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DEL RIDICOLOSO PASTO
DEGLI EBREI
PARTE PRIMA
1
Sommo Monarca , che dirigi il tutto ,
Mandami un estro dall’ eccelso Regno
Acciò da carmi ne ricavi un frutto ,
Che mi renda glorioso a tanto impegno
E acciò che resti lacero , e distrutto
Degl’ empi Ebrei lo menzogner disagno ,
Che hanno sopra il Messia sino a quest’ora
Aspettato da lor non giunto ancora.
2
Tempo già fù , che le Quirine genti
Nell’ empia idolatria stavan sommerse
Ma scorti alfin gli errori suoi patenti
Al vero ognun il proprio cor converse ,
E danno in oggidì norma ai viventi ,
Additando il sentiero a chi sol prese ,
E in specchio all’ Ebreo folle , ed insano
Col predicar , coll’ esclamar ; ma invano,
3
Vieni seguace o tu di Manometto ,
Correte Luterani , e voi Calvini
4
Venite ad ascoltar lo rio difetto
Che hanno impresso nel cor gl’empi Rabbini
Privi d’ogni raggione ; ed intelletto
E scrutinate poi se nè confini
D’ogni altra Setta , fin da Batto a Tile
Covi nel cuore una pazzia simile.
4
Corri Epicureo , che spargesti al Mondo
Che le delizie sol davansi in vita ,
Col crapular , con ogni vizio immondo
La tua filosofia veggo smarrita ,
Se gli Rabbini con parlar profondo
Ognun di lor a revocar ti cita
Ciò che insegnasti se con grata sorte
Vogliono i Dogmi tuoi dopo la morte.
5
Mosso da zelo , e da pietade in fine
Pertinaci Rabbini , io voi pur cito
A nn tribunal , che non ritien confine ,
E ad ascoltar la mia raggione v’invito ,
Se veggo le vostr’anime tapine
Piombar sull’atre sponde di Cocito
Come d’ogn’altro , che l’idea si stolta ,
Ch’io do principio , e tu lettore ascolta.
6
Credon gli Ebrei, che ancor non sia venuto
5
Il gran Figlio di Dio vero Messia
Per liberarli ed apprestarli aiuto
Nella presente , e lunga prigionia :
Mall’ assegnato termine è scaduto
Nè vonno raffrenar simil follia ,
Né svellere dagli occhi il denso panno ,
Quale gli occulta il dispietato inganno.
7
Ma perché troppo e chiaro ed evidente
Che è da stolto aspettar più tal venuta ,
Non sanno che inventar più nella mente ,
Se non menzogna rea , ma poco astuta ,
Con dir , ch’ egli verrà gloriosamente
Del Mondo al fine , e colla man temuta
Agli Ebrei donerà gli agi e conforti ,
E farà uscir dalli sepolcri i morti.
8
E che i primi saran premï terreni
Di ricchezze, di gioie e vestimenta ;
Ma v’ è di più , che di piaceri osceni ,
Farà voglia ognun lieta e contenta ;
E di cibi esquisiti e pieni
Faranno i loro corpi da polenta ;
Nè avidi saran più di tesori
Se cangeràl’arene spesse in ori.
6
9
Dicon di più , che questo lor Messia
Non ha che far colla salute eterna ;
E ciò van seminando tuttavia ,
Acciò la verità niun discerna ;
Onde a nessuno li chiuderà la via
Del Cielo , o che lo creda o che lo scherna
In questo Dogmi rei , fatti ad uncini ,
Stancati vegg’io tutti i Rabbini.
10
Circa al risorger che farà de’ morti ,
Quanti sono i Rabbì tante opinioni
Sono e con documenti obliqui e torti
Vonno ammettere due risurrezioni ,
La prima per fruire gli agi e conforti
De’ solo Ebrei , ma de’ più santi e buoni
Ma quei , che dal ben far torser via ,
Al pasto non saran del suo Messia.
11
La seconda sarà l’ultimo giorno ,
Per ritrovarsi tutti in Palestina
E chi è morto in Lisbona, ed in Livorno
O in Roma , o Spagna , Francia o nella Cina
Sotto terra ha da fare il suo ritorno ;
I buoni troverai la via vicina :
Ma chi mal’opere fece e indegni fatti
7
La terra ha da salpar come li gatti.
12
Li boni poi delli risorti Ebrei
Sarà primieramente un lauto pasto ,
Di vivande però , che non vorrei
Porle degli spropositi al catasto ,
E così grossi son , che gli Atenei ,
Che far queste invenzioni avean per fare
Pur cogl’ ingegni lor scaltri e sottili
Non ne inventaro mai pari , o simili
13
Sarà la prima lor buona vivanda
Del pesce Leviatan sì esecranda
Qual con favola indegna, ed sterminato
Sarà da Gabriel solo pescato ,
O mio Arcangelo Santo ove ti manda
Un Popolo da Dio scomunicato ,
Se ti riduce col tuo gran splendore
A far sull’Ocean da pescatore.
14
E bestemmiando poi che il sommo Dio
Due ne creasse nel formare il tutto ;
Che il Mare appena pesci tai capìo ,
E che dal moto lor proceda il flutto
Dell’ onde , e dove error mai tal sudìo ,
Che recano sul dorso il Mare tutto ,
8
Perciò non fosser figli in quelle guise
Dio con la sua man la femilla uccise,
15
Poichè previde il gran fattore istesso ,
Che il Mar tanto gran spazio non avea ,
Se germogliava il femminile sesso ,
Per dargli loco : o scioperata idea,
E dopo uccisa , o ch’esecrando eccesso
Dicèa la gente scellerata Ebrea ,
Che Iddio di propria man quella spezzasse
E qual Pizzicarolo la salasse.
16
E fece questo , acciò che il gran convito
Dal Messìa per gli Ebrei predestinato ,
Fosse di pesce molto premunito ,
Nè vi mancasse ancor pesce salato ,
Popolo d’ Israel tutto prescìto ,
Compagno dello stuolo abbandonato ;
Chi mai fu l’ invento di simil fallo ,
Che saltar non lo può manco un cavallo.
17
Ma concessovi ciò stolti Rabbini
Una cosa da voi saper vorrei ,
Pesce tale salato , in quai confini
Tenga riposto Iddio per tanti Ebrei ,
Se ha fatto nella Luna i Magazzini ,
9
O per riporlo dentro io bramerei
Saper se prese il gran Motore Eterno
Il vaso reo del tenebroso Inferno,
18
Che il tenga in Paradiso io non ci credo
Che se ho da esaggerar la veritate ,
Il merluzzo tra noi ben scorgo , e vedo
Che puzza troppo all’apparir d’ estate
Gli Angeli prenderìan dal Ciel congedo
Non avvezzi a mangiar robbe salate
E poi cosa sarìa degna di riso
Empir di stoccafisso il Paradiso.
19
E se per sorte giù nel cieco Averno
Questo vostro Messia l’ ave riposto ,
Giudicherei , che quel gran foco eterno ,
In tanto tempo l’abbia cotto arrosto
Onde nel pasto giudaico , discerno ,
Che sarà troppo affumicato , e tosto,
Nè più si potrà dir pesce salato ,
Ma con viva ragion pesce abbruciato.
20
Se poi volete voi questa vivanda ,
Che conservata sia dentro la terra ,
Poi potrete inibir tutta l’Olanda ,
La Sardegna , la Francia , e l’Inghilterra ,
2
10
Che lo vendono già per ogni banda ;
Provigionando , magazzin di guerra :
E vi posso giurar ch’ho anch’io mangiato
Del vostro Leviatan pesce salato.
21
La seconda vivanda è un animale ,
Che Beemot si chiama in lingua ebrea ,
Questa , Bestie significa in plurale
Per la grandezza e smisurata idea :
Ed è questa quadrupede , e rurale ,
Del qual decanta pur l’empia Giudea,
Che due l’ eccelso Dio pur ne creasse ,
E poi che il maschio da Norcin castrasse.
22
Ed assegnano ancor sciocche ragioni
Perchè Iddio un dí quei non uccidesse ,
E lo salasse per gli ebrei più boni
Rispondon questi le parole istesse
Proprie da pari loro Dottoroni
Senza rossor farle su fogli impresse
Che da mangiar buono e salato il pesce ,
Ma la carne così mai non riesce.
23
Che s’era questo, oh che bel far prosciutti
Cari Rabbini , e col mio dir protesto ,
Che una gran fetta ne toccava a tutti ,
11
Quanto che da Viterbo a Santo Resto
Ma fatti avreste i labbri troppo asciutti
Ed ebrei restavate presto presto ,
Ma ci volea gran sale per salarli ,
E poi la zona torrida e sfumarli.
24
Favoleggiano ancor , che queste bestie
Si smisurate , corpulente , e magne ,
Che pascono in un dì senza molestie
L’ erbe , che san produr mille montagne ;
E dicon poi ricolmi d’ immodestie ,
Che di notte il Signore non si sparagne
Di far vegetativa la natura ,
Per fargli sempre aver fresca pastura.
25
O Dio : per cortesia ditemi voi
Stolti Rabbini , dove sono i monti
Che pascono i Beemont ? se da noi
Mai fur veduti , e quai sono i fonti ,
Dove che hanno a rifrescarsi poi ?
Se coll’ Abbaco mio già feci i conti
Che a pascer tal , vi vuol per bere almeno
O il gran lagodí Como , o il Trasimeno.
26
Ma ora in mano prenderei la sferza
Nel rammentarci il vostro Ziz augello ,
12
Che ha da servir per la vivanda terza
Di quel popol di Dio finto , e rubbello ,
O mio lettor quì non si burla o scherza
Se vuoi saper quanto sia grande quello ,
Io qui mi sbrigo in queste due parole ;
Se spande l’ali , abbiam perduto il Sole.
27
Questo sarà quel delicato augello
Vittima pur del sontuoso pasto ,
Che ha da far il Messia per il drappello
Che sol gli manca sulle spalle il basto
Perchè è privo di senno ; e di cervello ,
Anzi per meglio dir di genio guasto
E per distinguer ben l’alta sciocchezza ,
Basta solo del ziz udir l’ altezza.
28
Scrive un certo Rabbin Bata Battrà
In questo modo ch’ io descriverò
Nel capitolo detto Hassesina ,
Ch’ egli una volta in Mare navigò.
E poi l’afferma al mengaser Beemà
Che tale augello in mezzo al mar mirò
Onde pazzo d’ aver credo il Rabbì ,
Se lòa credenza sua scrive così.
29
Che del Mare co’ piedi il cupo fondo
13
Benchè profondo assai pur lo toccasse
E che col corpo suo corpo del Mondo
Dell’ aria la region tutta ingombrasse
E con il rostro , e con il capo tondo
Sull’ alto firmamento si poggiasse
Cosa , che nè tampoco lo diria
L’ asina di Balaam Farbaria.
30
Poscia afferma Babbin Bar-bacanna
Col falso testo , che Saù ascè
Nel veder qnest’ augello asser colà.
Che disse , è il ziz , o cari amici affè :
E udì voce del ciel , che disse già ;
In questo Mar sett’ anni e di più che
Una scure di un fabbro ascender giù ,
Da questo il fondo argomentar poi tu.
31
Onde si può cavar dall’argomento
Di queste false lor favole istesse
Se quest’ augello è da recar spavento
Quanto mai lunghe le sue gambe avesse
Se col capo toccava il firmamento .
Che diavolo di collo egli tenesse
E la penna più lieve e piccolina
Ricopriva la Marca , e la Sabina.
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E nel Talmud in Ciccurot io trovo ,
14
Che volando per aria il Ziz augello ,
Fece sul Monte Libano un grand’ ovo
E si ruppe , e he un gran flagello ;
Cosa da raccontarla al Mondo nuovo
Che col liquore , che sortì da quello ,
Che sradicasse ogni Rabì decanta ,
Trecento cedri con Città sessanta.
33
Sproposito che sia maggior di questo
Ditemi se v’ è niun , che intese mai ;
Che io per verità qui mi protesto ,
Parmi ch’ecceda ogni altro errore assai
O ridicòli Ebrei col vostro testo
Un ovo al par del Nilo , e del Tanai
Scorra e sommerga onun di voi si pensa
E pur dell’ovo la materia é densa .
34
Esser grosso quest’ovo almen dovea
Per quanto e grosso di Saturno il globo
O fortunata voi canaglia ebrea ,
Che potevate far brodi in addobbo
O se fossi stat’ io nella Giudea,
Curato non avrei di venir gobbo ,
Per prender l’ albo solo per le chiarate
E il rosso conservar per le frittate.
35
Sc cadeva in un Monte di Farina ,
15
Ovvero in una valle di butirro ,
Ben poteva esclamar la Palestina
Ch’era sceso un favor dal Sommo Empiro
O che bel crapular sera e mattina
E al solo pensarvi io ci sospiro ;
Bastava portar legna e Ca daroni
Per scialar due mill’anni a Maccaroni.
36
Ma proseguendo il sontuoso Pasto ,
Come fare il vostro ziz arrosto ?
Sì sterminato , così grosso , e vasto ,
Uno spiedo ci vorrà , ma che sia tosto ;
Per levarvi da pene , e da contrasto ,
Lo potreste arrostire al Sol d’ Agosto
Ma dice un che arrostir vuol st’ animale
Collo spiedo della linea Equinoziale.
37
Già lo spiedo è trovato, ora ne’ boschi
Gir vi conviene a procurar le legna ;
Tagliate per tutte le selve , ai Toschi ,
Le macchie di Nettuno e Sardegna
Recidete d’Arcadia i folti boschi ,
Recidete di Pindo ancor l’ insegne ,
Che vulcan lascerà di far saette ,
Per fabbricare a voi scure , ed accette.
38
Già v’ho provvisti dello spiedo e foco
16
Coll’ ajuto del Dio di Mongibello ;
Ora a voi tocca di assegnare il loco ,
Per arrostire lo smisurato Augello
Dall’Inghilterra alla Calabria è poco
Il settentrione manco basta anch’ello :
Ma se la Terra avrete da passare ,
Il fuoco ammorzerà l’ acqua del Mare :
39
Qui vi restano due maniere sole,
Per arrostirvi al meglio l’animale ;
A voi conviene d’ appuntar nel Sole
Lo spiedo della linea Equinoziale ,
E poi discender senza far parole
Molti di voi nel Baratro infernale ,
Ed infilzare il ziz e in tal maniera
Mezzo ne cuoco il Sol , mezzo Megera.
40
Cari Rabbini il vostro Ziz è cotto
Un altro imbroglio v’ è , che mi rincresce
Mi dicea un di voi più saggio e accorto ,
Come egli vuole cucinato il pesce ,
Quel Leviatan, che del Mare sta sotto ,
Che il mondo a cucinarlo non riesce ,
Che se dentro egli fosse , il Mar istesso
Farei bollir pr cucinarlo allesso.
41
Se ne volete far parte in guazzetto ,
17
Prendete le Cipolle dell’ Egitto
E poscia date in mano il pozzonetto
Per penitenza a Faraone afflitto ,
E diteli , o Tiranno maledetto
Questa è pena condegna al tuo diletto
E battetelo ben di sopra e sotto
Per sino a tanto , che quel pesce e cotto.
42
Che pozzonetto mai sarà cotesto ,
Or ve l’ insegno con un modo arguto
Scendete giù nel carcere funesto ,
Prendete un dalla cucina a Pluto ,
Fateli un pagherò con tal pretesto ,
Che dell’ avanzo dopo aver goduto
Gli manderete nell’ oscura stanza
Del pesce Leviatan buona pietanza.
43
Ora il Beemot si selvaggi , e fieri
Ad un impresa tal il Ciel v’ ajuti
Per cuocerli quai sono vostri pensieri
Mentre che son sì grossi , e nerboruti ,
Io convien che vi dica , e vi sincieri ,
Che Dio vi scampi se son quei cornuti
Che più d’uno di voi nel Ghetto torna
Colle viscere in man per quelle corna.
44
S’ognun di loro è così grande e grosso ,
18
Che manco le meodite palude
Per Caldaje non basta o il mare rosso
Per far le carni lor cotte da crude ;
Vi converrà ritornare giù da Minosso
Dove il bollor in quantità s’acchiude
Sol pre prendere a nolo il Caldano
Dove bolle Caligola , e Nerone.
45
Il Ziz , il Levitante , ed i Beemotti
Già con maniere favolose insane
Hanno i stolti Rabbì legati , e cotti ,
Ora veniamo sostanzial del Pane :
Qui chi a caro d’udir veri stabbotti
Le spighe sembrerai Palme Africane
E poi che il vento senz’alcun riparo
Farà da mietitore , e Molinaro.
46
Cari Rabbini miei dite in qual parte
Tal dottrina apprendeste eccelsa , e magna
L’ intendo se vedeste voi le carte ,
D’onde è impresso il paese di Cuccagna
E poi con vasta maniera , ed arte
La popolate voi senza magagna ,
Mentre vidi ancor io dentro di quelle
Un albero a produr pizze , e frittelle.
47
Le Montagne vi son de’ Maccaroni ,
19
Valli che tutte son cascio grattato
Un lago di butirro , e lasagnoni ,
Un fosso , che da se fa lo stufato :
Alberi di prosciutti , e salciccioni ,
Un mezzo mare di latte quagliato ,
Di fiumi di greghetto , e malvasia :
Questo il Regno è del vostro gran Messìa.
48
Di quel Messìa però che ancor si aspetta
Dall’ ostinata pertinacia ebrea
Ma non di quello , che il mio cor diletta
Che sta glorioso alla ragion che bea ,
A ch’ora siede in Trinità perfetta
Vero Figlio di Dio d’immensa idea ,
Che con il Padre suo sommo splendore
Sanno produrre il Paracleto amore.
49
Ma per schernir l’idea d’ogni Rabbino
Il pasto mi conviene proseguire ;
V’é pesce , e pane : or manca il Vino
Sentite ben come lo fan venire ,
Non basta all’uva di quel tempo un tino
Per un sol vago , io qui darei nell’ire
Perchè in conseguenza è , che un ramazzo
Potrá mandar mezz’Universo a guazzo.
50
Dicon che a sostenere il peso grave
20
D’un ancino di quella solamente
Capace appena esser potrà la Nave
Più vasta , che sarà nell’Occidente ;
Che per aver da quel vino soave
( Bella proposizion poco sapiente )
Basti farvi un forame (o genti indotte)
E che la scorza servirà per botte.
51
Botte , che cento botti all’Italiana
Abbia a tenere , e da capire almeno
Cosa che se si dice alla Befana
Pur quella vi dirà ; bestie da fieno
Cessate omai quell’empia voglia insana ,
Ponete adesso vostra lingua a freno ,
Che da proposta tai dall’opre e gli atti
Vi dice ognuno ; olà perfidi e matti
52
Gite a mangiar Ebrei , che il pasto è pronto
E resti ognun di voi lieto e contento
Col pesce Leviatan ripieno d’onto :
Ma voi non intendete il Testamento
Che meco avrete voi da fare il conto ,
E se vi recherò doglia o tomento ,
Vi cangerò lo vostro riso in pianto ,
Quando udirete il mio secondo canto.
Fine della prima parte
21
DEL RIDICOLO PASTO
DEGLI EBREI
Parte Seconda
1
Saziati alfin gli abbandonati Ebrei ,
Del Beemot , del Ziz e Leviatanne ,
Ora ne’vizi scellerati e rei
Perdere si dovrai per le Capanne ,
Si dicono i Rabbini alli Giudei
Colle dottrine lor empie e tiranne ,
Ora dovranno udire un certo tasto
Adatto a fargli digerire il Pasto.
2
Già trasformato in Paradiso il Mondo ,
E le cose del Ciel rese terrene ,
Al parer di costor , che nel profondo
Abisso radicar , le voglie oscene ;
Così ; lettor le scenze lor secondo ,
Ascolta le pazzìe , ma senti bene ;
Dicon , che ognun avrà mille e più mogli
Che faranno ogni dì nuovi germogli.
3
Sicchè ogni donna avrà tal privilegio
Ogni dí partorir con tal vantaggio ,
22
Che senza porsi nell’usato seggio
Esporrà un figlio del bel Sole al raggio ;
Qual senza mandarlo a niun Colleggio ,
D’ogni scienza darà nel Mondo un saggio
Ma in sproposito tal io non v’alloggio
Perchè come un ebreo non sono Orloggio
4
L’impiego de’Giudei , Lettore ascolta
Perchè di nulla farà d’uopo allora ;
Ogni fatica resterà sepolta
Nel cieco oblìo in tanta lor malora ;
Ogni Vigna sarà di frutti folta ,
Senza del Vignarol che vi lavora:
E sederanno li malanni antichi
Coll’uva , brugne , pero , mela e fichi
5
Sicchè dunque il mangiare , e la lussuria
Vonno per beni di quel lor Messìa ;
O Dio , si può sentir maggior ingiuria
Da questa iniqua e perfida genìa ,
Qui veggio ben quant’ abbiano penuria
Di lume in quest’obliqua , e torta via
Ma il Decreto di Dio fatto in Daniele
Veggo sopra l’ebreo stolto , e infedele.
6
Così si trova ne’ libri de’Rabbini ,
23
E nel Valmad a lor sì grato e caro ,
Che se car non gli fosse , li meschini
Non averian tanto il cervello ignaro ,
Ed i precetti di Dio Sommi e Divini
Osserveriano in giusti senso , e chiaro
E non più con un perado costume
Disprezzerian di veritade il Nume.
7
E scorgerebber coll’idea ben presto
Che una cosa ridicola sarìa ;
Che per iniquo fine e disonesto
Venir dovesse al Mondo il suo Messìa ,
Ciò non si trova mai nel Sagro Testo
Che egli debba venir su questa via
Con quel braccio divin forte o temuto
Per render l’ uomo equiparato al bruto.
8
Quivi convien che ricordi in chiari accenti
D’altre empie sette l’esecrando eccesso
Con dir ch’ebbe migliori i sentimenti
Ne’Dogmi suoi quell’Epicuro istesso
S’egli volle nel Mondo i suoi contenti
E negava del Cielo a ognun l’ingresso ,
Pur con tale insegnar nefando , e rio ,
Luce mai feo d’iniqiiate Iddio.
9
Nè l’empio Sergio e Macometto astuti
24
Dello stile Ottoman Legislatori
Fure nell’Alcorano unqua ho veduti
Così nefandi , e scioperati errori :
Mentre danno a più Santi anco tributi ,
E allo stesso Messia pur fanno onori
Se nella Legge l ro non si vieta
Dir che fosse Gesù un gran profeta.
10
Or mi convien di ritornare al pasto ,
Per veder che faran del grosso avanzo
Del Leviatan sì sterminato , e vasto ,
Che mangiato non l’han tutto in un pranzo ;
Perch’ ora è tempo di toccar qual tasto
Dal qual trovar giammai potran lo scanzo,
Senti che ne faranno in cortesìa ,
E ridi poi dell’ alta lor pazzìa.
11
Dicon che tal pesce avrá la pelle
Sì lucida , sì chiara , e risplendente ,
Che il Sole colla Luna , e colle Stelle
Risplenderanno accanto a quella un niente
E ne vogliono far poi cose belle ,
Se la divideran fra tanta gente :
E chi fece di pria l’opre più buone ,
N’avrà tanta per farsi un padiglione.
12
E chi ha merto minor di mano inmano
25
Una coperta , ovvero un tornaletto ,
E chi n’avrà per farsi un bel Gabano
E chi tanto n’avrà per un corpetto
Altri per ricoprir solo una mano :
Chi al collo n’avrà per un brevetto ;
Chi commisse dipoi colpa mortale
N’avrà per far la veste all’Orinale.
13
Ed ascoltate ben : Poi del restante
Di quella pelle di lucenti gemme ,
Ci vogliono adornar vaga e galante ,
Anzi tutta coprir Gerusalemme ,
Perchè il Sol non verrà più da Levante
( E qui di Giobbe ci vorrian le flemme )
Dicono ancor che tal splendor giocondo
Servirà per far lume a tutto il Mondo.
14
Dicono che di ciò parli Isaïa
Quando che disse levati e risplendi
Che par il lume tuo venuto sia.
(a) Levati su Gerusalemme e intendi
La Gloria del Signor promessa pria ,
Già in te spuntò , e il dubbio tuo sospendi
E al tuo splendor camineranno i Reggi
Con i Vassalli , e con i lor corteggi.
(a) Surge illuminare Jerusalem. Is.60
26
15
Oh cecità di un stuol perverso ed empio
Che memorarla sol più mi rincresce
Quegli del mio Gesù porge l’esempio
Questo lo vanno ad appoggiare al Pesce
O Profeta Isaïa mira lo scempio
Della tua profezia come si mesce ,
Vonno oscurar del tuo bel dono i rai
Acciocchè il tuo non s’adempisca mai.
16
Ma che adempito il tuo gran detto sia
Abbastanza nel Mondo è noto a tutti ,
Noi che di già del vero tuo Messìa
Oggi al presente ne gustiamo i frutti ,
Ma non già l’esecranda , e vil genìa
Che fur da lume tal arsi , e distrutti ,
Benchè il popol rubel fa per vie certe ,
Che l’aspetta ogni giorno a braccia aperte.
17
Della pelle , o lettore , udisti il fine
Che gli danno gli Ebrei perversi , e sciocchi
Ma poi del pesce le pungenti spine
Gli serviranno a ripulirsi gli occhi ,
La carne a once , a libbre ed a decine
Venderanno a pochissimi bajocchi
Cogli uomini le donne , e le ragazze
Là di Gerusalemme dentro le piazze.
18
27
Di vender pesce hanno imparato l’arte ;
E l’apprendono ancora tuttavia ,
Perchè il Ghetto di Roma è posto in parte ,
Dove accanto gli stà la pescaria ;
Onde vò dubbitando , che con arte
In loco tale edificato sia ,
Che quando il pesce vien da Centocelle
Corrino tutti a sindacar la pelle.
19
Oh Dio , se a sorte conoscessi adesso ,
Chi venderà quel Leviatanne allora ,
Acciò me ne vendesse un pezzo allesso ,
Gliel pagherei anticipato ancora ;
Ma perchè dagli Ebrei non è concesso ,
E il duol che più mi cruccia e mi divora ,
Perchè altrimenti per un oncia sola
Gli vorrei dar Viterbo ; e Caprarola.
20
Oh scioperati , e scellerati Ebrei
Quando verrà il Messia del Mondo al fine
Ei sol verrà per castigar li rei
E condannarli alle Ditee Fucine ,
E i buoni a segregar da voi Giudei ,
Per riempir le sedie sue Divine ,
E non verrà , come che voi volete ;
A farvi un pasto all’Osteria di Lete.
28
21
Benchè l’Autore del libro intitolato
Gastot Uperach ben si và ingegnando
Per difender l’Ebreo sciocco e scempiato ,
Molti Misteri , ed allegorie cercando ,
Ed in quel suo medesimo trattato
Si rende sì ridicolo parlando ,
Che non so se quai sian più pazzi espressi
O il difensore , o gl’inventori istessi.
22
Chi brama il Leviatan saper che sia
Altri questi non è che la Balena ,
Sotto la qual figura in Isaïa
Prestese Iddio di propalare in Scena
La potenza del Re , che in prigionìa
Dovean tener gl’Ebrei colla catena ,
E che promette poi col braccio invitto
Dar libertade a quello stuolo afflitto.
23
Lo chiama Leviatan , che sta nel mare ,
E ciò si allude dell’Eufrate al fiume ,
Che in mezzo a babilonia il detto appare ,
Dove che avean di risieder costume
Quei Re , che li dovean sí flagellare ,
E cosí spiega chi ha di scienze lume :
E Geremia per la cagione istessa ,
Mare chiama l’Eufrate a voce espressa
24
29
(a) Dove dice al Capitol cinquántuno
Che Iddio fatto l’ avrebbe disseccare.
Perchè il Re Ciro ; è cosa nota a ognuno
L’Eufrate a piedi ben poteo passare
Gli argini fracassando e l’altro , e l’uno
Da Nabucco già fatti edificare ;
E così Ciro liberò gli Ebrei ,
Dai Re tiranni scellerati e rei.
25
(b) Lo scrivono Erodoto , e Zenofonte
Diodoro, ed altri; oltre le Sagre carte,
Non so come gli Ebrei alzin la fronte
Seminando follìe per ogni parte ,
(c) L’istesso Geremia con voci pronte
Interpetre di se spiega con arte ,
Son tai detti per voi giuste condanne ,
Che Nabucco fu detto il Leviatanne.
26
Sol perchè stava di Balena in guisa
In mezzo dell’Eufrate dominare ;
Fiume detto per l’acqua sua precisa
In abbondanza dal Profeta Mare ;
E quando Iddio la Monarchia divisa ,
(a) Jer. Cap. 51. v. 36
(b) Eufrate obstructo.
(c) Jer. Cap. 44. vv. 26. 27. 28.
30
Volle per man di Ciro , e castigare
Colla sua spada , e con furore acerbo
Nabucco iniquo , e Leviatan superbo.
27
(a) Lo conferma Isaïa nel ventisette ;
Che così Iddio quella Balena uccise ,
Che risiedea nel mar quando gli dette
(b) Ciro la morte , e il dominar dimise
Di Baldassarre. Or tegliate a fette
Quel pesce che il Messîa già vi promise
(c) Quando verrà, ma poi che sia salato
Nabucco , e Baldassar non l’ho trovato.
28
Colla stessa ragione anco Ezechiele
(d) Due volte Leviatanne Faraone
Ei suol chiamar per tante sua querele ,
Che nel Fiume vivea come un Dragone,
O qual Balena perfida e crudele :
Fiero come una Tigre , ovver Leone
E il castigo Ezechiel poi li predisse
Per l’empia tirannìa delle sue risse.
29
Per Giobbe dice pur lo stesso Iddio
(a) Isa. 27. (b) Isa. cap. 21. v. 5. 9.
(c) Dan. c. 5. Mane Techel Fares.
(d) Ezech. e. 29. 32.
31
In Figura del perfido Satanne ,
Quando con il paziente, umile e pio
Il nome gli suol dar di Leviatanne
Adunque chi sarà mai quel Giudeo
Che mandar si vorrà giù per le canne
Quell’istesso Pluton da Dio dannato
Per pesce Leviatan fresco e salato ?
30
Ora veniamo al Beemot si grande ,
Ch’altri questo non è che un Elefante ;
E come mai da voi poscia si spande
Che quel Messia ve lo porrà davante
Del Mondo alfin per farvene vivande ?
O popolo acciecato ed ignorante ,
Che merti sol d’un animal si tetro
La proboscide almen tener di dietro.
31
E poi chi non lo sa che ín lingua Ebrea
Beemá bestia vuol dir come che un Bue ?
Tu vuoi popolo Ebreo , con questa idea
Finir di svergognar l’opere tue
E come mai quest’animal potea
L’erba mangiar colle mascelle sue ,
Che san produr mille montagne al giorno ,
Forse un corpo tenea come Livorno?
32
32
Siccome Ison significa Bestiame
Minuto come Capra , ovvero Agnello ,
E Caja Bestia fiera è il suo dettame ,
Come un Orso feroce , e Leoncello
Or voglio al Ziz che facciam l’esame ,
Questo vuol dir di bestie ogni drappello ,
Come saria d’ogni animal silvestre,
O veramente a dir Fiera campestre.
33
(a) Anzi rapporta David Chimiche
Nel Sciorascim suo con altra unione
Di quel vostro Rabbì detto Rascì
(b) nomato ancor da Voi per Salomone
Del Ziz questi espongono così ,
Ch’ è rettile animal come un Cervione ,
E l’altro con suo dir prova , ed accerta
Ch’ è il Ziz somigliante alla Lucerta.
34
E come dunque Ebreo senza cervello
Nomini il Ziz qual è bestia impura ,
Per un pennuto e smisurato Augello ,
Che se l’ali dispande , il So le oscura ;
O Ebreo perverso del mio Dio ribello ,
Ravveder quest’errore presto procura ,
(a) David Chimichi Sciorascim.
(b) Rabbi Salomone Rasci.
33
Se tu non vuoi mangiar questo arrostito
Sulle sponde di Lete , o di Cocito ,
35
(a) Se tu m’adduci di Davidde il Salmo
Quadragesimonono , ove che vi è
Nel duodecimo verso ( io non mi scalmo )
(b) Del campo il Ziz è a tutte l’or con mè
Hai di cotica più di mezzo palmo ,
E non intendi il vero senso affè ,
Iddio vuol dire alla perfidia tua,
Ch’ogni gran bestia , ed ogni fiera è sua.
36
Sol per dare ad intendere agli Ebrei:
(e) Di questo Salmo il vero senso agogno
Quivi egli dice , o uditori miei ;
De’ sacrifici tuoi non ho bisogno.
(d) Se tutti gli animali sono miei ;
E per fargli veder che non è sogno.
Or stacco i versi di quel Salmo istesso ,
Per dimostrar che verità professo.
(a) Deus Deorum Dominus. Ps. 49.
(b) Et pulchritudo agri mecum est. Ib.
(c) Quoniam meae sunt omnes ferae
Silvarum Fomenta inmontibus et boves. Ps.
49. v. 11.
(d) Cognovi omnia volatilia Coeli. ib.
34
Per accertarvi di questa legittima interpretazione , basta rapportarvi intiere le parole del citato Salmo de’ Rabbì , secondo
il lor costume addotte , tronche , e staccate
dalla serie de contesto Profetico , e sono
le seguenti.
(a) Non in Sagrificiis tuis arguam te: Holocausta autem tua in cospectu meo runt sempre.
Ps. 49. v. 9.
(b) Non accipiam de domo tua Vitulos. Neque de gregibus tuis hirco Ps. 49. v. 10.
(c) Cognovi omnia Volatilia Coeli et pulchritudo agri mecum est. Ps. 49. v. 12.
TRADUZIONE
(a) Non ti riprenderò de’ tuoi Sagrifizj se
non me li offerisci , né perché non siano
gli olocausti tuoi avanti di me.
(b) Io non prenderò dalla tua casa il Giovenco , nè da’ tuoi procoi i Montoni, perchè
é mia ogni Bestia delle selve , e i Beemot ,
o Bestiami di mille montagne.
(c) Io conosco ogni Augello del Cielo e il
ziz del campo è con me.
35
37
Ascoltasti il tuo Dio perfido Ebreo
Con parole distinte , e chiari sensi ?
Che ha che far con il Pasto iniquo e reo ,
Che dal finto Messia d’avere or pensi ;
(a) Si Esuriero , non dicam tibi meus est
enim Orbis Terrae et Plenitudo ejus. Ps. 49.
v. 13.
(b) Numquid manducabo carnes Taurum
aut sanguinem hircorum potabo. Ps. 49.
v. 14.
(c) Imola Deo Sacrificium laudis et redde
Altissimo vota tua. Ps. 49. v. 15.
TRADUZIONE
(a) Se avessi fame non lo direi a te , perchè mio é il mondo con tutto quel che lo
riempie.
(b) Forse è che mangerò la Carne de’ Tori , o de’ Montoni , o beverò il Sangue de
Caproni.
(c) Sacrifica a Dio il Sagrifizio in lode , e
Rendi all’ Altissimo i tuoi Voti.
36
Il Sacrificio tuo vile e plebeo
Non vuol più per Giovenchi, in Spirti accensi.
Ei brama sol , che con sospir divoti
Di lode eterna tu gli renda i voti.
38
Pensa dunque , e rifletti ai Sagri detti
E poi che tutta la canaglia Ebrea
Dal suo finto Messìa che il pasto aspetti
E che abbia ziz pur dentro l’idea ,
E il Leviathan fresco , e salato affetti ,
Sazisi del Beemot la Giudea ,
Ed aspettino ancor che Gabrielle
Vada nel Mare a ripescare la pelle.
39
Or gite ad uccellare il ziz adesso ,
Che io v’impresterò le reti , e schioppo ,
Purchè voi me ne diate un quarto allesso ,
Ma mi direte voi , che un quarto è troppo
Io mi contento ( orsù ) solo di esso
( Qui non potrete ritrovarvi intoppo )
Se ad una sola penna io vi condanno ,
Acciò vi possa scrivere il malanno.
40
Se il Leviatanne or pescar volete
Senza d’ incomodare un Gabrielle ,
Or vi voglio imprestar d’oro una Rete
37
Purchè mi diate un pezzo della pelle
Ma non ci voglio spendere monete ,
Che la voglio donare a tre sorelle ,
Ad Aletto, Megera , e Proserpina
Che ci facciano al Tergo una p†tina.
41
Se volete acchiappare il Beemotte ,
Io vi voglio insegnare una maniera
Per pigliarlo di giorno , oppur di notte
Senza timor della gran bestia fiera
Tenete preparate due ricotte ,
Che sian dodici libbre alla stadera ,
Che quel bianco veder la bestia ha svario ,
Poi fategli un impiastro al tafanario.
42
Che così non potrá più evacuare
Delle mille montagne allora l’erba ,
Ed in breve dovrá così crepare
Con una pena , e una doglia acerba ;
E lo potrete in tal guisa legare ,
Mentre , che non sarà tanta superba ,
Avvertite però , che dall’impiastro
Non riceviate voi qualche disastro.
43
O pazzi , o sciocchi , come mai sia vero
Che abbiate voi perduto il lume affatto ,
38
Io non credea diceste voi davvero ,
Anzi per giuoco reputai tal fatto ;
Ma or che son da voi reso sincero ,
Resto col mio pensier ben stupefatto
Che abbiate così ma preso il giudizio ,
E corriate alla cieca al precipizio.
44
So che n ’ avete concepito l’ odio ,
Perchè co’scritti miei sempre vi assedio ;
Maio senza frapporvi un’Episodio ,
Voglio cercar a tanto mal rimedio
Non già perchè tema lo sdegno e l’odio
Ma perchè più per voi non voglio attedio
Però pria di por all’altro stil lo studio ,
Voglio in sdrucciolo stil farvi un preludio
45
Perché dice il proverbio e vero assai ,
Che lavare la testa al Somarone
( La Volpe muta il pelo , e il vizio mai )
Solo si spregherá l’acqua , e il sapone
Lo sa il Ciel se per voi m’affaticai
Solo mosso da zelo , e compassione ,
Ma a trattar con un popolo inumano ,
Ogni fatica , ogni pietade è invano
46
È destino fatal che il peccatore ,
39
Che la voce di Dio non prezza o ascolta ,
Abbia qual Faraon duro il suo cuore ,
E nell’oblio resti l’idea sepo9lta :
Ma quando giungerá nel vivo ardore
Avrà la pena così densa , e folta
E gli si aggiungeran tante gran pene
Più assai che Libia non possiede arene.
47
Ebrei voi non potrete alla perfine
Dir che ciò lo facc’io per interesse ,
Perché veggio tra voi tante ruine ,
anzi con voi son le miserie istesse ,
Sol per zelo dell’ anime tapine
Faccio ne’ fogli miei parole impresse
Che sempre atto sarò d’amor fraterno
Se procurerò di togliervi all’ inferno.
48
Ebrei qui voglio terminare il Canto ,
Perdonatemi voi se ben vi sforzo ,
Che vi prometto sentire alquanto
Più rigido sforzar nel Canto Terzo ,
e tu lettor mentre riposo intanto
Chiama gli Ebrei sol per spasso , e scherzo
E con cento dobblon , se ti riesce ,
Compra da loro una porzion del pesce.
40
DEL RIDICOLO PASTO
DEGLI EBREI
Parte Terza
ELEGIA
Dimmi per cortesia Nazione Ebraica ,
Se mai leggesti simili spropositi
Nella primiera tua legge Mosaica ?
Ma se la verità dici , e depositi ,
A questi errori tuoi grossi , e maiuscoli
Ratto ci troverò gl’Angioli oppositi ;
Dirò ; ti servi tu di certi opuscoli ,
Di quei , che fur dalla tua legge Eretici
E t’infetti perciò le vene , e i muscoli ,
Se in vece di seguir sensi Profetici
Di quegli antichi tuoi Padri Santissimi
Corri dietro a Dogmi empi , e bisbetici.
Sè d’ Isaïa gli detti suoi chiarissimi
Con diligenza ti ponessi a leggere
Tu scorgeresti i tuoi sentieri asprissimi.
E sapresti un dì forse correggere
il fallace desìo , col qual ti abiliti
Con maestà la tua follia di reggere.
E dal danno la via ch’ or faciliti ,
41
Rivolgeresti , anzi faresti lacero
Quel Vessillo fatal , ch’ora ci militi.
In predicarti io mi distruggo , e macero
Ma sol potresti veritate apprendere
Meglio che dal mio dir , da un legno d’acero.
Tu sai la verità , nè la vuoi intendere
Con quell’ ostinazion da irragionevole
Ti lasci ognor da pertinace accendere.
Se scorger tu ti vuoi , che sei colpevole
L’ apostata Giulian datti a riflettere ,
Quando mostrassi verso te piacevole.
Che il Tempio edificar t’ebbe a permettere
Ma il Ciel con piogge , e con accesi fulmini
Scosse i sassi già posti , e quei da mettere.
Prima lo dissipò sugli erti culmini ,
Pescia lo sradicò dal fondo stabile
Col vigor del calor d’irati fulmini.
Cotesta è veritá pura e palpabile ,
Ed è segno verace ed infallibile ,
Che il Sagrificio tuo non è abile.
Tu mi faresti dar nell’ irrascibile ,
Che son passati8 dieci , e sette secoli
Della tua schiavitù fiera , e sensibile.
E non so come mai pur non ti spegoli,
Che di Daniel è decaduto il termine
Per ritornare a dominare ne’ secoli.
42
Nè si vedrà finchè la terra germine
Più nel tuo Tempio antico Altare ergere
Prima che Iddio la tua prosapia estermine
Tu li scorgi ogni dí vieppiù sommergere
Dentro al mar degli affanni , e degli triboli
E il volto ancor d’atro pallore aspergere.
D’ogni altra setta voi postriboli ,
Ed ogni sesso , qualitate , e genere
Ei vorrebbe veder sopra i patiboli.
Perchè l’indegno simulacro a Venere
Ergeste su quel Legno salutifero
Sol per ridur la gran memoria in cenere.
E credo ancor nel regno suo pestifero ,
Sol per l’iniqua vostra ingratitudine ,
Ch’eternamente v’ odierà Lucifero
Ed il Ciclope alla Vulcana incudine,
Quando in poter sarete voi del Diavolo
Che ben vi frangerà l’empia testudine.
E vi rammenterete allor che Paolo
Vi scrisse tante replicate Epistole ,
Dopo che il nome suo cangiò in Saulo.
E al suon di nere corna muse , e fistole
Sentirete cantar l’ istesso prologo ,
Ch’ or le vostre alme col medesimo attristole.
Ditemi adesso pur che fa l’ Astrologo
Che scorgerete un dì nel rio ricovero
43
S’ero a vostro favor saggio Teologo.
Piantate pur un vil Sambuco , o Sovero
Su i corpi estinti , e su la pianta germina
Date a vostr’alme in sull’empio annovero.
E dite pur Iddio così determina
Per la vostra vetusta scelleragine ,
E che perciò la schiavitù mai termina.
Se vuoi provar del gran Messia l’ Immagine
Senz’aspettarlo più , ch’è da ridicolo ,
Mira un Clemente ov’è la sua propagine.
E se lo vuoi mirar duro in articolo ,
Esangue poi mirarlo in sul Calvario
Ovver del Tebro in ogni strada o vicolo.
Che ancor per te saprà schiuder l’erario
Della sua gran pietà , se col piangere
Farai quello ch’ è giusto , e necessario.
Cioè del cuor l’empia durezza frangere
E nel Fonte vital terger lo svellere
Che fa sinora contristarmi , ed angere.
Corri, corri col piè pronto e ben celere
Mentre ch’ai tempo , e ancor non hai ostacolo
Che di tua dannazion sentenza accelere.
Conculca pur lo mensognero oracolo ,
Che ti conduce il Leviatanne a pascere
Che sarà del Messia puro miracolo.
Che se aspetti alla fin tu di rinascere ,
44
Quel Messìa; ora aspetti in volto placido
Con te , con te Giudeo vedrassi irascere.
E il Leviatan fresco , salato , ed acido
In vece di saziar l’empie tue viscere ,
Al gusto proverai melenso e fracido.
Quel Ziz ch’oggidì voi reminiscere
Indica , Ebreo , che le zizanie semini
Con i dogmi che fai tu reviviscere.
Deh scriveteci su Rabbini un Nemini
E dite a Fiano , che Poeta spacciasi ,
Eccellente cantor del Sol Gemini.
Dite , che sua virtù da’saggi allacciasi
Coll’istesso cordon col quale legasi
Quell’animal , che sol il Maggio abbracciasi.
Dite da parte mia , che male impiegasi
Quando a’miseri Ebrei fa qualle predica ,
Che alla balordaria solo delegasi.
Taccia la penna mia d’atra e maledica
Quando che solo per salvargli l’anima
Con molto mio sudor s’impiega o dedica.
Se pretende d’aver l’idea magnanima ,
Lasci ’l Talmud , e prenda l’Evangelio
Oda Matteo , che in esclamar s’esamina.
Legga Gioseffo Ebreo , lasci Cornelio
Che del vero Messìa fu testimonio
Di Sionne sul Monte , e poi sul Celio.
45
Rattificollo ad onta del Demonio :
Anzi per confutar l’empio Ebraismo ,
Degno di risagallo , d’antimon†.
Che dal popolo eletto in Barbarismo
Si traconciò da sin che fece l’idolo ,
Quando vivea Mosè nel Giudaismo.
Popolo ingrato a Dio , ch’ or io disfidalo
Là nel Campo Taneo dove fu incredulo
Del poter di un Dio , perciò deridolo.
Ma quel braccio Divin mai sempre seduto
Per lor voglie saziar gli fece piovere
Morta la Coturnice ; ed il Ficedulo.
Indi l’ira fatal videsi a muovere
Sovra l’indegno , e scellerato popolo :
Che già lo concitò sin dalla Rovere.
E dè Primati suoi fece un depopolo ,
E le Vedove lor manco non piansero
Per più stupore , e più terror del popolo.
Quando in Egitto i lacci lor si fransero
D’un beneficio tal già resi immemori
Nella perfidia rea sempre permansero.
Perciò percosse Iddio gl’interni Femori
Nella Terra d’ Egitto a’ Primogeniti ,
Che i Padri iniqui in obbedir fur remori.
Io non so come a piangere astieniti ,
Solo nel pensar gli altri spettacoli ,
46
Nei Sacerdoti , e nelle madri , e geniti.
Dimmi : non stimi tu forse miracoli
Il dissipar le care a lui Primizie
Sin di Cham colà ne’ Tabernacoli ?
Iddio per gastigar le tue malizie ,
Fè che le vigne tue si sradicassero ,
E col fuoco abbruciò le tue delizie.
Fece che i frutti tuoi li divorassero
Le Locuste , le Rughe , e poi che gli Aspidi
Co’ fieri denti lor v’ avvelenassero.
E voi pur duri al par di pietre Jaspidi,
Più assai di Faraone , per il demerito
Divenivate o Basilischi , od Aspidi ,
E vivrete così dopo l’ Interito.
Fine della terza Parte
47
DEL RIDICOLO PASTO
DEGLI EBREI
PARTE QUARTA
Circa le sciocche idee de’ Rabbini , e superstizioni che fermamente credono.
Divisa in tre Capitoli
CAPITOLO PRIMO
S
e scriver dovess’io per far palesi
De’scellerati Ebrei gli errori tutti
Vi vorrebbon almen sett’altri mesi.
E poi di lor quali sarian miei frutti ,
Se non che spender la fatica in vano ,
E fare i labbri diseccati , e asciutti.
Ma giacchè al verseggiar posi la mano ,
Non voglio risparimiar di porre in chiaro
Il pensier di costor sciocco , e profano.
E benché non sapre’io dargli riparo ,
In versi voglio sincerare almeno
Di quel popolo Ebreo il vulgo ignaro.
Se malagevol’ è di porre il freno
Ad una bestia indomita , e severa
48
Che non riguarda il Ciel quando e sereno.
Dunque principierò nella maniera
Che diedi principio al Scioperato Pasto
Ma con più sferza rigida e severa.
E gli voglio toccar sul primo tasto
L’antica , e falsa lor superstizione ,
Che l’hanno come a somma gloria e fasto.
Tengono certi Cani a Porta leone ,
Nominati da lor per cani santi ,
Auguri di lor beni , in confusione.
Il numero peró non so di quanti
Sian di quei pestiferi Mastini ,
De’quai convien, che in questa parte io canti.
E convengono in ciò molti Rabbini
Che quan’entra nel ghetto un di quei cani
Piangendo tanto i fieri lor destini.
O vedete se in ciò sono profani ,
Dicon , ch’entrando questi in una Porta ,
Succede in casa tal de’casi strani.
Onde famiglia tal esangue , e smorta ,
Perchè l’augurio di tai cani allora
Vol dell’Albergo una persona morta.
Hanno tal opinione oggidì ancora ,
Mentre a caso passando anch’io da Ghetto
A fare un chiasso udii allamolora.
Un di quei Cani entrò dentro al ricetto
49
D’ una schifosa e sconsolata Ebrèa
Qual si percosse acerbwamente il petto.
Colle lagrime agl’ occhi e a più dicéa.
Vivere non dovrò sopra la ter a
E dall’ira fatal quasi fremèa.
Se paventando un Can’ acerba guerra
E il cerbero laggiù di Radamanto
Tante sciocchezze lor mai non atterra.
E non gli viene alle pupille il pianto
Offendendo del Ciel l’alto Monarca ,
Canonizzando un cane vil per Santo.
E non paventan di passar la Barca
Dello fiume infernale Acheronteo ,
Quando gli toglierà vita la Parca.
Ascolta ben superstizioso Ebreo ,
Temi per ber la salma e falso augurio ,
E non paventi il tuo pensier sí reo.
Qual ci conduce al perfido tugurio
Dove regna il reo Minosse , e Pluto
E dirai che col dir troppo t'ingiurio ?
E s'ora cerco di prestarti aiuto ,
Dir mi saprai del Mondo al fine
Se tu quant'eri allo scriver mio tenuto.
Dimmi per cortesia ; da quai dottrine
Tai dogmi apprendi empï , e furfanti
Che ti fan preparar sol che rovine.
50
E qual profeta nominò per Santì ,
Qual nominate voi per can mastini ,
Tacer dovreste voi tetri ignoranti.
Sol quell’ empio Uperach entro i confini,
Degli errori vi pose , e vi sommerse ,
Nè riflette a’ vostri rei destini.
Onde posso sgridarvi anime perse ,
Riflettete a Daniello , ed a Michea ,
Che ognun vi predicò , nè vi converse.
Ma si sa ben che la perfidia Ebrea
Mosse a sdegno Mosè sin dal Roveto ,
Che sin spezzar le Tavole volea.
Perchè tardò secondo il suo decreto
Voleste adorar anche l’aureo Vitello
Con il volto tranquillo , ameno , e lieto,
Senza temer di Dio l’aspro flagello
Anco perciò ti sforza , e ti castiga ,
Qual della legge sua empio e ribello.
E de’ presenti , già tì pose in riga ,
Giacchè dell’error tuo di vera emenda
Nè vuoi , nè curi di pigliar tal briga.
E non so come mai più non si ostenda
Quella mano Santissima , e Divina ,
Che con fiero vigor più non si offenda.
Rammentandosi il fallo in Palestina
Già commesso da voi su quel Messìa.
51
Ch’ or tanto adora la Città Latina.
Ma vi castiga pur l’ immensa e pia
Bontà che regge i Regi , e li Sovrani
Che del Mondo quaggiù calcan la via.
Se voi con atti fieri , ed inumani
Vi soggettiste ad un Vitello d’oro
Non è stupor s’or vi soggettate ai cani.
Sì , che svanì l’antico tuo decoro ,
E da Popolo eletto a Dio Sì caro
Derise sei da ogni fanciullo al foro.
Che pretendi miracolo più chiaro
Aborrito da Turchi , e da ogni setta
Com’ un empio , e mendace , atro ed avaro.
O quanto durerà la tua disdetta.
Sinchè viene il Messia da te sognato
O popolo indiscreto e scioperato.
Aspetta pur , ch’hai d’aspettare , aspetta.
CAPITOLO SECONDO
Un avanzo fatal di molti Ebrei ,
Poichè in Sionne li distrusse Tito
Restaro pure , e perfidiosi e rei.
Essendo un giorno alla Campagna uscito
S’ incontraro in un Uom che avea figura
Più che da galantuom d’ empio bandito.
Fecero tra lor questa congiura
Di adorar quest’Uom come Messìa ,
52
Forse per porre al bel Tarpeo puraa.
E con questa terribile eresìa
Si credevano ritornare in Palestina
A dominar come facean pria.
Nè pensavano che l’ ira Divina
Gli era caduta , e rovinata addosso :
Sol per castigo dell’idea ferina.
E sì scorgea ognun punto , e percosso
Dalla fatalità della ria sorte ,
Non potendo saltar l’acerbo fosso.
E pur per vie cotanto oblique e torte
Voller tentare in questa guisa allora
Alla salvezza lor schiuder le porte.
E con arte di Mago , e di malora
Gli facevano far prodigi finti ,
Che caso tal pur si rammenta ancora.
E durando così per anni venti
Insino a tanto che quel furbo istesso
Fece cadere i lor pensier estinti.
Poichè di tanto tempo nel progresso
Dopo di aver a barba lor scialato ,
Da una tal schiavitù fece regresso.
Si lasciando deluso ed ingannato
Quel popolaccio scellerato e stolto
Ch’ave l’inganno , fido amico a lato.
Restando in atra confusione involto
53
E non sapendo tinto di rossore
Come successo tal fare sepolto.
Venendoli richiesto a tutte l’ore
Di quel vostro Messia che avete fatto
Che riuscita vi fe di poco onore.
Restando ognun col cervello a stratto ,
Chi diceva l’è gito in altra parte ,
E chi restava è forsennato , o matto.
E non sapevan rivoltar le carte
Per appropriare a fatto tal la scusa ,
Che dell’ inganno Iddio gli tolse l’ arte.
Lasciando tutti coll’ idea confusa
Togliendo ancora la potenza a Pluto
D’ operare per lor la scienza infusa.
Degno castigo a fallo tal dovuto
Che quando il Ciel vi frappone il braccio
Nò , che non serve ogni mondano aiuto.
E trovandosi poi sciolto dal laccio
Quel Messìa scelerato e maledetto ,
Fuggì quanto poteo l’orrido ortaccio.
Ed il passaggio suo fece dal ghetto ,
Come ch’ è noto , ben palese a ognuno
Nella setta fatal di Manometto.
Sì il pensier degli Ebrei restó digiuno,
54
De’ Sentimenti di Davidde Rabbi Chimichi,
detto Salomone.
CAPITOLO TERZO
Hanno per vero ed incorrotto oggetto
Gli Ebrei Rasci nominato Salomone ;
Ed agli Dogmi lor danno ricetto.
Ma rigettano sol la pia lezione
Di quelli santi suoi tre documenti
Che gli recano danno , e confusione.
Archid Misciahel ran amici attenti ,
Vuol dire sta lungi dal cattivo amico
Non solo tu , ma tutt’ i tuoi parenti.
Altiva Don Resciud , io pur v’esplico ,
Vuol dir stà lungi dalli sbirri , e spie ,
In casa , in piazza , in ogni strada , e vico.
All’ Avùn Buáh , e l’ empie , e rie
Genti del Ghetto creder non vonno
Questi bensí dalle ben certe vie.
Al mio parer pur fuggir non ponno ,
Mentre che Padre , Figlio e Spirito Santo
Solo vuole dir , che gli disturba il sonno.
O quivi fanno resistenza a tanto
Ma nell’ udir svelar la ragione
Certo gli giunge alle pupille il pianto.
Quest’ è quell’ Azilu in conclusione ,
Goll’ Azilá , che gli ridona in petto ,
55
Solo che acerba doglia , e confusione
E scorgendosi in ciò l’ ebreo costretto
A forza viva confessare di bocca
Il Messia che calcò dall’ alto Tetto.
Un Eresia nefanda ecco ri scocca
Con dir son nato ebreo , sì morir voglio
Nè a decidere ciò qui non mi tocca.
Per affrenare il temerario orgoglio ,
D’uopo sarìa di poterli in segreta ,
Sin che viene il Messìa nel Campidoglio.
E così castigar quell’ indiscreta
Perfidamente e scellerata , e rea
Ch’ oggi il loro Messia è la moneta.
Gente perversa e perfidiosa ebrea
Vedi che manco credi a quei Rabbini
Che lume avevano chiaro entro l’idea.
E cosi vivi tu dentro i confini
D’ acerba cecità benchè tu stai
Nel grembo delli popoli Quirini.
Quali Gentili fur come ben sai ,
Ed oggi credon tutti a quel Messìa
Che non volesti creder tu giammai.
Apri apri ben gl’ occhi all’ aspra via
Se vuoi del mare uscir di tanti affanni
E accetta la ragione unica e pia.
Che allora avranno termine i malanni
Quando tolto averai dal rio cappello
56
Quello ranciato tuo tinto Sciammanni.
E si sa ben che di portare tu quello
L’ hai per iscorno e rossore e paghi bene
Per toglierlo dal crino il Barigello.
Dunque conosci tu le voglie oscene.
Dunque per falsa la tua setta intendi ,
E che per quella hai solo affanni e pene.
Conoscendo tal raggione , e non sospendi
La perfidia fatale , e nè paventi
Li castighi del Ciel , e non ti emendi.
Se queste ultime voci oggi non senti
Di pur che Iddio già rivoltò le spalle
All’ alma tua , e gli aspri tuoi tormenti.
E la di Giosafat entro la Valle
Vedrai per certo , mentre fosti al mondo
Se camminasti per lo dritto calle.
E cadendo nel baratro profondo
Allor non gioverai l’ esclamazioni ,
Che la cò detti miei non ti confondo.
E lá vedrai le tue superstizioni
Del tuo finto Messìa do’Cani santi
Qual per te faranno operazioni.
E allor confesserai con doglie e pianti
L’ avùn Ben Rudh di Salomone
Con Megera , ed Aletto e Tisifone ,
E de’ compagni tuoi tanti , e poi tanti.
IL FINE
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16 Ebrei