LDB
MichaelYoung
L’AVVENTO
DELLA
MERITOCRAZ
Avvertenza
L’avvento
della
meritocraziaèunsaggio
a metà tra storia,
sociologia e utopia
negativa, che Michael
Young attribuisce a un
immaginario sociologo
del 2033. Le note
dell’autore,anchequelle
puramente
bibliografiche,
sono
perlopiù un elemento
attivo della finzione
letteraria e vanno perciò
considerate a tutti gli
effetti
come
parte
integrantedeltesto.
Fanno eccezione le note
del traduttore, la cui
funzione è unicamente
quella di facilitare la
comprensione
al
pubblicoitaliano.
Sebbene
il
2033
rappresenti ancora oggi
una prospettiva futura,
per il lettore potrebbe
essere utile tenere
presente la data della
reale stesura del libro, il
1958.
L’autore
desidera
segnalare l’aiuto e
l’incoraggiamento
preziosi ricevuti da: A.
L. Bacharach, Vincent
Brome,
Daphne
Chandler,
Margaret
Cole,C.A.R.Crosland,
Dorothy Elmhirst, Jean
Floud, Geoffrey Gorer,
A. H. Halsey, Irving
Kristol, Peter Marris,
Enid Mills, Edward
Shils, J. H. Smith,
Prudence Smith, R. H.
Tawney,
Peter
Townsend,
Peter
Willmott,
Leonard
Woolf,JoanYoung.
Il coraggio e la fantasia
con cui il Piano di
sviluppo
viene
formulato, l’energia e
l’avvedutezza con cui
vienemessoinatto,non
solo determineranno il
futurodelnostrosistema
scolastico, ma potranno
in
larga
misura
improntare il futuro
corsodelprogressodella
nazione.
Lescuoledellanazione
Ministero della Pubblica
Istruzione,1945
Introduzione
Che nesso c’è stato tra
l’incendio del ministero della
Pubblica
Istruzione
e
l’attentato al presidente del
Trades Union Congress? Tra
lo sciopero non ufficiale* dei
trasporti
e
l’altrettanto
spontanea astensione dal
lavorodapartedeidomestici?
Questiinterrogatividiventano
doppiamente attuali ora che i
Populisti hanno indetto lo
sciopero generale per il
maggio prossimo, nel primo
anniversario dei disordini.
Verrà ascoltato l’appello? Il
2034 ripeterà il 1789 o
semplicemente il 1848?
Credo di poter affermare con
sicurezza che non esiste un
argomento di discussione più
attuale e più importante di
questo. Esso riguarda un
pericolo chiaro e immediato
perloStato.
Nel suo franco discorso
alla Camera dei Lord, il
Primo Ministro ha attribuito
in parte a insufficienze
amministrative
la
responsabilità dell’Affare di
Maggio. Il Primo Ministro
considera
un’agitazione
locale la distruzione dei
grandi magazzini Wren di
Stevenage; i loro duemila
dipendenti
s’erano
indubbiamente irritati per
l’inaspettato rifiuto della
direzione di concedere la
settimana lavorativa di
quattro giorni. La distruzione
della centrale atomica di
South Shields probabilmente
non sarebbe mai avvenuta se
ci fosse stato un direttore
meno indisponente. Lo
scioperodeidomesticièstato
accelerato dalla lentezza del
meccanismo del riesame dei
prezzi, e lo conferma il fatto
che un’agitazione analoga è
avvenuta anche nelle altre
Province
d’Europa.
L’irritazione
contro
il
ministero della Pubblica
Istruzione è stata acuita dalla
pubblicazione, in aprile,
dell’ultimo rapporto della
Commissione
permanente
d’inchiesta sull’intelligenza
nazionale. E così via.
Ammetto queste cose senza
difficoltà, ma non è tutto.
Dobbiamoanchespiegareper
quale motivo alcuni errori
amministrativi,
che
normalmente
sarebbero
passati pressoché inosservati,
debbano aver provocato in
questo caso una protesta così
vibrata e unitaria. Per
comprendere quello che è
accaduto, e quindi per essere
preparati a quello che sta per
accadere,
dobbiamo
esaminare il Movimento
Populista, con la sua strana
combinazione di donne al
verticeediuominiallabase.
I
circoli
femminili
avevano prodotto missionarie
ancheinpassato,madisolito
la loro scomparsa era stata
non meno rapida della loro
apparizione.Diversoèilcaso
delle dirigenti che oggi ci
affliggono: la loro forza è
enormemente aumentata. Il
loromomentodecisivoèstato
il congresso organizzato a
Leicester un po’ prima del
Natale 2032. I circoli
femminili vi parteciparono al
gran completo: e questo era
scontato. I gruppi femminili
del Partito dei Tecnici erano
presenti: e questo era
largamente previsto. Ciò che
non era previsto era una
partecipazione così numerosa
di
rappresentanze,
sia
maschili che femminili, delle
sezionilocalidelPartitoedei
sindacati.Sfidandoidirigenti,
affluirono da tutto il paese, e
particolarmente dal Nord e
dalla Scozia: questa ostilità
versoLondraeversoilSudè
un aspetto sinistro di questa
agitazione
troppo
sottovalutata dai sociologi
statali. Era rappresentata
persino l’Associazione dei
Benefattori Scientifici. È
proprio da Leicester che è
scaturita
l’accozzaglia
malassortita poi denominata
Movimento Populista, con la
sua strana Dichiarazione. Per
la prima volta a memoria
d’uomo una minoranza
dissidente si è staccata
dall’élite
ha
concluso
un’alleanza con gli strati
inferiori, sinora così ben
isolati e docili. A causa di
questo connubio gli incidenti
locali di Kirkcaldy e
Stevenage,diSouthShieldse
Whitehall, sono culminati
nella crisi nazionale dello
scorsomaggio.
Che cosa significa tutto
questo? Solo gli storici di
domanilocomprenderanno,e
forse nemmeno loro saranno
concordi nell’interpretazione.
A noi che siamo ancora così
vicini ai fatti, che veniamo
ogni giorno aggrediti da
nuove
notizie,
riesce
impossibile spingerci al di là
delleipotesi.Ilpuntodivista
ufficiale è che una tale
alleanza interclassista è una
mésaillance, e che il
Movimento non può durare
perché la provenienza dei
dirigenti e dei diretti è
estremamente diversa e
l’interesse che li accomuna è
estremamente tenue. Il
Sunday Scientist, con una
frase molto citata, anche se
triviale, ha paragonato alcuni
suoi dirigenti a dei “RimskyKorsakov in una Lyons
Corner House”*. Dobbiamo
ritenerecheSomerville**siè
involgarito senza incontrare
una profonda rispondenza?
Non credo, o almeno non
sono
d’accordo
sulla
rispondenza. I Populisti non
avrebberopotutoprendereun
tale slancio, e l’Affare di
Maggio non avrebbe potuto
raggiungere tali dimensioni,
se ad alimentarli ci fossero
stati solo dei risentimenti
passeggeri.Lamiaversioneè
che questi risentimenti hanno
profonderadicinellastoria.
Scopo di questo saggio è
esaminare alcune cause
storiche delle doglianze che
esploseronellesollevazionidi
maggio. La mia tesi è che
esse, siano o non siano state
esplicitamenteorganizzatedai
Populisti,
sono
state
certamente organizzate dalla
Storia. Una convinzione è
costantemente implicita nel
saggio: quella che non vi
sono rivoluzioni, ma solo i
lenti
accrescimenti
di
un’incessante trasformazione
che riproduce il passato
mentre lo trasforma. Non mi
riferisco alle mille e una
innovazioni tecniche che, da
uncertopuntodivista,hanno
fattodegliultimicent’anniun
eone. Non mi occuperò di
questa banalità, ma cercherò
piuttosto di dimostrare che,
perquantobizzarricipossano
sembrare ora i nostri avi, il
XXI secolo è tessuto sullo
stesso telaio del periodo
neoelisabettiano.
Esemplificherò il mio saggio
con riferimenti al periodo tra
il 1914 e il 1963, periodo su
cuimisonospecializzatoalla
scuola
classica
di
Manchester. Desidero qui
ringraziare il mio insegnante
dell’ultimo anno, il signor
Woodcock,cheperprimomi
fece intendere quanto uno
studio di quell’epoca potesse
essere illuminante per la
comprensione dei progressi
chel’uomohacompiutonegli
ultimi cento anni. Egli per
primo mi introdusse alla
sociologiastoricacosìcomeè
stata elaborata nelle antiche
università.
Nel 1914, cioè all’inizio
del periodo su cui mi sono
specializzato,
le
classi
superiori
comprendevano
un’equapercentualedigenie
di deficienti, e così le classi
lavoratrici;omeglio,datoche
sempre un certo numero di
operai brillanti e fortunati
sono riusciti a salire in alto
nonostante la loro origine
sociale di subordinati, le
classi inferiori contenevano
una percentuale di persone
superiori quasi uguale a
quella delle classi elevate.
L’intelligenza era distribuita
più o meno a caso. Ciascuna
classe sociale appariva, in
fattodicapacitàmentale,una
miniatura della società tout
court, la parte era uguale al
tutto.
Il
mutamento
fondamentale degli ultimi
cento anni, già discretamente
avviatoprimadel1963,èche
l’intelligenza
è
stata
ridistribuita tra le classi, e
quindilanaturadelleclassiè
cambiata. Agli individui
particolarmente dotati è stata
data la possibilità di salire al
livello che si addice alle loro
capacità, e di conseguenza le
classi inferiori sono state
riservate a coloro che sono
inferiori anche in fatto di
capacità. La parte non è più
analogaaltutto.
Il ritmo del progresso
sociale dipende dal grado in
cui il potere si accoppia
all’intelligenza. La Gran
Bretagna
di
cent’anni
addietro sprecava le sue
risorse condannando persino
le persone molto dotate al
lavoromanualeebloccavagli
sforzi di certi membri delle
classiinferioriperottenereun
giusto riconoscimento delle
loro capacità. Ma la Gran
Bretagna non poteva restare
unasocietàdicastasevoleva
sopravvivere come grande
nazione:grande,s’intende,in
confronto ad altre. Per
resistere alla concorrenza
internazionaleilpaesedoveva
fare miglior uso del suo
materiale
umano,
e
soprattutto dell’ingegno, che
persinoinInghilterra—masi
potrebbe dire sempre e
ovunque—eratropposcarso.
Le scuole e le industrie sono
state
progressivamente
spalancatealmerito,affinché
i fanciulli intelligenti di ogni
generazione avessero la
possibilità di salire. La
percentuale delle persone
aventi un QI superiore a 130
non poteva venir accresciuta
— il compito era semmai
quello di impedire la
diminuzione — ma la
percentuale di tali persone
impiegata in attività che
utilizzassero appieno le loro
capacitàèstatacostantemente
aumentata.
Per
ogni
Rutherford si sono avuti nei
nostri tempi dieci magnati
dellastessalevatura,perogni
Keynes due, e persino Elgar
ha avuto un successore. La
civiltà non dipende dalla
massaignorante,dall’“uomo
medio sensuale”, ma dalla
minoranza
creatrice,
dall’innovatore che con un
sologestopuòfarrisparmiare
illavorodidiecimilapersone,
dai pochi brillanti dalla
curiosità inesauribile, dalla
dinamica élite che ha reso la
mutazione un fatto sociale
non meno che biologico. I
ranghi degli scienziati e dei
tecnologi,degliartistiedegli
insegnanti sono stati dilatati,
la loro preparazione è stata
resa conforme al loro alto
destino genetico, il loro
potere per il bene è stato
aumentato. Il progresso è il
loro trionfo; il mondo
odierno,illoromonumento.
E
tuttavia,
se
trascurassimo i caduti del
progresso, finiremmo per
diventare vittime, nella sfera
dellerelazioniumane,diquel
senso
di
soddisfazione
insidioso che deploriamo
tanto nella scienza naturale.
Nellaequilibratavisionedella
sociologia
dobbiamo
consideraregliinsuccessinon
meno dei successi. Scegliere
uno
significa
sempre
respingere molti. Dobbiamo
ammettere
francamente
d’aver trascurato di valutare
lostatomentaledeirespinti,e
quindi di provvedere al loro
necessario adattamento. Il
pericoloincombentesudinoi
dopolochocprovocatodagli
avvenimenti dell’ultimo anno
è che la massa vociferante
che trova sprangate a suo
danno le porte dell’istruzione
superiore possa rivoltarsi
contro l’ordinamento sociale
da cui si sente condannata.
Nonèforseverochetalorale
masse, nonostante la loro
mancanza di capacità, si
comportano
come
se
soffrissero per una mancanza
di dignità? Si vedono esse
necessariamente come le
vediamo noi? Noi sappiamo
chesolodandovialiberaalla
creatività e all’intelligenza
ben addestrate e organizzate
l’umanità può sperare di
raggiungere,neisecolifuturi,
le realizzazioni che merita.
Dobbiamo però riconoscere
che coloro che si lamentano
dell’attuale
ingiustizia
credono di parlare di una
realtà,
e
cercare
di
comprendere come mai per
loro ha un senso ciò che noi
consideriamoun’assurdità.
* Deciso contro il parere dei
dirigentisindacali(N.d.T.)
* Le Lyons Corner House sono
grandisaledatèpopolari(N.d.T.)
**
Collegio
femminile
dell’universitàdiOxford(N.d.T.)
PARTEPRIMA
L’AVVENTO
DELL’ÉLITE
Capitolo1
Loscontrodelle
forzesociali
I
L’esempio
dell’amministrazione
statale
Gli anni tra il 1870 e il
1880 sono stati considerati
l’inizio dell’era moderna
menoperlaComunediParigi
che per il signor Forster
(William Edward Forster,
1818-1886, ministro della
Pubblica Istruzione). In
quegli anni in Inghilterra
l’istruzione
fu
resa
obbligatoria,
e
nell’amministrazione statale,
abolito
il
clientelismo,
l’entrataperconcorsodiventò
la regola. Il merito diventò
l’arbitro, la competenza
diventòlanormaperentraree
far carriera in una splendida
professione1, e questa fu una
conquista tanto più grande in
quanto parecchi nostri avi
erano addirittura ostili ad
ammettere i competition
wallah* nell’amministrazione
inglese. Tenuto conto di
questa
opposizione,
è
sorprendentechegiànel1944
ipiùbrillantigiovaniuscitida
Cambridge e Oxford si
indirizzassero
all’amministrazione statale
per guidare da lì i destini
della nazione; che i giovani
miglioriuscitidalleuniversità
della provincia entrassero nei
gradiscientificietecnicipoco
meno importanti; che i
giovani e le ragazze più
meritevoli usciti dalle scuole
secondarie entrassero nei
gradi esecutivi; che i meno
brillanti entrassero nei gradi
impiegatizi più bassi; e che
quell’ottimo corpo di uomini
e donne che costituiva la
spina
dorsale
dell’amministrazioneentrasse
nei gradi del lavoro manuale
direttamente dalle scuole
elementari (poi chiamate
“secondarie moderne”). Qui
un sensato organizzatore
potevatrovareunesempioda
imitare.Èstatoinfatticopiato
mille volte nel commercio e
nell’industria,
dapprima
soprattutto dalle grandi
aziende private come la
Imperial Chemicals e la
Unilever e poi anche dalle
semprepiùnumeroseaziende
pubbliche.
Il neo di queste peraltro
ammirevoli strutture era
naturalmente il fatto che il
resto della società — e in
particolarel’istruzione—non
funzionava ancora secondo il
principio
dell’amministrazione statale.
L’istruzione era ancora ben
lungi
dall’essere
proporzionataalmerito.Certi
fanciulli, la cui capacità
avrebbedovutogarantireloro
un sottosegretariato, erano
costretti a lasciare la scuola
all’età di quindici anni per
diventar
postini.
Dei
sottosegretari che portano la
posta! È quasi incredibile.
Altri fanciulli di scarsa
capacitàmadifamigliaricca,
sospinti attraverso Eton e
Balliol, si ritrovavano alla
fine nella maturità a essere
alti funzionari del ministero
degli Esteri. Dei postini che
consegnano
note
diplomatiche! Che tragica
farsa!
L’amministrazione
statale, lottando con un
problema intrattabile, fece
qualcosa per compensare
l’ingiustizia della società
esterna
ampliando
le
possibilità di ascesa entro i
propri ranghi. Soprattutto in
tempo di guerra sostituì
individui di tarda fioritura
provenientidaigradiinferiori
a individui precocemente
sfioriti che erano riusciti a
superare l’ultimo esame
universitario solo per andare
a sprofondarsi esausti nel
ministero del Tesoro. Gli
impiegatid’ordineintelligenti
anche in tempo di pace
potevano talvolta salire per
una scala totalmente diversa;
alcuni di loro diventavano
impiegati di concetto, e negli
ultimi anni della carriera
qualcuno riusciva a penetrare
nei ranghi inferiori della
classe dei funzionari. I limiti
s’identificavano con le
deficienze
del
sistema
scolastico generale. Solo
quando la scuola cominciò a
fare il suo dovere le
commissioni per i concorsi
statali furono in grado di
assolvereilloro.Quandonon
si ebbero più sottosegretari
costretti a lasciare la scuola
all’età di quindici anni, né
postini mandati a studiare a
Balliol, la grande riforma
cominciata nel 1870 poté
finalmente essere completata.
Non
è
possibile
sopravvalutare la forza di
questo esempio. I nomi
dell’Annuario Imperiale di
cent’anni fa davano lustro a
un’amministrazione statale
riconosciuta, a buon diritto,
come la migliore del mondo.
Quale stretta analogia con la
società moderna! Oggi
abbiamo un’élite selezionata
secondo
la
capacità
intellettualeeistruitasecondo
i meriti, che possiede buoni
fondamenti di filosofia e di
amministrazione, nonché di
scienza e di sociologia. I
funzionari della vecchia
amministrazione
statale
venivano anch’essi scelti
secondo
la
capacità
intellettuale;
ricevevano
un’istruzione che era ben più
che professionale, benché
riferita (come nel caso
dell’amministrazione
imperiale di Roma, e a
differenza dell’altra grande
amministrazione imperiale,
quella cinese) ai compiti che
in seguito venivano chiamati
a svolgere. Oggi noi
ammettiamo francamente che
lademocrazianonpuòessere
altro che un’aspirazione, e
abbiamoilgovernonontanto
delpopoloquantodellaparte
intelligente del popolo; non
un’aristocrazia del sangue,
nonunaplutocraziadiricchi,
ma una vera meritocrazia2
dell’ingegno. Inoltre la
vecchia
amministrazione
statale esercitava con tatto e
abilità un potere molto
maggiore di quello del
Parlamento proprio perché
era ben selezionata e
preparata.Oggiognimembro
della meritocrazia ha un QI
minimo certificato di 125 (i
posti più alti sono stati
riservati agli psicologi, ai
sociologi e ai segretari
generali di ministero dopo
l’istituzione, nel 2018, del
premio Crawley-Jay per
coloroilcuipunteggiosupera
160).Nonhaforsedimostrato
il metodo retrospettivo di
Tauber che cent’anni fa la
maggioranza dei funzionari
statali aveva già indici
superiori a 125? Sono stati
questiirudimentidelsistema
odierno.
Se
oggi
l’intelligenzaregnasovranae
indiscussa in tre quarti del
mondo, è doveroso rendere
omaggio ai lungimiranti
pionieri dell’amministrazione
statale inglese. È forse
un’esagerazione,
ma
un’esagerazione
comprensibile, affermare che
la nostra società è un
monumento a loro non meno
cheaiprimisocialisti.
II
“Tuttociòcheè
luminosoebello”
Fino
alle
riforme
dell’amministrazione statale
lamaggiorpartedellasocietà
era dominata dal nepotismo.
Nel mondo agrario che
prevalse per buona parte del
XIX secolo, il rango veniva
assegnato per nascita e non
permerito.Classeperclasse,
posizione per posizione,
occupazioneperoccupazione,
i figli ricalcavano fedelmente
le orme dei padri, come i
padri avevano ricalcato
fedelmente quelle dei nonni.
La gente non chiedeva al
ragazzo che cosa avrebbe
fattodagrande;losapevagià:
avrebbe lavorato sulla terra
come i suoi antenati. Quasi
sempre alle occupazioni si
accedeva non per selezione
ma secondo la regola della
successione ereditaria. La
società rurale (e la sua
religione) era come la
famiglia.
Il padre stava in cima; la
posizione degli altri membri
era graduata secondo una
gerarchia, in cui il figlio
maggiore veniva prima del
minore3eifiglimaschiprima
delle figlie. Il villaggio era
come la famiglia. Il signore
del luogo era il patriarca, e
sotto di lui, ognuno al suo
posto, stavano gli agricoltori;
i piccoli proprietari in
posizione superiore a quella
degli affittuari, gli affittuari
sopraicoloni,icolonisoprai
braccianti:
Ilricconelcastello
Ilpoveroalcancello,
Lui in alto e in basso li
pose
E di ognuno lo Stato
dispose.
Tutto ciò che è luminoso
ebello,ecc.ecc.
Come nel villaggio, così
nel regno: la famiglia reale,
capeggiata dal Padre della
nazione,sovrastavagliordini
e gli stati del reame. Come
nel regno terrestre, così nel
Regno dei Cieli. Lo stesso
uomo era sempre a
capotavola. Non si può dire
che un simile regime fosse
fatto
per
stimolare
l’ambizionedeigiovani.
Nelreggerelospecchioal
passato, anche lo storico può
raramente
sfuggire
all’immagine del proprio
volto indagatore, ed è
praticamenteimpossibileaun
profano, che dà sempre per
scontatalalogicadell’operare
umano,
comprendere
l’apparente follia dei suoi
antenati. Naturalmente nel
vecchio sistema c’erano
tirannia,sprecoerigidità.Ma
non era tutto. Lord Salisbury
disse una volta che non
riusciva a pensare a una
difesa logica del principio
ereditario e che proprio per
questaragioneerariluttantea
rinunciarvi.
Poteva
pronunciarsi
con
tanta
sicurezza
perché,
per
chiunque avesse le proprie
radici in campagna4, la
giustificazione
dell’ereditarietà in regime di
agricoltura familiare era di
perséevidente.L’agricoltura
richiedeva uno sforzo duro e
incessante, e questo, nel
clima dell’epoca, si otteneva
più facilmente quando gli
uomini sapevano di lavorare
per i figli e i nipoti, i quali
avrebbero
goduto
dei
miglioramenti così come
avrebbero sofferto della
eventuale
negligenza.
L’agricolturarichiedevachei
lavoratori restassero attaccati
alla
terra,
e
questo
attaccamento si otteneva più
facilmente quando i bambini
venivano
educati
ad
apprendereeadamare,all’età
incuieranopiùinfluenzabili,
le piccole peculiarità della
terracheungiornoavrebbero
ereditato.
L’agricoltura
richiedeva che la fertilità del
suolo venisse continuamente
alimentata,enongiàsfruttata
per un guadagno immediato;
ecosìlalungimiranzaveniva
inculcatainpersoneallequali
stavano a cuore gli interessi
dellaposterità,incarnatanella
propria
famiglia.
L’ereditarietà stimolava lo
sforzo, inculcava il senso di
responsabilità e assicurava la
continuità.
Laterracoltivalecaste;la
macchinaproduceleclassi.Il
vecchio sistema poteva
andare
bene
finché
l’Inghilterra dipendeva da
un’agricoltura primitiva, ma
conlacrescitadell’industriail
feudalesimo agì sempre più
come un freno all’efficienza.
Non era tanto l’ereditare la
proprietà5 che contava. Anzi,
quante più ricchezze lasciava
il padre, tanto più spesso i
figli
si
limitavano
semplicemente alla fatica di
spendereildenaro.Quandola
famiglia venne finalmente
mandatainpensione,ilpotere
passò
dai
padri
ad
amministratoriretribuitiscelti
perlalorocapacità,ilcheera
proprio come doveva essere.
Ciò che importava di più era
il numero di figli che
ereditavano il potere e il
rango nonché la ricchezza. È
sorprendente
constatare
quanti medici fossero figli di
medici, quanti avvocati figli
di avvocati: e così via per
ogni sorta di professioni.
Invece nell’industria e nel
commercio molti uomini
riuscitipreferivanofarsalirei
figli su per la scala sociale
avviandoli
alle
libere
professioni; ma anche nelle
attività economiche il posto
ereditario
era
talmente
comune da costituire un
gravissimo impedimento alla
produttività.
Com’era
naturale, i padri capaci
tendevano ad avere figli
capaci — ma meno spesso
che dopo la diffusione dei
matrimoniintelligenetici—e
questi avevano dunque un
duplice diritto al potere, in
virtù del merito e in virtù
della nascita. Ma è triste
pensare
quanto
fosse
frequente il caso opposto: il
figlio che non era all’altezza
del padre, che forse
possedeva capacità di altro
genere, che magari aveva
inclinazioniperl’arteoperla
filosofia invece che per gli
affari, o che si sentiva
paralizzatonell’energiaperla
vicinanza del genitore; e
tuttavia eccolo seduto alla
scrivania del padre a tenere
caldo il posto per il proprio
figlio. Molti figli fecero del
loromeglio,conl’educazione
el’applicazione,perattenersi
alleistruzionidiGoethe:
Per posseder davvero ciò
cheerediti
Devi mostrare prima che
lomeriti
Maacheserviva?Cisono
dei limiti all’autoinganno. La
tragedia umana era anche
sprecosociale6. Prima che la
legge Butler cominciasse a
produrre i suoi effetti negli
anni Settanta e Ottanta, la
Gran Bretagna spiccava tra
tutti i paesi industriali come
la patria e la fonte di un
nepotismo praticato in cento
formesottili.
Qualunque intelligente
osservatore era in grado di
comprendere quanto fosse
criminoso tutto questo. Nel
secolo scorso innumerevoli
crisi e disastri furono causati
dal fatto che il figlio o
(talvolta)lafigliadiunpadre
sbagliatositrovavanelposto
sbagliato
al
momento
sbagliato. E allora perché un
sistema ereditario adatto
all’agricoltura ha potuto
sopravvivere così a lungo?
Solo dopo essere stato un
paese industriale per ben più
di un secolo l’Inghilterra
riuscì a sradicare il
nepotismo. Perché un tale
lassoditempotralafinedella
dipendenza dalla terra e la
fine della dipendenza dalla
casta? Una delle ragioni del
fenomenoèabbastanzaovvia.
Quest’isola ha goduto di una
dubbia fortuna: non è stata
mai invasa, non è stata mai
completamente sconfitta in
guerra, mai scossa dalla
rivoluzionepolitica.Inbreve,
nonhamaiavutounsobbalzo
che la costringesse a
ricominciare da capo. Come
in tutti i paesi che decadono
lentamente e costantemente
— che decadono, cioè, in
modo stabile — l’oggi, dopo
il 1914, non è stato mai
altrettanto brillante del ieri.
La Gran Bretagna viveva su
un capitale ancestrale, e
quanto più lo faceva, tanto
più era costretta a farlo;
quanto più fosco il presente,
tanto
maggiore
la
giustificazione per evaderne.
Unastranadottrina,loso,per
un sociologo moderno, ma
nonsonoilsoloadaffermare
che c’erano troppe persone
che avevano un senso troppo
acuto della storia, insieme a
un senso troppo ottuso di ciò
che il futuro poteva venir
persuaso a donare. Non era
statocosìnelXIXsecolo;ma
allametàdelXXlatradizione
era
sopravvalutata,
la
continuità troppo riverita.
Ogni mutamento doveva
avere
un
precedente.
L’Inghilterra, in altre parole,
restòdimentalitàruraleanche
molto tempo dopo che l’80
per
cento
della
sua
popolazionesieraammassato
nelle città: un esempio di
ritardo culturale su scala
massiccianonmenostranodi
quello offerto dalla Cina
primadelladinastiaMao.
Il culto degli antenati
prese la forma della
venerazione per le vecchie
case e chiese, per le monete
piùincredibili,perlemisuree
i pesi più strani. Guardie,
reggimenti, pub, vecchie
automobili,
cricket,
e
soprattutto la monarchia
ereditaria e in modo meno
ovvio la classe che le stava
intorno, cioè l’aristocrazia,
che poteva far risalire la
propria origine a un passato
più splendido. Persino i
politici, come membri del
Consiglio privato della
Corona,ricevevanodiriflesso
un po’ del fascino regale; i
funzionari
statali
si
definivano
pudicamente
HMG7. Lo Stato stesso
godeva di un alto prestigio
perchéconservavaunpo’del
rangodell’aristocraziacheera
solita governare il governo.
Per molto tempo negli Stati
Uniti(prividiun’aristocrazia)
si è dato per scontato che il
governo fosse sempre un
male,mentreinInghilterrala
gente ha sempre mostrato
sdegno per il fatto che i
governi non fossero migliori.
Nonsoloilgoverno,matutte
le più importanti istituzioni
del paese — dalle università
alla Royal Society, dal
Marylebone Cricket Club al
Trades Union Congress
(TUC),
dalla
marina
mercantile a Fortnum &
Mason — furono in qualche
momento
insigniti
del
patronato reale, ed era
difficile scovare in un
qualsiasi settore industriale
un’azienda importante che
non potesse vantare un Lord
nel
proprio
consiglio
d’amministrazione.
L’aristocraziaeralafiguradel
padre
nell’inconscio
collettivo;lasuainfluenzaera
cosìpenetrantechelepersone
brillanti, affermatesi per
proprio
merito,
si
vergognavano talvolta delle
proprie umili origini invece
d’esser fiere di averle
superate. Di tutte le
caratteristiche più ammirate
degli aristocratici, la più
largamente
imitata
era
l’abitudine che si ascriveva
loro di non lavorare, o
piuttostodiapplicarsisoload
attivitàsantificatedalfattodi
non
essere
retribuite8.
Nell’industria i massimi
dirigenti
servilmente
copiavanoquestifannulloni.I
resoconti
dell’epoca
ci
mostrano con spaventosi
dettaglicheancoranel1975i
dirigenti
di
importanti
aziende si comportavano
(spesso senza sapere perché)
come
se
fossero
“gentiluomini con beni di
fortuna”. Nell’esercito non
erano uomini, ma ufficiali;
nell’industrianonuomini,ma
gentiluomini.
Fingevano,
ritualisticamente, di non
doversiaffattoguadagnareda
vivere: i dirigenti arrivavano
inufficiodueotreoredopoi
loro dipendenti addetti al
lavoro manuale; arrivavano
vestiti più da club che da
fabbrica; occupavano un
ufficio che somigliava a un
salotto, senza alcun indizio
visibile di un oggetto tanto
volgare
come
una
calcolatrice; si nutrivano da
unmobilebarugualeaquello
di casa; mangiavano a spese
della ditta in una mensa
aziendale concepita in modo
dasembrareunacasaprivata;
elavoravanofinoatardasera
nelle ore per le quali non
venivano pagati. Facevano
del lavoro un passatempo,
così come facevano del
passatempounlavoro:ilvero
lavoro della vita cominciava
quando scimmiottavano il
gentiluomo campagnolo di
unavoltadifronteallaprima
buca di una partita a golf9.
Questa complicata finzione
veniva
naturalmente
e
disastrosamente imitata dai
subordinati di tutti i livelli. I
dirigenti che cercavano di
impedire ai dipendenti di
interrompere il lavoro, più
volte al giorno, per prendere
il tè, venivano ridotti alle
strette dagli scioperi. I
tentacoli
dell’aristocrazia
bloccavanolaproduttività.
III
Lafamigliaeil
feudalesimo
L’influenza aristocratica
non sarebbe mai riuscita a
durarecosìalungo,nemmeno
in Inghilterra, senza il
sostegno della famiglia:
feudalesimo e famiglia
procedono congiunti. La
famiglia è sempre la colonna
dellasuccessioneereditaria.Il
normale genitore (nemmeno
oggi scomparso, dobbiamo
amaramente
ammettere)
voleva passare il proprio
denaro al figlio piuttosto che
adegliestraneioalloStato;il
figlio era una parte di lui e
lasciandogli la proprietà il
padre si assicurava una sorta
di immortalità: il padre
ereditariononmorivamai.Se
igenitoriavevanoun’azienda
familiare in cui, in qualche
modo, si sentivano incarnati,
erano ancora più ansiosi di
passarla a qualcuno del loro
sangue perché la dirigesse. I
genitori, controllando la
proprietà,
controllavano
anche i figli; nell’industria la
minaccia di depennare un
figlio
dal
testamento
costituivaunamanifestazione
di potere quasi altrettanto
efficacediquantoloerastata
nell’Inghilterrarurale.Senon
avevano delle proprietà, i
genitori desideravano che i
figli trovassero, se non la
stessa
occupazione,
un’occupazione un po’
migliore della loro. Molti
studi hanno dimostrato
quanto fossero (e sono)
impellenti queste tendenze, e
quanto fosse forte la
motivazione che spingeva i
genitori a mandare avanti i
figli. Immaginare il merito
dove non ne esisteva alcuno
era l’approvata psicosi di
milionidifamiglie.
Per centinaia d’anni la
società è stata il campo di
battaglia di due grandi
principi: il principio della
selezione per famiglia e il
principio della selezione per
merito.Lavittorianonhamai
arriso pienamente all’uno o
all’altro dei due. I paladini
della
famiglia
hanno
sostenuto
che
per
l’educazione della prole non
si è ancora trovato alcun
degno sostituto. I fanciulli
cresciuti negli orfanotrofi,
anche nei più illuminati,
sembrano difettare nella
sicurezza
necessaria
a
convertire
la
capacità
potenziale
in
capacità
effettiva. Se tutti andassero
negliorfanotrofi,tutti,èvero,
avrebberougualiopportunità,
maalprezzodidiventaretutti
egualmente infelici. Un
affetto costante da parte dei
medesimi genitori — ciò è
stato generalmente accettato
dopo gli esperimenti condotti
allafinedeglianniOttanta—
ènecessarioalpienosviluppo
ghiandolare
dell’infante.
L’amore è il primo aiutante
dellabiochimica.
Abbiamo
dovuto
sopportare le deficienze della
famiglia. Abbiamo dovuto
riconoscere che quasi tutti i
genitori cercheranno sempre
di ottenere per la loro prole
vantaggiingiusti.Lafunzione
dellasocietà,lacuiefficienza
dipende dall’osservanza dei
principi della selezione per
merito, è di impedire che
questo egoismo provochi
gravi danni. La famiglia è il
custode dell’individuo, lo
Stato
il
custode
dell’efficienza collettiva, e lo
Stato è in grado di assolvere
questa funzione perché gli
stessicittadinisonodivisinei
loro interessi. Come membri
di una particolare famiglia,
voglionoperiproprifiglitutti
i privilegi. Ma nello stesso
tempo si oppongono al
privilegio dei figli degli altri.
Essi vogliono l’uguaglianza
delleopportunitàperifiglidi
tutti, tranne che per i propri.
Sostenendo
l’interesse
generale, lo Stato riscuote
perciò degli appoggi per
difendersi
dalla
dura
opposizione che provoca.
Fino a qualche anno fa
l’opinione generale delle
personeintelligentierachelo
Stato avesse svolto con
ammirevole efficacia la sua
opera di vigilanza sulla
famiglia, allo scopo di
impedirle
di
esercitare
un’indebita influenza sul
sistema
occupazionale.
Abbiamo sottovalutato la
resistenza della famiglia. Il
focolare è ancora oggi il
semenzaio più fertile della
reazione.Ilmiointentononè
qui tanto di passare in
rassegna le prove recenti del
malcontento della famiglia,
quanto di tratteggiare il loro
sfondo storico. Il mio
obiettivo è di mettere in
evidenza come, nonostante i
molteplici mutamenti degli
ultimi cent’anni, la famiglia
sia ancora pressappoco lo
stesso tipo di istituzione —
ispirato più dalla fedeltà che
dalla ragione — che soleva
essereinepocafeudale.
IV
Lospronedella
concorrenzastraniera
L’analisi storica dimostra
l’inevitabilità
dell’opposizione
della
famiglia al progresso; e
inoltre la necessità della
meritocrazia. L’aristocrazia e
la famiglia — fonti gemelle
di inerzia — non sono
riuscite, lo sappiamo, ad
arrestare il progresso sociale.
La ragione è semplice:
l’Inghilterra
ha
dovuto
gareggiare con altre nazioni
in un mondo competitivo. Se
non ci fosse stato lo stimolo
della rivalità internazionale,
lasocietàinternanonsarebbe
diventata più vigorosa; e la
selezione
competitiva
dell’amministrazione statale
non sarebbe mai diventata il
modellodellanazioneintera.
Le guerre del secolo
scorso, come l’apoteosi della
competizione internazionale,
sonostateanch’esselagrande
serra
del
merito.
A
quell’epocalagenteerasolita
direcheinguerranonc’erano
vincitori;ilvincitoreeilvinto
soffrivanoinegualmisura.In
una prospettiva storica è
facile capire quanto fosse
infondata questa opinione.
Prima che apparisse la
fissione nucleare, la guerra
beneficava tutti, soprattutto i
paesi sconfitti: ad esempio la
Russia,laGermania,laCina.
La
guerra
stimolava
l’invenzione, e, ciò che è
ancor più importante, la
guerra stimolava un migliore
usodellerisorseumane.Nella
prima guerra mondiale
l’esercito degli Stati Uniti
sottopose
ai
test
dell’intelligenza due milioni
di reclute10, e la cosa ebbe
tanto successo che in pratica
tutti gli eserciti adottarono lo
stesso sistema quando in
epoche successive vennero
mobilitati. Nella seconda
guerra mondiale l’esercito
inglese dimostrò di nuovo la
straordinaria efficacia della
selezionepsicologica.Furono
asuotempograndiconquiste.
La guerra rese la gente
consapevole del fatto che la
nazione possedeva una
riserva di capacità mai
sfruttata appieno. Ciascuno
dei ragazzi forniti di licenza
elementare che diventarono
ufficiali nella guerra contro
Hitler—efuronotanti,dopo
che il criterio di scelta
divenne il merito anziché la
provenienza sociale —
costituiva un argomento a
favore
della
riforma
dell’istruzione. Non fu un
caso che le tre grandi leggi
scolastiche della prima metà
delsecolo—quelledel1902,
del1918edel1944—siano
state promulgate alla fine
delletreguerre,comenonera
stato un caso che la causa
della
riforma
sia
dell’amministrazione statale
che dell’esercito fosse stata
tanto favorita nel secolo
precedente dalla guerra di
Crimea.
La concorrenza con altri
paesi fece da battistrada
anche in tempo di pace.
L’inglese finì per temere che
la sua agevole superiorità
potesse
essere
una
contraddizione in termini:
sopra il confortevole tepore
dei Lord, l’esclusivismo di
Ascot e la sonnolenza della
Federation
of
British
Industriesincombeval’ombra
delloscaltrostraniero.Questo
sistema di classe interno fu
più tardi trasformato dal
sistema
di
classe
internazionale, da cui gli
inglesi erano parimenti
ossessionati: essi discutevano
infatti incessantemente se il
loro paese fosse una potenza
di prima classe, o (dopo
qualche contrattempo) di
seconda classe, di terza
classe, o di nessuna classe.
All’iniziodelsecoloscorsosi
temevalaGermania;versola
metà del secolo si temeva la
concorrenza americana e,
ancor più, quella russa; alla
fine, quella cinese11. A ogni
fase
la
minaccia
dell’armamento
dell’altro
paese,
del
commercio
dell’altropaesee,semprepiù,
la minaccia della scienza
dell’altro paese, veniva usata
per abbattere la resistenza al
mutamento. Era sempre una
questione di qualità. Gli altri
paesi avevano scelto una
materiaprimamiglioree,con
una preparazione migliore,
avevano ricavato da essa
astronauti migliori, fìsici
migliori,
amministratori
migliori, e, soprattutto,
tecnologi
migliori.
Se
l’Inghilterra non avesse fatto
altrettanto sarebbe andata
incontro alla sconfitta bellica
o commerciale; le crisi
ricorrenti della bilancia dei
pagamenti facevano apparire
la seconda una minaccia
quasialtrettantomortaledella
prima. Per sopravvivere il
paese doveva affrontare la
sfida di altri paesi meno
intralciati
da
idee
campagnole;
paesi
che
avevano tratto vantaggio da
rivoluzioni
sociali
più
complete, e che non erano
ostacolate dalla psicologia
isolana. L’Inghilterra resse
tantoalungoperchéricevette
ripetute trasfusioni di sangue
dall’Australia, dalla Nuova
Zelanda,dalSudAfricaedal
Canada:
paesi
meno
svantaggiatidallatradizione,i
quali mandarono i loro
ingegni alla madrepatria. Ma
questo non poteva continuare
indefinitamente, e nella
scienza, se non nelle arti, la
riserva del Commonwealth
cominciò a inaridirsi dopo il
1945.
Su questo punto molti
vecchi ammonimenti ci
commuovono ancora. Il
combattivo
Forster,
presentando il 17 febbraio
1870ilprimograndedisegno
di legge sull’istruzione, così
affermava: «Non dobbiamo
attardarci.
La
nostra
prosperitàindustrialedipende
dalla nostra capacità di
provvedere
alacremente
all’istruzione
elementare.
Non serve cercare di dare un
insegnamento tecnico ai
nostri artigiani privi di
istruzione elementare; i
lavoratoriignoranti—emolti
dei nostri lavoratori sono
abissalmente ignoranti —
sono per lo più manovali
senza specializzazione, e se
lasciamo
ancora
non
specializzata la gente che
lavora,essa,nonostantelesue
forti braccia e la sua risoluta
energia,saràsopraffattanella
competizione mondiale (…)
Se dobbiamo mantenere il
nostro posto tra gli uomini
della nostra razza o tra le
nazioni del mondo dobbiamo
compensarelanostraesiguità
numerica accrescendo la
forza
intellettuale
del
singolo»12.
Quasi cent’anni dopo alle
parole di Forster facevano
eco quelle del penultimo
grande statista aristocratico:
«Negli ultimi dieci anni»,
disse Sir Winston Churchill,
«l’istruzione
tecnica
superiore dell’URSS nel
campodellameccanicaèstata
sviluppata quantitativamente
e qualitativamente in una
misura che di gran lunga
eccedelenostrerealizzazioni.
Questa è una materia che
richiede
l’immediata
attenzione del Governo di
Sua Maestà… se vogliamo
nondicotenercialloropasso,
ma almeno mantenere quello
che comparativamente è il
nostropostonelmondo»13.
Iltristestatodicoseacui
alludeva Sir Winston si
spiegava con il fatto che
l’istruzione superiore era
troppo limitata, e per di più
goduta
dalle
persone
sbagliate. Nel 1945 circa la
metà del piccolo numero di
individui che andavano
all’università non aveva
un’intelligenza adeguata: “Al
presente un po’ meno del 2
per cento della popolazione
entranelleuniversità.Circail
5 per cento dell’intera
popolazione dimostra, alla
provadeitest,un’intelligenza
equivalente a quella della
metà migliore degli studenti,
la quale ammonta all’1 per
cento della popolazione”14.
Dieciannidopomoltiragazzi
capacidiprovenienzaoperaia
non riuscivano ancora a
entrare nelle università15.
Così poca intelligenza nelle
università! Tanti capaci
esclusi! Non sorprende che
l’incremento annuale della
produttività nei trent’anni
successivi al 1945 fosse solo
del 3 per cento! Non
sorprende che il famoso
rapporto del ministero della
Pubblica Istruzione sul
Precoce abbandono degli
studi, lamentasse la massa di
“potenziale
capacità
accademica” sperperata in
semplicioccupazionimanuali
invecedivenircoltivatanelle
scuole
secondarie.
Fortunatamente il pericolo di
venire «sopraffatti nella
competizione mondiale» era
così reale e venne così
vigorosamente messo in
risaltonellasecondametàdel
secolo, e tanto pressante era
la necessità di subordinare
tutto il resto alle esigenze
della
produzione,
che
l’istruzione venne alla fine
radicalmente riformata e la
famiglia
fu
strappata
all’abbracciofeudale.
Ocosìcredevamo.
V
Lelevatricisocialiste
Il progresso non sarebbe
stato mai raggiunto senza gli
sforzi incessanti delle ormai
famose
“levatrici
del
progresso”.Isocialistidettero
impulso allo sviluppo di
grandi organizzazioni, e
queste, a differenza delle
piccole
imprese,
incoraggiaronolapromozione
per merito16. A suo modo il
CoalBoardebbeun’influenza
pari
a
quella
dell’amministrazione statale.
Isocialistiattaccavanotuttele
formediinfluenzafamiliaree
di ereditarietà del posto. Gli
opuscoli laburisti degli anni
Venti e Trenta (molti dei
quali sono stati riprodotti
negli Harvard Socialist
Documents)solevanomettere
in ridicolo il criterio corrente
del successo: “Non è ciò che
conosci che conta, ma chi
conosci”.
Denunciavano
l’ereditarietà
dei
beni:
l’imposta di successione non
fu il loro solo trionfo, poiché
furonoessiadalimentarecosì
vigorosamentelaconvinzione
morale che i figli di genitori
ricchi non dovevano ricevere
alcun vantaggio negato ai
figli dei poveri. Per molti
anni i genitori evasero
l’impostadisuccessione(non
potendo
evadere
l’avvenimento che le dava
occasione), donando gran
parte della loro proprietà
primadellamorte.Isocialisti
in seguito riuscirono a
bloccare questa evasione con
la prima delle loro imposte
sul capitale. Ma anche questi
successi impallidiscono di
fronte alla loro conquista più
grande: il miglioramento
progressivo e fondamentale
del sistema scolastico. La
pressione a favore di una
maggiore uguaglianza di
opportunità era incessante, e
il risultato fu che le scuole
elementari
vennero
migliorate,
l’istruzione
secondaria fu resa gratuita, e
il numero delle borse di
studio
universitarie
moltiplicato. La legge del
1944 sull’istruzione fu
presentata, è vero, da un
ministro conservatore di un
governo di coalizione, ma i
suoi scopi erano quelli
propugnati
dal
partito
laburista.Dopoquellaleggei
fanciulli vennero educati
secondolaloro“età,capacità
eattitudine”,equellidotatidi
maggiori capacità ricevettero
piùistruzione.
Tutto
sommato,
i
socialistiinglesideiprimitre
quarti del secolo scorso
(come Saint Simon e i suoi
seguaci nella Francia di
duecento anni fa) appaiono
lodevoli soprattutto per la
tenacia con cui attaccarono i
mali
della
successione
ereditaria nella proprietà, nel
lavoro e nell’istruzione.
L’ineguaglianza
che
combattevano era quella
derivante dall’ereditarietà, e
la forma di uguaglianza che
più caldeggiavano era quella,
essenziale, dell’uguaglianza
delle opportunità. Lasciamo
pur dire ai nostri odierni
femministi che nella loro
classificazionequestepersone
non figurano come socialisti;
la storia viene continuamente
riscritta, ma se si vuole
convincere occorre una
maggiore
eleganza.
I
socialistisonostaticoloroche
hanno creato un nuovo clima
mentaleinmenodicent’anni.
I loro maggiori esponenti
intellettualifeceroqualcosadi
più che elaborare una critica
dell’ereditarietà. I Morris, i
Tawney e i Cole parlavano
bizzarramente della “dignità
dellavoro”,comeseillavoro
manuale e quello mentale
avessero lo stesso valore;
mettendoli in ombra, i più
eminenti fabiani previdero
con acuta intuizione il nuovo
ordine sociale che sarebbe
scaturito, sulla base della
capacità umana, dal caos
indifferenziato del vecchio.
Quando colpirono, colpirono
veramente
duro.
La
minuscola società fabiana
aveva
galvanizzato
le
irriflessive
masse
del
movimento laburista. Cosi
l’élite del futuro avrebbe
ispirato e diretto le masse
irriflessive della società
intera.FacendoecoaPlatone
eadAristotele,Wells,inThe
Modern Utopia concepì la
brillante idea dei Samurai: i
dominatori che nessun potere
corrompe, tanto saggi quanto
disinteressati. Sidney e
Beatrice Webb andarono
ancoraoltre,escoprironoche
l’Ordine dei Samurai si
incarnava nella Vocazione al
Comando
del
partito
comunista sovietico. Oggi i
Webbhannounpostoonorato
perché
videro
che
nell’Unione
Sovietica,
quantunque guastata a quel
tempoeancorapermoltianni
dopo dalle forme di una
dittatura
politica
assolutamentenonnecessaria,
una minoranza impegnata,
disciplinata e soprattutto
istruita
veniva
scelta
principalmente per la sua
capacità, e che questa
minoranza esercitava, con un
successo che la storia
conferma, quella «guida
senza cui la democrazia, in
qualsiasi forma, non è altro
che plebaglia»17. Lo stesso
Shaw descrisse la meta con
caratteristica
acutezza:
«Questa
casuale
plebocrazia», esordì, «deve
essere
sostituita
da
un’aristocrazia democratica:
ossia dalla dittatura non
dell’interoproletariato,madi
quel5percentodiessocheè
capace di capire il compito e
di guidare il moto verso la
sua meta divina»18. Nel suo
grande Everybody’s Political
What’s
What19
Shaw
sviluppò con tanta forza
questoappellocheessoviene
ancora oggi letto da seri
studiosidelpensierosociale.
VI
Sommario
Questoschizzodelleforze
sociali che hanno plasmato il
nostro tempo è abbastanza
noto. È quasi superfluo
ricordare che il progresso è
sempre nato dal conflitto. La
monarchia, l’aristocrazia e la
nobiltà di campagna, tutte le
cose cioè che hanno
accompagnato il nostro
passato rurale, sono state
venerate per troppo tempo; e
diconseguenzalafamiglia,la
cui influenza è sempre
conservatrice, venne a tal
punto
rafforzata
dalla
tradizione feudale da riuscire
a conservare l’ereditarietà
della ricchezza, del lavoro, e
soprattutto del prestigio
ancorapermoltotempodopo
cheleesigenzedell’efficienza
erano state pienamente
riconosciute in altri paesi.
Solo dopo una lunga lotta
queste forze cedettero a una
forza superiore. La necessità
di resistere alla competizione
internazionale in pace e in
guerra si impose a tutte le
persone più intelligenti; e il
partito laburista, esprimendo
le rivendicazioni di coloro
che non avevano nulla da
ereditare o da lasciare in
eredità, allinearono le masse
in buon ordine dietro i più
lungimiranti capi di tutte le
correntipolitiche.
*
Espressione angloindiana per
designare gli impiegati nominati
per
concorso
nell’ex
amministrazione coloniale inglese
inIndia(N.d.T.)
Capitolo2
Laminacciadella
scuolapertutti
I
Laterzaforzanelle
scuole
Il
secolo
scorso
s’intestardiva ancora a volere
la conquista della Natura.
Come sembra vano oggi! La
scienza penetra i suoi segreti
non per sottometterla al
dominio dell’uomo (che è
sempre illusorio) ma per
scoprire le leggi cui l’uomo
deve obbedire. La più alta
vittoria è la sottomissione. In
nessun caso ciò è più vero
cheinsenoallasocietà;equi
nessuna lezione è stata più
semplice, e tuttavia più
penosa,
del
fatto
dell’ineguaglianza genetica.
Lacondizionedelprogressoè
lasottomissioneallafrugalità
della Natura. Per ogni uomo
ravvivato dall’intelligenza ne
esistono dieci tramortiti dalla
mediocrità, e lo scopo del
buon governo è di garantire
che questi ultimi non
usurpino, nell’ordinamento
sociale, il posto che spetta a
quellimiglioridiloro.Hogià
parlatodiunodeimetodicon
cui è stato conseguito questo
obiettivo:
cioè
l’indebolimento del potere
dellafamiglia.L’altrometodo
integrativo di avanzamento,
dicuioramioccuperò,èstato
quello di esaltare l’influenza
dellascuola.
Nel capitolo precedente
hodatodoverosamenteattoal
partito laburista della parte
veramente capitale che esso
ha
giocato
nello
smantellamento del vecchio
sistemaereditario.Perdovere
di obiettività debbo ora
spiegarecheversolametàdel
secolo il partito voltò
gabbana. Precedentemente i
laburisti, con il sostegno dei
membripiùcapacidellacasta
inferiore,
avevano
rappresentato il progresso di
fronteallaleadershipdicasta
superiore dei conservatori.
Poi i due fronti si
scambiarono di posto, e i
conservatori, con la nuova
meritocraziachecrescevaalle
loro spalle, vennero a
rappresentare il progresso
(fino a qualche tempo fa)
contro i socialisti che
ostinatamente persistevano
nel loro sempre meno
pertinente
attaccamento
all’egualitarismo. Non è mia
intenzione deplorare l’intero
partito
laburista.
L’ala
sinistra,paladinadellascuola
pertutti,nonhaavutomaiin
mano le redini del partito.
Esercitava però egualmente
una notevole influenza, e
finché non si spense la sua
campagna
le
riforme
scolastiche, di cui riferirò
brevemente
in
questo
capitolo, non poterono esser
completate.
Finoallametàdelsecoloi
socialisti
realisti
identificarono l’uguaglianza
con l’avanzamento per
merito.
Le
difficoltà
cominciarono quando la
sinistra
avanzò
un’interpretazione
diversa
dell’uguaglianza,
e,
trascurando le differenze di
capacità esistenti tra gli
uomini, cominciò a sostenere
che tutti, quelli dotati di
ingegno come quelli che ne
erano sforniti, dovevano
frequentare le stesse scuole e
ricevere la stessa educazione
dibase.Laquestioneacquistò
un rilievo straordinario nelle
polemiche politiche degli
anni Sessanta e Settanta. Il
dottor
Nightingale
ha
dimostrato nel suo Social
OriginsoftheComprehensive
Schools che il movimento
s’ispirava in larghissima
misura a un egualitarismo
sentimentaleditipomoderno,
benlontanodaldurorealismo
diBernardShaw:edèproprio
questo che oggi assume
importanza ai vostri occhi.
Gli estremisti usavano tutti
gli argomenti che gli
capitassero tra le mani: lo
sviluppo futuro dei fanciulli
non poteva essere valutato
con precisione alla tenera età
di undici anni; la tensione
creata nei genitori e nei
ragazzi
dall’esame
d’ammissione era troppo
grande; dopo che i bambini
erano stati ammassati in
recinti separati, riusciva
troppodifficileacolorochesi
sviluppavano con ritardo
trasferirsi dall’uno all’altro.
Ma il loro interesse
preminente era, più che
pedagogico,
sociale;
i
sinistrorsi sostenevano che la
separazione dei capaci dagli
stupidi
portasse
ad
approfondire le divisioni di
classe. Essi proponevano che
tutti
i
fanciulli,
indipendentemente dal sesso,
dalla razza, dalla fede
religiosa, dalla classe (e fin
qui andava bene, ma essi si
spingevano oltre) o dalla
capacità,venisserotrattatialla
stessastregua.
L’annoso dibattito aveva
una portata non soltanto
interna. La competizione
internazionaletraleeconomie
eraanchecompetizionetrale
scuole; quando questa verità
diventò un luogo comune, la
gente cominciò a interessarsi
delle tecniche pedagogiche
straniere quasi quanto delle
tecniche produttive straniere.
Specialmente i socialisti.
Quali sono i paesi —
chiedevano retoricamente —
che hanno la più alta
produttività? Non sono forse
gli stessi paesi che hanno
istituito la scuola unica:
l’Australia,
la
Nuova
Zelanda,laScozia,laSvezia,
il Canada e, soprattutto, la
Russia e l’America? Non è
forse ovvio che la battaglia
per la produzione sarà vinta
sui campi di gioco delle
scuole per tutti? E qui si
celava, con tutto il suo
tradizionale
fascino,
il
vecchio
e
fallace
ragionamentoperanalogia.
I socialisti inglesi furono
lentiadapprezzarelavalidità
del modello transoceanico:
l’America — pensavano —
non poteva essere socialista
perché non aveva alcun
movimento socialista. Ma a
un certo punto dovettero
aprire gli occhi e rendersi
contodelfattochequelpaese
non aveva un movimento
socialista per tutta un’altra
ragione: perché nelle cose
essenziali era già un paese
socialista. Allora salutarono
negli Stati Uniti il paese più
diqualsiasialtrovicinoauna
società senza classi1, e però,
dati i loro pregiudizi,
capovolsero
la
verità
attribuendo il merito di
questo
ragguardevole
fenomeno
alla
scuola
secondaria unica. Questa
praticamente era frequentata
da tutti i ragazzi americani
primacheunnumerosempre
maggiore di genitori ricchi
cominciasse a preferire le
scuole private, le quali si
espansero negli Stati Uniti
nello stesso periodo in cui si
riducevanoinGranBretagna.
Èfacilecomprendereperchéi
sinistrorsi inglesi nutrissero
una tale simpatia per i loro
fratelli americani: i loro
atteggiamenti di fondo erano
in gran parte gli stessi. Gli
emigranti diseredati che
diedero il tono alla società
americana erano in rivolta
contro le arie condiscendenti
dello snobismo europeo; e
così
i
sottoprivilegiati
socialisti
inglesi.
Gli
americani,
lungi
dall’apprezzare la forza della
mente, la disprezzavano; e la
disprezzavano
perché
temevano
le
esigenze
dell’intelletto come le più
perniciose di tutte. E così
molti dei socialisti. Ciò che
distingueva gli americani era
il fatto che essi misero in
pratica le loro convinzioni.
Nel continente dell’uomo
comune istituirono scuole
comuni
che
non
riconoscevanoalcunfanciullo
come superiore a un altro.
Quali che fossero il nome, la
lingua,larazzaolareligione,
e qualunque fosse il loro
ingegno, tutti i fanciulli
venivanosottopostiallastessa
educazionenellestessescuole
secondarie. Ciò che i
socialisti non si permisero di
riconoscere fu il motivo di
questo successo. I socialisti
nonriuscivanoacomprendere
perché l’albero non potesse
essere trapiantato. Non
capivano che in America le
scuole
comuni
erano
necessarie — come non
furono mai necessarie in
Europa — per salvare la
nazione dal caos poliglotta.
Gliirrequietireagivanoauna
necessità interna della loro
società
estremamente
pressante
quando
dichiaravano
che:
«Consideriamo
verità
evidentipersestessechetutti
gliuominisonocreatiuguali;
che sono dotati dal loro
Creatore di taluni diritti
inalienabili;che,fraquesti,vi
sono la vita, la libertà, il
perseguimentodellafelicità,e
un diploma di scuola
secondaria»2.
Gli osanna alla scuola
unica
americana,
che
inebriavano gli apostoli,
servirono solo a rafforzare le
convinzioni degli oppositori.
L’istruzione americana era
notoriamentedibassolivello.
Aognietàilfanciulloinglese
risultava
invariabilmente
meglio istruito; le scuole
secondarieeranosuperioriper
serietà scientifica agli istituti
universitari americani; e
quanto
a
paragonare
l’università di Manchester,
poniamo, al Kansas State
College, è meglio lasciar
perdere!Checosacisipoteva
aspettaredaunpaeseincuile
scuolevenivanotrattatecome
strumenti non di istruzione
ma di livellamento sociale? I
sinistrorsi non favorivano
affatto la loro causa
richiamando
con
tanta
insistenza
l’attenzione
sull’America; questa forniva
il modello di quel che non si
dovevafare.
Gli entusiasti avevano
un’ultima carta da giocare:
l’Unione Sovietica. Per molti
anni le antipatie politiche
furono talmente forti che per
condannare
un’istituzione
bastava dire che esisteva in
Russia.L’atmosferacominciò
acambiareversolafinedegli
anni Cinquanta. Quando fu
consentito di viaggiare in
Russia, i visitatori riferirono3
che si potevano trovare
scuole uniche anche lì; e, ciò
che più conta, esse erano
privedialcunidifettipresenti
in quelle americane. Tutti i
fanciulli
sovietici
frequentavanolestessescuole
medie dai sette ai diciassette
anni, senza selezione e senza
discriminazione. Ma i russi
avevano buoni insegnanti,
relativamente meglio pagati
di quelli americani, i ragazzi
erano
più
disciplinati,
dovevano faticare di più e
non gli veniva concessa la
stessa assurda molteplicità di
materie facoltative. I livelli
accademici erano assai più
altichenell’altraUnione.Nel
1957, al tempo del primo
Sputnik, un rapporto del
governoamericanoriconobbe
chel’adolescenterussoaveva
fondamenti di matematica,
fisica e chimica, e anche una
preparazione
letteraria,
migliori di quelli del suo
coetaneo americano. Ciò
nonostante,ilivellinonerano
alticomequellidellemigliori
scuole secondarie inglesi. Il
rifiuto di separare gli
intelligenti dagli stupidi
comportava l’impossibilità di
trovare tra gli studenti
dell’ultimo
anno
un
rendimento paragonabile a
quellocheerasemprestatoil
vanto delle migliori scuole
inglesi.
I socialisti della sinistra
erano abbastanza furbi per
capire
quali
bandiere
andassero sventolate in
un’Inghilterra che finalmente
stava prendendo coscienza
della
sua
arretratezza
economica.
Lodavano
l’America e la Russia per la
loroefficienza,esostenevano
che il merito fosse delle
scuole secondarie. In realtà
eraveroilcontrario:gliStati
Uniti
dell’Oriente
e
dell’Occidente
potevano
permettersi di sprecare
l’ingegno umano, riuscendo
tuttaviaacavarselabenenella
competizione internazionale,
solo perché erano tanto ben
forniti di altre risorse della
natura. Simili per tanti versi,
questi
due
paesi
compensavano l’assenza di
competizione nella scuola
accentuandola
successivamente.
Le
universitàrusseammettevano
soloimiglioricandidati,dopo
un duro esame che per
riflesso manteneva alti i
livelli
delle
scuole
secondarie;
le
aziende
americane si sforzavano di
controbilanciare le deficienze
scolasticheselezionandoipiù
capaci dopo che erano
diventatiadulti.InInghilterra
la competizione aveva luogo
a scuola, in America dopo.
Ma negli anni Sessanta
ricerchesociologicheaccurate
rivelarono che né le
universitàrussenéleaziende
americane riuscivano a
superare
lo
svantaggio
iniziale imposto dalla scuola
unica.
Nemmeno
il
superdotato riusciva a rifarsi
in seguito degli anni sprecati
nell’adolescenza per il fatto
d’essere stato trattato come
una persona ordinaria. I
cervelli eccezionali esigono
uninsegnamentoeccezionale:
i russi e gli americani non lo
capivano.Essiforzavanoogni
ragazzoafareciòchenongli
veniva bene tanto quanto ciò
chegliriusciva.Dimostrando
che tutti gli uomini sono
egualmente negati a qualcosa
— che cosa c’era di più
facile? — fecero del loro
meglio per dimostrare che
nessunoèungenio:checosa
c’era di più pericoloso? In
nome
dell’uguaglianza
sacrificavanoconleggerezzai
pochiaimolti.
La polemica si trascinò
fino agli anni Ottanta, e a
quelpuntoisocialistivennero
messi una buona volta a
tacere dai fatti. In quel
decennio le nostre idee
moderne superarono la prova
di fuoco della produttività.
Grazie, in parte, all’energia
atomica, che liberò la Gran
Bretagna dalla schiavitù del
petrolio e del carbone, e in
parte anche ai vantaggi
economici dell’unificazione
europea;
ma
grazie
soprattutto
all’amministrazione
scientifica dell’ingegno, la
piccola
Gran
Bretagna
cominciò, in materia di
produttività, a superare i
colossi. La legge del 1944
sull’istruzione cominciò a far
sentire i suoi effetti, e il
nostro paese da allora
continua
a
essere
all’avanguardia.
L’Inghilterra, che era stata la
prima nella rivoluzione
industriale del XIX secolo,
diventò la prima nella
rivoluzione intellettuale del
ventesimo. L’officina del
mondo diventò la scuola
secondariadelmondo.
II
Un’agitazione
sconfitta
Pernoiilfallimentodella
scuola unica non è un fatto
cherichiedaunaspiegazione.
Ci è quasi impossibile
concepireunasocietàfondata
su
una
considerazione
dell’individuo che prescinda
dalsuomerito,cheprescinda
dalle esigenze della società
intera. Ma come studiosi di
sociologia storica, dobbiamo
sempre
cercare
di
comprendere gli avvenimenti
del passato, non come noi li
vediamo, ma come i
contemporanei tendevano a
vederli. Dobbiamo cercare di
ragionare con la loro mente,
nelle situazioni sociali che
essi si trovavano davanti. E
allora siamo costretti a
riconoscere che i socialisti di
sinistra avevano una reale
possibilità di successo. Gli
anni Sessanta e Settanta
furono il loro momento
storico. Il sistema di classe
ereditariobasatosullanascita
e sulla ricchezza si stava
sgretolando. La gente non
sapevainqualivaloricredere,
arrivando persino a dubitare
che esistesse il progresso; e,
come sempre accade quando
le persone sono insicure, era
credulona. Gli veniva detto
cheinunasocietàsenzaclassi
si sarebbe sentita di nuovo
sicura, e che la scuola unica
era la nave che l’avrebbe
condotta in porto. Se nel
movimentononcifossestato
altro che dell’idealismo
nebuloso, esso certamente
sarebbe svaporato senza
danno in un centinaio di
scuole estive. Invece i suoi
capi avevano un seguito
effettivo.
Gli
idealisti
avevano l’appoggio degli
scontenti, gente che aveva
soffertoperilgiudiziosubito
lungo la trafila scolastica, e
che aveva quel tanto di
intelligenza per essere in
grado di concentrare il suo
risentimento su alcuni fattori
limitati: la discriminazione
negliasiliinfantili,l’esamedi
ammissione alla classica, le
piccole classi nelle scuole
secondarie, e via di questo
passo. Avevano l’appoggio
dei genitori i cui figli erano
statidirottati,intuttagiustizia
agli occhi di chiunque, salvo
ai loro, nelle scuole
secondarie moderne; e degli
adulti
frustrati
che
attribuivano alla propria
esperienza scolastica le
delusioni successive, e che
aspiravanoaprivareanchegli
altri delle possibilità che gli
parevadinonaveravuto.Era
una compagnia eterogenea,
ma, come sempre succede
quando
l’idealismo
intellettuale si associa alle
frustrazioni degli stupidi,
veramente formidabile. È il
casoperciòdicapovolgerela
domanda: perché, con tali
basi,ilmovimentononriuscì
adaveresuccesso?
Ho parlato nell’ultimo
capitolo dei mali del
complesso aristocratico: di
tutte le imitazioni a buon
mercato dell’immagine della
nobiltà riverita dalla mente
popolare.
L’Inghilterra
soffriva acutamente di uno
snobismo di casta piantato
così profondamente nel
carattere nazionale che solo
una rivoluzione sociale delle
proporzioni
di
quelle
americana o russa avrebbe
potuto sradicarlo. Se questa
eralanostramaledizione,elo
era certamente, era però
anche la nostra benedizione.
Questograndeparadossoèla
chiave per capire la storia
sociale inglese. Nella nostra
isola non abbiamo mai
rinunciato
all’aristocrazia.
Essa diede prova di una
sorprendenteelasticità,chele
consentì, come già aveva
fatto in passato, di deludere i
molti critici che attendevano
di assistere al suo funerale.
Le sue istituzioni, la
monarchia, i Pari, le antiche
università e le scuole private
siadeguaronolentamente,ma
proprio per questo più
efficacemente, alle nuove
esigenze di una società in
trasformazione, la quale
perciò
restava
fondamentalmentegerarchica.
Gli inglesi del solido nucleo
moderato non credettero mai
nell’uguaglianza. Essi erano
convinti che alcuni uomini
fossero migliori degli altri e
aspettavano solo che gli
venisse detto a quale titolo.
Uguaglianza? E a chi si
sarebbe potuto poi guardare
con rispetto? La maggior
parte degli inglesi credeva,
per quanto vagamente, in
un’immagine dell’eccellenza
che faceva tutt’uno con la
loro
antica
tradizione
aristocratica. È proprio per
questo che fallì la campagna
perlascuolaunica.Èproprio
per questo che oggi abbiamo
questa
nostra
società
veramente
moderna:
impercettibilmente
un’aristocrazia di nascita si è
trasformata in un’aristocrazia
d’ingegno.
Tutto è dipeso da una
tempestivariformascolastica.
Nel XIX secolo essa venne
pertroppotemporinviata.Se
la legge sull’istruzione del
1871 fosse stata approvata
cinquant’anniprimaforsenon
cisarebbestatoilcartismo;se
la legge del 1902 fosse
coincisa con la Grande
Esposizione, non ci sarebbe
stato il partito laburista. Sir
Keir Hardie* sarebbe passato
da una scuola secondaria al
ministero della Pubblica
Istruzione, e il vescovo
Arthur
Henderson**
si
sarebbe occupato delle
finanze della Commissione
ecclesiastica. I governanti
saggi sanno che il miglior
modo
per
sconfiggere
l’opposizione è conquistarsi i
suoicapi;l’Inghilterratardòa
imparare che nella società
industriale ciò significa
annettersi ed educare i
fanciulli intelligenti delle
classi inferiori quando sono
ancora piccoli. Ma in seguito
i governanti impararono: in
un mondo competitivo, vi
furonocostretti.Impararonoa
tal punto che nell’ultimo
quarto del secolo scorso gli
estremisti laburisti erano
ormai ridotti all’impotenza.
Dal momento che i fanciulli
piùintelligentieranogiànelle
scuole secondarie classiche
(grammar schools), i loro
genitori erano fortemente
interessati al mantenimento
del
sistema
scolastico
esistente nonché a quello
dell’ordine sociale esistente.
Laposizionecheoccupavano,
per interposta persona, nella
gerarchia, li rendeva sordi
agli appelli degli araldi della
scuolaunica.
L’opposizione
dei
genitori, degli insegnanti e
dei fanciulli — di tutto il
settore
della
società,
insomma, legato alla scuola
classica — fu la ragione
principaledelfallimentodella
scuola unica. Quest’ultima
non veniva concepita come
untipocompletamentenuovo
di scuola: quando si arrivò a
elaborare
un
progetto
dettagliato,
il
modello
americano
fortunatamente
venne dimenticato. I suoi
sostenitori si rendevano
pienamente conto che alcuni
ragazzi erano più brillanti di
altri. Però nello stesso tempo
volevanocheifanciullidotati
di una capacità da scuola
classicaprocedesseroafianco
dei loro inferiori in
un’illusione di uguaglianza.
Perilpienosuccessodeiloro
pianiessiavevanobisognodi
unire le scuole classiche con
le secondarie moderne. Per
queste ultime non si poneva
alcun
problema;
dall’unificazione il loro
livello poteva solo essere
migliorato.
Le
scuole
classiche si trovavano in una
situazione
completamente
diversa:nonavevanonullada
guadagnaredalcambiamento,
eanziavevanoquasituttoda
perdere. Questa dura realtà
imbarazzava anche i più
risoluti comitati laburisti per
la scuola, e ve n’erano
certamentedicombattivi.Ma
essi erano alle prese con
professori
delle
scuole
classiche, i quali sapevano
cheleaspirazionideilaburisti
eranosemplicementeprivedi
realismo, e in Inghilterra
questo, a eterno merito del
paese,èstatoquasisempreun
motivo
sufficiente
per
condannare una qualsiasi
iniziativa. Già nel 1951 uno
dei grandi direttori della
scuolaclassicadiManchester
poneva la questione con la
stessaconcisioneconcuilasi
potrebbe porre oggi. Il
professor Conant, di cui si
parla, era un professore
americano che a quanto pare
era assai conosciuto a quel
tempo,
altro
esempio
dell’ingerenza degli Stati
Uniti nei nostri affari interni:
«Quando il professor Conant
pretende “un nucleo comune
di istruzione generale che
unirà in un solo mondo
culturale i futuri falegnami,
operai, industriali, vescovi,
avvocati, medici, direttori
delle vendite, professori e
meccanici di garage”, egli
chiede
semplicemente
l’impossibile. La richiesta di
unaculturacomunediquesto
generesifondaosuunafede
assolutamente
cieca
nell’educabilità
della
maggioranza, la quale non è
certamente
giustificata
dall’esperienza, oppure sulla
propensione a rinunciare ai
più alti livelli di gusto e di
intelletto a favore delle
incessanti pretese della
mediocrità»4.
Se la popolazione del
paese fosse stata in rapido
aumento,comeerastatanegli
Stati Uniti al tempo in cui si
istituirono
le
scuole
secondarie,
il
risultato
avrebbe
potuto
essere
diverso; le autorità avrebbero
potuto disporre che le nuove
scuole fossero a indirizzo
unico,
anziché
scuole
classiche. Ma essendo invece
la popolazione relativamente
stabile,nonsicostruironoche
pochenuovescuoleclassiche.
Acheservivaavernemoltedi
più, quando persino quelle
esistenti non riuscivano ad
avere un numero di ragazzi
intelligenti adeguato alla loro
capienza? Così le scuole a
indirizzounicofuronoingran
partecostruitenelleroccaforti
laburisteincuilapopolazione
era in rapido aumento, in
alcune zone rurali che non si
potevano permettere il lusso
diavereunagammacompleta
di scuole, e in quelle località
dove una scuola classica
scadenteemalealloggiataera
prontaafondersiincambiodi
qualche favore da parte delle
autorità.
Quantunque per giudizio
della storia le scuole a
indirizzo unico create in
Inghilterra — ne fu istituito
un certo numero negli anni
Sessanta — debbano essere
giudicate retrograde, la loro
pericolosità si dimostrò assai
minore di quanto le minacce
socialiste lasciassero credere.
In un sistema gerarchico
come il nostro ogni
istituzione si è sempre
modellata
su
quella
immediatamente superiore,
che di solito voleva dire
quella più vecchia: le nuove
professioni sulle vecchie, le
università moderne sulle
antiche, e le scuole a
indirizzo unico sulle scuole
classiche. Gli autori del
progetto si spaventarono
(fortunatamente
per
la
posterità) del genere di
critiche sparategli addosso
dalle scuole classiche, e
fecero del loro meglio per
dimostrarle
prive
di
fondamento. Incorporarono i
vecchi princìpi nelle nuove
strutture, e misero al centro
dellascuolaaindirizzounico
non tanto un programma
comune quanto una scuola
classica in miniatura. Prima
fecero una scuola classica e
poi vi aggiunsero altre
cosette. Per giustificare
l’esistenza di un ultimo anno
con dimensioni da scuola
classica arrivarono persino al
punto di fare l’intera scuola
molto più grande di quel che
occorreva:alcunedelleprime
scuole a indirizzo unico
contarono addirittura più di
duemila allievi organizzati in
unaspeciedicittàdeiragazzi.
Gli interessi dei ragazzi
intelligenti vennero posti in
primo piano, o almeno non
vennero
trascurati.
Ovviamente sarebbe stato un
errore mettere i ragazzi
brillanti nella stessa classe
degli stupidi, perché in quel
caso i primi sarebbero stati
costrettiatenersialritmodei
più lenti. In pratica le scuole
uniche, separando le capre
dallepecore,continuaronoad
attenersi al principio della
segregazione
dell’intelligenza, cioè al
principio da cui dipendeva la
salvezza dell’intero sistema
scolastico.Ingenereiragazzi
piùintelligenticontinuaronoa
ricevere un insegnamento di
livello più alto, e comunque
non molto inferiore a quello
che avrebbero avuto in una
veraepropriascuolaclassica.
E questo lo si deduce da
alcune testimonianze dirette
sulle prime scuole uniche
entrate
in
funzione.
Un’inchiesta degli anni
Cinquanta (di un certo
Padley) diceva che: «Con
l’apertura, avvenuta nel
settembre1953,diunanuova
scuola a Llangefni, l’isola
Anglesey ha completato la
quota di scuole secondarie a
indirizzounicostabilitaperil
suo territorio, e ha potuto
rinunciare all’esame di
selezione. Ma uno dei primi
passideidirettoridellescuole
a indirizzo unico che ho
visitato è stato quello di
disporre esami interni per gli
allievi nuovi; e, sulla base
delle indicazioni di questi e
delle pagelle della scuola
elementare, di classificare gli
allievi in ordine di capacità.
Angleseyel’IsleofMannon
sono state le sole ad adottare
questo atteggiamento. Le
cinquescuole“ditransizione”
chehovistoaLondra,ealtre
scuole del Middlesex e del
Walsall,
usavano
tutte
l’esameesternoperorientarsi
nellaclassificazionedeinuovi
allievi»5.
Ma le scuole a indirizzo
unico, anche se separavano
gli allievi come le scuole
classiche, non riuscirono a
persuadere i genitori dei
ragazzi
intelligenti
a
guardarle con favore. Data la
possibilità di una scelta, i
genitori
naturalmente
optavano per le scuole
classiche vere e proprie
piuttostocheperleloromeno
venerabiliimitazioni.Alungo
andare i genitori ambiziosi
fecero fallire i progetti più
cariairiformatoriegualitari.
III
L’ibridodiLeicester
Quando apparve chiaro
chelenuovescuolenonerano
all’altezza delle speranze dei
loropaladini,unacorrentedel
movimento socialista cambiò
tattica e avanzò un’altra
richiesta.
Le
scuole
elementari a quel tempo
erano
indifferenziate
e
accoglievano bambini di tutti
i livelli di intelligenza. E
alloraperchénonsiestendeva
la scuola elementare fino a
includervituttiifanciullifino
all’età di quattordici o
quindici anni? Le scuole
secondarie americane erano
state in origine una specie di
proiezione delle elementari;
perché l’Inghilterra non
imitava l’esempio? Tutti i
ragazzi sarebbero andati
all’età di undici anni a una
scuola secondaria, e solo più
tardiaunascuolaclassica.
La proposta presentava
diversi
vantaggi6.
Politicamente era molto più
accettabile
perché
non
sembrava implicare un
mutamento radicale, e, come
ho già detto, il miglior modo
perfarequalcosadinuovoin
Inghilterra era quello di
pretendere che non fosse
nuovo. La scuola unica
doveva semplicemente essere
proiettatainavantiinveceche
creata ex novo, e le scuole
classiche dovevano essere
conservate. Questa riforma
avrebbe anche abolito o
posposto la selezione per
l’ammissione alla scuola
classica, e perciò avrebbe
evitato
le
inopportune
tensioni che l’esame eleven
plus provocava nei genitori e
nei ragazzi (compresi quelli
che in ogni caso non
sarebbero rimasti a scuola
oltrel’etàminima).
Un esperimento di questo
tipo fu tentato dal Consiglio
della
contea
del
Leicestershire7, e molte sue
varianti
vennero
successivamente adottate da
altre autorità scolastiche.
Perché questo movimento
nontravolsetutto?Leragioni
sonodinuovoilluminanti.Le
riformescolastichedelsecolo
scorso, in quanto imposte a
una società gerarchica,
reggevano o fallivano a
seconda che riuscissero o
meno a consentire al ragazzo
intelligente di uscire dalla
classeinferioreincuieranato
e di entrare nella classe
superiore in cui era adatto a
salire.Anchelescuoleinglesi
avevano una funzione di
capitale
importanza,
quantunque diversa da quella
delle scuole americane. La
scalascolasticaeraancheuna
scala sociale: il ragazzo
disordinato e maleducato che
partiva all’età di cinque anni
dal basso doveva essere
trasformato, passo dopo
passo, in un ragazzo più
presentabile, più levigato e
più sicuro, nonché più
avveduto al momento di
toccare la cima. Doveva
acquistare un nuovo accento
—ilpiùincancellabilesegno
diclassedell’Inghilterra—e
questo era possibile, fatta
eccezione per i più caparbi,
solo a chi avesse cominciato
sin da bambino. Solo quando
avevaterminatolasuascalata
poteva reggere il confronto
con altri che avevano
cominciato la loro ascesa da
un livello molto più alto. La
scalasocialeeracosìlunga—
il divario tra gli stili di vita
delle classi superiori e
inferiori così ampio — che i
ragazzipromettentidovevano
cominciare la loro scalata
attraverso le scuole alla più
tenera età possibile. Era già
abbastanza grave dover
rimandare il processo di
assimilazione sociale sino
agli undici anni. Se i ragazzi
intelligenti
delle
classi
inferiori non fossero stati
ammessi prima dei sedici
anni a stare nella più
stimolante atmosfera delle
scuole classiche, insieme a
molti coetanei delle classi
superiori,alcunidiloroaquel
punto sarebbero stati troppo
vecchi per scrollarsi di dosso
le origini e superare così il
proprio handicap. Le scuole
in tal caso non sarebbero
riuscite ad assolvere uno dei
compiti essenziali che spetta
loro in un sistema di classe
progressista; non sarebbero
riuscite a funzionare da scale
mobilisocialiperiragazzidi
talento.
La seconda ragione per
scartarel’ideadelrinviodella
selezione a quindici anni era
che, come gli educatori ben
capivano,iragazziintelligenti
dovevano essere presi da
piccoli se si voleva che
raggiungessero, da adulti, i
livelli più alti di cui erano
capaci; e con lo sviluppo
della complessità della
scienza e della tecnologia
solo i livelli più alti erano
abbastanzaalti.Gliscienziati,
che ottengono spesso le loro
migliori conquiste prima dei
trent’anni, hanno bisogno di
ricevere sin dalla più tenera
età un’istruzione intensa del
tipo che pochi americani8
hanno potuto ottenere da
quando le scuole secondarie
sono entrate in voga e
Benjamin Franklin ne è
uscito.Sel’iniziodellostudio
seriofossestatorimandatoai
sedici anni, e nel frattempo
questi ragazzi avessero
dovutofrequentareunascuola
secondaria che non era in
grado di attrarre insegnanti
buoni quanto quelli delle
scuole classiche, gli sarebbe
potutocapitaredinonriuscire
a completare la propria
istruzione in tempo utile per
trarre vantaggio dai pochi
anni veramente fruttuosi
consentiti dalla Natura. Si
doveva alle scuole classiche
la fama di cui godeva
l’Inghilterra nel campo della
scienzapuraancorprimache
la regina Elisabetta II salisse
al trono. Lord Cholmondeley
ha
dimostrato
che,
considerando il secolo scorso
nelsuocomplesso,ilnumero
dellescopertefondamentaliin
rapporto alla popolazione è
stato in Inghilterra 2,3 volte
maggiore che in Germania,
4,3 volte maggiore che negli
Stati Uniti, e 5,1 volte
maggiore che nell’URSS.
Senza Simon le radiazioni
cosmiche sarebbero state
capite? Senza Bird sarebbe
stata possibile l’esplorazione
delle stelle remote? Senza
Piperleconteesudoccidentali
sarebbero state coperte di
cemento e riservate alle
automobili?Nonèforsevero
cheinmancanzadellascuola
classica questi grandi uomini
avrebbero potuto diventare
bottegai o garagisti? Peccato
chefinoallafinedelsecolola
scienza inglese non trovò un
adeguato riscontro nelle
applicazionitecnologiche.Ma
si tratta pur sempre di un
invidiabile stato di servizio,
che sarebbe stato perduto a
vantaggio delle “incessanti
esigenze della mediocrità” se
la diseducazione unica fosse
stata
prolungata
fino
all’adolescenza.
IV
Sommario
Ma prima che le scuole
potessero svilupparsi nel
sistema attuale descritto nel
prossimo
capitolo,
fu
necessario scongiurare la
minaccia della sinistra. Quei
socialisti che volevano far
istruire
i
ragazzi,
a
prescindere
dalla
loro
capacità, come in America e
inRussia,ebberoperqualche
tempo un seguito popolare
sufficienteatrasformareinun
problema
politico
fondamentale quella che
altrimenti sarebbe stata una
questione
puramente
scolastica. Tuttavia erano
condannatiall’insuccesso.Per
riuscire vittoriosi nel campo
dell’istruzione
avrebbero
avuto bisogno di una
rivoluzione sociale che
rovesciasse la gerarchia
costituita, i valori e tutto il
resto. Ma con le masse in
letargoeilorocapipotenziali
dirottati
verso
l’autopromozione,
quali
speranze c’erano? Le scuole
classiche rimasero. Le scuole
a indirizzo unico vennero
meno. Anche l’ibrido di
Leicester non fiorì mai. I
vandali furono distrutti e la
cittadellasopravvisse.
* Hardie, morto nel 1915, è stato
uno dei fondatori del partito
laburista e il maggior divulgatore
delle idee laburiste tra i minatori.
Aveva cominciato a lavorare
all’etàdidiecianni(N.d.T.)
** Esponente di primo piano del
movimento sindacale inglese,
ricevettenel1934ilpremioNobel
perlapace(N.d.T.)
Capitolo3
Leorigini
dell’istruzione
moderna
I
Lariformapiù
fondamentale
Dopo che l’opinione
pubblica, anche in seno al
partito laburista, voltò le
spalle alle scuole a indirizzo
unico,finalmentefupossibile
concentrarsisullariformapiù
fondamentale, ossia sul
perfezionamento della scuola
classica in tutti i suoi aspetti.
Le scuole classiche avevano
soprattutto
bisogno
di
maggiori fondi, sia per
trattenereimiglioriallievisia
per pagare meglio gli
insegnanti.
La guerra contro Hitler
trasformò la composizione
sociale di queste scuole. Il
pieno
impiego
e
il
miglioramento dei salari,
incoraggiandoaspirazionipiù
alte, diedero ai genitori delle
classiinferiorilapossibilitàe
l’ambizione di ottenere
un’istruzione migliore per i
propri figli, e la legge del
19441 contribuì rendendo
gratuite le scuole secondarie.
Le conseguenze furono
drammatiche. Negli anni
Trenta solo una minoranza
dei ragazzi intelligenti della
classe
inferiore
aveva
un’istruzione non del tutto
rudimentale; vent’anni dopo
praticamente tutti i ragazzi
intelligenti erano insediati
negli scanni della sapienza.
Uno studio sociologico degli
anni Cinquanta poté riferire
che“inmoltissime,senonin
quasi tutte le parti del paese,
le possibilità dei ragazzi
dotati di un certo livello di
intelligenza di entrare nella
scuola classica non sono più
condizionatedalleloroorigini
sociali”2.
Tuttavia per i ragazzi
delleclassiinferioriunacosa
era entrare nella scuola
classica, e un’altra cosa era
restarci. Qui la prosperità
costituiva un handicap.
Anche contro i desideri dei
genitori molti scolari erano
tentati di lasciare presto la
scuola dagli alti salari e
moltissimi lo facevano non
appena raggiungevano l’età
minima3.Nonfulaprosperità
a creare il problema: esso
esisteva già da molto tempo,
ma la prosperità lo accentuò.
Ogni nuova generazione
maturava nel fisico più
precocemente di quella che
l’aveva preceduta. Il costante
accorciamento
dell’adolescenza in senso
biologico e sociale e il
costante allungamento della
stessa in senso scolastico
posero un dilemma che fu
risoltosoloquandosiarrivòa
trattare i ragazzi della scuola
classicacomedegliadulti.
Leclassisuperioridavano
per scontato che i loro figli
dovessero
fruire
dell’istruzione superiore; la
difficoltànoneraquelladifar
sì che gli intelligenti
rimanessero a scuola, ma di
far sì che gli stupidi se ne
andassero e si rassegnassero
alle occupazioni manuali a
cui la loro intelligenza li
rendeva adatti. Nelle classi
inferiori la situazione era
esattamente
l’opposto.
Quanto più alti erano i salari
che i figli dei lavoratori
manualipotevanoguadagnare
in fabbrica, tanto più noioso
gli appariva il banco di
scuola. Non c’è età più
materialista dell’adolescenza.
Ilrimedioerachiaro:loStato
dovevaimpedireairagazzidi
soffrire a causa della loro
intelligenza dando a essi e ai
loro genitori una posizione
privilegiatainsenoalleclassi
inferiori. Il primo passo fu la
corresponsionediindennitàdi
mantenimento assai più
cospicue — poi graduate
secondo
il
livello
d’intelligenza — ai ragazzi
della scuola classica che
completavano tutto il corso.
Ma
questo
non
era
sufficiente.
Un’inchiesta
dimostrò che alcuni genitori
irresponsabili spendevano le
indennità per se stessi e non
per i ragazzi a cui erano
destinate. La cosa più ovvia
da farsi — alla fine lo
capirono anche i ministri
della Pubblica Istruzione —
era quella di pagare uno
stipendio scolastico agli
allievi
della
classica.
Dapprima il suo ammontare
equivaleva ai guadagni medi
degli adolescenti impiegati
nell’industriaordinaria:poila
neocostituita BUGSA* sferrò
unattaccocontrol’ingiustizia
dell’uguaglianza,
e
giustamente, dato che la
capacità del lavoratore era di
solito tanto inferiore a quella
dello studente. Nel 1972 il
governo
approvò
uno
stipendio scolastico, sulla
base di una scala mobile,
superiore del 60 per cento ai
guadagni
dell’industria.
Dopodiché solo pochissimi
ragazzi
lasciarono
prematuramentelascuolaper
ragioni economiche. Oggi ci
riesce
praticamente
impossibile immaginare una
scuola classica senza il suo
giornosettimanaledipaga.
Le università avevano
cominciato a pagare stipendi
agli studenti (sotto forma di
borse di studio) assai prima
dellescuoleclassiche,maper
altri versi conservavano dei
bizzarri
anacronismi.
I
genitori
poveri
erano
svantaggiati nelle scuole
classiche, quelli ricchi nelle
università.
Negli
anni
Cinquanta
i
ragazzi
intelligentidellaclassemedia
furono privati delle borse di
studio perché si presumeva,
del tutto erroneamente, che i
lorogenitoridisponesseroper
conto loro di denaro
sufficiente, con il risultato
sconcertante che alcuni di
essi non andavano affatto
all’università: davvero un
ghiotto esempio degli eccessi
a cui arrivò l’egualitarismo
nel momento della sua
massima fortuna! Borse
riservate assicuravano poi
agli allievi di certe scuole
private
la
priorità
nell’ammissioneacollegi,per
altri versi inappuntabili, di
OxfordeCambridge;everso
la metà del secolo non era
infrequente che Kings o
Balliol scoprissero dei meriti
reconditiinragazziicuipadri
erano stati in passato loro
allievi. Tali consuetudini
barbariche
venivano
addirittura giustificate in
pubblico, di quando in
quando, da rettori di vecchio
stampo, i quali dichiaravano
che per gli studenti
intelligenti era meglio (e
intendevanodalpuntodivista
scolastico) restare mescolati
con quelli stupidi. I rettori
ancora una volta avevano
perso i contatti con la realtà:
ilmondomodernononaveva
più bisogno che gli
intelligenti si mescolassero
agli stupidi, tranne quando
avesserodovutosvolgereuna
qualche
attività
di
investigazione sociale tra le
classiinferiori.Quandoiduri
a
morire
finalmente
morirono, le università si
allinearono alla politica
nazionale e scelsero tutti i
loro allievi sulla base di
meriti
adeguatamente
accertati in sala d’esame.
Dopoil1972idiplomatidelle
scuole private dovettero o
concorrere apertamente con
l’allievo della scuola classica
di Bradford o cercare
un’ammissione “per gringo”*
nelle
università
sudamericane. Ma pochi
eranodispostiasopportareun
similemarchio.
II
Stipendipiùaltipergli
insegnanti
Lo stipendio scolastico e
l’universalizzazione
delle
borse di studio universitarie
erano il frutto di un mutato
atteggiamento dello Stato
verso
la
spesa
per
l’educazione;atteggiamentoil
quale, a sua volta, era
semplicemente un riflesso
della
crescente
consapevolezza che gli
investimenti in intelligenza
sonomoltopiùredditizidegli
investimentiinbenimateriali.
Ma i politici hanno voluto
sempre l’impossibile: quei
risultati
immediati
che
l’istruzione non è mai in
grado di dare. Continuarono
cosìagingillarsiconilvertice
del sistema scolastico invece
di costruirne molto più
solidamente la base. Erano
tanto disposti a spendere per
l’università quanto erano
refrattari a spendere per le
scuole elementari. I politici
non comprendevano che i
capiclasse delle elementari
costituivano i futuri dirigenti
della nazione. Di fronte alla
penuria di ingegneri, il
governo diceva: ebbene,
diamopiùfondiallefacoltàdi
ingegneria.
Penuria
di
scienziati: più fondi alle
facoltà di scienze. Penuria di
tecnologi
in
genere:
costruiamo più scuole di
tecnologia. Cose futili. Se
infatti il governo attirava
versol’ingegneriaunmaggior
numero
di
promettenti
giovinetti,nerestavanomeno
alla scienza. Più giovani per
l’amministrazione
statale
significava meno giovani per
l’industria, più giovani per i
laboratori,
meno
per
l’insegnamento. La dottrina
egualitaria, secondo cui ogni
individuo può essere istruito
così da renderlo in grado di
sostituire qualsiasi altro,
aveva
radici
talmente
profondecheinostriantenati
arrivarono solo con molta
fatica ad apprezzare il pieno
significatodiundatodifatto
molto semplice: quello cioè
che tutte le carriere erano in
concorrenza tra loro per
accaparrarsi una scorta
limitata di intelligenza. Fu
soltanto parecchio tempo
dopo il 1950 che la scarsità
nazionalediintellettodiventò
evidente a tutti quelli che lo
avevano. Il governo scoprì
che il solo modo di avere
simultaneamente
più
e
migliori ingegneri, più e
migliori fisici, più e migliori
funzionari statali, fino al
raggiungimento dei limiti
fissatidallanatura,eraquello
di partire dai treenni, per far
sì che da quell’età in poi
nessuna capacità potesse
sfuggire alla rete, e, ciò che
più importa, per assicurare
che i futuri fisici, psicologi e
il resto dell’élite fruissero
permanentemente
della
miglioreistruzionepossibile.
Importavano poco i
minorati, i disadatti e i
delinquenti,periqualifinoal
1972 l’Inghilterra (segno dei
tempi) spese di più che per i
brillanti.Importavanopocole
scuole secondarie moderne.
In un mondo ideale, non
condizionato dalla penuria
delle risorse, gli sfortunati
avrebbero potuto godere
anch’essi
di
larghe
sovvenzioni. Ma il mondo
non è, non è mai stato e non
saràmaiunmondoideale.La
scelta si doveva fare entro
una scala di priorità, e non
poteva esservi alcun dubbio
su quale dovesse essere la
decisione.
Quelle
che
massimamente importavano
erano le scuole elementari,
dove gli allievi dovevano
essere divisi in dotati e non
dotati;e,soprattutto,lescuole
classiche, dove i dotati
dovevano ricevere quello che
glieradovuto.Essidovevano
goderedimezzipiùgenerosi.
Eliebbero.
Dopo che Sir Anthony
Croslandsifupersuasochela
battagliaperlasopravvivenza
della nazione sarebbe stata
vinta o perduta nelle sezioni
A di ogni grado scolastico,
dal giardino d’infanzia alla
classica, il denaro cominciò
adaffluire.Nel1953laspesa
per l’istruzione assorbiva
ancora solo il 2,7 per cento
delprodottonazionalelordo4;
nel1963,assorbivail3,9per
cento; nel 1982, alla fine del
“decennio meraviglioso”, il
6,1 per cento. La maggior
parte dell’aumento andò agli
insegnanti. Anzitutto per
aumentarne il numero: era
ancora un caso frequente, in
quella cupa età di mezzo del
secolo scorso, che una sola
insegnante avesse una torma
di quaranta ragazzi in classe;
e chi altro allora poteva
essere se non un Joseph
Lancaster*!Insecondoluogo
il denaro fu usato per
migliorarne la qualità. Gli
stipendi degli insegnanti
erano talmente inferiori a
quelli dell’industria che
all’inizio degli anni Sessanta
alcune scuole classiche non
disponevano di un solo
insegnantedifisica.Equesto
nell’epoca in cui l’Atomic
Energy Authority stava
chiedendo a gran voce dei
fisici! Molti dei più alti
dirigenti del ministero della
Pubblica Istruzione e di
quello del Tesoro, che pure
avevano letto il loro Platone,
avevanodimenticatoaquanto
pare che solo ai sapienti
poteva essere affidato il
compito di istruire i futuri
sapienti.
Insegnanti
di
second’ordine,
élite
di
second’ordine:
la
meritocrazia non può mai
esser migliore dei suoi
insegnanti.
Le
cose
migliorarono gradatamente
finchéallafinegliinsegnanti
poterono realizzare il loro
ideale di superiorità e di
prestigio.
Uno
dei
provvedimentipiùaccortidel
decennio meraviglioso fu
quello di portare gli stipendi
degli insegnanti di scienze
allo stesso livello di quello
degliscienziatidell’industria;
nonché tutti gli insegnanti di
scuola allo stesso livello dei
loro colleghi scientifici. Le
scuole perciò riuscirono ad
attirare buoni scienziati; ed
ebbero anche il fior fiore
deglialtriinsegnanti.
Lalogicadelsistemapuò
essere rappresentata in una
semplicetabella:
Distribuzione
dell’intelligenzafratipidi
scuolasecondaria(1989)
Tipodi
scuola
Livello Numero
LivelloQ
QI allieviper
insegnant
allievi insegnante
Scuolaper
50-80
subnormali
25
100-105
Secondaria
moderna
81115
20
105-110
Classica
116180
10
135-180
Classicaconvitto
125180
8
135-180
III
Lescuoleconvitto
Il movimento a favore
delle scuole uniche fece
qualcosa di più che
minacciare il livello delle
classiche. Se fosse riuscito
nel suo intento, avrebbe
provocato il rinvio a tempo
indeterminato
dell’indispensabile riforma
delle scuole private. Sapendo
che i figli non avrebbero
ricevuto dalle scuole statali
che
un’istruzione
di
second’ordine, i genitori
forniti di larghi mezzi non
avrebbero
certamente
rinunciato ad acquistare i
vantaggi
dell’istruzione
privata; e l’uguaglianza delle
opportunità sarebbe rimasta
unbelsogno.
La morte della scuola
privata
fu
largamente
preconizzata tra il 1939 e il
1945. Poiché si temeva che
l’impoverimento dei ceti
medi togliesse loro la
capacità di pagare le rette,
alcuni dei più vigorosi
sostenitori delle scuole
private si rivolsero allo Stato
per prevenire la catastrofe.
Non solo si dichiararono
disposti ad accettare un certo
numero di allievi poveri, ma
supplicarono addirittura lo
Stato di pagare per loro5. Il
futuro non fu come lo si
prevedeva:raramenteloè.La
classe media si dimostrò
quanto
mai
resistente;
sopravvisse all’alto carico
fiscale e agli alti prezzi, e
continuòamandareifiglialle
stesse vecchie venerabili
scuole. Verso la metà degli
anni Cinquanta, diciannove
persone su venti con un
reddito di mille sterline
all’anno — una somma
piuttostomiserabilesecondoi
criticidioggi—mandavanoi
lorofigliallescuoleprivate6.
Detto per inciso, tra di esse
figuravano molti “socialisti”.
Come disse Sir Hartley
Shawcross nel 1956: «Non
conosco un solo membro del
partito laburista, che sia in
grado di permetterselo, il
qualenonmandiisuoifiglia
unascuolaprivata,spessocon
grandi sacrifici: non per
snobismo,operperpetuarele
distinzioni di classe, ma
perchéiproprifigliabbianoil
meglio».
Gli allievi delle scuole
private rappresentavano circa
un quarto degli allievi
dell’ultimoannodituttiitipi
discuole,pubblicheeprivate.
Nel complesso, dato che
pagavano di più, fruivano di
una istruzione migliore di
quella che ricevevano i loro
compagnidellescuolestatali.
A giudicare da certi romanzi
e autobiografie, c’era forse
delveroneldettosecondocui
nella scuola privata l’allievo
imparava a diventare un
ragazzo; ma, se così era,
almeno si trattava di un
ragazzo istruito, e quindi più
adattoaoccupareilsuoposto
in una società complessa di
quantononlofosseunuomo
ignorante. Non c’era nulla di
male nel fatto che le scuole
private
impartissero
un’istruzione superiore: anzi
era tanto di guadagnato; il
male stava nel fatto che i
privilegiativenisserosceltiin
baseacriteridiversidaquello
del merito. Infatti venivano
scelti in base al conto in
banca
dei
genitori.
Spudoratamente ereditavano
la loro istruzione, e con
questa la loro futura
posizione nella società che
avrebbero dovuto invece
servire.
In che modo si doveva
abolirequestonepotismo?Fu
un’impresa lunga e amara,
eguagliataforsesoltantodalla
crociatadelsecoloprecedente
per
l’abolizione
della
schiavitù;efuun’impresache
ebbe successo solo perché
l’energia che in precedenza
era stata consacrata alle
scuole uniche fu dirottata e
impegnata in questo compito
più costruttivo. Di anno in
anno, ma specialmente nel
1958, gli appelli del partito
laburistaaffermavanosempre
più decisamente che “i
laburisti non debbono più
esitare ad affrontare la
maggior
fonte
di
ineguaglianza sociale e di
divisione di classe della
nostra società: le scuole
private”. Ma in realtà
esitavano, anche se i capi
laburisti erano anch’essi
colpevoli di aver frequentato
le scuole private. Le scuole
nonpotevanoesserechiuseo
nazionalizzate efficacemente
perlegge;amenodiproibire
aigenitoridispenderedenaro
per i propri figli —
un’interferenza troppo grave
nella vita della famiglia per
esserepoliticamentepossibile
—gliistitutisarebberorisorti
clandestinamente altrove. La
chiusura di una Eton sarebbe
stata seguita dall’apertura di
un’altra Eton. I genitori
dovevano essere ammansiti e
non solo costretti. La
dichiarazione del 1958,
Learning to Live, era
assennata e lungimirante
quando affermava che “i
laburisti ritengono che al
presente nessun progetto di
espropriazione
o
democratizzazione
delle
scuole
private
presenti
vantaggi
sufficienti
a
giustificareunadistrazionedi
fondi pubblici così ingente
come
quella
che
si
renderebbe necessaria. In
avvenire, quando le scuole
sovvenzionate
saranno
migliorate,
quando
il
prestigio delle scuole private
sarà
per
conseguenza
diminuito, e quando saranno
avvenuti
sostanziali
mutamentinelladistribuzione
della ricchezza e nella
pubblica
opinione,
la
questione, in forma mutata,
sorgeràdinuovo”.
Il trionfo finale fu il
risultato di un movimento a
tenaglia. Apposite ricerche
dimostravano che la maggior
parte delle rette per le scuole
privatevenivanopagateconi
capitali. Per timore delle
imposte di successione, le
classi superiori smisero in
larghissima
misura
di
trasferireilpatrimoniodauna
generazione all’altra al
momento della morte. Si era
stabilitalaconsuetudinechei
nonni, quando erano ancora
in vita, trasferissero il
patrimonio non tanto ai figli
quanto ai nipoti, per
l’acquisto di un’istruzione
privilegiata. Le imposte di
successione si dimostravano
impotenti di arrestare questo
abuso che coinvolgeva tre
generazioni; agivano anzi da
incentivo e dovettero venir
integrate da una serie di
imposte sul patrimonio. Il
sesto gabinetto laburista, con
Crosland e Hughs operanti
d’intesa nei due ministeri
chiave, decise di istituire una
grande imposta patrimoniale
e da quel momento in poi
l’imposta sugli aumenti di
valore patrimoniale impedì
l’acquisto di nuove fortune.
Lescuoleprivatenesentirono
subito l’effetto. Quest’ultimo
fu in qualche modo
controbilanciato
dalla
crescente ineguaglianza dei
redditi di lavoro, ma non
tanto da essere neutralizzato.
Nel 1970 la situazione delle
scuole private era certamente
più difficile di quanto fosse
statavent’anniprima.
Più
importante
dell’imposta sul patrimonio
fu il costante miglioramento
dei livelli delle scuole
classiche. Era tutta una
questione, come ho detto, di
biglietti da mille. Perché
Rugby era superiore alla
scuola classica di Walsall?
Molto semplice: perché
Rugbyspendevamoltodipiù
per ogni ragazzo e perciò
aveva insegnanti migliori e
più numerosi. Quando il
denaro destinato a Walsall
aumentòdiparecchievolte—
una parte del gettito
dell’imposta
patrimoniale
venne destinato a nuovi
laboratori e a nuovi edifici
per le classiche — la qualità
dellascuolarisultòmigliorata
al
di
là
di
ogni
immaginazione.
Dal
momento che lo Stato
riusciva
a
comprimere
l’afflussodifondiallescuole
private, e ad aumentare gli
stanziamenti per le proprie
scuole, la vittoria, alla lunga,
era assicurata. I genitori
assediaronoWalsallinvecedi
Rugby, e scoprirono che i
loro
figli
dovevano
concorrere su un piede di
parità con tutti gli altri
ragazzi, e che solo i migliori
venivanoscelti.Soloseifigli
erano troppo stupidi per
meritare l’ammissione a
Walsall essi ripiegavano su
Rugby; ma questa ben
difficilmente poteva restare
unascuoladiprim’ordinesei
suoi allievi erano di
second’ordine. La bilancia
delprestigiofinìperpendere,
gradatamente, ma in modo
decisivo,afavoredellascuola
classicastatale.
Non fu necessario abolire
le scuole private; le migliori
si abolirono da sé. I più
sensibili direttori di scuola
privata cominciarono a
preoccuparsi della stupidità
deiragazzichechiedevanodi
iscriversi, e quando la
tendenzafudeltuttochiara,e
il Tesoro cominciò a
diventare più generoso,
risolsero i loro problemi
negoziando con lo Stato
l’inclusione delle loro scuole
nel ruolo delle “scuoleconvitto
sovvenzionate”,
come venivano chiamate nel
linguaggioufficiale.
Per assicurarsi questa
invidiabile
posizione
dovevano impegnarsi ad
accogliere una maggioranza
di ragazzi scelti, nel modo
normale, dalle autorità locali
nelle elementari. Nel 1972
Eton ridusse l’età di
ammissioneaundicianniesi
impegnò a riservare l’80 per
cento dei posti agli allievi
della Regina, poi diventati,
nel1991,il100percento.Gli
altriseguironolasciadiEton.
FinchégliispettoridiSua
Maestànonconcedevanoalla
scuola convitto un certificato
di efficienza, il che avveniva
solo se i livelli accademici
erano alti almeno quanto
quelli delle scuole classiche
diurne, essa non poteva
venire ammessa nel ruolo.
Tutte le scuole private più
famose — praticamente tutte
quelle che facevano parte
della cosiddetta Conferenza
deiDirettori—venneroaun
certopuntoammesseeaperte
a ragazzi dotati che avevano
bisogno, per una ragione o
perun’altra,dell’istruzionedi
unascuolaconvitto:operché
non avevano genitori, o
perché venivano da famiglie
che
si
spostavano
frequentemente, o perché
vivevano in campagna. Le
altre scuole private, la
maggioranza, furono lasciate
andare per la loro strada.
Dato che non educavano
cervelli di prim’ordine, lo
Stato non si curava molto di
quel che succedeva al di là
delle porte delle loro aule:
purché,
s’intende,
raggiungessero i livelli
minimi di igiene e di
efficienza nelle attività
manuali prescritti per le
scuole secondarie moderne a
cui venivano inviati i ragazzi
qualsiasi. Logicamente le
scuole private, essendo
adesso riservate ai mediocri,
non conferivano più un
cachet sociale, e il numero
dei genitori ancora disposti a
sprecare il loro denaro su di
esse diminuiva di anno in
anno. Questo naturalmente, a
prescinderedagliantroposofi,
dai vegetariani e dagli
anarchici di nuovo stampo, i
quali
erano
tutti
ossessivamente attaccati alle
proprieistituzioniscolastiche.
L’integrazione dei due
tipi di scuola classica rese
possibile molti benefici
mutamenti nel contenuto
dell’istruzione. Era ben nota
l’importanza che le scuole
diurnedavanoallascienza;le
migliori
non
solo
incoraggiavano
la
specializzazione per rendere
possibilelaconoscenzapiena
di almeno un particolare
settore, ma, cosa di gran
lunga
più
importante,
badavano
a
inculcare
quell’atteggiamento
scientifico, esatto, curioso,
indagatore,
scettico,
quell’umiltà di fronte alla
natura ma non di fronte
all’uomo, quell’appassionato
distacco
che
è
l’atteggiamento
moderno
verso la vita. Le scuole
private, meno a loro agio nel
mondo dell’industria, della
tecnologia e della scienza,
davano troppa importanza ad
Atene e troppo poca
all’atomo. Fino agli anni
Sessanta
l’esame
di
ammissione alle scuole
private comprendeva ancora
il latino! Ma non la scienza!
L’istruzione classica ricevuta
dalle classi aristocratiche
inglesifuunodeifattoridella
loro disfatta. Le portò a
sopravvalutare il passato,
Roma e Atene non meno
della propria storia. Favorì
l’accettazione fatalistica del
declino dell’impero romano.
La meritocrazia sostituì
GaltonaGibbon*,edopoche
fu raggiunta la libera
circolazione degli insegnanti
e delle idee, le scuole
classiche persuasero le ex
scuoleprivateadadattarsipiù
completamente a un’età
scientifica. Alcune di loro
impararono la lezione tanto
alla svelta che Eton fu in
effetti la prima scuola a
installare un ciclotrone e
Christ’s Hospital* la prima a
mandareungruppodiragazzi
sullaluna.
Ma il vantaggio non fu
solo per una delle due parti.
L’educazione alla leadership
eral’obiettivodichiaratodalle
scuole private, e il loro
impero fu potente finché i
soldati e gli amministratori
non dovettero soccombere
agli scienziati e ai tecnici.
Con l’integrazione le scuole
classiche
poterono
appropriarsi di quella parte
della tradizione che era
ancora valida, e perseguire
così la loro vocazione di
coltivarel’éliteconrinnovata
sicurezza. Le scuole erano
riuscite a liberare i ragazzi
dalla subordinazione alle
famiglie,creandodeisostituti
agli angusti legami di
parentela. Le classiche ne
avevano ancora più bisogno,
datochemoltideiloroallievi
provenivano da famiglie di
livello culturale inferiore, e
perciò imitarono alcune di
quelle
stesse
tecniche.
Testimoni
oculari
garantiscono la validità del
pieno sviluppo del sistema
del convitto, delle riunioni
regolari in laboratorio e dei
circoli serali e di fine
settimana
per
hobby
scientifici o di altro tipo.
Questi ultimi sono diventati
così attivi che gli adolescenti
nonsentonopiùilbisognodi
passare una parte del loro
tempo libero con le famiglie.
Le loro case sono diventate
semplicementedeglialberghi,
con grande vantaggio dei
ragazzi.
IV
Iprogressideimetodi
dimisurazione
dell’intelligenza
Il successo di queste
riformefuresopossibiledalla
sempre maggiore efficienza
dei metodi di selezione.
Quanto sarebbe stato vano
isolare le scuole superiori
senza avere i mezzi per
identificare gli eletti! Il
progresso, naturalmente, non
avanzò allo stesso ritmo in
tutti
questi
campi
complementari.
Nel
complesso l’isolamento delle
scuole classiche procedette
condifficoltàminoridiquelle
incontrate dalla selezione
degli allievi. Ma quanto più
largamente si riconobbe che
le scuole migliori dovevano
essere riservate ai più
intelligenti,tantomaggioresi
fece la pressione sugli
psicologi scolastici perché
migliorassero
le
loro
tecniche.
Essi
furono
all’altezza. Ancora una volta
lanecessitàgiocòlasuaparte
consueta.
Dopo il 1944 le richieste
di ammissione alle classiche
aumentarono notevolmente
senza che vi fosse però una
corrispondente espansione
della
capienza.
La
concorrenzaeradiventatapiù
aspra; come si dovevano
scegliere i migliori? Il valore
dei reattivi mentali come
guida alla selezione del
personale delle forze armate
era
stato
pienamente
dimostrato durante la guerra,
e sembrò quindi naturale
adottare lo stesso tipo di
metodo per scopi pacifici,
soprattutto in una società
stratificata incline per abito
mentale a riconoscere una
gerarchia di intelligenza una
voltachelesiastataindicata.
Irisultatifurononotevoli:nel
1950,apochiannididistanza
dall’entrata in vigore della
legge, la maggior parte dei
ragazzi
inglesi
veniva
sottoposta a questi esami
prima di terminare la scuola
elementare, e, quantunque si
impiegassero anche altri
metodi di esame, l’alto
quoziente di intelligenza fu
assunto come la qualifica
principale per l’ammissione
all’élite.
La
psicologia
scolastica si conquistò un
posto
centrale
nella
pedagogia, posto da cui
neancheinseguitoèstatamai
deltuttosloggiata.
È però vero che il
progresso fu rallentato nei
successivi
decenni
dall’ostruzionismo socialista.
I propugnatori della scuola
unica attaccavano senza
tregua la separazione degli
intelligenti dagli stupidi, cioè
quello che costituiva il
principale obiettivo degli
esami dell’intelligenza. Dal
loro punto di vista erano
perfettamente coerenti: una
volta accettato il loro
presuppostosecondocuiogni
individuo era, in un qualche
modo mai dimostrato, uguale
a ogni altro individuo, era
egualmentesensatoscreditare
l’efficienza
dei
mezzi
mediante i quali i ragazzi
venivano classificati in una
graduatoria,econdannarnele
conseguenze. Se in realtà un
ragazzononerapiùcapacedi
un altro, allora i reattivi
mentali dovevano essere un
inganno.
I
critici
canzonavano gli psicologi, e
parevano ritenere dimostrata
la loro tesi dichiarando
(peraltro giustamente) che i
reattivi non misuravano, né
potevano
misurare,
quell’astrazione
che
è
l’intelligenza complessiva.
Ma in effetti i critici non
facevanoaltrochecircondare
la questione di ulteriore
confusione verbale. La
confusione era in qualche
misura
inevitabile
(era
accaduto anche con la fisica
nelXVIIsecolo)inunnuovo
ramodellascienzacheurtava
contro forti convinzioni
metafisiche. Come potevano
gli uomini essere uguali agli
occhi di Dio e tuttavia
ineguali agli occhi dello
Psicologo?
I socialisti peggiorarono
ancora di più la confusione.
All’inizio pochissimi profani
erano in grado di capire che
l’intelligenza
non
era
un’astrazione,maunconcetto
funzionale. Gli psicologi non
valutavano
l’intelligenza
complessiva, che non esiste,
ma le qualità occorrenti a
trarre
profitto
da
un’istruzione superiore. Se a
questo insieme di qualità
veniva apposta l’etichetta
“intelligenza”, ciò era solo
per comodità. Il banco di
prova dei reattivi mentali era
empirico:funzionavanoono?
E la risposta era che nel
complesso funzionavano. La
maggiorpartedeiragazziche
otteneva un alto punteggio
nei test rendeva bene anche
nellascuolaclassica.Erauna
questione
schiettamente
statistica: si trattava di
stabilirechel’altoprofittonei
test (che avrebbero potuto
chiamarsi
anche
test
dell’idiozia per quel che
contano i nomi) era in
correlazione7 con l’alto
profitto negli studi della
scuola classica, con l’alto
profitto all’università e con
l’alto profitto nella vita. Si
deve ammettere che gli
psicologieisociologifurono
un po’ lenti nell’escogitare i
test dei test; molti di loro
erano ancora impigliati in
lacci ideologici. Non tutti
erano lucidi come quel
direttore di scuola che
sosteneva che «si dovevano
incoraggiare al massimo le
ricerche intese a collegare il
successo raggiunto in seguito
da uomini e donne scelti a
vari fini, alla diagnosi delle
loro capacità risultante da
esami condotti con metodi
diversi»8. Il suo consiglio fu
pienamenteaccoltosolodopo
moltotempo.
I socialisti non rimasero
isolati. Per qualche tempo
riuscironoascreditarealmeno
in parte il quoziente
d’intelligenza,enelmomento
dellaloromaggioreinfluenza
— negli anni Cinquanta e
Sessanta — impressionarono
vari comitati scolastici locali
alpuntodifargliabbandonare
del tutto i test. Ma il loro
successo era destinato a
durare poco. A ogni nuova
messe di ragazzi, le autorità
dovevano trovare un qualche
sistema per dividere il grano
dalla pula. Come? Se
scartavano
i
test
dell’intelligenza dovevano
ripiegare sui risultati dei
normali esami scritti, e se
scartavano gli esami scritti
dovevano ripiegare sulle
valutazioni degli insegnanti.
E allora s’imbattevano in
difficoltà ancora più grandi.
Gli insegnanti, a onor del
vero, avevano già abbastanza
da fare per dover esser
costrettiasopportareancheil
risentimento di ogni genitore
acuibocciavanoilfiglio.Gli
insegnanti dovevano essere
protetti.
Le
autorità
“progressiste” talvolta si
trovavano di fronte alla
richiesta degli insegnanti di
ripristinare il QI. Inoltre, la
ricerca scientifica dimostrò
senza possibilità di dubbio
che le valutazioni degli
insegnantiegliesaminormali
eranomenoequineiconfronti
dei ragazzi delle classi
inferiori. Inconsciamente gli
insegnanti favorivano il
ragazzoappartenenteallaloro
stessa classe; gli esami
tradizionali
erano
più
favorevoli alle famiglie più
istruite.
I
test
dell’intelligenza,piùliberida
preconcetti, erano proprio
strumenti di giustizia sociale:
undatodifattochenemmeno
i più fanatici socialisti di
quell’epoca
potevano
totalmenteignorare.
I socialisti più moderati,
anch’essi
infetti
di
misticismo, ma in modo
meno virulento, si stordivano
con la convinzione che
l’efficienza della selezione
sarebbe rimasta sempre
talmente bassa che molti
ragazzi intelligenti avrebbero
continuato a scivolare fuori
dalle maglie della rete.
Naturalmente non osavano
farsi pubblicamente paladini
della selezione inefficiente, e
sostenere che fosse un bene
negare ad alcuni ragazzi
intelligenti la possibilità di
svilupparsi; ma in privato,
quando ciò accadeva, se ne
dichiaravano soddisfatti. Essi
erano i cattolici occulti nella
cittadella protestante. In un
periodo in cui si stava
uscendo
dalla
società
premeritocratica ciò era un
felice adattamento, una fonte
diserenitàpersonale,chenon
costituivaperòunostacoloal
progresso. Ma era la
tranquillità dello struzzo.
Questi mistici moderati
avrebbero dovuto sapere che
nonsipuòarrestarelamarcia
della scienza; o piuttosto, dal
momento che lo sapevano,
avrebbero dovuto trarne le
conseguenze. Dopo che si
cominciò
a
studiare
sistematicamente
il
comportamento
umano,
dimodoché le conoscenze,
una volta acquisite, si
integravano a vicenda, nulla
poté arrestare il costante
progresso delle tecniche per
esaminare
e
scegliere,
attraverso gli esami stessi, i
portatori di combinazioni
diversedigeni.
Il progresso fu, come
sempre, ineguale, e a periodi
di stabilità succedettero
improvvisi balzi in avanti.
L’uomo dovette attendere la
svoltadelsecolofinoal1989.
Molto prima di allora i
“cibernetici” si erano resi
conto che l’uomo avrebbe
capitoassaimeglioilproprio
cervello se fosse riuscito a
imitarlo. A misura che gli
uominidiventavanopiùsimili
a macchine, le macchine
diventavano più simili agli
uomini, e quando furono
costruite macchine che
imitavano le persone il
ventriloquo finalmente capì
sestesso.Icriterimoderniper
stabilire la capacità mentale
risalgonoaquell’anno;infatti
non appena si comprese che
anche a una macchina si può
esaminare
e
valutare
l’intelligenza,propriocomea
un cervello umano, fu
possibile stabilire un’unità
comune di misurazione.
Pamela, la calcolatrice ϖ del
Laboratorio nazionale di
fisiologia,diventò,conilsuo
costante QI di 100, lo
standard
nazionale
riconosciuto, e tutti i quesiti
diesamevenivanopostialei
primadiesseredistribuitialle
scuoleeadaltricentri.
Assai prima del 1989 gli
psicologi erano riusciti a
identificare i problemi da
risolvere. Essi compresero
che il cervello non era
separabile
dall’economia
biochimicadell’individuopiù
diquantolofosserogliorgani
sessuali, e che l’individuo
non
era
separabile
dall’ambiente sociale e fisico
incuivivevapiùdiquantolo
fosseroisuoipolmoni.Molte
personedigrandeintelligenza
potenziale erano impedite di
farne uso da un’ansietà
dovuta a disturbi psichici. Di
fronte a un ambiente
sfavorevole
alcuni
mostravano
scarsa
intelligenza, altri molta
intelligenza. Ecco quindi i
lunatici del QI, ossia quelli
che presentano un QI di 140
in certi momenti e di 90 in
altri,enonsoloquandosono
innamorati o prima di
colazione: un male che pare
colpisca alcuni dei maggiori
esponenti del partito dei
Tecnici.
Gli
psicologi
affrontarono il compito di
portare il reale più vicino al
potenziale.
I
progressi
terapeuticifuronounbenefico
sottoprodotto della selezione
scolastica.
IlcomitatoSpensaffermò
nel 1938 che è “possibile
prevedere con una certa
precisione già nell’infanzia il
livello finale delle facoltà
intellettuali di un fanciullo”.
Questo è vero ora; non era
vero a quel tempo. Non
sorprende che si avessero
reazioni così risentite quando
ai reattivi fondamentali gli
individui venivano sottoposti
una volta sola, all’età di
undici anni! Dai risultati
conseguiti da un individuo a
quella precisa età dipendeva
seeglisarebbeononsarebbe
andatoallascuolaclassica.Se
andavamalepoteva,inteoria,
riprovare più avanti. Ma
questo in pratica accadeva
assai di rado. Chi si
sviluppava lentamente, si
sviluppava troppo tardi. Il
ragazzo, o la ragazza, che
manifestava
la
sua
intelligenza a quattordici
anni, era ben fortunato se
riuscivaafarsitrasferiredalla
moderna alla classica. Di
solito veniva inserito tra gli
stupidi e classificato con
questi per il resto della sua
vita. Era una crudele
ingiustiziaversol’individuoe
uno spreco scandaloso per la
società:atalpuntocheinuna
certa misura le scuole uniche
finivano addirittura per far
del bene facilitando agli
individui il trasferimento da
un settore all’altro. Si sapeva
che in alcune persone
l’intelligenza raggiungeva il
suo apice all’età di dodici
anni, e in altre veniva
sfruttata completamente solo
dopoitrent’anni:masiagiva
come se non lo si sapesse.
Quando questa verità venne
completamenteassimilata,gli
educatori cercarono, con
crescente successo, di fare in
modo che la valutazione
dell’intelligenza continuasse
durantelavitascolastica.IQI
venivano accertati a sette,
nove, undici, tredici e
quindici anni d’età, e a ogni
fase l’individuo il cui
punteggiorisultavapiùaltodi
quanto fosse stato in
precedenza
veniva
allontanatodaisuoiinferiorie
messo insieme ai suoi pari.
Tuttavia coloro la cui
intelligenzasisviluppavasolo
dopo la fine del corso
scolastico sfuggivano del
tuttoallaretedellaselezione.
Ancora negli anni Ottanta un
uomo che si fosse svegliato
improvvisamente all’età di
venticinqueanniincontravale
più grosse difficoltà a
ottenere
il
giusto
riconoscimentodellesuedoti.
Ed è qui che lo sviluppo
moderno
dell’educazione
degli adulti si è dimostrato
così decisivo. La scuola
arrivò a durare tutta la vita.
Sullo scorcio del secolo il
diritto di ognuno a essere
giudicato secondo la sua
intelligenza fu onorato non
più soltanto nei casi
eccezionali. Da ultimo si
riconobbe che, per un senso
di elementare giustizia,
nessun uomo o ragazzo
dovesse essere giudicato
stupidofinchénonfossestato
provato tale. L’individuo era
presunto sempre intelligente.
Perciò qualsiasi persona di
qualsiasi età aveva diritto, e
anzi veniva incoraggiata, a
sottoporsi ogni cinque anni a
un riesame presso un Centro
regionalediEducazionedegli
adulti e, se le sue speranze
erano
fondate,
invariabilmentelevenivaresa
giustizia. La copia della sua
Scheda
d’Intelligenza
Nazionale in possesso della
direzione centrale veniva
distrutta e sostituita da una
nuova scheda contenente il
punteggio del riesame, in
modo che nessun datore di
lavoro (o fidanzata) che
richiedesse in via ordinaria i
punteggi del suo QI e della
sua capacità sarebbe mai
venuto a conoscenza della
posizione più modesta in
precedenza
occupata
dall’interessato. Inoltre i
tribunalideciserochenessuno
aveva l’obbligo di indicare
altro che il QI corrente nella
sua dichiarazione per il Chi
è?. Un riesame positivo era
davvero un ricominciare da
capo.
Indubbiamente tutto ciò
ha creato delle difficoltà.
Alcuni ragazzi sono diventati
eccessivamente ambiziosi a
favore dei propri genitori e
hanno esercitato su di loro
esagerate pressioni perché si
sforzassero di ottenere una
riclassificazione.
Si
è
cominciato
a
studiare
avidamente montagne di libri
sull’allevamento dei genitori.
Alcuni
operai
hanno
manifestato gelosia quando
certilorocompagnidilavoro
piùanzianisonostatimandati
all’università o alla scuola
secondaria superiore. Ma nel
lungo periodo di transizione,
in cui si è svolto il processo
di miglioramento dei metodi
di selezione, gli svantaggi
sono stati di gran lunga
compensati dai vantaggi.
Naturalmente
oggi
gli
psicologi hanno affinato i
loro metodi a tal punto da
poter tener conto della
maggior
parte
degli
imponderabili che ritardano
lo sviluppo e da prevedere
non solo il quoziente
d’intelligenza, ma anche le
età in cui questa darà i suoi
frutti. Ma per quanto
inebriantesiailprogressoper
ogni persona dotata di
mentalità scientifica, si deve
riconoscerechelediscussioni
cuiessohadatoluogohanno
portato acqua al mulino dei
criticidell’ordinecostituito.
V
Sommario
In questo capitolo ho
tracciato per sommi capi la
grande storia della riforma
scolastica.
Il
governo,
finalmente pervenuto a un
senso moderno dei valori,
riconobbe che nessuna spesa
era più vantaggiosa di quella
destinata alla produzione di
intelligenza. L’avarizia si
convertì in munificenza, agli
insegnanti e agli edifici
scolastici fu data la priorità
nell’impiego del reddito
nazionale. L’indipendenza
delle scuole classiche fu
mantenuta.Lemiglioriscuole
privatevennerofuseconesse
e le due si fecondarono a
vicenda. A fondamento del
nuovo sistema si posero
metodi di identificazione
dell’intelligenza
che
divennero
sempre
più
efficaci. Con l’inizio degli
anniOttantalebasidelnostro
attuale sistema scolastico
eranostategettate.
Il progresso fu possibile
perché, come ho spiegato nel
capitolo
precedente,
i
socialisti in quanto forza
organizzata crollarono. Non
fu così però dei sentimenti
che essi esprimevano. Tutti i
bambini manifestano un
istinto socialista, e alcuni di
lorononsuperanomaiquesta
fase.Mailnucleoirriducibile
degli egualitari psicologici
chenonguarisconomaidalle
invidiecontrattenellanursery
diventa un pericolo per lo
Statosoloneimomentiincui
si aggrega a esso un gran
numerodialtrepersonelecui
speranzesianostatestroncate
nella vita adulta. Gli anni
Sessanta furono uno di quei
momenti, e lo è anche il
tempo presente. Gli individui
si sentivano frustrati allora
perché essi (o i loro figli)
venivano
privati
di
quell’istruzionesuperiorealla
quale credevano di aver
diritto; si sentono frustrati
oggiperlastessaragione,ma
non tanto a causa della
segregazione praticata nelle
scuole(aquestoperlopiùci
si è abituati) quanto perché
sentonosostenerecheiCentri
regionali per l’educazione
degli
adulti
sarebbero
sopravvissuti alla loro utilità.
I Centri ormai sono molto
apprezzati da alcuni dei
tecnici più capaci, cioè
propriodaquellepersoneche,
quantunque
di
bassa
condizione, possiedono quel
tanto d’intelligenza che gli
consente — e gli ha
consentito in passato — di
essere il perno di ogni
movimentorivoluzionario.La
chiusura dei Centri regionali
nonsarebbeperciòunamossa
destinata
a
provocare
malcontento? Se la mia
analisiègiusta,questanuova
tendenza,comespiegheròpiù
ampiamenteinseguito,èuna
delle ragioni fondamentali
dellerecentiagitazioni.
* British Union of Grammar
School Attenders, il sindacato
degli studenti delle scuole
classiche(N.d.T.)
* Termine lievemente spregiativo
concuiisudamericaniindicanogli
stranieri, e specialmente gli angloamericani(N.d.T.)
* Joseph Lancaster, educatore
quacchero, inventò un sistema di
istruzione che applicò in una
scuoladaluifondata.Morìpovero
eindebitato(N.d.T.)
*Gibbonèfamosoperlasuaopera
indiecivolumiDeclineandFallof
the Roman Empire. Galton (18221911)
è
il
fondatore
dell’eugenetica. Sosteneva la
necessità di ridurre la prolificità
degli incapaci e di incrementare
quelladeicapaci(N.d.T.)
* Altra famosa scuola privata
(N.d.T.)
Capitolo4
Dall’anzianitàal
merito
I
Laclassedeglianziani
Per un cinquantennio le
scuole furono bersaglio di
riforme, e a ragion veduta: i
risultatifuronobrillanti.Mai
riformatori come sempre si
dimostrarono (forse era
necessario)troppounilaterali.
Si fissarono sulle scuole a
esclusione di ogni altra cosa,
con il risultato preoccupante
chepermoltiannil’efficienza
concuilamanodoperaveniva
impiegata nell’industria restò
molto
indietro
rispetto
all’efficienza con cui veniva
impiegata nella scuola. I
nostri avi non si rendevano
pienamente conto del fatto
chelapromozionepermerito
degliadulti,contuttociòche
questo
implicava
per
l’organizzazione industriale,
era necessaria quanto la
promozione per merito dei
ragazzi. Una società che
riconosceva
i
diritti
dell’ingegnonellescuole,ma
non nell’industria, era come
una famiglia divisa contro il
proprio
interesse.
Non
comprendevano appieno che
una volta abolite le caste, o,
piuttosto,unavoltaconvertite
le caste nelle moderne classi,
restava ancora un’altra
categoria di persone da
neutralizzare: la classe degli
anziani. Non capivano che
tenere un individuo inadatto
in una posizione di potere
solo perché anziano era
funesto quanto tenere un
individuo inadatto in una
posizione di potere solo
perché i suoi genitori
appartenevano alla classe
superiore. In una società
apertaipochielettitraimolti
chiamati debbono esser eletti
per merito; l’età è un
principioirrilevantequantola
nascita.
Nella storia umana i
vecchi sono stati la classe
dirigente più duratura: una
volta insediatasi al potere,
ogni
aristocrazia,
ogni
plutocrazia,ogniburocraziaè
sempre stata anche una
gerontocrazia; e persino in
democrazia il governo del
popolo, sul popolo, per il
popolo ha voluto dire
governo degli anziani, sui
giovani, per gli anziani.
Nell’epoca
preindustriale
l’autocrate
dell’azienda
agricola non spartiva la sua
autorità con alcun maestro di
scuoladurantelafanciullezza
dei figli, e anche quando
diventavano
adulti,
conservava su di loro un
dominio temperato solo dal
timore che tormentandoli
troppo
avrebbe
potuto
incorrere nella sorte di re
Lear.
Dopo
l’avvento
dell’industria
i
padri
continuarono a fare del loro
meglio per agevolare il
progresso dei propri figli
rispettoaifiglideglialtri,ma
giammairispettoasestessi;e
a questo fine la solidarietà
dell’anzianità
trasformava
tutti i padri in una banda di
fratelli.
Dopo
il
consolidamento della nuova
éliteipadrinonpoteronopiù
ottenere privilegi per i propri
figli, ma continuarono a fare
del loro meglio per evitare
che i figli degli altri, per
quanto intelligenti fossero,
raggiungessero una posizione
di supremazia nei loro
confronti.
Lameritocrazia,inbreve,
minacciava di diventare
ancora una volta una
gerontocrazia. Se questo
pericolo non fosse stato
scongiurato, la rivoluzione
intellettuale sarebbe rimasta
incompiuta.
Riformata l’istruzione,
taluni credettero di essere
entrati nel millennio. I primi
della classe tendevano a
riposare
sugli
allori.
Entravano,comechisirifugia
inunporto,incarriereancora
governate da una mentalità
corporativa. Si lasciavano
guidare dagli anziani della
loro
categoria.
Si
confortavano con il pensiero
che continuando a fare
attraversolesuccessivetappe
d’età lo stesso regolare
progressocheavevanofattoa
scuola, a tempo debito
sarebbero diventati a loro
voltadeglianzianiinviolabili.
Solo la realtà spietata del
mondo
moderno
poté
scuoteregliindividuidalloro
torpore
e
scatenare
nell’industria, come già nella
scuola, la competizione. Per
poter unire il meglio
dell’Inghilterra — il nostro
sistema per i fanciulli — al
meglio dell’America — il
loro sistema per gli adulti —
laconcorrenzadovevadurare
tuttalavita.
II
Lefabbrichecessano
diesserescuole
Fino alla guerra contro
Hitler,eperalcuniannidopo
la
sua
conclusione,
l’istruzione determinava le
prospettive di promozione
quasi nella misura in cui le
determinanelnostrotempo.Il
lavoratore manuale che
lasciava la scuola all’età
minima consentita restava di
solito per tutta la vita un
lavoratore manuale, e al
massimo poteva sperare di
diventare capo-reparto o
capo-officina; o, se era
fortunato, e prendendo
un’altra
via,
segretario
generale di un sindacato.
L’ambizioso costretto a
lasciare prematuramente la
classica poteva diventare
direttore di stabilimento,
colui che aveva studiato da
computista poteva diventare
contabile. In quasi tutti i
luoghi di lavoro era
praticamente
impossibile
trasferirsidallacarrierascelta
in
partenza
in
base
all’istruzione a un’altra
carriera che portasse più in
alto: il capo-officina restava
un capo-officina, invece di
ricominciare dalla carriera
che porta a direttore di
stabilimento; il contabile
restava un contabile, e non
concorreva alla carica di
amministratore. L’istruzione
determinava il livello di
inserimentonell’industria,eil
livello
di
inserimento
determinava il punto di
arrivo.
Se le scuole fossero state
razionalizzate,
questa
struttura sarebbe andata
abbastanza bene. Ma dal
momentochenélaqualitàné
la quantità dell’istruzione
venivano ancora determinate
secondo l’intelligenza, molti
ragazzi dotati lasciavano la
scuola troppo presto, e molti
stupidi la lasciavano troppo
tardi.Unaminoranzadidatori
di lavoro più avveduti,
seguendo
il
modello
dell’amministrazione statale
che ho già descritto, si
adoperaronopercorreggerele
ingiustizie
del
sistema
scolastico e trarne nel
contempounvantaggioperse
stessi. Essi diedero ai loro
dipendenti più intelligenti la
possibilità
di
elevarsi
all’interno dell’azienda in
luogodellepossibilitàperdute
ascuola.Neicasipiùestremi
(epernoipiùridicoli),questa
consuetudine consentiva al
ragazzo che serviva il tè ai
lavoratori manuali, e al
fattorinodell’ufficio,disalire
fino
al
consiglio
di
amministrazione. Le prime
industrie nazionalizzate si
sforzarono di eguagliare
almeno
l’amministrazione
statale. Nelle ferrovie, ad
esempio, un impiegato
d’ordine, sempre che si fosse
deciso a compiere il passo
quand’era ancora molto
giovane, poteva trasferirsi
dalla carriera impiegatizia
d’ordine a uno dei posti più
bassi
della
carriera
impiegatizia di concetto.
L’industria elettrica era
ancora più illuminata: “Si
ritiene che i dipendenti del
settore facciano parte di una
sola carriera, nella quale
progrediscono, a misura che
si creino posti vacanti, in
apertaconcorrenzaesecondo
l’esperienza e l’attitudine a
ricoprire un determinato
incarico”1.
È
una
dichiarazione divertente, dal
momento che la prassi si
discostava alquanto dalle
prescrizioni, ma ad ogni
modo dà un’idea di come si
pensava che le cose
dovessero andare. Alcuni
industrialieranocosìfieridei
loro sistemi di promozione e
piani di carriera che
preferivano
prendere
direttamente i ragazzi dalle
scuole e prepararli sul lavoro
anziché reclutare laureati.
Questo atteggiamento era
deplorevolmente diffuso tra
gli alti dirigenti che non
avevano
frequentato
l’università; naturalmente in
queitempiremotieranomolti
questi uomini “venuti dalla
gavetta”. La vergogna della
scuola era l’orgoglio della
fabbrica.
L’inizio della seconda
fase, che è durata fino al
nostro tempo, viene fatto
risalire di solito agli anni
Cinquanta. Occorsero dai
dieci ai vent’anni perché gli
effetti della legge del 1944
fossero sentiti diffusamente
dall’industria.
Pochi
industriali furono pronti
quanto Eric James ad
afferrarne il significato:
«L’industriaeilcommercio»,
dichiarò Sir Eric, «non
potranno più reclutare a
quindici o sedici anni di età
dei ragazzi che, come in
passato, abbiano la capacità
di farsi strada fino alle
posizioni più alte della
dirigenza»2.
Con il passare del tempo
solo gli industriali più
ottenebrati non riuscirono a
capire questa lezione. La
dimostrazione
pratica
arrivava puntualmente alla
fine di ogni anno scolastico.
Quali che fossero per i
ragazzi della secondaria
moderna le possibilità di
salire lungo la scala
dell’industria, la dura realtà
era che quelli di loro capaci
di farlo erano sempre meno
numerosi. Le classiche
trattenevano
i
ragazzi
promettenti
che
nelle
generazioni
precedenti
sarebbero
probabilmente
entratinell’industriaall’etàdi
quindici anni; e i più capaci
dei
capaci
andavano
all’università.Datocheilsolo
pianodicarrierachecontasse
era quello scolastico, i
capitanid’industriadovevano
adattarsiaesso.Oriuscivano
ad attirare un’aliquota di
diplomati della classica, e un
pizzico di laureati; o i loro
affari sarebbero andati a
catafascio.
Per
poter
alimentare gli alti gradi
direttivi dovevano trarre le
nuove leve dall’istruzione
superiore, anche se ciò
significava
urtare
nell’opposizionedeisindacati
all’assunzionediestranei,ein
particolar modo di estranei
istruiti. I dirigenti sindacali
sostenevano, nell’interesse
dei loro iscritti, che la
persona venuta dalla gavetta
lavorando
sodo
era
fondamentalmente superiore
a quella di formazione
puramente accademica. Ma
questo accadeva prima che
l’istruzione si conquistasse
quel grande rispetto di cui in
seguitohagoduto.Latesiera
ovviamente una sciocchezza:
per salire in alto non c’era
strada più dura della scuola
classica.
La consapevolezza che la
penuria di ingegni era la più
grave di tutte alimentava la
concorrenza tra i dirigenti
aziendali.
Secondo
un
rapporto dell’epoca, già
qualcheannodopoil1944“al
secondoannodiuniversitàun
giovanottoavevagiàricevuto
da una grande azienda
l’offerta di un posto a 750
sterline l’anno per quando
avesse preso la laurea, e
veniva
assiduamente
corteggiato
da
un’altra
grandissima azienda, il cui
amministratore delegato lo
invitavaapranzo”3.
E questo è niente in
confronto a quello che
successe dopo; ben presto
ogni azienda lungimirante
cominciò a mandare squadre
di cercatori di talenti a
rastrellare le università e le
classiche: e a parecchi
professori di scienze e
docenti
universitari
si
cominciarono
a
offrire
onorari per fornire regolari
segnalazioni degli studenti
promettenti.
I
giornali
traboccavanodiappellirivolti
dalleindustrieaglistudiosi;le
riviste
universitarie
si
ingrandivano continuamente
grazieaiproventidegliavvisi
pubblicitari. Talvolta questa
caotica concorrenza era
sleale, come sostenevano
molte
associazioni
di
categoria, e talvolta diede
luogo a soprusi. Alcuni
capaci allievi delle classiche
vennerodissuasidalportarea
termine gli studi mediante
l’offerta
di
generosi
apprendistati, e altri vennero
indotti a non frequentare
l’università dalle pressioni di
facondi cercatori di talenti
che promisero loro non
soltanto
alti
stipendi
immediati, ma la frequenza
all’università, in un secondo
tempo,aspesedelladitta.Gli
onorari e i contributi alle
spese di ricerca non erano il
modo migliore di aumentare
gli stipendi degli insegnanti
dimateriescientifiche.
La NUS (National Union
of Students) e la BUGSA
dovettero proteggere i propri
iscritti,enel1969ilministero
della Pubblica Istruzione e la
Federation
of
British
Industries concordarono il
Codice delle Norme per
l’Utilizzazione dei Prodotti
dell’Istruzione Superiore. Ma
questo, pur essendo un
tentativo degno di lode, si
dimostrò così inefficace in
praticacheilcontrollostatale
sulla destinazione delle
risorse intellettuali divenne
una necessità indilazionabile.
Dopo che venne istituito, si
riuscì in generale a far
rispettare
le
priorità.
Un’efficace pianificazione
dell’intelligenza è necessaria
nonsoloaporrefineauntipo
di concorrenza tra le aziende
che comporta gravi sprechi,
ma anche ad assicurare al
governo un potere strategico
di
controllo
sull’intera
economia.
III
Sfidaall’età
L’industria
cedette
abbastanzadibuongradoagli
insegnanti la funzione di
selezionare i giovani da
avviare alla carriera di
dirigente, non appena si rese
conto che per sopravvivere
eraessenzialecedere.Daquel
momento in poi la maggior
parte di coloro che all’età di
diciannove o vent’anni
entravano
nelle
sfere
superiori dell’industria, del
commercioedelleprofessioni
furono veramente la crema
delle rispettive classi d’età. I
futuri dirigenti venivano
scelti in base al merito
attraverso
la
selezione
concorrenziale delle scuole.
Ma a quel punto — finché
durò questo periodo di
transizione — la libera
concorrenza si arrestava.
Dopo che era entrato in
fabbricaoinufficio,ilnuovo
venuto non aveva più modo
di misurarsi contro tutti gli
altri nella corsa alle
promozioni. Non gli era più
consentito, neanche dopo
aver speso vari anni a
imparare il mestiere, di
affrontare
in
aperta
concorrenza persone molto
piùvecchiedilui.Finchéera
giovane, fosse anche stato
capace come Henry Ford o
Lord Nuffield, egli doveva
accontentarsi di essere al
massimo
un
giovane
dirigente. La promozione a
tutti i posti più importanti
avveniva
ancora
per
anzianità; e la regola era
applicata così rigorosamente
chesenzaunagrandefortuna
anche i più preparati non
potevano
sperare
di
raggiungere il sommo della
scala prima dei cinquanta o
dei sessant’anni. La storia
dellaterzaepiùrecentefaseè
la storia del modo in cui il
principio dell’anzianità è
stato gradualmente sostituito
dal principio del merito, e
l’industria
è
stata
riorganizzata sul modello
dellescuole.
Anche in questo caso
stentiamo a capire quanto
fosse fortificata la posizione
incuistavanoarroccatiaquel
tempo i vecchi, specialmente
in Gran Bretagna. La
posizioneattribuitaall’etàera
stata collegata in passato alla
posizione derivante dalla
nascita, ma era molto meno
facile screditarla. Verso la
metà del secolo scorso era
estremamente
raro
che
qualcuno
prendesse
apertamente le difese del
sistema ereditario. Non si
pensava più che i legami di
parentela conferissero dei
meritiaunapersona.Mal’età
sì. I diritti dei vecchi non
avevano bisogno di essere
pubblicamente proclamati,
poiché generalmente erano
dati per scontati. L’età era
considerata con deferenza
proprio in quanto tale, e non
si sentiva nemmeno il
bisogno
di
ammettere
l’esistenza di un dilemma
quandodaunlatosiparlavaa
favore della promozione per
merito e dall’altro si agiva a
favore della promozione per
anzianità. Si risolveva il
dilemma, prima ancora di
porlo
correttamente,
sopravvalutando
enormemente
il
valore
dell’esperienza, che veniva
considerata come un puro
prodottodell’età.Neerastata
fatta addirittura una mistica:
si diceva “Sì, ma ha più
esperienza”, come se questa
fosse l’ultima parola. Il
rispettoperl’etàvigevacome
norma della società allo
stesso modo del rispetto per
l’aristocrazia dal quale era
derivato.
Seniores priores: non v’è
testimonianza più probante
dell’influenza di questo
principio di quella offerta
dalle scuole. Queste ultime
indebolirono la propria
funzione
di
progresso
sostenendo
proprio
il
principio con cui per loro
stessa natura erano in
contrasto.Iprefettieranouna
delle caratteristiche più
tipiche delle vecchie scuole
private. Questi prefetti erano
ragazzi degli ultimi anni del
corso, i quali esercitavano
quotidianamente un’autorità
sui loro compagni più
giovani, alcuni dei quali
venivano
scelti
come
“famigli” per servirli. Il
compito di mantenere la
disciplina veniva in gran
parte affidato ai prefetti, che
avevano il potere di imporre
l’obbedienza
picchiando
qualsiasi ragazzino che
incorresse
nella
loro
disapprovazione. Il sistema
dei prefetti purtroppo fu
adottato anche dalle scuole
classiche: di conseguenza il
riguardo che i ragazzi più
piccoli avevano per i più
grandi si convertì in un
timore reverenziale che
spesso durava tutta la vita. I
vecchi, consentendo ai
giovani di avere un’autorità
solo quando non costituiva
unaminacciapersestessi,in
sostanza proteggevano il
proprio potere da future
contestazioni. L’abolizione
dei prefetti fu una riforma
importante che ebbe inizio
nelle
scuole
miste
“progressiste”,epoisidiffuse
ancheinquellepiùortodosse.
Lo spazio non mi
consente di ricostruire i
mutamenti
sottili
e
infinitesimali che hanno
concorso a creare un nuovo
spirito; mi limiterò a
individuare alcune reazioni
chedaultimosidimostrarono
troppo
forti
per
la
gerontocrazia.Leconsidererò
brevementeunadopol’altra.
1) Pressione da parte dei
giovani.
Unconcretoprogressoera
impossibile fintantoché i
giovani
non
avessero
conquistato una maggiore
fiducia in se stessi. Finché
accettavanoilpredominiodei
vecchi non c’era speranza di
uno
spostamento
nella
distribuzione del potere,
proprio come non v’era stata
speranzadimutamentofinché
la superiorità delle classi più
elevate nel sistema ereditario
era stata riconosciuta da
quelle inferiori. Il diritto dei
vecchi al potere doveva
esseremessoindubbioconlo
stessovigoreconcuierastata
messaindubbiolalegittimità
dell’ereditarietà, e per la
stessa ragione. L’ereditarietà
fudenunciataperlasemplice
ragione che un paese
industriale in sviluppo,
impegnato nella concorrenza
conaltripaesi,nonpotevapiù
permettersi il lusso di avere
dirigenti di second’ordine; le
necessità
dell’economia
riplasmarono la società.
Questa campagna non cessò
con la prima vittoria, ma fu
ritorta contro i vecchi. I
membri di ogni nuova
generazione si rivoltarono
contro i loro maggiori; i
giovani
coraggiosi
si
opposero alle pretese dei
vecchiinvecediassecondarle
per carpirne i favori. Alcuni
invocarono la distruzione
dell’ordine costituito; altri,
più
costruttivamente,
tentarono di rimuovere gli
ostacoli
al
proprio
avanzamento. I più ribelli
intuironocheilprogressopiù
rapido si verifica quando i
vecchisonocostrettiacedere
il potere prima della
conclusione del loro ciclo
vitale: l’essenza di ogni
rivoluzione
sociale
è
l’anticipazione
del
trasferimento dell’autorità da
una generazione all’altra. I
più saggi capirono che il
progresso più sicuro è quello
del topolino: rodere l’ordine
costituito
invece
di
slanciarvisi
contro.
La
politicamiglioreeraquelladi
criticare in maniera empirica
il valore di singoli anziani
anziché la categoria nel suo
insieme.
I giovani ebbero il
successo che sappiamo nel
contrastare la consuetudine
privata in quanto avevano a
loro sostegno le risorse della
cultura
pubblica.
Essi
proclamavano che i giovani
in generale avevano diritto,
sulla base del merito, a un
trattamentomigliorediquello
che ricevevano. Avevano
assolutamente ragione. In
ogni società in rapida
trasformazione i giovani si
trovano a loro agio più dei
vecchi:imparareperlaprima
volta gli riesce più facile che
ai vecchi disimparare, e poi
imparare di nuovo, per una
seconda o terza volta,
soprattutto
quando
la
nostalgia
della
propria
giovinezza li rende poco
disposti perfino a tentare.
Questodiventatantopiùvero
quando
le
scuole
progrediscono ancor più
rapidamente della società di
cui fanno parte. Allora i
ragazzi non solo imparano
cose diverse, intonate alle
necessità del loro tempo
(particolarmente quando gli
insegnanti sono giovani
anch’essi); ma imparano
anchedipiù,perchéillivello
è più alto e i metodi
pedagogici sono migliori. Si
paragoni il ragazzo che
impara oggi la fisica a un
anzianocheabbiafrequentato
lastessauniversitàneglianni
Ottanta, prima ancora che
Shag
fosse
nato.
Il
mutamentoècosìdrammatico
che in realtà non si tratta più
nemmeno
della
stessa
materia. A parità di capacità
naturali,nonv’èalcundubbio
su quale dei due debba
ricoprire un posto importante
neilaboratori,poniamo,della
sede centrale dell’Istituto di
Eugenetica.Hodetto“aparità
di capacità naturali”: ma
naturalmente
ciò
è
improbabile. Non è soltanto
nel contenuto dell’istruzione
superiore che si sono fatti
progressi; i metodi di
selezione di coloro che
debbono beneficiarne sono
migliorati almeno altrettanto
rapidamente.
Fino
a
pochissimo tempo fa ogni
leva dell’élite ha mostrato di
possedere maggiore capacità
innata della leva precedente;
il laureato del 2000 ha
dimostrato di avere più
ingegno, oltre che migliore
preparazione,dellaureatodel
1990; quello del 2010 più di
quello del 2000. La
rivelazionecheillaureatodel
2020 era solo di poco
superioreallaureatodel2010
è stato appunto uno dei fatti
sconcertanti che hanno
contribuito a provocare la
presenteagitazione.
2) Appoggio da parte
deglianziani.
Non c’è mai stata una
divisione rigida tra giovani e
vecchi:lelineediclassesono
rimaste sempre indistinte.
Certi
giovani
faciloni
facevano buona accoglienza
alla stratificazione basata
sull’età per amor del quieto
vivere, per non doversi
sentire spronati a concorrere
con i loro coetanei. Certi
anziani, d’altro canto, erano
dei “traditori del loro gruppo
d’età”. L’osservanza della
promozioneperanzianità,pur
rispondendo
all’interesse
della maggior parte degli
anziani, non li ha mai
riguardatidavverotutti.
Quasitutteleoccupazioni
non manuali erano graduate
secondo l’anzianità. Un
impiegato di banca, ad
esempio, partiva dal basso e
poiognitantianniconseguiva
unaumentodistipendioeun
miglioramento di posizione,
finché a un certo punto
diventava cassierecapo o
magari direttore di agenzia.
Ma se perdeva il posto,
poniamo,
all’età
di
quarant’anni—ilchepoteva
avvenire senza sua colpa,
magari
per
effetto
dell’automazione4 — che
cosa poteva fare? In seguito
alla prima legge laburista
sulle pensioni nazionali di
vecchiaia, poteva portarsi via
almeno la pensione. Ma non
la sua posizione. Se cercava
dientrareinun’altrabanca,o
inunimpiegocompletamente
diverso, su quale gradino
della scala della carriera
doveva mettere i piedi? Se
ricominciava dal punto di
partenza, subiva la perdita di
tutti i miglioramenti che
aveva ottenuto nel corso di
vent’anni. Se entrava allo
stesso livello di altri
quarantenni, occupava un
posto agognato da un altro
impiegato trentacinquenne.
Maquestasoluzionedisolito
veniva resa impossibile
dall’opposizione di tutti gli
impiegati più giovani che si
trovavanonellastessalineadi
promozione. Poiché i vecchi,
per proteggersi, insistevano
sulla
promozione
per
anzianità, non potevano
mutarerottaquandolostesso
principio veniva invocato dai
giovani, in forza delle loro
prospettive di lenta ma
costante
ascesa.
Di
conseguenza i vecchi erano
sicuri
solo
fintantoché
restavano
nello
stesso
impiego: la paura del
licenziamento che coglieva
gli uomini di mezz’età era
una delle cause principali
della prudenza che portò la
stagnazioneinmolteaziende.
Avevano terrore del grido
“troppo
vecchio
a
quarant’anni”; una massima
temuta da tutti fuorché dagli
individui
eccezionalmente
brillanti,chenessunabarriera
d’etàpotevaarrestare.
Talvolta le persone non
più giovani che avevano
dovuto
accettare
la
retrocessione per ottenere un
posto qualsiasi, avendo
perduto il posto che
occupavano in un’altra
carriera, caldeggiavano la
promozione per merito non
meno
decisamente
dei
colleghi più giovani di pari
grado. Questa, per i giovani,
si dimostrò un’utile alleanza.
Un’altra più forte alleanza si
stabilì con i pensionati. La
promozione per anzianità
comportava un collocamento
a riposo precoce e obbligato.
A un certo punto l’età
ordinaria per il collocamento
a riposo fu stabilita a
sessantacinque anni. Per
quanto capace potesse essere
il direttore, e ansioso di
continuare a lavorare, le
pressioni ostili alla sua
permanenza erano fortissime.
Se rimandava di un paio
d’anniilmomentodelproprio
collocamento a riposo, tutti i
movimenti di carriera al di
sotto di lui si arrestavano. Il
vice-direttore
sessantenne
dovevaattendereperaltridue
anni la promozione, e così il
suo
assistente
di
cinquantacinque anni, e così
anche
l’assistente
cinquantennediquest’ultimo;
giù giù fino al giovinotto
trentenne fresco del corso di
perfezionamento
postuniversitario.
Tutti
attendevano
che
il
“vecchietto” cominciasse a
gingillarsi con il giardino
invece che con gli affari, e
speravano di non esaurirsi
troppoaspettandochevenisse
ilmomentodioccuparelasua
scrivania.Perciòtuttiigruppi
d’età erano solidali contro il
vertice nel pretendere che
venissero rispettate le regole
delgioco.Primadelcompleto
consolidamento
della
meritocrazia,puòesserestato
necessario
sostituire
la
stratificazioneperetàaquella
ereditaria per garantire la
stabilitàsociale.Mailprezzo
fu altissimo. Ogni anno
centinaia di migliaia di
anziani, alcuni dei quali
sarebbero stati assai più di
vantaggio
che
di
impedimentoailorodatoridi
lavoro, venivano costretti
dalla rigidità del sistema di
promozione a ripiegare
nell’ozio, perdendo così ogni
stima di se stessi. E così
quelli che pensavano che in
virtù della loro capacità
sarebbero stati mantenuti ai
loro posti si trovavano dalla
stessa parte dei giovani, che
daunmutamentodelleregole
siaspettavanolapossibilitàdi
unapromozionepiùrapida.
L’inosservanza
del
principio del merito ebbe
conseguenzesemprepiùgravi
a misura che aumentava il
numero dei vecchi che
vivevano per tutta la durata
statisticadellavita,eamisura
cheladuratamediadellavita
si allungava. Gli anziani
erano l’unica grande riserva
dilavoroediintelligenza;ed
erano anche una riserva in
espansione. A un certo punto
l’Inghilterra fu costretta a
seguire l’esempio di altre
società
industriali
che
avevano norme per il
collocamento a riposo meno
antiquate. Ma quando l’età
del ritiro fu elevata a
settant’anni, le conseguenze
politiche furono così gravi
che si dovette attendere
vent’anni prima di vederla
ulteriormente elevata a
ottant’anni,ealtridodicianni
prima
che
venisse
completamente abolito il
limite di età. L’elevamento
dell’etàacceleròladiffusione
dei nuovi principi, perché
l’anzianità perse ogni fascino
quando tutte le persone che
attendevano in fila la
promozione
videro
improvvisamente oscurarsi le
loro
prospettive;
esse
divennero più propense a
riporre la propria fiducia nel
merito.Disolitoglianzianiil
cui
ritiro
era
stato
procrastinatononrimanevano
al lavoro in qualità di capi;
ben poche persone sopra i
cinquantacinque anni sono
oggi membri a pieno diritto
della meritocrazia. I vecchi
(come, prima di loro, i
lavoratori manuali) dovettero
rassegnarsi alla retrocessione
a misura che la loro capacità
declinava, in assoluto o in
rapporto alle nuove leve
uscite dalla scuola. Il
consigliere delegato doveva
diventare
meccanico
d’ufficio, se non nella sua
ditta, in quella di qualcun
altro; il professore doveva
diventare commesso di
biblioteca. Si è avuto il caso
di giudici diventati autisti di
piazza, di vescovi diventati
curati, di editori diventati
scrittori: l’antico splendore
trasferitoinpostiperiqualisi
richiede solo di essere
persone fidate. Il reimpiego
deipensionatireseungrande
serviziodissociandol’autorità
dall’età.
I
giovanotti
tendevano a provare un certo
disagio nel dare ordini ad
anziani appartenenti alla loro
stessa classe sociale. Ma i
reimpiegati
dimostravano
cosìpocorisentimentoversoi
giovani superiori, ed erano
così grati di ottenere un
lavoro, che la diffidenza dei
giovanisuperiorisidileguò,e
la loro sicurezza di comando
si adeguò meglio alle loro
capacità.
3)
Progressi
nella
classificazionedelmerito.
Ma forse la ragione
principale del mutamento di
clima mentale sta nel fatto
che il merito è diventato
sempre più misurabile. Una
volta l’anzianità aveva il
meraviglioso vantaggio di
essereunpuntodiriferimento
obiettivo, quantunque non
pertinente, mentre il merito,
pur essendo pertinente, era
ancorasoggettivo.Inrealtàil
merito fu per molto tempo
poco più che un rispettabile
travestimento del nepotismo.
I padri assicuravano la
promozione ai loro parenti e
amici, e pretendevano con se
stessi e con gli altri di non
averfattoaltrocherendereil
dovuto al merito. Ma se
riuscivano a ingannare se
stessi, gli altri non si
lasciavano
ingannare
altrettanto facilmente. I
sindacati, in particolare, si
rendevano conto fin troppo
bene dei tranelli della
selezione per “merito”,
quando era il padre a far da
giudiceepsicologo,equando
nella linea di promozione
venivano introdotti degli
estranei
sospettavano
giustamentechesifosseagito
in modo non del tutto
conforme a giustizia. Perciò
erano a favore della
promozioneperanzianità,che
eraalmenountantinomeglio
del volgare nepotismo. Il
mondo era in grado di
constatarese,inbaseaquesta
particolareideadell’equità,la
giustiziatrionfavaono.Sein
una determinata carriera
veniva data a un trentenne
una posizione di superiorità
rispetto a un quarantenne (o
piuttosto, se a una persona
che vantava vent’anni di
anzianità di servizio si
preferiva un’altra che ne
avevadieci)erapaleseatutti
che non era stata fatta
giustizia.
Questo circolo vizioso —
l’indeterminatezza del merito
che portava al rispetto del
medesimo—fuspezzatosolo
quando vennero adattati
all’economia i metodi di
selezione impiegati nelle
scuole.
Gli
esami
dell’intelligenza e le prove
attitudinali avevano un
carattere obiettivo, ed erano
assai più attendibili delle
vecchie forme di valutazione
che venivano a integrare.
Nella prima fase, come
abbiamo visto, furono i
risultati ottenuti nelle prove
(consideratiassiemeallivello
di istruzione a cui i risultati
delle prove stesse venivano
riportati) a determinare il
livello
di
inserimento
nell’industria. Quando la
gente fu psicologicamente
prontanonfuaffattodifficile
estendere l’ambito delle
prove così che i punteggi
controllassero la promozione
oltre che la selezione. Per
cominciare, gli imprenditori
dovettero
sottoporre
i
candidati a esami aziendali;
tuttavia i rapporti di lavoro
erano a quel punto così
inquinati dal sospetto che si
diffidava
della
loro
imparzialità solo perché si
svolgevano a cura del datore
di lavoro. L’atmosfera si
rasserenò molto quando il
governo istituì la sua catena
di Centri regionali per
l’educazione degli adulti e di
Centri Comunitari quale
regolare servizio offerto
all’industria; e quando, dopo
un dibattito lunghissimo e
acrimonioso, autorizzò i
datori di lavoro a prendere
visione dei risultati delle
prove di intelligenza eseguite
dai centri e dalle scuole. I
datori di lavoro hanno ora lo
stesso interesse dei loro
dipendenti
ai
riesami
quinquennalieseguitipressoi
Centri regionali, e molti di
loro mostrano il loro
apprezzamentonelleGiornate
di Premiazione delle loro
fabbriche.
Ma c’era una cosa che i
Centriregionalinonpotevano
fare: non potevano misurare
lequalitàdicarattereespresse
nello sforzo impiegato da un
dipendente nel corso del suo
lavoro.
L’intelligenza
combinata con lo sforzo
costituisconoilmerito(I-f5=
Af). Il genio pigro non è un
genio. È proprio qui che i
datoridilavorohannodatoil
loro contributo alla causa del
progresso. L’organizzazione
scientifica del lavoro, di cui
furono pionieri i Taylor, i
GalbraitheiBedaux,hareso
possibile il moderno studio
dei tempi e dei movimenti, e
questo a sua volta ha reso
possibilelamisurazionedello
sforzo.
L’arte
della
misurazione del lavoro è
diventata una scienza, con la
conseguenza
che
le
retribuzioni possono essere
valutate e collegate allo
sforzoinmanierasemprepiù
precisa. Tornerò su questo
argomento più avanti. Il
grande contributo del dottor
Roskill fu di dimostrare in
quale modo il principio dello
studio scientifico del lavoro
potesse essere applicato ai
processi mentali. Da quel
momento il datore di lavoro
poté disporre di una Tabella
Roskill, nonché dei punteggi
deiCentridieducazione,ese
nonostantetuttociòsbagliava
nella scelta, voleva dire che
eravenutoperluiilmomento
di sottoporsi a un riesame. Il
diritto dei sindacati di
accedere ai punteggi dei
dirigenti è una delle garanzie
che, qualora si rendano
necessari nuovi esami, essi
verrannofattiperamoreoper
forza.
IV
Sommario
Questi, dunque, sono
alcuni dei passi mediante i
quali si è potuto eliminare le
vecchie
strozzature
dell’industria. Dopo che tutta
l’opinione
pubblica
intelligente
aveva
riconosciuto che l’efficienza
doveva essere aumentata,
nell’interesse
generale
dell’umanitànonchédiquella
parte della stessa che popola
questeisole,lerivendicazioni
dei giovani non potevano
esserepiùrespinte.Fulacrisi
a fornire l’occasione ai
giovani. Se ne sono avute
dimostrazioni in tutte le
guerre:
i
giovani
denunciavano i “capoccioni
dello Stato Maggiore” e i
“politici” perché erano
arretrati, e si facevano strada
proprio perché altrimenti
“capoccioni” e politici inetti
avrebbero lasciato vincere il
nemico. Anche in tempo di
pace
la
concorrenza
internazionale si è sempre
dimostrata efficace. La
capacitànaturale,congelatain
gruppi di età inferiore, o in
classi sociali inferiori, ha
sempreavutounfortealleato:
lostranierointelligente.
Il mutamento, come
sempre, ha anche creato
resistenze. Le proteste del
passato erano le proteste dei
giovani. Ribellandosi alle
convenzioni e alle restrizioni
imposteglidaipadri,allafine
hanno creato un nuovo
mondo. Dove i giovani
dirigono, i vecchi vengono
diretti; e non tutti i vecchi si
sono sottomessi alla loro
nuova inferiorità. Di quando
in quando un vecchio,
superato da un giovane e
deluso nel campo del lavoro,
finisce per dare la colpa non
tanto al suo successore
quanto all’ordine sociale che
rende possibile l’iniquità da
cui si sente colpito. Magari
non assume quelle pose
grandiose da ribelle che
caratterizzavanoilgiovanedi
cent’anni fa — i bizzarri
calzoni stretti, i mantelli
drappeggiati e le barbe che
alcuni vecchi ostentano sono
persino patetici — ma prova
proprio lo stesso tipo di
risentimento, ed è un
risentimento che trae origine
dalle stesse fonti. Qui ci
troviamo di fronte proprio a
uno
dei
filoni
che
contribuiscono a creare la
forza dei riformatori. Dal
punto di vista sociologico i
vecchi, nelle loro riunioni,
non si differenziano molto
dalle vivaci ragazze che
parlanodallatribuna.
Hoconclusocosìlaprima
parte del mio saggio, e con
esso il mio panorama dei
mezzi con cui è stata
raggiunta l’uguaglianza delle
opportunità. Avendo dovuto
comprimere in poche pagine
il progresso di più di un
secolo,mirendocontodinon
aver reso completamente
giustiziaallaparteavutadagli
individui in questo grande
rinascimento
intellettuale.
Un’analisi sociologica troppo
severa potrebbe far pensare
che la storia sia scivolata
verso la sua attuale
conclusione con la stessa
inevitabilità con cui il razzo
del mattino arriva sulla luna.
Ma questo sarebbe un grave
errore: non c’è nulla di
meccanico nella storia. La
stupidità è stata estirpata non
peroperadellasociologia,ma
permeritodeglieroineiquali
un’alta
coscienza
si
accoppiava a una grande
intelligenza.SipensiaSidney
e a Beatrice Webb, e a
Bernard Shaw: l’attuale
partito conservatore sta
portando avanti la loro
battaglia; si pensi a Forster,
Fisher, Ramsay MacDonald,
Butler, Wyatt, Crosland,
Stewart, Halsham, Taylor,
Dobson, e Clauson: la loro
causa è stata la nostra causa.
Conlalororecenteapostasiai
Populisti hanno abdicato a
qualsiasi
diritto
di
discendenza da questi grandi
uomini e donne. I Tecnici
hanno ceduto il mantello
della
grandezza
ai
conservatori.
I grandi teorici politici
degli ultimi cent’anni hanno
mutato il clima mentale del
loro tempo reinterpretando
antichi valori alla luce delle
nuove situazioni: ad esempio
acclamando
in
nome
dell’uguaglianza il sistema
scolastico varato nel 1944.
Essi hanno fatto leva in
maniera caratteristicamente
empirica sulla situazione
praticadellanostraisolaentro
un mondo pratico e
competitivo; e hanno trovato
un appoggio decisivo nei
grandi statisti. Sono stati
questi ultimi a mobilitare gli
psicologi e a proteggerli
dall’assalto pubblico. Sono
loro che hanno fatto delle
scuole classiche la palestra
dell’élite. Sono loro che
hanno costretto il Tesoro ad
accettarelanuovaconcezione
dell’economia: quella per cui
laspesaperl’istruzioneèalla
lunga il solo modo per
incrementare il reddito
nazionale, e, con esso, la
tassabilità del paese. Con
milleespedientiriuscironoad
aver ragione del disgustoso
oscurantismo delle scuole
private, e in seguito ne
promossero la fusione con
l’altrotipodiscuolaclassica.
Detronizzarono i vecchi e
misero la gioventù a regnare
sull’industria.Ilnostroelogio
vadaalorotutti.
Ma io ho scritto questo
saggio meno per onorare
uomini famosi che per
mettere
in
guardia
l’intellighenzia di cui faccio
parte. Ho già dichiarato
all’iniziodiquestolibro,elo
ripeto ora, che se noi
sottovalutassimo i nostri
avversari ci dimostreremmo
indegni delle nostre borse di
studio. Come individui, ne
convengo, pochi di loro sono
eccezionali. Ma come massa
sono formidabili, tanto più
checonlasuaspintainavanti
la società che noi abbiamo
creato rinnova ogni giorno la
loroforza.Saròpiùesplicito.
Chi sono le classi inferiori
dell’Inghilterra
odierna?
Possiamo distinguere due
gruppiprincipali:
1)
La
maggioranza
formata dagli inferiori della
seconda generazione. Essa
comprende tutti i figli dei
genitori di classe inferiore,
fuorché i ragazzi intelligenti
saliti in alto grazie alla scala
scolastica.
2) La minoranza degli
inferiori
della
prima
generazione. Sono i figli
stupidi dei genitori di classe
superiore, scoperti nelle
scuoleeretrocessiallaclasse
sociale adatta alla loro
capacitàinferiore.
Tornerò
sul
primo
gruppo,cheènumericamente
soverchiante, nella seconda
parte di questo libro, perché
desidero
cimentarmi
nell’arduo
compito
di
dimostrare per quali ragioni
possiamo attenderci che
persino tra questi proletari
naturali
vi
sia
del
malcontento. Per il momento
milimiteròadassolvereilpiù
agevole
compito
di
richiamare l’attenzione del
lettore sui risentimenti del
secondogruppo:ifiglistupidi
degliintelligenti.
Da
accurati
studi
retrospettivi (per i quali
l’università di York si è
guadagnata una meritata
fama) appare perlomeno
probabilecheprimadel1980
la mobilità dimensionale sia
stata rara. I genitori di classe
superiore che avevano figli
stupidi facevano tutto il
possibile per celare la loro
menomazione. Di solito
compensavano con la loro
frenetica
risolutezza
la
mancanzadivolontàdeifigli.
Così gli acquistavano nelle
scuole private dei posti che
non sarebbero mai stati
accordati per merito. Per
stimolare
i
ragazzi
spendevano in libri e in
viaggi ancor più degli altri
ricchi. E, quando la duplice
pressione della famiglia e
della scuola era riuscita a
produrre,
come
spesso
accadeva,
una
persona
superficialmente non troppo
stupida, i genitori infilavano
il loro caro in un angolino
comodo di una delle carriere
meno impegnative, come la
legge o la finanza. Questi
genitoriantisocialiriuscivano
atenerelemanisullevecchie
professioni e anche su certe
ditte di famiglia che per una
ragioneoperl’altragodevano
di piccole ma efficaci
situazioni di monopolio. La
vecchia classe superiore
trovavadelleoccupazioniper
quasituttiisuoifigli,mentre
la maggior parte dei posti
creatisi nelle nuove carriere,
specialmente nella scienza e
nella tecnologia, andavano a
rampollidelleclassiinferiori.
In assoluto la vecchia classe
superiore
subiva
un
ridimensionamento minimo,
perdendo appena il suo
relativo predominio in un
momento
in
cui
nell’economia
cresceva
rapidamente la percentuale
delle
occupazioni
non
manuali.
Dopo gli anni Ottanta la
scena cominciò a cambiare
molto rapidamente. Ritengo
che l’innovazione decisiva fu
il riconoscimento del merito
nell’industria, e da ultimo
anche nelle professioni. Agli
stupidi riuscì sempre più
difficile
passare
per
intelligenti. Era un’impresa
per loro superare lo scoglio
delle
commissioni
di
selezione e, se per caso ce la
facevano, la loro inettitudine
a svolgere un lavoro che
diventava
sempre
più
impegnativovenivainseguito
quasi sempre individuata da
uffici del personale sempre
piùefficienti.Dopolariforma
delle scuole private fu tolta
loro anche la possibilità di
ricevere un’istruzione di
prim’ordine; a meno che i
genitori
non
gliela
procurassero, con una spesa
veramente
iperbolica,
ingaggiando istitutori privati.
I cretini avevano ancora la
possibilità di frequentare
scuole
private
di
second’ordine — possono
andarci anche oggi se i loro
genitori sono abbastanza
ricchi — ma a che cosa gli
serviva dal momento che
l’istruzione
era
di
second’ordine?
La
chiusura
dei
chiavistelli è stata resa meno
penosa dal buon lavoro
compiutodaiCentriregionali
inunadelleloroattivitàmeno
conosciute. I commissari
sono riusciti a persuadere
molti genitori che, se amano
davvero i loro figli stupidi,
non debbono rattristarne la
vita con una bugia: fingendo
cioè,difrontealoroeatutti
gli altri, che un quoziente
intellettivodi90siainvecedi
110. Beninteso, io non
ritengo affatto che le
concezioni moderne del
doveredeigenitorisianostate
accettateovunque,mad’altra
parte mi pare che non sia il
caso
di
preoccuparsi
eccessivamente della vecchia
generazione.Sonobenpochii
genitoriintelligentichehanno
soltanto
figli
stupidi:
un’intera nidiata di brutti
anatroccoli. La giovane
generazionehareagitoinvece
molto bene: intendo dire i
ragazzi che non possono più
ingannaresestessidopoaver
conseguito risultati penosi in
tuttigliesamiacuisonostati
via via sottoposti. Essi
vengono allevati in seno alle
nostrepiùonoratefamiglie,e
nell’infanzia condividono la
stima che la collettività
tributaailoropadriealleloro
madri.Perdipiùpuòcapitare
chesiabituinoauntenoredi
vitadicui,unavoltaentratiin
una carriera manuale al
livello appropriato, non
godrannomaipiù.Allevatoin
una casa che è organizzata
come un centro permanente
di intrattenimenti, con pranzi
cucinati espressamente su
ordinazioneegrandicaminia
legna, il povero ragazzo può
faticare assai ad adattarsi a
una normale casa comunale
dotata di riscaldamento
centrale ma priva di camini,
ad avere registratori a nastro
stereofonici invece che un
centrodidivertimenti,epasti
già confezionati invece che
cucinati su ordinazione. Il
restodellasuavitasaràforse
un continuo rimuginare
nostalgico; la selezione
professionale scientifica, pur
avendofattogiàmolto,nonè
ancora riuscita a eliminare il
veleno
della
nostalgia.
Naturalmentelecosepossono
andare anche in un altro
modo. A dire il vero, non è
ancora possibile stabilire con
certezza quanto risentimento
provilapersonadeclassata.Il
fatto stesso che sia stupida
significa che non sa
esprimersi, e il fatto che non
sappia esprimersi significa
chenonèingradodispiegare
troppo chiaramente che cosa
prova. Alcuni psicologi
specializzatiinquestamateria
hanno avanzato la teoria —
che personalmente ritengo
assolutamente plausibile —
cheessisoffranodavvero,ma
che i loro limiti intellettuali
gliimpediscanodidirlo.Essi
certamente
non
hanno
organizzato alcun attacco
concertatocontrolasocietàdi
cui potrebbero sostenere di
esserelevittime.Manonpuò
darsi il caso che da
cinquant’anni alcuni di loro
covino in sé il desiderio di
una guida che essi stessi non
sonoingradodidarsi?
PARTESECONDA
LA
DECADENZA
DELLECLASSI
INFERIORI
Capitolo5
Ilrangodel
lavoratore
I
L’etàd’oro
dell’uguaglianza
Nella prima parte di
questo libro ho esaminato i
mezzi grazie ai quali è stata
fondatalanostraattualeélite.
Quale splendido risultato è
essa! Non è più solo il
brillantesingoloarifulgere;il
mondo per la prima volta
rimira lo spettacolo di
un’intera classe brillante, il 5
percentodellanazionechesa
che cosa significa il 5 per
cento. Ogni suo componente
è, nella propria sfera, uno
specialista
provetto.
Crescendoaunritmosempre
più veloce il nostro sapere si
è accumulato di generazione
in generazione. Nel breve
giro di cent’anni siamo
arrivati vicini a realizzare in
un colpo solo l’ideale di
Platone, Erasmo e Shaw. Ma
se la sociologia ci insegna
qualcosa, essa ci insegna che
nessuna
società
è
completamente stabile; ogni
epoca conosce tensioni e
conflitti. Nella prima parte
delsaggiohoindicatoalcune
delletensioni—quelletrala
famigliaelacollettività,trale
diverse parti della struttura
scolastica, tra i giovani e i
vecchi, tra i declassati e gli
altri membri del proletariato
— inerenti all’avvento della
meritocrazia. In questa
seconda parte passo a
esaminare, dallo stesso punto
divista,leconseguenzecheil
progresso ha avuto per la
classe inferiore, e in
particolare per coloro che vi
sononati.
Ilmiometododianalisiè
storico;ancoraunavoltafarò
un confronto con la
situazione di cent’anni fa.
Taylor
ha
definito
quell’epoca “l’età d’oro
dell’uguaglianza”1. Fioriva
allora un certo tipo di
egualitarismo in quanto
c’erano
due
principi
contraddittori
per
la
legittimazione del potere che
si
contendevano
la
supremazia: il principio della
parentelaequellodelmerito.
E quasi tutti, nel loro intimo,
credevanoinentrambi.Atutti
pareva giusto agevolare il
figlio e onorare il padre; a
tutti pareva giusto scovare
l’intelligenza e onorarne le
conquiste.Gliindividuierano
lacerati quanto lo era la
società. Ne conseguiva che
chiunque avesse raggiunto il
privilegio dietro lo scudo di
uno di questi due principi
potevaessereattaccatoconla
spada dell’altro: colui che
nasceva importante veniva
criticato perché, considerato
daunaltropuntodivista,non
meritava la sua fortuna; e
l’individuodiumilinataliche
diventava importante poteva
essere accusato di essere un
mezzoimpostore.Ipotenti,a
causa di questa girandola,
venivano
infallibilmente
disarcionati. Molti venivano
catapultati in avanti dai
patrimoniedall’influenzadei
loro genitori; non solo
beneficiavano della cultura
cheadornavalelorocase,ma
venivano mandati alle scuole
e alle università migliori,
spediti in viaggio all’estero e
costosamente
preparati
all’avvocatura, alla finanza o
alla chirurgia: ottenevano, in
breve, tutti i vantaggi che
oggi noi cerchiamo di
riservare ai meritevoli. Ma
dato che questo trattamento
venivaapprovatosolodauna
metàdelcodicemorale,isuoi
beneficiari si sentivano solo
permetàaloroagionelposto
che occupavano nella vita.
Nonpotevanodireasestessi
con completa convinzione:
“Io sono l’uomo più adatto a
questo
posto”,
perché
sapevanochenonloavevano
conquistato
in
aperta
competizione e, se erano
onesti, dovevano riconoscere
che almeno una dozzina dei
loro subordinati sarebbero
statialtrettantocapaci,eforse
di più. Benché talvolta
cercassero di fugare i dubbi
sulla propria personalità con
manifestazioni sfacciate di
fiducia in se stessi, era
difficiletenereinpiediquesta
finzione quando essa era
chiaramente negata dai fatti.
Il membro della classe
superiore doveva proprio
essereprivodisensibilitàper
nonnotare,inunmomentoo
nell’altro della sua vita, che
inunsoldatosemplicedelsuo
reggimento,inuncameriereo
inunadonnadifaticadicasa
sua, in un conducente di taxi
o di autobus, o negli umili
lavoratori dal viso segnato e
dallo sguardo acuto che
incontrava nella carrozza
ferroviaria o nell’osteria di
campagna,
c’erano
intelligenza,
arguzia
e
saggezza almeno quanto ce
n’eranoinluistesso;pernon
notare, insomma, che ogni
villaggio aveva il suo Giuda
l’Oscuro*.
Se
avesse
osservato tutto questo, se
avessericonosciutocheisuoi
inferiorisocialieranotalvolta
i suoi superiori biologici, se
la grande varietà di persone
esistente in tutte le classi
sociali l’avesse indotto a
pensareanchevagamenteche
“un uomo è un uomo
nonostante
tutto”,
non
sarebbestatoportatoareagire
trattandoli con qualche
rispetto?2.
Ma i superiori, se
potevano ingannare se stessi,
non potevano però ingannare
i loro subordinati. Questi
sapevano che molti padroni
occupavano quella posizione
non in virtù di quello che
sapevano, ma in virtù delle
loro relazioni e di quelle dei
loro genitori, e si misero
perciò, con irresponsabile
esagerazione, a denunziare
indiscriminatamente tutti i
padroni. Certi uomini di
ingegno si sforzavano (se si
deve prestar fede ai romanzi
dell’epoca)difarsaperenella
fabbrica,senonalcircolodel
golf, di essere “venuti dalla
gavetta”. Ma chi poteva dire
concertezzafinoachepunto
il successo fosse dovuto alla
fortuna,ofinoachepuntola
mancanza di scrupoli avesse
compensato la mancanza di
intelligenza? I lavoratori
avevano i loro dubbi. Essi
diedero libero sfogo alla
critica dell’autorità costituita,
e così tennero in difficoltà
anche
gli
intelligenti.
L’energia sprecata nella
criticaenellacontrocriticafu
semplicementecolossale.
Ma il conflitto di valori
aveva una conseguenza
ancora più importante: i
lavoratoripotevanodissociare
completamente
il
loro
giudizio su se stessi dal
giudizio sulla società. La
posizione soggettiva e quella
oggettiva spesso distavano
l’unadall’altraquantodistano
i poli. Il lavoratore diceva a
se stesso: «Eccomi qua: un
operaio. Perché sono un
operaio? Non sono buono a
nient’altro?Ovviocheno.Se
avessi avuto una vera
possibilità, gliel’avrei fatta
vedereioalmondo.Medico?
Birraio? Ministro del culto?
Avrei potuto fare qualsiasi
cosa. Non me ne hanno mai
dato la possibilità. E così
sono un operaio. Ma non si
devecrederechenelfondoio
sia meno degli altri. Sono di
più».
L’ingiustizia
dell’istruzioneconsentivaalla
gentediconservareleproprie
illusioni,
l’ineguaglianza
delle opportunità favoriva il
mitodell’uguaglianzaumana.
Noi sappiamo che è un mito,
mainostriantenatino.
II
L’abissotraleclassi
Da questa rievocazione
del passato si può capire
quanto grande sia stato il
mutamento. A quei tempi
nessuna classe era omogenea
dal
punto
di
vista
dell’intelligenza: i membri
intelligenti
delle
classi
superiori avevano tanto in
comune con i membri
intelligenti
delle
classi
inferiori quanto ne avevano
con i membri stupidi della
propria classe. Ora che gli
individui vengono classificati
secondo l’intelligenza, la
distanza tra le classi è
diventata
inevitabilmente
maggiore. Da una parte, le
classi superiori non sono più
indebolite dai dubbi su se
stesseedall’autocritica.Oggi
le persone in vista sanno che
il successo è la giusta
ricompensa
della
loro
capacità, dei loro sforzi e
delle
loro
innegabili
conquiste. Esse meritano di
appartenere a una classe
superiore. Inoltre sanno non
solo che il loro valore è alto
in partenza, ma che sopra le
loro doti naturali è stata
costruita un’istruzione di
prim’ordine. Di conseguenza
si avvicinano come nessun
altroallapienacomprensione
della
sempre
crescente
complessità della nostra
civiltà tecnica. Vengono
istruiti nella scienza, e sono
gli scienziati che hanno
ereditato il mondo. Che cosa
possonoavereincomunecon
individuilacuiistruzionesiè
fermata a sedici o a
diciassette anni, lasciandoli
con niente di più che una
lievissima infarinatura di
scienza di terz’ordine? Come
possono tenere in piedi un
dialogoconleclassiinferiori,
dal momento che parlano un
altro linguaggio, più ricco e
più preciso? Oggi l’élite sa
che, tranne per un grave
errorediamministrazioneche
andrà
corretto
immediatamente se verrà
portato alla luce, i loro
inferiorisocialisonoinferiori
anche per altri versi: e cioè
nelle
due
qualità
fondamentali, l’intelligenza e
l’istruzione, alle quali è stato
dato il primo posto nel più
coerentesistemadivaloridel
XXI secolo. Di qui uno dei
nostri più tipici problemi
moderni:alcunimembridella
meritocrazia,
come
la
maggior parte dei riformatori
moderati ammette, si sono
fatti un tale concetto della
loro importanza da perdere
ogni simpatia per le persone
chedirigono,esonodiventati
così privi di tatto che anche
persone
di
scarso
comprendonio ne sono
rimasteoffese.Lescuoleele
universitàsistannosforzando
di inculcare un più giusto
atteggiamento d’umiltà —
che cosa conta l’uomo
contemporaneo di fronte alle
meraviglie che la Natura ha
creato nell’universo? — ma
per il momento l’efficienza
delle relazioni umane con le
classiinferiorilasciaancoraa
desiderare.
Ma anche la situazione
delleclassiinferiorièdiversa.
Oggi ogni individuo, per
quantoumile,sadiaveravuto
tutte le possibilità. Tutti
vengono esaminati più volte.
Se la prima volta sono in
scarsa forma, hanno una
seconda, una terza e una
quarta
possibilità
di
dimostrare
la
loro
intelligenza. Ma dopo che
sono
stati
classificati
“somari” ripetutamente non
possono
più
illudersi;
l’immagine di se stessi che
ora hanno di fronte è una
fotografia veritiera e non
lusinghiera. Non devono
forse ammettere di avere una
posizioneinferiorenon,come
nel passato, perché gli
venivano
negate
le
possibilità, ma perché sono
inferiori?3 Per la prima volta
nella storia umana l’uomo
inferiore non ha a portata di
mano alcun sostegno per il
suo amor proprio. Questo ha
posto
alla
psicologia
contemporanea
il
suo
problema più diffìcile. Gli
individui che hanno perduto
la fiducia in se stessi sono
soggetti a perdere la vitalità
interiore (soprattutto se sono
inferioriailorogenitori,eper
conseguenza subiscono una
cadutalungolascalasociale)
e possono fin troppo
facilmente cessare di essere
buoni cittadini o buoni
tecnici. L’uomo comune
tende a fare il broncio se gli
manca la foglia di fico.
Naturalmente la scienza
sociale ha dedicato tutta la
sua
attenzione
alle
conseguenze
di
questo
processodiabbassamentodel
rango dell’inferiore e di
elevamento di quello del
superiore. Ma non si può
onestamente affermare che il
suocamminosiasemprestato
agevole. La tesi del dottor
Jason a proposito del
“girino”, la quale, in parole
povere,
si
riduceva
all’affermazione che nel
complesso i girini erano tutti
più felici perché sapevano
chealcunidilorosisarebbero
trasformati in rane, era, nella
migliore delle ipotesi, vera
solo a metà. I giovani girini
forseeranopiùfelici;mache
dire dei molti vecchi girini
che sapevano che non
sarebberomaidiventatirane?
I girini non facevano che
confondereleidee.Dopoche
Lord Jason è diventato
anch’egli una “rana”, la
ricerca è andata avanti più
speditamente.
La situazione è stata
salvata da cinque fattori. In
primoluogo,dallafilosofiasu
cui poggia l’istruzione delle
scuole secondarie moderne.
Quandoessevenneroistituite,
nessuno aveva le idee chiare
sul contenuto da dare
all’istruzione destinata alle
classi inferiori. Ai ragazzi si
insegnava a leggere, scrivere
e far di conto, nonché ad
adoperare strumenti semplici
e a misurare con i calibri e
anche con i micrometri. Ma
questo era solo lo scheletro
formale di un corso privo
della guida di un’ideologia.
Le scuole avevano una
funzioneassaipiùimportante
diquelladifornireagliallievi
alcune abilità elementari;
dovevano anche inculcare un
atteggiamento mentale che li
disponesse ad assolvere
efficacemente i loro compiti
nella vita. Le classi inferiori
avevano bisogno di un mito,
ed ebbero quello che gli
occorreva: il Mito del
Muscolo.
Fortunatamente
avevano già in forma
rudimentale questo mito, che
le scuole moderne sono
riuscite a trasformare nel
cultomodernodelladestrezza
fisica (contrapposta a quella
mentale). L’amore per lo
sport era tradizionale in
Inghilterra, specialmente tra
le classi inferiori. Le
secondarie moderne non
rompevanoconilpassato:ma
anzi,incoraggiandogliallievi
ad apprezzare la forza fisica,
la disciplina del corpo e
l’abilitàmanuale,costruivano
su di esso. I lavori
d’artigianato, la ginnastica e
legaresonodiventatil’anima
del programma di studi.
Questa
impostazione
illuminata ha permesso di
ottenere un duplice risultato:
si è coltivato il gusto del
lavoro manuale, e si è reso
piùgradevoleiltempolibero.
Il più importante dei due è
stato però l’educazione al
tempo libero. Gli allievi più
capaci sono stati addestrati a
partecipareagiochiattivi,che
possono
continuare
a
praticare anche dopo la fine
degli studi; e agli altri, che
formano
la
grande
maggioranza,
è
stato
insegnato a godere ancor più
intensamente la boxe, il
football, e gli altri sport che
vengono sciorinati davanti ai
loro occhi ogni sera sugli
schermi televisivi. Essi
apprezzanoleimpresefisiche
quasi come noi delle classi
superiori apprezziamo quelle
mentali.
In secondo luogo, il
movimento per l’educazione
degli adulti non solo ha
conservatoeampliatoiCentri
regionali, ma ha disposto le
cose in modo che tutti,
indipendentemente
dai
risultati precedenti, vengano
sottoposti ogni cinque anni
nelle loro sedi a un controllo
dell’intelligenza.Gliesami,a
richiestadelsingolo,possono
essereanchepiùfrequenti.Si
sono accertati alcuni notevoli
mutamenti di quoziente
intellettivo, sia in meglio che
in peggio, in persone di
mezza età. I referti,
largamente riportati dalla
stampa popolare, hanno
infuso nuove speranze in più
di un tecnico ambizioso. Ora
cheiltrattamentopsichiatrico
è liberamente disponibile in
ogni luogo di lavoro, molte
personeallequaliunqualche
blocco emotivo impediva di
realizzarelepossibilitàlatenti
sonoperfettamenteguarite.
In terzo luogo i genitori,
anche
quando
hanno
abbandonato ogni speranza
per se stessi, sono stati
consolati dalla certezza che,
per quanto basso sia il loro
quozienteintellettivo,ilfiglio
(o nipote) avrà la possibilità
di entrare nella meritocrazia.
La consolazione è reale. Gli
psicologi hanno dimostrato
che i genitori, le cui
ambizioni
sono
state
stroncate, invariabilmente le
spostanosuiproprifigli.Sono
soddisfatti di poter pensare
che il proprio figlio potrà
conseguire ciò che essi non
hanno potuto conseguire per
sestessi.“Fa’comedesidero,
noncomefaccio”,dicono.La
relazione può essere espressa
anche in termini quantitativi:
secondo il noto principio
delle
aspirazioni
compensatrici, quanto più
fortisonolefrustrazionichei
genitori sperimentano nella
propria vita, tanto maggiori
sono le loro aspirazioni per i
figli.
Praticamente
dal
momento stesso in cui
falliscono a scuola le loro
primeprovedell’intelligenza,
i ragazzi possono confortarsi
conilpensierocheungiorno
avranno figli che faranno
meglio; e anche quando
apparetristementechiaro,dai
rapporti degli insegnanti, che
pure i figli sono stupidi, c’è
sempreilpensieroconsolante
dei nipoti4. Gli insuccessi
personali non sono tanto
dolorosi quando c’è una
prospettiva di trionfo vicario.
Finché tutti hanno la
possibilità di salire attraverso
la scuola, la gente può
credere
nell’immortalità:
avranno sempre una seconda
possibilità tramite la nuova
generazione.Inoltre,piùsono
ifigliepiùsonolepossibilità
che si hanno, il che
contribuisce a spiegare
l’aumentodeltassodinatalità
che c’è stato nella seconda
metà del secolo scorso, dopo
leriforme.
Ilquartofattoreèstatola
stupidità stessa che ha
meritatoalleclassiinferiorila
loro attuale condizione. Un
errore comune a molti
sociologièquellodiattribuire
alleclassisubalternelastessa
capacità che hanno loro: un
modo di pensare affine
all’antropomorfismo.
Naturalmente i sociologi
resterebbero addolorati se gli
venisse negata la posizione
che giustamente gli spetta.
Ma le classi inferiori sono
oggetto di studio, non
studiosi.Illoroatteggiamento
mentale è completamente
diverso. Le persone di scarsa
intelligenza hanno ottime
qualità: vanno a lavorare,
sono coscienziose, sono
dediteallafamiglia.Masono
anche prive di ambizione,
ingenue e incapaci di
afferrare con sufficiente
chiarezza il grande disegno
della società moderna al
punto da essere in grado di
levare un’efficace protesta.
Taluni provano una cupa
scontentezza, senza saper
bene come darle sfogo, e
finiscono dallo psicologo o
dal prete. Ma i più non sono
scontenti, perché non sanno
checosaglivienefatto.
III
IPionieridellavoro
servile
Ilquintoepiùimportante
fattore di salvezza è stato
l’applicazione della selezione
scientifica all’industria. Nel
capitolo
precedente
ho
mostratocomelapromozione
per merito abbia sostituito
gradatamente la promozione
peranzianità:comei“canali”
della scuola classica e
dell’università siano stati ben
presto estesi alla vita di
lavoro. Mi occuperò ora di
quel canale che è costituito
dallasecondariamoderna.
Le secondarie moderne
sono
state
riprodotte
nell’industria con la stessa
fedeltà delle classiche, e con
conseguenzealtrettantovaste.
Il punto di partenza è stato
ancoralaguerracontroHitler.
Nei primi anni di quella
guerra
i
metodi
di
assegnazione delle reclute
erano casuali quasi quanto
quelli dell’industria. Solo
dopo una serie di disastri si
adottòunaprassipiùsensata,
così descritta nelle parole di
un importante psichiatra del
comandogeneraleriportatein
unadellestorieufficialidella
guerra: «La destinazione del
personale deve essere decisa
secondo
il
principio
fondamentale che nessuno
deve essere assegnato a un
lavoro che è decisamente
superiore, o, viceversa,
inferioreallasuaintelligenza.
Ogni altro metodo di
assegnazione provoca uno
spreco di intelligenza, o
distrugge l’efficienza del
reparto»5.
Parole
sagge
e
lungimiranti!
Versolafinedellaguerra
questa direttiva ormai veniva
osservata, e quasi tutte le
reclute erano assegnate a
un’armasolodopochelaloro
intelligenzaeleloroattitudini
erano state accertate con
quell’accuratezza che i
metodirudimentalidell’epoca
consentivano. Quando gli
stupidi furono riuniti in
gruppo e separati dagli altri,
l’efficienza della truppa
aumentò moltissimo, e la
lezionenonfudimenticatain
tempo di pace da alcuni dei
migliori
cervelli
dell’industria.
Questo
succedevaassaiprimachegli
inserzionisti includessero la
richiesta “Dichiarare il
Quoziente Intellettivo” (ben
prestoabbreviatoinDQI)nei
loroavvisi;emoltoprimache
l’Istituto di Eugenetica
rilasciasse ai richiedenti
autorizzati i certificati di
quozienteintellettivo.Ilfrutto
di quell’esperimento degli
anni Quaranta fu il Corpo
Pionieri. A partire dal
momento in cui a questo
indispensabile corpo di
picconieriebadilantivennero
assegnati uomini aventi un
quoziente
intellettivo
inferiore al livello richiesto
per entrare nell’Intelligence
Service,
l’aumento
di
efficienza fu spettacoloso. Il
moralediquestiuominiottusi
sielevò.Nonsisentivanopiù
oppressi dalla necessità di
concorrere con persone
superiori. Si trovavano in
mezzoailoropari—avevano
opportunità più uguali, dal
momento che queste erano
più limitate — ed erano più
felici,
avevano
meno
esaurimenti
mentali
e
lavoravano di più. L’esercito
aveva imparato la lezione
della scuola: gli individui
possono
imparare
più
facilmente, e andare avanti
meglio, quando vengono
messi insieme ad altri
individui di più o meno pari
intelligenza, o mancanza di
intelligenza. Ma solo negli
anni Sessanta questa lezione
fu messa in pratica nella vita
civile. Le persone intelligenti
solevano porsi quello che
credevano
un
quesito
profondo: chi, si chiedevano,
farà il lavoro servile nella
collettività del futuro? A
quanto pare, quelli che
conoscevano la risposta
giusta rispondevano: “Le
macchine, naturalmente; esse
saranno i robot del futuro”.
Eraunarispostabuonaentroi
suoi limiti; e tuttavia,
considerando
le
molte
mansioni che non potranno
mai essere assunte dalle
macchine, essa era, nella
migliore delle ipotesi, una
risposta parziale. Ma poi,
quando cominciarono a
rendersi conto dei nuovi e
rivoluzionari sviluppi delle
prove di intelligenza, della
selezione attitudinale e di
quella
professionale,
i
dirigenti capirono che un
corpo permanente di pionieri
era una possibilità pratica.
Trovarono finalmente —
dopoqualcheincertezza—la
risposta giusta alla vecchia
domanda: “Chi farà il lavoro
servile?”. La risposta giusta
era: “Ma quelli a cui piace,
naturalmente”.
Era evidente la necessità
di un corpo pionieri civile
permanente, composto di
uomini dai muscoli grandi e
dal
cervello
piccolo
(selezionati da altri uomini
dai muscoli piccoli e dal
cervello grande), i quali non
solo fossero bravi a vuotare
bidoni e a sollevare pesi, ma
ne godessero. Non gli si
sarebbe mai dovuto chiedere
di fare di più di quanto era
dimostrato che fossero adatti
a fare. Non si sarebbe mai
dovuto
costringerli
a
frequentarechipotessedargli
la sensazione di essere
sciocchi vuotando bidoni più
rapidamenteo,ciòcheaquel
tempo era ancor peggio,
buttando tutti i bidoni sul
mucchio della spazzatura:
segno sicuro di deficienza
mentale o di genio. Come
dicevo,idirigentiprogressisti
eranomoltotitubantieunpo’
anche si vergognavano. Era
facile scoraggiarli citando i
gamma di Aldous Huxley e i
prolet di Orwell. I dirigenti
non si rendevano conto che
questi due signori avevano
attaccato entrambi non
l’uguaglianza
delle
opportunità,maglieffettidel
condizionamento e della
propaganda.Conmezzicome
questi anche delle persone
intelligenti potevano essere
indotte ad accettare di
diventare lavoratori manuali.
Ma noi sappiamo che questo
a
lunga
scadenza
è
impossibile, e a breve
scadenza è assurdamente
dispersivo e frustrante. I soli
lavoratori manuali buoni, lo
sappiamo bene, sono quelli a
cui manca l’intelligenza per
fare qualcosa di meglio. I
metodi illuminati del nostro
tempo non hanno nulla in
comune con questi “mondi
nuovi”. Ma in un primo
momento non tutti i dirigenti
capirono che la possibilità di
accordare così brillantemente
l’efficienzaconlagiustizia,e
l’ordineconl’umanità,apriva
niente meno che una nuova
fasedell’ascesadell’uomo.
Il Corpo Pionieri era in
sostanza l’esatto pendant del
ceto dei funzionari della
pubblica amministrazione; il
suo significato storico è
altrettantogrande.Ilsuccesso
del concorso pubblico nella
carriera statale stabilì il
principio che i posti di
maggiore
responsabilità
dovevano essere occupati
dalle persone più intelligenti;
i Pionieri invece il principio
per cui i posti di minor
responsabilità
dovevano
essere occupati dalle persone
meno intelligenti. In altre
parole, entrambi aprivano la
strada a una società in cui il
potere e la responsabilità
erano proporzionati al merito
nella stessa misura in cui lo
era
l’istruzione.
L’amministrazione
statale
feceaccettareilsuoprincipio
moltopiùfacilmente:nessuno
era
disposto
a
farsi
disintegrare dalle bombe
all’idrogeno, o privare del
commercio con l’estero,
perché a Whitehall si erano
insediate intelligenze non di
primissimo ordine. I Pionieri
incontrarono molta più
opposizione. Il fatto che
l’amministrazione statale e i
Pionieri fossero retti dallo
stesso principio non fu
riconosciuto subito. Gli
oppositori,traiqualifigurava
un numero crescente di
socialisti, si lamentavano
dell’“indegnità”. Una parola
vaga, dietro cui si celava un
concettovago.Larealtàcruda
è che la grande maggioranza
delle menti ragionava ancora
concriteripremeritocratici.
Nelle
tenebre
dell’Inghilterra di una volta
era più che sensato invocare
l’uguaglianza. In quello che
conta
di
più,
cioè
nell’intelligenza, i lavoratori
dell’industria,oicontadini,o
una qualsiasi altra categoria,
valevano quanto i loro
padroni. Quello che gli antiPionierinoncapivanoerache
il
graduale
passaggio
dall’ereditarietà al merito,
come criterio di selezione
sociale, stava per togliere (e
allafinehatolto)ognisensoa
tutto il loro farneticare
sull’uguaglianza
degli
uomini.Gliuominidopotutto
si distinguono non per
l’uguaglianza,
ma
per
l’ineguaglianza delle loro
doti.Unavoltachetuttiigeni
stiano nell’élite, e tutti gli
stupidi tra i lavoratori, quale
significato
può
avere
l’uguaglianza?Qualeidealeè
sostenibile
fuorché
il
principio dell’uguaglianza di
rangoaparitàdiintelligenza?
A che pro abolire le
ineguaglianze nell’istruzione
se non per rivelare e rendere
più spiccate le ineluttabili
ineguaglianzedellanatura?
Ilfattodecisivoèstatola
contentezza dei Pionieri, o
lavoratori del braccio, come
vennerochiamatiinunprimo
tempo per distinguerli dai
lavoratori
della
mente.
Nessuno
desiderava
sovraffollareilrepartocronici
degliospedalimentali:eppure
per molti anni l’industria,
assegnando
a
persone
sottodotate dei compiti
superiori alle loro capacità,
avevaottenutoproprioquesto
risultato.Nessuno,emenodi
tutti i socialisti, intendeva
causare sofferenze non
necessarie. Il principio “da
ciascuno secondo la sua
capacità, né più né meno”
aveva una giustificazione
empirica. I lavoratori erano
più contenti, e, per la stessa
ragione,loeranoancheivasti
strati di ceto medio che
avevano
quozienti
di
intelligenza compresi tra 100
e125.Erastatoripetutamente
dimostratodaglipsicologiche
assegnare un uomo molto
intelligente a un lavoro di
routine
era
altrettanto
disastroso — tenuto conto
delle
malattie,
dell’assenteismo e delle
nevrosichenederivavano6—
della cosa inversa. Ed era
stato anche invariabilmente
provato che l’abbinamento
dell’intelligenza al lavoro era
intuttiisettoridellasocietàla
massima espressione sia
dell’efficienza
che
dell’umanità; era il motore
stesso della produttività e al
tempo stesso il liberatore del
genere umano. Senza lo
studio
scientifico
delle
relazioni
umane
nell’industria, il risentimento
causato dalla posizione
declinante
delle
classi
inferiori, e dal divario
crescentetraquesteeleclassi
superiori,
avrebbero
sconvolto da molto tempo la
società.
IV
Lanuova
disoccupazione
L’assioma del pensiero
moderno è che gli individui
sono ineguali; e da esso
discende il precetto morale
che si debba dare a ciascuno
una posizione nella vita
proporzionata
alla
sua
capacità. Dopo una lunga
battaglia si è potuto
costringereallafinelasocietà
a
conformarvisi:
i
mentalmente superiori sono
stati innalzati al vertice, e i
mentalmente inferiori sono
staticalatialfondo.Entrambi
portanovestitifattisumisura,
e,comedicevo,èdadubitare
che le classi inferiori
sarebbero diventate così
docili se non avessero
davvero trovato comodi i
vestiti. Gli psicologi hanno
dato al mondo i mezzi per
identificaregliindividuiprivi
di intelligenza. Ma con un
simile fardello, che lavoro
dovevanofare?Nonservivaa
niente avere un Corpo
Pionieri se non c’era un
compitodaaffidargli.
Nel periodo sul quale mi
sono specializzato, cioè
quello anteriore al 1963,
erano ben pochi gli
osservatori consapevoli del
fatto che il progresso
economico minacciava di
produrre un nuovo tipo di
disoccupazione selettiva. La
tendenza era abbastanza
chiara, solo che vi avessero
fatto caso; ma la maggior
parte dei contemporanei fallì
proprio in questo7. O, se si
preferisce, essi notarono una
tendenza,cioèquellaversola
crescente meccanizzazione,
ma non le sue inevitabili
conseguenze
umane.
Sapevano che lo scopo
primario delle macchine era
risparmiare fatica, ma non si
ponevano la domanda: che
genere di fatica? La
disoccupazione di massa che
affliggeva
tanto
gli
intelligenti quanto gli stupidi
era di un genere che la gente
capiva; quest’altro genere di
disoccupazione
subintellettualesfuggivaancoraa
tutti, fatta eccezione dei più
perspicaci.
Inseguitoaquellachefu
chiamata la “rivoluzione
industriale” — con la quale i
processi prima eseguiti a
mano vennero gradualmente
assunti dalle macchine — il
lavoro fatto a mano non era
affatto
diventato
sovrabbondante:
la
macchinofattura
e
la
manifattura procedevano di
pari passo. Le prime
macchine furono una manna
per gli stupidi. Dovevano
ancora essere azionate a
mano, e la sorveglianza
continua della macchina
rientrava perfettamente nel
raggiomentaledeidipendenti
dibassogrado,nonqualificati
o semi-qualificati. In una
tipica fabbrica della metà del
XX secolo c’era una netta
separazione tra il personale
specializzato e il resto dei
dipendenti. Da una parte
stavano i progettisti e i
disegnatori, i funzionari e gli
ispettori, gli addetti alla
manutenzione e gli addetti
alla messa in opera, i quali
fornivano, controllavano e
riparavano le macchine.
Dall’altra
stavano
gli
operatori, i quali rifornivano
lamacchinadimateriaprima,
premevano poche semplici
leve in risposta a pochi
semplici
segnali
ed
estraevano il materiale dopo
la
lavorazione;
ovvero
aggiungevano un pezzo a un
montaggio che si spostava in
avanti a lotti o su un nastro.
Con il tempo questa
separazione diventò ancora
più netta, ricalcando la
separazione esistente nella
società stessa: il personale
tecnicoeraincontinuaascesa
a misura che cresceva la
complessità delle macchine
affidategli e i lavoratori
comuni erano sempre più
declassati a misura che il
lavoro affidato alla loro
responsabilità
diventava
semprepiùsemplice.
Dagli specializzati si
esigeva sempre di più, dai
non specializzati sempre di
meno, finché alla fine non vi
fupiùalcunbisognodioperai
non specializzati. Il loro
lavoro era una ripetizione
puramente meccanica, e
perciò
si
poteva
progressivamentetrasferirloa
dei congegni meccanici. Più
un lavoro si semplificava, e
più facilmente poteva esser
eseguitodaunamacchinache
si riforniva di materiale da
sola, premeva la leva ed
estraeva l’articolo finito. Il
semiautomatico
diventò
completamente automatico.
Dopo la guerra contro Hitler
la
sostituzione
della
manodopera
più
umile
diventò rapidissima grazie
allo sviluppo dell’elettronica
e
soprattutto
di
servomeccanismi adatti a
dirigere i processi industriali
frantumati nelle loro più
semplici componenti. Il
progresso era così marcato
che fu coniata una nuova
parola—“automazione”—a
indicare la nuova forma che
la vecchia faccenda della
meccanizzazione
stava
assumendo.
In un primo tempo la
sostituzione
della
manodoperanonsimanifestò
apertamente. I sindacati,
naturalmente, non facevano
alcuna
distinzione
tra
intelligenti e stupidi; gli
individui le cui mansioni
erano state sacrificate al
progresso tecnologico erano
per loro degli iscritti da
proteggerecometuttiglialtri.
E perciò insistevano perché
coloro che erano stati
sostituiti
da
macchine
risparmia-fatica venissero,
invece
che
licenziati,
assegnatiaqualchelavorodel
tutto superfluo: magari
semplicemente a osservare
invece che a sorvegliare il
robot in funzione. I membri
piùintelligentideisindacatisi
rifiutavanodiriconoscereche
eranosologlioperaidibasso
livello, quelli incapaci di
eseguire un qualsiasi lavoro
complicato,
a
essere
minacciati
nei
propri
interessi; e questo perché,
condividendo
essi
la
convinzione
egualitaria
secondo la quale ogni
individuo era praticamente
uguale a ogni altro, si
identificavano con questi
lavoratori divenuti superflui,
e appoggiavano gli sforzi dei
sindacati per impedirne il
licenziamento. Spesso gli
imprenditori
accondiscendevano
alle
richieste dei dipendenti, in
nome delle buone relazioni
industriali; o magari perché
pensavano che toccasse a
loro, piuttosto che allo Stato,
di avere cura dei “fratelli
deboli”. Ci volle parecchio
tempoperchégliimprenditori
acquistassero
la
piena
consapevolezza del bisogno
di ridurre al minimo il costo
della manodopera; perché
capissero
quanto
fosse
pesanteilcaricodipasseggeri
che stavano trasportando sul
loro libro-paga. Ancora negli
anni Cinquanta un gran
numero di operai non
qualificati di basso livello si
spostavacontinuamentedaun
impiegoaunaltro,semprein
movimento
in
quanto
incapaci di conservare un
postofissodaqualsiasiparte.
Ogni anno cambiavano posto
milioni di lavoratori. Magari
l’imprenditore si rendeva
conto che il tasso di
avvicendamento della sua
manodopera era alto; però,
dal momento che non
sottoponeva ancora a esame
la capacità dei nuovi assunti,
nonavevamododisapereche
la causa primaria del
fenomeno stava nel fatto che
la maggior parte della
manodopera
era
priva
dell’intelligenza
minima
richiesta per lo svolgimento
diquellavoro.Datochesiera
in un periodo di piena
occupazione, i lavoratori
venivano registrati come
disoccupati
solo
saltuariamente e per brevi
periodi, e perciò nessuno
dava il dovuto peso
all’esistenza
di
questo
immenso esercito fluttuante.
Tra coloro che erano in
continuo movimento solo
pochissimi, in realtà, davano
un rendimento adeguato ai
salarichepercepivano.
A molti individui per i
qualinell’industriaormainon
c’era più posto si finì per
affidareelementaricompitidi
routine negli uffici o nel
settoredelladistribuzione.Fu
una soluzione felice, ma non
poteva
certo
essere
permanente.
La
meccanizzazione,
dopo
essersi sviluppata nella
fabbrica, invase gli uffici e i
negozi. Verso la metà del
secolo le dattilografe e i
contabili
erano
ancora
numerosi
negli
uffici;
nell’ultimo quarto di secolo
eranoquasiscomparsi.Iconti
venivanofattidallemacchine
calcolatrici e non c’era più
bisogno delle dattilografe
come intermediarie tra la
parola parlata e la parola
scritta. Quanto ai negozi,
verso la metà del secolo
impiegavano ancora milioni
di persone; venticinque anni
dopo i commessi, pur non
essendo affatto scomparsi,
erano in numero certamente
molto inferiore. Il grande
magazzino, con il suo
impiego più economico di
personale,avevasoppiantatoi
piccoli negozi, la rapida
diffusione del self-service, in
unaformanontroppolontana
da quella odierna, aveva
ridotto il fabbisogno di
commessi, e la distribuzione
automatica di latte, tè e birra
si estendeva sempre più
alacremente.
V
Dinuovopersonedi
servizio
Il Comitato di inchiesta
Clauson, che presentò la sua
relazione nel 1988, espresse
l’opinione che a quella data
circa un terzo dell’intera
popolazione adulta non fosse
più occupabile nell’economia
normale.Lacomplessitàdella
civiltà aveva sopravanzato
queste persone; a causa della
mancanzadiintelligenzaesse
noneranoingradoditrovare
una nicchia nella normale
struttura occupazionale, e
perciò avevano bisogno di
una qualche forma di
occupazione protetta. Che
cosa si doveva fare di loro?
C’era una sola risposta
possibile. Gli individui che
avevanoterminatolalorovita
scolastica nelle scuole per
sottodotationellesezionipiù
scalcinate delle secondarie
moderneeranoingradodifar
fronte a una sola richiesta:
quella di personale di
servizio. La maggior parte di
loro, una volta che fossero
stati
preparati
meticolosamenteneicentridi
addestramento statali, e
controllati meticolosamente
anchedopo,avrebberopotuto
prestareservizioneiristoranti
e nei luoghi pubblici, nei
trasportiocomeguardiani.
Questo poteva essere un
inizio. Ma come Lord
Clauson prevedeva, le classi
inferiori avrebbero raggiunto
ilpienoimpiegosoloquando
fosserostateoccupateingran
numero come persone di
servizio anche nelle case. Le
sue
raccomandazioni
suscitarono violente reazioni
in Parlamento e nei comizi.
Ma c’era forse un’altra
strada?
Gli
oppositori
avevano ben poche proposte
costruttive da avanzare. Era
assurdo che molte persone di
grande
intelligenza
sprecassero buona parte del
loro tempo a sbrigare le
faccende domestiche più vili.
Un individuo molto dotato
riceveva una lunga istruzione
aspesedelloStato,primaalla
scuola classica e poi
all’università; e dopo che
aveva conseguito la laurea si
vedeva affidare un posto di
alta
responsabilità
nell’industria
o
nel
commercio. Questa attività
avrebbe dovuto assorbire le
sue migliori energie, e il
tempo libero avrebbe dovuto
servire a reintegrarle. Ma
invece che cosa succedeva?
Succedeva che egli doveva
dedicare molte ore preziose
non all’attività per la quale
aveva
ricevuto
un
addestramento
così
complesso,maatrascinarsiin
giro per i grandi magazzini a
comperare un sacco di patate
o un secchiello di pesce
surgelato, oppure a pulire
l’appartamento, a cucinare il
pesce e a rifarsi il letto. Ho
detto“egli”,manaturalmente
losprecoeramoltomaggiore
per
la
donna
molto
intelligente e quindi molto
istruita. Dopo il matrimonio
non le era più possibile —
tale era l’anarchia a quel
tempo — fare il lavoro che
tanto bene poteva svolgere
nell’interesse della società;
doveva invece fingere di non
aver
mai
ricevuto
un’istruzione superiore, e
cercare di abituarsi ad agire
comeselefatichedomestiche
fossero la giusta ricompensa
per una laurea con lode,
proprio come una qualsiasi
ragazza della secondaria
moderna. Ecco il punto: non
c’eraalcunaragioneperchéil
grosso
delle
fatiche
domestiche dovesse ricadere
sulle spalle degli intelligenti.
Era molto meglio lasciarle
alle persone che, essendo
incapacidifarecosepiùalte,
non le avrebbero affatto
considerate
una
fatica
monotona. Quello che era un
supplizio per il 130 poteva
essereunagioiaperl’85.Non
avevano insegnato nulla i
Pionieri?
Gli
oppositori
protestavano che il servizio
domesticononerasoltantoun
servizio, ma un servizio
servile. Avevano dalla loro
parte la tradizione, ma non
sembravanorendersicontodi
quanto questa fosse labile.
Per migliaia di anni era stato
normale che la classe
superioreavessedeiservitori.
Essi scomparvero solo nel
periodo di transizione tra la
morte
della
vecchia
aristocrazia e la nascita della
nuova; nell’epoca egualitaria
incuinessunovenivaritenuto
abbastanza degno di meritare
ilserviziodeisuoisimili;nel
periododiinterregnoincuisi
sapeva solo che Battista era
da considerarsi uguale al suo
padrone. Ma quando le
condizioni che favorivano
l’egualitarismo
cessarono,
nonvifupiùalcunbisognodi
questasuamanifestazione.
Dal momento che si
riconosceva di nuovo che
alcuniuominieranosuperiori
agli altri, il servizio
domestico poteva essere
ripristinato, e poteva venire
eseguito senza risentimento,
perché gli inferiori sapevano
che i loro superiori avevano
un grande compito da
svolgere nel mondo e oltre,
ed erano lieti di identificarsi
con loro e di servirli. Era
molto meglio svolgere un
servizio
riconosciuto
e
prezioso a una persona
importante che languire a
carico
dell’assistenza
pubblica.
Naturalmente
c’erano delle garanzie.
Nessuno desiderava che si
ripetessero gli abusi del XIX
secolo. Tutti i servitori
domesticieranoregolarmente
iscritti nel Corpo Aiutanti
Domestici—cheallafinedel
secolo superò i dieci milioni
dimembri—eognidatoredi
lavoro privato doveva pagare
i salari prescritti; provvedere
unadeguatospazioperlavita
personale del dipendente;
lasciare libero due sere alla
settimana il servitore perché
potessefrequentareuncircolo
sportivo gestito dal Corpo;
pagargli un corso di
aggiornamento ogni estate; e
non pretendere più di 48 ore
alla
settimana,
salvo
autorizzazione dell’ufficio
locale.Perquantoriguardale
donne, il nuovo sistema nel
complesso ha funzionato
bene, anche se le più cretine
talvoltahannofattodellecose
assai
sciocche
ai
condizionatori dell’aria. Le
difficoltà si sono avute con
gli uomini. Nonostante tutti
gliesperimentifattineicentri
diricercadelCorpo,nonsiè
davvero riusciti a trovare un
adeguato
equivalente
moderno del maggiordomo e
del lacchè d’un tempo. Da
quarant’anni o più la
disoccupazione maschile è
maggiore
di
quella
femminile.
VI
Sommario
Sotto il nuovo regime la
divisione tra le classi è
diventata più netta, la
posizione
delle
classi
superiori più alta e quella
delle classi inferiori più
bassa. In questo capitolo ho
esaminato alcune delle
ripercussioni che questo
processo ha avuto sulla
struttura sociale. Gli storici
sannocheiconflittidiclasse
erano endemici nei tempi
premeritocratici,epotrebbero
forse aspettarsi, alla luce
dell’esperienzapassata,cheil
rapidoabbassamentodirango
di una classe debba
necessariamente aggravare
taliconflitti.Ladomandache
dobbiamo porci è quindi la
seguente: perché i mutamenti
degli ultimi cento anni non
hanno
prodotto
questa
conseguenza? Perché la
societàèrimastacosìstabilea
dispetto della crescente
distanza tra la base e il
vertice?
La ragione fondamentale
è che ora la stratificazione
poggia sul principio del
merito,
il
quale
è
generalmente accettato a tutti
i livelli della società. Un
secolo fa le classi inferiori
avevano
una
propria
ideologia
e
potevano
adoperarla sia per mandare
avanti se stesse che per
attaccare i superiori. Esse
negavanoildirittodelleclassi
superiori alla loro posizione.
Ma nella nuova situazione
storica le classi inferiori non
hanno più una propria
ideologia in conflitto con
l’ethos della società, come
non l’avevano gli ordini
inferiori nell’epoca in cui
fiorìilfeudalesimo.Poichéla
base è d’accordo con il
vertice che deve regnare il
merito, si può cavillare solo
suimetodiconcuivienefatta
lascelta,nonsulcriterio,che
tuttiaccettano.Efinquitutto
bene. Mancheremmo però al
nostro dovere di sociologi se
non notassimo che questa
diffusa accettazione del
merito come arbitro di tutto
puòcondannareall’impotente
disperazione i molti senza
merito, e in modo tanto più
efficace in quanto la persona
così condannata, avendo
troppo poca intelligenza per
rivolgere la sua protesta
contro la società, può
indirizzare la sua rabbia
contro se stessa, e perciò
menomarsi.
La situazione è stata
salvatadalMitodelMuscolo,
dall’educazionepergliadulti,
dal
trasferimento
delle
ambizioni sui figli, e dalla
naturale
stupidità.
Ma
soprattutto estendendo alla
vita adulta i lineamenti
principali
del
sistema
scolastico. Se gli stupidi
vengono tenuti tra di loro,
nonhannopiùognimomento
davanti agli occhi la prova
dellaloroinferiorità.Inrealtà,
secondo i criteri del gruppo
entro il quale agiscono e
hanno una personalità, essi
nonsonostupidi;lìsitrovano
tra uguali; possono perfino,
modestamente, far bella
mostra
delle
loro
caratteristiche più lodevoli.
Quando si trovano tra i loro
pari la grande società non
premecondurezzasudiloro,
e non si hanno strascichi di
risentimenti. Godono il
rispettodiquellichestannoal
loro livello di intelligenza.
Questa solidarietà di classe,
purché non si colori di
un’ideologia sovversiva, può
essere,edireichecertamente
è stata, di grande aiuto alla
coesione della società. Per
qualche tempo tutto fu
minacciato da una sorta di
disoccupazione tecnologica,
ma dopo l’istituzione su
solidebasidelCorpoAiutanti
Domesticièstataassicurataai
diplomati delle secondarie
moderne quella che sembra
essere una valvola di
sicurezza permanente e
straordinariamente
costruttiva.
È giusto dar credito a
Crosland, Taylor, Dobson,
Clauson, e a tutti gli altri
fondatori
della
società
moderna, della solidità della
loro costruzione. Ma se
diamo per scontata la
permanenzadellastruttura,lo
facciamo a nostro rischio e
pericolo. Tutte le analisi
sociologiche, del tipo di
quella che ho tentato di
condurre in questo capitolo,
mostrano chiaramente in
qualemisuraessasiafondata
su un complicato sistema di
pesi e contrappesi. Il
malcontento non può essere
del tutto eliminato nemmeno
nellanostrarazionalesocietà.
Qua e là restano in agguato
l’uomo inferiore paranoide,
che cova rancore contro
qualchemostruosaingiustizia
che immagina gli sia stata
fatta; il romantico che si
struggesognandoildisordine
del passato; la domestica che
si sente isolata nel suo
meritorium, persino nei
confronti dei bambini che
accudisce.
* Protagonista del romanzo
omonimo di Thomas Hardy.
Giovane di mezzi modesti, il cui
desiderio di studiare non riesce a
realizzarsi(N.d.T.)
Capitolo6
Ilcrollodel
movimento
operaio
I
Lamissionestorica
I numerosi seguaci del
professor Diver sostengono
che le istituzioni politiche
sono sempre secondarie
rispetto alle altre; semplici
prodotti, in nessun caso
creatrici, delle istituzioni
primarie
delle
sfere
economica e scolastica. Non
nego che la tesi sia
sostenibile, ma al tempo
stesso non mi sento di
accettarla nella sua consueta
formulazione. Senza dubbio
vale per il presente. Ma vale
ancheperilpassato?Eperil
XX secolo in particolare? Se
non si preoccupa di
dimostrare
l’importanza
decisiva del movimento
operaio
nell’epoca
di
transizione, la scuola di
Cambridge non approderà a
un bel nulla. In un certo
senso, naturalmente, anche
allora il suo ruolo fu
secondario.
La
trasformazionesocialescaturì
dall’economia,lapressionefu
esercitata dalla concorrenza
internazionale,
il
suo
strumento fu l’istruzione. E
tuttavia
la
necessità
dell’adattamento
doveva
essere tradotta in un
linguaggio che la gente
potesse far proprio. La
missione
storica
del
movimento operaio è stata
quella di convertire la gente
allanuovavisionedellavita.
I socialisti ottennero il
premiodell’uguaglianzadelle
opportunità
predicando
l’uguaglianza; e questo,
finché durò la battaglia, non
diede luogo ad alcun
inconveniente. Ma dopo che
l’uguaglianza
delle
opportunità era diventata
realtà,
la
predicazione
dell’uguaglianza non solo
divenne
superflua,
ma
sembrava fatta apposta per
annullarepropriolaconquista
della quale i laburisti
potevanoprendersigranparte
delcredito.Adifferenzadegli
egualitari integralisti, che
hanno continuato a vomitare
spasmodicamente congiure,
di cui gli attuali populisti
sono gli eredi, il grosso del
movimentosièinseritosenza
difficoltà nella nuova era.
Naturalmente l’importanza
del movimento doveva
declinare
insieme
all’importanza dei lavoratori
manuali in generale, perché
se così non fosse stato le
classi
inferiori
ben
difficilmente sarebbero state
indotte ad accettare la loro
sorte. Avremmo potuto avere
non l’evoluzione, ma la
catastrofe. Ecco perché una
comprensione completa degli
ultimi cento anni non è
possibile
senza
una
valutazione della funzione
peculiare avuta dai socialisti,
nella loro ascesa e nel loro
declino.
Il miglioramento dei
metodi di selezione sociale è
stato la condizione del
progresso. Ma prima che il
raccolto potesse essere
mietuto c’era da completare
un’altra rivoluzione sociale,
altrettanto profonda. Tutto
sarebbestatovanoselementi
elette non fossero state
preparate alla loro alta
vocazione; se non fossero
statedisposteadassumersile
loro responsabilità, il nuovo
ordine sociale sarebbe nato
morto.Sidovevainfonderein
tutti il desiderio di salire fin
dove le capacità personali lo
consentissero. Perché la
società moderna potesse
raggiungere la maturità
occorreva
spingere
l’ambizioneapuntaresempre
più in alto, e allineare
l’ideologia del popolo alle
esigenze della nuova era
scientifica.
Nel promuovere questo
fondamentale
mutamento
psicologico — rendere
volontaria la disciplina
mettendounafrustadentrola
mente — il socialismo ha
svolto
una
parte
indispensabile.
All’inizio
c’erastatoilprotestantesimo.
Come Weber e Tawney
dimostrarono a suo tempo, la
funzione del protestantesimo
fu quella di accendere lo
stimolo all’accumulazione.
Fu il riuscito adattamento
della religione alle esigenze
economiche
che
rese
possibile
lo
sviluppo
dell’Europa occidentale e di
quellepartidelmondocheun
tempo
facevano
parte
dell’impero
britannico.
L’incapacità delle religioni
più antiche di provocare
questa accensione fu la
ragione che consentì altrove
l’affermarsi delle nuove
religioni
alleate
del
comunismo
e
del
nazionalismo1,
e
delle
rivoluzioni
che
accompagnarono il trapasso.
Per rendere la mente russa,
cinese o araba ricettiva ai
turbo-generatori,
alle
bacchetteelettrostaticheealle
pile atomiche, il comunismo
alleato al nazionalismo era
necessarioquantolamadreal
bambino. In Inghilterra il
protestantesimo
puritano
sorresseilpaeseattraversole
fasi iniziali della prima
rivoluzioneindustriale.Maal
di là di un certo punto il
protestantesimo,
così
com’era, non poteva andare.
E così esso, tramite le chiese
non conformiste, si tramutò
nell’anglo-socialismo:
il
nuovomovimentoevangelico
chedominònellaprimametà
delsecoloscorso.
Il
limite
del
protestantesimo stava nel
fatto
che,
mentre
incoraggiava l’acquisto della
ricchezza,
non
dava
importanza alla necessità
della mobilità sociale. E anzi
giustificava l’accumulazione
di ricchezze proprio con la
motivazione dell’ammassare
per i discendenti. In sostanza
non era altro che un
compromesso — anche se a
quel tempo indubbiamente
necessario
—
con
l’estremismoaristocraticodel
sistema feudale. Il grande, se
pur temporaneo, contributo
del socialismo fu che esso
scelse un elemento del
cristianesimo e gli diede
preminenza a esclusione di
tutto il resto: mise infatti
l’accento sull’uguaglianza. I
cristiani avevano insegnato,
sebbenespessosottovoce,che
gli uomini, essendo tutti figli
diDio,eranotuttiugualiagli
occhi del Padre. Per il Padre
figli, tra di loro fratelli2. Di
questa dottrina i socialisti
fecero un’arma potente: e
l’usarono per distruggere la
resistenza
alla
trasformazione. “Che diritto
ha un uomo alla ricchezza,
quando un altro non ne
possiede alcuna; che diritto
ha chicchessia di comandare
al fratello suo? Non è
l’ineguaglianza un affronto
alla dignità dell’uomo?”.
Questo era il loro vangelo
allo stato puro. E queste idee
ebbero un’influenza tale che
molti vecchi socialisti furono
indotti ad accettare la
necessitàdidarelepossibilità
più
piene
all’ascesa
individuale
solo
dalla
brillante
invenzione
dell’uguaglianza
delle
opportunità. Quando le
opportunità vennero abbinate
all’uguaglianza furono rese
piùcherispettabili:divennero
ilSantoGraal.Isocialistinon
si avvidero che l’uguaglianza
delle opportunità, come
veniva applicata in pratica,
significava uguaglianza delle
opportunitàdiessereineguali.
Questa cecità strutturale era
necessaria perché i socialisti
potessero battersi con vigore
per spalancare le porte
all’ingegno. In pratica, come
ho detto prima, essi
attaccavanoconlapiùstrenua
energia le forme di
ineguaglianza dovute al
principio ereditario. Le
imposte di successione, la
decadenza del nepotismo,
l’istruzione secondaria e
universitaria
gratuita,
l’integrazione delle scuole
private, gli stipendi ai
ragazzi,
l’abolizione
dell’ereditaria Camera dei
Lord: queste furono le loro
conquistedimaggiorspicco.
Sono convinto che il
principio ereditario non
sarebbe mai stato rovesciato,
e il grandioso mutamento
psicologico che l’economia
richiedeva non sarebbe mai
statoconseguito,senzal’aiuto
di una nuova religione: e
questa religione è stata
proprio il socialismo. Esso
scalzò le resistenze in due
modi. Si occupò, dapprima,
della casta superiore. Dopo
unalungalottafuimpeditoai
ricchi — senza dover
ricorrere alla misura di
trasferire immediatamente i
neonati in nidi d’infanzia
residenziali3—ditrasmettere
il privilegio ai propri figli.
L’egoismopaternoematerno
doveva essere socializzato,
cioèsubordinatoagliinteressi
della società. I genitori
dovevano essere educati a
comprendere che era peccato
aspirareapostiimportantiper
i figli stupidi: se l’avessero
fatto,ilbenedellacollettività
sarebbe stato sacrificato agli
interessi egoistici di una
famigliola tra le tante. Un
livello di condotta civile così
altononèstatoperòdeltutto
raggiunto. Ma ciò che
l’agitazione incessante dei
socialisti ottenne fu di
convincere i genitori ricchi
dellafutilitàdiunaresistenza
aperta. Perché non ci fu
un’opposizione più decisa
alle imposte di successione?
Perché
non
ci
fu
un’opposizione a oltranza
all’integrazione delle scuole
private?Iricchinonpotevano
battersi perché il loro morale
erastatoindebolitodalverbo
socialista, soprattutto dopo
cheiconservatori,perragioni
di sopravvivenza, erano
venutitacitamenteapatticon
i
loro
avversari
(i
conservatori di quel tempo
costituivano un esempio
formidabiledigentechevive,
come qualcuno disse degli
arabi, rubandosi il bucato a
vicenda).
Attaccati
dai
socialisti come reprobi, e
abbandonati
dai
propri
paladini, alla fine quelli che
avevano beni di famiglia
soccombettero,lasciandosolo
qualche vecchia matta a
continuare la lotta. In tutte le
societàidetentoridelpoteree
i possessori di ricchezza
hanno bisogno che la loro
fortuna sia avallata dai
migliori
titoli
morali:
diversamente nessuna classe
dirigente può governare con
l’illimitata sicurezza che
costituiscelafontesegretadel
carisma.Nell’epocafeudaleil
sangue era titolo incontestato
per esercitare il potere.
Nell’epoca capitalistica la
ricchezzaavevainsestessail
proprio titolo. Ma con il
mutamento della situazione
storica i ricchi ereditari non
poterono più tener alta la
testa.Perserolasicurezzache
occorrevapergovernare,eun
po’ alla volta cedettero il
potere
all’uomo-che-si-è-
fatto-da-solo, e ancor più
all’uomo-fatto-dalla-scuola, i
quali avevano il divino
sostegno della profonda
approvazione morale della
società, e perciò anche
dell’auto-approvazione.
I
nuovigovernantieranocoloro
che, secondo i nuovi valori,
meritavano di portare il
mantopurpureo.
La seconda conquista fu
l’aver inculcato l’ambizione
nella classe operaia. Ai
socialisti nulla, a breve
scadenza, riuscì così bene
come il successo; così come,
alla lunga, nulla mancò
quanto il successo. Ogni
progressoversounamaggiore
uguaglianza di opportunità
nell’istruzione, o verso
l’ampliamento
delle
opportunità
nell’industria,
stimolava le aspirazioni.
Nella personalità adattata,
l’ambizione si cela sempre
appena sotto la superficie,
pronta a svegliarsi alla
carezza della speranza. Ogni
nuova possibilità contribuiva
ad acuire l’appetito. La
domanda, come sempre,
contribuivaacrearelapropria
offerta.
Anche
in
epoca
elisabettiana la successione
familiarenelleoccupazionifu
per lungo tempo molto più
comune nelle classi inferiori
chenelcetomedio.ALondra
e a Liverpool il figlio dello
scaricatore di porto prendeva
lo stesso mestiere del padre,
contro ogni lusinga della sua
maestra di scuola, perché
nutriva l’assurda convinzione
che fosse la miglior
professione del mondo. La
stessa cosa facevano i figli
dei minatori dei villaggi del
Durham, i figli dei salariati
agricoli delle lontane plaghe
del Somerset, degli operai
delle acciaierie a Corby e a
Scunthorpe. Il miglioramento
dellecomunicazionicontribuì
aestirparequestaperversione
mostrandoaogniragazzodel
paese il tenore di vita dei
ricchiel’esistenzabrillantedi
migliaia di persone di
ambientidiversidalsuo.Tutti
i giudizi soggettivi sul
prestigio
delle
diverse
occupazionivenneroassorbiti
da un’unica classificazione
nazionale.Piùtardilafamosa
argomentazione dell’analogia
con lo sport — un abile
colpo, questo — assunse un
posto
importantissimo
nell’armamentario
degli
educatori degli adulti. Quale
tecnico inglese avrebbe mai
formato la squadra locale di
footballconifiglideivecchi
campioni, prescindendo dal
fatto se fossero o no i
migliori? E allora perché
avrebbe
dovuto
farlo
l’azienda? Solo di recente
l’argomentazione è stata
ritorta. Se non si può giocare
altro che un football di
prim’ordine, chiedono i
riformisti, che cosa si deve
fare di tutti quelli che non
sono abbastanza bravi per
essere
ammessi
nella
squadra?
Una volta che ebbero
preso l’avvio, l’ampliamento
delle opportunità e il
miglioramento
delle
comunicazioni
resero
possibile la trasformazione
psicologica; non la resero
però necessaria. Senza il
fermento
dell’agitazione
socialista, il lavoratore
sarebbe rimasto sprofondato
nellasuaapatia,mancandogli
una spinta sufficiente per
approfittare delle nuove
grandi occasioni. A quanto
pare, ogni generazione
intelligentedeveriscoprireda
sé la rassegnazione con cui
l’uomocomuneaccettalasua
sorte. Il tecnico è sempre
portato a pensare non solo
chegliconvienesopportareil
suo lavoro, dal momento che
ha scarse possibilità di farne
uno migliore, ma anche che
suofigliodovràfarelostesso.
Da questa apatia debbono
continuamente recuperarlo
coloro che hanno un senso
più sicuro dei valori. Una
volta era il socialismo che
liberava, battendosi contro la
rassegnazione, e insegnando
altecnicocheeglierauguale
al presidente dell’azienda, il
qualeperciònonavevaalcun
diritto alla sua maggiore
ricchezza.
Predicando
l’uguaglianza pungolava la
genteconl’invidia,el’invidia
stimolavalaconcorrenza.Chi
decide di sopravanzare il
propriosuperioredàsfogo,in
forma sublimata, al desiderio
infantile di superare il padre.
Si libera così un’energia
intensa, che viene incanalata
verso uno scopo costruttivo:
quando si accompagna
all’intelligenza,
questa
energia è irresistibile. Ma
bisognava farla scattare: e la
chiave fu appunto il
socialismo. Se l’invidia è
diventata una virtù pubblica,
anziché un vizio privato,
sappiamo a chi dev’essere
datoilcredito.
Il grande problema della
società industriale è che
l’ambizione viene risvegliata
— in misura minore, ma pur
sempre risvegliata — nella
mente dei ragazzi stupidi e
dei loro genitori, e non solo
nella mente degli intelligenti.
Ciò è inevitabile, dal
momento che nessuno può
prevedere con precisione
assoluta dove sboccerà
l’intelligenza. Tutti debbono
essere ambiziosi, affinché
nessuna persona dotata di un
ingegno di prim’ordine corra
il rischio di non farne uso.
Però, quando si incrocia con
lastupidità,l’ambizionequasi
semprenonfaaltrochecreare
un
acuto
senso
di
frustrazione.
Ecco
la
spiegazione del seguito che
hanno oggi gli intellettuali
egualitari. Pur essendo
individui superiori, hanno un
timore tale di venir invidiati
che si identificano con
l’inferiore, e parlano in sua
vece.
Esigono
che
l’uguaglianza sia qualcosa di
più dell’opportunità; esigono
uguaglianza di potere, di
istruzione e di reddito;
esigono che l’uguaglianza
diventiilprincipiodominante
dell’ordine sociale; esigono
che gli ineguali siano trattati
comesefosserouguali.
Il socialismo cessò di
essere un acceleratore e
diventò un freno. Quando
l’istruzione
prima,
e
l’industria
poi,
furono
riorganizzate
così
radicalmente che quasi tutti
gli individui intelligenti del
paese risultavano concentrati
nelle classi superiori, la sua
missione doveva considerarsi
compiuta. Il partito laburista
nonpotevaesserepiùlaforza
che era stato, dopo che le
classi che esso rappresentava
avevano visto sparire gli
intelligenti dai loro ranghi.
L’importanza del partito nel
paese era destinata a
declinare.Unaltrocolpofuil
declino del Parlamento. La
ridistribuzione
dell’intelligenza è all’origine
del deterioramento della
Camera dei Comuni come di
quellodelpartitolaburista;un
processohaacceleratol’altro.
II
Ildeclinodel
Parlamento
Il genio britannico — se
questaparolasipuòapplicare
a una nazione che in fatto di
intelligenza è, come tutti gli
altri paesi, o quasi, uno
spaccatodelgenereumano—
staversandobirranuovanelle
vecchie
bottiglie.
Noi
crediamo nell’evoluzione, e
nonnellarivoluzione,proprio
perché sappiamo che il
mutamento può essere tanto
più rapido allorché, alla
superficie, non vi è alcun
mutamento.Èaccadutoconil
Commonwealth. È accaduto
conlamonarchia.Èaccaduto
con il laburismo. È accaduto
conilParlamento.
La democrazia — nella
misura in cui significava che
il potere risiedeva in
un’onnipotente
assemblea
elettiva — era un prodotto
tipico del processo di
transizione dalla casta alla
classe: il suo principio
fondamentale — un uomo =
unvoto—eraegualitario.La
madre di una famiglia
disadattata,
annidata
a
Brighouse e Spenborough,
aveva lo stesso voto di
Beatrice Webb. Il sistema
parlamentare,secondoildetto
di
Maine4,
consisteva
“nell’ascoltare nervosamente
auncapodiuntuboacustico
che riceve dall’altro capo i
suggerimenti
di
un’intelligenzainferiore”.
Nell’epoca feudale il
paese era governato da una
casta dirigente. Ai nostri
tempi abbiamo una società
senza caste e il paese è
governato da una classe
dirigente.
Nel
periodo
intermedio non è stato
governato né da una casta né
daunaclasse,mapiuttostoda
una
combinazione
di
entrambe. Per centinaia di
anni il sangue ha spartito il
potere con il cervello; molto
tempo
dopo
che
l’inaridimento del principio
aristocratico
aveva
cominciato a concentrare
l’intelligenza al vertice, ogni
classe, per quanto bassa,
possedeva ancora i suoi
uomini e le sue donne
superiori.Inquestasituazione
ilsuffragiouniversalenonera
altro che il riconoscimento
della realtà. Dare un peso
uguale a ogni classe era un
modo efficace di assicurare
un Parlamento capace. Gli
operai tessili, i minatori, gli
operai delle acciaierie, i
contadini e gli altri gruppi
eleggevano dai propri ranghi
uomini
di
intelligenza
superiore alla media. I loro
deputati erano adatti a
governare. Non appena
affermatasi,lasupremaziadel
Parlamento cominciò però a
essere minacciata dalla
sempremaggiorecomplessità
dello Stato. Gli uomini,
poniamo,
dell’amministrazione
di
Campbell Bannerman, o
anche del primo gabinetto
laburista
presieduto
da
Ramsay MacDonald, erano
degni del posto che
occupavano. Le questioni
erano ancora così semplici
che l’intelligenza dilettante
— orgogliosa condizione del
deputato d’altri tempi —
poteva prendere una saggia
decisione. Ma al tempo del
gabinetto Butler gli affari
ordinari dello Stato erano
diventaticosìstraordinariche
ildilettante,perquantodotato
fosse,potevafarepocodipiù
chefingeredioccuparsene.E
persinoquestapantomimaera
un’occupazione
così
assorbente che i deputati non
riuscivano tanto facilmente a
trarre il loro reddito da altre
occupazioni. Invece questo
era diventato sempre più
necessario, e nel contempo
sempre meno possibile,
proprio per una delle
maggiori conquiste del
sentimento egualitario: il
contenimento dell’indennità
parlamentare. Sempre meno
gli individui capaci e
intelligenti
potevano
permettersi il lusso di andare
alParlamento,elaqualitàdel
partito laburista e degli altri
partiti
ne
venne
di
conseguenza a soffrire.
L’intelligenza ha sempre
seguito il potere: quando il
potere andò alla burocrazia
statale,gliuominieccezionali
loseguironoinpuntadipiedi;
quandogliuominieccezionali
lasciarono
la
politica,
rimasero ben poche forze a
opporsi all’espansionismo di
Whitehall. Oggi i 110 e lode
di Oxford e Cambridge non
considerano la carriera
politicaunlorointeresseoun
lorodovere.L’interessenonli
stimola a mettersi al servizio
di un elettorato volubile; il
dovere li invita a servire la
società occupando un posto
della massima responsabilità,
che il Parlamento, al 98 per
cento almeno dei deputati,
nonèpiùingradodioffrire.I
Gladstone moderni stanno a
Harwell. Altra causa del
declinoèilfattocheleclassi
inferiori,
quantunque
progressivamente svuotate
deltalento,nonhannosmesso
di eleggere gente come loro.
Si sono aggrappate ai loro
diritti democratici, con il
risultato che il quoziente
medio d’intelligenza del
Parlamento
è
progressivamente calato. I
rappresentanti degli uomini
comuni non hanno più
l’intelligenza; non esercitano
piùilpotere.
Per risolvere questo
problema sono state avanzate
due proposte alternative, la
prima rivoluzionaria, la
seconda
riformista.
I
“rivoluzionari” hanno chiesto
che la forma venga adeguata
alla realtà: o abolendo il
Parlamentoosubordinandole
elezioni al possesso di un
determinatoQI.Inoltrehanno
propugnato la rappresentanza
proporzionale,conlaqualeil
numero di voti di ciascuno
sarebbe proporzionato alla
suaintelligenza.Tuttociòera
certamente
poco
lungimirante.Comedicevano
i nostri antenati, solo chi
porta la scarpa sa dove
stringa. Quando le decisioni
provocano disagio, l’uomo
comunedevepoteresprimere
le proprie doglianze al suo
deputato5. Quando questo
diritto esiste, i funzionari
statali e anche gli scienziati
sociali debbono stare sempre
all’erta. Inoltre di quando in
quando sorgono problemi
semplici su cui l’opinione
dell’uomo comune (qualora
sia
consigliato
dalle
competenti autorità) vale
quanto l’opinione della
meritocrazia, e in queste rare
occasioninonperdiamonulla
lasciando alla Camera dei
Comuni la possibilità di dar
sfogoallesueopinioni.
Con un compromesso
tipicamente
inglese
l’obiettivo dei rivoluzionari è
stato in parte raggiunto non
con l’abolizione dei Comuni,
ma con il ripristino della
Camera dei Lord. Per molti
anni i laburisti si opposero a
una
riforma
integrale
adducendo
l’argomento
rivelatore che se la Camera
dei Lord avesse cessato di
essere ereditaria, il suo
prestigio sarebbe salito così
in alto da mettere in pericolo
quello dei Comuni. Era
meglio,dicevano,lasciareche
i Lord si spegnessero. Nel
clima mentale dominante
l’obiezione (per quanto ben
fondata) non poteva essere
indefinitamente sostenuta. Il
principio ereditario era
assolutamente indifendibile.
Un esponente socialista degli
anni Cinquanta formulò un
punto di vista più illuminato
quando
affermò:
«È
importante
ricordare
esattamente qual è la vera
obiezione
dei
laburisti
all’attuale Camera dei Lord.
Non è tanto la debolezza o
l’iniquitàdelsistemadicreare
dei Pari che viene messa in
discussione,
quanto
l’assurdità
del
fattore
ereditario»6.
Ilpartitolaburistafinìper
battersiafavoredellariforma
altrettanto attivamente dei
suoi
avversari.
L’eliminazione dei Pari
ereditari, la limitazione
dell’incaricoaiPariavita—
uomini e donne scelti tra le
personalità più eminenti del
regno—lacorresponsionedi
lauti onorari: queste riforme,
avviate nel 1958 e portate a
termine
nel
successivo
ventennio, fecero alla fine
della Camera alta un corpo
molto
più
autorevole
dell’altro
ramo
del
Parlamento. La selezione
sostituì in larga misura
l’elezione.Superandotuttigli
stadi
intermedi
della
democrazia (proprio come
alcuni paesi sono balzati di
colpo dalle ferrovie ai razzi),
lo strumento dell’aristocrazia
fu trasformato in un colpo
solo in strumento della
meritocrazia. L’ascendente
dei Lord fu assicurato da un
provvedimento costituzionale
per cui il ministero della
Pubblica Istruzione veniva
riservato in tutti i gabinetti
presenti e futuri alla Camera
alta. Ora essa non è meno
eminente del Comitato
Centrale in cui siedono i
governanti
della
Cina
comunista, i quali si
autoperpetuano attraverso la
cooptazione: la Camera dei
Lord è il comitato centrale
dellanostraélite.
Parallelamente ci si
preoccupò di compensare
l’inevitabile debolezza del
Parlamento
rafforzando
l’amministrazione
statale.
Alimentata da un processo
selettivo
scolastico
di
prim’ordine e da una
preparazione
universitaria
anch’essa di prim’ordine,
fecondata da nuove tecniche
di
ricerca
e
di
amministrazione, sostenuta
dallatradizioneedallospirito
di corpo creatisi in un secolo
e più di disinteressata
dedizione al dovere, la
competenza collettiva dei
funzionari
statali
ha
continuato,conpochebattute
d’arresto,aelevarsi.Difronte
a questa saggezza composita,
pressoché tutti i dilettanti
politiciinvestitidiunincarico
di governo sono stati ben
contentidiprendersilagloria
rinunciando
al
potere.
L’eccezione pericolosa è il
politico talmente stupido o
vanitoso da non riconoscere
nemmeno
la
propria
incompetenza. Questi, come
lareginaVittoria,puòpersino
arrivare a pretendere che il
suo potere da nominale
diventi affettivo. Una parte
della tradizione che i
funzionari
statali
si
tramandano consiste nella
conoscenza accumulata dei
modi di smontare simili
pretese7. Sto parlando di
trent’anni fa. Nei parlamenti
di questi ultimi cento anni
non v’è stato fortunatamente
alcun principe Alberto. Con
l’attenuarsi dei conflitti nella
società,ifunzionaristatali—
ai quali non è più imposto di
tenervisi estranei — hanno
partecipato sempre più
attivamente alla politica allo
scopo di compensare il
depotenziamento del sistema
bipartitico. Come la Camera
deiLord,essiappartengonoa
una meritocrazia di crescente
potenza. La Camera dei
Comuni non si è ancora
accodata:esperiamochenon
lo faccia nemmeno in futuro.
Speriamocheormai,comela
monarchia, abbia trovato una
sua nicchia permanente nella
Costituzione: il vecchio
fondendosi con il nuovo, il
nuovo con il vecchio, il tutto
aunlivellopiùalto.
III
Itecnici
È un vero enigma per lo
storico il motivo per cui il
partitolaburistaèduratocosì
a lungo. Si potrebbe avere
una migliore illustrazione del
principiodell’inerziasociale?
Comelastessademocrazia,il
partito laburista è stato una
reazione contro la tradizione
feudale. Ebbe origine dalla
vecchia classe lavoratrice,
comeessavenivachiamata,la
quale riscuoteva una tale
solidarietà solo perché il suo
nome era ingannevole: non
era tanto una classe, quanto
una casta. Nei secoli XIX e
XX il suffragio universale
diede forza politica ai
lavoratori. Si tenevano uniti
e, dal momento che altri tipi
di avanzamento gli venivano
inpartenegati,sfruttavanoal
massimoquestaforzapolitica
percontrastarel’autoritàdella
casta superiore. I capi
intelligentieambiziosi,cuiil
sistema ereditario impediva
l’ascesa
individuale,
dedicarono i loro sforzi a
migliorare la sorte della loro
classe nel suo complesso:
della loro classe e non
semplicemente di se stessi
all’interno della classe!
Doveva salire una classe
intera,
a
prescindere
completamente dalla capacità
deisuoimembri!
Essi
formavano
un
possenteesercitoeauncerto
punto, grazie al loro stesso
successo — la conquista
socialista di cui ho parlato
prima — presero d’assalto la
cittadella e ne aprirono le
porte all’ingegno. La vittoria
ridusse quest’esercito a
brigate, a plotoni, e poi, alla
fine, a franchi tiratori isolati.
Negli anni Sessanta i figli
eccezionali di lavoratori
manovali non erano più
gravementesvantaggiatidalla
loroorigine.Conlaforzadel
solo merito individuale
potevanosalirelungolascala
sociale fino a dove glielo
consentiva l’intelligenza. Era
una grazia per loro e una
grazia anche per i loro
genitori. Ma per la classe
lavoratricenelsuocomplesso
la vittoria risultò una
sconfitta. Sazia di conquiste,
la classe cominciò a
sbriciolarsi all’interno. Un
numero sempre maggiore di
genitori cominciò a nutrire
ambizioni per i propri figli
anziché per la propria classe.
Il culto del fanciullo divenne
la droga del popolo; pervasa
di speranza, elettrizzata
dall’ambizione, la nazione
intera cominciò a progredire
come non mai proprio nel
momento in cui il partito
laburista arrivò a un punto
morto.
Il partito laburista fece
l’inevitabile compromesso
con la nuova società che si
era tanto adoperato a creare:
cessò di esistere. Sempre
meno elettori, anche tra gli
individui
muscolosi,
rispondevano istintivamente
all’appello
“laburista”.
Attirativersol’altodalleloro
aspirazioni per i figli, tutti
salvoilLumpenproletariat—
per riadottare un termine
ancora in voga nella prima
metà del secolo scorso — si
consideravanoungradinopiù
su del lavoratore della base.
“Lavoratori” divenne una
parola screditata. Gli astuti
capi laburisti della metà del
secolo
(il
partito
comprendeva ancora molti
uomini di grande capacità)
avvertirono chiaramente la
necessità di un mutamento.
Lasciarono perdere l’appello
alla solidarietà della classe
lavoratriceesiconcentrarono
sulla classe media, in parte
per catturare nuovi settori
dell’elettorato, ma ancor più
per tenersi al passo con i
propri
sostenitori,
che,
secondoloro,sieranoelevati
rispetto al punto di partenza.
Uno
dei
sintomi
di
quest’ambizione forsennata
fu la promozione puramente
nominale di occupazioni che
nonpotevanovenirpromosse
in nessun altro modo. Noi
non abbiamo più la necessità
di essere così ipocriti:
possiamo
riconoscere
l’inferiorità e tranquillamente
definirla tale. Ma a quei
tempi gli acchiappatopi
venivano
chiamati
“funzionariperiroditori”,gli
ispettori sanitari “ispettori
della salute pubblica”, e i
pulitori di gabinetti “addetti
ai luoghi di comfort”. Gli
imprenditori si conformarono
al
mutato
costume
licenziando i loro “operai” e
assumendo solo tecnici, che
indossavano camici bianchi
anziché tute blu. Il partito
laburista si adeguò alla fine
nello
stesso
modo.
“Laburismo”eraunmacigno;
“operaio” era tabù; ma
“tecnico”,cheparolamagica!
Ecosìnacquel’attualepartito
dei tecnici, che è al servizio,
nel modo più generale, dei
tecnici del braccio e della
mente.
I sindacati seguirono
l’esempio. La Transport and
General Workers’ Union
diventò la Transport and
General Technicians’ Union;
laNationalUnionofGeneral
and Municipal Workers
diventò la National Union of
General and Municipal
Technicians.
Questo però non le salvò
dalla
concorrenza
di
quell’altro grande sindacato
generale, l’Association of
Supervisory Staffs and
EngineeringTechnicians,che
godeva del vantaggio di
partiregiàconunnomeeuna
posizione adatti. I minatori
divenneroitecnicidiminiera
(ed erano ancora una forza
neiprimitempidelpartitodei
tecnici),ilavoratoridellegno
tecnici del legno, i lavoratori
tessili tecnici tessili, gli
impiegati d’ordine tecnici
dell’ufficio, e così via. Allo
stesso modo sorsero il
Technical Unions Congress
(TUC) e la Technicians
Education Association. I
gradi superiori dovettero
riclassificarsi per poter
mantenere le indispensabili
differenze di rango. I tecnici
di laboratorio, ad esempio,
non potevano mantenere
questa denominazione senza
venire confusi con i tecnici
delle pulizie. Si definirono
perciò
specialisti
di
laboratorio, e per la stessa
ragione alcuni sindacati
adottarono nuovi nomi:
l’Association of Building
Technicians, ad esempio,
diventòl’ABSel’Association
ofPsychologicalTechnicians,
l’APS. L’Association of
Scientific Workers dovette,
come la Camera dei Lord
(chesionoradicomprendere
molti suoi membri) superare
d’un sol balzo un intero
stadio di sviluppo sociale.
Soprattutto dopo la sua
fusione con l’Association of
Local
Government
Sociologists, essa considerò
la sigla ASS* per nulla
appropriata,
e
così,
coraggiosamente, adottò la
denominazione
di
Benefactors: il risultato fu
l’ASB, ora giustamente e
largamente apprezzata anche
aldifuorideicircolidicoloro
che lavorano direttamente
nelle benefattorie e nei
magazzinidicompartimento.
I sindacati ad alto
quoziente intellettivo hanno
esercitato
nel
TUC
un’influenza sproporzionata
alla loro forza numerica, ma
non ancora del tutto
proporzionata alla loro
intelligenza. Così essi hanno
contribuito ad accelerare la
trasformazione del lavoro in
gioco a misura che il gioco
dellameritocraziaèstato(per
l’accertamento del reddito)
convertito in lavoro. Hanno
contribuito a concentrare
l’attenzione dei sindacati
tecnici sull’educazione degli
adultiditipomoderno.Hanno
rivelato
l’esistenza
di
individui che si imbottivano
di nozioni per poter superare
gli esami d’intelligenza.
Hanno guidato la vittoriosa
campagna per l’adozione del
sistema metrico decimale nei
pesi, nelle misure e nella
moneta. Hanno insegnato ai
colleghi tecnici a guardare
realisticamente al ruolo del
partito dei tecnici nello Stato
moderno. E a ogni passo
hanno dovuto combattere
contro i sentimentali. Il
vecchio egualitarismo non
poteva essere spazzato via
dalla sera alla mattina, e i
sentimentalihannocontinuato
a magnificare le virtù del
buon tempo antico e a
protestare,
in
nome
dell’uguaglianza, contro ogni
progresso verso la giustizia
sociale.
IV
L’adeguamentodei
sindacati
Per comprendere quanta
strada
abbiamo
fatto,
pensiamo per un momento a
una riunione del National
Joint Council for Industry,
tenuta,poniamo,nel1950.Vi
prendevano parte ministri
della Corona insieme a
rappresentanti del Trades
Union
Congress,
della
Federation
of
British
Industries e delle aziende
pubbliche. C’era forse un
gruppopiùcapacedeglialtri?
Forse che i sindacalisti
venivano aggirati nella
discussione perché avevano
lasciato la scuola a tredici o
quattordiciannid’età,mentre
i dirigenti dell’industria
privata erano stati a
Cambridge e quelli delle
aziende
pubbliche
a
Sandhurst? Forse che i capi
sindacali si trovavano in
svantaggio per il fatto di
essere stati spinti dentro una
fabbrica a un’età in cui gli
altri portavano ancora i
calzonicorti?Ovviamenteno:
semmai lo svantaggio stava
dall’altra parte. Non solo i
sindacalisti parlavano sorretti
da una maggiore esperienza;
tralorofiguravanoperdipiù
alcuni degli uomini più
capaci del paese. La
spartizione del potere tra le
classi era la conseguenza
naturale della spartizione
dell’intelligenza. Questi capi
riscuotevano la fiducia dei
seguaci dai cui ranghi
provenivano,elameritavano.
Molti di loro furono ministri
nel primo, secondo, terzo e
quarto gabinetto laburista,
prima che cominciasse il
declino. La capacità dei capi
dei
minatori
era
particolarmente
grande,
perché nei villaggi minerari
non si offrivano altri posti ai
giovani e le prospettive di
promozioneallaclassemedia
erano scarsissime. Negli anni
Cinquanta e Sessanta non si
comprese appieno che i
successori di questi eroi
popolarinoneranoaltrettanto
capaci; i figli dei maggiori
sindacalisti, dei ministri
laburisti e di altre eminenti
personalità della classe
lavoratrice non diventavano
lavoratori
manuali.
Frequentavano le classiche e
le università, preparandosi a
esercitare il commercio e le
libere
professioni,
e
moltissimi di loro andavano
addiritturaallescuoleprivate.
Ifiglideicapilaburistifurono
glialfieridelfuturo.
Si paragoni a questo
quadrolasituazionepresente:
si pensi a come era diversa
una riunione del 2020 del
National Joint Council, un
organo conservato d’altronde
solo per ragioni formali. Da
unapartesiedonoiQIdi140,
dall’altra i QI di 99. Da un
latoimagnatiintellettualidel
nostro tempo, dall’altro degli
onesti lavoratori dalle mani
callose, assai più pratici di
piumini da spolvero che di
documenti. Da una parte la
solida sicurezza che riposa
sul successo duramente
conquistato; dall’altra la
coscienza di una giusta
inferiorità.Leriflessionigrevi
dei
sindacalisti,
meticolosamente mandate a
memoria, non hanno sui loro
colleghi maggiore influenza,
se siamo sinceri con noi
stessi, di quanta ne possa
avere una cerbottana su una
navicella spaziale. Nutriti di
accurate
inchieste
sociologiche, i funzionari
statali conoscono il clima
d’opinione esistente nelle
fabbriche
meglio
delle
commissioni
interne.
Raramente
i
dirigenti
sindacali sono in grado di
capirechelacortesiaconcui
vengono trattati è una pura
formalità: non comprendono
di non avere più la sostanza
del potere, di essere lusingati
semplicemente dalla sua
ombra.
Non c’è bisogno di
chiedersiilperché.Lescuole
hanno
cominciato
ad
assumersi come si deve il
compito della selezione
sociale: questo è tutto.
Attuate le riforme così a
lungo invocate, nessuno dei
ragazzi più capaci del paese
— se non per un disgraziato
errore — fu più costretto a
fare un lavoro manuale.
Venivano
preparati
da
qualcosa di meglio della
Workers
Educational
Association (sic). Vent’anni
dopo il 1944, i figli brillanti
dei
lavoratori
manuali
andavano automaticamente
nellemiglioriscuoleclassiche
del loro distretto, di lì
passavano a Oxford e a
Cambridge e infine, dopo la
laurea, potevano chiedere
borse di viaggio e borse di
studio per l’Imperial College
ofScience,leInnsofCourte
l’Administrative
Staff
College. I Keir Hardie delle
successive generazioni sono
diventatiimigliorifunzionari
pubblici, medici, fìsici,
psicologi, chimici, dirigenti
aziendaliecriticimusicalidel
lorotempo.
Negli anni Quaranta
ancora un ragazzo su venti
che abbandonavano la scuola
per svolgere occupazioni
manuali aveva un QI
superiore a 120; negli anni
Cinquanta — dopo che la
leggeeraentratainvigore—
ce n’era uno su cinquanta; e
negli anni Settanta solo uno
su mille. Nell’ultimo quarto
di secolo la riserva di
lavoratori veramente capaci
di riempire i massimi posti
sindacali
si
era
completamente essiccata, e
già molto prima di allora il
declino
qualitativo
dei
deputati sindacalisti e dei
funzionari
sindacali
di
categoria e di fabbrica,
specialmente di quelli più
giovani,
era
diventato
veramente notevole. Devo
dire qui che la regola della
promozione per anzianità, a
cuiisindacatirimaserofedeli,
non fu, come nell’industria,
un ostacolo, in quanto i
funzionari anziani erano nel
complesso
più
capaci.
Naturalmente l’intelligenza
non è la sola qualità che si
richieda a un dirigente
sindacale; essi debbono
possedere anche bellicosità,
tenaciaeunagrandecapacità
dilavoro.Maanchesenonè
lasolaqualità,l’intelligenzaè
pur sempre necessaria, e i
nuovi dirigenti sono stati
spaventosamente svantaggiati
dallasuaassenza.
Ma allora come hanno
fatto i sindacati a tenersi in
piedi?Sonostatisalvatidatre
forme di adattamento: il
rafforzamento
del
loro
personale amministrativo, la
semplificazione delle loro
funzioni e l’accrescimento
della loro rispettabilità.
Innanzitutto i difetti del
metodo elettivo sono stati
parzialmente compensati, nei
sindacati
come
nel
Parlamento,
dal
rafforzamento dei funzionari
pubblici nominati dall’alto.
Ben pochi laureati sono stati
eletti funzionari di sindacati
manuali, ma i comitati
direttivi, consapevoli della
sempre crescente complessità
dell’economia, impressionati
dal crescente prestigio delle
università e consci della
necessità di fare la miglior
figura possibile con gli
industrialieilgoverno,hanno
affidato sempre più di loro
iniziativa a dei laureati i loro
ufficidiricerca,produzionee
pubbliche relazioni, sebbene
ancora troppo lentamente8. Il
partito laburista ha dato
l’esempio accogliendo tra i
suoi parlamentari individui
provenienti da Winchester e
da altre scuole d’élite, e poi
anche dalle università, in
sostituzione di lavoratori
manualicapacicheormainon
esistevano più. Nel 1960
praticamente nessuno dei
dirigentidelpartitoproveniva
dalle file dei lavoratori
manuali;
un
grande
mutamento rispetto al 1924.
Dopoaverindugiatounpo’,i
sindacati fecero altrettanto
con i loro funzionari. Le
università hanno fatto fronte
organizzando corsi speciali
per persone adatte le quali,
nonostante gli alti QI,
abbiano sufficiente tatto per
sopportare serenamente gli
sciocchi: qualità, questa,
estremamente necessaria ai
consulenti dei dirigenti
sindacali. L’ottimo corso
accelerato che si tiene al
LeedsInstituteofTechnology
prescrive di trascorrere un
periodo di tempo in mezzo
alla base per acquistare
esperienzapratica;icandidati
alla dirigenza sindacale e
aziendale lavorano insieme
felicemente alle macchine. I
sindacatihannoincorporatoai
livelli direttivi più alti molti
laureati i quali, pur non
essendo di prim’ordine,
appartengono a un buon
second’ordine che si aggira
intorno ai 115-120 punti di
quozienteintellettivo.
I sindacati sono stati
salvati da uomini come Lord
Wiffen. Per apprezzare
l’eccellenza
delle
sue
qualifiche è sufficiente
confrontare la sua carriera
con quella di Ernest Bevin,
che non aveva alcuna
istruzione degna di questo
nome.
LORDWIFFEN
ERNESTBEVIN
Natoil9marzo
1881a
Natoil9agosto1957 Winsford,
aBradford.Padre:
Somerset.
filatore
Padre:
salariato
agricolo
5-11Imparato
5-11SezioneA,
aleggeree
scuolaelementare.QI scriverealla
120.
scuoladel
villaggio.
11Esamedi
ammissionealla
classica.QI120.
11Lasciato
scuolaper
lavorarecome
garzonedi
fattoria.
13Scuolaclassicadi
Bradford.QI119.
13Garzonedi
cucinaa
Bristol.
14Idem.
14Fattorinodi
drogheria.
15Idem.
15Aiutocarrettiere.
16Licenzadella
classica.QI118.
16Bigliettaio
ditram,poidi
nuovoaiutocarrettiere.
18Borsadistudio
stataleaCambridge.
QI120.Poidiploma
diBachelorofScience 18Carrettiere.
(sociologia)ediploma
diMasterofScience
(testmentali).
28Docentedi
relazioniumane
nell’industria
all’ActonTechnical
College.QI123.
28Segretario
delComitato
perildirittoal
lavorodi
Bristol.
29Segretario
dellasezione
carrettieridi
29DocenteaHarvard Bristolinseno
inbaseaun
allaDock,
programmadiscambi. Wharf,
QI115.
Riverside&
General
Labourers’
Union.
32Assistenteperla
32
ricercadellaUnited
Organizzatore
TextileFactory
nazionale
TechniciansUnion.QI aggiuntodi
115.
sindacato.
34Idem.
34
Organizzazione
nazionaledi
sindacato.
41Segretario
generaledella
41Responsabileperla
Transportand
ricercadelsindacato.
General
QI114.
Workers
Union.
59K.C.T.U.C.,
segretariodi
59Ministrodel
sindacato.Membro
delConsiglio
Generale.QI116.
Lavoro.
64Elevatoalrangodi 64Ministro
Pari.QI116.
degliEsteri.
72Presidentedel
Comitatoper
l’istruzionedelTUC.
QI112.
76Docenteaggiunto
all’ActonTechnical
College(anche
attualmente).QI104.
Uomini
come
Walter
Wiffen hanno fornito quella
guidacheunavoltadavanoai
lavoratorimanualiiBevin.
Il secondo adeguamento
sta nel fatto che le funzioni
dei sindacati, in una società
organizzatapiùsensatamente,
sonodiventatequasideltutto
automatiche, così che resta
ben poco margine per
l’iniziativa o l’innovazione. I
membri di commissione
interna e i funzionari
sindacali locali non possono
più competere con i dirigenti
aziendali, ma questo importa
assai poco ora che tutte le
contrattazioniperisalariele
condizioni di lavoro sono
state
completamente
centralizzate
a
livello
nazionale, dove predomina
l’influenza dei funzionari
stipendiati.
Il
British
Productivity Council ha
continuamente rifornito i
sindacati
di
materiale
pubblicitario, film e vignette
destinati ai loro iscritti, e il
National Joint Council è
anch’esso diventato sempre
più importante da quando ha
assuntolaresponsabilitàdella
revisione annuale dei prezzi.
Solo gli esperti di statistica
possono
seguire
le
complessitàdellarevisione,e
cosìgliespertistipendiatidai
sindacati
si
mettono
d’accordo sui dettagli con i
loro colleghi dell’Ufficio
Centrale di Statistica. Fino
allo scorso maggio non
c’erano più stati “scioperi”
dopo quello di Leamington
del1991.
Interzoluogosièdatoai
sindacati,
come
alla
monarchia, un posto sempre
più
onorevole
nell’ordinamento
sociale.
Oggi non c’è un solo ente
nazionale di qualche rilievo
incuinonsianorappresentati.
Laconsultazionemistaèstata
portata talmente avanti dal
governo, come anche dagli
industriali, che ai sindacati
(trannequellicontrollatidalle
cricche populiste) vengono
comunicate quasi tutte le
decisioni importanti almeno
un giorno o due prima
dell’annunzio
ufficiale.
Adesso che è stato creato
l’Ordine Reale del TUC, per
cui tutti i membri del
Consiglio Generale non
appena eletti diventano
automaticamente
commendatori, ora che le
concessionidionorificenzeai
lavoratori comuni si sono
moltiplicate,l’intelligenzaeil
tattohannosalvatoquellache
senz’altro avrebbe potuto
diventare una bruttissima
situazione.
I
populisti
sostengono che c’è una
fondamentale mancanza di
simpatia tra i funzionari
stipendiatieisempliciiscritti.
Tutti i sociologi debbono
riconoscere il pericolo. Ma il
rimedio non è il ritorno a un
passato che è aureo solo
nell’immaginazione.
Il
rimedio sta, come le
università hanno ben capito,
nel perfezionamento delle
inchieste sociali e delle
indagini d’opinione, le quali
sono gli occhi e le orecchie
delpubblicointelligente.
V
Sommario
Ho cominciato questo
capitolo elogiando i socialisti
per l’attacco massiccio che a
suo tempo avevano sferrato
contro
il
principio
aristocratico. Senza di loro
forse le caste non sarebbero
mai state sostituite dalle
classi,
e
la
vecchia
aristocrazia non avrebbe mai
assunto la sua forma attuale.
Madopochelaloromissione
fu compiuta e l’uguaglianza
delle opportunità raggiunta,
essi dovettero operare un
adattamento di vasta e talora
dolorosaportata.Ilgrossodel
partito laburista, sotto la
nuova denominazione, si
rassegnò al declino della sua
importanza, e alla decadenza
del suo principale strumento,
il Parlamento. I sindacati dei
tecnici vennero compensati
perlaperditadipotereconun
guadagno di rispettabilità. I
tecnici organizzati sono
diventati un pilastro minore
della nostra società. Ma il
movimento minoritario dei
socialisti scissionisti, a volte
operanti entro i ranghi
ufficiali, a volte al di fuori,
non è mai stato totalmente
distrutto. I populisti possono
con una certa fondatezza
sostenere di ricollegarsi agli
egualitari sentimentali che da
decenni
tormentano
i
rispettabili dirigenti dei
tecnicielostessogoverno.
Oggi Lady Avocet ama
paragonare la meritocrazia ai
Mohicani che sottraevano i
giovani alle tribù soggiogate
e li allevavano come membri
delle proprie famiglie. Essa,
insieme ai suoi amici,
sostiene che i tecnici hanno
bisogno di capi che
condividano
i
loro
atteggiamenti mentali perché
sono stati anch’essi dei
tecnici9. Se avessero ancora
per guida un Ernest Bevin, il
loromoralesarebbedinuovo
alto, perché potrebbero
identificarsi pienamente con
luiegloriarsidellesuegesta.
Farebberoancorapartediuna
società
unita,
perché
avrebbero un capo che
interpreterebbe i bisogni di
questa in termini a loro
comprensibili. I populisti
ritengono che finché non
emergerà una leadership
spontanea,illorodovereèdi
agire come fiduciari dei
tecnici. Fino all’anno scorso
ritenemmo
questa
convinzione una patetica
eccentricità…
*Assininglesesignifica“somaro”
(N.d.T.)
Capitolo7
Ricchiepoveri
I
Ildenarodelmerito
Lecaste,oleclassi,sono
universali, e il grado di
armonia esistente in una
società dipende sempre dalla
misuraincuilastratificazione
è sanzionata da un codice
morale comune. Nel lungo
periodo intercorso tra lo
sfacelo
della
vecchia
aristocrazia e l’avvento della
nuova, non c’era una regola
convenuta
che
potesse
giustificare la divisione in
classi. Il conflitto per la
distribuzione dei privilegi e
delle ricompense era perciò
duro e perpetuo; e nulla
agitava la gente quanto il
pensiero del denaro. I poveri
si
lamentavano
insistentemente che i ricchi
avevano troppo per i loro
bisogni, e chiedevano di più
per sé. I ricchi negavano
altrettanto
insistentemente
l’accusa, e sostenevano che,
in rapporto al contributo che
recavano al bene comune, le
ricompense che ricevevano
erano troppo misere. Tra le
due parti in conflitto non
poteva esservi pace, ma al
massimo una tregua di
compromesso.
Che
cambiamento c’è stato! La
distribuzione
delle
ricompense è diventata
sempre più ineguale, eppure
c’è meno conflitto di prima.
Come è stato possibile
raggiungere un così felice
stato di cose? La storia deve
esseresuddivisainduefasi:il
periodoprecedenteal2005,e
ilperiodosuccessivo.
Negliultimicentoannila
gamma
dei
redditi,
diventando le organizzazioni
sempre più grandi e
complesse, si è ampliata per
forza di cose sempre di più.
La scala industriale si è
allungata e il numero dei
livelli salariali è aumentato.
Cent’anni fa la piccola
azienda che aveva dieci
dipendenti ripartiti in tre o
quattrolivellieraancoracosa
comunissima. Il massimo
dirigente
non
doveva
necessariamente
ricevere
molto di più dell’ultimo
dipendente. Nelle grandi
industrie, che finirono per
prendere il sopravvento,
dovevano esserci centinaia di
gradi, tutti differenziati l’uno
dall’altro dal punto di vista
della remunerazione. Alla
base stava l’individuo che
riceveva nient’altro che il
minimofissatocomeillivello
decoroso sotto il quale a
nessuno
doveva
esser
consentito di cadere. Almeno
a questo livello c’era
uguaglianza.IlMinimoerail
fondamento su cui sorgeva
l’intero edificio dei redditi.
Nell’Ente Atomico Europeo,
ad esempio, un addetto
all’ascensore riceveva nel
1992 il Minimo di 450
sterline annue. Sopra di lui
stavano altri 221 gradi, e,
dato che la differenza media
traigradieradi250sterline,
il
presidente
dell’ente
necessariamente
doveva
avere un reddito annuale di
almeno55.700sterline.Ilsuo
stipendionettoeraineffettidi
60.000 sterline (senza tener
conto del Contributo per il
Pensionamento
Presidenziale). Il divario tra
verticeebaseeradellostesso
ordine di grandezza nella
maggior parte delle altre
grandi organizzazioni; e
anche le piccole aziende
dovevano corrispondere cifre
analoghe per essere in grado
di attirare le competenze che
gliservivano.
Ci vollero molti anni per
trarre questo ordine dal caos
esistente prima. Il problema
più difficile era quello di
inserire tutta la gamma delle
mansioni in una serie di
gerarchieinterdipendenti,efu
risolto solo quando la
classificazione del merito
venne elaborata, per citare
una vecchia formula del
British
Institute
of
Management,
come
“valutazionesistematicadiun
dipendente
secondo
il
rendimento, le attitudini e le
altre qualità necessarie per il
buon espletamento del suo
compito”1.
Naturalmente
sorgevano ancora delle
controversie quando una
nuova mansione, creata dal
progresso tecnico, doveva
essere inserita in una
gerarchia esistente senza
causare troppo disturbo; e
sorgevano ancora delle
controversie sugli elementi
differenziali da attribuire ai
diversi livelli, alle quali i
sindacati potevano ancora
partecipare se gli psicologi
industriali non riuscivano a
comporre la vertenza su due
piedi. Ma non ci furono più
gravi vertenze dopo che la
classificazione del merito fu
largamente
intesa
e
riconosciuta come il mezzo
più
appropriato
per
confrontare una mansione a
un’altra.
Come ho detto prima, lo
spiritodelnostropaesenonè
mai stato egualitario. Quasi
tuttigliinglesieranoconvinti
che alcune persone fossero
meglio di altre: che i
professionisti
fossero
superiori
ai
lavoratori
manuali, o, viceversa, che i
lavoratori manuali fossero
superiori ai professionisti. Il
guaio è che ciascuno
giudicavasecondouncriterio
diverso. Fu con un certo
sollievo che un numero
sempre maggiore di persone
scoprì di poter concordare
sulla validità del criterio del
merito, o piuttosto sul
significato che in pratica si
doveva dare a quest’ultimo,
sia nella scuola che
nell’industria.
Dopo l’abolizione della
ricchezza
ereditaria,
la
vecchia controversia perse il
carattere drammatico che
aveva, e poté affermarsi uno
spiritopiùempirico.Ilgrosso
dei socialisti, pur facendo
confusione tra i due tipi, era
molto
più
ostile
all’ineguaglianza dovuta alla
ricchezzanonguadagnatache
aquelladovutaallaricchezza
guadagnata: lo stereotipo cui
restavano ancorati era quello
del ricco che aveva ereditato
un patrimonio dal padre.
Quando le imposte di
successione, quelle sul
capitale, l’imposta sugli
aumenti
di
valore
patrimoniale e la speciale
sovrimposta sui redditi non
guadagnati ebbero raggiunto
il loro scopo, l’oggetto di
questa avversione venne
meno e si scoprì che solo
pochissimi membri delle
classi inferiori erano contrari
all’ineguaglianza come tale.
Seunindividuo,dopoessersi
fatto strada lungo la scala
scolastica, otteneva un buon
lavoro e riceveva un lauto
stipendio per eseguirlo, con
tutta probabilità lo meritava:
buonafortunaalui.
II
Lasintesimoderna
Questo modo di vedere,
pur essendo l’opinione
generale, non è mai stato
universalmente accettato. Le
critiche venivano dai soliti
ambienti. Gli egualitari non
potevano
opporsi
indefinitamente
alla
prospettiva che i ragazzi più
intelligenti
ricevessero
l’istruzione più intensa. Tutti
ne ricavavano un vantaggio:
ilpiùmodestodeitecniciera
contento, quando la moglie
stavamale,dipoterchiamare
un medico che aveva un QI
almeno di 100. I socialisti
nonpotevanoindefinitamente
opporsi alla prospettiva che i
migliori avessero il massimo
potere.
Tutti
si
avvantaggiavanodelfattoche
i migliori fossero capi del
personale, astronomi reali,
vice-cancellieri di università
o presidenti del Social
Science Research Council. I
socialisti
dovettero
rassegnarsi all’élite. Ciò di
cui ancora si lagnava una
minoranza era che fossero
tanto ben pagati. Concesso
(dicevano alcuni di loro) che
l’astronomo migliore debba
esser fatto Reale, perché
dovrebbe
ricevere
una
remunerazione maggiore di
quella del muratore che ha
costruitoilsuoosservatorio?
Questaèsemprestatauna
domanda irritante, perché,
posta in questi termini, non
consentiva una risposta.
Questa strana gente correva
qua e là freneticamente
(proprio in Inghilterra!)
chiedendo in tono quasi
metafisico: “È giusto questo?
È giusto quello?”. Alla
domanda, naturalmente, si
poteva rispondere solo con
un’altra domanda: “Giusto
secondoqualeprincipio?”.Si
poteva rispondere che era
ingiusto pagare un uomo più
di un altro perché la
distribuzionedovrebbeessere
messainrapportoalleazioni.
Si poteva rispondere che era
ingiusto pagare lo scienziato
pigro più dello spazzino
diligente
perché
la
distribuzionedovrebbeessere
fatta secondo lo sforzo. Si
poteva rispondere che era
ingiusto pagare l’intelligente
più dello stupido perché la
società dovrebbe risarcire
dell’ingiustizia genetica. Si
poteva rispondere che era
ingiustopagarelostupidopiù
dell’intelligente perché la
società dovrebbe risarcire
dell’infelicità che è la sorte
consueta
dell’intelligente
(non si può far molto per i
brillanti: saranno sempre e
comunque angosciati). Si
poteva rispondere che era
ingiusto pagare l’individuo
chevivevaunalungaeserena
vita a Upper Slaughter nella
stessamisuradelloscienziato
chesilogoravaalserviziodel
sapere al Battersea Poly. Si
potevarisponderechenonera
giusto pagare coloro che
amavanoillorolavoroquanto
coloro che non lo amavano.
Si poteva rispondere — e in
effetti si rispondeva —
qualsiasicosa;einognicaso
la risposta si fondava sempre
sul particolare tipo di
giustizia richiamato dai
principi
impliciti
nella
dichiarazione.
Il fatto di aver cavato
fuori l’accordo da questo
arido dibattito, e di aver
ridotto i socialisti al silenzio
per tanti anni, è da
considerare uno dei maggiori
trionfi dell’arte politica
moderna. Il bello di tutto
questo, per un paese che
prosperasulprecedente,èche
non c’è stata alcuna netta
frattura con il passato. Nel
secoloscorsoirimborsispese
esenti da imposta erano
diventati una parte sempre
più
importante
della
remunerazione, e ormai negli
anni Novanta avevano messo
radici centinaia di nuove
clausole contrattuali. Uno
storico esperto non deve far
altrochespulciarelecolonne
degli avvisi commerciali dei
quotidiani. Eccone uno
abbastanza tipico di quei
tempi:
“Municipio - Contea di
Harwell.
Si
accettano
domandeperilpostodiruolo,
con diritto a pensione, di
psichiatra
endocrinologo
(Grado 24) della Clinica
Pediatrica. Stipendio iniziale
10.850sterline,elevabile,con
aumenti annuali di 135
sterline e 10 scellini, fino a
12.205sterline;piùilpastodi
mezzogiorno. Moduli per la
domanda presso lo Psicologo
Municipale.”
Le parole-chiave erano
chiare per coloro che
lavoravano
al
servizio
dell’amministrazione locale.
L’espressione“piùilpastodi
mezzogiorno”significavache
ilmunicipio,comelamaggior
parte degli altri enti locali
aperti al progresso, aveva
aderito
all’accordo
dell’Associazione
delle
aziende municipali, in virtù
del quale al personale
laureato venivano corrisposti
pagamenti supplementari in
natura,daipastiallevacanze.
Ma perché solo pranzi e
vacanze e altri benefici
marginali? L’interrogativo in
verità era assai pertinente.
Non spettava forse al datore
di lavoro assicurare a tutto il
suo personale dirigente un
ambiente complessivamente
propizio all’alto rendimento?
Dopo averlo preparato con
notevole costo per il
pubblico,
era
ridicolo
tollerare
l’esistenza
di
ostacoli, sia in casa che al
lavoro, alla sua massima
efficienza. Per i dirigenti la
distinzionetralavoroesvago
è, dopo tutto, puramente
artificiale.Tuttalalorovitaè
in funzione della loro
vocazione.
Laquestioneèstataposta
chiaramente più di trent’anni
fa da Gulliver nel suo
appello,famosoforseproprio
perché tanto esplicito, a
favore
di
un
giusto
trattamento delle classi
superiori. Ne ricordiamo tutti
il titolo, Il lavoro dell’élite
nonfiniscemai.
«Non siamo forse i
pensatori?», egli chiedeva.
«Siamo pagati per pensare.
Ebbene, di che cosa abbiamo
bisogno per fare bene il
nostro lavoro? Abbiamo
bisogno di quiete: nessuna
personaturbatadarumoripuò
dedicarsi a una forte
concentrazione.
Abbiamo
bisognodicomodità:nessuna
persona costretta a tenere
conto delle piccole irritazioni
materiali può accedere alle
conquiste più alte. Abbiamo
bisognodilunghevacanze:la
storia insegna che spesso gli
scienziati hanno scoperto
l’anello mancante di una
catena di riflessioni del tutto
inaspettatamente,
magari
mentrestavanobagnandosiin
mare,
passeggiando
in
montagna o sonnecchiando
nei Caraibi. Un uomo
brillante può fare il lavoro di
unannoinottomesi,manon
in dodici. Abbiamo bisogno
disegretarieduranteillavoro
e di domestici in casa: le
faccende materiali tolgono
all’uomo d’ingegno energie
chedebbonoesserededicatea
cose più alte. Come un
falegname ha bisogno di uno
scalpello, o il meccanico di
una chiave inglese, così noi
dobbiamo avere libri che ci
illuminino, quadri che ci
stimolino,vinocheciconsoli.
Non lo chiediamo per noi
stessi. Lo chiediamo per il
bene della società, al cui
serviziosiconsacranoinostri
cervelli. Nessuna gelosia,
nessuna vanità, nessun
egoismo deve ostacolare il
cammino della conquista
umana e del progresso
sociale».
L’indice del mutamento
stanellamisuraincuiqueste
rudi idee si sono assicurate,
una volta assunta una forma
più raffinata, l’approvazione
generale.
Idatoridilavorodotatidi
spirito civico hanno sempre
più largamente sposato la
nuova concezione dei doveri
che essi hanno verso i loro
dirigenti. Era loro dovere
fornire le migliori condizioni
possibili
per
l’attività
mentale, durante tutte le
ventiquattr’ore, sul lavoro e
fuori del lavoro. Questo
naturalmente
richiedeva
denaro:perl’acquistodicase,
per gli autisti, per le
automobili e gli aeroplani
aziendali, per i domestici in
servizio sia nella sede di
lavoro che nell’abitazione, e
per lo svernamento a
Montego Bay, Tashkent,
Kashmir, Caracas, Palm
Beach, Llandrindod Wells, o
dovunque lo psicologo
industriale raccomandasse.
Ma il denaro non era nelle
manideldipendente.Eglinon
poteva disporne a suo
piacimento.Nonsitrattavadi
un reddito, ma di un costo, e
cometalevenivagiustamente
sopportato dal datore di
lavoro.
Idris Roberts fu il primo
uomo politico a intuire le
possibilità offerte da questa
situazione.
Egli
poté
finalmente chiudere la bocca
ai critici, accogliendo le loro
richieste e stabilendo la
completa uguaglianza di tutti
iredditi.Imembridell’élitesi
erano sempre opposti al
livellamento per motivi
d’efficienza: in mancanza di
adeguati
incentivi,
affermavano, non si poteva
pretendere da loro il meglio.
Ma capirono facilmente che
ancheigrossiredditi,soggetti
com’erano a una pesante
tassazione,nonfornivanopiù
un incentivo allo sforzo
continuo. L’élite era disposta
ad accettare l’uguaglianza
perché non le importava più
nulla del reddito, e la gente
comune perché invece le
importava ancora. Nel 2005
la legge di Roberts per il
livellamento dei redditi
conciliò gli interessi di tutte
leclassidellasocietàinmodo
straordinariamente felice. Da
quel momento tutti i
dipendenti di tutti i livelli
hanno cominciato a ricevere
l’Eguale
(come
la
retribuzione
viene
ufficialmente
chiamata)
semplicemente per il fatto
d’esser cittadini; e le
differenze tra i vari gradi
sonostatesanzionatenonpiù
con gli stipendi, ma con il
pagamento di tutte quelle
spese che a seconda dei casi
potessero essere giustificate
dallenecessitàdell’efficienza.
I
datori
di
lavoro,
naturalmente sono stati
autorizzati a concedere
beneficiancheaitecnici,selo
desideravano;ealcunideipiù
illuminati lo hanno fatto
costruendo sui terreni delle
loro fabbriche piste per
podistiecampidicricketedi
football. I tecnici hanno una
giornata lavorativa di sole
sette ore, e ovviamente non
possono pretendere la stessa
considerazionechesihaperil
personale di concetto, il
quale, in realtà, è sul lavoro
ventiquattr’ore
su
ventiquattro. Ma il morale,
pur
essendo
un
imponderabile,valelapenadi
essere coltivato, e da questo
punto di vista un oculato
impiego dei fondi aziendali
stanziati per queste comodità
materiali spesso dà un buon
rendimento.
Il livellamento dei redditi
ha posto fine a quasi tutte le
vecchie, tediose discussioni
sulle differenze. Ora le
differenzenonsonopiùtrale
persone, ma tra gli anni.
Roberts e il suo governo
riformatorericonobberochei
tecnici erano stati abituati a
ottenereognitantoaumentidi
reddito, e se le loro legittime
aspettative non fossero state
soddisfatte,
essi
pure
sarebbero
rimasti
insoddisfatti. Uno dei primi
sociologi, un certo professor
Hobhouse, affermò una volta
unaprofondaverità.
Domanda: Qual è il
guadagnoideale?
Risposta: Il dieci per
centodipiùdiquelchehai.
La legge stabilì che
l’Eguale riscosso dal fondo
comunedachivicontribuisce
dovesse esser soggetto a un
riesame annuale dei prezzi.
Se in un determinato anno i
prezzi salivano, l’Eguale
doveva
venir
proporzionalmente
aumentato, e dato che in
realtà dal 2005 i prezzi sono
aumentati costantemente, la
retribuzione
dell’uomo
comuneècresciutaanch’essa.
Le obiezioni all’equità di
questa procedura sono state
poche, e hanno riguardato
praticamentesololamisurain
cui i prezzi sono realmente
saliti nel giro dell’anno. In
più di un’occasione si sono
vistiglistatisticideisindacati
esibire in sede di riesame
indici dei prezzi del tutto
diversi da quelli ufficiali. E
così quella che dovrebbe
esser trattata come una
questione empirica è stata
gonfiata fino a diventare un
problema
politico.
Le
università se ne stanno
occupando. I professori di
econometria forniranno tra
poco un metodo più
uniforme.
Anche il sistema di
ripartizione degli incrementi
di efficienza è stato
ammodernato. Una volta i
tecnici erano soliti sostenere
che i loro salari dovessero
aumentareconlaproduttività.
Dal momento, affermavano,
che avevano prodotto di più,
dovevanotrarneunbeneficio.
Questo era ovviamente
sbagliato:
il
progresso
economico non dipende dai
lavoratorimanuali—chenon
sono tenuti a faticare di più
— ma dagli inventori e dagli
organizzatori che escogitano
nuove tecniche. Se c’è
qualcuno che ha diritto
all’incremento, questa è la
Meritocrazia. Comunque gli
aumenti di produttività
devono essere impiegati per
incrementare ulteriormente la
produttività, e non dissipati a
beneficiodellagentecomune.
Un grande paese ha bisogno
di grandi investimenti. Alla
metà del secolo scorso gli
investimenti in Inghilterra
erano ancora pietosamente
bassi, molto più bassi che in
Russia, ove il potere
economico stava saldamente
nelle mani di un’élite ben
consapevoledelfattocheper
rendere il paese ricco i
cittadini dovevano esser
tenutipoveri.Allafineanche
noi imparammo la lezione
che produttività e povertà
sono inseparabili. A partire
dal
2005
l’incremento
annualediproduttivitàèstato
reimpiegato anzitutto nel
capitaleumano—cioèspeso
per l’istruzione superiore e
per mantenere in massima
forma coloro che ne sono i
prodotti — e in secondo
luogo per creare attrezzature
meccanichediognisorta.
Come si fa, viene da
domandarsi, a obiettare
qualcosa a un’impostazione
cosìsaggiaepratica?Eppure
è stato fatto. I populisti sono
riuscitidinuovoafarequello
che sembrava impossibile.
Che i tecnici abbiano la loro
quota, dicono. Forse che il
paesenonpuòpermetterselo?
Laproduttivitàècosìaltache
nel 2031 la spesa nazionale
— hanno persino cercato di
riesumare
il
termine
sorpassato
di
reddito
nazionale — è salita del 54
per cento, e lo scorso anno
del 61 per cento. Ma queste
cifreinrealtànondimostrano
niente. Gli agitatori parlano
come se si fosse finalmente
avverato il vecchio mito
socialista
dell’Età
dell’Abbondanza. Nulla di
più lontano della verità. Il
paese ha bisogno di ogni
frazione di capitale umano e
materiale che è in grado di
risparmiare per gareggiare
con le altre grandi nazioni
nella battaglia per la
sopravvivenza.
Siamo tutti poveri, e lo
rimarremo sempre, perché le
esigenze di un’età scientifica
sono
insaziabili.
Gli
estremisti, con le loro
chiacchiere
irresponsabili,
minacciano il progresso
stesso.
III
Sommario
La riforma della struttura
dellaretribuzioneèstatatrale
piùefficacidelnostrotempo.
Lediscordieinterminabilidel
passato
sorgevano
dall’inevitabileconflittodelle
classi dal momento che
ciascunadiessecontenevaun
assortimento di tutti i gradi
d’intelligenza e capacità.
L’ingiustizia di fondo stava
nel fatto che ai membri
intelligenti
delle
classi
inferiori non veniva dato ciò
chespettavaloro,percuiessi,
nella loro battaglia contro il
disordine sociale, che allora
doveva esser combattuta con
l’appoggio di tutti i membri
della loro classe, qualunque
fosse la loro intelligenza, si
appigliavano a un qualsiasi
principio
che
potesse
giustificare la loro protesta.
Quandol’ingiustiziadifondo
venne sanata, e agli
intelligenti di tutte le classi
furono assicurate tutte le
opportunità, coloro che in
altri tempi sarebbero stati i
nemici dell’ordine costituito
ne divennero i più strenui
difensori. La concordia
subentrò alla discordia; e nel
merito si riconobbe il
principio che doveva guidare
tanto la riforma economica
quanto quella scolastica. Ma
l’élite ha dimostrato la sua
saggezza, cioè la sua
moderazione, evitando di
portare
all’esasperazione
questo principio. Tutti i
cittadini, anche quelli della
classe più umile, ricevono lo
stesso Eguale degli altri, e
questo di anno in anno viene
adeguatoallasituazione.
Ma
anche
questo
eccellente ordinamento non è
sfuggito alla critica. I
populisti sostengono che la
giustizia è solo apparente; e
affermanochelaveraragione
per cui gli “ipocriti”, come
essicichiamano,sonoriusciti
a farla franca è che gli umili
non hanno più nessuno —
all’infuoridiloro—cheparli
in loro nome. Affermano
anche che i sindacati stanno
dalla
parte
dell’ordine
costituito perché i loro
dirigenti non sono capaci di
capire, e di denunciare, la
doppiezzadeiricchi,diventati
più ricchi che mai ora che
vengono trattati come dei
patrimoni economici. Dicono
inoltre che la contrattazione
per la distribuzione della
spesa nazionale è una
battaglia d’astuzia, e che la
sconfìtta è inevitabile per
coloro i cui figli più capaci
sonopassatialnemico.Perciò
sono entrati in lizza, come
sedicenti paladini delle classi
inferiori,perbattersiafavore
di queste nel modo in cui i
sindacati — secondo loro —
non possono più fare.
Dobbiamo
francamente
ammetterechelalororidicola
richiesta di una generale
spartizione degli incrementi
di produttività ha trovato
qualche ascoltatore molto
interessato.
Capitolo8
Lacrisi
I
Laprimacampagna
delledonne
Ho cercato di descrivere
lo sviluppo della nostra
società, soprattutto a partire
dal 1944, nell’intento di
rivelarealcunedellecausepiù
profonde
del
presente
malcontento. Io non contesto
le conquiste dell’ingegneria
sociale. Non nego il fatto del
progresso. Sostengo però che
la società non funziona mai
senza contrasti. Nonostante
tutti i progressi degli ultimi
cento anni, la sociologia è
ancora nella sua infanzia, e
finché non avrà raggiunto la
dignitàdellealtrescienze,noi
non
conosceremo
con
sufficiente
certezza
il
complesso di leggi alle quali
l’ingegneria sociale deve
obbedire. La Natura degli
esseri umani resta ancora la
più misteriosa di tutte. Al
momento la società che
abbiamocostruitononèaltro
cheungiocodiforzeopposte
mantenute in un equilibrio
sempre
delicato.
Ogni
mutamento crea il suo
opposto. L’apertura delle
scuole
all’ingegno
era
destinata a scalzare dai loro
posti taluni dei vecchi
protagonisti.Laretrocessione
dei
ragazzi
stupidi
provenienti dalla classe
superiore era destinata ad
amareggiare i loro genitori, e
viadicendo:tuttereazioniche
hoindicatoprima.Lamiatesi
è che queste tensioni per ora
inevitabili spieghino in
qualche misura perché gli
estremisti siano riusciti ad
assicurarsi un seguito. Sono
prontoperòadammettereche
questa analisi storica, anche
se in parte può spiegare
l’esistenza di un tale
movimento, non spiega
perché mai il movimento si
sia cristallizzato in questa
particolare forma. Qual è il
suo
spontaneo
modulo
d’organizzazione?Equalèla
scintilla?
La prima e più ovvia
osservazione è che i più
eminenti capi populisti sono
tutti donne, e questa
circostanza dura già dal
primodecenniodelsecolo.Fu
a quel tempo che le donne
cominciarono per la prima
volta a farsi strada negli
ambientipoliticidisinistra,e,
come si poteva prevedere, la
loroprimasortitaebbequello
stile romantico che più si
addice a esse. Imitando i
populisti russi1 del secolo
precedente,daiqualil’attuale
movimento prende nome,
molte spettinate fanciulle
provenienti da Newnham e
Somerville, anziché occupare
ipostidichirurgoescienziato
a cui la loro istruzione le
destinava, si dispersero tra
Salford e Newcastle per
diventareoperaie,bigliettaiee
hostess di linea aerea. Si
misero il rossetto, andarono
ad assistere alle partite di
football,escelseroperleloro
vacanze Butlins. Pensavano
che la loro missione fosse di
vivere come dei comuni
tecnici, per destare in loro,
così
facendo,
la
consapevolezza
del
trattamento indegno di cui
avrebbero dovuto credere di
soffrire.
Aderirono
ai
sindacati
tecnici,
si
presentarono candidate alle
cariche e si batterono perché
si facessero degli scioperi. Si
incatenaronoallepoltronedel
British Productivity Council.
Presentarono petizioni al
TUC perché si impegnasse
per
il
“socialismo”.
Spedirono ovunque materiale
di propaganda. Forse il
risultato più strano fu il
sequestro del Times e la sua
trasformazione, per alcuni
mesi del 2009, in un
quotidiano popolare. Ma
anche così tutti i loro sforzi
furono vani. Mancava il
materiale al quale la scintilla
potesseappiccareilfuoco.Le
ragazze
tornarono
a
Tunbridge Wells e a Bath, e
la grande maggioranza dei
tecnici
continuò
tranquillamente a occuparsi
delle
proprie
faccende
quotidiane, godendosi la
generale stabilità di impiego,
assortinegliinteressideiloro
figli.
Osservavano
con
divertita tolleranza queste
bizzarrie; e non si sentivano
affattospintiall’azione.
Non
esistono
forse
personetantosemplicicomei
tipici tecnici britannici. Essi
sonoilsaledellaterra.
Ma prima di tornare tutte
acasa,leragazzestipularono
una strana alleanza che ha
lasciato
un’impronta
permanente sulla nostra vita
politica. Negli organi del
partito dei tecnici c’erano
ancora dei vecchi i quali,
avendo fatto le loro prime
esperienzenelvecchiopartito
laburista,noneranomaiusciti
dall’adolescenza politica. I
vecchi si sentivano attratti
dalle ragazze, e forse ogni
tanto
accadeva
anche
l’opposto. Cominciarono a
redigere programmi e linee
d’azione.
Perché,
si
chiedevano, le ragazze
avevano fallito? Avevano
fallito — questa era la
rispostachesolevanodare—
perché non erano anche loro
dei tecnici. La loro mente
funzionava in modo diverso.
Pensavano nel linguaggio di
Somervilleenoninquellodi
Salford. Non avevano alcuna
sensibilitàperiveriproblemi
dei tecnici. E perciò
incontravano diffidenza. Ma
che cosa sarebbe accaduto se
queste ragazze (e anche
ragazzi) dagli alti quozienti
intellettivi non avessero mai
lasciato le classi dei tecnici?
E se si fossero rifiutate di
andare alle università? Se
avessero lasciato la scuola
alla stessa età della gente
comune? Allora avrebbero
riscosso la loro fiducia.
Sarebbero stati tecnici nel
cuore, anche se élite nel
cervello.Mettendolaloroalta
intelligenza al servizio dei
loro compagni, avrebbero
assicurato la guida che
uomini come Bevin e Citrine
avevano fornito una volta ai
vecchi sindacati. Si sarebbe
costruitodallefondamentaun
nuovo movimento socialista,
si sarebbe dato un nuovo
significato ai vecchi slogan
ugualitari.
Era
una
prospettivaabbagliante.
Ma al momento di venire
al sodo, tutto ciò che i
pianificatori riuscivano a
proporre era che alcuni dei
ragazzi più intelligenti di
ciascuna
generazione
lasciassero la scuola all’età
minima e diventassero anche
loro dei tecnici. Ma come
sarebbero stati scelti? Per
sorteggio? Alcuni di loro si
baloccavano con questa idea,
arrivando
addirittura
a
proporre che a ogni nuova
generazione un decimo di
coloro che superavano i 125
puntidiQIvenisserodestinati
al lavoro tecnico. Questa era
ovviamente una follia; e
infatti è stata lasciata cadere.
Ma se non era possibile il
sorteggio, come si doveva
fare? I riformatori finirono
per proporre che gli
insegnanti cessassero di fare
pressioni sui genitori e sui
figli che non ci tenevano
all’istruzione
superiore.
Volevano
abolire
le
Associazioni
GenitoriInsegnanti,affinchéigenitori
fossero meno influenzati
dagli insegnanti. Volevano
che le scuole abolissero i
corsiseraliedifinesettimana
per genitori. Volevano un
monte di cose ormai
chiaramente impossibili. La
nuda verità era (ed è) che la
maggior parte delle persone
intelligenti vuole farsi strada
nel mondo. Non c’era
bisogno che le scuole le
incoraggiassero. I ragazzi
erano
d’accordo
con
l’insegnanteprimaancorache
aprissebocca.
Per uscire dal dilemma i
dissidenti
rispolverarono
alloraunavecchiaideamolto
in voga nei cent’anni
precedentiil1944:l’ideache
il lavoro manuale avesse lo
stesso valore di quello
mentale.Perparecchiotempo
anzi (ma non nei paesi
comunisti) i seguaci della
teoriadiKarlMarxsulvalore
del lavoro sostennero di
crederecheillavoromanuale
avessepiùvalorediqualsiasi
altra specie di lavoro (a noi
sembraunastranaidea,malo
storico non può nutrire alcun
dubbiosulfattocheuntempo
sia
stata
largamente
accettata). E i teorici si
misero a caldeggiare la
riesumazione di queste
vecchie idee. In realtà non
avevano alcuna alternativa.
Dovevano riconoscere che i
ragazziintelligentiaspiravano
nella grande maggioranza a
diventare lavoratori della
mente.Pensavanoanchechei
ragazzisbagliassero:epoiché
volevano
che
essi
diventassero
lavoratori
manuali
per
propria
spontanea scelta, erano
obbligati a sostenere che
avrebbero dovuto essere
soddisfatti di fare un lavoro
manuale. In altre parole, si
doveva cambiare l’intero
sistema di valori! Non
riuscivano ad approdare ad
altra conclusione. Dicevano
che il falegname era
importante
quanto
il
cristallografo,
sorvolando
sullo scomodo fatto che
nessuno di loro era un
falegname.
Gli
agitatori
di
venticinque
anni
fa
continuavano
a
porre
interrogativisullasocietà.Da
questediscussioniderivanole
teoriesull’uguaglianzaconle
quali ci troviamo oggi alle
prese.Perché,chiedevano,un
individuo è considerato
superiore a un altro? Per
colpa, rispondevano, della
ristrettezzadeivaloriultimi,e
dei criteri di giudizio in base
aiqualigliuominisivalutano
a
vicenda.
Quando
l’Inghilterra era governata da
guerrieri, il cui potere era
fondato
sull’abilità
di
uccidere,ilgrand’uomoerail
gran condottiero; e i
pensatori, i poeti e i pittori
venivano
trattati
con
disprezzo.
Quando
l’Inghilterra era governata da
proprietariterrieri,coloroche
vivevano del commercio o
dellapredicazioneodelcanto
eranotutticonsideratidirazza
inferiore.
Quando
l’Inghilterra era governata da
capitani d’industria, tutti gli
altriuominieranoconsiderati
inferiori. E tuttavia — essi
sostengono — non c’era mai
stataunasemplificazionecosì
grossolana
come
nell’Inghilterra odierna. Dato
che il paese si consacra
all’unico, supremo scopo
dell’espansioneeconomica,le
persone vengono giudicate
solo in base a quanto
incrementano la produzione,
o alle competenze che,
direttamenteoindirettamente,
porteranno a quel fine. Se
fannosoltantoquellochefail
comune lavoratore manuale,
non contano niente. Se fanno
quanto fa lo scienziato la cui
invenzioneesegueillavorodi
diecimila individui, o il
dirigente che organizza
covateintereditecnici,allora
appartengono al novero dei
grandi. La capacità di
aumentare la produzione,
direttamenteoindirettamente,
si chiama “intelligenza”:
questa ferrea misura è il
criterio con cui la società
giudicaisuoimembri2.Nello
Stato moderno l’intelligenza
qualifica all’esercizio del
potere quanto la qualificava
la nascita nello Stato d’una
volta. L’affermarsi di questa
qualità è dovuta a un secolo
di guerre e di minacce di
guerra, in cui il genere di
realizzazione professionale
che aumentava il potenziale
bellico nazionale veniva
esaltato sopra ogni altro; ma
—diconoiteorici—orache
la minaccia non è più così
immediata, non potremmo
incoraggiareilpluralismodei
valori?
Nel 2009 una sezione
locale del partito dei tecnici
pubblicò il Manifesto di
Chelsea: esso, pur non
avendosuscitatoasuotempo
molto interesse nel pubblico,
haavutonell’ultimodecennio
una notevole influenza,
soprattutto all’interno del
movimento. È un lungo ed
enfatico documento, che
comincia proclamando (con
un’interpretazionechenessun
storico potrebbe accettare)
che lo scopo principale del
gruppo, come di tutti i suoi
predecessori socialisti, e
ancor prima di loro della
Chiesa, è di promuovere la
varietà. La loro meta è la
società
senza
classi.
Combattono l’ineguaglianza
perché è l’espressione di una
visione angusta dei valori.
Negano che un uomo possa
essere
fondamentalmente
superiore a un altro.
Perseguono l’uguaglianza tra
gli uomini nel senso che
vogliono che ognuno sia
rispettatoperquantodibuono
è in lui. Ogni uomo è un
genioinqualchecosa,persino
ogni donna, dicono: è
compitodellasocietàscoprire
eonorarequestacosa,sitratti
di genio per la ceramica, o
per la coltivazione delle
margherite, o per suonare le
campane, o per accudire i
bambini, o persino (per
dimostrare la loro tolleranza)
per inventare radiotelescopi.
Forse vale la pena di citare
l’ultima parte del Manifesto;
in esso sono sintetizzate le
strane idee degli autori su
comeunasocietàsenzaclassi
dovrebbeessere:
“La società senza classi
sarà quella che avrà in sé e
agiràsecondounapluralitàdi
valori. Giacché se noi
valutassimo le persone non
soloperlalorointelligenzae
cultura,
per
la
loro
occupazione e il loro potere,
ma anche per la loro bontà e
il loro coraggio, per la loro
fantasia e sensibilità, la loro
amorevolezzaegenerosità,le
classi non potrebbero più
esistere.Chisisentirebbepiù
disostenerecheloscienziato
èsuperiorealfacchinocheha
ammirevoli qualità di padre,
che il funzionario statale
straordinariamente capace a
guadagnar premi è superiore
al
camionista
straordinariamente capace a
far crescere rose? La società
senza classi sarà anche la
società tollerante, in cui le
differenze
individuali
verranno
attivamente
incoraggiate e non solo
passivamente tollerate, in cui
finalmente verrà dato il suo
pieno significato alla dignità
dell’uomo. Ogni essere
umano avrà quindi uguali
opportunità non di salire nel
mondo alla luce di una
qualche misura matematica,
ma di sviluppare le sue
particolaricapacitàpervivere
unavitaricca”.
Il Manifesto rivela la sua
arcaicità
in
modo
estremamente
curioso
attraverso la persona stessa
dell’autorità che ha scelto di
andareastanaredallatomba:
non uno dei moderni
“teologi” scientifici, ma,
strano a dirsi, il quasi
dimenticatoMatthewArnold.
Esso mette addirittura in
corsivo l’assurda concezione
di “cultura” del suo Culture
andAnarchy:essa«noncerca
di
abbassare
il
suo
insegnamento al livello delle
classi inferiori; non cerca di
conquistarleaquestaoquella
sua setta, con giudizi
prefabbricati
e
parole
d’ordine. Essa tende ad
abolire le classi; a diffondere
ovunqueilmegliodiquantoè
stato pensato e capito nel
mondo; a far vivere tutti gli
uomini in un’atmosfera di
bontà e di luce, ove possano
servirsi delle idee, come essa
stessa fa, liberamente: nutriti
e non limitati da esse». O
Dio,oGalton!
Alla luce di questa
impostazione gli autori del
Manifesto hanno cercato di
dare un nuovo significato
all’uguaglianza
delle
opportunità. Questa, hanno
affermato,
non
deve
significare uguali opportunità
di salire lungo la scala
sociale,
ma
uguali
opportunità per tutte le
persone, a prescindere dalla
loro
“intelligenza”,
di
sviluppare le virtù e i talenti
di cui sono dotate, tutte le
lorocapacitàdiapprezzarela
bellezza e la profondità
dell’esperienza umana, tutte
le loro facoltà di vivere una
vita piena. Il bambino, ogni
bambino, è un individuo
prezioso, e non soltanto un
potenziale funzionario della
società. Le scuole non
debbono esser vincolate alla
struttura occupazionale, non
debbono limitarsi a fornire
individuiidoneiasvolgerele
mansioni
considerate
importanti in un particolare
momento, ma debbono
dedicarsi a incoraggiare lo
sviluppo di tutte le qualità
umane, siano o non siano
questedeltiporichiestodaun
mondoscientifico.Alleartie
alle abilità manuali deve
essere dato altrettanto risalto
che alla scienza e alla
tecnologia. Il Manifesto
chiedeva l’abolizione della
gerarchia delle scuole e la
restaurazione delle scuole a
indirizzo unico. Queste
ultime, a suo avviso,
dovrebbero disporre di un
numero di buoni insegnanti
tale da consentire che tutti i
ragazzi siano seguiti e
stimolati individualmente. In
tal modo essi potrebbero
svilupparsisecondoilproprio
ritmo fino a raggiungere il
massimo
delle
loro
possibilità. Le scuole non
segregherebbero i simili, ma
mischierebbero i dissimili;
promuovendo la diversità
entro l’unità, insegnerebbero
il rispetto per quelle infinite
differenze umane che non
sono certo gli ultimi valori
del genere umano. Le scuole
non considererebbero i
bambini come formati una
voltapersempredallaNatura,
ma come una combinazione
di facoltà che possono essere
coltivate
mediante
l’educazione.
II
Ilmovimento
femminista
contemporaneo
Queste prime fasi del
riformismo sono importanti
per noi perché è in esse che
sono state elaborate le idee
che in seguito sono diventate
così note. Sul piano
dell’organizzazione non vi è
statamoltacontinuità.Quella
generazione di malcontente
tornò a casa e molte di loro
oggi sono le rispettate
consorti di alcuni dei nostri
più eminenti scienziati. Ma
non tutte; alcune non si sono
sposate,
altre
hanno
mantenutovivoillorospirito
ribelle nell’educazione dei
figli. A esse si sono unite
nuove reclute provenienti da
alcunedellemigliorifamiglie
del paese, creando un
movimento che ha raggiunto
ilsuoculminenegliultimitre
anni. Perché tante donne3 si
sono levate in armi? Non è
tantofacilespiegarlo.Manon
sareiunsociologoselasciassi
un margine qualsiasi al caso.
Sarebbe,
anzi,
un’interpretazione
gravemente errata. Vale la
pena di notare una cosa che
spesso si dimentica, e cioè
che verso la fine del secolo
scorso, prima che le donne
comparissero di nuovo sulla
scena
politica,
furono
condotti vari eccellenti studi
sulla psicologia femminile.
La conclusione generale di
questi studi era che a molte
donne — e soprattutto a
quelle intelligenti, a quelle
dotatediuncervellomaschile
anche se di un cuore
femminile — la società
pareva esser stata costruita
espressamente
per
la
comodità dell’altro sesso.
Non nasce ogni anno —
chiedevano queste creature
indignate — un uguale
numero di femmine e di
maschi intelligenti? Le prime
ricevono praticamente la
stessaistruzionedeicandidati
maschili alla meritocrazia.
Mapoichecosaaccade?Esse
occupanoilpostoperilquale
sonostatepreparatesolofino
al momento del matrimonio.
Daquelmomentoinpoicisi
aspetta che, almeno per
qualche anno, si dedichino ai
figli. La grigia monotonia
dellalorovitaèstataalquanto
lenita dalla ricomparsa dei
domestici e dall’aiuto dei
mariti. Ma esse, se tengono
presentel’insegnamentodella
psicologia, non possono
affidare totalmente la cura
dellaloroproleaunapersona
di scarsa intelligenza. I
bambini hanno bisogno
dell’amore materno; hanno
bisogno anche dello stimolo
intellettualedellamadre,della
sua amorevole opera di
iniziazione all’alta cultura,
del
suo
continuo
insegnamento a vivere una
vita impegnata. Se essa
trascuraisuoidoverimaterni,
lo fa con grave rischio e
pericolo dei figli, per non
parlare del dispiacere del
marito.
Quegli
studi
dimostravano che spesso
questo duplice ruolo — la
carriera scelta e la vocazione
biologica — suscitava uno
stato di tensione mentale in
tutte quelle donne le quali
non riuscivano a convincersi
che l’educazione dei bambini
è (e lo è davvero) una delle
più nobili occupazioni,
soprattutto se è svolta a
mezza giornata. Questo è
sempre stato uno dei
problemi più difficili da
risolvere. Alcune donne
hanno cercato una via
d’uscita limitando il numero
dei figli, per poter tornare al
lavoro retribuito il più presto
possibile: con l’infelice
risultato che il patrimonio
d’intelligenza
è
stato
minacciato. Altre hanno
denunciato
la
famiglia
tradizionale
come
un
anacronismo
e
hanno
trasferito completamente alle
persone di servizio il loro
ruolo materno. Altre hanno
firmatol’impegnodimandare
i figli solo alla London
School of Arts and Crafts,
dovelascienzanonvieneper
nullainsegnata!Altreancora,
una piccola ma significativa
minoranza, sono state sviate
dalla
vecchia
mistica
dell’uguaglianza. Le prime
lotteperl’uguaglianzasociale
furono
notevolmente
rafforzate dal legame che le
univa al movimento per
l’emancipazione femminile.
Uguaglianza senza riguardo
al sesso o alla classe: era un
buono slogan, ma perse gran
parte delle sue attrattive
quandoleclassiereditarie—
anche se non i sessi ereditari
— vennero gradualmente
abolite. Ma agli occhi di
alcune donne le attrattive
restarono
egualmente
luminose. Secondo loro i
sessi venivano trattati da
“ineguali”.
Volevano
l’uguaglianza dei sessi, ma
siccome questa è ovviamente
irraggiungibile, spostarono la
loroaggressivitàdagliuomini
in generale alle “classi
dirigenti”, il capro espiatorio
che esse si figuravano in
qualche modo responsabile
della dittatura biologica.
L’aggressività trovava tanto
più facilmente sfogo in
quanto molte di loro, dopo
che i figli cominciavano a
frequentare
l’asilo,
disponevano di molto tempo
libero,chepotevanodedicare
alle discussioni che si
tenevano nei loro circoli
femminili. La maggior parte
dilorononarrivòall’estremo
di rifiutarsi di avere persone
di servizio. La decisione di
molte delle attuali dirigenti
del movimento di sbrigare
personalmente
tutte
le
faccende
domestiche
è
insolita, e in un certo senso
anche provvidenziale, poiché
significa che alle maritate
resta molto meno tempo per
l’attivitàpolitica.
Attraverso
i
circoli
femminili le attiviste hanno
potuto affermare la loro
influenzaedimostrareailoro
uomini,iqualiforsemostrano
troppo poca umiltà di fronte
alle meraviglie di cui hanno
adornatolanostracondizione,
diessereunaforzaconcuisi
devono fare i conti. In tal
modoconduconounaprotesta
controqueicriteridigiudizio,
legatialsuccesso,coniquali
gli uomini si valutano
reciprocamente. Le donne
sono sempre state giudicate
più per quello che sono che
per quello che fanno; più per
altrequalitàpersonalichenon
per l’intelligenza; più per il
calore affettivo, la vivacità e
la grazia che per il successo
pubblico.
È
perciò
comprensibile che desiderino
darerisaltoalleproprievirtù,
ma è da rimpiangere che su
questo terreno abbiano fatto
lega con altre donne di non
piùcheordinariaintelligenza.
Il dibattito è stato
inacidito in primo luogo
dall’“impoverimento” delle
donne e in secondo luogo
dalla campagna eugenetica.
L’impoverimentoèilrisultato
della
riforma
della
remunerazione
che
ho
descritto
nel
capitolo
precedente. Gli uomini
vengono pagati come un
patrimonio economico, e le
casalinghe normalmente non
possono pretendere di essere
solo questo. Le mogli
dell’élite
beneficiano
indirettamente della nuova
concezione della casa come
semplicefilialedell’azienda.I
loro domestici stanno nel
libro-paga del datore di
lavoro.
Ma
non
ne
beneficiano
quanto
gli
uomini. Non prendono parte
ai tanti pranzi d’affari
eleganti tenuti a spese del
datore di lavoro; non hanno
bisogno di recarsi all’estero
tanto spesso; non hanno due
bar, uno in ufficio e uno a
casa. Naturalmente talvolta
provano del risentimento per
iltenoredivitaprivilegiatodi
cui i loro mariti, in quanto
patrimoni economici, sono
tenuti a godere, gli piaccia o
no. Ecco un’altra ragione per
cui la guerra dei sessi ha
invasolapolitica.
Poic’èstatalacampagna
eugenetica, la quale era
fondata sul comune buon
senso. Il professor Eagle e i
suoicollaboratoridicevanoin
realtà semplicemente che
prima di scegliere il coniuge
si doveva consultare il
Registrodell’intelligenza.Ciò
ovviamente
rispondeva
all’interesse nazionale; e
anche a quello della felicità
coniugale. Nessun uomo
dotato di un alto QI può alla
lunga esser fiero di un figlio
destinato
alla
scuola
secondariamodernaquantolo
è di un altro destinato a
Oxford; e tuttavia questa
probabilitàdisgraziataètanto
maggiore quanto più bassa è
l’intelligenza della donna da
luisposata.Unuomodall’alto
QI che si accoppi con una
donna che ha un basso QI
butta via semplicemente i
suoi geni; ed è quindi una
misura
di
elementare
prudenza da parte sua quella
diesaminarelecartelleanche
del padre e del nonno di lei.
Di qui la barzelletta a
proposito della giovane
graziosa madre la quale
scopre che tutto andrà bene
ugualmente,
poiché
il
Registro ha classificato
erroneamente suo nonno:
questo è diventato ormai un
tema favorito della narrativa
popolare. Tutto sommato —
noidiremmo—sitrattavadi
un
consiglio
sensato.
Comunque molti uomini, ma
nontutti—infattiqualeetàè
esente dalla lussuria? — lo
hanno creduto tale. Oggi è
raro che un serio funzionario
stataledialtogradoconsideri
la possibilità di sposare una
ragazzachenonpossaesibire
unQIdioltre130inqualche
punto della sua genealogia
intellettuale. E tra l’altro,
qualorasposasseun’inferiore,
il pericolo che la notizia si
diffonda nella sua divisione
sarebbe troppo grande, e
certamente nulla varrebbe a
dargli una reputazione di
irresponsabilità quanto una
similerivelazione.
Maledonne—eperuna
volta sono costretto a
confessare che non ne
comprendo il motivo — non
hannoaccoltoaltrettantobene
questo consiglio. Dove va a
finire l’idillio — domandano
— in un matrimonio
intelligenetico? E per dar
forza alla loro posizione si
sono messe nella scia delle
classi inferiori, le quali
stimano la prestanza fisica e
danno un valore esagerato,
quasisimbolico,aunaqualità
superficialechenonhaalcun
nesso con l’intelligenza, cioè
all’aspetto fisico. La bellezza
è diventata la loro bandiera.
Quanto più energicamente il
professor Eagle spezza lance
contro gli uomini che
scelgono le donne per il loro
aspetto — egli è stato
assistitoconestremaefficacia
dalla propria moglie — tanto
più i populisti denigrano i
suoisforzi,etantopiùspesso
le eleganti dirigenti arrivano
allelororiunioniindossandoi
vestiti più stravaganti, con
Salpanassullespalleesandali
ai piedi, truccate nel modo
più adescante e pettinate
secondogliultimidettamidel
comitato per la moda. Uno
dei loro slogan favoriti è il
ridicolo: “Tutti possono
conquistare la bellezza”. Il
notevole aspetto fisico delle
donne che compongono il
“seminario volante” non può
essere negato. Non sono il
generedipersonecheportala
lanasullapelle.
III
Loscoppiodellacrisi
Senza gli avvenimenti di
cui ora mi accingo a parlare,
questo movimento femminile
sarebbestatonull’altrocheun
brillantegiocodasalotto.Ciò
che lo ha reso una minaccia
per lo Stato è stata
l’improvvisa cristallizzazione
di una questione che per
lungo tempo era rimasta in
secondo piano. Mi riferisco
naturalmenteall’enunciazione
della
nuova
dottrina
rivoluzionaria
da
parte
dell’ala destra del partito
conservatore. Lord Cecil e i
suoi seguaci hanno fatto
quellocheamemoriad’uomo
nessunoavevamaiosatofare:
si sono messi a caldeggiare
—
non
esplicitamente,
s’intende, ma è questo il
deplorevole tenore della loro
richiesta — che il principio
ereditario sia ripristinato in
tutta la sua portata. Il
turbamento è stato profondo.
L’estremismo di destra ha
sempre portato con sé
l’estremismodisinistra.
La loro richiesta non può
essere ignorata, perché essi
sostengono
di
voler
semplicemente assicurare il
crisma del consenso generale
a una tendenza che è già in
atto da almeno venticinque
anni. Sta di fatto che ogni
progressoversol’uguaglianza
delle opportunità crea delle
resistenze a procedere oltre.
Cent’anni fa la riforma
dell’istruzioneèstatadecisiva
per diminuire lo spreco
d’intelligenza che avveniva
nelle classi basse. Ma ogni
volta che si prelevava uno
strato d’intelligenza e lo si
trasferivaalleclassisuperiori,
si
indebolivano
in
corrispondenzaleragioniche
spingevano a continuare il
processo stesso. Intorno al
1990 tutti gli adulti che
avevano un QI superiore a
125 appartenevano alla
meritocrazia.
Un’alta
percentuale dei ragazzi dotati
di un QI superiore a 125
erano figli di questi stessi
adulti. I migliori di oggi
partoriscono i migliori di
domaniinunamisurachenon
ha precedenti nel passato.
L’élite si avvia a diventare
ereditaria;
i
principi
dell’ereditarietà e del merito
tendono a fondersi. Quella
trasformazione fondamentale
per la quale sono occorsi più
di due secoli è ormai quasi
perfezionata.
Indubbiamente
la
meritocrazia è diventata più
brillante nel corso di questo
processo. Cinquant’anni fa
molti membri dell’élite
appartenevano alla prima
generazioneeinquestosenso
non reggevano bene il
confronto con gli altri
membri dello stesso ceto.
Provenivano
infatti
da
famiglie prive di una
tradizione culturale4. I loro
genitori,
mancando
di
un’istruzione adeguata, non
erano in grado di rafforzare
l’influenza del maestro.
Questi individui intelligenti
erano, per così dire, educati
soltanto a metà: nella scuola,
ma non nella famiglia.
Quando si laureavano non
avevanolastessasicurezzadi
coloro che avevano sempre
goduto dell’appoggio e dello
stimolodellafamiglia.Spesso
questamancanzadisicurezza
lispingevaaunconformismo
forzato, che indeboliva quel
potere d’innovazione nel cui
esercizio sta una delle
principali funzioni dell’élite.
Spesso erano intolleranti, più
aggressivi del necessario
nella corsa all’ascesa, e
tuttavia troppo cauti per
riuscire. Ora che tanta parte
dell’élite è della seconda o
dellaterzagenerazione,questi
difetti non sono più tanto
evidentielasocietànoncorre
piùilrischiodidegenerarein
una plebe stratificata. È
diminuita la necessità di
abbassareilivellinell’intento
di estendere una civiltà più
alta ai figli delle classi
inferiori.Questosostengonoi
nuovi conservatori. E perciò
affermano che i vantaggi
della
nuova
situazione
dovrebbero
venire
francamentericonosciuti:fino
alpuntodiconcedereall’élite
non solo i privilegi che tutti
accettano come un proprio
diritto,maanche,equestoèil
punto che lascia perplessi, la
garanzia di un’istruzione
privilegiataperiproprifigli.
Lo choc provocato da
questarichiestaèstatoresoin
una certa misura ancora più
grave da alcuni recenti
progressi
delle
scienze
sociali, i quali sembrano
tendere per conto loro al
sovvertimentodialcunedelle
nostre più care convinzioni.
Stadifattocheleaccresciute
conoscenze della psicologia
hanno
reso
possibile
l’identificazione
dell’intelligenza e delle
attitudini dell’individuo a età
sempre più precoci. Sino
all’inizio del secolo c’era
ancora un margine d’errore
talenegliesami,anchesefatti
all’etàdiquattordicianni,che
se
l’ultima
possibilità
dell’individuo fosse stata
quella,ilpaeseavrebbeperso
molti ingegni. Quelli che
maturavano lentamente non
potevano essere trascurati, se
sivolevadareall’uguaglianza
delleopportunitàilsuopieno
significato. Di lì la moderna
educazione degli adulti. Di lì
i Centri regionali. Di lì la
possibilità per chiunque di
farsi riesaminare in qualsiasi
momento della vita. Ma un
po’ alla volta i rapidi
progressi della disciplina
hanno dato agli psicologi
scolastici i mezzi per
identificare
l’intelligenza
durante l’infanzia, anche
quandoètalmentelatenteche
l’osservatore inesperto non
riesce a scorgerla, e per
prevedere a quale momento
della vita adulta essa si
svilupperà
effettivamente.
Queste
scoperte
hanno
indebolitoifondamentilogici
del
movimento
per
l’educazione degli adulti. Se
gliespertipotevanoprevedere
il futuro sulla base di reattivi
somministrati all’età di
quindici anni, che funzione
restava ai Centri regionali?
Gli
esperti
dovevano
semplicemente identificare
l’individuo
a
lenta
maturazione e, all’età adatta,
confermare che la loro
previsione era esatta. Una
voltacheavesserolasciatoun
certo margine per i casi
dubbi,
non
potevano
sbagliare. Gli organizzatori
dell’educazionedegliadultisi
sono battuti contro questa
iconoclastia (tale infatti
appareaessi)e,senzaaffatto
curarsi di contestare la
validità delle nuove tecniche,
hanno sostenuto che il loro
movimento deve continuare,
fosse solo per tenere alto il
morale di quei soggetti che,
avendo un basso QI,
rimarrebbero altrimenti senza
speranza.
Le età in cui è possibile
fare
previsioni
molto
attendibili
sono
andate
costantemente abbassandosi.
Nel2000l’etàdisicurezzafu
portata ai nove anni; nel
2015, ai quattro anni; nel
2020 ai tre anni. Questo per
molti insegnanti è stato un
colpo non meno duro di
quellocheglieducatoridegli
adulti avevano ricevuto dalle
precedenti scoperte. La vera
giustificazione dell’istruzione
comuneimpartitanellescuole
elementari fino agli undici
anni era che nessuno poteva
dirsi completamente sicuro
del
valore
ultimo
raggiungibile da un bambino
o da una bambina. Era equo
che non li si segregasse fino
al momento in cui i loro
quozienti intellettivi non
fossero definitivamente noti.
Ma dal momento che era
diventato possibile esaminare
e identificare l’intelligenza
all’età di tre anni, era
insensato
continuare
a
mandare i ragazzi brillanti a
scuola insieme ad altri che
quasi
inevitabilmente
avrebbero ritardato il loro
sviluppo. Era molto più
sensato segregare i bambini
eccezionali dalla massa
mettendoli in asili e scuole
elementari separati; proprio
come al vertice i giovanotti
eccezionalimandatiaOxford
e
Cambridge
venivano
separati dagli altri che non
erano in grado di qualificarsi
che per le università di
provincia. Gli individui a
lenta maturazione potevano
rimanereconlamassafinché
non fosse venuta la loro ora;
oppure si poteva mandarli in
scuole sperimentali dove i
processi
della
natura
sarebberostatiaffrettati.
Messi di fronte a questi
fatti,
alcuni
insegnanti
reagirono proprio come
avevano fatto gli educatori
degli adulti; sostenendo che,
anche se l’età attendibile era
di tre anni, s’imponeva
nondimeno la necessità di
fingere che non lo fosse. I
bambini non possono essere
condannati così presto:
cesseranno di applicarsi non
appena capiranno che nessun
sforzo è in grado di
dimostrare che lo psicologo
ha torto, tenuto conto di un
ristrettomarginedifallibilità.
Sidevedarglilostimolodella
speranza; lo devono fare gli
insegnanti, e soprattutto lo
devono fare i genitori. Il
sociologo deve ammettere la
forza
di
questa
argomentazione.
L’uguaglianza
delle
opportunitàèstatatalmentea
lungo l’alfa e l’omega
dell’istruzione, che non è
possibile superarla dalla sera
alla mattina. La coesione
sociale è talmente importante
che sarà opportuno correre
lentamente.
Ma la scienza non si
muove lentamente. I tre anni
non erano il limite estremo:
l’età
attendibile
venne
respinta nel grembo materno.
Il dottor Charles, il premio
Nobel che tanto ci ha
illuminato sul modo di
trasmissione della capacità
intellettuale, ha dimostrato
recentemente
che
l’intelligenza dei bambini
può, in ultima analisi, essere
dedotta
con
sicurezza
dall’intelligenza dei loro
ascendenti. I suoi primi e
notevoli
esperimenti
sull’esame della progenie
furono condotti sui topi. La
sua ipotesi-X è stata poi
confermata nel 2016 da un
censimentocondottosututtii
bambini di tre anni. In
Inghilterra,
comunque,
l’Istituto di Eugenetica
possiede già i dati relativi a
quattro generazioni, cioè dal
1950 fino a oggi, nonché un
gran numero di valutazioni
retrospettive compilate sulla
base di meticolose ricerche,
soprattutto da quando lo
studio dei necrologi è
diventato
una
branca
riconosciuta della sociologia.
Usando questi dati, e pur
facendo le necessarie riserve,
l’intelligenza dei figli di una
qualsiasi coppia può esser
preconizzata
con
ragguardevole precisione; e
anzi, sulla base di varie
constatazioni riguardanti i
costumi
matrimoniali,
l’immigrazione
e
l’emigrazione, le tendenze e
la
distribuzione
dell’intelligenza sono state
calcolate per i prossimi mille
anni.
IV
Ilnuovo
conservatorismo
L’operadeldottorCharles
ha indubbiamente contribuito
a modificare l’atteggiamento
dei genitori intelligenti. Essi
non si sentono più costretti a
mandare i figli alla scuola
elementare ordinaria, e nelle
zone in cui lo Stato non ne
istituisce di speciali, stanno
già provvedendo a creare
delle scuole private, nelle
qualiifiglisitroverannosolo
con i ragazzi della loro
particolareclasse.Nonhanno
più necessità di contemplare
interrogativamente i loro
lettini, incerti sul genere di
istruzionecheglioccupantiin
seguito meriteranno. I figli
per loro non sono più
semplicemente dei bambini,
madeigovernantinatiadalti
destini.Tuttociòhairrigidito
ilsentimentodiclasse.Messa
in dubbio la necessità
dell’istruzionecomuneditutti
i bambini fino a una
determinataetà,scossecosìle
fondamenta della società,
alcuni genitori intelligenti
hanno sentito il bisogno di
andare oltre e di porre la
questione se l’uguaglianza
delle opportunità non debba
considerarsi
un’idea
definitivamentesuperata.
Sel’argomentazionefosse
tutta qui, noi difensori
dell’ordine sociale esistente
non avremmo di che
preoccuparci troppo. Il neo
del ragionamento è fino a
questopuntoovvio,eisolia
non rendersene conto sono i
conservatori più bigotti e
amanti della famiglia, quelli
che non hanno mai letto
Charles, o sentito parlare di
Galton,ocheignoranoanche
le più elementari nozioni di
genetica. Il neo del
ragionamento è che le
persone intelligenti tendono
nel complesso ad avere figli
meno intelligenti di loro; la
tendenza è nel senso di una
continuaregressione5versola
media: gli stupidi hanno figli
un po’ più intelligenti, così
come gli intelligenti li hanno
leggermente più stupidi. Se
così non fosse, una classe
dirigente,unavoltacostituita,
sarebbe
giustamente
ereditaria. E invece la cruda
realtà esige una certa misura
di mobilità sociale, anche se
non deve necessariamente
essere tanto grande come
cent’annifa.
Come ho detto, la
maggior parte dei capi
conservatorisonopienamente
consapevoli della tendenza
alla regressione, e hanno
cercato di tenerne conto nei
loroprogetti.Leloroproposte
sono diverse, se non di
natura, di tono. “Che cosa
importa?”—chiedel’estrema
ala destra — “Qualche
bambino stupido figlio di
genitori intelligenti potrà
riceverel’istruzionesuperiore
(eingenerenonsfigureranno
nemmeno molto di fronte al
livello dei genitori), ma la
rifinitura
datagli
dall’ambiente li renderà
idonei a entrare nell’élite, di
cui saranno membri senza
infamia, seppur senza lode”.
L’eventuale
perdita
di
mordente della meritocrazia
sarà più che compensata dai
vantaggidell’esserediventata
ereditaria. I genitori saranno
più sereni e i figli non
dovranno subire tutte le
tensioni psicologiche dovute
alla necessità di misurarsi in
competizione con ragazzi
provenienti dalle classi
inferiori. Non sarà nemmeno
più necessario suscitare delle
ambizioninellamenteditutti
i genitori, compresi quelli
molto stupidi, per il timore
che i loro figli possano
sfuggire
alle
cure
dell’istruzione;esesiriuscirà
a raffreddare i loro ardori,
sarà tanto di guadagnato per
lastabilitàdelcorpopolitico.
Unanuovaondatadimobilità
sociale
potrà
rendersi
necessaria in seguito — essi
affermano — qualora la
distribuzionedell’intelligenza
si discosti troppo dalla
distribuzione del potere; ma
non si abbia troppa fretta;
godiamo
almeno
un
cinquantennio di sollievo del
pandemonio della mobilità
sociale.
Queste posizioni non
hanno alcuna probabilità di
successo,
perché
rappresentano una rottura
troppo decisa con la nostra
etica.Unacorrentepiùscaltra
sostiene che la distribuzione
dell’intelligenza debba essere
adattata
all’attuale
distribuzione del potere;
benché l’impostazione sia
l’oppostodiciòcheilsistema
scolastico mira a ottenere, la
meta è la stessa. Questo
gruppo si è sentito piuttosto
incoraggiato
dagli
esperimenti che sono stati
condotti
dall’accademico
Donikin a Ulan-Bator, a
conclusione di una lunga
seriediricerchefatteinmolti
paesi, compreso il nostro. Se
si deve prestar fede alle
relazioni
conclusive,
i
biofisici hanno dimostrato
con questi esperimenti come
sia possibile, almeno negli
animaliinferiori,indurrenella
costituzione genetica dei
nascituri delle mutazioni
controllate
mediante
radiazioni atte a elevare
l’intelligenza al di sopra del
livello che avrebbe raggiunto
spontaneamente.
Se
si
riuscisse a trarre da questo
qualcosa di pratico, la
questione cruciale sarebbe la
seguente: ai figli di chi si
dovrebbe
elevare
artificialmente l’intelligenza?
I
capi
conservatori
sostengonochecolorochegià
hanno dovrebbero avere di
più,datochel’ambientechei
genitori potrebbero fornire
sarebbe il più propizio alla
coltivazione della capacità; e
che
sarebbe
assurdo
gingillarsi con i comuni nonabbienti, dato che essi hanno
già quel tanto d’intelligenza
che gli serve per svolgere i
compiti assegnatigli. La
decisione ovviamente deve
spettare alla meritocrazia, e
nonallademocrazia,laquale
non è in grado di valutare la
gravitàdelproblema.
Riconosco che ogni
progresso del sapere deve
essere salutato con favore
proprio in quanto tale, ma
nondimeno
mi
sento
obbligato ad aggiungere che,
parlando dal punto di vista
della
sociologia,
l’applicazione
di
tali
conoscenze,adifferenzadella
loro acquisizione, deve
procedere il più lentamente
possibile. Le voci circolate a
propositodellamanomissione
di alcune mogli di alti
funzionari statali presso il
Centro Volontario della
Maternità di South Uist
hanno già suscitato molto
allarme.
Intanto è stato proposto
che il ministero della
Pubblica Istruzione renda
immediatamente obbligatorio
per tutti gli enti locali il suo
sistema di adozione di
bambini. L’adozione di
bambini è antica quanto
l’uomo.Intuttelesocietàein
tutti i tempi gli aspiranti
genitori — infelici per non
aver avuto figli, o per non
averne avuti quanti ne
desideravano — hanno
cercatodiprocurarsiineonati
più pregiati: graziosi e
paffuti, biondi con occhi
azzurri,bruniconocchigrigi,
maschi o femmine, minuti o
grossi.Ladifferenzafranoie
ipopolidialtritempiedialtri
luoghi sta nel fatto che noi
apprezziamo
di
più
l’intelligenza, e che gli
psicologieibiologicihanno
dato i mezzi per misurarla
anche nella culla. Un genio
senza
genitori
diventa
automaticamente un pupillo
dello Stato. Oggi un orfano
intelligente costituisce un
premioperqualsiasifamiglia,
soprattutto per quelle mogli
chenonsisentonodispostea
sedurreeminentiprofessori,o
a richiedere la fecondazione
artificiale ai pochi uomini di
alta intelligenza garantiti dal
ministero come donatori di
QI. Negli ultimi anni le
richieste inoltrate alle società
di adozione da membri
dell’élite
aspiranti
alla
famiglia numerosa si sono
moltiplicate. L’offerta è
fortemente insufficiente e ha
causato il preoccupante
sviluppodelmercatonerodei
bambini, attraverso il quale
bambini stupidi provenienti
dafamigliedell’élitevengono
scambiati,
talvolta
con
dotazioni principesche6, con
bambini
intelligenti
provenienti dalle classi
inferiori. Ci sono stati
genitori disperati che si sono
abbassati fino al punto di
rapire degli infanti dopo
avere spiato a lungo gestanti
delle classi inferiori con
genealogie
intellettuali
promettenti.
Investigatori
privati e genetisti hanno
operatoinsiemeinscandalosa
combutta.Èmeglio—cosìsi
difendono i rei — inserire i
migliori nell’élite quando
sonoancoraintenerissimaetà
piuttosto che tentare di
assorbirlimoltopiùtardiein
modo molto più difficoltoso
con il sistema dei “genitori
onorari” della scuola classica
edell’università.Nel2030,in
seguito a una diligentissima
inchiesta del governo, fu
approvata la legge per la
tutela dei bambini. Il
provvedimentodisponevache
le adozioni private non
sarebbero state più valide in
avvenire qualora l’autorità
localedellazonadiresidenza
dei genitori adottanti non
avesse già adottato il sistema
modello conformandosi alle
garanzie
stabilite
dal
ministero della Pubblica
Istruzione.
I
comitati
scolastici di Cheltenham,
Bournemouth, Harrogate e
Bognor trassero subito
profitto da questa legge, ma
sinora pochissime autorità
scolastiche locali hanno
seguitoilloroesempio.Molti
conservatori hanno chiesto
che tutte le autorità locali
vengano
obbligate
a
uniformarsi, ed è stato
proprio questo elemento, più
di qualsiasi altro, a far
precipitare la crisi dello
scorsomaggio.
V
Finalmenteunabase
Forse il sociologo, con la
sua particolare capacità di
penetrazione,
può
comprendere ancora meglio
degli altri perché questi
avvenimenti, e le discussioni
che li hanno accompagnati,
abbiano
provocato
un
rivolgimentocosìprofondo.Il
solo
accennare
alla
prospettiva che il principio
ereditario venga restaurato,
dopo due secoli di lotte per
distruggerlo, equivale a un
attacco al centro vitale del
nostrosistemadivalori,tanto
più inquietante in quanto gli
avvenimentisisonosucceduti
così rapidamente. Persino i
difensori delle classi inferiori
— i seguaci di Owen, i
cartisti e i socialisti — non
avevano scosso fino a questo
punto, due secoli fa, i loro
superiori sociali. Quei ribelli
potevano almeno pretendere
diaveredeilegamiidealicon
la religione cristiana. Questi
altriribelli,essendodidestra,
non
possono
invocare
un’ascendenza
così
rispettabile:
la
dottrina
dell’uguaglianza
delle
opportunità si è affermata in
modo completo nella sfera
della moralità pratica. I
conservatori vogliono due
lussi nello stesso tempo: il
lusso della ereditarietà e il
lusso dell’efficienza. Ma non
possono averli entrambi:
devono scegliere, e hanno
scelto male. Potremmo
tollerarediavereperdirettori
dell’Istituto di Eugenetica,
del Centro di South Uist, o
anche per primi ministri
(benché questo notoriamente
contimeno)degliuominiche
dovessero il loro potere al
solo fatto di aver avuto padri
intelligenti?
Potremmo
tollerare di vedere dei figli
intelligenti di padri stupidi
sprecare la loro vita in
qualche polveroso ufficio di
sindacato a Manchester?
Evidentemente
non
potremmo. Il prezzo di una
tale follia sarebbe altissimo:
la Cina e l’Africa ci
sorpasserebbero sul piano
dellaproduttività.L’influenza
ingleseedeuropeasvanirebbe
a mano a mano che la nostra
scienza venisse invasa da
ingegni di second’ordine.
Ancora una volta verremmo
“superati nella competizione
mondiale”. Occorre dire
altro? È una cosa talmente
ovvia che ora i populisti
possono presentarsi come i
difensori di ciò che
costituisce il meglio del
nostrosistema.
I sondaggi dell’opinione
pubblica dimostrano che le
agitazioni
hanno
tratto
alimento
più
da
un
sentimento di opposizione ai
conservatori che da un
sentimento di simpatia per i
populisti. Quale che sia la
combinazione dei moventi,
nonrestanodubbisucosasia
accaduto. Anche la più
piccola controversia, che
normalmente si sarebbe
appianata nel corso delle
trattative, ha inevitabilmente
assunto nei nostri tempi
un’asprezzasenzaprecedenti.
IfattidiStevenage,Kirkcaldy
e South Shields, l’iniziativa
dei domestici, le delegazioni
mandate al ministero della
PubblicaIstruzioneealTUC;
tutti hanno rotto le dighe dei
loro
obiettivi
nominali
confluendo in una marea di
ribellione. Cento piccole
rivendicazionisisonofusein
unasola.
Naturalmente, molti di
coloro che hanno dato vita
alle dimostrazioni erano del
tutto incapaci di esprimere i
loro propositi; e quando in
tribunaleglièstatochiestodi
illustrarli non sono riusciti a
produrre altro che un
indistinto mormorio. Essi
cercavano dei capi di classe
superiore, e li hanno trovati
nell’unico bizzarro settore
dov’erano disponibili. I
circoli femminili, e le loro
dirigenti Urania O’Connor,
LadyAvocetelaContessadi
Perth, non hanno creato
affatto il movimento, ma è
stato il movimento a creare
loro,eselostudiodellastoria
socialenonfossestato(finoa
pochiannifa)cosìtrascurato,
sarebbe apparso evidente a
tutti che la politica è fatta
così. Le donne non avevano
che da afferrare la loro
occasione storica, cosa che
hanno fatto al massimo della
loro
già
considerevole
capacità.Sonosalpatequando
il vento ha cominciato a
soffiare.Sisonocreativincoli
tra i circoli femminili e i
tecnici dissidenti dei più
diversi livelli d’intelligenza:
anzi,traicircolieidissidenti
di tutti i gruppi e di tutti
settori che ho descritto nei
capitoli precedenti. Anche
certe sezioni da tempo
defuntedelpartitodeitecnici
sono state improvvisamente
invase da centinaia di
aspiranti iscritti. L’agitazione
ha toccato il suo culmine al
Congresso di Leicester, ove i
populisti hanno lanciato
l’ormai
famosa
Dichiarazione.
Che strano documento!
Con le citazioni tratte dagli
ormai dimenticati Tawney e
Cole, William Morris e John
Ball, piene di echi del
passato, gli autori cercano di
adornare la loro pretesa di
essere gli “eredi” (questa
parola è stata certamente un
errore) di uno dei grandi
filonidellastoriainglese.Ma
nonosanodedicarechepoche
trite parole al lavoro dei
domestici, per paura che le
loro intelligenti signore li
abbandonino. Non osano
dichiararsi
troppo
apertamente
per
l’uguaglianza,perpaurachei
loro seguaci della classe
superiore si spaventino; e
tuttavia
vi
giungono
pericolosamente vicino nella
parte della perorazione che
comincia con le parole “Oh!
Sorelle”. Spogliata dei suoi
orpelli, la Dichiarazione
contiene poche richieste
concrete, a parte quella di
vietare le adozioni: la
conservazione delle scuole
elementari e dei Centri di
educazione degli adulti; una
maggiore considerazione per
l’età e l’esperienza nelle
carriere
aziendali;
la
compartecipazionedeitecnici
agli
aumenti
della
produttività. E infine la cosa
più rivoluzionaria di tutte e
forse
anche
la
più
significativa(epersinounpo’
nostalgica agli occhi dello
storico):
l’elevamento
dell’obbligoscolasticofinoai
diciotto anni d’età e la
creazione
di
“scuole
secondarie indifferenziate”.
Preseallorovalorenominale
queste
richieste
non
costituiscono un programma
politico, se non del tipo più
generico, ma occorre tener
presente che gli autori non
potevano spingere oltre il
tentativo di concentrare
l’impegno
dei
loro
disparatissimi seguaci, senza
rischiare di mettersi in urto
conalcunidicolorosucuisi
appoggiano.
VI
Eoradoveandiamo?
Nonèmiointentopredire
inquestosaggioilcorsodegli
avvenimenti del prossimo
maggio, ma piuttosto ho
voluto dimostrare che il
movimento
di
protesta
affondava le sue radici
profondamente nella nostra
storia. A mio avviso
l’opposizione anche alle più
grandi istituzioni della nostra
societàèinevitabile.L’ostilità
che ora si è resa manifesta è
stataperlungotempolatente.
Da più di cinquant’anni le
classi inferiori covano un
risentimento che fino a oggi
non hanno mai avuto la
possibilitàdiesprimere.
Potrei dichiararmi molto
soddisfatto se fossi riuscito a
contribuireanchesolounpo’
allamigliorecomprensionedi
questa complessa storia, e a
persuadere qualcuno dei miei
compatrioti a non prendere
con
troppa
leggerezza
l’attuale malcontento. Ma mi
rendo conto che forse ci si
aspettacheiodicaunaparola
su quello che probabilmente
avverrà. Naturalmente non
può essere che un’opinione
personale, che vale quanto
quella di qualsiasi lettore.
Ciononostante,
sono
fermamente convinto che il
maggio2034saràalmassimo
un 1848, e per di più di tipo
inglese. Ci sarà un bel
disordine. Le università forse
vacilleranno. E ci saranno
agitazioni anche in seguito,
fino a quando i populisti
sopravvivranno. Ma per
questa volta non prevedo
nulla di più serio di uno
sciopero di qualche giorno, e
di agitazioni della durata di
una settimana: cose che la
polizia (con le sue nuove
armi)èfacilmenteingradodi
sedare.
La ragione l’ho già
accennata. La Dichiarazione
è troppo vaga. Le richieste,
con una sola eccezione, non
costituiscono in alcun modo
una minaccia per il governo.
Nonsitrattadiunmovimento
rivoluzionario,
ma
di
un’accozzaglia di gruppi
disparati tenuti insieme solo
dall’influenza di alcune
personalità carismatiche e da
un’atmosfera di crisi. Non
puòcontaresuunatradizione
di organizzazione politica: e
anzisiavvertonogiàsegnidi
dissenso al suo interno, in
seguitoallesaggeconcessioni
chesonostatefatte.Dopoche
ho cominciato a scrivere
questosaggio,quindicigiorni
fa, il presidente del Social
Science Research Council ha
sottoposto le sue ponderate
raccomandazioni al governo.
Il Primo ministro ha agito
rapidamente sulla scorta di
questi
consigli
di
moderazione, ha dato ordine
al Servizio del Controllo
Atmosferico di far arrivare
l’autunno un mese prima, e
ha annunziato, nel discorso
che ha tenuto il 25 settembre
proprio a Kirkcaldy, che il
suopartitostavaperespellere
una mezza dozzina dei suoi
esponentididestra,cheperil
momento il sistema di
adozione non sarebbe stato
reso
obbligatorio,
che
l’uguaglianza
delle
opportunità sarebbe stata
mantenuta come indirizzo
ufficiale, e che non v’era al
momentoalcunaintenzionedi
rimaneggiare
le
scuole
elementari o l’educazione
degli adulti. Il suo discorso,
come ha detto il Times, ha
“tagliato l’erba sotto i piedi
alleragazze”.
Ma al di sotto degli
spostamenti e delle svolte
della politica contingente
resta il fatto fondamentale di
cui ho parlato all’inizio del
saggio. Gli ultimi cento anni
hanno assistito a una
vastissima
ridistribuzione
dell’intelligenza tra le classi
della società, con la
conseguenza che le classi
inferiori non hanno più la
forza per portare a fondo la
loro rivolta. Per breve tempo
potranno prosperare grazie
all’alleanza con la strana e
passeggera delusione di un
settore delle classi superiori.
Ma questa gente declassata
nonpotràmaiesserecheuna
minoranza eccentrica — i
populisti,comeforzapolitica,
non sono mai stati altro che
questo—perchél’éliteviene
trattata con tutto il riguardo
che si può desiderare. Senza
ungrammodiintelligenzanel
cervello, le classi inferiori
sono minacciose non più di
quanto possa esserlo una
plebaglia, anche se talvolta
fanno il muso, e si mostrano
volubili
e
un
po’
imprevedibili. Se le speranze
di alcuni dei primi dissidenti
si fossero realizzate, e i
ragazzi brillanti provenienti
dalle classi inferiori fossero
rimasti in seno a queste per
insegnare, per ispirare e per
organizzare le masse, avrei
avuto un racconto diverso da
esporre. Ma i pochi che ora
propongono una misura così
radicale sono in ritardo di
cent’anni. Questa è la
previsione che mi propongo
di verificare quando, nel
prossimo maggio, andrò ad
ascoltare i discorsi che
verranno fatti dalla grande
tribunadiPeterloo.
Poiché l’autore di questo
saggio è stato ucciso
anch’egli a Peterloo, gli
editori, con rincrescimento,
non hanno potuto sottoporgli
le bozze del manoscritto per
quelle correzioni che forse
avrebbe voluto apportargli
prima della pubblicazione. Il
testo, anche nella sua ultima
parte, è stato lasciato
esattamente come egli lo
scrisse. I fallimenti della
sociologia sono illuminanti
quantoisuoisuccessi.
Note
Capitolo1
1Gli
autori del rapporto
Northcote-Trevelyan
avevano
un’idea
ammirevolmente chiara
delle necessità: «Sarebbe
naturaleattendersicheuna
carriera così importante
attragga nei suoi ranghi i
giovani più capaci e più
ambiziosi del paese; che
lapiùaccanitaemulazione
abbiacorsotracoloroche
entrinoafarneparte;eche
coloro che sono dotati di
qualifiche
superiori
salgano rapidamente agli
onori e all’eminenza
pubblica. Tuttavia le cose
non stanno affatto così.
L’ammissione
all’amministrazione
statale è senza dubbio
avidamente ricercata, ma
sono soprattutto i non
ambiziosi, gli indolenti o
gliincapacicheaspiranoa
ottenerla»,
Rapporto
Northcote-Trevelyan
sull’organizzazione
dell’amministrazione
statale di ruolo (febbraio
1854).
2L’origine
di questo termine
sgradevole, al pari di
quella
dell’espressione
“uguaglianza
delle
opportunità”èancoraoggi
oscura. Sembra che fosse
diventata d’uso comune
negli anni Sessanta del
secoloscorsonellepiccole
riviste legate al partito
laburista, e che abbia
raggiunto una diffusione
generalemoltopiùtardi.
3Sindaltempoincuil’istituto
delmaggiorascocominciò
a generalizzarsi, i figli
minori che erano costretti
a lasciare la casa furono i
coltivatoridelprogressoe
i
mercanti
della
trasformazione sociale.
Ma fino al XIX secolo la
popolazione crebbe assai
lentamente,
ed
era
relativamente raro che vi
fossepiùdiunfigliovivo
alla morte del padre. Nel
mio periodo di studio i
nazisti
reintrodussero
deliberatamente
in
Germania il maggiorasco
perobbligareifigliminori
a lasciare la terra per
l’esercito e per le colonie
di breve vita dell’Europa
orientale.
4Le cose erano diverse nelle
città,
essendo
queste
favorite dalla presenza di
persone di “condizione
media”, e nelle quali, per
usare le parole di Defoe,
«i Carrettieri e i Facchini
occupano lo Scranno del
Potere, e i Lacchè
indossano la Porpora del
Giudice».
5Un esempio divertente della
tendenza dei socialisti a
vivere nel passato era la
loro testarda insistenza,
molto tempo dopo che la
ricchezza di terre aveva
cessato di contare, sulla
necessità di livellare le
proprietà. Fortunatamente
–orapossiamodirlo–essi
si preoccupavano assai
meno della distribuzione
del potere, la quale non
coincide affatto con la
distribuzione
della
ricchezza salvo che nelle
società agrarie. La prima
massima di Fenn per lo
studioso di sociologia
storica–“ovevailpotere,
làvadoio”–nonpernulla
èstatalaprima.
6L’importanza
di calcolare
questosprecofumessain
risalto da uno dei più
lungimiranti pionieri. Il
professor Hogben disse
nel 1938 che «possiamo
accertare sino a qual
punto il processo del
reclutamento
professionale sia fondato
suspecialiattitudiniauna
particolareoccupazione;e
ilproblemadell’aritmetica
politica è allora quello di
valutare l’entità dello
spreco rimediabile dovuto
a
una
difettosa
organizzazione sociale e
quella della conseguente
perdita di efficienza
sociale»,
Political
Arithmetic,1938.Qualche
anno prima Kenneth
Lindsay, in un autorevole
libro, aveva calcolato che
a quel tempo veniva
negatalapossibilitàdifar
valere provate capacità
almenoal40percentodei
fanciulli del paese, Social
ProgressandEducational
Waste, 1924. Ma solo
molto tempo dopo il
professor
Marlow,
basandosi su una serie di
stringenti considerazioni,
poté calcolare che nel
RegnoUnitolosprecoera
stato pari a quasi 38
megaunità annue negli
anni Quaranta, ed era poi
sceso intorno a 33 negli
anni Sessanta, a circa 18
neglianniNovantaea5,2
megaunità dopo il 2020.
Questacifraèconsiderata
il minimo irriducibile,
ovvero,interminitecnici,
la Linea Marlow, al di là
della quale l’efficienza
sociale non può essere
ulteriormente migliorata.
Ma dopo quello che è
accaduto negli ultimi
cento anni, chi può
prevedere con certezza
quali ulteriori progressi
siano ancora possibili?
Delrestolabasediquesti
calcoli non è ancora del
tuttosoddisfacente.
7In
Inghilterra la pietà non
arrivòmaiaglieccessidel
Giappone,
dove
il
sentimento generale trovò
espressioneinunafamosa
poesia: “Preziosi sono i
miei genitori che mi
hanno dato la vita/Perché
potessi
servire
Sua
Maestà”.
8LerivistedeglianniSessanta
e
Settanta
parlano
dell’enorme impressione
che facevano ai turisti i
lord e le lady che
fungevano da guide ai
Longleat e ai Knolls. Il
fascino di proprietari che
si potevano ammirare, e
nel tempo stesso più
compatire che temere, si
posava un po’ anche sui
lorodatoridilavoro.
9Lafissazionepergliuccelli,
che raggiunse dimensioni
così straordinarie dopo le
elezioni politiche del
1971, fu un altro degli
strani
retaggi
del
gentiluomoedelcuratodi
campagna. I vecchi
aristocratici allevavano
uccelli a cui teneramente
sparavano, studiavano i
loro costumi sessuali con
binocolidacampo,edessi
stessi
assumevano
l’aspetto della loro preda.
Oscar Wilde disse della
fisionomia degli inglesi:
«Una volta vista, mai
ricordata».Maildettonon
valeva per queste strane
persone.
L’ornitologia
univa
due
mondi,
trasformando
il
passatempo
del
professionista in una
scienzaperildilettante.
10La
circolare con cui si
precisavano gli obiettivi
che l’esercito degli Stati
Uniti voleva raggiungere
haun’ariadistraordinaria
prescienza.Iltestmiravaa
“designare e selezionare
uomini la cui superiore
intelligenza
indicasse
l’opportunità di una
promozione o di un
incarico
speciale;
selezionareeproporreper
la
destinazione
a
“battaglioni di sviluppo”
quegli
uomini
così
inferiori intellettualmente
da risultare non idonei
all’addestramento militare
regolare; consentire agli
ufficiali
di
creare
organizzazioni di livello
mentale uniforme, o
conformi
a
precise
caratteristiche concernenti
i requisiti intellettuali;
selezionare gli uomini da
destinare ai vari tipi di
servizio militare o a
incarichi
speciali;
eliminaregliuominilacui
intelligenza fosse così
inferiore da rendere del
tutto impossibile il loro
impiego”,cit.inEysenck,
H.J., UsesandAbusesof
Psychology,1953.
11La
battaglia degli anni
Novantaperimpedireche
il cinese diventasse la
seconda lingua nelle
scuole fu un interessante
esempio di persistente
conservatorismo in una
professioneilcuicompito
principaleèproprioquello
di
scoraggiare
quest’ultimo.
12Hansard, 17 febbraio 1870.
Cit. in English Historical
Documents, XII (1). A
cura di Young, G. M. e
Handcock,W.D.,p.914
13Riportato
dal Times del 6
dicembre 1955. A quel
tempo la Gran Bretagna
produceva meno laureati
in ingegneria e in altre
scienze applicate di quasi
tutti gli altri grandi paesi.
2800 all’anno, ovvero 57
per ogni milione di
abitanti, in Inghilterra;
rispetto a 22.000, ovvero
136 per ogni milione di
abitanti, negli Stati Uniti;
ea60.000,ovvero280per
ogni milione, nell’URSS.
La Francia ne produceva
70 per ogni milione, la
Germaniaoccidentale86e
la Svizzera 82. Cfr.
Technical
Education,
1956,HMSO,Cmd.9703.
14BarlowReportonScientific
Manpower, Maggio 1946,
HMSO,Cmd.6824.
15Report
on University
Education. Pubblicato per
il Committee of ViceChancellors
and
Principals
dall’Associazione delle
università
del
Commonwealth
britannico,1956.
16Le
grandi imprese, inoltre,
avevano bisogno di
persone più istruite. Nel
1930, ad esempio, la
Metropolitan
Vickers
Electric
Company
occupava 10.000 persone,
a2000dellequalisoltanto
si richiedeva un qualche
tipodiistruzioneregolare.
Nel1956lastessaazienda
aveva 25.000 dipendenti,
di cui 16.000 dovevano
possedereunqualchetipo
di istruzione. Nel 1982,
61.000
su
74.000
dipendenti
avevano
un’istruzioneallivellodel
Higher
National
Certificate, come veniva
allora chiamato. Times
Educational Supplement,
17febbraio1956.
17Webb,
S. e A. B., Soviet
Communism: A New
Civilization, Longmans,
1935
18Saggi
fabiani, poscritto
all’edizione 1948 su
Sessant’anni
di
fabianesimo.
19Cfr.adesempiop.345ess.,
1944
Capitolo2
1Una delle prime indicazioni
del
mutamento
fu
l’autorevole libro The
Future of Socialism,
scritto dal giovane C. A.
R.Croslandnel1956.
2Cit.
in Richmond, W.K.,
Education in the United
States,1956
3Uno dei primi esempi fu il
rapporto
L’educazione
nell’Unione
Sovietica,
pubblicato
dall’Educational
Interchange Council nel
1957. Cfr. p.4: “A
eccezione di un limitato
numero di fanciulli
subnormali dal punto di
vista scolastico, tutti
vanno alla stessa scuola
(…) all’interno della
stessa
scuola
è
rigorosamente
proibito
qualsiasi tentativo di
dividere
i
fanciulli
secondo le loro capacità.
Il fanciullo più lento
lavora a fianco del più
brillante nella stessa aula
e fa del suo meglio per
tenersialpasso”.
4James,
E., Education for
Leadership,1951.
5Padley,
R., Comprehensive
SchoolsToday,1954
6Una
prima versione fu
avanzata dal comitato
scolastico di Croydon, e
venneabilmenteelaborata
da Padley, R., in
Comprehensive
Education,1956.
7Cfr.
The Leicestershire
Experiment, Stewart C.
Mason,1957
8Un’assurdità
del sistema
universitario americano
almenofinoal1986erain
particolare il fatto che un
gran numero di buoni
studenti,
invece
di
ottenereadeguateborsedi
studio, fossero costretti a
lavorare
non
per
acquistare il sapere, ma
per lavare piatti. Essi
erano costretti a farsi
strada nell’università non
lavorando allo scopo per
cui
l’istituzione
teoricamenteesisteva.Per
arduaadinferna!
Capitolo3
1Forse
a questa data è stata
attribuita un’importanza
superiore al giusto, e ciò
per la tendenza dei
maestri a insegnare la
storia sulla base delle sue
date importanti: 1870,
1902, 1918, 1944, 1972 e
cosìvia.
2Floud,J.E.,Halsey,A.H.,e
Martin, F. M., Social
Class and Educational
Opportunity,1956.
3All’inizio
degli
anni
Cinquanta
moltissimi
ragazzi delle classiche,
capaci di completare il
corso,lasciavanoglistudi
prima del termine, e la
maggior parte di essi
erano figli di lavoratori
manuali. Cfr. Early
Leaving, pubblicato dal
ministero della Pubblica
Istruzionenel1954.
4Questa prima cifra viene da
Wilds,
P.J.D.,
The
Nation’s
Intellectual
Investment (Boll. O. U.
Inst. of States, agosto
1956, p.279); le altre
provengono dalle edizioni
normali di Educational
Statistics.
5Cfr.
Fleming Report: The
Public Schools and the
General
Educational
System,1944
6“Risparmi
e finanze delle
classi ad alto reddito”,
Kline,L.R.,Straw,K.H.,
VanDome,P.,Bulletinof
Oxford lnstitution of
Statistics,novembre1956.
7Era
in
correlazione,
possiamo
aggiungere,
anche con il punteggio
ottenuto in altri test
relativi alla capacità di
espressione verbale, alla
scioltezza
verbale,
all’abilità matematica, al
senso
spaziale,
all’acutezza
della
percezione, alla memoria,
alla capacità di guidare,
alla
tendenza
all’infortunio,
alla
destrezza manuale, al
potere di formulare
analogie, alle capacità
meccaniche, all’attitudine
per i lavori d’ufficio, alla
maturità emotiva, al
discernimento dei toni,
all’attrazione sessuale, al
palato, al daltonismo, alla
precisione,
costanza,
nevrosi e capacità di
osservazione. Oggi i
risultati di questi esami
sonotutticodificatisuuna
sola
Scheda
dell’Intelligenza
Nazionale, la quale
accompagna una persona
per tutta la vita, a meno
chenonabbiaobiezionidi
coscienza.
8James,E.,op.cit.
Capitolo4
1Report
of a Committee of
Enquiry
into
the
Electricity
Supply
Industry. Par. 171. Cmd.
9672,1956.
2James,E.,op.cit.
3ActonSocietyTrust,op.cit.
4La
grande azienda, con un
largo ambito di interessi,
eraingradodioffrireuna
sicurezza maggiore, e ciò
costituiva uno dei suoi
principali motivi di
attrazioneneiconfrontidi
molti giovani, e una delle
cause della relativa
crescita
dei
grossi
complessi
entro
l’economia.
Capitolo5
1Taylor,
F. G., The Role of
Egalitarianism
in
Twentieth
Century
England,2004.
2Le
leggi suntuarie emanate
in altra epoca da Enrico
VII per costringere i Pari
delregnoamangiarenello
stesso salone con i loro
dipendentinoneranostate
concepite a esclusivo
beneficio di questi ultimi.
Ai nostri tempi non c’è
nulla da guadagnare dalla
promiscuità sociale nella
scuola, nel quartiere o al
lavoro, perché la classe
superiore adesso ha poco
o nulla da imparare da
quellainferiore.
3Non
si tratta di una
constatazione del tutto
nuova.IlcollegaFallonha
richiamato
la
mia
attenzione su una vecchia
vignetta pubblicata verso
il 1954 dal New Yorker,
un periodico americano
apparentemente
umoristico.Essamostrava
un grosso psichiatra di
fronte a un piccolo
paziente, al quale diceva:
«Leinonhauncomplesso
d’inferiorità:
lei
è
inferiore».
4La
concatenazione delle
aspirazioni nelle tre
generazioni della famiglia
allargataèstatastudiatain
modo molto interessante
da Michael Young ne Il
ruolo della famiglia
allargata nell’indirizzare
le aspirazioni, British
Journal of Sociology,
marzo 1967. Si noti la
precocitàdelladata.
5F.A.E.Crew,F.R.S.,The
Army Medical Services,
HMSO,1955.
6Un’indagine condotta subito
dopo la guerra contro
Hitler
ricevette,
a
giudicaredallastampadel
tempo, scarsa attenzione:
«Ledonnechesvolgevano
compiti richiedenti una
capacità
che
non
corrispondeva alla loro
intelligenza presentavano
un’incidenza di nevrosi
più elevata di quelle
impegnate in occupazioni
in cui i requisiti richiesti
corrispondevano invece
all’intelligenza:
l’incidenza della nevrosi
era egualmente alta sia
che la capacità richiesta
dal compito fosse troppo
alta
rispetto
all’intelligenza
della
lavoratrice,siacheinvece
fosse troppo bassa»,
Russel Fraser, “The
Incidence of Neurosis
amongst
Factory
Workers”,
Industrial
Health Research Board
Report, n. 90, HMSO,
1947. Un precedente
rapporto dello stesso
Board affermava che «si
constata come la noia più
pesante di solito si
accompagni
a
un’intelligenza superiore
alla media», I.H.R.B., n.
77,HMSO,1937.
7Un’eccezione
importante fu
Sir George Thomsen, F.
R. S., col suo libro The
ForeseeableFuture,1955.
Si veda soprattutto la
parte su “Il futuro degli
stupidi”.
Capitolo6
1II
dottor Stracker ha fatto
notare, nel suo Studies of
World Revolution, la
stretta
somiglianza
esistente tra socialismo e
nazional-comunismo.
Erano entrambe fedi
proprieaidiseredati,l’una
in lotta contro le pretese
delle classi superiori,
l’altra contro le pretese
delle nazioni superiori.
Entrambe partivano dalla
rivendicazione
dell’uguaglianza, ma in
realtà si battevano per la
supremazia delle classi e
delle
nazioni
che
rappresentavano.
Entrambeebberosuccesso
perché tra le classi e le
nazioni inferiori c’erano
moltiindividuiintelligenti
che erano stati privati del
riconoscimento del loro
talento. A lungo andare è
impossibile tenere in
servitù moltitudini di
individui
intelligenti
(diversamente
dagli
stupidi):sirivolteranno.Il
disastro avvenuto nel Sud
Africa è un esempio
particolarmenteeloquente,
di cui perdura il ricordo
traicontemporanei.
2Una
sopravvivenza
interessante è l’uso degli
iscritti all’ASSET e ad
altrisindacatiditecnicidi
chiamarsi reciprocamente
“fratello”. C’è una certa
giustificazione, in quanto
tra i figli di una stessa
coppia di genitori solo
quellichenasconogemelli
identici hanno, almeno
all’inizio, un identico
quoziented’intelligenza.
3Però
alcuni
socialisti
avrebbero voluto arrivare
proprio a questo. Ci è
rimasta
la
documentazione
di
un’interessante
dichiarazione fatta nel
1949, al culmine del
successo socialista, da un
funzionario
dell’amministrazione
locale:
«Prevediamo»,
così egli affermava, «che
verrà un giorno in cui nei
nostri nidi d’infanzia
statali si troveranno i
bambini di tutte le classi
sociali». Molti insegnanti
insofferenti delle pretese
dei genitori gli avrebbero
datocertamenteragione.
4PopularGovernment,1886
5Nel modo che quella saggia
donna di Beatrice Webb
avrebbe
approvato:
«Abbiamo poca fede
nell’“uomo
medio
sensuale”, non crediamo
che possa fare molto di
più che descrivere le sue
doglianze, non crediamo
che possa prescrivere i
rimedi»,OurPartnership.
6Anthony
Wedgwood Benn,
MP,ThePrivyCouncilas
a Second Chamber,
FabianSociety,1957.
7Anche
nel periodo aureo
della Camera dei Comuni
il funzionario statale era
in larghissima misura
l’eminenza grigia. Ecco
un consiglio rivolto a
coloro che redigevano
rispostealleinterrogazioni
parlamentari:«Sipotrebbe
dire, cinicamente, ma con
qualche fondamento di
verità, che la risposta
perfetta
a
un’interrogazione
imbarazzante presentata
allaCameradeiComuniè
unarispostabreve,chedia
l’impressione
di
rispondere
all’interrogazione
con
completezza e che, una
volta messa in dubbio,
possa dimostrarsi parola
per parola inoppugnabile,
che non offra il destro a
spiacevoli richieste di
“chiarimenti
supplementari”,machein
realtà non riveli nulla ».
Dale, H. I., The Higher
CivilService.
8Anche
il
movimento
cooperativo reagì con
molta
lentezza
alla
trasformazione scolastica.
Un rapporto degli anni
Trenta affermava che il
movimento cooperativo
“non è nemmeno riuscito
a utilizzare le capacità
offertegli
dall’attuale
sistema scolastico. Anche
ivantaggidell’educazione
secondaria non sono stati
sfruttati, e l’assunzione di
laureati è pressoché
sconosciuta”,
CarrSaunders,A.M.;Sargant,
Florence P., e Peers, R.:
Consumers Cooperation
inGreatBritain.
9Nellalororivistatrimestrale,
Commonweal,
alcuni
scrittori populisti si sono
datiancheallasociologia,
avanzando una nuova
interpretazionedellastoria
dellaguerracontroHitler.
Essi hanno perfettamente
ragione quando dicono
che gli psicologi della
Royal
Navy
deliberatamente
lasciarono che alcuni
uomini
intelligenti
restassero
semplici
marinai,
invece
di
mandarli a ricevere un
addestramento speciale,
perché nella truppa
rimanessero
degli
individui capaci dai quali
poter trarre in seguito,
secondo le esigenze di
promozione,
nuovi
ufficiali. (Cfr. Vernon, P.
E. e Parry, J. B.,
PersonnelSelectioninthe
British Forces). Ciò che
questi
scrittori
non
considerano è che a quei
tempi
si
riteneva
opportuno promuovere
adulti provenienti dalla
truppa; con la riforma
scolastica ciò di regola
nonèpiùnecessario.
Capitolo7
1Merit
Rating.
British
Institute of Management,
1954.
Capitolo8
1Si
trattava di giovani
intellettuali che al ritorno
da università straniere
decisero, sotto l’influsso
di Bakunin, Kropotkin e
Stepniak, di andare al
popolo per ispirarsi,
vestendosi
come
i
contadini,stabilendosinei
villaggi e cercando di
promuovere
la
rivoluzione. Dato che i
contadini si limitarono a
guardarliconstupore,essi
furono costretti a passare
al
terrorismo.
Fortunatamente
in
Inghilterra non c’erano
delle Sophie Perovskaye;
non è facile immaginare
delle inglesi con una
bomba, all’idrogeno o di
qualsiasispecie.
2Naturalmente
non vogliono
sentir
parlare
della
concezione
ortodossa,
secondo cui è la
complessità stessa della
società moderna a esigere
il tipo di intelligenza che
puòmetterecelermentein
relazione due parti di un
tuttomoltocomplicato.
3Il
dottor
Puffin
dell’UniversitàdiYorkha
fattonotare(inunatesidi
laurea inedita) quanto sia
difficile ottenere cifre
attendibili sugli iscritti e
ha sostenuto che, sulla
base di un calcolo da lui
fatto
al
congresso
populista di Leicester,
solo il 62 per cento dei
delegati erano donne, e
nel
rimanente
predominavanoivecchi.
4Uno
dei segni del tempo è
cheT.S.Eliotètornatodi
nuovo di moda: ossia è
tornato di moda il suo
Appunti
per
una
definizione di cultura.
Particolarmente citato è il
passo che dice: «Un’élite,
se è un’élite dirigente,
tenderà, nella misura in
cui l’impulso naturale a
tramandare potere e
prestigioallapropriaprole
non venga artificialmente
limitato,acostituirsicome
classe». Si citano assai
meno le parole che
seguono:«Maun’éliteche
si trasforma in questa
manieratendeaperderela
sua funzione d’élite,
poiché le qualità per le
quali i suoi membri
originarihannoottenutola
loro
posizione
non
saranno trasmesse tutte in
egual misura ai loro
discendenti».
5II
fenomeno
della
regressione era stato ben
individuato anche nel
periodo storico sul quale
mi sono specializzato;
comeifiglidigenitorialti
tendono a essere alti, ma
nontantocomeigenitori,
così
avviene
con
l’intelligenza. Come disse
il professor Eysenck: «Il
QI medio dei membri più
importanti delle categorie
dei funzionari e dei
dirigenti è intorno a 150;
quellodeilorofiglisupera
di poco 120. I membri
delle
categorie
impiegatizie e tecniche
hanno un QI medio di
circa 130; i loro figli
tendono in media a stare
intorno a 115». The Uses
and
Abuses
of
Psychology,1953.
6Nella
causa Rook contro
Partner (4 QB, 2028) i
signori Rook furono
accusati di aver promesso
150.000sterlineincambio
di un QI di 140, più una
somma di 50.000 sterline
per il medico che avesse
combinato l’affare. Il
biasimo espresso dal
giudice Finch nella
ricapitolazione dei fatti
portò all’istituzione del
comitato
d’inchiesta
Salmon sull’adozione dei
bambini.
Michael Young, L’avvento della
meritocrazia
© 2014 Comunità Editrice,
Roma/Ivrea
Titolo originale: The Rise of The
Meritocracy18702033: An Essay on Education and
Equality
Copyright © 1994 by Transaction
Publishers, New Brunswick, New
Jersey. Originally published in
1958byThamesandHudson
This edition is an authorized
translation from the English
language edition published by
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10
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Redazione:AngelaRicci
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