LDB MichaelYoung L’AVVENTO DELLA MERITOCRAZ Avvertenza L’avvento della meritocraziaèunsaggio a metà tra storia, sociologia e utopia negativa, che Michael Young attribuisce a un immaginario sociologo del 2033. Le note dell’autore,anchequelle puramente bibliografiche, sono perlopiù un elemento attivo della finzione letteraria e vanno perciò considerate a tutti gli effetti come parte integrantedeltesto. Fanno eccezione le note del traduttore, la cui funzione è unicamente quella di facilitare la comprensione al pubblicoitaliano. Sebbene il 2033 rappresenti ancora oggi una prospettiva futura, per il lettore potrebbe essere utile tenere presente la data della reale stesura del libro, il 1958. L’autore desidera segnalare l’aiuto e l’incoraggiamento preziosi ricevuti da: A. L. Bacharach, Vincent Brome, Daphne Chandler, Margaret Cole,C.A.R.Crosland, Dorothy Elmhirst, Jean Floud, Geoffrey Gorer, A. H. Halsey, Irving Kristol, Peter Marris, Enid Mills, Edward Shils, J. H. Smith, Prudence Smith, R. H. Tawney, Peter Townsend, Peter Willmott, Leonard Woolf,JoanYoung. Il coraggio e la fantasia con cui il Piano di sviluppo viene formulato, l’energia e l’avvedutezza con cui vienemessoinatto,non solo determineranno il futurodelnostrosistema scolastico, ma potranno in larga misura improntare il futuro corsodelprogressodella nazione. Lescuoledellanazione Ministero della Pubblica Istruzione,1945 Introduzione Che nesso c’è stato tra l’incendio del ministero della Pubblica Istruzione e l’attentato al presidente del Trades Union Congress? Tra lo sciopero non ufficiale* dei trasporti e l’altrettanto spontanea astensione dal lavorodapartedeidomestici? Questiinterrogatividiventano doppiamente attuali ora che i Populisti hanno indetto lo sciopero generale per il maggio prossimo, nel primo anniversario dei disordini. Verrà ascoltato l’appello? Il 2034 ripeterà il 1789 o semplicemente il 1848? Credo di poter affermare con sicurezza che non esiste un argomento di discussione più attuale e più importante di questo. Esso riguarda un pericolo chiaro e immediato perloStato. Nel suo franco discorso alla Camera dei Lord, il Primo Ministro ha attribuito in parte a insufficienze amministrative la responsabilità dell’Affare di Maggio. Il Primo Ministro considera un’agitazione locale la distruzione dei grandi magazzini Wren di Stevenage; i loro duemila dipendenti s’erano indubbiamente irritati per l’inaspettato rifiuto della direzione di concedere la settimana lavorativa di quattro giorni. La distruzione della centrale atomica di South Shields probabilmente non sarebbe mai avvenuta se ci fosse stato un direttore meno indisponente. Lo scioperodeidomesticièstato accelerato dalla lentezza del meccanismo del riesame dei prezzi, e lo conferma il fatto che un’agitazione analoga è avvenuta anche nelle altre Province d’Europa. L’irritazione contro il ministero della Pubblica Istruzione è stata acuita dalla pubblicazione, in aprile, dell’ultimo rapporto della Commissione permanente d’inchiesta sull’intelligenza nazionale. E così via. Ammetto queste cose senza difficoltà, ma non è tutto. Dobbiamoanchespiegareper quale motivo alcuni errori amministrativi, che normalmente sarebbero passati pressoché inosservati, debbano aver provocato in questo caso una protesta così vibrata e unitaria. Per comprendere quello che è accaduto, e quindi per essere preparati a quello che sta per accadere, dobbiamo esaminare il Movimento Populista, con la sua strana combinazione di donne al verticeediuominiallabase. I circoli femminili avevano prodotto missionarie ancheinpassato,madisolito la loro scomparsa era stata non meno rapida della loro apparizione.Diversoèilcaso delle dirigenti che oggi ci affliggono: la loro forza è enormemente aumentata. Il loromomentodecisivoèstato il congresso organizzato a Leicester un po’ prima del Natale 2032. I circoli femminili vi parteciparono al gran completo: e questo era scontato. I gruppi femminili del Partito dei Tecnici erano presenti: e questo era largamente previsto. Ciò che non era previsto era una partecipazione così numerosa di rappresentanze, sia maschili che femminili, delle sezionilocalidelPartitoedei sindacati.Sfidandoidirigenti, affluirono da tutto il paese, e particolarmente dal Nord e dalla Scozia: questa ostilità versoLondraeversoilSudè un aspetto sinistro di questa agitazione troppo sottovalutata dai sociologi statali. Era rappresentata persino l’Associazione dei Benefattori Scientifici. È proprio da Leicester che è scaturita l’accozzaglia malassortita poi denominata Movimento Populista, con la sua strana Dichiarazione. Per la prima volta a memoria d’uomo una minoranza dissidente si è staccata dall’élite ha concluso un’alleanza con gli strati inferiori, sinora così ben isolati e docili. A causa di questo connubio gli incidenti locali di Kirkcaldy e Stevenage,diSouthShieldse Whitehall, sono culminati nella crisi nazionale dello scorsomaggio. Che cosa significa tutto questo? Solo gli storici di domanilocomprenderanno,e forse nemmeno loro saranno concordi nell’interpretazione. A noi che siamo ancora così vicini ai fatti, che veniamo ogni giorno aggrediti da nuove notizie, riesce impossibile spingerci al di là delleipotesi.Ilpuntodivista ufficiale è che una tale alleanza interclassista è una mésaillance, e che il Movimento non può durare perché la provenienza dei dirigenti e dei diretti è estremamente diversa e l’interesse che li accomuna è estremamente tenue. Il Sunday Scientist, con una frase molto citata, anche se triviale, ha paragonato alcuni suoi dirigenti a dei “RimskyKorsakov in una Lyons Corner House”*. Dobbiamo ritenerecheSomerville**siè involgarito senza incontrare una profonda rispondenza? Non credo, o almeno non sono d’accordo sulla rispondenza. I Populisti non avrebberopotutoprendereun tale slancio, e l’Affare di Maggio non avrebbe potuto raggiungere tali dimensioni, se ad alimentarli ci fossero stati solo dei risentimenti passeggeri.Lamiaversioneè che questi risentimenti hanno profonderadicinellastoria. Scopo di questo saggio è esaminare alcune cause storiche delle doglianze che esploseronellesollevazionidi maggio. La mia tesi è che esse, siano o non siano state esplicitamenteorganizzatedai Populisti, sono state certamente organizzate dalla Storia. Una convinzione è costantemente implicita nel saggio: quella che non vi sono rivoluzioni, ma solo i lenti accrescimenti di un’incessante trasformazione che riproduce il passato mentre lo trasforma. Non mi riferisco alle mille e una innovazioni tecniche che, da uncertopuntodivista,hanno fattodegliultimicent’anniun eone. Non mi occuperò di questa banalità, ma cercherò piuttosto di dimostrare che, perquantobizzarricipossano sembrare ora i nostri avi, il XXI secolo è tessuto sullo stesso telaio del periodo neoelisabettiano. Esemplificherò il mio saggio con riferimenti al periodo tra il 1914 e il 1963, periodo su cuimisonospecializzatoalla scuola classica di Manchester. Desidero qui ringraziare il mio insegnante dell’ultimo anno, il signor Woodcock,cheperprimomi fece intendere quanto uno studio di quell’epoca potesse essere illuminante per la comprensione dei progressi chel’uomohacompiutonegli ultimi cento anni. Egli per primo mi introdusse alla sociologiastoricacosìcomeè stata elaborata nelle antiche università. Nel 1914, cioè all’inizio del periodo su cui mi sono specializzato, le classi superiori comprendevano un’equapercentualedigenie di deficienti, e così le classi lavoratrici;omeglio,datoche sempre un certo numero di operai brillanti e fortunati sono riusciti a salire in alto nonostante la loro origine sociale di subordinati, le classi inferiori contenevano una percentuale di persone superiori quasi uguale a quella delle classi elevate. L’intelligenza era distribuita più o meno a caso. Ciascuna classe sociale appariva, in fattodicapacitàmentale,una miniatura della società tout court, la parte era uguale al tutto. Il mutamento fondamentale degli ultimi cento anni, già discretamente avviatoprimadel1963,èche l’intelligenza è stata ridistribuita tra le classi, e quindilanaturadelleclassiè cambiata. Agli individui particolarmente dotati è stata data la possibilità di salire al livello che si addice alle loro capacità, e di conseguenza le classi inferiori sono state riservate a coloro che sono inferiori anche in fatto di capacità. La parte non è più analogaaltutto. Il ritmo del progresso sociale dipende dal grado in cui il potere si accoppia all’intelligenza. La Gran Bretagna di cent’anni addietro sprecava le sue risorse condannando persino le persone molto dotate al lavoromanualeebloccavagli sforzi di certi membri delle classiinferioriperottenereun giusto riconoscimento delle loro capacità. Ma la Gran Bretagna non poteva restare unasocietàdicastasevoleva sopravvivere come grande nazione:grande,s’intende,in confronto ad altre. Per resistere alla concorrenza internazionaleilpaesedoveva fare miglior uso del suo materiale umano, e soprattutto dell’ingegno, che persinoinInghilterra—masi potrebbe dire sempre e ovunque—eratropposcarso. Le scuole e le industrie sono state progressivamente spalancatealmerito,affinché i fanciulli intelligenti di ogni generazione avessero la possibilità di salire. La percentuale delle persone aventi un QI superiore a 130 non poteva venir accresciuta — il compito era semmai quello di impedire la diminuzione — ma la percentuale di tali persone impiegata in attività che utilizzassero appieno le loro capacitàèstatacostantemente aumentata. Per ogni Rutherford si sono avuti nei nostri tempi dieci magnati dellastessalevatura,perogni Keynes due, e persino Elgar ha avuto un successore. La civiltà non dipende dalla massaignorante,dall’“uomo medio sensuale”, ma dalla minoranza creatrice, dall’innovatore che con un sologestopuòfarrisparmiare illavorodidiecimilapersone, dai pochi brillanti dalla curiosità inesauribile, dalla dinamica élite che ha reso la mutazione un fatto sociale non meno che biologico. I ranghi degli scienziati e dei tecnologi,degliartistiedegli insegnanti sono stati dilatati, la loro preparazione è stata resa conforme al loro alto destino genetico, il loro potere per il bene è stato aumentato. Il progresso è il loro trionfo; il mondo odierno,illoromonumento. E tuttavia, se trascurassimo i caduti del progresso, finiremmo per diventare vittime, nella sfera dellerelazioniumane,diquel senso di soddisfazione insidioso che deploriamo tanto nella scienza naturale. Nellaequilibratavisionedella sociologia dobbiamo consideraregliinsuccessinon meno dei successi. Scegliere uno significa sempre respingere molti. Dobbiamo ammettere francamente d’aver trascurato di valutare lostatomentaledeirespinti,e quindi di provvedere al loro necessario adattamento. Il pericoloincombentesudinoi dopolochocprovocatodagli avvenimenti dell’ultimo anno è che la massa vociferante che trova sprangate a suo danno le porte dell’istruzione superiore possa rivoltarsi contro l’ordinamento sociale da cui si sente condannata. Nonèforseverochetalorale masse, nonostante la loro mancanza di capacità, si comportano come se soffrissero per una mancanza di dignità? Si vedono esse necessariamente come le vediamo noi? Noi sappiamo chesolodandovialiberaalla creatività e all’intelligenza ben addestrate e organizzate l’umanità può sperare di raggiungere,neisecolifuturi, le realizzazioni che merita. Dobbiamo però riconoscere che coloro che si lamentano dell’attuale ingiustizia credono di parlare di una realtà, e cercare di comprendere come mai per loro ha un senso ciò che noi consideriamoun’assurdità. * Deciso contro il parere dei dirigentisindacali(N.d.T.) * Le Lyons Corner House sono grandisaledatèpopolari(N.d.T.) ** Collegio femminile dell’universitàdiOxford(N.d.T.) PARTEPRIMA L’AVVENTO DELL’ÉLITE Capitolo1 Loscontrodelle forzesociali I L’esempio dell’amministrazione statale Gli anni tra il 1870 e il 1880 sono stati considerati l’inizio dell’era moderna menoperlaComunediParigi che per il signor Forster (William Edward Forster, 1818-1886, ministro della Pubblica Istruzione). In quegli anni in Inghilterra l’istruzione fu resa obbligatoria, e nell’amministrazione statale, abolito il clientelismo, l’entrataperconcorsodiventò la regola. Il merito diventò l’arbitro, la competenza diventòlanormaperentraree far carriera in una splendida professione1, e questa fu una conquista tanto più grande in quanto parecchi nostri avi erano addirittura ostili ad ammettere i competition wallah* nell’amministrazione inglese. Tenuto conto di questa opposizione, è sorprendentechegiànel1944 ipiùbrillantigiovaniuscitida Cambridge e Oxford si indirizzassero all’amministrazione statale per guidare da lì i destini della nazione; che i giovani miglioriuscitidalleuniversità della provincia entrassero nei gradiscientificietecnicipoco meno importanti; che i giovani e le ragazze più meritevoli usciti dalle scuole secondarie entrassero nei gradi esecutivi; che i meno brillanti entrassero nei gradi impiegatizi più bassi; e che quell’ottimo corpo di uomini e donne che costituiva la spina dorsale dell’amministrazioneentrasse nei gradi del lavoro manuale direttamente dalle scuole elementari (poi chiamate “secondarie moderne”). Qui un sensato organizzatore potevatrovareunesempioda imitare.Èstatoinfatticopiato mille volte nel commercio e nell’industria, dapprima soprattutto dalle grandi aziende private come la Imperial Chemicals e la Unilever e poi anche dalle semprepiùnumeroseaziende pubbliche. Il neo di queste peraltro ammirevoli strutture era naturalmente il fatto che il resto della società — e in particolarel’istruzione—non funzionava ancora secondo il principio dell’amministrazione statale. L’istruzione era ancora ben lungi dall’essere proporzionataalmerito.Certi fanciulli, la cui capacità avrebbedovutogarantireloro un sottosegretariato, erano costretti a lasciare la scuola all’età di quindici anni per diventar postini. Dei sottosegretari che portano la posta! È quasi incredibile. Altri fanciulli di scarsa capacitàmadifamigliaricca, sospinti attraverso Eton e Balliol, si ritrovavano alla fine nella maturità a essere alti funzionari del ministero degli Esteri. Dei postini che consegnano note diplomatiche! Che tragica farsa! L’amministrazione statale, lottando con un problema intrattabile, fece qualcosa per compensare l’ingiustizia della società esterna ampliando le possibilità di ascesa entro i propri ranghi. Soprattutto in tempo di guerra sostituì individui di tarda fioritura provenientidaigradiinferiori a individui precocemente sfioriti che erano riusciti a superare l’ultimo esame universitario solo per andare a sprofondarsi esausti nel ministero del Tesoro. Gli impiegatid’ordineintelligenti anche in tempo di pace potevano talvolta salire per una scala totalmente diversa; alcuni di loro diventavano impiegati di concetto, e negli ultimi anni della carriera qualcuno riusciva a penetrare nei ranghi inferiori della classe dei funzionari. I limiti s’identificavano con le deficienze del sistema scolastico generale. Solo quando la scuola cominciò a fare il suo dovere le commissioni per i concorsi statali furono in grado di assolvereilloro.Quandonon si ebbero più sottosegretari costretti a lasciare la scuola all’età di quindici anni, né postini mandati a studiare a Balliol, la grande riforma cominciata nel 1870 poté finalmente essere completata. Non è possibile sopravvalutare la forza di questo esempio. I nomi dell’Annuario Imperiale di cent’anni fa davano lustro a un’amministrazione statale riconosciuta, a buon diritto, come la migliore del mondo. Quale stretta analogia con la società moderna! Oggi abbiamo un’élite selezionata secondo la capacità intellettualeeistruitasecondo i meriti, che possiede buoni fondamenti di filosofia e di amministrazione, nonché di scienza e di sociologia. I funzionari della vecchia amministrazione statale venivano anch’essi scelti secondo la capacità intellettuale; ricevevano un’istruzione che era ben più che professionale, benché riferita (come nel caso dell’amministrazione imperiale di Roma, e a differenza dell’altra grande amministrazione imperiale, quella cinese) ai compiti che in seguito venivano chiamati a svolgere. Oggi noi ammettiamo francamente che lademocrazianonpuòessere altro che un’aspirazione, e abbiamoilgovernonontanto delpopoloquantodellaparte intelligente del popolo; non un’aristocrazia del sangue, nonunaplutocraziadiricchi, ma una vera meritocrazia2 dell’ingegno. Inoltre la vecchia amministrazione statale esercitava con tatto e abilità un potere molto maggiore di quello del Parlamento proprio perché era ben selezionata e preparata.Oggiognimembro della meritocrazia ha un QI minimo certificato di 125 (i posti più alti sono stati riservati agli psicologi, ai sociologi e ai segretari generali di ministero dopo l’istituzione, nel 2018, del premio Crawley-Jay per coloroilcuipunteggiosupera 160).Nonhaforsedimostrato il metodo retrospettivo di Tauber che cent’anni fa la maggioranza dei funzionari statali aveva già indici superiori a 125? Sono stati questiirudimentidelsistema odierno. Se oggi l’intelligenzaregnasovranae indiscussa in tre quarti del mondo, è doveroso rendere omaggio ai lungimiranti pionieri dell’amministrazione statale inglese. È forse un’esagerazione, ma un’esagerazione comprensibile, affermare che la nostra società è un monumento a loro non meno cheaiprimisocialisti. II “Tuttociòcheè luminosoebello” Fino alle riforme dell’amministrazione statale lamaggiorpartedellasocietà era dominata dal nepotismo. Nel mondo agrario che prevalse per buona parte del XIX secolo, il rango veniva assegnato per nascita e non permerito.Classeperclasse, posizione per posizione, occupazioneperoccupazione, i figli ricalcavano fedelmente le orme dei padri, come i padri avevano ricalcato fedelmente quelle dei nonni. La gente non chiedeva al ragazzo che cosa avrebbe fattodagrande;losapevagià: avrebbe lavorato sulla terra come i suoi antenati. Quasi sempre alle occupazioni si accedeva non per selezione ma secondo la regola della successione ereditaria. La società rurale (e la sua religione) era come la famiglia. Il padre stava in cima; la posizione degli altri membri era graduata secondo una gerarchia, in cui il figlio maggiore veniva prima del minore3eifiglimaschiprima delle figlie. Il villaggio era come la famiglia. Il signore del luogo era il patriarca, e sotto di lui, ognuno al suo posto, stavano gli agricoltori; i piccoli proprietari in posizione superiore a quella degli affittuari, gli affittuari sopraicoloni,icolonisoprai braccianti: Ilricconelcastello Ilpoveroalcancello, Lui in alto e in basso li pose E di ognuno lo Stato dispose. Tutto ciò che è luminoso ebello,ecc.ecc. Come nel villaggio, così nel regno: la famiglia reale, capeggiata dal Padre della nazione,sovrastavagliordini e gli stati del reame. Come nel regno terrestre, così nel Regno dei Cieli. Lo stesso uomo era sempre a capotavola. Non si può dire che un simile regime fosse fatto per stimolare l’ambizionedeigiovani. Nelreggerelospecchioal passato, anche lo storico può raramente sfuggire all’immagine del proprio volto indagatore, ed è praticamenteimpossibileaun profano, che dà sempre per scontatalalogicadell’operare umano, comprendere l’apparente follia dei suoi antenati. Naturalmente nel vecchio sistema c’erano tirannia,sprecoerigidità.Ma non era tutto. Lord Salisbury disse una volta che non riusciva a pensare a una difesa logica del principio ereditario e che proprio per questaragioneerariluttantea rinunciarvi. Poteva pronunciarsi con tanta sicurezza perché, per chiunque avesse le proprie radici in campagna4, la giustificazione dell’ereditarietà in regime di agricoltura familiare era di perséevidente.L’agricoltura richiedeva uno sforzo duro e incessante, e questo, nel clima dell’epoca, si otteneva più facilmente quando gli uomini sapevano di lavorare per i figli e i nipoti, i quali avrebbero goduto dei miglioramenti così come avrebbero sofferto della eventuale negligenza. L’agricolturarichiedevachei lavoratori restassero attaccati alla terra, e questo attaccamento si otteneva più facilmente quando i bambini venivano educati ad apprendereeadamare,all’età incuieranopiùinfluenzabili, le piccole peculiarità della terracheungiornoavrebbero ereditato. L’agricoltura richiedeva che la fertilità del suolo venisse continuamente alimentata,enongiàsfruttata per un guadagno immediato; ecosìlalungimiranzaveniva inculcatainpersoneallequali stavano a cuore gli interessi dellaposterità,incarnatanella propria famiglia. L’ereditarietà stimolava lo sforzo, inculcava il senso di responsabilità e assicurava la continuità. Laterracoltivalecaste;la macchinaproduceleclassi.Il vecchio sistema poteva andare bene finché l’Inghilterra dipendeva da un’agricoltura primitiva, ma conlacrescitadell’industriail feudalesimo agì sempre più come un freno all’efficienza. Non era tanto l’ereditare la proprietà5 che contava. Anzi, quante più ricchezze lasciava il padre, tanto più spesso i figli si limitavano semplicemente alla fatica di spendereildenaro.Quandola famiglia venne finalmente mandatainpensione,ilpotere passò dai padri ad amministratoriretribuitiscelti perlalorocapacità,ilcheera proprio come doveva essere. Ciò che importava di più era il numero di figli che ereditavano il potere e il rango nonché la ricchezza. È sorprendente constatare quanti medici fossero figli di medici, quanti avvocati figli di avvocati: e così via per ogni sorta di professioni. Invece nell’industria e nel commercio molti uomini riuscitipreferivanofarsalirei figli su per la scala sociale avviandoli alle libere professioni; ma anche nelle attività economiche il posto ereditario era talmente comune da costituire un gravissimo impedimento alla produttività. Com’era naturale, i padri capaci tendevano ad avere figli capaci — ma meno spesso che dopo la diffusione dei matrimoniintelligenetici—e questi avevano dunque un duplice diritto al potere, in virtù del merito e in virtù della nascita. Ma è triste pensare quanto fosse frequente il caso opposto: il figlio che non era all’altezza del padre, che forse possedeva capacità di altro genere, che magari aveva inclinazioniperl’arteoperla filosofia invece che per gli affari, o che si sentiva paralizzatonell’energiaperla vicinanza del genitore; e tuttavia eccolo seduto alla scrivania del padre a tenere caldo il posto per il proprio figlio. Molti figli fecero del loromeglio,conl’educazione el’applicazione,perattenersi alleistruzionidiGoethe: Per posseder davvero ciò cheerediti Devi mostrare prima che lomeriti Maacheserviva?Cisono dei limiti all’autoinganno. La tragedia umana era anche sprecosociale6. Prima che la legge Butler cominciasse a produrre i suoi effetti negli anni Settanta e Ottanta, la Gran Bretagna spiccava tra tutti i paesi industriali come la patria e la fonte di un nepotismo praticato in cento formesottili. Qualunque intelligente osservatore era in grado di comprendere quanto fosse criminoso tutto questo. Nel secolo scorso innumerevoli crisi e disastri furono causati dal fatto che il figlio o (talvolta)lafigliadiunpadre sbagliatositrovavanelposto sbagliato al momento sbagliato. E allora perché un sistema ereditario adatto all’agricoltura ha potuto sopravvivere così a lungo? Solo dopo essere stato un paese industriale per ben più di un secolo l’Inghilterra riuscì a sradicare il nepotismo. Perché un tale lassoditempotralafinedella dipendenza dalla terra e la fine della dipendenza dalla casta? Una delle ragioni del fenomenoèabbastanzaovvia. Quest’isola ha goduto di una dubbia fortuna: non è stata mai invasa, non è stata mai completamente sconfitta in guerra, mai scossa dalla rivoluzionepolitica.Inbreve, nonhamaiavutounsobbalzo che la costringesse a ricominciare da capo. Come in tutti i paesi che decadono lentamente e costantemente — che decadono, cioè, in modo stabile — l’oggi, dopo il 1914, non è stato mai altrettanto brillante del ieri. La Gran Bretagna viveva su un capitale ancestrale, e quanto più lo faceva, tanto più era costretta a farlo; quanto più fosco il presente, tanto maggiore la giustificazione per evaderne. Unastranadottrina,loso,per un sociologo moderno, ma nonsonoilsoloadaffermare che c’erano troppe persone che avevano un senso troppo acuto della storia, insieme a un senso troppo ottuso di ciò che il futuro poteva venir persuaso a donare. Non era statocosìnelXIXsecolo;ma allametàdelXXlatradizione era sopravvalutata, la continuità troppo riverita. Ogni mutamento doveva avere un precedente. L’Inghilterra, in altre parole, restòdimentalitàruraleanche molto tempo dopo che l’80 per cento della sua popolazionesieraammassato nelle città: un esempio di ritardo culturale su scala massiccianonmenostranodi quello offerto dalla Cina primadelladinastiaMao. Il culto degli antenati prese la forma della venerazione per le vecchie case e chiese, per le monete piùincredibili,perlemisuree i pesi più strani. Guardie, reggimenti, pub, vecchie automobili, cricket, e soprattutto la monarchia ereditaria e in modo meno ovvio la classe che le stava intorno, cioè l’aristocrazia, che poteva far risalire la propria origine a un passato più splendido. Persino i politici, come membri del Consiglio privato della Corona,ricevevanodiriflesso un po’ del fascino regale; i funzionari statali si definivano pudicamente HMG7. Lo Stato stesso godeva di un alto prestigio perchéconservavaunpo’del rangodell’aristocraziacheera solita governare il governo. Per molto tempo negli Stati Uniti(prividiun’aristocrazia) si è dato per scontato che il governo fosse sempre un male,mentreinInghilterrala gente ha sempre mostrato sdegno per il fatto che i governi non fossero migliori. Nonsoloilgoverno,matutte le più importanti istituzioni del paese — dalle università alla Royal Society, dal Marylebone Cricket Club al Trades Union Congress (TUC), dalla marina mercantile a Fortnum & Mason — furono in qualche momento insigniti del patronato reale, ed era difficile scovare in un qualsiasi settore industriale un’azienda importante che non potesse vantare un Lord nel proprio consiglio d’amministrazione. L’aristocraziaeralafiguradel padre nell’inconscio collettivo;lasuainfluenzaera cosìpenetrantechelepersone brillanti, affermatesi per proprio merito, si vergognavano talvolta delle proprie umili origini invece d’esser fiere di averle superate. Di tutte le caratteristiche più ammirate degli aristocratici, la più largamente imitata era l’abitudine che si ascriveva loro di non lavorare, o piuttostodiapplicarsisoload attivitàsantificatedalfattodi non essere retribuite8. Nell’industria i massimi dirigenti servilmente copiavanoquestifannulloni.I resoconti dell’epoca ci mostrano con spaventosi dettaglicheancoranel1975i dirigenti di importanti aziende si comportavano (spesso senza sapere perché) come se fossero “gentiluomini con beni di fortuna”. Nell’esercito non erano uomini, ma ufficiali; nell’industrianonuomini,ma gentiluomini. Fingevano, ritualisticamente, di non doversiaffattoguadagnareda vivere: i dirigenti arrivavano inufficiodueotreoredopoi loro dipendenti addetti al lavoro manuale; arrivavano vestiti più da club che da fabbrica; occupavano un ufficio che somigliava a un salotto, senza alcun indizio visibile di un oggetto tanto volgare come una calcolatrice; si nutrivano da unmobilebarugualeaquello di casa; mangiavano a spese della ditta in una mensa aziendale concepita in modo dasembrareunacasaprivata; elavoravanofinoatardasera nelle ore per le quali non venivano pagati. Facevano del lavoro un passatempo, così come facevano del passatempounlavoro:ilvero lavoro della vita cominciava quando scimmiottavano il gentiluomo campagnolo di unavoltadifronteallaprima buca di una partita a golf9. Questa complicata finzione veniva naturalmente e disastrosamente imitata dai subordinati di tutti i livelli. I dirigenti che cercavano di impedire ai dipendenti di interrompere il lavoro, più volte al giorno, per prendere il tè, venivano ridotti alle strette dagli scioperi. I tentacoli dell’aristocrazia bloccavanolaproduttività. III Lafamigliaeil feudalesimo L’influenza aristocratica non sarebbe mai riuscita a durarecosìalungo,nemmeno in Inghilterra, senza il sostegno della famiglia: feudalesimo e famiglia procedono congiunti. La famiglia è sempre la colonna dellasuccessioneereditaria.Il normale genitore (nemmeno oggi scomparso, dobbiamo amaramente ammettere) voleva passare il proprio denaro al figlio piuttosto che adegliestraneioalloStato;il figlio era una parte di lui e lasciandogli la proprietà il padre si assicurava una sorta di immortalità: il padre ereditariononmorivamai.Se igenitoriavevanoun’azienda familiare in cui, in qualche modo, si sentivano incarnati, erano ancora più ansiosi di passarla a qualcuno del loro sangue perché la dirigesse. I genitori, controllando la proprietà, controllavano anche i figli; nell’industria la minaccia di depennare un figlio dal testamento costituivaunamanifestazione di potere quasi altrettanto efficacediquantoloerastata nell’Inghilterrarurale.Senon avevano delle proprietà, i genitori desideravano che i figli trovassero, se non la stessa occupazione, un’occupazione un po’ migliore della loro. Molti studi hanno dimostrato quanto fossero (e sono) impellenti queste tendenze, e quanto fosse forte la motivazione che spingeva i genitori a mandare avanti i figli. Immaginare il merito dove non ne esisteva alcuno era l’approvata psicosi di milionidifamiglie. Per centinaia d’anni la società è stata il campo di battaglia di due grandi principi: il principio della selezione per famiglia e il principio della selezione per merito.Lavittorianonhamai arriso pienamente all’uno o all’altro dei due. I paladini della famiglia hanno sostenuto che per l’educazione della prole non si è ancora trovato alcun degno sostituto. I fanciulli cresciuti negli orfanotrofi, anche nei più illuminati, sembrano difettare nella sicurezza necessaria a convertire la capacità potenziale in capacità effettiva. Se tutti andassero negliorfanotrofi,tutti,èvero, avrebberougualiopportunità, maalprezzodidiventaretutti egualmente infelici. Un affetto costante da parte dei medesimi genitori — ciò è stato generalmente accettato dopo gli esperimenti condotti allafinedeglianniOttanta— ènecessarioalpienosviluppo ghiandolare dell’infante. L’amore è il primo aiutante dellabiochimica. Abbiamo dovuto sopportare le deficienze della famiglia. Abbiamo dovuto riconoscere che quasi tutti i genitori cercheranno sempre di ottenere per la loro prole vantaggiingiusti.Lafunzione dellasocietà,lacuiefficienza dipende dall’osservanza dei principi della selezione per merito, è di impedire che questo egoismo provochi gravi danni. La famiglia è il custode dell’individuo, lo Stato il custode dell’efficienza collettiva, e lo Stato è in grado di assolvere questa funzione perché gli stessicittadinisonodivisinei loro interessi. Come membri di una particolare famiglia, voglionoperiproprifiglitutti i privilegi. Ma nello stesso tempo si oppongono al privilegio dei figli degli altri. Essi vogliono l’uguaglianza delleopportunitàperifiglidi tutti, tranne che per i propri. Sostenendo l’interesse generale, lo Stato riscuote perciò degli appoggi per difendersi dalla dura opposizione che provoca. Fino a qualche anno fa l’opinione generale delle personeintelligentierachelo Stato avesse svolto con ammirevole efficacia la sua opera di vigilanza sulla famiglia, allo scopo di impedirle di esercitare un’indebita influenza sul sistema occupazionale. Abbiamo sottovalutato la resistenza della famiglia. Il focolare è ancora oggi il semenzaio più fertile della reazione.Ilmiointentononè qui tanto di passare in rassegna le prove recenti del malcontento della famiglia, quanto di tratteggiare il loro sfondo storico. Il mio obiettivo è di mettere in evidenza come, nonostante i molteplici mutamenti degli ultimi cent’anni, la famiglia sia ancora pressappoco lo stesso tipo di istituzione — ispirato più dalla fedeltà che dalla ragione — che soleva essereinepocafeudale. IV Lospronedella concorrenzastraniera L’analisi storica dimostra l’inevitabilità dell’opposizione della famiglia al progresso; e inoltre la necessità della meritocrazia. L’aristocrazia e la famiglia — fonti gemelle di inerzia — non sono riuscite, lo sappiamo, ad arrestare il progresso sociale. La ragione è semplice: l’Inghilterra ha dovuto gareggiare con altre nazioni in un mondo competitivo. Se non ci fosse stato lo stimolo della rivalità internazionale, lasocietàinternanonsarebbe diventata più vigorosa; e la selezione competitiva dell’amministrazione statale non sarebbe mai diventata il modellodellanazioneintera. Le guerre del secolo scorso, come l’apoteosi della competizione internazionale, sonostateanch’esselagrande serra del merito. A quell’epocalagenteerasolita direcheinguerranonc’erano vincitori;ilvincitoreeilvinto soffrivanoinegualmisura.In una prospettiva storica è facile capire quanto fosse infondata questa opinione. Prima che apparisse la fissione nucleare, la guerra beneficava tutti, soprattutto i paesi sconfitti: ad esempio la Russia,laGermania,laCina. La guerra stimolava l’invenzione, e, ciò che è ancor più importante, la guerra stimolava un migliore usodellerisorseumane.Nella prima guerra mondiale l’esercito degli Stati Uniti sottopose ai test dell’intelligenza due milioni di reclute10, e la cosa ebbe tanto successo che in pratica tutti gli eserciti adottarono lo stesso sistema quando in epoche successive vennero mobilitati. Nella seconda guerra mondiale l’esercito inglese dimostrò di nuovo la straordinaria efficacia della selezionepsicologica.Furono asuotempograndiconquiste. La guerra rese la gente consapevole del fatto che la nazione possedeva una riserva di capacità mai sfruttata appieno. Ciascuno dei ragazzi forniti di licenza elementare che diventarono ufficiali nella guerra contro Hitler—efuronotanti,dopo che il criterio di scelta divenne il merito anziché la provenienza sociale — costituiva un argomento a favore della riforma dell’istruzione. Non fu un caso che le tre grandi leggi scolastiche della prima metà delsecolo—quelledel1902, del1918edel1944—siano state promulgate alla fine delletreguerre,comenonera stato un caso che la causa della riforma sia dell’amministrazione statale che dell’esercito fosse stata tanto favorita nel secolo precedente dalla guerra di Crimea. La concorrenza con altri paesi fece da battistrada anche in tempo di pace. L’inglese finì per temere che la sua agevole superiorità potesse essere una contraddizione in termini: sopra il confortevole tepore dei Lord, l’esclusivismo di Ascot e la sonnolenza della Federation of British Industriesincombeval’ombra delloscaltrostraniero.Questo sistema di classe interno fu più tardi trasformato dal sistema di classe internazionale, da cui gli inglesi erano parimenti ossessionati: essi discutevano infatti incessantemente se il loro paese fosse una potenza di prima classe, o (dopo qualche contrattempo) di seconda classe, di terza classe, o di nessuna classe. All’iniziodelsecoloscorsosi temevalaGermania;versola metà del secolo si temeva la concorrenza americana e, ancor più, quella russa; alla fine, quella cinese11. A ogni fase la minaccia dell’armamento dell’altro paese, del commercio dell’altropaesee,semprepiù, la minaccia della scienza dell’altro paese, veniva usata per abbattere la resistenza al mutamento. Era sempre una questione di qualità. Gli altri paesi avevano scelto una materiaprimamiglioree,con una preparazione migliore, avevano ricavato da essa astronauti migliori, fìsici migliori, amministratori migliori, e, soprattutto, tecnologi migliori. Se l’Inghilterra non avesse fatto altrettanto sarebbe andata incontro alla sconfitta bellica o commerciale; le crisi ricorrenti della bilancia dei pagamenti facevano apparire la seconda una minaccia quasialtrettantomortaledella prima. Per sopravvivere il paese doveva affrontare la sfida di altri paesi meno intralciati da idee campagnole; paesi che avevano tratto vantaggio da rivoluzioni sociali più complete, e che non erano ostacolate dalla psicologia isolana. L’Inghilterra resse tantoalungoperchéricevette ripetute trasfusioni di sangue dall’Australia, dalla Nuova Zelanda,dalSudAfricaedal Canada: paesi meno svantaggiatidallatradizione,i quali mandarono i loro ingegni alla madrepatria. Ma questo non poteva continuare indefinitamente, e nella scienza, se non nelle arti, la riserva del Commonwealth cominciò a inaridirsi dopo il 1945. Su questo punto molti vecchi ammonimenti ci commuovono ancora. Il combattivo Forster, presentando il 17 febbraio 1870ilprimograndedisegno di legge sull’istruzione, così affermava: «Non dobbiamo attardarci. La nostra prosperitàindustrialedipende dalla nostra capacità di provvedere alacremente all’istruzione elementare. Non serve cercare di dare un insegnamento tecnico ai nostri artigiani privi di istruzione elementare; i lavoratoriignoranti—emolti dei nostri lavoratori sono abissalmente ignoranti — sono per lo più manovali senza specializzazione, e se lasciamo ancora non specializzata la gente che lavora,essa,nonostantelesue forti braccia e la sua risoluta energia,saràsopraffattanella competizione mondiale (…) Se dobbiamo mantenere il nostro posto tra gli uomini della nostra razza o tra le nazioni del mondo dobbiamo compensarelanostraesiguità numerica accrescendo la forza intellettuale del singolo»12. Quasi cent’anni dopo alle parole di Forster facevano eco quelle del penultimo grande statista aristocratico: «Negli ultimi dieci anni», disse Sir Winston Churchill, «l’istruzione tecnica superiore dell’URSS nel campodellameccanicaèstata sviluppata quantitativamente e qualitativamente in una misura che di gran lunga eccedelenostrerealizzazioni. Questa è una materia che richiede l’immediata attenzione del Governo di Sua Maestà… se vogliamo nondicotenercialloropasso, ma almeno mantenere quello che comparativamente è il nostropostonelmondo»13. Iltristestatodicoseacui alludeva Sir Winston si spiegava con il fatto che l’istruzione superiore era troppo limitata, e per di più goduta dalle persone sbagliate. Nel 1945 circa la metà del piccolo numero di individui che andavano all’università non aveva un’intelligenza adeguata: “Al presente un po’ meno del 2 per cento della popolazione entranelleuniversità.Circail 5 per cento dell’intera popolazione dimostra, alla provadeitest,un’intelligenza equivalente a quella della metà migliore degli studenti, la quale ammonta all’1 per cento della popolazione”14. Dieciannidopomoltiragazzi capacidiprovenienzaoperaia non riuscivano ancora a entrare nelle università15. Così poca intelligenza nelle università! Tanti capaci esclusi! Non sorprende che l’incremento annuale della produttività nei trent’anni successivi al 1945 fosse solo del 3 per cento! Non sorprende che il famoso rapporto del ministero della Pubblica Istruzione sul Precoce abbandono degli studi, lamentasse la massa di “potenziale capacità accademica” sperperata in semplicioccupazionimanuali invecedivenircoltivatanelle scuole secondarie. Fortunatamente il pericolo di venire «sopraffatti nella competizione mondiale» era così reale e venne così vigorosamente messo in risaltonellasecondametàdel secolo, e tanto pressante era la necessità di subordinare tutto il resto alle esigenze della produzione, che l’istruzione venne alla fine radicalmente riformata e la famiglia fu strappata all’abbracciofeudale. Ocosìcredevamo. V Lelevatricisocialiste Il progresso non sarebbe stato mai raggiunto senza gli sforzi incessanti delle ormai famose “levatrici del progresso”.Isocialistidettero impulso allo sviluppo di grandi organizzazioni, e queste, a differenza delle piccole imprese, incoraggiaronolapromozione per merito16. A suo modo il CoalBoardebbeun’influenza pari a quella dell’amministrazione statale. Isocialistiattaccavanotuttele formediinfluenzafamiliaree di ereditarietà del posto. Gli opuscoli laburisti degli anni Venti e Trenta (molti dei quali sono stati riprodotti negli Harvard Socialist Documents)solevanomettere in ridicolo il criterio corrente del successo: “Non è ciò che conosci che conta, ma chi conosci”. Denunciavano l’ereditarietà dei beni: l’imposta di successione non fu il loro solo trionfo, poiché furonoessiadalimentarecosì vigorosamentelaconvinzione morale che i figli di genitori ricchi non dovevano ricevere alcun vantaggio negato ai figli dei poveri. Per molti anni i genitori evasero l’impostadisuccessione(non potendo evadere l’avvenimento che le dava occasione), donando gran parte della loro proprietà primadellamorte.Isocialisti in seguito riuscirono a bloccare questa evasione con la prima delle loro imposte sul capitale. Ma anche questi successi impallidiscono di fronte alla loro conquista più grande: il miglioramento progressivo e fondamentale del sistema scolastico. La pressione a favore di una maggiore uguaglianza di opportunità era incessante, e il risultato fu che le scuole elementari vennero migliorate, l’istruzione secondaria fu resa gratuita, e il numero delle borse di studio universitarie moltiplicato. La legge del 1944 sull’istruzione fu presentata, è vero, da un ministro conservatore di un governo di coalizione, ma i suoi scopi erano quelli propugnati dal partito laburista.Dopoquellaleggei fanciulli vennero educati secondolaloro“età,capacità eattitudine”,equellidotatidi maggiori capacità ricevettero piùistruzione. Tutto sommato, i socialistiinglesideiprimitre quarti del secolo scorso (come Saint Simon e i suoi seguaci nella Francia di duecento anni fa) appaiono lodevoli soprattutto per la tenacia con cui attaccarono i mali della successione ereditaria nella proprietà, nel lavoro e nell’istruzione. L’ineguaglianza che combattevano era quella derivante dall’ereditarietà, e la forma di uguaglianza che più caldeggiavano era quella, essenziale, dell’uguaglianza delle opportunità. Lasciamo pur dire ai nostri odierni femministi che nella loro classificazionequestepersone non figurano come socialisti; la storia viene continuamente riscritta, ma se si vuole convincere occorre una maggiore eleganza. I socialistisonostaticoloroche hanno creato un nuovo clima mentaleinmenodicent’anni. I loro maggiori esponenti intellettualifeceroqualcosadi più che elaborare una critica dell’ereditarietà. I Morris, i Tawney e i Cole parlavano bizzarramente della “dignità dellavoro”,comeseillavoro manuale e quello mentale avessero lo stesso valore; mettendoli in ombra, i più eminenti fabiani previdero con acuta intuizione il nuovo ordine sociale che sarebbe scaturito, sulla base della capacità umana, dal caos indifferenziato del vecchio. Quando colpirono, colpirono veramente duro. La minuscola società fabiana aveva galvanizzato le irriflessive masse del movimento laburista. Cosi l’élite del futuro avrebbe ispirato e diretto le masse irriflessive della società intera.FacendoecoaPlatone eadAristotele,Wells,inThe Modern Utopia concepì la brillante idea dei Samurai: i dominatori che nessun potere corrompe, tanto saggi quanto disinteressati. Sidney e Beatrice Webb andarono ancoraoltre,escoprironoche l’Ordine dei Samurai si incarnava nella Vocazione al Comando del partito comunista sovietico. Oggi i Webbhannounpostoonorato perché videro che nell’Unione Sovietica, quantunque guastata a quel tempoeancorapermoltianni dopo dalle forme di una dittatura politica assolutamentenonnecessaria, una minoranza impegnata, disciplinata e soprattutto istruita veniva scelta principalmente per la sua capacità, e che questa minoranza esercitava, con un successo che la storia conferma, quella «guida senza cui la democrazia, in qualsiasi forma, non è altro che plebaglia»17. Lo stesso Shaw descrisse la meta con caratteristica acutezza: «Questa casuale plebocrazia», esordì, «deve essere sostituita da un’aristocrazia democratica: ossia dalla dittatura non dell’interoproletariato,madi quel5percentodiessocheè capace di capire il compito e di guidare il moto verso la sua meta divina»18. Nel suo grande Everybody’s Political What’s What19 Shaw sviluppò con tanta forza questoappellocheessoviene ancora oggi letto da seri studiosidelpensierosociale. VI Sommario Questoschizzodelleforze sociali che hanno plasmato il nostro tempo è abbastanza noto. È quasi superfluo ricordare che il progresso è sempre nato dal conflitto. La monarchia, l’aristocrazia e la nobiltà di campagna, tutte le cose cioè che hanno accompagnato il nostro passato rurale, sono state venerate per troppo tempo; e diconseguenzalafamiglia,la cui influenza è sempre conservatrice, venne a tal punto rafforzata dalla tradizione feudale da riuscire a conservare l’ereditarietà della ricchezza, del lavoro, e soprattutto del prestigio ancorapermoltotempodopo cheleesigenzedell’efficienza erano state pienamente riconosciute in altri paesi. Solo dopo una lunga lotta queste forze cedettero a una forza superiore. La necessità di resistere alla competizione internazionale in pace e in guerra si impose a tutte le persone più intelligenti; e il partito laburista, esprimendo le rivendicazioni di coloro che non avevano nulla da ereditare o da lasciare in eredità, allinearono le masse in buon ordine dietro i più lungimiranti capi di tutte le correntipolitiche. * Espressione angloindiana per designare gli impiegati nominati per concorso nell’ex amministrazione coloniale inglese inIndia(N.d.T.) Capitolo2 Laminacciadella scuolapertutti I Laterzaforzanelle scuole Il secolo scorso s’intestardiva ancora a volere la conquista della Natura. Come sembra vano oggi! La scienza penetra i suoi segreti non per sottometterla al dominio dell’uomo (che è sempre illusorio) ma per scoprire le leggi cui l’uomo deve obbedire. La più alta vittoria è la sottomissione. In nessun caso ciò è più vero cheinsenoallasocietà;equi nessuna lezione è stata più semplice, e tuttavia più penosa, del fatto dell’ineguaglianza genetica. Lacondizionedelprogressoè lasottomissioneallafrugalità della Natura. Per ogni uomo ravvivato dall’intelligenza ne esistono dieci tramortiti dalla mediocrità, e lo scopo del buon governo è di garantire che questi ultimi non usurpino, nell’ordinamento sociale, il posto che spetta a quellimiglioridiloro.Hogià parlatodiunodeimetodicon cui è stato conseguito questo obiettivo: cioè l’indebolimento del potere dellafamiglia.L’altrometodo integrativo di avanzamento, dicuioramioccuperò,èstato quello di esaltare l’influenza dellascuola. Nel capitolo precedente hodatodoverosamenteattoal partito laburista della parte veramente capitale che esso ha giocato nello smantellamento del vecchio sistemaereditario.Perdovere di obiettività debbo ora spiegarecheversolametàdel secolo il partito voltò gabbana. Precedentemente i laburisti, con il sostegno dei membripiùcapacidellacasta inferiore, avevano rappresentato il progresso di fronteallaleadershipdicasta superiore dei conservatori. Poi i due fronti si scambiarono di posto, e i conservatori, con la nuova meritocraziachecrescevaalle loro spalle, vennero a rappresentare il progresso (fino a qualche tempo fa) contro i socialisti che ostinatamente persistevano nel loro sempre meno pertinente attaccamento all’egualitarismo. Non è mia intenzione deplorare l’intero partito laburista. L’ala sinistra,paladinadellascuola pertutti,nonhaavutomaiin mano le redini del partito. Esercitava però egualmente una notevole influenza, e finché non si spense la sua campagna le riforme scolastiche, di cui riferirò brevemente in questo capitolo, non poterono esser completate. Finoallametàdelsecoloi socialisti realisti identificarono l’uguaglianza con l’avanzamento per merito. Le difficoltà cominciarono quando la sinistra avanzò un’interpretazione diversa dell’uguaglianza, e, trascurando le differenze di capacità esistenti tra gli uomini, cominciò a sostenere che tutti, quelli dotati di ingegno come quelli che ne erano sforniti, dovevano frequentare le stesse scuole e ricevere la stessa educazione dibase.Laquestioneacquistò un rilievo straordinario nelle polemiche politiche degli anni Sessanta e Settanta. Il dottor Nightingale ha dimostrato nel suo Social OriginsoftheComprehensive Schools che il movimento s’ispirava in larghissima misura a un egualitarismo sentimentaleditipomoderno, benlontanodaldurorealismo diBernardShaw:edèproprio questo che oggi assume importanza ai vostri occhi. Gli estremisti usavano tutti gli argomenti che gli capitassero tra le mani: lo sviluppo futuro dei fanciulli non poteva essere valutato con precisione alla tenera età di undici anni; la tensione creata nei genitori e nei ragazzi dall’esame d’ammissione era troppo grande; dopo che i bambini erano stati ammassati in recinti separati, riusciva troppodifficileacolorochesi sviluppavano con ritardo trasferirsi dall’uno all’altro. Ma il loro interesse preminente era, più che pedagogico, sociale; i sinistrorsi sostenevano che la separazione dei capaci dagli stupidi portasse ad approfondire le divisioni di classe. Essi proponevano che tutti i fanciulli, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla fede religiosa, dalla classe (e fin qui andava bene, ma essi si spingevano oltre) o dalla capacità,venisserotrattatialla stessastregua. L’annoso dibattito aveva una portata non soltanto interna. La competizione internazionaletraleeconomie eraanchecompetizionetrale scuole; quando questa verità diventò un luogo comune, la gente cominciò a interessarsi delle tecniche pedagogiche straniere quasi quanto delle tecniche produttive straniere. Specialmente i socialisti. Quali sono i paesi — chiedevano retoricamente — che hanno la più alta produttività? Non sono forse gli stessi paesi che hanno istituito la scuola unica: l’Australia, la Nuova Zelanda,laScozia,laSvezia, il Canada e, soprattutto, la Russia e l’America? Non è forse ovvio che la battaglia per la produzione sarà vinta sui campi di gioco delle scuole per tutti? E qui si celava, con tutto il suo tradizionale fascino, il vecchio e fallace ragionamentoperanalogia. I socialisti inglesi furono lentiadapprezzarelavalidità del modello transoceanico: l’America — pensavano — non poteva essere socialista perché non aveva alcun movimento socialista. Ma a un certo punto dovettero aprire gli occhi e rendersi contodelfattochequelpaese non aveva un movimento socialista per tutta un’altra ragione: perché nelle cose essenziali era già un paese socialista. Allora salutarono negli Stati Uniti il paese più diqualsiasialtrovicinoauna società senza classi1, e però, dati i loro pregiudizi, capovolsero la verità attribuendo il merito di questo ragguardevole fenomeno alla scuola secondaria unica. Questa praticamente era frequentata da tutti i ragazzi americani primacheunnumerosempre maggiore di genitori ricchi cominciasse a preferire le scuole private, le quali si espansero negli Stati Uniti nello stesso periodo in cui si riducevanoinGranBretagna. Èfacilecomprendereperchéi sinistrorsi inglesi nutrissero una tale simpatia per i loro fratelli americani: i loro atteggiamenti di fondo erano in gran parte gli stessi. Gli emigranti diseredati che diedero il tono alla società americana erano in rivolta contro le arie condiscendenti dello snobismo europeo; e così i sottoprivilegiati socialisti inglesi. Gli americani, lungi dall’apprezzare la forza della mente, la disprezzavano; e la disprezzavano perché temevano le esigenze dell’intelletto come le più perniciose di tutte. E così molti dei socialisti. Ciò che distingueva gli americani era il fatto che essi misero in pratica le loro convinzioni. Nel continente dell’uomo comune istituirono scuole comuni che non riconoscevanoalcunfanciullo come superiore a un altro. Quali che fossero il nome, la lingua,larazzaolareligione, e qualunque fosse il loro ingegno, tutti i fanciulli venivanosottopostiallastessa educazionenellestessescuole secondarie. Ciò che i socialisti non si permisero di riconoscere fu il motivo di questo successo. I socialisti nonriuscivanoacomprendere perché l’albero non potesse essere trapiantato. Non capivano che in America le scuole comuni erano necessarie — come non furono mai necessarie in Europa — per salvare la nazione dal caos poliglotta. Gliirrequietireagivanoauna necessità interna della loro società estremamente pressante quando dichiaravano che: «Consideriamo verità evidentipersestessechetutti gliuominisonocreatiuguali; che sono dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili;che,fraquesti,vi sono la vita, la libertà, il perseguimentodellafelicità,e un diploma di scuola secondaria»2. Gli osanna alla scuola unica americana, che inebriavano gli apostoli, servirono solo a rafforzare le convinzioni degli oppositori. L’istruzione americana era notoriamentedibassolivello. Aognietàilfanciulloinglese risultava invariabilmente meglio istruito; le scuole secondarieeranosuperioriper serietà scientifica agli istituti universitari americani; e quanto a paragonare l’università di Manchester, poniamo, al Kansas State College, è meglio lasciar perdere!Checosacisipoteva aspettaredaunpaeseincuile scuolevenivanotrattatecome strumenti non di istruzione ma di livellamento sociale? I sinistrorsi non favorivano affatto la loro causa richiamando con tanta insistenza l’attenzione sull’America; questa forniva il modello di quel che non si dovevafare. Gli entusiasti avevano un’ultima carta da giocare: l’Unione Sovietica. Per molti anni le antipatie politiche furono talmente forti che per condannare un’istituzione bastava dire che esisteva in Russia.L’atmosferacominciò acambiareversolafinedegli anni Cinquanta. Quando fu consentito di viaggiare in Russia, i visitatori riferirono3 che si potevano trovare scuole uniche anche lì; e, ciò che più conta, esse erano privedialcunidifettipresenti in quelle americane. Tutti i fanciulli sovietici frequentavanolestessescuole medie dai sette ai diciassette anni, senza selezione e senza discriminazione. Ma i russi avevano buoni insegnanti, relativamente meglio pagati di quelli americani, i ragazzi erano più disciplinati, dovevano faticare di più e non gli veniva concessa la stessa assurda molteplicità di materie facoltative. I livelli accademici erano assai più altichenell’altraUnione.Nel 1957, al tempo del primo Sputnik, un rapporto del governoamericanoriconobbe chel’adolescenterussoaveva fondamenti di matematica, fisica e chimica, e anche una preparazione letteraria, migliori di quelli del suo coetaneo americano. Ciò nonostante,ilivellinonerano alticomequellidellemigliori scuole secondarie inglesi. Il rifiuto di separare gli intelligenti dagli stupidi comportava l’impossibilità di trovare tra gli studenti dell’ultimo anno un rendimento paragonabile a quellocheerasemprestatoil vanto delle migliori scuole inglesi. I socialisti della sinistra erano abbastanza furbi per capire quali bandiere andassero sventolate in un’Inghilterra che finalmente stava prendendo coscienza della sua arretratezza economica. Lodavano l’America e la Russia per la loroefficienza,esostenevano che il merito fosse delle scuole secondarie. In realtà eraveroilcontrario:gliStati Uniti dell’Oriente e dell’Occidente potevano permettersi di sprecare l’ingegno umano, riuscendo tuttaviaacavarselabenenella competizione internazionale, solo perché erano tanto ben forniti di altre risorse della natura. Simili per tanti versi, questi due paesi compensavano l’assenza di competizione nella scuola accentuandola successivamente. Le universitàrusseammettevano soloimiglioricandidati,dopo un duro esame che per riflesso manteneva alti i livelli delle scuole secondarie; le aziende americane si sforzavano di controbilanciare le deficienze scolasticheselezionandoipiù capaci dopo che erano diventatiadulti.InInghilterra la competizione aveva luogo a scuola, in America dopo. Ma negli anni Sessanta ricerchesociologicheaccurate rivelarono che né le universitàrussenéleaziende americane riuscivano a superare lo svantaggio iniziale imposto dalla scuola unica. Nemmeno il superdotato riusciva a rifarsi in seguito degli anni sprecati nell’adolescenza per il fatto d’essere stato trattato come una persona ordinaria. I cervelli eccezionali esigono uninsegnamentoeccezionale: i russi e gli americani non lo capivano.Essiforzavanoogni ragazzoafareciòchenongli veniva bene tanto quanto ciò chegliriusciva.Dimostrando che tutti gli uomini sono egualmente negati a qualcosa — che cosa c’era di più facile? — fecero del loro meglio per dimostrare che nessunoèungenio:checosa c’era di più pericoloso? In nome dell’uguaglianza sacrificavanoconleggerezzai pochiaimolti. La polemica si trascinò fino agli anni Ottanta, e a quelpuntoisocialistivennero messi una buona volta a tacere dai fatti. In quel decennio le nostre idee moderne superarono la prova di fuoco della produttività. Grazie, in parte, all’energia atomica, che liberò la Gran Bretagna dalla schiavitù del petrolio e del carbone, e in parte anche ai vantaggi economici dell’unificazione europea; ma grazie soprattutto all’amministrazione scientifica dell’ingegno, la piccola Gran Bretagna cominciò, in materia di produttività, a superare i colossi. La legge del 1944 sull’istruzione cominciò a far sentire i suoi effetti, e il nostro paese da allora continua a essere all’avanguardia. L’Inghilterra, che era stata la prima nella rivoluzione industriale del XIX secolo, diventò la prima nella rivoluzione intellettuale del ventesimo. L’officina del mondo diventò la scuola secondariadelmondo. II Un’agitazione sconfitta Pernoiilfallimentodella scuola unica non è un fatto cherichiedaunaspiegazione. Ci è quasi impossibile concepireunasocietàfondata su una considerazione dell’individuo che prescinda dalsuomerito,cheprescinda dalle esigenze della società intera. Ma come studiosi di sociologia storica, dobbiamo sempre cercare di comprendere gli avvenimenti del passato, non come noi li vediamo, ma come i contemporanei tendevano a vederli. Dobbiamo cercare di ragionare con la loro mente, nelle situazioni sociali che essi si trovavano davanti. E allora siamo costretti a riconoscere che i socialisti di sinistra avevano una reale possibilità di successo. Gli anni Sessanta e Settanta furono il loro momento storico. Il sistema di classe ereditariobasatosullanascita e sulla ricchezza si stava sgretolando. La gente non sapevainqualivaloricredere, arrivando persino a dubitare che esistesse il progresso; e, come sempre accade quando le persone sono insicure, era credulona. Gli veniva detto cheinunasocietàsenzaclassi si sarebbe sentita di nuovo sicura, e che la scuola unica era la nave che l’avrebbe condotta in porto. Se nel movimentononcifossestato altro che dell’idealismo nebuloso, esso certamente sarebbe svaporato senza danno in un centinaio di scuole estive. Invece i suoi capi avevano un seguito effettivo. Gli idealisti avevano l’appoggio degli scontenti, gente che aveva soffertoperilgiudiziosubito lungo la trafila scolastica, e che aveva quel tanto di intelligenza per essere in grado di concentrare il suo risentimento su alcuni fattori limitati: la discriminazione negliasiliinfantili,l’esamedi ammissione alla classica, le piccole classi nelle scuole secondarie, e via di questo passo. Avevano l’appoggio dei genitori i cui figli erano statidirottati,intuttagiustizia agli occhi di chiunque, salvo ai loro, nelle scuole secondarie moderne; e degli adulti frustrati che attribuivano alla propria esperienza scolastica le delusioni successive, e che aspiravanoaprivareanchegli altri delle possibilità che gli parevadinonaveravuto.Era una compagnia eterogenea, ma, come sempre succede quando l’idealismo intellettuale si associa alle frustrazioni degli stupidi, veramente formidabile. È il casoperciòdicapovolgerela domanda: perché, con tali basi,ilmovimentononriuscì adaveresuccesso? Ho parlato nell’ultimo capitolo dei mali del complesso aristocratico: di tutte le imitazioni a buon mercato dell’immagine della nobiltà riverita dalla mente popolare. L’Inghilterra soffriva acutamente di uno snobismo di casta piantato così profondamente nel carattere nazionale che solo una rivoluzione sociale delle proporzioni di quelle americana o russa avrebbe potuto sradicarlo. Se questa eralanostramaledizione,elo era certamente, era però anche la nostra benedizione. Questograndeparadossoèla chiave per capire la storia sociale inglese. Nella nostra isola non abbiamo mai rinunciato all’aristocrazia. Essa diede prova di una sorprendenteelasticità,chele consentì, come già aveva fatto in passato, di deludere i molti critici che attendevano di assistere al suo funerale. Le sue istituzioni, la monarchia, i Pari, le antiche università e le scuole private siadeguaronolentamente,ma proprio per questo più efficacemente, alle nuove esigenze di una società in trasformazione, la quale perciò restava fondamentalmentegerarchica. Gli inglesi del solido nucleo moderato non credettero mai nell’uguaglianza. Essi erano convinti che alcuni uomini fossero migliori degli altri e aspettavano solo che gli venisse detto a quale titolo. Uguaglianza? E a chi si sarebbe potuto poi guardare con rispetto? La maggior parte degli inglesi credeva, per quanto vagamente, in un’immagine dell’eccellenza che faceva tutt’uno con la loro antica tradizione aristocratica. È proprio per questo che fallì la campagna perlascuolaunica.Èproprio per questo che oggi abbiamo questa nostra società veramente moderna: impercettibilmente un’aristocrazia di nascita si è trasformata in un’aristocrazia d’ingegno. Tutto è dipeso da una tempestivariformascolastica. Nel XIX secolo essa venne pertroppotemporinviata.Se la legge sull’istruzione del 1871 fosse stata approvata cinquant’anniprimaforsenon cisarebbestatoilcartismo;se la legge del 1902 fosse coincisa con la Grande Esposizione, non ci sarebbe stato il partito laburista. Sir Keir Hardie* sarebbe passato da una scuola secondaria al ministero della Pubblica Istruzione, e il vescovo Arthur Henderson** si sarebbe occupato delle finanze della Commissione ecclesiastica. I governanti saggi sanno che il miglior modo per sconfiggere l’opposizione è conquistarsi i suoicapi;l’Inghilterratardòa imparare che nella società industriale ciò significa annettersi ed educare i fanciulli intelligenti delle classi inferiori quando sono ancora piccoli. Ma in seguito i governanti impararono: in un mondo competitivo, vi furonocostretti.Impararonoa tal punto che nell’ultimo quarto del secolo scorso gli estremisti laburisti erano ormai ridotti all’impotenza. Dal momento che i fanciulli piùintelligentieranogiànelle scuole secondarie classiche (grammar schools), i loro genitori erano fortemente interessati al mantenimento del sistema scolastico esistente nonché a quello dell’ordine sociale esistente. Laposizionecheoccupavano, per interposta persona, nella gerarchia, li rendeva sordi agli appelli degli araldi della scuolaunica. L’opposizione dei genitori, degli insegnanti e dei fanciulli — di tutto il settore della società, insomma, legato alla scuola classica — fu la ragione principaledelfallimentodella scuola unica. Quest’ultima non veniva concepita come untipocompletamentenuovo di scuola: quando si arrivò a elaborare un progetto dettagliato, il modello americano fortunatamente venne dimenticato. I suoi sostenitori si rendevano pienamente conto che alcuni ragazzi erano più brillanti di altri. Però nello stesso tempo volevanocheifanciullidotati di una capacità da scuola classicaprocedesseroafianco dei loro inferiori in un’illusione di uguaglianza. Perilpienosuccessodeiloro pianiessiavevanobisognodi unire le scuole classiche con le secondarie moderne. Per queste ultime non si poneva alcun problema; dall’unificazione il loro livello poteva solo essere migliorato. Le scuole classiche si trovavano in una situazione completamente diversa:nonavevanonullada guadagnaredalcambiamento, eanziavevanoquasituttoda perdere. Questa dura realtà imbarazzava anche i più risoluti comitati laburisti per la scuola, e ve n’erano certamentedicombattivi.Ma essi erano alle prese con professori delle scuole classiche, i quali sapevano cheleaspirazionideilaburisti eranosemplicementeprivedi realismo, e in Inghilterra questo, a eterno merito del paese,èstatoquasisempreun motivo sufficiente per condannare una qualsiasi iniziativa. Già nel 1951 uno dei grandi direttori della scuolaclassicadiManchester poneva la questione con la stessaconcisioneconcuilasi potrebbe porre oggi. Il professor Conant, di cui si parla, era un professore americano che a quanto pare era assai conosciuto a quel tempo, altro esempio dell’ingerenza degli Stati Uniti nei nostri affari interni: «Quando il professor Conant pretende “un nucleo comune di istruzione generale che unirà in un solo mondo culturale i futuri falegnami, operai, industriali, vescovi, avvocati, medici, direttori delle vendite, professori e meccanici di garage”, egli chiede semplicemente l’impossibile. La richiesta di unaculturacomunediquesto generesifondaosuunafede assolutamente cieca nell’educabilità della maggioranza, la quale non è certamente giustificata dall’esperienza, oppure sulla propensione a rinunciare ai più alti livelli di gusto e di intelletto a favore delle incessanti pretese della mediocrità»4. Se la popolazione del paese fosse stata in rapido aumento,comeerastatanegli Stati Uniti al tempo in cui si istituirono le scuole secondarie, il risultato avrebbe potuto essere diverso; le autorità avrebbero potuto disporre che le nuove scuole fossero a indirizzo unico, anziché scuole classiche. Ma essendo invece la popolazione relativamente stabile,nonsicostruironoche pochenuovescuoleclassiche. Acheservivaavernemoltedi più, quando persino quelle esistenti non riuscivano ad avere un numero di ragazzi intelligenti adeguato alla loro capienza? Così le scuole a indirizzounicofuronoingran partecostruitenelleroccaforti laburisteincuilapopolazione era in rapido aumento, in alcune zone rurali che non si potevano permettere il lusso diavereunagammacompleta di scuole, e in quelle località dove una scuola classica scadenteemalealloggiataera prontaafondersiincambiodi qualche favore da parte delle autorità. Quantunque per giudizio della storia le scuole a indirizzo unico create in Inghilterra — ne fu istituito un certo numero negli anni Sessanta — debbano essere giudicate retrograde, la loro pericolosità si dimostrò assai minore di quanto le minacce socialiste lasciassero credere. In un sistema gerarchico come il nostro ogni istituzione si è sempre modellata su quella immediatamente superiore, che di solito voleva dire quella più vecchia: le nuove professioni sulle vecchie, le università moderne sulle antiche, e le scuole a indirizzo unico sulle scuole classiche. Gli autori del progetto si spaventarono (fortunatamente per la posterità) del genere di critiche sparategli addosso dalle scuole classiche, e fecero del loro meglio per dimostrarle prive di fondamento. Incorporarono i vecchi princìpi nelle nuove strutture, e misero al centro dellascuolaaindirizzounico non tanto un programma comune quanto una scuola classica in miniatura. Prima fecero una scuola classica e poi vi aggiunsero altre cosette. Per giustificare l’esistenza di un ultimo anno con dimensioni da scuola classica arrivarono persino al punto di fare l’intera scuola molto più grande di quel che occorreva:alcunedelleprime scuole a indirizzo unico contarono addirittura più di duemila allievi organizzati in unaspeciedicittàdeiragazzi. Gli interessi dei ragazzi intelligenti vennero posti in primo piano, o almeno non vennero trascurati. Ovviamente sarebbe stato un errore mettere i ragazzi brillanti nella stessa classe degli stupidi, perché in quel caso i primi sarebbero stati costrettiatenersialritmodei più lenti. In pratica le scuole uniche, separando le capre dallepecore,continuaronoad attenersi al principio della segregazione dell’intelligenza, cioè al principio da cui dipendeva la salvezza dell’intero sistema scolastico.Ingenereiragazzi piùintelligenticontinuaronoa ricevere un insegnamento di livello più alto, e comunque non molto inferiore a quello che avrebbero avuto in una veraepropriascuolaclassica. E questo lo si deduce da alcune testimonianze dirette sulle prime scuole uniche entrate in funzione. Un’inchiesta degli anni Cinquanta (di un certo Padley) diceva che: «Con l’apertura, avvenuta nel settembre1953,diunanuova scuola a Llangefni, l’isola Anglesey ha completato la quota di scuole secondarie a indirizzounicostabilitaperil suo territorio, e ha potuto rinunciare all’esame di selezione. Ma uno dei primi passideidirettoridellescuole a indirizzo unico che ho visitato è stato quello di disporre esami interni per gli allievi nuovi; e, sulla base delle indicazioni di questi e delle pagelle della scuola elementare, di classificare gli allievi in ordine di capacità. Angleseyel’IsleofMannon sono state le sole ad adottare questo atteggiamento. Le cinquescuole“ditransizione” chehovistoaLondra,ealtre scuole del Middlesex e del Walsall, usavano tutte l’esameesternoperorientarsi nellaclassificazionedeinuovi allievi»5. Ma le scuole a indirizzo unico, anche se separavano gli allievi come le scuole classiche, non riuscirono a persuadere i genitori dei ragazzi intelligenti a guardarle con favore. Data la possibilità di una scelta, i genitori naturalmente optavano per le scuole classiche vere e proprie piuttostocheperleloromeno venerabiliimitazioni.Alungo andare i genitori ambiziosi fecero fallire i progetti più cariairiformatoriegualitari. III L’ibridodiLeicester Quando apparve chiaro chelenuovescuolenonerano all’altezza delle speranze dei loropaladini,unacorrentedel movimento socialista cambiò tattica e avanzò un’altra richiesta. Le scuole elementari a quel tempo erano indifferenziate e accoglievano bambini di tutti i livelli di intelligenza. E alloraperchénonsiestendeva la scuola elementare fino a includervituttiifanciullifino all’età di quattordici o quindici anni? Le scuole secondarie americane erano state in origine una specie di proiezione delle elementari; perché l’Inghilterra non imitava l’esempio? Tutti i ragazzi sarebbero andati all’età di undici anni a una scuola secondaria, e solo più tardiaunascuolaclassica. La proposta presentava diversi vantaggi6. Politicamente era molto più accettabile perché non sembrava implicare un mutamento radicale, e, come ho già detto, il miglior modo perfarequalcosadinuovoin Inghilterra era quello di pretendere che non fosse nuovo. La scuola unica doveva semplicemente essere proiettatainavantiinveceche creata ex novo, e le scuole classiche dovevano essere conservate. Questa riforma avrebbe anche abolito o posposto la selezione per l’ammissione alla scuola classica, e perciò avrebbe evitato le inopportune tensioni che l’esame eleven plus provocava nei genitori e nei ragazzi (compresi quelli che in ogni caso non sarebbero rimasti a scuola oltrel’etàminima). Un esperimento di questo tipo fu tentato dal Consiglio della contea del Leicestershire7, e molte sue varianti vennero successivamente adottate da altre autorità scolastiche. Perché questo movimento nontravolsetutto?Leragioni sonodinuovoilluminanti.Le riformescolastichedelsecolo scorso, in quanto imposte a una società gerarchica, reggevano o fallivano a seconda che riuscissero o meno a consentire al ragazzo intelligente di uscire dalla classeinferioreincuieranato e di entrare nella classe superiore in cui era adatto a salire.Anchelescuoleinglesi avevano una funzione di capitale importanza, quantunque diversa da quella delle scuole americane. La scalascolasticaeraancheuna scala sociale: il ragazzo disordinato e maleducato che partiva all’età di cinque anni dal basso doveva essere trasformato, passo dopo passo, in un ragazzo più presentabile, più levigato e più sicuro, nonché più avveduto al momento di toccare la cima. Doveva acquistare un nuovo accento —ilpiùincancellabilesegno diclassedell’Inghilterra—e questo era possibile, fatta eccezione per i più caparbi, solo a chi avesse cominciato sin da bambino. Solo quando avevaterminatolasuascalata poteva reggere il confronto con altri che avevano cominciato la loro ascesa da un livello molto più alto. La scalasocialeeracosìlunga— il divario tra gli stili di vita delle classi superiori e inferiori così ampio — che i ragazzipromettentidovevano cominciare la loro scalata attraverso le scuole alla più tenera età possibile. Era già abbastanza grave dover rimandare il processo di assimilazione sociale sino agli undici anni. Se i ragazzi intelligenti delle classi inferiori non fossero stati ammessi prima dei sedici anni a stare nella più stimolante atmosfera delle scuole classiche, insieme a molti coetanei delle classi superiori,alcunidiloroaquel punto sarebbero stati troppo vecchi per scrollarsi di dosso le origini e superare così il proprio handicap. Le scuole in tal caso non sarebbero riuscite ad assolvere uno dei compiti essenziali che spetta loro in un sistema di classe progressista; non sarebbero riuscite a funzionare da scale mobilisocialiperiragazzidi talento. La seconda ragione per scartarel’ideadelrinviodella selezione a quindici anni era che, come gli educatori ben capivano,iragazziintelligenti dovevano essere presi da piccoli se si voleva che raggiungessero, da adulti, i livelli più alti di cui erano capaci; e con lo sviluppo della complessità della scienza e della tecnologia solo i livelli più alti erano abbastanzaalti.Gliscienziati, che ottengono spesso le loro migliori conquiste prima dei trent’anni, hanno bisogno di ricevere sin dalla più tenera età un’istruzione intensa del tipo che pochi americani8 hanno potuto ottenere da quando le scuole secondarie sono entrate in voga e Benjamin Franklin ne è uscito.Sel’iniziodellostudio seriofossestatorimandatoai sedici anni, e nel frattempo questi ragazzi avessero dovutofrequentareunascuola secondaria che non era in grado di attrarre insegnanti buoni quanto quelli delle scuole classiche, gli sarebbe potutocapitaredinonriuscire a completare la propria istruzione in tempo utile per trarre vantaggio dai pochi anni veramente fruttuosi consentiti dalla Natura. Si doveva alle scuole classiche la fama di cui godeva l’Inghilterra nel campo della scienzapuraancorprimache la regina Elisabetta II salisse al trono. Lord Cholmondeley ha dimostrato che, considerando il secolo scorso nelsuocomplesso,ilnumero dellescopertefondamentaliin rapporto alla popolazione è stato in Inghilterra 2,3 volte maggiore che in Germania, 4,3 volte maggiore che negli Stati Uniti, e 5,1 volte maggiore che nell’URSS. Senza Simon le radiazioni cosmiche sarebbero state capite? Senza Bird sarebbe stata possibile l’esplorazione delle stelle remote? Senza Piperleconteesudoccidentali sarebbero state coperte di cemento e riservate alle automobili?Nonèforsevero cheinmancanzadellascuola classica questi grandi uomini avrebbero potuto diventare bottegai o garagisti? Peccato chefinoallafinedelsecolola scienza inglese non trovò un adeguato riscontro nelle applicazionitecnologiche.Ma si tratta pur sempre di un invidiabile stato di servizio, che sarebbe stato perduto a vantaggio delle “incessanti esigenze della mediocrità” se la diseducazione unica fosse stata prolungata fino all’adolescenza. IV Sommario Ma prima che le scuole potessero svilupparsi nel sistema attuale descritto nel prossimo capitolo, fu necessario scongiurare la minaccia della sinistra. Quei socialisti che volevano far istruire i ragazzi, a prescindere dalla loro capacità, come in America e inRussia,ebberoperqualche tempo un seguito popolare sufficienteatrasformareinun problema politico fondamentale quella che altrimenti sarebbe stata una questione puramente scolastica. Tuttavia erano condannatiall’insuccesso.Per riuscire vittoriosi nel campo dell’istruzione avrebbero avuto bisogno di una rivoluzione sociale che rovesciasse la gerarchia costituita, i valori e tutto il resto. Ma con le masse in letargoeilorocapipotenziali dirottati verso l’autopromozione, quali speranze c’erano? Le scuole classiche rimasero. Le scuole a indirizzo unico vennero meno. Anche l’ibrido di Leicester non fiorì mai. I vandali furono distrutti e la cittadellasopravvisse. * Hardie, morto nel 1915, è stato uno dei fondatori del partito laburista e il maggior divulgatore delle idee laburiste tra i minatori. Aveva cominciato a lavorare all’etàdidiecianni(N.d.T.) ** Esponente di primo piano del movimento sindacale inglese, ricevettenel1934ilpremioNobel perlapace(N.d.T.) Capitolo3 Leorigini dell’istruzione moderna I Lariformapiù fondamentale Dopo che l’opinione pubblica, anche in seno al partito laburista, voltò le spalle alle scuole a indirizzo unico,finalmentefupossibile concentrarsisullariformapiù fondamentale, ossia sul perfezionamento della scuola classica in tutti i suoi aspetti. Le scuole classiche avevano soprattutto bisogno di maggiori fondi, sia per trattenereimiglioriallievisia per pagare meglio gli insegnanti. La guerra contro Hitler trasformò la composizione sociale di queste scuole. Il pieno impiego e il miglioramento dei salari, incoraggiandoaspirazionipiù alte, diedero ai genitori delle classiinferiorilapossibilitàe l’ambizione di ottenere un’istruzione migliore per i propri figli, e la legge del 19441 contribuì rendendo gratuite le scuole secondarie. Le conseguenze furono drammatiche. Negli anni Trenta solo una minoranza dei ragazzi intelligenti della classe inferiore aveva un’istruzione non del tutto rudimentale; vent’anni dopo praticamente tutti i ragazzi intelligenti erano insediati negli scanni della sapienza. Uno studio sociologico degli anni Cinquanta poté riferire che“inmoltissime,senonin quasi tutte le parti del paese, le possibilità dei ragazzi dotati di un certo livello di intelligenza di entrare nella scuola classica non sono più condizionatedalleloroorigini sociali”2. Tuttavia per i ragazzi delleclassiinferioriunacosa era entrare nella scuola classica, e un’altra cosa era restarci. Qui la prosperità costituiva un handicap. Anche contro i desideri dei genitori molti scolari erano tentati di lasciare presto la scuola dagli alti salari e moltissimi lo facevano non appena raggiungevano l’età minima3.Nonfulaprosperità a creare il problema: esso esisteva già da molto tempo, ma la prosperità lo accentuò. Ogni nuova generazione maturava nel fisico più precocemente di quella che l’aveva preceduta. Il costante accorciamento dell’adolescenza in senso biologico e sociale e il costante allungamento della stessa in senso scolastico posero un dilemma che fu risoltosoloquandosiarrivòa trattare i ragazzi della scuola classicacomedegliadulti. Leclassisuperioridavano per scontato che i loro figli dovessero fruire dell’istruzione superiore; la difficoltànoneraquelladifar sì che gli intelligenti rimanessero a scuola, ma di far sì che gli stupidi se ne andassero e si rassegnassero alle occupazioni manuali a cui la loro intelligenza li rendeva adatti. Nelle classi inferiori la situazione era esattamente l’opposto. Quanto più alti erano i salari che i figli dei lavoratori manualipotevanoguadagnare in fabbrica, tanto più noioso gli appariva il banco di scuola. Non c’è età più materialista dell’adolescenza. Ilrimedioerachiaro:loStato dovevaimpedireairagazzidi soffrire a causa della loro intelligenza dando a essi e ai loro genitori una posizione privilegiatainsenoalleclassi inferiori. Il primo passo fu la corresponsionediindennitàdi mantenimento assai più cospicue — poi graduate secondo il livello d’intelligenza — ai ragazzi della scuola classica che completavano tutto il corso. Ma questo non era sufficiente. Un’inchiesta dimostrò che alcuni genitori irresponsabili spendevano le indennità per se stessi e non per i ragazzi a cui erano destinate. La cosa più ovvia da farsi — alla fine lo capirono anche i ministri della Pubblica Istruzione — era quella di pagare uno stipendio scolastico agli allievi della classica. Dapprima il suo ammontare equivaleva ai guadagni medi degli adolescenti impiegati nell’industriaordinaria:poila neocostituita BUGSA* sferrò unattaccocontrol’ingiustizia dell’uguaglianza, e giustamente, dato che la capacità del lavoratore era di solito tanto inferiore a quella dello studente. Nel 1972 il governo approvò uno stipendio scolastico, sulla base di una scala mobile, superiore del 60 per cento ai guadagni dell’industria. Dopodiché solo pochissimi ragazzi lasciarono prematuramentelascuolaper ragioni economiche. Oggi ci riesce praticamente impossibile immaginare una scuola classica senza il suo giornosettimanaledipaga. Le università avevano cominciato a pagare stipendi agli studenti (sotto forma di borse di studio) assai prima dellescuoleclassiche,maper altri versi conservavano dei bizzarri anacronismi. I genitori poveri erano svantaggiati nelle scuole classiche, quelli ricchi nelle università. Negli anni Cinquanta i ragazzi intelligentidellaclassemedia furono privati delle borse di studio perché si presumeva, del tutto erroneamente, che i lorogenitoridisponesseroper conto loro di denaro sufficiente, con il risultato sconcertante che alcuni di essi non andavano affatto all’università: davvero un ghiotto esempio degli eccessi a cui arrivò l’egualitarismo nel momento della sua massima fortuna! Borse riservate assicuravano poi agli allievi di certe scuole private la priorità nell’ammissioneacollegi,per altri versi inappuntabili, di OxfordeCambridge;everso la metà del secolo non era infrequente che Kings o Balliol scoprissero dei meriti reconditiinragazziicuipadri erano stati in passato loro allievi. Tali consuetudini barbariche venivano addirittura giustificate in pubblico, di quando in quando, da rettori di vecchio stampo, i quali dichiaravano che per gli studenti intelligenti era meglio (e intendevanodalpuntodivista scolastico) restare mescolati con quelli stupidi. I rettori ancora una volta avevano perso i contatti con la realtà: ilmondomodernononaveva più bisogno che gli intelligenti si mescolassero agli stupidi, tranne quando avesserodovutosvolgereuna qualche attività di investigazione sociale tra le classiinferiori.Quandoiduri a morire finalmente morirono, le università si allinearono alla politica nazionale e scelsero tutti i loro allievi sulla base di meriti adeguatamente accertati in sala d’esame. Dopoil1972idiplomatidelle scuole private dovettero o concorrere apertamente con l’allievo della scuola classica di Bradford o cercare un’ammissione “per gringo”* nelle università sudamericane. Ma pochi eranodispostiasopportareun similemarchio. II Stipendipiùaltipergli insegnanti Lo stipendio scolastico e l’universalizzazione delle borse di studio universitarie erano il frutto di un mutato atteggiamento dello Stato verso la spesa per l’educazione;atteggiamentoil quale, a sua volta, era semplicemente un riflesso della crescente consapevolezza che gli investimenti in intelligenza sonomoltopiùredditizidegli investimentiinbenimateriali. Ma i politici hanno voluto sempre l’impossibile: quei risultati immediati che l’istruzione non è mai in grado di dare. Continuarono cosìagingillarsiconilvertice del sistema scolastico invece di costruirne molto più solidamente la base. Erano tanto disposti a spendere per l’università quanto erano refrattari a spendere per le scuole elementari. I politici non comprendevano che i capiclasse delle elementari costituivano i futuri dirigenti della nazione. Di fronte alla penuria di ingegneri, il governo diceva: ebbene, diamopiùfondiallefacoltàdi ingegneria. Penuria di scienziati: più fondi alle facoltà di scienze. Penuria di tecnologi in genere: costruiamo più scuole di tecnologia. Cose futili. Se infatti il governo attirava versol’ingegneriaunmaggior numero di promettenti giovinetti,nerestavanomeno alla scienza. Più giovani per l’amministrazione statale significava meno giovani per l’industria, più giovani per i laboratori, meno per l’insegnamento. La dottrina egualitaria, secondo cui ogni individuo può essere istruito così da renderlo in grado di sostituire qualsiasi altro, aveva radici talmente profondecheinostriantenati arrivarono solo con molta fatica ad apprezzare il pieno significatodiundatodifatto molto semplice: quello cioè che tutte le carriere erano in concorrenza tra loro per accaparrarsi una scorta limitata di intelligenza. Fu soltanto parecchio tempo dopo il 1950 che la scarsità nazionalediintellettodiventò evidente a tutti quelli che lo avevano. Il governo scoprì che il solo modo di avere simultaneamente più e migliori ingegneri, più e migliori fisici, più e migliori funzionari statali, fino al raggiungimento dei limiti fissatidallanatura,eraquello di partire dai treenni, per far sì che da quell’età in poi nessuna capacità potesse sfuggire alla rete, e, ciò che più importa, per assicurare che i futuri fisici, psicologi e il resto dell’élite fruissero permanentemente della miglioreistruzionepossibile. Importavano poco i minorati, i disadatti e i delinquenti,periqualifinoal 1972 l’Inghilterra (segno dei tempi) spese di più che per i brillanti.Importavanopocole scuole secondarie moderne. In un mondo ideale, non condizionato dalla penuria delle risorse, gli sfortunati avrebbero potuto godere anch’essi di larghe sovvenzioni. Ma il mondo non è, non è mai stato e non saràmaiunmondoideale.La scelta si doveva fare entro una scala di priorità, e non poteva esservi alcun dubbio su quale dovesse essere la decisione. Quelle che massimamente importavano erano le scuole elementari, dove gli allievi dovevano essere divisi in dotati e non dotati;e,soprattutto,lescuole classiche, dove i dotati dovevano ricevere quello che glieradovuto.Essidovevano goderedimezzipiùgenerosi. Eliebbero. Dopo che Sir Anthony Croslandsifupersuasochela battagliaperlasopravvivenza della nazione sarebbe stata vinta o perduta nelle sezioni A di ogni grado scolastico, dal giardino d’infanzia alla classica, il denaro cominciò adaffluire.Nel1953laspesa per l’istruzione assorbiva ancora solo il 2,7 per cento delprodottonazionalelordo4; nel1963,assorbivail3,9per cento; nel 1982, alla fine del “decennio meraviglioso”, il 6,1 per cento. La maggior parte dell’aumento andò agli insegnanti. Anzitutto per aumentarne il numero: era ancora un caso frequente, in quella cupa età di mezzo del secolo scorso, che una sola insegnante avesse una torma di quaranta ragazzi in classe; e chi altro allora poteva essere se non un Joseph Lancaster*!Insecondoluogo il denaro fu usato per migliorarne la qualità. Gli stipendi degli insegnanti erano talmente inferiori a quelli dell’industria che all’inizio degli anni Sessanta alcune scuole classiche non disponevano di un solo insegnantedifisica.Equesto nell’epoca in cui l’Atomic Energy Authority stava chiedendo a gran voce dei fisici! Molti dei più alti dirigenti del ministero della Pubblica Istruzione e di quello del Tesoro, che pure avevano letto il loro Platone, avevanodimenticatoaquanto pare che solo ai sapienti poteva essere affidato il compito di istruire i futuri sapienti. Insegnanti di second’ordine, élite di second’ordine: la meritocrazia non può mai esser migliore dei suoi insegnanti. Le cose migliorarono gradatamente finchéallafinegliinsegnanti poterono realizzare il loro ideale di superiorità e di prestigio. Uno dei provvedimentipiùaccortidel decennio meraviglioso fu quello di portare gli stipendi degli insegnanti di scienze allo stesso livello di quello degliscienziatidell’industria; nonché tutti gli insegnanti di scuola allo stesso livello dei loro colleghi scientifici. Le scuole perciò riuscirono ad attirare buoni scienziati; ed ebbero anche il fior fiore deglialtriinsegnanti. Lalogicadelsistemapuò essere rappresentata in una semplicetabella: Distribuzione dell’intelligenzafratipidi scuolasecondaria(1989) Tipodi scuola Livello Numero LivelloQ QI allieviper insegnant allievi insegnante Scuolaper 50-80 subnormali 25 100-105 Secondaria moderna 81115 20 105-110 Classica 116180 10 135-180 Classicaconvitto 125180 8 135-180 III Lescuoleconvitto Il movimento a favore delle scuole uniche fece qualcosa di più che minacciare il livello delle classiche. Se fosse riuscito nel suo intento, avrebbe provocato il rinvio a tempo indeterminato dell’indispensabile riforma delle scuole private. Sapendo che i figli non avrebbero ricevuto dalle scuole statali che un’istruzione di second’ordine, i genitori forniti di larghi mezzi non avrebbero certamente rinunciato ad acquistare i vantaggi dell’istruzione privata; e l’uguaglianza delle opportunità sarebbe rimasta unbelsogno. La morte della scuola privata fu largamente preconizzata tra il 1939 e il 1945. Poiché si temeva che l’impoverimento dei ceti medi togliesse loro la capacità di pagare le rette, alcuni dei più vigorosi sostenitori delle scuole private si rivolsero allo Stato per prevenire la catastrofe. Non solo si dichiararono disposti ad accettare un certo numero di allievi poveri, ma supplicarono addirittura lo Stato di pagare per loro5. Il futuro non fu come lo si prevedeva:raramenteloè.La classe media si dimostrò quanto mai resistente; sopravvisse all’alto carico fiscale e agli alti prezzi, e continuòamandareifiglialle stesse vecchie venerabili scuole. Verso la metà degli anni Cinquanta, diciannove persone su venti con un reddito di mille sterline all’anno — una somma piuttostomiserabilesecondoi criticidioggi—mandavanoi lorofigliallescuoleprivate6. Detto per inciso, tra di esse figuravano molti “socialisti”. Come disse Sir Hartley Shawcross nel 1956: «Non conosco un solo membro del partito laburista, che sia in grado di permetterselo, il qualenonmandiisuoifiglia unascuolaprivata,spessocon grandi sacrifici: non per snobismo,operperpetuarele distinzioni di classe, ma perchéiproprifigliabbianoil meglio». Gli allievi delle scuole private rappresentavano circa un quarto degli allievi dell’ultimoannodituttiitipi discuole,pubblicheeprivate. Nel complesso, dato che pagavano di più, fruivano di una istruzione migliore di quella che ricevevano i loro compagnidellescuolestatali. A giudicare da certi romanzi e autobiografie, c’era forse delveroneldettosecondocui nella scuola privata l’allievo imparava a diventare un ragazzo; ma, se così era, almeno si trattava di un ragazzo istruito, e quindi più adattoaoccupareilsuoposto in una società complessa di quantononlofosseunuomo ignorante. Non c’era nulla di male nel fatto che le scuole private impartissero un’istruzione superiore: anzi era tanto di guadagnato; il male stava nel fatto che i privilegiativenisserosceltiin baseacriteridiversidaquello del merito. Infatti venivano scelti in base al conto in banca dei genitori. Spudoratamente ereditavano la loro istruzione, e con questa la loro futura posizione nella società che avrebbero dovuto invece servire. In che modo si doveva abolirequestonepotismo?Fu un’impresa lunga e amara, eguagliataforsesoltantodalla crociatadelsecoloprecedente per l’abolizione della schiavitù;efuun’impresache ebbe successo solo perché l’energia che in precedenza era stata consacrata alle scuole uniche fu dirottata e impegnata in questo compito più costruttivo. Di anno in anno, ma specialmente nel 1958, gli appelli del partito laburistaaffermavanosempre più decisamente che “i laburisti non debbono più esitare ad affrontare la maggior fonte di ineguaglianza sociale e di divisione di classe della nostra società: le scuole private”. Ma in realtà esitavano, anche se i capi laburisti erano anch’essi colpevoli di aver frequentato le scuole private. Le scuole nonpotevanoesserechiuseo nazionalizzate efficacemente perlegge;amenodiproibire aigenitoridispenderedenaro per i propri figli — un’interferenza troppo grave nella vita della famiglia per esserepoliticamentepossibile —gliistitutisarebberorisorti clandestinamente altrove. La chiusura di una Eton sarebbe stata seguita dall’apertura di un’altra Eton. I genitori dovevano essere ammansiti e non solo costretti. La dichiarazione del 1958, Learning to Live, era assennata e lungimirante quando affermava che “i laburisti ritengono che al presente nessun progetto di espropriazione o democratizzazione delle scuole private presenti vantaggi sufficienti a giustificareunadistrazionedi fondi pubblici così ingente come quella che si renderebbe necessaria. In avvenire, quando le scuole sovvenzionate saranno migliorate, quando il prestigio delle scuole private sarà per conseguenza diminuito, e quando saranno avvenuti sostanziali mutamentinelladistribuzione della ricchezza e nella pubblica opinione, la questione, in forma mutata, sorgeràdinuovo”. Il trionfo finale fu il risultato di un movimento a tenaglia. Apposite ricerche dimostravano che la maggior parte delle rette per le scuole privatevenivanopagateconi capitali. Per timore delle imposte di successione, le classi superiori smisero in larghissima misura di trasferireilpatrimoniodauna generazione all’altra al momento della morte. Si era stabilitalaconsuetudinechei nonni, quando erano ancora in vita, trasferissero il patrimonio non tanto ai figli quanto ai nipoti, per l’acquisto di un’istruzione privilegiata. Le imposte di successione si dimostravano impotenti di arrestare questo abuso che coinvolgeva tre generazioni; agivano anzi da incentivo e dovettero venir integrate da una serie di imposte sul patrimonio. Il sesto gabinetto laburista, con Crosland e Hughs operanti d’intesa nei due ministeri chiave, decise di istituire una grande imposta patrimoniale e da quel momento in poi l’imposta sugli aumenti di valore patrimoniale impedì l’acquisto di nuove fortune. Lescuoleprivatenesentirono subito l’effetto. Quest’ultimo fu in qualche modo controbilanciato dalla crescente ineguaglianza dei redditi di lavoro, ma non tanto da essere neutralizzato. Nel 1970 la situazione delle scuole private era certamente più difficile di quanto fosse statavent’anniprima. Più importante dell’imposta sul patrimonio fu il costante miglioramento dei livelli delle scuole classiche. Era tutta una questione, come ho detto, di biglietti da mille. Perché Rugby era superiore alla scuola classica di Walsall? Molto semplice: perché Rugbyspendevamoltodipiù per ogni ragazzo e perciò aveva insegnanti migliori e più numerosi. Quando il denaro destinato a Walsall aumentòdiparecchievolte— una parte del gettito dell’imposta patrimoniale venne destinato a nuovi laboratori e a nuovi edifici per le classiche — la qualità dellascuolarisultòmigliorata al di là di ogni immaginazione. Dal momento che lo Stato riusciva a comprimere l’afflussodifondiallescuole private, e ad aumentare gli stanziamenti per le proprie scuole, la vittoria, alla lunga, era assicurata. I genitori assediaronoWalsallinvecedi Rugby, e scoprirono che i loro figli dovevano concorrere su un piede di parità con tutti gli altri ragazzi, e che solo i migliori venivanoscelti.Soloseifigli erano troppo stupidi per meritare l’ammissione a Walsall essi ripiegavano su Rugby; ma questa ben difficilmente poteva restare unascuoladiprim’ordinesei suoi allievi erano di second’ordine. La bilancia delprestigiofinìperpendere, gradatamente, ma in modo decisivo,afavoredellascuola classicastatale. Non fu necessario abolire le scuole private; le migliori si abolirono da sé. I più sensibili direttori di scuola privata cominciarono a preoccuparsi della stupidità deiragazzichechiedevanodi iscriversi, e quando la tendenzafudeltuttochiara,e il Tesoro cominciò a diventare più generoso, risolsero i loro problemi negoziando con lo Stato l’inclusione delle loro scuole nel ruolo delle “scuoleconvitto sovvenzionate”, come venivano chiamate nel linguaggioufficiale. Per assicurarsi questa invidiabile posizione dovevano impegnarsi ad accogliere una maggioranza di ragazzi scelti, nel modo normale, dalle autorità locali nelle elementari. Nel 1972 Eton ridusse l’età di ammissioneaundicianniesi impegnò a riservare l’80 per cento dei posti agli allievi della Regina, poi diventati, nel1991,il100percento.Gli altriseguironolasciadiEton. FinchégliispettoridiSua Maestànonconcedevanoalla scuola convitto un certificato di efficienza, il che avveniva solo se i livelli accademici erano alti almeno quanto quelli delle scuole classiche diurne, essa non poteva venire ammessa nel ruolo. Tutte le scuole private più famose — praticamente tutte quelle che facevano parte della cosiddetta Conferenza deiDirettori—venneroaun certopuntoammesseeaperte a ragazzi dotati che avevano bisogno, per una ragione o perun’altra,dell’istruzionedi unascuolaconvitto:operché non avevano genitori, o perché venivano da famiglie che si spostavano frequentemente, o perché vivevano in campagna. Le altre scuole private, la maggioranza, furono lasciate andare per la loro strada. Dato che non educavano cervelli di prim’ordine, lo Stato non si curava molto di quel che succedeva al di là delle porte delle loro aule: purché, s’intende, raggiungessero i livelli minimi di igiene e di efficienza nelle attività manuali prescritti per le scuole secondarie moderne a cui venivano inviati i ragazzi qualsiasi. Logicamente le scuole private, essendo adesso riservate ai mediocri, non conferivano più un cachet sociale, e il numero dei genitori ancora disposti a sprecare il loro denaro su di esse diminuiva di anno in anno. Questo naturalmente, a prescinderedagliantroposofi, dai vegetariani e dagli anarchici di nuovo stampo, i quali erano tutti ossessivamente attaccati alle proprieistituzioniscolastiche. L’integrazione dei due tipi di scuola classica rese possibile molti benefici mutamenti nel contenuto dell’istruzione. Era ben nota l’importanza che le scuole diurnedavanoallascienza;le migliori non solo incoraggiavano la specializzazione per rendere possibilelaconoscenzapiena di almeno un particolare settore, ma, cosa di gran lunga più importante, badavano a inculcare quell’atteggiamento scientifico, esatto, curioso, indagatore, scettico, quell’umiltà di fronte alla natura ma non di fronte all’uomo, quell’appassionato distacco che è l’atteggiamento moderno verso la vita. Le scuole private, meno a loro agio nel mondo dell’industria, della tecnologia e della scienza, davano troppa importanza ad Atene e troppo poca all’atomo. Fino agli anni Sessanta l’esame di ammissione alle scuole private comprendeva ancora il latino! Ma non la scienza! L’istruzione classica ricevuta dalle classi aristocratiche inglesifuunodeifattoridella loro disfatta. Le portò a sopravvalutare il passato, Roma e Atene non meno della propria storia. Favorì l’accettazione fatalistica del declino dell’impero romano. La meritocrazia sostituì GaltonaGibbon*,edopoche fu raggiunta la libera circolazione degli insegnanti e delle idee, le scuole classiche persuasero le ex scuoleprivateadadattarsipiù completamente a un’età scientifica. Alcune di loro impararono la lezione tanto alla svelta che Eton fu in effetti la prima scuola a installare un ciclotrone e Christ’s Hospital* la prima a mandareungruppodiragazzi sullaluna. Ma il vantaggio non fu solo per una delle due parti. L’educazione alla leadership eral’obiettivodichiaratodalle scuole private, e il loro impero fu potente finché i soldati e gli amministratori non dovettero soccombere agli scienziati e ai tecnici. Con l’integrazione le scuole classiche poterono appropriarsi di quella parte della tradizione che era ancora valida, e perseguire così la loro vocazione di coltivarel’éliteconrinnovata sicurezza. Le scuole erano riuscite a liberare i ragazzi dalla subordinazione alle famiglie,creandodeisostituti agli angusti legami di parentela. Le classiche ne avevano ancora più bisogno, datochemoltideiloroallievi provenivano da famiglie di livello culturale inferiore, e perciò imitarono alcune di quelle stesse tecniche. Testimoni oculari garantiscono la validità del pieno sviluppo del sistema del convitto, delle riunioni regolari in laboratorio e dei circoli serali e di fine settimana per hobby scientifici o di altro tipo. Questi ultimi sono diventati così attivi che gli adolescenti nonsentonopiùilbisognodi passare una parte del loro tempo libero con le famiglie. Le loro case sono diventate semplicementedeglialberghi, con grande vantaggio dei ragazzi. IV Iprogressideimetodi dimisurazione dell’intelligenza Il successo di queste riformefuresopossibiledalla sempre maggiore efficienza dei metodi di selezione. Quanto sarebbe stato vano isolare le scuole superiori senza avere i mezzi per identificare gli eletti! Il progresso, naturalmente, non avanzò allo stesso ritmo in tutti questi campi complementari. Nel complesso l’isolamento delle scuole classiche procedette condifficoltàminoridiquelle incontrate dalla selezione degli allievi. Ma quanto più largamente si riconobbe che le scuole migliori dovevano essere riservate ai più intelligenti,tantomaggioresi fece la pressione sugli psicologi scolastici perché migliorassero le loro tecniche. Essi furono all’altezza. Ancora una volta lanecessitàgiocòlasuaparte consueta. Dopo il 1944 le richieste di ammissione alle classiche aumentarono notevolmente senza che vi fosse però una corrispondente espansione della capienza. La concorrenzaeradiventatapiù aspra; come si dovevano scegliere i migliori? Il valore dei reattivi mentali come guida alla selezione del personale delle forze armate era stato pienamente dimostrato durante la guerra, e sembrò quindi naturale adottare lo stesso tipo di metodo per scopi pacifici, soprattutto in una società stratificata incline per abito mentale a riconoscere una gerarchia di intelligenza una voltachelesiastataindicata. Irisultatifurononotevoli:nel 1950,apochiannididistanza dall’entrata in vigore della legge, la maggior parte dei ragazzi inglesi veniva sottoposta a questi esami prima di terminare la scuola elementare, e, quantunque si impiegassero anche altri metodi di esame, l’alto quoziente di intelligenza fu assunto come la qualifica principale per l’ammissione all’élite. La psicologia scolastica si conquistò un posto centrale nella pedagogia, posto da cui neancheinseguitoèstatamai deltuttosloggiata. È però vero che il progresso fu rallentato nei successivi decenni dall’ostruzionismo socialista. I propugnatori della scuola unica attaccavano senza tregua la separazione degli intelligenti dagli stupidi, cioè quello che costituiva il principale obiettivo degli esami dell’intelligenza. Dal loro punto di vista erano perfettamente coerenti: una volta accettato il loro presuppostosecondocuiogni individuo era, in un qualche modo mai dimostrato, uguale a ogni altro individuo, era egualmentesensatoscreditare l’efficienza dei mezzi mediante i quali i ragazzi venivano classificati in una graduatoria,econdannarnele conseguenze. Se in realtà un ragazzononerapiùcapacedi un altro, allora i reattivi mentali dovevano essere un inganno. I critici canzonavano gli psicologi, e parevano ritenere dimostrata la loro tesi dichiarando (peraltro giustamente) che i reattivi non misuravano, né potevano misurare, quell’astrazione che è l’intelligenza complessiva. Ma in effetti i critici non facevanoaltrochecircondare la questione di ulteriore confusione verbale. La confusione era in qualche misura inevitabile (era accaduto anche con la fisica nelXVIIsecolo)inunnuovo ramodellascienzacheurtava contro forti convinzioni metafisiche. Come potevano gli uomini essere uguali agli occhi di Dio e tuttavia ineguali agli occhi dello Psicologo? I socialisti peggiorarono ancora di più la confusione. All’inizio pochissimi profani erano in grado di capire che l’intelligenza non era un’astrazione,maunconcetto funzionale. Gli psicologi non valutavano l’intelligenza complessiva, che non esiste, ma le qualità occorrenti a trarre profitto da un’istruzione superiore. Se a questo insieme di qualità veniva apposta l’etichetta “intelligenza”, ciò era solo per comodità. Il banco di prova dei reattivi mentali era empirico:funzionavanoono? E la risposta era che nel complesso funzionavano. La maggiorpartedeiragazziche otteneva un alto punteggio nei test rendeva bene anche nellascuolaclassica.Erauna questione schiettamente statistica: si trattava di stabilirechel’altoprofittonei test (che avrebbero potuto chiamarsi anche test dell’idiozia per quel che contano i nomi) era in correlazione7 con l’alto profitto negli studi della scuola classica, con l’alto profitto all’università e con l’alto profitto nella vita. Si deve ammettere che gli psicologieisociologifurono un po’ lenti nell’escogitare i test dei test; molti di loro erano ancora impigliati in lacci ideologici. Non tutti erano lucidi come quel direttore di scuola che sosteneva che «si dovevano incoraggiare al massimo le ricerche intese a collegare il successo raggiunto in seguito da uomini e donne scelti a vari fini, alla diagnosi delle loro capacità risultante da esami condotti con metodi diversi»8. Il suo consiglio fu pienamenteaccoltosolodopo moltotempo. I socialisti non rimasero isolati. Per qualche tempo riuscironoascreditarealmeno in parte il quoziente d’intelligenza,enelmomento dellaloromaggioreinfluenza — negli anni Cinquanta e Sessanta — impressionarono vari comitati scolastici locali alpuntodifargliabbandonare del tutto i test. Ma il loro successo era destinato a durare poco. A ogni nuova messe di ragazzi, le autorità dovevano trovare un qualche sistema per dividere il grano dalla pula. Come? Se scartavano i test dell’intelligenza dovevano ripiegare sui risultati dei normali esami scritti, e se scartavano gli esami scritti dovevano ripiegare sulle valutazioni degli insegnanti. E allora s’imbattevano in difficoltà ancora più grandi. Gli insegnanti, a onor del vero, avevano già abbastanza da fare per dover esser costrettiasopportareancheil risentimento di ogni genitore acuibocciavanoilfiglio.Gli insegnanti dovevano essere protetti. Le autorità “progressiste” talvolta si trovavano di fronte alla richiesta degli insegnanti di ripristinare il QI. Inoltre, la ricerca scientifica dimostrò senza possibilità di dubbio che le valutazioni degli insegnantiegliesaminormali eranomenoequineiconfronti dei ragazzi delle classi inferiori. Inconsciamente gli insegnanti favorivano il ragazzoappartenenteallaloro stessa classe; gli esami tradizionali erano più favorevoli alle famiglie più istruite. I test dell’intelligenza,piùliberida preconcetti, erano proprio strumenti di giustizia sociale: undatodifattochenemmeno i più fanatici socialisti di quell’epoca potevano totalmenteignorare. I socialisti più moderati, anch’essi infetti di misticismo, ma in modo meno virulento, si stordivano con la convinzione che l’efficienza della selezione sarebbe rimasta sempre talmente bassa che molti ragazzi intelligenti avrebbero continuato a scivolare fuori dalle maglie della rete. Naturalmente non osavano farsi pubblicamente paladini della selezione inefficiente, e sostenere che fosse un bene negare ad alcuni ragazzi intelligenti la possibilità di svilupparsi; ma in privato, quando ciò accadeva, se ne dichiaravano soddisfatti. Essi erano i cattolici occulti nella cittadella protestante. In un periodo in cui si stava uscendo dalla società premeritocratica ciò era un felice adattamento, una fonte diserenitàpersonale,chenon costituivaperòunostacoloal progresso. Ma era la tranquillità dello struzzo. Questi mistici moderati avrebbero dovuto sapere che nonsipuòarrestarelamarcia della scienza; o piuttosto, dal momento che lo sapevano, avrebbero dovuto trarne le conseguenze. Dopo che si cominciò a studiare sistematicamente il comportamento umano, dimodoché le conoscenze, una volta acquisite, si integravano a vicenda, nulla poté arrestare il costante progresso delle tecniche per esaminare e scegliere, attraverso gli esami stessi, i portatori di combinazioni diversedigeni. Il progresso fu, come sempre, ineguale, e a periodi di stabilità succedettero improvvisi balzi in avanti. L’uomo dovette attendere la svoltadelsecolofinoal1989. Molto prima di allora i “cibernetici” si erano resi conto che l’uomo avrebbe capitoassaimeglioilproprio cervello se fosse riuscito a imitarlo. A misura che gli uominidiventavanopiùsimili a macchine, le macchine diventavano più simili agli uomini, e quando furono costruite macchine che imitavano le persone il ventriloquo finalmente capì sestesso.Icriterimoderniper stabilire la capacità mentale risalgonoaquell’anno;infatti non appena si comprese che anche a una macchina si può esaminare e valutare l’intelligenza,propriocomea un cervello umano, fu possibile stabilire un’unità comune di misurazione. Pamela, la calcolatrice ϖ del Laboratorio nazionale di fisiologia,diventò,conilsuo costante QI di 100, lo standard nazionale riconosciuto, e tutti i quesiti diesamevenivanopostialei primadiesseredistribuitialle scuoleeadaltricentri. Assai prima del 1989 gli psicologi erano riusciti a identificare i problemi da risolvere. Essi compresero che il cervello non era separabile dall’economia biochimicadell’individuopiù diquantolofosserogliorgani sessuali, e che l’individuo non era separabile dall’ambiente sociale e fisico incuivivevapiùdiquantolo fosseroisuoipolmoni.Molte personedigrandeintelligenza potenziale erano impedite di farne uso da un’ansietà dovuta a disturbi psichici. Di fronte a un ambiente sfavorevole alcuni mostravano scarsa intelligenza, altri molta intelligenza. Ecco quindi i lunatici del QI, ossia quelli che presentano un QI di 140 in certi momenti e di 90 in altri,enonsoloquandosono innamorati o prima di colazione: un male che pare colpisca alcuni dei maggiori esponenti del partito dei Tecnici. Gli psicologi affrontarono il compito di portare il reale più vicino al potenziale. I progressi terapeuticifuronounbenefico sottoprodotto della selezione scolastica. IlcomitatoSpensaffermò nel 1938 che è “possibile prevedere con una certa precisione già nell’infanzia il livello finale delle facoltà intellettuali di un fanciullo”. Questo è vero ora; non era vero a quel tempo. Non sorprende che si avessero reazioni così risentite quando ai reattivi fondamentali gli individui venivano sottoposti una volta sola, all’età di undici anni! Dai risultati conseguiti da un individuo a quella precisa età dipendeva seeglisarebbeononsarebbe andatoallascuolaclassica.Se andavamalepoteva,inteoria, riprovare più avanti. Ma questo in pratica accadeva assai di rado. Chi si sviluppava lentamente, si sviluppava troppo tardi. Il ragazzo, o la ragazza, che manifestava la sua intelligenza a quattordici anni, era ben fortunato se riuscivaafarsitrasferiredalla moderna alla classica. Di solito veniva inserito tra gli stupidi e classificato con questi per il resto della sua vita. Era una crudele ingiustiziaversol’individuoe uno spreco scandaloso per la società:atalpuntocheinuna certa misura le scuole uniche finivano addirittura per far del bene facilitando agli individui il trasferimento da un settore all’altro. Si sapeva che in alcune persone l’intelligenza raggiungeva il suo apice all’età di dodici anni, e in altre veniva sfruttata completamente solo dopoitrent’anni:masiagiva come se non lo si sapesse. Quando questa verità venne completamenteassimilata,gli educatori cercarono, con crescente successo, di fare in modo che la valutazione dell’intelligenza continuasse durantelavitascolastica.IQI venivano accertati a sette, nove, undici, tredici e quindici anni d’età, e a ogni fase l’individuo il cui punteggiorisultavapiùaltodi quanto fosse stato in precedenza veniva allontanatodaisuoiinferiorie messo insieme ai suoi pari. Tuttavia coloro la cui intelligenzasisviluppavasolo dopo la fine del corso scolastico sfuggivano del tuttoallaretedellaselezione. Ancora negli anni Ottanta un uomo che si fosse svegliato improvvisamente all’età di venticinqueanniincontravale più grosse difficoltà a ottenere il giusto riconoscimentodellesuedoti. Ed è qui che lo sviluppo moderno dell’educazione degli adulti si è dimostrato così decisivo. La scuola arrivò a durare tutta la vita. Sullo scorcio del secolo il diritto di ognuno a essere giudicato secondo la sua intelligenza fu onorato non più soltanto nei casi eccezionali. Da ultimo si riconobbe che, per un senso di elementare giustizia, nessun uomo o ragazzo dovesse essere giudicato stupidofinchénonfossestato provato tale. L’individuo era presunto sempre intelligente. Perciò qualsiasi persona di qualsiasi età aveva diritto, e anzi veniva incoraggiata, a sottoporsi ogni cinque anni a un riesame presso un Centro regionalediEducazionedegli adulti e, se le sue speranze erano fondate, invariabilmentelevenivaresa giustizia. La copia della sua Scheda d’Intelligenza Nazionale in possesso della direzione centrale veniva distrutta e sostituita da una nuova scheda contenente il punteggio del riesame, in modo che nessun datore di lavoro (o fidanzata) che richiedesse in via ordinaria i punteggi del suo QI e della sua capacità sarebbe mai venuto a conoscenza della posizione più modesta in precedenza occupata dall’interessato. Inoltre i tribunalideciserochenessuno aveva l’obbligo di indicare altro che il QI corrente nella sua dichiarazione per il Chi è?. Un riesame positivo era davvero un ricominciare da capo. Indubbiamente tutto ciò ha creato delle difficoltà. Alcuni ragazzi sono diventati eccessivamente ambiziosi a favore dei propri genitori e hanno esercitato su di loro esagerate pressioni perché si sforzassero di ottenere una riclassificazione. Si è cominciato a studiare avidamente montagne di libri sull’allevamento dei genitori. Alcuni operai hanno manifestato gelosia quando certilorocompagnidilavoro piùanzianisonostatimandati all’università o alla scuola secondaria superiore. Ma nel lungo periodo di transizione, in cui si è svolto il processo di miglioramento dei metodi di selezione, gli svantaggi sono stati di gran lunga compensati dai vantaggi. Naturalmente oggi gli psicologi hanno affinato i loro metodi a tal punto da poter tener conto della maggior parte degli imponderabili che ritardano lo sviluppo e da prevedere non solo il quoziente d’intelligenza, ma anche le età in cui questa darà i suoi frutti. Ma per quanto inebriantesiailprogressoper ogni persona dotata di mentalità scientifica, si deve riconoscerechelediscussioni cuiessohadatoluogohanno portato acqua al mulino dei criticidell’ordinecostituito. V Sommario In questo capitolo ho tracciato per sommi capi la grande storia della riforma scolastica. Il governo, finalmente pervenuto a un senso moderno dei valori, riconobbe che nessuna spesa era più vantaggiosa di quella destinata alla produzione di intelligenza. L’avarizia si convertì in munificenza, agli insegnanti e agli edifici scolastici fu data la priorità nell’impiego del reddito nazionale. L’indipendenza delle scuole classiche fu mantenuta.Lemiglioriscuole privatevennerofuseconesse e le due si fecondarono a vicenda. A fondamento del nuovo sistema si posero metodi di identificazione dell’intelligenza che divennero sempre più efficaci. Con l’inizio degli anniOttantalebasidelnostro attuale sistema scolastico eranostategettate. Il progresso fu possibile perché, come ho spiegato nel capitolo precedente, i socialisti in quanto forza organizzata crollarono. Non fu così però dei sentimenti che essi esprimevano. Tutti i bambini manifestano un istinto socialista, e alcuni di lorononsuperanomaiquesta fase.Mailnucleoirriducibile degli egualitari psicologici chenonguarisconomaidalle invidiecontrattenellanursery diventa un pericolo per lo Statosoloneimomentiincui si aggrega a esso un gran numerodialtrepersonelecui speranzesianostatestroncate nella vita adulta. Gli anni Sessanta furono uno di quei momenti, e lo è anche il tempo presente. Gli individui si sentivano frustrati allora perché essi (o i loro figli) venivano privati di quell’istruzionesuperiorealla quale credevano di aver diritto; si sentono frustrati oggiperlastessaragione,ma non tanto a causa della segregazione praticata nelle scuole(aquestoperlopiùci si è abituati) quanto perché sentonosostenerecheiCentri regionali per l’educazione degli adulti sarebbero sopravvissuti alla loro utilità. I Centri ormai sono molto apprezzati da alcuni dei tecnici più capaci, cioè propriodaquellepersoneche, quantunque di bassa condizione, possiedono quel tanto d’intelligenza che gli consente — e gli ha consentito in passato — di essere il perno di ogni movimentorivoluzionario.La chiusura dei Centri regionali nonsarebbeperciòunamossa destinata a provocare malcontento? Se la mia analisiègiusta,questanuova tendenza,comespiegheròpiù ampiamenteinseguito,èuna delle ragioni fondamentali dellerecentiagitazioni. * British Union of Grammar School Attenders, il sindacato degli studenti delle scuole classiche(N.d.T.) * Termine lievemente spregiativo concuiisudamericaniindicanogli stranieri, e specialmente gli angloamericani(N.d.T.) * Joseph Lancaster, educatore quacchero, inventò un sistema di istruzione che applicò in una scuoladaluifondata.Morìpovero eindebitato(N.d.T.) *Gibbonèfamosoperlasuaopera indiecivolumiDeclineandFallof the Roman Empire. Galton (18221911) è il fondatore dell’eugenetica. Sosteneva la necessità di ridurre la prolificità degli incapaci e di incrementare quelladeicapaci(N.d.T.) * Altra famosa scuola privata (N.d.T.) Capitolo4 Dall’anzianitàal merito I Laclassedeglianziani Per un cinquantennio le scuole furono bersaglio di riforme, e a ragion veduta: i risultatifuronobrillanti.Mai riformatori come sempre si dimostrarono (forse era necessario)troppounilaterali. Si fissarono sulle scuole a esclusione di ogni altra cosa, con il risultato preoccupante chepermoltiannil’efficienza concuilamanodoperaveniva impiegata nell’industria restò molto indietro rispetto all’efficienza con cui veniva impiegata nella scuola. I nostri avi non si rendevano pienamente conto del fatto chelapromozionepermerito degliadulti,contuttociòche questo implicava per l’organizzazione industriale, era necessaria quanto la promozione per merito dei ragazzi. Una società che riconosceva i diritti dell’ingegnonellescuole,ma non nell’industria, era come una famiglia divisa contro il proprio interesse. Non comprendevano appieno che una volta abolite le caste, o, piuttosto,unavoltaconvertite le caste nelle moderne classi, restava ancora un’altra categoria di persone da neutralizzare: la classe degli anziani. Non capivano che tenere un individuo inadatto in una posizione di potere solo perché anziano era funesto quanto tenere un individuo inadatto in una posizione di potere solo perché i suoi genitori appartenevano alla classe superiore. In una società apertaipochielettitraimolti chiamati debbono esser eletti per merito; l’età è un principioirrilevantequantola nascita. Nella storia umana i vecchi sono stati la classe dirigente più duratura: una volta insediatasi al potere, ogni aristocrazia, ogni plutocrazia,ogniburocraziaè sempre stata anche una gerontocrazia; e persino in democrazia il governo del popolo, sul popolo, per il popolo ha voluto dire governo degli anziani, sui giovani, per gli anziani. Nell’epoca preindustriale l’autocrate dell’azienda agricola non spartiva la sua autorità con alcun maestro di scuoladurantelafanciullezza dei figli, e anche quando diventavano adulti, conservava su di loro un dominio temperato solo dal timore che tormentandoli troppo avrebbe potuto incorrere nella sorte di re Lear. Dopo l’avvento dell’industria i padri continuarono a fare del loro meglio per agevolare il progresso dei propri figli rispettoaifiglideglialtri,ma giammairispettoasestessi;e a questo fine la solidarietà dell’anzianità trasformava tutti i padri in una banda di fratelli. Dopo il consolidamento della nuova éliteipadrinonpoteronopiù ottenere privilegi per i propri figli, ma continuarono a fare del loro meglio per evitare che i figli degli altri, per quanto intelligenti fossero, raggiungessero una posizione di supremazia nei loro confronti. Lameritocrazia,inbreve, minacciava di diventare ancora una volta una gerontocrazia. Se questo pericolo non fosse stato scongiurato, la rivoluzione intellettuale sarebbe rimasta incompiuta. Riformata l’istruzione, taluni credettero di essere entrati nel millennio. I primi della classe tendevano a riposare sugli allori. Entravano,comechisirifugia inunporto,incarriereancora governate da una mentalità corporativa. Si lasciavano guidare dagli anziani della loro categoria. Si confortavano con il pensiero che continuando a fare attraversolesuccessivetappe d’età lo stesso regolare progressocheavevanofattoa scuola, a tempo debito sarebbero diventati a loro voltadeglianzianiinviolabili. Solo la realtà spietata del mondo moderno poté scuoteregliindividuidalloro torpore e scatenare nell’industria, come già nella scuola, la competizione. Per poter unire il meglio dell’Inghilterra — il nostro sistema per i fanciulli — al meglio dell’America — il loro sistema per gli adulti — laconcorrenzadovevadurare tuttalavita. II Lefabbrichecessano diesserescuole Fino alla guerra contro Hitler,eperalcuniannidopo la sua conclusione, l’istruzione determinava le prospettive di promozione quasi nella misura in cui le determinanelnostrotempo.Il lavoratore manuale che lasciava la scuola all’età minima consentita restava di solito per tutta la vita un lavoratore manuale, e al massimo poteva sperare di diventare capo-reparto o capo-officina; o, se era fortunato, e prendendo un’altra via, segretario generale di un sindacato. L’ambizioso costretto a lasciare prematuramente la classica poteva diventare direttore di stabilimento, colui che aveva studiato da computista poteva diventare contabile. In quasi tutti i luoghi di lavoro era praticamente impossibile trasferirsidallacarrierascelta in partenza in base all’istruzione a un’altra carriera che portasse più in alto: il capo-officina restava un capo-officina, invece di ricominciare dalla carriera che porta a direttore di stabilimento; il contabile restava un contabile, e non concorreva alla carica di amministratore. L’istruzione determinava il livello di inserimentonell’industria,eil livello di inserimento determinava il punto di arrivo. Se le scuole fossero state razionalizzate, questa struttura sarebbe andata abbastanza bene. Ma dal momentochenélaqualitàné la quantità dell’istruzione venivano ancora determinate secondo l’intelligenza, molti ragazzi dotati lasciavano la scuola troppo presto, e molti stupidi la lasciavano troppo tardi.Unaminoranzadidatori di lavoro più avveduti, seguendo il modello dell’amministrazione statale che ho già descritto, si adoperaronopercorreggerele ingiustizie del sistema scolastico e trarne nel contempounvantaggioperse stessi. Essi diedero ai loro dipendenti più intelligenti la possibilità di elevarsi all’interno dell’azienda in luogodellepossibilitàperdute ascuola.Neicasipiùestremi (epernoipiùridicoli),questa consuetudine consentiva al ragazzo che serviva il tè ai lavoratori manuali, e al fattorinodell’ufficio,disalire fino al consiglio di amministrazione. Le prime industrie nazionalizzate si sforzarono di eguagliare almeno l’amministrazione statale. Nelle ferrovie, ad esempio, un impiegato d’ordine, sempre che si fosse deciso a compiere il passo quand’era ancora molto giovane, poteva trasferirsi dalla carriera impiegatizia d’ordine a uno dei posti più bassi della carriera impiegatizia di concetto. L’industria elettrica era ancora più illuminata: “Si ritiene che i dipendenti del settore facciano parte di una sola carriera, nella quale progrediscono, a misura che si creino posti vacanti, in apertaconcorrenzaesecondo l’esperienza e l’attitudine a ricoprire un determinato incarico”1. È una dichiarazione divertente, dal momento che la prassi si discostava alquanto dalle prescrizioni, ma ad ogni modo dà un’idea di come si pensava che le cose dovessero andare. Alcuni industrialieranocosìfieridei loro sistemi di promozione e piani di carriera che preferivano prendere direttamente i ragazzi dalle scuole e prepararli sul lavoro anziché reclutare laureati. Questo atteggiamento era deplorevolmente diffuso tra gli alti dirigenti che non avevano frequentato l’università; naturalmente in queitempiremotieranomolti questi uomini “venuti dalla gavetta”. La vergogna della scuola era l’orgoglio della fabbrica. L’inizio della seconda fase, che è durata fino al nostro tempo, viene fatto risalire di solito agli anni Cinquanta. Occorsero dai dieci ai vent’anni perché gli effetti della legge del 1944 fossero sentiti diffusamente dall’industria. Pochi industriali furono pronti quanto Eric James ad afferrarne il significato: «L’industriaeilcommercio», dichiarò Sir Eric, «non potranno più reclutare a quindici o sedici anni di età dei ragazzi che, come in passato, abbiano la capacità di farsi strada fino alle posizioni più alte della dirigenza»2. Con il passare del tempo solo gli industriali più ottenebrati non riuscirono a capire questa lezione. La dimostrazione pratica arrivava puntualmente alla fine di ogni anno scolastico. Quali che fossero per i ragazzi della secondaria moderna le possibilità di salire lungo la scala dell’industria, la dura realtà era che quelli di loro capaci di farlo erano sempre meno numerosi. Le classiche trattenevano i ragazzi promettenti che nelle generazioni precedenti sarebbero probabilmente entratinell’industriaall’etàdi quindici anni; e i più capaci dei capaci andavano all’università.Datocheilsolo pianodicarrierachecontasse era quello scolastico, i capitanid’industriadovevano adattarsiaesso.Oriuscivano ad attirare un’aliquota di diplomati della classica, e un pizzico di laureati; o i loro affari sarebbero andati a catafascio. Per poter alimentare gli alti gradi direttivi dovevano trarre le nuove leve dall’istruzione superiore, anche se ciò significava urtare nell’opposizionedeisindacati all’assunzionediestranei,ein particolar modo di estranei istruiti. I dirigenti sindacali sostenevano, nell’interesse dei loro iscritti, che la persona venuta dalla gavetta lavorando sodo era fondamentalmente superiore a quella di formazione puramente accademica. Ma questo accadeva prima che l’istruzione si conquistasse quel grande rispetto di cui in seguitohagoduto.Latesiera ovviamente una sciocchezza: per salire in alto non c’era strada più dura della scuola classica. La consapevolezza che la penuria di ingegni era la più grave di tutte alimentava la concorrenza tra i dirigenti aziendali. Secondo un rapporto dell’epoca, già qualcheannodopoil1944“al secondoannodiuniversitàun giovanottoavevagiàricevuto da una grande azienda l’offerta di un posto a 750 sterline l’anno per quando avesse preso la laurea, e veniva assiduamente corteggiato da un’altra grandissima azienda, il cui amministratore delegato lo invitavaapranzo”3. E questo è niente in confronto a quello che successe dopo; ben presto ogni azienda lungimirante cominciò a mandare squadre di cercatori di talenti a rastrellare le università e le classiche: e a parecchi professori di scienze e docenti universitari si cominciarono a offrire onorari per fornire regolari segnalazioni degli studenti promettenti. I giornali traboccavanodiappellirivolti dalleindustrieaglistudiosi;le riviste universitarie si ingrandivano continuamente grazieaiproventidegliavvisi pubblicitari. Talvolta questa caotica concorrenza era sleale, come sostenevano molte associazioni di categoria, e talvolta diede luogo a soprusi. Alcuni capaci allievi delle classiche vennerodissuasidalportarea termine gli studi mediante l’offerta di generosi apprendistati, e altri vennero indotti a non frequentare l’università dalle pressioni di facondi cercatori di talenti che promisero loro non soltanto alti stipendi immediati, ma la frequenza all’università, in un secondo tempo,aspesedelladitta.Gli onorari e i contributi alle spese di ricerca non erano il modo migliore di aumentare gli stipendi degli insegnanti dimateriescientifiche. La NUS (National Union of Students) e la BUGSA dovettero proteggere i propri iscritti,enel1969ilministero della Pubblica Istruzione e la Federation of British Industries concordarono il Codice delle Norme per l’Utilizzazione dei Prodotti dell’Istruzione Superiore. Ma questo, pur essendo un tentativo degno di lode, si dimostrò così inefficace in praticacheilcontrollostatale sulla destinazione delle risorse intellettuali divenne una necessità indilazionabile. Dopo che venne istituito, si riuscì in generale a far rispettare le priorità. Un’efficace pianificazione dell’intelligenza è necessaria nonsoloaporrefineauntipo di concorrenza tra le aziende che comporta gravi sprechi, ma anche ad assicurare al governo un potere strategico di controllo sull’intera economia. III Sfidaall’età L’industria cedette abbastanzadibuongradoagli insegnanti la funzione di selezionare i giovani da avviare alla carriera di dirigente, non appena si rese conto che per sopravvivere eraessenzialecedere.Daquel momento in poi la maggior parte di coloro che all’età di diciannove o vent’anni entravano nelle sfere superiori dell’industria, del commercioedelleprofessioni furono veramente la crema delle rispettive classi d’età. I futuri dirigenti venivano scelti in base al merito attraverso la selezione concorrenziale delle scuole. Ma a quel punto — finché durò questo periodo di transizione — la libera concorrenza si arrestava. Dopo che era entrato in fabbricaoinufficio,ilnuovo venuto non aveva più modo di misurarsi contro tutti gli altri nella corsa alle promozioni. Non gli era più consentito, neanche dopo aver speso vari anni a imparare il mestiere, di affrontare in aperta concorrenza persone molto piùvecchiedilui.Finchéera giovane, fosse anche stato capace come Henry Ford o Lord Nuffield, egli doveva accontentarsi di essere al massimo un giovane dirigente. La promozione a tutti i posti più importanti avveniva ancora per anzianità; e la regola era applicata così rigorosamente chesenzaunagrandefortuna anche i più preparati non potevano sperare di raggiungere il sommo della scala prima dei cinquanta o dei sessant’anni. La storia dellaterzaepiùrecentefaseè la storia del modo in cui il principio dell’anzianità è stato gradualmente sostituito dal principio del merito, e l’industria è stata riorganizzata sul modello dellescuole. Anche in questo caso stentiamo a capire quanto fosse fortificata la posizione incuistavanoarroccatiaquel tempo i vecchi, specialmente in Gran Bretagna. La posizioneattribuitaall’etàera stata collegata in passato alla posizione derivante dalla nascita, ma era molto meno facile screditarla. Verso la metà del secolo scorso era estremamente raro che qualcuno prendesse apertamente le difese del sistema ereditario. Non si pensava più che i legami di parentela conferissero dei meritiaunapersona.Mal’età sì. I diritti dei vecchi non avevano bisogno di essere pubblicamente proclamati, poiché generalmente erano dati per scontati. L’età era considerata con deferenza proprio in quanto tale, e non si sentiva nemmeno il bisogno di ammettere l’esistenza di un dilemma quandodaunlatosiparlavaa favore della promozione per merito e dall’altro si agiva a favore della promozione per anzianità. Si risolveva il dilemma, prima ancora di porlo correttamente, sopravvalutando enormemente il valore dell’esperienza, che veniva considerata come un puro prodottodell’età.Neerastata fatta addirittura una mistica: si diceva “Sì, ma ha più esperienza”, come se questa fosse l’ultima parola. Il rispettoperl’etàvigevacome norma della società allo stesso modo del rispetto per l’aristocrazia dal quale era derivato. Seniores priores: non v’è testimonianza più probante dell’influenza di questo principio di quella offerta dalle scuole. Queste ultime indebolirono la propria funzione di progresso sostenendo proprio il principio con cui per loro stessa natura erano in contrasto.Iprefettieranouna delle caratteristiche più tipiche delle vecchie scuole private. Questi prefetti erano ragazzi degli ultimi anni del corso, i quali esercitavano quotidianamente un’autorità sui loro compagni più giovani, alcuni dei quali venivano scelti come “famigli” per servirli. Il compito di mantenere la disciplina veniva in gran parte affidato ai prefetti, che avevano il potere di imporre l’obbedienza picchiando qualsiasi ragazzino che incorresse nella loro disapprovazione. Il sistema dei prefetti purtroppo fu adottato anche dalle scuole classiche: di conseguenza il riguardo che i ragazzi più piccoli avevano per i più grandi si convertì in un timore reverenziale che spesso durava tutta la vita. I vecchi, consentendo ai giovani di avere un’autorità solo quando non costituiva unaminacciapersestessi,in sostanza proteggevano il proprio potere da future contestazioni. L’abolizione dei prefetti fu una riforma importante che ebbe inizio nelle scuole miste “progressiste”,epoisidiffuse ancheinquellepiùortodosse. Lo spazio non mi consente di ricostruire i mutamenti sottili e infinitesimali che hanno concorso a creare un nuovo spirito; mi limiterò a individuare alcune reazioni chedaultimosidimostrarono troppo forti per la gerontocrazia.Leconsidererò brevementeunadopol’altra. 1) Pressione da parte dei giovani. Unconcretoprogressoera impossibile fintantoché i giovani non avessero conquistato una maggiore fiducia in se stessi. Finché accettavanoilpredominiodei vecchi non c’era speranza di uno spostamento nella distribuzione del potere, proprio come non v’era stata speranzadimutamentofinché la superiorità delle classi più elevate nel sistema ereditario era stata riconosciuta da quelle inferiori. Il diritto dei vecchi al potere doveva esseremessoindubbioconlo stessovigoreconcuierastata messaindubbiolalegittimità dell’ereditarietà, e per la stessa ragione. L’ereditarietà fudenunciataperlasemplice ragione che un paese industriale in sviluppo, impegnato nella concorrenza conaltripaesi,nonpotevapiù permettersi il lusso di avere dirigenti di second’ordine; le necessità dell’economia riplasmarono la società. Questa campagna non cessò con la prima vittoria, ma fu ritorta contro i vecchi. I membri di ogni nuova generazione si rivoltarono contro i loro maggiori; i giovani coraggiosi si opposero alle pretese dei vecchiinvecediassecondarle per carpirne i favori. Alcuni invocarono la distruzione dell’ordine costituito; altri, più costruttivamente, tentarono di rimuovere gli ostacoli al proprio avanzamento. I più ribelli intuironocheilprogressopiù rapido si verifica quando i vecchisonocostrettiacedere il potere prima della conclusione del loro ciclo vitale: l’essenza di ogni rivoluzione sociale è l’anticipazione del trasferimento dell’autorità da una generazione all’altra. I più saggi capirono che il progresso più sicuro è quello del topolino: rodere l’ordine costituito invece di slanciarvisi contro. La politicamiglioreeraquelladi criticare in maniera empirica il valore di singoli anziani anziché la categoria nel suo insieme. I giovani ebbero il successo che sappiamo nel contrastare la consuetudine privata in quanto avevano a loro sostegno le risorse della cultura pubblica. Essi proclamavano che i giovani in generale avevano diritto, sulla base del merito, a un trattamentomigliorediquello che ricevevano. Avevano assolutamente ragione. In ogni società in rapida trasformazione i giovani si trovano a loro agio più dei vecchi:imparareperlaprima volta gli riesce più facile che ai vecchi disimparare, e poi imparare di nuovo, per una seconda o terza volta, soprattutto quando la nostalgia della propria giovinezza li rende poco disposti perfino a tentare. Questodiventatantopiùvero quando le scuole progrediscono ancor più rapidamente della società di cui fanno parte. Allora i ragazzi non solo imparano cose diverse, intonate alle necessità del loro tempo (particolarmente quando gli insegnanti sono giovani anch’essi); ma imparano anchedipiù,perchéillivello è più alto e i metodi pedagogici sono migliori. Si paragoni il ragazzo che impara oggi la fisica a un anzianocheabbiafrequentato lastessauniversitàneglianni Ottanta, prima ancora che Shag fosse nato. Il mutamentoècosìdrammatico che in realtà non si tratta più nemmeno della stessa materia. A parità di capacità naturali,nonv’èalcundubbio su quale dei due debba ricoprire un posto importante neilaboratori,poniamo,della sede centrale dell’Istituto di Eugenetica.Hodetto“aparità di capacità naturali”: ma naturalmente ciò è improbabile. Non è soltanto nel contenuto dell’istruzione superiore che si sono fatti progressi; i metodi di selezione di coloro che debbono beneficiarne sono migliorati almeno altrettanto rapidamente. Fino a pochissimo tempo fa ogni leva dell’élite ha mostrato di possedere maggiore capacità innata della leva precedente; il laureato del 2000 ha dimostrato di avere più ingegno, oltre che migliore preparazione,dellaureatodel 1990; quello del 2010 più di quello del 2000. La rivelazionecheillaureatodel 2020 era solo di poco superioreallaureatodel2010 è stato appunto uno dei fatti sconcertanti che hanno contribuito a provocare la presenteagitazione. 2) Appoggio da parte deglianziani. Non c’è mai stata una divisione rigida tra giovani e vecchi:lelineediclassesono rimaste sempre indistinte. Certi giovani faciloni facevano buona accoglienza alla stratificazione basata sull’età per amor del quieto vivere, per non doversi sentire spronati a concorrere con i loro coetanei. Certi anziani, d’altro canto, erano dei “traditori del loro gruppo d’età”. L’osservanza della promozioneperanzianità,pur rispondendo all’interesse della maggior parte degli anziani, non li ha mai riguardatidavverotutti. Quasitutteleoccupazioni non manuali erano graduate secondo l’anzianità. Un impiegato di banca, ad esempio, partiva dal basso e poiognitantianniconseguiva unaumentodistipendioeun miglioramento di posizione, finché a un certo punto diventava cassierecapo o magari direttore di agenzia. Ma se perdeva il posto, poniamo, all’età di quarant’anni—ilchepoteva avvenire senza sua colpa, magari per effetto dell’automazione4 — che cosa poteva fare? In seguito alla prima legge laburista sulle pensioni nazionali di vecchiaia, poteva portarsi via almeno la pensione. Ma non la sua posizione. Se cercava dientrareinun’altrabanca,o inunimpiegocompletamente diverso, su quale gradino della scala della carriera doveva mettere i piedi? Se ricominciava dal punto di partenza, subiva la perdita di tutti i miglioramenti che aveva ottenuto nel corso di vent’anni. Se entrava allo stesso livello di altri quarantenni, occupava un posto agognato da un altro impiegato trentacinquenne. Maquestasoluzionedisolito veniva resa impossibile dall’opposizione di tutti gli impiegati più giovani che si trovavanonellastessalineadi promozione. Poiché i vecchi, per proteggersi, insistevano sulla promozione per anzianità, non potevano mutarerottaquandolostesso principio veniva invocato dai giovani, in forza delle loro prospettive di lenta ma costante ascesa. Di conseguenza i vecchi erano sicuri solo fintantoché restavano nello stesso impiego: la paura del licenziamento che coglieva gli uomini di mezz’età era una delle cause principali della prudenza che portò la stagnazioneinmolteaziende. Avevano terrore del grido “troppo vecchio a quarant’anni”; una massima temuta da tutti fuorché dagli individui eccezionalmente brillanti,chenessunabarriera d’etàpotevaarrestare. Talvolta le persone non più giovani che avevano dovuto accettare la retrocessione per ottenere un posto qualsiasi, avendo perduto il posto che occupavano in un’altra carriera, caldeggiavano la promozione per merito non meno decisamente dei colleghi più giovani di pari grado. Questa, per i giovani, si dimostrò un’utile alleanza. Un’altra più forte alleanza si stabilì con i pensionati. La promozione per anzianità comportava un collocamento a riposo precoce e obbligato. A un certo punto l’età ordinaria per il collocamento a riposo fu stabilita a sessantacinque anni. Per quanto capace potesse essere il direttore, e ansioso di continuare a lavorare, le pressioni ostili alla sua permanenza erano fortissime. Se rimandava di un paio d’anniilmomentodelproprio collocamento a riposo, tutti i movimenti di carriera al di sotto di lui si arrestavano. Il vice-direttore sessantenne dovevaattendereperaltridue anni la promozione, e così il suo assistente di cinquantacinque anni, e così anche l’assistente cinquantennediquest’ultimo; giù giù fino al giovinotto trentenne fresco del corso di perfezionamento postuniversitario. Tutti attendevano che il “vecchietto” cominciasse a gingillarsi con il giardino invece che con gli affari, e speravano di non esaurirsi troppoaspettandochevenisse ilmomentodioccuparelasua scrivania.Perciòtuttiigruppi d’età erano solidali contro il vertice nel pretendere che venissero rispettate le regole delgioco.Primadelcompleto consolidamento della meritocrazia,puòesserestato necessario sostituire la stratificazioneperetàaquella ereditaria per garantire la stabilitàsociale.Mailprezzo fu altissimo. Ogni anno centinaia di migliaia di anziani, alcuni dei quali sarebbero stati assai più di vantaggio che di impedimentoailorodatoridi lavoro, venivano costretti dalla rigidità del sistema di promozione a ripiegare nell’ozio, perdendo così ogni stima di se stessi. E così quelli che pensavano che in virtù della loro capacità sarebbero stati mantenuti ai loro posti si trovavano dalla stessa parte dei giovani, che daunmutamentodelleregole siaspettavanolapossibilitàdi unapromozionepiùrapida. L’inosservanza del principio del merito ebbe conseguenzesemprepiùgravi a misura che aumentava il numero dei vecchi che vivevano per tutta la durata statisticadellavita,eamisura cheladuratamediadellavita si allungava. Gli anziani erano l’unica grande riserva dilavoroediintelligenza;ed erano anche una riserva in espansione. A un certo punto l’Inghilterra fu costretta a seguire l’esempio di altre società industriali che avevano norme per il collocamento a riposo meno antiquate. Ma quando l’età del ritiro fu elevata a settant’anni, le conseguenze politiche furono così gravi che si dovette attendere vent’anni prima di vederla ulteriormente elevata a ottant’anni,ealtridodicianni prima che venisse completamente abolito il limite di età. L’elevamento dell’etàacceleròladiffusione dei nuovi principi, perché l’anzianità perse ogni fascino quando tutte le persone che attendevano in fila la promozione videro improvvisamente oscurarsi le loro prospettive; esse divennero più propense a riporre la propria fiducia nel merito.Disolitoglianzianiil cui ritiro era stato procrastinatononrimanevano al lavoro in qualità di capi; ben poche persone sopra i cinquantacinque anni sono oggi membri a pieno diritto della meritocrazia. I vecchi (come, prima di loro, i lavoratori manuali) dovettero rassegnarsi alla retrocessione a misura che la loro capacità declinava, in assoluto o in rapporto alle nuove leve uscite dalla scuola. Il consigliere delegato doveva diventare meccanico d’ufficio, se non nella sua ditta, in quella di qualcun altro; il professore doveva diventare commesso di biblioteca. Si è avuto il caso di giudici diventati autisti di piazza, di vescovi diventati curati, di editori diventati scrittori: l’antico splendore trasferitoinpostiperiqualisi richiede solo di essere persone fidate. Il reimpiego deipensionatireseungrande serviziodissociandol’autorità dall’età. I giovanotti tendevano a provare un certo disagio nel dare ordini ad anziani appartenenti alla loro stessa classe sociale. Ma i reimpiegati dimostravano cosìpocorisentimentoversoi giovani superiori, ed erano così grati di ottenere un lavoro, che la diffidenza dei giovanisuperiorisidileguò,e la loro sicurezza di comando si adeguò meglio alle loro capacità. 3) Progressi nella classificazionedelmerito. Ma forse la ragione principale del mutamento di clima mentale sta nel fatto che il merito è diventato sempre più misurabile. Una volta l’anzianità aveva il meraviglioso vantaggio di essereunpuntodiriferimento obiettivo, quantunque non pertinente, mentre il merito, pur essendo pertinente, era ancorasoggettivo.Inrealtàil merito fu per molto tempo poco più che un rispettabile travestimento del nepotismo. I padri assicuravano la promozione ai loro parenti e amici, e pretendevano con se stessi e con gli altri di non averfattoaltrocherendereil dovuto al merito. Ma se riuscivano a ingannare se stessi, gli altri non si lasciavano ingannare altrettanto facilmente. I sindacati, in particolare, si rendevano conto fin troppo bene dei tranelli della selezione per “merito”, quando era il padre a far da giudiceepsicologo,equando nella linea di promozione venivano introdotti degli estranei sospettavano giustamentechesifosseagito in modo non del tutto conforme a giustizia. Perciò erano a favore della promozioneperanzianità,che eraalmenountantinomeglio del volgare nepotismo. Il mondo era in grado di constatarese,inbaseaquesta particolareideadell’equità,la giustiziatrionfavaono.Sein una determinata carriera veniva data a un trentenne una posizione di superiorità rispetto a un quarantenne (o piuttosto, se a una persona che vantava vent’anni di anzianità di servizio si preferiva un’altra che ne avevadieci)erapaleseatutti che non era stata fatta giustizia. Questo circolo vizioso — l’indeterminatezza del merito che portava al rispetto del medesimo—fuspezzatosolo quando vennero adattati all’economia i metodi di selezione impiegati nelle scuole. Gli esami dell’intelligenza e le prove attitudinali avevano un carattere obiettivo, ed erano assai più attendibili delle vecchie forme di valutazione che venivano a integrare. Nella prima fase, come abbiamo visto, furono i risultati ottenuti nelle prove (consideratiassiemeallivello di istruzione a cui i risultati delle prove stesse venivano riportati) a determinare il livello di inserimento nell’industria. Quando la gente fu psicologicamente prontanonfuaffattodifficile estendere l’ambito delle prove così che i punteggi controllassero la promozione oltre che la selezione. Per cominciare, gli imprenditori dovettero sottoporre i candidati a esami aziendali; tuttavia i rapporti di lavoro erano a quel punto così inquinati dal sospetto che si diffidava della loro imparzialità solo perché si svolgevano a cura del datore di lavoro. L’atmosfera si rasserenò molto quando il governo istituì la sua catena di Centri regionali per l’educazione degli adulti e di Centri Comunitari quale regolare servizio offerto all’industria; e quando, dopo un dibattito lunghissimo e acrimonioso, autorizzò i datori di lavoro a prendere visione dei risultati delle prove di intelligenza eseguite dai centri e dalle scuole. I datori di lavoro hanno ora lo stesso interesse dei loro dipendenti ai riesami quinquennalieseguitipressoi Centri regionali, e molti di loro mostrano il loro apprezzamentonelleGiornate di Premiazione delle loro fabbriche. Ma c’era una cosa che i Centriregionalinonpotevano fare: non potevano misurare lequalitàdicarattereespresse nello sforzo impiegato da un dipendente nel corso del suo lavoro. L’intelligenza combinata con lo sforzo costituisconoilmerito(I-f5= Af). Il genio pigro non è un genio. È proprio qui che i datoridilavorohannodatoil loro contributo alla causa del progresso. L’organizzazione scientifica del lavoro, di cui furono pionieri i Taylor, i GalbraitheiBedaux,hareso possibile il moderno studio dei tempi e dei movimenti, e questo a sua volta ha reso possibilelamisurazionedello sforzo. L’arte della misurazione del lavoro è diventata una scienza, con la conseguenza che le retribuzioni possono essere valutate e collegate allo sforzoinmanierasemprepiù precisa. Tornerò su questo argomento più avanti. Il grande contributo del dottor Roskill fu di dimostrare in quale modo il principio dello studio scientifico del lavoro potesse essere applicato ai processi mentali. Da quel momento il datore di lavoro poté disporre di una Tabella Roskill, nonché dei punteggi deiCentridieducazione,ese nonostantetuttociòsbagliava nella scelta, voleva dire che eravenutoperluiilmomento di sottoporsi a un riesame. Il diritto dei sindacati di accedere ai punteggi dei dirigenti è una delle garanzie che, qualora si rendano necessari nuovi esami, essi verrannofattiperamoreoper forza. IV Sommario Questi, dunque, sono alcuni dei passi mediante i quali si è potuto eliminare le vecchie strozzature dell’industria. Dopo che tutta l’opinione pubblica intelligente aveva riconosciuto che l’efficienza doveva essere aumentata, nell’interesse generale dell’umanitànonchédiquella parte della stessa che popola questeisole,lerivendicazioni dei giovani non potevano esserepiùrespinte.Fulacrisi a fornire l’occasione ai giovani. Se ne sono avute dimostrazioni in tutte le guerre: i giovani denunciavano i “capoccioni dello Stato Maggiore” e i “politici” perché erano arretrati, e si facevano strada proprio perché altrimenti “capoccioni” e politici inetti avrebbero lasciato vincere il nemico. Anche in tempo di pace la concorrenza internazionale si è sempre dimostrata efficace. La capacitànaturale,congelatain gruppi di età inferiore, o in classi sociali inferiori, ha sempreavutounfortealleato: lostranierointelligente. Il mutamento, come sempre, ha anche creato resistenze. Le proteste del passato erano le proteste dei giovani. Ribellandosi alle convenzioni e alle restrizioni imposteglidaipadri,allafine hanno creato un nuovo mondo. Dove i giovani dirigono, i vecchi vengono diretti; e non tutti i vecchi si sono sottomessi alla loro nuova inferiorità. Di quando in quando un vecchio, superato da un giovane e deluso nel campo del lavoro, finisce per dare la colpa non tanto al suo successore quanto all’ordine sociale che rende possibile l’iniquità da cui si sente colpito. Magari non assume quelle pose grandiose da ribelle che caratterizzavanoilgiovanedi cent’anni fa — i bizzarri calzoni stretti, i mantelli drappeggiati e le barbe che alcuni vecchi ostentano sono persino patetici — ma prova proprio lo stesso tipo di risentimento, ed è un risentimento che trae origine dalle stesse fonti. Qui ci troviamo di fronte proprio a uno dei filoni che contribuiscono a creare la forza dei riformatori. Dal punto di vista sociologico i vecchi, nelle loro riunioni, non si differenziano molto dalle vivaci ragazze che parlanodallatribuna. Hoconclusocosìlaprima parte del mio saggio, e con esso il mio panorama dei mezzi con cui è stata raggiunta l’uguaglianza delle opportunità. Avendo dovuto comprimere in poche pagine il progresso di più di un secolo,mirendocontodinon aver reso completamente giustiziaallaparteavutadagli individui in questo grande rinascimento intellettuale. Un’analisi sociologica troppo severa potrebbe far pensare che la storia sia scivolata verso la sua attuale conclusione con la stessa inevitabilità con cui il razzo del mattino arriva sulla luna. Ma questo sarebbe un grave errore: non c’è nulla di meccanico nella storia. La stupidità è stata estirpata non peroperadellasociologia,ma permeritodeglieroineiquali un’alta coscienza si accoppiava a una grande intelligenza.SipensiaSidney e a Beatrice Webb, e a Bernard Shaw: l’attuale partito conservatore sta portando avanti la loro battaglia; si pensi a Forster, Fisher, Ramsay MacDonald, Butler, Wyatt, Crosland, Stewart, Halsham, Taylor, Dobson, e Clauson: la loro causa è stata la nostra causa. Conlalororecenteapostasiai Populisti hanno abdicato a qualsiasi diritto di discendenza da questi grandi uomini e donne. I Tecnici hanno ceduto il mantello della grandezza ai conservatori. I grandi teorici politici degli ultimi cent’anni hanno mutato il clima mentale del loro tempo reinterpretando antichi valori alla luce delle nuove situazioni: ad esempio acclamando in nome dell’uguaglianza il sistema scolastico varato nel 1944. Essi hanno fatto leva in maniera caratteristicamente empirica sulla situazione praticadellanostraisolaentro un mondo pratico e competitivo; e hanno trovato un appoggio decisivo nei grandi statisti. Sono stati questi ultimi a mobilitare gli psicologi e a proteggerli dall’assalto pubblico. Sono loro che hanno fatto delle scuole classiche la palestra dell’élite. Sono loro che hanno costretto il Tesoro ad accettarelanuovaconcezione dell’economia: quella per cui laspesaperl’istruzioneèalla lunga il solo modo per incrementare il reddito nazionale, e, con esso, la tassabilità del paese. Con milleespedientiriuscironoad aver ragione del disgustoso oscurantismo delle scuole private, e in seguito ne promossero la fusione con l’altrotipodiscuolaclassica. Detronizzarono i vecchi e misero la gioventù a regnare sull’industria.Ilnostroelogio vadaalorotutti. Ma io ho scritto questo saggio meno per onorare uomini famosi che per mettere in guardia l’intellighenzia di cui faccio parte. Ho già dichiarato all’iniziodiquestolibro,elo ripeto ora, che se noi sottovalutassimo i nostri avversari ci dimostreremmo indegni delle nostre borse di studio. Come individui, ne convengo, pochi di loro sono eccezionali. Ma come massa sono formidabili, tanto più checonlasuaspintainavanti la società che noi abbiamo creato rinnova ogni giorno la loroforza.Saròpiùesplicito. Chi sono le classi inferiori dell’Inghilterra odierna? Possiamo distinguere due gruppiprincipali: 1) La maggioranza formata dagli inferiori della seconda generazione. Essa comprende tutti i figli dei genitori di classe inferiore, fuorché i ragazzi intelligenti saliti in alto grazie alla scala scolastica. 2) La minoranza degli inferiori della prima generazione. Sono i figli stupidi dei genitori di classe superiore, scoperti nelle scuoleeretrocessiallaclasse sociale adatta alla loro capacitàinferiore. Tornerò sul primo gruppo,cheènumericamente soverchiante, nella seconda parte di questo libro, perché desidero cimentarmi nell’arduo compito di dimostrare per quali ragioni possiamo attenderci che persino tra questi proletari naturali vi sia del malcontento. Per il momento milimiteròadassolvereilpiù agevole compito di richiamare l’attenzione del lettore sui risentimenti del secondogruppo:ifiglistupidi degliintelligenti. Da accurati studi retrospettivi (per i quali l’università di York si è guadagnata una meritata fama) appare perlomeno probabilecheprimadel1980 la mobilità dimensionale sia stata rara. I genitori di classe superiore che avevano figli stupidi facevano tutto il possibile per celare la loro menomazione. Di solito compensavano con la loro frenetica risolutezza la mancanzadivolontàdeifigli. Così gli acquistavano nelle scuole private dei posti che non sarebbero mai stati accordati per merito. Per stimolare i ragazzi spendevano in libri e in viaggi ancor più degli altri ricchi. E, quando la duplice pressione della famiglia e della scuola era riuscita a produrre, come spesso accadeva, una persona superficialmente non troppo stupida, i genitori infilavano il loro caro in un angolino comodo di una delle carriere meno impegnative, come la legge o la finanza. Questi genitoriantisocialiriuscivano atenerelemanisullevecchie professioni e anche su certe ditte di famiglia che per una ragioneoperl’altragodevano di piccole ma efficaci situazioni di monopolio. La vecchia classe superiore trovavadelleoccupazioniper quasituttiisuoifigli,mentre la maggior parte dei posti creatisi nelle nuove carriere, specialmente nella scienza e nella tecnologia, andavano a rampollidelleclassiinferiori. In assoluto la vecchia classe superiore subiva un ridimensionamento minimo, perdendo appena il suo relativo predominio in un momento in cui nell’economia cresceva rapidamente la percentuale delle occupazioni non manuali. Dopo gli anni Ottanta la scena cominciò a cambiare molto rapidamente. Ritengo che l’innovazione decisiva fu il riconoscimento del merito nell’industria, e da ultimo anche nelle professioni. Agli stupidi riuscì sempre più difficile passare per intelligenti. Era un’impresa per loro superare lo scoglio delle commissioni di selezione e, se per caso ce la facevano, la loro inettitudine a svolgere un lavoro che diventava sempre più impegnativovenivainseguito quasi sempre individuata da uffici del personale sempre piùefficienti.Dopolariforma delle scuole private fu tolta loro anche la possibilità di ricevere un’istruzione di prim’ordine; a meno che i genitori non gliela procurassero, con una spesa veramente iperbolica, ingaggiando istitutori privati. I cretini avevano ancora la possibilità di frequentare scuole private di second’ordine — possono andarci anche oggi se i loro genitori sono abbastanza ricchi — ma a che cosa gli serviva dal momento che l’istruzione era di second’ordine? La chiusura dei chiavistelli è stata resa meno penosa dal buon lavoro compiutodaiCentriregionali inunadelleloroattivitàmeno conosciute. I commissari sono riusciti a persuadere molti genitori che, se amano davvero i loro figli stupidi, non debbono rattristarne la vita con una bugia: fingendo cioè,difrontealoroeatutti gli altri, che un quoziente intellettivodi90siainvecedi 110. Beninteso, io non ritengo affatto che le concezioni moderne del doveredeigenitorisianostate accettateovunque,mad’altra parte mi pare che non sia il caso di preoccuparsi eccessivamente della vecchia generazione.Sonobenpochii genitoriintelligentichehanno soltanto figli stupidi: un’intera nidiata di brutti anatroccoli. La giovane generazionehareagitoinvece molto bene: intendo dire i ragazzi che non possono più ingannaresestessidopoaver conseguito risultati penosi in tuttigliesamiacuisonostati via via sottoposti. Essi vengono allevati in seno alle nostrepiùonoratefamiglie,e nell’infanzia condividono la stima che la collettività tributaailoropadriealleloro madri.Perdipiùpuòcapitare chesiabituinoauntenoredi vitadicui,unavoltaentratiin una carriera manuale al livello appropriato, non godrannomaipiù.Allevatoin una casa che è organizzata come un centro permanente di intrattenimenti, con pranzi cucinati espressamente su ordinazioneegrandicaminia legna, il povero ragazzo può faticare assai ad adattarsi a una normale casa comunale dotata di riscaldamento centrale ma priva di camini, ad avere registratori a nastro stereofonici invece che un centrodidivertimenti,epasti già confezionati invece che cucinati su ordinazione. Il restodellasuavitasaràforse un continuo rimuginare nostalgico; la selezione professionale scientifica, pur avendofattogiàmolto,nonè ancora riuscita a eliminare il veleno della nostalgia. Naturalmentelecosepossono andare anche in un altro modo. A dire il vero, non è ancora possibile stabilire con certezza quanto risentimento provilapersonadeclassata.Il fatto stesso che sia stupida significa che non sa esprimersi, e il fatto che non sappia esprimersi significa chenonèingradodispiegare troppo chiaramente che cosa prova. Alcuni psicologi specializzatiinquestamateria hanno avanzato la teoria — che personalmente ritengo assolutamente plausibile — cheessisoffranodavvero,ma che i loro limiti intellettuali gliimpediscanodidirlo.Essi certamente non hanno organizzato alcun attacco concertatocontrolasocietàdi cui potrebbero sostenere di esserelevittime.Manonpuò darsi il caso che da cinquant’anni alcuni di loro covino in sé il desiderio di una guida che essi stessi non sonoingradodidarsi? PARTESECONDA LA DECADENZA DELLECLASSI INFERIORI Capitolo5 Ilrangodel lavoratore I L’etàd’oro dell’uguaglianza Nella prima parte di questo libro ho esaminato i mezzi grazie ai quali è stata fondatalanostraattualeélite. Quale splendido risultato è essa! Non è più solo il brillantesingoloarifulgere;il mondo per la prima volta rimira lo spettacolo di un’intera classe brillante, il 5 percentodellanazionechesa che cosa significa il 5 per cento. Ogni suo componente è, nella propria sfera, uno specialista provetto. Crescendoaunritmosempre più veloce il nostro sapere si è accumulato di generazione in generazione. Nel breve giro di cent’anni siamo arrivati vicini a realizzare in un colpo solo l’ideale di Platone, Erasmo e Shaw. Ma se la sociologia ci insegna qualcosa, essa ci insegna che nessuna società è completamente stabile; ogni epoca conosce tensioni e conflitti. Nella prima parte delsaggiohoindicatoalcune delletensioni—quelletrala famigliaelacollettività,trale diverse parti della struttura scolastica, tra i giovani e i vecchi, tra i declassati e gli altri membri del proletariato — inerenti all’avvento della meritocrazia. In questa seconda parte passo a esaminare, dallo stesso punto divista,leconseguenzecheil progresso ha avuto per la classe inferiore, e in particolare per coloro che vi sononati. Ilmiometododianalisiè storico;ancoraunavoltafarò un confronto con la situazione di cent’anni fa. Taylor ha definito quell’epoca “l’età d’oro dell’uguaglianza”1. Fioriva allora un certo tipo di egualitarismo in quanto c’erano due principi contraddittori per la legittimazione del potere che si contendevano la supremazia: il principio della parentelaequellodelmerito. E quasi tutti, nel loro intimo, credevanoinentrambi.Atutti pareva giusto agevolare il figlio e onorare il padre; a tutti pareva giusto scovare l’intelligenza e onorarne le conquiste.Gliindividuierano lacerati quanto lo era la società. Ne conseguiva che chiunque avesse raggiunto il privilegio dietro lo scudo di uno di questi due principi potevaessereattaccatoconla spada dell’altro: colui che nasceva importante veniva criticato perché, considerato daunaltropuntodivista,non meritava la sua fortuna; e l’individuodiumilinataliche diventava importante poteva essere accusato di essere un mezzoimpostore.Ipotenti,a causa di questa girandola, venivano infallibilmente disarcionati. Molti venivano catapultati in avanti dai patrimoniedall’influenzadei loro genitori; non solo beneficiavano della cultura cheadornavalelorocase,ma venivano mandati alle scuole e alle università migliori, spediti in viaggio all’estero e costosamente preparati all’avvocatura, alla finanza o alla chirurgia: ottenevano, in breve, tutti i vantaggi che oggi noi cerchiamo di riservare ai meritevoli. Ma dato che questo trattamento venivaapprovatosolodauna metàdelcodicemorale,isuoi beneficiari si sentivano solo permetàaloroagionelposto che occupavano nella vita. Nonpotevanodireasestessi con completa convinzione: “Io sono l’uomo più adatto a questo posto”, perché sapevanochenonloavevano conquistato in aperta competizione e, se erano onesti, dovevano riconoscere che almeno una dozzina dei loro subordinati sarebbero statialtrettantocapaci,eforse di più. Benché talvolta cercassero di fugare i dubbi sulla propria personalità con manifestazioni sfacciate di fiducia in se stessi, era difficiletenereinpiediquesta finzione quando essa era chiaramente negata dai fatti. Il membro della classe superiore doveva proprio essereprivodisensibilitàper nonnotare,inunmomentoo nell’altro della sua vita, che inunsoldatosemplicedelsuo reggimento,inuncameriereo inunadonnadifaticadicasa sua, in un conducente di taxi o di autobus, o negli umili lavoratori dal viso segnato e dallo sguardo acuto che incontrava nella carrozza ferroviaria o nell’osteria di campagna, c’erano intelligenza, arguzia e saggezza almeno quanto ce n’eranoinluistesso;pernon notare, insomma, che ogni villaggio aveva il suo Giuda l’Oscuro*. Se avesse osservato tutto questo, se avessericonosciutocheisuoi inferiorisocialieranotalvolta i suoi superiori biologici, se la grande varietà di persone esistente in tutte le classi sociali l’avesse indotto a pensareanchevagamenteche “un uomo è un uomo nonostante tutto”, non sarebbestatoportatoareagire trattandoli con qualche rispetto?2. Ma i superiori, se potevano ingannare se stessi, non potevano però ingannare i loro subordinati. Questi sapevano che molti padroni occupavano quella posizione non in virtù di quello che sapevano, ma in virtù delle loro relazioni e di quelle dei loro genitori, e si misero perciò, con irresponsabile esagerazione, a denunziare indiscriminatamente tutti i padroni. Certi uomini di ingegno si sforzavano (se si deve prestar fede ai romanzi dell’epoca)difarsaperenella fabbrica,senonalcircolodel golf, di essere “venuti dalla gavetta”. Ma chi poteva dire concertezzafinoachepunto il successo fosse dovuto alla fortuna,ofinoachepuntola mancanza di scrupoli avesse compensato la mancanza di intelligenza? I lavoratori avevano i loro dubbi. Essi diedero libero sfogo alla critica dell’autorità costituita, e così tennero in difficoltà anche gli intelligenti. L’energia sprecata nella criticaenellacontrocriticafu semplicementecolossale. Ma il conflitto di valori aveva una conseguenza ancora più importante: i lavoratoripotevanodissociare completamente il loro giudizio su se stessi dal giudizio sulla società. La posizione soggettiva e quella oggettiva spesso distavano l’unadall’altraquantodistano i poli. Il lavoratore diceva a se stesso: «Eccomi qua: un operaio. Perché sono un operaio? Non sono buono a nient’altro?Ovviocheno.Se avessi avuto una vera possibilità, gliel’avrei fatta vedereioalmondo.Medico? Birraio? Ministro del culto? Avrei potuto fare qualsiasi cosa. Non me ne hanno mai dato la possibilità. E così sono un operaio. Ma non si devecrederechenelfondoio sia meno degli altri. Sono di più». L’ingiustizia dell’istruzioneconsentivaalla gentediconservareleproprie illusioni, l’ineguaglianza delle opportunità favoriva il mitodell’uguaglianzaumana. Noi sappiamo che è un mito, mainostriantenatino. II L’abissotraleclassi Da questa rievocazione del passato si può capire quanto grande sia stato il mutamento. A quei tempi nessuna classe era omogenea dal punto di vista dell’intelligenza: i membri intelligenti delle classi superiori avevano tanto in comune con i membri intelligenti delle classi inferiori quanto ne avevano con i membri stupidi della propria classe. Ora che gli individui vengono classificati secondo l’intelligenza, la distanza tra le classi è diventata inevitabilmente maggiore. Da una parte, le classi superiori non sono più indebolite dai dubbi su se stesseedall’autocritica.Oggi le persone in vista sanno che il successo è la giusta ricompensa della loro capacità, dei loro sforzi e delle loro innegabili conquiste. Esse meritano di appartenere a una classe superiore. Inoltre sanno non solo che il loro valore è alto in partenza, ma che sopra le loro doti naturali è stata costruita un’istruzione di prim’ordine. Di conseguenza si avvicinano come nessun altroallapienacomprensione della sempre crescente complessità della nostra civiltà tecnica. Vengono istruiti nella scienza, e sono gli scienziati che hanno ereditato il mondo. Che cosa possonoavereincomunecon individuilacuiistruzionesiè fermata a sedici o a diciassette anni, lasciandoli con niente di più che una lievissima infarinatura di scienza di terz’ordine? Come possono tenere in piedi un dialogoconleclassiinferiori, dal momento che parlano un altro linguaggio, più ricco e più preciso? Oggi l’élite sa che, tranne per un grave errorediamministrazioneche andrà corretto immediatamente se verrà portato alla luce, i loro inferiorisocialisonoinferiori anche per altri versi: e cioè nelle due qualità fondamentali, l’intelligenza e l’istruzione, alle quali è stato dato il primo posto nel più coerentesistemadivaloridel XXI secolo. Di qui uno dei nostri più tipici problemi moderni:alcunimembridella meritocrazia, come la maggior parte dei riformatori moderati ammette, si sono fatti un tale concetto della loro importanza da perdere ogni simpatia per le persone chedirigono,esonodiventati così privi di tatto che anche persone di scarso comprendonio ne sono rimasteoffese.Lescuoleele universitàsistannosforzando di inculcare un più giusto atteggiamento d’umiltà — che cosa conta l’uomo contemporaneo di fronte alle meraviglie che la Natura ha creato nell’universo? — ma per il momento l’efficienza delle relazioni umane con le classiinferiorilasciaancoraa desiderare. Ma anche la situazione delleclassiinferiorièdiversa. Oggi ogni individuo, per quantoumile,sadiaveravuto tutte le possibilità. Tutti vengono esaminati più volte. Se la prima volta sono in scarsa forma, hanno una seconda, una terza e una quarta possibilità di dimostrare la loro intelligenza. Ma dopo che sono stati classificati “somari” ripetutamente non possono più illudersi; l’immagine di se stessi che ora hanno di fronte è una fotografia veritiera e non lusinghiera. Non devono forse ammettere di avere una posizioneinferiorenon,come nel passato, perché gli venivano negate le possibilità, ma perché sono inferiori?3 Per la prima volta nella storia umana l’uomo inferiore non ha a portata di mano alcun sostegno per il suo amor proprio. Questo ha posto alla psicologia contemporanea il suo problema più diffìcile. Gli individui che hanno perduto la fiducia in se stessi sono soggetti a perdere la vitalità interiore (soprattutto se sono inferioriailorogenitori,eper conseguenza subiscono una cadutalungolascalasociale) e possono fin troppo facilmente cessare di essere buoni cittadini o buoni tecnici. L’uomo comune tende a fare il broncio se gli manca la foglia di fico. Naturalmente la scienza sociale ha dedicato tutta la sua attenzione alle conseguenze di questo processodiabbassamentodel rango dell’inferiore e di elevamento di quello del superiore. Ma non si può onestamente affermare che il suocamminosiasemprestato agevole. La tesi del dottor Jason a proposito del “girino”, la quale, in parole povere, si riduceva all’affermazione che nel complesso i girini erano tutti più felici perché sapevano chealcunidilorosisarebbero trasformati in rane, era, nella migliore delle ipotesi, vera solo a metà. I giovani girini forseeranopiùfelici;mache dire dei molti vecchi girini che sapevano che non sarebberomaidiventatirane? I girini non facevano che confondereleidee.Dopoche Lord Jason è diventato anch’egli una “rana”, la ricerca è andata avanti più speditamente. La situazione è stata salvata da cinque fattori. In primoluogo,dallafilosofiasu cui poggia l’istruzione delle scuole secondarie moderne. Quandoessevenneroistituite, nessuno aveva le idee chiare sul contenuto da dare all’istruzione destinata alle classi inferiori. Ai ragazzi si insegnava a leggere, scrivere e far di conto, nonché ad adoperare strumenti semplici e a misurare con i calibri e anche con i micrometri. Ma questo era solo lo scheletro formale di un corso privo della guida di un’ideologia. Le scuole avevano una funzioneassaipiùimportante diquelladifornireagliallievi alcune abilità elementari; dovevano anche inculcare un atteggiamento mentale che li disponesse ad assolvere efficacemente i loro compiti nella vita. Le classi inferiori avevano bisogno di un mito, ed ebbero quello che gli occorreva: il Mito del Muscolo. Fortunatamente avevano già in forma rudimentale questo mito, che le scuole moderne sono riuscite a trasformare nel cultomodernodelladestrezza fisica (contrapposta a quella mentale). L’amore per lo sport era tradizionale in Inghilterra, specialmente tra le classi inferiori. Le secondarie moderne non rompevanoconilpassato:ma anzi,incoraggiandogliallievi ad apprezzare la forza fisica, la disciplina del corpo e l’abilitàmanuale,costruivano su di esso. I lavori d’artigianato, la ginnastica e legaresonodiventatil’anima del programma di studi. Questa impostazione illuminata ha permesso di ottenere un duplice risultato: si è coltivato il gusto del lavoro manuale, e si è reso piùgradevoleiltempolibero. Il più importante dei due è stato però l’educazione al tempo libero. Gli allievi più capaci sono stati addestrati a partecipareagiochiattivi,che possono continuare a praticare anche dopo la fine degli studi; e agli altri, che formano la grande maggioranza, è stato insegnato a godere ancor più intensamente la boxe, il football, e gli altri sport che vengono sciorinati davanti ai loro occhi ogni sera sugli schermi televisivi. Essi apprezzanoleimpresefisiche quasi come noi delle classi superiori apprezziamo quelle mentali. In secondo luogo, il movimento per l’educazione degli adulti non solo ha conservatoeampliatoiCentri regionali, ma ha disposto le cose in modo che tutti, indipendentemente dai risultati precedenti, vengano sottoposti ogni cinque anni nelle loro sedi a un controllo dell’intelligenza.Gliesami,a richiestadelsingolo,possono essereanchepiùfrequenti.Si sono accertati alcuni notevoli mutamenti di quoziente intellettivo, sia in meglio che in peggio, in persone di mezza età. I referti, largamente riportati dalla stampa popolare, hanno infuso nuove speranze in più di un tecnico ambizioso. Ora cheiltrattamentopsichiatrico è liberamente disponibile in ogni luogo di lavoro, molte personeallequaliunqualche blocco emotivo impediva di realizzarelepossibilitàlatenti sonoperfettamenteguarite. In terzo luogo i genitori, anche quando hanno abbandonato ogni speranza per se stessi, sono stati consolati dalla certezza che, per quanto basso sia il loro quozienteintellettivo,ilfiglio (o nipote) avrà la possibilità di entrare nella meritocrazia. La consolazione è reale. Gli psicologi hanno dimostrato che i genitori, le cui ambizioni sono state stroncate, invariabilmente le spostanosuiproprifigli.Sono soddisfatti di poter pensare che il proprio figlio potrà conseguire ciò che essi non hanno potuto conseguire per sestessi.“Fa’comedesidero, noncomefaccio”,dicono.La relazione può essere espressa anche in termini quantitativi: secondo il noto principio delle aspirazioni compensatrici, quanto più fortisonolefrustrazionichei genitori sperimentano nella propria vita, tanto maggiori sono le loro aspirazioni per i figli. Praticamente dal momento stesso in cui falliscono a scuola le loro primeprovedell’intelligenza, i ragazzi possono confortarsi conilpensierocheungiorno avranno figli che faranno meglio; e anche quando apparetristementechiaro,dai rapporti degli insegnanti, che pure i figli sono stupidi, c’è sempreilpensieroconsolante dei nipoti4. Gli insuccessi personali non sono tanto dolorosi quando c’è una prospettiva di trionfo vicario. Finché tutti hanno la possibilità di salire attraverso la scuola, la gente può credere nell’immortalità: avranno sempre una seconda possibilità tramite la nuova generazione.Inoltre,piùsono ifigliepiùsonolepossibilità che si hanno, il che contribuisce a spiegare l’aumentodeltassodinatalità che c’è stato nella seconda metà del secolo scorso, dopo leriforme. Ilquartofattoreèstatola stupidità stessa che ha meritatoalleclassiinferiorila loro attuale condizione. Un errore comune a molti sociologièquellodiattribuire alleclassisubalternelastessa capacità che hanno loro: un modo di pensare affine all’antropomorfismo. Naturalmente i sociologi resterebbero addolorati se gli venisse negata la posizione che giustamente gli spetta. Ma le classi inferiori sono oggetto di studio, non studiosi.Illoroatteggiamento mentale è completamente diverso. Le persone di scarsa intelligenza hanno ottime qualità: vanno a lavorare, sono coscienziose, sono dediteallafamiglia.Masono anche prive di ambizione, ingenue e incapaci di afferrare con sufficiente chiarezza il grande disegno della società moderna al punto da essere in grado di levare un’efficace protesta. Taluni provano una cupa scontentezza, senza saper bene come darle sfogo, e finiscono dallo psicologo o dal prete. Ma i più non sono scontenti, perché non sanno checosaglivienefatto. III IPionieridellavoro servile Ilquintoepiùimportante fattore di salvezza è stato l’applicazione della selezione scientifica all’industria. Nel capitolo precedente ho mostratocomelapromozione per merito abbia sostituito gradatamente la promozione peranzianità:comei“canali” della scuola classica e dell’università siano stati ben presto estesi alla vita di lavoro. Mi occuperò ora di quel canale che è costituito dallasecondariamoderna. Le secondarie moderne sono state riprodotte nell’industria con la stessa fedeltà delle classiche, e con conseguenzealtrettantovaste. Il punto di partenza è stato ancoralaguerracontroHitler. Nei primi anni di quella guerra i metodi di assegnazione delle reclute erano casuali quasi quanto quelli dell’industria. Solo dopo una serie di disastri si adottòunaprassipiùsensata, così descritta nelle parole di un importante psichiatra del comandogeneraleriportatein unadellestorieufficialidella guerra: «La destinazione del personale deve essere decisa secondo il principio fondamentale che nessuno deve essere assegnato a un lavoro che è decisamente superiore, o, viceversa, inferioreallasuaintelligenza. Ogni altro metodo di assegnazione provoca uno spreco di intelligenza, o distrugge l’efficienza del reparto»5. Parole sagge e lungimiranti! Versolafinedellaguerra questa direttiva ormai veniva osservata, e quasi tutte le reclute erano assegnate a un’armasolodopochelaloro intelligenzaeleloroattitudini erano state accertate con quell’accuratezza che i metodirudimentalidell’epoca consentivano. Quando gli stupidi furono riuniti in gruppo e separati dagli altri, l’efficienza della truppa aumentò moltissimo, e la lezionenonfudimenticatain tempo di pace da alcuni dei migliori cervelli dell’industria. Questo succedevaassaiprimachegli inserzionisti includessero la richiesta “Dichiarare il Quoziente Intellettivo” (ben prestoabbreviatoinDQI)nei loroavvisi;emoltoprimache l’Istituto di Eugenetica rilasciasse ai richiedenti autorizzati i certificati di quozienteintellettivo.Ilfrutto di quell’esperimento degli anni Quaranta fu il Corpo Pionieri. A partire dal momento in cui a questo indispensabile corpo di picconieriebadilantivennero assegnati uomini aventi un quoziente intellettivo inferiore al livello richiesto per entrare nell’Intelligence Service, l’aumento di efficienza fu spettacoloso. Il moralediquestiuominiottusi sielevò.Nonsisentivanopiù oppressi dalla necessità di concorrere con persone superiori. Si trovavano in mezzoailoropari—avevano opportunità più uguali, dal momento che queste erano più limitate — ed erano più felici, avevano meno esaurimenti mentali e lavoravano di più. L’esercito aveva imparato la lezione della scuola: gli individui possono imparare più facilmente, e andare avanti meglio, quando vengono messi insieme ad altri individui di più o meno pari intelligenza, o mancanza di intelligenza. Ma solo negli anni Sessanta questa lezione fu messa in pratica nella vita civile. Le persone intelligenti solevano porsi quello che credevano un quesito profondo: chi, si chiedevano, farà il lavoro servile nella collettività del futuro? A quanto pare, quelli che conoscevano la risposta giusta rispondevano: “Le macchine, naturalmente; esse saranno i robot del futuro”. Eraunarispostabuonaentroi suoi limiti; e tuttavia, considerando le molte mansioni che non potranno mai essere assunte dalle macchine, essa era, nella migliore delle ipotesi, una risposta parziale. Ma poi, quando cominciarono a rendersi conto dei nuovi e rivoluzionari sviluppi delle prove di intelligenza, della selezione attitudinale e di quella professionale, i dirigenti capirono che un corpo permanente di pionieri era una possibilità pratica. Trovarono finalmente — dopoqualcheincertezza—la risposta giusta alla vecchia domanda: “Chi farà il lavoro servile?”. La risposta giusta era: “Ma quelli a cui piace, naturalmente”. Era evidente la necessità di un corpo pionieri civile permanente, composto di uomini dai muscoli grandi e dal cervello piccolo (selezionati da altri uomini dai muscoli piccoli e dal cervello grande), i quali non solo fossero bravi a vuotare bidoni e a sollevare pesi, ma ne godessero. Non gli si sarebbe mai dovuto chiedere di fare di più di quanto era dimostrato che fossero adatti a fare. Non si sarebbe mai dovuto costringerli a frequentarechipotessedargli la sensazione di essere sciocchi vuotando bidoni più rapidamenteo,ciòcheaquel tempo era ancor peggio, buttando tutti i bidoni sul mucchio della spazzatura: segno sicuro di deficienza mentale o di genio. Come dicevo,idirigentiprogressisti eranomoltotitubantieunpo’ anche si vergognavano. Era facile scoraggiarli citando i gamma di Aldous Huxley e i prolet di Orwell. I dirigenti non si rendevano conto che questi due signori avevano attaccato entrambi non l’uguaglianza delle opportunità,maglieffettidel condizionamento e della propaganda.Conmezzicome questi anche delle persone intelligenti potevano essere indotte ad accettare di diventare lavoratori manuali. Ma noi sappiamo che questo a lunga scadenza è impossibile, e a breve scadenza è assurdamente dispersivo e frustrante. I soli lavoratori manuali buoni, lo sappiamo bene, sono quelli a cui manca l’intelligenza per fare qualcosa di meglio. I metodi illuminati del nostro tempo non hanno nulla in comune con questi “mondi nuovi”. Ma in un primo momento non tutti i dirigenti capirono che la possibilità di accordare così brillantemente l’efficienzaconlagiustizia,e l’ordineconl’umanità,apriva niente meno che una nuova fasedell’ascesadell’uomo. Il Corpo Pionieri era in sostanza l’esatto pendant del ceto dei funzionari della pubblica amministrazione; il suo significato storico è altrettantogrande.Ilsuccesso del concorso pubblico nella carriera statale stabilì il principio che i posti di maggiore responsabilità dovevano essere occupati dalle persone più intelligenti; i Pionieri invece il principio per cui i posti di minor responsabilità dovevano essere occupati dalle persone meno intelligenti. In altre parole, entrambi aprivano la strada a una società in cui il potere e la responsabilità erano proporzionati al merito nella stessa misura in cui lo era l’istruzione. L’amministrazione statale feceaccettareilsuoprincipio moltopiùfacilmente:nessuno era disposto a farsi disintegrare dalle bombe all’idrogeno, o privare del commercio con l’estero, perché a Whitehall si erano insediate intelligenze non di primissimo ordine. I Pionieri incontrarono molta più opposizione. Il fatto che l’amministrazione statale e i Pionieri fossero retti dallo stesso principio non fu riconosciuto subito. Gli oppositori,traiqualifigurava un numero crescente di socialisti, si lamentavano dell’“indegnità”. Una parola vaga, dietro cui si celava un concettovago.Larealtàcruda è che la grande maggioranza delle menti ragionava ancora concriteripremeritocratici. Nelle tenebre dell’Inghilterra di una volta era più che sensato invocare l’uguaglianza. In quello che conta di più, cioè nell’intelligenza, i lavoratori dell’industria,oicontadini,o una qualsiasi altra categoria, valevano quanto i loro padroni. Quello che gli antiPionierinoncapivanoerache il graduale passaggio dall’ereditarietà al merito, come criterio di selezione sociale, stava per togliere (e allafinehatolto)ognisensoa tutto il loro farneticare sull’uguaglianza degli uomini.Gliuominidopotutto si distinguono non per l’uguaglianza, ma per l’ineguaglianza delle loro doti.Unavoltachetuttiigeni stiano nell’élite, e tutti gli stupidi tra i lavoratori, quale significato può avere l’uguaglianza?Qualeidealeè sostenibile fuorché il principio dell’uguaglianza di rangoaparitàdiintelligenza? A che pro abolire le ineguaglianze nell’istruzione se non per rivelare e rendere più spiccate le ineluttabili ineguaglianzedellanatura? Ilfattodecisivoèstatola contentezza dei Pionieri, o lavoratori del braccio, come vennerochiamatiinunprimo tempo per distinguerli dai lavoratori della mente. Nessuno desiderava sovraffollareilrepartocronici degliospedalimentali:eppure per molti anni l’industria, assegnando a persone sottodotate dei compiti superiori alle loro capacità, avevaottenutoproprioquesto risultato.Nessuno,emenodi tutti i socialisti, intendeva causare sofferenze non necessarie. Il principio “da ciascuno secondo la sua capacità, né più né meno” aveva una giustificazione empirica. I lavoratori erano più contenti, e, per la stessa ragione,loeranoancheivasti strati di ceto medio che avevano quozienti di intelligenza compresi tra 100 e125.Erastatoripetutamente dimostratodaglipsicologiche assegnare un uomo molto intelligente a un lavoro di routine era altrettanto disastroso — tenuto conto delle malattie, dell’assenteismo e delle nevrosichenederivavano6— della cosa inversa. Ed era stato anche invariabilmente provato che l’abbinamento dell’intelligenza al lavoro era intuttiisettoridellasocietàla massima espressione sia dell’efficienza che dell’umanità; era il motore stesso della produttività e al tempo stesso il liberatore del genere umano. Senza lo studio scientifico delle relazioni umane nell’industria, il risentimento causato dalla posizione declinante delle classi inferiori, e dal divario crescentetraquesteeleclassi superiori, avrebbero sconvolto da molto tempo la società. IV Lanuova disoccupazione L’assioma del pensiero moderno è che gli individui sono ineguali; e da esso discende il precetto morale che si debba dare a ciascuno una posizione nella vita proporzionata alla sua capacità. Dopo una lunga battaglia si è potuto costringereallafinelasocietà a conformarvisi: i mentalmente superiori sono stati innalzati al vertice, e i mentalmente inferiori sono staticalatialfondo.Entrambi portanovestitifattisumisura, e,comedicevo,èdadubitare che le classi inferiori sarebbero diventate così docili se non avessero davvero trovato comodi i vestiti. Gli psicologi hanno dato al mondo i mezzi per identificaregliindividuiprivi di intelligenza. Ma con un simile fardello, che lavoro dovevanofare?Nonservivaa niente avere un Corpo Pionieri se non c’era un compitodaaffidargli. Nel periodo sul quale mi sono specializzato, cioè quello anteriore al 1963, erano ben pochi gli osservatori consapevoli del fatto che il progresso economico minacciava di produrre un nuovo tipo di disoccupazione selettiva. La tendenza era abbastanza chiara, solo che vi avessero fatto caso; ma la maggior parte dei contemporanei fallì proprio in questo7. O, se si preferisce, essi notarono una tendenza,cioèquellaversola crescente meccanizzazione, ma non le sue inevitabili conseguenze umane. Sapevano che lo scopo primario delle macchine era risparmiare fatica, ma non si ponevano la domanda: che genere di fatica? La disoccupazione di massa che affliggeva tanto gli intelligenti quanto gli stupidi era di un genere che la gente capiva; quest’altro genere di disoccupazione subintellettualesfuggivaancoraa tutti, fatta eccezione dei più perspicaci. Inseguitoaquellachefu chiamata la “rivoluzione industriale” — con la quale i processi prima eseguiti a mano vennero gradualmente assunti dalle macchine — il lavoro fatto a mano non era affatto diventato sovrabbondante: la macchinofattura e la manifattura procedevano di pari passo. Le prime macchine furono una manna per gli stupidi. Dovevano ancora essere azionate a mano, e la sorveglianza continua della macchina rientrava perfettamente nel raggiomentaledeidipendenti dibassogrado,nonqualificati o semi-qualificati. In una tipica fabbrica della metà del XX secolo c’era una netta separazione tra il personale specializzato e il resto dei dipendenti. Da una parte stavano i progettisti e i disegnatori, i funzionari e gli ispettori, gli addetti alla manutenzione e gli addetti alla messa in opera, i quali fornivano, controllavano e riparavano le macchine. Dall’altra stavano gli operatori, i quali rifornivano lamacchinadimateriaprima, premevano poche semplici leve in risposta a pochi semplici segnali ed estraevano il materiale dopo la lavorazione; ovvero aggiungevano un pezzo a un montaggio che si spostava in avanti a lotti o su un nastro. Con il tempo questa separazione diventò ancora più netta, ricalcando la separazione esistente nella società stessa: il personale tecnicoeraincontinuaascesa a misura che cresceva la complessità delle macchine affidategli e i lavoratori comuni erano sempre più declassati a misura che il lavoro affidato alla loro responsabilità diventava semprepiùsemplice. Dagli specializzati si esigeva sempre di più, dai non specializzati sempre di meno, finché alla fine non vi fupiùalcunbisognodioperai non specializzati. Il loro lavoro era una ripetizione puramente meccanica, e perciò si poteva progressivamentetrasferirloa dei congegni meccanici. Più un lavoro si semplificava, e più facilmente poteva esser eseguitodaunamacchinache si riforniva di materiale da sola, premeva la leva ed estraeva l’articolo finito. Il semiautomatico diventò completamente automatico. Dopo la guerra contro Hitler la sostituzione della manodopera più umile diventò rapidissima grazie allo sviluppo dell’elettronica e soprattutto di servomeccanismi adatti a dirigere i processi industriali frantumati nelle loro più semplici componenti. Il progresso era così marcato che fu coniata una nuova parola—“automazione”—a indicare la nuova forma che la vecchia faccenda della meccanizzazione stava assumendo. In un primo tempo la sostituzione della manodoperanonsimanifestò apertamente. I sindacati, naturalmente, non facevano alcuna distinzione tra intelligenti e stupidi; gli individui le cui mansioni erano state sacrificate al progresso tecnologico erano per loro degli iscritti da proteggerecometuttiglialtri. E perciò insistevano perché coloro che erano stati sostituiti da macchine risparmia-fatica venissero, invece che licenziati, assegnatiaqualchelavorodel tutto superfluo: magari semplicemente a osservare invece che a sorvegliare il robot in funzione. I membri piùintelligentideisindacatisi rifiutavanodiriconoscereche eranosologlioperaidibasso livello, quelli incapaci di eseguire un qualsiasi lavoro complicato, a essere minacciati nei propri interessi; e questo perché, condividendo essi la convinzione egualitaria secondo la quale ogni individuo era praticamente uguale a ogni altro, si identificavano con questi lavoratori divenuti superflui, e appoggiavano gli sforzi dei sindacati per impedirne il licenziamento. Spesso gli imprenditori accondiscendevano alle richieste dei dipendenti, in nome delle buone relazioni industriali; o magari perché pensavano che toccasse a loro, piuttosto che allo Stato, di avere cura dei “fratelli deboli”. Ci volle parecchio tempoperchégliimprenditori acquistassero la piena consapevolezza del bisogno di ridurre al minimo il costo della manodopera; perché capissero quanto fosse pesanteilcaricodipasseggeri che stavano trasportando sul loro libro-paga. Ancora negli anni Cinquanta un gran numero di operai non qualificati di basso livello si spostavacontinuamentedaun impiegoaunaltro,semprein movimento in quanto incapaci di conservare un postofissodaqualsiasiparte. Ogni anno cambiavano posto milioni di lavoratori. Magari l’imprenditore si rendeva conto che il tasso di avvicendamento della sua manodopera era alto; però, dal momento che non sottoponeva ancora a esame la capacità dei nuovi assunti, nonavevamododisapereche la causa primaria del fenomeno stava nel fatto che la maggior parte della manodopera era priva dell’intelligenza minima richiesta per lo svolgimento diquellavoro.Datochesiera in un periodo di piena occupazione, i lavoratori venivano registrati come disoccupati solo saltuariamente e per brevi periodi, e perciò nessuno dava il dovuto peso all’esistenza di questo immenso esercito fluttuante. Tra coloro che erano in continuo movimento solo pochissimi, in realtà, davano un rendimento adeguato ai salarichepercepivano. A molti individui per i qualinell’industriaormainon c’era più posto si finì per affidareelementaricompitidi routine negli uffici o nel settoredelladistribuzione.Fu una soluzione felice, ma non poteva certo essere permanente. La meccanizzazione, dopo essersi sviluppata nella fabbrica, invase gli uffici e i negozi. Verso la metà del secolo le dattilografe e i contabili erano ancora numerosi negli uffici; nell’ultimo quarto di secolo eranoquasiscomparsi.Iconti venivanofattidallemacchine calcolatrici e non c’era più bisogno delle dattilografe come intermediarie tra la parola parlata e la parola scritta. Quanto ai negozi, verso la metà del secolo impiegavano ancora milioni di persone; venticinque anni dopo i commessi, pur non essendo affatto scomparsi, erano in numero certamente molto inferiore. Il grande magazzino, con il suo impiego più economico di personale,avevasoppiantatoi piccoli negozi, la rapida diffusione del self-service, in unaformanontroppolontana da quella odierna, aveva ridotto il fabbisogno di commessi, e la distribuzione automatica di latte, tè e birra si estendeva sempre più alacremente. V Dinuovopersonedi servizio Il Comitato di inchiesta Clauson, che presentò la sua relazione nel 1988, espresse l’opinione che a quella data circa un terzo dell’intera popolazione adulta non fosse più occupabile nell’economia normale.Lacomplessitàdella civiltà aveva sopravanzato queste persone; a causa della mancanzadiintelligenzaesse noneranoingradoditrovare una nicchia nella normale struttura occupazionale, e perciò avevano bisogno di una qualche forma di occupazione protetta. Che cosa si doveva fare di loro? C’era una sola risposta possibile. Gli individui che avevanoterminatolalorovita scolastica nelle scuole per sottodotationellesezionipiù scalcinate delle secondarie moderneeranoingradodifar fronte a una sola richiesta: quella di personale di servizio. La maggior parte di loro, una volta che fossero stati preparati meticolosamenteneicentridi addestramento statali, e controllati meticolosamente anchedopo,avrebberopotuto prestareservizioneiristoranti e nei luoghi pubblici, nei trasportiocomeguardiani. Questo poteva essere un inizio. Ma come Lord Clauson prevedeva, le classi inferiori avrebbero raggiunto ilpienoimpiegosoloquando fosserostateoccupateingran numero come persone di servizio anche nelle case. Le sue raccomandazioni suscitarono violente reazioni in Parlamento e nei comizi. Ma c’era forse un’altra strada? Gli oppositori avevano ben poche proposte costruttive da avanzare. Era assurdo che molte persone di grande intelligenza sprecassero buona parte del loro tempo a sbrigare le faccende domestiche più vili. Un individuo molto dotato riceveva una lunga istruzione aspesedelloStato,primaalla scuola classica e poi all’università; e dopo che aveva conseguito la laurea si vedeva affidare un posto di alta responsabilità nell’industria o nel commercio. Questa attività avrebbe dovuto assorbire le sue migliori energie, e il tempo libero avrebbe dovuto servire a reintegrarle. Ma invece che cosa succedeva? Succedeva che egli doveva dedicare molte ore preziose non all’attività per la quale aveva ricevuto un addestramento così complesso,maatrascinarsiin giro per i grandi magazzini a comperare un sacco di patate o un secchiello di pesce surgelato, oppure a pulire l’appartamento, a cucinare il pesce e a rifarsi il letto. Ho detto“egli”,manaturalmente losprecoeramoltomaggiore per la donna molto intelligente e quindi molto istruita. Dopo il matrimonio non le era più possibile — tale era l’anarchia a quel tempo — fare il lavoro che tanto bene poteva svolgere nell’interesse della società; doveva invece fingere di non aver mai ricevuto un’istruzione superiore, e cercare di abituarsi ad agire comeselefatichedomestiche fossero la giusta ricompensa per una laurea con lode, proprio come una qualsiasi ragazza della secondaria moderna. Ecco il punto: non c’eraalcunaragioneperchéil grosso delle fatiche domestiche dovesse ricadere sulle spalle degli intelligenti. Era molto meglio lasciarle alle persone che, essendo incapacidifarecosepiùalte, non le avrebbero affatto considerate una fatica monotona. Quello che era un supplizio per il 130 poteva essereunagioiaperl’85.Non avevano insegnato nulla i Pionieri? Gli oppositori protestavano che il servizio domesticononerasoltantoun servizio, ma un servizio servile. Avevano dalla loro parte la tradizione, ma non sembravanorendersicontodi quanto questa fosse labile. Per migliaia di anni era stato normale che la classe superioreavessedeiservitori. Essi scomparvero solo nel periodo di transizione tra la morte della vecchia aristocrazia e la nascita della nuova; nell’epoca egualitaria incuinessunovenivaritenuto abbastanza degno di meritare ilserviziodeisuoisimili;nel periododiinterregnoincuisi sapeva solo che Battista era da considerarsi uguale al suo padrone. Ma quando le condizioni che favorivano l’egualitarismo cessarono, nonvifupiùalcunbisognodi questasuamanifestazione. Dal momento che si riconosceva di nuovo che alcuniuominieranosuperiori agli altri, il servizio domestico poteva essere ripristinato, e poteva venire eseguito senza risentimento, perché gli inferiori sapevano che i loro superiori avevano un grande compito da svolgere nel mondo e oltre, ed erano lieti di identificarsi con loro e di servirli. Era molto meglio svolgere un servizio riconosciuto e prezioso a una persona importante che languire a carico dell’assistenza pubblica. Naturalmente c’erano delle garanzie. Nessuno desiderava che si ripetessero gli abusi del XIX secolo. Tutti i servitori domesticieranoregolarmente iscritti nel Corpo Aiutanti Domestici—cheallafinedel secolo superò i dieci milioni dimembri—eognidatoredi lavoro privato doveva pagare i salari prescritti; provvedere unadeguatospazioperlavita personale del dipendente; lasciare libero due sere alla settimana il servitore perché potessefrequentareuncircolo sportivo gestito dal Corpo; pagargli un corso di aggiornamento ogni estate; e non pretendere più di 48 ore alla settimana, salvo autorizzazione dell’ufficio locale.Perquantoriguardale donne, il nuovo sistema nel complesso ha funzionato bene, anche se le più cretine talvoltahannofattodellecose assai sciocche ai condizionatori dell’aria. Le difficoltà si sono avute con gli uomini. Nonostante tutti gliesperimentifattineicentri diricercadelCorpo,nonsiè davvero riusciti a trovare un adeguato equivalente moderno del maggiordomo e del lacchè d’un tempo. Da quarant’anni o più la disoccupazione maschile è maggiore di quella femminile. VI Sommario Sotto il nuovo regime la divisione tra le classi è diventata più netta, la posizione delle classi superiori più alta e quella delle classi inferiori più bassa. In questo capitolo ho esaminato alcune delle ripercussioni che questo processo ha avuto sulla struttura sociale. Gli storici sannocheiconflittidiclasse erano endemici nei tempi premeritocratici,epotrebbero forse aspettarsi, alla luce dell’esperienzapassata,cheil rapidoabbassamentodirango di una classe debba necessariamente aggravare taliconflitti.Ladomandache dobbiamo porci è quindi la seguente: perché i mutamenti degli ultimi cento anni non hanno prodotto questa conseguenza? Perché la societàèrimastacosìstabilea dispetto della crescente distanza tra la base e il vertice? La ragione fondamentale è che ora la stratificazione poggia sul principio del merito, il quale è generalmente accettato a tutti i livelli della società. Un secolo fa le classi inferiori avevano una propria ideologia e potevano adoperarla sia per mandare avanti se stesse che per attaccare i superiori. Esse negavanoildirittodelleclassi superiori alla loro posizione. Ma nella nuova situazione storica le classi inferiori non hanno più una propria ideologia in conflitto con l’ethos della società, come non l’avevano gli ordini inferiori nell’epoca in cui fiorìilfeudalesimo.Poichéla base è d’accordo con il vertice che deve regnare il merito, si può cavillare solo suimetodiconcuivienefatta lascelta,nonsulcriterio,che tuttiaccettano.Efinquitutto bene. Mancheremmo però al nostro dovere di sociologi se non notassimo che questa diffusa accettazione del merito come arbitro di tutto puòcondannareall’impotente disperazione i molti senza merito, e in modo tanto più efficace in quanto la persona così condannata, avendo troppo poca intelligenza per rivolgere la sua protesta contro la società, può indirizzare la sua rabbia contro se stessa, e perciò menomarsi. La situazione è stata salvatadalMitodelMuscolo, dall’educazionepergliadulti, dal trasferimento delle ambizioni sui figli, e dalla naturale stupidità. Ma soprattutto estendendo alla vita adulta i lineamenti principali del sistema scolastico. Se gli stupidi vengono tenuti tra di loro, nonhannopiùognimomento davanti agli occhi la prova dellaloroinferiorità.Inrealtà, secondo i criteri del gruppo entro il quale agiscono e hanno una personalità, essi nonsonostupidi;lìsitrovano tra uguali; possono perfino, modestamente, far bella mostra delle loro caratteristiche più lodevoli. Quando si trovano tra i loro pari la grande società non premecondurezzasudiloro, e non si hanno strascichi di risentimenti. Godono il rispettodiquellichestannoal loro livello di intelligenza. Questa solidarietà di classe, purché non si colori di un’ideologia sovversiva, può essere,edireichecertamente è stata, di grande aiuto alla coesione della società. Per qualche tempo tutto fu minacciato da una sorta di disoccupazione tecnologica, ma dopo l’istituzione su solidebasidelCorpoAiutanti Domesticièstataassicurataai diplomati delle secondarie moderne quella che sembra essere una valvola di sicurezza permanente e straordinariamente costruttiva. È giusto dar credito a Crosland, Taylor, Dobson, Clauson, e a tutti gli altri fondatori della società moderna, della solidità della loro costruzione. Ma se diamo per scontata la permanenzadellastruttura,lo facciamo a nostro rischio e pericolo. Tutte le analisi sociologiche, del tipo di quella che ho tentato di condurre in questo capitolo, mostrano chiaramente in qualemisuraessasiafondata su un complicato sistema di pesi e contrappesi. Il malcontento non può essere del tutto eliminato nemmeno nellanostrarazionalesocietà. Qua e là restano in agguato l’uomo inferiore paranoide, che cova rancore contro qualchemostruosaingiustizia che immagina gli sia stata fatta; il romantico che si struggesognandoildisordine del passato; la domestica che si sente isolata nel suo meritorium, persino nei confronti dei bambini che accudisce. * Protagonista del romanzo omonimo di Thomas Hardy. Giovane di mezzi modesti, il cui desiderio di studiare non riesce a realizzarsi(N.d.T.) Capitolo6 Ilcrollodel movimento operaio I Lamissionestorica I numerosi seguaci del professor Diver sostengono che le istituzioni politiche sono sempre secondarie rispetto alle altre; semplici prodotti, in nessun caso creatrici, delle istituzioni primarie delle sfere economica e scolastica. Non nego che la tesi sia sostenibile, ma al tempo stesso non mi sento di accettarla nella sua consueta formulazione. Senza dubbio vale per il presente. Ma vale ancheperilpassato?Eperil XX secolo in particolare? Se non si preoccupa di dimostrare l’importanza decisiva del movimento operaio nell’epoca di transizione, la scuola di Cambridge non approderà a un bel nulla. In un certo senso, naturalmente, anche allora il suo ruolo fu secondario. La trasformazionesocialescaturì dall’economia,lapressionefu esercitata dalla concorrenza internazionale, il suo strumento fu l’istruzione. E tuttavia la necessità dell’adattamento doveva essere tradotta in un linguaggio che la gente potesse far proprio. La missione storica del movimento operaio è stata quella di convertire la gente allanuovavisionedellavita. I socialisti ottennero il premiodell’uguaglianzadelle opportunità predicando l’uguaglianza; e questo, finché durò la battaglia, non diede luogo ad alcun inconveniente. Ma dopo che l’uguaglianza delle opportunità era diventata realtà, la predicazione dell’uguaglianza non solo divenne superflua, ma sembrava fatta apposta per annullarepropriolaconquista della quale i laburisti potevanoprendersigranparte delcredito.Adifferenzadegli egualitari integralisti, che hanno continuato a vomitare spasmodicamente congiure, di cui gli attuali populisti sono gli eredi, il grosso del movimentosièinseritosenza difficoltà nella nuova era. Naturalmente l’importanza del movimento doveva declinare insieme all’importanza dei lavoratori manuali in generale, perché se così non fosse stato le classi inferiori ben difficilmente sarebbero state indotte ad accettare la loro sorte. Avremmo potuto avere non l’evoluzione, ma la catastrofe. Ecco perché una comprensione completa degli ultimi cento anni non è possibile senza una valutazione della funzione peculiare avuta dai socialisti, nella loro ascesa e nel loro declino. Il miglioramento dei metodi di selezione sociale è stato la condizione del progresso. Ma prima che il raccolto potesse essere mietuto c’era da completare un’altra rivoluzione sociale, altrettanto profonda. Tutto sarebbestatovanoselementi elette non fossero state preparate alla loro alta vocazione; se non fossero statedisposteadassumersile loro responsabilità, il nuovo ordine sociale sarebbe nato morto.Sidovevainfonderein tutti il desiderio di salire fin dove le capacità personali lo consentissero. Perché la società moderna potesse raggiungere la maturità occorreva spingere l’ambizioneapuntaresempre più in alto, e allineare l’ideologia del popolo alle esigenze della nuova era scientifica. Nel promuovere questo fondamentale mutamento psicologico — rendere volontaria la disciplina mettendounafrustadentrola mente — il socialismo ha svolto una parte indispensabile. All’inizio c’erastatoilprotestantesimo. Come Weber e Tawney dimostrarono a suo tempo, la funzione del protestantesimo fu quella di accendere lo stimolo all’accumulazione. Fu il riuscito adattamento della religione alle esigenze economiche che rese possibile lo sviluppo dell’Europa occidentale e di quellepartidelmondocheun tempo facevano parte dell’impero britannico. L’incapacità delle religioni più antiche di provocare questa accensione fu la ragione che consentì altrove l’affermarsi delle nuove religioni alleate del comunismo e del nazionalismo1, e delle rivoluzioni che accompagnarono il trapasso. Per rendere la mente russa, cinese o araba ricettiva ai turbo-generatori, alle bacchetteelettrostaticheealle pile atomiche, il comunismo alleato al nazionalismo era necessarioquantolamadreal bambino. In Inghilterra il protestantesimo puritano sorresseilpaeseattraversole fasi iniziali della prima rivoluzioneindustriale.Maal di là di un certo punto il protestantesimo, così com’era, non poteva andare. E così esso, tramite le chiese non conformiste, si tramutò nell’anglo-socialismo: il nuovomovimentoevangelico chedominònellaprimametà delsecoloscorso. Il limite del protestantesimo stava nel fatto che, mentre incoraggiava l’acquisto della ricchezza, non dava importanza alla necessità della mobilità sociale. E anzi giustificava l’accumulazione di ricchezze proprio con la motivazione dell’ammassare per i discendenti. In sostanza non era altro che un compromesso — anche se a quel tempo indubbiamente necessario — con l’estremismoaristocraticodel sistema feudale. Il grande, se pur temporaneo, contributo del socialismo fu che esso scelse un elemento del cristianesimo e gli diede preminenza a esclusione di tutto il resto: mise infatti l’accento sull’uguaglianza. I cristiani avevano insegnato, sebbenespessosottovoce,che gli uomini, essendo tutti figli diDio,eranotuttiugualiagli occhi del Padre. Per il Padre figli, tra di loro fratelli2. Di questa dottrina i socialisti fecero un’arma potente: e l’usarono per distruggere la resistenza alla trasformazione. “Che diritto ha un uomo alla ricchezza, quando un altro non ne possiede alcuna; che diritto ha chicchessia di comandare al fratello suo? Non è l’ineguaglianza un affronto alla dignità dell’uomo?”. Questo era il loro vangelo allo stato puro. E queste idee ebbero un’influenza tale che molti vecchi socialisti furono indotti ad accettare la necessitàdidarelepossibilità più piene all’ascesa individuale solo dalla brillante invenzione dell’uguaglianza delle opportunità. Quando le opportunità vennero abbinate all’uguaglianza furono rese piùcherispettabili:divennero ilSantoGraal.Isocialistinon si avvidero che l’uguaglianza delle opportunità, come veniva applicata in pratica, significava uguaglianza delle opportunitàdiessereineguali. Questa cecità strutturale era necessaria perché i socialisti potessero battersi con vigore per spalancare le porte all’ingegno. In pratica, come ho detto prima, essi attaccavanoconlapiùstrenua energia le forme di ineguaglianza dovute al principio ereditario. Le imposte di successione, la decadenza del nepotismo, l’istruzione secondaria e universitaria gratuita, l’integrazione delle scuole private, gli stipendi ai ragazzi, l’abolizione dell’ereditaria Camera dei Lord: queste furono le loro conquistedimaggiorspicco. Sono convinto che il principio ereditario non sarebbe mai stato rovesciato, e il grandioso mutamento psicologico che l’economia richiedeva non sarebbe mai statoconseguito,senzal’aiuto di una nuova religione: e questa religione è stata proprio il socialismo. Esso scalzò le resistenze in due modi. Si occupò, dapprima, della casta superiore. Dopo unalungalottafuimpeditoai ricchi — senza dover ricorrere alla misura di trasferire immediatamente i neonati in nidi d’infanzia residenziali3—ditrasmettere il privilegio ai propri figli. L’egoismopaternoematerno doveva essere socializzato, cioèsubordinatoagliinteressi della società. I genitori dovevano essere educati a comprendere che era peccato aspirareapostiimportantiper i figli stupidi: se l’avessero fatto,ilbenedellacollettività sarebbe stato sacrificato agli interessi egoistici di una famigliola tra le tante. Un livello di condotta civile così altononèstatoperòdeltutto raggiunto. Ma ciò che l’agitazione incessante dei socialisti ottenne fu di convincere i genitori ricchi dellafutilitàdiunaresistenza aperta. Perché non ci fu un’opposizione più decisa alle imposte di successione? Perché non ci fu un’opposizione a oltranza all’integrazione delle scuole private?Iricchinonpotevano battersi perché il loro morale erastatoindebolitodalverbo socialista, soprattutto dopo cheiconservatori,perragioni di sopravvivenza, erano venutitacitamenteapatticon i loro avversari (i conservatori di quel tempo costituivano un esempio formidabiledigentechevive, come qualcuno disse degli arabi, rubandosi il bucato a vicenda). Attaccati dai socialisti come reprobi, e abbandonati dai propri paladini, alla fine quelli che avevano beni di famiglia soccombettero,lasciandosolo qualche vecchia matta a continuare la lotta. In tutte le societàidetentoridelpoteree i possessori di ricchezza hanno bisogno che la loro fortuna sia avallata dai migliori titoli morali: diversamente nessuna classe dirigente può governare con l’illimitata sicurezza che costituiscelafontesegretadel carisma.Nell’epocafeudaleil sangue era titolo incontestato per esercitare il potere. Nell’epoca capitalistica la ricchezzaavevainsestessail proprio titolo. Ma con il mutamento della situazione storica i ricchi ereditari non poterono più tener alta la testa.Perserolasicurezzache occorrevapergovernare,eun po’ alla volta cedettero il potere all’uomo-che-si-è- fatto-da-solo, e ancor più all’uomo-fatto-dalla-scuola, i quali avevano il divino sostegno della profonda approvazione morale della società, e perciò anche dell’auto-approvazione. I nuovigovernantieranocoloro che, secondo i nuovi valori, meritavano di portare il mantopurpureo. La seconda conquista fu l’aver inculcato l’ambizione nella classe operaia. Ai socialisti nulla, a breve scadenza, riuscì così bene come il successo; così come, alla lunga, nulla mancò quanto il successo. Ogni progressoversounamaggiore uguaglianza di opportunità nell’istruzione, o verso l’ampliamento delle opportunità nell’industria, stimolava le aspirazioni. Nella personalità adattata, l’ambizione si cela sempre appena sotto la superficie, pronta a svegliarsi alla carezza della speranza. Ogni nuova possibilità contribuiva ad acuire l’appetito. La domanda, come sempre, contribuivaacrearelapropria offerta. Anche in epoca elisabettiana la successione familiarenelleoccupazionifu per lungo tempo molto più comune nelle classi inferiori chenelcetomedio.ALondra e a Liverpool il figlio dello scaricatore di porto prendeva lo stesso mestiere del padre, contro ogni lusinga della sua maestra di scuola, perché nutriva l’assurda convinzione che fosse la miglior professione del mondo. La stessa cosa facevano i figli dei minatori dei villaggi del Durham, i figli dei salariati agricoli delle lontane plaghe del Somerset, degli operai delle acciaierie a Corby e a Scunthorpe. Il miglioramento dellecomunicazionicontribuì aestirparequestaperversione mostrandoaogniragazzodel paese il tenore di vita dei ricchiel’esistenzabrillantedi migliaia di persone di ambientidiversidalsuo.Tutti i giudizi soggettivi sul prestigio delle diverse occupazionivenneroassorbiti da un’unica classificazione nazionale.Piùtardilafamosa argomentazione dell’analogia con lo sport — un abile colpo, questo — assunse un posto importantissimo nell’armamentario degli educatori degli adulti. Quale tecnico inglese avrebbe mai formato la squadra locale di footballconifiglideivecchi campioni, prescindendo dal fatto se fossero o no i migliori? E allora perché avrebbe dovuto farlo l’azienda? Solo di recente l’argomentazione è stata ritorta. Se non si può giocare altro che un football di prim’ordine, chiedono i riformisti, che cosa si deve fare di tutti quelli che non sono abbastanza bravi per essere ammessi nella squadra? Una volta che ebbero preso l’avvio, l’ampliamento delle opportunità e il miglioramento delle comunicazioni resero possibile la trasformazione psicologica; non la resero però necessaria. Senza il fermento dell’agitazione socialista, il lavoratore sarebbe rimasto sprofondato nellasuaapatia,mancandogli una spinta sufficiente per approfittare delle nuove grandi occasioni. A quanto pare, ogni generazione intelligentedeveriscoprireda sé la rassegnazione con cui l’uomocomuneaccettalasua sorte. Il tecnico è sempre portato a pensare non solo chegliconvienesopportareil suo lavoro, dal momento che ha scarse possibilità di farne uno migliore, ma anche che suofigliodovràfarelostesso. Da questa apatia debbono continuamente recuperarlo coloro che hanno un senso più sicuro dei valori. Una volta era il socialismo che liberava, battendosi contro la rassegnazione, e insegnando altecnicocheeglierauguale al presidente dell’azienda, il qualeperciònonavevaalcun diritto alla sua maggiore ricchezza. Predicando l’uguaglianza pungolava la genteconl’invidia,el’invidia stimolavalaconcorrenza.Chi decide di sopravanzare il propriosuperioredàsfogo,in forma sublimata, al desiderio infantile di superare il padre. Si libera così un’energia intensa, che viene incanalata verso uno scopo costruttivo: quando si accompagna all’intelligenza, questa energia è irresistibile. Ma bisognava farla scattare: e la chiave fu appunto il socialismo. Se l’invidia è diventata una virtù pubblica, anziché un vizio privato, sappiamo a chi dev’essere datoilcredito. Il grande problema della società industriale è che l’ambizione viene risvegliata — in misura minore, ma pur sempre risvegliata — nella mente dei ragazzi stupidi e dei loro genitori, e non solo nella mente degli intelligenti. Ciò è inevitabile, dal momento che nessuno può prevedere con precisione assoluta dove sboccerà l’intelligenza. Tutti debbono essere ambiziosi, affinché nessuna persona dotata di un ingegno di prim’ordine corra il rischio di non farne uso. Però, quando si incrocia con lastupidità,l’ambizionequasi semprenonfaaltrochecreare un acuto senso di frustrazione. Ecco la spiegazione del seguito che hanno oggi gli intellettuali egualitari. Pur essendo individui superiori, hanno un timore tale di venir invidiati che si identificano con l’inferiore, e parlano in sua vece. Esigono che l’uguaglianza sia qualcosa di più dell’opportunità; esigono uguaglianza di potere, di istruzione e di reddito; esigono che l’uguaglianza diventiilprincipiodominante dell’ordine sociale; esigono che gli ineguali siano trattati comesefosserouguali. Il socialismo cessò di essere un acceleratore e diventò un freno. Quando l’istruzione prima, e l’industria poi, furono riorganizzate così radicalmente che quasi tutti gli individui intelligenti del paese risultavano concentrati nelle classi superiori, la sua missione doveva considerarsi compiuta. Il partito laburista nonpotevaesserepiùlaforza che era stato, dopo che le classi che esso rappresentava avevano visto sparire gli intelligenti dai loro ranghi. L’importanza del partito nel paese era destinata a declinare.Unaltrocolpofuil declino del Parlamento. La ridistribuzione dell’intelligenza è all’origine del deterioramento della Camera dei Comuni come di quellodelpartitolaburista;un processohaacceleratol’altro. II Ildeclinodel Parlamento Il genio britannico — se questaparolasipuòapplicare a una nazione che in fatto di intelligenza è, come tutti gli altri paesi, o quasi, uno spaccatodelgenereumano— staversandobirranuovanelle vecchie bottiglie. Noi crediamo nell’evoluzione, e nonnellarivoluzione,proprio perché sappiamo che il mutamento può essere tanto più rapido allorché, alla superficie, non vi è alcun mutamento.Èaccadutoconil Commonwealth. È accaduto conlamonarchia.Èaccaduto con il laburismo. È accaduto conilParlamento. La democrazia — nella misura in cui significava che il potere risiedeva in un’onnipotente assemblea elettiva — era un prodotto tipico del processo di transizione dalla casta alla classe: il suo principio fondamentale — un uomo = unvoto—eraegualitario.La madre di una famiglia disadattata, annidata a Brighouse e Spenborough, aveva lo stesso voto di Beatrice Webb. Il sistema parlamentare,secondoildetto di Maine4, consisteva “nell’ascoltare nervosamente auncapodiuntuboacustico che riceve dall’altro capo i suggerimenti di un’intelligenzainferiore”. Nell’epoca feudale il paese era governato da una casta dirigente. Ai nostri tempi abbiamo una società senza caste e il paese è governato da una classe dirigente. Nel periodo intermedio non è stato governato né da una casta né daunaclasse,mapiuttostoda una combinazione di entrambe. Per centinaia di anni il sangue ha spartito il potere con il cervello; molto tempo dopo che l’inaridimento del principio aristocratico aveva cominciato a concentrare l’intelligenza al vertice, ogni classe, per quanto bassa, possedeva ancora i suoi uomini e le sue donne superiori.Inquestasituazione ilsuffragiouniversalenonera altro che il riconoscimento della realtà. Dare un peso uguale a ogni classe era un modo efficace di assicurare un Parlamento capace. Gli operai tessili, i minatori, gli operai delle acciaierie, i contadini e gli altri gruppi eleggevano dai propri ranghi uomini di intelligenza superiore alla media. I loro deputati erano adatti a governare. Non appena affermatasi,lasupremaziadel Parlamento cominciò però a essere minacciata dalla sempremaggiorecomplessità dello Stato. Gli uomini, poniamo, dell’amministrazione di Campbell Bannerman, o anche del primo gabinetto laburista presieduto da Ramsay MacDonald, erano degni del posto che occupavano. Le questioni erano ancora così semplici che l’intelligenza dilettante — orgogliosa condizione del deputato d’altri tempi — poteva prendere una saggia decisione. Ma al tempo del gabinetto Butler gli affari ordinari dello Stato erano diventaticosìstraordinariche ildilettante,perquantodotato fosse,potevafarepocodipiù chefingeredioccuparsene.E persinoquestapantomimaera un’occupazione così assorbente che i deputati non riuscivano tanto facilmente a trarre il loro reddito da altre occupazioni. Invece questo era diventato sempre più necessario, e nel contempo sempre meno possibile, proprio per una delle maggiori conquiste del sentimento egualitario: il contenimento dell’indennità parlamentare. Sempre meno gli individui capaci e intelligenti potevano permettersi il lusso di andare alParlamento,elaqualitàdel partito laburista e degli altri partiti ne venne di conseguenza a soffrire. L’intelligenza ha sempre seguito il potere: quando il potere andò alla burocrazia statale,gliuominieccezionali loseguironoinpuntadipiedi; quandogliuominieccezionali lasciarono la politica, rimasero ben poche forze a opporsi all’espansionismo di Whitehall. Oggi i 110 e lode di Oxford e Cambridge non considerano la carriera politicaunlorointeresseoun lorodovere.L’interessenonli stimola a mettersi al servizio di un elettorato volubile; il dovere li invita a servire la società occupando un posto della massima responsabilità, che il Parlamento, al 98 per cento almeno dei deputati, nonèpiùingradodioffrire.I Gladstone moderni stanno a Harwell. Altra causa del declinoèilfattocheleclassi inferiori, quantunque progressivamente svuotate deltalento,nonhannosmesso di eleggere gente come loro. Si sono aggrappate ai loro diritti democratici, con il risultato che il quoziente medio d’intelligenza del Parlamento è progressivamente calato. I rappresentanti degli uomini comuni non hanno più l’intelligenza; non esercitano piùilpotere. Per risolvere questo problema sono state avanzate due proposte alternative, la prima rivoluzionaria, la seconda riformista. I “rivoluzionari” hanno chiesto che la forma venga adeguata alla realtà: o abolendo il Parlamentoosubordinandole elezioni al possesso di un determinatoQI.Inoltrehanno propugnato la rappresentanza proporzionale,conlaqualeil numero di voti di ciascuno sarebbe proporzionato alla suaintelligenza.Tuttociòera certamente poco lungimirante.Comedicevano i nostri antenati, solo chi porta la scarpa sa dove stringa. Quando le decisioni provocano disagio, l’uomo comunedevepoteresprimere le proprie doglianze al suo deputato5. Quando questo diritto esiste, i funzionari statali e anche gli scienziati sociali debbono stare sempre all’erta. Inoltre di quando in quando sorgono problemi semplici su cui l’opinione dell’uomo comune (qualora sia consigliato dalle competenti autorità) vale quanto l’opinione della meritocrazia, e in queste rare occasioninonperdiamonulla lasciando alla Camera dei Comuni la possibilità di dar sfogoallesueopinioni. Con un compromesso tipicamente inglese l’obiettivo dei rivoluzionari è stato in parte raggiunto non con l’abolizione dei Comuni, ma con il ripristino della Camera dei Lord. Per molti anni i laburisti si opposero a una riforma integrale adducendo l’argomento rivelatore che se la Camera dei Lord avesse cessato di essere ereditaria, il suo prestigio sarebbe salito così in alto da mettere in pericolo quello dei Comuni. Era meglio,dicevano,lasciareche i Lord si spegnessero. Nel clima mentale dominante l’obiezione (per quanto ben fondata) non poteva essere indefinitamente sostenuta. Il principio ereditario era assolutamente indifendibile. Un esponente socialista degli anni Cinquanta formulò un punto di vista più illuminato quando affermò: «È importante ricordare esattamente qual è la vera obiezione dei laburisti all’attuale Camera dei Lord. Non è tanto la debolezza o l’iniquitàdelsistemadicreare dei Pari che viene messa in discussione, quanto l’assurdità del fattore ereditario»6. Ilpartitolaburistafinìper battersiafavoredellariforma altrettanto attivamente dei suoi avversari. L’eliminazione dei Pari ereditari, la limitazione dell’incaricoaiPariavita— uomini e donne scelti tra le personalità più eminenti del regno—lacorresponsionedi lauti onorari: queste riforme, avviate nel 1958 e portate a termine nel successivo ventennio, fecero alla fine della Camera alta un corpo molto più autorevole dell’altro ramo del Parlamento. La selezione sostituì in larga misura l’elezione.Superandotuttigli stadi intermedi della democrazia (proprio come alcuni paesi sono balzati di colpo dalle ferrovie ai razzi), lo strumento dell’aristocrazia fu trasformato in un colpo solo in strumento della meritocrazia. L’ascendente dei Lord fu assicurato da un provvedimento costituzionale per cui il ministero della Pubblica Istruzione veniva riservato in tutti i gabinetti presenti e futuri alla Camera alta. Ora essa non è meno eminente del Comitato Centrale in cui siedono i governanti della Cina comunista, i quali si autoperpetuano attraverso la cooptazione: la Camera dei Lord è il comitato centrale dellanostraélite. Parallelamente ci si preoccupò di compensare l’inevitabile debolezza del Parlamento rafforzando l’amministrazione statale. Alimentata da un processo selettivo scolastico di prim’ordine e da una preparazione universitaria anch’essa di prim’ordine, fecondata da nuove tecniche di ricerca e di amministrazione, sostenuta dallatradizioneedallospirito di corpo creatisi in un secolo e più di disinteressata dedizione al dovere, la competenza collettiva dei funzionari statali ha continuato,conpochebattute d’arresto,aelevarsi.Difronte a questa saggezza composita, pressoché tutti i dilettanti politiciinvestitidiunincarico di governo sono stati ben contentidiprendersilagloria rinunciando al potere. L’eccezione pericolosa è il politico talmente stupido o vanitoso da non riconoscere nemmeno la propria incompetenza. Questi, come lareginaVittoria,puòpersino arrivare a pretendere che il suo potere da nominale diventi affettivo. Una parte della tradizione che i funzionari statali si tramandano consiste nella conoscenza accumulata dei modi di smontare simili pretese7. Sto parlando di trent’anni fa. Nei parlamenti di questi ultimi cento anni non v’è stato fortunatamente alcun principe Alberto. Con l’attenuarsi dei conflitti nella società,ifunzionaristatali— ai quali non è più imposto di tenervisi estranei — hanno partecipato sempre più attivamente alla politica allo scopo di compensare il depotenziamento del sistema bipartitico. Come la Camera deiLord,essiappartengonoa una meritocrazia di crescente potenza. La Camera dei Comuni non si è ancora accodata:esperiamochenon lo faccia nemmeno in futuro. Speriamocheormai,comela monarchia, abbia trovato una sua nicchia permanente nella Costituzione: il vecchio fondendosi con il nuovo, il nuovo con il vecchio, il tutto aunlivellopiùalto. III Itecnici È un vero enigma per lo storico il motivo per cui il partitolaburistaèduratocosì a lungo. Si potrebbe avere una migliore illustrazione del principiodell’inerziasociale? Comelastessademocrazia,il partito laburista è stato una reazione contro la tradizione feudale. Ebbe origine dalla vecchia classe lavoratrice, comeessavenivachiamata,la quale riscuoteva una tale solidarietà solo perché il suo nome era ingannevole: non era tanto una classe, quanto una casta. Nei secoli XIX e XX il suffragio universale diede forza politica ai lavoratori. Si tenevano uniti e, dal momento che altri tipi di avanzamento gli venivano inpartenegati,sfruttavanoal massimoquestaforzapolitica percontrastarel’autoritàdella casta superiore. I capi intelligentieambiziosi,cuiil sistema ereditario impediva l’ascesa individuale, dedicarono i loro sforzi a migliorare la sorte della loro classe nel suo complesso: della loro classe e non semplicemente di se stessi all’interno della classe! Doveva salire una classe intera, a prescindere completamente dalla capacità deisuoimembri! Essi formavano un possenteesercitoeauncerto punto, grazie al loro stesso successo — la conquista socialista di cui ho parlato prima — presero d’assalto la cittadella e ne aprirono le porte all’ingegno. La vittoria ridusse quest’esercito a brigate, a plotoni, e poi, alla fine, a franchi tiratori isolati. Negli anni Sessanta i figli eccezionali di lavoratori manovali non erano più gravementesvantaggiatidalla loroorigine.Conlaforzadel solo merito individuale potevanosalirelungolascala sociale fino a dove glielo consentiva l’intelligenza. Era una grazia per loro e una grazia anche per i loro genitori. Ma per la classe lavoratricenelsuocomplesso la vittoria risultò una sconfitta. Sazia di conquiste, la classe cominciò a sbriciolarsi all’interno. Un numero sempre maggiore di genitori cominciò a nutrire ambizioni per i propri figli anziché per la propria classe. Il culto del fanciullo divenne la droga del popolo; pervasa di speranza, elettrizzata dall’ambizione, la nazione intera cominciò a progredire come non mai proprio nel momento in cui il partito laburista arrivò a un punto morto. Il partito laburista fece l’inevitabile compromesso con la nuova società che si era tanto adoperato a creare: cessò di esistere. Sempre meno elettori, anche tra gli individui muscolosi, rispondevano istintivamente all’appello “laburista”. Attirativersol’altodalleloro aspirazioni per i figli, tutti salvoilLumpenproletariat— per riadottare un termine ancora in voga nella prima metà del secolo scorso — si consideravanoungradinopiù su del lavoratore della base. “Lavoratori” divenne una parola screditata. Gli astuti capi laburisti della metà del secolo (il partito comprendeva ancora molti uomini di grande capacità) avvertirono chiaramente la necessità di un mutamento. Lasciarono perdere l’appello alla solidarietà della classe lavoratriceesiconcentrarono sulla classe media, in parte per catturare nuovi settori dell’elettorato, ma ancor più per tenersi al passo con i propri sostenitori, che, secondoloro,sieranoelevati rispetto al punto di partenza. Uno dei sintomi di quest’ambizione forsennata fu la promozione puramente nominale di occupazioni che nonpotevanovenirpromosse in nessun altro modo. Noi non abbiamo più la necessità di essere così ipocriti: possiamo riconoscere l’inferiorità e tranquillamente definirla tale. Ma a quei tempi gli acchiappatopi venivano chiamati “funzionariperiroditori”,gli ispettori sanitari “ispettori della salute pubblica”, e i pulitori di gabinetti “addetti ai luoghi di comfort”. Gli imprenditori si conformarono al mutato costume licenziando i loro “operai” e assumendo solo tecnici, che indossavano camici bianchi anziché tute blu. Il partito laburista si adeguò alla fine nello stesso modo. “Laburismo”eraunmacigno; “operaio” era tabù; ma “tecnico”,cheparolamagica! Ecosìnacquel’attualepartito dei tecnici, che è al servizio, nel modo più generale, dei tecnici del braccio e della mente. I sindacati seguirono l’esempio. La Transport and General Workers’ Union diventò la Transport and General Technicians’ Union; laNationalUnionofGeneral and Municipal Workers diventò la National Union of General and Municipal Technicians. Questo però non le salvò dalla concorrenza di quell’altro grande sindacato generale, l’Association of Supervisory Staffs and EngineeringTechnicians,che godeva del vantaggio di partiregiàconunnomeeuna posizione adatti. I minatori divenneroitecnicidiminiera (ed erano ancora una forza neiprimitempidelpartitodei tecnici),ilavoratoridellegno tecnici del legno, i lavoratori tessili tecnici tessili, gli impiegati d’ordine tecnici dell’ufficio, e così via. Allo stesso modo sorsero il Technical Unions Congress (TUC) e la Technicians Education Association. I gradi superiori dovettero riclassificarsi per poter mantenere le indispensabili differenze di rango. I tecnici di laboratorio, ad esempio, non potevano mantenere questa denominazione senza venire confusi con i tecnici delle pulizie. Si definirono perciò specialisti di laboratorio, e per la stessa ragione alcuni sindacati adottarono nuovi nomi: l’Association of Building Technicians, ad esempio, diventòl’ABSel’Association ofPsychologicalTechnicians, l’APS. L’Association of Scientific Workers dovette, come la Camera dei Lord (chesionoradicomprendere molti suoi membri) superare d’un sol balzo un intero stadio di sviluppo sociale. Soprattutto dopo la sua fusione con l’Association of Local Government Sociologists, essa considerò la sigla ASS* per nulla appropriata, e così, coraggiosamente, adottò la denominazione di Benefactors: il risultato fu l’ASB, ora giustamente e largamente apprezzata anche aldifuorideicircolidicoloro che lavorano direttamente nelle benefattorie e nei magazzinidicompartimento. I sindacati ad alto quoziente intellettivo hanno esercitato nel TUC un’influenza sproporzionata alla loro forza numerica, ma non ancora del tutto proporzionata alla loro intelligenza. Così essi hanno contribuito ad accelerare la trasformazione del lavoro in gioco a misura che il gioco dellameritocraziaèstato(per l’accertamento del reddito) convertito in lavoro. Hanno contribuito a concentrare l’attenzione dei sindacati tecnici sull’educazione degli adultiditipomoderno.Hanno rivelato l’esistenza di individui che si imbottivano di nozioni per poter superare gli esami d’intelligenza. Hanno guidato la vittoriosa campagna per l’adozione del sistema metrico decimale nei pesi, nelle misure e nella moneta. Hanno insegnato ai colleghi tecnici a guardare realisticamente al ruolo del partito dei tecnici nello Stato moderno. E a ogni passo hanno dovuto combattere contro i sentimentali. Il vecchio egualitarismo non poteva essere spazzato via dalla sera alla mattina, e i sentimentalihannocontinuato a magnificare le virtù del buon tempo antico e a protestare, in nome dell’uguaglianza, contro ogni progresso verso la giustizia sociale. IV L’adeguamentodei sindacati Per comprendere quanta strada abbiamo fatto, pensiamo per un momento a una riunione del National Joint Council for Industry, tenuta,poniamo,nel1950.Vi prendevano parte ministri della Corona insieme a rappresentanti del Trades Union Congress, della Federation of British Industries e delle aziende pubbliche. C’era forse un gruppopiùcapacedeglialtri? Forse che i sindacalisti venivano aggirati nella discussione perché avevano lasciato la scuola a tredici o quattordiciannid’età,mentre i dirigenti dell’industria privata erano stati a Cambridge e quelli delle aziende pubbliche a Sandhurst? Forse che i capi sindacali si trovavano in svantaggio per il fatto di essere stati spinti dentro una fabbrica a un’età in cui gli altri portavano ancora i calzonicorti?Ovviamenteno: semmai lo svantaggio stava dall’altra parte. Non solo i sindacalisti parlavano sorretti da una maggiore esperienza; tralorofiguravanoperdipiù alcuni degli uomini più capaci del paese. La spartizione del potere tra le classi era la conseguenza naturale della spartizione dell’intelligenza. Questi capi riscuotevano la fiducia dei seguaci dai cui ranghi provenivano,elameritavano. Molti di loro furono ministri nel primo, secondo, terzo e quarto gabinetto laburista, prima che cominciasse il declino. La capacità dei capi dei minatori era particolarmente grande, perché nei villaggi minerari non si offrivano altri posti ai giovani e le prospettive di promozioneallaclassemedia erano scarsissime. Negli anni Cinquanta e Sessanta non si comprese appieno che i successori di questi eroi popolarinoneranoaltrettanto capaci; i figli dei maggiori sindacalisti, dei ministri laburisti e di altre eminenti personalità della classe lavoratrice non diventavano lavoratori manuali. Frequentavano le classiche e le università, preparandosi a esercitare il commercio e le libere professioni, e moltissimi di loro andavano addiritturaallescuoleprivate. Ifiglideicapilaburistifurono glialfieridelfuturo. Si paragoni a questo quadrolasituazionepresente: si pensi a come era diversa una riunione del 2020 del National Joint Council, un organo conservato d’altronde solo per ragioni formali. Da unapartesiedonoiQIdi140, dall’altra i QI di 99. Da un latoimagnatiintellettualidel nostro tempo, dall’altro degli onesti lavoratori dalle mani callose, assai più pratici di piumini da spolvero che di documenti. Da una parte la solida sicurezza che riposa sul successo duramente conquistato; dall’altra la coscienza di una giusta inferiorità.Leriflessionigrevi dei sindacalisti, meticolosamente mandate a memoria, non hanno sui loro colleghi maggiore influenza, se siamo sinceri con noi stessi, di quanta ne possa avere una cerbottana su una navicella spaziale. Nutriti di accurate inchieste sociologiche, i funzionari statali conoscono il clima d’opinione esistente nelle fabbriche meglio delle commissioni interne. Raramente i dirigenti sindacali sono in grado di capirechelacortesiaconcui vengono trattati è una pura formalità: non comprendono di non avere più la sostanza del potere, di essere lusingati semplicemente dalla sua ombra. Non c’è bisogno di chiedersiilperché.Lescuole hanno cominciato ad assumersi come si deve il compito della selezione sociale: questo è tutto. Attuate le riforme così a lungo invocate, nessuno dei ragazzi più capaci del paese — se non per un disgraziato errore — fu più costretto a fare un lavoro manuale. Venivano preparati da qualcosa di meglio della Workers Educational Association (sic). Vent’anni dopo il 1944, i figli brillanti dei lavoratori manuali andavano automaticamente nellemiglioriscuoleclassiche del loro distretto, di lì passavano a Oxford e a Cambridge e infine, dopo la laurea, potevano chiedere borse di viaggio e borse di studio per l’Imperial College ofScience,leInnsofCourte l’Administrative Staff College. I Keir Hardie delle successive generazioni sono diventatiimigliorifunzionari pubblici, medici, fìsici, psicologi, chimici, dirigenti aziendaliecriticimusicalidel lorotempo. Negli anni Quaranta ancora un ragazzo su venti che abbandonavano la scuola per svolgere occupazioni manuali aveva un QI superiore a 120; negli anni Cinquanta — dopo che la leggeeraentratainvigore— ce n’era uno su cinquanta; e negli anni Settanta solo uno su mille. Nell’ultimo quarto di secolo la riserva di lavoratori veramente capaci di riempire i massimi posti sindacali si era completamente essiccata, e già molto prima di allora il declino qualitativo dei deputati sindacalisti e dei funzionari sindacali di categoria e di fabbrica, specialmente di quelli più giovani, era diventato veramente notevole. Devo dire qui che la regola della promozione per anzianità, a cuiisindacatirimaserofedeli, non fu, come nell’industria, un ostacolo, in quanto i funzionari anziani erano nel complesso più capaci. Naturalmente l’intelligenza non è la sola qualità che si richieda a un dirigente sindacale; essi debbono possedere anche bellicosità, tenaciaeunagrandecapacità dilavoro.Maanchesenonè lasolaqualità,l’intelligenzaè pur sempre necessaria, e i nuovi dirigenti sono stati spaventosamente svantaggiati dallasuaassenza. Ma allora come hanno fatto i sindacati a tenersi in piedi?Sonostatisalvatidatre forme di adattamento: il rafforzamento del loro personale amministrativo, la semplificazione delle loro funzioni e l’accrescimento della loro rispettabilità. Innanzitutto i difetti del metodo elettivo sono stati parzialmente compensati, nei sindacati come nel Parlamento, dal rafforzamento dei funzionari pubblici nominati dall’alto. Ben pochi laureati sono stati eletti funzionari di sindacati manuali, ma i comitati direttivi, consapevoli della sempre crescente complessità dell’economia, impressionati dal crescente prestigio delle università e consci della necessità di fare la miglior figura possibile con gli industrialieilgoverno,hanno affidato sempre più di loro iniziativa a dei laureati i loro ufficidiricerca,produzionee pubbliche relazioni, sebbene ancora troppo lentamente8. Il partito laburista ha dato l’esempio accogliendo tra i suoi parlamentari individui provenienti da Winchester e da altre scuole d’élite, e poi anche dalle università, in sostituzione di lavoratori manualicapacicheormainon esistevano più. Nel 1960 praticamente nessuno dei dirigentidelpartitoproveniva dalle file dei lavoratori manuali; un grande mutamento rispetto al 1924. Dopoaverindugiatounpo’,i sindacati fecero altrettanto con i loro funzionari. Le università hanno fatto fronte organizzando corsi speciali per persone adatte le quali, nonostante gli alti QI, abbiano sufficiente tatto per sopportare serenamente gli sciocchi: qualità, questa, estremamente necessaria ai consulenti dei dirigenti sindacali. L’ottimo corso accelerato che si tiene al LeedsInstituteofTechnology prescrive di trascorrere un periodo di tempo in mezzo alla base per acquistare esperienzapratica;icandidati alla dirigenza sindacale e aziendale lavorano insieme felicemente alle macchine. I sindacatihannoincorporatoai livelli direttivi più alti molti laureati i quali, pur non essendo di prim’ordine, appartengono a un buon second’ordine che si aggira intorno ai 115-120 punti di quozienteintellettivo. I sindacati sono stati salvati da uomini come Lord Wiffen. Per apprezzare l’eccellenza delle sue qualifiche è sufficiente confrontare la sua carriera con quella di Ernest Bevin, che non aveva alcuna istruzione degna di questo nome. LORDWIFFEN ERNESTBEVIN Natoil9marzo 1881a Natoil9agosto1957 Winsford, aBradford.Padre: Somerset. filatore Padre: salariato agricolo 5-11Imparato 5-11SezioneA, aleggeree scuolaelementare.QI scriverealla 120. scuoladel villaggio. 11Esamedi ammissionealla classica.QI120. 11Lasciato scuolaper lavorarecome garzonedi fattoria. 13Scuolaclassicadi Bradford.QI119. 13Garzonedi cucinaa Bristol. 14Idem. 14Fattorinodi drogheria. 15Idem. 15Aiutocarrettiere. 16Licenzadella classica.QI118. 16Bigliettaio ditram,poidi nuovoaiutocarrettiere. 18Borsadistudio stataleaCambridge. QI120.Poidiploma diBachelorofScience 18Carrettiere. (sociologia)ediploma diMasterofScience (testmentali). 28Docentedi relazioniumane nell’industria all’ActonTechnical College.QI123. 28Segretario delComitato perildirittoal lavorodi Bristol. 29Segretario dellasezione carrettieridi 29DocenteaHarvard Bristolinseno inbaseaun allaDock, programmadiscambi. Wharf, QI115. Riverside& General Labourers’ Union. 32Assistenteperla 32 ricercadellaUnited Organizzatore TextileFactory nazionale TechniciansUnion.QI aggiuntodi 115. sindacato. 34Idem. 34 Organizzazione nazionaledi sindacato. 41Segretario generaledella 41Responsabileperla Transportand ricercadelsindacato. General QI114. Workers Union. 59K.C.T.U.C., segretariodi 59Ministrodel sindacato.Membro delConsiglio Generale.QI116. Lavoro. 64Elevatoalrangodi 64Ministro Pari.QI116. degliEsteri. 72Presidentedel Comitatoper l’istruzionedelTUC. QI112. 76Docenteaggiunto all’ActonTechnical College(anche attualmente).QI104. Uomini come Walter Wiffen hanno fornito quella guidacheunavoltadavanoai lavoratorimanualiiBevin. Il secondo adeguamento sta nel fatto che le funzioni dei sindacati, in una società organizzatapiùsensatamente, sonodiventatequasideltutto automatiche, così che resta ben poco margine per l’iniziativa o l’innovazione. I membri di commissione interna e i funzionari sindacali locali non possono più competere con i dirigenti aziendali, ma questo importa assai poco ora che tutte le contrattazioniperisalariele condizioni di lavoro sono state completamente centralizzate a livello nazionale, dove predomina l’influenza dei funzionari stipendiati. Il British Productivity Council ha continuamente rifornito i sindacati di materiale pubblicitario, film e vignette destinati ai loro iscritti, e il National Joint Council è anch’esso diventato sempre più importante da quando ha assuntolaresponsabilitàdella revisione annuale dei prezzi. Solo gli esperti di statistica possono seguire le complessitàdellarevisione,e cosìgliespertistipendiatidai sindacati si mettono d’accordo sui dettagli con i loro colleghi dell’Ufficio Centrale di Statistica. Fino allo scorso maggio non c’erano più stati “scioperi” dopo quello di Leamington del1991. Interzoluogosièdatoai sindacati, come alla monarchia, un posto sempre più onorevole nell’ordinamento sociale. Oggi non c’è un solo ente nazionale di qualche rilievo incuinonsianorappresentati. Laconsultazionemistaèstata portata talmente avanti dal governo, come anche dagli industriali, che ai sindacati (trannequellicontrollatidalle cricche populiste) vengono comunicate quasi tutte le decisioni importanti almeno un giorno o due prima dell’annunzio ufficiale. Adesso che è stato creato l’Ordine Reale del TUC, per cui tutti i membri del Consiglio Generale non appena eletti diventano automaticamente commendatori, ora che le concessionidionorificenzeai lavoratori comuni si sono moltiplicate,l’intelligenzaeil tattohannosalvatoquellache senz’altro avrebbe potuto diventare una bruttissima situazione. I populisti sostengono che c’è una fondamentale mancanza di simpatia tra i funzionari stipendiatieisempliciiscritti. Tutti i sociologi debbono riconoscere il pericolo. Ma il rimedio non è il ritorno a un passato che è aureo solo nell’immaginazione. Il rimedio sta, come le università hanno ben capito, nel perfezionamento delle inchieste sociali e delle indagini d’opinione, le quali sono gli occhi e le orecchie delpubblicointelligente. V Sommario Ho cominciato questo capitolo elogiando i socialisti per l’attacco massiccio che a suo tempo avevano sferrato contro il principio aristocratico. Senza di loro forse le caste non sarebbero mai state sostituite dalle classi, e la vecchia aristocrazia non avrebbe mai assunto la sua forma attuale. Madopochelaloromissione fu compiuta e l’uguaglianza delle opportunità raggiunta, essi dovettero operare un adattamento di vasta e talora dolorosaportata.Ilgrossodel partito laburista, sotto la nuova denominazione, si rassegnò al declino della sua importanza, e alla decadenza del suo principale strumento, il Parlamento. I sindacati dei tecnici vennero compensati perlaperditadipotereconun guadagno di rispettabilità. I tecnici organizzati sono diventati un pilastro minore della nostra società. Ma il movimento minoritario dei socialisti scissionisti, a volte operanti entro i ranghi ufficiali, a volte al di fuori, non è mai stato totalmente distrutto. I populisti possono con una certa fondatezza sostenere di ricollegarsi agli egualitari sentimentali che da decenni tormentano i rispettabili dirigenti dei tecnicielostessogoverno. Oggi Lady Avocet ama paragonare la meritocrazia ai Mohicani che sottraevano i giovani alle tribù soggiogate e li allevavano come membri delle proprie famiglie. Essa, insieme ai suoi amici, sostiene che i tecnici hanno bisogno di capi che condividano i loro atteggiamenti mentali perché sono stati anch’essi dei tecnici9. Se avessero ancora per guida un Ernest Bevin, il loromoralesarebbedinuovo alto, perché potrebbero identificarsi pienamente con luiegloriarsidellesuegesta. Farebberoancorapartediuna società unita, perché avrebbero un capo che interpreterebbe i bisogni di questa in termini a loro comprensibili. I populisti ritengono che finché non emergerà una leadership spontanea,illorodovereèdi agire come fiduciari dei tecnici. Fino all’anno scorso ritenemmo questa convinzione una patetica eccentricità… *Assininglesesignifica“somaro” (N.d.T.) Capitolo7 Ricchiepoveri I Ildenarodelmerito Lecaste,oleclassi,sono universali, e il grado di armonia esistente in una società dipende sempre dalla misuraincuilastratificazione è sanzionata da un codice morale comune. Nel lungo periodo intercorso tra lo sfacelo della vecchia aristocrazia e l’avvento della nuova, non c’era una regola convenuta che potesse giustificare la divisione in classi. Il conflitto per la distribuzione dei privilegi e delle ricompense era perciò duro e perpetuo; e nulla agitava la gente quanto il pensiero del denaro. I poveri si lamentavano insistentemente che i ricchi avevano troppo per i loro bisogni, e chiedevano di più per sé. I ricchi negavano altrettanto insistentemente l’accusa, e sostenevano che, in rapporto al contributo che recavano al bene comune, le ricompense che ricevevano erano troppo misere. Tra le due parti in conflitto non poteva esservi pace, ma al massimo una tregua di compromesso. Che cambiamento c’è stato! La distribuzione delle ricompense è diventata sempre più ineguale, eppure c’è meno conflitto di prima. Come è stato possibile raggiungere un così felice stato di cose? La storia deve esseresuddivisainduefasi:il periodoprecedenteal2005,e ilperiodosuccessivo. Negliultimicentoannila gamma dei redditi, diventando le organizzazioni sempre più grandi e complesse, si è ampliata per forza di cose sempre di più. La scala industriale si è allungata e il numero dei livelli salariali è aumentato. Cent’anni fa la piccola azienda che aveva dieci dipendenti ripartiti in tre o quattrolivellieraancoracosa comunissima. Il massimo dirigente non doveva necessariamente ricevere molto di più dell’ultimo dipendente. Nelle grandi industrie, che finirono per prendere il sopravvento, dovevano esserci centinaia di gradi, tutti differenziati l’uno dall’altro dal punto di vista della remunerazione. Alla base stava l’individuo che riceveva nient’altro che il minimofissatocomeillivello decoroso sotto il quale a nessuno doveva esser consentito di cadere. Almeno a questo livello c’era uguaglianza.IlMinimoerail fondamento su cui sorgeva l’intero edificio dei redditi. Nell’Ente Atomico Europeo, ad esempio, un addetto all’ascensore riceveva nel 1992 il Minimo di 450 sterline annue. Sopra di lui stavano altri 221 gradi, e, dato che la differenza media traigradieradi250sterline, il presidente dell’ente necessariamente doveva avere un reddito annuale di almeno55.700sterline.Ilsuo stipendionettoeraineffettidi 60.000 sterline (senza tener conto del Contributo per il Pensionamento Presidenziale). Il divario tra verticeebaseeradellostesso ordine di grandezza nella maggior parte delle altre grandi organizzazioni; e anche le piccole aziende dovevano corrispondere cifre analoghe per essere in grado di attirare le competenze che gliservivano. Ci vollero molti anni per trarre questo ordine dal caos esistente prima. Il problema più difficile era quello di inserire tutta la gamma delle mansioni in una serie di gerarchieinterdipendenti,efu risolto solo quando la classificazione del merito venne elaborata, per citare una vecchia formula del British Institute of Management, come “valutazionesistematicadiun dipendente secondo il rendimento, le attitudini e le altre qualità necessarie per il buon espletamento del suo compito”1. Naturalmente sorgevano ancora delle controversie quando una nuova mansione, creata dal progresso tecnico, doveva essere inserita in una gerarchia esistente senza causare troppo disturbo; e sorgevano ancora delle controversie sugli elementi differenziali da attribuire ai diversi livelli, alle quali i sindacati potevano ancora partecipare se gli psicologi industriali non riuscivano a comporre la vertenza su due piedi. Ma non ci furono più gravi vertenze dopo che la classificazione del merito fu largamente intesa e riconosciuta come il mezzo più appropriato per confrontare una mansione a un’altra. Come ho detto prima, lo spiritodelnostropaesenonè mai stato egualitario. Quasi tuttigliinglesieranoconvinti che alcune persone fossero meglio di altre: che i professionisti fossero superiori ai lavoratori manuali, o, viceversa, che i lavoratori manuali fossero superiori ai professionisti. Il guaio è che ciascuno giudicavasecondouncriterio diverso. Fu con un certo sollievo che un numero sempre maggiore di persone scoprì di poter concordare sulla validità del criterio del merito, o piuttosto sul significato che in pratica si doveva dare a quest’ultimo, sia nella scuola che nell’industria. Dopo l’abolizione della ricchezza ereditaria, la vecchia controversia perse il carattere drammatico che aveva, e poté affermarsi uno spiritopiùempirico.Ilgrosso dei socialisti, pur facendo confusione tra i due tipi, era molto più ostile all’ineguaglianza dovuta alla ricchezzanonguadagnatache aquelladovutaallaricchezza guadagnata: lo stereotipo cui restavano ancorati era quello del ricco che aveva ereditato un patrimonio dal padre. Quando le imposte di successione, quelle sul capitale, l’imposta sugli aumenti di valore patrimoniale e la speciale sovrimposta sui redditi non guadagnati ebbero raggiunto il loro scopo, l’oggetto di questa avversione venne meno e si scoprì che solo pochissimi membri delle classi inferiori erano contrari all’ineguaglianza come tale. Seunindividuo,dopoessersi fatto strada lungo la scala scolastica, otteneva un buon lavoro e riceveva un lauto stipendio per eseguirlo, con tutta probabilità lo meritava: buonafortunaalui. II Lasintesimoderna Questo modo di vedere, pur essendo l’opinione generale, non è mai stato universalmente accettato. Le critiche venivano dai soliti ambienti. Gli egualitari non potevano opporsi indefinitamente alla prospettiva che i ragazzi più intelligenti ricevessero l’istruzione più intensa. Tutti ne ricavavano un vantaggio: ilpiùmodestodeitecniciera contento, quando la moglie stavamale,dipoterchiamare un medico che aveva un QI almeno di 100. I socialisti nonpotevanoindefinitamente opporsi alla prospettiva che i migliori avessero il massimo potere. Tutti si avvantaggiavanodelfattoche i migliori fossero capi del personale, astronomi reali, vice-cancellieri di università o presidenti del Social Science Research Council. I socialisti dovettero rassegnarsi all’élite. Ciò di cui ancora si lagnava una minoranza era che fossero tanto ben pagati. Concesso (dicevano alcuni di loro) che l’astronomo migliore debba esser fatto Reale, perché dovrebbe ricevere una remunerazione maggiore di quella del muratore che ha costruitoilsuoosservatorio? Questaèsemprestatauna domanda irritante, perché, posta in questi termini, non consentiva una risposta. Questa strana gente correva qua e là freneticamente (proprio in Inghilterra!) chiedendo in tono quasi metafisico: “È giusto questo? È giusto quello?”. Alla domanda, naturalmente, si poteva rispondere solo con un’altra domanda: “Giusto secondoqualeprincipio?”.Si poteva rispondere che era ingiusto pagare un uomo più di un altro perché la distribuzionedovrebbeessere messainrapportoalleazioni. Si poteva rispondere che era ingiusto pagare lo scienziato pigro più dello spazzino diligente perché la distribuzionedovrebbeessere fatta secondo lo sforzo. Si poteva rispondere che era ingiusto pagare l’intelligente più dello stupido perché la società dovrebbe risarcire dell’ingiustizia genetica. Si poteva rispondere che era ingiustopagarelostupidopiù dell’intelligente perché la società dovrebbe risarcire dell’infelicità che è la sorte consueta dell’intelligente (non si può far molto per i brillanti: saranno sempre e comunque angosciati). Si poteva rispondere che era ingiusto pagare l’individuo chevivevaunalungaeserena vita a Upper Slaughter nella stessamisuradelloscienziato chesilogoravaalserviziodel sapere al Battersea Poly. Si potevarisponderechenonera giusto pagare coloro che amavanoillorolavoroquanto coloro che non lo amavano. Si poteva rispondere — e in effetti si rispondeva — qualsiasicosa;einognicaso la risposta si fondava sempre sul particolare tipo di giustizia richiamato dai principi impliciti nella dichiarazione. Il fatto di aver cavato fuori l’accordo da questo arido dibattito, e di aver ridotto i socialisti al silenzio per tanti anni, è da considerare uno dei maggiori trionfi dell’arte politica moderna. Il bello di tutto questo, per un paese che prosperasulprecedente,èche non c’è stata alcuna netta frattura con il passato. Nel secoloscorsoirimborsispese esenti da imposta erano diventati una parte sempre più importante della remunerazione, e ormai negli anni Novanta avevano messo radici centinaia di nuove clausole contrattuali. Uno storico esperto non deve far altrochespulciarelecolonne degli avvisi commerciali dei quotidiani. Eccone uno abbastanza tipico di quei tempi: “Municipio - Contea di Harwell. Si accettano domandeperilpostodiruolo, con diritto a pensione, di psichiatra endocrinologo (Grado 24) della Clinica Pediatrica. Stipendio iniziale 10.850sterline,elevabile,con aumenti annuali di 135 sterline e 10 scellini, fino a 12.205sterline;piùilpastodi mezzogiorno. Moduli per la domanda presso lo Psicologo Municipale.” Le parole-chiave erano chiare per coloro che lavoravano al servizio dell’amministrazione locale. L’espressione“piùilpastodi mezzogiorno”significavache ilmunicipio,comelamaggior parte degli altri enti locali aperti al progresso, aveva aderito all’accordo dell’Associazione delle aziende municipali, in virtù del quale al personale laureato venivano corrisposti pagamenti supplementari in natura,daipastiallevacanze. Ma perché solo pranzi e vacanze e altri benefici marginali? L’interrogativo in verità era assai pertinente. Non spettava forse al datore di lavoro assicurare a tutto il suo personale dirigente un ambiente complessivamente propizio all’alto rendimento? Dopo averlo preparato con notevole costo per il pubblico, era ridicolo tollerare l’esistenza di ostacoli, sia in casa che al lavoro, alla sua massima efficienza. Per i dirigenti la distinzionetralavoroesvago è, dopo tutto, puramente artificiale.Tuttalalorovitaè in funzione della loro vocazione. Laquestioneèstataposta chiaramente più di trent’anni fa da Gulliver nel suo appello,famosoforseproprio perché tanto esplicito, a favore di un giusto trattamento delle classi superiori. Ne ricordiamo tutti il titolo, Il lavoro dell’élite nonfiniscemai. «Non siamo forse i pensatori?», egli chiedeva. «Siamo pagati per pensare. Ebbene, di che cosa abbiamo bisogno per fare bene il nostro lavoro? Abbiamo bisogno di quiete: nessuna personaturbatadarumoripuò dedicarsi a una forte concentrazione. Abbiamo bisognodicomodità:nessuna persona costretta a tenere conto delle piccole irritazioni materiali può accedere alle conquiste più alte. Abbiamo bisognodilunghevacanze:la storia insegna che spesso gli scienziati hanno scoperto l’anello mancante di una catena di riflessioni del tutto inaspettatamente, magari mentrestavanobagnandosiin mare, passeggiando in montagna o sonnecchiando nei Caraibi. Un uomo brillante può fare il lavoro di unannoinottomesi,manon in dodici. Abbiamo bisogno disegretarieduranteillavoro e di domestici in casa: le faccende materiali tolgono all’uomo d’ingegno energie chedebbonoesserededicatea cose più alte. Come un falegname ha bisogno di uno scalpello, o il meccanico di una chiave inglese, così noi dobbiamo avere libri che ci illuminino, quadri che ci stimolino,vinocheciconsoli. Non lo chiediamo per noi stessi. Lo chiediamo per il bene della società, al cui serviziosiconsacranoinostri cervelli. Nessuna gelosia, nessuna vanità, nessun egoismo deve ostacolare il cammino della conquista umana e del progresso sociale». L’indice del mutamento stanellamisuraincuiqueste rudi idee si sono assicurate, una volta assunta una forma più raffinata, l’approvazione generale. Idatoridilavorodotatidi spirito civico hanno sempre più largamente sposato la nuova concezione dei doveri che essi hanno verso i loro dirigenti. Era loro dovere fornire le migliori condizioni possibili per l’attività mentale, durante tutte le ventiquattr’ore, sul lavoro e fuori del lavoro. Questo naturalmente richiedeva denaro:perl’acquistodicase, per gli autisti, per le automobili e gli aeroplani aziendali, per i domestici in servizio sia nella sede di lavoro che nell’abitazione, e per lo svernamento a Montego Bay, Tashkent, Kashmir, Caracas, Palm Beach, Llandrindod Wells, o dovunque lo psicologo industriale raccomandasse. Ma il denaro non era nelle manideldipendente.Eglinon poteva disporne a suo piacimento.Nonsitrattavadi un reddito, ma di un costo, e cometalevenivagiustamente sopportato dal datore di lavoro. Idris Roberts fu il primo uomo politico a intuire le possibilità offerte da questa situazione. Egli poté finalmente chiudere la bocca ai critici, accogliendo le loro richieste e stabilendo la completa uguaglianza di tutti iredditi.Imembridell’élitesi erano sempre opposti al livellamento per motivi d’efficienza: in mancanza di adeguati incentivi, affermavano, non si poteva pretendere da loro il meglio. Ma capirono facilmente che ancheigrossiredditi,soggetti com’erano a una pesante tassazione,nonfornivanopiù un incentivo allo sforzo continuo. L’élite era disposta ad accettare l’uguaglianza perché non le importava più nulla del reddito, e la gente comune perché invece le importava ancora. Nel 2005 la legge di Roberts per il livellamento dei redditi conciliò gli interessi di tutte leclassidellasocietàinmodo straordinariamente felice. Da quel momento tutti i dipendenti di tutti i livelli hanno cominciato a ricevere l’Eguale (come la retribuzione viene ufficialmente chiamata) semplicemente per il fatto d’esser cittadini; e le differenze tra i vari gradi sonostatesanzionatenonpiù con gli stipendi, ma con il pagamento di tutte quelle spese che a seconda dei casi potessero essere giustificate dallenecessitàdell’efficienza. I datori di lavoro, naturalmente sono stati autorizzati a concedere beneficiancheaitecnici,selo desideravano;ealcunideipiù illuminati lo hanno fatto costruendo sui terreni delle loro fabbriche piste per podistiecampidicricketedi football. I tecnici hanno una giornata lavorativa di sole sette ore, e ovviamente non possono pretendere la stessa considerazionechesihaperil personale di concetto, il quale, in realtà, è sul lavoro ventiquattr’ore su ventiquattro. Ma il morale, pur essendo un imponderabile,valelapenadi essere coltivato, e da questo punto di vista un oculato impiego dei fondi aziendali stanziati per queste comodità materiali spesso dà un buon rendimento. Il livellamento dei redditi ha posto fine a quasi tutte le vecchie, tediose discussioni sulle differenze. Ora le differenzenonsonopiùtrale persone, ma tra gli anni. Roberts e il suo governo riformatorericonobberochei tecnici erano stati abituati a ottenereognitantoaumentidi reddito, e se le loro legittime aspettative non fossero state soddisfatte, essi pure sarebbero rimasti insoddisfatti. Uno dei primi sociologi, un certo professor Hobhouse, affermò una volta unaprofondaverità. Domanda: Qual è il guadagnoideale? Risposta: Il dieci per centodipiùdiquelchehai. La legge stabilì che l’Eguale riscosso dal fondo comunedachivicontribuisce dovesse esser soggetto a un riesame annuale dei prezzi. Se in un determinato anno i prezzi salivano, l’Eguale doveva venir proporzionalmente aumentato, e dato che in realtà dal 2005 i prezzi sono aumentati costantemente, la retribuzione dell’uomo comuneècresciutaanch’essa. Le obiezioni all’equità di questa procedura sono state poche, e hanno riguardato praticamentesololamisurain cui i prezzi sono realmente saliti nel giro dell’anno. In più di un’occasione si sono vistiglistatisticideisindacati esibire in sede di riesame indici dei prezzi del tutto diversi da quelli ufficiali. E così quella che dovrebbe esser trattata come una questione empirica è stata gonfiata fino a diventare un problema politico. Le università se ne stanno occupando. I professori di econometria forniranno tra poco un metodo più uniforme. Anche il sistema di ripartizione degli incrementi di efficienza è stato ammodernato. Una volta i tecnici erano soliti sostenere che i loro salari dovessero aumentareconlaproduttività. Dal momento, affermavano, che avevano prodotto di più, dovevanotrarneunbeneficio. Questo era ovviamente sbagliato: il progresso economico non dipende dai lavoratorimanuali—chenon sono tenuti a faticare di più — ma dagli inventori e dagli organizzatori che escogitano nuove tecniche. Se c’è qualcuno che ha diritto all’incremento, questa è la Meritocrazia. Comunque gli aumenti di produttività devono essere impiegati per incrementare ulteriormente la produttività, e non dissipati a beneficiodellagentecomune. Un grande paese ha bisogno di grandi investimenti. Alla metà del secolo scorso gli investimenti in Inghilterra erano ancora pietosamente bassi, molto più bassi che in Russia, ove il potere economico stava saldamente nelle mani di un’élite ben consapevoledelfattocheper rendere il paese ricco i cittadini dovevano esser tenutipoveri.Allafineanche noi imparammo la lezione che produttività e povertà sono inseparabili. A partire dal 2005 l’incremento annualediproduttivitàèstato reimpiegato anzitutto nel capitaleumano—cioèspeso per l’istruzione superiore e per mantenere in massima forma coloro che ne sono i prodotti — e in secondo luogo per creare attrezzature meccanichediognisorta. Come si fa, viene da domandarsi, a obiettare qualcosa a un’impostazione cosìsaggiaepratica?Eppure è stato fatto. I populisti sono riuscitidinuovoafarequello che sembrava impossibile. Che i tecnici abbiano la loro quota, dicono. Forse che il paesenonpuòpermetterselo? Laproduttivitàècosìaltache nel 2031 la spesa nazionale — hanno persino cercato di riesumare il termine sorpassato di reddito nazionale — è salita del 54 per cento, e lo scorso anno del 61 per cento. Ma queste cifreinrealtànondimostrano niente. Gli agitatori parlano come se si fosse finalmente avverato il vecchio mito socialista dell’Età dell’Abbondanza. Nulla di più lontano della verità. Il paese ha bisogno di ogni frazione di capitale umano e materiale che è in grado di risparmiare per gareggiare con le altre grandi nazioni nella battaglia per la sopravvivenza. Siamo tutti poveri, e lo rimarremo sempre, perché le esigenze di un’età scientifica sono insaziabili. Gli estremisti, con le loro chiacchiere irresponsabili, minacciano il progresso stesso. III Sommario La riforma della struttura dellaretribuzioneèstatatrale piùefficacidelnostrotempo. Lediscordieinterminabilidel passato sorgevano dall’inevitabileconflittodelle classi dal momento che ciascunadiessecontenevaun assortimento di tutti i gradi d’intelligenza e capacità. L’ingiustizia di fondo stava nel fatto che ai membri intelligenti delle classi inferiori non veniva dato ciò chespettavaloro,percuiessi, nella loro battaglia contro il disordine sociale, che allora doveva esser combattuta con l’appoggio di tutti i membri della loro classe, qualunque fosse la loro intelligenza, si appigliavano a un qualsiasi principio che potesse giustificare la loro protesta. Quandol’ingiustiziadifondo venne sanata, e agli intelligenti di tutte le classi furono assicurate tutte le opportunità, coloro che in altri tempi sarebbero stati i nemici dell’ordine costituito ne divennero i più strenui difensori. La concordia subentrò alla discordia; e nel merito si riconobbe il principio che doveva guidare tanto la riforma economica quanto quella scolastica. Ma l’élite ha dimostrato la sua saggezza, cioè la sua moderazione, evitando di portare all’esasperazione questo principio. Tutti i cittadini, anche quelli della classe più umile, ricevono lo stesso Eguale degli altri, e questo di anno in anno viene adeguatoallasituazione. Ma anche questo eccellente ordinamento non è sfuggito alla critica. I populisti sostengono che la giustizia è solo apparente; e affermanochelaveraragione per cui gli “ipocriti”, come essicichiamano,sonoriusciti a farla franca è che gli umili non hanno più nessuno — all’infuoridiloro—cheparli in loro nome. Affermano anche che i sindacati stanno dalla parte dell’ordine costituito perché i loro dirigenti non sono capaci di capire, e di denunciare, la doppiezzadeiricchi,diventati più ricchi che mai ora che vengono trattati come dei patrimoni economici. Dicono inoltre che la contrattazione per la distribuzione della spesa nazionale è una battaglia d’astuzia, e che la sconfìtta è inevitabile per coloro i cui figli più capaci sonopassatialnemico.Perciò sono entrati in lizza, come sedicenti paladini delle classi inferiori,perbattersiafavore di queste nel modo in cui i sindacati — secondo loro — non possono più fare. Dobbiamo francamente ammetterechelalororidicola richiesta di una generale spartizione degli incrementi di produttività ha trovato qualche ascoltatore molto interessato. Capitolo8 Lacrisi I Laprimacampagna delledonne Ho cercato di descrivere lo sviluppo della nostra società, soprattutto a partire dal 1944, nell’intento di rivelarealcunedellecausepiù profonde del presente malcontento. Io non contesto le conquiste dell’ingegneria sociale. Non nego il fatto del progresso. Sostengo però che la società non funziona mai senza contrasti. Nonostante tutti i progressi degli ultimi cento anni, la sociologia è ancora nella sua infanzia, e finché non avrà raggiunto la dignitàdellealtrescienze,noi non conosceremo con sufficiente certezza il complesso di leggi alle quali l’ingegneria sociale deve obbedire. La Natura degli esseri umani resta ancora la più misteriosa di tutte. Al momento la società che abbiamocostruitononèaltro cheungiocodiforzeopposte mantenute in un equilibrio sempre delicato. Ogni mutamento crea il suo opposto. L’apertura delle scuole all’ingegno era destinata a scalzare dai loro posti taluni dei vecchi protagonisti.Laretrocessione dei ragazzi stupidi provenienti dalla classe superiore era destinata ad amareggiare i loro genitori, e viadicendo:tuttereazioniche hoindicatoprima.Lamiatesi è che queste tensioni per ora inevitabili spieghino in qualche misura perché gli estremisti siano riusciti ad assicurarsi un seguito. Sono prontoperòadammettereche questa analisi storica, anche se in parte può spiegare l’esistenza di un tale movimento, non spiega perché mai il movimento si sia cristallizzato in questa particolare forma. Qual è il suo spontaneo modulo d’organizzazione?Equalèla scintilla? La prima e più ovvia osservazione è che i più eminenti capi populisti sono tutti donne, e questa circostanza dura già dal primodecenniodelsecolo.Fu a quel tempo che le donne cominciarono per la prima volta a farsi strada negli ambientipoliticidisinistra,e, come si poteva prevedere, la loroprimasortitaebbequello stile romantico che più si addice a esse. Imitando i populisti russi1 del secolo precedente,daiqualil’attuale movimento prende nome, molte spettinate fanciulle provenienti da Newnham e Somerville, anziché occupare ipostidichirurgoescienziato a cui la loro istruzione le destinava, si dispersero tra Salford e Newcastle per diventareoperaie,bigliettaiee hostess di linea aerea. Si misero il rossetto, andarono ad assistere alle partite di football,escelseroperleloro vacanze Butlins. Pensavano che la loro missione fosse di vivere come dei comuni tecnici, per destare in loro, così facendo, la consapevolezza del trattamento indegno di cui avrebbero dovuto credere di soffrire. Aderirono ai sindacati tecnici, si presentarono candidate alle cariche e si batterono perché si facessero degli scioperi. Si incatenaronoallepoltronedel British Productivity Council. Presentarono petizioni al TUC perché si impegnasse per il “socialismo”. Spedirono ovunque materiale di propaganda. Forse il risultato più strano fu il sequestro del Times e la sua trasformazione, per alcuni mesi del 2009, in un quotidiano popolare. Ma anche così tutti i loro sforzi furono vani. Mancava il materiale al quale la scintilla potesseappiccareilfuoco.Le ragazze tornarono a Tunbridge Wells e a Bath, e la grande maggioranza dei tecnici continuò tranquillamente a occuparsi delle proprie faccende quotidiane, godendosi la generale stabilità di impiego, assortinegliinteressideiloro figli. Osservavano con divertita tolleranza queste bizzarrie; e non si sentivano affattospintiall’azione. Non esistono forse personetantosemplicicomei tipici tecnici britannici. Essi sonoilsaledellaterra. Ma prima di tornare tutte acasa,leragazzestipularono una strana alleanza che ha lasciato un’impronta permanente sulla nostra vita politica. Negli organi del partito dei tecnici c’erano ancora dei vecchi i quali, avendo fatto le loro prime esperienzenelvecchiopartito laburista,noneranomaiusciti dall’adolescenza politica. I vecchi si sentivano attratti dalle ragazze, e forse ogni tanto accadeva anche l’opposto. Cominciarono a redigere programmi e linee d’azione. Perché, si chiedevano, le ragazze avevano fallito? Avevano fallito — questa era la rispostachesolevanodare— perché non erano anche loro dei tecnici. La loro mente funzionava in modo diverso. Pensavano nel linguaggio di Somervilleenoninquellodi Salford. Non avevano alcuna sensibilitàperiveriproblemi dei tecnici. E perciò incontravano diffidenza. Ma che cosa sarebbe accaduto se queste ragazze (e anche ragazzi) dagli alti quozienti intellettivi non avessero mai lasciato le classi dei tecnici? E se si fossero rifiutate di andare alle università? Se avessero lasciato la scuola alla stessa età della gente comune? Allora avrebbero riscosso la loro fiducia. Sarebbero stati tecnici nel cuore, anche se élite nel cervello.Mettendolaloroalta intelligenza al servizio dei loro compagni, avrebbero assicurato la guida che uomini come Bevin e Citrine avevano fornito una volta ai vecchi sindacati. Si sarebbe costruitodallefondamentaun nuovo movimento socialista, si sarebbe dato un nuovo significato ai vecchi slogan ugualitari. Era una prospettivaabbagliante. Ma al momento di venire al sodo, tutto ciò che i pianificatori riuscivano a proporre era che alcuni dei ragazzi più intelligenti di ciascuna generazione lasciassero la scuola all’età minima e diventassero anche loro dei tecnici. Ma come sarebbero stati scelti? Per sorteggio? Alcuni di loro si baloccavano con questa idea, arrivando addirittura a proporre che a ogni nuova generazione un decimo di coloro che superavano i 125 puntidiQIvenisserodestinati al lavoro tecnico. Questa era ovviamente una follia; e infatti è stata lasciata cadere. Ma se non era possibile il sorteggio, come si doveva fare? I riformatori finirono per proporre che gli insegnanti cessassero di fare pressioni sui genitori e sui figli che non ci tenevano all’istruzione superiore. Volevano abolire le Associazioni GenitoriInsegnanti,affinchéigenitori fossero meno influenzati dagli insegnanti. Volevano che le scuole abolissero i corsiseraliedifinesettimana per genitori. Volevano un monte di cose ormai chiaramente impossibili. La nuda verità era (ed è) che la maggior parte delle persone intelligenti vuole farsi strada nel mondo. Non c’era bisogno che le scuole le incoraggiassero. I ragazzi erano d’accordo con l’insegnanteprimaancorache aprissebocca. Per uscire dal dilemma i dissidenti rispolverarono alloraunavecchiaideamolto in voga nei cent’anni precedentiil1944:l’ideache il lavoro manuale avesse lo stesso valore di quello mentale.Perparecchiotempo anzi (ma non nei paesi comunisti) i seguaci della teoriadiKarlMarxsulvalore del lavoro sostennero di crederecheillavoromanuale avessepiùvalorediqualsiasi altra specie di lavoro (a noi sembraunastranaidea,malo storico non può nutrire alcun dubbiosulfattocheuntempo sia stata largamente accettata). E i teorici si misero a caldeggiare la riesumazione di queste vecchie idee. In realtà non avevano alcuna alternativa. Dovevano riconoscere che i ragazziintelligentiaspiravano nella grande maggioranza a diventare lavoratori della mente.Pensavanoanchechei ragazzisbagliassero:epoiché volevano che essi diventassero lavoratori manuali per propria spontanea scelta, erano obbligati a sostenere che avrebbero dovuto essere soddisfatti di fare un lavoro manuale. In altre parole, si doveva cambiare l’intero sistema di valori! Non riuscivano ad approdare ad altra conclusione. Dicevano che il falegname era importante quanto il cristallografo, sorvolando sullo scomodo fatto che nessuno di loro era un falegname. Gli agitatori di venticinque anni fa continuavano a porre interrogativisullasocietà.Da questediscussioniderivanole teoriesull’uguaglianzaconle quali ci troviamo oggi alle prese.Perché,chiedevano,un individuo è considerato superiore a un altro? Per colpa, rispondevano, della ristrettezzadeivaloriultimi,e dei criteri di giudizio in base aiqualigliuominisivalutano a vicenda. Quando l’Inghilterra era governata da guerrieri, il cui potere era fondato sull’abilità di uccidere,ilgrand’uomoerail gran condottiero; e i pensatori, i poeti e i pittori venivano trattati con disprezzo. Quando l’Inghilterra era governata da proprietariterrieri,coloroche vivevano del commercio o dellapredicazioneodelcanto eranotutticonsideratidirazza inferiore. Quando l’Inghilterra era governata da capitani d’industria, tutti gli altriuominieranoconsiderati inferiori. E tuttavia — essi sostengono — non c’era mai stataunasemplificazionecosì grossolana come nell’Inghilterra odierna. Dato che il paese si consacra all’unico, supremo scopo dell’espansioneeconomica,le persone vengono giudicate solo in base a quanto incrementano la produzione, o alle competenze che, direttamenteoindirettamente, porteranno a quel fine. Se fannosoltantoquellochefail comune lavoratore manuale, non contano niente. Se fanno quanto fa lo scienziato la cui invenzioneesegueillavorodi diecimila individui, o il dirigente che organizza covateintereditecnici,allora appartengono al novero dei grandi. La capacità di aumentare la produzione, direttamenteoindirettamente, si chiama “intelligenza”: questa ferrea misura è il criterio con cui la società giudicaisuoimembri2.Nello Stato moderno l’intelligenza qualifica all’esercizio del potere quanto la qualificava la nascita nello Stato d’una volta. L’affermarsi di questa qualità è dovuta a un secolo di guerre e di minacce di guerra, in cui il genere di realizzazione professionale che aumentava il potenziale bellico nazionale veniva esaltato sopra ogni altro; ma —diconoiteorici—orache la minaccia non è più così immediata, non potremmo incoraggiareilpluralismodei valori? Nel 2009 una sezione locale del partito dei tecnici pubblicò il Manifesto di Chelsea: esso, pur non avendosuscitatoasuotempo molto interesse nel pubblico, haavutonell’ultimodecennio una notevole influenza, soprattutto all’interno del movimento. È un lungo ed enfatico documento, che comincia proclamando (con un’interpretazionechenessun storico potrebbe accettare) che lo scopo principale del gruppo, come di tutti i suoi predecessori socialisti, e ancor prima di loro della Chiesa, è di promuovere la varietà. La loro meta è la società senza classi. Combattono l’ineguaglianza perché è l’espressione di una visione angusta dei valori. Negano che un uomo possa essere fondamentalmente superiore a un altro. Perseguono l’uguaglianza tra gli uomini nel senso che vogliono che ognuno sia rispettatoperquantodibuono è in lui. Ogni uomo è un genioinqualchecosa,persino ogni donna, dicono: è compitodellasocietàscoprire eonorarequestacosa,sitratti di genio per la ceramica, o per la coltivazione delle margherite, o per suonare le campane, o per accudire i bambini, o persino (per dimostrare la loro tolleranza) per inventare radiotelescopi. Forse vale la pena di citare l’ultima parte del Manifesto; in esso sono sintetizzate le strane idee degli autori su comeunasocietàsenzaclassi dovrebbeessere: “La società senza classi sarà quella che avrà in sé e agiràsecondounapluralitàdi valori. Giacché se noi valutassimo le persone non soloperlalorointelligenzae cultura, per la loro occupazione e il loro potere, ma anche per la loro bontà e il loro coraggio, per la loro fantasia e sensibilità, la loro amorevolezzaegenerosità,le classi non potrebbero più esistere.Chisisentirebbepiù disostenerecheloscienziato èsuperiorealfacchinocheha ammirevoli qualità di padre, che il funzionario statale straordinariamente capace a guadagnar premi è superiore al camionista straordinariamente capace a far crescere rose? La società senza classi sarà anche la società tollerante, in cui le differenze individuali verranno attivamente incoraggiate e non solo passivamente tollerate, in cui finalmente verrà dato il suo pieno significato alla dignità dell’uomo. Ogni essere umano avrà quindi uguali opportunità non di salire nel mondo alla luce di una qualche misura matematica, ma di sviluppare le sue particolaricapacitàpervivere unavitaricca”. Il Manifesto rivela la sua arcaicità in modo estremamente curioso attraverso la persona stessa dell’autorità che ha scelto di andareastanaredallatomba: non uno dei moderni “teologi” scientifici, ma, strano a dirsi, il quasi dimenticatoMatthewArnold. Esso mette addirittura in corsivo l’assurda concezione di “cultura” del suo Culture andAnarchy:essa«noncerca di abbassare il suo insegnamento al livello delle classi inferiori; non cerca di conquistarleaquestaoquella sua setta, con giudizi prefabbricati e parole d’ordine. Essa tende ad abolire le classi; a diffondere ovunqueilmegliodiquantoè stato pensato e capito nel mondo; a far vivere tutti gli uomini in un’atmosfera di bontà e di luce, ove possano servirsi delle idee, come essa stessa fa, liberamente: nutriti e non limitati da esse». O Dio,oGalton! Alla luce di questa impostazione gli autori del Manifesto hanno cercato di dare un nuovo significato all’uguaglianza delle opportunità. Questa, hanno affermato, non deve significare uguali opportunità di salire lungo la scala sociale, ma uguali opportunità per tutte le persone, a prescindere dalla loro “intelligenza”, di sviluppare le virtù e i talenti di cui sono dotate, tutte le lorocapacitàdiapprezzarela bellezza e la profondità dell’esperienza umana, tutte le loro facoltà di vivere una vita piena. Il bambino, ogni bambino, è un individuo prezioso, e non soltanto un potenziale funzionario della società. Le scuole non debbono esser vincolate alla struttura occupazionale, non debbono limitarsi a fornire individuiidoneiasvolgerele mansioni considerate importanti in un particolare momento, ma debbono dedicarsi a incoraggiare lo sviluppo di tutte le qualità umane, siano o non siano questedeltiporichiestodaun mondoscientifico.Alleartie alle abilità manuali deve essere dato altrettanto risalto che alla scienza e alla tecnologia. Il Manifesto chiedeva l’abolizione della gerarchia delle scuole e la restaurazione delle scuole a indirizzo unico. Queste ultime, a suo avviso, dovrebbero disporre di un numero di buoni insegnanti tale da consentire che tutti i ragazzi siano seguiti e stimolati individualmente. In tal modo essi potrebbero svilupparsisecondoilproprio ritmo fino a raggiungere il massimo delle loro possibilità. Le scuole non segregherebbero i simili, ma mischierebbero i dissimili; promuovendo la diversità entro l’unità, insegnerebbero il rispetto per quelle infinite differenze umane che non sono certo gli ultimi valori del genere umano. Le scuole non considererebbero i bambini come formati una voltapersempredallaNatura, ma come una combinazione di facoltà che possono essere coltivate mediante l’educazione. II Ilmovimento femminista contemporaneo Queste prime fasi del riformismo sono importanti per noi perché è in esse che sono state elaborate le idee che in seguito sono diventate così note. Sul piano dell’organizzazione non vi è statamoltacontinuità.Quella generazione di malcontente tornò a casa e molte di loro oggi sono le rispettate consorti di alcuni dei nostri più eminenti scienziati. Ma non tutte; alcune non si sono sposate, altre hanno mantenutovivoillorospirito ribelle nell’educazione dei figli. A esse si sono unite nuove reclute provenienti da alcunedellemigliorifamiglie del paese, creando un movimento che ha raggiunto ilsuoculminenegliultimitre anni. Perché tante donne3 si sono levate in armi? Non è tantofacilespiegarlo.Manon sareiunsociologoselasciassi un margine qualsiasi al caso. Sarebbe, anzi, un’interpretazione gravemente errata. Vale la pena di notare una cosa che spesso si dimentica, e cioè che verso la fine del secolo scorso, prima che le donne comparissero di nuovo sulla scena politica, furono condotti vari eccellenti studi sulla psicologia femminile. La conclusione generale di questi studi era che a molte donne — e soprattutto a quelle intelligenti, a quelle dotatediuncervellomaschile anche se di un cuore femminile — la società pareva esser stata costruita espressamente per la comodità dell’altro sesso. Non nasce ogni anno — chiedevano queste creature indignate — un uguale numero di femmine e di maschi intelligenti? Le prime ricevono praticamente la stessaistruzionedeicandidati maschili alla meritocrazia. Mapoichecosaaccade?Esse occupanoilpostoperilquale sonostatepreparatesolofino al momento del matrimonio. Daquelmomentoinpoicisi aspetta che, almeno per qualche anno, si dedichino ai figli. La grigia monotonia dellalorovitaèstataalquanto lenita dalla ricomparsa dei domestici e dall’aiuto dei mariti. Ma esse, se tengono presentel’insegnamentodella psicologia, non possono affidare totalmente la cura dellaloroproleaunapersona di scarsa intelligenza. I bambini hanno bisogno dell’amore materno; hanno bisogno anche dello stimolo intellettualedellamadre,della sua amorevole opera di iniziazione all’alta cultura, del suo continuo insegnamento a vivere una vita impegnata. Se essa trascuraisuoidoverimaterni, lo fa con grave rischio e pericolo dei figli, per non parlare del dispiacere del marito. Quegli studi dimostravano che spesso questo duplice ruolo — la carriera scelta e la vocazione biologica — suscitava uno stato di tensione mentale in tutte quelle donne le quali non riuscivano a convincersi che l’educazione dei bambini è (e lo è davvero) una delle più nobili occupazioni, soprattutto se è svolta a mezza giornata. Questo è sempre stato uno dei problemi più difficili da risolvere. Alcune donne hanno cercato una via d’uscita limitando il numero dei figli, per poter tornare al lavoro retribuito il più presto possibile: con l’infelice risultato che il patrimonio d’intelligenza è stato minacciato. Altre hanno denunciato la famiglia tradizionale come un anacronismo e hanno trasferito completamente alle persone di servizio il loro ruolo materno. Altre hanno firmatol’impegnodimandare i figli solo alla London School of Arts and Crafts, dovelascienzanonvieneper nullainsegnata!Altreancora, una piccola ma significativa minoranza, sono state sviate dalla vecchia mistica dell’uguaglianza. Le prime lotteperl’uguaglianzasociale furono notevolmente rafforzate dal legame che le univa al movimento per l’emancipazione femminile. Uguaglianza senza riguardo al sesso o alla classe: era un buono slogan, ma perse gran parte delle sue attrattive quandoleclassiereditarie— anche se non i sessi ereditari — vennero gradualmente abolite. Ma agli occhi di alcune donne le attrattive restarono egualmente luminose. Secondo loro i sessi venivano trattati da “ineguali”. Volevano l’uguaglianza dei sessi, ma siccome questa è ovviamente irraggiungibile, spostarono la loroaggressivitàdagliuomini in generale alle “classi dirigenti”, il capro espiatorio che esse si figuravano in qualche modo responsabile della dittatura biologica. L’aggressività trovava tanto più facilmente sfogo in quanto molte di loro, dopo che i figli cominciavano a frequentare l’asilo, disponevano di molto tempo libero,chepotevanodedicare alle discussioni che si tenevano nei loro circoli femminili. La maggior parte dilorononarrivòall’estremo di rifiutarsi di avere persone di servizio. La decisione di molte delle attuali dirigenti del movimento di sbrigare personalmente tutte le faccende domestiche è insolita, e in un certo senso anche provvidenziale, poiché significa che alle maritate resta molto meno tempo per l’attivitàpolitica. Attraverso i circoli femminili le attiviste hanno potuto affermare la loro influenzaedimostrareailoro uomini,iqualiforsemostrano troppo poca umiltà di fronte alle meraviglie di cui hanno adornatolanostracondizione, diessereunaforzaconcuisi devono fare i conti. In tal modoconduconounaprotesta controqueicriteridigiudizio, legatialsuccesso,coniquali gli uomini si valutano reciprocamente. Le donne sono sempre state giudicate più per quello che sono che per quello che fanno; più per altrequalitàpersonalichenon per l’intelligenza; più per il calore affettivo, la vivacità e la grazia che per il successo pubblico. È perciò comprensibile che desiderino darerisaltoalleproprievirtù, ma è da rimpiangere che su questo terreno abbiano fatto lega con altre donne di non piùcheordinariaintelligenza. Il dibattito è stato inacidito in primo luogo dall’“impoverimento” delle donne e in secondo luogo dalla campagna eugenetica. L’impoverimentoèilrisultato della riforma della remunerazione che ho descritto nel capitolo precedente. Gli uomini vengono pagati come un patrimonio economico, e le casalinghe normalmente non possono pretendere di essere solo questo. Le mogli dell’élite beneficiano indirettamente della nuova concezione della casa come semplicefilialedell’azienda.I loro domestici stanno nel libro-paga del datore di lavoro. Ma non ne beneficiano quanto gli uomini. Non prendono parte ai tanti pranzi d’affari eleganti tenuti a spese del datore di lavoro; non hanno bisogno di recarsi all’estero tanto spesso; non hanno due bar, uno in ufficio e uno a casa. Naturalmente talvolta provano del risentimento per iltenoredivitaprivilegiatodi cui i loro mariti, in quanto patrimoni economici, sono tenuti a godere, gli piaccia o no. Ecco un’altra ragione per cui la guerra dei sessi ha invasolapolitica. Poic’èstatalacampagna eugenetica, la quale era fondata sul comune buon senso. Il professor Eagle e i suoicollaboratoridicevanoin realtà semplicemente che prima di scegliere il coniuge si doveva consultare il Registrodell’intelligenza.Ciò ovviamente rispondeva all’interesse nazionale; e anche a quello della felicità coniugale. Nessun uomo dotato di un alto QI può alla lunga esser fiero di un figlio destinato alla scuola secondariamodernaquantolo è di un altro destinato a Oxford; e tuttavia questa probabilitàdisgraziataètanto maggiore quanto più bassa è l’intelligenza della donna da luisposata.Unuomodall’alto QI che si accoppi con una donna che ha un basso QI butta via semplicemente i suoi geni; ed è quindi una misura di elementare prudenza da parte sua quella diesaminarelecartelleanche del padre e del nonno di lei. Di qui la barzelletta a proposito della giovane graziosa madre la quale scopre che tutto andrà bene ugualmente, poiché il Registro ha classificato erroneamente suo nonno: questo è diventato ormai un tema favorito della narrativa popolare. Tutto sommato — noidiremmo—sitrattavadi un consiglio sensato. Comunque molti uomini, ma nontutti—infattiqualeetàè esente dalla lussuria? — lo hanno creduto tale. Oggi è raro che un serio funzionario stataledialtogradoconsideri la possibilità di sposare una ragazzachenonpossaesibire unQIdioltre130inqualche punto della sua genealogia intellettuale. E tra l’altro, qualorasposasseun’inferiore, il pericolo che la notizia si diffonda nella sua divisione sarebbe troppo grande, e certamente nulla varrebbe a dargli una reputazione di irresponsabilità quanto una similerivelazione. Maledonne—eperuna volta sono costretto a confessare che non ne comprendo il motivo — non hannoaccoltoaltrettantobene questo consiglio. Dove va a finire l’idillio — domandano — in un matrimonio intelligenetico? E per dar forza alla loro posizione si sono messe nella scia delle classi inferiori, le quali stimano la prestanza fisica e danno un valore esagerato, quasisimbolico,aunaqualità superficialechenonhaalcun nesso con l’intelligenza, cioè all’aspetto fisico. La bellezza è diventata la loro bandiera. Quanto più energicamente il professor Eagle spezza lance contro gli uomini che scelgono le donne per il loro aspetto — egli è stato assistitoconestremaefficacia dalla propria moglie — tanto più i populisti denigrano i suoisforzi,etantopiùspesso le eleganti dirigenti arrivano allelororiunioniindossandoi vestiti più stravaganti, con Salpanassullespalleesandali ai piedi, truccate nel modo più adescante e pettinate secondogliultimidettamidel comitato per la moda. Uno dei loro slogan favoriti è il ridicolo: “Tutti possono conquistare la bellezza”. Il notevole aspetto fisico delle donne che compongono il “seminario volante” non può essere negato. Non sono il generedipersonecheportala lanasullapelle. III Loscoppiodellacrisi Senza gli avvenimenti di cui ora mi accingo a parlare, questo movimento femminile sarebbestatonull’altrocheun brillantegiocodasalotto.Ciò che lo ha reso una minaccia per lo Stato è stata l’improvvisa cristallizzazione di una questione che per lungo tempo era rimasta in secondo piano. Mi riferisco naturalmenteall’enunciazione della nuova dottrina rivoluzionaria da parte dell’ala destra del partito conservatore. Lord Cecil e i suoi seguaci hanno fatto quellocheamemoriad’uomo nessunoavevamaiosatofare: si sono messi a caldeggiare — non esplicitamente, s’intende, ma è questo il deplorevole tenore della loro richiesta — che il principio ereditario sia ripristinato in tutta la sua portata. Il turbamento è stato profondo. L’estremismo di destra ha sempre portato con sé l’estremismodisinistra. La loro richiesta non può essere ignorata, perché essi sostengono di voler semplicemente assicurare il crisma del consenso generale a una tendenza che è già in atto da almeno venticinque anni. Sta di fatto che ogni progressoversol’uguaglianza delle opportunità crea delle resistenze a procedere oltre. Cent’anni fa la riforma dell’istruzioneèstatadecisiva per diminuire lo spreco d’intelligenza che avveniva nelle classi basse. Ma ogni volta che si prelevava uno strato d’intelligenza e lo si trasferivaalleclassisuperiori, si indebolivano in corrispondenzaleragioniche spingevano a continuare il processo stesso. Intorno al 1990 tutti gli adulti che avevano un QI superiore a 125 appartenevano alla meritocrazia. Un’alta percentuale dei ragazzi dotati di un QI superiore a 125 erano figli di questi stessi adulti. I migliori di oggi partoriscono i migliori di domaniinunamisurachenon ha precedenti nel passato. L’élite si avvia a diventare ereditaria; i principi dell’ereditarietà e del merito tendono a fondersi. Quella trasformazione fondamentale per la quale sono occorsi più di due secoli è ormai quasi perfezionata. Indubbiamente la meritocrazia è diventata più brillante nel corso di questo processo. Cinquant’anni fa molti membri dell’élite appartenevano alla prima generazioneeinquestosenso non reggevano bene il confronto con gli altri membri dello stesso ceto. Provenivano infatti da famiglie prive di una tradizione culturale4. I loro genitori, mancando di un’istruzione adeguata, non erano in grado di rafforzare l’influenza del maestro. Questi individui intelligenti erano, per così dire, educati soltanto a metà: nella scuola, ma non nella famiglia. Quando si laureavano non avevanolastessasicurezzadi coloro che avevano sempre goduto dell’appoggio e dello stimolodellafamiglia.Spesso questamancanzadisicurezza lispingevaaunconformismo forzato, che indeboliva quel potere d’innovazione nel cui esercizio sta una delle principali funzioni dell’élite. Spesso erano intolleranti, più aggressivi del necessario nella corsa all’ascesa, e tuttavia troppo cauti per riuscire. Ora che tanta parte dell’élite è della seconda o dellaterzagenerazione,questi difetti non sono più tanto evidentielasocietànoncorre piùilrischiodidegenerarein una plebe stratificata. È diminuita la necessità di abbassareilivellinell’intento di estendere una civiltà più alta ai figli delle classi inferiori.Questosostengonoi nuovi conservatori. E perciò affermano che i vantaggi della nuova situazione dovrebbero venire francamentericonosciuti:fino alpuntodiconcedereall’élite non solo i privilegi che tutti accettano come un proprio diritto,maanche,equestoèil punto che lascia perplessi, la garanzia di un’istruzione privilegiataperiproprifigli. Lo choc provocato da questarichiestaèstatoresoin una certa misura ancora più grave da alcuni recenti progressi delle scienze sociali, i quali sembrano tendere per conto loro al sovvertimentodialcunedelle nostre più care convinzioni. Stadifattocheleaccresciute conoscenze della psicologia hanno reso possibile l’identificazione dell’intelligenza e delle attitudini dell’individuo a età sempre più precoci. Sino all’inizio del secolo c’era ancora un margine d’errore talenegliesami,anchesefatti all’etàdiquattordicianni,che se l’ultima possibilità dell’individuo fosse stata quella,ilpaeseavrebbeperso molti ingegni. Quelli che maturavano lentamente non potevano essere trascurati, se sivolevadareall’uguaglianza delleopportunitàilsuopieno significato. Di lì la moderna educazione degli adulti. Di lì i Centri regionali. Di lì la possibilità per chiunque di farsi riesaminare in qualsiasi momento della vita. Ma un po’ alla volta i rapidi progressi della disciplina hanno dato agli psicologi scolastici i mezzi per identificare l’intelligenza durante l’infanzia, anche quandoètalmentelatenteche l’osservatore inesperto non riesce a scorgerla, e per prevedere a quale momento della vita adulta essa si svilupperà effettivamente. Queste scoperte hanno indebolitoifondamentilogici del movimento per l’educazione degli adulti. Se gliespertipotevanoprevedere il futuro sulla base di reattivi somministrati all’età di quindici anni, che funzione restava ai Centri regionali? Gli esperti dovevano semplicemente identificare l’individuo a lenta maturazione e, all’età adatta, confermare che la loro previsione era esatta. Una voltacheavesserolasciatoun certo margine per i casi dubbi, non potevano sbagliare. Gli organizzatori dell’educazionedegliadultisi sono battuti contro questa iconoclastia (tale infatti appareaessi)e,senzaaffatto curarsi di contestare la validità delle nuove tecniche, hanno sostenuto che il loro movimento deve continuare, fosse solo per tenere alto il morale di quei soggetti che, avendo un basso QI, rimarrebbero altrimenti senza speranza. Le età in cui è possibile fare previsioni molto attendibili sono andate costantemente abbassandosi. Nel2000l’etàdisicurezzafu portata ai nove anni; nel 2015, ai quattro anni; nel 2020 ai tre anni. Questo per molti insegnanti è stato un colpo non meno duro di quellocheglieducatoridegli adulti avevano ricevuto dalle precedenti scoperte. La vera giustificazione dell’istruzione comuneimpartitanellescuole elementari fino agli undici anni era che nessuno poteva dirsi completamente sicuro del valore ultimo raggiungibile da un bambino o da una bambina. Era equo che non li si segregasse fino al momento in cui i loro quozienti intellettivi non fossero definitivamente noti. Ma dal momento che era diventato possibile esaminare e identificare l’intelligenza all’età di tre anni, era insensato continuare a mandare i ragazzi brillanti a scuola insieme ad altri che quasi inevitabilmente avrebbero ritardato il loro sviluppo. Era molto più sensato segregare i bambini eccezionali dalla massa mettendoli in asili e scuole elementari separati; proprio come al vertice i giovanotti eccezionalimandatiaOxford e Cambridge venivano separati dagli altri che non erano in grado di qualificarsi che per le università di provincia. Gli individui a lenta maturazione potevano rimanereconlamassafinché non fosse venuta la loro ora; oppure si poteva mandarli in scuole sperimentali dove i processi della natura sarebberostatiaffrettati. Messi di fronte a questi fatti, alcuni insegnanti reagirono proprio come avevano fatto gli educatori degli adulti; sostenendo che, anche se l’età attendibile era di tre anni, s’imponeva nondimeno la necessità di fingere che non lo fosse. I bambini non possono essere condannati così presto: cesseranno di applicarsi non appena capiranno che nessun sforzo è in grado di dimostrare che lo psicologo ha torto, tenuto conto di un ristrettomarginedifallibilità. Sidevedarglilostimolodella speranza; lo devono fare gli insegnanti, e soprattutto lo devono fare i genitori. Il sociologo deve ammettere la forza di questa argomentazione. L’uguaglianza delle opportunitàèstatatalmentea lungo l’alfa e l’omega dell’istruzione, che non è possibile superarla dalla sera alla mattina. La coesione sociale è talmente importante che sarà opportuno correre lentamente. Ma la scienza non si muove lentamente. I tre anni non erano il limite estremo: l’età attendibile venne respinta nel grembo materno. Il dottor Charles, il premio Nobel che tanto ci ha illuminato sul modo di trasmissione della capacità intellettuale, ha dimostrato recentemente che l’intelligenza dei bambini può, in ultima analisi, essere dedotta con sicurezza dall’intelligenza dei loro ascendenti. I suoi primi e notevoli esperimenti sull’esame della progenie furono condotti sui topi. La sua ipotesi-X è stata poi confermata nel 2016 da un censimentocondottosututtii bambini di tre anni. In Inghilterra, comunque, l’Istituto di Eugenetica possiede già i dati relativi a quattro generazioni, cioè dal 1950 fino a oggi, nonché un gran numero di valutazioni retrospettive compilate sulla base di meticolose ricerche, soprattutto da quando lo studio dei necrologi è diventato una branca riconosciuta della sociologia. Usando questi dati, e pur facendo le necessarie riserve, l’intelligenza dei figli di una qualsiasi coppia può esser preconizzata con ragguardevole precisione; e anzi, sulla base di varie constatazioni riguardanti i costumi matrimoniali, l’immigrazione e l’emigrazione, le tendenze e la distribuzione dell’intelligenza sono state calcolate per i prossimi mille anni. IV Ilnuovo conservatorismo L’operadeldottorCharles ha indubbiamente contribuito a modificare l’atteggiamento dei genitori intelligenti. Essi non si sentono più costretti a mandare i figli alla scuola elementare ordinaria, e nelle zone in cui lo Stato non ne istituisce di speciali, stanno già provvedendo a creare delle scuole private, nelle qualiifiglisitroverannosolo con i ragazzi della loro particolareclasse.Nonhanno più necessità di contemplare interrogativamente i loro lettini, incerti sul genere di istruzionecheglioccupantiin seguito meriteranno. I figli per loro non sono più semplicemente dei bambini, madeigovernantinatiadalti destini.Tuttociòhairrigidito ilsentimentodiclasse.Messa in dubbio la necessità dell’istruzionecomuneditutti i bambini fino a una determinataetà,scossecosìle fondamenta della società, alcuni genitori intelligenti hanno sentito il bisogno di andare oltre e di porre la questione se l’uguaglianza delle opportunità non debba considerarsi un’idea definitivamentesuperata. Sel’argomentazionefosse tutta qui, noi difensori dell’ordine sociale esistente non avremmo di che preoccuparci troppo. Il neo del ragionamento è fino a questopuntoovvio,eisolia non rendersene conto sono i conservatori più bigotti e amanti della famiglia, quelli che non hanno mai letto Charles, o sentito parlare di Galton,ocheignoranoanche le più elementari nozioni di genetica. Il neo del ragionamento è che le persone intelligenti tendono nel complesso ad avere figli meno intelligenti di loro; la tendenza è nel senso di una continuaregressione5versola media: gli stupidi hanno figli un po’ più intelligenti, così come gli intelligenti li hanno leggermente più stupidi. Se così non fosse, una classe dirigente,unavoltacostituita, sarebbe giustamente ereditaria. E invece la cruda realtà esige una certa misura di mobilità sociale, anche se non deve necessariamente essere tanto grande come cent’annifa. Come ho detto, la maggior parte dei capi conservatorisonopienamente consapevoli della tendenza alla regressione, e hanno cercato di tenerne conto nei loroprogetti.Leloroproposte sono diverse, se non di natura, di tono. “Che cosa importa?”—chiedel’estrema ala destra — “Qualche bambino stupido figlio di genitori intelligenti potrà riceverel’istruzionesuperiore (eingenerenonsfigureranno nemmeno molto di fronte al livello dei genitori), ma la rifinitura datagli dall’ambiente li renderà idonei a entrare nell’élite, di cui saranno membri senza infamia, seppur senza lode”. L’eventuale perdita di mordente della meritocrazia sarà più che compensata dai vantaggidell’esserediventata ereditaria. I genitori saranno più sereni e i figli non dovranno subire tutte le tensioni psicologiche dovute alla necessità di misurarsi in competizione con ragazzi provenienti dalle classi inferiori. Non sarà nemmeno più necessario suscitare delle ambizioninellamenteditutti i genitori, compresi quelli molto stupidi, per il timore che i loro figli possano sfuggire alle cure dell’istruzione;esesiriuscirà a raffreddare i loro ardori, sarà tanto di guadagnato per lastabilitàdelcorpopolitico. Unanuovaondatadimobilità sociale potrà rendersi necessaria in seguito — essi affermano — qualora la distribuzionedell’intelligenza si discosti troppo dalla distribuzione del potere; ma non si abbia troppa fretta; godiamo almeno un cinquantennio di sollievo del pandemonio della mobilità sociale. Queste posizioni non hanno alcuna probabilità di successo, perché rappresentano una rottura troppo decisa con la nostra etica.Unacorrentepiùscaltra sostiene che la distribuzione dell’intelligenza debba essere adattata all’attuale distribuzione del potere; benché l’impostazione sia l’oppostodiciòcheilsistema scolastico mira a ottenere, la meta è la stessa. Questo gruppo si è sentito piuttosto incoraggiato dagli esperimenti che sono stati condotti dall’accademico Donikin a Ulan-Bator, a conclusione di una lunga seriediricerchefatteinmolti paesi, compreso il nostro. Se si deve prestar fede alle relazioni conclusive, i biofisici hanno dimostrato con questi esperimenti come sia possibile, almeno negli animaliinferiori,indurrenella costituzione genetica dei nascituri delle mutazioni controllate mediante radiazioni atte a elevare l’intelligenza al di sopra del livello che avrebbe raggiunto spontaneamente. Se si riuscisse a trarre da questo qualcosa di pratico, la questione cruciale sarebbe la seguente: ai figli di chi si dovrebbe elevare artificialmente l’intelligenza? I capi conservatori sostengonochecolorochegià hanno dovrebbero avere di più,datochel’ambientechei genitori potrebbero fornire sarebbe il più propizio alla coltivazione della capacità; e che sarebbe assurdo gingillarsi con i comuni nonabbienti, dato che essi hanno già quel tanto d’intelligenza che gli serve per svolgere i compiti assegnatigli. La decisione ovviamente deve spettare alla meritocrazia, e nonallademocrazia,laquale non è in grado di valutare la gravitàdelproblema. Riconosco che ogni progresso del sapere deve essere salutato con favore proprio in quanto tale, ma nondimeno mi sento obbligato ad aggiungere che, parlando dal punto di vista della sociologia, l’applicazione di tali conoscenze,adifferenzadella loro acquisizione, deve procedere il più lentamente possibile. Le voci circolate a propositodellamanomissione di alcune mogli di alti funzionari statali presso il Centro Volontario della Maternità di South Uist hanno già suscitato molto allarme. Intanto è stato proposto che il ministero della Pubblica Istruzione renda immediatamente obbligatorio per tutti gli enti locali il suo sistema di adozione di bambini. L’adozione di bambini è antica quanto l’uomo.Intuttelesocietàein tutti i tempi gli aspiranti genitori — infelici per non aver avuto figli, o per non averne avuti quanti ne desideravano — hanno cercatodiprocurarsiineonati più pregiati: graziosi e paffuti, biondi con occhi azzurri,bruniconocchigrigi, maschi o femmine, minuti o grossi.Ladifferenzafranoie ipopolidialtritempiedialtri luoghi sta nel fatto che noi apprezziamo di più l’intelligenza, e che gli psicologieibiologicihanno dato i mezzi per misurarla anche nella culla. Un genio senza genitori diventa automaticamente un pupillo dello Stato. Oggi un orfano intelligente costituisce un premioperqualsiasifamiglia, soprattutto per quelle mogli chenonsisentonodispostea sedurreeminentiprofessori,o a richiedere la fecondazione artificiale ai pochi uomini di alta intelligenza garantiti dal ministero come donatori di QI. Negli ultimi anni le richieste inoltrate alle società di adozione da membri dell’élite aspiranti alla famiglia numerosa si sono moltiplicate. L’offerta è fortemente insufficiente e ha causato il preoccupante sviluppodelmercatonerodei bambini, attraverso il quale bambini stupidi provenienti dafamigliedell’élitevengono scambiati, talvolta con dotazioni principesche6, con bambini intelligenti provenienti dalle classi inferiori. Ci sono stati genitori disperati che si sono abbassati fino al punto di rapire degli infanti dopo avere spiato a lungo gestanti delle classi inferiori con genealogie intellettuali promettenti. Investigatori privati e genetisti hanno operatoinsiemeinscandalosa combutta.Èmeglio—cosìsi difendono i rei — inserire i migliori nell’élite quando sonoancoraintenerissimaetà piuttosto che tentare di assorbirlimoltopiùtardiein modo molto più difficoltoso con il sistema dei “genitori onorari” della scuola classica edell’università.Nel2030,in seguito a una diligentissima inchiesta del governo, fu approvata la legge per la tutela dei bambini. Il provvedimentodisponevache le adozioni private non sarebbero state più valide in avvenire qualora l’autorità localedellazonadiresidenza dei genitori adottanti non avesse già adottato il sistema modello conformandosi alle garanzie stabilite dal ministero della Pubblica Istruzione. I comitati scolastici di Cheltenham, Bournemouth, Harrogate e Bognor trassero subito profitto da questa legge, ma sinora pochissime autorità scolastiche locali hanno seguitoilloroesempio.Molti conservatori hanno chiesto che tutte le autorità locali vengano obbligate a uniformarsi, ed è stato proprio questo elemento, più di qualsiasi altro, a far precipitare la crisi dello scorsomaggio. V Finalmenteunabase Forse il sociologo, con la sua particolare capacità di penetrazione, può comprendere ancora meglio degli altri perché questi avvenimenti, e le discussioni che li hanno accompagnati, abbiano provocato un rivolgimentocosìprofondo.Il solo accennare alla prospettiva che il principio ereditario venga restaurato, dopo due secoli di lotte per distruggerlo, equivale a un attacco al centro vitale del nostrosistemadivalori,tanto più inquietante in quanto gli avvenimentisisonosucceduti così rapidamente. Persino i difensori delle classi inferiori — i seguaci di Owen, i cartisti e i socialisti — non avevano scosso fino a questo punto, due secoli fa, i loro superiori sociali. Quei ribelli potevano almeno pretendere diaveredeilegamiidealicon la religione cristiana. Questi altriribelli,essendodidestra, non possono invocare un’ascendenza così rispettabile: la dottrina dell’uguaglianza delle opportunità si è affermata in modo completo nella sfera della moralità pratica. I conservatori vogliono due lussi nello stesso tempo: il lusso della ereditarietà e il lusso dell’efficienza. Ma non possono averli entrambi: devono scegliere, e hanno scelto male. Potremmo tollerarediavereperdirettori dell’Istituto di Eugenetica, del Centro di South Uist, o anche per primi ministri (benché questo notoriamente contimeno)degliuominiche dovessero il loro potere al solo fatto di aver avuto padri intelligenti? Potremmo tollerare di vedere dei figli intelligenti di padri stupidi sprecare la loro vita in qualche polveroso ufficio di sindacato a Manchester? Evidentemente non potremmo. Il prezzo di una tale follia sarebbe altissimo: la Cina e l’Africa ci sorpasserebbero sul piano dellaproduttività.L’influenza ingleseedeuropeasvanirebbe a mano a mano che la nostra scienza venisse invasa da ingegni di second’ordine. Ancora una volta verremmo “superati nella competizione mondiale”. Occorre dire altro? È una cosa talmente ovvia che ora i populisti possono presentarsi come i difensori di ciò che costituisce il meglio del nostrosistema. I sondaggi dell’opinione pubblica dimostrano che le agitazioni hanno tratto alimento più da un sentimento di opposizione ai conservatori che da un sentimento di simpatia per i populisti. Quale che sia la combinazione dei moventi, nonrestanodubbisucosasia accaduto. Anche la più piccola controversia, che normalmente si sarebbe appianata nel corso delle trattative, ha inevitabilmente assunto nei nostri tempi un’asprezzasenzaprecedenti. IfattidiStevenage,Kirkcaldy e South Shields, l’iniziativa dei domestici, le delegazioni mandate al ministero della PubblicaIstruzioneealTUC; tutti hanno rotto le dighe dei loro obiettivi nominali confluendo in una marea di ribellione. Cento piccole rivendicazionisisonofusein unasola. Naturalmente, molti di coloro che hanno dato vita alle dimostrazioni erano del tutto incapaci di esprimere i loro propositi; e quando in tribunaleglièstatochiestodi illustrarli non sono riusciti a produrre altro che un indistinto mormorio. Essi cercavano dei capi di classe superiore, e li hanno trovati nell’unico bizzarro settore dov’erano disponibili. I circoli femminili, e le loro dirigenti Urania O’Connor, LadyAvocetelaContessadi Perth, non hanno creato affatto il movimento, ma è stato il movimento a creare loro,eselostudiodellastoria socialenonfossestato(finoa pochiannifa)cosìtrascurato, sarebbe apparso evidente a tutti che la politica è fatta così. Le donne non avevano che da afferrare la loro occasione storica, cosa che hanno fatto al massimo della loro già considerevole capacità.Sonosalpatequando il vento ha cominciato a soffiare.Sisonocreativincoli tra i circoli femminili e i tecnici dissidenti dei più diversi livelli d’intelligenza: anzi,traicircolieidissidenti di tutti i gruppi e di tutti settori che ho descritto nei capitoli precedenti. Anche certe sezioni da tempo defuntedelpartitodeitecnici sono state improvvisamente invase da centinaia di aspiranti iscritti. L’agitazione ha toccato il suo culmine al Congresso di Leicester, ove i populisti hanno lanciato l’ormai famosa Dichiarazione. Che strano documento! Con le citazioni tratte dagli ormai dimenticati Tawney e Cole, William Morris e John Ball, piene di echi del passato, gli autori cercano di adornare la loro pretesa di essere gli “eredi” (questa parola è stata certamente un errore) di uno dei grandi filonidellastoriainglese.Ma nonosanodedicarechepoche trite parole al lavoro dei domestici, per paura che le loro intelligenti signore li abbandonino. Non osano dichiararsi troppo apertamente per l’uguaglianza,perpaurachei loro seguaci della classe superiore si spaventino; e tuttavia vi giungono pericolosamente vicino nella parte della perorazione che comincia con le parole “Oh! Sorelle”. Spogliata dei suoi orpelli, la Dichiarazione contiene poche richieste concrete, a parte quella di vietare le adozioni: la conservazione delle scuole elementari e dei Centri di educazione degli adulti; una maggiore considerazione per l’età e l’esperienza nelle carriere aziendali; la compartecipazionedeitecnici agli aumenti della produttività. E infine la cosa più rivoluzionaria di tutte e forse anche la più significativa(epersinounpo’ nostalgica agli occhi dello storico): l’elevamento dell’obbligoscolasticofinoai diciotto anni d’età e la creazione di “scuole secondarie indifferenziate”. Preseallorovalorenominale queste richieste non costituiscono un programma politico, se non del tipo più generico, ma occorre tener presente che gli autori non potevano spingere oltre il tentativo di concentrare l’impegno dei loro disparatissimi seguaci, senza rischiare di mettersi in urto conalcunidicolorosucuisi appoggiano. VI Eoradoveandiamo? Nonèmiointentopredire inquestosaggioilcorsodegli avvenimenti del prossimo maggio, ma piuttosto ho voluto dimostrare che il movimento di protesta affondava le sue radici profondamente nella nostra storia. A mio avviso l’opposizione anche alle più grandi istituzioni della nostra societàèinevitabile.L’ostilità che ora si è resa manifesta è stataperlungotempolatente. Da più di cinquant’anni le classi inferiori covano un risentimento che fino a oggi non hanno mai avuto la possibilitàdiesprimere. Potrei dichiararmi molto soddisfatto se fossi riuscito a contribuireanchesolounpo’ allamigliorecomprensionedi questa complessa storia, e a persuadere qualcuno dei miei compatrioti a non prendere con troppa leggerezza l’attuale malcontento. Ma mi rendo conto che forse ci si aspettacheiodicaunaparola su quello che probabilmente avverrà. Naturalmente non può essere che un’opinione personale, che vale quanto quella di qualsiasi lettore. Ciononostante, sono fermamente convinto che il maggio2034saràalmassimo un 1848, e per di più di tipo inglese. Ci sarà un bel disordine. Le università forse vacilleranno. E ci saranno agitazioni anche in seguito, fino a quando i populisti sopravvivranno. Ma per questa volta non prevedo nulla di più serio di uno sciopero di qualche giorno, e di agitazioni della durata di una settimana: cose che la polizia (con le sue nuove armi)èfacilmenteingradodi sedare. La ragione l’ho già accennata. La Dichiarazione è troppo vaga. Le richieste, con una sola eccezione, non costituiscono in alcun modo una minaccia per il governo. Nonsitrattadiunmovimento rivoluzionario, ma di un’accozzaglia di gruppi disparati tenuti insieme solo dall’influenza di alcune personalità carismatiche e da un’atmosfera di crisi. Non puòcontaresuunatradizione di organizzazione politica: e anzisiavvertonogiàsegnidi dissenso al suo interno, in seguitoallesaggeconcessioni chesonostatefatte.Dopoche ho cominciato a scrivere questosaggio,quindicigiorni fa, il presidente del Social Science Research Council ha sottoposto le sue ponderate raccomandazioni al governo. Il Primo ministro ha agito rapidamente sulla scorta di questi consigli di moderazione, ha dato ordine al Servizio del Controllo Atmosferico di far arrivare l’autunno un mese prima, e ha annunziato, nel discorso che ha tenuto il 25 settembre proprio a Kirkcaldy, che il suopartitostavaperespellere una mezza dozzina dei suoi esponentididestra,cheperil momento il sistema di adozione non sarebbe stato reso obbligatorio, che l’uguaglianza delle opportunità sarebbe stata mantenuta come indirizzo ufficiale, e che non v’era al momentoalcunaintenzionedi rimaneggiare le scuole elementari o l’educazione degli adulti. Il suo discorso, come ha detto il Times, ha “tagliato l’erba sotto i piedi alleragazze”. Ma al di sotto degli spostamenti e delle svolte della politica contingente resta il fatto fondamentale di cui ho parlato all’inizio del saggio. Gli ultimi cento anni hanno assistito a una vastissima ridistribuzione dell’intelligenza tra le classi della società, con la conseguenza che le classi inferiori non hanno più la forza per portare a fondo la loro rivolta. Per breve tempo potranno prosperare grazie all’alleanza con la strana e passeggera delusione di un settore delle classi superiori. Ma questa gente declassata nonpotràmaiesserecheuna minoranza eccentrica — i populisti,comeforzapolitica, non sono mai stati altro che questo—perchél’éliteviene trattata con tutto il riguardo che si può desiderare. Senza ungrammodiintelligenzanel cervello, le classi inferiori sono minacciose non più di quanto possa esserlo una plebaglia, anche se talvolta fanno il muso, e si mostrano volubili e un po’ imprevedibili. Se le speranze di alcuni dei primi dissidenti si fossero realizzate, e i ragazzi brillanti provenienti dalle classi inferiori fossero rimasti in seno a queste per insegnare, per ispirare e per organizzare le masse, avrei avuto un racconto diverso da esporre. Ma i pochi che ora propongono una misura così radicale sono in ritardo di cent’anni. Questa è la previsione che mi propongo di verificare quando, nel prossimo maggio, andrò ad ascoltare i discorsi che verranno fatti dalla grande tribunadiPeterloo. Poiché l’autore di questo saggio è stato ucciso anch’egli a Peterloo, gli editori, con rincrescimento, non hanno potuto sottoporgli le bozze del manoscritto per quelle correzioni che forse avrebbe voluto apportargli prima della pubblicazione. Il testo, anche nella sua ultima parte, è stato lasciato esattamente come egli lo scrisse. I fallimenti della sociologia sono illuminanti quantoisuoisuccessi. Note Capitolo1 1Gli autori del rapporto Northcote-Trevelyan avevano un’idea ammirevolmente chiara delle necessità: «Sarebbe naturaleattendersicheuna carriera così importante attragga nei suoi ranghi i giovani più capaci e più ambiziosi del paese; che lapiùaccanitaemulazione abbiacorsotracoloroche entrinoafarneparte;eche coloro che sono dotati di qualifiche superiori salgano rapidamente agli onori e all’eminenza pubblica. Tuttavia le cose non stanno affatto così. L’ammissione all’amministrazione statale è senza dubbio avidamente ricercata, ma sono soprattutto i non ambiziosi, gli indolenti o gliincapacicheaspiranoa ottenerla», Rapporto Northcote-Trevelyan sull’organizzazione dell’amministrazione statale di ruolo (febbraio 1854). 2L’origine di questo termine sgradevole, al pari di quella dell’espressione “uguaglianza delle opportunità”èancoraoggi oscura. Sembra che fosse diventata d’uso comune negli anni Sessanta del secoloscorsonellepiccole riviste legate al partito laburista, e che abbia raggiunto una diffusione generalemoltopiùtardi. 3Sindaltempoincuil’istituto delmaggiorascocominciò a generalizzarsi, i figli minori che erano costretti a lasciare la casa furono i coltivatoridelprogressoe i mercanti della trasformazione sociale. Ma fino al XIX secolo la popolazione crebbe assai lentamente, ed era relativamente raro che vi fossepiùdiunfigliovivo alla morte del padre. Nel mio periodo di studio i nazisti reintrodussero deliberatamente in Germania il maggiorasco perobbligareifigliminori a lasciare la terra per l’esercito e per le colonie di breve vita dell’Europa orientale. 4Le cose erano diverse nelle città, essendo queste favorite dalla presenza di persone di “condizione media”, e nelle quali, per usare le parole di Defoe, «i Carrettieri e i Facchini occupano lo Scranno del Potere, e i Lacchè indossano la Porpora del Giudice». 5Un esempio divertente della tendenza dei socialisti a vivere nel passato era la loro testarda insistenza, molto tempo dopo che la ricchezza di terre aveva cessato di contare, sulla necessità di livellare le proprietà. Fortunatamente –orapossiamodirlo–essi si preoccupavano assai meno della distribuzione del potere, la quale non coincide affatto con la distribuzione della ricchezza salvo che nelle società agrarie. La prima massima di Fenn per lo studioso di sociologia storica–“ovevailpotere, làvadoio”–nonpernulla èstatalaprima. 6L’importanza di calcolare questosprecofumessain risalto da uno dei più lungimiranti pionieri. Il professor Hogben disse nel 1938 che «possiamo accertare sino a qual punto il processo del reclutamento professionale sia fondato suspecialiattitudiniauna particolareoccupazione;e ilproblemadell’aritmetica politica è allora quello di valutare l’entità dello spreco rimediabile dovuto a una difettosa organizzazione sociale e quella della conseguente perdita di efficienza sociale», Political Arithmetic,1938.Qualche anno prima Kenneth Lindsay, in un autorevole libro, aveva calcolato che a quel tempo veniva negatalapossibilitàdifar valere provate capacità almenoal40percentodei fanciulli del paese, Social ProgressandEducational Waste, 1924. Ma solo molto tempo dopo il professor Marlow, basandosi su una serie di stringenti considerazioni, poté calcolare che nel RegnoUnitolosprecoera stato pari a quasi 38 megaunità annue negli anni Quaranta, ed era poi sceso intorno a 33 negli anni Sessanta, a circa 18 neglianniNovantaea5,2 megaunità dopo il 2020. Questacifraèconsiderata il minimo irriducibile, ovvero,interminitecnici, la Linea Marlow, al di là della quale l’efficienza sociale non può essere ulteriormente migliorata. Ma dopo quello che è accaduto negli ultimi cento anni, chi può prevedere con certezza quali ulteriori progressi siano ancora possibili? Delrestolabasediquesti calcoli non è ancora del tuttosoddisfacente. 7In Inghilterra la pietà non arrivòmaiaglieccessidel Giappone, dove il sentimento generale trovò espressioneinunafamosa poesia: “Preziosi sono i miei genitori che mi hanno dato la vita/Perché potessi servire Sua Maestà”. 8LerivistedeglianniSessanta e Settanta parlano dell’enorme impressione che facevano ai turisti i lord e le lady che fungevano da guide ai Longleat e ai Knolls. Il fascino di proprietari che si potevano ammirare, e nel tempo stesso più compatire che temere, si posava un po’ anche sui lorodatoridilavoro. 9Lafissazionepergliuccelli, che raggiunse dimensioni così straordinarie dopo le elezioni politiche del 1971, fu un altro degli strani retaggi del gentiluomoedelcuratodi campagna. I vecchi aristocratici allevavano uccelli a cui teneramente sparavano, studiavano i loro costumi sessuali con binocolidacampo,edessi stessi assumevano l’aspetto della loro preda. Oscar Wilde disse della fisionomia degli inglesi: «Una volta vista, mai ricordata».Maildettonon valeva per queste strane persone. L’ornitologia univa due mondi, trasformando il passatempo del professionista in una scienzaperildilettante. 10La circolare con cui si precisavano gli obiettivi che l’esercito degli Stati Uniti voleva raggiungere haun’ariadistraordinaria prescienza.Iltestmiravaa “designare e selezionare uomini la cui superiore intelligenza indicasse l’opportunità di una promozione o di un incarico speciale; selezionareeproporreper la destinazione a “battaglioni di sviluppo” quegli uomini così inferiori intellettualmente da risultare non idonei all’addestramento militare regolare; consentire agli ufficiali di creare organizzazioni di livello mentale uniforme, o conformi a precise caratteristiche concernenti i requisiti intellettuali; selezionare gli uomini da destinare ai vari tipi di servizio militare o a incarichi speciali; eliminaregliuominilacui intelligenza fosse così inferiore da rendere del tutto impossibile il loro impiego”,cit.inEysenck, H.J., UsesandAbusesof Psychology,1953. 11La battaglia degli anni Novantaperimpedireche il cinese diventasse la seconda lingua nelle scuole fu un interessante esempio di persistente conservatorismo in una professioneilcuicompito principaleèproprioquello di scoraggiare quest’ultimo. 12Hansard, 17 febbraio 1870. Cit. in English Historical Documents, XII (1). A cura di Young, G. M. e Handcock,W.D.,p.914 13Riportato dal Times del 6 dicembre 1955. A quel tempo la Gran Bretagna produceva meno laureati in ingegneria e in altre scienze applicate di quasi tutti gli altri grandi paesi. 2800 all’anno, ovvero 57 per ogni milione di abitanti, in Inghilterra; rispetto a 22.000, ovvero 136 per ogni milione di abitanti, negli Stati Uniti; ea60.000,ovvero280per ogni milione, nell’URSS. La Francia ne produceva 70 per ogni milione, la Germaniaoccidentale86e la Svizzera 82. Cfr. Technical Education, 1956,HMSO,Cmd.9703. 14BarlowReportonScientific Manpower, Maggio 1946, HMSO,Cmd.6824. 15Report on University Education. Pubblicato per il Committee of ViceChancellors and Principals dall’Associazione delle università del Commonwealth britannico,1956. 16Le grandi imprese, inoltre, avevano bisogno di persone più istruite. Nel 1930, ad esempio, la Metropolitan Vickers Electric Company occupava 10.000 persone, a2000dellequalisoltanto si richiedeva un qualche tipodiistruzioneregolare. Nel1956lastessaazienda aveva 25.000 dipendenti, di cui 16.000 dovevano possedereunqualchetipo di istruzione. Nel 1982, 61.000 su 74.000 dipendenti avevano un’istruzioneallivellodel Higher National Certificate, come veniva allora chiamato. Times Educational Supplement, 17febbraio1956. 17Webb, S. e A. B., Soviet Communism: A New Civilization, Longmans, 1935 18Saggi fabiani, poscritto all’edizione 1948 su Sessant’anni di fabianesimo. 19Cfr.adesempiop.345ess., 1944 Capitolo2 1Una delle prime indicazioni del mutamento fu l’autorevole libro The Future of Socialism, scritto dal giovane C. A. R.Croslandnel1956. 2Cit. in Richmond, W.K., Education in the United States,1956 3Uno dei primi esempi fu il rapporto L’educazione nell’Unione Sovietica, pubblicato dall’Educational Interchange Council nel 1957. Cfr. p.4: “A eccezione di un limitato numero di fanciulli subnormali dal punto di vista scolastico, tutti vanno alla stessa scuola (…) all’interno della stessa scuola è rigorosamente proibito qualsiasi tentativo di dividere i fanciulli secondo le loro capacità. Il fanciullo più lento lavora a fianco del più brillante nella stessa aula e fa del suo meglio per tenersialpasso”. 4James, E., Education for Leadership,1951. 5Padley, R., Comprehensive SchoolsToday,1954 6Una prima versione fu avanzata dal comitato scolastico di Croydon, e venneabilmenteelaborata da Padley, R., in Comprehensive Education,1956. 7Cfr. The Leicestershire Experiment, Stewart C. Mason,1957 8Un’assurdità del sistema universitario americano almenofinoal1986erain particolare il fatto che un gran numero di buoni studenti, invece di ottenereadeguateborsedi studio, fossero costretti a lavorare non per acquistare il sapere, ma per lavare piatti. Essi erano costretti a farsi strada nell’università non lavorando allo scopo per cui l’istituzione teoricamenteesisteva.Per arduaadinferna! Capitolo3 1Forse a questa data è stata attribuita un’importanza superiore al giusto, e ciò per la tendenza dei maestri a insegnare la storia sulla base delle sue date importanti: 1870, 1902, 1918, 1944, 1972 e cosìvia. 2Floud,J.E.,Halsey,A.H.,e Martin, F. M., Social Class and Educational Opportunity,1956. 3All’inizio degli anni Cinquanta moltissimi ragazzi delle classiche, capaci di completare il corso,lasciavanoglistudi prima del termine, e la maggior parte di essi erano figli di lavoratori manuali. Cfr. Early Leaving, pubblicato dal ministero della Pubblica Istruzionenel1954. 4Questa prima cifra viene da Wilds, P.J.D., The Nation’s Intellectual Investment (Boll. O. U. Inst. of States, agosto 1956, p.279); le altre provengono dalle edizioni normali di Educational Statistics. 5Cfr. Fleming Report: The Public Schools and the General Educational System,1944 6“Risparmi e finanze delle classi ad alto reddito”, Kline,L.R.,Straw,K.H., VanDome,P.,Bulletinof Oxford lnstitution of Statistics,novembre1956. 7Era in correlazione, possiamo aggiungere, anche con il punteggio ottenuto in altri test relativi alla capacità di espressione verbale, alla scioltezza verbale, all’abilità matematica, al senso spaziale, all’acutezza della percezione, alla memoria, alla capacità di guidare, alla tendenza all’infortunio, alla destrezza manuale, al potere di formulare analogie, alle capacità meccaniche, all’attitudine per i lavori d’ufficio, alla maturità emotiva, al discernimento dei toni, all’attrazione sessuale, al palato, al daltonismo, alla precisione, costanza, nevrosi e capacità di osservazione. Oggi i risultati di questi esami sonotutticodificatisuuna sola Scheda dell’Intelligenza Nazionale, la quale accompagna una persona per tutta la vita, a meno chenonabbiaobiezionidi coscienza. 8James,E.,op.cit. Capitolo4 1Report of a Committee of Enquiry into the Electricity Supply Industry. Par. 171. Cmd. 9672,1956. 2James,E.,op.cit. 3ActonSocietyTrust,op.cit. 4La grande azienda, con un largo ambito di interessi, eraingradodioffrireuna sicurezza maggiore, e ciò costituiva uno dei suoi principali motivi di attrazioneneiconfrontidi molti giovani, e una delle cause della relativa crescita dei grossi complessi entro l’economia. Capitolo5 1Taylor, F. G., The Role of Egalitarianism in Twentieth Century England,2004. 2Le leggi suntuarie emanate in altra epoca da Enrico VII per costringere i Pari delregnoamangiarenello stesso salone con i loro dipendentinoneranostate concepite a esclusivo beneficio di questi ultimi. Ai nostri tempi non c’è nulla da guadagnare dalla promiscuità sociale nella scuola, nel quartiere o al lavoro, perché la classe superiore adesso ha poco o nulla da imparare da quellainferiore. 3Non si tratta di una constatazione del tutto nuova.IlcollegaFallonha richiamato la mia attenzione su una vecchia vignetta pubblicata verso il 1954 dal New Yorker, un periodico americano apparentemente umoristico.Essamostrava un grosso psichiatra di fronte a un piccolo paziente, al quale diceva: «Leinonhauncomplesso d’inferiorità: lei è inferiore». 4La concatenazione delle aspirazioni nelle tre generazioni della famiglia allargataèstatastudiatain modo molto interessante da Michael Young ne Il ruolo della famiglia allargata nell’indirizzare le aspirazioni, British Journal of Sociology, marzo 1967. Si noti la precocitàdelladata. 5F.A.E.Crew,F.R.S.,The Army Medical Services, HMSO,1955. 6Un’indagine condotta subito dopo la guerra contro Hitler ricevette, a giudicaredallastampadel tempo, scarsa attenzione: «Ledonnechesvolgevano compiti richiedenti una capacità che non corrispondeva alla loro intelligenza presentavano un’incidenza di nevrosi più elevata di quelle impegnate in occupazioni in cui i requisiti richiesti corrispondevano invece all’intelligenza: l’incidenza della nevrosi era egualmente alta sia che la capacità richiesta dal compito fosse troppo alta rispetto all’intelligenza della lavoratrice,siacheinvece fosse troppo bassa», Russel Fraser, “The Incidence of Neurosis amongst Factory Workers”, Industrial Health Research Board Report, n. 90, HMSO, 1947. Un precedente rapporto dello stesso Board affermava che «si constata come la noia più pesante di solito si accompagni a un’intelligenza superiore alla media», I.H.R.B., n. 77,HMSO,1937. 7Un’eccezione importante fu Sir George Thomsen, F. R. S., col suo libro The ForeseeableFuture,1955. Si veda soprattutto la parte su “Il futuro degli stupidi”. Capitolo6 1II dottor Stracker ha fatto notare, nel suo Studies of World Revolution, la stretta somiglianza esistente tra socialismo e nazional-comunismo. Erano entrambe fedi proprieaidiseredati,l’una in lotta contro le pretese delle classi superiori, l’altra contro le pretese delle nazioni superiori. Entrambe partivano dalla rivendicazione dell’uguaglianza, ma in realtà si battevano per la supremazia delle classi e delle nazioni che rappresentavano. Entrambeebberosuccesso perché tra le classi e le nazioni inferiori c’erano moltiindividuiintelligenti che erano stati privati del riconoscimento del loro talento. A lungo andare è impossibile tenere in servitù moltitudini di individui intelligenti (diversamente dagli stupidi):sirivolteranno.Il disastro avvenuto nel Sud Africa è un esempio particolarmenteeloquente, di cui perdura il ricordo traicontemporanei. 2Una sopravvivenza interessante è l’uso degli iscritti all’ASSET e ad altrisindacatiditecnicidi chiamarsi reciprocamente “fratello”. C’è una certa giustificazione, in quanto tra i figli di una stessa coppia di genitori solo quellichenasconogemelli identici hanno, almeno all’inizio, un identico quoziented’intelligenza. 3Però alcuni socialisti avrebbero voluto arrivare proprio a questo. Ci è rimasta la documentazione di un’interessante dichiarazione fatta nel 1949, al culmine del successo socialista, da un funzionario dell’amministrazione locale: «Prevediamo», così egli affermava, «che verrà un giorno in cui nei nostri nidi d’infanzia statali si troveranno i bambini di tutte le classi sociali». Molti insegnanti insofferenti delle pretese dei genitori gli avrebbero datocertamenteragione. 4PopularGovernment,1886 5Nel modo che quella saggia donna di Beatrice Webb avrebbe approvato: «Abbiamo poca fede nell’“uomo medio sensuale”, non crediamo che possa fare molto di più che descrivere le sue doglianze, non crediamo che possa prescrivere i rimedi»,OurPartnership. 6Anthony Wedgwood Benn, MP,ThePrivyCouncilas a Second Chamber, FabianSociety,1957. 7Anche nel periodo aureo della Camera dei Comuni il funzionario statale era in larghissima misura l’eminenza grigia. Ecco un consiglio rivolto a coloro che redigevano rispostealleinterrogazioni parlamentari:«Sipotrebbe dire, cinicamente, ma con qualche fondamento di verità, che la risposta perfetta a un’interrogazione imbarazzante presentata allaCameradeiComuniè unarispostabreve,chedia l’impressione di rispondere all’interrogazione con completezza e che, una volta messa in dubbio, possa dimostrarsi parola per parola inoppugnabile, che non offra il destro a spiacevoli richieste di “chiarimenti supplementari”,machein realtà non riveli nulla ». Dale, H. I., The Higher CivilService. 8Anche il movimento cooperativo reagì con molta lentezza alla trasformazione scolastica. Un rapporto degli anni Trenta affermava che il movimento cooperativo “non è nemmeno riuscito a utilizzare le capacità offertegli dall’attuale sistema scolastico. Anche ivantaggidell’educazione secondaria non sono stati sfruttati, e l’assunzione di laureati è pressoché sconosciuta”, CarrSaunders,A.M.;Sargant, Florence P., e Peers, R.: Consumers Cooperation inGreatBritain. 9Nellalororivistatrimestrale, Commonweal, alcuni scrittori populisti si sono datiancheallasociologia, avanzando una nuova interpretazionedellastoria dellaguerracontroHitler. Essi hanno perfettamente ragione quando dicono che gli psicologi della Royal Navy deliberatamente lasciarono che alcuni uomini intelligenti restassero semplici marinai, invece di mandarli a ricevere un addestramento speciale, perché nella truppa rimanessero degli individui capaci dai quali poter trarre in seguito, secondo le esigenze di promozione, nuovi ufficiali. (Cfr. Vernon, P. E. e Parry, J. B., PersonnelSelectioninthe British Forces). Ciò che questi scrittori non considerano è che a quei tempi si riteneva opportuno promuovere adulti provenienti dalla truppa; con la riforma scolastica ciò di regola nonèpiùnecessario. Capitolo7 1Merit Rating. British Institute of Management, 1954. Capitolo8 1Si trattava di giovani intellettuali che al ritorno da università straniere decisero, sotto l’influsso di Bakunin, Kropotkin e Stepniak, di andare al popolo per ispirarsi, vestendosi come i contadini,stabilendosinei villaggi e cercando di promuovere la rivoluzione. Dato che i contadini si limitarono a guardarliconstupore,essi furono costretti a passare al terrorismo. Fortunatamente in Inghilterra non c’erano delle Sophie Perovskaye; non è facile immaginare delle inglesi con una bomba, all’idrogeno o di qualsiasispecie. 2Naturalmente non vogliono sentir parlare della concezione ortodossa, secondo cui è la complessità stessa della società moderna a esigere il tipo di intelligenza che puòmetterecelermentein relazione due parti di un tuttomoltocomplicato. 3Il dottor Puffin dell’UniversitàdiYorkha fattonotare(inunatesidi laurea inedita) quanto sia difficile ottenere cifre attendibili sugli iscritti e ha sostenuto che, sulla base di un calcolo da lui fatto al congresso populista di Leicester, solo il 62 per cento dei delegati erano donne, e nel rimanente predominavanoivecchi. 4Uno dei segni del tempo è cheT.S.Eliotètornatodi nuovo di moda: ossia è tornato di moda il suo Appunti per una definizione di cultura. Particolarmente citato è il passo che dice: «Un’élite, se è un’élite dirigente, tenderà, nella misura in cui l’impulso naturale a tramandare potere e prestigioallapropriaprole non venga artificialmente limitato,acostituirsicome classe». Si citano assai meno le parole che seguono:«Maun’éliteche si trasforma in questa manieratendeaperderela sua funzione d’élite, poiché le qualità per le quali i suoi membri originarihannoottenutola loro posizione non saranno trasmesse tutte in egual misura ai loro discendenti». 5II fenomeno della regressione era stato ben individuato anche nel periodo storico sul quale mi sono specializzato; comeifiglidigenitorialti tendono a essere alti, ma nontantocomeigenitori, così avviene con l’intelligenza. Come disse il professor Eysenck: «Il QI medio dei membri più importanti delle categorie dei funzionari e dei dirigenti è intorno a 150; quellodeilorofiglisupera di poco 120. I membri delle categorie impiegatizie e tecniche hanno un QI medio di circa 130; i loro figli tendono in media a stare intorno a 115». The Uses and Abuses of Psychology,1953. 6Nella causa Rook contro Partner (4 QB, 2028) i signori Rook furono accusati di aver promesso 150.000sterlineincambio di un QI di 140, più una somma di 50.000 sterline per il medico che avesse combinato l’affare. Il biasimo espresso dal giudice Finch nella ricapitolazione dei fatti portò all’istituzione del comitato d’inchiesta Salmon sull’adozione dei bambini. Michael Young, L’avvento della meritocrazia © 2014 Comunità Editrice, Roma/Ivrea Titolo originale: The Rise of The Meritocracy18702033: An Essay on Education and Equality Copyright © 1994 by Transaction Publishers, New Brunswick, New Jersey. Originally published in 1958byThamesandHudson This edition is an authorized translation from the English language edition published by Transaction Publishers, 10 CorporatePlaceSouth,Piscataway, N.J.08854.Allrightsreserved. ISBN978-88-98220-15-1 Traduzione dall’inglese di Cesare Mannucci Edizioni di Comunità è un’iniziativaincollaborazionecon laFondazioneAdrianoOlivetti www.fondazioneadrianolivetti.it facebook.com/edizionidicomunita twitter.com/edcomunita www.edizionidicomunita.it [email protected] Direzione editoriale: Beniamino de’LiguoriCarinoCoordinamento editoriale,graficaecomunicazione online: BeccoGiallo Lab Redazione:AngelaRicci In copertina: Joseba Encima,collagedigitale Elorza,