ARTE E LETTERATURA
DEI ROMENI
SINTESI PARALLELE
DI
NICOLA IORGA
TRADUZIONE ITALIANA DI
G. V. SAMPIERI
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REOIT;
SPIENT1A
MAVNDVM
EDIZIONI
SA PIENTIA
ROMA - MCMXXXI
ARTE E LETTERATURA DEI ROMENI
ARTE E LETTERATURA
DEI ROMENI
SINTESI PARALLELE
DI
NICOLA IORGA
TRADUZIONE ITALIANA DI
G. V. SAMPIERI
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-REG IT-
SAPIENTIA
MVNDVM
EDI ZIONI
SA PI ENTIA
ROMA - MCMXXXI
Di questo libro sono state impresse : 5 copie su
carta imperiale giapponese fuori commercio, 5o copie
numerate su carta a mano della cartiera P. Miliani
Fabriano.
PROPRIETA LETTERARIA.
per 1' Italia
della Editrice Sapientia
Roma
S. A. I, G. E.
Via Cicerone, 44
ROMA
I.
CHIESE DI LEGNO: PRIME CANZONI
Tra le manifestazioni artistiche e quelle letterarie di una
nazione c'e, ci deve essere, un certo parallelismo. Le une e
le altre non sono the forme della vita nazionale, esteriorizaazioni dell'essenza morale che le anima.
Una sola eccezione sembrerebbe presentarsi e di una tale
importanza the la si crederebbe capace di infirmare la regola. Sopratutto agli inizi, allor elle la nazione non e ancora
formata come individuality spirituale, molto spesso accante
all'arte non esiste la letteratura o, pin spesso ancora, non
esiste l'arte accanto alla letteratura. Talvolta cosi, esistendo
le due forme, l'una non corrisponde intimarnente all'altra.
Ma in questo caso bisogna supporre sempre degli soambi. E
allora e naturale che gli elementi dell'arte si trovino dalla
parte opposta dei priori tentativi del pensiero scritto. Oppure it modello da seguire si ritrova per l'una ma non egualmente per I'altra.
Tutto un lungo periodo dell'arte e della letteratura romena, the not intendiamo esporre in una breve sintesi ed in
rapporto allo stesso spirito nazionale, presenta spesso diffi
colts di questo genere senza che percia l'idea della presentazione parallela debba essere abbandonata.
Ed un'altra difficolta che sembrerebbe anch'essa assai
grave sorge improvvisa. Dall'epoea, che possiamo fiQsare al
fest° secolo, o al setbimo al pin tardi, in cui si ha un romanzo carpato-balcanico che pue essere considerato come
quasi romeno, crediamo di dover parlare di una letteratura, ma le opere di essa ci rnancano completamente. E, per
quanto riguarda la manifestazione artistica, ei sara facile di-
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mostrare the essa e esistita certamente, ma non ne e rimasta
alcuna traccia visdbile.
Felicemente u eapitoli di storia si sono potuti ritrovare,
malgrado la sterility ossoluta di nisorse, con metodi indiretti.
Cio che una volta e avvenuto sara ricordato nella vita di
un popolo dalle vicissitudini della regione: tie che si trova
in un certo motmento suppone una elaborazione anteriore.
Processi di sviluppo si corrispondono da un campo all'altro
dell'umanita. Non e necessario pertanto un grande sforzo per
arrivare, su questa strada, a certi risultati e non si rischia
di cadere nelle illusioni di una immaginazione indisciplinata.
bisoCominciando dall'arte, e certo, disgraziatamente
che la pia antica chiesa, databile con cergna pur dirlo
tezza, del Principato Valacco risale solamente al 1350 circa
e la Moldavia non possiede edifici sacri anteriori all'epoca
di Stefano it Grande, dunque circa ul 1460.
Ma e impossibile ammettere che una nazione cristianizzata dai coloni o dall'attivita dei missionari, almeno dal quar-
to secolo non abbia avuto degli edifici per it culto. Come
si immaginerebbe un cristianesimo esercitato all'aria aperta
o davanti ad una rozza croce piantata in mezzo ad una strada, durante mille anni?
Ma c'e di pia, in questo campo delle probability storiche.
Oggi si pue affenmare, sulks base del testo autentico fornitoci
dalla cronaea di Anna Comnena, Principessa di Bisanzio,
l'« Alessiade n, che dal 1080, sulla riva destra del basso Danubdo, della parte di Silistria, e in certe zone dell'antica
Scizia minore, che si chiamera poi alla fine del Medioevo
Dobrugia, c'erano dei principi indigent' come Tatos-Tatul
(nome molto frequente fra i romeni) che non erano ne gred
ne peceneghi, ne russi del rito di Sviatoslav di Kiev. Su lla
riva sinistra un distretto d'oggqi, nella lingua dei mandriani,
tutta una vasta regione danuhiana, si chiama Vlasca (si leggy Vlascica), dunque, in slavo: it paese romeno, cio che fa
supporre una formazione politica nazionale che si serviva uf_
ficialmente dello slavo in luogo del greco d'oriente e del la-
11
tino ui oc.cidente. Qualche coca ha dovuto corrispondere nel
campo delle formazioni religiose e questo embrione di con centraaione politica sotto linfluenza bizantina. Dopo questi
inizii, the ci riportano ad un'epoca ancora piu antica, in rap_
porto ai romeni democratioi, cittadini del basso Danubio, it
privilegio, accordato verso it 1240 dal Re di Ungheria ai Cavalieri francesj dell'Ospedale the egli voleva stabilire in una
regione piu occidentale del torso di questo flume, nell'Olte-
nia dimostra the, verso la meta del dodicesimo secolo, in
questi cinque territori esistevano dei « giudici » per i judetze,
delle pescherie a Celeiu, dei ntuiini, e cioe dei centri di popolazione, delle strade, dei commerci e, al disopra di questa
piccolo mondo romeno dei capi enumerati nel diploma pon-
tificio: tre sulla riva sinistra dell'Olt, vassalli o pretesi vas-
salli del Re, e, sulla riva destra, dalla pane di Arges, un
principe romeno indipendente dalla corona, Seneslay. Ora,
per avere un tale ordine statale deve essersi svolto un bingo
periodo precedente di evoluzione; e le prime formazioni su
questo vasto territorio sotto la montagna seguono immediatemente le ultime prove della vitality della formazione danubiana. Questi quattro capi romeni non avevano dunque un
altare per le loro preghiere?
Nelle iscrizioni commemorative delle chiese di data posteriore pia di una volta e ricordata l'edicola in legno poi
sostituita dalle costruzioni in pietra. Nello « skito » do Butoiu, nel distretto di Dambovitza, restaurato nel diciassettesipro secolo, esisteva infatti una fondazione principesca deI
quindicesimo secolo, consistente soltamo in una impalcatura di tavole. Tal monastero dell'Oltenia trasformato anch'esso dai eattivi architetti dell'epoca moderna, si chiama encore « Dintr'un lemn » (d'un sol legno). Se una delle chiese
centrali di Bucarest, fondata da Maria, la moglie del rice°
e sfortunato principe Costantino Brancoveanu, e chiamate
Dintr'o zi » (d'un sol giorno), cio significa the i costruttori lavorarono con gli stessi semplici materieli.
Qua e la la chiesa di legno si incontra ancora. 1 conta-
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diui si acoaniscono contro questa tanto modesta eredita dei
loro antenati, ma tuttavia sa riesce a difenderla. Nelle foreste
di Vasluiu ho scoperto una chiesa di campagna in cui soltanto it legno forniva e le pareti e la decorazione. Coriolano
Petranu, professore all'Universita di Cluj, ha recentemente
descritto e presentato in vari album ed anche nel primo annuario dell'Istituto di stonier generale di Cluj, pubblicato da
C. Marinescu, numerosi esempi di cui taluni sarebbero da
ascriversi persino al quattordicesimo secolo, della qual cosa
io dubito molto. Ci sono delle umilissime capanne sacre,
be nza alcun ornament° nella loro simpatica piccolezza, sopra
le quali s'eleva una Bella torretta svelta ed elegante, ornata
da un corridoio sostenuto da colonnine, e terminante in una
freccia ardita. Non c'e qui forse l'influenza delle grandi e
pesanti chiese sassoni che anch'esse si distinguevano per la
potenza formidahile delle loro torrri apprestate per la guardia e per la difesa? Oppure, come crede Petranu, nascondono
essi ii mistero della pin antica creazione architettonica della
razza romena? Potrebbero esservi conservati degli elementi
delle pifi antiche costruzioni in legno del tempo in cui, per
i vicini maestri gati, una camera era una Zimmer.
11 Petranu e allievo di Strzygowsk. E si sa come questi
the si e dedicato per lunghissimo tempo a mettere in rilievo
l'influenza dell'Armenia sull'arte bizantina, lui apprezza oggi, dopo la guerra, ispirandosi alle chiese di legno della vecchia Norvegia e compiendo ricerche sul posto nell'Asia centrale, una architettura piii antica delle costruzioni che egli
volentieni deplora qualificandole opera dei copisti e degli
usurpatori, dei muratori della regione ricoa di cave di pietra, esperti nell'impiego del mattone. Del resto nel suo ultimo studio (II egli si ferma con sentiment° di aka considerazione alle costruzioni rudimentali in verghe intonacate
d'argilla ed alle tende dei Turanici che avrebbero contribuito a creare la forma primitiva.
(1) Al Congres.o di Storia dell'Oriente a Varsavia.
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Ma presso i Romeni non c'e che quest'arte delle edicole
in legno.
11 contadino di Romania e l'erede di un'arte popolare
molto arnica nettamente all'opposto da quella delle caverne
di Aquitania e di Catalogna the ha un earattere naturalista
cosi ardito e comprensivo.
Quest'arte procede per semplificazione arrivando a tipi
,eterni di earattere astratto, geometrico, che hanno influenzato la stessa Grecia, disciplinandola nella sua prima espansione a Creta ed ispirandole gli interessanti vasi del cimitero
ateniese di Dipilo. Quest'arte si e estesa a tutto ul sud-est dell'Europa, varcando al Nord non soltanto it Danubio, ma andie i Carpazi; essa si e imposta nelle isole dell'Egeo, ha dominato le manifestazioni popolari dell'Asia minore, sino a
quei rombi che adornano le vesti degli Ititi. Oggi quest'arte
la si ritrova conservata fedelmente, attraverso diecine di secold, anche tra i Serbi, tra i Bulgari, tra gli Albanesi, tra
Greci e oltre che tra questi popoli in qualche modo fra Toro
imparentati, tra i Ruteni, tra gli Ungheresi della steppa, tra
gli Slovacchi e persino tra n Cechi.
Per i tappeti, le camicie, i grembiuli delle donne, it bastone del mandriano, come per la decorazione della casa, degli utensili e dei mobili, per la cintura e le arnti del guerrie-
ro, si e imposto it massimo aforzo verso la bellezza deri%ante dal Romeno non istruito ne dalla scuola ne dalla sapiente tradizione. Io ne ho scoperte delle tracce nella regione delle pianure dove da lungo tempo questo delicato lavoro delle donne di campagna e completamente cessato.
Quanto alla letteratura, bisogna partire dal principio che
in tutti i popoli la prosa, che non e aiutata, ne provocata,
ne formata dal ritmo, e stata preceduta da una lunga elahorazione della poesia, che sboccia facilmente ed in abbondanza dal ritmo una volta scoperto e divulgato.
Ora i Romeni hanno una traduzione in prosa degli atti
degli apostoli, dei Salmi e degli Evangeli che risale senza
dubbio al principio del XV secolo. Essa e conservata, in ma-
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noscritti del XVI secolo, quali ii Codice di Voronetz, i salmi
di Scheia e di Hurmuzachi. Invano si cerea, da parte di certi
filologi, di scartare questa atfermazione pressoche unanime
degli storici. I libri sacri stampati nel XVI secolo si basano
su questi vecchi manoscritti che l'editore, un prete valacco
rifugiatosi in Transilvania e pagato dai luterani delle citta
sassoni, non ha sempre compreso cie che si pub constatare
pib di una volta. Tutta la vita culturale del XV secolo si rispecchia nei termini usati dall'anonimo traduttore o dai tra
duttori che hanno collaborato a questa opera importantissima, nella quale lo stile, con le parole ancora agglutinate, si
forma appena. Lo stile invece si forma completamente, se-
condo la grammatica, nella piii antica lettera romena the
ci sia tramandata, che e quella indirizzata ai Tedeschi di
Brasov-Kronstadt dal mercante valacco Neacsciu di Campulung
nel 1524. Uno di questi manoscritti finisce con it credo alla
maniera occidentale, avendo it filioque.
Ora questo « credo » eattolico da una parte, insieme con
it linguaggio volgare dall'altra, non e che l'ussitismo. E si
vede che it movimento di propaganda dei Boemi si e esteso
all'Ungheria superiore e alla Polonia, circondando da ogni
parte it territorio romeno che fu auche profondamente penetrato dagli emigrati magiari perseguitati dalla repressione
cattolica sino al lontano Dniester moldavo.
I primi monumenti della letteratura scritta derivano, come nell'arte antica, da masse capaci di spontaneita, ma non
soltanto nel cameo della prosa, che rappresentia una dottrina qualunque, per mezzo di creazioni nettamente individua-
li accettate e ridotte a quel tono rurale the e imposto dall'ambiente.
E' ancora in questo ambiente, ed in maniera esplicita e
conelusiva, che si forma la primitiva poesia dei Romeni.
Essa ha dovuto nascere da molte sorgenti che si riconoscono nelle tendenze the possiamo studiare in forme di molto posteriori.
La poesia lirica, la doina, col suo none areaico, che ri-
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cords la « daina » dei Lituani impareutati nelle origiui con
i Traci, si presenta in differenti forme ed e molto difficile,
,talvolta, riportarla, all'epoca pifi approssimativa. Al suo inizio essa non ha tanto a the fare con la sentimentality sognatrice del giovane mandriano
poi che le donne non sono,
come in Italia, le creatrici della eanzone d'amore
the colla
necessity del ritmo, cosi irnprenscindibile in tutte le forme
della vita pastorale. Essa accoinpagna la marcia delle greggi, ne custodisce i riposi, ne racconta in una nota umanissima
tutte le modeste gioie e le tristezze.
Non e del resto impossibile riconoscere la loro eta alla
lettura dei termini antiquati, certe volte incoinprensibili, o
a certe considerazioni di N ita aventi un carattere storico.
Prendiamo, alla cieca, degli esempi.
Allora che it ragazzo si rivolge alla sua inivirnorata per
dire:
0 mia graziosa amata!
Vieni col too anico solla collina
ed io ti darb un bastone (raschitor) ed una forca.
Per una piccola forca da nulla (leatza)
tu mi darai tre baci sulla bocca,
per un piccolo bastone di sostegno
tu mi bacerai sulla bocca tre volte,
ci si sente trasportare all'epoca, non troppo recente, in cui,
generalmente, come ancor oggi, in Transilvania, donde del
resto questi versi potrebbero provenire, i giovani donavano
alle fanciulle gli strumenti per filare.
Altrove allorche un altro innamorato cerca la sua bella
attraverso le valli:
Tre volte io ho fatto forrare it min cavallo
per salir la collina verso la mia bella.
Non e colpa del cavallo
ne di chi l'ha ferrato
ma e colpa della mia amata
che nasconde la testa in fondo alle valli,
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it riferimento allo Tzigano fabbro ferraio e un'indicazione
di cronologia secolare.
Un eerto trovatore d'amore parla dei trasporti di legna
sulla Bistrita moldava e delle vesti tubolari che si vendono
a Piatra:
Verde foglia di giovane grano;
w ho un pensiero nel cervello,
capire it cuculo che canta
ed it piccolo merlo che zufola
e, mentre le zattere vanno alla deriva,
capire le grida dei piloti
e i segni delle loro mani verso le belle,
allora che essi parlano cost;
Andianw, amata mia, sino a Piatra,
dove ti fare fare una veste rotonda
come mai ne hai portate in vita tua.
E' gia repoca dei sarti per le graziose villanelle.
Ma c'e un altro sistema di giudizio per cio che e veramente antico in questi brani lirici, spesso interpolati, o divisi o contaminati e earicaturati in ogni modo. Certuni fra
essi si ritrovano in infinite variazioni. Cosi la tortora che
beve soltanto acqua torbida dopo la perdita del suo maschio,
ii contadino i cui buoi salgono e scendono per ta campo non
segnato dai solchi, la giovinetta che chiede di montare a
cavallo dietro it cavalciere, poi che non ne puo piu, dato
che non trova alcuna compassione tra gli stranieri, lontano
dalla sua famiglia, perche
it petto mi fa tanto male
da quando mio fratello non vedo,
poiche la compassione degli altri
e come l'ombra di un cardo.
Queste eanzoni sono senza dubbio quelle che derivano
da una ispiraaione pill antica: talvolta si ritrovano delle ri-
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spondenze con altre letterature popolari. In ogni caso in
questo c,ampo c'e tutta un'opera di studio da rifare.
C'e anche una poesia satirica. Esse prende forme diverse. Eccone una che, parlando d'una bettola, non pub
avere origini troppo antiche:
leri sera, quando cadeva it giorno,
io ritornevo itbriaco della bettola,
e, per la strada piena di onzbra,
arrivai alla casa di uno
la cui giovane moglie e bella;
ed it marito era assente.
Quando varcai la doglia
vidi ii marito in letto.
Che potevo dirgli all'inzprovviso?
Io vi chiedo un tizzone.
Te beata, mia cara pipa,
poi che mi hai salvato da un imbroglio.
Gli atnori delle donne niaritate
piic d'una volta ti rendono pazzo,
ti farm° scavelcare le finestre,
ti fanno scappare come puoi
per it solaio e per it tetto.
Ma dei ritornelli ironici o insultanti compresd in qualche verso accompagnano, anzi devono accompagnare le danze, queste danze che, bore in rumeno, clweoi in greco, kolos
tra gli slavi, sono d'origine preistorica. Come si possono
immaginare queste rondes, queste bourrees alla maniera del-
l'Alvernia, senza it colpo di frusta dell'attacco dei ffiovac,
notti contro le ragazze?
Oh la piccina di mamma che balla
e it sudiciume sotto /a porta!
I Romeni hanno le loro antiche canzoni, cantece bawd-
nesti. La recitazione dei versi corti, della facile rima, si
svolge tagliata all'improvviso dal lamento dell'arcaica me
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lopea in tono minore. Donde giungono a not queste strane
oanzoni?
Io ho cereato di fissare dei cicli. I1 pib antico e quello
i cui eroi appartengono ad un mond° d'ispirazione serba.
ed al principio anche it soggetto
Al lora it costume
viene dalla Serbia di Kossovo, quella della disfatta e della
soggezione allo straniero, che non pub creare l'epopez originale, alla nianiera del genio epico francese delle « chansons de geste », tramandate dagli Angioni al mezzogiorno
&Italia, donde la moda passo in Albania ed in terra serba
nel XV secolo. Qua e la si trovano le tracce di un lontano
passato in certi frammenti epici che Alexandri ha reso ce-
lebri, trasformandoli, ma che erano conosciuti sin dalla
fine del XV secolo dallo storico Costantino Cantacuzeno e
che erano imitati dal vescovo Dositeo, un contemporaneo,
nea suoi salmi in versi, come in quei canti d'un passato glorioso che verso it 1740 davano al cronista moldavo Giovanni
Neculce la materia per le sue leggende, e che attiravano i
primi poeti d'amore del XVIII secolo, Giovanni Vacarescu
e Costantino Conachi, per essere fedelmente raccolti dal
grande poeta Giorgio Asachi, ispiratosi nelrItalia settentrionale, e da quel discepolo del romanticismo svizzero che
fu Alessandro Russo.
Cosi questo « ricco Latino » (latin bogat) che in Dobrugia rappresenta i mereanti di Ragusa del XIII secolo,
o, in una canzone recentemente scoperta, quest'Olea, che
equivale all'Olah, al Romeno degli Ungheresi che
e ricco di beni
e povero di parenti
e che possiede
nove mulini a vento
che rendono molto denaro,
ed altri ancora che gli procurano grandi ricchezze, per non
dire delle sue greggi di pecore, del suo numeroso bestiame,
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the lo costringe a pagare a quel « brigante d'un Ungherese a
un diritto di due ducati alla settimana, e finisce per voler
vendere ai Turchi, al mercato dei fiori, la sua amata purche it compratore sia suo fratello che ella cerca da tanto
tempo. Olea felice se ritorn,a con colei che sara sua moglie
cantando e gridando
e facendo risuonare le sue armi.
H.
ARCHITETTURA IN MATTONI
INFLUENZA DI BISANZIO E DEI SERBI
Nel XVI secolo una modificazione essenziale si manife-
sta nella vita dei Romeni, modificazione imprevista, i cui
principi pero si potevano identificare sin dal secolo precedente, in cui la vita dello Stato e della razza comincia a consolidarsi nella regione sotto la montagna, cosi come nella
larga e fertile pianura dell'Oltenia, feconda di grani.
La linea di comunicazione tra 1'Occidente e 1'Oriente
passa, ormai, attraverso it paese romeno in formazione.
Un tempo la grande via degli eserciti e del commercio
traversava obliquamente la penisola Balcanica. II guado danubiano era presso la citta bianca di Belgrado; attraverso
la foresta serba la via raggiungeva Nisc e al di la della montagna correva verso Filippopoli e Plovdiv, verso Adrianopoli, per finire nella magnifica capitale dell'Oriente romano.
Ma, dopo I'apparizione dei Turchi in questa regione,
l'ordine politico in Serbia, come nelle regioni della Tracia,
fu definitivamente sconvolto. In ogni moment° d si poteva
trovare di fronte alle bande degli invasori o in mezzo alI'anarchia delle popolazioni. Al lora, in un primo tempo,
tentando la strada della Galizia attraverso la Moldavia sino
al basso Danubio ed al Mar Nero, si pens di utilizzare it
territorio ungherese sino ai Carpazi valacchi; poi si pensO
al Principato di « tutto it paese romeno », the volgarmente
si chiama Valacchia, per far passare in Oriente i tessuti c
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i manpufatti di metallo della Eiandra, dei paesi tedeschi e del
reame di Boeania, e per portare in Occidente quei « camocats », quei a boccassins », quei tessuti d'oro, quelle spezie
che l'Oriente trasportava con le sue earovane.
I sassoni du Transilvania, venuti dalla Renania, dalla
Moselle, stabiliti nel paese sin dal XII secolo, erano encore
soltanto dei rurali privilegiati, benche fossero abituati al
sistema dei raggruppamenti solidali delle regioni di antica
dominazione romana e conoscessero gli scambi commerciali
sui mercati delle citta vicine. Essi non avevano avuto per6
che l'intuizione della vita cittadina. Questa vita stessa, nella
cerchia delle inure recentemente elevate, con le loro alte
torri ed all'ombra della cattedrale quasi sempre di stile gotico semplificato, al centro della grande piazza, fu it prodotto della ricchezza inattesa che derivava dalla nuova strada commereiale.
Una grande attivita edilizia comincie dunque da questa
parte, a Kronstadt-Brasov, a Hermannstadt-Sibiiu, a Bistritz- Bistrita. Ed essa ebbe un paragone in Valacchia, dove, da un giorno all'altro, it Principe, di tradizione imperiale, the fu uno dei maggiori sostenitori dell'ortodossia, divenne ricco ed ambizioso, tanto da volerlo dimostrare con i
monumenti.
Si ebbero cosi le fondazioni prinoipesche o gli istatuti
monastici, le cui proporzioni furono dovute alla munifi
cenza di questi patroni.
Ma ordinariamente si considera pin iantica la Chiesa dei
Principi (domneasch) di Curtea-de-Arges. L'aspetto e assolutamente quello delle chiese a croce con una sole torre, di
vise in tre navate sorrette da pilastri di mattoni, di provenienza bizantina, e principalmente macedone.
Non mancano del resto rapporti con l'architettura de
gli edifici dedicati al culto della parte del Mar Nero, come
a Mesembria, e cercheremo di indicare perche le ricerehe
eulla provenienza di questo tipo debbano dirigersi anche
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da quella parte. I materiali da cobtruzione sono assolutamente gli stessi die a Sanicoara.
La pin vecchia chiesa alacca do%rebbe essere questa di
S. Nicola, ovvero « Sanicoara » (Nicoara e la forma romena
di Nicola), eretta sulle fondamenta della vecchia cittadella di
Curtea-de-Arges (« residenza principesca di Arges »). Infatti e impossibile credere cite cola non ci foses una chiesa
per i Principi, dato che essi vi risiedevano, come Seneslav
(la cui memotia risale al 1240), sin dal XIII secolo almeno.
Edifici sintili si trovano sempre sulle allure dove i Principi
hanno fissato le loro dimore. Ancor oggi si vede un'edicola
N
in mattoni ed in pietre raccogliticce di torrente, tenute insietne da cemento grigio, sormontata da una torre robusta
ormati in rovina. Questa torre rassomiglia a quelle delle cluese dei villaggi sassoni, da cui questo genere di costruzioni S
sotto influenzato (1).
Gli elementi scultorei della chiesa principesca apparten-
gono ad un'epoca recente. Intorno alla porta c'e la pietra
tombale, trasformata in cornice ornamentale, di non so qual
greco dal nome inintelligibile. Lo stile delle finestre appartiene alla seconda meta del secolo XVII. Si e pertanto
scoperta la primitiva pittura, che e veramente bella.
Essa rassomiglia ai mosaici della chiesa costantinopoli-
tana, cite una volta era detta del « convent° dei eampi »
(mone tes choras) e che e diventata la giami Kahried, edificio piU antico che risale al principio del XIV secolo e eioe
al tempo di Teodoro it Metochita; essa ha anche delle rassomiglianza con le chiese di Mistra. che sono pressoche
della stessa epoca. Accanto a qualche ritratto, come quello
del fondatore, sotto la porta, quelli, restaurati, d'un prin
cipe, che io credo essere Nicola Alessandro, morto nel 1364,
e di sua moglie, e, su uno dei pilastri, quello d'un altro
principe del XIV secolo. che e senza testa, si ha tutta una
(1) C'emanche in un sobborgo. una vecchia e curiosissima chiesa it
cui campanile aderisce all'edificio
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lunga serie di scene agiografiche per la maggior parte non
restaurate, che sono assai belle, rappresentando un importante esempio di stilizzazione. Santi guerrieri in basso, apostoli agli angoli delle cupole, la vita del Signore, it Pantocrator benedicente tra i cherubini e le sacre allegoric, Dio
Sabaoth e la Vergine protettrice nella volta della cappella, i
Padri della Chiesa e cerimonie mistiche, come la comunione degli Apostoli, sulle mura dell'abside ed infine la ricca
serie dci miracoli di San Nicola: tutto cieo, reso in bei colori
chiari e gai, tra cui v e un rosso particolarmente vivo, con
una straordinaria leggerezza di movimenti, con efficace verita di gesti ed espressione di figure. Talvolta c'e alcun che
di simile, ad es. nei lunghi sguardi obliqui, allo stile delle
pitture di Giotto alla Madonna dell'Arena di Padova.
E' stato trovato nella sua tomba un principe del XIV
secolo perfettamente conservato, con it suo berretto di perle,
it giustacuore di seta rossa ornato del giglio degli Angioini,
i manichini di perle, i bottoni d'oro con lo stemma d'Unghenia, la cintura it cui fermaglio rappresenta una scena
del mondo cavalleresco d'ocoidente: un cavaliere ed una
donna tra i merli di una torre ed una figura centrale di cigno dalla testa femminea. Siccome questa tomba si trova
nel luogo normalmente riservato al fondatore della chiesa
e poiche un graffito sul muro di sinistra, internamente, segna la morte del Principe Basaraba, morto nel 1354, vincitore di Re Carlo Roberto, bisogna ammettere, mentre si ha
la testimonianza che in quel tempo la chiesa era gia ternvinata, che it corpo scoperto sia proprio quello di questo
Principe; it facto che egli mori a Campulung non si oppone
affatto alla nostra conelusione: speQso i principi del XVII
secolo erano trasportati a Bucarest dalla Moldavia settentriopale e nulla vtieta che Basaraba sia stato trasportato dalla
citta cattolica di Campulung, dove ancora non esisteva una
chiesa ortodossa, alla necropoli che egli stesso stava facendo
costruire per la sua famiglia ad urges. Molti oggetti d'oro,
braccialetti e anelli, sono stati estratti da altre tombe insie-
-27me a frammenti di iscrizioni in slavo, d'un carattere ancora
molto rozzo ed evidentemente forestiero.
I dipinti hanno delle iscrizioni an parte greche, in parte
slave. Non e possibile identifieare la nazionalita degli arti-
sti, ma e quasi certo che si dev'esser trattato di allogeni
d'importazione; ora, per chiamare questi artisti al lavoro,
per incitarli e guidarli, occorreva un motivo esteriore, oltre
la ricchezza del nuovo regime commerciale. Ma, se soltanto
nel 1360 Nicola Alessandro, figlio di Basaraba, doananda al
Patriarca di Costantinopoli che Giacinto, vescovo di Vicina,
sul basso Danubio, sia riconosoiuto esarca patriarcale della
Valacchia, a titolo metropolitano, si pub supporre che it
fatto stesso, derivante da una estensione della dominazione
valacca sul Danubio inferiore, della presenza di questo prelato ad Arges abbia provocato l'intervento principesco pres
so it Patriarca. Il prelato venuto da questa regione avra
portato con se degli artigiani e degli artisti abili a lavorare
secondo la maniera greca.
Non si potrebbero dare indicazioni di provenienza pdu
precisa per it palazzo vicino, che e stato scoperto da Virgilio
Dfaghiceanu. In questa costruzione in mattoni ed in pietra
si sono raccolti frammenti di scultura, tra cui una graziosa
aquila valacca e delle ceramiche multicolori a scene diversissime, che senza dubbio alcuno rivestivano le mura.
Nella stessa Campulung, infine, occupata dai Romeni,
una chiesa fu costruita per it Principe. Distrutta verso it
1600, ricostruita da Matteo Basarab alla meta del secolo
XVII, di nuovo rovinata per essere volgarmente rifatta da
un ruoldavo verso it 1820, essa conserva ciononostante, nel
luogo riservato alla sepoltura dei fondatori, la pietra, finemente e profondamente scolpita, di Nicola Alessandro Voivoda, inorto nel 1364. Le poderose mura che la circondano
ci si osserva una strana scultura rappresentante un mostro
e la bella torre massiccia dalle arcate lombarde e
dalle conchiglie in sinalto verde come a Cotmeana, mostrano
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cite la chiesa non appartiene alfepoca di Matteo, in cui non
c'era alcun bisogno di pertsare a difendersi in ogni momento
dagli attacchi improvvisi degli invasori. La costruzione vi-
oina, sulla destra, con le sue belle volte e con le pitture
evidentemente antiche try una finestra a l'altra, tutte ornate
di belle decorazioni in rilievo, rivela la linea di un palazzo
principesco del XIV secolo.
Siccome c'e stato, verso it 1370, un altro Metropolita
sulla riva destra dell'Olt, a Ramnic di Valcea, si potrebbe
cercarne l'abitazione su questa collina della cittadella, Cetatzttia, antica residenza anch'essa principesca del XVII secolo,
dove oggi c'e una chiesa.
Probabilmente fu sotto la stessa ispirazione cite si costrui una chiesa a Nicopolis, sulla riva destra del Danubio.
Ne si deve obliare infatti che questa citta fu conquistata e
mantenuta, come Vidino, da Vladislav, principe di Valacchia, e che rimase in possesso del successore di Vladislav,
Mi rc ea .
Aggiungeremo cite, accanto a queste fondazioni principeschc, i borghesi cattolici d'oltre i monti avevano da molto
tempo i loro luoghi di preghiera. Cosi it convento, il Kloster, in romeno Cloaster, di Campulung, colonizzato dai
Sassoni e dagli Ungheresi al principio del XIII secolo
dei
frammenti di cornici di porte e di finestre 8ii trovano nella
chiesa ortodossa di San Giorgio
che conserva la traccia
del piede di S. Giacomo, ricordata dai viacgiatori tedeschi
nel 1389, ospitava la tomba del giudice, comes, Lorenzo,
morto nel 1300. la cui pietra tombale incisa si trova oggi
nell'attuale chiesa cattolica, di stile gotico, sormontata da
una grande torre come quella di Sanicoara, ornata di un
bizzarro San Nicola dalla mitnia latina e dalla iscrizione
slovena. La chiesa dei Minori a Targoviste, oggi scomparsa,
non deve essere di molto posteriore.
Una seconda serie di edifici deriva da un altro impulso
e deve essersi guadagnato piii tardi ii patronato dei Principi regnanti.
29
Nicodemo di Prilep, frate greco-serbo, che si deve credere romeno, vecchio abitante delle piccole chiese monacali
del Monte Athos, passe verso it 1370 it Danubio dalla parte
dove la terra romena era soggetta al Re d'Ungheria Sigialmond°, padrone del potente castello d,i Severino. E primieramente la, presso le Porte di Ferro, a Voditza (« it piccolo ruscello »), che fu costruita una piccola chiesa, sopra
la quale s'eleva un'altra chiesa che esisteva ancona nel 1660,
governata da un abate, prima che i Turchi la distruggessero.
Si sta ora dissotterrando l'edificio primitivo, dove giace un
uomo dalla testa rotta, che non pito essere stato uno di quei
monaci, di cui, del resto si estraevano le ossa dopo cinque
anni, per raccoglierle nella cripta comune.
Al principe Vladislav diede una pietra tombale. fregiata del giglio, ricordata, in virtu della descrizione dello scrittore Giov. Heliade, dal poeta francese Sebastiano Rheal
e a Radu suo fratello, done a Tismana una grande chiesa
di stile serbo. Nelle sue adiacenze si e ritrovata la prima
cornice di .aorta d'ingresso, semplicemente ornata di motivi
floreali; disgrasiatamente, se le tre torn si conservano, le
absidi laterali sono state mozzate dai resteuratori austriaci
del 1855, cosi che la stessa tomba di Nicodemo, la cui iscri-
zione e recente, e rimasta all'esterno. La pittura, molto
huona, non e, peraltro, piu antica della meta del XVJ secolo.
Diversa e la sorte di Cozia. sull'Olt, fondata dal Principe Mircea, morto nel 1418, it quale e sotterra senza alcuna
iscrizione sulla pietra the ne ricopre la tomba. Essa conser-
va le sue alte mura, dove sono state praticate delle piccole celle ed una cappella fondata verso it 1580, dalle linee
architettoniche assai notevoli, che da sul flume. Se it penistRlio aperto appartiene al restauro fatto dal ricco e generoso
Principe Costantino Brineoveanu che, per gloriarsi, pretende di aver ricostruito dalle fondamenta l'edificio, se i
pittori di questa fine del secolo XVII vn hanno aggiunto del
loro, specialmente in ritocchi
essi hanno ritoccato anehe
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i bei ritratti, in armatura di cavalieri d'occidente, di Mircea
e di suo figlio Michele , le mura antiche, in mattoni e
in grosse pietre, sono intatte con le loro lunghe areate lombarde, con le finestre allargate in basso, ma portanti i fiori
e le aquile bicipiti di Serbia. In tema da pittura, si possono
riconoscere due antiche epoche al di sopra delle grandi scene, alla maniera veneziana, dell'epoca del principe Neagoe;
nel principio del XVI secolo, di cui si e scoperta nel muro
di sinistra un'iscrizione, si trovano le immagini su fondo bin
del nartex, pittura del tipo tradizionale che non ha nulla
dello slancio indiscutibile delle scuole del principato di
Arges: e rilevata la datazione del 1385-86 (1).
Di fronte, nel distretto di Arges, Cotmeana si presenta
oggi un po' spersa, con la sua piccola edicola punteggiata
di gemme, da conchiglie in smalto verde, nella struttura,
molto posteriore, del XVIII secolo, dovuta ai Fanarioti; come a Cozia non esiste la pietra dedicatoria del fondatore,
ma ce n'e invece una datata dall'epoca di Brancoveanu.
Lin restauro totale del XVI secolo, fatto a spese della
Prinnipessa Zamfira, figlia del principe regnante Mose, la
quale, durante le sue numerose relazioni coniugali, fu anclie, per qualche anno, moglie di un Principe di Transilvania, ha dato un altro carattere alla piccola fondazione transilvana dello stesso Nicodemo, Prislop.
Non ci sono altre nuove fondazioni dopo l'epoc,a di
Mircea. Snagov, nei dintorni da Bucarest, e ricordata an un
alto della fine del XIV secolo e, nella chiesa, che sola di tre
e rimasta in piedi, viene mostrata la pietra tombale di Vlad
l'impalatore, morto nel 1476, ma questa chiesa, dei cui affreschi parleremo in seguito, non ha the tombe di boiardi,
la cui datazione risale all'epoca di Neagoe.
Goi,ora, presso l'Olt, deve essere pin antica: essa si distingue per le possenti mura e per la torre che la domina. I
(U I. D. STEFANESCli, Contributo allo studio delle pitture murali va-
lacche, Parigi 1928, p. 21.
31
ritratti di Radu it Grande e di sua moglie Caterina, Catalina, ambedue con grandi fibbie, la donna con pesanti oreechini, diehiarano la loro origine. Queste pitture han dovuto
esser rifatte all'epoca di Brancoveanu, seguendo le linee degli antichi ritratti.
Ma it grairde titolo di gloria di quebto stesso Radu, detto it Grande dai monaei cui egli fu largo di protezioni, es
sendo egli stesso figlio di quel \ lad the era passato da un
convento prima di salire al trono (tanto da essere sovranno
minato Ccilugarul) e la magnific,a costruzione di a Nicola
delle Vigne » a TargoviAe, sna capitale, ovvero di a San
Nicola della Collina », che si chiama ordinariamente Dealu.
E' ancora alla Serbia the si ispira questa chiesa, ma non
alla Serbia propriamente detta, bensi alla regione del basso
adriatico, sottomessa all'influenza veneziana. La sua chiesa
badiale, dove Radii voleva essere ostterrato uerche servisse
attraverso i secoli da necropoli, per la sua stirpe, e un grande cubo di pietra importata dall'estero con grandissima spesa. Appena oltrepassata la soglia, ci si trova nella camera
delle tombe, dove giacciono una sorella, un fratello, un figlio, Pietro it buono, e dove sara seppellit, sotto una piccola
lastra quadrata di pietra, la testa spiccata da un colpo di
sciabola di quel figlio di Pietro che fu Michele it Bravo,
conquistatore di Transilvania e di Moldavia, realizzatore,
con o senza intenzione, della units territoriale de; Romeni.
La navata stessa, senza absidi, e molto stretta. Per quanto
le pareti siano dipinte, tanto che in certi punti la pittura
appare sotto it volgare intonaco di cui gli architetti austriaci ricoprirono it tempio verso it 1850, la decorazione consiSte soprattutto in belle linee geometriche di scultura che
circondano 1a porta e le finestre e che
qi
trovano intorno alle
aperture delle svelte torrette; delle lettere cirilliche, disposte alla veneziana, costituiscono a destra e a sinistra della
porta, in due registri, l'iscrizione commemorativa, che e la
prima conservata in Valacchia.
Il successore, per trionfo d'armi, di Radu, Neagoe, che
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si fece chiamare Basaraba, volendo ricordare questo liberatore del Paese, al quale amava raseomigliarsi, non intendeva essere, dopo la sua morte, un'intruso tra le ombre di un
ramo rivale della dinastia.
Egli voile avere la sua necropoli, per se e per i suod, e
a prezzo di grandi somme che la leggenda magnifica, I'ebbe. La sua chiesa, circondata una volta da un alto muro e
da edicole pittoresche, che un allievo di Viol let le Due, Lecomte du Noiiy, nella sua triste restaurazione ha fatto spathe, e ad Arges, Neagoe avendo voluto riattacearsi anche in
questo modo al glorioso predecessore. Ancora una volta iI
tipo serbo serve di modello, e precisamente quello delle grandi chiese del secolo XIV. Ma gli architetti, probabilmente
anche essi serbi, del ricco principe valacco, che faceva eseguire, quasi senza riposo, lavori d'arte per gli orefici sassoni di Transilvania, come Celestino di Sibiiu-Hermannstadt, impiegarono i piu ricchi materiali e ricorsero a tutti i mezzi oa-
paci di magnificare quest'opera. Si lavoro nel marmo per lo
stesso corpo di questa chiesa dalla camera funeraria quadrata
e dalle absidi rotonde, dalla elegante curvature, dalle torri (orate di finestre capricciosamente oblunghe, e si prodige
l'oro e l'azzurro pre renderne grazioso l'aspetto. Belle tavole
scolpite furono inserite nel registro superiore in mezzo alle
arcate lombarde sotto le quali dei parallelogrammi corrispondenti, dalle fini nervature, arrivano sino alla base. De lle
pitture dell'interno, dopo it barbaro restauro dell'epoca nostra, non resta che quel poco the si conserva al Museo di Bucarest, figure di santi dall'espressione rassegnata, tra i quali
una dolce madonna quasi ocoidentale, ritratti arditamente
concepiti dei niembri della famiglia principesoa: dovunque,
si vede, nella fiera attitudine, nella precisa cura dd ogni mi
nimo dettaglio, nel carattere delle armi, la mano di questo
Transilvano di razza germanica che fece, insieme ad un indigeno o ad uno Slavo dei Baloani, le « effigi » necessarie a
questa fondazione, Un tmagnifico S. Giorgio, spada alla ma-
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no, rappresenta cie the quesearte ispirata alle tradizioni dell'ortodossia slavo-bizantina poteva realizzare dQ pin armonioso. La scultura delle pietre tombali di Neagoe, dei suoi figli,
di suo genero Radu d'Afumati, in grave atteggtiamento equestre, minaccioso per la massa di armi del guerriero al moment° dell'assalto, corrisponde alle iscrizioni commemorative di Dealu, a quelle delle tombe di questa chiesa ispiratnice
di tutte le altre.
Una grande e ricca famiglia cite dovette la sua prosperita all'appoggio del Principe Vladislav, intorno al 1450, al
quale fecero elevare un modest° mausoleo in forma di bara
nella chiesa episcopale di Arges, i boiari di Craiova, furono,
come i loro sovrani, fondatori di chiese. Essi donarono al
loro villaggio originario un monument° in pietra nella chiesa
di San Demetrio ed elevarono, allo scopo di deporvi le ossa
di San Gregorio it Decapolita, un secondo ediacio di grandi
proporzioni sotto la montagna olteniese, a Bistrita. Disgraziatamente la prima di queste fabbriche fu completamente ricostruita verso it 1650 dal Principe Matteo Basarab, che discendeva dai fondatori, e, verso it 1880, Lecomte du Noiiy vi intraprese la costruzione di una lussuosa basilica, che non e ancora compiuta dopo cinquant'anni. E, quanto a Bistrita, ricostruita da Costantino Brancoveanu, salvo la bella torre portante ancora femblema del paese, l'aquila valacea, tal quale
la si concepiva nel 1500, gli architetti austriaci, verso la meta
del XIX secolo, si son presa cura di distruggerla, per sostituirle una grande sala vuota, senza stile, nella quale hanno
interesse soltanto pochi oggetti ecclesiastici.
Le arts minori, di cui si hanno esempi di grande bellezza.,
vengono dalla Serbia, d'influenza veneziana, oppure dalla
Transilvania. Questa ha dato alcuni lavori in argento, degli
incensieri in forma di torri gotiche, d'una architettura finemente complicata, che decoravano Bistrita. Ma c'e l'Italia,
passata attraverso i Serbi, nelle porte di Cotmeana, in cui due
figure, delicatamente abbozzate si nascondono in un guazza-
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bugho di fogliame della piu bella maniera ornamentale, ed
in quelle di Snagov in cui, fra l'altro, sotto un qu,adro di cornplicazioni ldneari, I A,nnunciazione e presentata con una gra
zia tutta senese. Dei tessutj serbi del XIV secolo sono stati
scoperti a Tismana; quelli di Bistrita devono aN ere la stessa
origine.
Magnifico sviluppo artistico, senza duhbio. Ma esso si ma-
nifesta a scatti, Ira un'ambizione principesca e l'altra, passando da un tipo all'altro senza continuita. Dei monumenti
isolati si seguono in balia dei cambiamenti di governo, tanto
frequenti. E, se si osserva attentamente, ci si rende conto che
non soltanto it modello e preso da un'altra civilta artistica,
uscita dalle sue frontiere dopo la eatastrofe del diluvio ottoman° sulla penisola Balcanica, ma. al momento in cui si elevano quelle costose costruzioni che continuano la fondazione
di Nicodemo, la moglie del principe e per giunta una donna
straniera proveniente dai paesi d'oltre Danubio clre, piii vicini a Bisanzio, ne aveN ano raccolta per i primi la tradizio
ne di orgogliosa hellezza. In un piccolo monastero della mon
tagna d'Arges, a Brazi, si sono trovati i ritratti di Mircea e
di sun moglie, senza quel aglio associato al trono, Michele,
che deve essere dunque un bastard°. Ora clue-4a donna, ve
stita del costtume tradizionale di cerimonia dell'Oriente una
volta romano, porta it nome di Mara: essa e una principessa
serha. Da Nicodemo it frnonaeo siamo passati a questa discendente di Dusciano, nello slancio di eostruire in gloria di Dio
e per In gloria dei suoi rappresentanti sulla terra. La compa-
gna di Radu it Grande, questa Catalina, Caterina, dal nome
ancora inusitato ed anche piu tardi, sino all'influenza russa,
assai raro, cembra venire dalle stesse parti: da questo mondo
di esiliati jugoslavi che cereavano sulla riva sinictra del Danubio un semplice rifugio e che vi trovavano talvolta una corona e tal'altra una mitria vescovile. Ed accanto a Neagoe Basarab siede sul trono valacco la donna della leggenda dei gioielli venduti per eompiere la chiesa unica, la Despina, la figlia del despota serbo, Militza. Tutto un cecolo d'arehitettu-
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is e di pittura romene, dunque, che ha it suo punto di partenza e la meta al di la delle frontiere.
In certi elementi non secondari si afferma qualche segno
di un gusto locale e delle necessity di un ambiente nuovo.
Peraltro L. Brehier ha rilevato, in un articolo di qualche anno
fa su di una rivista serba, che malgrado l'evidente imitazione
dei caratteri di un'arte pin antica, c'e sempre, in queste copie di chiese monacali serbe qualche cosa di nettamente originale. Gli ediaci tendono, sin dal principio, a grande altezza,
essi hanno uno slancio che non trova esempi in altra parte
dei Balcani e che deriva dalla sensibility di un'altra anima
nazionale. Ci si potrebbe vedere anche 1'Occidente che qui
cerca l'Oriente cristiano per creare quello stato di cose che
5ssera ai Romeni la definitiva posizione, ben distinta, nella
storia dell'arte. Inoltre nei dettagli tecnici resi necessari dal
clima o imposti dalla vecchia tradizione paesana, come nella
larga base della chies vescovile di Arges, c'e ancora una note
incontestabile di origine romena.
La letteratura e ben modesta accanto a queste bellissime
coqe, sia pure prese a prestito da altri popoli. La canzone popolare prosegue la sua vita nascosta ed e ai banchetti dei Principi che essa celebra le sue prove. La leggenda di Arges, di
padron Manole, si e formata senza dubbio al di fuori della
Corte, davanti allo spettacolo della magnifica chiesa e in virtu del ricordo della vecchia canzone balcanica che, per it
ponte di Arta in Greoia o per altro tema celebra la credenza
primitiva, proveniente dall'Oriente mesopotamico, che, per
teraninare un'opera d'arte occorre che un'anima vi sia rinchiusa e precisamente quella di colui che e pin caro all'artista. Si sentira cosi, mentre sulle impalcature lavorano
i nove maestri, i grandi
maestri e muratori,
it lamento, sempre pin soffocato, della moglie che ha portato
it decimo, Manole
it pia grande di tutti,
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a Manole, insieme con it suo sorriso, it nutriment° per la gior.
nata di lavoro e che, continuando a sorridere, si e lasciata
chiudere tra le pietre delle mura ardite.
Manole, Manole,
o maestro Manole,
it grosso muro mi stringe,
schiaccia it mio fragile corpo.
Ebbro di gioia davanti alla possibility di realizzare it sue,
ideale, Manole continuera, sordo al pianto doloroso, a lavorare con le sue anani febbrili all'opera che deve essere fatta
perche alla fine, novello Icaro, egli si possa lasciar cadere
dall'alto della torre, per non sentire pin la voce che si leva
dalla profondita dei suoi rimorsi:
Manole, Manole,
o maestro Manole,
it grosso muro mi stringe,
schiaccia it mio fragile corpo.
La leggenda non ama andar di pari passo con la storia.
Non pub esistere dunque alcuna storia per questo regno di
pacifiche poanpe e di pie creazioni. Sembra strano che gli avvenimenti di questo tempo non siano messi in iscritto, nel severo e secco slavo della Chiesa, in qualcuno di quei conventi
dove, secondo la tradizione di Nicodemo, avrebbero dovuto
essere, sin dagli inizi, dei monaci letterati: quando pin tardi si dovra scrivere la cronaca non ci saranno altre indicazioni all'infuori di quelle contenute nelle Este dei fondatori,
degli abituari, e nella pratesi degli altari. Ci si limita a copiare i vecchi libri slavi, ed ancora cib ci fa molto raramente,
tranne che nel convento di Bistritza, in cui si sono raccolti
centotrentuno manoscritti slavi e trenta slavo- rorneni, senza
che si formi una scuola all'uopo dedicata. Radu it Grande
accolse a questo scopo it anonaco serbo Macario, che aveva
appreso a Venezia l'arte della stampa e l'aveva trasportata
per qualche tempo in un povero convento montenegrino, a
37
Cettigne, diventando it delicato stampatore dei bei libri destinati a tutta la cristianita baleanica; la aerie si apre con
c,i sono degli esemplari in
al libro delle Liturgie del 1504
pergamena dai frontespizi aniniati in oro
e pin tardi essa
e curata dallo stesso, come Metropolita del Paese; it lavoro
sara continuato sotto it successivo principato di Mihnea, che
doveva finire come neofita dei cattolici a Sibiiu, sotto i colpi
di coloro che fuggivano i suoi delitti e le sue usurpazioni, ed
e chiaro che egli non dovesse arrestarsi sulle orme del pio
Neagoe, fierissimo d'essere it distributore a tutta la cristianita di rito greco di questi magnifici volumi.
Con questo nuovo capitolo d'arte e di letteratura, siamo
nel campo dell'internazionalismo ortodosso d'ultima incarnazione slava. AI lo stesso campo appartiene la « Vita » del vecchio Patriarca da Costantinopoli Nifone, che divenne Santo
nel paese che egli era stato incaricato di organizzare religiosamente, scritta dall'antico proto Gabriele, primo fra gli egumeni dell'Athos, che Radu aveva chiamato a se. I1 modello di quest'opera si ritrova nelle antiche Vite dei Santi, e
accanto alla storia del sant'uomo che aveva dispensato le sue
opere buone nello Stato e che fini, in seguito ai soliti intrighi
di Corte, in disgrazia, costretto a riprendere a bastone di pellegrino, nonostante la devota amicizia the gli ananifestava it
vecchio Radu, Neagoe, dl cacciatore, il Principe pretendente
perseguitato, minacciato di morte, che viveva in mezzo alle
imboscate, attendendo it momento in cui avrebbe potuto assumere it comando, fete fare una magnifica cassa per le ossa di
colui the era stato it suo padre spirituale. Egli cre6 it gioiello di Arges, sotto l'impressione di questa preparazione spirituale; Neagoe fa la parte del discepolo modesto e pio in
queste Vite, di cui si avranno presto una versione greca ed
una romena.
Anche it marito di Militza prese la penna per comporre
un'opera, ingiustamente contestata da una critica troppo acer-
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ba (1), che doveva iniziare alla religione, come gia era avvenuto per Neagoe, iniziato dal buon Nifone, it figlio nato da
questa unione con l'erede della Corona degli Zar, quel figlio,
destinato alle sventure dell'esilio e della morte precoce, al
quale era stato dato it home di Teodosio. Con inolto sforzo di
erudizione, si Bono rilevati i frammenti di letteratura sacra
bizantina che formano i tre quarti d,i questi « insegnamenti a,
redatti in slavo, dei quali non si avra che assai tardi una traduzione romena. Ci si ritrova anche la commovente leggenda
indiana di Barlaam e di Gioasaffe, riproducente le prove di
Budda. Ma non e certamente in questa letteratura di cosi
scars° valore pratico che potevano esser prese le norme per
l'istruzione dell'educazione dei bambini, della scienza di regnare e di combattere, del dovere di rimanere sino alla fine
entro le frontiere del paese che occorre difendere, del :mod°
con cui si devono trattare i boiari irrequieti e sopratutto i
Turchi sempre piu insaziabili: « Ma coloro che non credono in Cristo nostro Signore, ne nella Sua Madre Purissima
non hanno ne ragione ne saggezza, ma tutta la loro saggezza
e la loro ragione consistono nella mano perennetnente tesa.
Bisogna dar loro incessantemente e chiudere 1a loro bocca
con ogni sorta di doni. E' soltanto cosi che tu avrai pace e
riposo. Al contrario occorre the tu ti mostri e sembri davanti a loro povero e bisognoso, per nessuna ragione lascian-
doti spingere al lusso. E, quando dei solenni ambasciatori
ti saranno da loro inviati e tu penserai ad accoglierli con
tnolte cerimonie, invia i tuoi ucmini a festeggiarli, ma con
abhondanza di cibi e di bevande soltanto, senza mostrare
dinanzi a loro altre cerimonie ed altre ricchezze. Poi che se
anche essi ti si presentano come sviscerati amici, bisogna non
mostrare loro i tuoi tesori, anzi bisogna nasconderli. E fino
a che avrai in mano del denaro, daglielo, perche la loro saggezza consiste nel prendere n.
(1) L'esiliato principe moldavo Pietro lo Zoppo, che visse dopo
it 1592 nel Tiro lo, possedeva gia questi insegnamenti che figurano nell'inventario della Rua eredith.
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Riproduciamo ancora queste belle righe, nelle quali si
consiglia di sacrificare tutto, pur di rimanere a difendere sino alla fine la terra del padri: « Dunque se i tuoi nemici
verranno contro di te e se tu vedrai che essi sono di te pbu
forti, e se i tuoi amici ti consiglieranno di marciare contro
di loro prima del tempo, oppure ti esorteranno cercando di
terrorizzarti a lasciare it paese, non andartene in esilio, bensi, disprezzando i tuoi amici e consiglieri, resta, poi che,
credirni, essi non vogliono it tuo bene. Perche io stesso ho
vissuto in esilio ed e percie che ti dico die in esilio non c'e
potenza ne vita vera. Non farlo dunque, poi che la morte con
onore e preferibile a tutta una vita dura e sottomessa alle
ingiurie. Non essere come quell'uccello, it circulo, che fa
covare le sue nova da altri uccelli, i quali poi allevano i piccoli; ma che tu sia come lo sparviero a guardia della tua
casa. Perche lo sparviero, figlio mio, e d'un'altra scuola, ha
un cuore ardito ed e percio che egli domina e vince tanti
uccelli, e non ne teme alcuno, e, ciononostante, non caccia
che all'ona buona ».
Ora tutto cio rappresenta, come adattamento all'ambiente, la stessa cosa che abbiamo osservato circa it carattere
locale delle chiese di tipo serbo. E sotto lo slavo dominante,
nella stessa epoca, sorge it romeno, usato dab borghesi sassoni nella loro corrispondenza con i vicini valacchi, a mezzo
dei preti del grande e bel villaggio di Sidiste, it loro Grossdorf, come in quella unica lettera che si conserva del 1524,
a mezzo della quale in un romeno grammaticamente eccelcellente, it che mostra un lungo studio di preparazione,
Neaesu di Campulung rivela ai Sassoni di Brasov-Kronstadt
i preparativi dell'invasione del grande Sultano So Inman°.
In.
ARTE MOLDAVA SOTTO STEFANO IL GRANDE.
CRONACHE DI GUERRA
La Moldavia fu costituita da una calata di guerrieri, di
cavalier& romeni, simili ai milites che sotto gli Angioini si
stabilirono in Ungheria; essa si distingue sotto questo riguard° dal Principato valacco, sino ad allora costituito dayvero da « tutta la terra romena », che risulto dalla fusione
spontanea dei giudicati, judete, vecchi stati autonomi. I giu_
dici di questo altro « paese romeno della Moldova », e cioe
della vallata di questo ginne, furono sottoposti a dei capi
militari, the dai loro eastelli e dalle loro citta, secondo la
mola occidentale, crearono delle circoscrizioni chiamate tiztturi, da tzinut, tenutum.
Ma, siccome qui non esisteva una vita storica pin antica gia consolidate in forme anteriori, i principi capitani
del vicino Re, come Dragos e la sua stirpe, Bogdan e Latzcu,
residente prima a Baia, vecchia base sassone, e poi a Siretiu,
sul flume dello stesso nome, non poterono elevare dei monumenti come quelli dei principi valacchi del XIV secolo ad
Arges, a Campulung e nelle valli olteniesi. Cionono,tante si
attribuisce a Latcu una piccola chiesa, ricostruita nel XVII
secolo, sidle fondamenta dell'antica cittadella.
PHI tardi, in quesealtro principato, si verifica l'arrivo
di certi discepoli del monaco serbo Nicodemo, iniziatore dei
monaci letterati in terra romena. Siccome e noto the tre
clerici vagantes si stabilirono a Neamt, fondandovi un convento che presto divenne celebre, bisogna ammettere che gia
prima del 1400 i dovesse essere un edificio addetto al culto,
N
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cite probabilmente non era costruito in legno. Esso poi venne
sostituito da una della piu grandi costruzioni dell'epoca di
Stefano it Grande.
Ma qui si arresta l'attivita della scuola monastica serba.
Gli altri monumenti, the furono sostituiti da altri piu grandi da Stefano, sono certamente dovuti alla sola iniziativa dei
Principi. Allorche Allessandro it Buono anda alla testa di
un piccolo esercito a prendere, al Moncastro dei Genovesi,
a Cetatea Alba, le reliquie di San Giovanni Nuovo, egli doveva certamente avere nella sua capitale, a Suceava, la terza
del Principato, una chiesa dove poterle depositare. La tradizione accordava una grande vecchiezza a quella di Mi_
rauti, a,i confini di questa residenza; ma oggi, in seguito ad
un restauro totale the pith risalire al XVII secolo, essa non
e cite un edificio 'truccato, di fabbricazione austriaca.
Alessandro it Buono ,aveva anch'egli bisogno d'una necropoli. Egli la fece percia costruire in montagna, presso
Piatra, a fianco di Neamtz Ci si vede ancora la sua tomba,
ehe. ospita anche un prinoipe ed una principessa; le decorazioni gotiche sulla parte laterale dicono chiaramente l'epoca
in cui fu costruita; sotto una pietra a fior di terra, a sintistra,
riposa Anna, sua prima moglie; la decoraaione appartiene
anch'essa alla tendenza gotica proveniente dalla Transdlvania,
cite dorninera l'architettura moldava. Ma tutto cio the si
vede a Bistrita appartiene all'epoca di Stefano it Grande. A
cura del Principe stesso o del suo metropolita Giuseppe fu
costruito un altro convento nella regione di Sud-Ovest, cite
sotto gli Austriaci doveva poi essere la Bucovina, ma di questa prima Moldovitza non resta ormai cite un ammasso di rovine, cite non sono state ancora esplorate. Forse ci fu 11 sin
d'allora, a Radautzi, la cui chiesa ha grandi proporzioni basilie,ali, qualche base per le fondazioni seguenti, le sole cite
si hanno oggi sotto gli occhi. Infine Alessandro, avendo spo_
sato la prinoipessa lituana Ringalla, fece elevare per i bisogni religiosi di questa donna, dalla quale dovette ben presto
divorziare, una grande e Bella chiesa gotica ad un'ahside a
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Baia, che era ancora riconoseibile verso it 1840, mentre oggi appena qualche rudero mostra it luogo dove si trovava.
Sotto i successori di Alessandro, sempre in guerra tra
loro, raramente si ebbe la possibility di costruire. Ma delle
pietre tombali che risalgono al 1440 circa, a Neamt come a
Pobrata, creazione del XVI secolo, testimoniano che sul Sereth esisteva una chiesa di San Nicola della spianata (din
Poianai, dove fu sotterrata la madre di Stefano, insieme a
molti dignitari; ed e possibile che l'iscrizione di queste pietre, nello stile guy indicato, risalga alla stessa epoca.
Inoltre si trova, come in Valacchia, l'epitaffio di Nicodemo e it suo cilicio, it bel lavoro in seta bill-pallid° ed in
oro che forma l'epitaffio di Neamtz.
Pero, al di sopra di tutti questi tentative anediocri esiste
it grande progresso d'arte che rende gloriosa l'epoca di Stefano it Grande.
Esso forse comincia con la chiesa di Baia, costruita di
semplici pietre, senza lenocinio d'arte, che, intorno alla
porta, aperta nella facciata coronata da una sola serie di ar(^ate lombarde, ha una cornice di « ove », assolutamente dif-
ferente dal solito gotico delle altre fondazioni di questo
principe; 41 carattere stesso dello stemma del paese, la testa
di hisonte, e significativo. Al di sopra, la torre e stata ricostruita. L'iscrizione manta. Se sono state segnalate (1)
tracce d,i ottime pitture all'esterno, esse non possono essere
dell'epoca. La mancanza di policromia nei materiali stessi e
nell'ornamentazione e eloquente testimone della propriety
del suo nome popolare di « Chiesa Bianca ». Ci si pith poi
domandare se in questa costruzione ci sia it gusto speciale
degli ahitanti della regione, dato che la chiesa sembra conimemorare la vittoria riportata nil 1467 su Mattia, re di Ungheria.
Ma, dopo Putna, la necropoli della famiglia del principe valoroso e magnifico, it nuovo stile « stefanesco » -e tro( 1) STEFANESCU : L'evolution de la peinture en Bucovirte e en Moldavie, Parigi 1928, p. 167.
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vato. In questa bella ed ampia chiesa che conserva ancora
it suo tesoro (1) si hanno, malgrado it rifacimento ordinato,
alla meta del X\ II secolo, dai principi Stefano Lupu ed Eustazio Dabija, e malgrado gli sbagli d'intelligenza e &interpretazione degli architetti austriaci dopo it 1870, tutti a caratteri di questo stile.
Alcuni di essj devono denivare necessariamente da Bisanzio imperiale, greca o slava, con la quale si era in comunione di rito. Percia, chiesa a tre navate, a tre absidi, aperta per una porta Lassa sul lato destro e contenente, salvo
qualche tardiva eccezione, un pridvor o nartex interiore chiuso, tin pronaos per le donne, la 'Laos o nave, tra le due absidi
laterali, e l'altare.
Bisanzio, nelle sue different& forme, ha impost° anche
la pittura. Essa a dovuta, almeno in un primo tempo, a
gente venuta di laggiiv, come un Giorgio it Tessa lico, di Tricala, che rriposa sotto una pietra dalla iscrizione greca nella
chiesa di Harlan; un Tommaso, uno Stefano hanno dovuto
seguire la stessa tradizione. Dei toni acerbi e tristi formano
la regola; se ci sono delle eccezioni, esse dipendono, come si
vedra, dal lavorio naturale d'un progressivo adattamento al
giusto mezzo.
Amite nelle arti minori Bisanzio a stata l'iniziatrice.
Putna conserva presso che intatta una cortina di Serbia precedente al 1400. La tradizione identificata gia nell'epitaffio
di Neamtz e continuata; la si ritrova anche in questo epitracile, passato poi in Russia, che presenta i ritratti dell'autocrate moldavo e di sua moglie, una Marina, che deve essere stata senza dubbio imparentata con i Paleologhi. Essa
sara tale sino a che, anche do questo campo, un immanoabile
cambiamento di direzione verra a verificarsi.
Giovanni VIII, imperatore d'Oriente, di ritorno dal l'Ocoidente attraverso it porto moldavo di Chilia, avrebbe
donato al suo ospite imperiale una icona che si conserva an(1) TURALI: Le tresor de Putna, Paris 1926.
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-cora a INeamtz, molt° deteriorata, di cui non ci si e mai occupati seriamente. E' impossibile, data la mancanza di documenti cronologici sicuri at riguardo, definire questo ramo
d'arte che anch'esso si distacca dal vecchio trouco bizantino.
La Transtihania sassone aveva ereditato grandi correnti
d'arte dall'Occidente; dopo una Ease romana che ha lasciato
ben pochi monumenti, essa sacrifice al gotico, ridotto, a causa dei mezzi pin inodesti di cui disponeva, a linee semplici
e ad una ornamentazione assay povera, qua e la arricchita di
belle pitture, eseguite nel tamburo delle porte ogivali, come
a Kronstadt-Brasov. Essa tramanda attraverso i suoi archi_
tetti, subito chiamati alla Corte del grande prinoipe moldavo, questi caratteri di un'arte imprestata, che compie, cosi
un nuovo viaggio verso l'Est. Si hanno peroio i contrafforti
d'abbellimento piuttosto che di appoggio delle costruzioni
basse e leggere, le cornici in semplici linee geometriche al-
le finestre laterali e soltanto pia tardi le pompose trifore
aperte sully facciata; e si hanno, dopo aver sottolineato nello stesso modo anche la porticina d'entrata nel muro Sud, i
grandi archi spezzati, di quella che conduce al pronao della
navata.
Per le arti minori i Sassoni possedevano, da lungo tempo, una grande scuola d'oreficeria. E' dunque certatmente in
questa scuola che furono eseguiti i primi lavori iu argento
sbalzato, dalla linea rude, in cui si conservano le antiche Caratteristiche dell'arte germanica, come nell'evangeliario donato Idal nobile transilvano Candea Latzco alla chiesa
anch'essa dello stesso stile gotico di San Imre in Transilvania
di Feleac, presso Cluj.
Altre influenze ocoidentali vengono da molte parti. Ce
n'e una antichissima, i cui caratteri peculiari si trovano in
una lontana vallata eatalana, dove si resta sorpresi di riconoscere delle iscrizioni in greco sotto certe pitture. Si tratta
di arcate lombarde che nei soliti due registri ornano le mura
esterne ed anche la facciata della piccola torre, cosi che la
torre campanaria, stretta tra le mura di cinta sembra un vec-
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chio torrione adatto, nella sua semplicita di linee, alla sola
difesa.
Inoltre, dalla parte da cui la piccola torre si appoggia
alle Tura di sostegno, in questo accavallarsi d"archi e di
pennacchi, in questo sovrapporsi dei poligoni alla base, c'e
una nota tecnica le cui origini ii Bals ricollega al vecchio
Oriente mesopotamico, forse prolungatosi verso l'Occidente
attraverso l'Armenia, the e stata un po' colmata di diritti
e di meriti. E' pia probabile che it sistema in questione, it
quale non ostante tutto ha l'aria di essere originale, derivi
da Caffa di Crimea, dalla grande colonia genovese difesa
sino alla catastrofe del 1476 dai Valacchi d'Ungheria e dai
Valacchi di Polonia, e nei dintorni della quale, a Mangup,
si ergeva la fortezza imperiale, in cui si mescolaroono a quelli dei regnanti Comneni i diritti, pia recenti, dei Paleologhi:
la fortezza di San Teodoro.
Stefano it Grande vi aveva sposata (plena Maria di
Mangup la cui coltre funebre, d'innegabile bellezza, e senza
dubbio opera di artisti costantinopolitani, desiderosi d'affermare anche nelle pia recondite cose la appartenenza alla famiglia paleologa della povera morta; gli ultimi momenta di
questa importazione greca in terra tartara sono stati sostenuti dalla Moldavia guerriera, che, del resto, dalla vecchia
Moncastro bizantina, poi genovese, all'imboccatura del
Dniester si spingeva sino a Lerici, sino all'imboccatura del
Dnieper.
Al lora che si tratta di sculture pin complicate per le
tombe dei Principi si ricorre ad un Cecco, che firma col suo
name straniero di « Mister Jan », mastro Giovanni, le belle
pietre sepolcrali ricoperte di una ricca imitazione di broccato d'oro, a Ra'auti, dove sono raccolte, piuttosto teorica-
mente, le tombe degli antichi membri della dinastia moldava, e poi a Putna, dove alcune pietre dello stesso carattere furono inquadrate alla maniera del XVII secolo, influenzata dall'Oriente.
Infine, accanto ai pittori greci dei primi tempi, l'Occi-
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dente done it suo contributo agli affreschi dell'epoca =ignore dell'arte moldava. Infatti a Popautzi, it « villaggio del
popa .» (prete) in fondo alla citta counmerciale di Botosciani,
la pittura che si e recenternente ripulita e che, essendo traversata nell'altare da un grafito del XV secolo, mostra nettemente la sua datazione, presenta anche una nota altamente
interessante, che non e affatto quella di Oriente anchilosato, malgrado le aneraviglie della Kahrie e di Mistra. Io
ho rilevato anche certi santi latini ma, anzitutto, certe gran_
di scene piene di un profondo senso psicologico delle espres-
sioni, dei gesti, dei movimenti che stupisce incontrare in
questo luogo. Nella Vita di Cristo, particolarmente, ci Bono
in ogni parte dell'opera, nella veglia sul Monte degli Ulivi,
nel cammino della Croce, nella Crocefissione, una maesti
serena, una dolcezza piena di rimpianti che mostrano donde
ha potuto venire questo nuovo aspetto che doveva rimanere
unico. I rapporti tra Genovesi e Moldavi erano allora strettissimi e Stefano, che incontrava spesso i mercanti di Caffa
e di Pera, ritornando da Moncastro a casa sua, domande a
un tratto che gli si fabbricasse a Genova una spada a alla
maniera valacca », do che fu dimostrato essere impossibile.
Ma l'adattamento al paese ed al gusto della razza ebbe
una parte molto importante in questa sintesi.
Tutte le chiese accanto elle quali, come a Vaslui e a
Popauti di Botosani, ci sono abitazioni principesche, disgraDiatamente troppo trasformate, tanto da essere irriconoscibili, hanno una pie larga base, corrispondente a quella delle
case di campagna, a quella prispa fatta per it riposo, per
la contemplazione della natures e della strada, per dormire
nelle calde notti d'estate. Il tetto ha un carattere locale ben
delineato e che aggiunge grazia all'edificio. in suo largo sviluppo, permettendo alla neve di scivolare ed alle acque piovane di scorrere, si adatta alle linee dell'architettura di cui
ricopre separatainente le parti colla sua corazza di assicelle,
4
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eecondo it costume abituale, realizrando cosi un aspetto uni-
tario di perfetta armonia.
Nel campo del colore la idoldaNia presenta ancora delle
innovazioni. Essa e un paese dove si ama l'espetto variopinto che presentano i campi verdi o indorati dalle messi,
le verdeggianti distese seminate da fiori sul fordo scuro dei
grandi boschi o sotto l'abbraccio del grande cielo azzurro.
Tutta l'arte popolare a iniprontata al fascino di questa policromia dagli infiniti segreti, che varia da una parte all'altra
del paese, e percio i Moldavi non hanno, come i Sassoni di
Transilvania, i Polacchi, gli Italiani del basso Danubio e del
Ponto, le chiese spoglie all'esteriio o la a chiesa bianca 1), co-
me quella di Baia. I materiali devono fornire ii colore. La
base sara dunque in pietra grigia; i mattoni rossi costituiranno it corpo dell'edificio, traversati da fasce sulle quali ii
mattone e rivestito di smalto colorato. Ed infine cosi sugli
archi principali, fino sulla cima della piccola torre, in una
fascia sotto it tetto della chiesa stessa e della sua torre, si seguono delle decorazioni in ceramica che non hanno pia la
semplicita delle conchiglie di Cotmeana o di Campulung,
ma che corrispondono piuttosto a cie che presentano di psis
progredito in questo genere la stessa Bisanzio e le parti
talia che essa ha influenzato. Delle gure bizzarre rivelanti
una originality ben marcata ornano questi dischi incastonati
nel muro, che presentano le brillanti rotelle azzurre, verdi,
marrone, rosse e gialle. Si vedono le armi moldave rese con
una rude franchezza, degli esseri fantastici, come quelli
della vecchia Assiria, con una corona sulla testa uanana eretta
su di un corpo di Leone, delle figure volte l'una di fronte
all'altra ed altri prodotti di una immaginazione molto sveglia.
Non dimentichiamo i manoscritti. Al lavoro dei monaci
di Bistrita in Oltenia risponde in Moldavia la calligrafia,
la alluminatura dei monaci di Neamt. E' fra questi forse che
bisogna cercare gli autori di quell'ammirevole evangeliario
slavo con testo greco contrapposto, che oggi si trova ad Os-
51
fordia (1). Esso si distingue per una elegantissima riproduzione dei vecchi frontespizi bizantini: e colori sono scelti ed
anmonizzati con una grande delieatezza. A Neamtz tutta una
scuola lavora, sino al XVI secolo molto inoltrato, a certi manoscritti slavi, le cui lettere a grande risalto hanno una imponente bellezza. Alla testa di questa scuola era un Gabriele,
al quale si deve un imponente manoscnitto degli Evangeli
in quattro tavole del 1429. Un Nicodemo, un Palladio di
Putna sQ iscrivono in questa eerie di artiste. La Biblioteca
di Monaco possiede anche un altro avengeliario posteriore,
che aggiunge alle suddette qualita artistiche anche l'ornamento di quattro grandi figure di evangelisti: 41 miniaturi_
eta ci ha lasciato dl suo nome, e it diacono Teodoro, figlio di
Mirisescu. A Vienna un'altro Evangelo, hello anch'esso, porta it nome di un altro monaco contemporaneo. Alla testa
di questi artisti fu colui che divenne n1 metropolita Teoctisto
e poi un altro metropolita, Giorgio. Ma per la stampa ci
si ferma alle pubblicanioni dei vicini Valacchi.
Ed e allora che invece di ricorrere ai ricamatori greci, ai
fabbricanti di croci in legno di cipresso del Monte Ato, agli
sassoni, furono organizzati in certi conveuti delle
modeste officine, in cui si possono finalmente scoprire nelorefici
la linea e nel movimento altri caratteri invece della seccriez-
za bizantina o della rudezza di tratto che caratterizzO la
fine del medioevo tedesco. C'e come una dolcezza sognante
in queste linee sfuggenti, in una liberta che la discipline non
cerca di diminuire e nel colore delle cortine di chiese si
ritrova una passione per i fondi in colori chiari, unita ad
un senso delle sfumature tenuissime nelle figure che mostrano benissimo come si vada affermando nell'Oriente europeo
una nuova razza, con le sue qualita e i suoi difetti.
La letteratura non ha lo stesso valore in questo paese,
(1) GIOV. BIANU ne ha dato delle riproduzioni per 1'Accademia
Rornana. Una tra esse e passata nell'c, Art roumain artrien » di IN. IORCA
e BALS.
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che non ha avuto un suo Neagoe: la seconda moglie di Ste-
fano e la valacca Maria, figlia del bel Radu ed essa non
porta con se le influenze artistiche che rivelano la presensa
delta bizantina Mania di Mangup, ne della stessa Eudocia Ii
Kiev, la cui pallida fi6ura emaciata, simile a quella di una
tmartire, appariva nettamente scontornata, malgrado un rebtauro del XVII secolo, sulle mina della chiesa di San Nicola a Jassy, brutalmente distrutta e odiosamente rimpiazzata da Lecomte de Noiiy. Provocata dalla influenza straniera dei cronisti baloanici, questa letteratura prende pertanto ben presto un altro ritmo, senza raggiungere mai ii
colore della canzone popolare che non passe accanto al grande Stefano, disgraziatamente confuso con i successori ben indegni di questo stesso nome.
A Bistritza, la fondazione di Alessandro it Buono non
possiede ehe brevissimi annali completamente spogli di colore. Ma non appena si consegna la storia del paese al nuovo
convento di Punta, si esce un poco dalla tradizione. II racconto sembrerebbe animarsi allorche si giunge ad un momento decisivo per la storia del paese, e cioe al 1497, quando l'esereito del Re di Polonia Giovanni Alberto, che aveva
invaso it paese, fu sorpreso e distrutto nella « Foresta rossa ». Ma non ci si trovano affatto gli elogi the i Bizantini
e gli Slavo-Bizantini hanno l'abitudine di prodigare al capo.
Tutto e ispirato da Dio, che decide della sorte delle battaglie.
Lo stesso Stefano la pensava coil. Spirito realistieo da
una parte, mentre nello stesso tempo dall'altra si ispira ad
una profonda pieta, it suo temperamento esplode talvolta
in manifestazioni di crudele ironia. Cosi quando egli, nel
1475, dopo la sua vittoria di Vaslui, dice ai prigionieri turchi che volevano riscattarsi: « Se voi siete cosi ricchi, perdie ciete vemiti nel mio paese? »; e quando egli ricorda
ai Minori
Transilvania, i quali attaccavano dinanzi a lui
l'ortodossia moldava, che ii suo paese col suo sacrificio assicura loro l'ordine e 1a pace, ed anche quando afferma daanti qi Polaechi it suo diritto sulla avita eredith della Po-
-53
cuzia e dichiarta di non voler lasciare questa provincia « per
la sua Bola », la sua parola diviene dura e veemente. Essa
e toccante nella sua semplicita dolorosa, quando egli fa
sapere ai Veneziani che non vogliono soccorrerlo, che egli
non dipende dal Re d'Ungheria, ne da alcuno altro dei Principi suoi vioini, i quali l'hanno abbandonato nella sua anizenia e cite la perdita dei suoi porti e un grave attentato agli
interessi della intera cristianita. Ed egli ha come uno slaneio profetico in quelle riche, a mezzo delle quali subito dopo
la vittoria sumentot ata fa sapere ai rrincipi ed alle repubbliche cite egli ha calpestato con i suoi piedi gli infedeli,
per la pin grande gloria della Fede.
Egli parlava in romeno e talvolta anche in slavo, come
in quei colloqui con l'inviato del Re di Polonia per la questione della Pocuzia. Alcuni dei suoi trattati, come quello
concluso sulla base dell'egnaglianza con it Re Giovanni Alberto, porta la nota cite esso e stato redatto oltre cite in forma latina e rutena in testo valacco. Qui ancora it romeno
penetra anche nella preparanione degli atti solenni della
vita politica, nell'attivita delle Cancellerie. Cosi al disopra
dei prestiti dalla civilta slava dei Balcani, it fondo nazionale
appare e si prepara ad ottenere un dominio universale.
(11 Nostra Istoria literaturei ronuinestr I p
217.
IV.
ARTE E LETTERATLRA NEL XVII SECOLO
E' ancora la Moldavia che dara al XVII secolo nuove
manifestaziond dell'arte romena che, sotto dl lungo e fecondo regno di Stefano it Grande, aveva stabilito i suoi caratteri distintivi, destinati a passare ben presto anche in Vatlacchia.
I pochi anni, duranti i quail it pnineipato fu governato
dal figlio e dal nipote del grande costruttore, furono pertanto sterili. Bogdan, it primo di questa principi, fu occupato nelle guerre contro la Polonia dove egli credeva di conquistare di huon grado o per forza la mano della principesaa Elisahetta, sorella dei Re Giovanni Alberto, Alessandro e
Sigismondo. A mala pena furono continuate Je pitture del
grande convento di Dobrov5tz, nella foresta di Jassy, aifreschi pressoche totalmente invisihili, che attendono ancora
un lavoro di pulitura; la moglie di Bogdan e seppellita in
questa chiesa davanti all'altare. Quanto al giovane Stefano,
figlio ed erede di Bogdan, morto giovane, questo fanciullo
impiego i pochi anni del suo passaggio per un trono glorioso in eapricci da ragazzo male allevato e di adoloscente capriccios° e crudele sino a che, la pazienza dei suoi sudditi
essendo all'estremo, egli fu ucciso, consenziente, a quel che
si dice, sua moglie stessa la principessa valacca Stana, che
era figlia di Neagoe e di Militza.
Se essa avesse conservato nl suo stato, Stana avrebbe
forse seguito in questo altro paese romeno it nobile e grande esempio di sua madre. Ma ben presto la Moldavia ehhe
58
per sovrana un'altra discendente dei despoti serbi dQ stirpe
reale e di pretest bizantine, Elena o Elena Caterina, comeessa una volta si firma, seconda moglie di Pietro, den&
Rares.
Se sotto questo Principe, bastardo del grande Stefano,
che non era affatto preparato a regnare, si ebbe una nuova
fioritura d'arte, bisogna attribuirne it merit° esclusivamente o in parte a questa straniera di alta ambizione e di gusto
raffinato, dotata di una grande pieta, ch'era usa ad attuare
con i pin nobili trnezzi. Elena seguitO la sua opera anche dopo ]a morte del marito sotto [il nome dei figli: Elia, q,'-^ doveva finire rinnegato, it suo nome essendo dovunque cancellato e scalpellato, e Stefano, destinato ad avere per analoghi motivi la sorte del suo pin recente omonimo. Essa trasmettera poi, come si vedra presto, le eredita dR queste opere di creazioni artistiche elle sue due figlie principesse di
due paesi diiversi, Chiajna e Rossana.
La principale fondazione della coppia principesca e Po_
brata sul Sereth, destinata ad essere la loro necropoli cosi
come la chiesa episeopale di Arges era la necropoli della
stirpe di Neagoe. Possenti rnura 'ullo stile di quelle di Resava-Manassiia o di Semendria
modelli serbi, del paese,
di colei che si diceva nelle stesse iscrizinni delle sue fondazioni figlia del despota Giovanni , ma senza la serie delle belle torrette do laggiu, circondano una larga torte contenente una casa principesca in rovina, piii semplice, con le
sue piccole finestre dalle semplici inquadrature in mattoni,
ed una grande e bella chiesa. Essa ha le caratteristiche fondamentali delle costruzioni di questa nuova epoca dell'arte
modava: nartex esterno, una volta aperto, come e stato constatato da attente ricerche, camera funeraria sottostante a
quella del tesoro: le pietre sepolerali di Pietro e di Elena,
in marmo, recano scolpita una bella iscrizione ehe ricorda
quelle delle tombe della chiesa episcopale dpi Arges. Di pro_
porzioni pin waste che le ultime chiese di Stefano a Neamtz
l'esterno ese a Dobrovatz, l'edificio conserva all'interno
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send° stato ricoperto da un volgare intonaco
tracce di
una notevole pittura almeno sulla prima parete.
Queste proporzioni non sono conservate negli edifici
principeschi di destinazione steno importante. E' it easo
delle chiese erette a rimpiazzare quelle rovinate o costruite
ad iniziativa del Principe uuitamente a qualcuno dei suoi
principali boiari, come a Moldovitza, dal grazioso pridvor
aperto o a Humor; ed e anche ul caso delle fondavioni di
quei boiari e di quei chierici che erano colleghi in consiglio principesco: Horodniceni (distretto di Baia) e Cosula
distretto di Botosciani) con la sua bella cinta risalente la collina a rig-zag, opera del tesoriere Mattia Radautzi, ricostruita un po' pin tardi sotto it vescovo Efrean.
Gia ad Arborea c'era la chiesa sepolcrale del vecchio
boiaro Arbone, it tutore sacrificato del giovane Stefano. A
Rasca it vescovo di Romano, Macario, costruira una bella
chiesa monacale. A. Baia, a Harlan, a Suceava, dove gia era
it S. Giorgio costruito da Bodgan, Pietro Rares aggiunge la
solida costruzione di S. Demetrio, in cui nell'issrizione e
imitato un certo bassorilievo di Mino da Fiesole. Si trattava
in queste nuove costruzioni di affermare in qualche modo
it nuovo regno del fiero e tenace bastard° ehe si ricollegava
a quello dell'imperiale avo Stefano, governante con forza,
una con decisione, it paese ereditato.
Ma in tutte queste chiese, salvo in quelle che non hanno
potuto essere terminate, oio the colpisce gli occhi prima di
tutto e che assegna loro un capitolo a parte nella storia dell'arte romena, e la pittura.
Non soltanto essa ricopre l'altare con le scene della vita
di Cristo, la biografia dei Santi Patroni e le grandi figure
divine benedicenti dall'alto delle volte e la facciata, che
presenta adesso grandi finestre a trifore, le scene riproducenti la differente sorte delle anime condannate e delle anime felici, ma essa estende all'esterno tuna una tovaglia mul_
ticolore, tutto un tappeto smagliante di soggetti profani: filosofi e sibille, ricordi del Vecchio Testamento, « dogana a,
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delle anime che traversano le regioni del cielo, alberi di
Gesse, antichi absedii arabi a Costantinopoli. Tutto cio 6
fresco e gaio, con dei dettagli else sembrano ricordare l'Occidente, l'accordo con le linee dell'architettura essendo conservato, ana nello stesso tempo la pittura conservando it diritto di respirare a suo agio.
A, questa ricchezza di ornamentazione pittorica si aggiungono bellis-ime cose, tra cui, se non ficonostasi in le-
gno scolpito e dorato che non 6 dell'epooa, bisogna notare
almeno i frontald di questa stessa maniera che sovrastano
le Porte e i seggi e le icone.
Poi c'e un rallentamento. Le stesse creazioni di Elena:
la piccola .chiesa iii SuceaNa, i due edified religiosi, S. Gior-
gio e la Morte della Vergine (Uspenia) di Botosciani, citta
donata alla Principessa, derix ano dal vecchio tipo: non si
e avuto it tempo di farle dispingere allora che cosi rapidamente crollavano i troni dei disgraziati figli della pia principessa.
Ma le figlie fecero ci6 die la sorte rifiut6 ai maschi.
Chiajna ebbe una certa influenza sull'arte della Valaccluia che aveva gia dato la chiesa metropolitana di Targo_
cute, solida opera dalle molti torre
adesso disgraziatamente distrutta e rimpiazzata da una delle solite fantasie
di Lecomte du Nofiy
dovuta al marito della sorella 'di
Stana, Rossana, Paisio, gia Pietro, it vecchio monaco di 'Ar_
ges, che, diventato Principe prese it home eroico di Radu.
Gia si orientavano secondo it tipo moldavo ben definito.
La chiesa dell'ospizio (bolnitza) a Cozia pu6 avere ricordi del
passato artistico valacco, come it paramento, cosi delicato,
di mattoni disposti che hanno dato opere cosi belle come
quella parte di pittura della grande chiesa che risale allo
stesso XVI secolo portano dei nomi elavi
it che non prove
del recto la loro origine
e si sono rivelati ultianamente
d'influenze provenienti dalla Serbia, che aveva costruito
una volta in quella zona; ma la sveltezza dell'insieme, la
maniere elegante in curl s'alza la piccola torre al disopra del-
61
la navata, tutto cite deriva dala Moldavia. Perbanto gli arstisti cominciarono, copiando i ritratti di Mircea e di Michele che avevano 'trovati nella chiesa principale, sotto it
regno di questo genera di Neagoe, Radu Paisio o Pietro di
Arges, di cni si e vista la parteoipazione in creazioni pia
tradizionali e ben pin waste.
La sorella di Chiajna, Rossana, maritata in nu prima
tempo per forza a un disgraziato pretedente, non scelse
neunneno it suo secondo marito, energioamente posto dal
terrore su di un trono spesso sporcato dal sangue dei boiari,
un bastardo di Bogdan, Alessandro, detto Lapuene,anu, dal
name di sua madre, una donna di Lapusna in Bessarabia,
che e sotterrata come una prinoipessa a Itasca.
Restauratore e talvolta, come a Radautzi, costruttore,
Alessandro, che la letteratura romantica del XIX secolo ha
reso odioso per i massacri dei nobili ai quali, per le dure
necessity della monarchia assoluta, cornispondono in Winechia quelli di Mircea it Cioban (pastore o venditore di pecore), secondo marito di Chiajna, non era solamente al pin
grande mercante del paese, che inviava i suoi bovi in Inghilterra attraverso Danzica, non era solamente un buon
amministratore, desideroso di introdurre nel suo paese le
professioni che si erano affermate in Transilvania, non era
infine solamente un eterno curioso di cose nuove, ma anche tin sentimentale preoccupato di ordinare delle prugne
seethe per la sua adorata moglie ed un pecoatore ansioso della salute della sua anima che, negli ultimi giorni della sua
tradca esistenza, si era messo a cercare sotto la veste de/
medico Pacomio. Senza clubbio sotto la suggestione di Rossana egli elevo per la sua sepoltura e per quella dei suoi una
chiesa a chiostro ancor piit grande di quella di Pobrata,
nelle pitture della quale si sono conservati senza ritocco i
soli ritratti del vegliardo malato di oechi, anzi cieco, quasi
folle, e dei membri della sua famiglia, ritratti che si possono paragonare .a quelli della scuola del Monte Ato.
Rossana non pun dominare it suo volubile figlio Bogdan,
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allevato alla polacca, the fini per perdersi in avventure ri_
devoli. Ne si poteva domandare un contributo d'arte a quell'altro bastard°, figlio del g'iovane Stefano, ail vecchio gioielliere di Costantinopoli, Giovanni it terribile the doveva b,ruciare come eretico it vescovo di cui voleva l'eredita e the fu
ucciso dai Turchi durante una eroica rivolfa.
Per avere it capitol° seguente di quest'arte bisogna atten-
dere la buon'anima di colui che fu Pietro detto lo Zoppo,
Va lacco d'origine, amico dei Patriarchi di Costantinopoli e
sposo di una Amirali di Rodi. Costui costrui, malgrado le e-
storsioni del Turchi e it danno ogni giorno riproducentesi
delle incursoni dei pretendenti, malgrado la minaccia di
deposizione che lo condusse all'esilio volontario nel Tiro lo,
dove si vede nel castello di Ambras it delizioso ritratto del
suo emission° figlio Stefano, giovinetto dai lunghi capelli
Biondi e dagli innocenti occhi azzurri. La sua eredita archi_
tettonica e, press° Jassy, su una dolce collina la gran chiesa
chiamata Galata dal nome del noto quartiere di Costantino-
poli a cui Pietro doveva riconoscenza per i suoi anni di
esilio.
E' un solido edificio in pietra ornato all'esterno soltanto
di parecchi ordini di arcate lombarde elegantissime. I mate-
riali inusitati gli permettono di sopportare due torri particolanmente esili. Destinata a raccogliere corpi dei menabri
di questa nuova dinastia, Galata conserva it ritratto, disgra-
ziatamente rifatto nel XIX secolo, di Pietro, di sua moglie
e di sua figlia Maria. Tracce di pittura sono state rivelate
all'esame dell'iconostasi. Ma all'esterno non c'e alcuna traccia di policromie caratteristiche.
In questo stesso genere, con dei materiali un po' inferiori,
Aarone, figlio putativo di Alessandro Lapusnearm, eleve,
non lontano da questa stessa capitate moldava la sua chiesa
che si trova oggi nel villaffgio al quale essa ha donato it no-
me, Aroneanu. II pridvor a colonne, the non si trova ne a
Galata ne a Slatina,e stato scoperto e poi ricoperto per d bisogni del culto. L'esterno e scavato alla base da una specie
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di ripetizione delle arcate lombarde, qui ristrette, compresse
e piegate. Per variare la monotonia dell'esterno sono state
incastonate al muro lunghe serie di dischi e di stelle di
smalto verde. La potente scatola di pietra si trova senza ornamenti anche a Todireni o Burdujeni, di cui ii fondatore
in Teodoro Movila. Lo stesso dove essere a Secu, nelle
foreste di Neamt, convento del flume secco,
che s,i a voluto ricollegarla Seropotamo di Ato,
di cui furono fondatori ii ricco ed intraprendente Vornic di Pietro lo Zoppo e
dei Molina', Nestor Ureche, e sua moglie Metrofana: nl suo
stato attuale non permette di farcene un'idea chiara.
Durante questo tempo in Valacchia si riprodusse it tipo
della chiesa dell'ospizio di Cozia. Lo riconosciamo in una
edicola di Valcea, poi in Catlin, fondazione dei fratelli Buzescu, a Bucovatz (Mofleni), per opera del Bano olteniese
Stefano, a Cobia, dove, insieme Ale superbe porte, che si
trovano al museo di Sinaia e che superano le porte moldave
do Tazlau, chiesa contemporanea di quella di Aarone, si trovano. disposte per lunghezza, bellissime fasce di dischi smal-
tati e di bizzarri disegni antichi in nicehia; poi a Tutana,
grande fondazione di Michnea Ii, it futuro rinnegato, ed infine nella chiesa di Michele it Bravo, ricostruita e ridipinta,
di Bucarest. Nella chiesa di Alessandro, fratello di Pietro lo
Zoppo, a Bucarest, diventata poi, molto ingrandila, quella
di suo nipote, Radu Miehnea, la prima inaniera non si ma-
nife-ta che con le pietre tonibali dei due figli del fondatore. Nu lla resta della fondazione, altrimenti adattata, di
Fatrascu it buono, padre di Michele it Bravo, a RamniculValeii.
Poi, improvvisamente, ;n Mold. ia, la pas-ata fioritura
di pittura ricca di ornamenti raggiunta da Rares ritorna
con le creazioni dei Principi della nuova famiglia dei Movila, appena imparentata all'antica dinastia. Due heiari, Geremia e Simeone (di cui ii primo doveva regnare sulla Moldavia, lasciando come erede suo fratello cite aveN1 cercato
sin da principio di impadronirsi della Valacehia con l'aiuto
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dei Polacchi protettori della sua famiglia), e it Metropolita
Giorgio Movila (che per i Tedeschi del Tiro lo, dove egli
aveva accompagnato it suo Principe esiliato, Pietro lo Zop_
po, non sari che un « Piffle », un bufalo, a causa della forte
quadratura e della terribile faccia angolosa, dominata da
una Barba nera e grande sulla potente mascella), hanno dato
all'arte romena quel gioiello di lute e di colore che e Suc,evitza, tra ]e vallate della Bucovina, che gia possedevano
Moldovitza, Humor e it ridente Voronetz, fondato da Stefano it grande, ornato di pitture del secolo XVI.
Si dimentica quasi la cinta fortificata che ricorda un'epoca dura, dominata dalla minaccia dello straniero invasore,
per non vedere che l'abhondanza e la diversity delle pitture
esterne su fondo verde a cui corrisponde all'interno un'altra
veste multicolore: prima di tutto i ritratti dei fondatori,
Geremia e la sua famiglia, con la bella principessa Elisabetta, the finira schiava dei Turehi, sposata a un aga, ritratti nei quali e necessaria una sevens critica per ritrovare
quegli errori da disegno che poco interessano nell'insieme
che it pittore, prima di tutto decoratore, ha voluto creare.
E' un inno a Dio e ai Santi protettori, una fervida preghiera
nella complessa armonia della quale si confondono delle
voci che non e possibile esaminare una per una.
Lo stesso amore per it colore si ritrova anche in quell'edicola, disgraziatamente restaurata per quanto riguarda la
pittura che Simeone e sua moglie Margherita consacrarono
al loro piccolo figlio Paolo entro la cinta dell'imponente
Dobrovatz.
In tutto questo tesoro d'arte che cn e tramandato dal
XVI secolo c'e una nota predominante: it lento abbandono
delle solennita bizantine iniziali, magnifiche ed inflessihili,
pompose e un po' dure, che cedono it posto ad un ravvicinamento alla realty e sopratutto all'anima popolare.
Nella piccola chiesa di Sant'Elia presso Suceava, si trova dipinto un gruppo di giovani guerrieri moldavi nell'attitudine di partire per una spedizione avventurosa, nella scena
65
dei santi cavalieri die si dirigono ers o un fine mistico. Uassedio degli Arabi a Costantinopoli e ordinariamente confuso
N
con la conquista della capitale bizantina da parte di Maometto II: gli infedeli che attaccano le mura sono Turchi del
XVI secolo ed e possibile fare un piccolo studio d'armamen-
to e di tecnica militare su questa rappresentazione. Nati*
chiesa stessa di Sant'Elia va notato che it Santo Patrono
conduce un earro a buoi, la cui forma
come anche lo
stile delle hestie
riproduce quella ancora visibile sino
ai nostri giorni nelle eampagne romene. Nei gruppi c'e
spesso un riferimento all'epoca del pittore. Delle superstizioni popolari, tutto un capitol° di folklore, sono state riconosciute nella presentazione di queste dogane die l'anima
deve pagare attraverso i deli per arrivare alla sua definiti%a
destinazione. Sd e sottolineato die questo kdamo tutto stordito che tende it rotolo contenente la sua promessa, it suo
contratto, ad un brutto diavolo cornuto che si torce per la
soddisfazione, deriva dalla stessa psicologia rurale millenaria. Ci6 che e stato criticato nella mancanza di adattamento
all'architettura, nel distacco della pittura come arte autonoma, senza doveri verso l'altra parte, nel libertinaggio di
questa franchezza non e altro che la fantasia indisciplinata
di una nazione che 'tive troppo nel colore per non sentirsi
portata a riprodurlo dovunque.
Mani roinene di monaci e.perti, di snore al lai oro in
qualche chiostro sparito, di donne sorvegliate durante la loro
opera da una principessa dell'ambizione e del gusto di Elena
Brancovich, sono sensibili in tutto- ci6 che, nel tesoro delle
chiese, accornpagna it canto libero e gioioso di questa pittura. Non si hanno prove che la legatura dei Vangeli, quella
dei crocefissi, i1 cui lento e duro lavoro in legno deve venire
dal Monte Ato, che ne conserva ancora la tradizione e ne
forma gli specialisti, e, nello stesso tempo, beninteso, de
che ai conserva ancora di argenteria fra gli oggetti necessari
al culto, vengano dalla Transilvania sassone, dove una certa
decadenza appariva, prima che lo slancio riprendesse, spe5
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cialmente nella seconda meta del secolo XVII. Sono dunque
persone del paese the hanno dato alle chiese del Nord moldavo gli ornamenti in legno dorato che sovrastano le porte,
e dal loro paziente lavoro provengono le belle sedie scolpite,
sul genere dell'arte preistorica, tramandataci dagli abitanti
del luogo attraverso i tempi, sulle quali si sono assisi Rares
e Lapusneanu, come pure certi vecchi stalli di laggiu. Si
importano ancora dei tessuti come it magnifico epitaffio di
Seen, lavorato da una suora di Costantinopoli the ha voluto
lo si sapesse, ma c'e una nota indigena di franchezza che va
sino ad un realismo quasi brutale nei nitratti di Geremia,
membruto, quadrato e barbuto, del dolce Simeone, tristemente assopito, sulle pezze cld broccato che ricoprono le
loro tombe.
La gioiosa vita locale e nazionale invadeva cosi la severa tradizione d'imprestito. Si troveranno qualcune delle stes_
se qualita nella letteratura contemporanea.
Bisanzio, passata attraverso la Serbia, fornira delle imitazioni moldave per le quali del resto si e conservato lo slavo,
sino a quelle forme cerimoniali. debitamente involute, chic
11 greco aveva trasmesso all'altra lingua sacra del Sud-Est
europeo. Cosi con Elena Brancovich, da cui si inizia in questo
campo, una iniziativa che it popolo non ha avuto morlo li
dirigere, adegna la forma troppo semplice dei vecclii annul
di guerra, che non sari piii seguita nel suo primitivo laconismo. Essa vuole per suo marito, per la loro opera countne, qualche cosa che corrisponda alle pagine in en* era ,tata glorificata la sua stirpe. Cosi Maeanio, vescovo di RC)711.111,
fondatore di Itasca, ricevette ail mandato 4i adattare lo stile
del bizantino Manasse, da molto tempo ridotto in slavot e,
degli avvenimenti di Rares ed allo stesso carattere di questo principe. E, come Rossana, figlia di Elena, non poteva ammettere che it regno di Alessandro Lipusneanu, da
lei ispirato, fosse meno esaltato, Eutimo, altro prelato moldavo, Abate in quel paese, e priu tardi vescovo della vicina
Transilvania, continuera questo genere di letteratura bizza-
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ramente pretensioso. Lo stesso Pietro lo Zoppo, umile prim_
cipe malaticcio, vorra avere un riassunto pia ampio delle
sue gesta pacifiche, e sara un terzo ospite dei monasteri moldavi, Azario, che se ne oc,cupera.
Le imprese di un Giovanni it Terribile saranno rese in
latino da alcuni Polacchii di Polonia, Paprockj e Lasicki,
dopo che un Po lacco trattenuto per qualche mese a Jassy,
sotto Lapusneanu, ambasciatore del suo sovrano Nicola
Brzeski, avra dato una versione polacca dei vecchi annali
slavi
Per i trionfi militari del grande principe ala cco Michele it Bravo si avranno ben presto dei poemi in greco.
dato che egli, considerato come la suprema speranza della
cristianita orientale intera, era figlio della Greca Teodora,
N
imparentata alle grandi famiglie di Costantinopoli. Accanto
al poema alla italiana, d'imitazione del Tasso, di Giorgio
Palamede, nato a Creta, ma stabilito a Ostrog, molto vicino
alle frontiere romene tin piccolo boiaro, StaNrinos, camera
alla maniera popolare le grandi gesta degli eroi romeni di
cud era stab, compagno in battaglia.
Ma gia it romenu, concepito purissimamente, s'impadronisce della storia. Nella compilazione del XVII secolo
dovuta al Vornic Gregorio Ureche, figlio del fondatore di
Secu, e'e tutto un capitolo d'una grazia popolare impressionante, che racconta it furtivo passaggio per la Transilvania
di Bares, eacciato dal sultan() Solimano ed abbandonato dai
suoi boiari, del disgraziato principe che in un document°
slay° racconta egli stesso la scena della sua preghiera disperata a Pobrata davanti alle sante immagini della chiesa da
lui medesimo costruita. II racconto, d'uno stile arcaico evidente, lo presents, quasi solo, in atto di prendere it cammino della montagna, ceroando un passaggio attraverso la
Transilvania protettrice, dove sono le citta di Ciceu (Csicso)
e di Cetatea-de-Balta (Kfikfillivar), in cud e possihile rifugiarsi. a Affamato ed affranto dalla fatica », egli trove dei
pescatori che l'aceolgono nella loro povera casa, ristorando
68
le sue forze e rivestendolo di indumenti della loro condizio
ne. Una certa dama di quell pressi, di cui egli aveva conosoiuto it marito, lo accoglie al riparo del suo tetto ed ecco
un soldato, vecchio servitore della Corte moldava, che, riconoscendo it suo padrone, gli si getta ai piedi e glieli bacia.
Ora, rivestito di ricchi abiti, dl principe sale in una vettura
circondata da dodici guardie, e subito le porte di Ctioeu si
aprono dinanzi a lui. Tutto cio che segue, sino al suo arrivo
a Costantinopoli, dove egli se ne va ad implorare la grazia
del Sultano vincitore, e nello stile arcaico e mostra la stessa
redazione contemporanea in romeno.
Ureche e un uomo colto, politico molto saggio, a giudicare dall'altezza delle sue concezioni monarchiche, orientate pert verso una reale supreanazia dei Polacchi; egli usa
una frase sicura, breve, lapidaria, in cui si sente l'impronta
del carattere roaneno. Pin curioso appare percin quel frammento finale
Ureche non ha potuto arrivare sino alla sua
in cui un testimone interessato e commosso, semepoca
bra giudicare gli avvenimenti del terzo regno di Pietro lo
Zoppo, in balia delle cupidigie ottornane. Ma allora, appresso a questo misero padrone, c'era it padre stesso del
eronista, Nestore, di cui si ha un rapporto in romeno indirizzato al Principe in esildo e, del resto, la corrispondenza di
e le sue stesse note
Pietro
mostrano come fosse fre-
quents l'uso di un romeno castigato e gia elegante. Al di
sopra del tipismo dei vecchi slavisti c'e ora, come si pun ve-
dere dalle espressioni e dalla carriera di Pietro Rares. un
individualismo ben caratterizzato, come mostrano anche i
viaggi attraverso la Europa Occidentale dei pretendenti al
trono rumeno. E' in questa nuova intonazione, che precede
ii freddo classicismo di Gregorio Ureche, che sono redatte
queste pagine.
La Valacchia non aveva cronache; essa attendera per
sentirne it bisogno sino all'ultimo quarto del secolo XVII.
Non si ha ne un racconto di incidenti storied, ne un tentativo d.i memorie. Ma per gli atti di valore del tempestoso
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Michele nacquero due scrittori valacchi. L'uno, incaricato
dal Principe stesso, fu it logoteta Teodosio, che redasse la
sua opera in slavone; quest'originale e perduto, ma se ne
ha una traduzione e un rimaneggiamento latino eseguito da
uno Slesiano di passaggio, un ufficiale servente in quelle re
gioni: Guglielmo Walter. Una nota tutta differente distingue la cronaca, molto viva, destinata a far vedere come in
questo capitolo di guerre quasi sempre vittoriose ebbero parte decisive, d'iniaiativa e di sostegno, i boiari valacchi, fratelli Buzescu, Stroe, Preda e Radu, di cui sono descritte anche le pia piccolo azioni con tutti i loro particolari. Se man cano l'unita e le proporzioni
inoltre i manoscritti congervati presentano tutti una lacuna
c'e una franchezza ingenua, una verita d'impressionismo tutta medioevele. E al sen.
timento espresso da queste pagine corrisponde quello della
iscrizione sulla tomba, a Sta'nesti, presso la riva destra dell'Olt,
di Stroe, ferito combattendo contro un capo tartar° parente
del Can, ed un bassorilievo lo rappresenta sul punto di finire un guerriero nemico che si lascia cadere all'indietro
sparpagliando le freceie della sua faretra. La suddetta iscrizione enumera in romeno gli atti di valore del giovane boiaro e sull'orlo della pietra sua moglie fete scrivere queste
fiere parole: Si n'a lost pe voia cdnilor de Tatnri (« E la
volonta di questi cani di Tartari non fu fatta »).
Ma non si sono avuti solamente questi racconti ispirati
dalla storia del paese. Si e arrivati a domandare e a poter
dare qualche cosa di pia dalla prima meta del secolo XVI,
durante it quale una grande trasformazione psicologica si
produce presso i Romeni. Oltre all'uomo pio, come Stefano nl Grande, che fa omaggio a Dio Belle sue vittorie e che
accetta le disfatte come un castigo del cielo, ci fu in Pietro
Rares un autentico uomo della Rinascenza, the impiegava
tutti i mezzi pur di arrivare allo scopo: a quel potere che
egli gusta con volutta; e it lottatore di razza, preoccupato
soltanto del successo the non potra essere ritardato da con,iderazioni rmorali. Egli sacrifichera i figli dell'avventuriero
70
italiano, del bastardo del Doge di Venezia, contemporaneamente intim° del Sultano Solimano, che voile per se la co
rona d'Ungheria insieme con le corone pnincipesche di Moldavia e Valacchia per i suoi figli: egli rispondera all'invito
alla pace da parte del Re di Polonia, che lo aveva battuto,
con queste parole dove c'e forse piu fede che ipocrisia:
« Non siete voi che mi avete vinto, ma e Iddio che mi ha
colpito a cagione dei miei peccati »; eacciato, ridotto alla
miseria, in pericolo di morte, povero, fuggiasco a Costantinopoki, egli annunciera ai 81.10i che « sarebbe ritornato ad
essere quello che era e qualche cosa di piu ». Ma sua moglie
Elena si distinse da questo marito tenace ed astuto, d'un
realismo pieno di risorse anche all'indoinani della disfatta:
essa portO in Moldavia, dove i nobili e gli stessi prsncipi
avevano qualche cosa della testa quadrata del « villano del
Danubio », 10 slancio poetico, it furore dei combattimenti
cavallereschi che contrassegnano la sua razza. Cosi furono
tradotti in serbo, dal suo serbo che non fu mai dimenticato
essa scrisse le lettere di scusa indirizzate da suo marito
all'imperatore ottoman°
i grandi libri di cavalleria di
cui si nutri lo spirit° dei prodi del medioevo in Oriente come in Occidente; per esempio la guerra o la stoma di Troia
nella forma ben conosciuta o in quella anch'essa nota che
le date in Francia it fecondo rimatore Benoit de Saint Maur.
Ma sopratutto la vita favolosa di Alessandro it Grande, con
I suoi combattimenti contro le Amazzoni, contro gli Indiani di Re Porus, con i mostri bizzarri e spaventevoli che escono incontro all'eroe macedone. Ormai e in queste opere
che si cerchera it modello del prinoipe combattente per la
gloria senza darsi pensiero dei sacrifice che essa domanda
e delle disgrazie che essa attira. Michele 11 Bravo imitera
dunque it grande ispiratore: a Calugiireni si lancers egli
stesso, ascia alla mano, quasi solo, sui Turchi del Vizir Sinano, e sfidera poi i suoi nemici politici, persino it « Sassone immorale », the e per lui l'imperatore Rodolfo, passando per quel rivale che finira per ucciderlo, it generale
71
impeniale Basta, al quale promise di inchiodare sulla fron-
te le sue lettere intriganti. Ed egli morra, predestinato a
questa fine, nell'aureola del martirio, ucciso da un traditore
all'indomani di una vnttoria vendicatnice su tin altro della
stessa specie.
Come si vede, it profilo della letteratura roanena in
quest'epoca differisce un po' da quello che si ha costume
di tracciare, che non comprendeva che scritti religiosi di
una certa oategoria. Si parlava molto del traduttore, che
sarebbe stato it monaco Coressio (Coresi). Ora questo letterato, ridotto a lasciare la Valacchia dove Mircea it Cioban
non amava i preti, e non lo nascondeva, niparato in Transilvania, dove i borghesi sassoni stavano allora passando alla
fede evangelica, non fece che pubblicare a loro spese e loro
profitto, religioso e materiale nello stesso tempo, i vecchi
manoscritti ussitj che andavano per il paese, it colore dell'inchiostro servendo talora a separare, in una sola scrittura,
it testo slavo dalla vecchia versione. Pin di una volta egli
drimostro di non comprendere 645 che passava per le sue mani attive. Egli non ebbe del recto nemmeno la cura d'arte che
aveva distinti al principio del secolo i lavori del Montenegrin Maoario o , pin tardi, verso il 1540, quelli di un altro serbo, Bojdar e del suo allievo. Egli utilizza senza alcuna scelta per il suo testo cirillico den frontispizi occidentali. Usare il solo romeno oil romeno accanto allo slavo, non
non era per lui it risultato dri una concezione nazionale, ma
un effetto del desiiderio ben naturale che avevano i Sassoni
di attirare alla propria Chiesa i Romeni, ad quali sin dal
1514 avevano dato un catechismo.
Gli Ungheresi calvinisti, che avevano creato in segunto a
pressioni ufficiali una Chiesa riformata dei Romeni con un
sovrintendente e dei singoli popolari, dettero loro, per la
munificenza di un gentiluoano di eampagna transilvano, un
Vangelo spiegato e poi, eiccome tra il Vecchio testament°
e la dottrina di Calvin c'e uno stretto legame, una versio-
ne di questa Pa lia fu data da tre chienici romeni di quel
72
Banat° orientale, di quella «
alacehia Citeriore », dove
nobilta e clero, pur senza rinnegare la loro nazionalita, avevano abbracciato la nuova fede: al volume, non finito, apparve in Orgstie in Transilvania.
L'ortodossia mosse alla reazione. Essa si intese con i
Sassoni di Brasov-Kronstadt, brava genie pratica, guidata
dal giudice Hirschel, per la pubblicazione di un altro Vangelo spiegato, tradotto onestamente dal vecchio testo greco incapace di suscitare diffidenze nei due Principati romeni di cui si cereava la elientela; si arrivb persino a dotnandarla per iscritto. I preti della chiesa di San Nicola degli Schiavoni (Schei) a Brasov, costruita da Neagoe e rico
struita da Pietro Cercel, danno dunque nel 1580 questa Cazania, che dovette essere largamente diffusa. E, senza alcu_
na indicazione di propaganda straniera o di guadagno, accanto al pretendente Pietro Cercel, vivente a Cipro, un logoteta, un segretario indigeno, Radu di Ma'nicesti, si mette
a tradurre in romeno un Evangelario.
N.
Ma questo cnistianesimo inesorabilmente dogmatico non
soddisfaceva molto. E, allora, qua e la, nei villaggi, furono
tradotti l vecchi libri dell'eresia maniceana che aveva preso
piede nei Balcani, del dualismo bulgaro dei « bogomili »,
tutto it patarinismo secolare, nel quale la Vergine diseende
agli inferi, mentre dal cielo cadono epistole scritte sulla
pietra, e sopra tutto la terrifica figura di Satan, che richiama i suoi diritti, scacciato dal suo divino rivale, domina su
questi oscuri drammi misteriosi di una credenza perseguitata. Si vede in cio it complemento logico della pittura superstiziosa all'esterno dei convent& di Bucovina.
11 romeno, del resto, invadeva tutto it paese. Nella cor-
rispondenza di Pietro lo Zoppo, esiliato in Tirolo, prevale
sul greco ed anehe si ritrova sotto la penna dei compagni
del Principe, it quale scrive goffamente la lingua del suo
paese cosi come la scrivono i boiari rimasti laggiu. Una volta, nella sua conquista transilvana, lo stesso Michele it Bravo usa la lingua del popolo. E' in romeno che sara scritta
73
1'epigrafe che sulla piccola pietra ricoprente a Dealu la sua
testa troncata dalla Spada ricorda che egli e stato principe
di Valacchia e du Moldava e che « i Tedeschi lo hanno uc_
ciso a Turda ».
Accanto a queste manifestazioni c'e stata poi anche una
fioritura epica. Al principio essa si riattacca ai principi
trnoldavi. Per it regno di Rares c'e un Prncipe sempre alla
caccia, una Principessa che sQ sente troppo spesso sola e
l'atteso consolatore che e Vartic, un boiaro di origine armena di quell'epoca. Ma, se questo piccolo poema e stato
conservato soltanto nelle pagine del cronista Giovanni Neculce, che scriveva verso it 1740, si trova la leggenda del
cacciatore Dragos, che, perseguendo un bisonte, arriva a
fondare un paese; e cosi quella di Stefano it Grande die
cerca con it tiro del suo arco Ql luogo dove dovra sorgere
l'altare della fondazione di Putna, quella di Rares, it pescatore, che, portando con se it prodotto della sua fortuna,
incontra, in cammino i boiari che lo acclamano principe. In
Valacchia si e pia felici. E' nei versi stessi della canzone primitiva che, dopo la tragedia della costruzione della chiesa
dl Arges, sd apprendono le gesta di Mircea ii pastore dalla
camicia nera, la vendetta di Mihnea it cattivo contro Oprisan, l'uomo dalle numerose greggi, piu ricco del suo padrone, e it castigo ordinato da Michele it Bravo, altra vittima di cui giace nel convento di Snagov sotto una pietra che
ricorda l'esecuzione, contro iI cavaliere Radu Calomfirescu,
resosi colpevole dR tradimento.
Come nell'arte, lo spirito popolare, sensibile e ridaneiano, amante della fantasia, caricaturante i fatti storici,
annedottico e innamorato del colore, contrassegna la letteratura di questa epooa.
V.
IL SECOLO XVII.
11 secolo XVII si inizia con la continuazione delle imprese di Michele it Bravo, da un lato e con fenomeni di reaalone o imitazione nel campo del suo avversario, dall'altro.
11 romanticism° cavalleresco continua ancora e it suo dominio si prolunghera per una ventina d'anni pieni di combattimenti, di conquiste, di disfatte e di sofferenze d'esilio.
L'arte ha dovuto risentirsi di questa instabilita. Lo stesso Michele ha lasciato come monumento del suo breve e tragico regno soltanto la chiesa di Bucarest the porta ancora
it suo nome
edificio maestoso, sfigurato in par-
te dai restauratori e privo assolutamente di affreschi dell'epoca. I Movila: Geremia e Simeone, it quale ultimo durante qualche anno insegui l'illusione del regno valacco, le loro vedove e i loro figli restano alla grande e bella fondazione
familiare di Sucevitza. Solo un parente di questa dinastia in-
digena, Miron Barnowski, principe anche lui, costruira la
solirla chiesa di « Barnowski, » nella stessa capitale moldava.
E' necessario che, in Valacchia, Radii Serhan, destinato
tuttavia a morire in una povera casa di Vienna, vinca una
situazione incontestabile perche it sentimento dell'arte si
risvegli. Ma, per un lungo regno, in Valacchia come in
questo, costante
Moldavia come quello di Radu Mihnea
favorito dei Turchi, poteva infatti farsi anche sostituire, su
quello dei due troni non occupato da liii, dal suo giovane
fiat), sotto la tutela d'Argira, ma moglie
c'e ben poco
da segnalare, malgrado gli anni di infanzia trascorsi a Vene-
78
zia da colui che dedic6 tutte le sue cure alla torte creata
a sua principesca difesa, riuscendo a renderla brillante. A
Bucarest egl,i riprese ed ingrandi l'offerta pietosa del nonno Alessandro, passando sopra al gran peccato di suo padre, Mihnea, ridotto a cereare un ultimo rifugio nell'aborrito islamismo, e la sua chiesa, di cui si conserva intatto
solamente it grande campanile, isolato dalle mura di tints
the Sinan Pascia, momentaneamente vincitore dai Valacchi,
nel 1595, voile usare per la sua cittadella, la sua palanca,
ricevette nel 1625 i suoi resti, portati dalla Modavia, che riposano sotto una bells pietra di marmo, dalla lunga epigrafe
romena. Durante una ventina d'anni circa, i Principi che si
suceedettero in Valacchia, non ebbero l'ambizione di perpetuare it loro regno con fondazioni pie.
Altrimenti accadde in Moldavia, paese molto tormentato
dalle guerre e di pin forti tradizioni. Uu uomo straordinariamente dotato di virtu iscrisse it suo nome nello sviluppo
dell'arte the aveva dato di recente it miracolo di Sucevitza.
Figlio di un borghese di Suceava e dell'umiIe donna la cui
tomba fu scavata davanti alla porta d'ingresso della vecchia
chiesa di Ntrautzi, Anastasio Crimea aveva conoscenza dell'arcaismo bizantino e, per delle circostanze che not ignoriamo, conosceva anche l'arte musulmana. Da una parte
egli ornO di miniature elegantissime quei bei manoscritti
the sono ancora conservati a Sucevitza, presiedette al lavoro
degli artefici che ricoprirono un Evangelario, un libro di
liturgie, d'una risplendente veste di metallo prezioso, da
cui si staccano nobili figure di santi di un movimento, di
una espressione, di una liberty d'attitudini che non si in-
contra nell'arte imponente e un po' dura dell'epoca del
grande Stefano, dominata dalle usanze germaniche dei Sassoni. D'altra parte questo artista Metropolita
it primo
tra i capi della chiesa moldava, poiche it suo predecessore
Giorgio Movil5 si era limitato ad ail:I-tare l'opera dei suoi
principeschi fratelli a Sucevitza
voile anche avere un pro-
prio monastero, pagato con i suoi denari e manifestante i
79
suoi gusti. Presso la sua villa natale dQ Suceava questo rappresentante di una borghesia siuo allora cosi modesta eleve
it grande edificio di Dragomirna.
Tra le alte mura di cinta la chiesa, altissima, e di una
solidita a tutta prova, sviluppa le sue rnagnifiche vohe. E
anche it campanile e grande, pur essendo altrettanto fragile, come se fosse una illusione; come un capriccio destinato a sparire sotto gli occhi di colui che la guarda e la
torretta, delicatamente scolpita come una croce di cipressi
portata dall'Ato, che sovrasta la navata. E su la lunghezza
delle linee dell'architettura di questa chiesa, cosi nuova nel
suo aspetto, ss stende una linea di pietra scolpita, alla fog.
gia orientale, d'uno slancio involute come quello di una
pianta rampicante. Al disopra di questa linea it miniaturista
ha prodigato le sue tinte di colore gioioso, rosso, azzurro,
verde ed ha smaltato d'oro questa festa degli occhi. La
grande pittura disgraziatamente manta: la croce era a quest'epoca cosi poco sicura quanto lo scettro.
Non si poteva ianitare Sucevitza ne Dragomirna. Cosi un
principe che veniva a non, attraverso Costantinopoli, dalle
guerre franco-spagnuole nei Pirenei, questo Stefano Tomscia
vestito di rosso tra le sue guardie armate, rude soldato e
inesorahile padrone, non fete che dare a So lca un edificio
correttamente freddo che eredita da qulli the lo hanno preceduto soltanto certi dettagli della nuova ornamentazione:
per it resto la mano dei pedanti restauratori austriaci e passata per di la e non ci e possibile parlare d'altro.
L'architetto costantinopolitano non marten a questa Moldasia della prima meta del secolo XVIII; forse si sente la
sua mano nella anassa pesante e complicata della chiesa cite
it principe Miron Barnowski, per sua madre un parente
dei MoviM, eleve a Jassy: la chiesa cite porta ancora it suo
nome, ma non conserva pin it hell'epitaffio che rivalizzo
con quelli di Crimea e di Tomscia nelle loro fondazioni; sulla
sua terra paterna a Toporautzi, lo stesso Barno %s ski s'era limi-
tato a ricoprire la totnba di quo padre di una modesta co-
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struzione in pietra. Ma egli raise it suo stesso nome sulla
facciata (riccamente ornata di linee, nelle quali ii gotico
ereditario si sposa con l'ornamentazione orientale, tutto cio
seminato di roselline e punteggiato di colori) della bizzarz a chiesa di San Saba, creazione del 1580 circa, di quei monacinaci del monastero omonimo di Gerusalemme, die era-
no i banchieri segreti di Pietro lo Zoppo.
Verso it quarantesimo anno del secolo XVII i due paesi si risvegliarono a piu grandi ambizioni d'arte religiose,
sotto due regni stabili, quello di Matteo detto Basarab in
Valacchia e quello di Lupu, it quale si fete chiamare alla
maniera bizantina Basilio.
Ma c'e una grande differenza di carattere tra l'opera
di questi due restauratori e fondatori.
Il Valacco, vecchio ufficiale del grande Michele, antico
partigiano delle guerre per it potere supremo, rappresenta
la volonta del paese, dei grandi hoiari, ma, altrettanto, alnieno, dei piccoli, dei ininuti signori della campagna, amanti di ay. enture guerresche. Egli e un vecchio barbuto, dalraspetto semplice, .scaltro in politica, forte per le amioizie
di una devozione incondizionata, come Enrico IV. Egli vuole dovunque la chiesa, la buona chiesa in mattoni, ma tutto
cio che sara pompa, quello che consuma it denaro dei poveri, a estraneo alla sua politica artistica. A Sa'rindar (la
chiesa degli uffici funebri di quaranta giorni) di Bucarest
disgraziatamente distrutta nella nostra epoca senza aver-
ne rilevato nemmeno i piani , a San Demetrio di Craiova .conosciuta appena nelle sue grandi linee, poiche essa
e stata sostituita da una costruzione nel falso gusto di Lecompte du Nofiy, alla chiesa principesca di Targoviste, costruita prima, come it palazzo alroccidentale che ricorda,
passando attraverso it paese l'archeologo francese Bongars
del Principe Pietro Cercel, ospite di Venezia e della Francia dei mignons, ad Arnota, sulla oima dell'alta collina oltenieqe, dove egli riposa a fianco a suo padre, e nelle altre
sue fondazioni rinnovanti tutta un'opera anteriore che se
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ne andava a pezzi, Matteo da it tape d'uso delle mura divine
da un bastone in due registri di arcate lombarde o di ornamenti a parellelogrammi allungati che loro corrispondono.
Sotto it tetto e dalle due parti d,i questo bastone dei mattoni piazzati ad angolo alla bizantina sono la sola decorazione. Il peristilio non ha sculture. Intorno alle porte ed
alle finestre appare a mala pena it fiore di Oriente. Su lla
toonba di Matteo e di sua moglie, la buona Elena, arnante di
far fabbricare tessuti per le chiese, tra le mura del suo semplice palazzo, gli ornamenti che circondano le belle lettere
straniere, di una iscrizione artificialmente pomposa, moetrano una imitazione della Russia moscovita europeizzata,
la cui pratica era allora introdotta dal fratello di Elena, it
letterato Udriste Ngsturel, anche nel campo della stampa.
Nella pittura nessuna innovazione: essa e, del resto, rara.
Questa forma d'arte passa agli uniniediati successori di
Matteo, meno saggi e per conseguenza meno felici di lui
Quello che per i suoi intrighi aveva offuscato gli ultimi
anni di vita del vegliardo, arrestato dai suoi mercenari davanti a quelle mura di Targoviste di cui qualche ala sovraeta ancora la sminuita clue del nostro tempo, Costantino,
ancora un Basarab, detto it Camuso (Carnul) a causa del I'operazione al nano che doveva servire ad allontanare dal
trono questo bastardo, figlio della moglie di un prete earnpagnolo, del bellicoso Radu Serban, da al paese In casa metropolitana di Bucarest, alla quale venue apportata una
grande e fatale trasforrnazione verso la fine del secolo se-
guente e la chiesa, volgarmente ricostruita, di sua moglie
Balascia, a Targoviste, dove ella voile essere sepolta; Yalta
torre di guardia domina ancora la campagna verso it Danubio, in fondo a Craiova, al suo Jitianu.
Piu tardi, dopo ii 1660. quando i litigi di partito fra i
Cantacuzeni e i loro avversari ebbero straniato it paese,
quello dei membri della famiglia di origine imperiale che
arrive a regnare, Serban Cantacuzino, con l'aiuto del boiaro Cornescu, scultore Wintivo che iscrise 1 suo nome sulc
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le mura rinforzate, riparo la chiesa di Neagoe ad Arges e,
nella foresta di Cotroceni, presso Bucarest, dove egli era
riuscito a sfuggire ai suoi persecutori, inviati dal Principe
Duca, di cui corteggiava la anoglie, fisso it tipo, la cui semplicita permane tuttora, della chiesa valacca del XVIII secolo. La moglie di Serban, Maria, voile poi avere la sua
piccola chiesa a Bucarest.
Qui si ha uno sviluppo, un lungo sviluppo normale. In
Moldavia, al contrario, sotto Basilio Lupu, e sotto quello
dei suoi successor& che regno per maggior tempo e che fu
tante ricco da poter costruire, it Rumetiota Duca, del resto
perfettamente assimilate e sposato ad una indigena, Anastasia Buhus, che, senza dubbio, ne regole l'attivita in tutte
le sue fondazioni, si procedette a sbalzi, come nella vecchia
Valacchia di Radu e di Neagoe.
Due grandi chiese c1 sono rimaste della magnificenza
del pomposo Basilio it cui padre, d'onigine romena, ma
balcanico, aveva servito Radu Mihnea. Nei « Tre Gararchi »
di Jassy abbiamo la continuazione del classico edificio mol-
davo, di pietra, a due torri, dagli ornamenti gotici intorno
alle porte ed alle finestre. Ma, in luogo della policromia esterna, c'e la scultura minuta, di carattere asiatico, di cia
scuna di quelle pietre che si succedono senza rassomigliarsi.
Lecomte du Noiiy, che ha applicato a questo edificio di un
gusto molto dubbio nel dettagl &o, ma certamente rimarchevole, i tristi procedimenti della Chiesa Episcopale di Arges,
ha prodigato all'esterno un oro acceso, mentre l'interno,
completamente rifatto, ha beneficiato del talento arditamente innovatore di suo fratello, it pittore. Sarebbe stato necessario togliere aBa chiesa di Go lia, a Jassy anch'essa del XVI
secolo, fondata da nu logoteta di questo nome (Go lea), quei
pilastri incastrati nel auro, i quali erano stati messi dai re-
etauratori ungheresi sotto it regno del Fanariota Gregorio
Ghica; sarebbe state necessario allontanare l'azzurro violento del ritocco ordinate dagli abbat& greci, d'un'epoca ancor p &u recente, per riavere l'edificio del XVII secolo, che
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esprime it tipo, con le tre torri, con i bassorilievi in marmo
all'antrata del pridvor, rappresentanti l'Annunciazione, con
le linee gotiche al di sopra della porta che conduce al pronaos: qui, come ai « Tre Gerarchi », dei pittori russi, che
erano stati fatti venire dalla lontana Mosca, sono autori degli affreschi e delle belle scone su fondo oro dalle aureole
in rilievo. In Valacchia lo stesso Basilio, riconciliatosi con
Matteo, trasporta a Targoviste (la chiesa della pace: Stelea) it tipo anoldavo puro, costellato di conchiglie in smalto
verde, adornato capriciosamente all'orientale.
Se Stefano, il giovane sfrontato figlio di Basilio, si limita a dei ritocchi pittorici nella chiesa di Hlincea, presso
Jassy, fondata dal genero epirota di Pietro lo Zoppo, Zoto
Tzigaras, se it buon vegliardo beone, Eustrazio Dabija
non fete che guastare un po', per una riparazione di genere
orientale, la chiesa ds Putna, consacrata dalla tomba di Stefano it Grande, Duca e Anastasia, i quali non riuscirono a
terminare la grande costruzione della Metropolia che volevano donare alla nuova capitale, Jassy, in un'epoca do cui
dei boiari come l'eunuco (Hadambul) Jani ed i Cantacuzeni inoldavi (a Pasciani) aggiungevano i loro doni pii a quelli
dei vecchi principi, fra l'altro fondarono sull'altura cui
aveva sovrastato la vecchia cittadella di Cetatzuia, un nuovo
e splendido monument° d'arte moldava.
Nessuna esagerazione nel genere, tutto personale, di
Basilio: in luogo delle pietre scolpite da un artefice &Asia,
una bandella di fiori, delicatamente sollevata in rilievo, divide i due registri. All'interno la pittura, oggi scarabocchia-
ta d'un azzurro atroce, non degenera; pietre tombali ed
oggetti di cult° sono di stile assai nobile. Nelle celle dei monaci, nella grande cucina a cupola del palazzo principesco,
dalle volte e dagli ornati a fresco ancora visihili, c'e lo stes-
so buon gusto. Ma it bisonte moldavo non era stato mai
rappresentato in maniera pia magistrale di quell° she, sul
formidabile campanile domina tutto l'insieme.
Poi quest'arte va a morire in un angolo di montagna,
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nella patriarcale Vrancea dei mandriani che cantano la pastorale profetica annunciante la morte del giovane pecoraio;
la dove e 1a chiesa di Mira in cui voile essere sotterrato Co.
stantino Cantemir, l'ex-ufficiale polacco che si improvviso
Principe, su un gruppo di piccoli proprietarii quasi
campagnoli. Non si ebbe quindi che una resurrezione
momentanea, verso it 1740, allona che it Principe Gregorio
Ghica, Maurocordato per parte della madre (che fu la prima donna-medico dell'Oriente, passando in rivista, come
me faceva volentieri, gli antichi monumenti, riprese la costruzione del vecchio convent° abbandonato da Baliea, bo_
iaro imparentato ai Movilg, per farne, tra giardini di tipo
orientale, un edificio cosi Bello da meritare it nome, attribuitogli dal popolo, di Frumoasa, la Bella; avesse egli potuto impedire la restaurazione del XIX secolo, the, d'altra
pane, gli ha date tanti graziosi affreschi di stile antico!
Durante questo periodo d'una quarantina d'anni, la Valacchia giol del regno pacifico e prosperoso di un Costantino
Beancoveanu, discendente dei Basarab e dei Cantacuzeni
nello stesso tempo, ii quale aveva diritto all'aquila semplice dei Valacchi ed all'aquila bioipite degli imperatori di
Bisanzio di cui seguita la tradizione.
Nelle due capitali, su tutte le terre della sua magnifica
eredita, egli fece costruire, restaurare. La sua ambizione voleva che it nome nuovo fosse messo aceanto a quello dei
suoi predecessori su tutti gli edifici crane piu importanti.
Si ritrova ii suo ritratto, la sua figura benigna, dai grandi
occhi neri e dalla barba rotonda, tagliata came quella dei
Sultani del suo tempo, nella chiesa di sua moglie (Dintr' o
JO a Bucarest, ed a Mogoscioaia, vicino a questa capitale, dove Costantino elevo it suo palazzo piii hello, a S. Giorgio it
nuovo, di Bucarest che doveva attendere I poveri resti mortali del principe dovizioso, decapitate insieme ai suoi figli e
gettato in mare, a Hurezi nell'Oltenia, questo gruppo di
fondazioni sue, della principessa e dei suoi figli Costantino lo
fece costruire ad use di necropoli d'una nuova dinastia, come
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pure a Cozia di Mircea it primo. Sembrava the egli volesse
riassumere nell'opera rinnovatrice della sua volonti la storia
intera dell'arte "(el suo paese valacco.
Cie che distingue questo nuovo eapitolo dell'arte romena e d'altronde it rinnovamento della scultura. Il bolaro
Cornescu ebbe dei successori. Riattaccandosi elle tradizioni
italiane, che mai erano state meglio conosciute dai Romeni,
Venezia, ispirando i dettagli alla Rinascenza
sopratutto
occidentale, egli ricopri d'arabeschi e di fiori le inquadrature delle porte e delle finestre, le colonne scannellate, i para..
petti delle scale, le loggie ridenti di sole e le pietre tombali.
Quest'arte che esprime la gaiezza
l'abbondanza si
complete con una pittura sorridente e rotondetta, negligentemente sparse do tutto l'interno, che arriva sino all'innovazione delle rappresentazioni storiche, disgraziatamente
sparite, del palazzo di Mogoscioaia, mentre negli altri, a Potlogi ed a Doicesti, soltanto lo stucco forma la decorazione,
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cui e encore Venezia l'ispiratrice ed una vaga influenza
delle belle armonie ornamentali d'un Veronese si incontra
su queste mura valacche della fine del XVII e del prinoipio
del XVIII secolo.
Dei boiari imparentati con it principe, come i suoi zii,
Costantino ad Afumatzi, Michele e Coltzea di Bucarest, lavo-
rarono alla stessa fioritura artistica, prodigando sculture in
legno, sculture in pietra e vasti affreschi multicolori.
I Fanarioti, molto piu poveri, non vollero abbandonare
la tradizione dell'arte antica. Allorche un vescovo greco,
it titolare della sede di Stavropolis, dette in dono a Bucarest
que gioiello della sua « Stavropoleos » ed allora che it Metropolita Daniele fete costruire dietro la loggia del suo modesto palazzo, una graziosa eappella che e rimasta intatta,
Nicola Maurocordato sisterno i libri della sua magnifica biblioteca, invidiata dai principi cl"Occidente, nel convento
di Vgaresti, presso la sua capitale, la dove egli voleva essere sepolto. Mai la colonna scannellata fu piu largamente
ricoperta di sculture come in questa grande chiesa, che fu
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piu tardi arricchita di una una delicata cappella e carcondata da alte 'Aura che presentano qua e la le colonuine dei
loggiati. Gregorio Ghica seguira soltanto molto di lontano
it suo ambizioso predecessore quando si provvedera di una
necropoli a Pantelenuone, in un'altra regione dei sobborghi
di Bucarest.
La letteratura del secolo XVII comincia anch'essa con
Belle opere capaci di trattenere questo slancio verso i grandi fatti e le gesta magnifiche, che durera ancora molt() tem-
po dopo la morte dell'eroe rappresentativo che era state,
Michele it Bravo.
In un convento dell'Oltenia, per ordine di un vescovo
di Ramnic, Teofilo, un monaco oscuro, di cui non si sa nul_
la, nemmeno it suo vero nome, se sia Michele Moxa o Moxalie, fu inoaricato di dare a questa societa di cavalieri avven-
turosi la storia del mondo tal quale era stata presentata nei
« cronografi » e cioe a dire in rapporto da una parte con la
tradizione religiosa della volonta divina padroneggiante ii
mondo e, dall'altra, con le monarchie che si snccedono,
volute o tollerate da Dio.
Di poi altri, come al Moldavo Danovici, dettero dei lavori simili, disgraziatamente ancora inediti. Con scritti di
tal genere, composti in uno stile tanto preoiso quanto pittoresco, it lettore on si iniziava soltanto alla evoluzione
dell'umanita, bensi aveva anche dinanzi a se it modello det
saggi imperatori e dei principi assetati di ideale.
Sin verso la meta di questo secolo vissero alcuni ex-uf
ficiali di Michele. Uno di essi fu quel buon vecchio Matteo:
Basaraba, principe per volonta del popolo e dei boiari cormbattenti, del quale si ha un ritratto the lo rappresenta come un anziano d,i villaggio, it viso gonfio per it peso degli
anni, gli occhi dolci perduti tra le grinze, it berretto di
pelliccia, ricadente sulle orecchie; un patriarca rispettato,.
malgrado le rivelte dei suoi soldati, che morra, sorridendo,
in una Bella giornata di primavera, all'aria aperta, sotto i
primi raggi caldi del sole. Ma sugli ultimi giorni di questa
-87-generazione irrequieta cade una gran pace, benedetta da una
profonda fede religiosa. Questo lungo regno secondo la pia
sicura delle tradizioni, non ebbe una storia. 1.1 poema in
greco di Matteo di Mire, esule dalla Grecia e quivi nifugia-
tosi, divenendo di poi abbate ael convento dove riposava
Michele, non fu continuato.
Da quest'epoca sembra che provengano appena alcune
pagine d'una compilazione posteriore che ci descrive la battaglia di Finta, nella qaale i signorotti campagnuoli, armed
dalla Valacchia vinsero le bande alenatissime dei Cosacchi
combattendo nell'esercito ben superiore del Moldavo Lupu.
Cio che soprattutto preoccupava in questo periodo sono i
libri di chiesa. A mezzo di stampatori fatti venire appositeinente, come pies presso i Moldavi, dalla Russia sottomessa
al Re di Polonia, si stampano libri religiosi in slavone: tre
spiegaoioni dei Vangeli, di dimensioni differenti, corredate
di certi chiarimenti di misteri, evidentemente destinati ad
un clero secolare ancora ignorante; tutto oio sotto l'alta sorveglianza di Udriste Nasturel, l'antico allievo, molto presuntuoso, delle scuole russo-polacche, dominate dall'alta per..
sonalita, molto influente, di quel Pietro Movila, figlio di
Simeone, principe dQ volta in volta di Valacchia e di Moldavia, che fu, come abbate a Kiev e poi come Metropolita della Russia sottomessa al Re di Polonia, it restauratore dell'ortodossia pericolante in queste regioni.
Udriste stesso resta in questo mondo di idee vecchie e
ristrette anche quando it traduttore dal latino in slavone
della imitaziorte di Gesa Cristo passo al di la dei libri religiosi, per dare ai lettori della sua nazione un'opera cornpieta che riunisse l'esposizione romantica all'insegnamento
morale.
Sa avra dunque, grazie a lui, in l'inguaggio assai hello,
la storia moralizzatrice, la parabola, divenuta cristiana, di
Budda che scopre it dolore umano e la fatality dell'esistenza, per arrivare, mediante it dolce insegnamento dei monaci,
alla supreme rinuncia, condizione della felicita assoluta e,
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per i fedeli di Cristo, preparazione alla vita smut dolori e
senza fatality.
Malgrado le tragedie politiche di un trono conteso, questa corrente continuera sino al moment° in cui le ambizio-
ni dei Cantacuzeni, discendenti della vecchia dinastia di
Radu Serban ed eredi dei suoi diritti ed anche delle sue terre, provocheranno passioni capaci di nutrire un'altra letteratura. Si avra dunque, con un Vangelo in romeno, la traduzione probabilanente ancora sotto l'influenza del cognato
di Matteo Bassaraba, di quells « Chiave d'interpretazione D
(Cheia intzelesului) che e dovuto al monaco russo Isaia Galetowskii, di cui si traduce anche, senza larrivare a pubbli_
carla, la voltuninosa opera concerente i Miracoli della Vergine.
Si era gia avuto un tentativo moldavo di dare una traduzione completa della Bibbia, in conseguenza di tutti gli
sforzi pii deft monaci che lavoravano ignorandosi l'un l'altro. 'Questa traduzione fu dovuta al bizzarro tipo d'avventuriero che fu Nicola Milescu, eandidato al trono, introduttore della Russia nei misteri dei « cresinologi » e della Storia delle Sibille », avversario, protetto da una vecchia armatura teologica, delle « eresie » del Papa, sempre proteso
nell'intento di rivelare agli occidentali, tutti presi dalla lotta
religiosa, it vero senso della ortodossia, a mezzo di opuscoli
latini. Ma questo sforzo ardito non ebbe gli onori della pubblicazione. Fu cosi che, in Valacchia, finalmente, in virtu
delle fatiche fruttuose da tutto un gruppo di chierici e di
laici, si arrive per i primi a quell'opera, gloriosa per tutta
la razza, che fu la grande Bibbia del 1688, detta «del Prinsipe Serban D.
Molto diversamente si manifesta l'influenza di Lupu,
principe di Moldavia sotto a nome di Basilio, nel c,ampo
della letteratura.
L'emulo degli imperatori di Bisannio, cite pensava alla
possibility di installarsi, al seguito dei Polacchi e dei Veneziani a Costantinopoli, voile creare in Moldavia una scuola
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di studi superiori, greoa e slava, voile presiedere a Jassy
dei sinodi donde proclauth le nuove forme del catechism°
ortodosso che fu difeso di poi contro i calvinisti invasori
della romanone in Transilvania, ed infine voile decretare
leggi alla maniera bizantina e dare ai lettori moldavi le traduzioni della letteratura ellenioa.
Si ebbe cosi una compilazione dei Basilica li, con alcuni imprestiti da un occidentale, Prospero Farinacci, dovuta
a monaci raccolti intorno all'impercal persona del Voivoda.
La Valacchia imito subito quest'opera pretenziosa ed inap-
plicabile, dopo tanti secoli, ad una sooieta patriarcale, Ia
cui vita era fissata in base a norme assolutamente differenti.
Matted aveva gia pubblicata una « Pravila », un libro di
diritto che si ispirava ad analoghe rimembranze antiche;
egli si preoccupo di far passare nella sua seconda «Pravila »,
tutto eie che it suo emulo moldavo era riuscito a mettere
insieme in un codice piuttosto teorico.
Fu anche resa in romeno l'essenza della regolamentazione bizantina per quanto concerneva la fede e it culto (« I
Bette misteri»). Ma Basilio avrebbe potuto sopratutto gloriarsi di aver visto portare in bella prosa romena l'intero
testo di Erodoto, che non fu finito prima degli ultimi anni
della guerra di Creta, dal logoteta Eustrazio se non da quel
Nicola Milescu che fara, per i suoi nuovi padroni moscoviti,
Ia descrizione della lontana « Kitai » cinese.
Un regno simile doveva dar vita ad una cronaca, la Cronaca in romeno, derivante dalle origini stesse del principato.
Gregorio Ureche, Vornic di Moldavia, vecchio allievo delle
scuole di Polonia, dove la sua famiglia una volta aveva avuto
delle propriety e delle imprese commeroiali, dara questa
larga esposizione, nella cui trama si cofondono it contenuto
arido degli annali in slavo, le sorgenti polacche usate con
una critica prudente, ispirata ad un discreto patriottismo,
e, qua e la, aleuni ricordi personali. 11 tutto in una coneezione politica di un tipo assolutamente polacco: rispetto per
it Re, ma anche per la « repubblica » dei boiari, teologia
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religiosa ispirante gli avvenimenti storici altrimenti inesplicabili. In quest'epoca di classicism° durante la quale si sforzano di ricollegare alle origini romane la triste eredita d'una
dura esistenza storica, la frase romena ha essa stessa l'andatura breve a precisa del latino. Disgraziatamente i pod del-
la vita di Ureche arrestarono it racconto alla fine di quel
XVI secolo che it cronista, e pin ancora lo storico, non poteva conoscere.
Sotto queste manifestazioni brillanti di pura indole decorativa, c'e, pur nondimeno, in questo secondo paese romeno, la continuazione della vigorosa vena popolare.
Un figlio di vignaiolo delle parti di Putna, Barlaam, che,
a dispetto dei concorrenti greci piu dotti, riusci a farsi eleggere Metropolita, ne fu, sin dagli inizi, it rappresentante,
per cedere poi ii comando ad un altro ancor piu di lui zelante ed assai meglio preparato.
Barlaam dette ai suoi, nella loro lingua abituale, in questa lingua impastata di lavoro e nutrita di dolore, un libro
ammirevole, che trove la sua via sin nei pin umili villaggi
di quella Transilvania in cui, dopo la meta del XVII secolo,
i Rakeczy, principi dei paese rappresentanti attivi del calvinismo, facevano l'imposibile per educare i nostri alle Riforma, con l'aiuto dei vescovi perseguitati non appena dimenticavano la necessaria linea di condotta, servendosi in
questo frangente dQ opere stampate in romeno, come un libro di Salmi ed una spiegazione del Vangelo. Sino ad ieri i
campagnuoli domandavano al loro curato che i precetti evan-
gelici fossero loro presentati in questa dolce lingua antica
che rivestiva dei concetti probabilmente originali con espres-
sioni politiche che non sono state certamente raccolte tra i
modelli greco-slavi.
Dositeo, prima monaco in uno dei grandi conventi dei
Carpazi moldavi e poi vescovo di Roman e quindi Metro polita della sua patria moldava, per passare attraverso tutta
la aerie di disgrazie del principato e finire chierico ortodosso
nelle terre del Re di Polonia, senza che alcuno potesse mai
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ritrovare la sua toinba, era iiglio di mereanti orientali abitanti in Galizia, dove la colonia greca, dalla quale dertivano
molti moldavi, era nwmerasa. Egli conosceva, oltre che it gre.
co, sua lingua nativa, it latino, it polacco del miglior stile,
cosi come lo slavone ecclesiastic°, e, non senza una certa difficolta al principio, arrive a dominare completamente, in ogni
sua sfumatura, questa lingua romena arrivata ad una fase
presso che definitiva per la sua capacita d'esprimere le idee
dell'epoca.
Questo straniero fu it pin ardito innovatore nel passaggio, divenuto necessario, dallo slavo intirizzito alla lingua
del popolo, fluida e colorita, abbastanza svelta per servire
d'istrumento alle piu differenti maniere del pensiero.
Egli fu un traduttore instancabile, che °se avvticinarsi per_
sine, un po' goffamente, ai vecchi inni della liturgia dei
Santi Basilio, Gregorio e Giovanni; ii libro dei Salmi ebbe
da lui una nuova traduzione, e le preghiere della Vergine
furono presentate la prima volta in una forma comprensibile al popolo. Ma cio che fa it suo merito letterario assai
grande e che presenta un enorme progresso nell'evoluzione
della corrente popolare nella letteratura romena, sono le
traduzioni delle « Vite dei Santi » ed una versione in rima
dei salmi.
Raccolte da molte opere greche, le « Vite », che furono
pubblicate in una serie di piccoli volumi, avevano rappresentato, in quell'epoca di preoccupazioni religiose, la novella ed it romanzo. Quanto al libro dei Salmi, anche se it
vescovo poeta e stato probabilmente ispirato da un analogo
tentativo polacco, egli ha improntato al miglior tipo del
ltinguaggio popolare non soltanto it ritmo breve, fluido ed
adatto ad accompagnare tutte le sfnmature del pensiero e
del sentimento, ma anche it tono della vecchia canzone dei
mandriani, sino ai termini di paragone che toccano, come
nel francescanismo della letteratura del medioevo tutti i
campi della vita pratica.
Cosi questa poesia, religiosa e popolare nello stesso
92 -tempo, fu subito adottata dagli umili. Elsa passe nelle povere raccolte di manoscritti dei preti campagnoli the scrivevano ii grosse lettere timide le lamentazioni, corrispondenti ai loro dolori, sulla riva dell'« Acqua di Babilonia »,
e piii di una volta it salmo cosi adattato allo stato d'animo
degli umili fu una consolanione nei giorni difficili ed anche
in quelli della guerra recente per l'unita e l'esiqenza stessa
del paese.
Ma un nuovo periodo comincia in Valacchia con le lotte per ail predorninio dei Cantacuzeni e dei loro aderenti.
Una forte passione politica anima coloro the si disputano
it trono e le cariche. C'e dell'odio, della sete di vendetta ed
anche della compassione per i winti che hanno dovuto soccombere. Se it principato non aveva avuto sino allora una
cronaca, per notare sia pure gli avvenimenti the si succedevano, ne avra parecchie ora che partiti si affrontano,
cercando di eternare sulle pagine scritte i sentimenti che li
animano. Si avra dunque fra it 1680 e it 1690 tutto un movrimento letteranio ispirato a questi sentimenti, che produrra la cronaca del logoteta dei Cantacuzeni, Stoica Ludescu,
che cerchera di cucire insiedne, come introduzione alla sua
opera, i capitoli nsolati della storia del passato e, dall'altra
parte, alla fine di un'altra compilazione, le veementi sortite
di Costantino Filipescu, it capitano che si accanisce contro
questa famiglia dominante. Un po' tardi Radu Popescu iniziera un'opera ancora pin arclita io un tono di critica spietata, che finira tuttavia riconciliata con i nuovi poteri, ma
inframmezzata di imprecazioni sino all'indomani dell'installazione dei Fanarioti.
Radu Popescu aveva anche scritto delle memorie d'una
parzialita evidentissima e naturalissima. La Moldavia ne ha
altre do un carattere molto pia elevato. Esse sono dovute a
Mirone Costin, grande logoteta, filio di un consigliere straniero di Radu Mihnea ed anch'egli, come Ureche, allievo
delle scuole di Polonia e, quel che conta dQ pin, cliente degli alti dignitar; di questo reame e del re eroico Giovanni
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Sobieski. Scrittore di lingua polacca, che aveva dedicato
ai suoi protettori varii opuscoli storici in prosa ed in versi,
Mirone Costin, destinato a morire proprio a causa delle sue
relazioni con i Polacchi, continuera nelle sue memorie, che
vengono chiamate « cronaca s, l'esposizione delle sue idee,
ispirate ad un individualismo un po' capriccioso, senza aver
nulla della disciplina del suo predecessore, e secondo i mo-
delli ritrovati nel paese vicino che egli considerava come
una sua seconda panda. Egli tocoa pertanto la questione
delle origini dei Romeni, che sara ormai un dovere per ogni
storico romeno.
Ma suo figlio, Nicola Costin, it quale non fu che un
arido erudito traduttore dell'« Orologio dei Principi » di
Mirone, e tutto un
Guevara ed ampliatore dell'opera
gruppo di scrittori poco intelligenti non fecero che spingere
pin oltre it racconto degli avvenimenti che formano la storia della Moldavia, sino a quel Giovanni Neculce, che, verso
it 1740, si distingue di gran lunga da loro per it fascino dei
suoi ricordi.
Dopo it 1690 e sino ad un'epoca molto inoltrata nel
XVIII secolo si nota nella prosa romena
poiche nella
poesia Dositeo resters. isolato
un grande caanbiamento
corrispondente ells caratteristica di quell'arte contemporanea che riunisce all'ambizione dello slancio la dolcezza tutta
popolare degli ornamenti.
In Valacchia un ricco boiaro di altissima famiglia, fratello del principe Serban e zio di Brancoveanu, egli stesso
destinato a conquistare a suo figlio Stefano it trono ed a
morire con ]ui in modo oscuro nelle prigioni turche, Costantino Cantacuzeno, lo Stolnico (« it coppiere »), comincia a scrivere una storia completes della sua razza sino ai
rampolli, che nessuno sino ad allora aveva intravisti, della
Penisola Balcanica. L'antico pellegrino di Venezia, lo stu_
dente di Padova, del quale una felice combinazione ha conservato l'ingenuo quaderno di note, it corrispondente del
celebre come Marsili, al quale egli ha fornito notizie del
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8U0 paese, voile innalzare in quest'opera un monumento
corrispondente alle bellezze di IIurezi.
E, poiche it convento maestoso e fornito di tutto eio che
puo dare una serena e gaia ispirazione alla pittura di carat..
tere quasi popolare, Jo Stolnic, cerchera nei documenti,
nelle epigrafi, nei costrumi e nella canzone popolare gli elementi del suo racconto che originariamente andava sino al
1206, ma che fu tagliato, nei manoscritti esistenti, all'epoca
di Attila. Lo stile e ricco di remiuiscenze italiane, it periodo e ampio e oadenzato, ma pin di una volta lo spirito scab
tro del boiaro campagnuolo si affaccia vivo in mezzo alla
frase dalle lunghe involuzioni.
II Moldavo Demetrio Cantemir, principe regnante coinvolto nel 1711, dopo soltanto qualche mese di regno, nella
catastrofe di Pietro it Grande, alle speranze del quale egli
si era affidato, scelse, con lo stesso ardore di Costantino
Cantacuzeno, it soggetto die stava pia a cuore ai membri di
questa generazione. Formatosi a Jassy agli insegnamenti di
un filosofo cretese, inviato da suo padre a Costantinopoli
come ostaggio, iniziatosi durante tutta la giovinezza cosi
alla erudizione greca come alla letteratura fiorita dell'Oriente
mussulmano ed allo spirito filosofico occidentale dei saloni
di Pera, questo grande erudito pote condurre a termine nel
suo esilio russo la « Cronaca dei Romano-Moldo-Valacchi »
e In storia dell'Impero Ottoman, che, prima ancora di apparire in francese, in inglese e in tedesco, pote dare a Montesquieu, amico di Antioco, figlio dello storico moldavo ed
ambasciatore di Russia a Parigi, l'idea delle « grandezze
e decadenze dell'Impero ». In queste opere c'e una rieca
fonte di informazioni scelte mediante una critica talvolta
un po' goffa e rese in uno stile che risente troppo del pe-
riodare latino. Ma it dotto principe e nello stesso tempo
anche it figlio del villano moldavo arrivato per puro caso
al trono. C'e nella Vita latina di suo padre come Pandamento di una ballata; nella sua « descrizione della Molda-
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via » egli arriva sino ai costuu1i ed alle supertizioni popolari, e la sua « Storia geroglifica », che racconta gli intrighi
di Costantinopoli con i Moldavi, in forma di una favola
orientale 'intessuta, come un apologo, di nomi d'animali,
conferma in sostanza che e ancora quella dei vecchi racconti che dalla lontana India erano arrivati sino al Danubio.
VI.
I SECOLI XVIII E XIX
7
I Fanarioti, Prinoipi che non apparivano ostili ai Rosueni, loro soggetvi, da cui piuttosto dipendevano sotto vari
rapporti, non potevano mantenere la tradizione dei grand&
costruttori principeschi cite li avevano preceduti. Poveri,
malsicuri sul loro trono sempre tentennante, alla merce di
tutte le competizioni e di tutti gli intrighi, essi non sapevano nemmeno dove avrebbero finito loro giorni: se a
Jassy o a Bucarest o nel loro famigliare Fanar o in qualche
lontana citta d'esilio. Percie, dopo Nicola Maurocordato,
sepolto a raearesti, e Gregorio Gh &ca, le cui ossa riposano
a Panteleimone, si conosce appena per qualcuno di loro it
ci
luogo dove sono seppelliti. Quello dove fu deposto it feretro
di Costantino Maurocordato, come suo padre grande lettore
e bibliofilo appassionato, deve essere in qualche parte della
capitale moldava dove non giace alcun altro Principe delPepoca, le loro tombe essendo nei villaggi circondanti la
citta imperiale, oppure nella Russia dei fuggiaschi e degli
espatriati (un Emanuele Rossetti Giani ed un Costantino
Ipsilanti sono sepolti a Kiew). In Valacchia manta la tomba di un Alessandro Ipsilanti, dei Murusi, dei Garagea e
dei Suzo (salvo uno).
La chiesa- necropoli non e pill di moda per questi perpetui vagabondi di una ambizione mai soddisfatta. Essi non
ne hanno bisogno e i monaci nemmeno; a mala pena sari
ampliato, per una ragione che rests ignota, it vecchio cdificio di Cotmeana, gia delicatamente restaurato sotto Bran-
100
coveanu, oppure si ricoprira di brutte pitture la piccola
graziosa cappella di Michele Cantacuzeno lo Spatar, nelle
foreste di Sinaia; non dimentichiaimo nemmeno it rifacimenta
in stile dei helgi affreschi della chiesa principesca di Targoviste, sulla cui facoiata dipinta it nome di uno degli ultimi di questi Greci si unisce a quello dei grandi fondatori
di un'epoca urnigliore.
Non c'e che un'eccezione, ma assai rimarchevole. Una
slancio di filantropia s'impadronisce di questi principi educati per la maggior parte nella Constantipoli dominates dai
Turchi, dove si compatiscono le miserie del prossimo se_
condo le regole dell'islamismo, accogliendo in casa i cani
senza padrone e liberando gli uccelli in gabbia. L'ospedale,
poco simpatico ai Romeni, che intendono soffrire e morire
sotto it proprio tetto, si impone a questi filantropi alla maniera onientale come uno dei pin grandi doveri: essi pagano
in questo modo lo scotto d'esser principi. Cosi dopo Michele Cantacuzeno, che costrui per i poveri e per gli stranieri l'ospedale di Coltze g Bucarest, dopo Gregorio Ghica,
la cui munificenza tenera per la miseria umana aveva creato gia quel Panteleimone dove egli doveva riposare, Costantino Racovitz5, inconsolabile per la anorte della sua giovine
mogie, una Costantinopolitana, sepolta a Golia sotto una
pietra la cui epigrafe ne piange la perdita irreparabile, elevn a Jassy l'ospedale di San Spiridione, ancora un sant&
consolatore, entro la cui cinta fu costruita la cappella (oggi
mal riconoscibile sotto le nuove vesti d'intonaco e sotto i
mattoni aggiunti pretenaiosamente) che doveva ben presto
ricevere it corpo decapitato del Principe Gregorio Alessandro Ghica. Di questo stesso ubriacone, religioso e vedovo inconsolabile, che fu Costantino Racovitzg, si ha, senza la forma
vaga che risulta dalle cattive restaurazioni, la chiesa ospedalizia del profeta Samuele a Focsciani. In Valacchia soltanto
.un po' pin tardi un greco delle isole, pronto e intraprendente ad ogni nischio, Nicola Maurogenis (Mavrogheni),
arrivato al potere supremo per qualche anno, pin che altro,
101
di guerre, e cite fini giustiziato come traditore, consacro una
parte importante delle sue rendite a costruire a Bucarest
quella chiesa ospedalizia della a sorgeute di vita » (Zoodochos Pege) o della Filantropia, di cui non si pith riconoscere it primitivo earattere.
E' la stessa cosa per lo stile di San Spiridione d,i Bucarest (altra chiesa, cite porta it nome di Spirea, un medico
contemporaneo, the si erige su una delle colline sovrastanti la capitale valacca, e stata recentemente trasformata alla
maniera pretenziosa dei nostri tempi). Essa fu costruita un
poco dopo la meta di questo diciottesimo secolo cosi sterile
in facto di fondazioni principesche. In questa nuova chiesa
di grandi proporzionj it cui aspetto attuale e ben diverso, fu
sepolto un, giovane principe, Alessandro Ghica, discendente
di Gregorio, l'amante delle belle costruzioni; diventata in
qualche modo una necropoli principesca, essa ricevera pin
tardi sotto la stessa pietra it corpo del principe Hanger li,
ucciso dai Turchi nel suo palazzo, e nel 1821 quello di Alessandro Suzo, mot-to nel momento in cui scoppiava it movimento rivoluvionario della Eteria greca.
Oltre a questi pochi monuments i Fanarioti costruirono
dei chioschi ben presto spariti in mezzo ai giardini, nonche
delle fontane. Cresciuti sotto ('influenza della filosofia in-
vadente the li spinge verso le opere profane di interesse
generale, verso i palazzi e le fabbriche, essi ci lasceranno
le manifatture di tessuti e di carta di cui le rovine si eonservano in Valacchia ad Afumatzi, e le residenze principesche come quella (oggi palazzo degli Archivi), di Alessandro
Ipsilanti a Busarest, presso la Chiesa di Michele it Bravo
o quella ben conservata e di stile assai helquale ironia!
lo di Scarlato Callimachi, verso it 1820, la Jassy (oggi Facolta
di inedicina): la vecchia Corte, spesso bruciata, restava di
fianco nella vallata del Bahluiu, con it suo guazzabuglio
confuso ds vecchie costruzioni senza stile, essendo sparite
le antiche torri.
Se non c'e psis presso questi principi effimeri e attaccati
102
all'utilarismo occidentale della loro epoca lo stesso alancio
creatore the animava gli antichi dominatori del paese, i
boiari erano ancora dei costruttori molto attivi. Phi di una
volta, in Valacchia ess& rifanno le vecchie chiese rovinate,
oppure perpetuano it loro nome elevandone delle nuove.
Ma soprattutto in Moldavia essi hanno l'ambizione di dare
alla gente dei sobborgha della capitale o ai loro sudditi dei
villaggi delle case di preghiera. La chiesa del boiaro e it
tipo per quasi tutu i centri rurali del principato e, siccome
in quest'epoca, se non viaggiano questi nobili, pin aristocratici dei Valacchi e di un aspro carattere ambizioso, se
non viaggiano, come dicevo, perche it principe, per precauzione glielo vieta, ma mantengono relazioni con i loro
parenti ed affini, dopo it 1775 e it 1812, sotto lo scettro dell'Austria in Bucovina e della Russia in Bessarabia, essi ne
prendono it nuovo tipo di chiesa Mance, assolutamente priva di pittura ed anche ds scultura, ma di alte proporzioni e
riunente al corpo dell'edificio it potente campanile come
presso i cattolici del vicinato.
Ma questi boiari, pressoche occidentalizzati dai loro precettori francesi e dalla famigliarita con gli ufficiali, talvolta
anche esteriormente francesizzati, degli eserciti d'occupazione auAriaca e russa e infine dalla lettura dei libri e dei
giornali dell'Ocoidente francese, volevano avere dei castelli
in campagna, dei palazzi nella capitale che, nonostante it
rischio di perdere le terre, come avveniva spesso in Bessarabia, essi non volevano abbandonare per trasferirsi nella
provincia sottomessa allo straniero. Si avra dunque, in mezzo
ai grandi giardini di Jassy, oppure addossata ai ricchi verzieri delle loro proprieta rurali, la casa signorile alla francese con 41 suo largo portico sostenente un balcone elegante,
con le sue graziose scalinate, i suoi saloni preziosi, ornati di
specchi, e infine a suoi intimi salotti: costruzione di cui i
minimi particolari, ispirati assai spesso ad un persistente
orientalismo, ci sono noti per n conti minuziosi, felicemente
conservati. Si possono citare ad esernpio it oastello di Ghi-
103
Ca, presso Harlan, a Deleni, e tutta una senie di belle costru-
zioni a Jassy sulla strada the conduce ai boschetti di Copou, costruzioni dovute anche a Giorgio Asachi, poets e nar-
ratore, che fu uno di coloro che contribuirono di pin al
princip &o del XIX secolo a famigliarizzare la society moldava
con l'Occidente che egli conosceva intiniamente per un suo
lungo soggiorno a Vienna italianizzata e francesizzata ed in
Italia stessa.
I mercanti sono accanto a questi boiari, fondatori attivissimi di chiese anch'essi, sovratutto nelle due capitali, ma
anche nelle citta di provincia dove essi hanno la loro grande
strada e le loro ricche case. Talvolta essi amano intrattenere
una chiesa per proprio uso; tal'altra amano averla a gruppi.
Spesso e la corporazione, la breasla, quest'associazione medioevale di cosi forte coesione che urea, che ispira ai euoi
mesnbri dei doveri morali e religiosi che li riunisce alla mensa comune nel, giorno sacro al Santo scelto come patrono,
e di cui devono costruire o almeno mantenere con cura la
chiesa. Questa chiesa a ordinariamente solids e semplice,
ma in Valacchia e ricca di pitture: le mura sono ricoperte
anche all'esterno di un irridescente tappetto multicolore che
ne costituisce la bellezza principale. A Jassy queste chiese
non mancano; Bucarest dalle trecento case di preghiera,
abbonda in fondazioni di questa specie, a cui anche appartiene 1a chiesa di Sant'Elia nella moldava Botosciani. Questo
tipo di chiese tiene sempre a distinguersi inorgogliendosi di
fort& colonne, d& porte di ferro, di belle lampade d'argento
e di ricche vestimenta sacerdotali provenienti dalla sua fon-
dazione. In Valacchia lo stile di Brancoveanu, con le sue
colonne riccamente lavorate e i capricciosi inquadramenti
delle porte e delle finestre, si conserva anche nella chiesa
dei macellai, Scaune, odiosamente abbandonata e profanata
in un'epoca in cui le forme morali del mestiere e del negozio hanno ceduto it posto a semplici ordinanze astratte ed
amministrative. Le lastre di pietra scolpite si stringono l'una
104
all'altra, come Della chiesa di Negustori (« negozianti »),
per tuna la corporazione dei fondatori.
Qua e lit qualche prete arricchito aggiunge a questo
complesso la sua modesta creazione. E' sopratutto a Bucarest
che 66 si osserva. Cosi, in virtu di rifacimenti molto ambiziosi la chiesa, e per essa, come a Venezia in seguito all'an-
ties costumanza bizantina, it quartiere stesso, hanno it nome del pio curato, Popa Rum, Popa Nan accent° a Manea
Brutarul « it fornaio Emanuele ». Cie e consuetudine del
medioevo, e senza dubbio del migliore.
Ma ci6 che pin importa per l'arte e per it senso della
bellezza, cosi largamente diffuso sin tra i pill semplici ed i
pin poveri, e che it mestiere di architetto, di scultore e di
pittore e disceso sino in mezzo alle masse campagnuole,
d'una 81 grande comprensione e d'una 81 tardiva iniziazione
in questo campo.
Mai, malgrado le teorie sul decadimento rustic° dei Fanarioti, il villaggio aveva tanto costruito. Dovunque si drizzano, in qualche settimana di lavoro attivo e gioioso, ciaBenno sapendo d'aver la sua parte nell'offerta fatta a Dio
protettore, le piccole cappelle dal luminoso peristilio. Dalle
mura sorridono pitture fresche ed ingenue. Si son potute
stendere delle liste di mastri rurali che lavoravano incenssantemente da un gruppo all'altro, povera gente senza cultura,
che portava in tasca senza posa it loro quadernetto arricchito di scoperte fatte per istrada
se ne conserva qualcuno
e sempre pronta a mettersi al lavoro, paga del solo
manteniamento e di un po' di vino per tenet alto lo spirito,
chiedendo qualche moneta pin per salvare la dignita del mestiere che per avidita di guadagno.
La corporazione e cosi numerosa che si riversa persino
mile province vicine. La Transilvania, che sino allora non
aveva,
salvo l'interessante isola di pitture del XIV e XV
secolo nel Sud-Ovest dove la tradizione serba si riunisce agli
influssi dell'Occidente:
Vedi l'articolo mio nel Memoires de la section historique de l'Academie Roumaine, 1930,
105
accanto a San Nicola di Bra,o%, restaurata alla russa ed
alla sassone nello stesso tempo, con gli affreschi originali
delle sue due cappelle, altro che la chiesa, un po' goffa dei
mercanti del XVII secolo ad Inidoara (Huniedoara) e la
bella fondazione armoniosa di Costantino Brancoveanu, a
Figaras, dipinte da artisti valacchi, accoglie questi stranieri
della stessa religione e della stessa lingua, che finirono per
crearvi una scuola corrispondente, dello stesso folklore pittoresco, al quale non si possono applicare senza manifesta
ingiustizia le severe regole della critics d'arte. Quanto sono
aliventate graziose sotto le loro mani precocemente abili
queste chiese di villaggio a Rascinari, a SA liste, ad A,vrig,
nelle quail c'e anche la cura tutta transilvana della precisione nei dettagli e della nettezza nell'esecuzione! I proceditrnenti di questa pittura daranno anche alla nuova cattedrale degli Uniati, protetti dal governo imperiale, a Blaj, che
ha ancora una delle pin ricche iconostasi pari a quelle di
Cotroceni di San Giorgio 41 Nuovo di Bucarest e di San
Giorgio della Metropolitana di Jassy, le notevoli pitture,
le sole che si conservino, della cupola.
Ma al disopra di questa fionitura sempre rinnovellantesi nelle campagne sin verso it 1860, nelle citta passa una
cattiva influenza dell'Occidente mal compreso ed inadatta_
bile a questa lunga tradizione bizantina, che crea subito it
disordine e la confusione.
In principio un po' dapertutto gli abbati greci dei convent& dedicati al Monte Ato, ai Meteori, al Monte Sinai, a&
ratriarchli orientali hanno l'ambizione di costruire all'ingrande, in pietre e in marrno. Si deve a loro la distruzione
del vecchio Convent() d,i M5rgineni, della chiesa conventuale di Valenii-de-Munte. In Valacchia, della chiesa degli
Sturdza, Ba'rboitz, a Jassy, di Vizantea, nelle foreste dei Carpazi, e di qualche altra ancora. Senza contare la nuova pit_
tura pretenziosa che proviene dai monaci d'Oriente, ordinariamente, malgrado la lore bella tecnica, senza ispirazione
e senza gusto.
106
Di poi it romanticism° dei principi indigeni, dopo it
1834, si rivolge sopratutto in Valacchia verso un passato che
si vuole abbellire. I principi Giorgio Bibescu e Barbu Stir-
bei fanno lavorare un po' dapertutto architetti e scultori
di Vienna. F,ssi hanno rimpiazzato con una costruzione qua-
lunque la chiesa dei Craiovesti a Bistria di Oltenia, essi
hanno mutilato Tismana, hanno trasformato la chiesa della
Corte di Bucarest, hanno dato una iconostasi e degli stalli
gotici alla necropoli di Deal. La lista di tutte le loro malefatte non dovrebbe arrestarsi qua. Soltanto Alessandro Ghica, di cui del resto la pomposa tomba di marmo a Pante leimone ingombra della sua massy la piccola cappella degli
antenati, naccomand6, allora che verso it 1850 gli si propose
di ringiovanire anche Arges, di stare molto attenti alla vecchia bellez a delicata di queste antiche fondazioni. In Moldavia, dove gia gli Austriaci avevano lavorato alla chiesa du
Banu e alla Metropolitana, Michele Sturdza, consacrando
Frumoasa alla sua famiglia, le impose un carattere simile.
Le nuove case della oath, costruite alla maniera sassone,
con le facciate nude e le finestre affiancate, derivano dalla
stessa corrente: tutto it pittoresco di prima ne fu distrutto.
Ci6 non era sufficiente ancora. Con it regno, benefico
sotto un rapporto nazionale e sociale, del principe Cuza, la
bene intesa, ma precocemente compiuta
secolarizzazione
abbadonO alla
da un governo nettamente anti_clericale
rovina imminente molte antiche fondazioni che erano state
sgombrate dai monaci stranieri, costretti a fuggire dal paese (non senza che li si lasciasse partire asportando i piss
preziosi documents). Disprezzati da una generazione educata
secondo la moda straniera e senza alcun amore per la lunga
evoluzione di urt'arte cosi interessante, questi monumenti,
salvo qualche volta le chiese lasciate ai contadini, non furono ben presto che la triste immagine della voluta desolazione.
Sotto it regno di un principe costruttore, rispettoso Belle
tradivioni e di un profondo sentimento religioso come Car-
107
lo 1, le core cambiarono, ma la vecchia arte romena non
doveva profittarne molto. Poiche, dopo l'ambiziosa fantasia
dei Greci e la buona volonta fuorviata dei Principi del « regolamento organico », si ebbe l'applicazione a qualcuna delle chiese fortunatamente salvate dai faziosi procedimenti del
sistema di Viol let Le Duc: distruvione, pulitura, ricostruzione ed abbellimento. Lecomte du Noiiy, sotto gli occhi di
un Odobescu, distinto archeologo, narratore delicato, ma
d'educazione straniera, lavoro in questo modo, malgrado la
veemente protesta del pittore Aman, alla chiesa episcopale
di Arges trasformata all'interno in una specie di palazzo
magico, risplendente d'oro, e cosparso, nelle vatic parti della
sua costruzione di stile inverosimile, di conchiglie multicolor , raentre la piuura, dovuta al fratello dell'architetto,
prodigava aquile alla prussiana e figure di Principi odiosamente sdolcinate. Poi lo stesso procedimento fu applicato ai
Tre Gerarchi di Jassy, a San Demetrio di Craiova, ed alla Metropolitana dri Targoviste, distrutta con la dinamite e ricostruita in mattoni rossi, come l'odioso palazzo episcopale di
Arges, divenuto ,poi, palazzo reale.
Gli allievi del maestro francese e i loro contemporanei
crearono sotto questa influenza it falso stile romeno the invase le citta. Con le sue torri vuote di senso e i balconi inu.
tili appiccicati a tutte le facciate, con le sue pesanti colon-
nine membrute e le strette finestre, it tutto ricoprente la
peggiore distribuzione interna, questo falso stile aggiunse
la sua bruttezza a quella delle banali costruzioni ufficiali
ornanti le nuove strade delle sottoprefetture. Raramente un
talent° come quello di un Mincu o di un Antonescu tenth
di arrestare l'invasione del cattivo gusto ancora dominante
nell'architettura largamente prodigata, del pasticcio di pietra e della villetta trasportata sui boulevards appena segnati.
Non si poteva pin pensare alla scultura, per la quale,
nell'epoea in cui gli eroi del passato e quelli, discutibili,
del presente, si installavano nelle piazze pubbliche, the dovevano essere aperte, intorno alle chiese abbandonate, si in-
108
dirizzavano a scultori stranieri (dei Francesi, lo stesso Fremiet, per le statue di Stefano it Grande, di Michele it Bravo, di Giovanni Bratianu). Fortunatamente la pittura sfuggi a questa passione di volgarizzare le tradizioni venerabili
accanto alle necessity locali.
Con un Giorgio Lecca, in Valacchia ed un Asachi in
Moldavia, essa si era messa al seguito della moda straniera,
ma adattandone gli insegnamentj ai bisogni della society
,contemporanea. Sino ad allora non si era avuto, accanto a
quei dei santi protettori, che it ritratto dei fondatori delle
chiese; in qualche caso it pittore religioso tentava di rendere la realty delle figure su tavole simili a quelle delle icone. Qualche boiaro prova a dipingere i suoi contemporanei.
Alcuni stranieri etmigrati, come it Ceco Chladek, rendono i
dolci occhi e le barbe fluenti e le larglie vesbi ornate di pelliccia dei nobili preoccupati di lasciare it ricordo del loro
aspetto fisico ai loro eredi. Non si tende pin all'arte, e, al_
l'infuori di qualche scena storica ingenuamente costruita,
ci si ferma soltanto al ritratto commissionato dagli aristocratici e dai mercanti.
Poi sorse in Valacchia un vero pittore, curioso dei soggetti, amante del pittoresco, capace di rendere it movimento
delle figure: Teodoro Aman. Figlio di un mercante macedone ellenizzante, stabilito a Craiova, dove aveva fatto fortuna, diventato boiaro e signore di terre, questo Aman, nato
da una donna gia vecchia tanto che la sua nascita fu considerata come un dono divino, si educe a Parigi, all'epoca del-
la guerra di Crimea, a cui s'ispire per la sua battaglia di
Oltenitza, nel genere di Vernet o delle tavole ufficiali destinate a glorificare le vittorie del secondo impero. Ma, ritornato nel paese, egli si interessa a tutto eie che e nuovo nel
passato o nel suo tempo, sia esso religioso o eampagnuolo.
Egli dipingere dunque, senza troppo senso del colore, con un
onesto tono oscuro, it supplizio di Brancoveanu a Costantinopoli, la cerimonia del venerdi santo a Bucarest, lo Zingaro
con l'orso, le scene ed i tipi della campagna valacca. F,
109
nello stesso tempo, in Moldavia un dimentioato, poiche fu
semplice e modesto, Stahi, continuando la tradizione di uu
Balthazar Panaiteanu, porters seco da Monaco una profonda conoscenza dei tnezzi della sua arte sino alle acqueforti
delle sue copie di opere dei maestri, ed accumulera nella
sua modesta dimora dei lavori di un'arte consumata che mai
furono esposti.
Poi, ecco che si fa luce. Pittore di chiese e ritrattista, discepolo di Chiadek, Nicola Grigorescu impara a Barbizon it senso della ampiezza, delle gradazioni e della sintesi della luce che sara ormai la ma principale preoccupazione. Dopo le laboriose tele dipinte in Francia egli ritorna
in patria, nella sua piecola casa di Campina, che, salvo una
gita tra i Giudei della balsa Moldavia, lo ospitera per tutta
la vita, per scoprire lit luminosity delle valli, dei anonti, delle
pianure valacche, dove 11 sole traversa la tenue nebbia delle
grandi foreste e l'impalpabile nube di polvere delle grandi
strade. Egli sara l'interprete arioso e profondo di questa natura che per mezzo suo si rivelera a tutti. Ed, allora che la
figura umana lo preoccupa, questo pittore di battaglie che
sente come it Russo Veresciaghin, ma senza ribellarsi contro
la fatality dei massacri, 11 dramma peculiare delle grand'
mescolanze di popoli, s'arrestera di preferenza al contadino
die si attarda per la strada nel suo earro a buoi, alla gracile
pastorella che divide i fila del suo fuso tra le onde blanche
e grigie delle sue peeorc. Non si deve opporre al sorridente
anago, che i moderni sviati amano cos' poco, it tocco aspro
e triste da Andreescu, che esprime nelle sue tele la malinco_
nia atavica del Nord moldavo. Essi sono dello stesso spirito e ciascuno di Toro, dal]a sua parte, esprime la stessa opera artistica e rappresentativa. Un altro senso del colore, pia
vario, pia capriceio'so e pin reale, sari trovato soltanto da
questo Moldavo, Luchian, immobilizzato nella sua sedia di
malato, che ereo, rinnovellando i suoi antichi ricordi, ciO
che non poteva pin rivedere, o ferma it suo slancio generoso
verso la natura, mile umili figure familiari, con i fiori shoe-
t
110
ciati sul davanzale dells sua finestra: tutto un poema di ras
segnazione modesta che si ispira ally tragedia della sua
vita di prigioniero.
Poi i tentennamenti di un'epoo squilibrata o alnaeno rilassata cominciano: si ceroa altrove, meno che dai migliori,
come Patrascu, Steriadi, Ghiatza, Burada, cio che e anzi-
tutto sentimento intim° dell'artista che gli deve far comprendere le realty che lo circondano. Con un buon movimento di ardire Stoica ci ha tramandato, senza aggiungervi la
sua personality, cio che queste realty di pace e di guerra, e
sopratutto di campagna, gli hanno presentato.
La letteratura protetta dai Prinoipi segue lo stesso cammino dell'arte. Tra i successori di Nicola Maurocordato e
di Gregorio Ghica nemmeno uno ha l'ambizione di un corpo
di cronache al quale si riattacchi la storia della sua famiglia.
Essi non faranno come Nicola, che muove la penna del suo
segretario Aussenzio, o come Gregorio, che eccita al lavoro
un Amira, autore di stork nelle due lingue del suo tempo.
Se ei sono ancora hiografie di principi, esse hanno un carattere retorico, come quella di Costantino Maurocordato, fatta
da Depasta, o come quella di Nicola Maurocordato, dovuta
a qualche segretario greco o a qualche didascalco. Povera
gente rovinata oggi, cacciata domani, ritornata tuttavia a
prezzo di gravi sacrifici sull'effimero trono, costoro, che
non pensano nemmeno a scavarsi una tomba in terra romena,
hanno anche pooa cura della reputazione che devono lasciare nel paese in cui sono stati chiamati, per breve tempo, a
regnare. Noi non abbiamo dunque nulla che ci narri di un
uomo dell'intelligenza, dell'energia innovatrice di un Alessandro Ipsilanti o da un Alessandro Morusi.
I boiari avranno essi maggiore slancio verso questa letteratura che conserva i ricordi della vita? In Valacchia incontriamo un solo nome, ma e un'apparizione eccezionale
che non ha nulla di preparato e che non sara seguita da
niente di simile. Poeta improvvisatore, come si vedra piu
oltre, Ien5chitz5 Vlca'rescu, boiaro di razza, non perciO di
111
ceppo troppo antico, che ha fatto ad uno di quei mediocr.
principi greci l'onore di sposare sua figlia, scrisse, poiche
conosceva tanto i1 turco quanto it greco e l'italiano, la storia
degli imperatori ottomani, pesante compilazione, piena di
termini greci, nella quale egli interealera le sue anemone
oon un curioso viiaggio in Transilvania durante it quale l'ay.
veduto partatore del pesante islic sulla testa parlerit all'imperatore Giuseppe, a Brasov, come un Romano al suo Cesare. Molto meno colto, con una mentality volgare, un Dumitrachi lo Sto lnico, si avventurera a consegnare alla storia,
mese per mese, giorno per giorno, a momenti della guerra,
svuotata di ogni significato per noi, che sino al 1774 condussero sul territorio romeno Russi e Turchi.
Non c'e qui una corrente di letteratura politica. Diversa e la situazione in Moldavia, dove i boiari creano a Prin.
cipi e li rovescnano. Tutto un partito dagli atteggiamenti di
congiura, legato alla massoneria che praticano e predicano gli stessi preti, spinge alla morte tra i Turchi Gregorio
Callimachi e Gregorio Ghica, it quale ultimo fu presto vittima della difesa dell'integrita della sua Moldavia contro
gli Austriaci. In questo paese, in cui le vecchie famiglie sono molto attive nella affermazione dei loro dirittn, se un
Ienachi Kogsalniceanu si contenta di narrare, senza alcun
discernimento, qualche cosa della passione di un partito di
politicanti, traspare nelle pagine delatorie ed ingiuste di
quel ricco Ionitza Canta (Cantacuzeno), le cui note di casa
ci hanno permesso di gettare uno sguardo sulla vita intima
di una Belle meglio ordinate tra le ariende moldave.
Questi boiari non fanno della letteratura, salvo easi assolutamente eccezionali, tanto paghi essi sono della lettura
in altre lingue. Lo stesso avviene nella letteratura greca moderna, dissolta ed impastata nel pedantismo, manifestazionc
di un popolo stanco e disprezzato da coloro che erano del
paese in confronto a questi intrusi. Ma intanto, per iniziare
un lavoro in lingua francese, la lingua che domina ormai
dovunque sono precettori venuti dalla Francia del vecchio
112
regime, nonche gli ufficiali degli eserciti d'occupazione, austriaci e russi, salvo i casi in cui questi ultimi appartengono
alla rude specie di un Suvorov, e sopratutto i romanzi, gli
scritti teorici, i veicoli della filosofia, i giornali the distribuisce ad ogni arrivo della sua posta l'Agenzia d'Austria,
acuta profittatrice in questo campo come negli altri. Le biblioteche dei boiari di quest'epoca, se accoglievano operc
quali le « Avventure del cavaliere di Faublas » e simili altri
scritti, contengono in maggior numero i libri piu caratteristici di una societa verso la quale si e stati per troppo tempo
assolutamente ingiusti. Tra Greci e Romani, coabitanti nei
Principati, ci si mette d'accordo, cosi, per non essere se
stessi.
Tra i preti ce ne sono alcuni, e si e visto, che non esitano dinanzi agli ardimenti del pensiero doininante in Occidente. il vescovo Cesario di Ramnic, avendo domandato al
grande negoziante romeno di Transilvania, che era it suo
corrispondente per le relazioni con l'Europa, l'Enciclopedia, rifiuto di accettare in cambio l'inoffensivo « Giornale
Enciclopedico »: egli voleva la pietra focaia di tutta la lotta
religiosa. Ma, accanto a costoro, tra i monaci che corrispondono ai canonici cattolici, tra di loro e non nelle celle dei Iontani e solitari religiosi, un grande e fecondo lavoro e compiuto
incessantemente durante tre quarti di secolo. Questo lavoro
sari continuato immediatamente nei nuovi convent& dovuti
alla iniziativa di uno straniero, it Russo Paisio Velicicovschi,
a Cernica, presso Bucarest, a Neamtz, nell'antica fondazione
dei Principi del XIV e XV secolo. Ci sono laggiu, tra modesti religiosi privi di cultura, dei discepoli che possono,
come Macar&o in Cernica, redigere uno di quei dizionari in
parecchie lingue di cui si inorgogli l'erudizione del XVIII
secolo. I Menei, contenenti in ogni volume l'officio di tutto
un mese, furono tradotti in romeno in un'epoca in cui la Iiturgia si ascolta nella stessa lingua del popolo. Le Vite dei
Sand avranno a Neamtz una nuova e ricca versione romeno.
C'e la dentro di che ben nutrire lo spirito dei buoni e reli-
113
giosi lettori, che non vogliono pin racconti d'avventure in
un tempo in cui si vive docilmente sotto le ali protettrici
del potere principesco. Ma soprattutto si trasporta in romeno,
con grande ability, la letteratura teologica dei Greci, che
non e in fondo che l'ultima forma del pensiero antico. In
questo modo si forgia la frase nuova, it periodo lungo ed
armonioso che rappresenta un cosi grande progresso verso
lo stile del passato e che la letteratura laica non sapra ahbastanza utilizzare.
La letteratura romena non e, ordinariamente, fatta per
mercanti, di cui si conosce benissimo la vita, attraverso
memorie come quelk di Teodoro Varnav che, figlio di hoiaro e futuro grande proprietario in Bessarabia, fete anni
di apprendista a Bucarest in una bottega da cui egli trasse
hen magri profitti illeciti, crudelmente punito percio second()
gli statuti delle corporazioni. 11 bottegaio di vecchio stile
legge it libro dei Salmi e le « Vite dei Santi », nonche qualche ingenuo libro popolare pubblicato in Transilvania, dove
carte della stampa s,i permette queste edizioni; tal altro,
dal lungo abito nero, e dalla cravatta nera, alta, alla fiera
moda tedesca, e cliente dell'agenzia austriaea, distributrice
di libri e di gazzette. I fondatori di chiese modeste non saranno mai cosi patroni di una letteratura corrispondente.
Al disopra di tutta questa vita delle classi pin agiate
c'e pertanto la forte corrente della tradizione popolare.
Se i privilegiati non hanno storia, it popolo canta le
sue ballate. La poesia epica gioisce di uno splendido rinnovamento che si innzia meglio di ogni altra prova nella realty
dell'anima dell'epoca. Non si celebreranno pin le grandi gesta dei principi che non sono pin capaci di compierne, dato
the al posto degli aedi di una volta si sono assisi alle co_
prose mense della Cone i triviali buffoni di stile costantino-
politano o anche, in seguito, i rumorosi musicanti turchi e
i violinisti tedesclii d'importazione. Coloro che danno i soggetti ai cantastorie paesani, i cui versi e,i ascolteranno nelle
osterie delle grandi strade o nei rifugi della forester, sono gli
8
114
aiduchi, i briganti filantropiei e nazionalisti, che spogliano
it ricco, lo straniero, che sparano contro it gendarme, pronti
a ricompensare ed a vendieare it loro fratello campagnolo
oppresso dalle imposte e vessato dagli agenti di una corrotta
amministrazione. Si tratterit di Bujor che « tiene per la mano » le « due fanciulle che. lavano la lana nel ruscello »; di
Ghitzg, a it piccolo soldato austriaco » (Catainnza), di qualche
altro che, nella sua prigione, d ferri al piede, divorato dagli
insetti, sogna i bosehi rinverditi che, al principio della pri
mavera, lo aspettano impazientemente. C'e laggin tutta la
storia di una rivolta permanente contro un ordinamento statale ally bizantina, di cui soffre tutta una nazione abituata
all'autonomia patriarcale. In Transilvania, in Bucovina,
qualche dozzina d'anni pin tardi, negli stessi Prineipati c'e,
accanto a tutto do, la protesta laerimosa contro i reclutatori,
inviati dall'Imperatore o dal Principe, ehe prendono i gio_
vanotti dei villaggi, tagliano loro n hinghi eapelli e fanno
piangere madri e fidanzate.
Questo patriarcalismo paesano passel-A da loro, aura
verso la Transilvania, nella letteratura pin elevata, ed anche
nella erudizione. Il regime imperiale cattolieo, diretto dal
gesuiti, ha rimpiazzato, sin dal principio del secolo, l'invadente calvinismo dei principi magiari. Si ha bisogno delle
masse romene per opporle ai nobili fautori della Riforma.
ai borghesi luterarti delle eittit sassoni. Per guadagnarli a
questa causa si e disposti in altro luogo ad accordar loro privilegi ed onori, delle croci, dei titoli di Barone dell'Impero,
dei collari con it ritratto di Sna MaestA per l'alto clero, delle
decime per ti curati, e per la folla degli agricoltori e dei pastori forse anche una vaga eguaglianza costituzionale, sulla
carta, con i vecchi padroni eselusivisti. Si istituisce una residenza di riguardo per it vescovo in un castello di principi e
gli si passano ricche rendite. Nello stesso tempo si aprono
delle scuole per i figli dei plebei valacchi spogliati sino ad
allora di ogni diritto, a Nagy-Szombath, a Presburgo, a
Peath, a Vienna, a Roma stem,
- 115 Essi ne escono avendo in prO delle scuole divise in piu
gradi, degli Uniati di questa borgata vescovile di Blaj, profonde conoscenze di latino, una solids iniziazione teologica
e idee pin o meno filosofiche. Essi si sentono, come i compatriotti sassoni e magiari, in dovere di dare alla loro nazione,
di eui deve essere risvegliata la dignity romana, delle grammatiche, deti dizionarii etimologici, degli studi sulle loro ori-
gini e sulla loro evoluzione storica. Ma un Samuele Mien
(detto anche, in considerazione del suo parente, it vescovo
barone: Klein) scrivera la storia dell'untile chiesa della sua
nazione e ci mettera dentro i suoi ricordi di seminarista nutrito di olio e di fagioli nei gioft(i di digiuno assai frequenti; it veemente Giorgio Sineai nella sua eronaca cueira tinsieme le testimonianze straniere pin precise con le pin gravi violenze di linguaggio contro gli stessi superiori, essend6
egli anonaco, come in una disputa rurale, e nella sua grande dissertazione sulle origini romene della sua razza, Pietro Maior mostrera bene d'essere un curato di campagna sor
r:dendo alle sue pecorelle. Se laggin non c'e altra canzone
the quella di qualche brigante delle parti dove si sono seatenate le lotte tra gli imperiali e i partigiani dell'ultiano
rampollo della dinasttia indigena dei Rakiczy, questi rac_
eonti, siano essi ingenui od eruditi, ne tengono in parte it
posto.
Nei Prineipati stessi questa ispirazione popolare, cosi
aria, guadagna terreno, la sua influenza crescente
si eleva talvolta sino alla poesia dei letterati, cosi povera,
fresea e
cosi arida, cosi freddamente banale, che acquista in virtu sua
un'aria di giovinezza ineravigliosa. Cosi questo Ienaehitza Va
carescu, che ha fatto dei versi non per esprimere una passione o per far parlare la tenerezza della sua anima, ma per
dare dei anodelli di prosodia e di metrics nella sua gratnmatica laboriosainente compilata, si mette alla pari dei eantastonie rurali allorche passando al disopra del madrigale francese, imitato anehe dai Greci dell'epoca, canta le Lodi della
Vergine. Non c'e sino al Moldavo Costantino Conachi (il
116
grossolano invitatore del Pope per it « Saggio su Puomo »,
e poetastro di immaginarie passioni disperate) chi non ab-
bia l'aria di vero poeta per bouts divina quando strive bu
un pezzo di carta due versi, destinati a non esser pubblica
ti, sulla « prateria che grida per un cerbiatto perduto ».
Gio che era per Vacarescu e Conachi soltanto un invito
a variare it tono della loro poesia dall'andatura arcaica, diyenta in qualche anno, allora che la letteratura occidentale
rinnovata dal romanticism°, la grande ondata invadente
Si parte da Lamartine, da Hugo, da Lord Byron per apnire
tin altro capitolo dell'attivita letteraria.
L'originalita della ispirazione avrebbe potuto cedere alla comparazione se non si fosse avuto in questo romanticiM110 stesso una orientazione decisiva verso le grandi sorgenti
vivificatrici che sono la vita popolare ed ii passato stonico.
Sottomettendosi a queste indicazioni, Gregorio Mexandrescu, it pin grande del poeti valacchi, per altro formatosi
nello spirito classico francese ed incapace di create la canzone d'amore nella quale egli si e lungamente provato, si rinnova a mezzo della storia nella sua evocazione del vecchio
principe guerriero Mircea chiuso nella sua tomba di Cozia,
davanti alla larga fiumana dell'Olt, di cui « le onde schiumose battono in cadenza l'antico muro del convento », e le
lezioni di La Fontaine saranno ritemprate nelle sue favole
eon it contatto di tutto cie che la societa contemporanea
presentava di contrasti e di conflitti, sino a quel « bove come tutti i buoi, debole di sensi » che rifiuta, nella sua attuale grandezza, di riconoscere it nipote, it vitello che si
raccomanda come it « figlio della signora vacca », al Doamnei vaci, fiu. Se Bolintineau, it eantastorie del Bosforo e dei
Macedoni languido, negletto e insipido, ha potato manic
nersi durante lungo tempo quale poem fai orii° delle belle
dame di Bucarest, l'orecchio abituato al ritino, bisogna attribuirne it merito ai soggetti storici the egli seppe del recto molto superficialmente sfruitare in un'epoca in cui era la
sola cosa the potesse incoraggiare; Nicola Balcescu si ritiniva
117
del resto a un solenne erudito transilvano, Laurian, per pub-
blicare nel suo « Magazen storico » gli scritti dei cronisti
della Valacchia, Alessandro Odobescu, line spirito dalle felici ricerche di stile, ne trarra it soggetto delle sue novelle
« La Principessa Chiajna » e « Mihnea it malvagio ». E, in
questo stesso principato, Giovanni Eliad, nato a Targoviste,
la eapitale decaduta, dalle eloquenti rovine, cantata gia nell'elegia del Millevoye romeno, Car lova, Eliad, questo figlio
di un modestisaimo funzionario, educato in un sobborgo dagli abitanti pressoche campagnoli, questo poligrafo instan-
cabile fu it dominatore della letteratura, alla quale dette
uno stile neologico, delle regole, e dei modelli; conservers
sempre due quality popolari: la verve motteggiatrice, che
non risparmia niente e nessuno, e it talent() dell'aneddoto
finemente dettagliato.
In Moldavia Giorgio Asachi, un grande poeta, aveva
portato dall'Italia del Monti it senso del vero classicism°
nutrito dal coraggioso ritorno all'antichita; egli aveva cominciato col eantare, in forme di solidity marmorea, come
un pellegrino appassionato:
Un Romeno di Dacia viene ai suoi antenati per baciare
le ceneri dei loro sepolcri e per apprendere la loro virtu:
Roma e la « felice » Italia, « giardino del mondo ». I vecchi Principi e le leggende fantastiehe non lo lasciarono indifferente, ma la sus superiority culturale gli pareva troppo
grande per poter assorbire Pessenza intiana dei soggetti che lo
avevano attirato. La cronaca moldava non fu cortosciuta che
allorquando Michele Kogalniceanu, per altro allievo del col-
legio di Luneville e dell'Universita di Berlino, la riuni nei
suoi tre grossi volumi, da cui l'editore fu it primo ad ispi_
rarsi, insieme al delizioso narratore, di spirito cosi classico,
he fu Costantino Negruzzi nel suo « Alessandro Lapusneanu ». Un Alessandro Russo ando a raccogliere nei Carpazi
it flare sett aggio della eanzone paesana, ed un poeta grande
118
per Fampiezza e la continuity della sua opera pin cite per
la sua sincerity e per la sua profonditg, it favorito di tre ge_
nerazioni successive, Basilio Alexandri, la rese accettabile
nei saloni di una casa di nazionalisti boiari, con i suoi amanti dulcissimi cite tubano come nel « Pastor fido », con i suoi
cavallereschii aiduchi e i suoi magnifici Voivoda, arrivando
sino al dramma storico alla maniera di Hugo (Despot, La
fontatta di Blandusia, Ovidio), nello stesso tempo cite nelle
commedie frettolose della sua giovinezza egJ,i dava gli abbozzi ironici dei suoi contemporanei, cite non morranno certamente con la lord epoca. Ma per la verve mordente e per
la malignity rurale, non vi su avra mai un emulo di Eliad.
Della nuova generazione the cerca di raccogliersi intorno alla rivista della society « J uuimea », i « Trattenimenti
letterari » (Convorbiri Literare), Ilene coloune della quale
una leggera influenza tedesea controbilanciava la tendenza ad
asservire la letteratura romena alle forme mal coinprese e
goffamente imitate del romanticism° francese
maniera, si ebbe una recrudescenza di soggetti popolari,
presentati nel pin crudo stile naturalista dal narratore moldavo Giovanni Creanga, figlio di un campagnolo montanaro,
diacono e prete ben presto spogliato, e di un'altra maniera,
un po' banale, dal Valacco Ispirescu, colleziondsta di rac-
conti popolari, e anche da quel profondo osservatore cite
fu it commediografo Giov. L. Caragiale, inintitabile creatore di tipi, dal pizzicagnolo guardia nazionale e dall'agente
elettorale at prefetto politicante ed alle dame pretenziose e sciocche di questa stessa society, sino a dm la sua maturita si prove nell'oscuro dramma paesano tolstoiano, nelr« Errore giudiziario » (Ncipasta) e nelle sue brevi ed impressionanti novelle. In tutto cie si trova utt else della profonda saggezza paesana come nei racconti del Transilvano
Giovanni Slavici, it cui talent° disciplinato e sempre diret
to alle alte preoccupazioui mtorali, allorche una poesia arcaica si lihera dalle novelle, o piuttosto dai ricordi, del Moldavo Nicola Gane, figlio di un boiaro provinciale.
119
Ma, se in Alexandri si ha la rota gradevole, pur senza
profondita, di un pittore come Teodoro Aman, la visione
meravigliosamente verista di un Grigorescu trovera nella poe-
sia un, corrispondente della pin alta significazione estetica
e filosofica nello stesso tempo con Michele Eminescu.
Fig lio di un modest() castaldo, di ceppo campagnuolo,
e di una donna appartenente alla piccola nohilta rurale, allievo delle scuole austriache della Bucovina, ma allelic di
quelle, di un romenismo arcaico per dei giovani campagnoli,
della transiltana Blaj, suggeritore in una compagnia giro_
vaga, errantc attraverso it paese, per arrhare a perfezionare
i suoi studi all -Unit ersita di Vienna cite riuniva Romeni di
tutte le provincie, egli, l'uomo di genio the doveva spingere
sino alla follia, determinata per da una tara ereditaria, it
giornalismo politico, sorse dalla fede nella musa popolare
per elevarsi alle pin alte eime del pensiero umano. Nello
stile pin curato e pits semplice, ma avendo nel suo splen(lore tutti i riflessi del sole della sua patria, qualehe volta
oppresso dalle grandi malinconie ataviche della sna razza
inoldava, egli piange con le forests cite se ne vanno, implorando la spada del grande Stefano contro lo straniero colo
nizzatore, egli sd scaglia come il vecchio Pace contro le fatality dell'esistenza, ed intravvede nei suoi sogni esotici it
Nib traversante it deserto d'Egitto, mentre si ferma al lamento del mare contro le vecchie mura della vecchia Venezia.
Egli si attacea con veemenza ai vizi della sua epoca; sposa
la leggenda funehre del hel re dei Avarsi dal viso dQ imorto,
cavaleante a fianco della sna fidanzata vivente, nella scena
delle nozze, deliziosamente pastorale come un'eco del « Sogno d'una notte d'estate », del cavaliere contadino Cahn;
egli riassurne le sue vane aspirazioni di Dio vinto nel suo amo-
re per la banality dei capricci femrninili nella sua parabola
di « Lucifero a, astro ormari eternamente sereno e freddo.
Tra coloro the vennero dopo, bisogna fare un posto
speciale al Valacco, nato nei sobborghi di Bucarest, dove si
continuava la tradizione paesana, di un istinto assai fanta-
120
stico del pittoresco rurale, cite si fete chiamare Delavrancea.
Nel la leggerezza del silo tocco di colorista, nella sveltezza
dci SUCii capricei d'artista, nel suo misticismo hizzarro, nella
sua grazia nialaticcia cosi penetrante, egli rende, questo no-
velliere the fu anch'egli giornalista e uomo di partito, la
nota di Luchian, preeisamente nella stessa epoca.
La corrente dci racconti popolari continuera in una
intoia generazione con Sadoveanu in Moldaiia, Sandi' Aldea
in Valacchia, Agarbireanu in Transilvania. Ma, per la sinmalgrado la dolce forma
tesi poetica di un'epoca nuova
conirmossa di Alessandro \ hillutzii, la vigorosa rivelazione
dell'anima transilvana dovuta a quel grande artrista classicheggiante the In Giorgio Cosine, spirit() aperto, del resto,
a tutte le imitazioni letterarie dell'Occidente, e ii modernismo complicato, di tendenza politico_sociale, a soggetti sovente rurali, non senza un'influenza della nuova poesia Erica trnagiara, di Ottaviano Goga
si dev'e attendere ancora.
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Porte del secolo XVII
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Trono principesco
(Seco lo XVII)
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Trono vescovile (Seco lo XVII)
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Trono della fine del secolo XVII
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