o!
Numero
Numero
5 MENSILE
5 siam
Ci
l’aria
di domani
Abbonamento
annuo
fr. 38.- /estero: euro 30.- settembre/ottobre
30 settembre 2006 2006
ISSN 1660-7163
l’aria di domani
Tutto quello che dovremmo sapere sul degrado dell’ambiente e delle istituzioni
POLITICA
2-3
RISORSA
ARIA
Quanti denti ha il PLR
A Bellinzona è iniziata la Controriforma
Una brutta aria
4-5
Polveri fini: il Ticino è un disastro
GIUSTIZIA
Effetto sospensivo
6-7
Rifiuti: ecco perché dobbiamo fermarli
RISORSA
TERRA
Il fagiolo magico
8-9
RISORSA
CULTURA
10
PACE
11
Ecco
dove
nascono
le gemmazioni
della Metanifera
di Gavirate
Era un discorso accademico
voi non potete capire
Io sono ebreo,
non faccio come Hitler
Professori
e professori
DIRITTO
AL
FUTURO
Scuola vuol dire lentezza
14-15
Inceneritore:
Stop ai
fuorilegge!
Le gemmazioni della Metanord
RISORSA
SERVIZI
8-12
12-13
Inchiesta
sulle polveri fini:
in Ticino
una catastrofe sanitaria
La cultura di don Lorenzo Milani
Stampato su carta riciclata
1
l’aria di domani
R
eteAntiMobbing
insieme contro i soprusi
C.P. 2496
6501 Bellinzona
Numero 5
Il sindaco di Bellinzona Brenno
Martignoni ha finalmente
abbandonato il PLR (Partito
liberale radicale) per andare
nell’Unione democratica di centro
(UDC) di Paolo Clemente
Wicht. Sui giornali del primo
settembre sta scritto che i suoi
persecutori liberali (Krüsi, Della
Santa, Lotti e compagni) tirano
“un sospiro di sollievo”.
Non c’è più
religione
Se fossimo in Giappone
farebbero seppuku, cioè si
suiciderebbero a colpi di spada
per liberarsi dal disonore di una
evidente, terribile sconfitta del
liberalismo ticinese. La città di
Bellinzona si è svegliata un po’
meno liberale, scrive la stampa.
Già, ma per colpa loro.
La prospettiva futura è ancora
peggio. La capitale del Canton
Ticino, vero e proprio caposaldo
del PLR, sfugge al controllo del
partito. Dovrebbe essere una vera
e propria catastrofe per delle
persone ragionevoli. Invece il
presidente sezionale Krüsi la crisi
l’ha risolta così. Con un sospiro.
Oufff.
la regola
del sospiro di sollievo
No, non stiamo parlando di
samurài. Quei guerrieri che si
sacrificano per onore. Non siamo
nel Giappone imperiale, loro non
difendono alcun sovrano.
Tantomeno il popolo, sovrano di
una democrazia. Siamo in Canton Ticino dove vige la regola del
sospiro di sollievo accompagnato
dalla formula magica: “tütt a
posct” nel fumo di un bel sigaro
toscano appena espirato.
Avvertenza per la massoneria:
prima di accendere il “Brissago”
(o l’Avana) della vittoria, stile
l’aria di domani
30 settembre 2006
Quanti
denti ha il
pescecane
All’interno delle sottosezioni liberali radicali di Bellinzona è
iniziata la caccia alle streghe dopo la partenza di Brenno
Martignoni. La squadra di inquisitori messa assieme da
“monsignor” Krüsi intende ripulire il partito da qualsiasi eresìa.
Chi ha dato ragione al sindaco sulla questione dell’inceneritore,
sulla questione morale o sulla pedonalizzazione del centro storico
viene intercettato, dimissionato e degradato sul campo. Dopo
Brenno Martignoni c’è già un’ altra vittima: il consigliere comunale
Carlo Rivolta. Le ultime novità sul suicidio del liberalismo.
HCL, meglio togliere i cappucci
per evitare imbarazzanti incendi
e fastidiosi soffocamenti.
Chi ha vinto
l’appaltone?
Washington D.C.:
Intanto hanno messo fuori gli
la sede
appalti
perdella iCIAlavori
dell’inceneritore. E chi ha vinto?
Cucù! Il consorzio di cui fa parte
la ditta Bersani, quella del papà
del sindaco di Giubiasco. Altro
sospiro di sollievo, altro fumo.
Quanti sigari! Se una cosa così
capita a Palermo c’è sempre un
maligno che parla di mafia.
La sentenza della Sezione Enti
locali, firmata Mauro De
Lorenzi, futuro funzionario della
città di Lugano (un caso rarissimo
di carriera all’incontrario) doveva
far chiarezza sulle roventi
2
polemiche che hanno opposto il
sindaco agli altri sei municipali.
Aveva ragione Martignoni, che
denunciava
episodi
di
malcostume per non dire di palese
corruzione, oppure avevano
ragione Gianluigi Della Santa e
gli altri municipali schierati
contro il sindaco come una
tartaruga di legionari romani?
L’importanza
del bon ton
Non lo sapremo mai. La
sentenza è un capolavoro di viltà.
Dà apparentemente ragione a
Martignoni riconoscendo che
Della Santa ha violato due volte
la legge. Poi si affretta a
rimproverare al sindaco di essere
stato troppo precipitoso e incauto.
Quindi? Dobbiamo ritenere
l’aria di domani
Numero 5
Felice
Zanetti Marco
Agustoni
Giorgio
Krüsi
Bixio
Caprara
30 settembre 2006
elettroniche le foto delle costinate
liberali si mescolano con le tracce
delle terribili guerre che hanno
dilaniato mortalmente la sezione,
le scomuniche a Martignoni, i
deferimenti di fronte a una
giustizia inventata lì per lì, come
nei momenti più sanguinosi della
rivoluzione francese.
Ci sono le prove, nel sito del
PLR di Bellinzona. Le prove che
il popolo è stato tradito. Come il
comunicato del 20 giugno 2005,
dove ci si congratula col
Municipio per aver ritirato
l’opposizione (sic) contro
l’inceneritore di Giubiasco.
Meglio perderli
trovarli
Dick Gianluigi
Marty durante la conferenza stampa del 13 dicembre 2005 che
Della Santa
Sergio
Zufferey
Giovanni
Merlini
normale che la manutenzione di
una tomba a Bellinzona costa il
doppio o il triplo che a Lugano?
Gli Enti locali pensano che vada
bene violare la legge? Dare gli
appalti e i favori agli amici degli
amici? A sè stessi?
Love story
piace a tutti
Essere frettolosi o incauti non
costituisce reato. Si tratta semmai
di violazioni delle regole del “bon
ton”. Che screanzato questo
Brenno Martignoni. Pur di
smascherare i costumi corrotti
dei municipali ha violato le regole
della buona educazione.
Che pena oggi entrare nel sito
del PLR di Bellinzona. Con
l’introduzioncina musicale di
“Love story”, ricordate? Il film
strappalacrime adorato da zia
Caterina. Piace anche a Krüsi,
probabilmente a Pierfelice
Barchi. Su questo sottofondo
melenso il presidente PLR
nazionale Fulvio Pelli decide di
abbandonare definitivamente i
modi di fare dei gentleman e
lancia a Brenno Martignoni il
cordiale augurio di fallire il suo
volo verso la lista UDC. Tanto
cattivo gusto non si era mai visto.
Il cimitero
degli elefanti
Nel sito del plr bellinzonese
restano solo le foto dei municipali
Bixio Caprara e Gianluigi Della
Santa. Il sindaco passato all’UDC
è messo via sbrigativamente con
una noticina. Non fa più parte del
partito. Nelle varie pagine
3
Ma gli sviluppi più gravi sono
di questi ultimi giorni. La notizia
potrebbe essere che è iniziata la
controriforma. Oppure che
siamo tornati ai tempi dello
squadrismo fascista. Partito il
diavolo, alla volta dell’Unione
democratica di centro, cioè
andato Martignoni, il presidente
locale Giorgio Krüsi ha dato
avvio alla controriforma.
Organizzata una “squadra di
fuoco” composta dai fedelissimi
anti-martignoniani
che
compaiono nella ‘foto’, ha
iniziato a darsi da fare.
Dopo il sindaco la prima vittima
della Sacra inquisizione è stato
il consigliere comunale Carlo
Rivolta, reo di aver fatto
scoppiare la famosa questione dei
rubinetti d’oro. Krüsi e i suoi
sgherri lo hanno contattato,
costretto a dare le dimissioni da
tutte le cariche del partito. In
pratica lo hanno degradato sul
campo. Anzi, in mezzo a una
strada. Adesso faranno la stessa
cosa con gli altri membri ‘ribelli’
del partito. E noi saremo qui per
cercare di impedirglielo.
Numero 5
l’aria di domani
30 settembre 2006
Una brutta aria!
Il Ticino è davvero un “Sonderfall”. L’aria di domani vi rivela ciò che i rapporti annuali sulla
qualità dell’aria pubblicati del Dipartimento del territorio di Marco Borradori cercano di sorvolare:
con le famigerate polveri fini (PM10) siamo costantemente al di fuori dai limiti federali. Così passiamo
la nostra vita a cavallo fra allarmi ozono estivi e direttive invernali antismog. In Svizzera lo smog
uccide prematuramente 3700 persone ogni anno e provoca decine di migliaia di bronchiti e asme.
Nella stagione calda è l’ozono
a soffocarci. Adesso che l’estate
finisce tocca alle polveri fini. Si
preparano a cingere d’assedio le
nostre città. Anche quest’inverno
avranno un effetto devastante
sulla salute pubblica.
Svizzera: PM10 anno 2000
Il caldo
e il freddo
Ieri eravamo in
allarme per l’afa,
l’asma, l’aria stantìa.
Tra pochi giorni il
fondovalle ticinese
sarà immerso in un
mare di smog, come
tutta Milano, come l’intera
Pianura Padana, con la nebbia.
L’aria tornerà ad essere stantìa, ma
per il freddo, per il fenomeno
perverso dell’inversione termica.
Domani i media lanceranno il
nuovo allarme: non si respira più.
Torneremo a parlare di
particolato, PM10 per gli amici.
Una cattiva
notizia
Preparatevi a una brutta notizia:
il vostro paese, il Ticino, è un
cantone disastrato dal punto di
vista della qualità dell’aria. Le
prove? Di certo farete fatica a
trovarle se passate per i rapporti
annuali del Dipartimento del
territorio. Da anni l’associazione
SOS ambiente protesta con
Marco Borradori.
Sostiene che i rapporti cantonali
sono spesso e volentieri
addomesticati, non rendono conto
dei livelli drammatici cui è
arrivato l’inquinamento.
La cartina
delle polveri
In cambio se ne rende conto la
gente del Mendrisiotto. Lo vede
da come respirano i loro figli.
Dimentichiamo per un istante il
Ticino e ricominciamo da capo.
Dalle cartine dell’ Ufficio federale
dell’ambiente sui PM10.
La mappa svizzera (sopra) si
riferisce all’anno 2000. Mostra
che un’ampia parte dell’altipiano
(quella colorata in giallo o rosso)
4
è prossima ai valori-limite
previsti dalla famosa
Ordinanza federale
OIAT. per le polveri
fini o - peggio - li supera
bellamente. La media
annua di polveri fini
ammessa
è di 20
microgrammi
(milionesimi
di grammo)
per ogni
metro cubo di
aria (20 µg/
m3). Inoltre, la
media giornaliera di 50 µg/m3
può essere superata al massimo
una volta all’anno.
3700 morti
ogni anno
L’opuscolo dell’UFAM, “Le
polveri fini fanno ammalare” ci
rivela che in Svizzera 3,7 milioni
di persone respirano troppe
polveri fini. In altri termini “ogni
anno, soltanto in Svizzera si
registrano 3700 morti premature
dovute all’inquinamento”.
Ma la visione d’insieme sul
territorio nazionale è ingannevole
perché cela la reale situazione del
Ticino. Occorre ‘zoomare’ sul
fondovalle del fiume Ticino
(Sopraceneri) e quello del lago
Ceresio (Sottoceneri) e osservare
l’ingrandimento nella pagina a
l’aria di domani
Numero 5
30 settembre 2006
Canton Ticino: PM10 anno 2000. Ingrandimento
destra (questa).
Ingrandendo si diventa
testimoni di una vera e propria
catastrofe sanitaria.
definire la condizione del
“vivibile”. Ogni anno i rapporti
dell’UFAM e - un po’meno quello della Sezione ticinese per
la
protezione
dell’aria
documentano questa situazione
senza che nessuno possa o voglia
fare nulla per modificarla.
Il fondovalle
è tutto viola
Il colore violaceo segnala valori
medi che non si ritrovano in tutto
il resto della Svizzera. E non è il
solo Sottoceneri ad essere così
colpito, ma tutto il bacino
turistico del lago Maggiore, il
Piano di Magadino, Giubiasco,
Bellinzona, fino a Biasca.
Possiamo ben dire che tutto il
fondovalle ticinese supera
regolarmente di almeno 10 µg/m3
i valori legali.
Siamo
regolarmente fuorilegge. Fuori
dalle norme che l’ordinamento del
nostro paese ha stabilito per
Effetto
Lombardia
Le carte geografiche sono
traditrici, un po’ come i politici.
Ci sono cose che non ci diranno
mai. Stiamo per dimostrarvi che
la situazione è ancora peggio di
quella descritta fin quì.
Le encomiabili mappature
dell’Ufficio
federale
dell’ambiente hanno un difetto
strutturale: si fermano ai confini
del nostro Paese. Lo smog no!
5
Numero 5
Vediamo di spiegarci meglio:
da dove arriva tutto questo
inquinamento? Non è tutto
nostro. Quelli di Chiasso lo
sanno benissimo. Lo smog
che galleggia nell’atmosfera
della Pianura Padana non fa
dogane. Chiasso è Padania.
Poi lo smog segue la via delle
genti. Trova una porta naturale nella valle del Lago di
Lugano. E arriva fino al
Ceneri. Impressionante. Ma
in fondo lo sapevamo.
l’aria di domani
30 settembre 2006
A Giubiasco Baragge
non si può costruire
nemmeno un chiosco!
Speriamo che i giudici di Losanna si rendano conto della
reale situazione in cui si trova il Canton Ticino.
Anche
il Sopraceneri!
6
Ancor più impressionante è
renderci conto che la stessa cosa
succede anche all’altra porta
Numero 5
naturale del Canton Ticino: il
cosiddetto Lago di Locarno,
capitale turistica del Cantone. La
lingua viola della nostra carta
geografica, infatti, quella delle
polveri fini a livelli fuori di testa,
è lì a dimostrarlo. Copre tutto il
Piano di Magadino, lambisce il
Monte Ceneri (dove si incontra
con l’altra), sorvola a bassa quota
la zona di Giubiasco Baragge e
Bellinzona, dove vogliono fare
l’inceneritore. Risucchiata dal
meccanismo
perverso
dell’inversione termica questa
coda violacea della Padania arriva
regolarmente almeno fino a
Biasca. Sì, avete capito bene.
Stiamo dicendo che Biasca è una
città padana dal punto di vista
della sua regolare condizione
atmosferica.
L’Unione europea
dello smog
Non abbiamo finito di stupirvi,
cari lettori. Ora è giunto il
momento dell’ultimo shock.
Come dimostrano le spettacolari
mappe animate del Laboratoire
de Météorologie Dynamique
dell’Istituto
Pierre-Simon
Laplace , progetto chimere, di cui
riportiamo un esempio a fianco,
il Ticino, da Biasca in giù è
veramente un’appendice della
Pianura Padana. In fondo non è
cambiato nulla dai tempi in cui
Leonardo osservava i movimenti
d’aria sul Lago Maggiore. Tranne
i tassi di smog s’intende.
Da Biasca in su, invece,
comincia la via delle genti (e dei
PM10). Attraverso la linea
verticale del Gottardo un canale
collega regolarmente la grande
sacca di polveri fini dell’Europa
settentrionale a quella Padana e
del triangolo industriale italiano.
Noi siamo in mezzo. Potrebbe
essere peggio di così?
l’aria di domani
30 settembre 2006
L’inversione
termica
La risposta è purtroppo ancora
una volta affermativa. Il
meccanismo
perverso
dell’inversione termica funziona
come
amplificatore
dell’inquinamento ed è il
principale responsabile della
situazione drammatica in cui
versa il fondovalle ticinese.
Quando fa freddo, cioè di notte e
d’inverno le valli si trasformano
in laghi di aria gelida che tende
a ristagnare bloccando il
rimescolamento con gli strati
superiori. Le polveri fini e gli altri
inquinanti rimangono intrappolati
sopra le città. Sull’altopiano
questo fenomeno non c’è.
Visto da qui, è come se le valli e
i relativi laghi aspirassero verso
di noi le polveri dell’agglomerato
di Milano. Non occorre essere
Leonardo da Vinci. Lo vedono
accadere ogni sera coloro che
conoscono il territorio, contadini
e pescatori dei due laghi. Noi
abbiamo iniziato a studiare i
meccanismi
perversi
dell’inversione termica per
preparare i ricorsi al Governo e al
Tram contro l’inceneritore.
L’effetto inquinante su scala lo-
7
cale può essere amplificato fino a
venti volte. In queste condizioni
è evidente che non si può costruire
alcun inceneritore, alcuna nuova
fonte di inquinamento fin quando
non avremo risanato l’ambiente di
vita dei nostri figli. .
Abbiamo fiducia nei ricorsi che
l’avvocato Barbara Rossi
Bonizzi, dello studio legale
Brenno Martignoni ha inoltrato
al Tribunale federale per le
famiglie e le ditte coordinate dal
MAI. Dobbiamo sperare
nell’esistenza di una vera
giustizia. Devono sospendere i
lavori. Intanto ci stiamo
preparando alle battaglie politiche
con il Comitato 28 bastano e
abbiamo costituito MAI soli per
creare una rete di solidarietà
finanziaria attorno ai ricorrenti.
Nessuno resterà da solo a pagare
tasse di giustizia. Per ora vi
preghiamo di non versare nulla,
ma semmai di inoltrarci delle
promesse (079 287 54 43), non è
per nulla detto che perdiamo!
Numero 5
l’aria di domani
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ECoalla
M
Il fagiolo
magico
L’Azienda elettrica
brancola nel buio
Alle gasate strategie del
presidente dell’Azienda elettrica
Mauro dell’Ambrogio non crede
più nessuno, ma tutti si adeguano
e si inchinano al suo passare.
In Parlamento quando lui non c’è
si respira un’aria più rilassata,
persino qualche liberale si lascia
sfuggire un ragionamento utile.
Meno smorfie intorno. Quel
giorno in Parlamento Mauro non
c’è. Ufficialmente all’estero.
Dunque: lui vuole fare affari con
La Metanifera di Gavirate che
non c’è più, per una certa
“Renova” che non c’è ancora, con
un “terzo socio” che non si sa.
Forse sta cercando il socio.
Brancola, e trascina tutti nel buio.
Parla di Europa, parla di
espansione, ma non è mai andato
più in là di Gavirate.
La ditta che durò
sei giorni
Il 16 febbraio 2006 viene
fondata
la
Metanifera
Ingegneria SA con sede a
Bellinzona nello studio dell’avv.
Luigi Mattei.
Il 22 febbraio, sei giorni dopo,
la ditta cambia nome. Il Registro
di commercio rettifica: la ditta si
chiamerà Metanord Ingegneria
SA. Gli statuti dicono che è la
rinascita di quella “Metanifera”
che è durata lo spazio di un
mattino. Le ricerche all’interno
del registro di commercio
permettono sempre di accedere
alle vecchie schede di tutte le
ditte, dalla loro fondazione in poi.
Con la Metanord Ingegneria SA,
invece, non è possibile risalire alla
vecchia scheda. Sparita. Caso più
unico che raro. Tra l’altro il
cambiamento del nome in
“Metanord Ingegneria SA”
avviene il giorno stesso del
dibattito in Gran Consiglio sui 35
milioni della partecipazione
dell’AET al progetto Metanord.
Bugie e omissioni
del Consiglio di Stato
Fino ad allora eravamo nella
fantagestione ma ora entriamo
nella menzogna. A mentire è lo
Stato. L’ufficio presidenziale del
Gran Consiglio riceve a settembre
una lettera da parte del Consiglio
di Stato. La lettera presenta una
ditta: la Renova SA, che nasce da
una “gemmazione” (sic) della
Metanifera di Gavirate. La lettera
prosegue scarna di informazioni:
nella Metanord non ci sarà più la
Metanifera di Gavirate bensì la
Renova SA, una nuova società
con sede a Muralto. Inoltre, si
afferma nella lettera, “al progetto
Metanord partecipano l’AET, la
SES, la Renova e la BKW”. Ecco
la prima bugia: la Società
elettrica sopracenerina in realtà
si è ritirata dal progetto.
La seconda bugia: omissione.
8
30 settembre 2006
Nella descrizione che il Consiglio
di Stato “offre” ai parlamentari si
legge: “La Renova manterrà
inalterate la capacità finanziaria
e le risorse tecniche e industriali
della società madre.” Nel
comunicato del 14 settembre
Giovanni Arioli, presidente di
Metanord scrive: “Renova
manterrà inalterate la capacità
finanziaria (con l’ingresso di un
nuovo socio) e le risorse tecniche
e industriali della società madre.”
Ne risulta che il Consiglio di Stato
del Canton Ticino nella sua lettera
ai deputati (come rileva il capogruppo socialista Werner
Carobbio durante il dibattito) non
solo ricopia senza fantasia il
comunicato di Arioli, ma lo
“tarocca” cancellando la frase tra
parentesi che indica il “nuovo
socio”. La esclude intenzionalmente. Perché?
Le ostinazioni
di Mauro e Marina
Infine
perché
Mauro
Dell’Ambrogio, vestito da Marina
Masoni, si ostina nell’affermare
dentro e fuori il Parlamento che il
metanodotto “comunque verrà
realizzato, con o senza la
partecipazione di AET”? Chi
sarà il nuovo socio? Esiste
davvero? Chi pagherà? Cos’è che
dà loro la forza (la faccia tosta) di
prevaricare sul Parlamento, oltre
che sul popolo, su migliaia di
firme, su referendum e iniziative?
Sotto il cappuccio
niente
C’era una volta un paese con
tante cascate, fiumi e dighe. C’era
tanta acqua e la gente viveva bene.
Si produceva energia elettrica
sufficiente per tutti. Il paese era
nelle mani di uomini con la testa,
magari col cappuccio da massone,
ma era un’altra cosa. Oggi non è
l’aria di domani
Numero 5
più così: i
cappucci sono
stati privati
dei buchi per
gli occhi.
Non
SUBAPPALTI
RENOVA
METANIFERA
Giovanni
Arioli
COMPAGNIA
DELLE
OPERE
REGIONE
INSUBRICA
contengono nulla, ma detengono
il potere, controllano l’energia e
tutto quello che si muove. Fanno
progetti faraonici poi ribaltano
le decisioni parlamentari,
annullano iniziative popolari,
proibiscono i referendum,
sciorinano periti e perizie che
feriscono e schifano chi si batte
per la verità.
Chi comanda il Ticino? Era la
domanda di fondo della nostra
ultima edizione. Risposta; un po’i
liberisti masoniani, un po’il
cattolico Tito Tettamanti; un
po’gli amministratori laici di
Berlusconi come Pierfelice
Barchi, un po’ l’Opus Dei.
Toghe purpuree e cappucci da
massone, un tempo avversari
storici, fanno la comunione
insieme nel tempio del dio danaro.
Hanno una terrificante idea che
li accomuna: pensano di
appartenere ad una casta
di eletti abilitati ad
arrogarsi il diritto di
decidere al posto del
popolo,
che
considerano un po’
pecora, un po’ bue, a
seconda delle epoche.
Ecco il luogo
delle gemmazioni
Oggi sappiamo dove ha
luogo questa perniciosa
reazione chimica: nella
regione insubrica, a
cavallo fra il Ticino
liberale (liberista) dei
Dell’Ambrogio
e
la
Lombardia cattolica di re
Roberto Formigoni. La fucina,
la serra dove avvengono le
miracolose gemmazioni della
Metanifera si chiama Compagnia
delle Opere (CdO), la possente
associazione di imprese cui fanno
capo anche alcuni colossi della
finanza cattolica come la
9
30 settembre 2006
Banca Intesa .
Liberali massoni
e operosi cattolici
Maldicenza? Siamo noi che
vediamo Opus Dei e Comunione
e liberazione dappertutto? Per
niente, ecco le prove: il patron
della mutante Metanifera,
Giovanni Arioli è membro del
consigio
direttivo
della
Compagnia delle opere delle
Prealpi, quella di Varese.
Sotto le bandiere di questo
progetto timorato di Dio si
incrociano dunque due anime
ticinesi: quella Masoniano
massona
di
Mauro
Dell’Ambrogio e quella ciellina
dell’ex procuratore pubblico
Luigi Mattei.
Ora il progetto dei trecento
chilometri di metanodotto per il
Sopracenerri è tornato in
Commissione energia. Sembra
che molte cose siano cambiate durante l’estate.
I 22 milioni investiti
furbettamente nel cogeneratore a
metano di Gavirate, gran
produttore di polveri fini e
finissime appena fuori dal confine e lo sdegno della Lega di
Giuliano Bignasca per le mire
colonialistiche dell’AET in Albania, paese totalmente sprovvisto
di gas, hanno fatto crescere lo
scetticismo. Non ci resta che
pregare per l’indipendenza dei
Granconsiglieri.
Ma sarà
assai dura.
Dell’Ambrogio e Paolo Rossi
pensano di avere il fagiolo
magico. Vogliono piantarlo ad
ogni costo nella terra del
Sopraceneri, per far crescere
questa enorme e inutile
“gemmazione” da trecento
chilometri di tubi che li porterà
dritti in cielo con la benedizione
di San Subappalto.
Numero 5
l’aria di domani
30 settembre 2006
Era un discorso accademico
voi non potere capire
Chi dimentica la storia è
accademico possibile.
annuncio dello sciagurato seguito.
condannato a riviverla, sta scritto
Nella Messa sulla spianata
Quella mattina
all’uscita del campo di
dell’Islinger Feld, Ratzinger
a Ratisbona
concentramento nazista di
invita a “dire con chiarezza in
12 settembre 2006. Radio
Dachau. Il capo spirituale della
quale Dio noi crediamo e
Vaticana lo definisce “un viaggio
Chiesa cattolica dovrebbe averlo
professare convinti questo volto
che è una festa della fede”…”sul
ben presente quando fa i suoi
umano di Dio”.
volto i sorrisi per la grande
“discorsi accademici” sull’Islam.
Ma che significa “professare
accoglienza riservatagli anche
Il suo predecessore non ha mai
convinti”?
dalla città”. Ratisbona, centro
alimentato alcun conflitto di
“Professare Cristo ci libera
industriale e tecnologico della
civiltà.
dalla paura di Dio - un sentimento
Germania meridionale, è la città
Oggi ancor più di ieri facciamo
dal quale, in definitiva, nacque
dove Ratzinger insegna dal 1969
fatica a credere che il Papa non
l’ateismo
moderno.
Fin
al 1971. Joseph è il più giovane
avesse alcuna intenzione di
dall’illuminismo almeno una
tra i professori dell’ateneo.
incendiare la frontiera di paglia
parte della scienza s’impegna a
Non scenderemo in dettagli, ma
che separa i fondamentalisti di
cercare una spiegazione del
l’omelia che Ratzinger pronuncia
tutte le religioni del mondo. Lui
mondo, in cui Dio diventi
quella mattina è quasi un
ce l’ha sempre avuto quel suo
superfluo”. Ma quale paura di
pallino della lotta al
Dio! Avrà paura, semmai, chi
relativismo!Difficile
sa di spararle grosse.
dimenticare che solo due
Sono le 17.00 di quel 12
anni fa l’ex cardinale ce
settembre e Benedetto XVI
l’aveva persino con
entra nell’ateneo di
l’ecologismo, alla faccia
Ratisbona. Inizia il suo
del protocollo di Kyoto.
discorso. Gli effetti di
Come dimenticare che il
quel
discorso
li
Papa ha scritto un libro,
conosciamo tutti. Ha
“Radici” a quattro mani
acceso una miccia e poi
con lo sciagurato
è andato via. Si tappa
filosofo
forzista
le orecchie, si dice
Marcello
Pera.
dispiaciuto. Tenta di
Il relativismo per noi
giustificarsi “era un
non è mai stato un
d i s c o r s o
grave problema
accademico”.
dell’umanità. Ma la
Intanto una suora
guerra, la fame, le
intelligente,
catastrofi naturali,
m a e s t r a
invece sì! Noi
infermiera,
siamo persone
amica
dei
Joseph Ratzinger
Marcello Pera
s t r a n e .
cristiani e dei
Pensiamo che
musulmani
un Papa debba
viene uccisa a
essere il meno
Mogadiscio.
10
Numero 5
l’aria di domani
30 settembre 2006
Sono ebreo
e non faccio
come Hitler
Meir Shalev intellettuale in pace con il mondo
Prima dei
bombardamenti
Gerusalemme, 11 maggio 2006;
un gruppo di artisti e intellettuali
israeliani scrive al proprio
Governo per denunciare il caso di
undici bambini palestinesi,
aggrediti giornalmente sul tragitto
da casa a scuola da coloni
mascherati. Chiedono al Governo
protezione totale per questi
bambini scortati da soldati
israeliani che rispondono sì agli
attacchi dei coloni, ma sparando
in aria e senza arrestarli. I coloni
attaccano con blocchi di cemento
bambini e militari. Nella lettera si
chiede che i bambini possano
raggiungere la scuola “in pace”.
Oggi certamente quella scuola
non c’è più.
Uno degli autori della lettera era
Meir Shalev, grande esponente
della letteratura israeliana, lo
scrittore del “realismo magico”.
Intervistato dal Corriere della
sera, commenta in quei giorni l’
intervento della polizia per
sgomberare una casa araba
occupata illegalmente dai coloni
nel centro di Hebron, città sacra
agli ebrei per la Grotta dei
Patriarchi: “I sionisti religiosi
non accetteranno mai che venga
lasciata ai palestinesi. Che cosa
ci impedirebbe di andare là come
turisti? Anch’io sono legato a
questa terra ma i confini politici
devono essere decisi in maniera
pragmatica. Quando vado a
Roma, visito il ghetto e l’Arco di
Tito, mi commuovo. Sono stato in
Giordania, nel luogo dove
Giacobbe lottò con l’angelo e mi
sono commosso. Non vuol dire
che dobbiamo annetterli”.
Bravo Shalev, ma nessuno lo ha
ascoltato. Due mesi dopo è
scoppiata la guerra. Nessun Papa
ha tentato di fare nulla prima
dell’inizio dei bombardamenti. I
Papi di oggi sono troppo
impegnati a fare “discorsi
accademici”, e così tocca agli
accademici difendere la gente,
denunciare la sofferenza umana e
tentare di fermare chi fa le guerre.
Durante i
bombardamenti
24 luglio 2006: è sempre Meir
Shalev, ormai quasi solo,
intervistato per l’Unità da
Umberto del Giovannangeli, ad
avere il coraggio di esprimersi
senza mezzi termini: “Ridurre
Beirut in macerie non ci renderà
più sicuri”, è il titolo
dell’intervista. Ma la sua voce e
quella di pochi altri intellettuali
israeliani si perde, come lui stesso
11
Meir Shalev
dice, “nel fragore delle armi”. “In
momenti drammatici come questo
il mondo della cultura non deve
‘disertare’. È necessario far
sentire la nostra voce contraria
alla distruzione di obiettivi civili
in Libano” “Mi riferisco ai raid
contro le infrastrutture civili del
Libano, alla distruzione di ponti,
vie, centrali elettriche. Non credo
che il rivendicare e praticare il
nostro diritto di difesa porti a
giustificare l’altissimo numero di
civili libanesi uccisi né può farci
chiudere gli occhi di fronte alla
tragedia dei 700mila sfollati.”
Lo scrittore Meir Shalev nasce
nel 1948 in un kibbutz a Nahala in
Israele. Studia psicologia alla Hebrew University. Pubblica libri per
l’infanzia, saggi e romanzi. Tra le
sue opere: E fiorirà il deserto
(Rizzoli, 1990), Per amore di una
donna (Frassinelli, 1999), Il pane
di Sarah (Frassinelli, 2000), Storie
piccole (Mondadori, 2000), Re
Adamo nella giungla (Frassinelli,
2001), La montagna blu
(Frassinelli, 2002), Fontanella
(Frassinelli, 2004), La casa delle
grandi donne (Frassinelli 2006)
Numero 5
l’aria di domani
Professori
e professori
La frase di Tolstoj si attaglia
particolarmente bene alle
vicissitudini
del
dottor
Orlando Del Don, psichiatra,
docente universitario e cofondatore, con noi della Rete Anti
Mobbing (RAM).
Sono sempre più critici i suoi
rapporti con il “sistema di potere”,
di regime, che controlla lo Stato
del Canton Ticino, la scienza, le
attività sociali, la cultura, la
scuola, l’università.
Prima, quando era a capo della
clinica Alabardia, la nuova
pianificazione ospedaliera stile
Patrizia Pesenti ha buttato fuori
il suo istituto dalla lista dei
beneficiari dei sussdi.
Le cliniche in
e le cliniche out
La socialista Pesenti, il medico
cantonale Ignazio Cassis e gli
altri semafori di regime hanno
fatto la stessa cosa con la clinica
Humaine di Sementina. Sono
passati sopra al lavoro
fondamentale che veniva fatto nei
due istituti. Hanno preferito
premiare i nosocomi “timorati di
Dio”, quelli caldeggiati dalla
Caritas, dalla Curia, da Mimi
Bonetti Lepori.
Poi Del Don se n’è andato dalla
Alabardia. Se non trovava
consensi nel medico cantonale
30 settembre 2006
Da quando le persone
corrotte si uniscono tra
loro per costituire una
forza, le persone oneste
devono fare lo stesso.
Lev Tolstoj
figuriamoci come avrebbe potuto
trovarne nella proprietà del
nosocomio, nel CdA.
Conta il CdA
non la sala operatoria
Oggi sembrano passati mille
anni e stupisce - fa male - vedere
che ci sono cliniche in perfetta
salute e cliniche totalmente
deprezzate,
a
seconda
dell’importanza politica di chi
siede nei rispettivi consigli di
amministrazione.
Quelle con la Caritas o quelle
che un tempo avevano nomi
pregiati, come l’onnipresente
Mauro Dell’Ambrogio e il
socialista Erto Paglia nel CdA,
se la passano tutte molto bene.
Come la Ars medica, famosa
anche per aver fatto il lifting a
Berlusconi. Ora pare che voglia
comprare la Humaine, nel solito
melenso odore di inciucio politico. Le cose si comprano
quando valgono poco, poi si
rianimano facilmente. Dove non
arrivano gli anestesisti arrivano
gli amici politici.
Torniamo a Orlando Del Don e
cerchiamo di contenere lo sdegno.
Non ci riusciremo. I suoi tentativi
costanti, la sua quotidiana
generosità al servizio della gente
che ha bisogno, dei poveri, dei
giovani, degli adolescenti, dei
12
depressi... si scontrano sempre
contro la totale indifferenza etica
del medico cantonale. Cassis è
sempre presente quando c’è da
ostacolare qualcosa.
Da mesi tenta di corrodere la
credibilità del dottor Del Don. A
metà agosto, con la solita discreta
pubblicità ai quattro venti, gli ha
fatto sapere che non può usare il
titolo di professore, udite, udite,
prima del nome. Puo metterlo solo
dopo. Tutto questo anche se
insegna regolarmente e tiene
seminari in importanti università
dei paesi vicini.
C’è chi può
e chi non può
Altri medici, come il dottor
Robotti, tanto per non fare nomi,
possono invece vantare i titoli che
vogliono (e che non hanno).
A loro Cassis (fido PLR) non dice
nulla perché fanno parte della
casta di illustri consiglieri di
amministrazione ammanettati alle
famiglie
dell’oligarchia
cantonale. Un esempio: quella dei
Masoni, tanto per cambiare.
Per il dottor Del Don il “cassis”
è solo una bacca che procura
tremendissime costipazioni.
L’
”apparato”
poteva
semplicemente far sapere al
dottor Del Don, con una
telefonata, che non poteva usare
Numero 5
l’aria di domani
il titolo - prima del nome secondo il diritto svizzero.
Invece lo hanno fatto sapere
ai quattro venti. Fossimo
nell’Unione sovietica di
vent’anni fa qualche maligno
parlerebbe certamente di
corruzioni e nepotismi. Ma
siamo in Svizzera, il paese delle
bocche cucite e dei farmaci
cari.
Tutto rimarrà così fin quando
certi socialisti, certi cattolici e
i liberali, quelli che contano,
continueranno a considerare “il
sociale” come un loro territorio
dispensatore di feudi.
Anche la Giustizia
è diventata così
Un po’ come avviene nella
giustizia. Ci fa piacere vedere che
Werner Carobbio, il grande
Werner del vecchio Partito
Socialista Autonomo insorga
contro il lassismo legalista e
codino che pervade troppo spesso
la dirigenza dell’attuale PS.
Noi cominciamo a capirne le
ragioni. All’inizio eravamo
sbigottiti. La base PS è
regolarmente al nostro fianco.
Come nella lotta al metanodotto,
all’inceneritore. Però il vertice,
al momento buono, si fa prendere
dal legalismo e ci fa sentire traditi
perché al momento buono dà
ragione alla perizia Borghi di
turno. Ce le sognamo di notte!
Il legalismo
peloso dei professori
In nome di queste manovre il
lavoro di difesa dei diritti
popolari che abbiamo svolto
sull’arco di due anni a braccetto
con gente come Orlando Del Don
rischia di andare sprecato ad ogni
piè sospinto.
Questa malattia si chiama
legalismo. Ne abbiamo scoperto
le ragioni. Basta andare a vedere
i verbali delle commissioni di
nomina dei magistrati. Un
commissario come Bertoli vota
per “superesperti” come il professor Marco Borghi o l’avvocato
John Noseda. I liberali, di volta
in volta, fanno la stessa cosa con
il Mauro Dell’Ambrogio di
turno.
The Central
Scrutinizer
Così si creano sistematicamente
dei mostri che controllano tutto.
Così i tentacoli di un John
Noseda possono costantemente
dispiegarsi su tutte le pieghe del
mondo materiale. La BancaStato,
la magistratura, i giovani
avvocati, le sentenze, le
inchieste, i decreti di
abbandono, lo scandalo SUVA,
quello dell’Hockey club Lugano.
I nomi sono sempre gli stessi:
Paolo Bernasconi, Luca
Marcellini, John Noseda.
La stessa cosa capita nel
consiglio della Magistratura del
Canton Ticino. Un esempio da
13
30 settembre 2006
manuale. In quale paese al
mondo (solita domanda) il
consiglio che governa l’etica
dei magistrati si compone da
... magistrati di ruolo?
Inutile dire che questo modo
di fare produce morti e feriti
in medicina, nel sociale, così
come nella giustizia. Inutile
aggiungere che se questi settori
della vita pubblica sono
gravemente ammalati di
nepotismo, ‘perizzite acuta’,
allora per il mondo della
cultura e della scuola non ci
sono più aggettivi.
La Metanord, pur essendo
senza un “ghello” ha trovato
modo di finanziare a trecento
franchi all’ora una perizia da
parte di un docente di Scienze
della comunicazione dell’USI
sul nostro movimento. Mandato
dello studio: trovare modo di
fregare noi e il nostro referendum.
Forse c’erano quasi riusciti.
Fa male al cuore, per chi crede
nella scienza, nello studio,
nell’indipendenza della ricerca è
peggio del colesterolo o delle
polveri fini.
L’effetto è devastante: ti viene
voglia di spaccare tutto e smetti
di credere nel tuo paese. Se non
reagisci, dopo un paio di giorni ti
danno per socialmente morto. E
il grave è che sono loro a decidere
se sei morto o vivo, i professori.
Grazie di esistere alla gente
come il dottor Del Don, pardon,
professore. Lavoreremo insieme,
al servizio della gente.
Altri, come il dottor Liguori,
hanno scelto una strada opposta.
Ricordate l’anziano che aveva
rischiato di morire perché
abbandonato dal medico di turno
durante una crisi notturna? Ora il
dottor
Liguori
lo
ha
controdenunciato. Una volgare
vendetta per lesa maestà.
Numero 5
l’aria di domani
Scuola
vuol dire
lentezza
“Qui i ragazzi studiano, ma
anche io studio con loro, perché
un maestro che non studia è
autoritario”. Inizio questo
articolo con una citazione di un
sacerdote cattolico, uno dei più
grandi pedagogisti del ‘900
italiano: don Lorenzo Milani,
priore di Barbiana (VicchioFirenze). Ha scritto che “la
selezione è un frutto acerbo che
non matura mai”. Era un prete
classista, che lottava contro ogni
neutralismo: lui voleva solo
istruire i figli degli operai e dei
contadini,
sperando
che
diventassero sindacalisti e
cambiassero l’ordinamento
sociale.
Per questo le gerarchie ecclesiali
lo spedirono in esilio, in quella
parrocchia sperduta sui monti di
Barbiana. E lì fece la sua piccola
rivoluzione, che ancora oggi non
è del tutto dimenticata, nemmeno
da noi: la cultura milaniana nel
nostro Cantone è infatti
rappresentata dal Sindacato
Indipendente degli Studenti e
Apprendisti
(SISA),
praticamente unico movimento
della scuola ticinese ad avere così
stretti legami di amicizia con gli
Minerva, dea
romana della
sapienza e della
saggezza.
ex-allievi di don Lorenzo e che
ogni anno invia una delegazione
studentesca alla “Marcia di
Barbiana” per commemorare
quell’esperienza.
A Barbiana, don Milani, tolto il
crocefisso dalla sagrestia, vi
fondò una scuola popolare per i
figli degli ultimi, quei ragazzi che
venivano esclusi dalla scuola
pubblica perché “c’è chi è nato
per studiare e chi per zappare!”.
Per il prete rosso, la scuola è
confrontarsi con le persone che gli
insegnanti si trovano di fronte
30 settembre 2006
Don Lorenzo Milani e la
fantastica scuola di Barbiana, una
pietra miliare nella storia della
cultura al servizio del popolo.
come
studenti,
ricchi
dell’entusiasmo
e
della
convinzione che – come diceva il
prof. Davide Rossi in un
convegno a Vicchio nel maggio
2004 – “i loro errori sono i nostri
e che insieme dobbiamo cercare
di moltiplicare, in una società
deperita, l’amore per la cultura”.
Nel pensiero di don Milani si
fondono il rifiuto di qualunque
forma di selezione e uno
straordinario impegno per la
trasmissione dei saperi critici. Ed
è qui che va poi fatta notare la
Scholé, dal Greco “tempo libero”, “lentezza”
“il tempo della creazione-educazione dei rapporti
interpersonali fatto di prove e tentativi, di scoperte e
fallimenti, di inizi e di riprese, non ha nulla a che vedere
con quello cronologico aziendale, dove “perdere tempo”
significa “perdere soldi”. Nella scuola “perdere tempo”
(inteso come lentezza) significa sedimentare in
personalità, dare spessore e fondamento al proprio essere,
costruirsi un futuro in libertà. In questo senso abbreviare,
come sarebbe la logica dell’impresa, diventa tradire e
falsificare.”
Prof. Franco Moscone, rettore del Collegio Emiliani di Genova
14
Numero 5
logica bottegaia in cui è caduta
la scuola di oggi e che don Milani
avrebbe rifiutato, affermando già
negli anni ‘60 che compito
dell’insegnante non è inseguire –
come i commercianti – i gusti dei
“clienti” ma mutarli e fortificarli.
Per questo è da rifiutare la logica
della scuola-azienda, dello
l’aria di domani
studente-cliente, che purtroppo
anche alcuni docenti hanno
interiorizzato.
L’amico Edoardo Martinelli,
autore del saggio La pedagogia
dell’aderenza, nonché exstudente di don Milani ha
insegnato ai ragazzi del SISA che
il termine scuola deriva da scholé,
15
30 settembre 2006
ovvero il tempo della lentezza, e
non della frenesia di riempire la
testa dei ragazzi di nozioni,
abbandonando a se stessi coloro
che
faticano
di
più
nell’apprendimento.
Massimiliano Ay
Coordinatore del SISA
www.sisa-info.
l’aria di domani
Numero 5
30 settembre 2006
GAB
6500 Bellinzona 1
Stop ai fuorilegge! Manifestazione del 10.9.2006
Impressum
l’aria di domani
Tutto quello che dovremmo sapere sul degrado dell’ambiente e delle istituzioni
Direttore responsabile: Sidney Rotalinti
l’aria di domani
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16
R
eteAntiMobbing
insieme contro i soprusi
C.P. 2496
6501 Bellinzona
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