mensile
della
comunità
di Salò
ANNO LXII - n. 4 Aprile 2013
PAPA FRANCESCO
SOMMO PONTEFICE
Vita di parrocchia a cura della Redazione
Tappe della vita
Sono entrati a far parte della famiglia di Dio:
Tonle Nouboudem Anilza
di Luc Yves e Nouny Irene Laure
Tonle Nouboudem Arnold
di Luc Yves e Nouny Irene Laure
Andriamampilazantsoa Cristina
di Rasoamanahirana Lily
Andriamahefa Mano
di Rasoamanahirana Lily
Andriamanjafimandimby Seth
di Rasoamanahirana Lily
Ferrari Eva Francesca
di Dario e di Kasimova Larisa
Ferrari Mark Roberto
di Dario e di Kasimova Larisa
Savoldi Kesia
di Eros e di Lora Aiscia
Sono tornati alla casa del Padre:
Silvestri Sonia in Benedetti, anni 77
Bovo Pierluigi, anni 73
Raggi Maria ved. Gobbi, anni 75
Zanrè Osvaldo, anni 72
Raggi Luigi, anni 87
Campetti Simone, anni 89
S. Rosario di Maggio 2013
** Prima settimana 1- 3 maggio alle ore 20,30
(da mercoledì a venerdì) nella chiesa del Carmine.
** Seconda settimana 6 - 10 maggio alle ore 20,30
(da lunedì a venerdì) nella chiesa di S. Giuseppe.
** Terza settimana 13 - 17 maggio alle ore 20,30
(da lunedì a venerdì) nella chiesa della Visitazione.
** Quarta settimana 20 - 24 maggio alle ore 20,30
(da lunedì a venerdì) nella chiesa di San Benedetto (al Muro).
** Quinta settimana 27 - 30 maggio alle ore 20,30 con Adorazione
(da lunedì agiovedì) nella chiesa di San Bernardino.
** Il 31 maggio alle ore 20.30, partendo dalla chiesa di Renzano,
reciteremo il Santo Rosario fino al Santuario Mad. del Rio.
HANNO COLLABORATO
ALLA REDAZIONE
Andreis mons. Francesco
Cavedaghi Daniela
Ciato Giovanni
Cobelli Renato
Dondio Lamber to
Guana don Gianluca
Giacomuzzi Giancarlo
Lugli Nerina
Madureri Luisa
Manni Anna
Marelli Bruno
Monti Osvaldo
Pollini Rosa
Tomasoni don Pierluigi
ALLA STAMPA
Beretta Alfredo
Vezzola Maurilio Elio
Sant Nicola
Rizza Augusto (Foto)
Equipe Tipolitografia Lumini
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
CPP: Stralcio dal verbale n.3 del 29.02. 2013
Dopo la Preghiera e la lettura del Verbale del precedente
CPP. , si passa a sentire le varie Commissioni:
Attività delle varie Commissioni:
Missioni. L’azione missionaria procede tenendo fede a
quanto programmato: incontro ogni primo lunedì del
mese in San Giuseppe, bancarella di Natale (€ 1.400);
Via Crucis zonale a Campoverde ad inizio Quaresima,
incontro zonale a Maderno, in allestimento bancarella
delle Palme.
Caritas. Sono stati donati aiuti particolari a extracomunitari. Sono in numero crescente gli italiani in difficoltà. È in programma un ritiro spirituale a Montecastello
(21.03 p.v.).
Liturgia. Si riflette sulla partecipazione, ritenuta buona,
agli Esercizi spirituali, in particolare alle celebrazioni eucaristiche del mattino; mancanza invece di giovani alle catechesi serali.
Famiglia: Si riferisce sugli incontri già avvenuti, la buona
partecipazione delle famiglie, il percorso di fede, la proposta di un pellegrinaggio a un santuario.
Giovani: Si ravvisa un movimento di giovani, già assidui
frequentatori dell’Oratorio, fuori sede per motivi di studio
o impegni saltuari di lavoro la domenica. In atto il tentativo
di ricompattare il gruppo (si pensa a incontro in Oratorio
la domenica mattina dopo la Messa, anziché la domenica
sera). Si valuta positivamente il grado di continuità delle
frequenze in generale, dopo il trasferimento del Curato..
Catechesi: Sono state già fissate le date per la celebrazione
dei sacramenti: alcuni bambini li riceveranno congiuntamente..
Esercizi Spirituali:
Ci si chiede se sia necessario modificare il format, in atto
da 15 anni «Se sì, in quale modo?». Seguono interventi:
affidare le meditazioni serali a figure diverse, differenziare le catechesi degli adulti da quelle dei giovani, inserirli
nella 2ª o 3ª settimana di quaresima anziché nella prima,
alternare 3 catechesi comuni a 2 “mirate”.
Inoltre: Si sollecitano proposte alternative in vista della
stesura del prossimo calendario liturgico pastorale. I riti
della Settimana Santa si svolgeranno secondo la formula
consueta.
Gianna
NUMERI UTILI PER TELEFONARE:
Mons. Francesco Andreis (3480421999) Segreteria
FAX Vicolo Campanile 2
.
.
Don Gianluca Guana (3492267166) Largo D. Alighieri
Don Pierluigi Tomasoni (3355212934) Via Gratarolo Mons. Francesco Bertoni (3318048427 Via Canottieri 2 Chiesa di S. Bernardino Piazza S. Bernardino .
Oratorio S. Filippo Neri Largo D. Alighieri
.
Scuola Cattolica “E. Medi” Via S. Jago 19 .
Padri Cappuccini Barbarano .
.
.
Caritas Zonale Via Canottieri 2 .
.
Cinema Cristal Largo D.Alighieri .
.
2
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.
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.
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.
tel.
521700
tel.
523294
cel. 3492267166
tel.
40296
tel.
520302 tel.
43449
tel.
43646
tel.
40039
tel.
20447
tel.
520843
tel.
521555
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
La Parola del Parroco a cura di Mons. Francesco Andreis
Q
L’Enciclica di Papa Francesco
uanto marciume vediamo e critichiamo nel nostro governo e nella
nostra società! Che fare? Lasciamo spazio ai “grillini” o “bossiani” di
turno? Ci dobbiamo rassegnare? Occorre
una “riforma del Presidente?” Qualcosa
deve cambiare, deve avvenire! Da questo
“pulpito” non ci permettiamo di donare
lezioni o linee… Il detto medice cura teipsum vale ancora, anzi: proprio ora.
Intendiamoci: anche se non sono “organismi” ne simili né opposti, questo andazzo non manca nemmeno nel mondo
ecclesiale, inteso come ecclesiastico. In
questi anni, molte cose sono cambiate nel
cattolicesimo e in meglio. Sono cambiate
specialmente sul piano della spiritualità,
della testimonianza, dell’impegno nella
carità. Eppure il clericalismo è sempre lì,
annidato nel “corpo” della Chiesa e nella
quotidianità di tanti suoi membri. Continua a rappresentare un modo di pensare,
di vivere.
C’è una cultura clericalista. C’è una mentalità clericale-deformata che è talmente
penetrata nell’identità di molti sacerdoti
da esserne diventata una seconda natura.
E non è soltanto diverso da quello dei secoli passati, il clericalismo di nuovo tipo:
è più pericoloso, potenzialmente molto
più pericoloso.
Benché sorto proprio come “dominio dei
chierici”, questo “stile” un tempo aveva quanto meno sostenuto la Chiesa e il
papato di fronte agli attacchi dei nemici
esterni.
Mentre adesso sembrerebbe diventato
un sistema per così dire “corporativistico” e cioè un sistema di difesa della
“casta” ecclesiale e dei privilegi dei suoi
componenti, che può stravolgere l’esercizio dell’autorità in puro autoritarismo
o, peggio ancora, può degenerare in una
“onnipotenza” che finisce per ammettere
tutto, per permettere tutto. Non è forse
andata così con la vicenda dei preti pedofili? L’atto di violenza compiuto da
quel sacerdote su quel bambino o l’imperdonabile decisione di quel Vescovo
In copertina:
di nascondere il male commesso dal suo
ministro corrotto? Ma non c’è bisogno
d’arrivare a questi esempi estremi, mostruosi, per spiegare in cosa consista il
nuovo clericalismo.
Ci sono i comportamenti dei singoli, le
loro aspirazioni a cambiare ruolo, a venir
promossi: il parroco che spera di diventare Vescovo, il Vescovo che mira a una
diocesi più grande o addirittura al cardinalato. Il far carriera e salire i gradini che
portano in cima al “sistema” non emerge
solo dal Vatileaks, ma anche dalla quotidianità dei rapporti tra Vescovi e preti,
preti e laici. Il clericalismo vive ramificandosi in tante forme diverse, in tante
situazioni diverse, fino ad attraversare
ormai l’intera comunità cattolica. Passano gli anni, cambiano i tempi e tuttavia
questa mala pianta riesce a mettere sempre nuove radici nei cuori degli uomini,
nei meccanismi istituzionali e burocratici
e… addirittura a deformare in “clericalismo” il laicismo di fedeli, un tempo irreprensibili. I preti facciano il prete e i laici
facciano i laici, verrebbe da dire.
Il nostro Vescovo Luciano, non uomo
delle decisioni facili e radicali, ma uomo
profondo e lineare (sullo stile di Papa
Francesco!) ha pensato al Sinodo per affrontare il tema delle Unità Pastorali e
coinvolgere in forma evangelica i preti, i
diaconi, i religiosi e i laici nella pastorale
concreta e unitaria. Dice a pagina 14 di
Comunità in cammino (opuscolo donato
ai sacerdoti lo scorso Giovedì Santo): «La
persona umana è fatta per entrare in relazione con il mondo e con gli altri (e con Dio!),
ma la costruzione di relazioni autentiche non
è facile. Ciascuno di noi si porta dentro un
istinto di auto-affermazione che ci inclina a
dominare sugli altri, un bisogno di sentirsi
perfetti che ci spinge a non riconoscere i nostri errori, un bisogno di possesso che rischia
di trasformare anche l’amicizia in volontà di
potere. Tutti noi abbiamo qualche tratto
nevrotico, che ci impedisce di essere sereni con gli altri…»
E il Papa Francesco che fa nei confronti
della stessa (se non peggiore!) situazione all’interno del Vaticano? Poche parole, ma rivoluzionerà la Chiesa con la
sua mitezza e il suo carisma. Migliorerà
la Chiesa nel nome del Vangelo e del
Concilio Vaticano II. Darà vita a una più
effettiva collegialità dei Vescovi e a un
pieno coinvolgimento dei laici, uomini
e donne, nel governo della Chiesa. Modificherà certamente la curia romana (se
non gli succederà come a Papa Luciani!),
ma la sua priorità assoluta sarà di come
comunicare Dio agli uomini e come annunciare il Vangelo a una società refrattaria alla religione e ai valori dello spirito. La sua «Enciclica» sta nel suo nome,
Francesco: Bergoglio rilancia la Chiesa sulla
via della pulizia, della sobrietà, della testimonianza, della povertà, dell’autonomia dal
potere politico e del distacco dalla mondanità. La vera rivoluzione avviene nel cuore
dei singoli fedeli, presbiteri o laici e della
comunità ecclesiale stessa! E per il nostro
governo e Stato italiano, cui abbiamo accennato all’inizio, che fare? Occorrerebbe
un «Bergoglio o un Monari politico» che
dica e faccia per iniziare a «confessarsi,
camminare ed edificare» uno Stato secondo il cuore di Cristo. Suor Angela della telenovela della Rai dice sempre: «Che
Dio ci aiuti!»… Riflettiamo e preghiamo!
Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio)
Il primo Papa giunto dalle Americhe è Jorge Mario Bergoglio, nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 figlio di emigranti piemontesi. Ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969, prosegue la preparazione tra il 1970 e il 1971 in Spagna. Il 31 luglio 1973 viene eletto provinciale dei gesuiti dell’Argentina e
il 22 aprile 1973 emette la professione perpetua nei gesuiti. Il 20 maggio 1992 viene eletto da Giovanni Paolo II vescovo di Auca e ausiliario di Buenos
Aires. Nel Concistoro del 21 febbraio 2001 Giovanni Paolo II lo crea Cardinale. Nell’aprile 2005 partecipa al Conclave in cui è eletto Papa Benedetto
XVI. Il 13 marzo 2013 è elevato alla Soglia Pontificia con il nome di Papa Francesco.
In questo numero vogliamo dare spazio ad alcune foto e riflessioni mirate su di Lui. Merita questo ed altro!
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Avvenimenti Diocesani a cura di Anna Manni da “La Voce del Popolo”
Gerusalemme,
pietre della memoria
Nell’anno pastorale dedicato alla riscoperta e al rinnovamento
dei fondamenti della nostra fede, su esplicito invito del nostro
Vescovo Luciano, l’Ufficio per il Turismo e i Pellegrinaggi e
l’Ufficio per la Famiglia insieme hanno risposto all’appello della
Chiesa madre di Gerusalemme, aderendo al Progetto “Pietre
della Memoria”.
La Città Vecchia di Gerusalemme è considerata patrimonio
dell’Umanità dall’Unesco. Le antiche mura racchiudono una
superficie di circa 900.000 m² e la città è suddivisa in 4 quartieri:
cristiano, armeno, ebraico e musulmano. Gli abitanti sono
circa 40.000. Il tasso di densità abitativa cambia di quartiere in
quartiere, ma è certamente tra i più alti al mondo nei quartieri
musulmano e cristiano.
I francescani della Custodia di Terra Santa possiedono da secoli
numerosi edifici in quest’area: oltre a conventi, chiese e altri
edifici, contano circa 400 unità abitative solo all’interno della
Città Santa. Tali abitazioni vengono assegnate alle famiglie
cristiane più bisognose che pagano alla Custodia affitti simbolici.
Molti ambienti sono tuttavia fatiscenti e le condizioni abitative
insalubri e disagiate. Si tratta di una vera e propria emergenza
abitativa, che ha spinto i francescani a intervenire con un ampio
programma di interventi all’interno della Città Vecchia.
Dalla fine del 2007, la Custodia e la sua ONG “ATS” hanno
dedicato parte delle donazioni che ricevono ogni anno per
interventi di ristrutturazione delle case in Città Vecchia, in
un progetto specifico intitolato “Pietre della Memoria”. Esso
consiste di interventi mirati a ristrutturare edifici o impianti
fatiscenti, ad ampliare ove possibile gli appartamenti, a
rimodellarli in modo da permettere alle famiglie di accogliere
nuovi figli, a riadattare appartamenti abbandonati o lasciati
liberi per nuove famiglie giovani.
Il costo totale dei tre interventi è stimato attorno ai 45.000 €.
La Custodia di Terra Santa è disponibile a integrare eventuali
donazioni in modo da portare a termine il progetto.
Come poter contribuire:
** Per mezzo di bonifico bancario sul conto corrente della Curia
di Brescia, specificando la causale : “Operazione pietre della
memoria”. IBAN IT98L0350011205000000001016
** Portando direttamente assegno o denaro in contanti
all’economato della Curia, specificando la stessa causale.
Papa Francesco: le prime
impressioni del Vescovo Monari
Riportiamo i primi commenti del nostro Vescovo dopo
l’elezione di papa Francesco. «Credo che papa Francesco
ci possa aiutare a sentirci un’unica Chiesa diffusa su tutta
la terra, ma con un unico riferimento che è il Signore.
Con la sua elezione si entra in un mondo davvero nuovo,
straordinariamente importante per la Chiesa cattolica,
perchè l’America Latina è il continente dove la presenza
dei cattolici ha un significato particolare... La scelta del
nome, inoltre, sembra dire di un’immagine nuova che il
Papa vuole dare, un’immagine di Chiesa con cui è bello
confrontarsi, una Chiesa che prende il Vangelo così com’è
e cerca di viverlo con dedizione totale al Signore, nella
povertà e nella sequela».
Un ponte con Dio
e tra gli uomini
Tra i vari interventi del nuovo Papa, abbiamo scelto alcuni
stralci dal discorso del 22 marzo al corpo diplomatico
accreditato presso la Santa Sede, particolarmente significativo.
«...Ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome
pensando a Francesco di Assisi... Uno dei primi è l’amore
che Francesco aveva per i poveri. Quanti poveri ci sono
ancora nel mondo! Sull’esempio di Francesco di Assisi,
la Chiesa ha sempre cercato di avere cura, di custodire in
ogni angolo della terra, chi soffre per l’indigenza... Ma c’è
anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri
giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati
più ricchi... La seconda ragione del mio nome. Francesco
di Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è
pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno
è la misura di se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre
e solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso tempo
del bene degli altri... Uno dei titoli del Vescovo di Roma
è Pontefice, cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra
gli uomini. Desidero proprio che il dialogo tra noi aiuti a
costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa
trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma
un fratello da accogliere ed abbracciare! Lottare contro
la povertà sia materiale, sia spirituale; edificare la pace
e costruire ponti. Sono come i punti di riferimento di un
cammino al quale desidero invitare a prendere parte
ciascuno dei Paesi che rappresentate...»
La Valle, il suo lavoro,
la sua gente,
la sua Banca.
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
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A richiesta si rilasciano preventivi
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
In ascolto della Parola ... a cura di Oswald
S
La fede verificata nelle opere
abato 16 marzo u. s., una decina di operatori, volontari della
Caritas zonale di Salò, si sono
recati all’Eremo di Montecastello di
Tignale sul Garda, per trascorrere
una giornata di riflessione quaresimale sul tema: “Con le mie opere
ti mostrerò la mia fede a vantaggio
dei fratelli”.
Il ritiro spirituale, condotto con bravura dal direttore dell’Eremo
don Dino Capra, coadiuvato da
suor PierAnna e suor Vincenza,
ha avuto come testo di riferimento biblico, sul quale meditare, la Lettera di Giacomo.
Chi è questo Giacomo? Sappiamo dalle sacre Scritture che ha
un posto di primo piano nella
comunità madre di Gerusalemme. Paolo lo cita fra i testimoni
della Risurrezione (1^ Cor 15,7).
Uscendo miracolosamente dalla
prigione, Pietro si preoccupa di
annunciargli subito la sua liberazione (At 12,17). All’indomani della sua conversione, Paolo
prende contatto con lui (Gal
1,18-19). Prende parte al Concilio di Gerusalemme in maniera
determinante. Indubbiamente si
tratta di un personaggio importante!
Cosa dice questa lettera che
sembra più un’omelia, sembra più
una catechesi, e a chi è indirizzata?
È indirizzata al popolo di Dio “disperso” per il mondo… Io l’ho letta
e l’ho sentita come fosse stata scritta per me in quanto volontario della
Caritas.
Provo a sintetizzare alcuni capitoli.
A partire dal capitolo 1, versetto 19,
si apre una riflessione su di un tema
caro anche a Paolo e cioè il rapporto
tra la fede e le opere. Infatti al versetto 22 ci viene detto: “Non ingannate
voi stessi: non accontentatevi di ascoltare la parola di Dio; mettetela anche in
pratica”!
Al cristiano è stata offerta la parola
divina, seminata nel suo cuore; essa
non deve essere solo ascoltata, ma
anche accolta operosamente. Guai
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
ad essere superficiali, pronti ad accendersi un istante davanti all’illuminazione divina senza esporre a
quella luce la propria vita, trasformandola in opere buone.
Il capitolo 2 ha come titolo: Contro
le ingiuste preferenze e ci esorta a
comportarci allo stesso modo con
tutti, appunto senza preferenze.
Quante volte, invece, sono tentato di
dare di più a coloro che si presentano bene, che sanno parlare, che sono
simpatici… e gli altri? Non hanno
forse le stesse esigenze?
Moderate la lingua è il titolo del
capitolo 3 della Lettera di Giacomo
e ci raccomanda di tenere a freno
la lingua. Quante volte invece critico, dentro di me, colui che viene a
chiedere aiuto, solo per il fatto che
è vestito abbastanza bene? Oppure
faccio delle battute ironiche, solo per
il fatto che è arrivato in automobile?
Al versetto 9 si legge: “Noi usiamo la
lingua per lodare il Signore che è nostro
Padre, ma anche per maledire gli uomini
che Dio ha fatto simili a Lui. Dalla stessa
bocca escono parole di preghiera e parole
di maledizione. Fratelli, questo non deve
avvenire. Forse che da una stessa fonte
5
può uscire acqua buona e acqua amara”?
Quindi non giudichiamo gli altri e
accogliamoli come fratelli bisognosi. Al capitolo 4, versetto 11, ci viene
detto: “Fratelli, non parlate male gli uni
degli altri. Chi parla male di un fratello o
lo giudica, è come se parlasse male della
legge di Dio e la giudicasse. Ora, se ti
metti a giudicare la legge di Dio, sei uno
che giudica e non sei più uno che obbedisce alla legge. C’è uno solo che dà
la legge agli altri e può giudicare:
Dio. Egli può salvare e distruggere. Ma chi sei tu che pretendi di
giudicare il tuo prossimo?
Al capitolo 5, versetto 13, ci
viene ricordata l’importanza
della preghiera: “Se qualcuno
di voi è nella sofferenza, si metta a
pregare. Se invece qualcuno è contento, canti le sue lodi al Signore.
Se qualcuno di voi è malato, chiami i responsabili della comunità.
Essi preghino per lui e lo ungano
con olio, pregando il Signore.
Ho letto su “Avvenire”, proprio alla vigilia del Ritiro spirituale una frase di papa Francesco che mi ha molto colpito
e dice: «Possiamo camminare
quanto vogliamo, ma se non professiamo Gesù Cristo, la cosa non
va. Diventeremmo solo un ONG
pietosa».
Il ritiro spirituale si è concluso con
la santa Messa. Penso e credo fermamente che un incontro così sia
positivo per lo spirito e anche per
il corpo, perché il ritrovarsi a pranzo tutti insieme è stato molto bello.
La natura ha fatto poi il resto… il
maestoso monte Baldo, il nostro bel
lago e le dolci colline hanno di sicuro
contribuito alla meditazione. Voglia
il Signore che diventi un’abitudine
il ritrovarsi lassù almeno un paio di
volte all’anno.
Concedici, o Signore, di avere un cuore
compassionevole e generoso che sappia
consolare i fratelli che sono nel dolore e
soccorrerli nei loro bisogni; donaci anche
la grazia di confidare, con piena fiducia,
nel tuo amore misericordioso, per ottenere il trionfo sul male.
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Caritas e Vita Missionaria
L
L’attività della Caritas nell’anno 2012
a nostra Caritas zonale, che svolge l’attività in favore
dei residenti nei comuni di Salò, Roè Volciano, Gardone Riviera e Toscolano Maderno, ha continuato anche
nell’anno trascorso a svolgere il suo compito di aiuto con le
sue attività che descriviamo:
*** Sono state seguite 196 famiglie, in collaborazione con le
assistenti sociali dei Comuni interessati in modo da intervenire in modo opportuno nelle specifiche situazioni. Si è provveduto alla distribuzione di 1.162 pacchi viveri a 137 nuclei
familiari (composti complessivamente di 427 persone) e si è
intervenuti con la distribuzione di 556 provviste di vestiario.
La percentuale delle famiglie italiane rispetto al totale è stata anche lo scorso anno del 25%. Come si può ricavare dal
resoconto che riportiamo di seguito, le nostre entrate sono
ENTRATE (in Euro)
Raccolta durante la giornata della carità
Contributi da assistiti
Offerte da privati
Restituzioni prestiti infruttiferi
Contributo Comune di Salò per propri assistiti diretti
Contributo Comune di Roè Volciano
Contributo Parrocchia
Contributo Caritas diocesana “Briciole lucenti”
Ricavato Pesca di beneficenza
Ricavato banco libri
Totale entrate euro
5.112
1.519
2.502
1.600
2.500
1.000
800
3.150
5.157
3.000
26.340
USCITE (in Euro)
Contributi a famiglie bisognose a fondo perduto
Prestiti diretti infruttiferi
Spese alimentari per assistiti diretti del Comune di Salò
Spese per acquisto alimentari
Contributi ad esterni:
- Adozioni a distanza
- Operazione caritativa Mali
- Oratorio di Salò
Spese di funzionamento:
- Mezzo di trasporto
- Utenze varie
- Riscaldamento
- Spese varie
- Spese bancarie
Totale uscite euro
Passato al Bilancio dell’anno successivo. Disavanzo euro
13.205
2.000
2.500
5.995
1.872
500
500
1.346
1.216
1.040
325
221
30.720
4.380
rappresentate dal ricavato di nostre iniziative (pesca di beneficenza e banco libri), dalla raccolta nelle varie Parrocchie in
occasione della Giornata della Carità, da contributi da privati
e da enti pubblici. È giusto far presente che, nonostante le
suddette entrate, non sarebbe possibile far fronte alla spesa
per l’acquisto delle ingenti derrate se non ci fosse la disponibilità dell’agenzia statale “AGEA”, che distribuisce alimentari della Comunità Europea e del magazzino diocesano presso
il mercato ortofrutticolo di Brescia “ottavo giorno”.
*** Finora sono state finanziate 18 famiglie con l’iniziativa del
“Microcredito” per un totale di 47.600 euro; ricordiamo che
sono ancora disponibili fondi, per cui sollecitiamo chi fosse
nelle condizioni (necessità di contrarre spese straordinarie di
carattere familiare , tipo: acquisto auto usata per recarsi al
lavoro, arredamento, nozze, spese mediche) a recarsi presso
la nostra sede. Il finanziamento massimo, a tassi minimi, è di
3.000 euro, da restituire in 36 rate mensili: è indispensabile
avere un reddito di importo tale che dia la possibilità di restituire il prestito.
*** Nell’anno sono stati erogati contributi a fondo perduto
per 13.000 euro a 15 famiglie, per la copertura di spese urgenti quali: canoni di affitto arretrati, spese mediche, utenze
domestiche varie. Sono molto aumentate le richieste per il
pagamento delle rate di affitto e delle utenze arretrate, con il
rischio della sospensione dell’erogazione di gas e luce. Per la
mancanza di lavoro sono aumentati gli sfratti, con derivante difficoltà a reperire un nuovo alloggio, in considerazione
anche degli alti canoni che si esigono nella nostra zona. Parte
degli importi erogati a fondo perduto è stata coperta dalla
Diocesi con il “Fondo briciole lucenti”, relativamente a famiglie con figli a carico.
*** Sono stati poi erogati 2.000 euro direttamente dalla nostra
Caritas a 3 famiglie per necessità impellenti, con restituzione
mensile senza interessi.
A chiusura di queste note riportiamo una frase di Papa Francesco pronunciata nell’omelia della domenica delle Palme:
“Bisogna imparare a guardare in alto verso Dio, ma anche
in basso verso gli altri, verso gli ultimi”.
In questa occasione ricordiamo con nostalgia, sicuri di ritrovarci, il nostro amico volontario Pierluigi, che ci ha lasciato
dopo breve malattia.
FILIALE DI CUNETTONE DI SALÒ
Via Zette, 31 - tel. 0365 438058
SPORTELLO BANCOMAT - Largo D. Alighieri (Stazione Bus)
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
6
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Santo del mese a cura di Luisa Madureri
San Francesco d’Assisi
U
“Ho intenzione di prendermi una sposa, molto più nobile, ricca e bella
di quanto voi possiate immaginare: Madonna povertà”
n giorno San Francesco si trova
nel chiostro della Porziuncola,
con frate Masseo. “Perché a te? gli
dice Masseo – Perché tutti corrono dietro a
te, tanto che tutti desiderano vedere te, sentire
te, servire te? Non sei di corpo così eccezionalmente bello e attraente, non sei neppure
un dotto nelle scienze e neanche di alta nobiltà, perché allora succede che tutti corrono
dietro proprio a te?”.
San Francesco guarda il cielo, sorride,
si inginocchia, rende gloria a Dio e, con
grande letizia dice: “Vuoi sapere perché a
me? Perché tutti corrono dietro a me? È un
dono fattomi da Dio altissimo, i cui occhi
riconoscono ovunque i buoni e i cattivi ed i
suoi santi occhi non hanno trovato, tra tutti i
peccatori, nessuno più vile, più insignificante
e più povero di me. Dio, per compiere la sua
opera meravigliosa, non ha trovato nessun
essere più debole sulla terra. Per questo ha
scelto me, perché si riconosca che ogni forza e
ogni bene viene solo da lui, non dalle creature
e perché nessuno possa gloriarsi ed insuperbirsi”. Frate Masseo per sempre lo ama:
Francesco è di vera e grande umiltà.
Francesco nasce ad Assisi nel 1182, mentre il padre, Pietro di Bernardone, ricco
mercante di stoffe, è in viaggio di affari in
Provenza – la madre, Monna Pica, lo battezza Giovanni – quando il padre rientra
dalla Francia, gli dà un nome insolito:
Francesco, il “francese”. Il Francesco degli
anni giovanili è un Francesco perduto:
egli stesso, nel “Testamentum” allude al
tempo precedente la conversione come
quello nel quale è immerso “in peccatis”.
È un ragazzo ambizioso: aspira a cambiare vita attraverso i meriti acquistati combattendo o attraverso il matrimonio con
una fanciulla di nobili origini, seguendo
così i valori di cortesia ed affabilità dell’ideologia cavalleresca.
Il 1202 è un anno cruciale: desideroso
ancora di fare fortuna con le armi, Francesco parte per la guerra contro Perugia,
da sempre rivale di Assisi per interessi
economici. Nel 1203 è fatto prigioniero e
per un anno rimane nelle carceri perugine: esperienza molto formativa, cui reagisce con allegra forza, con amorevolezza
costante verso carcerati deboli ed isolati.
Torna ad Assisi ed è di questo momento
il famoso episodio del mantello, rappresentato anche da Giotto, che Francesco
divide con un cavaliere infreddolito incontrato per strada. Nel 1205 Francesco è
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
inquieto, insoddisfatto: ottiene dal padre
il permesso di recarsi in pellegrinaggio a
Roma. Un giorno, indignato per le misere offerte dei pellegrini in S. Pietro, versa
tutto il suo denaro in Chiesa e poi, spinto da una gioia irrefrenabile, si mette a
mendicare, cantando lodi a Dio. Scrive:
“il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza cosi: quando ero
nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara
vedere i lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse a loro e usai con essi misericordia. E
ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in
dolcezza…”. È l’inizio di una nuova vita,
la rivelazione del cammino da intraprendere, la rivolta totale verso il padre. Il
padre, esasperato, lo denuncia al Vescovo: nel 1206 il contraddittorio; Francesco
compare completamente nudo e, alla presenza del Vescovo, depone il denaro sui
propri abiti e dichiara: “Finora ho chiamato
te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso
dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei
nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia
speranza”. È rottura definitiva: Francesco
non è più un giovane ricco e privilegiato. Ha lasciato tutto: denaro e famiglia. Si
confeziona un abito da eremita di panno
ruvido, pratica il digiuno, prega a lungo
ogni giorno, si vota ai poveri.
Tra il 1206 e il 1208 Francesco percorre le
strade di Assisi, è inebriato da Dio, mendica pietre per il restauro di San Damiano, lui così ricco cerca il cibo come un
vero povero, con una scodella. Lo fa per
amore di colui “che nacque povero, visse
poverissimo, rimase povero e nudo sulla croce”. Prima deriso, poi sempre più amato,
Francesco non parla in latino dal pulpito
7
di una chiesa, ma per le strade, usando la
lingua del popolo: “i suoi discorsi penetravano nell’intimo del cuore e suscitavano forte
stupore negli ascoltatori”.
Francesco è l’uomo della povertà, della
pace, che ama e custodisce il creato. Il
povero è al centro di ogni azione. Ricorda Papa Francesco: “l’uomo che ci dà lo
spirito di pace è l’uomo povero: come vorrei
una Chiesa povera, una chiesa dei poveri”.
È proprio questa la rivoluzione cristiana
di Francesco: povertà, non violenza, pace
sono, per lui, intimamente connesse. Fino
al giorno della sua morte trasmette ai fratelli la volontà di evitare qualsiasi contatto con il denaro. Francesco ed i suoi frati
presentano al Papa Innocenzo III il loro
progetto; il papa dà la sua approvazione
ai dodici uomini che vogliono vivere il
Vangelo: è il 1209.
Il fascino di Francesco seduce una fanciulla di diciotto anni: il 19 Marzo 1212,
domenica delle Palme, tutta Assisi parla
della fuga da casa di Chiara, figlia di un
potente notabile della città; con alcune
compagne raggiunge Francesco e i frati
alla Porziuncola. Lo conosce da tempo:
gli si consegna con gioia. Fancesco le taglia i lunghi capelli e la veste con l’abito austero dei frati: Chiara si stabilisce
con la sorella Agnese e altre ragazze a
San Damiano. Le “donne povere” vivono
come Francesco, in una serenità gioiosa,
tra preghiera, lavoro e povertà, senza mai
lasciare il chiostro.
Francesco è commovente: parla agli uccelli, ai lupi, a tutte le creature; esorta “i fiori,
le messi, le acque, le selve, le pietre, la terra,
il fuoco, l’aria, il vento ad amare e lodare il
Signore”. Dopo una lunga lotta interiore,
Francesco scrive la Regola, in completa
solitudine: è il 1223. Nello stesso anno,
a Natale, Francesco, ha un’intuizione bellissima: “rappresentare il Bambino nato a
Betlemme, come fu adagiato in una greppia,
come giaceva sul fieno fra il bue e l’asinello”.
È il nostro presepe, umile e povero. Nella
solitudine della Verna, Francesco riceve le
stimmate: l’imitazione di Cristo si affonda nella carne. Poi ritorna a predicare nei
villaggi. È stanco, quasi cieco: compone
una delle opere più suggestive della letteratura, il “Cantico di frate Sole” ed invita
a lodare Dio per la bellezza del mondo.
Nel suo “Testamento” accoglie cantando
“sora nostra Morte corporale”: è la sera del
3 ottobre 1226.
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Oratorio vita quotidiana
Il volto del testimone
Il Papa emerito Benedetto XVI ha scritto ai giovani una
lettera per la Giornata Mondiale che si celebra nella
giornata delle Palme: «Andate e fate discepoli tutti i
popoli!» (cfr Mt 28,19).
Il periodo pasquale è per tutti noi credenti il tempo
della testimonianza. Questa grande esortazione
missionaria che Cristo ha lasciato alla Chiesa intera
rimane attuale ancora oggi. Ritengo che questo mandato
debba risuonare con forza nel cuore dei giovani.
Stiamo vivendo l’Anno della fede ed ogni domenica
ci confrontiamo in Oratorio sui contenuti della nostra
fede e sull’incontro quotidiano con il Cristo Risorto. Il
monito del Papa emerito ai giovani è di essere coinvolti
in questo slancio missionario di tutta la Chiesa: “far
conoscere Cristo è il dono più prezioso che potete fare agli
altri”. Ripensando quindi al tuo volto, caro giovane
pellegrino, rivedo in te lo sguardo di chi ha gli occhi mai
vuoti perchè guardando al Cristo hai imparato a vedere
come vede Dio!
Concludo questo mio pensiero con le parole di Benedetto
XVI: “La Chiesa ha fiducia in voi e vi è profondamente
grata per la gioia e il dinamismo che portate: usate i vostri
talenti con generosità al servizio dell’annuncio del Vangelo!
Sappiamo che lo Spirito Santo si dona a coloro che, in umiltà
di cuore, si rendono disponibili a tale annuncio. E non abbiate
paura: Gesù, Salvatore del mondo, è con noi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo (cfr Mt 28,20)!”
don Gianluca
a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri
richiamare quei pochi, splendidi ed interminabili minuti
che Papa Francesco ci ha regalato alla finestra di Piazza San
Pietro, il giorno della sua elezione, dove ha chiesto, bensì insegnato, la Preghiera. Si è davvero fermato il tempo:
il popolo di Dio ha pregato, unito al Vescovo di Roma, il
Padre Nostro e l’Ave Maria, per il Papa emerito Benedetto XVI e ancora, nel silenzio totale tra la folla del mondo,
Papa Francesco ha richiesto, per sé, la preghiera di ognuno:
personale, quel diretto dialogo con Dio, che alimenta come
il pane quotidiano la forza interiore.
È da questo che si parte per sentire che Dio è vicino a noi,
da un vero rapporto con la preghiera: comunitaria, dove si
entra in relazione con gli altri, e solitaria, personale dove
Dio dialoga, nel silenzio, con chi vuole ascoltare.
Concludo citando la preghiera alla Divina Misericordia,
che fu affidata a Santa Faustina da Gesù stesso. La nomino,
perché la prima domenica dopo Pasqua è dedicata proprio
alla Divina Misericordia. Ricordo, inoltre, le parole di don
Pierluigi durante la messa del 17 marzo alle 9,30, dove ha
spiegato che la parola “misericordia” è formata da miseria,
tristezza e cuore: ovverossia Gesù che si prende a cuore la
nostra miseria.
Daniela C.
La preghiera
e Papa Francesco
Le preghiere ci sono state insegnate da piccoli e ciascuno ne
ha ereditato il fascino avvicinandosi all’una piuttosto che
all’altra, senza pensarci troppo, per abitudine. Il cammino
per imparare a pregare non è facile, dico che è il raggiungimento più alto cui aspirare, non per diventare una beghina, attenti all’osservanza di regole e giaculatorie magiche
per avvicinarsi alla divinità, qualcosa al di fuori di noi, irraggiungibile o poco comprensibile. Pregare è formare un
pensiero fermo, che non agita la mente in un andirivieni
continuo tra passato e futuro, ma coglie l’attimo e ferma
il tempo in un dialogo presente. C’è stato detto, tante volte, della relazione che si deve creare tra noi e Dio ma, la
difficoltà, sta proprio nel non vedere questo altro manifestarsi e restare, quindi, nel dubbio di non essere ascoltati.
Inevitabilmente, affianchiamo un’indagine affannosa, fatta
di richieste, ricerche sui testi e confronti con coloro che ci
attraversano la strada.
La ragione vuole la sua parte e questa strada è bene percorrerla, se la sete è forte. La vera preghiera sta nella semplicità delle cose, nell’umiltà di un cuore, e qui non posso non
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Le lacrime del Signore
Vi esorto a leggere queste poche parole che mi hanno
fatto riflettere. Sono un breve pensiero di un padre
della Chiesa che ho letto in questi giorni. “Gesù andò
per trarre fuori il morto dal sepolcro e interrogò: Dove
lo avete deposto? E comparvero le lacrime sugli occhi di
Nostro Signore (Gv 11,34-35), le sue lacrime furono
come la pioggia e Lazzaro come il grano e il sepolcro
come la terra. Egli gridò con voce di tuono e la morte
tremò alla sua voce: Lazzaro si erse come il grano,
uscì fuori e adorò il Signore che lo aveva risuscitato”.
(S. Efrem)
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Oratorio vita quotidiana
a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri
Il decalogo della
quotidianità di
Papa Giovanni XXIII
1) Solo per oggi, cercherò di vivere alla giornata (in senso positivo), senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in
una volta.
2) Solo per oggi, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò
con sobrietà; non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non
criticherò nessuno; non pretenderò di migliorare o disciplinare
nessuno tranne me stesso.
3) Solo per oggi, sarò felice nella certezza che sono stato creato
per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
4) Solo per oggi, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere
che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
5) Solo per oggi, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario
alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita
dell’anima.
6) Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a
nessuno.
7) Solo per oggi, farò almeno una cosa che non avrei gusto di
fare e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che
nessuno se ne accorga.
8) Solo per oggi, mi farò un programma: forse non lo seguirò
a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta
e l’indecisione.
9) Solo per oggi, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona provvidenza di Dio si occupa di me come di
nessun altro esistente al mondo.
10) Solo per oggi, non avrò timori. In modo particolare non
avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà.
Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se
pensassi di doverlo fare per tutta la vita.
In conclusione un proposito totalitario: “Voglio essere buono,
oggi, sempre, con tutti”.
Così potremmo realizzare l’auspicio che Papa Giovanni formula per ogni cristiano: “Ogni credente, in questo mondo, deve
essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa: e tanto più lo sarà, quanto più, nella intimità di se
stesso, vive in comunione con Dio”.
Ritiro a Montecastello
Domenica 17 marzo si è svolto a Monte Castello il ritiro
per i giovani. Tema dell’incontro era la Parabola del Padre
Misericordioso. Ho contemplato un avvenimento di straordinaria bellezza e profondità. È stata definita “un vangelo
nel vangelo”. La meditazione di don Giambattista partiva
da una provocazione: perché Gesù ci narra questa parabola? La risposta la troviamo nei primi versetti del brano: “Si
avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I
farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora egli disse questa parabola (Lc 15,1-3). Due
atteggiamenti mi hanno subito colpito: esistono due modi
di porsi davanti a Gesù. I pubblicani e i peccatori “ascoltano” la parola di Gesù, manifestando così un desiderio di
salvezza. I farisei e gli scribi, invece, mormorano, svelando
ostinazione e rifiuto. Il motivo del mormorare è dato dalla
prassi di Gesù di “ricevere i peccatori”. Ho capito che in
Gesù vive un’attesa senza pregiudizi e una disponibilità
senza limiti verso l’uomo e in particolare verso l’uomo peccatore. E questo fino a giungere a sedersi a mensa con i
peccatori pubblici, con i lontani dalla Legge di Dio. In questa giornata di ritiro ho sperimentato la forza di Dio: la sua
misericordia verso di me.
Un giovane
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Oratorio vita quotidiana
a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri
Ritiro del
Processione
Gruppo San Piamarta per la vita
Sabato 23 marzo abbiamo vissuto il ritiro in preparazione alla Pasqua. Aiutati dalle nostre catechiste e da alcune
mamme abbiamo decorato i nostri rametti di ulivo. Domenica mattina Monsignore ha benedetto in piazza della
Serenissima i nostri rametti e ci ha detto che erano molto
colorati. Che bello è stato camminare sul lungolago di Salò
con i nostri lavoretti assieme a mamma e papà. Ringrazio
la mia catechista per avermi aiutata a vivere un pomeriggio
così bello e la mia mamma che mi è stata vicina sabato e
domenica.
Una bambina
Festa
di metà Quaresima
Domenica 10 marzo, IV del tempo di Quaresima, abbiamo festeggiato in Oratorio la Domenica della gioia. Il tempo liturgico prevede, come già in Avvento,
che a metà del cammino Quaresimale la chiesa festeggi l’imminenza della Pasqua di Gesù. Alcuni animatori, assistiti da mamme volontarie e ben coordinate
da un giudice imparziale, hanno fatto cantare, ballare
e giocare una settantina di fanciulli saliti in Oratorio
per l’occasione. Durante la preghiera don Gianluca
ha ricordato l’importanza di “Gustare e vedere com’è
buono il Signore” mediante la preghiera del salmo
33. Subito dopo, divisi per squadre, hanno festeggiato con giochi ben preparati e molto divertenti. Il bel
tempo e le gustose torte delle nostre sempre generose
mamme, hanno fatto da cornice a questa simpatica
domenica in Oratorio.
Grazie a tutti per l’impegno profuso e complimenti
ai vincitori!
Gli animatori
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Sabato 16 marzo noi fanciulli del Gruppo Santa Caterina, accompagnati dai nostri genitori, abbiamo
partecipato alla Processione per la Vita organizzata
dal Movimento per la Vita di Garda e Valsabbia. Ci
siamo trovati alle 14.15 presso il Monastero della Visitazione per il nostro ritiro di Quaresima.
Don Carlo ha introdotto la preghiera benedicendo
noi bambini e dopo aver consegnato alcune rose
bianche alle nostre suore siamo partiti in processione
fino al Cimitero di Salò. Durante il cammino abbiamo
pregato con canti e recitato il Rosario. È stato un bel
momento per prepararci alla Pasqua di Gesù. Grazie
ai nostri catechisti che ci hanno aiutato a vivere con
gioia questo momento.
Gruppo Santa Caterina
Apostolato
della preghiera
Non è nato ieri, ma è ancora attuale! Sorto in Francia nel
1844, l’Apostolato della Preghiera (AdP) oggi è presente
in tutto il mondo; si calcola che parecchi milioni di persone pratichino l’Offerta della giornata. Anche nella nostra
Diocesi è diffuso in molte Parrocchie e Comunità. L’AdP
è una strada di santità, aperta a tutti. Aiuta a compiere un
percorso di fede: alla luce della Parola di Dio, fa vivere i
Sacramenti nello spirito del sacerdozio comune dei fedeli.
Invita a conoscere le inesauribili ricchezze di Cristo, praticando e diffondendo la devozione/spiritualità del Cuore
di Gesù, che è il culto dell’amore di Dio per noi e la pratica
del nostro amore verso Dio e verso il prossimo.
L’AdP è un programma di vita, che propone: la consacrazione al S. Cuore, nella linea delle promesse battesimali; la
riparazione per i peccati propri e altrui, partecipando alla
Croce-Risurrezione di Gesù e rispondendo al male con
il bene; la pratica quotidiana dell’Offerta della giornata:
Cuore divino di Gesù, io ti offro, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati e per la
salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo,
a gloria del divin Padre.
La giornata viene offerta in particolare secondo le intenzioni mensili, affidate all’AdP dal Papa e dai Vescovi italiani.
Anche il nostro Vescovo diocesano ogni anno propone una
richiesta particolare. L’AdP è dunque un servizio ecclesiale
di semplice attuazione e… «compatibile» con tutti i
tipi di associazioni e movimenti.
Per informazioni e adesioni puoi rivolgerti a: don
Diego Facchetti, Seminario Diocesano - via Bollani
20 - 25123 Brescia Tel. 030 3712236 - 3405859709 [email protected]
Don Diego Facchetti
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Oratorio vita quotidiana
I
a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri
THINKING DAY 2013
together we can save children’s lives
l Thinking Day è occasione per i ragazzi e le ragazze di
tutto il mondo di approfondire la conoscenza di temi
importanti, che toccano da vicino i loro coetanei in diverse parti del mondo e per impegnarsi per cambiare in
meglio il mondo che li circonda.
Anche a Salò gli scout e le guide del gruppo hanno potuto,
attraverso le attività proposte per il Thinking Day acquisire
consapevolezza e far sentire la propria voce in difesa dei
diritti dei più deboli.
Negli anni scorsi sono stati trattati argomenti riguardanti la lotta alla povertà, l’equità di genere e la protezione
dell’ambiente: il WAGGGS (World Association of Girl Guides and Girl Scouts – il corrispettivo femminile dell’organizzazione mondiale del movimento scout) ha scelto per il
Thinking Day 2013 di focalizzare l’attenzione sugli obbiettivi che riguardano la salute materna e infantile.
C’
era una volta un ragazzo
con un pessimo carattere.
Suo padre gli diede un sacchetto pieno di chiodi e gli disse di
piantarne uno nella palizzata del
giardino ogni volta che bisticciava
con qualcuno. Il primo giorno ne
piantò 37 di chiodi nella palizzata
del giardino.
Le settimane seguenti, imparò a
controllarsi e i numeri dei chiodi
piantati nella palizzata diminuirono di giorno in giorno: scoprì che
era più facile imparare a controllarsi che piantare i chiodi. Finalmente,
arrivò il giorno in cui il ragazzo non
piantò nessun chiodo nella palizzaAnno LXII - n. 4 Aprile 2013
Il traguardo per l’obbiettivo che riguarda i bambini è quello di ridurre di due terzi, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni; per la salute delle mamme,
quello di ridurre di tre quarti, tra il 1990 e il 2015 il tasso di
mortalità materna.
Come ogni anno, con i fondi raccolti da WAGGGS verranno sostenuti alcuni progetti specifici. Per il 2013 i Paesi ai
quali sarà destinato il Penny sono: Malawi, Giordania, Pakistan e Venezuela.
Il punto fondamentale del lavoro, in termini educativi, è
individuare le cause che provocano la drammatica situazione della mortalità materna e infantile, nello specifico del
nostro gruppo abbiamo concentrato l’attenzione sugli spazi dedicati ai bambini che oggi giorno sono sempre meno e
ai diritti dei bambini.
Per fare ciò i Lupetti, gli Esploratori e le Guide sono stati
divisi in gruppi misti che rappresentavano testate giornalistiche inventate da loro, sono stati mandati in giro nel centro di Rezzato ad intervistare la gente del posto per chiedere se e quali erano i luoghi dedicati ai bambini. La sera
all’interno del Cerchio di gioia le varie testate giornalistiche hanno rappresentato con delle scenette le interviste che
avevano raccolto nel pomeriggio, invece la domenica dopo
la Messa ci siamo recati al Parco di Bacco di Rezzato dove
i ragazzi hanno svolto dei giochi-attività riguardanti i temi
del Thinking Day mettendo in pratica alcuni punti della
“Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia”.
In essa è stabilito che: “...tutti i bambini del mondo sono
nati liberi e devono avere uguali diritti e possibilità per
vivere al meglio la propria vita. Dobbiamo dire basta a
ogni forma di discriminazione ed emarginazione... “
Questa uscita è stata per tutti divertente ma anche interessante perché ha focalizzato l’attenzione sui più piccoli, coloro che dovrebbero essere al centro di ogni discussione sul
futuro ma che spesso non lo sono.
Wantolla
La saggezza
ta. Allora andò dal padre e gli disse
che oggi non aveva avuto bisogno
di piantare nessun chiodo.
Suo padre allora gli disse di levare
un chiodo dalla palizzata per ogni
giorno che riusciva a non perdere
la pazienza. I giorni passarono e finalmente il ragazzo disse al padre
che aveva levato tutti i chiodi dalla
palizzata.
Il padre lo condusse davanti alla palizzata e gli disse: “Figliolo, bravo,
ti sei comportato bene, ma guarda
quanti buchi hai lasciato nella palizzata. Non sarà mai come prima.
Quando litighi con qualcuno e gli
dici delle cose cattive, gli lasci del-
11
le ferite come queste. Poco importa
quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà.
Una ferita verbale spesso fa più
male di una fisica. Una ferita fisica
può guarire completamente senza
lasciare traccia, quella verbale invece ti segna molto profondamente portando la tristezza nel cuore.
Ricordati che ci vuole un attimo per
dire una cosa cattiva ad una persona, ma una volta detta non è più
possibile cancellarla, anche se non
si pensava veramente ed era solo la
rabbia di un momento, quelle parole segneranno il suo cuore di tristezza per sempre.”
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Vita di parrocchia
P
a cura di Renato Cobelli
Lo stemma e il motto di Papa Francesco
apa Bergoglio ha deciso di conservare, nei tratti essenziali, lo
stemma scelto fin dalla sua consacrazione episcopale e caratterizzato
da una lineare semplicità. Proprio per
questo, esso parla a chi sa leggerlo:
proprio come quel lontano “Gesù Nazareno, re dei Giudei”. Quella scritta, infatti, era chiara solo a chi aveva condiviso un tratto di strada con quel galileo
crocefisso.
Silenzioso, eppur eloquente, lo stemma scelto da Papa Francesco
per il suo pontificato racconta
la storia di una vita e indica
chiaramente la via lungo la
quale camminerà la Chiesa
nei prossimi tempi.
Se il significato è tutto cristiano, la forma dello stemma attinge dall’araldica medievale,
pur presentando delle novità
rispetto a quell’antico linguaggio, basato anche sui colori. Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità
pontificia: mitria collocata tra
chiavi decussate (che si oppongono in modo incrociato)
d’oro e d’argento, rilegate da
un cordone rosso.
Nella parte alta dello scudo
campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa,
la Compagnia di Gesù: un
sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere
in rosso col monogramma
di Cristo. Questo trigramma (IHS), sebbene rinvenuto
sin dal III secolo nei libri del
Nuovo Testamento, avrebbe origini
più antiche. Si diffuse dopo il suddetto
secolo su monete e oggetti di ogni tipo,
ma fu Bernardino di Chiaravalle a farsene promotore nel XII secolo.
Duecento anni più tardi, il beato Giovanni Colombini fece portare sul petto
questa scritta ai Gesuiti, congregazione da lui fondata e poggiante sulla spiritualità di San Girolamo.
Nel 1541 fu Ignazio di Lojola, fondatore della Compagnia di Gesù, a sceglierlo come proprio sigillo, finendo
per diventare l’emblema dell’ordine
dei Gesuiti. A rendere davvero popolare questo trigramma fu San Bernardino da Siena che lo scrisse su tavolette
di legno da mostrare ai fedeli durante
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
le sue celebri omelie. Al trigramma fu
associato un sole a dodici raggi ( il numero degli Apostoli), come proposto
da Bernardino da Casale. I tre chiodi
sottostanti il monogramma di Cristo
stanno a indicare la Passione.
Sulla parte bassa dello scudo si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, inizialmente a cinque punte, è stata
portata a otto punte, come le beatitudini evangeliche. La stella simboleggia la
cometa sotto cui, secondo la tradizio-
ne, sarebbe nato Gesù. Stella, dunque,
non cometa. La cometa è frequente nei
testi antichi e serve a sottolineare la
straordinarietà dell’evento. In questo
simbolo sono racchiusi molteplici significati. Primo fra tutti, la luce di Dio
che tutto rischiara. Per molti studiosi e
mistici, la stella rappresenta la Madre
di Cristo, la Signora del cielo.
Il fiore di nardo, modificato graficamente rispetto alla versione iniziale
per differenziarlo da un grappolo d’uva, indica san Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione
ispanica, infatti, san Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano.
Ponendo sul suo scudo tali immagini,
il Papa ha inteso esprimere la propria
12
particolare devozione verso la Vergine
Santissima e San Giuseppe. Il motto
“miserando atque eligendo”, posto
sotto lo stemma, è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile il quale,
commentando l’episodio della vocazione di San Matteo, scrive: “Vide Gesù
un pubblicano e siccome lo guardò con
sentimento di amore e lo scelse, gli disse:
Seguimi”. Quest’omelia è un omaggio
alla misericordia divina ed è ripresa
dalla Liturgia delle Ore nella festa di
San Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita
e nell’itinerario spirituale del
Papa che, nella festa di San Matteo dell’anno 1953, in seguito ad
una confessione, si sentì toccare
il cuore con un richiamo alla vita
religiosa sull’esempio di Sant’Ignazio di Lojola.
Lo scudo è sormontato dalla tiara, guarnita da tre corone d’oro e
da due nastri uscenti dalla parte
posteriore. Essa è il più insigne
fra gli ornamenti ecclesiastici ed
è l’emblema primario del papato. Ha un’origine comune con la
mitria, somigliando al copricapo
frigio usato alla corte persiana e
divenuto poi l’insegna dell’imperatore di Bisanzio. Nel corso
dei secoli, con Bonifacio VIII e
con altri papi, la fascia dorata
che cingeva la tiara divenne una
corona. A essa ne fu aggiunta
una seconda, per simboleggiare
la sovranità del sommo pontefice sul mondo, e una terza: a
dimostrare che il Papa rappresenta le tre chiese (trionfante,
militante e purgante), ovvero il suo
dominio sulle regioni del cielo, della
terra e degli inferi.
Con il pontificato di Benedetto XVI,
scomparsa la tiara, sono apparsi la mitria e il pallio. Con Papa Francesco, infine, è scomparso il pallio ed è rimasto
soltanto lo scudo, con le chiavi decussate sovrastate dalla mitria.
A ben guardare, lo stemma di Papa
Bergoglio non è soltanto il risultato
di un’esercitazione artistica fatta con
l’antico linguaggio dell’araldica; piuttosto, un vero e proprio itinerario lungo il quale si svolgerà il cammino del
Papa regnante, del quale i primi passi
hanno suscitato nel nostro cuore stupore e sentimenti di speranza.
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Notizie utili
I
Bio-nano tecnologie
n natura sono esistite ed esistono
milioni di specie animali e vegetali,
ognuna con caratteristiche e peculiarità diverse che nel corso dei millenni si sono evolute, in parte si sono
estinte, altre ancora sono state modificate dall’uomo attraverso la selezione,
anche se di altre probabilmente non si
conosce ancora la loro esistenza.
L’uomo da sempre ha tratto di che
nutrirsi dalla natura e da quando è
nata l’agricoltura, ovvero tra 10 e 12
mila anni fa, è anche intervenuto sulla
vegetazione modificandola, più o meno
consapevolmente.
Agli inizi l’uomo raccoglieva e sceglieva i
semi delle piante selvatiche che davano i
frutti migliori, operando inconsapevolmente una selezione.
Così facendo ha selezionato le migliori
specie di grano, d’orzo, di mais, di riso
ecc., che meglio si
adattavano al clima
in cui viveva e che
davano le maggiori
rese di produzione.
Negli ultimi anni
però, dopo l’avvento
della genetica e delle
più moderne biotecnologie che consentono di modificare la vegetazione in modo mirato,
cosciente ed efficiente, si stanno operando selezioni ben più importanti,
incisive e precise che hanno aperto la
strada alla manipolazione genetica di
microrganismi e piante utilizzando i
metodi del DNA ricombinante.
Attraverso queste nuove tecniche di
trasferimento di geni è stato possibile
produrre sementi di mais, cotone, colza e soia, resistenti ai parassiti e con
lo stesso metodo sono state arricchite
con la vitamina “A” alcune sementi di
riso, ottenendo così sementi transgeniche di prima generazione con l’obiettivo di difendere le piante dai parassiti e permettergli così di crescere
in condizioni avverse, mentre sono
già in produzione piante transgeniche
di seconda e terza generazione con
cui si stanno sviluppando vaccini e
medicinali che potranno essere assunAnno LXII - n. 4 Aprile 2013
a cura di Giovanni Ciato
ti attraverso il cibo. I cinesi, per esempio, hanno modificato una qualità di
pomodoro che combatte l’epatite “B”
e gli inglesi stanno effettuando esperimenti sul tabacco per produrre anticorpi contro uno dei batteri responsabili della carie dentaria, mentre negli USA si sta cercando di produrre
anticorpi contro il virus dell’Herpes
utilizzando una pianta di soia.
Nel campo delle allergie si sta cercando di modificare una particolare qualità di riso per produrre le proteine
nobili del frumento, ma senza il glutine per le persone affette da celiachia
(allergia al glutine).
Ma esistono anche altre novità come
le “nanospugne” che, per oltre il 99%
del loro volume, sono in grado di condurre l’elettricità e possono essere facilmente manipolate con i magneti.
La speciale spugna può essere utilizzata più volte rimanendo elastica
anche dopo circa 10.000 compressioni
ma, soprattutto, è in grado di assorbire di tutto in quantità cento volte
superiore al proprio peso, conservandolo per un successivo recupero.
Essendo molto porose sono in grado
di trattenere anche gli elementi nutritivi e uno dei vantaggi consiste proprio nel nutrire le piante, sia a livello
radicale che fogliare, ottimizzando
così i dosaggi e riducendo in questo
modo l’inquinamento delle falde acquifere dai residui dei concimi chi-
13
mici. È bastato aggiungere del boro
(un elemento chimico non metallico)
durante la crescita di nano tubi di
carbonio, per scoprire che è in grado
di trasformare il materiale da solido
in spugnoso, con una straordinaria
capacità di assorbimento, tanto da
rendere importante il suo utilizzo nel
recupero degli sversamenti di greggio
lungo le coste in caso di naufragi di
petroliere perché è super idrofobico,
ovvero galleggia e oleofilo, lega cioè
facilmente il petrolio.
Giusto o sbagliato che
sia, ognuno con le proprie idee e convinzioni,
condivisibili o meno,
non possiamo che accettare il fatto che la
scienza sforna, giorno
dopo giorno, nuove ricerche, studi, scoperte
che, applicate nei vari
settori, modificano il
nostro modo di vivere
(se in meglio o in peggio sta ad ognuno di
noi valutare). Ma, come
spesso accade, anche se
la comunità scientifica
a livello planetario si
è schierata quasi all’unanimità a favore delle
biotecnologie vegetali,
le innovazioni tecnologiche dividono l’opinione pubblica tra convinti e scettici,
dove molti hanno reagito chiamando per esempio cibo di Frankenstein
quello geneticamente modificato o
esprimendosi in modo molto negativo rispetto alle nanospugne, perché
non si conoscono ancora gli effetti
sulla salute dell’uomo, e non solo.
Al tempo stesso non ce ne accorgiamo, ma è così, ogni giorno qualche
specie di insetto, più o meno conosciuto, scompare per effetto dell’inquinamento piuttosto che per le variate condizioni climatiche, così come
si estinguono specie animali e, analogamente, scompaiono specie vegetali
importanti che costituiscono il nostro
patrimonio di bio-diversità.
Ci dobbiamo comunque abituare sia
alle evoluzioni in atto che ai tentativi
della scienza di adeguarsi alle evoluzioni stesse, cercando al tempo stesso
di capire. Anche se non sarà facile.
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Notizie sociali a cura della FNP-CISL di Salò
I cristiani, specialmente i fedeli laici, sono esortati a comportarsi in modo che «la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e
sociale. Essi si dimostrano come figli della promessa se, forti nella fede e nella speranza, profittano del tempo presente (cfr. Ef 5,16; Col 4,5) e
attendono con perseveranza la gloria futura (cfr. Rm 8,25). E non nascondano questa speranza nell’interiorità del loro animo, ma con la continua conversione e la battaglia “contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male” (Ef 6,12) la esprimano anche nelle
strutture della vita secolare». Le motivazioni religiose di tale impegno possono non essere condivise, ma le convinzioni morali che ne discendono
costituiscono un punto di incontro tra i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà. CdDSdC 579 .
Domanda: ho ereditato una casa: come faccio ad intestarmela?
Risposta: Ogni variazione della titolarità su un bene
immobile deve essere comunicata all’Agenzia del Territorio con la “domanda di voltura catastale” (su apposito modulo).
Devono richiedere le domande di voltura coloro che
sono tenuti alla registrazione degli atti che generano il
trasferimento di diritti reali su beni immobili:
• i soggetti privati in caso di successioni ereditarie e
riunioni di usufrutto
• i notai
• i cancellieri giudiziari
• i segretari o delegati di qualunque amministrazione
o azienda.
Nelle successioni ereditarie spetta agli eredi, loro tutori o curatori, agli amministratori dell’eredità o agli
esecutori testamentari presentare la domanda di voltura per aggiornare in catasto gli intestatari del bene
immobile. Nel caso in cui il de-cuius, cioè la persona
che ha lasciato l’eredità, sia stato titolare del diritto di
usufrutto, il nudo proprietario deve presentare la voltura catastale per la riunione di usufrutto. La richiesta
della voltura va presentata entro 30 giorni all’Agenzia del Territorio ove ha sede l’Agenzia delle Entrate
presso la quale è stata registrata la “denuncia di successione”.
Domanda: sono un pensionato e possiedo due immobili: l’abitazione e un altro non affittato. Devo fare la
denuncia dei redditi?
Risposta: quest’anno, il contribuente che, oltre alla
pensione, possiede solo redditi da immobili o terreni sfitti non dovrà presentare la dichiarazione
dei redditi col modello Unico o 730, in quanto la
relativa imposta è già stata sostituita dall’Imu. La
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
stessa regola vale per chi possiede immobili inagibili. Fino all’anno scorso, il solo possesso di un immobile comportava il pagamento di un’imposta da
includere nella dichiarazione dei redditi e perciò i proprietari dovevano compilare e presentare ogni anno
il modello Unico o 730, anche se non avevano redditi di altro tipo. Con l’entrata in vigore dell’Imu, tale
obbligo è venuto meno, perché la nuova tassa sulla
casa e gli altri tipi di immobili ha sostituito l’irpef e le
addizionali sui redditi fondiari delle seconde case (incluse quelle date in comodato gratuito) e sul reddito
dominicale dei terreni. Chi invece affitta gli immobili
e/o ha optato per la cedolare secca, dovrà indicare in
dichiarazione i relativi importi e i dati relativi a tutti
gli immobili posseduti .Vedere anche la Circolare n. 5
dell’Agenzia delle Entrate dell’11/3/2013.
Domanda: in definitiva, come posso fare ad ottenere
il CUD e gli altri documenti che manda annualmente
l’INPS?
Risposta: per il CUD, se non si è in grado di richiederlo con un computer e codice PIN si può farne richiesta
telefonicamente al Contact Center Inps, al numero 803
164. Oppure, rilasciando una semplice delega, associata alla fotocopia del documento di riconoscimento e
Codice Fiscale si può chiedere il rilascio del Cud a un
Caaf. In una riunione con i Sindacati dei Pensionati,
l’INPS ha confermato che il “bustone” con il Modello
RED, DETR e la comunicazione annuale Modello INCRIC sarà inviato a tutti i pensionati che beneficiano
di prestazioni collegate al reddito e agli invalidi civili.
Per quanto riguarda l’OBisM, tenendo conto della minore urgenza, l’INPS si è preso del tempo per verificare come conciliare la necessità di risparmi sui costi
di spedizione con il minor disagio possibile per i pensionati.
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Scuola paritaria cattolica
I
a cura della Scuola “E. Medi”
In viaggio con la scuola
l mese di marzo, si sa, è da sempre il mese dedicato a quelle che gli insegnanti si ostinano a voler definire “visite d’istruzione”, mentre per gli studenti sono e saranno sempre, le
“gite scolastiche”: la diversa definizione dovrebbe racchiudere
tutte le diverse aspettative, gli atteggiamenti, i bilanci di queste
uscite, viste con gli occhi dei ragazzi e dei loro professori. Invece, capita a volte che esse siano così ben pensate, organizzate,
gestite e vissute, da essere percepite nello stesso modo sia dagli
alunni che dai professori e capita quindi che il bilancio su di
esse sia ugualmente positivo da entrambi i punti di vista.
Anche quest’anno, è successo all’Enrico Medi, dove si è
deciso, con notevole sforzo organizzativo, di dedicare alle
diverse classi uscite diverse, pensate e mirate proprio per
le specifiche esigenze delle diverse età dei ragazzi, e che si
sono svolte contemporaneamente, nei primi giorni di questo mese. Ed è stata una scelta vincente, a giudicare dalle
parole entusiastiche di studenti ed insegnanti, e dai loro
visi sorridenti e divertiti nelle foto, anche se il tempo non è
stato ugualmente clemente con tutti loro e Giove Pluvio s’è
accanito con particolare “cattiveria” sullo sfortunato gruppo delle terze medie: pioggia ininterrotta e bora non hanno
però certo fermato i nostri impavidi gitanti, tornati con lo
stesso positivo bilancio dei più fortunati compagni!
Anche la visita ad Assisi delle prime medie, purtroppo, è
iniziata sotto una pioggia scrosciante, ma l’atmosfera particolare, che sempre si respira in questi luoghi santi della spiritualità francescana, ha contagiato gli allievi che, alla Porziuncola, sono stati edotti, con le semplici e toccanti parole
di frate Gianfranco, sulla vita di San Francesco.
La gita, che potrebbe quasi definirsi un viaggio spirituale, è
continuata la mattina successiva con la visita alle basiliche
Superiore e Inferiore di S. Francesco, alla basilica di S. Chiara e, soprattutto, all’oratorio campestre di San Damiano,
dove San Francesco compose il “Cantico delle creature”. La
chiesa di S. Damiano è stata la parte più interessante della
visita; infatti qui, in un’atmosfera mistica, immersi nel silenzio, circondati solo dal rumore del vento tra gli ulivi, illuminati da un caldo sole e sfiorati da candidi fiocchi di neve, gli
alunni hanno ascoltato le parole di San Francesco e hanno potuto riflettere sulla bellezza e grandezza del Creato.
La gita del liceo ha invece portato in Austria ben tre pullman, pieni di spumeggianti studenti e attentissimi insegnanti. Qualche professore aveva certamente anticipato ciò
che sarebbero andati a vedere, ma si sa: guardare una foto
e ascoltare una spiegazione non è come trovarsi sul posto.
All’alba erano pronti, chi con qualche valigia di troppo,
chi con una valigia molto piccola, ma non importava: si
partiva! Tante erano le domande e la voglia di scoprire città
(Vienna soprattutto, ma non solo …), palazzi e atmosfere.
Studenti e docenti si sono immersi soprattutto nella Vienna asburgica, tra gli imponenti palazzi imperiali, facendosi
commuovere dalla storia di Sissi, la principessa infelice,
mentre qua e là occhieggiavano i palazzi dello Jugenstil,
tra ori, elementi naturali e linee curve.
Di Vienna, nonostante il poco tempo, hanno visto quasi
tutto: complice un cielo terso e un clima mite, non hanno saltato una tappa. Passando dal palazzo di Sissi, a
Schonbrunn con il suo splendido giardino e la Gloriette,
piuttosto che il duomo di Vienna, Heilige Kreuze, il Belvedere per chi voleva, la residenza di caccia degli Asburgo,
ma anche passeggiate senza meta per le vie della città respirando l’aria viennese.
I più grandi son riusciti persino ad emozionarsi, ammirando, al Museo del Belvedere, il famoso “Bacio” di Klimt. I
caffè viennesi hanno poi accolto nella loro atmosfera calda,
dal gusto un po’ retrò, i ragazzi, che si sono lasciati tentare
dalle gustosissime Sacher, sempre accompagnate da una
spruzzata di panna.
Poi è stata la volta di Mayerling, la residenza imperiale
di caccia nel Bosco Viennese, infine i monaci di Heiligenkreuz li hanno accompagnati all’interno dell’abbazia.
Faceva freddo e si respirava appieno la vera atmosfera di
un luogo sacro: lì il preside ha stupito tutti, eseguendo un
brano con l’organo e intonando un canto gregoriano.
Sono state dunque, queste gite, tante esperienze diverse,
tutte importanti ed arricchenti: e sempre i nostri studenti hanno partecipato con intelligenza ed allegria insieme,
meritandosi ogni volta i complimenti dei loro insegnanti:
l’educazione di un ragazzo passa, molto, anche attraverso
queste cose.
Gli studenti delle seconde medie si sono invece recati a Torino e in val d’Aosta,
attraverso un efficace percorso didattico: dopo una “passeggiata risorgimentale” da Piazza Castello al monumento più rappresentativo della città,
la Mole Antonelliana, i ragazzi hanno visitato il Museo del Cinema. Attraverso un percorso guidato alla scoperta del cinema, essi hanno potuto
conoscere quali sono i “macchinosi” passaggi che portano alla effettiva realizzazione di un film. Scoprendo come si creano gli “effetti speciali”, molto
è stato il loro divertimento nel condurre navicelle spaziali nell’universo
sconosciuto, nel simulare una caduta all’interno di un tunnel buio e inquietante... La visita al museo del Cinema si è conclusa con una mozzafiato
risalita per l’ascensore panoramico, alto 167 metri e con la conseguente
vista eccezionale della città! Nel pomeriggio c’è stata invece la visita alla
cappella del S. Sudario e al museo della Sindone, dove una guida ha mostrato, attraverso una riproduzione, i segni evidenti delle torture subite
da quell’uomo della Palestina, che per noi credenti si identifica con Gesù
Cristo. La vista si è poi concentrata sui notevoli castelli della regione.
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Cinema teatro Cristal
THE IMPOSSIBLE – Lo Tsunami dal vivo
Henry: “Il momento più pauroso per me è stato....”
Thomas: “Quando è arrivata l’acqua?”
Henry: “Quando sono riemerso ed ero solo. Ma poi ho visto voi due
e non ero più così spaventato. Se la mamma e Lucas fossero soli, continuerò a cercarli.”
Sono queste le frasi drammatiche che intercorrono tra il padre Henry
ed uno dei due figli Thomas. Sono sopravvissuti, loro tre, allo tsunami che ha colpito la Thailandia il 26 dicembre 2004 mentre la mamma
Maria e l’altro figlio Lucas sono dispersi.
Il 19 marzo “THE IMPOSSIBLE” è stato presentato al Cristal nella sezione Cineforum. Il regista Antonio Bayona ha mobilitato un cast di
tutto rispetto: Naomi Watts, Ewan McGregor, Tom Holland, Geraldine Chaplin per citare i ruoli principali. In quella fatale giornata del 26
dicembre la famiglia di Henry viene smembrata dall’onda assassina
che si è abbattuta sulla spiaggia ove i cinque componenti trascorrevano un vacanza felice. Maria e il figlio maggiore Lucas vengono trascinati via in una direzione mentre Henry e i due figli piccoli che il padre
tiene stretti vengono portati in altra direzione.
Si tratta di una storia realmente accaduta; rispetto alla famiglia che è
stata coinvolta nel disastro sono stati solamente cambiati i nomi delle
persone e la loro nazionalità. Lo tsunami quindi è stato raccontato basandosi sui fatti realmente accaduti ad una famiglia. Ed è per questo
che la visione del film è particolarmente coinvolgente. Giustamente
la critica (Giancarlo Zappoli su mymovies) ha fatto notare che a differenza di altri film catastrofici in cui il contatto con la realtà appare
difficilmente ravvisabile, in The Impossible questo contatto è sempre
presente e lo spettatore ne è consapevole in quanto trattasi di storia
vera.
Così si esprime il critico: “The impossible prende le mosse da questa
nostra consapevolezza e sin dal titolo ci mette in guardia: ci verrà raccontato l’impossibile. Un impossibile che però, negli elementi essenziali che vengono proposti sullo schermo, è davvero accaduto. Perchè
la realtà talvolta supera la più fervida immaginazione e ciò che nella
finzione ci appare come retorico si rivela invece come dannatamente
umano. Perchè è concentrandosi su un nucleo ristretto (una famiglia)
coinvolto in un’immane tragedia che Bayona riesce a restituirci il senso di un disastro che nessun telegiornale era riuscito ad offrirci.”
La ricerca che Henry compie allo scopo di ritrovare moglie e figlio
dispersi è veramente da classificarsi come destinata ad un successo
impossibile. Si tratta di accedere a centinaia di luoghi e situazioni le
più disparate. In questo percorso il film mostra un tracciato di umanità che Henry incontra quotidianamente e gli dà la forza di proseguire
nel suo cammino di ricerca rincuorato anche dal calore umano di chi
ha perso tutto, volto a raggiungere il traguardo giudicato impossibile
da chi non è animato dalla voglia di lottare fino in fondo.
Lamberto Dondio
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
a cura di Lamberto Dondio
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Martedì 9 aprile
Cosa può succedere se tornando a casa trovi la
serratura cambiata e un’altra famiglia che occupa
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Tutti contro tutti
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============================
Martedì 16 aprile
C’è sempre qualcosa di buono anche in pieno
maltempo, ovvero l’orlo argenteo delle nubi.
Il lato positivo
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1 – 6 – 7 – 8 aprile
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Capire la Liturgia
I
a cura di Rosa Pollini
Tempo che corre, tempo che conta
l tempo è un’espressione fondamentale della vita sociale. Molte delle
conversazioni quotidiane che scambiamo con le persone familiari e amiche riguardano il vissuto personale del
tempo: se scorre troppo in fretta o se,
invece, è interminabile; se lo si attende
con trepidazione o lo si teme angosciati; l’educazione familiare è sempre una
verifica dell’uso del tempo che è l’unico bene sottoposto interamente alla
responsabilità personale. Prevale oggi
la sensazione che il tempo sfugga alla
possibilità di controllo e di comprensione delle persone. Non ho tempo. La
fretta e il ritmo della prestazione corrodono il tempo della vita, Ogni volta
esso è insufficiente. La ristrettezza del
tempo rende agitati e ansiosi. Nel nervosismo si diventa impazienti e si lascia
libero sfogo agli istinti aggressivi.
“Vivi il presente”, “afferra l’attimo”.
Il presente dell’attimo non ha consistenza: appena avviene, già è passato.
La brevità nella nuova percezione del
tempo è compensata dalla sua qualità
estetica. Il pluralismo degli orientamenti di vita ha ridotto i valori etici in
più modesti “criteri di preferenza” e il
credere in un “rito individuale” fatto
a propria misura: nasce un individuo
realista, relativista, aperto a ogni possibilità.
Il tempo e il denaro. Oggi i criteri sono
quelli dell’utilità: si considerano i risultati. Valore simbolico per eccellenza è,
infatti, il denaro, che è un mezzo generalizzato di scambio (con il denaro si
può fare tutto). Il tempo diventa merce, risorsa economica preziosa perché
scarsa, ed entra nei processi produttivi
al pari di altre risorse. Il lavoro, che si
proclama fondamento della vita comu-
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Dott. Salvinelli
Claudio Paolo
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
ne e della democrazia, è ridotto a denaro. L’esperienza del tempo diventa
ancor più fastidiosa e accresce l’ansia
della prestazione. Il nervosismo, il torpore emozionale e l’ansia della prestazione
accompagnano così frequentemente e
fortemente la quotidianità fino a diventare stili normali di vita.
La crisi della festa. La razionalizzazione della vita sociale limita sempre più
lo spazio della gratuità e quindi porta a
un impoverimento progressivo delle ritualità familiari, civili e religiose. I riti,
infatti, non si possono compiere sotto
la dominanza dell’orologio. L’esperienza della festa perde così sempre più terreno, occupato invece dalle attività del
“tempo libero”. Per vivere il tempo liberato dalla prestazione e dall’utilità in
vista del denaro, è indispensabile produrre un’alternativa e una critica del
tempo del lavoro. Non si può vivere di
sola prestazione: è indispensabile anche la gratuità; è necessario anche ciò
che appare “inutile”. L’identificazione
di questo tempo ha bisogno anche della cultura familiare e dei suoi simboli.
Tempo per la famiglia. Il tempo familiare, non è un tempo che si aggiunge
agli altri; non può essere un’ulteriore
cosa da fare, né può essere inteso come
pausa dal lavoro. L’intenzione del tempo familiare è invece di dare senso, valore e consistenza a tutti gli altri tempi
della vita; di dare insieme significato
e speranza. È un tempo qualitativo e
non solo quantitativo. Nella gratuità
familiare nascono i riti: l’accoglienza
e il saluto, gli scambi affettivi e i pasti
comuni… Il “dolce far niente” familiare, il tempo della vacanza, il gioco
domestico, sono, infatti, tempi che
sono vissuti con l’intensità del rito.
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17
La distrazione, il ritualismo e la
fretta. Distrazione, ritualismo e fretta
sono anche i principali nemici, sempre
in agguato, dell’azione liturgica. I riti
d’inizio (e il tempo che precede immediatamente la celebrazione) attivano le
disposizioni mentali ed emozionali essenziali dell’attenzione perché si possa
passare dal tempo della prestazione al
“tempio pieno” della Grazia. I riti religiosi richiedono un linguaggio appropriato, dove le parole, pur avendo lo
stesso significato della vita quotidiana,
hanno un altro senso, perché alludono
al Mistero, dove le azioni e gli oggetti sono tolti dal loro utilizzo pratico e
sono trasformati in segni divini.
Nella celebrazione eucaristica “si mangia” ma non per fame; si beve non per
sete e nemmeno per “compagnia”; ci si
muove e si “agisce” non in funzione di
qualche scopo ma solo per rappresentare l’invisibile Presenza del Signore
risorto. Durante l’Eucaristia gli occhi
non si chiudono per lasciar spazio
all’immaginazione, sono ben fissi all’Evangelario che avanza, all’Ostia esposta, al calice contemplato, anche se non
vedono “nulla” di ciò che il fedele solo
crede.
Nella liturgia non si rinuncia ai sensi:
si sospende la loro funzione usuale per
percepire diversamente. La vera ascesi
quindi è l’attenzione, non la rinuncia.
I riti d’inizio della celebrazione eucaristica hanno quindi lo scopo di rendere
reale l’Invisibile con un’intensità che
deve contrastare il peso della distrazione, del ritualismo e della fretta.
Per questo, come vedremo, il fascio di
Luce che l’assemblea appena composta raccoglie, lascia immediatamente
intravedere la propria oscura miseria
e subito predispone a riconoscersi peccatori.
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Musica e Canto a cura di Lamberto Dondio
R
Giuseppe Verdi e la musica sacra
icorre quest’anno il duecentesimo
della nascita di Giuseppe Verdi. Il
grande musicista è infatti nato a
Roncole di Busseto (Parma) il 10 ottobre 1813 e morto a Milano il 27 gennaio
1901.
In questo mio contributo voglio evidenziare l’apporto dato dall’artista
alla musica sacra, aspetto questo non
particolarmente conosciuto al grande
pubblico, attratto principalmente dal
settore operistico che costituisce il fulcro delle sue composizioni.
E’ importante rilevare che i più significativi capolavori di musica sacra verdiana nascono in età matura ed alcuni
a pochi anni dalla morte e questo ci fa
ragionevolmente pensare che con l’avanzare degli anni in Giuseppe Verdi
abbia svolto un notevole influsso l’aspetto trascendentale dell’esistenza che
ci fa guardare verso l’alto, dando vigore alla fede in attesa di quell’inevitabile
trapasso che per il credente costituisce
un nuovo punto di partenza. Del resto
in una sua lettera del 1871 aveva ipotizzato quel “Tornare all’antico” che
nel settore della musica sacra voleva
significare per lui comporre musica per
la liturgia.
Non che non siano presenti anche delle
composizioni di musica sacra del Verdi
giovanile vista anche la sua esperienza
di maestro di cappella; esse però sono
state considerate a torto o a ragione
delle opere minori e solo grazie al lavoro di insigni studiosi sono state valorizzate. Vogliamo però evidenziare le
composizioni di musica sacra dell’età
matura poiché sono quelle che rivivono nei teatri o nei concerti di musica
sacra dei nostri giorni. Esse si collocano
negli anni successivi al trionfo ottenuto
con l’opera AIDA composta su libretto
di A. Ghislanzoni, commissionata dal
sovrano d’Egitto e rappresentata con
uno straordinario successo al Cairo nel
1871.
Dopo l’Aida l’artista decise di ritirarsi
a vita privata ed inizia il periodo del
grande silenzio. Ma un fatto lo scuote
e gli fa metter di nuovo mano al lavoro
di composizione: la morte dello scrittore Alessandro Manzoni. Si è trattato di
una formidabile scossa che ha rimesso
in moto la sensibilità e la vena artistica di Verdi inducendolo a comporre
quel capolavoro che è “LA MESSA DI
REQUIEM” per soli, coro ed orchestra
scritto appunto in memoria di Manzoni
ed eseguito per la prima volta nel 1874.
I temi presenti sono: Requiem e Kyrie,
Dies Irae, Domine Jesu, Sanctus, Agnus
Dei, Lux Aeterna, Libera Me e presentano caratteri di poesia che passano
dall’impeto alla melodia struggente
con quelle caratteristiche che solo Verdi
sapeva imprimere. Seguono nel 1880 le
due composizioni “PATER NOSTER” e
“AVE MARIA” con l’animo dell’autore rivolto all’anima della musica sacra
che è l’aspetto liturgico. A decorrere
dall’anno 1890 si può dire che Giuseppe Verdi affronta in maniera sistematica e continua la composizione nell’ambito della musica sacra.
Al 1890 risale infatti la composizione
delle “LAUDI ALLA VERGINE MARIA” per coro di soprani e contralti a
cappella in italiano basata su versi tratti
dal canto XXXIII del Paradiso di Dante.
Tra il 1895 ed il 1896 compone il “TE
DEUM” per doppio coro ed orchestra
in lingua latina.
Lo “STABAT MATER” per coro e orchestra in latino, su versi di Jacopone da
Todi viene elaborato tra il 1895 e il 1896.
Indubbiamente lunga fu poi l’ideazione e lo sviluppo di “AVE MARIA” per
coro a cappella in latino. Verdi arrivò
alla sua prima composizione nel 1889
ma la sottopose ad una intensa revisione negli anni successivi per giungere
alla perfezione di un brano la cui durata di esecuzione è di soli sei minuti.
Come si può notare il lavoro di composizione porta varie date. Il compositore
non era molto sicuro nel voler divulgare il suo lavoro quasi volesse tenerselo
per se come riflessioni personali. L’editore Ricordi lo convinse infine a pubblicare il ciclo ed ecco spiegato perchè vi
è una unica pubblicazione simultanea
delle quattro composizioni che Giuseppe Verdi denominò “QUATTRO PEZZI SACRI”.
La pubblicazione avviene nel 1898 e
nello stesso anno l’insieme, senza l’Ave Maria, viene rappresentato a Parigi.
Tra i quattro pezzi che compongono il
ciclo era nota la predilezione di Verdi per il “Te Deum”che considerava il
pezzo come il più rappresentativo dei
suoi stati d’animo, tanto che anche oggi
risulta il più eseguito ed il cui finale per
sola orchestra riporta al “Libera Me”
della Messa di Requiem per pari intensità emotiva.
dal grande libro
della natura
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IL PIACERE DEL BERE!
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
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18
RAGNO
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
L’anno della fede
P
a cura di don Pierluigi Tomasoni
La musica di Papa Francesco
apa Francesco durante l’omelia del
19 marzo, pronunciata durante la
celebrazione eucaristica per l’inizio
del suo ministero di pastore della Chiesa
universale, ha detto: “Custodiamo Cristo
nella nostra vita, per custodire gli altri, per
custodire il creato!”.
L’affermazione, ritengo possa essere ritenuta come il pentagramma sul quale
Papa Bergoglio va scrivendo le note per
l’abbozzo di una melodia che, via via, si
va sempre più strutturando come brano
musicale compiuto, per usare l’immagine
dello spartito musicale. Quali sono le note
di questo primo abbozzo di melodia.
La prima nota è data dalla menzione della
misericordia divina. Ne ha parlato domenica 17 marzo durante l’omelia nella chiesa di Sant’Anna in Vaticano: “E il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me,
lo dico umilmente, è il messaggio più forte del
Signore: la misericordia”; e poi la domenica
delle palme: “Lui ha saputo comprendere le
miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo
e l’anima.
Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre
malattie, i nostri peccati. È grande l’amore di
Gesù”.
La seconda nota è quella del rapporto di
fraternità che ci coinvolge tutti, che coinvolge l’umanità intera. Le prime parole,
pronunciate da Papa la sera del 13 marzo, hanno conquistato immediatamente
il cuore del mondo: “Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo
sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo
per tutto il mondo, perché ci sia una grande
fratellanza”.
La terza nota è data dalla centralità di Cristo. Papa Francesco ha le idee chiare su
questo punto quando, il 16 marzo, incontrando i giornalisti dice: “Cristo è il centro,
non il Successore di Pietro: Cristo è il centro.
Cristo è il riferimento fondamentale, il cuore
della Chiesa. Senza di Lui, Pietro e la Chiesa
non esisterebbero né avrebbero ragion d’esse-
re”. La centralità di Cristo, per il Papa, dà
l’esatta misura del potere affidatogli, dice
infatti nell’omelia del 19 marzo: “Certo,
Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di
quale potere si tratta? Non dimentichiamo mai
che il vero potere è il servizio e che anche il
Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice
luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede (deve) aprire
le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e
accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più pic-
coli. Solo chi serve con amore sa custodire!”.
La quarta nota riguarda la Chiesa, parlando ai Cardinali all’indomani della sua elezione, diceva: “Io vorrei che tutti abbiamo il
coraggio, proprio il coraggio, di camminare in
presenza del Signore, con la Croce del Signore;
di edificare la Chiesa sul sangue del Signore,
che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa
andrà avanti”.
La quinta nota indica la ragione della
scelta del nome Francesco. Ai giornalisti
diceva: “Poi, subito, in relazione ai poveri
ho pensato a Francesco d’Assisi. E Francesco
è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome,
nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me
l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo
momento anche noi abbiamo con il creato una
relazione non tanto buona, no? È l’uomo che
ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero …
Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”. Ancora, con tonalità diverse, diceva al Corpo Diplomatico: “Come sapete, ci
sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome
pensando a Francesco di Assisi. Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri.
Quanti poveri ci sono ancora nel mondo! E
quanta sofferenza incontrano queste persone!
Sull’esempio di Francesco d’Assisi, la Chiesa
ha sempre cercato di avere cura, di custodire,
in ogni angolo della Terra, chi soffre per l’indigenza e penso che in molti dei vostri Paesi
possiate constatare la generosa opera di quei
cristiani che si adoperano per aiutare i malati,
gli orfani, i senzatetto e tutti coloro che sono
emarginati e che così lavorano per edificare
società più umane e più giuste. Ma c’è anche
un’altra povertà! È la povertà spirituale dei
nostri giorni, che riguarda gravemente anche i
Paesi considerati più ricchi”. E così giungo ad
una seconda ragione del mio nome. Francesco
d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace!
Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi
può essere pace vera se ciascuno è la misura di
se stesso, se ciascuno può rivendicare sempre e
solo il proprio diritto, senza curarsi allo stesso
tempo del bene degli altri, di tutti, a partire
dalla natura che accomuna ogni essere umano
su questa terra”.
Per ora sono solo note sparse sul pentagramma di un pontificato all’inizio, il cui
sviluppo ci lascerà stupiti e meravigliati
in bene. La musica che va tracciando sullo
spartito, tocca e toccherà le corde dell’anima, ci darà la gioia di sentirlo vicino con
la sua trasparente testimonianza evangelica. Papa Francesco si rivela così un fine
musicista che sa trascinare dentro il Cristo
il solo che ci rende capaci di custodire la
fede per custodire i fratelli nell’amore e il
creato nell’amore Dio.
Filiale di Salò - Località Rive
Filiale di Salò - Piazza Vittorio Emanuele
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
19
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Accade a Salò e dintorni
Un ulteriore passo avanti
per l’operazione Tavina
La Giunta municipale ha dato il via libera ai procedimenti di Valutazione ambientale strategica (nota agli addetti ai lavori come
Vas) sui quattro ambiti di trasformazione coinvolti nell’operazione Tavina: i tre che formano il grande quartiere (circa 10 ettari)
che gravita attorno allo stabilimento (il comparto industriale di
77.289 mq, l’area del gasometro di 5.670 mq e la proprietà Pontoglio di 14.500 mq) e quello situato a Cunettone, in cui è prevista
la delocalizzazione della fabbrica. Con la Vas prende formalmente il via un’operazione che tiene banco da anni a Salò. Una volta
definiti da parte dei proprietari delle aree i progetti di trasformazione, che dovranno essere in linea con quanto previsto dal Pgt,
il Comune e gli enti competenti li valuteranno esprimendo un
parere sul merito e sulla sostanza. Ci sarà inoltre la possibilità,
per chi ne abbia interesse, di inviare osservazioni e contributi.
Un solo logo per un solo lago
Basta sterili e anacronistici campanilismi: il Garda si presenta
finalmente unito ai mercati turistici internazionali. Si chiama
«Lago di Garda Lombardia» il nuovo consorzio di promozione turistica che riunisce sotto un unico nome e un unico logo
associazioni di categoria, Comuni e aziende private di interesse turistico, in rappresentanza di circa 600 realtà. La nascita del
nuovo ente di promozione è stata ufficializzata dall’assemblea
straordinaria dei soci dei singoli consorzi della riviera bresciana,
la Riviera dei Limoni e dei Castelli (in rappresentanza dell’alto
Garda e della Valtenesi, che già da qualche tempo avevano unito
le forze) e la Riviera del Garda e delle Colline Moreniche, che
riunisce le realtà turistiche di Lonato, Pozzolengo, Desenzano e
Sirmione. La carica di presidente è stata assegnata al limonese
Franceschino Risatti.
Ok alla movida serale,
ma regolamentata
Via libera, ma in forma regolamentata, alla movida musicale
nell’estate 2013. Il Comune concederà anche quest’anno agli
esercizi pubblici la possibilità di effettuare fino alle 24 intrattenimenti musicali serali con l’ausilio di amplificatori anche nel
centro storico, ogni giorno della settimana, dal primo giugno al
30 settembre. Lo stabilisce l’ordinanza che concede una deroga
al vigente regolamento di Polizia urbana, il quale consente nel
centro storico solo intrattenimenti musicali con strumenti non
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
amplificati. Naturalmente il livello delle emissioni sonore «dovrà rispettare – si legge nell’ordinanza - i parametri della zonizzazione acustica del territorio e comunque non dovrà superare
i limiti di tolleranza, al fine di non arrecare disturbo alla quiete
pubblica». In ogni caso ogni forma di intrattenimento dovrà cessare allo scoccare della mezzanotte.
Lavori in corso a Villa Araldi
L’Aias (Associazione italiana assistenza spastici) ha dato avvio
ai lavori di recupero di Villa Araldi. L’immobile, affacciato sul
lungolago «Antiche rive» ai piedi della discesa delle Zette, fu
donato all’Aias di Brescia da Cesira e Vincenzo Araldi nei primi
anni Settanta e da allora è sede di rigeneranti soggiorni estivi per
i ragazzi seguiti dall’associazione. Per alcuni di loro il soggiorno
sul Garda rappresenta l’unica occasione di svago in tutto l’anno,
oltre che un’efficace terapia di sollievo ai propri problemi fisici.
Purtroppo, però, prima dell’estate 2012 Villa Araldi è stata tristemente chiusa. La villa paga il tributo alla vecchiaia e la convivenza con l’azione erosiva delle acque del lago. La buona notizia è
rappresentata dal fatto che le opere di restauro sono state avviate
e che già dalla prossima estate la villa potrà di nuovo tornare ad
essere sede di soggiorni lacustri per i ragazzi dell’Aias.
Hotel alle Versine, c’è il via libera
del Consiglio comunale
Il 18 marzo scorso il Consiglio comunale ha approvato in via
definitiva il Piano attuativo in variante al Pgt riguardante la
realizzazione, da parte della società svizzera Travel Charme,
dell’hotel di lusso in località Versine. «Non è stato facile – ammette il sindaco Barbara Botti – trovare un punto di equilibrio
tra le esigenze di tutela del paesaggio e le necessità di rilancio
della primaria attività di Salò, il turismo. Ma siamo convinti che
questa operazione avrà una valenza strategica e porterà a Salò
un turismo nuovo e di qualità anche in bassa stagione». Sedici i
voti favorevoli (la maggioranza di Salò 2000 e dei Cittadini per
Salò, ma anche l’opposizione del Gruppo Misto), 4 gli astenuti (i
consiglieri Belli, Pelizzari e Zane di Viviamo Salò e Pezzali del
Movimento salodiano indipendente) e un contrario (Vincenzo
Zambelli di Viviamo Salò, secondo il quale il danno ambientale
«sarà enorme»). Alle Versine dunque, su un lotto di 18.273 metri,
Travel Charme costruirà, con un investimento stimato attorno ai
30 milioni di euro, il resort 5 stelle «Il giardino», con 100 stanze e
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Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Alla sera del terzo giorno
N
a cura di Bruno Marelli
Francesco: un Papa tutto diverso
el mio computer tengo un foglio
dove appunto le frasi più interessanti che mi capita di leggere
o sentire; è un mio piccolo archivio che
a volte consulto per arricchire la mia pagina con qualche citazione ad effetto. Mi
accorgo adesso che da quando è arrivato
il nuovo Papa ho solo ricopiato frasi sue
su quel foglio. D’altra parte come non
rendersi conto che tutto sembra in rapido movimento da quando lui è arrivato
tra noi?
Lui è stato una continua scoperta; sin
dall’inizio, con quel suo fraterno e sorprendente saluto, “Fratelli e Sorelle, buonasera!” rivolto alla folla e a tutti noi
che aspettavamo di sentire e iniziare a
conoscere quest’uomo. E poi
quella sua attenzione a non
chiamarsi Papa ma Vescovo
di Roma, riposizionando in
un solo istante, con quella
sola parola, nella giusta collocazione tutto il Clero che
dietro di lui già immaginiamo si stia muovendo. Così ci
siamo resi immediatamente
conto che questo Papa ha già
compiuto la sua grande Rivoluzione; restituendo alle
Parole il loro significato lui
rimette nelle mani della Chiesa e nelle nostre lo strumento
principe dell’agire per il Bene.
Perché sappiamo tutti, ormai
dovremmo averlo capito, che
è proprio cambiando significato alle Parole che si possono
compiere i peccati più grandi. E io, che
amo, anzi mi nutro quotidianamente di
parole, ho compreso che quell’Uomo
aveva qualcosa di nuovo da dirci e che
ci avrebbe restituito le Parole di cui abbiamo bisogno per camminare nel Bene.
Poi, dopo le Parole il Silenzio, quando, inaspettata, è arrivata la richiesta di
Francesco di essere benedetto dalla folla.
E ancora una volta abbiamo avuto la prova che non siamo più abituati al silenzio;
ci disorienta. E qui si è subito mostrata la
grandezza di quest’uomo che è riuscito a
far calare un silenzio assoluto su Piazza
S. Pietro, durato ben 32 secondi, c’è chi
li ha contati. Immagino che nessuno, prima di lui, sia riuscito in una simile impresa. All’inizio qualcuno ha pensato di
approfittare del silenzio attorno a sé per
lanciare il proprio grido, alla ricerca di
un attimo di protagonismo che ci caratterizza e che ormai abbiamo accettato di
subire. Ma è stato solo un attimo; perfino
gli inveterati urlatori, perfino quelli che
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
ogni occasione è buona per far partire
un applauso, come succede sempre più
spesso anche ai funerali, pure quelli hanno capito, finalmente e incredibilmente,
che quella volta la folla era stata catturata
dalla magia del momento e che era più
forte di loro la volontà di Francesco; e il
silenzio è sceso, potente, sulla piazza e su
Roma.
E poi ancora le Parole, che sono tornate a
noi con vestiti nuovi. In particolare quelle della prima Omelia mi sono sembrate
particolarmente potenti, con quelle tre
parole d’ordine: Camminare, Edificare,
Confessare. E ritorna ancora la parola,
riportata al suo significato vero, originale, quindi potente; così Confessare ritrova
il significato dal termine latino Confitèri,
da cui deriva, che ha il senso di dichiarare e riconoscere. Quindi Confessare Gesù
diventa una professione di Fede, vissuta nell’azione e nella verità. Ma queste
parole antiche, che ritornano nuove nel
discorso di Francesco, si vanno a misurare con secoli di catechismo spiegato male
e capito anche peggio. Così succede che
perfino sul nostro Giornale di Brescia la citazione diventa quindi Confessare a Gesù,
perché, avrà pensato il nostro ignaro redattore, se devi confessare, lo dovrai fare
a qualcuno. E non importa se quella “a”
Francesco non l’abbia pronunciata, come
si poteva chiaramente ascoltare dalla registrazione, disponibile su internet dal
giorno stesso (io l’ho vista sul sito di Repubblica, ma lo dava anche quello della
Rai); avrà pensato il giornalista che fosse
dovuto a un errore di uno che si esprime abitualmente in spagnolo ed è ancora
poco uso alla nostra lingua.
E poi tanto altro ancora; ma qui, su que-
21
sto punto vale già la pena di fermarci a
riflettere. Per noi confessare significa
raccontare i nostri peccati. È questa la
via che ci avvicina a Gesù? Non credo
proprio. Anche se non siamo certo degli
stinchi di santi, che peccati avremo mai
da raccontare ogni volta che ci avviciniamo a un confessionale? E poi che dire
riguardo a tutte le volte che nel Vangelo Gesù dice: “I tuoi peccati ti sono stati
rimessi” senza averli neanche ascoltati?
Non è forse la nostra professione di fede,
come ricorda Francesco, la nostra vera e
più importante confessione?
E che dire di quelli che, durante la Messa
della domenica, si alzano dai banchi per
raggiungere un confessionale; vi confido
che mi piacerebbe avere il coraggio di alzarmi a mia volta,
avvicinarmi a loro e picchiare
dolcemente la mano sulle loro
spalla e poi dire qualcosa come:
“Ma cosa fate qui? Non vedete che
vi state perdendo il meglio? Guardate quanti fratelli e sorelle ci sono
attorno a noi, che cantano e pregano insieme. Anche voi siete qui per
partecipare alla festa del giorno del
Signore. Non vi isolate dentro i vostri peccati, questa cosa vi può solo
rendere più tristi, mentre noi siamo qui per la gioia”. Perdonatemi
se non l’ho mai fatto; ma almeno adesso sapete che lo penso
ogni volta.
Ho condiviso con voi queste
riflessioni per dire che penso
che il nostro ascoltare Francesco sarà una cosa impegnativa, perché
attraverso le sue parole saremo chiamati
a rivedere convinzioni che in alcuni tra
noi si sono radicate e che potranno essere
difficili da abbandonare. Di più non so,
mentre spesso leggo chi già si interroga
su come sarà la Chiesa sotto la sua guida. Non sarà una rivoluzione, questo è
sicuro; Francesco sembra rifarsi tanto al
Concilio Vaticano Secondo, che si è tenuto quando io ero alle elementari, quindi
non è precisamente una fonte nuova. Ma
è una buona fonte, questo è certo e su
quella via c’è davvero ancora tanto ancora di non fatto; quante aspettative, troppo spesso tradite, ha portato quel Concilio nella Chiesa; in quanti hanno sperato
che l’insegnamento e la via intrapresa
da Papa Roncalli desse un giorno frutti
rigogliosi. È una buona cosa ritrovare in
Francesco i valori di quel Concilio, che
sono nel dialogo e nel rinnovamento di
una Chiesa forse finalmente più povera
di beni e più ricca di misericordia.
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Invito alla lettura
I
Stupore e commozione
n ricordo dell’estate perugina trascorsa in quei luoghi per l’esame di
Maturità, il poeta compose questo
Sonetto (1888) raccogliendo nella campagna umbra l’eco della parola del Santo di cui rievoca non solo l’immagine di
ordine fisico ma anche l’intensità della
vita evangelica. Al senso religioso di
quei secoli lontani caratterizzati come,
dice la storia, da conflitti profondi,
sono dedicati il canto XI-XII del Paradiso di Dante nei quali si incontra la lode
di Francesco da parte del domenicano
Tommaso e quello di Domenico dal
francescano Bonaventura.
Nella biografia dantesca, appassionatamente tracciata e condivisa dall’autore,
è dominante l’esaltazione della Povertà
e la straordinaria sottolineatura di un
apostolato di “pensieri santi” capaci di
risvegliare il profondo senso religioso
dell’esistenza e idonei a consolarci “per
nostra corporal sorella morte” ma ad
avere uno speciale rilievo (citato doverosamente all’inizio del corso della nostra letteratura) sono proprio le Laudi
di Francesco che, nate dall’ispirazione
biblica esprimono con ineguagliabile forza la sofferenza e la purificazione di una vita ascetica realmente
sperimentata, rivolta ad un uditorio
semplice, entusiasta e animato da un
forte sentimento che affratella l’uomo alla natura ed esprime l’ammirazione più alta per l’Autore di tanta
bellezza, utilità e bontà.
Dopo questa lunga introduzione letteraria
(dovuta al mestiere che ha caratterizzato i
miei giorni e che oggi mi regala i momenti
più autentici delle mie giornate solitarie!)
veniamo al nostro tempo e alla straordinaria presenza di Papa Francesco. Ci
racconta Severgnini (Corriere 14 marzo):
“vedo migliaia di occhi che guardano in su,
telecamere e telefonini puntati come se la folla
volesse parlare al cielo. Certamente gli uomini
dell’antichità osservavano il volo degli uccelli
mentre oggi siamo talmente disorientati che
ci scrutiamo l’un l’altro anche quando siamo
fermi e spesso ci si scruta e si conversa sulle
banalità del quotidiano”.
Oggi però è un giorno speciale: incantati
da quel gabbiano (ripreso dalla televisione e posato sul comignolo della Cappella
Sistina) sentiamo un’attesa che ci incuriosisce consapevolmente nel profondo. E
siccome nel quotidiano avvertiamo la valorizzazione continua del potere terreno
e il peso economico delle difficili giornate
che stiamo vivendo sulla terra, veniamo
inaspettatamente attratti davanti a quel
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
a cura di Nerina Lugli
della Cappella Sistina quando le schede esprimevano il suo nome che veniva continuamente ripetuto? Cosa avrà
provato sotto il gran cielo del Giudizio
“Frate Francesco, quanto d’aere abbraccia
universale di Michelangelo sentendo riquesta cupola bella del Vignola
petere la chiamata che gli indicava che
dove incrociando a l’agonia le braccia
tutta la Sua vita avrà un significato
nudo giacesti sulla terra sola!
così alto da incutere nell’animo un senE luglio ferve e il canto d’amore vola
so di inadeguatezza, uno sbalordimennel pian laborioso. Oh che una traccia
to di fronte alla fiducia accordata, una
diami il canto umbro de la tua parola,
fiducia che brucia tutte le sue riserve?
l’umbro cielo mi de la tua faccia!
Al manifestarsi, ci accorgiamo che il
Su l’orizzonte del montan paese,
suo è il volto di chi è consapevole
della sua pochezza, di chi sa di aver
nel mite solitario alto splendore,
bisogno di conferme fraterne per
qual del tuo paradiso in su le porte,
sentirsi adeguato.
ti vegga io dritto con le braccia tese
L’annuncio delle origini nelle nostre
cantando a Dio: Laudato sia, Signore,
contrade, le prime parole pronunper nostra corporal sorella morte!”.
ciate nella nostra lingua suscitano
G. Carducci
immediatamente un coinvolgimento consapevole, una festa incontenibile carica di entusiasmo dichiarato. Inoltre la sfida al mondo che
Jorge Mario Bergoglio ha lanciato a
noi tutti è diventata ancora più significativa dopo la scelta del nome
“Francesco” scelta che ci riguarda
perché rivolta non solo alla Chiesa,
ma anche alla comunità dei credenti
e all’intera società”.
Al nichilismo dei nostri giorni, il
Pontefice ha opposto tre percorsi:
Edificazione – Confessione –
Cammino e l’ha fatto con stile umile, ma potente, da discepolo diretto
di S. Francesco e da rigoroso soldato
comignolo che unifica milioni di persone della compagnia di Gesù. Stupore davanti
in ogni angolo della terra a causa dell’atte- al suo motto “Miserando atque eligendo”
sa di un evento straordinario per tutti; più (avere misericordia per tutti, ma scegliere
o meno avvertiamo che lo straordinario e distinguere l’innocente e il colpevole, il
evento ci riguarda e sentiamo che qualco- giusto e l’ingiusto, il meritevole e l’ignaro).
sa potrà cambiare nella nostra esistenza: Papa Francesco debutta così davanti al
infatti quel gabbiano immobile sul comi- mondo: “Vorrei chiedere, per favore, a chi
gnolo diventa testimone involontario di ha la responsabilità politica: siate custodi
un evento che ci appartiene e che almeno del disegno di Dio, dell’altro, dell’amin questa attesa spegne le differenze natu- biente. Abbiate cura l’uno dell’altro in farali e culturali per unificarci nella speranza miglia; i coniugi si custodiscano a vicenda
di ricavarne sollievo nelle ore di vita molto poi hanno cura dei figli. Vivete con sincetormentate e difficili per tanti di noi.
rità le amicizie; in ogni epoca della storia
Intanto il tempo passa e quando final- ci sono degli Erode che tramano disegni
mente i presenti e i lontani sanno (non dal di morte e deturpano il volto dell’uomo
telefonino) ma dal fumo bianco che l’e- e della donna”. Sono parole in grado di
vento è avvenuto e che i Cardinali hanno spiazzare per la loro semplicità e per la
scelto il 266° Pontefice, di anni 76, figlio di tenerezza.
emigranti piemontesi, gesuita che giunge Sono i comandamenti iniziali di Papa
dall’America Latina, che sceglie di chia- Francesco: “Non dimentichiamo mai che il
marsi Francesco, avvertiamo di essere pri- vero potere è il silenzio e che abbiamo il dovilegiati di aver assistito all’evento e mani- vere di accogliere con affetto l’intera umanità
festiamo una personale partecipazione ca- specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli,
rica di gioia. Dopo lo stupore, le domande: chi ha fame e sete, straniero, nudo, malato, in
“Come si sarà sentito quell’uomo sotto la volta carcere,…”.
Santa Maria degli angeli
22
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Altre note...
L
a cura di Giancarlo Giacomuzzi
La “Santa Casa” di Loreto
oreto è una meta comune a
molti, si va a Loreto spinti dalla
fede, dalla curiosità o forse solo
per fare una gita con il proprio parroco e vedere la Santa Casa della Beata Vergine, la casa nella quale Maria
è stata concepita, è nata, è cresciuta
ed è diventata madre del figlio unigenito di Dio. La tradizione racconta
che nella notte del 10 dicembre 1294
mentre era pontefice Bonifacio VIII,
un trasporto miracoloso portò dalla
Galilea sulla costa marchigiana la
Santa Casa che fu posata su un colle
presso un bosco di lauri ...quasi che
Dio avesse permesso l’occupazione da parte dei musulmani del suo
sepolcro, ma non della casa di sua
madre.
La basilica che il turista vede oggi,
altro non è che il punto d’arrivo delle
numerose costruzioni realizzate nei
tempi attorno alle misere mura della
casa ed eseguite per difenderle e perché potessero essere venerate, dove
molti Pontefici si recarono per sostare in preghiera. Ricordiamo Giulio
II, il Papa soldato che negli anni del
suo pontificato (1503/13) prese decisamente le redini del potere e diede
avvio, più di ogni altro, all’insegna
della grande politica e delle imprese
militari per assicurare nuovi territori alla Chiesa: splendido mecenate,
fece di Roma il centro del Rinascimento Italiano.
Venne a Loreto anche il fiorentino Leone X (1513/21), figlio di Lorenzo De
Medici detto il Magnifico, che ebbe
il torto di guardare troppo dall’alto
in basso e con sprezzante orgoglio la
dottrina di Martin Lutero al punto di
scomunicarlo con quel che ne seguì.
Ricordiamo anche Sisto V (1585/90),
del quale si può ammirare la statua
sul lato sinistro del sagrato, fu lui
ad elevare Loreto al grado di diocesi e di città. In tempi recenti vennero Giovanni Paolo II il 10/12/1994
nell’occasione del settimo centenario
di quel trasporto miracoloso ed ebbe
a dire… “Loreto ci fa pensare a Nazareth e Nazareth rappresenta ogni casa,
ogni famiglia cristiana” ed anche Benedetto XVI il 2/12/2007.
La basilica ci appare grandiosa, mirabile la sua facciata con i tre portali
di grande bellezza rievocanti le stoAnno LXII - n. 4 Aprile 2013
rie dell’Antico Testamento, talmente belli da rivaleggiare con le porte
del Ghiberti, dette “del Paradiso”, nel
Battistero di Firenze. Oggi la Santa
Casa è protetta da un rivestimento
marmoreo di grande bellezza quale
appare nella fotografia e al suo interno, posta in una luminosa nicchia,
sta la statua dell’attuale Vergine Lauretana, dalla scura tonalità, scolpita
nel legno di un Cedro del Libano dei
giardini vaticani e rivestita della preziosa dalmatica che ne protegge le
fattezze.
Naturalmente, nel corso dei secoli,
molte sono state le congetture sul
miracolo espresse da credenti e non
credenti e fin dal tempo dell’Umanesimo non è mancato chi ha affermato
che il trasporto angelico niente fosse
se non l’ampliamento di una leggenda, una mistificazione e che meglio
sarebbe stato, se proprio si voleva
crederlo, pensare ad un trasporto via
terra o via mare del materiale poi ricostruito in loco.
Le fonti storiche ci danno comunque tre dati certi: nel 1288 Rinaldo
di Montecroce ci dà notizia che la
casa era ancora a Nazareth, nel Maggio 1291 l’intero territorio cadde in
mano mussulmana e il successivo
trasporto via terra sarebbe risultato
pertanto impossibile, il 10 dicembre
1294 la casa si trovava già nella selva
23
di Loreto. Del resto come non pensare che il trasporto di una così grande
quantità di materiale per terra o per
mare, attraverso paesi e popolazioni
diverse, non avrebbe non potuto lasciare una memoria storica.
Ma ci sono altre considerazioni: le
dimensioni della casa, priva di fondamenta, coincidono perfettamente
con quelle delle fondamenta rimaste
a Nazareth e una accurata analisi chimica delle pietre ha riscontrato che
i muri sono formati da pietre della
Palestina cementate con impasto di
calce unita a cenere, paglia e bitume
secondo l’antichissimo uso ebraico.
Anche i simboli giudeo-cristiani del
II e III secolo raffigurati sulle pareti
risultano analoghi a quelli che si leggono sulle pareti rocciose della grotta dell’Annunciazione a Nazareth e
non avrebbero potuto certo giungere
su pietrame sparso e frazionato, ma
solo su pareti integre e compatte.
La grande devozione sorta spontaneamente attorno ad essa chiamò
numerosi visitatori che giunsero per
portare doni o sciogliere voti: ricordiamo un marinaio inviato da Cristoforo Colombo per una promessa
da lui fatta sulla nave “Pinta” in navigazione verso il Nuovo Mondo e
Marcantonio Colonna, comandante
in capo della forza navale cristiana
che si scontrò a Lepanto e liberò la
cristianità dal pericolo turco. La mia
visita si è conclusa davanti ad una
scritta: … Maria nella sua infinita dolcezza ha accettato per sette secoli milioni
di pellegrini e continua ancora ad accogliere tutti i suoi figli nella sua casa
per abbracciarli nel suo cuore di Madre.
Chiudo con la mia musica e con il
delicato e delizioso Franz Schubert
per ricordare il suo Quintetto per archi op.163 catalogo D 956 composto a
31 anni per 2 violini, 1 viola e 2 violoncelli. Solo l’ascolto può dare l’idea del grande effetto sonoro creato
dai due violoncelli le cui melodie si
susseguono una dopo l’altra nel sottolineare la pace solenne dell’Adagio, la forza e l’energia dello Scherzo
e la triste rassegnazione che segue
fino al brillante finale. Ci sarà stato
un significato se Beethoven un giorno ebbe a dire .…Questo Schubert!
Davvero vi è in lui una scintilla divina.
Anno LXII - n. 4 Aprile 2013
Informazioni utili
SS. MESSE
DUOMO
• Prefestiva: ore 18.30
• Festive: ore 9.30
11.00 - 18.30
• Feriale: ore 18.30
S. BENEDETTO - Muro
• Festive: ore 7.30
S. BERNARDINO
• Festive: ore 9.00 - 17.00
• Feriale: ore 9.00
S. GIUSEPPE
• Festive: ore 10.00
• Feriale: ore 17.30
(esclusi: giovedì e sabato)
Chiesa VISITAZIONE
Solo feriale: ore 7.15
RENZANO
• Solo sabato: ore 18.00
CAPPUCCINI
BARBARANO
• Festive: ore 10.00 -17.00
• Feriale: ore 17.00
MONASTERO
• Festive e feriali: ore 8.00
APRILE
Domenica 14
GIORNATA NAZIONALE UNIVERSITÀ CATTOLICA
ore 14,30 in Oratorio gruppi S. Angela per il cammino verso Antiochia (3)
Mercoledì 17
ore 20,45 in Oratorio Catechesi degli adulti
Giovedì 18
ore 20,30 in Canonica: Gruppo Liturgia (3)
Domenica 21
49ª GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI
ore 14,30 in Oratorio gruppi S. Caterina per il cammino verso Cafarnao (4)
Martedì 23
ore 20,30 a Fasano Consiglio Pastorale Zonale (3)
Mercoledì 24
ore 20,45 in Oratorio: incontro Animatori dei Centri di Ascolto
Venerdì 26
ore 20,30 in Canonica redazione de “Il Duomo”
ore 20,45 in Oratorio Magistero per i Catechisti
Domenica 28
MAGGIO
dal 1 al 3 ore 20,30 recita S. Rosario nella Chiesa della Madonna del Carmine
Venerdì 3
Primo venerdì del mese S. Comunioni agli ammalati
Domenica 5
Incontro zonale gruppi Emmaus MonasteroVilla-Santuario Carmine ore 10,00 a S. Giuseppe: rito di ammissione ai Battesimi del 2 giugno
ore 14,30 in Oratorio gruppi S. Giovanni Piamarta per il cammino
verso Nazaret (4)
dal 6 al 10
ore 20,30 recita del S. Rosario nella Chiesa di S. Giuseppe
Martedì 7
Congregazione sacerdoti a Salò per verifica programmazione
delle date di attività pastorale zonale per l’anno 2013/2014
Mercoledì 8
Ritiro presbiteri a Montecastello
Venerdì 10
ore 20,45 in Oratorio Magistero per i Catechisti (in vista di ICFR dei sacramenti)
Domenica 12
46ª GIORNATA MONDIALE COMUNICAZIONI SOCIALI
ore 14,30 in Oratorio gruppi S. Francesco per il cammino verso Gerusalemme (4)
dal 13 al 17
ore 20,30 recita S. Rosario nella Chiesa della Visitazione
Martedì 14
ore 16,00 S. Messa al Cimitero
Sabato 18
ore 20,30 veglia zonale di Pentecoste a Gardone Riviera
ore 20,30 in Duomo: Celebrazione penitenziale comunitaria
Domenica 19
ore 9,30 conferimento delle CRESIME e PRIMA COMUNIONE
(Mons. Lorenzo Voltolini – Arcivescovo di Porvejo – Ecuador)
dal 20 al 24
ore 20,30 recita S. Rosario nella Chiesa di S. Benedetto (al Muro)
Venerdì 24
ore 20,45 in Oratorio Magistero per Catechisti (in vista della festa dell’Oratorio)
dal 27 al 30
GIORNATE EUCARISTICHE (predica d. Franco Turla) a S. Bernardino
ore 9,00 Canto delle lodi e S. Messa
ore 20,30 recita del S. Rosario con Adorazione
Venerdì 31
IL DUOMO - n. 4 Aprile 2013
Anno LXII
ore 14,30 in Oratorio gruppi genitori primo anno dell’ICFR verso Betlemme (5)
- abb. annuo Euro 11,00
- una copia Euro 1,05
- abb. sped. postale Euro 30,00
ore 20,30 recita del S. Rosario e processione
da Renzano alla Madonna del Rio
Dir. Responsabile - Antonio Fappani con decreto del Tribunale
- Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 6/74 dell’8 - 3 - 1974
- Pubblicità: Segreteria Parrocchiale - tel. (0365) 521700 Fax. (0365) 523294
- Fotocomposizione del 6/4/2013 nella Canonica di Salò
- Stampa: Tipolitografia Editrice LUMINI - Travagliato (BS)
- Si può trovare il bollettino anche sul sito internet: www.parrocchiadisalo.it
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