piemonte, Valle d’Aosta,
Lombardia e Liguria), dove
l’entità della flessione, rispetto al primo semestre 2013, è
stata, in ordine, del -4,3%, del
-9,6% e del -18,9%.
NOVEMBRE 2014
18/11/14 07.58
In tale scenario a due velocità,
cambia leggermente la geografia di destinazione del credito
agrario nazionale a favore sostanzialmente del Nord-Est
e del Sud. Nel dettaglio, le
imprese agricole localizzate
nelle regioni nordorientali, da
gennaio a giugno 2014 hanno
attratto il 38% delle erogazioni bancarie complessivamente
messe a disposizione del settore primario nazionale, a fronte
del 32,7% intercettato nello
stesso periodo del 2013. Inoltre
l’ammontare di credito agrario
pervenuto nello stesso semestre
all’agricoltura del Meridione,
corrispondente al 10,4% del
credito agrario nazionale complessivo, è cresciuto in quota
di quasi un punto percentuale rispetto all’anno prima. Il
Nord-Ovest, invece, con la
sua quota del 26,4% (parliamo
sempre del primo semestre) del
2014, pur confermandosi secondo solo al Nord-Est, rispetto all’anno precedente, vede
ALL’EMILIA-ROMAGNA IL 39%
DEI FINANZIAMENTI DELL’AREA
L’analisi di medio termine dell’Osservatorio sul credito di Ismea rileva che dal
2008 al 2013 il credito agrario in Italia si è contratto mediamente ogni anno di 4,3
punti percentuali. Più in dettaglio, rispetto allo scenario nazionale complessivo, le
regioni del Centro-Sud e le isole hanno sofferto maggiormente di tale morsa creditizia, a fronte di una migliore tenuta delle regioni del Nord: il tasso di variazione
medio annuo, calcolato per il periodo analizzato, ha restituito un valore pari a
-19,6% per il credito erogato nelle Isole e, rispettivamente, pari al -14,4% e al -13%
per quello destinato al Centro e al Sud; il tasso, invece, è risultato sì negativo ma
molto più contenuto, quando riferito al Nord-Ovest (-3,8%) e al Nord-Est (-1,9%).
Nel Nord-Est, sempre in riferimento alle linee di credito agrario di medio-lungo
termine, l’Emilia-Romagna si conferma seconda solo al Veneto, con una quota
del 39% del credito complessivo della macro-area (vedi tabella 2).
Nel corso del periodo 2008-2009, la contrazione media annua di credito agrario registrata dalla regione è stata del 2,2% (contro il -1,9% del Nord-Est) sebbene, anno su anno, si possa osservare dapprima un’evoluzione positiva sino al
2010, seguita quindi da un declino progressivo che non si è arrestato sino al 2013.
Di fatto, sono state le linee di credito di lungo periodo a segnare questa dinamica, mentre quelle di medio termine si sono mantenute pressappoco stabili,
con oscillazioni limitate e puntuali, ascrivibili in positivo al 2010 e in negativo al
2012 (vedi tabella 3, pag. 26). Per tipologia di finanziamento, analogamente, si
osserva, nel caso del credito di miglioramento, un andamento fortemente positivo dal 2008 al 2010 e, quindi, declinante dal 2011 sino al 2013 (vedi tabella 4).
Risulta simile anche il trend del credito per ristrutturazione. Nel caso, infine, del
credito di dotazione si rileva un’evoluzione in generale meno parossistica, ma
tendenzialmente anch’essa negativa.
TAB. 1 - LA DINAMICA DEL CREDITO AGRARIO IN ITALIA (DATI TRIMESTRALI E SEMESTRALI)
Erogazioni di medio-lungo periodo (€)
Variazioni (%)
2012
2013
2014
2013/2012
2014/2013
1° trimestre
425.055.853
463.612.188
471.965.130
9,1
1,8
2° trimestre
636.746.339
548.569.868
506.927.649
-13,8
-7,6
3° trimestre
514.272.054
415.371.221
-19,2
4° trimestre
575.899.767
645.203.540
12,0
1° semestre
1.061.802.192
1.012.182.056
2° semestre
1.090.171.821
1.060.574.761
-2,7
Totale
2.151.974.013
2.072.756.817
-3,7
978.892.779
-4,7
-3,3
Fonte: Ismea-Sgfa, 24 ottobre 2014
NORD EST
Trentino-Alto Adige
Veneto
Friuli-Venezia Giulia
Emilia-Romagna
2008
2009
2010
2011
2012
2013
724.921.513
830.907.217
992.941.045
867.643.887
677.870.465
659.064.297
48.098.971
50.636.353
18.818.413
24.878.742
17.810.295
21.860.701
308.389.007
379.957.652
403.636.890
389.895.736
327.336.032
316.221.796
83.825.242
59.846.582
109.848.916
78.492.461
62.384.987
66.185.805
284.608.293
340.466.630
460.636.826
374.376.948
270.339.151
254.795.995
Fonte: Ismea-Sgfa, 24 ottobre 2014
NOVEMBRE 2014
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Banzi
TAB. 2 - LA DINAMICA DEL CREDITO AGRARIO DI MEDIO-LUNGO TERMINE
NEL NORD-EST ITALIA (2008-2013)
25
18/11/14 07.58
DOSSIER CREDITO
TAB. 3 - LA DINAMICA DEL CREDITO AGRARIO DI MEDIO-LUNGO TERMINE IN EMILIA-ROMAGNA
PER DURATA DEL FINANZIAMENTO (2008-2013)
2008
2009
2010
2011
2012
2013
EMILIA-ROMAGNA
284.608.293
340.466.630
460.636.826
374.376.948
270.339.151
254.795.995
Medio termine
140.708.067
152.609.019
160.084.675
144.431.382
114.367.237
130.894.582
Lungo termine
143.900.226
187.857.611
300.552.151
229.945.566
155.971.914
123.901.413
Fonte: Ismea-Sgfa, 24 ottobre 2014
TAB. 4 - LA DINAMICA DEL CREDITO AGRARIO DI MEDIO-LUNGO TERMINE IN EMILIA-ROMAGNA
PER TIPOLOGIA DEL FINANZIAMENTO (2008-2013)
2008
2009
2010
2011
2012
2013
284.608.293
340.466.630
460.636.826
374.376.948
270.339.151
254.795.995
71.394.475
56.782.975
57.708.588
52.003.507
45.703.735
41.905.408
Miglioramento
155.791.118
224.069.675
320.377.218
285.500.072
199.224.329
184.094.240
Ristrutturazione
57.422.700
59.613.980
82.551.020
36.873.369
25.411.087
28.796.347
EMILIA-ROMAGNA
Dotazione
Fonte: Ismea-Sgfa, 24 ottobre 2014
ridurre la propria importanza
relativa di quasi 5 punti percentuali. In leggero ridimensionamento anche la quota assorbita dal Centro, che passa dal
12,5% primo semestre 2013 a
quella dell’11,7% del primo semestre 2014. Stabile, invece, al
4% la quota destinata alle Isole.
Cresce il finanziamento
a medio termine
Righi/Meridiana
Spostando il punto d’osservazione sulla durata del finanzia-
mento, e sempre in riferimento
al primo semestre 2014, si ravvisa che il risultato del -3,3%
medio complessivo scaturisce
da due dinamiche diverse e
contrapposte che hanno interessato, da un lato, le linee di
finanziamento di medio termine (18-60 mesi) e, dall’altro,
quelle di lungo termine (oltre i
60 mesi). Più da vicino, le prime, con un ammontare di 499
milioni di euro, sono cresciute
di 16,4 punti percentuali sul livello del primo semestre 2013;
26
024-031Agr_11.indd 26
le seconde, con quota assoluta
di 480 milioni di euro, hanno
registrato una flessione contestuale del 17,7%.
Parallelamente, per tipologia
di finanziamento, si sono ridotti i crediti di dotazione (del
7,8%) e soprattutto quelli per
ristrutturazione (del 16%), i
primi riservati principalmente
agli investimenti di medio termine (macchinari, bestiame,
ecc.), i secondi a interventi
di consolidamento delle passività e alla ricostituzione del
circolante. Risultano, invece,
in flessione i crediti di miglioramento (-10% sul primo semestre 2013), sostanzialmente
destinati
dall’imprenditore
agricolo alla realizzazione di
investimenti di lungo periodo. Tale atteggiamento risulta in linea con la contrazione
generale, osservata a livello
nazionale, che sta interessando gli investimenti fissi lordi
(-1,5% e -1,7% la flessione di
tale voce nel primo trimestre
2014, rispettivamente su base
trimestrale e su base annuale, e
analogamente del -0,9% e del
-2,5% nel secondo trimestre
2014, secondo i nuovi dati trimestrali di contabilità nazionale dell’Istat).
NOVEMBRE 2014
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Dalla Regione dieci milioni
Az. Fontana
per il sostegno alle imprese
L’impianto di bio-gas
dell’azienda Fontana
di Castel San Giovanni (Pc)
O
tto milioni 500mila
euro, per un volume di prestiti
superiore ai 500
milioni, attraverso il regime de
minimis; 2 milioni 700mila
per il sostegno agli organismi
di garanzia (oltre 25 milioni
di euro i prestiti); il programma di canalizzazione dei contributi erogati da Agrea per le
imprese che aderiscono a Investiagricoltura. È questo in
estrema sintesi il bilancio, relativo al periodo 2008-2014,
dell’azione della Regione per
facilitare l’accesso al credito
del mondo agricolo. Altri interventi sono attualmente in
corso e prevedono 1 milione
625mila euro per l’anticipazione delle spese di conduzione
per l’annata agraria 2014-2015
(portando dunque a oltre 10
milioni lo stanziamento sui sei
anni) e ulteriori 300mila euro
a integrazione dei fondi rischi
dei Confidi.
La Regione ha anche operato
a sostegno dell’aggregazione
dei Confidi agricoli – divenuti
ad oggi tre: Agrifidi Uno Emi-
lia Romagna, Agrifidi Modena
Reggio Ferrara e Agrifidi Emilia – al fine di renderli maggiormente competitivi e strutturati. Questo per confrontarsi
con un sistema imprenditoriale sempre più articolato e
propositivo nei confronti dei
mercati non solo nazionali ma
anche internazionali. Un percorso di accorpamento che dovrà auspicabilmente proseguire
in futuro.
Inoltre appare utile, nonché
adeguato ai tempi, creare un
rapporto stabile di collabora-
GIANNI
PIANCASTELLI,
GIUSEPPE
TODESCHINI
Servizio Aiuti
alle Imprese,
Regione
Emilia-Romagna
TAB. 1 - EMILIA-ROMAGNA:
RIPARTIZIONE PER SETTORI DEI PROGRAMMI DE MINIMIS IN AGRICOLTURA (2008-2014)
Settore produttivo
Lattiero-caseario (D.G.R. 2053/2008)
Suinicoltura (D.G.R. 566/2009)
Frutticoltura (D.G.R. 1339/2009)
Produzione primaria prodotti agricoli 2009-2010 (D.G.R. 2052/2009)
Produzione primaria prodotti agricoli 2010-2011 (D.G.R. 1794/2010)
Produzione primaria prodotti agricoli 2011-2012 (D.G.R. 1751/2011)
Produzione primaria prodotti agricoli 2012-2013 (D.G.R. 1668/2012)
Suinicolo (con esclusione dei comuni colpiti dal sisma del 2012)
(D.G.R. 798/2013)
Produzione primaria produzioni agricole e suinicole (imprese ricadenti
nei comuni colpiti dal sisma del 2012)
(D.G.R. 793/2013)
Produzione primaria prodotti agricoli 2013-2014 (D.G.R. 2106/2014)
TOTALE
139.212,12
52.563,24
282.713,14
1.300.000,00
1.700.000,00
1.800.000,00
1.600.000,00
178
37
351
1.081
1.516
1.753
1.808
Importo prestiti
finanziati
14.021.211,86
5.256.323,38
14.135.656,09
65.054.693,80
94.529.049,98
105.882.352,54
106.691.644,18
28.740,00
17
1.916.000,00
60.467,92
74
4.051.193,87
1.600.000,00
8.563.696,42
1.790
8.605
106.675.879,50
518.214.005,20
Fondi assegnati
Domande finanziate
Gli interventi indicati scaturiscono dall’applicazione di quanto previsto dal Reg. (CE) 1535/2007, dal Reg. 1408/2013 e dalla Legge regionale n. 43/1997 nel testo modificato
dalla Legge regionale 17/2006
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27
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Wikimedia
DOSSIER CREDITO
zione tra i Confidi agricoli e le
università di economia finanziaria e agraria, che rappresenti
un laboratorio operativo sullo
studio, la progettazione e la
realizzazione di nuovi strumenti finanziari da proporre e
applicare nel settore agricolo,
anche attraverso l’inserimento
nelle strutture stesse di giovani
laureandi e laureati in sinergia
con il personale già presente.
Credito di conduzione
e prestiti pluriennali
La Regione Emilia-Romagna,
in stretta collaborazione con i
Confidi stessi, ha attivato negli
ultimi anni specifici programmi di intervento sul credito di
conduzione a favore delle imprese agricole per attenuare le
difficoltà che le stesse aziende
stanno registrando nell’accesso
ai finanziamenti bancari.
Nello specifico, sono stati attivati provvedimenti tempestivi – tramite il regime di aiuti
de minimis – per contrastare
le crisi che hanno colpito specifici settori produttivi o che
hanno interessato l’intera at28
024-031Agr_11.indd 28
tività di produzione primaria
di prodotti agricoli. Complessivamente sono stati assegnati
tra il 2008 e il 2014 più di 8
milioni 500mila euro, per oltre
8.600 domande e prestiti che
superano i 518 milioni di euro
(vedi tabella a pag. 27).
Questi interventi, gestiti per
il tramite dei Confidi agricoli,
hanno reso possibile, oltre alla
concessione di un contributo in conto interessi, anche la
fornitura di una garanzia – con
fondi propri del sistema Confidi – sui prestiti a breve termine
(fino a 12 mesi) contratti dalle
imprese agricole per le necessità di conduzione aziendale.
Attualmente è in corso di compimento un altro intervento, che
si concluderà entro il 2014, per
la concessione di aiuti in conto
interesse alle imprese agricole
con riferimento all’anticipazione delle spese di conduzione
per l’annata agraria 2014-2015.
Con deliberazione di Giunta
regionale n. 1123/2014, sono
stati stanziati 1 milione 625mila
euro che andranno a sommarsi agli interventi già conclusi e
concretizzati.
Oltre all’attuazione degli strumenti previsti dal regime de
minimis sopra esposti, la Regione Emilia-Romagna – sempre con la collaborazione dei
Confidi agricoli – ha provveduto a mettere in atto la legge regionale 43/1997 nel testo
modificato dalla L.R. 17/2006,
concedendo sia aiuti sotto forma di contributi in conto interessi alle imprese agricole che
hanno stipulato prestiti pluriennali (fino a 5 anni) per realizzare investimenti strutturali
e/o strumentali, sia integrando
i fondi rischi dei Confidi medesimi, allo scopo di partecipare alla concessione di garanzie
a supporto del debito assunto
dalle stesse imprese agricole.
Questa operatività si è concretizzata, negli ultimi anni
,nell’assegnazione di fondi per
2 milioni 700mila euro e in un
importo di prestiti che supera i
25 milioni di euro (vedi tabella
2 a pag. 29).
Attualmente è in corso di definizione un altro provvedimento, approvato con deliberazione di Giunta regionale
n. 1516/2013 che si concluderà nei primi mesi del 2015
e che vede lo stanziamento di
300mila euro a integrazione
dei fondi rischi dei Confidi
agricoli per la concessione di
garanzie su prestiti pluriennali.
Investiagricoltura:
anche Agrea scende
in campo
“Investiagricoltura” rappresenta qualcosa di unico nel sistema
del credito nazionale. Si tratta
di un accordo attivato dalla
Regione a partire dal giugno
2011, che ha coinvolto e visto
in sintonia i Confidi agricoli e il
sistema bancario: nella stesura,
definita nel corso del 2014, ha
compreso anche Agrea nell’attuazione delle misure.
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Questo è stato possibile grazie ai plafond di risorse messe
a disposizione dagli istituti di
credito e alle garanzie sussidiarie e/o di prima richiesta
attivate dai consorzi fidi e dalle cooperative di garanzia che
garantiranno almeno il 20%
del finanziamento.
Le risorse impegnate dagli
istituti di credito che corrispondono complessivamente a 258 milioni di euro per
il periodo dal 12/06/2014 al
31/12/2020, sono destinate a:
- prestiti di conduzione accesi
dagli imprenditori agricoli a
valere sui programmi attivati
dalla Regione e da altri enti
pubblici sul regolamento de
minimis;
- prestiti contratti dagli imprenditori agricoli che utilizzano la “canalizzazione” dei contributi erogati
da Agrea, ossia la procedura
che assicura, in caso di concessione del prestito, che
l’erogazione del contributo
avverrà esclusivamente sul
conto corrente indicato nella
domanda-attestazione di prestito bancario (in modo che
la banca convenzionata vedrà
la restituzione del prestito sul
conto corrente canalizzato per
l’accredito del contributo);
- investimenti effettuati dagli
imprenditori agricoli.
L’accordo è quindi volto a
contrastare le difficoltà di accesso al credito necessario per
la conduzione aziendale e alla
INVESTIAGRICOLTURA IN SINTESI
Plafond di 258 milioni di euro messo a disposizione dai seguenti istituti di credito: Consorzio Banche Popolari – Bologna, Unicredit Banca S.p.a. – Bologna,
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.a. – Bologna, Cassa dei Risparmi di Forlì e della
Romagna S.p.a. – Forlì, Federazione Banche di Credito Cooperativo dell’EmiliaRomagna, Cassa di Risparmio di Cento S.p.a. – Cento, Cassa di Risparmio di
Ferrara S.p.a. – Ferrara, Unipol Banca S.p.a, Banca Monte Parma S.p.a. – Parma.
Costo della fidejussione bancaria a favore degli operatori agricoli a garanzia dell’anticipo dei contributi in conto capitale sugli interventi della Regione
Emilia-Romagna e di Agrea riguardanti la Politica agricola comunitaria: 1,25 per
la fascia 1 a rischio basso, 1,50 per la fascia 2 a rischio medio, 1,75 per la fascia
3 a rischio rilevante.
Costo della garanzia rilasciata da consorzi fidi e cooperative di garanzia agli
istituti di credito a favore degli operatori agricoli: per il breve termine commissione massima 0,60% dell’importo concesso una tantum; per il medio termine
commissione massima 0,30% annuo dell’importo concesso.
Spread massimi per tipologia di intervento e fasce di rating come riportati sotto:
Tipologia intervento
Tipologia
garanzia
Fascia 1
rischio BASSO
Fascia 2
rischio MEDIO
Fascia 3
rischio RILEVANTE
Conduzione
de minimis
sussidiaria
300
340
475
Prestito annuale o
poliennale a 1 anno
con canalizzazione
Agrea
Investimenti
(fino 60 mesi)
Prestiti poliennali con
canalizzazione Agrea
Investimenti
(oltre 60 mesi e fino a
120 mesi)
prima richiesta
280
320
450
standard
300
340
475
sussidiaria
300
340
475
prima richiesta
280
320
450
sussidiaria
375
460
575
prima richiesta
355
440
560
prima richiesta
+ Sgfa*
355
430
530
standard
375
460
560
sussidiaria
355
440
560
prima richiesta
345
430
530
sussidiaria
430
495
600
prima richiesta
410
475
585
prima richiesta
+ Sgfa*
410
465
555
* Società di gestione dei fondi in agricoltura
realizzazione di investimenti
riguardanti l’ammodernamento delle imprese agricole, in
particolare per quelle che ricevono contributi dalla Politica
agricola comunitaria.
TAB. 2 - EMILIA-ROMAGNA:
INTERVENTI A FAVORE DI FORME COLLETTIVE DI GARANZIA NEL SETTORE AGRICOLO (2008-2014)
Intervento
Adozione programma regionale.
D.G.R. 1476/2010
Adozione programma regionale.
D.G.R. n. 1522/2011
Adozione programma regionale.
D.G.R. n. 1618/2012
TOTALE
Fondi assegnati
(in euro)
Domande finanziate
Importo prestiti finanziati
o garantiti (in euro)
2.100.000,00
330
21.305.239,43
300.000,00
60
2.316.953,00
300.000,00
34
1.947.564,17
2.700.000,00
424
25.569.756,60
Ripartizione risorse ai sensi della L.R. 43/97 nel testo modificato dalla L.R. 17/06
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29
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DOSSIER CREDITO
Garanzie e semplificazione
Samaritani/Meridiana
ALBERTO
RODEGHIERO
Presidente
Agrifidi UNO
Emilia Romagna
30
024-031Agr_11.indd 30
N
per combattere la crisi
egli ultimi anni gli
Agrifidi dell’Emilia-Romagna hanno
avviato un percorso
di rafforzamento mediante aggregazioni che ha visto la nascita
nel 2010 di Agrifidi Uno Emilia Romagna dall’unione delle
strutture di Bologna, Ravenna e
Forlì-Rimini-Cesena, di Agrifidi Emilia dall’accorpamento di
Parma e Piacenza e, infine, al
termine del 2013 la creazione
di Agrifidi Modena Reggio Ferrara dalla fusione delle rispettive realtà provinciali. In questo
modo dagli otto Agrifidi originari si è passati a tre.
I risultati ottenuti da questi enti
nel corso del 2013 sono sintetizzati dalla tabella pubblicata
nella pagina seguente: i numeri
complessivi sono di tutto rispetto, in particolare se si considera
che le tre strutture operano, per
una scelta precisa fatta fin dalla
loro costituzione, esclusivamen-
te con le imprese agricole attive
in regione, in un contesto in cui
comunque sono attivi anche altri Confidi, principalmente in
altri settori ma non solo.
I dati riportati si riferiscono ai
bilanci 2013 approvati entro
giugno 2014, ma è opportuno
avanzare alcune valutazioni sul
presente e sui possibili scenari
futuri, anche se di questi tempi
fare previsioni non è semplice.
La difficile
congiuntura del 2014
Innanzitutto il 2014 sarà ricordato come la peggiore annata
agraria degli ultimi anni, che
erano stati comunque anni molto difficili, sia per la crisi generale che dal 2008 ha messo in ginocchio tutti i settori produttivi,
sia per le calamità naturali che
hanno colpito, insieme ad altri,
il settore agricolo. Ci riferiamo
al terremoto, alle nevicate, e alle
alluvioni, oltre naturalmente
alle crisi di mercato che hanno interessato alternativamente le varie produzioni agricole.
Nel corso del corrente anno
nessun comparto produttivo
si è salvato dalla crisi e i prezzi
dei prodotti generalmente non
permettono di coprire i costi di
produzione, mettendo in grave
difficoltà molte aziende, in particolare quelle già colpite dalle
calamità degli anni precedenti.
In questo contesto, pur tra
mille difficoltà, gli Agrifidi
della regione si sono mobilitati per far sì che le aziende socie
possano superare l’ennesima
prova. In agricoltura, infatti,
non si può sospendere ogni
attività in attesa di tempi migliori, ma bisogna comunque
preparare i terreni, seminare,
potare ed effettuare tutte le
migliori pratiche agronomiche, sperando nell’anno successivo di recuperare un po’ di
fiducia e di reddito. L’alternativa è chiudere definitivamente l’attività.
Per evitare che si concretizzi
quest’ultima eventualità, gli
Agrifidi si stanno confrontando con gli istituti di credito,
affinché – potendo contare
sulle garanzie da loro offerte –
possano mettere a disposizione del settore parte della provvista ottenuta dalla Bce a costi
contenuti, abbassando i tassi
attualmente convenzionati per
sostenere gli investimenti materiali e immateriali.
In tema di semplificazione, sarebbe altrettanto importante
l’approvazione definitiva del disegno di legge attualmente allo
studio, volto a eliminare per i
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Come accedere
alle risorse del Psr
Va sottolineato che fra pochi
mesi le aziende agricole cominceranno a presentare piani di
investimento tesi a modernizzarle, cogliendo le opportunità
previste dal Programma di sviluppo rurale, che in Emilia-Romagna metterà a disposizione
l’importo complessivo di 1,2
miliardi di euro.
Il problema principale, come
per il passato, sarà quello di far
sì che chi presenterà i piani di
sviluppo riesca a realizzarli potendo disporre fin da subito del
100% dell’importo necessario,
in quanto i contributi disponibili permetteranno di coprire
fino al 40% della spesa prevista
e saranno liquidati mediamente non prima di 2-3 anni dalla
presentazione della domanda,
se questa verrà accolta e ritenuta
finanziabile, mentre il restante 60% rimarrà in carico alle
aziende interessate.
Anche in questo caso, gli Agrifidi potranno agevolare le imprese rilasciando la garanzia
relativa all’intero importo,
permettendo così alle aziende
di quietanzare le fatture da presentare all’ente pubblico preposto ai necessari controlli.
Negli anni passati questo tipo
di supporto ha permesso la realizzazione di molti dei progetti
presentati. Alla luce dell’attuale
congiuntura economica, nella prossima programmazione
diverse aziende probabilmente
rimanderanno gli investimenti
a tempi migliori, ma coloro che
ancora usufruiranno delle risorse del Programma di sviluppo
rurale – in particolare i giovani
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ATTIVITÀ DEGLI AGRIFIDI DELL’EMILIA-ROMAGNA NEL 2013
Agrifidi Uno
Emilia-Romagna
Agrifidi Modena
Reggio Ferrara
Agrifidi Emilia
Totale
SOCI (n.)
5.416
1866
5.687
12.969
FINANZIAMENTI
DELIBERATI (n.)
2.060
730
1.197
3.987
€ 111.746.171,68
€ 57.146.000,00
€ 64.933.653,73
€ 233.825.825,41
1.891
662
1.142
3.695
€ 100.074.164,88
€ 51.795.937,00
€ 59.733.287,22
€ 211.603.389,10
€ 20.930.406,84
€ 15.547.506,00
€ 10.940.013,38
€ 47.417.926,22
FINANZIAMENTI
DELIBERATI (euro)
FINANZIAMENTI
EROGATI E
GARANTITI (n.)
FINANZIAMENTI
EROGATI E
GARANTITI (euro)
GARANZIE
SU FINANZIAMENTI
EROGATI
DAL 01/01/11
AL 31/12/13
DESTINAZIONE FINANZIAMENTI
ACQUISTO
TERRENI
€ 3.965.933,00
€ 3.363.000,00
€ 270.000,00
€ 7.598.933,00
INVESTIMENTI
€ 5.263.418,59
€ 7.580.237,00
€ 3.820.766,12
€ 16.664.421,71
CONDUZIONE
€ 8.264.459,00
€ 12.447.000,00
€ 3.115.500,00
€ 23.826.959,00
CONDUZIONE
DE MINIMIS
€ 82.063.920,43
€ 26.446.200,00
€ 36.064.147,43
€ 144.574.267,86
€ 516.433,86
€ 1.959.500,00
€ 247.000,00
€ 2.722.933,86
ALTRO
-
-
€ 45.000,00
€ 45.000,00
LIQUIDITÀ 60 MESI
DE MINIMIS
-
-
€ 6.995.773,67
€ 6.995.773,67
OPERATIVITÀ
STRAORDINARIA
-
-
€ 9.175.100,00
€ 9.175.100,00
CONSOLIDAMENTI
PASSIVITÀ
che si stanno inserendo nel settore – è bene che sappiano di
poter contare sugli Agrifidi.
Tutte le statistiche documentano una contrazione del
credito, o comunque molte
difficoltà per ottenere finanziamenti dalle banche, cosa
che, almeno fino ad ora, non
si è riscontrata per le aziende
che si sono rivolte agli Agrifidi
dell’Emilia-Romagna.
Quest’ultimi, anzi, in un momento storico di grande criticità, hanno visto aumentare
notevolmente la propria attività: segno, questo, che è la prova della validità di strumenti
nati in anni meno complicati,
che nel tempo si sono rafforzati e patrimonializzati e, in
anni difficili come questi, dimostrano come le scelte fatte
fossero lungimiranti.
Garau/Aicg
Confidi gli adempimenti a cui
comunque le banche debbono
sottostare, balzelli inutili e ripetitivi i cui costi potrebbero essere risparmiati alle imprese.
31
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Economia
ANALISI
Per la zootecnia da carne
i conti restano in rosso
Crpa
Redditività peggiorata nel primo semestre dell’anno
per l’estrema variabilità dei prezzi delle materie prime e
delle quotazioni dei capi da macello
CLAUDIO
MONTANARI
Crpa Spa,
Reggio Emilia
I
numeri della zootecnia da carne italiana nel
biennio 2013-2014 fotografano una realtà
che ha ormai imboccato la strada del declino
produttivo. Nel periodo considerato, le macellazioni nel nostro Paese sono crollate di quasi
il 10% e non solo perché la riduzione del reddito
delle famiglie ha penalizzato i consumi di carni
rosse. Al calo della domanda ha infatti corrisposto
una diminuzione molto più contenuta dell’import di carni fresche e refrigerate, con un’ulteriore
contrazione della capacità di autoapprovvigionamento del comparto nazionale.
La sempre più accentuata volatilità dei mercati
delle materie prime e dei capi – sia da macello,
che da allevamento – ha accresciuto l’incertezza
del contesto nel quale si muovono gli operatori
della filiera e in questo quadro il nostro sistema
produttivo paga carenze di tipo organizzativo e
anche strutturale. Una delle più importanti tra
queste è la mancanza di alternative all’approvvigionamento di capi da ristallo dalla Francia, il cui
costo incide pesantemente sul bilancio degli allevamenti da ingrasso di casa nostra.
Produzione in calo,
costi in aumento
In alto, bovini
di razza Charolaise
32
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L’ultima fiammata dei prezzi delle materie prime
e l’aumento delle quotazioni dei capi da ristallo di
origine francese hanno giocato un peso rilevante
nel determinare la caduta della produzione e l’aumento dei costi che gli ingrassatori italiani hanno
dovuto sostenere almeno per tutto il primo trimestre dell’anno in corso. Attualmente i prezzi
di cereali e soia sono in netta diminuzione, ma
il rientro delle quotazioni delle materie prime
a livelli sostenibili ha coinciso con una fase calante del mercato dei capi da macello. Le prospettive di un recupero del comparto sono rese
ancora più incerte dall’impatto della riforma della
Politica agricola comunitaria per quanto riguarda il cosiddetto primo pilastro che comporterà, a
partire dal 2015, una forte decurtazione dei pagamenti diretti, in particolare per i centri di ingrasso
più strutturati e specializzati. Anche per questo
il nuovo sistema dei pagamenti diretti dovrebbe rappresentare un forte incentivo per mettere
finalmente in atto tutte le misure di intervento
concordate al tavolo di filiera per affrontare i
problemi del comparto.
L’attuale regime
di aiuti comunitari
Le numerose analisi condotte dal Crpa sulla redditività degli allevamenti dei vitelloni da carne
hanno dimostrato che, a fronte dell’accentuata
volatilità del mercato delle materie prime e dei
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bovini da macello, l’attuale regime di aiuti comunitari ha contribuito in modo determinante alla
stabilizzazione dei redditi aziendali. Lo mostrano
anche i primi risultati del monitoraggio dei costi
di produzione affidato al Crpa nell’ambito delle
azioni previste dall’Osservatorio del mercato delle
carni bovine, gestito e coordinato da Ismea. L’analisi riguarda, in questo caso, costi e ricavi rilevati
su un campione di allevamenti da ingrasso e relativi a partite di vitelloni maschi di razza Charolais,
vendute tra il secondo trimestre 2013 e il secondo
trimestre del 2014. Si tratta in totale di 66 partite,
per complessivi 3.700 capi, suddivisi tra aziende
di media e grande dimensione per tener conto del
diverso livello dei costi fissi dovuto alle economie
di scala. Dal punto di vista delle caratteristiche dei
capi e delle performance zootecniche non sussistono differenze dovute alla diversa dimensione
aziendale.
Nell’arco dell’intero periodo, in entrambi i gruppi
di allevamenti i ristalli sono stati acquistati ad un
peso medio di 420 kg ed ingrassati fino al raggiungimento di un peso vivo finale di poco superiore a 720 kg. Il tempo di permanenza in stalla è
risultato di circa 220 giorni in ragione di un incremento ponderale di 1,39 kg/giorno. Dato il livello
dei prezzi delle materie prime della seconda metà
del 2013 e la flessione dei prezzi alla macellazione
della scorsa primavera, in nessuno dei quattro trimestri considerati i ricavi, al netto dei pagamenti
diretti, hanno coperto il costo di produzione.
I risultati dell’indagine
Negli allevamenti di dimensione superiore a 900
posti stalla, il prezzo medio delle partite vendute
nella seconda metà del 2013 ha consentito di retribuire solo al 90% il lavoro impiegato, senza alcun
margine di recupero delle quote di ammortamento e degli interessi sul capitale investito (vedi grafico 1 sotto). Solo all’inizio del 2014 il temporaneo
rialzo del prezzo al macello e il contestuale calo del
costo di alimentazione hanno garantito una quasi
totale copertura dei costi. La successiva flessione
delle quotazioni registrata nella primavera scorsa
ha invece determinato un netto deterioramento
dell’utile lordo di stalla e, addirittura, un margine operativo (lordo) negativo. In altre parole, si è
lavorato in perdita. I ricavi sono infatti diminuiti
al livello delle sole spese sostenute per l’acquisto
dei mezzi correnti e dei servizi alla produzione.
Complessivamente il bilancio dei dodici mesi ha
registrato una perdita di circa 74 euro per capo,
corrispondente al valore degli ammortamenti e
degli interessi sul capitale aziendale.
Nel caso degli allevamenti più piccoli – che contano una dimensione media di 450 posti stalla –
la redditività ha seguito un andamento del tutto
analogo, con perdite tuttavia di maggiore entità
dovute al costo del lavoro più elevato (vedi grafico 2 a pag. 36). In particolare la redditività è
nettamente peggiorata nel secondo trimestre di
quest’anno, tanto che anche il margine sui costi
correnti ha assunto valore negativo a causa della
brusca inversione intervenuta sul mercato dei vitelloni da carne. Se si guarda al risultato sull’intero
periodo a cui l’analisi fa riferimento, il bilancio
per questi allevamenti si è chiuso con una perdita
netta a capo di circa 120 euro, corrispondente a
0,17 euro per kg. di peso vivo, e un margine operativo lordo in rosso di 25 euro per ogni vitellone
venduto. In altri termini, il ricavo della vendita dei
vitelloni ha remunerato il lavoro dell’allevatore e
dei collaboratori familiari solo per una quota pari
a circa due terzi della tariffa salariale che sarebbe
spettata a un operaio agricolo specializzato. Se si
Grafico 1
Costi e ricavi partite
di bovini maschi
di razza Charolaise
in allevamenti
sopra i 900 capi
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Economia
ANALISI
Grafico 2
Costi e ricavi partite
di bovini maschi
di razza Charolaise
in allevamenti
sotto i 900 capi
considera che il mercato dei vitelloni ha mantenuto una tendenza sostanzialmente al ribasso anche
in questa seconda metà del 2014 è difficile ipotizzare che la situazione dal punto di vista della redditività sia migliorata, anche mettendo in conto
le recenti contrazioni dei prezzi dei cereali e della
soia. Va inoltre valutata la dinamica dei prezzi dei
ristalli, in quanto i capi venduti negli ultimi mesi
sono stati acquistati all’inizio dell’anno, cioè in
uno dei momenti di maggior tensione dei prezzi
dei broutards di origine francese.
Serve una filiera più organizzata
Crpa
Un capo
di razza Charolaise
Oltre alla possibilità di migliorare la produttività dell’allevamento, che dipende dalla capacità di
gestione di ciascun allevatore, sono le variabili di
mercato a determinare la sostenibilità economica
della produzione del vitellone da carne. Queste,
in assenza di forme di coordinamento ed orga-
34
032-035Agr_11.indd 34
nizzazione di tipo interprofessionale della filiera e
senza un potenziamento del ruolo delle organizzazioni dei produttori, continueranno a rimanere fuori dalla possibilità di controllo del singolo
imprenditore agricolo, in considerazione del fatto
che sui mercati di largo consumo la competizione
è diventata globale.
Affrontare con concretezza questo tema, non certo nuovo e sicuramente comune ad altri comparti agricoli, è ancora più urgente per i bovini da
carne, in vista dell’entrata in vigore della riforma
del regime dei pagamenti diretti. La zootecnia da
carne è infatti uno dei comparti maggiormente
penalizzati dalla nuova Pac, inteso come diminuzione del sostegno economico. A partire dal 2015
il pagamento unico aziendale, infatti, subirà una
progressiva decurtazione che, a regime e comunque non più tardi del 2019, si attesterà al 40% del
livello attuale.
Nelle condizioni di mercato appena descritte, i
pagamenti disaccoppiati e il premio alla macellazione hanno comunque garantito la piena copertura delle spese e degli oneri sostenuti, dando
un margine di profitto positivo, anche se alquanto
contenuto. In futuro questo paracadute non sarà
più garantito e anche per quanto riguarda il nuovo impianto dei pagamenti accoppiati gli allevatori non possono aspettarsi molto, almeno fino
all’eventuale revisione prevista per il 2017. Rispetto alla vecchia programmazione, nell’ambito
dell’accordo nazionale sugli aiuti accoppiati della
nuova Pac 2014-2020, il budget del premio alla
macellazione è stato elevato da 27,5 a 66,4 milioni di euro, ma è anche notevolmente cresciuto il
potenziale numero di capi eleggibili, non essendo
più contemplate particolari condizioni di ammissibilità legate alla qualità.
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35
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Economia
PRODUZIONI
Una buona partenza
per actinidia e kaki
Contini
Prezzi soddisfacenti ed elevate quantità
à per il loto, di
cui l’Emilia-Romagna è leader in ambito nazionale.
Discreta la qualità per il kiwi
S
i prospetta una stagione soddisfacente per
i kaki (o loti) e per i kiwi, soprattutto se
confrontata con l’andamento disastroso della frutta estiva. Le due produzioni
frutticole autunnali sono importanti a livello
regionale, in particolare per la Romagna. Lo testimoniano i numeri: le tre province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini contano circa 930 ettari
di kaki su un totale di 1.100 a livello regionale
(fonte: Istat 2012). In Italia si coltivano, invece, a kaki circa 2.200 ettari, con una produzione media annuale di poco superiore alle 50mila
tonnellate. Le aree territoriali più vocate sono
la Campania e l’Emilia-Romagna che, da sole,
rappresentano più del 90% della produzione
nazionale. Si tratta delle due regioni che hanno
maggiormente sviluppato il sistema di gestione
post-raccolta.
Wikimedia
CRISTIANO
RICIPUTI
36
036-037Agr_11.indd 36
Le interviste sul campo
ad agricoltori e tecnici
Per fare il punto sull’andamento della campagna
del kaki abbiamo intervistato agricoltori, tecnici
e operatori commerciali ai primi di novembre,
quando la raccolta del frutto era ancora in corso.
In Romagna, oltre ai gruppi cooperativi, vi sono
molti imprenditori agricoli che si sono specializzati nella coltura del loto. È il caso di Cristian
Caligari, 41 anni, di Santarcangelo di Romagna,
che coltiva quattro ettari e in più ritira il prodotto
di altri agricoltori, per un totale annuo di 1.5002.000 quintali. «Il 2014 si presenta ottimo dal
punto di vista produttivo – dice Caligari – e i
prezzi sono soddisfacenti. Le piogge estive hanno aiutato la crescita dei frutti e le pezzature
sono buone. Poi, grazie alla stagione asciutta di
settembre e ottobre, non c’è stata la diffusione di
malattie, come avvenuto in altre annate».
Caligari manda i propri operai per la raccolta
presso le aziende di altri agricoltori. Si tratta di
produttori importanti che hanno appezzamenti da 200-300 quintali di prodotto. Una volta
raccolti, i kaki vengono messi in cella di conservazione-maturazione: si tratta del cosiddetto
“forno” tenuto a temperatura costante, attorno
ai 22°, con l’immissione in atmosfera di etilene
per favorire una maturazione omogenea. «Una
volta raggiunto il grado di maturazione desiderato – aggiunge l’agricoltore – lavoriamo il frutto
sulla base di calibro e colore. Il confezionamento
avviene secondo le richieste del cliente. Io servo
una decina di mercati del nord d’Italia ed entro la
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La raccolta dei kiwi avviata
all’inizio di novembre
Per quanto riguarda l’actinidia, su 4.400 ettari
coltivati sul territorio regionale, quasi 4mila si
trovano in Romagna. La raccolta dell’actinidia
ai primi di novembre era appena cominciata; già
all’epoca, però, le prospettive commerciali erano
promettenti. Giuseppe Missiroli, di Bagnacavallo
(Ra), coltiva kiwi da 34 anni e ne ha viste passare.
«La coltura non ha molti segreti per me, ma ogni
anno c’è un’incognita nuova. Ho terminato da
pochi giorni la raccolta e la qualità è discreta. Non
posso dire la stessa cosa della quantità: a causa del
gelo di due anni fa, l’impianto ha subito danni
e ancora non si è ripreso appieno». Missiroli ritiene che il segreto della coltura sta nella corretta
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gestione della fertirrigazione e nelle concimazioni
fogliari alla ripresa vegetativa. «Da qualche anno,
con l’arrivo della Psa – aggiunge – ho iniziato a
fare anche qualche trattamento rameico, per prevenire la batteriosi».
Gli fa eco il tecnico ravennate Valter Fiumana:
«La raccolta in Romagna è iniziata a fine ottobre.
Abbiamo cercato di aspettare il più possibile per
far sì che il freddo notturno, e lo sbalzo termico,
andasse a trasformare gli amidi in zuccheri semplici, aumentando il grado brix. In giro, però, ci
sono stati i soliti furbetti che hanno raccolto il
prodotto in anticipo per sfruttare i prezzi alti, ma
si è trattato di casi isolati. Questi comportamenti,
a ogni buon conto, devono essere contrastati».
«Passando alla qualità dei frutti è buona – conclude Fiumana – e così pure la pezzatura. In Romagna si tratta di un’annata di buona produzione dal
punto di vista delle quantità, mentre in altre zone
d’Italia si registrano cali anche marcati».
Dell’aquila
fine di novembre, di solito, tutta la produzione è
collocata».
Per quanto riguarda i prezzi, Caligari è titubante:
«La domanda è un po’ ferma; le quotazioni sono
accettabili, ma non danno troppa soddisfazione.
Certo, se paragoniamo la redditività di questa coltura con l’andamento della frutta estiva, dobbiamo essere contenti, ma il reddito non si fa guardando alle disgrazie delle altre produzioni».
In Emilia-Romagna la cooperativa che probabilmente lavora il maggior quantitativo di kaki è
Agrintesa di Faenza (Ra), con circa 65mila quintali. Il direttore Cristian Moretti conferma che la
raccolta si è svolta regolarmente anche grazie alle
condizioni meteo clementi. «I conti si potranno
fare solo alla fine – precisa – ma credo che non
saremo lontani dalle quotazioni del 2013, che si
sono attestate attorno ai 40-50 centesimi il chilogrammo».
Agrintesa suddivide la propria produzione in
kako “Tipo” e kako “Rosso brillante”: il primo è
caratterizzato da una maturazione classica, il secondo è quello a polpa soda. Le differenze fra le
due tipologie sono evidenti: il tradizionale è sensibile alla “ragnatura” e deve subire una “stufatura”
per arrivare a maturazione. Per contro, il Rosso
è caratterizzato da elevata produttività, pezzatura
elevata, buone qualità organolettiche e visive con
colorazione intesa. Si sbuccia come una mela e sta
incontrando il favore dei giovani, perché il consumo è meno impegnativo e, dal punto di vista
commerciale, si può vendere anche a pezzo singolo. «La qualità è così alta – sottolinea Moretti – che
commercializzeremo kaki fino a Natale. Il calibro
è medio-alto, proprio come vuole il consumatore.
Dobbiamo solo sperare che i prezzi reggano e il
mercato continui a richiedere il nostro prodotto».
PER LE CASTAGNE UN’ANNATA
TRA LUCI ED OMBRE
Parlando di castagne il 2014 sarà ricordato per la grande variabilità produttiva. Talune zone hanno registrato drastici cali, mentre
altre hanno retto l’urto sia della vespa cinese, sia delle condizioni meteo. Alvaro Gobbi è uno dei maggiori commercianti della Romagna e ha base al mercato ortofrutticolo di Cesena. «La
produzione di castagne nell’Appennino tosco-romagnolo è più
che soddisfacente – dichiara il grossista – con una qualità nettamente migliore rispetto al 2013. Il mio è un dato statistico piuttosto
significativo, dato che ho rapporti con un centinaio di produttori.
Mi risulta che in altre zone, specie sul lato toscano, le cose sono
andate meno bene, mentre nel versante romagnolo non ci si può
lamentare. Certo, tutto sta nella professionalità del produttore:
chi lo fa a tempo perso, credendo che l’impianto possa essere
lasciato abbandonato a se stesso, è difficile che possa ottenere
soddisfazione».
37
18/11/14 07.59
Fisco e previdenza
Irap più leggera, ma solo
per i dipendenti fissi
Le principali misure di carattere fiscale previste dal disegno
di legge di Stabilità 2015. L’accisa sul gasolio agevolato
aumenta dal 22 al 26,5%
A cura di
CORRADO FUSAI
I
l disegno di legge di stabilità per l’anno 2015
varato dal Governo a metà dello scorso mese
di ottobre ha cominciato l’iter in Parlamento.
In vista dell’approvazione finale – prevista a
metà dicembre – passiamo in rassegna le principali misure della manovra che riguardano la materia
fiscale, rinviando per gli altri aspetti all’articolo
pubblicato in questo stesso numero a pag. 6-7.
In vista un rincaro
del costo dei carburanti
Entrando nel dettaglio, tra le righe del documento
trasmesso alle Camere spunta anzitutto l’aumento dell’accisa sul gasolio da impiegare per lavori
agricoli, orticoli, di allevamento, di silvicoltura e
piscicoltura e di florovivaistica. Attualmente le aliquote agevolate per i carburanti ad uso agricolo
(vedi al Punto 5 della Tabella A, allegata al Testo
unico delle accise - Dlgs n.504/1995) sono stabilite in misura pari al 22% dell’aliquota normale del
gasolio (attualmente pari a 619,80 euro per 1.000
litri), e al 49% dell’aliquota normale della benzina
(attualmente pari a 730,80 euro per 1.000 litri).
Il disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri prevede che l’aliquota sul gasolio aumenti dal
22 al 26,5%, con un aggravio a carico del settore
agricolo valutato dallo stesso Governo – anche tenendo conto del regime speciale Iva, delle imposte dirette e dell’Irap – in 68,41 milioni di euro
nel 2015, 54,27 milioni di euro nel 2016 e 60,40
milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017
al 2019.
Tra le misure che il Governo ha introdotto a favore
delle imprese la più importante è quella del taglio
del costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap.
Questa misura andrà a beneficio anche delle aziende agricole, ma poiché ne è prevista l’applicazione
solo con riferimento ai dipendenti assunti a tempo
indeterminato, i vantaggi che ne deriveranno saranno molto relativi, considerato che la gran parte
dei dipendenti agricoli è invece assunta a tempo
determinato.
Né si può pensare che il settore agricolo avrà particolari benefici dalla deduzione dall’Irap in caso
di assunzione di operai agricoli a tempo determinato per almeno tre anni, misura introdotta dal
decreto-legge n. 91/2014 e illustrata sul numero 9
di Agricoltura del settembre scorso.
In aggiunta, per far fronte a una parte delle minori
entrate derivanti dal taglio dell’Irap, sul costo del
lavoro dei dipendenti fissi il disegno di Legge di
Stabilità per il 2015 prevede che venga abrogata la
riduzione dell’aliquota Irap (dall’1,9 all’1,7% per
il settore agricolo) già stabilita per il 2014. Insomma, alla fine, tirando le somme, il saldo contabile
per il settore agricolo non è positivo: da una parte
l’aliquota Irap 2014 non scende, dall’altra le deduzioni – quella per gli operai fissi e quella per
operai a tempo determinato assunti per almeno
tre anni – risulteranno applicabili a poche realtà
imprenditoriali.
Dell’Aquila
Spunta la possibile rivalutazione
del valore dei terreni
38
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Il provvedimento governativo – che ora è al
vaglio del Parlamento – prevede, per l’ennesima volta, la possibilità di rideterminare il
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18/11/14 07.59
AL VIA GLI SGRAVI CONTRIBUTIVI PER I GIOVANI
L’INPS HA FINALMENTE PUBBLICATO LA CIRCOLARE APPLICATIVA
Sul numero di luglio di Agricoltura avevamo illustrato una
delle misure previste dal decreto-legge n. 91 del 24 giugno 2014 (art. 5), cioè l’incentivo a favore dei datori di
lavoro che svolgono le attività agricole di cui all’art. 2135
del Codice Civile (colture, allevamento ed eventuali attività connesse) e che assumono stabilmente giovani di
età compresa tra i 18 e i 35 anni. Secondo la norma, entro i 60 giorni successivi all’entrata in vigore del Decreto
Legge (e cioè entro il 25 agosto!) l’Inps avrebbe dovuto
adeguare le proprie procedure informatizzate per ricevere le dichiarazioni telematiche di ammissione all’incentivo, comunicando sul proprio sito internet la data a
decorrere dalla quale sarebbe stato possibile presentare
le domande. Alla soglia della stagione invernale, l’Inps
ha finalmente pubblicato la circolare (n. 137 del 5 novembre 2014) sulle procedure da seguire per le domande, presentate dal 10 novembre scorso.
Giova ricordare che, in questo caso, vale il motto del
“chi primo arriva meglio alloggia”, poiché la legge ha
stabilito che l’incentivo è riconosciuto dall’Inps in base
all’ordine cronologico di presentazione delle domande
e, nel caso di insufficienza delle risorse economiche a
disposizione, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’incentivo, l’Inps non prende in
considerazione ulteriori domande, fornendo immediata
comunicazione anche attraverso il proprio sito internet.
base al rapporto tra le ore pattuite e l’orario normale di
lavoro dei lavoratori a tempo pieno.
Ai fini della concessione dell’incentivo, il contratto di lavoro a tempo determinato deve avere durata almeno
triennale, garantire al lavoratore un periodo di occupazione minima di 102 giornate all’anno e essere redatto in
forma scritta.
L’incentivo previsto dal decreto è pari ad 1/3 della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo complessivo di 18 mesi, riconosciuto al datore di
lavoro unicamente mediante compensazione dei contributi dovuti e con le seguenti modalità:
tQFSMFBTTVO[JPOJa tempo determinato, sei mensilità per
anno a decorrere dal completamento di ciascuno anno
di assunzione, fino ad un massimo di tre anni;
tQFSMFBTTVO[JPOJa tempo indeterminato, 18 mensilità
a decorrere dal completamento del primo anno di assunzione.
Il valore annuale dell’incentivo non può comunque superare, per ciascun lavoratore assunto, l’importo di 3.000
euro nel caso di assunzione a tempo determinato e 5.000
euro nel caso di assunzione a tempo indeterminato.
QUANDO SCATTANO I BENEFICI
valore dei terreni agricoli e delle aree fabbricabili, questa volta riguardo a quelli posseduti
alla data del 1° gennaio 2015. Come in passato, per la determinazione delle plusvalenze in
caso di cessione si potrà assumere, anziché il
costo o il valore d’acquisto iniziale, l’importo
determinato da una perizia giurata di stima,
versando il 4% del valore periziato a titolo di
imposta sostitutiva, in unica soluzione entro il
30 giugno 2015, ovvero in 3 rate annuali, con
NOVEMBRE 2014
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Dell’Aquila
L’incentivo è fruibile per le assunzioni, da effettuarsi entro
il 30 giugno 2015, sia a tempo indeterminato, sia a tempo determinato. I giovani assunti devono trovarsi in una
delle seguenti condizioni:
t FTTFSF QSJWJ EJ JNQJFHP SFHPMBSNFOUF SFUSJCVJUP EB BMmeno sei mesi;
t FTTFSF QSJWJ EJ VO EJQMPNB EJ JTUSV[JPOF TFDPOEBSJB EJ
secondo grado.
Le assunzioni devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra
il numero di giornate lavorate nei singoli anni successivi
all’assunzione e il numero di giornate lavorate nell’anno precedente l’assunzione. I lavoratori dipendenti con
contratto di lavoro a tempo parziale sono computati in
interessi, a partire sempre dal 30 giugno 2015.
Infine segnaliamo che nel disegno di Legge
di Stabilità è previsto un significativo sgravio
contributivo, per la durata di tre anni, per le
assunzioni a tempo indeterminato, effettuate
nel corso del 2015. Putroppo il provvedimento
esclude espressamente dal beneficio i datori di
lavoro del settore agricolo.
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In azienda
UNA STORICA IGP
La mortadella cerca
nuovi mercati
Da tre generazioni la famiglia Raimondi guida l’azienda
Felsineo di Zola Predosa (Bo). Gli spazi e i vincoli per i
prodotti italiani nel mondo secondo il direttore Fara
CLAUDIO VISANI
Felsineo
La Mortadella
Bologna 1963,
ultimo prodotto
lanciato
dalla Felsineo
40
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N
el mondo, le quattro cose che tutti conoscono di Bologna sono le
Due Torri, i portici, i tortellini e la
mortadella. Quest’ultima, in particolare, è il simbolo popolare per eccellenza di
“Bologna la grassa”.
La mortadella e Felsineo sono entrambi nati a
Bologna. Il salume nel XVII secolo, con la prima ricetta scritta nel 1644 e il bando del 1661
con cui il Cardinal legato della città, Girolamo
Farnese, ne regolamentava la produzione, vietando l’uso di carni diverse da quelle di maiale.
Il salumificio, invece, è sorto “solo” 57 anni fa,
nel 1947. La guerra era finita da poco quando
la famiglia Raimondi aprì una piccola bottega
artigianale specializzata nella produzione di
salumi. Nel 1963 la bottega si trasferì a Zola
Predosa, dove ancora oggi ha sede la Felsineo
Spa, e pochi anni dopo cominciò a produrre
esclusivamente mortadella.
Oggi l’azienda, guidata
dalla terza generazione
della stessa famiglia
(Emanuela è l’amministratore delegato,
Andrea il presidente), è la più grande
produttrice italiana della mortadella Bologna,
che dal 1998 si fregia del marchio europeo Igp
(Indicazione geografica protetta). Il 23% della
Mortadella Bologna Igp esce dalla Felsineo di
Zola, che ha un fatturato annuo superiore ai 50
milioni di euro e occupa 120 lavoratori.
“Deliziando”? Un’esperienza positiva
Il prestigio dell’azienda e la qualità dei suoi prodotti non si discutono. Tuttavia la penetrazione
nei mercati esteri non è facile. Oggi la quota
di export del salumificio bolognese è di circa il
5% del proprio volume d’affari.
«Da un lato – spiega Mauro Fara, direttore generale e responsabile export – noi come specialisti di un unico prodotto abbiamo più difficoltà di altre aziende multiprodotto a operare
sui mercati esteri. Dall’altro lato, le normative
sull’agro-alimentare sono così diverse da Paese
a Paese che se non si è molto grandi, non ci si
associa e non si ha il sostegno delle istituzioni diventa difficile impostare delle politiche di
export efficaci ed economicamente sostenibili.
Per questo abbiamo guardato con interesse a
“Deliziando”, il progetto dell’assessorato regionale all’Agricoltura e di Uniocamere rivolto alle piccole e medie imprese del comparto
agro-alimentare per aiutarle a andare sui mercati esteri».
Le prime esperienze con “Deliziando”
sono state in Canada, nella primavera
scorsa, e in Brasile, in occasione dei
mondiali di calcio. In particolare, i
prodotti tipici emiliano-romagnoli
hanno fatto bella mostra di sé a “Sial
Brazil”, la fiera dell’alimentare all’Expo Center Norte di San Paolo dal 24 al
27 giugno. Una vetrina importante per le eccellenze regionali e
per sette aziende: le modenesi
ABCD, Società Agricola Aceto Modena, Fondo Montebello,
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Per l’export meno
burocrazia e più politica
Poi torna sul problema vero dell’export agroalimentare. «Le norme, la burocrazia, i controlli
in questo comparto sono molto complessi, diversi da Paese a Paese. Per le piccole e medie
aziende è quasi impossibile personalizzare le
vendite all’estero. Anche perché i mercati di cui
parliamo, dalle Americhe all’Asia, sono realtà
chiuse, nelle quali se non c’è a monte un’attività
politica e diplomatica importante, non si riesce
a penetrare». E aggiunge: «Con la globalizzazione siamo in presenza di una frammentazione
e di una concorrenza pazzesche. L’Emilia-Romagna, ad esempio, si trova a dover competere
con tutte le altre regioni italiane, con paesi forti
nell’agroalimentare come la Spagna e la FranNOVEMBRE 2014
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Andrea Raimondi,
presidente
dell’azienda, nel
reparto lavorazione
della Felsineo
Felsineo
Compagnia del Montale, produttrici di aceto
balsamico tradizionale di Modena; la piacentina Il Casello che produce i vini Gutturnio,
Malvasia, Ortrugo; l’azienda Forgrana di Reggio Emilia con il Parmigiano Reggiano e, per
l’appunto, la bolognese Felsineo con la Mortadella Bologna Igp. Tanto più importante per
una regione che vanta il più alto numero di
prodotti Dop e Igp d’Europa ed è la prima per
export agroalimentare con il 16% del totale nazionale.
«Un’esperienza positiva – dice Mauro Fara – nel
contesto di un progetto che consente, con investimenti limitati, di esplorare anche mercati
molto lontani che non potremmo raggiungere
da soli». E spiega: «Deliziando è una collettiva
di operatori che scelgono i paesi dove andare a
fare promozione e si mettono assieme per risparmiare nell’acquisto degli spazi nelle fiere,
con le Istituzioni che ci aiutano ad affrontare
i problemi logistici e burocratici. Una buona
soluzione».
I mercati sudamericano e canadese sono considerati “interessanti” dalle aziende. Quello
canadese potrebbe diventarlo ancora di più
dopo che il gruppo alimentare e sportivo del
miliardario Joey Saputo è entrato con un ruolo
di primo piano nella cordata guidata dall’americano Joe Tacopina che ha rilevato il Bologna
Calcio. Joey, figlio di Lino Saputo, immigrato
in Canada dalla Sicilia nel 1952, è a capo di un
“impero” costruito sui formaggi.
Ma Fara smorza i facili entusiasmi: «No, finora
non abbiamo avuto alcun contatto con Saputo
e con il suo Gruppo. Non ci sono progetti o
iniziative sul tavolo», dice.
cia, e con piazze emergenti come la Turchia e il
Marocco che hanno il vantaggio di prezzi molto concorrenziali. La nostra Regione si muove
bene, fa buone iniziative. Ma il suo intervento è
a valle, sulla promozione. A monte, per fare gli
accordi politici sull’export e favorire così anche
le nostre produzioni di qualità, dovrebbe entrare in campo l’Unione europea, che invece è ancora troppo assente in questo campo. Qualcosa si sta muovendo, ma molto lentamente. Lo
spazio all’estero per i nostri prodotti è enorme,
ma c’è ancora tanto da fare sul piano politico
e diplomatico per conquistarlo. Pensiamo alla
Cina. Siamo tutti in attesa che lì il processo di
apertura dei mercati vada avanti. E pensiamo
anche agli Stati Uniti, dove pure noi, come Felsineo, siamo molto presenti».
In attesa che l’Europa si muova per sbloccare
i mercati esteri, l’azienda di Zola Predosa continua a crescere in Italia, in controtendenza rispetto alla crisi dei consumi (-6% sulla mortadella). Recentemente ha fatto un investimento
di oltre un milione di euro per aprire un nuovo
laboratorio dove produce “Felsineo 1963”, la
mortadella artigianale che rappresenta l’ultimo
prodotto di qualità lanciato dalla Felsineo per
festeggiare i cinquant’anni di attività.
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Meccanizzazione
EIMA INTERNATIONAL
Macchine agricole:
mercato a due velocità
Bene l’export, ma in Italia le vendite di trattori tornano
ai livelli del Dopoguerra. Goldoni: serve una strategia
d’emergenza
Nella foto
a lato: l’irroratrice
pneumatica Duo
Wing Jet della
Martignani, azienda
di S. Agata sul
Santerno (Ra), è stata
fra le 15 macchine
premiate al concorso
Novità Tecniche
che Eima promuove
dal 1986.
Stesso riconoscimento
per altri marchi
regionali: Challenger,
Safim e Tecnivict
42
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A
ncora un anno a due facce per la
meccanizzazione agricola. Non sarebbe neppure una novità, è così ormai da un decennio. Se produzione
ed export continuano a tirare (rispettivamente
+1 e +2% previsti a fine anno), il settore delle
trattrici continua a franare sul mercato interno. Preoccupa certo quel -1,7% nei primi dieci
mesi 2014 che si traduce in oltre 16mila immatricolazioni. Preoccupa di più però il dato
tendenziale: nel 2004 il mercato interno assorbiva 33mila trattrici; la previsione a fine 2014
non va oltre le 18.700 unità. In dieci anni,
cioè, si sono persi 43 punti percentuali, tornando a un livello che così basso non si vedeva
dal Dopoguerra.
Presentando l’edizione 2014 di Eima International, è stato Massimo Goldoni, presidente di
FederUnacoma, a tracciare un bilancio dell’industria nazionale su cui pesano anche le performance negative delle mietitrebbie (-25%
nei primi dieci mesi), trattrici con pianale di
carico-motoagricole (-2,5% pari a 810 unità) e
rimorchi con -2,4%. «È necessaria una strategia d’emergenza specifica per il settore primario
per sostenere la multifunzionalità delle aziende
e, quindi, l’ampliamento delle opportunità di
reddito, le funzioni di manutenzione del territorio e le filiere con sicuri sbocchi di mercato,
prima fra tutte le bioenergetiche».
Anche se il mercato interno non dà quelle soddisfazioni sperate, il valore del Made in Italy
in questo settore è ancora molto forte, con alti
standard produttivi. A fine anno, si stima che
la produzione raggiungerà un valore di 7,83
miliardi di euro (+1%), livelli cioè prossimi
alla pre-crisi (2008). Un risultato che si deve
soprattutto alle trattrici incomplete e alle macchine agricole, mentre sono in calo le trattrici
finite, che a fine anno dovrebbero segnare un
-3,42%. Un flessione che deriva dall’incerto
trend della domanda nella Ue, specie in Francia, dove l’export perde l’8% in valore. In Eu-
Eima
ANTONIO
APRUZZESE
ropa a fine anno i conti dovrebbero comunque
tornare (+2,1%). Ben più interessanti le prospettive negli Usa, grazie al ritorno a colture
foraggere e ortofrutticole che necessitano di
macchine Made in Italy. Qui l’export nei primi
sei mesi ha fatto segnare +23,3%.
Un quadro comunque critico quello del mercato interno, alleggerito dal rilancio delle macchine per il giardinaggio e la cura del verde, che
da gennaio a settembre è cresciuto dell’11%,
merito soprattutto di rasaerba e trattorini. Esistono poi esperienze molto positive, come la
partnership con l’India: la collaborazione fra
FederUnacoma e la Federazione delle Camere
di commercio indiane si è concretizzata in tre
edizione di Eima Agrimach e con il progetto di
cooperazione in Punjab, al quale partecipa – ha
detto Goldoni – in modo significativo la Regione Emilia-Romagna con prove dimostrative e
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Eima
programmi di formazione.
Concludendo, Goldoni ha
FORTE PRESENZA DELL’EMILIA-ROMAGNA
sottolineato la difficoltà a
confrontarsi negli ultimi anni
È stata massiccia la presenza all’Eima di imprese dell’Emilia-Romagna, che vanta
con 11 ministri dell’Agrioltre 750 aziende costruttrici (dai grandi gruppi internazionali a piccole realtà).
coltura («Martina è un buon
I dati FederUnacoma sugli espositori confermano il grande interesse per la kermesinterlocutore ma bisogna passe bolognese da parte delle imprese regionali: ben 406 che hanno occupato un
sare ai fatti»), ricordando che
quinto della superficie espositiva. A Reggio Emilia il primato della provincia più rapi problemi della meccanizpresentata (132 espositori), seguita dal capoluogo con 82.
zazione sono poi quelli della
In generale circa 1.800 industrie costruttrici da 45 Paesi con oltre 50mila modelli
nostra agricoltura: superfici
hanno affollato i padiglioni fieristici per l’edizione 2014 della rassegna dedicata alle
tecnologie per l’agricoltura e la cura del verde. È stata mantenuta l’articolazione
aziendali ridotte e dimensioin 14 settori e quattro saloni specializzati: Eima Componenti, Eima Mia per le attività
ni economiche conseguenti.
multifunzionali, Eima Energy per le filiere bioenergetiche, Eima Green, che per la
Il 61% delle imprese agricoprima volta ha presentato una sezione dedicata al florovivaismo. Il comparto, che
le non arriva, infatti, a 8mila
in Italia rappresenta il 5% del valore totale della produzione agricola, esprime infatti
euro l’anno di produzione.
una domanda crescente di tecnologia.
«Difficile sopravvivere e, dunque, pensare di investire in
nuovi macchinari».
I mercati mondiali invece danno segnali di talia è tempo di uscire dal pantano: il rischio – è
crescita: nel primo semestre le trattrici hanno stato l’ammonimento di Goldoni – è quello di
segnato +4% in India e Usa rispetto al 2013, un vero “disarmo” del nostro sistema agricolo
mentre un paese emergente come la Turchia è e di un deprezzamento della qualità del parco
schizzato al +14%. C’è il caso sorprendente del- macchine nelle nostre campagne. E la delocala contrazione dell’industria cinese con -8% e la lizzazione all’estero di molte linee produttive Una panoramica di
frenata generalizzata nella Ue con -5%. Per l’I- potrebbe essere dietro l’angolo.
Eima Intrenational
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Meccanizzazione
MOTORI & AMBIENTE
Tier 4: l’ultima tappa
per emissioni sostenibili
Ripetti
Con l’entrata in vigore dello Stage 4 si completa
un percorso che in dieci anni ha portato a ridurre
l’inquinamento dei motori agricoli
OTTAVIO
REPETTI
In alto: Challenger
775E, uno dei primi
ad adeguarsi
al Tier 4F.
Monta un motore
Agco Power da
7 cilindri con sistema
Scr e ricircolo
dei gas (Egr)
44
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F
inalmente ci siamo: dopo anni e anni di
continue evoluzioni, eccoci all’ultimo stadio della complessa normativa sulla riduzione delle emissioni in agricoltura. Con
il 2014, infatti, lo Stage 4 (o Tier 4 Final secondo
la nomenclatura americana) è diventato legge in
tutta Europa per tutte le macchine con potenza da
56 a 560 kilowatt (da 76 a 762 cavalli), mentre per
quelle inferiori ai 56 kilowatt entrerà in vigore in
un futuro non tanto prossimo: dal 2016 al 2018,
indicativamente. L’obbligo non è ancora scattato
negli Stati Uniti: se ne parla a gennaio 2015.
Finisce così una lunga cavalcata che ci ha visto
passare, nel giro di dieci anni, da 4 a 0,59 grammi
per kW/h di idrocarburi incombusti e ossidi di
azoto, mentre il particolato sarà ridotto, a percorso finito, da 0,2 a 0,025 gr/kW/h.
Il salto, come sanno bene gli addetti ai lavori, è
stato particolarmente ardito nel passaggio da Stage 3A a Stage 3B (da Tier 3 a Tier 4i), quando i
motori hanno dovuto ridurre del 90% il particolato e del 50% gli ossidi di azoto. Ciò non significa che l’ultimo gradino sia una formalità, però:
abbattere ulteriormente valori già drasticamente
ridotti in passato è tutt’altro che facile.
Le tecnologie adottate
Vediamo allora, in questa rapida panoramica,
quali tecnologie sono state adottate dai principali gruppi costruttori, rimandando al box
nella pagina a fianco per una descrizione più
precisa dei vari livelli di emissioni e relativa nomenclatura.
Fpt Industrial. Con un motore Stage 4, il
gruppo Fiat ha vinto il prestigioso concorso
Diesel of the year (vedi foto pagina a fianco).
Il premio è andato al Cursor 16 Tier 4F; un 16
litri di volume che, spiegano i suoi progettisti,
sviluppa la potenza di un 19 litri, ma sta nello
spazio di un 13 litri.
Grazie a un attentissimo controllo dell’iniezione e della combustione, Fpt è uno dei pochissimi motoristi a rispettare il Tier 4F senza sistema di ricircolo dei gas di scarico o Egr. Ci riesce
ottenendo un’efficienza del motore del 95% e
oltre, grazie a un turbo a geometria variabile
con exhaust valve. In più, dosando con la massima precisione l’additivo all’urea grazie a una
serie di sensori sui condotti di scarico.
Il sistema Hi-e Scr, dunque, non richiede ne
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Meccanizzazione
MOTORI & AMBIENTE
COME ORIENTARSI
FRA SIGLE E REGOLAMENTI
Euro, Stage, Tier: non è facile orientarsi nella giungla di sigle e
regolamenti che ruota attorno alla riduzione delle emissioni. Al
punto che gli stessi costruttori, intervistati sulle date di entrata
in vigore dei vari passaggi, forniscono risposte abbastanza diverse. Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza, almeno sugli
elementi principali.
Stage e Tier. In sostanza sono la stessa cosa: Stage indica i diversi passaggi della normativa europea, Tier i corrispondenti
per la legge americana, redatta dall’Epa di comune accordo
con la Ue.
Le date. Il processo di riduzione delle emissioni è iniziato nel
1996 con il Tier 1. Nel 2000 si è passati a Tier 2, che ha ceduto
il posto, nel 2007, al Tier 3. L’ultimo step, Tier 4, è stato diviso in
due in quanto comportava una fortissima riduzione delle emissioni: il Tier 4 Interim (o Stage 3B) è partito nel 2011 e nel corso
del 2014-2015 sarà progressivamente sostituito dal Tier 4 Final
(Stage 4). Per l’Europa, il primo Stage 4 ha riguardato i motori sopra 130 kW, con adeguamento obbligatorio dal gennaio
scorso. Per i mezzi da 56 a 130 kW, invece, il vincolo è partito da
ottobre. Tuttavia i costruttori possono ancora vendere motori
Stage 3B, per smaltire le scorte giacenti in magazzino.
Egr e nemmeno filtro antiparticolato (Dpf )
che, secondo Fpt, rallenta le emissioni riducendo le prestazioni del motore.
Agco Power. Noto come Sisu fino a pochi anni
fà, Agco Power è uno dei big del settore. Troviamo i suoi motori su Massey Ferguson, Valtra,
Challenger e su qualche modello Fendt, oltre
che su alcuni marchi esterni al gruppo. A differenza di Fpt, Agco usa parzialmente il sistema
Egr per arrivare al Tier 4F: adotta infatti il ricircolo dei gas per un massimo dell’8%, così
da non penalizzare le prestazioni del motore e
soltanto quando il medesimo gira a bassi regimi. Un altro trucco è l’applicazione di una valvola a farfalla per il dosaggio dell’aria immessa
Repetti
Il Cursor 16
di Fpt, vincitore
del concorso Diesel
of the year, rispetta
le normative Euro
4 senza ricircolo
dei gas, nè filtro
antiparticolato
46
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nei cilindri con un duplice scopo: migliorare la
reattività del motore ed evitare che un eccesso
di aria a bassi regimi raffreddi il catalizzatore
(il cui volume è aumentato del 30%) impedendo la reazione. Infine, sui motori più grandi si
monta una doppia turbina, per i bassi e alti regimi.
Deutz. Il marchio tedesco è stato tra i primi ad
adottare, già nello stadio 3B, il sistema Scr, al
pari di Fpt e Agco. Per l’ultimo gradino, anche
Deutz reintroduce un sistema Egr. A suo dire,
ricircolando i gas di scarico nel motore si ottiene una riduzione degli NOx già prima della
catalizzazione con l’additivo all’urea e in più si
risparmia anche AdBlue, riducendo i costi di
esercizio. Sui motori Tier 4F, inoltre, Deutz
monta ben tre pompe di iniezione e una doppia turbina, allo scopo di fornire maggior aria
e un gasolio meglio nebulizzato ai cilindri. Per
abbattere il particolato, invece, si ricorre a un
filtro che però non è il solito Dpf, ma un coated
soft filter (Csf ), ovvero un filtro antiparticolato
passivo che si rigenera con il calore prodotto
dagli scarichi e che, dunque, non richiede iniezioni di gasolio nella marmitta.
Perkins. Il costruttore britannico è specializzato in motori di piccola e media potenza.
Rispetta gli standard Tier 4F adottando, sui
motori fino a 130 kW, la tecnologia Scr pura,
senza Egr o filtro antiparticolato Dpf: ottimizzando l’efficienza del motore grazie al common
rail, dicono i tecnici, si resta nei valori. Oltre
quel limite (che, ricordiamolo, corrisponde a
circa 177 cv) aggiunge il filtro Dpf e un parziale
ricircolo dei gas.
John Deere. Il costruttore americano fece notizia, tre anni fa, perché fu uno dei pochissimi a
non usare la tecnologia Scr per lo standard Tier
4i. Vi riuscì adottando un turbo a geometria
variabile o, su alcuni motori, la doppia turbina
in abbinamento al filtro Dpf. Per il passaggio
allo stadio finale, tuttavia, anche il colosso statunitense deve uniformarsi alla larga maggioranza dei concorrenti, montando un sistema
di catalizzazione degli ossidi di azoto basato su
un additivo, in abbinamento al classico sistema
Egr e al filtro Dpf. Per ora il motore Tier 4F è
montato su tre modelli della serie 6R (175, 195
e 215) nonché sul 7R 310.
Kubota. Concludiamo con il lontano oriente.
Kubota, uno dei leader mondiali per i motori
di piccola potenza, ha deciso di andare sul sicuro: usa il catalizzatore Scr, ma anche il filtro
Dpf, più valvola Egr. I suoi nuovi propulsori
erano presenti, in anteprima, all’Eima 2014.
NOVEMBRE 2014
19/11/14 07.48
SPECIALE PERA
a cura di OLGA CAVINA
Nuovo raccolto:
buone qualità e
conservazione
Fotolia
Nel 2014 calano i volumi, ma l’Italia
resta il primo produttore in Europa.
Il 65% delle superfici è in EmiliaRomagna. Le varietà più richieste.
Cresce l’export
C
on circa 3 milioni 100mila tonnellate
– il 50% della produzione mondiale –
l’Europa è la più importante area al
mondo di produzione di pere, seconda solo alla Cina, e l’Italia guida la classifica con
un primo posto consolidato.
Nell’Unione europea l’offerta di pere ha mostrato una sostanziale stabilità fino a qualche
anno fa, con quantitativi intorno a 2 milioni
500mila tonnellate.
Attualmente l’offerta media è su livelli un po’
più bassi, attorno a 2 milioni 300mila tonnellate. In particolare nel 2014, sulla base delle
previsioni effettuate ad inizio agosto, con circa
2 milioni 300mila tonnellate si è registrato un
calo del 2% rispetto all’anno precedente, pari a
un -4% rispetto alla media 2009-2012.
Sempre nell’ambito Ue, pur sottolineando che
le pere non sono una specie che ha visto forti
evoluzioni varietali, nel passaggio dal Duemila
a oggi alcune varietà vedono rafforzare il proprio peso, a fronte di cali di altre cultivar. La
pera Conference, ad esempio, è la prima varietà
coltivata, con una rappresentatività passata dal
24% al 37%; l’Abate è salita dal 10 al 14% po-
NOVEMBRE 2014
047-055Agr_11.indd 47
sizionandosi al secondo posto, seguita da William B.C. stabile al 13%. In questo periodo si
è rafforzata anche Rocha, dal 5 al 7%, mentre
appaiono in calo Blanquilla e Decana.
In questa stagione, la produzione vede una crescita delle varietà Abate e Rocha, a fronte di
una certa stabilità di Conference e di un calo
per William B.C., Kaiser e Blanquilla.
Tra i principali produttori comunitari, esclusa
l’Italia che si colloca al primo posto, flettono in
modo significativo Spagna e Francia a vantaggio
di Belgio, Olanda e Portogallo. In particolare Belgio e Olanda da quantitativi che nei primi anni
Duemila si aggiravano al di sotto delle 200mila
tonnellate, oggi sono passati alle 350mila.
ELISA MACCHI
TOMAS BOSI
Centro servizi
ortofrutticoli ,
Ferrara
Lo scenario italiano
La produzione di pere in Italia fino a qualche anno fa oscillava mediamente attorno alle
850mila tonnellate annue. Recentemente l’offerta nazionale ha subito notevoli variazioni,
soprattutto a causa delle rese unitarie soggette
a forti sbalzi da un anno all’altro. Il potenziale massimo sembra comunque in diminuzione
47
18/11/14 10.13
SPECIALE PERA
Grafico 1 - Trend
della produzione
italiana di pere
dal 2000
(Fonte Cso)
soprattutto in Emilia-Romagna, con quantitativi attorno alle 600mila tonnellate, se si
escludono le annate con limitate rese medie per
ettaro. Le province più coinvolte sono Ferrara,
Modena, Bologna e Ravenna. Se si aggiungono
le vicine Rovigo, Verona e Mantova si ottiene
la maggiore area di coltivazione in Europa. In
termini di superfici il complesso delle regioni
italiane conta recentemente circa 34mila ettari
a pero, di cui ben oltre 21mila (quasi il 65%)
in Emilia-Romagna. Seguono per importanza il
Veneto con oltre 3.300 ettari e, sempre al Nord,
Aic
negli ultimi anni, non più in grado di superare
le 900mila tonnellate come qualche tempo fa,
indipendentemente dalle oscillazioni di resa.
Dal 2008 in avanti la produzione media annuale si è attestata su circa 760mila tonnellate.
Anche per la campagna 2014 le previsioni evidenziavano un livello quantitativo nettamente
inferiore al potenziale produttivo, pari a poco
oltre le 700mila tonnellate, ossia il 3% in meno
rispetto al risultato raggiunto nel 2013, su valori inferiori alla recente media produttiva.
La produzione di pere in Italia è concentrata
48
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NOVEMBRE 2014
18/11/14 10.13
Lombardia e Piemonte. La pericoltura al Sud,
rivolta prevalentemente su cultivar a maturazione estiva, denota un’estensione decisamente
più contenuta (moderatamente rilevante nelle
regioni Campania e Sicilia) ed evidenzia un
trend in lenta riduzione in termini di investimenti. Anche nelle regioni del nord Italia, dopo
anni in cui gli investimenti risultavano stabili o
in alcuni casi in leggero incremento, la recente
evoluzione sembra mostrare un segno negativo,
in particolare nell’ultimo biennio.
Abate in vetta, in crescita
William e Carmen
La tendenza in atto vede la pericoltura concentrarsi su poche varietà di pregio, in particolare
su Abate Fetel, che all’inizio degli anni Duemila
non arrivava al 30% dell’offerta nazionale mentre oggi supera il 40% del totale. Seguono William, al 22%, sostanzialmente stabile, Conference, che dal 16% scende all’11%. Questi ultimi
dati riflettono naturalmente la situazione regionale: in Emilia-Romagna, l’Abate recentemente
è arrivata al 51% del totale, William si conferma
al secondo posto con il 18%, Conference scende al 10%, Kaiser si mantiene sul 7% e Decana
flette al 4%. Max Red Bartlett, Santa Maria e
Carmen detengono attualmente una rappresentatività del 2-3% ciascuna. I nuovi investimenti
messi a dimora nell’ultimo biennio vedono concentrate le preferenze dei produttori, nella maggioranza dei casi, in sole tre tipologie varietali:
Abate per il 55% della superficie nuova investita,
William nel 17% e Carmen 13%. Quest’ultima
NOVEMBRE 2014
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rappresenta l’unica vera novità nel panorama varietale degli ultimi anni, andando a sostituire le
cultivar tradizionali nella fase più precoce della
raccolta ed anticipando Santa Maria tra il raggruppamento delle estive.
L’anno in corso è caratterizzato da un livello
produttivo non eccedentario, non troppo dissimile da quello dell’anno precedente e di poco
superiore al deficitario 2010 e 2012. Tutte le
principali varietà evidenziano flessioni, talvolta
pesanti rispetto al 2013, in primis le pere estive,
la Decana e la Kaiser. In contrazione, soprattutto per l’effetto degli abbattimenti che ne stanno
via via erodendo il potenziale, l’offerta di Conference. William denotava un’offerta non significativamente diversa come volume dallo scorso
anno. In controtendenza la cultivar Abate Fetel,
in incremento rispetto al 2013.
Nel 2014 la produzione in Emilia-Romagna,
con poco meno 500mila tonnellate, scende di
alcuni punti percentuali sia rispetto alla produzione dello scorso anno che all’offerta media
2009-2012. Il prodotto raccolto nel 2014 in
Italia si distingue per buone caratteristiche qualitative e di conservazione. In particolare per
le cultivar a maturazione autunno-invernale,
grazie all’andamento climatico, è da rimarcare
uno sviluppo più che soddisfacente del calibro
e della pezzatura in genere.
Grafico 2
Evoluzione
del panorama
varietale di
pere in Italia
(rappresentatività
in %)
(Fonte Cso)
Leggera ripresa dei consumi interni
Per quanto riguarda la commercializzazione,
questa specie frutticola è storicamente rivolta
verso il mercato nazionale, ma da diversi anni
49
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SPECIALE PERA
appaiono evidenti alcune problematiche. Sulla
base dei dati GFK-Eurisko sugli acquisti al dettaglio delle famiglie italiane, si conferma infatti
una riduzione del consumo di pere, una delle specie frutticole maggiormente colpite dalla
crisi dei consumi.
Da circa 460mila tonnellate acquistate agli
inizi del Duemila, si è arrivati recentemente a
350mila tonnellate (-23%). Nel 2013 il volume è sceso ulteriormente di 10 punti percentuali rispetto ai dati già bassi del 2012. Unica
nota positiva viene dal 2014, in cui sulla base
dei dati disponibili si rileva una variazione positiva dei volumi, pari al +1% sullo stesso periodo 2013. Si tratta di una variazione molto
contenuta, che non cambia la situazione, ma è
comunque un segnale positivo rispetto ai trend
evidenziati fino a questo momento.
Le pere, nonostante ciò, sono la quarta specie
frutticola acquistata dopo mele, arance e banane, con un indice di penetrazione che, nonostante tutto, si è mantenuto al di sopra del
90%. Le famiglie italiane quindi non hanno
diminuito l’interesse verso questa specie, bensì
ne comprano minor quantità durante l’anno.
L’acquisto medio annuo è sceso infatti da circa
21 kg a 12/13 kg per famiglia.
D’altro canto, i quantitativi importati appaiono anch’essi in lieve contrazione, inferiori alle
100mila tonnellate nell’ultimo biennio. Prevalentemente entrano, in controstagione, le pere
dall’Argentina e dal Cile, mentre nel periodo
estivo la merce è in arrivo dalla Spagna. Emerge quindi sempre più la necessità di sviluppare
maggiormente le spedizioni di pere italiane oltre i nostri confini.
Cresce l’export
I quantitativi destinati all’export variano a seconda del livello produttivo nazionale e, nelle
ultime stagioni, sono stati di poco al di sotto
delle 150mila tonnellate annue. Ma è bene sottolineare che la quota destinata all’esportazione
risulta in aumento, da circa il 16% all’inizio degli anni Duemila, a oltre il 20% di oggi.
La maggior parte dell’export di pere è indirizzato verso i vicini Paesi dell’Unione europea,
anche se questa quota oggi si colloca intorno
all’87% mentre all’inizio degli anni Duemila si attestava al 95%, a riprova di una maggiore diversificazione delle destinazioni. Nei
mercati più tradizionali, quali Germania (per
circa 60mila tonnellate), Austria, Regno Unito e Romania, il volume spedito sembra essere
pressoché stabile mentre scende leggermente la
movimentazione verso la Francia (che rimane
la seconda destinazione per le pere italiane con
poco meno di 20mila tonnellate).
Contemporaneamente continua ad aumentare
il quantitativo di merce indirizzata verso i Paesi
del continente africano, dove nel 2013/14, si
sono superate per la prima volta le 11mila tonnellate (l’8% nell’ultimo anno). Questo incremento è legato quasi esclusivamente all’espansione del mercato in Libia.
In controtendenza appare il complesso dei Paesi europei extra-Ue: la rappresentatività di questa zona è scesa al 5% del totale in quest’ultima
stagione. La diminuzione è imputabile al minore assorbimento del mercato russo, che nel
2013/14 ha costituito il 2% dell’export italiano
totale di pere. Nel precedente biennio le movi-
Grafico 3 - Quota
della produzione
italiana di pere
destinata ai
mercati esteri (%)
(Fonte Cso-Istat)
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NOVEMBRE 2014
18/11/14 10.13
La concorrenza in Europa
Belgio, Olanda e Portogallo sono i tre Paesi che
vedono crescere l’offerta di pere e denotano anche una forte propensione all’esportazione di
questi frutti: pertanto sui mercati esteri appare
sempre di più la pressione esercitata dai nostri
principali concorrenti europei.
In molti casi ci si trova a concorrere sugli stessi Paesi, perché le destinazioni non sono così
diverse. La Germania è la prima destinazione
delle pere olandesi, oltre che di quelle italiane;
il Regno Unito è penetrato da Olanda, Belgio
e Portogallo, ma perde quote l’Italia; la Francia è un importante mercato per tutti i paesi
esportatori e non dimentichiamo la Russia, che
fino all’anno scorso rappresentava la seconda
destinazione per l’Olanda e la prima per il Belgio. Per la stagione commerciale 2014/15 una
nuova variabile, rappresentata dall’embargo
emanato dalla Russia sui prodotti ortofrutticoli comunitari, farà sentire i propri effetti anche
sul prodotto pera.
Se il mercato interno è in sofferenza, è sui
mercati tradizionali che bisogna combattere
la concorrenza con altri Paesi. Diventa dunque assolutamente necessario differenziare e
ricercare la migliore collocazione possibile del
prodotto. Sul piano commerciale non basta più
rivolgersi al mercato interno e alla vicina Germania. In futuro anche per le pere
l’export dovrà essere più dinamico.
Per l’Italia già dalla passata stagione
è stata aperta la possibilità di esportare sul mercato statunitense, ma le
potenzialità saranno da ricercare nel
medio-lungo periodo. Altri concorrenti europei come ad esempio il
Portogallo, con la pera Rocha, destinano già oggi una quota rilevante
della loro disponibilità oltre che sul
mercato europeo, anche su piazze
lontane, nella fattispecie in Brasile.
La Spagna, da alcuni anni a questa parte, sta sviluppando maggiori
movimentazioni di prodotto verso
il Medio Oriente (Arabia Saudita
ed Emirati Arabi). Esistono ancora
svariate destinazioni non accessibili alle nostre produzioni a causa di barriere di tipo fitosanitario,
NOVEMBRE 2014
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LA REGINA DELLE PERE ITALIANE
AD EATALY NEW YORK
Quattro ricette, tutte dedicate all’Abate Fetel dell’Emilia-Romagna, sono state presentate a New York il 13 novembre nella cucina-scuola di Eataly, il marchio italiano del cibo di qualità.
Realizzate dalla chef del gruppo Nicoletta Grippo hanno anticipato a un pubblico di giornalisti e opinion leader i nuovi arrivi di questa varietà praticamente sconosciuta oltreoceano.
L’evento, promosso dall’Organizzazione interprofessionale Pera,
ha consentito ai partecipanti di approfondire la conoscenza del
prodotto e delle sue caratteristiche gustative e sensoriali. A raccontare le qualità del frutto e la sua unicità territoriale, Piergiorgio Lenzarini, presidente del Consorzio Pera Igp. Secondo Gianni
Amidei, presidente dell’O.i. Pera «l’iniziativa rientra nelle tante
potenzialità che un organismo interprofessionale può esprimere.
In particolare in una fase
come quella attuale è
determinante realizzare
attività in grado di far
conoscere il prodotto sui
nuovi mercati».
che spesso rappresentano misure di protezionismo. Opportunità potrebbero aprirsi verso Paesi
dell’Estremo Oriente, dove per citare un caso,
le frontiere sono state aperte alle pere belghe in
Cina. Per raggiungere questi obiettivi c’è bisogno
di maggiore aggregazione della produzione per
sostenere con compattezza azioni comuni e cercare insieme una soluzioni per rilanciare il mercato interno.
Aic
mentazioni verso la Russia erano quasi il doppio rispetto al 2013/14. I volumi destinati alla
Svizzera si mantengono pressoché costanti.
51
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SPECIALE PERA
«Più programmazione
e cultura di prodotto»
Una filiera più forte, i nuovi mercati, la promozione
dei consumi. Intervista a Gianni Amidei, presidente
dell’organismo interprofessionale
A cura della
REDAZIONE
Oi Pera
Il presidente
della Oi Pera,
Gianni Amidei
D
all’inizio di quest’anno è operativa
la nuova Oi Pera, che riunisce produttori, industrie di trasformazione
e commercializzazione. Indubbiamente un passo importante verso un’agricoltura
più forte e organizzata.
Presidente Amidei è possibile fare un primo
bilancio?
Dal 2012, anno di nascita del progetto realizzato grazie alla volontà dei principali attori della
filiera e al determinante contributo della Regione Emilia-Romagna, siamo arrivati a ottenere
a marzo 2014 il riconoscimento dell’Unione
europea e contemporaneamente siamo stati riconosciuti da Ortofrutta Italia (Oi nazionale)
come Comitato di Prodotto.
Il percorso si è avviato e i primi risultati cominciano ad individuarsi soprattutto in termini di
sinergia e condivisione d’intenti.
Abbiamo, per esempio, sancito nell’agosto 2014
l’esclusione dal mercato delle pere di calibro inferiore ai 60 mm con l’intento di vivacizzare il
mercato e qualche risultato c’è stato. È chiaro che
le Organizzazioni interprofessionali non possono
commercializzare, ma possono assumere decisioni
finalizzate al sostegno del mercato
e questo è un ruolo determinante.
Il provvedimento preso ha questo
obiettivo e soprattutto mette in evidenza le grandi potenzialità offerte dall’Oi, tra cui in particolare la
promozione dei consumi in Italia e
all’estero, favorendo la conoscenza
del prodotto pera anche presso target di consumatori normalmente
meno attenti.
La nascita dell’Interprofessione
come può contribuire a migliorare i rapporti nella filiera?
Il fatto stesso che ci sia uno strumento in grado di favorire il confronto, il coordinamento, la cooperazione tra i principali attori della
52
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filiera è di determinante importanza per lo sviluppo delle relazioni tra le diverse componenti.
L’Oi è uno strumento fondamentale ma, naturalmente, per ottenere i risultati migliori ci vuole la volontà degli individui che, in questa fase,
ritengo sia la cosa più importante.
Quali sono le questioni più urgenti da affrontare per garantire la competitività di un settore così importante per l’ortofrutta emilianoromagnola?
La pericoltura dell’Emilia-Romagna rappresenta oggi uno dei comparti principali nella composizione della Produzione lorda vendibile ortofrutticola. La Plv delle pere, in grado di sfiorare i
500 milioni di euro, rappresenta mediamente il
14% di quella frutticola ed è quindi importante
difenderne la competitività.
È fondamentale la programmazione del mercato
in funzione della domanda e, sempre in un’ottica commerciale, l’innalzamento dei parametri
qualitativi dei frutti attraverso la proposta di un
prodotto pronto al consumo.
La pera, com’è noto è un frutto molto difficile
da gestire in post raccolta e soprattutto in fase di
CAMPAGNA 2014:
CRESCE L’OTTIMISMO
I dati sulle giacenze di Abate al 31 ottobre
evidenziano un -7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a dimostrazione di
una domanda molto vivace da parte del
mercato interno ed estero. Da inizio campagna alla fine di ottobre è stato venduto il 32%
delle Abate, contro il 14% del 2013. La forte
domanda di prodotto, che riguarda tutto il
comparto delle pere, ha determinato una
crescita delle quotazioni, attese ancora in
aumento. E’ quanto è emerso dal Comitato di coordinamento dell’Oi Pera riunitosi lo
scorso 11 novembre a Ferrara.
NOVEMBRE 2014
18/11/14 10.13
vendita perché si segna facilmente con le manipolazioni.
Noi dobbiamo trovare un modo per riuscire a
immettere sul mercato un prodotto più maturo
e quindi più apprezzato dai consumatori.
Complice la crisi economica, ma non solo,
è in atto un calo dei consumi interni di ortofrutta. Quali iniziative si possono adottare
per invertire la tendenza?
Si parla molto della necessità di promuovere i
consumi di frutta e verdura ed è una necessità
inderogabile non solo per sostenere il settore ma
anche per tutelare la salute.
La frutta e la verdura possiedono tutte le caratteristiche per assolvere ad esigenze nutrizionali salutistiche quanto mai importanti oggi per
preservare il benessere fisico: promuovere questi
valori è importante e necessario.
Sulla pera serve più informazione e cultura di
prodotto, che renda percepibile ai consumatori
il valore di un frutto che possiede tutti i requisiti ideali per un consumo quotidiano. È molto
importante lavorare sul giusto grado di maturazione del frutto e penso che l’Oi possa attivare
studi e azioni in questo senso.
L’export assume una rilevanza sempre più
strategica. Quali sono i mercati più interessanti verso cui guardare? L’export negli ultimi
anni ha visto incrementare le sue quote e ampliare i mercati di sbocco in Europa dove non
si guarda più solo alle mete tradizionali, come
la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, la
Svizzera e i Paesi scandinavi ma si ampliano gli
sbocchi commerciali nell’Est europeo e, prima
dell’embargo, verso la Russia.
Oggi tuttavia si stanno cercando importanti
piazze commerciali anche nei Paesi arabi, Nord
Africa e in Asia.
Il mercato degli Stati Uniti è stato avviato da
poco e si sta cercando di proporre l’Abate Fetel
che non è conosciuta. L’apertura dei mercati è
oggi uno dei fattori determinanti per mantenere
la competitività e dobbiamo compiere tutti gli
sforzi possibili anche a livello diplomatico per
agevolare questi sbocchi.
Misurazione
del calibro delle pere
Superate le verifiche da parte della Commissione europea, L’Oi Pera è stata riconosciuta dalla Regione EmiliaRomagna ai sensi del nuovo Regolamento Ue 1308/2013
e iscritta nell’elenco regionale previsto dalla Legge regionale 24/2000. L’associazione ha carattere interregionale
e agisce in Emilia-Romagna e Veneto. Rappresenta una
superficie coltivata a pera di 10.400 ettari, corrispondente
a una produzione media di 255mila tonnellate di prodotto, equivalente al 39% della produzione nazionale.
L’Oi Pera associa tutte le fasi della filiera: 14 organizzazioni di produttori e le organizzazioni professionali agricole
dell’Emilia-Romagna, che rappresentano gli agricoltori
non organizzati in Op, le industrie di trasformazione, sia
private che cooperative, le principali strutture di commercio all’ingrosso delle pere da consumo fresco, e la catena di distribuzione Conad presente in Italia con numerosi
punti vendita, soprattutto nella circoscrizione economica
dell’Emilia-Romagna e del Veneto. Aderiscono come soci
consultivi il Consorzio della Pera dell’Emilia-Romagna Igt, il
Centro Ricerche per le Produzioni Vegetali e la Fondazio-
NOVEMBRE 2014
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Aic
COME FUNZIONA
L’ORGANIZZAZIONE
INTERPROFESSIONALE
ne per l’Agricoltura Fratelli Navarra. Opera anche come
Comitato di prodotto dell’Oi nazionale Ortofrutta Italia.
Le Organizzazioni interprofessionali sono previste nella riforma della Pac, insieme alle Organizzazioni professionali
e alle loro associazioni, come strumenti organizzativi per
migliorare le relazioni all’interno della filiera e rafforzare
il ruolo della parte agricola. Le principali finalità previste
dalla norma comunitaria sono: migliorare la conoscenza
e la trasparenza del comparto (rilevazione prezzi, costi e
volumi di produzione); programmare il potenziale produttivo; esplorare nuovi mercati; redigere contratti tipo; sviluppare innovazione di prodotto e di processo per orientare la produzione ai fabbisogni del mercato, ai gusti e
alle tendenze dei consumatori; operare sul miglioramento
qualitativo dei prodotti e sulla loro sostenibilità; migliorare
il coordinamento dell’immissione sul mercato (logistica e
programmazione); contribuire alla gestione sostenibile dei
sottoprodotti; incoraggiare il consumo sano e responsabile promuovendo la conoscenza dei prodotti.
(R. C.)
53
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SPECIALE PERA
Riscaldo delle Abate Fetel,
come individuare il rischio
Dalla genetica una possibile strada alternativa all’uso
dell’Etossichina. A che punto sono i progetti di ricerca per
contrastare questa malattia
I
l riscaldo superficiale è una fisiopatia da freddo
che colpisce le pere (ma anche le mele) in conservazione. In assenza di trattamenti preventivi, la malattia può provocare scarti che sono
in grado di interessare anche il 60-70% dei frutti
di una stessa partita. L’uso di sostanze antiriscaldo molto efficaci come l’Etossichina ha consentito
di contenerne i danni, facendo sì che il problema
non fosse percepito dalla comunità scientifica e dal
mondo produttivo come un’emergenza.
La recente revoca da parte dell’Ue di questo prodotto ha tuttavia lasciato il settore in una situazione molto grave, che impone la ricerca di soluzioni
alternative.
Con il termine riscaldo superficiale s’intende un
complesso di sintomi, a carico della buccia, rappresentato da un imbrunimento dei tessuti, seguito da necrotizzazione e collasso, con conseguente
formazione di depressioni nello stato più avanzato
della malattia (foto a
pagina 55). In genere i
sintomi si evidenziano
dopo 2-3 mesi di conservazione a causa della
formazione di un composto detto “alfa farnesene” la cui successiva
ossidazione libera sostanze tossiche per le
cellule epidermiche.
Le varietà Abate Fetel e
Conference sono le più
sensibili a questa fisiopatia, mentre risultano
del tutto esenti Decana
del Comizio e Kaiser.
Oltre alla conservazione prolungata, si ipotizza che altri fattori
che predispongano alla
malattia siano: il clima
caldo e siccitoso durante le settimane che preAic
c
DANIELE MISSERE
Crpv, Cesena
54
047-055Agr_11.indd 54
cedono la raccolta; la raccolta precoce; gli eccessivi
apporti di azoto al terreno; la presenza di etilene
durante la conservazione e infine l’umidità relativa
elevata.
I principali risultati di Ager Pero
Recenti ricerche condotte dal Centro per la protezione e conservazione dei prodotti Ortofrutticoli
(Criof) dell’Università di Bologna, nell’ambito del
progetto Ager Pero, hanno evidenziato come il
grado di maturazione alla raccolta sia importante
nell’influenzare l’insorgenza del riscaldo durante
la conservazione. In particolare, i frutti raccolti
con una durezza di circa 5,5 kg e conservati per
sette mesi presentano un’incidenza della malattia
dell’80%, inferiore rispetto ai frutti con una durezza di 6,6 kg.
Per cercare di contenere gli scarti, è quindi importante rispettare il più possibile la finestra di raccolta (in media circa dieci giorni) e raccogliere i frutti
con durezza di 5-5,5 kg qualora siano destinati a
una breve conservazione (fino a dicembre), mentre
per una conservazione prolungata (marzo) si possono impiegare valori di durezza della polpa compresi tra 5,5 e 6 kg.
Gli stessi studi hanno anche permesso di
mettere a punto una tecnica di conservazione prolungata basata sull’impiego dell’1-Mcp
(Smartfresh®), un antagonista dell’etilene ovvero l’ormone della maturazione dei frutti. In
particolare sulla cultivar Abate Fetel, portando la temperatura di conservazione da -1°C a
0,5-1°C, è stato possibile contenere lo sviluppo
del riscaldo superficiale entro limiti accettabili
e, nello stesso tempo, superare il blocco della
maturazione che si aveva alla temperatura più
bassa. Va evidenziato però che questa tecnica fa
sì che i frutti a partire dal mese di gennaio, pur
restando sodi e con un’ottima consistenza, tendono a schiarire ed essere meno verdi. Fenomeno questo riscontrato soprattutto sulle partite
del secondo stacco.
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Il laboratorio NSure
NSure è un laboratorio ad alta tecnologia nato nel
2006 come spin-off dell’Università di Wageningen
in Olanda. Sviluppa test basati su una nuova forma
di diagnostica molecolare che sfrutta l’identificazione dei geni coinvolti in un processo metabolico.
Il principio alla base è che tutti i processi biologici
in un organismo vivente (tra cui la maturazione
e la predisposizione alle malattie) sono controllati
dai geni.
Nello specifico s’ipotizza che Alfa-farnesene synthase 1 (Afs1) sia il gene che codifica la proteina
responsabile per l’ultimo passaggio metabolico che
porta alla produzione di alfa-farnesene. NSure ha
trovato un gene simile in pere Abate Fetel e ne ha
studiata l’espressione in diversi campioni provenienti da tre frutteti con diverso livello di riscaldo:
basso, medio ed elevato.
In pratica l’analisi di espressione genica (tramite
la diagnostica molecolare) permette di misurare
le variazioni che non possono essere valutate con
altri mezzi, consentendo di selezionare partite di
frutti che sembrano uguali dall’esterno, ma che
si differenziano per il rischio d’insorgenza del riscaldo superficiale. Nel biennio 2012/13 NSure,
in collaborazione con Agrintesa, Apofruit, Cipof, Fruit Modena Group, Patfrut e Terremerse, ha portato avanti un’indagine inedita nel suo
genere. Per due anni sono stati monitorati oltre
venti appezzamenti distribuiti in cinque province (Ferrara, Modena, Bologna, Ravenna e Reggio Emilia) compiendo cinque raccolte a scadenza settimanale, per un totale di 5 tonnellate di
frutti analizzati singolarmente.
Questa collaborazione ha permesso di realizzare
uno studio approfondito sulla fisiologia del riscaldo superficiale, analizzando l’influenza di parametri come tipo e densità d’impianto, zona produttiva (caratteristiche pedologiche e climatiche),
conduzione agronomica e tipologia di stoccaggio
(RN e AC) sulla manifestazione della fisiopatia.
Le ricerche hanno evidenziato che nessuno di questi parametri, fino adesso considerati come fattori
a rischio di sviluppo di riscaldo, ha mostrato una
chiara relazione; quindi nessuna zona produttiva è
più a rischio (essendo tutte ugualmente esposte) e
c’è scarsa differenza fra le due tipologie di stoccaggio nel controllo del problema.
(su partite trattate con Smartfresh® e non), grazie
al finanziamento dell’Oi Pera (tramite il Crpv), si
è deciso di avviare, durante la campagna in corso, una nuova ricerca per monitorare l’andamento della fisiopatia durante lo stoccaggio; studiare
come l’attività genetica cambia nel corso della
conservazione e infine determinare come quest’attività anticipi la comparsa del riscaldo superficiale
(vedi grafico in alto).
L’indagine consiste nel trattare alcune partite provenienti da tre frutteti situati in altrettante province (Ferrara, Modena e Bologna), determinando
l’incidenza del riscaldo e altri parametri fisiologici
e realizzando almeno 14 set di analisi molecolari
su campioni all’uscita della cella e distribuiti in un
periodo di 32 settimane (da settembre a marzoaprile), per un totale di circa 6,3 tonnellate di frutti
analizzati uno a uno.
Il risultato atteso da questa nuova fase è di gettare
le basi per sviluppare un test che determini, durante la conservazione, quando il riscaldo comparirà. Tale strumento, se utilizzato nel corso dello
stoccaggio, può aiutare produttori e centri di condizionamento a decidere quando e quali partite
commercializzare.
Incidenza
del riscaldo e altri
parametri fisiologici
in partite di Pere
Abate provenienti
da tre frutteti nelle
province di Ferrara,
Modena e Bologna.
Pere colpite da
riscaldo superficiale
Con lo scopo di studiare le dinamiche fisiologiche
e molecolari della comparsa del riscaldo nelle pere
Abate Fetel durante la conservazione
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Crpv
Una nuova fase di studi
55
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Ricerca e sperimentazione
PROGETTO AGROSCENARI
Cambiamenti climatici:
Meridiana immagini
istruzioni per l’uso
Nell’alimentazione di bovini e suini, orzo e triticale possono
sostituire il più idroesigente mais. Pesco: le migliori
combinazioni cultivar-portinnesto
VITTORIO
MARLETTO
Arpa-Simc - Area
Agrometeorologia,
Territorio e Clima,
Bologna
FRANCESCO
MASOERO
Università
Cattolica del Sacro
Cuore, Piacenza
FRANCESCA
DE LORENZI
SILVIA MARIA
ALFIERI
Cnr-Isafom, Napoli
56
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D
opo il grave episodio di siccità dell’estate 2012 gli agricoltori hanno raggiunto la piena consapevolezza che
il clima dell’Emilia-Romagna non è
più quello di un tempo e si domandano come
fronteggiare i nuovi rischi e l’impatto del cambiamento climatico. Sono questi i temi che hanno impegnato molti ricercatori italiani, coinvolti
per sei anni nel progetto Agroscenari “Scenari
di adattamento dell’agricoltura italiana ai cambiamenti climatici”, finanziato dal Mipaaf, coordinato dal Cra (Domenico Vento) e concluso
recentemente con un convegno a Roma.
Le ricerche di Agroscenari si sono incentrate in
Italia su sei aree diverse per clima e sistemi colturali. Per l’Emilia-Romagna le aree di studio
erano: la prima cerealicola-intensiva (pianura
piacentino-parmense) e la seconda frutticola (centrata su Faenza ed estesa alla pianura tra
Imola e Forlì). In entrambe le zone sono evidenti
i segnali di cambiamento climatico: le temperature in aumento in tutte le stagioni e le precipitazioni in diminuzione rispetto al periodo 19611990.
Per il futuro (2021-2050) le proiezioni evidenziano una prosecuzione del riscaldamento e una
diversa distribuzione delle piogge, con incrementi delle precipitazioni in primavera e autunno e una diminuzione nelle altre stagioni. Abbiamo già scritto (vedi Agricoltura n. 4/2012, pag.
62) delle possibili conseguenze di questo cambiamento del clima in termini di aumento della
domanda irrigua su pomodoro, mais, actinidia e
prato stabile: i cambiamenti, anche se non tra-
scurabili, appaiono gestibili utilizzando con la
massima oculatezza l’acqua disponibile.
Zootecnia: allo studio
nuovi piani alimentari
L’Università Cattolica di Piacenza ha esaminato il
cambiamento climatico dal punto di vista dell’allevatore, cioè valutando l’efficacia di nuovi piani
colturali e alimentari compatibili con le produzioni tipiche (formaggi e salumi Dop) dell’area.
L’ipotesi di un costante aumento delle temperature in estate e della diversa distribuzione delle
piogge evidenzia infatti la criticità dei piani di irrigazione delle colture estive, rivalutando i cereali
autunno-vernini (orzo, frumento e triticale) come
fonti di foraggio (insilati latteo-cerosi) e di granella per vacche da latte o suini.
Le ricerche su 56 varietà di orzo e triticale hanno
evidenziato una notevole variabilità nella digeribilità della fibra e nelle dinamiche di degradazione
nel rumine (vedi grarfico 1). Partendo da queste
esperienze di selezione varietale, le prove zootecniche hanno confermato la possibilità di produrre latte di alta qualità e formaggio Grana Padano
Dop con razioni a base di solo orzo silo, in sostituzione del silomais e farina di orzo e in sostituzione del 50% della farina di mais della dieta di
riferimento.
L’orzo silo come unica fonte di insilato ha permesso
di ridurre il fieno nella razione, con una ricaduta
interessante sull’assetto colturale aziendale.
L’obiettivo non è quello di sostituire completamente il mais, ma di evidenziare altre strade percorribili
NOVEMBRE 2014
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per adattarsi alla carenza di acqua e ai mutamenti
climatici. Il formaggio ottenuto in questo modo ha
infatti una perfetta corrispondenza organolettica
con le caratteristiche del Grana Dop prodotto con
il latte di controllo (base silomais e farina di mais).
La nostra zootecnia non può comunque prescindere dal mais, sia come foraggio integrale, sia
come granella o pastoni. Per questo la ricerca e la
selezione di ibridi sempre più performanti e adattabili alle future condizioni climatiche è stata una
delle attività principali di Agroscenari. Ne sono
scaturite informazioni interessanti circa gli effetti
negativi della restrizione idrica sulla resa e soprattutto sul valore nutritivo del silo-mais, ma si sono
anche ottenuti risultati sulla selezione di ibridi
resistenti alla carenza idrica, molto migliori di
quelli oggi utilizzati. Le ricerche hanno riguardato
anche l’uso di razioni a base di orzo per suinetti
e suini all’ingrasso destinati alla produzione di salumi Dop, simulando l’ipotesi di restrizione della
disponibilità di acqua per l’irrigazione estiva del
mais. Nella pianura Padana il mais, sotto forma di
farina o di pastone umido, è la base energetica della dieta dei suini e i disciplinari dei prosciutti Dop
di Parma e San Daniele ne consentono l’utilizzo
fino al 55% della sostanza secca della razione. Nelle prove, l’orzo si è dimostrato un ottimo sostituto
del mais, senza ripercussioni sull’ingrasso. I rilievi
analitici e di degustazione hanno dimostrato una
migliore qualità per i prodotti ottenuti con l’orzo
rispetto al mais soprattutto riguardo alla qualità
del grasso, più bianco e meno untuoso: caratteristiche molto apprezzate dal consumatore. L’orzo
quindi, anche nella dieta per i suini, può essere
una valida alternativa al mais.
te definite in termini quantitativi le strategie di
gestione (scelta della combinazione cultivar-portainnesto e/o strategia di irrigazione) per garantire
la sostenibilità delle attuali produzioni di pesco in
vista di una riduzione di acqua per l’irrigazione.
Lo scenario climatico 2021-2050 implica in effetti un aumento, sia pure non drammatico, del
fabbisogno idrico del pesco dovuto all’aumento
della siccità nel periodo estivo e all’allungamento del periodo di post-raccolta (vedi grafico 2).
L’anticipo della fase di pre-raccolta conseguente al
regime termico previsto, porterebbe invece a una
diminuzione del fabbisogno idrico in questa fase,
a causa dello spostamento delle fasi fenologiche in
un periodo più piovoso.
È stata quindi valutata la possibilità di ridurre i consumi idrici del pesco: una riduzione del
20% determinerebbe una produzione ottimale
in Springred innestata su GF677 e su PSA5 in
gran parte della pianura romagnola. L’utilizzo del
portinnesto GF677 porterebbe a una produzione
ottimale anche con una riduzione dei fabbisogni
irrigui del 30% in diverse zone dell’area.
La scelta del portainnesto Ishtara è risultata invece
non conveniente.
I materiali prodotti da Agroscenari saranno sul sito
agroscenari.it.
Si ringraziano i numerosi collaboratori dei gruppi
di ricerca coordinati dagli autori.
Grafico 1 a sinistra
Progetto Agroscenari:
confronto tra livelli
di digeribilità
della fibra (NDF)
in diverse varietà
di triticale
Fonte: UniCattolica
Grafico 2 a destra
Progetto Agroscenari:
confronto tra
fabbisogni idrici
del pesco in Romagna
nel clima di
riferimento 1961-90
e in quello futuro
2021-2050
Fonte: Cnr-Isafom
Campi allagati
dall’esondazione
del fiume Reno
Un’altra indagine svolta su pesco dal Cnr-Isafom
in Romagna ha fornito preziose indicazioni sugli
effetti combinati delle variazioni di temperatura,
precipitazioni e sviluppo fenologico di diverse
combinazioni cultivar-portainnesto. Sono staNOVEMBRE 2014
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Righi Meridiana
Frutticoltura: l’indagine Cnr-Isafom
nell’areale romagnolo
57
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Ricerca e sperimentazione
UNA RISORSA PER IL TERRITORIO
Pianura e montagna: cultivar
di qualità per la patata
PIER PAOLO
PASOTTI,
MILENA
PELLICONI,
LORENA
CASTELLARI
Astra
Innovazione
e Sviluppo
Faenza (Ra)
In alto, campo
sperimentale nelle
prime fasi
di sviluppo a Castel
D’Aiano.
A destra, campioni
di patata
in esposizione dai
campi sperimentali
di patata
in pianura
58
058-060Agr_11.indd 58
N
el corso del 2013, in Italia, la patata
comune ha interessato una superficie di oltre 37.400 ettari, per un raccolto di circa 1.034.100 tonnellate.
Rispetto agli scorsi anni la distribuzione della
coltura non ha subito sostanziali mutamenti e
le principali aree di coltivazione si sono concentrate prevalentemente in Emilia-Romagna –
per estensioni e produzione la regione più rappresentativa a livello nazionale – Toscana, dove
la patata ha interessato una superficie di oltre
5.200 ha, Abruzzo (circa 4.580 ha), Campania
(circa 4.269 ha) e Calabria (poco più di 3.700
ha complessivi). Investimenti significativi sono
tuttavia presenti anche in Veneto e Sicilia, aree
che hanno concentrato sul proprio territorio
oltre 2.000 ha.
In Emilia-Romagna – nonostante una sensibile contrazione delle superfici (-7,5% rispetto
al dato 2012) – questa solanacea rappresenta,
per tradizione, una delle risorse più importanti per l’economia agricola territoriale, grazie a
dinamiche commerciali funzionali e finalizzate
all’innovazione di processo e di prodotto, a una
filiera storicamente ben strutturata ed efficiente
e a un prodotto che, per presentazione, qualità
gustative e proprietà nutrizionali, gode di una
consolidata considerazione sia sui mercati nazionali che esteri.
Astra
Astra
Nonostante la contrazione delle superfici, è una coltura
portante per l’Emilia-Romagna. Individuate le varietà di
maggior standard produttivo e sanitario
Bologna principale
polo produttivo
La provincia di Bologna si è confermata ancora
una volta il principale polo produttivo, con oltre 2.400 ettari investiti, una produzione superiore alle 76.400 tonnellate e una resa per ettaro
di poco inferiore ai 320 quintali. Investimenti
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Patate di pianura...
A) Varietà a buccia gialla
Gisele: proveniente dai progetti di miglioramento genetico della patata, attivi dal 1983 e finanziati dalla Regione Emilia-Romagna. È caratterizzata da ottima precocità. I tuberi sono ovali,
ben lavabili e piuttosto uniformi; la pasta è di
colore giallo chiaro. Rese produttive quest’anno
leggermente inferiori alle medie di campo. Sostanza secca (Ss) 17%. Indicata per preparazioni
di tipo AB.
Bafana: cultivar medio-tardiva che ha presentato tuberi di forma ovale/ovale lunga, con pasta
bianca o crema. Ottime le potenzialità produttive. A livello culinario si presta alla preparazione
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Astra
Astra
sempre più consolidati sono
presenti anche a Ferrara (1.211
ha) e Ravenna (945 ha), aree
produttive in cui la patata si sta
progressivamente imponendo
come affidabile alternativa alla
barbabietola da zucchero (dati
Istat 2013 provvisori).
Nel 2014 il Crpv di Cesena
ha coordinato, all’interno dei
programmi di sperimentazione
finanziati dalla Regione EmiliaRomagna e in collaborazione
con le associazioni regionali dei
produttori Assopa e Appe, tre
prove di confronto varietale.
L’attività, svolta sotto, l’egida
tecnico-organizzativa di Astra
Innnovazione e Sviluppo-Unità
operativa “M. Neri” di Imola, è
stata realizzata presso l’azienda Pirazzini Romolo
a Castel San Pietro e presso l’azienda Franzaroli
Federico, a Castel D’Aiano, entrambe in provincia di Bologna.
Gli obiettivi che l’attività si proponeva erano:
determinazione di nuove cultivar indicate per
produzioni precoci in ambienti di pianura;
individuazione di varietà idonee, per rendimento produttivo, qualitativo e sanitario, alla
coltivazione nei territori di montagna dell’Appennino bolognese;
acquisizione di elementi conoscitivi finalizzati
alla caratterizzazione varietale in funzione della
destinazione di mercato e dell’impiego culinario.
Di seguito riportiamo un breve profilo delle varietà che sono maggiormente distinte a livello
agronomico e produttivo con alcune “indicazioni” sul loro impiego culinario.
di sticks e, più in generale, viene catalogata come
tipo BC. Ss 22,8%.
El Mundo: per la prima volta in sperimentazione,
si è segnalata per il ciclo medio-tardivo e l’elevato rendimento produttivo. I tuberi, ovali lunghi,
hanno evidenziato valide caratteristiche di regolarità, con polpa di colore bianco panna/giallo chiaro. 19,9% il tenore della Ss. A livello culinario fa
riferimento alla categoria di consumo AB.
Luciana: tipica varietà da mercato fresco, di costante ed elevato rendimento produttivo e ciclo
medio; i tuberi sono uniformi, ovali, ben lavabili
e con pasta piuttosto soda e compatta di colore
giallo chiaro. 18,9% il valore della Ss. Viene consigliata per preparazioni di tipo AB.
Barbara: al primo anno di osservazione ha evidenziato note positive. Ha presentato ciclo medio e potenzialità produttive ben al di sopra delle
medie di campo. I tuberi sono ovali e regolari,
con pasta di colore giallo. Ss 20,2%. Adatta a tutti gli usi culinari (tipo B).
Gioconda: patata fertile e di ciclo medio precoce. È caratterizzata da tuberi ovali e uniformi con
polpa di colore giallo chiaro. Ss 18,3%. Indicata
per preparazioni di tipo AB.
Bridget: si è confermata cultivar interessante per
rese produttive e caratteristiche dei tuberi, ovali,
regolari e a pasta bianca. Medio il ciclo produttivo; 22,9% la Ss. Inserita nella tipologia di consumo BC; è ideale anche per la preparazione di
gnocchi e puree.
Arizona: varietà per consumo fresco (Ss 17,2%);
ha evidenziato pianta di ciclo medio-precoce,
con fertilità elevata e costante. I tuberi, ovali e
uniformi hanno presentato buccia ben lavabile e
Sopra a sinistra,
Giselle, cultivar
proveniente
dai progetti
di miglioramento
genetico finanziati
dalla Regione
Emilia-Romagna
Sopra a destra,
Flair, varietà
che si è segnalata
per l’elevato
potenziale
produttivo
59
18/11/14 08.03
Ricerca e sperimentazione
UNA RISORSA PER IL TERRITORIO
PER OGNI RICETTA
LA VARIETÀ GIUSTA
In funzione delle loro caratteristiche le patate possono essere
infatti suddivise in tre principali gruppi di consumo:
t""#BOOPWFSBWBSJFUËDBSBUUFSJ[[BUFEBQPMQBTPEBVNJda e di tessitura fine, consigliate per arrosti, insalate, stufati e
cotture al forno;
t#DPNQSFOEFDVMUJWBSJEPOFFQFSUVUUJHMJVTJDPODBSBUUFSJTUJDIFJOUFSNFEJFJOUFSNJOJEJDPOTJTUFO[BVNJEJUËFTUSVUUVSB
t$GBOOPSJGFSJNFOUPBRVFTUBDBUFHPSJBUVCFSJJOEJDBUJQFSMB
preparazione di fritti, con sostanza secca % piuttosto elevata,
FRVFMMJBiTUSVUUVSBwGBSJOPTBDPOQPMQBBTDJVUUBFUFOFSBJEFali per gnocchi, purè e dolci.
Laura, varietà
a buccia rossa che
ha evidenziato
buona adattabilità
alla coltivazione
negli ambienti
di montagna
60
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Astra
polpa di colore giallo chiaro. A livello culinario
viene inserita in fascia B (per tutti gli usi).
Volare: cultivar di ciclo medio che ha fornito buon
rendimento produttivo. I tuberi, di forma ovalesferica, sono risultati regolari, con buccia ben lavabile e pasta di colore bianco. Indicata per consumo
fresco e per preparazioni di tipo B-AB. Ss 18,4%.
Flair: si è segnalata per fertilità e ciclo piuttosto
precoce. I tuberi, ovali, più regolari per forma che
per pezzatura, hanno presentato buccia ben lavabile e polpa di colore giallo chiaro/bianco panna.
Elevato il tenore in Ss: 22,2%. Viene consigliata
per preparazioni di tipo BC.
Erika: produttiva e di ciclo medio precoce.
I tuberi, di forma ovale lunga, hanno evidenziato buone caratteristiche di regolarità, con buccia
ben lavabile e pasta di colore giallo/giallo chiaro.
Ss 19%. Per quanto riguarda l’impiego culinario
necessita di ulteriori verifiche sperimentali anche
se sembra indicata per preparazioni di tipo AB.
Michelle: cultivar di ciclo medio, medio-tardivo
di valido potenziale produttivo. Ha presentato
tuberi di forma ovale, regolari e con polpa di colore giallo. 20,7% il tenore in Ss. Viene inserita
nella categoria culinaria di tipo B.
B) Varietà a buccia rossa
Tiamo: per consumo fresco, caratterizzata da
ciclo medio e potenziale produttivo affidabile. I
tuberi, ovali e regolari hanno evidenziato polpa
di colore giallo. Tenore in Ss 17,9%. Si presta a
preparazioni di tipo B.
... e quelle di montagna
A partire dal 2011 l’attività svolta nelle aree di
coltivazione dell’Appennino bolognese, a Castel
D’Aiano, ha portato alla valutazione di alcune
varietà a pasta bianca e gialla in possesso di resistenza o tolleranza ai nematodi cisticoli del genere
Heterodera. In seguito agli interventi agronomici
e alle misure preventive messe in atto dal Servizio
fitosanitario regionale, il problema dei nematodi sembra attualmente rientrato o, quantomeno,
sotto controllo.
Gli incoraggianti risultati ottenuti e le numerose
iniziative di divulgazione promosse dal Crpv di
Cesena ha portato alla richiesta sempre più pressante, da parte di produttori agricoli, amministrazioni locali, ristoranti e centri di formazione
professionale, di materiali che, pur conservando
la qualità e il gusto tipico della patata di montagna, fossero più produttivi e commercialmente
competitivi.
Nel corso 2014 tra le cultivar a buccia gialla e pasta bianca si sono segnalate in particolare Bridget,
precoce e caratterizzata da polpa piuttosto farinosa, idonea per la preparazione di puree e gnocchi
(tipo BC); Sifra, ovale-sferica, di ciclo medio ed
utilizzabile per piatti che richiedono buona integrità dei tuberi (tipo AB); Flair, dotata di buona
precocità, con tuberi tondo-ovali (tipo BC); Daifla, mediamente precoce e capace di tuberi ovali,
con polpa che mantiene piuttosto bene la struttura dopo cottura (tipo BC).
Tra i materiali a buccia rossa e pasta gialla una
citazione per Kuroda, medio-tardiva, rustica e
produttiva, capace di tuberi ovali con elevato tenore in Ss (tipo BC); Laura, fertile e mediamente
precoce, con tuberi ovali estremamente versatili a
livello culinario (tipo BC); Camel caratterizzata
da buona adattabilità ambientale e ciclo medio,
con tuberi di forma ovale e con polpa indicata
per preparazioni di tipo B.
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Ricerca e sperimentazione
DipSA/Unibo
FERTILIZZAZIONE
Il compost di qualità,
un’alternativa per il pesco
D
opo 14 anni di sperimentazione, si
chiude quest’anno un’attività di ricerca iniziata nell’agosto 2001 presso l’azienda sperimentale Marani di
Ravenna, finanziata in larga parte dalla Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di valutare
l’impiego di compost di qualità nella gestione
della fertilizzazione del pesco.
Alla base della sperimentazione vi sono due
aspetti da considerare: il primo è dettato dalla
necessità di ripristinare i livelli di sostanza organica (s.o.) nel terreno, che in alcune aree del
territorio regionale a vocazione frutticola è diminuita fino a valori prossimi all’1%, a seguito
dell’abbandono degli allevamenti zootecnici e
della specializzazione colturale. C’è poi l’esigenza di recuperare i prodotti di scarto attraverso la produzione di compost e concimi organici
(fanghi e digestati) per conseguire vantaggi ambientali (sequestro di carbonio) e sociali (riduzione dei costi di smaltimento).
La fertilità del terreno dipende dalla concentrazione di s.o. che svolge una triplice azione benefica, di ordine fisico, chimico e biologico. Infatti migliora la struttura e la porosità del terreno
grazie alla maggiore formazione di aggregati ad
elevata stabilità; fornisce tutti gli elementi della
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fertilità in forma assimilabile attraverso la sua
mineralizzazione; esplica proprietà chelanti di
molti gruppi funzionali (carbossilici, carbonilici, ammidici), aumentando la solubilizzazione
dei microelementi.
Il ruolo della sostanza organica
La decomposizione della s.o. contribuisce inoltre
ad abbassare il pH, circostanza particolarmente
utile nei terreni sub-alcalini e alcalini, e determina un aumento della capacità di scambio cationico, grazie all’aumento dei siti con cariche negative in grado di assorbire i cationi. La presenza
di s.o. nel terreno, infine, permette lo sviluppo
equilibrato della microflora e microfauna, essenziali per la degradazione dei composti organici.
Contribuisce ad un precoce e maggiore sviluppo
delle radici, con conseguente incremento della
densità radicale e miglioramento dell’efficienza
di assorbimento dei nutrienti.
L’attività sperimentale è iniziata con la messa
a dimora di un pescheto ad hoc della nettarina
Stark Red Gold, innestata su GF677 con sesto di metri 5 per 3,8 (526 piante/ettaro). Fin
dall’impianto sono stati applicati diversi regimi
di fertilizzazione che hanno previsto, a fianco
ELENA BALDI,
GIOVAMBATTISTA
SORRENTI,
MAURIZIO
QUARTIERI,
MORENO TOSELLI,
DipSA – Università
di Bologna
ANGELO INNOCENTI
Azienda
Sperimentale
“M. Marani”,
Ravenna
La determinazione
della biomassa
fogliare ha visto
l’impiego di reti per
la raccolta delle foglie
senescenti.
61
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Ricerca e sperimentazione
FERTILIZZAZIONE
EFFETTO DEL FERTILIZZANTE SULLA PRODUZIONE 2014
E SU QUELLA CUMULATA 2004-2014 (KG/PIANTA)
Trattamento
Produzione 2014
Produzione cumulata 2004-2014
Controllo
45,3 b
479 b
Minerale
54,3 a
506 ab
Compost 5 t/ha
56,7 a
502 ab
Compost 10 t/ha
58,5 a
553 a
**
*
Significatività
* ** = effetto significativo per P = 0.05; P = 0.01, rispettivamente.
Lettere uguali indicano valori non statisticamente diversi (P = 0.05)
Effetto della dose
di compost sulla
biomassa dei frutti
alla raccolta, del
legno di potatura e
delle foglie abscisse
62
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del controllo non concimato e della fertilizzazione tradizionale con urea applicata secondo
i disciplinari di produzione integrata della Regione Emilia-Romagna, anche letame bovino
(5 t/ha/anno) e ammendante compostato misto
(compost) di qualità rispettivamente alle dosi di
5 e 10 t/ha/anno, frazionato in maggio (60%)
e settembre (40%). Il compost è stato ottenuto
attraverso la decomposizione aerobica di materiale organico proveniente dai residui solidi urbani delle utenze domestiche (50%), miscelato
con legno di potatura (50%) e stabilizzato per
tre mesi.
I risultati hanno mostrato che la gestione della concimazione con 10 t/ha di ammendante
compostato misto, applicato annualmente, ha
permesso di aumentare la concentrazione della
s.o. da valori di 1,7% (2001) fino a oltre il 5%,
senza innalzare la concentrazione di azoto (N)
nitrico che si è mantenuta, durante tutto il corso della prova, tra 5 e 20 mg/kg, valori ritenuti
ottimali per lo sviluppo del pesco (Tagliavini et
al., 1996). L’utilizzo di compost alla dose di 10
t/ha ha permesso di aumentare la produzione
annua e la produzione cumulata dal 2004 al
2014 (tabella a fianco). Contestualmente, anche lo sviluppo dell’albero (legno di potatura,
biomassa delle foglie abscisse) è aumentato proporzionalmente alla dose di compost impiegata,
vedi grafico sotto (Baldi et al., 2014).
Studi condotti con la tecnica del minirizotrone e del carotaggio hanno evidenziato come la
concimazione con compost alla dose di 10 t/ha/
anno sia stata in grado di aumentare il numero
di apici e la vitalità radicale, che è arrivata fino
150 giorni rispetto ai 50 con la concimazione
minerale. L’applicazione di compost di qualità
ha, inoltre, permesso di modificare la ritenzione
idrica parziale, che è passata dal 28% al 32%.
La prova terminerà quest’anno con l’estirpazione di alcuni alberi per valutare la biomassa
totale delle piante e la sua distribuzione nei
vari organi (radici, scheletro, chioma, frutti).
Contemporaneamente si procederà al campionamento del terreno per valutare l’effetto della
fertilizzazione sulla quantità e qualità della s.o.
e del carbonio apportati al terreno al termine
della durata economica del pescheto.
Migliorato lo stato del suolo
In definitiva dalla sperimentazione è emerso
come l’applicazione costante di compost abbia
determinato un miglioramento delle condizioni
chimiche del suolo considerando il contenuto
di sostanza organica, N totale e biomassa microbica. Si conferma quindi come il compost di
qualità possa essere considerato un fertilizzante
a lento rilascio caratterizzato da un basso costo
di produzione e in grado di esercitare un’azione ammendante e biostimolante sulla biomassa
microbica nel terreno.
Applicato con regolarità ai frutteti, consente
di mantenere una costante disponibilità di N
minerale e degli altri nutrienti utili alle piante,
riducendo i rischi di lisciviazione. Dopo il periodo di sperimentazione, l’applicazione annuale di 10 t/ha ha permesso di raggiungere performance vegeto-produttive simili o superiori alla
concimazione tradizionale. In virtù dei risultati
ottenuti, sembra pertanto ipotizzabile un aumento della dose di compost sopra indicata,
con effetti benefici sia sulla s.o., sia sul sequestro
del carbonio nel terreno. È bene ricordare che
affinché il compost possa esercitare appieno le
sue funzioni benefiche, esso andrebbe interrato
subito dopo la distribuzione.
NOVEMBRE 2014
18/11/14 08.03
Ricerca e sperimentazione
Crpa
FONTI RINNOVABILI
Biogas da liquami suinicoli,
i vantaggi della codigestione
Impianto di digestione
anaerobica dell’azienda
Stassano a Peccioli (Pi)
La valorizzazione degli effluenti aziendali e dei sottoprodotti
agro-industriali del territorio può essere massimizzata
mediante il recupero dell’energia termica
L
a produzione di energia elettrica attraverso la conversione di biomasse di
origine agricola e/o zootecnica in biogas ha raggiunto in Italia livelli molto
interessanti. Analizzando gli ultimi dati resi disponibili da Terna, società che gestisce la rete
di distribuzione nazionale, la produzione lorda
complessiva di energia elettrica da fonti rinnovabili nel 2013 è risultata pari a 112.008 GWh,
il 5,1% della quale (5.716 GWh, +87% rispetto al 2012) imputabile alla digestione anaerobica da deiezioni animali e da attività agricole
e forestali.
Sempre Terna ha reso disponibili i dati relativi
al numero di impianti e alla potenza elettrica
complessivamente installata a fine 2013 (vedi
tabella 1 a pag. 64): considerando il solo settore
agricolo, alla fine dello scorso anno risultavano
NOVEMBRE 2014
063-065Agr_11.indd 63
costruiti 1.299 impianti, per una potenza efficiente di 945,7 MW. A fronte di una crescita
generale della potenza elettrica del settore delle
rinnovabili nel 2013 del 5,9%, anche il biogas
di origine agricola (da deiezioni animali e da attività agricole e forestali) è aumentato del 5,8%
(da 893,5 a 945,7 MW). Guardando però i dati
in dettaglio emerge che il biogas da deiezioni
animali ha visto una crescita della potenza elettrica installata di 2,5 volte superiore a quella
da attività agricole e forestali (+11,5% contro
+4,5%) e nel complesso rappresenta il 20,4%
della potenza elettrica installata. Tuttavia, tale
produzione di biogas da effluenti zootecnici si
ritiene essere sottostimata a causa dell’elevata
quota di deiezioni animali attualmente codigerite anche negli impianti da attività agricole e
forestali.
CLAUDIO FABBRI,
MIRCO GARUTI
CRPA Spa,
Reggio Emilia
63
18/11/14 08.05
Ricerca e sperimentazione
FONTI RINNOVABILI
TAB. 1 – ITALIA: NUMERO E POTENZA ELETTRICA EFFICIENTE
DI IMPIANTI ALIMENTATI A BIOGAS
TAB. 2 – PRODUCIBILITÀ MEDIA DI METANO
DEGLI EFFLUENTI SUINICOLI SU 18 CAMPIONI
Unità di
misura
Valore e deviazione
standard
[%]
3,9 ± 1,8
[% ST]
60,5 ± 11
298 ± 70
+11,5%
[m3
CH4/
tSV]
753,2
+4,5%
[m3
CH4/t]
8,2 ± 4,6
945,7
+5,8%
[%]
68 ± 4
Tipologia
Impianti (n°)
Potenza efficiente lorda
(MWel)
Biogas totale
1471
1611
1342,7
1388,4
+3,4%
da rifiuti
325
346
410,4
401,8
-2,1%
da fanghi
55
68
38,7
40,8
+5,4%
da deiezioni animali
313
379
172,6
192,5
da attività agricole e forestali
855
920
720,9
Totale biogas agricolo
1168
1299
893,5
Parametro
Fonte: Terna 2014
Contenuto di sostanza
secca (ST)
Contenuto di sostanza
organica (SV)
Potenziale metanigeno
Percentuale di metano
nel biogas
Fonte: Banca dati Crpa
Crpa
Il potenziale metanigeno
delle deiezioni animali
64
063-065Agr_11.indd 64
Sotto il profilo della producibilità di biogas è
ampiamente dimostrato che gli effluenti suinicoli hanno un’elevata qualità in quanto molto
ricchi di matrici a base di carboidrati facilmente
degradabili, proteine e lipidi. Tali effluenti, infatti, derivano da regimi alimentari di animali
monogastrici tipicamente poveri in fibra e ricchi
in elementi ad alta e rapida degradabilità. Proprio per tale ragione, però, gli effluenti suinicoli
sono caratterizzati da una notevole instabilità,
che conduce a perdite di potenziale metanigeno nelle strutture di collettamento. Per questo
motivo la massima efficienza di digestione la si
ottiene con le tecniche di rimozione rapida e
frequente dai ricoveri: l’uso di vacuum system e
raschiatore sono i metodi migliori.
Oltre al tema della freschezza occorre anche
mettere in luce il rischio dell’eccessiva diluizione in cui si incorre quando si opera con tali
effluenti: ampie superfici di allevamento, corsie
di defecazione esterne, perdite di abbeveratoi,
lavaggio periodico delle pavimentazioni sono le
cause principali. In definitiva, i liquami suinicoli hanno elevati potenziali metanigeni espressi sull’unità di materia organica presente, ma
bassi se rapportati all’unità di volume in quanto nella maggior parte dei casi diluiti da acqua
(vedi tabella 2 sopra). Tale aspetto rende in genere questi effluenti difficilmente trasportabili
in impianti interaziendali a costi energetici ed
economici sostenibili e necessita di un’attenta
progettazione dei digestori per garantire il giusto tempo di ritenzione idraulica, il bilancio
energetico per il riscaldamento e l’eventuale codigestione.
Una delle tecniche maggiormente utilizzate per
la produzione di biogas da liquami suinicoli
NOVEMBRE 2014
18/11/14 08.05
Crpa
consiste negli impianti in codigestione bistadio, in cui il primo
digestore viene caricato con le
biomasse di integrazione e la quota di liquame minima indispensabile per garantire miscelabilità
e pompabilità, mentre il reattore
secondario riceve il digestato parzialmente degradato del primario
e la restante quota di liquame. In
tal modo si garantisce un tempo di
ritenzione dei solidi (Srt) maggiore
del tempo di ritenzione idraulica
(Hrt), assicurando la corretta utilizzazione delle biomasse dedicate.
Esempio di impianto
di tipo bistadio
L’azienda agricola Stassano Alessandro, situata
a Peccioli, in provincia di Pisa, ha come attività
economica principale l’allevamento suinicolo
(400 scrofe in ciclo semichiuso e circa 8 mila
capi grassi all’anno), al quale vengono affiancate le coltivazioni agricole e di mangimi.
L’impianto di biogas (250 kWel e 282 kWt) è
integrato nelle attività aziendali e nel territorio circostante, in quanto per la produzione di
metano vengono utilizzati, oltre agli effluenti
zootecnici e alle biomasse autoprodotte, anche
sottoprodotti agro-industriali di provenienza
extra-aziendale. La realizzazione dell’impianto si colloca all’interno del “Progetto biomasse” (www.progettobiomasse.it), coordinato
dall’Ente nazionale per la meccanizzazione
agricola (www.enama.it) su incarico del Ministero delle Politiche agricole e forestali.
L’impianto di digestione anaerobica è costituito principalmente da un digestore primario
orizzontale in acciaio con un volume utile pari
a 250 m3 di “materia prima” miscelata da un
agitatore ad aspo che lo percorre in tutta la sua
lunghezza, un digestore secondario verticale
in acciaio a pianta circolare di circa 1.400 m3
(tipo Cstr, Completely stirred tank reactor) e un
separatore solido/liquido. Il carico delle biomasse solide avviene direttamente nel digestore
primario, che viene gestito in idrolisi acida. Il
liquame suino, invece, è caricato direttamente
nel digestore secondario, oppure in testa all’impianto qualora fosse necessario.
L’alimentazione dell’impianto è composta per
circa il 78% del peso da effluenti zootecnici
(76,5% liquami suini e 1,3% pollina), per il
16% da sottoprodotti agro-industriali e per il
NOVEMBRE 2014
063-065Agr_11.indd 65
restante 6% da colture energetiche (insilati di
cereali autunno-vernini e leguminose). La potenza elettrica media prodotta negli ultimi 12
mesi è stata di a 235 kW (ovvero 8.234 ore a
pieno carico su base annuale), con un autoconsumo di circa il 12% della produzione. Il biogas
prodotto con l’utilizzo degli effluenti suinicoli
è stata calcolato pari a circa il 12% della produzione totale (30 kW equivalenti).
Quanto si risparmia
sui costi di riscaldamento
Contabilizzatore
dell’energia
termica valorizzata
nell’allevamento
suinicolo Stassano
Nella pagina
a fianco,
scambiatore
di calore a piastre
per il recupero
termico presso
l’allevamento
suinicolo Stassano
L’azienda ha installato anche una rete di teleriscaldamento, lungo circa 300 metri, per soddisfare parte del fabbisogno delle 8 sale parto
(96 posti) e delle 21 sale svezzamento da 7 a 30
kg (circa 5 mila m3 di superficie in totale). Nel
corso dell’ultima annualità termica l’azienda ha
risparmiato circa 17-20 mila litri di gasolio, valorizzando al contempo 347 MWh termici netti,
equivalenti a 35 mila litri circa. La differenza rispetto al risparmio di gasolio effettivo è dovuta al
fatto che la disponibilità gratuita di energia termica proveniente dal cogeneratore ha permesso
di ventilare e riscaldare con più intensità l’allevamento, garantendo un maggiore benessere agli
operatori ma soprattutto ai capi allevati.
Molto spesso, dunque, la quantità e la qualità degli effluenti zootecnici rende difficoltosa
la costruzione di un impianto di biogas a soli
effluenti suinicoli e/o il loro utilizzo in altri impianti. Questa esperienza rappresenta un ottimo esempio di come la codigestione consenta
l’utilizzo degli effluenti aziendali in digestione
anaerobica, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale dell’azienda, oltre che produrre
energia rinnovabile.
65
18/11/14 08.05
Novità dalla ricerca
A cura di MARIA TERESA SALOMONI, Proambiente, Tecnopolo Cnr, Bologna e NICOLA DI VIRGILIO, Ibimet - Cnr, Bologna
MAIS ARANCIONE CON PROVITAMINA “A”
PER SFAMARE I PAESI POVERI
Una serie di geni che possono essere utilizzati per aumentare
naturalmente il contenuto di provitamina A nei chicchi di mais è
stato identificato dai ricercatori della Purdue University. La provitamina A e i carotenoidi sono precursori della vitamina A, che
gioca un ruolo fondamentale nel benessere degli occhi, nel sistema immunitario e nella sintesi di alcuni ormoni. La deficienza
di vitamina A è un problema molto forte nei bambini dell’Africa
sub-sahariana. Ed anche in Europa e Usa negli anziani. I ricercatori hanno individuato una variabilità genetica nel mais che si
può sfruttare nei programmi di miglioramento genetico classici
per produrre chicchi colorati con alta presenza di carotenoidi.
Questa scoperta potrebbe aiutare a combattere la carenza di
vitamina A nei Paesi in via di sviluppo e anche la degenerazione maculare negli anziani nelle popolazioni occidentali.
Titolo originale: A Foundation for Provitamin A Biofortification of
Maize: Genome-Wide Association and Genomic Prediction Models of Carotenoid Levels
Autori: B. F. Owens et al.
Fonte: Genetics, 2014
BATTERI DEL SUOLO PER STIMOLARE
L’AUMENTO DI BIOFERTILIZZANTI
Ricercatori dell’Istituto Basco di ricerca in agricoltura stanno lavorando per identificare i batteri presenti nel suolo capaci di
aumentare la biodisponibilità dei nutrimenti per le piante. Lo
scopo è di creare una banca di ceppi da utilizzare per la formulazione di biofertilizzanti. Molti batteri del suolo hanno un effetto
stimolante nell’asporto dei minerali da parte delle piante, nella
produzione di fitormoni che stimolano lo sviluppo delle radici e
anche nel controllo di altri microorganismi patogeni. Obiettivo
dello studio è di fare da complemento, o anche sostituire i fertilizzanti chimici tradizionali, con benefici economici e ambientali. I batteri sono estratti dal suolo, selezionati e riprodotti in vitro,
e testati su lattuga, per ora con ottimi risultati.
Titolo originale: Potential of autochthonous bacteria for use as
biofertilizers
Autore: Elhuyar Fundazioa
Fonte: www.sciencedaily.com, retrieved 10 October 2014
UN SISTEMA AUTOMATICO VALUTA
LA CRESCITA DELLE RADICI
Fotolia
Valutare lo sviluppo delle radici è molto importante per capire come incrementare la produttività delle colture. Di solito si
riesce a studiare solo le prime fasi dello sviluppo in laboratorio,
facendo crescere le piantine dentro dei particolari contenitori,
mentre seguire lo sviluppo delle radici in campo si rivela ancora
difficile e spesso sono utilizzati metodi molto soggettivi. È stato messo a punto un sistema automatico di analisi di immagini
digitali molto affidabile da applicare a queste tipologie di misure. La pianta in campo, dopo essere stata sradicata e lavata
dalla terra residua, viene fotografata e il software è in grado
di analizzare la foto e calcolare in maniera automatica circa
30 parametri descrittivi dello sviluppo delle radici: il diametro,
la densità, il numero delle ramificazioni primarie o il loro angolo
di inserzione. Questo sistema offre la capacità di analizzare un
grande numero di piante in breve tempo e fornire indicazioni
su come agire sullo sviluppo radicale al fine di incrementare la
produttività delle piante.
Titolo originale: Image-Based High-Throughput Field Phenotyping of Crop Roots
Autore: A. Bucksch et al.
Fonte: Plant Physiology, 2014
L’AGGIUNTA DI COMPOST MIGLIORA
LE RESE DEL RISO IN TERRENI SALINI
Il riso è tra le principali colture utilizzate per sfamare una grandissima parte della popolazione mondiale. La crescente pressione
demografica potrebbe indurre a spingere la sua coltivazione
anche in terreni poco adatti. In un esperimento condotto in vaso, un team di ricercatori pachistano ha scoperto che l’aggiunta di compost ridurrebbe l’effetto negativo del terreno salino
sullo sviluppo delle piantine. Ulteriori studi sono necessari per
definire il mix ottimale di compost, in ogni caso questo lavoro
dà una speranza a molti agricoltori poveri, poichè il compost
può essere prodotto localmente nelle aziende e da diversi scarti vegetali.
Titolo originale: Effects of Low Water Input on Rice Yield: Fe and
Mn Bioavailability in Soil
Autore: Jahan, M.S. et al.
Fonte: Pertanika Journal of Tropical Agricultural Sciences
IL BORO È FONDAMENTALE
PER LO SVILUPPO DELLE PIANTE
Anche se la carenza di boro è una delle più diffuse cause di
diminuzione delle rese dei raccolti, poco si sa circa i modi in cui
le piante utilizzano questo nutriente essenziale. Con una ricerca
pubblicata sulla rivista “The Plant Cell”, i ricercatori dell’Università del Missouri hanno scoperto che il boro svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella riproduzione delle piante di
mais. Attraverso una serie di esperimenti, che hanno coinvolto
scienziati di diverse discipline, la dottoressa Paula McSteen ha
scoperto che la carenza di boro determina una cessata crescita della pianta in quanto causa problematiche a livello meristematico. I meristemi sono i punti di crescita della pianta e ogni
organo si sviluppa da queste cellule staminali specializzate. Il
deficit di boro determina una disgregazione di questi meristemi
in seguito ad un’alterazione delle pectine presenti nelle cellule.
Comprendere come le piante coltivate utilizzano questo nutriente potrà aiutare a sviluppare strategie mirate per migliorare
la resa delle colture.
Titolo originale: Boron facilitates stem cell growth, development
in corn
Autore: University of Missouri-Columbia
Fonte: www.sciencedaily.com, retrieved 25 August 2014
NOVEMBRE 2014
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Biodiversità
VITICOLTURA
Una banca dati
per i vitigni autoctoni
Tecnici del Crpv al lavoro per realizzare un catalogo del
patrimonio viticolo dell’Emilia-Romagna. L’importanza della
conservazione della variabilità biologica
S
La diffusione delle varietà
in ambito regionale
Per fare un esempio di come molte cultivar siano
presenti in Emilia-Romagna sotto mentite spoglie, possiamo citare il Tocai friulano, da sempre
nell’elenco delle varietà coltivabili in regione, ma
che il censimento del 2010 attesta su una superficie inferiore ai cinque ettari. Viene da chiedersi
come mai fosse stata a suo tempo inserita negli
elenchi, visto che stando alle statistiche ufficiali
dell’Istat è praticamente inconsistente. I vecchi
scritti sui vitigni coltivati o consigliabili per la
messa a coltura in Emilia-Romagna ci parlano
di una varietà dal poetico nome di “Occhio
di gatto”, che tra dubbi e recenti approfondiNOVEMBRE 2014
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MARISA FONTANA
Crpv, Cesena
ILARIA FILIPPETTI,
CHIARA PASTORE
DipSA, Università
di Bologna
Crpv
pesso si sente parlare di quanto sia ricco
di varietà locali il panorama viticolo italiano. Ma siamo sicuri che, grazie ai sempre più numerosi e accurati studi ampelografici, ampelometrici e soprattutto genetici,
questa situazione non sia destinata ad essere
ridimensionata? La ricchezza varietale dell’Italia viticola è fuori discussione, ma è altrettanto
indubbia la necessità di mettere ordine tra le
varie sinonimie che nei secoli si sono venute
consolidando.
Grazie a un progetto coordinato dal Crpv, anche l’Emilia-Romagna sta cercando di mettere ordine tra i suoi vitigni, a cominciare dalle
collezioni ex situ riconosciute dalla Regione
(Determinazione n. 8396 del 21/06/2012), a
seguito delle candidature ricevute in risposta a
un bando pubblico (Determinazione n. 16199
del 13/12/2011). Le valutazioni sul patrimonio
viticolo locale sono sempre in divenire, poiché
ulteriori confronti consentono di trovare differenti punti di vista e nuove evidenze. Tra l’altro,
la metodologia per le valutazioni genetiche oggi
è giunta a una maggiore definizione ed è sempre più perseguibile il confronto tra banche dati
differenti, in attesa di una banca dati nazionale.
Grappolo
di Besgano Nero
menti si è poi scoperto essere Tocai friulano.
Altro esempio è il Bervedino, vitigno piacentino che con questa denominazione è citato nei
documenti solo a partire dagli anni ’60. Fino a
poco tempo fa non si avevano notizie in merito
alla sua origine e diffusione, ma recenti studi
molecolari hanno stabilito la sinonimia tra Bervedino, Vernaccia di San Gimignano (vitigno
toscano) e il vitigno ligure Piccabon. Secondo
alcuni autori, poi, ci sarebbe anche la sinonimia
con alcune accessioni identificate come Canaiolo Bianco (Torello Marinoni et al., 2009;
Storchi et al., 2011).
I vini di Vernaccia erano noti ed apprezzati sin dal Medio Evo e non è difficile credere
che materiale di moltiplicazione di questo vitigno venisse richiesto anche al di fuori dell’area
di produzione tipica di questo vino. Solo per
67
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Biodiversità
Sopra, grappolo
di Burghisana.
A destra, foglia
di Grillone
fare un esempio, la Vernaccia di Corniglia (Sp)
era apprezzata dal Boccaccio e in una novella
di Franco Sacchetti (1332-1400) si parla proprio dell’introduzione in Toscana di maglioli di
Vernaccia dalle Cinque Terre: «Messer Vieri de’
Bardi,… pensò trovare modo di far venire magliuoli da Portovenere della Vernaccia di Corniglia». Si può quindi ipotizzare che dalla Liguria
il vitigno sia giunto anche nel Piacentino, tanto
più che la cosiddetta “via del sale” collegava Piacenza a Genova, passando per la Valtrebbia già
in epoca tardo-romana e medievale.
La coltivazione della Vernaccia
nell’areale Piacentino
L’arrivo della Vernaccia nel Piacentino si perde
nella notte dei tempi e documenti anche molto
antichi ci raccontano della presenza del vitigno.
A questo punto è ragionevole pensare che il biotipo di Vernaccia arrivato sino a noi con il nome
di Bervedino sia il frutto di decenni di selezione
operata dagli agricoltori piacentini verso quei
soggetti (piante di vite) che si mostravano più
produttivi e meglio adattati al loro ambiente di
coltivazione. Ai fini della conservazione della
variabilità biologica, quindi, sarebbe interessante mantenere biotipi locali di una varietà nota
a livello nazionale per arrivare all’omologazione
di nuovi cloni adattati ai diversi areali e particolarmente utili nell’ottica del rinnovo dei vigneti.
La vera storia del Besgano Nero
Interessante anche il percorso da ovest verso
est e le variazioni nella denominazione del vitigno Besgano Nero. L’ampelografia universale
del Conte di Rovasenda (1877) riporta un ge68
067-068Agr_11.indd 68
nerico Besgano di Pavia e Piacenza,
probabile sinonimo di Grignolò, facendo riferimento ad Acerbi, che a
sua volta si riferisce a una delle «viti
della provincia milanese, descritte
dai traduttori e commentatori degli elementi del Mitterpacher», e in
particolare alla «vite Besgano di S.
Colombano pur essa detta Grignolò. Uva grossa e nera, migliore per
cibo che per bevanda». La descrizione corrisponde al Besgano che
è giunto sino a noi. Acerbi descrive
poi una Besegana tra le uve colorate della provincia di Cremona e un
Bersegano o Basgano tra le uve colorate dei colli dell’Oltrepò Pavese
e in entrambi i casi afferma che si tratta di uve
poco idonee a produrre vino, ma molto buone
come uve da mensa e da serbo.
A metà dell’Ottocento, il Besgano era arrivato
fino al Ferrarese, come ci attesta un volumetto
sullo stato dell’agricoltura ferrarese del 1845:
«Le qualità delle uve più in uso sono, per le uve
nere forti l’uva d’oro, il berzemino, e la lambrusca, per le nere dolci …la basgana». Sempre
nella prima metà dell’Ottocento, poi, si trovano attestazioni del Besgano in vari vocabolari
dialettali del tempo: il Foresti scrive che il piacentino Basgan potrebbe forse corrispondere
alla Colombana, il Peschieri cita un Besgàn tra
i termini dialettali parmensi che indicano delle
uve, ma non riesce a trovare un corrispondente
termine italiano; il milanese Cherubini riporta
il nome Besgàn o Besgànna e rimanda a «Grignolò, uva d’acino grosso e oblunghetto e di
grappolo per lo più spargolo. Ve n’ha di rossa
e di bianca. Fra noi è sempre detta Grignolò;
verso il Piacentino Besgàn o Besgànna». Nel dizionario etimologico italiano, infine, si legge di
uno «speciale vitigno storicamente coltivato in
area veneta ed emiliana, detto Besgano».
Le verifiche ampelografiche, ampelometriche
e genetiche sui vitigni presenti nella collezione
di Astra-Innovazione e sviluppo di Tebano di
Faenza (Ra) dimostrano che anche le accessioni denominate Burghisana e Grillone sono riconducibili al Besgano Nero. Queste accessioni
erano state reperite intorno al 1970 in aziende
della bassa Romagna – la prima a Santerno e la
seconda a Voltana – a testimonianza della diffusione del Besgano nero fino al Ravennate, pur
essendo uno dei vitigni che caratterizzò l’epopea della viticoltura da tavola italiana, iniziata
proprio nel Piacentino a fine Ottocento.
Crpv
Crpv
VITICOLTURA
NOVEMBRE 2014
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Pedologia
RICERCHE
Una guida racconta
le Terre del Delta del Po
L’ambiente, i vini e i paesaggi agrari del ferrarese. Studiate
le caratteristiche dei suoli, la gestione agronomica e le
produzioni tipiche, come il vitigno Fortana
I
l territorio ferrarese è così ricco di peculiarità ambientali, storiche, architettoniche
che, assieme al prezioso centro storico di
Ferrara, è stato inserito dall’Unesco nella
lista dei patrimoni mondiali.
Il riconoscimento dell’area “Ferrara Città del
Rinascimento e il Delta del Po” come sito Unesco ha le sue basi nelle radici storiche del territorio, con la sua ricchezza culturale e la strettissima interazione tra uomo e natura. Il Delta del
Po con gli ambienti umidi alternati ai boschi
igrofili e costieri, alle isole e agli scanni – i banchi di sabbia sommersi dal mare – costituisce la
più vasta zona umida d’Europa, caratterizzata
da un’elevata biodiversità. Grazie a tali valenze
gran parte del territorio deltizio rientra nel Parco interregionale del Delta del Po.
Vini e territorio
Un esempio volto a valorizzare i paesaggi e i loro
prodotti tipici è il progetto “Vini e Paesaggi”,
promosso da Parco del Delta del Po e Regione
Emilia-Romagna, finanziato dalla Provincia di
Ferrara nell’ambito della misura 313 del Piano
regionale di sviluppo rurale 2007-2013 e realizzato dalla cooperativa I.TER, in collaborazione
con Istituto Delta.
Il termine “Terre”, comprende tutti gli elementi (geologia, suoli, morfologia, clima, idrologia, vegetazione e fauna) che influenzano l’uso potenziale del territorio. Sono inclusi nella
definizione anche i risultati fisici delle attività
umane svolte in passato, come gli interventi di
bonifica. Nell’opuscolo-guida del progetto, cui
CARLA SCOTTI
I.TER Soc. Coop
Bologna
GLORIA
MINARELLI
Istituto Delta
NOVEMBRE 2014
069-071Agr_11.indd 69
I.TER-ETHNOS Mensa
I.TER-ETHNOS Mensa
Accanto, suolo
torboso tipico delle
bonifiche recenti.
La superficie
ha il colore scuro
della torba.
In profondità
i colori rivelano
la presenza
di una falda
d’acqua stagionale
oscillante che
condiziona
i movimenti
del ferro nel suolo.
A sinistra, suolo
sabbioso tipico:
l’orizzonte lavorato
è più scuro grazie
alle concimazioni
e presenta
ondulazioni
derivate dal
passaggio della
lama dell’aratro;
gli orizzonti chiari
sottostanti hanno i
colori dei sedimenti
sabbiosi.
69
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Pedologia
RICERCHE
La Carta delle Terre
del Delta ferrarese
è allegata una carta, sono descritte quattro
Terre, con le varie componenti storiche, naturali e architettoniche in relazione con le caratteristiche dei suoli, la loro gestione agronomica e le produzioni tipiche. Nella Carta sono
segnalati e posizionati i centri visita del Parco
del Delta del Po, le stazioni di pesca, le aziende produttrici e dell’ospitalità che aderiscono
alle politiche di sviluppo sostenibile, le imprese
del consorzio del vino Doc del Bosco Eliceo e
quelle della Strada dei vini e dei sapori che rientrano nel territorio afferente al Parco del Delta.
Per ciascuna Terra viene evidenziato anche il
consumo agricolo di suolo cioè la percentuale
di superficie agricola che è diminuita rispetto
alla superficie totale delle Terre. Infatti, confrontando le Carte dell’uso del suolo del 1976
con quelle del 2008 emerge la diminuzione di
terreno ad uso agricolo determinata dall’espansione dei centri urbani.
Protagonista il Fortana
del Bosco Eliceo
Tra i prodotti tipici legati alla tradizione spiccano il vino, prodotti orticoli come il pomodoro
e cerealicoli come il riso. La viticoltura del territorio si identifica con il vino del Bosco Eliceo
prodotto da Fortana detto anche Uva d’Oro:
vitigno di buona vigoria, con produzione abbondante e costante che si adatta bene ai luoghi umidi. La denominazione “Bosco Eliceo”
deriva da “elce”, com’era chiamato il Leccio
nell’antichità. Le aree boscate naturali che caratterizzano il territorio, come il Gran Bosco
della Mesola, il Bosco di Santa Giustina e il Bosco di Volano, testimoniano infatti l’esistenza
passata di una più vasta superficie forestale a
cui è subentrata l’agricoltura. Il disciplinare di
produzione dei vini Doc “Bosco Eliceo” indica
i suoli sabbiosi come quelli maggiormente ido70
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nei per la coltivazione dei vigneti. Qui, infatti,
la vite in genere fornisce produzioni contenute,
sotto il profilo della quantità, ma con buon grado zuccherino e qualità organolettiche elevate.
Particolari studi di zonazione viticola, realizzati
nei primi anni del Duemila sui vini del Bosco
Eliceo, curati da Crpv, Università Cattolica del
Sacro Cuore di Piacenza e I.TER hanno evidenziato alcuni aspetti del legame tra suolo e
produzioni vitivinicole. La tessitura sabbiosa, la
presenza o meno di falda acquifera e la potenziale presenza di salinità nel suolo influenzano
la capacità vegetativa e la produttività del vitigno Fortana. Particolare è la presenza di vigneti
storici di età superiore ai 50-70 anni e spesso
franchi di piede cioè privi di portinnesti americani. Infatti grazie alla tessitura sabbiosa, la
Phylloxera Vastatrix, il parassita che devastò le
vigne d’Europa nel secolo scorso, non ha mai
attecchito con successo e il tipico vitigno autoctono Fortana ancora oggi cresce sulle proprie radici. Si tratta di un’autentica rarità per
il nostro continente, in quanto esistono pochi
altri esempi di vino prodotto da vite che cresce
in ambiente simile. Nell’opuscolo e nella carta
viene riportata la descrizione del paesaggio delle “Terre sabbiose della pianura costiera” caratterizzato da vari elementi naturali e antropici
oltre che dai suoli sabbiosi. I complessi vallivi
salmastri o d’acqua dolce indicano la stretta interconnessione tra il mare e il delta del Fiume
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Po. Essi sono caratterizzati da specchi d’acqua
più o meno vasti, poco profondi e separati da
sottili strisce sabbiose (scanni) dal mare. Risaltano, inoltre, sistemi di dune allungate in direzione nord-sud, emergenti sulla pianura intensamente coltivata, che rappresentano i relitti
delle dune un tempo più estese e negli ultimi
decenni quasi completamente spianate per facilitare le attività agricole. In queste Terre il
pomodoro dà ottimi risultati quantitativi pur
ottenendo produzioni con una gradazione zuccherina un po’ più bassa della media.
In primo piano
le valli “salse”ora bonificate
Un altro paesaggio tipico del Delta del Po è fruibile nelle “Terre torbose delle bonifiche recenti”, poste a due/tre metri al di sotto del livello
del mare. Un tempo erano “valli salse” lagunari,
paludose e sommerse da acqua salmastra, che
sono state prosciugate tramite la bonifica moderna, iniziata intorno alla metà del Novecento.
Il paesaggio è caratterizzato da ampie depressioni, comprese tra i dossi fluviali delle “Terre
della pianura deltizia”. Vari tentativi di bonifica
sono stati attivati nel corso dei secoli ma solo
avviando il prosciugamento meccanico si sono
ottenuti risultati. L’allontanamento delle acque
tramite semplici canalizzazioni non era efficace
in quanto le acque fluviali, attorno alle depresNOVEMBRE 2014
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sioni, scorrono pensili all’interno di potenti argini. La bonifica moderna è quindi intervenuta
realizzando canalizzazioni per far convergere le
acque in uno o più canali collettori e poi, tramite poderose pompe idrovore, ha sollevato le
acque inviandole nel canale o nel fiume posto
alle quote più alte. Dopo il prosciugamento, i
territori bonificati hanno iniziato a essere utilizzati per le colture agrarie. Alcuni terreni sono
ora interessati da fenomeni di costipamento e
abbassamento, cioè da subsidenza; ciò avviene
soprattutto dove il suolo presenta strati di torba, definita in zona “cuora”.
Le idrovore pompano via l’acqua con l’obiettivo di regimare la falda freatica, evitando che
diventi troppo superficiale nei periodi piovosi,
con conseguenze dannose per le colture, o che
si abbassi eccessivamente nei periodi siccitosi,
compromettendo la stabilità del suolo e degli
edifici e il sostentamento idrico delle piante.
La stratificazione degli orizzonti pedologici
evidenzia l’origine palustre di questi suoli: l’acqua palustre che ricopriva queste Terre ha rallentato la decomposizione dei residui vegetali
organici determinando la formazione di torba,
un tipo di sostanza organica di colore nero, evidente nel primo orizzonte superficiale. Negli
strati successivi i colori della terra rivelano la
presenza di una falda acquifera che oscilla in
funzione del pompaggio d’acqua delle idrovore. La salinità naturale presente in questi suoli limita l’uso di alcune colture agrarie, ma in
quelle resistenti, come il pomodoro, conferisce
particolari caratteristiche qualitative apprezzate
anche dai consumatori. L’uso attuale dei suoli è
prevalentemente a seminativo, con colture orticole a pieno campo come pomodoro e melone
e colture intensive come riso, grano e soia. Il
riso, coltura dominante nella zona di Jolanda
di Savoia, comune noto anche come “Terra del
Riso”, rappresenta una delle tipicità dei prodotti ferraresi.
Questi sono soltanto alcuni esempi che esprimono l’intento del progetto, volto a creare una
guida per far conoscere l’ambiente e richiamare
l’attenzione sull’importanza di mantenere paesaggi di interesse, riconoscendo il ruolo importante che ha la produzione agricola nella gestione e valorizzazione del territorio.
Infatti i paesaggi agrari del territorio ferrarese sono mantenuti grazie allo sviluppo di una
agricoltura capace di contribuire al miglioramento della biodiversità, e al tempo stesso di
conservare l’identità dei luoghi.
71
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Spazio innovazione
Con il progetto Giove
il Sangiovese è al top
Dal Consorzio Appennino Romagnolo arriva anche uno
spumante brut studiato appositamente per lanciare la sfida
allo Champagne sul mercato Usa
I
l Consorzio Appennino Romagnolo è costituito da 35 viniviticoltori dell’omonima area
geografica con l’obiettivo di accreditare il
Sangiovese per le sue caratteristiche d’eccellenza. Una qualità superiore espressa dai
singoli viticoltori che curano il loro vigneto e
ne dedicano la parte migliore al “progetto
Giove”. Giove è il vino che vuole simboleggiare l’elevazione della Romagna a territorio di
elezione di un grande Sangiovese prodotto in
quantità sufficiente a soddisfare la domanda
dei mercati mondiali, con un buon rapporto
qualità-prezzo, e che possa anche remunerare adeguatamente i viticoltori associati.
L’altro obiettivo fondamentale del Consorzio
è quello potenziare la capacità commerciale
dei singoli soci; a questo proposito sta sviluppando iniziative comuni sui mercati internazionali e ha avviato la realizzazione di punti
vendita. Insomma, si tratta di una realtà estremamente dinamica che ha realizzato il progetto “Il Sangiovese di Romagna”, finanziato
Dell’Aquila
PATRIZIA ALBERTI
Servizio Ricerca,
Innovazione
e Promozione
del Sistema
Agroalimentare,
Regione
Emilia-Romagna
72
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dalla misura 124 del Piano di sviluppo rurale
2007-2013 della Regione Emilia-Romagna, sotto la responsabilità tecnico-scientifica di Artemis. Illustrando i risultati conseguiti nell’ambito
del progetto Roberto Cardinale collaboratore
del Consorzio, spiega che l’obiettivo principale è stato quello di sviluppare un prodotto enologico definito secondo criteri di qualità, tipico
e riconoscibile e creare un blend che potesse andare incontro ai gusti dei consumatori
in specifici mercati internazionali (Usa, Cina e
sud-est asiatico). Grazie alle indagini effettuate si sono potuti sviluppare due prodotti enologici: il Sangiovese di Romagna Superiore e un
vino spumante.
La ricerca dei partner commerciali
In sintesi, ecco le principali fasi in cui si è articolato il progetto. Dapprima si è proceduto
all’identificazione dei potenziali mercati – dice
Silvia Della Strada, di Artemis –; sono stati così
individuati sette Paesi con le caratteristiche
(economiche, politiche, ecc. ) adatte a una
possibile penetrazione commerciale. La selezione è stata effettuata dando precedenza a
Paesi che rappresentano un mercato maturo
(Canada, Stati Uniti, Giappone, Svizzera) o in
grande crescita (Cina, Brasile, sud-est asiatico). Al termine dello studio si è scelto di concentrarsi su un mercato di grandi dimensioni e
maturo (Usa), un secondo in forte crescita che
già oggi presenta grandi volumi di importazione (Cina) e, infine, un altro mercato con trend
positivo che tuttavia non vanta ancora grandi
numeri nell’import (sud-est asiatico).
In tutti i Paesi individuati è stata adottata la
stessa metodologia di ricerca: il test sul prodotto è stato realizzato attraverso il coinvolgimento di un gruppo di riferimento composto da
esperti del settore (enologi, importatori, ristoratori), oltre che di consumatori. A quest’ultimi
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L’importanza del packaging
Per quel che riguarda il packaging, occorre ricordare che a differenza di quanto accade in
Europa, in molti Paesi soprattutto dell’est asiatico il vino viene considerato un bene di lusso,
pertanto è importante che sia l’etichetta, sia
il packaging trasmettano ai consumatori un’idea di pregio, autorevolezza, importanza. Anche la forma della bottiglia è fondamentale
per dare un carattere di distintività al prodotto.
Alla luce di tutto ciò sono stati realizzati due
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Dell’Aquila
Dell’Aquila
è stato sottoposto un questionario,
mentre al gruppo di riferimento
sono stati serviti cinque campioni di
vino, due dei quali erano del prodotto oggetto di analisi ed è stata
mostrata loro l’immagine di un’etichetta. La comparazione dei dati
raccolti nel corso delle degustazioni nei diversi mercati ha consentito
di trarre osservazioni comuni, sulla
base delle quali è stato possibile
avanzare alcune ipotesi migliorative del prodotto oggetto di studio.
La successiva proposta di aggiustamento
ha riguardato i seguenti aspetti: la tipologia
del vino, le caratteristiche organolettiche, il
packaging. In particolare la tipologia di vino
“Sangiovese di Romagna Superiore” è stata
migliorata aggiungendo al prodotto un “taglio” da uve di vitigni internazionali; modifica
che vorrebbe rendere più morbido il vino, oltre che aggiungere quei sentori caratteristici
che sono già nelle corde dei consumatori dei
Paesi-obiettivo. Per i mercati del sud-est asiatico e, in parte, per quello cinese, la tipologia di
vino più idonea a uno sviluppo commerciale è
risultata quella del vino rosso. La ragione risiede nel fatto che in questi ultimi Paesi l’apripista
nelle esportazioni di vino nell’area è stata la
Francia.
Un discorso a parte può essere fatto per la realtà
statunitense, più matura e consolidata e, dunque, pronta a recepire nuovi prodotti. In particolare, l’andamento dei flussi di vino in entrata
in quel territorio ha suggerito l’esistenza di margini di sviluppo commerciale per un prodotto
come lo spumante. Il consumatore sta infatti
cercando alternative agli Champagne francesi, e a prezzi più abbordabili. La creazione di
uno spumante made in Romagna può facilitare il consolidamento sul mercato di un nuovo
vino del territorio regionale.
prototipi che appaiono essere i vini potenzialmente più adatti per una commercializzazione
sui mercati esteri: un Sangiovese con taglio di
Sirah e altri vitigni internazionali e lo spumante.
Si è proceduto, quindi, all’assemblaggio definitivo del prodotto e al testing finale di entrambi
i prototipi di vino. In particolare, durante eventi
e manifestazioni di carattere internazionale è
stato analizzato l’apprezzamento dei consumatori e degli opinion leader dei mercati statunitense, cinese e del sud-est asiatico rispetto
a un campione dei prodotti, sottoponendo
anche un questionario allo scopo di analizzare
sia la percezione del gusto che dell’immagine.
Il progetto prevedeva anche un’analisi organizzativa dei soggetti in partnership; lo studio
ha consentito di individuare i punti di forza e di
debolezza e, soprattutto, di definire un piano di
intervento per l’implementazione di strumenti
e funzioni organizzative: ciò ha consentito l’ottimizzazione della gestione delle informazioni e
dei processi aziendali, allo scopo di migliorare
la produzione e la commercializzazione.
In definitiva il progetto ha permesso il consolidamento del Consorzio e la possibilità di
ampliare i mercati di vendita con l’obiettivo
di conseguire un’adeguata remunerazione ai
vini di qualità delle colline romagnole, ma che
per le condizioni pedoclimatiche in cui vengono prodotti richiedono una cura particolare e,
quindi, hanno costi di produzione più elevati
rispetto ai vini di pianura.
Roberto
Cardinale
(a destra nella
foto) insieme
a Ettore
Tamburini,
titolare
dell’azienda
Poderi delle
Rocche, associata
al Consorzio
Appenino
Romagnolo
CONSORZIO APPENNINO ROMAGNOLO
c/o Palazzio Pretorio
47011 Castrocaro Terme (Fc)
tel: +39.0543.785434
fax: +39.0543.781134
E-mail: [email protected]
Web: www.consorzioappenninoromagnolo.com
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Mondo bio
A cura dI ROSA MARIA BERTINO ([email protected])
ACCADEMIA BIO: UN PONTE
FRA FORMAZIONE E LAVORO
Nata su iniziativa di FederBio e Banca Etica, i corsi sono affidati al
socio Bioqualità SG. Per il 2014-2015 si è puntato sull’ampliamento
dell’offerta, con un programma di 16 attività
La differenza tra chi cerca un lavoro e chi l’ha già trovato
può passare da un corso di formazione. Come quello per
diventare tecnico ispettore del biologico, profilo richiesto, per il quale non basta essere agronomi o periti agrari.
E allo stesso modo la differenza tra un’attività in crisi e
una in crescita, la può fare un corso di formazione. Magari per decidere di convertire le proprie vigne e produrre vino biologico, sempre più richiesto sui mercati internazionali.
È per dare risposte alle nuove professioni e alle domande del mercato, organizzando una vera e propria rete
di conoscenze ed esperienze, che a Bologna è nata
Accademia Bio, scuola di specializzazione in agricoltura
biologica e biodinamica.
Avviata nel 2011 da FederBio e Banca Etica, dal 2013 ha
delegato l’organizzazione e il coordinamento dei corsi al
socio Bioqualità SG di Bologna. «Non si tratta di corsi una
tantum o con un solo indirizzo professionale – conferma
Massimo Govoni, amministratore unico di Bioqualità SG –
ma di una proposta formativa specializzata, continuativa e articolata. Un’esperienza innovativa nel panorama
nazionale. L’interesse è alto e c’è un crescendo di corsi
e iscritti. L’obiettivo è fare informazione e formazione a
tutto il settore, con corsi divulgativi e specialistici, per la
formazione di tecnici ispettori, sulle filiere produttive, sulla
nuova imprenditoria e sulle strutture ricettive».
Tutti gli appuntamenti (il calendario completo è su www.
federbio.it, sezione Formazione) hanno una parte dedicata all’esperienza pratica, a contatto con le realtà produttive. E i docenti vengono selezionati non solo per la
conoscenza teorica dell’argomento, ma soprattutto per
l’esperienza lavorativa consolidata nel settore. Tra questi, Massimo Benuzzi e Carlo Bazzocchi, esperti di mezzi
tecnici bio della prima ora e lo chef Nicola Michieletto,
Massimo Govoni,
amministratore unico di
Bioqualità SG
Bioqualità SG
che da anni propone
una cucina biologica
e salutista.
«Nel 2013/14 – continua Govoni – abbiamo organizzato otto
corsi con una decina
di docenti e 90 partecipanti, soprattutto
agronomi ma anche
periti agrari, con il riconoscimento di crediti formativi utili
nell’ambito della formazione professionale permanente.
Per il 2014/2015 abbiamo investito molto nell’ampliamento dell’offerta formativa, con un programma di 16 moduli
che impegnano una ventina di docenti».
«La formazione per tecnici ispettori – spiega ancora
Govoni – continua su tre profili: produzioni vegetali, industria alimentare e produzioni animali. Per quest’ultimo profilo abbiamo mirato il programma a supporto
della figura del veterinario. È infatti molto importante
che l’attività ispettiva presso le aziende zootecniche
sia effettuata da veterinari, categoria storicamente
poco rappresentata nel mondo del controllo. Proseguono anche le lezioni sulla conoscenza e la gestione ottimale dei mezzi tecnici biologici in agricoltura.
E puntiamo sempre sulla formazione per la viticoltura
biologica e la produzione di vino biologico certificato,
per trasformare una possibilità normativa in opportunità di mercato».
Tra le novità, la cucina biologica, che può fare la differenza nella ristorazione, qualificando e diversificando
l’offerta e valorizzando i prodotti del territorio.
Altri temi attuali per la nuova imprenditoria
nascono dall’accordo con la Scuola di Economia civile di Firenze, come la responsabiMercatini bio di novembre
lità civile nell’impresa, l’economia civile e la
in Emilia-Romagna
finanza etica, il ruolo della donna nelle impreBorgonovo Val Tidone (Pc); Fontanellato,
Lesignano de’ Bagni, Traversetolo (Pr);
se e nelle organizzazioni.
Reggio Emilia; Spilamberto, Vignola e Modena;
Le sedi dell’Accademia Bio? Bologna, Roma
Budrio, Imola, Ozzano dell’Emilia, Valsamoggia
e Bologna; Faenza, Lugo e Ravenna;
e Firenze, a cui si aggiungono alcune provinForlì, Forlimpopoli, Cesena.
ce lombarde, grazie all’intesa con Enaip Lombardia.
Altri appuntamenti su biobank.it
In calendario
Naturellia
5-7 dicembre
Il Salone Bio delle Alpi
La Rocher Sur Foron
(Francia)
naturellia.com
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NOVEMBRE 2014
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In breve
A cura della REDAZIONE
PROGRAMMAZIONE 2014-2020
VIA LIBERA DAL CDM AL DECRETO
DI ATTUAZIONE DELLA NUOVA PAC
Dell’Aquila
Disco verde dal Consiglio dei ministri al decreto con le norme
attuative della nuova Politica agricola comune 2014-2020.
Con il varo del provvedimento si completa così il quadro normativo per l’avvio della nuova programmazione dei fondi comunitari destinati al settore primario.
«Abbiamo fatto scelte non banali – ha commentato il ministro
del Politiche agricole, Maurizio Martina – nel contesto di una
riforma della Pac che non è quella che avremmo desiderato.
Ora sarà importante il lavoro di coordinamento con le Regioni, perché fino al 2020 abbiamo a disposizione 52 miliardi di
euro con cui proiettare nel futuro il nostro modello agricolo».
«Dovremo spendere bene e nei tempi stabiliti le risorse – ha
proseguito – perché gli sprechi non sono più ammissibili. Stiamo lavorando anche su azioni concrete di semplificazione
per andare incontro alle esigenze delle aziende».
Sul sito internet del Mipaaf (politicheagricole.it) è stato
pubblicato anche un vademecum per gli agricoltori in cui
sono illustrate tutte le novità relative ai pagamenti diretti,
che per l’Italia valgono circa 23 miliardi di euro nel periodo
2015-2020.
per la componente agricola, Bruna Saviotti (Tomato Farm)
per l’industria, mentre la cooperazione sarà rappresentata
da Stefano Spelta (Arp).
La campagna 2014 è stata fortemente condizionata dal maltempo, che ha causato notevoli problemi sia alla campagna, sia all’industria: la resa media per ettaro è stata di poco
sopra quota 65 t/ha, contro una media triennale di 69,19. Sotto standard anche la resa industriale.
EMILIA-ROMAGNA
COLDIRETTI: SONO QUASI 39MILA
I LAVORATORI STRANIERI NEI CAMPI
Sono quasi 39mila in Emilia-Romagna i lavoratori stranieri
occupati in agricoltura: in pratica un lavoratore agricolo su
tre viene da altri Paesi. È quanto emerge da un’analisi della
Coldiretti regionale sul dossier statistico immigrazione 2014
realizzato dall’Unar.
La presenza di lavoratori stranieri nell’agricoltura regionale
– sottolinea Coldiretti – è condizione importante per la sopravvivenza di alcuni distretti produttivi, come ad esempio
le stalle dove si munge il latte per il Parmigiano Reggiano o
nei frutteti per la raccolta di pere, mele, pesche e nettarine.
La classifica dei Paesi di origine dei lavoratori stranieri vede
largamente in testa la Romania (11.132), seguita da Marocco
(4.225), Albania (3.756), India (3.425), Polonia (3.403), Bulgaria
(1.147), Tunisia (715).
Più immigrati, quindi, ma anche più donne alla guida delle
aziende agricole. Lo dicono le statistiche elaborate da Unioncamere, che segnalano un aumento delle imprese “rosa” a
fine settembre: erano 11.387, 17 in più del marzo scorso.
FONTI RINNOVABILI
SIGLATO PROTOCOLLO MIPAAF-GSE
PER LO SVILUPPO DELLE AGROENERGIE
NORD ITALIA
OI POMODORO DA INDUSTRIA: CONSEGNE
SOTTO QUOTA 2,4 MILIONI DI TONNELLATE
Obiettivo raggiunto per il pomodoro da industria nel nord
Italia: a pochi giorni dalla chiusura della campagna 2014 il
prodotto conferito agli stabilimenti di lavorazione era al di
sotto, sia pur di poco, della soglia di 2,4 milioni di tonnellate,
quantitativo di riferimento fissato ad inizio stagione per una
produzione in equilibrio con la domanda di mercato. Il brix
medio ponderato è stato di 4,61, in calo rispetto alla media
triennale di 4,91.
I risultati sono stati presentati all’assemblea dell’Organizzazione interprofessionale “Pomodoro da Industria Nord Italia”,
che ha anche provveduto alla nomina dei tre vice a fianco
del presidente Pier Luigi Ferrari: sono Rossella Martelli (Asipo)
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Un protocollo di intesa e collaborazione in materia di promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore agricolo è
stato sottoscritto dal Ministero delle Politiche agricole con il
Gestore dei servizi energetici (Gse). Il protocollo, siglato alla
presenza del sottosegretario Giuseppe Castiglione, che ha
la delega sullo sviluppo delle agroenergie, punta a consolidare i rapporti di collaborazione tra le due parti, favorendo
un puntuale e continuo scambio di dati e informazioni e una
migliore programmazione del settore.
In particolare l’obiettivo è migliorare l’applicazione delle
normative, predisporre strumenti di monitoraggio, elaborare rapporti e indagini specifiche per un quadro sempre più
esaustivo degli effetti delle politiche. «Questo protocollo –
ha sottolineato Castiglione – consentirà inoltre di effettuare
i controlli legati all’erogazione degli incentivi con modalità
più semplici ed efficaci, evitando duplicazioni e oneri eccessivi a carico delle aziende, garantendo al tempo stesso
il rispetto delle condizioni e delle regole previste dalla normativa vigente».
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Inbreve
PIANO CAMPOLIBERO
INSEDIATA PRESSO L’INPS UNA “RETE”
PER COMBATTERE IL LAVORO NERO
Una “rete” per combattere la piaga del lavoro nero in
agricoltura: è l’obiettivo del neonato organismo istituito
presso l’Inps per dare una sorta di attestato di regolarità
alle imprese in possesso di determinati requisiti, come ad
esempio essere in regola con il versamento dei contributi
previdenziali e assicurativi e non avere subito condanne
penali oppure non avere procedimenti penali in corso per
violazioni della normativa in materia di lavoro, legislazione
sociale, imposte sui redditi e sul valore aggiunto.
Il progetto sarà coordinato da una cabina di regia composta dai rappresentanti dei dipendenti, dei datori di
lavoro e dei lavoratori autonomi, oltre alle istituzioni. L’obiettivo della rete, costituita dal Governo in attuazione
del piano denominato Campolibero, è quello di garantire
una sorta di certificazione di qualità alle imprese che non
hanno mai fatto ricorso al lavoro sommerso o irregolare.
PERIODO 2014-2017
OPERAI AGRICOLI: FIRMATO RINNOVO
CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO
Siglato tra le organizzazioni professionali agricole (Confagricoltura, Coldiretti e Cia) e i sindacati dei lavoratori (FaiCisl, Flai-Cgil e Uila-Uil) il rinnovo del contratto collettivo
nazionale di lavoro degli operai agricoli e forestali, scaduto alla fine del 2013, per il periodo 2014-2017.
L’accordo, che riguarda circa 1,2 milioni di lavoratori,
prevede per il biennio 2014-2015 un incremento salariale mensile del 3,9%, distribuito in due tranche (+2,1% dal
2014 e + 1,8% dal 2015): un aumento percentuale che, su
una retribuzione media di circa 1.300 euro mensili netti,
significa, a regime, circa 50 euro in più ogni mese per 14
mensilità.
L’intesa arriva in un momento di forte crescita dei livelli
occupazionali nel settore, che, in controtendenza rispetto all’andamento economico generale, ha fatto segnare nel secondo trimestre 2014 l’incremento record del
5,6% del numero di assunzioni rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente.
AGRICOLTURA IN TV
“CON I PIEDI PER TERRA” COMPIE 20 ANNI.
“A CIELO APERTO” PARLA DELLO ZAFFERANO
Ultimi appuntamenti con la seconda edizione di “EmiliaRomagna Agricoltura”, la trasmissione tv in onda su nove
emittenti. Nella penultima puntata del ciclo 2014, in onda
dal 30 novembre, si parlerà di valorizzazione dei marchi di
qualità e del ciliegio, mentre nell’ultima puntata, in onda
dal 14 dicembre, di agrobiodiversità e tecniche per il risparmio idrico ed energetico (agenter.it).
La web Radio Emilia-Romagna dedicherà la puntata di
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dicembre della rubrica “Mani di questa terra” al Parmigiano Reggiano della biodiversità, prodotto con il latte
di quattro delle razze bovine autoctone iscritte nel repertorio delle risorse genetiche dell’Emilia-Romagna. In una
delle prossime puntate di “A cielo aperto”, in onda su Trc,
fari puntati sulla coltivazione dello zafferano in Appenino.
Altri argomenti la produzione di olio d’oliva e la meccanizzazione agricola. Infine auguri di buon compleanno a
“Con i piedi per terra”, che festeggierà il ventennale con
servizi in giro per l’Italia tra le serre orticole della Sicilia e i
caseifici del Parmigiano Reggiano.
BANDO
EXPO 2015: PREMIO ALLE 25
MIGLIORI START UP UNDER 40
Il Mipaaf ha indetto un concorso per valorizzare, in occasione di Expo 2015, le migliori esperienze imprenditoriali
realizzate in ambito nazionale da aziende start up, aperte
da meno di 48 mesi, condotte da giovani tra i 18 e 40 anni
nei settori dell’agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura.
Alle 25 aziende prime classificate sarà attribuito un premio da 30mila euro e garantita la loro partecipazione a
Expo 2015, in uno spazio ad hoc. I progetti devono essere
presentati entro il 15 dicembre prossimo e saranno valutati
da una giuria presieduta da Alessandra Poggiani, direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale.
Flash
PIRACCINI PRESIDENTE DI CESENA FIERA
Renzo Piraccini è il nuovo presidente di Cesena Fiera. Lo ha eletto il cda dell’ente in sostituzione di Domenico Scarpellini.
ETICHETTATURA: IL MIPAAF AVVIA
CONSULTAZIONE ON LINE
Il Mipaaf ha avviato sul proprio sito una consultazione pubblica sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari.
ACCORDO KIWI VALIDO ERGA OMMNES
È stato pubblicato sul sito del Mipaaf (politicheagricole.it) il decreto sull’accordo interprofessionale per
il kiwi per la campagna 2014-2015, il primo con validità erga ommnes.
CONSORZIO VINI EMILIA IGT FARÀ VIGILANZA
Il Ministero delle Politiche agricole ha attribuito al
Consorzio tutela vini Emilia l’incarico di tutela, promozione, valorizzazione e vigilanza dell’Igt “Emilia”.
NOVEMBRE 2014
18/11/14 10.26
Agenda verde
A cura della REDAZIONE
Con 1.100 soci, 400mila quintali di uva lavorati
all’anno e un fatturato vicino ai 28 milioni di euro,
la Cantina di Carpi e Sorbara è una delle più
importanti realtà cooperative nel settore vitivinicolo regionale. Lo scorso 11 ottobre ha riaperto i
due punti vendita a Bazzano (Bo) e a Castelfranco Emilia (Mo) sotto l’insegna “Qui da noi” alla
presenza del Presidente di Fedagri/Confcooperative Emilia Romagna Carlo Piccinini.
Il Pignoletto frizzante Tesi è fra i must della produzione enologica del territorio insieme al Lambrusco di Sorbara Secco Dop “Omaggio a Gino
Friedmann 2013”, recentemente premiato dal
Gambero Rosso con i “Tre bicchieri”.
Cantina Carpi/Sorbara
CANTINA DI CARPI E SORBARA
INAUGURATI I PUNTI VENDITA
A BAZZANO E CASTELFRANCO EMILIA
Appuntamenti
FAENZA, 20-22 MARZO 2015
MOSTRA AGRICOLTURA E MOMEVI:
SODALIZIO CON IL POLO DI TEBANO
Fiera Faenza
Comincia a delinearsi il programma di uno degli appuntamenti fieristici più attesi in regione, la Mostra
dell’agricoltura di Faenza e MoMeVi (Mostra della meccanizzazione in vitivinicoltura) programmate in contemporanea all’inizio della prossima primavera. Due le
novità annunciate: la prima riguarda la partnership fra
la Fiera di Faenza e il Polo di Tebano (Ra), il centro d’innovazione, formazione e valorizzazione in agricoltura
che, insieme a Momevi, è stato un punto di riferimento
nazionale e internazionale per tutto il settore vitivinicolo.
Presso il Polo di Tebano operano diverse strutture ed enti
di eccellenza: Astra, Cav, Crpv, Consorzio Vini di Romagna, Terre Naldi - Università di Bologna, Valoritalia, Asso-
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ciazione Miva, Tribunato di Romagna e Assoenologi Sezione Romagna. Grazie alla loro collaborazione Mostra
dell’Agricoltura e MoMeVi si arricchiranno di nuovi spazi e momenti di divulgazione, con l’obiettivo di ridare
all’appuntamento faentino la centralità che merita nel
panorama degli eventi fieristici nazionali dedicati all’agricoltura e vitivinicoltura. Inoltre il format dell’evento:
infatti, accanto all’esposizione statica di mezzi, prodotti
e servizi nei padiglioni della Fiera di Faenza, per la prima volta, il Polo di Tebano ospiterà prove in campo per
testare dal vivo, fra campagne e vigneti, le attrezzature
e le tecniche più innovative in ambito agromeccanico.
Durante le prove sarà inoltre possibile visitare la struttura
di Tebano e conoscere approfonditamente tutti i servizi
che questa offre a supporto dell’agricoltura, con una
particolare attenzione alla vitivinicoltura.
mostragricolturafaenza.com
[email protected]
ANTEPRIME
PARTITO DA MADRID IL ROAD
SHOW DI FRUIT INNOVATION
«Quello dell’ortofrutta è un comparto che nel nostro
Paese vale 11 miliardi e risulta pertanto strategico per
l’agricoltura nazionale. In quest’ottica appare chiara
l’importanza che rivestirà la fiera Fruit Innovation, che
avrà il compito di mostrare al mondo tutte le potenzialità di questo sistema in termini di innovazione di prodotto, di servizi, di tecnologie e di qualità».
Lo ha affermato il Ministro delle Politiche agricole,
Maurizio Martina, durante la presentazione di Fruit Innovation a Madrid, prima tappa del road show internazionale per il lancio della nuova rassegna italiana
della filiera ortofrutticola, organizzata da Fiera Milano
e Ipack-Ima spa, in programma dal 20 al 22 maggio
2015, in contemporanea con Expo e con fiere sinergi77
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Agenda verde
che come Ipack-Ima, Intra Logistica, Converflex, Dairy
Tech e Meat-Tech. L’AD di Ipack-Ima Guido Corbella ha
sottolineato i due pilastri su cui poggia Fruit Innovation:
«Faremo un mix vincente di prodotto e tecnologie, offrendo, anche grazie agli altri eventi che affiancheranno la prima edizione della manifestazione, una visione
completa della catena di distribuzione. Qui a Madrid
abbiamo analizzato il modello Fruit Attraction. Cercheremo di andare oltre, mettendo a frutto da subito le migliori esperienze maturate a livello internazionale».
News
EMILIA-ROMAGNA
DOP REGIONALI PER GRANDI CHEF
NELL’ATLANTE GASTRONOMICO
Mele e pere, aceto balsamico ma anche pesce dell’Adriatico, formaggi con l’immancabile Parmigiano
Reggiano. Le migliori produzioni regionali nelle mani
di grandi chef stellati. Nasce il progetto “iSensi” che
porterà alla realizzazione dell’Atlante gastronomico
delle eccellenze agroalimentari dell’Emilia-Romagna,
promosso da Chef to Chef in collaborazione con Confagricoltura regionale, Unioncamere ER e Regione Emilia-Romagna. «Un progetto di filiera – ha spiegato il presidente di Confagri, Guglielmo Garagnani – che fonde
l’analisi e l’elaborazione dei prodotti tipici con la cucina d’autore più innovativa, caratterizzato da una forte
valenza formativa ed educativa. L’obiettivo è puntare
all’Expo ovviamente, ma non solo, per far conoscere
al mondo intero la regione italiana che sa vincere le
sfide dell’alta ristorazione, proponendo un meraviglioso
sodalizio tra agricoltura di antica tradizione e arte culinaria del futuro, raffinata e ricercata».
Saranno in tutto 15 incontri: il prossimo, che è anche il
terzo in calendario, sarà dedicato ai salumi cotti (1º dicembre, all’Hotel Monte del Re a Dozza (Bo). Tra le finalità del progetto – che mira appunto all’elaborazione
di una banca dati funzionale all’Atlante gastronomico
dei prodotti di qualità dell’Emilia-Romagna – avviare
un costante rapporto fra tecnici e chef per puntare
all’innovazione nella cucina d’autore; produrre materiali divulgativi e video per Expo 2015; costruire mappe
di facile fruibilità ma ricche di informazioni sul “dove andare per gustare”. Info: isensi.eu
AGROALIMENTARE
COOPSTARTUP FARMABILITY:
BANDO PER IDEE INNOVATIVE
Progetti d’impresa innovativi nell’agroalimentare ad
alto significato tecnologico e di conoscenza: dal miglioramento della qualità e sicurezza degli alimenti a
sistemi di commercializzazione più efficienti. Questo il
senso di Coopstartup Farmability, progetto sperimentale promosso da Coopfond, Legacoop Agroalimentare
Nord Italia e Innovacoop.
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L’idea è di accompagnare gruppi di aspiranti imprenditori (almeno tre persone e senza limiti di età) o cooperative già esistenti in un percorso di sviluppo. Infatti i 20
progetti che saranno selezionati e ammessi all’iniziativa
verranno supportati da azioni di formazione, consulenza specialistica e tutoraggio. Saranno considerati il
valore dell’idea, l’innovatività, la sostenibilità, la qualità
del team, la creazione di nuovo lavoro.
Il bando resterà aperto fino al 31 dicembre 2014. L’idea imprenditoriale potrà essere proposta attraverso
la piattaforma coopstartup.it/farmability. La selezione
verrà poi realizzata entro il mese di febbraio 2015. Il progetto si concluderà con la successiva individuazione di
tre idee di impresa più promettenti sulla base di un piano di sviluppo e delle attitudini cooperative dimostrate
durante il percorso.
Info: [email protected]
EDITORIA
SANGIOVESE: TUTTA LA VERITÀ
SULLE ORIGINI DEL VITIGNO
È uno dei vitigni più diffusi in Italia e all’estero,
ma le origini del Sangiovese sono ancora
in parte misteriose e discusse. Per tale motivo,
ogni documento antico che getta luce su
tale argomento è accolto con grande interesse; come la scoperta, nell’Archivio di Stato
di Faenza, di un atto
notarile del 1672 che
attesta già all’epoca
la coltivazione del Sangiovese nel territorio di Casola Valsenio, nell’Appennino
faentino in Romagna. È il primo documento noto che riporta il termine Sangiovese, preceduto solo da un paio
di citazioni, ma con denominazioni diverse.
Partendo dal documento, Beppe Sangiorgi, storico e
giornalista, ha sviluppato una ricerca sull’origine del
nome, sulla culla del Sangiovese e sulle sue successive
vicende consultando circa 200 testi italiani e stranieri
editi dal 1600 a oggi. Ricerca pubblicata, per iniziativa del Consorzio Vini di Romagna e con prefazione
dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari,
nel libro Sangiovese vino di Romagna - Storia e tipicità
di un famoso vitigno e di un grande vino (Valfrido Edizioni – Faenza, in collaborazione con Consorzio Vini di
Romagna - €10).
Nella seconda parte del volume, curata da Giordano
Zinzani, enologo e presidente del Consorzio Vini di Romagna, viene descritto il terroir romagnolo e le varie
tipologie e denominazioni nelle quali si articola l’attuale produzione viticola ed enologica del Sangiovese in
Romagna.
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Nel giardino
Fioriture generose
per l’eleagno esuberante
Sempreverde, in autunno sfoggia corolle minuscole e molto
profumate. Il suo fogliame cinge i giardini in un orizzonte
invalicabile
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ributta vigorose cacciate anche
dopo le potature più perfide.
Ovvio che tale comportamento getta nello sconforto o irrita
l’improvvido proprietario che
l’ha messo a dimora, ma a lui
diciamo che avrebbe dovuto acquistare un’altra specie,
mentre garantiamo a chi ama
le piante esorbitanti che sarà
appagato se gli darà fiducia
concedendo all’eleagno uno
spazio in larghezza di 4-5 metri che verrà occupato nel giro
di qualche anno.
Gli arbusti
La specie più conosciuta tra
gli eleagni arbustivi è E. x eb-
bingei, ottenuto dall’incrocio
tra E. macrophylla ed E. pungens. Ha foglie di colore verde
scuro sulla pagina superiore e
argenteo punteggiato di ruggine in quella inferiore, rami
lunghi a volta provvisti di spine. La vegetazione è vigorosa
soprattutto nei mesi di luglio
e agosto: le nuove emissioni
possono raggiungere i due metri di lunghezza, piegandosi
elegantemente verso il basso.
I fiori molto profumati, compaiono numerosi tra settembre e ottobre e si concentrano
all’interno della chioma; sono
lunghi 1-2 centimetri, tubulari, penduli, di colore biancogiallastro, leggermente coriacei
MARIA TERESA
SALOMONI
Proambiente Tecnopolo Cnr,
Bologna
MASSIMO DRAGO
Servizio Sviluppo
Produzioni Vegetali,
Regione
Emilia-Romagna
I fiori dell’eleagno
si sviluppano
all’ascella fogliare
wikimedia
L
e giornate soleggiate
di novembre regalano
colori e suoni a tutti coloro che sanno
contemplare la natura, anche
se accolta in un minuscolo
squarcio di giardinetto condominiale. In questa stagione,
all’aperto, siamo accompagnati
sia dai cromatismi gialli e bruni
regalati dal fogliame, dalle cortecce arabescate e dalle foglie a
terra sia dal crepitare delle foglie residue sugli alberi quando
vengono accarezzate dal vento
o, se calpestate, a terra. Ogni
foglia ha il suo colore specifico ma anche un suono tipico:
sofore e robinie rendono i passi
croccanti mentre i tigli e i pioppi li rendono felpati.
È in questa stagione che spiccano
per diversità le piante sempreverdi, indispensabili complici della
nostra privacy, i cui colori appaiono più cupi rispetto a quelli
sfoggiati in primavera.
In particolare, dalla fine dell’estate a oggi uno dei coprotagonisti del giardino è un arbusto esuberante e invadente
che con la sua minuscola ma
copiosissima fioritura rende
l’aria fragrante e con il suo fogliame persistente e coriaceo
cinge i giardini in un orizzonte invalicabile tutto l’anno. Ci
riferiamo all’eleagno, non da
tutti amato per il suo disordine che obbliga i perfezionisti
del giardinaggio all’impiego
delle cesoie almeno un paio di
volte l’anno, ma lui, generoso,
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Nel giardino
NOTE DI BOTANICA
Il genere Elaeagnus è formato da 45 specie di arbusti o alberi rustici e legnosi, a foglie caduche o persistenti ricoperte di peli stellati argentei o rugginosi. Sono piante
originarie dell’Asia, dell’Europa meridionale o del nord America, dove vivono sia in
boschi sia in aree aride. Le foglie sono alterne e lanceolate, con margine a volte
sinuoso, in alcune cultivar variegate. I fiori compaiono in mazzetti e sono molto profumati; seguono i frutti commestibili, costituiti da bacche talvolta molto colorate
lunghe fino a 2,5 centimetri. Come nelle leguminose, le radici degli eleagni sono
provviste di tubercoli sui quali si fissano i batteri fissatori di azoto, consentendo a
questo genere di vivere in terreni sabbiosi e poverissimi di azoto.
wikimedia
Particolare
del fogliame
di Eleagnus
ebbingei
al tatto e provvisti di quattro
petali. Molto diffusa è la varietà E. ebbingei ‘Limelight’,
screziata in giallo, spesso consociata nelle siepi con la specie
classica e con la cultivar ‘Gilt
Edge’, dalle foglie bordate di
giallo. Un’altra varietà diffusa
è ‘The Hague’, le cui giovani
foglie sono argentate per poi
diventare verde scuro sulla pagina superiore. Le specie e varietà descritte raggiungono e
superano i tre metri di altezza
e di diametro, talune raggiungendo anche i cinque metri per
entrambe le dimensioni.
Un’altra specie molto usata in
passato ma ancora diffusa è
E. pungens ‘Maculata’. Ha un
portamento più appiattito e
un ritmo vegetativo più lento
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rispetto alla precedente, rami
a volte spinescenti; viene usata anche nei piccoli spazi, nel
giardino roccioso ove è sottoposta spesso a potature severe,
consociandosi a conifere nane,
erbacee perenni e altre piante
a taglia bassa. Le foglie ovali
piuttosto rigide, sono variegate in verde e giallo oro, con
pagina inferiore argentata. Si
impiega anche nella formazione di siepi miste consociata a
viburni, agrifogli e osmanti,
oppure nella barriera monospecifica. Anch’essa fiorisce in
autunno.
Usi forestali
Un paio di eleagni a foglia caduca sono importanti per gli
usi forestali, quali Elaeagnus
angustifolia od Olivo di Boemia, che abbiamo trattato
su Agricoltura nel numero di
novembre 2011 ed Elaeagnus
umbellata, nota come Goumi. Tralasciamo la descrizione del primo, sottolineando
però ancora una volta l’utile
impiego nel consolidamento
delle dune, nella costruzione
di barriere frangivento in zone
costiere, nell’ombreggiamento
di aree litoranee lungo strade e
sentieri, dove vengono consociati alle tamerici.
La seconda specie è un grande
arbusto spogliante proveniente dal Giappone e dalla Cina,
diffuso in Europa e in Italia,
con foglie lanceolate di colore
verde pallido tendente al grigio. La fioritura è primaverile
di colore giallastro ed emana
un intenso profumo, cui segue
la fruttificazione appariscente
di colore rosso, ricca di vitamina C, antiossidanti e altri
elementi importanti per la
salute umana. Anche questo
eleagno è una pianta miglioratrice e si adatta alle zone
costiere e a quelle collinari, resistendo a temperature invernali molto basse. Viene usata
come pianta accompagnatrice
negli arboreti da legno, al fine
di limitare la crescita dei rami
basali appartenenti alle specie
forestali più importanti.
Coltivazione
Gli eleagni sono facili da allevare e da mantenere ma occorre garantire una posizione soleggiata e un terreno drenato.
Non richiedono concimazioni
né irrigazioni frequenti; in fase
di allevamento sono importanti le potature finalizzate al
contenimento delle giovani
piante e per stimolare l’emissione di una fitta ramificazione nelle parti basali.
Di solito gli eleagni non risentono di patologie gravi, per
cui non si interviene quasi mai
con antiparassitari. Se si teme
l’insorgenza di ruggine, Nectria, Phythopthora, Fusarium
e Armillaria, miceti favoriti
da ambiente non idoneo, si
distribuiscono in prevenzione
prodotti rameici. Le lavorazioni al terreno e lo sfoltimento
delle chiome migliorano l’arieggiamento dell’area di coltivazione diminuendo le possibilità di attacco crittogamico.
Tra i parassiti animali si citano
eventuali presenze di cocciniglie e oziorrinco, contrastabili
con l’uso di esteri fosforici.
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Agrometeo
A cura di WILLIAM PRATIZZOLI Arpa-Simc - Area Agrometeorologia, Territorio e Clima
LUNA DI DICEMBRE
LUNA PIENA
6 dicembre
ULTIMO QUARTO
14 dicembre
LUNA NUOVA
22 dicembre
PRIMO QUARTO
28 dicembre
PREVISIONI
STAGIONALI PER
NOVEMBRE-DICEMBREGENNAIO
(A cura di
VALENTINA PAVAN, Arpa-Simc)
Temperature: forte incertezza
nei valori medi previsti, che si
potrebbero mantenere superiori
alla norma. Alta probabilità che
i massimi stagionali siano molto
superiori ai valori normali.
Precipitazioni: Totali trimestrali
probabilmente prossimi alla
norma. Previsioni a lungo termine
e fino a tre mesi, sono presenti
sul sito dell’Arpa Emilia Romagna
arpa.emr.it/sim/?previsioni/
lungo_termine
L’ANNO SCORSO
DI QUESTI TEMPI
Rispetto a quest’anno,
ottobre 2013 aveva avuto
un andamento termico
diametralmente opposto.
Iniziato con temperature inferiori
alla norma, era terminato con
minime elevatissime, circa
15°C rispetto ai 7-8 attesi
dal clima. Molto diverse, rispetto
a quest’anno, l’entità e la
distribuzione delle piogge che
sono state intense e diffuse su
tutta la regione; superato,
su vaste aree, il 50% delle
attese climatiche. Simili rispetto
al 2014, sono state invece le
intense precipitazioni sul crinale
parmense; nella sola giornata
del 23 ottobre 2013, nella stessa
area colpita quest’anno, si erano
misurati oltre 223 mm di pioggia.
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OTTOBRE 2014
DOPO UN MESE DI TEMPERATURE QUASI
ESTIVE, LE PRIME BRINATE
Sempre più spesso, negli ultimi
EMILIA-ROMAGNA: TEMPERATURA MASSIMA
(°C) DI OTTOBRE 2014
anni, l’autunno presenta fasi
molto calde rispetto al clima
che poi terminano più o meno
rapidamente con l’avvicinarsi
dell’inverno. È accaduto
anche quest’anno; in ottobre,
dopo un lungo periodo di
temperature quasi estive, gli
ultimi giorni del mese hanno
visto l’arrivo di aria di origine
artica che ha provocato un
sensibile calo termico e le primissime lievi brinate in pianura.
Nel giro di circa due settimane si è passati da massime di 25-30°C a minime
prossime allo zero anche in pianura, temperature caratteristiche di fine novembre.
Nel complesso il mese è stato comunque più caldo della norma tra 2 e 4°C.
Riguardo alle precipitazioni, in generale le piogge sono state scarse, prossime
o inferiori al 50% delle attese climatiche. Fanno eccezione le aree del crinale
appenninico parmense e piacentino colpite, all’inizio della seconda decade, da
eventi piovosi localmente eccezionali. Lunedì 13 la stazione di Marra nel comune
di Corniglio (Pr) ha registrato 302 mm di pioggia, di cui oltre 80 in una sola ora;
l’intensità delle precipitazioni ha causato smottamenti sui rilievi e la tracimazione
di canali e torrenti, anche nell’area urbana di Parma.
IN CAMPAGNA
Si osservano ancora in campo
gli effetti dell’estate 2014,
particolarmente piovosa
e caratterizzata da consumi
evapotraspirativi molto
contenuti. Nonostante le scarse
piogge del mese, infatti,
il contenuto idrico dei terreni
è stimato nella norma.
EMILIA-ROMAGNA: PRECIPITAZIONI (mm)
DI OTTOBRE 2014
Quantità di acqua disponibile nel terreno rispetto
alla norma alla fine di Ottobre 2013: 0=minimo 100=massimo
TEMPERATURE E PRECIPITAZIONI DI OTTOBRE 2014 IN EMILIA-ROMAGNA
Temperatura massima in pianura
30.2°C l’11
Reda - Faenza (Fc)
Temperatura minima in pianura
-0.4°C il 29
Correggio (Re)
Precipitazione cumulata massima mensile in pianura
122.8 mm
Sellarino-Voghiera (Fe)
Precipitazione massima mensile in montagna
531.2 mm
Lagdei -Corniglio (Pr)
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Dalla parte dei consumatori
PIZZE SURGELATE: MOZZARELLA
E OLIO FANNO LA DIFFERENZA
ENRICO
CINOTTI
(tra lo 0,4% all’1,3%), 10 si servono dell’olio di semi di girasole, due optano per il ben più economico olio di colza e un prodotto usa perfino
olio di palma. Ingredienti non sempre salutari e
sempre percepibili all’assaggio, caratterizzati
spesso da un gusto decisamente differente da
quello di un qualunque prodotto artigianale.
E in questo, gioca un ruolo importante l’uso di
mozzarelle non proprio fresche o addirittura di
miscele di formaggi fusi che nulla hanno a che
fare con il tradizionale fiordilatte. Per capirci: la
pizza più “generosa” conteneva il 28% di mozzarella quella più “povera” appena il 7%.
Se poi, come è accaduto in più di un caso nel
nostro test, solo dall’analisi attenta degli ingredienti si scopre la presenza di pepe o peperoncino (oltre che di origano, spezia non prevista
dalla ricetta della margherita), ecco spiegata
quella differenza quasi abissale con quanto ci
aspetteremmo di assaggiare una volta uscita
dal forno la nostra pizza.
Certo, quasi in tutti i casi presi in considerazione
dal Salvagente le etichette sono molto chiare e i produttori si sono preoccupati di fornire
al consumatore non solo le informazioni obbligatorie (la lista degli ingredienti e i metodi di
conservazione del prodotto) e quelle relative
alle istruzioni per l’uso ma anche le
informazioni nutrizionali che fino al
2016 sono facoltative. Le calorie delle “nostre” margherite oscillano dalle
233 alle 265 e, come hanno spiegato
gli esperti al Salvagente, da un punto
di vista calorico la pizza surgelata e
quella tradizionale si equivalgono. Un
po’ di attenzione, invece, andrebbe
rivolta sulla presenza di sale, visto che
questi prodotti ne contengono spesso troppo. Dal momento che l’Organizzazione mondiale della sanità
consiglia di tenersi sotto la soglia dei
6 grammi al giorno, i prodotti presi in
considerazione ne contengono troppo: da 1,1 a 1,5 grammi. Ma attenzione, questa quantità è per 100 grammi
di prodotto e non per tutta la porzione e, inoltre, va ricordato che quella
pizza non costituisce l’unico pasto
della giornata.
Wikimedia
in collaborazione
con
Sul gusto non si discute: meglio una margherita
appena uscita dal forno della pizzeria. Ma per
chi punta a portare in tavola un trancio espresso, le pizze tonde surgelate sono un’ottima soluzione pratica ed economica. Dal 2008 ad oggi,
secondo i dati di mercato, questi prodotti hanno registrato una costante crescita di vendite
tanto che sono arrivati a coprire il 14% del totale
di tutti i surgelati acquistati.
Ma come vengono preparate le pizze surgelate? E, rispetto alla ricetta tradizionale, quali ingredienti “indesiderati” vengono utilizzati? Per
vederci chiaro Valentina Corvino del Salvagente ha messo a confronto 12 margherite surgelate valutando la lista degli ingredienti e i valori
nutrizionali. Con risultati non proprio all’altezza
delle aspettative.
In queste pizze vengono inseriti ingredienti che
nulla hanno a che fare con la ricetta classica
che prevede farina, acqua, sale, lievito, olio extravergine di oliva, mozzarella e pomodoro. La
fantasia – o meglio le ragioni di utilizzare materie prime più economiche – spingono invece
molte case ad aggiungere olio di palma, di
colza, di girasole, perfino uovo in polvere. Solo
4 pizze su 12 impiegano l’extravergine di oliva
ma purtroppo in una percentuale molto bassa
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