o! Numero Numero 5 MENSILE 5 siam Ci l’aria di domani Abbonamento annuo fr. 38.- /estero: euro 30.- settembre/ottobre 30 settembre 2006 2006 ISSN 1660-7163 l’aria di domani Tutto quello che dovremmo sapere sul degrado dell’ambiente e delle istituzioni POLITICA 2-3 RISORSA ARIA Quanti denti ha il PLR A Bellinzona è iniziata la Controriforma Una brutta aria 4-5 Polveri fini: il Ticino è un disastro GIUSTIZIA Effetto sospensivo 6-7 Rifiuti: ecco perché dobbiamo fermarli RISORSA TERRA Il fagiolo magico 8-9 RISORSA CULTURA 10 PACE 11 Ecco dove nascono le gemmazioni della Metanifera di Gavirate Era un discorso accademico voi non potete capire Io sono ebreo, non faccio come Hitler Professori e professori DIRITTO AL FUTURO Scuola vuol dire lentezza 14-15 Inceneritore: Stop ai fuorilegge! Le gemmazioni della Metanord RISORSA SERVIZI 8-12 12-13 Inchiesta sulle polveri fini: in Ticino una catastrofe sanitaria La cultura di don Lorenzo Milani Stampato su carta riciclata 1 l’aria di domani R eteAntiMobbing insieme contro i soprusi C.P. 2496 6501 Bellinzona Numero 5 Il sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni ha finalmente abbandonato il PLR (Partito liberale radicale) per andare nell’Unione democratica di centro (UDC) di Paolo Clemente Wicht. Sui giornali del primo settembre sta scritto che i suoi persecutori liberali (Krüsi, Della Santa, Lotti e compagni) tirano “un sospiro di sollievo”. Non c’è più religione Se fossimo in Giappone farebbero seppuku, cioè si suiciderebbero a colpi di spada per liberarsi dal disonore di una evidente, terribile sconfitta del liberalismo ticinese. La città di Bellinzona si è svegliata un po’ meno liberale, scrive la stampa. Già, ma per colpa loro. La prospettiva futura è ancora peggio. La capitale del Canton Ticino, vero e proprio caposaldo del PLR, sfugge al controllo del partito. Dovrebbe essere una vera e propria catastrofe per delle persone ragionevoli. Invece il presidente sezionale Krüsi la crisi l’ha risolta così. Con un sospiro. Oufff. la regola del sospiro di sollievo No, non stiamo parlando di samurài. Quei guerrieri che si sacrificano per onore. Non siamo nel Giappone imperiale, loro non difendono alcun sovrano. Tantomeno il popolo, sovrano di una democrazia. Siamo in Canton Ticino dove vige la regola del sospiro di sollievo accompagnato dalla formula magica: “tütt a posct” nel fumo di un bel sigaro toscano appena espirato. Avvertenza per la massoneria: prima di accendere il “Brissago” (o l’Avana) della vittoria, stile l’aria di domani 30 settembre 2006 Quanti denti ha il pescecane All’interno delle sottosezioni liberali radicali di Bellinzona è iniziata la caccia alle streghe dopo la partenza di Brenno Martignoni. La squadra di inquisitori messa assieme da “monsignor” Krüsi intende ripulire il partito da qualsiasi eresìa. Chi ha dato ragione al sindaco sulla questione dell’inceneritore, sulla questione morale o sulla pedonalizzazione del centro storico viene intercettato, dimissionato e degradato sul campo. Dopo Brenno Martignoni c’è già un’ altra vittima: il consigliere comunale Carlo Rivolta. Le ultime novità sul suicidio del liberalismo. HCL, meglio togliere i cappucci per evitare imbarazzanti incendi e fastidiosi soffocamenti. Chi ha vinto l’appaltone? Washington D.C.: Intanto hanno messo fuori gli la sede appalti perdella iCIAlavori dell’inceneritore. E chi ha vinto? Cucù! Il consorzio di cui fa parte la ditta Bersani, quella del papà del sindaco di Giubiasco. Altro sospiro di sollievo, altro fumo. Quanti sigari! Se una cosa così capita a Palermo c’è sempre un maligno che parla di mafia. La sentenza della Sezione Enti locali, firmata Mauro De Lorenzi, futuro funzionario della città di Lugano (un caso rarissimo di carriera all’incontrario) doveva far chiarezza sulle roventi 2 polemiche che hanno opposto il sindaco agli altri sei municipali. Aveva ragione Martignoni, che denunciava episodi di malcostume per non dire di palese corruzione, oppure avevano ragione Gianluigi Della Santa e gli altri municipali schierati contro il sindaco come una tartaruga di legionari romani? L’importanza del bon ton Non lo sapremo mai. La sentenza è un capolavoro di viltà. Dà apparentemente ragione a Martignoni riconoscendo che Della Santa ha violato due volte la legge. Poi si affretta a rimproverare al sindaco di essere stato troppo precipitoso e incauto. Quindi? Dobbiamo ritenere l’aria di domani Numero 5 Felice Zanetti Marco Agustoni Giorgio Krüsi Bixio Caprara 30 settembre 2006 elettroniche le foto delle costinate liberali si mescolano con le tracce delle terribili guerre che hanno dilaniato mortalmente la sezione, le scomuniche a Martignoni, i deferimenti di fronte a una giustizia inventata lì per lì, come nei momenti più sanguinosi della rivoluzione francese. Ci sono le prove, nel sito del PLR di Bellinzona. Le prove che il popolo è stato tradito. Come il comunicato del 20 giugno 2005, dove ci si congratula col Municipio per aver ritirato l’opposizione (sic) contro l’inceneritore di Giubiasco. Meglio perderli trovarli Dick Gianluigi Marty durante la conferenza stampa del 13 dicembre 2005 che Della Santa Sergio Zufferey Giovanni Merlini normale che la manutenzione di una tomba a Bellinzona costa il doppio o il triplo che a Lugano? Gli Enti locali pensano che vada bene violare la legge? Dare gli appalti e i favori agli amici degli amici? A sè stessi? Love story piace a tutti Essere frettolosi o incauti non costituisce reato. Si tratta semmai di violazioni delle regole del “bon ton”. Che screanzato questo Brenno Martignoni. Pur di smascherare i costumi corrotti dei municipali ha violato le regole della buona educazione. Che pena oggi entrare nel sito del PLR di Bellinzona. Con l’introduzioncina musicale di “Love story”, ricordate? Il film strappalacrime adorato da zia Caterina. Piace anche a Krüsi, probabilmente a Pierfelice Barchi. Su questo sottofondo melenso il presidente PLR nazionale Fulvio Pelli decide di abbandonare definitivamente i modi di fare dei gentleman e lancia a Brenno Martignoni il cordiale augurio di fallire il suo volo verso la lista UDC. Tanto cattivo gusto non si era mai visto. Il cimitero degli elefanti Nel sito del plr bellinzonese restano solo le foto dei municipali Bixio Caprara e Gianluigi Della Santa. Il sindaco passato all’UDC è messo via sbrigativamente con una noticina. Non fa più parte del partito. Nelle varie pagine 3 Ma gli sviluppi più gravi sono di questi ultimi giorni. La notizia potrebbe essere che è iniziata la controriforma. Oppure che siamo tornati ai tempi dello squadrismo fascista. Partito il diavolo, alla volta dell’Unione democratica di centro, cioè andato Martignoni, il presidente locale Giorgio Krüsi ha dato avvio alla controriforma. Organizzata una “squadra di fuoco” composta dai fedelissimi anti-martignoniani che compaiono nella ‘foto’, ha iniziato a darsi da fare. Dopo il sindaco la prima vittima della Sacra inquisizione è stato il consigliere comunale Carlo Rivolta, reo di aver fatto scoppiare la famosa questione dei rubinetti d’oro. Krüsi e i suoi sgherri lo hanno contattato, costretto a dare le dimissioni da tutte le cariche del partito. In pratica lo hanno degradato sul campo. Anzi, in mezzo a una strada. Adesso faranno la stessa cosa con gli altri membri ‘ribelli’ del partito. E noi saremo qui per cercare di impedirglielo. Numero 5 l’aria di domani 30 settembre 2006 Una brutta aria! Il Ticino è davvero un “Sonderfall”. L’aria di domani vi rivela ciò che i rapporti annuali sulla qualità dell’aria pubblicati del Dipartimento del territorio di Marco Borradori cercano di sorvolare: con le famigerate polveri fini (PM10) siamo costantemente al di fuori dai limiti federali. Così passiamo la nostra vita a cavallo fra allarmi ozono estivi e direttive invernali antismog. In Svizzera lo smog uccide prematuramente 3700 persone ogni anno e provoca decine di migliaia di bronchiti e asme. Nella stagione calda è l’ozono a soffocarci. Adesso che l’estate finisce tocca alle polveri fini. Si preparano a cingere d’assedio le nostre città. Anche quest’inverno avranno un effetto devastante sulla salute pubblica. Svizzera: PM10 anno 2000 Il caldo e il freddo Ieri eravamo in allarme per l’afa, l’asma, l’aria stantìa. Tra pochi giorni il fondovalle ticinese sarà immerso in un mare di smog, come tutta Milano, come l’intera Pianura Padana, con la nebbia. L’aria tornerà ad essere stantìa, ma per il freddo, per il fenomeno perverso dell’inversione termica. Domani i media lanceranno il nuovo allarme: non si respira più. Torneremo a parlare di particolato, PM10 per gli amici. Una cattiva notizia Preparatevi a una brutta notizia: il vostro paese, il Ticino, è un cantone disastrato dal punto di vista della qualità dell’aria. Le prove? Di certo farete fatica a trovarle se passate per i rapporti annuali del Dipartimento del territorio. Da anni l’associazione SOS ambiente protesta con Marco Borradori. Sostiene che i rapporti cantonali sono spesso e volentieri addomesticati, non rendono conto dei livelli drammatici cui è arrivato l’inquinamento. La cartina delle polveri In cambio se ne rende conto la gente del Mendrisiotto. Lo vede da come respirano i loro figli. Dimentichiamo per un istante il Ticino e ricominciamo da capo. Dalle cartine dell’ Ufficio federale dell’ambiente sui PM10. La mappa svizzera (sopra) si riferisce all’anno 2000. Mostra che un’ampia parte dell’altipiano (quella colorata in giallo o rosso) 4 è prossima ai valori-limite previsti dalla famosa Ordinanza federale OIAT. per le polveri fini o - peggio - li supera bellamente. La media annua di polveri fini ammessa è di 20 microgrammi (milionesimi di grammo) per ogni metro cubo di aria (20 µg/ m3). Inoltre, la media giornaliera di 50 µg/m3 può essere superata al massimo una volta all’anno. 3700 morti ogni anno L’opuscolo dell’UFAM, “Le polveri fini fanno ammalare” ci rivela che in Svizzera 3,7 milioni di persone respirano troppe polveri fini. In altri termini “ogni anno, soltanto in Svizzera si registrano 3700 morti premature dovute all’inquinamento”. Ma la visione d’insieme sul territorio nazionale è ingannevole perché cela la reale situazione del Ticino. Occorre ‘zoomare’ sul fondovalle del fiume Ticino (Sopraceneri) e quello del lago Ceresio (Sottoceneri) e osservare l’ingrandimento nella pagina a l’aria di domani Numero 5 30 settembre 2006 Canton Ticino: PM10 anno 2000. Ingrandimento destra (questa). Ingrandendo si diventa testimoni di una vera e propria catastrofe sanitaria. definire la condizione del “vivibile”. Ogni anno i rapporti dell’UFAM e - un po’meno quello della Sezione ticinese per la protezione dell’aria documentano questa situazione senza che nessuno possa o voglia fare nulla per modificarla. Il fondovalle è tutto viola Il colore violaceo segnala valori medi che non si ritrovano in tutto il resto della Svizzera. E non è il solo Sottoceneri ad essere così colpito, ma tutto il bacino turistico del lago Maggiore, il Piano di Magadino, Giubiasco, Bellinzona, fino a Biasca. Possiamo ben dire che tutto il fondovalle ticinese supera regolarmente di almeno 10 µg/m3 i valori legali. Siamo regolarmente fuorilegge. Fuori dalle norme che l’ordinamento del nostro paese ha stabilito per Effetto Lombardia Le carte geografiche sono traditrici, un po’ come i politici. Ci sono cose che non ci diranno mai. Stiamo per dimostrarvi che la situazione è ancora peggio di quella descritta fin quì. Le encomiabili mappature dell’Ufficio federale dell’ambiente hanno un difetto strutturale: si fermano ai confini del nostro Paese. Lo smog no! 5 Numero 5 Vediamo di spiegarci meglio: da dove arriva tutto questo inquinamento? Non è tutto nostro. Quelli di Chiasso lo sanno benissimo. Lo smog che galleggia nell’atmosfera della Pianura Padana non fa dogane. Chiasso è Padania. Poi lo smog segue la via delle genti. Trova una porta naturale nella valle del Lago di Lugano. E arriva fino al Ceneri. Impressionante. Ma in fondo lo sapevamo. l’aria di domani 30 settembre 2006 A Giubiasco Baragge non si può costruire nemmeno un chiosco! Speriamo che i giudici di Losanna si rendano conto della reale situazione in cui si trova il Canton Ticino. Anche il Sopraceneri! 6 Ancor più impressionante è renderci conto che la stessa cosa succede anche all’altra porta Numero 5 naturale del Canton Ticino: il cosiddetto Lago di Locarno, capitale turistica del Cantone. La lingua viola della nostra carta geografica, infatti, quella delle polveri fini a livelli fuori di testa, è lì a dimostrarlo. Copre tutto il Piano di Magadino, lambisce il Monte Ceneri (dove si incontra con l’altra), sorvola a bassa quota la zona di Giubiasco Baragge e Bellinzona, dove vogliono fare l’inceneritore. Risucchiata dal meccanismo perverso dell’inversione termica questa coda violacea della Padania arriva regolarmente almeno fino a Biasca. Sì, avete capito bene. Stiamo dicendo che Biasca è una città padana dal punto di vista della sua regolare condizione atmosferica. L’Unione europea dello smog Non abbiamo finito di stupirvi, cari lettori. Ora è giunto il momento dell’ultimo shock. Come dimostrano le spettacolari mappe animate del Laboratoire de Météorologie Dynamique dell’Istituto Pierre-Simon Laplace , progetto chimere, di cui riportiamo un esempio a fianco, il Ticino, da Biasca in giù è veramente un’appendice della Pianura Padana. In fondo non è cambiato nulla dai tempi in cui Leonardo osservava i movimenti d’aria sul Lago Maggiore. Tranne i tassi di smog s’intende. Da Biasca in su, invece, comincia la via delle genti (e dei PM10). Attraverso la linea verticale del Gottardo un canale collega regolarmente la grande sacca di polveri fini dell’Europa settentrionale a quella Padana e del triangolo industriale italiano. Noi siamo in mezzo. Potrebbe essere peggio di così? l’aria di domani 30 settembre 2006 L’inversione termica La risposta è purtroppo ancora una volta affermativa. Il meccanismo perverso dell’inversione termica funziona come amplificatore dell’inquinamento ed è il principale responsabile della situazione drammatica in cui versa il fondovalle ticinese. Quando fa freddo, cioè di notte e d’inverno le valli si trasformano in laghi di aria gelida che tende a ristagnare bloccando il rimescolamento con gli strati superiori. Le polveri fini e gli altri inquinanti rimangono intrappolati sopra le città. Sull’altopiano questo fenomeno non c’è. Visto da qui, è come se le valli e i relativi laghi aspirassero verso di noi le polveri dell’agglomerato di Milano. Non occorre essere Leonardo da Vinci. Lo vedono accadere ogni sera coloro che conoscono il territorio, contadini e pescatori dei due laghi. Noi abbiamo iniziato a studiare i meccanismi perversi dell’inversione termica per preparare i ricorsi al Governo e al Tram contro l’inceneritore. L’effetto inquinante su scala lo- 7 cale può essere amplificato fino a venti volte. In queste condizioni è evidente che non si può costruire alcun inceneritore, alcuna nuova fonte di inquinamento fin quando non avremo risanato l’ambiente di vita dei nostri figli. . Abbiamo fiducia nei ricorsi che l’avvocato Barbara Rossi Bonizzi, dello studio legale Brenno Martignoni ha inoltrato al Tribunale federale per le famiglie e le ditte coordinate dal MAI. Dobbiamo sperare nell’esistenza di una vera giustizia. Devono sospendere i lavori. Intanto ci stiamo preparando alle battaglie politiche con il Comitato 28 bastano e abbiamo costituito MAI soli per creare una rete di solidarietà finanziaria attorno ai ricorrenti. Nessuno resterà da solo a pagare tasse di giustizia. Per ora vi preghiamo di non versare nulla, ma semmai di inoltrarci delle promesse (079 287 54 43), non è per nulla detto che perdiamo! Numero 5 l’aria di domani Oo Nietrfera A è dani ’ T c t a Me s ECoalla M Il fagiolo magico L’Azienda elettrica brancola nel buio Alle gasate strategie del presidente dell’Azienda elettrica Mauro dell’Ambrogio non crede più nessuno, ma tutti si adeguano e si inchinano al suo passare. In Parlamento quando lui non c’è si respira un’aria più rilassata, persino qualche liberale si lascia sfuggire un ragionamento utile. Meno smorfie intorno. Quel giorno in Parlamento Mauro non c’è. Ufficialmente all’estero. Dunque: lui vuole fare affari con La Metanifera di Gavirate che non c’è più, per una certa “Renova” che non c’è ancora, con un “terzo socio” che non si sa. Forse sta cercando il socio. Brancola, e trascina tutti nel buio. Parla di Europa, parla di espansione, ma non è mai andato più in là di Gavirate. La ditta che durò sei giorni Il 16 febbraio 2006 viene fondata la Metanifera Ingegneria SA con sede a Bellinzona nello studio dell’avv. Luigi Mattei. Il 22 febbraio, sei giorni dopo, la ditta cambia nome. Il Registro di commercio rettifica: la ditta si chiamerà Metanord Ingegneria SA. Gli statuti dicono che è la rinascita di quella “Metanifera” che è durata lo spazio di un mattino. Le ricerche all’interno del registro di commercio permettono sempre di accedere alle vecchie schede di tutte le ditte, dalla loro fondazione in poi. Con la Metanord Ingegneria SA, invece, non è possibile risalire alla vecchia scheda. Sparita. Caso più unico che raro. Tra l’altro il cambiamento del nome in “Metanord Ingegneria SA” avviene il giorno stesso del dibattito in Gran Consiglio sui 35 milioni della partecipazione dell’AET al progetto Metanord. Bugie e omissioni del Consiglio di Stato Fino ad allora eravamo nella fantagestione ma ora entriamo nella menzogna. A mentire è lo Stato. L’ufficio presidenziale del Gran Consiglio riceve a settembre una lettera da parte del Consiglio di Stato. La lettera presenta una ditta: la Renova SA, che nasce da una “gemmazione” (sic) della Metanifera di Gavirate. La lettera prosegue scarna di informazioni: nella Metanord non ci sarà più la Metanifera di Gavirate bensì la Renova SA, una nuova società con sede a Muralto. Inoltre, si afferma nella lettera, “al progetto Metanord partecipano l’AET, la SES, la Renova e la BKW”. Ecco la prima bugia: la Società elettrica sopracenerina in realtà si è ritirata dal progetto. La seconda bugia: omissione. 8 30 settembre 2006 Nella descrizione che il Consiglio di Stato “offre” ai parlamentari si legge: “La Renova manterrà inalterate la capacità finanziaria e le risorse tecniche e industriali della società madre.” Nel comunicato del 14 settembre Giovanni Arioli, presidente di Metanord scrive: “Renova manterrà inalterate la capacità finanziaria (con l’ingresso di un nuovo socio) e le risorse tecniche e industriali della società madre.” Ne risulta che il Consiglio di Stato del Canton Ticino nella sua lettera ai deputati (come rileva il capogruppo socialista Werner Carobbio durante il dibattito) non solo ricopia senza fantasia il comunicato di Arioli, ma lo “tarocca” cancellando la frase tra parentesi che indica il “nuovo socio”. La esclude intenzionalmente. Perché? Le ostinazioni di Mauro e Marina Infine perché Mauro Dell’Ambrogio, vestito da Marina Masoni, si ostina nell’affermare dentro e fuori il Parlamento che il metanodotto “comunque verrà realizzato, con o senza la partecipazione di AET”? Chi sarà il nuovo socio? Esiste davvero? Chi pagherà? Cos’è che dà loro la forza (la faccia tosta) di prevaricare sul Parlamento, oltre che sul popolo, su migliaia di firme, su referendum e iniziative? Sotto il cappuccio niente C’era una volta un paese con tante cascate, fiumi e dighe. C’era tanta acqua e la gente viveva bene. Si produceva energia elettrica sufficiente per tutti. Il paese era nelle mani di uomini con la testa, magari col cappuccio da massone, ma era un’altra cosa. Oggi non è l’aria di domani Numero 5 più così: i cappucci sono stati privati dei buchi per gli occhi. Non SUBAPPALTI RENOVA METANIFERA Giovanni Arioli COMPAGNIA DELLE OPERE REGIONE INSUBRICA contengono nulla, ma detengono il potere, controllano l’energia e tutto quello che si muove. Fanno progetti faraonici poi ribaltano le decisioni parlamentari, annullano iniziative popolari, proibiscono i referendum, sciorinano periti e perizie che feriscono e schifano chi si batte per la verità. Chi comanda il Ticino? Era la domanda di fondo della nostra ultima edizione. Risposta; un po’i liberisti masoniani, un po’il cattolico Tito Tettamanti; un po’gli amministratori laici di Berlusconi come Pierfelice Barchi, un po’ l’Opus Dei. Toghe purpuree e cappucci da massone, un tempo avversari storici, fanno la comunione insieme nel tempio del dio danaro. Hanno una terrificante idea che li accomuna: pensano di appartenere ad una casta di eletti abilitati ad arrogarsi il diritto di decidere al posto del popolo, che considerano un po’ pecora, un po’ bue, a seconda delle epoche. Ecco il luogo delle gemmazioni Oggi sappiamo dove ha luogo questa perniciosa reazione chimica: nella regione insubrica, a cavallo fra il Ticino liberale (liberista) dei Dell’Ambrogio e la Lombardia cattolica di re Roberto Formigoni. La fucina, la serra dove avvengono le miracolose gemmazioni della Metanifera si chiama Compagnia delle Opere (CdO), la possente associazione di imprese cui fanno capo anche alcuni colossi della finanza cattolica come la 9 30 settembre 2006 Banca Intesa . Liberali massoni e operosi cattolici Maldicenza? Siamo noi che vediamo Opus Dei e Comunione e liberazione dappertutto? Per niente, ecco le prove: il patron della mutante Metanifera, Giovanni Arioli è membro del consigio direttivo della Compagnia delle opere delle Prealpi, quella di Varese. Sotto le bandiere di questo progetto timorato di Dio si incrociano dunque due anime ticinesi: quella Masoniano massona di Mauro Dell’Ambrogio e quella ciellina dell’ex procuratore pubblico Luigi Mattei. Ora il progetto dei trecento chilometri di metanodotto per il Sopracenerri è tornato in Commissione energia. Sembra che molte cose siano cambiate durante l’estate. I 22 milioni investiti furbettamente nel cogeneratore a metano di Gavirate, gran produttore di polveri fini e finissime appena fuori dal confine e lo sdegno della Lega di Giuliano Bignasca per le mire colonialistiche dell’AET in Albania, paese totalmente sprovvisto di gas, hanno fatto crescere lo scetticismo. Non ci resta che pregare per l’indipendenza dei Granconsiglieri. Ma sarà assai dura. Dell’Ambrogio e Paolo Rossi pensano di avere il fagiolo magico. Vogliono piantarlo ad ogni costo nella terra del Sopraceneri, per far crescere questa enorme e inutile “gemmazione” da trecento chilometri di tubi che li porterà dritti in cielo con la benedizione di San Subappalto. Numero 5 l’aria di domani 30 settembre 2006 Era un discorso accademico voi non potere capire Chi dimentica la storia è accademico possibile. annuncio dello sciagurato seguito. condannato a riviverla, sta scritto Nella Messa sulla spianata Quella mattina all’uscita del campo di dell’Islinger Feld, Ratzinger a Ratisbona concentramento nazista di invita a “dire con chiarezza in 12 settembre 2006. Radio Dachau. Il capo spirituale della quale Dio noi crediamo e Vaticana lo definisce “un viaggio Chiesa cattolica dovrebbe averlo professare convinti questo volto che è una festa della fede”…”sul ben presente quando fa i suoi umano di Dio”. volto i sorrisi per la grande “discorsi accademici” sull’Islam. Ma che significa “professare accoglienza riservatagli anche Il suo predecessore non ha mai convinti”? dalla città”. Ratisbona, centro alimentato alcun conflitto di “Professare Cristo ci libera industriale e tecnologico della civiltà. dalla paura di Dio - un sentimento Germania meridionale, è la città Oggi ancor più di ieri facciamo dal quale, in definitiva, nacque dove Ratzinger insegna dal 1969 fatica a credere che il Papa non l’ateismo moderno. Fin al 1971. Joseph è il più giovane avesse alcuna intenzione di dall’illuminismo almeno una tra i professori dell’ateneo. incendiare la frontiera di paglia parte della scienza s’impegna a Non scenderemo in dettagli, ma che separa i fondamentalisti di cercare una spiegazione del l’omelia che Ratzinger pronuncia tutte le religioni del mondo. Lui mondo, in cui Dio diventi quella mattina è quasi un ce l’ha sempre avuto quel suo superfluo”. Ma quale paura di pallino della lotta al Dio! Avrà paura, semmai, chi relativismo!Difficile sa di spararle grosse. dimenticare che solo due Sono le 17.00 di quel 12 anni fa l’ex cardinale ce settembre e Benedetto XVI l’aveva persino con entra nell’ateneo di l’ecologismo, alla faccia Ratisbona. Inizia il suo del protocollo di Kyoto. discorso. Gli effetti di Come dimenticare che il quel discorso li Papa ha scritto un libro, conosciamo tutti. Ha “Radici” a quattro mani acceso una miccia e poi con lo sciagurato è andato via. Si tappa filosofo forzista le orecchie, si dice Marcello Pera. dispiaciuto. Tenta di Il relativismo per noi giustificarsi “era un non è mai stato un d i s c o r s o grave problema accademico”. dell’umanità. Ma la Intanto una suora guerra, la fame, le intelligente, catastrofi naturali, m a e s t r a invece sì! Noi infermiera, siamo persone amica dei Joseph Ratzinger Marcello Pera s t r a n e . cristiani e dei Pensiamo che musulmani un Papa debba viene uccisa a essere il meno Mogadiscio. 10 Numero 5 l’aria di domani 30 settembre 2006 Sono ebreo e non faccio come Hitler Meir Shalev intellettuale in pace con il mondo Prima dei bombardamenti Gerusalemme, 11 maggio 2006; un gruppo di artisti e intellettuali israeliani scrive al proprio Governo per denunciare il caso di undici bambini palestinesi, aggrediti giornalmente sul tragitto da casa a scuola da coloni mascherati. Chiedono al Governo protezione totale per questi bambini scortati da soldati israeliani che rispondono sì agli attacchi dei coloni, ma sparando in aria e senza arrestarli. I coloni attaccano con blocchi di cemento bambini e militari. Nella lettera si chiede che i bambini possano raggiungere la scuola “in pace”. Oggi certamente quella scuola non c’è più. Uno degli autori della lettera era Meir Shalev, grande esponente della letteratura israeliana, lo scrittore del “realismo magico”. Intervistato dal Corriere della sera, commenta in quei giorni l’ intervento della polizia per sgomberare una casa araba occupata illegalmente dai coloni nel centro di Hebron, città sacra agli ebrei per la Grotta dei Patriarchi: “I sionisti religiosi non accetteranno mai che venga lasciata ai palestinesi. Che cosa ci impedirebbe di andare là come turisti? Anch’io sono legato a questa terra ma i confini politici devono essere decisi in maniera pragmatica. Quando vado a Roma, visito il ghetto e l’Arco di Tito, mi commuovo. Sono stato in Giordania, nel luogo dove Giacobbe lottò con l’angelo e mi sono commosso. Non vuol dire che dobbiamo annetterli”. Bravo Shalev, ma nessuno lo ha ascoltato. Due mesi dopo è scoppiata la guerra. Nessun Papa ha tentato di fare nulla prima dell’inizio dei bombardamenti. I Papi di oggi sono troppo impegnati a fare “discorsi accademici”, e così tocca agli accademici difendere la gente, denunciare la sofferenza umana e tentare di fermare chi fa le guerre. Durante i bombardamenti 24 luglio 2006: è sempre Meir Shalev, ormai quasi solo, intervistato per l’Unità da Umberto del Giovannangeli, ad avere il coraggio di esprimersi senza mezzi termini: “Ridurre Beirut in macerie non ci renderà più sicuri”, è il titolo dell’intervista. Ma la sua voce e quella di pochi altri intellettuali israeliani si perde, come lui stesso 11 Meir Shalev dice, “nel fragore delle armi”. “In momenti drammatici come questo il mondo della cultura non deve ‘disertare’. È necessario far sentire la nostra voce contraria alla distruzione di obiettivi civili in Libano” “Mi riferisco ai raid contro le infrastrutture civili del Libano, alla distruzione di ponti, vie, centrali elettriche. Non credo che il rivendicare e praticare il nostro diritto di difesa porti a giustificare l’altissimo numero di civili libanesi uccisi né può farci chiudere gli occhi di fronte alla tragedia dei 700mila sfollati.” Lo scrittore Meir Shalev nasce nel 1948 in un kibbutz a Nahala in Israele. Studia psicologia alla Hebrew University. Pubblica libri per l’infanzia, saggi e romanzi. Tra le sue opere: E fiorirà il deserto (Rizzoli, 1990), Per amore di una donna (Frassinelli, 1999), Il pane di Sarah (Frassinelli, 2000), Storie piccole (Mondadori, 2000), Re Adamo nella giungla (Frassinelli, 2001), La montagna blu (Frassinelli, 2002), Fontanella (Frassinelli, 2004), La casa delle grandi donne (Frassinelli 2006) Numero 5 l’aria di domani Professori e professori La frase di Tolstoj si attaglia particolarmente bene alle vicissitudini del dottor Orlando Del Don, psichiatra, docente universitario e cofondatore, con noi della Rete Anti Mobbing (RAM). Sono sempre più critici i suoi rapporti con il “sistema di potere”, di regime, che controlla lo Stato del Canton Ticino, la scienza, le attività sociali, la cultura, la scuola, l’università. Prima, quando era a capo della clinica Alabardia, la nuova pianificazione ospedaliera stile Patrizia Pesenti ha buttato fuori il suo istituto dalla lista dei beneficiari dei sussdi. Le cliniche in e le cliniche out La socialista Pesenti, il medico cantonale Ignazio Cassis e gli altri semafori di regime hanno fatto la stessa cosa con la clinica Humaine di Sementina. Sono passati sopra al lavoro fondamentale che veniva fatto nei due istituti. Hanno preferito premiare i nosocomi “timorati di Dio”, quelli caldeggiati dalla Caritas, dalla Curia, da Mimi Bonetti Lepori. Poi Del Don se n’è andato dalla Alabardia. Se non trovava consensi nel medico cantonale 30 settembre 2006 Da quando le persone corrotte si uniscono tra loro per costituire una forza, le persone oneste devono fare lo stesso. Lev Tolstoj figuriamoci come avrebbe potuto trovarne nella proprietà del nosocomio, nel CdA. Conta il CdA non la sala operatoria Oggi sembrano passati mille anni e stupisce - fa male - vedere che ci sono cliniche in perfetta salute e cliniche totalmente deprezzate, a seconda dell’importanza politica di chi siede nei rispettivi consigli di amministrazione. Quelle con la Caritas o quelle che un tempo avevano nomi pregiati, come l’onnipresente Mauro Dell’Ambrogio e il socialista Erto Paglia nel CdA, se la passano tutte molto bene. Come la Ars medica, famosa anche per aver fatto il lifting a Berlusconi. Ora pare che voglia comprare la Humaine, nel solito melenso odore di inciucio politico. Le cose si comprano quando valgono poco, poi si rianimano facilmente. Dove non arrivano gli anestesisti arrivano gli amici politici. Torniamo a Orlando Del Don e cerchiamo di contenere lo sdegno. Non ci riusciremo. I suoi tentativi costanti, la sua quotidiana generosità al servizio della gente che ha bisogno, dei poveri, dei giovani, degli adolescenti, dei 12 depressi... si scontrano sempre contro la totale indifferenza etica del medico cantonale. Cassis è sempre presente quando c’è da ostacolare qualcosa. Da mesi tenta di corrodere la credibilità del dottor Del Don. A metà agosto, con la solita discreta pubblicità ai quattro venti, gli ha fatto sapere che non può usare il titolo di professore, udite, udite, prima del nome. Puo metterlo solo dopo. Tutto questo anche se insegna regolarmente e tiene seminari in importanti università dei paesi vicini. C’è chi può e chi non può Altri medici, come il dottor Robotti, tanto per non fare nomi, possono invece vantare i titoli che vogliono (e che non hanno). A loro Cassis (fido PLR) non dice nulla perché fanno parte della casta di illustri consiglieri di amministrazione ammanettati alle famiglie dell’oligarchia cantonale. Un esempio: quella dei Masoni, tanto per cambiare. Per il dottor Del Don il “cassis” è solo una bacca che procura tremendissime costipazioni. L’ ”apparato” poteva semplicemente far sapere al dottor Del Don, con una telefonata, che non poteva usare Numero 5 l’aria di domani il titolo - prima del nome secondo il diritto svizzero. Invece lo hanno fatto sapere ai quattro venti. Fossimo nell’Unione sovietica di vent’anni fa qualche maligno parlerebbe certamente di corruzioni e nepotismi. Ma siamo in Svizzera, il paese delle bocche cucite e dei farmaci cari. Tutto rimarrà così fin quando certi socialisti, certi cattolici e i liberali, quelli che contano, continueranno a considerare “il sociale” come un loro territorio dispensatore di feudi. Anche la Giustizia è diventata così Un po’ come avviene nella giustizia. Ci fa piacere vedere che Werner Carobbio, il grande Werner del vecchio Partito Socialista Autonomo insorga contro il lassismo legalista e codino che pervade troppo spesso la dirigenza dell’attuale PS. Noi cominciamo a capirne le ragioni. All’inizio eravamo sbigottiti. La base PS è regolarmente al nostro fianco. Come nella lotta al metanodotto, all’inceneritore. Però il vertice, al momento buono, si fa prendere dal legalismo e ci fa sentire traditi perché al momento buono dà ragione alla perizia Borghi di turno. Ce le sognamo di notte! Il legalismo peloso dei professori In nome di queste manovre il lavoro di difesa dei diritti popolari che abbiamo svolto sull’arco di due anni a braccetto con gente come Orlando Del Don rischia di andare sprecato ad ogni piè sospinto. Questa malattia si chiama legalismo. Ne abbiamo scoperto le ragioni. Basta andare a vedere i verbali delle commissioni di nomina dei magistrati. Un commissario come Bertoli vota per “superesperti” come il professor Marco Borghi o l’avvocato John Noseda. I liberali, di volta in volta, fanno la stessa cosa con il Mauro Dell’Ambrogio di turno. The Central Scrutinizer Così si creano sistematicamente dei mostri che controllano tutto. Così i tentacoli di un John Noseda possono costantemente dispiegarsi su tutte le pieghe del mondo materiale. La BancaStato, la magistratura, i giovani avvocati, le sentenze, le inchieste, i decreti di abbandono, lo scandalo SUVA, quello dell’Hockey club Lugano. I nomi sono sempre gli stessi: Paolo Bernasconi, Luca Marcellini, John Noseda. La stessa cosa capita nel consiglio della Magistratura del Canton Ticino. Un esempio da 13 30 settembre 2006 manuale. In quale paese al mondo (solita domanda) il consiglio che governa l’etica dei magistrati si compone da ... magistrati di ruolo? Inutile dire che questo modo di fare produce morti e feriti in medicina, nel sociale, così come nella giustizia. Inutile aggiungere che se questi settori della vita pubblica sono gravemente ammalati di nepotismo, ‘perizzite acuta’, allora per il mondo della cultura e della scuola non ci sono più aggettivi. La Metanord, pur essendo senza un “ghello” ha trovato modo di finanziare a trecento franchi all’ora una perizia da parte di un docente di Scienze della comunicazione dell’USI sul nostro movimento. Mandato dello studio: trovare modo di fregare noi e il nostro referendum. Forse c’erano quasi riusciti. Fa male al cuore, per chi crede nella scienza, nello studio, nell’indipendenza della ricerca è peggio del colesterolo o delle polveri fini. L’effetto è devastante: ti viene voglia di spaccare tutto e smetti di credere nel tuo paese. Se non reagisci, dopo un paio di giorni ti danno per socialmente morto. E il grave è che sono loro a decidere se sei morto o vivo, i professori. Grazie di esistere alla gente come il dottor Del Don, pardon, professore. Lavoreremo insieme, al servizio della gente. Altri, come il dottor Liguori, hanno scelto una strada opposta. Ricordate l’anziano che aveva rischiato di morire perché abbandonato dal medico di turno durante una crisi notturna? Ora il dottor Liguori lo ha controdenunciato. Una volgare vendetta per lesa maestà. Numero 5 l’aria di domani Scuola vuol dire lentezza “Qui i ragazzi studiano, ma anche io studio con loro, perché un maestro che non studia è autoritario”. Inizio questo articolo con una citazione di un sacerdote cattolico, uno dei più grandi pedagogisti del ‘900 italiano: don Lorenzo Milani, priore di Barbiana (VicchioFirenze). Ha scritto che “la selezione è un frutto acerbo che non matura mai”. Era un prete classista, che lottava contro ogni neutralismo: lui voleva solo istruire i figli degli operai e dei contadini, sperando che diventassero sindacalisti e cambiassero l’ordinamento sociale. Per questo le gerarchie ecclesiali lo spedirono in esilio, in quella parrocchia sperduta sui monti di Barbiana. E lì fece la sua piccola rivoluzione, che ancora oggi non è del tutto dimenticata, nemmeno da noi: la cultura milaniana nel nostro Cantone è infatti rappresentata dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), praticamente unico movimento della scuola ticinese ad avere così stretti legami di amicizia con gli Minerva, dea romana della sapienza e della saggezza. ex-allievi di don Lorenzo e che ogni anno invia una delegazione studentesca alla “Marcia di Barbiana” per commemorare quell’esperienza. A Barbiana, don Milani, tolto il crocefisso dalla sagrestia, vi fondò una scuola popolare per i figli degli ultimi, quei ragazzi che venivano esclusi dalla scuola pubblica perché “c’è chi è nato per studiare e chi per zappare!”. Per il prete rosso, la scuola è confrontarsi con le persone che gli insegnanti si trovano di fronte 30 settembre 2006 Don Lorenzo Milani e la fantastica scuola di Barbiana, una pietra miliare nella storia della cultura al servizio del popolo. come studenti, ricchi dell’entusiasmo e della convinzione che – come diceva il prof. Davide Rossi in un convegno a Vicchio nel maggio 2004 – “i loro errori sono i nostri e che insieme dobbiamo cercare di moltiplicare, in una società deperita, l’amore per la cultura”. Nel pensiero di don Milani si fondono il rifiuto di qualunque forma di selezione e uno straordinario impegno per la trasmissione dei saperi critici. Ed è qui che va poi fatta notare la Scholé, dal Greco “tempo libero”, “lentezza” “il tempo della creazione-educazione dei rapporti interpersonali fatto di prove e tentativi, di scoperte e fallimenti, di inizi e di riprese, non ha nulla a che vedere con quello cronologico aziendale, dove “perdere tempo” significa “perdere soldi”. Nella scuola “perdere tempo” (inteso come lentezza) significa sedimentare in personalità, dare spessore e fondamento al proprio essere, costruirsi un futuro in libertà. In questo senso abbreviare, come sarebbe la logica dell’impresa, diventa tradire e falsificare.” Prof. Franco Moscone, rettore del Collegio Emiliani di Genova 14 Numero 5 logica bottegaia in cui è caduta la scuola di oggi e che don Milani avrebbe rifiutato, affermando già negli anni ‘60 che compito dell’insegnante non è inseguire – come i commercianti – i gusti dei “clienti” ma mutarli e fortificarli. Per questo è da rifiutare la logica della scuola-azienda, dello l’aria di domani studente-cliente, che purtroppo anche alcuni docenti hanno interiorizzato. L’amico Edoardo Martinelli, autore del saggio La pedagogia dell’aderenza, nonché exstudente di don Milani ha insegnato ai ragazzi del SISA che il termine scuola deriva da scholé, 15 30 settembre 2006 ovvero il tempo della lentezza, e non della frenesia di riempire la testa dei ragazzi di nozioni, abbandonando a se stessi coloro che faticano di più nell’apprendimento. Massimiliano Ay Coordinatore del SISA www.sisa-info. l’aria di domani Numero 5 30 settembre 2006 GAB 6500 Bellinzona 1 Stop ai fuorilegge! Manifestazione del 10.9.2006 Impressum l’aria di domani Tutto quello che dovremmo sapere sul degrado dell’ambiente e delle istituzioni Direttore responsabile: Sidney Rotalinti l’aria di domani C.P. 2496 6501 Bellinzona Telefono: (+41) 079 287 54 43 www.the-flying-mountain.com [email protected] Abbonamento annuo fr. 38.- (12 numeri) Prezzo in edicola: fr. 5.-. 16 R eteAntiMobbing insieme contro i soprusi C.P. 2496 6501 Bellinzona