C onfronto p rofessionale PERIODICO DEL COLLEGIO INFERMIERI PROFESSIONALI ASSISTENTI SANITARI VIGILATRICI D’INFANZIA DI ANCONA N. 2/2013 Anno XVI - N.2/2013 - Poste Italiane S.P.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004) Art. 1, comma 1, DCB Ancona - Aut. Trib. di Ancona n. 11/97 del 15/04/97 Foto a cura di Luca Angeletti Lorenzo Lampis vince il quinto premio letterario del Collegio IPASVI di Ragusa Edizione 2012 ED V O R P I AP V S A IP 2 SOMMARIO Confronto Professionale N. 2/2013 COLLEGIO DI ANCONA Editoriale a cura di Sandro Ortolani pag.3 Direzione, amministrazione, redazione: via Ruggeri 3/N, 60131 Ancona Tel. 071 205516 - Fax 071 2077491 Bilancio IPASVI 2012 a cura della Tesoreria pag. 4 Direttore responsabile: Dott. Sandro Ortolani Come stringere un guanto vuoto a cura di Lorenzo Lampis pag. 5 L’infermiere come regista del sovraffollamento: Fast track e see and treat a cura Sara Giombi, Andrea Fazi, Rita Fiorentini pag. 8 L’infermiere con l’ecografo a cura di Giulia Fioretti, Rita Fiorentini, Andrea Fazi pag. 10 Organizzazione dello spazio domestico per i pazienti pag. con scompenso cardiaco a cura di Andrea Toccaceli, Carla Lucertini, Lucia Dignani 12 L’educazione terapeutica al caregiver per l’assistenza al paziente tracheostomizzato a cura di Riccardo Basconi pag. 16 Il trapianto di rene: la qualità di vita del paziente e ruolo del personale infermieristico a cura di Eleonora Bussolotti, Marina Mosca pag. 19 Corretta compilazione della documentazione clinica-assistenziale: requisiti da osservare a cura di Sabrina Pongetti pag. 22 Triage posizionale: geotagging e geographic information system (GIS) a cura di Claudio G. Torbino, Andrea Degano pag. 24 Continuità assistenziale ed integrazione professionale pag. nella cura delle ferite difficili: una proposta dal web 2.0 a cura di Anna Carbonari, Matteo Gioacchini, Alessandro Scalise 29 Il sistema motivazionale competitivo e cooperativo nell’equipe multidisciplinare a cura di Roberto Petrini 32 pag. Redazione: a cura del Gruppo Rivista del Collegio IP.AS.VI di Ancona Progettazione, fotografia e composizione grafica: Errebi Grafiche Ripesi www.graficheripesi.it Via del Lavoro, 23 - Falconara M. (An) Stampato da: Errebi Grafiche Ripesi Spazio del Gruppo LEGALE Collegi IPASVI di Ancona pag. 34 Parere corso blsd - Parere legale sulla videosorveglianza a cura di Andrea Fazi PROFESSIONE OSTETRICA Editoriale a cura di Margherita Piermaria pag. 35 La menopausa: indagine conoscitiva su un gruppo di donne pag. nel territorio di Osimo e Loreto a cura di Elisabetta De Vietro, ostetrica 36 Confronto Professionale n. 2/2013 C onfronto p rofessionale PERIODICO DEL COLLEGIO INFERMIERI PROFESSIONALI ASSISTENTI SANITARI VIGILATRICI D’INFANZIA DI ANCONA COLLEGIO DI ANCONA 3 EDITORIALE Gli infermieri hanno una voce a cura del Presidente Sandro Ortolani Cari Colleghi, l’estate è già iniziata e si preannuncia più rovente che mai, e non solo per il clima. I problemi che affliggono il comparto infermieristico sono sotto gli occhi di tutti, nella nostra provincia permane una complessa emergenza dovuta alla carenza degli organici accentuata anche dal periodo delle ferie. A ciò si aggiunge la riorganizzazione del Sistema Sanitario Regionale, riorganizzazione che nonostante le assicurazioni del Governatore Spacca alla Convention Regionale del maggio scorso, avviene senza il coinvolgimento dei Collegi marchigiani. Nel frattempo è però partita la ridefinizione della rete di soccorso, che prevede un’organizzazione unitaria su tutto il territorio regionale con a capo l’ASUR , gestita dalle Centrali Operative 118 e con un incremento dei mezzi con equipaggio infermieristico (28 ambulanze con medico ed infermiere, 15 con infermiere e 47 con volontari). A tal proposito è con profondo sconcerto che gli Infermieri delle Marche prendono atto di alcuni contenuti presenti in una lettera che il Comitato Regionale Marche dell’ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenza) ha inviato alla Regione Marche e dove si ribadisce tra l’altro che “…l’equipaggio infermieristico non è una risorsa che aiuta il sistema, ma in realtà lo collassa”. Il Coordinamento Regionale Marche, in una nota inviata al Presidente dell’Anpas Regione Marche, alla Regione Marche, al Presidente Nazionale Anpas e al Presidente della Federazione Nazionale IPASVI, precisa che le competenze degli Infermieri non necessitano di ulteriori definizioni in quan- Confronto Professionale n. 2/2013 to descritte da un puntuale complesso di norme che non sono, ne potrebbero mai, diventare oggetto di contrattazione con alcuna Associazione Nazionale di Pubblica Assistenza, ribadendo altresì che l’esercizio della professione infermieristica rimane ad esclusivo appannaggio di coloro in possesso del Diploma di Laurea in Infermieristica ed iscrizione al relativo Albo Professionale. Relativamente ai protocolli interni, questi devono essere stilati dal responsabile Medico di Centrale, come previsto dalla LR 36/98. Puntuale è giunta poi la nota dell’ANPAS Marche che sottolinea come in alcun modo si voleva porre in discussione le competenze e la preparazione del personale infermieristico facente parte del SSR. Ne prendiamo atto, ma è bene comunque sottolineare che attori diversi dagli Infermieri non si dovrebbero arroccare su posizioni rigide e stereotipate, per il bene del cittadino/utente che ha il diritto, sancito dalla Costituzione, di ricevere prestazioni sanitarie da personale qualificato. Buona estate a tutti! 4 COLLEGIO DI ANCONA Bilancio IPASVI 2012 dal 01/01/2012 al 31/12/2012 a cura di Flaviana Fava (Tesoreria Collegio IPASVI di Ancona) Confronto Professionale n. 2/2013 COLLEGIO DI ANCONA 5 Come stringere un guanto vuoto a cura di Lorenzo Lampis Infermiere Azienda ospedaliera “Ospedali Riuniti Umberto I G.M. Lancisi - G. Salesi” - Presidio cardiologico monospecialistico di alta specializzazione “Lancisi” - Divisione di Cardiochirurgia. Sta lì disteso. Immobile. I suoi occhi, rivolti al soffitto, son fissi nella medesima posizione da circa un’ora. Senza più un guizzo, una sterzata o un monito. Senza più un battito di ciglia. E privi di sentimento. Neutri. Di un neutro quasi agghiacciante. Sospiro e poi getto lo sguardo fuori dalla finestra. Fuori il cielo terso s’abbraccia con il mare lucente, un gabbiano gioca con il vento, le macchine sfrecciano rapide nella statale e nel marciapiede vedo una ragazza ridere. Incredibilmente là fuori, il mondo, prosegue il suo corso immutabile, come se nulla fosse accaduto. “Che hai Lorè?”, mi chiede il mio collega. Trasalgo un istante, poi rispondo:“Ma niente… è che stavo riflettendo che siamo di passaggio. Siamo dei semplici visitatori.” “Beh, siamo spettatori ma al contempo attori.” Sorrido appena, poi sussurro:“Attori fatui…la realtà è che, come disse Orazio, non siamo che polvere e ombra.” Alessandro a questo punto mi viene vicino, m’abbraccia intorno al collo e: “Guarda, potrei anche concordare ma… credo che ora sia più saggio rimandare ogni riflessione filosofica sulla vita e sulla morte a fine turno, dato che adesso gravano su di noi incombenze ben più pratiche. Ma dimmi… ti ci eri affezionato, vero?” “Non saprei, so solo che mi dispiace. Aveva cinquant’anni. Una famiglia. Due figlie piccole.” E abbasso lo sguardo verso Pietro, che se ne sta disteso davanti a me, sfatto, completamente nudo e con le sue robuste braccia a penzoloni fuori dal letto, poi aggiungo subito risollevando gli occhi:“…ma ora per favore non mi tirar fuori la tiritera del distacco professionale e tutte quelle puttanate lì!” Alessandro ride appena:“Oh, no! Ma come ti viene? Anzi… io penso che il giorno in cui mi renderò conto di non riuscire ad affezionarmi più a nessun paziente, neanche a uno, è ora che lascio perdere.” Confronto Professionale n. 2/2013 “Già, ma ora forza, su, hai ragione: dobbiamo rimetterci al lavoro.” E chiudiamo così questa piccola parentesi di emotività, facciamo retromarcia, e torniamo a essere quello che dobbiamo essere: due freddi e risoluti infermieri. La camera di degenza è affogata nell’usuale disordine che si lascia alle spalle un’urgenza di circa un’ora. Di prassi si comincia a sistemare la salma e solo dopo si riordina la stanza, ma questa volta siamo quasi costretti a fare un’eccezione in quanto la stanza è davvero impraticabile. Sino a neanche dieci minuti fa eseguivamo il massaggio cardiopolmonare, insufflavamo, iniettavamo farmaci, assistevamo in ogni procedura l’anestesista, il cardiochirurgo e il cardiologo, mentre adesso spazziamo per terra e scrostiamo il sangue dai muri e da per terra cercando di ridare alla stanza un po’ di decoro. Quella dell’infermiere è davvero una professione variopinta, senza confini precisi, dai contorni sbiaditi. Finito con la stanza passiamo subito a sistemare il corpo di Pietro. Con delle garze imbibite di acqua ossigenata cerchiamo di rimuovere tutto il sangue che ha indosso. E’ un lavoro snervante: il suo torace crocchia, l’addome è flaccido e sotto alle ascelle siamo costretti a radergli tutti i peli in quanto totalmente ingrumiti di sangue. Nel frattempo un fetore dolciastro, dovuto alla reazione chimica dell’acqua ossigenata col sangue, ci costringe a respirare più che altro con la bocca e diverse volte s’impossessa di me la sana voglia di rigurgitare, ma non posso, non voglio e non devo; ma soprattutto non ne ho tempo. Ora dobbiamo finire di sistemare Pietro, dobbiamo eseguirgli il fatidico elettrocardiogramma di venti minuti, dobbiamo fare il giro degli stick glicemici, c’è da passare il vitto, dobbiamo ancora stampare gli esami ematici, eseguire diversi prelievi e... oddio, se comincio a pensare a tutto quello che dobbiamo fare, più che vomitare, mi vien da svenire. 6 COLLEGIO DI ANCONA Una volta lavato tutto il suo corpo rimuoviamo dal letto enormi coaguli, poi con un panno gli leghiamo in qualche modo il mento alla parte superiore del capo per far sì che non rimanga con la bocca spalancata e con degli steri-strip gli chiudiamo le palpebre che altrimenti, col progressivo irrigidirsi di tutti i muscoli, rimarrebbero dischiuse lasciando così per sempre i suoi occhi scoperti e immobili in questa espressione di tremenda vacuità. Lo giriamo poi di peso nel letto, prima da una parte e poi dall’altra, per lavargli la schiena ma anche per cambiargli il lenzuolo sotto che è sudicio di sangue, urine e sudore. Ed ecco cosa diveniamo da morti: delle pesanti sacche flaccide in lenta putrefazione rispondenti solo alla forza di gravità. Una volta di nuovo disteso lo copriamo con un lenzuolo pulito, facciamo due passi indietro e lo guardiamo. “Abbiamo fatto un buon lavoro collega, no?”, mi chiede Alessandro. “Eh già, ottimo direi. Ma ora via, non c’è tempo da perdere!” Infatti, purtroppo, un’urgenza come quella che ci siamo appena lasciati alle spalle sconvolge tutta la routine e se subito non ti muovi per riagguantare il controllo del reparto ti ritrovi in un attimo annegato. Così io e Alessandro cerchiamo di pareggiare il conto fra le cose da fare e quelle fatte, ma è decisamente una gara impari. In più ci si mette l’orologio, che impietoso scocca le diciotto. “Ti senti pronto per l’orda barbarica?”, mi chiede Alessandro. Io scuoto la testa sgomento, ma la O.S.S., impietosa anch’essa, si è già fiondata sulla porta d’ingresso e la sta spalancando. Anche quando me ne sto a casa, qualche volta, mi ritrovo con il guardare l’orologio, accorgermi che sono le diciotto e pensare: Oddio, adesso entrano i parenti! e temo quasi che mi entrino da un momento all’altro tutti in casa. Poi torno a essere razionale e mi tranquillizzo. Invece ora sbam, una valanga di parenti chiassosi, eccentrici e confusionari irrompe fragorosa nel corridoio principale del reparto. La O.S.S. è costretta a scansarsi per non rimaner travolta dall’ondata. Nei pomeriggi infrasettimanali l’ora pomeridiana Confronto Professionale n. 2/2013 dell’ingresso dei parenti già è una baraonda, ma nel fine-settimana è l’apogeo del caos; il reparto si tramuta in un centro commerciale, il corridoio in una passerella di gente e le stanze dei pazienti in piccole immense logge di fracasso. Quando posso fuggo, mi rifugio in cucina, mi barrico in guardiola, mi rannicchio nel magazzino, ma oggi non posso, non possiamo; oggi ci tocca correre su e giù per questo corridoio gremito di gente che ci squadra studiando ogni nostra mossa, ogni nostro passo, ogni nostro impercettibile gesto. E come al solito veniamo subissati da domande, suppliche, reclami… roba del tipo: Come sta mio padre? come se io conoscessi i figli di tutti i pazienti, Quanto ha dormito stanotte? Quando verrà dimesso? Quando potrà tornare a guidare? Ma può prendere l’aereo? Ma chi l’ha operato? Ma è bravo il cardiochirurgo che l’ha operato? Ma che tipo di valvola ha messo? Ma dove li allevate i maiali da cui prendete poi le valvole? Perché la flebo non va giù? Perché la flebo va così piano? Perché la flebo va così veloce? Perché non fa nessuna flebo? Ma domani è sicuro che l’operate a mio padre? Quanto aveva di pressione oggi? E ieri? E domani quanto avrà? Potreste cambiargli la traversa che se anche mi sembra pulita mi sa tanto che è sporca? Perché mio zio non mi parla? Ma che numero di scarpa ha il cardiochirurgo che l’ha operato che vorrei regalargliene un paio? Ma mi spieghi perché tu hai la divisa verde mentre qualcuno ce l’ha gialla? e via così di questo passo, dalle domande più classiche, alle quali rispondo in maniera talmente automatica che parlo senza neanche rendermi effettivamente conto di parlare, sino ad arrivare a quelle più folcloristiche, quelle annidate ai limiti della fantasia umana. Quando il reparto è tranquillo mi piace anche rispondere a tutti sorridente, ma quando come adesso non ho il tempo di fare il box informazioni mobile vorrei tanto possedere il mantello di Harry Potter per poter lavorare così a testa china e concentrato. Ma il mantello dell’invisibilità non ce l’ho e i parenti, appollaiati ovunque, mi tendono imboscate, mi domandano, mi irritano, mi violentano psicologicamente. Per un po’ vengo invaso da una morsicante voglia di urlare e zittire tutti, tutti quanti… SILENZIO!…ma che ne sapete voi, zanzare di parenti, e voi, ipocondriaci di pazienti, che io, IO, men- COLLEGIO DI ANCONA tre faccio una cosa, ne ho in mente almeno altre cinque da fare immediatamente dopo, e che adesso ogni vostra domanda, ogni vostra lamentela, ogni vostra richiesta futile, è per me come un acido che corrode il mio filo lavorativo? Ma non posso farlo. Così mi sforzo di essere comunque garbato, mi disegno in faccia un sorriso falso come le banconote del Monopoli e anche se ho tremila cose da fare e da ricordarmi, mi fermo e seppur sbrigativamente rispondo a tutti. Alle diciannove io e Alessandro siamo in guardiola a smistare plichi di esami quando delle urla strazianti di dolore ci fanno sobbalzare. Di certo devono essere arrivati i parenti di Pietro, la moglie con le due figliolette di sedici e diciotto anni. Io e Alessandro ci guardiamo e solleviamo appena le spalle, ma non in segno di menefreghismo, in segno di impotenza. Perché ti senti proprio così: impotente. Non è certo il primo morto che vediamo, ma il fatto è che alcuni li vivi come normali ormeggi in un golfo dove, prima o poi, si deve comunque approdare; mentre altri, come questo, li vivi come un naufragio, una sciagura… e per una cardiochirurgia, veder morire uno di cinquant’anni è proprio un naufragio. Entra in guardiola il cardiochirurgo con il quale abbiamo appena fatto l’urgenza e ci fa:“Ragazzi, ho appena parlato con in parenti e li ho fatti entrare nella stanza… comunque voglio complimentarmi con voi, siete stati freddi e inappuntabili.”, e ci rifila due pacche sulle spalle prima di andarsene. Noi sorridiamo appena. Poco dopo, mentre sto frettolosamente dispensando in clamoroso ritardo la terapia delle sedici, mi ritrovo a passare proprio davanti a quella stanza, d’istinto butto un’occhiata fugace dentro e disgraziatamente i miei occhi, per un istante, si allacciano con quelli della moglie di Pietro. Faccio ancora due passi oltrepassando la stanza ma poi, anche se lo desidererei, non ce la faccio a proseguire, mi fermo, stringo forti i pugni, torno indietro ed entro timido, quasi pentito per averlo fatto. La stanza gronda afflizione da ogni parete e io non so davvero che dire, non so che atteggiamento adottare… non l’ho mai saputo e probabilmente, di preciso, credo che mai lo saprò. L’unica indicazione che mi ha dato l’università è quella del distacco professionale; i docenti universitari ripetevano perentori, come se si trattasse della cosa più semplice al mondo, che non bisogna affezionarsi ai pazienti, non bisogna lasciarsi coinvolgere e giù a spiegarti il transfert, il controtransfert, la traumatizzazione vicaria, la compassion fatigue e compagnia bella e… va bene, tutto chiaro, ma se mi capita di farlo? Certo, non è che per la morte di un paziente rimango sconConfronto Professionale n. 2/2013 7 volto un mese, ma mi dispiace, inoltre mi capita anche di affezionarmi qualche volta. Sono forse da considerare incompetente? Sono anormale? Comunque ora questa riflessione è del tutto irrilevante, in quanto sono qui, in modalità muta, sentendomi del tutto inadeguato e con non so quale espressione disegnata in volto. Le due figlie non piangono, si guardano intorno con due occhi sbarrati come di chi ancora deve realizzare; non sono esattamente disperate, è come se in loro fosse ancora annidata una piccola insensata speranza. Mentre la madre è una maschera di sofferenza, è quasi irriconoscibile, tutti i lineamenti, la fisionomia, sono tesi e deformati dal dolore e appena mi scorge mi viene incontro piangendo: “Lorenzo…ma com’è possibile? Come? Com’è possibile?”, e mi abbraccia, stringendomi forte. Resta avvinghiata a me per un minuto. Un minuto che mi sembra un anno, una vita intera, anche di più. Non so davvero che poterle dire, perché nessuna delle parole o frasi che elaboro mi sembra idonea, così mi limito ad accarezzarle la testa cercando di assumere un’espressione riservata e discreta, di pieno rispetto verso il suo dolore. Ma quella prosegue ad abbracciarmi, stringendo sempre più forte, così d’istinto l’abbraccio anch’io e la lascio sfogare. continua sul sito: www.ipasviancona.com 8 COLLEGIO DI ANCONA L’infermiere come regista del sovraffollamento: Fast track e see and treat a cura di Sara Giombi Infermiera Andrea Fazi Infermiere U.O. 118-PS Area Vasta 2 Senigallia Rita Fiorentini Tutor Corso di Laurea in Infermieristica Ancona Abstract I pronto soccorsi in Italia, oggi sono caratterizzati da un grande afflusso di cittadini e una non appropriatezza di gran parte degli accessi. Nuovi modelli organizzativi sono stati riconosciuti come possibili soluzioni per risolvere questo fenomeno del sovraffollamento, che prendono il nome di Fast Track e See and Treat. Riconoscendo proprio l’infermiere come figura professionale idonea per metterli in atto con conseguenze positive sia per una migliore qualità del servizio erogato sia per favorire l’autonomia professionale e le competenze del personale infermieristico. Parole chiave: sovraffollamento, fast track, see and treat La situazione dei Pronto Soccorso in Italia attraversa oggi una fase di criticità dovuta al grande afflusso di cittadini e alla non appropriatezza di buona parte degli accessi1. Il nostro paese sta andando incontro all’invecchiamento della popolazione e a profonde trasformazioni sociali che unite all’incremento di patologie non guaribili, ma soltanto curabili, rendono difficoltosa la scelta dei criteri di accesso negli ospedali. Si parla di fenomeno del sovraffollamento, situazione in cui l’esigenza individuata per i servizi di Emergenza supera le risorse disponibili per la cura del paziente con conseguenti effetti negativi che vanno dall’allungamento dei tempi di attesa, alla ridotta efficienza delle cure e alla diminuita capacità di garantire la privacy. A livello nazionale, dai dati raccolti riguardo agli accessi in pronto soccorso, emerge come siano circa 30 milioni i cittadini che ogni anno si recano nei pronto soccorso degli ospedali italiani, con un tasso di crescita annuale del 5-6%. In particolare la regione Emilia-Romagna negli ultimi anni ha registrato un incremento me1Rastelli G. Cavazza M. &Cervellin G (2010) “Sovraffollamento in Pronto Soccorso, analisi del fenomeno e proposte di gestione”. Emergency care journal-organizzazione, clinica, ricerca n.2 pp25-32 www.ecj.it Confronto Professionale n. 2/2013 dio annuale di circa 3-5%, la regione Toscana ha avuto un incremento dal 2001 al 2002 dell’11%, e la Campania solo nel mese di gennaio 2011 ha registrato un incremento del 15-20% degli accessi. Alla luce di questa analisi, per tentare di arginare questo problema, molte strade sono state proposte ma, tra le più percorse soprattutto negli altri paesi, come l’Inghilterra, vi sono l’utilizzo di nuovi modelli organizzativi, che prendono il nome di Fast Track e See and Treat. Tali modelli prevedono che, dopo un’adeguata formazione e mediante l’utilizzo di protocolli clinico-assistenziali ben definiti, l’infermiere possa assistere direttamente i pazienti con patologie minori o inviarli direttamente allo specialista. L’infermiere riveste un ruolo determinante nell’attivazione di questi modelli, con un ruolo sempre più centrale nella cura del paziente. Il paziente che arriva in Triage con una problematica minore è accettato dal triagista, che lo valuta sulla base di protocolli specifici approvati dal Direttore del Dipartimento in accordo con la Direzione sanitaria e gli specialisti. Se la problematica del paziente soddisfa i criteri d’inclusione dei protocolli è inviato autonomamente dall’infermiere allo specialista. In caso contrario, il paziente deve essere prima valutato dal medico di Pronto Soccorso. Una volta conclusa la visita specialistica, il paziente rientra in Pronto Soccorso e viene dimesso. Per quanto riguarda il See and Treat, l’utente dopo essere stato valutato dal triagista, qualora rientri in determinati parametri, viene assegnato all’ambulatorio See and Treat. In quest’area è preso in carico dal primo operatore autorizzato, medico o infermiere, nel caso dell’Inghilterra, o esclusivamente da un infermiere nelle sperimentazioni condotte in Italia, per diminuire i tempi di attesa. La finalità di questi modelli è non solo accelerare il percorso diagnostico terapeutico del paziente, ma anche e soprattutto di liberare energie preziose per assistere pazienti più gravi o complessi, permettendo, rispettivamente, un miglioramento della soddisfazione dell’utente, ma anche e soprattutto un’erogazione di un’assi- COLLEGIO DI ANCONA stenza sanitaria di emergenza-urgenza che sia più tempestiva e più appropriata. Essi attribuiscono all’infermiere una maggiore responsabilità e autonomia operativa in situazione ben definite, come appunto i casi minori, rappresentando una innovazione significativa che promuove il ruolo dell’infermiere da puramente collaborativo a una fase operativa autonoma. Dall’applicazione di questi modelli si ricavano risvolti positivi sulla qualità dell’assistenza, con un conseguente incremento delle prestazioni erogate senza richiedere l’aumento delle risorse umane ed economiche, ma attraverso una più appropriata redistribuzione delle risorse a disposizione. L’infermiere nel corso degli anni ha incrementato la propria formazione, qualificandosi e divenendo, nelle realtà di sanità moderna che possano seriamente definirsi tali, non più un elemento di supporto al corpo medico, ma un professionista con competenze specifiche e distintive per una miglior cura e assistenza del cittadino. Il Fast Track e il See and Treat permettono all’infermiere di essere, se non proprio regista, quantomeno tra gli attori principali nella gestione del sovraffollamento. Tale processo passa ovviamente attraverso un ampliamento della sfera delle competenze infermieristiche, cosa che è anche motivo per i professionisti di stimolo culturale e di crescita professionale. Tutto sempre e comunque finalizzato al miglioramento della qualità dell’assistenza, strumentale al perseguimento della realizzazione di una sanità migliore che abbia come principio cardine la centralità del paziente. Grazie all’utilizzo di questi modelli, come nel caso del fast track ad esempio, l’attesa del paziente passa da un attesa passiva ad un attesa attiva, essendo già preso attivamente in carico poiché sta già svolgendo il suo percorso diagnostico-terapeutico. Dall’analisi del problema del sovraffollamento e delle possibili soluzioni emerge la necessità di 9 rivisitare la tradizionale organizzazione medico centrica tipica non solo del pronto soccorso, ma del sistema sanità tutto, in favore di un’organizzazione paziente centrica che inevitabilmente passa attraverso una maggiore valorizzazione di tutti i professionisti della salute che ruotano attorno al paziente. Professionisti che, giova ricordarlo, danno già un enorme contributo al sistema salute, spesso nell’ombra. Alla base della centralità del paziente nei processi di cura c’è la relazione tra il paziente e un team di professionisti sanitari, preparati e motivati. Il paziente deve essere al centro di un sistema che prevede una valutazione multidimensionale dei bisogni della salute, l’offerta di interventi appropriati ai bisogni, continui nel tempo e integrati fra i vari setting assistenziali, coordinati e con la partecipazione di paziente e famiglia. Queste nuove competenze per gli infermieri, già attive in alcune realtà italiane, potrebbero diventare realtà in tutto il paese. Il Governo e le Regioni, presso il Ministero della Salute, ci stanno, con diverse difficoltà, lavorando da alcuni mesi, con l’intento di elaborare nuove proposte per l’accrescimento delle competenze delle professioni sanitarie e per introdurre per tali professionisti specifiche specializzazioni post laurea. Non è forse dunque il momento di dare attuazione a quanto dichiarato al XVI Congresso Federazione Nazionale Collegio Ipasvi tenuto a Bologna il 24 marzo 2012, ovvero che gli infermieri sono la vera forza del cambiamento per la sanità italiana? Non è il momento di reclamare la necessità di una profonda revisione dell’assetto del sistema sanitario, che faccia perno sulla centralità del cittadino-paziente, chiedendo la valorizzazione del paradigma assistenziale infermieristico strutturato sulla centralità della persona e dei suoi bisogni espressi e inespressi nei processi di cura e assistenza? Bibliografia Benci L.(2002) Le professioni sanitarie (non mediche). Aspetti giuridici, deontologici e medico-legali.Milano: McGraw-Hill Brunner S. (2001) Nursing Medico-chirurgico. Milano: Casa Editrice Ambrosiana G.F.T. Gruppo Formazione Triage (2000) Triage infermieristico. Milano: McGraw-Hill Grandi F. Bocchino G. & Ottone G. (1999) Il triage infermieristico in Pronto Soccorso: indirizzi operativi. Torino: Confronto Professionale n. 2/2013 Edizione Medica Federazione Nazionale I.P.A.S.V.I. (2009) Il Codice Deontologico degli infermieri. Roma www.adnkronos.com www.ministerodellasalute.it www.quotidianosanità.it www.simeu.it 10 COLLEGIO DI ANCONA L’infermiere con l’ecografo a cura di Giulia Fioretti Infermiera Rita Fiorentini Docente e Tutor nel corso di Laurea in Infermieristica. Università Politecnica delle Marche Andrea Fazi Infermiere 118 Pronto Soccorso di Senigallia Abstract L’ecografia è una tecnica che permette di visualizzare, mediante un fascio di ultrasuoni ed un apposito trasduttore, parti anatomiche su di un monitor. Questo lavoro spiega come l’ecografo, strumento non invasivo e innocuo per il paziente, può essere utilizzato dall’infermiere sia in qualità di ausilio nello svolgimento di procedure invasive consuetudinariamente affidate alla sua figura sia per effettuare delle valutazioni sullo stato di salute del paziente. L’obiettivo è dunque quello di un ecografo come terzo occhio dell’infermiere utile per garantire al paziente un’assistenza mirata ai suoi bisogni. L’infermiere tramite l’ecografia è in grado di avere informazioni utili, ottenibili in un tempo relativamente breve, che permettono di erogare al paziente un’assistenza più adeguata ai bisogni effettivi, senza nuocere ulteriormente alla salute dello stesso in quanto tale metodica, a differenza delle radiazioni ionizzanti, risulta assolutamente innocua. L’ecografia viene in alcune realtà, già utilizzata dagli infermieri, i quali, dopo aver effettuato un apposito corso di formazione, sono in grado di effettuare manovre tradizionalmente riconducibile alla loro sfera di competenze, come ad esempio posizionamento ecoguidato di cateteri venosi periferici, cateteri vescicali e sonde. L’articolo 2 del codice deontologico è molto chiaro nello stabilire che “l’assistenza Confronto Professionale n. 2/2013 infermieristica è un servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari e di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa.”. Tale affermazione ci ricorda che l’infermiere ha al centro della sua professione il paziente, al quale deve assicurare con i mezzi a lui disponibili, la miglior assistenza possibile. Se dunque il suo scopo è quello di migliorare la manovra invasiva al fine di ridurre quanto più possibile la possibilità di eventuali complicanze, il rischio di infezione legato a molteplici tentativi di effettuare correttamente la manovra, ripetuti traumatismi della sezione anatomica interessata alla manovra e rendere la procedura il meno possibile fastidiosa e dolorosa per il paziente, beh, l’ecografo non può non giocare un ruolo di primo piano nel perseguimento di questi obiettivi. Può infatti essere utilizzato dall’infermiere in diverse realtà come l’emergenza-urgenza, nell’assistenza domiciliare, sul territorio e in un qualsiasi altro reparto ospedaliero, ogni qual volta lo ritenga necessario al percorso curativo dell’assistito. A domicilio e in ospedale l’ecografo può trovare impiego in manovre invasive tradizionalmente di competenza infermieristica come quelle citate in precedenza, nella valutazione del rischio di sviluppare lesioni da decubito e in modalità doppler per evidenziare possibili alterazioni a livello vasale. A fianco di questi impie- COLLEGIO DI ANCONA ghi però, iniziano a farsi strada degli utilizzi più innovativi dell’ecografo, almeno per quanto riguarda la professione infermieristica. Nell’emergenza urgenza, generalmente nell’ambito del trattamento del paziente che ha subito un trauma, viene spesso impiegata l’ECOFAST, un indagine ecografica che permette di valutare se vi è presenza o meno di liquido nello spazio pleurico, nel pericardio e nell’addome; è di veloce esecuzione (3-5 minuti) e permette un’indagine accurata e rapida. Tramite questa metodica è quindi possibile indirizzare il paziente verso un percorso di cura specializzato. L’ecofast in pronto soccorso è per consuetudine una procedura affidata al medico che a sua volta ha acquisito questa metodica dal tecnico radiologo. Va però sottolineato che tale metodica non è, sotto il profilo concettuale, puramente di tipo diagnosticoterapeutico, questo perché, dal punto di vista tecnico, si caratterizza per il riconoscimento di un pattern ecografico. Il nodo sta proprio qua. Trattandosi del riconoscimento di un segno, ecografico, rinvenibile attraverso il posizionamento della sonda ecografica in punti di repere standardizzati, permette di riscontrare la presenza di liquido (o meglio di un segno di anomala anecogenicità) in un punto dove normalmente non dovrebbe esserci. Così assurdo? Eppure quando misuriamo la pressione arteriosa non facciamo una cosa poi così diversa, al massimo tecnologicamente meno avanzata...e anche in quel caso non facciamo diagnosi di ipertensione, ma rileviamo un eventuale alterazione di un parametro. Ci rendiamo conto che un ragionamento di questo tipo può apparire quantomeno strano, ma solo liberandosi di preconcetti radicati e non più sussistenti fin dall’abolizione del mansionario, possiamo aprirci alla modernità che viene già richiesta alla nostra professione. 11 Dunque è plausibile considerare l’opzione di una nurse-ecofast, ovvero una ecofast infermieristica, da effettuare sia in ospedale che sul territorio (emergenza territoriale ma non solo..) grazie alla quale l’infermiere in una situazione di emergenza ha la possibilità di poter effettuare una più accurata valutazione dei bisogni del paziente, così da poter mettere in atto, se necessario, procedure salvavita tempestive ed indirizzare il paziente verso i più idonei percorsi di salute. Nonostante la consapevolezza della notevole portata innovativa e dei prevedibili ostacoli in cui proposte di questo tipo possono incorrere, sono già partiti dei primi corsi sperimentali di formazione, ad opera della società scientifica Winfocus. Il corso US Nursing, di recente messo a punto da questa che è la più importante società scientifica nell’ambito dell’utilizzo trasversale dell’ecografo, fornisce esattamente le competenze di cui abbiamo trattato. Non è dunque così utopico immaginare un futuro prossimo in cui un ecografo portatile potrà essere inserito nel carrello dell’emergenza presente in tutti i reparti ospedalieri, nella dotazione di una ambulanza infermieristica o semplicemente nel carrello accanto allo sfigmomanometro. Ci preme precisare che l’obiettivo principale di questo studio sull’ecografia infermieristica non è quello di realizzare un nuovo professionista dell’ecografia, come ad esempio avviene all’estero con le figure tecniche, ma di poter pensare, molto più semplicemente, ad un “infermiere con l’ecografo”, che possa essere in grado di utilizzare questo strumento in tutti gli ambiti in cui esso presta servizio, semplicemente per migliorare la qualità dell’assistenza erogata, e questo sia nelle degenze ordinarie e non, nell’ambito dell’area critica intraospedaliera e non, nonché e soprattutto, nell’ambito dell’assistenza domiciliare. BIBLIOGRAFIA Ambrosi G., Cantino D.. Anatomia dell’uomo Benci L. (2002) Le professioni sanitarie (non mediche). Aspetti giuridici, deontologici e medico-legali. Milano: McGraw-Hill. Gavelli G., Lentini A.. Guida alla diagnostica per immagini con le tecniche computerizzate. Volume III. Ecografia. Piccinin Nuova Libreria S.p.a., Padova Royse C. F., Seah J. 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Salesi” Ancona- Dipartimento Scienze Cardiologiche (UTIC) Carla Lucertini AOU “Ospedali Riuniti Umberto I-GM Lancisi- G. Salesi” Ancona- Dipartimento Scienze Cardiologiche (UTIC) Lucia Dignani AOU “Ospedali Riuniti Umberto I-GM Lancisi- G. Salesi” Ancona- Dipartimento Malattie Immuno allergiche e respiratorie (Pneumologia) Lo scompenso cardiaco è una della patologie con maggiore prevalenza ed incidenza nella popolazione generale. È quindi frequente che l’infermiere possa incontrare nella sua storia professionale pazienti con scompenso cardiaco (di diverso gravità) ed è altrettanto importante che possa fornire indicazioni per il mantenimento o il recupero della qualità di vita. Questo per garantire anche (in maniera indiretta) il recupero funzionale del soggetto e aumentare l’aderenza alle norme igienicosanitarie fornite dal team professionale che segue l’evoluzione del suo stato patologico. È assolutamente interessante legare l’organizzazione dello spazio domestico e delle attività di vita quotidiana (ADL) al dispendio energetico corrispondente ed alla classe di scompenso del soggetto stesso. A livello italiano le stime contano circa 3 milioni di soggetti con SC (Rengo F. et al, 2004). I dati ISTAT codificano le malattie del sistema cardiocircolatorio come la principale causa di morte (39,40%): tra queste lo SC ha un posto principale. (ISTAT, 2006). Le classi di età maggiormente coinvolte dallo SC sono quelle oltre la 7° decade di vita (Framingham Heart Study, 2012). Molo spesso i soggetti con SC sono anche affetti da plurime comorbidità: i registri di settore indicano tra le maggiori l’ipertensione (55-75%), il diabete (35-45%), l’insufficienza renale (20-30%), le pneummopatie (20-30%) (Registri EuroHerat, ANMCO, ADHERE). Dalla letteratura emerge quindi che il paziente affetto da SC è perlopiù un soggetto anziano con più di 70 anni e spesso affetto da altre patologie cronico-degenerative. Epidemiologia SC La Classificazione funzionale NYHA dello SC Introduzione Ai pazienti con scompenso cardiaco è associata Lo scompenso cardiaco (SC) è una sindrome una classificazione basata sulla “limitazione funclinica complessa che può derivare da disordini zionale”, intesa come ridotta tolleranza all’esercistrutturali o funzionali del cuore e che ostacolano zio fisico. Essa è alla base dell’ inquadramento la capacità del ventricolo di riempirsi o di espelledel cardiopaziente in una delle 4 classi funzionali re sangue (Hunt SA, 2005). Dati americani stimaNYHA (New York Heart Association). vano nel 2007 circa 5 milioni di soggetti affetti da SC negli USA, 74 milioni di soggetti presentavano Tabella NYHA n.1: Classificazione funzionale NYHA Tabella n.1: Classificazione funzionale i fattori di rischio legati all’insorgenza e sviluppo Classe I Nessuna Classe I un nuNessuna limitazione all’attività fisica.limitazione dello SC; proiezioni per il 2040 stimano L’attività fisica ordinaria L’attività fisica ordinaria non causa astenia, mero di soggetti affetti da SC di circa 10 milioni palpitazioni o dispnea palpitazioni o dispnea negli USA e 23 milioni nel mondo.Classe I costi Classe II Lieve fisica. limitazione de II saniLieve limitazione dell’attività tari per la gestione del paziente con SC, a livello L’attività L’attività fisica ordinaria causa astenia,fisica ordinar palpitazioni o dispnea. palpitazioni o dispnea. USA, si aggirano attorno a 27-38 bilioni di dollari Classe III Marcata limitazione dell’attività Marcata limitazione dell’a Classe III et al., fisica. Non /anno, di cui 10% per farmaci (Schocken sonol’attività presenti sintomi a r sono presenti sintomi a riposo ma 2008; 117; Velagaleti RS - Vasan RS. 2007). fisica causa inferiore a quella fisica inferiore a quella ordinaria Le stime sulla prevalenza di scompenso cardiaco astenia, palpitazioni o dispnea astenia, palpitazioni o dis sintomatico nella popolazione europea variano in Classe IV Sintomi a riposo. L’attività Sintomi Classe IV fisicaa riposo. un range compreso tra 0,4% e 2%. (ESC Guideliincrementa il discomfort incrementa il discomfort nes, 2008). Tabella 1. Classificazione funzionale NYHA Equivalente metabolico (MET), attività fisica e scala della fatica Equivalente metabolico (MET), attività fisica e scala della fatica Confronto Professionale n. 2/2013 Il MET è che esprime il di costo di uned esercizio in termini di en Il MET è un valore che esprime il costo diununvalore esercizio in termini energia ossigeno. Il termine MET deriva da rappresenta "Metabolic il EquivalenT". Esso rappresenta il c Il termine MET deriva da "Metabolic EquivalenT". Esso consumo energetico COLLEGIO DI ANCONA 13 Equivalente metabolico (MET), attività fisica e scala della fatica Il MET è un valore che esprime il costo di un esercizio in termini di energia ed ossigeno. Il termine MET deriva da “Metabolic EquivalenT”. Esso rappresenta il consumo energetico in condizioni basali, cioè a riposo. Si assume che un MET equivalga ad un consumo di ossigeno di 3,5 ml per kg di peso corporeo per minuto [1 MET = 3,5 ml/(kg x min)]. A motivo del fattore tempo il MET corrisponde ad un’unità di potenza. E’ possibile, quindi, usare il concetto di MET per stimare il consumo energetico di un esercizio fatto da un determinato soggetto, conoscendo la massa del soggetto ed il livello di METs corrispondente a quell’esercizio L’uso delle unità METs è giustificato per classificare rapidamente l’intensità del lavoro e la corrispondente richiesta energetica. Va ricordato che 1 MET corrisponde ad un consumo energetico di circa 1 Kcal/Kg/h. La tabella seguente raccoglie esempi di diverse tipologie di attività e dispendi energetici. Attività Lieve Cuocere al forno Giocare a bigliardo METs Canoa (per svago) 2,5 Dirigere orchestra Ballare lentamente Golf (con cart) Andare a cavallo (al passo) Pallavolo 2,2 2,9 2,5 2,3 2,0 2,4 2,9 Suonare strumento musicale Fisarmonica 1,8 Flauto 2,0 Pianoforte Tromba 2,3 1,8 Violino Strumenti a fiato P as s eg g iar e ( 2 miglia/ora) Scrivere 2,6 1,8 2,5 Moderata Ginnastica ritmica 1,7 4,0 Andare in bicicletta 3,5 (per svago) Golf (senza cart) 4,9 Falciare un prato (a 3,1 motore) Attività Andare a vela Nuotare lentamente P as s eg g iar e ( 3 miglia/ora) P as s eg g iar e ( 4 miglia/ora) Vigorosa Gioco del volano Tagliare la legna Arrampicarsi collina Senza peso 4,5 5,5 5,0 in Con 5 Kg di peso B i c i c l e t t a moderatamente Ballare Aerobica o balletto classico Balli moderni Hockey su prato P attinaggio s u ghiaccio Jogging (1 miglio/ 10 minuti) Karatè o judò Tennis in doppio Sci (acquatico o alpino) Squash Surf Nuoto veloce METs 3,8 4,5 3,3 MET* 1 Stare seduti 3 4 5,5 7,7 5,5 12,1 6,0 7,0 In base all’età, il contesto per la pratica dell’attività fisica può essere diverso: la scuola, la famiglia, la comunità, l’ambiente lavorativo o sportivo. Tutti ottengono benefici dall’esercizio fisico svolto, pur con particolarità diverse in base all’età, ma è costante nelle persone fisicamente attive il miglioramento delle capacità funzionali degli apparati cardiovascolare e muscoloscheletrico (Benatar B et al, 2003). Tutti gli esercizi raccomandati sono di intensità Esercizio leggero con respiro normale 5 Esercizio vigoroso, respiro accelerato, senso di calore 6 7 10,2 6,5 6,0 6,8 Esercizio molto leggero Esercizio moderato, respiro profondo 7,5 5,7 6,0 DESCRIZIONE Dormire, riposare sdraiati 2 6,9 In base all’età, il contesto per la pratica dell’attività fisica può essere diverso: la scuola, la Tabella Attività fisiche e dispendio famiglia, la 2. comunità, l’ambiente lavorativo o sportivo. METs Tutti ottengono benefici dall’esercizio fisico svolto, pur con particolarità diverse in base all’età, ma è costante nelle persone fisicamente attive il miglioramento delle capacità funzionali degli apparati cardiovascolare e muscoloscheletrico (Benatar B et al, 2003). Per definire i livelli di attività fisica raccomandata, l’Organizzazione Mondiale della Sanità Confronto Professionale n. 2/2013 moderata o vigorosa. Per semplificare si definisce di intensità moderata l’esercizio da 3 a 6 volte più intenso dello stato di riposo, che si assume pari a 1 (1 MET o equivalente metabolico). Livelli superiori a 6 volte (7 per bambini e giovani) lo stato di riposo definiscono l’esercizio vigoroso. Attività moderate come camminare velocemente o ballare possono raggiungere i 5 - 6 MET, mentre quelle più vigorose come salire le scale o fare jogging richiedono circa 7-8 MET. La maggior parte delle attività sportive ha intensità superiori ai 10 MET. Mittleman (Mittleman MA, 1995) ha collegato le diverse attività esercitabili da un soggetto all’interno di una scala della fatica graduata da 1 a 8 METs E’ possibile quindi distinguere le diverse attività quotidiane o di attività specifica ed i dispendi energetici collegati. Di seguito la scala descritta 8 Esercizio pesante con dispnea e sudore profuso Esercizio con sforzo estremo ESEMPIO Prendere il sole, guardare la TV coricati su un divano Mangiare, leggere, guidare l'auto, guardare la TV in poltrona Lavoro d'ufficio, guidare in città, fare toilette, stare in fila, passeggiare Spolverare, fare shopping, curare i fiori in giardino Camminare di buon passo, giocare a golf, andare in bicicletta, pulire i vetri, intonacare, tappezzare, ballare ritmi lenti, sciare in discesa senza gara Jogging moderato, nuoto, tennis, hockey su ghiaccio, potare le piante, salire e scendere le scale, attività sessuale, sci di fondo Correre, basket, salire le scale con valigie pesanti (20 Kg) Correre a perdifiato, spingere o tirare pesi, sport aggressivi LA REGOLA Il lavoro aerobico bilanciato, a cominciare da un punteggio stimabile in 4 Met, dovrebbe poter crescere fino a 6 Met per un adulto sano, come indice di livello ottimale di allenamento, senza accusare fatica. Per raggiungere il punteggio di 7-8Met occorre allenamento e una visita medica preventiva. Occorre anche valutare la frequenza settimanale dell'allenamento. * Il "MET" o equivalente metabolico, corrisponde all'energia spesa ogni minuto da un soggetto tranquillamente seduto, cioè un consumo di 3.5 ml di ossigeno per Kg di peso corporeo per minuto, in un soggetto di 70 Kg. Tabella 3. Scala della fatica Obiettivo Dopo aver focalizzato l’attenzione sulle variabili principali da tenere in considerazione per Obiettivo Dopo aver focalizzato l’attenzione sulle variabili principali da tenere in considerazione per valutare le capacità/possibilità funzionali di un paziente con SC, è interessante incrociare i dati e le informazioni a disposizione per poter disporre di suggerimenti di pratica clinica relativa alla gestione dello spazio domestico e delle attività fisiche in generale per questa tipologia di pazienti. Materiali e metodi Ad ogni stadio funzionale NYHA dello SC verranno associate alcune attività principali da poter far svolgere ai pazienti ed una particolare organizza- 14 valutare le capacità/possibilità funzionali di un paziente con SC, è interessante incrociare i dati e le informazioni a disposizione per poter disporre di suggerimenti di pratica clinica relativa alla gestione dello spazio domestico e delle attività fisiche in generale per questa COLLEGIO tipologia di pazienti.DI ANCONA Materiali e metodi zione dello spazio Ad ogni stadio funzionale NYHAdomestico. dello SC verranno associate alcune attività principali da poter far svolgere ai pazienti ed una particolare organizzazione dello spazio domestico. La tabella che segue per traprima cosaNYHA l’as-e La tabella che segue mostra per primamostra cosa l’associazione stato funzionale dispendio metabolico corrispondente. sociazione tra stato funzionale NYHA e dispendio metabolico corrispondente. Tabella n.4: Associazione CF e DE Classe Funzionale (CF) Dispendio (DE) CF NYHA I DE ≥ 7Met Energetico Esempi attività CF NYHA II 7 Met ≤ DE ≤ 5 Met CF MYHA III 5 Met ≤ DE ≤ 2 Met Portare una borsa da 10 Kg su una rampa di scala di 8 gradini Spalare la neve, vangare Sciare, giocare a basket a livello non agonistico Fare 8 scalini senza fermarsi Eseguire lavori in giardino: rastrellare, strappare le erbacce Pulire il pavimento, disfare e rifare il letto Stendere i panni, pulire le finestre Giocare a bocce Vestirsi Fig. 2 CF NYHA III: Organizzazione dello spazio domestico Tabella 4. Associazione CF e DE (Classificazione di Goldman) La figura seguente mostra quale potrebbe essere CF NYHA I: Organizzazione dello spazio domestico La figura seguente mostra quale potrebbe essereessere l’organizzazione di un appartamento tipo La figura seguente mostra quale potrebbe l’organizzazione di un appartamento tipo perdi unun appartamento tipo per un l’organizzazione per unNYHA soggetto con SCOrganizzazione in prima classe funzionale. dello spazio domestico CF soggetto con SC in prima I:classe funzionale. soggetto con SC in terza classe funzionale. La figura seguente mostra quale potrebbe essere Figura n. 1 l’organizzazione di un appartamento tipo perIlunpaziente può ancora condurre una vita normale espletando però attiv Figura n. 1 soggetto con SC in prima classe funzionale. comprese quelle domestiche abituali, di minore dispendi metabolici. Sa CF NYHA IV DE ≤ 2 Met attività a dispendio Met maggiore della classe precedente: spaccare e tagli Inoltre le dosi di diuretico prescritte iniziano ad aumentare per cui s facile e rapido accesso al bagno. Probabilmente il soggetto avrà la necessità simili per l’accesso alla casa. Il paziente può condurre una vita normale espletando le normali attività di vita quotidiana, neve. comprese quelle domestiche abituali. Quindi (come esempio) possono essere prese a CF NYHA III: Organizzazione dello spazio domestico La figura seguente mostra quale potrebbe essere l’organizzazione di un ap soggetto con SC in terza classe funzionale. Fig. 3 Il paziente non è più in grado di condurre una normale vita quotidiana. Ha necessità di sostegno, aiuto nello svolgimento della attività quotidiane. Figura n. 3 Il paziente può condurre una vita normale espleL’unità abitativa deve essere riadattata per pertando le normali attività di vita quotidiana, comIl paziente non è più inlogrado di condurre una normale vita quotidiana. mettere svolgimento delle attività possibili. In prese quelle domestiche abituali. L’abitazione nonnello svolgimento aiuto della attività quotidiane. L’unità de questa fase della malattia le dosi di diureticoabitativa prenecessita di particolari accorgimenti, se permettere non la lo svolgimento delle attività possibili. In questa fase della ma scritto sensibilmente. aumentano sensibilmente. particolare si presenza, ad esempio, di una cyclette. Puòprescritto essere aumentano in particolare siinsuggeriscono queste p suggeriscono queste particolari attenzioni: necessario avere un ascensore a disposizione. eliminare tappeti -illuminazione eliminare tappeti fornire adeguata, specie per le zone di passaggio Il paziente può condurre una vita normale espletando le normali attività di vita quotidiana, fornire illuminazione specie per le zone posizionare il telefono in una posizione comoda: meglio se cordless CF NYHA II: Organizzazione dello spazio domestico comprese quelle domestiche abituali. Quindi (come esempio) possono essere prese a riferimento leadeguata, fornire più cuscini per dormire di passaggio mostra quale essere seguenti: lavoriLadifigura casa siaseguente leggeri (spazzare, stirare,potrebbe spolverare) che pesanti (rifare i letti, strofi nare persona falciare di una poltrona comoda: possibilmente con facilit -laposizionare il telefono una posizione comoda: i pavimenti); lavori di manutenzione casa (pitturare, giardinaggio; l’erba in l’organizzazione di undella appartamento tipo misurare); perundotare oggetti per la pulizia con manici allungati per favorire la posizione meglio cordless da portare al collo del prato; lavori di falegnameria; spaccare e tagliare la legna; spalare la se neve; camminare soggetto con SC intrapanare; seconda classe funzionale. se possibile eliminare vasca per da bagno. Utilizzare seggiolino per doc in piano; salire/scendere le scale. - fornire più cuscini dormire L’abitazione non necessita di particolari accorgimenti, se non la presenza, ad esempio, di una - dotare la persona di una poltrona comoda: possiIl paziente può ancora condurre una vita Le norscale non potranno usate, se nonper a volte per la discesa. cyclette. Può essere necessario avere un ascensore a disposizione. bilmenteessere con facilitazione l’alzata male espletando però attività di vita quotidiana, - oggetti per la pulizia con manici allungati per facomprese quelle domestiche abituali, di minore CF NYHA II: Organizzazione dello spazio domestico vorire la posizione la fatica dispendi metabolici. Le dosi di diuretico prescrit-di un appartamento La figura seguente mostra quale potrebbe essere l’organizzazione tipo pere diminuire un se possibile eliminare vasca da bagno. Utilizzare CF NYHA IV: Organizzazione dello spazio domestico te in iniziano aumentare per cui sarà necessario soggetto con SC secondaad classe funzionale. La figura seguente mostra quale potrebbe essere l’organizzazione di un app seggiolino per doccia avere un facile e rapido accesso al bagno. Probabilsoggetto con SC in quarta classe funzionale. Figura n. 2 mente il soggetto avrà la necessità di un ascensore Le scale non potranno essere usate, se non a volte o ausili simili per l’accesso alla casa. Figura n. 4 per la discesa. Fig. 1 Confronto Professionale n. 2/2013 COLLEGIO DI ANCONA 15 - spostare il telefono in camera da letto: meglio se cordless da portare al collo - tenere a disposizione alcuni cuscini per dormire - se possibile avere un letto articolato - poltrona comoda: possibilmente con facilitazione per l’alzata - avere una televisione in camera da letto - avere a disposizione una carrozzina - se possibile eliminare vasca da bagno, utilizzare seggiolino per doccia - se possibile avere un animale domestico per la compagnia. Conclusioni Fig. 4 E’ possibile per l’infermiere (ed in generale per i CF NYHA IV: Organizzazione dello spazio domeprofessionisti della salute) essere incisivo in mastico niera determinante nella qualità di vita delle perLa figura seguente mostra quale potrebbe essere sone affette da SC (Ahmed A, 2002) Avere strul’organizzazione di un appartamento tipo per un dizioni soggetto del paziente sono peggiorate in funzionale. maniera defi nitiva e drastica giungere il nursing (con particolare menti fino che aorientano con SC in quarta classe o stadio dello SC. Non sono più possibili le normali attività di vita quotidiana. Spesso riferimento alla sono sfera educativa) permette di aci ricoveri frequenti per la gestione della riacutizzazione dello SC. compagnare i pazienti scompensati per tutto l’arco Le condizioni del paziente sono peggiorate in matto trascorrerà la giornata principalmente in un’unica stanza della casa. della loro vita: ad ogni niera definitiva e drastica fino a giungere all’ultimo iver avrà un ruolo centrale nel sostegno e nella gestione della vita del paziente. Decisiva la peggioramento della classe NYHA è possibile trovare attività di vita SC. Non sono più possibili le normali azione stadio tra tuttidello i professionisti coinvolti. I suggerimenti dati daifunzionale singoli professionisti adatte a ristabilire l’equilibrio vitale del soggetto di vita quotidiana. Spesso sono necessari o essereattività i seguenti: postarericoveri il telefono in camera dala letto: megliodella se cordless da portare al(Erhardt collo LR et al, 1998; Akosah KO et al, 2002) frequenti per gestione riacutizzaenere azione disposizione alcuni cuscini per dormire Il paziente con SC è estremamente vulnerabile e dello SC. e possibile avere untrascorrerà letto articolato particolarmente predisposto ad innescare meccaIl soggetto la giornata principalmente poltronaincomoda: possibilmente con facilitazione per l’alzata nismi depressivi causati dalla perdita progressiva un’unica stanza della casa. avere una televisione in camera da letto di autonomia (Konstam V et al, 2005; Jiang W et Il care-giver avrà un ruolo centrale nel sostegno e avere a disposizione una carrozzina nella gestione della vita del paziente. Decisiva la e possibile eliminare vasca da bagno. utilizzare seggiolino per docciaal, 2007): ascoltare le sue esigenze ed organizzare lo spazio domestico secondo le sue necessità assucollaborazione tra tutti i professionisti coinvolti. I e possibile avere un animale domestico per la compagnia. me un significato estremamente importante al fine suggerimenti dati dai singoli professionisti potrandi preservare la capacità residua di conduzione ationi no essere i seguenti: tiva della propria esistenza e delle singole giornate. bile per l’infermiere (ed in generale per i professionisti della salute) essere incisivo in determinante nella qualità di vita delle persone affette da SC (Ahmed A, 2002) Avere Bibliografia ti che orientano il nursing (con particolare riferimento alla sfera educativa) permette di A (2002). Quality outcomes of heart agnare Ahmed i pazienti scompensati perand tutto l’arco della lorofailure vita: ad ogni peggioramento della Society for Heart and Lung Transplantation: Endorsed by care in older adults: trovare role of attività multidisciplinary diseaseunzionale NYHA è possibile di vita adatte a ristabilirethel’equilibrio vitale del Circulation;112:e154-e235 Heart Rhythm Society, management programs. J AmKO Geriatr 2002; 50:1590-3 (Erhardt LR et al, 1998; Akosah et al,Soc. 2002) Jiang W et al (2007) Relationship between depressive Akosah Schaper AM, Havlik P, Barnhart S, Devine S. nte con SC KO, è estremamente vulnerabile e particolarmente predisposto symptomsad andinnescare long-term mortality in patients with heart Improving Care for Patients With Chronic Heart Failure in(Konstam smi depressivi causati dalla perdita progressiva di autonomia V etAm al,Heart 2005;J. Jul;154(1):102-8. 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Il questionario invece è suddiviso in tre moduli, ognuno dei quali ha precisi obiettivi e determinate modalità di distribuzione: Modulo 1 Questionario “generale” per l’infermiere formatore: atto a valutare l’impatto generale e le variazioni percepibili a seguito dell’attuazione di quanto previsto dal DGR 788-2011. È rivolto ad un campione di ricerca composto da 12 infermieri. Modulo 2 Questionario rivolto all’infermiere nel momento della rivalutazione: atto a percepire la risposta di ogni caregiver al processo di formazione e analizzare le complicanze emerse durante il periodo trascorso dal paziente a domicilio. Composto da 6 domande e rivolto ad un campione di ricerca composto da 7 infermieri. Modulo 3 Questionario rivolto al caregiver: finalizzato a valutare i risultati espressi dal soggetto formato e individuare gli aspetti psicologici e sociali emersi, come conseguenza dell’attività di assistenza fornita al paziente tracheostomizzato a domicilio. Consegnato ad un mese dall’avvenuta formazione, rivolto a 4 caregivers. Introduzione: Risultati Intervista non strutturata: Il soggetto tracheostomizzato è solitamente da considerarsi un paziente cronico e per questo, quando possibile, necessita di essere assistito a livello territoriale o nel proprio domicilio. L’assistenza da parte dei caregivers verso questi pazienti richiede conoscenze teoriche e pratiche complesse e un impegno quotidiano elevato. Il problema alla base di questo studio riguarda la pratica di tracheoaspirazione, che in Italia fino al 29 aprile 2010 era consentito solo al personale sanitario, ma veniva largamente attuata anche da familiari e badanti, in condizioni ai limiti della legalità, senza nessuna garanzia di un’adeguata formazione. L’evoluzione normativa che ha portato alla risoluzione di questo problema, a livello nazionale tramite l’Accordo Stato-Regioni del 29 aprile 2010 e a livello della regione Marche, tramite Delibera della Giunta Regionale numero 788 del 2011, è iniziata dall’impegno dell’Associazione Viva la Vita Onlus (associazione di familiari e malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica). L’impulso dato dal recepimento da parte della regione Marche tramite DGR 788-2011, è stato colto tempestivamente dai medici e infermieri dell’Unità Operativa in questione (nei primi mesi del 2012), i quali hanno iniziato a lavorare ad un programma di educazione terapeutica al caregiver per l’assistenza al soggetto tracheostomizzato. Tutto ciò nasce dall’esigenza di trasformare “l’educazione” che veniva offerta in passato su questo argomento, in una educazione terapeutica con un’organizzazione e progettazione attenta al raggiungimento di precisi obiettivi e risultati, in modo da tutelare maggiormente i pazienti tracheostomizzati e le loro famiglie. Tramite l’impiego di tutta l’equipe composta da medici ed infermieri, è stata elaborata la seguente documentazione necessaria a portare avanti questa attività: - La trachebroncoaspirazione domiciliare: Programma del corso teorico-pratico per familiari. - La tracheobroncoaspirazione domiciliare: Basi di Anatomia e Fisiologia dell’apparato respiratorio (sotto forma di slides, utilizzate dal medico per l’educazione teorica). - La tracheobroncoaspirazione domiciliare: Gestione del paziente tracheostomizzato a domicilio (sotto forma di slides, utilizzate dall’infermiere per la messa in atto degli interventi di educazione terapeutica). - Attestato di avvenuta educazione al caregiver. Nel complesso si tratta di un ottimo lavoro, svolto in Abstract Obiettivi di questa tesi sperimentale sono lo studio delle norme giuridiche rigurdanti la gestione del paziente tracheostomizzato, in particolare nella pratica della tracheoaspirazione da parte di caregivers e come queste hanno apportato cambiamenti nella pratica clinica, determinando: gli aspetti organizzativi e di programmazione dell’educazione terapeutica; il pensiero degli infermieri a riguardo; gli aspetti psicologici, sociali ed anagrafici e i risultati espressi dai caregivers a seguito dell’avvenuta formazione. Protagonisti dello studio sono gli infermieri dell’Unità Operativa di Rianimazione dell’Ospedale E. Profili di Fabriano, i pazienti tracheostomizzati in dimissione da questa struttura ed i rispettivi caregivers che si occuperanno di loro. Dall’analisi dei risultati emerge una buona variabilità delle risposte che in complesso danno una buona immagine dell’oggetto di studio. Parole Chiave: Materiali e metodi: Lo studio sperimentale, svoltosi tra marzo e settembre 2012, ha utilizzato per la raccolta dati il sistema di ricerca qualitativo con l’intervista non strutturata e il metodo quantitativo tramite l’utilizzo del questionario. L’intervista non strutturata ha avuto come interlocutore il Direttore dell’Unità Operativa di Rianimazione Confronto Professionale n. 2/2013 COLLEGIO DI ANCONA 17 equipe, sul quale tuttavia si può rimarcare una carenza riguardante la fase di diagnosi educativa che non è specifica dei bisogni di ogni singola unità familiare e di conseguenza ciò si ripercuote anche sulla qualità degli obiettivi e degli interventi. MODULO 2 Grafico 2.1: Risultati Questionario: Al termine della raccolta dati tramite questionario, i risultati più significativi ottenuti sono: ico 1.2: MODULO 1 Grafico 1.2: della procedura, non cosi importanti da poter mettere La domanda posta all’infermiere al momento della rivalutazione, ha lo scopo di conoscere come il caregiver in pericolo l’incolumità del paziente. A questi segue il riesce a mantenere le conoscenze acquisite, dopo aver trascorso il primo periodo di assistenza al domicilio terzo risultato migliore, che afferma il mantenimento di del soggetto tracheostomizzato. Dall’analisi emerge come la maggior parte dei caregivers siano migliorati nell’atto pratico, ma allo stesso tempo una buona fetta di questi mostrano delle dimenticanze durante un livello di conoscenze adeguato. Risaltano i primi due l’esecuzione della procedura, non cosi importanti da poter mettere in pericolo l’incolumità del paziente. A aspetti, i quali sono completamente contrapposti come questi segue il terzo risultato migliore, che afferma il mantenimento di un livello di conoscenze adeguato. significato pratico e simili per risultato. Risaltano i primi due aspetti, i quali sono completamente contrapposti come significato pratico e simili per risultato. Grafico 2.2: Grafico 2.2: Domanda atta a scoprire i principali effetti conse- manda che entra nell’ambito specifico dello studio, andando ad indagare sui principali effetti guenti al recepimento regionale dell’accordo Statoseguenti al recepimento regionale dell’accordo Stato‐Regione. Regione. Le risposte possibili per questa domanda, sposte possibili per questa domanda, rappresentano le peculiarità, alla base dell’accordo Stato‐Regione rappresentano le peculiarità alla base dell’accordo nalisi dei risultati emersi, permette di conoscere quali aspetti sono maggiormente importanti per gli Stato-Regione e l’analisi dei risultati emersi, permette rmieri. ico 1.3: di conoscere quali aspetti sono maggiormente importanti per gli infermieri. Grafico 1.3: Grafico 2.2: Per questa domanda, sono state fornite come possiPer questa domanda, oltre all'affermazione “appare sereno e motivato nell'aiutare il suo caro”, sono bili scelte le principali condizioni di malessere psifornite come possibili alternative le principali condizioni di malessere psicologico riguardante i caregiv cologico riguardante i caregivers. Dall’analisi emerge Dall'analisi emerge con quasi la totalità dei voti l'affermazione “appare sereno e motivato nell'aiutare con quasi la totalità dei voti, l’affermazione “appare cari” e con meno della metà delle preferenze “appare sfiduciato, non si sente in grado di supportare sereno e motivato nell’aiutare i suoi cari” e con meno responsabilità”. della metà delle preferenze “appare sfiduciato, non Per questa domanda, oltre all'affermazione “appare sereno e motivato nell'aiutare il suo caro”, sono state Quest'ultima, anche se riguarda un numero limitato di caregivers dimostra quanto già detto: l'assisten si sente in grado di supportare tale responsabilità”. fornite come possibili alternative le principali condizioni di malessere psicologico riguardante i caregivers. soggetto tracheostomizzato è un attività che richiede molto tempo ed è gravosa in termini di Quest’ultima, anche se riguarda un numero limitato Dall'analisi emerge con quasi la totalità dei voti l'affermazione “appare sereno e motivato nell'aiutare i suoi responsabilità, se poi viene addossata ad un familiare, diventa molto complessa da gestire anche dal p di caregivers dimostra come l’assistenza al soggetto cari” e con meno della metà delle preferenze “appare sfiduciato, non si sente in grado di supportare tale di vista psicologico. responsabilità”. tracheostomizzato è un attività che richiede molto Quest'ultima, anche se riguarda un numero limitato di caregivers dimostra quanto già detto: l'assistenza al tempo ed è gravosa in termini di responsabilità, se poi soggetto tracheostomizzato è un attività che richiede molto tempo ed è gravosa in termini di Il grafico analizza una delle domande chiave dello stu- Grafico 2.3: vieneresponsabilità, se poi viene addossata ad un familiare, diventa molto complessa da gestire anche dal punto addossata ad un familiare, diventa complessa da Il grafico analizza una delle domande chiave dello studio, la domanda ha lo scopo di conoscere dagli dio, questa ha lo scopo di conoscere, dagli infermieri, gestire anche dal punto di vista psicologico. di vista psicologico. infermieri, le differenze più sostanziali di risultato tra il caregiver formato prima dell’emanazione del DGR le differenze più sostanziali di risultato tra il caregiver Grafico 2.3: 788‐2011 e quello formato successivamente al recepimento. Come è possibile notare, anche in questo caso Grafico 2.3: formato prima dell’emanazione del DGR 788-2011 c’è un grande equilibrio; tutte le possibilità presenti sono state selezionate almeno una volta. Analisi e quello formato successivamente al recepimento. certamente rasserenante in termini di risultato complessivo dell’intervento educativo. Come è possibile notare, anche in questo caso c’è un MODULO 2 grande equilibrio; tutte le possibilità presenti sono Grafico 2.1: state selezionate almeno una volta. Analisi certamente rasserenante in termini di risultato complessivo dell’intervento educativo. La domanda posta all’infermiere al momento della rivalutazione, ha lo scopo di conoscere come il caregiver riesce a mantenere le conoscenze acquisite, dopo aver trascorso il primo periodo di assistenza al domicilio del soggetto tracheostomizzato. Dall’analisi emerge come la maggior parte dei caregivers siano migliorati nell’atto pratico, ma allo stesso tempo una buona fetta di questi mostrano delle dimenticanze durante l’esecuzione Confronto Professionale n. 2/2013 La domanda in questione, nasce con l'intento di scoprire gli interventi La domanda in questione, nasce con l’intento di La domanda in questione, nasce con l'intento di scoprire gli interventi educativi con cui l'infermiere ha reputato necessario intervenire a seguito della rivalutazione. Tutti gli scoprire gli interventi educativi con cui l’infermiere educativi con cui l'infermiere ha reputato necessario intervenire a seguito della rivalutazione. Tutti gli ha reputato necessario intervenire a seguito della 18 COLLEGIO DI ANCONA Aspetto generalmente sottostimato ma che purtroppo rivalutazione. Tutti gli infermieri sono intervenuti e è presente nell’assistenza al tracheostomizzato. Sono gli argomenti trattati sono stati soltanto due: con il sensazioni che possono affievolirsi con il tempo, ma 75% “prevenzione infezioni dello stoma” e il restante che, soprattutto all’inizio, possono creare problemi al 25% infermieri sono intervenuti e gli argomenti trattati sono stati soltanto due: con il 75% “prevenzione “mantenimento corretta igiene polmonare”. Gli infezioni dello stoma” e il restante 25% “mantenimento corretta igiene polmonare”. Gli infermieri senza caregiver e alla riuscita della corretta procedura di trainfermieri senza dubbio faranno maggiore attenzione dubbio faranno maggiore attenzione a questi due aspetti nell'educare i futuri caregivers. cheoaspirazione. A questa domanda i caregivers hanno a questi due aspetti nell’educare i futuri caregivers. MODULO 3 avuto la possibilità di scegliere più di una risposta e ciò MODULO 3 ha permesso di far emergere vari aspetti, come è posGrafico 3.1: Grafico 3.1: sibile notare dal grafico sopra esposto. L’unica risposta non selezionata dai caregivers, riguarda l’affermazione: “naturalezza nell’agire”. Discussione e Conclusione: L’esperienza presentata, si è dimostrata di gradimento sia da parte dell’utenza che da parte dei professionisti MODULO 3 interessati e c’è stata una buona adesione al progetto. Grafico 3.1: Nonostante quanto fin qui ottenuto sia espressione di piccoli numeri, questa esperienza ha già dato ottimi risultati ed essendo nata da poco è in continua crescita. Domanda rivolta al caregiver allo scopo di conoscere Domanda rivolta al caregiver allo scopo di conoscere il livello di difficoltà del percorso formativo sostenuto. Analizzando i dati raccolti con i tre moduli del questioil livello di difficoltà del percorso formativo sostenuto. Il grafico mostra chiaramente il pensiero dei caregivers interrogati e ne risulta che il 50% ha selezionato la nario, gli aspetti che vengono toccati sono molti e forIl grafico mostra chiaramente il pensiero dei caregirisposta “medio‐semplice” e l'altro 50% la risposta “semplice”. Sembrerebbe quindi che i caregiver non niscono una visione di insieme che parte dal pensiero vers hanno avuto particolari difficoltà nel seguire e portare a termine la formazione. interrogati e ne risulta che il 50% ha selezionato dell’equipe infermieristica, effettuato in ottica generale la risposta “medio-semplice” e l’altro 50% la risposta Grafico 3.2 sull’intero progetto educativo; passa per le rivalutazioni “semplice”. Sembrerebbe quindi che i caregiver non dei caregivers effettuate tramite l’occhio critico degli hannoDomanda rivolta al caregiver allo scopo di conoscere il livello di difficoltà del percorso formativo sostenuto. avuto particolari difficoltà nel seguire e portare Il grafico mostra chiaramente il pensiero dei caregivers interrogati e ne risulta che il 50% ha selezionato la infermieri interessati e termina con il pensiero dei carerisposta “medio‐semplice” e l'altro 50% la risposta “semplice”. Sembrerebbe quindi che i caregiver non a termine la formazione. hanno avuto particolari difficoltà nel seguire e portare a termine la formazione. givers formati. Grafico 3.2 Grafico 3.2 Nel complesso questo studio sperimentale denota chiaramente come lo stimolo derivante dalla delibera della giunta regionale abbia apportato miglioramenti in vari punti dell’intera attività di educazione terapeutica (organizzazione, collaborazione, conoscenze e abilità, strumenti pedagogici, soddisfazione, complicanze, ecc.), questi rappresentano un primo traguardo che in realtà è solo il punto di partenza di un lungo cammino professionale per l’impiego, fattivo, di modelli assistenziali basati sull’integrazione socio-sanitaria, atta alla tutela di questi malati e alla loro famiglia. infermieri sono intervenuti e gli argomenti trattati sono stati soltanto due: con il 75% “prevenzione infezioni dello stoma” e il restante 25% “mantenimento corretta igiene polmonare”. Gli infermieri senza dubbio faranno maggiore attenzione a questi due aspetti nell'educare i futuri caregivers. Bibliografia e sitografia A. Ferraresi; R. Gaiani; M. Manfredini. (2004), Educazione terapeutica. Carocci Faber. J.F. D’Ivernois; R. Gagnayre. (2004), Educare il paziente. Un approccio pedagogico. Mc Graw-Hill. S.C. Smeltzer; B.G. Bare; J.L. Hinkle; K.H. Cheever. Infermieristica medicochirurgica. Brunner Suddarth. Volume 1. Ambrosiana. Bassetti O. (1994), Educare assistendo. Rossini, Firenze. Lemma P. (2005), Promuovere la salute nell’era della globalizzazione. Ucicopli, Milano. L. Sasso. (2005), L’infermiere di famiglia. Mc Graw-Hill. L. Ewels. I. Simonett. (1992), Educazione alla salute: una metodologia operativa. Sorbona, Milano. V. Coates. (1999), Education for Patients and Clients. Routledge London. Corradin Erle H. (1997), Il diabete e l’educazione: metodologia e obiettivi. Ambrosiana, Milano. J. D’Ivernois; R. Gagnayre. (1998), Educare il paziente: guida all’approccio medico-terapeutico. Mediserve, Milano. S. Spinsanti. (2001), Educazione come terapia. Giano, Roma. J. J. Guilbert. (2001), Guida pedagogica per il personale sanitario. 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Accordo Stato-Regioni. Reperto Atti n.49/CSR del 29 aprile 2010. Deliberazione della Giunta Regionale. Adunanza n.65 Legislatura n.IX. Regione Marche COLLEGIO DI ANCONA 19 Il trapianto di rene: la qualità di vita del paziente e ruolo del personale infermieristico a cura di Eleonora Bussolotti Infermiera Nefrologia, Dialisi e Trapianto di Rene A.O Ospedali Riuniti Ancona Marina Mosca Coordinatrice Nefrologia, Dialisi e Trapianto di Rene A.O Ospedali Riuniti Ancona Abstract Il progetto è stato ideato allo scopo di evidenziare l’importanza del ruolo infermieristico nella attività trapiantologica sia dal punto di vista tecnico che educativo. L’intervento educativo risulta essere fondamentale per stabilire tra infermiere e assistito una relazione di fiducia che permetta una migliore adesione al programma terapeutico. L’infermiere nel programmare il percorso educativo dell’assistito prende in considerazione tutti quei strumenti e quelle informazioni necessarie a garantire la gestione in modo autonomo, consapevole e responsabile della nuova realtà di vita. L’équipe trapiantologica è così composta da Parole chiave Trapianto; Intervento educativo; Qualità di vita. Introduzione Il trapianto di rene è attualmente, in alternativa all’emodialisi o alla dialisi peritoneale, la migliore proposta terapeutica in termini di sopravvivenza e qualità della vita degli assistiti affetti da insufficienza renale cronica in fase terminale. Il trapianto comporta l’adozione di un nuovo stile di vita da parte dell’assistito e un nuovo approccio diagnostico, terapeutico e assistenziale. Nella SOD di Nefrologia, Dialisi e Trapianto di Rene è stato condotto, da parte del personale infermieristico, uno studio atto ad evidenziare l’evoluzione dei bisogni dei pazienti trapiantati e consentire un eventuale adeguamento degli interventi infermieristici alle nuove esigenze espresse dall’assistito. Il trapianto di rene nella regione Marche L’attività di trapianto renale ad Ancona, presso l’ospedale A.O.Ospedali Riuniti Umberto I, Lancisi e Salesi, è stata autorizzata nel Maggio 2005 e il primo trapianto è stato effettuato il 30 Maggio 2005 presso la SOD Nefrologia, Dialisi e Trapianto di Rene diretta dal Dott.G.M.Frascà. Al 31 Dicembre 2010 nelle Marche sono stati effettuati 190 trapianti di rene di cui uno da donatore vivente. I candidati al trapianto, selezionati dal NITp (centro interregionale Nord Italia Transplant program), vengono ricoverati presso la nostra SOD dove permarranno in media 18 giorni. Confronto Professionale n. 2/2013 Organizzazione dell’attività di trapianto L’attività di trapianto è convenzionalmente suddivisa in tre fasi principali: Fase pre-trapianto: Questa fase è caratterizzata dallo studio dei pazienti affetti da nefropatie croniche in trattamento dialitico (dialisi peritoneale o extracorporea) volto stabilire l’idoneità al trapianto in base alle linee guida elaborate dalle società scientifiche di Nefrologia. L’inserimento in lista d’attesa è la conclusione di un lungo percorso che coinvolge, oltre all’assistito candidato, l’équipe multidisciplinare deputata al trapianto (Nefrologo, Anestesista, Chirurgo ecc..) Al termine del percorso diagnostico si procede all’inserimento in lista attiva del paziente che avviene entro circa 30 giorni, in base alle sue condizioni cliniche. Fase di trapianto: In questa fase viene selezionato l’assistito ricevente in base alla compatibilità immunologica e alle condizioni cliniche dei candidati inseriti nella lista. All’arrivo in reparto l’assistito viene preparato all’intervento chirurgico. Le complicanze possono essere non immunologiche (legate all’atto chirurgico o alla terapia immunosoppresssiva) o immunologiche (il rigetto o la ripresa tardiva dell’organo). Dopo l’intervento l’assistito proseguirà la degenza nell’area dedicata al trapianto. 20 COLLEGIO DI ANCONA Fase post trapianto: Comprende il follow-up rappresentato dai controlli periodici per l’adeguamento della terapia immunosoppressiva, effettuati in regime ambulatoriale. Qualità di vita del paziente nel post trapianto: Nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) offre una definizione di questo concetto: “Qualità di vita è la percezione soggettiva che un individuo ha della propria posizione nella vita, nel contesto di una cultura e di un insieme di valori in cui vive, anche in relazione ai propri obbiettivi, aspettative e preoccupazioni. Riguarda quindi, un concetto ad ampio spettro,che è modificabile in maniera complessa dalla percezione della propria salute fisica e psico-cognitiva, dal livello di indipendenza , dalle relazioni sociali e dall’interazione con il proprio specifico contesto ambientale.” La misurazione della qualità di vita diventa particolarmente importante quando si deve valutare l’impatto di una malattia cronica nella vita di un’assistito. La valutazione della qualità di vita diventa una quantificazione della componente obiettiva dello stato di salute filtrata dalle percezioni soggettive dell’assistito. Dal punto di vista metodologico è importante rispettare il diritto dell’assistito a contribuire alla costruzione del modello e degli strumenti idonei per un’adeguata valutazione della qualità di vita, e garantire la sua autonomia nel fornire giudizi e valori sulle dimensioni già identificate. Dal punto di vista clinico diventa centrale il grado di informazione che deve essere garantito all’assistito affinchè egli possa esprimersi e decidere liberamente riguardo la propria salute presente e attesa. La consapevolezza dell’assistito diventa fondamentale in quanto altrimenti verrebbe a mancare la sua capacità di giudizio e di scelta e la valutazione risulterebbe quindi limitata. Obiettivo del trapianto non è solo garantire la sopravvivenza dell’assistito ma offrigli uno stato di salute paragonabile a quello precedente la comparsa della malattia. A fronte di ottimi risultati in termini di sopravvivenza i benefici ottenuti in termini di qualità di vita rimangono purtroppo ancora inferiori alle aspettative; infatti, la qualità di vita percepita dagli assistiti sottoposti a trapianto di rene non sempre eguaglia quella dei soggetti sani, soprattutto nella dimensione psicologica e sociale. Ruolo del personale infermieristico: Il profilo professionale dell’infermiere, delineato con il D.M.739/1994, riconosce all’assistenza infermieristica, oltre alla natura tecnica e relazionale, anche quella educativa e ne evidenzia tra le funzioni specifiche l’educazione sanitaria. Lo scopo dell’educazione degli assistiti è di incoraggiarli ad aderire al regime terapeutico; ciò richiede che la persona cambi lo stile di vita ed adotti comportamenti che facilitino il mantenimento dello stato di salute (assunzione dei farmaci prescritti, rispetto di una dieta, automonitoraggio dei sintomi o dei segni di malattia, sottoporsi a Confronto Professionale n. 2/2013 valutazioni periodiche). L’infermiere svolge un ruolo essenziale nelle fasi del pre e del post trapianto sia dal punto di vista tecnico che educativo. Il momento della dimissione diventa la conclusione di un percorso di crescita e di sviluppo di nuove capacità. L’infermiere programma un percorso educativo che fornisce all’assistito gli strumenti e le informazioni affinchè possa gestire in modo autonomo, consapevole e responsabile la nuova realtà di vita. Se l’assistito viene aiutato a vivere la nuova condizione, la compliance sarà maggiore e saprà meglio gestire il suo stato di salute. Indagine conoscitiva sull’evoluzione dei bisogni nel paziente trapiantato di rene: Nel paziente trapiantato renale si assiste ad una evoluzione dei bisogni che rispecchiano la nuova condizione in cui si trova. A tale proposito presso la SOD Nefrologia, Dialisi e Trapianto di Rene è stato condotto uno studio per verificare l’evoluzione dei bisogni dei pazienti trapiantati e consentire l’eventuale adeguamento degli interventi infermieristici alle nuove esigenze/bisogni del paziente. Sono stati presi in considerazione nello studio 40 pazienti che hanno subito un intervento di trapianto di rene da donatore cadavere. I criteri di inclusione nello studio sono: -pazienti ricoverati nella SOD di Nefrologia, Dialisi e Trapianto di Rene -pazienti che accedono all’Ambulatorio Trapianti per il follow up I criteri di esclusione nello studio sono: -pazienti che a causa di deficit cognitivi non sono in grado di rispondere autonomamente alle domande. L’età media dei pazienti del primo gruppo è pari a 51 anni mentre quella dei pazienti del secondo gruppo è pari a 56 anni. I 40 pazienti reclutati sono stati suddivisi in due gruppi: -un gruppo comprendente 20 pazienti sottoposti a trapianto da un periodo compreso tra 6 mesi a 2 anni, -un gruppo comprendente 20 pazienti sottoposti a trapianto da un periodo superiore a 2 anni . Ai pazienti dei due gruppi è stato somministrato un questionario in forma anonima di 12 domande a risposta unica, elaborate dal personale infermieristico della SOD, in riferimento alle difficoltà evidenziate durante il percorso educativo e riguardanti in particolar modo l’educazione terapeutica e il rapporto con l’équipe medico infermieristica. Riportiamo qui di seguito alcuni esempi delle domande poste ai nostri pazienti: - Come reputa le informazioni fornite sul suo stato di salute e sulla funzionalità del rene trapiantato dopo l’intervento? - Quali argomenti sul trapianto preferirebbe approfondire? Analisi dei risultati: Dall’analisi del questionario somministrato è emerso che: COLLEGIO DI ANCONA • le informazioni fornite al paziente dopo l’intervento sul suo stato di salute, sulla funzionalità del rene trapiantato, sull’importanza della terapia immunosoppressiva, sugli orari di assunzione dei farmaci e sulla difesa delle infezioni (item 1-2-8-9) sono di buon livello in entrambi i gruppi; 21 del paziente (item 7); • nel primo gruppo i pazienti hanno mostrato di voler approfondire maggiormente diversi argomenti tra cui in ordine di importanza: la funzionalità del rene trapiantato, le infezioni e gli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva (in egual misura), l’attività sessuale, le abitudini alimentari dopo il trapianto ed infine i comportamenti igienico-sanitari. • nel secondo gruppo le priorità cambiano a favore della funzionalità del rene e degli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva (item 11); • infine la maggioranza dei pazienti intervistati di entrambi i gruppi ritiene che ci sia stato un miglioramento significativo della qualità di vita dopo il trapianto. Conclusioni: Lo studio condotto ha messo in evidenza l’importanza dell’educazione sanitaria come mezzo migliorare la qualità di vita del paziente. Grazie a questa indagine conoscitiva dell’evoluzione dei bisogni del paziente trapiantato di rene è stato possibile evidenziare le criticità e consentire l’eventuale adeguamento degli interventi infermieristici alle nuove esigenze/bisogni del paziente. Bibliografia e sitografia • dopo il trapianto la figura professionale a cui il paziente fa riferimento per informazioni o problemi è il Nefrologo Del Centro Trapianti che è anche la figura con la quale il paziente vorrebbe comunicare in modo più efficace (item 3-10); • l’aderenza al regime terapeutico e il rispetto degli orari risulta essere buono anche se a volte questo influisce sullo stile di vita del paziente (item4-5-6); • la maggiore attenzione ai comportamenti igienico-sanitari per la prevenzione delle infezioni non sembra influire in modo determinante sulla vita Confronto Professionale n. 2/2013 P.Rigotti, N.Baldan, L.Furian: “Trapiante renale: la realtà”. Atti Società Italiana di Chirurgia 2001; I:287-291. L.S.Brunner, D.S.Suddarth: “Funzionalità urinaria e renale”, Nursing Medico Chirurgico 2001; X:1290-1293. Casa Editrice Ambrosiana. L.J. Carpenito: Diagnosi infermieristiche, applicazioni alla pratica clinica. Ed. Sorbona; Milano 2001. C. Spairani, T. Lavalle: Procedure, protocolli e linee guida di assistenza infermieristica. ANIN; ed Masson. S. Minuzzo: “Educazione del paziente all’autocura”. Mondo Infermieristico 2002; I-V. R. Pegoraro: “Trapianto d’organi: riflessioni etiche ed aspetti socio-culturali”.Psicologia e Psichiatria del trapianto d’organi. Ed. Masson 1999; VII; 166-172. G. Calconi: Informazioni generali sul trapianto di rene. Ospedale S.Maria dei battuti (TV) A.S.L. 9; opuscolo; 2001; II: 3-6. M. Shaefer, L.Williams: Implicazioni infermieristiche dell’immunosoppressione nei trapianti. Assistenza Infermieristica del Nord America 1994 (13) IV: 972-999. Nephrology Nursing Journal; dec. 2002 (29): 6 Trapianto e qualità della vita. Studio A.N.T.R. 2005 Un bene prezioso da tutelare. Portanuova (periodico informazione ANIAT anno 2004) La qualità di vita nei pazienti trapiantati renali. Portanuova (periodico informazione ANIAT anno 2005) Valutazione di qualità dell’attività di trapianto di rene, 2000/2005. Rapporto ISTAT Trapianti,modello vincente di servizi efficiente.IL SOLE 24ORE 10/12/2008. Il trapianto è vita. Opuscolo informativo ATO Marche a cura di Agostino Falcion SITOGRAFIA www.trapianti.ministerosalute.it www.nitp.it www.ospedaliriuniti.marche.it www.aido.it www.chirurgia-ebpt.it www.trapianti.salute.gov.it www.antr.it 22 COLLEGIO DI ANCONA Corretta compilazione della documentazione clinica-assistenziale: requisiti da osservare a cura di Sabrina Pongetti Coordinatore infermieristico Area Vasta 2 Senigallia Abstract: La documentazione clinico assistenziale è lo strumento multiprofessionale e multidisciplinare che permette ai vari professionisti di documentare e rendere comprensibile (osservabile, misurabile, evidente) il processo di presa in carico della persona nel percorso clinico -terapeutico assistenziale. Non più promemoria delle attività svolte , ma in realtà lo strumento che le accompagna e pone le basi per il loro sviluppo. La documentazione prodotta dai vari professionisti della salute deve essere in grado di comprovare quanto fatto e nello stesso tempo garantire continuità e trasparenza assistenziale attraverso un corretto e non frammentario passaggio di informazioni . Attraverso la stesura della documentazione assistenziale è possibile concretizzare la personalizzazione dell’assistenza infermieristica. Ogni realtà operativa struttura documenti assistenziali idonei ed adatti alla natura dinamica e flessibile della relazione assistenziale, alla variabilità delle situazioni e del contesto di riferimento. Nella compilazione della documentazione deve essere garantita l’osservanza di requisiti sostanziali o essenziali e requisiti formali la cui mancata o non corretta applicazione rappresenta da una parte la violazione di norme specifiche, e nello stesso tempo non permette di attuare comportamenti in grado di assicurare all’utente un adeguato percorso di cure. Parole chiave: documentare, responsabilità, requisiti sostanziali e formali I requisiti sostanziali e formali sopracitati a cui attenersi nella compilazione della documentazione assistenziale si possono sintetizzare nei seguenti punti : 1)Veridicità: e’ il requisito più significativo in quanto indica l’effettiva corrispondenza fra il dato registrato ed il fatto, tra quanto osservato, percepito ed ascoltato e quanto poi scritto. Qualora tale requisito venga meno dal punto di vista giuridico si può ipotizzare il reato di falsità ideologica in atto pubblico. 2) La completezza: i dati riportati devono essere il più possibile capaci di descrivere quello che è accaduto, dandone una visione completa, per cui non si debbono trascurare od omettere elementi che possano essere essenziali. I dati obiettivi possono essere corredati dalle opportune valutazioni,quanto effettuato deve essere riportato per iscritto nel modo più conforme possibile alla realtà. E’ indispensabile perciò che non vengano tralasciati i segni ed i sintomi, i bisogni, i problemi, gli interventi infermieristici effettuati, la valutazione delle cure infermieristiche: tutto il processo logico messo in atto dal professionista nel Confronto Professionale n. 2/2013 rispondere ad una situazione problematica si deve evincere da quanto riportato per iscritto. Una documentazione laconica e /o carente è possibile mezzo accusatorio, mentre una documentazione completa e ordinata rappresenta un efficace mezzo di difesa contro contestazioni infondate. Precisione: le informazioni contenute devono essere corrette e permettere la distinzione tra dati oggettivi, cioè ricavati dall’osservazione della persona , e dati soggettivi, riferiti cioè dall’utente. Le rilevazioni non devono corrispondere a giudizi oppure supposizioni meramente personali. Ogni dato deve far riferimento a elementi certi, che possano essere verificabili e rintracciabili. Ogni singola annotazione deve essere firmata in modo da rendere possibile l’attribuzione di ogni attività ai singoli professionisti. La chiarezza e comprensibilità: le annotazioni ed i dati riportati devono avere un preciso significato lessicale ed interpretativo, senza la possibilità che vengano utilizzati in modo approssimativo. Si ritiene pertanto necessario utilizzare un linguaggio chiaro evitando gli eccessi o i difetti di informazione. Anche la grafia deve essere chiara, rendendo il testo facilmente leggibile senza ingenerare incertezze e possibili interpretazioni che potrebbero essere fuorvianti. Inoltre è necessario utilizzare una corretta modalità di rettifica di eventuali errori. L’uso di sigle ed abbreviazioni di uso comune è possibile purché conformi a standard nazionali, internazionali o ufficialmente approvate dalla struttura di appartenenza. La tempestività o attualità: la registrazione di ogni annotazione deve essere effettuata contestualmente al verificarsi dell’evento, ovvero i fatti devono essere registrati nell’immediatezza della rilevazione: “La cartella è un atto pubblico che esplica la funzione di diario dell’intervento medico e dei relativi fatti clinici rilevanti, sicché i fatti devono essere annotati conformemente al loro verificarsi”1, é infatti evidente che la congruità dell’intervento assistenziale del caso può essere garantita solo se gli elementi a disposizione sono in ogni momento completi ed aggiornati. Inoltre secondo quanto pronunciato dalla Cassazione: “la trascrizione in cartella deve corrispondere ai dati realmente obbiettivati ed essere effettuata in tempo reale, ovvero nell’immediatezza dell’accertamento, in quanto tale documento corrisponde giuridicamente ad una verbalizzazione, ed ogni singola annotazione è indisponibile per colui che l’annota”2 Il ritardo nella compilazione oppure una mancata compilazione possono costituire l’elemento materiale del reato di omissione di atti di ufficio, sanzionato dall’articolo 328 cp. In particolare l’annotazione postuma di un fatto clinico rilevante va a violare l’obbligo di contestualità nella COLLEGIO DI ANCONA compilazione3. Da ciò si deduce che i fatti debbano essere annotati contestualmente al loro verificarsi, in modo consequenziale . Qualora si commettano alterazioni successive, si commette falsità: una compilazione non veritiera si configura come falso ideologico (art. 479 cp) ed una sua correzione postuma come falso materiale (art 476- 493cp )4. Leggibilità: si richiede una intelligibilità della grafia. Adottare accorgimenti e cautele particolari in caso di necessità di procedere a correzioni di errori materiali, in particolare, limitatamente al momento in cui sono commessi è possibile coprire con un tratto di penna la parola da intendere eliminata che deve restare comunque leggibile, evitando quindi le cancellature totali e le coperture: la parola che sostituisce quella eliminata va scritta di seguito, evitando quindi di inserirla fuori riga . In epoca successiva occorre procedere ad un’annotazione che dia esplicitamente atto del pregresso errore; se si appone una correzione, questa deve essere sempre chiaramente visibile, evitando cosi il dubbio di una falsificazione successiva del documento. Le modifiche ed aggiunte anche se fatte per ristabilire la verità, integrano un falso punibile perchè violano le garanzie di certezza accordate agli enti pubblici. Eventuali adattamenti o completamenti tardivi debbono essere evidenziati come tali. Si ricorda che è punibile anche il falso in atto pubblico informatico (art 491/ bis cp) e che il falso materiale ed il falso ideologico sono ravvisabili anche quando la falsificazione , ad opera di un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, avviene a mezzo di supporto informatico5 Brevità: i dati trascritti devono essere precisi, chiari ma anche essenziali. Vanno tralasciate parole non necessarie o dettagli irrilevanti: ciò permette una maggiore concentrazione ed appropriatezza nella valutazione del paziente. E’ impor- 23 tante per l’elaborazione del piano di assistenza che si possa attingere ad un bagaglio di dati già depurato dalle informazioni accessorie. Uniformità di linguaggio: la compilazione è effettuata dai professionisti in momenti diversi. Questo dato richiede che tutte le informazioni si basino su di un linguaggio comune, condiviso, aderente al principio della scientificità. Tutto ciò consiste in pratica nell’evitare il più possibile sigle, abbreviazioni non comuni e utilizzo di un lessico non appropriato al documento in oggetto. Riservatezza: le informazioni relative all’assistenza ed all’utente non devono essere comunicate a persone non autorizzate. A questo riguardo è la stessa normativa vigente a prevedere un obbligo in tal senso (L.675/95). Per questo motivo la documentazione va custodita con cura e riservatezza. Organizzazione: le informazioni necessarie devono essere scritte in modo logico ed in ordine cronologico in modo che gli operatori possano apprendere le informazioni nell’ordine con il quale sono state raccolte. Rintracciabilità: deve essere garantita la possibilità di risalire a tutte le attività svolte, agli esecutori a ogni rilevazione, ogni compilazione di schede, ogni registrazione, ogni somministrazione di terapia debbono essere siglate dall’operatore che abbia assolto al compito. Questo concorre alla certezza delle informazioni, ad un aumento del senso di responsabilità di ognuno ed alla identificazione precisa dell’esecutore di ogni atto in qualsiasi momento se ne ravveda la necessità. Pertinenza: le informazioni registrate devono essere quelle correlate alle esigenze di assistenza, non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono state raccolte o successivamente trattate6 Vi deve essere correlazione delle informazioni riportate in cartella rispetto alle esigenze informative definite. 1 Cassazione 22694/2005 2 Cassazione 11 novembre 1983, n. 9623 , in . Carnevale, C. D’ Ovidio, La professione di Infermiere, Piccin, 2005, 22, 367. 3 Cassazione 9623/1983-Cassazione 227/1990 4 Cassazione penale, sez.V- 21/04/1983- Cassazione penale, sez.V- 08/02/1990 - Cassazione penale, sez.V- 20/01/198701/12/1987. 5 Cassazione sentenza n. 20723 del 14 marzo -12 maggio 2003 6 Art. 11 Dlgs 196/2003 Codice della privacy i dati debbono esse- re “(..) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati (...)”. Bibliografia Dossier RC Medica., La cartella clinica: definizione, riferimenti normativi e legislativi, Assinews Gattai A., La cartella Clinica, Oemf, Milano,1990. Rodriguez D., La cartella clinica ospedaliera riflessioni medico legali, Atti del convegno dell’ANPO sulla responsabilità, Abano Terme, 14,15 Ottobre 1990 . Casati M., La documentazione infermieristica, MC Graw-hill, Milano, 2005. Benci L, Manuale Giuridico-Professionale per l’esercizio del nursing, MC Graw-hill , Milano 2000. Rodriguez D, Aprile A, Medicina Legale per infermieri, Carocci Faber , Roma 2004. Casati M., Marricchio R., La documentazione infermieristica: riflessioni operative e giuridiche, I Quaderni , 24 febbraio 2009. Casati M., La documentazione clinica per la gestione del rischio, L’infermiere 7/2006. Mangiacavalli B., La documentazione sanitaria, Giornale Italiano di scienze infermieristiche, n.5/2007. Rodriguez D., La cartella infermieristica. Alcuni spunti di pertinenza medico legale. Scenario 1994. Mongardi M., La responsabilità nella documentazione infer- Confronto Professionale n. 2/2013 mieristica nel wound care, Atti del 5° Convegno Nazionale AISLEC, Anno 2007. Boraso F, Morelle P, Atti del convegno “Documentazione clinico-ospedaliera: aspetti generali e requisisti minimi di contenuto”, Novi Ligure, 10 Novembre 2011. Bugnoli S., La responsabilità dell’infermiere e le sue competenze, Maggioli Editore, 2010. Fineschi V., Cartella clinica in Guida all’esercizio professionale per i medici chirurghi ed odontoiatri. CGEMS Torino 2010. Regione Lombardia, “Manuale della cartella clinica”, seconda edizione, 2007 http://www.sanita.regione.lombardia.it/pubblicazionivarie/ cartella_clinica_2007.pdf Regione Marche DGR 1212/04, 2006 “Adozione Linee guida per la corretta compilazione, gestione, custodia e archiviazione della documentazione sanitaria con particolare riferimento alla cartella clinica ed al registro operatorio” http://www.marcheinsalute.it/media/Files/6240_ http://htmwww.video.unipegaso.it http://www.perelliercolini.it/CC/index.htm 24 COLLEGIO DI ANCONA Triage Posizionale: g D system (GIS) IT AUTORI Triage Posizionale: geotagging e geographic information system (GIS) B N N C In Dott. Claudio G. To B IT analyst, Inform Bachelor degree.CN C NMC - RGN - n° 10 Neurochirurgia Cl Contatti: claudiogiu a cura di Claudio G. Torbino Neurochirurgia Clinica, Ospedali Riuniti di Ancona Andrea Degano Clinica di Rianimazione, Ospedali Riuniti di Ancona Inf. Andrea Degano Bachelor degree. N ABSTRACT Clinica di Rianima Contatti: andrea.de La combinazione di serviz Abstract Elementi che, nel corso della storia, hanno fatto [2] ora presenti di default sviluppare una rete di soluzioni organizzative effi1 La combinazione di servizi GPS e tecnologia caci, un’adeguata gestione delle risorse sul campo INTRODUZIONE dell’informazione sta aumentando con l’uso di serUna fotocamera del tele ed operatori preparati, capaci di dare corpo ad un 2 ora presenti di default in molti vizi di geotagging posizione nei metadati [4 Con l’ avvento di nuove tecnologie e potenze dei device in aumento (I Legge di Moore)[14] in tempi pressochè processo utile al miglioramento dell’assistenza, 3, telefoni cellulari e dispositivi come smartphones istantanei, solo lo stolto non si lascia guidare dalle creatività, per la generazione di applicazioni e sistemicome: espertiFoursquare[5], Flic che vede il risultato più sorprendente nella ridumacchine fotografiche. in campo sanitario. zione della mortalità e della gravità degli Questa funzionalità ha ef ABSTRACT Andiamodel al cinema e paghiamo col telefonino, in pizzeria il waiter ci prende l’ ordinazione su un tablet, ma, nel esiti. Una fotocamera telefono, opportunamente La realtà italiana si presenta piuttosto disomogecollettività e alla protezion campo sanitario, i cambiamenti sono lenti e gli operatori refrattari. abilitata, può scattare foto e incorporare coordiLa combinazione di servizi GPS [1] e tecnol nea nell’organizzazione dei soccorsi pre-ospeda4 nate GPS di Calamità, posizionedisastri, nei metadati del file immacataclismi: da sempre l’uomo ha lieri dovutoe affrontare eventi imprevedibili chediQuesto ne hanno articolo offre l’an [2] default in molti dispositi nella gestione di ora unpresenti massiccio afflusso di gine risultante. Recentemente sono stati attivati sconvolto l’esistenza. Da anni, da quando le pratiche mediche hanno assunto sempre più rigorosi caratteri di utilizzato in ambito di ma feriti negli ospedali durante eventi catastrofici, 5 Flickr6, anche servizi online come: Foursquare scientificità, l’assistenza alle vittime di, catastrofi ha richiamato l’interesse del mondo scientifico per la consistente Una fotocamera del telefono, opportuna ma la lenta e graduale diffusione di protocolli e 8. Twitter7, indirizzati o geocaching casistica eal pergeotagging i risvolti sociali. Elementi che, nel corso della storia, hanno fatto sviluppare una nei retemetadati di soluzioni posizione [4] del file imma adeguati all’ambito della Medicina organizzative gestione delle risorse metodiche, sul campo ed operatori preparati, capaci di dare Questa funzionalità haefficaci, effettiun’adeguata significativi e procome: Foursquare[5],corpo Flickr[6], Twitter[7], Catastrofi, pian piano un processo utile al miglioramento dell’assistenza, chedelle vede il risultato più sta sorprendente nella uniformando riduzione della tutto PAROLE CHIAVE fondi sulla ad sicurezza personale e sui prodotti e il panorama nazionale. mortalità e della gravità degli esiti. Questa funzionalità ha effetti significativi progetti utili alla collettività e alla protezione Geotagging,civile. geocoding[9] collettività e alla protezione civile. La realtà italiana si presenta piuttosto disomogenea nell’organizzazione dei soccorsi pre-ospedalieri e nella Geotagging Questo articolo offre l’analisi di afflusso un software gestione di un massiccio di feriti per negli ospedali durante eventi catastrofici, maarticolo la lenta offre e graduale Questo l’analisi di un softwa smartphonediffusione applicato ad un sistema di adeguati triage all’ambito Il GeoTagging a qualunque oggetto o soff di protocolli e metodiche, della Medicinaassocia delleutilizzato Catastrofi, sta pian piano in ambito di maxiemergenza, uniformando tutto il panorama nazionale. extraospedaliero utilizzato in ambito di maxieservizio (reale o virtuale), precise informazioni mergenza, soffermandosi, in particolar modo, ai relative il suo posizionamento sul globo terreconcetti di geotagging e GIS. stre tramite coordinate geografiche e altri dati PAROLE come altezza, velocità e ora, inCHIAVE modo da poter Parole chiave facilmente organizzare, ricercare e visualizzare GEOTAGGING Geotagging, geocoding[9], GPS, GIS[10], se graficamente le informazioni su mappe digitali. 9 10 , GPS, GIS , securiGeotagging,Il geocoding GeoTagging associa a qualunque oggetto 12 o servizio In (reale o virtuale), precise informazioni relative il suo campo fotografico sono ormai molti i servizi 11 ty, smartphone, Facebook , Twitter, START , posizionamento sul globo terrestre tramite coordinate geografiche e altri via dati web-browser come altezza, velocità e ora, in di cartografia che permettono di 13 EXIF modo da poter facilmente organizzare, ricercare e visualizzare graficamente le informazioni su mappe digitali. utilizzare il GeoTagging, ma quando si tratta di rappresentare graficamente le informazioni, nesIn campo fotografico sono ormai molti i servizi di cartografia via web-browser che permettono di utilizzare il Introduzione suno di questi servizinessuno si avvicina neanche GeoTagging, ma quando si tratta di rappresentare graficamente le informazioni, di questi servizi silontaCon l’avvento di nuove potenze avvicina neanchetecnologie lontanamentee alla fluidità,dei dettaglio e namente precisione della tridimensionale di Google della alla navigazione fluidità, dettaglio e precisione device in aumento (I Legge di Moore)14 in Earth[15]. Nell'immagine, alla solo mappa base di tempi pressochè istantanei, lo stolto Earth, sovrapportaperla non si lasciaGoogle guidare dalleé creatività, collezione di foto di Panoramio[16] la generazione di applicazioni e sistemi che, oltre a permetterti di archiviare esperti in campo sanitario. online fino a 2 Gb di foto personali, ha possibilità di "GeoTaggare" le foto Andiamo al lacinema e paghiamo col teleesattamente punto in sono state fonino, in pizzeria il nel waiter ci cui prende l’ ordinazione scattate. su un tablet, ma, nel campo sanitario, i cambiamenti sono lenti e gli Altro valido esempio é Wikimapia[17] operatori refrattari. che seguendo la filosofia Wiki[18] si Calamità, disastri, da semprefigge dicataclismi: "illustrare il pianeta terra" un lavoro collettivo. eventi pre l’uomo tramite ha dovuto affrontare imprevedibili che ne hanno sconvolto l’eIl GeoTagging é in piena evoluzione e sistenza. Datutti anni, da quando le pratiche i giorni nascono nuovi servizi e mediche hanno assunto sempre più rigoapplicazioni. Il mondo dell’emergenza rosi caratteri di scientificità, l’assistenza territoriale e del soccorso sanitario alle vittime può di cogliere catastrofi richiamato queste ha nuove tecnologie e metterle al servizio della collettività. l’interesse del mondo scientifico per la Le modalità di iapproccio verranno consistente casistica e per risvolti sociali. Confronto Professionale n. 2/2013 COLLEGIO DI ANCONA navigazione tridimensionale di Google Earth15. Nell’immagine, alla mappa base di Google Earth, é sovrapporta la collezione di foto di Panoramio[16] che, oltre a permetterti di archiviare online fino a 2 Gb di foto personali, ha la possibilità di “GeoTaggare” le foto esattamente nel punto in cui sono state scattate. Altro valido esempio é Wikimapia[17] che seguendo la filosofia Wiki[18] si prefigge di “illustrare il pianeta terra” tramite un lavoro collettivo. Il GeoTagging é in piena evoluzione e tutti i giorni nascono nuovi servizi e applicazioni. Il mondo dell’emergenza territoriale e del soccorso sanitario può cogliere queste nuove tecnologie e metterle al servizio della collettività. Le modalità di approccio verranno analizzate successivamente. Lo smartphone e i sistemi di primo soccorso in Kenya L’accesso alle cure è un enorme problema nei Paesi in via di sviluppo, ma un valido aiuto può arrivare dagli smartphone. In Asia e in Africa manca personale qualificato, specialmente nelle zone rurali, e un Paese come il Kenya ha in media solo un medico ogni 10mila abitanti. È anche vero però che la rete copre spesso in modo ottimale queste regioni, come ha mostrato uno studio presentato all’ultimo Mobile World Congress e ripreso dalla Deutsche Welle. Stando alle conclusioni della ricerca, i medici e le organizzazioni umanitarie potrebbe sfruttare questa rete per salvare milioni di vite umane ogni anno. Tramite smartphone sarebbe possibile fare diagnosi e cure d’emergenza, assicurano gli esperti. In Kenya si sta già sperimentando questa possibilità: chi ha uno smartphone può accedere a controlli medici di base, analizzare campioni di urina e monitorare il glucosio nel sangue. Ci sono poi servizi per le donne in gravidanza, per rispondere alle domande più frequenti prima e dopo la nascita del bambino. “ Finora i servizi sono limitati alle grandi città come Nairobi o Mombasa, sia per la diffusione dei device che per la presenza di una potenza di rete adeguata”, spiega Fred Majiwa, portavoce del pronto soccorso di St. John, che ha fatto appello agli operatori di telefonia mobile perché implementino la potenza del segnale in modo da coprire l’intero Paese. Se così fosse, molti keniani potrebbero imparare le tecniche di assistenza in situazioni di emergenza, e magari garantire la sopravvivenza di un infartuato fino all’arrivo dell’ambulanza, ad esempio. “ I cinque minuti successivi a un incidente sono estremamente importanti – ha spiegato Majiwa – e se la gente sapesse cosa fare di fronte a un malato o a un ferito questo diventerebbe la differenza tra vivere e morire”. Un’altra possibilità da sfruttare sono i social network[19]. Più o meno tutti i keniani con uno smartphone usano la rete per il loro lavoro. Se piuttosto che telefonare a un’ambulanza si potesse organizzare un sistema che sfrutta Facebook e Twitter, allora sarebbe più semplice e immediato per gli operatori mostrare le tecniche da adoperaConfronto Professionale n. 2/2013 25 re in attesa dei soccorsi, cosa più complicata via telefono. “ Si potrebbero evitare dosaggi errati dei medicinali o spiegare con maggiore immediatezza quali manovre d’emergenza sono necessarie”. In molte aree infatti, un’ambulanza può avere bisogno di diverse ore per raggiungere determinati luoghi. Questo è valido e attuato in Africa. Valido ed attuabile in europa almeno per il triage dell’ emergenza. Geotagging e EMERGENZE Un network territoriale è costituito da un insieme di risorse umane, risorse naturali e dispositivi, interconnessi tra loro, che si attivano spontaneamente o automaticamente a fronte di eventi di una certa rilevanza per l’ecosistema locale. Per una comunità locale ciò costituisce una autentica risorsa sia per la gestione della quotidianità che per la gestione delle emergenze. La percezione delle dinamiche di un network territoriale nelle emergenze avviene attraverso il confronto tra eventi, identificativi spaziali e identificativi temporali, Geotagging appunto. Passando dalla Social Network Analysis[20] alla Geographic Network Analysis[21] come punto di osservazione è possibile arrivare alla comprensione dei modi per raggiungere un’integrazione tra aree urbane attraverso il geotagging. La dinamica complessiva dei Tag spazio-temporali potrebbe quindi essere riassunta in questo modo: - fase 1: Trigger[22] – arriva l’ evento e partono i primi segnali . - fase 2: Attrazione - i segnali, indipendentemente da chi e da dove sono stati scritti, vengono attratti nell’orbita dei nodi territoriali più forti. - fase 3: Amplificazione - l’oscillazione del segnale aumenta rapidamente sia in fase che in frequenza. - fase 4: Distribuzione – i segnali vengono distribuiti in modo ragionato sul territorio, arrivando dove e a chi servono. - fase 5: Rilassamento - graduale ritorno alla condizione di riposo. La distribuzione ragionata delle informazioni è quella che parte dai nodi territoriali forti e copre capillarmente le aree interessate. Non è così importante il numero di smartphone o tablet presenti sul territorio, così come non lo è strettamente la disponibilità di banda larga. Nella maggior parte dei casi per coprire il territorio sono comunque sufficienti pochi dispositivi mobili distribuiti uniformemente. La gestione di una emergenza sanitaria rispetta queste fasi dinamiche già semplicemente analizzando il flusso di chiamate al 118. Quando però l’ evento è di ordine catastrofico gli stessi segnali di attivazione diventano un intralcio alle operazioni di soccorso, perchè disorganizzate ed estemporanee. E’ necessario quindi avere nuovi strumenti, interconnessi fra loro, che comunichino con gli operatori inviando informazioni necessarie e sufficienti. 26 COLLEGIO DI ANCONA Triage start: perchè La scelta del protocollo START non è casuale. La semplicità e la facilità di applicazione del sistema permette a personale sanitario e non sanitario di eseguire il triage di un paziente in un tempo non superiore ai 60 secondi, mettendo in atto, laddove necessario, semplici manovre terapeutiche quali, disostruzione delle vie aeree, tamponamento delle gravi emorragie esterne, protezione termica e corretto posizionamento del paziente. Queste caratteristiche - semplicità e facilità - influenzano anche le risorse necessarie per l’addestramento dei soccorritori che risultano ottenere una buona conoscenza teorico/pratica impiegando tempi di preparazione minimi. Infatti, sul luogo dell’evento è necessario impiegare un elevato numero di soccorritori reperiti con rapidità; il tempo a disposizione è scarso, i pazienti tanti e le risorse disponibili quasi nulle, il tutto in un ambiente caotico e spesso sottoposto a rischio evolutivo. Il personale che si occupa in questa fase (evento della catastrofe) di “catalogare” le vittime e definirne le priorità di trattamento ed evacuazione è rappresentato principalmente da personale sanitario professionista e volontario che opera nell’emergenza territoriale ma anche da operatori non sanitari quali Vigili del Fuoco e volontari delle Pubbliche Assistenze. Nella valutazione della persona coinvolta l’operatore si pone una sequenza di cinque domande secondo l’ordine ABCDE (metodologia ATLS) e, in relazione alle risposte ottenute, si attribuisce il codice colore, che può essere Verde, Giallo, Rosso o Blu. Il codice blu internazionalmente non è zione di alcunepresente manovre nel salva-vita come la disostruzione protocollo dello START; sostituisce ingea), l'arresto di ogni emorragia esterna importante in che può il codice nero, cioè il paziente deceduto, el paziente ai fini del trasporto. essere diagnosticato solo da personale medico in Italia. Nell’applicazione di questo protocollo è ammessa l’esecuzione di alcune manovre salva-vita come artphone PHONE E' la disostruzione delle vie aeree (con posizionamento di cannula oro-faringea), l’arresto di ogni emorragia esterna importante in atto, la protezione termica e il corretto posizionamento del paziente ai fini del trasporto. Confronto Professionale n. 2/2013 GEOTAGGING E START Reingegnerizzando l’algoritmo START come app per smartphone e tablets, si ottiene una applicazione semplice, veloce e certificata. LA PERIFERICA SATELLITARE SU TABLET O SMARTPHONE E’ IN GRADO DI FORNIRE IN TEMPO REALE: ● POSIZIONE ● VELOCITÀ ● CONDIZIONE FERITI ● CODICE START ASSEGNATO ● FOTO DEL LUOGO ● ITINERARI PER I SOCCORRITORI Tutto visionabile in tempo reale su sistemi cartografici geotaggati. LA CENTRALE DEL 118 E’ IN GRADO DI RILEVARE IL SEGNALE DI ALLARME E DI LA CENTRALE DEL 118 E' IN GRADO DI RILAVARE IL SEGNALE DI ALLARME E DILIMITROFE SMISTARLO ALLE CENTRALI SMISTARLO ALLE CENTRALI LIMITROFE O AGLI ALTRI ENTI DI SOCCORSO TERRITORIALE (Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Corpo Nazionale del Soccorso Alpino ecc...). O AGLI ALTRI ENTI DI SOCCORSO La app fornisce oltre ad un codice START per ogni ferito, coordinate GPS e tempo dalla rilevazione. il tutto viene TERRITORIALE (Vigili delEARTH. Fuoco, Protezione spedito alla centrale 118 come file KML[23] utilizzabile su GOOGLE Il report finale inquadra il lavoro di Triage per ogni singolo operatore. Il risultato finale è un quadro d’ insieme molto chiaro ed esaustivo: scaricabile presso: Https://play.google.com/store/apps/details?id=triage.start.it&feature=search_result#?t=W251bGwsMSwyLDEs InRyaWFnZS5zdGFydC5pdCJd Civile, Corpo Nazionale del Soccorso Alpino ecc...). La app fornisce oltre ad un codice START per ogni ferito, coordinate GPS e tempo dalla rilevazione. il tutto viene spedito alla centrale 118 come file KML23 utilizzabile su GOOGLE EARTH. Il report finale inquadra il lavoro di Triage per ogni singolo operatore. Il risultato finale è un quadro d’insieme molto chiaro ed esaustivo: scaricabile presso: Https://play.google.com/store/apps/ details?id=triage.start.it&feature=search_ result#?t=W251bGwsMSwyLDEs InRyaWFnZS5zdGFydC5pdCJd Sistema GIS ed emergenza (http://sahanafoundation.org) L’analisi dei rischi ambientali e territoriali è un fattore critico nella gestione delle emergenze. Avere un quadro complessivo dello stato ambientale, dei dati disponibili rappresenta il punto primario per la gestione di un’emergenza. Il Sistema GIS è un valido strumento in fase di prevenzione di calamità per la pianificazione degli interventi, l’organizzazione delle risorse disponibili, la simulazione, lo studio di situazioni precedenti ecc.. Newkirk (1993) spiegava come un GIS offra punti di vista critici delle catastrofi potenziali e il loro impatto sia prima di un evento e l’analisi post evento. La sua preoccupazione è che il GIS COLLEGIO DI ANCONA SISTEMA GIS ED EMERGENZA (http://sahanafoundation.org) incoraggi l’utente a ritenere che i dati siano esatti. emergenza per una rapida ed efficace organizzazione. Il sistema dovrebbe utilizzato perè un consenL'analisi dei rischiessere ambientali e territoriali fattore critico nella gestione delle emergenze. Avere un quadro statodei ambientale, dati impatdisponibili rappresenta il punto primario perlalasinergia gestione ditra tecnologie Tale gestione, fa sì che tire uncomplessivo esame piùdello ampio rischi e dei il loro un’emergenza. Il Sistema GIS è un valido di calamità per la pianificazione informatiche e telematiche sia indegli grado di fornire to potenziale o effettivo valutando datistrumento validatiin afase di prevenzione interventi, l’organizzazione delle risorse disponibili, la simulazione, studio di situazioni precedenti ecc.. unlo sistema omogeneo di supporto alle decisioni, priori ed applicando ad essi variabili ambientali in fase di pre e post-emergenza. pre-configurate. Newkirk (1993) spiegava come un GIS offra punti di vista critici delle catastrofi potenziali e il loro impatto sia Il vantaggio sistema GISpost è quello di sua fornire prima didiunun evento e l'analisi evento. La preoccupazione è che il GIS incoraggi l'utente a ritenere che i dati sianoper esatti. Il sistema idovrebbe essere utilizzato per consentire un esame più ampio dei rischi e il loro Considerazioni finali informazioni migliorare processi decisionali impatto potenziale o effettivo di valutando dati validati ed applicando ad essi variabili ambientali connessi con la pianificazione emergenza nelle a priori L’obiettivo pressato per questo lavoro è quello pre-configurate. sue varie fasi, contenimento, analisi, pianificadi mostrare una serie di strumenti utili come zione futura. UndiGIS è in grado di fornire Il vantaggio un sistema GIS è quello di forniremappe informazioni persupporto migliorare i processi decisionali connessi con la del Servizio alle decisioni nell’ambito ad intervalli regolari e, utilizzato dati pianificazione di emergenza nelle sueassieme varie fasi, ai contenimento, analisi, futura.di Unun GIS èsupporto in grado di all’analisi e “118”.pianificazione La necessità fornirepermette mappe ad intervalli regolari e, utilizzato permette dièridisegnare, in tempo reale, satellitari, di ridisegnare, in assieme tempoai dati satellitari, pianicazione stata espressa direttamente dai il nuovo stato dei luoghi. reale, il nuovo stato dei luoghi. responsabili delle centrali 118. L’introduzione di strumenti numerici all’interno dei processi deciDurante la gestione dell’emergenza, il GIS forsionali può essere di grande aiuto nell’affrontare nisce un notevole supporto alle decisioni, ad problemi sia a livello tattico che strategico. Un esempio nell’analisi dell’evoluzione della calamialgoritmo per il geocoding robusto ed un modello tà e nel calcolo delle risorse usate, e infine nella di programmazione matematica per la costruziogestione interna delle risorse (personale, attrezne delle fasce temporali sono ora a portata di ogni zature, ecc. ), nella valutazione e stima dei danni. smartphone. La realizzazione di un Sistema GIS moderno ed La natura del Servizio “118” ha richiesto che tutto efficiente viene effettuata attraverso la gestione il lavoro svolto fosse a stretto contatto con il terinformatizzata delle funzioni di previsione, preritorio di competenza. Per questo motivo è stato venzione e gestione dell’emergenza proprie degli impiegato un Sistema Informativo Geograco Enti che, per compito istituzionale, in caso di (GIS) che ha permesso l’unione delle due dimencalamità devono salvaguardare e tutelare sia la sioni dei dati, quella temporale dello storico di popolazione che le opere. attività e quella spaziale delle mappe geograche. Questo obiettivo si persegue con un valido sisteIl lavoro è per ora un puro esercizio teorico, poco ma delle comunicazioni che sia in grado di crepiù che un gioco. Spetta alle strutture prevedeare e aggiornare in situazione ordinaria le banre piani di sviluppo culturale per poter attuare che dati (cartografiche, tecnico-amministrative e quanto descritto. alfanumeriche) e di utilizzare le stesse in fase di Confronto Professionale n. 2/2013 27 28 COLLEGIO DI ANCONA GLOSSARIO [1] GPS - Sistema di Posizionamento Globale, (in inglese: Global Positioning System, abbreviato GPS) [2] Geotagging - E’ il processo di aggiunta di metadati di identificazione geografica (metadati geospaziali) ai vari formati media come le fotografie, i video, i siti web, i messaggi SMS, i codici QR o feed RSS. [3] smartphones - smartphone o in italiano telefonino intelligente, cellulare intelligente, telefonino multimediale è un dispositivo mobile che abbina funzionalità di telefono cellulare a quelle di gestione di dati personali. [4] metadati - Un metadato etteralmente “dato su un (altro) dato”, è un’informazione che descrive un insieme di dati. [5] Foursquare - è un social network basato sulla geolocalizzazione disponibile tramite web e applicazioni per dispositivi mobili. [6] Flickr - è un sito web multilingua che permette agli iscritti di condividere fotografie personali con chiunque abbia accesso a Internet, in un ambiente web 2.0. [7] Twitter - è un servizio gratuito di social network e microblogging che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi di testo con una lunghezza massima di 140 caratteri [8] geocaching - tipo di caccia al tesoro in cui i partecipanti, detti “geocacher”, usano un ricevitore GPS per nascondere o trovare dei contenitori di differenti tipologie e dimensioni. [9] geocoding - o georeferenziazione si intende l’attribuzione a un dato di un’informazione relativa alla sua dislocazione geografica [10] GIS - sistema progettato per catturare, immagazzinare, manipolare, analizzare, gestire e rappresentare dati di tipo geografico. L’acronimo GIS è spesso usato per significare la scienza o gli studi sulle informazioni geografiche (dette anche geospaziali); gli studi sulle informazioni geospaziali si riferiscono a discipline accademiche o professioni che usano i GIS. [11] Facebook - servizio di rete sociale lanciato nel febbraio 2004, posseduto e gestito dalla corporation Facebook, Inc. [12] START - acronimo di “Simple Triage And Rapid Treatment”, è il protocollo utilizzato dal soccorritore per valutare la priorità d’intervento in caso di più vittime coinvolte. [13] EXIF - Exchangeable image file format è una specifica per il formato di file immagine utilizzato dalle fotocamere digitali [14] I Legge di Moore - “Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi. “ [15] Google Earth - software che genera immagini virtuali della Terra utilizzando immagini satellitari ottenute dal telerilevamento terrestre, fotografie aeree e dati topografici memorizzati in una piattaforma GIS [16] Panoramio - sito web di condivisione di fotografie con un sistema di localizzazione geografica. [17] Wikimapia - una mappa online che combina le caratteristiche di Google Maps e Wiki, permettendo agli utenti di aggiungere informazioni sotto forma di nota su qualsiasi località del mondo. [18] Wiki - sito web che permette ai propri utenti di aggiungere, modificare o cancellare i contenuti attraverso un browser web, in genere utilizzando un linguaggio di markup semplificato o un editor di testo online [19] social network - Una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di individui connessi tra loro da diversi legami sociali. [20] Social Network Analysis - analisi delle reti sociali, detta anche teoria della rete sociale, è una moderna metodologia di analisi delle relazioni sociali sviluppatasi a partire dai contributi della sociometria, scienza che analizza le relazioni interpersonali. [21] Geographic Network Analysis - network analysis: algoritmi che da una rete di elementi lineari (es. rete stradale) determinano i percorsi minimi tra due punti [22] Trigger - livello soglia che innesca un evento a cascata [23] KML -(Keyhole Markup Language) è un linguaggio basato su XML creato per gestire dati geospaziali in tre dimensioni nei programmi Google Earth, Google Maps. Bibliografia Keyhole Markup Language, 2012. Italian Wikipedia. [online] Available at: http://it.wikipedia.org/wiki/Keyhole_ Markup_Language [Accessed 14 may 2013]. MANUALE MPO (Maxi-emergenze Pre-Ospedaliere) – Gruppo PME - Capitolo 7 - Triage M. Caroli, A. Cavicchi, F. Cotticelli, A. Degano, M. Esposito, G. Montecchiani, A. Orlandini, T. Ordonselli, E. Zamponi [Accessed 01 may 2013] TRIAGE METODO S.T.A.R.T. ,2010. Italian [online] Available at: http://www.codice-3.org/3g/start.htm [Accessed 01 may 2013] The Sahana Software Foundation ,2010. English[online] Available at: http://sahanafoundation.org/ Confronto Professionale n. 2/2013 [Accessed 05 may 2013] Triage S.T.A.R.T. it ,2010. Italian [online] Available at: Https://play.google.com/store/apps/details?id=triage. start.it&feature=search_result#?t=W251bGwsMSwyLDEs InRyaWFnZS5zdGFydC5pdCJd [Accessed 12 may 2011] Geographic information system ,2012. Italian [online] Available at: http://it.wikipedia.org/wiki/Geographic_ information_system [Accessed 05 may 2013] Analisi rischi ambientali ,2012. Italian [online] Available at: http://www.iptsat.com/IT/emergenze.htm [Accessed 12 may 2013] COLLEGIO DI ANCONA 29 Continuità assistenziale ed integrazione professionale nella cura delle ferite difficili: una proposta dal web 2.0 a cura di Anna Carbonari Infermiera presso Grimani-Buttari Residenze per anziani Matteo Gioacchini Medico in formazione, Clinica di Chir. Plastica e Ricostruttiva, Az. Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona Alessandro Scalise Professore, Clinica di Chir. Plastica e Ricostruttiva, Az. Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona Abstract Le Ferite Difficili rappresentano un problema, sanitario, sociale ed economico, in continua espansione che tocca da vicino la professione infermieristica. L’infermiere ha responsabilità legate alle prevenzione ed al trattamento di tali lesioni e può trovarsi a gestire pazienti affetti da Ferite Difficili in qualsiasi ambito di cura. A causa della natura stessa della patologia, che richiede un approccio multidisciplinare, è difficile garantire la continuità dell’assistenza. Wound Manager è un programma informatizzato che si propone come uno strumento di comunicazione ed integrazione fra professionisti che appartengono alla stessa categoria ma operano in ambiti diversi (es. infermieri ADI e infermieri di reparto) ma anche fra professionisti diversi (es. medici e infermieri), con lo scopo di migliorare la gestione di una patologia così complessa e garantire ai pazienti un’assistenza continuativa e di qualità. Parole chiave Ferite Difficili, continuità assistenziale, cartella clinica informatizzata Le ferite difficili Per “Ferita Difficile” si intende una lesione che non guarisce e non progredisce attraverso le fasi della guarigione (ulcere ischemiche, diabetiche, venose, da pressione, vasculitiche, neoplastiche) (Lazarus GS et al., 1994). Le Ferite Difficili rappresentano un problema di comune riscontro nella pratica clinica, in Italia 2 milioni di abitanti soffrono di ulcere cutanee con implicazioni socio-economiche molto rilevanti. Comportano riduzione della possibilità lavorativa, dolore e limitazione della qualità di vita. I costi per il loro trattamento vengono sostenuti sia dal SSN (un miliardo di euro l’anno) (AIUC, 2010) che dai pazienti stessi e comprendono spese per risorse umane, risorse materiali, trasporti, trattamento di recidive e complicanze, ricoveri, interventi chirurgici. Complessità della ferita e approccio olistico Le ferite difficili, sono spesso l’espressione di una Confronto Professionale n. 2/2013 malattia sistemica, possono avere più fattori causali e la loro guarigione è legata a molte variabili. Nel documento di posizionamento dell’EWMA (European Wound Management Association) “Hardto-heal wounds: a holistic approach” (2008) sono stati individuati quei fattori, intriseci ed estrinseci alla ferita stessa, che sono coinvolti nel processo di guarigione. Fattori relativi al paziente -Fattori fisici (patologia di base e comorbilità come diabete mellito, obesità, età avanzata, malnutrizione, vasculopatia periferica, neoplasie, mobilità limitata). -Fattori psicologici e sociali Fattori relativi alla ferita -Dimensione (>2cm2), durata (>2mesi), risposta iniziale al trattamento, presenza di infezione, sede anatomica di insorgenza. Abilità e conoscenze dell’operatore sanitario -Formazione e aggiornamento del personale sanitario. Risorse e fattori relativi al trattamento -Corretta allocazione delle risorse. Si intuisce perché concentrarsi solo sulla perdita di tessuto spesso non è sufficiente ma occorre un trattamento multidisciplinare e l’apporto di più professionisti (Onesti MG et al., 2008; Ferreira MC et al., 2006). Wound bed preparation (WBP) e time Il concetto di Wound Bed Preparation (Preparazione del Letto della Ferita) è stato introdotto oltre 10 anni fa ed è ancora valido e attuale. Rappresenta la base su cui poggiano le strategie per il trattamento delle ferite difficili e si associa ad un algoritmo metodologico (Falanga V., et al., 2002) molto utile nella gestione di ferite di qualsiasi origine (Fig.1). L’algoritmo parte dalla considerazione delle condizioni cliniche generali, delle cause sottostanti la lesione (EWMA, 2004). Infatti senza un’adeguata valutazione iniziale tutto il lavoro successivo potrebbe rivelarsi inutile se non addirittura dannoso. La parte centrale dell’algoritmo riguarda la preparazione vera e propria del letto della ferita e, a livello infermieristico, è di grande utilità nel corso della pratica clinica. Vengono indicati tutti gli aspetti specifici che devono essere valutati e trattati in una lesione, sintetizzati nel termine TIME acronimo di Tessuto, Infezione o Infiammazione, Macerazione o secchezza, Epidermide (EWMA, 2004). 30 COLLEGIO DI ANCONA Dalla considerazione di tutti i fattori coinvolti si intuisce perché un adeguato trattamento locale dell’ulcera, per quanto importante, da solo non è sempre sufficiente per ottenere dei risultati e deve essere inserito all’interno un percorso più ampio. più gravi l’infezione della ferita può tradursi in sepsi e mettere in pericolo la vita del paziente. T- Tessuto non vitale o carente Il tessuto necrotico ostacola la migrazione cellulare, WOUND BED PREPARATION (WBP) E TIME favorisce la proliferazione batterica e prolunga la rispoWOUNDdel BEDtessuto PREPARATION sta infiammatoria. La rimozione non vitale Il concetto Wound del Bed Preparation (debridement) è fondamentale e ladiscelta metodo (Preparazione del Letto della Ferita) è stato introdotto oltre 10 anni fa ed è (chirurgico, enzimatico, autolitico, biochirurgico…) va ancora valido e attuale. fatta tenendo in considerazione le caratteristiche del Rappresenta la base su cui poggiano le strategie per il paziente, le competenze individuali, leferite risorse trattamento delle difficili edisposi associa ad un algoritmo nibili, l’efficacia e l’efficienza del trattamento (Zena metodologico (Falanga V., et al., 2002) molto utile nella gestione di ferite di qualsiasi origine (Fig.1). Moore, 2012). Anche questo algoritmo fondamentale riconosce l’importanza di una valutazione globale del paziente e afferma che il I- Infezione o Infiammazione trattamento locale di una lesione deve essere sempre inserito La presenza di infezione comporta ritardo di guarigioall’interno di un programma completo di cura che consideri ne, cattivo odore, aumento anche dell’essudato, nei più tutti gli altri aspetti dellacasi gestione del paziente. gravi può tradursi in sepsi. Il punto di partenza di tutto il processo è proprio la considerazione delle condizioni cliniche Gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione per ilgenerali, delle cause sottostanti la lesione e dello stato psico-sociale della persona controllo della carica batterica vanno dall’antibiotico(EWMA, 2004). terapia sistemica, agli antimicrobici per uso topico (es a un’adeguata valutazione iniziale tutto il lavoro base di argento o iodio), finoSenza alla biochirurgia con larve successivo potrebbe rivelarsi inutile se non addirittura (EWMA, 2005, 2006). dannoso M – Macerazione o secchezza (squilibrio dei TIME La parte centrale dell’algoritmo riguarda la preparazione vera fluidi) e propria del letto dellaessere ferita e, a manlivello infermieristico, è di Per favorire la guarigione l’ambiente deve grande utilità nel corso della pratica clinica. tenuto umido. Tra gli strumenti più efficaci per la Vengono indicati tutti gli aspetti specifici che devono essere gestione dell’essudato ricordiamo le medicazioni avanvalutati e trattati in una lesione, i quali sono sintetizzati nel zate (M Romanelli. et al., 2012) terapia a pressione terminee la TIME, acronimo di Tessuto, Infezione o topica negativa (TPN) (EWMA, 2007). Macerazione o secchezza, Epidermide Infiammazione, (EWMA, 2004). E – Epidermide (Margini non proliferativi o T- Tessuto non vitale o carente sottominati) La presenza di tessuto necrotico o devitalizzato rappresenta Fig. 1 – WBP, Algoritmo metodologico Fig. 1 – WBP, Algoritmo metodologico Se non è presente l’attiva un proliferazione dei margini ostacolo per la migrazione cellulare, fornisce un ambiente possono esserci diverse motivazioni. Devono essere ideale per la proliferazione batterica e prolunga la risposta I centri di IGli e strumenti II livello costituiscono la Rete Periferica che oggi abbiamo a disposizione per il controllo rivalutati tutti gli altri aspetti del TIME, coninfiammatoria. Questi bisogna sono solo alcuni dei motivi per cui la della carica batterica vanno dall’antibiotico-terapia sistemica, e si occupano delle lesioni meno gravi. In caso di rimozione del tessuto non vitale (debridement) è siderare la presenza di sottominature o anche un’eaglii pazienti antimicrobici possono per uso topico (a base inviati di argento,in iodio, essere consufondamentale guarigione delle ferite. Ad oggi complicanze esistono ventuale origine neoplastica (bordi nella rigonfi o tessuto miele o clorexidina), fino alla biochirurgia con larve lenza al III livello, vale a dire il Centro Ferite Difficili molte tecniche per eseguire il debridement (chirurgico, tendente all’ipergranulazione potrebbero essere una (EWMA, 2005, 2006). autolitico, biochirurgico, meccanico…) la di eAncona, che fa riferimento alla Clinica di Chirurgia M – Macerazione o secchezza (squilibrio dei fluidi) spia del problema). É buonaenzimatico, norma misurare le dimenscelta del metodo va fatta tenendo in considerazione le Plastica e Ricostruttiva. Ma, anche i Sia un eccesso di essudato che un ambienteorganizzando secco ostacolano sioni della lesione all’iniziocaratteristiche dei trattamenti e leripetere del paziente, competenze individuali, le servizi in questo modo, dagli operatori del centro di la riepitelizzazione della lesione. Per favorire la guarigione regolarmente le misurazioni.risorse (Caroline et al., e2005). disponibili,D. l’efficacia l’efficienza del trattamento l’ambiente deve essere mantenuto umido. difficoltà a manIII livello è stata riscontrata una certa (Zenal’indicazione Moore, 2012). L’algoritmo si conclude con di quelle Attualmente ildei metodo principale per gestione tenere l’omogeneità trattamenti e lala continuità I- Infezione oche Infiammazione terapie, convenzionali o avanzate, favoriscono la dell’essudato è l’utilizzo di medicazioni avanzate capaci sia terapeutica e assistenziale. La “I” del TIME comprende la gestione della carica batterica guarigione e possono dare i loro massimi risultati solo di assorbire e trattenere i fluidi in eccesso che di idratare la della risposta infiammatoria. se utilizzate su un letto dellaeLaferita adeguatamente prelesione quando l’ambiente è asciutto (M Romanelli. et al., presenza di infezione (la cui diagnosi deriva da un 2012). Un altro strumento parato (EWMA, 2004). WOUND MANAGER 1.0 che si è dimostrato molto efficace giudizio clinico e non da un risultato di laboratorio) comporta nella gestione dell’essudato è la terapia a pressione topica ritardo della guarigione, cellulite, cattivo Nel odore, tentativo di migliorare le rimuove interazioni il Centro negativa (TPN). La TPN i fluidi fra in eccesso, Gestione del paziente vulnopatico: situazione deterioramento della ferita e aumento dell’essudato, nei casi Ferite Difficili e la Rete Periferica è nata l’idea di attuale creare un programma informatizzato con cui mettere Attualmente in Italia la gestione dei pazienti portatori in comunicazione i professionisti di tutti i contesti di di lesioni cutanee croniche risente della mancanza di cura. un percorso di cura unico e sistematico. Questo programma (attualmente ancora in via di speLa patologia ulcerativa viene prevalentemente tratrimentazione) prende il nome di Wound Manager 1.0 tata in strutture pubbliche da personale di provee, a prima vista, potrebbe essere rapportato ad una nienza specialistica diversa (Chirurgia Plastica, sorta di cartella clinica informatizzata specifica per i Dermatologia, Medicina Generale…). Alcuni pazienti pazienti vulnopatici, ma in realtà presenta una serie sono trattati in ambiente ospedaliero, altri sono presi di elementi innovati che lo distinguono dalle normali in carico dal MMG e gestiti da Infermieri dislocati nei cartelle cliniche elettroniche (Fig. 2 e 3). Distretti Sanitari o attraverso l’Assistenza Domiciliare A livello internazionale sono già presenti alcuni studi Integrata. Non esistono però reti o percorsi integrati, che dimostrano la fattibilità ed i vantaggi di esperienze fra territorio ed ospedale, a garanzia della continuità simili (Binder B. et al., 2007 ; Wilkins EG et al., 2007), assistenziale. ma finora è stata presa in considerazione solamente la Inoltre i professionisti necessari per un trattamento trasmissione di dati, relativi alle condizioni locali delle adeguato possono essere molti (MMG, specialisti, lesioni, per consulti a distanza. infermieri, podologi, fisioterapisti, assistenti sociali) e Wound Manager 1.0 invece si propone come una solumancano strumenti che consentano il passaggio, facile zione innovativa in quanto i dati non vengono inviati e preciso, delle informazioni fra gli operatori. da un singolo operatore all’altro, ma sono condivisi con tutti gli operatori e rimangono visibili nello “stoLa Rete Vulnologica Marchigiana rico” del paziente. Inoltre i dati raccolti non sono rifeNelle Marche è stata sviluppata una rete per il trattariti unicamente alle condizioni locali dell’ulcera, nello mento delle ulcere organizzata in tre livelli. stesso programma vengono inseriti e memorizzati i Confronto Professionale n. 2/2013 COLLEGIO DI ANCONA 31 o portatili e una versione più “leggera” da installare in coppia su un computer fisso e un terminale mobile (tablet). Quest’ultima versione è stata pensata soprattutto per gli infermieri che si recano a domicilio del paziente. Utilizzando il programma installato su un tablet la raccolta di immagini e dati viene resa più agevole e al momento del rientro al distretto sarà sufficiente collegare il tablet al computer fisso per sincronizzare e aggiornare i dati riguardanti quel paziente su Wound Manager. Inoltre, per facilitare l’utilizzo del programma nella pratica clinica, ne sono state previste due varianti: una versione completa da installare su computer fissi o portatili e una versione più “leggera” da installare in coppia su un computer fisso e un terminale mobile (tablet). Quest’ultima versione è stata pensata soprattutto per gli infermieri che si recano a domicilio del paziente. Utilizzando il programma installato su un tablet la raccolta di immagini e dati viene resa più agevole e al momento del rientro al distretto sarà sufficiente collegare il tablet al Fig. 2 – Wound Manager 1.0, schermata principale computer fisso per sincronizzare e aggiornare i dati Fig. 2 – Wound Manager 1.0, schermata principale riguardanti quel paziente su Wound Manager. Wound Manager 1.0 invece si propone come una soluzione Grazie alla completezza delle informazioni inserite, Wound Manager consente anche di richiedere consulti a distanza agli operatori del Centro. In questo modo si riducono i tempi d’attesa necessari per il consulto, il disagio dei pazienti correlato alla necessità di spostainnovativa in quanto i dati non vengono inviati da un singolo Grazie alla completezza delle informazioni inserite, Wound dati relativi tutti gli con interventi diagnostico-terapeutioperatore all’altro, maasono condivisi tutti gli operatori e mento e i costi del trasporto. Manager consente anche di richiedere consulti a distanza agli rimangono visibili nello del paziente. Inoltre i dati che hanno ci, effettuati da“storico” diversi operatori, influenza operatori del Centro. In questo modo si riducono i tempi raccolti non sono riferiti unicamente alle condizioni locali sulla guarigione della lesione. d’attesa necessari per il consulto, il disagio dei pazienti Conclusioni dell’ulcera, nello stesso programma vengono inseriti e correlato alla necessità spostamento e i costi del trasporto. L’idea diglisviluppare un programma a dicui memorizzatidi i datibase relativi aètutti interventi diagnosticoWound Manager rappresenta la risposta, data dagli terapeutici, da diversipossano operatori, cheaccedere hanno tutti glieffettuati operatori (con un livello influenza sulla guarigione della lesione. operatori del Centro Ferite Difficili, al problema della di accesso diverso a seconda del ruolo rivestito) per continuità assistenziale per i pazienti vulnopatici. L’idea di base è di sviluppare un fatto da altri, inserire i dati relativisualizzare quanto Wound Manager è un programma creato dagli programma a cui tutti gli vioperatori al proprio lavoro, verificare, grazie ai dati raccolti, possano accedere (con “addetti ai lavori”, facilmente modificabile e con l’evoluzione un livello di accessodella diverso aferita nel tempo ed avere una panograndi potenzialità di adattamento alle esigenze dei seconda del ruolo rivestito) per di tutto il percorso diagnosticoramica immediata visualizzare quanto fatto da altri, professionisti che lo utilizzano. E fra i tanti professioterapeutico inserire i dati relativiseguito al proprio dal paziente dalla presa in carico nisti a cui il programma è rivolto, uno dei principali lavoro, al verificare, grazie ai dati fino momento corrente. destinatari è proprio l’infermiere. raccolti, l’evoluzione della ferita Questo obiettivo può essere realizzato grazie alla connel tempo ed avere una Wound Manager è una proposta tanto innovativa nessione internet panoramica immediata di tutto ilche rende il programma usufruibile quanto ambiziosa, la cui effettiva realizzazione è percorso diagnostico-terapeutico da parte di tutti i medici e gli infermieri che si occusicuramente legata a problematiche di tipo organizseguito dal paziente dalla presa pano indipendentemente dal luogo in in caricodel fino paziente, al momento zativo. corrente. cui operano (ospedale, territorio, domicilio) e dalla Ad ogni modo, considerando l’estensione crescente specialità a cui appartengono. del problema e l’importanza della patologia per la Questo obiettivo può essere realizzato grazie alla connessione Fig. 3 – Wound Manager, sezione medicazioni La “multiutenza” è proprio innovativo di internet che rende il programma usufruibile da parte di l’aspetto tutti i professione infermieristica, la possibilità di sfruttare medici e gliManager infermieri che ed si occupano del paziente, Wound è ciò che consente l’ integrazione le tecnologie informatiche per migliorare l’assistenza indipendentemente dal luogo in cui operano (ospedale, del lavoro svolto da ogni singolo membro del team rappresenta un’opportunità da non sottovalutare. territorio, domicilio) e dalla specialità a cui appartengono. multidisciplinare, a garanzia della continuità assiAvere a disposizione uno strumento che consenta La “multiutenza” è proprio l’aspetto innovativo di Wound stenziale per il paziente. l’integrazione professionale e la visione completa Manager ed è ciò che consente l’ integrazione del lavoro Inoltre, programma nella svolto da ogni per singolo facilitare membro del team l’utilizzo multidisciplinare,del a del percorso diagnostico-terapeutico è garanzia di garanzia dellaclinica, continuità assistenziale per il paziente. pratica ne sono state previste due varianti: sicurezza per i professionisti e di continuità e qualità una versione completa da installare su computer fissi dell’assistenza per i pazienti. Bibliografia - Aiuc - Associazione Italiana Ulcere Cutanee (2010) RASSEGNA STAMPA AIUC DEFINITIVA, www.aiuc.it/ news/35/RASSEGNA_STAMPA_AIUC_DEFINITIVA Ultima visita Novembre 2012 - Binder B, Hofmann-Wellenhof R, Salmhofer W, Okcu A, Kerl H, Soyer HP (2007) Teledermatological monitoring of leg ulcers in cooperation with homecare nurses. Arch Dermatol 143(12), 1511-4. - Campitiello F, Lauriello C, con la collaborazione del Consiglio Direttivo dell’AIUC (2012) PERCORSI DIAGNOSTICOTERAPEUTICI OSPEDALE – TERRITORIO PER LA GESTIONE DELLE ULCERE CUTANEE, http://www.aiuc. it/upload/documenti/9/86/PERCORSI_DIAGNOSTICOTERAPEUTICI.pdf Ultima visita Novembre 2012 - Caroline D, Newton H. (2005) Wound bed preparation: TIME in practice. Wounds UK 1(3), 58-70 - European Wound Management Association (EWMA). Position Document: Hard-to-heal wounds: a holistic approach. Londra: MEP Ltd, 2008. - European Wound Management Association (EWMA). Position Document: Identifying criteria for wound infection. London: MEP Ltd, 2005 - European Wound Management Association (EWMA). Position Document: Management of wound infection. London: MEP Ltd, 2006. Confronto Professionale n. 2/2013 - European Wound Management Association (EWMA). Position Document: Topical negative pressure in wound management. London: MEP Ltd, 2007. - European Wound Management Association (EWMA). Position Document: Wound Bed Preparation in Practice. London: MEP Ltd, 2004. - Falanga V, Krasner DL, Masina M, Quinn E. (2002) WOUND BED PREPARATION:Rimuovere le barriere alla guarigione. International Forum on Wound Care Edizione italiana 1(1), 2-8. - Ferreira MC, Tuma P Jr, Carvalho VF, Kamamoto F. (2006) Complex wounds. Clinics (Sao Paulo) 61(6), 571-8. - Lazarus GS et al. (1994) Definition and guidelines for assessment of wounds and evaluation of healing. Arch Dermatol 130, 489-93. - M Romanelli, K Vowden, D Weir. (2010) Exudate Management Made Easy. Wounds International 1(2) - Onesti MG, Bitonti A, Fino P, Ciotti M, Scuderi N (2008) New therapeutic strategies for the treatment of difficult wounds. G Chir 29(5), 212-20. - Wilkins EG, Lowery JC, Goldfarb S. ( 2007) Feasibility of virtual wound care: a pilot study. Adv Skin Wound Care, 20(5), 275-6, 278. - Zena Moore (2012) The important role of debridement in wound bed preparation. Wounds international 3(2),19-23 32 COLLEGIO DI ANCONA Il sistema motivazionale competitivo e cooperativo nell’equipe multidisciplinare 1 Il sistema motivazionale competi cooperativo nell’equipe multidisci a cura di Roberto Petrini Struttura residenziale riabilitativa (D.S.M. di Jesi) Di Roberto Petrini struttura residenziale riabilitativa (D.S.M. di Jesi) Abstract Dalle relazioni fondate sulla gerarchia alla cooperazione per fini comuni. Abstract: Dalle relazioni fondate sulla gerarchia alla cooperazi comuni. to in questione e magari spiegare al collega come svolgere bene un compito, avvicina entrambi al nostro obiettivo comune. Se l’obiettivo degli infermieri è cercare di migliorare il processo d’assistenza, il raggiungimento di questa meta è funzionale anche al raggiungimento degli scopi degli altri membri dell’equipe, quindi tutti gli elementi del gruppo avranno un vantaggio. Parole chiave: Competizione, cooperazione, gruppo. Il sistema motivazionale competitivo o di rango, così com Liotti, ha la funzione di definire e mantenere dei rang gerarchie, delle posizioni di dominanza e sottomissione. Spe organizzati con ranghi ben definiti, sono minori i litigi e le c’è una chiara divisione dei compiti che spettano a professionale con una conseguente efficienza globale. Parole chiave Competizione, cooperazione, gruppo. Il sistema motivazionale competitivo o di rango, così come lo descrive Liotti, ha la funzione di definire e mantenere dei ranghi cioè delle gerarchie, delle posizioni di dominanza e sottomissione. Spesso nei gruppi organizzati con ranghi ben definiti, sono minori i litigi e le lotte interne, c’è una chiara divisione dei compiti che spettano a ogni figura professionale con una conseguente efficienza globale. Di contro se il gruppo è organizzato e funziona prettamente in maniera gerarchica, può andare incontro a problemi quali una certa staticità e immobilismo; chi ha potere tenderà a volerlo mantenere senza apportare cambiamenti che sono utili a tutto il gruppo e soprattutto funzionali al compito dello stesso. Un gruppo che funziona bene in modalità di rango è l’esercito mentre altri gruppi dovrebbero essere più plastici, cioè funzionare con un’organizzazione di rango ma essere aperti anche al dialogo e alla collaborazione. L’equipe multidisciplinare spesso composta di dirigenti medici, infermieri, o.s.s., ausiliari, psicologi, sociologi, ecc dovrebbe essere in grado di funzionare in modalità di rango ma anche su un piano collaborativo. Funzionare in modo collaborativo significa tendere al raggiungimento di un obiettivo percepito come comune, senza riferimento a relazioni di dominanza; per far ciò bisogna riconoscere nell’altro somiglianza d’intenzionalità o meglio instaurare una situazione d’intenzionalità condivisa, cioè creare insieme, intenzioni e impegni congiunti (Michael Tommassello, 2009). Collaborare significa lavorare insieme per un vantaggio comune, perché la collaborazione permette un’efficienza superiore rispetto all’impegno dei singoli. Dalla collaborazione, l’equipe trae il massimo del beneficio, un esempio di collaborazione è lo scambio d’informazioni utili, dove il condividere la conoscenza sull’argomenConfronto Professionale n. 2/2013 Nel momento in cui io ti aiuto a raggiungere i tuoi obiettivi, sto, di fatto, aiutando anche me, infatti, il successo nel tuo ruolo è fondamentale per il nostro successo d’insieme (Michael Tommassello, 2009). Nel gruppo che funziona in modo paritetico collaborativo avremo un clima emotivo migliore rispetto al gruppo che funziona prettamente in modo agonistico, avremo una prevalenza di emozioni come gioia, fiducia reciproca, lealtà, empatia. Nel gruppo agonistico sarà dominante la rabbia, la paura, l’invidia, il disprezzo, l’orgoglio. Di fatto lavorare in un clima sereno e non essere continuamente esposti al giudizio, può essere di per se gratificante certe volte più del fine che s’intende raggiungere. Spesso il fine del nostro agire sembra essere la nostra affermazione professionale, aumentare il prestigio personale, i clienti, avere una buona reputazione, fare carriera. Questi scopi sono legittimi, ma spesso il loro raggiungimento, non collima con il nostro compito istituzionale, cioè garantire il massimo livello di cura possibile al nostro paziente. Se il fine del nostro comportamento professionale è l’autoaffermazione, potremo vedere qualsiasi cambiamento come una minaccia al nostro scopo; per esempio la diagnosi infermieristica potrebbe essere vista come una minaccia al potere medico e non come un’occasione di crescita per l’intero gruppo. Per passare dalla competizione all’agire cooperativo, si deve creare un periodo intermedio, dove emergano tolleranza e fiducia; dove può scaturire un pensiero cooperativo: “… è conveniente che tutti possano crescere professionalmente al fine di raggiungere il nostro compito istituzionale”. Nel sistema paritetico c’è un’interdipenden- COLLEGIO DI ANCONA za reciprocamente riconosciuta cioè se tu non fai quello che devi il tuo comportamento causerà il nostro insuccesso d’insieme; ma come fare se il nostro collaboratore non è performante e se finge collaborazione? La soluzione per regolare tali situazioni è fornita dalla norma che garantisce una punizione a chi tradisce il patto condiviso con l’esclusione e la rivalsa, o con il gossip. Un importante vantaggio che ha il gruppo che agisce prevalentemente in chiave collaborativa, è dato dal legame che si crea tra i colleghi, poter sentire di appartenere a un gruppo dove hanno luogo relazioni paritetiche, fornisce nutrimento affettivo e soddisfa il desiderio di appartenenza. Inoltre agire su un piano paritetico – collaborativo e percepirsi come due pari in collaborazione in vista di un obiettivo comune aumenta le nostre capacità metacognitive; il nostro funzionamento mentale sarà più flessibile e articolato rispetto a quello per esempio che si ha nel sistema competitivo (SvaM Carcione et al., 1997; Lysaker et al., 2005; Semerari et al., 2003; Semerari et al., 2005). Se siamo attivi su un piano di rango, interpreteremo la realtà in modo egocentrico, avremo un deficit di decentramento e ci concentreremo sui segnali di potenziale aggressione; percepiremo il collega come teso al giudizio, all’inganno, intento nel trovare un modo per recarci danno (Liotti 2008). Essere immersi in un clima competitivo ci farà essere rapidi nelle nostre valutazioni, rigidi, rigorosi e attenti ai segnali di pericolo. Mentre essere attivi su un piano paritetico concreterà un pensiero flessibile, lento, riflessivo; realizzeremo un decentramento cognitivo, ci interesserà coordinarci con il nostro collega, avremo un’elevata capacità di mentalizzazione ed anche una superiore capacità di riflettere su eventuali problemi e su come risolverli (Liotti 2008). 33 Lavorare in un clima competitivo è logorante, la nostra salute ne risente e spesso la situazione precipita in un aperto conflitto, dove si perde di vista il compito d’insieme e si ritorna a lavorare per mansioni e in maniera burocratica. Riuscire a creare un’equipe che funziona in modo collaborativo è un processo complesso che richiede un costante monitoraggio del gruppo e un uso frequente delle regole condivise per punire il collaboratore scadente e per premiare chi reciproca e chi ci da garanzie di correttezza. “l’equipe collaborativa” non è un gruppo solamente tollerante e fiducioso è un gruppo che ha chiaro il suo compito d’insieme e dei suoi elementi, ma soprattutto è un gruppo normativo. Diviene per dirla con Bion un gruppo di lavoro, che esige collaborazione e impegno, contatto con la realtà, tolleranza alle frustrazioni e controllo delle emozioni ma sopratutto disponibilità ad apprendere dall’esperienza. Le caratteristiche di un gruppo competitivo assomigliano molto all’assunto di base attaccofuga descritto da Bion; l’autore precisa che un gruppo che funziona in conformità a quest’assunto non apprende dall’esperienza, non si sviluppa, rimane congelato nel tempo e rifiuta ogni nuova idea mentre l’organizzazione e la struttura di un gruppo sono il prodotto della cooperazione e sono strumenti del gruppo di lavoro. “tutti i gruppi stimolano e allo stesso tempo frustrano le persone che li compongono; e questo perché il singolo da un lato è spinto a cercare di soddisfare le proprie necessità nel suo gruppo, dall’altro ne è allo stesso tempo ostacolato dalle ansie primitive risvegliate dal gruppo stesso.” (Bion, 1971) Bibliografia Tomasello M. (2010). “Altruisti nati”. Bollati Boringhieri dialogo clinico”. Raffaello Cortina Editore. Tomasello M. (1999). “Le origini culturali della cognizione umana”. Tr. It. il Mulino, Bologna 2005 Bion, Wilfred r. “esperienze nei gruppi/ di Wilfred r. Bion”; Roma: Armando, 2006 (Rist. Liotti G., Monticelli F. (2008) “I sistemi motivazionali nel Confronto Professionale n. 2/2013 34 COLLEGIO DI ANCONA Spazio del Gruppo Legale Collegi IPASVI di Ancona Parere corso blsd a cura di Andrea Fazi Gruppo Legale Collegio IPASVI di Ancona Gentile collega, in merito alla questione da lei posta le rispondiamo che si, un infermiere può NON ESSERE certificato BLS-D, in quanto nessuna legge dello stato obbliga l’infermiere ad essere in possesso di una certificazione piuttosto che un altra. Sarà però il datore di lavoro, pubblico o privato che sia che, nell’ambito del proprio potere direttivo, potrà imporre ai propri dipendenti il conseguimento di tale certificazione. A questo riguardo, ritengo opportuno però segnalarle che, una cosa è la certificazione bls-d, altra cosa è il concetto di rianimazione cardiopolmonare e quest’ultima non può non far parte del bagaglio delle competenze di base di un infermiere. Diventa perciò ragionevole attendersi questo tipo di competenza dal cosiddetto, giuridicamente parlando, “infermiere medio” (attenzione, che non si legga nel termine “medio” una accezione negativa, si tratta di una nomenclatura giuridica volta ad identificare il professionista “normale”) Poiché l’infermiere ricopre, nei confronti del proprio assistito, una posizione di garanzia, difficilmente egli potrà difendersi, qualora chiamato in giudizio, di fronte ad una mancata esecuzione di manovre di rianimazione cardiopolmonare di base. Volendo andare ancor più nello specifico, spenderei due parole circa l’onere probatorio e la graduazione della colpa. Qualora si venga chiamati a rispondere delle proprie azioni in tribunale, dovendo il chiamato in causa, dimostrare di aver posto in essere tutte quelle manovre che un professionista della sua stessa qualifica ed esperienza avrebbe effettuato, (il cosiddetto infermiere medio di cui sopra), la certificazione di cui trattiamo verrà, con tutta probabilità, considerata dal giudice come “miglior scienza ed esperienza”; tale qualificazione della certificazione, (IRC, ERC o American Heart che sia) pone il professionista in una situazione di tutela molto forte, sarà infatti sufficiente dimostrare di aver fatto tutto quello che le linee guida suggeriscono per essere liberi da responsabilità. Vorrei inoltre richiamare la Sua attenzione all’articolo 11 del codice deontologico, e questo si è decisamente vincolante, che recita: “L’infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiorna saperi e competenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica sull’esperienza e la ricerca. Cosa c’è di più aggiornato e validato in materia di rianimazione cardiopolmonare di base se non una certificazione BLS-D? Riassumendo, sebbene non obbligatoria per legge, ci sentiamo di raccomandare questo tipo di formazione molto caldamente ad ogni infermiere, motivando, come speriamo di aver fatto, questa raccomandazione sia dal punto di vista etico, deontologico, che giuridico, il tutto nell’ottica di una sempre maggior tutela della salute dei nostri e vostri pazienti, così come nell’ottica di una sempre maggior tutela del lavoro del professionista sanitario infermiere. Nella speranza di aver riposto alle Sue aspettative e rimanendo a disposizione per ulteriori chiarimenti, le inviamo cordiali saluti. Parere legale sulla videosorveglianza La tematica dell’installazione della videosorveglianza è sempre piuttosto delicata, a causa delle problematiche correlate alla tutela della privacy. Il caso in esame, esulando da questa Confronto Professionale n. 2/2013 tematica, risulta decisamente di più facile soluzione. In estrema sintesi, no, non può essere ritenuto colpevole per il semplice fatto che, impegnato a fare altro, non riscontrasse l’eventuale evento avverso. Questo perché le videocamere non introducono una presunzione di colpevolezza: costituiscono semplicemente un ulteriore strumento a disposizione del professionista sanitario infermiere. Escludendo per ovvie ragioni il dolo, la colpevolezza del professionista va analizzata sempre e comunque sulla base di parametri quali: imperizia, imprudenza e negligenza. Sarà pertanto necessario analizzare di volta in volta la condotta del singolo per stabilire se vi sia ravvisabile o meno una responsabilità. Per rimanere vincolati al suo esempio, la sua eventuale responsabilità dovrebbe essere valutata alla luce di diversi fattori, fra i quali, senza pretesa di completezza, condizioni cliniche del paziente, oggettiva necessità del compimento dell’azione “distrattiva”, luogo dell’esecuzione di tale attività, ecc... Ad esempio: qualora lei fosse impegnato nella somministrazione della terapia non potrà essere ritenuto responsabile di un eventuale evento avverso occorso ad un altro paziente per il semplice fatto che nel vostro reparto sono state installate delle videocamere per la sorveglianza. Dovrà essere valutata la sua condotta nella situazione concreta, sostanzialmente rispondendo alle seguenti domande: - quel paziente aveva dato dei segni/sintomi che potevano far presagire quanto poi accaduto? - erano state effettuate della valutazioni apposite, volte a sondare i segni e sintomi suddetti? - eventuali, qualora disponibili, colleghi erano stati avvisati del suo allontanamento dai monitor per la somministrazione della terapia? - ecc.. ovvero: nella situazione concreta, lei si è comportato con la diligenza che avrebbe il professionista sanitario infermiere “medio”? se si, nulla quaestio, se no, potranno ravvisarsi delle responsabilità. Nella speranza di essere più chiari possibile, vorrei ricorrere ad altri esempi: Se lei dovesse riordinare la documentazione infermieristica delle cartelle cliniche del suo reparto e decidesse, invece di utilizzare la scrivania dotata di monitor, di utilizzare il tavolo del salottino del reparto perché più comodo, in tal caso si troverebbe in una situazione difficilmente difendibile dal punto di vista giuridico e la sua responsabilità, in caso di evento avverso, sarebbe molto probabile. Questo perché lei avrebbe rinunciato alla possibilità di avvalersi dello strumento della videosorveglianza per poter beneficiare delle ben più comode sedute del salottino.. Qualora lei fosse invece impegnato in attività assistenziali presso il letto di uno dei pazienti, non potrà mai essere responsabile per il mancato tempestivo riscontro di una crisi epilettica o respiratoria mediante l’uso del monitor delle videocamere. Questo perché, a costo di essere ripetitivi, il monitor altro non è se non uno strumento. La responsabilità scaturisce dal mancato od erroneo uso dello stesso, non dalla semplice sua esistenza. Nella speranza di essere stati sufficientemente chiari ed aver risposto alla vostra domanda e nel rimanere a vostra disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti, vi inviamo un cordiale saluto. 35 EDITORIALE di Margherita Piermaria Cara /o collega, grande rilievo è stato dato dai mezzi di informazione circa la decisione dell’attrice americana Angelina Jolie di essersi sottoposta ad una mastectomia bilaterale per scongiurare la possibilità (piuttosto alta nel suo caso) di ammalare di cancro al seno come era successo alla madre. Aldilà delle considerazioni di carattere medico mi domando quale influenza potrà avere sulle donne italiane una scelta così drastica e se innescherà dei meccanismi a catena per richiedere interventi preventivi così radicali. Mi auguro invece che contribuirà ad alimentare il dibattito sulla prevenzione precoce del cancro al seno che può portare nell’ 85% dei casi alla guarigione. Se viene diagnosticato quando è impalpabile e rilevabile solo attraverso indagini strumentali arriviamo addirittura ad una percentuale di guarigione pari al 100% dei casi. Questi sono i dati che devono essere trasmessi perché il fattore tempo incide in maniera preponderante sui trattamenti delle diverse varietà e tipologie di tumore. Il progredire delle conoscenze scientifiche non attua più come 40 anni fa il “massimo trattamento tollerabile”, oggi si ricerca per ogni malata la cura che, allo stesso livello di efficacia, comporti il minimo trauma o effetto collaterale. Dobbiamo ricordare che la chirurgia si è fatta più lieve ,la chemioterapia riservata solo ad alcuni casi, la radioterapia più mirata e talvolta effettuata durante lo stesso intervento chirurgico. Allo stesso modo si è sviluppata la chirurgia ricostruttiva permettendo ad ogni donna di uscire dalla sala operatoria con una immagine fisica che alteri al minimo il suo seno. Grande attenzione viene posta anche al supporto psicologico ed è sicuramente meno invasivo un minimo intervento chirurgico che Confronto Professionale n. 2/2013 uno radicale assimilando il corpo ad una macchina al quale asportare dei pezzi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno nel mondo il cancro al seno uccide oltre 4 58 mila donne ed una donna su dieci, in condizioni normali, senza alcuna predisposizione genetica , si ammalerà di cancro alla mammella. L’alleanza tra la popolazione, la ricerca scientifica e la medicina sono imprescindibili. Ci offrono l’occasione per riflettere sulle corrette informazioni da trasmettere circa la errata convinzione delle donne che l’utilizzo di troppe mammografie favorirebbe addirittura la formazione delle neoplasie. Casi come questi ci permettono di fare chiarezza sulla informazione medica ; la mammografia salva la vita e salvaguarda l’integrità del corpo. Questa opera di sensibilizzazione nei confronti della conservazione della salute delle donne, non mi stancherò mai di ricordarlo, fa parte dei compiti della nostra professione di ostetriche ed ogni occasione di incontro deve essere orientato a farle partecipare ai programmi di screening specifici sia per il tumore al seno che per quello dell’utero per i quali se non si interviene precocemente purtroppo ci si ammala e se ne può morire. L’articolo che ospitiamo si occupa della menopausa da sempre considerato dalle donne uno dei periodi più difficili ed incerti della propria esistenza; la collega ha condotto lo studio con grande interesse e partecipazione dandoci uno spaccato aggiornato sulla nostra realtà locale. Il Collegio delle Ostetriche di Ancona è stato contattato dall’associazione Medici senza Frontiere che cerca la disponibilità delle ostetriche per lavorare all’estero. Le colleghe interessate possono contattarci per ulteriori informazioni. Buona lettura 36 COLLEGIO DI ANCONA La menopausa: indagine conoscitiva su un gruppo di donne nel territorio di Osimo e Loreto a cura di Elisabetta De Vietro Ostetrica Abstract La menopausa oggi: come viene affrontata, quali sono i disturbi, quale l’atteggiamento nei confronti di una terapia ormonale sostitutiva nell’opinione di un campione di donne. Si evidenzia, tra le intervistate, la consapevolezza dell’età del cambiamento ed una volontà di essere protagoniste della propria menopausa. Parole chiave: menopausa, terapia ormonale sostitutiva, ostetrica. Nella nostra cultura occidentale l’evento menopausa è spesso ritenuto sinonimo di vecchiaia, periodo della vita connotato più da attributi negativi che positivi. La donna che affronta questo momento, si ritrova a dover fare i conti con alcuni cambiamenti che riguardano il suo aspetto fisico, la perdita della capacità di procreare, la perdita della funzione accudente di madre, del ruolo sociale. Questo cambiamento sarà influenzato da diverse condizioni quali la realizzazione in ambito sociale, lavorativo e familiare, condizionamenti culturali e sociali, ritmi e rapporti lavorativi, conoscenza del proprio corpo, intesa con il partner, maggiore o minore equilibrio psichico-relazionale. Come è vissuta oggi nella nostra cultura, ed in particolare dalle donne del nostro territorio, la menopausa? Quanto queste donne sono consapevoli degli aspetti legati alla menopausa? Quanto vorrebbero saperne di più? Come ne affrontano gli eventuali disturbi? Sentono il bisogno di un maggiore o diverso supporto e da parte di chi? Per cercare di dare una risposta a questi interrogativi, é stato proposto un questionario a 142 donne presso i consultori familiari di Osimo, Loreto e presso l’Ambulatorio Divisionale del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale S.S. Benvenuto e Rocco di Osimo. Hanno accettato di partecipare allo studio 122 donne. Cenni storici La donna è stata sin dai tempi remoti, legata indissolubilmente all’aspetto riproduttivo, la donna stessa era identificata con la funzione riproduttiva: nelle rappresentazioni preistoriche, graffiti e statuette, le figure femminili erano tratteggiate o modellate in modo che risultassero particolarmente evidenti e pronunciati ventre, natiche e mammelle così come risulta particolarmente evidente nella statuetta riportata in fig.1, la Confronto Professionale n. 2/2013 “Venus von Willendorf”, risalente a 22.000 anni prima di Cristo. Ippocrate (430–377 a.c.) affermava che tre caratteri sono propri della donna non più mestruata: deformazione dello scheletro (osteoporosi-artrosi), comparsa di peluria (variazioni ormonali), soprattutto sulle labbra, e gotta (“…mulieres deformantur et hirsutae fiunt et virilem habitum contrahunt ……”). Secondo Aristotele (384-322 a.c.) il calore e l’umidità del corpo sono l’essenza della vita: L’invecchiamento coincide con il raffreddamento e la perdita di umidità: la scomparsa dei flussi mestruali nella donna coincideva quindi con la vecchiaia. Al sangue mestruale si attribuiva il significato di liberare la donna da umori malsani e quindi la fine dei flussi mestruali (menopausa) portava alla comparsa di disturbi caratteristici. Mentre nella cultura occidentale le donne in menopausa erano considerate ormai “inutili”, non più capaci di riprodurre, affette da molti mali e ormai vecchie, in alcune tribù dell’Africa, nelle donne della classe Rahjput dell’India e in alcune popolazioni arabe, in passato (ed anche in epoca recente), si attribuiva un ruolo diverso alla donna in menopausa: si riteneva infatti che la donna con l’arrivo della menopausa perdesse “l’impurità” legata al mestruo e si trasformasse nella custode delle tradizioni e dei riti della comunità. In questa nuova veste diventava sacerdotessa, divinatrice, levatrice. La donna che aveva superato la menopausa era la narratrice di favole, trasmetteva le medicine segrete. Alla fine del XVIII secolo incomincia ad affermarsi il significato biologico dei disturbi sofferti dalla donna in menopausa; J. Des Longrois pubblica nel 1787 i “Conseils aux femmes de quarante ans” (Fig. 2); nel 1821 C.P.L. De Gardanne pubblica “De la ménopause, ou de l’âge critique de femmes“, in cui compare per la prima Fig. 1: Venus von Willendorf volta il termine “meno- COLLEGIO DI ANCONA 37 pausa” dalla unione di due parole greche: “μ»ν” (gen. μηνÒς), mese, e “παÛσις”, cessazione. Cenni di fisiologia della menopausa Per menopausa si intende la cessazione permanente delle mestruazioni spontanee; la diagnosi è necessariamente fatta a posteriori, in quanto condizione necessaria per porla è il persistere di amenorrea per un periodo di 12 mesi. Fig. 2: Conseils aux femmes de L’età media di quarante ans comparsa della menopausa è nelle donne occidentali intorno ai 51 anni e si parla di menopausa precoce quando compare in donne di età inferiore ai 40 anni. Diversi fattori possono incidere sull’epoca di comparsa della menopausa: stato di nutrizione (nelle donne magre è mediamente più precoce), abitudine tabagica (la nicotina accelera il processo di atrofizzazione ovarica: l’anticipo dell’epoca della menopausa è tanto maggiore quanto più alto è il numero di sigarette fumate al giorno e proporzionale al numero di anni di fumo), altezza, familiarità. L’insieme dei processi che condurranno alla menopausa segna l’inizio del climaterio, periodo di profonde modificazioni biologiche, che comprende premenopausa, perimenopausa e postmenopausa; il climaterio inizia intorno ai 42 anni e si conclude intorno ai 54. Manifestazioni cliniche della menopausa I disturbi propri del periodo della menopausa appaiono con frequenza e gravità variabile, essendo rilevante l’influenza di fattori socio-culturali, relativi alle condizioni ambientali in cui vive la donna, e a fattori psicologici, relativi alle caratteristiche della personalità individuale. Di seguito si propone un elenco degli aspetti clinici più rilevanti: - irregolarità del ciclo - disturbi neurovegetativi - disturbi a carico dell’apparato genito-urinario - manifestazioni a carico dell’apparato cardio-circolatorio - manifestazioni a carico dell’apparato osteo-articolare - aspetti psicologici - disturbi della funzione sessuale Terapia ormonale sostitutiva La constatazione che la gran parte delle manifestazioni Confronto Professionale n. 2/2013 cliniche del climaterio fossero riconducibili alle modificazioni ormonali, in particolar modo alla carenza estrogenica, ha condotto al tentativo di eliminare o ridurre i disturbi sofferti dalla donna in menopausa mediante il ricorso alla terapia ormonale sostitutiva (TOS). Nel 1899 il manuale Merck di diagnosi e terapia proponeva per la terapia della “climacterica” (sinonimo di menopausa) e degli altri disturbi ovaio-correlati, l’utilizzo di “Ovariin”, una polvere di colore marrone derivata dalla essiccazione e triturazione di ovaie di mucca, da assumere per via orale. Nel 1941 la FDA (Food and Drug Administration) approvò per la prima volta l’utilizzo di estrogeni per la terapia dei disturbi della menopausa: sintomi vasomotori, secchezza ed atrofia vaginale. Nei decenni successivi agli estrogeni venne assegnato il ruolo di antidoto nei confronti di disturbi e malattie dell’invecchiamento, in particolar modo osteoporosi, malattie cardiovascolari, malattia di Alzheimer; ovviamente le industrie farmaceutiche mostrarono grande entusiasmo, non del tutto disinteressato, nell’abbracciare e diffondere gli effetti positivi e miracolosi della terapia sostitutiva, considerando la popolazione delle donne in menopausa un enorme bacino di potenziali “clienti”. Negli anni 90 diversi studi osservazionali sottolineavano l’efficacia della terapia ormonale sostitutiva nel ridurre i disturbi della menopausa, in particolar modo le malattie cardiovascolari e l’osteoporosi. Nel 2002 lo studio WHI (Women’s Health Initiative) , metteva in correlazione la HRT (Hormonal Replacement Therapy) ad un aumento del rischio di neoplasia mammaria (estrogeno + progestinico), di ictus (estrogeno), di malattie cardiovascolari e di fenomeni trombo embolici. Positivo era invece l’impatto sulla comparsa di fratture ossee da osteoporosi e di carcinoma del colon. Nell’agosto del 2003 venivano pubblicati su “The Lancet” i risultati del più grande studio di sempre, condotto su un milione di donne, il Million Women Study, che confermava quanto scaturito dallo studio WHI. Nelle donne che avevano assunto HRT si aveva un aumentato rischio di cancro al seno pari a 1,6 volte (1,3 per le donne che avevano assunto solo estrogeno, 2 per quelle che avevano assunto estrogeno + progestinico). Si riportava anche un aumento di neoplasie dell’utero nelle donne che avevano assunto solo estrogeno. La conseguenza di questi due studi fu una riduzione significativa del ricorso alla HRT (Fig. 3) Lo studio L’indagine ha coinvolto 122 donne, di età compresa tra i 40 ed i 65 anni; di queste, 83 erano già in menopausa. Il questionario, prevedeva 15 domande, alcune delle quali a risposta multipla mirate a delineare la situazione anagrafica e sociale, ad indagare le conoscenze e le convinzioni sulla menopausa, gli eventuali disturbi sofferti, la assunzione di TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva). La raccolta è avvenuta in forma anonima. Rispetto al parametro età il campione appare uniformemente distribuito, mentre, rispetto alla attività lavorativa, la maggiore percentuale viene rappresentata dalle casalinghe, seguita da pensionate e impiegate. La conseguenza di questi due studi fu una riduzione significativa del ricorso alla HRT (Fig. 3) 38 COLLEGIO DI ANCONA Lo studio ha coinvolto 122 Le percentuali rispetto al titolo di L’indagine studio sono riportate donne, di età compresa tra i 40 ed i 65 nella fig. 4. anni; di queste, 83 erano già in prevedeva A dispetto della crescentemenopausa. diffusioneIl questionario, di nuovi mezzi 12% domande, alcune quali a 20% di informazione (internet, 15 forum online…) chedelle hanno risposta multipla mirate a delineare la affiancato quelli più tradizionali come stampa e telesituazione anagrafica e sociale, ad visione, tra le donne intervistate nettamentee le indagare appare le conoscenze convinzioni menopausa, preponderante il ruolo svolto da figure sulla familiari (madri gli Elementari eventuali disturbi sofferti, la e sorelle) come fonti di informazione e conoscenza. 39% Media inf 29% assunzione di TOS (Terapia Ormonale Media sup Particolarmente significativo appare il fatto che solo lavorativa, la maggiore percentuale rappresentata dalle casalinghe, seguita da pensionate e Sostitutiva). La raccolta è avvenuta viene in Laurea una delle intervistatelavorativa, ha forma riferito di aver ottenuto anonima. impiegate. la maggiore percentuale viene rappresentata dalle casalinghe, seguita da pensionate e Rispetto alrispetto parametro informazioni presso un consultorio familiare, 20 daletàdi ilstudio sono riportate nella fig. 4. Le percentuali al titolo impiegate. appare uniformemente proprio ginecologo e 5 dal campione proprio medico di famiglia. Le percentuali rispetto al titolo di studio sono riportate nella fig. 4. distribuito, mentre, alla attività A dispetto dellarispetto crescente diffusione di nuovi mezzi di informazione (internet, forum online…) che (Fig. 5) Fig. 4: Percentuale in rapporto al titolo dionline…) studio hanno A affiancato quelli crescente più tradizionali come stampa e televisione, tra (internet, le donne intervistate appare dispetto della diffusione di nuovi mezzi di informazione forum che Il 70% di donne del campione risponde di non temere Pag. 3 edi televisione, 6 in rapporto Fig.4: Percentuale al le titolo di studio nettamente preponderante il ruolo svolto come hanno affiancato quelli più tradizionali stampa tra donne intervistate appare la menopausa e non appaiono significative differenze da figure familiari (madri e come nettamente preponderante ilsorelle) ruolo svolto in rapporto all’età, alla attività lavorativa e stato fonti di informazione e conoscenza. da figure familiari (madri eallo sorelle) come civile delle donne intervistate, mentre appare signifiParticolarmente significativo fonti di informazione e conoscenza. ildi fatto cheal solo una didelle cativamente influente appare il titoloParticolarmente studio: crescere significativo 20 ginecologo intervistate ha riferito di aver appare fatto che solo unaottenuto delle questo si riduce il timore dellail menopausa. 20 ginecologo informazioniha presso unaverconsultorio riferito ottenuto Alla domanda, rivoltaintervistate esclusivamente alledidonne già e 5 1 consultorio familiare, 20 dal proprioun ginecologo informazioni presso consultorio in menopausa, circa i disturbi sofferti, quelli lamentati 1 consultorio dal proprio20medico di famiglia. (Fig. 5)e 5 familiare, dal proprio ginecologo con maggiore frequenza sono lemedico manifestazioni vaso9 medico base dal proprio di famiglia. (Fig. 5) Il 70%l’aumento di donne del campione motorie (vampate e sudorazioni), di peso, 9 medico base nonditemere menopausa donnela del campionee l’irritazione vaginale. rispondeIl di70% 5 internet non appaiono significative differenze risponde di non temere la menopausa e Il numero medio dei disturbi lamentati, è più alto in 5 internet rapporto all’età,significative alla attivitàdifferenze lavorativa ine appaiono nelle donne con gradonon di istruzione elementare-media 49 stampa allo statoall’età, civile delle donne lavorativa intervistate, rapporto alla attività e inferiore, e appare inallo accordo con quanto osservato 49 stampa mentre appare significativamente stato civile delle donne intervistate, 36 televisione in due studi del 2003mentre “Women’s and di influente il appare titoloknowledge di studio: al of crescere significativamente questo replacement riduce iltherapy” timore attitudes towards hormone edella 36 televisione influente ilsititolo di studio: al crescere di menopausa. riduce ilindagine timore su della madri/sorelle 92 del 2008 “Menopausa questo e terapiasi ormonale: menopausa. conoscenza, atteggiamenti e comportamenti. Rapporti madri/sorelle 92 Alla domanda, rivolta ISTISAN 08/28” esclusivamente alle donne già in Alla domanda, rivolta Fig. 5: fonti di informazione Nel campione utilizzato per questa indagine, lesofferti, donne menopausa, circa i disturbi esclusivamente alle donne giàquelli in Fig.5:5:fonti fonti di informazione Fig. di informazione con titolo di studio più elevato, tendono asofferti, soffrire lamentati concirca maggiore frequenza sono menopausa, i disturbi quelli le manifestazioni vasomotorie (vampate meno il disagio psicologico (minore frequenza di manilamentati con maggiore frequenza sono sudorazioni), l’aumento di peso, (vampate festazioni riconducibilileeamanifestazioni variazioni delvasomotorie tono dell’umo- vaginale. nessuno 3 el’irritazione sudorazioni), l’aumento di peso, l’irritazione vaginale. ipertensione 15 nessuno 3 99 il manuale Merck di diagnosi e terapia proponeva per la terapia della “climacterica” Il numero dei disturbi Titolo di studio Numero mediomedio di disturbi disturbi urinari ipertensione enopausa) e degli altri disturbi ovaio-correlati, l’utilizzo di “Ovariin”, una polvere di colore 15 20 lamentati, è più alto nelle dei donne con Il numero medio disturbi ta dalla essiccazione elamentati triturazione di ovaie di mucca, da assumere per via orale. difficoltà di concentrazione 12 disturbi urinari 20 grado di istruzione elementare-media 41 la FDA (Food and Drug Administration) approvò per la prima volta l’utilizzo di estrogeni per lamentati, è più alto nelle donne con Elementare4,5 stanchezza difficoltà di concentrazione 12 16 inferiore, e appare in accordo con sturbi della menopausa: sintomi vasomotori, secchezza ed atrofia vaginale. grado di istruzione elementare-media Scuola media inferiore 6,1 nei in irritazione vaginale 39 stanchezza 16 cenni successivi agli estrogeni venne assegnato ilinferiore, ruolo di osservato antidoto confronti di disturbi econ quanto due del 2003 e appare in studi accordo dolori 32 Scuola media superiore 2,5 irritazione vaginale ecchiamento, in particolar modo osteoporosi, malattie cardiovascolari, malattia diand Alzheimer; 39 “Women’s knowledge of attitudes quanto osservato in due studi del 2003 industrie farmaceutiche mostrarono grande entusiasmo, non del tutto disinteressato, disinteresse 4 dolori 32 Laurea2,0 towards hormone replacement therapy” of and attitudes e e diffondere gli effetti positivi e miracolosi “Women’s della terapia knowledge sostitutiva, considerando la disturbi del sonno 33 disinteresse 4 e del 2008 “Menopausa e terapia towards hormone replacement therapy” lle donne in menopausa un enorme bacino di potenziali “clienti”. riduzione libido 3033 Tabella 1: Numero medio di disturbi per titolo di disturbi del sonno ormonale: indagine su conoscenza, nni 90 diversi studi osservazionali sottolineavano e l’efficacia della terapia ormonale sostitutiva del 2008 “Menopausa e terapia depressione 18 studio atteggiamenti e sucomportamenti. riduzione libido 30 urbi della menopausa, in particolar modo le malattie cardiovascolari e l’osteoporosi. ormonale: indagine conoscenza, 002 lo studio 41 aumento di peso Rapporti ISTISAN e 08/28”comportamenti. depressione 18 atteggiamenti en's Health sudorazione 41 43 aumento di peso Rapporti ISTISAN 08/28” metteva in Nel campione utilizzato per irritabilità 32 sudorazione 43 la HRT questa Nel indagine, le donne con titoloper di vampate 57 campione utilizzato irritabilità 32 Replacement studio indagine, più elevato, tendono soffrire questa le donne cona titolo di n aumento del vampate 57 meno più il disagio di neoplasia studio elevato, psicologico tendono a (minore soffrire Fig.6: disturbi sofferti in menopausa estrogeno + frequenza di manifestazioni riconducibili meno il disagio psicologico (minore di ictus Fig.6: disturbi sofferti in menopausa a variazioni del tono dell’umore) legato frequenza di manifestazioni riconducibili di malattie Fig. 6: disturbi sofferti in menopausaNumero medio di alla menopausa. (Tabella 1). a variazioni del tono dell’umore) legato e di fenomeni Titolo di studio disturbi lamentati alla menopausa. (Tabella 1). Numero medio di ci. Positivo era Titolo di studio E’ possibile che nella società occidentale dei disturbi lamentati patto sulla Elementare 4,5 re) legato nostri giorni, le donneche connella maggiore cultura tendono ad alla menopausa. (Tabella 1). atture ossee da E’ possibile società occidentale dei Elementare 4,5 Scuola media inferiore 6,1 nostri i carcinoma del affermare, preponderante, la propria identità E’ possibile che nella società occidentale dei nostri giorni,inlemaniera donne con maggiore cultura tendono ad e a delineare il proprio ruolo utilizzando capacità Scuola media inferiore 6,1 giorni, le donne con maggiore cultura tendono2,5 ad afferaffermare, in maniera preponderante, la propria identità Scuola media superiore osto del 2003 e lavorative; più “appagante” e eintellettive a delineare il proprio quanto ruolo utilizzando capacità mare, in maniera preponderante, ea Scuola media superiorela propria identità 2,5 Laurea 2,0 blicati su “The indipendente dalle prerogative proprie del intellettive e lavorative; quanto ritenute più “appagante” e il proprio ruolo utilizzando capacità intellettisultati del più delineare Laurea 2,0 genere femminile risulta indipendente dalle(seduzione, prerogativeprocreazione) ritenute proprie delil o di sempre, ve risulta epresenti lavorative; quanto “appagante” indipendente Tabella n. 1:più numero medio di e disturbi per titolo proprio femminile ruolo nella società, procreazione) tanto meno un milione di genere (seduzione, il Fig. 3: Farmaci per la terapia ormonale in menopauormonale in menopausa, andamento dalle prerogative ritenute proprie del genere femminile di studio n Women Study, Fig. 3: Farmaci per la terapia Tabella n. 1: numero medio di disturbi per titolo proprio ruolo nella società, tanto meno presenti del consumo territoriale di A – Servizio Sanitario sa, andamento temporale delclasse consumo territoriale mava quanto temporale (seduzione, procreazione) risulta il proprio ruolo nella di studio Nazionale (2000-2010). Fonte: OsMed (elaborazione dati: Reparto di di classe A – Servizio Sanitario Nazionale (2000tudio WHI. CNESPS, ISS). donne che Farmacoepidemiologia, 2010). Fonte: OsMed (elaborazione dati: Reparto di to HRT si aveva Farmacoepidemiologia, CNESPS, ISS). ischio di cancro 1,6 volte (1,3 per le donne che avevano assunto solo estrogeno, 2 per quelle che avevano eno + progestinico). Si riportava anche un aumento di neoplasie dell’utero nelle donne che to solo estrogeno. Confronto Professionale n. 2/2013 seguenza di questi due studi fu una riduzione significativa del ricorso alla HRT (Fig. 3) Pag. tanto 4 di 6meno presenti sarebbero i disturbi psicosocietà, Pag. 4 diai 6 cambiamenti della menopausa. logici legati (83 su 122), si potrebbe pensare di utilizzare questi incontri per fornire attivamente informazioni qualifi cate, evidence-based, offerte in forma chiara e semplice. Come COLLEGIO DI ANCONA ultima riflessione, agli La domanda circa l’impatto della menopausa sulla attiinterrogativi hanno vità sessuale ha evidenziato che non c’è stato nessun questo come si può cambiamento nelle abitudini sessuali per il 31%la delle figura donne del campione, mentre le restanti hanno riferito, dellʼostetrica età del rispetto Conclusioni la menopausa è un fatto naturale per la quasi totalità del campione 39 che ispirato lavoro, collocare in questa in ordine decrescente di importanza: riduzione della le conoscenze delle donne la TOS è temuta come possibile derivano essenzialmente da fonti causa di tumore al seno ed è frequenza dei rapporti, comparsa di fastidio/dolore, non qualificate utilizzata da un numero molto basso di donne del campione; disinteresse verso il partner. Hanno assunto terapia sostitutiva solo 9 (11%) delle 83 donne in menopausa del campione studiato e Ruolo dellʼostetrica conseguentemente la percentuale di donne che non ha assunto TOS è pari al 89%. Nessuna delle donne ha assunto terapia ormonale sostitutiva monocompoinformazione/educazione sostegno e riferimento ricerca di una nente e solo 9 hanno assunto la terapia completa. In “alleanza terapeutica” nessun caso la durata della terapia ha superato i 2 anni. Quello che emerge dai colloqui è che le donne non fanno o non farebbero terapia ormonale per la paura di favorire l’insorgenza del tumore al seno. Questa cambiamento? si considera che la maggioranza delle donne interviessere sicuramente una fi gura di reale sostegno, un punto fermo cui fare riferimento. paura è apparsa, quasi sempre, in relazione al “sentitoPotrebbe state aderisce di laprevenzione tumori 30/40 anni in Oggi, poiché la vita media siai è programmi di molto allungata, donna potrebbedei trascorrere menopausa. Molto importante sarà consigliare vita, quali buona dire” e non filtrata dal confronto con operatori sanitari della mammella (92 alla su donna 122)stili e didell’utero (83 alimentazione, su 122), esercizio fisico, abolizione del fumo, esecuzione di screening periodici per le malattie neoplastiche e dismetaboliche, (medico di famiglia, ginecologo, ostetrica) che potesse si di potrebbe pensare di utilizzare questi incontri per che le permetteranno vivere meglio. potrà aiutare la donna a raggiungere e conservare uno stato di benessere psico-fi sico. correttamente far valutare il rapporto rischio/beneficioLʼostetrica fornire attivamente evidencein questa fase delqualificate, ciclo vitale, potrà creare una ”alleanza Porsi dalla parte della donna, anche informazioni di una eventuale terapia ormonale sostitutiva. terapeutica” importante based, offerte in forma chiara e semplice. Come ultima riflessione, rispetto agli interrogativi che Bibliografia hanno ispirato questo lavoro, come si può collocare la Conclusioni Scuola elementarefigura di Arte Ostetrica Donna & Donna – n.55, dicembre 2006cambiamento? dell’ostetrica in questa età del Esistono opinioni diverse sulla menopausa: daDott. una Giambanco V. – “Evoluzioneessere dell'immagine storica della menopausa” – Potrebbe sicuramente una figura di reale http://www.liberauniversitatitomarronetrapani.it/it/articles/relazioni-svolte/evoluzione-dellimmagine-storicaparte c’è chi la ritiene un fenomeno naturale, che di della-menopausa/ sostegno, un punto fermo cui fare riferimento. norma non richiede trattamenti terapeutici, dall’altra Oggi, poiché la vita media si è di molto allungaDistante A. Elio: Menopausa – Storia e Modernità - http://distante.altervista.org/Articoli/RELAZIONE c’è chi invece la identifica con un quadro di carenza %20MENOPAUSA.doc ta, la donna potrebbe trascorrere 30/40 anni in ormonale, quindi da trattare per evitare o ridurre l’inMolto importante saràDepressione consigliare alla Di Salvo S, Cicutomenopausa. G., Associazione per la Ricerca sulla Depressione: e menopausa sorgenza di disturbi o problemi di salute. Queste diverhttp://www.depressione-ansia.it/wp-content/uploads/2012/10/Depressione_e_menopausa.pdf donna stili di vita, quali buona alimentazione, eserse posizioni si riscontrano sia tra gli operatori sanitari, Pescetto G., De Cecco Pecorari D., Ragni N. – Ginecologia e ostetricia – IV Edizione –Società cizioL.,fisico, abolizione del fumo, esecuzione di2001 screEditrice Universo. sia in senso lato nella società. ening periodici per le malattie neoplastiche e dismeLa gran parte delle donne del campione di questo stuSammartino A. - Ostetricia & ginecologia – 2005 –di Idelson-Gnocchi Nappi C., Affinito P., taboliche, che le permetteranno vivere meglio. dio ritiene la menopausa un fatto naturale, di cui non Alexander J.L. Dennerstein L. Woods N.F. Halbreich U. Kotz K. Richardson A. Sherman J.J. L’ostetrica potrà aiutare la donna G.aGraziottin raggiungeArthralgias, bodily aches and pains and somatic complaints in midlife women: etiology, pathophysiology and aver paura e non considera necessario e/o appropriato re - eExpert conservare uno diSuppl): benessere differential diagnosis Rev Neurother, 2007 stato Nov; 7 (11 S15-26 psico-fisico. ricorrere ad alcun trattamento. Porsi dalla parte della donna, anche in questa fase del Pag. 5 di 6 Le risposte al questionario hanno messo in luce come ciclo vitale, potrà creare una “alleanza terapeutica” gli operatori sanitari abbiano avuto una importanza importante relativamente modesta come fonte di informazione. Se Bibliografia Scuola elementare di Arte Ostetrica - Donna & Donna – n.55, dicembre 2006 Dott. Giambanco V. – “Evoluzione dell’immagine storica della menopausa” – http://www.liberauniversitatitomarronetrapani.it/it/articles/relazioni-svolte/evoluzione-dellimmagine-storicadellamenopausa/ Distante A. Elio: Menopausa – Storia e Modernità http://distante.altervista.org/Articoli/RELAZIONE%20 MENOPAUSA.doc Di Salvo S, Cicuto G., Associazione per la Ricerca sulla Depressione: Depressione e menopausa http://www.depressione-ansia.it/wp-content/uploads/2012/10/Depressione_e_menopausa.pdf Pescetto G., De Cecco L., Pecorari D., Ragni N. – Ginecologia e ostetricia – IV Edizione 2001 –Società Editrice Universo. Nappi C., Affinito P., Sammartino A. - Ostetricia & ginecologia – 2005 – Idelson-Gnocchi Alexander J.L. Dennerstein L. Woods N.F. Halbreich U. Kotz K. Richardson G. Graziottin A. Sherman J.J. Arthralgias, bodily aches and pains and somatic complaints in midlife women: etiology, pathophysiology and Confronto Professionale n. 2/2013 differential diagnosis - Expert Rev Neurother, 2007 Nov; 7 (11 Suppl): S15-26 P. L. Salzillo et al - Menopausa: ruolo del ginecologo e dello psicologo nei casi di “umore nero” - Riv. It. Ost. Gin. - 2010 - Num. 27 pag. 23 Graziottin, S. Baldi - Sessualità in menopausa: il ruolo del ginecologo - Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVIII - n. 4 Carla J. Rothenberg - The Rise and Fall of Estrogen Therapy: The History of HRT - Harvard Law School, Class of 2005 -April 25, 2005 Emily Banks, et al., Breast Cancer and Hormone-Replacement Therapy in the Million Women Study, 362(9382) The Lancet 419-427 (2003). Tibolone and breast cancer - Prescrire Int 2010 ; 19 (111) : 281. Levis S, Strickman-Stein N, Ganjei-Azar P, Xu P, Doerge DR, Krischer J. - Soy isoflavones in the prevention of menopausal bone loss and menopausal symptoms: a randomized, double-blind trial. - Arch Intern Med. 2011 Aug 8;171(15):1363-9. Lewin KJ, Sinclair HK, Bond CM. Women’s knowledge of and attitudes towards hormone replacement therapy. Family Practice 2003;20:112-119. REQUISITI DI PUBBLICAZIONE Si invitano tutti i colleghi iscritti al Collegio IPASVI di Ancona e non ad inviare articoli a scopo divulgativo tramite la rivista “Confronto Professionale”. Prima della pubblicazione gli scritti verranno vagliati dalla commissione del Gruppo rivista del collegio stesso. Verranno accettati anche estratti di tesi e tesi commutate in articoli secondo i parametri qui sotto riportati. Confronto Professionale è una rivista professionale dedicata agli Infermieri iscritti nel Collegio provinciale IPASVI di Ancona e a tutti i professionisti della salute. Per gli Autori che intendono pubblicare articoli, si indicano le seguenti norme redazionali: Autori Ogni Autore deve indicare il proprio nome, cognome, qualifica, azienda ed unità operativa dove esercita attività lavorativa. Necessario inoltre fornire: la dichiarazione dell’autore all’uso dei dati in base alle disposizioni vigenti in tema di riservatezza dei dati personali. .Lgs 196/’03 un indirizzo e-mail una dichiarazione scritta attestante che il lavoro presentato è originale, inedito, oppure che è già stato sottoposto all’attenzione di altre riviste. 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