BLOY - PE PISIS - DICKENS - FABBRI - MARITAIN - MONTALE
Fabbri e il teatro
dell’amore
Dickens e il romanzo
sociale
I «trionfi» del Petrarca
Le «cinque grandi odi»
di Paul Claudel
Le «maschere nude»
di Pirandello
Borghesia, popoli
e nazioni
La tragedia
della democrazia
Sorcinelli, Romano, Gardner,
Oberto, Furedi
LA FIERA LIBRARIA - ANNO XXXII - Nº 287 - FEBBRAIO 2012
LA FIeRA LIBRARIA
Mensile d’informazione bibliografica,
politica e culturale
SOMMARIO
Le Penseur de Notre-Dame de Paris
eDITORIALe
Quado l’amore c’è...
di Luigi Castiglione
3
PeRISCOPIO
Direttore responsabile
Luigi Castiglione
L’Italia e i suoi veleni
La miniatura a Bisanzio
Rondi dimissionario
Le «carte» di Cézanne
5/8
Vicedirettore
Massimo Ubaldi
Art Director
Valérie Larbaud
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e Tribunale di Roma nº 278/1981
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Anno XXXII - Nº 287
Febbraio 2012
GALLeRIA
Il romanzo sociale di Dickens
I «trionfi» di Petrarca
a cura di Mario Danesi
IN PRIMO PIANO
Il teatro dell’amore
di Luigi Castiglione
9/12
20/24
SCAFFALe
Sorcinelli, Romano,
Gardner, Oberto,
Furedi, Mattei
a cura di Lidia Furelli
28/29
INSERTO EDIZIONI LOGOS, 32/37
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
EDITORIALE
ramente contenere l'immensità di
queste parole: 'Ti amo'?»
Quando
l’amore c’è...
L’ho scritto, e ripetuto, in vari luoghi,
(in particolare nel mio libro su Diana di
Galles...): quando l’amore nasce, quando c’è, resta per sempre... La crisi nasce quando l’ amore manca... Tutte le
crisi sono mancanze d’amore, egoismo,
egotismo, egolatria...
Tutta la debolezza crescente della politica, delle religioni, della cultura, della
cristianità nel mondo moderno deriva
non, come si crede, «dal fatto che la
Scienza avrebbe costruito contro la
Religione dei sistemi sedicenti invincibili, non dal fatto che la Scienza
avrebbe scoperto, trovato contro la Religione argomenti, ragionamenti supposti vittoriosi, ma dal fatto che quel
che sopravvive socialmente del mondo
cristiano manca oggi profondamente di
carità».
C’è nel mondo attuale un deficit d'amore. Diego Fabri, tutto il suo teatro dal
Seduttore, a Processo di famiglia e La
Bugiarda, non fa che dimostrare come
nel mondo «moderno», che è il mondo
di Mammona, non solo manchi l'amore,
ma l'amore che c`è, quel poco che vi
resta, non si ama, donde l'esigenza di
amare l'amore:
«...quando pronunciavo certe parole... Amore... Io dicevo “ti amo” e
avvertivo che la parola, il sentimento
era più vasto, molto più vasto della
persona che lo riceveva... È allora che
ti inquieti, che ti affanni... Ti amo... ti
amo... ti amo... a lei, nella speranza
che giunga a contenerlo... ma poi a
un'altra... e a un'altra ancora... Ti
amo! Ma chi — chi — amiamo veramente quando lo diciamo? Chi? Noi?
L'altra? Gli altri? L'amore? O... un
altro ancora... un altro invisibile...
misterioso personaggio che può sicu-
E da parte sua, Péguy ancora insiste:
«Non è certo il ragionamento che manca.
È la carità. Tutti quei ragionamenti, tutti
quei sistemi, tutti quegli argomenti pseudoscientifici non varrebbero nulla, non
avrebbero alcun peso se vi fosse un’oncia
di carità. Tutte quelle pretese concluderebbero ben poco se la cristianità fosse
rimasta quella che era, una comunione, se
il cristianesimo fosse rimasto quello che
era, una religione del cuore. È questa una
delle ragioni per cui i moderni non capiscono niente di cristianesimo, del vero,
del reale cristianesimo, della storia vera,
reale del cristianesimo, di quello che era
realmente la cristianità. (E quanti sono i
Cristiani che ancora lo capiscono?)»
Queste parole di Eugenia ad Alina del
Seduttore, nella Bugiarda ritornano tra
Isabella e Renato:
«ISABELLA. Ma sì! Ma sì! E'
questo, vedi, che mi offende in te!»
Questo tuo mettere le regole, anche la
morale, prima dell'amore; questo tuo
voler essere innanzi tutto in ordine, a
posto con tutti; con Dio, col Papa, con
la Chiesa, con la società... Io no,
invece! Io non bado a niente quando
c'è l'amore... Io non mi sono votata a
te, per sempre? Te l'ho detto, è vero ο
no? Mi sposi, non mi sposi; chi se
n'importa: ormai mi sono legata, e
basta! Ho forse avuto un istante di esitazione perché eri sposato? Dillo, dillo!
ADRIANO. È vero, a differenza di
te io cerco una soluzione legale... regolare, perché il mio sogno è sposarti.
ISABELLA. Io no.
ADRIANO. Come tu no?
ISABELLA. Voglio dire che non è
questo l'importante. L'importante è che
ci si ami... e si resti insieme... sempre».
La menzogna ingenera l’impostura,
l’infamia, la rivalità, la ritrosia, la spregevolezza, la contrapposizione, la vigliaccheria...
Quando l’amore non c’è cresce la
finzione, il dispostismo, la conflittualità,
il malessere, l’astio, l’odio...
Tutti gli esseri amano, anche quelli che
noi, noialtri di loro peggiori, chiamiamo
irragionevoli o definiamo inanimati...
Soltanto l’uomo è capace di non
amare, a somigliana del vecchio dio dei
teologi dell’ebetismo, e cresce la miseria
spirituale, l’altro amore, crescel’erotismo, l’avidità del possesso, l’avere
prevalendo sull’essere, l’apparenza sulla
sostanza...
Luigi Castiglione
LA FIERA
LIBRARIA
La foire du livre
La feria del libro
A feira do livro
Book Fair
Bokmessen
The book fair
Knižní veletrh
ブックフェア
Targi książki
Η έκθεσ βιβλίου
Liber pulchra
Targul de carte
Bogen fair
Kirjamessut
Bokmessen
De boekenbeurs
3
4
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
PERISCOPIO
eBOOKS LOGOS / Novità
Charles Péguy
La nostra
giovinezza
Georges Bernanos
Il Cammino
di Cruz das Almas
Léon Bloy
Nelle tenebre
A cura di Massimo Ubaldi
A cura di Luigi Castiglione
Notre jeunesse è comunemente posta
fra i capolavori della prosa di Péguy. È
una parola difficile questa nel caso di
Péguy, che il «capolavoro» in realtà non
lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per
cui la sua fama non oltrepassò determinati
ambienti), ma certo essa è una delle opere
sue più salde, per fedeltà a un tema centrale e per costanza di ispirazione. Mentre
possiede alcune fra le pagine bellissime di
Péguy, va relativamente immune da
quelle dispersioni e quei ristagni che
pesano sovente sulla sua opera, raggiungendo così una sua completezza, che permette di presentarla, in qualche modo,
come esemplare....
«I proscritti che errano oggi attraverso il mondo, e
che non trovano asilo in nessun luogo, con il pretesto
che il loro passaporto non sia in regola, permettono di
ben prevedere i nuovi metodi mediante i quali sarà nel
futuro attuata la lotta per la vita. si può peccare per
azione e per omissione; è ugualmente facile sterminare
con l’azione e con l’omissione. L’eccessiva ricchezza
ha fatto diventar folli le patrie. La miseria le farà diventar feroci. Lo svolgimento degli effetti e delle cause
potrà ormai essere arrestato soltanto con un altro miracolo, simile a quello che fu annunciato, venti secoli fa,
da un angelo ad alcuni pastori. Il fronte della cristianità
è stato rotto, non mi stancherò di scriverlo, la sconfitta
delle coscienze è un fatto smisurato, dalle conseguenze
incalcolabili. nessuno sembra dubitarne, i pastori contano le loro pecore e si rassicurano pensando che il loro
numero non sia diminuito come prevedevano i profeti
di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi,
intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno
agito ciascuno per sé... L’umanità riscattata, resa
partecipe della divinità come c’insegna la liturgia della
messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene importa ai
Farisei dal momento che hanno pagato la decima e
rispettato il sabato?»
Ecco la filosofia del Bloy. È la
filosofia della Bibbia, dei mistici, delle
anime semplicemente e profondamente
religiose; la filosofia che gravita intorno
ai due fatti fondamentali della storia religiosa dell’umanità: la Caduta dell’uomo,
esiliato in terra, il cui metaforico sonno è
attraversato dalle immagini semicancellate del perduto Eden; e la Redenzione,
monologo divino nella storia umana, che
fa del sublime Crocifisso il centro ed il
lume della vita. Intorno a questi due elementi, si inseriscono motivi di colore
mistico, come la dottrina giovannea del
tralcio e della vite, il paolino «Unus estis
in Christo» (Gal., 3, 28), cioè degli uomini membra sostanziali del corpo mistico
di Gesù; mo-tivi di tendenza mistica con
sviluppi pratici, come la dottrina della
Comunione dei Santi, chiamante all’integrale corresponsabilità degli atti umani;
motivi infine schiettamente etici come
quello della libertà. La libertà («questo
dono prodigioso, inqualificabile, con cui
ci è dato di vincere il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo, di uccidere il Verbo incarnato... etc.) è per il Bloy il dono divino
che più di ogni altro conferisce dignità
all’uomo, ma al (tem-po stesso il più terrificante, perchè solo in forza della libertà fu possibile crocifiggere il Salvatore
— come è possibile ora continuare ad
offenderlo...
Bergson da parte sua riconosceva
scrivendo di Péguy in questi termini:
«Aveva una straordinaria capacità di
andare oltre la materialità degli esseri,
superarla e giungere alla loro anima. È
così ch’egli ha penetrato il mio pensiero
più segreto, come io avrei voluto e non ho
saputo esprimerlo ».
Polemista d’indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della grazia come nessun altro scrittore moderno, Georges Bernanos (1888-1948) fu uomo
che «non barò mai in un mondo in cui tutti barano». rinunciò alla Legion d’onore, rifiutò l’accademia francese,
respinse la poltrona di ministro scegliendo di essere —
com’ebbe a scrivere stanislas Fumet — «un esplosivo,
un vulcano ch’eruttava disprezzo come lava, e non certo
con la ponderatezza di Léon Bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso era il ribollimento, l’effervescenza». Tra le opere pubblicate dalla
Logos Domenico l’incendiario, Scandalo della verità, I
ragazzi umiliati,Il signor Ouine, Mouchette, La gioia,
La grande paura dei benpensanti, Nuova visione cattolica del reale (Satana e noi), Diario della guerra di
Spagna...
[email protected] – edilogos.com
Introduzione di Vittorio di Giacomo
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
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PERISCOPIO
Inquinamento industriale
L’ITALIA E I SUOI
VELENI
«L’Italia sta pagando un prezzo
altissimo all’industrializzazione. Molto resta ancora da fare per bonificare l’ambiente». Lo scrive «il Messaggero di sant’Antonio», numero di
febbraio, nell’articolo di apertura del
periodico (diffuso in quasi 160 Paesi
del mondo, 520 mila copie in
abbonamento soltanto in Italia), dal
titolo «Veleni d’Italia», firmato da
Alessandro Bettero. Una mappa dettagliata delle aree del nostro Paese
racconta decenni di sviluppo selvaggio che ha contaminato l’ambiente.
I danni provocati alla salute sono
gravissimi: migliaia di cittadini colpiti
da malattie e lutti. «A osservare bene la carta geografica dell’Italia dei
veleni, elaborata dall’Is-tituto superiore di sanità, vengono i brividi», si
osserva nel servizio.
Le aree interessate da condizioni
di inquinamento industriale, sono la
cruda realtà fotografata da Sentieri,
acronimo di «Studio epidemiologico
nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio inquinamento»: la prima mappa dell’Italia avvelenata da amianto, diossina, idrocarburi, metalli pesanti. Responsabile
non è solo la chimica, ma anche l’industria petrolchimica e della raffinazione, quella siderurgica, l’industria che produce energia elettrica, le
miniere, i siti collegati all’amianto e
ad altre fibre minerali; le discariche e
gli inceneritori.
Piemonte, Sardegna e Campania
stanno pagando il prezzo più alto.
Ma anche il Veneto, con Porto
Marghera, Venezia e Mestre. «Molte
aziende – afferma Paolo Rabitti,
ingegnere e urbanista, consulente
delle Procure italiane in alcuni dei
più importanti processi istruiti su casi
di inquinamento ambientale – quando dovrebbero iniziare a bonificare
le aree che hanno inquinato,
preferiscono chiudere e trasferire gli
impianti industriali nei Paesi in via di
sviluppo, in Asia o nell’Est europeo,
continuando così a inquinare altrove
piuttosto che provvedere alla bonifica
da noi come prescrive la normativa
italiana ed europea». E aggiunge:
«Purtroppo, se non interviene lo
Stato, non si procede con le bonifiche. E, a volte, non si bonifica
neanche quando ci sono i soldi per
farlo».
Intanto si continua a morire. Se ieri
i protagonisti occulti del nostro «benessere» erano l’amianto, il cvm, gli
idrocarburi, i metalli pesanti, oggi lo
sono le polveri sottili – prodotte da
automobili, riscaldamento ed inceneritori – e l’elettrosmog: elettrodotti,
ripetitori e telefonia mobile. Siamo
proprio certi – conclude il periodIico.
La miniatura
a Bisanzio
Proseguendo nella serie di seminari
di approfondimento che la Scuola iconografica di Seriate offre a quanti si
interessano alla storia e al significato
dell’icona, sabato 3 marzo 2012 si svo
gerà presso la sede di Villa Ambiveri, a
Seriate, un seminario di una giornata
tenuto da Anna Zacharova, professore
associato di Storia dell’arte presso la
cattedra di Storia dell’arte dell’Uni-versità Statale di Mosca, e docente di Arte
Bizantina all’Istituto Statale di Critica
d’arte.
Anna Zacharova è allieva di Olga
Popova, bizantinologa di fama mondiale, ben conosciuta in Italia per una
serie di pubblicazioni e relazioni tenute
in varie università oltre che presso la
Fondazione Russia Cristiana e la
Scuola iconografica di Seriate.
Il tema scelto dalla relatrice costituisce un importante aspetto del patrimonio artistico bizantino e slavo. La miniatura rappresenta infatti una fonte
iconografica di primaria importanza per
lo studio della pittura iconica, e stilisticamente – per quanto possa sembrare
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
PERISCOPIO
EBOOKS LOGOS / Novità
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione
Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro
Originale figura di uomo e di pensatore, spirito squisitamente
poetico e profondamente religioso, propugnatore di una
nuova religiosità integralmente vissuta in contrasto sia con
l’idealismo hegeliano che con il protestantesimo ufficiale,
Kierkegaard è scrittore di gran classe, di finissima penetrazione analitica e di straordinaria potenza dialettica.
Nelle sue numerose opere, quasi tutte più o meno autobiografiche, si riflettono le esperienze della sua vita mondana,
le ansie del cristiano di fronte al problema della salvezza, le
polemiche giornalistiche. Ma proprio su quest'incandescente
materia autobiografica si costruisce la sua riflessione:
audace e geniale visione filosofico-religiosa della vita, dove
il valore assoluto della verità personale e concreta del cristianesimo si afferma contro la verità generale e razionale dei
sistemi filosofici.
Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro, questi scritti hanno infatti la peculiarità d’introdurre al senso di tutta
l'imponente produzione letteraria del terribile contestatore
cristiano.
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione / 1
1. La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa 2. Sulla mia vita letteraria - 3. Il punto di vista della mia attività letteraria.
Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio
Fabro - Pagine 216, €. 16
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione / 2
4. Due piccole dissertazioni etico-religiose (E' lecito ad un
uomo farsi uccidere per la verità? - Della differenza fra un
genio ed un apostolo) - 5. La neutralità armata, ossia la mia
posizione come scrittore cristiano nella cristianità - 6. La
risposta al "pastore di campagna" - 7. Testi complementari
sulla comunicazione - Postilla ermeneutica del traduttore.
Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio
Fabro
II ed., eBook, pagine 176, € 16
SØREN AAByE KIERKEGAARD, filosofo e teologo danese,
padre dell’esistenzialismo moderno (Copenaghen, 1815-1855).
La sua fecondissima attività letteraria è rappresentata da circa
trenta volumi, di cui una decina comprende le Opere (Samlede
Vaerker) e gli altri venti raccolgono le Carte (Efterladte Papirer).
Tra i titoli principali, oltre ad Aut-Aut (1843), Timore e tremore
(1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), II concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita (1845),
Postilla alle «Briciole filosofiche» (1846), La malattia mortale
(1849), La scuola del cristianesimo (1850) e il Diario 1848-1851
(curato in italiano da Cornelio Fabro, la cui introduzione è stata
giudicata «quanto di meglio sia stato scritto in Italia» sullo scrittore
danese).
paradossale – costituisce unottimo
strumento per la comprensione della
costruzione compositiva della pittura
monumentale.
Il seminario si articolerà in due
lezioni della prof. Zacharova (h. 1011.30; e h. 15-16.30). Alle lezioni, supportate dalla proiezione di materiali
iconografici, seguiranno libere conversazioni con i partecipanti, in vista di
chiarimenti e approfondimenti dei temi
trattati.
L’arte della miniatura
a Bisanzio - Seminario
di approfondimento, a cura
di Anna Zacharova - Sabato
3 marzo 2012, Seriate, Villa
Ambiveri - Via Tasca 36
Gianluigi Rondi
dimissionario
Gianluigi Rondi si è presentato
dimissionario al cda della Fondazione
Cinema per Roma.
Lo ha reso noto il rappresentante del
Comune di Roma, Michele Lofoco. Ora
il cda sarà riconvocato dopo la designazione di un nuovo presidente. Il futuro
cda sarà chiamato a votare il nuovo
direttore del Festival di Roma.
I pretendenti sono l'uscente Piera
Detassis, appoggiata dal rappresentante della Provincia di Roma e da
quello della Camera di Commercio, e
Marco Muller, appoggiato dai rappresentante di Comune e Regione.
«Mi sono sacrificato per salvare
un'edizione che rischiava di non avere
luogo». Lo ha detto l'ex presidente della
Fondazione Cinema per Roma alla fine
del cda davanti al quale ha formalizzato le sue dimissioni.
«Ho detto al sindaco Alemanno che
mi sarei dimesso – ha detto – e l'ho
fatto mercoledì ma oggi l'ho comunicato al cda»
«Mi sento liberato da un peso ma
non amareggiato – ha aggiunto Gianluigi Rondi: se sapeste che tira e molla
è stato in questi tre mesi. Mi hanno
offerto la presidenza onoraria, anche
con uno stipendio. Ma io ho detto 'no,
grazie', perché non me la sento di fare
il presidente onorario dopo che ero
stato presidente».
Parlando del «tira e molla» con gli
azionisti istituzionali che appoggiano
Marco Muller, Rondi ha sottolineato:
«pensavo potessero cambiare idea ma
ho visto che eravamo in stallo, per cui
ho pensato anche 'chi ha piu' gentilezza la adoperì. Non potendo chiedere le
dimissioni del sindaco le ho date io».
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
PERISCOPIO
LA FIeRA
LIBRARIA
I «Giocatori di carte»
di Paul Cézanne
Paul Cézanne polverizza il record di
Jackson Pollock: la famiglia reale del
Qatar ha comprato per oltre 250 milioni
di dollari una versione dei Giocatori di
Carte di Paul Cézanne, il prezzo più
alto mai pagato per un'opera d'arte. La
vendita batte i 140 milioni di dollari
sborsati per 'Numero 5' di Pollock nel
2006 da David Martinez, un finanziere
messicano. I giocatori di Carte fanno
parte di una iconica serie post-impressionistica dipinta da Cézanne negli
anni Novanta dell'Ottocento. Gli altri
quattro quadri sono al Musee d'Orsay a
Parigi, al MoMa di New York, al Courtald Institute di Londra e alla Barnes
Foundation di Filadelfia. Il dipinto finito
in Medioriente è stato acquistato l'anno
scorso dagli eredi del magnate delle
navi di nazionalità greca George Embricos ma solo ora il prezzo pagato è
finito sulla rivista «Vanity Fair» mentre
vip e collezionisti da tutto il mondo
stanno recandosi in Qatar per l'inaugurazione di una maxi-mostra del giapponese Takashi Mura-kami in arrivo dal
Palazzo di Versailles.
È un pezzo molto, molto importante",
ha commentato con il Daily Telegraph
Victor Wiener, uno dei grandi esperti
del mercato dell'arte secondo cui la
somma da capogiro investita dagli
emiri farà d'ora in poi da pietra di
paragone stravolgendo l'intera struttura
dei prezzi dei capolavori artistici.
Embricos, che è morto l'anno scorso,
raramente aveva lasciato uscire il
quadro dalla sua collezione e la corsa
al rialzo per accaparrarsi il quadro tra
due dei galleristi più potenti al mondo,
Larry Gagosian e William Acquavella,
aveva fatto salire le quotazioni a 220
milioni di dollari quando sono intervenuti i reali del Qatar attraverso GPS,
un triumvirato di mercanti d'arte noti
per la loro discrezione che includono
Lionel Pissarro, il pronipote del pittore
Camille Pissarro.
unico «luogo d’incontro»
permanente degli editori
e della cultura europea
e iberoamericana
***
L’unica rivista
che facilita gli scambi
delle novità librarie
in tutto il mondo
Les livres, les idées, la culture des pays de
langue allemande, anglaise, espagnole, française, italienne, portugaise...
I libri, le idee, la cultura dei paesi di lingua
francese, inglese, italiana, portoghese, spagnola, tedesca...
Los libros, las ideas, la cultura de los paises
de lengua alemana, española, francesa, inglesa, italiana, portuguesa...
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ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
PERISCOPIO
Félix Nagore
SCIACCA. UN PENSADOR
POLíTICAMENTE INCORRECTO
Félix Ruiz Nagore da anni si occupa del pensiero di Sciacca, e il
presente volume, rappresenta il culmine di questo suo settore di
studi, incrementando in modo significativo la bibliografia sciacchiana
uscita all’estero, che è un terzo dei seimila titoli di cui si compone.
Un profilo estremamente incisivo della personalità del filosofo ne
introduce le principali linee di pensiero: tanto anticonformista quanto
costruttivo, riguardo alla metafisica, all’antropologia, all’estetica, alla
filosofia della storia – di stimolante attualità. L’autore articola l’interpretazione dei quaranta volumi delle Opere complete sciacchiane
nella chiave del- l’«anticonformismo costruttivo», che attraversa i cardini dell’Occidente – da Platone ad Agostino, da Tommaso a Pascal,
da Vico a Rosmini – entro una intessitura che pone in primo piano le
posizioni – dalla sofisticaall’empirismo e all’illuminismo, dall’idealismo
a Nietzsche, dagli scientismi alle fenomenologie odierne – che impoveriscono i fondamenti costitutivi dell’Occidente stesso, fino alla sua
decadenza.
An extremely incisive profile of the philosopher’s personality presents the main lines of Sciacca’s thought: as much nonconformist as
constructive about metaphysics, anthropology, aesthetics, and philosophy of his- tory.The author’s interpretative key for the forty volumes of Sciacca’s Opere Complete is a «constructive non-conformism» that goes through the cornerstones of Western civilization,
highlighting the positions that weaken the foundations of the West
itself, up to its decadence.
Félix Ruiz Nagore, dell’Università di Saragoza, da un cinquantennio si occupa dell’opera di Sciacca, sulla quale ha pubblicato una
ventina di contributi, in riviste spagnole quali «Augustinus» e
«Crisis», e italiane quali «Giornale di Metafisica» e «Filosofia oggi».Tutte le sue pubblicazioni,in prestigiosi periodici di diversi Paesi,si
imperniano sui principali nodi critici del pensiero contemporaneo.
Biblioteca di studi su Sciacca, vol. 6
LEO S. OLSCHKI EDITORE
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
9
GALLERIA
Charles Dickens
e il romanzo sociale
Romanziere inglese tra i più popolari della storia della letteratura di
ogni tempo, mostro di bravura
capace di creare storie immortali con
una scrittura abilissima e comprensibile a tutti, Charles Dickens nasce il
7 febbraio 1812 presso Portsmouth,
secondo di otto figli. Il padre John
era impiegato all'ufficio della Marina
e la madre Elizabeth Barrow era
figlia di un funzionario statale. Il piccolo Charles John Huffman Dickens
(questo il suo nome completo)
trascorre i primi quattro anni in
luoghi diversi seguendo la famiglia e
i vari trasferimenti del padre e sviluppando già nella prima adolescenza
una profonda passione per la lettura.
Le opere preferite vanno dal teatro
elisabettiano ai romanzi di Defoe,
Fielding e Smollett, dalle "Mille e una
notte" al "Don Chisciotte" di Cervantes.
Nel 1824 il padre viene arrestato
per debiti: rinchiuso in prigione, vi
resta qualche mese finché grazie a
una piccola eredità la famiglia può
finalmente appianarne i debiti. In
quei mesi bui il dodicenne Charles
conoscerà il duro lavoro del manovale, lo sfruttamento dei minorenni
(vero scandalo dell'Inghilterra di allora) e la brutalità di alcuni rappresentanti delle classi subalterne. Le condizioni di lavoro erano spaventose:
gettato in una fabbrica simile ad una
sporca baracca infestata dai topi,
insieme ad alcuni coetanei dei bassifondi incollava etichette su flaconi di
lucido per scarpe.
Sono esperienze che gli resteranno
nell'anima per sempre come una ferita
mai rimarginata e che faranno da
fecondo "humus" per la sua inesauribile invenzione letteraria.
Una volta uscito dal carcere il padre
era contrario a che Charles lasciasse il
lavoro, finchè per fortuna dopo circa un
anno la diversa volontà della madre si
imponeva.
A partire dal 1825 Charles può
riprendere gli studi; questa volta non
più in modo occasionale bensì presso
la Wellington Academy di Hampstead
Road; la abbandonerà però due anni
dopo perché il padre non potrà più permettersi la retta di iscrizione.
A maggio comincia quindi a lavorare
come fattorino presso uno studio legale
per passare l'anno successivo all'attività di cronista parlamentare, fino ad
ottenere nel 1829 l'incarico di giornalista presso la Law Courts dei Doctors in
società col cugino Thomas Charlton.
L'anno successivo il diciannovenne
Charles si innamora di una giovane,
figlia di un funzionario di banca, ma
anche per ragioni di disparità sociale e
per l'opposizione dei genitori di lei, il
fidanzamento si scioglie tre anni dopo
con una rottura che lascerà più d'un
segno nell'animo di Charles.
Nel 1835 incontra Catherine Hogarth, sposata in fretta e furia l'anno
successivo; significativo è il rapporto
che si stabilisce tra lo scrittore e le due
cognate, Mary (la cui morte a soli 16
anni nel 1837 scatena in Charles un
dolore infinito e una grave crisi psicologica) e Georgina, di 12 anni più giovane di Catherine, che entrò più tardi
nella famiglia dello scrittore sostituendosi gradualmente alla sorella maggiore nell'amministrazione della casa e
che non lasciò nemmeno quando i due
coniugi ottennero la separazione
legale, tollerando in seguito anche il
nuovo amore e la nuova relazione di
Charles con Ellen Ternan.
Chi legge i romanzi di Dickens ritrova
celate in alcuni personaggi femminili le
stesse caratteristiche di queste insolite
cognate.
Il 6 gennaio 1837 nasce il primo di
otto figli, ma il 1837 è anche l'anno del
primo grande successo ottenuto sia
con i fascicoli a puntate di "Oliver Twist"
che con i "Quaderni di Pickwick" (poi
diventato il celebre "Circolo Pickwick"):
due capolavori assoluti che rimarranno
per sempre nella storia della letteratura
mondiale.
EBOOKS
LOGOS /
Novità
SILVIO BOTERO
La coppia umana
tra idealità e realtà
GEORGES BERNANOS
Il cammino di Cruz
das Almas
LéON BLOy
Nelle tenebre
PAUL CLAUDEL
La messa laggiù
LUIGI CASTIGLIONE
Salvarsi dal nulla
GIUSEPPE MAZZINI
Lettera ai cattolici
ChARLES PéGUy
La nostra giovinezza
A. D. SERTILLANGES
Musica e preghiera
SILVIO BOTERO
La famiglia nel pensiero
di Benedetto XVI
JACqUES MARITAIN
La nuova cristianità
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
GALLERIA
Destino di Péguy
Più che mai rivoluzionario, Péguy capi, sul
legno della croce che non
bisogna aspettarsi da una
rivoluzione umana, da sforzi soltanto umani, un cambiamento decisivo. Non è
solo l’economicismo ad essere insufficiente. Vi è tutto
l'umanesimo, tutto l'immanentismo che sono colpiti
dalla sterilità. L'unico cambiamento reale è di ordine
ontologico, metafisico, religioso, e non può essere operato che da Dio. La rivoluzione sarà l'opera del
Paraclito ο non sarà affatto...
Contro un cristianesimo
disincarnato, Péguy afferma che la rivoluzione del
Vangelo non può essere
reale se non distrugge realmente i mali e cambia realmente le strutture oppressive. Ma contro un socialismo immanentista, egli afferma anche e dall'inizio
che questa rivoluzione non
può procedere dalla semplice volontà umana, che
essa deve nascere da Dio.
Deve certamente prendere
a prestito gli itinerari della
terra, le dure ed oscure ed
ingrate vie umane. Ma essa
non verrà da uomini soltanto generosi, morali, altruisti.
Ciò che la rivoluzione evangelica reclama, sono uomini nuovi, uomini che abbiano superato la prova
pasquale, uomini morti e
resuscitati in Cristo... (dal
saggio di Jean Bastaire)
Un immenso arazzo diviso in due parti; nella
prima campeggia la cattedrale di Parigi e si esprime
l'amore di Péguy per la
città dove vive, lavora e
soffre; il secondo momento è invece scandito dall'alta poesia della Presenfazione della Beauce a Notre-Dame di Chartres, e
dalle cinque preghiere nella Cattedrale...
Già all'inizio della Presentazione, in cui il poeta
prega, ma resta sulla strada, contemplando da lontano, ο nell'albergo ο davanti alla Cattedrale, esplode il «canto profondo
dell'anima» e si dimentica
la musica «un po' troppo
parnassiana» dell'addio a
Parigi; e poi l'orchestrazione piena e fascinosa
della preghiera dentro Notre-Dame, segno della sua
resa totale alla Grazia, che
accompagna le confidenze che mettono a nudo il
terreno scosceso del suo
spirito e della sua carne, il
segreto lacerante del suo
cuore, e la pace pienamente riconquistata con
l'aiuto della «Regina delle
paci e dei disarmi».
Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È
una parola difficile questa
nel caso di Péguy, che il
«capolavoro» in realtà non
lo scrisse mai (ed è una delle
ragioni per cui la sua fama
non oltrepassò determinati
ambienti), ma certo essa è
una delle opere sue più
salde, per fedeltà a un tema
centrale e per costanza di
ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle
dispersioni e quei ristagni
che pesano sovente sulla sua
opera, raggiungendo così una sua completezza, che
permette di presentarla, in
qualche modo, come esemplare....
Bergson da parte sua
riconosceva scrivendo di
Péguy in questi termini:
«Aveva una straordinaria
capacità di andare oltre la
materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro
anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più
segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ».
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Questo è un periodo creativo strabiliante per Dickens: in questi anni
comincia di fatto un quindicennio
durante il quale lo scrittore genera le
sue opere maggiori, culminate con la
pubblicazione del sublime "David Copperfield". La sua fama finalmente si diffonde
sia in Europa che in America tanto che nel
1842 effettua un lungo viaggio negli Stati
Uniti, dove tra l'altro si interesserà del sistema carcerario.
Nel luglio 1844 sbarca anche in Italia stabilendosi a Genova con la famiglia al completo fino all'aprile del 1845. Nel 1846 visita
la Svizzera e la Francia e anche in questi
casi si conferma la sua particolare attenzione per le strutture carcerarie, la loro
organizzazione e finalità, segno di grande
sensibilità sociale indubbiamente maturata
a seguito della esperienze infantili.
Nel maggio 1855 la sua vita subisce un
brusco cambiamento a causa dell'incontro
con Ellen Ternan, un amore che lo spingerà
ad abbandonare il tetto coniugale per
iniziare una nuova vita con lei. Malgrado
l'ancor giovane età Charles Dickens è quasi
una gloria nazionale: è il responsabile di
una vera e propria febbre di massa, sempre
impegnato in letture pubbliche delle sue
opere sia in patria che all'estero. Lei è
docile e lo segue con deferenza anche se
nasconde un carattere ferreo e materno,
capace di guidarlo nei frangenti più difficili.
Alla fine del 1867 Dickens intraprende un
nuovo viaggio in America per un giro di letture ma in dicembre si ammalerà gravemente, tanto da riprendersi con grandi difficoltà. Nel 1869 comincia a scrivere la sua
ultima opera, "Il mistero di Edwin Drood",
rimasta purtroppo incompiuta.
Le sue condizioni fisiche sono ormai
critiche.
Ridotto al lumicino da complicazioni polmonari protratte, subisce un'emorragia
cerebrale che lo porta alla morte il giorno
successivo: è il 9 giugno 1870. Verrà
sepolto il 14 giugno con grandi onori nel
Poet's Corner in Westminster Abbey.
I romanzi di Dickens, pur con risultati differenti, rappresentano uno dei momenti più
alti del romanzo sociale dell'Ottocento un
misto di prosa giornalistica e classica affabulazione con un marcato occhio sensibile
verso la realtà sociale e le esigenze del lettore con il quale crea una comunicazione
sempre di alto livello.
Le sue descrizioni di ambienti, situazioni
e personaggi rappresentano un affresco
fondamentale per comprendere la società
inglese del diciannovesimo secolo. (m.d.)
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
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GALLERIA
Un tentativo di avvicinamento
al modello dantesco
I «Trionfi»
del Petrarca
I
Trionfi (latinamente intitolati Triumphi)
sono un poema narrativo-allegorico in
terzine diviso in sei parti. Nel Trionfo di
Amore (Triumphus Cupidinis) il narratore ha una visione di Amore nella foggia di un condottiero vittorioso dell'antica Roma, con una folla di amanti celebri disposti intorno al carro trionfale;
inizia poi ad ascoltare gli ammaestramenti di un personaggio innominato,
ma appare Laura, della quale si innamora: così si aggrega al corteo, che
giunge all'isola di Cipro.
Nel Trionfo della Pudicizia (Triumphus Pudicitie) Amore cerca di sottomettere anche Laura, ma ne viene
sconfitto; quindi ella va a Roma per
offrire le sue spoglie al tempio della
Pudicizia, guidando un corteo di donne
caste.
Nel Trionfo della Morte (Triumphus
Mortis) si fa avanti la Morte ad annunciare a Laura la sua prossima fine, che
ha luogo in concomitanza con le stragi
provocate dalla peste del 1348; la notte
successiva Laura appare in sogno al
narratore, lo esorta a non temere la
morte e lo assicura di averlo sempre
amato.
Nel Trionfo della Fama (Triumphus
Famae) la Fama conduce con se un
corteo di personaggi celebri per le
azioni (divisi in romani, stranieri e moderni, in modo analogo ai Rerum memorandarum libri) o per le opere di ingegno, ai quali viene assicurata la sopravvivenza oltre la morte.
Nel Trionfo del Tempo (Triumphus
Temporis) il Sole si indigna di non riuscire a spegnere la fama degli uomini e
accelera il suo corso, per sommergere
ogni cosa nell'oblio.
Nel Trionfo dell'Eternità (Triumphus
Aeternitatis) il narratore si chiede che
cosa dunque rimane e si rende conto
che bisogna affidarsi a Dio, l'unico in
grado di assicurare stabilità: nel vagheggiato mondo ultraterreno anche
Laura riavrà infine la sua bellezza,
Lucio D’Orazi
La morte
di papa Luciani
(In nome di Dio
o del diavolo?)
coronando le aspirazioni dell'intera umanità.
I Trionfi rappresentano il più ambizioso tentativo di avvicinare il modello
della Commedia dantesca mai compiuto
da Petrarca: da essa riprendono il metro
della terzina a rime incatenate (una
scelta non scontata per l'epoca), la struttura generale della visione e del viaggio
nonch alcuni personaggi peculiari (Paolo
e Francesca, Piccarda Donati).
Tuttavia l'inabilità petrarchesca a gestire le convenzioni di un poema narrativo si misura dall'incertezza con cui viene
delineato il personaggio della guida (che
vorrebbe emulare il Virgilio dantesco, ma
resta una presenza evanescente), dalla
vaghezza delle coordinate spazio-temporali e pi in generale dalla convivenza
irrisolta fra gli elementi di autobiografia
personale e di storia universale.
Alle prese con un genere a lui poco
congeniale, Petrarca si rifugia nel terreno che gli è più noto: le enumerazioni
erudite (specialmente nel primo, secondo e quarto trionfo) e le effusioni liriche
(specialmente nel terzo); per approdare
infine alle potenti fantasie cosmologiche
L’opinione pubblica, in
seguito anche a dicerie disinvoltamente acuite da certi
mezzi di comunicazione di
massa, continua ad interessarsi alla causa della morte di
papa Luciani.
Questo libro ripristina la verità con documenti, testimonianze ed anche giudizi di illustri personalità nel campo
della medicina legale, confutando le assurde ipotesi senza
le quali una commedia, una
trasmissione radiotelevisiva
o un film non avrebbero successo. L’autore, che è un
autorevo-le magistrato, scrive
perciò bene nella prefazione:
«Papa Luciani non avrebbe
certamente voluto tutto questo
e gli chiedo venia; son perciò
certo che, da lassù, mi sta
rispondendo con uno di quei
suoi arguti sorrisi che lo
hanno reso famoso e simpatico a tutti: persino a David
Yallop».
Lucio D’Orazi, La morte
di papa Luciani, (In nome di Dio
o del diavolo?), Logos, pagine,
EDIZIONI LOGOS
[email protected]
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
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degli ultimi due trionfi. I Trionfi furono
iniziati probabilmente verso la metà
degli anni Cinquanta e conobbero una
lunga stesura: le testimonianze datate
vanno dal 1357 al 1374.
Non ricevettero tuttavua l'ultima mano
e non furono divulgati, neanche parzialmente, durante la vita di Petrarca.
Poco dopo la sua morte, prima
Giovanni Boccaccio e poi Giovanni
Dondi chiesero notizie della loro sorte
rispettivamente a Francescuolo da
Brossano e a Lombardo della Seta, che
erano rimasti custodi delle carte petrarchesche e che dovettero curare la prima
diffusione del poema. (m.d.)
Paul
Claudel
Cinque
grandi
odi
...soltanto un raggio d’oro nella vela
E quando il suo canto erompe com'esaltazione dell'anima che
sente la sua stirpe divina, giuoco o piacere o illusione più non è,
ma ebbrezza della virtù che sa di creare, di là dal mondo sensibile, oltre i limiti della contingenza, realtà d'amore che nobilita
l'istinto, ansia di protendersi nell'infinito ch’è musica [...]
Ed impossibile è non avvertirne quell'armoniosa dolcezza di
suono e d'in-flessione e di musicalità ch’avvolge la parola nel
suo srotolarsi lungo la magia del canto, contrappuntato da
un’uguale ispirazione, da una luce sempre identica e dalla
sacralità che misteriosamente la percorre...
Ed è la tragedia dell’orgoglio umano, la follia della società iinfollita, la catastrofe del desiderio evaso dalla legge, il canto della
vita e della superazione dalla morte...
Ed ecco allora le Cinque grandi odi irrompere nel turbinìo
delle foglie d'oro, nell'orchestrale giubilo, nel sale del fuoco che
schiocca, nell'improvvisa deflagrazione dei versi, nello scoppio
della folgore triforcuta, nell'inestinguibil eco...
E così l'«ode pura come un bei corpo nudo risplendente di
sole» frammischiando si discioglie piedi che fuggono il peso del
corpo inerte, Ulisse da caldi dèi inseguito nella notte soltanto un
raggio d’oro nella vela, l’oro innato (o l'interiore conoscenza che
da sé possiede ogni cosa) nella sostanza umana infuso, l’acclamazione della tromba insieme con il latino del gallo...
Paul Claudel, Cinque grandi odi, Testo originale a fronte,
traduzione e introduzione di Luigi Castiglione
edizioni
logos
BAMBINI
IN PROVETTA
Inseminazione
artificiale
e fecondazione
in vitro
L'inseminazione artificiale e la fertilizzazione in vitro sono già entrate
nella vita della famiglia umana.
Ormai non si contano più i bambini
nati con l'aiuto delle tecniche moderne. La loro nascita risponde ad una
precisa istanza di coppie che, penalizzate dalla natura, desiderano fortemente un figlio.
Ma, se opportuno è dar aiuto a coloro che desiderano vincere la sterilità, doveroso è pure prestare attenzione ai mezzi con i quali si possa
vincerla ed ai soggetti che vi sono
coinvolti.
Bompiani, Campanini, Concetti, Jervolino Russo, Saulle,
Sermonti, Serra, Bambini in
provetta (Inseminazione artificiale e fertilizzazione in vitro), a
cura di Gino Concetti, Logos,
pp. 208, € 18.
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
IN PRIMO PIANO
La Collana dei Classici italiani dell’UTeT si arricchisce
con una grande e prestigiosa novità
MASCHeRe NUDe
Opere teatrali di Luigi Pirandello
• 3 volumi • 2.330 pagine complessive • 15 tavole fuori testo
• edizione coordinata da Angelo R. Pupino
• A cura di Guido Nicastro
La drammaturgia di Luigi Pirandello (1867-1936) rappresenta una tra le vette più alte della storia
del teatro italiano.
Il teatro di Pirandello, che si presentò subito come un’assoluta novità, si impone per l’ampiezza
della produzione (ben 47 opere) e per il valore dei risultati raggiunti. Fu proprio il teatro infatti che
rese lo scrittore siciliano un autore conosciuto in tutto il mondo a partire dal 1921, data della prima
rappresentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore, la sua opera più rappresentativa. Soprattutto
grazie al messaggio geniale della sua produzione teatrale, a Pirandello fu assegnato nel 1934 il
Premio Nobel.
Le opere teatrali di Pirandello sono divenute parte essenziale della nostra letteratura, del nostro
teatro, della cultura e del linguaggio. Non è certo un caso se alcuni suoi titoli – Così è (se vi pare), Il
giuoco delle parti, Ma non è una cosa seria – sono diventati modi di dire comuni della nostra lingua.
e ‘«pirandelliano» è un aggettivo usato per indicare qualcosa di paradossale: come tutte le situazioni
di queste celebri opere teatrali.
Il grande messaggio di Pirandello nelle Maschere nude è che il
teatro non aiuta più l’uomo a dare spiegazione ai suoi conflitti interiori, come succedeva nelle epoche precedenti.
L’uomo contemporaneo è infatti come bloccato in una maschera
che lo imprigiona e gli rende difficile comunicare e stabilire verità
comuni.
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IN PRIMO PIANO
OPERE DI LÉON BLOY
le grandi
opere,
e le più belle
pagine,
di Léon Bloy
tradotte
e presentate
da Luigi
Castiglione,
uno dei massimi
specialisti
di letteratura
francese
in Italia
www.edilogos.com: leggi in LeGGeRe la voce Léon Bloy
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
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IN PRIMO PIANO
LeTTURA DeL MeSe
...nel libro di Charles Péguy, La nostra giovinezza, leggiamo
La borghesia distrugge
i popoli e le nazioni
TOMBS OF ILLUSTRIOUS
ITALIANS AT ROME
Questo volume speciale del «Bol-letttino d’arte» della Royal Library di Windsor,
intitolato Tombs of Illustrious Italian at
Rome (Casa Editrice Olschki) contiene esclusivamente disegni di lastre tombali e di
monumenti romani, dovuti a più autori ed
eseguiti con tecniche diverse.
La raccolta rappresenta un unicum nel
panorama delle campagne di documentazione della prima metà del Seicento e
fornisce preziose testimonianze sull’aspetto di sepolture andate perdute o a noi
giunte in assetti pesantemente alterati.
Tradizionalmente incluso nel Museo
Cartaceo di Cassiano dal Pozzo, l’album è
invece da riferireVallo storico Costantino
Gigli (circa 1590–1666), figura fino ad
oggi poco nota che condusse ricerche sulla
storia delle fa-miglie nobili romane e delle
istituzioni civiche capitoline e collaborò
alla realizzazione del trattato Delle memorie sepolcrali del collezionista Francesco
Gualdi (circa 1574 - 1657).
Il volume di Windsor è pertanto da intendere come «strumento di lavoro» dal
carattere e-minentemente privato e non
sistematico, che Gigli assemblò a partire
da un precedente silloge, costituita in gran
parte da disegni di buona qualità radunati
al principio del Seicento da un ignoto personaggio, in cui è forse da riconoscere lo
stesso Gualdi o il padre di Costantino,
Giovanni Battista.
Le tombe riprodotte nei disegni risalgono ad un periodo molto ampio, che va dal
Duecento ai primi decenni del XVII secolo; particolarmente ben» rappresentati
sono le lastre terragne tre/quattrocentesche, i monumenti parietali di epoca
rinascimentale, i grandi depositi della seconda metà del Cinquecento.
Apologia per Bernard-Lazare. —
Nutrendosi, abbeverandosi della nostra
mistica, e subito deformandola, subito
corompendola, stravolgendola subito in
politica, i nostri politicanti con Jaurès in
testa, Jaurès primo fra tutti, crearono quel
duplice inganno politico, primo, che il
dreyfusismo era anticristiano, secondo che
era antifrancese. È necessario fermarsi un
momento sul secondo.
Perfino il nostro socialismo, il nostro
precedente socialismo — non ci sarebbe
bisogno di dirlo — non era affatto antifrancese, affatto antipatriottico, affatto
antinazionale. Era essenzialmente e rigorosamente, precisamente internazionale.
Teoricamente non era affatto antinazionalista. Era precisamente internazionalista.
Lungi dall’indebolire o dal diminuire o trascurare la nazione, al contrario la esaltava,
la rinvigoriva. La nostra tesi era ed è invece che è la borghesia, il borghesismo, il
capitalismo borghese, il sabotaggio capitalistico e borghese che distrugge la nazione
e il popolo. Bisogna dunque credere che
non ci sia niente di comune tra il socialismo di allora, il nostro socialismo, e quel
che va oggi sotto questo nome. Anche in
questo campo la politica ha compiuto l’opera sua, in nessun altro campo come in
questo la politica ha disfatto, snaturato la
mistica. La politica, voglio dire la politica
dei politici, dei professionali, dei politicanti dei politici parlamentari. Ma più ancora,
senza dubbio, l’hanno disfatta, snaturata,
con l’invenzione, l’intervento, l’introduzione del sabotaggio che è una invenzione
politica allo stesso modo del voto, più
ancora del voto, peggiore, voglio dire più
politica, più profondamente politica, ancora i più, in dubbio, l’hanno disfatta gli antipolitici di professioni, gli antipoliticanti, i
sindacalisti, gli antipoliticanti antiparlamentari. Noi pensavamo allora, e pensiamo ancora oggi, ma quindici anni fa tutti
pensavano o almeno fingevano di pensare
come noi e su questo punto, su questo principio non c’era l’ombra dell’esitazione,
l’ombra della contesa: che sono i borghesi
e i capitalisti che han cominciato. Voglio
dire che i borghesi e i capitalisti han cessa
to di compiere la loro funzione sociale prima
degli operai. È chiarissimo che il sabotaggio
dall’alto è di molto anteriore al sabotagio dal
basso, che il sabotaggio borghese e capitalista
è anteriore, e di molto, al sabotaggio operaio;
che i borghesi e i capitalisti han cessato di
amare il lavoro borghese e capitalistico molto
prima che gli operai abbian cessato di amare il
lavoro operaio. È precisamente in quest’ordine, cominciando dai borghesi e dai capitalisti
che si è diffuso questo disamore generale per
il lavoro che è la tara più profonda, la tara fondamentale del mondo moderno. Tale essendo
la situazione generale del mondo moderno,
non era affatto il caso di agire come hanno
agito i nostri politicanti sindacalisti, inventando, aggiungendo un disordine operaio al disordine borghese, un sabotaggio operaio al
sabotaggio borghese e capitalistico. Era il
caso di agire in senso opposto, e infatti il
nostro socialismo era essenzialmente ed anche
ufficialmente una teoria generale, una dottrina, un metodo generale, una filosofia dell’organizzazione e della riorganizzazione del
lavoro, della restauraione del lavoro. Il nostro
socialismo era essenzialmente ed anche ufficialmente una restaurazione, anzi una restaurazione generale, una restaurazione universale. Nessuno allora lo metteva in dubbio. Ma in
quindici anni i poltici ne hanno fatta di strada.
(La doppia specie dei politici, i politici propriamente detti, e gli antipolitici). I politici
hanno prevalso. Si trattava invece di una
restaurazione generale, di una restaurazione
totale, di una restaurazione universale, cominciando dal mondo operaio. Si trattava di una
restaurazione totale fondata sulla preliminare
restaurazione del mondo operaio. Si trattava
precisamente, e nessuno allora lo metteva in
dubbio, tutti invece lo insegnavano e lo professavano, si trattava di effettuare un risanamento generale del mondo operaio, un rinvigorimento, un risanamento molecolare, organico, e cominciando da questo risanamento si
trattava di attuare man mano il risanamento
della società intera. Era già quella morale,
quel metodo, generale, quella filosofia dei
produttori che doveva trovare in Sorel, moralista e filosofo, la sua espressione più elevata,
la sua espressione definitiva. Aggiungo che
non poteva essere che così. E che non si pote-
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IN PRIMO PIANO
va in alcun modo sostenere che fosse qualcos’altro. Diciamolo in termini chiari: per il
filosofo, per ogni uomo pensante il nostro
socialismo era una religione della salvezza
temporale, lo era positivamente e non era
nulla di meno. E ancor oggi è così. Noi
volevamo la salvezza temporale dell’umanità attraverso il risanamento del mondo operaio, il risanamento del lavoro e del mondo
del lavoro, la restaurazione del lavoro e
della dignità del lavoro; attraverso un risanamento, un rinvigorimento organico, molecolare, del mondo del lavoro, e per suo
mezzo di tutto il mondo economico, industriale. Di tutto quello che chiamiamo
mondo industriale, opposto al mondo intellettuale e al mondo politico, al mondo degli
studi e al mondo parlamentare; quel che
chiamiamo economia; morale dei produttori, morale industriale; mondo economico;
mondo operaio; struttura (organica, molecolare) economica, industriale; quel che chiamiamo industria, regime industriale; quel
che chiamiamo regime della produzione
industriale. Il mondo intellettuale e il
mondo politico invece, il mondo degli studi
e il mondo parlamentare vanno insieme.
Attraverso la restaurazione del costume
industriale, attraverso il risanamento della
fabbrica è la salvezza temporale dell’umanità che noi speravamo, che noi perseguivamo. E ne rideranno solo quelli che si rifiutano di capire che il cristianesimo stesso, il
quale è la religione della salvezza eterna, è
impantanato in quel pantano, il pantano del
malcostume economico, industriale; che il
cristianesimo stesso non se ne trarrà fuori
senza una rivoluzione economica, industriale, che insomma non c’è luogo di perdizione fatto meglio, meglio ordinato, meglio
attrezzato, per così dire, che non c’è strumento di perdizione meglio co-struito della
fabbrica moderna.
La piaga della droga, che colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in pericolo l'esistenza della prossima generazione.
Combatterla è lo scopo di questo volume
che, avvalendosi di un originale metodo
d'indagine, offre un'esatta diagnosi di quello
che si può ormai chiamare il "male del secolo". Nel contempo dà anche un volto ben
preciso alla "multinazionale della droga", di
cui disvela i centri di produzione, il controllo del mercato, le banche che ne gestiscono
gli enormi proventi, i collegamenti con il
crimine organizzato, la corruzione delle
forze politiche che ne reclamano la liberalizzazione, le istituzioni che ne elaborano la
cultura...
Georges Bernanos
Il cammino
di Cruz das Almas
Luigi Castiglione
Consolazioni
agli imbecilli
Polemista d'indubbia coerenza,
creatore del romanzo teologico,
poeta della grazia come nessun altro
scrittore moderno.
Georges Bernanos (1888-1948) fu
uomo che «non barò mai in un
mondo in cui tutti barano».
Rinunciò alla Legion d'onore, rifiutò l'Accademia francese, respinse la
poltrona di ministro scegliendo
d'esser – come ebbe a scrivere
Stanislas Fumet – «un esplosivo, un
vulcano ch'eruttava disprezzo come
lava, e non certo con la ponderatezza
di Léon Bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso
era il ribollimento, l'effervescienza».
È questo Bernanos che c'è anche
in questo libro…
Quasi un seguito ai « prolegomeni agli
infami », questo libro di CastigÌione persegue
quell’imbecillità e stoltezza o stupidità, che
implica « freddezza del cuore » (Leopardi),
« fa muovere l’uomo a carponi » (Anosto) e
tale induce un « traviamento del giudizio »
(Cicerone) da sfociare spesso nell’oligofrenia
più aberrante... Opponendo così dunque ancora una volta all’iniquità la bontà, all’ottusità
l’acutezza e la sagacia, la perspicacia, all’ebetismo l’intelligenza, mediante quel suo
peculiare modo d’interrogare indirettamente,
o scavare interiormente, voci perlopiù discordi, se non dissonanti, di scrittori che, in un
certo qual senso onirico, gli sono stati più o
meno congeniali tra i tanti con i quali, lungo i
secoli, ha trovato la possibilità di colloquiare,
egli perviene ad ipostatizzare alcune tra le
aberrazioni più devastanti d’oggi... Fino a
quel Baudelaire le cui bestemmie si risolsero
infine come in una catarsi corale, espressa
nell’accorata implorazione : « Car c’est vraiment, Seigneur, le meilleur témoignage / Que
nous puissions donner de notre dignité / Que
cet ardent sanglot qui roule d’âge en âge / Et
vient mourir au bord de votre étemité »...
Georges Bernanos, Il cammino
di Cruz das Almas, vol. I, eBook,
pagine 196, € 18
Luigi Castiglione, Interrogativi indiretti a Šolochov, Malraux, Papini, Greene, Asturias, Hauthorne, Gide, Baudelaire, Milosz, eBook, pagine 160, € 16
edizioni
logos
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
IN PRIMO PIANO
TRIONFI
di Francesco Petrarca
Riproduzione in facsimile del Manoscritto Cod. 2581 (Les Triumphes de Petrarque)
conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek
(Biblioteca Nazionale Austriaca – Vienna)
Testo in francese - commento di Bernardo Glicino
Tiratura limitata e numerata di 499 esemplari in numeri arabi di cui 20 FC
e 299 esemplari in numeri romani
Riproduzione in facsimile fedele all’originale in ogni particolare
1 Volume di grande formato di cm 32,5X21 - 590 pagine
86 grandi miniature tutte inserite in eleganti cornici dorate
Oltre 1.800 capilettera dorati
Coperta in pelle pieno fiore a concia vegetale
Legatura artigianale con cucitura eseguita con ago e filo di canapa Applicazione manuale del colore oro in due tipologie: in lamina nei
capilettera e in polvere nelle miniature - Elegante cofanetto - Dedica
personalizzata trascritta da calligrafo - Volume di Commentario con
la Prefazione dell’ Ambasciatore d’Austria in Italia Christian B.M.
Berlakovits - Pagine totali: 590 - Richiedi informazioni su questo
prodotto
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La «trilogia dell’effimero»
di Luigi Castiglione
Luigi Castiglione
Clinton, le pene
Luigi Castiglione
Diana, la favola
Luigi Castiglione
Il Piccolo dittatore
(Clonare Starr)
(In nome di Sua Maestà)
(Berlusconi, atto primo)
Pagine 254, € 18
Pagine 256, € 18
Pagine 290, € 23
Romanzo o storia romanzata,
affabulazione, oppure semplice
«divertissement»?
Forse una favola in cui, come
l’autore scrive, «l'ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno,
il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la
parodia, la risata non son che
l’altra faccia della tristezza» in
un mondo in cui «si vive tra
vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...»
Cos'è alla fin fine una favola se non
una narrazione in cui parlano ed operano anche animali ed esseri inanimati
ed immaginari sempre (fate, gnomi,
streghe ed alberi, serpenti e rane e
fiori...) con lo scopo di trarne una
morale, ο la rappresentazione scenica,
oppure l'intreccio d'un dramma ο d'un
poema, e l'illusione altresì, il dramma
creato dalla vita? È la favola di queste
pagine, che non configurano una
biografia, ma soltanto brandelli di
carne d'una vita che, volendo viversi in
tutte le implicanze, non lo fu che nell'immagine falsata e latente, fugace,
nell'apparenza ingannevole, nel rincorrere l'effimero, l'inconsistenza, la futilità, la debilità dell'essere, ove il nulla
profonde ha le radici...
La triste, breve favola in cui una
principessa si muove e muore, nel
dramma d'una vita, tra fiori e rose, tra i
fiori e le rose, e tra le spine...
« ...in quello che doveva essere il
periodo di transizione al bipolarismo
alternativo, si son moltiplicati i partiti
trasversali, i partiti strumentali, i partiti
estraparlamentari (dei magistrati, dei
giornalisti, degli azzeccagarbugli, degli
intellettualoidi, degli imbecilli, degli infami...)
Son in verità caduti falci, martelli,
rose, garofani, biancofiori, querce ed
altro, ma son nati ulivi e margherite e
persino asinelli, e spine, rovi, tanti...
Sicché l’acheronteo tragittatore e dantesco, nella fossa i felini se l’è infine
ritrovati d’ogni parte convenuti...
Come perciò non credere nei vichiani
«corsi e ricorsi storici»? quel che successe allora contro quest’uomo passionale, coerente, quest’uomo forte, sta
succedendo anche oggi: lo stesso identico copione! Gli stessi cani politici, gli
stessi pupazzi, le stesse marionette (con
altra maschera) aizzati contro il
Governo, e il suo Presidente, qualsiasi
cosa faccia, qualsiasi cosa dica! Gli
stessi scioperi «manovrati»... Le stesse
sceneggiate televisive (uno pro, un altro
contro...)
Chi ne tiene i fili è sempre lo stesso
Puparo internazionale (la preminenza
delle privatizzazioni, il culto del «massimo profitto», la dittatura del mercato...)
Fino all’abuso di potere, alla soppressione dei diritti umani a scopo di rapina
politica, fino all’omicidio... (da «I colori
della tristezza», presentazione...)
www.edilogos.com: leggi in LEGGERE
(Sommario) la voce Luigi Castiglione
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
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IN PRIMO PIANO
LOGOS / OFFeRTA
SPeCIALe
La Logos offre eccezionalmente
il «Codice di diritto canonico»
a € 13 anziché a € 26*
Le condizioni di vendita restano quelle usuali
con pagamento anticipato mediante
versamento sul ccp n° 64725005 intestato alle
Edizioni Logos
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* 10 copie, € 100
Contributo spese d’invio, rispettivamente 2/6
CODICE
DI DIRITTO
CANONICO
Testo italiano con le «Interpretzioni autentiche»;
le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico»...
Beneplacito della Conferenza episcopale italiana
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 448, € 26 / 13
«Quest’edizione italiana del Codice di diritto canonico presenta alcune caratteristiche che ci piace mettere in risalto [...] La versione italiana curata da Luigi
Castiglione, è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’Ueci, ma
anche perché condotta con criteri più moderni (per esempio, uno tra centinaia,
«potestas» è resa con «potere» e non con «podestà» [...] Per tutte queste caratteristiche positive [...] essa merita la più ampia diffusione e utilizzazione da parte
degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa
(e.M. Lisi, «La Scala»).
edizioni
logos
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ANNO XXXII
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IN PRIMO PIANO
«INCONTRO AL PARCO DELLE TERME» DI FABRI
Il teatro
dell’amore
Diamo di seguito la prefazione che Luigi
Castiglione scrisse trent’anni fa (febbraio
1982) in occasione della pubblicazione
d’Incontro al Parco delle Terme di Diego
Fabbri.
Scrisse Jacques Copeau: «Non si
tratta di sapere se il teatro d'oggi trarrà il suo fascino da questo – quell'esperimento, attingerà la sua forza dall'autorità di questo – quel maestro
della scienza anziché di un talaltro. Io
credo che bisogna chiedersi se sarà
marxista – cristiano. Dacché occorre
che sia vivo, cioè popolare. Per
vivere, occorre che rechi all'uomo
delle ragioni di credere, di sperare, di
espandersi. Questa sorgente di nuovo
calore, quanto a me, oso dire che la
troveremo soltanto in una religione
d'amore».
Fabbri, commentandolo, ebbe a
scrivere: «È forse maturo il tempo
perché la cristianità – la religione dell'amore – torni ad avere, dopo secoli,
un suo grande teatro. Una comunità
come la cristiana, intimamente partecipe di quella smisurata realtà
drammatica, indicibilmente amorosa
e socialmente davvero progressiva,
che è la vita del Corpo mistico di
Cristo, non può non ambire a un suo
grande, inconfondibile teatro. La vita
della cristianità, in questo senso, è
continuità di rappresentazione interminata che trae cominciamento dal
sacrificio del Martire, Cristo, vittima
espiatoria, e si ramifica in un dialogo
a più voci dai timbri e dai piani diversi; poiché alle voci di noi uomini
ancora in cammino e sempre in
battaglia – alle voci dei militanti –,
rispondono quelle di coloro che già
espiano nella certa speranza della
beatitudine – fratelli a noi, ma già
liberati del corpo – ; e su tutti passa,
come un esercito volante, la moltitu
dine di chi ha trionfato nel dramma terreno e sta già assiso nell'altro Regno,
assiso, ma non in sé concluso e assorto, bensì ancora proteso su noi camminanti – esercito soccorritore pietoso.
Membra tutti d'un unico corpo che
espiò per tutti a prezzo di sangue —
membra che si comunicano nella circolazione di quel sangue i dolori e le
esultanze, che fruiscono dello stesso
flusso di sangue, della stessa circolazione di vita. Questo è grandissimo e
sublime teatro consolatorio e catartico
— questo è teatro d'amore, questo è
teatro di solidarietà e di comunione,
questo è il teatro a cui pongon mano la
terra e il cielo. Il teatro dell'uomo completo, dell'uomo integrale, dell'uomo
che non può escludere la parte più rilevante del suo travaglio».
Con quest'ultime parole, inconsapevolmente, Fabbri definiva anche il
suo teatro, da Inquisizione a Processo
a Gesù, da Veglia d’Armi a Figli d'arte, da Paludi a Ritratto d'ignoto...
Il teatro gli sgorgava da un segreto
fervore, da un'imperiosa esigenza, da
una profonda inquietudine. E denuncia, delirio, graffiarne giuoco dell'intelligenza, era sempre un teatro dell'uomo integrale. Il Fabbri non è infatti drammaturgo che si fermi alle manifestazioni epidermiche della realtà
umana. Penetra, scende, fruga nell'essere più segreto dei suoi personaggi; scandaglia, sonda, esplora talvolta
quasi con crudeltà gli abissi dei cuori
che genera alla vita del teatro; cerca,
sveglia, dilata la scintilla d'assoluto
ch'è in loro: «L'uomo, ha egli scritto, è
anche un animale politico, ma non
soltanto politico. Direi che l'eccellenza
dell'uomo risieda proprio in ciò che di
meno politico è in lui, cioè in quel
tanto di assoluto, in quella fiammella
Diego Fabbri
Incontro al parco
delle Terme
Non nell'inferno, né nel limbo ο nel
paradiso si situano i personaggi fabbriani.
Ma, qui, in questa terra. Vivi, doloranti,
carnali. Non pallide larve. Uomini che
soffrono, che si tormentano, ch'anelano
alla grazia. Ο che già ne vivono. Santi in
divenire. Ο in atto. Sempre comunque
nell'inquieta ricerca, come direbbe
Papini, d'una verità vera. Perciò quello
fab-briano si configura come teatro dell'uomo che vuol anzitutto veder chiaro
nella trama del proprio destino, che tende
a liberarsi dalle pastoie della colpa, che
non s'acqueta di fronte al compromesso,
all'ambiguità, all'incoerenza, all'ingiustizia, all'irresponsabilità, all'ipocrisia; dell'uomo che vuol con accanimento evadere
dalle paludi d'una società in decomposizione, svincolarsi dalle suggestioni del
sogno, risvegliarsi alla luce d'una vita autentica; dell'uomo che aspira alla fraternità
nell'amore, alla comprensione più totale
nella giustizia, all'unica salvazione possibile con l'adesione sinceramente reale al
messaggio di Cristo: "Lui, lui solo, conclude un suo personaggio, alimenta e
sostiene... le speranze del mondo...".
Diego Fabbri, Incontro al
Parco delle Terme, Edizioni
Logos, pag. 1220, € 16
logos
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
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IN PRIMO PIANO
d'eterno che si sente dentro. Credo
che l'artista debba operare per svegliare e dilatare questa scintilla di
assoluto che è in tutti e che ci fa veramente uomini».
Ciò che lo distingue da altri drammaturghi (da un Pirandello, un
Cechov ο un lbsen, cui debitamente
quanto alla tecnica, ma impropriamente quanto all'inquietudine fondamentale, si fanno generalmente
risalir le sue ascendenze drammaturgiche), non è quindi soltanto la
lucentezza del dialogo, la singolare
efficacia del discorso poetico, la
felice articolazione dei motivi scenici, l'infallibile tecnica teatrale, l'irripetibile sensibilità psicologica ο il
genuino potere di rappresentare (tutte
qualità riscontrabili in molti altri
maitres come Anouilh, Montherlant
ο Lorca), ma soprattutto quella segreta grazia, quell'intimo fervore,
quell'inquietudine esistenziale che gli
permette di distinguere con nettezza
il caduco dal durevole, l'eterno dal
fugace, il reale dal fittizio, l'assoluto
dal relativo, l'essenziale dal vacuo,
l'ambiguo dal vero. E, a questo
riguardo, se ad esempio il discorso di
Stefanile appare in parte pertinente
allorché sottolinea in Fabbri l'inquietudine come ciò «che spieghi subito
anche le ragioni formali del suo procedimento teatrale, così assiduamente turbato dalla smania di promuovere un continuo processo nel
quale non solo i personaggi sulla
scena ma tutti gli spettatori sono
coinvolti, quando non riescono, nell'amore, a superare la loro condizione
di terribile solitudine», del tutto contraddittorio ci sembra quando afferma che i personaggi fabbriani si
dibattano tutti «nell'assenza di Dio»,
forse perché un po' prima li aveva
esplicitamente collocati «di qua dal
Paradiso ma anche di là dall'inferno,
non in un facile limbo tuttavia nel
quale potrebbero adagiarsi con neghittosa indifferenza». Non nell'inferno, né nel limbo ο nel paradiso si
situano invero i personaggi fabbriani.
Ma, qui, in questa terra. Vivi,
doloranti, carnali. Non pallide larve.
Uomini che soffrono, che si tormentano, ch'anelano alla grazia. Ο che
già ne vivano. Santi in divenire. Ο in
Diego Fabbri (1911-1980), autore
drammatico, scenarista e giornalista. Scrisse la prima commedia a
diciassette anni. Dopo la laurea in
giurisprudenza nell'Università di
Bologna (1936), si trasferì a Roma,
dove lavorò in una casa editrice.
Nel 1940 fu nominato Segretario
generale del Centro cattolico cinematografico suscitando, nelle organizzazioni cattoliche, un concreto interessamento per il teatro
e il cinema.
Tra il 1945 e il 1955 svolse una
vasta attività cinematografica, non
solo come soggettista e sceneggiatore di film d'ispirazione cristiana, ma anche come produtore.
Tra i suoi lavori teatrali vanno
ricordati Paludi (1942), Inquisizione (1950), Processo a Gesù
(1955), Veglia d'armi (1956), Il confidente (1964), Al Dio ignoto
(1980)...
atto. Sempre comunque nell'inquieta
ricerca, come direbbe Papini, d'una
verità vera.
Perciò quello fabbriano si configura
come teatro dell'uomo che vuol anzitutto veder chiaro nella trama del proprio destino, che tende a liberarsi dalle
pastoie della colpa, che non s'acquieta
di fronte al compromesso, all'ambiguità, all'incoerenza, all'ingiustizia, all'irresponsabilità, all'ipocrisia; dell'uomo
che vuol con accanimento evadere
dalle paludi d'una società in decomposizione, svincolarsi dalle suggestioni
del sogno, risvegliarsi alla luce d'una
vita autentica; dell'uomo che aspira
alla fraternità nell'amore, alla comprensione più totale nella giustizia,
all'unica salvazione possibile con
l'adesione sinceramente reale al messaggio del Cristo: «Lui, lui solo, conclude un suo personaggio, alimenta e
sostiene... le speranze del mondo...»
Il motore immobile (di cui, con ben
altra sfumatura di significato, parla
Fiocco), il movente fondamentale, la
molla interiore del teatro fabbriano è
l'inquietudine attiva, ontologica, teologica. Tutt'altro quindi di un'inquietudine segno d'anarchia morale (Camus), di rivolta umanitaria (Duhamel),
d'ambiguità spirituale (Montherlant);
tutt'altro anche d'un'inquietudine di chi
si sia narcisisticamente innamorato
della propria irrequietezza fino a scorgervi poesia, fascino, ragione (Gide);
tutt'altro infine d'una disperata situazione esistenzialistica (Sartre), umanistica (si pensi al Papini di II Pilota
cieco), contingenziale (il peggior
Moravia pseudartista, freudiano, pansessualistico). Bensì, la presenza stimolante, vissuta, sofferta in sé, dell'Eterno cui si tende; quasi l'ungarettiano «sentimento del tempo»; di più
forse «il sentimento tragico della vita»
unamuniano; sempre l'ansia dell'infinito, dell'assoluto, dell'immutabile di
chi sperimenti in sé e contingenza e
relatività e finitezza; bisogno di ritornar al Principio, di rientrar nell'Uno, d'approdar all'Essere; l'agostiniano: «Ci hai fatto, ο Signore, per Te,
ed è inquieto il nostro cuore finché in
Te non riposa».
Quest'ironico, graffiarne, profetico
Incontro al Parco delle Terme, n'è la
riprova più emblematica.
Luigi Castiglione
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IN PRIMO PIANO
eBOOKS LOGOS / Novità
San Bonaventura
Silvio Botero Giraldo
A.D. Sertillanges
Le sei ali
del serafino
La coppia umana
tra idealità e realtà
Preghiera
e musica
Il pensare di Bonaventura è sempre un
pensare «biblico», la sua espressione
tende sempre a riprendere le parole
della Scrittura, inserendole con singolare
naturalezza nel contesto del suo discorso. Ciò però non significa che ci sia mai
in Lui un incriteriato fideismo; anzi,
seguendo la Bibbia egli tende ad assimilare alla vita dell'Essere, cercando agostinia-namente di intendete, nella partecipazione della Luce divina, il senso profondo della vita come dono, al fine di
partecipare più intensamente di Dio. In
questo medesimo senso Bonaventura
propone la lettura dell'opuscolo Le sei ali
del Serafino. Sei sono le ali dei Serafini,
delle più alte creature angeliche che,
secondo Isaia (6,1 ss.), stanno direttamente innanzi a Dio. Bonaventura
intende che come il Serafino ha sei ali,
con il prelato, colui che ha la gravissima
responsabilità non solo della sua personale salvezza, ma anche della vita di
coloro che gli sono affidati e che deve in
nome di Dio liberare dal peccato per renderli operai nella messe divina, debba
avere sei virtù fondamentali. Tali sei virtù
sono : 1) lo zelo della giustizia; 2) la religiosa pietà; 3) la pazienza; 4) una vita
esemplare; 5) l'acutezza e la sensatezza
nelle diverse situazioni della vita; 6) la
devozione vers o Dio.
L’essenza del sacramento del matrimonio non è l’unione legale tra un uomo e
una donna per una inseparabile comunanza di vita, come finora s’era andato
sostenendo, bensì il reciproco amore tra i
coniugi. Il farsi l’uno carne dell’altro, il
divenire una sola carne, come se fossero
un unico essente. E un teologo gesuita,
già negli anni trenta del passato secolo,
l’aveva scritto: « ...quando tra un uomo e
una donna c’è il vincolo dell’amore allora il
matrimonio c’è»; e Giovanni Paolo II, nella
sua prima enciclica, l’aveva ribadito:
«L’uomo non può vivere senza amare; la
sua vita sarebbe priva di senso, se non
fosse riamato, se non sperimentasse
l’amore». Sicchè il sacramento finisce
quando l’amore muore... In sostanza è
questa la tesi sostenuta dal Botero che,
basandosi anche su recenti sentenze
rotali, non fa altro in questo suo nuovo
magistrale libro che ripercorrere l’iter del
sacramento matrimoniale dal punto di
vista storico, morale, giuridico.
La preghiera è musicale per natura;
come ogni parola che si esalta, essa va
incontro al canto. «La parola è un suono
in cui è pri-gioniero il canto» dice Grétry.
Vi è prigio-niero come la statua nel
marmo, sotto le mani di Michelangelo;
ma per scioglierla basta un lieve
accrescimento di vita, perchè qui lo scultore è a casa sua.
La parola esprime un pensiero; ed in
se stessa una parola non è una musica;
ma a questo pensiero è sempre legato
uno stato d’animo, un alone di fantasia,
un gioco di fantasmi dalle tendenze
dinamiche, di cui ritmo e melodia sono la
legge, per quanto poco esso si acceleri.
J. Silvio Botero Giraldo è sacerdote redentorista.Si è licenziato in Diritto canonico e in
Teologia dogmatica nell’Università «Comillas»
(Madrid). Laureato in Teologia morale nell’Accademia alfonsiana dell’Università lateranense di
Roma. Ha insegnato in diverse Università pontificie della Colombia. Professore di Teologia morale
del matrimonio e della famiglia dal 1987 nel-l’Accademia alfonsiana. Collabora con la Cathedra di
teologia morale, con Itepal, l’Istituto del Celam a
Bogotà. È autore di una quarantina di libri e una
cinquantina di saggi pubblicati in riviste dell’Europa e dell’America Latina. La Logos, che ne pubblicherà tutte le opere in esclusiva, ha già in corso
di stampa un settimo volume.
[email protected] – edilogos.com
«La musica prolunga gli effetti dell’anima», dice il De arte musicae, attribuito
(del resto a torto) a san Tomaso d’Aquino.
«Il canto è l’espressione eroica della
pa-rola», dice Carlyle.
ANNO XXXII
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IN PRIMO PIANO
Le grandi opere di Silvio Botero
pubblicate in eBooks dalla Logos
Silvio Botero Giraldo
LA FAMIGLIA DALLA
RALTÀ AL MISTERO
Silvio Botero Giraldo
LA FAMIGLIA COMUNITÀ
D’AMORE
(Dialettica tra unità/fecondità)
Pagine 224, € 18
Pagine 256, € 18
Silvio Botero Giraldo
L’ETICA DELLA
COPPIA NELLA
POSTMODERNITÀ
PROPSETTIVE)
Pagine 280, € 18
Pagine 296, € 18
Silvio Botero Giraldo
LA COPPIA UMANA
TRA IDEALITÀ E
REALTÀ
Silvio Botero Giraldo
UNA NUOVA MORALE
MATRIMONIALE
Pagine 168, € 18
Pagine 296, € 18
Silvio Botero Giraldo
ChIAMATI ALLA
PERFEZIONE COME COPPIA UMANA (FONDAMENTI E
Nuove frontiere dell’etica
www.edilogos.com - [email protected]
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IN PRIMO PIANO
L’idea cristiana
della’amore
di Max Scheler
Maria Grazia
Grassini
in Incontro al
Parco delle Terme
Castiglione / Lo vedo ancora,
lo rivedrò sempre...
Lo vedo ancora, lo vedrò sempre, nel suo rifugio sull’Aventino a
Roma... Andavo a trovarlo spesso, negli ultimi tempi, gli ultimi
anni... Parlavamo di progetti: ripubblicare tutto il suo teatro con la
mia Logos, racogliere tutti gli articoli sparsi in alcuni quotidiani, di
cui non aveva più copia, e che io andavo fin nelle soffitte della
Biblioteca alessandrina a prendermene le «annate» (non c’era personale sufficiente, ma c’era fiducia, c‘era l’affetto per un drammaturgo di cui avevo già scritto in giornali e riviste, tranne nell’
«Osservatore romano» dove il buon Manzini, direttore, m’aveva
detto che non era possibile parlarne perché in alto l’avevano vietato per via delle sue pesantissime critiche alla Chiesa, ossia alle gerarchie ecclesiastiche...), quelle annate tutte ben rilegate, ma pesantissime e scomode da scendere giù (pensate ad es. al formato del
«Messaggero» di quarant’anni fa), per cercarli e fotocopiarli...
Lo vedo ancora, lo vedrò sempre, seduto nel suo divano, giacca
da camera, bastone in mano, chiedeva che ci portassero un caffé...
Gli portavo fotocopia degli articoli e lui, giulivo, li riguardava e si
riprometteva di rileggerli e ritoccarne qualcuno un tantino, forse, e
me ne dava un nuovo elenco di titoli; vi lavorai tantissimo, erano
articoli il cui contenuto, argomento, restava sempre attuale, ma vi
lavorai inutilmente perché, quando la malattia lo costrinse ad
addormentarsi per sempre, tutto quel materiale non l’ebbi più, non
lo vidi più, andò in altre mani, finì in mani, che ne fecere un elenco
per un libro, mentre io mi ripromettevo non solo di ripubblicarli, ma
anche di tramarvi sopra un saggio...
Comunque, lo vedo ancora, lo rivedrò sempre, ed io con lui, a discutere dei «nostri» progetti... (l.c.)
Sembra che sia
venuto il momento di
un nuovo spirito finora solo presumibile di
primavera. Comincia
lentamente l'oscillazione scettica di
questa civiltà, il dubbio su se stessa e
sulle idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più
forte e più urgente. Nel suo cuore germoglia già una nuova volontà di penitenza e di pentimento e di grande
delusione per tutto quello che una volta
aveva adorato e seguito con animo vittorioso. Questo germe, quando i popoli
si renderanno lentamente conto di
quello che hanno fatto, diventerà una
forte e grande corrente di lacrime. Però
soltanto il pentimento è la via al rinnovamento, la via alla rinascita non solo
per i singoli, ma per la società intera. In
questo momento conta moltissimo che
anche i cristiani ascoltino quel grido di
aiuto, e che tutti, facendo rivivere la
propria fede prima nel proprio cuore,
spalanchino questi cuori per riversare
la corrente di fede e di amore, che segretamente scorre nella Chiesa cristiana, riversarla nel mondo, in un
mondo che ha bisogno di questa fede e
di questo amore — che comincia a
desiderarli — che li desidera come non
mai nel passato.
Filosofo tedesco fra i più brillanti
della scuola fenomenologica, Max
Scheler (1874-1928) orienta i suoi
interessi principalmente nel campo
della filosofìa morale, della filosofìa
della religione e della sociologia. Il
diverso modo di concepire la metafìsica, elemento portante dei tre periodi in
cui si può dividere la sua produzione,
provoca le varie risposte: tendenzialmente vitalista nel primo (1899-1913),
crea-zionista e perciò teista e cristiano
nel secondo (1913-1922) e panteista
nel terzo (1922-1928).
eDIZIONI LOGOS
[email protected]
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
IN PRIMO PIANO
La piaga
della droga
La piaga della droga, che
colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in
pericolo l'esistenza della
prossima generazione.
Combatterla è lo scopo di
questo volume che, avvalendosi di un originale metodo
d'indagine, offre un'esatta
diagnosi di quello che si può
ormai chiamare il "male del
secolo". Nel contempo dà
anche un volto ben preciso
alla "multinazionale della
droga", di cui disvela i centri
di produzione, il controllo del
mercato, le banche che ne
gestiscono gli enormi
proventi, i collegamenti con
il crimine organizzato, la corruzione delle forze politiche
che ne reclamano la liberalizzazione, le istituzioni che ne
elaborano la cultura...
Droga S.p.A. (La guerra
dell’oppio)
K. KALIMTGIS, D. GOLDMAN, J. STEINBERG
Droga S.p.A. (La guerra dell’oppio)
Pagine 446, 76 foto, 10 tavole prospettiche, € 26
edizioni logos
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SCAFFALE
EDITRICE OLSChKI / Novità
PAESAGGI
DI MONTALE
FILIPPO DE PISIS
BOTANICO FLâNEUR
Monica Cioli
Il fascismo
e la «sua» arte
(Dottrina e istituzioni
tra futurismo e Novecento)
Paesaggio ligure
e paesaggi interiori
nella poesia di
Eugenio Montale
Atti del Convegno internazionale
«Credo non esista nulla di simile al
mondo» (Parco Nazionale delle
Cinque Terre, Riomaggiore Monterosso (La Spezia), 11-13
dicembre 2009)
A cura di Paola Polito e Antonio
Zollino
Tornare a occuparsi del paesaggio
montaliano ha signi- ficato per i curatori l’apertura di uno spazio di interpretazio- ne e di confronto fra studiosi assai differenti per formazione,
provenienza e aree disciplinari, senza l’imposizione di una linea o una
tesi di fondo precostituita. Ognuno ha
parlato liberamente del suo Montale
e, partendo dal paesaggio, ha trattato talvolta cose molto diverse, in
un’esplorazione del paesaggio montaliano inteso come luogo dell’anima,
referente onnicomprensivo di un
mondo interiore unico e variegato.
Biblioteca dell’«Archivum
Romanicum». Serie I, vol. 390,
2011, cm 17x24, VIII-284 pp.
con 7 figg. n.t.
P. Roncarati/ R.Marcucci
Filippo de Pisis
botanico flâneur
Molti artisti hanno affinato una sensibilità
cromatica e tattile ammirando la teatralità
della natura e cogliendo piante fiori foglie
radici cortecce fossili: reperti e dettagli di un
microcosmo trascurato dai più, che esplorano l’universo visibile protendendo piuttosto
lo sguardo verso l’alto. C’è però chi ha indagato il prodigio della materia e delle sue
forme con le mani tra l’erba, sporcandosi di
terra, ‘consultando contadini e montanari’
superando i confini della scienza accademica. Un collezionismo di reperti di natura,
come un saggio filosofico, genera molte
domande oltre che emozioni. Il giovane
Luigi Tibertelli, che acquisì fama di pittore
come Filippo de Pisis (1896-1956), ben
prima di divenire uno tra i Maestri della pittura del XX secolo, collezionò un erbario di
circa 1200 piante essiccate, donato nel 1917
all’Ateneo di Padova, dove la raccolta venne
disaggregata. Se ne rese impossibile, quindi,
lo studio come incunabolo formativo di un
artista. L’onerosa pluriennale riemersione di
ogni foglio e una contestuale, ininterrotta
riflessione hanno portato le protagoniste di
questa operazione – ciascuna con specifiche
competenze – alla stesura di unsaggio che
indaga sulle implicazioni della precoce passione botanica di de Pisis. La tesi di fondo è
l’affascinante e produttivo connubio, per il
futuro artista, tra reperti botanici, rilevanze
paesaggistiche, atmosfera poetica. Il saggio
è arricchito da immagini e schede botaniche
che testimoniano altresì la serietà scientifica
della collezione esaminata.
Paola Roncarati - Rossella Marcucci, Filippo de Pisis botanico flâneur,
un giovane tra erbe, ville, poesia,
Giardini e paesaggio, vol. 30, 2012, cm
17x24, XVI-208 pp. con 43 figg. n.t. di
cui 36 a colori.
L’Autrice affronta le vicende che
hanno caratterizzato la prima metà del
’900 in Italia, parlandoci dell’arte e dell’architettura del Ventennio, o meglio
degli influssi reciproci e delle affinità fra il
linguaggio politico e quello culturale.
«L’idea di partenza era quella di analizzare il futurismo per capire meglio il fascismo» spiega la studiosa, il cui testo
prende le mosse dal mito di un’Italia
rigenerata, «creatrice di una moderna
civiltà», mito insito nell’origine stessa
dell’avanguardia italiana e che il regime
fascista farà suo. Arte e politica vogliono
entrambe educare e formare un nuovo
individuo. La scienza sta al cuore di
questo rivoluzionario progetto: strettamente connessa, dapprima, allo sviluppo
tecnologico e al mondo delle macchine,
diverrà poi viatico per il superamento,
anzitutto morale, della materia. L’interesse del volume sta anche nel tentativo
di dare significato politico-costituzionale
a tutto ciò.
Monica Cioli insegna «Storia della
politica europea e internazionale» presso la Facoltà di Sociologia dell’Università
degli Studi di Trento. è stata assistente
presso l’Istituto Storico dell’Università di
Berna, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia in Germania (Università di
Kassel) e ottenuto una borsa di studio
postodottorato nell’ambito del Dottorato
Internazionale «Comunicazione politica
dall’antichità al XX secolo» (Università di
Francoforte, Innsbruck, Bologna, Trento,
Pavia). Fra le pubblicazioni principali si
ricordano Pragmatismus und Ideologie.
Organisationsformen des deutschen
Liberalismus zur Zeit der Zweiten
Reichsgründung e Un Congresso internazionale di fisica: l’organizzazione della
scienza nella co-struzione dello Stato
fascista, in Fascismo e scienza. Le celebrazioni voltiane e il Congresso internazionale dei Fisici del 1927, a cura di A.
Gamba e P. Schiera, Il Mulino, 2005.
Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto., Collana «Inediti», vol. 2, 2011,
cm 15x21, XXVI-366 pp. con 16
tavv. f.t.
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
27
IN PRIMO PIANO
state vittime. Nel suo principio
essenziale questa forma, quest’ideale di vita comune che si chiama
democrazia deriva dall'ispirazione
evangelica, senza la quale non può
sussistere: ed in virtù della cieca
logica dei conflitti storici e dei meccanismi della memoria sociale, che
non ha nessun rapporto con la logica del pensiero, si sono viste le
forze direttive delle democrazie
moderne rinnegare, per tutto un
secolo, il Vangelo e il cristianesimo,
in nome della libertà umana, e le
forze direttive degli strati sociali
cristiani combattere, per tutto un
secolo, le aspirazioni democratiche
in nome della religione».
Jacques Maritain
La Tragedia
della democrazia
«La tragedia delle democrazie
moderne consiste nel fatto che
non siano ancora riuscite a realizzare la democrazia.
Molte sono le cause di questo
fallimento. Anzitutto i nemici dell'ideale democratico non hanno
mai deposto le armi; i loro risentimenti, il loro odio per il popoo e
per la libertà non hanno mai cessato di crescere via via che le
debolezze e gli errori delle democrazie moderne offrivano loro
più numerosi pretesti...
Un'altra grande causa del fallimento delle democrazie moderne
per attuare la democrazia è il fatto
che quest'attuazione esigeva ineluttabilmente che fosse compiuta
sia nell'ordine sociale che nell'ordine politico, e che quest'esigenza non sia mai stata adempita...
Ma la causa principale è d'ordine spirituale: consiste nell'intima
contraddizione e nel tragico malinteso di cui le democrazie moderne, soprattutto in Europa, sono
Jacques Maritain, nato a Parigi il
18 novembre del 1882. discepolo di
Bergson, fu presto conquistato dalla
filosofia tomistica, diventandone battagliero apostolo. Nel 1912 insegna filosofia a Parigi, nel 1933 a Toronto,
nel 1939 negli Stati Uniti (Princeton,
Columbia University. New York).
Dal 1945 al 1948 è ambasciatore di
Francia presso il Vaticano. Nel 1960 si
ritira a vivere in un convento di Tolosa,
dove muore il 18 aprile 1973, lasciando innumerevoli opere su problemi
metafisici, gnoseologici, morali, estetici, politici, sociali, mistici e pedagogici.
Qualche anno prima, scrivendo a
Cocteau, François Mauriac osservava: «Il male esiste, e tu ben lo sai.
Tutti lo sappiamo. Ma esiste anche il
bene, e tu hai potuto scorgerlo nello
sguardo di p. Charles de Foucauld e
in quello di Jacques Maritain».
Jacques Maritain
Primato
dello spirituale
Libro polemico, a ben guardare,
anche nel clima culturale degli anni
'70, in relazione a quello che è stato
chiamato – con probabile, anche se
implicito e forse inconsapevole riferimento proprio a Maritain – il «primato del temporale».
Ma la breve stagione di questa
teologia politica imperniata sul «primato del temporale», soprattutto se
ciò sia inteso nel senso riduttivo di
una lettura esclusivamente politica
del Vangelo, si è forse già conclusa,
non senza lasciare ampi spazi vuoti
nella cultura politica dei cattolici;
mentre si profila, nella prospettiva
degli anni ‘80, un cristianesimo «più
religioso», e forse più intimistico, se
non del tutto disimpegnato rispetto
alle realtà terrestri.
In questo contesto la rilettura del
libro può offrire ancora oggi utili punti
di riferimento per il recupero di un
«primato dello spirituale» che non s'identifichi con una religiosità astratta
e disincarnata ma sia sempre sorretto da una robusta attenzione alla storia. (dalla prefazione di Giorgio Campanini)
28
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
SCAFFALE
Avventure
del corpo
Verità, bellezza,
bontà
di Paolo Sorcinelli
di howard Gardner
C
ulture e
pratiche
dell'intimità quotidiana
Può sembrare
paradossale, ma
la storia è fatta
così: le cose più
semplici e abitudinarie, quelle di
tutti e di tutti i
giorni, sono le
più sconosciute.
Del corpo come
fonte di piacere e suscitatore di desideri,
del corpo come entità materiale, organica,
triviale, poco è stato detto, e poco si ricorda: funzioni organiche, sessualità ed erotismo hanno rappresentato, in tutti questi
secoli, un tabù da aggirare con terminologie velate e moralistiche o, al contrario,
da infrangere con scritti provocatori e
compiaciuti.
La precettistica religiosa, la letteratura libertina, l'arte figurativa e i documenti
archivistici delineano tuttavia la storia sotterranea di un'intimità quotidiana a lungo
passata sotto silenzio. Gesti intimi, piaceri
e repressioni guidano quest'inedita e
appassionante storia che, dal Medioevo
alle soglie del Novecento, porta alla luce
stimolanti visioni culturali e nei pruriti di
pulci e pidocchi, nelle pratiche igieniche,
nelle sollecitazioni e nelle mortificazioni
delle “parti vergognose”, ci fa rivivere le
avventure e le sorprese di un corpo a
misura d'uomo.
Bruno Mondadori, 2012, p. 240, € 15
F
in dall'antichità,
filosofi,
teologi e artisti
hanno tentato di
descrivere e
classificare le
virtù che definiscono la civiltà. In
Verità, bellezza,
bontà, Howard
Gardner esplora
il significato di
queste tre virtù
in un'epoca in
cui il progresso tecnologico e un diffuso
atteggiamento scettico nei confronti della
natura umana hanno profondamente
scosso la nostra visione morale. La sua
analisi mostra che sebbene questi concetti stiano cambiando più velocemente di
quanto abbiano mai fatto sinora, essi
sono, e rimarranno, pietre angolari della
società. Per molto tempo si è parlato di
morte delle virtù: il vero, il bello, il giusto
si sono dissolti in una molteplicità infinita
di modi di pensarli e interpretarli. Ma la
tendenza sta cambiando e ci si è accorti
che occorre qualche criterio per discriminare tra ciò che è vero e ciò che è falso,
tra ciò che è bene e ciò che è male, tra
ciò che è arte e ciò che non lo è. Questo
senza dimenticare che l'epoca in cui viviamo e il futuro che ci attende impongono
di saper conciliare e confrontare idee di
verità, bellezza, bontà provenienti da
diverse culture e diversi contesti.

Feltrinelli, 2012, pag. 224, € 20
La Chiesa contro
di Sergio Romano e
Beda Romano
D
ue sono state le grandi rivoluzioni
degli ultimi decenni: quella dei costumi sessuali e quella biologica o
bioetica. La prima ha rimesso in discussione il rapporto tra i sessi, la struttura
della famiglia e la sua stessa esistenza.
La seconda ha offerto alla società umana
nuovi modi per procreare, nascere e
morire. Così come gli Stati europei cercano di adattare la loro legislazione a
questi cambiamenti radicali, anche la
Chiesa cattolica è direttamente impegnata
in queste battaglie giuridiche e scientifiche
perché vede in esse una minaccia alla sua
funzione e alla sua missione. Il matrimonio
fra omosessuali, la crisi del celibato sacerdotale, la contraccezione, l’aborto, la procreazione assistita, la clonazione, il
trapianto di organi e il testamento biologico
rimettono in discussione il suo insegnamento morale, le sue tradizioni e la sua
funzione di «notaio» nelle tappe fondamentali della vita. Non sorprende quindi
che in queste nuove sfide della modernità,
la Chiesa si ponga come una forza
frenante e di opposizione di cui tutti gli
Stati, anche se in misura diversa, dovranno e devono tenere conto.In questo libro,
Sergio e Beda Romano, oltre a risalire la
corrente del lungo fluire dei rapporti tra la
Chiesa e gli Stati europei, ripercorrendone
le tappe storiche fondamentali, ne esplorano anche la foce, individuando gli attuali
argomenti di frizione e raccontando le
vicende sia di quei paesi in cui la Chiesa,
travalicando, esonda, sia di quelli in cui
governi fermamente laici riescono a porle
solidi e invalicabili argini.
Longanesi, 2012, pag. 252, 16
ChIARE
LETTERE
editore
multimediale
indipendente
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
29
SCAFFALE
Separazione
e divorzio
Fatica
sprecata
a cura di G. Oberto
di Frank Furedi
In quest'opera si
offre una
prospettiva di
studio del diritto
di famiglia riferita agli aspetti di
separazione,
divorzio e più in
generale di invalidità del matrimonio.
Si affrontano,
invero, il tema
degli accordi
preventivi della
crisi coniugale, della mediazione familiare
nei procedimenti di separazione e
divorzio, dell'invalidità del matrimonio (rilevanza canonica, rilevanza civile), della
separazione di fatto, della separazione
consensuale, della separazione
giudiziale, della riconciliazione, delle
cause di divorzio, dei procedimenti di
separazione e di divorzio, dei relativi
effetti in capo a coniuge e figli.
I temi trattati spaziano dai profili
sostanziali a quelli processuali, da quelli
di mediazione a quelli di previdenza, dalle
tutele con riferimento al coniuge debole e
ai minori alle nuove frontiere del risarcimento del danno.
Non si manca di affrontare i temi dedicati
all'assegnazione della casa familiare, alla
pensione di reversibilità, alla famiglia di
fatto (costituzione, scioglimento, profili di
tutela del soggetto debole), ai profili di
responsabilità civile (connessi all'invalidità
del matrimonio, separazione e divorzio),
ai rapporti tra l'invalidità del matrimonio,
la separazione e il divorzio con la normativa comunitaria e sovranazionale.
Un ricco indice analitico aiuta nella ricerca dei temi e delle questioni di maggiore
interesse e, a completamento dell'opera,
è allegato un pratico cd-rom contenente
della giurisprudenza riportata per esteso
e un formulario di immediata personalizzazione.
Che oggi la scuola sia in grave difficoltà è un’evidenza sotto gli
occhi di tutti.
Eppure mai come
adesso ci si è
preoccupati tanto
dell’istruzione e si
sono spese tante
risorse e riposte
tante aspettative
in essa. Si è
insomma di fronte
a quello che
Frank Furedi
chiama «il paradosso dell’istruzione»:
mentre investiamo sempre di più nell’insegnamento, e sempre di più vorremmo
ricavarne, le nostre scuole chiedono
sempre meno agli studenti. La maggior
parte delle energie investite nell’istruzione viene così sperperata e il
lavoro di insegnanti, genitori, pedagogisti, politici e studenti diventa «fatica
sprecata». Da intellettuale lucido e
appassionato qual è, ma anche da genitore interessato e preoccupato, Furedi
non si ferma a prendere atto della situazione, ma vi scava dentro con una profondità e una libertà del tutto originali,
nell’intento di portare alla luce il vero
nocciolo del problema e di assegnare le
responsabilità di una situazione che
rischia di privare i giovani del loro futuro.
Basse aspettative nei confronti dei
ragazzi, la tendenza a infantilizzarli attraverso una forte psicologizzazione del
rapporto educativo e un infinito maternage, la ricerca ossessiva delle loro
motivazioni, il declinare dell’autorità degli
adulti producono l’esatto contrario di ciò
a cui l’istruzione dovrebbe mirare, cioè la
formazione di persone autonome,
critiche, capaci di una propria visione del
mondo. Se a tutto ciò si aggiunge una
concezione strumentale della scuola
come funzionale all’economia e al
lavoro, si ha una misura di quanto si stia
immiserendo il lavoro educativo in generale e quello scolastico in special
modo, fino al loro svuotamento.
La tesi controcorrente di Furedi è che
l’istruzione è importante per se stessa,
per i contenuti che veicola. A chi afferma
che oggi ai ragazzi servono non tanto la
storia o la letteratura o la matematica,
quanto le abilità specifiche per adattarsi
e interloquire con la società e il mondo
del lavoro o, al limite, una generica
Cedam, Gli aspetti di separazione e
divorzio nella famiglia, a cura di
Oberto Giacomo, Cedam, 2012, versione solo carta € 120, versione solo
ebook € 84, +IVA , versione carta +
eBook € 204,00 +IVA
capacità di ‘imparare a imparare’, egli
risponde che apprendere le conoscenze e le scoperte frutto di esperienze
fatte da altri, in luoghi anche remoti e
in situazioni storiche diverse da quelle
cui sono abituati, permette ai giovani di
sviluppare le imprescindibili capacità di
pensare, conoscere, immaginare,
osservare, giudicare, interrogare. Un
siffatto lascito culturale dà agli studenti
una comprensione del passato e una
conoscenza con cui affrontare, teoricamente e praticamente, i problemi del
presente e del futuro.
Rivelano così tutta la loro pregnanza le
parole di Hannah Arendt che Furedi ha
voluto porre all’inizio di questo suo
lavoro: «L’educazione è il momento
che decide se noi amiamo abbastanza
il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che
è inevitabile senza il rinnovamento,
senza l’arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell’educazione si decide anche
se noi amiamo tanto i nostri figli da
non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da
non strappargli di mano la loro occasione d’intraprendere qualcosa di
nuovo, qualcosa d’imprevedibile per
noi; e prepararli invece al compito di
rinnovare un mondo che sarà comune
a tutti».
Vita e Pensiero, 2012,
pagine 264, € 18,50
Il cristianesimo
antico
(Da Gesù a Costantino)
di Paul Mattei
Nell’arco di tre secoli, una piccola setta
periferica riesce a imporre il proprio messaggio, la propria legge, all’interno dell’impero romano. È questa la vicenda straordinaria della prima diffusione del cristianesimo, qui ricapitolata con chiarezza.
Dopo aver tratteggiato il contesto religioso
in cui il cristianesimo sorse, e cioè il giudaismo tardo e i vari paganesimi vigenti
nel territorio dell’impero, il volume
descrive l’azione di Gesù e degli apostoli,
l’intensa opera di proselitismo che essi
intrapresero, la progressiva elaborazione
della dottrina, l’organizzazione delle
comunità, e naturalmente le persecuzioni,
che contribuiranno a formare un’idea di
Chiesa come Chiesa di martiri.
Edizioni il Mulino, 2012, pagine
440, s.i.p.
30
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
INTERvALLO
GeORGeS MAX SCHeLeR
BeRNANOS L'IDeA
LA GIOIA CRISTIANA
DeLL'AMORe
CLAUDeL
Opere a cura
di Luigi Castiglione
Giovanna d’Arco al rogo
Il libro di Cristoforo Colombo
Il festino della saggezza
La messa laggiù
Signore, insegnaci a pregare
Un romanzo
drammatico,
sconvolgente,
turgido di luci e
d’ombre.
N’è protagonista
Chantal,
eroina
della grazia,
nuova santa
Teresa.
In lei si svolge
la lotta
tra la grazia
e il male,
ch’ella espia,
vittima
dei perversi
Il simbolismo di La Salette
Cinque grandi odi
Processionale
per salutare
il secolo nuovo
Amo la Bibbia
logos
Georges
Bernanos,
La gioia,
con una nota
di Ferdinando
Castelli,
edizioni
Logos,
pagine
256,
€ 18
Sembra che sia venuto il
momento di un nuovo spirito finora solo presumibile
di primavera. Comincia
lentamente l'oscillazione
scettica di questa civiltà, il
dubbio su se stessa e sulle
idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più
urgente [...] Questo germe,
quando i popoli si renderanno lentamente conto di
quello che hanno fatto,
diventerà una forte e
grande corrente di lacrime.
In questo momento conta
moltissimo che anche i
cristiani ascoltino quel
grido di aiuto, e che tutti,
facendo rivivere la propria
fede prima nel proprio
cuore, spalanchino questi
cuori per riversare la corrente di fede e di amore,
che segretamente scorre
nella Chiesa cristiana,
riversarla nel mondo, in un
mondo che ha bisogno di
questa fede e di questo
amore – che comincia a
desiderarli – che li desidera
come non mai nel passato;
M a x S c h e l e r,
L’idea cristiana
dell’amore, a cura
di Ubaldo Pellegrino, Logos , p.
112, € 10
LUIGI
CASTIGLIONe
CLINTON,
Le PeNe
(Clonare Starr)
Romanzo o storia
romanzata, affabulazione, oppure un
semplice «divertissement»?
Forse una favola in
cui, come l’autore
scrive, «l’ironia, il
sarcasmo, il dileggio,
il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo,
lo scherno, la derisione, l’irrisione, la
parodia, la risata non
son che l’altra faccia
della tristezza» in un
mondo in cui «si vive
tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e
depravati, perversi e
pervertiti, infetti ed
appestati...»
Fa parte della sua
«Trilogia dell’effimero»...
Luigi Castiglione, Clinton, le pene (Clonare Staar?), edizioni Logos, pagine 256, €
18
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
21
SCAFFALE
un libro
sempre
attuale
TeOLOGI IN
RIVOLTA
I testi e i documenti
integrali
della «contestazione nella
Chiesa»
con i commenti di Alberigo,
Baget Bozzo,
Bouchard, Camon, Cardia,
Costa, Davi,
Del Noce, Del Rio,
Delumeau, Di Fazio,
Egidi, Fabbretti, Ferraudo,
Filippi, Gentilonì, Giussani,
Greinacher, Guasco,
Kasper, Küng, Lehmann,
Marengo,
Margiotta Broglio, Melina,
Molari, Negri, Poletti,
quinzio, Rossi, Ruggeri,
Santini, Spiazzi, Strazzari,
Svidercoschi,
Testa, Tettamanzi,
Vassallo, Zizola
Saggio introduttivo
di Angelo Scola
edzioni logos
edilogos.com
[email protected]
TeOLOGI
IN
RIVOTA
«La Chiesa è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica alimentata dal
colloquio tra le diverse membra e mancherebbe qualcosa alla sua vita se l'opinione
pubblica le venisse a mancare».
PIO XII
«Coloro che si dedicano alle scienze sacre usufruiscono di una giusta libertà di
ricerca ed anche di esporre con prudenza il loro pensiero sulle materie in cui sono
competenti, mantenendo il dovuto rispetto nei confronti del magistero della Chiesa».
CODICE DI DIRITTO CANONICO
«Ho avuto sempre più conferma che solo nell'obbedienza che nasce dall'amore si
può diventare intelligenti di quell'avvenimento che ci è stato donato e che supera
ogni intelligenza».
LUIGI GIUSSANI
«La Chiesa viene ammonita «a non farsi condizionare dalla logica mondana»;, mi
domando quanto questo condizionamento non abbia invece agito su molti intellettuali che intendono interpretare "lo spirito" piuttosto che la lettera del Concilio (o indirettamente su tutti)».
AUGUSTO DEL NOCE
«Considero la «Dichiarazione di Colonia» inaccettabile per la Chiesa, sia per la sua
forma, sia per il contenuto. Ciò non esclude che dietro di essa non vi siano desideri
giustificati e problemi aperti sui quali si deve discutere».
WALTER KASPER
«Tutto quanto è accaduto, sotto gli occhi di tutti, fra teologi è solo un fenomeno che
induce tristezza. Se i maestri, anziché essere innanzitutto testimoni di una profonda appartenenza alla Chiesa si trasformano in un ceto d'intellettuali, più preoccupati
delle proprie opinioni, allora l'annuncio al cuore dell'uomo, che non attende sapienze umane (neanche "teologiche") ma solo la Parola, fatta carne in Cristo, si fa meno
forte.
LUIGI NEGRI
«Il maldestro tentativo del Vaticano di ridurre l'episodio a un "fatto locale", non riesce
certo a diminuire la rilevanza di un'iniziativa che afferma l'obbligo di chi è al servizio
della Chiesa di esprimere critiche pubbliche e mettere in evidenza gli "abusi" del
potere centrale».
FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO
32
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
VeTRINA
LOGOS
Gli EBOOKS della LOGOS si possono agevolmente
leggere sul monitor del proprio computer, se ne può
ingrandire e rimpiccolire il testo e renderlo anche più
oppure meno luminoso, secondo le proprie esigenze
visive, senza ricorrere ad ulteriori spese...
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012
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(Scritti, discorsi
e lettere pastorali)
ANTIMODERNO (Rinascita
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del tomismo e libertà
intellettuale)
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A TOMMASO D’AqUINO
(Saggi di metafisicae
di morale)
Pagine 240, € 18
IL DOTTORE
ANGELICO
eBook, pagine 160, € 16
LA TRAGEDIA DELLA
DEMOCRAZIA
ChIAMATI ALL’AMORE
A cura di Gino Concetti
Pagine 160, € 16
MAX SChELER
Introduzione di Pietro Palazzini
Pagine 256, € 18
IL POTERE E LA CROCE
Introduzione di L. Castiglione
Pagine 160, € 16
LA BOTTEGA
DELL’ORAFO
eBook, Pagine 128, € 13
Pagine 128, € 13
RELIGIONE
E CULTURA
eBook, pp. 136, € 13
33
L’IMMORTALITÀ
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A cura di L. Castiglione
eBook, pagine 160, € 16
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34
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E POESIA)
DOMENICO
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REALE (SATANA E NOI)
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eBook, pp. 192, € 18
* Tutte le opere di Georges
Bernanos sono curate da Luigi
Castiglione, tranne Una visione
cattolica del reale, tradatta da
Mario Spinelli e Franco Mercuri
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L’ANNUNCIO A MARIA
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eBook, pp. 196, € 18
AMO LA BIBBIA
eBook, pagine 160, € 16
IL DECLINO DELLA
SAGGEZZA
Traduzione di Carmela
Cossa
Pagine 128, € 13
L’IRRELIGIONE E LA FEDE
(in preparazione)
TEATRO E FILOSOFIA
(In preparazione)
GLI UOMINI
CONTRO L’UMANO
A cura di Enrico Piscione
Pagine 232, € 19
* Tutte le opere di Paul Claudel
sono curate da Luigi Castiglione
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edizioni
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CODICe
DI DIRITTO
CANON ICO
edizione tascabile con la nuova
traduzione italiana di Luigi Castiglione
Alcuni giudizi della stampa:
«quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto:
la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è
nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’UECI,
ma anche perche condotta con criteri più moderni (per es.
potestas è resa con «potere» non con «potestà»); il commento è alquanto più aggiornato se non altro perché tiene
conto delle interpretazioni autentiche date dall’apposita
Commissione pontificia dal 1984 ad oggi. Per tutte
queste caratteristiche positive sia deìl'edizione originale
sia di quella italiana, riunite insieme in quest'opera, essa
merita la più larga diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della
Chiesa» (N. Lisi, La Scala).
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«Sono molte le pubblicazioni e i commenti ai Codice di diritto Canonico che
sono state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. questa edizione, commentata da esperti competenti, mi sembra una delle migliori. I pregi sono tanti...» (A.P., Vita
Pastorale).
«Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore, Luigi Castiglione, ha contribuìto in modo egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui sembra che il merito vada
equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani, Radio
Vaticana),
CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretazioni autentiche»,
le «Delibere» della Cei e un ampio «Indice analitico» – Beneplacito della Cei
— A cura di Luigi Castiglione – Pagine 448, € 26
CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE
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