BOTERO - DONAT-CATTIN - HOFMANNsTHAL - VAN GOGH
Il vitalismo
di Irving Layton
L’Italia
di Donat-Cattin
L’Elettra di Hugo von
Hofmannsthal
Una maledetta vegetazione
LA FIERA LIBRARIA - ANNO XXXII - Nº 288 - MARZO 2012
LA FIERA LIbRARIA
Mensile d’informazione bibliografica,
politica e culturale
SOMMARIO
Le Penseur de Notre-Dame de Paris
EDITORIALE
Crisi del libro
di Luigi Castiglione
3
PERISCOPIO
Van Gogh e il viaggio di Gauguin
Aste primaverili bolaffi
Direttore responsabile
Luigi Castiglione
Vicedirettore
Massimo Ubaldi
Art Director
Valérie Larbaud
Amministrazione
GALLERIA
La sensuose vitalità di Layton
a cura di Mario Danesi
L’Elettra di Hofmanstahl
di Carmelo Rifici
5/8
9/17
LETTURA DEL MESE
Maledetta vegetazione
di Jacques Maritain
15
IN PRIMO PIANO
L’Italia di Donat-Cattin
di Francesco Malgeri
20
Laura Castelli
Iscr. Registro della Stampa
e Tribunale di Roma nº 278/1981
Copyright & Protezione
dei dati ex art 10 legge 675/1996
Amministrazione
Via Alatri, 30
00171 ROMA / Italia
SCAFFALE
Smith, Il libro dell’altra gente
Giuliotti, La poesia della fede
Jens, Life deluxe
Apuleio, Amore e psiche
Palumbo, Camned
Felix, Machivelli e Guicciardini
27/37
Centro direttivo europeo
email: [email protected]
Anno XXXII - Nº 288
Marzo 2012
INSERTO EDIZIONI LOGOS, 31/36
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
EDITORIALE
un Pirandello, tutto il Pirandello, sedici euro,
ed altro non può diffonderlo perché le sue
finanze non glielo permette. Ma c’è di più,
ed il discorso sarebbe qui molto lungo.
Crisi del libro?
La crisi economica si abbatte anche
sulle vendite dei libri, e lo fa pesantemente. «L'ultimo trimestre del 2011 è
stato disastroso», spiega Gian Arturo
Ferrari, presidente del Centro per il
Libro e la Lettura, durante la presentazione del rapporto «L'Italia dei Libri –
Un anno, le stagioni, due trimestri a confronto», commissionato alla Nielsen per
rilevare analiticamente le abitudini di
lettura e il consumo di libri nell'arco di
tempo che va da ottobre 2010 a dicembre 2011.
«Rispetto allo stesso trimestre del
2010 – aggiunge Ferrari – si sono persi
per strada 1.700.000 acquirenti e il 6%
di lettori. In totale la spesa complessiva
destinata all’acquisto dei libri è scesa a
471 milioni di euro con una flessione del
20%. Si tratta di una notizia allarmante
– sottolinea – se questo dato dovesse
mantenersi per l'intero anno in corso
credo che tutto il complesso editoriale
ne avrebbe una serie complicata di conseguenze». «Un dato disastroso e allarmante'».
Gli fa eco il presidente dell'Aie,
Marco Polillo, che aggiunge: '»Il problema è vedere come si sta muovendo il
mercato nel 2012, se si riprende o si assesta, o invece continua il trend di discesa. Sapevamo che il dato del 2011 non
era buono, ma una cifra così imponente
è effettivamente più alta rispetto a quello che pensavamo. Questa mancanza di
predisposizione all’acquisto del libro in
quel periodo, per motivi economici o di
altra natura, è effettivamente molto preoccupante».
E sottolinea: «Il mondo dell’editoria
sta soffrendo come tutta l’Italia. Non è
certo un’oasi dorata».
E questo non è però vero.
E non è vero perché si dimentica che
siamo in regime di liberalismo, ossia di
libero mercato e quindi di libera concorrenza, e di concorrenza sleale, perché
non è, e non dovrebbe essere possibile
che un editore danaroso possa vendere
Rassicurazione arrivano invece dal governo. Paolo Peluffo, sottosegretario all'Editoria alla Presidenza del Consiglio, intervenuto alla presentazione del Rapporto ribadisce
l'impegno della politica nei confronti della
lettura concepita come «asse strategico del
governo'». E anticipa l'impegno anche attraverso una campagna d’informazione strategica «che per tutto l’anno fa in modo che la
promozione della lettura attraverso la frequentazione dei luoghi della lettura che sono
l'edicola, la libreria e la biblioteca...»
Ma chi ci crede più? Coloro che vivono
«tra i libri» hanno tutte le ragione di diffidare delle belle parole, dei buoni propositi,
gli s’affumicano gli occhi, e sanno che tutte
le sovvenzioni vanno a chi ha e vengono
yolte a chi nn ha...
Veritiero è invece il rapporto, quando fornisce un quadro preciso e dettagliato dei
comportamenti di acquisto e di lettura degli
italiani nell'anno 2011, definendolo «un
ritratto pieno di luci ed ombre»: «Non è vero
che i giovani non leggono. Il 70% dei
ragazzi tra i 14 e i 19 anni legge un libro
l’anno. La platea degli acquirenti di libri in
Italia è grande e non è più vero che siamo in
una situazione di ritardo rispetto agli altri
paesi europei. Pensiamo a cosa era l’Italia
nel 1861 a confronto con paesi come la
Francia di allora. Anche se siamo un po’
indietro la situazione è più positiva di quanto si pensi».
LA FIERA
LIBRARIA
La foire du livre
La feria del libro
A feira do livro
Book Fair
Bokmessen
The book fair
Knižní veletrh
ブックフェア
Targi książki
Η έκθεσ βιβλίου
***
Ma cosa hanno fatto i governi a favore del
libro? Cosa hanno fatto oltre a favorire le più
«grandi» Case editrici, le industrie editoriali,
le lobbies dell’incultura? Molti sono gli enti
statali (a cominciare della presidenza del
consiglio dei ministri per l'editoria? alle biblioteche popolari, ai centri di letture a ) che
comprano soltanto i libri dei «raccomandati», degli «amici dell'Onorevole», soprattutto se Ministro, il quale prende il telefono
alza la cornettta e ordina di comprare i libri
di questo o quell’editore…
– La qualità? Non importa... – La quantità? Il più possibile, il più possibile, mi raccomando… È uno che merita... Ma… lasci
perdere, la saluto cordialmente...
Ppaffiti ed il telefono è chiuso…
Dall'altra parte del filo c’è un certo risentimento ...c’erano in lista altri raccomandati…
Luigi Castiglione
Liber pulchra
Targul de carte
Bogen fair
Kirjamessut
Bokmessen
De boekenbeurs
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
PERIsCOPIO
EbOOKS LOGOS / Novità
Charles Péguy
La nostra
giovinezza
Georges bernanos
Il Cammino
di Cruz das Almas
Léon bloy
Nelle tenebre
A cura di Massimo Ubaldi
A cura di Luigi Castiglione
Notre jeunesse è comunemente posta
fra i capolavori della prosa di Péguy. È
una parola difficile questa nel caso di
Péguy, che il «capolavoro» in realtà non
lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per
cui la sua fama non oltrepassò determinati
ambienti), ma certo essa è una delle opere
sue più salde, per fedeltà a un tema centrale e per costanza di ispirazione. Mentre
possiede alcune fra le pagine bellissime di
Péguy, va relativamente immune da
quelle dispersioni e quei ristagni che
pesano sovente sulla sua opera, raggiungendo così una sua completezza, che permette di presentarla, in qualche modo,
come esemplare....
«I proscritti che errano oggi attraverso il mondo, e
che non trovano asilo in nessun luogo, con il pretesto
che il loro passaporto non sia in regola, permettono di
ben prevedere i nuovi metodi mediante i quali sarà nel
futuro attuata la lotta per la vita. si può peccare per
azione e per omissione; è ugualmente facile sterminare
con l’azione e con l’omissione. L’eccessiva ricchezza
ha fatto diventar folli le patrie. La miseria le farà diventar feroci. Lo svolgimento degli effetti e delle cause
potrà ormai essere arrestato soltanto con un altro miracolo, simile a quello che fu annunciato, venti secoli fa,
da un angelo ad alcuni pastori. Il fronte della cristianità
è stato rotto, non mi stancherò di scriverlo, la sconfitta
delle coscienze è un fatto smisurato, dalle conseguenze
incalcolabili. nessuno sembra dubitarne, i pastori contano le loro pecore e si rassicurano pensando che il loro
numero non sia diminuito come prevedevano i profeti
di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi,
intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno
agito ciascuno per sé... L’umanità riscattata, resa
partecipe della divinità come c’insegna la liturgia della
messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene importa ai
Farisei dal momento che hanno pagato la decima e
rispettato il sabato?»
Ecco la filosofia del Bloy. È la
filosofia della Bibbia, dei mistici, delle
anime semplicemente e profondamente
religiose; la filosofia che gravita intorno
ai due fatti fondamentali della storia religiosa dell’umanità: la Caduta dell’uomo,
esiliato in terra, il cui metaforico sonno è
attraversato dalle immagini semicancellate del perduto Eden; e la Redenzione,
monologo divino nella storia umana, che
fa del sublime Crocifisso il centro ed il
lume della vita. Intorno a questi due elementi, si inseriscono motivi di colore
mistico, come la dottrina giovannea del
tralcio e della vite, il paolino «Unus estis
in Christo» (Gal., 3, 28), cioè degli uomini membra sostanziali del corpo mistico
di Gesù; mo-tivi di tendenza mistica con
sviluppi pratici, come la dottrina della
Comunione dei Santi, chiamante all’integrale corresponsabilità degli atti umani;
motivi infine schiettamente etici come
quello della libertà. La libertà («questo
dono prodigioso, inqualificabile, con cui
ci è dato di vincere il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo, di uccidere il Verbo incarnato... etc.) è per il Bloy il dono divino
che più di ogni altro conferisce dignità
all’uomo, ma al (tem-po stesso il più terrificante, perchè solo in forza della libertà fu possibile crocifiggere il Salvatore
— come è possibile ora continuare ad
offenderlo...
Bergson da parte sua riconosceva
scrivendo di Péguy in questi termini:
«Aveva una straordinaria capacità di
andare oltre la materialità degli esseri,
superarla e giungere alla loro anima. È
così ch’egli ha penetrato il mio pensiero
più segreto, come io avrei voluto e non ho
saputo esprimerlo ».
Polemista d’indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della grazia come nessun altro scrittore moderno, Georges Bernanos (1888-1948) fu uomo
che «non barò mai in un mondo in cui tutti barano». rinunciò alla Legion d’onore, rifiutò l’accademia francese,
respinse la poltrona di ministro scegliendo di essere —
com’ebbe a scrivere stanislas Fumet — «un esplosivo,
un vulcano ch’eruttava disprezzo come lava, e non certo
con la ponderatezza di Léon Bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso era il ribollimento, l’effervescenza». Tra le opere pubblicate dalla
Logos Domenico l’incendiario, Scandalo della verità, I
ragazzi umiliati,Il signor Ouine, Mouchette, La gioia,
La grande paura dei benpensanti, Nuova visione cattolica del reale (Satana e noi), Diario della guerra di
Spagna...
[email protected] – edilogos.com
Introduzione di Vittorio di Giacomo
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
PERIsCOPIO
EBOOKS LOGOS / Novità
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione
Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro
Originale figura di uomo e di pensatore, spirito squisitamente
poetico e profondamente religioso, propugnatore di una
nuova religiosità integralmente vissuta in contrasto sia con
l’idealismo hegeliano che con il protestantesimo ufficiale,
Kierkegaard è scrittore di gran classe, di finissima penetrazione analitica e di straordinaria potenza dialettica.
Nelle sue numerose opere, quasi tutte più o meno autobiografiche, si riflettono le esperienze della sua vita mondana,
le ansie del cristiano di fronte al problema della salvezza, le
polemiche giornalistiche. Ma proprio su quest'incandescente
materia autobiografica si costruisce la sua riflessione:
audace e geniale visione filosofico-religiosa della vita, dove
il valore assoluto della verità personale e concreta del cristianesimo si afferma contro la verità generale e razionale dei
sistemi filosofici.
Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro, questi scritti hanno infatti la peculiarità d’introdurre al senso di tutta
l'imponente produzione letteraria del terribile contestatore
cristiano.
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione / 1
1. La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa 2. Sulla mia vita letteraria - 3. Il punto di vista della mia attività letteraria.
Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio
Fabro - Pagine 216, €. 16
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione / 2
4. Due piccole dissertazioni etico-religiose (E' lecito ad un
uomo farsi uccidere per la verità? - Della differenza fra un
genio ed un apostolo) - 5. La neutralità armata, ossia la mia
posizione come scrittore cristiano nella cristianità - 6. La
risposta al "pastore di campagna" - 7. Testi complementari
sulla comunicazione - Postilla ermeneutica del traduttore.
Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio
Fabro
II ed., eBook, pagine 176, € 16
SØREN AAByE KIERKEGAARD, filosofo e teologo danese,
padre dell’esistenzialismo moderno (Copenaghen, 1815-1855).
La sua fecondissima attività letteraria è rappresentata da circa
trenta volumi, di cui una decina comprende le Opere (Samlede
Vaerker) e gli altri venti raccolgono le Carte (Efterladte Papirer).
Tra i titoli principali, oltre ad Aut-Aut (1843), Timore e tremore
(1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), II concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita (1845),
Postilla alle «Briciole filosofiche» (1846), La malattia mortale
(1849), La scuola del cristianesimo (1850) e il Diario 1848-1851
(curato in italiano da Cornelio Fabro, la cui introduzione è stata
giudicata «quanto di meglio sia stato scritto in Italia» sullo scrittore danese).
Van Gogh
e il viaggio
di Gauguin
Palazzo Ducale, Appartamento del
Doge
12 novembre - 15 aprile 2012
Info e prenotazioni
Call center
Tel. +39 0422 429999
Fax +39 0422 308272
[email protected]
www.lineadombra.it
Biglietti/Tickets:
compra/buy online
Orario:
lunedì – giovedì: ore 9-19
venerdì ore 9-20
sabato: ore 9-21
domenica: ore 9-20
Chiuso 24, 25 dicembre 2011
31 dicembre, ore 16 - 3 (del 1 gennaio 2012)
1º gennaio: ore 10-20
La mostra - 80 capolavori della pittura europea e americana del XIX e
del XX secolo e una decina di lettere
originali di Van Gogh - ha come tema
il viaggio, inteso anche come avventura interiore. Cuore dell'esposizione sono 40 opere di Van Gogh e
il celebre quadro di Paul Gauguin Da
dove veniamo? Chi siamo? Dove
andiamo?, che il museo di Boston
presta solo per la seconda volta in
Europa. E poi Hopper, Rothko,
Turner, Morandi, Kandinsky, Monet e
tanti altri protagonisti della scena
artistica degli ultimi due secoli.
giovedì 10 novembre 2011, ore 11
la conferenza stampa
venerdì 11 novembre 2011, ore 18
l'inaugurazione
www.lineadombra.it
Nell'ambito della
Loggia degli Abati:
mostra,
nella
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
LA FIERA
LIbRARIA
Aste primaverili
Bolaffi
Appuntamenti imperdibili per collezionisti le prosime due aste primaverili di numismatica e filatelia
che Bolaffi terrà nella sua sede torinese di Via Cavour 17 rispettivamente il 26 e il 27-28 maggio.La vendita di numismatica coincide casualmente con l’uscita a fine maggio del
unico «luogo d’incontro»
permanente degli Editori
e della cultura europea
e iberoamericana
***
L’unica rivista
che facilita gli scambi
delle novità librarie
in tutto il mondo
Les livres, les idées, la culture des pays de
langue allemande, anglaise, espagnole, française, italienne, portugaise...
l’edizione 2011-12 del catalogo Unificato delle Monete e Cartamo-neta
d’Italia che pone particolare at-tenzione alle nuove quotazioni in funzione della movimentata fluttuazione
dei metalli (oro e argento). In quanto
alle monete, la forte richiesta mondiale di questi due metalli ha inciso
sugli aumenti di tutte le monete realizzate in oro e argento, tra cui anche
le più recenti di Repubblica Italiana/San Marino e Vaticano che da
tempo non davano segno di ripresa.
I libri, le idee, la cultura dei paesi di lingua
francese, inglese, italiana, portoghese, spagnola, tedesca...
Los libros, las ideas, la cultura de los paises
de lengua alemana, española, francesa, inglesa,
italiana, portuguesa...
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ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
PERIsCOPIO
Félix Nagore
SCIACCA. UN PENSADOR
POLíTICAMENTE INCORRECTO
Félix Ruiz Nagore da anni si occupa del pensiero di Sciacca, e il
presente volume, rappresenta il culmine di questo suo settore di studi,
incrementando in modo significativo la bibliografia sciacchiana uscita
all’estero, che è un terzo dei seimila titoli di cui si compone.
Un profilo estremamente incisivo della personalità del filosofo ne
introduce le principali linee di pensiero: tanto anticonformista quanto
costruttivo, riguardo alla meta- fisica, all’antropologia, all’estetica, alla
filosofia della storia – di stimolante attualità. L’autore articola l’interpretazione dei quaranta volumi delle Opere complete sciacchiane
nella chiave dell’«anticonformismo costruttivo», che attraversa i cardini dell’Occidente – da Platone ad Agostino, da Tommaso a Pascal, da
Vico a Rosmini – entro una intessitura che pone in primo piano le
posizioni – dalla sofisticaall’empirismo e all’illuminismo, dall’idealismo
a Nietzsche, dagli scientismi alle fenomenologie odierne – che impoveriscono i fondamenti costitutivi dell’Occidente stesso, fino alla sua
decadenza.
An extremely incisive profile of the philosopher’s personality presents the main lines of Sciacca’s thought: as much nonconformist as
constructive about metaphysics, anthropology, aesthetics, and philosophy of his- tory.The author’s interpretative key for the forty volumes
of Sciacca’s Opere Complete is a «constructive non-conformism» that
goes through the cornerstones of Western civilization, highlighting the
positions that weaken the foundations of the West itself, up to its decadence.
Félix Ruiz Nagore, dell’Università di Saragoza, da un cinquantennio
si occupa dell’opera di Sciacca, sulla quale ha pubblicato una ventina
di contributi, in riviste spagnole quali «Augustinus» e «Crisis»,e italiane,quali «Giornale di Metafisica» e «Filosofia oggi».Tutte le sue pubblicazioni,in pre- stigiosi periodici di diversi Paesi,si imperniano sui
principali nodi critici del pensiero contemporaneo.
Biblioteca di studi su Sciacca, vol. 6
LEO S. OLSCHKI EDITORE
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
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GALLERIA
Irving Layton
Sensuose vitalità
Irving Layton nasce il 12 marzo
1912 a Târgu Neamt, piccola città in
Romania, con il nome di Israel Pincu
Lazarovitch, da Moses e Klara Lazarovitch. La famiglia, di origine ebrea, emigra in Canada un anno dopo
la nascita del figlio.
La passione per la letteratura arriva
in età adolescenziale quando ha
modo di conoscere le poesie di autori
quali Alfred Lord Tennyson, Walter
Scott, William Wordsworth, Lord
Byron, e Percy Bysshe Shelley; tra gli
autori di romanzi che più lo influenzano vi sono Jane Austen e George
Eliot; tra gli altri citiamo anche Francis
Bacon, Oliver Goldsmith, Samuel
Johnson e Jonathan Swift, oltre a
William Shakespeare e Charles
Darwin.
Fin dagli anni '40 Irving Layton è
stato riconosciuto, sia in Canada che
internazionalmente, come poeta della
scuola «moderna», prolifico, versatile,
rivoluzionario e controcorrente. È
stato promotore del gruppo di giovani
poeti di Montréal che credevano nella
rivoluzione contro un romanticismo di
tipo insipido. La satira di Layton è
generalmente diretta contro l'ottusità
borghese; le sue famose poesie
d'amore sono esplicitamente erotiche.
Ha esordito con la raccolta poetica
Qui e ora («Here and now», 1945)
cui è se guita una vasta produzione
lirica: Amore il verme conquistatore
(«Love the conqueror worm», 1953),
Il freddo elemento verde («The cold
green element», 1955). Le Poesie
raccolte («Collected poems», 1965)
raccoglie le sue liriche più significative, a cui seguono Periodi della
luna («Periods of the moon», 1967),
L'occhio fermo («The unwavering
eye», 1975). Illuminati da accensioni
oniriche, i versi di Irving Layton
intrecciano una sensuosa vitalità
con la perorazione dei diritti delle
classi umili.
Ha pubblicato numerosi libri di
poesie dai più disparati contenuti.
Layton ha teorizzato che la poesia
deve essere «vitale, intensa, sottile
e drammatica».
Nel tempo si costruisce la fama di
artista provocatorio e raffinato, caustico verso la società borghese e i
suoi riti, vitale e vigoroso. Dopo i 50
anni la sua opera è segnata dalla
riscoperta delle radici ebraiche.
Nonostante abbia scritto oltre
quaranta libri, in Italia non è stato
molto tradotto; gli ultimi suoi versi
pubblicati sono nell'Almanacco della
Poesia (dicembre 2005) di Crocetti.
In lingua italiana si ricorda la sua
raccolta Il freddo verde elemento.
Muore a Montreal, la città dove ha
sempre vissuto, il giorno 4 gennaio
2006. [m.d.]
EBOOKS
LOGOS /
Novità
SILVIO BOTERO
La coppia umana
tra idealità e realtà
GEORGES BERNANOS
Il cammino di Cruz
das Almas
LéON BLOy
Nelle tenebre
PAUL CLAUDEL
La messa laggiù
LUIGI CASTIGLIONE
Salvarsi dal nulla
GIUSEPPE MAZZINI
Lettera ai cattolici
ChARLES PéGUy
La nostra giovinezza
A. D. SERTILLANGES
Musica e preghiera
SILVIO BOTERO
La famiglia nel pensiero
di Benedetto XVI
JACQUES MARITAIN
La nuova cristianità
10
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
GALLERIA
Destino di Péguy
Più che mai rivoluzionario, Péguy capi, sul
legno della croce che non
bisogna aspettarsi da una
rivoluzione umana, da sforzi soltanto umani, un cambiamento decisivo. Non è
solo l’economicismo ad essere insufficiente. Vi è tutto
l'umanesimo, tutto l'immanentismo che sono colpiti
dalla sterilità. L'unico cambiamento reale è di ordine
ontologico, metafisico, religioso, e non può essere operato che da Dio. La rivoluzione sarà l'opera del
Paraclito ο non sarà affatto...
Contro un cristianesimo
disincarnato, Péguy afferma che la rivoluzione del
Vangelo non può essere
reale se non distrugge realmente i mali e cambia realmente le strutture oppressive. Ma contro un socialismo immanentista, egli afferma anche e dall'inizio
che questa rivoluzione non
può procedere dalla semplice volontà umana, che
essa deve nascere da Dio.
Deve certamente prendere
a prestito gli itinerari della
terra, le dure ed oscure ed
ingrate vie umane. Ma essa
non verrà da uomini soltanto generosi, morali, altruisti.
Ciò che la rivoluzione evangelica reclama, sono uomini nuovi, uomini che abbiano superato la prova
pasquale, uomini morti e
resuscitati in Cristo... (dal
saggio di Jean Bastaire)
Un immenso arazzo diviso in due parti; nella
prima campeggia la cattedrale di Parigi e si esprime
l'amore di Péguy per la
città dove vive, lavora e
soffre; il secondo momento è invece scandito dall'alta poesia della Presenfazione della Beauce a Notre-Dame di Chartres, e
dalle cinque preghiere nella Cattedrale...
Già all'inizio della Presentazione, in cui il poeta
prega, ma resta sulla strada, contemplando da lontano, ο nell'albergo ο davanti alla Cattedrale, esplode il «canto profondo
dell'anima» e si dimentica
la musica «un po' troppo
parnassiana» dell'addio a
Parigi; e poi l'orchestrazione piena e fascinosa
della preghiera dentro Notre-Dame, segno della sua
resa totale alla Grazia, che
accompagna le confidenze che mettono a nudo il
terreno scosceso del suo
spirito e della sua carne, il
segreto lacerante del suo
cuore, e la pace pienamente riconquistata con
l'aiuto della «Regina delle
paci e dei disarmi».
Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È
una parola difficile questa
nel caso di Péguy, che il
«capolavoro» in realtà non
lo scrisse mai (ed è una delle
ragioni per cui la sua fama
non oltrepassò determinati
ambienti), ma certo essa è
una delle opere sue più
salde, per fedeltà a un tema
centrale e per costanza di
ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle
dispersioni e quei ristagni
che pesano sovente sulla sua
opera, raggiungendo così una sua completezza, che
permette di presentarla, in
qualche modo, come esemplare....
Bergson da parte sua
riconosceva scrivendo di
Péguy in questi termini:
«Aveva una straordinaria
capacità di andare oltre la
materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro
anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più
segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ».
www.edilogos.com - [email protected]
Aumenti delle quotazioni in particolare
riguardanti la monetazione di Vittorio
Emanuele II / Regno di Sardegna, grazie alla maggiore richiesta conseguente
alle celebrazioni del 150° anniversario
dell’Unità d’Italia e, in epoca moderna,
per le famose 500 lire “Caravelle” con
bandiere rovesciate. Nell’asta Bolaffi del
26 giugno si nota una presenza di molti
aurei di epoca imperiale romana, ambiti
dal collezionismo internazionale, come
un aureo con e ffigie e nome di Lucio
Vero, genero dell’imperatore Marco
Aurelio, databile agli anni 166-167 d.C.,
Zecca di Roma (base 6 mila euro)Tra le
numerose monete offerte, coniate nei
secoli XVI – XVIII, si segnala un 10
Scudi oro del 1624, durante il Governo
dei Dogi Biennali della Repubblica di
Genova, moneta mai apparsa in vendita
(base 7.500 euro) (foto 2). Spicca nella
vendita una collezione di monete di
Casa Savoia, dal 1755 al 1943, che più
che sulla completezza punta sulla qualità e il prestigio degli esemplari raccolti:
un Mezzo Carlino da 2,5 Doppie del
1757, Zecca di Torino, il più bell’esemplare apparso in asta, ha base 26 mila
euro mentre un 100 lire oro del Regno
d’Italia con effigie di Vittorio Emanuele II
del 1878 ha base 15 mila euro (foto 3).
Un esemplare del già citato 500 lire
Caravelle Bandiere Rovesciate, prova
del 1957, ha base 7 mila euro. Il mercato delle banconote, segnala il catalogo
Unificato, è rimasto pressoché stabile,
con qualche revisione per gli oggetti più
rari. Nell’asta Bolaffi un rarissimo
Biglietto di Banca da 500 lire “Grande C”
del 1950, uno degli esemplari meglio
conservati, è proposto con una base di 8
mila euro.

ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
11
GALLERIA
...una testimone dell'individuo in un'epoca che ha
perduto il tragico come categoria morale ed estetica
L’Elettra
di Hofmannstahl
La messa in scena di Elektra, scritta
dal poeta tedesco Hugo von Hofmannsthal, pone una serie di complicate e
stimolanti questioni. Prima di tutto c’è
da chiedersi di che «natura» sia il linguaggio che il regista deve affrontare,
in secondo luogo ci si trova di fronte
all’evidente problema dell’ambientazione della vicenda: la Grecia di
Hofmannsthal non trova corrispondenza con la Grecia di Sofocle, terzo e non
ultimo l’uso della musica. È noto a tutti
che pochi anni dopo la stesura dell’Elektra, che fu scritta senza sostanziali correzioni in tre-quattro settimane,
tra l’agosto e il settembre del 1903, il
compositore Richard Strauss, colpito
da quel testo che veniva incontro ai
suoi gusti e alla sua stessa tecnica
espressiva, se ne servì come libretto
per la sua opera omonima. Vero che
Hofmannsthal non aveva subito pensato ad un approdo operistico del testo,
ma agli occhi degli studiosi contemporanei non può sfuggire che il binomio
parole e musica dei due grandi autori
era il fatale epilogo di una collaborazione artistica che può essere considerata tra le più alte e importanti dell’arte
decadente.
Elektra è sicuramente additata tra i
capolavori del decadentismo, uno dei
migliori «pezzi d’epoca» dello Jugendstil, del liberty, ma un regista consapevole sa benissimo che per quanto
affascinante siano i testi partoriti da
quella corrente, oggi devono trovare
una collocazione pertinente sui nostri
palcoscenici, affinché possano raccontarci qualcosa che ci tocchi e ci
emozioni. Perciò ho deciso di non
usare la musica di Strauss perché non
mi avrebbe concesso di guardare il
testo da un altra prospettiva.
Elektra è un «testo poetico», non è
poesia, non è drammaturgia. In questo
si allontana terribilmente dalla tragedia
ispiratrice: l’Elettra di Sofocle è scritta in
una lingua evocativa ed epica, la piet-
Lucio D’Orazi
La morte
di papa Luciani
(In nome di Dio
o del diavolo?)
rosità del linguaggio serve ad avvicinare,
mattone dopo mattone, le figure dei
fratelli fra loro e loro agli spettatori. La
lingua del poeta tedesco non evoca perché strabordante, non è metaforica perché il suo contenente è già il suo contenuto. È un linguaggio immaginifico che
non deve aprirci ad un mondo sotterraneo perché è già quel mondo. Caso mai
la musicalità delle parole (e la musica,
elemento imprenscindibile) sono la chiave d’accesso all’inferno in cui l’autore
vuole condurre lo spettatore. La poesia
serve non ad evocare un mondo, ma a
rappresentare un luogo connotato dalla
sua stessa lingua. Le parole in poesia di
Hofmannstahl hanno il compito di scagliare addosso allo spettatore una serie
di immagini e suoni atroci e bestiali da
condurre immediatamente questo in uno
spazio-prigione popolato di mostri, personaggi deformi nel corpo e nell’anima.
Non ci fosse Strauss si potrebbe quasi
pensare che, come Oscar Wilde per la
Salomé, Hofmannsthal abbia costruito
un testo di genere: una sperimentazione
sonora-linguistica ai limiti del verosimile.
La vera ispirazione dell’autore quindi
non va cercata nella Grecia di Sofocle,
ma nell’universo poetico di Shakes-
L’opinione pubblica, in
seguito anche a dicerie disinvoltamente acuite da certi
mezzi di comunicazione di
massa, continua ad interessarsi alla causa della morte di
papa Luciani.
Questo libro ripristina la verità con documenti, testimonianze ed anche giudizi di illustri personalità nel campo
della medicina legale, confutando le assurde ipotesi senza
le quali una commedia, una
trasmissione radiotelevisiva
o un film non avrebbero successo.
L’autore, che è un autorevole magistrato, scrive perciò
bene nella prefazione: «Papa
Luciani non avrebbe certamente voluto tutto questo e gli
chiedo venia; son perciò certo
che, da lassù, mi sta rispondendo con uno di quei suoi
arguti sorrisi che lo hanno
reso famoso e simpatico a
tutti: persino a David Yallop».
Lucio D’Orazi, La morte
di papa Luciani, (In nome di Dio
o del diavolo?), Logos, pagine,
II ed., 192, € 16
EDIZIONI LOGOS
[email protected]
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
GALLERIA
Paul
Claudel
Cinque
grandi
odi
...soltanto un raggio d’oro nella vela
E quando il suo canto erompe com'esaltazione dell'anima che
sente la sua stirpe divina, giuoco o piacere o illusione più non è,
ma ebbrezza della virtù che sa di creare, di là dal mondo sensibile, oltre i limiti della contingenza, realtà d'amore che nobilita
l'istinto, ansia di protendersi nell'infinito ch’è musica [...]
Ed impossibile è non avvertirne quell'armoniosa dolcezza di
suono e d'in-flessione e di musicalità ch’avvolge la parola nel
suo srotolarsi lungo la magia del canto, contrappuntato da
un’uguale ispirazione, da una luce sempre identica e dalla
sacralità che misteriosamente la percorre...
Ed è la tragedia dell’orgoglio umano, la follia della società iinfollita, la catastrofe del desiderio evaso dalla legge, il canto della
vita e della superazione dalla morte...
Ed ecco allora le Cinque grandi odi irrompere nel turbinìo
delle foglie d'oro, nell'orchestrale giubilo, nel sale del fuoco che
schiocca, nell'improvvisa deflagrazione dei versi, nello scoppio
della folgore triforcuta, nell'inestinguibil eco...
E così l'«ode pura come un bei corpo nudo risplendente di
sole» frammischiando si discioglie piedi che fuggono il peso del
corpo inerte, Ulisse da caldi dèi inseguito nella notte soltanto un
raggio d’oro nella vela, l’oro innato (o l'interiore conoscenza che
da sé possiede ogni cosa) nella sostanza umana infuso, l’acclamazione della tromba insieme con il latino del gallo...
Paul Claudel, Cinque grandi odi, Testo originale a fronte,
traduzione e introduzione di Luigi Castiglione
edizioni
logos
peare, Elektra assomiglia molto di più ad
Amleto che alla sua omonima classica.
La poesia è utilizzata da Hofmannsthal
per distruggere il concetto di azione.
Amleto è il primo grande personaggio
moderno intento più a ragionare che a
muoversi, il dubbio se essere o non
essere sta alla base dell’anelito di
Elektra, che vuole uccidere ma non
riesce a farlo. L’azione le è negata,
buona solo ad immaginare il matricidio
ma incapace di agire ella stessa. Ma
come è impossibile recuperare la tragedia greca in questo testo, così anche il
recupero della tragedia shakespiriana
sembra solo un altro disperato e assurdo tentativo di Elektra di essere qualcosa. Elektra, nell’impossibile viaggio
per ritrovare la sua antica identità,
incontra Amleto, il suo più prossimo parente. Un parente scomodo però, perché
dopo di lui nessun personaggio del mito
è più riuscito a recuperare se stesso. Un
essere impossibilitato ad agire, chiuso
nella prigione della sua stessa mente,
così appare a Hofmannstahl l’uomo contemporaneo. Prigioniera Elektra, e non
meno di lei la sorella Crisotemide e l’odiata madre Clitennestra, tutte prigioniere della loro stessa follia, nel recinto
angusto e isolato del cortile, delle loro
angosce, delle loro ossessioni, del cerchio chiuso del loro sangue, smaniose di
uscire dal carcere che le separa dal
mondo, le esclude dalla vita, di uscire da
se stesse e liberare gli incarcerati stimoli
vitali.
Ma c’è di più: pur cercando riferimenti e suggestioni per la costruzione del
suo testo nei due grandi autori del passato, Hofmannsthal viene soprattutto
influenzato dalle grandi scoperte sull’inconscio dell’epoca. Elektra non può
essere additata come un’opera di stampo psicologico, però c’è un tentativo dell’autore (forse non consapevole) di
costruire una lingua molto vicina a quella che Freud utilizza nell’interpretazione
dei sogni. C’è un’incisione psicologica
dei personaggi che scopre Elektra
coeva allo scandaglio psicologico del
tempo.
Molto di ciò che era nell’aria della
Vienna di fine secolo, Hofmannstahl l’ha
trovato negli studi sull’isterismo di
Breuer e di Freud, ma le nuove interpretazioni psicologiche e analitiche sulla
mente sono accolte dal poeta in funzione di paesaggi, di atmosfere, che per
l’affinità di colori si offrissero alla dimora
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
IN PRIMO PIANO
La Collana dei Classici italiani dell’UTET si arricchisce
con una grande e prestigiosa novità
MASCHERE NUDE
Opere teatrali di Luigi Pirandello
• 3 volumi • 2.330 pagine complessive • 15 tavole fuori testo
• Edizione coordinata da Angelo R. Pupino
• A cura di Guido Nicastro
La drammaturgia di Luigi Pirandello (1867-1936) rappresenta una tra le vette più alte della storia
del teatro italiano.
Il teatro di Pirandello, che si presentò subito come un’assoluta novità, si impone per l’ampiezza della
produzione (ben 47 opere) e per il valore dei risultati raggiunti. Fu proprio il teatro infatti che rese lo
scrittore siciliano un autore conosciuto in tutto il mondo a partire dal 1921, data della prima rappresentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore, la sua opera più rappresentativa. Soprattutto grazie al
messaggio geniale della sua produzione teatrale, a Pirandello fu assegnato nel 1934 il Premio Nobel.
Le opere teatrali di Pirandello sono divenute parte essenziale della nostra letteratura, del nostro
teatro, della cultura e del linguaggio. Non è certo un caso se alcuni suoi titoli – Così è (se vi pare), Il
giuoco delle parti, Ma non è una cosa seria – sono diventati modi di dire comuni della nostra lingua. E
‘«pirandelliano» è un aggettivo usato per indicare qualcosa di paradossale: come tutte le situazioni di
queste celebri opere teatrali
Il grande messaggio di Pirandello nelle Maschere nude è che il
teatro non aiuta più l’uomo a dare spiegazione ai suoi conflitti interiori, come succedeva nelle epoche precedenti.
L’uomo contemporaneo è infatti come bloccato in una maschera
che lo imprigiona e gli rende difficile comunicare e stabilire verità
comuni.
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
IN PRIMO PIANO
OPERE DI LÉON BLOY
le grandi
opere,
e le più belle
pagine,
di Léon bloy
tradotte
e presentate
da Luigi
Castiglione,
uno dei massimi
specialisti
di letteratura
francese
in Italia
www.edilogos.com: leggi in LEGGERE la voce Léon bloy
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
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IN PRIMO PIANO
LETTURA DEL MESE
...dal libro di Jacques Maritain, La tragedia delle democrazie
Una maledetta
vegetazione...
TOMBS OF ILLUSTRIOUS
ITALIANS AT ROME
Questo volume speciale del «Bol-letttino d’arte» della Royal Library di Windsor,
intitolato Tombs of Illustrious Italian at
Rome (Casa Editrice Olschki) contiene esclusivamente disegni di lastre tombali e di
monumenti romani, dovuti a più autori ed
eseguiti con tecniche diverse.
La raccolta rappresenta un unicum nel
panorama delle campagne di documentazione della prima metà del Seicento e
fornisce preziose testimonianze sull’aspetto di sepolture andate perdute o a noi
giunte in assetti pesantemente alterati.
Tradizionalmente incluso nel Museo
Cartaceo di Cassiano dal Pozzo, l’album è
invece da riferireVallo storico Costantino
Gigli (circa 1590–1666), figura fino ad
oggi poco nota che condusse ricerche sulla
storia delle fa-miglie nobili romane e delle
istituzioni civiche capitoline e collaborò
alla realizzazione del trattato Delle memorie sepolcrali del collezionista Francesco
Gualdi (circa 1574 - 1657).
Il volume di Windsor è pertanto da intendere come «strumento di lavoro» dal
carattere e-minentemente privato e non
sistematico, che Gigli assemblò a partire
da un precedente silloge, costituita in gran
parte da disegni di buona qualità radunati
al principio del Seicento da un ignoto personaggio, in cui è forse da riconoscere lo
stesso Gualdi o il padre di Costantino,
Giovanni Battista.
Le tombe riprodotte nei disegni risalgono ad un periodo molto ampio, che va dal
Duecento ai primi decenni del XVII secolo; particolarmente ben» rappresentati
sono le lastre terragne tre/quattrocentesche, i monumenti parietali di epoca
rinascimentale, i grandi depositi della seconda metà del Cinquecento.
.
[...] Un'altra grande causa del fallimento
delle democrazie moderne per attuare la
democrazia è il fatto che quest'attuazione
esigeva ineluttabilmente che fossi compiuta
sia nell'ordine sociale che nell'ordine politico, e che quest'esigenza non sia mai stata
adempita. Gl'irriducibili antagonismi inerenti ad un'economia basata sulla fecondità
del denaro, l'egoismo delle classi capitalistiche e la secessione del proletariato eretta dal
marxismo a principio mistico della
Rivoluzione, hanno impedito alle dottrine
democratiche di trasfondersi nella vita
sociale; e l'impotenza delle società moderne
dinanzi alla miseria e dinanzi alla disumanizzazione del lavoro, la loro im-possibilità
di superare lo sfruttamento dell'uomo
mediante l'uomo sono state per esse un
amaro alimento.
Ma la causa principale è d'ordine spirituale: coi nell'intima contraddizione e nel
tragico malinteso di le democrazie moderne,
soprattutto in Europa, sono state le vittime.
Nel suo principio essenziale questa
forma, quest'ideale di vita comune che si
chiama democrazia deriva dall'ispirazione
evangelica, senza la quale non può sussistere: ed in virtù della cieca logica dei conflitti
storici e dei meccanismi della memoria
sociale, che non ha nessun rapporto con la
logica del pensiero, si sono viste le forze
direttive delle democrazie moderne rinnegare, per tutto un secolo, il Vangelo e il cristianesimo, in nome della libertà umana, e le
forze direttive degli strati sociali cristiani
combattere, per tutto un secolo, le aspirazioni democratiche in nome della religione. In
Francia il movimento operaio del 1848 era
animato da una fiamma cristiana, anche se
talvolta fosse fumosa.
La borghesia benpensante annientò nel
contempo quel movimento e quella fiamma:
e la potenza sociale della religione agì a
favore della borghesia, come aveva prima
agito a favore della politica del trono e dell'altare.
Gli apostoli patentati dell'emancipazione
sociale non sapevano più riconoscere Gesù
nella Chiesa e confondevano l'ortodossia
religiosa con l'oppressione politica e sociale
che si atteggiava a sostenitore dell'ordi
ne. I sostenitori sociali della religione non
sapevano più rieonoscere Gesù nei poveri e
nel confuso clamore delle loro rivendicazioni, e confondevano ogni invito alla giustizia
sociale con quello scompiglio e quella rivoluzione senza Dio che si spacciavano per
progresso. Alla fine del XIX secolo il grande scandalo di cui parlò Pio XI sembrava
consumato, le classi operaie cercavano la
propria salvezza rinnegando il cristianesimo, gli ambienti conservatori cristiani cercavano la loro rinnegando le esigenze temporali della giustizia e dell'amore. La Chiesa
cattolica aveva solennemente avvertito i
popoli del male che incombeva su di loro,
ma quei grandi ammonimenti erano giunti
troppo tardi. Ben presto in tutta l'Europa
l'assurdo dilemma che capi impazziti sbandieravano agli uomini pretendendo di
costringerli a scegliere tra il comunismo che
voleva scacciare Dio e il fa-scismo che voleva asservirlo e irreggimentarlo e corrompere la religione nelle anime e «scristianizzare
la stessa Chiesa», avrebbe subito rivelato la
spaventosi paralisi alla quale la contraddizione di cui ho parlato do veva nel contempo condurre sia il principio democrati co ehe
il principio cristiano nella vita temporale dei
pcpoli, e il disastro causato nelle democrazie moderne dalla discrepanza tra questi due
principi.
La guerra è stata un tragico risveglio per
gli uomini. Se le democrazie vinceranno la
pace dopo aver vinto la guerra, sarà soltanto
a condizione che l’ ispirazione cristiana e l'ispirazione democratica si riconoscano e si
riconcilino.
C'è in America una pianta nociva chiamata edera velenosa.
Quando l'edera velenosa s'arrampica
intorno ad una quercia, questa diventa a sua
volta pericolosa per chi li tocca, e viene
chiamata — a torto — «quercia velenosa»; è
invece in sé sana, e sana è la sua linfa, velenoso è il parassita. Da trent'anni in Europa,
molte persone sincere — per non parlare dei
fautori della dittatura e di coloro che gridavano: «morte all'intelligenza!» — si allontanavano dalla democrazia con più ο meno
disgusto, talmente il suo autentico principio
era soffocato dalle edere velenose che lo
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
IN PRIMO PIANO
dei propri fantasmi. Qui l’autore apre il
grande e centrale tema dell’opera: il
tema della Memoria, intesa come contenitore di ricordi. Da una parte abbiamo
Elektra ossessionata a ricordare, anzi a
recuperare ricordi, dall’altra abbiamo
Crisotemide, chiusa nel suo autistico
mondo, decisa a non ricordare, a fare il
deserto nel suo cervello, e la crudele e
disperata Clitennestra consapevole di
perdere i ricordi, di avere una memoria
piena di buchi che si allargano continuamente: in ogni caso patologie che
impediscono ai personaggi di recuperare il fatto all’origine dei mali: la morte di
Agamennone.
In questo senso viene costruita la
figura di Oreste, quasi una proiezione
dei desideri di Elektra di diventare quell’
“Uomo”, che sia padre, fratello o figlio
non importa, che possa fare ciò che ad
una donna è vietato fare: cioè agire. Ma
anche Oreste, appare in scena con tutta
la sua umana fragilità, incapace di recuperare l’alto compito destinato dal mito
ad assolvere: personaggio spaventato e
confuso, e infine Egisto, grottesco mostro infernale, nella vana ricerca di un
barlume di luce che possa dare «tregua» all’anima, come il Claudio di
Amleto inghiottito dall’amara consapevolezza della sua colpa.
La Grecia di Hofmannsthal è quindi
un’invenzione onirica del poeta, un
incubo ossessivo dell’autore, insomma
un sogno. O meglio l’analisi antelitteram
dei sogni. Per questo ho deciso di ambientare la vicenda in un palazzo «escheranamente» distorto, dove i personaggi, vestiti in abiti da manicomio,
con reminescenze shakesperiane più
che sofoclee, devono ad ogni parola
pronunciata sbugiardare la possibilità di
essere personaggi tragici e confermare
la tragicità di non sapere più chi essi
siano realmente: personaggi che fanno
vivere l’incubo di Elettra, o incubi essi
stessi di chi li guarda?
Carmelo Rifici
Georges bernanos
Il cammino
di Cruz das Almas
Luigi Castiglione
Consolazioni
agli imbecilli
Polemista d'indubbia coerenza,
creatore del romanzo teologico,
poeta della grazia come nessun altro
scrittore moderno.
Georges bernanos (1888-1948) fu
uomo che «non barò mai in un
mondo in cui tutti barano».
Rinunciò alla Legion d'onore, rifiutò l'Accademia francese, respinse la
poltrona di ministro scegliendo
d'esser – come ebbe a scrivere
Stanislas Fumet – «un esplosivo, un
vulcano ch'eruttava disprezzo come
lava, e non certo con la ponderatezza
di Léon bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso
era il ribollimento, l'effervescienza».
È questo bernanos che c'è anche
in questo libro…
Quasi un seguito ai « prolegomeni agli
infami », questo libro di CastigÌione persegue
quell’imbecillità e stoltezza o stupidità, che
implica « freddezza del cuore » (Leopardi),
« fa muovere l’uomo a carponi » (Anosto) e
tale induce un « traviamento del giudizio »
(Cicerone) da sfociare spesso nell’oligofrenia
più aberrante... Opponendo così dunque ancora una volta all’iniquità la bontà, all’ottusità
l’acutezza e la sagacia, la perspicacia, all’ebetismo l’intelligenza, mediante quel suo
peculiare modo d’interrogare indirettamente,
o scavare interiormente, voci perlopiù discordi, se non dissonanti, di scrittori che, in un
certo qual senso onirico, gli sono stati più o
meno congeniali tra i tanti con i quali, lungo i
secoli, ha trovato la possibilità di colloquiare,
egli perviene ad ipostatizzare alcune tra le
aberrazioni più devastanti d’oggi... Fino a
quel Baudelaire le cui bestemmie si risolsero
infine come in una catarsi corale, espressa
nell’accorata implorazione : « Car c’est vraiment, Seigneur, le meilleur témoignage / Que
nous puissions donner de notre dignité / Que
cet ardent sanglot qui roule d’âge en âge / Et
vient mourir au bord de votre étemité »...
Georges bernanos, Il cammino
di Cruz das Almas, vol. I, ebook,
pagine 196, € 18
Luigi Castiglione, Interrogativi indiretti a Šolochov, Malraux, Papini, Greene, Asturias, Hauthorne, Gide, Baudelaire, Milosz, ebook, pagine 160, € 16
edizioni
logos
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
IN PRIMO PIANO
TRIONFI
di Francesco Petrarca
Riproduzione in facsimile del Manoscritto Cod. 2581 (Les Triumphes de Petrarque)
conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek
(Biblioteca Nazionale Austriaca – Vienna)
Testo in francese - commento di Bernardo Glicino
Tiratura limitata e numerata di 499 esemplari in numeri arabi di cui 20 FC
e 299 esemplari in numeri romani
Riproduzione in facsimile fedele all’originale in ogni particolare
1 Volume di grande formato di cm 32,5X21 - 590 pagine
86 grandi miniature tutte inserite in eleganti cornici dorate
Oltre 1.800 capilettera dorati
Coperta in pelle pieno fiore a concia vegetale
Legatura artigianale con cucitura eseguita con ago e filo di canapa Applicazione manuale del colore oro in due tipologie: in lamina nei
capilettera e in polvere nelle miniature - Elegante cofanetto - Dedica
personalizzata trascritta da calligrafo - Volume di Commentario con
la Prefazione dell’ Ambasciatore d’Austria in Italia Christian B.M.
Berlakovits - Pagine totali: 590 - Richiedi informazioni su questo
prodotto
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
IN PRIMO PIANO
La «trilogia dell’effimero»
di Luigi Castiglione
Luigi Castiglione
Clinton, le pene
Luigi Castiglione
Diana, la favola
Luigi Castiglione
Il Piccolo dittatore
(Clonare Starr)
(In nome di Sua Maestà)
(Berlusconi, atto primo)
Pagine 254, € 18
Pagine 256, € 18
Pagine 290, € 23
Romanzo o storia romanzata,
affabulazione, oppure semplice
«divertissement»?
Forse una favola in cui, come
l’autore scrive, «l'ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno,
il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la
parodia, la risata non son che
l’altra faccia della tristezza» in
un mondo in cui «si vive tra
vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...»
Cos'è alla fin fine una favola se non
una narrazione in cui parlano ed operano anche animali ed esseri inanimati
ed immaginari sempre (fate, gnomi,
streghe ed alberi, serpenti e rane e
fiori...) con lo scopo di trarne una
morale, ο la rappresentazione scenica,
oppure l'intreccio d'un dramma ο d'un
poema, e l'illusione altresì, il dramma
creato dalla vita? È la favola di queste
pagine, che non configurano una
biografia, ma soltanto brandelli di
carne d'una vita che, volendo viversi in
tutte le implicanze, non lo fu che nell'immagine falsata e latente, fugace,
nell'apparenza ingannevole, nel rincorrere l'effimero, l'inconsistenza, la futilità, la debilità dell'essere, ove il nulla
profonde ha le radici...
La triste, breve favola in cui una
principessa si muove e muore, nel
dramma d'una vita, tra fiori e rose, tra i
fiori e le rose, e tra le spine...
« ...in quello che doveva essere il
periodo di transizione al bipolarismo
alternativo, si son moltiplicati i partiti
trasversali, i partiti strumentali, i partiti
estraparlamentari (dei magistrati, dei
giornalisti, degli azzeccagarbugli, degli
intellettualoidi, degli imbecilli, degli infami...)
Son in verità caduti falci, martelli,
rose, garofani, biancofiori, querce ed
altro, ma son nati ulivi e margherite e
persino asinelli, e spine, rovi, tanti...
Sicché l’acheronteo tragittatore e dantesco, nella fossa i felini se l’è infine
ritrovati d’ogni parte convenuti...
Come perciò non credere nei vichiani
«corsi e ricorsi storici»? Quel che successe allora contro quest’uomo passionale, coerente, quest’uomo forte, sta
succedendo anche oggi: lo stesso identico copione! Gli stessi cani politici, gli
stessi pupazzi, le stesse marionette (con
altra maschera) aizzati contro il
Governo, e il suo Presidente, qualsiasi
cosa faccia, qualsiasi cosa dica! Gli
stessi scioperi «manovrati»... Le stesse
sceneggiate televisive (uno pro, un altro
contro...)
Chi ne tiene i fili è sempre lo stesso
Puparo internazionale (la preminenza
delle privatizzazioni, il culto del «massimo profitto», la dittatura del mercato...)
Fino all’abuso di potere, alla soppressione dei diritti umani a scopo di rapina
politica, fino all’omicidio... (da «I colori
della tristezza», presentazione...)
www.edilogos.com: leggi in LEGGERE
(Sommario) la voce Luigi Castiglione
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
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IN PRIMO PIANO
parassitavano.
S'accorgono adesso che dando di scure
contro l'albero si colpiva soltanto la speranza temporale degli uomini senza raggiungere i principi mortiferi avviluppatisi intorno;
cadendo sul terreno e nutrendosi di tutto il
marciume della terra, le piante velenose
proliferavano molto più orrendamente, producevano una maledetta vegetazione che
aveva l'apparenza d'un frutto; tutti i loro
veleni si concentravano infatti nella
mostruosità hitleriana.
Non si possono cambiare a piacere i
nomi per i quali generazioni di uomini
hanno sofferto e sperato. Non si tratta di
trovare un nome nuovo per la democrazia,
ma di scoprire la sua vera essenza e di
attuarla; di passare dalla democrazia borghese, inaridita dalle sue ipocrisie e dalla
mancanza di linfa evangelica, ad una
democrazia integralmente umana; dalla
democrazia fallita alla vera democrazia.
Il nome stesso di democrazia ha una
risonanza ben diversa in America e in
Europa (per non parlare delle differenze, da
questa prospettiva, tra gli stessi paesi
d'Europa).
In America dove, nonostante la potenza
dei grandi interessi economici la democrazia ha compenetrato molto più intensamente l'esistenza, e dove non ha mai dimenticato le sue origini cristiane, evoca un istinto
vitale, più forte degli errori dell'intelligenza
che la parassitano.
In Europa evoca un ideale sbeffeggiato
dai fatti e di cui questi stessi errori avevano
divorata l'anima. Forse perché in America il
cristianesimo ha assunto forme confuse e
vaghe, tanto da non essere spesso più che
un ingrediente sentimentale della morale
umana, la discrepanza tra il principio
democratico e il principio cristiano non vi
si è fatta mai cogliere così intensamente
come in Europa dove le persone sono divise tra un cristianesimo irriducibilmente
costituito nella sua struttura .'nella sua dottrina, ma per molti anni isolato dalla vita
popolo, e l'infedeltà aperta e militante ο l'odio per religione. Il problema, per
l'America, è riportare il cristianesimo all'altezza delle esigenze divine e far lire fino
all'altezza della croce di Cristo il potenziale rigioso e spirituale della sua democrazia.
Il problema, per l'Europa, è ritrovare la
forza vivificante del cristiasimo nell'esistenza temporale, e nel contempo di farla
finita con l'ondata di barbarie anticristiana
e l'ondata di schiavismo antidemocratico.
Nell'una e nell'altra è necessaria una trasformazione radicale, una risurrezione
delle energie spirituali, una mova cavalleria
nata dai popoli. Questa trasformazione è
iniziata, ma soltanto iniziata, ora.
Jacques Maritain
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DI DIRITTO
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Testo italiano con le «Interpretzioni autentiche»;
le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico»...
Beneplacito della Conferenza episcopale italiana
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 448, € 26 / 13
«Quest’edizione italiana del Codice di diritto canonico presenta alcune caratteristiche che ci piace mettere in risalto [...] La versione italiana curata da Luigi
Castiglione, è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’Ueci, ma
anche perché condotta con criteri più moderni (per esempio, uno tra centinaia,
«potestas» è resa con «potere» e non con «podestà» [...] Per tutte queste caratteristiche positive [...] essa merita la più ampia diffusione e utilizzazione da parte
degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa
(E.M. Lisi, «La Scala»).
edizioni
logos
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
IN PRIMO PIANO
IN UN LIBRO PUBBLICATO DA MARSILIO
L’Italia di
Donat-Cattin
Di seguito le prime pagine dell’introduzione dello storico Francesco
Malgeri al libro L’Italia di DonatCattin, pubblicato da Marsilio a cura
di Valeria Mosca.
Gli epistolari e i carteggi rappresentano una fonte insostituibile per
ricostruire aspetti e vicende storiche,
per far luce su eventi poco chiari, ma
soprattutto per cogliere e delineare
personalità, stati d'animo, passioni e
reazioni, in grado di offrirci la fisionomia più viva e più vera di momenti
storici e di personaggi che sono stati
i protagonisti della vicenda politica e
sociale di un paese.
Lidea di raccogliere e pubblicare
le lettere di Donat-Cattin ai segretari
politici della Democrazia cristiana e
ad alcune figure più rappresentative
del partito, non può, quindi, non suscitare un particolare e vivo interesse
sul piano storico e sul piano politico.
Questo carteggio, curato da Valeria
Mosca e da Alessandro Parola, che
lo ha corredato di introduzioni e utili
apparati critici, ci aiuta a ricostruire
non solo la figura e la personalità di
uno straordinario esponente della
vita sindacale e politica italiana, ma
anche a far luce e chiarezza su
momenti ed episodi che hanno
inciso sulla nostra storia in età
repubblicana. Ci consente, infine, di
cogliere la fisionomia di uomini che
hanno segnato una lunga stagione
politica, evidenziando qualità, im-pegno e serietà. Una classe dirigente
di alto livello, che, sia pure nella
diversità di temperamenti, metodi e
scelte politiche, si richiamava a una
scuola e a un pensiero comuni, riuscendo a condurre il paese, pur tra
molti problemi, difficoltà, mancanze
ed errori, sulla strada di una solida
democrazia e di uno sviluppo economico, civile e sociale mai prima
conosciuto dal nostro
paese. Una prima riflessione che ci
offrono queste lettere va individuata
nella fermezza e costanza di DonatCattin nel rivendicare il peso e il ruolo
che nel partito esercitavano la componente operaia e il mondo del
lavoro. Egli giudica la De come un
partito che deve farsi portavoce di
diversi interessi e di diverse attese
che provenivano dalla società civile,
dal mondo del lavoro e delle professioni, con l'attenzione alle esigenze
del mercato e dello sviluppo capitalistico, ma sensibile anche al bisogno di
assistenza sociale e al sostegno dello
Stato per le categorie più deboli dei
cittadini, ispirando la sua azione al
rispetto della persona e a una visione
pluralista e articolata della società.
Da qui la sua frequente insistenza,
in queste lettere, a veder riconosciuta
l'importanza della componente operaia in seno alla Democrazia cristiana.
Scriveva a Moro l’8 maggio 1962:
«non condivido l'apprezzamento della
trascurabile importanza, nel campo
nostro, dell'elettorato operaio, dei
lavoratori. Ne hanno come numero e
ne hanno, oltre ai numeri, per la spinta politica che nascerà se si ridarà
loro la fiducia nella democrazia e
nella Democrazia cristiana. Perché
non vieni, una volta, a Torino ο a
Milano a parlare, a vedere sul posto
come vanno le cose?». Ma, accanto
alla rivendicazione della presenza e
dell'importanza della componente
operaia, c'è in lui, costante e ferma, la
difesa del suo gruppo, per rivendicarne il peso e il dovuto riconoscimento nell'organizzazione interna del
partito e in seno al governo. Ancora a
Moro scriveva 1*11 dicembre 1963,
ringraziandolo per la nomina a sottosegretario alle Partecipazioni statali
nel primo governo organico di centrosinistra, ma manifestando anche la
sua «acerba amarezza» per la scarsa
Il profilo morale
«C’è un profilo che sta sopra quello politico, ed è il profilo morale».
In questa frase di Carlo DonatCattin (1919-1991) si legge il senso
di una vitae il valore di un impegno
che lo ha visto protagonista per oltre
trent'annicome leader della Democrazia cristiana e ministro della Repubblica.
Il libro L’Italia di Donat-Cattin
(Gli anni caldi della prima Repubblica nel carteggio inedito con Moro,
Fanfani, Rumor, Forlani, Andreotti,
Piccoli, Zaccagnini, Cossiga, De
Mita, 1960-1991, a cura di Valeria
Mosca e Alessandro Parola, prefazione di Francesco Malgeri, Marsilio Editori), raccoglie in forma
antologica la sua corrispondenza con
segretari democristiani e presidenti
del Consiglio tra il i960 e il 1991.
Dai «dialoghi epistolari» con
Moro, Fanfani, Rumor, Forlani, Andreotti, Piccoli, Zaccagnini, Cossiga
e De Mita emergono retroscena e
aspetti inediti dell'Italia democristiana, insieme a importanti rivelazioni su crisi politiche e alleanze
che hanno segnato la storia del nostro
paese.
Un carteggio ricco di spunti per
approfondire la conoscenza degli
anni caldi della Prima Repubblica,
abbattendo luoghi comuni e ricostruzioni dei fatti molto spesso
manipolati.
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
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IN PRIMO PIANO
rappresentanza della corrente di
Rinnovamento nella compagine di
governo: «...siamo in larga misura
articolazione politica nella De di
organizzazione e di movimenti, mancando la base dei quali alla De, essa
cambierebbe aspetto e sareb-be
nient'altro che un partito borghese.
[...] Nessuno si illuda di mantenere i
contatti col mondo socialista schiacciando l'espressione politica più
qualificata del movimento ope-raio
cristiano: se dovessero essere
intrecciati a questo costo, quei legami noi li sapremmo spezzare». Non
poteva, infine, non esprimere il suo
rammarico che «l'unico gruppo radicato nel movimento operaio» presente nella Democrazia cristiana
venisse «mortificato» nel momento
in cui si realizzava il centro-sinistra e
la collaborazione con il Partito socialista.
Qualche anno dopo, il 30 giugno
1973, in vista della formazione
del quarto governo Rumor, lamentava con Fanfani la «totale emarginazione» degli uomini a lui vicini,
dando invece spazio a figure che
riflettevano «l'interpretazione moderata del partito con tutte le conseguenze del caso».
Momento critico nel rapporto tra
Donat-Cattin e i vertici politici della
Dc si ebbe nello scontro con Mariano Rumor, in occasione del convegno di Sorrento di Forze nuove del
21-22 settembre 1968. Un convegno
nel quale erano emersi pesanti
giudizi nei confronti della linea politica del partito. Lo stesso DonatCattin non aveva mancato dì ipotizzare la nascita di un nuovo partito a
ispirazione cristiana. Una tentazione
poi superata, a seguito del discorso
di Moro al Consiglio nazionale del
novembre 1968, quando lo statista
pugliese prese le distanze dalla
maggioranza dorotea, cogliendo e
interpretando, tra l'altro, i moti irreversibili che stavano investendo in
quei mesi la società e la scuola italiana. «Noi ci rendemmo conto»,
ricordava Donat-Cattin nel 1980,
«che la separazione avrebbe significato sradicamento. Senza radici
storico-sociali, l'avventura politica
del cristiano si limita a testimonianza» '.
Il dibattito di Sorrento aveva suscitato allarme in seno alla segreteria
politica del partito, tanto che lo stes-
Carlo Donat-Cattin
La forza dei principi
Nato da padre torinese (26 giugno
1919 Finale Ligure, Savona) con radici
savoiarde e madre ligure, compì gli studi
a Torino, conseguendo la licenza liceale.
La sua formazione trovò i più significativi riferimenti nell’influsso paterno e
nell’associazionismo cattolico. Il padre,
Attilio, era stato parte attiva nel popolarismo torinese, in stretta collaborazione
con Sturzo, specie nel settore organizzativo del partito, per ricoprire poi vari incarichi nella dirigenza diocesana dell’Azione
Cattolica, Carlo secondo di cinque figli,
frequentò l’oratorio salesiano della
Crocetta, impegnandosi nel contempo
nella federazione diocesana della GIAC
in contatto con i responsabili delle organizzazioni cattoliche torinesi, tra i quali in
particolare Carlo Carretto.
Coltivò fin dalla giovinezza un’innata
attrazione per il giornalismo, attività
iniziata negli anni ’30 con la collaborazione a giornali dell’Ac, all’edizione torinese de “L’avvenire d’Italia” e, tra il 1937
e il 1940, come cronista de “L’Italia”, auspice soprattutto Rodolfo Arata che ne
accompagnò le prime esperienze. Gli
anni ’30 corrisposero anche ad una intensa crescita intellettuale, alimentata sia
dalla discreta biblioteca paterna (arricchita delle opere più significative sulla presenza dei cattolici nella società italiana,
ma aperta altresì ad una pluralità di con-
so Rumor indirizzò, il 25 settembre
1968, a Donat-Cattin una lettera
dura, nella quale denunciava come il
convegno fosse «apparso quasi a
cavallo tra una riunione di iscritti al
partito e di elementi e gruppi contestativi della stessa presenza e del rulo
della Dc», con «prese di posizione
apertamente favorevoli alla scissione
della Dc».
Le argomentazioni affrontate a
Sorrento, secondo Rumor, portavano
a «considerare Forze nuove come un
interlocutore autonomo, addirittura
più che un partito partito». Denunciando il danno che queste posizioni
arrecavano, Ru mor chiedeva un
«preciso ed aperto chiarimento».
Donat-Cattin rispose con una prima breve lettera interlocutoria il 27
settembre e una seconda del 2 ottobre, con la quale replicò punto su
punto ai rilievi di Rumor, ricordando
come fossero ricorrenti nella vita del
partito riunioni di gruppi e di tendenze, precisando, comunque, che nel
convegno di Sorrento erano «intervenuti nel dibattito soltanto iscritti alla
De», e che erano emersi «i temi di
dibattito politico che travagliano oggi
molti nostri amici di partito sui quali
sono riposte le speranze di una presenza di valori cristiani nella vita di
domani, non credo se ne debba trarre
elemento per irrigidimenti formalistici». In sostanza, concludeva DonatCattin, occorreva che «taluni^ispetti,
anche preoccupanti, del dibattito
politico debbano essere oggetto di
attenta meditazione per l'azione di
tutti: perché essa non perda contatto
dalle coscienze più generose e
aperte, perché ritrovi quei motivi ideali declinando i quali si alimentano
stati d'animo di separazione, di frustrazione e di rinuncia».
Francesco Malgeri
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EbOOKS LOGOS / Novità
San Bonaventura
Silvio Botero Giraldo
A.D. Sertillanges
Le sei ali
del serafino
La coppia umana
tra idealità e realtà
Preghiera
e musica
Il pensare di Bonaventura è sempre un
pensare «biblico», la sua espressione
tende sempre a riprendere le parole
della Scrittura, inserendole con singolare
naturalezza nel contesto del suo discorso. Ciò però non significa che ci sia mai
in Lui un incriteriato fideismo; anzi,
seguendo la Bibbia egli tende ad assimilare alla vita dell'Essere, cercando agostinia-namente di intendete, nella partecipazione della Luce divina, il senso profondo della vita come dono, al fine di
partecipare più intensamente di Dio. In
questo medesimo senso Bonaventura
propone la lettura dell'opuscolo Le sei ali
del Serafino. Sei sono le ali dei Serafini,
delle più alte creature angeliche che,
secondo Isaia (6,1 ss.), stanno direttamente innanzi a Dio. Bonaventura
intende che come il Serafino ha sei ali,
con il prelato, colui che ha la gravissima
responsabilità non solo della sua personale salvezza, ma anche della vita di
coloro che gli sono affidati e che deve in
nome di Dio liberare dal peccato per renderli operai nella messe divina, debba
avere sei virtù fondamentali. Tali sei virtù
sono : 1) lo zelo della giustizia; 2) la religiosa pietà; 3) la pazienza; 4) una vita
esemplare; 5) l'acutezza e la sensatezza
nelle diverse situazioni della vita; 6) la
devozione vers o Dio.
L’essenza del sacramento del matrimonio non è l’unione legale tra un uomo e
una donna per una inseparabile comunanza di vita, come finora s’era andato
sostenendo, bensì il reciproco amore tra i
coniugi. Il farsi l’uno carne dell’altro, il
divenire una sola carne, come se fossero
un unico essente. E un teologo gesuita,
già negli anni trenta del passato secolo,
l’aveva scritto: « ...quando tra un uomo e
una donna c’è il vincolo dell’amore allora il
matrimonio c’è»; e Giovanni Paolo II, nella
sua prima enciclica, l’aveva ribadito:
«L’uomo non può vivere senza amare; la
sua vita sarebbe priva di senso, se non
fosse riamato, se non sperimentasse
l’amore». Sicchè il sacramento finisce
quando l’amore muore... In sostanza è
questa la tesi sostenuta dal Botero che,
basandosi anche su recenti sentenze
rotali, non fa altro in questo suo nuovo
magistrale libro che ripercorrere l’iter del
sacramento matrimoniale dal punto di
vista storico, morale, giuridico.
La preghiera è musicale per natura;
come ogni parola che si esalta, essa va
incontro al canto. «La parola è un suono
in cui è pri-gioniero il canto» dice Grétry.
Vi è prigio-niero come la statua nel
marmo, sotto le mani di Michelangelo;
ma per scioglierla basta un lieve
accrescimento di vita, perchè qui lo scultore è a casa sua.
La parola esprime un pensiero; ed in
se stessa una parola non è una musica;
ma a questo pensiero è sempre legato
uno stato d’animo, un alone di fantasia,
un gioco di fantasmi dalle tendenze
dinamiche, di cui ritmo e melodia sono la
legge, per quanto poco esso si acceleri.
J. Silvio Botero Giraldo è sacerdote redentorista.Si è licenziato in Diritto canonico e in
Teologia dogmatica nell’Università «Comillas»
(Madrid). Laureato in Teologia morale nell’Accademia alfonsiana dell’Università lateranense di
Roma. Ha insegnato in diverse Università pontificie della Colombia. Professore di Teologia morale
del matrimonio e della famiglia dal 1987 nel-l’Accademia alfonsiana. Collabora con la Cathedra di
teologia morale, con Itepal, l’Istituto del Celam a
Bogotà. È autore di una quarantina di libri e una
cinquantina di saggi pubblicati in riviste dell’Europa e dell’America Latina. La Logos, che ne pubblicherà tutte le opere in esclusiva, ha già in corso
di stampa un settimo volume.
[email protected] – edilogos.com
«La musica prolunga gli effetti dell’anima», dice il De arte musicae, attribuito
(del resto a torto) a san Tomaso d’Aquino.
«Il canto è l’espressione eroica della
pa-rola», dice Carlyle.
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IN PRIMO PIANO
Le grandi opere di Silvio Botero
pubblicate in eBooks dalla Logos
Silvio Botero Giraldo
LA FAMIGLIA DALLA
RALTÀ AL MISTERO
Silvio Botero Giraldo
LA FAMIGLIA COMUNITÀ
D’AMORE
(Dialettica tra unità/fecondità)
Pagine 224, € 18
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L’ETICA DELLA
COPPIA NELLA
POSTMODERNITÀ
PROPSETTIVE)
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LA COPPIA UMANA
TRA IDEALITÀ E
REALTÀ
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UNA NUOVA MORALE
MATRIMONIALE
Pagine 168, € 18
Pagine 296, € 18
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CHIAMATI ALLA
PERFEZIONE COME COPPIA UMANA (FONDAMENTI E
Nuove frontiere dell’etica
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tributi culturali, in primis le edizioni gobettiane) sia da vivaci interessi che il giovane
Donat-Cattin andava coltivando prevalentemente in campo letterario e filosofico.
Settore, quest’ultimo, sviluppato soprattutto nella frequentazione e nel dialogo
con il cenacolo domenicano torinese dove,
accanto ad alcuni interlocutori privilegiati
quali p. Marcolino Daffara e p. Enrico di
Rovasenda, avviò anche proficui contatti
con Carlo Mazzantini.
Fu attraverso questi canali che DonatCattin approfondì la conoscenza delle
filosofia francese contemporanea e in particolare il pensiero politico di Maritain e
Mounier.
A questi studi affiancò anche interessi
per l’economia politica, accostata attraverso le opere di Vito, i primi scritti di Fanfani
e in genere risentendo di quanto si andava
elaborando negli ambienti dell’Università
Cattolica milanese.
Iscrittosi nel frattempo alla Facoltà di
Filosofia presso l’ateneo torinese, non
proseguì gli studi universitari sia perché
sempre più assorbito dall’attività giornalistica sia per la chiamata alle armi nel 1940.
Ufficiale nel 1942, nello stesso anno si
sposò. I fatti del 25 luglio lo colsero a
Montefiascone, ufficiale dei granatieri.
Rientrato in Piemonte, venne assunto
alla Olivetti di Ivrea, dove entrò in contatto
con la Resistenza della zona del
Canavese di cui rappresentò la componente democratico-cristiana nel CLN
locale.
Dopo la guerra riprese l’attività giornalistica (per altro coltivata anche nel periodo
resistenziale con la stampa del foglio clandestino “Per il domani”), dirigendo il settimanale “Il popolo canavesano” e, soprattutto, iniziando la collaborazione a “Il popolo nuovo”, ancora su invito di Arata, redattore capo del giornale diretto da Gioachino
Quarello.
Gli interventi sul quotidiano della DC
torinese, cui si affiancarono collaborazioni
a varie altre testate (tra queste il “Il Popolo
piemontese”, settimanale che inizialmente
diresse, la “Democrazia” di Malvestiti e
ancora, a fine anni ’40, le dosset-tia-ne
“Cronache sociali”) lo qualificarono soprattutto come redattore sindacale.
Al sindacato Donat-Cattin dedicò larga
parte del proprio impegno e nel vivace laboratorio torinese del dopoguerra assimilò
una diretta esperienza dei fondamentali
meccanismi dell’evoluzione sociale ed
economica italiana insieme ad uno stimolante quanto serrato e rigoroso confronto con contrapposti orientamenti e ideologie.
L’idea cristiana
della’amore
di Max Scheler
Sembra che sia
venuto il momento di
un nuovo spirito finora solo presumibile di
primavera. Comincia
lentamente l'oscillazione scettica di
questa civiltà, il dubbio su se stessa e
sulle idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più
forte e più urgente. Nel suo cuore germoglia già una nuova volontà di penitenza e di pentimento e di grande
delusione per tutto quello che una volta
aveva adorato e seguito con animo vittorioso. Questo germe, quando i popoli
si renderanno lentamente conto di
quello che hanno fatto, diventerà una
forte e grande corrente di lacrime. Però
soltanto il pentimento è la via al rinnovamento, la via alla rinascita non solo
per i singoli, ma per la società intera. In
questo momento conta moltissimo che
anche i cristiani ascoltino quel grido di
aiuto, e che tutti, facendo rivivere la
propria fede prima nel proprio cuore,
spalanchino questi cuori per riversare
la corrente di fede e di amore, che segretamente scorre nella Chiesa cristiana, riversarla nel mondo, in un
mondo che ha bisogno di questa fede e
di questo amore — che comincia a
desiderarli — che li desidera come non
mai nel passato.
Filosofo tedesco fra i più brillanti
della scuola fenomenologica, Max
Scheler (1874-1928) orienta i suoi
interessi principalmente nel campo
della filosofìa morale, della filosofìa
della religione e della sociologia. Il
diverso modo di concepire la metafìsica, elemento portante dei tre periodi in
cui si può dividere la sua produzione,
provoca le varie risposte: tendenzialmente vitalista nel primo (1899-1913),
crea-zionista e perciò teista e cristiano
nel secondo (1913-1922) e panteista
nel terzo (1922-1928).
EDIZIONI LOGOS
[email protected]
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IN PRIMO PIANO
La piaga
della droga
La piaga della droga, che
colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in
pericolo l'esistenza della
prossima generazione.
Combatterla è lo scopo di
questo volume che, avvalendosi di un originale metodo
d'indagine, offre un'esatta
diagnosi di quello che si può
ormai chiamare il "male del
secolo". Nel contempo dà
anche un volto ben preciso
alla "multinazionale della
droga", di cui disvela i centri
di produzione, il controllo del
mercato, le banche che ne
gestiscono gli enormi
proventi, i collegamenti con
il crimine organizzato, la corruzione delle forze politiche
che ne reclamano la liberalizzazione, le istituzioni che ne
elaborano la cultura...
Droga S.p.A. (La guerra
dell'oppio)
K. KALIMTGIS, D. GOLDMAN, J. STEINBERG
Droga S.p.A. (La guerra dell’oppio)
Pagine 446, 76 foto, 10 tavole prospettiche, € 26
edizioni logos
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sCAFFALE
EDITRICE OLSCHKI / Novità
I PAESAGGI
DI MONTALE
FILIPPO DE PISIS
BOTANICO FLâNEUR
Monica Cioli
Il fascismo
e la «sua» arte
(Dottrina e istituzioni
tra futurismo e Novecento)
Paesaggio ligure
e paesaggi interiori
nella poesia di
Eugenio Montale
Atti del Convegno internazionale
«Credo non esista nulla di simile al
mondo» (Parco Nazionale delle
Cinque Terre, Riomaggiore Monterosso (La Spezia), 11-13
dicembre 2009)
A cura di Paola Polito e Antonio
Zollino
Tornare a occuparsi del paesaggio
montaliano ha signi- ficato per i curatori l’apertura di uno spazio di interpretazio- ne e di confronto fra studiosi assai differenti per formazione,
provenienza e aree disciplina- ri,
senza l’imposizione di una linea o
una tesi di fondo precostituita.
Ognuno ha parlato liberamente del
suo Montale e, partendo dal paesaggio, ha trat- tato talvolta cose molto
diverse, in un’esplorazione del paesag- gio montaliano inteso come
luogo dell’anima, referente onnicomprensivo di un mon- do interiore
unico e variegato.
Biblioteca dell’«Archivum
Romanicum». Serie I, vol. 390,
2011, cm 17x24, VIII-284 pp.
con 7 figg. n.t.
P. Roncarati/ R.Marcucci
Filippo de Pisis
botanico flâneur
Molti artisti hanno affinato una sensibilità
cromatica e tattile ammirando la teatralità
della natura e cogliendo piante fiori foglie
radici cortecce fossili: reperti e dettagli di un
microcosmo trascurato dai più, che esplorano l’universo visibile protendendo piuttosto
lo sguardo verso l’alto. C’è però chi ha indagato il prodigio della materia e delle sue
forme con le mani tra l’erba, sporcandosi di
terra, ‘consultando contadini e montanari’
superando i confini della scienza accademica. Un collezionismo di reperti di natura,
come un saggio filosofico, genera molte
domande oltre che emozioni. Il giovane
Luigi Tibertelli, che acquisì fama di pittore
come Filippo de Pisis (1896-1956), ben
prima di divenire uno tra i Maestri della pittura del XX secolo, collezionò un erbario di
circa 1200 piante essiccate, donato nel 1917
all’Ateneo di Padova, dove la raccolta venne
disaggregata. Se ne rese impossibile, quindi,
lo studio come incunabolo formativo di un
artista. L’onerosa pluriennale riemersione di
ogni foglio e una contestuale, ininterrotta
riflessione hanno portato le protagoniste di
questa operazione – ciascuna con specifiche
competenze – alla stesura di unsaggio che
indaga sulle implicazioni della precoce passione botanica di de Pisis. La tesi di fondo è
l’affascinante e produttivo connubio, per il
futuro artista, tra reperti botanici, rilevanze
paesaggistiche, atmosfera poetica. Il saggio
è arricchito da immagini e schede botaniche
che testimoniano altresì la serietà scientifica
della collezione esaminata.
Paola Roncarati – Rossella Marcucci, Filippo de Pisis botanico flâneur,
un giovane tra erbe, ville, poesia,
Giardini e paesaggio, vol. 30, 2012, cm
17x24, XVI-208 pp. con 43 figg. n.t. di
cui 36 a colori.
L’Autrice affronta le vicende che
hanno caratterizzato la prima metà del
’900 in Italia, parlandoci dell’arte e dell’architettura del Ventennio, o meglio
degli influssi reciproci e delle affinità fra il
linguaggio politico e quello culturale.
«L’idea di partenza era quella di analizzare il futurismo per capire meglio il fascismo» spiega la studiosa, il cui testo
prende le mosse dal mito di un’Italia
rigenerata, «creatrice di una moderna
civiltà», mito insito nell’origine stessa
dell’avanguardia italiana e che il regime
fascista farà suo. Arte e politica vogliono
entrambe educare e formare un nuovo
individuo. La scienza sta al cuore di
questo rivoluzionario progetto: strettamente connessa, dapprima, allo sviluppo
tecnologico e al mondo delle macchine,
diverrà poi viatico per il superamento,
anzitutto
morale,
della
materia.
L’interesse del volume sta anche nel tentativo di dare significato politico-costituzionale a tutto ciò.
Monica Cioli insegna «Storia della
politica europea e internazionale» presso la Facoltà di Sociologia dell’Università
degli Studi di Trento. è stata assistente
presso l’Istituto Storico dell’Università di
Berna, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia in Germania (Università di
Kassel) e ottenuto una borsa di studio
postodottorato nell’ambito del Dottorato
Internazionale «Comunicazione politica
dall’antichità al XX secolo» (Università di
Francoforte, Innsbruck, Bologna, Trento,
Pavia). Fra le pubblicazioni principali si
ricordano Pragmatismus und Ideologie.
Organisationsformen des deutschen
Liberalismus zur Zeit der Zweiten
Reichsgründung e Un Congresso internazionale di fisica: l’organizzazione della
scienza nella co-struzione dello Stato
fascista, in Fascismo e scienza. Le celebrazioni voltiane e il Congresso internazionale dei Fisici del 1927, a cura di A.
Gamba e P. Schiera, Il Mulino, 2005.
Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Collana «Inediti», vol. 2, 2011,
cm 15x21, XXVI-366 pp. con 16
tavv. f.t.
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
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IN PRIMO PIANO
state vittime. Nel suo principio
essenziale
questa
forma,
quest'ideale di vita comune che
si chiama democrazia deriva dall'ispirazione evangelica, senza la
quale non può sussistere: ed in
virtù della cieca logica dei conflitti storici e dei meccanismi della
memoria sociale, che non ha
nessun rapporto con la logica del
pensiero, si sono viste le forze
direttive delle democrazie moderne rinnegare, per tutto un secolo, il Vangelo e il cristianesimo,
in nome della libertà umana, e le
forze direttive degli strati sociali
cristiani combattere, per tutto un
secolo, le aspirazioni democratiche in nome della religione».
Jacques Maritain
La Tragedia
della democrazia
«La tragedia delle democrazie
moderne consiste nel fatto che
non siano ancora riuscite a realizzare la democrazia.
Molte sono le cause di questo
fallimento. Anzitutto i nemici dell'ideale democratico non hanno
mai deposto le armi; i loro risentimenti, il loro odio per il popoo e
per la libertà non hanno mai cessato di crescere via via che le
debolezze e gli errori delle democrazie moderne offrivano loro
più numerosi pretesti...
Un'altra grande causa del fallimento delle democrazie moderne
per attuare la democrazia è il fatto
che quest'attuazione esigeva ineluttabilmente che fosse compiuta
sia nell'ordine sociale che nell'ordine politico, e che quest'esigenza non sia mai stata adempita...
Ma la causa principale è d'ordine spirituale: consiste nell'intima
contraddizione e nel tragico malinteso di cui le democrazie moderne, so¬prattutto in Europa, sono
Jacques Maritain, nato a Parigi
il 18 novembre del 1882. discepolo di Bergson, fu presto conquistato dalla filosofia tomistica,
diventandone battagliero apostolo. Nel 1912 insegna filosofia a
Parigi, nel 1933 a Toronto, nel
1939 negli Stati Uniti (Princeton,
Columbia University. New york).
Dal 1945 al 1948 è ambasciatore
di Francia presso il Vaticano. Nel
1960 si ritira a vivere in un convento di Tolosa, dove muore il 18
aprile 1973, lasciando innumerevoli opere su problemi
metafisici, gnoseologici, morali,
estetici, politici, sociali, mistici e
pedagogici. Qualche anno prima,
scrivendo a Cocteau, François
Mauriac osservava: «Il male esiste, e tu ben lo sai. Tutti lo sappiamo. Ma esiste anche il bene, e
tu hai potuto scorgerlo nello
sguardo di p. Charles de Foucauld e in quello di Jacques Maritain».
Jacques Maritain
Primato
dello spirituale
Libro polemico, a ben guardare,
anche nel clima culturale degli anni
'70, in relazione a quello che è stato
chiamato - con probabile, anche se
implicito e forse inconsapevole riferimento proprio a Maritain – il "primato
del temporale".
Ma la breve stagione di questa
teologia politica imperniata sul «primato del temporale», soprattutto se
ciò sia inteso nel senso riduttivo di una
lettura esclusivamente politica del
Vangelo, si è forse già conclusa, non
senza lasciare ampi spazi vuoti nella
cultura politica dei cattolici; mentre si
profila, nella prospettiva degli anni '80,
un cristianesimo "più religioso", e
forse più intimistico, se non del tutto
disimpegnato rispetto alle realtà terrestri.
In questo contesto la rilettura del
libro può offrire ancora oggi utili punti
di riferimento per il recupero di un
«primato dello spirituale» che non s'identifichi con una religiosità astratta e
disincarnata ma sia sempre sorretto
da una robusta attenzione alla storia.
(dalla prefazione di Giorgio Campanini)
28
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
sCAFFALE
ll libro
dell’altra gente
La poesia
della fede
Life deluxe. Trilogia
di Stoccolma
a cura di Zadie Smith
di Domenico Giuliotti
di Lapidus Jens
C
ome dice
Zadie Smith,
la straordinaria curatrice di
questa straordinaria antologia, le
istruzioni erano
quantomai semplici: "Create qualcuno". E come per
incantesimo - da
istruzioni così
semplici è nata
questa meravigliosa raccolta di
ventidue storie
che affrontano la
questione del "personaggio" da tutti gli
angoli e da tutte le prospettive. Si va dall'esilarante descrizione di David Mitchell della
storia d'amore fantastica tutta vissuta su
Internet da una donna in menopausa allo
struggente idillio tra un ragazzo ebreo e
una ragazza nera di "ZZ Packer", dall'estrema sensualità del racconto di Adam
Thirlwell al magistrale e controllato delirio
di George Saunders. Ogni storia, insomma,
ha una sua straordinaria e vividissima individualità: "Theo" di Dave Eggers è - tanto
per fare un esempio - una commovente
fiaba che parla di una montagna che si
innamora. Ma non basta, c'è anche una
memorabile short story a fumetti di quello
che è considerato indiscutibilmente il
maestro della graphic novel, Chris Ware, e
poi ancora altre memorabili pagine di
Jonathan Safran Foer, Nick Hornby, Colm
Tóibin, A.M. Homes, Jonathan Lethem,
Aleksandar Hemon e altri giovani maestri
di quell'arte antichissima e sempre nuova
di creare magie con le parole scritte.
ella
vera,
tragica
anima di
Michelangiolo
perdura, anche
in mezzo a
rapinose tempeste, un fondamentale
spirito religioso, ho voluto tener conto
soprattutto di
quelle poesie
il senso
grida)
(o
dove più vibra e canta
del divino, sia che tragga alimento dal platonismo cristiano-ficiniano, sia che affondi
le sue radici nella pura ortodossia cattolica. Così balza netta l'incomparabile figura
dello scultore poeta. La tragedia di
Michelangiolo non poté cessare che con
l'ultimo battito del suo cuore. Anche lui,
certo, come Dante, ebbe una tenace fede
religiosa; ma era, quella fede, simile ad
una fiamma che, sebbene inestinguibile, fu
continuamente combattuta da "contrari
venti". Le rime della vecchiezza sono la
sua più alta, profonda, tragica, religiosa e
conclusiva poesia. E infatti, proprio
durante l'ultima stagione della sua vita egli
raggiunge, con la penna, quasi la stessa
potenza già conseguita coi colori e coi
marmi. Spirito sempre in lotta con la materia, come i suoi Prigioni incompiuti, egli
canta il proprio sforzo eroico, il proprio
angoscioso anelito all'infinito, a Dio.
Mondadori, 2012, p. 286, € 19,50
LEF, 2005, p.104, 12
N
È proprio come
un'eredità che
viene trasmessa. Di padre in
figlia. È l'onore,
il potere, un
modo di essere.
Il denaro sporco
- indipendentemente da dove
provenga diventerà denaro
pulito e immacolato dopo essere
stato ripulito,
riciclato dalla
persona giusta:
e JW non ha
sprecato il tempo trascorso in prigione. Sta
organizzando un ritorno alla grande, in
pompa magna. Jorge è stanco delta sua
nuova esistenza, regolare, piatta,
Insignificante, passata a vendere cappuccini e caffè macchiati. Ma al suo orizzonte
si profila qualcosa di assolutamente diverso, una vera e propria 'life deluxe': Insieme
al Finnico, sta progettando il suo ultimo
colpo e questa volta si parla di soldi veri,
roba grossa. Ma un poliziotto infiltrato è
riuscito a penetrare a fondo nel sottobosco
criminale di Stoccolma e ormai è vicinissimo a (orge. Vicinissimo a JW. Come se ciò
non bastasse, qualcuno è a caccia di
Radovan Kranjlc, il Kum, il Padrino in persona. Ma come sarà la vita quando
Radovan sarà stato eliminato? Chi sarà il
nuovo Re di Stoccolma? O la nuova
Regina, perché no? Insomma le tecniche
possono essere le più diverse: protezione,
racket, rapina, coca, papponaggio: quello
che conta è che la famelica caccia ai soldi,
al potere e a una vita da favola in qualche
posto caldo e soleggiato non si ferma mal.
L'obiettivo è sempre quello: denaro facile e
'life deluxe
Mondadori, 2012, p.525, 18
CHIARE
LETTERE
editore
multimediale
indipendente
ANNO XXXII
29
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
sCAFFALE
Amore
e psiche
Damned
di Claudia Palumbo
di Apuleio
L
e canzoni
non ti tradiscono", dice
Ligabue. Ma le
persone sì. Cathy,
occhi blu e una
ciocca viola che
fa capolino tra i
capelli nerissimi,
lo ha scoperto
quando Mirko, il
suo primo amore,
l'ha irrimediabilmente ferita. È
per questo che ha
messo in valigia la sua chitarra e i suoi
diciott'anni, e ha lasciato la città dov'è nata,
Napoli, per raggiungere la madre in
Germania. E cercare, laggiù, di rimettere
insieme i pezzi sparsi del suo cuore. Ma
Cathy non sa che a Madenburg, cupa cittadina tedesca, l'aspetta il destino. Un destino che comincia quando, a un concerto
nella nuova scuola, su di lei si posano gli
occhi indagatori di Tristan e Konstantin Von
Giunti, 2012, p.160, € 5
Schaden, voce e basso della band del
momento, i Damned. Due gemelli che non
si assomigliano, se non per un particolare:
la straordinaria bellezza. E il potere quasi
ipnotico che i loro sguardi, e la loro musica,
di Marco T. Cicerone
esercitano su Cathy. Tristan e Konstantin
Nell'accezione ciceroniana, gli "officia" sono
entrano così nella sua vita, sconvolgendo
regole di comportamento. Per condurre bene, ogni certezza: perché custodiscono un antivirtuosamente, sia la vita pubblica sia quella
co segreto, e la loro è una storia maledetta,
privata. Con il "De officiis", l'anno prima di
e maledettamente affascinante. Quando
morire, Cicerone si rivolge al figlio Marco e
cerca di organizzare un sistema di trasmisCathy, attratta da entrambi, capirà di amare
sione della memoria fra generazioni. Una
davvero uno solo dei due, scoprirà però che
specie di "Etica spiegata a mio figlio", come
non sempre l'amore basta. A volte, s'insi intitolerebbe oggi, che è poi diventata uno
tromette il destino, e quello di Cathy - anche
snodo fondamentale per la cultura latina,
se lei ancora non lo sa - è di lottare contro il
medievale e moderna. Nata in tempi difficili
per riassumere e tramandare l'identità cultur- Male. E contro le creature dell'ombra come i
ale di una comunità in un passaggio storico
fratelli Von Schaden. Una scelta che solo il
cruciale, nel momento di massima discontinu- cuore può compiere, un duplice amore che
ità dell'organizzazione statuale romana,
sfida il tempo, una lotta epica tra Bene e
l'opera ha trovato lettori e cultori molto in là
Male.
nel tempo. Con modalità prescrittive,
Un'antica
leggenda
riporta una
storia immortale di passione tra dei
e umani.
Narra del
bellissimo
dio Amore,
figlio di
Venere, che
perde la
testa per la
mortale
Psiche, figlia di un grande re. Per nascondere la propria infatuazione alla madre,
gelosa della bellezza della ragazza,
Amore decide di unirsi a lei solo di notte,
celandole la propria identità. Psiche sa
che le è vietato vederlo e lo accetta, fino
a quando non sente la necessità di ribellarsi per conoscere finalmente la verità.
De Officiis
Cicerone ha trasmesso il suo "munus" alle
generazioni successive, proponendo quello
che, nella ricezione, è divenuto un paradigma
per chi si proponeva di riorganizzare altri tipi
di società; Si tratta di virtù che non potevano
più essere, né concettualmente né politicamente, quelle che Cicerone aveva messo a
punto ma che alla sua teorizzazione si rifacevano, reinterpretandola, adattandola, in una
trasmissione di valori che ha permeato la
cosiddetta "cultura occidentale" fino ai giorni
nostri.
Einaudi, 2012, p. 400, € 30
Sperling § Kupfer, 2012, p. 402, € 15,90
Machiavlli
e Guicciardini
di
Gilbert Felix
P
ubblicato
in
inglese
nel 1965 e
tradotto da
Einaudi nel
1970,
"Machiavelli e
Guicciardini" si
è imposto
subito come un
classico della
storiografia sul
Rinascimento
per la vastità delle ricerche archivistiche
che lo sostengono e per l'eccezionale talento narrativo degl'autore. Nell'affrontare
una stagione decisiva della cultura europea, Felix Gilbert riesce infatti a coniugare
come pochi il corpo a corpo con i testi dei
due grandi pensatori fiorentini alla minuziosa ricostruzione dell'ambiente intellettuale nel quale si sono formati. Messi a
confronto con il lessico del tempo e inseriti nei grandi conflitti sociali della repubblica di Savonarola e Soderini, "Il Principe", i
"Discorsi" e la "Storia d'Italia" ci vengono
cosi restituiti in una luce inedita, sino a
fare di essi non più dei capolavori isolati
ma il frutto più originale e avanzato di un
generale ripensamento delle credenze
sull'utile e sull'onesto, sulla violenza e sull'educazione, sull'importanza delle istituzioni e sul ruolo della religione nella vita
pubblica. Tutti temi che sono ancora oggi
al centro della riflessione dei filosofi: e il
saggio introduttivo scritto appositamente
per questa nuova edizione da Gabriele
Pedullà mostra appunto come il libro di
Gilbert non dialoghi soltanto con tutti i
grandi rinascimentalisti della sua generazione (da Baron e Rubinstein a
Kantorowicz), ma discuta sotterraneamente le tesi dei maggiori pensatori politici tedeschi del XX secolo, da Hans Kelsen
a Carl Schmitt...
Einaudi, 2012, p. 272, € 23
30
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
INTERVALLO
GEORGES MAX SCHELER
bERNANOS L'IDEA
LA GIOIA CRISTIANA
DELL'AMORE
CLAUDEL
Opere a cura
di Luigi Castiglione
Giovanna d’Arco al rogo
Il libro di Cristoforo Colombo
Il festino della saggezza
La messa laggiù
Signore, insegnaci a pregare
Un romanzo
drammatico,
sconvolgente,
turgido di luci e
d’ombre.
N’è protagonista
Chantal,
eroina
della grazia,
nuova santa
Teresa.
In lei si svolge
la lotta
tra la grazia
e il male,
ch’ella espia,
vittima
dei perversi
Il simbolismo di La Salette
Cinque grandi odi
Processionale
per salutare
il secolo nuovo
Amo la bibbia
logos
Georges
bernanos,
La gioia,
con una nota
di Ferdinando
Castelli,
Edizioni
Logos,
pagine
256,
€ 18
Sembra che sia venuto il
momento di un nuovo spirito finora solo presumibile
di primavera. Comincia
lentamente l'oscillazione
scettica di questa civiltà, il
dubbio su se stessa e sulle
idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più
urgente [...] Questo germe,
quando i popoli si renderanno lentamente conto di
quello che hanno fatto,
diventerà una forte e
grande corrente di lacrime.
In questo momento conta
moltissimo che anche i
cristiani ascoltino quel
grido di aiuto, e che tutti,
facendo rivivere la propria
fede prima nel proprio
cuore, spalanchino questi
cuori per riversare la corrente di fede e di amore,
che segretamente scorre
nella Chiesa cristiana,
riversarla nel mondo, in un
mondo che ha bisogno di
questa fede e di questo
amore – che comincia a
desiderarli – che li desidera
come non mai nel passato;
M a x S c h e l e r,
L’idea cristiana
dell’amore, a cura
di Ubaldo Pellegrino, Logos , p.
112, € 10
LUIGI
CASTIGLIONE
CLINTON,
LE PENE
(Clonare Starr)
Romanzo o storia
romanzata, affabulazione, oppure un
semplice «divertissement»?
Forse una favola in
cui, come l’autore
scrive, «l’ironia, il
sarcasmo, il dileggio,
il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo,
lo scherno, la derisione, l’irrisione, la
parodia, la risata non
son che l’altra faccia
della tristezza» in un
mondo in cui «si vive
tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e
depravati, perversi e
pervertiti, infetti ed
appestati...»
Fa parte della sua
«Trilogia dell’effimero»...
Luigi Castiglione, Clinton, le pene (Clonare Staar?), Edizioni Logos, pagine 256, €
18
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
21
sCAFFALE
un libro
sempre
attuale
TEOLOGI IN
RIVOLTA
I testi e i documenti
integrali
della «contestazione nella
Chiesa»
con i commenti di Alberigo,
Baget Bozzo,
Bouchard, Camon, Cardia,
Costa, Davi,
Del Noce, Del Rio,
Delumeau, Di Fazio,
Egidi, Fabbretti, Ferraudo,
Filippi, Gentilonì, Giussani,
Greinacher, Guasco,
Kasper, Küng, Lehmann,
Marengo,
Margiotta Broglio, Melina,
Molari, Negri, Poletti,
Quinzio, Rossi, Ruggeri,
Santini, Spiazzi, Strazzari,
Svidercoschi,
Testa, Tettamanzi,
Vassallo, Zizola
Saggio introduttivo
di Angelo Scola
edizioni logos
edilogos.com
[email protected]
TEOLOGI
IN
RIVOTA
«La Chiesa è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica alimentata dal
colloquio tra le diverse membra e mancherebbe qualcosa alla sua vita se l'opinione
pubblica le venisse a mancare».
PIO XII
«Coloro che si dedicano alle scienze sacre usufruiscono di una giusta libertà di
ricerca ed anche di esporre con prudenza il loro pensiero sulle materie in cui sono
competenti, mantenendo il dovuto rispetto nei confronti del magistero della Chiesa».
CODICE DI DIRITTO CANONICO
«Ho avuto sempre più conferma che solo nell'obbedienza che nasce dall'amore si
può diventare intelligenti di quell'avvenimento che ci è stato donato e che supera
ogni intelligenza».
LUIGI GIUSSANI
«La Chiesa viene ammonita «a non farsi condizionare dalla logica mondana»;, mi
domando quanto questo condizionamento non abbia invece agito su molti intellettuali che intendono interpretare "lo spirito" piuttosto che la lettera del Concilio (o indirettamente su tutti)».
AUGUSTO DEL NOCE
«Considero la «Dichiarazione di Colonia» inaccettabile per la Chiesa, sia per la sua
forma, sia per il contenuto. Ciò non esclude che dietro di essa non vi siano desideri
giustificati e problemi aperti sui quali si deve discutere».
WALTER KASPER
«Tutto quanto è accaduto, sotto gli occhi di tutti, fra teologi è solo un fenomeno che
induce tristezza. Se i maestri, anziché essere innanzitutto testimoni di una profonda appartenenza alla Chiesa si trasformano in un ceto d'intellettuali, più preoccupati
delle proprie opinioni, allora l'annuncio al cuore dell'uomo, che non attende sapienze umane (neanche "teologiche") ma solo la Parola, fatta carne in Cristo, si fa meno
forte.
LUIGI NEGRI
«Il maldestro tentativo del Vaticano di ridurre l'episodio a un "fatto locale", non riesce
certo a diminuire la rilevanza di un'iniziativa che afferma l'obbligo di chi è al servizio
della Chiesa di esprimere critiche pubbliche e mettere in evidenza gli "abusi" del
potere centrale».
FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO
32
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
VETRINA
LOGOS
Gli EBOOKS della LOGOS si possono agevolmente
leggere sul monitor del proprio computer, se ne può
ingrandire e rimpiccolire il testo e renderlo anche più
oppure meno luminoso, secondo le proprie esigenze
visive, senza ricorrere ad ulteriori spese...
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
JACQUES
MARITAIN
KAROL
WOJTyLA
PRIMATO
DELLO SPIRITUALE
EDUCAZIONE
ALL’AMORE
eBook, II ed., pp. 296, € 18
ATTRAVERSO
IL DISASTRO
Introduzione di Pietro Prini
V Ed., pagine 160, € 16
eBook, pp. 160, € 16
IL BUON PASTORE
(Scritti, discorsi
e lettere pastorali)
ANTIMODERNO (Rinascita
A cura di Gino Concetti
Pagine 160, € 16
del tomismo e libertà
intellettuale)
Pagine 264, € 18
DA BERGSON
A TOMMASO D’AQUINO
(Saggi di metafisicae
di morale)
Pagine 240, € 18
IL DOTTORE
ANGELICO
eBook, pagine 160, € 16
LA TRAGEDIA DELLE
DEMOCRAZIE
CHIAMATI ALL’AMORE
A cura di Gino Concetti
Pagine 160, € 16
MAX SCHELER
Introduzione di Pietro Palazzini
Pagine 256, € 18
IL POTERE E LA CROCE
Introduzione di L. Castiglione
Pagine 160, € 16
LA BOTTEGA
DELL’ORAFO
eBook, Pagine 128, € 13
Pagine 128, € 13
RELIGIONE
E CULTURA
eBook, pp. 136, € 13
33
L’IMMORTALITÀ
DELLA PERSONA
A cura di L. Castiglione
eBook, pagine 160, € 16
SAGGI
SU LéON BLOy
eBook, pagine 160, € 16
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34
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
FRANçOIS
MAURIAC
LUIGI
CASTI GLIONE
LA CARNEE IL SANGUE
PIO XII E IL NAZISMO
Traduzione di L. Castiglione
ii, ed., Pagine 184, € 18
II ed., pp. 336, € 23
TUTTO IL CONCILIO
IV ed., pp 484, € 26
TeaTro
SE FOSSE UN SOGNO
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eBook, , III ed., p. 160, € 16
AMARSI MALE
SANTI, DITTATORI
E MALFATTORI
IL FUOCO
SULLA TERRA
Traduzioni di L. Chiarelli, Cesare
Vico Lodovici, G.V. Sampieri
A cura di L. Castiglione
Pagine 276, € 18
SALVARSI DAL NULLA
GLI EROICI FERVORI
TriLogia DeLL’effimero
MARGHERITA DA
CORTONA
Traduzione di L.Castiglione
CLINTON, LE PENE
eBook, III ed., pp.160, € 16
DIANA, LA FAVOLA
IL MALE IMPLACABILE
eBook, pp. 196, € 16
IL PICCOLO DITTATORE
(Berlusconi, atto primo)
IL FIUME DI FUOCO
eBook, pp. 176, € 16
LA RAGIONE IMPURA
eBook, III Ed., 160, 16
LE VIE DEL MARE
eBook, pp. 160, € 16
PROLEGOMENI
AGLI INFAMI
eBook, II ed, pp. 160, € 16
LA FOLLIA DI LEAR
IL PROFETISMO DI BLOy
LA POETICA CLAUDELIANA
IL PARADISO DELL’AMORE
L’ÈVE DI PéGUy
UN PAPA A RITROSO
(Il «Ressourcement»
di Benedetto XVI)
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ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
35
DOMENICO
GIULIOTTI
GEORGES
BERNANOS
POLVERE DELL’ESILIO
SCANDALO
DELLA VERITÀ
A cura di Massimo Baldini
Pagine 192, € 18
Pagine 112, € 12
LE DUE LUCI (SANTITÀ
E POESIA)
DOMENICO
L’INCENDIARIO
A cura di Massimo Baldini
Pagine 128, € 16
Pagine 88, € 10
L’ORA DI BARABBA
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 336, € 26
PENSIERI
D’UN MALPENSANTE
A cura di Massimo Baldini
Pagine. 104, € 13
IL MERLO SULLA FORCA
A cura di Luigi Castiglione
eBook, pp. 160, € 16
RACCONTINI ROSSI
E NERI
Pagine 208, € 18
I RAGAZZI UMILIATI
Pagine 160, € 16
NUOVA VISIONE DEL
REALE (SATANA E NOI)
Postfazione di Albert Béguin
Pagine 296, € 18
IL CAMMINO DI CRUZ
DAS ALMAS
eBook, Vol. I, pp. 192, € 18
IL SIGNOR OUINE
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LA GIOIA
Con una nota di Fernando
Castelli
eBook, II ed., pp. 256, € 16
IL DIALOGO DELLE
CARMELITANE
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Testo originale a fronte
eBook, pp. 192, € 18
* Tutte le opere di Georges
Bernanos sono curate da Luigi
Castiglione, tranne Una visione
cattolica del reale, tradatta da
Mario Spinelli e Franco Mercuri
www.edilogos.com - [email protected]
35
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 288 - MARZO 2012
PAUL
CLAUDEL
GABRIEL
MARCEL
CINQUE GRANDI ODI
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Pagine 192, € 18
L’UOMO PROBLEMATICO
(in preparazione)
IL LIBRO DI CRISTOFORO
COLOMBO
Pagine 88, € 16
DIALOGO
SULLA SPERANZA
A cura di Enrico Piscione
Pagine 112, € 16
GIOVANNA D’ARCO
AL ROGO
Testo originale a fronte
Pagine 128, € 16
SIGNORE, INSEGNACI
A PREGARE
Pagine 128, € 13
LACRIME DI LUCE
(Il simbolismo di la Salette)
Pagine 80, € 12
L’ANNUNCIO A MARIA
Testo orinale a fronte
eBook, pp. 196, € 18
AMO LA BIBBIA
eBook, pagine 160, € 16
IL DECLINO DELLA
SAGGEZZA
Traduzione di Carmela
Cossa
Pagine 128, € 13
L’IRRELIGIONE E LA FEDE
(in preparazione)
TEATRO E FILOSOFIA
(In preparazione)
GLI UOMINI
CONTRO L’UMANO
A cura di Enrico Piscione
Pagine 232, € 19
* Tutte le opere di Paul Claudel
sono curate da Luigi Castiglione
www.edilogos.com - [email protected]
edizioni
logos
CODICE
DI DIRITTO
CANON ICO
Edizione tascabile con la nuova
traduzione italiana di Luigi Castiglione
Alcuni giudizi della stampa:
«Quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto:
la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è
nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’UECI,
ma anche perche condotta con criteri più moderni (per es.
potestas è resa con «potere» non con «potestà»); il commento è alquanto più aggiornato se non altro perché tiene
conto delle interpretazioni autentiche date dall’apposita
Commissione pontificia dal 1984 ad oggi. Per tutte
queste caratteristiche positive sia deìl'edizione originale
sia di quella italiana, riunite insieme in quest'opera, essa
merita la più larga diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della
Chiesa» (N. Lisi, La Scala).
A
T
R
26
E
F LE a €
F
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in EC anz
SP€ 13
a
«Sono molte le pubblicazioni e i commenti ai Codice di diritto Canonico che
sono state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. Questa edizione, commentata da esperti competenti, mi sembra una delle migliori. I pregi sono tanti...» (A.P., Vita
Pastorale).
«Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore, Luigi Castiglione, ha contribuìto in modo egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui sembra che il merito vada
equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani, Radio
Vaticana),
CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretazioni autentiche»,
le «Delibere» della Cei e un ampio «Indice analitico» – Beneplacito della Cei
— A cura di Luigi Castiglione – Pagine 448, € 26
CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE
,
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