Giacomo Lanaro GLI AMERICANI A VICENZA (1945-1965) Storia di una convivenza fredda Laurea Triennale Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda INDICE DELLA TESI 1. Introduzione 2. L’arrivo 2.1. La liberazione 2.2. La costituzione della NATO 2.3. La costituzione della SETAF 2.4. L’arrivo alla caserma Ederle 2.5. I rapporti con le istituzioni 3. La vita in caserma 3.1. Dentro alla Ederle 3.2. Fuori dalla Ederle 4. (Dis)ordine pubblico 4.1. I primi problemi 4.2. L’alcolismo e le risse 4.3. Gli incidenti automobilistici 4.4. La prostituzione 5. La questione degli alloggi 5.1. Boom edilizio 5.2. Convenzioni della logica degli affitti 5.3. Il Villaggio della Pace 5.4. Le tasse 6. Gli americani a Vicenza 7. Il linguaggio 8. Conclusioni Immagini Fonti e bibliografia 283 284 G. LANARO Sintesi della tesi Passarono circa 10 anni dal primo arrivo degli americani a Vicenza – avvenuto il 28 aprile 1945, giorno della liberazione della città – al momento in cui si essi installarono presso la base SETAF (Southern European Task Force), il 20 settembre 1955. Nel frattempo era stata costituita la NATO ed tra Italia e Stati Uniti era stato stretto l’Accordo bilaterale sulle infrastrutture (BIA). Una volta insediate le truppe statunitensi a Vicenza, si dispiegò fin da subito lo sforzo delle istituzioni perché si creassero i migliori rapporti possibili tra le due popolazioni. Tuttavia già dai primi tempi fu chiaro che gli scambi sarebbero rimasti attivi prevalentemente in ambito istituzionale, e che poco feeling esisteva tra i militari a stelle e strisce e gli altri abitanti della città. Uno dei motivi principali di questa “convivenza fredda”, oltre alle difficoltà linguistiche che ostacolavano la comunicazione, fu dovuto alla struttura della base, che aveva al proprio interno quasi tutto ciò che i militari e le loro famiglie potessero desiderare e così non agevolava l’integrazione sociale ed economica con il resto della città. Negozi, ospedale, campi sportivi, cinema, clubs, biblioteche, locali pubblici: dentro la caserma Ederle si poteva trovare una grandissima varietà di beni di consumo e di passatempi, fatta eccezione per quelli meno raccomandabili. I militari erano indotti a uscire dalla caserma solo per cercare luoghi dove mettere alla prova la propria abilità di piloti d’auto, e per procurarsi alcol e donne (prostitute): erano comportamenti e consumi che avevano immediate ripercussioni sull’ordine pubblico e non mettevano in buona luce chi li praticava agli occhi della popolazione locale. Un altro aspetto importante fu l’impatto che l’arrivo dei militari ebbe sull’edilizia e sul mercato degli affitti a Vicenza. Negli anni che seguirono l’installazione della base, infatti, ci fu un vero e proprio boom edilizio supportato dalle finanze della SETAF, specialmente per quanto riguardava la costruzione del “Villaggio della Pace”, come con un eufemismo si chiamarono gli alloggiamenti riservati ai militari e alle loro famiglie. Ci fu anche un’impennata del canone medio degli affitti, che non regredì più e che ebbe conseguenze per tutti gli abitanti della città. Gli americani a Vicenza godevano anche di un particolare status giuridico, non ben definito in realtà, che rendeva ad esempio com- Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 285 plicata non solo l’amministrazione della giustizia nei loro confronti, ma anche consentiva loro di non pagare le tasse pur essendo residenti sul territorio italiano. Per questa ricerca mi sono avvalso soprattutto della cronaca de “Il Giornale di Vicenza”, oltre che di alcuni documenti e pubblicazioni dell’epoca, e di testimonianze orali e scritte, di parte sia italiana che statunitense, anche coeve, come il racconto di Goffredo Parise che dà il titolo alla mia tesi. Non mi è stato possibile avere accesso ad archivi e documenti conservati presso l’amministrazione della base SETAF. ANNO ACCADEMICO: 2006-2007 RELATORE: Prof. Alessandro Casellato CORRELATORI: Proff. Piero Brunello, Sergio Zamperetti 286 G. LANARO 2 L’ARRIVO [...] 2.4. L’arrivo alla caserma Ederle La caserma, che porta il nome del Maggiore Carlo Ederle, un artigliere italiano ucciso durante la Prima guerra mondiale e premiato con la Medaglia d‘oro al valor militare, fu costruita tra il 1942 e il 1943 e inizialmente era occupata da un reggimento di fanteria dell’esercito italiano. Dopo lo stanziamento di un ulteriore reggimento, di artiglieria, sempre facente parte dell’esercito italiano, nel settembre del 1955 la caserma venne ceduta alle United State Forces. La prima unità dell’esercito statunitense a giungere in città fu il 350th Infantry Regiment, i cosiddetti “Red Knights”, ovvero la stessa unità che dieci anni prima aveva liberato il territorio veneto dalle forze naziste. Fu una scelta ben studiata, atta a mantenere al minimo qualsiasi possibile forma di protesta e che giocava sul sentimento di profondo riconoscimento che la gente provava per coloro che avevano contribuito all’emancipazione della città durante la Seconda guerra mondiale. 1 Era il 20 settembre del 1955 quando il primo contingente delle truppe della SETAF, formato da una sessantina di persone, arrivò a Vicenza. I mezzi e i soldati arrivati per primi giungevano da Livorno per verificare che le infrastrutture e l’organizzazione dello stanziamento fossero stati predisposti secondo gli accordi. Il grosso della milizia statunitense invece arrivava dall’Austria, che doveva essere neutralizzata entro il 25 ottobre, come sancito dal Trattato di Stato austriaco, firmato dalle potenze alleate il 15 maggio di quello stesso anno. L’arrivo scaglionato dei soldati era dovuto alla constatazione delle condizioni della caserma e alla necessità di evitare che l’arrivo fosse sentito come troppo opprimente da parte della città di Vicenza. Per questo motivo almeno nel primo periodo i militari non furono accompagnati dalle famiglie, oltre al fatto che non 1 Troop Information Office, Vicenza’s Military Post, Istituto San Getano, 1961, p. 4. Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 287 si voleva causare un’ulteriore recrudescenza della situazione degli alloggi, già complicata dal gran numero di richieste dei cittadini vicentini. La seconda tornata avvenne dieci giorni dopo, il 29 settembre, “tra il vivo cordiale interesse della popolazione” 2 , secondo “Il Giornale di Vicenza”, anche se Giorgio Sala 3 , che pochi mesi dopo sarebbe stato eletto consigliere comunale per la Democrazia Cristiana, ricorda che alcuni cittadini espressero invece un certo disappunto a proposito. È invece indubbio che l’occupazione vera e propria della caserma destò molto stupore nei vicentini, a loro modo eccitati e molto incuriositi dallo storico avvenimento. Stando alle parole del comando SETAF, quelli dei vicentini erano sentimenti condivisi anche dai militari americani. Il tenente colonnello Hawke, a capo del reparto, asserì che gli uomini erano “lieti di essere venuti in Italia” 4 e dichiarò di essere “rimasto piacevolmente sorpreso dalle accoglienze amichevoli e cordiali della popolazione” 5 . Infine si disse “sicuro che le relazioni con la popolazione italiano” sarebbero state “eccellenti” 6 . Fin da queste parole furono chiari l’impegno e lo sforzo di cui il comando della SETAF si sarebbe preso l’onere per instaurare un rapporto positivo tra l’esercito e la popolazione ospitante, impegno che negli anni a seguire sarebbe sempre stato mantenuto se non addirittura incrementato. In un colloquio con l’allora sindaco Giuseppe Zampieri 7 , il colonnello Hawke dichiarò inoltre di auspicare che “le relazioni fra le truppe nordamericane e la popolazione” si sarebbero svolte “cordialmente e con sincerità” 8 e che la permanenza sarebbe stata “basata sulla più schietta amicizia e collaborazione” 9 . Proseguì quindi dicendo che “le apparenti difficoltà derivanti dai diversi usi e costumi” sarebbero state “reciprocamente annullate non appena le truppe” si fossero “ambientate” 10 . Il Sindaco invece suggerì al tenente colonnello che le famiglie americane in arrivo avrebbero dovuto fare i loro acquisti solo nei negozi che recassero il cartellino dei prezzi, per evitare possibili truffe e raggiri. Co- L’autocolonna col primo scaglione del SETAF è giunta ieri sera alla caserma in viale della Pace, “Il Giornale di Vicenza”, 30 settembre 1955. 3 Giorgio Sala (Vicenza, 1927), dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, fu eletto consigliere comunale di Vicenza dal 1956 e divenne assessore dal 1958. Nel 1962 divenne Sindaco, carica ricoperta fino al 1975. Dal 1982 al 1985 fu segretario generale dell’Ente Autonomo Biennale di Venezia. Nel 1985 fu eletto consigliere regionale e dal 1992 al 1994 ricoprì la carica di segretario generale della programmazione della Regione Veneto. 4 Ibid. 5 Ibid. 6 Ibid. 7 Giuseppe Zampieri (Vicenza, 1893-1976) fu eletto Sindaco della città di Vicenza dal 1948 al 1958, prima di essere eletto senatore della Repubblica, durante la III e la IV Legislatura. 8 La batteria di lanciarazzi “Honest John” sarà installata su un’altura di Campedello, “Il Giornale di Vicenza”, 12 ottobre 1955 . 9 Ibid. 10 Ibid. 2 288 G. LANARO me lo definì “Il Giornale di Vicenza”, quello tra il generale e il primo cittadino fu “un cordiale scambio di idee e di impressioni” 11 . In generale comunque l’arrivo della SETAF a Vicenza non fu sentito dalla maggioranza dell’opinione pubblica come un problema, anzi. Chi non dichiarava apertamente la propria felicità per l’avvenimento, si era comunque adeguato. In fin dei conti la decisione di fondo dietro l’installazione del reparto militare americano in città era l’adesione dell’Italia al Patto Atlantico e in questo senso le voci di dissenso erano esigue, soprattutto nella città del Palladio. Considerando oltretutto che a Vicenza la forza del Partito Comunista Italiano, lo schieramente che aveva avversato di più l’entrata dell’Italia nella NATO, era alquanto ridotta rispetto ad altre zone d’Italia, non si registrarono proteste, sapendo che comunque le decisioni principe erano già state prese ed erano sostanzialmente insindacabili. Bisogna inoltre considerare che negli anni Cinquanta, quando ci fu la conversione della caserma Ederle, questa era ancora un agglomerato molto periferico rispetto alla città. 12 Il 25 ottobre avvenne quindi l’insediamento ufficiale e la costituzione effettiva della Southern European Task Force, con tanto di “solenne” 13 cerimonia pubblica a cui venne invitata anche la popolazione di Vicenza. Quella stessa sera poi, per commemorare l’evento, la banda dell’esercito statunitense tenne un concerto per la gente vicentina e quella americana in Piazza dei Signori. Ci fu una grande partecipazione, segno dell’elevato grado di interesse che la comunità provava per l’avvenimento. 2.5. I rapporti con le istituzioni Ancora prima che avvenisse l’effettiva costituzione della SETAF, le istituzioni americane e vicentine instaurarono stretti rapporti di collaborazione per agevolare l’inserimento della comunità nordamericana nella vita cittadina. Pochi giorni dopo l’inaugurazione della base, ai militari venne distribuita una piccola guida alla pronuncia delle principali espressioni italiane, intitolata SOnoh ah-may-ree-KAA-noh. Curiosamente però Vicenza non veniva neanche menzionata all’interno dell’opuscolo, che probabilmente era stato stampato anche per le truppe di stanza a Verona e a Livorno. In ogni caso, anche questo appariva un gesto atto a semplificare i tentativi di socializzazione con una popolazione di lingua differente e quindi con notevoli difficoltà di comunicazione con la popolazione locale. Bisogna considerare che l’anglofonia non era certo diffusa come lo è al giorno d’oggi e che parlare un italiano fluente non era certo tra le priorità di quanti si arruolavano nell’esercito americano. Ibid. Cfr. Immagine 3 . 13 Con una solenne cerimonia alla “Ederle” ufficialmente costituito il SETAF, “Il Giornale di Vicenza”, 26 ottobre 1955. 11 12 Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 289 L’impegno da parte delle istituzioni all’inserimento dei soldati nella vita pubblica vicentina continuò a spingere in questo senso. A pochi mesi dall’arrivo in città, la SETAF si organizzò in modo tale da far sì che ogni compagnia di stanza a Vicenza “adottasse” un orfanotrofio e portasse dei regali ai bambini meno fortunati. Ogni soldato aveva quindi il dovere, ma anche il piacere, di prendere in affidamento un ragazzino con il quale avrebbe instaurato poi un rapporto di amicizia. Gli ospiti degli orfanotrofi sembravano gradire molto questi eventi, soprattutto grazie alla consegna dei regali che i militari portavano loro. Un anno dopo si segnalava nel Giornale di Vicenza che “fin dalla loro venuta nella nostra città, gli americani si erano interessati a queste attività assistenziali”, che venivano descritte dal quotidiano come di “fraterna solidarietà” o di “affettuosa amicizia”. Il comando si preoccupò sempre di tenere buoni rapporti con le istituzioni della città di Vicenza, grazie anche alla mediazione di Felice Maselli, il quale era a capo del Public Information Office, l’ufficio relazioni pubbliche, ed era appunto incaricato di organizzare scambi culturali, soprattutto tra professionisti, conferenze per illustrare lo stile di vita italiano ai soldati americani, gite al mare o al lago. Nel 1957 inoltre l’ufficio di Maselli venne premiato con la Silver Anvil, l’incudine d’argento, un premio conferito dalla Public Relation Society of America per il miglior programma di relazioni pubbliche, che a Vicenza nella fattispecie si chiamava “People to People”. Un episodio d'integrazione e solidarietà che destò particolare attenzione nella stampa, e che resta nella memoria vicentina, fu quello del soldato americano Eugene Monegan, la cui moglie nel dicembre del 1956 diede alla luce due gemelle. La propensione statunitense ai nomi stravaganti prese il sopravvento ancora una volta e il milite decise di mettere nome alle “due graziose negrette” 14 Vicenza e Verona, in memoria delle due città che all’epoca gli stavano dando ospitalità. Il lieto quanto curioso evento ebbe rilievo anche nella stampa statunitense, tanto che il 6 febbraio 1957 Gamuel Steinman, giornalista del “New York Herald Tribune”, pubblicò nello stesso giornale un articolo intitolato Gli amici della SETAF, in cui elogiava i rapporti tra le due comunità. Non c’erano dei veri e propri timori di ripercussioni negative per il futuro delle forze militari americane, ma questi sforzi facilitavano sicuramente la convivenza e l’inserimento della comunità ospite. Diverse volte all’anno poi venivano organizzate delle feste dal comando statunitense, alle quali venivano invitate le istituzioni vicentine, i generali del comando ATAF (Allied Tactical Air Force, forza aere tattica alleata della NATO), gli ufficiali italiani e solitamente anche i “maggiorenti di Vicenza” 15 . La presenza di conti, marchesi e baroni dava un senso di prestigio alla caserma che inorgogliva coloro che organizzavano qesti eventi. 14 15 Si chiama Vicenza la figlia del Yankee, “Il Giornale di Vicenza”, 21 dicembre 1956. Intervista dell’autore a Giorgio Sala, Vicenza, 6 dicembre 2007. 290 G. LANARO Il Comune di Vicenza decise in quegli anni di consegnare a ogni bambino nato in città un certificato su pergamena in segno di riconoscimento e di augurio per il futuro. Le parole recitavano così: “La città di Vicenza possa sempre onorarsi di essere stata la tua culla, possa il suo nome illustre rimanere sempre vivo nella tua memoria e ti richiami quando sarai cresciuto in età e saggezza, ad ammirarne la magnificienza dell’arte, la bellezza del paesaggio e l’animo ospitale dei suoi abitanti” 16 . Ogni foglio veniva firmato dal Sindaco, cosa che avviene ancora al giorno d’oggi in queste occasioni. In un’occasione, gli elicotteri dell’esercito americano aiutarono anche a ristrutturare la chiesa di Arzignano. Poiché c’era la necessità di riportare sul tetto dell’edificio delle statue che erano state momentaneamente spostate, l’aiuto dell’elicottero della SETAF si rivelò provvidenziale. Questo succedeva nel giugno del 1960, mentre pochi mesi dopo venne consegnata alla SETAF una stampa di riconoscenza da parte della chiesa e del Comune di Arzignano. Il 1963 fu un anno importante per il consolidamento delle relazioni tra le istituzioni militari della SETAF e quelle del Comune di Vicenza. La sera del 9 ottobre una frana si staccò dal monte Toc e precipitò nel bacino della diga del Vajont. L’onda gigantesca che si creò, scavalcò la diga e distrusse il vicino paese di Longarone, provocando vittime e danni anche nei comuni limitrofi. La SETAF, colpita da questo tragico disastro ed avendo a disposizione alcuni dei pochi elicotteri in circolazione all’epoca, decise di inviare prontamente un piccolo contingente della 110ma Compagnia d’Aviazione in aiuto alle popolazioni colpite dalla catastrofe. Le forze americane si impegnarono in un’impresa complessiva di 300 missioni, oltre 142 ore di volo, percorrendo circa 11000 miglia nautiche e portando in salvo 4351 persone da Longarone e dai paesi vicini. La SETAF trasportò quasi 180 tonnellate di viveri, vestiti e materiale di pronto soccorso. 17 Furono diverse le commemorazioni e i riconoscimenti conferiti all’esercito nordamericano. Tra queste spiccava la targa dell’Associazione Nazionale Alpini, che recava la poetica scritta “Vi chiamò il dovere, trovaste l’orrore e vi sostenne l’amore”. Non da meno fu la fotografia dell’elicottero statunitense atterrato sul fango che aveva ricoperto Longarone, intitolata L’angelo della misericordia nella valle del dolore, che venne pubblicata a piena pagina nel “Giornale di Vicenza” e ne “L’Arena di Verona” e entrò subito nella memoria e nel cuore di tutti i lettori. Poco più di un mese dopo, precisamente il 22 novembre, a Dallas veniva ucciso John Fitzgerald Kennedy. La morte del 35mo Presidente degli Stati Uniti, popolarissimo in Italia, venne commemorata dal Comune di Vicenza con l’affissione di un grande numero di manifesti in giro per la città in segno di solidarietà agli ospiti della SETAF. Due anni dopo, Il Giornale di Vicenza ricorda16 17 Diploma a stampa consegnato ai neonati americani di Vicenza. Intervista dell’autore a Felice Maselli, Vicenza, 23 novembre 2007. Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 291 va “il plebiscito di simpatia a cui gli ospiti americani sono stati fatti segno in occasione della tragica morte del compianto Kennedy”. 18 Nonostante questi sforzi comunque “la comunità americana si predisponeva a rinchiudersi come in un bozzolo” 19 . Un po’ alla volta la collettività si isolava sempre di più al proprio interno. “Le scuole le avevano lì, l’ospedale lo avevano lì, la biblioteca l’avevano lì, il mercato lo avevano lì” 20 . Andava sviluppandosi quindi una vita interna alla caserma, probabilmente anche per volere delle autorità della SETAF. Giorgio Sala sostiene di non avere alcun dubbio sul fatto che la comunità non aveva voglia di integrarsi, ma non esclude che ci potessero essere disposizioni precise in merito. A questo distacco comunque sono da attribuirsi i pochi problemi che nel complesso si sono creati nei rapporti tra le due comunità. Una collettività imponente come quella statunitense avrebbe potuto dare vita a complicazioni molto più serie. Si potrebbe parlare di un’assenza quasi totale di relazioni sociali tra americani e vicentini, e anche se “totale sembra una parola negativa e preclusiva, ci siamo molto vicini” 21 . D’altra parte, bisogna riconoscere che la caserma era diventata praticamente un “piccolo esemplare d’America” 22 ed era complessivamente indipendente dalla città di Vicenza per le sue necessità, essendo in grado di provvedere autonomamente ai propri bisogni. Varie manifestazioni nella ricorrenza del decimo anniversario della SETAF, “Il Giornale di Vicenza”, 22 ottobre 1965. 19 Intervista a Giorgio Sala, Vicenza, 6 dicembre 2007. 20 Ibid. 21 Ibid. 22 Relazioni umane: un punto di incontro tra Vicenza e USA, “Il Giornale di Vicenza”, 23 ottobre 1965. 18 292 G. LANARO 3 LA VITA IN CASERMA 3.1. Dentro alla Ederle Questo isolamento dalla città di Vicenza era legato alla larga offerta di servizi di cui disponeva chi viveva all’interno della Ederle, disponibilità che venne via via ampliata nel corso degli anni secondo un ritmo velocissimo di costruzione e di organizzazione della vita interna alla caserma. Molti aspetti delle usanze dei lavoratori della SETAF si possono comprendere leggendo il libricino Vicenza’s Military Post, una sorta di guida introduttiva alla postazione scritta dal Troop Information Office che veniva offerta a nuovi arrivati dagli Stati Uniti. Uno dei primi punti a essere messi in chiaro dagli autori del vademecum riguarda lo status legale di quanti giungevano in Italia. L’insieme di diritti e doveri era definito dallo Status of Forces Agreement della NATO, che in parole povere sosteneva che chi risiedeva sul suolo italiano era anche soggetto alle leggi promulgate dalla neonata repubblica. In caso di violazione del codice civile e penale italiano, chi commetteva il reato sarebbe stato giudicato da un tribunale italiano, nonostante lo Stats of Forces Agreement garantisse una basilare salvaguardia dei diritti di cui il reo avrebbe goduto negli Stati Uniti. La condizione legale comunque era ben lontana dall’esere precisamente definita, come testimoniano le numerose difficoltà in cui incorrevano le forze dell’ordine e quelle giudiziarie quando avevano a che fare con i cittadini statunitensi. Un’altra questione che viene specificata è la prassi della contrazione dei debiti e la loro conseguente estinzione. L’opuscolo infatti mette in guardia i soldati americani dal fare affari con i commercianti italiani contraendo debiti o firmando cambiali. Il funzionamento di queste ultime, evidentemente poco diffuse in America, doveva quindi essere spiegato al personale militare, che veniva delucidato a proposito dell’ineluttabilità del pagamento una volta contratta la cambiale. Da questa precisazione sembra evincersi che i soldati avrebbero in qualche modo tentato di aggirare il problema, sperando che il rimpatrio a fine fermo o la condizione particolare di cui godevano potesse esentarli dal debito contratto. Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 293 Oltre a queste “marginali” disposizioni di natura giuridica comunque, la guida si prefiggeva principalmente l’obiettivo di illustrare la moltitudine di comodità di cui si poteva godere stando in caserma, senza rinunciare alle abitudini che si avevano prima dello stanziamento nella base di Vicenza. Un occhio di riguardo veniva dato soprattutto alle attività ricreative e all’indirizzamento delle spese degli ospiti della SETAF. Poche pagine più avanti infatti si passa a elogiare la grande disponibilità di svaghi all’interno della caserma, a cominciare dalla magnificenza del Post Craft Shop 23 . Questo emporio comprendeva tutte le materie prime necessarie a soddisfare i bisogni dei passatempi dei soldati, al punto da meritarsi il titolo di “Hobbyist Haven” 24 , ovvero il paradiso di coloro che hanno un hobby. Si andava dal laboratorio fotografico al negozio per la lavorazione del legno, dalle arti grafiche all’elettronica, dalla cuoieria alle officine. In pratica ogni gusto veniva soddisfatto da questo negozio, che a detta di chi lavorava in caserma era uno dei più forniti in tutta Europa. La postazione inoltre era attrezzata con un’abbondanza di diversi locali di svago, tanto che la comune espressione americana “I’ll see you at the club” 25 poteva essere utilizzata anche all’interno della caserma Ederle. Sebbene la clientela preferita fosse quella degli ufficiali, c’era spazio anche per i soldati semplici, quando questi non preferivano uscire dalle mura della loro postazione per venire in città. Questi locali, siti in caserma, erano però estremamente ben attrezzati, con piste da ballo, ristoranti, snack bar, e altre cose. L’N.C.O. Club 26 per fare un esempio aveva al suo interno anche una bottega di barbiere. Gli ufficiali poi avevano a dispozione anche il Vicenza Officers Open Mess 27 , un circolo dove passare le proprie ore di relax, equivalente a un qualsiasi nostro dopolavoro, probabilmente più modesto nelle attrezzature ma non meno importante dal punto di vista sociale. Questo avanzato luogo di ritrovo comprendeva una grande sala da pranzo, con annessa pista da ballo, un cocktail bar e anche un grande patio esterno, di cui si poteva usufruire nei mesi estivi per colazioni e eventi. Nemmeno i cinefili erano esclusi da tanta abbondanza di svaghi, grazie al Post Theater, il cinematografo della caserma che veniva continuamente aggiornato con le ultime pellicole in uscita negli Stati Uniti grazie all’Army and Air Force Motion Picture Service. In questo modo, gli appassionati potevano tenersi costantemente al passo con il mondo di Hollywood. Il Post Theater ebbe anche Cfr. Immagine 11. Vicenza’s Military Post, Istituto San Getano, 1961, p. 26. 25 Ivi, p. 28. 26 Cfr. Immagine 14. 27 Cfr. Immagine 13. 23 24 294 G. LANARO l’onore di ospitare uno spettacolo del celeberrimo attore Bob Hope 28 , messo in scena nel giorno di Capodanno del 1959 29 . Come se tutto ciò non fosse abbastanza, chi lavorava alla base poteva prendere parte alle attività di altre eterogenee organizzazioni. Per gli uomini era molto popolare il Rod and Gun Club, un circolo che offriva ai suoi membri luoghi per il tiro al piattello e anche una piccola riserva di caccia, oltre a diversi eventi organizzati insieme a gruppi sportivi italiani. Altrimenti si poteva entrare a far parte dell’Amateur Radio Club, il quale poteva fare uso di uno dei più potenti ripetitori d’Europa (il segnale era stato captato in diverse parti del golobo), del Vicenza Community Theatre, del Flying Club o anche del Model Airplane Club. I più devoti invece avevano a disposizione diverse organizzazioni religiose, che potevano vantare anche delle sezioni dedicate alle signore. Nemmeno i più giovani erano esclusi da questa abbondanza di possibili attività. Chi voleva poteva entrare a far parte dei Boy Scouts of America (o delle Girl Scouts), un’associazione che era solita tenere stretti contatti con la propria controparte vicentina e che in più di una occasione venne citata come uno dei punti di contatto più stretti nei rapporti tra Vicenza e la SETAF. I più sportivi invece potevano dedicarsi al baseball, giocando nei mesi estivi nella Vicenza Little League o nella Babe Ruth League. In alternativa, c’era il Rocket Teen Club, associazione giovanile orientata a organizzare per i ragazzi più grandi feste, balli e gite ai siti più interessanti dei territori intorno a Vicenza. Ma la pagina più importante di questa sezione della guida è quella che tratta dello shopping, dove viene fatta una grande pubblicità al “quartiere” commerciale all’interno della caserma. Il Post Exchange, gestito dallo European Exchange Service, presentava un enorme assortimento di beni di consumo. Che si cercassero negozi di abbigliamento, fiorerie, calzolai, sarti, questi si potevano trovare al Post Exchange, così come lavanderie, saloni di bellezza, negozi di tappeti. In pratica gli unici articoli che venivano venduti solo all’esterno della caserma erano i ricambi per le automobili e ciò che serviva per aggiustare gli apparecchi radiofonici. Venivano infatti venduti “a Vicenza” 30 , come se la caserma fosse una zona franca separata dalla città, ma i prezzi e le compravendite erano comunque sotto il controllo dello European Exchange Service. Questo “capitolo” si conclude infine con una frase emblematica, che recita “Buy american. Stop the unfavorable balance of payments”. L’invito a comprare beni di origine statunitense per fermare la sconveniente bilancia dei pagamenti, connesso con la grande disponibilità di beni e servizi offerti dalla caserma, doveva essere stato il colpo di grazia finale al commercio vicentino con i soldati della SETAF. A parte i caratteristici prodotti alimentari e probabilmente qualBob Hope (Londra 1903 - Toluka Lake 2003) fu attore, cantante e conduttore radiofonico, nonché vincitore di ben 5 premi Oscar. Fin dalla Seconda guerra mondiale fu un grande sostenitore delle missioni militari americane, alle quali dimostrò sempre il proprio supporto. 29 Cfr. Immagine 10. 30 Vicenza’s Military Post, Istituto San Gaetano, 1961, p. 32. 28 Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 295 che ricercato articolo di sartoria italiana, la maggior parte dei consumi veniva comprensibilmente effettuata all’interno delle mura della base. Un altro servizio italiano di cui beneficiavano le famiglie americane era quello delle domestiche. “Il Giornale di Vicenza” pubblicò un articolo il cui argomento era la crisi delle fantesche, precedente all’arrivo della SETAF a Vicenza, che però andò acutizzandosi perché le governanti preferivano prestare servizio presso le case statunitensi. Oltre all’interessante possibilità di imparare la lingua inglese, le colf avevano a disposizione un maggior numero di elettrodomestici, che rendevano il lavoro meno faticoso, e non necessitavano della spesa, poiché a questa provvedevano autonomamente le padrone di casa all’interno della caserma. La comunità vicentina si trovava così a corto di personale per svolgere queste mansioni e una causa del problema era imputabile proprio al ricollocamento delle domestiche presso le famiglie americane. 3.2. Fuori dalla Ederle Per il resto, esclusa quindi questa minoranza di beni e servizi, la vita in caserma era pressoché autonoma. Come ricorda William McKenna, soldato di stanza diciottenne al suo arrivo alla Ederle nel 1956 e poco più anziano quando se ne andò nel 1959, quando i ragazzi decidevano di uscire dalla caserma, lo facevano puntando principalmente ad un semplice quanto allettante obiettivo: “partying and girls” 31 , fare festa e andare alla ricerca di ragazze. Le mete preferite poi per soddisfare queste comprensibili voglie erano soprattutto le zone fuori città, ovvero dove la Military Police aveva meno possibilità di sorveglianza. Le serate meno selvagge invece venivano trascorse anche nel territorio di Vicenza, dove un diverso numero di bar accoglieva volentieri la clientela statunitense. Poco distante dall’entrata della caserma c’era il bar “Due Sorelle”, frequentato assiduamente grazie alla vicinanza con la base. Altrimenti più verso il centro ci si poteva recare al “Barbarossa”, al “California” (tutt’ora esistente ma dedito a una nuova attvità) oppure il “Johnny’s Bar“, così chiamato per le bottiglie di whisky Johnny Walker appoggiate sulle finestre. Nelle memorie dei soldati che erano stanziati a Vicenza in quegli anni comunque l’atteggiamento della popolazione vicentina era per lo più amichevole e molto curioso, cosa che veniva ricambiata da parte dei militari. McKenna ricorda che quando si spostavano in giro per la provincia per le manovre di addestramento e le esercitazioni, venivano spesso invitati nelle case dei contadini, dove venivano trattati con grande ospitalità e “lots of vino!”. 32 L’unico episodio di ostilità, McKenna lo associa al periodo in cui si trovava a Verona, quando ci fu una manifestazione del Partito Comunista Italiano. 31 32 E-mail all’autore di William McKenna, Vicenza, 21 gennaio 2008 Ibid. 296 G. LANARO Carl Matthews invece fu assegnato alla SETAF di Vicenza dall’inizio del 1962 al maggio del 1964. I suoi ricordi di vita fuori dalla caserma sono legati principalmente al Johnny’s Bar e a un piccolo risorante in centro chiamato “Al Pozzo”, dove era solito andare in compagnia della moglie o degli altri soldati nordamericani di stanza alla Ederle. Egli stesso “si rammarica molto per non aver provato a imparare meglio l’italiano, di non aver visitato di più i dintorni di Vicenza e di non essersi fatto amici italiani” 33 , nonostante “la gente sembrasse abbastanza amichevole” 34 . Sua moglie Sheila invece ebbe più contatti con la popolazione di Vicenza. La gente era molto amichevole e rispettosa nei suoi confronti, forse perché aveva iniziato a studiare italiano prima di lasciare gli Stati Uniti. La sua conoscenza della lingua migliorò ulteriormente durante il soggiorno a Vicenza, tanto che a un certo punto i commessi e i camerieri che si rivolgevano al marito in inglese, a lei parlavano in italiano. Una parte del merito andava alla proprietaria della casa che avevano in affitto, la quale nonostante parlasse pochissimo inglese, si sforzava di insegnare la lingua italiana alla sua ospite, così come aveva contribuito all’apprendimento lo shopping nei negozi di abbigliamento nostrani 35 . “I really regret not trying to learn the language better, visiting more in the nearby area and making Italian friends.” E-mail all’autore di Carl Matthews, Vicenza, 23 gennaio 2008 34 “… the people always seemed friendly enough.,”Ibid. 35 “… wearing clothes bought in Italian shoppes”. E-mail all’autore di Sheila Matthews, Vicenza, 23 gennaio 2008 33 Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 297 4 (DIS)ORDINE PUBBLICO 4.1. I primi problemi I problemi reali cominciarono a presentarsi man mano che giungevano a Vicenza le nuove leve, i nuovi soldati. Essi non rappresentavano più l’élite della gioventù americana, erano “ragazzotti che arrivavano prevalentemente dall’anima pronfonda dell’America, dalle zone marginali della società statunitense” 36 . Il momento “eroico” della Seconda guerra mondiale era ormai passato, e il nuovo professionismo militare non nasceva più dalle grandi idealità, che gradualmente andavano spegnendosi. Fu questo l’inizio delle incomprensioni e dei piccoli dissidi tra la città di Vicenza e i suoi ospiti, che per colpa di una (probabilmente) casuale concatenazione di eventi spiacevoli persero un po’ del favore di cui godevano inizialmente. Furono principalmente tre i problemi causati dai soldati nordamericani. Le risse, gli incidenti stradali e i problemi legati alla prostituzione, il tutto legato agli abusi alcolici, costituivano le ragioni principali per cui gli yankees finivano sulle pagine di cronaca nera dei quotidiani. 4.2. L’alcolismo e le risse Apparsa nel Giornale di Vicenza in data 7 febbraio 1957, così recitava una Letterina a mister Joe: “Carissimo Joe, ti ho visto anche ieri notte mentre, sorretto amorevolmente da altri due yankee, che erano forse un po’ meno male in gambe di te, stavi faticosamente rincasando verso la lontana caserma, fafugliando inintellegibili parole in quel tuo inglese che gli inglesi non comprendono. Io non voglio farti la predica, Joe, perché so che tu non capisci l’italiano e io del resto non so lo “slang” che tu parli; ed anche perché ritengo che ciascuno è libero di affogare i 36 Intervista dell’autore a Giorgio Sala, 6 dicembre 2007 298 G. LANARO propri dispiaceri dove vuole; ma perché credi ogni sera di ritrovare il lontano tuo Texas in fondo all’ultimo bicchiere di birra? Io capisco il tuo “spleen” e la tua malinconia quando tu, che sei abituato alle serene distese della tua terra sconfinata, ti ritrovi tra i palazzi severi di questa antica città, carica di passato come la tua terra è pregna di avvenire, tra queste vie solitarie e silenziose in queste fredde notti invernali, dove il tuo passo, anche se malfermo, risuona triste tra le pareti assenti e le porte sbarrate; in questa città, tanto diversa e lontana dalla tua, dove i visi ti sembrano assenti e la gente ritrosa; e tu ti trovi irrimediabilmente solo con il tuo povero bicchiere di birra, anche se con quelle poche lire che sperperi, e che a noi costano tanta fatica, ti sei comperata l’ultima illusione di un disco americano dalla macchina automatica. E allora, poiché tu senti così lontano quel tuo Texas dove hai lasciato il cuore e gli affetti e così straniera questa Vicenza che non conosci e che non riesci ad amare, tu cerchi disperatamente di ricreare l’illusione di una vicinanza che non c’è attraverso la tenue nebbia della birra, tu cerchi di scoprire quella cordialità che continuamente ti sfugge nel fondo di un bicchiere ritmicamente pieno e vuoto. Ma non è vero che sia così, amico Joe, ed è per questo che tu fai male a travolgere ogni sera la tua solitudine in un piccolo fiume di birra, aspettando la nera macchina della “Police” che, frusciando nel silenzio della notte, ti riporti misericordiosamente in caserma. Poiché anche in queste antiche case, che Pigafetta vide prima di partire per la tua terra appena scoperta e ancora sconosciuta, vivono uomini come te, gente che sa come la propria terra e la propria famiglia sia difesa e protetta anche da te, amico Joe, che la tua terra e la tua famiglia hai tanto lontane. E se perciò, qualche sera, proverai ad intrecciare il tuo “slang” d’oltre oceano con il nostro dialetto vicentino, troverai che anche noi sappiamo perché sei qui, amico Joe; e forse scoprirai che il fondo del bicchiere non vale la pena di essere visto troppo spesso. Se qualcuno ti dirà che l’Europa è più grande o più bella o più importante del Texas, lascialo dire, amico Joe; perché ognuno ha bisogno delle sue piccole illusioni, ed è giusto lasciare a ciascuno le proprie. Con cordialità e amicizia g.b.” 37 Questa lettera, pubblicata dal Giornale di Vicenza il 7 febbraio del 1957, rivela diversi aspetti dei non sempre facili rapporti tra la popolazione vicentina e quella americana residente in città. Il tono della missiva è senza dubbio amichevole e benevolo, ma riporta in maniera evidente un senso di imbarazzo per le abitudini mondane dei militari della SETAF. L’abitudine di consumare grandi quantità di alcolici, prima di vagare per la città in stato di ebbrezza o di prendere parte (quando non direttamente provocata) a qualche rissa, era cosa nota per chi abitava in città durante quegli anni. La cronaca del tempo riferisce molti episodi legati a situazioni simili a quella sopra riportata e un fatto analogo si ritrova anche nel racconto di Parise Gli americani a Vicenza. Ciò che qui si vuole sottolineare non è tanto la tendenza all’elevato, e in alcuni casi esagerato, consumo di alcol da parte dei soldati, quanto piuttosto la predominanza di episodi di questo genere nella storia dei rapporti tra vicentini e americani. Nelle cronache dell’epoca si legge spesso di 37 Letterina a mister Joe, “Il Giornale di Vicenza”, 7 febbraio 1957 Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 299 episodi di ubriachezza molesta da parte dei soldati SETAF e spesso queste notizie sono accompagnate dal resoconto di violenze di qualche tipo. È sempre Fernando Bandini a raccontare di come certe sere, qualche americano in preda ai fumi dell’alcol si arrampicasse sulla facciata della sede del PSIUP, sita non lontano dal rinomato (o famigerato, come sostengono altri) Johnny’s Bar, e cercasse quindi di strappare la bandiera del partito, che aveva stampati in bella vista falce e martello, simboli tanto odiati dai cittadini americani. Il clima della guerra fredda si avvertiva anche nelle piccole cose. A volte il clima causato dalle intemperanze dei militari americani sconfinava nell’esasperazione. In un week-end di fine settembre del 1957, fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine per togliere due soldati, che avevano ripetutamente importunato diverse persone, dalle mani di una piccola folla “inferocita” 38 e probabilmente stufa di questi episodi irritanti e a volte anche pericolosi. Il tratto caratteristico di tutte queste vicende legate al consumo di alcolici, aspetto che accomunava questi episodi di ordine pubblico alle faccende più gravi come gli incidenti stradali, è il tempestivo intervento della Military Police. Quest’ultima, a cui ci si riferisce anche con la sigla MP, è un reparto dell’esercito statunitense il cui compito è vigilare sulla disciplina delle reclute. Con l’arrivo delle truppe dall’Austria nel 1955, il Comando della SETAF e le forze dell’ordine italiane decisero di creare un doppio organo di controllo, formato da pattuglie della MP e dei Carabinieri, che è tuttora attivo. Nella maggioranza dei casi di ubriachezza molesta era compito della MP ripristinare l’ordine pubblico, anche a costo di usare metodi abbastanza ruvidi. Le testimonianze raccontano anche di occasioni in cui la brutalità della polizia militare americana superava il livello di tolleranza della gente che assisteva alla scena, tanto da indurla a chiedere pietà per i giovani soldati con cui magari si era litigato fino a pochi minuti prima. Una delle principali mansioni delle forze dell’ordine della caserma comunque era quella di togliere i militari coinvolti dal giro dei tribunali italiani. Gli agenti della Military Police miravano a identificare e prendere il responsabile dell’attività illecita, portarlo repentinamente in caserma, metterlo in galera e sanzionarlo duramente. “In alcuni casi probabilmente venivano rimpatriati” 39 , come massima forma di punizione nei casi più gravi. Ma questa era la condizione più estrema del castigo a cui erano condannati. 4.3. Gli incidenti automobilistici Ma l’alcol, oltre che essere motivo di risse e comportamenti poco decorosi, era anche causa di numerosi incidenti stradali. Se questi ultimi sono ancora oggi un grave problema per le persone, cinquant’anni fa la situazione era ancora peg38 Increscioso episodio di violenza ai danni di un vecchio in via del Giunto, “Il Giornale di Vicenza”, 29 settembre 1957. 39 Intervista dell’autore a Giorgio Sala, Vicenza, 6 dicembre 2007. 300 G. LANARO giore. In proporzione il numero di automobili circolanti era inferiore rispetto a quello odierno, eppure non passava giorno senza un qualche grave incidente sulle strade. Anche da questo punto di vista purtroppo gli ospiti americani non potevano vantare un primato positivo. Considerando il numero di soldati presenti a Vicenza (intorno ai cinquemila), la frequenza di incidenti da loro causati doveva essere motivo di preoccupazione. Sebbene qui non si riportino dati statistici, penso di poter tranquillamente affermare che negli anni da me presi in esame, la frequenza degli incidenti che venivano causati da un veicolo americano o che lo coinvolgevano era quasi mensile. Troppo spesso purtroppo queste collisioni avevano esiti mortali per le persone che rimanevano implicate nella disgrazia. Le cause di questi incidenti sono da ricercare per lo più nella difficoltà di ambientazione degli ospiti statunitensi e della loro propensione al consumo di grandi quantità di alcolici. La difficoltà del diverso stile di guida rispetto agli Stati Uniti era solitamente la causa principale degli scontri più leggeri, quelli che avvenivano in genere nei pressi della caserma o comunque durante qualche fase di manovra. Gli incidenti più gravi invece erano quelli che avvenivano in tarda sera o in piena notte, ovvero quando i militari rientravano da qualche circolo o serata fuori città e, spesso sotto l’effetto di sostanze alcoliche, provocavano incidenti con conseguenze letali. Un altro triste tratto comune di queste disgrazie era il frequente tentativo da parte dei soldati di cercare la fuga ed evitare quindi le ovvie conseguenze legali. Per rendere più chiara la natura degli eventi, si può richiamare l’episodio del sergente americano Kenneth E. Nobbs, che la sera del 9 ottobre 1955 investì e uccise un contadino italiano sulla statale 11 all’altezza di Ponte Alto. Di ritorno da un circolo per ufficiali di Verona, Nobbs testimoniò in seguito di aver bevuto circa ventiquattro lattine di birra, otto bicchieri di vino e un paio di cognac, prima di mettersi alla guida in compagnia di un commilitone, che però al momento dell’incidente smaltiva la sbornia dormendo sui sedili posteriori della macchina. Il sergente venne quindi condannato da un tribunale italiano con l’accusa di omicidio colposo pluriaggravato. 40 Questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare per spiegare questo preoccupante fenomeno, il cui massimo comun denominatore, oltre come già scritto al consumo di alcol, era il tempestivo intervento della Military Police. In seguito alla collisione, le pattuglie delle forze dell’ordine americane venivano contattate e sopraggiungevano sempre in velocità quando l’incidente coinvolgeva un mezzo americano o un ospite della caserma. La squadra della M.P. poi veniva chiamata a svolgere le necessarie indagini per risalire allo svolgimento Il sergente americano Kenneth E. Nobbs colpevole di omicidio colposo pluriaggravato, “Il Giornale di Vicenza, 18 marzo 1956. 40 Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 301 dei fatti o all’identificazione di coloro che avevano commesso il reato, nel caso in cui questi si fossero dati alla fuga. In più di un’occasione la SETAF si impegnò per arginare questo problema, istituendo commissioni di inchiesta o programmi di educazione stradale. Nel 1962 l’Automobile Club Italiano di Vicenza e Verona promosse un accordo chiamato “Cortesia chiama cortesia”, noto altrimenti come “Courtesy is contagious” per i soldati americani. Questo accordo intendeva promuovere le buone maniere alla guida e cercava di porre freno al grande numero di incidenti che regolarmente macchiava di sangue le strade venete. L’intento del programma di istruzione era quello di far sì che ci fosse un reciproco rispetto tra automobilisti italiani e statunitensi, specialmente questi ultimi, sollecitati dal programma a una migliore osservanza del codice della strada. Nel volumetto Vicenza military post si può leggere in diversi punti dell’attenzione che veniva posta dai comandi militari al problema della guida dei soldati di stanza in Italia. Il motto ricorrente era “drive defensively”, che in italiano è reso dall’espressione “guidate con prudenza”. Il guidatore medio americano infatti veniva subito messo in guardia del fatto che guidare in Europa avrebbe potuto rivelarsi un’esperienza frustrante e problematica, non essendo abituato alle strade strette, tipiche della città italiana, alla massiccia presenza di biciclette e motorini e al congestionamento del traffico. L’ultima settimana di dicembre del 1956 venne proclamata dalla SETAF e dal Comune di Vicenza “La settimana del traffico” con l’obiettivo di prevenire gli incidenti e incrementare la sicurezza sulle strade. Venne distribuito ai militari un decalogo in cui si elencavano dei suggerimenti per la prevenzione e la salvaguardia degli automobilisti e del resto della popolazione. Molte delle difficoltà stradali degli americani erano causate dalla scarsa, se non nulla, dimestichezza che essi avevano con il sistema della precedenza a destra. Non era chiaro infatti che si dovesse cedere il passo a coloro che provenivano dalla propria destra, norma che è uno dei principi fondanti del nostro codice stradale. Un’altra sostanziale differenza rispetto alle strade americane veniva dalla “ingombrante” presenza di biciclette, moto e motorini sulle carreggiate nostrane. Nella piccola guida veniva infatti spiegato che questi mezzi godevano degli stessi diritti e delle stesse responsabilità dei veicoli a quattro ruote. Era inoltre specificato che “in generale, coloro che guidano questi veicoli più piccoli si assumono i diritti e i privilegi ma ignorano le responsabilità” 41 . Venivano inoltre illustrate alcune delle norme di base che era bene conoscere prima di mettersi alla guida sulle strade italiane, il che sarebbe stato possibile comunque solo dopo il conseguimento di un permesso di guida da parte della SETAF. Infine veniva data un’avvertenza tanto autoritaria quanto poco rispetTraduzione dall’originale “... in general, riders of these smaller vehicles assume the “rights and privileges” but ignore the “responsibilities”. Cfr. The Troop Information Office, Vicenza Military Post cit., p. 37. 41 302 G. LANARO tata, secondo la quale “tutti gli infortuni o gli incidenti, non importa quanto leggeri” avrebbero dovuto “essere segnalati il più presto possibile al Provost Marshal’s Office” 42 . I problemi sorgevano, anche in questo caso, sul piano giuridico. Se chi causava l’incidente grave (o mortale) era titolare di una patente militare americana e guidava una vettura targata con la lettera C, che stava per Civile, il Prefetto ne dava comunicazione al Ministero dei Trasporti, che chiedeva ai competenti Comandi militari americani l’adozione delle misure previste da speciali accordi raggiunti dal Governo italiano, il Dipartimento (Ministero) degli Esteri USA e la SETAF. Se la patente invece era una semplice patente civile statunitense, si seguivano le stesse procedure che venivano seguite per quelle italiane. Il problema della sicurezza stradale quindi era sentito sia dalla popolazione che dalle autorità, che in diversi modi cercarono di mitigarlo e solo con il passare del tempo riuscirono a porre freno alla lunga serie di disagi e incidenti che si verificavano in presenza dei guidatori statunitensi. 4.4. La prostituzione Un’altra lettera, apparsa qualche mese dopo all’interno de Il Giornale di Vicenza, recita invece così: “Caro amico Joe, tempo addietro il mio amico g.b. ebbe occasione di scriverti una di queste letterine del giovedì, e tu certo ne hai memoria; tant’è vero che alla sua cordiale preghiera di voler conservare a te - e a noi vicentini di contesto - le serate di tranquillità rifuggendo, in quanto possibile, dal voler con assidua frequenza esaminare il segreto esistente nel fondi dei bicchieri previamente colmati di cognac mescolato con birra o aranciate, dal dare, poi, triste spettacolo di te per le vie cittadine, dal costringere i filobus a frenare improvvisi anche là dove fermate non sono previste, sembra tu abbia, in massima, aderito. Eppure, caro vecchio amico Joe, perché i miei concittadini (ed i tuoi, sia pur provvisori, perché nello stesso luogo viviamo insieme) abbiamo un altro motivo di riconoscenza nei tuoi confronti, io vorrei esaminare con te, pacatamente, un altro, o diversi altri, episodi, che accadono in città, e dei quali anche tu sei più volte protagonista. E ciò accade soprattutto in questi mesi estivi, quando le famigliuole, cenato che hanno la sera, e non potendo lasciar la città per il fresco dei monti o la brezza marina, trovano almeno nei due passi in Campo Marzio il temperamento alla calura estiva cittadina. E amano percorrere l’ “O” di quest’isola verde, i bimbi saltellando fra la ghiaia e il verde, i genitori seguendoli con occhio vigile e amoroso, terminando la breve passeggiata con una sosta non lunga ai chioschi che qua e là interrompono con lmpioncini multicolori la vellutata armonia verde del prato, e fan contrappunto alla volta stellata del cielo. Ecco, proprio in questi viali, proprio in questi chioschi, caro amico Joe, capita, la sera, di assistere a spettacoli che sarebbe meglio non accadessero. Perché se le falene hanno per costume di sentirsi attirare dalle luci, sia pure fioche, e sia pure dei chioschi, non è bello 42 Ibid., traduzione dall’originale “All traffic accidents or incidents, no matter how minor, must be reported at the soonest possible time to the Provost Marshal’s Office.” Gli americani a Vicenza (1945-1965). Storia di una convivenza fredda 303 che ad esse farfalline notturne facciano improvviso corteggio schiere di amici tuoi, di nient’altro preoccupati che di coglierne il volo. A te, caro vecchio amico Joe, che spettacoli consimili non ameresti di certo vedere nel tuo paese lontano, lungo i viali della periferia dove sorge il tuo “cottage”, specie trovandoti in compagnia dei tuoi genitori, io quindi rivolgo anche questa preghiera; di voler consigliare i tuoi commilitoni a voler eliminare questi episodi notturni nella nostra (e tua, se pur provvisoria) civile città. Grazie, caro amico, se potrai consigliare i tuoi commilitoni d accogliere questo desiderio; e abbiti i migliori saluti. l’amico di g.b.” 43 Questa seconda lettera esplicita in maniera diretta che oltre alle risse e agli incidenti automobilistici, c’era anche un altro aspetto negativo legato ai soldati americani di stanza a Vicenza, ovvero la prostituzione. Le cronache dell’epoca, così come la viva memoria di chi quel periodo l’ha vissuto in prima persona, testimoniano le abitudini mondane ma eticamente discutibili di una parte dei militari. Sono parecchi i casi che si possono ritrovare leggendo gli articoli dei quotidiani che raccontano di come un soldato fosse venuto alle mani per riavere da un’amica dei soldi appena prestatile. Il fatto curioso è la ricorrenza della stessa cifra (4000 Lire, evidentemente una tariffa standard per la metà degli anni ’50) e la nazionalità delle ragazze coinvolte, che quando non è italiana è quasi sicuramente austriaca, segno evidente del fatto che le prostitute avevano seguito la propria clientela una volta che questa si era spostata in Italia. È facile capirne anche il motivo. Se il signor G.B. nella letterina all’amico Joe si lamenta di come gli ospiti sperperino facilmente il denaro in alcolici, ne consegue che essi fossero economicamente più generosi rispetto ai cittadini italiani anche in materia di prestazioni sessuali, considerando che queste sono ben più care di un semplice bicchiere di vino. A pochi mesi di distanza dal loro arrivo in Italia, nell’aprile del 1956, un’ottantina di ragazze austriache che avevano seguito a Vicenza i militi della SETAF, vennero rimpatriate dalle forze dell’ordine. Si cercava quindi di arginare un fenomeno in evoluzione e che, a giudicare dalla lettera dell’amico di G.B., non fu del tutto risolto. Un caso ricorrente nei tribunali dell’epoca era quello delle zuffe che avvenivano tra le prostitute e i loro clienti americani. In più di una occasione successe che una volta esaudito le richieste, il soldato si fosse rifiutato di pagare per quanto aveva ottenuto, scatenando le comprensibili ire della sua accompagnatrice e causando spesso dei tafferugli che finivano poi col condurre i due litiganti davanti a un giudice. Un aspetto curioso di questa questione è che il Giornale di Vicenza utilizzava dei giri di parole a dir poco stravaganti per descrivere questi episodi. Venivano infatti usate espressioni come “gita in albergo”, “scambio di lire con dollari”, mentre non veniva mai scritta la parola “prostituta”. La scelta di quali parole 43 Letterina all’amico Joe, “Il Giornale di Vicenza”, 18 luglio 1957. 304 G. LANARO utilizzare in un testo non è mai casuale, e il problema della prostituzione a Vicenza ne è un esempio lampante. In tutte le cronache la questione viene affrontata aggirando il nocciolo del problema e senza denunciare apertamente il fatto, ma riportandolo come se si trattasse di una scaramuccia tra amici.