INDICE 1. Introduzione 2. Parte teorica 2.1 Breve storia della pubblicità in Italia 2.2 La pubblicità sociale 2.3 Il linguaggio della pubblicità 2.4 L’uso della pubblicità in classe 3. Parte operativa Percorso didattico della durata di circa 15 ore rivolto ad una classe di adulti stranieri di varie nazionalità e livelli diversi (da A2 a B2). 3.1 UdA: “Le parole degli altri ci arricchiscono. Ascoltiamole!” 3.2 UdA: “A difesa del verde” 3.3 UdA: “Il piacere di fare un buon gesto” 3.4 UdA: “A favore del volontariato” 3.5 UdA: “Campagna movimento” 4. La sperimentazione in classe 5. Conclusioni 6. Bibliografia 7. Sitografia INTRODUZIONE (a cura di Luana Slomp) L'idea di dedicare la nostra tesi di fine master alla pubblicità sociale è scaturita dalla ferma convinzione che essa sia potenzialmente un materiale didattico preziosissimo e polivalente (anche se finora poco esplorato) in una classe L2: prima di tutto, poiché il fine di questa sorta di pubblicità è il coinvolgimento e la sensibilizzazione, essa generalmente utilizza un linguaggio diretto ed accattivante che si presta ottimamente a motivare ed incuriosire gli studenti. Inoltre, essa dà ottimi spunti di discussione su alcune delle patologie sociali presenti nella nostra ed altrui società, portando naturalmente ad un costruttivo confronto interculturale. Il percorso che abbiamo ideato quindi non è incentrato solo su finalità di apprendimento linguistico, ma anche di riflessione critica sui doveri civici a cui sono chiamati sia i “nativi” di un posto che gli immigrati. Sulla scorta di quanto discusso in aula, lo studente immigrato coglierà auspicabilmente nuove opportunità di riflessione su quanto “denunciato” dalla pubblicità sociale, attivandosi in primis per modificare alcune cattive abitudini della nostra società, assumendosi le proprie responsabilità di cittadino e magari contagiando chi lo circonda. Abbiamo ritenuto opportuno iniziare la parte teorica della nostra tesi descrivendo il fenomeno della pubblicità sociale, di cui noi stesse ignoravamo molti lati. Dopo una carrellata (sintetica ma il più possibile ricca di aneddoti) sulla storia della pubblicità in Italia, ci siamo concentrate sulla nascita di quella sociale. Ciò accadde negli anni Settanta, in seno ad una presa di coscienza critica sul consumismo sfrenato e ad un periodo di grande riflessione sulle responsabilità individuali del cittadino. Siamo poi andate a descrivere nei dettagli l'attività e gli ideali della Fondazione “Pubblicità Progresso”, ponendola a contrasto con il caso limite delle campagne Benetton; mentre scopo delle campagne P. Pro è sempre stato quello di sensibilizzare la massa su un dato problema, quelle di Toscani 1 hanno fatto leva sugli stessi argomenti soltanto per aumentare la notorietà della marca Benetton. Abbiamo quindi cercato di dimostrare che in quest'ultimo caso non si può parlare di pubblicità sociale a tutti gli effetti. Siamo poi andate ad analizzare le caratteristiche del linguaggio pubblicitario dal punto di vista lessicale, morfologico e sintattico per poi interrogarci sulle applicazioni didattiche in generale di questo tipo di materiale. Quest'ultimo capitolo ci è servito anche come aggancio alla parte operativa della nostra tesi; all'uopo, abbiamo deciso di utilizzare alcune delle campagne ideate nel corso degli anni dalla Fondazione “Pubblicità Progresso”, che abbiamo trovato varie, stimolanti e molto attuali. Abbiamo cercato di evitare pertanto temi molto delicati (il maltrattamento dei minori), quelli potenzialmente fonte di disagio per studenti con culture lontane dalla nostra (la prevenzione del contagio dall'AIDS) e quelli che abbiamo ritenuto meno interessanti e coinvolgenti per degli studenti (prevenzione degli infortuni domestici). Le campagne che abbiamo scelto sono relative, invece, alle seguenti tematiche: L'importanza dell'ascolto e del rispetto reciproco (campagna “Per il rispetto dell'opinione altrui” del 1973 e “Per promuovere il valore dell'ascolto” del 2001-2002) La necessità di tutelare l'ambiente (campagna “A difesa del verde”, 1972-1973) Il valore della solidarietà e dell'attenzione verso il prossimo (campagna “Il piacere di fare un buon gesto” del 1997-1998) Gli ideali legati al volontariato (campagna “A favore del volontariato” del 1991-1992) L'importanza di una sana e corretta alimentazione e di un costante esercizio fisico (“Campagna Movimento” del 2006) 2 Abbiamo realizzato la nostra proposta didattica sotto forma di rete di unità di apprendimento; i docenti che eventualmente decideranno di provare a fare uso del nostro materiale potranno quindi decidere se prenderle in considerazione tutte o solo in parte e se seguire l'ordine che noi abbiamo concepito oppure sovvertirlo completamente, potendo godere quindi della massima flessibilità didattica anche in base ai bisogni ed alle reazioni della classe. Allo stesso tempo, abbiamo ideato il nostro materiale per una classe composita sia dal punto di vista di competenza linguistica (livelli A2, B1 e B2) che di provenienza culturale, andando ora a redigere esercizi differenziati per livello ma basati sullo stesso materiale didattico, ora a proporre attività di Cooperative Learning (quali il Jigsaw e l'“intervista a tre teste”) per fare della classe un luogo dinamico di cooperazione ed interdipendenza positiva, sia di ruoli che di risorse, dove gli studenti possano sentirsi responsabilizzati nel raggiungimento di un obiettivo comune sfruttando al massimo le proprie possibilità. Abbiamo cercato di stimolare la nostra potenziale classe con attività ludiche (es. gioco del pic-nic a squadre) e creative (es. produzione di locandina o comunicato radio inerente alla “Campagna Movimento” da inviare alla stessa Fondazione P.Pro), così come abbiamo pensato di non tralasciare l'obiettivo interculturale, andando a valorizzare la lingua e cultura d'origine dei nostri studenti nel tentativo di un confronto reciproco costante, proficuo ed arricchente. Abbiamo deciso di fare uso di varie tipologie di materiale pubblicitario per assolvere a scopi glotto-didattici molteplici: se l'analisi delle locandine potrà dare adito a riflessioni sul linguaggio non verbale (si vedano ad esempio quelle della campagna “Per il rispetto dell'opinione altrui”), quella degli spot potrà aumentare le competenze prossemiche, vestemiche ed oggettuali (si veda ad esempio lo spot della campagna “Per promuovere il valore dell'ascolto”); infine, i comunicati radio potranno fungere da ottimo esercizio d'ascolto ed allenare l'orecchio dei nostri studenti a nuove varianti fonologiche. In ogni caso, abbiamo optato per la trascrizione di tutto il materiale audio ed audiovisivo, in un'ottica di massima fruibilità da parte di chi vorrà testare questo materiale. 3 Ognuna delle nostre unità d'acquisizione segue la psicologia gestaltiana nella sua suddivisione in fasi di globalità-analisi-sintesi e quindi nel suo ideale percorso dall'apprendimento all'acquisizione; tuttavia, abbiamo ritenuto opportuno inserire anche delle proposte di letture di approfondimento per casa (in alcuni casi corredate da glossari per rendere la lettura più gradevole), per rinforzare quanto appreso ma soprattutto per spingere, fuori dall'aula, a nuove opportunità di riflessione autonome. Il risultato è un percorso didattico incentrato sulla glottodidattica umanisticaaffettiva, sulla valorizzazione e condivisione dell'enciclopedia personale di ogni studente ed in cui l'auspicabile avanzamento del saper fare con la lingua si accompagna idealmente ad una presa di coscienza di alcuni dei propri doveri civici, in un clima di apprendimento sereno e di collaborazione reciproca. 4 PARTE TEORICA 5 CAPITOLO 1 BREVE STORIA DELLA PUBBLICITA' IN ITALIA (a cura di Luana Slomp) La nascita della pubblicità in Italia La pubblicità italiana ha un'età molto giovane: fece, infatti, la sua comparsa verso la fine del XIX secolo, occhieggiando sotto forma di annunci dall'ultima pagina di alcuni giornali, o sotto forma di manifesti sulla superficie interna dei primi tram a cavallo, comparsi a Torino nel 1871. Eppure il contesto non era prettamente orientato al consumismo: secondo alcuni storici come Valerio Castronovo, nell'ultimo ventennio dell'Ottocento più di 2/3 del salario di un qualsiasi operaio o bracciante del Nord Italia se ne andava nell'acquisto di generi alimentari di mera sussistenza, mentre la quota sfiorava ben il 90% nel Sud Italia. 1 La vera e propria arte italiana del manifesto prese piede nel primo ventennio del Novecento, con ben un secolo di ritardo rispetto alla Francia. In Italia, i maestri di questa disciplina furono soprattutto Leonetto Cappiello (per il cioccolato “Klaus”, 1903), e successivamente Armando Testa. Fra i vari esempi di manifesto dell'epoca abbiamo trovato particolarmente significativo il manifesto delle “Confezioni Mele” elaborata da Aldo Mazza. In esso, si vede una coppia elegante (proprio perché vestita delle Confezioni Mele) passeggiare compunta e vagamente boriosa sotto gli occhi invidiosi della “gentucola” di passaggio. 1 G.P. Ceserani, Storia della pubblicità in Italia, Editori Laterza, Bari 1988, p. 10 6 Pare evidente in questo manifesto il tono classista che pone una distanza siderale tra la borghesia, frugale e morigerata, e la classe altolocata della Belle Epoque che può permettersi tali acquisti raffinati. Negli stessi anni, l'affermarsi della moderna cultura industriale portò alla pubblicazione dei primi libri dedicati alle strategie pubblicitarie; uno per tutti, vorremmo menzionare “L'arte di persuadere” di Giuseppe Prezzolini (1907). Una vera e propria svolta, se si pensa che all'epoca nel Novo Dizionario universale della lingua italiana del Petrocchi alla voce réclame si leggeva “avviso spesso ciarlatanesco per richiamare l'attenzione della gente su cose commerciali, per farsi un nome”.2 D'altra parte, curiosamente, si faceva strada una certa contaminazione fra arte e pubblicità: pensiamo a Picasso, che ha fatto entrare in alcuni dei suoi celebri dipinti delle marche come quella del brodo “Kub”e della bottiglia di “Pernod” nel suo “Paesaggio con manifesti” del 1912). 2 G.P. Ceserani, op.cit., p. 30 7 Nel frattempo, sulle pagine della “Domenica del Corriere”, particolarmente diffuso tra la piccola borghesia, comparivano i più svariati annunci che reclamizzavano non oggetti di lusso ma prodotti atti a guarire ogni sorta di malattia (pillole di “Esanofele” contro la malaria) e di difetti fisici (il “Bonnet Vaison” contro le orecchie staccate, il “reggicollo” per signore, il “piegabaffi per signori). Il tono chiaramente ci sembra credulone ed ingenuo, ma a nostro avviso è assolutamente indicativo sul contesto socio-economico dell'epoca. La pubblicità nel ventennio fascista Con l'avvento del ventennio fascista (1922-1943), i manifesti della precedente età giolittiana cedettero il passo ad immagini più fosche con uomini in camicia nera che levano il braccio destro e l'onnipresente simbolo del fascio littorio. 8 Ciò che si voleva vendere, in massa, ai cittadini-consumatori non era un prodotto ma la stessa immagine del Duce e l'ideologia da lui dettata: si può affermare che in questi anni la pubblicità italiana era completamente ai servigi del regime, diventando mera propaganda. Lo scrittore Henry Beraud scrive a proposito Mussolini è dovunque, in nome e in effigie, in gesti e parole. Ovunque indirizzate lo sguardo o portate i vostri passi troverete Mussolini, ancora Mussolini, sempre Mussolini. Non soltanto i caffé e i loro frequentatori, i giornali e le loro vetrine, le librerie e i loro scomparti, ma anche le mura, le nude mura, i cancelli dei cantieri non cessano di proclamare la sua gloria e il suo nome [...] Si vede il capo del governo in tutte le pose e in tutti i costumi, in redingote, in uniforme da timoniere, da aviatore, da cavallerizzo, con un tricorno di piume in testa, con stivali a risvolto, pilota di una vettura gran sport, mentre salta gli ostacoli, o arringa la folla, o trebbia il grano, o rimbosca in Calabria, o saluta, o assaggia il rancio dei bersaglieri, o doma belve, o marcia su Roma, o suona il violino... 3 Mussolini fu non solo un roboante oratore, ma un vero e proprio esperto della comunicazione (il Ceserani lo chiama addirittura “uomo marketing”4) Basti pensare ai veri e propri slogan che ha coniato e che sono ancora celebri (“Credere Obbedire Combattere”, “Chi si ferma è perduto”, “Chi non è con noi è contro di noi”, “Molti nemici, molto onore”). 3 G.P. Ceserani, op.cit., p. 66 4 G.P. Ceserani, op.cit., p. 101 9 Intanto l'arte del manifesto si evolveva, andando a permearsi di un gusto tutto architettonico per linee, geometrie e sagome, allontanandosi dalla sfera prettamente estetica in favore di una massima efficacia nella trasmissione del messaggio pubblicitario. Il segno lineare ed asciutto di Marcello Nizzoli fece scuola, insieme al celeberrimo Gino Boccasile, disegnatore delle procaci silhouette “signorine Grandi Firme”. Il fatto che queste fanciulle fossero ritratte sole e non accompagnate contrastava in qualche modo con gli ideali del Regime; in compenso, Boccasile si occupò ampiamente anche dei manifesti di propaganda di guerra. La pubblicità nel secondo dopoguerra Ancora paralizzata dall'esperienza del fascismo e per di più stravolta dalla seconda guerra mondiale, l'Italia del boom economico (si noti che nel giro di un decennio passò da paese sottosviluppato a potenza industriale), permise l'accesso ad un consumismo di massa; basti pensare che proprio nella metà degli anni Cinquanta fece il suo ingresso trionfale in molte case italiane la televisione, vero e proprio “strumento di omogenizzazione linguistica, culturale, comportamentale”5. Dal punto di vista sociologico, la famiglia cominciò a chiudersi in se stessa come un micro-organismo di interessi e valori propri, ed i gruppi sociali fino a poco tempo prima senza alcun potere d'acquisto (si pensi soprattutto ai giovani) diventarono nuovi destinatari delle varie réclame. La pubblicità quindi dovette reinventarsi, con ritmi e strategie completamente nuove e diversificate; si può affermare, pertanto, che fu soprattutto negli anni Cinquanta-Sessanta che la pubblicità italiana fu coinvolta in un percorso di rafforzamento complessivo. Aprirono in Italia le prime agenzie americane, tra cui la Lintas (1948), definita “L'università della pubblicità”6, e con esse i primi test di sondaggio pre-campagna (cosiddetti “Lintests”) con sui si iniziarono ad orientare le aziende a recepire le esigenze del mercato. Si trattò di una vera e propria rivoluzione nell'ambito della pubblicità, la quale prese ad illuminare con il suo occhio di bue prodotti non solo 5 A. Chiantera, Una lingua in vendita. L'italiano della pubblicità, NIS, 1989, p. 24 6 A. Tarallo, L'italiano con gli spot pubblicitari, tesi Itals VI ciclo, tutor A. Mollica, Università Ca' Foscari di Venezia, p. 10 10 legati alla mera sussistenza, ma anche superflui (per esempio l'automobile ed il frigorifero). D'altro canto, si noti che allora la rete dei mass-media utilizzabili era ancora piuttosto scarna: il principale veicolo pubblicitario era ancora la stampa, mentre la radio seguiva al secondo posto. Carosello: la prima pubblicità televisiva Il 3 Febbraio 1957 fu una data storica: quella sera, infatti, sulla RAI nacque il Carosello, la prima forma di pubblicità televisiva. Questa rubrica prevedeva due sigle (una all'inizio ed una alla fine), e quattro-cinque scenette di uguale durata (135 secondi). Ognuna di esse era divisa in due parti, di cui la prima era detta pezzo; esso presentava delle simpatiche storielle che solitamente ospitavano personaggi famosi di taglio comico-brillante (i vari Vianello, Tognazzi, Bramieri, ecc.) oppure disegni animati quali Caballero e Carmencita ed il simpatico Calimero. Quest'ultimo, in particolare, fu una fortunata creazione del 1963 di Nino Pagot; la sua vocina stridula e petulante che lamenta “Eh, che maniere... E' un'ingiustizia, però!” è ancora ricordata con affetto da moltissimi Italiani (curiosità: Calimero 11 non è altro che il nome del santo cui era dedicata la chiesa in cui Pagot si era sposato). Invece, il messaggio pubblicitario vero e proprio compariva solo ed esclusivamente nella seconda parte, detta codino. Le regole del Carosello da rispettare erano davvero molto precise e severe: il codino non poteva durare più di 15 od al massimo 30 secondi, il prodotto non poteva né essere presente né tanto meno comparire fisicamente nel pezzo, e per di più nel codino la marca non poteva essere né scritta né pronunciata per più di sei volte. Inoltre, non dovevano esserci scene volgari (ogni riferimento alla sessualità era bandito, anche se sotto forma di semplici baci) o che potessero in qualche modo turbare lo spettatore (le storie poliziesche erano ammesse solo se il crimine fosse solo accennato e la condanna intervenisse prontamente). Infine, non era possibile fare pubblicità a beni di lusso come gioielli e pellicce. In questo modo, la RAI si garantiva che la comunicazione pubblicitaria sull'unico canale di allora (Programma Nazionale) fosse conveniente e non andasse ad inficiare la bontà e l'integrità degli altri programmi previsti in palinsesto. D'altronde, ai tempi si considerava che la pubblicità “fosse una cosa sporchetta e un po' volgare, che andava accettata in quanto inevitabile, ma giusto nella dose indispensabile”. 7 Pertanto, un'azienda non solo aveva un margine davvero ristretto per pubblicizzare i propri prodotti, 7 G. P. Ceserani, Un'America targata target, in U. Eco, G.P. Ceserani, B. Placido, La riscoperta dell'America, Laterza, Bari 1984, pag. 37 12 ma doveva anche provvedere, a proprie spese, ad uno spettacolo che fosse completamente slegato dalla vera e propria réclame, e che fungesse da semplice impalcatura al codino al solo scopo di creare motivazione e coinvolgimento nel pubblico. Ad ogni modo, questo strano accostamento di spettacolarità (preponderante) e pubblicità (nascosta) ebbe un successo travolgente: si calcola che nei 20 anni di vita di questa rubrica siano andati in onda 30.000 caroselli! Essa era così amata, infatti, che veniva sospesa solo il Venerdì Santo ed il 2 Novembre. Eccezionalmente, essa non andò in onda solo nei tre giorni di lutto nazionale per la strage di Piazza Fontana (1969). Alcuni studiosi hanno attribuito questo successo al suo carattere di “favola” per via della ripetitività della sua formula e per via della familiarità e prevedibilità del suo ambiente. In effetti Carosello, come una fiaba in cui trionfano i buoni ed i giusti, regalava sensazioni positive, faceva sognare, e per i bimbi di tutt'Italia rappresentava “il momento di passaggio tra la realtà quotidiana e il sogno nel quale stavano per andare ad immergersi”8. Una fiaba particolare, tuttavia, perché il mezzo magico che permetteva di risolvere la situazione compariva solo, brevemente, nel codino, senza essere stato né pre-annunciato né introdotto in alcun modo.9 In sostanza, in un tempo (1950-1965) in cui gli Italiani guardavano agli Americani come un modello da imitare (si pensi al film di Steno “Un americano a Roma”), Carosello rappresentava una brillante risposta “made in Italy”. Nonostante ciò, la sua condanna a morte fu tristemente scritta con la sentenza della Corte Costituzionale del 1976, la quale portò all'affermarsi delle reti commerciali, e quindi all'avvento di centinaia di spot trasmessi quotidianamente nelle varie televisioni private. D'altra parte, tuttavia, si può affermare che gli anni Settanta furono anche attraversate da un vero e proprio “periodo nero” per quanto riguarda la pubblicità. La pubblicità tra gli anni di piombo e la rivoluzione mediatica L'approccio degli Italiani nei confronti della pubblicità mutò infatti radicalmente con gli anni Settanta, altrimenti detti “anni di piombo”. Com'è noto, essi misero 8 A. Tarallo, op. cit, p. 14 9 M.A. Polesana, Come parla la pubblicità, Arcipelago Edizioni, 2004, p. 118 13 sotto torchio il capitalismo ed i valori ad esso correlati; ecco quindi che anche la pubblicità fu bersagliata come “serva del potere” per antonomasia. Essa veniva accusata con veemenza di influenzare pesantemente la capacità dell'uomo di ragionare autonomamente, imponendo dall'alto un sistema di valori e facendo peraltro leva sugli istinti più bassi e primordiali (bisogno di primeggiare sugli altri, voglia smodata di possesso, ecc.). In questo periodo, i toni delle réclame si fecero quindi molto più dimessi, quasi come se dovessero espiare la colpa di esistere, arrecando il minor disturbo possibile. Scrive Testa: “Le campagne diventano serie, sobrie, corte. Gli annunci-stampa presentano severe fotografie di prodotti scontornati su fondo bianco, accompagnate da lunghi testi di spiegazione”10. Spesso l'immagine mancava del tutto, e testi farraginosi, prolissi e distaccati rimpiazzavano la grafica accattivante, andando più ad assomigliare ad articoli di quotidiani (impossibili da memorizzare) che ad annunci pubblicitari. Solo negli anni Ottanta si sarebbe verificata la piena assoluzione della pubblicità, all'insegna di “immagini”, “movimento” ed ammiccamenti nei confronti del potenziale cliente, catapultato nuovamente in un ambiente di massimo individualismo e consumismo. Per quanto riguarda gli spot televisivi, sotto l'egida di Silvio Berlusconi moltissime aziende che fino a quel momento erano state ai margini avrebbero all'improvviso avuto accesso al mercato della pubblicità; a sua volta, questa avrebbe succhiato nuova linfa dai sempre più numerosi e sofisticati spot televisivi, i cui story-board spesso grossolani e giullareschi avrebbero inaugurato una nuova era pubblicitaria improntata al consumismo più sfrenato. Ed infatti tali spot, secondo Pilati, furono “la fonte principale di orientamento valoriale e di definizione del mondo sociale”.11 Un nuovo fenomeno: la pubblicità sociale Sempre tra gli anni Settanta ed Ottanta, tuttavia, ci fu un altro fenomeno che prese piede: la pubblicità sociale. Nel rutilante contesto di compravendita, descritto pocanzi, in cui la pubblicità si affermava sempre più, essa cominciò ad uscire dal 10 L. Bizzarri, L'evoluzione della pubblicità sui quotidiani dagli anni Settanta ad oggi, in “Storia e futuro, rivista di storia e storiografia” n. 14, maggio 2007, p. 2 11 G.P. Ceserani, op.cit., pag. 283 14 seminato consumistico in cui era nata per vendere non prodotti ma norme di comportamenti civici, al di fuori quindi delle mere logiche commerciali. La presenteremo, nei dettagli, nel prossimo capitolo. 15 CAPITOLO 2 LA PUBBLICITA' SOCIALE (a cura di Luana Slomp) Cos'è la pubblicità sociale La pubblicità sociale o pubblicità di pubblico servizio si occupa di contribuire a promuovere e rafforzare un punto di vista già diffuso nell'opinione pubblica su vari temi di interesse generale da tutti in qualche modo già avvertiti, cercando di amplificarne il consenso e sollecitare in tutti una presa di coscienza che porti all'operatività. La Gadotti la definisce come “un moderno galateo sociale che educa ed informa sugli atteggiamenti e comportamenti più idonei da assumersi nelle diverse circostanze, rendendo visibili ed appealing regole che sono già in larga misura patrimonio collettivo”.12 E' quindi la dimostrazione che la comunicazione persuasoria della pubblicità non debba necessariamente avere fini commerciali, come già suggerito al Congresso Nazionale della Pubblicità di Milano del 1971; anzi, in questa nuova forma, essa dimostra di avere sviluppato delle raffinate strategie comunicative applicabili ad un contesto delicato quale quello delle patologie sociali, ben lontano quindi da quello commerciale per cui è nata. Pur utilizzando le stesse tecniche, per le finalità perseguite, la pubblicità sociale si distanzia quindi nettamente dalla pubblicità commerciale (quella sociale viene infatti spesso definita, per contrasto, con una serie di litoti quali “non commercial”, “non profit”, “non product”). In ogni caso, la pubblicità sociale si rivolge non ad un potenziale consumatore, ma ad un cittadino, ed utilizza la comunicazione persuasoria per modificarne gli atteggiamenti mentali. L'obiettivo, o mission che dir si voglia, non consisterà nel far comprare prodotti, ma nell'incentivare a stimolare atteggiamenti, promuovere idee e valori. Scrive il pubblicitario Roberto Gorla: [...] non crea tendenze, le cavalca. Prende quello che c'è già nell'aria e lo fa suo. Qualche volta 12 G. Gadotti, Pubblicità sociale: lineamenti, esperienze e nuovi sviluppi, Franco Angeli 2001, p. 142 16 lo fa con un tempismo sorprendente, ma non può permettersi di giocare d'anticipo: cadrebbe nel vuoto. La pubblicità, anche quella che si ammanta del nome di Pubblicità Progresso, spinge treni già in corsa, amplifica parole che già si mormorano13. Poiché quindi il suo scopo è quello di anticipare atteggiamenti sociali, amplificare trend già instaurati, svelare tendenze latenti14, quella sociale si differenzia anche dalla cosiddetta pubblicità advocacy, la quale veicola in modo non neutrale ma polemico messaggi su cui nell'opinione pubblica non esiste un'uniformità di pensiero da rafforzare, ma pareri diversi e contrastanti (per esempio sulla. vivisezione che può essere vista come indispensabile per il progresso scientifico, oppure come un'inutile tortura). Rispetto all'esperienza dell'Advertising Council Americano e del Central Office Information (COI) inglese, lo sviluppo della pubblicità sociale in Italia è in forte ritardo e solo nell'ultimo decennio essa è assurta a “genere pubblicitario”. Secondo un'indagine effettuata nell'Ottobre 1989 dalla prof.ssa Giovanna Gadotti, docente di Sociologia delle Comunicazioni di Massa presso l'Università degli Sudi di Trento, è risultato che la pubblicità sociale, pur se fenomeno recente, è ritenuta utile alla collettività. Infatti essa “fa conoscere i problemi, informa, fa capire molte cose” (38.2%, soprattutto anziani e persone con basso livello di istruzione), “fa riflettere, pensare” (20.2%, soprattutto giovani tra i 18 ed i 24 anni), “coinvolge le persone, sensibilizza, far rendere conto dei problemi” (22%, soprattutto persone con alto livello di istruzione).15 13 L. Bizzarri, L'evoluzione della pubblicità sui quotidiani dagli anni Settanta ad oggi, in “Storia e futuro, rivista di storia e storiografia” n. 14, maggio 2007, p. 6 14 G. Gadotti, op. cit., p.15 15 G. Gadotti, op. cit., p.20 17 I soggetti della pubblicità sociale ed il caso Benetton I soggetti attori di questa forma di pubblicità possono essere: - soggetti pubblici municipalizzate). Si (ministeri, pensi alla regioni, province, campagna di comuni, prevenzione aziende contro l'Immunodeficienza acquisita (Aids) patrocinata dal Ministero della Sanità. In questo caso lo Stato e le sue diramazioni fungono da soggetto educatore con il preciso obiettivo di rinforzare certi stili di vita sia nell'interesse individuale che collettivo.16 E' essenziale che il linguaggio sia privo di retorica, che non sia né troppo ufficiale né troppo gergale, per essere facilmente compreso senza scadere però nella propaganda (l'era fascista ha lasciato in eredità una certa diffidenza nei confronti dell'uso dei media da parte dello Stato ai fini di manipolare il consenso della popolazione). Si noti che la gran parte dei messaggi pubblicitari provenienti della pubblica amministrazione, in cui essa si presenta come produttrice di beni e servizi in competizione con altri enti (per esempio gli asili nido), non può essere considerata pubblicità sociale a tutti gli effetti. Allo stesso modo, la cosiddetta corporate advertising con cui la pubblica amministrazione mira ad ottenere un consenso del proprio operato e quindi un ritorno d'immagine di cui sarà direttamente beneficiaria, non può essere detta pubblicità di pubblico servizio (si pensi alle campagne pluriennali 16 G. Gadotti, op. cit., p.184 18 dell'Esercito Italiano per sottolineare l'importanza del sostegno che esso offre alla società civile). - organizzazioni non profit, che in Italia sono in continuo aumento (fondazioni, cooperative sociali, comitati ed associazioni di vario tipo, tutti senza scopi commerciali). Attraverso il messaggio pubblicitario, esse cercano di propagare i valori di cui sono portatori. A differenza dei soggetti pubblici, non godono di una posizione prestabilita di autorevolezza, e quindi devono faticare maggiormente per acquistare credibilità. - soggetti privati (aziende), sia per fini prettamente filantropici che per promuovere, indirettamente, la propria immagine. Nel primo caso, citiamo l'iniziativa del Sindacato Italiano Locali da Ballo (Silb) che ha segnalato alla fondazione Pubblicità Progresso (di cui si dirà in seguito) la necessità di una campagna “per attivare comportamenti più attenti alla propria incolumità da parte di chi spesso guida in modo spericolato”.17 Si verifica in questo modo un caso di delega da parte di un soggetto “debole” ed una conseguente “supplenza comunicativa”.18 Per quanto riguarda il secondo caso, troviamo che proprio per l'interesse economico e le ragioni non solo sociali ma anche commerciali insite, esso debordi dai margini della pubblicità sociale propriamente detta. Troviamo interessante, in questo senso, l'esempio delle famose campagne Benetton di Oliviero Toscano. In una prima fase, i colori dei pullover Benetton volevano presentarsi come metafora della felice convivenza possibile fra persone diverse o di varie nazionalità. Ecco che ad una marca, bandiera dell'unificazione delle differenze, si cercano di associare i valori di pace e tolleranza, per creare un goodwill positivo e fidelizzare il pubblico consumatore, in quanto l'iniziativa di marketing sociale permette di instaurare forti legami con esso e raggiungere nuove nicchie di mercato. 17 Lettera inviata a P.Pro dal Silb, A. P.Pro 18 G. Gadotti, op. cit., p.145 19 In seguito, accanto al logo Benetton, ecco comparire il bacio di un prete ed una suora, e l'abbraccio di un diavolo (un bimbo di colore) con un angelo (un bimbo bianco dalla chioma bionda riccioluta). Con gli anni Novanta le immagini diventano sempre più crude, andando a rappresentare immagini forti legate alla morte ed alla vita: nella fattispecie, un cimitero di guerra (era il periodo della Guerra del Golfo) ed una neonata ancora attaccata al cordone ombelicale. Questo ha causato vivaci proteste da parte della popolazione scandalizzata, ma anche maggiore visibilità della marca e riconoscimenti artistici (es. premio svizzero della Société Générale d'Affichage). Nel 1992, si giunge perfino ad utilizzare immagini di agenzia utilizzate per reportage di attualità: è la volta dell'agonia di un malato di Aids circondato dai familiari straziati dal dolore, un soldato che brandisce un femore umano, un uomo massacrato dalla mafia, una nave presa d'assalto dagli emigranti. 20 Si diffondono le accuse di cinismo e speculazioni, ma l'obiettivo è centrato: la visibilità e la notorietà della Benetton è aumentata a dismisura. Pare che tra il 1 gennaio 1999 e il 31 marzo 2004 siano passati sulle emittenti Tv 81.452 spot sociali, tra cui: 8% prodotte da organizzazioni senza scopo di lucro 45% prodotte da Istituzioni pubbliche (87% governo e ministeri, 12% istituzioni internazionali, 1% istituzioni locali) 47% prodotte da grandi produttori di comunicazioni (UPA 33,73% , RAI 24,23 %, Pubblicità Progresso 20,81%, La7 8%, Mediaset 7,89%). Similmente, dal 1995 ad oggi gli investimenti in pubblicità sociale sono cresciuti del 365%, e la tendenza rimane costante anche se gli investimenti per la pubblicità commerciale sono progressivamente calati; basti pensare che nel 2002, mentre gli investimenti complessivi sono crollati, il settore sociale ha raggiunto un +14% rispetto all'anno precedente.19 Il contesto in cui è nata la pubblicità sociale Questo fenomeno nasce negli anni Settanta proprio in concomitanza con l'affermarsi del valore della “qualità della vita”. Dopo la crisi energetica , la gente ricomincia ad interrogarsi sulla vera essenza del benessere, arrivando alla conclusione che esso non coincida necessariamente con il progresso economico e la crescita economica, ed anzi possa essere a questi addirittura antitetico. Per esempio, si realizza il fatto che l'aumento galoppante delle merci consumabili porta a disastri ecologici andando ad attaccare un patrimonio - quello ambientale che è di tutti. Non dimentichiamo che in questo periodo si sente ancora l'odore dei recenti movimenti di contestazione i quali, come abbiamo visto, rifiutavano la società dei consumi in quanto falsa, alienante e disumanizzante. Gli attacchi di Vance Packard nel suo libro “I persuasori occulti” sono feroci, andando ad affermare che il messaggio pubblicitario manipola le coscienze attraverso i suoi 19 http://www.nonprofitonline.it/tid/4029807 21 richiami emotivi, condiziona il pubblico e lo inganna con dei messaggi subliminali.20 Gli evidenti segni di crisi economia e politica, poi, non fanno che confermare la necessità di una svolta. Ecco che i dibattiti si moltiplicano, e si vanno a delineare stili di vita innovativi, più responsabili, e una coscienza collettiva più critica ed attenta, che si riflette su nuove modalità di consumo. Esso sarà sempre più orientato non all'accumulazione ma ad un'esigenza di benessere a tutto tondo, inteso come salute fisica, crescita intellettuale, godimento della vita nel rispetto di se stessi, degli altri e di ciò che ci circonda. Si profila, inoltre, una stretta interdipendenza fra benessere individuale e collettivo. La Gadotti sottolinea, poi, come [...] la percezione e la sensibilità collettiva delle responsabilità anche sociali delle imprese rispetto al benessere della collettività, ai problemi dell'inquinamento ambientale, allo sfruttamento del lavoro minorile e dei lavoratori nei paesi sottosviluppati si è diffusa creando aspettative nei confronti delle aziende per le soluzioni di questi problemi.21 E' terreno fertile, questo, perché la pubblicità sociale nasca e si sviluppi, fungendo da cassa di risonanza del pensare collettivo. Negli atti del Congresso di Roma del 1971 si legge: Oggi noi ci siamo resi conti che le tecniche della pubblicità non sono legate di necessità ad una politica dissennatamente consumistica. Oggi noi siamo disponibili per sederci al tavolo della programmazione e dare un aiuto, con gli strumenti dei quali disponiamo, perché questa 22 programmazione diventi realtà. La pubblicità sociale quindi punterà ad una sinergia tra aziende, pubblica amministrazione e cittadini. Spingerà le prime a prendere atto delle situazioni vigenti (per esempio le siccità e alluvioni periodiche, con conseguente scarsità del patrimonio idrico) ed agire di conseguenza, le seconde ad escogitare e far rispettare normative di tutela (es. risparmio dell'acqua), ai terzi a modificare alcuni atteggiamenti mentali (es. spreco dell'acqua) e spingere presso la pubblica 20 M. Lombardi, Manuale di tecniche pubblicitarie. Il senso del valore della pubblicità, Franco Angeli, Milano, 1998, 31/35 21 G. Gadotti, op. cit., p.241 22 G. Bassetti, Autocritica, meritie diritti della pubblicità, in “Atti del Congresso Nazionale della Pubblicità”, Confederazione Generale Italiana della Pubblicità, Milano 1972,, p. 228 22 amministrazione perché sia operativa in quest'ambito, utilizzando tutti i mezziorganizzativi e normativi che ha a disposizione. In un contesto quale quello descritto, la pubblicità sociale non avrà quindi bisogno di esprimersi con veemenza usando l'imperativo (es. “smetti di fumare”!), ma può più semplicemente (e più efficacemente) appellarsi alla morale comune, ed a una strategia discorsiva basata sulla convenienza collettiva di quanto si propone o, meglio, si ricorda (es. “se tu smetti di fumare, allora....”). Il ruolo pioneristico di Pubblicità Progresso (P.Pro) Punto di riferimento in Italia per la pubblicità sociale (tanto che si scivola sovente nell'errore di pronunciarli come sinonimi) è la Fondazione Pubblicità Progresso. Essa è nata nel 1970 su modello dell'americano Advertising Council e grazie ai congiunti sforzi dell'OTIPI (composta dalle varie agenzie pubblicitarie), l'UPA (che unisce gli utenti di queste agenzie), la SIPRA (Società Italiana Pubblicità per Azioni, consociata della RAI) ed il CPS (Comitato Pubblicità Stampa). Già in un convegno nazionale tenutosi a Milano nel 1958 si era concordi nell'importanza di istituire anche in Italia un organismo paragonabile all'Advertising Council.23 Nel 23 A. Valeri, Pubblicità italiana. Storia, protagonisti e tendenze di cento anni di comunicazione, Edizioni del Sole 24 ore, Milano, 1986, p. 160 23 1969 era nato un primo “Comitato Pubblicità Progresso”, di cui facevano parte la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), le agenzie pubblicitarie aderenti all'OSIPI, la SIPRA e le aziende utenti di pubblicità associate nell'UPA. L'articolo 1 dello Statuto recita “Con il presente atto i sottoscritti: CSP, OTIPI, SIPRA, UPA, coscienti dell'importanza sociale della comunicazione pubblicitaria, promuovono la costituzione di un Comitato permanente per la realizzazione di campagne di propaganda e di pubblicità di interesse nazionale, per scopi di utilità sociale”.24 L'articolo 4 specifica “Lo scopo del Comitato esclude ogni finalità di lucro; la sua attività sarà diretta esclusivamente al raggiungimento del pubblico interesse”.25 Infine, viene ribadita l'autonomia da ogni ingerenza dei pubblici poteri in ordine alle finalità ed alle procedure.26 Nasce quindi un'organizzazione non profit, che trarrà il necessario sostegno economico dalle quote annuali versate dagli associati e si baserà sull'apporto di professionisti volontari. Negli anni Ottanta, sempre su modello dell'Advertising Council, per diffondere maggiormente la propria immagine si adotta lo strumento del Merchandising consentendo che il marchio di Pubblicità Progresso sia utilizzato per iniziative promozionali di vario tipo. Il simbolo scelto è quello dell'uomo-albero della felice campagna “Il verde è tuo: difendilo”. Successivamente, per svelare al pubblico chi si nasconda dietro questo marchio e stabilire con esso un intesa fondata su un approccio diretto, la Fondazione emana una “lettera aperta”, in cui esplica la filosofia del proprio operato e cita le componenti in cui è strutturata (FEDERPRO, FIEG, FIP, RAI, UPA). Si sceglie la formula abbreviativa P.Pro per facilitarne un più veloce ed agevole richiamo. Nel 1986, a quindici anni di distanza dal precedente, dunque, viene convocato un nuovo Congresso Nazionale della Pubblicità; in quest'occasione Castellano, relatore del convegno, annuncia “l'impegno di tutte le associazioni di categoria per il rilancio di Pubblicità Progresso”.27 Le emittenti pubbliche e private (tra cui anche Publitalia '80, concessionaria della pubblicità per le reti Fininvest) e gli editori promettono la 24 25 26 27 Statuto “Comitato Pubblicità Progresso” del 16/04/1970 Ibid. Lettera di M. Fuzi a Otipi ed altri, 18/12/2969, . P. Pro Atti del Congresso nazionale della pubblicità, Roma, ott. 1986, p. 126 24 concessione dell'1% dei propri spazi, e si nomina Pubblicità Progresso nella Commissione nazionale istituita nel 1987 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Inoltre, prende piede la concessione di “patrocinio”a sostegno di campagne di pubblico servizio realizzate da altri enti le quali, soddisfacendo determinati criteri stabiliti dall'Istituto, hanno accesso gratuito alle reti televisive ed alla stampa. Questa supervisione risulta un ottimo antidoto al sovraffollamento e sregolatezza dei messaggi pubblicitari a scopi sociali. Alla fine degli anni Ottanta, nel convegno “Il tam tam del vivere civile. La comunicazione sociale al servizio del cittadino” si riconosce a P.Pro il ruolo pioneristico di battistrada nel campo della comunicazione sociale in Italia, dimostrando come un messaggio venga recepito molto meglio se il suo destinatario si convince fermamente della sua bontà, anziché essere costretto a seguirne le indicazioni. 25 Le campagne di P.Pro Nel numero di marzo-aprile 1971 della rivista Sipra a pagina 55 campeggia l'annuncio della prima campagna di P.Pro, in favore della donazione di sangue. Sia la headline (“Qualcuno ha deciso che un bimbo deve morire. E forse sei stato tu”) che le immagini (primo piano di un uomo disperato che piange) trasmettono una straziante angoscia ed un profondo senso di colpa. Nel processo della sua maturazione, P.Pro sceglierà invece uno stile che rifiuterà di fare leva sui sentimenti di paura e sensi di colpa (il cosiddetto “fear arousing appeal”), ponendo l'accento non solo sui doveri ma anche sui diritti del cittadino. Con il tempo, è riuscita perfino a trattare dei temi scottanti ed assai delicati con piglio accattivante e garbata ironia (si pensi alle vignette di Altan e Chiappori contro il razzismo). Lo scopo sarà sempre quello di impressionare senza terrorizzare, ma anzi per stimolare reazioni positive. E' apprezzabile una comunicazione semplice, chiara, non iperbolica perché l'obiettivo, contrariamente alle esperienze maturate in altri Paesi (soprattutto di matrice anglosassone) è colpire lo spettatore con un messaggio che non sia troppo crudo. Per contrasto, crediamo interessante descrivere uno spot statunitense circa la sicurezza stradale.28 Primo piano di un uomo seduto in un bus. La vista di un bambino risveglia in lui dei ricordi. Primo flash, borsa rovesciata a terra. E' appena uscito dal carcere e ha accanto a sé una scatola di cartone con i propri oggetti personali. Ricorda che guidava un'auto sportiva (lui elegante, con occhiali da sole) e che al fianco aveva una bella donna. Guidava veloce. Tanto che ad uno stop non riesce a fermarsi finendo così con l'urtare l'auto, ferma, davanti a lui, ad uno stop. Esce dalla sua auto infuriato ma subito si preoccupa solo di constatarne le condizioni anziché accertarsi riguardo alla salute della guidatrice dell'altro veicolo. Quando finalmente si avvicina all'altra auto, vede la donna piangere. Perché a causa sua, a causa della sua “spinta”, ha investito una donna che, col figlio, stava attraversando la strada. Il bimbo, ferito alla tempia, lo guarda desolato e chiama “mummy” la donna riversa sull'asfalto. 29 Claim: the faster you go, the bigger the mess. Vediamo ora come nasce una campagna P.Pro, e come vengono scelti quindi i suoi temi. Le proposte possono giungere sia dall'interno dell'Associazione (Consiglio Direttivo, Comitato scientifico), sia dall'esterno (enti privati e pubblici, 28 M.A. Polesana, Come parla la pubblicità, Arcipelago Edizioni, 2004, p. 107 29 N.d.r. Più veloce fai, più casini puoi combinare 26 e singoli cittadini); tuttavia, per statuto, è il Consiglio Direttivo che decreta ufficialmente la scelta del tema (il quale può anche essere stato trattato precedentemente ma avere bisogno di essere ripreso per rafforzarne l'ideologia sottesa). Prima di enunciare i criteri guida, si ricordi che obiettivo specifico di P.Pro è “individuare temi di grande rilevanza, capaci di aggregare il consenso di tutte le forze della comunicazione, anche se vengono affrontati temi a volte scomodi o polemici”.30 Il tema deve essere di vasto richiamo ed avere interesse su scala nazionale, per un'alta probabilità di attenzione da parte del pubblico (anche grazie ai testimonials che presteranno alla causa la propria immagine). Peraltro la teoria sociologica dell'“agenda setting” postula che gli individui assegnino un certo grado di importanza ad una determinata problematica in modo direttamente proporzionale al peso che ad essa è stato dato dai massmedia.31 L'interesse su cui farà leva la campagna può essere sia “potenziale” che “attuale” e quindi già fonte di dibattiti. Per il primo caso (interesse potenziale), un buon esempio è la già citata campagna del 1971 per la donazione del sangue, in cui era necessario presentare l'atto di donazione come facile e pratico, per combattere la pigrizia degli Italiani su quest'argomento. Per il secondo caso (interesse attuale), esemplare è la campagna del 1973 “Pulizia dei centri abitati”, incentrata sui rischi collegati all'abbandono dei rifiuti (si noti che quello stesso anno, era scoppiata un'epidemia di colera nel Mezzogiorno). Allo stesso modo, la campagna P.Pro sull'Aids aveva lo scopo di ridurre la sindrome da contagio limitando la ghettizzazione dei malati, oltre che ricordare le modalità di trasmissione del virus. Questo dramma era assolutamente diffuso, e vastissimo fu il richiamo di questa campagna con la sua famosa headline “I rapporti umani non trasmettono il virus”. 30 Verb. 23/11/1989, A. P.Pro 31 M. Wolf, Teorie delle Comunicazioni di Massa, Bompiani, Milano, 1999, passim 27 Il tema non deve avere carattere commerciale, partitico o confessionale (perché questo è l'ambito della pubblicità advocacy). Il tema deve giustificare il ricorso alle strategie pubblicitarie e saper stimolare non solo i potenziali utenti, ma anche i media ed i professionisti che vi lavoreranno. La Gadotti suggerisce altri due criteri impliciti che guidano la scelta del tema di una campagna. Essi sono: - l’operatività: la campagna deve avere un taglio pragmatico, deve quindi suggerire con immediatezza al pubblico a darsi da fare in prima persona per limitare la problematica denunciata. Deve necessariamente esserci una specifica segnalazione su chi contattare, così come deve trattarsi di un'azione positiva e ben specifica, dunque, che contrasti con il disagio ed il senso di smarrimento prodotto dalla presentazione del problema. - la misurabilità: il successo di una campagna può trovare riscontro nel numero degli opuscoli informativi richiesti dal pubblico relativamente alla problematica denunciata, così come nel numero di coupon compilati che P.Pro ha incoraggiato ad inviare alla pubblica amministrazione di riferimento per sollecitare una netta presa di posizione. Nel verbale del convegno organizzato da P.Pro nel 1989 si legge infatti che le campagne debbano “avvalersi di tutte le tecniche professionali quali: uso di ricerche, misurazione dei risultati, 28 utilizzo dei piani di marketing sociale, maggiori rapporti con la pubblica amministrazione”.32 Ci ha colpito il constatare che per alcune campagne, l'impatto è stato così grande che P.Pro ha ricevuto perfino molte lettere di sfogo in cui si chiedeva un consiglio personale, quasi ci si stesse rivolgendo ad uno psicologo od ad un consultorio familiare (ciò è avvenuto per esempio in occasione della campagna “Figli si nasce, genitori no” del 1981). I filoni tematici coperti da P.Pro sinora sono essenzialmente cinque: Tutela dell'ambiente Difesa della salute Invito a praticare le virtù civili (quali solidarietà e tolleranza) Difesa dei deboli ed emarginati (anziani, handicappati, immigrati..) Tutela del diritto all'informazione I primi due filoni sono stati ampiamente utilizzati negli anni Settanta, mentre gli altri tre sono relativamente recenti. Molte campagne, tuttavia, abbracciano contemporaneamente vari ambiti: pensiamo a quella chiamata “Pulizia dei centri abitati”, che affronta sia il tema di tutela dell'ambiente che quello di difesa della salute. Dal 1991, le campagne realizzate da Pubblicità Progresso sono state: a favore del volontariato (1991-1992) a difesa dei non vedenti (1992-1993) per la solidarietà verso i malati (1993-1994) per un automiglioramento (1995-1996) educare alla civiltà (1996-1997) il piacere di fare un buon gesto (1997-1998) alfabetizzazione informatica del Paese (1999-2001) 32 Verbale 12/06/1989, A. P.Pro 29 Una volta selezionato il tema della campagna, intervengono professionisti di varie discipline correlate alla comunicazione pubblicitaria (sociologi, medici, ecc.) i quali, andando a comporre un Comitato Scientifico, supportano ed affiancano il Consiglio Direttivo mettendo a disposizione la propria esperienza e professionalità. A questo punto le associazioni professionali segnalano un'agenzia di pubblicità, un'agenzia di relazioni pubbliche, una casa di produzione di 30 audiovisivi, un istituto di ricerche ed un Centro Media fra quelli che si sono candidati volontariamente. L'Associazione degli Utenti provvede a recuperare dei fondi per la copertura delle spese minime, e l'Istituto di Ricerche predispone un copy-test per sondare il calibro della ricezione della futura campagna da parte dell'opinione pubblica. Si verifica che la campagna non infranga alcun articolo del Codice dell'Autodisciplina pubblicitaria (art. 46 titolo 6 “Pubblicità sociale”, varato nel 1995). I messaggi, infatti, non possono: sfruttare indebitamente la miseria umana ledendo la dignità della persona, né ricorrere a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificatamente allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento colpevolizzare o addossare responsabilità a coloro che non intendono aderire all'appello porre in essere comparazioni dirette con altre campagne sociali presentare in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per il quale l'appello viene rivolto sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contributo del pubblico all'iniziativa sollecitare i minori a offerte di denaro.33 A questo punto, si mettono finalmente all'opera fotografi, attori, registi, stampatori, fotolitisti, ecc, tutti assolutamente volontari, per realizzare la campagna che poi sarà distribuita dal Centro Media ai vari mezzi di comunicazione (quotidiani, periodici, emittenti radio e TV, manifesti, ecc.). Qualora la campagna non risulti convincente, i media possono anche rifiutarne la diffusione; ciò è avvenuto per la campagna Aids che incoraggiava esplicitamente all'uso del preservativo per evitare il contagio. In questo caso, le motivazioni politiche sottese ad un rifiuto di siffatta specie sono piuttosto intuibili. I media possono anche proporre dei cambiamenti e degli aggiustamenti alla campagna: una simile circostanza si è verificata per esempio con la campagna “Pulizia dei centri abitati”, già citata, che presentava delle immagini fin troppo crude accanto 33 Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, 30° edizione (in vigore dal 13/12/2000) 31 all'agghiacciante headline “Gli scarafaggi ringraziano”.34 Infine, viene indetta una conferenza stampa per dare risonanza alla neonata campagna, al termine della quale si pubblicano, ringraziandoli, i nomi di tutti coloro che hanno collaborato alla sua creazione. Gli ultimi anni registrano una crescita esponenziale dell'interesse nei confronti del genere della pubblicità sociale, che ormai ha ottenuto una piena legittimazione. Pare che il pubblico riconosca nettamente la valenza positiva della pubblicità sociale, e sia ben disposta verso la sua diffusione.35 Per quanto riguarda gli investimenti finanziari, la comunicazione sociale ha costituito nel 1997 l'1,3% del totale, nel 1998 l'1,8% e nel 1999 il2,2%.36 Il trend consiste ora nel proporre piccole campagne a costi limitati di utilità sociale, che grazie alla legge Mammì (223/90) la RAI deve diffondere gratuitamente. 34 G. Gadotti, op. cit., p.131 35 G. Gadotti, Ricerca sulla pubblicità sociale in Italia, IULM, Milano, 1996, passim 36 G. Gadotti, op. cit., p.210 32 CAPITOLO 3 IL LINGUAGGIO DELLA PUBBLICITA' (a cura di Luana Slomp) Angela Chiantera, nel suo trattato “Una lingua in vendita” opera un'interessante distinzione tra vari tipi di pubblicità, tra cui si vuole citare: Réclame consigliera discreta (es. “In tutte le case eleganti non manca mai la celebre cipria detta di Venere”) Réclame sentenziosa (es. “La civiltà di un popolo si misura dalla quantità di sapone”) Réclame che annuncia cambiamenti rivoluzionari (es. “Non più capelli grigi!”) Réclame gentilmente inquisitoria, che invita ad un esame di coscienza (es. “Avvertite mal di schiena o dolor di capo? Guardate voi la vostra lingua ogni mattina? Volete la salute?”) Réclame imperativa ed intimidatrice, che certo non mostra di avere peli sulla lingua (es. “Salvate lo smalto dei vostri denti! Tra poco sarà troppo tardi! Voi avete una brutta cera!”) In tutti questi casi, “la pubblicità è tutta fondata su un continuo dare consigli, obbligare a scelte, ammonire di non prendere equivoci, insegnare la retta via con laica predicazione”37. Per soddisfare queste finalità, come ben sottolinea Maria Angela Polesana (Polesana 2004: 9), essa adotta una strategia ben specifica: mutuare alcuni mezzi discorsivi dalla retorica, più precisamente cercando di docere (trasmettere informazioni), movere (emozionare l'utente, facendo leva sul suo emisfero destro), e delectare (per mantenere vivo il suo interesse nei confronti del prodotto da pubblicizzare). In una parola, attraverso la comunicazione persuasoria deve “manipolare” la ricezione dell'utente nei confronti delle 37 F. Flora, “Interpretazione della réclame” in: A. Chiantera, Una lingua in vendita. L'italiano della pubblicità, NIS, Roma 1989 p. 36 33 caratteristiche dello specifico prodotto. Seguendo quindi gli stilemi della retorica classica, l'elaborazione di una pubblicità vincente deve fondarsi su: Inventio (trovare gli argomenti adeguati a quanto si intende dimostrare, cercando di toccare le corde giuste dell'utente/target, che andrà quindi preventivamente “analizzato” per capirne le esigenze ed i punti deboli) Dispositio (organizzare le varie parti del discorso in un determinato modo) Elocutio (usare le figure retoriche più adatte allo scopo) Pronunciatio (sapere proporre al pubblico il proprio discorso in modo incisivo e coinvolgente). Oltre a ciò, negli odierni messaggi pubblicitari sono piuttosto diffuse figure retoriche quali: Analogia (es. “pelle giovane ed elastica come...”) Metafora, sorta di paragone implicito (es. “Sbuccia la tua Oransoda”) Iperbole, che riesce ad attirare l'attenzione a meno che non risulti esagerata (in questo caso, il messaggio pubblicitario andrebbe immediatamente a perdere credibilità). Es. “Candy, un'idea che cambia tutto”. Tuttavia, le strategie retoriche non bastano: il linguaggio da adoperare ha una vitale importanza per centrare l'obiettivo, ossia spingere l'utente a comprare quel prodotto. A questo rispondono forma e contenuto delle varie sezioni di ogni semplice pubblicità in formato cartaceo, ossia: Headline (titolo o slogan dell'annuncio pubblicitario) Visual (immagine che cattura l'attenzione) Bodycopy (testo di spiegazione) Packshot (foto del prodotto) Baseline (frase conclusiva che riprende la headline) Logo (nome dell'azienda reclamizzata; solitamente, compare in basso a destra).38 38 L. Bizzarri, L'evoluzione della pubblicità sui quotidiani dagli anni Settanta ad oggi, in “Storia 34 Omar Calabresi nel suo “Il marinismo in serie. Una lingua tra neo-arcaismo e paleo-neologismo” decide di esaminare il linguaggio pubblicitario in tutte le sue componenti: lessicali, morfologiche e sintattiche per stabilirne quali siano le tendenze e le strategie vincenti. Vediamole quindi insieme. Lessico Il linguaggio scelto non deve risultare né arido né monotono, ma fresco e suggestivo, in grado di stupire, toccare, coinvolgere a tutto tondo il destinatario: la scelta delle parole è quindi essenziale. E' importante che siano presenti termini che scuotano la fantasia dell'utente, entrando nella sua area emozionale per causare una sorta di choc affettivo. Peraltro, la pubblicità prende spesso in prestito la creatività di certi gruppi sociali (soprattutto i giovani) per attirare l'attenzione e dimostrarsi “al passo coi tempi”, ben calata nella realtà e quindi perfettamente in grado di guidare l'utente verso la giusta scelta consumistica. e futuro, rivista di storia e storiografia, n. 14, maggio 2007, p. 2 35 Lo stesso concepimento dei nomi dei prodotti, a nostro avviso, è operazione tutt'altro che banale e richiede una grossa dose di creatività da parte del copywriter. Infatti, tali nomi devono essere gradevoli da sentire e memorizzare, atti ad essere propagati rapidamente. Casi assolutamente fortunati, in questo senso, sono i nomi da brand che con il tempo sono diventati di uso comune (si pensi ad “aspirina”, “varecchina”, “linoleum”, “borotalco”, “cognac”, “gommapiuma”, ecc)39 Si tratta delle cosiddette “parole-etichetta”, formule lessicali create ad hoc nei laboratori linguistici pubblicitari, ma poi entrate a far parte dell'italiano corrente. Nell'assegnare il nome ad un prodotto, spesso viene fatto uso di termini che rimandano ad una radice greca o latina: ecco nascere quindi i vari “Idrolitina”, “Diadermina”, “Venus” e “Nivea” a garanzia dell'efficacia scientifica del prodotto presentato. In taluni casi , è addirittura sufficiente che nella mente dell'utente venga richiamato un vago senso di “latinità” (“Findus, “Duplo”, “Traspirodor”, ecc…). Non di meno, si ricorre spesso e volentieri alle lingue straniere; non solo per dare un tocco di presunta internazionalità al prodotto, ma anche per agevolare nell'utente delle associazioni di pensiero legate ai vari stereotipi della cultura di produzione di quella determinata lingua. Il francese può far pensare al buon gusto ed alla raffinatezza, ed infatti viene spesso utilizzato per i prodotti di bellezza. Il tedesco, invece, può suggerire un'ottima solidità e validità tecnica, mentre lo spagnolo può alludere a qualcosa di maliziosamente caldo. Tanto dicasi sia per il nome del brand, che per il contenuto del messaggio pubblicitario stesso. In generale, si potrebbe dire che i neologismi siano una delle strutture fondanti dei messaggi pubblicitari; ecco che, spesso, termini solitamente legati ad un ambito semantico specifico vengono trasposti in un sistema lessicale completamente diverso, per stupire il destinatario del messaggio pubblicitario. Le associazioni di significato che ne conseguono faranno in modo che il prodotto venga preso in simpatia e memorizzato (si pensi ai cioccolatini “Baci”, tanto in voga tra gli innamorati, o la brioche “Buondì”, che appunto si consiglia di consumare per le 39 O. Calabrese, “Il marinismo in serie. Una lingua tra neo-arcaismo e paleo-neologismo”, in A. Chiantera, op. cit. p. 160-161 36 colazioni). Altre volte, il nome del prodotto richiama direttamente la sua caratteristica principale, che per esempio può essere inerente alla forma (es. “Sottilette”) oppure al sapore ( es. “Amaretti”). D'altra parte, è piuttosto comune la coniazione di parole assolutamente nuove, specialmente se composte (“sfidapioggia”, “salvaroma”, “mangiasporco”), fino ad arrivare a vere e proprie crasi (es. “Digestimolare” indicava la benefica azione digestiva e stimolante del Fernet Branca) e termini assolutamente improbabili ma accattivanti come “snackiarsi” (ossia mangiare una Fiesta Snack), ed il famoso “vespizzatevi!” degli anni Cinquanta. 37 Sintassi Per quanto riguarda la struttura sintattica, il segreto di ogni copywriter è la sinteticità, attraverso la quale deve saper imprimere il pensiero dell'utente con il minor numero di parole possibili. In questo senso, il linguaggio pubblicitario ha molto in comune con quello giornalistico: esso è prettamente paratattico, composto da proposizioni molto brevi e giustapposte. Sull'altare della sinteticità facilmente memorizzabile, quindi, vengono generalmente sacrificate l'ipotassi e le proposizioni coordinate. Il cuore pulsante di questa economia del linguaggio, la base della grammatica della pubblicità è il motto o slogan (dalla parola sluaghghairm che, nell'antica lingua gaelica, stava a significare“grido di guerra”)40. In effetti lo slogan è il fulcro del messaggio pubblicitario, a cui il prodotto viene sistematicamente accoppiato perché venga ricordato a lungo. Per questo, lo slogan tende ad avere uno stile assolutamente concentrato, contratto e privo di verbi, perché rimanga piacevolmente impresso nella memoria e porti al desiderio di acquistare. Morfologia Per le stesse finalità di sinteticità ed economia del linguaggio, spesso viene a mancare l'articolo. A volte, esso è presente ma viene ad assumere un valore elativo per dare rilievo al prodotto (es. “Motta è il panettone”, quindi l'unico ed inimitabile). Oppure, la mancanza dell'articolo è totale in quanto segno di prosopopea/antropormofizzazione del prodotto (es. “Invitate Dreher a pranzo”). Allo stesso modo, anche la preposizione tende ad essere spesso scartata come una zavorra linguistica (per esempio il “dedodorante mattino-sera” indica un deodorante la cui azione dura dal mattino fino alla sera). Tra gli aggettivi, largo uso viene fatto di quello possessivo, proprio per stabilire un legame diretto all'utente; ancora una volta, ciò vale sia per il nome stesso del prodotto (si pensi ai formaggini “Mio” od ai cioccolatini “Mon cherie”), sia per lo slogan (“Chiamami Peroni, sarò la tua birra”). 40 B. Migliorini, “Motti pubblicitari e politici”, in A. Chiasera, op. cit. p. 76 38 Quanto all'aggettivo qualificativo, come nella tradizione orale in cui la memorizzazione da parte degli aedi era tanto importante per tramandare le storie, esso assurge al ruolo impegnativo di epiteto; spesso, va a collegare termini di aree semantiche diverse (“moda giovane”, “grappa di carattere”) fino a coniare delle fantasiose sinestesie (“gusto morbido” di un certo tipo di brandy, “luce morbida”delle lampadine Osram, “sapore soffice” dei formaggini Kraft, ecc.). A volte, è perfino il nome del brand che, associato al sostantivo, funge da epiteto (es. “Sorriso Durban's”). Chiaramente, il superlativo assoluto è stato sempre molto usato spingendosi gradualmente fin verso ai margini dell'inflazione e quindi perdendo il suo valore. Via via, si è perciò cominciato ad applicare il superlativo ai sostantivi (“occasionissima”, “Ace toglie le super-macchie e il super-sporco”, ecc). Esso a volte viene reso indirettamente tramite dei trucchi sintattici (“Il più piccolo, il più potente”) o addirittura raddoppiamenti attributivi (“per una sete sete”), che ancora una volta richiamano l'oralità (per quanto sgrammaticata). 39 Quanto ai modi verbali, solitamente vengono scelti l'indicativo (affermazione reale, non ipotetica sulla buona qualità del prodotto) e l'imperativo (ingiunzione categorica ad acquistarlo. Es. “Non mangiartela con gli occhi, vieni a provarla”, riferito ad un nuovo prototipo di Ford Escort). I tempi verbali escludono il passato, perché ciò che interessa è il presente in cui si sta per innescare la mossa d'acquisto del potenziale cliente. Per le persone, poi, poiché ogni messaggio pubblicitario presuppone un dialogo diretto con l'utente consumatore, si trova quasi esclusivamente la prima persona e la seconda, singolare e plurale. La prima persona corrisponde quindi al produttore, anche sotto forma di plurale maiestatis (“Noi della Rex ci abbiamo pensato) oppure al prodotto stesso, antropormofizzato (“Sarò la tua birra”); la seconda persona, invece, designa solitamente il destinatario del messaggio pubblicitario e futuro acquirente (“Bevete San Pellegrino”). Applicazioni didattiche Tutte le scelte linguistiche sovramenzionate rispondono ad un unico principio, muro portante della comunicazione persuasoria: suscitare la meraviglia del lettore. In ogni gesto del creativo deve comunque risiedere uno spunto innovativo, un piccolo strappo alla regola, un momento inaspettato in un contesto atteso [...] il gioco di parole, l'iterazione, l'allitterazione, la rima tend[ono] ad instaurare uno scarto della norma del parlare comune, una sorpresa nel ron ron della comunicazione. 41 41 M.A. Polesana, Come parla la pubblicità, Arcipelago Edizioni, 2004, pp. 16-17 40 Questo deve avvenire anche a costo di incappare in frasi strampalate e sgrammaticate. Colpisce, a questo proposito, quanto scrive la Bizzarri: “Non si tratta più di una lingua che conia termini fantastici, che sancisce ed ufficializza errori grammaticali, ma si parla di una vera e propria perdita del linguaggio. Sembra di essere piombati in una nuova era cavernicolo-computerizzata.42 Le falle di questa “lingua speciale” diventano tuttavia un ottimo materiale di studio per una classe di studenti L2, i quali possono giocare con la lingua e divertirsi a correggere gli errori, le ripetizioni ed il verbi mal coniugati con delle attività del tipo “caccia all'errore”. Allo stesso modo, poiché il tono è spesso colloquiale, quasi gergale (es. “Mettila KO” per lo spot Vidal) si possono proporre esercizi di trasposizione da un registro linguistico ad un altro. Inoltre, gli stessi studenti, guidati dall'insegnante, possono cercare di cogliere le frequenti allusioni che vengono fatte negli slogan rispetto a proverbi italiani ben noti (es. “Prezzi chiari, amicizia lunga” per un nuovo supermarket) od a titoli di opere artistiche/letterarie molto famose (“L'importanza di chiamarsi... Molinari”, “Alla ricerca della... bellezza perduta” per la crema Venus, ecc). Infine, essi possono apprezzare la musicalità della lingua in oggetto tramite i frequenti giochi di parole (“Chicchiricchi, il riso Gallo”, “Vetril, il puliziotto di casa”) e le rime (“Nervi calmi, sogni belli con camomilla Bonomelli”), punto di partenza anche per eventuali esercizi di fonetica. Nel prossimo capitolo, vedremo di esaminare nei dettagli le modalità d'utilizzo di materiale pubblicitario generico, ed i benefici didattici da esso derivanti. 42 L. Bizzarri,op. it., p. 9 41 CAPITOLO 4 L’USO DELLA PUBBLICITA' IN CLASSE (a cura di Chelia Schifano) Perché usare la pubblicità in classe La pubblicità la si ritrova dappertutto e fa parte della vita quotidiana di tutti: immagini e spot s'insinuano rapidamente nella comunicazione interpersonale, influenzando la nostra visione del mondo. Inoltre essa rappresenta gli ideali della società italiana attraverso spot che riprendono i canoni classici della famiglia italiana, i prodotti che ci hanno resi famosi nel mondo e che ci caratterizzano come italiani (vedi Barilla, Mulino Bianco). Rispetto a tale fenomeno il mondo della scuola e dell'educazione non può esimersi dal confronto e dall'analisi del fenomeno pubblicità. Visto il ruolo della pubblicità nella nostra società crediamo che educare alla lettura ed alla decodificazione dei messaggi pubblicitari non sia quindi solo una possibilità di arricchimento didattico, ma anche un dovere della scuola. Ciò, ovviamente, comporta che l'alunno sappia che la pubblicità ha una sua “grammatica” ed un suo “codice” di comunicazione che devono essere acquisiti e compresi per poter operare un'analisi consapevole del fenomeno. Nonostante, nel nostro quotidiano, la presenza delle immagini sia ormai molto diffusa, guardare e capire il senso di quello che vediamo non è però un’attività naturale, né evidente per gli studenti di una lingua straniera: l’immagine non è mai immediatamente decodificabile, deve essere analizzata per permetterci di capire il messaggio nascosto, le allusioni e i riferimenti culturali. Il compito dell’insegnante, in classe, sarà quindi quello di cercare di sollecitare la riflessione degli alunni su alcuni aspetti fondamentali della comunicazione pubblicitaria. Innanzitutto gli alunni dovranno imparare a capire lo scopo, le strategie verbali e non verbali, la grammatica e i codici comunicativi dei messaggi pubblicitari. In seguito dovranno cercare di essere più critici verso la ricezione dei messaggi e, svolgendo le attività didattiche, potranno arricchire il loro lessico con termini specifici di altri campi. L’utilizzo di supporti video in classe facilita inoltre 42 l’apprendimento e rende il corso più piacevole agli occhi degli studenti. L’uso della pubblicità in classe si presta particolarmente ad un’analisi: del linguaggio: non solo lingua standard, ma anche le varianti regionali, i linguaggi giovanili, cloze grammaticali, analisi della sintassi, del lessico, e via di seguito. dell’intonazione: con un’analisi delle strutture prosodiche della lingua: intonazione, fonetica a tutti i livelli dall’elementare ai livelli avanzati. del lessico: il lavoro sul lessico può essere svolto in modo più semplice e motivante, con attività mirate di comprensione, analisi e completamento avendo a disposizione contesti autentici e dinamici. della cultura e civiltà: spesso nei messaggi pubblicitari sono nascosti argomenti legati alla nostra cultura che possono essere analizzati per contrasto con le culture altre. Gli spot pubblicitari Gli spot pubblicitari permettono agli alunni stranieri di entrare a contatto con la lingua parlata degli italiani (accenti regionali, intonazione, ecc.) e di capire alcune sfumature della nostra realtà linguistica e culturale. A differenza del film, nella pubblicità il fattore tempo è fondamentale (solo pochi secondi a spot), per cui la densità di informazioni è sicuramente più alta. Per la decodifica l’insegnante si può avvalere di strategie diverse (di comprensione o comunicative, a seconda del contesto, delle caratteristiche degli interlocutori, degli scopi, utilizzando materiali autentici, supporti multimediali, ecc); inoltre utilizzare mezzi diversificati permette di raggiungere e soddisfare stili diversi di apprendimento. Gli spot pubblicitari possono essere visti più volte, riescono a mantenere attivo l’interesse e la concentrazione degli studenti e permettono di lavorare anche sugli aspetti non verbali della lingua in modo contrastivo, proponendo esempi di contesti 43 comunicativi reali e offrendo la possibilità di effettuare paragoni con le culture dei partecipanti. L’utilizzo di spot recenti o di spot che riprendono tematiche sociali delicate (vedi pubblicità sociale) riuscirà inoltre a interessare maggiormente gli studenti che potranno lavorare sulla lingua in modo indiretto, non essendo l’aspetto linguistico quello più importante. Ad esempio, se l’obiettivo della lezione sarà lavorare sugli atti linguistici (salutare, presentarsi, ecc), si sceglieranno spot che contengono dialoghi, monologhi, se invece si vorrà lavorare sulle tipologie testuali o sul confronto interculturale si dovranno utilizzare altri tipi di spot. Tutte le attività svolte dovranno comunque permettere all’alunno straniero di sviluppare un’abilità, di rivedere il proprio modo di compiere inferenze, o semplicemente di apprendere qualcosa sulla nostra cultura o sulla nostra lingua. Noi ricordiamo il 10% di quello che vediamo, il 20% di quello che ascoltiamo e il 50% di quello che vediamo e ascoltiamo43. Ne consegue che se la lingua è accompagnata da un’immagine la memoria la registra prima. In classe si può utilizzare qualsiasi tipo di spot, visto che il problema non è tanto il grado di difficoltà linguistica del documento, ma il compito che viene assegnato alla classe durante la visione dello spot. L’utilizzo di supporti video in classe aiuta gli studenti a: osservare, criticare, dare un giudizio su quello che vedono imparare a decodificare le immagini, i suoni, delle situazioni culturali, facendo ricorso a documenti autentici o semi-autentici filmati sviluppare l’immaginazione, fare delle anticipazioni, formulare delle ipotesi produrre, riassumere, sintetizzare 43 Begley, 1994, citato in Porcelli-Dolci; Multimedialità e insegnamenti linguistici, Utet, 1999, p. 52 44 La preparazione della lezione – La scelta dei materiali Dopo aver analizzato il significato e il significante del messaggio pubblicitario l’insegnante potrà pensare alle attività didattiche da svolgere in classe. Esistono molti tipi di pubblicità, ma prima di svolgere una lezione in classe è necessario che l’insegnante studi bene la pubblicità per rilevarne gli aspetti interessanti da affrontare con gli alunni. Dovrà quindi analizzare il testo e il cotesto, la varietà linguistica, gli aspetti socio-culturali, la tipologia degli alunni, ecc. La scelta dei materiali non deve essere sottovalutata perché esiste la possibilità che vengano a crearsi problemi di interpretazione. Un messaggio può risultare simpatico, ironico per una popolazione e scabroso o offensivo per un’altra cultura rischiando di ostacolare l’apprendimento e creando dissapori e disagi al gruppo classe. Per capire e interpretare le pubblicità gli alunni si dovranno rifare alle proprie expectancy grammar, facendo riferimento alle proprie esperienze e enciclopedie mentali. L’interpretazione del messaggio dipenderà pertanto dalle loro conoscenze pregresse inserite nel proprio spazio socioculturale e non potranno prescindere da procedure di cooperazione e di filtraggio cognitivo. E' bene abituare i ragazzi, di fronte ad un'immagine pubblicitaria, a chiedersi: chi dice che cosa, attraverso quale canale, a chi, con quale effetto. Una volta stabilito il tema da trattare l’insegnante dovrà: - individuare il "target", la categoria di persone a cui è indirizzato il messaggio pubblicitario. - risalire ai concetti, alle sensazioni, alle valenze del prodotto da pubblicizzare, alle immagini e ai simboli che si possono ad esso associare. - pianificare i tempi del processo produttivo in Unità Didattiche e di Apprendimento. 45 La concezione di “Unità di Apprendimento” ci spinge a rendere ancora più vicine alla realtà di chi apprende, le nostre prospettive, privilegiando le modalità in cui avviene l’apprendimento rispetto ai contenuti. L’imparare ad imparare viene ad essere considerato fondamentale. Il riferimento alla metacognizione è qui evidente. Formalmente, essa viene scandita in tre fasi: 1. fase di progettazione; 2. fase di realizzazione; 3. fase di controllo. L’unità di apprendimento si delinea all’interno della Legge 53/03, altrimenti nota come “Riforma Moratti”, ed ha la volontà di prendere in considerazione, pensandole come unicum integrato, la struttura logica ed epistemologica della disciplina, la struttura cognitiva degli allievi, il contesto relazionale e quello logistico-organizzativo al fine di tramutare in competenze le conoscenze e abilità acquisite. Essa è quella che viene da Balboni definita “molecola matetica”44 , in quanto nucleo dell’attività di acquisizione della lingua. Il termine “molecola” ci fa ben comprendere come possa essere considerata un’unità di base del processo di apprendimento, che si coniuga con l’impostazione razionale ed efficace del lavoro didattico ed educativo – esemplificato appunto dall’unità di apprendimento – e la necessità di riferirsi continuamente all’integralità del singolo soggetto che apprende. La scelta dei materiali è importante non solo perché essi sono il supporto della lezione, ma anche perché essi sono fonte di ispirazione per le attività di produzione. L’obiettivo della selezione è quindi quello di ottenere un documento che risponda a dei criteri, adeguato al livello linguistico degli studenti e che in qualche modo li possa interessare. 44 P.E. Balboni., Le Sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, Utet, 2003 46 I criteri di selezione che l’insegnante dovrebbe considerare sono: - il testo è adeguato al pubblico? (a seconda della lingua, dell’età, degli interessi, livello socio-culturale, obiettivi, bisogni linguistici, sensibilità ed eventuali tabù culturali, ecc). - ci sono degli elementi non verbali che possono facilitare la comprensione? (personaggi famosi, titolo, paratesto, ridondanza suono-immagine, ecc) - i parametri della situazione comunicativa sono riconoscibili facilmente? (natura del documento, locutori, luogo dell’interazione, momento dell’interazione, causa dell’interazione, ecc). - il testo si presta all’analisi? si possono fare delle ipotesi sui contenuti? Si possono creare delle attività di comprensione più o meno dettagliate? L’analisi del documento permette di riattivare saperi già acquisiti? - i contenuti linguistici rispettano l’ordine di acquisizione? Sono adeguati in relazione agli obiettivi comunicativi? Permettono di attivare conoscenze pregresse? - i contenuti socioculturali sono pertinenti? Rispecchiano la nostra società? Permettono confronti interculturali? Possono essere utili al di fuori del contesto scolastico? La classe dovrebbe essere un luogo di creatività dove persone diverse lavorano per imparare con piacere. Purtroppo la preparazione dei materiali richiede molto tempo e buone competenze professionali che non sempre sono presenti. 47 I saperi e le competenze che l’insegnante dovrà cercare di fare acquisire agli alunni sono: Esercitare il loro spirito critico: saper riconoscere i diversi tipi di messaggio, i supporti, le fonti, il pubblico saper distinguere lo scopo delle immagini (descrizione, narrazione, spiegazioni..) saper selezionare, gerarchizzare delle informazioni Saper leggere dei messaggi e dei documenti saper identificare i tipi di documento saper descrivere quello che hanno visto e sentito capire il lessico utilizzato saper individuare le diverse parti di testo e saper mettere in ordine le idee e le azioni Saper produrre degli enunciati adeguati (scritti e orali) saper esprimere dei sentimenti, ispirandosi a quello che si è visto e sentito saper riassumere i fatti saper interpretare e giustificare sia nello scritto che nell’orale saper argomentare saper sintetizzare il proprio punto di vista 48 Le fasi della lezione I momenti dell’unità di apprendimento saranno rappresentati da alcune fasi: Motivazione – Globalità – Analisi – Sintesi – Riflessione – (Controllo e Rinforzo). Motivazione In questa prima fase l’insegnante dovrà cercare di sensibilizzare gli studenti verso la tematica dell’unità didattica da affrontare. A partire da un documento, un immagine, un suono, una domanda, un disegno, una foto, un oggetto, si dovrà cercare di stimolare la curiosità e la memoria degli studenti affinché riaffiorino le conoscenze latenti e nuove idee, ma soprattutto il desiderio di saperne di più. La fase dell’anticipazione prepara gli alunni alla comprensione dei documenti. Gli alunni formulano delle ipotesi sui documenti prima ancora di aver letto o visto il documento. Lo studente è quindi in una situazione di incertezza che lo obbliga ad agire secondo strategie elaborate durante altri contesti di apprendimento. Si inviterà quindi lo studente ad interrogarsi sul tipo di testo da analizzare, sul mittente e il destinatario, sul luogo dell’interazione, sul modo di interagire, ecc. I parametri della situazione di comunicazione determinano il discorso, bisognerebbe quindi far riflettere gli alunni su questi parametri per sviluppare la comprensione. Visto che la comunicazione non passa esclusivamente per via verbale, è necessario che gli alunni rilevino anche le informazioni veicolate dal contesto dell’interazione. Durante questa fase gli alunni dovranno individuare il codice extralinguistico e analizzare il paratesto. Per favorire l’interazione l’insegnante potrà porre delle domande agli studenti: “Di cosa si tratta? Chi parla? A chi ? Perché?”. Probabilmente non riusciranno a rispondere a tutte le domande dell’insegnante e commetteranno degli errori, ma l’importante è che la curiosità li spinga a proseguire per verificare le proprie ipotesi. Questa tappa permetterà inoltre di fare il punto della situazione sulle conoscenze degli studenti. Alcune delle attività che possono essere utilizzate in questa fase sono: il brainstorming, il mimo, l’analisi di un’immagine, l’anagramma, ecc. 49 Globalità L’obiettivo di questa fase è quello di avvicinarsi al testo (scritto o audio o video) e di scoprire gli aspetti che lo caratterizzano: tipografici, discorsivi, tematici. Se si vuole analizzare uno spot l’insegnante può decidere per esempio di farlo visionare senza il sonoro e di chiedere agli alunni di annotare tutto quello che credono di aver colto. La ricerca di informazioni analizzando l’immagine è uno strumento utile per sviluppare in seguito la produzione orale. Vista la durata breve del messaggio gli alunni potranno vedere il documento più volte. Dopo la prima visione dello spot senza audio, l’insegnante può chiedere agli alunni di dire di che tipo di sequenza di tratta, di definire il quadro spazio-temporale, di descrivere i personaggi, ecc. Nelle visioni successive gli studenti potranno iniziare ad interessarsi a ciò che fanno gli attori, a identificare delle sequenze facendo delle ipotesi, ecc. Se la visione dello spot prevede anche l’audio, gli alunni avranno un compito in più perché dovranno focalizzare la loro attenzione sull’immagine e sui suoni (l’immagine in questo caso sarà d’aiuto alla comprensione). La comprensione globale permetterà agli studenti di verificare le ipotesi espresse nella fase precedente. Una prima lettura o ascolto rapido (o parziale) farà scoprire agli studenti degli indici linguistici che permettano loro di confermare o smentire le ipotesi fatte nella fase precedente. L’ascolto sarà quindi motivato dal desiderio di cancellare il dubbio. Le informazioni ottenute permetteranno di anticipare il contenuto del testo e faciliteranno la comprensione nel dettaglio. Tra le attività che possono essere svolte in questa fase di lavoro troviamo: le griglie, le scelte multiple, il vero/falso, il riordino (l’ordine in cui compaiono i personaggi o le loro azioni nella sequenza), l’incastro (di parole o frasi, da mettere in ordine a seconda dell’ordine di apparizione nello spot), ecc. Analisi Questa fase serve ad esplicitare ognuna delle caratteristiche fondamentali del testo: la struttura e l’organizzazione del testo, il lessico, la grammatica. L’insegnante dovrà stabilire per ognuna di queste parti, oltre alla durata e agli obiettivi specifici, le diverse fasi nelle quali si articoleranno pensando ai 50 contenuti, alle metodologie da utilizzare, ecc. Tutti gli spot portano insieme al messaggio pubblicitario un aspetto caratteristico di una società, di una cultura, che può scatenare delle discussioni su aspetti socio-culturali e linguistici. L’insegnante potrà quindi immaginare diverse attività per permettere agli alunni di dibattere su alcune tematiche mantenendo il ruolo di moderatore. Inoltre l’insegnante potrà anche decidere di utilizzare la pubblicità per sviluppare determinati punti grammaticali. Gli alunni aiutati dall’insegnante potranno così formulare delle ipotesi di funzionamento di un determinato aspetto grammaticale o semplicemente esercitarsi su argomenti già affrontati. La comprensione dettagliata permetterà agli alunni di individuare, all’interno dei documenti, le informazioni precise necessarie a svolgere le attività o i compiti proposti, che saranno determinati in funzione degli obiettivi dell’unità di apprendimento. Non è pertanto necessario che gli studenti capiscano l’intero testo. In questa fase si possono utilizzare questionari, tabelle lessicali da compilare (i nomi dei personaggi da abbinare alle loro caratteristiche, aggettivi, ecc), disegni o frasi da ordinare, cloze test, abbinamenti, transcodificazioni, ecc. In seguito si procederà a una messa in comune che permetterà agli studenti di confrontare le loro risposte, di aiutarsi e di autocorreggersi. Ulteriori letture o ascolti potranno aiutare gli alunni per la correzione dell’attività. Affinché una lettura o un ascolto siano attivi, essi devono sempre avere uno scopo diverso e complementare ai precedenti, altrimenti l’attenzione e la motivazione degli alunni diminuiranno. Sintesi Si tratta della fase che permetterà agli studenti di fissare le strutture concettualizzate precedentemente per poterle riutilizzare spontaneamente in contesti di comunicazione autentica. A seconda dei bisogni linguistici degli studenti, l’insegnante deciderà i contenuti (aspetti socio-culturali, strutture, lessico, ecc) sui quali far lavorare gli studenti. Affinché queste attività permettano agli alunni di fissare i contenuti è opportuno che siano interattive e sviluppino la dinamica del gruppo e che quindi l’obiettivo non sia prettamente 51 linguistico. Le attività che si prestano maggiormente sono quelle di produzione libera. Gli studenti prima spettatori (nella fase globale), poi ricercatori (nella fase di analisi) diventano in questa fase attori. Si possono pertanto far esercitare gli alunni proponendo drammatizzazioni, role-play, domande aperte, seriazioni, dialoghi, esercizi di fissazione, ecc. Riflessione È in questa fase che gli alunni si appropriano dei contenuti simulando una comunicazione reale. Le attività che si possono proporre sono le stesse delle fasi di analisi e sintesi. Non si tratta più di ripetere delle strutture ma di mettere la propria creatività al servizio della comunicazione, di riflettere sui meccanismi stilistici incontrati e di approfondire gli argomenti trattati. Rinforzo e approfondimento Alla fine delle attività l’insegnante può decidere di ricorrere al rinforzo, cioè di assegnare agli alunni un supplemento di riflessione linguistica e di esercizio applicativo, specificamente mirato su una precisa lacuna o di approfondimento. Per questo percorso didattico abbiamo deciso di puntare sulla “Pubblicità Progresso”, cioè quella ideata non allo scopo di vendere qualcosa, ma per sensibilizzare l’opinione pubblica su opinioni sbagliate, o su comportamenti da correggere, o su fenomeni sociali sui quali è necessario intervenire. Svolgendo le unità di apprendimento proposte, che prevedono l’utilizzo di campagne pubblicitarie sociali, crediamo che gli alunni avranno la possibilità di lavorare sulla lingua italiana, apprendendo nuovo lessico ed esercitandosi sulle strutture grammaticali, e allo stesso tempo potranno soffermarsi sulle tematiche affrontate e riflettere sulla possibilità di trasformare l'indifferenza degli uomini in partecipazione e la degenerazione in correttezza. 52 PARTE OPERATIVA Unità di apprendimento incentrate sulla pubblicità progresso Percorso didattico della durata di circa 15 ore rivolto ad una classe di adulti stranieri di varie nazionalità e livelli diversi. 53 UdA 1: Didattizzazione della pubblicità “LE PAROLE DEGLI ALTRI CI ARRICCHISCONO. ASCOLTIAMOLE!” A cura di Luana Slomp Destinatari: Classe di circa 16 giovani adulti immigrati (fascia di età dai 20 ai 40 anni), livelli misti fra A2 e B2, divisi in gruppi eterogenei di 8 o 4 persone per ognuno. Obiettivi didattici: • Abilità linguistiche: approfondimento delle abilità primarie (parlare, ascoltare, leggere, scrivere) ed integrate (dialogare). • Funzioni comunicative: descrivere, raccontare, selezionare le informazioni, esprimere opinioni e fare ipotesi. • Lessico: termini ed espressioni idiomatiche legate alle orecchie ed all'ascolto Obiettivi educativi: stimolare la riflessione sull'importanza di ascoltare il prossimo e sull'arricchimento che ne deriva, e sul raggio d'azione e gli obiettivi della pubblicità sociale. Materiali: fotocopie, lavagna, computer collegato ad Internet e stampante. Durata: tre lezioni della durata di un’ ora ciascuna 54 SCHEDA DELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA (da: http://www.pubblicitaprogresso.it) Agenzia di pubblicità: FCB Italia Casa di produzione: Haibun Mai come ora la vita sociale ha sofferto dell’incapacità di ascoltare le ragioni e le esigenze dell’altro. Ma come convincere chi non ascolta a prestare attenzione agli altri? Si può affermare che ascoltare è un gesto di umanità, un modo per aiutare il prossimo. Pubblicità Progresso ha giudicato molto più incisivo e inaspettato mostrare come ascoltare sia quasi un gesto di egoismo: è il solo modo per ampliare i propri orizzonti, per ascoltare opinioni diverse, per arricchire se stessi. Chi non ascolta, infatti, non cresce dentro. Ecco perché lo spot mostra una serie di persone che, non ascoltando, assumono un comportamento infantile: si mettono le mani sulle orecchie e iniziano a produrre suoni con la bocca, proprio come fanno i bambini. La campagna televisiva è stata concepita in modo da mostrare le situazioni tipiche di non ascolto: il genitore con il figlio, il capoufficio con il sottoposto, il giovane con l’anziano, i politici in campagna elettorale. Anno di produzione: 2001-2002 Slogan utilizzati: - Le parole degli altri possono arricchirci: ascoltiamole! - Le parole riempiono questo spazio di materia grigia - Più ascolti, più cresci qui in mezzo - Aprirle apre la mente Questa campagna ci ha colpito molto perché crediamo che l'educazione all'ascolto ed al rispetto dell'altro sia fra gli obiettivi educativi fondamentali che anche la scuola, oltre alla famiglia, deve porsi. Nella fattispecie, abbiamo deciso di inserirla nel nostro percorso didattico perché ad un contesto quale quello di una classe L2 multiculturale e per di più con livelli misti, giova effettuare delle riflessioni sull'ascolto ed il rispetto reciproco nonostante le inevitabili differenze 55 (culturali e linguistiche) tra uno studente e l'altro. Per questo motivo, differentemente dalle altre UdA della nostra unità didattica incentrata sulla pubblicità sociale, si è deciso di non dividere le attività per livelli, ma di puntare su tecniche di Cooperative Learning adatte a gruppi misti quali il Jigsaw ed il Carosello. MOTIVAZIONE: (20 minuti) Prima attività: Esplorazione sul campo d'azione della pubblicità, elicitazione di alcuni termini correlati. L'insegnante proietta sullo schermo un file Powerpoint con una serie di immagini relative a prodotti commerciali ed il sottofondo musicale di “Bollicine” di Vasco Rossi, e chiede agli studenti se hanno capito di cosa si sta per parlare (la pubblicità). Dopo di che, divide la classe in due gruppi eterogenei di otto studenti ognuno e chiede agli alunni di pensare, in cinque minuti, al maggior numero di prodotti che hanno visto in qualche pubblicità. Ogni gruppo riporta alla lavagna quanto ha pensato; per ogni termine scritto anche dall'altra squadra, si perde un punto. Vince il gruppo che nel tempo assegnato ha trovato più termini. In seguito l'insegnante propone un'immagine (vedi sotto) e dopo avere discusso su che cosa si intenda per il “qui in mezzo”, chiede agli studenti se secondo loro anche questa sia pubblicità, ed eventualmente di che cosa. 56 GLOBALITA': (40 minuti) Seconda attività: I gruppi di 8 studenti ognuno si smembrano in coppie: esercizio di accoppiamento circa le seguenti espressioni idiomatiche. (a) Apri bene le orecchie (b) Non sentirci da quell'orecchio (c ) Avere un sorriso che va da un orecchio all'altro (d) Sei arrossito fino alle orecchie (e) Non giunge nuovo al mio orecchio (f) E' dura d'orecchie (g) Chi ha orecchie per intendere intenda (h) Mi sta fischiando un orecchio (i) Anche i muri hanno orecchie (l) Hai proprio un orecchio fine! (a) Ascolta bene quello che sto per dirti! (d) Sei molto imbarazzato (g) Chi vuole capire, può farlo (h) Forse qualcuno mi sta pensando? (l) Hai un udito eccezionale! (i) Qualcuno ci potrebbe sentire (e) L'ho già sentito qualche altra volta (b) Fingere di non capire (c ) Avere un sorriso smagliante (f) E' un po' sorda Al termine dell'esercizio, gli studenti si confrontano sulle risposte date. 57 Terza attività: Scelta multipla e discussione sullo spot della campagna in oggetto (disponibile in http://www.pubblicitaprogresso.it/). Trascrizione spot: Situazione 1: (un uomo al suo datore di lavoro) - Le ruberò soltanto due minuti. Ho avuto un'idea che potrebbe migliorare il nostro prodotto... - Bla bla bla bla.... Situazione 2: (un nonno a suo nipote) - Lo sai che durante la guerra mi sono nascosto proprio in quel palazzo... - Bla bla bla bla .... Situazione 3: (un manager ad una collega) - Sono convinto che questo scambio potrebbe... - Bla bla bla bla.... Situazione 4: (un ragazzo alla compagna) - E' uno di qui film che ti fanno pensare... - Bla bla bla bla.... Situazione 5: (una bambina a suo padre) - Papà, vuoi sapere la storia che ho inventato l'altro giorno a scuola? - Bla bla bla bla.... Voce fuori campo: Le parole degli altri possono arricchirci. Ascoltiamole! 58 Dopo avere ricostituito i due grandi gruppi di otto studenti ognuno, l'insegnante propone lo spot della campagna sull'ascolto. Un gruppo vede il video ma non sente l'audio, mentre il secondo sente l'audio ma non vede le immagini. Ogni alunno del gruppo cerca poi un compagno dell'altro gruppo e si confronta su quanto ha capito del video. L'insegnante mostra quindi il video completo di audio una seconda e terza volta dando il seguente esercizio a scelta multipla, da fare individualmente. Che relazione ha l'uomo in camicia e cravatta con il signore con gli occhiali? A. E' suo figlio B. Lavora per lui C. E' il suo insegnante Il nonno vorrebbe raccontare al nipote A. Dove si è nascosto durante la guerra B. Perché è scoppiata la guerra C. Dell'utilizzo del palazzo di fronte durante la guerra Di cosa vorrebbe parlare il giovane con la sua amica? A. Di un filosofo B. Di un libro C. Di un film Cosa vorrebbe raccontare la bambina al suo papà? A. Dei compiti per il giorno dopo B. Di quello che le ha appena detto la sua maestra C. Di un racconto che ha scritto l'altro giorno a scuola Verifica con nuova visione dello spot e discussione in plenaria. 59 ANALISI: (45 minuti) Quarta attività: Scanning, ascolto, presentazione e discussione L'insegnante forma questa volta gruppi eterogenei più piccoli (di 4 persone) detti “gruppi casa”. Ogni studente deve imparare a scelta un testo fornito dall'insegnante fra “che cos'è la pubblicità sociale”, “quando e perché è nata la pubblicità sociale in Italia”, “la Fondazione Pubblicità Progresso”, ed “il caso Benetton”. Seguendo la tecnica cooperativa del Jigsaw, ognuno di loro deve imparare il proprio testo (corredato da immagini che ne aiutano la comprensione e da un glossario con l'esplicazione della parole più difficili) formando temporaneamente un “gruppo di esperti” insieme ai compagni che hanno lo stesso argomento: si potranno confrontare fra di loro su ciò che non è risultato chiaro del testo (potranno anche chiedere chiarimenti all'insegnante) e potranno preparare insieme la presentazione che faranno ai compagni del proprio gruppo. Tornato nel “gruppo casa”, ogni studente presenta infatti la propria parte al gruppo mentre l'insegnante gira fra i banchi monitorando il tutto. Alla fine della presentazione ognuno risponde individualmente al seguente esercizio vero/falso. • La pubblicità sociale in Italia è nata negli anni Cinquanta (V) (F) • La Fondazione Pubblicità Progresso richiede all'incirca 1 milione di euro per le proprie campagne (V) (F) • In Italia, la pubblicità sociale non cerca di approfittare dei sensi di colpa, ma vuole solo spingere all'azione in modo positivo (V) (F) • Le scandalose pubblicità di Benetton hanno aumentato a dismisura la fama di questa marca (V) (F) • La pubblicità sociale dimostra che le tecniche pubblicitarie possono essere usate anche per fini non commerciali (V) (F) • Una campagna sul risparmio dell'acqua non può considerarsi pubblicità sociale (V) (F) 60 • In generale, gli Italiani apprezzano la pubblicità sociale perché fa rendere conto di alcuni problemi importanti della società (V) (F) • Le pubblicità Benetton hanno ricevuto importanti riconoscimenti artistici (V) (F) • La pubblicità sociale è nata quando la gente pensava che il benessere coincidesse con la ricchezza ed il progresso economico (V) (F) • La Fondazione Pubblicità Progresso non ha ancora un suo statuto (V) (F) Correzione collettiva guidata dagli “esperti” dei quattro argomenti TESTO # 1 (CHE COS'E' LA PUBBLICITA' SOCIALE) La pubblicità sociale o pubblicità di pubblico servizio si occupa di promuovere e rafforzare un punto di vista già diffuso nell'opinione pubblica su vari temi di interesse generale da tutti in qualche modo già avvertiti, cercando di amplificarne il consenso. E' quindi la dimostrazione che le tecniche comunicative pubblicitarie non debbano necessariamente avere fini commerciali, ma siano anche applicabili a delicati problemi sociali, quali il consumo eccessivo dell'acqua, la diffusione dell'AIDS, la scarsità di donatori di sangue, ecc. Per questo motivo la pubblicità sociale viene spesso definita “non commercial”, “non profit”, “non product”. In ogni caso, la pubblicità sociale si rivolge non ad un potenziale consumatore, ma ad un cittadino. Secondo un'indagine effettuata nell'Ottobre 1989 dalla prof.ssa Giovanna Gadotti, docente di Sociologia delle comunicazioni di massa presso l'Università degli Sudi di Trento, è risultato che la pubblicità sociale, pur se fenomeno recente, è ritenuta utile alla collettività. Infatti essa “fa conoscere i problemi, informa, fa capire molte cose” (38.2%, soprattutto anziani e persone con basso livello di istruzione),” fa riflettere, pensare” (20.2%, soprattutto giovani tra i 18 ed i 24 anni), “coinvolge le persone, sensibilizza, far rendere conto dei problemi” (22%, soprattutto persone con alto livello di istruzione) . 61 Glossario testo # 1: Promuovere Sostenere, incoraggiare Consenso Approvazione Fine Scopo Scarsità Insufficienza Donatore Chi dona qualcosa (senza volere niente in cambio) Consumatore Chi compra un bene per utilizzarlo Indagine Ricerca Collettività Insieme di persone Sensibilizzare Rendere consapevoli di un problema TESTO # 2 (QUANDO E PERCHE' E' NATA LA PUBBLICITA' SOCIALE IN ITALIA) In Italia, il fenomeno della pubblicità sociale nasce negli anni Settanta proprio contemporaneamente all'affermarsi del valore della “qualità della vita”: la gente ricomincia ad interrogarsi sulla vera essenza del benessere, arrivando alla conclusione che esso non coincida necessariamente con il progresso economico e la crescita economica. Per esempio, si capisce che l'aumento enorme del consumismo porta a disastri ecologici andando a rovinare un patrimonio - quello ambientale - che è di tutti. Ecco che i dibattiti si moltiplicano, e nasce una nuova e più responsabile modalità di consumo orientato ad un vero benessere, inteso come salute fisica, crescita intellettuale, godimento della vita nel rispetto di se stessi, degli altri e di ciò che ci circonda. La pubblicità sociale quindi punterà ad una collaborazione tra aziende, pubblica amministrazione e cittadini. Spingerà le prime (aziende) a comprendere la gravità di alcune situazioni (per esempio la scarsità dell'acqua), le seconde (pubbliche amministrazioni) ad inventare nuove leggi (per esempio sul risparmio dell'acqua), ed i terzi (cittadini) a modificare alcune cattive abitudini (per esempio lo spreco dell'acqua). 62 Glossario testo # 2: Fenomeno Fatto importante Affermarsi Diffondersi Benessere Buona condizione psico-fisica Coincidere Corrispondere esattamente Consumismo Tendenza ad acquistare sempre più beni Dibattito Discussione Pubblica amministrazione Uffici di un ente pubblico (es. Comune, università, ecc.) Gravità Importanza e pericolosità Spreco Consumo eccessivo TESTO # 3 (LA FONDAZIONE PUBBLICITA' PROGRESSO) Punto di riferimento in Italia per la pubblicità sociale è la Fondazione Pubblicità Progresso (spesso chiamata, per comodità, semplicemente “P.Pro”). Essa è nata nel 1970 su modello dell'americano Advertising Council.. L'articolo 4 dello Statuto specifica “Lo scopo del Comitato esclude ogni scopo di lucro; la sua attività sarà diretta esclusivamente al raggiungimento del pubblico interesse”. Si tratta di un'organizzazione non profit, che si basa sul lavoro completamente volontario e non pagato dei suoi collaboratori. La prima campagna di P.Pro fu in favore della donazione di sangue. Sia la headline (“Qualcuno ha deciso che un bimbo deve morire. E forse sei stato tu”) che le immagini (primo piano di un uomo disperato che piange) trasmettevano angoscia ed un profondo senso di colpa. Crescendo, P.Pro ha poi invece scelto di rinunciare ai sentimenti di paura ed ai sensi di colpa. I temi coperti da P.Pro sinora sono essenzialmente cinque: - Tutela dell'ambiente - Difesa della salute - Invito a praticare solidarietà e tolleranza - Difesa dei deboli ed emarginati (anziani, handicappati, immigrati..) - Tutela del diritto all'informazione 63 Glossario testo # 3: Punto di riferimento Qualcosa che viene usato per orientarsi in uno spazio o fare confronti Fondazione Istituzione privata (non pubblica) Lucro Guadagno economico Esclusivamente Soltanto Primo piano Nelle fotografie, ciò che ha maggior rilievo (es. il viso di una persona) Senso di colpa Sentimento per cui si pensa di essere colpevoli di qualcosa Tutela Difesa Solidarietà Collaborazione ed aiuto reciproco Emarginato Isolato dalla società TESTO # 4 (IL CASO BENETTON) In Italia sono molto famose le campagne Benetton di Oliviero Toscani. In una prima fase, i colori dei pullover Benetton volevano presentarsi come metafora della felice convivenza possibile fra persone diverse o di varie nazionalità. In questo modo alla marca Benetton si cercano di associare i bei valori di pace e tolleranza, per trovare nuovi clienti. Alcune campagne diedero scandalo: è stato il caso di locandine con il bacio di un prete ed una suora, e l'abbraccio di un diavolo (un bimbo nero) con un angelo (un bimbo bianco dai biondi capelli ricci). Con gli anni Novanta le immagini diventano sempre più crude, andando a rappresentare immagini forti legate alla morte ed alla vita: per esempio, un cimitero di guerra (era il periodo della Guerra del Golfo) ed una neonata ancora attaccata alla mamma con il cordone ombelicale. Questo ha causato vivaci proteste da parte della popolazione scandalizzata, ma anche maggiore visibilità della marca e riconoscimenti artistici (es. premio svizzero della Société Générale d'Affichage). Si diffondono le accuse di cinismo, ma l'obiettivo è centrato: la visibilità della Benetton è aumentata moltissimo. 64 Glossario testo # 4: Campagna Iniziativa pubblicitaria o per sensibilizzare su un argomento Metafora Immagine che simboleggia un concetto complesso Convivenza Il vivere insieme Marca Nome commerciale di una serie di prodotti (es. Ferreo, Alfa Romeo...) Scandalo Reazione da qualcosa di contrario alle regole comuni della società Locandina Manifesto Crudo Diretto, violento Protesta Manifestazione della propria opposizione a qualcosa Cinismo Atteggiamento di indifferenza nei confronti di qualcosa che normalmente colpisce molto Sempre a gruppi di quattro e partendo dalla sitografia consigliata dall'insegnante, gli studenti devono poi cercare in Internet l'immagine di una pubblicità sociale che li ha particolarmente colpiti (se lo conoscono, possono sfruttare anche un sito del proprio Paese) e stamparla per mostrarla al resto della classe. SITOGRAFIA CONSIGLIATA: http://www.pubblicitaprogresso.it/main.aspx?area=news&sezi_cd_sezi=314 http://www.gratisitalia.com/pubblicitaprogresso/ http://www.eallora.org/ http://wordpress.com/tag/pubblicita-progresso/ 65 SINTESI: (60 minuti) Quinta attività: Produzione orale/ascolto/ripetizione A questo punto si propone un esercizio di produzione collettiva ed ascolto reciproco: ogni gruppo (eterogeneo, di 4 studenti ognuno) ha a disposizione circa quindici minuti per inventare una breve storia sulla base di una delle immagini di pubblicità sociale trovate precedentemente in Internet. Ogni relatore, eletto dal gruppo di appartenenza, presenterà la loro storia agli altri gruppi che via via si alterneranno vicino a lui ed avrà in questo modo la possibilità di migliorare via via la propria produzione acquisendo sicurezza. In seguito, i vari ascoltatori, seduti in circolo, riferiranno pubblicamente le storie che hanno sentito; si avrà comunque la possibilità di fare una domanda al relatore di turno se non ricorda qualcosa di specifico. Sesta attività: Roleplay L'insegnante fa scegliere ad ogni gruppo (sempre eterogenei, di 4 persone) una delle locandine della campagna P.Pro “Per il rispetto dell'opinione altrui”(1973). Ognuna di esse deve essere presentata alla classe con un roleplay in cui questa situazione si potrebbe adattare. Locandina 1: 66 Locandina 2: Locandina 3: Locandina 4: 67 RIFLESSIONE E CONCLUSIONE DEI LAVORI: (15 minuti) L'insegnante chiede di riflettere, ancora a coppie, sulla motivazione del perché le persone nello spot, ed in generale nella vita quotidiana, non ascoltino, e di esprimere la propria ipotesi. La classe poi voterà quella più convincente (es. stanchezza, convinzione che l'altro non abbia nulla di interessante da raccontarci). L'insegnante chiede infine, per un confronto interculturale, quali categorie di persone vengono ascoltate/rispettate di più e di meno nei Paesi di provenienza degli studenti. Infine, l'insegnante fa scrivere su di un cartellone lo slogan della campagna (“Le parole degli altri possono arricchirci. Ascoltiamole!”) e chiede a tutti gli alunni di riscrivere la frase, subito sotto, nella propria lingua. Il cartellone sarà poi decorato ed appeso in classe. 68 UdA 2: Didattizzazione della pubblicità “A DIFESA DEL VERDE” A cura di Chelia Schifano Destinatari: Classe di circa 16 giovani adulti immigrati (fascia di età dai 20 ai 40 anni). Per svolgere le attività gli alunni saranno suddivisi in due gruppi: gruppo 1 (livello B1-B2) e gruppo 2 (livello A2). Obiettivi didattici: • Abilità linguistiche: approfondimento delle abilità primarie (parlare, ascoltare, leggere, scrivere) ed integrate (dialogare). • Funzioni comunicative: descrivere, raccontare, selezionare le informazioni, esprimere opinioni e fare ipotesi. • Lessico: espressioni idiomatiche, il lessico relativo all’ambiente e ai materiali che inquinano. • Strutture grammaticali: ripasso delle preposizioni di luogo e dell’imperativo, il presente dell’indicativo, il passato prossimo. • Elementi di cultura e civiltà: il pic-nic italiano (confronto interculturale). Obiettivi educativi: stimolare la riflessione circa l’inquinamento e l’importanza 69 di un’azione collettiva per proteggere l’ambiente. Materiali: fotocopie, lavagna. Durata: tre lezioni della durata di un’ora ciascuna. SCHEDA DELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA (da: http://www.pubblicitaprogresso.it) Encoding realizz. da : Gratisitalia Videostream Service : Digitalie Agenzia di pubblicità: ATA-UNIVAS Casa di produzione audiovisivi: R.P.A. La campagna si pone l’obiettivo di aggiornare l’opinione pubblica sulle azioni sconsiderate compiute a danno della natura e, conseguentemente, di creare maggiore sensibilità verso il problema. La felice raffigurazione dell’“uomoalbero” in posizione di difesa della natura, che caratterizza la campagna, è una efficace metafora della simbiosi tra uomo e natura. La campagna ha ottenuto una larga diffusione stampa, raggiungendo il migliaio di annunci. Intensa è stata anche la programmazione cinematografica e televisiva di due diversi filmati che hanno stigmatizzato con efficacia i comportamenti incivili. Numerosi enti hanno offerto il loro appoggio alla campagna: dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste al Club Alpino Italiano, a enti regionali e provinciali per il turismo, scuole, gruppi privati di naturalisti ed ecologi. Programmata in un primo tempo per una sola uscita estiva, sull’eco dei consensi e delle sollecitazioni ricevute, è stata ripresa e sviluppata l’estate successiva. Anno di produzione: 1973 Slogan utilizzati: 70 - Il verde è tuo: difendilo! - Il gioco del verde - Non fare al bosco ciò che non vorresti fosse fatto a te Abbiamo scelto questa campagna perché presenta una tematica complessa e delicata (quale quella legata all’inquinamento ambientale) in una modalità accattivante e giocosa, secondo noi molto adatta ad una didattica ludica (soprattutto per le fasi di motivazione e decondizionamento) e ad attività differenziate per gruppi di livello diverso. - Prima pubblicità: “Il gioco del verde” MOTIVAZIONE (fondata sull’expectancy grammar): (20 minuti) Prima attività: Ipotesi La prima attività coinvolge l’intero gruppo classe. L’insegnante mostra agli alunni una fotocopia della pubblicità senza il testo e chiede loro di fare delle ipotesi sull’argomento della lezione. Che cosa vedete nella foto? Cosa stanno facendo le persone, ecc. Descrizione dell’immagine e quindi ripasso delle preposizioni di luogo già studiate (sopra, sotto, vicino, accanto, davanti, dietro). Gli alunni 71 lanciano alcune idee e l’insegnante le riporta alla lavagna. Spidergram con le parole chiave utilizzate dagli alunni (sporcizia, spazzatura, fuoco, natura, inquinamento, ecc.). L’insegnante rivela infine che si parlerà dell’inquinamento del verde. Breve discussione sul pic-nic degli italiani paragonato a quello dei paesi di provenienza degli alunni stranieri (raccolta di idee/ipotesi sui modelli culturali). GLOBALITA’: (40 minuti) Seconda attività: Attività ludica Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante divide gli alunni in quattro squadre, ognuna delle quali elegge a propria volta un capogruppo/portavoce. Compito di ogni gruppo e’ individuare almeno alcuni dei dodici comportamenti sbagliati che sono presenti nel disegno. Dopo 15 minuti di riflessione, l’insegnante chiede ad ogni portavoce di segnalare gli errori riscontrati dal proprio gruppo (si stabilisce chi sarà il primo a parlare tirando un dado). Vince il gruppo che avrà distinto un maggior numero di comportamenti sbagliati. Via via che i portavoce presentano oralmente quanto discusso dal gruppo di appartenenza, l’insegnante riporta alla lavagna le parole usate dagli studenti nelle colonne relative ai vari campi lessicali, correggendo in questo modo eventuali imprecisioni (vedi tabella). Personaggi Oggetti Ambiente Verbi all’infinito Capelli rossi Bicicletta Ramo Buttare Vestito a strisce Macchina Prato Raccogliere Bambino Tavolo Fiori Spaccare … … … … Gruppo 2 (Livello A2) - L’insegnante consegna agli alunni una fotocopia con 72 una lista di parole che compaiono all’interno del testo e dopo aver visto insieme il significato dei termini difficili, chiede agli studenti di riportarli in una tabella inserendoli negli spazi appropriati. (vedi tabella del gruppo 1). (L’attività viene svolta a coppie). Terza attività: Esercizio di abbinamento Gruppo 1 (Livelli B1-B2) – (esercizio di ascolto) L’insegnante legge i dodici punti corrispondenti ai comportamenti scorretti così come compaiono nella locandina della campagna, e chiede agli alunni di inserire nel disegno i numeri corrispondenti alle varie azioni. Autocorrezione dell’esercizio tramite la proiezione di un’immagine con i numeri posizionati correttamente e discussione in plenaria. (l’attività viene svolta individualmente). Gruppo 2 (Livello A2) – (esercizio di comprensione del testo scritto) Gli alunni svolgono la stessa attività del gruppo 1, con la differenza che hanno i dodici punti scritti e devono quindi solo trovare il comportamento corrispondente nel disegno. (l’attività viene svolta individualmente). ANALISI: (60 minuti) Quarta attività: Esercizio grammaticale (prima colonna di testo della locandina) Completamento delle frasi corrispondenti ai dodici comportamenti scorretti con ripasso del presente dell’indicativo (gruppo 2) e del passato prossimo (gruppo 1) (Questo esercizio permetterà agli alunni di avere delle frasi complete scritte). (L’attività viene svolta individualmente). Gruppo 1 (Livelli B1-B2) – Consegna: Coniugate il verbo tra parentesi al passato 73 prossimo. - I giovanotti _______________ (fare) motocross sul prato. - La coppia col cesto se ne _______________ (andare) senza spegnere il fuoco. - Il vecchietto col cappotto _______________ (buttare) a terra la brace della pipa. - I due ragazzi a sinistra _______________ (gettare) i bicchieri di plastica nell’erba. - I due ragazzi a destra _______________ (spaccare) le bottiglie e _______________ (seminare) schegge dappertutto. - L’uomo dell’auto rossa ha preso il prato per una strada e _______________ (gettare) un fiammifero acceso. - Il ragazzo sull’albero _______________ (strappare) un ramo. - I due fidanzati incidono _______________ (incidere) i loro nomi sulla corteccia. - La bambina _______________ (cogliere) tantissimi fiori che tanto prima di sera saranno tutti secchi. Gruppo 2 (Livello A2) - Consegna: Scrivete il verbo giusto scegliendo tra i tre indicati. - I giovanotti _______________ (fate – fai – fanno) motocross sul prato. - La coppia col cesto se ne _______________ (va - vanno - vai) senza spegnere il fuoco. - Il vecchietto col cappotto _______________ (buttano – butta - butti) a terra la brace della pipa. - I due ragazzi a sinistra _______________ (getta – gettate - gettano) i bicchieri di plastica nell’erba. - I due ragazzi a destra _______________ (spaccate – spaccano - spacca) le bottiglie e _______________ (semina – seminate - seminano) schegge 74 dappertutto. - L’uomo dell’auto rossa ha preso il prato per una strada e _______________ (getta – getti - getto) un fiammifero acceso. - I due fidanzati incidono _______________ (incide – incidiamo - incidono) i loro nomi sulla corteccia. - La bambina _______________ (coglie – cogli - cogliete) tantissimi fiori che tanto prima di sera saranno tutti secchi. Quinta attività: Individuare le informazioni Trascrizione del testo (seconda colonna del testo della locandina) Sono errori che possono costare cari. Gli errori n° 1 – 8 – 10 – 11 – 12 sono atti di maleducazione e di vandalismo. Il verde non deve essere danneggiato perché il verde è di tutti. Gli errori n° 2 – 3 – 4 – 9 possono essere causa di incendi: bisogna essere molto prudenti ed evitare molto accuratamente di provocare incendi perché i boschi sono di tutti. Gli errori n° 5 – 6 – 7 sono sciocchi e inutili: i rifiuti non devono essere gettati nei prati ma raccolti con cura e portati a casa nella propria pattumiera perché i prati sono di tutti. Per favore quando vai in campagna non fare di questi errori. E se vedi qualcuno che danneggia il verde intervieni e spiegagli che non deve il verde è di tutti anche tuo. Riflessione e discussione collettiva sulla frase finale del testo: “Per favore quando vai in campagna non fare di questi errori. E se vedi qualcuno che danneggia il verde intervieni e spiegagli che non deve il verde è di tutti, anche tuo”. Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante chiede agli alunni di provare a classificare i comportamenti scorretti in tre tipologie diverse (come da tabella). Confronto collettivo. (L’attività viene svolta in piccoli gruppi da 3 – 4 persone). 75 Atti di maleducazione Errori sciocchi e inutili Errori causa di incendi I giovanotti fanno La signora dal vestito a Il fuoco in alto è messo motocross sul prato fiori butta i rifiuti nel sull’erba e non sulle pietre prato L’uomo dell’auto rossa I due ragazzi a sinistra ha preso il prato per una gettano i bicchieri di La coppia col cesto se ne va senza spegnere il fuoco strada plastica nell’erba Il ragazzo sull’albero I due ragazzi a destra Il vecchietto col cappotto strappa un ramo spaccano le bottiglie e butta a terra la brace della seminano schegge pipa dappertutto I due fidanzati incidono i Inoltre getta un fiammifero loro nomi sulla corteccia acceso La bambina coglie tantissimi fiori che tanto prima di sera saranno tutti secchi L’insegnante fornisce alla classe la fotocopia con il testo per correggere l’attività. Gruppo 2 (Livello A2) - Gli alunni ricevono una lista con soltanto alcuni dei comportamenti sbagliati riportati nel testo e devono indicare con una X a quale tipologia appartengono. (L’attività viene svolta individualmente). Confronto collettivo. Atti di Errori sciocchi maleducazione e inutili I giovanotti che fanno Errori causa di incendi x motocross sul prato 76 I due ragazzi a destra x x spaccano le bottiglie e seminano schegge dappertutto La coppia col cesto se x ne va senza spegnere il fuoco La bambina coglie x tantissimi fiori che tanto prima di sera saranno tutti secchi - Seconda pubblicità: “Non fare al bosco ciò che non vorresti fosse fatto a te” Sesta attività: Selezione delle informazioni e comprensione del testo. L’insegnante mostra agli alunni solo il testo della pubblicità “Non fare al bosco ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Prima lettura individuale del testo con segnalazione dei vocaboli non capiti. Seconda lettura da parte dell’insegnante e spiegazione al gruppo classe dei termini difficili. 77 Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante chiede agli studenti di selezionare le informazioni all’interno del testo, suddividendole in paragrafi, con colori diversi, seguendo la legenda seguente. (L’attività viene svolta individualmente). 1- Cosa non bisogna fare ai boschi e ai prati 2- Cosa fanno gli uomini ai boschi e ai prati 3- Perché tutti devono cooperare per proteggere l’ambiente 4- Cosa bisogna fare se si vede qualcuno che rovina i boschi e i prati 5- Perché sono utili i boschi e i prati Gruppo 2 (Livello A2) – L’insegnante presenta agli alunni il testo già suddiviso in paragrafi (non in ordine sequenziale), con colori diversi e chiede loro di riconoscere all’interno delle varie parti le informazioni riportate nella legenda seguente e di segnalarle con un numero. (L’attività viene svolta individualmente). 1- Cosa non bisogna fare ai boschi e ai prati 2- Cosa fanno gli uomini ai boschi e ai prati 3- Perché tutti devono cooperare per proteggere l’ambiente 4- Cosa bisogna fare se si vede qualcuno che rovina i boschi e i prati 5- Perché sono utili i boschi e i prati Trascrizione del testo ed esempio di attività svolta - Vi piacerebbe se vi riempissero di cartacce unte, e bottigliette rotte, e lattine rugginose, e fette d’anguria? Vi piacerebbe se vi strappassero i vestiti e vi dessero fuoco? No. E allora, perché fate tutto questo ai boschi e ai prati? I boschi, i prati, il verde siamo noi. 2 - Sono il nostro ossigeno, la nostra vita. Sono il nostro rifugio dal rumore e dal caos della città. Sono il nostro svago dopo una settimana in mezzo al cemento. Sono la valvola di sfogo dei nostri figli dopo la prigione della casaappartamento. Se trattiamo bene la natura, trattiamo bene noi. 5 78 - Per favore, non fate al bosco ciò che non vorreste fosse fatto a voi. Non rovinate gli alberi. I rifiuti buttateli nella pattumiera di casa vostra. Siate molto, molto prudenti col fuoco perché basta niente per provocare un incendio. 1 - E se vedete qualcuno che danneggia il verde, intervenite e spiegategli perché non deve: il bosco non è suo, è anche vostro, è di tutti. 4 - E, per favore, non venite a dire: tanto per una bottiglietta buttata, cosa cambia? Se ciascuno di noi buttasse una bottiglietta, farebbe sessanta milioni di bottigliette. Avete idea, che razza di mucchio fanno sessanta milioni di bottigliette? 3 SINTESI: (30 minuti) Settima attività: Commento dell’immagine L’insegnante mostra agli alunni la pubblicità “Non fare al bosco ciò che non vorresti fosse fatto a te” con l’immagine e chiede agli alunni di descrivere l’immagine. Revisione del lessico relativo agli oggetti raffigurati. L’insegnante chiede agli alunni di soffermarsi sullo slogan per verificare se hanno colto il senso della frase. (“Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso”). Riflessione linguistica. L’insegnante coinvolge l’intero gruppo classe, gli alunni con più difficoltà linguistiche avranno per primi diritto di parola, in modo che possano contribuire alla discussione riconoscendo gli oggetti che sono di uso comune. Gruppo 1 (Livello B1-B2) - Roleplay (un vigile rimprovera qualcuno che inquina in qualche modo l’ambiente e gli spiega perché non deve farlo) > ripasso dell’ imperativo. Gruppo 2 (Livello A2) - Preparazione collettiva di un cartellone con un decalogo da rispettare per proteggere l’ambiente > ripasso dell’imperativo. 79 RIFLESSIONE E CONCLUSIONE DEI LAVORI: (30 minuti) Ottava attività: Riflessione sull’argomento della lezione L’insegnante pone agli alunni alcune domande. (Discussione). Buttate mai le cartacce per terra? Cosa fate quando vedete qualcuno che si comporta in modo sbagliato? Perché è importante non rovinare i boschi e i prati? Quali sono i comportamenti che dovrebbero essere puniti più severamente? Ecc. Nona attività: (decondizionamento) Gioco del pic-nic a squadre Gli alunni si dividono di nuovo in gruppi (includendo in ogni gruppo due alunni del livello inferiore) e giocano con i dadi, avanzando o indietreggiando a seconda del comportamento corretto/scorretto che trovano nella casella nella quale si trovano. ATTIVITA’ DI RINFORZO E DI APPROFONDIMENTO (PER CASA) A scelta: • Cercare sul sito della Protezione Civile alcune norme consigliate per proteggere l’ambiente (http://www.protezionecivile.it/) • Cercare su Internet o un quotidiano/rivista un breve articolo di cronaca sugli incendi estivi in Italia. 80 UdA 3: Didattizzazione della pubblicità “IL PIACERE DI FARE UN BUON GESTO” A cura di Chelia Schifano Destinatari: Classe di circa 16 giovani adulti immigrati (fascia di età dai 20 ai 40 anni). Per svolgere le attività gli alunni saranno suddivisi in due gruppi: gruppo 1 (livello B1- B2) e gruppo 2 (livello A2). Obiettivi didattici: • Abilità linguistiche: approfondimento delle abilità primarie (parlare, ascoltare, leggere, scrivere) ed integrate (dialogare). • Funzioni comunicative: descrivere, raccontare, selezionare le informazioni, esprimere opinioni e fare ipotesi. • Lessico: espressioni idiomatiche, il lessico relativo alla strada e alla descrizione dei personaggi. • Strutture grammaticali: Le preposizioni semplici e articolate, l’imperfetto e gli aggettivi qualificativi. • Elementi di cultura e civiltà: Il piacere di fare un gesto buono e la consapevolezza dell’importanza dei propri gesti. Confronto interculturale con gli studenti di culture diverse. 81 Obiettivi educativi: stimolare una riflessione sulla solidarietà e sull’altruismo. Materiali: fotocopie, lavagna, televisione, immagini. Durata: tre lezioni della durata di un’ora ciascuna SCHEDA DELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA (da: http://www.pubblicitaprogresso.it) Encoding realizz. da : Gratisitalia Videostream Service : Digitalie Agenzia di pubblicità: Landò Nardi Agenzia di relazioni pubbliche: SEC Istituto di ricerche: DELFO Centro Media: CIA MEDIANETWORK Casa di produzione audiovisivi: Alto Verbano Il motivo della campagna è centrato non sul momento scoutistico della buona azione, ma sull’umana esitazione che si può comprensibilmente verificare nell’animo umano di fronte alla richiesta di un gesto buono. Perciò il tema dell’umana esitazione è presente, in forme diverse, nel film, nei passaggi alla radio e nei raccontini degli annunci stampa. L’automobilista, la donna capricciosa, il ragazzo che deve andare alla festa, tutti esitano prima di decidersi alla buona azione. Con la scelta di Teo Teocoli, per il film, si è puntato a valorizzare le grandi capacità di un attore comico in un ruolo serio. Lo stravolgimento di ruolo può avere un positivo effetto sorpresa sul vasto pubblico di Teocoli, e quindi richiamare un’attenzione maggiore sul problema. Se la TV e la radio giocano su un tono realistico-serio, la stampa sposta lo stesso impianto narrativo su un tono ironico, più giovane, proprio perché nella stampa, per la fissità del mezzo, la narrazione di un gesto buono corre più rischi "predicatori". Articolata in spot 82 televisivi da 30", in due comunicati radio e tre annunci stampa, la campagna è stata diffusa dalle più importanti emittenti televisive e radiofoniche e dalle principali testate giornalistiche. Anno di produzione: 1999 Testi e materiali multimediali utilizzati: - Video della campagna pubblicitaria - La storia della ragazza capricciosa che una notte diventò generosa - Storia del ragazzo violento e del suo mirabile cambiamento MOTIVAZIONE (fondata sull’expectancy grammar): (15 minuti) Prima attività: Visione dello spot senza audio Prima visione dello spot con Teo Teocoli senza audio. L’insegnante pone alcune domande agli alunni. Che cosa avete visto? Cosa succede? Chi sono i protagonisti? Conoscete il nome dell’uomo al volante? Dove si trovano?, ecc. Discussione con tutta la classe. L’insegnante chiede agli alunni che conoscono Teo Teocoli di provare a descriverlo e distribuisce agli studenti delle immagini del comico che imita alcuni personaggi famosi. L’insegnante chiede alla classe perché secondo loro gli autori della pubblicità hanno scelto un attore comico per girare uno spot serio. Discussione. 83 GLOBALITA’: (40 minuti) Seconda attività: Visione dello spot con audio Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante mostra lo spot con l’audio agli alunni ed in seguito chiede loro di rispondere a delle domande a scelta multipla per verificare la comprensione globale. (L’attività viene svolta individualmente). Esempi di domande: Teocoli vede a. una donna che si è persa b. una donna che sta male c. una donna che ha dei problemi con la macchina Teocoli a. vuole fermarsi ma è in ritardo b. non ha voglia di fermarsi c. non si fida della donna Teocoli alla fine a. se ne va via b. chiama qualcuno per aiutare la donna c. si ferma e torna indietro per aiutare la donna Gruppo 2 (Livello A2) - Gli alunni guardano lo spot insieme al resto della classe e successivamente rispondono a dei V/F. (L’attività viene svolta individualmente). Teocoli va in bicicletta (V) (F) Vuole fermarsi ma è in ritardo (V) (F) Vede un uomo che sta male (V) (F) Chiama l’ambulanza (V) (F) Non ha voglia di fermarsi (V) (F) Vede un incidente (V) (F) Terza visione dello spot per correggere l’attività svolta. 84 Trascrizione: Situazione: Teo Teocoli è in macchina, piove e vede una donna sul ciglio della strada che ha un problema alla macchina. Teocoli: (guardando una donna ferma sul ciglio della strada con il cofano della macchina aperto) “E quella..che cavolo è successo.. fuso il motore… buio, gelo, cosa faccio.. mica posso fermarmi. (continuando a guardare nello specchietto retrovisore) e.. certo quella lì è disperata, ma io sono in ritardo, Elena mi sta aspettando. Magari poi esce anche un guasto per rapinarmi…(annuendo) ma si, si fermerà qualcun altro. E se capitasse a me… cosa direi ad uno che non si ferma”. (frenando e guardando nuovamente nello specchietto) Voce fuori campo: “FAR BENE TI FA BENE” Terza attività: Ascolto e riordino. Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - Dopo un ulteriore ascolto l’insegnante consegna agli alunni una fotocopia con delle brevi frasi tratte dallo spot e chiede loro di riordinarle in base a quello che hanno sentito. Correzione dell’attività con un ulteriore ascolto. (L’attività viene svolta a coppie). - cosa direi ad uno che non si ferma - e quella..che cavolo è successo - e.. certo quella lì è disperata - e se capitasse a me - fuso il motore… buio, gelo, cosa faccio.. - magari poi esce anche un guasto per rapinarmi - Elena mi sta aspettando - mica posso fermarmi - ma io sono in ritardo - ma si, si fermerà qualcun altro … 85 Gruppo 2 (Livello A2) - L’insegnante consegna agli alunni una fotocopia con delle fasi intere tratte dallo spot per rendere meno complicato l’esercizio e chiede loro di procedere al riordino delle stesse. (L’attività viene svolta a coppie). Correzione dell’attività con un ulteriore ascolto. - magari poi esce anche un guasto per rapinarmi - e.. certo quella lì è disperata, ma io sono in ritardo, Elena mi sta aspettando. - e se capitasse a me… cosa direi ad uno che non si ferma. - e quella..che cavolo è successo.. fuso il motore… buio, gelo, cosa faccio.. mica posso fermarmi. - ma si, si fermerà qualcun altro. ANALISI: (90 minuti) Quarta attività: Esercizio grammaticale Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante distribuisce agli alunni una fotocopia con una tabella da completare e chiede agli alunni di inserire il maggior numero di aggettivi qualificativi all’interno della casella appropriata. (L’attività viene svolta a coppie). AGGETTIVI QUALIFICATIVI TEO TEOCOLI LA DONNA LA MACCHINA IL TEMPO 86 Gruppo 2 (Livello A2) – Gli alunni ricevono una fotocopia, con degli aggettivi qualificativi e devono suddividerli all’interno della stessa tabella che hanno ricevuto i compagni del gruppo 1. (L’attività viene svolta individualmente). Arrabbiata – brutto – triste – nuova – comico – serio – piovoso – rotta – agitata, ecc,. Quinta attività: Individuare le informazioni, l’imperfetto e le preposizioni. Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante legge una prima volta ai ragazzi “La storia di una donna capricciosa che una notte diventò generosa” e chiede agli alunni di provare a rispondere oralmente a delle domande per verificare la comprensione globale della storia. Inseguito distribuisce loro una fotocopia del testo con degli spazi vuoti e chiede loro di riempirli con le preposizioni adeguate per stimolare la riflessione grammaticale. (L’attività viene svolta individualmente). 87 Domande: 1. Dove si trova la donna? 2. Cosa cerca quando esce dal night? 3. Cosa facevano i gatti? E gli impiegati? 4. Chi incontra la donna? 5. Che problema aveva l’uomo anziano? “La storia di una donna capricciosa che una notte diventò generosa Cloze: Era una notte quasi buia e tempestosa. A mezzanotte la donna capricciosa mandò __________ diavolo il suo ragazzo, il cameriere e il buttafuori. Uscì sola __________ night, e si addentrò _________ cuore della città in cerca di un nuovo capriccio. I gatti correvano _________tetti e gli impiegati russavano davanti _________televisori accesi. La donna capricciosa incontrò un uomo anziano _________ la macchina che non voleva più spostarsi. “Ma guarda un po’,” disse la donna capricciosa, “una macchina più capricciosa di me, vada _________ diavolo!” Ma dopo due passi ci ripensò. Prese la sua auto, che funzionava benissimo, e accompagnò a casa l’uomo anziano. Allora scoprì, _________ grande sorpresa, di essere più contenta di dopo qualsiasi capriccio. “La vita è un rebus,” borbottò la donna capricciosa. E tornò ________ suo materasso che la aspettava _________ impazienza. Gruppo 2 (Livello A2) - Gli alunni ricevono una fotocopia con la “Storia del ragazzo violento e del suo mirabile cambiamento”. L’insegnante chiede loro di leggere la storia una volta da soli e di sottolineare le parole che non conoscono. Successivamente, dopo aver spiegato loro le parole che non conoscono l’insegnante legge il testo ad alta voce e chiede loro di completare un cloze con i verbi all’imperfetto. (L’attività viene svolta individualmente). 88 “Storia del ragazzo violento e del suo mirabile cambiamento” Cloze: C’era una volta un ragazzo che ____________ le mani perché non ____________ i soldi per andare in palestra. Una bella sera di giugno il ragazzo che ____________ le mani si trovò a passeggiare per le strade del centro. I bar si ____________, i negozi ____________, le donne innamorate ____________ felici verso gli appuntamenti e gli uomini soli ____________ tardi al bar. Il ragazzo che ____________ le mani vide una signora magra magra che ____________ sul marciapiede stracarica di borse della spesa. Il ragazzo che ____________ le mani allora disse “Peggio per lei!” Ma dopo due passi ci ripensò e tornò indietro. Caricò su di se le pesanti borse e accompagnò la signora magra magra fin sotto casa. Il ragazzo che una volta ____________ le mani si sentì così contento che andò al bar, ordinò due aperitivi e brindò con se stesso alla salute di se stesso. Sesta attività: Comprensione nel dettaglio Gruppo 1 (Livello B1-B2) - L’insegnante chiede ai ragazzi di rispondere sul quaderno a delle domande per verificare la comprensione del testo nel dettaglio. In seguito viene effettuata la correzione dell’attività oralmente. (L’attività viene svolta in piccoli gruppi da 3 – 4 persone) 89 Domande: 1. Cosa scopre dopo aver aiutato l’uomo anziano? 2. Cosa avresti fatto tu al posto suo? 3. Spiega il significato delle frasi segnalate in grassetto. Gruppo 2 (Livello A2) - L’insegnante pone alcune domande di comprensione oralmente per verificare che gli alunni abbiano capito il significato e l’importanza del messaggio nascosto nella storia. “Cosa fa il ragazzo?, Perché alla fine decide di aiutare la donna? Tu al suo posto cosa avresti fatto?, ecc. SINTESI E RIFLESSIONE: (35 minuti) Settima attività: Sintesi e riflessione sull’argomento della lezione Gli alunni del primo gruppo illustrano a quelli del secondo la storia della donna capricciosa e quelli del secondo raccontano quella del ragazzo che menava le mani. Per aiutare gli alunni più deboli l’insegnante distribuisce loro delle immagini che possono essere utili per il racconto (immagine del ragazzo, una donna carica di buste della spesa, una palestra, un bar.. ecc, che gli alunni mettono in ordine prima di iniziare a raccontare la storia). Discussione finale sull’importanza dei messaggi nascosti nei due testi (esempio di domande: “Secondo te la donna ha fatto bene ad aiutare l’uomo anziano? Quale messaggio vuole mandare questa storia secondo te?), sul piacere di fare un gesto buono e sull’esitazione che normalmente precede la buona azione. Gli alunni concludono l’attività raccontando alcuni episodi in cui hanno fatto o visto fare dei gesti buoni. Riflessione finale e confronto interculturale sulla tematica trattata (in alcuni paesi la disponibilità nell’aiutare il prossimo può essere vista come negativa, inopportuna o addirittura come un obbligo morale). Ottava attività L’insegnante chiede agli alunni di provare a scrivere in una breve composizione la storia di un gesto buono che hanno visto compiere. 90 UdA 4: Didattizzazione della pubblicità “A FAVORE DEL VOLONTARIATO” A cura di Chelia Schifano Destinatari: Classe di circa 16 giovani adulti immigrati (fascia di età dai 20 ai 40 anni). Per svolgere le attività gli alunni saranno suddivisi in due gruppi: gruppo 1 (livello B1- B2) e gruppo 2 (livello A2). Obiettivi didattici: • Abilità linguistiche: approfondimento delle abilità primarie (parlare, ascoltare, leggere, scrivere) ed integrate (dialogare). • Funzioni comunicative: descrivere, raccontare, selezionare le informazioni, esprimere opinioni e fare ipotesi. • Lessico: lessico relativo alle varie forme di volontariato esistenti. • Elementi di cultura e civiltà: Il valore del volontariato nella società italiana e l’impegno sociale. Confronto interculturale. Obiettivi educativi: stimolare una riflessione sulla solidarietà e sull’altruismo. Materiali: fotocopie, lavagna, televisione, immagini. Durata: tre lezioni della durata di un’ora ciascuna. 91 SCHEDA DELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA Agenzia di pubblicità: Feel Good Agenzia di relazioni pubbliche: SECI Casa di produzione audiovisivi: Gamma Film Da opportune ricerche emerge che una parte significativa della popolazione italiana si dedica ad attività di volontariato. Si parla di quattro milioni di persone, che diventano sei se si includono in queste attività anche quelle sindacali e politiche. Si evince che il lavoro prodotto dalle organizzazioni di volontariato costituisce una vera e propria ricchezza per la società. Ne è conseguita la decisione di realizzare una campagna che incrementasse lo sviluppo del fenomeno, soprattutto per quanto riguardava le attività svolte in forma associativa. Per realizzare la campagna è stato svolto un lavoro di approfondita indagine presso il Ministero degli Affari Sociali con la collaborazione del prof. G. Calvi dell’Eurisko. Scopo dell’indagine: individuare le principali aree a favore delle quali richiamare l’attenzione dei possibili volontari. Le aree sono state individuate in Sanità e Assistenza, salvaguardia dell’Ambiente, salvaguardia dei Beni Culturali e le aree relative a sport, musica e tempo libero. Per il visual della campagna si è scelto il personaggio di SUPERMAN, in palese contrasto con l’headline “Per essere utili agli altri non serve volare. Basta volere. Volontariato, lo straordinario di ogni giorno”. Ne è conseguita una campagna positiva e accattivante, trasmessa da tutti i mezzi: stampa periodica e quotidiana, TV, radio e affissioni. Nella seconda fase della campagna (inizio ’92) è stato inserito un Numero Verde allo scopo di fornire maggiori informazioni, con l’aiuto della Fondazione Italiana per il Volontariato, sulle possibili associazioni cui rivolgersi per svolgere attività di volontariato. L’iniziativa ha riscosso notevole successo con centinaia di chiamate ogni giorno. Entrambe le fasi della campagna sono state accompagnate da attività di Relazioni Pubbliche rivolte in particolare al mondo del giornalismo. Anno di produzione: 1991 – 1992 92 Testi e materiali multimediali utilizzati: - Video della campagna pubblicitaria. - Pubblicità “Non serve volare. Basta Volere”. MOTIVAZIONE (fondata sull’expectancy grammar): (15 minuti) Prima attività: Visione dello spot senza audio L’insegnante mostra lo spot senza audio agli alunni e in seguito pone loro delle domande. Avete riconosciuto il personaggio principale dello spot? Chi è? Che cosa fa nella vita? Quali altri personaggi di questo tipo conoscete? Nei vostri Paesi esiste il personaggio di Superman?, ecc. GLOBALITA’: (35 minuti) Seconda attività: Visione dello spot con audio Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante mostra lo spot con l’audio agli alunni ed in seguito chiede loro di rispondere a delle domande a scelta multipla per verificare la comprensione globale. (L’attività viene svolta a coppie). Superman a. cammina per strada b. vola sulla città c. va in bicicletta Superman salva a. una donna che si è persa b. una donna che sta precipitando da un palazzo c. una donna che sta per essere investita Superman a. è un uomo come tanti altri b. è un super-eroe c. è un uomo malvagio 93 Superman entra in una cabina telefonica ed esce a. un uomo b. un altro super-eroe c. una signora Gruppo 2 (Livello A2) Gli alunni guardano lo spot insieme al resto della classe e successivamente rispondono a dei V/F. (L’attività viene svolta individualmente). Superman vola sulla città (V) (F) Salva un cane che precipita (V) (F) Ferma un treno in corsa (V) (F) Chiama l’ambulanza (V) (F) Non scende mai a terra (V) (F) Si trasforma in un uomo (V) (F) Terza visione dello spot per correggere l’attività svolta. Trascrizione: Situazione: (musica di sottofondo) Superman vola e salva una ragazzina che sta precipitando in una cascata – Superman si sdraia sui binari del treno rotti per permettere al treno di proseguire la corsa – Superman salva una donna che sta precipitando da un palazzo - Superman entra in una cabina telefonica ed esce un normale signore con espressione felice. Voce fuori campo: “Ogni anno, in Italia, 4 milioni di persone si dedicano ad opere di volontariato. Dai una mano anche tu, per essere utili agli altri non serve volare, basta volere. Volontariato, lo straordinario di ogni giorno” 94 Terza attività: Riordino. Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante consegna agli alunni una fotocopia con le fasi di alcune scene tratte dallo spot e chiede loro di riordinarle in base a quello che hanno visto. Correzione dell’attività con un ulteriore ascolto. (L’attività viene svolta a coppie). - Superman salva una donna che sta precipitando da un palazzo - Superman entra in una cabina telefonica - Arriva il treno - Superman salva una bambina che sta precipitando in una cascata - Superman vola sulla città - Un uomo esce dalla cabina telefonica - Superman si sdraia sui binari del treno - Superman porta la donna a terra Gruppo 2 (Livello A2) – L’insegnante chiede agli alunni di mettere in ordine le principali scene del filmato che consegna loro in ordine casuale. (L’attività viene svolta a coppie). Correzione dell’attività con un ulteriore ascolto. - Superman salva una donna che sta precipitando da un palazzo - Superman entra in una cabina telefonica ed esce un uomo diverso - Superman salva una bambina che sta precipitando in una cascata - Superman vola sulla città - Superman si sdraia sui binari del treno rotti e arriva il treno in corsa Correzione dell’attività e commento di classe sulle espressioni: “Per essere utili agli altri non serve volare, basta volere. Volontariato, lo straordinario di ogni giorno”. 95 ANALISI: (40 minuti) “Per essere utili agli altri, non serve volare. Basta volere.” Quinta attività: Lessico. Gruppo1 (Livello B1-B2) - L’insegnante divide gli alunni in piccoli gruppi di 3 – 4 persone, consegna loro una fotocopia della pubblicità e chiede loro di leggerla una prima volta da soli. In seguito dice loro di cercare i significati dei termini sottolineati e di riportarli nella tabella che segue. Correzione dell’attività con l’insegnante. Trascrizione: Ogni anno, in Italia, 4 milioni di persone si dedicano al volontariato. Superuomini? No, gente normale. Che però ha aggiunto qualcosa alla propria vita: la possibilità di rendersi utile al prossimo. Servono altri come loro: cose da fare ce ne sono tante. Stare vicino a chi soffre perché è malato, solo o emarginato. Aiutare chi è senza casa o senza lavoro. Dare una mano a chi già opera nel campo della tossicodipendenza o dell’infanzia. Proteggere i beni ambientali e culturali. Lo stato non può, e non riesce, ad arrivare a tutto. Le organizzazioni di volontariato diventano così l’unica risorsa capace di trasformare il contributo di ognuno, anche il più piccolo, in una concreta ricchezza per le società. In ogni città ci sono associazioni, laiche e religiose. Scegliete pure quella che preferite e chiamatela: ha senz’altro bisogno di persone. Speciali come voi. 96 VOCABOLO DEFINIZIONE Volontariato Superuomini Prossimo Emarginato Tossicodipendenza Beni ambientali Beni culturali …… Gruppo 2 (Livello A2) - Gli alunni svolgono un cloze seguendo la lettura dell’insegnante, con le stesse parole che dovranno cercare i ragazzi del primo gruppo, così facendo alla fine dell’attività avranno la possibilità di leggere le definizioni nella tabella. (L’attività viene svolta individualmente). Cloze: Ogni anno, in Italia, ____________ milioni di persone si dedicano al ____________. Superuomini? No, gente normale. Che però ha aggiunto qualcosa alla propria vita: la possibilità di rendersi utile al ____________. Servono altri come loro: cose da fare ce ne sono tante. Stare vicino a chi soffre perché è malato, solo o ____________. Aiutare chi è senza casa o senza lavoro. Dare una mano a chi già opera nel campo della ____________ o dell’infanzia. Proteggere i beni ____________ e culturali. Lo stato non può, e non riesce, ad arrivare a tutto. Le ____________ di volontariato diventano così l’unica ____________ capace di trasformare il ____________ di ognuno, anche il più piccolo, in una ____________ ricchezza per le società. In ogni città ci sono associazioni, ____________ e religiose. Scegliete pure quella che preferite e chiamatela: ha senz’altro bisogno di persone. Speciali come voi. 97 Sesta attività: Comprensione del testo nel dettaglio Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - L’insegnante pone delle domande agli alunni per verificare la comprensione del testo nel dettaglio. - Di cosa si occupano i volontari? - I volontari sono dei superuomini? - Perché le organizzazioni di volontariato sono l’unica risorsa disponibile? - Le organizzazioni sono tutte religiose? - È difficile diventare volontari? Gruppo 2 (Livello A2) - L’insegnante chiede agli studenti di individuare le informazioni richieste all’interno del testo della pubblicità e di sottolineare le parti con colori diversi seguendo la legenda seguente. - Quanti italiani si occupano di volontariato? Chi sono? (rosso) - Cosa fanno? (azzurro) - Chi aiuta le persone in difficoltà nelle città? (giallo) Ogni anno, in Italia, 4 milioni di persone si dedicano al volontariato. Superuomini? No, gente normale. Che però ha aggiunto qualcosa alla propria vita: la possibilità di rendersi utile al prossimo. Servono altri come loro: cose da fare ce ne sono tante. Stare vicino a chi soffre perché è malato, solo o emarginato. Aiutare chi è senza casa o senza lavoro. Dare una mano a chi già opera nel campo della tossicodipendenza o dell’infanzia. Proteggere i beni ambientali e culturali. Lo stato non può, e non riesce, ad arrivare a tutto. Le organizzazioni di volontariato diventano così l’unica risorsa capace di trasformare il contributo di ognuno, anche il più piccolo, in una concreta ricchezza per le società. In ogni città ci sono associazioni, laiche e religiose. Scegliete pure quella che preferite e chiamatela: ha senz’altro bisogno di persone. Speciali come voi. 98 SINTESI E RIFLESSIONE: (90 minuti) Settima attività: Sintesi e riflessione sull’argomento della lezione L’insegnante chiede agli alunni di dire cosa pensano delle persone che svolgono attività di volontariato e chiede loro se hanno mai fatto parte di organizzazioni di questo tipo nei loro paesi di origine. Discussione finale sullo slogan che chiude lo spot della campagna “Volontariato, lo straordinario di ogni giorno” Ottava attività: Modello del Jigsaw (tecnica di cooperative learning) L’insegnante divide la classe in quattro gruppi da quattro alunni e assegna ad ogni membro del gruppo una parte da imparare (tratta dalla Carta dei valori del volontario adattata e semplificata, sito www.volontariamo.com assicurandosi che ogni studente abbia accesso solo alle sue informazioni. Dopo aver letto la loro porzione di studio forma gruppi di esperti temporanei unendo tra loro alunni che hanno ricevuto la stessa parte e spiega loro i termini di difficile comprensione. Dà agli esperti tempo per discutere dei punti essenziali del loro paragrafo e di ripetere la presentazione che faranno al gruppo. In seguito gli esperti tornano al loro posto e presentano la propria parte al gruppo. L’insegnante incoraggia gli alunni a fare domande di chiarificazione e controlla che all’interno dei singoli gruppi non ci siano alunni che primeggiano nelle discussioni. Alla fine, per assicurarsi che tutti gli alunni abbiano seguito le attività e appreso le informazioni correttamente, l’insegnante propone un test. 99 CARTA DEI VALORI DEL VOLONTARIATO Principi fondanti 1. Volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità intera. Egli opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni. 2. Il volontariato è azione gratuita. La gratuità è l’elemento distintivo dell’agire volontario e lo rende originale rispetto ad altre componenti del terzo settore e ad altre forme di impegno civile. Ciò comporta assenza di guadagno economico, libertà da ogni forma di potere e rinuncia ai vantaggi diretti e indiretti. I volontari traggono dalla propria esperienza di dono motivi di arricchimento sul piano interiore e sul piano delle abilità relazionali. 3. Il volontariato è scuola di solidarietà in quanto concorre alla formazione dell’uomo solidale e di cittadini responsabili. Propone a tutti di farsi carico, ciascuno per le proprie competenze, tanto dei problemi locali quanto di quelli globali e, attraverso la partecipazione, di portare un contributo al cambiamento sociale. In tal modo il volontariato produce legami, beni relazionali, rapporti fiduciari e cooperazione tra soggetti e organizzazioni concorrendo ad accrescere e valorizzare il capitale sociale del contesto in cui opera. 4. Il volontariato è responsabile partecipazione e pratica di cittadinanza solidale in quanto si impegna per rimuovere le cause delle disuguaglianze economiche, culturali, sociali, religiose e politiche e concorre all’allargamento, tutela e fruizione dei beni comuni. Non si ferma all’opera di denuncia ma avanza proposte e progetti coinvolgendo quanto più possibile la popolazione nella costruzione di una società più vivibile. 100 Test di comprensione: 1. Quali sono i compiti del volontario? _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ 2. Perché il volontariato è azione gratuita? _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ 3. Perché il volontariato concorre alla formazione dell’uomo solidale? _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ 4. Cosa si impegna a fare il volontario? _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ 101 UdA 5: Didattizzazione della “CAMPAGNA MOVIMENTO” A cura di Luana Slomp Destinatari: Classe di circa 16 giovani adulti immigrati (fascia di età dai 20 ai 40 anni). Per svolgere alcune delle attività gli alunni saranno suddivisi in due gruppi: gruppo 1 (livelli B1-B2) e gruppo 2 (livello A2), per altre si farà leva su alcune strategie del Cooperative Learning adatte a gruppi misti quali l'“intervista a tre teste”. Obiettivi didattici: • Abilità linguistiche: approfondimento delle abilità primarie (parlare, ascoltare, leggere, scrivere) ed integrate (dialogare, creare materiale creativo per presentare e rafforzare un dato concetto). • Funzioni comunicative: descrivere, raccontare, ascoltare, selezionare le informazioni, esprimere opinioni e fare ipotesi. • Lessico: espressioni idiomatiche (es. fare quattro passi, togliere di torno), il lessico relativo all’attività fisica ed all’alimentazione Obiettivi educativi: stimolare la riflessione circa il benessere legato ad una corretta alimentazione e ad una costante anche se leggera attività fisica. 102 Materiali: fotocopie, lavagna, fogli A3, video con video-registratore. Durata: tre lezioni della durata di un’ora ciascuna SCHEDA DELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA (da: http://www.pubblicitaprogresso.it) Agenzia di pubblicità: Pan Advertising Casa di Produzione: The Family Attraverso la ‘Campagna Movimento’, Pubblicità Progresso vuole ispirare una più ampia riflessione su una società falsamente dinamica, abituata alla comodità a discapito della vita attiva, promuovendo come valida alternativa una nuova e più corretta cultura del movimento. Un corretto stile di vita ha le sue regole. Per questo, Pubblicità Progresso ha realizzato, con la consulenza scientifica del Prof. Eugenio Del Toma, il “Decalogo del benessere”: dieci “regole auree”, pratiche e facili da rispettare, che, facendo leva sul senso di responsabilità di ognuno di noi, ci aiutino a ritrovare un nuovo desiderio di benessere, anche attraverso una migliore, e più costante, attività fisica. Anno di produzione: 2006 Slogan utilizzati: • Un po’ di moto al giorno leva il medico di torno • Metti in moto la tua voglia di stare in forma • Attento al portafogli calorico! • Hai 560 muscoli ed un cervello. Non metterli a dieta con te • 30-60.30. Anche il benessere ha le sue misure ideali • Non inseguire un record. Insegui il tuo benessere • La vita è fatte a scale. Lunga vita a chi le sale 103 • Fai palestra due ore a settimana? Bravo! E le altre 166? • Restare in forma? Un gioco da ragazzi • Mangia ciò che vuoi. Se ti muovi puoi Abbiamo scelto questa campagna perché riteniamo che, dal punto di vista educativo, questa tematica sia molto attuale e degna di attenzione. Dal punto di vista linguistico, poiché tale campagna fa uso abbondante di “termini tecnici” ed espressioni idiomatiche, abbiamo pensato di inserirla al termine di questa nostra unità didattica incentrata sulla pubblicità sociale; forti della familiarità con lo stile della pubblicità sociale acquisita durante questo percorso didattico, gli studenti potranno anche cimentarsi con un'attività assolutamente creativa quale quella di elaborare una nuova locandina od un comunicato radio per questa stessa campagna. In quest'ottica, abbiamo molto apprezzato i toni accattivanti e leggermente provocatori della campagna in tutte le sue forme (locandine, comunicati radio, spot, ecc.), particolarmente adatti ad un pubblico giovane e bisognoso di una motivazione costante. MOTIVAZIONE: (20 minuti) L’insegnante distribuisce varie immagini ritagliate dai giornali legate a comportamenti contrari al benessere del corpo. Le immagini scelte saranno quindi relative al consumo di merendine e cibi molto grassi, all'obesità ed alla pigrizia; l'insegnante chiede agli alunni di provare ad indovinare di cosa si tratterà in quest’ultimo ciclo di lezioni legate alla pubblicità sociale. Rivela infine che il nuovo tema è “il benessere e movimento”. La classe vede il video della Campagna Movimento (disponibile su http://www.campagnamovimento.org/) e l’insegnante chiede se gli studenti hanno capito che lavoro faccia il protagonista del video (eventualmente, può fare un fermo-immagine sulla borsa con lo stetoscopio), cosa stia facendo la folla di persone per strada, e perché il medico si spaventa al vederli. Tale attività viene 104 svolta con la tecnica Cooperative Learning denominata “intervista a tre passi” (gli studenti prima ci pensano individualmente, poi espongono la propria ipotesi ad un compagno, ed i due poi racconteranno l’uno l’idea dell’altro ad un’altra coppia). L’insegnante spiega il significato di “levare di torno” con il proverbio solitamente associato (“una mela al giorno toglie il medico di torno”), che scriverà alla lavagna. Il medico protagonista dello spot "Un po' di moto al giorno leva il medico di torno" GLOBALITA’: (50 minuti) Prima attività: Griglia lessicale (a gruppi di quattro) A gruppi di quattro (eterogenei) esercizio di produzione di termini relativi alle categorie lessicali “alimentazione” ed “attività fisica”. In ogni gruppo ognuno si auto-assegna un ruolo fra quelli di un facilitatore (controlla che si rispettino i tempi del lavoro, si assicura che ognuno capisca il compito e partecipi e che ci sia un’atmosfera positiva nel gruppo), un relatore (prende appunti e rappresenta le scelte del proprio gruppo), un redattore (trascrive i vari termini su un foglio A3 curando la correttezza ortografica) ed un responsabile del materiale (ha a disposizione il dizionario monolingue e quello dei sinonimi e dei contrari e vigila sul lavoro del redattore). Confronto con gli altri gruppi e completamento da parte dei redattori di un’unica griglia con i termini giudicati all'unanimità più significativi. 105 Seconda attività: vero/falso (individualmente) sulla base del primo comunicato radio Campagna Movimento: TRASCRIZIONE: (squillo del telefono) Dottore: Si’? Lei: Dottore! Da quando seguo i Suoi consigli mi sento proprio bene. Mezza porzione in meno, mezz’ora di camminata in più, niente ascensore, una corsetta nel week-end… E’ un’altra vita! Ora posso fare le scale a due a due senza il fiatone, e sono pure dimagrita! Dottore… ma dove e’ finito?? Voce fuori campo: Un po’ di moto al giorno leva il medico di torno. Proteggi la tua salute, combatti il soprappeso con una dieta equilibrata e con un’attività fisica leggera ma costante Segretaria: Guardi che il dottore non c’è. E’ uscito a fare quattro passi Voce fuori campo: E’ una campagna a cura di Pubblicità Progresso Gruppo 1 (Livelli B1-B2) - individualmente, gli studenti leggono le domande e di seguito cercano di rispondere ai vero/falso ascoltando il comunicato radio per tre volte La donna telefona al dottore per ringraziarlo dei suggerimenti (V) (F) La donna in questo periodo sta mangiando molto più di prima (V) (F) Ogni fine-settimana la donna si dedica al jogging (V) (F) La donna ha paura a prendere l’ascensore (V) (F) 106 La donna e’ soddisfatta anche perché ha perso qualche chilo (V) (F) Il medico non risponde più perché e’ svenuto (V) (F) Per combattere il soprappeso e’ sufficiente mangiare meno (V) (F) Gruppo 2 (Livello A2) - gli studenti ascoltano e poi ricevono il testo della trascrizione del comunicato radio, e rispondono individualmente alle stesse domande vero/falso. Confronto ed auto-correzione collettiva a coppie (studente gruppo 1 con studente gruppo 2, il quale mette a disposizione il testo con la trascrizione) ANALISI: (50minuti) Terza attività: Completamento/cloze (individualmente) sulla base del secondo comunicato radio Campagna Movimento: TRASCRIZIONE: Ciao, sono la tua dieta. Possiamo fare due chiacchiere? Io sono stanca di dover fare tutto da sola, eh! Mentre tu te ne stai spaparanzato sul divano, hai capito! E sgonfia le gambe, brucia i grassi, riduci i carboidrati, e fa’ scendere il colesterolo, e controlla gli zuccheri, e dissocia, e associa… Ehi! Mica posso fare miracoli, io! Voce fuori campo: Aiuta la tua dieta con uno stile di vita sano e tanto movimento; un po’ di moto al giorno leva il medico di torno. E’ una campagna a cura di Pubblicità Progresso 107 Gruppo 1 (Livelli B1- B2) - individualmente, lettura del testo parziale ed esercizio di completamento. Confronto delle ipotesi con il compagno a fianco. Per la verifica e la correzione, i compagni del gruppo 2 (che hanno il testo a disposizione) potranno provare ad aiutarli cercando di usare dei sinonimi, oppure con gesti e roleplay. Ciao, sono la tua __________. Possiamo fare due chiacchiere? Io sono stanca di dover fare tutto da sola, eh! Mentre tu te ne stai __________ sul divano, hai capito! E sgonfia le __________, __________ i grassi, __________ i carboidrati, e fa’ scendere il __________, e __________ gli zuccheri, e dissocia, e __________… Ehi! Mica posso fare miracoli, io! Voce fuori campo: Aiuta la tua dieta con uno stile di vita sano e tanto movimento; un po’ di __________ al giorno leva il medico di torno. E’ una campagna a cura di Pubblicità Progresso Gruppo 2 (Livello A2) - cloze facilitato individuale (con soluzioni in fondo, in ordine sparso) sulla base della trascrizione del comunicato radio, messa a disposizione 108 Quarta attività: Abbinamento/riordino (a coppie) - L’acqua e’ dissetante, diuretica, digestiva; assunta in dosi abbondanti migliora il transito intestinale. - Quando si fa sport si suda molto; quindi bisogna bere molto per tenere l’organismo ben idratato - Il fabbisogno totale dei grassi non e’ molto alto: si aggira intorno al 25-30% delle calorie totali. - E’ importante che tu faccia un leggero e costante esercizio fisico: previene molte malattie e mantiene alto il tono dell’umore - Fuori dai pasti e’ importante limitare il consumo di cibi che contengano zuccheri - Cerca di non mangiare la frutta solo a fine pasto: meglio se la consumi come spuntino tra i pasti principali - Frutta e verdura sono alimenti che non devono mai mancare nella dieta: regalano molte delle vitamine di cui il nostro corpo ha bisogno - Frutta e verdura, ricche di vitamine, fibre e tanta acqua, sono un vero concentrato di salute: idratano l’organismo, e ci aiutano a tenere il peso sotto controllo - Dobbiamo fare attenzione anche ai cibi pronti surgelati, che possono essere molto ricchi di grassi: impariamo a leggere l’etichetta! - Secondo la “Relazione sullo stato sanitario del Paese 2001-2002” circa il 60% degli adulti tra i 25 e i 64 anni non svolge alcuna attività fisica; 109 Gruppo 1 (Livelli B1- B2) - a coppie, esercizio di abbinamento (disegnando delle freccette nella tabella sottostante) A. Frutta e verdura, ricche di vitamine, (1) meglio se la consumi come spuntino tra i fibre e tanta acqua, sono un vero pasti principali concentrato di salute: B. L’acqua e’ dissetante, diuretica, (2) previene molte malattie e mantiene alto il digestiva tono dell’umore C. Secondo la “Relazione sullo stato (3) Regalano molte delle vitamine di cui il sanitario del Paese 2001-2002” circa il nostro corpo ha bisogno 60% degli adulti tra i 25 e i 64 anni non svolge alcuna attività fisica…. D. Dobbiamo fare attenzione anche ai (4) idratano l’organismo, e ci aiutano a tenere il cibi pronti surgelati, che possono essere peso sotto controllo molto ricchi di grassi E. E’ importante che tu faccia un leggero (5) impariamo a leggere l’etichetta! e costante esercizio fisico: F. Cerca di non mangiare la frutta solo a (6) si aggira intorno al 25-30% delle calorie fine pasto: totali. G. E’ importante che tu faccia un leggero (7) eppure, e’ possibile trarre vantaggio anche e costante esercizio fisico: da soli 30 minuti di moderato esercizio quotidiano H. Frutta e verdura sono alimenti che non (8) quindi bisogna bere molto per tenere devono mai mancare nella dieta: l’organismo ben idratato I. Il fabbisogno totale dei grassi non e’ (9) assunta in dosi abbondanti migliora il molto alto transito intestinale. L. Quando si fa sport si suda molto; (10) previene molte malattie e mantiene alto il tono dell’umore M. Fuori dei pasti e’ importante (11) limitare il consumo di cibi che contengano zuccheri 110 Gruppo 2 (Livello A2) - esercizio di riordino ricopiando su un foglio a parte le frasi “riordinate”( a coppie) - migliora/e’ dissetante,/ il transito intestinale /L’acqua /assunta in dosi abbondanti./ diuretica, digestiva; - Quando si fa sport/ bere molto /si suda molto; /per tenere l’organismo / quindi bisogna/ ben idratato - delle calorie totali / dei grassi /si aggira intorno al /non e’ molto alto: /2530%./ Il fabbisogno totale - il tono dell’umore /E’ importante che tu / e mantiene alto / esercizio fisico:/ previene molte malattie /faccia un leggero e costante - Fuori dai pasti / di cibi/ che contengano / limitare il consumo / e’ importante / zuccheri - come spuntino / mangiare la frutta /tra i pasti principali/ Cerca di non/ meglio se la consumi/ solo a fine pasto: - nella dieta: / non devono/regalano molte delle vitamine /Frutta e verdura/ di cui il nostro corpo / mai mancare / sono alimenti che/ ha bisogno - sotto controllo./ il peso /Frutta e verdura, / e ci aiutano a tenere /ricche di vitamine, fibre, / idratano l’organismo /sono un vero concentrato di salute:/ e tanta acqua - Dobbiamo fare/ anche ai cibi pronti surgelati/ impariamo a leggere/attenzione/ che possono essere /l’etichetta!/ molto ricchi di grassi: Confronto ed auto-correzione a coppie (studente del gruppo 1 con studente gruppo 2). 111 SINTESI: (1 ora) Quinta attività: Analisi di una frase del decalogo del benessere e produzione di materiale pubblicitario (a coppie) 1. METTI IN MOTO LA TUA VOGLIA DI STARE IN FORMA. Muoviti un poco ogni giorno. Fa bene alla salute, a qualsiasi età. 2. ATTENTO AL PORTAFOGLI CALORICO! Controlla la spesa calorica. Mantieni in equilibrio entrate e uscite (le calorie che assumi e quelle che consumi). 3. HAI 560 MUSCOLI E UN CERVELLO. NON METTERLI A DIETA CON TE. Associare alla dieta dell’attività fisica aiuta a mantenersi in forma: ti fa perdere il grasso, ma non il tono muscolare. 4. 30-60-30. ANCHE IL BENESSERE HA LE SUE MISURE IDEALI. Cammina per 30 minuti al giorno a passo spedito. Arriva a 60 minuti se devi perdere peso. 5. NON INSEGUIRE UN RECORD. INSEGUI IL TUO BENESSERE. Scegli uno sport aerobico, da praticare a lungo ma senza affanno, come la corsa lenta, il nuoto, la bicicletta. 6. LA VITA È FATTA A SCALE. LUNGA VITA A CHI LE SALE. Sfrutta tutte le occasioni per muoverti: vai a piedi o in bici, posteggia l’auto lontano, fai le scale. 112 7. FAI PALESTRA 2 ORE A SETTIMANA? BRAVO! E LE ALTRE 166? Muoviti anche solo mezz’ora, ma fallo ogni giorno. 8. RESTARE IN FORMA? UN GIOCO DA RAGAZZI. Dai il buon esempio ai tuoi figli: coinvolgili almeno un’ora al giorno in giochi fisici di movimento. 9. “CHI PORTA GIU’ FIDO STASERA?” Coinvolgi i tuoi figli nei lavori domestici. Portare fuori il cane, sparecchiare, rifarsi il letto, alzarsi per aprire la porta: anche questo è movimento. 10. MANGIA CIÒ CHE VUOI. SE TI MUOVI PUOI. Non esistono cibi “cattivi” ma solo porzioni più piccole. Una sufficiente attività fisica giornaliera ti consente di mangiare di tutto. Ogni studente sceglie un compagno di lavoro ed insieme estraggono una delle frasi dal decalogo del benessere. Tale frase dovrà essere analizzata (utilizzando il dizionario ed eventualmente con l'aiuto dell'insegnante) e presentata alla classe corredata da un semplice contributo creativo, sotto forma di breve comunicato radio od una piccola locandina con delle immagini tratte da internet o dai giornali messi a disposizione in classe. La classe voterà poi la proposta più originale, che sarà inviata alla Fondazione Pubblicità Progresso, e festeggerà la coppia vincitrice. 113 ATTIVITA’ DI RINFORZO ED APPROFONDIMENTO (PER CASA): Lettura dei seguenti brani tratti dal Sito del Ministero della Salute (con glossario fornito dall'insegnante per rendere la lettura più facile e piacevole) Livello A2: “semplici ma utili consigli per i più sedentari” http://www.ministerosalute.it/speciali/pdSpeciali.jsp?sub=4&id=45&area=ministe ro&lang=it&titolo=Stili%20di%20vita&idhome=44 Chiunque, da una condizione di sedentarietà, desideri iniziare un programma di attività fisica, anche molto complesso, deve procedere gradualmente. Il cammino rappresenta il primo livello per tutti coloro che desiderano iniziare a dedicarsi alla propria salute. Camminare ogni volta che è possibile, ricordandoci che i benefici maggiori si ottengono con la continuità, il nostro corpo, infatti, risponde alle continue sollecitazioni sempre meglio, adattandosi a carichi di lavoro sempre più intenso. Sfruttare al meglio il tempo a nostra disposizione anche ad esempio andando in ufficio: • prendendo i mezzi pubblici per andare al lavoro • scendendo una fermata prima della destinazione • passeggiando durante le pause lavorative • utilizzando le scale al posto dell’ascensore • andando a parlare di persona con il collega anziché utilizzare il telefono o l’email 114 In vacanza approfittare della possibilità che talvolta vengono inserite nel pacchetto, sfruttando l’occasione per iniziare uno sport nuovo e usufruendo di tutte le possibilità offerta dall’animazione. Nel caso, invece, si visitino le città, andare: - a piedi - in bici L’essenza del messaggio è che è sufficiente un buon paio di scarpe e qualcuno con cui condividere del tempo all’aria aperta per iniziare a muoversi, accorgendosi poi che camminando, non facciamo solo una passeggiata. GLOSSARIO: • Sedentarietà: abitudine a non fare movimento né sport • Beneficio: conseguenza positiva • Sollecitazione: stimolo • Sfruttare: utilizzare il più possibile qualcosa che si ha a disposizione • Pacchetto: l'insieme di quello a cui si ha diritto dopo avere pagato uno specifico viaggio in un'agenzia (es. pensione completa, escursioni, ecc.) • Condividere: Dividere con qualcun altro - Livelli B1- B2: “I benefici effetti del movimento negli adulti” 115 http://www.ministerosalute.it/speciali/pdSpeciali.jsp?sub=2&id=45&area=mini stero&lang=it&titolo=Stili%20di%20vita&idhome=44 Circa il 60% degli adulti tra i 25 e i 64 anni secondo la “Relazione sullo stato sanitario del Paese 2001-2002” non svolge alcuna attività fisica. La mancanza di attività fisica e una alimentazione scorretta sono la causa principale di molte patologie delle società industrializzate. E’ possibile trarre vantaggio anche da soli 30 minuti di moderato esercizio quotidiano e addirittura chi è sedentario e cambia le proprie abitudini può aspettarsi benefici maggiori. L’importante è iniziare con brevi sessioni di allenamento, 5-10 minuti sono già sufficienti, aumentando gradualmente fino a raggiungere il livello di preparazione desiderato. Non è necessario dedicarsi ad un'attività in particolare, lo sport preferito è il più indicato perché il divertimento è il primo obiettivo da raggiungere. Parlando, invece, dei benefici effetti del movimento, questi riguardano la prevenzione: - delle malattie cardiovascolari - dell’ipertensione - dell’ipercolesterolemia - dell’obesità e sovrappeso, aiuta a perdere peso - del diabete - dell’osteoporosi - dell’ansia e depressione - dell’insonnia Lo sport aiuta, inoltre, a mantenere in buona salute il tessuto muscolare, osseo e articolare. 116 Solo un avvertimento per gli adulti con malattie croniche come diabete, disturbi cardiaci, respiratori o obesità che intendono cominciare un programma di attività fisica. Devono prima effettuare una visita medica sportiva. Analogamente uomini e donne al di sopra di 40 anni che intendono iniziare un programma d’intensa attività fisica, devono consultare un medico che escluda eventuali problemi di salute. GLOSSARIO: • Patologia: malattia • Sessione: periodo in cui si concentra qualcosa (es. esami) • Indicato: consigliabile • Cardiovascolare: relativo alla circolazione del sangue • Ipertensione: pressione troppo alta • Ipercolesterolemia: colesterolo (specie di grasso presente nel sangue) troppo alto • Essere sovrappeso: pesare più di quanto si dovrebbe • Diabete: eccesso di zuccheri nel sangue • Osteoporosi: fragilità delle ossa, tipica delle persone anziane • Analogamente: similmente 117 LA SPERIMENTAZIONE IN CLASSE (a cura di Chelia Schifano) La sperimentazione delle nostre prime tre unità di apprendimento è stata svolta da una di noi, Chelia Schifano, in un corso di italiano per stranieri organizzato dalla Caritas Diocesana nel quale insegna ormai da alcuni anni ed è avvenuta nella Regione Valle d’Aosta. La classe nella quale sono state sperimentate le nostre UdA sulla pubblicità progresso è composta da 16 alunni adulti (dai 20 ai 40 anni) uomini e donne, che provengono da paesi diversi (arabi, cinesi, europei), e che sono in parte inseriti nel mondo del lavoro ed in parte in cerca di un’occupazione. Le esperienze di vita degli studenti sono molto differenziate, ognuno di essi è arrivato in Italia con delle motivazioni particolari ed ha seguito percorsi diversi che lo hanno condotto al corso di italiano per stranieri. Una caratteristica fondamentale accomuna però l’intero gruppo classe: la forte motivazione nell’apprendimento della lingua italiana. Poiché abbiamo proposto il lavoro di sperimentazione quando il corso era iniziato da solo poche settimane, non abbiamo avuto la possibilità di proporre tutte le attività progettate alla classe. Le unità di lavoro svolte sono state le prime tre del percorso che abbiamo creato. (“Le parole degli altri ci arricchiscono. ascoltiamole!”, “A difesa del verde”, “Il piacere di fare un buon gesto”). Gli studenti hanno risposto in modo positivo sin dalla prima lezione, mostrando un particolare interesse per le tematiche trattate ed hanno apprezzato l’approccio linguistico non tradizionale alla lingua italiana, visto che di solito in classe vengono utilizzati soprattutto materiali cartacei. La campagna pubblicitaria che ha suscitato più interesse è stata quella sul Verde, perché la protezione dell’ambiente è un problema che sentivano tutti vicino alle loro culture d’origine e del quale spesso si sente parlare, ma non si cerca di risolvere. Le attività svolte in classe sono state effettuate in piccoli gruppi, (seguendo le tecniche del cooperative learning) a coppie e individualmente. Dopo aver verificato i livelli linguistici, attraverso dei test di ingresso, gli alunni sono stati 118 divisi in due grandi gruppi: il gruppo A (livelli B1-B2) e il gruppo B (livello A2). Per i due gruppi abbiamo scelto di proporre sempre lo stesso tipo di attività, mantenendo gli stessi materiali didattici di partenza, ma cercando di attivare strategie di apprendimento, tipologie di esercizi e tempi di lavoro differenziati per permettere agli uni e agli altri di svolgere le attività nel migliore dei modi. Gli alunni di entrambi i gruppi hanno apprezzato molto la varietà di input proposti ed in particolare l’utilizzo di strumenti multimediali (Internet) audio e video. Lavorando su tematiche sociali di interesse non solo italiano, abbiamo avuto anche la possibilità di effettuare numerosi collegamenti interculturali e, spesso, erano gli stessi alunni che commentavano le attività svolte dicendo quello che succedeva nei loro paesi d’origine e chiedendo ai compagni come era vissuto il problema da loro. Gli scambi linguistici avvenivano per la maggior parte del tempo in italiano, ma molte volte gli alunni, soprattutto gli arabi, utilizzavano la lingua francese per comunicare tra di loro e quando succedeva li incoraggiavamo ad esprimersi in italiano per non escludere nessuno dalla conversazione. I tempi previsti in alcuni casi sono stati dilatati perché gli alunni continuavano a porre delle domande e volevano delle informazioni supplementari su alcuni aspetti trattati. Per esempio, quando abbiamo esaminato la campagna sul Verde ci hanno chiesto come funziona la raccolta differenziata in Valle d’Aosta e così, alla fine della lezione, li abbiamo accompagnati a fare una passeggiata per mostrare loro i principali punti di raccolta dei rifiuti, spiegando loro come avviene la differenziazione e a cosa corrispondevano i vari colori dei contenitori. Inoltre, quando abbiamo affrontato il problema del volontariato è stato spiegato loro che il principale ente del nostro paese è la Caritas e, poiché una di noi è una volontaria da molti anni e il corso di italiano si svolge in modo volontaristico, abbiamo pensato di portarli a fare un giro nella sede principale della Caritas per mostrare loro quali sono i servizi offerti (centro accoglienza, negozio indumenti usati, magazzino mobili, ecc.) e per sottolineare che anche loro possono entrare a far parte del gruppo dei volontari, perché c’è sempre bisogno di aiuto e loro, essendo stranieri e conoscendo le problematiche che devono affrontare i nuovi arrivati, 119 possono apportare un contributo prezioso. Abbiamo cercato di inserire all’interno delle UdA, oltre agli aspetti sociali, anche riflessioni grammaticali e lessico nuovo perché spesso, soprattutto alcuni alunni (gli orientali per esempio), se alla fine della lezione non avevano imparato almeno una regola o dei vocaboli avevano l’impressione di non aver appreso nulla e manifestavano la loro ansia dicendo che avevano scritto troppo poco sul quaderno. Abbiamo constatato come lavorare in gruppi separati sia un ottimo modo per permettere a tutti di apprendere secondo il proprio stile di apprendimento; purtroppo però, nonostante le programmazioni siano state fatte cercando di considerare gli aspetti che possono rallentare o modificare le tempistiche previste, a volte alcuni imprevisti hanno rischiato di compromettere il normale svolgimento delle lezioni (problemi tecnici – il video non funzionava, mancava la corrente elettrica – un concetto che non era stato capito subito e che pertanto ha richiesto ulteriori spiegazioni). Per fortuna però, in questo corso c’è stata la presenza di un tutor, che mi aiuta nella gestione delle lezioni e grazie al suo aiuto abbiamo superato tutte le difficoltà e le lezioni sono andate a buon fine. 120 CONCLUSIONI (a cura di Chelia Schifano) Nel nostro percorso didattico abbiamo deciso di occuparci della pubblicità sociale perché essa è uno strumento di progresso, di comunicazione, fatto a misura delle esigenze umane e con grandi possibilità di migliorare la qualità della nostra vita. Come ogni strumento, può essere usata male; ma quando è fatta bene e con coscienza i suoi benefici sociali sono straordinari. L’obiettivo era quello di sensibilizzare la coscienza degli studenti sui problemi morali, civili ed educativi. Alla fine della sperimentazione ho chiesto agli alunni di rispondere a un breve test sulle attività svolte e dal conteggio delle risposte e dalla discussione con la classe è risultato che: La maggior parte degli alunni aveva già sentito parlare di pubblicità progresso alla televisione. (In particolare la maggior parte degli alunni sostiene di aver visto alla televisione campagne sull’Aids, sull’alcool e sui problemi di sicurezza sulla strada). La campagna pubblicitaria che è piaciuta di più è stata quella “A difesa del verde” (Questa campagna ha riscosso maggiore successo perché è un argomento che ritengono importante e perché è un problema che è presente anche nei loro paesi di origine). Le spiegazioni e i chiarimenti sono stati buoni. (Non ci sono stati problemi di comprensione, le attività previste prevedevano quasi sempre un lavoro iniziale, individuale o a coppie, sul lessico. Inoltre, quando gli alunni erano in difficoltà chiedevano l’intervento della docente senza remore). 121 Le attività svolte sono state interessanti. (La partecipazione e le molteplici domande poste dagli studenti confermano l’attendibilità del risultato). Il linguaggio utilizzato e il ritmo della lezione erano adeguati al loro livello di conoscenza della lingua. (Gli alunni cinesi hanno avuto qualche difficoltà a mantenere gli stessi ritmi del resto della classe, ma per fortuna grazie alle attività differenziate sono riusciti a svolgere comunque i compiti assegnati). Gli alunni ritengono di avere imparato molto ed in modo divertente. Gli aspetti che hanno apprezzato maggiormente sono stati l’utilizzo delle nuove tecnologie e le tematiche trattate. (Gli studenti hanno proposto di approfondire alcune tematiche - inquinamento, razzismo, tradizioni - e di continuare a lavorare sulla pubblicità, sui film, ecc). Le attività svolte sono riuscite a stimolare negli studenti una riflessione sui valori dell’onestà, del rispetto, della responsabilità, del senso di appartenenza alla collettività. (Vista l’importanza delle riflessioni effettuate con la classe e la curiosità riscontrata nelle varie attività, gli alunni hanno proposto di continuare a parlare di tematiche relative alla società, agli usi e costumi e alle abitudini degli italiani). La scelta di sviluppare un percorso sulla pubblicità sociale è nata da un nostro interesse personale e dalla convinzione che a livello didattico qualsiasi contenuto, più o meno complesso, possa essere oggetto di analisi linguistica se adattato, semplificato e strutturato in funzione della tipologia di studenti che si ha di fronte e questa esperienza ha confermato le nostre teorie. 122 Le unità di apprendimento che sono state svolte in classe hanno riscosso molto interesse sia perché le tematiche trattate erano considerate importanti dal gruppo classe, sia perché studiare la lingua italiana utilizzando dei supporti diversificati (computer, internet, videoregistratore, pubblicità cartacee, ecc) ha permesso agli studenti di avventurarsi in un percorso che non aveva la parvenza della lezione frontale che spesso viene proposta. All’inizio avevamo pensato di svolgere il percorso a tappe, proponendo una lezione alla settimana, ma vista la partecipazione attiva degli alunni e i tempi stretti per la consegna della tesi, abbiamo deciso di lavorare in modo intensivo (tre ore di lezione alla settimana) per svolgere il maggior numero di unità di apprendimento possibili. Abbiamo deciso di lavorare suddividendo gli alunni in due grandi gruppi (per qualche attività, anche in gruppi più piccoli) perché altrimenti le attività sarebbero state troppo semplici per gli uni o complicate per gli altri e per favorire la collaborazione reciproca e lo spirito di gruppo. I ragazzi erano già abituati a lavorare in questo modo per altre attività ma a volte la suddivisione dei gruppi è stata modificata perché alcuni alunni, che facevano parte del livello A2, in alcuni momenti sono stati inseriti nel gruppo del livello superiore perché avevano delle capacità che permettevano loro di svolgere gli esercizi più difficili nonostante le loro difficoltà di base (per esempio gli alunni che hanno oggettive difficoltà di tipo grammaticali, ma sono molto spigliati e non hanno paura di mettersi in gioco nei giochi di ruolo). Questo procedimento è stato molto gratificante per gli studenti in oggetto che vedevano il passaggio all’altro gruppo come sintomo di miglioramento su alcuni aspetti dell’apprendimento. Le attività di cooperative learning sperimentate hanno avuto esito positivo e gli alunni hanno svolto il compito assegnato prendendo molto seriamente il ruolo che dovevano assumere (facilitatore, relatore, redattore, ecc) nel contesto specifico. 123 Si è scelto di non assegnare una verifica sommativa alla fine di ogni unità di apprendimento né a fine percorso didattico, perché il fine delle attività non era quello di testare il loro progresso linguistico, ma quello di stimolare la riflessione, di incoraggiare all’apprendimento, di incuriosire su certe tematiche solitamente inesplorate e favorire la conoscenza e collaborazione reciproca tra studenti. L’interesse riscontrato e la partecipazione attiva alle lezioni sono stati comunque due aspetti fondamentali per la valutazione del lavoro svolto. Vista la varietà di argomenti che vengono proposti da queste campagne sociali si potrebbe pensare in futuro di creare un intero percorso di apprendimento, (per esempio della durata di un intero semestre) sfruttando il materiale già presente in rete, le campagne pubblicitarie, i comunicati radio, ecc. Le attività andrebbero sicuramente pensate e adattare al livello della classe che se fosse unico permetterebbe forse all’insegnante di approfondire maggiormente le tematiche trattate, di creare delle attività più mirate e di seguire meglio gli studenti e i loro progressi. Vista la possibilità di utilizzare le varie unità di apprendimento singolarmente e di combinarle nel modo che si ritiene più opportuno, crediamo che esse possano essere sfruttate in molti corsi di italiano per stranieri, anche se in realtà esistono dei limiti nell’utilizzo di questo percorso didattico perché non sempre le istituzioni o gli enti che propongono corsi di questo tipo hanno la possibilità di utilizzare le tecnologie e gli strumenti dei quali disponevamo noi. (televisione, computer, ecc). 124 QUESTIONARIO FINALE SULLA PUBBLICITA’ PROGRESSO (a cura di Chelia Schifano) 1. Avevi già sentito parlare di queste campagne pubblicitarie? Sì, sui manifesti pubblicitari Sì, alla televisione Sì, alla radio Sì, sui giornali Sì, in famiglia Sì, a scuola No 2. Qual è la campagna pubblicitaria che ti è piaciuta di più? Per il rispetto dell’opinione altrui A difesa del verde Il piacere di fare un buon gesto A favore del volontariato (eliminata: non è stata svolta) Campagna movimento (eliminata: non è stata svolta) 3. Perché? Era interessante Non ne avevi mai sentito parlare È un tema che ritieni importante 4. Le informazioni che hai ricevuto sono state complessivamente Insufficienti Sufficienti Buone Ottime 125 5. Le spiegazioni e i chiarimenti dell’insegnante sono state Insufficienti Sufficienti Buone Ottime 6. Le attività svolte sono state Noiose A volte noiose, a volte interessanti Interessanti 7. Il ritmo della lezione era Troppo lento Adeguato Veloce 8. Il linguaggio utilizzato era Incomprensibile Abbastanza chiaro Comprensibile 9. Gli argomenti trattati erano Poco interessanti Interessanti Molto interessanti 10. In queste lezioni ho imparato che: ____________________________________________________________ ____________________________________________________________ ____________________________________________________________ 126 BIBLIOGRAFIA - Balboni, P.E (2003)., Le Sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, Utet , Torino - Bassetti G. (1972), Autocritica, meriti e diritti della pubblicità, in “Atti del Congresso Nazionale della Pubblicità”, Confederazione Generale Italiana della Pubblicità, Milano - Bellino F. et al. (1991), Il linguaggio della pubblicità, Mursia - Bizzarri L. (2007),” L'evoluzione della pubblicità sui quotidiani dagli anni Settanta ad oggi”, Storia e futuro, rivista di storia e storiografia n. 14, - Cardona G.R. (1974), La lingua della pubblicità, Longo - Ceserani G.P. (1988), Storia della pubblicità in Italia, Laterza - Chiantera A. (1989), Una lingua in vendita. L'italiano della pubblicità, NISLa nuova Italia scientifica - Gadotti G. (1999), Pubblicità sociale, lineamenti, esperienze e nuovi sviluppi, Franco Angeli - Lombardi M. (1998), Manuale di tecniche pubblicitarie. Il senso del valore della pubblicità, Franco Angeli, Milano - Medici M. (1973), Pubblicità lingua viva, Milano, Pan editrice - Polesana M.A. (2004) Come parla la pubblicità, Arcipelago - Porcelli G. & Dolci R.(1999); Multimedialità e insegnamenti linguistici, Utet, Torino - Scabia T. (1979), Guida alla pubblicità ed al lessico dei pubblicitari, Bulzoni - Tarallo A (2004)., L'italiano con gli spot pubblicitari, tesi Itals VI ciclo, tutor 127 A. Mollica, Università Ca' Foscari di Venezia - Valeri A. (1986), Pubblicità italiana. Storia, protagonisti e tendenze di cento anni di comunicazione, Edizioni del Sole 24 ore, Milano - Voyer, J.P. (1978), Introduzione alla scienza della pubblicità, Anarchismo - Wolf M. (1999), Teorie delle Comunicazioni di Massa, Bompiani, Milano 128 SITOGRAFIA (tutti i siti sono stati consultati l’ultima volta in data 04/10/2007) PARTE TEORICA: http://www.nonprofitonline.it/tid/4029807 All’interno del portale dedicato alle Associazioni No-Profit Italiane, questo sito descrive il Primo Rapporto sulla Comunicazione Sociale in Italia presentato dall’Osservatorio Campagne di Comunicazione Sociale presso l’Universita’ di Torino (18/02/2005) PARTE OPERATIVA http://www.pubblicitaprogresso.it Portale della Fondazione P.Pro, descrive i suoi valori fondanti e riporta i contenuti di tutte le sue campagne con i vari contributi creativi connessi (locandine, spot, videoclip, comunicati radio, ecc.) http://www.gratisitalia.com/pubblicitaprogresso/ Sito che esplica molto chiaramente come nasce e si diffonde una campagna di pubblicita’ sociale http://wordpress.com/tag/pubblicita-progresso/ Portale dedicato alla pubblicita’ sociale italiana ed estera, con molto materiale autentico disponibile http://www.campagnamovimento.org/ Sito dedicato alla “Campagna Movimento” (2006) della Fondazione P.Pro per una corretta e sana alimentazione e per un costante esercizio fisico 129 http://www.eallora.org/ Sito dedicato alla Campagna “E allora” (2003-2005) della Fondazione P.Pro per la rottura dei pregiudizi nei confronti dei malati della sindrome di Down (con videoclip di Lucio Dalla) http://www.volontariamo.com Portale ricco di informazioni dedicato alle associazioni di volontariato in Italia http://www.ministerosalute.it Portale del Ministero della Salute: molto denso di informazioni, tra cui circolari, leggi e direttive comunitarie e vari articoli di approfondimento piuttosto tecnici http://www.protezionecivile.it/ Portale del Dipartimento Protezione Civile, contenente comunicati stampa e vari articoli di approfondimento molto godibili e ricchi di immagini 130