BLOY - PE PISIS - DICKENS - FABBRI - MARITAIN - MONTALE Fabbri e il teatro dell’amore Dickens e il romanzo sociale I «trionfi» del Petrarca Le «cinque grandi odi» di Paul Claudel Le «maschere nude» di Pirandello Borghesia, popoli e nazioni La tragedia della democrazia Sorcinelli, Romano, Gardner, Oberto, Furedi LA FIERA LIBRARIA - ANNO XXXII - Nº 287 - FEBBRAIO 2012 LA FIeRA LIBRARIA Mensile d’informazione bibliografica, politica e culturale SOMMARIO Le Penseur de Notre-Dame de Paris eDITORIALe Quado l’amore c’è... di Luigi Castiglione 3 PeRISCOPIO Direttore responsabile Luigi Castiglione L’Italia e i suoi veleni La miniatura a Bisanzio Rondi dimissionario Le «carte» di Cézanne 5/8 Vicedirettore Massimo Ubaldi Art Director Valérie Larbaud Amministrazione Laura Castelli Iscr. Registro della Stampa e Tribunale di Roma nº 278/1981 Copyright & Protezione dei dati ex art 10 legge 675/1996 Amministrazione Via Alatri, 30 00171 ROMA / Italia Centro direttivo europeo email: [email protected] Anno XXXII - Nº 287 Febbraio 2012 GALLeRIA Il romanzo sociale di Dickens I «trionfi» di Petrarca a cura di Mario Danesi IN PRIMO PIANO Il teatro dell’amore di Luigi Castiglione 9/12 20/24 SCAFFALe Sorcinelli, Romano, Gardner, Oberto, Furedi, Mattei a cura di Lidia Furelli 28/29 INSERTO EDIZIONI LOGOS, 32/37 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 EDITORIALE ramente contenere l'immensità di queste parole: 'Ti amo'?» Quando l’amore c’è... L’ho scritto, e ripetuto, in vari luoghi, (in particolare nel mio libro su Diana di Galles...): quando l’amore nasce, quando c’è, resta per sempre... La crisi nasce quando l’ amore manca... Tutte le crisi sono mancanze d’amore, egoismo, egotismo, egolatria... Tutta la debolezza crescente della politica, delle religioni, della cultura, della cristianità nel mondo moderno deriva non, come si crede, «dal fatto che la Scienza avrebbe costruito contro la Religione dei sistemi sedicenti invincibili, non dal fatto che la Scienza avrebbe scoperto, trovato contro la Religione argomenti, ragionamenti supposti vittoriosi, ma dal fatto che quel che sopravvive socialmente del mondo cristiano manca oggi profondamente di carità». C’è nel mondo attuale un deficit d'amore. Diego Fabri, tutto il suo teatro dal Seduttore, a Processo di famiglia e La Bugiarda, non fa che dimostrare come nel mondo «moderno», che è il mondo di Mammona, non solo manchi l'amore, ma l'amore che c`è, quel poco che vi resta, non si ama, donde l'esigenza di amare l'amore: «...quando pronunciavo certe parole... Amore... Io dicevo “ti amo” e avvertivo che la parola, il sentimento era più vasto, molto più vasto della persona che lo riceveva... È allora che ti inquieti, che ti affanni... Ti amo... ti amo... ti amo... a lei, nella speranza che giunga a contenerlo... ma poi a un'altra... e a un'altra ancora... Ti amo! Ma chi — chi — amiamo veramente quando lo diciamo? Chi? Noi? L'altra? Gli altri? L'amore? O... un altro ancora... un altro invisibile... misterioso personaggio che può sicu- E da parte sua, Péguy ancora insiste: «Non è certo il ragionamento che manca. È la carità. Tutti quei ragionamenti, tutti quei sistemi, tutti quegli argomenti pseudoscientifici non varrebbero nulla, non avrebbero alcun peso se vi fosse un’oncia di carità. Tutte quelle pretese concluderebbero ben poco se la cristianità fosse rimasta quella che era, una comunione, se il cristianesimo fosse rimasto quello che era, una religione del cuore. È questa una delle ragioni per cui i moderni non capiscono niente di cristianesimo, del vero, del reale cristianesimo, della storia vera, reale del cristianesimo, di quello che era realmente la cristianità. (E quanti sono i Cristiani che ancora lo capiscono?)» Queste parole di Eugenia ad Alina del Seduttore, nella Bugiarda ritornano tra Isabella e Renato: «ISABELLA. Ma sì! Ma sì! E' questo, vedi, che mi offende in te!» Questo tuo mettere le regole, anche la morale, prima dell'amore; questo tuo voler essere innanzi tutto in ordine, a posto con tutti; con Dio, col Papa, con la Chiesa, con la società... Io no, invece! Io non bado a niente quando c'è l'amore... Io non mi sono votata a te, per sempre? Te l'ho detto, è vero ο no? Mi sposi, non mi sposi; chi se n'importa: ormai mi sono legata, e basta! Ho forse avuto un istante di esitazione perché eri sposato? Dillo, dillo! ADRIANO. È vero, a differenza di te io cerco una soluzione legale... regolare, perché il mio sogno è sposarti. ISABELLA. Io no. ADRIANO. Come tu no? ISABELLA. Voglio dire che non è questo l'importante. L'importante è che ci si ami... e si resti insieme... sempre». La menzogna ingenera l’impostura, l’infamia, la rivalità, la ritrosia, la spregevolezza, la contrapposizione, la vigliaccheria... Quando l’amore non c’è cresce la finzione, il dispostismo, la conflittualità, il malessere, l’astio, l’odio... Tutti gli esseri amano, anche quelli che noi, noialtri di loro peggiori, chiamiamo irragionevoli o definiamo inanimati... Soltanto l’uomo è capace di non amare, a somigliana del vecchio dio dei teologi dell’ebetismo, e cresce la miseria spirituale, l’altro amore, crescel’erotismo, l’avidità del possesso, l’avere prevalendo sull’essere, l’apparenza sulla sostanza... Luigi Castiglione LA FIERA LIBRARIA La foire du livre La feria del libro A feira do livro Book Fair Bokmessen The book fair Knižní veletrh ブックフェア Targi książki Η έκθεσ βιβλίου Liber pulchra Targul de carte Bogen fair Kirjamessut Bokmessen De boekenbeurs 3 4 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 PERISCOPIO eBOOKS LOGOS / Novità Charles Péguy La nostra giovinezza Georges Bernanos Il Cammino di Cruz das Almas Léon Bloy Nelle tenebre A cura di Massimo Ubaldi A cura di Luigi Castiglione Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È una parola difficile questa nel caso di Péguy, che il «capolavoro» in realtà non lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per cui la sua fama non oltrepassò determinati ambienti), ma certo essa è una delle opere sue più salde, per fedeltà a un tema centrale e per costanza di ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle dispersioni e quei ristagni che pesano sovente sulla sua opera, raggiungendo così una sua completezza, che permette di presentarla, in qualche modo, come esemplare.... «I proscritti che errano oggi attraverso il mondo, e che non trovano asilo in nessun luogo, con il pretesto che il loro passaporto non sia in regola, permettono di ben prevedere i nuovi metodi mediante i quali sarà nel futuro attuata la lotta per la vita. si può peccare per azione e per omissione; è ugualmente facile sterminare con l’azione e con l’omissione. L’eccessiva ricchezza ha fatto diventar folli le patrie. La miseria le farà diventar feroci. Lo svolgimento degli effetti e delle cause potrà ormai essere arrestato soltanto con un altro miracolo, simile a quello che fu annunciato, venti secoli fa, da un angelo ad alcuni pastori. Il fronte della cristianità è stato rotto, non mi stancherò di scriverlo, la sconfitta delle coscienze è un fatto smisurato, dalle conseguenze incalcolabili. nessuno sembra dubitarne, i pastori contano le loro pecore e si rassicurano pensando che il loro numero non sia diminuito come prevedevano i profeti di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi, intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno agito ciascuno per sé... L’umanità riscattata, resa partecipe della divinità come c’insegna la liturgia della messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene importa ai Farisei dal momento che hanno pagato la decima e rispettato il sabato?» Ecco la filosofia del Bloy. È la filosofia della Bibbia, dei mistici, delle anime semplicemente e profondamente religiose; la filosofia che gravita intorno ai due fatti fondamentali della storia religiosa dell’umanità: la Caduta dell’uomo, esiliato in terra, il cui metaforico sonno è attraversato dalle immagini semicancellate del perduto Eden; e la Redenzione, monologo divino nella storia umana, che fa del sublime Crocifisso il centro ed il lume della vita. Intorno a questi due elementi, si inseriscono motivi di colore mistico, come la dottrina giovannea del tralcio e della vite, il paolino «Unus estis in Christo» (Gal., 3, 28), cioè degli uomini membra sostanziali del corpo mistico di Gesù; mo-tivi di tendenza mistica con sviluppi pratici, come la dottrina della Comunione dei Santi, chiamante all’integrale corresponsabilità degli atti umani; motivi infine schiettamente etici come quello della libertà. La libertà («questo dono prodigioso, inqualificabile, con cui ci è dato di vincere il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, di uccidere il Verbo incarnato... etc.) è per il Bloy il dono divino che più di ogni altro conferisce dignità all’uomo, ma al (tem-po stesso il più terrificante, perchè solo in forza della libertà fu possibile crocifiggere il Salvatore — come è possibile ora continuare ad offenderlo... Bergson da parte sua riconosceva scrivendo di Péguy in questi termini: «Aveva una straordinaria capacità di andare oltre la materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ». Polemista d’indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della grazia come nessun altro scrittore moderno, Georges Bernanos (1888-1948) fu uomo che «non barò mai in un mondo in cui tutti barano». rinunciò alla Legion d’onore, rifiutò l’accademia francese, respinse la poltrona di ministro scegliendo di essere — com’ebbe a scrivere stanislas Fumet — «un esplosivo, un vulcano ch’eruttava disprezzo come lava, e non certo con la ponderatezza di Léon Bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso era il ribollimento, l’effervescenza». Tra le opere pubblicate dalla Logos Domenico l’incendiario, Scandalo della verità, I ragazzi umiliati,Il signor Ouine, Mouchette, La gioia, La grande paura dei benpensanti, Nuova visione cattolica del reale (Satana e noi), Diario della guerra di Spagna... [email protected] – edilogos.com Introduzione di Vittorio di Giacomo ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 5 PERISCOPIO Inquinamento industriale L’ITALIA E I SUOI VELENI «L’Italia sta pagando un prezzo altissimo all’industrializzazione. Molto resta ancora da fare per bonificare l’ambiente». Lo scrive «il Messaggero di sant’Antonio», numero di febbraio, nell’articolo di apertura del periodico (diffuso in quasi 160 Paesi del mondo, 520 mila copie in abbonamento soltanto in Italia), dal titolo «Veleni d’Italia», firmato da Alessandro Bettero. Una mappa dettagliata delle aree del nostro Paese racconta decenni di sviluppo selvaggio che ha contaminato l’ambiente. I danni provocati alla salute sono gravissimi: migliaia di cittadini colpiti da malattie e lutti. «A osservare bene la carta geografica dell’Italia dei veleni, elaborata dall’Is-tituto superiore di sanità, vengono i brividi», si osserva nel servizio. Le aree interessate da condizioni di inquinamento industriale, sono la cruda realtà fotografata da Sentieri, acronimo di «Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio inquinamento»: la prima mappa dell’Italia avvelenata da amianto, diossina, idrocarburi, metalli pesanti. Responsabile non è solo la chimica, ma anche l’industria petrolchimica e della raffinazione, quella siderurgica, l’industria che produce energia elettrica, le miniere, i siti collegati all’amianto e ad altre fibre minerali; le discariche e gli inceneritori. Piemonte, Sardegna e Campania stanno pagando il prezzo più alto. Ma anche il Veneto, con Porto Marghera, Venezia e Mestre. «Molte aziende – afferma Paolo Rabitti, ingegnere e urbanista, consulente delle Procure italiane in alcuni dei più importanti processi istruiti su casi di inquinamento ambientale – quando dovrebbero iniziare a bonificare le aree che hanno inquinato, preferiscono chiudere e trasferire gli impianti industriali nei Paesi in via di sviluppo, in Asia o nell’Est europeo, continuando così a inquinare altrove piuttosto che provvedere alla bonifica da noi come prescrive la normativa italiana ed europea». E aggiunge: «Purtroppo, se non interviene lo Stato, non si procede con le bonifiche. E, a volte, non si bonifica neanche quando ci sono i soldi per farlo». Intanto si continua a morire. Se ieri i protagonisti occulti del nostro «benessere» erano l’amianto, il cvm, gli idrocarburi, i metalli pesanti, oggi lo sono le polveri sottili – prodotte da automobili, riscaldamento ed inceneritori – e l’elettrosmog: elettrodotti, ripetitori e telefonia mobile. Siamo proprio certi – conclude il periodIico. La miniatura a Bisanzio Proseguendo nella serie di seminari di approfondimento che la Scuola iconografica di Seriate offre a quanti si interessano alla storia e al significato dell’icona, sabato 3 marzo 2012 si svo gerà presso la sede di Villa Ambiveri, a Seriate, un seminario di una giornata tenuto da Anna Zacharova, professore associato di Storia dell’arte presso la cattedra di Storia dell’arte dell’Uni-versità Statale di Mosca, e docente di Arte Bizantina all’Istituto Statale di Critica d’arte. Anna Zacharova è allieva di Olga Popova, bizantinologa di fama mondiale, ben conosciuta in Italia per una serie di pubblicazioni e relazioni tenute in varie università oltre che presso la Fondazione Russia Cristiana e la Scuola iconografica di Seriate. Il tema scelto dalla relatrice costituisce un importante aspetto del patrimonio artistico bizantino e slavo. La miniatura rappresenta infatti una fonte iconografica di primaria importanza per lo studio della pittura iconica, e stilisticamente – per quanto possa sembrare 6 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 PERISCOPIO EBOOKS LOGOS / Novità SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro Originale figura di uomo e di pensatore, spirito squisitamente poetico e profondamente religioso, propugnatore di una nuova religiosità integralmente vissuta in contrasto sia con l’idealismo hegeliano che con il protestantesimo ufficiale, Kierkegaard è scrittore di gran classe, di finissima penetrazione analitica e di straordinaria potenza dialettica. Nelle sue numerose opere, quasi tutte più o meno autobiografiche, si riflettono le esperienze della sua vita mondana, le ansie del cristiano di fronte al problema della salvezza, le polemiche giornalistiche. Ma proprio su quest'incandescente materia autobiografica si costruisce la sua riflessione: audace e geniale visione filosofico-religiosa della vita, dove il valore assoluto della verità personale e concreta del cristianesimo si afferma contro la verità generale e razionale dei sistemi filosofici. Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro, questi scritti hanno infatti la peculiarità d’introdurre al senso di tutta l'imponente produzione letteraria del terribile contestatore cristiano. SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione / 1 1. La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa 2. Sulla mia vita letteraria - 3. Il punto di vista della mia attività letteraria. Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio Fabro - Pagine 216, €. 16 SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione / 2 4. Due piccole dissertazioni etico-religiose (E' lecito ad un uomo farsi uccidere per la verità? - Della differenza fra un genio ed un apostolo) - 5. La neutralità armata, ossia la mia posizione come scrittore cristiano nella cristianità - 6. La risposta al "pastore di campagna" - 7. Testi complementari sulla comunicazione - Postilla ermeneutica del traduttore. Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio Fabro II ed., eBook, pagine 176, € 16 SØREN AAByE KIERKEGAARD, filosofo e teologo danese, padre dell’esistenzialismo moderno (Copenaghen, 1815-1855). La sua fecondissima attività letteraria è rappresentata da circa trenta volumi, di cui una decina comprende le Opere (Samlede Vaerker) e gli altri venti raccolgono le Carte (Efterladte Papirer). Tra i titoli principali, oltre ad Aut-Aut (1843), Timore e tremore (1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), II concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita (1845), Postilla alle «Briciole filosofiche» (1846), La malattia mortale (1849), La scuola del cristianesimo (1850) e il Diario 1848-1851 (curato in italiano da Cornelio Fabro, la cui introduzione è stata giudicata «quanto di meglio sia stato scritto in Italia» sullo scrittore danese). paradossale – costituisce unottimo strumento per la comprensione della costruzione compositiva della pittura monumentale. Il seminario si articolerà in due lezioni della prof. Zacharova (h. 1011.30; e h. 15-16.30). Alle lezioni, supportate dalla proiezione di materiali iconografici, seguiranno libere conversazioni con i partecipanti, in vista di chiarimenti e approfondimenti dei temi trattati. L’arte della miniatura a Bisanzio - Seminario di approfondimento, a cura di Anna Zacharova - Sabato 3 marzo 2012, Seriate, Villa Ambiveri - Via Tasca 36 Gianluigi Rondi dimissionario Gianluigi Rondi si è presentato dimissionario al cda della Fondazione Cinema per Roma. Lo ha reso noto il rappresentante del Comune di Roma, Michele Lofoco. Ora il cda sarà riconvocato dopo la designazione di un nuovo presidente. Il futuro cda sarà chiamato a votare il nuovo direttore del Festival di Roma. I pretendenti sono l'uscente Piera Detassis, appoggiata dal rappresentante della Provincia di Roma e da quello della Camera di Commercio, e Marco Muller, appoggiato dai rappresentante di Comune e Regione. «Mi sono sacrificato per salvare un'edizione che rischiava di non avere luogo». Lo ha detto l'ex presidente della Fondazione Cinema per Roma alla fine del cda davanti al quale ha formalizzato le sue dimissioni. «Ho detto al sindaco Alemanno che mi sarei dimesso – ha detto – e l'ho fatto mercoledì ma oggi l'ho comunicato al cda» «Mi sento liberato da un peso ma non amareggiato – ha aggiunto Gianluigi Rondi: se sapeste che tira e molla è stato in questi tre mesi. Mi hanno offerto la presidenza onoraria, anche con uno stipendio. Ma io ho detto 'no, grazie', perché non me la sento di fare il presidente onorario dopo che ero stato presidente». Parlando del «tira e molla» con gli azionisti istituzionali che appoggiano Marco Muller, Rondi ha sottolineato: «pensavo potessero cambiare idea ma ho visto che eravamo in stallo, per cui ho pensato anche 'chi ha piu' gentilezza la adoperì. Non potendo chiedere le dimissioni del sindaco le ho date io». ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 PERISCOPIO LA FIeRA LIBRARIA I «Giocatori di carte» di Paul Cézanne Paul Cézanne polverizza il record di Jackson Pollock: la famiglia reale del Qatar ha comprato per oltre 250 milioni di dollari una versione dei Giocatori di Carte di Paul Cézanne, il prezzo più alto mai pagato per un'opera d'arte. La vendita batte i 140 milioni di dollari sborsati per 'Numero 5' di Pollock nel 2006 da David Martinez, un finanziere messicano. I giocatori di Carte fanno parte di una iconica serie post-impressionistica dipinta da Cézanne negli anni Novanta dell'Ottocento. Gli altri quattro quadri sono al Musee d'Orsay a Parigi, al MoMa di New York, al Courtald Institute di Londra e alla Barnes Foundation di Filadelfia. Il dipinto finito in Medioriente è stato acquistato l'anno scorso dagli eredi del magnate delle navi di nazionalità greca George Embricos ma solo ora il prezzo pagato è finito sulla rivista «Vanity Fair» mentre vip e collezionisti da tutto il mondo stanno recandosi in Qatar per l'inaugurazione di una maxi-mostra del giapponese Takashi Mura-kami in arrivo dal Palazzo di Versailles. È un pezzo molto, molto importante", ha commentato con il Daily Telegraph Victor Wiener, uno dei grandi esperti del mercato dell'arte secondo cui la somma da capogiro investita dagli emiri farà d'ora in poi da pietra di paragone stravolgendo l'intera struttura dei prezzi dei capolavori artistici. Embricos, che è morto l'anno scorso, raramente aveva lasciato uscire il quadro dalla sua collezione e la corsa al rialzo per accaparrarsi il quadro tra due dei galleristi più potenti al mondo, Larry Gagosian e William Acquavella, aveva fatto salire le quotazioni a 220 milioni di dollari quando sono intervenuti i reali del Qatar attraverso GPS, un triumvirato di mercanti d'arte noti per la loro discrezione che includono Lionel Pissarro, il pronipote del pittore Camille Pissarro. unico «luogo d’incontro» permanente degli editori e della cultura europea e iberoamericana *** L’unica rivista che facilita gli scambi delle novità librarie in tutto il mondo Les livres, les idées, la culture des pays de langue allemande, anglaise, espagnole, française, italienne, portugaise... I libri, le idee, la cultura dei paesi di lingua francese, inglese, italiana, portoghese, spagnola, tedesca... Los libros, las ideas, la cultura de los paises de lengua alemana, española, francesa, inglesa, italiana, portuguesa... 7 8 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 PERISCOPIO Félix Nagore SCIACCA. UN PENSADOR POLíTICAMENTE INCORRECTO Félix Ruiz Nagore da anni si occupa del pensiero di Sciacca, e il presente volume, rappresenta il culmine di questo suo settore di studi, incrementando in modo significativo la bibliografia sciacchiana uscita all’estero, che è un terzo dei seimila titoli di cui si compone. Un profilo estremamente incisivo della personalità del filosofo ne introduce le principali linee di pensiero: tanto anticonformista quanto costruttivo, riguardo alla metafisica, all’antropologia, all’estetica, alla filosofia della storia – di stimolante attualità. L’autore articola l’interpretazione dei quaranta volumi delle Opere complete sciacchiane nella chiave del- l’«anticonformismo costruttivo», che attraversa i cardini dell’Occidente – da Platone ad Agostino, da Tommaso a Pascal, da Vico a Rosmini – entro una intessitura che pone in primo piano le posizioni – dalla sofisticaall’empirismo e all’illuminismo, dall’idealismo a Nietzsche, dagli scientismi alle fenomenologie odierne – che impoveriscono i fondamenti costitutivi dell’Occidente stesso, fino alla sua decadenza. An extremely incisive profile of the philosopher’s personality presents the main lines of Sciacca’s thought: as much nonconformist as constructive about metaphysics, anthropology, aesthetics, and philosophy of his- tory.The author’s interpretative key for the forty volumes of Sciacca’s Opere Complete is a «constructive non-conformism» that goes through the cornerstones of Western civilization, highlighting the positions that weaken the foundations of the West itself, up to its decadence. Félix Ruiz Nagore, dell’Università di Saragoza, da un cinquantennio si occupa dell’opera di Sciacca, sulla quale ha pubblicato una ventina di contributi, in riviste spagnole quali «Augustinus» e «Crisis», e italiane quali «Giornale di Metafisica» e «Filosofia oggi».Tutte le sue pubblicazioni,in prestigiosi periodici di diversi Paesi,si imperniano sui principali nodi critici del pensiero contemporaneo. Biblioteca di studi su Sciacca, vol. 6 LEO S. OLSCHKI EDITORE ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 9 GALLERIA Charles Dickens e il romanzo sociale Romanziere inglese tra i più popolari della storia della letteratura di ogni tempo, mostro di bravura capace di creare storie immortali con una scrittura abilissima e comprensibile a tutti, Charles Dickens nasce il 7 febbraio 1812 presso Portsmouth, secondo di otto figli. Il padre John era impiegato all'ufficio della Marina e la madre Elizabeth Barrow era figlia di un funzionario statale. Il piccolo Charles John Huffman Dickens (questo il suo nome completo) trascorre i primi quattro anni in luoghi diversi seguendo la famiglia e i vari trasferimenti del padre e sviluppando già nella prima adolescenza una profonda passione per la lettura. Le opere preferite vanno dal teatro elisabettiano ai romanzi di Defoe, Fielding e Smollett, dalle "Mille e una notte" al "Don Chisciotte" di Cervantes. Nel 1824 il padre viene arrestato per debiti: rinchiuso in prigione, vi resta qualche mese finché grazie a una piccola eredità la famiglia può finalmente appianarne i debiti. In quei mesi bui il dodicenne Charles conoscerà il duro lavoro del manovale, lo sfruttamento dei minorenni (vero scandalo dell'Inghilterra di allora) e la brutalità di alcuni rappresentanti delle classi subalterne. Le condizioni di lavoro erano spaventose: gettato in una fabbrica simile ad una sporca baracca infestata dai topi, insieme ad alcuni coetanei dei bassifondi incollava etichette su flaconi di lucido per scarpe. Sono esperienze che gli resteranno nell'anima per sempre come una ferita mai rimarginata e che faranno da fecondo "humus" per la sua inesauribile invenzione letteraria. Una volta uscito dal carcere il padre era contrario a che Charles lasciasse il lavoro, finchè per fortuna dopo circa un anno la diversa volontà della madre si imponeva. A partire dal 1825 Charles può riprendere gli studi; questa volta non più in modo occasionale bensì presso la Wellington Academy di Hampstead Road; la abbandonerà però due anni dopo perché il padre non potrà più permettersi la retta di iscrizione. A maggio comincia quindi a lavorare come fattorino presso uno studio legale per passare l'anno successivo all'attività di cronista parlamentare, fino ad ottenere nel 1829 l'incarico di giornalista presso la Law Courts dei Doctors in società col cugino Thomas Charlton. L'anno successivo il diciannovenne Charles si innamora di una giovane, figlia di un funzionario di banca, ma anche per ragioni di disparità sociale e per l'opposizione dei genitori di lei, il fidanzamento si scioglie tre anni dopo con una rottura che lascerà più d'un segno nell'animo di Charles. Nel 1835 incontra Catherine Hogarth, sposata in fretta e furia l'anno successivo; significativo è il rapporto che si stabilisce tra lo scrittore e le due cognate, Mary (la cui morte a soli 16 anni nel 1837 scatena in Charles un dolore infinito e una grave crisi psicologica) e Georgina, di 12 anni più giovane di Catherine, che entrò più tardi nella famiglia dello scrittore sostituendosi gradualmente alla sorella maggiore nell'amministrazione della casa e che non lasciò nemmeno quando i due coniugi ottennero la separazione legale, tollerando in seguito anche il nuovo amore e la nuova relazione di Charles con Ellen Ternan. Chi legge i romanzi di Dickens ritrova celate in alcuni personaggi femminili le stesse caratteristiche di queste insolite cognate. Il 6 gennaio 1837 nasce il primo di otto figli, ma il 1837 è anche l'anno del primo grande successo ottenuto sia con i fascicoli a puntate di "Oliver Twist" che con i "Quaderni di Pickwick" (poi diventato il celebre "Circolo Pickwick"): due capolavori assoluti che rimarranno per sempre nella storia della letteratura mondiale. EBOOKS LOGOS / Novità SILVIO BOTERO La coppia umana tra idealità e realtà GEORGES BERNANOS Il cammino di Cruz das Almas LéON BLOy Nelle tenebre PAUL CLAUDEL La messa laggiù LUIGI CASTIGLIONE Salvarsi dal nulla GIUSEPPE MAZZINI Lettera ai cattolici ChARLES PéGUy La nostra giovinezza A. D. SERTILLANGES Musica e preghiera SILVIO BOTERO La famiglia nel pensiero di Benedetto XVI JACqUES MARITAIN La nuova cristianità www.edilogos.com 10 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 GALLERIA Destino di Péguy Più che mai rivoluzionario, Péguy capi, sul legno della croce che non bisogna aspettarsi da una rivoluzione umana, da sforzi soltanto umani, un cambiamento decisivo. Non è solo l’economicismo ad essere insufficiente. Vi è tutto l'umanesimo, tutto l'immanentismo che sono colpiti dalla sterilità. L'unico cambiamento reale è di ordine ontologico, metafisico, religioso, e non può essere operato che da Dio. La rivoluzione sarà l'opera del Paraclito ο non sarà affatto... Contro un cristianesimo disincarnato, Péguy afferma che la rivoluzione del Vangelo non può essere reale se non distrugge realmente i mali e cambia realmente le strutture oppressive. Ma contro un socialismo immanentista, egli afferma anche e dall'inizio che questa rivoluzione non può procedere dalla semplice volontà umana, che essa deve nascere da Dio. Deve certamente prendere a prestito gli itinerari della terra, le dure ed oscure ed ingrate vie umane. Ma essa non verrà da uomini soltanto generosi, morali, altruisti. Ciò che la rivoluzione evangelica reclama, sono uomini nuovi, uomini che abbiano superato la prova pasquale, uomini morti e resuscitati in Cristo... (dal saggio di Jean Bastaire) Un immenso arazzo diviso in due parti; nella prima campeggia la cattedrale di Parigi e si esprime l'amore di Péguy per la città dove vive, lavora e soffre; il secondo momento è invece scandito dall'alta poesia della Presenfazione della Beauce a Notre-Dame di Chartres, e dalle cinque preghiere nella Cattedrale... Già all'inizio della Presentazione, in cui il poeta prega, ma resta sulla strada, contemplando da lontano, ο nell'albergo ο davanti alla Cattedrale, esplode il «canto profondo dell'anima» e si dimentica la musica «un po' troppo parnassiana» dell'addio a Parigi; e poi l'orchestrazione piena e fascinosa della preghiera dentro Notre-Dame, segno della sua resa totale alla Grazia, che accompagna le confidenze che mettono a nudo il terreno scosceso del suo spirito e della sua carne, il segreto lacerante del suo cuore, e la pace pienamente riconquistata con l'aiuto della «Regina delle paci e dei disarmi». Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È una parola difficile questa nel caso di Péguy, che il «capolavoro» in realtà non lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per cui la sua fama non oltrepassò determinati ambienti), ma certo essa è una delle opere sue più salde, per fedeltà a un tema centrale e per costanza di ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle dispersioni e quei ristagni che pesano sovente sulla sua opera, raggiungendo così una sua completezza, che permette di presentarla, in qualche modo, come esemplare.... Bergson da parte sua riconosceva scrivendo di Péguy in questi termini: «Aveva una straordinaria capacità di andare oltre la materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ». www.edilogos.com - [email protected] Questo è un periodo creativo strabiliante per Dickens: in questi anni comincia di fatto un quindicennio durante il quale lo scrittore genera le sue opere maggiori, culminate con la pubblicazione del sublime "David Copperfield". La sua fama finalmente si diffonde sia in Europa che in America tanto che nel 1842 effettua un lungo viaggio negli Stati Uniti, dove tra l'altro si interesserà del sistema carcerario. Nel luglio 1844 sbarca anche in Italia stabilendosi a Genova con la famiglia al completo fino all'aprile del 1845. Nel 1846 visita la Svizzera e la Francia e anche in questi casi si conferma la sua particolare attenzione per le strutture carcerarie, la loro organizzazione e finalità, segno di grande sensibilità sociale indubbiamente maturata a seguito della esperienze infantili. Nel maggio 1855 la sua vita subisce un brusco cambiamento a causa dell'incontro con Ellen Ternan, un amore che lo spingerà ad abbandonare il tetto coniugale per iniziare una nuova vita con lei. Malgrado l'ancor giovane età Charles Dickens è quasi una gloria nazionale: è il responsabile di una vera e propria febbre di massa, sempre impegnato in letture pubbliche delle sue opere sia in patria che all'estero. Lei è docile e lo segue con deferenza anche se nasconde un carattere ferreo e materno, capace di guidarlo nei frangenti più difficili. Alla fine del 1867 Dickens intraprende un nuovo viaggio in America per un giro di letture ma in dicembre si ammalerà gravemente, tanto da riprendersi con grandi difficoltà. Nel 1869 comincia a scrivere la sua ultima opera, "Il mistero di Edwin Drood", rimasta purtroppo incompiuta. Le sue condizioni fisiche sono ormai critiche. Ridotto al lumicino da complicazioni polmonari protratte, subisce un'emorragia cerebrale che lo porta alla morte il giorno successivo: è il 9 giugno 1870. Verrà sepolto il 14 giugno con grandi onori nel Poet's Corner in Westminster Abbey. I romanzi di Dickens, pur con risultati differenti, rappresentano uno dei momenti più alti del romanzo sociale dell'Ottocento un misto di prosa giornalistica e classica affabulazione con un marcato occhio sensibile verso la realtà sociale e le esigenze del lettore con il quale crea una comunicazione sempre di alto livello. Le sue descrizioni di ambienti, situazioni e personaggi rappresentano un affresco fondamentale per comprendere la società inglese del diciannovesimo secolo. (m.d.) ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 11 GALLERIA Un tentativo di avvicinamento al modello dantesco I «Trionfi» del Petrarca I Trionfi (latinamente intitolati Triumphi) sono un poema narrativo-allegorico in terzine diviso in sei parti. Nel Trionfo di Amore (Triumphus Cupidinis) il narratore ha una visione di Amore nella foggia di un condottiero vittorioso dell'antica Roma, con una folla di amanti celebri disposti intorno al carro trionfale; inizia poi ad ascoltare gli ammaestramenti di un personaggio innominato, ma appare Laura, della quale si innamora: così si aggrega al corteo, che giunge all'isola di Cipro. Nel Trionfo della Pudicizia (Triumphus Pudicitie) Amore cerca di sottomettere anche Laura, ma ne viene sconfitto; quindi ella va a Roma per offrire le sue spoglie al tempio della Pudicizia, guidando un corteo di donne caste. Nel Trionfo della Morte (Triumphus Mortis) si fa avanti la Morte ad annunciare a Laura la sua prossima fine, che ha luogo in concomitanza con le stragi provocate dalla peste del 1348; la notte successiva Laura appare in sogno al narratore, lo esorta a non temere la morte e lo assicura di averlo sempre amato. Nel Trionfo della Fama (Triumphus Famae) la Fama conduce con se un corteo di personaggi celebri per le azioni (divisi in romani, stranieri e moderni, in modo analogo ai Rerum memorandarum libri) o per le opere di ingegno, ai quali viene assicurata la sopravvivenza oltre la morte. Nel Trionfo del Tempo (Triumphus Temporis) il Sole si indigna di non riuscire a spegnere la fama degli uomini e accelera il suo corso, per sommergere ogni cosa nell'oblio. Nel Trionfo dell'Eternità (Triumphus Aeternitatis) il narratore si chiede che cosa dunque rimane e si rende conto che bisogna affidarsi a Dio, l'unico in grado di assicurare stabilità: nel vagheggiato mondo ultraterreno anche Laura riavrà infine la sua bellezza, Lucio D’Orazi La morte di papa Luciani (In nome di Dio o del diavolo?) coronando le aspirazioni dell'intera umanità. I Trionfi rappresentano il più ambizioso tentativo di avvicinare il modello della Commedia dantesca mai compiuto da Petrarca: da essa riprendono il metro della terzina a rime incatenate (una scelta non scontata per l'epoca), la struttura generale della visione e del viaggio nonch alcuni personaggi peculiari (Paolo e Francesca, Piccarda Donati). Tuttavia l'inabilità petrarchesca a gestire le convenzioni di un poema narrativo si misura dall'incertezza con cui viene delineato il personaggio della guida (che vorrebbe emulare il Virgilio dantesco, ma resta una presenza evanescente), dalla vaghezza delle coordinate spazio-temporali e pi in generale dalla convivenza irrisolta fra gli elementi di autobiografia personale e di storia universale. Alle prese con un genere a lui poco congeniale, Petrarca si rifugia nel terreno che gli è più noto: le enumerazioni erudite (specialmente nel primo, secondo e quarto trionfo) e le effusioni liriche (specialmente nel terzo); per approdare infine alle potenti fantasie cosmologiche L’opinione pubblica, in seguito anche a dicerie disinvoltamente acuite da certi mezzi di comunicazione di massa, continua ad interessarsi alla causa della morte di papa Luciani. Questo libro ripristina la verità con documenti, testimonianze ed anche giudizi di illustri personalità nel campo della medicina legale, confutando le assurde ipotesi senza le quali una commedia, una trasmissione radiotelevisiva o un film non avrebbero successo. L’autore, che è un autorevo-le magistrato, scrive perciò bene nella prefazione: «Papa Luciani non avrebbe certamente voluto tutto questo e gli chiedo venia; son perciò certo che, da lassù, mi sta rispondendo con uno di quei suoi arguti sorrisi che lo hanno reso famoso e simpatico a tutti: persino a David Yallop». Lucio D’Orazi, La morte di papa Luciani, (In nome di Dio o del diavolo?), Logos, pagine, EDIZIONI LOGOS [email protected] 12 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 GALLERIA degli ultimi due trionfi. I Trionfi furono iniziati probabilmente verso la metà degli anni Cinquanta e conobbero una lunga stesura: le testimonianze datate vanno dal 1357 al 1374. Non ricevettero tuttavua l'ultima mano e non furono divulgati, neanche parzialmente, durante la vita di Petrarca. Poco dopo la sua morte, prima Giovanni Boccaccio e poi Giovanni Dondi chiesero notizie della loro sorte rispettivamente a Francescuolo da Brossano e a Lombardo della Seta, che erano rimasti custodi delle carte petrarchesche e che dovettero curare la prima diffusione del poema. (m.d.) Paul Claudel Cinque grandi odi ...soltanto un raggio d’oro nella vela E quando il suo canto erompe com'esaltazione dell'anima che sente la sua stirpe divina, giuoco o piacere o illusione più non è, ma ebbrezza della virtù che sa di creare, di là dal mondo sensibile, oltre i limiti della contingenza, realtà d'amore che nobilita l'istinto, ansia di protendersi nell'infinito ch’è musica [...] Ed impossibile è non avvertirne quell'armoniosa dolcezza di suono e d'in-flessione e di musicalità ch’avvolge la parola nel suo srotolarsi lungo la magia del canto, contrappuntato da un’uguale ispirazione, da una luce sempre identica e dalla sacralità che misteriosamente la percorre... Ed è la tragedia dell’orgoglio umano, la follia della società iinfollita, la catastrofe del desiderio evaso dalla legge, il canto della vita e della superazione dalla morte... Ed ecco allora le Cinque grandi odi irrompere nel turbinìo delle foglie d'oro, nell'orchestrale giubilo, nel sale del fuoco che schiocca, nell'improvvisa deflagrazione dei versi, nello scoppio della folgore triforcuta, nell'inestinguibil eco... E così l'«ode pura come un bei corpo nudo risplendente di sole» frammischiando si discioglie piedi che fuggono il peso del corpo inerte, Ulisse da caldi dèi inseguito nella notte soltanto un raggio d’oro nella vela, l’oro innato (o l'interiore conoscenza che da sé possiede ogni cosa) nella sostanza umana infuso, l’acclamazione della tromba insieme con il latino del gallo... Paul Claudel, Cinque grandi odi, Testo originale a fronte, traduzione e introduzione di Luigi Castiglione edizioni logos BAMBINI IN PROVETTA Inseminazione artificiale e fecondazione in vitro L'inseminazione artificiale e la fertilizzazione in vitro sono già entrate nella vita della famiglia umana. Ormai non si contano più i bambini nati con l'aiuto delle tecniche moderne. La loro nascita risponde ad una precisa istanza di coppie che, penalizzate dalla natura, desiderano fortemente un figlio. Ma, se opportuno è dar aiuto a coloro che desiderano vincere la sterilità, doveroso è pure prestare attenzione ai mezzi con i quali si possa vincerla ed ai soggetti che vi sono coinvolti. Bompiani, Campanini, Concetti, Jervolino Russo, Saulle, Sermonti, Serra, Bambini in provetta (Inseminazione artificiale e fertilizzazione in vitro), a cura di Gino Concetti, Logos, pp. 208, € 18. ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO La Collana dei Classici italiani dell’UTeT si arricchisce con una grande e prestigiosa novità MASCHeRe NUDe Opere teatrali di Luigi Pirandello • 3 volumi • 2.330 pagine complessive • 15 tavole fuori testo • edizione coordinata da Angelo R. Pupino • A cura di Guido Nicastro La drammaturgia di Luigi Pirandello (1867-1936) rappresenta una tra le vette più alte della storia del teatro italiano. Il teatro di Pirandello, che si presentò subito come un’assoluta novità, si impone per l’ampiezza della produzione (ben 47 opere) e per il valore dei risultati raggiunti. Fu proprio il teatro infatti che rese lo scrittore siciliano un autore conosciuto in tutto il mondo a partire dal 1921, data della prima rappresentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore, la sua opera più rappresentativa. Soprattutto grazie al messaggio geniale della sua produzione teatrale, a Pirandello fu assegnato nel 1934 il Premio Nobel. Le opere teatrali di Pirandello sono divenute parte essenziale della nostra letteratura, del nostro teatro, della cultura e del linguaggio. Non è certo un caso se alcuni suoi titoli – Così è (se vi pare), Il giuoco delle parti, Ma non è una cosa seria – sono diventati modi di dire comuni della nostra lingua. e ‘«pirandelliano» è un aggettivo usato per indicare qualcosa di paradossale: come tutte le situazioni di queste celebri opere teatrali. Il grande messaggio di Pirandello nelle Maschere nude è che il teatro non aiuta più l’uomo a dare spiegazione ai suoi conflitti interiori, come succedeva nelle epoche precedenti. L’uomo contemporaneo è infatti come bloccato in una maschera che lo imprigiona e gli rende difficile comunicare e stabilire verità comuni. 13 14 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO OPERE DI LÉON BLOY le grandi opere, e le più belle pagine, di Léon Bloy tradotte e presentate da Luigi Castiglione, uno dei massimi specialisti di letteratura francese in Italia www.edilogos.com: leggi in LeGGeRe la voce Léon Bloy ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 15 IN PRIMO PIANO LeTTURA DeL MeSe ...nel libro di Charles Péguy, La nostra giovinezza, leggiamo La borghesia distrugge i popoli e le nazioni TOMBS OF ILLUSTRIOUS ITALIANS AT ROME Questo volume speciale del «Bol-letttino d’arte» della Royal Library di Windsor, intitolato Tombs of Illustrious Italian at Rome (Casa Editrice Olschki) contiene esclusivamente disegni di lastre tombali e di monumenti romani, dovuti a più autori ed eseguiti con tecniche diverse. La raccolta rappresenta un unicum nel panorama delle campagne di documentazione della prima metà del Seicento e fornisce preziose testimonianze sull’aspetto di sepolture andate perdute o a noi giunte in assetti pesantemente alterati. Tradizionalmente incluso nel Museo Cartaceo di Cassiano dal Pozzo, l’album è invece da riferireVallo storico Costantino Gigli (circa 1590–1666), figura fino ad oggi poco nota che condusse ricerche sulla storia delle fa-miglie nobili romane e delle istituzioni civiche capitoline e collaborò alla realizzazione del trattato Delle memorie sepolcrali del collezionista Francesco Gualdi (circa 1574 - 1657). Il volume di Windsor è pertanto da intendere come «strumento di lavoro» dal carattere e-minentemente privato e non sistematico, che Gigli assemblò a partire da un precedente silloge, costituita in gran parte da disegni di buona qualità radunati al principio del Seicento da un ignoto personaggio, in cui è forse da riconoscere lo stesso Gualdi o il padre di Costantino, Giovanni Battista. Le tombe riprodotte nei disegni risalgono ad un periodo molto ampio, che va dal Duecento ai primi decenni del XVII secolo; particolarmente ben» rappresentati sono le lastre terragne tre/quattrocentesche, i monumenti parietali di epoca rinascimentale, i grandi depositi della seconda metà del Cinquecento. Apologia per Bernard-Lazare. — Nutrendosi, abbeverandosi della nostra mistica, e subito deformandola, subito corompendola, stravolgendola subito in politica, i nostri politicanti con Jaurès in testa, Jaurès primo fra tutti, crearono quel duplice inganno politico, primo, che il dreyfusismo era anticristiano, secondo che era antifrancese. È necessario fermarsi un momento sul secondo. Perfino il nostro socialismo, il nostro precedente socialismo — non ci sarebbe bisogno di dirlo — non era affatto antifrancese, affatto antipatriottico, affatto antinazionale. Era essenzialmente e rigorosamente, precisamente internazionale. Teoricamente non era affatto antinazionalista. Era precisamente internazionalista. Lungi dall’indebolire o dal diminuire o trascurare la nazione, al contrario la esaltava, la rinvigoriva. La nostra tesi era ed è invece che è la borghesia, il borghesismo, il capitalismo borghese, il sabotaggio capitalistico e borghese che distrugge la nazione e il popolo. Bisogna dunque credere che non ci sia niente di comune tra il socialismo di allora, il nostro socialismo, e quel che va oggi sotto questo nome. Anche in questo campo la politica ha compiuto l’opera sua, in nessun altro campo come in questo la politica ha disfatto, snaturato la mistica. La politica, voglio dire la politica dei politici, dei professionali, dei politicanti dei politici parlamentari. Ma più ancora, senza dubbio, l’hanno disfatta, snaturata, con l’invenzione, l’intervento, l’introduzione del sabotaggio che è una invenzione politica allo stesso modo del voto, più ancora del voto, peggiore, voglio dire più politica, più profondamente politica, ancora i più, in dubbio, l’hanno disfatta gli antipolitici di professioni, gli antipoliticanti, i sindacalisti, gli antipoliticanti antiparlamentari. Noi pensavamo allora, e pensiamo ancora oggi, ma quindici anni fa tutti pensavano o almeno fingevano di pensare come noi e su questo punto, su questo principio non c’era l’ombra dell’esitazione, l’ombra della contesa: che sono i borghesi e i capitalisti che han cominciato. Voglio dire che i borghesi e i capitalisti han cessa to di compiere la loro funzione sociale prima degli operai. È chiarissimo che il sabotaggio dall’alto è di molto anteriore al sabotagio dal basso, che il sabotaggio borghese e capitalista è anteriore, e di molto, al sabotaggio operaio; che i borghesi e i capitalisti han cessato di amare il lavoro borghese e capitalistico molto prima che gli operai abbian cessato di amare il lavoro operaio. È precisamente in quest’ordine, cominciando dai borghesi e dai capitalisti che si è diffuso questo disamore generale per il lavoro che è la tara più profonda, la tara fondamentale del mondo moderno. Tale essendo la situazione generale del mondo moderno, non era affatto il caso di agire come hanno agito i nostri politicanti sindacalisti, inventando, aggiungendo un disordine operaio al disordine borghese, un sabotaggio operaio al sabotaggio borghese e capitalistico. Era il caso di agire in senso opposto, e infatti il nostro socialismo era essenzialmente ed anche ufficialmente una teoria generale, una dottrina, un metodo generale, una filosofia dell’organizzazione e della riorganizzazione del lavoro, della restauraione del lavoro. Il nostro socialismo era essenzialmente ed anche ufficialmente una restaurazione, anzi una restaurazione generale, una restaurazione universale. Nessuno allora lo metteva in dubbio. Ma in quindici anni i poltici ne hanno fatta di strada. (La doppia specie dei politici, i politici propriamente detti, e gli antipolitici). I politici hanno prevalso. Si trattava invece di una restaurazione generale, di una restaurazione totale, di una restaurazione universale, cominciando dal mondo operaio. Si trattava di una restaurazione totale fondata sulla preliminare restaurazione del mondo operaio. Si trattava precisamente, e nessuno allora lo metteva in dubbio, tutti invece lo insegnavano e lo professavano, si trattava di effettuare un risanamento generale del mondo operaio, un rinvigorimento, un risanamento molecolare, organico, e cominciando da questo risanamento si trattava di attuare man mano il risanamento della società intera. Era già quella morale, quel metodo, generale, quella filosofia dei produttori che doveva trovare in Sorel, moralista e filosofo, la sua espressione più elevata, la sua espressione definitiva. Aggiungo che non poteva essere che così. E che non si pote- 16 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO va in alcun modo sostenere che fosse qualcos’altro. Diciamolo in termini chiari: per il filosofo, per ogni uomo pensante il nostro socialismo era una religione della salvezza temporale, lo era positivamente e non era nulla di meno. E ancor oggi è così. Noi volevamo la salvezza temporale dell’umanità attraverso il risanamento del mondo operaio, il risanamento del lavoro e del mondo del lavoro, la restaurazione del lavoro e della dignità del lavoro; attraverso un risanamento, un rinvigorimento organico, molecolare, del mondo del lavoro, e per suo mezzo di tutto il mondo economico, industriale. Di tutto quello che chiamiamo mondo industriale, opposto al mondo intellettuale e al mondo politico, al mondo degli studi e al mondo parlamentare; quel che chiamiamo economia; morale dei produttori, morale industriale; mondo economico; mondo operaio; struttura (organica, molecolare) economica, industriale; quel che chiamiamo industria, regime industriale; quel che chiamiamo regime della produzione industriale. Il mondo intellettuale e il mondo politico invece, il mondo degli studi e il mondo parlamentare vanno insieme. Attraverso la restaurazione del costume industriale, attraverso il risanamento della fabbrica è la salvezza temporale dell’umanità che noi speravamo, che noi perseguivamo. E ne rideranno solo quelli che si rifiutano di capire che il cristianesimo stesso, il quale è la religione della salvezza eterna, è impantanato in quel pantano, il pantano del malcostume economico, industriale; che il cristianesimo stesso non se ne trarrà fuori senza una rivoluzione economica, industriale, che insomma non c’è luogo di perdizione fatto meglio, meglio ordinato, meglio attrezzato, per così dire, che non c’è strumento di perdizione meglio co-struito della fabbrica moderna. La piaga della droga, che colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in pericolo l'esistenza della prossima generazione. Combatterla è lo scopo di questo volume che, avvalendosi di un originale metodo d'indagine, offre un'esatta diagnosi di quello che si può ormai chiamare il "male del secolo". Nel contempo dà anche un volto ben preciso alla "multinazionale della droga", di cui disvela i centri di produzione, il controllo del mercato, le banche che ne gestiscono gli enormi proventi, i collegamenti con il crimine organizzato, la corruzione delle forze politiche che ne reclamano la liberalizzazione, le istituzioni che ne elaborano la cultura... Georges Bernanos Il cammino di Cruz das Almas Luigi Castiglione Consolazioni agli imbecilli Polemista d'indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della grazia come nessun altro scrittore moderno. Georges Bernanos (1888-1948) fu uomo che «non barò mai in un mondo in cui tutti barano». Rinunciò alla Legion d'onore, rifiutò l'Accademia francese, respinse la poltrona di ministro scegliendo d'esser – come ebbe a scrivere Stanislas Fumet – «un esplosivo, un vulcano ch'eruttava disprezzo come lava, e non certo con la ponderatezza di Léon Bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso era il ribollimento, l'effervescienza». È questo Bernanos che c'è anche in questo libro… Quasi un seguito ai « prolegomeni agli infami », questo libro di CastigÌione persegue quell’imbecillità e stoltezza o stupidità, che implica « freddezza del cuore » (Leopardi), « fa muovere l’uomo a carponi » (Anosto) e tale induce un « traviamento del giudizio » (Cicerone) da sfociare spesso nell’oligofrenia più aberrante... Opponendo così dunque ancora una volta all’iniquità la bontà, all’ottusità l’acutezza e la sagacia, la perspicacia, all’ebetismo l’intelligenza, mediante quel suo peculiare modo d’interrogare indirettamente, o scavare interiormente, voci perlopiù discordi, se non dissonanti, di scrittori che, in un certo qual senso onirico, gli sono stati più o meno congeniali tra i tanti con i quali, lungo i secoli, ha trovato la possibilità di colloquiare, egli perviene ad ipostatizzare alcune tra le aberrazioni più devastanti d’oggi... Fino a quel Baudelaire le cui bestemmie si risolsero infine come in una catarsi corale, espressa nell’accorata implorazione : « Car c’est vraiment, Seigneur, le meilleur témoignage / Que nous puissions donner de notre dignité / Que cet ardent sanglot qui roule d’âge en âge / Et vient mourir au bord de votre étemité »... Georges Bernanos, Il cammino di Cruz das Almas, vol. I, eBook, pagine 196, € 18 Luigi Castiglione, Interrogativi indiretti a Šolochov, Malraux, Papini, Greene, Asturias, Hauthorne, Gide, Baudelaire, Milosz, eBook, pagine 160, € 16 edizioni logos ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO TRIONFI di Francesco Petrarca Riproduzione in facsimile del Manoscritto Cod. 2581 (Les Triumphes de Petrarque) conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek (Biblioteca Nazionale Austriaca – Vienna) Testo in francese - commento di Bernardo Glicino Tiratura limitata e numerata di 499 esemplari in numeri arabi di cui 20 FC e 299 esemplari in numeri romani Riproduzione in facsimile fedele all’originale in ogni particolare 1 Volume di grande formato di cm 32,5X21 - 590 pagine 86 grandi miniature tutte inserite in eleganti cornici dorate Oltre 1.800 capilettera dorati Coperta in pelle pieno fiore a concia vegetale Legatura artigianale con cucitura eseguita con ago e filo di canapa Applicazione manuale del colore oro in due tipologie: in lamina nei capilettera e in polvere nelle miniature - Elegante cofanetto - Dedica personalizzata trascritta da calligrafo - Volume di Commentario con la Prefazione dell’ Ambasciatore d’Austria in Italia Christian B.M. Berlakovits - Pagine totali: 590 - Richiedi informazioni su questo prodotto 17 18 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO La «trilogia dell’effimero» di Luigi Castiglione Luigi Castiglione Clinton, le pene Luigi Castiglione Diana, la favola Luigi Castiglione Il Piccolo dittatore (Clonare Starr) (In nome di Sua Maestà) (Berlusconi, atto primo) Pagine 254, € 18 Pagine 256, € 18 Pagine 290, € 23 Romanzo o storia romanzata, affabulazione, oppure semplice «divertissement»? Forse una favola in cui, come l’autore scrive, «l'ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la parodia, la risata non son che l’altra faccia della tristezza» in un mondo in cui «si vive tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...» Cos'è alla fin fine una favola se non una narrazione in cui parlano ed operano anche animali ed esseri inanimati ed immaginari sempre (fate, gnomi, streghe ed alberi, serpenti e rane e fiori...) con lo scopo di trarne una morale, ο la rappresentazione scenica, oppure l'intreccio d'un dramma ο d'un poema, e l'illusione altresì, il dramma creato dalla vita? È la favola di queste pagine, che non configurano una biografia, ma soltanto brandelli di carne d'una vita che, volendo viversi in tutte le implicanze, non lo fu che nell'immagine falsata e latente, fugace, nell'apparenza ingannevole, nel rincorrere l'effimero, l'inconsistenza, la futilità, la debilità dell'essere, ove il nulla profonde ha le radici... La triste, breve favola in cui una principessa si muove e muore, nel dramma d'una vita, tra fiori e rose, tra i fiori e le rose, e tra le spine... « ...in quello che doveva essere il periodo di transizione al bipolarismo alternativo, si son moltiplicati i partiti trasversali, i partiti strumentali, i partiti estraparlamentari (dei magistrati, dei giornalisti, degli azzeccagarbugli, degli intellettualoidi, degli imbecilli, degli infami...) Son in verità caduti falci, martelli, rose, garofani, biancofiori, querce ed altro, ma son nati ulivi e margherite e persino asinelli, e spine, rovi, tanti... Sicché l’acheronteo tragittatore e dantesco, nella fossa i felini se l’è infine ritrovati d’ogni parte convenuti... Come perciò non credere nei vichiani «corsi e ricorsi storici»? quel che successe allora contro quest’uomo passionale, coerente, quest’uomo forte, sta succedendo anche oggi: lo stesso identico copione! Gli stessi cani politici, gli stessi pupazzi, le stesse marionette (con altra maschera) aizzati contro il Governo, e il suo Presidente, qualsiasi cosa faccia, qualsiasi cosa dica! Gli stessi scioperi «manovrati»... Le stesse sceneggiate televisive (uno pro, un altro contro...) Chi ne tiene i fili è sempre lo stesso Puparo internazionale (la preminenza delle privatizzazioni, il culto del «massimo profitto», la dittatura del mercato...) Fino all’abuso di potere, alla soppressione dei diritti umani a scopo di rapina politica, fino all’omicidio... (da «I colori della tristezza», presentazione...) www.edilogos.com: leggi in LEGGERE (Sommario) la voce Luigi Castiglione [email protected] ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 19 IN PRIMO PIANO LOGOS / OFFeRTA SPeCIALe La Logos offre eccezionalmente il «Codice di diritto canonico» a € 13 anziché a € 26* Le condizioni di vendita restano quelle usuali con pagamento anticipato mediante versamento sul ccp n° 64725005 intestato alle Edizioni Logos Via Alatri, 30 - 00171 ROMA (Italia) * 10 copie, € 100 Contributo spese d’invio, rispettivamente 2/6 CODICE DI DIRITTO CANONICO Testo italiano con le «Interpretzioni autentiche»; le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico»... Beneplacito della Conferenza episcopale italiana A cura di Luigi Castiglione Pagine 448, € 26 / 13 «Quest’edizione italiana del Codice di diritto canonico presenta alcune caratteristiche che ci piace mettere in risalto [...] La versione italiana curata da Luigi Castiglione, è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’Ueci, ma anche perché condotta con criteri più moderni (per esempio, uno tra centinaia, «potestas» è resa con «potere» e non con «podestà» [...] Per tutte queste caratteristiche positive [...] essa merita la più ampia diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa (e.M. Lisi, «La Scala»). edizioni logos 20 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO «INCONTRO AL PARCO DELLE TERME» DI FABRI Il teatro dell’amore Diamo di seguito la prefazione che Luigi Castiglione scrisse trent’anni fa (febbraio 1982) in occasione della pubblicazione d’Incontro al Parco delle Terme di Diego Fabbri. Scrisse Jacques Copeau: «Non si tratta di sapere se il teatro d'oggi trarrà il suo fascino da questo – quell'esperimento, attingerà la sua forza dall'autorità di questo – quel maestro della scienza anziché di un talaltro. Io credo che bisogna chiedersi se sarà marxista – cristiano. Dacché occorre che sia vivo, cioè popolare. Per vivere, occorre che rechi all'uomo delle ragioni di credere, di sperare, di espandersi. Questa sorgente di nuovo calore, quanto a me, oso dire che la troveremo soltanto in una religione d'amore». Fabbri, commentandolo, ebbe a scrivere: «È forse maturo il tempo perché la cristianità – la religione dell'amore – torni ad avere, dopo secoli, un suo grande teatro. Una comunità come la cristiana, intimamente partecipe di quella smisurata realtà drammatica, indicibilmente amorosa e socialmente davvero progressiva, che è la vita del Corpo mistico di Cristo, non può non ambire a un suo grande, inconfondibile teatro. La vita della cristianità, in questo senso, è continuità di rappresentazione interminata che trae cominciamento dal sacrificio del Martire, Cristo, vittima espiatoria, e si ramifica in un dialogo a più voci dai timbri e dai piani diversi; poiché alle voci di noi uomini ancora in cammino e sempre in battaglia – alle voci dei militanti –, rispondono quelle di coloro che già espiano nella certa speranza della beatitudine – fratelli a noi, ma già liberati del corpo – ; e su tutti passa, come un esercito volante, la moltitu dine di chi ha trionfato nel dramma terreno e sta già assiso nell'altro Regno, assiso, ma non in sé concluso e assorto, bensì ancora proteso su noi camminanti – esercito soccorritore pietoso. Membra tutti d'un unico corpo che espiò per tutti a prezzo di sangue — membra che si comunicano nella circolazione di quel sangue i dolori e le esultanze, che fruiscono dello stesso flusso di sangue, della stessa circolazione di vita. Questo è grandissimo e sublime teatro consolatorio e catartico — questo è teatro d'amore, questo è teatro di solidarietà e di comunione, questo è il teatro a cui pongon mano la terra e il cielo. Il teatro dell'uomo completo, dell'uomo integrale, dell'uomo che non può escludere la parte più rilevante del suo travaglio». Con quest'ultime parole, inconsapevolmente, Fabbri definiva anche il suo teatro, da Inquisizione a Processo a Gesù, da Veglia d’Armi a Figli d'arte, da Paludi a Ritratto d'ignoto... Il teatro gli sgorgava da un segreto fervore, da un'imperiosa esigenza, da una profonda inquietudine. E denuncia, delirio, graffiarne giuoco dell'intelligenza, era sempre un teatro dell'uomo integrale. Il Fabbri non è infatti drammaturgo che si fermi alle manifestazioni epidermiche della realtà umana. Penetra, scende, fruga nell'essere più segreto dei suoi personaggi; scandaglia, sonda, esplora talvolta quasi con crudeltà gli abissi dei cuori che genera alla vita del teatro; cerca, sveglia, dilata la scintilla d'assoluto ch'è in loro: «L'uomo, ha egli scritto, è anche un animale politico, ma non soltanto politico. Direi che l'eccellenza dell'uomo risieda proprio in ciò che di meno politico è in lui, cioè in quel tanto di assoluto, in quella fiammella Diego Fabbri Incontro al parco delle Terme Non nell'inferno, né nel limbo ο nel paradiso si situano i personaggi fabbriani. Ma, qui, in questa terra. Vivi, doloranti, carnali. Non pallide larve. Uomini che soffrono, che si tormentano, ch'anelano alla grazia. Ο che già ne vivono. Santi in divenire. Ο in atto. Sempre comunque nell'inquieta ricerca, come direbbe Papini, d'una verità vera. Perciò quello fab-briano si configura come teatro dell'uomo che vuol anzitutto veder chiaro nella trama del proprio destino, che tende a liberarsi dalle pastoie della colpa, che non s'acqueta di fronte al compromesso, all'ambiguità, all'incoerenza, all'ingiustizia, all'irresponsabilità, all'ipocrisia; dell'uomo che vuol con accanimento evadere dalle paludi d'una società in decomposizione, svincolarsi dalle suggestioni del sogno, risvegliarsi alla luce d'una vita autentica; dell'uomo che aspira alla fraternità nell'amore, alla comprensione più totale nella giustizia, all'unica salvazione possibile con l'adesione sinceramente reale al messaggio di Cristo: "Lui, lui solo, conclude un suo personaggio, alimenta e sostiene... le speranze del mondo...". Diego Fabbri, Incontro al Parco delle Terme, Edizioni Logos, pag. 1220, € 16 logos ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 21 IN PRIMO PIANO d'eterno che si sente dentro. Credo che l'artista debba operare per svegliare e dilatare questa scintilla di assoluto che è in tutti e che ci fa veramente uomini». Ciò che lo distingue da altri drammaturghi (da un Pirandello, un Cechov ο un lbsen, cui debitamente quanto alla tecnica, ma impropriamente quanto all'inquietudine fondamentale, si fanno generalmente risalir le sue ascendenze drammaturgiche), non è quindi soltanto la lucentezza del dialogo, la singolare efficacia del discorso poetico, la felice articolazione dei motivi scenici, l'infallibile tecnica teatrale, l'irripetibile sensibilità psicologica ο il genuino potere di rappresentare (tutte qualità riscontrabili in molti altri maitres come Anouilh, Montherlant ο Lorca), ma soprattutto quella segreta grazia, quell'intimo fervore, quell'inquietudine esistenziale che gli permette di distinguere con nettezza il caduco dal durevole, l'eterno dal fugace, il reale dal fittizio, l'assoluto dal relativo, l'essenziale dal vacuo, l'ambiguo dal vero. E, a questo riguardo, se ad esempio il discorso di Stefanile appare in parte pertinente allorché sottolinea in Fabbri l'inquietudine come ciò «che spieghi subito anche le ragioni formali del suo procedimento teatrale, così assiduamente turbato dalla smania di promuovere un continuo processo nel quale non solo i personaggi sulla scena ma tutti gli spettatori sono coinvolti, quando non riescono, nell'amore, a superare la loro condizione di terribile solitudine», del tutto contraddittorio ci sembra quando afferma che i personaggi fabbriani si dibattano tutti «nell'assenza di Dio», forse perché un po' prima li aveva esplicitamente collocati «di qua dal Paradiso ma anche di là dall'inferno, non in un facile limbo tuttavia nel quale potrebbero adagiarsi con neghittosa indifferenza». Non nell'inferno, né nel limbo ο nel paradiso si situano invero i personaggi fabbriani. Ma, qui, in questa terra. Vivi, doloranti, carnali. Non pallide larve. Uomini che soffrono, che si tormentano, ch'anelano alla grazia. Ο che già ne vivano. Santi in divenire. Ο in Diego Fabbri (1911-1980), autore drammatico, scenarista e giornalista. Scrisse la prima commedia a diciassette anni. Dopo la laurea in giurisprudenza nell'Università di Bologna (1936), si trasferì a Roma, dove lavorò in una casa editrice. Nel 1940 fu nominato Segretario generale del Centro cattolico cinematografico suscitando, nelle organizzazioni cattoliche, un concreto interessamento per il teatro e il cinema. Tra il 1945 e il 1955 svolse una vasta attività cinematografica, non solo come soggettista e sceneggiatore di film d'ispirazione cristiana, ma anche come produtore. Tra i suoi lavori teatrali vanno ricordati Paludi (1942), Inquisizione (1950), Processo a Gesù (1955), Veglia d'armi (1956), Il confidente (1964), Al Dio ignoto (1980)... atto. Sempre comunque nell'inquieta ricerca, come direbbe Papini, d'una verità vera. Perciò quello fabbriano si configura come teatro dell'uomo che vuol anzitutto veder chiaro nella trama del proprio destino, che tende a liberarsi dalle pastoie della colpa, che non s'acquieta di fronte al compromesso, all'ambiguità, all'incoerenza, all'ingiustizia, all'irresponsabilità, all'ipocrisia; dell'uomo che vuol con accanimento evadere dalle paludi d'una società in decomposizione, svincolarsi dalle suggestioni del sogno, risvegliarsi alla luce d'una vita autentica; dell'uomo che aspira alla fraternità nell'amore, alla comprensione più totale nella giustizia, all'unica salvazione possibile con l'adesione sinceramente reale al messaggio del Cristo: «Lui, lui solo, conclude un suo personaggio, alimenta e sostiene... le speranze del mondo...» Il motore immobile (di cui, con ben altra sfumatura di significato, parla Fiocco), il movente fondamentale, la molla interiore del teatro fabbriano è l'inquietudine attiva, ontologica, teologica. Tutt'altro quindi di un'inquietudine segno d'anarchia morale (Camus), di rivolta umanitaria (Duhamel), d'ambiguità spirituale (Montherlant); tutt'altro anche d'un'inquietudine di chi si sia narcisisticamente innamorato della propria irrequietezza fino a scorgervi poesia, fascino, ragione (Gide); tutt'altro infine d'una disperata situazione esistenzialistica (Sartre), umanistica (si pensi al Papini di II Pilota cieco), contingenziale (il peggior Moravia pseudartista, freudiano, pansessualistico). Bensì, la presenza stimolante, vissuta, sofferta in sé, dell'Eterno cui si tende; quasi l'ungarettiano «sentimento del tempo»; di più forse «il sentimento tragico della vita» unamuniano; sempre l'ansia dell'infinito, dell'assoluto, dell'immutabile di chi sperimenti in sé e contingenza e relatività e finitezza; bisogno di ritornar al Principio, di rientrar nell'Uno, d'approdar all'Essere; l'agostiniano: «Ci hai fatto, ο Signore, per Te, ed è inquieto il nostro cuore finché in Te non riposa». Quest'ironico, graffiarne, profetico Incontro al Parco delle Terme, n'è la riprova più emblematica. Luigi Castiglione 22 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO eBOOKS LOGOS / Novità San Bonaventura Silvio Botero Giraldo A.D. Sertillanges Le sei ali del serafino La coppia umana tra idealità e realtà Preghiera e musica Il pensare di Bonaventura è sempre un pensare «biblico», la sua espressione tende sempre a riprendere le parole della Scrittura, inserendole con singolare naturalezza nel contesto del suo discorso. Ciò però non significa che ci sia mai in Lui un incriteriato fideismo; anzi, seguendo la Bibbia egli tende ad assimilare alla vita dell'Essere, cercando agostinia-namente di intendete, nella partecipazione della Luce divina, il senso profondo della vita come dono, al fine di partecipare più intensamente di Dio. In questo medesimo senso Bonaventura propone la lettura dell'opuscolo Le sei ali del Serafino. Sei sono le ali dei Serafini, delle più alte creature angeliche che, secondo Isaia (6,1 ss.), stanno direttamente innanzi a Dio. Bonaventura intende che come il Serafino ha sei ali, con il prelato, colui che ha la gravissima responsabilità non solo della sua personale salvezza, ma anche della vita di coloro che gli sono affidati e che deve in nome di Dio liberare dal peccato per renderli operai nella messe divina, debba avere sei virtù fondamentali. Tali sei virtù sono : 1) lo zelo della giustizia; 2) la religiosa pietà; 3) la pazienza; 4) una vita esemplare; 5) l'acutezza e la sensatezza nelle diverse situazioni della vita; 6) la devozione vers o Dio. L’essenza del sacramento del matrimonio non è l’unione legale tra un uomo e una donna per una inseparabile comunanza di vita, come finora s’era andato sostenendo, bensì il reciproco amore tra i coniugi. Il farsi l’uno carne dell’altro, il divenire una sola carne, come se fossero un unico essente. E un teologo gesuita, già negli anni trenta del passato secolo, l’aveva scritto: « ...quando tra un uomo e una donna c’è il vincolo dell’amore allora il matrimonio c’è»; e Giovanni Paolo II, nella sua prima enciclica, l’aveva ribadito: «L’uomo non può vivere senza amare; la sua vita sarebbe priva di senso, se non fosse riamato, se non sperimentasse l’amore». Sicchè il sacramento finisce quando l’amore muore... In sostanza è questa la tesi sostenuta dal Botero che, basandosi anche su recenti sentenze rotali, non fa altro in questo suo nuovo magistrale libro che ripercorrere l’iter del sacramento matrimoniale dal punto di vista storico, morale, giuridico. La preghiera è musicale per natura; come ogni parola che si esalta, essa va incontro al canto. «La parola è un suono in cui è pri-gioniero il canto» dice Grétry. Vi è prigio-niero come la statua nel marmo, sotto le mani di Michelangelo; ma per scioglierla basta un lieve accrescimento di vita, perchè qui lo scultore è a casa sua. La parola esprime un pensiero; ed in se stessa una parola non è una musica; ma a questo pensiero è sempre legato uno stato d’animo, un alone di fantasia, un gioco di fantasmi dalle tendenze dinamiche, di cui ritmo e melodia sono la legge, per quanto poco esso si acceleri. J. Silvio Botero Giraldo è sacerdote redentorista.Si è licenziato in Diritto canonico e in Teologia dogmatica nell’Università «Comillas» (Madrid). Laureato in Teologia morale nell’Accademia alfonsiana dell’Università lateranense di Roma. Ha insegnato in diverse Università pontificie della Colombia. Professore di Teologia morale del matrimonio e della famiglia dal 1987 nel-l’Accademia alfonsiana. Collabora con la Cathedra di teologia morale, con Itepal, l’Istituto del Celam a Bogotà. È autore di una quarantina di libri e una cinquantina di saggi pubblicati in riviste dell’Europa e dell’America Latina. La Logos, che ne pubblicherà tutte le opere in esclusiva, ha già in corso di stampa un settimo volume. [email protected] – edilogos.com «La musica prolunga gli effetti dell’anima», dice il De arte musicae, attribuito (del resto a torto) a san Tomaso d’Aquino. «Il canto è l’espressione eroica della pa-rola», dice Carlyle. ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 23 IN PRIMO PIANO Le grandi opere di Silvio Botero pubblicate in eBooks dalla Logos Silvio Botero Giraldo LA FAMIGLIA DALLA RALTÀ AL MISTERO Silvio Botero Giraldo LA FAMIGLIA COMUNITÀ D’AMORE (Dialettica tra unità/fecondità) Pagine 224, € 18 Pagine 256, € 18 Silvio Botero Giraldo L’ETICA DELLA COPPIA NELLA POSTMODERNITÀ PROPSETTIVE) Pagine 280, € 18 Pagine 296, € 18 Silvio Botero Giraldo LA COPPIA UMANA TRA IDEALITÀ E REALTÀ Silvio Botero Giraldo UNA NUOVA MORALE MATRIMONIALE Pagine 168, € 18 Pagine 296, € 18 Silvio Botero Giraldo ChIAMATI ALLA PERFEZIONE COME COPPIA UMANA (FONDAMENTI E Nuove frontiere dell’etica www.edilogos.com - [email protected] 24 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO L’idea cristiana della’amore di Max Scheler Maria Grazia Grassini in Incontro al Parco delle Terme Castiglione / Lo vedo ancora, lo rivedrò sempre... Lo vedo ancora, lo vedrò sempre, nel suo rifugio sull’Aventino a Roma... Andavo a trovarlo spesso, negli ultimi tempi, gli ultimi anni... Parlavamo di progetti: ripubblicare tutto il suo teatro con la mia Logos, racogliere tutti gli articoli sparsi in alcuni quotidiani, di cui non aveva più copia, e che io andavo fin nelle soffitte della Biblioteca alessandrina a prendermene le «annate» (non c’era personale sufficiente, ma c’era fiducia, c‘era l’affetto per un drammaturgo di cui avevo già scritto in giornali e riviste, tranne nell’ «Osservatore romano» dove il buon Manzini, direttore, m’aveva detto che non era possibile parlarne perché in alto l’avevano vietato per via delle sue pesantissime critiche alla Chiesa, ossia alle gerarchie ecclesiastiche...), quelle annate tutte ben rilegate, ma pesantissime e scomode da scendere giù (pensate ad es. al formato del «Messaggero» di quarant’anni fa), per cercarli e fotocopiarli... Lo vedo ancora, lo vedrò sempre, seduto nel suo divano, giacca da camera, bastone in mano, chiedeva che ci portassero un caffé... Gli portavo fotocopia degli articoli e lui, giulivo, li riguardava e si riprometteva di rileggerli e ritoccarne qualcuno un tantino, forse, e me ne dava un nuovo elenco di titoli; vi lavorai tantissimo, erano articoli il cui contenuto, argomento, restava sempre attuale, ma vi lavorai inutilmente perché, quando la malattia lo costrinse ad addormentarsi per sempre, tutto quel materiale non l’ebbi più, non lo vidi più, andò in altre mani, finì in mani, che ne fecere un elenco per un libro, mentre io mi ripromettevo non solo di ripubblicarli, ma anche di tramarvi sopra un saggio... Comunque, lo vedo ancora, lo rivedrò sempre, ed io con lui, a discutere dei «nostri» progetti... (l.c.) Sembra che sia venuto il momento di un nuovo spirito finora solo presumibile di primavera. Comincia lentamente l'oscillazione scettica di questa civiltà, il dubbio su se stessa e sulle idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più urgente. Nel suo cuore germoglia già una nuova volontà di penitenza e di pentimento e di grande delusione per tutto quello che una volta aveva adorato e seguito con animo vittorioso. Questo germe, quando i popoli si renderanno lentamente conto di quello che hanno fatto, diventerà una forte e grande corrente di lacrime. Però soltanto il pentimento è la via al rinnovamento, la via alla rinascita non solo per i singoli, ma per la società intera. In questo momento conta moltissimo che anche i cristiani ascoltino quel grido di aiuto, e che tutti, facendo rivivere la propria fede prima nel proprio cuore, spalanchino questi cuori per riversare la corrente di fede e di amore, che segretamente scorre nella Chiesa cristiana, riversarla nel mondo, in un mondo che ha bisogno di questa fede e di questo amore — che comincia a desiderarli — che li desidera come non mai nel passato. Filosofo tedesco fra i più brillanti della scuola fenomenologica, Max Scheler (1874-1928) orienta i suoi interessi principalmente nel campo della filosofìa morale, della filosofìa della religione e della sociologia. Il diverso modo di concepire la metafìsica, elemento portante dei tre periodi in cui si può dividere la sua produzione, provoca le varie risposte: tendenzialmente vitalista nel primo (1899-1913), crea-zionista e perciò teista e cristiano nel secondo (1913-1922) e panteista nel terzo (1922-1928). eDIZIONI LOGOS [email protected] ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 IN PRIMO PIANO La piaga della droga La piaga della droga, che colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in pericolo l'esistenza della prossima generazione. Combatterla è lo scopo di questo volume che, avvalendosi di un originale metodo d'indagine, offre un'esatta diagnosi di quello che si può ormai chiamare il "male del secolo". Nel contempo dà anche un volto ben preciso alla "multinazionale della droga", di cui disvela i centri di produzione, il controllo del mercato, le banche che ne gestiscono gli enormi proventi, i collegamenti con il crimine organizzato, la corruzione delle forze politiche che ne reclamano la liberalizzazione, le istituzioni che ne elaborano la cultura... Droga S.p.A. (La guerra dell’oppio) K. KALIMTGIS, D. GOLDMAN, J. STEINBERG Droga S.p.A. (La guerra dell’oppio) Pagine 446, 76 foto, 10 tavole prospettiche, € 26 edizioni logos 25 26 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 SCAFFALE EDITRICE OLSChKI / Novità PAESAGGI DI MONTALE FILIPPO DE PISIS BOTANICO FLâNEUR Monica Cioli Il fascismo e la «sua» arte (Dottrina e istituzioni tra futurismo e Novecento) Paesaggio ligure e paesaggi interiori nella poesia di Eugenio Montale Atti del Convegno internazionale «Credo non esista nulla di simile al mondo» (Parco Nazionale delle Cinque Terre, Riomaggiore Monterosso (La Spezia), 11-13 dicembre 2009) A cura di Paola Polito e Antonio Zollino Tornare a occuparsi del paesaggio montaliano ha signi- ficato per i curatori l’apertura di uno spazio di interpretazio- ne e di confronto fra studiosi assai differenti per formazione, provenienza e aree disciplinari, senza l’imposizione di una linea o una tesi di fondo precostituita. Ognuno ha parlato liberamente del suo Montale e, partendo dal paesaggio, ha trattato talvolta cose molto diverse, in un’esplorazione del paesaggio montaliano inteso come luogo dell’anima, referente onnicomprensivo di un mondo interiore unico e variegato. Biblioteca dell’«Archivum Romanicum». Serie I, vol. 390, 2011, cm 17x24, VIII-284 pp. con 7 figg. n.t. P. Roncarati/ R.Marcucci Filippo de Pisis botanico flâneur Molti artisti hanno affinato una sensibilità cromatica e tattile ammirando la teatralità della natura e cogliendo piante fiori foglie radici cortecce fossili: reperti e dettagli di un microcosmo trascurato dai più, che esplorano l’universo visibile protendendo piuttosto lo sguardo verso l’alto. C’è però chi ha indagato il prodigio della materia e delle sue forme con le mani tra l’erba, sporcandosi di terra, ‘consultando contadini e montanari’ superando i confini della scienza accademica. Un collezionismo di reperti di natura, come un saggio filosofico, genera molte domande oltre che emozioni. Il giovane Luigi Tibertelli, che acquisì fama di pittore come Filippo de Pisis (1896-1956), ben prima di divenire uno tra i Maestri della pittura del XX secolo, collezionò un erbario di circa 1200 piante essiccate, donato nel 1917 all’Ateneo di Padova, dove la raccolta venne disaggregata. Se ne rese impossibile, quindi, lo studio come incunabolo formativo di un artista. L’onerosa pluriennale riemersione di ogni foglio e una contestuale, ininterrotta riflessione hanno portato le protagoniste di questa operazione – ciascuna con specifiche competenze – alla stesura di unsaggio che indaga sulle implicazioni della precoce passione botanica di de Pisis. La tesi di fondo è l’affascinante e produttivo connubio, per il futuro artista, tra reperti botanici, rilevanze paesaggistiche, atmosfera poetica. Il saggio è arricchito da immagini e schede botaniche che testimoniano altresì la serietà scientifica della collezione esaminata. Paola Roncarati - Rossella Marcucci, Filippo de Pisis botanico flâneur, un giovane tra erbe, ville, poesia, Giardini e paesaggio, vol. 30, 2012, cm 17x24, XVI-208 pp. con 43 figg. n.t. di cui 36 a colori. L’Autrice affronta le vicende che hanno caratterizzato la prima metà del ’900 in Italia, parlandoci dell’arte e dell’architettura del Ventennio, o meglio degli influssi reciproci e delle affinità fra il linguaggio politico e quello culturale. «L’idea di partenza era quella di analizzare il futurismo per capire meglio il fascismo» spiega la studiosa, il cui testo prende le mosse dal mito di un’Italia rigenerata, «creatrice di una moderna civiltà», mito insito nell’origine stessa dell’avanguardia italiana e che il regime fascista farà suo. Arte e politica vogliono entrambe educare e formare un nuovo individuo. La scienza sta al cuore di questo rivoluzionario progetto: strettamente connessa, dapprima, allo sviluppo tecnologico e al mondo delle macchine, diverrà poi viatico per il superamento, anzitutto morale, della materia. L’interesse del volume sta anche nel tentativo di dare significato politico-costituzionale a tutto ciò. Monica Cioli insegna «Storia della politica europea e internazionale» presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Trento. è stata assistente presso l’Istituto Storico dell’Università di Berna, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia in Germania (Università di Kassel) e ottenuto una borsa di studio postodottorato nell’ambito del Dottorato Internazionale «Comunicazione politica dall’antichità al XX secolo» (Università di Francoforte, Innsbruck, Bologna, Trento, Pavia). Fra le pubblicazioni principali si ricordano Pragmatismus und Ideologie. Organisationsformen des deutschen Liberalismus zur Zeit der Zweiten Reichsgründung e Un Congresso internazionale di fisica: l’organizzazione della scienza nella co-struzione dello Stato fascista, in Fascismo e scienza. Le celebrazioni voltiane e il Congresso internazionale dei Fisici del 1927, a cura di A. Gamba e P. Schiera, Il Mulino, 2005. Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto., Collana «Inediti», vol. 2, 2011, cm 15x21, XXVI-366 pp. con 16 tavv. f.t. ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 27 IN PRIMO PIANO state vittime. Nel suo principio essenziale questa forma, quest’ideale di vita comune che si chiama democrazia deriva dall'ispirazione evangelica, senza la quale non può sussistere: ed in virtù della cieca logica dei conflitti storici e dei meccanismi della memoria sociale, che non ha nessun rapporto con la logica del pensiero, si sono viste le forze direttive delle democrazie moderne rinnegare, per tutto un secolo, il Vangelo e il cristianesimo, in nome della libertà umana, e le forze direttive degli strati sociali cristiani combattere, per tutto un secolo, le aspirazioni democratiche in nome della religione». Jacques Maritain La Tragedia della democrazia «La tragedia delle democrazie moderne consiste nel fatto che non siano ancora riuscite a realizzare la democrazia. Molte sono le cause di questo fallimento. Anzitutto i nemici dell'ideale democratico non hanno mai deposto le armi; i loro risentimenti, il loro odio per il popoo e per la libertà non hanno mai cessato di crescere via via che le debolezze e gli errori delle democrazie moderne offrivano loro più numerosi pretesti... Un'altra grande causa del fallimento delle democrazie moderne per attuare la democrazia è il fatto che quest'attuazione esigeva ineluttabilmente che fosse compiuta sia nell'ordine sociale che nell'ordine politico, e che quest'esigenza non sia mai stata adempita... Ma la causa principale è d'ordine spirituale: consiste nell'intima contraddizione e nel tragico malinteso di cui le democrazie moderne, soprattutto in Europa, sono Jacques Maritain, nato a Parigi il 18 novembre del 1882. discepolo di Bergson, fu presto conquistato dalla filosofia tomistica, diventandone battagliero apostolo. Nel 1912 insegna filosofia a Parigi, nel 1933 a Toronto, nel 1939 negli Stati Uniti (Princeton, Columbia University. New York). Dal 1945 al 1948 è ambasciatore di Francia presso il Vaticano. Nel 1960 si ritira a vivere in un convento di Tolosa, dove muore il 18 aprile 1973, lasciando innumerevoli opere su problemi metafisici, gnoseologici, morali, estetici, politici, sociali, mistici e pedagogici. Qualche anno prima, scrivendo a Cocteau, François Mauriac osservava: «Il male esiste, e tu ben lo sai. Tutti lo sappiamo. Ma esiste anche il bene, e tu hai potuto scorgerlo nello sguardo di p. Charles de Foucauld e in quello di Jacques Maritain». Jacques Maritain Primato dello spirituale Libro polemico, a ben guardare, anche nel clima culturale degli anni '70, in relazione a quello che è stato chiamato – con probabile, anche se implicito e forse inconsapevole riferimento proprio a Maritain – il «primato del temporale». Ma la breve stagione di questa teologia politica imperniata sul «primato del temporale», soprattutto se ciò sia inteso nel senso riduttivo di una lettura esclusivamente politica del Vangelo, si è forse già conclusa, non senza lasciare ampi spazi vuoti nella cultura politica dei cattolici; mentre si profila, nella prospettiva degli anni ‘80, un cristianesimo «più religioso», e forse più intimistico, se non del tutto disimpegnato rispetto alle realtà terrestri. In questo contesto la rilettura del libro può offrire ancora oggi utili punti di riferimento per il recupero di un «primato dello spirituale» che non s'identifichi con una religiosità astratta e disincarnata ma sia sempre sorretto da una robusta attenzione alla storia. (dalla prefazione di Giorgio Campanini) 28 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 SCAFFALE Avventure del corpo Verità, bellezza, bontà di Paolo Sorcinelli di howard Gardner C ulture e pratiche dell'intimità quotidiana Può sembrare paradossale, ma la storia è fatta così: le cose più semplici e abitudinarie, quelle di tutti e di tutti i giorni, sono le più sconosciute. Del corpo come fonte di piacere e suscitatore di desideri, del corpo come entità materiale, organica, triviale, poco è stato detto, e poco si ricorda: funzioni organiche, sessualità ed erotismo hanno rappresentato, in tutti questi secoli, un tabù da aggirare con terminologie velate e moralistiche o, al contrario, da infrangere con scritti provocatori e compiaciuti. La precettistica religiosa, la letteratura libertina, l'arte figurativa e i documenti archivistici delineano tuttavia la storia sotterranea di un'intimità quotidiana a lungo passata sotto silenzio. Gesti intimi, piaceri e repressioni guidano quest'inedita e appassionante storia che, dal Medioevo alle soglie del Novecento, porta alla luce stimolanti visioni culturali e nei pruriti di pulci e pidocchi, nelle pratiche igieniche, nelle sollecitazioni e nelle mortificazioni delle “parti vergognose”, ci fa rivivere le avventure e le sorprese di un corpo a misura d'uomo. Bruno Mondadori, 2012, p. 240, € 15 F in dall'antichità, filosofi, teologi e artisti hanno tentato di descrivere e classificare le virtù che definiscono la civiltà. In Verità, bellezza, bontà, Howard Gardner esplora il significato di queste tre virtù in un'epoca in cui il progresso tecnologico e un diffuso atteggiamento scettico nei confronti della natura umana hanno profondamente scosso la nostra visione morale. La sua analisi mostra che sebbene questi concetti stiano cambiando più velocemente di quanto abbiano mai fatto sinora, essi sono, e rimarranno, pietre angolari della società. Per molto tempo si è parlato di morte delle virtù: il vero, il bello, il giusto si sono dissolti in una molteplicità infinita di modi di pensarli e interpretarli. Ma la tendenza sta cambiando e ci si è accorti che occorre qualche criterio per discriminare tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che è bene e ciò che è male, tra ciò che è arte e ciò che non lo è. Questo senza dimenticare che l'epoca in cui viviamo e il futuro che ci attende impongono di saper conciliare e confrontare idee di verità, bellezza, bontà provenienti da diverse culture e diversi contesti.  Feltrinelli, 2012, pag. 224, € 20 La Chiesa contro di Sergio Romano e Beda Romano D ue sono state le grandi rivoluzioni degli ultimi decenni: quella dei costumi sessuali e quella biologica o bioetica. La prima ha rimesso in discussione il rapporto tra i sessi, la struttura della famiglia e la sua stessa esistenza. La seconda ha offerto alla società umana nuovi modi per procreare, nascere e morire. Così come gli Stati europei cercano di adattare la loro legislazione a questi cambiamenti radicali, anche la Chiesa cattolica è direttamente impegnata in queste battaglie giuridiche e scientifiche perché vede in esse una minaccia alla sua funzione e alla sua missione. Il matrimonio fra omosessuali, la crisi del celibato sacerdotale, la contraccezione, l’aborto, la procreazione assistita, la clonazione, il trapianto di organi e il testamento biologico rimettono in discussione il suo insegnamento morale, le sue tradizioni e la sua funzione di «notaio» nelle tappe fondamentali della vita. Non sorprende quindi che in queste nuove sfide della modernità, la Chiesa si ponga come una forza frenante e di opposizione di cui tutti gli Stati, anche se in misura diversa, dovranno e devono tenere conto.In questo libro, Sergio e Beda Romano, oltre a risalire la corrente del lungo fluire dei rapporti tra la Chiesa e gli Stati europei, ripercorrendone le tappe storiche fondamentali, ne esplorano anche la foce, individuando gli attuali argomenti di frizione e raccontando le vicende sia di quei paesi in cui la Chiesa, travalicando, esonda, sia di quelli in cui governi fermamente laici riescono a porle solidi e invalicabili argini. Longanesi, 2012, pag. 252, 16 ChIARE LETTERE editore multimediale indipendente ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 29 SCAFFALE Separazione e divorzio Fatica sprecata a cura di G. Oberto di Frank Furedi In quest'opera si offre una prospettiva di studio del diritto di famiglia riferita agli aspetti di separazione, divorzio e più in generale di invalidità del matrimonio. Si affrontano, invero, il tema degli accordi preventivi della crisi coniugale, della mediazione familiare nei procedimenti di separazione e divorzio, dell'invalidità del matrimonio (rilevanza canonica, rilevanza civile), della separazione di fatto, della separazione consensuale, della separazione giudiziale, della riconciliazione, delle cause di divorzio, dei procedimenti di separazione e di divorzio, dei relativi effetti in capo a coniuge e figli. I temi trattati spaziano dai profili sostanziali a quelli processuali, da quelli di mediazione a quelli di previdenza, dalle tutele con riferimento al coniuge debole e ai minori alle nuove frontiere del risarcimento del danno. Non si manca di affrontare i temi dedicati all'assegnazione della casa familiare, alla pensione di reversibilità, alla famiglia di fatto (costituzione, scioglimento, profili di tutela del soggetto debole), ai profili di responsabilità civile (connessi all'invalidità del matrimonio, separazione e divorzio), ai rapporti tra l'invalidità del matrimonio, la separazione e il divorzio con la normativa comunitaria e sovranazionale. Un ricco indice analitico aiuta nella ricerca dei temi e delle questioni di maggiore interesse e, a completamento dell'opera, è allegato un pratico cd-rom contenente della giurisprudenza riportata per esteso e un formulario di immediata personalizzazione. Che oggi la scuola sia in grave difficoltà è un’evidenza sotto gli occhi di tutti. Eppure mai come adesso ci si è preoccupati tanto dell’istruzione e si sono spese tante risorse e riposte tante aspettative in essa. Si è insomma di fronte a quello che Frank Furedi chiama «il paradosso dell’istruzione»: mentre investiamo sempre di più nell’insegnamento, e sempre di più vorremmo ricavarne, le nostre scuole chiedono sempre meno agli studenti. La maggior parte delle energie investite nell’istruzione viene così sperperata e il lavoro di insegnanti, genitori, pedagogisti, politici e studenti diventa «fatica sprecata». Da intellettuale lucido e appassionato qual è, ma anche da genitore interessato e preoccupato, Furedi non si ferma a prendere atto della situazione, ma vi scava dentro con una profondità e una libertà del tutto originali, nell’intento di portare alla luce il vero nocciolo del problema e di assegnare le responsabilità di una situazione che rischia di privare i giovani del loro futuro. Basse aspettative nei confronti dei ragazzi, la tendenza a infantilizzarli attraverso una forte psicologizzazione del rapporto educativo e un infinito maternage, la ricerca ossessiva delle loro motivazioni, il declinare dell’autorità degli adulti producono l’esatto contrario di ciò a cui l’istruzione dovrebbe mirare, cioè la formazione di persone autonome, critiche, capaci di una propria visione del mondo. Se a tutto ciò si aggiunge una concezione strumentale della scuola come funzionale all’economia e al lavoro, si ha una misura di quanto si stia immiserendo il lavoro educativo in generale e quello scolastico in special modo, fino al loro svuotamento. La tesi controcorrente di Furedi è che l’istruzione è importante per se stessa, per i contenuti che veicola. A chi afferma che oggi ai ragazzi servono non tanto la storia o la letteratura o la matematica, quanto le abilità specifiche per adattarsi e interloquire con la società e il mondo del lavoro o, al limite, una generica Cedam, Gli aspetti di separazione e divorzio nella famiglia, a cura di Oberto Giacomo, Cedam, 2012, versione solo carta € 120, versione solo ebook € 84, +IVA , versione carta + eBook € 204,00 +IVA capacità di ‘imparare a imparare’, egli risponde che apprendere le conoscenze e le scoperte frutto di esperienze fatte da altri, in luoghi anche remoti e in situazioni storiche diverse da quelle cui sono abituati, permette ai giovani di sviluppare le imprescindibili capacità di pensare, conoscere, immaginare, osservare, giudicare, interrogare. Un siffatto lascito culturale dà agli studenti una comprensione del passato e una conoscenza con cui affrontare, teoricamente e praticamente, i problemi del presente e del futuro. Rivelano così tutta la loro pregnanza le parole di Hannah Arendt che Furedi ha voluto porre all’inizio di questo suo lavoro: «L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell’educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d’intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d’imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti». Vita e Pensiero, 2012, pagine 264, € 18,50 Il cristianesimo antico (Da Gesù a Costantino) di Paul Mattei Nell’arco di tre secoli, una piccola setta periferica riesce a imporre il proprio messaggio, la propria legge, all’interno dell’impero romano. È questa la vicenda straordinaria della prima diffusione del cristianesimo, qui ricapitolata con chiarezza. Dopo aver tratteggiato il contesto religioso in cui il cristianesimo sorse, e cioè il giudaismo tardo e i vari paganesimi vigenti nel territorio dell’impero, il volume descrive l’azione di Gesù e degli apostoli, l’intensa opera di proselitismo che essi intrapresero, la progressiva elaborazione della dottrina, l’organizzazione delle comunità, e naturalmente le persecuzioni, che contribuiranno a formare un’idea di Chiesa come Chiesa di martiri. Edizioni il Mulino, 2012, pagine 440, s.i.p. 30 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 INTERvALLO GeORGeS MAX SCHeLeR BeRNANOS L'IDeA LA GIOIA CRISTIANA DeLL'AMORe CLAUDeL Opere a cura di Luigi Castiglione Giovanna d’Arco al rogo Il libro di Cristoforo Colombo Il festino della saggezza La messa laggiù Signore, insegnaci a pregare Un romanzo drammatico, sconvolgente, turgido di luci e d’ombre. N’è protagonista Chantal, eroina della grazia, nuova santa Teresa. In lei si svolge la lotta tra la grazia e il male, ch’ella espia, vittima dei perversi Il simbolismo di La Salette Cinque grandi odi Processionale per salutare il secolo nuovo Amo la Bibbia logos Georges Bernanos, La gioia, con una nota di Ferdinando Castelli, edizioni Logos, pagine 256, € 18 Sembra che sia venuto il momento di un nuovo spirito finora solo presumibile di primavera. Comincia lentamente l'oscillazione scettica di questa civiltà, il dubbio su se stessa e sulle idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più urgente [...] Questo germe, quando i popoli si renderanno lentamente conto di quello che hanno fatto, diventerà una forte e grande corrente di lacrime. In questo momento conta moltissimo che anche i cristiani ascoltino quel grido di aiuto, e che tutti, facendo rivivere la propria fede prima nel proprio cuore, spalanchino questi cuori per riversare la corrente di fede e di amore, che segretamente scorre nella Chiesa cristiana, riversarla nel mondo, in un mondo che ha bisogno di questa fede e di questo amore – che comincia a desiderarli – che li desidera come non mai nel passato; M a x S c h e l e r, L’idea cristiana dell’amore, a cura di Ubaldo Pellegrino, Logos , p. 112, € 10 LUIGI CASTIGLIONe CLINTON, Le PeNe (Clonare Starr) Romanzo o storia romanzata, affabulazione, oppure un semplice «divertissement»? Forse una favola in cui, come l’autore scrive, «l’ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la parodia, la risata non son che l’altra faccia della tristezza» in un mondo in cui «si vive tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...» Fa parte della sua «Trilogia dell’effimero»... Luigi Castiglione, Clinton, le pene (Clonare Staar?), edizioni Logos, pagine 256, € 18 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 21 SCAFFALE un libro sempre attuale TeOLOGI IN RIVOLTA I testi e i documenti integrali della «contestazione nella Chiesa» con i commenti di Alberigo, Baget Bozzo, Bouchard, Camon, Cardia, Costa, Davi, Del Noce, Del Rio, Delumeau, Di Fazio, Egidi, Fabbretti, Ferraudo, Filippi, Gentilonì, Giussani, Greinacher, Guasco, Kasper, Küng, Lehmann, Marengo, Margiotta Broglio, Melina, Molari, Negri, Poletti, quinzio, Rossi, Ruggeri, Santini, Spiazzi, Strazzari, Svidercoschi, Testa, Tettamanzi, Vassallo, Zizola Saggio introduttivo di Angelo Scola edzioni logos edilogos.com [email protected] TeOLOGI IN RIVOTA «La Chiesa è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica alimentata dal colloquio tra le diverse membra e mancherebbe qualcosa alla sua vita se l'opinione pubblica le venisse a mancare». PIO XII «Coloro che si dedicano alle scienze sacre usufruiscono di una giusta libertà di ricerca ed anche di esporre con prudenza il loro pensiero sulle materie in cui sono competenti, mantenendo il dovuto rispetto nei confronti del magistero della Chiesa». CODICE DI DIRITTO CANONICO «Ho avuto sempre più conferma che solo nell'obbedienza che nasce dall'amore si può diventare intelligenti di quell'avvenimento che ci è stato donato e che supera ogni intelligenza». LUIGI GIUSSANI «La Chiesa viene ammonita «a non farsi condizionare dalla logica mondana»;, mi domando quanto questo condizionamento non abbia invece agito su molti intellettuali che intendono interpretare "lo spirito" piuttosto che la lettera del Concilio (o indirettamente su tutti)». AUGUSTO DEL NOCE «Considero la «Dichiarazione di Colonia» inaccettabile per la Chiesa, sia per la sua forma, sia per il contenuto. Ciò non esclude che dietro di essa non vi siano desideri giustificati e problemi aperti sui quali si deve discutere». WALTER KASPER «Tutto quanto è accaduto, sotto gli occhi di tutti, fra teologi è solo un fenomeno che induce tristezza. Se i maestri, anziché essere innanzitutto testimoni di una profonda appartenenza alla Chiesa si trasformano in un ceto d'intellettuali, più preoccupati delle proprie opinioni, allora l'annuncio al cuore dell'uomo, che non attende sapienze umane (neanche "teologiche") ma solo la Parola, fatta carne in Cristo, si fa meno forte. LUIGI NEGRI «Il maldestro tentativo del Vaticano di ridurre l'episodio a un "fatto locale", non riesce certo a diminuire la rilevanza di un'iniziativa che afferma l'obbligo di chi è al servizio della Chiesa di esprimere critiche pubbliche e mettere in evidenza gli "abusi" del potere centrale». FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO 32 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 VeTRINA LOGOS Gli EBOOKS della LOGOS si possono agevolmente leggere sul monitor del proprio computer, se ne può ingrandire e rimpiccolire il testo e renderlo anche più oppure meno luminoso, secondo le proprie esigenze visive, senza ricorrere ad ulteriori spese... ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 JACqUES MARITAIN KAROL WOJTyLA PRIMATO DELLO SPIRITUALE EDUCAZIONE ALL’AMORE eBook, II ed., pp. 296, € 18 ATTRAVERSO IL DISASTRO Introduzione di Pietro Prini V Ed., pagine 160, € 16 eBook, pp. 160, € 16 IL BUON PASTORE (Scritti, discorsi e lettere pastorali) ANTIMODERNO (Rinascita A cura di Gino Concetti Pagine 160, € 16 del tomismo e libertà intellettuale) Pagine 264, € 18 DA BERGSON A TOMMASO D’AqUINO (Saggi di metafisicae di morale) Pagine 240, € 18 IL DOTTORE ANGELICO eBook, pagine 160, € 16 LA TRAGEDIA DELLA DEMOCRAZIA ChIAMATI ALL’AMORE A cura di Gino Concetti Pagine 160, € 16 MAX SChELER Introduzione di Pietro Palazzini Pagine 256, € 18 IL POTERE E LA CROCE Introduzione di L. Castiglione Pagine 160, € 16 LA BOTTEGA DELL’ORAFO eBook, Pagine 128, € 13 Pagine 128, € 13 RELIGIONE E CULTURA eBook, pp. 136, € 13 33 L’IMMORTALITÀ DELLA PERSONA A cura di L. Castiglione eBook, pagine 160, € 16 SAGGI SU LéON BLOy eBook, pagine 160, € 16 www.edilogos.com - [email protected] 34 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 FRANçOIS MAURIAC LUIGI CASTI GLIONE LA CARNEE IL SANGUE PIO XII E IL NAZISMO Traduzione di L. Castiglione ii, ed., Pagine 184, € 18 II ed., pp. 336, € 23 TUTTO IL CONCILIO IV ed., pp 484, € 26 TeATro SE FOSSE UN SOGNO ASMODEO eBook, , III ed., p. 160, € 16 AMARSI MALE SANTI, DITTATORI E MALFATTORI IL FUOCO SULLA TERRA Traduzioni di L. Chiarelli, Cesare Vico Lodovici, G.V. Sampieri A cura di L. Castiglione Pagine 276, € 18 SALVARSI DAL NULLA GLI EROICI FERVORI TrILoGIA DeLL’eFFImero MARGhERITA DA CORTONA Traduzione di L.Castiglione CLINTON, LE PENE eBook, III ed., pp.160, € 16 DIANA, LA FAVOLA IL MALE IMPLACABILE eBook, pp. 196, € 16 IL PICCOLO DITTATORE (Berlusconi, atto primo) IL FIUME DI FUOCO eBook, pp. 176, € 16 LA RAGIONE IMPURA eBook, III Ed., 160, 16 LE VIE DEL MARE eBook, pp. 160, € 16 PROLEGOMENI AGLI INFAMI eBook, II ed, pp. 160, € 16 LA FOLLIA DI LEAR IL PROFETISMO DI BLOy LA POETICA CLAUDELIANA IL PARADISO DELL’AMORE L’ÈVE DI PéGUy UN PAPA A RITROSO (Il «Ressourcement» di Benedetto XVI) Pagine 196, € 18 www.edilogos.com - [email protected] ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 DOMENICO GIULIOTTI GEORGES BERNANOS POLVERE DELL’ESILIO SCANDALO DELLA VERITÀ A cura di Massimo Baldini Pagine 192, € 18 Pagine 112, € 12 LE DUE LUCI (SANTITÀ E POESIA) DOMENICO L’INCENDIARIO A cura di Massimo Baldini Pagine 128, € 16 Pagine 88, € 10 L’ORA DI BARABBA A cura di Luigi Castiglione Pagine 336, € 26 PENSIERI D’UN MALPENSANTE A cura di Massimo Baldini Pagine. 104, € 13 IL MERLO SULLA FORCA A cura di Luigi Castiglione eBook, pp. 160, € 16 RACCONTINI ROSSI E NERI Pagine 208, € 18 I RAGAZZI UMILIATI Pagine 160, € 16 NUOVA VISIONE DEL REALE (SATANA E NOI) Postfazione di Albert Béguin Pagine 296, € 18 IL CAMMINO DI CRUZ DAS ALMAS eBook, Vol. I, pp. 192, € 18 IL SIGNOR OUINE Pagine, 304, € 18 LA GIOIA Con una nota di Fernando Castelli eBook, II ed., pp. 256, € 16 IL DIALOGO DELLE CARMELITANE www.edilogos.com - [email protected] 35 Testo originale a fronte eBook, pp. 192, € 18 * Tutte le opere di Georges Bernanos sono curate da Luigi Castiglione, tranne Una visione cattolica del reale, tradatta da Mario Spinelli e Franco Mercuri www.edilogos.com - [email protected] 36 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 287 - FEBBRAIO 2012 PAUL CLAUDEL GABRIEL MARCEL CINqUE GRANDI ODI Testo originale a fronte Pagine 192, € 18 L’UOMO PROBLEMATICO (in preparazione) IL LIBRO DI CRISTOFORO COLOMBO Pagine 88, € 16 DIALOGO SULLA SPERANZA A cura di Enrico Piscione Pagine 112, € 16 GIOVANNA D’ARCO AL ROGO Testo originale a fronte Pagine 128, € 16 SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE Pagine 128, € 13 LACRIME DI LUCE (Il simbolismo di la Salette) Pagine 80, € 12 L’ANNUNCIO A MARIA Testo orinale a fronte eBook, pp. 196, € 18 AMO LA BIBBIA eBook, pagine 160, € 16 IL DECLINO DELLA SAGGEZZA Traduzione di Carmela Cossa Pagine 128, € 13 L’IRRELIGIONE E LA FEDE (in preparazione) TEATRO E FILOSOFIA (In preparazione) GLI UOMINI CONTRO L’UMANO A cura di Enrico Piscione Pagine 232, € 19 * Tutte le opere di Paul Claudel sono curate da Luigi Castiglione www.edilogos.com - [email protected] edizioni logos CODICe DI DIRITTO CANON ICO edizione tascabile con la nuova traduzione italiana di Luigi Castiglione Alcuni giudizi della stampa: «quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto: la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’UECI, ma anche perche condotta con criteri più moderni (per es. potestas è resa con «potere» non con «potestà»); il commento è alquanto più aggiornato se non altro perché tiene conto delle interpretazioni autentiche date dall’apposita Commissione pontificia dal 1984 ad oggi. Per tutte queste caratteristiche positive sia deìl'edizione originale sia di quella italiana, riunite insieme in quest'opera, essa merita la più larga diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa» (N. Lisi, La Scala). A T R 26 E F LE a € F O IA iché in EC anz SP€ 13 a «Sono molte le pubblicazioni e i commenti ai Codice di diritto Canonico che sono state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. questa edizione, commentata da esperti competenti, mi sembra una delle migliori. I pregi sono tanti...» (A.P., Vita Pastorale). «Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore, Luigi Castiglione, ha contribuìto in modo egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui sembra che il merito vada equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani, Radio Vaticana), CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretazioni autentiche», le «Delibere» della Cei e un ampio «Indice analitico» – Beneplacito della Cei — A cura di Luigi Castiglione – Pagine 448, € 26 CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE ,