DIPARTIMENTO PER LA RICERCA,
L’INNOVAZIONE E L’ORGANIZZAZIONE
Direzione Generale per l’Innovazione
Tecnologica e la Promozione
Conser vare
Restauro
Innovare
30 Marzo - 2 Aprile 2006
Salone dell’Arte del Restauro
e della Conservazione
dei Beni Culturali e Ambientali
Ferrara - Quartiere Fieristico
DIPARTIMENTO PER LA RICERCA,
L’INNOVAZIONE E L’ORGANIZZAZIONE
Capo Dipartimento Giuseppe Proietti
Il programma di partecipazione al Salone dell’Arte del Restauro
e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali
è stato organizzato dalla:
Direzione Generale per l’Innovazione Tecnologica e la Promozione
Direttore Generale Antonia Pasqua Recchia
Servizio II - Comunicazione, Promozione e Marketing
Dirigente Paola Francesca Zuffo
Coordinamento generale,
progettazione e realizzazione opuscolo,
materiali grafici e stand
Organizzazione convegni, incontri tecnici e laboratori
Antonella Mosca
con Monica Bartocci, Lidia Lentini,
Francesco Paparozzi, Alessandra Rosa
hanno collaborato Antonella Corona,
Maria Tiziana Natale, Laura Petracci, Nadia Tamasi
Comunicazione multimediale
Alberto Bruni, Renzo De Simone, Francesca Lo Forte
Ufficio di Direzione
Responsabile Rosanna Binacchi
con Stefania Celentino, Mariateresa Di Dedda,
Valentina Di Lonardo, Francesca Rossi
Ufficio per la Comunicazione
Responsabile Anna Conticello
con Alessia De Simone
Comunicazione e rapporto con i media
Fernanda Bruno
Segreteria Amministrativa
Anna Rita De Gregorio, Roberta Pilotti, Rosaria Pollina,
Silvia Schifini, Fabiana Vinella, Maria Viglongo
Supporto logistico
Edoardo Cicciotto e Maurizio Scrocca
Edizioni MP MIRABILIA srl
Via Ostiense, 131/L
00154 Roma
www.mpmirabilia.it
Finito stampare nel Marzo 2006
Supporto operativo
Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia Romagna
Direttore Regionale Maddalena Ragni
Coordinatore Paola Monari
con il contributo di:
DIPARTIMENTO PER LA RICERCA,
L’INNOVAZIONE E L’ORGANIZZAZIONE
Istituti Centrali
CFLR
Centro di Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato
Direttore Gigliola Fioravanti
ICCD
Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Direttore Maria Rita Sanzi Di Mino
ICPL
Istituto Centrale per la Patologia del Libro
Direttore Armida Batori
ICR
Istituto Centrale per il Restauro
Direttore Caterina Bon Valsassina
OPD
Opificio delle Pietre Dure
Direttore Cristina Acidini Luchinat
DIPARTIMENTO PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI
Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici
dell’Emilia-Romagna
Direttore Maddalena Ragni
Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia-Romagna
Soprintendente Luigi Malnati
Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggio
di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini
Soprintendente Anna Maria Iannucci
Soprintendenza per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico
di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini
Soprintendente Franco Faranda (reggente)
Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte
Direttore Mario Turetta
Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia
Direttore Ruggero Martines
Soprintendenza per i beni archeologici per le province
di Napoli e Caserta
Soprintendente Maria Luisa Nava
Soprintendenza per i beni architettonici per il paesaggio
e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico
di Napoli e Provincia
Soprintendente Enrico Guglielmo
Soprintendenza per i beni architettonici per il paesaggio
e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico
delle Province di Caserta e Benevento
Soprintendente Giovanna Petrenga (reggente)
Italia può essere considerata una potenza mondiale nel campo culturale, sia per
l’inestimabile valore del suo patrimonio artistico e archeologico che per l’alto
livello dei nostri interventi di restauro. Con un patrimonio tanto vasto e importante era inevitabile che nel nostro Paese si sviluppasse un’attitudine alla conservazione e alla
tutela delle opere.
L’impegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali parte, ovviamente, dall’Italia. È per
questo che abbiamo voluto che nascesse il terzo polo per la conservazione e il restauro
dei beni culturali del nostro Paese, con sede presso la Reggia di La Venaria Reale, alle
porte di Torino. Inoltre ricordo che il Governo ha approvato da poco l’istituzione dell’elenco dei restauratori, grazie al quale si aprono nuove opportunità professionali in un settore
d’eccellenza.
La maggior parte dei beni artistici ha come passaggio obbligato proprio la fase del restauro, che permette di cancellare i danni prodotti dal tempo. Identità, memoria, scelta e progetto sono alcune delle parole chiave indispensabili per interpretare, per esempio, la Carta
del Restauro di Cracovia, sottoscritta all’inizio di questo millennio da rappresentanti di
Paesi europei ed extra-europei. I nostri esperti sono attivi in tutto il mondo e il Ministero per
i Beni e le Attività Culturali ha intrapreso una serie di progetti che mirano al recupero di
siti artistici e archeologici che sono considerati patrimonio culturale dell’umanità.
Il recupero, il restauro, la valorizzazione nonché la fruizione hanno un profondo legame interattivo che deve svolgersi sul territorio, partendo dall’esigenza di conservare la memoria della
propria identità e di trasmetterla nel migliore dei modi. Il Salone dell’Arte del Restauro e della
Conservazione dei Beni Culturali ed Ambientali di Ferrara rappresenta, ancora una volta, una
splendida occasione per fare il punto, per così dire, sullo “stato dell’arte”. Perché è importante che il concetto di restauro rimanga costantemente al centro di un vivace dibattito. Ferrara
è un luogo senz’altro adatto per questo tipo di incontri, dato che è una città intrisa di storia:
durante il Rinascimento fu una delle corti più attive e produttrici di cultura dell’Occidente.
In questa occasione il Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione e l’Organizzazione e le
diverse Direzioni Regionali e Soprintendenze di settore possono confrontarsi e rendere noti
i frutti del proprio lavoro sul tema “Conservare-Restauro-Innovare”, dando quindi un contributo scientifico di alto livello e un importante impulso all’evoluzione della conservazione
dei beni culturali italiani.
L’
On. Antonio Martusciello
Vice Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Conservare Restauro Innovare
Restauro come ponte tra conservazione e innovazione, tra la componente più solida, stratificata e specifica dell’operare sul patrimonio culturale e la componente più fluida, recente e spuria dello stesso ambito di intervento, spesso enfatizzata sino alla convenzionalità,
con il forte rischio di depotenziarne l’impatto positivo: questo è l’approccio scelto per partecipare al Salone del Restauro di Ferrara 2006.
Si conferma la partecipazione unitaria, compatta, convinta di un’amministrazione che
crede profondamente nel proprio ruolo e si riconosce come soggetto essenziale nella conservazione del patrimonio culturale, malgrado le comprensibili spinte di disorientamento
che pur esistono, per varie ragioni, di cui la contrazione degli investimenti è la principale.
Gli istituti territoriali mostrano che la pratica del restauro è di per sé un fattore di innovazione, per tutto il presupposto e il corollario di ricerca, di documentazione, di sperimentazione che porta con sé e che viene ampiamente mostrato nei progetti esposti nello stand
istituzionale.
I processi innovativi costituiscono in ogni organizzazione una leva di forza e di competitività poiché incidono sulla funzionalità e quindi sull’efficacia finale. Sono quindi strumentali alla missione. Essi però sono tanto più effettivamente efficaci quanto più intimamente integrati nell’operare continuo.
Anche nel Ministero per i Beni e le Attività Culturali è così, anche nel restauro è così.
L’Amministrazione sta compiendo un grande sforzo in questa direzione, con consistenti
impegni finanziari e grandissimo impegno umano di tutti, impegno convinto perché lo spirito della ricerca e dell’innovazione è nel DNA dei conservatori/restauratori.
Si è voluto che anche nella componente seminariale della manifestazione si riflettesse su
questi temi, a partire dall’approccio “alto”, teorico e terminologico, del restauro, per trattare poi il tema della ricerca applicata, che è l’incubatore dell’innovazione, se è vero,
come è vero, che la filiera parte dalla ricerca di base, passa per la ricerca applicata, si
sviluppa nella tecnologia e si concretizza come innovazione nel momento di applicazione
ai processi.
Si affrontano quindi gli altri due temi cruciali del fare restauro, ossia la formazione, di enorme interesse anche a fronte della recentissima riforma normativa contenuta nell’aggiornamento del Codice, e l’organizzazione, riferita alla pratica del restauro nella sua gestione
da parte delle strutture territoriali.
Non si può negare che le criticità dell’attuale assetto organizzativo, o meglio della trasposizione dell’organizzazione nella prassi quotidiana, siano state riscontrate da più parti,
internamente ed esternamente all’Amministrazione, e si riflettano anche nel fare restauro,
oltre che nel fare tutela e valorizzazione.
Discuterne apertamente in un contesto “neutro” ma vivace e attento forse contribuisce all’individuazione della soluzione, certamente aiuta noi, soggetti direttamente interessati.
Antonia Pasqua Recchia
Direttore Generale per l’Innovazione Tecnologica e la Promozione
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
CFRL
Centro di
Fotoriproduzione
Legatoria e
Restauro degli
Archivi di Stato
Il CFLR è stato istituito nel 1963 nel quadro della legge di
assetto generale dell’Amministrazione Archivistica. Da quella
data ha risposto alle esigenze di studio di sperimentazione e
di restauro del patrimonio documentario, avvalendosi di cognizioni scientifiche e di metodologie adeguate. L’intero patrimonio documentario del Paese viene, su richiesta, vigilato e monitorato per quanto concerne lo stato di conservazione.
A questa va affiancata l’attività di progettazione degli interventi di restauro operati nell’ambito della documentazione appartenente allo Stato, agli Enti pubblici e gli archivi privati di notevole interesse storico, nonché il controllo tecnico della progettazione prodotta sul territorio nazionale.
Compiti
I suoi compiti sono di studio e di ricerca sui fattori ambientali,
naturali ed accidentali che sono causa del deterioramento dei
supporti e delle mediazioni grafiche e sui mezzi idonei a prevenire, inibire e curare gli effetti di tali danni.
Analisi delle sostanze che vengono utilizzate per i compiti di cui
sopra e per gli interventi di restauro particolarmente complessi
nonché sperimentazione per procedimenti utili ad interventi di
massa (deacidificazione, disinfezione, disinfestazione).
Realizzazione di interventi di restauro che introducono metodiche e problematiche nuove o che siano rispondenti a finalità
di ricerca e di didattica.
Consulenza tecnico-scientifica agli Istituti di conservazione
dello Stato, degli Enti pubblici e dei privati se detentori di
archivi di notevole interesse storico.
Aggiornamento del personale degli Archivi di Stato e delle
Soprintendenze Archivistiche operanti nel settore della conservazione e della vigilanza. A questo va aggiunto il contributo
erogato alle imprese private che operano nel restauro del
materiale documentario statale e pubblico.
Formazione di laureandi, di allievi di Master nel settore della
conservazione e del restauro nonché di giovani laureati che
necessitano di un adeguato addestramento professionale iniziale a seguito di stage e tirocini.
Formazione di giovani che prestano attività di volontariato
presso i vari laboratori.
Direttore:
Gigliola Fioravanti
Via Costanza Baudana Vaccolini,14
00153 Roma
Tel. 06.5800890
Fax 06.5894502
[email protected]
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Organizzazione
Per lo svolgimento dei suoi compiti il CFLR è organizzato in:
- 5 laboratori scientifici: chimico e tecnologico, biologico, di
restauro, riproduzione analogica, riproduzione digitale.
Conservare - Restauro - Innovare
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
5 servizi: amministrativo contabile, conservazione e progettazione del restauro, promozione e valorizzazione, formazione e didattica, stampa.
- 1 nucleo per il monitoraggio delle condizioni ambientali
dei locali di conservazione.
L’Istituto dispone di una biblioteca specializzata il cui patrimonio è parzialmente reso disponibile nel Sistema Bibliotecario
Nazionale (SBN).
-
Obiettivi
Obiettivo peculiare dell’attività del Centro è applicare i risultati innovativi della ricerca alla prevenzione, conservazione e
restauro dei beni culturali documentari.
La sperimentazione e l’applicazione di nuove metodologie
sono effettuate in stretto rapporto con il mondo accademico con
il quale vengono realizzate iniziative di alta formazione e di
specializzazione per coloro che opereranno in questo ambito.
Tra le più recenti linee di intervento si segnala la messa a punto
di un progetto di Digital Repository e gli interventi di studio e
di restauro nel settore dei “nuovi materiali” (lucidi, fotografie,
cianografie etc.)
Il CFLR effettua interventi di restauro anche su patrimonio di
grande pregio e di rilevanza storica appartenente a paesi
extraeuropei e svolge attività di consulenza per l’istituzione di
laboratori e di progettazione degli interventi nonché per l’allestimento di strutture formative su richiesta di Nazioni diverse.
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
CFRL
Centro di
Fotoriproduzione
Legatoria e
Restauro degli
Archivi di Stato
Elena Ruschioni
Responsabile del Laboratorio
di biologia
Luciano Residori
Responsabile del Laboratorio
di chimica e tecnologia
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Archivio fotografico
di proprietà della Pinacoteca di Brera:
indagini scientifiche preliminari al restauro
La Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e etnoantropologico per le province di Milano Bergamo Como Lecco
Lodi Pavia Sondrio Varese ha di recente affidato al Laboratorio
’39 di Roma il restauro di n. 600 fotografie del fondo storico
di proprietà della Pinacoteca di Brera. Visto il precario stato di
conservazione di alcune di esse, 11 per l’esattezza, la stessa
Soprintendenza ha richiesto al CFLR di effettuare, su queste
fotografie in particolare, analisi biologiche e chimiche, data la
presenza evidente di alterazioni biologiche e macchie, per
potere successivamente procedere al restauro.
Il progetto si riferisce, pertanto, all’applicazione di indagini
scientifiche non distruttive (o comunque tali da richiedere micro
quantità di materiale) finalizzate a caratterizzare le fotografie
in oggetto dal punto di vista della tecnica, della struttura, della
composizione, della stabilità intrinseca, dei processi di deterioramento in atto, dei danni subiti e dello stato di conservazione in genere.
Sono previste le seguenti fasi preliminari alle indagini biologiche e chimico-fisiche:
- raccolta di informazioni relative ai documenti fotografici
oggetto di studio (storia, archiviazione, eventuali trattamenti
o interventi di restauro, movimentazioni interne ed esterne);
- identificazione delle tecniche fotografiche mediante analisi
visiva, stereoscopica e microscopica;
- raccolta dati sull’ambiente di conservazione;
- valutazione dello stato di conservazione (controllo dell’integrità dei componenti e dei contenitori);
- acquisizione digitale ad alta risoluzione delle fotografie;
- individuazione dei componenti e delle zone alterate, loro
osservazione allo stereomicroscopio e microscopio con relativa documentazione fotografica.
Indagini microbiologiche
L’identificazione degli agenti biologici in grado di provocare
alterazioni al materiale fotografico è un passo importante per
la definizione di eventuali metodologie per la riduzione della
loro attività deteriogena. Il rinvenimento di un agente biologico su un supporto alterato non implica necessariamente una
sua diretta o esclusiva responsabilità nel danno. È probabile
che il campionamento catturi specie microbiologiche (batteri,
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
lieviti e microfunghi), sotto forma di frammenti miceliari o di
spore, con diverso grado di attività, che in condizioni termoigrometriche favorevoli possono svilupparsi.
Le analisi microbiologiche saranno eseguite con tecniche di
prelievo non distruttive mediante tampone sterile asciutto o
appena inumidito con acqua distillata sterile per facilitare l’adesione delle particelle, secondo le modalità sottoelencate:
1. prelievi a campione su ogni unità per effettuare la conta
delle colonie (U.F.C.) e stabilire le fasi successive di intervento e prelievi su ogni tipologia di alterazione di sospetta
origine microbiologica;
2. analisi colturale dei campioni prelevati per l’identificazione
dei microrganismi. Tale tecnica classica non è però completa in quanto può non comprendere tutte le specie presenti
sull’alterazione;
3. analisi mediante biotecnologie utilizzando microscopiche
quantità di campione per dare una panoramica completa
della comunità biologica che produce l’alterazione con
identificazione delle specie presenti. Si estrae il DNA genomico dei microrganismi presenti e si amplificano in vitro
specifiche regioni del genoma con la tecnica della PCR
(Polymerase Chain Reaction);
4. utilizzo della tecnologia SEM (Scanning Electron
Microscopy) per visualizzare microrganismi presenti su
minuscole superfici al fine di evidenziare gruppi di specie
attive e le loro eventuali alterazioni;
5. utilizzo della tecnologia ESEM (Environmental Scanning
Electron Microscopy) che risolve alcuni problemi della tecnica precedente in quanto le osservazioni possono essere
fatte su campioni tal quale; in parallelo e sugli stessi campioni saranno eseguite misure di Microscopia a Forza
Atomica (AFM);
6. utilizzo della tecnica FE-SEM (Field Emission SEM), tecnica di
immagini ad alta risoluzione che fornisce informazioni sulla
distribuzione dimensionale e sulla morfologia dei campioni.
Il riconoscimento delle tipologie di danno e degli eventuali
agenti biologici verrà effettuato grazie anche al confronto con
campioni fotografici di riferimento selezionati nel tempo a
scopo di studio.
Indagini chimico-fisiche
Lo studio della struttura e della composizione dei materiali fotografici e l’individuazione dei fattori e dei processi chimico-fisici di degradazione potenziali o in atto sono elementi di cono-
Stampa fotografica
Pinacoteca di Brera
(inv. N. 655/3A)
Gruppo di lavoro
Laboratorio di Biologia del CFLR:
D. Matè, M. C. Sclocchi
Laboratorio di Chimica e
Tecnologia del CFLR:
L. Botti, G. Impagliazzo,
L. Residori, D. Ruggiero
Università degli Studi di Roma
“La Sapienza”,
Corso di laurea in tecnologie
per la conservazione e restauro
dei beni culturali:
C. Coluzza, G. E. Gigante
Università degli Studi di Roma
“La Sapienza”,
Dipartimento di Biologia Vegetale:
O. Maggi, A. M. Persiani
CNR, Istituto per lo studio
dei materiali nanostrutturati:
D. Ferro
ARS MENSURAE, Roma:
S. Ridolfi
Collaborazioni
Soprintendenza PSAE di Milano:
M. Ceriana, A. Prudenzano
Direzione Regionale del Lazio:
E. Flore
Laboratorio ’39:
M. Zacchi, A. Laudisa
ICR, Laboratorio prove sui materiali:
L. Arcieri
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Stampa fotografica
Pinacoteca di Brera
(inv. N. 778/109A)
Stampa fotografica
Pinacoteca di Brera
(inv. N. U22B)
14
scenza fondamentali perché un progetto di restauro di fotografie abbia solide basi scientifiche. Le indagini chimiche e fisiche
su questo particolare tipo di documento, la fotografia, attraverso metodi non invasivi e non distruttivi, è il presupposto per un
continuo progredire delle conoscenze dei processi degradativi e, quindi, anche delle tecniche, dei metodi e dei prodotti
per il recupero e la conservazione.
Nel caso specifico il progetto prevede le seguenti indagini:
1. analisi dei costituenti primari (supporti, sostanze fotosensibili, emulsioni, altri strati), dei supporti secondari, dei collanti
ecc., attraverso indagini stereoscopiche, microscopiche e
microchimiche;
2. indagini riflettografiche (dall’ UV al NIR) per evidenziare
sostanze fluorescenti, segni o scritture non visibili anche nel
sottostrato, ecc.;
3. analisi dell’immagine fotografica rispetto alla densità ottica, al
contrasto ed al colore (metodi densitometrici e colorimetrici);
4. analisi di fluorescenza ai raggi X (XRF) per l’identificazione
di elementi pesanti costitutivi dell’immagine stessa, di altri
presenti in composti inorganici utilizzati come sottostrati dell’emulsione, di altri elementi ancora presenti nei composti di
degradazione dell’immagine;
5. microscopia elettronica a scansione (SEM-EDS) sia per l’identificazione di elementi pesanti sia per lo studio della
loro distribuzione nello spessore dello strato preso in considerazione;
6. microscopia ottica in campo prossimo (SNOM) in modo da
coniugare l’alta risoluzione laterale della microscopia a
scansione di sonda (come l’AFM) con la possibilità di eseguire misure di luminescenza.
Non verranno, infine, trascurate le possibilità offerte dalla ricostruzione, attraverso sistemi digitali, delle densità, contrasti e
tonalità, né quelle dell’eventuale restauro chimico delle fotografie su campioni (fotografie o frammenti appositamente reperiti a
questo scopo) diversi da quelli di proprietà della Pinacoteca, ma
simili ad essi per tipologia, struttura, composizione ed aspetto.
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Progetto di digitalizzazione:
“Liber Sancti Vigilii” Codex Vangianus
22 marzo 1185 - 19 aprile 1214
Istituto di conservazione: Archivio di Stato di Trento
Il “Liber Sancti Vigilii”, detto anche Codex Vangianus (Codice
Vanghiano), in pergamena, fu trascritto da un notaio per volere del principe vescovo Federico Vanga nel 1215 allo scopo
di raccogliere e conservare i documenti comprovanti i diritti, le
prerogative e i possessi del principato ecclesiastico di Trento e
dei suoi sudditi.
Al fine di conseguire il duplice obiettivo di conservazione e
fruizione, il Servizio di Riproduzione Digitale del Centro di
Fotoriproduzione Legatoria Restauro (CFLR) ha provveduto alla
digitalizzazione del Codice Vanghiano dopo l’opera di restauro. L’acquisizione risulta essere anche documentazione del
lavoro di restauro avvenuto presso il laboratorio del CFLR ed è
stata effettuata prima del rifacimento della legatura per agevolare le necessarie operazioni senza recare danno alle singole
pergamene costituenti il Codice.
Acquizione digitale
Il Codice consta di 114 carte oltre a una controguardia anteriore originale, una carta di guardia anteriore e una posteriore aggiunte nel 1981. La maggior parte delle carte derivano
da fogli di pergamena delle dimensioni di mm. 650x490
circa ripiegati in due. L’acquisizione è stata eseguita su foglio
intero utilizzando uno scanner per il grande formato.
Le caratteristiche cromatiche delle pergamene non sono le stesse per i diversi fogli ; oltre agli inchiostri neri (ferrogallotannici
e nerofumo) si evidenzia la presenza di inchiostri rossi, utilizzati nei titoli e in molte note, e colori rosso e verde nelle due
miniature presenti (Fig.1). Per questo motivo l’acquisizione è
stata fatta con opportuna regolazione dei livelli di colore e ottimizzazione dell’illuminazione per avere una riproduzione,
quanto più possibile, fedele all’originale.
Il processo di acquisizione è stato effettuato utilizzando uno
scanner ad alta risoluzione (300 ppi) senza interpolazione,
sensore CCD trilineare a 14400 pixel, profondità di colore a
24 bit ed illuminazione a luce monocromatica, omogenea e
priva di radiazioni U.V.; tutti i documenti sono stati acquisiti in
formato non compresso TIF, per avere una accurata riproduzione dei dettagli (Fig.2) e la possibilità di avere un file privo di
alcuna alterazione o artificialità.
CFRL
Centro di
Fotoriproduzione
Legatoria e
Restauro degli
Archivi di Stato
Curatore del Progetto
Maria Teresa Tanasi
Responsabile del Servizio
di Riproduzione Digitale
Realizzatori del progetto
Franco Liberati
Fiorano Pizzi
Maria Teresa Tanasi
Curatore del progetto
Cecilia Prosperi
Responsabile del servizio
per la Conservazione e il restauro
Realizzatori del progetto
Anna Di Pietro
Lucilla Nuccetelli
Milena Brigazzi
Riprese in digitale
Daniele Corciulo
Carlo Fiorentini
15
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
La digitalizzazione della legatura del Codice, dopo il rifacimento (4 immagini per i due piatti ed 1 per il dorso), è stata
eseguita mediante uno scanner con piano basculante, opportunamente progettato per i volumi, adottando le stesse caratteristiche tecniche sopra citate.
La totalità dei file prodotti è di circa 18 Gbyte.
Preservation & access
I file prodotti sono stati memorizzati nel Digital Repository del
CFLR allo scopo di conservare e monitorare nel tempo l’integrità dei dati.
Parallelamente sono state realizzate una copia master non
compressa in TIF su 5 DVD single-layer masterizzati alla velocità 4x per l’archivio al quale il Codice appartiene ed una
copia di sicurezza con analoghe caratteristiche da conservare presso il CFLR.
Per garantire una agevole accessibilità mediante le attuali tecnologie di rete sia locale (consultazione su dispositivi proprietari o limitati) che in remoto (consultazione via web e altri media
remoti) è stata realizzata, su 2 DVD single layer, una copia di
consultazione in formato JPEG2000 con un rapporto di compressione 1:20 ed un block size di dimensioni 32x32. Lo standard JPEG2000, basato su un algoritmo di compressione con
perdita di dati, è stato scelto in quanto garantisce una ancora
valida risoluzione rispetto alla copia master (Fig.3), consente di
accedere all’informazione sulle diverse architetture hardware e
ritarda l’obsolescenza legata ai diversi formati di immagini.
AS. Trento
Codice Vanghiano
16
Conservazione dei supporti digitali
I supporti ottici digitali utilizzati per la memorizzazione dei
dati, sono stati sottoposti a test per valutarne l’idoneità all’uso
sia prima che dopo la scrittura dei dati stessi. Le indagini sono
state effettuate utilizzando apparecchiature dedicate all’analisi
di CD e DVD che ne valutano le caratteristiche fisiche, logiche
e ottiche. I risultati hanno accertato l’impiego di supporti idonei per la conservazione purché collocati in ambienti protetti.
La copia di sicurezza, che rimane presso il CFLR, è conservata in locali climatizzati in cui le condizioni termoigrometriche
sono conformi alle norme internazionali ISO.
Su richiesta dell’Archivio di conservazione (Archivio di Stato di
Trento), il laboratorio di restauro del Centro ha affrontato il recupero del Codice Vanghiano allo scopo di restituirlo alla fruizione e di riportarlo, per quanto possibile, alla sua forma originale dopo un intervento di restauro operato negli anni ’80.
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Per il recupero del codice membranaceo, il laboratorio si è
valso delle più avanzate tecnologie di intervento che si integrano con le tecniche tradizionali acquisite in anni di esperienza e
di sperimentazione nell’articolato e ampio settore della conservazione e del restauro del patrimonio archivistico nazionale.
Nel dettaglio, il recupero conservativo del Codice Vanghiano
ha visto l’utilizzo di recenti attrezzature quali la cella di umidificazione ad ultrasuoni per restituire ai fogli membranacei flessibilità e idratazione.
L’operazione di pensionamento o distensione della pergamena, operazione volta a fornire planarità al supporto attraverso
l’eliminazione o l’attenuazione di ondulazioni, grinze e contrazioni,è stata eseguita mediante un telaio metallico forato di
recente realizzazione munito di calamite protette da feltri.
Per la legatura il progetto ha previsto il recupero integrale di
tutti gli elementi originali presenti e per le parti disperse il rifacimento, desumendole dalle tracce originali. Tutti gli elementi
di finitura, di protezione della coperta o di chiusura sono stati
lavorati a mano.
Del progetto di recupero del Vanghiano, fa parte anche la
ripresa su supporto digitale di tutti i fogli membranacei prima
del rifacimento della legatura, ma anche dopo, al fine di una
possibile fruizione a distanza delle informazioni nel codice
contenute.
Più in generale il recupero del Codice è il frutto dell’esperienza della tradizione del restauro, arricchita dalla ricerca sperimentale applicata.
AS. Trento
Codice Vanghiano
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
ICCD
Istituto Centrale
per il Catalogo e
la Documentazione
L’ICCD è stato istituito con il D.P.R. n. 805 del 3.12.1975, che
ne ha determinato le funzioni e la struttura operativa in un quadro organico con l’ordinamento e le competenze degli altri Istituti
Centrali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: Restauro,
Catalogo Unico delle Biblioteche, Patologia del Libro.
Compiti
Direttore:
Maria Rita Sanzi Di Mino
Via di San Michele, 18
00153 Roma
Tel. 06.585521
Fax 06.58332313
[email protected]
www.iccd.beniculturali.it
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L’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione “ICCD”
promuove e coordina l’attività esecutiva di catalogazione,
curando l’unificazione e la diffusione dei metodi attraverso: l’elaborazione delle metodologie catalografiche; la predisposizione degli strumenti di controllo per la validazione dei dati;
la costituzione e gestione del Sistema Informativo del Catalogo
dei Beni Ambientali, Architettonici, Archeologici, Artistici,
Storici ed Etnoantropologici; la realizzazione di progetti culturali (SIGEC) con Istituzioni nazionali e internazionali.
L’ICCD realizza progetti e servizi coerenti con le due fondamentali missioni istituzionali: la Catalogazione e la
Documentazione del patrimonio artistico e culturale nazionale,
funzioni correlate tra loro se pure articolate in specifiche esigenze operative.
Nell’ambito della Catalogazione si inquadrano le funzioni di:
- elaborazione di metodologie e sviluppo di strumenti univoci
(standard), individuazione dei beni ai fini della costituzione
del Catalogo Generale del patrimonio artistico e culturale
- coordinamento tecnico delle attività degli istituti periferici
che catalogano sul territorio. In tale ambito operano prevalentemente i Servizi tecnici ordinati secondo gli specifici
contenuti disciplinari.
Documentare il patrimonio comporta non solo esigenze di tipo
metodologico per uniformare gli standard in materia di ripresa
fotografica e digitalizzazione, ma anche problematiche specifiche connesse a esigenze quali:
- ricerca e catalogazione delle collezioni di fotografia storica
- conservazione e restauro
- ordinamento
- incremento attraverso acquisizioni di collezioni storiche, di
autori contemporanei e realizzazione di nuove campagne
fotografiche finalizzate
- consultazione da parte di un’utenza esterna
- valorizzazione attraverso la programmazione di eventi e
pubblicazioni
- vendita di immagini e pubblicazioni a stampa e multimediali anche attraverso servizi di e-commerce
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
-
digitalizzazione per la conservazione, la fruizione ampia
sulla rete e per il collegamento con gli altri archivi informatici e con SIGEC.
Organizzazione
L’Istituto si struttura in:
Segreteria tecnica
Servizi tecnici
- Beni archeologici
- Beni architettonici
- Beni storico artistici ed etnoantropologici
Pubblicazioni, Promozione, Archivio catalogo, Servizi informatici,
Fototeca Nazionale, Museo della Fotografia, Laboratorio fotografico, Aerofototeca, Ufficio tecnico, Servizio amministrativo.
Obiettivi
Gli obiettivi principali dell’attività dell’Istituto sono:
- l’Informatizzazione di sistemi integrati che investono l’intera Amministrazione dei beni culturali
- la Formazione che l’Istituto ha già consolidato in numerose
esperienze in sede e che sta sviluppando attraverso l’attivazione di programmi di formazione a distanza in concorso
con Università e Istituti di Ricerca. Tale intensa attività, svolta da ICCD nell’ambito delle procedure e delle metodologie di catalogazione, è scaturita a fronte delle numerose
richieste dei diversi enti catalogatori
- la Consulenza legale per problematiche relative a privacy,
diritto d’autore, tutela e sicurezza dei dati. La rilevanza di
queste tematiche cresce con il progressivo incremento di
sistemi e di servizi che l’ICCD attiva sul web
- la Promozione e Comunicazione, tematica di assoluto rilievo nell’ambito della quale l’Istituto sta definendo una strategia
e una adeguata struttura in relazione alle esigenze di cooperazione con altri enti del settore, di divulgazione dei contenuti informativi e di predisposizione di servizi all’utenza
- la Concertazione con altri enti, modalità operativa divenuta imprescindibile per l’Istituto a norma di quanto riaffermato dall’art. 17 del Codice dei beni culturali ma già previsto
dalla precedente normativa di riferimento
- i rapporti con l’Unione europea, essenziali sia in termini di
necessario adeguamento rispetto agli standard tecnici e normativi imposti dall’U. E., sia in termini di capacità di fruire
delle risorse che i Programmi europei rendono disponibili
- i nuovi modelli di partecipazione Pubblico-Privati, in corso
di sperimentazione attraverso attività congiunte volte alla diffusione del patrimonio
19
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
ICCD
Istituto Centrale
per il Catalogo e
la Documentazione
Museo/Archivio di fotografia storica
Inaugurato nel 1997, connesso all’area fotografica dell’ICCD
insieme alla Fototeca Nazionale ed ai Laboratori Fotografici,
svolge compiti di tutela, conservazione, classificazione e valorizzazione del patrimonio documentale custodito al suo interno
e, attraverso manifestazioni mirate, si pone come centro di
ricerca della fotografia, storica e contemporanea, per la divulgazione e la fruizione del patrimonio da parte di studiosi e di
non addetti ai lavori. Altri aspetti rilevanti del Museo/Archivio
sono l’attività di restauro specialistico in sede e l’attività didattica rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, nonché alla realizzazione di stages formativi.
Struttura
Il Museo/Archivio è composto attualmente da tre sezioni:
Sezione espositiva permanente di strumentazioni fotografiche dal sec. XIX al sec. XX.
Comprende una raccolta di macchine storiche provenienti dal
Gabinetto Fotografico Nazionale, varie attrezzature appartenute a insigni fotografi del passato, come le macchine fotografiche di Francesco Chigi e Mario Nunes Vais, e inoltre un
vasto materiale fotografico acquisito sul mercato specializzato.
Archivio dei Fondi Fotografici Storici accessibili al pubblico
su richiesta.
Composto da un cospicuo numero di collezioni fotografiche,
che costituiscono un archivio di immagini molto significativo sia
per la autorevolezza dei fotografi, sia per la vasta gamma dei
temi trattati, sia per la storia stessa della fotografia.
Consultazione
In attesa di una prossima
apertura al pubblico,
visitabile solo su appuntamento
e con assistenza
di un operatore ICCD
Orario temporaneo
Dal lunedì al venerdì ore 9/13
esclusi festivi
Sede per esposizioni e conferenze
Chiesa delle Zitelle, c/o ICCD
Via di San Michele, 18
00153 Roma
Tel. 0039.06.58552219
Connessioni con servizi interni
Il Museo/Archivio
di Fotografia Storica è connesso
con Fototeca Nazionale,
Aerofototeca
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Biblioteca di storia della fotografia composta dai fondi
Gabinetto Fotografico Nazionale ed ex collezione Becchetti
e delle nuove accessioni.
Consultabile su richiesta, è formata dal fondo librario del
Gabinetto Fotografico Nazionale al quale, recentemente, si è
aggiunto il cosiddetto fondo Becchetti, importante raccolta
bibliografica legata alla figura di un collezionista e storico
della fotografia tra i più noti.
A tutt’oggi la gran parte del patrimonio librario è stata immessa in SBN.
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Conservare come atto dovuto per il conoscere
Il patrimonio fotografico dell’ICCD, come è ormai ben noto
attraverso una serie di pubblicazioni, mostre ed episodi mirati
di valorizzazione, si costituisce per quantità e qualità come
una delle collezioni pubbliche più rilevanti nel panorama internazionale.
I numeri alti delle documentazioni permettono di testimoniare
molteplici se non addirittura esaustivi esempi di tecniche e
materiali fotografici dalle origini alla contemporaneità ed
anche esperire data l’autorialità di moltissime delle opere una
vera e propria storia della fotografia italiana tra Ottocento e
Novecento.
Un così vasto repertorio e, di concerto, l’estrema varietà delle
tipologie conservate comporta necessariamente un acuirsi
delle responsabilità di curatela e delle metodiche di tutela atte
alla salvaguardia di tale cospicuo patrimonio pubblico.
In questo senso uno degli obbiettivi principali dell’ICCD consiste non solo nella valorizzazione del proprio patrimonio fotografico ma anche, come atto primario e fondamentale, nell’esercizio mirato di una conservazione che applichi, nella complessità concettuale del suo svolgersi, standard ormai definiti in
ambito internazionale e la capacità di rendersi evidente come
vero e proprio esercizio di cultura.
Il costituirsi fin dal 1997 di un Museo/Archivo di fotografia
storica dell’ICCD ha comportato, in meno di dieci anni, il realizzarsi all’interno dell’Istituto non solo di un luogo deputato
alla operatività necessaria, ma anche al costituirsi di una vera
e propria nuova forma mentis che ha spostato la bilancia delle
azioni istituzionali verso una paritetica attenzione al versante
del catalogo e a quello del fotografico.
La creazione di un luogo organico dove, a seconda delle
necessità dettate da un usufrutto culturale che è sempre in prima
linea negli obiettivi dell’ICCD, si possa operare nel senso della
ricerca, della diramazione delle informazioni, della acquisizione di dati bibliografici, collegando tutto questo alla conservazione dei documenti, alla creazione di banche dati relative,
alla catalogazione scientifica, risulta essere la caratteristica
genetica di un museo che più che tale sia un opificio.
Da quanto esposto risulta evidente che una delle prime voci
alle quali l’ICCD debba porre la massima attenzione sia quella relativa alle problematiche di conservazione degli archivi
fotografici.
ICCD
Istituto Centrale
per il Catalogo e
la Documentazione
Gabriele Borghini
Direttore del Museo Archivio
di fotografia storica dell’ICCD
21
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Pontile di attracco del traghetto
per l'isola d'Elba
Livorno
Circa 1893
ICCD, Museo Archivio
di fotografia storica,
Fondo Nunes Vais, inv. F. 36572
Cartolina primo Novecento
Livorno, Venezia Nuova
ICCD, Fototeca Nazionale,
Fondo Ferro Candilera, inv. 13573
22
Già la molteplicità delle materie e delle tecniche porta ad una
articolazione estremamente ampia, e spesso problematica, di
restauro specifico sul documento e di archiviazione conservativa. In questo senso si può percorrere un allargato spettro di
soluzioni, dal piccolo al grande, cioè, per esemplificare, dai
contenitori a norma fino ai grandi ambienti climatizzati dei
depositi creati appositamente.
Il ricorso alla digitalizzazione preventiva e la realizzazione di
apposite banche dati atte alla formazione di un archivio, si
pone come imprescindibile non solo per evitare traumi da
manomissioni su opere particolarmente fragili, quali stampe
fotografiche vintage e matrici originali, ma anche quale operazione strettamente connessa con una idea di restauro che
non sia circoscrivibile al mero salvataggio della fisicità delle
opere, ma anche alla conservazione e valorizzazione di elementi immateriali strettamente connaturati con la più veridica
anagrafe dell’opera.
Un similare problema conservativo si porrà ogni volta che saranno da organizzare mostre di materiali originali, di per se sconsigliabili in una prassi usuale, per le quali la creazione e lo studio
di particolari sistemi espositivi che vadano dalla climatizzazione
delle vetrine alla modulazione standard delle emittenti luminose,
sembrano essere a tutt’oggi la soluzione più praticabile.
Ma effettivamente tale questione non si esaurisce solo nella
mera conservazione del pezzo esposto ma deve prevedere
anche una “conservazione” di grado diverso quale la necessarietà di studi preliminari che permettano una approfondita
conoscenza, intesa quale elemento costitutivo dell’opera, la
quale vada risarcita nei suoi strappi, nelle sue mancanze, e
soprattutto in un tessuto di lettura, in questo caso non visiva,
bensì intellettiva.
È in tale senso che si riuniscono i termini del catalogare e del conservare, e in questo senso si muove la realizzazione del
M.A.FO.S., inteso soprattutto come interazione di settori mirati:
una biblioteca specializzata in storia della fotografia e collegata
con SBN; un laboratorio di restauro secondo gli standard internazionali adatto all’intervento immediato e a stage; una multipostazione di ricerca on line basata sulla catalogazione secondo la
scheda F; un bookshop specializzato, i magazzini climatizzati
secondo progetti altamente scientifici, un’area espositiva completamente dedicata alle strumentazioni fotografiche d’epoca, ed
un’altra dedicata ad esposizioni temporanee e a rotazione; uno
spazio attrezzato per conferenze, seminari, ecc., da identificarsi
con la ex Chiesa delle Zitelle.
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Adeguamento distributivo ed impiantistico
dei locali di pertinenza dell’ICCD adibiti ad
archivio e consultazione di materiale fotografico
L’intervento riguarda essenzialmente la progettazione di un
impianto di climatizzazione che sia in grado di garantire condizioni microclimatiche secondo standards prescritti.
La scelta effettuata per la progettazione dell’impianto di climatizzazione è stata finalizzata al raggiungimento di tre
obbiettivi:
- controllo all’interno degli ambienti di parametri microclimatici quali temperatura, umidità relativa, velocità e purezza
dell’aria, atti a garantire una corretta conservazione della
documentazione fotografica;
- adozione di soluzioni tecniche per assicurare l’affidabilità
nel tempo degli impianti limitando gli oneri manutentivi, con
la contemporanea presenza di soluzioni di risparmio energetico;
- limitazione degli ingombri per la minimizzazione dell’impatto visivo delle apparecchiature.
Qualità dell’aria
Nelle scelte progettuali è risultata primaria la necessità di
tenere sotto controllo la qualità dell’aria interna ed il fattore
umidità su tutte le superfici murarie degli ambienti con un
impianto in grado di evitare il fenomeno di risalita di umidità
dal basso.
Gli elementi che concorrono a determinare la qualità dell’aria
sono:
- la ventilazione con aria esterna opportunamente trattata;
- la filtrazione;
- il controllo alla fonte delle emissioni.
Data la concentrazione di sostanze contaminanti rilasciate dal
materiale fotografico conservato si rende necessaria un’opportuna ventilazione con aria esterna pari a 5-7 vol/h, ricambio
minimo previsto dalla normativa, con impiego di filtri ad alta
efficienza.
Le condizioni di progetto in virtù delle prescrizioni relative alla
qualità dell’aria sono state:
- temperatura: 20 °C (sia in estate che in inverno);
- umidità relativa: 45% (sia in estate che in inverno);
- velocità dell’aria: 0.13-0.15 m/s;
- aria di rinnovo: 5-7 vol/h;
- filtrazione: filtri ad alta efficienza.
Il progetto nei suoi caratteri generali è stato subordinato alla
ICCD
Istituto Centrale
per il Catalogo e
la Documentazione
Oreste Albarano
Direttore dell’Ufficio Tecnico
dell’ICCD
23
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
stretta osservanza dei parametri microclimatici, definiti dalla
normativa nazionale, per ambienti di conservazione dei
documenti grafici costituiti essenzialmente da materiale cartaceo e membranaceo per i quali sia necessaria la salvaguardia e il mantenimento, per un tempo indefinito, nella
forma originale.
A seconda della destinazione di uso specifica dei locali (deposito, consultazione, accesso e servizio), i parametri termoigrometrici tengono conto della necessità di contenere le eventuali differenze di temperatura ed umidità relativa fra i vari
ambienti.
Al fine di tenere sotto stretto controllo l’umidità all’interno degli
ambienti è stata realizzata una controparete interna che segue il
perimetro della struttura muraria fino all’altezza dell’imposta delle
volte ed è distanziata dal muro perimetrale di circa 10 cm.
Contestualmente è stato realizzato un pavimento galleggiante
a tenuta di 40 cm di altezza.
Questi due elementi, adeguatamente sigillati, creano una intercapedine continua tra pareti perimetrali e solaio che viene
“lavata” dal flusso d’aria ed estratta verso l’esterno.
Questa portata d’aria viene immessa a pavimento e ripresa
tramite bocchette realizzate nell’intercapedine orizzontale,
determinando un flusso sulle superfici verticali ed orizzontali
asportando l’eventuale quantitativo di umidità affiorante dalla
struttura in muratura originaria.
Nel rispetto della normativa vigente ed al fine di limitare le
emissioni di sostanze contaminanti la controparete verticale
è stata realizzata in vetro accoppiato con struttura in
acciaio inossidabile, il pavimento galleggiante e il controsoffitto sono stati realizzati con materiali in uso nella camere bianche.
Impianto di climatizzazione
L’impianto è del tipo ad aria primaria abbinato ad un sistema
multisplit di ultima generazione.
All’aria primaria (tutta aria esterna senza ricircolo) è demandato il compito di fornire la giusta quantità di aria di ventilazione al fine di garantire una qualità dell’aria interna adeguata alle prescrizioni di legge. Al sistema multisplit è invece affidato il compito di mantenere costantemente per tutto
l’anno le condizioni di temperatura richieste. In aggiunta è
stata prevista l’installazione di 3 deumidificatori (uno per
ogni ambiente) che, ove necessario, sono in grado di asportare l’eventuale eccesso di vapor acqueo presente all’interno
dell’ambiente.
24
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
L’impianto è strutturato come segue:
- tre unità di trattamento dell’aria autonome atte a garantire
una idonea quantità di aria di rinnovo per ogni ambiente; tali
unità verranno ubicate nella sala macchine appositamente
ricavata e con accesso dall’ambulacro sottostante al chiostro;
- quattro unità interne per installazione a pavimento del tipo
a fluido refrigerante;
- l’impiego di un sistema per l’alimentazione delle unità interne e dei gruppi di trattamento dell’aria è stato previsto l’utilizzo di una pompa di calore aria-aria.
Dati di progetto
Si elencano di seguito i parametri generali di progetto che
sono stati assunti come riferimento per il dimensionamento dell’impianto di climatizzazione.
Condizioni termoigrometriche esterne:
inverno: temperatura minima di progetto
0°C
umidità relativa corrispondente
80°C
estate: temperatura massima di progetto
33°C
umidità relativa corrispondente
45°C
Condizioni termoigrometriche interne:
L’impianto di climatizzazione è in grado di garantire le seguenti condizioni interne:
inverno: temperatura 20°C
umidità relativa corrispondente
50%
estate: temperatura massima di progetto
20°C
umidità relativa corrispondente
50%
portata 5-7 vol/h
Le portate d’aria, intese come valori minimi, sono state calcolate in funzione della destinazione d’uso.
Descrizione dell’impianto
Sistemi di climatizzazione componibili modulari
Il sistema adottato prevede l’utilizzo di quattro unità interne a
cui viene assegnato il compito di garantire le condizioni ottimali di conservazione mediante la compensazione dei carichi
interni ed esterni, mentre all’aria viene assegnato il compito di
assicurare le condizioni di purezza, umidità relativa e velocità
dell’aria interna.
Gli split di moderna concezione sono inoltre caratterizzati da
un’estrema silenziosità durante il funzionamento.
Il ventilatore tangenziale di cui sono dotati i migliori modelli
permette inoltre di uniformare al massimo la distribuzione dell’aria e quindi di esaltare la resa della batteria.
La manutenzione ordinaria è limitata alla pulizia dei filtri dell’aria facilmente accessibili dall’esterno.
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Unità di trattamento dell’aria
Tali centrali hanno lo scopo di fornire all’ambiente un’adeguata portata di aria fresca tale da garantire un’adeguata quantità di aria esterna di rinnovo.
Le unità scelte sono composte delle seguenti sezioni:
- ventilatore mandata o ripresa;
- presa di aria esterna;
- espulsione aria;
- filtro ad alta efficienza;
- batteria di scambio ad espansione diretta;
- umidificatore a film permeabile.
In ogni ambiente è stato installato un pannello di controllo
dotato di un microprocessore con funzione di autodiagnostica,
in grado di monitorare costantemente il funzionamento e di
segnalare attraverso un allarme luminoso una eventuale anomalia funzionale.
Funzioni espletabili: marcia - arresto - raffreddamento - deumidificazione - ventilazione - automatico - riscaldamento - impostazione della temperatura - possibilità di programmazione
oraria - autodiagnosi.
Visualizzazione delle funzioni espletate tramite display a cristalli liquidi.
Il comando locale ha la possibilità di sovrintendere al funzionamento dell’unità di trattamento dell’aria e degli split; installandone uno per ambiente, si è in grado di gestire autonomamente, in ognuno, il controllo dei parametri microclimatici.
Si sono impostati i valori di 20°C di temperatura con il 45%
di umidità relativa.
Interfaccia sistema di gestione e controllo climatizzato
L’installazione è corredata da una unità centrale di controllo
che ha la funzione di gestire, controllare e acquisire tutte le
grandezze ed i segnali provenienti dai singoli sistemi installati
in campo.
In particolare detta unità dovrà ricevere i segnali (analogici e
digitali) provenienti dai sistemi di condizionamento, illuminazione, allarmi tecnici, sicurezza etc., quali riporti analogici
delle potenze assorbite, delle temperature ed umidità per tutte
le variabili di campo, allarmi tecnici e sicurezza, indicazioni
di stato acquisizione dati etc., interfacciando, i singoli sistemi
installati, con un SW dedicato in grado di svolgere funzioni di
sicurezza, gestione e visione degli eventi acquisendo in tempo
reale gli allarmi dei sistemi degli impianti tecnologici e di quelli presenti nei singoli ambienti.
I segnali sono trasmessi in uno o più centri di visione e control-
26
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
lo con la possibilità di essere inviati via radio o telefono al centro operativo dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la
Documentazione.
27
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
ICPL
Istituto Centrale
per la Patologia
del Libro
Dal 1938, anno della sua fondazione, per volontà di Alfonso
Gallo, l’ICPL ha puntato a coniugare lo studio storico del libro
e delle sue componenti materiali con le discipline mutuate
dalle scienze della natura, svolgendo attività volte alla ricostruzione della storia tecnologica del libro.
Compiti
L’Istituto centrale per la patologia del libro, organismo del
Ministero per i beni e le attività culturali, è impegnato nella
ricerca finalizzata alla tutela, alla conservazione e al restauro
dei materiali librari conservati nelle biblioteche italiane, con le
quali collabora all’organizzazione tecnica e normativa, svolgendo un’efficace opera di consulenza per la soluzione dei
problemi inerenti la conservazione e il restauro.
L’Istituto organizza anche visite guidate per gruppi e scolaresche al Museo dove è conservata una raccolta di reperti che
illustrano i rapporti tra la manifattura del libro e il suo degrado.
L’intensa attività svolta nei diversi settori è testimoniata dal
periodico CABNewsletter – Conservazione negli archivi e
nelle biblioteche e dalla collana Addenda nella quale hanno
visto la luce Storia del restauro librario (1992), La legatura
medievale (1993), Terminologia del libro manoscritto (1996),
La carta occidentale nel tardo medioevo (2001) e Paper as a
medium of cultural heritage. Archeology and conservation
(2004).
Organizzazione
L’Istituto è organizzato in laboratori, servizi e uffici: il
Laboratorio per l’ambiente e l’igiene, il Laboratorio di biologia, il Laboratorio di chimica, il Laboratorio di fisica, il
Laboratorio di restauro, il Laboratorio di tecnologia, il Servizio
per la documentazione, la didattica e l’informazione scientifica, la Biblioteca e il Museo.
Obiettivi
Direttore:
Armida Batori
Via Milano, 76
00184 Roma
Tel 06.482911
Fax 06.4814968
[email protected]
www.patologialibro.beniculturali.it
28
La storia e la tecnologia dei materiali librari rappresenta una
delle linee di ricerca sviluppate dall’Istituto e prevede, tra l’altro, lo studio della collezione di circa 4000 carte filigranate
prodotte prevalentemente in Italia tra il XIII e il XX secolo e la
realizzazione di una banca dati che, oltre all’immagine per
trasparenza della filigrana, raccoglierà e renderà disponibili
anche i risultati delle misure strumentali rilevate attraverso analisi rigorosamente non distruttive.
La ricerca sui meccanismi di degrado viene condotta attual-
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
mente con la progettazione e la messa a punto di un unico
apparato sperimentale mobile in grado di eseguire più tipi di
analisi sulla carta e indagini in situ non distruttive, con le indagini sulle caratteristiche del foxing e con l’allestimento di una
collezione di funghi dannosi per il materiale librario.
Alla conservazione preventiva punta lo studio di un naso elettronico per la prevenzione del deterioramento chimico e biologico, ossia sensori e biosensori per l’individuazione precoce
di problemi di conservazione in archivi e biblioteche; così
come il Piano nazionale per il monitoraggio delle biblioteche,
un progetto modulare che indaga i diversi aspetti dell’attività
degli istituti nell’ambito della conservazione (condizioni
ambientali, danni biologici, danni chimici, uso e manutenzione dei documenti, stato di conservazione delle raccolte) e che
prevede anche la formazione di équipes di lavoro pronte ad
intervenire su richiesta delle biblioteche per individuare le criticità e programmare gli interventi preventivi necessari.
Alla ricerca su materiali e metodi per la conservazione e il
restauro afferiscono programmi come la definizione del quadro
scientifico e tecnico relativo all’intervento di restauro sui codici
danneggiati nell’incendio del 1904, in collaborazione con il
Dipartimento di Ingegneria del Politecnico di Milano e con la
Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, ovvero la promozione del Progetto ProBo: Propionato e Borani, per l’ottimizzazione delle miscele e delle metodiche per l’impiego su grande
scala del trattamento di deacidificazione e di riduzione.
La minima invasività viene perseguita in tutti gli interventi progettati ed eseguiti presso il Laboratorio di restauro; alcuni
esempi vengono presentati nella scheda che segue dal titolo
“Per ogni carta il suo restauro”.
La valorizzazione e la diffusione delle conoscenze relative alla
conservazione e al restauro del libro si concretizza soprattutto
nell’impegno didattico rivolto agli operatori pubblici e privati
impegnati negli interventi per la conservazione e il restauro dei
beni librari. Si tratta, in definitiva, di preparare i funzionari
pubblici all’impegno per la conservazione e la tutela e di sviluppare le potenzialità di un’imprenditoria privata altamente
specializzata, che tutto il mondo invidia all’Italia. In quest’ottica, a breve, sarà avviata una Scuola di Alta Formazione in
conservazione e restauro dei beni archivistici e librari.
Attualmente si svolgono stages, conferenze e seminari dedicati a particolari aspetti della conservazione e del restauro e
corsi di aggiornamento dedicati ai restauratori e a tutto il personale delle biblioteche.
29
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Il Museo è stato recentemente rinnovato e trasferito in locali
appositamente ristrutturati. Il nuovo assetto punta a valorizzare
una raccolta di oggetti unica attraverso un percorso che si articola in tre sezioni: la prima, dedicata ai materiali e alle tecniche di manifattura del libro antico e moderno, la successiva
sulle tematiche del deterioramento e la terza sulla conservazione e il restauro.
Nell’ambito dell’accoglienza al Museo, sono stati allestiti due
laboratori didattici per le scuole elementari e medie inferiori e
superiori, finalizzati a sensibilizzare i giovani alla tutela dei
beni librari. Le attività, della durata di circa 75 minuti, sono
articolate come segue:
Ego ligavi istum librum… è ispirato all’attività di Frate Marco,
legatore a Vicenza nella prima metà del XV secolo. I ragazzi
hanno la possibilità di scoprire la tecnica e i materiali utilizzati
nelle legature dei manoscritti medievali in pergamena eseguendo essi stessi la cucitura e la legatura di un piccolo volume.
Aldo Manuzio è invece dedicato ai capolavori realizzati dal
tipografo attivo a Venezia a cavallo tra il XV e il XVI secolo.
Come nell’officina di Aldo, sarà possibile riprodurre i volumi
caratterizzati dal formato tascabile, dalla carta di ottima qualità, dall’accurata stampa del nuovo carattere corsivo, dall’elegante legatura e, naturalmente, dalla marca tipografica che
divenne presto celebre in tutta Europa: l’ancora con il delfino
accompagnata dal motto festina lente.
30
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Allestimento di una collezione di funghi filamentosi
Mariasanta Montanari - Flavia Pinzari - Paola Valenti
Lo studio del biodegrado dei manufatti artistici ed, in generale, la gestione della convivenza fra organismi decompositori e
beni culturali richiede un’attenta conoscenza della biologia
delle specie coinvolte e, soprattutto, la comprensione dei meccanismi d’azione e d’interazione con i substrati. Presso l’Istituto
centrale per la patologia del libro è stata allestita una collezione di funghi filamentosi di riferimento alla quale è stato associato un database che permette di gestire le schede identificative relative a ciascun ceppo conservato e di raccogliere in
modo organico tutte le informazioni sui substrati, i riferimenti
bibliografici e le caratteristiche fisiologiche delle singole specie. La collezione di funghi filamentosi dell’Istituto vuole rappresentare un servizio per quanti studiano il degrado biologico
dei beni culturali e, nel contempo, costituire una base solida
per le ricerche nel campo della fisiologia e della sistematica
dei funghi associati ai fenomeni di deterioramento dei materiali utilizzati nel restauro e nella conservazione dei beni culturali. Attualmente sono mantenuti nella collezione più di 200
ceppi fungini appartenenti a circa 90 specie e 30 generi. I
substrati rappresentati sono costituiti principalmente da materiali d’interesse per i beni librari (carta, cartone, pergamena,
pelle, tessuti in cotone, legno).
ICPL
Istituto Centrale
per la Patologia
del Libro
Aspergillus terreus
Dettaglio di conidi in catenelle
(microscopio elettronico
a scansione, alto vuoto)
Aspergillus terreus
Conidioforo con catene di conidi
(microscopio ottico in campo
chiaro)
Fusarium sp
Macroconidi (microscopio ottico a
luce trasmessa – contrasto di fase)
Aspergillus versicolor
Colonia su terreno nutritivo
agarizzato (macrofotografia)
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
ICPL
Istituto Centrale
per la Patologia
del Libro
Per ogni ‘carta’ il suo restauro
Duilio Cambellotti, “Sottoscrivete al prestito”
Il restauro di un manifesto
Marina Bicchieri e Maria Speranza Storace
Il principale problema delle carte moderne consiste nella
degradazione ossidativa, talvolta accompagnata da degradazione acida. L’ossidazione provoca un netto imbrunimento e un
indebolimento del supporto cartaceo, ma le carte imbrunite
non necessariamente sono acide. Si illustra un intervento di
consolidamento effettuato sul manifesto di sottoscrizione al IV
prestito di guerra (1917) realizzato da Duilio Cambellotti e
conservato presso la Biblioteca di Storia Moderna e
Contemporanea di Roma.
Il manifesto prima del restauro
Il codice “Stupio”, 1293-1294 - Carta di origine araba
Maria Luisa Riccardi - Paola Villani - Sandra Zangar
Il volume appartenente all’Archivio notarile di La Spezia fu
redatto dal notaio sarzanese Ser Giovanni di Parente Stupio
fra il 1293 e il 1294. La presenza di un particolare segno
tracciato sulle carte denominato “zig-zag” ha permesso di attribuire al mondo arabo, forse alla Spagna, l’origine della carta
che era fortemente alterata e fragile. L’ intervento è stato condotto senza ricostruire del tutto il rettangolo dei bifogli, limitandosi a evitare la perdita di frammenti. Con il restauro del volume si sono volute coniugare due differenti esigenze spesso difficili da accordare e tuttavia imprescindibili: la consultazione e
la conservazione delle caratteristiche materiche e tecniche dell’oggetto.
“Il Codice Stupio”
prima dell’intervento di restauro
32
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Prospetto dell’Alma Città di Roma
Giuseppe Agostino Vasi (1765)
Simonetta Iannuccelli e Silvia Sotgiu
L’opera, conservata presso il Comando Generale dell’Arma
dei Carabinieri, è costituita da dodici pannelli. È stata stampata dalle matrici originali su carta di manifattura moderna
(seconda metà del sec.XIX) e presentava vari tipi di degradazione chimico-fisica caratteristica delle opere di grande formato. L’intervento di conservazione e restauro è stato progettato e
realizzato sulla base delle indagini preliminari e nel rispetto
della specificità dell’incisione.
Lavaggio su tavolo
a bassa pressione
Progetto Foxing
M. Bicchieri1, C. Coluzza2, P. Glatzel3, M. Missori1,
M. Montanari1, G. Piantanida1-2, F. Pinzari1, A. Sodo1-4
G. Pasquariello5, A. De Mico6
1
Istituto centrale patologia del libro, Roma, Italia
2
Dipartimento di fisica Università degli studi “La Sapienza”, Roma, Italia
3
European Synchrotron Radiation Facility, Grenoble, Francia
4
Dipartimento di fisica Università degli studi Roma Tre, Roma, Italia
5
Istituto Nazionale per la Grafica
4
ICB - CNR
Foxing
Il foxing è un fenomeno assai diffuso e si manifesta con la comparsa, sulla carta, di macchie dal giallastro al marrone, la cui
origine può essere sia chimica sia biologica. Provoca ingenti
danni estetici alle opere grafiche su carta o pregiudica la leggibilità e fruibilità dei testi. Malgrado lo si studi sin dagli anni
’30 del secolo scorso, non si sono raggiunti risultati esaurienti
che ne spieghino univocamente la genesi e la diffusione.
I laboratori scientifici dell’Istituto hanno intrapreso uno studio
sistematico su tale fenomeno. Da un lato sono state riprodotte
alcune tipologie di foxing chimico e biologico, dall’altro sono
state studiate macchie, di diversa origine, presenti su documenti originali. Le tecniche usate, molto innovative (AFM, SEM,
EDS, LIBS, XAS, biologia molecolare), hanno permesso di
discriminare, in modo preliminare e non distruttivo, il foxing chimico da quello biologico. Nuovi e più esaurienti studi sono in
questo momento in corso.
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
ICR
Istituto Centrale
per il Restauro
L’ICR è stato fondato nel 1939, su progetto di Giulio Carlo
Argan e Cesare Brandi, per rispondere all’esigenza di impostare l’attività di restauro su basi scientifiche e di unificare le
metodologie di intervento sulle opere d’arte e i reperti archeologici.
Il suo primo direttore è stato Cesare Brandi. Oggi è uno degli
Istituti Centrali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Compiti
Formazione di restauratori di cui vengono stabiliti con rigore i
requisiti e il percorso formativo.
Ricerca sui fattori ambientali, naturali ed accidentali che producono il deterioramento delle opere e sui mezzi atti a prevenire ed inibire gli effetti di tali danni.
Attività di indirizzo in materia di interventi conservativi e di
restauro.
Realizzazione di interventi di restauro particolarmente complessi o rispondenti ad esigenze di ricerca e a finalità didattiche.
Consulenza scientifica e tecnica agli organi periferici del
Ministero e agli uffici degli Enti locali competenti in materia di
conservazione e restauro.
Aggiornamento del personale tecnico-scientifico dell’amministrazione statale e di quelle locali.
Organizzazione
Direttore:
Caterina Bon Valsassina
Piazza S. Francesco di Paola, 9
00184 Roma
Tel 06.488961
Fax 06.4815704
[email protected]
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Per lo svolgimento dei suoi compiti, l’Istituto è organizzato in:
- cinque servizi: per gli interventi conservativi sui beni
archeologici, artistici e storici, su quelli architettonici e paesaggistici, per l’insegnamento, l’informazione e la documentazione;
- quattro laboratori scientifici: prove sui materiali, chimica,
indagini biologiche, fisica e controlli ambientali;
- dodici laboratori di conservazione e restauro per interventi
su: dipinti murali, dipinti su tavola, dipinti su tela, scultura
lignea policroma e manufatti lignei; manufatti lapidei, stucchi, intonaci e mosaici; manufatti in metallo e leghe; manufatti ceramici e vitrei; manufatti in pelle e cuoio; manufatti
tessili; dipinti e grafiche su carta e pergamena; arte contemporanea
- un nucleo per gli interventi di archeologia subacquea.
L’Istituto dispone di una Biblioteca specialistica e di un
Archivio fotografico e per la documentazione degli interventi di restauro.
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Obiettivi
Obiettivo principale dell’attività dell’Istituto è collegare la ricerca scientifica sulla cause del degrado dei beni culturali da un
lato con la sperimentazione di nuove tecnologie per la conservazione e il restauro, dall’altro con la formazione e l’aggiornamento dei restauratori e dei tecnici che operano in questo settore.
Tra le più recenti attività istituzionali vi è la costituzione di una
banca dati, la Carta del rischio, nella quale i beni sono catalogati in base al fattore ‘rischio di deterioramento’.
L’I.C.R. svolge anche attività di restauro e consulenza all’estero, su richiesta di nazioni europee e di altri Paesi come la
Cina, Malta, Egitto, Giordania, India, Nepal, Iraq, Siria,
Kosovo e Turchia.
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
ICR
Alcova di Federico da Montefeltro
Urbino - Palazzo Ducale
Istituto Centrale
per il Restauro
Le motivazioni di un cantiere di progetto
Il cantiere di progetto sull’alcova di Federico da Montefeltro è
stato realizzato dall’Istituto Centrale per il Restauro insieme alla
Soprintendenza delle Marche e all’ Opificio delle Pietre Dure,
con il contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di
Pesaro.
La progettazione si è avvalsa di esperti scientifici e tecnici
dell’Ufficio Rilievo e Documentazione, del Laboratorio di
Restauro dei dipinti su tavola e dei Laboratori di Fisica, di
Chimica e di Biologia dell’ ICR, in collaborazione, per quanto attiene alle indagini radiografiche, con il Laboratorio di
Fisica dell’ OPD.
Lo studio di identificazione zoomorfica delle specie animali raffigurate è stato condotto dall’ Università della Tuscia.
Alcova di Federico
da Montefeltro
Urbino, Palazzo Ducale
Francesca Romana Mainieri
in collaborazione con
la Soprintendenza per il
Patrimonio Storico Artistico ed
etnoantropologico delle Marche
e Opificio delle Pietre Dure
36
La riuscita di un restauro programmato nasce dalla corretta ed
esaustiva progettazione dell’intervento.
Nell’ambito degli interventi sui beni culturali, il concetto di programmazione e di progettazione risponde alle più evolute idee
di conservazione, che originate dal pensiero di Brandi attraverso la lezione di Giovanni Urbani si riconferma ancora oggi
la principale strada percorribile nella direzione della salvaguardia del patrimonio culturale.
Nel caso dell’alcova come in qualsiasi restauro-tipo la progettazione ha proceduto sul fronte di percorsi paralleli strettamente interdisciplinari condotti dai diversi specialisti del settore.
Sono state prese in considerazione diverse problematiche legate alla diagnosi: dagli approfondimenti storici e documentari, al
rilievo e documentazione intesi in un’ accezione comprensiva di
aspetti e metodiche differenti, alla caratterizzazione dei dati
tecnici e del degrado rilevati attraverso gli approfondimenti
conoscitivi di natura fisica, biologica e chimica.
Lo studio è stato preceduto dalla documentazione dell’oggetto
che si è avvalsa di differenti tecniche di rilevamento e di rappresentazione: tecnica fotografica, rilievo diretto, radiografia RX.
Tra le indagini di rilevamento, la scansione laser ha consentito di
ottenere un modello tridimensionale digitale dell’oggetto sulla cui
base è stato possibile georeferenziare gli altri dati scientifici.
Indispensabile fin dalle prime fasi progettuali si è resa la redazione di un lessico normalizzato che ha permesso nell’ambito
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
delle diverse sezioni progettuali di adottare una terminologia
unica ed inequivocabile per facilitare l’inserimento dei dati
all’interno di un codice convenzionale uniformato.
In considerazione della destinazione museale dell’ alcova si è
posta attenzione all’interazione instaurata dal manufatto con
l’ambiente circostante ovvero al microclima e alla situazione
più o meno attiva di degrado entomologico.
Da parte dei restauratori è stata effettuata la cosiddetta “analisi
dei dati obiettivi” ovvero sono state rilevate e documentate tutte
le caratteristiche tecniche aventi lo scopo di approfondire la
realtà materiale dell’oggetto e di indirizzare le conseguenti analisi di laboratorio. Sotto il profilo analitico sono stati esaminati i
materiali costitutivi e di intervento sia dal punto di vista botanico,
mediante l’individuazione delle specie legnose, che chimico con
la caratterizzazione degli strati preparatori e pittorici.
Infine, un’indagine iconografica ha tentato di far luce sulle specie vegetali e animali rappresentate.
Da questa ricerca ha preso avvio un ulteriore studio iconologico sul possibile significato simbolico degli elementi naturalistici riprodotti.
Gli aspetti stilistici e l’attribuzione dell’opera
L’alcova si presenta come un volume cubico interamente circoscritto, chiuso sui quattro lati da pannelli inseriti entro paraste.
Simboli feltreschi compaiono sui capitelli delle paraste. I pannelli che costituiscono le pareti dell’alcova, presentano sulla
faccia esterna scudi da giostra con l’arme dei Montefeltro
sospesi a ghirlande su di un fondo marmorizzato.
In alto l’alcova termina con una trabeazione con un fregio di
squisito gusto fiorentino, dipinto a festoni, puttini e nastri svolazzanti.
All’interno l’ambiente riproduce un viridario di gusto goticheggiante visibile al di là di una transenna di finto marmo simile
ad un’edicola. Il viridario è oggi impropriamente in parte
ricomposto sul fronte esterno del lato est.
Una certa artigianalità compositiva delle raffigurazioni vegetali
dell’alcova si esprime nell’uso ripetitivo di uno cartone di base,
di una sorta di sagoma del tronco e della chioma che il pittore
ha probabilmente impiegato, rivestendola di volta in volta con
una composizione di fiori, frutta e foglie diversificate.
Il soffitto, in discreto stato di conservazione, imita un tessuto di
velluto rosso cremisi, il quale riproduce lo snodarsi di tronchi e
fiori di cardo. Tale motivo definito anche “alla melagrana” e si
sviluppa secondo uno schema disegnativo ad andamento ver-
Il gruppo di progettazione
è stato costituito come segue
Responsabile unico
del procedimento:
Maria Giannatiempo Lopez
(Soprintendenza PSAE Marche)
Laboratorio restauro
Soprintendenza PSAE Urbino:
Fabiano Ferrucci
Coordinatore della progettazione
e direttore dei lavori:
Francesca Romana Mainieri (ICR)
Ufficio documentazione ICR:
Marco Sangiorgio
Laboratorio di restauro
dipinti su tavola ICR:
Paolo Scarpitti
Laboratorio di fisica ICR:
Giorgio Accardo (coordinatore),
Roberto Rinaldi,
Ferdinando Provera,
Fabio Scala
Laboratorio di chimica ICR:
Fabio Talarico,
Domenico Artioli
Laboratorio di biologia ICR:
Antonella Altieri,
Giulia Galotta
Italo Tigliè
Laboratorio fotografico ICR:
Angelo Rubino
Laboratorio di fisica OPD:
Alfredo Aldrovandi,
Ottavio Ciappi
Restauratore libero professionista:
Antonio Iaccarino Idelson
Università della Tuscia,
Dipartimento di Protezione
delle Piante:
Marzio Zapparoli
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
ticale in cui si dispiegano fiori e “bastoni”. Per quanto non sia
possibile stabilire con certezza a quali manifatture tessili il
drappo dell’alcova si ispiri, è comunque possibile ravvisarvi
profonde affinità con i prodotti tessili di area fiorentina e veneziana.
Alcova ricostruzione
(P. Scarpitti - ICR)
Come doveva apparire
con finestra e porta aperte
Alcova ricostruzione
(P. Scarpitti - ICR)
Come poteva apparire
l’angolo interno sud-ovest
Alcova
(P. Scarpitti - ICR)
Le cornici della trabeazione estrena
Si notino gli elementi tagliato
a 45° delle modanature e quelli a
90° degli elemnti di sostegno
Alcova
(P. Scarpitti - ICR)
Coronamento profilo
38
L’attribuzione dell’opera a fra’ Carnevale
La vicenda attributiva della “camera quadrata ha visto numerose ipotesi.
Nel 1961 Federico Zeri rivendica la paternità dell’alcova al
“Maestro delle tavole Barberini” inizialmente identificato nel
camerinese Giovanni Angelo di Antonio e dalla critica successiva in Bartolomeo Corradini, al secolo fra’ Carnevale.
L’iniziale formazione di fra’ Carnevale come pittore avviene
presumibilmente proprio ad Urbino ma determinante è l’apprendistato svolto alla metà del quinto decennio del
Quattrocento a Firenze. Dal punto di vista architettonico, risulta invece fortemente influenzato da Leon Battista Alberti. Il
nome di Bartolomeo Corradini ricorre in un elenco di architetti impegnati nella edificazione del nucleo iniziale del palazzo
di Federico da Montefeltro.
L’alcova rimanda stilisticamente proprio ai modelli architettonici dipinti da fra’ Carnevale nelle cosiddette tavole
Barberini.
Ipotesi di datazione
Complessa e contraddittoria si è articolata la discussione intorno alla datazione dell’alcova che in conseguenza delle variate attribuzioni è stata anticipata o posticipata nel tempo.
Il cardine su cui ha ruotato la discussione è stato inoltre la
incerta interpretazione del monogramma in caratteri gotici presenti sui capitelli esterni delle paraste.
Di recente l’arredo è stato datato molto plausibilmente al
1459, anno del matrimonio con Battista Sforza amatissima
consorte di Federico da lui sposata seconde nozze dopo la
morte Gentile Brancaleoni.
Le citazioni storiche e le tracce inventariali
La prima citazione documentaria dell’alcova risale al 1581
quando Michel de Montaigne fornisce una puntuale descrizione
di due “camere quadrate” con “vetri che raccolgono la luce del
giorno” e in una delle quali è il letto del duca (“…en deus de
leurs chambres il s’y voit d’autres chambres carrées en un couin,
fermées de toutes pars, sauf quelque vitre qui reçoit le jour de la
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
chambre, au dedans de ces retranchements est le lit du maistre”).
Dal racconto del Montaigne risulta certo che alla fine del
Cinquecento due alcove sono ancora in essere in due diverse
stanze nel Palazzo ducale. Si pensa che entrambe le alcove
siano state quasi ininterrottamente utilizzate all’interno del
palazzo fino al termine ultimo della dinastia dei Della Rovere,
quando una di esse viene dimessa precedentemente all’altra e
collocata in deposito.
Dopo la trasformazione di Urbino in legazione pontificia si
perdono nei secoli a venire le tracce dei due arredi.
Una presenza ottocentesca si riscontra dopo molti anni di
oblio soltanto nell’ Inventario del 1894. L’alcova rinvenuta nel
magazzino del sale viene depositata in via provvisoria nel
salone del Trono all’interno del palazzo.
Nel 1912 l’arredo è ricomposto dal Nardini in una sala
dell’Appartamento della Duchessa e da allora ha subito numerosi spostamenti all’interno del Palazzo ducale.
La collocazione originale dell’alcova
L’alcova è stata realizzata per essere posizionata in angolo
secondo la pratica più diffusa e più funzionale. Al suo interno
il letto doveva essere collocato su una pedana piuttosto elevata, come si desume da numerose bruciature di candela.
L’attuale sala di collocazione è priva di camino ma è visibile
la traccia del vano tamponato di un camino. Il camino decisamente decentrato si trova in posizione tale da non interferire
attualmente con l’alcova, la quale dunque avrebbe potuto
effettivamente essere collocata fin dall’origine nell’attuale
angolo (della terza sala dell’Appartamento della Jole) in cui la
allestisce Pasquale Rotondi nel 1948.
Alcova
(P. Scarpitti - ICR)
Le cornici della parasta
e parasta completa
Alcova
(P. Scarpitti - ICR)
Parasta profilo
L’alcova integralmente in legno dipinto e chiusa su tutti e quattro i lati si discosta dalla tipologia consueta nella prassi italiana quattrocentesca del letto con spalliera e cassoni, nonché
da quella più tarda del letto con colonne protetto da cortine.
In realtà l’uso di un vera e propria alcova integralmente in
legno come quella urbinate meglio si addice ai climi più rigidi del nord Europa e trova tendenzialmente più tardi il suo massimo impiego.
E forse proprio dal nord, dove la consuetudine e la pratica
costruttiva di letti di questo tipo sono più diffuse, Federico da
Montefeltro ha potuto importare unitamente all’idea anche il
materiale per la sua realizzazione.
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
La tecnica costruttiva
L’alcova di Federico è stata realizzata secondo la tipologia
costruttiva del cosiddetto “mobile frodinato”.
L’arredo, di forma pressoché cubica, presenta una porta a due
ante apribile verso l’interno e una piccola finestra con vetro e due
sportelli, aventi funzione di scuro anch’essi apribili. Esso consta di
poco più di cinquanta pezzi, di cui oggi alcuni mancanti.
Risulta attualmente smontato, in cattivo stato di conservazione e privo degli sportelli che facevano da scuri, il pannello
in cui è ricavata la sede per la finestrella descritta dal
Montaigne.
La fornitura del legname
Un dato degno di nota emerso nel corso delle indagini botaniche riguarda le specie legnose impiegate per la realizzazione del mobile: il tiglio per le modanature e per tutte le parti
intagliate, l’ abete rosso per i pannelli.
L’uso dell’abete rosso - specie autoctona in Italia sull’arco alpino e in forma residuale nell’appennino tosco-emiliano, ma diffusamente presente dal nord Europa ai Balcani - è il chiaro
indizio di una progettazione “calcolata “dell’arredo, progettazione che ha previsto la commissione del materiale proprio da
una di queste aree di provenienza.
Un ulteriore dato selettivo è l’aver constatato nel corso del progetto che per la segagione è stata impiegata una la sega ad
acqua. Tale presupposto riduce ulteriormente le possibilità di
provenienza del legname. Riuscire a stabilire con esattezza tale
provenienza può fornire informazioni anche sotto la prospettiva
storico-artistica della circolazione del materiali e delle maestranze. È plausibile supporre che il legname possa essere stato
importato dall’arco alpino per via marittima attraverso
l’Adriatico per il tramite di Venezia, o in alternativa dalla
Dalmazia con cui le Marche mantengono documentati contatti.
Alcova
Particolare pittorico
Alcova
Particolare pittorico
40
Interpretazione tecnica dei segni
relativi agli smontaggi e movimentazioni
Dalla fine del XIX l’alcova ha subito quanto meno tre smontaggi determinati dagli spostamenti in diverse sale del palazzo.
Queste movimentazioni hanno comportato di volta in volta la
necessità di contrassegnare i principali elementi compositivi
con “segni di fede” per facilitarne la ricostruzione.
Comprendere a quali fasi di smontaggio e rimontaggio risalgano le numerazioni e i segni di riferimento, dipinti o incisi,
attualmente visibili è stato un obiettivo del progetto.
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
La comprensione di tali segni può apportare anche nel caso di
un eventuale smontaggio informazioni fondamentali sulla
sequenza originale dei pannelli.
Tre tipologie di numeri di antica datazione si riscontrano su i
diversi elementi lignei:
1. numeri arabi ad inchiostro
2. numeri arabi dipinti con un pigmento rosso,
3. numeri romani incisi.
Risulta tuttavia estremamente complesso interpretare in maniera unitaria ed inequivocabile il codice di sequenza delle diverse numerazioni.
Ipotesi di sequenza dei pannelli sulla base
di osservazioni tecnico- stilistiche e iconografiche
Nel tentativo di rintracciare la disposizione originaria dei pannelli lo studio si è indirizzato oltre che verso indizi di tipo tecnico verso una logica di tipo iconografico ed iconologico.
È noto che esiste una simbologia legata al significato dei
marmi e che il porfido ha da sempre avuto un significato riconducibile alla idea di divinità e regalità. Secondo la gerarchia
dei marmi imperiali al porfido seguono i marmi verdi mentre i
marmi venati vengono usati con funzione decorativa.
Diverse qualità di marmi sono imitate nei singoli elementi dell’alcova. Le paraste riproducono sia il porfido rosso che il
verde antico. I plinti fingono i medesimi marmi invertiti rispetto
alle soprastanti paraste: ovvero riproducono il verde antico
quando nella parasta è raffigurato il porfido e viceversa.
Diversamente, le facce dei pannelli sono decorate a imitazione di marmi variamente maculati, ottenuti spruzzando colori
eterogenei al di sopra di un campo di fondo variabile. Per
quanto sembri trattarsi in questo caso di una imitazione pittorica “di fantasia” tuttavia è possibile che si evochino le sfumature variegate di alcuni diaspri.
Sono state percorse altre ipotesi interpretative per l’individuazione della collocazione originaria dei singoli pannelli: la
eventualità di una sequenza stagionale delle specie botaniche
riprodotte, il rapporto fra vegetazione e animali raffigurati, la
simbologia dei fiori, dei frutti e degli uccelli rappresentati.
La riscontrata artigianalità stilistica della decorazione vegetale si
affianca ad una osservazione botanica non sempre rigorosa:
pertanto la estrema semplificazione e stilizzazione non sempre
consentono di interpretare con chiarezza le specie rappresentate. Si constata la scelta tematica del pittore di associare in alcu-
Alcova
Particolare pittorico
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ni casi la raffigurazione di un rampicante a quella di una specie
arborea.
Nella prospettiva di ricerca di significati simbolici è stato identificato il cotogno quale simbolo degli Sforza e quindi della contessa Battista. Sono riconoscibili inoltre la quercia, che risulta fra
le imprese del Montefeltro, il nespolo il cui valore simbolico è
associato alla salute, il ciclamino il melograno notoriamente allusivi al concepimento e alla fertilità.
Per quanto riguarda i motivi zoomorfici l’interpretazione scientifica delle specie volatili risulta compromessa dalla stessa mancanza di rigore nella raffigurazione pittorica.
Un dato significativo dal punto di vista iconologico è che la
maggior parte dei soggetti identificati siano merli di sesso
maschile, in un solo caso di sesso femminile. Sono rappresentati inoltre un uccello integralmente bianco, un altro non chiaramente identificato (forse un picchio o un fagiano) di colorazione scarlatta intorno all’occhio ed uno intento a beccare un fiore rosso.
In questa fase degli studi risulta ipotizzabile che l’approssimativa
osservazione naturalistica delle specie animali e vegetali non sia
fine a se stessa, ma celi rimandi allusivi ad una conoscenza di
tipo alchemico sicuramente a quella data molto diffusa. Se queste allusioni venissero confermate si aprirebbero scenari interessanti nella comprensione degli stimoli che permeano la cultura
federiciana alla corte urbinate poco dopo la metà del XV secolo.
Alcova
Particolare pittorico
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Il presepe di Anton Maria Maragliano
e Bottega della Civica Pinacoteca di Imperia:
il restauro di un manufatto polimaterico
L’intervento di restauro sul Presepe conservato nella Civica
Pinacoteca di Imperia è iniziato nel settembre 2002, presso
i laboratori dell’ICR, su richiesta del Comune di Imperia. La
prima fase ha riguardato il restauro di cinque statuine e la
messa a punto di un progetto comprensivo sia delle indagini
diagnostiche che di uno studio delle condizioni microclimatiche dell’ambiente espositivo in cui il complesso presepiale
sarà collocato ad intervento concluso. Il restauro è poi proseguito negli anni successivi con una collaborazione tra
l’ICR, che ha restaurato in attività didattica altri 23 manichini lignei, e una ditta privata, la Arackne, che ha provveduto
a restaurare i restanti abiti e 25 manichini lignei, con la direzione lavori dell’ICR e della Soprintendenza per il Patrimonio
storico, artistico ed etnoantropologico della Liguria. Al
momento attuale l’Istituto sta curando una campagna di rilevazione delle condizioni microclimatiche degli ambienti
della Pinacoteca di Imperia in cui è previsto il nuovo allestimento del Presepe.
Entro l’anno verrà completato il restauro dell’intero complesso
(esclusi gli animali e alcuni personaggi precedentemente
restaurati nel ’94 da una ditta privata) e sarà progettato un
nuovo allestimento, all’interno della Pinacoteca Civica
d’Imperia, che rispetti le indicazioni sulle condizioni ottimali di
esposizione.
Il presepe è costituito da 120 statuine, raggruppabili in almeno tre serie di diversa esecuzione stilistica e diversa datazione. Il nucleo più antico si deve alla bottega di Anton Maria
Maragliano, che si può ritenere una delle personalità artistiche
più rilevanti nell’ambito della scultura lignea policroma in
Liguria tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700, e fu forse
commissionato dalla famiglia Berio di Porto Maurizio per la
propria cappella gentilizia. Per i personaggi di più alta fattura
si può addirittura ipotizzare un intervento diretto del maestro
nell’esecuzione delle teste che rivelano tipologie simili a quelle delle sue sculture, ampiamente presenti in chiese di Genova
e del ponente ligure.
Il presepe di Imperia è un manufatto polimaterico costituito da
manichini lignei snodabili, parzialmente policromi e rivestiti con
abiti in tessuto, e corredati di parti realizzate in vetro, filati metal-
ICR
Istituto Centrale
per il Restauro
Il presepe di
Anton Maria Maragliano
e bottega
Civica Pinacoteca di Imperia
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
lici, cuoio, metalli, fibre organiche, e carta. L’eterogeneità dei
materiali ha costituito lo spunto per una riflessione riguardo ai criteri guida e le relative scelte metodologiche del restauro ed ha
rappresentato un importante momento di confronto e di didattica
per gli allievi delle diverse aree della Scuola dell’Istituto.
Il presepe di Maragliano
Restauro manichino ligneo
Gruppo di lavoro
Marica Mercalli
storico dell’arte, direzione lavori
Marisol Valenzuela,
Federica Di Cosimo,
Costanza Longo,
laboratorio scultura lignea policroma
Silvia Checchi
Manuela Zarbà
laboratorio manufatti tessili
Lidia Rissotto
laboratorio manufatti in cuoio
Eugenio Criscuolo
Arturo Lodi
progettazione nuove basi
Giulia Galotta
laboratorio di indagini biologiche
Fabio Talarico
Domenico Artioli
Annamaria Giovagnoli
laboratori di chimica
e prove sui materiali
Elisabetta Giani
laboratorio di fisica
e controlli ambientali
Angelo Rubino
Paolo Piccioni
Edoardo Loliva
documentazione fotografica
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Il restauro dei manichini lignei
Nell’affrontare il progetto di intervento è stato subito chiaro
che non si poteva suddividere e smembrare il manufatto secondo i diversi materiali costitutivi ma che andava prevista una
stretta collaborazione tra le numerose professionalità, delineandosi così un complesso multidisciplinare molto articolato, che
a partire dalle specifiche competenze ha contribuito alla
messa a punto del progetto prima e del restauro poi affrontando tematiche non solo tecniche.
Il restauro ha coinvolto ben cinque laboratori dell’ICR: Il laboratorio di scultura lignea policroma, il laboratorio dei manufatti tessili, il laboratorio dei manufatti ceramici e vitrei, il laboratorio dei manufatti in cuoio, il laboratorio dei manufatti in carta
e pergamena, e il laboratorio manufatti metallici e leghe oltre
ai laboratori scientifici.
Nella presentazione saranno illustrate le fasi dell’intervento,
dando risalto a tutte quelle peculiarità che un simile manufatto comporta. Ad esempio, in fase di integrazione, si è
scelto di ripristinare le caratteristiche strutturali di ogni statuina per non precludere la scelta di un riallestimento di tipo
tradizionale del complesso presepiale, non vincolando così
le statuine, con un restauro troppo conservativo, ad un esposizione in singole vetrine. Si è quindi deciso di ricreare la
funzionalità degli snodi fratturati sostituendoli con dei nuovi
e di ricostruire quelle parti mancanti, come le braccia, che
oltre a completare il modellato delle figurine, costituiscono
allo stesso tempo “supporto” per gli abiti .Sono stati adoperati per i rifacimenti gli stessi legni utilizzati per le parti originali e sono anche state fatte delle prove di riproposizione
di pezzi mancanti, realizzandoli in resina mediante calchi
diretti.
L’indagine analitica delle tecniche di esecuzione tutt’ora in
corso ha già consentito di individuare, a supporto dell’analisi
stilistica, gruppi realizzati da personalità diverse nell’ambito
della stessa bottega o da artefici intervenuti in momenti diversi, modificazioni apportate nel tempo alla postura originaria
dei personaggi e dati relativi all’organizzazione del lavoro
all’interno della bottega.
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Il restauro degli abiti
Anche per quanto riguarda gli abiti il restauro si è articolato in
trances successive, tenendo sempre in considerazione che ciascuno dei centoventi manufatti era al tempo stesso un unicum
e una parte integrante del complesso. Si trattava quindi di
ottemperare alla duplice esigenza di unitarietà formale delle
componenti della singola statuina e del composito insieme rappresentato da tutti i personaggi. Analogamente a quanto
avviene in un grande affresco è buona norma cercare di equilibrare quanto possibile situazioni conservative differenti, a
vantaggio della percezione complessiva dell’insieme.
A partire dall’iniziale intervento sulle prime cinque statuine si è
evidenziata la disomogeneità delle componenti tessili a noi
pervenute. L’analisi visiva sul complesso degli abiti non testimonia un “rinnovamento” lento e continuo, caratterizzato da interventi di manutenzione o da parziali sostituzioni. Un evento
traumatico (ad esempio un danno dovuto alla presenza di umidità o ad un attacco biologico) può essere stata la causa di
un grave deterioramento di buona parte dei tessuti, tale da
provocarne una così ampia sostituzione. Senza dimenticare
che rinnovare “vecchi” tessuti con altri nuovi e lucenti nel nostro
recente passato poteva essere visto come fattore migliorativo,
senza altre motivazioni oggettive di natura conservativa. Nel
rifacimento degli abiti non si è stati fedeli al modello originale, ma si è piuttosto cercato di delineare fogge tipiche (paggio, Re mago, mendicante, armigero, ecc.). Componendo tessuti differenti (per natura e tipologia) spesso con applicazioni,
galloni in filato metallico, paillettes, merletti si è attuata una
commistione di stili, non riconducibile, se non in rari casi, ai
modelli settecenteschi.
Considerando le vicende storiche del presepe, si è deciso di
effettuare un intervento di restauro di tipo conservativo, basato
sul principio della reversibilità e poco invasivo. È stata quindi
rispettata la confezione attuale, nonostante lo stato di conservazione di molte delle sete impiegate per i rifacimenti fosse
estremamente precario. La separazione delle parti tessili dal
supporto ligneo è stata eseguita, soprattutto nella fase dell’intervento realizzata prevalentemente in attività didattica, valutandone l’opportunità per ogni singolo elemento, evitando di
intervenire sulla confezione in tutti i casi in cui potevano essere attuati interventi alternativi.
Il presepe di Maragliano
Restauro degli abiti
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OPD
Opificio
delle Pietre Dure
L’OPD, fondato nel 1588, deve il suo nome alla secolare attività di lavorazione delle pietre dure per la Corte Granducale
della Toscana.
Oggi è uno degli Istituti Centrali del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali addetti alla conservazione e al restauro delle
opere d’arte.
Compiti
Il restauro operativo, suddiviso in settori sulla base delle tipologie dei manufatti, ivi compresa la sperimentazione.
La ricerca scientifica e tecnologica su materiali, tecniche e metodologie, compresa la sperimentazione a fini d’innovazione per
quanto attiene la conservazione del patrimonio culturale.
L’attività di consulenza scientifica e tecnica
La trasmissione delle conoscenze tramite l’attività formativa e
informativa.
La cura del Museo che conserva la memoria dell’antica manifattura.
Organizzazione
L’Opificio è uno dei più grandi laboratori operativi d’Europa.
Ha un organico di circa 130 unità tra storici d’arte, restauratori, esperti scientifici, addetti di laboratorio, tecnici, impiegati, personale amministrativo ed ausiliario.
È strutturato in:
- dodici Laboratori di Conservazione e Restauro: arazzi;
bronzi e armi antiche; dipinti su tela e tavola; materiali
archeologici; materiali cartacei e membranacei; materiali
ceramici e plastici; materiali lapidei; mosaico e glittica; oreficerie; pitture murali; sculture lignee policrome; tessuti.
- un Laboratorio scientifico con competenze di tipo Chimico,
Fisico e Biologico.
- un Laboratorio di Climatologia e Conservazione preventiva.
- la Scuola di Alta Formazione
- il Museo
- una Biblioteca specializzata
- un Archivio fotografico e documentario.
- un Ufficio Studi.
Direttore:
Cristina Acidini Luchinat
Via degli Alfani,78
50121 Firenze
Tel 055.26511
Fax 055.287123
[email protected]
46
Obiettivi
La progettazione e l’esecuzione di interventi di restauro settoriali
o inter-settoriali, per la conservazione del patrimonio culturale.
L’avanzamento della ricerca scientifica e tecnologica e delle
sue applicazioni al campo del restauro.
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Il funzionamento ottimale della Scuola di Alta Formazione, in
attuazione delle norme esistenti, così da conferire agli allievi
un’adeguata preparazione tanto teorica quanto pratica.
La conservazione, l’interpretazione, l’esposizione e la valorizzazione delle collezioni di pertinenza del Museo.
Il trasferimento delle conoscenze alla comunità degli addetti ai
lavori e al pubblico generale, quindi con modalità sia specialistiche, sia divulgative.
L’attività dell’Istituto, in forma di operatività e consulenze tecnico-scientifiche, si rivolge, dietro richiesta, a tutti i beni di interesse storico-artistico sottoposti alla tutela pubblica.
Scuola di Alta Formazione
Dipinto
Pittura murale
47
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
OPD
Opificio
delle Pietre Dure
Al via il progetto per il restauro e lo studio
del ciclo di affreschi trecenteschi di
Agnolo Gaddi, nella Cappella Maggiore
della Basilica di Santa Croce a Firenze
Cristina Danti
Con l’accordo raggiunto tra, l’Opificio delle Pietre Dure,
l’Opera di Santa Croce e l’Università di Kanazawa in
Giappone, nel corso dell’anno 2004, ha avuto inizio il
Progetto di Restauro e Studio sullo splendido ciclo di affreschi
trecenteschi di Agnolo Gaddi, raffiguranti La Leggenda della
Vera Croce, nella Cappella Maggiore della Basilica di Santa
Croce a Firenze.
Per la prima volta gli affreschi vengono sottoposti ad una campagna di restauro e di studio che potrà portare ad importanti
scoperte.
L’iniziativa è partita dal professor Takaharu Miyashita
dell’Università di Kanazawa, studioso dell’arte fiorentina ed
estimatore dell’Opificio, che ha indirizzato la generosa offerta
del mecenate Tetsuya Kuroda verso un programma di conservazione e di studio di affreschi da affidarsi all’Opificio.La scelta è caduta sul ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi in Santa
Croce. L’Università di Kanazawa, per conto del mecenate
Kuroda, assicura il finanziamento di 150.000.000 yen, pari
a circa 1.130.000,00 euro. Il Progetto sarà completato finanziariamente e operativamente dall’Opera di Santa Croce e
dall’Opificio delle Pietre Dure.
Il ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi, realizzato nel decennio
1380-90, si estende su una superficie di circa 1.000 metri
quadrati e non ha mai subito interventi di restauro veri e propri prima d’ora. Abbiamo notizia solo di una ricognizione eseguita dalla bottega del Benini nel 1946 e di un intervento
della bottega Rosi-Tintori, dopo l’alluvione nel 1966 che raggiunse il basamento delle pareti della Cappella.
Il ponteggio montato nel corso della primavera del 2005 ci ha
permesso di raggiungere da vicino, fino ad un’altezza di circa
30 metri, tutte le superfici dipinte e di constatarne il grave stato
di degrado. L’efflorescenza salina interessa una grande percentuale della pittura e si alterna all’esfoliazione della pellicola cromatica; i distacchi di intonaco sono piuttosto frequenti,
ed è solo grazie alle integrazioni dei restauri passati che noi
oggi non ci accorgiamo di quanto dell’intonaco e del colore
originale siano andati ormai persi nei secoli. Gran parte delle
zone dipinte a secco e delle parti decorate con lamine metal-
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
liche sono cadute o sono consunte, mentre sono sopravvissute
con eccezionale freschezza le parti dipinte in affresco.
Tutta la Cappella è stata documentata con precisione mediante riprese fotogrammetriche. I rilievi fotogrammetrici sono stati
elaborati in modo informatico, così da costituire una base su
cui immettere tutti i dati prodotti dalle indagini diagnostiche e
dalle varie fasi del vero e proprio intervento di restauro. Tutti
questi materiali sono archiviati in una stazione informatica presso il cantiere stesso. Verrà inoltre creato un apposito sito internet del Progetto, che fornirà informazioni puntuali sul progresso dell’intervento. Una dettagliatissima campagna fotografica
sia in luce diffusa che in luce radente è stata eseguita sull’intera superficie dipinta.
Si è quindi avviata la fase diagnostica, finalizzata allo studio
delle tecniche esecutive e dei fattori di degrado. Attualmente
si stanno effettuando riprese fotografiche in UV e in IR, misure
colorimetriche e microanalisi chimiche e chimico-fisiche su
campioni. Contemporaneamente le pareti della Cappella
sono indagate mediante termovisione in IR per l’individuazione di eventuali traumi o discontinuità della tessitura muraria,
modifiche avvenute nelle pareti, presenze di vuoti fra gli strati
di intonaco. È stata inoltre installata sul ponteggio una stazione microclimatica per il monitoraggio della situazione termoigrometrica ambientale durante l’intervento.
Dall’insieme di tutti i dati diagnostici e da prove eseguite prima
in laboratorio e poi in loco scaturirà il vero e proprio progetto di
restauro. Al momento presente tuttavia già si sta operando praticamente al preconsolidamento delle pitture sulle vele della volta,
la zona di gran lunga in peggiori condizioni conservative.
Le operazioni diagnostiche e di restauro si avvarranno nel
tempo di qualificate collaborazioni soprattutto nel campo
scientifico. Attualmente ci stiamo avvalendo di varie competenze del CNR fiorentino e, per lo studio e la individuazione dei
leganti della pittura, il cantiere di Santa Croce è inserito in un
vasto progetto internazionale, coordinato dal Getty Institute, di
cui anche l’Opificio fa parte.
La Basilica di Santa Croce a Firenze è stata definita “un
manuale di storia dell’arte italiana”. In questo contesto si inserisce il ciclo di affreschi, raffiguranti la Leggenda della Vera
Croce, dipinti da Agnolo Gaddi, figlio di Taddeo Gaddi, uno
dei principali allievi di Giotto. L’importanza di Agnolo nella
storia dell’arte è confermata dal fatto che la sua tecnica di
lavorare “a fresco” doveva essere talmente rinomata da esse-
Basilica di Santa Croce
Firenze
Veduta d’insieme
della Cappella Maggiore
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
La Leggenda della Vera Croce
Agnolo Gaddi
Pittura murale, particolare
Cappella Maggiore
Basilica di Santa Croce, Firenze
La Leggenda della Vera Croce
Agnolo Gaddi
Lo stesso particolare in luce
radente, un cui appaiono
le effluorescenze saline e il
sollevamento della pellicola
pittorica
50
re codificata in uno dei più noti manuali antichi di tecniche artistiche: il Libro dell’Arte di Cennino Cennini, vera “bibbia” per
tutti i freschisti del Rinascimento fino al Vasari. Cennino dice
infatti di essere stato suo allievo e di aver imparato da lui, massimo maestro, i segreti dell’arte.
Agnolo, nasce probabilmente intorno al 1350, anche se la
prima data certa è il 1369 quando riceve un pagamento per
una decorazione, oggi perduta, in San Giovanni in Laterano a
Roma. Realizza numerose pitture murali tra cui l’ultimo lavoro, tra
il 1392 e il 1395, per la cappella del Sacro Cingolo del
Duomo di Prato, con le Storie della Vergine. Muore nel 1396.
La Leggenda della Vera Croce è contenuta nella Leggenda
Aurea del domenicano Jacopo da Varagine (1228-1298),
che ebbe grande fortuna con numerose traduzioni e copie fino
alla Controriforma, quando per le molte imprecisioni e incongruenze fu messa da parte. Si tratta di una delle storie più
amate dai francescani che per questo la fecero dipingere in
più occasioni. La più conosciuta è quella di Piero della
Francesca nella Basilica di San Francesco ad Arezzo, dipinta
a partire dal 1452.
Agnolo Gaddi compie a Firenze in Santa Croce un’ampia
scelta di episodi, maggiore rispetto al più famoso ciclo pierfrancescano di Arezzo. La leggenda narra del “sacro legno”
che sarà usato per la Croce di Gesù. Il legno è quello dell’albero nato sulla tomba di Adamo, che il re Salomone fa abbattere per costruire un tempio, ma che finisce per essere utilizzato in un ponte. La Regina di Saba, venuta a trovare Salomone,
ha una visione e capisce che nel legno del ponte c’è il destino del mondo e la salvezza del genere umano. Dopo che
Gesù è stato crocifisso, trecento anni dopo, la regina cristiana
Elena, madre dell’imperatore Costantino, ritrova la Croce del
Signore in Terra Santa e la riporta a Gerusalemme.
Successivamente la Vera Croce sarà trafugata dal re persiano
Cosroe e l’imperatore cristiano Eraclio (575-641) farà guerra
ai persiani riconducendola a Gerusalemme.
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
51
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
dell’Emilia-Romagna
La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia-Romagna è un ufficio dirigenziale generale periferico del Ministero creato allo scopo di coordinare l’attività
delle Soprintendenze di settore esistenti sul territorio regionale e di fissare un punto di riferimento istituzionale per i rapporti fra il Ministero e gli enti pubblici territoriali, secondo il
dettato della revisione del Titolo V della Costituzione voluta
dalla Legge Costituzionale n. 3 del 2001. A livello centrale, afferisce al Dipartimento per i Beni Culturali e
Paesaggistici.
Compiti
Le funzioni delegate dalle Direzioni Generali competenti
- la verifica di interesse culturale di beni appartenenti allo
Stato, agli altri enti pubblici e a persone giuridiche private
senza fine di lucro;
- la dichiarazione dell’interesse culturale dei beni di proprietà
privata
- l’apposizione di prescrizioni di tutela indiretta
- l’autorizzazione alla rimozione e demolizione dei beni
architettonici
Funzioni/Obiettivi
-
-
-
-
Direttore:
Maddalena Ragni
Via S. Isaia, 20
40123 Bologna
Tel. 051.3397011
Fax 051.3397077
[email protected]
52
la formulazione di proposte al Direttore Generale competente della dichiarazione di interesse pubblico per i beni
paesaggistici;
l’autorizzazione alle alienazioni, alle permute, ai trasferimenti a titolo oneroso di beni culturali appartenenti a soggetti pubblici;
la formulazione al Capo del Dipartimento di proposte per
l’esercizio del diritto di prelazione;
il parere di competenza del Ministero nelle conferenze di
servizi in materia di tutela relativi ad interventi sui beni culturali in ambito regionale che coinvolgono più
Soprintendenze;
l’erogazione di contributi per interventi sostenuti dai privati
o da enti sui beni culturali e la conseguente stipula di accordi e convenzioni con i proprietari al fine di garantire al pubblico l’accesso e la fruizione di tali beni.
Funzioni di norma delegate
alle Soprintendenze
-
il rilascio delle autorizzazioni ad eseguire opere e lavori di
qualunque genere sui beni culturali;
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
-
il provvedimento di occupazione temporanea di immobili
per l’esecuzione di ricerche archeologiche;
la concessione in uso dei beni culturali in consegna al
Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
dell’Emilia-Romagna
Rientrano fra i compiti della Direzione Regionale anche la promozione e la valorizzazione dei beni culturali che vengono
esplicate in particolare con il coordinamento regionale in
occasione di fiere, quali il Salone del Restauro, SMAU,
COM.PA, e delle manifestazioni organizzate per la Settimana
della Cultura e le Giornate Europee del Patrimonio volute dal
Ministero e dal Consiglio d’Europa per avvicinare alla cultura
un pubblico sempre più numeroso.
La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia-Romagna cura inoltre annualmente una nutrita rassegna di eventi culturali - dalle mostre, ai convegni, ai concerti all’interno della ex chiesa di san Mattia appartenente al
Demanio dello Stato e promuove importanti progetti di ricerca.
La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici
dell’Emilia-Romagna ha investito molte energie per attivare la
collaborazione fra gli uffici periferici del Ministero presenti sul
territorio regionale, al fine di realizzare progetti integrati di
restauro e valorizzazione dei Beni Culturali.
Fra di essi assume rilevanza particolare il lavoro relativo al
Museo Archeologico Nazionale di Ferrara portato avanti, con il
coordinamento della Direzione stessa, dalla Soprintendenza per
i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e dalla Soprintendenza
per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di
Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini.
La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna
svolge attività di tutela, conservazione, restauro del patrimonio
archeologico regionale. Attua costantemente attività di tutela
anche preventiva sul territorio regionale, spesso in collaborazione con le amministrazioni locali e conduce scavi programmati
nei principali siti archeologici della regione.
La Soprintendenza coordina anche scavi in concessione da
parte degli Istituti Universitari e promuove restauri del materiale archeologico, sia agendo direttamente con il proprio laboratorio, sia collaborando con i Musei Civici.
Nell’Istituto è attiva una biblioteca specializzata aperta al pubblico.
Afferiscono alla Soprintendenza il Museo Archeologico
Soprintendenza per i
Beni Archeologici
dell’Emilia-Romagna
Soprintendente:
Luigi Mainati
Via delle Belle Arti, 52
40126 Bologna
Tel. 051.223773/220675
Fax 051.227170
[email protected]
Museo Archeologico
Nazionale di Ferrara
Direttore:
Luigi Mainati
Via XX Settembre, 122
c/o Palazzo “Lodovico il Moro”
Tel. 0532.66299
Fax 0532.741270
53
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Nazionale di Ferrara, di Parma, di Marzabotto e di Sarsina e
le Aree Archeologiche di Veleia, di Russi e di Classe
La Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio
per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini con
sede a Ravenna esercita compiti di conservazione e restauro
dei beni architettonici e i residui compiti di tutela ambientale e
paesaggistica nel territorio di competenza (vedi pag. 60-61).
Soprintendenza per i
beni architettonici e
per il paesaggio per
le province di
Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
Soprintendente:
Annamaria Iannucci
Via San Vitale, 17
48100 Ravenna
Tel. 0544.34424
Fax 0544.37391
[email protected]
54
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
Fede Berti e Andrea Sardo
Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara è ospitato all’interno dello stupefacente Palazzo Costabili, che Biagio Rossetti
progettò intorno al 1500 per Antonio Costabili, ambasciatore
di Ludovico il Moro alla corte estense.
L’individuazione di tale sede come cassaforte per lo straordinario materiale archeologico proveniente dagli scavi della necropoli di Spina risale al 1930 quando, dopo l’acquisto da parte
dello Stato avvenuto nel 1920, Carlo Calzecchi Onesti progettò il restauro del “Palazzone” e si avviarono i lavori, terminati nel 1935 con l’inaugurazione del Museo “di Spina”.
All’ assetto espositivo del Museo, mantenutosi pressoché immutato fino al 1970, si pose mano tra gli anni 1986 e 1997 in forza
di un primo cospicuo finanziamento F.I.O. a cui si aggiunsero
fondi ordinari e straordinari del Ministero per i Beni Culturali e
Ambientali. In realtà, in tale lasso di tempo, si avviò e concluse il
cantiere grazie al quale l’intero complesso monumentale fu sottoposto a interventi strutturali, impiantistici e funzionali. Nell’ aprile
del 1997 il Museo riaprì al pubblico 6 sale del piano nobile.
L’intervento attuale, in fase di definizione e reso possibile da
un finanziamento Lotto stanziato per il triennio 2004-2006,
permetterà di dare compiutezza alla nuova sistemazione del
piano nobile del Museo (sezione della città etrusca di Spina),
dedicato ai ritrovamenti della necropoli e dell’abitato, di inserirvi in apposito contenitore le oreficerie, di definire gli apparati e i dispositivi didattici estendendoli al salone delle carte
geografiche perché divenga uno stabile punto di incontro e di
manifestazioni culturali.
Le restanti testimonianze archeologiche delle vicende umane del
Delta ferrarese saranno esposte nelle sale del piano terreno.
Ulteriore obiettivo del progetto è quello di “costruire” un percorso storico-artistico che valorizzi l’architettura di Biagio Rossetti
e i cicli affrescati dei Maestri ferraresi dei primi del ‘500 presenti in massima parte nelle sale del piano terreno, inserendo
nel percorso di visita ambienti ora non aperti al pubblico.
Cenni sulla scoperta di Spina e la sua storia
Le tappe della scoperta archeologica di Spina hanno accompagnato il procedere delle bonifiche delle “valli” circostanti
Comacchio, oggi fertili terre nelle quali l’intensivo sfruttamento
agricolo ha cancellato pressoché completamente le vestigia
del precedente popolamento.
Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
dell’Emilia-Romagna
Soprintendenza
per i Beni
Archeologici
dell’Emilia-Romagna
Soprintendenza per
i Beni Architettonici
e per il Paesaggio
per le province di
Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
Museo Archeologico Nazionale
di Ferrara
Attuale allestimento del piano nobile
Foto D. Tabanelli
55
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Fondi Lotto 2004-2006
Responsabile del procedimento
Andrea Sardo
Progetto di completamento
degli allestimenti
Francesco Scoppola
Fede Berti
collaborazione di
Immacolata Bergamasco
e Loredana Deb
Progetto di restauro
di Palazzo Costabili
Andrea Alberti
Progetto di restauro
del Giardino
Ada Segre
56
Dapprima tornò alla luce la necropoli di Valle Trebba (anni
1922 - 1935), in seguito la necropoli di Valle Pega (anni
1954 - 1960), infine l’abitato (Valle del Mezzano, 1960).
La città sorse sulla sponda destra del Po, sfruttando la irregolare conformazione di un dosso di modesta estensione che dobbiamo immaginare emergere, forse affiancato da nuclei minori, all’interno dell’ambiente lagunare.
Imponenti palificate ne rinforzavano il perimetro, pali infissi nell’argilla, travi di fondazione, fascine, canne, corteccia bonificavano e consolidavano il suolo su cui si innalzavano le abitazioni, il cui elevato era costituito da una intelaiatura di legno
e da argilla pressata. I coperti erano altrettanto leggeri. Canali
e vie, alcune delle quali acciottolate, si intersecavano tra questi edifici, i quali probabilmente nel corso dell’avanzato V
sec.a.C. vennero rimodellati secondo un impianto che dette
alla città un regolare assetto ortogonale.
L’aspetto fragile e modesto delle costruzioni, abbattute e rialzate più e più volte anche perché frequenti dovevano essere le
esondazioni e gli incendi, è la nota dominante della città, la
cui conoscenza è limitata a quartieri abitativi e ad alcune zone
commerciali, né esprimeva alcunché di monumentale.
E nulla di monumentale caratterizzava la necropoli, che, pochi
chilometri ad oriente del centro abitato, si estendeva sulle dune
sabbiose prossime al battente marino, quelle dune a sviluppo
nord-sud tra cui si incuneava il ramo Spinete del Po e che il
fiume stesso aveva formato.
Nel sepolcreto, il duplice rituale della cremazione e della inumazione portava a interrare i defunti in fosse a volte contraddistinte da un segnacolo tombale ad epigrafe in marmo o calcare (cippi, colonnette, più frequentemente ciottoli fluviali); soltanto la dimensione un poco più ampia della fossa e il numero o
il pregio degli oggetti che accompagnavano il morto nel viaggio verso l’oltretomba oppure che ne adornavano le vesti o il
corpo segnano quel discrimine di censo e ricchezza che in altri
siti si estrinsecava in un apparato esterno magniloquente.
La ricchezza di questi sepolcri sta quindi nei loro “corredi”,
dove alla preponderante presenza di vasellame attico figurato
e non di V e IV sec.a.C. si accompagnano bronzi fusi e laminati (candelabri e vasi di varia foggia), balsamari in pasta
vitrea e gesso alabastrino, ambre e oreficerie, i prodotti ceramici più modesti ma non per questo meno significativi delle
manifatture locali nonché le suppellettili che a Spina giunsero
da altre aree peninsulari (il Veneto, il meridione e la Sicilia e
l’Etruria) e greche (Corinto e la Beozia, ad esempio).
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
La città, centro di deposito e smistamento delle mercanzie a
brevissima distanza dal mare, sul fiume, fu pertanto una peculiare espressione del saldo potere politico ed economico
instaurato dagli Etruschi nella parte orientale della valle padana e la sua “grecità” risiedette in un profondo e generalizzato
assorbimento della cultura attica. La storia di Spina, breve e
intensa, si compie in meno di tre secoli; sorta infatti verso la
fine del VI sec.a.C. e all’apice del proprio sviluppo economico nel periodo che intercorre tra la seconda metà del V e il
primo quarto del IV sec.a.C., decadde irrimediabilmente con
il terzo secolo a.C., ultimo baluardo nell’Etruria settentrionale,
a cedere dinnanzi alla pressione delle popolazioni galliche.
Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara si riappropria di
questi temi presentando uno specimen dei complessi più interessanti della necropoli. I corredi funerari sono presentati
secondo una scansione cronologica (sale I-XII); essa si interrompe (sala XIII) in corrispondenza della ricostruzione di due sepolture, una a inumazione della seconda metà del V sec.a.C. e
una a cremazione databile a circa un secolo dopo.
Nella medesima sala, nel progetto espositivo l’attenzione verrà
richiamata su piccoli oggetti rappresentativi di singolari forme
vascolari o decorative oppure ancora rari per il loro impiego o
materiale: una sezione di “mirabilia” - preceduta dall’esposizione delle oreficerie - che introduce ad alcuni dei grandi vasi tratti dai rispettivi contesti. Le raffigurazioni epiche e mitologiche di
questi crateri e di queste hydriai rappresentano al meglio la
creatività dei più noti attivi maestri del Ceramico di Atene.
Segue quindi Spina come città; se ne presenta l’arco cronologico di sviluppo, le forme di sussistenza e di scambio commerciale. Spazi espositivi a sè stanti richiedono la sfera religiosa
- cultuale e la scrittura, sezioni entrambe che traggono la propria documentazione sia dalla necropoli sia dall’abitato.
Il ruolo femminile nella societa’ di Spina
Nel piano nobile sarà oggetto di specifica e accurata progettazione la forma espositiva delle oreficerie e dei monili. Dal
loro studio e dalla loro comparazione sarà possibile trarre
informazioni specifiche: nelle sepolture degli abitanti di Spina,
infatti, i gioielli d’oro e d’argento, di ambra e di pasta vitrea
indicano qualcosa che in genere ci sfugge sia perché i dati
epigrafico - onomastici sono scarsi, sia perché la composizione dei corredi funerari è estremamente omogenea.
In altre parole, orecchini, anelli, collane, agrafes e ciondoli
d’oro, d’argento di ambra e pasta vitrea parlano “al femminile”.
Esempio di oreficeria
dai corredi della
Necropoli Etrusca di Spina
Foto D. Tabanelli
57
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Questi oggetti ci consentono di entrare nel vivo delle risorse
economiche della città nel senso che, trovandosi la maggior
parte di essi in sepolture risalenti all’ultimo ventennio del V
sec.a.C., gli anni tra il 420 e il 400 a.C. dovettero essere per
Spina un periodo di generalizzato benessere. La loro tecnica di
lavorazione inoltre documenta quale elevato grado di raffinatezza fosse stato raggiunto dagli artefici che le producevano.
Il Delta ferrarese dalla preistoria alla romanità
La definizione del progetto renderà possibile l’apertura al pubblico della nuova sezione del Museo dedicata al territorio,
acquisendo le pregevoli sale cinquecentesche del piano terreno, sino ad ora aperte al pubblico in rarissime occasioni.
Vi si incontreranno la evoluzione morfologica del delta indicata per grandi linee, le prime testimonianze della presenza dell’uomo (Neolitico, Età del Bronzo e del Ferro) e i documenti
dell’età romana, incentrati prevalentemente sulla amministrazione e sulla produttività delle proprietà imperiali qui presenti.
Un gruppo di notevoli stele funerarie, congiuntamente ai materiali dei rispettivi corredi, testimonierà la struttura familiare e
sociale e la cultura artistica del popolamento.
I soffitti di due sale della nuova sezione, affacciata sul giardino
di Levante, esibiscono i suggestivi cicli di affreschi cinquecenteschi del ciclo cosiddetto delle Sibille e dei Profeti e delle Storie
di San Giuseppe e il nuovo allestimento prevederà (qui e nella
più famosa Sala del Tesoro, che si apre sul loggiato e il
“Giardino di Mezzogiorno”, oggetto di un definitivo restauro
offerto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara) un doppio registro esplicativo, tale da condurre il visitatore attraverso
una esperienza ricca di connotazioni esplicative diacroniche.
Il restauro del palazzo e dei suoi giardini
Il finanziamento a disposizione consentirà inoltre di completare il restauro del Palazzo Costabili.
Oltre che alla sopra citata rinnovata esposizione del piano
nobile, i precedenti finanziamenti hanno portato a compimento il consolidamento strutturale e l’adeguamento impiantistico e
funzionale dell’edificio, hanno razionalizzato le forme di stoccaggio di gran parte dei materiali archeologici alloggiandoli
nei sottotetti e hanno provveduto a una parte sostanziale del
restauro architettonico del Palazzo.
Pressoché tutti gli ambienti sono stati oggetto di accurati interventi volti a recuperare, restaurare e integrare le finiture interne, i soffitti lignei a cassettoni, le decorazioni pittoriche, gli
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
stucchi e i prospetti lapidei del cortile d’onore, che costituiscono una vera e propria “firma” rossettiana.
La prosecuzione attuale dei lavori prevede di intervenire sui
paramenti murari laterizi, ossia sui prospetti interni ed esterni
(Via Porta d’Amore, giardini di Levante e di Mezzogiorno con
le tre eleganti logge aperte sul verde, Via XX Settembre).
La facciata dell’ ala di Ponente, su Via Porta d’Amore, ha un pregevole cornicione in cotto e un basamento a larghe bugne in mattoni, che, allo stato delle cose, denunciano un forte stato di degrado, al quale si provvederà con operazioni di pulizia preventiva,
di consolidamento e con la eventuale sostituzione di quanto risultasse irrimediabilmente degradato. La medesima linea progettuale, previe le opportune indagini sulle finiture superficiali, sulle composizioni dei materiali e sulle tipologie del degrado, sarà seguita per la facciata prospiciente il giardino meridionale, scandita
da una cornice marcadavanzale e caratterizzata dalla presenza
di finestre binate, e per il prospetto di levante.
Il restauro di Palazzo Costabili sarà completato dalla revisione
dei manti di copertura e da lavori di risanamento dei vasti sotterranei utilizzati come deposito dei reperti archeologici, dal
restauro delle logge e si concluderà con la restituzione dei
giardini alla collettività.
Il giardino di Mezzogiorno fu realizzato nella metà degli anni
’30 del XX secolo seguendo i canoni che si ispiravano al giardino rinascimentale di tipo toscano, canoni consacrati nella
Mostra del Giardino Italiano tenutasi a Firenze nel 1931. Esso
fu disegnato con vaste aiuole di forma geometrica delimitate
da siepi di bosso, un pergolato, due labirinti e due esedre
poste al termine dei percorsi principali. Costituisce pertanto,
dal punto di vista storico, l’esempio più importante di rivisitazione novecentesca del giardino rinascimentale a Ferrara.
I fondi a disposizione della Direzione Regionale permetteranno di valorizzare non solo tale spazio, oggetto negli ultimi
decenni di una manutenzione minima e, di fatto, chiuso al pubblico godimento, ma di recuperare alla fruizione dei visitatori
anche il giardino di Levante. Quest’ultimo, posto in posizione
interstiziale tra un fianco dell’edificio e la limitrofa proprietà privata, è dominato da due imponenti alberature e conserva visibili tracce dell’impostazione paesaggistica originaria.
Il progetto di restauro dei giardini terrà conto non solo delle
istanze legate alla evoluzione storica, alla configurazione
attuale e alle necessità fito-sanitarie delle specie presenti ma
anche delle imprescindibili correlazioni funzionali e visive con
l’edificio rossettiano e con il nuovo assetto museale.
Palazzo Costabili
Sede del Museo Archeologico
Nazionale di Ferrara:
portale di ingresso
al Giardino di Mezzogiorno
Foto D. Tabanelli
Palazzo Costabili
cortile d’onore
Foto D. Tabanelli
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Soprintendenza per
i Beni Architettonici
e per il Paesaggio
per le province di
Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
La Soprintendenza di Ravenna è stata la prima
Soprintendenza istituita in Italia con R.D.n° 946 del 2/ 12 /
1897, il cui obiettivo era il restauro degli antichi edifici ravennati. Il suo primo direttore è stato Corrado Ricci, che poi diventerà Direttore Generale alle Antichità e Belle Arti. Fin dalla sua
fondazione alla Soprintendenza è affidato anche il Museo di
Ravenna, divenuto Nazionale già nel 1885. Con l’istituzione
del sistema territoriale delle Soprintendenze italiane anche la
Soprintendenza di Ravenna estenderà dal dicembre 1910 il
suo territorio a tutta la Romagna ed alla provincia di Ferrara.
Compiti
Le missioni istituzionali della Soprintendenza vanno oltre quelle specifiche della tipologia di una Soprintendenza per i beni
architettonici e per il paesaggio , volte alla tutela e valorizzazione delle architetture, degli insediamenti storici e del paesaggio, in quanto la stessa Soprintendenza gestisce e dirige ben
otto siti fra musei e monumenti aperti al pubblico: a Ravenna
oltre il Museo Nazionale (che ospita reperti della preistoria,
dell’antichità classica, dell’epoca tardo antica e medioevale
fino ai secoli XVIII e XIX) e il cd. Palazzo di Teodorico, anche
tre monumenti storici tardo antichi e bizantini inseriti dal 1996
nella Lista UNESCO del Patrimonio per l’Umanità
((S.Apollinare in Classe, Battistero degli Ariani e Mausoleo di
Teoderico); in provincia di Ferrara Casa Romei a Ferrara e il
complesso abbaziale di Pomposa a Codigoro; infine in provincia di Forlì-Cesena la casa natale di Giovanni Pascoli.
Ulteriore missione della Soprintendenza è quella didattico-formativa, non solo all’interno delle strutture museali (in particolare Museo Nazionale e Casa Romei), ma soprattutto riferita alla
Scuola per il Restauro del Mosaico,già operante dal 1981 e
divenuta con D.M. 27/02/04 sezione dell’Opificio delle
Pietre Dure di Firenze, con corsi quadriennali per la formazione di restauratori altamente specializzati nel settore musivo.
L’intensa attività della Soprintendenza è testimoniata da numerose pubblicazioni e cataloghi di collezioni museali e di
mostre, ma soprattutto dalla rivista QdS (Quaderni di
Soprintendenza), giunta al suo sesto numero.
Soprintendente:
Anna Maria Iannucci
Via San Vitale, 17
48100 Ravenna
Tel. 0544.34424
Fax 0544.37391
[email protected]
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Organizzazione
La Soprintendenza è organizzata in due sedi di uffici : quello centrale a Ravenna ed un Centro Operativo a Ferrara, istituito con
D.M. 1/7/!991 per la tutela e valorizzazione del patrimonio
storico artistico della città, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità.
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
La struttura organizzativa individua i principali settori, da quello tecnico-scientifico che svolge funzioni di tutela e valorizzazione, la direzione dei siti museali e monumenti e la realizzazione dei lavori pubblici, a quello economico – finanziario per
la gestione del personale, del budget,dei pagamenti, la segreteria, e gli uffici contratti e pubbliche relazioni. Oltre al settore
Scuola ed alla direzione e sorveglianza dei siti museali , altri
rilevanti servizi risultano essere: la biblioteca specializzata,
l’archivio storico dei documenti e dei disegni e l’archivio fotografico, aperti al pubblico su appuntamento. È stato creato
anche un Laboratorio di restauro particolarmente attrezzato per
il restauro dei beni conservati nei Musei e come supporto alla
Scuola per il Restauro del Mosaico.
Obiettivi
Ogni anno sono definiti quelli generali dal Ministro per i Beni
e le Attività Culturali e quelli particolari dai Dipartimenti.Gli
obiettivi così determinati sono volti verso una semplificazione
delle procedure, un rapporto sempre più relazionato con le
altre istituzioni ed enti territoriali, un coinvolgimento dei soggetti interessati ai diversi procedimenti di tutela, la razionalizzazione degli investimenti e l’eliminazione delle giacenze di
cassa, l’attuazione delle procedure ex art. 12 del D. leg.vo
n°42/04 e l’efficacia dell’azione di tutela. Oltre ciò, gli obiettivi che la Soprintendenza di Ravenna riconosce storicamente
come propri si riferiscono alle azioni connesse alla qualità ed
alle caratteristiche del territorio, da progetti autorizzati a provvedimenti di tutela , da procedure specifiche per la tutela del
paesaggio al miglioramento nella gestione dei siti aperti al
pubblico, da attivazioni di interventi diretti su beni tutelati alla
concertazione allargata per obiettivi comuni sul territorio ( vedi
leggi speciali), infine il fondamentale obiettivo della formazione degli allievi restauratori specialisti nel settore musivo, storicamente connesso alla tradizione ravennate.
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Soprintendenza per
i Beni Architettonici
e per il Paesaggio
per le province di
Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
Direttore sito
Arch. Emilio Roberto Agostinelli
Progettisti
Arch. Valter Piazza
Arch. Emilio Roberto Agostinelli
(architettura)
Dott.ssa Maria Concetta Muscolino
(mosaici).
Direttori Lavori
Arch. Emilio Roberto Agostinelli
(architettura)
Dott.ssa Maria Concetta Muscolino
(mosaici)
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Consolidamento e restauro
strutture lignee navata centrale,
manutenzione straordinaria fascia musiva
della Basilica di S.Apollinare in Classe.
Nell’agosto del 2005, durante un’ispezione all’orditura principale del tetto in occasione dei periodici lavori di manutenzione dell’impianto di illminazione, si notavano anomalie strutturali nei ventisei elementi lignei dell’orditura principale della
navata centrale posti in opera nel 1963. Esse consistevano in
fessurazioni delle catene di alcune capriate accompagnate da
flessione, fuoriuscita dalla complanarità del sistema
monaco/puntone/catena con deformazione delle staffe metalliche e sfilaggio delle chodature, deformazioni e corrugamenti superficiali delle mensole lignee di appoggio.
Dato immediato esito ai primi interventi di consolidamento e
messa in sicurezza delle situazioni più conclamate, tenendo
conto di come il degrado emergesse esteso, con diverse gradualità, a tutta la navata centrale, si predisponeva un ponteggio metallico mobile, utile tanto nella preliminare e dettagliata
verifica statico-strutturale, quanto nel successivo sostegno dei
carichi nelle operazioni di sostituzione di parti di orditura principale.
Ad Est, a ridosso della zona absidale, veniva posto un ponteggio metallico analogo a quello mobile, ma fisso. Detti elementi provvisionali erano progettati, in forma ‘a portalè posta trasversalmente alla navata, in modo da incidere minimamente
sulla visibilità dei pregevoli mosaici della zona absidale. Si
individuavano così tre tipologie di degrado:
mensole attaccate internamente da xilofagi, con interno
“rosumé” sottile e distruzione massiva del legno, con fessurazioni e corrugamenti corticali;
elementi di capriata (testate di catena e puntoni), con stesso
attacco biotico, per i quali si rendeva necessario anche un
intervento estradossale;
connessione catena/puntone non più solidale, con lesioni o
mancanze presso l’incastro ligneo, definito ‘dente di taglio’.
La presenza di xilofagi negli appoggi, mensole e teste delle
capriate, aveva indotto tensioni deformative tali da sovrasollecitare a rottura alcuni denti di taglio ed indurre fessurazioni e
non complanarità nelle varie aste. Le indagini entomologiche
riconoscevano dal rosume gli effetti dell’oligomerus, specie di
anobide di ambienti a bassa umidità relativa. Se ne rinvenivano sporadici resti di insetti adulti, nessun individuo vivo né
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
larve, pupe o uova. Le analisi patologiche non appuravano
anomale presenze fungine costituenti problema per il legno. È
in corso la bonifica strutturale delle capriate (catene, puntoni,
monaci) ed il consolidamento dei nodi, contando a tutto il febbraio 2006, dieci capriate orientali. Emergeva superiormente
un interessante monogramma, restaurato ed in corso di studi.
Con le impalcature si effettuava intervento conservativo della
fascia musiva raffigurante Cristo e simboli degli Evangelisti.
I prestigiosi mosaici, ricondotti al VII sec. già oggetto di molteplici interventi conservativi, fra cui anche stacchi e ricollocazione, erano offuscati da abbondanti depositi di particellato atmosferico e presentavano parti sconnesse e pericolanti soprattutto nel medaglione centrale di Cristo, unico elemento ancora allettato su malta originale. La messa in sicurezza
delle aree a rischio e la pulitura dell’intera superficie consentirà di apprezzare nuovamente l’eccellenza delle antiche
maestranze ravennati.
Basilica
di S. Apollinare in Classe
Veduta navata centrale
impalcature e abside
Basilica
di S. Apollinare in Classe
Capriata numero 21 lato sud:
schiacciamento mensola
da xilofagi
Basilica
di S. Apollinare in Classe
Particolare mosaico arco trionfale:
il simbolo di S. Luca Evangelista
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Soprintendenza per
i Beni Architettonici
e per il Paesaggio
per le province di
Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
Foto dei mosaici:
zona centrale della cupola
Tavole storiche di Corrado Ricci
Le parti ritenute originali
sono campite in grigio,
gli interventi di F.Kibel in rosso,
quelli di A. Azzaroni e
G.Zampiga in viola
Delegato Diocesano
per i Beni Culturali:
Mons. Guido Marchetti
Progettista e Direttore Lavori:
Arch. Emilio Roberto Agostinelli
Studi e ricerche:
Arch. Nicola Santopuoli
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Battistero Neoniano, Ravenna: modello digitale
per la manutenzione programmata
Il Battistero Neoniano rappresentò uno dei temi di grande interesse di Corrado Ricci. Nel 1901 egli avviò un nuovo corso
dei restauri musivi, con campagne del 1902, 1905 e 1906
condotte dai mosaicisti Alessandro Azzaroni e Giuseppe
Zampiga.
Tutto ciò trovò compimento nella pubblicazione, tra il 1930 ed
il 1937, delle Tavole Storiche, che restituiscono, oltre ad un
completo atlante iconografico, l’individuazione delle parti ritenute originali, e dei successivi interventi.
Negli anni fra il 1982 ed il 1984 la Soprintendenza ravennate compì accertamenti statici generali, analisi chimico-fisiche su
tessere di varia gamma di colore, indagini microclimatologiche, rilievi della situazione di degrado.
Dal 1995, si portò avanti un intervento articolato e finalizzato
al restauro e progetto di conservazione. Si ripeterono analisi e
campagne, studi sulla definizione oggettiva e comparabile nel
tempo del colore realizzandone documentazione digitale,
indagini riflettografiche (innovative per i mosaici) con le quali
si individuavano: a) variazioni della composizione materica
delle tessere, b) singoli elementi o superfici appartenenti a stesure diverse.
Si procedeva ad una sistematica digitalizzazione, primo
nucleo di banca dati informatizzata (prodotto CD) corredata
tanto delle ‘Tavole Storiche’ che di varie immagini, scritti e
notazioni bibliografiche, tavole tematiche, filmati e simulazioni
virtuali.
Il restauratore potrà così avvalersi già in cantiere di un mezzo
di consultazione/archiviazione estremamente efficiente.
L’idea del modello digitale ripercorre così Corrado Ricci, il
restauro preventivo di Cesare Brandi, la manutenzione programmata di Giovanni Urbani, gli studi di Marcello Paribeni e
la Carta del Rischio dei Beni Culturali.
L’intervento di restauro musivo presso il Neoniano, al momento avviato dalla Soprintendenza ravennate, si avvarrà ed
implementerà un tale strumento.
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Tresigallo (1935), un esempio di città
di rinnovata fondazione in territorio ferrarese
Il centro urbano di Tresigallo, situato in provincia di Ferrara,
venne completamente riedificato negli anni Trenta del
Novecento per la volontà politica dell’allora ministro Edmondo
Rossoni, nativo del luogo, coadiuvato nell’ambito tecnico dall’apporto progettuale del locale ingegner Carlo Frighi.
Tresigallo presenta caratteristiche riscontrabili anche nelle altre
contemporanee città italiane di fondazione, sia nell’impianto
urbanistico sia nella connotazione formale degli edifici, realizzati in accordo con i dettami stilistici e rappresentativi della cultura architettonica di quel periodo storico, anche nell’uso sperimentale dei nuovi materiali edilizi introdotti dal Movimento
Moderno, con le particolari variazioni determinate dalle scelte autarchiche e celebrative di regime.
A partire dal 1935 e nel fare di pochi anni, il paese esistente, caratterizzato da una prevalente economia agricola, fu
arricchito di edifici specialistici e residenziali, ma anche di un
articolato sistema di fabbricati industriali e di nuovi collegamenti stradali, con l’intenzione di realizzare un polo di trasformazione dei prodotti del territorio circostante, interessato dai
programmi di bonifica dalle acque.
Gli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale determinarono il fallimento degli obiettivi economici pianificati dal ministro
Rossoni. Nel dopoguerra, sugli elementi connotativi del progetto originario si innescarono fenomeni di “interferenza”: modifiche incongrue ed inserimento di elementi estranei hanno provocato una progressiva alterazione degli originali aspetti architettonici ed urbanistici di Tresigallo, la cui immagine storica è
però, fortunatamente, ad oggi ancora per la maggior parte
leggibile e conservata.
Da circa un paio di decenni si registra un dibattito culturale sul
rinnovato interesse per Tresigallo, che non sempre ha prodotto, finora e purtroppo, efficaci esiti per la conservazione delle
valenze storiche, architettoniche ed urbanistiche del luogo.
La Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio
di Ravenna è attualmente coinvolta in un programma di lavoro finalizzato a: individuare ed avviare idonei provvedimenti
di tutela delle caratteristiche architettoniche ed urbane di
Tresigallo; fornire indicazioni di metodo nei cantieri di restauro appena iniziati; contribuire all’incremento dello stato delle
conoscenze storiche e tecniche pertinenti ai temi locali in sintonia e collaborazione con gli Enti Locali coinvolti, con la
Soprintendenza per
i Beni Architettonici
e per il Paesaggio
per le province di
Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
Centro Operativo
di Ferrara
Referente:
Arch. Andrea Alberti
Via Praisolo, 1
44100 - Ferrara
Tel. 0532.240341
Fax 0532.212267
[email protected]
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Direzione per i beni e le attività culturali dell’Emilia Romagna
e con gli Istituti universitari interessati, in particolare con la
Facoltà di Architettura di Ferrara.
Analoghe valutazioni sono state condotte anche sulle presenze
ancora esistenti di quel sistema produttivo pensato dal Rossoni
in simbiosi con l’ipotesi di sviluppo del paese e realizzato in
contiguità con l’abitato.
Il censimento, la schedatura e la catalogazione dei beni architettonici esistenti, costituisce un’occasione concreta per porre
la programmazione degli interventi sulla città su basi alternative, non tanto o non esclusivamente orientati a incentivare il
recupero del singolo immobile, quanto alla valorizzazione e
alla conservazione di aree storicamente e culturalmente interessanti, rielaborando una nuova cultura dello sviluppo che assuma “la tutela” come prerogativa di una reale e duratura rivitalizzazione.
Il progetto di ricerca, catalogazione e schedatura del patrimonio architettonico urbano di Tresigallo, trasmesso dalla
Soprintendenza al Comune di Tresigallo e condotto con criteri
ICCD, è stato selezionato e finanziato secondo quanto previsto dalla Legge della Regione Emilia-Romagna 15 luglio
2002, n. 16 “Norme per il recupero degli edifici storico-artistici e la promozione della qualità architettonica e paesaggistica del territorio”; la conclusione del lavoro e la consegna
dei risultati è prevista per la primavera 2006.
Dopo decenni di totale abbandono si avviano alla imminente
conclusione i cantieri di restauro per il recupero di edifici particolarmente significativi, come la Casa del Balilla ex GIL e l’edificio destinato nel piano rossoniano a caserma dei carabinieri; per le opere di restauro e riuso sono state reperite le risorse finanziarie mediante l’attivazione di accordi di programma
che prevedono la partecipazione di privati. Pur con la cessione a privati di una limitata porzione di proprietà degli immobili, sono state individuate nuove destinazioni d’uso con finalità pubbliche.
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
I mosaici della Basilica di S. Apollinare Nuovo:
intervento di restauro conservativo
La decorazione musiva parietale di S. Apollinare Nuovo costituisce un testo fondamentale per indagare i molteplici cambiamenti avvenuti in un arco temporale relativamente breve.
La riconciliazione al culto ortodosso (556-569) della chiesa
che il re goto Teoderico (493-526) aveva eretto come cappella palatina comportò di necessità l’epurazione di tutti gli
elementi troppo vistosamente legati alla “eretica” fede ariana e l’inserimento delle due ben note teorie di Martiri e
Vergini.
L’intervento conservativo, eseguito dalla Scuola nell’ambito dell’attività didattica nei primi dieci metri della parete sinistra, è
stato calibrato su una serie di azioni che si sono identificate
nei precetti del minimo intervento eseguito in base a criteri di
opportuna selezione delle operazioni. La costruzione di una
metodologia operativa legata alla complessità delle vicende
storiche e delle trasformazioni materiche (alterazioni, degrado,
ecc.), ha permesso di strutturare una griglia di base articolata,
rigorosa e nel tempo implementabile di nuovi dati e informazioni.
In cantiere, inoltre, a diretto contatto con le opere, sono stati
realizzati, i cartoni pittorici di alcuni riquadri del Ciclo
Cristologico. L’esperienza didattica, nata dall’incontro di competenze diverse e dal recupero della tradizionale consuetudine ravennate di eseguire copie pittoriche in scala reale dei
mosaici, si è concretizzata in un procedimento sistematico. Il
metodo di studio e di analisi del colore dei manufatti musivi
parte dal rilievo tessera per tessera e dalla lettura critica del
tessuto musivo e attraverso una gradualità di operazioni analitiche giunge alla trasposizione pittorica nella quale il mosaico
viene tradotto in organizzate stesure uniformi di colore risultanti in stretta relazione con la costruzione formale della rappresentazione.
Tale analisi cromatico-formale ha permesso di approfondire
aspetti tecnico-esecutivi fino a mettere in evidenza modalità
peculiari di realizzazione dei mosaici analizzati.
L’indagine della struttura formale dei valori cromatici così impostata, può costituire supporto di studio preliminare per il trattamento cromatico delle lacune. Si segnala inoltre il valore storico-documentale dell’elaborato pittorico che si può verosimilmente ritenere molto vicino all’idea che il “pittore immaginario”
del passato forniva al mosaicista.
Soprintendenza per
i Beni Architettonici
e per il Paesaggio
per le province di
Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
Individuazione delle alterazioni
dei degradi presenti nei mosaici
teodoriciani
Coordinatrice didattica
e Direttore dei Lavori
Dott.ssa. Cetty Muscolino
Direttore tecnico di Cantiere
Rest. Claudia Tedeschi
Rest. Ermanno Carbonara
Docenti
Arch. Marzia Iacobellis
Rest. Alessandra Pocaterra
Intervento
I mosaici di S. Apollinare Nuovo:
intervento di restauro conservativo
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Esecuzione cartone pittorico
del riquadro della
parete settentrionale.
Dal Ciclo Cristologico:
“Il Giudizio”
Basilica
di S. Apollinare Nuovo
Parete settentrionale.
Dal Ciclo Cristologico:
“L’indemoniato di Gerasa”
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L’intervento di restauro conservativo si è articolato nelle seguenti fasi:
1. Documentazione e studio della superficie musiva;
2. Collegamento tra le diverse discipline scolastiche (petrografia/mineralogia-chimica- teoria del colore; ecc.).
3. Interpretazione dei dati raccolti per realizzare una lettura
globale dell’opera comprensiva sia delle informazioni storico-critiche che delle osservazione tecniche maturate direttamente in cantiere
4. Operazioni di restauro secondo la seguente articolazione:
preconsolidamento cautelativo della superficie; pulitura;
rimozione/trattamento degli elementi estranei e dannosi
per la conservazione dell’opera; consolidamento di superficie e di profondità; stuccatura e microstuccatura; integrazione delle lacune del tassellato musivo.
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Gli affreschi trecenteschi
di Santa Chiara in Ravenna
Il grande ciclo di Pietro da Rimini restaurato
ed esposto al Museo Nazionale di Ravenna
L’esposizione presso il Museo Nazionale di Ravenna di tutte le
parti del ciclo pittorico di Pietro da Rimini, che le Clarisse vollero affrescato sulle pareti e vele del presbiterio della loro chiesa
dedicata a Santa Chiara, conclude alla fine dell’anno 2005 la
lunga vicenda del recupero degli affreschi staccati a partire dall’inizio degli anni cinquanta del secolo scorso dalla stessa chiesa, già soppressa fin dal XIX secolo e divenuta poi teatro.
Questo raro tesoro di affreschi, databili entro il secondo decennio del XIV secolo, permette di recuperare una fase importante
della nostra civiltà figurativa, che insieme ai perduti affreschi di
S.Maria in Porto Fuori (cronologicamente posteriori), a quelli
della Pieve di San Pietro in Silvis a Bagnacavallo ed ai lacerti di
San Francesco a Ravenna, testimonia del passaggio nei territori
ravennati di Pietro da Rimini, attivo anche nel Refettorio di
Pomposa e negli anni successivi a Padova e a Tolentino.
La ricomposizione nel Refettorio del Museo Nazionale del
ciclo di affreschi, restaurati in tempi successivi da Ottorino
Nonfarmale e dai suoi collaboratori e poi esposti in una pseudo abside con struttura metallica, a cura della Soprintendenza
per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna, permette di rileggere il contesto iconografico, dedicato alla storia
della Salvezza fra Annunciazione e Crocefissione, mentre sulla
volta a vela, ricomposta in “esploso”, Evangelisti e Dottori
della Chiesa siedono intenti allo studio ed alla scrittura.
Le vicende degli affreschi di Santa Chiara, fra distacchi operati,
parziali e mutile esposizioni delle vele, criteri diversificati d’intervento nel tempo, diventano inoltre paradigmatiche della storia
dei restauri degli affreschi fra ottocento e novecento. L’approdo
alla soluzione finale di ricomposizione di tutti gli affreschi ed il
loro restauro è stato possibile grazie soprattutto a finanziamenti
ministeriali ed a contributi di Fondazioni bancarie ed alla collegiale decisione di esporre il ciclo pittorico al Museo Nazionale,
presa dalla Amministrazione Comunale di Ravenna, proprietaria
degli affreschi, dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico
Artistico ed Etnoantropologico di Bologna che ha diretto nel
tempo i restauri pittorici, e dalla Soprintendenza per i Beni
Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna, che ha progettato
la soluzione espositiva, inaugurata il 29 dicembre 2005, nel
Refettorio del proprio Museo Nazionale.
Soprintendenza per
i Beni Architettonici
e per il Paesaggio
per le province di
Ravenna, Ferrara,
Forlì-Cesena, Rimini
Refettorio del Museo Nazionale
Ricomposizione in una
pseudo-abside degli affreschi
trecenteschi di Pietro da Rimini
provenienti dalla Chiesa di
S.Chiara in Ravenna
Ente proprietario
Comune di Ravenna
Finanziamenti
Ministero per i Beni
e le Attività Culturali
Sponsor
Fondazione del Monte
di Bologna e Ravenna
(restauro vele)
Fondazione Cassa di Risparmio
di Ravenna
(pubblicazione)
Direzione lavori di restauro affreschi
Soprintendenti
Prof. Andrea Emiliani
Prof. Jadranka Bentini
Restauratore
Prof. Ottorino Nonfarmale
Progetto e direzione lavori
per l’esposizione
Arch. Emilio R. Agostinelli - SBAP.Ra
(I fase)
Ing.Giuliano Mezzadri
(II fase progettazione)
Arch. Michele Berti
Comune di Ravenna
(II fase direzione lavori)
Direzione lavori intervento
affreschi in sito
Dott.ssa Cetty Muscolino - SBAP.Ra
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Soprintendenza
per il Patrimonio
Storico, Artistico e
Etnoantropologico
per le provincie
di Bologna, Ferrara,
Forlì-Cesena,
Ravenna, Rimini
Compiti
La Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed
Etnoantropologico di Bologna nel territorio di competenza,
che comprende le Province di Bologna, Ferrara, Ravenna,
Forlì-Cesena e Rimini, si occupa: della tutela, della catalogazione e dell’individuazione di beni mobili, della regolamentazione delle esportazioni di opere d’arte e delle collezioni, del
restauro e della valorizzazione dei beni mobili, nonché di
diversificate attività culturali e di scambio, di organizzazione
di mostre ed eventi in collaborazione con altri Istituti e musei in
ambito nazionale ed internazionale.
Afferiscono alla Soprintendenza quattro sedi museali e le relative attività didattiche ad esse connesse:
Pinacoteca Nazionale di Bologna
Pinacoteca Nazionale di Ferrara
Museo di Palazzo Pepoli Campogrande in Bologna
Museo dell’Arte Neoclassica in Romagna
Organizzazione
Soprintendente:
Franco Faranda
(reggente)
Via Belle Arti 56
40126 Bologna
Tel. 0514209411
Fax 051251368
e-mail [email protected]
Archivio Fotografico
Palazzo Pepoli Campogrande
Via Castiglione, 7
40100 Bologna
Tel. 051.222693
Fax 051.279926
e-mail [email protected]
Pinacoteca Nazionale
di Bologna
Via delle Belle Arti, 56
Pinacoteca Nazionale
di Ferrara
Palazzo dei Diamanti
Corso Ercole I d’Este, 21
Museo di Palazzo Pepoli
Campogrande in Bologna
Via Castiglione, 7
Museo dell’Arte Neoclassica
in Romagna
Faenza, Palazzo Milzetti
Via Tonducci, 15
70
Per lo svolgimento dei suoi compiti, la Soprintendenza per il
Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Bologna,
è strutturata nei seguenti Uffici:
Segreteria del Soprintendente, Ufficio Amministrativo, protocollo e del personale, Direzione tecniche territoriali, Ufficio ragioneria, Ufficio contabilità e restauri, Ufficio tecnico, Ufficio
esportazione, mercato antiquario, furti, Ufficio vincoli, Ufficio
acquisti e donazioni, Ufficio catalogo, Ufficio mostre e attività
di promozione, Archivio e gabinetto fotografico, Archivio storico-iconografico della Pinacoteca di Bologna (A.R.P.I),
Laboratorio scientifico, Laboratorio di restauro, Gabinetto dei
disegni e stampe, Ufficio sistemi informatici.
Obiettivi
I compiti istituzionali della Soprintendenza sono normati dal
“Nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” entrato in
vigore nel 2004. Tra gli obiettivi segnaliamo le attività di: tutela, catalogazione, restauro, valorizzazione, gestione delle
sede museali, attività didattiche e di promozione, mostre con
eventi nazionali e internazionali.
Si è cercato di ottimizzare l’azione di tutela affiancandola alla
valorizzazione e alla ricerca storica anche con la costante
presenza sul territorio che ha visto la Soprintendenza protagonista dei principali eventi svoltisi in Bologna e in Romagna.
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Segnaliamo la partecipazione operativa e logistica alla
mostra “Giotto e le Arti a Bologna” e alla mostra “Marco
Palmezzano” inaugurata a Forlì.
Il territorio è stato oggetto di speciale attenzione curando gli
interventi di restauro su opere d’arte mobili finanziati da vari
sponsor appartenenti a diverse categorie imprenditoriali
(Fondazioni, industrie, Club associativi, parrocchie) che hanno
portato alla realizzazione di 95 interventi nell’anno 2005 per
un costo totale di 566.913,94 dando corso ad altrettanti procedimenti e organizzando l’Ufficio per poter fornire la documentazione necessaria per le eventuali richieste di sgravi fiscali.
Questo servizio è stato ordinato nel corso del corrente anno e
tutti i dati sono inseriti in un d-base costantemente aggiornato.
Nel corso dell’anno è stato presentato il primo volume del
Catalogo Generale della Pinacoteca Nazionale di Bologna
ed è in corso di realizzazione il secondo volume.
Da segnalare inoltre la costante attività didattica svolta nella
Pinacoteca Nazionale di Bologna, diretta alle scolaresche,
con 300 incontri annuali e l’attività didattico-conoscitiva condotta a Palazzo Milzetti a Faenza, che ha visto un notevole
incremento dei visitatori passati da 2.294 del 2004 a 4.137
del 2005 con un aumento dell’80%.
Oltre al lavoro istituzionale e promozionale di cui si è sopra
accennato, la Soprintendenza di Bologna ha avviato anche
alcuni progetti di scambio culturale con altri Paesi. Il rapporto,
iniziato da un decennio, con le realtà culturali della Serbia, e
in particolare con il Museo Nazionale di Belgrado, ha consentito tra l’altro, tra 1999 e 2000, la realizzazione della mostra
‘Tra le due sponde dell’Adriatico. La pittura del XIII secolo in
Serbia e i suoi rapporti con l’Italia’ (Bologna - Ferrara, Bari e
Venezia), e ha portato più di recente, nel 2004, alla pubblicazione del catalogo delle 200 opere d’arte italiana di quel
Museo e all’esposizione, tra novembre 2004 e febbraio
2006, di una scelta di 50 di quei dipinti alla mostra itinerante ‘Tesori d’arte italiana dal Museo Nazionale di Belgrado’
(Bologna, Bari, Tampere in Finlandia e Belgrado).
Si è appena conclusa un’esposizione a Copenaghen dedicata ad un’opera di B. Thorvaldsen con la quale è stato presentato un nuovo modulo espositivo “Artisti d’Europa” che speriamo di poter riproporre in altre capitali europee. A metà marzo
si inaugura in America latina un’esposizione itinerante dedicata ai “Dipinti votivi. Due secoli di immagini tra vecchio e nuovo
mondo”. Toccherà l’Argentina. L’Uruguay e il Cile concludendosi a Imola (Provincia di Bologna) in ottobre.
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Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Soprintendenza
per il Patrimonio
Storico, Artistico e
Etnoantropologico
per le provincie
di Bologna, Ferrara,
Forlì-Cesena,
Ravenna, Rimini
Specchio delle Muse: fine serie.
Il restauro dei materiali fotografici
al tramonto dell’era della fotografia chimica
Corinna Giudici
Il restauro conservativo dei materiali fotografici nel terzo millennio rischia di essere una pratica effettuata su materiali
in via di estinzione. Con la larga diffusione della fotografia digitale il patrimonio fotografico analogico (o chimico)
diventerà presto una testimonianza di tempi e di tecniche
ormai sempre più in disuso. Possiamo ragionevolmente supporre infatti che solo pochi figli della prossima generazione
apriranno il magazzino di una reflex per introdurvi un rullino.
Se da una parte l’avvento del digitale ha scosso dalle fondamenta il mondo dei supporti chimici, d’altronde proprio
dal mondo digitale la fotografia storica potrà essere rilanciata e resa accessibile a un vasto pubblico.
L’attività di tutela e conservazione della Soprintendenza PSAE
di Bologna ha interessato i propri fondi (l’archivio di circa un
milione di fototipi) ed il territorio: vanno almeno ricordate le
fotografie storiche del Liceo Galvani (la Grande Guerra e l’insegnamento artistico), l’Istituto Statale d’Arte e L’Accademia di
Belle Arti, gli Istituti Ortopedici Rizzoli, il Comitato per Bologna
Storica e Artistica, gli Album “Cina” del Museo missionario di
S. Maria delle Grazie a Rimini.
Stampe fotografiche all’albume
La Vergine
adora il Bambino
Correggio
Parma, Galleria Nazionale.
Stampa bn fine XIX sec.,
autochrome del 1907,
dettagli dell’emulsione
dell’autochrome al microscopio
elettronico
72
Le campagne di restauro conservativo messe in atto dalla
Soprintendenza hanno sempre teso ad un sistematico intervento di prevenzione atto a frenare il naturale decadimento dei
materiali mediante pratiche minimali ma fondamentali. Agli
interventi di pulitura e sostituzione di vecchie buste e scatole
(realizzate in materiali scadenti) con contenitori e involucri idonei e alla climatizzazione dei locali ospitanti i fototipi
più delicati si è, negli anni, affiancato un ponderato intervento di restauro manutentivo su fondi ed oggetti fotografici in particolare stato di necessità.
Le priorità sono state individuate essenzialmente nella messa in
stato conservativo dei fototipi negativi di grande formato con
fratture del supporto in vetro, nella rimozione, da negativi e
diapositive, dei nastri adesivi alterati usati come maschera-
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
ture e, per quanto riguarda i positivi, la distensione e rinforzo di stampe all’albume prive di supporto secondario, il ripristino di album fotografici.
Un altro, fondamentale intervento di conservazione passiva
che attualmente viene programmato consiste nella riproduzione digitale, eseguita da personale specializzato, di materiali
fragili o sottoposti a frequente utilizzo. La digitalizzazione ad
alta risoluzione di questi materiali, risparmiando agli stessi
danni e manipolazioni che tanto frequentemente occorrono
durante la consultazione e la stampa dei materiali si configura
ormai comunemente (da SEPIA alle “Buone pratiche” del
Progetto Minerva, dai lavori della Biblioteca Digitale Italiana
alle indicazioni dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la
Documentazione) come intervento dalla forte connotazione
conservativa.
Restauro della
Torre dell’Orologio
L. e G. Lanzoni (1908)
Palazzo Comunale di Bologna
Lastra alla gelatina bromuro
d’argento con lacune, fratture,
ritocchi e mascherature,
cm 30x40
Il ripristino virtuale delle immagini fotografiche contribuisce
a restituire ai negativi infranti e alle stampe strappate una
(non “originaria”: efficace) interezza informativa e si affianca al “ minimun facere” del restauratore che interviene per
mettere in sicurezza i fototipi e garantisce all’originale il
minore stress consegnando al fruitore immagini virtuali (ma
che si possono tradurre anche in oggetto fisico) integre nei
contenuti e di migliorato impatto estetico.Immenso valore
ha, in particolare, la realizzazione di album fotografici virtuali che permettono di sorpassare i problemi espositivi e di
consultazione imposti dalla staticità di un oggetto che,
pur essendo nato per raccontare una storia, si ritrovava
immobilizzato in una bacheca.
L’Archivio Fotografico ha trovato costante conforto – per la
piena conoscenza dei complessi materiali costitutivi e dei fattori di degrado – nel Laboratorio Scientifico della
Soprintendenza (indagini condotte attraverso microscopio a
scansione elettronica, analisi istochimiche, spettrometrie a
Raggi X, fluorescenza UV).
Tutti gli interventi si affiancano – con difficoltà, va detto, crescente e a tratti insormontabile – all’attività di catalogazione
dei fondi – storici e non – ed infine poggiano su una consapevolezza fondante, problematica ma insostituibile, espressa in
termini non migliorabili da P. Cavanna*:
*“La permanenza totale dell’immagine [..] deve diventare oggi l’obiettivo del nostro “programma di
esistenza [o resistenza] dell’opera,
traducendosi soprattutto in consapevolezza del suo significato di
bene culturale, obiettivo per il
quale non è sufficiente considerare
i soli problemi che derivano dalla
sua materialità. È indispensabile
che a questa valutazione si accompagni una ricostruzione esplicitamente storiografica delle sue condizioni di produzione e fruizione, un
più ampio processo attivo e conoscitivo di lettura storico critica che
consenta di instaurare e rinnovare
le modalità della sua ricezione, la
sua natura concettuale e culturale,
nella consapevolezza che non solo
la materia si modifica e degrada
nel tempo ma anche il contesto di
fruizione e comprensione, in mutazione continua.”
73
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Soprintendenza
per il Patrimonio
Storico, Artistico e
Etnoantropologico
per le provincie
di Bologna, Ferrara,
Forlì-Cesena,
Ravenna, Rimini
Direzione lavori
Dott.Armanda Pellicciari
Direttore Storico dell’Arte
Soprintendenza PSAE
Intervento di restauro
laboratorio di Restauro
Ottorino Nonfarmale s.r.l
San Lazzaro di Savena Bologna
74
Il restauro della “Natività “ di Nunzio Rossi
nella Cappella del Chiostro delle Madonne
nella Certosa di Bologna
Armanda Pellicciari
La Chiesa di San Girolamo alla Certosa è uno dei più straordinari luoghi d’arte della città.In evidenza innanzitutto è l’insieme delle grandi tele lungo le pareti.La commissione di questi
dipinti si deve a Padre Daniele Granchio,priore del Convento
Certosino dal 1644 al 1660, che chiamò alcuni tra i maggiori pittori bolognesi dell’epoca a realizzare un ciclo dedicato
alla vita di Cristo: Giovan Francesco Gessi, Giovanni Maria
Galli Bibiena, Giovan Andrea Sirani e la figlia Elisabetta,
Lorenzo Pasinelli, Domenico Maria Canuti. Unico forestiero
invitato a partecipare fu il napoletano Nunzio Rossi con la sua
Natività. Si tratta dell’unica opera del ciclo che da oltre un
secolo non si trova più nella collocazione originaria, poiché
venne spostata in una cappella attigua al Chiostro delle
Madonne per mettere al suo posto, sulla controfacciata, un
organo per la chiesa.
Il trasferimento del dipinto in questo ambiente umido e sfavorevole dal punto di vista climatico diede inizio al progressivo
degrado dell’opera. Prima del restauro, lo stato di ossidazione era divenuto tale da rendere illeggibile la composizione,
non consentendo una valutazione sulla percentuale di superficie pittorica originale conservata. Oltre all’ossidazione delle
vernici superficiali, il dipinto presentava estese cadute del colore, in numerose zone sfregi e piegature dovute agli spostamenti effettuati senza le dovute cautele, qualche vecchio restauro
alterato e uno strato di vernice oleosa molto spessa su cui si
era formata una forte ossidatura biancastra.
Prima di procedere alle operazioni preliminari di fissaggio
,necessarie per poterlo calare in sicurezza dalla parete e separarlo dalla cornice, il dipinto è stata sottoposto in loco ad una
ricognizione fotografica a luce radente, a fluorescenza ultravioletta e ad infrarossi. Si è così dato inizio ad un prima, leggerissima operazione di fissaggio a spruzzo con una resina naturale a solvente. Dopo tre di questi fissaggi si è applicata una resina polivinilica mediante carta giapponese.L’ispezione del retro
del dipinto, eseguita dopo il trasporto in laboratorio, ha evidenziato lo spesso strato di nitrati che intaccava pesantemente la
tela. Dopo la necessaria disinfestazione si è proceduto con la
pulitura e l’aspirazione dei materiali incoerenti, seguita dall’applicazione del fissativo. Completate le opportune protezioni del
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
supporto e del colore si è proceduto alla stiratura a bassa temperatura sia sul fronte che sul retro. Tale operazione ha consentito la perfetta adesione del colore alla tela.Successivamente si
è eseguita la seconda usuale foderatura a pasta e, dopo un’adeguata protezione, ad un’ultima stiratura che sul fronte. Il forte
spessore della superficie pittorica ha reso però necessari ulteriori consolidamenti in più punti e solo in un secondo tempo si è
potuto procedere con la pulitura vera e propria. L’intervento
seguente è stato quello della stuccatura nelle zone ove il colore era caduto. L’operazione si presentava assai complessa sia
per la vastità delle mancanze che per la tecnica pittorica usata
dal Rossi che aveva privilegiato una materia assai ruvida e
spessa, alla quale era necessario andare in analogia .Nella
scelta della tipologia dello stucco da stendere,operata dopo
numerose prove,si è quindi dovuto tenere conto sia della materia originale ,sia delle esigenze di elasticità necessarie per rullare il dipinto ad intervento completato. La tela è stato poi trasferita su un nuovo telaio, tensionato a spinta mediante biette
,per poter eseguire il restauro pittorico, realizzato con colori
coprenti a tempera, velature a vernice e finiture. Onde evitare
disturbi eccessivi alla corretta lettura dell’immagine la scelta
metodologica è stata quella di effettuare l’intervento pittorico, in
alcune aree ,con la scomposizione cromatica.
L’intervento di restauro sopra descritto ha fatto letteralmente
“resuscitare” questo dipinto devastato dalle esalazioni dei
nitrati che avevano provocato un grave fenomeno di ossidazione della vernice di restauro, rendendo illeggibile non solo la
qualità pittorica dell’opera, ma anche lo stesso soggetto; fortunatamente, una volta rimosso questo strato di sporco e ossidazione ci si è trovati di fronte a una materia che nonostante
fosse lacunosa in alcuni punti, manteneva intatto tutto il suo sorprendente empito di condotta pittorica e vigore cromatico.
La Natività di Nunzio Rossi per la chiesa di S.Gerolamo della
Certosa costituisce infatti la prima grande prova pittorica del
pittore napoletano che ,all’età di soli 18 anni, nel 1644 ,firma
quest’opera nella città dove era giunto appena giovinetto, tre
anni prima per perfezionare il suo stile presso la bottega di
Reni ,al quale era stato indirizzato dal suo maestro Massimo
Stanzione, grande estimatore del artista bolognese.
La notizia del precoce esordio del Rossi a S.Gerolamo compare per la prima volta, infatti, nella Bologna Perlustrata del Masini
pubblicata a Bologna nel 1650 e sottolinea l’eccezionalità
della giovane età del pittore esordiente. Questa notizia è ripresa puntualmente dal Malvasia (1686) e poi successivamente dal
Natività
Nunzio Rossi
Cappella del Chiostro
delle Madonne
nella Chiesa di S. Girolamo
alla Certosa, Bologna
Prove di pulitura
75
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
C.Celano (1692) che fissa un’ulteriore tappa del cammino del
pittore negli affreschi eseguiti nell’abside della chiesa di S.Pietro
a Maiella a Napoli, oggi parzialmente recuperati sotto lo scialbo settecentesco. Lo straordinario restauro dell’opera bolognese
ci ha consentito di recuperare alla rivalutazione critica un tassello mancante di fondamentale importanza nel processo di transizione dal severo naturalismo di base caravaggesca di Ribera
fino alla piena affermazione del barocco a Napoli ad opera
prima di Mattia Preti poi di Luca Giordano.
Certo è che questo dipinto esprime un gusto barocco ancora
“agli albori” dell’arte napoletana, tonante e materico nel
vibrante vigore cromatico o nel libero pittoricismo ancora
imbrigliato all’interno di un risentito e robusto telaio chiaroscurale che presenta tangenze stilistiche coi pittori napoletani del
“fiero impasto”di ascendenza naturalistica. Ma un’empito già
barocco caratterizza l’amplificazione tibaldesca delle figure,
la concitazione degli angeli all’interno di una spazialità infinita e continua, l’illusionismo prospettico dell’affollata composizione che restituisce grande risalto pittorico alle figure in primo
piano, investite direttamente dal battito dalla luce, lasciando
allo stato d’abbozzo quelle scalate in profondità.
Quello che sorprende comunque è la giovanile energia creativa
che con la violenza di un torrente in piena s’ incanala nella sicurezza e velocità della condotta pittorica e nella vigorosa foga
narrativa frutto di un’originale processo di rielaborazione di un
sostrato culturale ricco di fermenti pittorici quale è quello che
caratterizza la cultura figurativa presente a Napoli tra il 1630 e
il 1650. Rimane comunque aperto il problema del rapporto del
Rossi con l’arte emiliana che il pittore poteva conoscere già a
Napoli attraverso le opere lasciate da Reni, Domenichino,
Lanfranco nei due massimi cantieri della prima metà del ‘600 a
Napoli: la Cappella del Tesoro di S.Gennaro nel Duomo e la
Certosa di S.Martino. Presumibilmente è proprio ad un’idea di
Reni nell’’Adorazione dei Pastori per la Certosa di Napoli che si
deve far risalire l’ideazione ,piuttosto insolita nella cultura napoletana del tempo ,della presentazione del Bambino Gesù nudo
sovrastato dalla figura della Madonna, che assume il significato
simbolico di fulcro di irradiazione di luce spirituale.
76
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Intervento di restauro sugli altari in cotto
e stucco nella Chiesa di San Domenico in Budrio
(Bologna)
Gianfranca Rainone
Notizie storiche:
Dalla consultazione di fonti archivistiche e storiche, non si sono
riscontrate notizie certe sulla committenza né sull’artista o artisti che hanno realizzato gli altari. Da confronti con altri altari
presenti sul territorio con caratteri stilistici e formali simili è ipotizzabile una realizzazione attorno alla fine del XVIII sec.
Gli altari, caratteristiche:
La composizione stilistica degli altari è molto peculiare in quanto deriva dall’assemblaggio di singoli elementi in cotto - formelle -di finissima fattura, dai diversi formati e motivi decorativi.
Esse vengono “ancorate” ad una solida struttura costruita in
mattoni, che ne costituisce lo “scheletro” portante.
Il supporto murario ha una fondamenta costituita da una piattaforma di mattoni pieni posta ad una profondità di circa50
cm dalla quota del pavimento, dalla quale si eleva una struttura ad arco ribassato, che accoglie i bassorilievi in cotto.
Chiude l’altare una mensa di tavelle in laterizio, bordata da
una cornice in stucco lavorata ad ovoli. La superficie della
mensa ha una sottile finitura in malta di calce e coccio pesto.
Dalle prime osservazioni e analisi condotte sugli altari è risultato evidente che il loro degrado era da attribuirsi alla risalita
capillare dell’umidità e, alla cristallizzazione di sali solubili,
fenomeno fortemente accentuato nelle aree basamentali vicino
alla quota del pavimento. Il degrado maggiore è riscontrabile
sugli elementi in stucco, molti dei quali sono andati persi ( cornici modanate e loro finiture). Gli elementi in cotto - bassorilievi - risultavano meglio conservati pur presentando ampie aree
con efflorescenza di sali e fenomeni di esfogliazione degli strati superficiali, nonché fessure diffuse.
Gli interventi:
Creazione di vespaio ventilato: Per arginare e ridurre l’umidità di risalita è stato realizzato un vespaio areato di 50 cm
di profondità nell’area delle cappelle (che ha dato ottimi risultati). Il vespaio sfrutta la differenza di quota esistente tra le cappelle e la strada (le cappelle sono più in alto di circa 60 cm)
e, attraverso la realizzazione di fori passanti sulla muratura
Soprintendenza
per il Patrimonio
Storico, Artistico e
Etnoantropologico
per le provincie
di Bologna, Ferrara,
Forlì-Cesena,
Ravenna, Rimini
Chiesa di S. Domenico in Budrio
Bologna
Altare disegno
Anna Rosa Marani
Chiesa di S. Domenico
in Budrio
Facciata
Progetto e D.L. Architetto Direttore
Gianfranca Rainone
A.F. 2002-2003
finanziamento complessivo
50.000,00
Affidamento
gara informale
Ditta
Roberta Baruffaldi
Via Pirani, 27/1
44041 Casumaro di Cento (FE)
77
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
esterna, a causa della differenza di pressione tra l’interno é l’esterno dell’edificio, l’aria entra e circola nello scavo.
In sintesi le operazioni eseguite sono:
Rimozione della pavimentazione in marmo di Bardiglio, risalente al 1930 ( è stato impossibile procedere al recupero e
ricollocazione della pavimentazione originaria, come previsto
nel progetto, in quanto gli elementi erano allettati su una caldana compatta di cemento di 3 cm di spessore);
Asportazione della terra intorno all’altare fino alla base delle
fondamenta;
Esecuzione sul muro esterno confinante con la strada, di 4 fori
per ogni cappella, inserimento di tappi grigliati; Costruzione di
muretti in laterizio ogni 60 cm, perpendicolari all’altare, dotati
di fori al loro interno per far circolare l’aria nella zona scavata;
Creazione di soletta di copertura con tavelloni in laterizio;
Posa in opera di pavimentazione in marmo di Bardiglio, molto
simile all’originaria, con fuga invisibile.
Chiesa di S. Domenico in Budrio
Degrado
Chiesa di S. Domenico
in Budrio
Altare prima del restauro
Chiesa di S. Domenico
in Budrio
Altare, particolare
78
Restauro degli altari: Gli altari presentavano diversi strati di
finitura e coloritura, frutto di numerosi interventi precedenti, di
cui l’ultimo, dove gli stucchi erano di colore giallo-ocra e le
formelle di cotto di colore rosso bruno. Le operazioni di consolidamento, pulitura e restauro degli altari sono state supportate da specifici esami stratigrafici con sezioni sottili (eseguiti dalla Fondazione Cesare Gnudi, Pieve di Cento - BO),
che vista la carente documentazione d’archivio e storica,
hanno permesso l’individuazione di elementi di conoscenza
sugli stucchi, sia per gli interventi precedenti che sui materiali impiegati.
Gli stucchi di gesso: presentano una miscela intima di gesso
microcristallino, acqua e sapone (sostanza che veniva aggiunta per rallentare il tempo di presa e conferirle una opportuna
lavorabilità), con finiture diverse. Le porzioni delle cornici
basamentali completamente disgregate sono state rimosse
meccanicamente e ricostruite con impasti simili.
I grossolani stucchi di colore giallo-ocra per riquadrare le formelle rettangolari in cotto, aggiunti nell’ultimo intervento di
restauro e che appesantivano l’immagine complessiva degli
altari, sono stati opportunamente rimossi. Sotto questo strato è
emersa una finitura di terra verde e nero carbone, riscontrata
anche nelle decorazioni sulle pareti di alcune cappelle, che è
stata mantenuta e riproposta nelle parti mancanti.
La pulitura è stata eseguita applicando soluzioni di carbonato
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
di ammonio su pasta di cellulosa, e, successivamente consolidati con silicato di etile.
Sulle formelle in cotto: sono state praticate solo operazioni di
restauro conservativo: pulitura, rimozione dei depositi salini e
di polveri con spazzole e spugne Winshab.
È stata eseguita una blanda pulitura chimica con AB 57 su
pasta di cellulosa nelle zone dove le tempere rosse applicate,
nell’ultimo intervento di restauro, avevano aderito maggiormente. Sono stati ricollocati gli elementi spaccati con malte speciali addittivate con polveri di cotto di colore simile ai bassorilievi. Nella stessa maniera si è ripristinato il risarcimento delle
parti lacunose.
Terminate le operazioni di rifacimento e recupero è stato dato
uno strato di velatura finale protettiva con silicato di etile e si è
proceduto ad un’ intervento di integrazione cromatica ad
acquarello sulle parti stuccate. Uno strato di finitura a cera ha
concluso l’intervento.
Chiesa di S. Domenico
in Budrio
Bologna
Fori di ventilazione sull’esterno
Chiesa di S. Domenico
in Budrio
Fori ventilati esterno
Chiesa di S. Domenico
in Budrio
Vespaio vetilato
Chiesa di S. Domenico in Budrio
Fase finale posa pavimentazione
Altare dopo il restauro
79
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
del Piemonte
Le Direzioni regionali sono organo di coordinamento periferico del Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici e curano i rapporti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con
le Regioni, gli enti locali, e le altre istituzioni operanti nel territorio di competenza.
Il Direttore regionale si occupa di tre ambiti fondamentali: la
tutela e la promozione del patrimonio storico-artistico, la gestione economico-finanziaria, il coordinamento organizzativo.
Compiti
Con la nuova organizzazione del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali (D.P.R. 8 giugno 2004, n. 173) la Direzione
Regionale ha il ruolo di articolare, a livello territoriale, le attività del Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici e cura
i rapporti con le regioni, gli enti locali e le altre istituzioni.La
Direzione regionale si occupa della programmazione degli
interventi sui beni culturali, eroga i contributi per le spese sostenute dai privati proprietari di beni culturali, autorizza le alienazioni dei beni di proprietà pubblica e riceve le denunce di
alienazione dei beni di proprietà privata, seguendo le procedure di prelazione.
Ha competenze in merito alla tutela paesaggistica, alla valorizzazione, catalogazione e inventariazione dei beni culturali
ed alla organizzazione di studi, ricerche ed iniziative culturali. Inoltre svolge le funzioni di stazione appaltante.
Cura, in particolare, la comunicazione e l’informazione, raccogliendo e armonizzando gli eventi promossi dalle
Soprintendenze, soprattutto in occasione delle scadenze istituzionali.
Per delega delle Direzioni Generali, dichiara l’interesse particolarmente importante dei beni culturali di proprietà privata (i
cosiddetti “vincoli”) e verifica l’interesse del patrimonio immobiliare pubblico.
Organizzazione
Direttore:
Mario Turetta
P.zza S. Giovanni, 2
10122 Torino
Tel. 011.5220411
Fax 011.5220433
[email protected]
80
Il Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggisti del
Piemonte guida una struttura complessa, che oltre a lavorare in
sintonia con le tre soprintendenze di settore, si occupa direttamente della gestione del patrimonio.
Nella prestigiosa sede di Palazzo Chiablese, in corso di
restauro, la Direzione Regionale si articola nei diversi uffici di
competenza: gestione degli affari generali e del personale;
tutela; gare ed appalti; convenzioni; comunicazione e rapporti istituzionali.
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
La Direzione Regionale ha, inoltre, un importante ruolo formativo, offrendo a studenti e neo-laureati stage e tirocini all’interno della propria struttura.
Obiettivi
Lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica, la tutela del
paesaggio e del patrimonio storico ed artistico della Nazione
costituiscono alcuni dei principi fondamentali della
Costituzione Italiana. Al fine di realizzare al meglio tali principi, ed in seguito alle modifiche al Titolo V del testo costituzionale, la Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte dedica particolare attenzione alle attività volte
alla valorizzazione del sistema di gestione. L’offerta per il pubblico viene continuamente ampliata con la presentazione regolare delle attività svolte e dei restauri conclusi.
Palazzo Chiablese
Facciata
Palazzo Chiablese
Sala delle Guardie del Corpo
Palazzo Chiablese
Scalone d’onore
81
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
del Piemonte
Gruppo di lavoro
Marco Calzia
Salvatore Esposito
della Direzione Regionale
per i beni culturali e paesaggistici
del Piemonte
Francesco Rinaudo
del Politecnico di Torino
82
Il restauro della cappella della Sindone in Torino
Mirella Macera
Il restauro e la riabilitazione strutturale della cappella della
Sindone, a causa dei gravissimi danni provocati dall’incendio
del 1997, sono problemi estremamente complessi.
È necessario l’apporto di specialisti di diverse discipline che si
confrontano, da un lato, con una realtà non sufficientemente
indagata prima dell’incendio e quindi poco nota nella complessità delle parti componenti; dall’altro, con situazioni di
degrado del paramento lapideo molto eterogenee che rendono estremamente difficoltosa una lettura sintetica dei fenomeni
in atto e quindi la individuazione dei parametri e delle costanti su cui basare la scelta delle metodologie e delle tecniche di
intervento.
È stato pertanto necessario individuare una “regia” intelligente
che sapesse fondere in un unico contesto i risultati ottenuti dalle
varie specialità per ricavare quelle informazioni di sintesi e di
dettaglio necessarie per definire le caratteristiche dell’intervento dalle linee generali fino alle procedure più minute.
La lettura sintetica dei dati è stata affidata ad un sistema informativo a base spaziale che archivia e gestisce i risultati degli
studi e delle indagini eseguite durante la fase del cantiere
della conoscenza.
La realizzazione del sistema informativo è stata attentamente
progettata con la redazione di un Capitolato speciale di
appalto redatto da Mirella Macera e Marco Calzia della
Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio del
Piemonte e la consulenza della società Gesp s.r.l.
Il Capitolato poneva come unica condizione restrittiva, rispettando pienamente quanto previsto dalla Direttiva del Ministero
dell’Innovazione tecnologica del 19 dicembre 2003, l’utilizzo
della tecnologia Open Source richiedendo la consegna dei
programmi sorgente in proprietà condivisa tra la Direzione
Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte,
Stazione Appaltante, e l’appaltatore.
Per il resto il Capitolato delineava con precisione e dettaglio
le caratteristiche prestazionali del sistema lasciando alle ditte
che avrebbero partecipato alla gara per l’affidamento del servizio la possibilità di proporre le soluzioni ritenute più idonee
per il raggiungimento del risultato richiesto.
La gara, che ha visto la partecipazione di 15 società, ha
dimostrato il grande interesse che la tecnologia Open Source
sta acquisendo nel nostro paese.
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
La valutazione delle offerte ha considerato quale peso preponderante la validità della proposta tecnica analizzata da una
Commissione di esperti nelle diverse discipline coinvolte: informatica, sistemi informativi a base spaziale, georefenziazione
e gestione spaziale dei dati.
L’appalto è stato aggiudicato alla Società Engineering Sanità
Enti locali che viene affiancata da un Comitato tecnico formato da esperti della Direzione Regionale per i Beni culturali e
paesaggistici del Piemonte e del Politecnico di Torino.
Tale Comitato ha il compito di affiancare la ESEL nelle fasi di
progettazione esecutiva del sistema e nelle fasi di collaudo
delle soluzioni realizzate al fine di verificare il rispetto di quanto previsto dal Capitolato.
Le varie applicazioni vengono sviluppate in modo incrementale iterativo mediante la realizzazione di prototipi che sono
analizzati e testati dal Comitato tecnico dal punto di vista prestazionale e funzionale suggerendo di volta in volta gli affinamenti e le modifiche necessarie che, valutate da ESEL da un
punto di vista tecnico, vengono implementate nella versione
successiva.
Il sistema ha già operativo il sito web pubblico studiato in
modo da consentire la conoscenza di quanto è stato fatto nella
cappella negli ultimi anni mediante immagini, filmati e testimonianze e documenti divulgativi che permettono di valutare i
parametri utilizzati per la definizione degli interventi sperimentali in corso sul monumento sepolcrale del Principe Tommaso e
il settore sud-est del paramento interno. Il collegamento in
tempo reale al sistema di video sorveglianza consente al pubblico la visita virtuale all’interno della cappella.
Il sito web destinato agli esperti costituisce la vera finestra di
osservazione del sistema informativo a base spaziale. La base
spaziale è rappresentata dal modello tridimensionale del paramento interno della cappella, che, a seguito di accurata indagine storico critica eseguita dal prof. Giuseppe Dardanello
della Università degli studi di Torino, è stata suddivisa in elementi logici strutturati in modo gerarchico.
Il puntatore per la ricerca diretta all’interno delle banche dati
nonché tessuto connettivo per la visualizzazione grafica dei
risultati delle intersezioni spaziali derivanti dalle interrogazioni
poste dallo specialista sono i 5000 conci di pietra che formano gli elementi costruttivi della cappella. Essi costituiscono il
ramo più interno della struttura gerarchica della descrizione
strutturale del sistema informativo che consente la messa a
disposizione:
83
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
-
Di un significativo catalogo grafico e fotografico che testimonia lo stato attuale dei singoli conci e quindi conserva la
testimonianza degli interventi di consolidamento e restauro
via via eseguiti;
- dei risultati delle analisi geofisiche;
- dei dati della schedatura eseguita per analizzare le condizioni di degrado di ognuno dei 5000 conci;
- del casellario dei frammenti recuperati,
- dei dati dei sistemi di monitoraggio in continuo attuati per
il controllo della sicurezza strutturale,
- delle valutazioni e dei parametri di degrado raccolti con le
indagini chimico fisiche
La lettura sintetica dei dati che il sistema consente ha permesso di eseguire una prima serie di ipotesi circa la provenienza
dei frammenti e quindi programmare la loro ricollocazione in
opera e di fare interrogazioni mirate che mettono a confronto
i dati raccolti con l’indagine visiva, metrica e fotografica con
i risultati delle indagini chimico fisiche per raggruppare i conci
in tipologie di degrado caratteristiche e quindi
in classi di intervento.
Sui risultati delle interrogazioni si basano gli interventi sperimentali in corso sul settore sud-est della cappella e quindi la
progettazione del complessivo intervento.
Al di là dell’indubbia utilità del sistema per il restauro della
cappella della Sindone, la disponibilità completa della tecnologia da parte della Direzione Regionale consentirà di estendere e condividere su altri siti di interesse le soluzioni adottate
ottimizzando l’uso delle risorse ora impegnate.
84
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
La Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della
Puglia è un’articolazione territoriale di livello dirigenziale generale del Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici del
Ministero per i beni e le attività culturali, con sede nel capoluogo della regione. A seguito del Decreto legislativo 8 gennaio 2004 n. 3 relativo alla “Riorganizzazione del Ministero
per i beni e le attività culturali” e a seguito del Decreto del
Presidente della Repubblica n. 173 del 2004 “Regolamento
di organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali”, ha assunto la denominazione e i compiti che attualmente
svolge.
Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
della Puglia
Compiti
La Direzione Regionale, nel settore della tutela e della valorizzazione dei beni culturali
- dichiara, su proposta delle competenti soprintendenze di
settore, l’interesse dei beni culturali di proprietà privata,
ai sensi dell’art. 13 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo numero 42 del 22 gennaio
2004)
- verifica la sussistenza dell’interesse culturale dei beni culturali di proprietà degli enti pubblici e delle persone giuridiche private senza scopo di lucro ai sensi dell’art. 12 del
Codice dei beni culturali
- detta su proposta delle Soprintendenze di settore le prescrizioni di tutela indiretta per la salvaguardia dei beni ai
sensi dell’art. 45 del Codice dei beni culturali.
- elabora, su proposta delle soprintendenze di settore, programmi concernenti studi ricerche ed iniziative scientifiche in tema di catalogazione ed inventariazione di beni
culturali e paesaggistici.
- promuove l’organizzazione di iniziative culturali in collaborazione con le università le regioni gli enti locali anche in
materia di qualità architettonica ed urbanistica;
- svolge funzioni di stazione appaltante in relazione agli
interventi conservativi da effettuarsi con fondi dello Stato o
affidati in gestione allo Stato sui beni culturali presenti nel
territorio di competenza regionale.
Organizzazione
Per lo svolgimento delle attività istituzionali, la Direzione regionale si articola al proprio interno in uffici preposti alle attività
amministrative, di tutela , comunicazione, promozione e valorizzazione dei beni culturali.
Direttore:
Ruggero Martines
Coordinatore:
Daniela De Bellis
Strada dei Dottula - Isolato 49
70122 Bari
Tel. 080.5281111
Fax 080.5281114
[email protected]
85
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Obiettivi
La Direzione regionale è un ufficio di livello dirigenziale generale, è sovraordinata alle Soprintendenze di settore ed esplica
attività di direzione e coordinamento su ogni questione di
carattere generale concernente la materia dei beni culturali. In
particolare cura i rapporti del Ministero con gli enti locali e
con le istituzioni presenti sul territorio regionale.
86
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Teatro Petruzzelli:
restauro del foyer e recupero funzionale
13 MAGGIO 2003 – 16 GIUGNO 2005
Ruggero Martines
Il Teatro Petruzzelli fu costruito a cavallo tra gli ultimi anni
dell’Ottocento ed i primi del Novecento, in un momento di particolare sviluppo economico ed urbanistico della città di Bari.
Committenti dell’ambiziosa ed impegnativa operazione furono
due commercianti, i fratelli Petruzzelli, che affidarono al cognato, l’ing. Angelo Messeni, l’incarico di redigerne il progetto.
L’apparato decorativo fu eseguito da artisti ed artigiani locali: il
pittore Raffaele Armenise, lo scultore Pasquale Duretti e, per gli
stucchi, Gaetano Granirei, Nicola Barone e il doratore Bonante.
Per la grandiosità dell’opera e la qualità degli spettacoli offerti
al pubblico, il “politeama Petruzzelli”, dopo aver conquistato
rapidamente il primato in ambito regionale, raggiunse, ben presto, il livello degli altri grandi teatri italiani ed europei, consolidando sempre più la sua prestigiosa posizione. Il violento incendio del 27 ottobre 1991, oltre a provocare il crollo delle strutture di copertura della platea e del palcoscenico, ha prodotto
anche la distruzione quasi totale del suo apparato decorativo.
L’azione del fuoco, inoltre, ha determinato deformazioni allo
scheletro metallico dei palchi e dei solai e dei fenomeni di calcinazione alle murature interne. L’incendio ha risparmiato,
comunque, le strutture perimetrali dell’edificio e buona parte dei
locali a servizio del Teatro. Il progetto di recupero e di restauro
è stato finalizzato alla ricostruzione dei decori del Teatro “com’era”, “dov’era”, in base ad una specifica richiesta del Ministero
per i Beni e le Attività Culturali. Si è voluto perciò ricreare l’atmosfera originaria mediante il recupero degli apparati sopravvissuti e della loro riproduzione fedele per quanto riguarda il “perduto”. Il progetto è stato realizzato secondo due criteri fondamentali: mantenere e rispettare la struttura e i materiali originali, arricchire l’edificio di misure di sicurezza moderne con la predisposizione di un sistema di impiantistica ad altissimo livello che
“veglierà su tutto”. L’apertura del foyer è la prima tappa importante del percorso che restituirà alla città lo straordinario Teatro
Petruzzelli. I lavori sono stati appaltati nel maggio 2003 dalla
Soprintendenza B. A. P. della Puglia con legge 15.12.1998, N°
444, ART. 4 e fondi Gioco del Lotto ex legge 23.12.1996, N°
662 e ultimati nel giugno 2005. L’esecuzione dei lavori di restauro e recupero funzionale è stata realizzata a cura del “CONSORZIO RECUPERO PATRIMONIO ARTISTICO” di Bari.
Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
della Puglia
Teatro Petruzzelli
Platea prima dell’incendio
Teatro Petruzzelli
Interni durante i restauri
Teatro Petruzzelli
Foyer sirene alate dopo il restauro
Teatro Petruzzelli
Decoro in stucco dopo il restauro
Teatro Petruzzelli
Tela di R. Armenise sul soffitto,
particolare
87
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Soprintendenza
per i Beni
Archeologici per
le province di
Napoli e Caserta
L’innovazione e la ricerca come strumento per la
gestione della complessità nel sistema dei Beni
Culturali: La Soprintendenza Archeologica di
Napoli e Caserta
Maria Luisa Nava e Ciro Piccioli
La complessità, nel caso dei Beni culturali è l’integrazione funzionale di un sistema che produce dati scientifici, informazioni
ed interventi su un territorio, di diversa natura e modalità tecniche, con lo scopo di valorizzare un patrimonio non immediatamente percepibile nei suo valori economici e di risorsa per
lo sviluppo sociale. A questo aspetto strettamente scientifico si
aggiunge un elemento di complessità dato dall’amministrazione e dalla normativa che guida il nostro operare. In considerazione delle complesse implicazioni della nostra attività sui
diritti dei cittadini non si può neanche pensare ad operare una
semplificazione normativa che riduca il grado di complessità
dell’azione di tutela ma bisogna operare sull’organizzazione,
nei suoi molteplici aspetti, e sull’innovazione tecnologica che
offre strumenti utili per la gestione della complessità. La misura
della buona gestione della complessità si manifesta compiutamente con eventi e servizi di qualità, percepiti come tali dal
pubblico e dai cittadini.
Attività
Allo stato attuale la Soprintendenza Archeologica di Napoli e
Caserta appare come un immenso, trasparente cantiere di sperimentazione del rapporto funzionale tra Beni Culturali e
Territorio con lo scopo della qualificazione socio economica
del territorio stesso. Un cantiere che non impedisce la fruizione ma la esalta e che trova il consenso libero ed entusiasta dell’opinione pubblica e dei cittadini. I settori operativi in cui stiamo intervenendo in modo articolato e sistemico sono:
Musei e rete mussale, Museotecnica e standard museali,
Territorio, Aree marine protette, Parco archeologico sommerso
di Baia, Ricerca Scientifica, Collaborazioni Istituzionali.
Valorizzazione, Comunicazione,Rapporto Pubblico e Privato,
Tutela, Conoscenza
Soprintendente:
Maria Luisa Nava
Piazza Museo, 19
80135 Napoli
Tel. 081.440166
Fax 081.440013
[email protected]
88
Il piano, avviato negli anni scorsi, con la Istituzione di Musei
Locali diffusi sul territorio di competenza, trova un momento di
grande visibilità presso l’utenza con la notevole attività del
Museo Archeologico Nazionale di Napoli e con la creazione
del Museo dei Campi Flegrei. Il riordinamento delle collezioni
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
del MANN alla luce di stringenti criteri Museografici consente
un agevole lettura del MANN senza perdita del valore scientifico della collezioni stesse: un risultato ottenuto dalla fattiva
collaborazione tra la SANC e le Istituzioni Universitarie della
Campania e delle maggiori Università ItalianeLe Mostre di
grande valore scientifico dirette sia la pubblico che agli studiosi sono un altro momento di divulgazione del patrimonio conservato che incontra grande successo sia a livello locale che
nelle sedi di prestigiose Istituzioni straniere contribuendo al
miglioramento delle relazioni Internazionali e alla diffusione
della cultura quale unico vero strumento per la comprensione
dei popoli.
Territorio
Le occasioni offerte dalle trasformazioni infrastrutturali ( Strade,
autostrade, Centri Direzionali, ferrovie , alta velocità ed altro),
i piani di risanamento post sismico di Napoli, Pozzuoli , Nola
ed altre cittadine della Campania, con una organizzazione
che tenga conto della intrinseca complessità sono stati colti
come occasione di sperimentare l’ Archeologia urbana come
strumento di qualificazione territoriale ai fini del turismo e delle
attività di sviluppo economico del territorio
Ambiti territoriali con valori integrati e specifici (Campi Flegrei,
preistoria dell’area interna e Nolana, Golfo, litorale e fascia
costiera) sono oggetto di interventi integrati dove tutti i valori
del territorio dal paesaggio , all’ambiente all’archeologia vengono integrati per un unico risultato che è lo sviluppo integrato del territorio.
89
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Soprintendenza
per i Beni
Archeologici per
le province di
Napoli e Caserta
L’organizzazione degli strumenti di ricerca per la
valorizzazione dei Campi Flegrei
Maria Luisa Nava e Ciro Piccioli
È in fase di avanzata realizzazione il Museo dei Campi
Flegrei che, a conclusione dei lavori, sarà una struttura scientifica di enorme valore in quanto ospiterà le vestigia archeologiche dei Campi Flegrei. Illustriamo, con una selezione per
immagini significative e commentate, il lavoro di ricerca, innovazione ed organizzazione che si sta svolgendo. Le immagini
comunicano la funzione di contenuto scientifico e di tecnica di
indagine. L’organizzazione è stata vista come correlazioni tra
i siatemi di conoscenza, con un intrinseco grado di variabilità
rispetto al risultato finale che non è definito a priori in maniera
rigida in quanto l’attività di ricerca muta in continuazione i dati
ed i termini dell’oggetto di studio. Basti pensare che il restauro del castello, per adibirlo a Museo, ha prodotto la scoperta
di una importante villa Imperiale inglobata nelle sue mura
costringendo il gruppo di progettazione a mutare le funzioni
espositive nel Castello stesso.
Ricerca scientifica - L’analisi territoriale
Una visione suggestiva e complessa dei
campi Flegrei che dà perfettamente
conto delle difficoltà per l’attuazione del
Progetto Campi Flegrei. I fondi sono del
MBAC e della Regione Campania.
Il vulcanesimo, i valori paesaggistici ed il
patrimonio archeologico ancora da scoprire costituiscono un valido banco di
prova per l’innovazione metodologica
nella gestione del Patrimonio culturale.
Un aspetto significativo della contiguità
tra parco all’aperto e parco subacqueo:
à il prodotto di forti movimenti bradismici
che nel corso dei secoli hanno sostanzialmente innalzato il livello delle acque del
Golfo di Pozzuoli provocando l’inabissamento dei resti archeologici di Puteoli,
Baiae e Miseno
90
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
La Ricerca subacquea
La campagna di scavo subacqueo per il
recupero delle statue del Ninfeo
Claudiano
al
largo
di
punta
dell’Epitaffio. Le opere restaurate e contestualizzate sono esposte nel Museo dei
Campi Flegrei. il programma in atto prevede la musealizzazione di reperti rinvenuti nello scavo del Rione Terra di
Pozzuoli ed i materiali rinvenuti a Cuma
Miseno ed altri siti dei Campi Flegrei
Diagnostica per la conoscenza ed il restauro
Un particolare di Antonia Minore. Una
delle statue recuperate in mare nella campagna di scavo degli anni 1981 - 1982
- Le macchie che si notano sul viso e sul
collo sono dovute ad una crescita fungina oltremodo insistente e resistente ai
comuni microfungicidi . La patina biologica che si forma impedisce di cogliere i
valori estetici dell’opera. Il fenomeno è
contrastato con protezioni trasparenti
anaerobiche che devitalizzano le colonie
fungine
La diagnostica strumentale
Microscopia - Marmo bianco – Antonia Minore
Indagine petrografica su campione di
marmo di Antonia Minore. Microscopio
polarizzatore Nicol incrociati circa 90X
Calcite con piccoli cristalli di quarzo.
Struttura eteroblastica a golfo Caratteristiche del marmo Pario.
91
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Analisi isotopica
∂
C = +4,94
13
∂
18°
= -3,32
Database dei rapporti isotopici di O e di
C dei marmi bianchi. L’indagine sul
nostro campione, pallino nero, lo colloca
nell’area della variabilità isotopica del
marmo Pario – Grecia.
L’analisi isotopica congiunta all’indagine petrografica e all’esame esperta delle caratteristiche organolettiche del marmo che
costituisce Antonia Minore ci consentono di affermare che è
Marmo Pario, marmo bianco statuario fortemente translucido.
92
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
La Soprintendenza di Napoli, come tutte le altre soprintendenze, è organo periferico del Dipartimento per i Beni Culturali e
Paesaggistici.
Compiti
Esercita la tutela e la valorizzazione sui beni architettonici e il
paesaggio, sul patrimonio storico artistico e quello etnoantropologico, esaminando e verificando i progetti pubblici e privati che investono l’aspetto paesaggistico e sia quelli che propongono il restauro di beni architettonici e del patrimonio storico artistico vincolati ai sensi Decreto Legislativo 22 gennaio
2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai
sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”.
Cataloga i beni architettonici e quelli del patrimonio storico
artistico. Vincola tutte quelle opere ascrivibili alla storia della
cultura.
Soprintendenza
per i beni
architettonici
per il paesaggio
e per il patrimonio
storico artistico ed
etnoantropologico
di Napoli e Provincia
Realizzazione
Progetta e realizza di concerto con gli altri Enti Territoriali
Competenti (Regione, Provincia, Comuni, ecc.), i Piani
Territoriali Paesistici. Progetta e realizza con i fondi ordinari del
Ministero B.A.C., della Regione e di altri Enti Territoriali, i
restauri e la valorizzazione dei beni architettonici e del patrimonio storico artistico. Partecipa con funzioni propositive e
decisionali ai tavoli di concertazione con la Regione per la
realizzazione delle opere di restauro e valorizzazione finanziate dalla Comunità Europea.
Consulenza
tecnico-scientifica per altri Enti Territoriali.
Formazione
di giovani laureati provenienti dalle Università del Territorio,
attraverso stages, opportunamente mirati alla conoscenza dei
beni paesaggistici, architettonici, storico artistici. I laureati,
istruiti da Tutor dell’amministrazione, partecipano attivamente
all’approfondimento e all’applicazione sul campo delle nuove
tecnologie per il restauro dei beni culturali.
Organizzazione
La Soprintendenza è diretta dal Soprintendente che coordina
le attività delle sezioni formate dagli architetti e dagli storici
dell’arte e la direzione amministrativa.
Soprintendente:
Enrico Guglielmo
Piazza del Plebiscito, 1
80100 Napoli
Tel. 081.5808111
Fax 081.403561
e-mail [email protected]
93
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Obiettivi
che si possono riassumere in:
- Conoscenza preventiva per la Conservazione e la Tutela
dei Beni Paesaggistici, Architettonici e il Patrimonio storico
artistico e Etnoantropologico
- Restauro
- Valorizzazione
94
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
San Carlo un teatro, un museo
Tommaso Russo - Anna Maria Porro
La Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e
per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di
Napoli e Provincia, diretta dal Soprintendente Arch. Enrico
Guglielmo, affronta da molti anni il progetto del Museo Storico
e Centro di Documentazione del Teatro di San Carlo di Napoli.
L’iniziativa nasce nel 1997, ma si concretizza soltanto quando
sono stanziati i Fondi POR della Regione Campania 20002006, per la realizzazione del Museo Storico e Centro di
Documentazione del Teatro di San Carlo ed è stipulata la
Convenzione che sancisce la collaborazione della
Soprintendenza e della Fondazione del Teatro di San Carlo di
Napoli. Parte integrante della Convenzione è il progetto per
l’Allestimento del Museo e del Centro di Documentazione del
Teatro di San Carlo in collaborazione con la stessa Fondazione
del Teatro di San Carlo. La proposta, coordinata dall’Arch.
Tommaso Russo e dallo staff Arch. Maria Elena Palumbo,
Dott.ssa Anna Maria Porro, Geometra Renato D’Aniello, Arch.
Valentina Salvi e Arch. Almerinda Padricelli con la segreteria
organizzativa curata da Rosaria D’Ambrosa, intende conservare e valorizzare le testimonianze reperibili all’interno dello stesso teatro: le raccolte di libretti, di composizioni musicali, le
coreografie, le scenografie e, i costumi. Questi sono unici e di
grande interesse per tutti gli addetti ai lavori, inoltre si conservano programmi di sala (1947), libretti d’opera, spartiti, oltre
diciottomila foto di scena (1946 –1951), un cospicuo numero
di pubblicazioni nonché elementi di archeologia scenotecnica.
La parte significativa è sicuramente rappresentata dagli abiti di
scena e da una raccolta di bozzetti per circa 500 allestimenti,
realizzati tra il secondo dopoguerra e i giorni nostri da artisti di
rilievo internazionale. L’intervento proposto legittima l’impegno
di tutti questi anni e amplia l’interesse per la crescita di un
Museo Tematico che acclude il lavoro di molte istituzioni quali:
il Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, l’Università
di Federico II di Napoli e la Soprintendenza del Polo Speciale
Museale di Napoli.
Il Teatro di San Carlo, è da sempre considerato come l’esempio aulico di un’architettura grandiosa, elegante, che non ha
precedenti nel mondo della lirica internazionale. La portata
culturale del progetto prevede inoltre una sinergia di forze
scientifiche economiche e amministrative che confluiscono in
altre istituzioni pubbliche e private.
Soprintendenza
per i Beni
Architettonici
per il Paesaggio
e per il Patrimonio
Storico Artistico ed
Etnoantropologico
di Napoli e Provincia
Teatro San Carlo
Teatro San Carlo
Particolare
95
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Attualmente è in corso la fase di rifunzionalizzazione degli
spazi che ospiteranno il Museo, che fanno parte integrante del
Palazzo Reale di Napoli. La galleria si svilupperà su due livelli ed avrà un percorso unico a scopi didattici e divulgativi.
Inoltre, sarà suddivisa in tre sezioni caratterizzate da: la scenografia moderna, i costumi moderni, i reali teatri e gli allestimenti al tempo dei Borbone (mostra permanente).
L’idea base è rappresentata quindi dalla volontà di restituire
alla città di Napoli un brano significativo della sua identità culturale legato all’intero Mezzogiorno, e inoltre valorizzare tutta
l’attività musicale e teatrale svoltasi a Napoli dal Seicento al
Novecento con particolare riferimento alle vicende ed al materiale tuttora esistente relativo al Teatro di San Carlo di Napoli
dalle origini (1737) ad oggi.
96
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Il Complesso di San Gregorio Armeno
Tommaso Russo - Anna Maria Porro - Almerinda Padricelli
Storia e restauro
La Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E di Napoli e Provincia diretta
dall’arch. Enrico Guglielmo, da diversi anni si occupa del
Complesso di San Gregorio. L’attenzione in questi ultimi anni
è rivolta in particolare alla Chiesa e al Chiostro del Convento.
Il Monastero, situato nella parte più antica e nobile di Napoli,
dove un tempo vi era il foro della città greco-romana, fu fondato intorno al ‘726 da un gruppo di suore dell’ordine di San
Basilio, il cui arrivo a Napoli è rappresentato da Luca
Giordano negli affreschi della controfacciata, lungo le pareti
della navata e della cupola eseguiti tra il 1678 ed il 1679.
La chiesa denominata di Santa Patrizia, custodisce il sangue
della Santa, che come il sangue di San Gennaro, è soggetto
a periodica liquefazione. Fu ricostruita tra il 1574 e il 1580
ad opera dell’architetto Giovan Battista Cavagna, ed è divenuta uno dei più straordinari esempi dell’architettura Barocca
Napoletana.
Un importante restauro che ha coinvolto il direttore coordinatore l’arch. Tommaso Russo e il suo gruppo di collaboratori il
prof. Candela, la dott. Annamaria Porro e l’arch. Almerinda
Padricelli è rappresentato dagli interventi statici nel Chiostro. Il
lavoro ha interessato l’intera struttura con il puntellamento delle
volte e dei pilastri. Per il consolidamento, si è provveduto allo
smontaggio delle catene che non sostenevano più la funzione
di tiraggio in quanto collassate e consunte all’attacco con la
muratura e dei collari in profilati a “C” che, anch’essi, non
assolvevano più alla loro funzione. Successivamente si è passati alla perforazione, per un diametro di 30-35 mm.,della
pietra da taglio con carotatrice con raffreddamento ad acqua,
per l’inserimento delle nuove catene,in acciaio inox complete
di filettature e bulloni alle estremità. Il consolidamento dei pulvini è stato eseguito con barre in vetro resina di mm. 10 iniettati con resine epossidiche. Sono state inserite le piastre di
tenuta delle catene di acciaio inox, realizzate a tornio, eseguite a forma seguendo l’andamento dell’attacco archi-capitello.
Poi, le piastre di contrasto sono state alloggiate all’interno
delle murature del refettorio e degli altri locali. Sono state chiuse le tracce murarie e risarcite le lesioni sulle volte. In ultimo
sono stati rimossi i doccioni provvisori in lamiera, per garantire un ottimale smaltimento delle acque meteoriche e non consoni alle linee architettoniche delle terrazze del complesso
Soprintendenza
per i Beni
Architettonici
per il Paesaggio
e per il Patrimonio
Storico Artistico ed
Etnoantropologico
di Napoli e Provincia
San Gregorio Armeno
Convento e Cisterne
97
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
architettonico, e sostituiti con doccioni in pietra da taglio, lavorati a bocciarda, simili a quelli originari di cui restano alcuni
elementi reperiti sul posto.
L’intero lavoro sottolinea l’intervento di consolidamento e conservazione con l’utilizzo di tecniche costruttive a carattere
reversibile.
San Gregorio Armeno
Chiostro
98
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Il parco di Virgilio e la sua storia
Tommaso Russo - Anna Maria Porro - Almerinda Padricelli
Da più di cinquant’anni la Soprintendenza dei Beni Ambientali
e Architettonici di Napoli e Provincia attualmente diretta dall’arch. Enrico Guglielmo si impegna a difendere e a restituire
alla città l’aspetto originario di un luogo tra i più antichi e interessanti di Napoli, il parco virgiliano e le sue testimonianze
storico – archeologiche. Il parco ospita importanti monumenti
funerari dedicati al poeta Publio Virgilio Marone e al poeta
Giacomo Leopardi. I mausolei sono separati da una galleria
in tufo denominata Crypta Neapolitana di epoca romana.
Questa grotta aperta nel I sec. a.C, dall’architetto Lucius
Cocceius Auctus lunga circa 700 metri, migliorò i collegamenti tra Neapolis e Puteoli. Nel tempo questo traforo, parallelo
all’acquedotto romano del Serino, è stato oggetto di molteplici funzioni, inizialmente associato al paganesimo orfico e alla
magia medievale poi al culto religioso della Madonna di
Piedigrotta sino alle riflessioni letterarie del turismo colto a partire dall’età umanistica. All’imbocco della grotta era collocata
nella metà del Quattrocento la chiesa di S. Maria dell’Idria,
edificata forse nell’VIII sec. avente la funzione di atrio sacro. Il
termine Idria deriva dalla parola Odigitria che associata alla
Madonna significa “colei che indica la via”, quest’espressione
diretta al viaggiatore che s’inoltrava nella galleria contrapponeva la sacralità cristiana ai culti pagani di Priapo e di Mitria
da sempre presenti nella tradizione popolare napoletana. La
grotta nei secoli subì notevoli trasformazioni, molti i re e viceré
che s’interessarono a questo luogo carico di significato.
Di recente, questa Soprintendenza ha affrontato il progetto di
restauro del colombario di Virgilio di epoca romana.
L’intervento ha impegnato diversi professionisti ed in particolare l’arch. Tommaso Russo direttore coordinatore, la dott.ssa
Anna Maria Porro storico dell’arte, l’arch. Almerinda Padricelli
e il p.t.i. Pietro Raffone e la Sig.ra Maria Parmigiano per trovare un punto di incontro tra le esigenze della conservazione
dei caratteri storico- artistici e la sicurezza dall’altro, intervenendo con un restauro filologico volto a rispettare l’assetto originario dei luoghi e dei manufatti.
Il lavoro si è concentrato particolarmente a ripristinare il comportamento strutturale preesistente del complesso murario,
costituito da conci di tufo sbozzati. Su questo organismo si evidenziavano varie sconnessioni, sia nella tessitura, con la mancanza di conci a più livelli del tronco di cono, e sia la polve-
Soprintendenza
per i Beni
Architettonici
per il Paesaggio
e per il Patrimonio
Storico Artistico ed
Etnoantropologico
di Napoli e Provincia
Colombario di Virgilio
Interno particolari
99
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
rizzazione della malte originarie, tale da compromettere l’assetto dei conci stessi. Si è proseguito alla rimozione di tutte le
parti non originarie con tecniche non distruttive senza mai eliminare gli strati antichi. Le stilature sono state rifatte con malta
idraulica e pozzolana con l’aggiunta di polvere di tufo in
modo da non creare un eccessiva differenziazione sia estetica
che materica. Inoltre, le travi di coronamento in calcestruzzo
armato, realizzate negli anni ’30 del secolo precedente, si
presentavano in cattivo stato. Si è intervenuti con la ricostruzione dei ferri di armatura trattati opportunamente con malte antiritiro. Successivamente si è passato uno strato leggero di polvere di tufo con aggrappante sulle travi, in modo da permettere la lettura dell’intervento strutturale del novecento, ma allo
stesso tempo di attutire l’impatto con la struttura originaria.
Colombario di Virgilio
Colombario di epoca romana
100
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
La Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio, per
il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le province di Caserta e Benevento è stata istituita con D.M.
28/07/81
Compiti
La Soprintendenza promuove l’attività esecutiva in materia di
tutela e valorizzazione del patrimonio architettonico, dei beni
paesaggistici, storico-artistici, e etnoantropologici delle province di Caserta e Benevento.
Individua e propone alla competente Direzione Regionale la
dichiarazione di interesse culturale sulle cose di proprietà privata e la tutela indiretta ai sensi dell’art. 13 e art. 14 del
Codice dei Beni Culturali. Esercita l’alta sorveglianza sui cantieri di restauro e manutenzione di beni culturali. Cura
la progettazazione e l’esecuzione degli interventi conservativi
relativi a beni culturali di appartenenza statale.
Gestisce il Complesso Vanvitelliano, comprendente la Reggia
e il parco di Caserta, curando la tutela, la conservazione e
valorizzazione del monumento e del parco storico, dei 5419
oggetti d’arte catalogati, dei 402 disegni, della Biblioteca
Palatina (10.000 volumi) e dell’Archivio Storico.
Soprintendenza
per i Beni
Architettonici per
il Paesaggio e per
il Patrimonio
Storico Artistico ed
Etnoantropologico
per le province di
Caserta e Benevento
Obiettivi
Inventariare e catalogare i beni architettonici, storico-artistici e
etnoantropologici, con l’informatizzazione dei dati.
Incentivare l’accesso e la fruizione responsabile dei luoghi
della cultura a fini culturali e turistici in concertazione con gli
altri enti presenti sul territorio.
L’esposizione al pubblico delle collezioni della Reggia e il
potenziamento degli apparati didascalici e didattici.
Lo studio e la ricerca scientifica del patrimonio culturale del territorio, finalizzati al miglioramento della conoscenza, attuati
mediante le esposizioni e la contemporanea pubblicazione
delle ricerche.
La formazione per docenti e studenti, conferenze e visite tematiche, stages aperti anche a studenti stranieri con la collaborazione delle Università e degli Uffici periferici del MIUR.
Favorire mostre temporanee su argomenti di ampio respiro o
su temi specifici, anche in sinergia con altre soprintendenze,
università ed istituti di ricerca.
Soprintendente:
Giovanna Petrenga
Viale Douet, 2/a (Palazzo Reale)
81100 Caserta
Tel. 0823.277111
Fax 0823.354516
[email protected]
101
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Organizzazione
La Soprintendenza si struttura in:
Segreteria del Soprintendente
Direzione Reggia:
Direzione Scientifica
Direzione Amministrativa
Uffici Amministrativi
Coordinamento Amministrativo
Ufficio Contenzioso e Servizi Aggiuntivi
Ufficio Personale
Ufficio Vincoli
Sezioni Tecniche Architettoniche
con la competenza in Tutela monumentale
Sezioni Storico-Artistiche
con la competenza in Tutela dei Beni storico-artistici ed etnoantropologici
Archivio Storico
Biblioteca
Catalogo
Centro Elaborazione Dati
Servizio Educativo
Ufficio Relazioni con il Pubblico
Laboratori
Laboratorio di restauro dei dipinti mobili
Laboratorio di restauro dei beni librari
Laboratorio fotografico
Centro Operativo di Benevento
102
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Una Reggia senza barriere. Potenziamento dei
livelli di fruibilità della Reggia e Parco di
Caserta da parte dei cittadini diversamente abili
Francesco Canestrini - Maria Rosaria Iacono
Obiettivi
- Rendere accessibile - tramite l’adeguamento funzionale degli
edifici nel Parco - un complesso storico quale la Reggia e il
Parco di Caserta.
- Realizzare un “luogo fisico” di accoglienza ed introduzione
alla visita del Parco e del Giardino Inglese.
- Individuare percorsi tematici e itinerari accessibili all’interno
del Parco.
- Contribuire alla sensibilizzazione e diffusione delle buone
prassi nella progettazione e gestione della visita.
- Promuovere la conoscenza e la percezione del “bello”, privilegiando accanto agli strumenti conoscitivi tradizionali,
anche l’esperienza tattile e olfattiva, utilizzabile dai diversi
tipi di pubblico.
Interventi strutturali
- Adeguamento strutturale degli immobili individuati per l’accoglienza, l’informazione e l’assistenza alla visita del Parco
- Ricomposizione dei servizi igienici del Parco con i criteri
previsti per l’utilizzo da persone disabili.
- Messa in sicurezza del percorso dedicato eliminando gli
ostacoli di diversa natura (radici e pietre affioranti; rami
aggettanti ecc.).
Infrastrutture immateriali
I sussidi didattico-divulgativi per la visita al Parco, realizzati su
supporti diversi, (cartaceo, plastico, informatico) conterranno
le seguenti indicazioni:
- articolazione plano-altimetrica del parco
- una descrizione degli indispensabili riferimenti storici, artistici e botanici a livelli di crescente specificità.
- Il percorso di visita sarà suddiviso nei seguenti itinerari: Il
parterre e il bosco vecchio, La peschiera grande, La via
d’acqua, Gli alberi “grandi”, I boschetti e le radure
I sussidi saranno i seguenti:
Pianta del Parco della Reggia
Nella pianta saranno segnalate le aree di sosta, i servizi, gli
accessi e i percorsi di visita con l’indicazione dei tempi di percorrenza, relativi ad ogni itinerario. In considerazione dei
diversi tipi di pubblico la pianta sarà riprodotta su supporto
cartaceo e su materiale plastico a rilievo termoformato;
Soprintendenza
per i Beni
Architettonici per
il Paesaggio e per
il Patrimonio
Storico Artistico ed
Etnoantropologico
per le province di
Caserta e Benevento
Reggia di Caserta
Facciata
Progettisti
Francesco Canestrini
Maria Rosaria Iacono
Responsabile unico
del procedimento
Anna Capuano
Direzione Lavori
Francesco Canestrini
Maria Rosaria Iacono
Collaborazioni
C.T. Vincenzo Carbone
e Francesca Furia
Impresa
R.C.R. srl
Direttore Tecnico
Filomena della Rocca
POR Campania 2000-2006
Asse II Mis. 2.1
Accordo di Programma
Quadro Stato-Regione Campania.
Atto integrativo del 18/11/2004
POR Campania 2000-2006
Asse II, Mis. 2.1
103
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Reggia di Caserta
Scalone
Reggia di Caserta
Salone
104
La guida Il Parco della Reggia di Caserta. Percorsi storici, artistici, botanici” che si propone di favorire la conoscenza del
parco suggerendo anche un approccio di tipo sensoriale (uditivo, tattile) attraverso gli itinerari proposti su supporto cartaceo, la trascrizione in braille dei testi e la guida vocale su
audiocassetta Suoni e voci del Parco della Reggia di Caserta.
Itinerario di visita
La Guida botanica del Parco della Reggia che prevede la realizzazione delle schede botaniche di 12 specie considerate
più rappresentative tra quelle presenti nel Parco su supporto
cartaceo con la trascrizione in braille dei testi e la rappresentazione botanica su materiale plastico a rilievo termoformato
Il Sistema didattico multimediale di guida alla visita del Parco,
finalizzato alla realizzazione di un sistema di sussidio didattico alla visita e fruizione del Parco, pensato e disegnato sulle
specifiche problematiche inerenti le diverse tipologie di pubblico dei diversamente abili sarà collocato nei locali destinati
all’accoglienza e all’introduzione alla visita.
Le attrezzature necessarie alla fruizione del programma previsto sono riconducibili a due tipi fondamentali: Sistema di proiezione; postazione per operatore singolo dotata di un monitor
di almeno 19” (meglio 21”) sulla quale “far girare un CD-ROM
realizzato nel rispetto delle regole di accessibilità ed usabilità
da parte di persone con handicap visivo. La postazione sarà
dotata di un software di un videoingrandimento e di mouse e
tastiera facilitati per l’uso da parte di persone con problemi
motori.
Principali risultati attesi
Attualmente la Reggia è meta di migliaia di visitatori l’anno:
l’alto numero di visitatori ha posto e pone numerosi problemi
soprattutto sulle modalità di “uso” e “godimento” del Parco e
Giardino Inglese, in considerazione della “fragilità” del patrimonio culturale, in genere, e soprattutto dei parchi e giardini,
sintesi unica di natura ed arte.
Lo scopo evidente di tali iniziativa è di incentivare l’accesso e
la fruizione responsabile e generalizzata della Reggia, del
Parco e del Giardino Inglese a fini culturali e turistici, favorendo anche la socializzazione e l’integrazione tra i diversi tipi di
pubblico e favorire la diffusione delle buone prassi nella fruizione dei siti storici incentivando le relazioni tra gli uomini, cercando di fornire pari opportunità a tutti i cittadini.
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Il fascino di un’avventura settecentesca:
restauro del verde Parco e Giardino Inglese
della Reggia di Caserta
Francesco Canestrini
A lato della fontana di Diana e Atteone, nel Parco della reggia di Caserta, a partire dal 1786, per volere di Maria
Carolina, moglie di Ferdinando IV, Carlo Vanvitelli ed il giardiniere inglese J. Andrew Graefer realizzarono il primo grande giardino di paesaggio italiano.
Su di una superficie di 24 ettari furono realizzati, in breve
tempo, imponenti lavori per dar vita a colline, radure, laghetti e
canali alimentati dalle acque del Carolino ed arricchiti da nuove
piante provenienti da ogni parte del mondo allora conosciuto.
Seguendo la moda che dall’Inghilterra si andava diffondendo
in tutta Europa, furono edificate numerose fabriques non solo
utili alla sosta e allo svago dei reali ma anche da adibire a
serre ed aranciere per le necessità del giardino e per lo studio
e la riproduzione delle piante.
Nato come passeggiata tra le rarità botaniche, il Giardino
Inglese di Caserta divenne un vero e proprio orto botanico dove
erano visibili esemplari eccezionali di Cinnamomum camphora,
Taxus baccata, Cedrus libani e quella che si tramanda sia la
prima pianta di camelia, Camellia japonica, arrivata in Europa
e destinata al giardino per volontà di Maria Carolina.
Ed è proprio nella conservazione di questa complessità che si
rivela la validità o meno delle attività di manutenzione, restauro e gestione.
Il restauro
Il progetto di restauro ha preso le mosse dallo studio botanico
redatto dal prof. Ippolito Pizzetti, integrato dal rilievo dell’assetto del giardino alla luce di tutti gli interventi di restauro realizzati dal 1997 in poi.
Un’ attenta analisi storica sulle fasi evolutive e sulle differenti
funzioni presenti a partire dal 1786 ha consentito di definire
la complessità del giardino e di identificare le componenti
essenziali da sottoporre ad opera di restauro, con particolare
riguardo all’aspetto pittoresco originato dal rapporto tra piante rare ed esotiche ed architetture, al carattere di orto botanico scientificamente organizzato, ed all‘attività di produzione e
vendita degli esemplari botanici.
“Bagno” di Venere
Giardino inglese
Fontana di Diana e Attone
Parco della Reggia
Progettisti
Flavia Belardelli
Francesco Canestrini
Giuseppina Torriero
Giacomo Varricchio
Responsabile unico
del procedimento
Anna Capuano
Direzione Lavori
Francesco Canestrini
Collaborazioni
C.T. Vincenzo Carbone
A.T. Gaetano Tozzi
Imprese
Eurogiardinaggio Nicola Maisto srl
Giardini e paesaggio sas
COSEDO srl
POR Campania 2000-2006
Asse II Mis. 2.1
105
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
Serra Borbonica
Giardino inglese
La vegetazione
La fase iniziale dei lavori prevede il censimento di tutte le piante abbattute ed il completamento dell’attività di diagnosi dello
stato di salute di quelle esistenti, con particolare riguardo agli
esemplari monumentali, che costituiscono il vanto del
Giardino.
Sarà pertanto completata la campagna di indagine mediante
V.T.A. ( Virtual Tree Assestement) che consente di acquisire
informazioni precise sulla stabilità degli alberi esistenti mediante l’utilizzazione di strumenti non invasivi, come già ampiamente sperimentato e documentato nel caso degli esemplari storici
di Araucaria beedwilii, Taxus baccata, Cinnamomum camphora, Cupressus sempervirens, Sequoia sempervirens, Taxodium
mucronatum, Quercus robur.
Sarà inoltre completata l’attività di indicazione, su idonei supporti, della nomenclatura botanica e dei paesi di provenienza
dei singoli esemplari arborei.
Il Roseto
La planimetria che accompagna gli scritti del Terracciano,
localizza l’antico roseto nell’area attualmente occupata da una
serra moderna realizzata negli anni 1982-83, struttura che ha
completamente ignorato ed occultato l’assetto precedente.
La decisione di riproporre l’antico roseto borbonico nasce
dalla necessità di ridare completezza alle collezioni del giardino ripristinando gli spazi dedicati alle rose, secondo la sistemazione desumibile dal disegno del Terracciano.
Tale definizione è stata confrontata con le sistemazioni ottocentesche di analoghe collezioni esistenti presso le altre residenze
reali europee, ed in particolare con il disegno delle aiuole di
rose presenti presso il Real Orto Botanico di Madrid.
Il progetto prevede, pertanto, la realizzazione di aiuole che
ricordano l’antico disegno basato su forme circolari ed ellittiche,
delimitate da materiali tradizionalmente usati nel giardino.
Le collezioni in piena terra
La storia del giardino durante il XIX secolo è caratterizzata
dalla forte presenza di botanici, che hanno dislocato sull’intera superficie di ventiquattro ettari numerose collezioni, che
attualmente mostrano esemplari arborei di eccezionale interesse. Per il ripristino delle collezioni presso il Bagno di Venere si
è fatto riferimento all’Orto botanico di Napoli che ha donato
esemplari di felci non più presenti, mentre vivai specializzati
hanno contribuito ad integrare il numero delle piante di came-
106
Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
lia, a reimpiantare la “vaseria” e ad allestire la collezione di
begonie borboniche all’interno della serra piccola.
Le strade
Notevole importanza assumono, nell’ambito del giardino, i lavori di restauro dei sentieri e delle strade esistenti che saranno condotti secondo le indicazioni del Capitolato per i Giardini Storici
e saranno realizzati ripristinando il manto in taglime tufaceo,
usando le antiche tecniche costruttive. Come da progetto i lavori saranno svolti previa analisi dello stato attuale avendo cura di
rispettare gli attuali livelli e tutto quanto si incontrerà in fase di
scavo: fogne, pozzi, canalizzazioni.
Eventuali regolarizzazioni dei sentieri o discostamenti dai percorsi storici che dovessero riscontrarsi durante le opere di
restauro saranno resi evidenti conservandone le tracce .
Le serre
Ai fini di un restauro che tenda a recuperare integralmente
l‘identità del giardino è essenziale provvedere anche al funzionamento delle serre che serviranno per la riproduzione e per
la vendita delle piante in soprannumero.
Per completare il restauro del giardino non si può prescindere,
infatti, da quello funzionale, per dare continuità a quanto intrapreso al momento della realizzazione, per creare ulteriori interessi nel visitatore e per suscitare un’attenzione estetica e culturale volta alla comprensione del passato.
Per evidenziare il collezionismo vegetale è, quindi, necessario
conservare e restaurare le antiche serre, nelle quali mostrare le
specie coltivate in passato.
Le collezioni vegetali erano, infatti, motivo di vanto e di dimostrazione di rapporti culturali e politici con le altre corti e con
le nazioni europee, e, anche se in tono minore, le ville e le
residenze nobiliari presentano caratteristiche analoghe.
Il restauro delle serre nell’ambito del recupero delle dimore storiche e delle residenze reali è, quindi, essenziale affinché i
monumenti ed i giardini conservino la propria vita e non siano
esclusivamente dei musei.
Per ridurre i costi di esercizio si possono programmare attività
coerenti con le funzioni storiche, come produzione e vendita
di piante tipiche del giardino, da esporre sugli appositi ripiani in muratura, recentemente restaurati.
Manifestazioni, mostre florovivaistiche, congressi, concerti ed
altro possono rappresentare occasioni per l’utilizzazione degli
edifici e per mostrare le collezioni storiche.
Tempietto
dell’ex Labirinto
Giardino inglese
“Scolla delle camelie”
Giardino inglese
107
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Call Center
Il Responsabile
Andrea Chitti
Omnia Network
Via Otricoli, 21
00187 Roma
108
Nell’ambito delle varie competenze del Ministero per i Beni e
le Attività Culturali si colloca il servizio di call center atto a
migliorare l'accesso alla fruizione del patrimonio culturale
nazionale da parte dei cittadini italiani e stranieri nonché dei
turisti in visita nel nostro Paese, per fornire informazioni (in lingua italiana, inglese e spagnola) inerenti le attività di pertinenza del Ministero, su musei, mostre temporanee, archivi, biblioteche.
Il Servizio è interamente affidato alla Società Omnia Network,
che gestisce le chiamate tramite il numero verde attivo tutti i
giorni, compreso i festivi, dalle 9.00 alle 19.00. L'operatore
di front office, mediante la consultazione di Banche Dati ed un
costante collegamento al sito Internet del Ministero, è in grado
di fornire tutte le informazioni richieste, ivi comprese quelle
relative alla struttura organizzativa del Ministero ed alle competenze istituzionali dello stesso.
L'operatore ha a disposizione anche un banca dati integrata
curata dal personale di back office della Omnia Network contenente migliaia di informazioni relative a manifestazioni, beni,
musei, eventi di pertinenza non statale (comunali, privati, etc.).
Il front office svolge:
- un servizio di segnalazioni al Comando dei Carabinieri
per la Tutela del Patrimonio Culturale;
- un servizio di ricezione reclami da parte del Cittadino e di
segnalazione all'Amministrazione;
- un servizio di supporto all'Ufficio Relazione con il Pubblico
(URP).
A fronte delle suddette attività, vengono prodotti periodicamente numerosi elaborati statistici quantitativi e qualitativi, che consentono una continua analisi e monitoraggio dei servizi resi.
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Gli interventi in materia di restauro
Arcus
La notevole competenza acquisita dagli italiani nel settore
della ricerca archeologica e del recupero è stata riconosciuta
a livello internazionale ed ha permesso di ampliare nel tempo
gli interventi di restauro all'estero.
Un riconoscimento importante che vede assegnare ai restauratori italiani un ruolo di primo piano. È proprio in Italia che il
settore del restauro vede affondare le proprie radici culturali fin
dal Rinascimento per poi giungere, dopo secoli di “querelle”,
all'acuta azione chiarificatrice della ricerca di unità
metodologica nell'intervento di restauro con Cesare Brandi e
la sua Teoria del Restauro. Teoria quella del Brandi che permise la redazione della “carta del restauro” del 1931 e la
nascita dell'Istituto Centrale per il Restauro nel 1939.
L'importanza dell'apporto italiano è inoltre riconosciuta nel
panorama internazionale anche dall'Unesco per i principi
applicativi seguiti nei restauri realizzati, spesso, anche grazie
al contributo e ai finanziamenti della Cooperazione Italiana
del Ministero degli Affari Esteri.
L'arte del restauro, parte integrante della ricchezza culturale
italiana, ha saputo sviluppare tecniche d'avanguardia, diventando oggi la migliore ambasciatrice dell'Italia. Un ruolo fondamentale riconosciuto ai nostri restauratori dall'Unesco attraverso un protocollo che assegna all'Italia la responsabilita' di
coordinare gli interventi di protezione del patrimonio culturale
mondiale in seguito ad eventi bellici o calamita', un ruolo per
il quale gli italiani sono stati definiti i ''caschi blu della cultura''
Dal 2004, anno di costituzione di Arcus SpA, la “Società per
lo Sviluppo dell'arte, della cultura e dello Spettacolo, in
attuazione dell'Art. 2 della Legge 16 ottobre 2003, n. 291,
che ha sostituito l'Art.10 della Legge 8 ottobre 1997, n. 352,
tra le attività aziendali troviamo la promozione e il sostegno
finanziario, tecnico-economico e organizzativo di progetti e di
altre iniziative di investimento per la realizzazione di interventi di restauro.
Direttore generale
Ettore Pietrabissa
Via Agostino De Pretis, 86
00184 Roma
Tel. 06.4740372
06.47882423
Fax 06.47823919
[email protected]
www.arcusonline.org
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Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Tra i restauri attivati da Arcus...
Progetto “Teatro Donizetti di Bergamo”
Il progetto prevede il restauro delle facciate monumentali dell'edificio settecentesco.
Il Teatro Donizetti, primo teatro in muratura della città di
Bergamo, è stato edificato nella seconda metà del 1700.
L'intervento consiste nel recupero e ricostruzione delle sagome
originali dei cornicioni, delle balaustra, delle colonne, e dei
modellati esistenti ivi compresa la ricostruzione delle parti mancanti dei gruppi scultorei.
Arcus si propone di cogliere l'occasione del restauro delle
facciate del Teatro, che riqualificherà il pregevole edificio e
di conseguenza lo spazio urbano in cui ha sede, per rinnovare l'interesse di tutti gli enti territoriali e di tutte le entità pubbliche e private che abbiano una qualche attinenza col
mondo della musica lirico-sinfonica e con l'indotto che essa
può procurare.
Progetto Cattedrale di Terni
L'obiettivo del progetto è quello di valorizzare l'antica
Cattedrale di Terni, bombardata nell'ultima guerra, sia dal
punto di vista pastorale e liturgico, sia dal punto di vista storico-artistico, costituendo un Museo Diocesano ove poter
esporre opere importanti attualmente non visibili al pubblico.
Il progetto generale prevede interventi, da ripartirsi in due fasi
di lavoro, volti al restauro ed alla rifunzionalizzazione della
Cattedrale di Santa Maria Assunta in Terni ed alla ristrutturazione dell'immobile ad essa adiacente da destinare a
Museo Diocesano.
ARCUS, realizzando quanto sopra descritto, concluderà una
parte importante, e in sé definita, del progetto e potrebbe
favorire la coalizione di altre forze, istituzionali e non, affinché
attorno alle nuove realizzazioni si risvegli un insieme di progettualità positive non solo in campo culturale e religioso, ma
anche turistico ed economico.
Progetto “Siracusa arena del sud”
Il Progetto riguarda la ristrutturazione del locale Teatro Greco,
in vista del suo utilizzo quale contenitore per la produzione lirico - sinfonica, e costituisce la prima operazione necessaria ai
fini della realizzazione di una progettualità più ampia prevista
110
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
nel “Progetto Speciale Siracusa Arena del Sud”, che riguarda
la realizzazione del primo festival “Siracusa Arena del Sud” e
la realizzazione delle produzioni “Edipo” e Medea” nei siti
archeologici del Mediterraneo.
Progetto “Villa Romana del Tellaro”
Recupero Villa, avori archeologici
e studio percorsi Noto-Pachino”
Il Progetto presentato, nella sua interezza, mira a realizzare il
“Parco archeologico e ambientale dell'area relativa al complesso della Villa romana del Tellaro”, nei pressi della città di
Noto, in provincia di Siracusa, attraverso il completo recupero di un'opera di grande importanza nel quadro delle antichità
romane.
Gli interventi previsti da Arcus sono relativi al completamento degli scavi archeologici e al restauro dei reperti e riguarderanno anche la sistemazione complessiva del parco.
Progetto area archeologica di Sibari (CS)
Il progetto proposto si inserisce nel quadro programmatico di
studio della città antica di Sybaris, nel suo rapporto con il territorio circostante, ed è finalizzato alla valorizzazione di un'area
di straordinaria importanza, con un parco archeologico di circa
10 ettari ed un grande Museo, situata a circa 20 km dall'autostrada Salerno-Reggio Calabria, in particolare nel punto di maggiore avvicinamento di tale autostrada alla costa jonica della
Calabria, in una zona nodale di collegamento tra la Salerno Reggio Calabria e la S.S.106 (da Taranto a Reggio Calabria).
Il progetto nella sua globalità mira all' esplorazione completa
dell'area monumentale (circa 6000 mq) attraverso lo scavo
archeologico realizzato scientificamente con lo studio e la
sistemazione dei dati emersi nel corso delle indagini, e successivo restauro dei materiali archeologici e al restauro conservativo delle strutture murarie più prossime, sia delle superfici orizzontali che di quelle verticali.
Progetto scavi colombarone (Pesaro)
Il progetto generale prevede:
-
Musealizzazione - Completamento degli scavi, restauro
delle strutture messe in luce, restauro dei materiali rinvenuti,
documentazione grafica e fotografica, studio ed edizione
dello scavo
111
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
-
-
Copertura scavi - Copertura e protezione degli scavi con
una tettoia, realizzazione di passerelle e percorsi di visita
attrezzati
Antiquarium - Sistemazione dei locali dell'ex chiesa parrocchiale e della canonica per l'allestimento dell'Antiquarium e
strutture di servizio a supporto dell'area archeologica
Progetto “Area archeologica di Luni - La Spezia”
Il progetto in esame prevede l'ultimazione del recupero funzionale di tutti i casali rustici di proprietà demaniale situati
all'interno del perimetro della città romana. Ciò consentirà alla
Soprintendenza di diversificare le destinazioni d'uso del sistema museale. In particolare, il casale Benedettini-Gropallo
sarà destinato ad esposizione, uffici, laboratori e sale per conferenze, riunioni e proiezioni; il Casale Menchelli sarà destinato alla conservazione e studio dei reperti di scavo
112
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Il sistema informatico attuale della Banca Dati
Agli inizi del duemila, la Banca Dati (denominata Leonardo)
dei Beni Culturali illecitamente sottratti è stata aggiornata nei
suoi componenti hardware e software, ed è ora strutturala su
una soluzione standard e modulare. Infatti è caratterizzata
dalla presenza di prodotti estremamente diffusi sul mercato,
assemblati fra loro in modo tale da permettere l'implementazione di nuove funzioni e/o della sostituzione, eventuale, di
parti resesi obsolete, senza che la stessa sostituzione pregiudichi la funzionalità del sistema.
L'architettura hardware è del tipo Client-Server. Il Sistema
Operativo del server un DIGITAL Alfa è Windows NT 4.0 versione Enterprise Edition, mentre sulle postazioni client, è installato Windows 2000 o Windows XP. Il SERVER principale si
trova presso il Comando Generale dell'Anna dei Carabinieri,
mentre i CLIENT gestiti sono circa 250, dislocati presso la
sede del Comando e del Reparto Operativo di Roma e degli
11 Nuclei periferici. A supporto dell'architettura centrale, nel
tempo, è stata realizzata una rete intranet ad alta velocità
(HDSL), il cui centro di gestione è costituito da un server basato
su sistema operativo Windows NT 4 Server con funzioni di
gestione di dominio di rete (TPA), ubicato nel "centro stella"
(nodo centrale dei collegamenti di rete) presso la Sezione
Elaborazione Dati del Comando CC TPC in Roma.
Quest'ultima struttura, opportunamente ìnterfacciata con la rete
intranet dell'Arma, permette alle sedi periferiche del Comando
TPC di usufruire della Banca Dati TPC e di tutte le funzionalità
della rete intranet dell'Arma dei Carabinieri, nonché di realizzare all'occorrenza videoconferenza tra le sedi stesse.
Data Base
L'attuale struttura della Banca Dati TPC è stata implementata su
una soluzione DB fornita da ORACLE; tale DB si caratterizza
di 3 specifiche aree:
- Eventi: contiene la totalità degli eventi segnalati e censiti
dal Comando CC TPC (furti, rapine, accertamenti fotografici, ecc.);
- Beni Artistici: contenenti le informazioni descrittive dei beni
artistici correlati agli eventi (incluse le fotografie). Le foto
vengono acquisite tramite scanner o macchine fotografiche
digitali e archiviate in standard JPG ad alta risoluzione;
- Persone: contiene le informazioni anagrafiche delle persone collegate agli eventi.
CCTPC
Comando
Carabinieri
Tutela Patrimonio
Culturale
Comandante
Gen. Ugo Zottin
Piazza Sant’Ignazio, 152
00186 Roma
Tel. 06.6920301
Fax 06.69203069
[email protected]
www.carabinieri.it
113
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
Queste tre aree, pur potendo costituire strutture tra loro indipendenti, sono strettamente correlate. Infatti è possibile passare da
un bene artistico al relativo evento e da questo a tutti gli oggetti e/o a tutte le persone collegate.
L'architettura del Data Base relazionale, frutto dell'esperienza
maturata in anni di lavoro, grazie anche alla presenza dei
campi tabellari a lessico chiuso, agevola l'attività di inserimento dei dati e permette una facile navigazione.
La consultazione delle informazioni presenti nel Data Base è
stata resa fruibile mediante la normale tecnologia web, sfruttando uno tra i più affermati motori di ricerca denominato
"EXCALIBUR", installato sul server principale, dove tutti i client
si collegano tramite il comune programma Internet Explorer.
Al Data Base ORACLE, sono collegati due strumenti di analisi
in grado di conferire un notevole valore aggiunto alla già elevata valenza del sistema informativo.
L'attuale architettura non pone limiti alla possibilità di espansione del sistema, collegamento e travaso delle informazioni
verso altri sistemi informativi.
Collegamenti
Attualmente esiste:
- un collegamento con la Banca Dati dell'Office Central de
lutte contre le trafic des biens culturerls di Parigi; tale collegamento permette di comparare i furti memorizzati in Francia e, reciprocamente, all'Office francese
di quelli avvenuti in Italia;
- un collegamento con l'Ufficio Centrale per il Catalogo e la
Documentazione, mediante accesso protetto in rete internet;
- un collegamento con l'Ufficio Beni Culturali della
Conferenza Episcopale Italiana, mediante accesso protetto
in rete internet, nel quale sono consultagli i dati dell'immenso patrimonio dei beni culturali delle Diocesi.
In prospettiva, si prevede il collegamento alla Banca Dati TPC con:
gli Uffici Esportazione;
- l'Ufficio Centrale Nazionale INTERPOL di Roma;
- la Banca Dati ASF del Segretariato Generale INTERPOL di
Lione;
- gli Uffici Doganali;
- tutte le altre FF.PP. Italiane;
- Polizie straniere, che ne facciano richiesta.
Oggi è possibile visionare per tutti i navigatori Internet, gli
oggetti da ricercare ritenuti di maggior interesse, nonché tutti
114
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione Tecnologica e l’Organizzazione
quelli pubblicati sui 25 bollettini "Arte in Ostaggio" direttamente sulla specifica area messa a disposizione nel sito dell'Arma
dei Carabinieri (www.carabinieri.it). Sono inoltre consumabili
nel sito alcune pagine Web che illustrano l'articolazione e l'attività specifica del Comando, forniscono consigli utili al cittadino e visualizzano immagini e dati descrittivi delle opere più
significative da ricercare, nonché stampare "documento
dell'Opera d'Arte Object ID” un semplice modo per catalogare le proprie opere d'arte privale; in quest'ultimo caso, per
esempio, sono consumabili le fotografie e le descrizioni degli
oggetti archeologici dispersi negli ultimi anni in Iraq. Inoltre, sul
sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (www.beniculturali.it), sono presenti alcune pagine Web che illustrano
l'articolazione e l'attività del Comando TPC.
In conclusione, il sistema informativo del Comando TPC si può
paragonare ad altri a livello internazionale sotto il profilo tecnologico, ma dispone di una base informativa raccolta nel
tempo (circa 30 anni) che costituisce un vero e proprio "unicum", non facilmente riproducibile; infatti attualmente nella
Banca Dati sono memorizzati 104.572 eventi, 2.419.600
oggetti e 263.762 fotografie.
Sviluppo futuro della Banca Dati
È in corso, nell'ambito dei finanziamenti europei del P.O.N.
Sicurezza per il Mezzogiorno d'Italia, la realizzazione della
nuova struttura informatizzata della Banca Dati. Tale struttura
vedrà la nascita del Nucleo Elaborazioni Dati a Sassari, nell'ambito dell'attuale Nucleo TPC, che avrà come finalità la possibilità di migliorare ulteriormente la fruibilità delle informazioni presenti nella Banca Dati, nonché avvalersi delle più recenti tecnologie e soluzioni software per meglio gestire l'intero e importante patrimonio informativo del Comando CC TPC. Quanto sopra
esposto si concretizzerà nella realizzazione di:
- un collegamento telematico con la possibilità di acquisire
cataloghi d'asta delle più importanti Case d'Aste nazionali
ed internazionali per la verifica automatica degli oggetti proposti alla vendita. Tale funzionalità andrebbe a sostituire quella attuale che si basa sulla verifica manuale dei cataloghi d'asta che perviene dalle più note Case d'Asta;
- un applicativo per la rappresentazione cartografica degli
eventi mediante mappe tematiche del territorio nazionale;
- un potente software per la verifica in automatico delle
immagini presenti nella Banca Dati TPC, che faciliterà il
lavoro degli operatori.
115
Convegni
30 Marzo
Giornata di studio: Conservare – Restauro – Innovare
Dipartimento per la Ricerca, l’Innovazione e l’Organizzazione Direzione Generale per l’Innovazione Tecnologica e la Promozione
Ore 11.00/18.00 - Sala Schifanoia, piano terra, pad. 2
Il Restauro del Foyer ed il recupero funzionale del Teatro Petruzzelli di Bari
Promosso da Sikkens sponsor tecnico per il restauro del teatro Petruzzelli di Bari
con il Patrocinio della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Ore 15.00/18.00 - Sala Marfisa, primo piano, atrio
31 Marzo
Il colore negato. Storia e vicende delle pitture murali imbiancate
Organizzato dall’Opificio delle Pietre Dure e Nardini Editore
Il convegno è coordinato da Cristina Danti, Direttrice del Settore Pitture Murali - OPD
Ore 15.00/18.00 - Sala Schifanoia, piano terra, pad. 2
1 Aprile
Dipinti su tela. Problemi e prospettive per la conservazione
Organizzato dall’Opificio delle Pietre Dure, dal Centro per lo Studio dei Materiali per il Restauro, dal Cesmar7
Referente Marco Ciatti, Direttore del Settore Dipinti su tela e tavole dell’Opificio
Ore 10.00/18.30 - Sala Marfisa, primo piano, atrio
Carta – 2 “Michelangelo o michelangiolesco?
Il restauro del Cartone Farnese di Venere e Cupido del Museo di Capodimonte di Napoli”
Organizzato da Opificio delle Pietre Dure “Kermes. La Rivista del Restauro” - Nardini Editore - Museo di Capodimonte
Ore 10.00/13.00 - Sala Massari, primo piano, atrio
Il restauro tra conservazione e progettazione del futuro
Il restauro come strategia urbana
La Venaria Reale e l’area metropolitana torinese
Organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Regione Piemonte
Ore 10.00/13.00 - Sala Diamanti, primo terra, pad.1
Vetrine museali e ambienti controllati: aspetti tecnologici e allestimenti espositivi
Organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Istituto Centrale del Restauro
Ore 14.00/18.00 - Sala Diamanti, primo terra, pad.1
Riflettografia e grandi maestri
1 “Leonardo - Grandi sorprese dalla riflettografia IR sulla Vergine delle Rocce di Londra”
Organizzato dall’Opificio delle Pietre Dure, National Gallery di Londra, “Kermes. La Rivista del Restauro” - Nardini Editore
Ore 15.00/18.00 - Sala Schifanoia, piano terra, pad. 2
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Incontri Tecnici
30 Marzo
Per ogni “carta” il suo restauro
Organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Istituto Centrale per la Patologia del Libro
Relatori: Carla Casetti Brach, Simona Iannuccelli, M. Luisa Riccardi, Silvia Sotgiu, M. Speranza Storace
Ore 12.30 - Sala C, primo piano (fra pad. 5 e 6)
La manifattura artigianale della carta nella Cina meridionale. Un viaggio di studio
Saranno illustrate le tradizioni artigianali per la fabbricazione della carta ancora in uso nelle regioni del Guizhou e dello
Yunnan nella Cina meridionale, documentate attraverso la visita di piccole cartiere a conduzione famigliare. La presentazione prevede la caratterizzazione dei materiali utilizzati, raccolti sul posto.
Organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Istituto Centrale del Restauro
Ore 16.00 - Sala B, primo piano (fra pad.3 e 4)
31 Marzo
Presentazione del primo numero, dedicato ai manufatti cartacei e membranacei,
della nuova collana antologica della rivista “OPD Restauro” in collaborazione col Centro Di
Organizzatori: Centro Di edizioni in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure
Referente: Cecilia Frosinini, Direttrice del settore materiali cartacei e membranacei
Interverrà: Fabio Fiorani, Direttore del Gabinetto della Grafica di Roma
Ore 12.30 - Sala A, primo piano (fra pad.3 e 4)
Il bronzo antico dal Mare di Lussino. Stato di conservazione, analisi, datazione e problemi di restauro
Organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Opificio delle Pietre Dure
Relatori: Carlo Lalli, Capo tecnico biologo del Laboratorio Scientifico dell’Opificio;
Iskra Karnis, Dipartimento per l’Educazione e i Rapporti Internazionali del Hrvatski Restauratorski Zavod
Intervengono: Cristina Acidini, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure
Miljenko Domijan, Capo Conservatore del Ministero della Cultura della Croazia
Ferdinand Meder, Direttore del Hrvatski Restauratorski Zavod
Maurizio Michelucci, Direttore del Settore Materiali Archeologici dell’Opificio
Ore 12.30 - Sala D, primo piano (fra pad.5 e 6)
Sperimentazione di un sistema industriale di deacidificazione e consolidamento di massa a fogli sciolti
Laboratorio di Chimica e Tecnologia - Organizzato dal Centro Fotoriproduzione Legatoria e Restauro
Ore 17.15 - Sala C, primo piano (fra pad.5 e 6)
1 Aprile
Presentazione della nuova collana Arte e Restauro/Pitture Murali di OPD - Nardini Editore
La collana, diretta da Cristina Danti, Direttrice del Settore Pitture Murali - OPD, si apre con il volume Ponteggi e impalcature per la realizzazione e il restauro dei dipinti murali di Alberto Felici
Interverranno: Cristina Acidini (Soprintendente OPD), Giorgio Bonsanti (Università di Firenze), Cristina Danti (Direttrice Pitture
Murali, OPD), Alberto Felici (OPD), Andrea Galeazzi (Nardini Editore)
Ore 12. 30 - Sala B, primo piano (fra pad. 3 e 4)
Il cantiere della conoscenza e le sperimentazioni per il restauro e la riabilitazione strutturale
della Cappella della SS. Sindone in Torino
Organizzato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte
Relatori: Mirella Macera, Paolo Napoli, Giorgio Macchi, Massimo Canducci, Giuseppina Fazio, Giorgio Cragnotti
Ore 16.00 - Sala A, primo piano (fra pad. 3 e 4)
Le problematiche di conservazione degli archivi fotografici: prospettive per una fruizione compatibile
Organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Relatore: Maria Rita Sanzi Di Mino, Direttore ICCD
I depositi climatizzati per le raccolte fotografiche dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Relatore: Gabriele Borghini
Ore 17.15 - Sala D, primo piano (fra pad. 5 e 6)
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2 Aprile
Foxing: approccio chimico, fisico e biologico
Organizzato dall’Istituto Centrale della Patologia del Libro
Relatori: M. Bicchieri, Istituto Centrale Patologia del Libro;
C. Coluzza, Dipartimento di fisica Università degli studi “La Sapienza”;
P. Glatzel , European Synchrotron Radiation Facility, Grenoble, Francia;
M. Missori, Istituto Centrale Patologia del Libro;
M. Montanari, Istituto Centrale Patologia del Libro;
G. Piantanida, Istituto Centrale Patologia del Libro e Dipartimento di fisica Università degli studi “La Sapienza”;
F. Pinzari, Istituto Centrale Patologia del Libro;
A. Sodo, Istituto Centrale Patologia del Libro e Dipartimento di fisica Università degli studi Roma Tre
Ore 11.00 - Sala A, primo piano (fra pad. 3 e 4)
Il Museo Nazionale Archeologico di Ferrara
Organizzato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna.
Relatori: Maddalena Ragni, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggisti dell’Emilia-Romagna
Andrea Sardo, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggisti dell’Emilia-Romagna
Fede Berti, Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e Direttore del Museo Archeologico di Ferrara
Andrea Alberti, Soprintendenza per i Beni Archeologici e per Paesaggio per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena,
Rimini, Centro Operativo di Ferrrara
Francesco Scoppola, Direttore Generale Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Ada Segre, Botanica Storica e libera professionista
Ore 12.00 - Sala Massari, primo piano, atrio
Incontri Tecnici Stand
31 Marzo
Manutenzione e conservazione del patrimonio artistico fiorentino:
le pitture murali nella Basilica della SS. Annunziata
Organizzato dall’Università Internazionale dell’Arte - Firenze
Relatori: Guido Botticelli, Silvia Botticelli, Gioia Germani, Pietro Vigato, Monica Favaro.
Ore 15,00/16,00
Il programma Euromed Heritage e l’iniziativa: “Adotta il patrimonio culturale mediterraneo”
Organizzato dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Relatori: un funzionario dell’ICCD (nome da definirsi)
Arch. Claudio Cimino, Project Manager del programma Euromed Heritage
Ore 16,30/17,00
Le attività didattiche per le scuole si svolgono su prenotazione all’interno dello Stand istituzionale del Ministero
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Laboratori
31 Marzo
1° turno - Laboratorio: Ago, filo e libro (ICPL)
L’attività svolta dai restauratori del Laboratorio per la conservazione e il restauro dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro
si articolerà sull’illustrazione di due lavorazioni di restauro dei beni librari: la cucitura a telaio del volume e la cucitura di un
capitello. Per le scuole medie e superiori
ore 9.00/10.00
2° turno - Laboratorio di Restauro sulla carta e la pergamena (CFLR)
L’attività di recupero del materiale cartaceo e membranaceo eseguito dai tecnici del laboratorio di restauro del Centro di
Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato. Per le scuole superiori
Ore 10.30/11.30
3° turno - Laboratorio didattico sulla catalogazione (ICCD)
Per le scuole superiori
Ore 12.00/13.00
1 Aprile
1° turno - Laboratorio di Chimica e di Biologia (CFLR)
L’attività svolta dai restauratori del Centro di Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato offre la possibilità
di osservare, mediante l’utilizzo di microscopi, stereomicroscopi e altri strumenti di piccolo ingombro, alcuni tra i saggi e gli
esami non distruttivi o microdistruttivi più comuni eseguiti sui materiali di archivio. Per le scuole superiori
Ore 9.00/10.00
2° turno - Laboratorio di restauro di opere d’arte (ICR)
Il laboratorio, organizzato dall’Istituto Centrale del Restauro, è articolato da proiezioni di brevi video che illustrano restauri
recentemente conclusi. Nel corso della premiazione saranno presenti un tecnico e/o un restauratore ICR che risponderanno
alle domande della platea:
1. Restaurare sott’acqua: metodi e tecniche per il recupero del patrimonio sommerso. Il caso di Baia (NA).
2. Il restauro del presepe di Imperia (sec. XVIII)
3. Il restauro degli affreschi in frammenti provenienti dalle volte della Basilica di San Francesco di Assisi e da esempi pratici di restauro di opere d’arte: un restauratore illustrerà alcune tecniche di restauro.
Per le scuole superiori
Ore 10.15/12.15
3° turno - Laboratorio: Aldo Manuzio (ICPL)
Laboratorio, organizzato dall’Istituto Centrale per la Patologia del Libro, prevede la costruzione di un modello di libro a stampa, ispirato a quelli prodotti, tra il XV ed il XVI sec. da Aldo Manuzio.
Per le scuole medie e superiori
Ore 12.30/14.30
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Conser vare Restauro Innovare
Giornata di studio
Ferrara, 30 Marzo, ore 11.00/18.30
Ore 11.00
Saluti e apertura lavori
Vice Ministro On.le Antonio Martusciello
Prof. Francesco Sicilia, Capo Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici
RESTAURO
Ore 11.15 - 12.15
I grandi temi
Prof. Giovanni Carbonara, Direttore della Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti di Roma
Arch. Roberto Cecchi, Direttore Generale per i Beni Architettonici e Paesaggistici
Prof. Pier Luigi Cervellati, Docente Universitario Istituto Universitario di Architettura di Venezia
Prof. Bruno Toscano, Docente Universitario di Storia dell' Arte Moderna Università di Roma Tre
Moderatore:
Dott.ssa Caterina Bon Valsassina, Direttore Istituto Centrale per il Restauro
Ore 12.15 - 13.15
La ricerca
Dott. Andrea Rattazzi, Direttore della Fondazione Cesare Gnutti
Prof. Guido Biscontin, Docente Universitario, Università Cà Foscari - Dipartimento di Scienze Ambientali di Venezia
Dott. Carmine Marinucci, Consigliere di Direzione Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente
Ing. Roberto De Benedictis, Progettista della ricostruzione della Cattedrale di Noto (RG)
Moderatore:
Dott.ssa Gigliola Fioravanti, Direttore del Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato
Pausa pranzo
Ore 14.30 - 15.30
La formazione
Dott. Carlo Callieri, Presidente della Fondazione Centro Conservazione e Restauro la Venaria Reale
Arch. Nicola Santopuoli, Docente di Restauro Architettonico - Facoltà di Architettura di Ferrara
Prof.ssa Donatella Biagi Maino, Docente di Storia del Restauro Beni Artistici
Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna
Dott.ssa On. le Giulia Rodano, Assessore alla Cultura, allo Spettacolo e allo Sport Regione Lazio
Moderatore:
Dott.ssa Armida Batori, Direttore dell'Istituto Centrale per la Patologia del Libro
Ore 15.30 - 16.45
L’ organizzazione sul territorio
Dott.ssa Anna Maria Reggiani, Direttore Generale per i Beni Archeologici
Dott.ssa Anna Maria Iannucci, Soprintendente della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio di
Ravenna, Ferrara, Forlì, Cesena e Rimini
Dott.ssa Rita Sanzi Di Mino, Direttore dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Moderatore:
Dott.ssa Cristina Acidini Luchinat, Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure
Pausa caffè
Ore 17.00 - 18.30
Tavola rotonda con i Direttori Regionali
Moderatore:
Arch. Antonia Pasqua Recchia, Direttore Generale per l'Innovazione Tecnologica e la Promozione
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Pubblicazione Opuscolo - Ministero dei Beni e le Attività Culturali