Piano_D1_PIANO DI MONITORAGGIO LEISHMANIOSI CANINA
1. PIANIFICAZIONE
La leishmaniosi è un’importante zoonosi presente nelle aree tropicali e subtropicali e nel bacino del
Mediterraneo.
In Italia è sostenuta da Leishmania infantum, responsabile della leishmaniosi umana (zoonotic
visceral leishmaniasis - ZVL) e della leishmaniosi canina (canine leishmaniosis - CanL). La
trasmissione dell’infezione avviene attraverso un artropode vettore, costituito da alcune specie del
genere Phlebotomus (Larroussious). Il cane è considerato il serbatoio naturale più importante della
ZVL. In Italia la CanL è in espansione numerica e territoriale. Nei focolai di CanL del Mediterraneo
le prevalenze d’infezione variano tra 2 e 40%. Dal punto di vista epidemiologico, fino agli anni ’80
tutte le regioni del nord Italia, esclusi alcuni territori della provincia di Bologna, erano considerate
indenni da CanL. A partire dagli inizi degli anni ’90, si è verificato un aumento dell’incidenza di
CanL in tutte le regioni endemiche e sono stati segnalati microfocolai di tipo stabile anche in aree
tradizionalmente non endemiche, quali quelle del Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, TrentinoAlto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Sembrerebbe, quindi, che l’endemia di CanL in Italia
sia in rapida espansione verso latitudini settentrionali, costituendo per queste aree un problema
emergente di sanità veterinaria.
I principali fattori di rischio per la diffusione dell’infezione, nell’uomo e nel cane, sono:
• i cambiamenti climatico- ambientali provocati dalle attività umane (global warming);
• le condizioni di immuno-soppressione (HIV, trapianti d’organo, gravidanza, altre
condizioni);
• la selezione di ceppi di Leishmania farmaco-resistenti, conseguente al largo uso di farmaci
leishmanicidi e leishmaniostatici nel cane. Questo fenomeno, tuttavia, è fortemente limitato in
Italia dall’uso di terapie specifiche per l’uomo (amfotericina B veicolata in liposomi),
solitamente non usate nel cane. A questi fattori di rischio si aggiunge l’assenza di una
sorveglianza attiva della malattia nel Sud Europa, che porta ad una chiara sottostima dei casi
(nonostante l’obbligo di notifica sia in campo umano che veterinario). In alcune zone europee
non endemiche, inoltre, la scarsa conoscenza della malattia può determinare un allungamento
dei tempi tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi di certezza che può raggiungere gli 85
giorni.
Come accennato in precedenza, si è assistito ad un costante aumento dell’incidenza e della
diffusione geografica della leishmaniosi sul territorio italiano, sia nell’uomo che nel cane. Nelle
decadi 1960-80 i casi di ZVL erano ridotti ad alcune decine; dalla fine degli anni ’80 si è assistito
ad un aumento graduale e lento della loro incidenza, fino ad un picco superiore ai 200 casi/anno, la
metà dei quali in età pediatrica. I casi di co-infezione HIV-Leishmania (che hanno comportato un
significativo e preoccupante aumento dell’incidenza annuale, con un picco nel periodo 1994-1998),
si sono ridotti notevolmente con la recente introduzione di terapie antiretrovirali efficaci (Alvar,
1999). Allo stato attuale, le cifre ufficiali fornite dall’Istituto Superiore di Sanità descrivono
un’incidenza annua di circa 200 nuovi casi umani.
La situazione epidemiologica relativa alla Leishmaniosi canina appare sicuramente più
preoccupante. In Italia, dalle aree endemiche, rappresentate dai versanti tirrenico, ionico e
dell’Adriatico centrale e meridionale, nonché dalle isole, si è avuta una diffusione dell’infezione
lungo il versante centro-settentrionale dell’Adriatico, nonché a macchia di leopardo in molte aree
collinari prealpine e preappenniniche del nord Italia. I focolai di leishmaniosi sono oggi presenti su
tutto il territorio nazionale, nelle aree costiere, collinari e pedemontane. Le aree non ancora
endemiche sono i centri urbani delle medie e grandi città, la pianura padana e le montagne sopra gli
800 metri.
Il cane è considerato l’unico serbatoio della ZVL ed è quindi un eccellente indicatore della
diffusione dell’infezione nel territorio.
Sull’evoluzione epidemiologica di tale patologia incidono i seguenti fattori :
1. introduzione di soggetti infetti in aree dove era già presente il vettore (flebotomo)
2. adattamento dei vettori ai nuovi habitat, legato ai mutamenti climatico-ambientali.
L’evolversi della situazione epidemiologica della Leishmaniosi nel cane e nell’uomo in tutto il
territorio nazionale è dunque legata alla diffusione, ubiquitaria, del principale vettore di L. infantum,
Phlebotomus perniciosus. Altre specie presenti in Italia in grado di trasmettere l’infezione nel cane
e nell’uomo sono il P. perfilievi, il P. neglectus ed il P. ariasi.
1.1 SCOPO
La Regione Campania è sede del più antico e consistente focolaio di tutto il bacino del
Mediterraneo, corrispondente al macrofocolaio storico dell’area vesuviana (392 casi umani nel
periodo 1998-2004 su 1196 casi totali in Italia, segue la Sicilia con 261 casi nello stesso periodo).
Posto che per area endemica di Leishmaniosi si intende l’area geografica in cui si registra
un’elevata presenza di Leishmaniosi canina autoctona e casi ricorrenti di Leishmaniosi viscerale
umana autoctona, nella Regione Campania sono da considerare tali i territori delle province di
Napoli (comprese le isole di Ischia, Capri e Procida), di Caserta e di Salerno, tranne i comuni che si
trovano oltre gli 800 metri sul mare. Alcune zone dell’area napoletana sono considerate
potenzialmente più a rischio, poiché, come accennato, si evidenziano microfocolai dove il tasso
d’infezione canina raggiunge il 40%.
Pertanto, lo scopo del presente Piano è quello di monitorare l’incidenza dell’infezione per valutare i
provvedimenti di sorveglianza necessari al fine di prevenire la Leishmaniosi Viscerale umana
attraverso il controllo del serbatoio canino. Scopo non secondario è quello di assicurare il benessere
dei cani con e senza padrone affetti da leishmaniosi.
1.2
COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano sarà attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le
loro strutture territoriali. Ad esso concorreranno anche i veterinari libero professionisti (VLP).
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il piano verte su prelievi di campioni ematici sui cani per esami sierologici.
In considerazione dell’analisi del rischio effettuata e di cui si è fatto cenno nelle premesse, il
piano di monitoraggio verrà attuato nei territori delle province di Caserta, Napoli e Salerno,
mentre la sorveglianza attiva sui canili-rifugi sarà attuata in tutto il territorio della regione, in
considerazione degli spostamenti dei randagi ivi rifugiati.
Gli interventi previsti riguardano:
• la sorveglianza attiva dell’infezione canina nella regione Campania che, per l’anno 2015,
prevederà l’esecuzione nel 100% dei canili dei controlli ufficiali per la corretta applicazione
delle misure di sorveglianza, come descritte nel presente piano;
• la gestione dei cani infetti o malati di leishmaniosi canina;
• le misure antivettoriali per il controllo della trasmissione.
Condizioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi del Piano sono:
• le attività correlate alla lotta al randagismo ed all’implementazione dell’Anagrafe Canina,
relativamente alla registrazione dell’identificativo del cane in Banca Dati Regionale Anagrafe
Canina.
Le misure di prevenzione applicabili per il contenimento dell’infezione da L. infantum sono in linea
generale limitate da motivazioni scientifiche e tecniche, quali:
 Mancata disponibilità in Italia, a tutt’oggi, di un vaccino di comprovata efficacia ad uso
umano;
 Difficoltà di contrastare la diffusione del vettore tramite interventi sull’ambiente.
Allo stato attuale, le uniche misure di prevenzione che si possono applicare sono rappresentate da:
2
• Sorveglianza attiva dell’infezione nel cane sul territorio (la diagnosi precoce e l’immediata
applicazione del protocollo terapeutico per il contenimento del serbatoio canino);
• Misure antivettoriali;
• Vaccinazione del cane mediante l’utilizzo del vaccino attualmente disponibile in Europa
(vaccinazione su base volontaria).
Infine, nell’ottica della prevenzione a tutto campo, è molto importante l’implementazione di un
sistema di scambio di informazioni epidemiologiche tra i settori medico e veterinario, fondamentale
per stabilire la dinamica delle attività di sorveglianza sul territorio.
Al fine di migliorare il programma di Sorveglianza Attiva e di poter ottemperare alle disposizioni
previste dalle norme vigenti (art.5 DPR 320/1954), i Veterinari sia Liberi Professionisti che
dipendenti che accertino, nell’ambito dell’esercizio delle proprie funzioni, casi di leishmaniosi
canina, sia a seguito di diagnosi microscopica diretta e sia a seguito delle risultanze di esami di
laboratorio, sono tenuti a segnalare la positività all’ASL territorialmente competente per la
residenza del proprietario del cane, utilizzando preferibilmente l’apposito mod 24.
1.3.2. LE MISURE ANTIVETTORIALI PER IL CONTROLLO DELLA TRASMISSIONE
Le misure protettive hanno il duplice scopo di
 prevenire la trasmissione dell’infezione all’uomo ed ai cani sani dai cani malati;
 impedire che il cane leishmaniotico diventi serbatoio di leishmanie.
Tutti i cani positivi all’esame sierologico che vivono nelle province di Caserta, Napoli, Salerno
devono essere sottoposti a misure di protezione contro la puntura dei flebotomi, per prevenire la reinfezione ed ottenere il controllo della leishmaniosi canina (PREVENZIONE DI MASSA).
I soggetti clinicamente guariti dopo terapia devono essere sottoposti a misure di protezione, poiché
continuano ad essere infettanti per il flebotomo vettore anche se in misura ridotta.
I cani sani che vivono o si recano in zone endemiche devono essere sottoposti a misure di
protezione contro la puntura dei flebotomi (PREVENZIONE INDIVIDUALE).
Il periodo di trattamento deve essere limitato all’attività dei flebotomi vettori, che per il Sud Italia
va da metà maggio a metà novembre, orientativamente.
Le sostanze di comprovata efficacia sono la permetrina, da sola o in associazione con imidacloprid,
per applicazione topica (spot-on) e deltametrina (complesso deltametrina-trifenilfosfato),
somministrata attraverso una banda protettiva a lento rilascio (collare).
La loro efficacia è comprovata dalla documentazione scientifica ed è stata valutata sommando
l’attività no-feeding, attraverso la misurazione dei flebotomi che non hanno effettuato un pasto di
sangue sui cani trattati e l’effetto insetticida vero e proprio sui vettori, considerando la mortalità
degli insetti dopo 24 ore dal contatto con il cane trattato; il 100% delle femmine che hanno fatto il
pasto di sangue muore.
Da tener presente che le modalità di somministrazione condizionano i tempi necessari affinché il
soggetto sia protetto: infatti, mentre gli spray sono immediatamente protettivi, le gocce sul dorso
(spot-on) proteggono dopo 24-48 ore ed il collare dopo ben 5-6 giorni.
1.3.3. PROTEZIONE MECCANICA
In alternativa alla protezione con i repellenti, è possibile ricorrere alla protezione meccanica.
Durante le ore notturne dei mesi caldi, a partire dall’imbrunire sino al sorgere del sole, gli animali
infetti e/o malati possono essere tenuti in rifugi dove porte e finestre sono state protette da reti
(“zanzariere”) a maglia fitta (1-2 mm), tali da impedire l’ingresso dei flebotomi.
1.3.4. APPLICAZIONE DELLE MISURE DI SORVEGLIANZA E MODALITA’ DI
REGISTRAZIONE
In relazione ai molteplici parametri da analizzarsi caso per caso, il Servizio Veterinario competente
per territorio prescrive al proprietario o detentore del cane le congrue misure come sopra indicate.
Tale imposizione, che ha la valenza di atto autoritativo di una Pubblica Amministrazione che agisce
3
contro gli interessi legittimi di un privato, deve essere adottata con un Provvedimento
Amministrativo emanato ai sensi della L. 241/91, con idoneo procedimento amministrativo.
I Servizi Veterinari si avvalgono del Mod. 5/A di ispezione, già predisposto a tale scopo. Nel
Provvedimento deve essere indicato il TAR, quale organo giurisdizionale cui ricorrere contro lo
stesso Provvedimento.
Le attività inerenti i controlli ufficiali ed i campioni ufficiali effettuati a domicilio sui CANI
PADRONALI, infetti o malati di Leishmaniosi, dovranno essere registrate nel sistema informativo
GISA nel cavaliere BDU – PROPRIETARI DI ANIMALI, selezionando tra i piani di monitoraggio
il: “Piano di monitoraggio della Leishmaniosi” sottopiano “a”
Le attività inerenti i controlli ufficiali ed i campioni ufficiali effettuati presso i CANILI dovranno
essere registrate nel sistema informativo GISA - Canile, selezionando tra i piani di monitoraggio il:
“Piano di monitoraggio della Leishmaniosi” sottopiano “b”
Le attività inerenti i prelievi ematici effettuati sui cani padronali e randagi presso le strutture ASL,
saranno registrate nel sistema informativo VAM ( sottopiano “c”)
1.3.5. SORVEGLIANZA ENTOMOLOGICA
Al fine di completare le mappe di rischio per Leishmania Infantum nella regione Campania, l’IZSM
si farà carico di effettuare un’attività minima di sorveglianza entomologica per individuare:
• le aree in cui è presente il vettore (eventuali aree diverse da quelle storicamente note, ad es.
aree interne)
• la durata della stagione dei flebotomi (inizio e fine variabile a seconda delle condizioni
climatiche)
• la consistenza della popolazione dei vettori
• l’eventuale introduzioni di vettori diversi da quelli già identificati in regione Campania
A tale scopo sono collocate trappole idonee in alcuni siti opportunamente selezionati.
1.3.6. ATTIVITA’ DI INFORMAZIONE ED EDUCAZIONE SANITARIA RIVOLTE AI
PROPRIETARI DEI CANI
Presso il Settore Veterinario sarà costituito un gruppo di lavoro, coordinato dall’Osservatorio
Epidemiologici Regionale Veterinario (OERV) che avrà il compito di produrre opuscoli ed altro
materiale informativo rivolti alle famiglie, allo scopo di sensibilizzare i proprietari di cani nei
confronti della zoonosi.
Tali materiale viene distribuito presso le AASSLL, i Servizi Comunali competenti, le Fattorie
Didattiche, le Scuole, in occasioni di eventi e manifestazioni.
1.3.7. PASSAPORTO
Per ciò che attiene al rilascio del pet-passaport il riscontro della malattia, della reattività o positività
sierologica non costituisce di per sé una limitazione all’emissione del medesimo.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
Nelle province di Napoli, Caserta e Salerno i proprietari o detentori di cani di età compresa tra 1
anno e 10 anni a qualsiasi titolo devono sottoporre il proprio cane ad accertamenti per la diagnosi di
leishmaniosi, una volta all’anno. Tali accertamenti, che consistono in una visita clinica ed a prelievo
ematico, possono essere eseguiti gratuitamente presso il Servizio Veterinario pubblico di
competenza oppure a proprie spese presso strutture sanitarie private da veterinari libero
professionisti (VLP).
4
Il piano viene suddiviso nei seguenti sottopiani:
sottopiano “a”: ispezioni presso le abitazioni private
sottopiano “b”: ispezioni nei canili
sottopiano “c”: prelievi ematici negli ambulatori pubblici
1.4.1. STADIAZIONE CANI
Come già precedentemente descritto nel presente programma, qualora il Laboratorio si avvalga per
la diagnosi di leishmaniosi di un test sierologico immunoenzimatico, il siero del cane risultato
positivo al test di screening dovrà essere esaminato con la metodica IFAT per il rilievo del titolo
anticorpale.
La stadiazione clinica dei cani affetti da leishmaniosi è meticolosamente descritta nei lavori indicati
in Bibliografia ai fini della gestione diagnostica e terapeutica. Tali classificazioni, tuttavia,
sicuramente ottimali per la gestione dei singoli casi, non sono facilmente applicabili ad un piano di
monitoraggio regionale poiché prevedono l’applicazione di tecniche multiple che prevedono costi
non sostenibili dal sistema sanitario regionale. Al fine di poter applicare il presente piano sulla
popolazione canina campana si distinguono tre diverse categorie di cani in base all’ esito dell’esame
sierologico:
Negativi - cani negativi all’esame sierologico.
Sospetti - cani con titolo IFAT 1:40, oppure 1:80
Positivi - cani con titolo IFAT ≥ 1:160.
Tanto premesso le modalità operative gestionali dei cani controllati e risultati negativi, sospetti e
positivi sono le seguenti:
• I cani negativi ed i sospetti asintomatici saranno ricontrollati a distanza di 1 anno, a meno
che non compaiano in questo arco temporale sintomi riconducibili a Leishmaniosi canina.
• I cani positivi sierologicamente che, a giudizio del medico veterinario manifestino segni
clinici e/o alterazioni clinico-patologiche compatibili con la CanL, saranno sottoposti ad
opportuna terapia secondo le indicazioni scientifiche più recenti (vedere Bibliografia
allegata). Nel caso in cui la positività sierologica non si accompagni a manifestazioni
cliniche, è opportuno ricorrere ad ulteriori accertamenti diagnostici, quali l’esame citologico,
la PCR o l’isolamento del parassita in coltura. Tali prove diagnostiche sono comunque
eseguibili presso l’IZSM.
• Il cane positivo all’esame sierologico, senza segni clinici della malattia e che risulta
negativo ad ulteriori test quali ad esempio PCR, esame citologico ecc., sarà ricontrollato a
distanza di 2 mesi.
1.4.2. CANILI
In tutti i canili della Regione Campania si applica la sorveglianza attiva attraverso il prelievo di
sangue per il controllo della leishmaniosi, una volta all’anno a tutti i soggetti ricoverati.
All’atto dell’introduzione nei canili e preferibilmente prima del ricovero, i soggetti catturati devono
essere sottoposti a prelievo ematico al fine di escludere o diagnosticare la malattia. In caso di
comprovata gravità, in base alla valutazione del medico veterinario, si può procedere all’eutanasia
solo nei casi previsti dall’art. 3 comma 1, Legge Regionale del 24 novembre 2001, n.16.
Il trattamento farmacologico è obbligatorio per i casi previsti nel capitolo STADIAZIONE.
Per i canili delle province di Napoli, Caserta e Salerno, tutti i soggetti devono essere sottoposti ai
dispositivi di prevenzione anti-vettoriale e/o meccanica, nel periodo di attività dei flebotomi vettori.
Per i canili delle province di Benevento e Avellino, l’obbligo dei dispositivi di prevenzione antivettoriale e/o meccanica si applica solo nei casi in cui attraverso la sorveglianza entomologica nel
canile si sia dimostrata la presenza di vettori.
I cani randagi sieropositivi ricoverati nei canili possono essere adottati da privati previa
sottoscrizione da parte del richiedente di un consenso informato (informativa sulle cure necessarie e
le misure di controllo).
5
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Le modalità d’invio dei campioni presso il citato Ente sono quelle indicate nella nota regionale del
04/04/2011 n° 264233:
• il campione ematico, deposto in provetta, deve riportare l’identificativo elettronico del cane
stampato direttamente su etichetta autoadesiva applicata sulla provetta;
• il personale del Servizio Veterinario Pubblico, nonché i Veterinari Libero Professionisti,
sono tenuti ad inviare i campioni ematici accompagnati dal modulo precompilato scaricato
dalla Banca Dati Regionale Anagrafe Canina, seguendo il percorso seguente: Home Page
Anagrafe Canina, sezione modulistica, scheda dell’invio campioni all’IZSM Mod 25. Tale
funzione prevede necessariamente la preventiva iscrizione del cane in Banca Dati Regionale
Anagrafe Canina.
Il citato modulo riporterà come informazione aggiuntiva l’eventuale vaccinazione del cane nei
confronti della malattia e la data della stessa. Il personale del Servizio Accettazione dell’IZSM
respingerà tutti i campioni che non rispondono ai requisiti descritti nel presente programma.
Le ispezioni saranno reportate con il Mod 5 ed i dati dei controlli saranno immessi nel sistema
informatico GISA
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ necessario dotarsi di attrezzature per i prelievi ematici e di trasporto dei campioni ematici
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
Il campione ematico deve essere inviato per le analisi presso l’Istituto Zooprofilattico
Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) competente del territorio.
Gli esami sierologici saranno eseguiti dall’IZSM utilizzando una metodica prevista da Enti
Ufficiali Internazionali, quali Office International Epizooties Manual Terrestrial 2008 (charter
2.1.8. pag. 240-250) ed accreditata dall’Ente Accredia.
Il campione risultato positivo all’esame sierologico immunoenzimatico deve essere sottoposto
alla titolazione anticorpale mediante la metodica Immunofluorescence Assay Test (IFAT). Si
definisce “titolo sierologico all’esame IFAT” il valore di estinzione ottenuto su diluizioni scalari
di siero di cane esaminate con metodica IFAT.
1.8 DURATA
Il Piano di durata quadriennale si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E I BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL
ed all’IZSM per le attività istituzionali.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione
combattendo l’incidenza della malattia nel cane e conseguentemente nell’uomo.
6
2
PROGRAMMAZIONE
In base ai dati storici.
3. VERIFICA
Annualmente l’OERV predispone un’accurata rendicontazione delle attività svolte sul territorio dai
Veterinari Pubblici e Liberi Professionisti in relazione al Piano di controllo della Leishmaniosi. Tale
attività prevede la valutazione dell’efficacia registrata con l’implementazione delle misure previste
dal presente Piano per il contenimento del rischio leishmaniosi sul territorio. I dati necessari per lo
studio sopra citato sono ricavati dalle dettagliate informazioni riportate nel predisposto “modulo
accompagnamento campioni” e registrate nel Sistema Informativo al momento della consegna dei
campioni ai Servizi Accettazione dell’IZSM nonché da tutte le informazioni presenti nella Banca
Dati Anagrafe Canina Campania .
L’ OERV, infine, trasmette in proposito una dettagliata relazione annuale all’Assessorato alla Sanità
Regione Campania.
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Bibliografia di riferimento
Regolamento di Polizia Veterinaria DPR 320/54
OIE Terrestrial Manual 2008 Chapter 2.1.8 pagg 240-250, 2008.
Ordinanza 6 agosto 2008 Min. del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali “Ordinanza
contingibile ed urgente concernente misure per l’identificazione e la registrazione della
popolazione canina “
M. Castagnaro, A. Crotti, Fondati A., L. Gradoni, G. Lubas, M. Maroli, G. Oliva, S.
Paltrinieri , L. Solano-Gallego, X. Roura, A. Zatelli , E. Zini, “Leishmaniosi canina: linee guida su
diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte I: Approccio diagnostico e
classificazione del paziente leishmaniotico e gestione del paziente proteinurico” Veterinaria, anno
21, n. 3, 2007, pagg. 19-32
G. Oliva, X. Roura, A. Crotti, E. Zini, M. Maroli, M. Castagnaro, L. Gradoni, G. Lubas, S.
Paltrinieri, A. Zatelli “Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia,
monitoraggio e prevenzione. Parte II: Approccio terapeutico” Veterinaria, anno 22, dic. 2008, pagg.
1-10
Baneth G., Koutinas A. F., Solano-Gallego L., Bourdeau P., Ferrer L. “Canine
leishmaniosis- new concepts and insight on an expanding zoonosis: part one”, Trends in
Parasitology, 24, n. 8, 2008
Mirò G., Cardoso L., Pennis M. G., Oliva G., Baneth G., “Canine leishmaniosis- new
concepts and insight on an expanding zoonosis: part two”, Trends in Parasitology, 24, n. 7, 2008
Michele Maroli, Luigi Gradoni, Gaetano Oliva, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti,
George Lubas, Saverio Paltrinieri, Xavier Roura, Eric Zini, Andrea Zatelli “Leishmaniosi canina:
linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte III: Prevenzione”
Veterinaria, anno 23, n. 4, 2009
Oliva G., Scalone A., Foglia Manzillo V., Gramiccia M et al “Incidence and time course of
Leishmania infantum infections examined by parasitological, serologic and nested-PCR techniques
in a cohort of naïve dogs exposed to three consecutive transmission seasons” J. of Clin. Microbiol.
44: 1318-1322, 2006
Gradoni L., Gramiccia M., Khoury C., Maroli M. “Linee guida per il controllo del serbatoio
canino della leishmaniosi viscerale zoonotica in Italia” Rapporti ISTISAN 04/12 ISSN 1123-3117,
2004
7
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Maroli M., Mizzoni V., Siragusa C., D’Orazi A., Gradoni L. “Evidence for an impact on the
incidence of canine leishmaniasis by the mass use of deltamethrin-impregnated dogs collars in
southern Italy” Medical and Veterinary Entomology 15, 358-363, 2001
Baldi L., Mizzoni V., Guarino A. “New and Old foci of Leishmaniasis in Campania Region”
SOIPA 2004
Piano regionale di controllo della leishmaniosi canina nel territorio della regione EmiliaRomagna
P. Ready Leishmaniasis emergence in Europe www.eurosurveillance.org, 11 marzo 2010
Dujardin JC, Campino L., Canavate C., Dedet J. P., Gradoni L., Soteriadou K., Mazeris A.,
Ozbel Y, Boelaert M “ Spread of vector-borne diseases and Neglect of leishmaniasis, Europe”
Emerg Infect. Dis. , 14 (7), 1013-1018, 2008
Dujardin J. C. “Monitoring risk factors of spreading of Leishmaniasis around the
Mediterranean Basin” (Leish-Med Pubishable final activity report), 2009.
www.leishrisk.net
Pubblicazione sulla rivista Journal of American Veterinary Medical Association delle linee guida
elaborate dal GSLC :
Canine
leishmaniasis:
guidelines
for
diagnosis
and
clinical
classification
Autori: Saverio Paltrinieri, Laia Solano-Gallego, Alessandra Fondati, George Lubas, Luigi Gradoni,
Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, Michele Maroli, Gaetano Oliva, Xavier Roura, Andrea Zatelli,
Eric Zini,
Canine
leishmaniasis:
guidelines
for
treatment
Autori: Gaetano Oliva, Xavier Roura, Alberto Crotti, Michele Maroli, Massimo Castagnaro, Luigi
Gradoni, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Andrea Zatelli, Eric Zini
Canine
leishmaniasis:
guidelines
for
prevention
Autori: Michele Maroli, Luigi Gradoni, Gaetano Oliva, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti,
George Lubas, Saverio Paltrinieri, Xavier Roura, Eric Zini, Andrea Zatelli
//////////////////////////////////////////////////////
8
Piano_D10_PIANO DI MONITORAGGIO SULL’ILLECITA PRODUZIONE E PESCA DI
MOLLUSCHI BIVALVI
1. PIANIFICAZIONE
Il piano si è reso necessario in considerazione dei risultati di alcune ispezioni svolte nel golfo di
Napoli negli anni scorsi durante i quali sono stati rinvenuti allevamenti abusivi di molluschi
destinati all’alimentazione umana al di fuori dei normali circuiti commerciali.
Nella pianificazione di tale piano si è partiti dal presupposto che il consumo di molluschi allevati o
pescati in acque non classificate o precluse è un rischio estremamente alto per la salute del
cittadino. La riprova di tale analisi è data dall’incidenza in Regione Campania di malattie a
trasmissione oro-fecale (come l’epatite virale “A”) di cui i molluschi non conformi rappresentano
una delle cause principali, anche in considerazione che il consumo pro-capite regionale di molluschi
risulta notevolmente superiore alla media nazionale.
Il monitoraggio in questione comporta due vantaggi rispetto alle operazioni di repressione
effettuate sulla terraferma:
- blocco alla fonte dell’approvvigionamento sia della filiera commerciale ordinaria
sia dei banchetti ambulanti illegali
- riduzione dei costi dei controlli
La ricerca dei possibili allevamenti abusivi si avvarrà anche delle indicazioni fornite dalle
associazioni di categoria, dalle associazioni amatoriali che prevedono attività subacquee, dalle
Forze dell’Ordine che operano a m are, e da qualsiasi altro soggetto che venga a conoscenza della
presenza di tali attività illecite. Pertanto il presente piano verrà portato a conoscenza di tutti gli
indicatori sopradescritti
1.1 SCOPI
Monitoraggio ed eradicazione dell’illecita produzione e pesca di molluschi bivalvi.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il piano sarà attuato da:
1. SERVIZI VETERINARI DELLE AA.SS.LL. COSTIERE
2. NU.RE.C.U.
3. CARABINIERI MOTOVEDETTA 804 “GAROFALO”
4. VIGILI DEL FUOCO
Durante l’attuazione del piano possono essere coinvolte altre Autorità per implementare l’efficacia
e l’efficienza dei controlli ufficiali.
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il piano verte sulla:
 ricerca a mare di allevamenti abusivi
 ispezione delle imbarcazioni da pesca
 controllo dei tratti costieri per verificare la presenza di sbarchi illegali del pescato
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
Non vi sono vere e proprie istruzioni operative in quanto il piano verte sulla ricerca di
allevamenti abusivi
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Alla conclusione di ogni ispezione gli ispettori dovranno compilare il modello di ispezione
allegato al presente Piano denominato “Mod. 5”, pur non attribuendo alcun punteggio numerico
delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema
informatico G.I.S.A. nell’anagrafica denominata “altri operatori” e cliccando “operatori
abusivi”.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Per l’effettuazione delle ispezioni dovranno essere utilizzare imbarcazioni delle Autorità
coinvolte. Potranno essere utilizzate anche imbarcazioni di proprietà privata soprattutto quelle
destinate ad uso specialistico come rimorchiatori, chiatte munite di gru etc.
I controlli ispettivi saranno visivi effettuati con l’ausilio di subacquei e di altre attrezzature utili,
quali sonar, telecamere subacquee etc.
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
Se durante i c ontrolli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i la boratori di riferimento sono
quelli dell’I.Z.S.M
1.8 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
I costi previsti per il noleggio di imbarcazioni e per il pagamento di ditte specializzate nello
smaltimento di rifiuti speciali ( boe e le altre attrezzature reperite), sono sicuramente inferiori ai
costi sociali e sanitari conseguenti alle tossinfezioni alimentari dovuti al consumo di molluschi
allevati abusivamente.
I costi di cui sopra sono interamente a carico di specifiche risorse del Fondo sanitario appostate sul
bilancio regionale dei rispettivi esercizi finanziari di vigenza del presente Piano.
2. PROGRAMMAZIONE
Tab 1 – Programmazione dei controlli (in caso di segnalazioni, saranno svolte ulteriori ispezioni in
tutte le ASL costiere)
ASL
N. ispezioni annuali
NA 1 CENTRO
2
NA 2 NORD
3
NA 3 SUD
3
TOT ANNUALE 8
3. VERIFICA
Alla data prevista di chiusura, il presente piano sarà sottoposto a verifica annuale e finale da
parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze dandone opportuna informazione alle
Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del
rischio allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D11_PIANO DI MONITORAGGIO ANNUALE SULLA PRESENZA DI
OSTREOPSIS OVATA NEL LITORALE COSTIERO CAMPANO
PIANIFICAZIONE
SCOPI
Negli anni 2007-2014 in Regione Campania è stato attuato un Piano di monitoraggio sullo sviluppo
e presenza di Ostreopsis ovata. L’opportunità del piano è stata dettata, in base a conoscenze
scientifiche, dall’esistenza di almeno tre elementi di pericolosità legata alle fioriture in questione:
a) Contaminazione di organismi marini eduli,
b) Presenza di tossine in acque di balneazione,
c) Sviluppo di aerosol tossico.
La stesura del Piano ha tenuto conto di quanto stabilito dalle Linee Guida del Ministero della Salute
e ha previsto il coinvolgimento di diversi enti competenti in materia. Tale gruppo di lavoro definito
Gruppo di Coordinamento su Ostreopsis ovata è costituito da:
1. Assessorato alla Sanità della Regione Campania
2. Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare (ORSA)
3. Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania (ARPAC)
4. Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZS)
5. Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN)
6. Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”
L’elaborazione di un t ale Piano di monitoraggio nonché la creazione di un g ruppo tecnico è
auspicata altresì nel D.Lgs. 116 del 30 maggio 2008 recante "Attuazione della Direttiva 2006/7/CE
relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione e ab rogazione della Direttiva
76/160/CEE" e nel relativo decreto attuativo D.M. 30 m arzo il quale ribadisce l’importanza
nell’affrontare problematiche come questa con l’apporto delle competenze ed esperienze
provenienti dai diversi soggetti istituzionali.
L’obiettivo del monitoraggio è di acquisire dati sui rischi presenti lungo le coste della nostra
regione e sui controlli indispensabili per la tutela della salute pubblica.
Il fenomeno delle fioriture di Ostreopsis, inizialmente noto per le acque tropicali e subtropicali,
negli ultimi anni si è esteso sempre più in acque temperate (Shears & Ross 2010, Rhodes 2011). Il
collegamento fra queste fioriture e i cambiamenti climatici delle ultime decadi non è ovvio: infatti,
dai dati ottenuti così come da quelli di altri studi (Totti et al. 2010, Mangialajo et al. 2011) non si
evince una relazione delle fioriture con le temperature elevate, sebbene gli eventi che costituiscono
1
un rischio per la salute si concentrino nel periodo che va da giugno a ottobre, quando i valori di
temperatura dell’acqua nelle nostre aree non sono inferiori ai 22° C. Ricerche fisiologiche condotte
nei laboratori SZN mostrano infatti che Ostreopsis ovata può crescere a temperature comprese fra i
18 e i 30°C, m entre a 15° C (temperature tipiche dell’inverno e dell’inizio della primavera) non
cresce e a 32° (valori che in estate si possono misurare in pozze di scogliera o in acque
estremamente basse e riparate) le cellule vanno incontro a lisi.
Nelle nostre acque sembra essere consolidato un andamento stagionale che vede i massimi a inizio
estate (fine giugno-metà luglio), una diminuzione f ra fine luglio e inizio settembre e un nuovo
aumento nel mese di settembre. Questa stagionalità può tuttavia variare anche fra stazioni
abbastanza vicine (ad esempio Gaiola e Rocce Verdi, in prossimità di Napoli) dove si rilevano
aumenti anche in agosto o dove il picco di fine estate-autunno a volte non vi ene rilevato. La
distribuzione temporale e spaziale di Ostreopsis in effetti può variare anche a scale molto piccole,
come risulta sia dalle ricerche della SZN che da quelle condotte in altri siti. La situazione è resa più
complessa dal diverso grado di ricettività delle macroalghe sulle quali Ostreopsis cresce che
portano a stime delle abbondanze molto variabili anche in uno s tesso sito quando si campionano
specie macroalgali diverse.
Al fine di valutare il rischio associato alla proliferazione di Ostreopsis ovata il piano ha previsto il
controllo di tre matrici:
-
acque superficiali;
-
macroalghe (investigate per la presenza di cellule di O. ovata);
-
organismi marini eduli (controllati per la presenza di tossine del tipo ‘palitossine’).
I tre approcci vanno intesi in senso gerarchico dal punto di vista logico e temporale, dal momento
che le proliferazioni sulle matrici macroalgali rappresentano il primo step del processo, che di per sé
non dovrebbe costituire un r ischio ma che è campanello di allarme per rischi connessi con la
presenza di tossine in animali marini, nell’acqua di mare e nell’areosol.
Alla luce di quanto sopra si ritiene utile proseguire l’attività previste dal presente piano.
Valutazione sulle matrici
 Acqua superficiale
L’attività di campionamento finora si è svolta con la raccolta di campioni prelevati dalla rete di
monitoraggio per i controlli sulle acque di balneazione della Regione.
 Sviluppo di aerosol tossico
I fenomeni di trasferimento di tossine nell’aerosol non sono ancora del tutto chiari. E’ probabile che
condizioni di forte idrodinamismo (onde che si frangono) può f acilitare il distacco sia delle
2
macroalghe dal substrato inorganico che le microalghe dalle macroalghe. Poco note sono invece le
condizioni di effettiva patogenicità dell’aerosol: in pratica non è noto se è la presenza di cellule a
determinare le reazioni allergiche, ovvero se le tossine (palitossine o altre sostanze che potrebbero
fungere da allergeni) devono essere liberate nell’acqua perchè si verifichino le sindromi da
inalazione.
Non sono stati segnalati fino ad oggi casi di intossicazione umana derivanti dall’esposizione agli
aerosol tossici lungo le coste Campane.
Sulla base dell’esperienza pregressa, il rischio per la generazione degli aerosol tossici dovrebbe
essere piuttosto limitato, ma non può essere totalmente escluso, qualora le condizioni climatiche e
ambientali dovessero cambiare o le proliferazioni cellulari di Ostreopsis spp. dovessero diventare
massive.
 Presenza di tossine in acque di balneazione
La presenza di Ostreopsis spp. nelle acque di balneazione è stata recentemente messa in relazione a
casi di dermatiti e congiuntiviti in uno studio epidemiologico effettuato da Tichadou et al. (Clinical
Toxicology, 2010, 48, 839-844) lungo le coste Francesi, così come è r iportato anche da Deeds e
Schwartz (Toxicon, 2010, 56, 150-162) in altra pubblicazione.
E’ stato valutato che anche in presenza di una concentrazione di Ostreopsis nelle acque di mare
bassa o inferiore al valore critico di 10.000 cellule/l, questo, non è sufficiente ad escludere la
presenza di elevate concentrazioni di tossina nelle acque. Infatti, essendo l’Ostreopsis ovata un’alga
bentonica che si sviluppa e vive attaccata a substrati, come macroalghe, ciottoli e rocce, è possibile
e probabile, nei siti dove la proliferazione algale è elevata, che ci sia un rilascio diretto, anche ad
alte concentrazioni, della tossina nelle acque di mare.
Da ciò nasce l’opportunità di attivare un monitoraggio anche sulla presenza di tossina nell’acqua di
mare lungo il litorale campano.
 Macroalghe
L’attuazione del Piano in questi anni ha evidenziato che il c omportamento delle fioriture sia
abbastanza vario dal punto di vista temporale sia per la stessa stazione che nello stesso anno tra
stazioni diverse.
La valutazione dell’abbondanza di Ostreopsis sulle macroalghe epifitate, piuttosto che nella colonna
d’acqua, sembra essere a t utt’oggi il metodo più efficace per ottenere informazioni immediate su
eventuali rischi di contaminazione di alimenti di origine marine e/o di fenomeni di tossicità
attraverso l’inalazione di aerosol o il contatto diretto. Le concentrazioni della specie in acqua
superficiale sono infatti molto variabili in relazione alle condizioni meteo-marine e non m ostrano
una correlazione elevata con le abbondanze registrate sulle macrofite e con eventuali rischi di
3
tossicità. Per chiarire la dinamica di rilascio delle cellule in acqua, e i rischi connessi per l’eventuale
insorgenza di dermatiti o problemi respiratori, sarebbero utili campionamenti della matrice acqua a
scala spaziale e temporale più piccola.
 Organismi marini eduli differenti
Esami biotossicologici
Per accertare se vi fosse, nei siti contaminati dall’alga, un trasferimento di tossicità agli organismi
marini consumati abitualmente come alimenti, sono state condotte approfondite indagini
tossicologiche nei laboratori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.
Mettendo in relazione la sensibilità del metodo biologico, il limite di determinazione analitico e le
indicazioni di tossicità, desunte dalla bibliografia ed in particolare da indicazioni dell’EFSA, dopo i
primi tre anni di attività si è deciso di limitare la positività del mouse test alle 6 ore, classificando
come esito dubbio le positività tra le 6 e le 24 ore.
Esami chimici
L’attuazione del Piano ha evidenziato che le ovatossine si accumulano in organismi presenti nelle
aree di sviluppo di Ostreopsis ovata a livelli notevoli, in molti casi ben al di sopra dei livelli di
guardia proposti dall’EFSA (30 microgrammi per Kg di carne di molluschi e crostacei).
Si è rilevato inoltre che l'abbondanza di Ostreopsis ovata sulle macroalghe epifitate è co ndizione
necessaria ma non sufficiente per la tossicità degli organismi eduli e che, a parità di concentrazioni
cellulari, le quantità di tossina accumulate sono modulate da altri fattori quali, ad esempio, la
durata della fioritura, la diversità della fonte di cibo per gli animali, e le correnti che facilitano
l'accumulo o la dispersione di cellule in prossimità degli animali.
In considerazione di quanto sopra esposto, gli obiettivi prefissati sono di seguito riportati:
1. Attuazione delle misure restrittive di tutela della salute pubblica previste dal Piano (divieti
di raccolta e p esca di organismi potenzialmente tossici, informazione alla popolazione a
rischio, formazione degli steakholder, divieti di balneazione, etc);
2. Miglioramento delle conoscenze sulla distribuzione spaziale e temporale della microalga che
siano
di
supporto
all’ottimizzazione
delle
operazioni
di
monitoraggio
nonché
individuazione, su scala spaziale ridotta, dei siti più adatti allo sviluppo delle fioriture, sia
lungo transetti orizzontali che verticali;
3. Messa a punto definitiva di una metodica di analisi più snella che permetta di monitorare un
numero più elevato di stazioni a frequenza più elevata riducendo tempi di campionamento e
di analisi;
4
4. conoscenza dei rischi di trasferimento lungo la rete trofica attraverso l’individuazione di
animali capaci di accumulare la tossina e attraverso studi di nutrizione forzata di tali animali
in vasche di allevamento;
5. Individuazione di altre specie potenzialmente dannose (Gambierdiscus sp., Prorocentrum
lima), che potrebbero dare luogo a nuove fioriture potenzialmente dannose;
6. Raccolta di informazioni che permettano lo sviluppo di modelli predittivi delle fioriture e
del rischio legato ai loro effetti dannosi, in relazione a regimi idrografici e meteorologici
diversi;
7. Ricerca della tossina nell’acqua nei siti più adatti allo sviluppo delle fioriture individuati per
il monitoraggio a scala spaziale ridotta;
8. Elaborazione di un c apillare studio epidemiologico che consenta di raccogliere dati sulle
manifestazione cliniche conseguenti all’esposizione all’alga tossica ed ai suoi prodotti;
9. Rimodulazione costante delle attività di ricerca e di monitoraggio in funzione delle evidenze
risultanti annualmente dall’attuazione del Piano.
AUTORITA’ INCARICATE DEI CONTROLLI
Gli enti incaricati ad effettuare il monitoraggio previsto dal Piano sono stati individuati in funzione
delle competenze in materia ed all’alta professionalità e r iconoscimento, anche a l ivello
internazionale, presenti in Campania.
Le attività di monitoraggio su scala regionale sono rese possibili dalle professionalità tecniche ed
operative dell’ARPAC che, anche grazie all’utilizzo di propri mezzi nautici, consente di attuare in
Regione Campania tale Piano.
Partecipano all’attuazione del Piano i seguenti Enti:
a) Assessorato alla Sanità della Regione Campania – U.O.D. Prevenzione e Sanità Pubblica
Veterinaria;
b) Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare;
c) Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Campania;
d) Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno;
e) Stazione Zoologica Anton Dohrn;
f) Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”;
g) Dipartimenti di Prevenzione delle AASSLL.
ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Le verifiche, secondo ruoli e competenze come sopra indicato, consistono:
5
-
nel monitoraggio del corretto andamento del Piano, per quanto attiene al rispetto di tempi e
modalità di campionamento a livello territoriale effettuato dall’Assessorato Regionale alla
Sanità coadiuvato dall’ORSA;
-
interpretazione e valutazione epidemiologica dei dati risultanti ed eventuali interventi
correttivi;
-
corretta implementazione della banca dati attraverso l’utilizzo del software appositamente
predisposto;
-
adeguati sistemi e tempi di comunicazione fra gli enti e verso la popolazione nelle fasi di
attenzione e di emergenza così come stabilite dal Piano;
-
attuazione delle misure cautelative imposte, a tutela delle salute pubblica, dall’Assessorato
alla Sanità in applicazione del Piano.
ISTRUZIONI OPERATIVE
Il Piano è articolato in tre livelli di indagine:
1. Fase di routine;
2. Fase di attenzione;
3. Fase di emergenza.
1° Livello d’indagine: Fase di routine
Si svolge attraverso il piano monitoraggio (di acque superficiali di balneazione, di macroalghe, di
organismi marini eduli), la sorveglianza sindromica, la predisposizione di un pi ano di
comunicazione del rischio.
Piano di Monitoraggio
Il Piano di Monitoraggio si estenderà secondo quanto emerso dalla valutazione del rischio da inizio
luglio a metà ottobre, prevedendo dunque l’attuazione di 7 campagne di campionamento.
Monitoraggio delle acque superficiali di balneazione
Nei punti individuati ed appartenenti alla rete di monitoraggio per i controlli della qualità delle
acque di balneazione ai fini D.Lgs. 116 del 30 maggio 2008 e del relativo decreto attuativo D.M. 30
marzo 2010, s aranno prelevati dall’ARPAC alcuni campioni della matrice acqua, secondo le
modalità previste dallo stesso decreto. I punti di prelievo sono stati selezionati sulla base delle
caratteristiche geomorfologiche della costa, sulle condizioni idrodinamiche del sito, sulla vicinanza
6
di aree con alta frequentazione di bagnanti e sulla scorta dei risultati ottenuti negli anni di studio
relativi alla distribuzione di Ostreopsis ovata lungo la costa regionale.
Al fine di valutare la presenza di tossina nell’acqua di mare, saranno raccolti dalla Stazione
Zoologica alcuni campioni nel periodo di massimo sviluppo algale, che saranno analizzati presso il
laboratorio del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II per la ricerca della
tossina libera. Al momento non esiste un metodo analitico per la determinazione della tossina nelle
acque, per cui nella prima fase del piano di monitoraggio, il predetto Dipartimento di Farmacia sarà
impegnato nella messa a punto di un metodo di analisi specifico, sensibile e quantitativo.
L’attività di prelievo e analisi di campioni di acqua verrà effettuata nel corso dello sviluppo della
fioritura in uno o in entrambi i siti-chiave (Gaiola e Rocce Verdi) individuati sulla base dei risultati
finora ottenuti attraverso la ricerca scientifica e il mo nitoraggio delle acque della Campania. Il
campionamento sarà organizzato in modo flessibile valutando i d ati risultanti dai campionamenti
effettuati settimanalmente nei suddetti siti.
Questa attività ha lo scopo di tutelare la salute pubblica dei bagnanti per il rischio derivante
dall’esposizione alle tossine per cute/mucose/congiuntive, in presenza di alte concentrazioni nelle
acque superficiali di microalghe tossiche, come già accaduto in altre Regioni italiane.
Monitoraggio sulla matrice Macroalgale
I prelievi per la matrice macroalghe saranno effettuati in 23 punti (allegato 1), individuati sulla base
delle conoscenze acquisite dalle attività finora svolte. In tali punti, nel corso di specifiche missioni,
gli operatori subacquei specializzati dell’ARPAC preleveranno campioni di macroalghe
appartenenti ad un numero limitato e ben definito di specie, individuate sulla base dell’esperienza
del precedente monitoraggio e definite nelle “Metodiche campionamento macroalghe”.
Il metodo di prelievo adottato per il prelievo delle macroalghe è il metodo classico utilizzato per le
campagne di campionamento negli anni scorsi (prelievo di 1 c ampione della stessa specie a una
profondità compresa tra – 0,20 m. e 1,50 m ., ricoprendo la macroalga, tagliarla alla base e
chiudendo il sacchetto per evitare la perdita di cellule di Ostreopsis).
Per testare il metodo “Falcon”, messo a punto dalla SZN, e per confrontarlo con quello classico, in
alcuni punti di prelievo (almeno 5) saranno prelevati in doppio campioni sia col metodo classico
che con il alternativo proposto dalla SZN.
Si prevede dunque la raccolta in fase di routine di 161 campioni.
7
Monitoraggio sulla matrice Organismi marini eduli
In sette stazioni individuate sulla base delle esperienze pregresse, gli operatori subacquei
specializzati dell’ARPAC preleveranno campioni di organismi marini eduli (ricci, mitili,
gasteropodi, crostacei) preferendo quelli situati superficialmente,; questi saranno recapitati all’IZS
di Portici per le analisi tossicologiche e successivamente, i campioni risultati positivi, saranno
consegnati al Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II, per le analisi
quali/quantitative della tossina .
Si prevede dunque la raccolta in fase di routine di 49 campioni.
Dai dati degli anni precedenti si stima che in relazione alle diverse situazioni contemplate dal Piano
tale numero possa incrementare circa del 50 % per condizioni “extrapiano” e 19% per condizioni di
“emergenza”.
Predisposizione di un piano di Sorveglianza sindromica
La sorveglianza sindromica è uno s trumento di Sanità Pubblica, che ha recentemente trovato un
sempre più diffuso impiego, basata non pi ù sulla diagnosi di malattia, ma sulla presenza di un
insieme di segni e sintomi, che costituiscono una sindrome.
L’utilizzo del termine sindrome è legato all’oggetto della sorveglianza, che non può essere limitato
ad una precisa diagnosi eziologica e un quadro clinico strettamente definito, ma deve comprendere
un insieme di sintomi/segni, il c ui rilevamento può definire la comparsa di un e vento epidemico.
L’istituzione di un sistema di sorveglianza sindromica ad hoc risulta particolarmente importante per
la precoce identificazione di casi potenzialmente riconducibili all’esposizione alla tossina dell’alga
O. ovata, al fine di attivare prontamente le necessarie misure preventive di Sanità Pubblica,
contribuendo, inoltre, alla sensibilizzazione degli operatori sanitari.
Ulteriori obiettivi di un tale sistema di sorveglianza clinico-epidemiologica sono brevemente di
seguito elencati:
• Stima dell’incidenza delle sindromi irritative delle alte vie aeree e della mucosa
congiuntivale in presenza o assenza di esposizione ad aerosol marini;
• Acquisizione di ulteriori informazioni sulla storia naturale e sul quadro clinico riconducibile
all’esposizione alla tossina dell’alga O. ovata;
• Individuazione delle caratteristiche della popolazione a maggior rischio di quadri clinici più
gravi;
• Integrazione dei dati ambientali per la valutazione dell’esposizione e creazione di una mappa
delle aree a maggior rischio;
8
• Integrazione dei dati ambientali per la definizione dello stato di attenzione,di allerta e di
emergenza;
• Miglioramento della coordinazione tra le diverse componenti coinvolte nella sorveglianza
epidemiologica ambientale e in ambito umano e nella risposta rapida ad eventi epidemici
legati a fenomeni di tipo microbiologico;
• Attivazione delle misure preventive di Sanità Pubblica, in costante collaborazione con
Comune, ASL territoriali, Ospedali.
Predisposizione di un piano di comunicazione del rischio
L’Autorità competente, attraverso l’Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare (ORSA),
predispone un pi ano di comunicazione del rischio per informare gli stakeholders, la popolazione
interessata e gli organismi competenti sul territorio.
Tale comunicazione assume forme diverse in ragione del periodo di attività nel monitoraggio in
questione: “tempo di pace” e “fase di emergenza”.
La comunicazione del rischio “in tempo di pace” viene effettuata attraverso un informazione
preventiva, mirata alla promozione di comportamenti protettivi da adottare nella vita quotidiana ed
in caso di emergenza. La comunicazione, pertanto, verrà organizzata lungo due direttrici principali:
verso l’interno e verso l’esterno. La comunicazione interna (Servizio Sanitario), effettuata secondo
mezzi consueti, ha lo scopo di diffondere informazioni utili sulle attività che vengono svolte dai
gruppi di lavoro e d i informare il personale circa eventuali aggiornamenti di carattere
scientifico/normativo. La comunicazione esterna ha invece l’obiettivo di rendere noti alla
popolazione ed alle altre categorie coinvolte i rischi sanitari, i c omportamenti atti a ridurli e
l’attività che l’Istituzione svolge per tutelare la salute pubblica, con la finalità di consolidare il
rapporto di fiducia con il pubblico e, nel contempo, di promuovere la propria immagine sul
territorio.
Le azioni di comunicazione da sviluppare a tutti i livelli sono:
• Progettazione e realizzazione di campagne di informazione;
• Aggiornamenti del sito web dell’ORSA con sezioni dedicate al rischio sanitario legato ad
Ostreopsis ovata;
• Progettazione e realizzazione di materiale informativo (brochure, poster, audiovisivi, slide,
etc.);
• Organizzazione di eventi ed incontri con il pubblico;
• Partecipazione ad esposizioni e manifestazioni cittadine.
9
Sulla base di quanto esposto il piano di comunicazione del rischio connesso alla proliferazione di
Ostreopsis ovata lungo le coste del litorale campano si articola in una fase di formazione ed
informazione che si svilupperà durante l’inverno, periodo in cui non esiste un rischio imminente per
la salute pubblica, ed interventi mirati in caso di emergenza.
L’attività di comunicazione sarà rivolta alle seguenti categorie:
1. Operatori turistici (ad es. gestori di lidi e bagnini, albergatori, ristoratori , commercianti),
pescatori, e tutti coloro che hanno dal mare una loro fonte di reddito;
2. Cittadini, turisti, sportivi nautici, diving e tutti coloro che utilizzano il ma re a livello
ricreativo;
3. Istituzioni nazionali, locali, strutture tecniche di riferimento e associazioni ambientaliste.
Per quanto riguarda coloro che ricadono nella prima e t erza categoria, la comunicazione e l a
formazione preventiva saranno effettuate nel periodo invernale e si articoleranno nelle seguenti
azioni:
• Incontri per divulgare informazioni di base sulle alghe tossiche marine e le possibili
conseguenze ad esse associate;
• Illustrazione del lavoro svolto dalle Autorità competenti a tutela della salute umana;
• Presentazione e discussione del piano operativo nei casi di emergenza;
• Presentazione e verifica annuale del lavoro svolto durante i periodi critici in termini di
efficienza ed efficacia.
Il coinvolgimento dei portatori d’interesse economico ha lo scopo di rendere più efficienti le attività
di prevenzione ed il successo di eventuali piani di emergenza. La comunicazione al cittadino che ha
come finalità lo scambio d’informazioni, evitando tuttavia fenomeni di allarme ingiustificato e gli
inevitabili effetti negativi sul mercato dei prodotti non coinvolti nel rischio da Ostreopsis ovata. In
pratica l’utente viene opportunamente informato e formato, così da partecipare attivamente alle
attività di monitoraggio (segnalazioni di presenza di fioriture, di casi clinici, spiaggiamenti di fauna
ittica, ecc).
In particolare l’informazione ai cittadini, dovrebbe prevedere le seguenti azioni:
•
Realizzazione di una serie di incontri per divulgare informazioni di base sulle alghe tossiche
marine e l e possibili conseguenze ad esse associate da svolgersi nelle scuole, anche in
occasioni di eventi formativi che coinvolgano le famiglie;
•
Realizzazione e d istribuzione di depliants sulla caratterizzazione del pericolo in occasione
degli incontri suddetti;
•
Divulgazione di notizie attraverso il sito web di ORSA dove saranno raccolti i dati di
monitoraggio del periodo balneare e le azioni svolte dalle Autorità competenti.
10
Durante la “fase di emergenza”, di seguito dettagliata, l’attività di comunicazione sarà rivolta
principalmente a:
1. Autorità competenti sul territorio (ad es. AASSLL, Capitanerie, Comuni, forze dell’ordine,
etc);
2. operatori turistici (ad es. gestori di lidi e bagnini, albergatori, ristoratori, commercianti),
pescatori, e tutti coloro che traggono dal mare la loro fonte di reddito;
3. cittadini, turisti, sportivi, diving e tutti coloro che utilizzano il ma re a livello ricreativo
(pubblicazione delle ordinanze e degli avvisi nei luoghi frequentati da bagnanti e turisti);
4. Tutte le principali informazioni saranno inoltre disponibili attraverso una apposita sezione
del sito web di ORSA e dei comuni interessati.
Scopo ultimo del piano di comunicazione del rischio sarà quello di generare uno s cambio
informativo atto ad aiutare il p ubblico ad incanalare timori ed allarmi ingiustificati verso
un’appropriata vigilanza, un apprendimento attento ed una preparazione costruttiva.
2° Livello d’indagine: Fase di attenzione
Questa fase si articola differentemente se la fase di routine oppure a s eguito di altre segnalazioni
mette in evidenza un pericolo legato alla produzione di aerosol o un pericolo legato alla produzione
di tossina e suo accumulo in talune specie ittiche.
In funzione delle condizioni che si verificano si distinguono:
• fase di attenzione “aerosol/acqua
• ed una fase di attenzione “alimenti”
FASE DI ATTENZIONE “AEROSOL/ ACQUA”
Tale fase si attiva se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:
• Si rilevano in seguito a condizioni meteo marine favorevoli, concentrazioni molto elevate (≥
10.000 cell/litro) di O. ovata nei campioni di acqua superficiale;
• Se nel corso della sorveglianza sindromica vengono segnalati casi riferibili a sindrome
clinica da O. ovata.
Sono previste le seguenti azioni:
-
L’ARPAC comunica all’Assessorato alla Sanità, U.O.D. Prevenzione e Sanità Pubblica
Veterinaria ([email protected] – tel. 081/7969399 – Fax 081/7969391) e
all’Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare ([email protected] – tel.
11
081/7865333) e ai membri del gruppo di Coordinamento regionale le aree costiere oggetto
dello stato di attenzione;
-
Il Gruppo di Coordinamento valuta l’opportunità di attivare il piano di comunicazione del
rischio;
-
L’ARPAC effettuerà una accurata ispezione dei luoghi e u n accurato controllo visivo della
zona con idonea documentazione fotografica dello stato ambientale al fine di verificare la
presenza di aggregati mucillaginosi, di eventuale sofferenza di organismi marini, della
presenza di biofilm e di ogni segnale che possa indicare situazioni di rischio ed intensificherà
le attività di monitoraggio per delimitare l’area interessata, procederà inoltre:
-
Nei punti in cui le analisi hanno determinato l’attivazione della fase di attenzione si procederà
alla raccolta di campioni di macroalghe appartenenti alle specie Asparagopsis taxiformis,
Halopteris spp. Corallina elongata, Jania rubens. per verificare la presenza/assenza di
Ostreopsis ovata, P. lima e C. monotis e di eventuale altre microalghe potenzialmente
tossiche;
-
Nei punti in cui le analisi hanno determinato l’attivazione della fase di attenzione si procederà
al prelievo di organismi marini eduli (ricci, mitili, crostacei, altri molluschi etc..) per
l’esecuzione dei test di tossicità attraverso saggi tossicologici e delle analisi quali/quantitative
della tossina accumulata in tali organismi.
FASE DI ATTENZIONE “ALIMENTI”
Tale fase si attiva se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:

si rilevano concentrazioni ≥ 10.000 cell/g di O. ovata nei campioni di macroalga (punti 1.3
della fase di routine);

se nel corso della sorveglianza sindromica (punto 1.5 de lla fase di routine) vengono
segnalati casi riferibili ad intossicazione alimentare riferibile a ovatossina, come descritto
nella letteratura internazionale.
Sono previste le seguenti azioni:
-
L’ARPAC, comunicherà all’Assessorato alla Sanità, U.O.D. Prevenzione e Sanità Pubblica
Veterinaria, all’Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare ed ai membri del
gruppo di Coordinamento le aree costiere oggetto dello stato di attenzione con le procedure
già indicate per la problematica “aerosol/acqua”;
-
L’ARPAC attiverà i c ontrolli sulle acque superficiali nonché del controllo visivo nelle
zone interessate con idonea documentazione fotografica dello stato ambientale al fine di
12
verificare la presenza di aggregati mucillaginosi, di eventuale sofferenza di organismi
marini, della presenza di biofilm e di ogni segnale che possa indicare situazioni di rischio;
-
L’ARPAC intensificherà i prelievi sugli organismi marini eduli (ricci, mitili, crostacei, altri
molluschi etc.) nei punti che hanno definito la fase di attenzione, in aggiunta ai 7 punti già
individuati nella fase di routine, sui quali l'IZS effettuerà i s aggi tossicologici e il
Dipartimento di chimica delle sostanze naturali le analisi quali/quantitativa delle tossine;
-
Le AASSLL intensificano il monitoraggio periodico sulle zone di produzione di molluschi
bivalvi ubicate entro il raggio di 2 km , prelevando un ul teriore aliquota del campione da
inviare all’IZS di Portici per la ricerca della Palitossina..
REVOCA PROVVEDIMENTI ADOTTATI NELLA FASE DI ATTENZIONE
Tutti i provvedimenti adottati sono revocati quando:
-
in caso di fase “aerosol-acqua” i campioni d’acqua torneranno conformi
-
in caso di fase “alimenti” gli esiti al mouse test su organismi marini eduli risulteranno negativi.
Il Gruppo di Coordinamento, in considerazione delle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli allo
sviluppo dell’Ostreopsis ovata, può decidere di revocare le misure previste per la Fase attenzione
alimenti alla fine del mese di ottobre .
3° Livello d’indagine: Fase di emergenza
In questa fase è necessario avviare iniziative e misure per il contenimento del rischio e per prevenire
esposizioni pericolose per la popolazione.
In funzione delle condizioni che si verificano si distinguono:
1. una fase di emergenza “aerosol/acqua”;
2. ed una fase di emergenza “alimenti”.
FASE DI EMERGENZA “AEROSOL/ACQUA”
La fase di emergenza aerosol/acqua si attiva se:
• Si rilevano, in seguito a condizioni meteo marine favorevoli ed il persistere di concentrazioni
di O. ovata superiori a 10.000 cellule/l nei campioni di acqua superficiale.
Sono previste le seguenti azioni:
-
Divieto di balneazione nelle aree interessate;
-
Prosecuzione dei controlli, come disposto dalle norme cogenti, nelle acque dichiarate
temporaneamente non idonee alla balneazione;
13
-
Pulizia a cura dei Comuni interessati, della battigia per impedire l’accumulo di macroalghe o
altro materiale organico, evitando (o cercando di evitare) che l’azione meccanica del mare
(risacca) o la decomposizione di tale materiale possa incidere negativamente sulla qualità e
salubrità dell’aerosol marino;
-
Nei punti in cui le analisi hanno determinato l’attivazione della fase di emergenza “aerosol”
si procederà al prelievo di organismi marini eduli (ricci, mitili, crostacei, altri molluschi etc..)
per l’esecuzione dei test di tossicità attraverso saggi tossicologici e delle analisi
quali/quantitative della tossina accumulata in tali organismi;
-
Comunicazione del rischio.
FASE DI EMERGENZA “ALIMENTI”
• Nel caso di sola positività al mouse test su campioni di organismi eduli marini prelevati
nella Fase di attenzione si attiverà immediatamente la fase di emergenza.
I campioni positivi verranno immediatamente consegnati al Dipartimento di Farmacia per
l’analisi chimica delle palitossine.
Sono previste le seguenti azioni:
-
Divieto di pesca sottocosta di ricci, mitili, gasteropodi e crostacei nei comuni dove sono stati
prelevati i campioni positivi;
-
Attivazione della comunicazione del rischio;
-
Notifica al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente dell’emergenza in atto ed
informativa sulle azioni poste in essere.
REVOCA PROVVEDIMENTI ADOTTATI NELLA FASE DI EMERGENZA
Tutti i provvedimenti adottati sono revocati quando:
-
in caso di fase “aerosol-acqua” i campioni d’acqua torneranno conformi;
-
in caso di fase “alimenti” gli esiti al mouse test su organismi marini eduli risulteranno negativi.
e la quantità di tossina rilevata mediante metodo chimico saranno < 100μg/kg.
Il Gruppo di Coordinamento, in considerazione delle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli allo
sviluppo dell’Ostreopsis ovata, può decidere di revocare le misure previste per la Fase attenzione
alimenti alla fine del mese di ottobre .
14
PROCEDURE DOCUMENTATE
Il gruppo di coordinamento utilizza il software predisposto alla raccolta dati accessibile attraverso il
sito dell’ORSA.
L’inserimento nel sistema informatico e l’aggiornamento dei dati deve essere effettuato
costantemente e parallelamente allo svolgersi del Piano e deve comprendere tutti le informazioni
raccolte durante le attività di monitoraggio.
ATTREZZATURE NECESSARIE
Sono utilizzate tutte le attrezzature di cui sono dotati i diversi enti per il prelevamento delle diverse
matrici di campionamento, esecuzione delle analisi, e le altre attività previste dal Piano (raccolta
dati meteomarini etc.).
LABORATORI DI RIFERIMENTO
I laboratori di coinvolti nelle attività di monitoraggio afferiscono a:
-
Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania (ARPAC)
-
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno
-
Stazione Zoologica Anton Dohrn
-
Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”
DURATA
Il Piano ha durata annuale in funzione delle evidenze risultanti dal monitoraggio e degli
aggiornamenti della ricerca scientifica. Si concluderà il 31/12/2015.
COSTI E BENEFICI
I costi per lo svolgimento delle attività previste dal Piano sono quantificati per le attività di missione
con utilizzo di imbarcazioni sui siti individuati in fase di pianificazione, prelevamento ed
esecuzione delle analisi su campioni, e sono così distribuiti:
ARPAC
€ 42.500,00
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno
€ 42.680,00
Stazione Zoologica Anton Dohrn
€ 31.680,00
Dipartimento di Farmacia “Università degli Studi di Napoli Federico II ”
€ 30.250,00
REPORT
Le rendicontazioni periodiche saranno effettuate direttamente dall’ORSA mentre il report annuale è
a cura degli enti del Gruppo di Coordinamento con il coordinamento del suddetto Osservatorio.
15
ALLEGATO 1
ID
CODICE
OS 1
OS 2
OS 3
OS 7
OS 9
OS 10
OS 11
OS 12
OS 13
OS 14
OS 16
OS 17
OS 18
OS 19
OS 22
OS 24
OS 30
OS 33
OS 34
OS 35
OS 38
OS 39
LOCALITA'
Miliscola-isolotto di San Martino
Miseno Faro
Punta Pennata
Casamicciola
San Pietro
Lacco Ameno
Trentaremi
Nisida
Gaiola
Rocce Verdi
Punta Gradelle
Sorrento
Marina Grande
Marina Piccola
Praiano
Fuenti
Porto Infreschi
Castello Aragonese
Sant'Agnello
Baia di Ieranto
Spiaggia Cimitero
Bagni Elena
Erchie
16
Piano_D12_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PER LA RICERCA DEGLI
ALLERGENI NEGLI ALIMENTI.
1. PIANIFICAZIONE
Gli allergeni sono sostanze normalmente innocue per la maggior parte degli individui, ma
potenzialmente in grado di indurre reazioni indesiderate in alcuni soggeti. Tali reazioni spaziano da
sintomatologia lieve (prurito, gonfiore, nausea, vomito, diarrea), fino a sintomatologia grave (shock
anafilattico), che può condurre ad esito letale. Le allergie alimentari rappresentano un fattore critico
per la salute pubblica nei Paesi industrializzati. Dati ISTAT riferiscono che le allergie rappresentano
il 9,9% delle malattie riscontrate in Italia negli anni 1999-2000. L’aumento di tale incidenza sembra
essere legato a diversi fattori, tra i q uali la minor frequenza dell’allattamento al seno materno,
l’abuso di fitofarmaci, insetticidi e diserbanti in agricoltura, l’utilizzo crescente di additivi
alimentari ed altre cause ancora in corso di identificazione.
1.1 SCOPI
La Direttiva CE/89/2003, recepita con il Decreto Leg.vo n.114 dell’8/02/2006 e successive
modifiche ed integrazioni e il Reg (UE) N. 1169/2011 hanno l’obiettivo di tutelare la salute dei
cittadini con sensibilità nota nei confronti di componenti o a dditivi alimentari. Tali atti normativi
contengono la lista delle sostanze considerate “allergeniche”, che devono essere riportate in
etichetta anche se presenti come derivati: crostacei e prodotti derivati, uova e prodotti derivati,
pesce e prodotti derivati, arachidi, soia e prodotti derivati, latte e derivati (compreso il la ttosio),
frutta a guscio, sedano, senape, sesamo ed i derivati, anidride solforosa e solfiti a concentrazioni
superiori a 10mg/l. Sono stati poi aggiunti i lupini ed i molluschi e derivati; è previsto infatti che la
lista venga periodicamente aggiornata in base alle conoscenze scientifiche.
Poiché il numero di cittadini affetti da sindromi allergiche è purtroppo in crescita costante, diventa
basilare la rilevazione anche di piccole quantità di allergeni presenti nei prodotti alimentari per
salvaguardare la vita di tale target di consumatori.
Di conseguenza le finalità di tale piano sono:
•
•
Salvaguardia della salute della popolazione affetta da allergie alimentari
Riduzione dei costi sociali conseguenti a manifestazioni allergiche nella popolazione affetta
da tale sindrome
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Le A.C. ad effettuare i c ontrolli ufficiali nell’ambito di tale Piano sono i Servizi Veterinari dei
Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
La valutazione del rischio evidenzia che durante le fasi di produzione, conservazione, trasporto ed
utilizzazione degli alimenti, contaminazioni crociate possono far sì che quantità ridotte di allergeni
possano contaminare altri prodotti alimentari; di conseguenza alcuni prodotti che in etichetta non
riportano alcun tipo di allergene possono invece contenerli.
In sede di programmazione regionale, diventa un obiettivo primario la conoscenza e la riduzione dei
rischi derivanti dalla p
resenza nei prodotti alimentari di allergeni non dichiarati in etichetta.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
Il Piano prevede l’esecuzione di campioni chimici effettuati ai sensi del DPR 327/80. I campioni
dovranno essere effettuati esclusivamente in fase di vendita, sia negli esercizi di vendita che nei
depositi all’ingrosso, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5, per poi passare alle
altre categorie in ordine decrescente. Dovranno essere campionati esclusivamente i prodotti
alimentari che NON contengono l’indicazione della presenza di allergeni.
Le matrici da sottoporre a controllo, il numero dei controlli e la loro ripartizione territoriale sono
riportati nella Tabella 1.
Il campione sarà costituito da 5 a liquote del peso minimo di 100 g r.; poiché le confezioni non
devono essere aperte, ogni aliquota sarà costituita da una confezione dello stesso lotto.
Nella scelta delle matrici e delle ricerche si terrà conto di quanto riportato nella tabella seguente e di
quanto dichiarato in etichetta:
Ricerca
Matrice
Ovoalbumine + lattoglobuline Carni macinate o preparazioni di carni
Ovoalbumine + lattoglobuline Alimenti per la prima infanzia a base di carne
Solfiti
Carni macinate e preparazioni di carne
Proteine di crostacei
prodotti a b ase di pesce (Attenzione: i prodotti da campionare non
devono contenere senape, fagioli, cozze, ed artropodi in quanto
responsabili di cross reazione e quindi possono dare false positività)
In caso di riscontro di allergeni, l’Autorità Competente:
a) effettuerà l’immediato sequestro della partita se ancora presente
b) procederà all’attivazione del sistema di allarme rapido ex art. 50 Reg CE 178/02, ex Intesa
Stato-Regioni del 13/11/2008, ex DGRC 20/11/2009 n. 1745, e ffettuando la notifica di
allerta di cui agli stessi artt. 4 per gli alimenti che, tenuto conto della shelf-life, potrebbero
essere ancora in circolazione.
c) una volta decorsi i termini per la revisione d’analisi, ovvero se anche la revisione d’analisi
ha dato esito positivo alla ricerca, notificherà al produttore la violazione al combinato
disposto dall’art. 5 del D.L.vo 109/92 e dell’art. 9 Reg CE 1169/11, sanzionato dall’art. 18
punto 3 del D.L.vo 109/02 (sanzione amministrativa da € 600 a € 3.500)
(NB. Poiché con tale azione viene violata una norma che prevede una sanzione
amministrativa, la revisione d’analisi in questo caso è effettuata ai sensi del combinato
disposto dall’art. 15 L. 689/81 e dall’art. 20 D PR 571/82, e NON ai sensi dell’art. 1 L.
283/62; pertanto variano gli importi dei diritti che il presunto trasgressore deve versare;
non si applica infatti la tariffa stabilita dall’ISS ma quella stabilita dal Ministero
dell'economia e delle Finanze in vigore con apposito D.M. che aggiorna annualmente
l’importo)
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni dovrà essere
utilizzato il Mod. 3. L ’ispezione dovrà comunque essere riportata utilizzando il Mod 5 di
ispezione. Il controllo ufficiale deve essere, come tutti gli altri, inserito nel sistema informatico
GISA.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ sufficiente la normale dotazione di attrezzature per il prelievo di campioni
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
Il laboratorio che effettuerà le analisi è l’IZSM di Portici
1.8 LA DURATA
Il Piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
La previsione dei benefici economici del Piano sono relativi alla probabile riduzione dei costi
sociali dovuti a manifestazioni allergiche nella popolazione affetta da sindrome allergica
2. PROGRAMMAZIONE
Ricerca
Matrice
Carni
macinate o
preparazioni
di carni
Alimenti per
bambini a
ovoalbumine base di carne
+
(es.
lattoglobuline
liofilizzati,
omogeneizzati
etc)
Carni
macinate e
Solfiti
preparazioni
di carne
prodotti a
base di pesce
che non
Crostacei
riportano in
etichetta la
presenza di
crostacei
ovoalbumine
+
lattoglobuline
ASL
AV
ASL
BN
ASL
CE
ASL
NA 1
centro
ASL
NA 2
nord
ASL
NA 3
sud
ASL
SA
TOT.
10
10
10
15
10
10
10
75
5
5
5
10
5
5
5
40
50
50
50
70
50
50
50
370
1
1
1
5
2
2
2
14
TOT
499
3. VERIFICA
A fine anno, il presente piano è sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che cura la redazione delle
risultanze e le inserisce nella relazione annuale del PRI.
Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali,
alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione.
L’ORSA analizza l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo
scopo di verificare se:
 gli scopi sono stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 è necessario apportare modifiche
Piano_D13_PIANO DI MONITORAGGIO SUI PUNTI DI SBARCO DEI PRODOTTI
DELLA PESCA
La Regione Campania è caratterizzata da ca. km 512 di costa e le attività legate al settore della
pesca assumono, conseguentemente, un’importanza notevole sia sotto il profilo commerciale che
della sicurezza alimentare. Con Decreto dirigenziale n. 9/ 2011 la Regione ha identificato i p unti
sbarco e ne ha disciplinato le modalità di controllo con il successivo Decreto n. 12/2011.
Le attività di cattura delle specie autoctone, in Campania, si affiancano alla raccolta dei molluschi
bivalvi dai banchi naturali e, soprattutto, dalle zone in concessione appositamente classificate.
1. PIANIFICAZIONE
Per garantire la sicurezza del pescato è necessario che le attività del controllo ufficiale siano
effettuate, oltre che sul prodotto già immesso in commercio, anche nella fase della produzione
primaria. Pertanto, vanno sottoposte a monitoraggio tutte le attività che si svolgono presso i punti di
sbarco dove obbligatoriamente devono attraccare le imbarcazioni da pesca per il trasbordo dei
prodotti.
Contestualmente a tale attività è possibile identificare e contrastare i fenomeni di abusivismo nel
settore, già più volte oggetto di interventi repressivi sia da parte delle AA.SS.LL. che di altri
organismi di controllo.
1.1 SCOPI
Lo scopo del Piano è quello di avere un quadro esaustivo e sistematico sulle condizioni igieniche e
sulle attività svolte presso i punti di sbarco, che possono incidere sulla sicurezza alimentare.
Altro scopo è quello di verificare il rispetto delle norme sulla pesca.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai:
• Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. costiere con le loro
strutture territoriali, per i controlli di rispettiva competenza
• Capitanerie di Porto locale, per i controlli di rispettiva competenza.
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
In particolare, il piano verte sull’effettuazione di ispezioni congiunte presso i punti di sbarco dei
prodotti della pesca per verificare:
1. Competenza ASL
a. requisiti igienico sanitari del punto di sbarco
b. requisiti igienico sanitari delle imbarcazioni da pesca
c. condizioni igieniche dello sbarco
d. requisiti di igiene e della temperatura del pescato
e. requisiti di igiene dei mezzi di trasporto del pescato
f. controllo documentale (documentazione di trasporto e documento di
registrazione per i molluschi bivalvi) con particolare riferimento ai molluschi
bivalvi
g. stato di freschezza del pescato
2. Competenza Capitaneria:
a. corrispondenza tra tipo di pescato e sistema di pesca autorizzato
b. controllo della taglia minima
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I controlli ispettivi saranno visivi e documentali.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del
punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito
nel sistema informatico G.I.S.A..
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Non sono previste attrezzature particolari rispetto a quelle in uso alle Autorità sopradescritte.
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
Qualora durante i controlli ufficiali siano effettuati campionamenti, i laboratori di riferimento
sono quelli dell’I.Z.S.M.
1.8 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E I BENEFICI
Il Piano non pr evede costi aggiuntivi né benefici economici se non que lli derivanti dalla
diminuzione dei costi sociali causati dalle malattie alimentari legate al consumo di prodotti della
pesca. I report del Piano sono estrapolati direttamente dal GISA dove devono essere inseriti i
dati dei controlli.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 1 –programmazione mensile dei Servizi Veterinari
TOTALE
ASL CE
ASL NA1
ASL NaA3
Sud
ASL SA
TOT
0
ASL NA2
Nord
32
32
32
32
128
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano è sottoposto a verifica finale da parte dell’ORSA che cura la
redazione delle risultanze da inserire nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna
informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed
agli organi di informazione.
L’ORSA analizza l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo
scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D14_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PER LA RICERCA DI
ISTAMINA NELLE CONSERVE E NELLE SEMICONSERVE DI PESCE
1. PIANIFICAZIONE
L’istamina è un pr odotto di degradazione dell’istidina. Tale amminoacido è presente in misura
notevole in alcune specie ittiche e le modalità di conservazione rappresentano il fattore principale
della sua formazione. Il limite massimo di istamina consentito nei prodotti ittici è stabilito dal Reg.
CE 2073/05. L’ingestione di prodotti alimentari contenenti istamina in misura massiccia può
comportare l’insorgenza di una sindrome tossica con sintomatologia simile ad una allergia, in alcuni
rari casi anche con prognosi infausta
1.1. SCOPI
Le finalità di tale piano è quella di:
• ridurre il rischio di ingestione di conserve di pesce accidentalmente contenenti istamina,
salvaguardando in tal modo la salute della popolazione
• avere dati certi sull’incidenza di tale pericolo chimico per l’effettuazione di una corretta
analisi del rischio
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le
loro strutture territoriali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Vengono effettuati campionamenti per verificare la presenza di istamina nei prodotti a base di
pesce
1.4. ISTRUZIONI OPERATIVE:
I campioni sono prelevati esclusivamente nelle medie e grandi strutture di vendita o ne i depositi
all’ingrosso, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre
categorie in ordine decrescente.
Le matrici sono rappresentate da conserve e semiconserve di pesce.
Il Piano prevede l’esecuzione di campioni chimici effettuati ai sensi del combinato disposto dal
DPR 327/80 e dal Reg CE 2073/05. Pertanto devono essere prelevate n. 5 a liquote, ciascuna
costituita da 9 u.c. da 50 gr. cadauna. Le matrici da sottoporre a controllo, il numero dei controlli e
la loro ripartizione territoriale sono riportati nella Tabella 1.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni deve essere
utilizzato il Mod. 3.
L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo
ufficiale dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ necessaria la dotazione della normale attrezzatura per il campionamento
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del
Mezzogiorno
1.8. DURATA
Il Piano si conclude il 15/12/2015.
1.9. COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione
rilevando la presenza di prodotti non c onformi a quanto previsto dalla Normativa nazionale e
comunitaria, garantendo i consumatori circa la presenza in commercio di prodotti sicuri sotto tale
aspetto.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 1 –programmazione dei campionamenti
ASL AV ASL BN
TOTALE
10
10
ASL CE
ASL
NA1
10
15
ASL
NA2
Nord
10
ASL
NaA3
Sud
10
ASL SA
TOT
10
75
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione
circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di
informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D16_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE SULLA TRACCIABILITA’
DELLE CARNI DI SELVAGGINA CACCIATA PRESSO GLI ESERCIZI DI
SOMMINISTRAZIONE
1. PIANIFICAZIONE
La cessione diretta degli animali abbattuti nel corso dell’attività venatoria è un f enomeno in
diffusione sul territorio nazionale; tuttavia questa pratica se non avviene nel rispetto totale della
norma può rappresentare un rischio per la salute del consumatore. Esistono infatti diverse patologie
di origine virale, batterica e parassitaria che possono trasmettersi dall’animale all’uomo. Secondo la
normativa nazionale ( Accordi Stato-Regione n. 2470 e n. 2477 d el 9 febbraio 2006) è ammessa la
fornitura di piccoli quantitativi di selvaggina selvatica abbattuta a caccia, dal c acciatore
direttamente al consumatore finale o ai laboratori annessi agli esercizi di commercio al dettaglio o
di somministrazione a livello locale che forniscono direttamente al consumatore. Secondo il D.P.R.
n 607 del 17/10/96 per piccoli quantitativi si intende:
• per la selvaggina selvatica di grossa taglia, mammiferi selvatici dell’ordine degli ungulati,
un capo/cacciatore/anno;
• per piccola selvaggina selvatica, mammiferi selvatici dell’ordine dei leporidi e i v olatili
selvatici in libertà, non più di 50 capi/anno, anche quando il prelievo venatorio consentito
prevede un numero maggiore di capi.
La fornitura diretta deve avvenire a livello locale cioè nell’ambito del territorio della provincia in
cui insiste la zona di caccia o nel territorio delle province contermini. Il cacciatore, come previsto
dal R egolamento n. 1 0 del 06/12/2011, pubblicato sul BURC n. 78 del 19/10/2011, deve
comunicare in forma scritta all’esercente o l’ attività di commercio al dettaglio o di
somministrazione la zona o i l codice di chiusino di provenienza degli animali cacciati, al fine di
garantirne la rintracciabilità e consegnare inoltre una copia della Scheda Conferimento Campioni
Allegato A debitamente timbrata per l’accettazione dall’IZS o dal Servizio Veterinario ASL.
In ogni caso il c ommerciante al dettaglio, in ambito locale, ha l’obbligo di documentare la
provenienza dei prodotti e delle carni cedutegli dal produttore primario secondo le disposizioni di
cui al regolamento (CE) n. 178/2002, relative alla rintracciabilità. Per le carni di cinghiale o di altre
specie sensibili il cacciatore deve poter esibire l’esito favorevole di ricerca del parassita Trichinella.
1.1. SCOPI
Il controllo della f iliera di carni di selvaggina cacciata rappresenta un obiettivo importante del
controllo ufficiale regionale che vuole promuovere una fruizione delle carni di selvaggina sicura
sotto l'aspetto sanitario.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano sarà attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le
loro strutture territoriali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il Piano prevede l’esecuzione di controlli documentali come disposto dal Reg. CE 178/02 e solo
se necessario di prelievo campioni.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I controlli saranno effettuati possibilmente in concomitanza con i campionamenti previsti dal
Piano di monitoraggio sui requisiti microbiologici dei prodotti alimentari di origine animale
somministrati nella ristorazione pubblica in particolare presso ristoranti ed agriturismi delle
zone interne. Il controllo sarà effettuato per mezzo di ispezioni documentali e visive. I campioni
potranno essere effettuati solo in caso di necessità utilizzando le procedure standard del
campionamento ed indicando sul verbale il riferimento al piano in oggetto.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
L’ispezione dovrà essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione ed il controllo ufficiale
inserito regolarmente nel sistema informatico GISA.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
Nel caso sia necessario effettuare campioni il laboratorio di riferimento è quello dell’Istituto
Zooprofilattico del Mezzogiorno.
1.8 DURATA
Il Piano di durata annuale si conclude il 31/12/2015
1.9 COSTI E I BENEFICI
Non sono previsti costi supplementari dedicati al presente piano.
L’attuazione del monitoraggio consentirà di verificare il rispetto del Reg.CE 178/02 in materia di
tracciabilità di carni di selvaggina garantendo da un l ato maggior sicurezza del consumatore e
dall’altro una serrata lotta al bracconaggio.
Un’adeguata formazione degli operatori economici e la diffusione al consumatore di corrette
informazioni sulle qualità organolettiche ed igienico sanitarie della selvaggina selvatica
incrementerà l’opportunità di reddito in questo settore, non ultimo al cacciatore che attraverso la
vendita e/o cessione delle carni di selvaggina può coprire totalmente o parzialmente le spese
sostenute per l’attività venatoria.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 1 –programmazione dei controlli
TOTALE
ASL AV
ASL BN
ASL CE
ASL NA1
ASL NA2
Nord
ASL NaA3
Sud
ASL SA
TOTALE
6
6
6
6
6
6
6
42
3. VERIFICA
A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la
redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna
informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed
agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del
rischio allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D17_PIANO
DI
MONITORAGGIO
SULLE ACQUE
POTABILI
DA
APPROVVIGIONAMENTO SIA AUTONOMO CHE DI RETE UTILIZZATE NELLE
IMPRESE ALIMENTARI
1. PIANIFICAZIONE
Il Dlgs 31/01 stabilisce i requisiti di qualità che devono possedere le acque destinate al consumo
umano. Le misure di controllo sui parametri sanitari microbiologici e chimici e le competenze
definite dal D.lgs 31/01 ( art. 5, c.1, punto d) assicurano il rispetto dei requisiti dell’acqua erogata
fino al punto di consegna all’industria alimentare. Pertanto, è necessario verificare la qualità delle
acque utilizzate nelle imprese alimentari, quando tali acque entrano a far parte o possono comunque
influenzare il prodotto alimentare finale. Quindi, il titolare dell'impresa è responsabile della qualità
dell'acqua impiegata nel ciclo di produzione, sia che si tratti di acqua utilizzata come materia prima,
sia che si tratti semplicemente di acqua utilizzata per il lavaggio dei prodotti, ed è tenuto al rispetto
dei valori di parametro dell'All.I del su citato decreto nel punto in cui l'acqua è utilizzata
nell'impresa. L'attività di controllo delle acque utilizzate nel ciclo lavorativo delle imprese
alimentari deve essere considerata alla luce delle disposizioni in materia di sicurezza alimentare.
1.1 SCOPI
Verificare che l’acqua utilizzata negli stabilimenti alimentare effettiva possiede i r equisiti previsti
dalla normativa cogente.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai SIAN e dai SISP dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro
strutture territoriali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il Piano prevede l’esecuzione di:
• campioni chimici effettuati ai sensi e con le modalità del DPR 327/80
• batteriologici effettuati ai sensi e con le modalità della L. 123/93.
negli stabilimenti alimentari delle acque che entrano a contatto o c he vengono inglobati negli
alimenti
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I campioni sono prelevati preferibilmente negli stabilimenti riconosciuti Reg CE 852 e 853 che
utilizzano acque di propria captazione, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5
per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente.
Ai sensi del DPR 327/80, il campione dovrà essere costituito da cinque aliquote di cui una da
lasciare all’OSA.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Per l’effettuazione dei campioni dovrà essere utilizzato il Mod. 18.
L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo
ufficiale dovrà, come tutti gli altri, essere inserito nel sistema informatico GISA
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ necessaria la dotazione per il campionamento di liquidi
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
I laboratori di riferimento sono quelli dell’ARPAC
1.8 DURATA
Il piano si conclude il 31/12/15
1.9 COSTI E I BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL
per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la
salute della popolazione rilevando l’eventuale contaminazione degli alimenti da acqua non
potabile.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 2 –programmazione dei campionamenti
ASL AV ASL BN ASL CE
ASL
NA1
TOTALE
8
8
8
8
ASL
NA2
Nord
8
ASL
NaA3
Sud
8
ASL SA
TOT
8
56
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione
circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di
informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
PIANO_D19_PIANO DI MONITORAGGIO STATO SANITARIO DELLE COLONIE
FELINE
1. PIANIFICAZIONE
Nel vigente DPAR è s tata inserito il Piano di monitoraggio di cui al titolo che prevede il
censimento ed il monitoraggio igienico sanitario delle colonie feline censite
1.1. SCOPI:
Le finalità di tale piano è quella di:
• Censire gli aggregati di gatti liberi nelle cd colonie feline, al fine di identificare il n umero
dei componenti da avviare alla sterilizzazione, quale sistema di controllo della popolazione
libera in natura;
• Monitorare le condizioni igienico sanitarie dell’insediamento al fine di controllare le
problematiche derivanti da tali popolazioni
• Avere dati certi sul numero di tali insediamenti e sulla consistenza n umerica degli stessi
per l’effettuazione di una corretta analisi del rischio
1.2 AUTORITÀ COMPETENTI:
Le A.C incaricate dello svolgimento dell’attività sono i Servizi Veterinari delle ASL.
1.3 FONTI NORMATIVE.
Reg. Pol. Veterinaria DPR n.320/54;
Legge Regionale 16/2001;
Accordo Stato Regioni del 24 gennaio 2013.
1.4 PROCEDURE OPERATIVE
A seguito di segnalazione di aggregati di gatti liberi, il S ervizio Veterinario della ASL interviene
procedendo con un controllo ufficiale.
La colonia felina censita dovrà essere registrata nel sistema operativo BDU – Anagrafe Felina
secondo procedura già in uso.
Successivamente, sia il p rimo censimento che i s uccessivi controlli, s aranno registrati come
controlli ufficiali in GISA seguendo il percorso: “ BDU - Colonie Feline ” ed inserendo,
successivamente, il C.U. selezionando il presente Piano di Monitoraggio.
L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione
La frequenza consigliata di ogni colonia felina è di almeno una volta all’anno e comunque sempre
in caso di segnalazione di inconvenienti provocati dallo stesso insediamento.
1.5 DURATA
Il Piano si conclude il 31/12/2015.
1.6 COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL.
Relativamente ai benefici, si sottolinea come tale attività consentirà una perfetta tenuta sotto
controllo delle entità e tipologia di tutti gli interventi effettuati sul territorio successivamente alla
segnalazione di aggregati di felini.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 1 –programmazione dei controlli
TOTALE
ASL AV
ASL BN
ASL CE
ASL NA1
10
10
10
20
ASL NA2
Nord
10
ASL NaA3
Sud
10
ASL SA
TOTALE
10
80
3. VERIFICA
A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/CRIUV che
curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale.
L’ORSA/CRIUV analizzerà l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i d ati utili per
l’analisi del rischio allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
 occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale
Piano_D2_PIANO DI MONITORAGGIO PER LA RINOTRACHEITE BOVINA
INFETTIVA (IBR)
1. PIANIFICAZIONE
Ai sensi della normativa regionale in materia, tutti i bovini (non i bufalini) campani movimentati
verso allevamenti da riproduzione campani (non da ingrasso o familiari) devono essere sottoposti
anche all’esame per IBR, il cui risultato deve essere annotato sul documento di trasporto.
Per favorire l’eradicazione di tale malattia infettiva la Regione con D.G.R.C. n. 2313 d el
29/12/2007 ha inteso effettuare un pi ano di monitoraggio che si basa su analisi sierologiche dei
bovini allevati negli allevamenti campani. Al piano aderiscono gli allevatori in forma facoltativa, i
quali inviano l’apposito modulo di adesione al Servizio Veterinario della propria AASS.LL. In
seguito alla adesione al piano, il Servizio Veterinario della ASL competente per territorio compila
una scheda epidemiologica che unitamente alla scheda di adesione al piano, sono inviate
all’Osservatorio epidemiologico Veterinario Regionale.
In seguito alla frequenza e all’esito dei controlli, gli allevamenti partecipanti al piano potranno
essere classificati come ufficialmente indenni o indenni.
Il Piano prevede l’esecuzione di prelievi ematici per esami sierologici sui bovini di allevamenti da
riproduzione che aderiscono al piano.
1.1 SCOPO
Lo scopo del Piano è primariamente quello di avere una conoscenza sull’incidenza dell’esposizione
dei bovini alla malattia, ed in seconda istanza quella di prendere i provvedimenti previsti dalla
sorveglianza epidemiologica tra i quali:
a) eradicazione della rinotracheite bovina infettiva dagli allevamenti bovini;
b) protezione degli allevamenti indenni dalla rinotracheite bovina infettiva.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
L’Autorità coinvolta nello svolgimento del Piano sono i Servizi Veterinari delle AA.SS.LL
1.1 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
1.2 ISTRUZIONI OPERATIVE
Tutti i bovini di età superiore ai 12 mesi presenti negli allevamenti aderenti al Piano devono essere
sottoposti ad un primo accertamento sierologico per IBR, effettuato dal Servizio Veterinario della
ASL competente per territorio in occasione di controlli pianificati per attività di profilassi,
comunque entro il termine massimo di 6 mesi dal ricevimento della domanda di adesione, al fine di
determinare lo stato sanitario degli animali presenti riguardo alla IBR e, conseguentemente, le
successive misure di profilassi in azienda.
I controlli sierologici ufficiali previsti per gli allevamenti aderenti al piano vengono richiesti all’IZS
tramite il mo dello 2/33, utilizzato per la registrazione dei dati relativi alla brucellosi, al quale va
allegata obbligatoriamente una scheda informativa riguardante lo stato dell’allevamento, e d ei
singoli animali campionati, nei riguardi della vaccinazione IBR (Allegato 1).
L’esito degli accertamenti sierologici viene definito come segue:
a) Negativo IBR: animale non infetto, risultato negativo alla ricerca di anticorpi totali;
b) Negativo IBR-Vaccinato: animale non i nfetto vaccinato con vaccino deleto, risultato
positivo alla ricerca di anticorpi totali e negativo alla ricerca degli anticorpi anti g.E;
c) Positivo IBR: animale infetto o vaccinato con vaccino tradizionale, non deleto, risultato
positivo alla ricerca di anticorpi totali e anticorpi anti g. E;
Nel caso in cui gli esami sierologici rivelino la presenza di animali positivi per anticorpi IBR, il
Servizio Veterinario competente per territorio, sentito il parere dell’OEVR, propone al proprietario
la adozione di un piano aziendale di risanamento, basato su una delle due seguenti ipotesi:
a) immunizzazione di tutti i soggetti recettivi all’infezione con vaccino gE-deleto;
b) eliminazione dei capi positivi presenti in base a un piano di macellazione approvato dal
Servizio Veterinario competente per territorio.
In questa seconda ipotesi può essere autorizzata la vaccinazione dei soli capi positivi, in attesa del
loro allontanamento, con vaccino inattivato.
L'esame sierologico per IBR su sangue individuale è effettuato mediante test ELISA, di seguito
denominato ELISA-IBR, specifico per anticorpi totali, o pe r anticorpi rivolti verso proteine virali
non oggetto di delezione nei vaccini disponibili in commercio.
Nel caso di animali immunizzati con vaccino deleto, l'esame sierologico per IBR su sangue
individuale è effettuato mediante test ELISA, di seguito denominato ELISA-IBRgE, specifico per
anticorpi rivolti verso la glicoproteina E (gE) del virus IBR.
Introduzione di animali negli allevamenti aderenti al piano
Negli allevamenti aderenti al Piano possono essere introdotti esclusivamente bovini di età superiore
a 12 mesi sottoposti a controllo sierologico per IBR con esito favorevole oppure, se di età inferiore,
provenienti da allevamenti ufficialmente indenni/indenni da IBR
Qualifiche sanitarie
Allevamento ufficialmente indenne da IBR
Gli allevamenti in cui, in occasione del primo controllo ufficiale, l’esame sierologico per la ricerca
di anticorpi totali è stato effettuato, con esito negativo, in tutti i b ovini maschi e femmine di età
superiore a 12 mesi presenti, possono acquisire la qualifica di “ allevamento ufficialmente indenne
da IBR” dopo un s econdo controllo ufficiale favorevole, eseguito a distanza di almeno tre mesi e
comunque non oltre i dodici mesi, su tutti gli animali di età superiore all’anno.
2
Se al primo controllo sierologico, gli animali positivi IBR risultano inferiori al 5% dei capi testati, è
possibile considerare come favorevole tale accertamento diagnostico a condizione che gli animali
risultati sieropositivi vengano immediatamente separati dal resto dell’allevamento e macellati negli
otto giorni successivi.
Mantenimento della qualifica di allevamento ufficialmente indenne da IBR
La qualifica di ufficialmente indenne è mantenuta se:
1. Tutti gli animali introdotti in allevamento sono scortati da certificato sanitario che ne attesta
la provenienza da un allevamento ufficialmente indenne da IBR e l’esito favorevole di una
prova sierologica effettuata nei trenta giorni precedenti l’introduzione.
2. In deroga al punto precedente, è ammessa l’introduzione di bovini provenienti da
allevamenti non ufficialmente indenni da BHV-1, purchè siano sottoposti nell’allevamento
d’origine ad un a ccertamento sierologico favorevole nei trenta giorni precedenti
l’introduzione e, nell’allevamento di destinazione, dopo 21 g iorni dall’introduzione, ad un
altro accertamento favorevole. Durante tale periodo gli animali devono essere
opportunamente isolati dal resto dell’allevamento.
3. Viene effettuata annualmente, con esito favorevole, almeno una prova sierologica. A tal fine
potranno essere utilizzati i c ampioni prelevati nell’ambito delle operazioni di bonifica
sanitaria.
4. L’allevamento non esegue trattamenti vaccinali per BHV-1;
5. Non viene utilizzato seme di tori positivi a BHV-1;
6. Gli embrioni utilizzati sono ottenuti da donatrici appartenenti ad allevamenti ufficialmente
indenni o indenni da BHV-1, oppure sono trattati con chimotripsina;
7. Se gli animali hanno transitato in una stalla di sosta, o comunque in occasione del trasporto,
non sono entrati in contatto con animali non provenienti da allevamenti ufficialmente
indenni da IBR.
Sospensione e revoca della qualifica allevamento ufficialmente indenne da IBR
In caso di riscontro di sieropositività ad una prova ufficiale, la qualifica viene sospesa fino
all’accertamento della prevalenza dell’infezione nell’allevamento, mediante controllo sierologico su
tutti i capi presenti e di età superiore ai 12 mesi.
Qualora i capi sieropositivi siano in numero limitato (prevalenza inferiore al 5%), la qualifica può
essere mantenuta se i soggetti positivi sono macellati negli 8 giorni successivi e l’esame sierologico
su tutti gli animali di età superiore ai 12 m esi, eseguito dopo 21 g iorni dall’eliminazione dei
soggetti positivi, dà esito negativo.
Qualora la prevalenza dell’infezione risulti superiore al 5%, la qualifica viene revocata.
In tal caso la qualifica viene riacquisita quando, dopo l’eliminazione degli animali sieropositivi,
l’allevamento risulta sottoposto a due accertamenti sierologici negativi, distanziati tra loro da 3 a 12
mesi.
In entrambi i casi deve altresì essere condotta una accurata indagine epidemiologica, allo scopo di
accertare come l’infezione sia entrata e si sia diffusa nell’allevamento.
3
La qualifica è r evocata anche nel caso in cui siano introdotti nell’allevamento animali per i quali
non sono state effettuate le prove previste .
Allevamenti indenni da IBR
Gli allevamenti che hanno utilizzato su tutta o parte della mandria vaccino IBR deleto, i cui animali
siano stati sottoposti con esito favorevole ai test Elisa per anticorpi totali o Elisa gE, possono
ottenere la qualifica di “allevamento indenne da IBR” dopo un s econdo controllo favorevole
eseguito a distanza di tempo non i nferiore a tre mesi e non s uperiore a dodici mesi, su tutti gli
animali di età superiore all’anno
Mantenimento della qualifica di allevamento indenne da IBR
La qualifica di allevamento indenne è mantenuta se:
1. Tutti gli animali introdotti in allevamento sono scortati da certificato sanitario che ne attesta
la provenienza da un allevamento ufficialmente indenne o i ndenne da IBR, l’esito
favorevole di una prova sierologica e del test Elisa per anticorpi totali o Elisa gE effettuato
nei trenta giorni precedenti l’introduzione.
2. In deroga al punto precedente, è ammessa l’introduzione di bovini provenienti da
allevamenti non i ndenni o uf ficialmente indenni da IBR purché siano stati sottoposti con
esito favorevole, nei 30 giorni precedenti l’introduzione, a prova Elisa per anticorpi totali o,
se l’animale risulta vaccinato con vaccino deleto, a E lisa gE. Nell’allevamento di
destinazione gli animali devono essere tenuti opportunamente isolati e sottoposti ad
un’ulteriore prova favorevole, dopo 21 giorni dall’introduzione.
3. Viene effettuata annualmente, con esito favorevole, almeno una prova sierologica. A tal fine
potranno essere utilizzati i c ampioni prelevati nell’ambito delle operazioni di bonifica
sanitaria.
4. L’allevamento fa ricorso esclusivamente a vaccini IBR Marker (deleti).
5. Non viene usato seme di tori positivi a BHV-1.
6. Gli embrioni utilizzati sono ottenuti da donatrici appartenenti ad allevamenti ufficialmente
indenni o indenni da BHV-1(IBR), oppure sono trattati con chimo tripsina.
7. I bovini introdotti nell’allevamento sono scortati da certificato sanitario che ne attesta la
provenienza da allevamenti indenni o ufficialmente indenni da BHV-1 e l’esito favorevole
della prova Elisa per anticorpi totali o Elisa-gE cui sono stati sottoposti nei trenta giorni
precedenti l’introduzione in allevamento.
8. Se gli animali hanno transitato in una stalla di sosta, o comunque in occasione del trasporto,
non sono entrati in contatto con bovini o bufalini non provenienti da allevamenti indenni o
ufficialmente indenni da IBR;
Sospensione e revoca della qualifica
In caso di riscontro di sieropositività a un test Elisa gE, l a qualifica viene sospesa fino
all’accertamento della prevalenza nell’allevamento mediante controllo sierologico su tutti i capi
presenti e di età superiore ai 12 mesi.
Nel caso in cui i capi sieropositivi siano in numero limitato (prevalenza inferiore al 5%), la qualifica
può essere mantenuta se i s oggetti positivi sono macellati negli 8 giorni successivi e gli esami
sierologici (test ELISA gE) su tutti gli animali di età superiore ai 12 mesi, eseguiti 21 giorni dopo
l’eliminazione dei soggetti positivi, danno esito negativo.
4
Quando invece la prevalenza dell’infezione risulta superiore al 5%, la qualifica viene revocata.
In tal caso la qualifica viene riacquisita quando, dopo l’eliminazione dei sieropositivi, l’allevamento
risulta sottoposto, con esito favorevole, a due ELISA a test gE, distanziati da 3 a 12 mesi.
In entrambi i casi deve altresì essere condotta una accurata indagine epidemiologica, allo scopo di
accertare come l’infezione sia entrata e si sia diffusa nell’allevamento.
La qualifica è r evocata anche nel caso in cui siano introdotti nell’allevamento animali per i q uali
non sono state effettuate le prove previste
Profilassi
Sugli animali sieronegativi degli allevamenti aderenti al Piano potranno essere utilizzati solo
vaccini “marker” deleti, secondo un piano vaccinale concordato con l’ASL e l’IZS, eseguito sotto la
responsabilità del Veterinario Ufficiale o aziendale.
Provvedimenti regionali
Qualora, nell'ambito del territorio di una provincia, più della metà degli allevamenti abbia ottenuto
la qualifica di allevamento ufficialmente indenne/indenne, la Regione, a seguito di richiesta delle
AASSLL competenti per territorio, con proprio provvedimento, può:
a) vietare l'uso di vaccini a virus intero (non gE-deleti) negli allevamenti da riproduzione
presenti sull'intero territorio della provincia;
b) negli allevamenti sottoposti a controllo nell'ambito del “Piano”, consentire l'uso di vaccini
gE-deleti solo previa autorizzazione dei Servizi Veterinari dell'ASL territorialmente
competente, vincolando tale uso ad una valutazione della prevalenza sierologica interna
all'allevamento nonché dei fattori di rischio relativi all'introduzione del virus IBR;
c) in alternativa alla precedente lettera b), rendere obbligatoria la definizione, da parte dei
Servizi Veterinari della competente ASL, di un calendario di allontanamento, dagli
allevamenti dove non è stato consentito l'uso del vaccino, degli animali che risultano positivi
per anticorpi IBR;
I provvedimenti di cui ai precedenti punti vengono emanati dalla Regione anche quando, a
prescindere dal loro numero, gli allevamenti che hanno ottenuto la qualifica contengono un numero
di animali superiore alla metà di quelli allevati sul territorio provinciale.
Disposizioni finali
Le spese relative alla vaccinazione sono a carico degli allevatori. L'avvenuta vaccinazione, eseguita
da un M edico Veterinario, dovrà essere attestata utilizzando il modello 12 di cui all'art. 65 del
Regolamento di Polizia Veterinaria (DPR 320/54).
5
Sono a carico degli allevatori aderenti il costo degli esami di laboratorio nonché, qualora i prelievi
non siano contestuali a quelli già previsti nell’ambito dei piani di eradicazione obbligatori, i costi
del prelievo secondo il tariffario regionale in vigore
I Servizi Veterinari delle ASL trasmettono con cadenza annuale all’OEVR il prospetto riepilogativo
sull'attività ed i risultati del piano regionale di controllo dell'IBR avvalendosi della modulistica di
cui all'allegato 2.
Il Settore Veterinario regionale, di concerto con l’OEVR, verifica l'andamento del “Piano” ed
eventualmente ne propone le eventuali modifiche ritenute necessarie.
Si riportano di seguito le istruzioni per l’inserimento dei controlli in GISA
•
Accedere a GISA
•
Inserire codice aziendale ed effettuare la “RICERCA”
•
Una volta caricata l’azienda, entrare in “Controlli Ufficiali” e cliccare su Aggiungi Nuovo
Controllo Ufficiale
6
•
1) Alla voce :
o
“TIPO DI CONTROLLO” selezionare “Ispezione semplice”
o
“MOTIVO DELL’ISPEZIONE” selezionare “In Piano di Monitoraggio”
o
“PIANO DI MONITORAGGIO” selezionare “Seleziona Piano di Monitoraggio” e poi
“spuntare” il piano oggetto dell’ispezione (Piano 65)
o
“PER CONTO DI” selezionare la UOV di appartenenza
o
“DATA INIZIO CONTROLLO”, inserire la data
o
“OGGETTO DEL CONTROLLO” selezionare “Controllo Malattie Infettive” nel Settore Sanità
Animale
o
“NUCLEO ISPETTIVO selezionare “Servizi Veterinari” ed inserire il nome o i nomi del
personale che ha effettuato l’Ispezione (ovviamente selezionare altra voce se trattasi per esempio
di TPAL, ecc.)
o
Cliccare su “INSERISCI” .
•
2) Si apre la seguente finestra : cliccare su “Inserisci campione”
•
3) All’interno del riquadro “AGGIUNGI CAMPIONE” alla voce :
o
“MOTIVAZIONE” selezionare “In Piano di Monitoraggio” ed inserire la voce già presente di
default (perché inserita prima)
7
o
“NUMERO VERBALE” , spuntare “Inserisci verbale prelievo” ed inserire il riferimento
o
“DATA PRELIEVO”, inserire la data
o
“MATRICE” cliccare su “Selezionare Matrice” selezionando poi, nella nuova finestra che si apre,
la matrice campionata. (Cliccando sul segno “+” si aprono dei sotto menù)
o
“TIPO DI ANALISI” cliccare su “Selezionare Tipo di Analisi” selezionando poi, nella nuova
finestra che si apre, il tipo di analisi.
o
“LABORATORIO DI DESTINAZIONE” selezionare “IZSM”
o
Cliccare su “INSERISCI” .
•
4) Si apre la nuova finestra : cliccare su “Controllo Ufficiale”
•
5) Si apre la nuova finestra : cliccare su “Chiudi in attesa di esito”
•
6) Quando si è in possesso del Rapporto di Prova, accedere a G ISA, inserire il codice aziendale, cliccare su
“Controlli Ufficiali”. Cliccare sulla data del controllo ancora aperto.
•
7) Nel nuovo riquadro, cliccare sul numero di campione :
•
8) Cliccare poi su “Inserisci Esito” (in basso a dx)
•
9) Inserire i dati richiesti nella nuova finestra
•
10) Cliccare su “CHIUDI” per chiudere il campione
8
•
11) Cliccare su “CHIUDI” per chiudere l’Ispezione.
1.3 MODELLI DA UTILIZZARE
I modelli da utilizzare sono:



scheda di adesione (Allegato A) che riporta gli obblighi e gli impegni assunti dall’allevatore,
da inoltrare al Servizio Veterinario dell’ASL competente per territorio.
La “scheda epidemiologica finalizzata alla caratterizzazione dell’azienda in relazione al
controllo dell’IBR -dati anagrafici-” Essa è una scheda di indagine conoscitiva a s copo
epidemiologico (Allegato B) al fine di rilevare con precisione gli eventuali interventi
vaccinali effettuati in azienda, la presenza di patologie riferibili ad infezione da BHV-1, i
dati relativi al management aziendale ed atri elementi utili per la scelta di strategia di
intervento.
Verbale di campionamento (Mod. 16)
1.4 ATTREZZATURE NECESSARIE
Non sono previste attrezzature particolari oltre a quelle usualmente utilizzate per i prelievi
ematici.
1.5 LABORATORIO UFFICIALE
Il laboratorio di riferimento è l’IZSM di Portici con le relative Sezioni
1.6 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.7 COSTI E I BENEFICI
I costi relativi alle analisi previste dal “piano regionale volontario” sono a carico degli allevatori
che aderiscono allo stesso piano. I costi relativi ai prelievi sono a carico degli allevatori quando
non effettuati contestualmente ai prelievi obbligatori per le altre malattie infettive. Il costo dei
prelievi è stabilito in base al tariffario regionale.
I benefici sono legati alla eradicazione dell’infezione. Per gli allevatori il b eneficio consiste
nell’ottenimento della qualifica di indenne od ufficialmente indenne per il proprio allevamento.
9
2. PROGRAMMAZIONE
In base ai dati storici perché i controlli si effettuano su chiamata o a seguito di adesione al
Piano.
3. VERIFICA
A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/OERV che curerà la
redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna
informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed
agli organi di informazione.
L’ORSA/OERV analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del
rischio allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
10
ALLEGATO A
DOMANDA DI ADESIONE AL PIANO DI PROFILASSI VOLONTARIO DELLA
RINOTRACHEITE INFETTIVA BOVINA (BHV1)
REGIONE CAMPANIA
Al Responsabile del Servizio di Medicina veterinaria della
ASL ………………………….
Il sottoscritto Cognome …………………………………. Nome ………………………..
in qualità di Proprietario ˜ Responsabile ˜ Detentore ˜
Ragione sociale
allevamento ………………………………………………………………………….
Codice aziendale
˜˜˜ ˜˜ ˜˜˜ Partita IVA impresa
……………………………………………………….
Codice Fiscale ……………………………………………………….
sito nel Comune ……………………………………………………….
Via / Località ……………………………………………………….
Telefono ……………………………………………………….
TIPOLOGIA DELL'AZIENDA
ALLEVAMENTO DA RIPRODUZIONE / LATTE
TOTALE CAPI PRESENTI: ……………
DI CUI: VACCHE ………….
MANZE ……………
VITELLI ……………
CHIEDE
di aderire al piano di profilassi della IBR (rinotracheite infettiva bovina)
11
DICHIARA
1) di avvalersi della collaborazione tecnica del Dott. …………………………………..,
Medico Veterinario, tel. ………………………….., iscritto all'Albo della provincia di
…………………………… n ………….;
2) di accettare gli obblighi previsti dal Piano stesso, impegnandosi a seguire strettamente
le prescrizioni che verranno impartite dal Servizio Veterinario ASL;
Lì …………………………. Firma del richiedente ………………………….
12
ALLEGATO B
SCHEDA EPIDEMIOLOGICA FINALIZZATA ALLA CARATTERIZZAZIONE
DELL’AZIENDA IN RELAZIONE AL CONTROLLO DELL’IBR
DATI ANAGRAFICI
Codice Aziendale
……………………………………………………..
Ragione Sociale Azienda ……………………………………………………………………………
Indirizzo…………………………………Comune(Provincia)…………………………………(….)
Proprietario…………………………………………. Recapito Telefonico………………………….
Specie allevata
Bovina □
Indirizzo produttivo dell’allevamento
Riproduzione Latte □
Riproduzione Carne □
(linea vacca-vitello)
Consistenze
Vacche N°……….
Manze/Manzette N°……….
Tori N° ……….
Vitelli N°……….
Sono presenti animali da ingrasso?
□ NO
13
□ SI
N° ……….
Allevati insieme a:
□ Vacche
□ Manze/Manzette
□ Isolati dal resto degli animali
Stabulazione
Vacche
Manze/Manzette
□ Fissa
□ Fissa
□ Libera
□ Libera
□ Mista
□ Mista
Le Vacche/Manze sono allevate:
□ nello stesso ambiente con possibilità di contatti diretti
□ nello stesso ambiente senza possibilità di contatti diretti
□ in ambienti diversi
Gli animali sono allevati in condizioni di sovraffollamento?
□ NO
□ SI Categorie di animali interessate:
□ Vacche
□ Manze
□ Animali da Ingrasso
Come possono essere giudicate le condizioni microclimatiche degli ambienti di allevamento
14
rispetto alla temperatura, umidità areazione, presenza di polveri, qualità dell’aria ecc. ?
□ Inadeguate
□ Accettabili
□ Ottimali
Come possono essere giudicate le condizioni igieniche dei locali di allevamento?
□ Insufficienti
□ Sufficienti
□ Buone
Sono presenti ricoveri riservati alla quarantena degli animali di nuova introduzione?
□ NO
□ SI
Dove sono situati i ricoveri per la quarantena?
□ negli stessi ambienti utilizzati per l’allevamento degli altri animali
□ in ambienti differenti
Numero di animali adulti che può contenere
l’area di ricovero per quarantena
N° ………
Tempo medio di ricovero degli animali in quarantena
□ una settimana
□ due settimane
□ tre settimane
□ un mese e/o oltre
E’ presente un locale “infermeria”? □ NO □ SI
15
E’ presente un locale adibito a “sala parto”? □ NO □ SI
Rimonta
Interna □
Esterna □
Animali adibiti alla rimonta nel corso dell’ultimo anno N° ……….
Animali riformati nel corso dell’ultimo anno N° ……….
Vengono acquistati animali
□ mai
□ sporadicamente
□ sistematicamente (almeno 1 capo all’anno)
Categoria di animali introdotti (indicare anche più di una risposta se è il caso):
□ Vacche
□ Manze
□ Vitelli
□ Tori
□ Animali da ingrasso
Provenienza degli animali introdotti (indicare anche più di una risposta se è il caso)
□ Nazionale Regione ……….
Provincia ……….
□ Estera Stato ……….
Al momento dell’acquisto degli animali, richiede garanzie sanitarie relativamente all’IBR
(sieronegatività dell’animale)?
16
□ NO
□ SI
E’ prevista la monticazione degli animali?
□ NO
□ SI
possibilità di contatto diretto con animali di altri allevamenti?
□ NO □ SI
Vengono movimentati gli animali per partecipazione a fiere, mostre, mercati?
□ NO
□ SI
Metodo/i di fecondazione impiegati nell’allevamento:
□ Naturale
Toro di proprietà □
Toro in prestito □
Azienda di provenienza:
Codice ……………………….
Ragione Sociale ………………………………………………
Proprietario ……………………………………………………
Via …………………………………………………..N………
Comune ……………………………………………Prov. ……
□Artificiale
17
E’ stato effettuato nell’ultimo anno un controllo sierologico nei confronti dell’IBR?
□ NO
□ SI
N° animali ……….
Esito □ Positivo
N° animali ……….
□ Negativo
Nell’allevamento è attivato un piano di vaccinazione contro il virus dell’IBR?
□ NO
□ SI
Tipo di vaccino:
□ deleto attenuato
□ deleto spento
□ non deleto attenuato
□ non deleto spento
Da quando è in atto la vaccinazione:
□ meno di sei mesi
□ tra sei mesi e un anno
□ da più di un anno
Categorie di animali vaccinate:
18
□ tutte
□ vacche
□ manze
Data compilazione……………….
Timbro e Firma del Veterinario
………………………………
19
Piano_D20_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PER LA RICERCA DI NITRITI
NEI PRODOTTI A BASE DI CARNE
1. PIANIFICAZIONE
I nitriti (E249, E250) sono sostanze naturalmente presenti negli alimenti animali, vegetali e
nell'acqua. Vengono aggiunti come additivi a insaccati, prosciutti, wurstel, carni in scatola e altri
prodotti a base di carne, pesci marinati e a volte anche in prodotti caseari. I nitriti vengono utilizzati
per i seguenti motivi:
mantengono il colore rosso della carne;
favoriscono lo sviluppo dell'aroma agendo selettivamente nei confronti dei microorganismi
che determinano la stagionatura dei salumi;
• svolgono azione antimicrobica e antisettica, soprattutto nei confronti del botulino.
•
•
I nitriti in ambiente acido (soprattutto nello stomaco) si trasformano in acido nitroso il quale
legandosi alle ammine da origine alle nitrosammine, composti dimostratesi cancerogeni.
Inoltre i nitriti si legano all'emoglobina ossidandola a metaemoglobina, riducendo quindi il trasporto
di ossigeno ai tessuti. Il consumo di insaccati con conservanti è una della cause accertate di cancro
allo stomaco. Infatti nello stomaco si trova un ambiente acido molto favorevole alla formazione di
nitrosammine.
1.1. SCOPI
Le finalità di tale piano è quella di:
• ridurre il r ischio di ingestione di prodotti a base di carne contenenti nitriti in quantità
superiore al limite previsto
• avere dati certi sull’incidenza di tale pericolo chimico per l’effettuazione di una corretta
analisi del rischio
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le
loro strutture territoriali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il piano prevede il campionamento di prodotti a base di carne. I campioni sono prelevati
esclusivamente nei laboratori di produzione di prodotti a base di carne, sia registrati che
riconosciuti, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre
categorie in ordine decrescente. Saranno campionati esclusivamente prodotti a base di carne
ancora in fase di produzione cioè che siano ancora sotto il controllo del produttore nel suo
stabilimento e non siano stati messi ancora in vendita al consumatore.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
Il Piano prevede l’esecuzione di campioni chimici effettuati ai sensi del DPR 327/80. Pertanto
devono essere prelevate n. 4 aliquote da 200 gr. cadauna.
Le matrici dei campioni sono rappresentate da:
1. Prodotti a base di carne inseribili nella cat. 8.2.1. del Reg CE 1129/2011 (Prodotti a base di
carne prodotti con carne NON trattata termicamente)
Il limite massimo per tali prodotti è di 150 mg/kg in fase di produzione.
2. Prodotti a base di carne inseribili nella cat. 8.2.2. del Reg CE 1129/2011 (Prodotti a base di
carne prodotti con carne trattata termicamente)
Il limite massimo per tali prodotti è di 100 mg/kg in fase di produzione. Tale limite si
applica solo per quei prodotti sterilizzati che hanno un valore di Fo> 3,00. Il valore Fo=3,00
e' equivalente a tre minuti di trattamento termico a 121° C (riduzione della carica batterica
di un miliardo di spore per ogni 1 000 scatole ad una spora in un migliaio di scatole).
In caso di superamento dovrà essere inoltrata alla Procura di competenza notizia di reato ai sensi
dell’art. 5 lettera “g” L 283/62.
Non dovranno essere campionati preparazioni di carne (ad es. salsicce fresche) né dovranno essere
sottoposti a campionamento prodotti posti in vendita al consumatore
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni deve essere utilizzato il
Mod. 3.
L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale
dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ necessaria la dotazione per il campionamento chimico
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno
1.8 DURATA
Il Piano si conclude il 15/12/2015
1.9 COSTI E I BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione
rilevando la presenza di prodotti non c onformi a quanto previsto dalla Normativa nazionale e
comunitaria, garantendo i consumatori circa la presenza in commercio di prodotti sicuri sotto tale
aspetto.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 2 –programmazione dei campionamenti
ASL AV ASL BN
TOTALE
3
3
ASL CE
ASL
NA1
ASL
NA2
Nord
ASL
NaA3
Sud
ASL SA
TOT
4
8
4
4
4
42
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione
circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di
informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D21_PIANO DI MONITORAGGIO PER LA VERIFICA DI AFLATOSSINA NEI
MANGIMI, LATTE E PRODOTTI A BASE DI LATTE
1. PIANIFICAZIONE
I casi di incremento delle non conformità per aflatossine B1 e totali nel mais e Aflatossina M1
nel latte, segnalati in più occasioni dal 2003, e videnziano che non s iamo più dinanzi ad
occorrenze sporadiche ma piuttosto a situazioni che richiedono un a pproccio diretto alla
prevenzione della possibile immissione nella catena alimentare o mangimistica del mais
contaminato. E’ pertanto necessario tenere sotto controllo il livello di presenza di tale residuo sia
negli alimenti che nei mangimi
Il regolamento (CE) n. 1881/2006 e successive modifiche stabilisce per l’aflatossina B1 e le
aflatossine totali due distinti tenori massimi nel mais, a seconda che si tratti di mais e r elativi
prodotti di trasformazione destinati al consumo umano diretto o all’impiego come ingredienti di
prodotti alimentari oppure di mais da sottoporre a cernita o ad altro trattamento fisico prima del
consumo umano, riconoscendo la possibilità di ricorrere a tecniche di decontaminazione laddove
non è stato possibile prevenire la presenza del contaminante.
Per i mangimi, la normativa di riferimento è la direttiva 2002/32/CE e successive modifiche,
relativa alle sostanze indesiderabili nell'alimentazione degli animali, che stabilisce i limiti d i
aflatossina B1 nei prodotti destinati all’alimentazione animale, nonché consente la possibilità di
detossificare prodotti destinati all’alimentazione animale al fine di abbattere la contaminazione e
conformare i ma ngimi ai limiti massimi di cui alla suddetta direttiva, così come indicato nella
nota ministeriale prot. n.0018472 del 16 ottobre 2012.
1.1. SCOPI
Le finalità di tale piano è quella di:
•
ridurre il r ischio di ingestione di alimenti contenenti aflatossine salvaguardando in tal
modo la salute della popolazione
•
ridurre il rischio di ingestione da parte degli animali di mangimi contenenti aflatossine
•
avere dati certi sull’incidenza di tale pericolo chimico per l’effettuazione di una corretta
analisi del rischio
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le
loro strutture territoriali
1.3
ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il Piano prevede l’esecuzione di campioni chimici effettuati ai sensi del combinato disposto dal
DPR 327/80, dal Reg CE 401/06 e dal DM 23/12/00. Le matrici da sottoporre a controllo, il
numero dei controlli e la loro ripartizione territoriale sono riportati nella Tabella 1.
Il piano è suddiviso nei seguenti sottopiani:
sottopiano “a”: campioni di mais
sottopiano “b”: campioni di latte
sottopiano “c”: campioni di prodotti a base di latte
1.3.1. INDICAZIONI DA SUGGERIRE AI PRODUTTORI DI MAIS PER RIDURRE E
PREVENIRE LA CONTAMINAZIONE DA AFLATOSSINE, DALLA RACCOLTA ALLA
COMMERCIALIZZAZIONE
L’eliminazione d’impurità, spezzati, polveri, farine e pule, la riduzione delle micro-fessurazioni
e della rottura delle cariossidi, permette un buon abbattimento del livello di micotossine
(aflatossine) ed una migliore conservazione del prodotto. La pulitura svolge quindi un’azione
preventiva, in quanto permette l’allontanamento di quei materiali come chicchi spezzati, farina e
polveri facilmente contaminabili dalle muffe. Per questo motivo ogni movimentazione deve
essere possibilmente accompagnata da un processo di pulitura in particolare nelle fasi di:
• ricevimento della granella verde,
• caricamento dell’essiccatore,
• caricamento del silo di stoccaggio del cereale secco,
• consegna del prodotto all’utilizzatore finale.
Parallelamente, è consigliabile effettuare una decontaminazione della partita tramite l’utilizzo di
selezionatrici ottiche che consentono di individuare e rimuovere i grani neri ed ammuffiti che
possono essere considerati come indicatori di una contaminazione da aflatossina B1. Al fine di
minimizzare il fenomeno della contaminazione da aflatossina B1 nel mais dalla fase di raccolta
alla commercializzazione, le attività che devono essere effettuate sono le seguenti:
Fase di Accettazione:
• Effettuare una sistematica manutenzione ed una pulizia accurata dei mezzi di trasporto
• Se del caso, operare una disinfestazione dei mezzi di trasporto.
• Effettuare analisi per determinare il c ontenuto di umidità del cereale. Il tempo di
permanenza in cumulo presso i centri di raccolta:
- con temperature esterne superiori ai 28-30 °C, non deve superare le 24 ore;
con temperature inferiori ai 28 °C, non deve superare le 48 ore.
•
Utilizzare una lampada ad ultravioletti per determinare il liv ello di contaminazione fungina
presente nei campioni rappresentativi della massa conferita. Tale verifica deve avvenire entro le
8 ore per essere attendibile.
Fase di essiccazione:
•
In caso di partite con presenza di un num ero significativo di semi “fluorescenti”,
destinare la partita il prima possibile all’essiccazione.
•
Se possibile, essiccare le partite ritenute contaminate, utilizzando un essiccatoio diverso
da quello utilizzato per le partite ritenute non contaminate.
•
Stoccare la granella di mais verde contaminata, separatamente da quella non ritenuta a
rischio da muffe.
•
Effettuare una pre-pulitura del mais ritenuto a rischio da muffe, ed essiccare entro le 48
ore dal ricevimento.
•
Essiccare il mais a b assa temperatura (max 90 °C), setacciare, aspirare e spazzolare, e
destinare a sili dedicati.
•
Essiccare il cereale tra il 12 e 13% di umidità per una corretta conservazione dello stesso.
Conservazione del mais essiccato nei sili
•
Refrigerare la massa di mais avendo cura di evitare innalzamenti di temperatura e la conseguente propagazione d’eventuali muffe all’interno dei sili durante le fasi di
conservazione.
•
Contemporaneamente alla tradizionale pulitura post-essiccazione si può procedere alla
spazzolatura e s eparazione della granella di mais in modo da eliminare tutti i f attori di
rischio che portano allo sviluppo di muffe e relative micotossine.
1.4
ISTRUZIONI OPERATIVE
I campioni sono prelevati esclusivamente nelle aziende agricolo/zootecniche e negli stabilimenti
che trattano latte, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre
categorie in ordine decrescente.
Si riportano di seguito istruzioni dettagliate per tipologia di stabilimento:
I.
II.
1.4.1. MAIS E SUOI PRODOTTI DERIVATI
Le seguenti procedure si applicano alle aziende che producono, raccolgono, stoccano, essiccano
il mais destinato all’alimentazione umana e animale. In Allegato I sono riportate le indicazioni
operative per ridurre e prevenire la contaminazione da aflatossine nel mais, dalla raccolta alla
commercializzazione. Si rammenta che, ai sensi del regolamento (CE) n. 1881/2006 e della
direttiva 2002/32/CE, per garantire un'efficiente tutela della salute pubblica, i prodotti il cui
contenuto di aflatossine superino i r ispettivi tenori massimi stabiliti, non devono essere
commercializzati come tali, né essere impiegati come ingredienti di altri alimenti o utilizzati
nell’alimentazione animale.
STABILIMENTI CHE LAVORANO GRANELLA DI MAIS COME MATERIA PRIMA
Si riportano di seguito i principali punti di attenzione nelle attività di autocontrollo e di controllo
ufficiale della granella di mais.
Compiti dell’OSA/OSM:
Sono soggetti a misure di autocontrollo basate sull’analisi del rischio gli impianti che ricevono e
sottopongono a lavorazione e a essiccazione la granella di mais.
In fase di pre-commercializzazione, i r esponsabili degli impianti, che a vario titolo ricevono
mais, lo stoccano e/o lo lavorano, verificano in autocontrollo il livello dell’eventuale
contaminazione da aflatossine e possono, sotto la propria responsabilità, raccogliere, pulire e
decontaminare la granella di mais proveniente da più fornitori. Particolari attenzioni vanno poste
alle fasi di pulitura e cernita del mais, qualora essa si renda necessaria, in quanto punti critici
dell’intero processo. Nella decontaminazione è importante garantire l'efficacia del processo
fisico per rimuovere la contaminazione e fare in modo che le grigliature, i filtri, gli scarti della
lavorazione, ecc., contenenti una elevata concentrazione del contaminante, siano smaltiti in
modo sicuro e non possano entrare nella catena alimentare. Deve inoltre essere prestata la dovuta
attenzione alle misure di sicurezza per gli operatori addetti ai processi di decontaminazione.
I
contenitori di mais da sottoporre a processi di pulitura, cernita/trattamento fisico, devono essere
chiaramente identificati ed etichettati e tenuti fisicamente separati dal prodotto dichiarato pronto
per la commercializzazione.
III. Gli Operatori effettuano le verifiche analitiche finali sul rispetto dei tenori massimi di
aflatossine presenti nel mais ripulito e decidono la destinazione d’uso del prodotto (mais
destinato all’alimentazione umana, mais destinato all’alimentazione animale o mais
destinato ad altri usi), identificano i lotti e informano la ASL territorialmente competente
del numero e della natura/destinazione commerciale dei lotti in stoccaggio.
1.2 Compiti dell’AC
Su tutti gli impianti di essiccazione che trattano mais ed in considerazione della
destinazione d’uso indicata dall’OSA/OSM per la commercializzazione del prodotto, l’AC
provvede a:
1. verificare e valutare le procedure di autocontrollo messe in atto nell’impianto, con
particolare riferimento alle modalità di campionamento sul prodotto pronto per la
commercializzazione, che dovranno essere effettuate garantendo la massima
rappresentatività nel prelievo dei campioni destinati all’analisi;
2. verificare la presenza di procedure per la gestione di prodotto non conforme;
3. valutare l’adeguatezza delle frequenze minime di ricerca per aflatossine previste nel piano
di autocontrollo;
4. valutare l’opportunità di procedere al prelievo e all’analisi di campioni ufficiali del mais
pronto per la commercializzazione, ai sensi del regolamento (CE) n. 4 01/2006 per gli
alimenti e del regolamento (CE) n. 152/2009 per i mangimi, a seconda della destinazione
commerciale del prodotto.
In caso di m ancata risoluzione delle non c onformità alle presenti procedure da parte
dell’OSA/OSM, l’AC provvederà a disporre gli opportuni provvedimenti e sanzioni.
1.4.2. LATTE E PRODOTTI A BASE DI LATTE
Il limite massimo per Aflatossina M1 nel latte, fissato dalla normativa europea, è pari a 0,050
µg/kg superato il quale non è possibile l’ammissibilità al consumo umano né la commerciabilità
del latte. Pertanto, in considerazione della alta tossicità dell’Aflatossina M1 viene definito, per il
latte, un livello di attenzione di 0,040 µg/kg al fine di consentire interventi efficaci prima che il
latte rappresenti un r ischio per la salute del consumatore. Il campionamento deve essere
effettuato nei diversi punti della filiera lattiero-casearia: aziende zootecniche da latte, centri di
raccolta, stabilimenti di trattamento termico, stabilimenti di produzione e trasformazione lattierocaseari. In considerazione del fatto che la vigente normativa in materia di sicurezza alimentare
attribuisce all'operatore un ruolo fondamentale di garanzia della sicurezza dei mangimi e degli
alimenti che egli stesso immette in commercio, i P iani dovranno essere basati sulla
programmazione delle attività di controllo ufficiale, ai sensi del Reg. (CE) n. 882/ 2004, art. 3,
volte principalmente alla verifica dell'applicazione e dei risultati dell'autocontrollo. Di seguito si
segnalano i principali punti d'attenzione per i diversi livelli della filiera.
AZIENDE DI PRODUZIONE DI LATTE
Le seguenti procedure si applicano alle aziende che producono e commercializzano latte
destinato alla trasformazione nonché alle aziende che producono latte crudo per la vendita diretta
in azienda e con distributori automatici.
Compiti dell’OSA:
a.
Autocontrollo
È possibile che animali alimentati con mangimi contenente Aflatossina B1, anche a valori
conformi alla normativa vigente, producano latte contaminato da Aflatossina M1. Pertanto, il
piano di autocontrollo in tali strutture deve prevedere anche le analisi di campioni di latte per la
verifica della conformità delle produzioni ai livelli massimi di aflatossina M1 stabiliti dalla
normativa vigente. Tali analisi, in presenza di specifico accordo tra l'allevatore ed il primo
raccoglitore, potrebbero essere svolte direttamente a cu ra di quest'ultimo. In tal caso, le analisi
dovranno essere effettuate su campioni relativi alla singola azienda conferente e i risultati
dovranno essere comunicati anche all’allevatore che dovrà custodire copia dei referti di
laboratorio. Particolare attenzione va posta, inoltre, in tutti i casi in cui subentrino fattori di
rischio aflatossina, quali ad esempio modifica della razione alimentare giornaliera che preveda
l’utilizzo di nuovi alimenti a rischio o l’apertura di nuova trincea di silomais/pastone di mais.
b.
Gestione del superamento dei limiti
In caso di superamento del livello di attenzione, l’OSA deve adottare azioni correttive sulle
buone prassi agricole (esempio modifica della razione alimentare giornaliera con l’eliminazione
o la riduzione degli alimenti a maggior rischio di contaminazione, ecc.). Nei casi in cui, invece, i
valori di aflatossina M1 in campioni eseguiti in autocontrollo superino i tenori massimi previsti
dal reg. (CE) n. 1881/2006, tenuto conto dell’incertezza di misura qualora si utilizzi un metodo
chimico, l’OSA provvede a:
I.
comunicare, ai sensi del Reg. (CE) n. 178/2002 - art.19, il risultato al Servizio veterinario
competente e a tutte le aziende a cui il latte è stato fornito, entro le 12 ore dall’acquisizione
dell’esito;
II. sospendere il conferimento del latte presente in azienda e/o la vendita diretta;
III. adottare azioni correttive sull’alimentazione degli animali;
IV. avviare procedure di ritiro (se il la tte è stato già avviato alla trasformazione e/o è s tato
conferito ai distributori automatici).
1.2 Compiti dell’AC
a.
Gestione del superamento dei limiti
In caso di superamento del tenore massimo stabilito dal reg. (CE) n. 1881/2006 per
aflatossina M1:
I. in campioni prelevati in autocontrollo, il Servizio veterinario verifica le azioni correttive
messe in atto dall’OSA sul latte non c onforme e pone sotto vincolo sanitario il latte
dell’azienda. In alternativa, il latte può essere avviato, in vincolo, alla trasformazione. Il latte
ed i prodotti possono essere svincolati solo dopo l ’invio della dichiarazione di rientro da
parte dell’OSA e il successivo esito favorevole di conferma di un campione ufficiale e
parere favorevole da parte del Servizio veterinario competente;
II. in campioni prelevati a seguito di controllo ufficiale, il la tte dovrà essere destinato alla
distruzione e/o potrà essere eliminato con i r eflui aziendali. In alternativa, è possibile
applicare i metodi di trasformazione previsti al punto 2.2, l ettera b), II. La ripresa del
conferimento del latte da parte dell’OSA può avvenire soltanto al primo riscontro analitico
favorevole di un campionamento ufficiale e dopo parere favorevole da parte del Servizio
veterinario competente.
CENTRI DI RACCOLTA LATTE, STABILIMENTI DI TRATTAMENTO TERMICO E D I
TRASFORMAZIONE
Compiti dell’OSA:
a.
Autocontrollo
L'autocontrollo aziendale deve prevedere un p rogramma specifico di monitoraggio per il
controllo dell'Aflatossina M1 sul latte crudo di massa in arrivo presso lo stabilimento. Tale
programma deve contenere l’indicazione di frequenze di campionamento proporzionate alla
capacità produttiva e alla tipologia dello stabilimento, metodi di analisi, sistema di
rintracciabilità dei singoli conferenti, azioni correttive in caso di non conformità o d i
superamento del livello di attenzione. Dovranno essere soggette a verifica in autocontrollo
aziendale anche le partite di latte provenienti da altri stabilimenti nazionali ed esteri.
b.
Gestione del superamento dei limiti
In caso di superamento del livello di attenzione, l’OSA deve identificare l’azienda e/o le aziende
da cui proviene il la tte contaminato. Tali aziende devono essere segnalate ai Servizi veterinari
che interverranno con i previsti controlli. Nei casi in cui, invece, i valori di aflatossina M1 in
campioni eseguiti in autocontrollo superino i tenori massimi previsti dal reg. (CE) n. 1881/2006,
l’OSA provvede a:
I.
comunicare l’esito analitico, entro le 12 ore, al Servizio veterinario competente;
II. sospendere il conferimento del latte/prodotto, provvedendo nel contempo ad identificare
l’azienda e/o le aziende da cui proviene il latte contaminato. Tali aziende devono essere
segnalate ai Servizi Veterinari che interverranno con i previsti controlli;
III. avviare le procedure di ritiro/richiamo.
Compiti dell’AC:
a. Gestione del superamento dei limiti
I. In caso di superamento del tenore massimo stabilito dal reg. (CE) n. 1881/2006 per
aflatossina M1, in campioni prelevati in autocontrollo, il Servizio veterinario verifica le
azioni correttive messe in atto dall’OSA sul latte non conforme e procede ad un
campionamento sulle aziende conferenti il latte segnalate come non conformi;
II. In caso di superamento del tenore massimo a seguito del campionamento ufficiale, il latte
dovrà essere prontamente destinato alla distruzione come materiale di categoria 1, ai sensi
dell’art. 8 lettera d) e dell’ art. 12 del regolamento CE n. 1069/2009. In alternativa, il latte
può essere:
i. trasformato con uno dei metodi da 1 a 5 (All. IV, capo III del reg. (CE) n. 142/2011) e, i
prodotti derivati dalla trasformazione possono essere trasformati in biogas. In tal caso i
residui di digestione devono essere smaltiti in conformità della sezione 3, punto 1 (i) o (ii)
dell’allegato IV, capo IV del reg. (UE) n.142/2011;
ii. la parte grassa può essere utilizzata per produrre biodiesel/combustibile in motore
endotermico o us ato in caldaia secondo le indicazioni di cui all’allegato IV, capo IV,
sezione 2 del reg. (UE) n. 142/2011;
iii. trasformato con metodo 1 ( All. IV, capo II del reg. (CE) n. 142/ 2011) e sottoposto ad
idrolisi ad alta pressione prima di andare a biogas;
iv. sottoposto a processo di idrolisi alcalina.
1.5
MODELLI DA UTILIZZARE
Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni deve essere utilizzato
il Mod. 3. L ’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il
controllo ufficiale dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico
GISA
1.6
ATTREZZATURE NECESSARIE
1.7
LABORATORIO UFFICIALE
I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del
Mezzogiorno
1.8
DURATA
Il Piano si conclude il 15/12/2015
1.9
COSTI E I BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione
rilevando la presenza di prodotti non c onformi a quanto previsto dalla Normativa nazionale e
comunitaria, garantendo i consumatori circa la presenza in commercio di prodotti sicuri sotto tale
aspetto.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 1 –programmazione dei campionamenti
Mais (a)
Latte (b)
Prodotti a base di
latte (c)
TOTALE
ASL
AV
3
2
ASL
BN
3
2
2
2
7
7
ASL
CE
3
5
5
13
ASL
NA1
0
1
ASL
NA2
2
3
ASL
NA3
2
2
3
3
2
4
8
6
ASL SA
13
TOT
3
5
16
20
5
22
58
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna
informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed
agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del
rischio allo scopo di verificare se:

gli scopi siano stati raggiunti

si rende necessaria la sua prosecuzione

sia necessario apportare modifiche
Piano_D22_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PER LA VERIFICA DELLA
CONTAMINAZIONE SUPERFICIALE DELLECARCASSE ANIMALI
1. PIANIFICAZIONE
La verifica della contaminazione delle carcasse è una attività che compete all’OSA il quale deve
descriverne le modalità, frequenze e tipologia nel proprio piano di autocontrollo HACCP. Si ritiene
però opportuno effettuare un controllo di questo particolare aspetto dell’autocontrollo per verificare
il grado di affidabilità delle analisi effettuate dall’OSA. La norma di riferimento è il R eg. CE
2073/05 e s.m.i. che detta le norme cui l’OSA deve attenersi per lo svolgimento di tale attività. Al
fine di avere un dato comparabile, i controlli effettuati dall’A.C. saranno effettuati con le stesse
normate modalità.
1.1. SCOPI
Le finalità di tale piano è quella di verificare il g rado di affidabilità e attendibilità delle analisi
effettuate dall’OSA per la verifica della contaminazione superficiale delle carcasse animali
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le
loro strutture territoriali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il piano verte su campionamenti di superficie delle carcasse di ungulati domestici al macello.
Per la scelta degli stabilimenti dove effettuare i campioni e per la programmazione dei campioni le
AA.SS.LL. terranno conto:
•
•
•
Del numero di animali macellati in ogni stabilimento
Della categoria di rischio dello stabilimento, privilegiando quelli inseriti nella categoria di
rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente
Dei dati relativi ai campionamenti effettuati dall’OSA con particolare riferimento alla
rilevazione di esiti sempre uguali e/o sempre conformi.
I campioni del presente Piano verranno utilizzate anche per il Piano di monitoraggio AMR.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I campioni saranno prelevati esclusivamente nei macelli per ungulati domestici e avicoli. Essi
verranno effettuati secondo le modalità previste dal nell’All. 1, Cap 2, punti da 2.1.1. a 2.1.5. d el
Reg. CE 2073/05. Ai sensi della normativa comunitaria, il campione deve essere effettuato prima
dell’eventuale impiego di acido lattico come decontaminante delle superfici delle carcasse bovine.
Per quanto riguarda il controllo della salmonella come igiene di processo, i prelievi possono essere
effettuati esclusivamente utilizzando le apposite sponge. Ogni ASL prescelta effettuerà 10 campioni
annuali in un unico macello che verrà scelto in base alla categorizzazione del rischio; i
campionamenti dovranno essere effettuati in 10 sessioni di macellazioni consecutive. In ciascuna
sessione di macellazione si campioneranno 5 carcasse; su ciascuna carcassa vengono effettuati 4
campionamenti con sponge nei diversi punti previsti dalla normativa; pertanto ogni sessione
comporterà l’utilizzazione di 20 sponge. Gli esiti delle analisi sono considerati per carcassa. Il
giudizio deve tener conto del numero di carcasse positive sulle 50 campionate, che sono: - carni
avicole = 5 - in base al sierotipo diventano criteri di Sicurezza alimentare - bovini, ovini, caprini,
equini = 2 - Suini vedi allegato.
Per quanto riguarda il controllo de lle colonie aerobiche e d egli enterobatteri come igiene di
processo, i prelievi possono essere effettuati utilizzando sia gli sponge che i tamponi. Ogni ASL
prescelta effettuerà 10 campioni annuali; i campioni saranno contestuali (stesso verbale) per il
conteggio sia delle colonie aerobiche che degli enterobatteri; i c ampioni verranno effettuati in un
unico macello che verrà scelto in base alla categorizzazione del rischio; i campionamenti dovranno
interessare 10 sessioni di macellazioni consecutive. In ciascuna sessione di macellazione si
campioneranno 2 carcasse; su ciascuna carcassa vengono effettuati 4 campionamenti con sponge nei
diversi punti previsti dalla normativa; pertanto ogni sessione comporterà l’utilizzazione di 8 sponge.
Gli esiti delle analisi sono considerati per carcassa. Per il giudizio ci si attiene al Reg 2073/05.
Sia per tutti gli analiti, preferibilmente i campioni saranno effettuati nelle stesse giornate di prelievo
da parte dell’OSA e sulle stesse carcasse.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Per l’effettuazione dei campioni verrà utilizzato il Mod 10 (Verbale prelievo camp. di superficie da
carcassa). Il campione non deve essere inserito in GISA come ispezione a sé stante, ma va inserito
in GISA nel Modulo “Macelli” al momento usufruibile solo per bovini e cavalli. Sarà cura del
Settore Veterinario Regionale comunicare ulteriori modifiche
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ necessaria la dotazione di materiale per il prelievo di campioni mediante tamponi
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno
con i quali le ASL dovranno concordare l’esecuzione del Piano prima di avviare i campionamenti
1.8 DURATA
Il Piano si conclude il 15/12/2015
1.9 COSTI E I BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione
rilevando la presenza di contaminazioni microbiche superficiali delle carcasse animali.
2. PROGRAMMAZIONE
Si prevede l’effettuazione di un numero di campioni come riportato nelle tabelle sottostanti:
Tab 2.1. numero campioni per ricerca salmonella
ASL AV ASL BN
TOTALE
10
10
ASL CE
ASL
NA1
10
0
ASL
NA2
Nord
10
ASL
NaA3
Sud
10
ASL SA
TOT
10
60
Tab 2.2. numero campioni per ricerca delle colonie aerobiche e Enterobatteriacee
ASL AV ASL BN
TOTALE
10
10
ASL CE
ASL
NA1
10
0
ASL
NA2
Nord
10
ASL
NaA3
Sud
10
ASL SA
TOT
10
60
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione
circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di
informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D23_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PRODOTTI A BASE DI LATTE
1. PIANIFICAZIONE
1.1. SCOPI
Le finalità di tale piano è quella di:
• verificare il grado di affidabilità e attendibilità delle analisi effettuate dall’OSA
• verificare la eventuale presenza di pericoli microbiologici nei prodotti a base di latte
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le
loro strutture territoriali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
La verifica della del rispetto dei criteri microbiologici nei prodotti a base di latte è una attività
che compete all’OSA il quale deve descriverne le modalità, frequenze e tipologia nel proprio
piano di autocontrollo HACCP. E’ palese che tale attività compete sia al produttore che agli
OSA che intervengono nella fase successiva alla produzione, se il loro intervento può incidere
sulle caratteristiche microbiologiche dei prodotti. Si ritiene però opportuno, in base alla
valutazione del rischio, che le AA.CC. territoriali effettuino un controllo di questo aspetto
dell’autocontrollo anche per verificare il grado di affidabilità delle analisi effettuate dall’OSA
stesso. La norma di riferimento è sia il Reg. CE 2073/05 e s.m.i. che detta le norme cui l’OSA
deve attenersi per lo svolgimento di tale attività, sia il D.L.vo 123/93. Per quanto riguarda le
prove previste dal succitato Reg. CE, al fine di avere un dato comparabile, i controlli effettuati
dall’A.C. saranno effettuati con le stesse normate modalità utilizzate dagli OSA..
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I campioni saranno prelevati sia in fase di produzione (caseifici riconosciuti o registrati) sia in fase
di commercializzazione.
1.3.1. Listeria Monocytogenes
Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di
scadenza rientra nei 20 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da
lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art.
223 D.L.vo 28/7/89 n. 271, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi,
che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà
garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni
aliquota a s ua volta deve essere costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di
sicurezza alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo 123/93).
Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari
avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le
precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un
contenitore o bus ta sterile a sé stante; ogni aliquota, contenente cinque u.c., deve essere poi
piombata e munita di cartellino indicatore. Qualora gli agenti prelevatori avessero dubbi sulla
idoneità della matrice campionata come substrato favorevole alla crescita della listeria, dovrà essere
prelevata una ulteriore aliquota singola di 50 gr necessaria alla determinazione del pH e dell’Aw,
segnalandolo nell’apposita sezione del Mod 2. Le aliquote vanno trasportate e conservate in
frigorifero.
Nel campionamento effettuato in fase di produzione si appalesano due ipotesi:
I° IPOTESI – Il produttore ha già dimostrato, con soddisfazione del Servizio Veterinario,
che il prodotto non supera il limite di 100 ufc/g durante tutto il periodo di conservabilità: in
tal caso il campionamento viene effettuato solo sul prodotto posto in vendita nello stesso
caseificio. Sul frontespizio del verbale Mod 2 d eve essere spuntato il campo □ “Piano di
monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”.
Deve essere poi spuntato il cam po “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Listeria
monocytogenes” e il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”.
II° IPOTESI - Il produttore non ha dimostrato che il prodotto non s upera il limite di 100
ufc/g durante tutto il periodo di conservabilità: come previsto dal punto 1.2 del Cap I del
Reg CE 2073, i n tal caso il campionamento viene effettuato solo sul prodotto ancora da
porre in vendita, prima che non sia più sotto il controllo diretto dell’OSA che lo produce.
Pertanto il campionamento NON va effettuato in fase di commercializzazione. Sul
frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e
deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte””. Deve essere
poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Listeria monocytogenes” e il
campo “□ criterio di sicurezza alimentare”.
Nel campionamento effettuato in fase di commercializzazione ci si atterrà così:
Pur se l’A.C. che effettua il campionamento può non e ssere a conoscenza se il produttore
abbia dimostrato, con soddisfazione del Servizio Veterinario, che il prodotto non superi il
limite di 100 uf c/g durante tutto il periodo di conservabilità, s ul frontespizio del verbale
Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato
“Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □
numerazione” con la semplice dicitura “Listeria monocytogenes” e il campo “□ criterio di
sicurezza alimentare”.
In entrambe le fasi (produzione-commercializzazione), come non conformità si intende la presenza
di Listeria monocytogenes anche in una sola U.C.. L’eventuale comunicazione da parte dell’IZSM
dell’assenza di Listeria monocytogenes, ma della presenza di altre Listerie diverse dalla L.
monocytogenes, non costituisce non conformità. Tale evenienza costituisce solo un elemento per la
valutazione del rischio della produzione nello stabilimento; in tal caso è consigliabile procedere ad
un ulteriore campionamento extra-piano.
In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario:
a. Trasmetterà notizia di reato alla Procura competente
b. Notizierà il Servizio Epidemiologia circa la non conformità
c. potrà richiedere all’OSA, se ritenuto necessario, la revisione delle procedure di
B.P.I. (relativamente alla sanificazione degli ambienti di lavorazione e deposito)
e/o di HACCP (facendo inserire la ricerca del patogeno come punto critico in fase
di ricevimento dei prodotti in entrata ed aumentando la frequenza della ricerca del
patogeno negli alimenti in uscita).
d. Procederà all’attivazione del sistema di allarme rapido ex art. 50 Reg CE 178/02,
ex Intesa Stato-Regioni del 13/11/2008, ex DGRC 20/11/2009 n. 1745,
effettuando la notifica di allerta di cui agli stessi artt. 4.
1.3.2. Salmonella
Nel campionamento effettuato in fase di produzione si appalesano due ipotesi:
I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi, burro o
panna ottenuti da latte crudo o da latte sottoposto a trattamento termico a temperatura più
bassa della pastorizzazione; il campionamento viene effettuato solo sul prodotto posto in
vendita nello stesso caseificio o comunque alla fine della fase di produzione pronto per
essere spedito per essere utilizzato altrove. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere
spuntato il campo
□
“Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri
microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il cam po “ □
ricerca” con la semplice dicitura “Salmonelle” e il campo
“□
criterio di sicurezza
alimentare”. Il campione deve essere composto da n. 4 a liquote di cui una da lasciare
all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 20 giorni dalla data del prelievo, le aliquote
scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa
si applicano le procedure di cui all’art. 223 D .L.vo 28/7/89 n. 271, c omunicando
ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il
giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli
appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota a sua volta
deve essere costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di sicurezza
alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo 123/93).
Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti
alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel
verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna
contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; ogni aliquota, contenente 5 u.c., deve
essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Le aliquote vanno trasportate e
conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Salmonella anche
in una sola U.C..
II° IPOTESI - Il prodotto da campionare è costituito da tutti i tipi di prodotti a base di latte
prodotti con latte sottoposto a pastorizzazione; il campionamento viene effettuato solo sul
prodotto posto in vendita nello stesso caseificio o comunque alla fine della fase di
produzione pronto per essere spedito per essere utilizzato altrove. Sul frontespizio del
verbale Mod 2 d eve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere
specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte””. Deve essere poi spuntato
il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Salmonelle” e il campo “□ altri parametri
microbiologici”. Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote da 50 gr cadauna di cui
una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 20 giorni dalla data del prelievo,
le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto
alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271, comunicando
ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il
giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli
appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Le unità campionarie possono
essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla
nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità
attuate. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Come non conformità si
intende la presenza di Salmonella in 25 gr. nell’aliquota sottoposta ad analisi.
Nel campionamento effettuato in fase di commercializzazione ci si atterrà così:
La matrice da campionare è costituita da tutti i tipi di prodotti a base di latte. Poiché l’A.C.
che effettua il campionamento può non essere a conoscenza se il prodotto a base di latte sia
stato prodotto o meno con latte sottoposto a trattamento termico a temperatura più bassa
della pastorizzazione, per un principio di precauzione ci si atterrà alle norme ex Reg. CE
2073/05. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di
monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”.
Deve essere poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Salmonelle” e il
campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. Il campione deve essere composto da n. 4
aliquote di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 20 giorni dalla data
del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far
salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271,
comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito
dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita
riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota
a sua volta deve essere costituita da 5 unità campionarie da 50 g r cadauna (criterio di
sicurezza alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo
123/93). Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o bus ta
sterile a sè stante; ogni aliquota, contenente 5 u. c., deve essere poi piombata e munita di
cartellino indicatore. Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul
posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e
descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e
conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Salmonella anche
in una sola U.C..
In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio ASL:
a. Trasmetterà notizia di reato alla Procura competente se il campione è stato
effettuato su un piatto pronto. Se invece è stato effettuato su un ingrediente,
si dovrà valutare se questo avrebbe subìto un procedimento di lavorazione
tale da eliminare il rischio di salmonella
b. Espleterà le indagini per rintracciare, se possibile, la fonte inquinante in
collaborazione con il Servizio Epidemiologia che sarà obbligatoriamente
notiziato circa la non conformità
c. potrà richiedere all’OSA, se ritenuto necessario, la revisione delle
procedure di B.P.I. (relativamente alla sanificazione degli ambienti di
lavorazione e deposito) e/o di HACCP (facendo inserire la ricerca del
patogeno come punto critico in fase di ricevimento dei prodotti in entrata
ed aumentando la frequenza della ricerca del patogeno negli alimenti in
uscita)
d. Procederà all’attivazione del sistema di allarme rapido ex art. 50 Reg CE
178/02, ex Intesa Stato-Regioni del 13/11/2008, ex DGRC 20/11/2009 n.
1745, effettuando la notifica di allerta di cui agli stessi artt. 4.
1.3.3. Enterotossine stafilococciche
Nel campionamento effettuato in fase di produzione si appalesano due ipotesi:
I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi, latte in
polvere e siero di latte in polvere; il campionamento viene effettuato solo sul prodotto posto
in vendita nello stesso caseificio o comunque alla fine della fase di produzione pronto per
essere spedito per essere utilizzato altrove. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere
spuntato il c ampo
□
“Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri
microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il cam po “ □
ricerca” con la semplice dicitura “Enterotossine stafilococciche” e il campo “□ criterio
di sicurezza alimentare”. Il campione deve essere composto da n. 4 a liquote di cui una da
lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 15 giorni dalla data del prelievo, le
aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla
difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 2 71, comunicando
ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il
giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli
appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota a sua volta
deve essere costituita da 5 uni tà campionarie da 50 gr cadauna (criterio di sicurezza
alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo 123/93).
Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti
alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel
verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna
contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; ogni aliquota, contenente 5 u.c., deve
essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Le aliquote vanno trasportate e
conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Enterotossine
stafilococciche anche in una sola U.C..
II° IPOTESI - Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri tipi di prodotti a base di
latte diversi da quelli previsti dalla I° ipotesi; il c ampionamento viene effettuato solo sul
prodotto posto in vendita nello stesso caseificio o comunque alla fine della fase di
produzione pronto per essere spedito per essere utilizzato altrove. Sul frontespizio del
verbale Mod 2 d eve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere
specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte””. Deve essere poi spuntato
il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Enterotossine stafilococciche” e il campo
“□ altri parametri microbiologici”. Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote da 50
gr cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 15 giorni dalla
data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per
far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n.
271, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito
dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita
riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Le unità
campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari
avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le
precauzioni e le modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero.
Come non conformità si intende la presenza di Enterotossine stafilococciche in 25 gr.
nell’aliquota sottoposta ad analisi.
Nel campionamento effettuato in fase di commercializzazione si appalesano due ipotesi:
I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi, latte in
polvere e siero di latte in polvere; in tal caso ci si atterrà alle norme ex Reg. CE 2073/05. Sul
frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e
deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi
spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Enterotossine stafilococciche” e
il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. Il campione deve essere composto da n. 4
aliquote di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 15 giorni dalla data
del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far
salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271,
comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito
dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita
riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota
a sua volta deve essere costituita da 5 unità campionarie da 50 g r cadauna (criterio di
sicurezza alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo
123/93). Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o b usta
sterile a sè stante; ogni aliquota, contenente 5 u. c., deve essere poi piombata e munita di
cartellino indicatore. Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul
posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e
descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e
conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Salmonella anche
in una sola U.C..
II° IPOTESI - Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri tipi di prodotti a base di
latte diversi da quelli previsti dalla I° ipotesi; in tal caso sul frontespizio del verbale Mod 2
deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri
microbiologici nei prodotti a base di latte””. Deve essere poi spuntato il campo “ □
ricerca” con la semplice dicitura “Enterotossine stafilococciche” e il campo “□ altri
parametri microbiologici”. Il campione deve essere composto da n. 4 a liquote da 50 gr
cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 15 giorni dalla data
del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far
salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271,
comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito
dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita
riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Le unità
campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari
avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le
precauzioni e le modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero.
Come non conformità si intende la presenza di Enterotossine stafilococciche in 25 gr.
nell’aliquota sottoposta ad analisi.
In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario:
a. Trasmetterà notizia di reato alla Procura competente
b. Espleterà le indagini per rintracciare, se possibile, la fonte inquinante (di solito
uomo o latte) in collaborazione con il Servizio Epidemiologia e il SIAN/U.O.P.C.
che saranno obbligatoriamente notiziati circa la non conformità
c. Se ritenuto utile e necessario, imporrà la revisione delle procedure di B.P.I.
(relativamente alle modalità di sanificazione delle mani degli operatori, ai controlli
sul corretto comportamento degli operatori, al controllo delle mani e delle braccia
mirato ad escludere la presenza di ferite o altre patologie) o di HACCP (facendo
inserire la ricerca dei stafilococchi coagulasi + come punto critico in fase di
ricevimento del latte da quegli allevamenti)
d. Procederà all’attivazione del sistema di allarme rapido ex art. 50 Reg CE 178/02, ex
Intesa Stato-Regioni del 13/11/2008, ex DGRC 20/11/2009 n. 1745, effettuando la
notifica di allerta di cui agli stessi artt. 4.
1.3.4. - Enterobatteriacee
Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Si appalesano quattro ipotesi:
I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da prodotti lattierocaseari liquidi pastorizzati R.T.E.. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della
fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo □
“Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base
di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura
“Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve
essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio
di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie
possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di
effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le
modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o
busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di
cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità
si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti
ed accettabili come sotto riportati:
Microrganismi
Enterobatteriacee
Piano di
campionamento
(1)
n
5
C
2
Limiti (2)
m
< 1/ml
M
5/ml
Fase a cui si applica il criterio
Fine del processo di
lavorazione
• n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
• soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
• accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
• insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
II° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da latte in polvere e
siero di latte in polvere R.T.E.. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase
di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo □
“Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base
di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura
“Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve
essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio
di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie
possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di
effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le
modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o
busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di
cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità
si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti
ed accettabili come sotto riportati:
Microrganismi
Enterobatteriacee
Piano di
campionamento
n
5
c
0
Limiti
m=M
10 ufc/gr
Fase a cui si applica il criterio
Fine del processo di
lavorazione
• n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
• soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
• accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
• insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
III° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da gelati e d essert a
base di latte congelati. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di
produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano
di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di
latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura
“Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve
essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio
di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie
possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di
effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le
modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o
busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di
cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità
si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti
ed accettabili come sotto riportati:
Microrganismi
Enterobatteriacee
Piano di
campionamento
n
5
C
2
Limiti
m
10 ufc/g
Fase a cui si applica il criterio
M
100 ufc/g
Fine del processo di
lavorazione
• n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
• soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
• accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
• insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
IV° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri prodotti a base di latte
diversi dalle ipotesi I°, II°, e III°. Anche per tali prodotti (non compresi nella 2073/05) le
analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene di processo. Il
campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del
verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere
specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il
campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Enterobatteriacee” e il campo “□
criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita
da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi
del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul
posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e
descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono
essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5
u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e
conservata in frigorifero. Per i campioni non c ompresi nel Reg.2073/2005 e s.m.i. in via
sperimentale, si stabilisce non conforme il superamento dei limiti riportati nella sottostante
t
a
b
Piano di campionamento
Limiti
Microrganismi
Fase a cui si applica il criterio
e
l
n
c
m
M
10 ufc/g
1.000 ufc/g Fine del processo di lavorazione
l
Enterobatteriacee
5
2
a
:
• n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
• soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
• accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
• insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio ASL:
a) imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alle modalità di
sanificazione delle mani degli operatori ed alla sanificazione degli ambienti di
lavorazione e deposito)
1.3.5. - E. Coli
Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Si appalesano due ipotesi:
I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi a base di
latte o siero di latte sottoposto a trattamento termico. Il campionamento deve essere
effettuato nella fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di E. coli sia
il più alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di
monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”.
Deve essere poi spuntato il campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “E. Coli” e
il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1
aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo
campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute
dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera
più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità
campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante;
l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore.
Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il
superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed
accettabili come sotto riportati:
Microrganismi
Piano di
campionamento
Limiti
Fase a cui si applica il criterio
n
•
•
•
•
C
m
M
fase del processo di lavorazione in cui
si prevede che il numero di E. coli sia
il più alto
n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
E. Coli
5
2
100 ufc/g
1.000 ufc/g
II° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri prodotti a base di latte
diversi dall’ipotesi I°. Anche per tali prodotti (non compresi nella 2073/05) le analisi
effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene di processo. Il
campionamento deve essere effettuato nella fase del processo di lavorazione in cui si
prevede che il n umero di E. coli sia il p iù alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve
essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri
microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il cam po “ □
numerazione” con la semplice dicitura “Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di
igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità
campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE
2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei
prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e
descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono
essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5
u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e
conservata in frigorifero. Per i campioni non c ompresi nel Reg.2073/2005 e s.m.i. in via
sperimentale, si stabilisce non conforme il superamento dei limiti riportati nella sottostante
tabella:
Microrganismi
E.coli
•
•
•
•
Piano di
campionamento
n
c
Limiti
m
Fase a cui si applica il criterio
M
fase del processo di lavorazione in
cui si prevede che il numero di E.
coli sia il più alto
n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
5
3
10 ufc/g
1.000 ufc/g
In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario:
a) Imporrà la revisione delle procedure di B.P.I.
( relativamente alle modalità di
sanificazione delle mani degli operatori ed alla sanificazione degli ambienti di
lavorazione e deposito) o di HACCP (facendo inserire la ricerca del patogeno come
punto critico in fase di ricevimento del latte da quegli allevamenti e/o imponendo anche
la pastorizzazione obbligatoria)
1.3.6. Stafilococchi coagulasi positivi
Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Si appalesano quattro ipotesi:
I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da Formaggi a base di
latte crudo. Il campionamento deve essere effettuato fase del processo di lavorazione in cui
si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2
deve essere spuntato il campo □
“Piano di monitoraggio e deve essere specificato
“Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □
numerazione” con la semplice dicitura “Stafilococchi coagulasi +” e il campo
“□
criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita
da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi
del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul
posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e
descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono
essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5
u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. E ssa va trasportata e
conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti
dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati:
Microrganismi
Stafilococchi
coagulasi +
•
•
•
•
Piano di
campionamento
n
C
Limiti
m
10.000
ufc/gr
Fase a cui si applica il criterio
M
100.000
ufc/gr
fase del processo di lavorazione in cui
si prevede che il numero di
Stafilococchi sia il più alto
n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
5
2
II° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da Formaggi a base di
latte sottoposto a trattamento termico a temperatura inferiore a quella della pastorizzazione e
formaggi stagionati a base di latte o siero di latte sottoposto a pastorizzazione o a
trattamento termico a temperatura più elevata. Il campionamento deve essere effettuato fase
del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto.
Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo
□
“Piano di
monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”.
Deve essere poi spuntato il c ampo “ □
numerazione” con la semplice dicitura
“Stafilococchi coagulasi +” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione
deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 uni tà campionarie da 50 gr cadauna
(criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità
campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari
avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le
precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in
un contenitore o bus ta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c ., deve essere poi
piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero.
Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i
campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati:
Microrganismi
Stafilococchi
coagulasi +
•
•
•
•
Piano di
campionamento
n
C
Limiti
m
100 ufc/gr
Fase a cui si applica il criterio
M
1.000 ufc/gr
fase del processo di lavorazione in cui
si prevede che il numero di
Stafilococchi sia il più alto
n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
5
2
III° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi a pasta
molle non s tagionati (formaggi freschi) a base di latte o siero di latte sottoposto a
pastorizzazione o a t rattamento termico a t emperatura più elevata. Il campionamento deve
essere effettuato fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di
Stafilococchi sia il più alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il
campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei
prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la
semplice dicitura “Stafilococchi coagulasi +” e il c ampo
“□
criterio di igiene di
processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 uni tà
campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE
2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei
prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e
descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono
essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5
u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. E ssa va trasportata e
conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti
dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati:
Microrganismi
Stafilococchi
coagulasi +
•
•
•
•
Piano di
campionamento
n
C
Limiti
m
10 ufc/gr
Fase a cui si applica il criterio
M
100 ufc/gr
fase del processo di lavorazione in cui
si prevede che il numero di
Stafilococchi sia il più alto
n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
5
2
IV° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da Latte in polvere e
siero di latte in polvere. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di
produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano
di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di
latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura
“Stafilococchi coagulasi +” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione
deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 uni tà campionarie da 50 gr cadauna
(criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità
campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari
avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le
precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in
un contenitore o bus ta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c ., deve essere poi
piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero.
Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i
c
a
m
Piano di campionamento
Limiti
Microrganismi
Fase a cui si applica il criterio
p
i
n
c
m
M
10
ufc/g
100
ufc/g
o
Stafilococchi
Fine del processo di lavorazione
5
2
coagulasi
+
n
i
soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati:
IV° IPO
V° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri prodotti a base di latte
diversi dalle ipotesi I°, II°, III° e IV°. Anche per tali prodotti (non compresi nella 2073/05)
le analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene di processo. Il
campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del
verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere
specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il
campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Stafilococchi coagulasi +” e il campo
“□
criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota
costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato
ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla
suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più
asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità
campionarie devono essere ognuna contenute in un c ontenitore o busta sterile a s è stante;
l’aliquota, contenente 5 u.c ., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore.
Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Per i campioni non c ompresi nel
Reg.2073/2005 e s.m.i. in via sperimentale, si stabilisce non conforme il superamento dei
limiti riportati nella sottostante tabella:
Microrganismi
Enterobatteriacee
•
•
•
•
Piano di
campionamento
n
c
Limiti
m
Fase a cui si applica il criterio
M
fase del processo di lavorazione in cui
si prevede che il numero di
Stafilococchi sia il più alto
n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
5
3
100 ufc/g
10.000 ufc/g
In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario:
a) Imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alle modalità di
sanificazione delle mani degli operatori, ai controlli sul corretto comportamento degli
operatori, all controllo delle mani e d elle braccia mirato ad escludere la presenza di
ferite o altre patologie) o di HACCP (facendo inserire la ricerca del patogeno come
punto critico in fase di ricevimento del latte da quegli allevamenti e/o imponendo anche
la pastorizzazione obbligatoria)
1.3.7. - Bacillus Cereus
Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Il prodotto da campionare è
costituito da tutti i prodotti a base di latte. La ricerca non è prevista dal Reg. CE 2073/05,
ma in via sperimentale le analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di
igiene di processo. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di
produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano
di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di
latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura
“Bacillus Cereus” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere
composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di
igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono
essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla
nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità
attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o bus ta
sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di
cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. In via sperimentale, si
stabilisce non conforme il superamento dei limiti riportati nella sottostante tabella:
Microrganismi
B.cereus
Piano di
campionamento
n
5
c
3
Limiti
m
100 ufc/g
Fase a cui si applica il criterio
M
10.000 ufc/g
Fine del processo di lavorazione
• n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
• soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
• accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
• insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario:
a) Imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alle modalità di
sanificazione delle mani degli operatori ed alla sanificazione degli ambienti di
lavorazione e deposito) e/o di HACCP (facendo inserire la ricerca del germe
come punto critico in fase di ricevimento del latte da quegli allevamenti)
b) In caso di reiterate positività, il Servizio veterinario può correttamente procedere
con le modalità previste dal D.L.vo 123/93 a campionamenti ufficiali in fase di
commercializzazione dei prodotti risultati positivi più volte. In tal caso sia nel
mod. 2 (verbale di campionamento) che nel sistema GISA dovrà essere indicata
la causale “su sospetto”. Nel mod. 2 i l Servizio veterinario, oltre al B. cereus,
dovrà richiedere anche l’identificazione di ceppi produttori di tossine, al fine di
evitare di avere false positività per la presenza di B. turigensis. In caso di
conferma del superamento del limite critico sperimentale riportato nella tabella
di cui sopra, con contemporanea identificazione di ceppi di B. cereus produttori
di tossine, l’ASL trasmetterà notizia di reato descrivendo alla Procura di
competenza le ragioni suggerite dalla valutazione del rischio, che tiene conto
anche dei precedenti controlli. Inoltre l’ASL, con apposito provvedimento
amministrativo, potrà in base alla propria analisi del rischio anche imporre il
rallentamento o la sospensione della produzione in attesa che:
• vengano intraprese, con soddisfazione dell’A.C., tutte le azioni
autonomamente decise dall’OSA per la risoluzione della n.c.;
• si accerti, con appositi campionamenti, che i prodotti presentano valori di
B.C. inferiori al limite critico sopraindicato.
1.3.8. Clostridium perfringens
Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Il prodotto da campionare è
costituito da tutti i prodotti a base di latte. La ricerca non è prevista dal Reg. CE 2073/05, ma
in via sperimentale le analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene
di processo. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul
frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e
deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi
spuntato il campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Clostridium perfrigens” e il
“□
criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1
campo
aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo
campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla
suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più
asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità
campionarie devono essere ognuna contenute in un c ontenitore o bus ta sterile a sè stante;
l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa
va trasportata e conservata in frigorifero. In via sperimentale, si stabilisce non conforme il
superamento dei limiti riportati nella sottostante tabella:
Microrganismi
Clostridium perfrigens
Piano di
campionamento
n
5
c
3
Limiti
m
100 ufc/g
Fase a cui si applica il criterio
M
10.000 ufc/g
Fine del processo di lavorazione
• n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m
eM
• soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m
• accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o
inferiori a m
• insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M.
In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio ASL:
a) Imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. ( relativamente alle
modalità di sanificazione delle mani degli operatori ed alla sanificazione
degli ambienti di lavorazione e deposito) o di HACCP (facendo inserire
la ricerca del germe come punto critico in fase di ricevimento del latte da
quegli allevamenti)
1.3.9. grado di umidità e grasso sulla sostanza secca:
n. 5 aliquote da circa gr. 200 cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se il prelievo viene fatto
direttamente in caseificio, le aliquote scendono a n. 4. I campioni con tale ricerca avranno come
matrice esclusivamente la “mozzarella di bufala campana DOP”. Gli esemplari da campionare
devono essere intere senza che sia effettuato alcun taglio. In caso di riscontro di non conformità,
il Servizio Veterinario trasmetterà una notizia di reato alla Procura di competenza per la
violazione al disciplinare di produzione approvato con DPCM 10/5/93 così come modificato dal
Reg. CE 103/08 e dal Provvedimento MPAAF 11/2/08, sanzionato dal combinato disposto
dell’art. 9 della L. 10/4/54 n. 125 e dell’art. 517 bis del C.P. come inserito dall’art. 5 del D.L.vo
30/12/99, n. 507. Della non conformità bisogna darne comunicazione al Consorzio di Tutela della
Mozzarella di bufala campana
1.3.10 Identificazione di specie nelle mozzarelle
il campione va eseguito quando l’etichettatura indica la presenza esclusiva del latte
bufalino, oppure quando il prodotto viene esposto nel reparto vendita indicando che è stato
usato solo latte bufalino. Il campione deve essere composto da n. 5 aliquote da 200 gr
cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se il prelievo viene fatto direttamente in
caseificio, le aliquote scendono a n. 4. In caso di riscontro di non conformità, il Servizio
Veterinario effettuerà una informativa alla Procura di competenza tenendo conto che:
e. Se la matrice è u na mozzarella non DOP, l’OSA avrebbe violato l’art. 515 del
C.P.. Poiché però la giurisprudenza rivela disparità di giudizio sulla valenza
dell’illecito, si consiglia di richiede nella stessa notizia di reato alle Procure
destinatarie se, ai sensi del co. 1 de ll’art. 9 L. 689/81, l’illecito debba essere
considerato di tipo amministrativo per violazione all’art. 5 del D.L.vo 109/92.
f. Se la matrice è u na mozzarela di bufala campana DOP l’OSA avrebbe violato il
DPCM 10/5/93, come modificato dal Reg. CE 103/08 e dal Provvedimento
MPAAF 11/2/08, che vieta per il prodotto DOP in questione l’utilizzazione di
altri tipi di latti al di fuori di quello prodotto dalla bufala mediterranea. La
descritta violazione assumerebbe valenza penale in quanto verrebbe sanzionata
dal combinato disposto dell’art. 9 della L. 10/4/54 n. 125, dell’art. 515 del C.P.
e dell’art. 517 bis del C.P. come inserito dall’art. 5 del D.L.vo 30/12/99, n. 507.
Si richiederà alla Procura l’autorizzazione a dare opportuna comunicazione
della non c onformità al Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala
campana
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Per l’effettuazione dei campioni verrà utilizzato il M od 2 (Verbale prelievo campione
batteriologico) o i l Mod. 3 ne l caso della ricerca del grado di umidità e grasso sulla sostanza
secca ed identificazione di specie. Il campione deve essere poi inserito in GISA. Nella scelta
degli stabilimenti dove eseguire i c ampioni, dovranno essere privilegiati quelli inseriti nella
categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ necessaria la dotazione per il campionamento batteriologico e chimico
1.7. LABORATORIO DI RIFERIMENTO
I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.
Prima dell’inizio delle attività di cui al presente Piano, I Servizi Veterinari devono coordinarsi
preventivamente con i laboratori territorialmente competenti per concordare la tempistica dei
campionamenti e le modalità di consegna campioni.
1.8.DURATA
Il Piano si conclude il 15/12/2015
1.9.COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione
rilevando la presenza di contaminazioni microbiche dei prodotti a base di latte.
2. PROGRAMMAZIONE
Si prevede l’effettuazione di un numero di campioni come riportato nella tabella sottostante:
ASL AV ASL BN
TOTALE
30
30
ASL CE
ASL
NA1
170
80
ASL
NA2
Nord
80
ASL
NaA3
Sud
60
ASL SA
TOT
170
620
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione
circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di
informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D25_PIANO DI MONITORAGGIO FUNGHI
1. PIANIFICAZIONE
Il controllo micologico, oltre che dalle leggi nazionali, è sancito dalle direttive comunitarie, che
regolano l’igiene degli alimenti. In Italia, il controllo viene svolto, durante la normale vigilanza
igienica sugli alimenti, dagli Ispettorati Micologici dei Servizi di Igiene Pubblica delle ASL, i quali
hanno il compito di informare il cittadino sulla materia, promuovere campagne di sensibilizzazione
e organizzare corsi e mostre, anche in collaborazione con le Associazioni micologiche.
Le strutture specializzate per il tr attamento delle intossicazioni da funghi sono istituite presso i
maggiori Centri Antiveleni in Italia; in Campania, tale struttura è istituita presso l’A.O.R.N.
“A.Cardarelli” di Napoli.
Gli aspetti igienico-sanitari di carattere generale, relativi all’attività di lavorazione, conservazione,
confezionamento e vendita, nonché di controllo ufficiale dei funghi sono regolamentati dalle norme
sugli alimenti e bevande, anche per quanto riguarda la presenza di contaminanti, quali pesticidi,
metalli pesanti e additivi.
Le specie fungine fresche spontanee e coltivate che possono essere messe in commercio sul
territorio nazionale sono quelle riportate in una lista positiva, (art. 4 D PR 376/95, e Ordinanza
ministeriale 20 agosto 2002).
Le Regioni e Province autonome possono integrare la lista con altre specie commestibili
riconosciute idonee alla commercializzazione in ambito locale, che vengono riportate in specifici
elenchi.(ordinanza ministeriale 3 aprile 2002).
Possono essere messi in commercio funghi secchi (tasso di umidità non superiore a 12%+2% m/m)
e funghi conservati sott'olio, sott'aceto, in salamoia, congelati, surgelati o altrimenti preparati,
elencati nel DPR 376/95. I funghi secchi sono venduti in confezioni chiuse, fatta eccezione per i soli
funghi "porcini ", ed è obbligatoria l'osservanza da parte del confezionatore delle norme di carattere
generale per l'etichettatura, nonché di quelle specifiche, previste dal DPR 376/95.
Quadro Normativo
Norme nazionali
Legge 23 agosto 1993, n. 352, modificata dal DPR 14 luglio 1995, n.
376
Legge quadro nazionale per la raccolta e la commercializzazione dei
funghi epigei freschi e conservati
DM 29 novembre 1996, n.686
Criteri e modalità per il rilascio dell’attestato di micologo
Legge 16 dicembre 1985, n. 752 e s.m.
Norma quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei
tartufi freschi o conservati destinati al consumo.
Norme regionali
Legge regionale n. 8 del 24 luglio 2007
Disciplina dela raccolta e commercializzazione dei funghi freschi e
conservati
DGRC n. 179 del 28 gennaio 2008
Lr n.8/2007-Approvazione indirizzi generali, Linee guida e at to
d'indirizzo.
1.1 SCOPI
Il presente piano di monitoraggio a carattere regionale è finalizzato alla tutela della salute pubblica
mediante attività di controllo sulla produzione, commercializzazione e somministrazione di funghi
freschi, secchi e comunque conservati o preparati e, s pecificamente alla prevenzione delle
intossicazioni causate dal consumo di funghi.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Al piano partecipano i SIAN e gli Ispettorati Micologici delle ASL.
Gli Ispettorati Micologici sono centri istituiti presso i D ipartimenti di Prevenzione delle Asl
autorizzati ad esaminare ed accertare la commestibilità dei funghi raccolti. In Campania, gli
Ispettorati sono sette, con più sedi operative per ciascuna ASL e si avvalgono di personale abilitato
al controllo micologico. Il personale è altamente qualificato, avendo conseguito regolare attestato di
“ispettore micologo”, frequentando specifici corsi biennali di formazione. Tutti gli operatori sono
iscritti nell’Albo Regionale e nazionale.
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Le attività degli Ispettorati sono:
• Servizio di consulenza e controllo della commestibilità dei funghi raccolti da privati
cittadini, sia per l’autoconsumo che da parte di raccoglitori professionali;
• Servizio di consulenza sulla corretta modalità di conservazione e di utilizzo dei funghi
commestibili;
• Servizio di consulenza su richiesta dei Pronto Soccorso o r eparti Ospedalieri, in caso di
sospetta intossicazione;
• Controllo dei funghi destinati alla vendita;
• Controllo sul territorio per eventuali campionamenti di funghi freschi, secchi o di versamente
conservati;
• Predisposizione ed attuazione dei corsi di abilitazione alla vendita per operatori
commerciali, ai sensi del DPR 376/1995;
• Preparazione e divulgazione del materiale informativo in tema micologico.
I funghi giudicati non commestibili dagli ispettorati micologici sono confiscati per la distruzione,
mentre per quelli idonei al consumo viene rilasciato un certificato sanitario di commestibilità.
Il piano di monitoraggio è suddiviso in vari sottopiani per poter meglio definire le procedure e
programmare le relative attività. I sottopiani sono:
A) Verifica
dell’edibilità di
funghi freschi
spontanei
B) Controlli
ufficiali
all’importazion
e da Paesi
Terzi
C) Controlli ufficiali
richiesti da altre
Autorità
sull’edibilità dei
funghi
D) Consulenza
in presunti casi
di
intossicazione
E) Ispezi F) Cam
oni negli
pioni di
stabilimen funghi
ti
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
A) Verifica dell’edibilità di funghi freschi spontanei
E’ una attività svolta esclusivamente dagli Ispettorati Micologici istituiti presso i
Dipartimenti di Prevenzione di ogni AA.SS.LL.. Consiste nell’ispezione di partite di funghi
portati a controllo da privati cittadini o da raccoglitori professionali ai fini del giudizio sulla
loro edibilità. Svolgendosi in ufficio non c omporta per gli ispettori il consumo di Unità
Ispezione.
Nel caso si accerti l’edibilità, il micologo rilascia un certificato il cui fac-simile è stabilito
dalla L.R. 24.7.07, n. 8, c on l’eccezione dell’indicazione della data di scadenza del
certificato, obbligo ormai da considerarsi tacitamente abrogato dalla sopravvenienza di atti
normativi di grado superiore quale il Reg CE 852/04, il quale stabilisce che la responsabilità
della sicurezza degli alimenti è esclusivamente a carico dell’OSA, ivi compresa la shelf life
di tutti gli alimenti.
B) Controlli ufficiali all’importazione da Paesi Terzi
E’ una attività svolta esclusivamente dagli Ispettorati Micologici istituiti presso i
Dipartimenti di Prevenzione di ogni AA.SS.LL.. E’ un’attività pianificata e programmata in
collaborazione con l’USMAF, la quale può richiedere alle AA.SS.LL. un controllo su partite
di funghi provenienti da Paesi Terzi. Il controllo verificherà l’identificazione della specie e
lo stato di conservazione.
C) Controlli ufficiali richiesti da altre Autorità sull’edibilità dei funghi
E’ una attività svolta esclusivamente dagli Ispettorati Micologici istituiti presso i
Dipartimenti di Prevenzione di ogni AA.SS.LL.. E’ un’attività svolta a favore di altre
Autorità quali Corpo Forestale dello Stato, CC NAS etc. quando abbiano necessità di
sottoporre ad un giudizio di edibilità funghi rinvenuti nel corso di propri controlli.
D) Consulenza in presunti casi di intossicazione
E’ una attività svolta esclusivamente dagli Ispettorati Micologici istituiti presso i
Dipartimenti di Prevenzione di ogni AA.SS.LL.. Consiste nell’effettuazione di controlli per
indagini epidemiologiche effettuati in seguito a segnalazioni di intossicazioni o
avvelenamenti da funghi.
E) Ispezioni negli stabilimenti
E’ un’attività svolta dall’A.C. in genere, e consta nell’effettuazione di ispezioni presso gli
stabilimenti dove i funghi (sia freschi che conservati che spontanei che coltivati) vengono
trattati o venduti sia all’ingrosso che al dettaglio. Nel caso siano trattati o venduti funghi
spontanei, è necessario, tra l’altro, controllare:
• se lo stabilimento è munito dell’autorizzazione per il tipo di specie trattata o posta in
vendita.
• Se i f unghi sono scortati dal certificato rilasciato da un micologo dell’Ispettorato
Micologico
F) Campioni di funghi
E’ un’attività svolta dall’A.C. in genere, e consta nell’effettuazione di campioni presso gli
stabilimenti dove i funghi vengono trattati o venduti (sia all’ingrosso che al dettaglio) o
somministrati. Le matrici sono costituite sia da funghi freschi che conservati che spontanei
che coltivati. Le ricerche sono:
a. Metalli pesanti
b. Fitosanitari
c. Radioattività
d. Anidride solforosa (soprattutto in funghi importati)
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni dovrà essere
utilizzato il Mod. 3. L ’ispezione dovrà comunque essere riportata utilizzando il Mod 5 di
ispezione. Il controllo ufficiale deve essere, come tutti gli altri, inserito nel sistema informatico
GISA.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ sufficiente la normale dotazione di attrezzature per il prelievo di campioni
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
I laboratori di riferimento sono quelli dell’ARPAC.
1.8 LA DURATA
Il Piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL per le
attività istituzionali ed all’ARPAC ed all'IZSM per le analisi.
2. PROGRAMMAZIONE
A) Verifica dell’edibilità di funghi freschi spontanei.
La programmazione si basa su dati storici. In base alla previsione nella Tab. A è riportato il numero
dei controlli previsti
ASL AV
40
Tabella A –programmazione annuale dei controlli
ASL
ASL CE
ASL
ASL
ASL
ASL SA
BN
NA1
NA2
NaA3
Nord
Sud
100
50
20
40
20
30
TOT
300
B) Controlli ufficiali all’importazione da Paesi Terzi
La programmazione annuale viene riportata nella Tabella B. Essa illustra il numero delle
richieste inoltrate dall’USMAF
ASL AV
ASL
BN
0
3
Tabella B–programmazione annuale dei controlli
ASL CE
ASL
ASL
ASL
ASL SA
NA1
NA2
NaA3
Nord
Sud
0
10
0
0
2
TOT
15
C) Controlli ufficiali richiesti da altre Autorità sull’edibilità dei funghi
La programmazione si basa su dati storici. In base alla previsione, nella Tab. C è riportato il
numero dei controlli previsti
ASL AV
ASL
BN
10
10
Tabella C –programmazione annuale dei controlli
ASL CE
ASL
ASL
ASL
ASL SA
NA1
NA2
NaA3
Nord
Sud
1
2
2
3
5
TOT
33
D) Consulenza in presunti casi di intossicazione
La programmazione si basa su dati storici. In base alla previsione, nella Tab. D è riportato il
numero dei controlli previsti
ASL AV
ASL
BN
5
5
Tabella D –programmazione annuale dei controlli
ASL CE
ASL
ASL
ASL
ASL SA
NA1
NA2
NaA3
Nord
Sud
3
5
1
3
4
TOT
26
E) Ispezioni negli stabilimenti
La programmazione annuale viene riportata nella Tabella E
ASL AV
ASL
BN
25
30
Tabella E–programmazione annuale dei controlli
ASL CE
ASL
ASL
ASL
ASL SA
NA1
NA2
NaA3
Nord
Sud
40
15
15
30
30
TOT
185
F) Campioni di funghi
La programmazione annuale viene riportata nella Tabella F
ASL AV
ASL
BN
5
5
Tabella F–programmazione annuale dei controlli
ASL CE
ASL
ASL
ASL
ASL SA
NA1
NA2
NaA3
Nord
Sud
5
5
5
6
6
TOT
37
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la
redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna
informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed
agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
PIANO_D27_PIANO DI MONITORAGGIO SULLE MALATTIE DELLE API
1. PIANIFICAZIONE
1.1. SCOPI
Monitoraggio malattie delle Api nell’UE.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL.
con le loro strutture territoriali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
La Commissione europea ha programmato la prosecuzione del piano di sorveglianza, che
prevede almeno tre ingressi in apiario (Autunno, Primavera,Estate). Il piano previsto manterrà
sostanzialmente gli stessi obbiettivi di quello effettuato finora con alcune modifiche che
vengono qui di seguito riportate:
1) Scelta degli apiari da sottoporre a monitoraggio: il Centro di Referenza comunitario ha
evidenziato che gli apicoltori che hanno già effettuato il piano di monitoraggio nel biennio
2012-2013 hanno acquisito nuove informazioni sulla gestione delle principali malattie delle api
e sulle buone pratiche apistiche che potrebbero influenzare i risultati del prossimo monitoraggio.
Per tale motivo il C entro di referenza c omunitario consiglia di rinnovare completamente
l’elenco degli apicoltori da sottoporre a controllo, tuttavia, considerate le difficoltà poste dalla
procedura di selezione degli apicoltori viene posto un limite minimo di rinnovo di almeno 1/3
del numero totale di apicoltori presenti nello studio. I nuovi apicoltori dovranno essere
selezionati secondo la stessa metodologia utilizzata per il programma 2012/2013 (stratificazione
della popolazione, selezione random);
2) Indebolimento delle colonie: questo parametro non sarà considerato nel nuovo programma di
sorveglianza;
3) ABPV e DWV: questi virus non s aranno più studiati e non s aranno effettuati studi casocontrollo;
4) Virus della paralisi cronica (CBPV): continuerà la ricerca del virus della paralisi cronica, se
rilevate forme cliniche in apiario includendo tra le prove di laboratorio anche la quantificazione
del virus;
5) Nosema: il conteggio delle spore di Nosema e la loro tipizzazione dovrà essere eseguita solo
nelle colonie con sintomi clinici di Nosemiasi;
6) Varroa: il prelievo per ogni alveare delle 300 api ai fini del conteggio di Varroa verrà
mantenuto ed effettuato come la volta scorsa prima dell’invernamento.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
Le ispezioni saranno di tipo clinico in quanto consentiranno di rilevare lo stato clinico degli
apiari e verificare se vi siano malattie in atto.
Si riporta un esempio di inserimento dell’ispezione in GISA:
1. Accedere a GISA
2. Inserire codice aziendale ed effetuare la “RICERCA”
3. Una volta caricata l’azienda, entrare in “Controlli Ufficiali” e cliccare su Aggiungi Nuovo
Controllo Ufficiale
4.
Alla voce :
o
“TIPO DI CONTROLLO” selezionare “Ispezione semplice”
o
“MOTIVO DELL’ISPEZIONE” selezionare “In Piano di Monitoraggio”
o
“PIANO DI MONITORAGGIO” selezionare “Seleziona Piano di Monitoraggio” e poi
“spuntare” il piano oggetto dell’ispezione (Piano 91)
o
“PER CONTO DI” selezionare la UOV di appartenenza
o
“DATA INIZIO CONTROLLO”, inserire la data
o
“OGGETTO DEL CONTROLLO” selezionare “Controllo Malattie Infettive” nel Settore Sanità
Animale
o
“NUCLEO ISPETTIVO selezionare “Servizi Veterinari” ed inserire il nome o i nomi del
personale che ha effettuato l’Ispezione (ovviamente selezionare altra voce se trattasi per esempio
di TPAL, ecc.)
o
Cliccare su “INSERISCI” .
5.
1) Si apre la seguente finestra : cliccare su “Inserisci campione”
•
2) All’interno del riquadro “AGGIUNGI CAMPIONE” alla voce :
o
“MOTIVAZIONE” selezionare “In Piano di Monitoraggio” ed inserire la voce già presente di
default (perché inserita prima)
o
“NUMERO VERBALE” , spuntare “Inserisci verbale prelievo” ed inserire il riferimento
o
“DATA PRELIEVO”, inserire la data
o
“MATRICE” cliccare su “Selezionare Matrice” selezionando poi, nella nuova finestra che si apre,
la matrice campionata. (Cliccando sul segno “+” si aprono dei sotto menù)
o
“TIPO DI ANALISI” cliccare su “Selezionare Tipo di Analisi” selezionando poi, nella nuova
finestra che si apre, il tipo di analisi.
o
“LABORATORIO DI DESTINAZIONE” selezionare “IZSM”
o
Cliccare su “INSERISCI” .
•
3) Si apre la nuova finestra : cliccare su “Controllo Ufficiale”
•
4) Si apre la nuova finestra : cliccare su “Chiudi in attesa di esito”
•
5) Quando si è in possesso del Rapporto di Prova, accedere a GISA, inserire il codice aziendale, cliccare su
“Controlli Ufficiali”. Cliccare sulla data del controllo ancora aperto.
•
6) Nel nuovo riquadro, cliccare sul numero di campione :
•
7) Cliccare poi su “Inserisci Esito” (in basso a dx)
•
8) Inserire i dati richiesti nella nuova finestra
•
9) Cliccare su “CHIUDI” per chiudere il campione
•
10) Cliccare su “CHIUDI” per chiudere l’Ispezione.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Per le ispezioni verrà utilizzato il Mod 5.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ necessaria la tuta e gli altri DPI utili a poter accedere agli apiari
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del
Mezzogiorno
1.8 DURATA
Il piano si conclude il 31/12/15
1.9 COSTI E I BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL
ed all’IZSM per le attività istituzionali.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione
apistica rilevando la presenza di noxae in atto.
2. PROGRAMMAZIONE
In base ai dati storici.
3. VERIFICA
Il piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le
inserirà nella relazione annuale.
Piano_D28_PIANO DI MONITORAGGIO SUL BENESSERE DEGLI ANIMALI
DURANTE LE MANIFESTAZIONI
1. PIANIFICAZIONE
Il Piano Nazionale Benessere Animale (PNAA) e gli atti normativi nazionali e comunitari sul
benessere animale, al momento non prevedono controlli su alcune linee di attività dove comunque il
benessere merita di essere annoverato tra gli oggetti del controllo ufficiale; ad esempio, al momento
non esistono atti normativi che definiscano l’obbligo e le eventuali modalità di controllo sul
benessere degli animali destinati a partecipare a gare, esposizioni, manifestazioni, attività culturali o
sportive.
1.1. SCOPI
Si ritiene necessario attuare un a pposito piano di monitoraggio per verificare la corretta
movimentazione e le condizioni di benessere degli animali destinati a p artecipare a g are,
esposizioni, manifestazioni, attività culturali o sportive, che sono esclusi dal D.L.vo 26 marzo 2001,
n.146 (Attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli animali negliallevamenti).
1.2
COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il piano sarà attuato da Medici Veterinari Dirigenti coadiuvatidai TT.PP.A.L.
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA;
Nel corso delle ispezioni si procederà anche al controllo documentale degli animali e
conseguentemente alla verifica della corretta movimentazione degli stessi. Deve quindi essere
verificata la corretta introduzione degli animali alle manifestazioni (documentazione di
accompagnamento), la sistemazione ed il benessere durante le gare, esposizioni, manifestazioni,
attività culturali o sportive.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I controlli saranno effettuati presso i siti di gara/esposizione sia stabili che temporanei. Il piano
prevede l’effettuazione di ispezioni semplici. Essendo effettuate in linee d’attività estemporanee,
per la scelta delle manifestazioni dove effettuare i controlli, non s i può applicare un criterio di
scelta basato sulla categorizzazione di rischio. I controlli ufficiali sono condotti come da prassi,
utilizzando i dispositivi di protezione individuali ritenuti necessari ed individuati di volta in volta
a seconda della tipologia di insediamento;
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
L’ispezione dovrà essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà
essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Il piano non ne cessita di strumentazione particolare in quanto le ispezioni saranno di natura
visiva/documentale
1.7. LABORATORIO DI RIFERIMENTO
Non sono previsti campionamenti
1.8. DURATA
Il Piano si conclude il 31/12/2015
1.9. COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
I benefici sono rappresentati dal garantire sia il monitoraggio di spostamenti di animali altrimenti
poco controllati, utile nella prevenzione della diffusione delle malattie infettive, sia il controllo su
attività sottoposte a particolare attenzione da parte di mass-media ed opinione pubblica.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 1 – programmazione delle ispezioni
ASL
ASL
ASL
ASL AV ASL BN ASL CE
NA1
NA2
NaA3
Centro
Nord
Sud
2
2
2
22
2
2
ASL SA
TOT
2
34
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione
circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di
informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D32_PIANO DI MONITORAGGIO SUL COMMERCIO SU WEB DI ALIMENTI,
ANIMALI VIVI E MANGIMI
1. PIANIFICAZIONE
Con l’utilizzazione sempre più capillare del web, il commercio via internet si sta incrementando in
maniera esponenziale, facendo diminuire la quota del commercio “usuale” cioè quello effettuato
negli esercizi di vendita.
1.1 SCOPI
Scopo del presente piano è quello di tenere sotto controllo l’e-commerce quando vengono posti in
vendita alimenti, animali e mangimi
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
il piano sarà attuato da:
1. Servizi Veterinari AA.SS.LL. per quanto riguarda gli alimenti di origine animale, gli
animali ed i mangimi
2. Servizi SIAN delle AA:SS:LL per quanto riguarda gli alimenti non di origine animale
Contributi all’esecuzione del Piano possono giungere da altre Autorità e Forze dell’Ordine
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Mediante tale piano viene verificata:
• l’avvenuta registrazione delle imprese che effettuano la vendita on line
• l’ispezione delle sedi operative per verificarne la conformità alle norme igienico
sanitarie
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. Il piano si fonda sul fatto che esistono due tipi di
imprese che effettuano il commercio su WEB: il primo è ovviamente dotato di uno stabilimento
utilizzato come sede operativa dove si presuppone vengano stoccati gli alimenti, gli animali o i
mangimi; il secondo è costituito solo da una sede (a volte corrispondente ad una abitazione privata)
dove avviene soltanto l’intermediazione senza deposito dei prodotti. Entrambi devono però
effettuare la notifica per la registrazione alle A.C..
In primis verranno consultati i motori di ricerca con parole chiave tipo: vendita alimenti (tutti i tipi),
vendita animali, vendita mangimi, la provincia di competenza, il comune di competenza, etc. Nel
caso appaiono le home page di imprese che effettuano tale vendita, si deve effettuare una ricerca per
verificare la sede operativa di tali imprese. Verrà poi interrogata l’anagrafica del sistema
informatico GISA per verificare la corretta registrazione dello stabilimento dell’impresa, o la sede
legale nel caso faccia solo da intermediario. Nel caso che l’impresa non sia regolarmente registrata,
si procederà ad effettuare l’ispezione dei luoghi e d ella merce, anche con l’ausilio delle Forze
dell’Ordine; nel caso l’impresa sia una abitazione privata, si richiederà l’autorizzazione all’accesso
alla competente Procura della Repubblica
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del
punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito
nel sistema informatico G.I.S.A..
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Le ispezioni non ne cessitano di strumentazione particolare in quanto sono di natura visiva e di
controllo documentale
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
Se durante i c ontrolli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i la boratori di riferimento sono
quelli dell’ARPAC e dell’I.Z.S. di Portici
1.8 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale
piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L..
Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà la presenza di alimenti non conformi alla
normativa nazionale e comunitaria escludendoli dal commercio.
2. PROGRAMMAZIONE
Tab 2. Programmazione minima delle ispezioni
TOTALE
ASL AV
ASL BN
ASL CE
ASL NA1
ASL NA2
Nord
ASL NaA3
Sud
ASL SA
TOT
2
2
2
2
2
2
2
14
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà
la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data
opportuna informazione circa le risultanze del piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di
categoria ed agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D33_PIANO DI MONITORAGGIO DELLA CONGRUITÀ DEI PIANI DI
AUTOCONTROLLO DEGLI STABILIMENTI ALIMENTARI RICONOSCIUTI
1. PIANIFICAZIONE
1.1 SCOPI
Scopo del presente piano è quello di verificare le corrette attività di autocontrollo attuate negli
stabilimenti riconosciuti che producono prodotti alimentari sia di origine animale che non.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
il piano sarà attuato da:
1. Servizi Veterinari AA.SS.LL. per quanto riguarda gli alimenti di origine animale
2. Servizi SIAN delle AA:SS:LL per quanto riguarda gli alimenti non di origine animale
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il piano verte sul controllo dell’autocontrollo effettuato negli stabilimenti muniti di riconoscimento
ex Reg CE 852/04 e 853/04.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I controlli ispettivi saranno visivi e documentali.
Per la scelta degli stabilimenti, saranno privilegiati quelli che risultano inseriti nella categoria di
rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Nell’ambito dell’autocontrollo
verranno verificate sia le Buone Prassi Igieniche sia la corretta applicazione dei principi
dell’HACCP
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del
punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel
sistema informatico G.I.S.A..
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Le ispezioni non ne cessitano di strumentazione particolare in quanto sono di natura visiva e di
controllo documentale
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
Se durante i c ontrolli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i la boratori di riferimento sono
quelli dell’ARPAC e dell’I.Z.S. di Portici
1.8 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale
piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L..
Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà la presenza di alimenti non conformi alla
normativa nazionale e comunitaria escludendoli dal commercio.
2. PROGRAMMAZIONE
TOTALE
ASL AV
ASL BN
ASL CE
ASL NA1
ASL NA2
Nord
ASL NaA3
Sud
ASL SA
TOT
2
2
2
2
2
2
2
14
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà
la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data
opportuna informazione circa le risultanze del piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di
categoria ed agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D34_PIANO DI MONITORAGGIO DELLA CONGRUITÀ DEI PIANI DI
AUTOCONTROLLO DEGLI STABILIMENTI ALIMENTARI REGISTRATI
1. PIANIFICAZIONE
1.1 SCOPI
Scopo del presente piano è quello di verificare le corrette attività di autocontrollo attuate negli
stabilimenti registrati che producono prodotti alimentari sia di origine animale che non.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il piano sarà attuato da:
1. Servizi Veterinari AA.SS.LL. per quanto riguarda gli alimenti di origine animale
2. Servizi SIAN delle AA:SS:LL per quanto riguarda gli alimenti non di origine animale
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il piano verte sul controllo dell’autocontrollo effettuato negli stabilimenti registrati ai sensi dell’art.
6 del Reg CE 852/04.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I controlli ispettivi saranno visivi e documentali.
Per la scelta degli stabilimenti, saranno privilegiati quelli che risultano inseriti nella categoria di
rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Nell’ambito dell’autocontrollo
verranno verificate sia le Buone Prassi Igieniche sia la corretta applicazione dei principi
dell’HACCP
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del
punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel
sistema informatico G.I.S.A..
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Le ispezioni non ne cessitano di strumentazione particolare in quanto sono di natura visiva e di
controllo documentale
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
Se durante i c ontrolli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i la boratori di riferimento sono
quelli dell’ARPAC e dell’I.Z.S. di Portici
1.8 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale
piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L..
Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà la presenza di alimenti non conformi alla
normativa nazionale e comunitaria escludendoli dal commercio.
2. PROGRAMMAZIONE
TOTALE
ASL AV
ASL BN
ASL CE
ASL NA1
ASL NA2
Nord
ASL NaA3
Sud
ASL SA
TOT
2
2
2
2
2
2
2
14
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà
la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data
opportuna informazione circa le risultanze del piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di
categoria ed agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D36_PIANO DI MONITORAGGIO SULLA PRESENZA DI LARVE DI ANISAKIDI
IN PREPARAZIONI GASTRONOMICHE CONTENENTI PRODOTTI ITTICI CRUDI O
PRATICAMENTE CRUDI.
In Italia, l’anisakiasi nell’uomo sembrerebbe ampiamente sottostimata. I casi accertati e segnalati
allo stato sono rari e sporadici. La malattia è sostenuta dalle forme larvali di nematodi appartenenti
ai generi Anisakis e Pseudoterranova, segnalati in tutti i ma ri del mondo e che riconoscono i
mammiferi marini come ospiti definitivi. Come misura di controllo il Regolamento Comunitario
853/CE/2004 all.III sez.VIII capitolo III punto D, come modificato ed integrato dal Regolamento
Comunitario n.1276/2011 del 08/12/2011, prevede l’obbligo del congelamento dei prodotti della
pesca destinati ad essere consumati crudi o praticamente crudi (obbligo di bonifica), in modo da
assicurare la uccisione dei parassiti vivi, potenzialmente pericolosi per la salute del consumatore ed
eventualmente sfuggiti all’esame visivo obbligatorio effettuato dall’OSA. Quest’ultimo, infatti, ha
l’obbligo di effettuare un controllo sui prodotti della pesca mediante esame visivo, allo scopo di
individuare la presenza di parassiti “visibili” nei visceri e n elle carni, di esporre un cartello nel
locale di vendita conforme al decreto del 17/07/2003 e, nel caso in cui i prodotti ittici devono essere
consumati crudi o praticamente crudi, ovvero inseriti in preparazioni gastronomiche contenenti
prodotti ittici crudi o praticamente crudi, l’OSA ha l’obbligo di attuare la “bonifica” mediante
freddo dei prodotti della pesca, nei modi previsti dalla normativa cogente. Il grave pericolo per la
salute pubblica connesso alla problematica anisakiasi si configura nel momento in cui l’OSA che
prepara, vende e/o somministra preparazioni gastronomiche contenenti prodotti ittici crudi o
praticamente crudi, non ottempera all’obbligo di bonifica.
1.PIANIFICAZIONE
1.1 SCOPI
Sebbene i medici veterinari a monte o l’OSA a valle possano rilevare le larve icto oculi nei prodotti
ittici e pertanto escluderli dal commercio, soprattutto quando il controllo è stato effettuato dall’OSA
alcune larve possono sfuggire al controllo ispettivo. Inoltre la morte del pesce fa sì che le larve si
incistino nel tessuto muscolare contiguo alla cavità celomatica, rendendo le larve di più difficile
individuazione. Ciò comporta che il mancato adempimento dell’obbligo di bonifica può aumentare
il rischio dell’ingestione di larve di anisakis vive e infestanti. Mediante campionamenti mirati ed il
metodo analitico possono essere pertanto messe in evidenza larve sfuggite al controllo visivo e
determinare la loro vitalità nel prodotto finito.
Il presente piano di monitoraggio ha pertanto lo scopo di:
•
Verificare il r ispetto dell’obbligo da parte dell’OSA della bonifica mediante freddo dei
prodotti ittici destinati ad essere consumati crudi o praticamente crudi ;
•
Verificare l’effettivo rischio sanitario esistente per l’anisakiasi mediante l’elaborazione
statistica dei dati di monitoraggio.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il piano sarà attuato dai Servizi Veterinari delle AASSLL.
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Negli stabilimenti oggetto dell’ispezione sarà effettuato un campionamento per la ricerca di larve di
anisakidi con metodo digestivo. Devono essere campionate esclusivamente le preparazioni
gastronomiche contenenti prodotti della pesca crudi o praticamente crudi, ossia prodotti finiti (ready
to eat) a base o contenenti prodotti della pesca crudi, marinati, affumicati, salati o comunque che
non abbiano subito un t rattamento idoneo alla uccisione delle larve di anisakidi eventualmente
sfuggite all’esame visivo.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote o 5 aliquote se trattasi di alimenti confezionati,
di cui una da lasciare all’OSA. Ogni aliquota deve contenere almeno 50 grammi di alimento e non
deve essere sottoposta a congelamento per la conservazione durante il trasporto e prima delle
determinazioni analitiche. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo
□
“Piano di monitoraggio” e deve essere specificato “anisakiasi”. Deve essere poi spuntato il campo
“ □ ricerca” con la semplice dicitura “anisakis spp.” ed il campo “□ altri criteri microbiologici”.
In caso di riscontro di positività per presenza di larve di anisakis non vive e non vitali il Servizio
veterinario imporrà la revisione delle procedure di HACCP in merito alla corretta esecuzione
dell’esame visivo per la ricerca di larve di parassita nel pesce;
In caso di riscontro di larve vive e vitali di parassiti nei prodotti alimentari a base di pesce crudo
pronti al consumo, come follow up il Servizio Veterinario:
1. Trasmetterà notizia di reato alla Procura competente per violazione all’art. 444 C.P.
2. Notizierà il Servizio Epidemiologia circa la non conformità
3. Potrà richiedere all’OSA, se ritenuto necessario, la revisione delle procedure di HACCP
(relativamente alla bonifica delle preparazioni gastronomiche contenenti p rodotti della
pesca crudi o praticamente crudi).
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Per l’ispezione deve essere utilizzato il Mod. 5.
Per il campionamento deve essere utilizzato il Mod. 2 dove deve essere spuntato il campo □ “Piano
di monitoraggio” e d eve essere specificato “anisakiasi”. Deve essere poi spuntato il campo □“
ricerca” con la semplice dicitura “anisakis spp.” ed il campo “□ altri criteri microbiologici”.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
E’ necessario il normale materiale per campionamento. Per la ricerca di anisakidi non è necessario
che sul campione sia attuato un rigoroso controllo della catena del freddo.
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
Il laboratorio di riferimento è l’Unità Operativa di Microbiologia Alimentare dell’Istituto
Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno Sezione di Salerno, che dispone di una metodica
accreditata che impiega il sistema della digestione cloro-peptica. I campioni dovranno essere portati
presso le Sezioni provinciali dell’IZSM che provvederanno all’invio dei campioni alla Sezione di
Salerno.
1.8 DURATA
Il programma si concluderà il 15/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL per le
attività istituzionali ed i laboratori ufficiali di analisi
Considerando che è indiscussa la presenza della zoonosi almeno sul territorio della provincia di
Salerno e che è notevole il consumo di preparazioni gastronomiche contenenti prodotti ittici crudi o
praticamente crudi , e tenuto conto che esiste una consolidata tradizione gastronomica in merito ed
una elevata vocazione turistica del territorio, nonché l’aumento della richiesta di preparazioni
gastronomiche della cucina orientale contenenti pesce crudo, il piano di monitoraggio consentirà di
acquisire informazioni necessarie, per una esaustiva valutazione del rischio anisakiasi. Inoltre i
controlli eseguiti presso le strutture e le eventuali azioni correttive, assicureranno una più efficace
sensibilizzazione dell’OSA a tale problematica, garantendo una maggiore fiducia nel consumatore.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 1 –programmazione annuale dei Servizi Veterinari
Campioni di prodotti
a base di pesce crudo
ASL AV
ASL BN
ASL CE
ASL NA1
0
0
2
5
ASL NA2
Nord
5
ASL NaA3
Sud
5
ASL SA
8
TOT 25
3. VERIFICA
A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la
redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna
informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed
agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del
rischio allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D37_PIANO DI MONITORAGGIO SUL BENESSERE IN
STABILIMENTI/AZIENDE DOVE SONO CONCENTRATI ANIMALI NON DPA
1.PIANIFICAZIONE
Il Piano Nazionale Benessere Animale (PNBA) e gli atti normativi nazionali e comunitari sui
benessere animale al momento prevedono controlli solo su determinate specie animali, limitandoli
sia alle specie detenute per allevamento [destinati alla produzione di alimento (DPA)] sia
prevedendo in azienda un numero minimo di animali per essere sottoposti a verifica.
Già nel 2014 la Regione Campania ha elaborato un E XTRA PNBA prevedendo "ispezioni in
allevamenti il cui controllo era previsto dal PNBA, ma che al momento del controllo risultano non
possedere più le caratteristiche richieste e pertanto non possono essere annoverati tra i controlli
previsti dalla sua programmazione" nonché "ispezioni in allevamenti che non fanno parte della
programmazione del PNBA in quanto non hanno le caratteristiche richieste".
Il riferimento al PNBA aveva, di fatto, escluso dal campo di applicazione la verifica del benessere
animale nelle specie domestiche detenute dall'uomo per compagnia.
1.1 SCOPI
Alla luce della crescente attenzione verso il mondo degli animali non destinati alla produzione di
alimento (nDPA), identificabili con tutte le specie domestiche che sono detenute dall'uomo per
compagnia (pets), si ritiene opportuno prevedere controlli ufficiali nelle strutture in cui sono
detenuti, a qualsiasi titolo, tali animali [commercio (DGRC 593/2006), ricoveri, gattili, strutture
veterinarie, etc.].
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il piano sarà attuato da Medici Veterinari Dirigenti coadiuvatidai TT.PP.A.L.
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
La corretta detenzione, il mantenimento dello stato di benessere e l'assenza di maltrattamento
nelle specie domestiche nDPA
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE;
Il piano prevede l’effettuazione di ispezioni semplici. Dovendosi effettuare prevalentemente in
strutture in cui sono già previsti controlli ufficiali per altri piani di monitoraggio è già prevista una
categorizzazione per gran parte delle strutture ove tali animali sono detenuti.
I controlli ufficiali sono condotti come da prassi, utilizzando i dispositivi di protezione individuali
ritenuti necessari ed individuati di volta in volta a seconda della tipologia di insediamento
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
L’ispezione dovrà essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà
essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
non vi è la necessità di strumentazione particolare in quanto le ispezioni saranno di natura
visiva/documentale.
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
Non è prevista attività di campionamento
1.8 DURATA
Il Piano si conclude il 31/12/2015.
1.9 COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
I benefici sono rappresentati dal garantire la corretta detenzione, il ma ntenimento dello stato di
benessere e l 'assenza di maltrattamento nelle specie domestiche nDPA, attesa la particolare
attenzione da parte di mass-media ed opinione pubblica per tali animali.
2.PROGRAMMAZIONE
ASL AV
15
Tabella 1 – programmazione prevista – numero ispezioni
ASL BN
ASL CE
ASL NA1
ASL NA2
ASL NA3
15
15
60
15
15
ASL SA
15
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione
circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di
informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D4_PIANO DI MONITORAGGIO SUL QUADRO INFETTIVO E
PARASSITOLOGICO IN CANI OSPITATI NEI CANILI DELLA REGIONE CAMPANIA
1. PIANIFICAZIONE
1.1 SCOPI
Gli endo ed ectoparassiti costituiscono un problema di grande importanza sia per i cani padronali
che per quelli randagi/vaganti, nonché per quelli ospitati nei canili. La vita in canile è considerata
un fattore di rischio per numerose parassitosi, quali ascaridiosi, ancilostomosi, trichurosi, coccidiosi
e giardiasi. Le particolari condizioni presenti nei canili favoriscono, infatti, la diffusione di infezioni
parassitarie, soprattutto nel caso in cui non sia presente una zona di quarantena per i neo arrivati e
siano ospitati un num ero elevato di animali. Inoltre, alcune specie parassitarie dei cani sono
responsabili di zoonosi e quindi esiste la possibilità di contagio sia per il personale che lavora a
contatto con gli animali, sia per i p rivati ai quali gli animali vengono successivamente affidati.
Ricordiamo, ad esempio, come l’ingestione di uova mature di Toxocara da parte dell’uomo possa
provocare la sindrome da “larva migrans” e come i c ani siano ritenuti responsabili della
trasmissione all’uomo di infezioni sostenute da protozoi del genere Giardia e Cryptosporidium
molto pericolosi soprattutto per i bambini e per i soggetti immunodepressi.
Per quanto concerne gli ectoparassiti (pulci, pidocchi, zecche ed acari), altre al danno diretto che
essi provocano (sottrazione di sangue, reazione allergiche, azione tossico/paralizzante), deve essere
considerata la loro straordinaria capacità di trasmettere agenti patogeni (virus, batteri, protozoi ed
elminti), molti dei quali agenti di zoonosi. Il ruolo del cane come reservoir di malattie zoonosiche
costituisce un r ilevante problema di salute pubblica in tutto il mondo. I cani, infatti, sono inseriti
nella catena epidemiologica di circa 60 malattie zoonosiche di origine parassitaria.
Le patologie trasmesse da vettori (VBDs) che interessano il cane ospitato in canile assumono
grande importanza per il lo ro impatto sulla salute e s ul benessere degli stessi, ma anche perché
alcune di queste sono zoonosi. In alcune circostanze il cane agisce come serbatoio di infezione per
la popolazione umana, in altri casi può rappresentare un’importante sentinella per la rilevazione e la
caratterizzazione di diverse malattie zoonotiche. Pertanto, l'identificazione degli agenti patogeni nei
cani potrebbe assumere valore, in questo caso, oltre che nella gestione dei cani affetti, anche al fine
di sviluppare strategie attive in caso di esposizione della popolazione umana.
Le infezioni causate da patogeni come Ehrlichia, Borrelia e R ickettsia spp sono sempre più
frequentemente rilevate a livello mondiale. Tuttavia, a livello europeo, vi sono poche ricerche circa
la prevalenza di malattie trasmesse da vettori nei cani o la sieroprevalenza comparativa per vari
organismi in specifiche aree geografiche d'Europa. In particolare in Italia, è d ifficile valutare la
reale prevalenza di infezione da diversi agenti patogeni a cau sa della limitata quantità di dati,
nonché delle difficoltà nel confrontare dati provenienti da studi che utilizzano strumenti diagnostici
diversi. Inoltre, la prevalenza di infezione da parte di vettori patogeni può anche variare a seconda
dell’area geografica interessata. Per esempio, la prevalenza di infezione da E. canis nei cani stimata
attraverso indagini sierologiche varia dal 14,9% nel Sud Italia al 46,7% in Sardegna. Al contrario, la
prevalenza globale di infezioni Ehrlichia canis tra i 601 cani italiani stimata mediante PCR real-time
è inferiore a quella registrata mediante indagini sierologiche, con una maggiore diffusione al sud
(9,7%), rispetto al centro (8%) e al settentrione (2,9%) d’Italia. Di fatto, queste differenze sono
dovute ai diversi metodi utilizzati in ogni studio, ma anche al fatto che il rischio di infezione da E.
canis varia in funzione di fattori locali (ad esempio, la concentrazione ambientale del vettore ed i
suoi modelli di attività).
Studi in materia di Borrelia burgdorferi nei cani sono scarsi in Italia. Borrelia burgdorferi sensu lato
e diverse "genospecie" sono state rilevate in zecche raccolte nel nord e centro Italia. Anche se
anticorpi anti-B. burgdorferi sono stati rilevati mediante immunofluorescenza indiretta in un c ane
malato proveniente dalla Sicilia, non sono attualmente disponibili dati di prevalenza per infezioni da
Borrelia nei cani.
Pertanto, poiché il cane rappresenta un’eccellente sentinella per la rilevazione e la caratterizzazione
delle zoonosi trasmesse da vettori, modelli di esposizione a car attere regionale possono essere
facilmente impostati attraverso studi epidemiologici che impieghino sieri di cani. Nell'ottica di una
migliore caratterizzazione dei modelli di esposizione a patogeni trasmessi da vettori nei cani del sud
Italia potrebbe essere dunque interessante avviare uno studio relativo alla prevalenza di esposizione
nei confronti Ehrlichia canis, Borrelia burgdorferi e Rickettsia conorii in campioni di siero di
popolazioni canine ospitate nei canili pubblici presenti nella Regione Campania.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il presente piano sarà attuato da:
• Servizi Veterinari ASL
• CRIUV
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
 Valutare la presenza e la diffusione dei principali endo ed ectoparassiti nei cani ospitati nei
canili della Regione Campania con valutazione del rischio zoonosico per poi approntare
specifici protocolli di controllo. Per il raggiungimento dell’obiettivo generale prefissato, la
ricerca, articolata in tre anni, si propone di:
1) Valutare la presenza e la diffusione dei principali endo ed ectoparassiti nei cani
ospitati in 42 canili della Regione Campania.
2) Valutare le possibilità, in base ai dati riscontrati, d i proporre programmi di
trattamento con antiparassitari e/o in terventi ambientali verso protozoi, nematodi e
cestodi.
 Valutare la presenza e la diffusione di alcuni agenti infettivi nei cani ospitati nei canili della
Regione Campania con valutazione del potenziale rischio zoonosico per poi approntare
specifici protocolli di controllo. Per il raggiungimento dell’obiettivo generale prefissato, la
ricerca, articolata in tre anni, si propone di:
1) Effettuare la ricerca di anticorpi, sui cani ospitati, per Borrellia Burgdoferi, Ricketsia
Conori ed Ehrlichia Canis attraverso metodica Elisa indiretta;
2) Effettuare indagine sierologica, sui cani ospitati, per la ricerca di Brucella Canis;
3) Effettuare indagine batteriologica, attraverso la raccolta di tamponi auricolari dei
cani ospitati, sintomatici e non;
4) Effettuare indagine batteriologica, attraverso la raccolta di tamponi rettali dei cani
ospitati, per la ricerca di Campylobacter jejuni.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
In ciascun canile di quelli prescelti saranno campionati 20 box mediante un c riterio di
campionamento sistematico; nel caso in cui fossero presenti meno di venti box, saranno campionati
tutti i box del canile.
I campioni di copros saranno prelevati direttamente dal pavimento del box, costituendo un pool. Lo
stesso verrà riposto in un barattolo con tappo a vite servendosi di un abbassalingua monouso.
2
Una volta eseguiti tutti gli esami, per ogni canile sarà compilata una scheda, che fornisce
informazioni r iguardo la zona territoriale di provenienza dei cani ed il quadro parassitologico
riscontrato.
I campioni di sangue ed i tamponi auricolari e rettali saranno effettuati su un singolo cane
all’interno dei box selezionati; tale soggetto verrà individuato random secondo l’anzianità di
soggiorno e l’età. Una volta eseguiti gli esami previsti dal Piano, per ogni canile sarà compilata una
scheda, che fornirà informazioni relative al quadro infettivo riscontrato.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come in ogni altro tipo di ispezione, sarà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del
punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo sarà poi inserito nel sistema
informatico regionale G.I.S.A. L’inserimento dei dati sarà effettuata in Macroarea I.U.V., sezione
Canili, aggiungendo il controllo ufficiale e selezionando il piano di monitoraggio de quo.
I controlli ispettivi saranno visivi e documentali.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Le ispezioni necessitano delle attrezzature idonee al prelievo dei substrati previsti
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
I campioni verranno lavorati nei laboratori de l CRIUV presso il POV, dell’IZSM ed in quelli
dell’Università.
1.8 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E I BENEFICI
Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale
piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L..
Per quanto riguarda i benefici, tale piano evidenzierà la presenza e la diffusione dei principali ecto
ed endoparassiti nonché la presenza di alcuni agenti infettivi nei canili monitorati; ciò permetterà di
proporre specifici programmi di trattamento da osservare nei canili sottoposti a controllo al fine di
ridurre la carica infettante ed infestante degli agenti zoonotici.
2. PROGRAMMAZIONE
Tab. 1 programmazione delle ispezioni
ASL AV ASL BN
3
3
ASL CE
ASL
NA1
3
3
ASL
NA2
Nord
3
ASL
NaA3
Sud
3
ASL SA
TOT
3
21
3
Al fine di una migliore efficienza dell’attività di controllo dei Servizi Veterinari, l’accesso ai canili
degli addetti afferenti al CRIUV ed all’Università sarà concomitante a q uello effettuato dal
personale ASL per la effettuazione dei controlli ufficiali.
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte del CRIUV che curerà la
redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale.
Il CRIUV analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:

gli scopi siano stati raggiunti

si rende necessaria la sua prosecuzione

sia necessario apportare modifiche
4
Piano_D5_PIANO DI MONITORAGGIO SULL’ANAGRAFE DEI CANI PADRONALI
1. PIANIFICAZIONE
L’iscrizione del cane all’anagrafe canina regionale è attuata previa apposizione sottocutanea
di microchip a cui segue la contestuale registrazione in BDR . Tale procedura è fondamentale per
prevenire il fenomeno dell’abbandono dei cani e il conseguente incremento della popolazione
canina randagia. L’apposizione del microchip è obbligatoria e la disattenzione di tale norma è
punita come illecito amministrativo ai sensi della normativa vigente.
1.1 SCOPO
Il monitoraggio dell’avvenuta apposizione del microchip dei cani e la contestuale iscrizione
in BDR Anagrafe Canina, è una delle azioni per concorrere al raggiungimento di uno degli obiettivi
strategici regionali come elencati nel cap. I del P.R.I.
Lo scopo del Piano è pertanto quello di avere un riscontro sulla effettiva ottemperanza alla
normativa oltre a beneficiare di un effetto preventivo determinato dalla presenza di un controllo
attivo sui proprietari.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
L’Autorità coinvolta nello svolgimento del Piano sono i Servizi Veterinari delle AA.SS.LL
coadiuvati, quando possibile, dalle Polizie Municipali
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il Piano prevede la verifica dell’avvenuto inserimento del microchip e della conseguente
registrazione del cane nella BDR Anagrafe Canina relativamente ai cani:
 condotti per strada
 detenuti presso gli operatori commerciali
 detenuti da privati nelle proprie abitazioni
 detenuti in aziende zootecniche
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
In caso di riscontro di cani non m uniti di microchip, dovrà essere contestato o not ificato al
proprietario (se noto) o al conduttore (il quale in mancanze di informazioni certe sull’identità
del proprietario, deve presumersi essere esso stesso il proprietario) un processo verbale di
illecito amministrativo (Mod. 7) per violazione alla L.R. 16/01 punita con sanzione
amministrativa da € 77 a € 464 ai sensi dell’art. 17 stessa norma.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE;
Ad ogni cane o gruppo di cani appartenenti ad un padrone, corrisponde una ispezione; ad ogni
ispezione dovrà essere redatto un Mod 5. Nelle ispezioni presso i privati e/o presso le aziende
zootecniche, esiste la possibilità che non si ritrovino cani; in tal caso l’accesso comporta in ogni
caso l’avvenuta effettuazione di una ispezione. Ogni ispezione dovrà essere inserita in GISA.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
I funzionari che effettuano il controllo saranno dotati di lettore per microchip e di computer per
il collegamento simultaneo alla BDR.
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
non sono previste attività di campionamento
1.8 DURATA
Il Piano si concluderà il 31/12/2015.
1.9 COSTI E BENEFICI
Il Piano non prevede costi aggiuntivi; prevede i benefici conseguenti alla diminuzione della
popolazione canina randagia.
2. PROGRAMMAZIONE
Tab 1 programmazione controlli:
ASL
AVELLINO
BENEVENTO
CASERTA
NA 1 CENTRO
NA 2 NORD
NA 3 SUD
SALERNO
TOT
N. ispezioni su N.
ispezioni N. ispezioni su
cani condotti negli operatori cani
da
per strada
commerciali
controllare
detenuti
da
privati
500
50
100
500
50
100
500
50
100
1.700
20
100
500
50
100
500
50
100
500
50
100
4700
320
700
N.
ispezioni
per controllo
cani detenuti in
aziende
zootecniche
100
100
100
20
100
100
100
620
3. VERIFICA
A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la
redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna
informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed
agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del
rischio allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
 occorra implementare altre metodiche e tecniche di registrazione
Piano_D6_PIANO DI MONITORAGGIO SUL BENESSERE ANIMALE NEI CANILI
1. PIANIFICAZIONE
La permanenza in canile rappresenta un evento stressante per il cane, che vi giunge spesso dopo la
drammatica esperienza dell’abbandono e del vagabondaggio. A questa esperienza si aggiunge la
cattura, che può avvenire in modo più o meno traumatico. Il cane inizia, quindi, la sua permanenza
in canile, in un ambiente che, per quanto rispondente alle norme previste dalle diverse legislazioni
nazionali e locali, può costituire una possibile fonte di stress sia per le mutate condizioni ambientali
sia per il profondo cambiamento che subisce la relazione con l’essere umano trattandosi
inevitabilmente di un ambiente estraneo e ricco di stimoli inconsueti.
Il cambiamento nella qualità e frequenza della relazione con l’uomo rappresenta l’elemento che
incide in modo sostanziale sul benessere dell’animale, a questo vanno sommati il mutamento della
dieta, del confinamento in uno s pazio chiuso e la perdita della routine quotidiana. Per il cane,
animale sociale per eccellenza, la perdita del rapporto con l’essere umano di riferimento costituisce,
infatti, un serio motivo di sofferenza.
Indubbiamente, le situazioni peggiori in rapporto allo stato di benessere vengono rilevate nei primi
mesi di permanenza nel canile (in genere 2 o 3). Successivamente si assiste ad una
“normalizzazione” del comportamento: si assiste da parte dell’animale ad un adattamento al nuovo
ambiente. Questi tentativi possono avere esito positivo e quindi l’animale si può c onsiderare
“adattato” alla nuova condizione di vita. Altre volte i tentativi di rapportarsi all’ambiente possono
fallire con conseguenze negative sullo stato generale dell’animale. Qualche volta l’animale riesce
ad adattarsi solo con grandi difficoltà o a non adattarsi affatto, manifestando così tipiche alterazioni
comportamentali indice di malessere.
I fallimenti e le difficoltà nel rapportarsi al nuovo ambiente del canile sono indicatori di scarso
benessere e, in termini pratici, possono tradursi in:
- ridotta aspettativa di vita;
- peggioramento della crescita e\o decadimento organico;
- presenza di traumi e ferite;
- maggiore suscettibilità alle malattie;
- comportamenti anomali.
La sofferenza e lo scarso stato di benessere spesso si manifestano insieme, ma si può verificare che
l’animale non soffra, pur trovandosi in condizioni di scarso Benessere.
Ad oggi non esiste una definizione univoca del concetto di Benessere, infatti il mondo scientifico
affronta tale tematica seguendo differenti linee di pensiero:
- Il benessere dipende dalle sensazioni e d alle esperienze vissute dall’animale
coscientemente, considerando esclusivamente le situazioni di cui l’animale è
conscio, come capaci di contribuire positivamente o negativamente al suo
benessere;
- Il benessere rappresenta “lo stato dell’animale relativo ai suoi sforzi per far
fronte alle condizioni ambientali cui va incontro”;
- Il benessere è uno stato completo di salute sia fisico sia mentale, in cui
l’animale è in armonia con il suo ambiente;
- Il benessere rappresenta il soddisfacimento dei bisogni fisici, ambientali,
nutritivi, comportamentali e sociali dell’animale o di gruppi di animali sotto la
cura, la supervisione o l’influenza delle persone.
La definizione più facilmente apprezzabile risulta quella delle cosiddette “cinque libertà”, enunciate
dal Farm Animal Welfare Council nel 1991, secondo la quale gli animali devono essere protetti e
quindi liberi:
1. dalla fame e dalla sete;
2. da una stabulazione inadeguata e dalle intemperie;
3. dalle malattie e dalle ferite;
4. dalla paura e dall’ansia;
5. devono essere liberi di esprimere un repertorio comportamentale normale per la loro
specie.
Le prime tre libertà sono facilmente misurabili e relativamente semplici da garantire agli animali in
quanto palesemente standardizzabili. Differentemente molto più complesso è garantire l’assenza di
paure e an sie e, di conseguenza, la libertà di espressione del repertorio comportamentale speciespecifico di animali ricoverati in strutture adibite a canili.
La valutazione del Benessere coinvolge una serie di risposte che l’animale mette in atto per
adattarsi all’ambiente in cui si trova. L’organismo, infatti, risponde alle varie situazioni non s olo
con cambiamenti comportamentali, primi e precoci segni di necessità e di adattamento, ma anche
con meccanismi fisiologici e immunitari, che possono avere ripercussioni sullo stato di salute e di
accrescimento. Per questo motivo gli studi relativi al Benessere, sempre più frequentemente
prendono in considerazione una serie di reazioni che vengono comunemente chiamati “indicatori di
adattamento”.
1.1 SCOPI
Pertanto scopo del presente piano è quello di testare un tipo di valutazione del benessere animale
sul campo basato sull’osservazione di una gamma di parametri raggruppabili in due categorie:
-
Animal-based criteria, parametri diretti rilevabili cioè direttamente sugli animali;
Design criteria, parametri indiretti relativi all’ambiente in cui gli animali vivono
e alla sua gestione (Scipioni R., et al., 2009).
Gli animal-based criteria hanno il pregio di misurare direttamente il Benessere, poiché rilevano lo
stato dell’animale stesso, la reattività e la capacità di adattamento a specifici ambienti. In questa
categoria rientrano i parametri fisiologici, quelli comportamentali e quelli relativi allo stato di
salute; la loro registrazione può, pe rò, richiedere troppo tempo e a volte risultare difficoltosa. I
design criteria, invece possono consentire una valutazione relativamente semplice dell’ambiente in
cui gli animali risiedono e della sua gestione, in quanto sono spesso facilmente rilevabili, si
riferiscono ad esempio alle dimensioni delle varie strutture, alla qualità dell’alimentazione, alla
numerosità dei gruppi di animali, ma non s ono sufficienti da soli a definire il benessere
dell’animale; essi rappresentano punti critici o fattori di rischio.
Un'attenta valutazione delle relazioni e delle interazioni tra i d iversi fattori quali: tipologia delle
strutture, management e rilievi sugli animali (patologie, reattività comportamentale, parametri
ematici) renderà possibile determinare l'importanza di tali fattori nella definizione dello stato di
Benessere degli animali allevati. I risultati ottenuti potranno così essere utilizzati per selezionare i
parametri più importanti da usare nello strumento di valutazione del benessere in campo.
Il Piano si propone di acquisire, dunque, nuove informazioni circa la correlazione tra confinamento
di cani in canile, conduzione e management del canile/rifugio ed indicatori di benessere/malessere
da ricercare su soggetti vivi. Gli indicatori studiati dovranno dimostrarsi validi in accordo a metodi
biostatistici validati. L’eventuale significatività dei risultati ottenuti potrà risultare utile in strategie
di miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti mediante accorgimenti mirati.
Ulteriore scopo del presente Piano è quello di fornire una banca dati dei profili comportamentali
preliminari dei soggetti valutati. Tali dati, dopo opportuna elaborazione, saranno inseriti nel
sistema informatico BDR Anagrafe Canina e potranno risultare di valido ausilio nella corretta
gestione dei soggetti ospitati. In particolare, ai soggetti verrà accoppiata una indicazione del livello
di adottabilità (adottabilità immediata, adottabilità con riserva, adottabilità difficile). Tale
parametro, può supportare una corretta e consapevole adozione, minimizzare i rischi di rientro in
canile e di abbandono.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il piano sarà attuato da:
•
•
Servizi Veterinari ASL
CRIUV
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
I controlli ispettivi saranno visivi e documentali.
Il Benessere del cane ospitato in canile è uno degli argomenti di maggior attualità nel nostro Paese,
dove Leggi Nazionali e Regionali (Legge 281 del 14 Agosto 1991: Legge Quadro in materia di
animali di affezione e prevenzione del randagismo recepita in Campania con la Legge 286\91)
regolamentano tale problematica. In ottemperanza alla vigente normativa in materia e al crescente
interesse dell’opinione pubblica relativamente al Benessere animale ci si è proposti di valutare
dettagliatamente e con metodologia scientifica, i parametri che influenzano il Benessere dei cani
ospitati in canile.
La sezione di Fisiologia del Dipartimento di Strutture, Funzioni e Tecnologie Biologiche
dell’Università Federico II, ha messo a punto una metodica innovativa, che prevede l’osservazione
comportamentale diretta di tutti i cani presenti all’interno di un box di un canile e l’esecuzione di un
test comportamentale preliminare che, con il presente Piano, si intendono utilizzare per effettuare
un monitoraggio del Benessere nei canili presenti nel territorio regionale ed una indicazione del
livello di adottabilità dei soggetti esaminati
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
L’esecuzione di tale Piano prevede l’esecuzione delle seguenti procedure:
1.4.1 METODICA OSSERVAZIONALE SPERIMENTALE.
Consta di due parti:
1.4.1.1. PARTE PRELIMINARE: in ogni canile verrà compilata una scheda di
raccolta dati a cura del Direttore Sanitario della struttura.
1.4.1.2. PARTE SPERIMENTALE: osservazione comportamentale diretta dei cani
ricoverati in box. Tale metodica prevede la valutazione di alcuni parametri in diverse
condizioni, e precisamente: a due metri di distanza dal box con operatore in piedi,
davanti alla porta del box ed infine con operatore inginocchiato e con la mano
poggiata al reticolato della porta del box. Tale procedura comporta un graduale
avvicinamento fisico dell’operatore ai cani con crescente grado di interazione con
l’uomo. I dati relativi alla reazione di ciascun cane presente nei box viene valutata a
differenti tempi (tempo 0, ovvero a 30 secondi - tempo I, ovvero a 1 minuto - tempo
2, ovvero 3 m inuti). In tal modo è valutato il tempo di adattamento alla nuova
situazione presentata e conseguentemente in quanto tempo si ristabilisce all’interno
del gruppo una condizione di calma.
I parametri presi in considerazione sono i seguenti: distanza di evitamento,
vocalizzazioni, grado di socializzazione con conspecifici e con l’uomo, aggressività
(tipologie e grado), presenza di stereotipie (tipologie e grado), attività locomotoria,
analisi dell’ansia e della paura, stato di nutrizione.
1.4.2. METODICA STANDARDIZZATA DI RILIEVO DELLO STRESS.
All’interno dei box campionati verranno effettuati prelievi su differenti substrati biologici
per la determinazione del cortisolo. Il cortisolo rappresenta un valido indicatore di stress,
pertanto secondo quanto dettato dalla comunità scientifica si procederà ad effettuare sia uno
screening di massa sia uno screening individuale sui seguenti campioni biologici, al fine di
determinare lo stress acuto e cronico:
- campioni fecali: valutazione del cortisolo fecale per uno screening di massa, finalizzato
alla valutazione dello stress cronico. I campioni fecali saranno prelevati dal pavimento del
box, prestando particolare attenzione all’ottenimento di un pool di feci.
-campioni ematici: valutazione del cortisolo ematico per uno screening individuale. I
prelievi verranno effettuati nel cane soggiornante in box da più tempo e, a parità di
condizioni, da quello più anziano.
1.4.3. ESECUZIONE TEST COMPORTAMENTALI SINGOLI
I soggetti esaminati verranno sottoposti ad un test (caratteristiche peculiari sono
rappresentate dalla semplicità, velocità, ripetibilità) che consente l’ottenimento di un profilo
comportamentale preliminare di tali soggetti. Tale test, derivante da una variante
semplificata dei modelli presenti in letteratura, consente di poter allestire una banca dati dei
profili dei soggetti esaminati. I parametri esaminati sono i seguenti: stato generale, presenza
o assenza di anomalie comportamentali osservabili, tolleranza alle manipolazioni. In base
all’attribuzione dei suddetti parametri, ad ogni soggetto verrà attribuita una indicazione
relativa all’adottabilità. In particolare verrà fornito un suggerimento relativo alla
immediatezza, alla riserva e al la difficoltà di adozione del soggetto testato. Tale dato
fornisce una preliminare indicazione del temperamento del soggetto, fornendo uno
strumento immediato e di facile consultazione che potrà essere utilizzato per la corretta
gestione di una potenziale adozione. Per la sua semplicità il test non costituisce motivo di
stress. Qualora il soggetto in seguito alla preliminare osservazione venga considerato
riluttante all’interazione (segnali e posture ambivalenti e\o aggressive, freezing etc) non
verrà sottoposto all’esecuzione del test nel rispetto del suo Benessere.
1.4.4. CRONOPROGRAMMA
L’esecuzione di tale piano prevede un pr ogramma triennale, in cui verranno sottoposti ad
ispezione 42 c anili autorizzati della regione Campania, scelti in maniera randomizzata
dall’elenco pubblicato in Home Page della BDR Anagrafe Canina
Per ogni annualità verranno eseguite tutte le metodiche suindicate. In particolare:
per ciascun anno di attività gli obiettivi prefissi consistono nell’eseguire l’ispezione di 14
canili autorizzati della Regione Campania. In tali canili verranno effettuate le indagini
esposte nelle istruzioni operative. In particolare, ogni sopralluogo prevederà l’esecuzione di
tre step: metodica osservazionale sperimentale, metodica standardizzata di rilievo dello
stress, esecuzione di test comportamentali singoli. Tali indagini verranno eseguite sui box
campionati. I box campionati saranno≤ a 20 in ciascun canile esaminato (Il numero di box
da campionare è scelto in rapporto al numero totale dei box presenti in canile. Previa visura
della piantina della struttura, verranno scelti un numero di box significativi non superiore a
20 che possa coprire l’intera area della struttura, in maniera da ottenere un campionamento
randomizzato uniforme). R elativamente all’esecuzione dei test comportamentali, essi
verranno effettuati su singoli soggetti residenti nei box campionati.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come in ogni altro tipo di ispezione, sarà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del
punteggio delle non c onformità eventualmente riscontrate. Il controllo sarà poi inserito nel
sistema informatico regionale G.I.S.A.. L’inserimento dei dati sarà effettuata in Macroarea
I.U.V., sezione Canili, aggiungendo il controllo ufficiale e selezionando il pi ano di
monitoraggio de quo.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Le ispezioni necessitano delle attrezzature necessarie al prelievo dei substrati previsti.
1.7 LABORATORIO UFFICIALE
I campioni verranno esaminati presso i Laboratori dell’Università.
1.8 DURATA
Tale progetto si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E I BENEFICI
Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale
piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L..
Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà lo stato di benessere dei cani detenuti nei
canili secondo parametri innovativi e scientifici
2. PROGRAMMAZIONE
Secondo quanto riportato nei DPAT. Al fine di una migliore efficienza dell’attività di controllo dei
Servizi Veterinari, l’accesso ai canili degli addetti afferenti al CRIUV sarà possibilmente
concomitante a quello effettuato dal personale ASL nel corso dell’esecuzione dei controlli ufficiali.
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte del CRIUV che curerà la
redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale.
Il CRIUV analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:

gli scopi siano stati raggiunti

si rende necessaria la sua prosecuzione

sia necessario apportare modifiche
Piano_D7_PIANO DI MONITORAGGIO SUGLI ESERCIZI DI VENDITA E
SOMMINISTRAZIONE A VOCAZIONE ETNICA
1. PIANIFICAZIONE
Il piano verte sull’ispezione delle imprese a vocazione “etnica” nella fase di deposito all’ingrosso,
vendita al consumatore finale, e somministrazione.
1.1 SCOPI
La pianificazione del piano si è r esa necessaria in considerazione del crescente volume di merci
importate dai paesi terzi e vista l’importanza dei punti di scambio presenti sul territorio campano
come i p orti di Napoli e Salerno e l’aeroporto di Capodichino. La pianificazione del piano è
necessaria anche per combattere il fenomeno dell’importazione illecita di prodotti come evidenziato
dai controlli effettuati negli anni scorsi; durante tali controlli si è accertata la presenza sul territorio
campano di una grossa quantità di alimenti importati illegalmente, soprattutto dall’Estremo Oriente,
in difformità alla legislazione sanitaria nazionale e comunitaria
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
il piano sarà attuato da:
1. Servizi Veterinari AA.SS.LL. per quanto riguarda gli alimenti di origine animale
2. Servizi SIAN delle AA:SS:LL per quanto riguarda gli alimenti non di origine animale
Contributi all’esecuzione del Piano possono giungere dalle seguenti Autorità:
• PIF - Posto d’Ispezione Frontaliero
• UVAC- Ufficio Veterinario Adempimenti Comunitari
• USMAF - Ufficio Sanità Marittima ed aerea Frontaliera
Durante l’attuazione del piano possono essere coinvolte altre Autorità che implementano l’efficacia
e l’efficienza dei controlli ufficiali.
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Mediante tale piano viene verificata la conformità degli alimenti importati lungo tutta la fase
della commercializzazione (deposito all’ingrosso, vendita al dettaglio, somministrazione).
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
I controlli ispettivi saranno visivi e documentali.
Per la scelta degli stabilimenti, saranno privilegiati quelli che risultano inseriti nella
categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Pertanto sarà
verificata la eventuale presenza di alimenti di cui è vietata l’importazione, la conformità
dell’etichettatura degli alimenti, la loro rintracciabilità, il controllo documentale in genere, le
modalità di conservazione in relazione alle loro caratteristiche intrinseche
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del
punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito
nel sistema informatico G.I.S.A..
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Le ispezioni non necessitano di strumentazione particolare in quanto sono di natura visiva e
di controllo documentale
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
Se durante i controlli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i laboratori di riferimento
sono quelli dell’ARPAC e dell’I.Z.S. di Portici
1.8 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale
piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L..
Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà la presenza di alimenti non conformi alla
normativa nazionale e comunitaria escludendoli dal commercio.
2. PROGRAMMAZIONE
Tenuto conto di:
 distribuzione degli immigrati extracomunitari nel territorio campano come rilevato
dai report delle Autorità competenti
 della vicinanza ai punti di interscambio (porti ed aeroporti)
 delle abitudini alimentari degli immigrati
 delle informazioni assunte dalle AA.SS.LL. circa la rilevazione della presenza di
imprese “etniche” nei territori di competenza
il numero annuale di ispezioni previste è stato così distribuito:
TOTALE
ASL AV
ASL BN
ASL CE
ASL NA1
ASL NA2
Nord
ASL NaA3
Sud
ASL SA
TOT
9
9
9
27
9
18
9
90
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà
la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data
opportuna informazione circa le risultanze del piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di
categoria ed agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
 gli scopi siano stati raggiunti
 si rende necessaria la sua prosecuzione
 sia necessario apportare modifiche
Piano_D8_PIANO DI MONITORAGGIO PER LA VERIFICA DEI PARAMETRI
DEL LATTE CRUDO NELLE AZIENDE ZOOTECNICHE
1. PIANIFICAZIONE
1.1 SCOPI
Il Piano di monitoraggio è pianificato per verificare il rispetto dei requisiti del latte crudo presso le
aziende zootecniche; esso consente di effettuare il controllo delle procedure di autocontrollo che il
produttore primario ha l’obbligo di attuare nel corso dell’intero anno.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il piano sarà attuato dai Servizi Veterinari delle AA.SS.LL.
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Il piano verte sull’effettuazione di campioni ufficiali per la verifica del rispetto dei criteri previsti
per il latte crudo e per il colostro stabiliti dal Reg CE 853/04 all. III, Sez IX, parte III, punto 3.
Tale norma stabilisce che:
a. Gli operatori del settore alimentare devono porre in atto procedure intese a garantire che il
latte soddisfi i seguenti criteri:
i) nel caso del latte vaccino crudo:
carica batterica a 30°C (per ml) ≤ 100 000 (*)
conta di cellule somatiche (per ml) ≤ 400 000 (**)
(*) Media geometrica mobile, calcolata su un periodo di due mesi, con almeno due prelievi al mese.
(**) Media geometrica mobile, calcolata su un periodo di tre mesi, con almeno un prelievo al mese, salvo indicazione da
parte dell'autorità competente di una diversa metodologia che tenga conto delle variazioni stagionali dei livelli di
produzione.
ii) per il latte crudo proveniente da altre specie:
carica batterica a 30°C (per ml) ≤ 1 500 000 (*)
(*) Media geometrica mobile, calcolata su un periodo di due mesi, con almeno due prelievi al mese.
b. se il latte crudo di animali diversi dalle vacche è destinato alla fabbricazione di prodotti
fatti con latte crudo mediante un processo che non comporta alcun trattamento termico, gli
operatori del settore alimentare devono prendere misure affinché il latte crudo utilizzato
soddisfi il criterio seguente:
carica batterica a 30°C (per ml) ≤ 500 000 (*)
(*) Media geometrica mobile, calcolata su un periodo di due mesi, con almeno due prelievi al mese.
La nota DGISAN prot. 0030204-P-04/09/2012 chiarisce che nei casi in cui i controlli previsti dal
Reg. CE 853/04 vengano effettuati per conto del produttore primario, da o per conto dell’operatore
che raccoglie o trasforma il la tte, o da parte di associazioni di categoria/consorzi, la relativa
documentazione deve comunque sempre essere acquisita da parte dell’operatore e resa disponibile,
presso lo stesso, ai fini dei controlli ufficiali.
1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE
Nella individuazione delle aziende zootecniche da sottoporre a monitoraggio, attenendosi ad un
criterio basato sul rischio, s i darà precedenza a quelle classificate nella categoria di rischio 5;
laddove il numero di campioni assegnato dovesse superare quello della aziende di categoria 5, si
procederà con quelle di categoria 4 e così via.
In una prima fase, presso ciascuno degli allevamenti individuati secondo il criterio sopra descritto,
si procederà come segue:
allevamenti produttori di latte bovino: saranno effettuati contestualmente n. 1 c ampione di
latte/anno per la determinazione della carica batterica a 30°C e n. 1 c ampione di latte/anno per la
conta delle cellule somatiche;
allevamenti produttori di latte bufalino, ovino, caprino: sarà effettuato n. 1 campione/anno per la
determinazione della carica batterica a 30°C.
Il campione ufficiale, essendo il latte crudo una matrice altamente deperibile, sarà costituito da una
sola aliquota, garantendo all’interessato il d iritto alla difesa mediante l’attivazione delle norme
previste dall'art. 223 de l D. Lgs 271/89, comunicando il luogo, giorno e ora dell'inizio delle
operazioni analitiche.
Procedimento per il campionamento:
1. Portare preventivamente a regime di temperatura (4°C) il frigorifero portatile.
2. Sottoporre la massa di latte da campionare ad adeguata omogeneizzazione mediante
agitazione, attivando per un t empo adeguato gli agitatori presenti nel tank o, i n
alternativa, agitando manualmente la massa di latte tramite strumenti sterili o
preventivamente sterilizzati (ad es.: flambaggio);
3. Compilare la documentazione.
4. Prelevare il c ampione di latte direttamente con il c ontenitore sterile, evitando ogni
contatto con le mani.
5. Chiudere attentamente il contenitore prima di staccarne il manico.
6. Inserire immediatamente il c ontenitore nel frigorifero portatile la cui temperatura
interna deve già essere pari a 4 °C.
7. Riportare sul verbale la temperatura del latte di massa all’atto del prelievo
specificandone la modalità di rilevazione:
− visualizzata da un display;
− rilevata con termometro a sonda (in quest’ultimo caso, la temperatura sarà rilevata
mediante immersione dello strumento in una ulteriore aliquota di latte che non sarà
consegnata all’IZS 1).
nel caso di rilievo della temperatura mediante termometro a sonda e al fine di evitare
contaminazioni del campione da sottoporre ad analisi, si preleverà un ulteriore aliquota destinata
alla misurazione di cui trattasi e che, al termine del rilievo, sarà eliminata.
8. Consegnare nel più breve tempo possibile i campioni al laboratorio.
All’atto del campionamento i prelevatori dovranno acquisire ufficialmente gli esiti degli ultimi tre
campionamenti eseguiti in autocontrollo per la carica batterica e degli ultimi due per cellule
somatiche.
Nel Mod. 5 da redigere per l’ispezione, i prelevatori, alla voce “Descrizione dei provvedimenti non
causati da n.c. a carico del soggetto ispezionato”, imporrano all’azienda l’inserimento del referto
del proprio campione come ulteriore addendo per il calcolo delle medie geometriche mobili sopra
descritte. Per il calcolo della media geometrica mobile si utilizzeranno, pertanto, sia i valori risultati
dalle analisi eseguite in autocontrollo, sia, come dato più recente, il valore ottenuto dalle analisi
eseguite sul campione ufficiale.
Se il c alcolo della media geometrica mobile darà un risultato pari o inferiore a i limiti di legge
previsti per la specie animale considerata, il controllo sarà chiuso con esito favorevole.
Se il risultato del calcolo sarà superiore ai limiti di legge:
• sarà comunicato ufficialmente all’OSA l’inizio del periodo di osservazione di tre mesi (ai
sensi del D.D. n. 86/2008);
• sarà imposta l’adozione di misure correttive per il rientro dei parametri microbiologici nei
limiti;
sarà imposto all’azienda la trasmissione al Servizio Veterinario degli esiti analitici dei
campioni in autocontrollo effettuati successivamente al campione ufficiale.
Per le specie diverse dai bovini, nel caso il risultato della media geometrica mobile della carica
batterica sia compreso tra i 500.000 ed i 1.500.000 di UFC per ml, il latte non può essere destinato
alla fabbricazione di prodotti fatti con latte crudo mediante un pr ocesso che non c omporta alcun
trattamento termico, pertanto il Servizio Veterinario imporrà l’apposizione della dicitura “obbligo
di trattamento termico” sui documenti di accompagnamento del latte destinato alla trasformazione.
Allo scadere del periodo di osservazione, o a seguito di comunicazione dell’OSA di rientro nei
limiti prima dello scadere del periodo suddetto, il Servizio Veterinario esegue un nuovo campione
ufficiale.
L’esito delle analisi eseguite sul campione ufficiale e gli esiti degli ultimi tre campionamenti
eseguiti in autocontrollo per la carica batterica (e degli ultimi due per cellule somatiche se trattasi di
bovini) andranno utilizzati nuovamente nel calcolo della media geometrica mobile.
Se il risultato del calcolo sarà pari o al di sotto dei limiti di legge per la specie animale considerata,
il controllo sarà chiuso con esito favorevole.
Se il risultato del calcolo per la CARICA BATTERICA sarà superiore ai limiti di legge il Servizio
Veterinario:
a) notifica formalmente all’azienda di produzione il divieto alla consegna del latte crudo
come latte destinato al consumo umano;
b) in alternativa, l’azienda di produzione potrà inoltrare un’istanza al Servizio Veterinario
dell’ASL territorialmente competente, con cui chiede l’autorizzazione ad utilizzare il la tte
non conforme per la produzione esclusiva di formaggi con maturazione o s tagionatura
superiore a 60 ( sessanta) giorni, previo trattamento di pastorizzazione o altro trattamento
equivalente; nell’istanza deve essere riportata la quantità media di latte non c onforme
prodotto giornalmente dall’azienda e lo stabilimento di trasformazione (caseificio) a cui lo
stesso è destinato; sarà cura dell’azienda inoltre, allegare un piano di rientro che indichi le
misure adottate per il ripristino dei valori previsti dal Regolamento
c) il S ervizio Veterinario dell’ASL, esaminata l’istanza, autorizza (se non esistono motivi
ostativi e la valutazione del rischio lo consenta) l’azienda di produzione ad inviare a caseifici
il latte non c onforme che dovrà essere utilizzato esclusivamente per la produzione di
formaggi con maturazione o stagionatura superiore a 60 (sessanta) giorni, previo trattamento
di pastorizzazione o altro trattamento equivalente; esso inoltre imporrà all’azienda
l’apposizione sui documenti di accompagnamento del latte della seguente dicitura:” latte
destinato esclusivamente alla produzione di formaggi con maturazione o s tagionatura
superiore a 60 ( sessanta) giorni, previo trattamento di pastorizzazione o altro trattamento
equivalente”.
d) il Servizio Veterinario redige un elenco delle aziende autorizzate e degli impianti di
trasformazione che utilizzano latte non conforme;
e) qualora l’azienda di produzione conferisce il latte non conforme ad un i mpianto di
trasformazione (caseificio) situato nel territorio di competenza di un’altra ASL, lo stesso
Servizio avrà cura di comunicare al Servizio Veterinario dell’ASL di destinazione del latte
non conforme, tutte le informazioni utili per consentire a quest’ultimo, di svolgere i controlli
di pertinenza.
f) il Servizio Veterinario verifica che l’azienda di produzione abbia adempiuto a quanto
sopra e in caso contrario applica i provvedimenti ritenuti necessari di cui all’art. 54 del Reg.
882/2004.
Se il r isultato del calcolo per le CELLULE SOMATICHE sarà superiore ai limiti d i legge, il
Servizio Veterinario, può concedere, in via eccezionale e con documentate motivazioni, un periodo
ulteriore per il r ientro nei limiti. Tale periodo (comunque non superiore a t re mesi) può essere
concesso solo qualora entrambi i sottoelencati criteri siano rispettati:
a) le medie geometriche mobili calcolate nel periodo di osservazione evidenzino una
situazione in costante miglioramento;
•
b) almeno l'ultimo risultato analitico riferito al periodo di osservazione sia inferiore a
400.000 cellule/ml.
La liberalizzazione all'utilizzo del latte crudo avviene conseguentemente al rientro della media
geometrica mobile nei limiti previsti, calcolata sulla base delle analisi in autocontrollo.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del
punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate, il Mod 2 per la conta batterica ed il
Mod 3 per la conta delle cellule somatiche. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema
informatico G.I.S.A.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
I Servizi Veterinari si forniranno di tutte le attrezzature necessarie al campionamento
batteriologico di liquidi.
Strumentario e dotazione minima:

guanti monouso

contenitori in PP sterili da 180 ml, con manico amovibile

buste autosigillanti ovvero materiale per campionatura ufficiale

frigorifero portatile elettrico

termometro a sonda
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
I laboratori di riferimento sono quelli dell’I.Z.S. del Mezzogiorno.
1.8 DURATA
Il piano si concluderà il 31/12/2015
1.9 COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
2. PROGRAMMAZIONE
Si prevede l’effettuazione di n. 100 campioni/anno. I campioni effettuati come follow up di non
conformità devono essere considerati come supplementari a quelli minimi programmati di cui alla
tabella sottostante.
TOTALE
Tabella 1 –programmazione dei campionamenti
ASL
ASL
ASL
ASL AV ASL BN ASL CE
NA2
NaA3
NA1
Nord
Sud
15
15
25
0
10
10
ASL SA
TOT
25
100
3. VERIFICA
Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la
redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna
informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed
agli organi di informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
• gli scopi siano stati raggiunti;
• si rende necessaria la sua prosecuzione;
• sia necessario apportare modifiche;
Piano_D9_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE DIOSSINE E PCB
DIOSSINA-SIMILI IN LATTE E MANGIMI
1) PIANIFICAZIONE
SCOPI.
L’analisi dei dati raccolti nel periodo di campionamento 2011/2014 dal precedente piano di
monitoraggio regionale sulla contaminazione da diossine e PCB-dl ha evidenziato un m aggior
rischio di contaminazione nella zona del basso casertano e hinterland napoletano rispetto alle altre
province campane: in particolare per quanto riguarda il comparto bufalino, la provincia di Salerno
non ha mai presentato non conformità per diossine, né per i dati storici né in quelli recenti. Tuttavia
è importante sottolineare come la ricerca di tale inquinante debba essere continuata nel tempo e
nello spazio, a scopo precauzionale, su tutto il territorio regionale.
Pertanto nella realizzazione del presente piano, saranno osservati i seguenti criteri:
1. Mantenimento dell’obbligo di valutazione del “rischio diossina” nei manuali di
autocontrollo predisposti degli operatori del settore lattiero-caseario (stabilimenti di
trasformazione, centri di raccolta ecc.); in particolare il controllo analitico del latte di massa
(laddove proveniente da aziende delle province di Napoli e Caserta) per presenza di
diossina, con frequenza almeno trimestrale (almeno semestrale per stabilimenti a ridotta
capacità, con lavorazioni inferiori ai 500.000 litri/anno), da integrare ad ogni variazione dei
fornitori abituali e, comunque, ogni volta che l’operatore lo ritenga necessario a motivo di
ulteriori elementi in suo possesso; le analisi dovranno essere effettuate presso laboratori
accreditati ed iscritti negli elenchi regionali. I suddetti
2. Adozione delle Buone Pratiche di Conduzione Agricola, nonché il controllo sul pieno
rispetto del Regolamento n. 183/2005 sull’igiene dei mangimi da parte dei conduttori delle
aziende zootecniche a vocazione lattifera;
3. Attuazione di un pr ogramma di campionamento ufficiale, che verrà pianificato dalla
Direzione Generale per la Tutela della Salute e il C oordinamento del Sistema Sanitario
Regionale;
4. Segnalazione immediata all’ARPAC, secondo un protocollo condiviso, nel caso di esiti non
conformi, per l’analisi tempestiva sulle matrici ambientali nelle aree in cui sono state
individuate non conformità dai Servizi Veterinari, a seguito degli accertamenti sulle matrici
biologiche.
I controlli ufficiali di cui al punto 1) saranno svolti con l’ausilio di una check list (ALLEGATO 1).
In riferimento al punto 3), i Servizi Veterinari delle AA.SS.LL. effettueranno i dovuti controlli
presso le aziende zootecniche, con l’ausilio delle check list in uso (ALLEGATO 2 ).
AUTORITA’ COMPETENTI.
• Dipartimenti di Prevenzione delle AASSLL: ASL Avellino, ASL Benevento, ASL Caserta,
ASL Napoli 1 Centro, ASL Napoli 2 Nord, ASL Napoli 3 Sud, ASL Salerno;
• Direzione Generale per la Tutela della Salute e i l Coordinamento del Sistema Sanitario
Regionale;
•
•
•
Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania (ARPAC);
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM);
Osservatorio Regionale Sicurezza Alimentare (ORSA).
ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA.
Il programma di campionamento previsto al precedente punto 3) sarà basato sui seguenti criteri:
a) Sottopiano A. Campioni di latte di massa presso aziende zootecniche, da effettuarsi sia in
aree definibili a rischio che in zone storicamente mai coinvolte, comunicate dalla Direzione
Generale per la Tutela della Salute e i l Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale in
base alla valutazione del rischio eseguita in collaborazione con l’O.R.S.A. a partire dai dati
sanitari ed ambientali; in accordo con O.R.S.A. si stabilisce di testare per ogni anno di
attività 30 aziende da distribuirsi sull'intero territorio regionale.
b) Sottopiano B. Campioni di alimenti zootecnici presso le aziende di allevamento a vocazione
lattifera, da effettuarsi sia in aree definibili a rischio che in zone storicamente mai coinvolte,
identificate dal Settore Veterinario Regionale in base alla valutazione del rischio eseguita in
collaborazione con l’O.R.S.A. a partire dai dati sanitari ed ambientali. Dovranno essere
campionati alimenti zootecnici di produzione locale (foraggi) cioè provenienti da
coltivazione annesse (fisicamente e/o funzionalmente) all’azienda zootecnica o c omunque
ubicate nell’ambito della provincia.
I campioni di latte e di alimenti zootecnici devono essere effettuati nella stessa azienda
contestualmente. E’ evidente che il vincolo di cui al punto soprastante (relativamente alla
provenienza dei foraggi) non dovrà essere tenuto in considerazione in presenza di fondati sospetti di
altra natura (es. mangimi del commercio) e laddove l’indagine epidemiologica in caso di non
conformità nel latte conduca ad altre tipologie di alimenti zootecnici.
Sottopiano C. Per quanto attiene al punto 1) del paragrafo “scopi” di cui sopra i competenti Servizi
Veterinari effettueranno dei controlli ufficiali per la verifica dell’autocontrollo presso gli
stabilimenti di trasformazione/centri di raccolta di latte alimentare. Allo scopo saranno usate le
check list già in uso in occasione dei precedenti piani di monitoraggio (ALLEGATO 1).
ISTRUZIONI OPERATIVE.
La selezione degli allevamenti a vocazione lattifera da sottoporre a campionamento terrà conto dei
seguenti criteri:
•
•
•
•
Allevamenti mai campionati per la ricerca di diossine e PCB-dl;
Allevamenti conformi campionati precedentemente al 2010 e mai ricampionati;
Allevamenti che hanno riportato una Non Conformità e/o Livello d'azione precedentemente
al 2010;
Allevamenti ricadenti in zone interessati da particolari fenomeni ambientali (es roghi,
sversamenti, ecc..);
L'elenco degli allevamenti campionabili per ciascuna annualità sarà elaborato a cu ra dell'ORSA e
trasmesso dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute e i l Coordinamento del Sistema
Sanitario alle AASSLL.
Procedure operative in caso di non conformità
L’azienda in cui dovesse risultare una non conformità nelle analisi delle matrici previste dal
presente piano, è sottoposta a sequestro sanitario con divieto di commercializzazione delle
produzioni zootecniche e/o agricole e di spostamento degli animali.
L’esito non conforme è immediatamente trasmesso dal laboratorio ad ORSA, ARPAC e al la
Direzione Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale.
Un ulteriore campione ufficiale della matrice risultata contaminata può essere effettuato una volta
identificata e/o rimossa la presunta fonte di contaminazione e/o cambiata l’alimentazione degli
animali ovvero, in ogni caso, non prima di 20 gg dal primo campione risultato non conforme.
Il latte e gli alimenti ad uso zootecnico risultati non conformi andranno sequestrati e smaltiti a
norma di legge.
A seguito delle non conformità (ma anche del rilievo di livelli d’azione) negli alimenti l'ARPAC,
d’intesa con l’ASL competente, effettua un’indagine epidemiologica congiunta con eventuali
controlli di carattere ambientale (falda, suolo) nell’area in cui insiste l’azienda in causa. Le attività
congiunte ASL-ARPAC sono mirate all’individuazione delle eventuali fonti di contaminazione che
hanno determinato la presenza di inquinanti nelle matrici alimentari.
L’ORSA appronta una cartografia comprendente un’area circolare del raggio di 3 Km (buffer) a
partire all’azienda risultata non c onforme. Contestualmente definisce l’elenco delle aziende
zootecniche presenti nella suddetta area circolare, censiti nel database regionale GISA e Banca Dati
Nazionale (BDN).
L’ASL all’interno del buffer rileva eventuali operatori non ancora censiti nei database e/o sprovvisti
di coordinate, registrandoli nel sistema informativo GISA ed informando la Direzione Generale per
la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale e l’ORSA.
All’interno del buffer sono attivati i seguenti controlli ufficiali:
•
•
•
accurate ispezioni ai fini di valutare eventuali condizioni di rischio ed esposizioni a
contaminazioni ambientali;
compilazione della checklist di cui all’All. 2 in aggiunta alla documentazione di rito prevista
per il controllo ufficiale dal P.R.I.;
campionamenti ufficiali delle matrici latte e alimenti zootecnici senza sequestro cautelare,
per ricerca di diossine e PCBdl.
Ogni nuova non conformità rilevata nel corso delle attività di cui sopra, seguirà le medesime
procedure descritte prima, ovvero, creazione di un nuovo buf fer, con le relative ispezioni e
campionamenti fino all’esaurimento delle non conformità.
In caso di prelievo di campioni nel buffer, dovrà essere indicato quale motivo del campione “Piano
D9 – Buffer da …”
Ogni sequestro di azienda sarà revocato al rientro nei parametri di legge dei valori risultati non
conformi.
Procedure operative in caso di superamento dei livelli d’azione.
Nel caso le analisi rivelino esiti nella norma ma con superamento dei livelli d’azione, nel pieno
rispetto della Raccomandazione 2013/711/UE dovranno essere effettuate indagini per individuare la
fonte di contaminazione e provvedimenti per ridurre o eliminare la fonte di contaminazione.
A tal fine l’ORSA provvederà ad approntare il buffer come già previsto nella precedente sezione
relativa alle non conformità, con il r elativo elenco di aziende censite all’interno, trasmettendolo
direttamente all’ASL interessata ed in copia alla Direzione Generale per la Tutela della Salute e il
Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale.
Tale procedura sarà ripetuta anche in caso di livelli d’azione rilevati in controlli successivi nel
buffer di cui sopra, a condizione che il buffer “di seconda generazione” disti almeno 1 km in linea
d’aria dal punto d’origine del primo.
Il competente Servizio Veterinario dell’ASL effettuerà dei sopralluoghi mirati nell’area per
l’esecuzione delle attività di cui al punto soprastante.
In caso di prelievo di campioni nel buffer, dovrà essere indicato quale motivo del campione “Piano
D9 – Buffer da ……..”
Procedure operative in caso di non conformità nel latte in autocontrollo .
L’operatore di stabilimenti operanti la trasformazione del latte, comunica tempestivamente al
competente Servizio Veterinario dell’ASL, l’elenco delle aziende zootecniche (o del centro di
raccolta) che hanno conferito il latte e, nel caso in cui il prodotto già trasformato è stato immesso
sul mercato, attiva le procedure di ritiro/richiamo previste dal Reg. CE n. 178/2002.
Il Servizio Veterinario competente sullo stabilimento informa tempestivamente le altre AA.SS.LL.
territorialmente competenti nel caso le aziende di conferimento del latte siano ubicate presso queste
ultime.
I Servizi Veterinari delle AA.SS.LL. competenti sulle aziende conferenti, oltre a p relevare un
campione ufficiale del latte di massa ivi prodotto, effettuano le indagini del caso presso queste
ultime ed adottano i provvedimenti ritenuti necessari in esito all’ispezione. Gli elementi che
dovranno essere presi in considerazione, in tali occasioni, possono essere identificati in:
- stretta osservanza di quanto disposto dal Regolamento C E n.
183/2005 in particolare, per quanto attiene l’allegato 1;
- pieno rispetto dell’allegato 1, parte A, del Regolamento CE n.
852/2004;
- applicazione del codice delle buone pratiche agricole;
- area geografica in cui insiste l’azienda zootecnica;
- riscontro in azienda di mangimi o i ntegratori che possano destare
particolari sospetti.
Nell’impossibilità di ottenere informazioni epidemiologiche di certezza circa l’origine della
contaminazione, deve prevalere il principio di massima precauzione: tutte le aziende conferenti
dovranno essere poste sotto sequestro, con sequestro degli animali e delle relative produzioni
zootecniche. Il latte sequestrato in attesa del referto analitico può essere sottoposto a congelamento
o destinato alla eliminazione ai sensi del Regolamento (CE) 1069/2009. Un campione ufficiale di
latte dovrà essere eseguito senza indugio e ad esso dovrà essere data massima precedenza temporale
da parte del laboratorio (IZS), al fine di giungere in tempi rapidi al responso analitico. Tale richiesta
di urgenza dovrà essere annotata sul verbale di prelievo del campione.
In caso di non conformità del campione ufficiale di latte si procederà come indicato nel precedente
capitolo Protocolli operativi in caso di non conformità.
MODELLI DA UTILIZZARE.
o Verbale di campionamento chimico (mod. 3 GISA);
o Check list autocontrollo (ALL. 1)
o Check list zootecnica (ALL. 2)
ATTREZZATURE NECESSARIE.
Non sono previste attrezzature particolari rispetto a quelle in uso alle due Autorità impegnate nel
Piano (ASL–ARPAC) e consistono essenzialmente in strumenti e recipienti idonei per il
campionamento nonché in attrezzature refrigerate per il trasporto dei campioni ai laboratori.
LABORATORIO UFFICIALE.
Il Laboratorio ufficiale di riferimento è l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di
Portici (e sue sedi Provinciali), che potrà, per eventuali problematiche non preventivabili, ricorrere
ad altri laboratori della rete.
DURATA.
Il presente Piano ha la durata di mesi 12.
COSTI E BENEFICI.
Ai fini della determinazione dei costi del Piano, si rileva che il costo di ogni analisi per ricerca di
diossine e PCBdl è stimato in € 793,00 per singola determinazione.
Si prevede pertanto che nel corso del presente anno i costi ammonteranno a ci rca € 47.580,00
corrispondenti alle 60 analisi (al netto di eventuali ulteriori campioni da effettuare in caso di non
conformità/livelli d’azione e successive attività nei buffers).
I costi per l'attuazione del presente piano gravano sulla quota indistinta del Fondo Sanitario
già erogato alle AASSLL ed all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione
rilevando la presenza di prodotti non conformi a quanto previsto dalla Normativa nazionale e
comunitaria, garantendo i consumatori circa la presenza in commercio di prodotti sicuri sotto tale
aspetto, oltre ad assicurare un m onitoraggio anche sullo stato di salute dell’ambiente “indiretto”
grazie all’esame delle matrici animali.
2) PROGRAMMAZIONE
Sottopiano A
Sottopiano B
Latte di massa
Mangime
Avellino
2
2
Sottopiano
C
Ispezioni
caseifici
2
Benevento
2
2
2
Caserta
12
12
50
Napoli 1 Centro
0
0
5
ASL/Matrice
Napoli 2 Nord
5
5
10
Napoli 3 Sud
2
2
5
Salerno
7
7
2
Totale
30
30
76
Allegati:
1. Allegato 1 check list autocontrollo
2. Allegato 2 check list allevamenti.
ALLEGATO 1
VERIFICA PIANO DI AUTOCONTROLLO
PER le DIOSSINE e PCB
QUESITO
ULTERIORE QUESITO NEL
CASO LA RISPOSTA SIA STATA
AFFRMATIVA
Analisi dei Pericoli :
Sono state incluse le diossine/pcb
tra i pericoli che possono
ragionevolmente entrare nel
processo produttivo ?
MODALITA’ DI CONTROLLO
Documentale
Piano HACCP :
Esiste un’attività di controllo del
processo in grado di prevenire
l’insorgenza,
ridurre
a
livelli
accettabili o eliminare i pericoli
identificati ?
Documentale
Campioni analitici:
Sono effettuati campioni di latte
per determinazione diossine PCBdl
Con che frequenza ed esiti ?
esaminati la laboratorio accreditato
SINAL?
Documentale
Monitoraggio :
Il piano HACCP include le procedure
di monitoraggio?
Documentale
Verifica :
Lo stabilimento ha definito la
procedura per la verifica della
corretta attuazione a efficacia del
piano e la frequenza della loro
applicazione, il piano HACCP
contiene le procedure e le
frequenze relative alla verifica
delle attività di monitoraggio e
delle azioni correttive ?
Documentale
Registrazioni:
Registrazioni HACCP :
1. Le registrazioni documentano
il monitoraggio dei CCP e dei
loro limiti critici ?
2. Le registrazioni documentano
le azioni correttive, le
attività di verifica e di
monitoraggio ?
Documentale
ESITO
ALLEGATO 2
PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE DIOSSINA E PCBdl IN LATTE E MANGIMI
scheda n. ASL_____/00/00
SEZIONE 1
CARATTERISTICHE DELL’AZIENDA
CODICE AZIENDALE

INDIRIZZO______________________________________ CITTA’_______________________
TITOLARE __________________________________________________________________
•
Indicare le coordinate geografiche dell’allevamento e/o riferimenti catastali:
•
Indicare le coordinate geografiche dell’area di pascolo e/o riferimenti catastali:
Altitudine
Giacitura : pianeggiante
ha/%
acclive
ha/%
molto acclive
ha/%
Indicare l’epoca di pascolamento:
Indicare la distanza dell’allevamento e dell’area di pascolo da fonti di inquinamento:
•
•
POSSIBILI SORGENTI DI EMISSIONE FONTI DI
ESPOSIZIONE
ALLEVAMENTO/ZONA DI PASCOLO
Entro 1km
Strade di grande comunicazione
Attività metallurgiche primarie di metalli non
ferrosi
Attività metallurgiche secondarie di recupero
materiali non ferrosi
Attività metallurgiche primarie legate all’acciaio
e a metalli ferrosi
Inceneritori
(specificare il tipo di materiale combusto)
• Spazzatura
• Rifiuti speciali
• Rifiuti ospedalieri
• Cremazione e scarti di macellazione
• Gomme
• Fanghi industriali
• Altro ………………
Impianti petrolchimici
Cementifici
Cartiere
Fabbriche di materiali plastici e vernici
Impianti per la produzione di Cloro
Industrie, depositi di prodotti a base di cloro,
anche dimessi) (es., pesticidi, PCBs)
Industria del legno in cui si fa uso di preservanti
del legno
Discariche autorizzate
(tipologia dei conferimenti………………..…)
Discariche non autorizzate
(tipologia dei rifiuti………………………….)
Impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti
Impianti di generazione di energia elettrica e
termica
• A carbone
1<Km<10
10>Km<50
>50Km
• A olio combustibile
Incendi boschivi
(specificare la distanza temporale)
Incenerimento rifiuti a fiamma libera
Presenza di trasformatori elettrici prodotti
antecedentemente al 1975
Presenza di illuminazione al neon di vecchia
produzione
Presenza di caldaie ad alimentazione:
• a legna
• a carbone
• a gasolio
•
•
Indicare il tipo di approvvigionamento elettrico:
pubblico
gruppo
assente
sorgente
fiume
Indicare il tipo di approvvigionamento idrico:
pubblico
pozzo
•
Indicare la superficie di:
•
•
Indicare la superficie totale dell’azienda: ha
Indicare se l’azienda è accorpata:
Sì 
No 
n. corpi
< 5km
•
pannelli solari
area irrigabile
area irrigata
ha
ha
> 5km
Indicare le macchine e le attrezzature presenti in azienda:
Tipo di macchina/attrezzatura
•
Potenza
Anno
Indicare la consistenza della mandria/gregge:
Razza
0-1 anno
1-2 anni
2-3 anni
> 3 anni
Maschi
Femmine
•
Fornire le seguenti indicazioni riguardanti la rimonta:
rimonta interna (%):
età inizio carriera (mesi):
permanenza in azienda (anni):
rimonta esterna (%):
luogo di acquisto:
età di acquisto (mesi):
permanenza in azienda (anni):
•
Indicare il tipo di trattamento sanitario (incluse le pratiche di disinfezione degli ambienti e dei
materiali):
sistematico
•
periodico
altri trattamenti
Fornire le seguenti indicazioni riguardanti l’ALIMENTAZIONE:
Uso di concentrati
Tipo:
Quantità (kg/capo/die):
Periodo di somministrazione: inizio
fine
durata (giorni)
Informazioni commerciali (allegare il cartellino):
Cambia spesso concentrato?
Si
E’ associato con altri per l’acquisto dei concentrati?
No
Si
No
Fieno
Tipo:
Quantità (kg/capo/die):
Periodo di somministrazione: inizio
fine
durata (giorni)
Acquistato (q):
Prodotto in azienda (q):
Criteri di scelta:
prezzo
qualità
suggerito
da
Insilato
Tipo:
Quantità (kg/capo/die):
Periodo di somministrazione: inizio
fine
durata (giorni)
Acquistato (q):
Prodotto in azienda (q):
Criteri di scelta:
prezzo
qualità
suggerito
da
Mangime completo
Tipo:
Quantità (kg/capo/die):
Periodo di somministrazione: inizio
fine
durata (giorni)
Informazioni commerciali (allegare il cartellino):
Criteri di scelta:
prezzo
Cambia spesso mangime?
qualità
suggerito
da
Si
No
Altri alimenti:
Alimentazione rimonta:
Come le adulte:
Tipo di concentrati/Fieno/Altro
Si
Quantità (kg/capo/die)
No
Periodo di
somministrazione
•
Nell’azienda viene rispettato quanto previsto dal Regolamento (CE) n. 183/2005, in particolare
per quanto attiene l’Allegato III “Buona Pratica di Alimentazione degli Animali”:
No
Si
Note __________________________________
__________________________________________________________________________
__________________________________________________________________________
•
Esiste la possibilità di una precisa tracciabilità degli alimenti zootecnici (documenti commerciali,
registro di carico-scarico, ecc.):
Si
No
Note __________________________________
__________________________________________________________________________
__________________________________________________________________________
•
Fornire le seguenti indicazioni riguardanti gli ANIMALI per la produzione di LATTE:
(al momento del sopralluogo e del prelievo del campione di latte)
numero di animali in azienda:
n. animali nelle fasi iniziali di lattazione (1-90 gg per bov-buf):_______________________
peso vivo (kg):
età media 1° parto:
fertilità media mandria (%):
epoca di parto:
mese massima concentrazione:
presenza al parto:
no
assistiti (n/anno):
raramente
spesso
sempre
interventi veterinari (n/anno):
mortalità adulti (%):
cause:
mortalità rimonta (%):
cause :
•
Fornire le seguenti indicazioni riguardanti la GESTIONE degli animali in azienda:
Adulte separate dalla rimonta: Si
No
sino a che età o periodo dell’anno:
Pecore partorite separate dalle altre :
Si
No
Allattamento (mesi):
Allattamento continuo: Si
No
quante volte al giorno:
Tecniche di pascolamento:
•
Indicare se in allevamento sono presenti le seguenti patologie riconducibili a contaminanti tossici
persistenti:
PATOLOGIE
Lesioni focali alla cute
Chiazze di depigmentazione
Caduta del pelo
Aborti non infettivi
Nascite premature
Ipofertilità (allungamento periodo interparto)
Palatoschisi
Ipospadia
Alterazioni della sex ratio
Sì
No
SEZIONE 2
IGIENE ZOOTECNICA E BUONE PRATICHE AGRICOLE E ZOOTECNICHE
•
Indicare se l’azienda è iscritta nell’albo dell’agricoltura/zootecnia biologica
Sì 
No 
•
Indicare se il responsabile ha partecipato nell’ultimo anno a corsi di aggiornamento per quanto
riguarda l’educazione ambientale e la politica agricola comune (disaccoppiamento ed ecocondizionalità)
Sì 
No 
•
Indicare se in allevamento vengono utilizzati presidi sanitari a base di composti clorurati e preparati
(es. pomate) a base di ossido di zinco
Sì 
No 
•
Indicare se l’azienda ricade in territorio in cui esiste un servizio di smaltimento rifiuti da attività
agricole (presso isole ecologiche, consorzi agrari, esistenza di patti territoriali con le associazioni
agricole,…)
Sì 
No 
•
Indicare se in azienda sono presenti le seguenti tipologie di rifiuti ed il tipo di pratica utilizzato per
il loro smaltimento:
TIPOLOGIE DI RIFIUTI
Sì
No
Pratica di
smaltimento*
Oli lubrificanti e idraulici
Pneumatici
Batterie
Fluidi dielettrici
Parti di macchinari non funzionanti
Scambiatori di calore
Materie plastiche a base di PVC
Anime di cartone
Lavaggi pesticidi
Sostanze chimiche concentrate inutilizzate
Materiali da costruzione
Lastre di amianto
Vestiario contaminato
Bagni medicati esauriti
*Legenda pratiche di smaltimento:
- a= combustione
- b= deposito a terra
- c= riutilizzo
- d= impilamento
- e= interramento
•
•
•
•
•
•
Indicare se in azienda si fa uso di fertilizzanti da fanghi di depurazione e la provenienza
Sì 
No 
Indicare se in azienda si fa uso di fertilizzanti da sedimenti di fiumi, laghi, lagune e la provenienza
Sì 
No 
Indicare se in azienda si fa uso di fertilizzanti minerali da prodotti di incenerimento e la provenienza
Sì 
No 
Indicare se i pascoli insistono su zone soggette a fenomeni alluvionali
Sì 
No 
Indicare se i pascoli sono soggetti a incendi programmati
Sì 
No 
Indicare se l’acqua di abbeverata proviene da:
- risorse idriche naturali (roggi, fiumi, stagni, laghi, acqua piovana): Sì 
No 
- acqua di falda / pozzo:
Sì 
No 
Sì 
- acqua potabile:
•
No 
Indicare se per l’accensione di fuochi nell’ambito delle pratiche agricole e di allevamento vengono
utilizzati i seguenti materiali:
MATERIALI PER COMBUSTIONI
Legni verniciati o trattati
Materiale plastico (es. fascette di nylon, contenitori,
pellicole per insilamento e orticoltura, imballaggi,
siringhe)
Pneumatici in disuso
Oli di macchina esausti
Cartoni vuoti che contenevano fertilizzanti, fitofarmaci o
disinfettanti clorurati
Sì
No
•
Indicare se le zone in cui avvengono le combustioni di cui sopra sono accessibili agli animali
Sì 
No 
•
Indicare se in allevamento siano presenti materiali in legno trattato con impregnanti o vernici(es.
pentaclorofenolo):
MATERIALI IN LEGNO TRATTATO
Assi di pavimentazione
Mangiatoie
Abbeveratoi
Trucioli/ segatura per lettiera
Staccionate
Box
•
•
•
No
Indicare se l’altezza allo sfalcio dell’erba per la produzione di fieno è superiore ai 7cm e se possibile
fornire indicazioni sul contenuto in terra dei foraggi aziendali
Sì 
No 
Indicare se si utilizzano sistemi di fertirrigazione per aspersione sulla parte aerea dei foraggi
Sì 
No 
In caso di produzione di mangimi aziendali (es. essiccazione di erba e foraggi per il fieno, la
tostatura dei semi) indicare il tipo di generatore di calore utilizzato:
GENERATORE DI CALORE
A fiamma libera, alimentato a gasolio
A fiamma libera, alimentato a olio combustibile
A fiamma libera, alimentato a GPL
A fiamma libera, alimentato a metano
Naturale (sole)
•
Sì
Sì
No
Sì
No
Indicare se si ricorre all’utilizzo di integratori minerali a base di:
COMPONENTI DEGLI INTEGRATORI
Ossido di zinco
Sali di cobalto
Sali di manganese
Sali di rame
I RILEVATORI
___________________________
PIANO DI MONITORAGGIO CONTROLLO ATTIVITÀ DI RECUPERO PELLI DA
ANIMALI MORTI
1. PIANIFICAZIONE
Trattasi di un tipo di attività innovativo nel panorama nazionale (anche se già praticato in ambito
comunitario). Al fine di verificare la fattibilità dell’operazione si rende necessario un periodo di
sperimentazione di almeno 90 giorni presso l’operatore che fa richiesta di autorizzazione per tale
attività.
1.1 SCOPI
Le finalità di tale piano è quella di:
1.1.1
Promuovere l’attività di recupero, stoccaggio e commercializzazione di pelli ottenute da
animali morti presso impianti riconosciuti ai sensi del Regolamento CE/1069/09. Tali
SOA sarebbero di norma destinati a smaltimento, insieme alla carcassa, come SOA di
Categoria 1. Con tale recupero potranno invece essere destinate ad esclusivi usi tecnici
come SOA di cui all’art. 10 lettera n) del Regolamento CE/1069/09.
1.1.2. Favorire lo smaltimento di tutti i sottoprodotti di origine animale non è un’opzione
realistica, dato che comporterebbe costi insostenibili e rischi eccessivi per l’ambiente.
D’altra parte, l’impiego sicuro, per varie applicazioni e in modo sostenibile, di un’ampia
gamma di sottoprodotti di origine animale, a condizione che siano ridotti al minimo i
rischi sanitari per la salute pubblica, degli animali e dell’ambiente e ci siano garanzie di
tracciabilità dovrebbe essere favorito.
1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE
Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle A.S.L..
1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA
Vengono effettuate ispezioni negli impianti autorizzati per tale attività o per l’attività in fase
sperimentale per verificare la conformità delle operazioni alle istruzioni operative indicate. Gli
impianti che potranno richiedere tale autorizzazione sono quelli riconosciuti ai sensi dell’art. 24
paragrafo 1 lettera a) e lettera h) del Regolamento CE/1069/09
1.4. ISTRUZIONI OPERATIVE
L’attività di asportazione delle pelli dovrà essere condotta solo sugli animali di età inferiore a quella
prevista per l’esecuzione del test BSE e interesserà esclusivamente gli animali
raccolti immediatamente dopo la morte (entro le prime 24 ore).
Gli animali selezionati per le operazioni di manipolazione sono raccolti, identificati e conferiti allo
stabilimento di stoccaggio. Nello stabilimento saranno effettuati i controlli della documentazione
acquisita da parte del responsabile del procedimento, formalmente individuato e debitamente
formato in merito alla presente attività. Verificata ulteriormente l’età dell’animale attraverso la
consultazione del Sistema Informativo Veterinario, questi trasmette via mail e fax tale
documentazione al SERVIZIO VETERINARIO DELLA ASL NAPOLI 2 NORD;
Le operazioni di spellatura sono effettuate con l’ausilio di idonea macchina scuoiatrice montata nel
capannone di scarico della materia prima in entrata dell’impianto. Ad ogni pelle verrà applicata
un’etichetta correlata alla marca auricolare dell’animale, esse saranno poi salate e stoccate in un
apposita cella frigorifero, identificata quale stoccaggio di SOA di Categoria 3 ai sensi dell’ art 10
lettera n) del Regolamento CE/1069/09, per almeno 21 giorni.
I n° di DDT, marche auricolari, n° dell’etichetta, data di asportazione, salagione e stoccaggio della
singola pelle, peso della stessa, DDT di uscita etc. saranno poi riportati in un registro di cui all’art.
22 del Regolamento CE/1069/09, questo per garantirne la tracciabilità.
Le carcasse degli animali scuoiati vengono denaturate mediante aspersione di uno dei coloranti
previsti per legge per essere poi trasferite ad un impianto per lo smaltimento di categoria 1 con il
riferimento alla marca auricolare sul documento di trasporto con cui le carcasse sono trasferite agli
impianti di smaltimento.
Il documento di trasporto delle pelli, per la loro movimentazione, dovrà indicare che sono pelli di
Categoria 3 di cui all’art. 10 lettera n) del Regolamento CE/1069/09 e che hanno subito trattamento
di salagione e stoccaggio per almeno 21 giorni.
La destinazione di tali pelli sarà per soli usi tecnici.
1.5 MODELLI DA UTILIZZARE
L’ispezione dovrà essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà
essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA.
1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE
Nessuna in particolare.
1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO
Non previsto.
1.8 DURATA
Il Piano si conclude il 31/12/2015.
1.9 COSTI E BENEFICI
I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed
all’IZSM per le attività istituzionali.
Relativamente ai benefici, tale piano consentirà il recupero di alcuni SOA altrimenti destinati a
smaltimento quali SOA di Categoria 1 promuovendo lo smaltimento sostenibile e sicuro dei SOA
riducendo sia il quantitativo dei SOA da smaltire sia riducendo le spese di smaltimento,
salvaguardando la salute pubblica, degli animali e dell’ambiente.
2. PROGRAMMAZIONE
Tabella 1 –programmazione delle ispezioni
ASL AV ASL BN ASL CE
0
0
0
ASL
NA1
0
ASL
NA2
Nord
20
ASL
NaA3
Sud
0
ASL SA
0
TOT
20
3. VERIFICA
A fine anno il piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle
risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione
circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di
informazione.
L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio
allo scopo di verificare se:
•
•
•
gli scopi siano stati raggiunti
si rende necessaria la sua prosecuzione
sia necessario apportare modifiche
Scarica

Procedure Operative Sez D - Osservatorio Regionale Sicurezza