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STS Italia online paper
Questo paper è disponibile online sul sito web di STS - Associazione Italiana per lo Studio
Sociale della Scienza e della Tecnologia; può essere citato in accordo con le consuete
convenzioni accademiche e non può essere pubblicato in altri luoghi senza il permesso
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Si tenga presente che, qualora questo paper venisse fatto circolare in forma cartacea o
elettronica, vi si dovrà sempre accludere questa medesima nota sul copyright e, in ogni
caso, esso non deve essere utilizzato per fini commerciali o per trarne anche indirettamente
profitto.
Citare questo paper nella seguente forma:
Borrelli, G. 2008, Costruire la consapevolezza sulla tecnologia, paper presentato al II
Convegno nazionale STS Italia: Catturare Proteo. Tecnoscienza e società della
conoscenza in Europa, Università di Genova, 19-21 Giugno; disponibile sul sito
www.stsitalia.org/papers2008.
Pubblicato online su www.stsitalia.org il 30 novembre 2008.
Paper presentato al II Convegno nazionale STS, Catturare Proteo.Tecnoscienza e società
della conoscenza in Europa, Genova, 19-21 Giugno 2008, all’interno della sessione
PRATICHE DI APPRENDIMENTO NELLA TECNOSCIENZA
Costruire la consapevolezza sulla tecnologia
Gaetano Borrelli
ENEA – Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente
Università di Roma “La Sapienza”
[email protected]
Costruire la consapevolezza sulla tecnologia
di Gaetano Borrelli
Introduzione
Scopo della relazione è illustrare uno studio dell’’ENEA e dell’EFDA (European
Fusion Development Agreement) svolto all’interno delle attività SERF (Socioeconomic
Research on Fusion). L’obiettivo è stato quello di analizzare l’efficacia degli strumenti di
comunicazione (CD Rom, DVD, lezioni, meeting, booklet) preparati da ENEA ed EFDA, per
gli studenti delle scuole superiori di alcuni paesi della UE allo scopo di diffondere una
cultura dell’energia e della tecnologia. La proposta finale consiste nella messa a punto di una
“scatola degli attrezzi” da usare in futuro per comunicare argomenti come energia, ambiente
e rischio tecnologico.
Il paper è diviso in tre parti:
1. Una parte teorica sulle definizioni di informazione, comunicazione e rischio
2. Una parte contenente la sintesi dei risultati del lavoro
3. Le conclusioni
1.
Informazione, comunicazione e rischio
Negli ultimi decenni si è assistito nelle società moderne ad un cambiamento evidente
nel rapporto tra l’uomo, l’ambiente e la tecnologia. L’elemento nuovo è dato da una
maggiore sensibilità verso queste tematiche. Sensibilità che sta aumentando in maniera
proporzionale al numero crescente di disastri legati alle modalità dello sviluppo economico e
dell’innovazione tecnologica. Le problematiche attuali coinvolgono non solo le singole realtà
locali, singoli Paesi o Nazioni, ma costituiscono delle preoccupazioni a livello mondiale.
Basti pensare al problema dei cambiamenti climatici provocati da emissioni di gas ad effetto
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1
serra di origine antropica1, dovute principalmente al consumo di energia da combustibili
fossili, che sono considerati una delle minacce incombenti per l’umanità. Queste
consapevolezze sono divenute oggetto di particolare attenzione da parte dei policy makers e
degli esperti.
I problemi ambientali, dunque, hanno imposto nuovi paradigmi scientifici non solo
all’interno delle discipline cosiddette tecnico scientifiche, ma anche nelle scienze umane. Di
fatto, sono stati introdotti nuovi principi e nuovi metodi di approccio ai temi ambientali e
tecnologici che si possono riassumere nei concetti di ecologia, approccio ecosistemico e
sostenibilità “creati” per affrontare i temi ambientali nelle loro relazioni complesse.
La presenza di rischi ambientali, ormai insiti nella società, trascina con sé il problema
della funzione sociale della tecnologia, che da una parte può porre rimedio ai problemi
ambientali, ma dall’altra può creare nuovi rischi per l’uomo e l’ambiente. Considerando che
non esiste una società a rischio zero bisogna comunque avere chiaro il concetto di tecnologia
e di rischio tecnologico che può essere riassunto nella definizione che segue.
Tecnologia è un termine “elusivo” e concetti come cambiamento tecnologico e
sviluppo tecnologico, dipendono da chiavi interpretative. La parola tecnologia comprende tre
livelli di significato che possono essere distinti nel seguente modo:
•
tecnologia intesa come oggetti fisici o manufatti, come ad esempio la plastica, una
vite, una bicicletta;
•
tecnologia intesa come attività o processi, ad esempio la fabbrica del vetro o l’
estrazione di minerali da una miniera;
•
tecnologia intesa come conoscenza, ovvero la diagnostica dei metalli, la creazione e il
designer di aeroplani.
I tre livelli possono essere compresi nella seguente definizione:
“La tecnologia è una forma di attività umana culturale che applica i principi della
scienza alla soluzione dei problemi”.
1
Sostanze gassose che consentono il riscaldamento della parte più bassa dell’atmosfera e della
superficie terrestre, permettendo lo sviluppo delle specie animali e vegetali sulla Terra. Dall’inizio
dell’era industriale ad oggi l’aumento delle concentrazioni di questi gas nell’atmosfera secondo molti
scienziati sta provocando una tendenza al riscaldamento eccessivo e una conseguente modificazione
del clima dell’intero pianeta. L’elenco dei gas ad effetto serra è molto ampio, ma le sostanze che
contribuiscono in maniera significativa all’effetto serra sono: l’anidride carbonica, il metano, il
protossido di azoto, i clorofuorocarburi, di origine esclusivamente umana, e l’ozono.
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2
Il principale valore di questa definizione è che essa considera il problema del
vantaggio. La gente accetta e adotta la tecnologia solo se la percepisce vantaggiosa per sé e,
in una situazione competitiva, svantaggiosa per gli altri. Quindi un’impresa tecnologica come
il nucleare deve considerare non solo i vantaggi ma anche i rischi e benefici nel contesto in
cui la tecnologia lavora. Come conseguenza la strada della comunicazione deve considerare
questi principi che devono essere sviluppati o creati.
D’altra parte quando parliamo di “Tecnologia Avanzata” bisogna considerare
un’evoluzione, iniziata nel 1880, che portò a invenzioni come l’alluminio, il telefono, il treno
elettrico, che modificarono profondamente le epoche successive. Alla fine della guerra
mondiale le tecnologie avanzate conobbero un nuovo impulso dovuto ad altre scoperte come
l’energia atomica, la televisione e i primi computer. L’enorme sviluppo della tecnologia
provocò comunque l’aumento dei problemi di cui abbiamo parlato prima. (Borrelli G.,
Pizzuto A., 2005, pag. 3).
Negli ultimi decenni di fatto questa definizione di tecnologia è stata interiorizzata dal
pubblico laico, dando luogo a diversi conflitti e a un cambiamento della stessa percezione
sociale della tecnologia sotto forma di:
1.
“atteggiamenti sempre più critici verso i costi della tecnologia e sempre meno
disponibili verso i vantaggi che questa procura (non si tratta di un rifiuto generale della
scienza e delle applicazioni tecnologiche ma piuttosto di un loro cattivo uso, abuso,
eccesso);
2.
accresciuta sfiducia della gente nelle abilità delle istituzioni pubbliche preposte al
controllo della tecnologia;
3.
aumento considerevole, rispetto al passato, di resistenze e conflitti, da parte di segmenti
sempre più ampi di opinione pubblica, verso nuove politiche di sviluppo ed
innovazione;
4.
domanda sempre più vasta e variegata di partecipazione dei cittadini ai processi
decisionali pubblici” (Borrelli, Sartori, 1990, introduzione).
Non si tratta qui di contestazioni locali ed effimere, da parte di gruppi o di
associazioni ambientaliste contro una determinata tecnologia. Ormai in fasce sempre più
ampie dell’opinione pubblica si sta radicando un profondo senso di incertezza, verso quello
che non una tecnologia, ma la tecnologia, può determinare. Da qui derivano i continui
interrogativi, domande e informazioni che l’opinione pubblica cerca di ottenere non più solo
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3
dalle istituzioni politiche, sempre più delegittimate e oggetto di sfiducia, ma soprattutto dagli
esperti o dai media. Insomma nessun cittadino vuole sentirsi escluso dai processi di gestione
della tecnologia.
La conseguenza di tutto ciò è l’instaurarsi di un circolo virtuoso/vizioso. Virtuoso
perché la partecipazione attiva dei cittadini alla gestione della tecnologia e dei rischi connessi
è sinonimo di vera e propria democrazia. Ma la viziosità sta nel fatto che spesso la
partecipazione democratica si traduce in un ostacolo per la gestione dei rischi stessi. Basti
pensare ai fatti di Scanzano o della Val di Susa. In queste occasioni è stata forte
l’opposizione della gente all’introduzione di un sito unico per le scorie nucleari da una parte
e alla costruzione di una linea di treni ad alta velocità, TAV, dall’altra. Episodi come questi
devono far riflettere: la gestione politica relativa all’introduzione di nuove tecnologie non
può non tenere conto delle opinioni della gente, specie se queste vanno nella direzione
contraria alle scelte che si vogliono intraprendere. Non si possono imporre dall’alto soluzioni
che vanno cercate attraverso il dialogo. Dialogo che non consiste semplicemente nel fornire
in maniera passiva informazioni. Non possono i policy makers, sulla base di informazioni
fornite dagli esperti, fermarsi ad elencare quelli che sono solo i vantaggi, i benefici che
possono derivare dall’introduzione di nuove tecnologie. Nemmeno possono limitarsi a
fornire complesse informazioni tecniche, comprensibili solo a pochi. Per fare un esempio
banale immaginiamo di trovarci faccia a faccia con un medico che ci dicesse: “Dalle analisi
effettuate abbiamo evidenziato la presenza di un’adenocarcinoma al quinto segmento
epatico”. A questo punto avremo ricevuto un’informazione perfettamente tecnica, ma se il
nostro medico se ne andasse senza fornirci altre spiegazioni ce ne andremmo a casa con mille
dubbi. Primo potremmo chiederci che cosa sia un’adenocarcinoma (non tutti lo sanno) e
cercando informazioni e parlando con amici e parenti verremo a conoscenza del fatto che si
tratta di un tumore maligno al fegato. Allora scatterebbero mille altre domande e paure “Sto
per morire?”, “Quanto tempo di vita mi rimane?”. E magari ascoltando la televisione
verrebbe fuori da un telegiornale che un’altra persona con un caso simile al nostro, è morta
dopo poco tempo da quando le era stato diagnosticato quel tumore. Insomma morale della
favola, per non aver ricevuto spiegazioni ulteriori dal nostro medico, dalla nostra malattia
percepiremmo solo il rischio di morte. Cosa che non sarebbe accaduta se tra noi e il medico
ci fosse stato un dialogo. In quel caso il medico ci avrebbe spiegato in maniera più semplice
che cosa abbiamo; ci avrebbe illustrato tutte le possibili cure, nuove o esistenti, che possiamo
intraprendere e le conseguenze che esse comportano; ci avrebbe indicato la casistica di tali
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tumori e le aspettative di vita che ci sono in questi casi. Sicuramente ce ne andremmo a casa
sconvolti dalla consapevolezza di avere un tumore maligno che potrebbe portarci alla morte,
ma anche con la consapevolezza che oggi esistono nuove cure in campo oncologico che
possono aumentare di gran lunga le aspettative di vita. Questo esempio riportato alla gestione
dei rischi tecnologici dimostra l’importanza della comunicazione sulla percezione dei rischi.
Un altro aspetto da non trascurare quando si parla di rischi tecnologici, è il disaccordo
esistente tra gli esperti che può generare confusione nella opinione pubblica2. Fin quando
quindi policy makers ed esperti non comunicheranno con trasparenza, semplicità e chiarezza
tutto quello che la gestione dei rischi tecnologici può comportare a livello non solo di
benefici/vantaggi ma anche di costi/rischi, sarà difficile ottenere il consenso dell’opinione
pubblica.
Il caso della fusione termonucleare, oggetto di questa comunicazione, contiene in sé
molte delle caratteristiche che lo rendono emblematico rispetto alle tematiche della
comunicazione e del rischio tecnologico. Il mancato consenso ad un’operazione così
complessa come il la fusione può portare ad una serie di conflitti tra istituzioni e tra queste e i
cittadini con costi sociali ed economici molto alti. L’unica strada per uscire da questa
situazione sta in una corretta ed efficace comunicazione dei rischi che tenga conto di alcuni
punti fondamentali:
1.
La comunicazione del rischio va oltre la semplice dinamica informativa lineare, ovvero
emittente-messaggio-ricevente. Esistono infatti una serie di fattori che possono
influenzare la comprensione esatta di un messaggio, e quindi l’esito della
comunicazione stessa. Non è importante solo il cosa comunicare, ma anche come e a
chi comunicare.
2.
La percezione del rischio è un altro aspetto che non può essere trascurato ai fini di una
comunicazione efficace. Non esiste mai una corrispondenza univoca tra rischio
oggettivo e rischio percepito dalla gente. La percezione del rischio può dipendere
anch’essa da numerosi fattori: per esempio dall’informazione alla quale la gente è
esposta, o da quella a cui ha scelto di credere, dalla legittimità delle istituzioni, dai
sistemi di credenze a cui è ancorata e da molti altri ancora.
2
Sul disaccordo tra gli esperti riguardo ai rischi tecnologici sono stati consumati da anni fiumi di
inchiostro. In particolare si veda Borrelli G. e al., L’immagine di Chernobyl nella stampa quotidiana
italiana, ENEA, 1988, non pubblicato e Degano C, Ferro A, Dar voce all’ambiente, Sperling &
Kupfer Ed., 1998
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5
3.
Infine non va dimenticato che il concetto di rischio stesso deve essere inserito in un
contesto dove le definizioni di tipo economico, statistico, ingegnieristico devono essere
integrate con quelle culturali, sociali, di percezione, perché queste ultime ci danno la
possibilità di capire i processi che determinano l’accettabilità del rischio stesso.
Qual è allora il significato del termine rischio? Anche se prima ne abbiamo
accennato, ai fini dell’indagine è opportuno ritornare brevemente su questo concetto. Le
definizioni di rischio sono molte e il loro significato varia a seconda del contesto in cui il
termine viene inserito.
Generalmente il rischio è definito “evento indesiderabile”, o più precisamente come
“la possibilità di conseguenze dannose o negative a seguito di circostanze non sempre
prevedibili”.
In campo economico si distingue il rischio dall’incertezza: il rischio rappresenta un
danno eventuale dal quale ci si può cautelare (ad esempio attraverso un’assicurazione);
l’incertezza invece è associata a tutto ciò che è talmente incerto ed indicibile, da non
permettere nessuna formula di prevenzione (Cannavò, 2003).
Da un punto di vista tecnico-ingegnieristico il rischio è definito come prodotto della
frequenza di un evento indesiderato per la gravità delle conseguenze. Ne deriva una
“valutazione probabilistica del rischio”(Valentini, 1992) e apparentemente oggettiva, il cui
obiettivo è quello di ridurre il rischio stesso intervenendo o sulle frequenze dell’evento
temuto e/o sulla gravità del danno. Ma naturalmente per quanto vengano prese in
considerazione numerose probabilità relative alla frequenza e alle conseguenze di un evento
rischioso, ce ne potrebbero essere molte altre che non verrebbero incluse nel calcolo.
Passando dal contesto tecnico-ingegnieristico a quello sociale, la definizione perde i
suoi connotati statistici o stocastici, nel senso che per rischio si intende l’incertezza generata
dalla sua percezione, gestione e comunicazione. La prima guarda alla società come ad una
variabile secondaria; la seconda definizione invece assume al centro del proprio interesse la
società. Gli esperti fanno ricorso a calcoli probabilistici, la gente comune al contrario
percepisce il rischio sulla base di una serie di fattori cognitivi che variano a seconda del tipo
di rischio a cui è sottoposti e che ne determinano l’accettabilità.
Poniamo a confronto la valutazione del rischio nucleare da parte degli esperti con la
percezione dello stesso rischio da parte dall’opinione pubblica. Secondo i primi i rischi di
grossi incidenti nei reattori possono essere meno significativi, se non inferiori, a quelli a cui
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le persone sono esposte ad esempio volando. Per il pubblico laico avviene l’esatto contrario.
Un incidente aereo con una bassa probabilità e frequenza di accadimento ma dalle
conseguenze catastrofiche è percepito come meno rischioso dello scioglimento del nocciolo.
Essendo il rischio dunque un concetto multi-dimensionale e multi-contestuale, una corretta
valutazione, gestione e comunicazione dei rischi non può trascurare il fattore percezione.
La percezione del rischio è frutto di un ragionamento intuitivo, basato sulla
rappresentazione che le persone hanno in quel momento del problema, sulle informazioni
possedute e sul grado di rilevanza attribuito alle informazioni, nonché sulle strategie
cognitive di elaborazione adottate che sono generalmente implicite, ovvero automatiche e
non necessariamente coscienti.
Diverse persone possono attribuire pesi diversi a tali dimensioni. Innanzi tutto
l’atteggiamento verso il rischio è influenzato dai sistemi di credenze, e da altri fattori
contestuali e individuali relativi a tali dimensioni. In particolare il processo d’elaborazione
cognitiva delle informazioni ha un effetto sull’atteggiamento e sulla percezione del rischio
della persona. Se la maggior parte delle persone conosce il rischio derivante da tecnologia
nucleare non attraverso un’esperienza diretta, ma principalmente tramite l’informazione,
allora la comprensione dei meccanismi umani di elaborazione cognitiva diviene importante
per valutare la percezione del rischio. Una volta che le informazioni sono acquisite il rischio
viene elaborato secondo i passaggi seguenti:
1. selezione delle parti rilevanti dell’informazione;
2. interpretazione del significato dell’informazione;
3. uso di euristiche intuitive e deduzione di proprie inferenze;
4. comparazione
della
propria
interpretazione/inferenza
con
precedenti
esperienze o con messaggi da altre fonti;
5. valutazione del possibile coinvolgimento personale, del potenziale effetto
sulla propria vita, della concordanza con le proprie credenze (per eliminare la
dissonanza cognitiva) con i giudizi del gruppo di riferimento (per evitare
l’alienazione sociale), e con i propri valori;
6. formazione di specifiche credenze riguardanti l’oggetto del messaggio (o
conferma delle credenze precedenti);
7. razionalizzazione delle credenze e degli atteggiamenti, e generazione delle
intenzioni per le azioni future che sono in accordo con le credenze.
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7
E’ possibile allora vedere che c’è una sostanziale differenza tra informazione e
comunicazione. Queste parole sono spesso usate anche da esperti come sinonimi. In generale
però il temine informazione indica l’attività della trasmissione di dati da un soggetto a un
altro per la trasmissione di una conoscenza.
Tra le varie definizioni ci sembra di grande interesse quella data dal Webster’s Third
New Internazional Dictionary3, che definisce l’informazione come il “processo che tramite la
forma di un oggetto si imprime nella mente e crea conoscenza4.
La definizione sopra riportata non fa alcun riferimento al rapporto tra destinatario
dell’informazione ed emittente della stessa, perché di fatto l’informazione è un processo
unidirezionale nel quale possiamo distinguere due o più attori: il primo ha dei dati da
trasmettere e i secondi sono interlocutori che possono accettare o rifiutare l’informazione.
Non è previsto un contatto tra le due parti.
La Nuova Enciclopedia Britannica, sottolinea questi aspetti: «L’uso popolare del
termie informazione fa riferimento ad una opinione fornita a un ricevente nel corso della sua
quotidianità: ognuno riceve informazioni direttamente da altri esseri umani, dai media, da
data base elettronici e da fenomeni che si verificano nell’ambiente circostante. Se la persona
usa questi input per generare informazione per se stessa, alcune di queste saranno trasmesse
agli altri.» (The New Enciclopedia Britannica)5.
Per quanto riguarda la comunicazione, il Webster’s Third New Internazionale
Dictionary, tra l’altro, fornisce queste definizioni:
•
l’atto o l’azione di impartire o trasmettere (l’informazione sulla temperatura;
l’informazione sulla forza delle macchine);
•
partecipazione comune nel suo significato antico;
•
contatto (accesso) tra persone o luoghi;
•
interscambio di notizie o opinioni attraverso comuni sistemi di simboli (lingua, segni o
gesti).
Il termine comunicazione presuppone, quindi, una serie di azioni sociali che sono il
risultato di una relazione.
La Nuove Enciclopedia Britannica evidenzia questi aspetti:
3
Webster’s Third New Internazionale Dictionary, voce information
Webster’s Third New Internazionale Dictionary voce information
5
The New Enciclopedia Britannica , pg 617, volume 21
4
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8
« La comunicazione si afferma quando le azione di un individuo nel suo ambiente
sono state influenzate dal pensiero di un altro individuo, in questa secondo individuo c’è
l’influenza dell’esperienza del primo e questo in parte è causato dalla precedente
esperienza.» (The New Encyclopaedia Britannica)6.
In base a queste definizioni, e in base alle precedenti definizioni di rischio, possiamo affermare l'esigenza di una definizione politetica del rischio
che incontri sia le esigenze sociali della equità sia le esigenze di tipo ingegnieristico sulla probabilità e sulle conseguenze.
La sostituzione del concetto tecnico di rischio con quello politetico non è solamente
una questione linguistica ma investe la trattazione di una intera serie di interazioni complesse
tra la gente e tra l'uomo e la natura. Un mutamento chiave che ha lo scopo di incoraggiare
il manager del rischio a dibattere le opzioni tecnologiche sulla esplicita base dei conflitti
sociali, sulla fiducia,sull'equità e su una corretta e completa informazione sulle opzioni
tecnologiche in gioco, piuttosto che sulle stime rivali della probabilità e magnitudo di
eventi improbabili. Ma tale mutamento richiede un ampio approccio interdisciplinare alla
gestione del rischio che dovrà incorporare variabili culturali ed etiche di varia natura e
provenienza sociale e istituzionale7.
2.
La ricerca
(Prima di illustrare la ricerca si ritiene opportuno spiegare brevemente cosa è la fusione
termonucleare e quali sono le principali differenze tra questa e la fissione termonucleare. A livello
generale si può senz’altro affermare che una delle differenze rilevanti sta nel fatto che la fusione, al
contrario della fissione, è considerata come una fonte rinnovabile).
L’aumento di emissione in atmosfera di CO2 e in generale dei gas a effetto serra nei
maggiori paesi industrializzati e nei cosiddetti paesi emergenti, ha creato la necessità di
limitare, se non abbattere, le emissioni inquinanti, specie quelli derivanti dalla produzione di
energia elettrica. In conseguenza sono stati evidenziati tre punti fondamentali che possono
indicare la fusione come una possibile alternativa energetica per il futuro:
•
facilità di approvvigionamento delle risorse (largamente diffuse in natura)
•
sicurezza passiva e non attiva (non occorrono sistemi particolari di sicurezza)
•
ridotto impatto ambientale.
6
The New Encyclopaedia britannica, pg. 623, volume 16
Per una più approfondita disamina del concetto di rischio, vedi G. Borrelli e S. Sartori, Rischio
tecnologicoe e interessi diffusi, Quaderni ENEA, 1990 (esaurito, disponibile in formato elettronico)
7
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9
Per quanto riguarda il primo punto, il Deuterio elemento essenziale affinché avvenga
il processo della fusione, è reperibile nell’acqua, mentre il Litio (che genera il Trizio) altro
componente base, è un minerale presente in natura (reperimento tramite attività estrattive).
Per quanto riguarda la questione della sicurezza nei processi di fusione la ridotta
quantità di materiale necessario per il funzionamento delle centrali produce un conseguente
impatto ambientale minimo, così come basse sono le quantità di materiale stoccato.
Minima radioattività delle scorie (circa una decina d’anni), sistemi di sicurezza
passivi e non ultimo in caso di incidenti agli impianti non è richiesta nessuna evacuazione
della popolazione. La fusione, inoltre, non produce scorie radioattive di lunga durata, tranne
che per alcuni anni iniziali (la sua nocività è comunque inferiore alle scorie prodotte
dall’utilizzo del carbone).
La fusione nucleare è il processo di produzione di energia, contrario alla fissione,
che avviene nel sole e nelle stelle, All’interno del sole, a temperature di 10-15 milioni di
gradi centigradi, l’idrogeno si trasforma in elio liberando una quantità di energia sufficiente
a mantenere la vita sul nostro pianeta. Sulla terra, per produrre energia dalla fusione, sono
possibili diverse reazioni, la più conveniente della quali è quella fra Deuterio e Trizio, due
isotopi con nuclei più pesanti dell’idrogeno.
Il principale problema della reazione di fusione è stato, finora, di costruire un
contenitore in grado di sopportare le temperature richieste per il verificarsi della fusione.
Tale problematica è stata risolta confinando il plasma con campi magnetici, senza che esso
tocchi il contenitore. Ciò è possibile grazie al fatto che il plasma è composto da particelle
cariche elettricamente. Queste particelle possono essere intrappolate proprio grazie ad un
campo magnetico.
I combustibili necessari per avere la fusione nucleare, come è stato detto sopra,
sono:
•
Deuterio (D): è un materiale abbondante in natura, in quanto può essere estratto
dall’acqua in qualsiasi forma. Se tutta l’energia del mondo dovesse essere
prodotta con reattori a fusione, le riserve di deuterio basterebbero per milioni di
anni.
•
Trizio (T): non è presente in natura, ma può essere fabbricato all’interno del
reattore a partire dal litio.
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•
Litio (Li): è il più leggero dei metalli ed esiste in grande quantità nella crosta
terrestre. Se tutta l’energia elettrica del mondo dovesse essere prodotta con
reattori a fusione, le riserve già stimate di litio basterebbero per almeno mille
anni.
Per fare un esempio, per soddisfare il fabbisogno medio di un abitante di
un paese industrializzato, servirebbero:
•
10g di deuterio, che possono essere estratti da 500 litri d’acqua;
•
15g di trizio, prodotti con 30g del litio contenuto nel reattore a fusione.
I vantaggi della fusione nucleare sono essenzialmente cinque:
1. nuova e abbondante forma di energia;
2. combustibili disponibili in grande quantità;
3. sistema intrinsecamente sicuro poiché ogni guasto provoca l’arresto dell’impianto;
4. nessun inquinamento atmosferico che possa dar luogo a piogge acide o effetto serra;
5. radioattività del reattore pressoché nulla.
La ricerca su 100 studenti europei, italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, austriaci,
inglesi, e la fusione termonucleare si è svolta attraverso differenti fasi. Durante la prima fase
sono state spiegate la questione dell’energia e della fusione termonucleare come una
possibile risorsa alternativa alle fonti energetiche tradizionali.
Le domande alle quali la ricerca intendeva dare una risposta erano essenzialmente
due e riguardavano principalmente il modello comunicativo adottato dai due Enti:
•
"Quanto è comprensibile la comunicazione sull’energia in generale e sulla fusione in
particolare?”;
•
“Può un diverso modello di comunicazione “lenire” il senso di alienazione provocato in
genere da comunicazioni su argomenti complessi?”
La prima fase della ricerca ha curato maggiormente gli spetti informativi. A questo scopo
nel periodo tra Aprile e Giugno 2003, gli studenti hanno ricevuto la visita degli esperti
dell’ENEA o dell’EFDA. Gli argomenti trattati durante le lezioni sono stati:
1.
Il ruolo dell’energia nel mondo dello sviluppo
2.
le differenti risorse di energia
3.
Il consumo di energia
4.
Gli impatti ambientali ed economici delle differenti sorgenti di energia
5.
La differenza tre fusione e fissione nucleare
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6.
Lo stato dell’arte della fusione nucleare
7.
I vantaggi e gli svantaggi della fusione
8.
Le attività della fusione a livello internazionale
9.
Gli aspetti sociali delle politiche energetiche
10.
Aspetti e rischi della comunicazione ambientale
11.
Le attività dell’ENEA e dell’EFDA nel campo della fusione nucleare.
A conclusione di questa fase è seguita una seconda fase che aveva lo scopo di
verificare l’efficacia degli strumenti informativi messi in campo da ENEA e EFDA sui temi
dell’energia e della fusione. Questi strumenti prevedevano sia incontri che attività autonome
di aula, sia lavoro individuale. In particolare:
•
Incontri esplicativi supportati da materiale audiovisivo, sotto forma di lezioni in classe
con la presenza di uno staff di esperti di fusione nucleare e con il supporto dei professori.
•
CD-Rom “Sfruttando l’energia delle stelle” che mostra la grande potenzialità del
“controllo della fusione termonucleare ” e dei suoi meccanismi fondamentali.
•
Un DVD sui quattro siti di ricerca sulla fusione termonucleare, Calham in Gran Bretagna,
Gharching in Germania, Cadarache in Francia e L’ENEA di Frascati in Italia, e le
relazione dei centri con il territorio.
•
L’opuscolo “"Energy, Powering Your World" che spiega alcune sorgenti di energia. Il
testo è inserito in una visione storica al rapporto tra l’energia e la sostenibilità ambientale,
con cenni sulle future fonti di energia.
Dopo queste attività agli studenti è stato sottoposto un questionario con lo scopo di
verificare l’efficacia e l’efficienza della comunicazione fornita.
Tra le questioni poste si chiedeva un giudizio degli studenti sulle modalità
comunicative (lezioni, cd rom; dvd e opuscolo), il livello di interesse stimolato dall’aver
partecipato a questa attività e il livello di fiducia maturato rispetto agli esperti.
Venivano valutati una serie di fattori: dalla dimensione comunicativa dei diversi
supporti forniti, alla dimensione cognitiva ed emozionale acquisita, fino al livello di fiducia
maturato.
Alla fine dell’intero ciclo della ricerca 100 studenti di diverse nazionalità, italiani,
francesi, tedeschi, austriaci, spagnoli, si sono incontrati a Frascati, presso il Centro di ricerca
ENEA per la Fusione, al fine di discutere i risultati.
Come accennato in precedenza la ricerca ha preso in considerazione diverse
dimensioni:
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1. La dimensione comunicativa ovvero la comprensione di tutti gli strumenti e le
attività svolte durante le lezioni con gli esperti e quella derivate dagli strumenti
forniti agli studenti (Cd-rom, Dvd, opuscolo);
2. La dimensione cognitiva ovvero la valutazione prima e dopo del livello di
conoscenza degli studenti circa l’energia e la fusione;
3. La dimensione emozionale ovvero l’interesse circa il problema energetico e il
coinvolgimento personale nelle attività, anche in rapporto alle relazioni con I
docenti, gli esperti e gli altri studenti.
Lo strumento per verificare le tre dimensioni è stato un questionario al quale hanno
risposto tutti gli studenti coinvolti nelle attività. Il questionario includeva domande strutturate
e semistrutturate ed era composto da una serie di indicatori suddivisi per le tre dimensioni
sotto analisi:
Indicatori per la prima dimensione (comunicazione):
-
Chiarezza e comprensibilità del messaggio comunicativo;
-
Completezza della presentazione dell’argomento;
-
Preferenze assegnate dallo studente alle varie modalità di comunicazione (lezioni/Cdrom/ Dvd);
-
Condivisione del modo di fornire il messaggio;
-
Interattività del messaggio del messaggio.
Indicatori per la seconda dimensione (cognitiva):
-
Preparazione sull’argomento;
-
Approfondimento personale e scolastico;
-
Partecipazione a precedenti esperienze sull’argomento;
-
L’interesse verso l’energia;
-
La reale iintereattività del messaggio.
Indicatori della terza dimensione (emozionale):
-
Coinvolgimento personale;
-
Studi personali;
-
Domande, opinioni e suggerimenti;
-
Importanza data alle lezioni svolta dallo staff di esperti.
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Il questionario sottoposto in inglese agli studenti era composto essenzialmente di tre parti che
tenevano conto dei tre set di indicatori considerati dalla indagine.
4. I risultati della ricerca
Per motivi di spazio quello che si propone di seguito è ovviamente una sintesi del lavoro. Il lavoro
completo può essere chiesto all’Autore. Comunque si ritiene che la parte teorica e metodologica abbiano,
in questa sede, una importanza maggiore dei risultati empirici.
Come detto in precedenza si è voluto verificare la comprensibilità delle diverse
modalità di comunicazione utilizzate., ovvero lezioni degli esperti, cd rom e dvd.
Per quanto riguarda le lezioni e il cd rom oltre il 70% degli studenti ha ritenuto che fossero
chiare e molto chiare mentre perplessità sono state espresse sul DVD il cui linguaggio è stato
ritenuto a volto troppo tecnico.
Per quanto riguarda le preferenze la gran parte degli studenti ha espresso la sua
preferenza per più lezioni con gli esperti e in seconda battuta per più materiale informativo
cartaceo, anche se circa il 20% ha ritenuto che la comunicazione fosse completa.
Molti studenti comunque pensano che (54%), la comunicazione fornita abbia
contribuito alla formazione di un pensiero critico sull’energia, sebbene il 33% ritenga che vi
sia necessità di maggiore attività informative per favorire la formulazione di un pensiero
critico.
In ogni modo gli incontri e il materiale fornito hanno fatto si che gli studenti
sentissero la necessità di un impegno “personale” tant’è che il 60% ha ritenuto di effettuare
ricerche in proprio, tramite il web, sull’argomento, non solo, in quanto il 95% ritiene di aver
incrementato il suo bagaglio di conoscenza sull’energia e sulla fusione.
In generale comunque possiamo affermare che alla fine delle attività alcune novità
erano state acquisite dagli studenti:
•
L’energia non veniva vista solo come un problema tecnico ma anche come un
problema sociale;
•
La possibilità di esprimere una propria opinione riduce il gap tra il mondo scientifico
e la vita di tutti I giorni e stimola un pensiero critico verso temi complessi;
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•
L’insieme dell’esperienza vissuta dagli studenti dimostra che quando l’innovazione
tecnologica è comunicata in modo partecipativo attraverso una chiara informazione,
la sua accettabilità aumenta.
Conclusioni
Una breve considerazione iniziale su insegnare e apprendere la scienza e la
tecnologia” va fatta prima delle conclusioni.
Quello che ha colpito maggiormente i ricercatori impegnati nelle lezioni e nei contatti
con gli studenti è stata la richiesta di maggiori incontri personali con i ricercatori piuttosto
che avere a disposizione maggiori supporti informatici. Considerata l’età dei nostri
interlocutori, circa 17 anni, e considerato la “confidenza” che questi ragazzi hanno con il web
e dintorni, la cosa ci è apparsa singolare. Se però consideriamo una serie di fattori, come ad
esempio la novità dell’argomento, il grado di difficoltà dello stesso e non ultimo la possibilità
di un contatto con esperti di fatto sconosciuti, la richiesta assume un contorno più chiaro e
definito. In poche parole il rapporto personale, studenti verso docenti, piuttosto che un
rapporto impersonale, studenti verso web, risponde maggiormente alle esigenze di
apprendimento quando l’argomento è connesso con la complessità, con l’ignoto e con il
rischio.
Una seconda considerazione va fatta invece sull’appeal degli argomenti scientifici sui
giovani. Durante la conferenza tenuta presso il centro ENEA di Frascati alla fine delle attività
fu chiesto agli studenti, che al 90% avevano espresso un consenso forte alla loro
partecipazione, quanti di loro, erano 100 studenti, avevano intenzione in futuro di lavorare su
questi argomenti scegliendo la carriera di ricercatore. Ebbene solo 2 studenti espressero
questa intenzione dimostrando che la carriera scientifica in Europa non è “appetibile”.
Essendo lo scopo della ricerca diverso non siamo stati in grado di approndire bene le
ragioni del rifiuto anche se si potrebbe ipotizzare la scarsa soddisfazione economica, la
mancanza di soddisfazione personale, o di ruolo o di status. Certo è che una riflessione
andrebbe fatta, anche se non è questa la sede.
Per quanto riguarda questa indagine dagli stessi studenti è emerso che il tema
dell’energia è un tema sociale perché coinvolge una serie di relazioni tra cittadini ed esperti.
Quest’ultimo punto ha portato gli studenti ad esprimere un parere sulla possibilità di ridurre
il gap esistente tra il mondo della scienza e la società civile, di cui, in quel momento, loro
erano i rappresentati.
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Questa esperienza dimostra che quando le nuove tecnologie, come la fusione,
vengono comunicate con chiarezza, e in maniera partecipata, non solo può aumentare il
consenso, ma per lo meno si ottiene il risultato di poterne discutere.
L’argomento fusione è indubbiamente difficile per una serie di motivi poiché ci i
sono una serie di pregiudizi attorno all’argomento dell’energia nucleare di cui la fusione è
parte, come la sindrome di Chernobyl, che possono porre barriere addirittura alla discussione.
Queste barriere possono essere superate se all’attività informativa, nel nostro caso che cosa è
la fusione, viene associata una attività comunicativa sotto forma di partecipazione diretta,
affrontando il tema dei rischi connessi in maniera non manipolativa.
Ciò non di meno ci preme sottolineare che questi studi non sono ancora frequenti
nell’ambito disciplinare della sociologia in Italia. Sebbene l’ambiente sia ormai all’attenzione
degli Atenei da qualche anno, la sua correlazione con argomenti quali le nuove tecnologie,
l’energia e il rischio stentano a trovare un diritto di cittadinanza. Trattare insieme questi
argomenti è oggi più che mai necessario per realizzare un approccio di tipo ecosistemico,
anche in una disciplina come la sociologia. Non a caso l’associazione dei cugini francesi di
sociologia ambientale ha assunto la denominazione di Associazione Francese della
Sociologia dell’Ambiente e del Rischio.
Nuovi e vecchi conflitti, il decommissioning delle nostre centrali nucleari, i fanghi di
Porto Marghera, la chimica a Porto Torres, il sito unico di Scanzano, la Tav in Val di Susa, la
costruzione di termovalorizzatori e rigassificatori, richiedono che questi temi non vengano
gestiti da decisionisti ignoranti o da tecnici refrattari a inquadrare i temi all’interno delle
comunità nazionali e spesso locali.8
La moderna società del rischio ingloba dentro di sé uno sviluppo tecnologico capace
di generare disastri ecologici. Anche l’alta tecnologia studiata per misurare e prevenire il
rischio, diffondere informazioni, soddisfare bisogni materiali, allo stesso tempo svela nuove
vulnerabilità del sistema moderno e quindi nuovi rischi. Bruna De Marchi parla di Moderna
riflessività: è il processo che attiva una sistematica produzione di rischi legati sia ai guasti,
malfunzionamenti e incidenti, ma che comunque è intrinseco alla applicazione delle nuove
tecnologie. Questo avviene nella piena consapevolezza delle implicazione che il rischio
tecnologico ha sulla percezione sociale, rispetto alla modalità di produzione della tecnologia,
8
G. Borrelli, B. Di Giovanni (a cura di), La politica ambientale tra scelta e non scelta, Enea
Libri, 2006, introduzione
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ai suoi benefici effetti e ai suoi rischi, alla distribuzione di questi ed alle possibilità di
controllo, alla gestione del rapporto tra potere economico, tecnologia e forze politiche. La
tecnologia diventa punto d’incontro tra scienza e società.9
Il benessere raggiunto grazie alla rivoluzione tecnologica, informatica e alle
biotecnologie ha modificato il nostro stile di vita, apportando implicazioni di lungo periodo
di rischi sia individuali che collettivi.
La consapevolezza della possibilità degli effetti negativi della tecnologia, e quindi del
rischio, cerca risposta nella tecnologia stessa, nella possibilità di trovare nuove soluzioni
tecnologiche che possano sostituire la prime, questo specialmente perché gli effetti negativi,
in particolare le minacce ecologiche che porterebbero effetti a catena sulla salute e gli stili di
vita) possono concretizzarsi anche nel tempo. Questo lascia spazio anche a considerazioni
sulle responsabilità dei paesi sviluppati e richiede l’applicazione di principi precauzionali
relativamente alla sicurezza delle tecnologie ed alle attività che porterebbero ad una sterile
rincorsa della dimensione a rischio zero.10
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9
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D Marchi, L. Pellizzoni, D.Ungaro, Il rischio ambientale, cit, pag 155
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