mensile della comunità di Salò ANNO LXII - n. 4 Aprile 2013 PAPA FRANCESCO SOMMO PONTEFICE Vita di parrocchia a cura della Redazione Tappe della vita Sono entrati a far parte della famiglia di Dio: Tonle Nouboudem Anilza di Luc Yves e Nouny Irene Laure Tonle Nouboudem Arnold di Luc Yves e Nouny Irene Laure Andriamampilazantsoa Cristina di Rasoamanahirana Lily Andriamahefa Mano di Rasoamanahirana Lily Andriamanjafimandimby Seth di Rasoamanahirana Lily Ferrari Eva Francesca di Dario e di Kasimova Larisa Ferrari Mark Roberto di Dario e di Kasimova Larisa Savoldi Kesia di Eros e di Lora Aiscia Sono tornati alla casa del Padre: Silvestri Sonia in Benedetti, anni 77 Bovo Pierluigi, anni 73 Raggi Maria ved. Gobbi, anni 75 Zanrè Osvaldo, anni 72 Raggi Luigi, anni 87 Campetti Simone, anni 89 S. Rosario di Maggio 2013 ** Prima settimana 1- 3 maggio alle ore 20,30 (da mercoledì a venerdì) nella chiesa del Carmine. ** Seconda settimana 6 - 10 maggio alle ore 20,30 (da lunedì a venerdì) nella chiesa di S. Giuseppe. ** Terza settimana 13 - 17 maggio alle ore 20,30 (da lunedì a venerdì) nella chiesa della Visitazione. ** Quarta settimana 20 - 24 maggio alle ore 20,30 (da lunedì a venerdì) nella chiesa di San Benedetto (al Muro). ** Quinta settimana 27 - 30 maggio alle ore 20,30 con Adorazione (da lunedì agiovedì) nella chiesa di San Bernardino. ** Il 31 maggio alle ore 20.30, partendo dalla chiesa di Renzano, reciteremo il Santo Rosario fino al Santuario Mad. del Rio. HANNO COLLABORATO ALLA REDAZIONE Andreis mons. Francesco Cavedaghi Daniela Ciato Giovanni Cobelli Renato Dondio Lamber to Guana don Gianluca Giacomuzzi Giancarlo Lugli Nerina Madureri Luisa Manni Anna Marelli Bruno Monti Osvaldo Pollini Rosa Tomasoni don Pierluigi ALLA STAMPA Beretta Alfredo Vezzola Maurilio Elio Sant Nicola Rizza Augusto (Foto) Equipe Tipolitografia Lumini Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 CPP: Stralcio dal verbale n.3 del 29.02. 2013 Dopo la Preghiera e la lettura del Verbale del precedente CPP. , si passa a sentire le varie Commissioni: Attività delle varie Commissioni: Missioni. L’azione missionaria procede tenendo fede a quanto programmato: incontro ogni primo lunedì del mese in San Giuseppe, bancarella di Natale (€ 1.400); Via Crucis zonale a Campoverde ad inizio Quaresima, incontro zonale a Maderno, in allestimento bancarella delle Palme. Caritas. Sono stati donati aiuti particolari a extracomunitari. Sono in numero crescente gli italiani in difficoltà. È in programma un ritiro spirituale a Montecastello (21.03 p.v.). Liturgia. Si riflette sulla partecipazione, ritenuta buona, agli Esercizi spirituali, in particolare alle celebrazioni eucaristiche del mattino; mancanza invece di giovani alle catechesi serali. Famiglia: Si riferisce sugli incontri già avvenuti, la buona partecipazione delle famiglie, il percorso di fede, la proposta di un pellegrinaggio a un santuario. Giovani: Si ravvisa un movimento di giovani, già assidui frequentatori dell’Oratorio, fuori sede per motivi di studio o impegni saltuari di lavoro la domenica. In atto il tentativo di ricompattare il gruppo (si pensa a incontro in Oratorio la domenica mattina dopo la Messa, anziché la domenica sera). Si valuta positivamente il grado di continuità delle frequenze in generale, dopo il trasferimento del Curato.. Catechesi: Sono state già fissate le date per la celebrazione dei sacramenti: alcuni bambini li riceveranno congiuntamente.. Esercizi Spirituali: Ci si chiede se sia necessario modificare il format, in atto da 15 anni «Se sì, in quale modo?». Seguono interventi: affidare le meditazioni serali a figure diverse, differenziare le catechesi degli adulti da quelle dei giovani, inserirli nella 2ª o 3ª settimana di quaresima anziché nella prima, alternare 3 catechesi comuni a 2 “mirate”. Inoltre: Si sollecitano proposte alternative in vista della stesura del prossimo calendario liturgico pastorale. I riti della Settimana Santa si svolgeranno secondo la formula consueta. Gianna NUMERI UTILI PER TELEFONARE: Mons. Francesco Andreis (3480421999) Segreteria FAX Vicolo Campanile 2 . . Don Gianluca Guana (3492267166) Largo D. Alighieri Don Pierluigi Tomasoni (3355212934) Via Gratarolo Mons. Francesco Bertoni (3318048427 Via Canottieri 2 Chiesa di S. Bernardino Piazza S. Bernardino . Oratorio S. Filippo Neri Largo D. Alighieri . Scuola Cattolica “E. Medi” Via S. Jago 19 . Padri Cappuccini Barbarano . . . Caritas Zonale Via Canottieri 2 . . Cinema Cristal Largo D.Alighieri . . 2 . . . . . . . . . . . tel. 521700 tel. 523294 cel. 3492267166 tel. 40296 tel. 520302 tel. 43449 tel. 43646 tel. 40039 tel. 20447 tel. 520843 tel. 521555 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 La Parola del Parroco a cura di Mons. Francesco Andreis Q L’Enciclica di Papa Francesco uanto marciume vediamo e critichiamo nel nostro governo e nella nostra società! Che fare? Lasciamo spazio ai “grillini” o “bossiani” di turno? Ci dobbiamo rassegnare? Occorre una “riforma del Presidente?” Qualcosa deve cambiare, deve avvenire! Da questo “pulpito” non ci permettiamo di donare lezioni o linee… Il detto medice cura teipsum vale ancora, anzi: proprio ora. Intendiamoci: anche se non sono “organismi” ne simili né opposti, questo andazzo non manca nemmeno nel mondo ecclesiale, inteso come ecclesiastico. In questi anni, molte cose sono cambiate nel cattolicesimo e in meglio. Sono cambiate specialmente sul piano della spiritualità, della testimonianza, dell’impegno nella carità. Eppure il clericalismo è sempre lì, annidato nel “corpo” della Chiesa e nella quotidianità di tanti suoi membri. Continua a rappresentare un modo di pensare, di vivere. C’è una cultura clericalista. C’è una mentalità clericale-deformata che è talmente penetrata nell’identità di molti sacerdoti da esserne diventata una seconda natura. E non è soltanto diverso da quello dei secoli passati, il clericalismo di nuovo tipo: è più pericoloso, potenzialmente molto più pericoloso. Benché sorto proprio come “dominio dei chierici”, questo “stile” un tempo aveva quanto meno sostenuto la Chiesa e il papato di fronte agli attacchi dei nemici esterni. Mentre adesso sembrerebbe diventato un sistema per così dire “corporativistico” e cioè un sistema di difesa della “casta” ecclesiale e dei privilegi dei suoi componenti, che può stravolgere l’esercizio dell’autorità in puro autoritarismo o, peggio ancora, può degenerare in una “onnipotenza” che finisce per ammettere tutto, per permettere tutto. Non è forse andata così con la vicenda dei preti pedofili? L’atto di violenza compiuto da quel sacerdote su quel bambino o l’imperdonabile decisione di quel Vescovo In copertina: di nascondere il male commesso dal suo ministro corrotto? Ma non c’è bisogno d’arrivare a questi esempi estremi, mostruosi, per spiegare in cosa consista il nuovo clericalismo. Ci sono i comportamenti dei singoli, le loro aspirazioni a cambiare ruolo, a venir promossi: il parroco che spera di diventare Vescovo, il Vescovo che mira a una diocesi più grande o addirittura al cardinalato. Il far carriera e salire i gradini che portano in cima al “sistema” non emerge solo dal Vatileaks, ma anche dalla quotidianità dei rapporti tra Vescovi e preti, preti e laici. Il clericalismo vive ramificandosi in tante forme diverse, in tante situazioni diverse, fino ad attraversare ormai l’intera comunità cattolica. Passano gli anni, cambiano i tempi e tuttavia questa mala pianta riesce a mettere sempre nuove radici nei cuori degli uomini, nei meccanismi istituzionali e burocratici e… addirittura a deformare in “clericalismo” il laicismo di fedeli, un tempo irreprensibili. I preti facciano il prete e i laici facciano i laici, verrebbe da dire. Il nostro Vescovo Luciano, non uomo delle decisioni facili e radicali, ma uomo profondo e lineare (sullo stile di Papa Francesco!) ha pensato al Sinodo per affrontare il tema delle Unità Pastorali e coinvolgere in forma evangelica i preti, i diaconi, i religiosi e i laici nella pastorale concreta e unitaria. Dice a pagina 14 di Comunità in cammino (opuscolo donato ai sacerdoti lo scorso Giovedì Santo): «La persona umana è fatta per entrare in relazione con il mondo e con gli altri (e con Dio!), ma la costruzione di relazioni autentiche non è facile. Ciascuno di noi si porta dentro un istinto di auto-affermazione che ci inclina a dominare sugli altri, un bisogno di sentirsi perfetti che ci spinge a non riconoscere i nostri errori, un bisogno di possesso che rischia di trasformare anche l’amicizia in volontà di potere. Tutti noi abbiamo qualche tratto nevrotico, che ci impedisce di essere sereni con gli altri…» E il Papa Francesco che fa nei confronti della stessa (se non peggiore!) situazione all’interno del Vaticano? Poche parole, ma rivoluzionerà la Chiesa con la sua mitezza e il suo carisma. Migliorerà la Chiesa nel nome del Vangelo e del Concilio Vaticano II. Darà vita a una più effettiva collegialità dei Vescovi e a un pieno coinvolgimento dei laici, uomini e donne, nel governo della Chiesa. Modificherà certamente la curia romana (se non gli succederà come a Papa Luciani!), ma la sua priorità assoluta sarà di come comunicare Dio agli uomini e come annunciare il Vangelo a una società refrattaria alla religione e ai valori dello spirito. La sua «Enciclica» sta nel suo nome, Francesco: Bergoglio rilancia la Chiesa sulla via della pulizia, della sobrietà, della testimonianza, della povertà, dell’autonomia dal potere politico e del distacco dalla mondanità. La vera rivoluzione avviene nel cuore dei singoli fedeli, presbiteri o laici e della comunità ecclesiale stessa! E per il nostro governo e Stato italiano, cui abbiamo accennato all’inizio, che fare? Occorrerebbe un «Bergoglio o un Monari politico» che dica e faccia per iniziare a «confessarsi, camminare ed edificare» uno Stato secondo il cuore di Cristo. Suor Angela della telenovela della Rai dice sempre: «Che Dio ci aiuti!»… Riflettiamo e preghiamo! Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio) Il primo Papa giunto dalle Americhe è Jorge Mario Bergoglio, nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 figlio di emigranti piemontesi. Ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969, prosegue la preparazione tra il 1970 e il 1971 in Spagna. Il 31 luglio 1973 viene eletto provinciale dei gesuiti dell’Argentina e il 22 aprile 1973 emette la professione perpetua nei gesuiti. Il 20 maggio 1992 viene eletto da Giovanni Paolo II vescovo di Auca e ausiliario di Buenos Aires. Nel Concistoro del 21 febbraio 2001 Giovanni Paolo II lo crea Cardinale. Nell’aprile 2005 partecipa al Conclave in cui è eletto Papa Benedetto XVI. Il 13 marzo 2013 è elevato alla Soglia Pontificia con il nome di Papa Francesco. In questo numero vogliamo dare spazio ad alcune foto e riflessioni mirate su di Lui. Merita questo ed altro! Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 3 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Avvenimenti Diocesani a cura di Anna Manni da “La Voce del Popolo” Gerusalemme, pietre della memoria Nell’anno pastorale dedicato alla riscoperta e al rinnovamento dei fondamenti della nostra fede, su esplicito invito del nostro Vescovo Luciano, l’Ufficio per il Turismo e i Pellegrinaggi e l’Ufficio per la Famiglia insieme hanno risposto all’appello della Chiesa madre di Gerusalemme, aderendo al Progetto “Pietre della Memoria”. La Città Vecchia di Gerusalemme è considerata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Le antiche mura racchiudono una superficie di circa 900.000 m² e la città è suddivisa in 4 quartieri: cristiano, armeno, ebraico e musulmano. Gli abitanti sono circa 40.000. Il tasso di densità abitativa cambia di quartiere in quartiere, ma è certamente tra i più alti al mondo nei quartieri musulmano e cristiano. I francescani della Custodia di Terra Santa possiedono da secoli numerosi edifici in quest’area: oltre a conventi, chiese e altri edifici, contano circa 400 unità abitative solo all’interno della Città Santa. Tali abitazioni vengono assegnate alle famiglie cristiane più bisognose che pagano alla Custodia affitti simbolici. Molti ambienti sono tuttavia fatiscenti e le condizioni abitative insalubri e disagiate. Si tratta di una vera e propria emergenza abitativa, che ha spinto i francescani a intervenire con un ampio programma di interventi all’interno della Città Vecchia. Dalla fine del 2007, la Custodia e la sua ONG “ATS” hanno dedicato parte delle donazioni che ricevono ogni anno per interventi di ristrutturazione delle case in Città Vecchia, in un progetto specifico intitolato “Pietre della Memoria”. Esso consiste di interventi mirati a ristrutturare edifici o impianti fatiscenti, ad ampliare ove possibile gli appartamenti, a rimodellarli in modo da permettere alle famiglie di accogliere nuovi figli, a riadattare appartamenti abbandonati o lasciati liberi per nuove famiglie giovani. Il costo totale dei tre interventi è stimato attorno ai 45.000 €. La Custodia di Terra Santa è disponibile a integrare eventuali donazioni in modo da portare a termine il progetto. Come poter contribuire: ** Per mezzo di bonifico bancario sul conto corrente della Curia di Brescia, specificando la causale : “Operazione pietre della memoria”. IBAN IT98L0350011205000000001016 ** Portando direttamente assegno o denaro in contanti all’economato della Curia, specificando la stessa causale. Papa Francesco: le prime impressioni del Vescovo Monari Riportiamo i primi commenti del nostro Vescovo dopo l’elezione di papa Francesco. «Credo che papa Francesco ci possa aiutare a sentirci un’unica Chiesa diffusa su tutta la terra, ma con un unico riferimento che è il Signore. Con la sua elezione si entra in un mondo davvero nuovo, straordinariamente importante per la Chiesa cattolica, perchè l’America Latina è il continente dove la presenza dei cattolici ha un significato particolare... La scelta del nome, inoltre, sembra dire di un’immagine nuova che il Papa vuole dare, un’immagine di Chiesa con cui è bello confrontarsi, una Chiesa che prende il Vangelo così com’è e cerca di viverlo con dedizione totale al Signore, nella povertà e nella sequela». Un ponte con Dio e tra gli uomini Tra i vari interventi del nuovo Papa, abbiamo scelto alcuni stralci dal discorso del 22 marzo al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, particolarmente significativo. «...Ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome pensando a Francesco di Assisi... Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri. Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! Sull’esempio di Francesco di Assisi, la Chiesa ha sempre cercato di avere cura, di custodire in ogni angolo della terra, chi soffre per l’indigenza... Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi... La seconda ragione del mio nome. Francesco di Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri... Uno dei titoli del Vescovo di Roma è Pontefice, cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra gli uomini. Desidero proprio che il dialogo tra noi aiuti a costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare! Lottare contro la povertà sia materiale, sia spirituale; edificare la pace e costruire ponti. Sono come i punti di riferimento di un cammino al quale desidero invitare a prendere parte ciascuno dei Paesi che rappresentate...» La Valle, il suo lavoro, la sua gente, la sua Banca. Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 4 ZANCA ASS.NI S.A.S. Prodotti assicurativi e finanziari P.zza S. Bresciani, 16 25087 SALÒ (BS) Tel. 0365 43479 Fax 0365 40153 E- mail: [email protected] Sito internet: www.assicurazionizanca.com A richiesta si rilasciano preventivi Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 In ascolto della Parola ... a cura di Oswald S La fede verificata nelle opere abato 16 marzo u. s., una decina di operatori, volontari della Caritas zonale di Salò, si sono recati all’Eremo di Montecastello di Tignale sul Garda, per trascorrere una giornata di riflessione quaresimale sul tema: “Con le mie opere ti mostrerò la mia fede a vantaggio dei fratelli”. Il ritiro spirituale, condotto con bravura dal direttore dell’Eremo don Dino Capra, coadiuvato da suor PierAnna e suor Vincenza, ha avuto come testo di riferimento biblico, sul quale meditare, la Lettera di Giacomo. Chi è questo Giacomo? Sappiamo dalle sacre Scritture che ha un posto di primo piano nella comunità madre di Gerusalemme. Paolo lo cita fra i testimoni della Risurrezione (1^ Cor 15,7). Uscendo miracolosamente dalla prigione, Pietro si preoccupa di annunciargli subito la sua liberazione (At 12,17). All’indomani della sua conversione, Paolo prende contatto con lui (Gal 1,18-19). Prende parte al Concilio di Gerusalemme in maniera determinante. Indubbiamente si tratta di un personaggio importante! Cosa dice questa lettera che sembra più un’omelia, sembra più una catechesi, e a chi è indirizzata? È indirizzata al popolo di Dio “disperso” per il mondo… Io l’ho letta e l’ho sentita come fosse stata scritta per me in quanto volontario della Caritas. Provo a sintetizzare alcuni capitoli. A partire dal capitolo 1, versetto 19, si apre una riflessione su di un tema caro anche a Paolo e cioè il rapporto tra la fede e le opere. Infatti al versetto 22 ci viene detto: “Non ingannate voi stessi: non accontentatevi di ascoltare la parola di Dio; mettetela anche in pratica”! Al cristiano è stata offerta la parola divina, seminata nel suo cuore; essa non deve essere solo ascoltata, ma anche accolta operosamente. Guai Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 ad essere superficiali, pronti ad accendersi un istante davanti all’illuminazione divina senza esporre a quella luce la propria vita, trasformandola in opere buone. Il capitolo 2 ha come titolo: Contro le ingiuste preferenze e ci esorta a comportarci allo stesso modo con tutti, appunto senza preferenze. Quante volte, invece, sono tentato di dare di più a coloro che si presentano bene, che sanno parlare, che sono simpatici… e gli altri? Non hanno forse le stesse esigenze? Moderate la lingua è il titolo del capitolo 3 della Lettera di Giacomo e ci raccomanda di tenere a freno la lingua. Quante volte invece critico, dentro di me, colui che viene a chiedere aiuto, solo per il fatto che è vestito abbastanza bene? Oppure faccio delle battute ironiche, solo per il fatto che è arrivato in automobile? Al versetto 9 si legge: “Noi usiamo la lingua per lodare il Signore che è nostro Padre, ma anche per maledire gli uomini che Dio ha fatto simili a Lui. Dalla stessa bocca escono parole di preghiera e parole di maledizione. Fratelli, questo non deve avvenire. Forse che da una stessa fonte 5 può uscire acqua buona e acqua amara”? Quindi non giudichiamo gli altri e accogliamoli come fratelli bisognosi. Al capitolo 4, versetto 11, ci viene detto: “Fratelli, non parlate male gli uni degli altri. Chi parla male di un fratello o lo giudica, è come se parlasse male della legge di Dio e la giudicasse. Ora, se ti metti a giudicare la legge di Dio, sei uno che giudica e non sei più uno che obbedisce alla legge. C’è uno solo che dà la legge agli altri e può giudicare: Dio. Egli può salvare e distruggere. Ma chi sei tu che pretendi di giudicare il tuo prossimo? Al capitolo 5, versetto 13, ci viene ricordata l’importanza della preghiera: “Se qualcuno di voi è nella sofferenza, si metta a pregare. Se invece qualcuno è contento, canti le sue lodi al Signore. Se qualcuno di voi è malato, chiami i responsabili della comunità. Essi preghino per lui e lo ungano con olio, pregando il Signore. Ho letto su “Avvenire”, proprio alla vigilia del Ritiro spirituale una frase di papa Francesco che mi ha molto colpito e dice: «Possiamo camminare quanto vogliamo, ma se non professiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremmo solo un ONG pietosa». Il ritiro spirituale si è concluso con la santa Messa. Penso e credo fermamente che un incontro così sia positivo per lo spirito e anche per il corpo, perché il ritrovarsi a pranzo tutti insieme è stato molto bello. La natura ha fatto poi il resto… il maestoso monte Baldo, il nostro bel lago e le dolci colline hanno di sicuro contribuito alla meditazione. Voglia il Signore che diventi un’abitudine il ritrovarsi lassù almeno un paio di volte all’anno. Concedici, o Signore, di avere un cuore compassionevole e generoso che sappia consolare i fratelli che sono nel dolore e soccorrerli nei loro bisogni; donaci anche la grazia di confidare, con piena fiducia, nel tuo amore misericordioso, per ottenere il trionfo sul male. Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Caritas e Vita Missionaria L L’attività della Caritas nell’anno 2012 a nostra Caritas zonale, che svolge l’attività in favore dei residenti nei comuni di Salò, Roè Volciano, Gardone Riviera e Toscolano Maderno, ha continuato anche nell’anno trascorso a svolgere il suo compito di aiuto con le sue attività che descriviamo: *** Sono state seguite 196 famiglie, in collaborazione con le assistenti sociali dei Comuni interessati in modo da intervenire in modo opportuno nelle specifiche situazioni. Si è provveduto alla distribuzione di 1.162 pacchi viveri a 137 nuclei familiari (composti complessivamente di 427 persone) e si è intervenuti con la distribuzione di 556 provviste di vestiario. La percentuale delle famiglie italiane rispetto al totale è stata anche lo scorso anno del 25%. Come si può ricavare dal resoconto che riportiamo di seguito, le nostre entrate sono ENTRATE (in Euro) Raccolta durante la giornata della carità Contributi da assistiti Offerte da privati Restituzioni prestiti infruttiferi Contributo Comune di Salò per propri assistiti diretti Contributo Comune di Roè Volciano Contributo Parrocchia Contributo Caritas diocesana “Briciole lucenti” Ricavato Pesca di beneficenza Ricavato banco libri Totale entrate euro 5.112 1.519 2.502 1.600 2.500 1.000 800 3.150 5.157 3.000 26.340 USCITE (in Euro) Contributi a famiglie bisognose a fondo perduto Prestiti diretti infruttiferi Spese alimentari per assistiti diretti del Comune di Salò Spese per acquisto alimentari Contributi ad esterni: - Adozioni a distanza - Operazione caritativa Mali - Oratorio di Salò Spese di funzionamento: - Mezzo di trasporto - Utenze varie - Riscaldamento - Spese varie - Spese bancarie Totale uscite euro Passato al Bilancio dell’anno successivo. Disavanzo euro 13.205 2.000 2.500 5.995 1.872 500 500 1.346 1.216 1.040 325 221 30.720 4.380 rappresentate dal ricavato di nostre iniziative (pesca di beneficenza e banco libri), dalla raccolta nelle varie Parrocchie in occasione della Giornata della Carità, da contributi da privati e da enti pubblici. È giusto far presente che, nonostante le suddette entrate, non sarebbe possibile far fronte alla spesa per l’acquisto delle ingenti derrate se non ci fosse la disponibilità dell’agenzia statale “AGEA”, che distribuisce alimentari della Comunità Europea e del magazzino diocesano presso il mercato ortofrutticolo di Brescia “ottavo giorno”. *** Finora sono state finanziate 18 famiglie con l’iniziativa del “Microcredito” per un totale di 47.600 euro; ricordiamo che sono ancora disponibili fondi, per cui sollecitiamo chi fosse nelle condizioni (necessità di contrarre spese straordinarie di carattere familiare , tipo: acquisto auto usata per recarsi al lavoro, arredamento, nozze, spese mediche) a recarsi presso la nostra sede. Il finanziamento massimo, a tassi minimi, è di 3.000 euro, da restituire in 36 rate mensili: è indispensabile avere un reddito di importo tale che dia la possibilità di restituire il prestito. *** Nell’anno sono stati erogati contributi a fondo perduto per 13.000 euro a 15 famiglie, per la copertura di spese urgenti quali: canoni di affitto arretrati, spese mediche, utenze domestiche varie. Sono molto aumentate le richieste per il pagamento delle rate di affitto e delle utenze arretrate, con il rischio della sospensione dell’erogazione di gas e luce. Per la mancanza di lavoro sono aumentati gli sfratti, con derivante difficoltà a reperire un nuovo alloggio, in considerazione anche degli alti canoni che si esigono nella nostra zona. Parte degli importi erogati a fondo perduto è stata coperta dalla Diocesi con il “Fondo briciole lucenti”, relativamente a famiglie con figli a carico. *** Sono stati poi erogati 2.000 euro direttamente dalla nostra Caritas a 3 famiglie per necessità impellenti, con restituzione mensile senza interessi. A chiusura di queste note riportiamo una frase di Papa Francesco pronunciata nell’omelia della domenica delle Palme: “Bisogna imparare a guardare in alto verso Dio, ma anche in basso verso gli altri, verso gli ultimi”. In questa occasione ricordiamo con nostalgia, sicuri di ritrovarci, il nostro amico volontario Pierluigi, che ci ha lasciato dopo breve malattia. FILIALE DI CUNETTONE DI SALÒ Via Zette, 31 - tel. 0365 438058 SPORTELLO BANCOMAT - Largo D. Alighieri (Stazione Bus) Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 6 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Santo del mese a cura di Luisa Madureri San Francesco d’Assisi U “Ho intenzione di prendermi una sposa, molto più nobile, ricca e bella di quanto voi possiate immaginare: Madonna povertà” n giorno San Francesco si trova nel chiostro della Porziuncola, con frate Masseo. “Perché a te? gli dice Masseo – Perché tutti corrono dietro a te, tanto che tutti desiderano vedere te, sentire te, servire te? Non sei di corpo così eccezionalmente bello e attraente, non sei neppure un dotto nelle scienze e neanche di alta nobiltà, perché allora succede che tutti corrono dietro proprio a te?”. San Francesco guarda il cielo, sorride, si inginocchia, rende gloria a Dio e, con grande letizia dice: “Vuoi sapere perché a me? Perché tutti corrono dietro a me? È un dono fattomi da Dio altissimo, i cui occhi riconoscono ovunque i buoni e i cattivi ed i suoi santi occhi non hanno trovato, tra tutti i peccatori, nessuno più vile, più insignificante e più povero di me. Dio, per compiere la sua opera meravigliosa, non ha trovato nessun essere più debole sulla terra. Per questo ha scelto me, perché si riconosca che ogni forza e ogni bene viene solo da lui, non dalle creature e perché nessuno possa gloriarsi ed insuperbirsi”. Frate Masseo per sempre lo ama: Francesco è di vera e grande umiltà. Francesco nasce ad Assisi nel 1182, mentre il padre, Pietro di Bernardone, ricco mercante di stoffe, è in viaggio di affari in Provenza – la madre, Monna Pica, lo battezza Giovanni – quando il padre rientra dalla Francia, gli dà un nome insolito: Francesco, il “francese”. Il Francesco degli anni giovanili è un Francesco perduto: egli stesso, nel “Testamentum” allude al tempo precedente la conversione come quello nel quale è immerso “in peccatis”. È un ragazzo ambizioso: aspira a cambiare vita attraverso i meriti acquistati combattendo o attraverso il matrimonio con una fanciulla di nobili origini, seguendo così i valori di cortesia ed affabilità dell’ideologia cavalleresca. Il 1202 è un anno cruciale: desideroso ancora di fare fortuna con le armi, Francesco parte per la guerra contro Perugia, da sempre rivale di Assisi per interessi economici. Nel 1203 è fatto prigioniero e per un anno rimane nelle carceri perugine: esperienza molto formativa, cui reagisce con allegra forza, con amorevolezza costante verso carcerati deboli ed isolati. Torna ad Assisi ed è di questo momento il famoso episodio del mantello, rappresentato anche da Giotto, che Francesco divide con un cavaliere infreddolito incontrato per strada. Nel 1205 Francesco è Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 inquieto, insoddisfatto: ottiene dal padre il permesso di recarsi in pellegrinaggio a Roma. Un giorno, indignato per le misere offerte dei pellegrini in S. Pietro, versa tutto il suo denaro in Chiesa e poi, spinto da una gioia irrefrenabile, si mette a mendicare, cantando lodi a Dio. Scrive: “il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza cosi: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse a loro e usai con essi misericordia. E ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza…”. È l’inizio di una nuova vita, la rivelazione del cammino da intraprendere, la rivolta totale verso il padre. Il padre, esasperato, lo denuncia al Vescovo: nel 1206 il contraddittorio; Francesco compare completamente nudo e, alla presenza del Vescovo, depone il denaro sui propri abiti e dichiara: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”. È rottura definitiva: Francesco non è più un giovane ricco e privilegiato. Ha lasciato tutto: denaro e famiglia. Si confeziona un abito da eremita di panno ruvido, pratica il digiuno, prega a lungo ogni giorno, si vota ai poveri. Tra il 1206 e il 1208 Francesco percorre le strade di Assisi, è inebriato da Dio, mendica pietre per il restauro di San Damiano, lui così ricco cerca il cibo come un vero povero, con una scodella. Lo fa per amore di colui “che nacque povero, visse poverissimo, rimase povero e nudo sulla croce”. Prima deriso, poi sempre più amato, Francesco non parla in latino dal pulpito 7 di una chiesa, ma per le strade, usando la lingua del popolo: “i suoi discorsi penetravano nell’intimo del cuore e suscitavano forte stupore negli ascoltatori”. Francesco è l’uomo della povertà, della pace, che ama e custodisce il creato. Il povero è al centro di ogni azione. Ricorda Papa Francesco: “l’uomo che ci dà lo spirito di pace è l’uomo povero: come vorrei una Chiesa povera, una chiesa dei poveri”. È proprio questa la rivoluzione cristiana di Francesco: povertà, non violenza, pace sono, per lui, intimamente connesse. Fino al giorno della sua morte trasmette ai fratelli la volontà di evitare qualsiasi contatto con il denaro. Francesco ed i suoi frati presentano al Papa Innocenzo III il loro progetto; il papa dà la sua approvazione ai dodici uomini che vogliono vivere il Vangelo: è il 1209. Il fascino di Francesco seduce una fanciulla di diciotto anni: il 19 Marzo 1212, domenica delle Palme, tutta Assisi parla della fuga da casa di Chiara, figlia di un potente notabile della città; con alcune compagne raggiunge Francesco e i frati alla Porziuncola. Lo conosce da tempo: gli si consegna con gioia. Fancesco le taglia i lunghi capelli e la veste con l’abito austero dei frati: Chiara si stabilisce con la sorella Agnese e altre ragazze a San Damiano. Le “donne povere” vivono come Francesco, in una serenità gioiosa, tra preghiera, lavoro e povertà, senza mai lasciare il chiostro. Francesco è commovente: parla agli uccelli, ai lupi, a tutte le creature; esorta “i fiori, le messi, le acque, le selve, le pietre, la terra, il fuoco, l’aria, il vento ad amare e lodare il Signore”. Dopo una lunga lotta interiore, Francesco scrive la Regola, in completa solitudine: è il 1223. Nello stesso anno, a Natale, Francesco, ha un’intuizione bellissima: “rappresentare il Bambino nato a Betlemme, come fu adagiato in una greppia, come giaceva sul fieno fra il bue e l’asinello”. È il nostro presepe, umile e povero. Nella solitudine della Verna, Francesco riceve le stimmate: l’imitazione di Cristo si affonda nella carne. Poi ritorna a predicare nei villaggi. È stanco, quasi cieco: compone una delle opere più suggestive della letteratura, il “Cantico di frate Sole” ed invita a lodare Dio per la bellezza del mondo. Nel suo “Testamento” accoglie cantando “sora nostra Morte corporale”: è la sera del 3 ottobre 1226. Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Oratorio vita quotidiana Il volto del testimone Il Papa emerito Benedetto XVI ha scritto ai giovani una lettera per la Giornata Mondiale che si celebra nella giornata delle Palme: «Andate e fate discepoli tutti i popoli!» (cfr Mt 28,19). Il periodo pasquale è per tutti noi credenti il tempo della testimonianza. Questa grande esortazione missionaria che Cristo ha lasciato alla Chiesa intera rimane attuale ancora oggi. Ritengo che questo mandato debba risuonare con forza nel cuore dei giovani. Stiamo vivendo l’Anno della fede ed ogni domenica ci confrontiamo in Oratorio sui contenuti della nostra fede e sull’incontro quotidiano con il Cristo Risorto. Il monito del Papa emerito ai giovani è di essere coinvolti in questo slancio missionario di tutta la Chiesa: “far conoscere Cristo è il dono più prezioso che potete fare agli altri”. Ripensando quindi al tuo volto, caro giovane pellegrino, rivedo in te lo sguardo di chi ha gli occhi mai vuoti perchè guardando al Cristo hai imparato a vedere come vede Dio! Concludo questo mio pensiero con le parole di Benedetto XVI: “La Chiesa ha fiducia in voi e vi è profondamente grata per la gioia e il dinamismo che portate: usate i vostri talenti con generosità al servizio dell’annuncio del Vangelo! Sappiamo che lo Spirito Santo si dona a coloro che, in umiltà di cuore, si rendono disponibili a tale annuncio. E non abbiate paura: Gesù, Salvatore del mondo, è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (cfr Mt 28,20)!” don Gianluca a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri richiamare quei pochi, splendidi ed interminabili minuti che Papa Francesco ci ha regalato alla finestra di Piazza San Pietro, il giorno della sua elezione, dove ha chiesto, bensì insegnato, la Preghiera. Si è davvero fermato il tempo: il popolo di Dio ha pregato, unito al Vescovo di Roma, il Padre Nostro e l’Ave Maria, per il Papa emerito Benedetto XVI e ancora, nel silenzio totale tra la folla del mondo, Papa Francesco ha richiesto, per sé, la preghiera di ognuno: personale, quel diretto dialogo con Dio, che alimenta come il pane quotidiano la forza interiore. È da questo che si parte per sentire che Dio è vicino a noi, da un vero rapporto con la preghiera: comunitaria, dove si entra in relazione con gli altri, e solitaria, personale dove Dio dialoga, nel silenzio, con chi vuole ascoltare. Concludo citando la preghiera alla Divina Misericordia, che fu affidata a Santa Faustina da Gesù stesso. La nomino, perché la prima domenica dopo Pasqua è dedicata proprio alla Divina Misericordia. Ricordo, inoltre, le parole di don Pierluigi durante la messa del 17 marzo alle 9,30, dove ha spiegato che la parola “misericordia” è formata da miseria, tristezza e cuore: ovverossia Gesù che si prende a cuore la nostra miseria. Daniela C. La preghiera e Papa Francesco Le preghiere ci sono state insegnate da piccoli e ciascuno ne ha ereditato il fascino avvicinandosi all’una piuttosto che all’altra, senza pensarci troppo, per abitudine. Il cammino per imparare a pregare non è facile, dico che è il raggiungimento più alto cui aspirare, non per diventare una beghina, attenti all’osservanza di regole e giaculatorie magiche per avvicinarsi alla divinità, qualcosa al di fuori di noi, irraggiungibile o poco comprensibile. Pregare è formare un pensiero fermo, che non agita la mente in un andirivieni continuo tra passato e futuro, ma coglie l’attimo e ferma il tempo in un dialogo presente. C’è stato detto, tante volte, della relazione che si deve creare tra noi e Dio ma, la difficoltà, sta proprio nel non vedere questo altro manifestarsi e restare, quindi, nel dubbio di non essere ascoltati. Inevitabilmente, affianchiamo un’indagine affannosa, fatta di richieste, ricerche sui testi e confronti con coloro che ci attraversano la strada. La ragione vuole la sua parte e questa strada è bene percorrerla, se la sete è forte. La vera preghiera sta nella semplicità delle cose, nell’umiltà di un cuore, e qui non posso non Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Le lacrime del Signore Vi esorto a leggere queste poche parole che mi hanno fatto riflettere. Sono un breve pensiero di un padre della Chiesa che ho letto in questi giorni. “Gesù andò per trarre fuori il morto dal sepolcro e interrogò: Dove lo avete deposto? E comparvero le lacrime sugli occhi di Nostro Signore (Gv 11,34-35), le sue lacrime furono come la pioggia e Lazzaro come il grano e il sepolcro come la terra. Egli gridò con voce di tuono e la morte tremò alla sua voce: Lazzaro si erse come il grano, uscì fuori e adorò il Signore che lo aveva risuscitato”. (S. Efrem) 8 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Oratorio vita quotidiana a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri Il decalogo della quotidianità di Papa Giovanni XXIII 1) Solo per oggi, cercherò di vivere alla giornata (in senso positivo), senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta. 2) Solo per oggi, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà; non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non criticherò nessuno; non pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso. 3) Solo per oggi, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo. 4) Solo per oggi, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri. 5) Solo per oggi, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima. 6) Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno. 7) Solo per oggi, farò almeno una cosa che non avrei gusto di fare e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne accorga. 8) Solo per oggi, mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione. 9) Solo per oggi, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona provvidenza di Dio si occupa di me come di nessun altro esistente al mondo. 10) Solo per oggi, non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita. In conclusione un proposito totalitario: “Voglio essere buono, oggi, sempre, con tutti”. Così potremmo realizzare l’auspicio che Papa Giovanni formula per ogni cristiano: “Ogni credente, in questo mondo, deve essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa: e tanto più lo sarà, quanto più, nella intimità di se stesso, vive in comunione con Dio”. Ritiro a Montecastello Domenica 17 marzo si è svolto a Monte Castello il ritiro per i giovani. Tema dell’incontro era la Parabola del Padre Misericordioso. Ho contemplato un avvenimento di straordinaria bellezza e profondità. È stata definita “un vangelo nel vangelo”. La meditazione di don Giambattista partiva da una provocazione: perché Gesù ci narra questa parabola? La risposta la troviamo nei primi versetti del brano: “Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora egli disse questa parabola (Lc 15,1-3). Due atteggiamenti mi hanno subito colpito: esistono due modi di porsi davanti a Gesù. I pubblicani e i peccatori “ascoltano” la parola di Gesù, manifestando così un desiderio di salvezza. I farisei e gli scribi, invece, mormorano, svelando ostinazione e rifiuto. Il motivo del mormorare è dato dalla prassi di Gesù di “ricevere i peccatori”. Ho capito che in Gesù vive un’attesa senza pregiudizi e una disponibilità senza limiti verso l’uomo e in particolare verso l’uomo peccatore. E questo fino a giungere a sedersi a mensa con i peccatori pubblici, con i lontani dalla Legge di Dio. In questa giornata di ritiro ho sperimentato la forza di Dio: la sua misericordia verso di me. Un giovane FIORISTA E ONORANZE FUNEBRI - DOMUS FUNERARIA Rodella Gianfranco Servizi funebri completi - Vestizione salma Pratiche trasporti in Italia ed estero nuove proposte d’arredo centro cucine SNAIDERO www.musestiarreda.it Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 agenzie: S. Felice d/Benaco - tel. 0365 41552 Puegnago - tel. 0365 41552 sede: SALÒ - Via Bezzecca, 8 - tel. 0365 41552 - Fax 0365 43239 9 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Oratorio vita quotidiana a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri Ritiro del Processione Gruppo San Piamarta per la vita Sabato 23 marzo abbiamo vissuto il ritiro in preparazione alla Pasqua. Aiutati dalle nostre catechiste e da alcune mamme abbiamo decorato i nostri rametti di ulivo. Domenica mattina Monsignore ha benedetto in piazza della Serenissima i nostri rametti e ci ha detto che erano molto colorati. Che bello è stato camminare sul lungolago di Salò con i nostri lavoretti assieme a mamma e papà. Ringrazio la mia catechista per avermi aiutata a vivere un pomeriggio così bello e la mia mamma che mi è stata vicina sabato e domenica. Una bambina Festa di metà Quaresima Domenica 10 marzo, IV del tempo di Quaresima, abbiamo festeggiato in Oratorio la Domenica della gioia. Il tempo liturgico prevede, come già in Avvento, che a metà del cammino Quaresimale la chiesa festeggi l’imminenza della Pasqua di Gesù. Alcuni animatori, assistiti da mamme volontarie e ben coordinate da un giudice imparziale, hanno fatto cantare, ballare e giocare una settantina di fanciulli saliti in Oratorio per l’occasione. Durante la preghiera don Gianluca ha ricordato l’importanza di “Gustare e vedere com’è buono il Signore” mediante la preghiera del salmo 33. Subito dopo, divisi per squadre, hanno festeggiato con giochi ben preparati e molto divertenti. Il bel tempo e le gustose torte delle nostre sempre generose mamme, hanno fatto da cornice a questa simpatica domenica in Oratorio. Grazie a tutti per l’impegno profuso e complimenti ai vincitori! Gli animatori Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Sabato 16 marzo noi fanciulli del Gruppo Santa Caterina, accompagnati dai nostri genitori, abbiamo partecipato alla Processione per la Vita organizzata dal Movimento per la Vita di Garda e Valsabbia. Ci siamo trovati alle 14.15 presso il Monastero della Visitazione per il nostro ritiro di Quaresima. Don Carlo ha introdotto la preghiera benedicendo noi bambini e dopo aver consegnato alcune rose bianche alle nostre suore siamo partiti in processione fino al Cimitero di Salò. Durante il cammino abbiamo pregato con canti e recitato il Rosario. È stato un bel momento per prepararci alla Pasqua di Gesù. Grazie ai nostri catechisti che ci hanno aiutato a vivere con gioia questo momento. Gruppo Santa Caterina Apostolato della preghiera Non è nato ieri, ma è ancora attuale! Sorto in Francia nel 1844, l’Apostolato della Preghiera (AdP) oggi è presente in tutto il mondo; si calcola che parecchi milioni di persone pratichino l’Offerta della giornata. Anche nella nostra Diocesi è diffuso in molte Parrocchie e Comunità. L’AdP è una strada di santità, aperta a tutti. Aiuta a compiere un percorso di fede: alla luce della Parola di Dio, fa vivere i Sacramenti nello spirito del sacerdozio comune dei fedeli. Invita a conoscere le inesauribili ricchezze di Cristo, praticando e diffondendo la devozione/spiritualità del Cuore di Gesù, che è il culto dell’amore di Dio per noi e la pratica del nostro amore verso Dio e verso il prossimo. L’AdP è un programma di vita, che propone: la consacrazione al S. Cuore, nella linea delle promesse battesimali; la riparazione per i peccati propri e altrui, partecipando alla Croce-Risurrezione di Gesù e rispondendo al male con il bene; la pratica quotidiana dell’Offerta della giornata: Cuore divino di Gesù, io ti offro, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre. La giornata viene offerta in particolare secondo le intenzioni mensili, affidate all’AdP dal Papa e dai Vescovi italiani. Anche il nostro Vescovo diocesano ogni anno propone una richiesta particolare. L’AdP è dunque un servizio ecclesiale di semplice attuazione e… «compatibile» con tutti i tipi di associazioni e movimenti. Per informazioni e adesioni puoi rivolgerti a: don Diego Facchetti, Seminario Diocesano - via Bollani 20 - 25123 Brescia Tel. 030 3712236 - 3405859709 [email protected] Don Diego Facchetti 10 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Oratorio vita quotidiana I a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri THINKING DAY 2013 together we can save children’s lives l Thinking Day è occasione per i ragazzi e le ragazze di tutto il mondo di approfondire la conoscenza di temi importanti, che toccano da vicino i loro coetanei in diverse parti del mondo e per impegnarsi per cambiare in meglio il mondo che li circonda. Anche a Salò gli scout e le guide del gruppo hanno potuto, attraverso le attività proposte per il Thinking Day acquisire consapevolezza e far sentire la propria voce in difesa dei diritti dei più deboli. Negli anni scorsi sono stati trattati argomenti riguardanti la lotta alla povertà, l’equità di genere e la protezione dell’ambiente: il WAGGGS (World Association of Girl Guides and Girl Scouts – il corrispettivo femminile dell’organizzazione mondiale del movimento scout) ha scelto per il Thinking Day 2013 di focalizzare l’attenzione sugli obbiettivi che riguardano la salute materna e infantile. C’ era una volta un ragazzo con un pessimo carattere. Suo padre gli diede un sacchetto pieno di chiodi e gli disse di piantarne uno nella palizzata del giardino ogni volta che bisticciava con qualcuno. Il primo giorno ne piantò 37 di chiodi nella palizzata del giardino. Le settimane seguenti, imparò a controllarsi e i numeri dei chiodi piantati nella palizzata diminuirono di giorno in giorno: scoprì che era più facile imparare a controllarsi che piantare i chiodi. Finalmente, arrivò il giorno in cui il ragazzo non piantò nessun chiodo nella palizzaAnno LXII - n. 4 Aprile 2013 Il traguardo per l’obbiettivo che riguarda i bambini è quello di ridurre di due terzi, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni; per la salute delle mamme, quello di ridurre di tre quarti, tra il 1990 e il 2015 il tasso di mortalità materna. Come ogni anno, con i fondi raccolti da WAGGGS verranno sostenuti alcuni progetti specifici. Per il 2013 i Paesi ai quali sarà destinato il Penny sono: Malawi, Giordania, Pakistan e Venezuela. Il punto fondamentale del lavoro, in termini educativi, è individuare le cause che provocano la drammatica situazione della mortalità materna e infantile, nello specifico del nostro gruppo abbiamo concentrato l’attenzione sugli spazi dedicati ai bambini che oggi giorno sono sempre meno e ai diritti dei bambini. Per fare ciò i Lupetti, gli Esploratori e le Guide sono stati divisi in gruppi misti che rappresentavano testate giornalistiche inventate da loro, sono stati mandati in giro nel centro di Rezzato ad intervistare la gente del posto per chiedere se e quali erano i luoghi dedicati ai bambini. La sera all’interno del Cerchio di gioia le varie testate giornalistiche hanno rappresentato con delle scenette le interviste che avevano raccolto nel pomeriggio, invece la domenica dopo la Messa ci siamo recati al Parco di Bacco di Rezzato dove i ragazzi hanno svolto dei giochi-attività riguardanti i temi del Thinking Day mettendo in pratica alcuni punti della “Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia”. In essa è stabilito che: “...tutti i bambini del mondo sono nati liberi e devono avere uguali diritti e possibilità per vivere al meglio la propria vita. Dobbiamo dire basta a ogni forma di discriminazione ed emarginazione... “ Questa uscita è stata per tutti divertente ma anche interessante perché ha focalizzato l’attenzione sui più piccoli, coloro che dovrebbero essere al centro di ogni discussione sul futuro ma che spesso non lo sono. Wantolla La saggezza ta. Allora andò dal padre e gli disse che oggi non aveva avuto bisogno di piantare nessun chiodo. Suo padre allora gli disse di levare un chiodo dalla palizzata per ogni giorno che riusciva a non perdere la pazienza. I giorni passarono e finalmente il ragazzo disse al padre che aveva levato tutti i chiodi dalla palizzata. Il padre lo condusse davanti alla palizzata e gli disse: “Figliolo, bravo, ti sei comportato bene, ma guarda quanti buchi hai lasciato nella palizzata. Non sarà mai come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici delle cose cattive, gli lasci del- 11 le ferite come queste. Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà. Una ferita verbale spesso fa più male di una fisica. Una ferita fisica può guarire completamente senza lasciare traccia, quella verbale invece ti segna molto profondamente portando la tristezza nel cuore. Ricordati che ci vuole un attimo per dire una cosa cattiva ad una persona, ma una volta detta non è più possibile cancellarla, anche se non si pensava veramente ed era solo la rabbia di un momento, quelle parole segneranno il suo cuore di tristezza per sempre.” Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Vita di parrocchia P a cura di Renato Cobelli Lo stemma e il motto di Papa Francesco apa Bergoglio ha deciso di conservare, nei tratti essenziali, lo stemma scelto fin dalla sua consacrazione episcopale e caratterizzato da una lineare semplicità. Proprio per questo, esso parla a chi sa leggerlo: proprio come quel lontano “Gesù Nazareno, re dei Giudei”. Quella scritta, infatti, era chiara solo a chi aveva condiviso un tratto di strada con quel galileo crocefisso. Silenzioso, eppur eloquente, lo stemma scelto da Papa Francesco per il suo pontificato racconta la storia di una vita e indica chiaramente la via lungo la quale camminerà la Chiesa nei prossimi tempi. Se il significato è tutto cristiano, la forma dello stemma attinge dall’araldica medievale, pur presentando delle novità rispetto a quell’antico linguaggio, basato anche sui colori. Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia: mitria collocata tra chiavi decussate (che si oppongono in modo incrociato) d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso. Nella parte alta dello scudo campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere in rosso col monogramma di Cristo. Questo trigramma (IHS), sebbene rinvenuto sin dal III secolo nei libri del Nuovo Testamento, avrebbe origini più antiche. Si diffuse dopo il suddetto secolo su monete e oggetti di ogni tipo, ma fu Bernardino di Chiaravalle a farsene promotore nel XII secolo. Duecento anni più tardi, il beato Giovanni Colombini fece portare sul petto questa scritta ai Gesuiti, congregazione da lui fondata e poggiante sulla spiritualità di San Girolamo. Nel 1541 fu Ignazio di Lojola, fondatore della Compagnia di Gesù, a sceglierlo come proprio sigillo, finendo per diventare l’emblema dell’ordine dei Gesuiti. A rendere davvero popolare questo trigramma fu San Bernardino da Siena che lo scrisse su tavolette di legno da mostrare ai fedeli durante Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 le sue celebri omelie. Al trigramma fu associato un sole a dodici raggi ( il numero degli Apostoli), come proposto da Bernardino da Casale. I tre chiodi sottostanti il monogramma di Cristo stanno a indicare la Passione. Sulla parte bassa dello scudo si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, inizialmente a cinque punte, è stata portata a otto punte, come le beatitudini evangeliche. La stella simboleggia la cometa sotto cui, secondo la tradizio- ne, sarebbe nato Gesù. Stella, dunque, non cometa. La cometa è frequente nei testi antichi e serve a sottolineare la straordinarietà dell’evento. In questo simbolo sono racchiusi molteplici significati. Primo fra tutti, la luce di Dio che tutto rischiara. Per molti studiosi e mistici, la stella rappresenta la Madre di Cristo, la Signora del cielo. Il fiore di nardo, modificato graficamente rispetto alla versione iniziale per differenziarlo da un grappolo d’uva, indica san Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione ispanica, infatti, san Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo sul suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria 12 particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe. Il motto “miserando atque eligendo”, posto sotto lo stemma, è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile il quale, commentando l’episodio della vocazione di San Matteo, scrive: “Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”. Quest’omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è ripresa dalla Liturgia delle Ore nella festa di San Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita e nell’itinerario spirituale del Papa che, nella festa di San Matteo dell’anno 1953, in seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore con un richiamo alla vita religiosa sull’esempio di Sant’Ignazio di Lojola. Lo scudo è sormontato dalla tiara, guarnita da tre corone d’oro e da due nastri uscenti dalla parte posteriore. Essa è il più insigne fra gli ornamenti ecclesiastici ed è l’emblema primario del papato. Ha un’origine comune con la mitria, somigliando al copricapo frigio usato alla corte persiana e divenuto poi l’insegna dell’imperatore di Bisanzio. Nel corso dei secoli, con Bonifacio VIII e con altri papi, la fascia dorata che cingeva la tiara divenne una corona. A essa ne fu aggiunta una seconda, per simboleggiare la sovranità del sommo pontefice sul mondo, e una terza: a dimostrare che il Papa rappresenta le tre chiese (trionfante, militante e purgante), ovvero il suo dominio sulle regioni del cielo, della terra e degli inferi. Con il pontificato di Benedetto XVI, scomparsa la tiara, sono apparsi la mitria e il pallio. Con Papa Francesco, infine, è scomparso il pallio ed è rimasto soltanto lo scudo, con le chiavi decussate sovrastate dalla mitria. A ben guardare, lo stemma di Papa Bergoglio non è soltanto il risultato di un’esercitazione artistica fatta con l’antico linguaggio dell’araldica; piuttosto, un vero e proprio itinerario lungo il quale si svolgerà il cammino del Papa regnante, del quale i primi passi hanno suscitato nel nostro cuore stupore e sentimenti di speranza. Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Notizie utili I Bio-nano tecnologie n natura sono esistite ed esistono milioni di specie animali e vegetali, ognuna con caratteristiche e peculiarità diverse che nel corso dei millenni si sono evolute, in parte si sono estinte, altre ancora sono state modificate dall’uomo attraverso la selezione, anche se di altre probabilmente non si conosce ancora la loro esistenza. L’uomo da sempre ha tratto di che nutrirsi dalla natura e da quando è nata l’agricoltura, ovvero tra 10 e 12 mila anni fa, è anche intervenuto sulla vegetazione modificandola, più o meno consapevolmente. Agli inizi l’uomo raccoglieva e sceglieva i semi delle piante selvatiche che davano i frutti migliori, operando inconsapevolmente una selezione. Così facendo ha selezionato le migliori specie di grano, d’orzo, di mais, di riso ecc., che meglio si adattavano al clima in cui viveva e che davano le maggiori rese di produzione. Negli ultimi anni però, dopo l’avvento della genetica e delle più moderne biotecnologie che consentono di modificare la vegetazione in modo mirato, cosciente ed efficiente, si stanno operando selezioni ben più importanti, incisive e precise che hanno aperto la strada alla manipolazione genetica di microrganismi e piante utilizzando i metodi del DNA ricombinante. Attraverso queste nuove tecniche di trasferimento di geni è stato possibile produrre sementi di mais, cotone, colza e soia, resistenti ai parassiti e con lo stesso metodo sono state arricchite con la vitamina “A” alcune sementi di riso, ottenendo così sementi transgeniche di prima generazione con l’obiettivo di difendere le piante dai parassiti e permettergli così di crescere in condizioni avverse, mentre sono già in produzione piante transgeniche di seconda e terza generazione con cui si stanno sviluppando vaccini e medicinali che potranno essere assunAnno LXII - n. 4 Aprile 2013 a cura di Giovanni Ciato ti attraverso il cibo. I cinesi, per esempio, hanno modificato una qualità di pomodoro che combatte l’epatite “B” e gli inglesi stanno effettuando esperimenti sul tabacco per produrre anticorpi contro uno dei batteri responsabili della carie dentaria, mentre negli USA si sta cercando di produrre anticorpi contro il virus dell’Herpes utilizzando una pianta di soia. Nel campo delle allergie si sta cercando di modificare una particolare qualità di riso per produrre le proteine nobili del frumento, ma senza il glutine per le persone affette da celiachia (allergia al glutine). Ma esistono anche altre novità come le “nanospugne” che, per oltre il 99% del loro volume, sono in grado di condurre l’elettricità e possono essere facilmente manipolate con i magneti. La speciale spugna può essere utilizzata più volte rimanendo elastica anche dopo circa 10.000 compressioni ma, soprattutto, è in grado di assorbire di tutto in quantità cento volte superiore al proprio peso, conservandolo per un successivo recupero. Essendo molto porose sono in grado di trattenere anche gli elementi nutritivi e uno dei vantaggi consiste proprio nel nutrire le piante, sia a livello radicale che fogliare, ottimizzando così i dosaggi e riducendo in questo modo l’inquinamento delle falde acquifere dai residui dei concimi chi- 13 mici. È bastato aggiungere del boro (un elemento chimico non metallico) durante la crescita di nano tubi di carbonio, per scoprire che è in grado di trasformare il materiale da solido in spugnoso, con una straordinaria capacità di assorbimento, tanto da rendere importante il suo utilizzo nel recupero degli sversamenti di greggio lungo le coste in caso di naufragi di petroliere perché è super idrofobico, ovvero galleggia e oleofilo, lega cioè facilmente il petrolio. Giusto o sbagliato che sia, ognuno con le proprie idee e convinzioni, condivisibili o meno, non possiamo che accettare il fatto che la scienza sforna, giorno dopo giorno, nuove ricerche, studi, scoperte che, applicate nei vari settori, modificano il nostro modo di vivere (se in meglio o in peggio sta ad ognuno di noi valutare). Ma, come spesso accade, anche se la comunità scientifica a livello planetario si è schierata quasi all’unanimità a favore delle biotecnologie vegetali, le innovazioni tecnologiche dividono l’opinione pubblica tra convinti e scettici, dove molti hanno reagito chiamando per esempio cibo di Frankenstein quello geneticamente modificato o esprimendosi in modo molto negativo rispetto alle nanospugne, perché non si conoscono ancora gli effetti sulla salute dell’uomo, e non solo. Al tempo stesso non ce ne accorgiamo, ma è così, ogni giorno qualche specie di insetto, più o meno conosciuto, scompare per effetto dell’inquinamento piuttosto che per le variate condizioni climatiche, così come si estinguono specie animali e, analogamente, scompaiono specie vegetali importanti che costituiscono il nostro patrimonio di bio-diversità. Ci dobbiamo comunque abituare sia alle evoluzioni in atto che ai tentativi della scienza di adeguarsi alle evoluzioni stesse, cercando al tempo stesso di capire. Anche se non sarà facile. Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Notizie sociali a cura della FNP-CISL di Salò I cristiani, specialmente i fedeli laici, sono esortati a comportarsi in modo che «la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale. Essi si dimostrano come figli della promessa se, forti nella fede e nella speranza, profittano del tempo presente (cfr. Ef 5,16; Col 4,5) e attendono con perseveranza la gloria futura (cfr. Rm 8,25). E non nascondano questa speranza nell’interiorità del loro animo, ma con la continua conversione e la battaglia “contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male” (Ef 6,12) la esprimano anche nelle strutture della vita secolare». Le motivazioni religiose di tale impegno possono non essere condivise, ma le convinzioni morali che ne discendono costituiscono un punto di incontro tra i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà. CdDSdC 579 . Domanda: ho ereditato una casa: come faccio ad intestarmela? Risposta: Ogni variazione della titolarità su un bene immobile deve essere comunicata all’Agenzia del Territorio con la “domanda di voltura catastale” (su apposito modulo). Devono richiedere le domande di voltura coloro che sono tenuti alla registrazione degli atti che generano il trasferimento di diritti reali su beni immobili: • i soggetti privati in caso di successioni ereditarie e riunioni di usufrutto • i notai • i cancellieri giudiziari • i segretari o delegati di qualunque amministrazione o azienda. Nelle successioni ereditarie spetta agli eredi, loro tutori o curatori, agli amministratori dell’eredità o agli esecutori testamentari presentare la domanda di voltura per aggiornare in catasto gli intestatari del bene immobile. Nel caso in cui il de-cuius, cioè la persona che ha lasciato l’eredità, sia stato titolare del diritto di usufrutto, il nudo proprietario deve presentare la voltura catastale per la riunione di usufrutto. La richiesta della voltura va presentata entro 30 giorni all’Agenzia del Territorio ove ha sede l’Agenzia delle Entrate presso la quale è stata registrata la “denuncia di successione”. Domanda: sono un pensionato e possiedo due immobili: l’abitazione e un altro non affittato. Devo fare la denuncia dei redditi? Risposta: quest’anno, il contribuente che, oltre alla pensione, possiede solo redditi da immobili o terreni sfitti non dovrà presentare la dichiarazione dei redditi col modello Unico o 730, in quanto la relativa imposta è già stata sostituita dall’Imu. La EVINRUDE VENDITA - ASSISTENZA MOTORI - IMBARCAZIONI ACCESSORI MOTONAUTICA ZANCA SALÒ - Via Muro, 2 Tel. e Fax 0365 43476 MANERBA - Via Case Sparse,103/A Tel. e Fax 0365 654230 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 stessa regola vale per chi possiede immobili inagibili. Fino all’anno scorso, il solo possesso di un immobile comportava il pagamento di un’imposta da includere nella dichiarazione dei redditi e perciò i proprietari dovevano compilare e presentare ogni anno il modello Unico o 730, anche se non avevano redditi di altro tipo. Con l’entrata in vigore dell’Imu, tale obbligo è venuto meno, perché la nuova tassa sulla casa e gli altri tipi di immobili ha sostituito l’irpef e le addizionali sui redditi fondiari delle seconde case (incluse quelle date in comodato gratuito) e sul reddito dominicale dei terreni. Chi invece affitta gli immobili e/o ha optato per la cedolare secca, dovrà indicare in dichiarazione i relativi importi e i dati relativi a tutti gli immobili posseduti .Vedere anche la Circolare n. 5 dell’Agenzia delle Entrate dell’11/3/2013. Domanda: in definitiva, come posso fare ad ottenere il CUD e gli altri documenti che manda annualmente l’INPS? Risposta: per il CUD, se non si è in grado di richiederlo con un computer e codice PIN si può farne richiesta telefonicamente al Contact Center Inps, al numero 803 164. Oppure, rilasciando una semplice delega, associata alla fotocopia del documento di riconoscimento e Codice Fiscale si può chiedere il rilascio del Cud a un Caaf. In una riunione con i Sindacati dei Pensionati, l’INPS ha confermato che il “bustone” con il Modello RED, DETR e la comunicazione annuale Modello INCRIC sarà inviato a tutti i pensionati che beneficiano di prestazioni collegate al reddito e agli invalidi civili. Per quanto riguarda l’OBisM, tenendo conto della minore urgenza, l’INPS si è preso del tempo per verificare come conciliare la necessità di risparmi sui costi di spedizione con il minor disagio possibile per i pensionati. FERRAMENTA Onoranze Funebri Falegnameria TEDESCHI Tel. SALÒ (Brescia) 0365 40162 Via S. Benedetto, 34 Fax RECAPITI: Portese 0365/ 524924 Cellulare San Felice del Benaco 337434380 TOSCOLANO MADERNO tel. 0365 643102 Servizi completi 14 CISA Brunelli Angelo CASSEFORTI Ferramenta - Utensili - Bricolage Articoli Casalinghi Serrature di sicurezza Montaggio porte blindate Articoli di Fumisteria Attrezzi per Agricoltori Via Cavour, 2 - SALÒ (Bs) tel. 0365 520681 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Scuola paritaria cattolica I a cura della Scuola “E. Medi” In viaggio con la scuola l mese di marzo, si sa, è da sempre il mese dedicato a quelle che gli insegnanti si ostinano a voler definire “visite d’istruzione”, mentre per gli studenti sono e saranno sempre, le “gite scolastiche”: la diversa definizione dovrebbe racchiudere tutte le diverse aspettative, gli atteggiamenti, i bilanci di queste uscite, viste con gli occhi dei ragazzi e dei loro professori. Invece, capita a volte che esse siano così ben pensate, organizzate, gestite e vissute, da essere percepite nello stesso modo sia dagli alunni che dai professori e capita quindi che il bilancio su di esse sia ugualmente positivo da entrambi i punti di vista. Anche quest’anno, è successo all’Enrico Medi, dove si è deciso, con notevole sforzo organizzativo, di dedicare alle diverse classi uscite diverse, pensate e mirate proprio per le specifiche esigenze delle diverse età dei ragazzi, e che si sono svolte contemporaneamente, nei primi giorni di questo mese. Ed è stata una scelta vincente, a giudicare dalle parole entusiastiche di studenti ed insegnanti, e dai loro visi sorridenti e divertiti nelle foto, anche se il tempo non è stato ugualmente clemente con tutti loro e Giove Pluvio s’è accanito con particolare “cattiveria” sullo sfortunato gruppo delle terze medie: pioggia ininterrotta e bora non hanno però certo fermato i nostri impavidi gitanti, tornati con lo stesso positivo bilancio dei più fortunati compagni! Anche la visita ad Assisi delle prime medie, purtroppo, è iniziata sotto una pioggia scrosciante, ma l’atmosfera particolare, che sempre si respira in questi luoghi santi della spiritualità francescana, ha contagiato gli allievi che, alla Porziuncola, sono stati edotti, con le semplici e toccanti parole di frate Gianfranco, sulla vita di San Francesco. La gita, che potrebbe quasi definirsi un viaggio spirituale, è continuata la mattina successiva con la visita alle basiliche Superiore e Inferiore di S. Francesco, alla basilica di S. Chiara e, soprattutto, all’oratorio campestre di San Damiano, dove San Francesco compose il “Cantico delle creature”. La chiesa di S. Damiano è stata la parte più interessante della visita; infatti qui, in un’atmosfera mistica, immersi nel silenzio, circondati solo dal rumore del vento tra gli ulivi, illuminati da un caldo sole e sfiorati da candidi fiocchi di neve, gli alunni hanno ascoltato le parole di San Francesco e hanno potuto riflettere sulla bellezza e grandezza del Creato. La gita del liceo ha invece portato in Austria ben tre pullman, pieni di spumeggianti studenti e attentissimi insegnanti. Qualche professore aveva certamente anticipato ciò che sarebbero andati a vedere, ma si sa: guardare una foto e ascoltare una spiegazione non è come trovarsi sul posto. All’alba erano pronti, chi con qualche valigia di troppo, chi con una valigia molto piccola, ma non importava: si partiva! Tante erano le domande e la voglia di scoprire città (Vienna soprattutto, ma non solo …), palazzi e atmosfere. Studenti e docenti si sono immersi soprattutto nella Vienna asburgica, tra gli imponenti palazzi imperiali, facendosi commuovere dalla storia di Sissi, la principessa infelice, mentre qua e là occhieggiavano i palazzi dello Jugenstil, tra ori, elementi naturali e linee curve. Di Vienna, nonostante il poco tempo, hanno visto quasi tutto: complice un cielo terso e un clima mite, non hanno saltato una tappa. Passando dal palazzo di Sissi, a Schonbrunn con il suo splendido giardino e la Gloriette, piuttosto che il duomo di Vienna, Heilige Kreuze, il Belvedere per chi voleva, la residenza di caccia degli Asburgo, ma anche passeggiate senza meta per le vie della città respirando l’aria viennese. I più grandi son riusciti persino ad emozionarsi, ammirando, al Museo del Belvedere, il famoso “Bacio” di Klimt. I caffè viennesi hanno poi accolto nella loro atmosfera calda, dal gusto un po’ retrò, i ragazzi, che si sono lasciati tentare dalle gustosissime Sacher, sempre accompagnate da una spruzzata di panna. Poi è stata la volta di Mayerling, la residenza imperiale di caccia nel Bosco Viennese, infine i monaci di Heiligenkreuz li hanno accompagnati all’interno dell’abbazia. Faceva freddo e si respirava appieno la vera atmosfera di un luogo sacro: lì il preside ha stupito tutti, eseguendo un brano con l’organo e intonando un canto gregoriano. Sono state dunque, queste gite, tante esperienze diverse, tutte importanti ed arricchenti: e sempre i nostri studenti hanno partecipato con intelligenza ed allegria insieme, meritandosi ogni volta i complimenti dei loro insegnanti: l’educazione di un ragazzo passa, molto, anche attraverso queste cose. Gli studenti delle seconde medie si sono invece recati a Torino e in val d’Aosta, attraverso un efficace percorso didattico: dopo una “passeggiata risorgimentale” da Piazza Castello al monumento più rappresentativo della città, la Mole Antonelliana, i ragazzi hanno visitato il Museo del Cinema. Attraverso un percorso guidato alla scoperta del cinema, essi hanno potuto conoscere quali sono i “macchinosi” passaggi che portano alla effettiva realizzazione di un film. Scoprendo come si creano gli “effetti speciali”, molto è stato il loro divertimento nel condurre navicelle spaziali nell’universo sconosciuto, nel simulare una caduta all’interno di un tunnel buio e inquietante... La visita al museo del Cinema si è conclusa con una mozzafiato risalita per l’ascensore panoramico, alto 167 metri e con la conseguente vista eccezionale della città! Nel pomeriggio c’è stata invece la visita alla cappella del S. Sudario e al museo della Sindone, dove una guida ha mostrato, attraverso una riproduzione, i segni evidenti delle torture subite da quell’uomo della Palestina, che per noi credenti si identifica con Gesù Cristo. La vista si è poi concentrata sui notevoli castelli della regione. Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 15 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Cinema teatro Cristal THE IMPOSSIBLE – Lo Tsunami dal vivo Henry: “Il momento più pauroso per me è stato....” Thomas: “Quando è arrivata l’acqua?” Henry: “Quando sono riemerso ed ero solo. Ma poi ho visto voi due e non ero più così spaventato. Se la mamma e Lucas fossero soli, continuerò a cercarli.” Sono queste le frasi drammatiche che intercorrono tra il padre Henry ed uno dei due figli Thomas. Sono sopravvissuti, loro tre, allo tsunami che ha colpito la Thailandia il 26 dicembre 2004 mentre la mamma Maria e l’altro figlio Lucas sono dispersi. Il 19 marzo “THE IMPOSSIBLE” è stato presentato al Cristal nella sezione Cineforum. Il regista Antonio Bayona ha mobilitato un cast di tutto rispetto: Naomi Watts, Ewan McGregor, Tom Holland, Geraldine Chaplin per citare i ruoli principali. In quella fatale giornata del 26 dicembre la famiglia di Henry viene smembrata dall’onda assassina che si è abbattuta sulla spiaggia ove i cinque componenti trascorrevano un vacanza felice. Maria e il figlio maggiore Lucas vengono trascinati via in una direzione mentre Henry e i due figli piccoli che il padre tiene stretti vengono portati in altra direzione. Si tratta di una storia realmente accaduta; rispetto alla famiglia che è stata coinvolta nel disastro sono stati solamente cambiati i nomi delle persone e la loro nazionalità. Lo tsunami quindi è stato raccontato basandosi sui fatti realmente accaduti ad una famiglia. Ed è per questo che la visione del film è particolarmente coinvolgente. Giustamente la critica (Giancarlo Zappoli su mymovies) ha fatto notare che a differenza di altri film catastrofici in cui il contatto con la realtà appare difficilmente ravvisabile, in The Impossible questo contatto è sempre presente e lo spettatore ne è consapevole in quanto trattasi di storia vera. Così si esprime il critico: “The impossible prende le mosse da questa nostra consapevolezza e sin dal titolo ci mette in guardia: ci verrà raccontato l’impossibile. Un impossibile che però, negli elementi essenziali che vengono proposti sullo schermo, è davvero accaduto. Perchè la realtà talvolta supera la più fervida immaginazione e ciò che nella finzione ci appare come retorico si rivela invece come dannatamente umano. Perchè è concentrandosi su un nucleo ristretto (una famiglia) coinvolto in un’immane tragedia che Bayona riesce a restituirci il senso di un disastro che nessun telegiornale era riuscito ad offrirci.” La ricerca che Henry compie allo scopo di ritrovare moglie e figlio dispersi è veramente da classificarsi come destinata ad un successo impossibile. Si tratta di accedere a centinaia di luoghi e situazioni le più disparate. In questo percorso il film mostra un tracciato di umanità che Henry incontra quotidianamente e gli dà la forza di proseguire nel suo cammino di ricerca rincuorato anche dal calore umano di chi ha perso tutto, volto a raggiungere il traguardo giudicato impossibile da chi non è animato dalla voglia di lottare fino in fondo. Lamberto Dondio Studio e servizi fotografici A.R. FOTO di Augusto Rizza 25087 SALÒ (Bs) Piazza Vittorio Emanuele II, 36 Tel. 0365 520572 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 a cura di Lamberto Dondio Cineforum Martedì 9 aprile Cosa può succedere se tornando a casa trovi la serratura cambiata e un’altra famiglia che occupa il tuo appartamento? Tutti contro tutti di Rolando Ravello ============================ Martedì 16 aprile C’è sempre qualcosa di buono anche in pieno maltempo, ovvero l’orlo argenteo delle nubi. Il lato positivo di David O. Russell Anteprima 30 – 31 marzo 1 – 6 – 7 – 8 aprile Il Cacciatori di giganti di Bryan Singer, con Ewan McGregor e Stanley Tucci Pasticceria proiezione digitale 3D Vassalli Bomboniere Confezioni regalo 16 Erboristeria LA BETULLA di Personi Cinzia 25087 SALÒ (Bs) Portici Complesso Gasparo, 42 Tel. e Fax 0365 43750 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Capire la Liturgia I a cura di Rosa Pollini Tempo che corre, tempo che conta l tempo è un’espressione fondamentale della vita sociale. Molte delle conversazioni quotidiane che scambiamo con le persone familiari e amiche riguardano il vissuto personale del tempo: se scorre troppo in fretta o se, invece, è interminabile; se lo si attende con trepidazione o lo si teme angosciati; l’educazione familiare è sempre una verifica dell’uso del tempo che è l’unico bene sottoposto interamente alla responsabilità personale. Prevale oggi la sensazione che il tempo sfugga alla possibilità di controllo e di comprensione delle persone. Non ho tempo. La fretta e il ritmo della prestazione corrodono il tempo della vita, Ogni volta esso è insufficiente. La ristrettezza del tempo rende agitati e ansiosi. Nel nervosismo si diventa impazienti e si lascia libero sfogo agli istinti aggressivi. “Vivi il presente”, “afferra l’attimo”. Il presente dell’attimo non ha consistenza: appena avviene, già è passato. La brevità nella nuova percezione del tempo è compensata dalla sua qualità estetica. Il pluralismo degli orientamenti di vita ha ridotto i valori etici in più modesti “criteri di preferenza” e il credere in un “rito individuale” fatto a propria misura: nasce un individuo realista, relativista, aperto a ogni possibilità. Il tempo e il denaro. Oggi i criteri sono quelli dell’utilità: si considerano i risultati. Valore simbolico per eccellenza è, infatti, il denaro, che è un mezzo generalizzato di scambio (con il denaro si può fare tutto). Il tempo diventa merce, risorsa economica preziosa perché scarsa, ed entra nei processi produttivi al pari di altre risorse. Il lavoro, che si proclama fondamento della vita comu- Studio Dentistico Dott. Salvinelli Claudio Paolo Laureato in Odontoiatria e protesi dentaria Piazza Martiri della Libertà, 13 (di fronte nuovo Italmark) SALÒ (Bs) - tel. 0365 20073 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 ne e della democrazia, è ridotto a denaro. L’esperienza del tempo diventa ancor più fastidiosa e accresce l’ansia della prestazione. Il nervosismo, il torpore emozionale e l’ansia della prestazione accompagnano così frequentemente e fortemente la quotidianità fino a diventare stili normali di vita. La crisi della festa. La razionalizzazione della vita sociale limita sempre più lo spazio della gratuità e quindi porta a un impoverimento progressivo delle ritualità familiari, civili e religiose. I riti, infatti, non si possono compiere sotto la dominanza dell’orologio. L’esperienza della festa perde così sempre più terreno, occupato invece dalle attività del “tempo libero”. Per vivere il tempo liberato dalla prestazione e dall’utilità in vista del denaro, è indispensabile produrre un’alternativa e una critica del tempo del lavoro. Non si può vivere di sola prestazione: è indispensabile anche la gratuità; è necessario anche ciò che appare “inutile”. L’identificazione di questo tempo ha bisogno anche della cultura familiare e dei suoi simboli. Tempo per la famiglia. Il tempo familiare, non è un tempo che si aggiunge agli altri; non può essere un’ulteriore cosa da fare, né può essere inteso come pausa dal lavoro. L’intenzione del tempo familiare è invece di dare senso, valore e consistenza a tutti gli altri tempi della vita; di dare insieme significato e speranza. È un tempo qualitativo e non solo quantitativo. Nella gratuità familiare nascono i riti: l’accoglienza e il saluto, gli scambi affettivi e i pasti comuni… Il “dolce far niente” familiare, il tempo della vacanza, il gioco domestico, sono, infatti, tempi che sono vissuti con l’intensità del rito. Idrosanitari climatizzazione riscaldamento THERMOENERGY di APOLLONIO CORRADO & C. S.R.L. Via Valle, 2 - 25087 SALÒ tel. 0365 41369 (Uff.) - 63473 (Casa) 17 La distrazione, il ritualismo e la fretta. Distrazione, ritualismo e fretta sono anche i principali nemici, sempre in agguato, dell’azione liturgica. I riti d’inizio (e il tempo che precede immediatamente la celebrazione) attivano le disposizioni mentali ed emozionali essenziali dell’attenzione perché si possa passare dal tempo della prestazione al “tempio pieno” della Grazia. I riti religiosi richiedono un linguaggio appropriato, dove le parole, pur avendo lo stesso significato della vita quotidiana, hanno un altro senso, perché alludono al Mistero, dove le azioni e gli oggetti sono tolti dal loro utilizzo pratico e sono trasformati in segni divini. Nella celebrazione eucaristica “si mangia” ma non per fame; si beve non per sete e nemmeno per “compagnia”; ci si muove e si “agisce” non in funzione di qualche scopo ma solo per rappresentare l’invisibile Presenza del Signore risorto. Durante l’Eucaristia gli occhi non si chiudono per lasciar spazio all’immaginazione, sono ben fissi all’Evangelario che avanza, all’Ostia esposta, al calice contemplato, anche se non vedono “nulla” di ciò che il fedele solo crede. Nella liturgia non si rinuncia ai sensi: si sospende la loro funzione usuale per percepire diversamente. La vera ascesi quindi è l’attenzione, non la rinuncia. I riti d’inizio della celebrazione eucaristica hanno quindi lo scopo di rendere reale l’Invisibile con un’intensità che deve contrastare il peso della distrazione, del ritualismo e della fretta. Per questo, come vedremo, il fascio di Luce che l’assemblea appena composta raccoglie, lascia immediatamente intravedere la propria oscura miseria e subito predispone a riconoscersi peccatori. Centenaria Premiata Cereria Filippini di Doniselli E. e M. s.n.c. Lavorazione e commercio: candele, ceri, lumini, torce, fiaccole. Vendita al dettaglio 25087 SALÒ - Via Garibaldi, 71 Tel. e Fax 0365 520766 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Musica e Canto a cura di Lamberto Dondio R Giuseppe Verdi e la musica sacra icorre quest’anno il duecentesimo della nascita di Giuseppe Verdi. Il grande musicista è infatti nato a Roncole di Busseto (Parma) il 10 ottobre 1813 e morto a Milano il 27 gennaio 1901. In questo mio contributo voglio evidenziare l’apporto dato dall’artista alla musica sacra, aspetto questo non particolarmente conosciuto al grande pubblico, attratto principalmente dal settore operistico che costituisce il fulcro delle sue composizioni. E’ importante rilevare che i più significativi capolavori di musica sacra verdiana nascono in età matura ed alcuni a pochi anni dalla morte e questo ci fa ragionevolmente pensare che con l’avanzare degli anni in Giuseppe Verdi abbia svolto un notevole influsso l’aspetto trascendentale dell’esistenza che ci fa guardare verso l’alto, dando vigore alla fede in attesa di quell’inevitabile trapasso che per il credente costituisce un nuovo punto di partenza. Del resto in una sua lettera del 1871 aveva ipotizzato quel “Tornare all’antico” che nel settore della musica sacra voleva significare per lui comporre musica per la liturgia. Non che non siano presenti anche delle composizioni di musica sacra del Verdi giovanile vista anche la sua esperienza di maestro di cappella; esse però sono state considerate a torto o a ragione delle opere minori e solo grazie al lavoro di insigni studiosi sono state valorizzate. Vogliamo però evidenziare le composizioni di musica sacra dell’età matura poiché sono quelle che rivivono nei teatri o nei concerti di musica sacra dei nostri giorni. Esse si collocano negli anni successivi al trionfo ottenuto con l’opera AIDA composta su libretto di A. Ghislanzoni, commissionata dal sovrano d’Egitto e rappresentata con uno straordinario successo al Cairo nel 1871. Dopo l’Aida l’artista decise di ritirarsi a vita privata ed inizia il periodo del grande silenzio. Ma un fatto lo scuote e gli fa metter di nuovo mano al lavoro di composizione: la morte dello scrittore Alessandro Manzoni. Si è trattato di una formidabile scossa che ha rimesso in moto la sensibilità e la vena artistica di Verdi inducendolo a comporre quel capolavoro che è “LA MESSA DI REQUIEM” per soli, coro ed orchestra scritto appunto in memoria di Manzoni ed eseguito per la prima volta nel 1874. I temi presenti sono: Requiem e Kyrie, Dies Irae, Domine Jesu, Sanctus, Agnus Dei, Lux Aeterna, Libera Me e presentano caratteri di poesia che passano dall’impeto alla melodia struggente con quelle caratteristiche che solo Verdi sapeva imprimere. Seguono nel 1880 le due composizioni “PATER NOSTER” e “AVE MARIA” con l’animo dell’autore rivolto all’anima della musica sacra che è l’aspetto liturgico. A decorrere dall’anno 1890 si può dire che Giuseppe Verdi affronta in maniera sistematica e continua la composizione nell’ambito della musica sacra. Al 1890 risale infatti la composizione delle “LAUDI ALLA VERGINE MARIA” per coro di soprani e contralti a cappella in italiano basata su versi tratti dal canto XXXIII del Paradiso di Dante. Tra il 1895 ed il 1896 compone il “TE DEUM” per doppio coro ed orchestra in lingua latina. Lo “STABAT MATER” per coro e orchestra in latino, su versi di Jacopone da Todi viene elaborato tra il 1895 e il 1896. Indubbiamente lunga fu poi l’ideazione e lo sviluppo di “AVE MARIA” per coro a cappella in latino. Verdi arrivò alla sua prima composizione nel 1889 ma la sottopose ad una intensa revisione negli anni successivi per giungere alla perfezione di un brano la cui durata di esecuzione è di soli sei minuti. Come si può notare il lavoro di composizione porta varie date. Il compositore non era molto sicuro nel voler divulgare il suo lavoro quasi volesse tenerselo per se come riflessioni personali. L’editore Ricordi lo convinse infine a pubblicare il ciclo ed ecco spiegato perchè vi è una unica pubblicazione simultanea delle quattro composizioni che Giuseppe Verdi denominò “QUATTRO PEZZI SACRI”. La pubblicazione avviene nel 1898 e nello stesso anno l’insieme, senza l’Ave Maria, viene rappresentato a Parigi. Tra i quattro pezzi che compongono il ciclo era nota la predilezione di Verdi per il “Te Deum”che considerava il pezzo come il più rappresentativo dei suoi stati d’animo, tanto che anche oggi risulta il più eseguito ed il cui finale per sola orchestra riporta al “Libera Me” della Messa di Requiem per pari intensità emotiva. dal grande libro della natura acqua minerale SALÒ - tel. 0365 40184 MANERBA - tel. 0365 552437 IL PIACERE DEL BERE! Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 FONTE TAVINA SALÒ - tel. 0365 441511 18 RAGNO Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 L’anno della fede P a cura di don Pierluigi Tomasoni La musica di Papa Francesco apa Francesco durante l’omelia del 19 marzo, pronunciata durante la celebrazione eucaristica per l’inizio del suo ministero di pastore della Chiesa universale, ha detto: “Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!”. L’affermazione, ritengo possa essere ritenuta come il pentagramma sul quale Papa Bergoglio va scrivendo le note per l’abbozzo di una melodia che, via via, si va sempre più strutturando come brano musicale compiuto, per usare l’immagine dello spartito musicale. Quali sono le note di questo primo abbozzo di melodia. La prima nota è data dalla menzione della misericordia divina. Ne ha parlato domenica 17 marzo durante l’omelia nella chiesa di Sant’Anna in Vaticano: “E il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia”; e poi la domenica delle palme: “Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima. Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. È grande l’amore di Gesù”. La seconda nota è quella del rapporto di fraternità che ci coinvolge tutti, che coinvolge l’umanità intera. Le prime parole, pronunciate da Papa la sera del 13 marzo, hanno conquistato immediatamente il cuore del mondo: “Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza”. La terza nota è data dalla centralità di Cristo. Papa Francesco ha le idee chiare su questo punto quando, il 16 marzo, incontrando i giornalisti dice: “Cristo è il centro, non il Successore di Pietro: Cristo è il centro. Cristo è il riferimento fondamentale, il cuore della Chiesa. Senza di Lui, Pietro e la Chiesa non esisterebbero né avrebbero ragion d’esse- re”. La centralità di Cristo, per il Papa, dà l’esatta misura del potere affidatogli, dice infatti nell’omelia del 19 marzo: “Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede (deve) aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più pic- coli. Solo chi serve con amore sa custodire!”. La quarta nota riguarda la Chiesa, parlando ai Cardinali all’indomani della sua elezione, diceva: “Io vorrei che tutti abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti”. La quinta nota indica la ragione della scelta del nome Francesco. Ai giornalisti diceva: “Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”. Ancora, con tonalità diverse, diceva al Corpo Diplomatico: “Come sapete, ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome pensando a Francesco di Assisi. Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri. Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! E quanta sofferenza incontrano queste persone! Sull’esempio di Francesco d’Assisi, la Chiesa ha sempre cercato di avere cura, di custodire, in ogni angolo della Terra, chi soffre per l’indigenza e penso che in molti dei vostri Paesi possiate constatare la generosa opera di quei cristiani che si adoperano per aiutare i malati, gli orfani, i senzatetto e tutti coloro che sono emarginati e che così lavorano per edificare società più umane e più giuste. Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi”. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo del bene degli altri, di tutti, a partire dalla natura che accomuna ogni essere umano su questa terra”. Per ora sono solo note sparse sul pentagramma di un pontificato all’inizio, il cui sviluppo ci lascerà stupiti e meravigliati in bene. La musica che va tracciando sullo spartito, tocca e toccherà le corde dell’anima, ci darà la gioia di sentirlo vicino con la sua trasparente testimonianza evangelica. Papa Francesco si rivela così un fine musicista che sa trascinare dentro il Cristo il solo che ci rende capaci di custodire la fede per custodire i fratelli nell’amore e il creato nell’amore Dio. Filiale di Salò - Località Rive Filiale di Salò - Piazza Vittorio Emanuele Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 19 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Accade a Salò e dintorni Un ulteriore passo avanti per l’operazione Tavina La Giunta municipale ha dato il via libera ai procedimenti di Valutazione ambientale strategica (nota agli addetti ai lavori come Vas) sui quattro ambiti di trasformazione coinvolti nell’operazione Tavina: i tre che formano il grande quartiere (circa 10 ettari) che gravita attorno allo stabilimento (il comparto industriale di 77.289 mq, l’area del gasometro di 5.670 mq e la proprietà Pontoglio di 14.500 mq) e quello situato a Cunettone, in cui è prevista la delocalizzazione della fabbrica. Con la Vas prende formalmente il via un’operazione che tiene banco da anni a Salò. Una volta definiti da parte dei proprietari delle aree i progetti di trasformazione, che dovranno essere in linea con quanto previsto dal Pgt, il Comune e gli enti competenti li valuteranno esprimendo un parere sul merito e sulla sostanza. Ci sarà inoltre la possibilità, per chi ne abbia interesse, di inviare osservazioni e contributi. Un solo logo per un solo lago Basta sterili e anacronistici campanilismi: il Garda si presenta finalmente unito ai mercati turistici internazionali. Si chiama «Lago di Garda Lombardia» il nuovo consorzio di promozione turistica che riunisce sotto un unico nome e un unico logo associazioni di categoria, Comuni e aziende private di interesse turistico, in rappresentanza di circa 600 realtà. La nascita del nuovo ente di promozione è stata ufficializzata dall’assemblea straordinaria dei soci dei singoli consorzi della riviera bresciana, la Riviera dei Limoni e dei Castelli (in rappresentanza dell’alto Garda e della Valtenesi, che già da qualche tempo avevano unito le forze) e la Riviera del Garda e delle Colline Moreniche, che riunisce le realtà turistiche di Lonato, Pozzolengo, Desenzano e Sirmione. La carica di presidente è stata assegnata al limonese Franceschino Risatti. Ok alla movida serale, ma regolamentata Via libera, ma in forma regolamentata, alla movida musicale nell’estate 2013. Il Comune concederà anche quest’anno agli esercizi pubblici la possibilità di effettuare fino alle 24 intrattenimenti musicali serali con l’ausilio di amplificatori anche nel centro storico, ogni giorno della settimana, dal primo giugno al 30 settembre. Lo stabilisce l’ordinanza che concede una deroga al vigente regolamento di Polizia urbana, il quale consente nel centro storico solo intrattenimenti musicali con strumenti non PIZZERIA - GELATERIA AL MOLO di CIFALÀ ANTONINO Via Bolzati, 5 - SALÒ (Bs) tel. 0365 521006 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 amplificati. Naturalmente il livello delle emissioni sonore «dovrà rispettare – si legge nell’ordinanza - i parametri della zonizzazione acustica del territorio e comunque non dovrà superare i limiti di tolleranza, al fine di non arrecare disturbo alla quiete pubblica». In ogni caso ogni forma di intrattenimento dovrà cessare allo scoccare della mezzanotte. Lavori in corso a Villa Araldi L’Aias (Associazione italiana assistenza spastici) ha dato avvio ai lavori di recupero di Villa Araldi. L’immobile, affacciato sul lungolago «Antiche rive» ai piedi della discesa delle Zette, fu donato all’Aias di Brescia da Cesira e Vincenzo Araldi nei primi anni Settanta e da allora è sede di rigeneranti soggiorni estivi per i ragazzi seguiti dall’associazione. Per alcuni di loro il soggiorno sul Garda rappresenta l’unica occasione di svago in tutto l’anno, oltre che un’efficace terapia di sollievo ai propri problemi fisici. Purtroppo, però, prima dell’estate 2012 Villa Araldi è stata tristemente chiusa. La villa paga il tributo alla vecchiaia e la convivenza con l’azione erosiva delle acque del lago. La buona notizia è rappresentata dal fatto che le opere di restauro sono state avviate e che già dalla prossima estate la villa potrà di nuovo tornare ad essere sede di soggiorni lacustri per i ragazzi dell’Aias. Hotel alle Versine, c’è il via libera del Consiglio comunale Il 18 marzo scorso il Consiglio comunale ha approvato in via definitiva il Piano attuativo in variante al Pgt riguardante la realizzazione, da parte della società svizzera Travel Charme, dell’hotel di lusso in località Versine. «Non è stato facile – ammette il sindaco Barbara Botti – trovare un punto di equilibrio tra le esigenze di tutela del paesaggio e le necessità di rilancio della primaria attività di Salò, il turismo. Ma siamo convinti che questa operazione avrà una valenza strategica e porterà a Salò un turismo nuovo e di qualità anche in bassa stagione». Sedici i voti favorevoli (la maggioranza di Salò 2000 e dei Cittadini per Salò, ma anche l’opposizione del Gruppo Misto), 4 gli astenuti (i consiglieri Belli, Pelizzari e Zane di Viviamo Salò e Pezzali del Movimento salodiano indipendente) e un contrario (Vincenzo Zambelli di Viviamo Salò, secondo il quale il danno ambientale «sarà enorme»). Alle Versine dunque, su un lotto di 18.273 metri, Travel Charme costruirà, con un investimento stimato attorno ai 30 milioni di euro, il resort 5 stelle «Il giardino», con 100 stanze e centro benessere, aperto tutto l’anno e con un organico di 80-85 dipendenti. 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Lui è stato una continua scoperta; sin dall’inizio, con quel suo fraterno e sorprendente saluto, “Fratelli e Sorelle, buonasera!” rivolto alla folla e a tutti noi che aspettavamo di sentire e iniziare a conoscere quest’uomo. E poi quella sua attenzione a non chiamarsi Papa ma Vescovo di Roma, riposizionando in un solo istante, con quella sola parola, nella giusta collocazione tutto il Clero che dietro di lui già immaginiamo si stia muovendo. Così ci siamo resi immediatamente conto che questo Papa ha già compiuto la sua grande Rivoluzione; restituendo alle Parole il loro significato lui rimette nelle mani della Chiesa e nelle nostre lo strumento principe dell’agire per il Bene. Perché sappiamo tutti, ormai dovremmo averlo capito, che è proprio cambiando significato alle Parole che si possono compiere i peccati più grandi. E io, che amo, anzi mi nutro quotidianamente di parole, ho compreso che quell’Uomo aveva qualcosa di nuovo da dirci e che ci avrebbe restituito le Parole di cui abbiamo bisogno per camminare nel Bene. Poi, dopo le Parole il Silenzio, quando, inaspettata, è arrivata la richiesta di Francesco di essere benedetto dalla folla. E ancora una volta abbiamo avuto la prova che non siamo più abituati al silenzio; ci disorienta. E qui si è subito mostrata la grandezza di quest’uomo che è riuscito a far calare un silenzio assoluto su Piazza S. Pietro, durato ben 32 secondi, c’è chi li ha contati. Immagino che nessuno, prima di lui, sia riuscito in una simile impresa. All’inizio qualcuno ha pensato di approfittare del silenzio attorno a sé per lanciare il proprio grido, alla ricerca di un attimo di protagonismo che ci caratterizza e che ormai abbiamo accettato di subire. Ma è stato solo un attimo; perfino gli inveterati urlatori, perfino quelli che Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 ogni occasione è buona per far partire un applauso, come succede sempre più spesso anche ai funerali, pure quelli hanno capito, finalmente e incredibilmente, che quella volta la folla era stata catturata dalla magia del momento e che era più forte di loro la volontà di Francesco; e il silenzio è sceso, potente, sulla piazza e su Roma. E poi ancora le Parole, che sono tornate a noi con vestiti nuovi. In particolare quelle della prima Omelia mi sono sembrate particolarmente potenti, con quelle tre parole d’ordine: Camminare, Edificare, Confessare. E ritorna ancora la parola, riportata al suo significato vero, originale, quindi potente; così Confessare ritrova il significato dal termine latino Confitèri, da cui deriva, che ha il senso di dichiarare e riconoscere. Quindi Confessare Gesù diventa una professione di Fede, vissuta nell’azione e nella verità. Ma queste parole antiche, che ritornano nuove nel discorso di Francesco, si vanno a misurare con secoli di catechismo spiegato male e capito anche peggio. Così succede che perfino sul nostro Giornale di Brescia la citazione diventa quindi Confessare a Gesù, perché, avrà pensato il nostro ignaro redattore, se devi confessare, lo dovrai fare a qualcuno. E non importa se quella “a” Francesco non l’abbia pronunciata, come si poteva chiaramente ascoltare dalla registrazione, disponibile su internet dal giorno stesso (io l’ho vista sul sito di Repubblica, ma lo dava anche quello della Rai); avrà pensato il giornalista che fosse dovuto a un errore di uno che si esprime abitualmente in spagnolo ed è ancora poco uso alla nostra lingua. E poi tanto altro ancora; ma qui, su que- 21 sto punto vale già la pena di fermarci a riflettere. Per noi confessare significa raccontare i nostri peccati. È questa la via che ci avvicina a Gesù? Non credo proprio. Anche se non siamo certo degli stinchi di santi, che peccati avremo mai da raccontare ogni volta che ci avviciniamo a un confessionale? E poi che dire riguardo a tutte le volte che nel Vangelo Gesù dice: “I tuoi peccati ti sono stati rimessi” senza averli neanche ascoltati? Non è forse la nostra professione di fede, come ricorda Francesco, la nostra vera e più importante confessione? E che dire di quelli che, durante la Messa della domenica, si alzano dai banchi per raggiungere un confessionale; vi confido che mi piacerebbe avere il coraggio di alzarmi a mia volta, avvicinarmi a loro e picchiare dolcemente la mano sulle loro spalla e poi dire qualcosa come: “Ma cosa fate qui? Non vedete che vi state perdendo il meglio? Guardate quanti fratelli e sorelle ci sono attorno a noi, che cantano e pregano insieme. Anche voi siete qui per partecipare alla festa del giorno del Signore. Non vi isolate dentro i vostri peccati, questa cosa vi può solo rendere più tristi, mentre noi siamo qui per la gioia”. Perdonatemi se non l’ho mai fatto; ma almeno adesso sapete che lo penso ogni volta. Ho condiviso con voi queste riflessioni per dire che penso che il nostro ascoltare Francesco sarà una cosa impegnativa, perché attraverso le sue parole saremo chiamati a rivedere convinzioni che in alcuni tra noi si sono radicate e che potranno essere difficili da abbandonare. Di più non so, mentre spesso leggo chi già si interroga su come sarà la Chiesa sotto la sua guida. Non sarà una rivoluzione, questo è sicuro; Francesco sembra rifarsi tanto al Concilio Vaticano Secondo, che si è tenuto quando io ero alle elementari, quindi non è precisamente una fonte nuova. Ma è una buona fonte, questo è certo e su quella via c’è davvero ancora tanto ancora di non fatto; quante aspettative, troppo spesso tradite, ha portato quel Concilio nella Chiesa; in quanti hanno sperato che l’insegnamento e la via intrapresa da Papa Roncalli desse un giorno frutti rigogliosi. È una buona cosa ritrovare in Francesco i valori di quel Concilio, che sono nel dialogo e nel rinnovamento di una Chiesa forse finalmente più povera di beni e più ricca di misericordia. Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Invito alla lettura I Stupore e commozione n ricordo dell’estate perugina trascorsa in quei luoghi per l’esame di Maturità, il poeta compose questo Sonetto (1888) raccogliendo nella campagna umbra l’eco della parola del Santo di cui rievoca non solo l’immagine di ordine fisico ma anche l’intensità della vita evangelica. Al senso religioso di quei secoli lontani caratterizzati come, dice la storia, da conflitti profondi, sono dedicati il canto XI-XII del Paradiso di Dante nei quali si incontra la lode di Francesco da parte del domenicano Tommaso e quello di Domenico dal francescano Bonaventura. Nella biografia dantesca, appassionatamente tracciata e condivisa dall’autore, è dominante l’esaltazione della Povertà e la straordinaria sottolineatura di un apostolato di “pensieri santi” capaci di risvegliare il profondo senso religioso dell’esistenza e idonei a consolarci “per nostra corporal sorella morte” ma ad avere uno speciale rilievo (citato doverosamente all’inizio del corso della nostra letteratura) sono proprio le Laudi di Francesco che, nate dall’ispirazione biblica esprimono con ineguagliabile forza la sofferenza e la purificazione di una vita ascetica realmente sperimentata, rivolta ad un uditorio semplice, entusiasta e animato da un forte sentimento che affratella l’uomo alla natura ed esprime l’ammirazione più alta per l’Autore di tanta bellezza, utilità e bontà. Dopo questa lunga introduzione letteraria (dovuta al mestiere che ha caratterizzato i miei giorni e che oggi mi regala i momenti più autentici delle mie giornate solitarie!) veniamo al nostro tempo e alla straordinaria presenza di Papa Francesco. Ci racconta Severgnini (Corriere 14 marzo): “vedo migliaia di occhi che guardano in su, telecamere e telefonini puntati come se la folla volesse parlare al cielo. Certamente gli uomini dell’antichità osservavano il volo degli uccelli mentre oggi siamo talmente disorientati che ci scrutiamo l’un l’altro anche quando siamo fermi e spesso ci si scruta e si conversa sulle banalità del quotidiano”. Oggi però è un giorno speciale: incantati da quel gabbiano (ripreso dalla televisione e posato sul comignolo della Cappella Sistina) sentiamo un’attesa che ci incuriosisce consapevolmente nel profondo. E siccome nel quotidiano avvertiamo la valorizzazione continua del potere terreno e il peso economico delle difficili giornate che stiamo vivendo sulla terra, veniamo inaspettatamente attratti davanti a quel Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 a cura di Nerina Lugli della Cappella Sistina quando le schede esprimevano il suo nome che veniva continuamente ripetuto? Cosa avrà provato sotto il gran cielo del Giudizio “Frate Francesco, quanto d’aere abbraccia universale di Michelangelo sentendo riquesta cupola bella del Vignola petere la chiamata che gli indicava che dove incrociando a l’agonia le braccia tutta la Sua vita avrà un significato nudo giacesti sulla terra sola! così alto da incutere nell’animo un senE luglio ferve e il canto d’amore vola so di inadeguatezza, uno sbalordimennel pian laborioso. Oh che una traccia to di fronte alla fiducia accordata, una diami il canto umbro de la tua parola, fiducia che brucia tutte le sue riserve? l’umbro cielo mi de la tua faccia! Al manifestarsi, ci accorgiamo che il Su l’orizzonte del montan paese, suo è il volto di chi è consapevole della sua pochezza, di chi sa di aver nel mite solitario alto splendore, bisogno di conferme fraterne per qual del tuo paradiso in su le porte, sentirsi adeguato. ti vegga io dritto con le braccia tese L’annuncio delle origini nelle nostre cantando a Dio: Laudato sia, Signore, contrade, le prime parole pronunper nostra corporal sorella morte!”. ciate nella nostra lingua suscitano G. Carducci immediatamente un coinvolgimento consapevole, una festa incontenibile carica di entusiasmo dichiarato. Inoltre la sfida al mondo che Jorge Mario Bergoglio ha lanciato a noi tutti è diventata ancora più significativa dopo la scelta del nome “Francesco” scelta che ci riguarda perché rivolta non solo alla Chiesa, ma anche alla comunità dei credenti e all’intera società”. Al nichilismo dei nostri giorni, il Pontefice ha opposto tre percorsi: Edificazione – Confessione – Cammino e l’ha fatto con stile umile, ma potente, da discepolo diretto di S. Francesco e da rigoroso soldato comignolo che unifica milioni di persone della compagnia di Gesù. Stupore davanti in ogni angolo della terra a causa dell’atte- al suo motto “Miserando atque eligendo” sa di un evento straordinario per tutti; più (avere misericordia per tutti, ma scegliere o meno avvertiamo che lo straordinario e distinguere l’innocente e il colpevole, il evento ci riguarda e sentiamo che qualco- giusto e l’ingiusto, il meritevole e l’ignaro). sa potrà cambiare nella nostra esistenza: Papa Francesco debutta così davanti al infatti quel gabbiano immobile sul comi- mondo: “Vorrei chiedere, per favore, a chi gnolo diventa testimone involontario di ha la responsabilità politica: siate custodi un evento che ci appartiene e che almeno del disegno di Dio, dell’altro, dell’amin questa attesa spegne le differenze natu- biente. Abbiate cura l’uno dell’altro in farali e culturali per unificarci nella speranza miglia; i coniugi si custodiscano a vicenda di ricavarne sollievo nelle ore di vita molto poi hanno cura dei figli. Vivete con sincetormentate e difficili per tanti di noi. rità le amicizie; in ogni epoca della storia Intanto il tempo passa e quando final- ci sono degli Erode che tramano disegni mente i presenti e i lontani sanno (non dal di morte e deturpano il volto dell’uomo telefonino) ma dal fumo bianco che l’e- e della donna”. Sono parole in grado di vento è avvenuto e che i Cardinali hanno spiazzare per la loro semplicità e per la scelto il 266° Pontefice, di anni 76, figlio di tenerezza. emigranti piemontesi, gesuita che giunge Sono i comandamenti iniziali di Papa dall’America Latina, che sceglie di chia- Francesco: “Non dimentichiamo mai che il marsi Francesco, avvertiamo di essere pri- vero potere è il silenzio e che abbiamo il dovilegiati di aver assistito all’evento e mani- vere di accogliere con affetto l’intera umanità festiamo una personale partecipazione ca- specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, rica di gioia. Dopo lo stupore, le domande: chi ha fame e sete, straniero, nudo, malato, in “Come si sarà sentito quell’uomo sotto la volta carcere,…”. Santa Maria degli angeli 22 Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Altre note... L a cura di Giancarlo Giacomuzzi La “Santa Casa” di Loreto oreto è una meta comune a molti, si va a Loreto spinti dalla fede, dalla curiosità o forse solo per fare una gita con il proprio parroco e vedere la Santa Casa della Beata Vergine, la casa nella quale Maria è stata concepita, è nata, è cresciuta ed è diventata madre del figlio unigenito di Dio. La tradizione racconta che nella notte del 10 dicembre 1294 mentre era pontefice Bonifacio VIII, un trasporto miracoloso portò dalla Galilea sulla costa marchigiana la Santa Casa che fu posata su un colle presso un bosco di lauri ...quasi che Dio avesse permesso l’occupazione da parte dei musulmani del suo sepolcro, ma non della casa di sua madre. La basilica che il turista vede oggi, altro non è che il punto d’arrivo delle numerose costruzioni realizzate nei tempi attorno alle misere mura della casa ed eseguite per difenderle e perché potessero essere venerate, dove molti Pontefici si recarono per sostare in preghiera. Ricordiamo Giulio II, il Papa soldato che negli anni del suo pontificato (1503/13) prese decisamente le redini del potere e diede avvio, più di ogni altro, all’insegna della grande politica e delle imprese militari per assicurare nuovi territori alla Chiesa: splendido mecenate, fece di Roma il centro del Rinascimento Italiano. Venne a Loreto anche il fiorentino Leone X (1513/21), figlio di Lorenzo De Medici detto il Magnifico, che ebbe il torto di guardare troppo dall’alto in basso e con sprezzante orgoglio la dottrina di Martin Lutero al punto di scomunicarlo con quel che ne seguì. Ricordiamo anche Sisto V (1585/90), del quale si può ammirare la statua sul lato sinistro del sagrato, fu lui ad elevare Loreto al grado di diocesi e di città. In tempi recenti vennero Giovanni Paolo II il 10/12/1994 nell’occasione del settimo centenario di quel trasporto miracoloso ed ebbe a dire… “Loreto ci fa pensare a Nazareth e Nazareth rappresenta ogni casa, ogni famiglia cristiana” ed anche Benedetto XVI il 2/12/2007. La basilica ci appare grandiosa, mirabile la sua facciata con i tre portali di grande bellezza rievocanti le stoAnno LXII - n. 4 Aprile 2013 rie dell’Antico Testamento, talmente belli da rivaleggiare con le porte del Ghiberti, dette “del Paradiso”, nel Battistero di Firenze. Oggi la Santa Casa è protetta da un rivestimento marmoreo di grande bellezza quale appare nella fotografia e al suo interno, posta in una luminosa nicchia, sta la statua dell’attuale Vergine Lauretana, dalla scura tonalità, scolpita nel legno di un Cedro del Libano dei giardini vaticani e rivestita della preziosa dalmatica che ne protegge le fattezze. Naturalmente, nel corso dei secoli, molte sono state le congetture sul miracolo espresse da credenti e non credenti e fin dal tempo dell’Umanesimo non è mancato chi ha affermato che il trasporto angelico niente fosse se non l’ampliamento di una leggenda, una mistificazione e che meglio sarebbe stato, se proprio si voleva crederlo, pensare ad un trasporto via terra o via mare del materiale poi ricostruito in loco. Le fonti storiche ci danno comunque tre dati certi: nel 1288 Rinaldo di Montecroce ci dà notizia che la casa era ancora a Nazareth, nel Maggio 1291 l’intero territorio cadde in mano mussulmana e il successivo trasporto via terra sarebbe risultato pertanto impossibile, il 10 dicembre 1294 la casa si trovava già nella selva 23 di Loreto. Del resto come non pensare che il trasporto di una così grande quantità di materiale per terra o per mare, attraverso paesi e popolazioni diverse, non avrebbe non potuto lasciare una memoria storica. Ma ci sono altre considerazioni: le dimensioni della casa, priva di fondamenta, coincidono perfettamente con quelle delle fondamenta rimaste a Nazareth e una accurata analisi chimica delle pietre ha riscontrato che i muri sono formati da pietre della Palestina cementate con impasto di calce unita a cenere, paglia e bitume secondo l’antichissimo uso ebraico. Anche i simboli giudeo-cristiani del II e III secolo raffigurati sulle pareti risultano analoghi a quelli che si leggono sulle pareti rocciose della grotta dell’Annunciazione a Nazareth e non avrebbero potuto certo giungere su pietrame sparso e frazionato, ma solo su pareti integre e compatte. La grande devozione sorta spontaneamente attorno ad essa chiamò numerosi visitatori che giunsero per portare doni o sciogliere voti: ricordiamo un marinaio inviato da Cristoforo Colombo per una promessa da lui fatta sulla nave “Pinta” in navigazione verso il Nuovo Mondo e Marcantonio Colonna, comandante in capo della forza navale cristiana che si scontrò a Lepanto e liberò la cristianità dal pericolo turco. La mia visita si è conclusa davanti ad una scritta: … Maria nella sua infinita dolcezza ha accettato per sette secoli milioni di pellegrini e continua ancora ad accogliere tutti i suoi figli nella sua casa per abbracciarli nel suo cuore di Madre. Chiudo con la mia musica e con il delicato e delizioso Franz Schubert per ricordare il suo Quintetto per archi op.163 catalogo D 956 composto a 31 anni per 2 violini, 1 viola e 2 violoncelli. Solo l’ascolto può dare l’idea del grande effetto sonoro creato dai due violoncelli le cui melodie si susseguono una dopo l’altra nel sottolineare la pace solenne dell’Adagio, la forza e l’energia dello Scherzo e la triste rassegnazione che segue fino al brillante finale. Ci sarà stato un significato se Beethoven un giorno ebbe a dire .…Questo Schubert! Davvero vi è in lui una scintilla divina. Anno LXII - n. 4 Aprile 2013 Informazioni utili SS. MESSE DUOMO • Prefestiva: ore 18.30 • Festive: ore 9.30 11.00 - 18.30 • Feriale: ore 18.30 S. BENEDETTO - Muro • Festive: ore 7.30 S. BERNARDINO • Festive: ore 9.00 - 17.00 • Feriale: ore 9.00 S. GIUSEPPE • Festive: ore 10.00 • Feriale: ore 17.30 (esclusi: giovedì e sabato) Chiesa VISITAZIONE Solo feriale: ore 7.15 RENZANO • Solo sabato: ore 18.00 CAPPUCCINI BARBARANO • Festive: ore 10.00 -17.00 • Feriale: ore 17.00 MONASTERO • Festive e feriali: ore 8.00 APRILE Domenica 14 GIORNATA NAZIONALE UNIVERSITÀ CATTOLICA ore 14,30 in Oratorio gruppi S. Angela per il cammino verso Antiochia (3) Mercoledì 17 ore 20,45 in Oratorio Catechesi degli adulti Giovedì 18 ore 20,30 in Canonica: Gruppo Liturgia (3) Domenica 21 49ª GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI ore 14,30 in Oratorio gruppi S. Caterina per il cammino verso Cafarnao (4) Martedì 23 ore 20,30 a Fasano Consiglio Pastorale Zonale (3) Mercoledì 24 ore 20,45 in Oratorio: incontro Animatori dei Centri di Ascolto Venerdì 26 ore 20,30 in Canonica redazione de “Il Duomo” ore 20,45 in Oratorio Magistero per i Catechisti Domenica 28 MAGGIO dal 1 al 3 ore 20,30 recita S. Rosario nella Chiesa della Madonna del Carmine Venerdì 3 Primo venerdì del mese S. Comunioni agli ammalati Domenica 5 Incontro zonale gruppi Emmaus MonasteroVilla-Santuario Carmine ore 10,00 a S. Giuseppe: rito di ammissione ai Battesimi del 2 giugno ore 14,30 in Oratorio gruppi S. Giovanni Piamarta per il cammino verso Nazaret (4) dal 6 al 10 ore 20,30 recita del S. Rosario nella Chiesa di S. Giuseppe Martedì 7 Congregazione sacerdoti a Salò per verifica programmazione delle date di attività pastorale zonale per l’anno 2013/2014 Mercoledì 8 Ritiro presbiteri a Montecastello Venerdì 10 ore 20,45 in Oratorio Magistero per i Catechisti (in vista di ICFR dei sacramenti) Domenica 12 46ª GIORNATA MONDIALE COMUNICAZIONI SOCIALI ore 14,30 in Oratorio gruppi S. Francesco per il cammino verso Gerusalemme (4) dal 13 al 17 ore 20,30 recita S. Rosario nella Chiesa della Visitazione Martedì 14 ore 16,00 S. Messa al Cimitero Sabato 18 ore 20,30 veglia zonale di Pentecoste a Gardone Riviera ore 20,30 in Duomo: Celebrazione penitenziale comunitaria Domenica 19 ore 9,30 conferimento delle CRESIME e PRIMA COMUNIONE (Mons. Lorenzo Voltolini – Arcivescovo di Porvejo – Ecuador) dal 20 al 24 ore 20,30 recita S. Rosario nella Chiesa di S. Benedetto (al Muro) Venerdì 24 ore 20,45 in Oratorio Magistero per Catechisti (in vista della festa dell’Oratorio) dal 27 al 30 GIORNATE EUCARISTICHE (predica d. Franco Turla) a S. Bernardino ore 9,00 Canto delle lodi e S. Messa ore 20,30 recita del S. Rosario con Adorazione Venerdì 31 IL DUOMO - n. 4 Aprile 2013 Anno LXII ore 14,30 in Oratorio gruppi genitori primo anno dell’ICFR verso Betlemme (5) - abb. annuo Euro 11,00 - una copia Euro 1,05 - abb. sped. postale Euro 30,00 ore 20,30 recita del S. Rosario e processione da Renzano alla Madonna del Rio Dir. Responsabile - Antonio Fappani con decreto del Tribunale - Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 6/74 dell’8 - 3 - 1974 - Pubblicità: Segreteria Parrocchiale - tel. (0365) 521700 Fax. (0365) 523294 - Fotocomposizione del 6/4/2013 nella Canonica di Salò - Stampa: Tipolitografia Editrice LUMINI - Travagliato (BS) - Si può trovare il bollettino anche sul sito internet: www.parrocchiadisalo.it