3 DEL RIDICOLOSO PASTO DEGLI EBREI PARTE PRIMA 1 Sommo Monarca , che dirigi il tutto , Mandami un estro dall’ eccelso Regno Acciò da carmi ne ricavi un frutto , Che mi renda glorioso a tanto impegno E acciò che resti lacero , e distrutto Degl’ empi Ebrei lo menzogner disagno , Che hanno sopra il Messia sino a quest’ora Aspettato da lor non giunto ancora. 2 Tempo già fù , che le Quirine genti Nell’ empia idolatria stavan sommerse Ma scorti alfin gli errori suoi patenti Al vero ognun il proprio cor converse , E danno in oggidì norma ai viventi , Additando il sentiero a chi sol prese , E in specchio all’ Ebreo folle , ed insano Col predicar , coll’ esclamar ; ma invano, 3 Vieni seguace o tu di Manometto , Correte Luterani , e voi Calvini 4 Venite ad ascoltar lo rio difetto Che hanno impresso nel cor gl’empi Rabbini Privi d’ogni raggione ; ed intelletto E scrutinate poi se nè confini D’ogni altra Setta , fin da Batto a Tile Covi nel cuore una pazzia simile. 4 Corri Epicureo , che spargesti al Mondo Che le delizie sol davansi in vita , Col crapular , con ogni vizio immondo La tua filosofia veggo smarrita , Se gli Rabbini con parlar profondo Ognun di lor a revocar ti cita Ciò che insegnasti se con grata sorte Vogliono i Dogmi tuoi dopo la morte. 5 Mosso da zelo , e da pietade in fine Pertinaci Rabbini , io voi pur cito A nn tribunal , che non ritien confine , E ad ascoltar la mia raggione v’invito , Se veggo le vostr’anime tapine Piombar sull’atre sponde di Cocito Come d’ogn’altro , che l’idea si stolta , Ch’io do principio , e tu lettore ascolta. 6 Credon gli Ebrei, che ancor non sia venuto 5 Il gran Figlio di Dio vero Messia Per liberarli ed apprestarli aiuto Nella presente , e lunga prigionia : Mall’ assegnato termine è scaduto Nè vonno raffrenar simil follia , Né svellere dagli occhi il denso panno , Quale gli occulta il dispietato inganno. 7 Ma perché troppo e chiaro ed evidente Che è da stolto aspettar più tal venuta , Non sanno che inventar più nella mente , Se non menzogna rea , ma poco astuta , Con dir , ch’ egli verrà gloriosamente Del Mondo al fine , e colla man temuta Agli Ebrei donerà gli agi e conforti , E farà uscir dalli sepolcri i morti. 8 E che i primi saran premï terreni Di ricchezze, di gioie e vestimenta ; Ma v’ è di più , che di piaceri osceni , Farà voglia ognun lieta e contenta ; E di cibi esquisiti e pieni Faranno i loro corpi da polenta ; Nè avidi saran più di tesori Se cangeràl’arene spesse in ori. 6 9 Dicon di più , che questo lor Messia Non ha che far colla salute eterna ; E ciò van seminando tuttavia , Acciò la verità niun discerna ; Onde a nessuno li chiuderà la via Del Cielo , o che lo creda o che lo scherna In questo Dogmi rei , fatti ad uncini , Stancati vegg’io tutti i Rabbini. 10 Circa al risorger che farà de’ morti , Quanti sono i Rabbì tante opinioni Sono e con documenti obliqui e torti Vonno ammettere due risurrezioni , La prima per fruire gli agi e conforti De’ solo Ebrei , ma de’ più santi e buoni Ma quei , che dal ben far torser via , Al pasto non saran del suo Messia. 11 La seconda sarà l’ultimo giorno , Per ritrovarsi tutti in Palestina E chi è morto in Lisbona, ed in Livorno O in Roma , o Spagna , Francia o nella Cina Sotto terra ha da fare il suo ritorno ; I buoni troverai la via vicina : Ma chi mal’opere fece e indegni fatti 7 La terra ha da salpar come li gatti. 12 Li boni poi delli risorti Ebrei Sarà primieramente un lauto pasto , Di vivande però , che non vorrei Porle degli spropositi al catasto , E così grossi son , che gli Atenei , Che far queste invenzioni avean per fare Pur cogl’ ingegni lor scaltri e sottili Non ne inventaro mai pari , o simili 13 Sarà la prima lor buona vivanda Del pesce Leviatan sì esecranda Qual con favola indegna, ed sterminato Sarà da Gabriel solo pescato , O mio Arcangelo Santo ove ti manda Un Popolo da Dio scomunicato , Se ti riduce col tuo gran splendore A far sull’Ocean da pescatore. 14 E bestemmiando poi che il sommo Dio Due ne creasse nel formare il tutto ; Che il Mare appena pesci tai capìo , E che dal moto lor proceda il flutto Dell’ onde , e dove error mai tal sudìo , Che recano sul dorso il Mare tutto , 8 Perciò non fosser figli in quelle guise Dio con la sua man la femilla uccise, 15 Poichè previde il gran fattore istesso , Che il Mar tanto gran spazio non avea , Se germogliava il femminile sesso , Per dargli loco : o scioperata idea, E dopo uccisa , o ch’esecrando eccesso Dicèa la gente scellerata Ebrea , Che Iddio di propria man quella spezzasse E qual Pizzicarolo la salasse. 16 E fece questo , acciò che il gran convito Dal Messìa per gli Ebrei predestinato , Fosse di pesce molto premunito , Nè vi mancasse ancor pesce salato , Popolo d’ Israel tutto prescìto , Compagno dello stuolo abbandonato ; Chi mai fu l’ invento di simil fallo , Che saltar non lo può manco un cavallo. 17 Ma concessovi ciò stolti Rabbini Una cosa da voi saper vorrei , Pesce tale salato , in quai confini Tenga riposto Iddio per tanti Ebrei , Se ha fatto nella Luna i Magazzini , 9 O per riporlo dentro io bramerei Saper se prese il gran Motore Eterno Il vaso reo del tenebroso Inferno, 18 Che il tenga in Paradiso io non ci credo Che se ho da esaggerar la veritate , Il merluzzo tra noi ben scorgo , e vedo Che puzza troppo all’apparir d’ estate Gli Angeli prenderìan dal Ciel congedo Non avvezzi a mangiar robbe salate E poi cosa sarìa degna di riso Empir di stoccafisso il Paradiso. 19 E se per sorte giù nel cieco Averno Questo vostro Messia l’ ave riposto , Giudicherei , che quel gran foco eterno , In tanto tempo l’abbia cotto arrosto Onde nel pasto giudaico , discerno , Che sarà troppo affumicato , e tosto, Nè più si potrà dir pesce salato , Ma con viva ragion pesce abbruciato. 20 Se poi volete voi questa vivanda , Che conservata sia dentro la terra , Poi potrete inibir tutta l’Olanda , La Sardegna , la Francia , e l’Inghilterra , 2 10 Che lo vendono già per ogni banda ; Provigionando , magazzin di guerra : E vi posso giurar ch’ho anch’io mangiato Del vostro Leviatan pesce salato. 21 La seconda vivanda è un animale , Che Beemot si chiama in lingua ebrea , Questa , Bestie significa in plurale Per la grandezza e smisurata idea : Ed è questa quadrupede , e rurale , Del qual decanta pur l’empia Giudea, Che due l’ eccelso Dio pur ne creasse , E poi che il maschio da Norcin castrasse. 22 Ed assegnano ancor sciocche ragioni Perchè Iddio un dí quei non uccidesse , E lo salasse per gli ebrei più boni Rispondon questi le parole istesse Proprie da pari loro Dottoroni Senza rossor farle su fogli impresse Che da mangiar buono e salato il pesce , Ma la carne così mai non riesce. 23 Che s’era questo, oh che bel far prosciutti Cari Rabbini , e col mio dir protesto , Che una gran fetta ne toccava a tutti , 11 Quanto che da Viterbo a Santo Resto Ma fatti avreste i labbri troppo asciutti Ed ebrei restavate presto presto , Ma ci volea gran sale per salarli , E poi la zona torrida e sfumarli. 24 Favoleggiano ancor , che queste bestie Si smisurate , corpulente , e magne , Che pascono in un dì senza molestie L’ erbe , che san produr mille montagne ; E dicon poi ricolmi d’ immodestie , Che di notte il Signore non si sparagne Di far vegetativa la natura , Per fargli sempre aver fresca pastura. 25 O Dio : per cortesia ditemi voi Stolti Rabbini , dove sono i monti Che pascono i Beemont ? se da noi Mai fur veduti , e quai sono i fonti , Dove che hanno a rifrescarsi poi ? Se coll’ Abbaco mio già feci i conti Che a pascer tal , vi vuol per bere almeno O il gran lagodí Como , o il Trasimeno. 26 Ma ora in mano prenderei la sferza Nel rammentarci il vostro Ziz augello , 12 Che ha da servir per la vivanda terza Di quel popol di Dio finto , e rubbello , O mio lettor quì non si burla o scherza Se vuoi saper quanto sia grande quello , Io qui mi sbrigo in queste due parole ; Se spande l’ali , abbiam perduto il Sole. 27 Questo sarà quel delicato augello Vittima pur del sontuoso pasto , Che ha da far il Messia per il drappello Che sol gli manca sulle spalle il basto Perchè è privo di senno ; e di cervello , Anzi per meglio dir di genio guasto E per distinguer ben l’alta sciocchezza , Basta solo del ziz udir l’ altezza. 28 Scrive un certo Rabbin Bata Battrà In questo modo ch’ io descriverò Nel capitolo detto Hassesina , Ch’ egli una volta in Mare navigò. E poi l’afferma al mengaser Beemà Che tale augello in mezzo al mar mirò Onde pazzo d’ aver credo il Rabbì , Se lòa credenza sua scrive così. 29 Che del Mare co’ piedi il cupo fondo 13 Benchè profondo assai pur lo toccasse E che col corpo suo corpo del Mondo Dell’ aria la region tutta ingombrasse E con il rostro , e con il capo tondo Sull’ alto firmamento si poggiasse Cosa , che nè tampoco lo diria L’ asina di Balaam Farbaria. 30 Poscia afferma Babbin Bar-bacanna Col falso testo , che Saù ascè Nel veder qnest’ augello asser colà. Che disse , è il ziz , o cari amici affè : E udì voce del ciel , che disse già ; In questo Mar sett’ anni e di più che Una scure di un fabbro ascender giù , Da questo il fondo argomentar poi tu. 31 Onde si può cavar dall’argomento Di queste false lor favole istesse Se quest’ augello è da recar spavento Quanto mai lunghe le sue gambe avesse Se col capo toccava il firmamento . Che diavolo di collo egli tenesse E la penna più lieve e piccolina Ricopriva la Marca , e la Sabina. 32 E nel Talmud in Ciccurot io trovo , 14 Che volando per aria il Ziz augello , Fece sul Monte Libano un grand’ ovo E si ruppe , e he un gran flagello ; Cosa da raccontarla al Mondo nuovo Che col liquore , che sortì da quello , Che sradicasse ogni Rabì decanta , Trecento cedri con Città sessanta. 33 Sproposito che sia maggior di questo Ditemi se v’ è niun , che intese mai ; Che io per verità qui mi protesto , Parmi ch’ecceda ogni altro errore assai O ridicòli Ebrei col vostro testo Un ovo al par del Nilo , e del Tanai Scorra e sommerga onun di voi si pensa E pur dell’ovo la materia é densa . 34 Esser grosso quest’ovo almen dovea Per quanto e grosso di Saturno il globo O fortunata voi canaglia ebrea , Che potevate far brodi in addobbo O se fossi stat’ io nella Giudea, Curato non avrei di venir gobbo , Per prender l’ albo solo per le chiarate E il rosso conservar per le frittate. 35 Sc cadeva in un Monte di Farina , 15 Ovvero in una valle di butirro , Ben poteva esclamar la Palestina Ch’era sceso un favor dal Sommo Empiro O che bel crapular sera e mattina E al solo pensarvi io ci sospiro ; Bastava portar legna e Ca daroni Per scialar due mill’anni a Maccaroni. 36 Ma proseguendo il sontuoso Pasto , Come fare il vostro ziz arrosto ? Sì sterminato , così grosso , e vasto , Uno spiedo ci vorrà , ma che sia tosto ; Per levarvi da pene , e da contrasto , Lo potreste arrostire al Sol d’ Agosto Ma dice un che arrostir vuol st’ animale Collo spiedo della linea Equinoziale. 37 Già lo spiedo è trovato, ora ne’ boschi Gir vi conviene a procurar le legna ; Tagliate per tutte le selve , ai Toschi , Le macchie di Nettuno e Sardegna Recidete d’Arcadia i folti boschi , Recidete di Pindo ancor l’ insegne , Che vulcan lascerà di far saette , Per fabbricare a voi scure , ed accette. 38 Già v’ho provvisti dello spiedo e foco 16 Coll’ ajuto del Dio di Mongibello ; Ora a voi tocca di assegnare il loco , Per arrostire lo smisurato Augello Dall’Inghilterra alla Calabria è poco Il settentrione manco basta anch’ello : Ma se la Terra avrete da passare , Il fuoco ammorzerà l’ acqua del Mare : 39 Qui vi restano due maniere sole, Per arrostirvi al meglio l’animale ; A voi conviene d’ appuntar nel Sole Lo spiedo della linea Equinoziale , E poi discender senza far parole Molti di voi nel Baratro infernale , Ed infilzare il ziz e in tal maniera Mezzo ne cuoco il Sol , mezzo Megera. 40 Cari Rabbini il vostro Ziz è cotto Un altro imbroglio v’ è , che mi rincresce Mi dicea un di voi più saggio e accorto , Come egli vuole cucinato il pesce , Quel Leviatan, che del Mare sta sotto , Che il mondo a cucinarlo non riesce , Che se dentro egli fosse , il Mar istesso Farei bollir pr cucinarlo allesso. 41 Se ne volete far parte in guazzetto , 17 Prendete le Cipolle dell’ Egitto E poscia date in mano il pozzonetto Per penitenza a Faraone afflitto , E diteli , o Tiranno maledetto Questa è pena condegna al tuo diletto E battetelo ben di sopra e sotto Per sino a tanto , che quel pesce e cotto. 42 Che pozzonetto mai sarà cotesto , Or ve l’ insegno con un modo arguto Scendete giù nel carcere funesto , Prendete un dalla cucina a Pluto , Fateli un pagherò con tal pretesto , Che dell’ avanzo dopo aver goduto Gli manderete nell’ oscura stanza Del pesce Leviatan buona pietanza. 43 Ora il Beemot si selvaggi , e fieri Ad un impresa tal il Ciel v’ ajuti Per cuocerli quai sono vostri pensieri Mentre che son sì grossi , e nerboruti , Io convien che vi dica , e vi sincieri , Che Dio vi scampi se son quei cornuti Che più d’uno di voi nel Ghetto torna Colle viscere in man per quelle corna. 44 S’ognun di loro è così grande e grosso , 18 Che manco le meodite palude Per Caldaje non basta o il mare rosso Per far le carni lor cotte da crude ; Vi converrà ritornare giù da Minosso Dove il bollor in quantità s’acchiude Sol pre prendere a nolo il Caldano Dove bolle Caligola , e Nerone. 45 Il Ziz , il Levitante , ed i Beemotti Già con maniere favolose insane Hanno i stolti Rabbì legati , e cotti , Ora veniamo sostanzial del Pane : Qui chi a caro d’udir veri stabbotti Le spighe sembrerai Palme Africane E poi che il vento senz’alcun riparo Farà da mietitore , e Molinaro. 46 Cari Rabbini miei dite in qual parte Tal dottrina apprendeste eccelsa , e magna L’ intendo se vedeste voi le carte , D’onde è impresso il paese di Cuccagna E poi con vasta maniera , ed arte La popolate voi senza magagna , Mentre vidi ancor io dentro di quelle Un albero a produr pizze , e frittelle. 47 Le Montagne vi son de’ Maccaroni , 19 Valli che tutte son cascio grattato Un lago di butirro , e lasagnoni , Un fosso , che da se fa lo stufato : Alberi di prosciutti , e salciccioni , Un mezzo mare di latte quagliato , Di fiumi di greghetto , e malvasia : Questo il Regno è del vostro gran Messìa. 48 Di quel Messìa però che ancor si aspetta Dall’ ostinata pertinacia ebrea Ma non di quello , che il mio cor diletta Che sta glorioso alla ragion che bea , A ch’ora siede in Trinità perfetta Vero Figlio di Dio d’immensa idea , Che con il Padre suo sommo splendore Sanno produrre il Paracleto amore. 49 Ma per schernir l’idea d’ogni Rabbino Il pasto mi conviene proseguire ; V’é pesce , e pane : or manca il Vino Sentite ben come lo fan venire , Non basta all’uva di quel tempo un tino Per un sol vago , io qui darei nell’ire Perchè in conseguenza è , che un ramazzo Potrá mandar mezz’Universo a guazzo. 50 Dicon che a sostenere il peso grave 20 D’un ancino di quella solamente Capace appena esser potrà la Nave Più vasta , che sarà nell’Occidente ; Che per aver da quel vino soave ( Bella proposizion poco sapiente ) Basti farvi un forame (o genti indotte) E che la scorza servirà per botte. 51 Botte , che cento botti all’Italiana Abbia a tenere , e da capire almeno Cosa che se si dice alla Befana Pur quella vi dirà ; bestie da fieno Cessate omai quell’empia voglia insana , Ponete adesso vostra lingua a freno , Che da proposta tai dall’opre e gli atti Vi dice ognuno ; olà perfidi e matti 52 Gite a mangiar Ebrei , che il pasto è pronto E resti ognun di voi lieto e contento Col pesce Leviatan ripieno d’onto : Ma voi non intendete il Testamento Che meco avrete voi da fare il conto , E se vi recherò doglia o tomento , Vi cangerò lo vostro riso in pianto , Quando udirete il mio secondo canto. Fine della prima parte 21 DEL RIDICOLO PASTO DEGLI EBREI Parte Seconda 1 Saziati alfin gli abbandonati Ebrei , Del Beemot , del Ziz e Leviatanne , Ora ne’vizi scellerati e rei Perdere si dovrai per le Capanne , Si dicono i Rabbini alli Giudei Colle dottrine lor empie e tiranne , Ora dovranno udire un certo tasto Adatto a fargli digerire il Pasto. 2 Già trasformato in Paradiso il Mondo , E le cose del Ciel rese terrene , Al parer di costor , che nel profondo Abisso radicar , le voglie oscene ; Così ; lettor le scenze lor secondo , Ascolta le pazzìe , ma senti bene ; Dicon , che ognun avrà mille e più mogli Che faranno ogni dì nuovi germogli. 3 Sicchè ogni donna avrà tal privilegio Ogni dí partorir con tal vantaggio , 22 Che senza porsi nell’usato seggio Esporrà un figlio del bel Sole al raggio ; Qual senza mandarlo a niun Colleggio , D’ogni scienza darà nel Mondo un saggio Ma in sproposito tal io non v’alloggio Perchè come un ebreo non sono Orloggio 4 L’impiego de’Giudei , Lettore ascolta Perchè di nulla farà d’uopo allora ; Ogni fatica resterà sepolta Nel cieco oblìo in tanta lor malora ; Ogni Vigna sarà di frutti folta , Senza del Vignarol che vi lavora: E sederanno li malanni antichi Coll’uva , brugne , pero , mela e fichi 5 Sicchè dunque il mangiare , e la lussuria Vonno per beni di quel lor Messìa ; O Dio , si può sentir maggior ingiuria Da questa iniqua e perfida genìa , Qui veggio ben quant’ abbiano penuria Di lume in quest’obliqua , e torta via Ma il Decreto di Dio fatto in Daniele Veggo sopra l’ebreo stolto , e infedele. 6 Così si trova ne’ libri de’Rabbini , 23 E nel Valmad a lor sì grato e caro , Che se car non gli fosse , li meschini Non averian tanto il cervello ignaro , Ed i precetti di Dio Sommi e Divini Osserveriano in giusti senso , e chiaro E non più con un perado costume Disprezzerian di veritade il Nume. 7 E scorgerebber coll’idea ben presto Che una cosa ridicola sarìa ; Che per iniquo fine e disonesto Venir dovesse al Mondo il suo Messìa , Ciò non si trova mai nel Sagro Testo Che egli debba venir su questa via Con quel braccio divin forte o temuto Per render l’ uomo equiparato al bruto. 8 Quivi convien che ricordi in chiari accenti D’altre empie sette l’esecrando eccesso Con dir ch’ebbe migliori i sentimenti Ne’Dogmi suoi quell’Epicuro istesso S’egli volle nel Mondo i suoi contenti E negava del Cielo a ognun l’ingresso , Pur con tale insegnar nefando , e rio , Luce mai feo d’iniqiiate Iddio. 9 Nè l’empio Sergio e Macometto astuti 24 Dello stile Ottoman Legislatori Fure nell’Alcorano unqua ho veduti Così nefandi , e scioperati errori : Mentre danno a più Santi anco tributi , E allo stesso Messia pur fanno onori Se nella Legge l ro non si vieta Dir che fosse Gesù un gran profeta. 10 Or mi convien di ritornare al pasto , Per veder che faran del grosso avanzo Del Leviatan sì sterminato , e vasto , Che mangiato non l’han tutto in un pranzo ; Perch’ ora è tempo di toccar qual tasto Dal qual trovar giammai potran lo scanzo, Senti che ne faranno in cortesìa , E ridi poi dell’ alta lor pazzìa. 11 Dicon che tal pesce avrá la pelle Sì lucida , sì chiara , e risplendente , Che il Sole colla Luna , e colle Stelle Risplenderanno accanto a quella un niente E ne vogliono far poi cose belle , Se la divideran fra tanta gente : E chi fece di pria l’opre più buone , N’avrà tanta per farsi un padiglione. 12 E chi ha merto minor di mano inmano 25 Una coperta , ovvero un tornaletto , E chi n’avrà per farsi un bel Gabano E chi tanto n’avrà per un corpetto Altri per ricoprir solo una mano : Chi al collo n’avrà per un brevetto ; Chi commisse dipoi colpa mortale N’avrà per far la veste all’Orinale. 13 Ed ascoltate ben : Poi del restante Di quella pelle di lucenti gemme , Ci vogliono adornar vaga e galante , Anzi tutta coprir Gerusalemme , Perchè il Sol non verrà più da Levante ( E qui di Giobbe ci vorrian le flemme ) Dicono ancor che tal splendor giocondo Servirà per far lume a tutto il Mondo. 14 Dicono che di ciò parli Isaïa Quando che disse levati e risplendi Che par il lume tuo venuto sia. (a) Levati su Gerusalemme e intendi La Gloria del Signor promessa pria , Già in te spuntò , e il dubbio tuo sospendi E al tuo splendor camineranno i Reggi Con i Vassalli , e con i lor corteggi. (a) Surge illuminare Jerusalem. Is.60 26 15 Oh cecità di un stuol perverso ed empio Che memorarla sol più mi rincresce Quegli del mio Gesù porge l’esempio Questo lo vanno ad appoggiare al Pesce O Profeta Isaïa mira lo scempio Della tua profezia come si mesce , Vonno oscurar del tuo bel dono i rai Acciocchè il tuo non s’adempisca mai. 16 Ma che adempito il tuo gran detto sia Abbastanza nel Mondo è noto a tutti , Noi che di già del vero tuo Messìa Oggi al presente ne gustiamo i frutti , Ma non già l’esecranda , e vil genìa Che fur da lume tal arsi , e distrutti , Benchè il popol rubel fa per vie certe , Che l’aspetta ogni giorno a braccia aperte. 17 Della pelle , o lettore , udisti il fine Che gli danno gli Ebrei perversi , e sciocchi Ma poi del pesce le pungenti spine Gli serviranno a ripulirsi gli occhi , La carne a once , a libbre ed a decine Venderanno a pochissimi bajocchi Cogli uomini le donne , e le ragazze Là di Gerusalemme dentro le piazze. 18 27 Di vender pesce hanno imparato l’arte ; E l’apprendono ancora tuttavia , Perchè il Ghetto di Roma è posto in parte , Dove accanto gli stà la pescaria ; Onde vò dubbitando , che con arte In loco tale edificato sia , Che quando il pesce vien da Centocelle Corrino tutti a sindacar la pelle. 19 Oh Dio , se a sorte conoscessi adesso , Chi venderà quel Leviatanne allora , Acciò me ne vendesse un pezzo allesso , Gliel pagherei anticipato ancora ; Ma perchè dagli Ebrei non è concesso , E il duol che più mi cruccia e mi divora , Perchè altrimenti per un oncia sola Gli vorrei dar Viterbo ; e Caprarola. 20 Oh scioperati , e scellerati Ebrei Quando verrà il Messia del Mondo al fine Ei sol verrà per castigar li rei E condannarli alle Ditee Fucine , E i buoni a segregar da voi Giudei , Per riempir le sedie sue Divine , E non verrà , come che voi volete ; A farvi un pasto all’Osteria di Lete. 28 21 Benchè l’Autore del libro intitolato Gastot Uperach ben si và ingegnando Per difender l’Ebreo sciocco e scempiato , Molti Misteri , ed allegorie cercando , Ed in quel suo medesimo trattato Si rende sì ridicolo parlando , Che non so se quai sian più pazzi espressi O il difensore , o gl’inventori istessi. 22 Chi brama il Leviatan saper che sia Altri questi non è che la Balena , Sotto la qual figura in Isaïa Prestese Iddio di propalare in Scena La potenza del Re , che in prigionìa Dovean tener gl’Ebrei colla catena , E che promette poi col braccio invitto Dar libertade a quello stuolo afflitto. 23 Lo chiama Leviatan , che sta nel mare , E ciò si allude dell’Eufrate al fiume , Che in mezzo a babilonia il detto appare , Dove che avean di risieder costume Quei Re , che li dovean sí flagellare , E cosí spiega chi ha di scienze lume : E Geremia per la cagione istessa , Mare chiama l’Eufrate a voce espressa 24 29 (a) Dove dice al Capitol cinquántuno Che Iddio fatto l’ avrebbe disseccare. Perchè il Re Ciro ; è cosa nota a ognuno L’Eufrate a piedi ben poteo passare Gli argini fracassando e l’altro , e l’uno Da Nabucco già fatti edificare ; E così Ciro liberò gli Ebrei , Dai Re tiranni scellerati e rei. 25 (b) Lo scrivono Erodoto , e Zenofonte Diodoro, ed altri; oltre le Sagre carte, Non so come gli Ebrei alzin la fronte Seminando follìe per ogni parte , (c) L’istesso Geremia con voci pronte Interpetre di se spiega con arte , Son tai detti per voi giuste condanne , Che Nabucco fu detto il Leviatanne. 26 Sol perchè stava di Balena in guisa In mezzo dell’Eufrate dominare ; Fiume detto per l’acqua sua precisa In abbondanza dal Profeta Mare ; E quando Iddio la Monarchia divisa , (a) Jer. Cap. 51. v. 36 (b) Eufrate obstructo. (c) Jer. Cap. 44. vv. 26. 27. 28. 30 Volle per man di Ciro , e castigare Colla sua spada , e con furore acerbo Nabucco iniquo , e Leviatan superbo. 27 (a) Lo conferma Isaïa nel ventisette ; Che così Iddio quella Balena uccise , Che risiedea nel mar quando gli dette (b) Ciro la morte , e il dominar dimise Di Baldassarre. Or tegliate a fette Quel pesce che il Messîa già vi promise (c) Quando verrà, ma poi che sia salato Nabucco , e Baldassar non l’ho trovato. 28 Colla stessa ragione anco Ezechiele (d) Due volte Leviatanne Faraone Ei suol chiamar per tante sua querele , Che nel Fiume vivea come un Dragone, O qual Balena perfida e crudele : Fiero come una Tigre , ovver Leone E il castigo Ezechiel poi li predisse Per l’empia tirannìa delle sue risse. 29 Per Giobbe dice pur lo stesso Iddio (a) Isa. 27. (b) Isa. cap. 21. v. 5. 9. (c) Dan. c. 5. Mane Techel Fares. (d) Ezech. e. 29. 32. 31 In Figura del perfido Satanne , Quando con il paziente, umile e pio Il nome gli suol dar di Leviatanne Adunque chi sarà mai quel Giudeo Che mandar si vorrà giù per le canne Quell’istesso Pluton da Dio dannato Per pesce Leviatan fresco e salato ? 30 Ora veniamo al Beemot si grande , Ch’altri questo non è che un Elefante ; E come mai da voi poscia si spande Che quel Messia ve lo porrà davante Del Mondo alfin per farvene vivande ? O popolo acciecato ed ignorante , Che merti sol d’un animal si tetro La proboscide almen tener di dietro. 31 E poi chi non lo sa che ín lingua Ebrea Beemá bestia vuol dir come che un Bue ? Tu vuoi popolo Ebreo , con questa idea Finir di svergognar l’opere tue E come mai quest’animal potea L’erba mangiar colle mascelle sue , Che san produr mille montagne al giorno , Forse un corpo tenea come Livorno? 32 32 Siccome Ison significa Bestiame Minuto come Capra , ovvero Agnello , E Caja Bestia fiera è il suo dettame , Come un Orso feroce , e Leoncello Or voglio al Ziz che facciam l’esame , Questo vuol dir di bestie ogni drappello , Come saria d’ogni animal silvestre, O veramente a dir Fiera campestre. 33 (a) Anzi rapporta David Chimiche Nel Sciorascim suo con altra unione Di quel vostro Rabbì detto Rascì (b) nomato ancor da Voi per Salomone Del Ziz questi espongono così , Ch’ è rettile animal come un Cervione , E l’altro con suo dir prova , ed accerta Ch’ è il Ziz somigliante alla Lucerta. 34 E come dunque Ebreo senza cervello Nomini il Ziz qual è bestia impura , Per un pennuto e smisurato Augello , Che se l’ali dispande , il So le oscura ; O Ebreo perverso del mio Dio ribello , Ravveder quest’errore presto procura , (a) David Chimichi Sciorascim. (b) Rabbi Salomone Rasci. 33 Se tu non vuoi mangiar questo arrostito Sulle sponde di Lete , o di Cocito , 35 (a) Se tu m’adduci di Davidde il Salmo Quadragesimonono , ove che vi è Nel duodecimo verso ( io non mi scalmo ) (b) Del campo il Ziz è a tutte l’or con mè Hai di cotica più di mezzo palmo , E non intendi il vero senso affè , Iddio vuol dire alla perfidia tua, Ch’ogni gran bestia , ed ogni fiera è sua. 36 Sol per dare ad intendere agli Ebrei: (e) Di questo Salmo il vero senso agogno Quivi egli dice , o uditori miei ; De’ sacrifici tuoi non ho bisogno. (d) Se tutti gli animali sono miei ; E per fargli veder che non è sogno. Or stacco i versi di quel Salmo istesso , Per dimostrar che verità professo. (a) Deus Deorum Dominus. Ps. 49. (b) Et pulchritudo agri mecum est. Ib. (c) Quoniam meae sunt omnes ferae Silvarum Fomenta inmontibus et boves. Ps. 49. v. 11. (d) Cognovi omnia volatilia Coeli. ib. 34 Per accertarvi di questa legittima interpretazione , basta rapportarvi intiere le parole del citato Salmo de’ Rabbì , secondo il lor costume addotte , tronche , e staccate dalla serie de contesto Profetico , e sono le seguenti. (a) Non in Sagrificiis tuis arguam te: Holocausta autem tua in cospectu meo runt sempre. Ps. 49. v. 9. (b) Non accipiam de domo tua Vitulos. Neque de gregibus tuis hirco Ps. 49. v. 10. (c) Cognovi omnia Volatilia Coeli et pulchritudo agri mecum est. Ps. 49. v. 12. TRADUZIONE (a) Non ti riprenderò de’ tuoi Sagrifizj se non me li offerisci , né perché non siano gli olocausti tuoi avanti di me. (b) Io non prenderò dalla tua casa il Giovenco , nè da’ tuoi procoi i Montoni, perchè é mia ogni Bestia delle selve , e i Beemot , o Bestiami di mille montagne. (c) Io conosco ogni Augello del Cielo e il ziz del campo è con me. 35 37 Ascoltasti il tuo Dio perfido Ebreo Con parole distinte , e chiari sensi ? Che ha che far con il Pasto iniquo e reo , Che dal finto Messia d’avere or pensi ; (a) Si Esuriero , non dicam tibi meus est enim Orbis Terrae et Plenitudo ejus. Ps. 49. v. 13. (b) Numquid manducabo carnes Taurum aut sanguinem hircorum potabo. Ps. 49. v. 14. (c) Imola Deo Sacrificium laudis et redde Altissimo vota tua. Ps. 49. v. 15. TRADUZIONE (a) Se avessi fame non lo direi a te , perchè mio é il mondo con tutto quel che lo riempie. (b) Forse è che mangerò la Carne de’ Tori , o de’ Montoni , o beverò il Sangue de Caproni. (c) Sacrifica a Dio il Sagrifizio in lode , e Rendi all’ Altissimo i tuoi Voti. 36 Il Sacrificio tuo vile e plebeo Non vuol più per Giovenchi, in Spirti accensi. Ei brama sol , che con sospir divoti Di lode eterna tu gli renda i voti. 38 Pensa dunque , e rifletti ai Sagri detti E poi che tutta la canaglia Ebrea Dal suo finto Messìa che il pasto aspetti E che abbia ziz pur dentro l’idea , E il Leviathan fresco , e salato affetti , Sazisi del Beemot la Giudea , Ed aspettino ancor che Gabrielle Vada nel Mare a ripescare la pelle. 39 Or gite ad uccellare il ziz adesso , Che io v’impresterò le reti , e schioppo , Purchè voi me ne diate un quarto allesso , Ma mi direte voi , che un quarto è troppo Io mi contento ( orsù ) solo di esso ( Qui non potrete ritrovarvi intoppo ) Se ad una sola penna io vi condanno , Acciò vi possa scrivere il malanno. 40 Se il Leviatanne or pescar volete Senza d’ incomodare un Gabrielle , Or vi voglio imprestar d’oro una Rete 37 Purchè mi diate un pezzo della pelle Ma non ci voglio spendere monete , Che la voglio donare a tre sorelle , Ad Aletto, Megera , e Proserpina Che ci facciano al Tergo una p†tina. 41 Se volete acchiappare il Beemotte , Io vi voglio insegnare una maniera Per pigliarlo di giorno , oppur di notte Senza timor della gran bestia fiera Tenete preparate due ricotte , Che sian dodici libbre alla stadera , Che quel bianco veder la bestia ha svario , Poi fategli un impiastro al tafanario. 42 Che così non potrá più evacuare Delle mille montagne allora l’erba , Ed in breve dovrá così crepare Con una pena , e una doglia acerba ; E lo potrete in tal guisa legare , Mentre , che non sarà tanta superba , Avvertite però , che dall’impiastro Non riceviate voi qualche disastro. 43 O pazzi , o sciocchi , come mai sia vero Che abbiate voi perduto il lume affatto , 38 Io non credea diceste voi davvero , Anzi per giuoco reputai tal fatto ; Ma or che son da voi reso sincero , Resto col mio pensier ben stupefatto Che abbiate così ma preso il giudizio , E corriate alla cieca al precipizio. 44 So che n ’ avete concepito l’ odio , Perchè co’scritti miei sempre vi assedio ; Maio senza frapporvi un’Episodio , Voglio cercar a tanto mal rimedio Non già perchè tema lo sdegno e l’odio Ma perchè più per voi non voglio attedio Però pria di por all’altro stil lo studio , Voglio in sdrucciolo stil farvi un preludio 45 Perché dice il proverbio e vero assai , Che lavare la testa al Somarone ( La Volpe muta il pelo , e il vizio mai ) Solo si spregherá l’acqua , e il sapone Lo sa il Ciel se per voi m’affaticai Solo mosso da zelo , e compassione , Ma a trattar con un popolo inumano , Ogni fatica , ogni pietade è invano 46 È destino fatal che il peccatore , 39 Che la voce di Dio non prezza o ascolta , Abbia qual Faraon duro il suo cuore , E nell’oblio resti l’idea sepo9lta : Ma quando giungerá nel vivo ardore Avrà la pena così densa , e folta E gli si aggiungeran tante gran pene Più assai che Libia non possiede arene. 47 Ebrei voi non potrete alla perfine Dir che ciò lo facc’io per interesse , Perché veggio tra voi tante ruine , anzi con voi son le miserie istesse , Sol per zelo dell’ anime tapine Faccio ne’ fogli miei parole impresse Che sempre atto sarò d’amor fraterno Se procurerò di togliervi all’ inferno. 48 Ebrei qui voglio terminare il Canto , Perdonatemi voi se ben vi sforzo , Che vi prometto sentire alquanto Più rigido sforzar nel Canto Terzo , e tu lettor mentre riposo intanto Chiama gli Ebrei sol per spasso , e scherzo E con cento dobblon , se ti riesce , Compra da loro una porzion del pesce. 40 DEL RIDICOLO PASTO DEGLI EBREI Parte Terza ELEGIA Dimmi per cortesia Nazione Ebraica , Se mai leggesti simili spropositi Nella primiera tua legge Mosaica ? Ma se la verità dici , e depositi , A questi errori tuoi grossi , e maiuscoli Ratto ci troverò gl’Angioli oppositi ; Dirò ; ti servi tu di certi opuscoli , Di quei , che fur dalla tua legge Eretici E t’infetti perciò le vene , e i muscoli , Se in vece di seguir sensi Profetici Di quegli antichi tuoi Padri Santissimi Corri dietro a Dogmi empi , e bisbetici. Sè d’ Isaïa gli detti suoi chiarissimi Con diligenza ti ponessi a leggere Tu scorgeresti i tuoi sentieri asprissimi. E sapresti un dì forse correggere il fallace desìo , col qual ti abiliti Con maestà la tua follia di reggere. E dal danno la via ch’ or faciliti , 41 Rivolgeresti , anzi faresti lacero Quel Vessillo fatal , ch’ora ci militi. In predicarti io mi distruggo , e macero Ma sol potresti veritate apprendere Meglio che dal mio dir , da un legno d’acero. Tu sai la verità , nè la vuoi intendere Con quell’ ostinazion da irragionevole Ti lasci ognor da pertinace accendere. Se scorger tu ti vuoi , che sei colpevole L’ apostata Giulian datti a riflettere , Quando mostrassi verso te piacevole. Che il Tempio edificar t’ebbe a permettere Ma il Ciel con piogge , e con accesi fulmini Scosse i sassi già posti , e quei da mettere. Prima lo dissipò sugli erti culmini , Pescia lo sradicò dal fondo stabile Col vigor del calor d’irati fulmini. Cotesta è veritá pura e palpabile , Ed è segno verace ed infallibile , Che il Sagrificio tuo non è abile. Tu mi faresti dar nell’ irrascibile , Che son passati8 dieci , e sette secoli Della tua schiavitù fiera , e sensibile. E non so come mai pur non ti spegoli, Che di Daniel è decaduto il termine Per ritornare a dominare ne’ secoli. 42 Nè si vedrà finchè la terra germine Più nel tuo Tempio antico Altare ergere Prima che Iddio la tua prosapia estermine Tu li scorgi ogni dí vieppiù sommergere Dentro al mar degli affanni , e degli triboli E il volto ancor d’atro pallore aspergere. D’ogni altra setta voi postriboli , Ed ogni sesso , qualitate , e genere Ei vorrebbe veder sopra i patiboli. Perchè l’indegno simulacro a Venere Ergeste su quel Legno salutifero Sol per ridur la gran memoria in cenere. E credo ancor nel regno suo pestifero , Sol per l’iniqua vostra ingratitudine , Ch’eternamente v’ odierà Lucifero Ed il Ciclope alla Vulcana incudine, Quando in poter sarete voi del Diavolo Che ben vi frangerà l’empia testudine. E vi rammenterete allor che Paolo Vi scrisse tante replicate Epistole , Dopo che il nome suo cangiò in Saulo. E al suon di nere corna muse , e fistole Sentirete cantar l’ istesso prologo , Ch’ or le vostre alme col medesimo attristole. Ditemi adesso pur che fa l’ Astrologo Che scorgerete un dì nel rio ricovero 43 S’ero a vostro favor saggio Teologo. Piantate pur un vil Sambuco , o Sovero Su i corpi estinti , e su la pianta germina Date a vostr’alme in sull’empio annovero. E dite pur Iddio così determina Per la vostra vetusta scelleragine , E che perciò la schiavitù mai termina. Se vuoi provar del gran Messia l’ Immagine Senz’aspettarlo più , ch’è da ridicolo , Mira un Clemente ov’è la sua propagine. E se lo vuoi mirar duro in articolo , Esangue poi mirarlo in sul Calvario Ovver del Tebro in ogni strada o vicolo. Che ancor per te saprà schiuder l’erario Della sua gran pietà , se col piangere Farai quello ch’ è giusto , e necessario. Cioè del cuor l’empia durezza frangere E nel Fonte vital terger lo svellere Che fa sinora contristarmi , ed angere. Corri, corri col piè pronto e ben celere Mentre ch’ai tempo , e ancor non hai ostacolo Che di tua dannazion sentenza accelere. Conculca pur lo mensognero oracolo , Che ti conduce il Leviatanne a pascere Che sarà del Messia puro miracolo. Che se aspetti alla fin tu di rinascere , 44 Quel Messìa; ora aspetti in volto placido Con te , con te Giudeo vedrassi irascere. E il Leviatan fresco , salato , ed acido In vece di saziar l’empie tue viscere , Al gusto proverai melenso e fracido. Quel Ziz ch’oggidì voi reminiscere Indica , Ebreo , che le zizanie semini Con i dogmi che fai tu reviviscere. Deh scriveteci su Rabbini un Nemini E dite a Fiano , che Poeta spacciasi , Eccellente cantor del Sol Gemini. Dite , che sua virtù da’saggi allacciasi Coll’istesso cordon col quale legasi Quell’animal , che sol il Maggio abbracciasi. Dite da parte mia , che male impiegasi Quando a’miseri Ebrei fa qualle predica , Che alla balordaria solo delegasi. Taccia la penna mia d’atra e maledica Quando che solo per salvargli l’anima Con molto mio sudor s’impiega o dedica. Se pretende d’aver l’idea magnanima , Lasci ’l Talmud , e prenda l’Evangelio Oda Matteo , che in esclamar s’esamina. Legga Gioseffo Ebreo , lasci Cornelio Che del vero Messìa fu testimonio Di Sionne sul Monte , e poi sul Celio. 45 Rattificollo ad onta del Demonio : Anzi per confutar l’empio Ebraismo , Degno di risagallo , d’antimon†. Che dal popolo eletto in Barbarismo Si traconciò da sin che fece l’idolo , Quando vivea Mosè nel Giudaismo. Popolo ingrato a Dio , ch’ or io disfidalo Là nel Campo Taneo dove fu incredulo Del poter di un Dio , perciò deridolo. Ma quel braccio Divin mai sempre seduto Per lor voglie saziar gli fece piovere Morta la Coturnice ; ed il Ficedulo. Indi l’ira fatal videsi a muovere Sovra l’indegno , e scellerato popolo : Che già lo concitò sin dalla Rovere. E dè Primati suoi fece un depopolo , E le Vedove lor manco non piansero Per più stupore , e più terror del popolo. Quando in Egitto i lacci lor si fransero D’un beneficio tal già resi immemori Nella perfidia rea sempre permansero. Perciò percosse Iddio gl’interni Femori Nella Terra d’ Egitto a’ Primogeniti , Che i Padri iniqui in obbedir fur remori. Io non so come a piangere astieniti , Solo nel pensar gli altri spettacoli , 46 Nei Sacerdoti , e nelle madri , e geniti. Dimmi : non stimi tu forse miracoli Il dissipar le care a lui Primizie Sin di Cham colà ne’ Tabernacoli ? Iddio per gastigar le tue malizie , Fè che le vigne tue si sradicassero , E col fuoco abbruciò le tue delizie. Fece che i frutti tuoi li divorassero Le Locuste , le Rughe , e poi che gli Aspidi Co’ fieri denti lor v’ avvelenassero. E voi pur duri al par di pietre Jaspidi, Più assai di Faraone , per il demerito Divenivate o Basilischi , od Aspidi , E vivrete così dopo l’ Interito. Fine della terza Parte 47 DEL RIDICOLO PASTO DEGLI EBREI PARTE QUARTA Circa le sciocche idee de’ Rabbini , e superstizioni che fermamente credono. Divisa in tre Capitoli CAPITOLO PRIMO S e scriver dovess’io per far palesi De’scellerati Ebrei gli errori tutti Vi vorrebbon almen sett’altri mesi. E poi di lor quali sarian miei frutti , Se non che spender la fatica in vano , E fare i labbri diseccati , e asciutti. Ma giacchè al verseggiar posi la mano , Non voglio risparimiar di porre in chiaro Il pensier di costor sciocco , e profano. E benché non sapre’io dargli riparo , In versi voglio sincerare almeno Di quel popolo Ebreo il vulgo ignaro. Se malagevol’ è di porre il freno Ad una bestia indomita , e severa 48 Che non riguarda il Ciel quando e sereno. Dunque principierò nella maniera Che diedi principio al Scioperato Pasto Ma con più sferza rigida e severa. E gli voglio toccar sul primo tasto L’antica , e falsa lor superstizione , Che l’hanno come a somma gloria e fasto. Tengono certi Cani a Porta leone , Nominati da lor per cani santi , Auguri di lor beni , in confusione. Il numero peró non so di quanti Sian di quei pestiferi Mastini , De’quai convien, che in questa parte io canti. E convengono in ciò molti Rabbini Che quan’entra nel ghetto un di quei cani Piangendo tanto i fieri lor destini. O vedete se in ciò sono profani , Dicon , ch’entrando questi in una Porta , Succede in casa tal de’casi strani. Onde famiglia tal esangue , e smorta , Perchè l’augurio di tai cani allora Vol dell’Albergo una persona morta. Hanno tal opinione oggidì ancora , Mentre a caso passando anch’io da Ghetto A fare un chiasso udii allamolora. Un di quei Cani entrò dentro al ricetto 49 D’ una schifosa e sconsolata Ebrèa Qual si percosse acerbwamente il petto. Colle lagrime agl’ occhi e a più dicéa. Vivere non dovrò sopra la ter a E dall’ira fatal quasi fremèa. Se paventando un Can’ acerba guerra E il cerbero laggiù di Radamanto Tante sciocchezze lor mai non atterra. E non gli viene alle pupille il pianto Offendendo del Ciel l’alto Monarca , Canonizzando un cane vil per Santo. E non paventan di passar la Barca Dello fiume infernale Acheronteo , Quando gli toglierà vita la Parca. Ascolta ben superstizioso Ebreo , Temi per ber la salma e falso augurio , E non paventi il tuo pensier sí reo. Qual ci conduce al perfido tugurio Dove regna il reo Minosse , e Pluto E dirai che col dir troppo t'ingiurio ? E s'ora cerco di prestarti aiuto , Dir mi saprai del Mondo al fine Se tu quant'eri allo scriver mio tenuto. Dimmi per cortesia ; da quai dottrine Tai dogmi apprendi empï , e furfanti Che ti fan preparar sol che rovine. 50 E qual profeta nominò per Santì , Qual nominate voi per can mastini , Tacer dovreste voi tetri ignoranti. Sol quell’ empio Uperach entro i confini, Degli errori vi pose , e vi sommerse , Nè riflette a’ vostri rei destini. Onde posso sgridarvi anime perse , Riflettete a Daniello , ed a Michea , Che ognun vi predicò , nè vi converse. Ma si sa ben che la perfidia Ebrea Mosse a sdegno Mosè sin dal Roveto , Che sin spezzar le Tavole volea. Perchè tardò secondo il suo decreto Voleste adorar anche l’aureo Vitello Con il volto tranquillo , ameno , e lieto, Senza temer di Dio l’aspro flagello Anco perciò ti sforza , e ti castiga , Qual della legge sua empio e ribello. E de’ presenti , già tì pose in riga , Giacchè dell’error tuo di vera emenda Nè vuoi , nè curi di pigliar tal briga. E non so come mai più non si ostenda Quella mano Santissima , e Divina , Che con fiero vigor più non si offenda. Rammentandosi il fallo in Palestina Già commesso da voi su quel Messìa. 51 Ch’ or tanto adora la Città Latina. Ma vi castiga pur l’ immensa e pia Bontà che regge i Regi , e li Sovrani Che del Mondo quaggiù calcan la via. Se voi con atti fieri , ed inumani Vi soggettiste ad un Vitello d’oro Non è stupor s’or vi soggettate ai cani. Sì , che svanì l’antico tuo decoro , E da Popolo eletto a Dio Sì caro Derise sei da ogni fanciullo al foro. Che pretendi miracolo più chiaro Aborrito da Turchi , e da ogni setta Com’ un empio , e mendace , atro ed avaro. O quanto durerà la tua disdetta. Sinchè viene il Messia da te sognato O popolo indiscreto e scioperato. Aspetta pur , ch’hai d’aspettare , aspetta. CAPITOLO SECONDO Un avanzo fatal di molti Ebrei , Poichè in Sionne li distrusse Tito Restaro pure , e perfidiosi e rei. Essendo un giorno alla Campagna uscito S’ incontraro in un Uom che avea figura Più che da galantuom d’ empio bandito. Fecero tra lor questa congiura Di adorar quest’Uom come Messìa , 52 Forse per porre al bel Tarpeo puraa. E con questa terribile eresìa Si credevano ritornare in Palestina A dominar come facean pria. Nè pensavano che l’ ira Divina Gli era caduta , e rovinata addosso : Sol per castigo dell’idea ferina. E sì scorgea ognun punto , e percosso Dalla fatalità della ria sorte , Non potendo saltar l’acerbo fosso. E pur per vie cotanto oblique e torte Voller tentare in questa guisa allora Alla salvezza lor schiuder le porte. E con arte di Mago , e di malora Gli facevano far prodigi finti , Che caso tal pur si rammenta ancora. E durando così per anni venti Insino a tanto che quel furbo istesso Fece cadere i lor pensier estinti. Poichè di tanto tempo nel progresso Dopo di aver a barba lor scialato , Da una tal schiavitù fece regresso. Si lasciando deluso ed ingannato Quel popolaccio scellerato e stolto Ch’ave l’inganno , fido amico a lato. Restando in atra confusione involto 53 E non sapendo tinto di rossore Come successo tal fare sepolto. Venendoli richiesto a tutte l’ore Di quel vostro Messia che avete fatto Che riuscita vi fe di poco onore. Restando ognun col cervello a stratto , Chi diceva l’è gito in altra parte , E chi restava è forsennato , o matto. E non sapevan rivoltar le carte Per appropriare a fatto tal la scusa , Che dell’ inganno Iddio gli tolse l’ arte. Lasciando tutti coll’ idea confusa Togliendo ancora la potenza a Pluto D’ operare per lor la scienza infusa. Degno castigo a fallo tal dovuto Che quando il Ciel vi frappone il braccio Nò , che non serve ogni mondano aiuto. E trovandosi poi sciolto dal laccio Quel Messìa scelerato e maledetto , Fuggì quanto poteo l’orrido ortaccio. Ed il passaggio suo fece dal ghetto , Come ch’ è noto , ben palese a ognuno Nella setta fatal di Manometto. Sì il pensier degli Ebrei restó digiuno, 54 De’ Sentimenti di Davidde Rabbi Chimichi, detto Salomone. CAPITOLO TERZO Hanno per vero ed incorrotto oggetto Gli Ebrei Rasci nominato Salomone ; Ed agli Dogmi lor danno ricetto. Ma rigettano sol la pia lezione Di quelli santi suoi tre documenti Che gli recano danno , e confusione. Archid Misciahel ran amici attenti , Vuol dire sta lungi dal cattivo amico Non solo tu , ma tutt’ i tuoi parenti. Altiva Don Resciud , io pur v’esplico , Vuol dir stà lungi dalli sbirri , e spie , In casa , in piazza , in ogni strada , e vico. All’ Avùn Buáh , e l’ empie , e rie Genti del Ghetto creder non vonno Questi bensí dalle ben certe vie. Al mio parer pur fuggir non ponno , Mentre che Padre , Figlio e Spirito Santo Solo vuole dir , che gli disturba il sonno. O quivi fanno resistenza a tanto Ma nell’ udir svelar la ragione Certo gli giunge alle pupille il pianto. Quest’ è quell’ Azilu in conclusione , Goll’ Azilá , che gli ridona in petto , 55 Solo che acerba doglia , e confusione E scorgendosi in ciò l’ ebreo costretto A forza viva confessare di bocca Il Messia che calcò dall’ alto Tetto. Un Eresia nefanda ecco ri scocca Con dir son nato ebreo , sì morir voglio Nè a decidere ciò qui non mi tocca. Per affrenare il temerario orgoglio , D’uopo sarìa di poterli in segreta , Sin che viene il Messìa nel Campidoglio. E così castigar quell’ indiscreta Perfidamente e scellerata , e rea Ch’ oggi il loro Messia è la moneta. Gente perversa e perfidiosa ebrea Vedi che manco credi a quei Rabbini Che lume avevano chiaro entro l’idea. E cosi vivi tu dentro i confini D’ acerba cecità benchè tu stai Nel grembo delli popoli Quirini. Quali Gentili fur come ben sai , Ed oggi credon tutti a quel Messìa Che non volesti creder tu giammai. Apri apri ben gl’ occhi all’ aspra via Se vuoi del mare uscir di tanti affanni E accetta la ragione unica e pia. Che allora avranno termine i malanni Quando tolto averai dal rio cappello 56 Quello ranciato tuo tinto Sciammanni. E si sa ben che di portare tu quello L’ hai per iscorno e rossore e paghi bene Per toglierlo dal crino il Barigello. Dunque conosci tu le voglie oscene. Dunque per falsa la tua setta intendi , E che per quella hai solo affanni e pene. Conoscendo tal raggione , e non sospendi La perfidia fatale , e nè paventi Li castighi del Ciel , e non ti emendi. Se queste ultime voci oggi non senti Di pur che Iddio già rivoltò le spalle All’ alma tua , e gli aspri tuoi tormenti. E la di Giosafat entro la Valle Vedrai per certo , mentre fosti al mondo Se camminasti per lo dritto calle. E cadendo nel baratro profondo Allor non gioverai l’ esclamazioni , Che la cò detti miei non ti confondo. E lá vedrai le tue superstizioni Del tuo finto Messìa do’Cani santi Qual per te faranno operazioni. E allor confesserai con doglie e pianti L’ avùn Ben Rudh di Salomone Con Megera , ed Aletto e Tisifone , E de’ compagni tuoi tanti , e poi tanti. IL FINE