Piano_D1_PIANO DI MONITORAGGIO LEISHMANIOSI CANINA 1. PIANIFICAZIONE La leishmaniosi è un’importante zoonosi presente nelle aree tropicali e subtropicali e nel bacino del Mediterraneo. In Italia è sostenuta da Leishmania infantum, responsabile della leishmaniosi umana (zoonotic visceral leishmaniasis - ZVL) e della leishmaniosi canina (canine leishmaniosis - CanL). La trasmissione dell’infezione avviene attraverso un artropode vettore, costituito da alcune specie del genere Phlebotomus (Larroussious). Il cane è considerato il serbatoio naturale più importante della ZVL. In Italia la CanL è in espansione numerica e territoriale. Nei focolai di CanL del Mediterraneo le prevalenze d’infezione variano tra 2 e 40%. Dal punto di vista epidemiologico, fino agli anni ’80 tutte le regioni del nord Italia, esclusi alcuni territori della provincia di Bologna, erano considerate indenni da CanL. A partire dagli inizi degli anni ’90, si è verificato un aumento dell’incidenza di CanL in tutte le regioni endemiche e sono stati segnalati microfocolai di tipo stabile anche in aree tradizionalmente non endemiche, quali quelle del Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, TrentinoAlto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Sembrerebbe, quindi, che l’endemia di CanL in Italia sia in rapida espansione verso latitudini settentrionali, costituendo per queste aree un problema emergente di sanità veterinaria. I principali fattori di rischio per la diffusione dell’infezione, nell’uomo e nel cane, sono: • i cambiamenti climatico- ambientali provocati dalle attività umane (global warming); • le condizioni di immuno-soppressione (HIV, trapianti d’organo, gravidanza, altre condizioni); • la selezione di ceppi di Leishmania farmaco-resistenti, conseguente al largo uso di farmaci leishmanicidi e leishmaniostatici nel cane. Questo fenomeno, tuttavia, è fortemente limitato in Italia dall’uso di terapie specifiche per l’uomo (amfotericina B veicolata in liposomi), solitamente non usate nel cane. A questi fattori di rischio si aggiunge l’assenza di una sorveglianza attiva della malattia nel Sud Europa, che porta ad una chiara sottostima dei casi (nonostante l’obbligo di notifica sia in campo umano che veterinario). In alcune zone europee non endemiche, inoltre, la scarsa conoscenza della malattia può determinare un allungamento dei tempi tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi di certezza che può raggiungere gli 85 giorni. Come accennato in precedenza, si è assistito ad un costante aumento dell’incidenza e della diffusione geografica della leishmaniosi sul territorio italiano, sia nell’uomo che nel cane. Nelle decadi 1960-80 i casi di ZVL erano ridotti ad alcune decine; dalla fine degli anni ’80 si è assistito ad un aumento graduale e lento della loro incidenza, fino ad un picco superiore ai 200 casi/anno, la metà dei quali in età pediatrica. I casi di co-infezione HIV-Leishmania (che hanno comportato un significativo e preoccupante aumento dell’incidenza annuale, con un picco nel periodo 1994-1998), si sono ridotti notevolmente con la recente introduzione di terapie antiretrovirali efficaci (Alvar, 1999). Allo stato attuale, le cifre ufficiali fornite dall’Istituto Superiore di Sanità descrivono un’incidenza annua di circa 200 nuovi casi umani. La situazione epidemiologica relativa alla Leishmaniosi canina appare sicuramente più preoccupante. In Italia, dalle aree endemiche, rappresentate dai versanti tirrenico, ionico e dell’Adriatico centrale e meridionale, nonché dalle isole, si è avuta una diffusione dell’infezione lungo il versante centro-settentrionale dell’Adriatico, nonché a macchia di leopardo in molte aree collinari prealpine e preappenniniche del nord Italia. I focolai di leishmaniosi sono oggi presenti su tutto il territorio nazionale, nelle aree costiere, collinari e pedemontane. Le aree non ancora endemiche sono i centri urbani delle medie e grandi città, la pianura padana e le montagne sopra gli 800 metri. Il cane è considerato l’unico serbatoio della ZVL ed è quindi un eccellente indicatore della diffusione dell’infezione nel territorio. Sull’evoluzione epidemiologica di tale patologia incidono i seguenti fattori : 1. introduzione di soggetti infetti in aree dove era già presente il vettore (flebotomo) 2. adattamento dei vettori ai nuovi habitat, legato ai mutamenti climatico-ambientali. L’evolversi della situazione epidemiologica della Leishmaniosi nel cane e nell’uomo in tutto il territorio nazionale è dunque legata alla diffusione, ubiquitaria, del principale vettore di L. infantum, Phlebotomus perniciosus. Altre specie presenti in Italia in grado di trasmettere l’infezione nel cane e nell’uomo sono il P. perfilievi, il P. neglectus ed il P. ariasi. 1.1 SCOPO La Regione Campania è sede del più antico e consistente focolaio di tutto il bacino del Mediterraneo, corrispondente al macrofocolaio storico dell’area vesuviana (392 casi umani nel periodo 1998-2004 su 1196 casi totali in Italia, segue la Sicilia con 261 casi nello stesso periodo). Posto che per area endemica di Leishmaniosi si intende l’area geografica in cui si registra un’elevata presenza di Leishmaniosi canina autoctona e casi ricorrenti di Leishmaniosi viscerale umana autoctona, nella Regione Campania sono da considerare tali i territori delle province di Napoli (comprese le isole di Ischia, Capri e Procida), di Caserta e di Salerno, tranne i comuni che si trovano oltre gli 800 metri sul mare. Alcune zone dell’area napoletana sono considerate potenzialmente più a rischio, poiché, come accennato, si evidenziano microfocolai dove il tasso d’infezione canina raggiunge il 40%. Pertanto, lo scopo del presente Piano è quello di monitorare l’incidenza dell’infezione per valutare i provvedimenti di sorveglianza necessari al fine di prevenire la Leishmaniosi Viscerale umana attraverso il controllo del serbatoio canino. Scopo non secondario è quello di assicurare il benessere dei cani con e senza padrone affetti da leishmaniosi. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano sarà attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali. Ad esso concorreranno anche i veterinari libero professionisti (VLP). 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il piano verte su prelievi di campioni ematici sui cani per esami sierologici. In considerazione dell’analisi del rischio effettuata e di cui si è fatto cenno nelle premesse, il piano di monitoraggio verrà attuato nei territori delle province di Caserta, Napoli e Salerno, mentre la sorveglianza attiva sui canili-rifugi sarà attuata in tutto il territorio della regione, in considerazione degli spostamenti dei randagi ivi rifugiati. Gli interventi previsti riguardano: • la sorveglianza attiva dell’infezione canina nella regione Campania che, per l’anno 2015, prevederà l’esecuzione nel 100% dei canili dei controlli ufficiali per la corretta applicazione delle misure di sorveglianza, come descritte nel presente piano; • la gestione dei cani infetti o malati di leishmaniosi canina; • le misure antivettoriali per il controllo della trasmissione. Condizioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi del Piano sono: • le attività correlate alla lotta al randagismo ed all’implementazione dell’Anagrafe Canina, relativamente alla registrazione dell’identificativo del cane in Banca Dati Regionale Anagrafe Canina. Le misure di prevenzione applicabili per il contenimento dell’infezione da L. infantum sono in linea generale limitate da motivazioni scientifiche e tecniche, quali: Mancata disponibilità in Italia, a tutt’oggi, di un vaccino di comprovata efficacia ad uso umano; Difficoltà di contrastare la diffusione del vettore tramite interventi sull’ambiente. Allo stato attuale, le uniche misure di prevenzione che si possono applicare sono rappresentate da: 2 • Sorveglianza attiva dell’infezione nel cane sul territorio (la diagnosi precoce e l’immediata applicazione del protocollo terapeutico per il contenimento del serbatoio canino); • Misure antivettoriali; • Vaccinazione del cane mediante l’utilizzo del vaccino attualmente disponibile in Europa (vaccinazione su base volontaria). Infine, nell’ottica della prevenzione a tutto campo, è molto importante l’implementazione di un sistema di scambio di informazioni epidemiologiche tra i settori medico e veterinario, fondamentale per stabilire la dinamica delle attività di sorveglianza sul territorio. Al fine di migliorare il programma di Sorveglianza Attiva e di poter ottemperare alle disposizioni previste dalle norme vigenti (art.5 DPR 320/1954), i Veterinari sia Liberi Professionisti che dipendenti che accertino, nell’ambito dell’esercizio delle proprie funzioni, casi di leishmaniosi canina, sia a seguito di diagnosi microscopica diretta e sia a seguito delle risultanze di esami di laboratorio, sono tenuti a segnalare la positività all’ASL territorialmente competente per la residenza del proprietario del cane, utilizzando preferibilmente l’apposito mod 24. 1.3.2. LE MISURE ANTIVETTORIALI PER IL CONTROLLO DELLA TRASMISSIONE Le misure protettive hanno il duplice scopo di prevenire la trasmissione dell’infezione all’uomo ed ai cani sani dai cani malati; impedire che il cane leishmaniotico diventi serbatoio di leishmanie. Tutti i cani positivi all’esame sierologico che vivono nelle province di Caserta, Napoli, Salerno devono essere sottoposti a misure di protezione contro la puntura dei flebotomi, per prevenire la reinfezione ed ottenere il controllo della leishmaniosi canina (PREVENZIONE DI MASSA). I soggetti clinicamente guariti dopo terapia devono essere sottoposti a misure di protezione, poiché continuano ad essere infettanti per il flebotomo vettore anche se in misura ridotta. I cani sani che vivono o si recano in zone endemiche devono essere sottoposti a misure di protezione contro la puntura dei flebotomi (PREVENZIONE INDIVIDUALE). Il periodo di trattamento deve essere limitato all’attività dei flebotomi vettori, che per il Sud Italia va da metà maggio a metà novembre, orientativamente. Le sostanze di comprovata efficacia sono la permetrina, da sola o in associazione con imidacloprid, per applicazione topica (spot-on) e deltametrina (complesso deltametrina-trifenilfosfato), somministrata attraverso una banda protettiva a lento rilascio (collare). La loro efficacia è comprovata dalla documentazione scientifica ed è stata valutata sommando l’attività no-feeding, attraverso la misurazione dei flebotomi che non hanno effettuato un pasto di sangue sui cani trattati e l’effetto insetticida vero e proprio sui vettori, considerando la mortalità degli insetti dopo 24 ore dal contatto con il cane trattato; il 100% delle femmine che hanno fatto il pasto di sangue muore. Da tener presente che le modalità di somministrazione condizionano i tempi necessari affinché il soggetto sia protetto: infatti, mentre gli spray sono immediatamente protettivi, le gocce sul dorso (spot-on) proteggono dopo 24-48 ore ed il collare dopo ben 5-6 giorni. 1.3.3. PROTEZIONE MECCANICA In alternativa alla protezione con i repellenti, è possibile ricorrere alla protezione meccanica. Durante le ore notturne dei mesi caldi, a partire dall’imbrunire sino al sorgere del sole, gli animali infetti e/o malati possono essere tenuti in rifugi dove porte e finestre sono state protette da reti (“zanzariere”) a maglia fitta (1-2 mm), tali da impedire l’ingresso dei flebotomi. 1.3.4. APPLICAZIONE DELLE MISURE DI SORVEGLIANZA E MODALITA’ DI REGISTRAZIONE In relazione ai molteplici parametri da analizzarsi caso per caso, il Servizio Veterinario competente per territorio prescrive al proprietario o detentore del cane le congrue misure come sopra indicate. Tale imposizione, che ha la valenza di atto autoritativo di una Pubblica Amministrazione che agisce 3 contro gli interessi legittimi di un privato, deve essere adottata con un Provvedimento Amministrativo emanato ai sensi della L. 241/91, con idoneo procedimento amministrativo. I Servizi Veterinari si avvalgono del Mod. 5/A di ispezione, già predisposto a tale scopo. Nel Provvedimento deve essere indicato il TAR, quale organo giurisdizionale cui ricorrere contro lo stesso Provvedimento. Le attività inerenti i controlli ufficiali ed i campioni ufficiali effettuati a domicilio sui CANI PADRONALI, infetti o malati di Leishmaniosi, dovranno essere registrate nel sistema informativo GISA nel cavaliere BDU – PROPRIETARI DI ANIMALI, selezionando tra i piani di monitoraggio il: “Piano di monitoraggio della Leishmaniosi” sottopiano “a” Le attività inerenti i controlli ufficiali ed i campioni ufficiali effettuati presso i CANILI dovranno essere registrate nel sistema informativo GISA - Canile, selezionando tra i piani di monitoraggio il: “Piano di monitoraggio della Leishmaniosi” sottopiano “b” Le attività inerenti i prelievi ematici effettuati sui cani padronali e randagi presso le strutture ASL, saranno registrate nel sistema informativo VAM ( sottopiano “c”) 1.3.5. SORVEGLIANZA ENTOMOLOGICA Al fine di completare le mappe di rischio per Leishmania Infantum nella regione Campania, l’IZSM si farà carico di effettuare un’attività minima di sorveglianza entomologica per individuare: • le aree in cui è presente il vettore (eventuali aree diverse da quelle storicamente note, ad es. aree interne) • la durata della stagione dei flebotomi (inizio e fine variabile a seconda delle condizioni climatiche) • la consistenza della popolazione dei vettori • l’eventuale introduzioni di vettori diversi da quelli già identificati in regione Campania A tale scopo sono collocate trappole idonee in alcuni siti opportunamente selezionati. 1.3.6. ATTIVITA’ DI INFORMAZIONE ED EDUCAZIONE SANITARIA RIVOLTE AI PROPRIETARI DEI CANI Presso il Settore Veterinario sarà costituito un gruppo di lavoro, coordinato dall’Osservatorio Epidemiologici Regionale Veterinario (OERV) che avrà il compito di produrre opuscoli ed altro materiale informativo rivolti alle famiglie, allo scopo di sensibilizzare i proprietari di cani nei confronti della zoonosi. Tali materiale viene distribuito presso le AASSLL, i Servizi Comunali competenti, le Fattorie Didattiche, le Scuole, in occasioni di eventi e manifestazioni. 1.3.7. PASSAPORTO Per ciò che attiene al rilascio del pet-passaport il riscontro della malattia, della reattività o positività sierologica non costituisce di per sé una limitazione all’emissione del medesimo. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE Nelle province di Napoli, Caserta e Salerno i proprietari o detentori di cani di età compresa tra 1 anno e 10 anni a qualsiasi titolo devono sottoporre il proprio cane ad accertamenti per la diagnosi di leishmaniosi, una volta all’anno. Tali accertamenti, che consistono in una visita clinica ed a prelievo ematico, possono essere eseguiti gratuitamente presso il Servizio Veterinario pubblico di competenza oppure a proprie spese presso strutture sanitarie private da veterinari libero professionisti (VLP). 4 Il piano viene suddiviso nei seguenti sottopiani: sottopiano “a”: ispezioni presso le abitazioni private sottopiano “b”: ispezioni nei canili sottopiano “c”: prelievi ematici negli ambulatori pubblici 1.4.1. STADIAZIONE CANI Come già precedentemente descritto nel presente programma, qualora il Laboratorio si avvalga per la diagnosi di leishmaniosi di un test sierologico immunoenzimatico, il siero del cane risultato positivo al test di screening dovrà essere esaminato con la metodica IFAT per il rilievo del titolo anticorpale. La stadiazione clinica dei cani affetti da leishmaniosi è meticolosamente descritta nei lavori indicati in Bibliografia ai fini della gestione diagnostica e terapeutica. Tali classificazioni, tuttavia, sicuramente ottimali per la gestione dei singoli casi, non sono facilmente applicabili ad un piano di monitoraggio regionale poiché prevedono l’applicazione di tecniche multiple che prevedono costi non sostenibili dal sistema sanitario regionale. Al fine di poter applicare il presente piano sulla popolazione canina campana si distinguono tre diverse categorie di cani in base all’ esito dell’esame sierologico: Negativi - cani negativi all’esame sierologico. Sospetti - cani con titolo IFAT 1:40, oppure 1:80 Positivi - cani con titolo IFAT ≥ 1:160. Tanto premesso le modalità operative gestionali dei cani controllati e risultati negativi, sospetti e positivi sono le seguenti: • I cani negativi ed i sospetti asintomatici saranno ricontrollati a distanza di 1 anno, a meno che non compaiano in questo arco temporale sintomi riconducibili a Leishmaniosi canina. • I cani positivi sierologicamente che, a giudizio del medico veterinario manifestino segni clinici e/o alterazioni clinico-patologiche compatibili con la CanL, saranno sottoposti ad opportuna terapia secondo le indicazioni scientifiche più recenti (vedere Bibliografia allegata). Nel caso in cui la positività sierologica non si accompagni a manifestazioni cliniche, è opportuno ricorrere ad ulteriori accertamenti diagnostici, quali l’esame citologico, la PCR o l’isolamento del parassita in coltura. Tali prove diagnostiche sono comunque eseguibili presso l’IZSM. • Il cane positivo all’esame sierologico, senza segni clinici della malattia e che risulta negativo ad ulteriori test quali ad esempio PCR, esame citologico ecc., sarà ricontrollato a distanza di 2 mesi. 1.4.2. CANILI In tutti i canili della Regione Campania si applica la sorveglianza attiva attraverso il prelievo di sangue per il controllo della leishmaniosi, una volta all’anno a tutti i soggetti ricoverati. All’atto dell’introduzione nei canili e preferibilmente prima del ricovero, i soggetti catturati devono essere sottoposti a prelievo ematico al fine di escludere o diagnosticare la malattia. In caso di comprovata gravità, in base alla valutazione del medico veterinario, si può procedere all’eutanasia solo nei casi previsti dall’art. 3 comma 1, Legge Regionale del 24 novembre 2001, n.16. Il trattamento farmacologico è obbligatorio per i casi previsti nel capitolo STADIAZIONE. Per i canili delle province di Napoli, Caserta e Salerno, tutti i soggetti devono essere sottoposti ai dispositivi di prevenzione anti-vettoriale e/o meccanica, nel periodo di attività dei flebotomi vettori. Per i canili delle province di Benevento e Avellino, l’obbligo dei dispositivi di prevenzione antivettoriale e/o meccanica si applica solo nei casi in cui attraverso la sorveglianza entomologica nel canile si sia dimostrata la presenza di vettori. I cani randagi sieropositivi ricoverati nei canili possono essere adottati da privati previa sottoscrizione da parte del richiedente di un consenso informato (informativa sulle cure necessarie e le misure di controllo). 5 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Le modalità d’invio dei campioni presso il citato Ente sono quelle indicate nella nota regionale del 04/04/2011 n° 264233: • il campione ematico, deposto in provetta, deve riportare l’identificativo elettronico del cane stampato direttamente su etichetta autoadesiva applicata sulla provetta; • il personale del Servizio Veterinario Pubblico, nonché i Veterinari Libero Professionisti, sono tenuti ad inviare i campioni ematici accompagnati dal modulo precompilato scaricato dalla Banca Dati Regionale Anagrafe Canina, seguendo il percorso seguente: Home Page Anagrafe Canina, sezione modulistica, scheda dell’invio campioni all’IZSM Mod 25. Tale funzione prevede necessariamente la preventiva iscrizione del cane in Banca Dati Regionale Anagrafe Canina. Il citato modulo riporterà come informazione aggiuntiva l’eventuale vaccinazione del cane nei confronti della malattia e la data della stessa. Il personale del Servizio Accettazione dell’IZSM respingerà tutti i campioni che non rispondono ai requisiti descritti nel presente programma. Le ispezioni saranno reportate con il Mod 5 ed i dati dei controlli saranno immessi nel sistema informatico GISA 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ necessario dotarsi di attrezzature per i prelievi ematici e di trasporto dei campioni ematici 1.7 LABORATORIO UFFICIALE Il campione ematico deve essere inviato per le analisi presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) competente del territorio. Gli esami sierologici saranno eseguiti dall’IZSM utilizzando una metodica prevista da Enti Ufficiali Internazionali, quali Office International Epizooties Manual Terrestrial 2008 (charter 2.1.8. pag. 240-250) ed accreditata dall’Ente Accredia. Il campione risultato positivo all’esame sierologico immunoenzimatico deve essere sottoposto alla titolazione anticorpale mediante la metodica Immunofluorescence Assay Test (IFAT). Si definisce “titolo sierologico all’esame IFAT” il valore di estinzione ottenuto su diluizioni scalari di siero di cane esaminate con metodica IFAT. 1.8 DURATA Il Piano di durata quadriennale si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E I BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione combattendo l’incidenza della malattia nel cane e conseguentemente nell’uomo. 6 2 PROGRAMMAZIONE In base ai dati storici. 3. VERIFICA Annualmente l’OERV predispone un’accurata rendicontazione delle attività svolte sul territorio dai Veterinari Pubblici e Liberi Professionisti in relazione al Piano di controllo della Leishmaniosi. Tale attività prevede la valutazione dell’efficacia registrata con l’implementazione delle misure previste dal presente Piano per il contenimento del rischio leishmaniosi sul territorio. I dati necessari per lo studio sopra citato sono ricavati dalle dettagliate informazioni riportate nel predisposto “modulo accompagnamento campioni” e registrate nel Sistema Informativo al momento della consegna dei campioni ai Servizi Accettazione dell’IZSM nonché da tutte le informazioni presenti nella Banca Dati Anagrafe Canina Campania . L’ OERV, infine, trasmette in proposito una dettagliata relazione annuale all’Assessorato alla Sanità Regione Campania. • • • • • • • • • • Bibliografia di riferimento Regolamento di Polizia Veterinaria DPR 320/54 OIE Terrestrial Manual 2008 Chapter 2.1.8 pagg 240-250, 2008. Ordinanza 6 agosto 2008 Min. del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali “Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina “ M. Castagnaro, A. Crotti, Fondati A., L. Gradoni, G. Lubas, M. Maroli, G. Oliva, S. Paltrinieri , L. Solano-Gallego, X. Roura, A. Zatelli , E. Zini, “Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte I: Approccio diagnostico e classificazione del paziente leishmaniotico e gestione del paziente proteinurico” Veterinaria, anno 21, n. 3, 2007, pagg. 19-32 G. Oliva, X. Roura, A. Crotti, E. Zini, M. Maroli, M. Castagnaro, L. Gradoni, G. Lubas, S. Paltrinieri, A. Zatelli “Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte II: Approccio terapeutico” Veterinaria, anno 22, dic. 2008, pagg. 1-10 Baneth G., Koutinas A. F., Solano-Gallego L., Bourdeau P., Ferrer L. “Canine leishmaniosis- new concepts and insight on an expanding zoonosis: part one”, Trends in Parasitology, 24, n. 8, 2008 Mirò G., Cardoso L., Pennis M. G., Oliva G., Baneth G., “Canine leishmaniosis- new concepts and insight on an expanding zoonosis: part two”, Trends in Parasitology, 24, n. 7, 2008 Michele Maroli, Luigi Gradoni, Gaetano Oliva, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Xavier Roura, Eric Zini, Andrea Zatelli “Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte III: Prevenzione” Veterinaria, anno 23, n. 4, 2009 Oliva G., Scalone A., Foglia Manzillo V., Gramiccia M et al “Incidence and time course of Leishmania infantum infections examined by parasitological, serologic and nested-PCR techniques in a cohort of naïve dogs exposed to three consecutive transmission seasons” J. of Clin. Microbiol. 44: 1318-1322, 2006 Gradoni L., Gramiccia M., Khoury C., Maroli M. “Linee guida per il controllo del serbatoio canino della leishmaniosi viscerale zoonotica in Italia” Rapporti ISTISAN 04/12 ISSN 1123-3117, 2004 7 • • • • • • • • • Maroli M., Mizzoni V., Siragusa C., D’Orazi A., Gradoni L. “Evidence for an impact on the incidence of canine leishmaniasis by the mass use of deltamethrin-impregnated dogs collars in southern Italy” Medical and Veterinary Entomology 15, 358-363, 2001 Baldi L., Mizzoni V., Guarino A. “New and Old foci of Leishmaniasis in Campania Region” SOIPA 2004 Piano regionale di controllo della leishmaniosi canina nel territorio della regione EmiliaRomagna P. Ready Leishmaniasis emergence in Europe www.eurosurveillance.org, 11 marzo 2010 Dujardin JC, Campino L., Canavate C., Dedet J. P., Gradoni L., Soteriadou K., Mazeris A., Ozbel Y, Boelaert M “ Spread of vector-borne diseases and Neglect of leishmaniasis, Europe” Emerg Infect. Dis. , 14 (7), 1013-1018, 2008 Dujardin J. C. “Monitoring risk factors of spreading of Leishmaniasis around the Mediterranean Basin” (Leish-Med Pubishable final activity report), 2009. www.leishrisk.net Pubblicazione sulla rivista Journal of American Veterinary Medical Association delle linee guida elaborate dal GSLC : Canine leishmaniasis: guidelines for diagnosis and clinical classification Autori: Saverio Paltrinieri, Laia Solano-Gallego, Alessandra Fondati, George Lubas, Luigi Gradoni, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, Michele Maroli, Gaetano Oliva, Xavier Roura, Andrea Zatelli, Eric Zini, Canine leishmaniasis: guidelines for treatment Autori: Gaetano Oliva, Xavier Roura, Alberto Crotti, Michele Maroli, Massimo Castagnaro, Luigi Gradoni, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Andrea Zatelli, Eric Zini Canine leishmaniasis: guidelines for prevention Autori: Michele Maroli, Luigi Gradoni, Gaetano Oliva, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Xavier Roura, Eric Zini, Andrea Zatelli ////////////////////////////////////////////////////// 8 Piano_D10_PIANO DI MONITORAGGIO SULL’ILLECITA PRODUZIONE E PESCA DI MOLLUSCHI BIVALVI 1. PIANIFICAZIONE Il piano si è reso necessario in considerazione dei risultati di alcune ispezioni svolte nel golfo di Napoli negli anni scorsi durante i quali sono stati rinvenuti allevamenti abusivi di molluschi destinati all’alimentazione umana al di fuori dei normali circuiti commerciali. Nella pianificazione di tale piano si è partiti dal presupposto che il consumo di molluschi allevati o pescati in acque non classificate o precluse è un rischio estremamente alto per la salute del cittadino. La riprova di tale analisi è data dall’incidenza in Regione Campania di malattie a trasmissione oro-fecale (come l’epatite virale “A”) di cui i molluschi non conformi rappresentano una delle cause principali, anche in considerazione che il consumo pro-capite regionale di molluschi risulta notevolmente superiore alla media nazionale. Il monitoraggio in questione comporta due vantaggi rispetto alle operazioni di repressione effettuate sulla terraferma: - blocco alla fonte dell’approvvigionamento sia della filiera commerciale ordinaria sia dei banchetti ambulanti illegali - riduzione dei costi dei controlli La ricerca dei possibili allevamenti abusivi si avvarrà anche delle indicazioni fornite dalle associazioni di categoria, dalle associazioni amatoriali che prevedono attività subacquee, dalle Forze dell’Ordine che operano a m are, e da qualsiasi altro soggetto che venga a conoscenza della presenza di tali attività illecite. Pertanto il presente piano verrà portato a conoscenza di tutti gli indicatori sopradescritti 1.1 SCOPI Monitoraggio ed eradicazione dell’illecita produzione e pesca di molluschi bivalvi. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il piano sarà attuato da: 1. SERVIZI VETERINARI DELLE AA.SS.LL. COSTIERE 2. NU.RE.C.U. 3. CARABINIERI MOTOVEDETTA 804 “GAROFALO” 4. VIGILI DEL FUOCO Durante l’attuazione del piano possono essere coinvolte altre Autorità per implementare l’efficacia e l’efficienza dei controlli ufficiali. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il piano verte sulla: ricerca a mare di allevamenti abusivi ispezione delle imbarcazioni da pesca controllo dei tratti costieri per verificare la presenza di sbarchi illegali del pescato 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE Non vi sono vere e proprie istruzioni operative in quanto il piano verte sulla ricerca di allevamenti abusivi 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Alla conclusione di ogni ispezione gli ispettori dovranno compilare il modello di ispezione allegato al presente Piano denominato “Mod. 5”, pur non attribuendo alcun punteggio numerico delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema informatico G.I.S.A. nell’anagrafica denominata “altri operatori” e cliccando “operatori abusivi”. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Per l’effettuazione delle ispezioni dovranno essere utilizzare imbarcazioni delle Autorità coinvolte. Potranno essere utilizzate anche imbarcazioni di proprietà privata soprattutto quelle destinate ad uso specialistico come rimorchiatori, chiatte munite di gru etc. I controlli ispettivi saranno visivi effettuati con l’ausilio di subacquei e di altre attrezzature utili, quali sonar, telecamere subacquee etc. 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Se durante i c ontrolli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i la boratori di riferimento sono quelli dell’I.Z.S.M 1.8 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI I costi previsti per il noleggio di imbarcazioni e per il pagamento di ditte specializzate nello smaltimento di rifiuti speciali ( boe e le altre attrezzature reperite), sono sicuramente inferiori ai costi sociali e sanitari conseguenti alle tossinfezioni alimentari dovuti al consumo di molluschi allevati abusivamente. I costi di cui sopra sono interamente a carico di specifiche risorse del Fondo sanitario appostate sul bilancio regionale dei rispettivi esercizi finanziari di vigenza del presente Piano. 2. PROGRAMMAZIONE Tab 1 – Programmazione dei controlli (in caso di segnalazioni, saranno svolte ulteriori ispezioni in tutte le ASL costiere) ASL N. ispezioni annuali NA 1 CENTRO 2 NA 2 NORD 3 NA 3 SUD 3 TOT ANNUALE 8 3. VERIFICA Alla data prevista di chiusura, il presente piano sarà sottoposto a verifica annuale e finale da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze dandone opportuna informazione alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D11_PIANO DI MONITORAGGIO ANNUALE SULLA PRESENZA DI OSTREOPSIS OVATA NEL LITORALE COSTIERO CAMPANO PIANIFICAZIONE SCOPI Negli anni 2007-2014 in Regione Campania è stato attuato un Piano di monitoraggio sullo sviluppo e presenza di Ostreopsis ovata. L’opportunità del piano è stata dettata, in base a conoscenze scientifiche, dall’esistenza di almeno tre elementi di pericolosità legata alle fioriture in questione: a) Contaminazione di organismi marini eduli, b) Presenza di tossine in acque di balneazione, c) Sviluppo di aerosol tossico. La stesura del Piano ha tenuto conto di quanto stabilito dalle Linee Guida del Ministero della Salute e ha previsto il coinvolgimento di diversi enti competenti in materia. Tale gruppo di lavoro definito Gruppo di Coordinamento su Ostreopsis ovata è costituito da: 1. Assessorato alla Sanità della Regione Campania 2. Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare (ORSA) 3. Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania (ARPAC) 4. Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZS) 5. Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN) 6. Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” L’elaborazione di un t ale Piano di monitoraggio nonché la creazione di un g ruppo tecnico è auspicata altresì nel D.Lgs. 116 del 30 maggio 2008 recante "Attuazione della Direttiva 2006/7/CE relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione e ab rogazione della Direttiva 76/160/CEE" e nel relativo decreto attuativo D.M. 30 m arzo il quale ribadisce l’importanza nell’affrontare problematiche come questa con l’apporto delle competenze ed esperienze provenienti dai diversi soggetti istituzionali. L’obiettivo del monitoraggio è di acquisire dati sui rischi presenti lungo le coste della nostra regione e sui controlli indispensabili per la tutela della salute pubblica. Il fenomeno delle fioriture di Ostreopsis, inizialmente noto per le acque tropicali e subtropicali, negli ultimi anni si è esteso sempre più in acque temperate (Shears & Ross 2010, Rhodes 2011). Il collegamento fra queste fioriture e i cambiamenti climatici delle ultime decadi non è ovvio: infatti, dai dati ottenuti così come da quelli di altri studi (Totti et al. 2010, Mangialajo et al. 2011) non si evince una relazione delle fioriture con le temperature elevate, sebbene gli eventi che costituiscono 1 un rischio per la salute si concentrino nel periodo che va da giugno a ottobre, quando i valori di temperatura dell’acqua nelle nostre aree non sono inferiori ai 22° C. Ricerche fisiologiche condotte nei laboratori SZN mostrano infatti che Ostreopsis ovata può crescere a temperature comprese fra i 18 e i 30°C, m entre a 15° C (temperature tipiche dell’inverno e dell’inizio della primavera) non cresce e a 32° (valori che in estate si possono misurare in pozze di scogliera o in acque estremamente basse e riparate) le cellule vanno incontro a lisi. Nelle nostre acque sembra essere consolidato un andamento stagionale che vede i massimi a inizio estate (fine giugno-metà luglio), una diminuzione f ra fine luglio e inizio settembre e un nuovo aumento nel mese di settembre. Questa stagionalità può tuttavia variare anche fra stazioni abbastanza vicine (ad esempio Gaiola e Rocce Verdi, in prossimità di Napoli) dove si rilevano aumenti anche in agosto o dove il picco di fine estate-autunno a volte non vi ene rilevato. La distribuzione temporale e spaziale di Ostreopsis in effetti può variare anche a scale molto piccole, come risulta sia dalle ricerche della SZN che da quelle condotte in altri siti. La situazione è resa più complessa dal diverso grado di ricettività delle macroalghe sulle quali Ostreopsis cresce che portano a stime delle abbondanze molto variabili anche in uno s tesso sito quando si campionano specie macroalgali diverse. Al fine di valutare il rischio associato alla proliferazione di Ostreopsis ovata il piano ha previsto il controllo di tre matrici: - acque superficiali; - macroalghe (investigate per la presenza di cellule di O. ovata); - organismi marini eduli (controllati per la presenza di tossine del tipo ‘palitossine’). I tre approcci vanno intesi in senso gerarchico dal punto di vista logico e temporale, dal momento che le proliferazioni sulle matrici macroalgali rappresentano il primo step del processo, che di per sé non dovrebbe costituire un r ischio ma che è campanello di allarme per rischi connessi con la presenza di tossine in animali marini, nell’acqua di mare e nell’areosol. Alla luce di quanto sopra si ritiene utile proseguire l’attività previste dal presente piano. Valutazione sulle matrici Acqua superficiale L’attività di campionamento finora si è svolta con la raccolta di campioni prelevati dalla rete di monitoraggio per i controlli sulle acque di balneazione della Regione. Sviluppo di aerosol tossico I fenomeni di trasferimento di tossine nell’aerosol non sono ancora del tutto chiari. E’ probabile che condizioni di forte idrodinamismo (onde che si frangono) può f acilitare il distacco sia delle 2 macroalghe dal substrato inorganico che le microalghe dalle macroalghe. Poco note sono invece le condizioni di effettiva patogenicità dell’aerosol: in pratica non è noto se è la presenza di cellule a determinare le reazioni allergiche, ovvero se le tossine (palitossine o altre sostanze che potrebbero fungere da allergeni) devono essere liberate nell’acqua perchè si verifichino le sindromi da inalazione. Non sono stati segnalati fino ad oggi casi di intossicazione umana derivanti dall’esposizione agli aerosol tossici lungo le coste Campane. Sulla base dell’esperienza pregressa, il rischio per la generazione degli aerosol tossici dovrebbe essere piuttosto limitato, ma non può essere totalmente escluso, qualora le condizioni climatiche e ambientali dovessero cambiare o le proliferazioni cellulari di Ostreopsis spp. dovessero diventare massive. Presenza di tossine in acque di balneazione La presenza di Ostreopsis spp. nelle acque di balneazione è stata recentemente messa in relazione a casi di dermatiti e congiuntiviti in uno studio epidemiologico effettuato da Tichadou et al. (Clinical Toxicology, 2010, 48, 839-844) lungo le coste Francesi, così come è r iportato anche da Deeds e Schwartz (Toxicon, 2010, 56, 150-162) in altra pubblicazione. E’ stato valutato che anche in presenza di una concentrazione di Ostreopsis nelle acque di mare bassa o inferiore al valore critico di 10.000 cellule/l, questo, non è sufficiente ad escludere la presenza di elevate concentrazioni di tossina nelle acque. Infatti, essendo l’Ostreopsis ovata un’alga bentonica che si sviluppa e vive attaccata a substrati, come macroalghe, ciottoli e rocce, è possibile e probabile, nei siti dove la proliferazione algale è elevata, che ci sia un rilascio diretto, anche ad alte concentrazioni, della tossina nelle acque di mare. Da ciò nasce l’opportunità di attivare un monitoraggio anche sulla presenza di tossina nell’acqua di mare lungo il litorale campano. Macroalghe L’attuazione del Piano in questi anni ha evidenziato che il c omportamento delle fioriture sia abbastanza vario dal punto di vista temporale sia per la stessa stazione che nello stesso anno tra stazioni diverse. La valutazione dell’abbondanza di Ostreopsis sulle macroalghe epifitate, piuttosto che nella colonna d’acqua, sembra essere a t utt’oggi il metodo più efficace per ottenere informazioni immediate su eventuali rischi di contaminazione di alimenti di origine marine e/o di fenomeni di tossicità attraverso l’inalazione di aerosol o il contatto diretto. Le concentrazioni della specie in acqua superficiale sono infatti molto variabili in relazione alle condizioni meteo-marine e non m ostrano una correlazione elevata con le abbondanze registrate sulle macrofite e con eventuali rischi di 3 tossicità. Per chiarire la dinamica di rilascio delle cellule in acqua, e i rischi connessi per l’eventuale insorgenza di dermatiti o problemi respiratori, sarebbero utili campionamenti della matrice acqua a scala spaziale e temporale più piccola. Organismi marini eduli differenti Esami biotossicologici Per accertare se vi fosse, nei siti contaminati dall’alga, un trasferimento di tossicità agli organismi marini consumati abitualmente come alimenti, sono state condotte approfondite indagini tossicologiche nei laboratori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Mettendo in relazione la sensibilità del metodo biologico, il limite di determinazione analitico e le indicazioni di tossicità, desunte dalla bibliografia ed in particolare da indicazioni dell’EFSA, dopo i primi tre anni di attività si è deciso di limitare la positività del mouse test alle 6 ore, classificando come esito dubbio le positività tra le 6 e le 24 ore. Esami chimici L’attuazione del Piano ha evidenziato che le ovatossine si accumulano in organismi presenti nelle aree di sviluppo di Ostreopsis ovata a livelli notevoli, in molti casi ben al di sopra dei livelli di guardia proposti dall’EFSA (30 microgrammi per Kg di carne di molluschi e crostacei). Si è rilevato inoltre che l'abbondanza di Ostreopsis ovata sulle macroalghe epifitate è co ndizione necessaria ma non sufficiente per la tossicità degli organismi eduli e che, a parità di concentrazioni cellulari, le quantità di tossina accumulate sono modulate da altri fattori quali, ad esempio, la durata della fioritura, la diversità della fonte di cibo per gli animali, e le correnti che facilitano l'accumulo o la dispersione di cellule in prossimità degli animali. In considerazione di quanto sopra esposto, gli obiettivi prefissati sono di seguito riportati: 1. Attuazione delle misure restrittive di tutela della salute pubblica previste dal Piano (divieti di raccolta e p esca di organismi potenzialmente tossici, informazione alla popolazione a rischio, formazione degli steakholder, divieti di balneazione, etc); 2. Miglioramento delle conoscenze sulla distribuzione spaziale e temporale della microalga che siano di supporto all’ottimizzazione delle operazioni di monitoraggio nonché individuazione, su scala spaziale ridotta, dei siti più adatti allo sviluppo delle fioriture, sia lungo transetti orizzontali che verticali; 3. Messa a punto definitiva di una metodica di analisi più snella che permetta di monitorare un numero più elevato di stazioni a frequenza più elevata riducendo tempi di campionamento e di analisi; 4 4. conoscenza dei rischi di trasferimento lungo la rete trofica attraverso l’individuazione di animali capaci di accumulare la tossina e attraverso studi di nutrizione forzata di tali animali in vasche di allevamento; 5. Individuazione di altre specie potenzialmente dannose (Gambierdiscus sp., Prorocentrum lima), che potrebbero dare luogo a nuove fioriture potenzialmente dannose; 6. Raccolta di informazioni che permettano lo sviluppo di modelli predittivi delle fioriture e del rischio legato ai loro effetti dannosi, in relazione a regimi idrografici e meteorologici diversi; 7. Ricerca della tossina nell’acqua nei siti più adatti allo sviluppo delle fioriture individuati per il monitoraggio a scala spaziale ridotta; 8. Elaborazione di un c apillare studio epidemiologico che consenta di raccogliere dati sulle manifestazione cliniche conseguenti all’esposizione all’alga tossica ed ai suoi prodotti; 9. Rimodulazione costante delle attività di ricerca e di monitoraggio in funzione delle evidenze risultanti annualmente dall’attuazione del Piano. AUTORITA’ INCARICATE DEI CONTROLLI Gli enti incaricati ad effettuare il monitoraggio previsto dal Piano sono stati individuati in funzione delle competenze in materia ed all’alta professionalità e r iconoscimento, anche a l ivello internazionale, presenti in Campania. Le attività di monitoraggio su scala regionale sono rese possibili dalle professionalità tecniche ed operative dell’ARPAC che, anche grazie all’utilizzo di propri mezzi nautici, consente di attuare in Regione Campania tale Piano. Partecipano all’attuazione del Piano i seguenti Enti: a) Assessorato alla Sanità della Regione Campania – U.O.D. Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria; b) Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare; c) Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Campania; d) Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; e) Stazione Zoologica Anton Dohrn; f) Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; g) Dipartimenti di Prevenzione delle AASSLL. ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Le verifiche, secondo ruoli e competenze come sopra indicato, consistono: 5 - nel monitoraggio del corretto andamento del Piano, per quanto attiene al rispetto di tempi e modalità di campionamento a livello territoriale effettuato dall’Assessorato Regionale alla Sanità coadiuvato dall’ORSA; - interpretazione e valutazione epidemiologica dei dati risultanti ed eventuali interventi correttivi; - corretta implementazione della banca dati attraverso l’utilizzo del software appositamente predisposto; - adeguati sistemi e tempi di comunicazione fra gli enti e verso la popolazione nelle fasi di attenzione e di emergenza così come stabilite dal Piano; - attuazione delle misure cautelative imposte, a tutela delle salute pubblica, dall’Assessorato alla Sanità in applicazione del Piano. ISTRUZIONI OPERATIVE Il Piano è articolato in tre livelli di indagine: 1. Fase di routine; 2. Fase di attenzione; 3. Fase di emergenza. 1° Livello d’indagine: Fase di routine Si svolge attraverso il piano monitoraggio (di acque superficiali di balneazione, di macroalghe, di organismi marini eduli), la sorveglianza sindromica, la predisposizione di un pi ano di comunicazione del rischio. Piano di Monitoraggio Il Piano di Monitoraggio si estenderà secondo quanto emerso dalla valutazione del rischio da inizio luglio a metà ottobre, prevedendo dunque l’attuazione di 7 campagne di campionamento. Monitoraggio delle acque superficiali di balneazione Nei punti individuati ed appartenenti alla rete di monitoraggio per i controlli della qualità delle acque di balneazione ai fini D.Lgs. 116 del 30 maggio 2008 e del relativo decreto attuativo D.M. 30 marzo 2010, s aranno prelevati dall’ARPAC alcuni campioni della matrice acqua, secondo le modalità previste dallo stesso decreto. I punti di prelievo sono stati selezionati sulla base delle caratteristiche geomorfologiche della costa, sulle condizioni idrodinamiche del sito, sulla vicinanza 6 di aree con alta frequentazione di bagnanti e sulla scorta dei risultati ottenuti negli anni di studio relativi alla distribuzione di Ostreopsis ovata lungo la costa regionale. Al fine di valutare la presenza di tossina nell’acqua di mare, saranno raccolti dalla Stazione Zoologica alcuni campioni nel periodo di massimo sviluppo algale, che saranno analizzati presso il laboratorio del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II per la ricerca della tossina libera. Al momento non esiste un metodo analitico per la determinazione della tossina nelle acque, per cui nella prima fase del piano di monitoraggio, il predetto Dipartimento di Farmacia sarà impegnato nella messa a punto di un metodo di analisi specifico, sensibile e quantitativo. L’attività di prelievo e analisi di campioni di acqua verrà effettuata nel corso dello sviluppo della fioritura in uno o in entrambi i siti-chiave (Gaiola e Rocce Verdi) individuati sulla base dei risultati finora ottenuti attraverso la ricerca scientifica e il mo nitoraggio delle acque della Campania. Il campionamento sarà organizzato in modo flessibile valutando i d ati risultanti dai campionamenti effettuati settimanalmente nei suddetti siti. Questa attività ha lo scopo di tutelare la salute pubblica dei bagnanti per il rischio derivante dall’esposizione alle tossine per cute/mucose/congiuntive, in presenza di alte concentrazioni nelle acque superficiali di microalghe tossiche, come già accaduto in altre Regioni italiane. Monitoraggio sulla matrice Macroalgale I prelievi per la matrice macroalghe saranno effettuati in 23 punti (allegato 1), individuati sulla base delle conoscenze acquisite dalle attività finora svolte. In tali punti, nel corso di specifiche missioni, gli operatori subacquei specializzati dell’ARPAC preleveranno campioni di macroalghe appartenenti ad un numero limitato e ben definito di specie, individuate sulla base dell’esperienza del precedente monitoraggio e definite nelle “Metodiche campionamento macroalghe”. Il metodo di prelievo adottato per il prelievo delle macroalghe è il metodo classico utilizzato per le campagne di campionamento negli anni scorsi (prelievo di 1 c ampione della stessa specie a una profondità compresa tra – 0,20 m. e 1,50 m ., ricoprendo la macroalga, tagliarla alla base e chiudendo il sacchetto per evitare la perdita di cellule di Ostreopsis). Per testare il metodo “Falcon”, messo a punto dalla SZN, e per confrontarlo con quello classico, in alcuni punti di prelievo (almeno 5) saranno prelevati in doppio campioni sia col metodo classico che con il alternativo proposto dalla SZN. Si prevede dunque la raccolta in fase di routine di 161 campioni. 7 Monitoraggio sulla matrice Organismi marini eduli In sette stazioni individuate sulla base delle esperienze pregresse, gli operatori subacquei specializzati dell’ARPAC preleveranno campioni di organismi marini eduli (ricci, mitili, gasteropodi, crostacei) preferendo quelli situati superficialmente,; questi saranno recapitati all’IZS di Portici per le analisi tossicologiche e successivamente, i campioni risultati positivi, saranno consegnati al Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II, per le analisi quali/quantitative della tossina . Si prevede dunque la raccolta in fase di routine di 49 campioni. Dai dati degli anni precedenti si stima che in relazione alle diverse situazioni contemplate dal Piano tale numero possa incrementare circa del 50 % per condizioni “extrapiano” e 19% per condizioni di “emergenza”. Predisposizione di un piano di Sorveglianza sindromica La sorveglianza sindromica è uno s trumento di Sanità Pubblica, che ha recentemente trovato un sempre più diffuso impiego, basata non pi ù sulla diagnosi di malattia, ma sulla presenza di un insieme di segni e sintomi, che costituiscono una sindrome. L’utilizzo del termine sindrome è legato all’oggetto della sorveglianza, che non può essere limitato ad una precisa diagnosi eziologica e un quadro clinico strettamente definito, ma deve comprendere un insieme di sintomi/segni, il c ui rilevamento può definire la comparsa di un e vento epidemico. L’istituzione di un sistema di sorveglianza sindromica ad hoc risulta particolarmente importante per la precoce identificazione di casi potenzialmente riconducibili all’esposizione alla tossina dell’alga O. ovata, al fine di attivare prontamente le necessarie misure preventive di Sanità Pubblica, contribuendo, inoltre, alla sensibilizzazione degli operatori sanitari. Ulteriori obiettivi di un tale sistema di sorveglianza clinico-epidemiologica sono brevemente di seguito elencati: • Stima dell’incidenza delle sindromi irritative delle alte vie aeree e della mucosa congiuntivale in presenza o assenza di esposizione ad aerosol marini; • Acquisizione di ulteriori informazioni sulla storia naturale e sul quadro clinico riconducibile all’esposizione alla tossina dell’alga O. ovata; • Individuazione delle caratteristiche della popolazione a maggior rischio di quadri clinici più gravi; • Integrazione dei dati ambientali per la valutazione dell’esposizione e creazione di una mappa delle aree a maggior rischio; 8 • Integrazione dei dati ambientali per la definizione dello stato di attenzione,di allerta e di emergenza; • Miglioramento della coordinazione tra le diverse componenti coinvolte nella sorveglianza epidemiologica ambientale e in ambito umano e nella risposta rapida ad eventi epidemici legati a fenomeni di tipo microbiologico; • Attivazione delle misure preventive di Sanità Pubblica, in costante collaborazione con Comune, ASL territoriali, Ospedali. Predisposizione di un piano di comunicazione del rischio L’Autorità competente, attraverso l’Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare (ORSA), predispone un pi ano di comunicazione del rischio per informare gli stakeholders, la popolazione interessata e gli organismi competenti sul territorio. Tale comunicazione assume forme diverse in ragione del periodo di attività nel monitoraggio in questione: “tempo di pace” e “fase di emergenza”. La comunicazione del rischio “in tempo di pace” viene effettuata attraverso un informazione preventiva, mirata alla promozione di comportamenti protettivi da adottare nella vita quotidiana ed in caso di emergenza. La comunicazione, pertanto, verrà organizzata lungo due direttrici principali: verso l’interno e verso l’esterno. La comunicazione interna (Servizio Sanitario), effettuata secondo mezzi consueti, ha lo scopo di diffondere informazioni utili sulle attività che vengono svolte dai gruppi di lavoro e d i informare il personale circa eventuali aggiornamenti di carattere scientifico/normativo. La comunicazione esterna ha invece l’obiettivo di rendere noti alla popolazione ed alle altre categorie coinvolte i rischi sanitari, i c omportamenti atti a ridurli e l’attività che l’Istituzione svolge per tutelare la salute pubblica, con la finalità di consolidare il rapporto di fiducia con il pubblico e, nel contempo, di promuovere la propria immagine sul territorio. Le azioni di comunicazione da sviluppare a tutti i livelli sono: • Progettazione e realizzazione di campagne di informazione; • Aggiornamenti del sito web dell’ORSA con sezioni dedicate al rischio sanitario legato ad Ostreopsis ovata; • Progettazione e realizzazione di materiale informativo (brochure, poster, audiovisivi, slide, etc.); • Organizzazione di eventi ed incontri con il pubblico; • Partecipazione ad esposizioni e manifestazioni cittadine. 9 Sulla base di quanto esposto il piano di comunicazione del rischio connesso alla proliferazione di Ostreopsis ovata lungo le coste del litorale campano si articola in una fase di formazione ed informazione che si svilupperà durante l’inverno, periodo in cui non esiste un rischio imminente per la salute pubblica, ed interventi mirati in caso di emergenza. L’attività di comunicazione sarà rivolta alle seguenti categorie: 1. Operatori turistici (ad es. gestori di lidi e bagnini, albergatori, ristoratori , commercianti), pescatori, e tutti coloro che hanno dal mare una loro fonte di reddito; 2. Cittadini, turisti, sportivi nautici, diving e tutti coloro che utilizzano il ma re a livello ricreativo; 3. Istituzioni nazionali, locali, strutture tecniche di riferimento e associazioni ambientaliste. Per quanto riguarda coloro che ricadono nella prima e t erza categoria, la comunicazione e l a formazione preventiva saranno effettuate nel periodo invernale e si articoleranno nelle seguenti azioni: • Incontri per divulgare informazioni di base sulle alghe tossiche marine e le possibili conseguenze ad esse associate; • Illustrazione del lavoro svolto dalle Autorità competenti a tutela della salute umana; • Presentazione e discussione del piano operativo nei casi di emergenza; • Presentazione e verifica annuale del lavoro svolto durante i periodi critici in termini di efficienza ed efficacia. Il coinvolgimento dei portatori d’interesse economico ha lo scopo di rendere più efficienti le attività di prevenzione ed il successo di eventuali piani di emergenza. La comunicazione al cittadino che ha come finalità lo scambio d’informazioni, evitando tuttavia fenomeni di allarme ingiustificato e gli inevitabili effetti negativi sul mercato dei prodotti non coinvolti nel rischio da Ostreopsis ovata. In pratica l’utente viene opportunamente informato e formato, così da partecipare attivamente alle attività di monitoraggio (segnalazioni di presenza di fioriture, di casi clinici, spiaggiamenti di fauna ittica, ecc). In particolare l’informazione ai cittadini, dovrebbe prevedere le seguenti azioni: • Realizzazione di una serie di incontri per divulgare informazioni di base sulle alghe tossiche marine e l e possibili conseguenze ad esse associate da svolgersi nelle scuole, anche in occasioni di eventi formativi che coinvolgano le famiglie; • Realizzazione e d istribuzione di depliants sulla caratterizzazione del pericolo in occasione degli incontri suddetti; • Divulgazione di notizie attraverso il sito web di ORSA dove saranno raccolti i dati di monitoraggio del periodo balneare e le azioni svolte dalle Autorità competenti. 10 Durante la “fase di emergenza”, di seguito dettagliata, l’attività di comunicazione sarà rivolta principalmente a: 1. Autorità competenti sul territorio (ad es. AASSLL, Capitanerie, Comuni, forze dell’ordine, etc); 2. operatori turistici (ad es. gestori di lidi e bagnini, albergatori, ristoratori, commercianti), pescatori, e tutti coloro che traggono dal mare la loro fonte di reddito; 3. cittadini, turisti, sportivi, diving e tutti coloro che utilizzano il ma re a livello ricreativo (pubblicazione delle ordinanze e degli avvisi nei luoghi frequentati da bagnanti e turisti); 4. Tutte le principali informazioni saranno inoltre disponibili attraverso una apposita sezione del sito web di ORSA e dei comuni interessati. Scopo ultimo del piano di comunicazione del rischio sarà quello di generare uno s cambio informativo atto ad aiutare il p ubblico ad incanalare timori ed allarmi ingiustificati verso un’appropriata vigilanza, un apprendimento attento ed una preparazione costruttiva. 2° Livello d’indagine: Fase di attenzione Questa fase si articola differentemente se la fase di routine oppure a s eguito di altre segnalazioni mette in evidenza un pericolo legato alla produzione di aerosol o un pericolo legato alla produzione di tossina e suo accumulo in talune specie ittiche. In funzione delle condizioni che si verificano si distinguono: • fase di attenzione “aerosol/acqua • ed una fase di attenzione “alimenti” FASE DI ATTENZIONE “AEROSOL/ ACQUA” Tale fase si attiva se si verifica almeno una delle seguenti condizioni: • Si rilevano in seguito a condizioni meteo marine favorevoli, concentrazioni molto elevate (≥ 10.000 cell/litro) di O. ovata nei campioni di acqua superficiale; • Se nel corso della sorveglianza sindromica vengono segnalati casi riferibili a sindrome clinica da O. ovata. Sono previste le seguenti azioni: - L’ARPAC comunica all’Assessorato alla Sanità, U.O.D. Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria ([email protected] – tel. 081/7969399 – Fax 081/7969391) e all’Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare ([email protected] – tel. 11 081/7865333) e ai membri del gruppo di Coordinamento regionale le aree costiere oggetto dello stato di attenzione; - Il Gruppo di Coordinamento valuta l’opportunità di attivare il piano di comunicazione del rischio; - L’ARPAC effettuerà una accurata ispezione dei luoghi e u n accurato controllo visivo della zona con idonea documentazione fotografica dello stato ambientale al fine di verificare la presenza di aggregati mucillaginosi, di eventuale sofferenza di organismi marini, della presenza di biofilm e di ogni segnale che possa indicare situazioni di rischio ed intensificherà le attività di monitoraggio per delimitare l’area interessata, procederà inoltre: - Nei punti in cui le analisi hanno determinato l’attivazione della fase di attenzione si procederà alla raccolta di campioni di macroalghe appartenenti alle specie Asparagopsis taxiformis, Halopteris spp. Corallina elongata, Jania rubens. per verificare la presenza/assenza di Ostreopsis ovata, P. lima e C. monotis e di eventuale altre microalghe potenzialmente tossiche; - Nei punti in cui le analisi hanno determinato l’attivazione della fase di attenzione si procederà al prelievo di organismi marini eduli (ricci, mitili, crostacei, altri molluschi etc..) per l’esecuzione dei test di tossicità attraverso saggi tossicologici e delle analisi quali/quantitative della tossina accumulata in tali organismi. FASE DI ATTENZIONE “ALIMENTI” Tale fase si attiva se si verifica almeno una delle seguenti condizioni: si rilevano concentrazioni ≥ 10.000 cell/g di O. ovata nei campioni di macroalga (punti 1.3 della fase di routine); se nel corso della sorveglianza sindromica (punto 1.5 de lla fase di routine) vengono segnalati casi riferibili ad intossicazione alimentare riferibile a ovatossina, come descritto nella letteratura internazionale. Sono previste le seguenti azioni: - L’ARPAC, comunicherà all’Assessorato alla Sanità, U.O.D. Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria, all’Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare ed ai membri del gruppo di Coordinamento le aree costiere oggetto dello stato di attenzione con le procedure già indicate per la problematica “aerosol/acqua”; - L’ARPAC attiverà i c ontrolli sulle acque superficiali nonché del controllo visivo nelle zone interessate con idonea documentazione fotografica dello stato ambientale al fine di 12 verificare la presenza di aggregati mucillaginosi, di eventuale sofferenza di organismi marini, della presenza di biofilm e di ogni segnale che possa indicare situazioni di rischio; - L’ARPAC intensificherà i prelievi sugli organismi marini eduli (ricci, mitili, crostacei, altri molluschi etc.) nei punti che hanno definito la fase di attenzione, in aggiunta ai 7 punti già individuati nella fase di routine, sui quali l'IZS effettuerà i s aggi tossicologici e il Dipartimento di chimica delle sostanze naturali le analisi quali/quantitativa delle tossine; - Le AASSLL intensificano il monitoraggio periodico sulle zone di produzione di molluschi bivalvi ubicate entro il raggio di 2 km , prelevando un ul teriore aliquota del campione da inviare all’IZS di Portici per la ricerca della Palitossina.. REVOCA PROVVEDIMENTI ADOTTATI NELLA FASE DI ATTENZIONE Tutti i provvedimenti adottati sono revocati quando: - in caso di fase “aerosol-acqua” i campioni d’acqua torneranno conformi - in caso di fase “alimenti” gli esiti al mouse test su organismi marini eduli risulteranno negativi. Il Gruppo di Coordinamento, in considerazione delle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli allo sviluppo dell’Ostreopsis ovata, può decidere di revocare le misure previste per la Fase attenzione alimenti alla fine del mese di ottobre . 3° Livello d’indagine: Fase di emergenza In questa fase è necessario avviare iniziative e misure per il contenimento del rischio e per prevenire esposizioni pericolose per la popolazione. In funzione delle condizioni che si verificano si distinguono: 1. una fase di emergenza “aerosol/acqua”; 2. ed una fase di emergenza “alimenti”. FASE DI EMERGENZA “AEROSOL/ACQUA” La fase di emergenza aerosol/acqua si attiva se: • Si rilevano, in seguito a condizioni meteo marine favorevoli ed il persistere di concentrazioni di O. ovata superiori a 10.000 cellule/l nei campioni di acqua superficiale. Sono previste le seguenti azioni: - Divieto di balneazione nelle aree interessate; - Prosecuzione dei controlli, come disposto dalle norme cogenti, nelle acque dichiarate temporaneamente non idonee alla balneazione; 13 - Pulizia a cura dei Comuni interessati, della battigia per impedire l’accumulo di macroalghe o altro materiale organico, evitando (o cercando di evitare) che l’azione meccanica del mare (risacca) o la decomposizione di tale materiale possa incidere negativamente sulla qualità e salubrità dell’aerosol marino; - Nei punti in cui le analisi hanno determinato l’attivazione della fase di emergenza “aerosol” si procederà al prelievo di organismi marini eduli (ricci, mitili, crostacei, altri molluschi etc..) per l’esecuzione dei test di tossicità attraverso saggi tossicologici e delle analisi quali/quantitative della tossina accumulata in tali organismi; - Comunicazione del rischio. FASE DI EMERGENZA “ALIMENTI” • Nel caso di sola positività al mouse test su campioni di organismi eduli marini prelevati nella Fase di attenzione si attiverà immediatamente la fase di emergenza. I campioni positivi verranno immediatamente consegnati al Dipartimento di Farmacia per l’analisi chimica delle palitossine. Sono previste le seguenti azioni: - Divieto di pesca sottocosta di ricci, mitili, gasteropodi e crostacei nei comuni dove sono stati prelevati i campioni positivi; - Attivazione della comunicazione del rischio; - Notifica al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente dell’emergenza in atto ed informativa sulle azioni poste in essere. REVOCA PROVVEDIMENTI ADOTTATI NELLA FASE DI EMERGENZA Tutti i provvedimenti adottati sono revocati quando: - in caso di fase “aerosol-acqua” i campioni d’acqua torneranno conformi; - in caso di fase “alimenti” gli esiti al mouse test su organismi marini eduli risulteranno negativi. e la quantità di tossina rilevata mediante metodo chimico saranno < 100μg/kg. Il Gruppo di Coordinamento, in considerazione delle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli allo sviluppo dell’Ostreopsis ovata, può decidere di revocare le misure previste per la Fase attenzione alimenti alla fine del mese di ottobre . 14 PROCEDURE DOCUMENTATE Il gruppo di coordinamento utilizza il software predisposto alla raccolta dati accessibile attraverso il sito dell’ORSA. L’inserimento nel sistema informatico e l’aggiornamento dei dati deve essere effettuato costantemente e parallelamente allo svolgersi del Piano e deve comprendere tutti le informazioni raccolte durante le attività di monitoraggio. ATTREZZATURE NECESSARIE Sono utilizzate tutte le attrezzature di cui sono dotati i diversi enti per il prelevamento delle diverse matrici di campionamento, esecuzione delle analisi, e le altre attività previste dal Piano (raccolta dati meteomarini etc.). LABORATORI DI RIFERIMENTO I laboratori di coinvolti nelle attività di monitoraggio afferiscono a: - Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania (ARPAC) - Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno - Stazione Zoologica Anton Dohrn - Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” DURATA Il Piano ha durata annuale in funzione delle evidenze risultanti dal monitoraggio e degli aggiornamenti della ricerca scientifica. Si concluderà il 31/12/2015. COSTI E BENEFICI I costi per lo svolgimento delle attività previste dal Piano sono quantificati per le attività di missione con utilizzo di imbarcazioni sui siti individuati in fase di pianificazione, prelevamento ed esecuzione delle analisi su campioni, e sono così distribuiti: ARPAC € 42.500,00 Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno € 42.680,00 Stazione Zoologica Anton Dohrn € 31.680,00 Dipartimento di Farmacia “Università degli Studi di Napoli Federico II ” € 30.250,00 REPORT Le rendicontazioni periodiche saranno effettuate direttamente dall’ORSA mentre il report annuale è a cura degli enti del Gruppo di Coordinamento con il coordinamento del suddetto Osservatorio. 15 ALLEGATO 1 ID CODICE OS 1 OS 2 OS 3 OS 7 OS 9 OS 10 OS 11 OS 12 OS 13 OS 14 OS 16 OS 17 OS 18 OS 19 OS 22 OS 24 OS 30 OS 33 OS 34 OS 35 OS 38 OS 39 LOCALITA' Miliscola-isolotto di San Martino Miseno Faro Punta Pennata Casamicciola San Pietro Lacco Ameno Trentaremi Nisida Gaiola Rocce Verdi Punta Gradelle Sorrento Marina Grande Marina Piccola Praiano Fuenti Porto Infreschi Castello Aragonese Sant'Agnello Baia di Ieranto Spiaggia Cimitero Bagni Elena Erchie 16 Piano_D12_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PER LA RICERCA DEGLI ALLERGENI NEGLI ALIMENTI. 1. PIANIFICAZIONE Gli allergeni sono sostanze normalmente innocue per la maggior parte degli individui, ma potenzialmente in grado di indurre reazioni indesiderate in alcuni soggeti. Tali reazioni spaziano da sintomatologia lieve (prurito, gonfiore, nausea, vomito, diarrea), fino a sintomatologia grave (shock anafilattico), che può condurre ad esito letale. Le allergie alimentari rappresentano un fattore critico per la salute pubblica nei Paesi industrializzati. Dati ISTAT riferiscono che le allergie rappresentano il 9,9% delle malattie riscontrate in Italia negli anni 1999-2000. L’aumento di tale incidenza sembra essere legato a diversi fattori, tra i q uali la minor frequenza dell’allattamento al seno materno, l’abuso di fitofarmaci, insetticidi e diserbanti in agricoltura, l’utilizzo crescente di additivi alimentari ed altre cause ancora in corso di identificazione. 1.1 SCOPI La Direttiva CE/89/2003, recepita con il Decreto Leg.vo n.114 dell’8/02/2006 e successive modifiche ed integrazioni e il Reg (UE) N. 1169/2011 hanno l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini con sensibilità nota nei confronti di componenti o a dditivi alimentari. Tali atti normativi contengono la lista delle sostanze considerate “allergeniche”, che devono essere riportate in etichetta anche se presenti come derivati: crostacei e prodotti derivati, uova e prodotti derivati, pesce e prodotti derivati, arachidi, soia e prodotti derivati, latte e derivati (compreso il la ttosio), frutta a guscio, sedano, senape, sesamo ed i derivati, anidride solforosa e solfiti a concentrazioni superiori a 10mg/l. Sono stati poi aggiunti i lupini ed i molluschi e derivati; è previsto infatti che la lista venga periodicamente aggiornata in base alle conoscenze scientifiche. Poiché il numero di cittadini affetti da sindromi allergiche è purtroppo in crescita costante, diventa basilare la rilevazione anche di piccole quantità di allergeni presenti nei prodotti alimentari per salvaguardare la vita di tale target di consumatori. Di conseguenza le finalità di tale piano sono: • • Salvaguardia della salute della popolazione affetta da allergie alimentari Riduzione dei costi sociali conseguenti a manifestazioni allergiche nella popolazione affetta da tale sindrome 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Le A.C. ad effettuare i c ontrolli ufficiali nell’ambito di tale Piano sono i Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA La valutazione del rischio evidenzia che durante le fasi di produzione, conservazione, trasporto ed utilizzazione degli alimenti, contaminazioni crociate possono far sì che quantità ridotte di allergeni possano contaminare altri prodotti alimentari; di conseguenza alcuni prodotti che in etichetta non riportano alcun tipo di allergene possono invece contenerli. In sede di programmazione regionale, diventa un obiettivo primario la conoscenza e la riduzione dei rischi derivanti dalla p resenza nei prodotti alimentari di allergeni non dichiarati in etichetta. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE Il Piano prevede l’esecuzione di campioni chimici effettuati ai sensi del DPR 327/80. I campioni dovranno essere effettuati esclusivamente in fase di vendita, sia negli esercizi di vendita che nei depositi all’ingrosso, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5, per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Dovranno essere campionati esclusivamente i prodotti alimentari che NON contengono l’indicazione della presenza di allergeni. Le matrici da sottoporre a controllo, il numero dei controlli e la loro ripartizione territoriale sono riportati nella Tabella 1. Il campione sarà costituito da 5 a liquote del peso minimo di 100 g r.; poiché le confezioni non devono essere aperte, ogni aliquota sarà costituita da una confezione dello stesso lotto. Nella scelta delle matrici e delle ricerche si terrà conto di quanto riportato nella tabella seguente e di quanto dichiarato in etichetta: Ricerca Matrice Ovoalbumine + lattoglobuline Carni macinate o preparazioni di carni Ovoalbumine + lattoglobuline Alimenti per la prima infanzia a base di carne Solfiti Carni macinate e preparazioni di carne Proteine di crostacei prodotti a b ase di pesce (Attenzione: i prodotti da campionare non devono contenere senape, fagioli, cozze, ed artropodi in quanto responsabili di cross reazione e quindi possono dare false positività) In caso di riscontro di allergeni, l’Autorità Competente: a) effettuerà l’immediato sequestro della partita se ancora presente b) procederà all’attivazione del sistema di allarme rapido ex art. 50 Reg CE 178/02, ex Intesa Stato-Regioni del 13/11/2008, ex DGRC 20/11/2009 n. 1745, e ffettuando la notifica di allerta di cui agli stessi artt. 4 per gli alimenti che, tenuto conto della shelf-life, potrebbero essere ancora in circolazione. c) una volta decorsi i termini per la revisione d’analisi, ovvero se anche la revisione d’analisi ha dato esito positivo alla ricerca, notificherà al produttore la violazione al combinato disposto dall’art. 5 del D.L.vo 109/92 e dell’art. 9 Reg CE 1169/11, sanzionato dall’art. 18 punto 3 del D.L.vo 109/02 (sanzione amministrativa da € 600 a € 3.500) (NB. Poiché con tale azione viene violata una norma che prevede una sanzione amministrativa, la revisione d’analisi in questo caso è effettuata ai sensi del combinato disposto dall’art. 15 L. 689/81 e dall’art. 20 D PR 571/82, e NON ai sensi dell’art. 1 L. 283/62; pertanto variano gli importi dei diritti che il presunto trasgressore deve versare; non si applica infatti la tariffa stabilita dall’ISS ma quella stabilita dal Ministero dell'economia e delle Finanze in vigore con apposito D.M. che aggiorna annualmente l’importo) 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni dovrà essere utilizzato il Mod. 3. L ’ispezione dovrà comunque essere riportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale deve essere, come tutti gli altri, inserito nel sistema informatico GISA. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ sufficiente la normale dotazione di attrezzature per il prelievo di campioni 1.7 LABORATORIO UFFICIALE Il laboratorio che effettuerà le analisi è l’IZSM di Portici 1.8 LA DURATA Il Piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. La previsione dei benefici economici del Piano sono relativi alla probabile riduzione dei costi sociali dovuti a manifestazioni allergiche nella popolazione affetta da sindrome allergica 2. PROGRAMMAZIONE Ricerca Matrice Carni macinate o preparazioni di carni Alimenti per bambini a ovoalbumine base di carne + (es. lattoglobuline liofilizzati, omogeneizzati etc) Carni macinate e Solfiti preparazioni di carne prodotti a base di pesce che non Crostacei riportano in etichetta la presenza di crostacei ovoalbumine + lattoglobuline ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA 1 centro ASL NA 2 nord ASL NA 3 sud ASL SA TOT. 10 10 10 15 10 10 10 75 5 5 5 10 5 5 5 40 50 50 50 70 50 50 50 370 1 1 1 5 2 2 2 14 TOT 499 3. VERIFICA A fine anno, il presente piano è sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che cura la redazione delle risultanze e le inserisce nella relazione annuale del PRI. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizza l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi sono stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione è necessario apportare modifiche Piano_D13_PIANO DI MONITORAGGIO SUI PUNTI DI SBARCO DEI PRODOTTI DELLA PESCA La Regione Campania è caratterizzata da ca. km 512 di costa e le attività legate al settore della pesca assumono, conseguentemente, un’importanza notevole sia sotto il profilo commerciale che della sicurezza alimentare. Con Decreto dirigenziale n. 9/ 2011 la Regione ha identificato i p unti sbarco e ne ha disciplinato le modalità di controllo con il successivo Decreto n. 12/2011. Le attività di cattura delle specie autoctone, in Campania, si affiancano alla raccolta dei molluschi bivalvi dai banchi naturali e, soprattutto, dalle zone in concessione appositamente classificate. 1. PIANIFICAZIONE Per garantire la sicurezza del pescato è necessario che le attività del controllo ufficiale siano effettuate, oltre che sul prodotto già immesso in commercio, anche nella fase della produzione primaria. Pertanto, vanno sottoposte a monitoraggio tutte le attività che si svolgono presso i punti di sbarco dove obbligatoriamente devono attraccare le imbarcazioni da pesca per il trasbordo dei prodotti. Contestualmente a tale attività è possibile identificare e contrastare i fenomeni di abusivismo nel settore, già più volte oggetto di interventi repressivi sia da parte delle AA.SS.LL. che di altri organismi di controllo. 1.1 SCOPI Lo scopo del Piano è quello di avere un quadro esaustivo e sistematico sulle condizioni igieniche e sulle attività svolte presso i punti di sbarco, che possono incidere sulla sicurezza alimentare. Altro scopo è quello di verificare il rispetto delle norme sulla pesca. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai: • Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. costiere con le loro strutture territoriali, per i controlli di rispettiva competenza • Capitanerie di Porto locale, per i controlli di rispettiva competenza. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA In particolare, il piano verte sull’effettuazione di ispezioni congiunte presso i punti di sbarco dei prodotti della pesca per verificare: 1. Competenza ASL a. requisiti igienico sanitari del punto di sbarco b. requisiti igienico sanitari delle imbarcazioni da pesca c. condizioni igieniche dello sbarco d. requisiti di igiene e della temperatura del pescato e. requisiti di igiene dei mezzi di trasporto del pescato f. controllo documentale (documentazione di trasporto e documento di registrazione per i molluschi bivalvi) con particolare riferimento ai molluschi bivalvi g. stato di freschezza del pescato 2. Competenza Capitaneria: a. corrispondenza tra tipo di pescato e sistema di pesca autorizzato b. controllo della taglia minima 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema informatico G.I.S.A.. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Non sono previste attrezzature particolari rispetto a quelle in uso alle Autorità sopradescritte. 1.7 LABORATORIO UFFICIALE Qualora durante i controlli ufficiali siano effettuati campionamenti, i laboratori di riferimento sono quelli dell’I.Z.S.M. 1.8 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E I BENEFICI Il Piano non pr evede costi aggiuntivi né benefici economici se non que lli derivanti dalla diminuzione dei costi sociali causati dalle malattie alimentari legate al consumo di prodotti della pesca. I report del Piano sono estrapolati direttamente dal GISA dove devono essere inseriti i dati dei controlli. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 –programmazione mensile dei Servizi Veterinari TOTALE ASL CE ASL NA1 ASL NaA3 Sud ASL SA TOT 0 ASL NA2 Nord 32 32 32 32 128 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano è sottoposto a verifica finale da parte dell’ORSA che cura la redazione delle risultanze da inserire nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizza l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D14_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PER LA RICERCA DI ISTAMINA NELLE CONSERVE E NELLE SEMICONSERVE DI PESCE 1. PIANIFICAZIONE L’istamina è un pr odotto di degradazione dell’istidina. Tale amminoacido è presente in misura notevole in alcune specie ittiche e le modalità di conservazione rappresentano il fattore principale della sua formazione. Il limite massimo di istamina consentito nei prodotti ittici è stabilito dal Reg. CE 2073/05. L’ingestione di prodotti alimentari contenenti istamina in misura massiccia può comportare l’insorgenza di una sindrome tossica con sintomatologia simile ad una allergia, in alcuni rari casi anche con prognosi infausta 1.1. SCOPI Le finalità di tale piano è quella di: • ridurre il rischio di ingestione di conserve di pesce accidentalmente contenenti istamina, salvaguardando in tal modo la salute della popolazione • avere dati certi sull’incidenza di tale pericolo chimico per l’effettuazione di una corretta analisi del rischio 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Vengono effettuati campionamenti per verificare la presenza di istamina nei prodotti a base di pesce 1.4. ISTRUZIONI OPERATIVE: I campioni sono prelevati esclusivamente nelle medie e grandi strutture di vendita o ne i depositi all’ingrosso, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Le matrici sono rappresentate da conserve e semiconserve di pesce. Il Piano prevede l’esecuzione di campioni chimici effettuati ai sensi del combinato disposto dal DPR 327/80 e dal Reg CE 2073/05. Pertanto devono essere prelevate n. 5 a liquote, ciascuna costituita da 9 u.c. da 50 gr. cadauna. Le matrici da sottoporre a controllo, il numero dei controlli e la loro ripartizione territoriale sono riportati nella Tabella 1. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni deve essere utilizzato il Mod. 3. L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ necessaria la dotazione della normale attrezzatura per il campionamento 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno 1.8. DURATA Il Piano si conclude il 15/12/2015. 1.9. COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione rilevando la presenza di prodotti non c onformi a quanto previsto dalla Normativa nazionale e comunitaria, garantendo i consumatori circa la presenza in commercio di prodotti sicuri sotto tale aspetto. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 –programmazione dei campionamenti ASL AV ASL BN TOTALE 10 10 ASL CE ASL NA1 10 15 ASL NA2 Nord 10 ASL NaA3 Sud 10 ASL SA TOT 10 75 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D16_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE SULLA TRACCIABILITA’ DELLE CARNI DI SELVAGGINA CACCIATA PRESSO GLI ESERCIZI DI SOMMINISTRAZIONE 1. PIANIFICAZIONE La cessione diretta degli animali abbattuti nel corso dell’attività venatoria è un f enomeno in diffusione sul territorio nazionale; tuttavia questa pratica se non avviene nel rispetto totale della norma può rappresentare un rischio per la salute del consumatore. Esistono infatti diverse patologie di origine virale, batterica e parassitaria che possono trasmettersi dall’animale all’uomo. Secondo la normativa nazionale ( Accordi Stato-Regione n. 2470 e n. 2477 d el 9 febbraio 2006) è ammessa la fornitura di piccoli quantitativi di selvaggina selvatica abbattuta a caccia, dal c acciatore direttamente al consumatore finale o ai laboratori annessi agli esercizi di commercio al dettaglio o di somministrazione a livello locale che forniscono direttamente al consumatore. Secondo il D.P.R. n 607 del 17/10/96 per piccoli quantitativi si intende: • per la selvaggina selvatica di grossa taglia, mammiferi selvatici dell’ordine degli ungulati, un capo/cacciatore/anno; • per piccola selvaggina selvatica, mammiferi selvatici dell’ordine dei leporidi e i v olatili selvatici in libertà, non più di 50 capi/anno, anche quando il prelievo venatorio consentito prevede un numero maggiore di capi. La fornitura diretta deve avvenire a livello locale cioè nell’ambito del territorio della provincia in cui insiste la zona di caccia o nel territorio delle province contermini. Il cacciatore, come previsto dal R egolamento n. 1 0 del 06/12/2011, pubblicato sul BURC n. 78 del 19/10/2011, deve comunicare in forma scritta all’esercente o l’ attività di commercio al dettaglio o di somministrazione la zona o i l codice di chiusino di provenienza degli animali cacciati, al fine di garantirne la rintracciabilità e consegnare inoltre una copia della Scheda Conferimento Campioni Allegato A debitamente timbrata per l’accettazione dall’IZS o dal Servizio Veterinario ASL. In ogni caso il c ommerciante al dettaglio, in ambito locale, ha l’obbligo di documentare la provenienza dei prodotti e delle carni cedutegli dal produttore primario secondo le disposizioni di cui al regolamento (CE) n. 178/2002, relative alla rintracciabilità. Per le carni di cinghiale o di altre specie sensibili il cacciatore deve poter esibire l’esito favorevole di ricerca del parassita Trichinella. 1.1. SCOPI Il controllo della f iliera di carni di selvaggina cacciata rappresenta un obiettivo importante del controllo ufficiale regionale che vuole promuovere una fruizione delle carni di selvaggina sicura sotto l'aspetto sanitario. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano sarà attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il Piano prevede l’esecuzione di controlli documentali come disposto dal Reg. CE 178/02 e solo se necessario di prelievo campioni. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I controlli saranno effettuati possibilmente in concomitanza con i campionamenti previsti dal Piano di monitoraggio sui requisiti microbiologici dei prodotti alimentari di origine animale somministrati nella ristorazione pubblica in particolare presso ristoranti ed agriturismi delle zone interne. Il controllo sarà effettuato per mezzo di ispezioni documentali e visive. I campioni potranno essere effettuati solo in caso di necessità utilizzando le procedure standard del campionamento ed indicando sul verbale il riferimento al piano in oggetto. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE L’ispezione dovrà essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione ed il controllo ufficiale inserito regolarmente nel sistema informatico GISA. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE 1.7 LABORATORIO UFFICIALE Nel caso sia necessario effettuare campioni il laboratorio di riferimento è quello dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno. 1.8 DURATA Il Piano di durata annuale si conclude il 31/12/2015 1.9 COSTI E I BENEFICI Non sono previsti costi supplementari dedicati al presente piano. L’attuazione del monitoraggio consentirà di verificare il rispetto del Reg.CE 178/02 in materia di tracciabilità di carni di selvaggina garantendo da un l ato maggior sicurezza del consumatore e dall’altro una serrata lotta al bracconaggio. Un’adeguata formazione degli operatori economici e la diffusione al consumatore di corrette informazioni sulle qualità organolettiche ed igienico sanitarie della selvaggina selvatica incrementerà l’opportunità di reddito in questo settore, non ultimo al cacciatore che attraverso la vendita e/o cessione delle carni di selvaggina può coprire totalmente o parzialmente le spese sostenute per l’attività venatoria. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 –programmazione dei controlli TOTALE ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 ASL NA2 Nord ASL NaA3 Sud ASL SA TOTALE 6 6 6 6 6 6 6 42 3. VERIFICA A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D17_PIANO DI MONITORAGGIO SULLE ACQUE POTABILI DA APPROVVIGIONAMENTO SIA AUTONOMO CHE DI RETE UTILIZZATE NELLE IMPRESE ALIMENTARI 1. PIANIFICAZIONE Il Dlgs 31/01 stabilisce i requisiti di qualità che devono possedere le acque destinate al consumo umano. Le misure di controllo sui parametri sanitari microbiologici e chimici e le competenze definite dal D.lgs 31/01 ( art. 5, c.1, punto d) assicurano il rispetto dei requisiti dell’acqua erogata fino al punto di consegna all’industria alimentare. Pertanto, è necessario verificare la qualità delle acque utilizzate nelle imprese alimentari, quando tali acque entrano a far parte o possono comunque influenzare il prodotto alimentare finale. Quindi, il titolare dell'impresa è responsabile della qualità dell'acqua impiegata nel ciclo di produzione, sia che si tratti di acqua utilizzata come materia prima, sia che si tratti semplicemente di acqua utilizzata per il lavaggio dei prodotti, ed è tenuto al rispetto dei valori di parametro dell'All.I del su citato decreto nel punto in cui l'acqua è utilizzata nell'impresa. L'attività di controllo delle acque utilizzate nel ciclo lavorativo delle imprese alimentari deve essere considerata alla luce delle disposizioni in materia di sicurezza alimentare. 1.1 SCOPI Verificare che l’acqua utilizzata negli stabilimenti alimentare effettiva possiede i r equisiti previsti dalla normativa cogente. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai SIAN e dai SISP dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il Piano prevede l’esecuzione di: • campioni chimici effettuati ai sensi e con le modalità del DPR 327/80 • batteriologici effettuati ai sensi e con le modalità della L. 123/93. negli stabilimenti alimentari delle acque che entrano a contatto o c he vengono inglobati negli alimenti 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I campioni sono prelevati preferibilmente negli stabilimenti riconosciuti Reg CE 852 e 853 che utilizzano acque di propria captazione, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Ai sensi del DPR 327/80, il campione dovrà essere costituito da cinque aliquote di cui una da lasciare all’OSA. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Per l’effettuazione dei campioni dovrà essere utilizzato il Mod. 18. L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà, come tutti gli altri, essere inserito nel sistema informatico GISA 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ necessaria la dotazione per il campionamento di liquidi 1.7 LABORATORIO UFFICIALE I laboratori di riferimento sono quelli dell’ARPAC 1.8 DURATA Il piano si conclude il 31/12/15 1.9 COSTI E I BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione rilevando l’eventuale contaminazione degli alimenti da acqua non potabile. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 2 –programmazione dei campionamenti ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 TOTALE 8 8 8 8 ASL NA2 Nord 8 ASL NaA3 Sud 8 ASL SA TOT 8 56 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche PIANO_D19_PIANO DI MONITORAGGIO STATO SANITARIO DELLE COLONIE FELINE 1. PIANIFICAZIONE Nel vigente DPAR è s tata inserito il Piano di monitoraggio di cui al titolo che prevede il censimento ed il monitoraggio igienico sanitario delle colonie feline censite 1.1. SCOPI: Le finalità di tale piano è quella di: • Censire gli aggregati di gatti liberi nelle cd colonie feline, al fine di identificare il n umero dei componenti da avviare alla sterilizzazione, quale sistema di controllo della popolazione libera in natura; • Monitorare le condizioni igienico sanitarie dell’insediamento al fine di controllare le problematiche derivanti da tali popolazioni • Avere dati certi sul numero di tali insediamenti e sulla consistenza n umerica degli stessi per l’effettuazione di una corretta analisi del rischio 1.2 AUTORITÀ COMPETENTI: Le A.C incaricate dello svolgimento dell’attività sono i Servizi Veterinari delle ASL. 1.3 FONTI NORMATIVE. Reg. Pol. Veterinaria DPR n.320/54; Legge Regionale 16/2001; Accordo Stato Regioni del 24 gennaio 2013. 1.4 PROCEDURE OPERATIVE A seguito di segnalazione di aggregati di gatti liberi, il S ervizio Veterinario della ASL interviene procedendo con un controllo ufficiale. La colonia felina censita dovrà essere registrata nel sistema operativo BDU – Anagrafe Felina secondo procedura già in uso. Successivamente, sia il p rimo censimento che i s uccessivi controlli, s aranno registrati come controlli ufficiali in GISA seguendo il percorso: “ BDU - Colonie Feline ” ed inserendo, successivamente, il C.U. selezionando il presente Piano di Monitoraggio. L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione La frequenza consigliata di ogni colonia felina è di almeno una volta all’anno e comunque sempre in caso di segnalazione di inconvenienti provocati dallo stesso insediamento. 1.5 DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2015. 1.6 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL. Relativamente ai benefici, si sottolinea come tale attività consentirà una perfetta tenuta sotto controllo delle entità e tipologia di tutti gli interventi effettuati sul territorio successivamente alla segnalazione di aggregati di felini. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 –programmazione dei controlli TOTALE ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 10 10 10 20 ASL NA2 Nord 10 ASL NaA3 Sud 10 ASL SA TOTALE 10 80 3. VERIFICA A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. L’ORSA/CRIUV analizzerà l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale Piano_D2_PIANO DI MONITORAGGIO PER LA RINOTRACHEITE BOVINA INFETTIVA (IBR) 1. PIANIFICAZIONE Ai sensi della normativa regionale in materia, tutti i bovini (non i bufalini) campani movimentati verso allevamenti da riproduzione campani (non da ingrasso o familiari) devono essere sottoposti anche all’esame per IBR, il cui risultato deve essere annotato sul documento di trasporto. Per favorire l’eradicazione di tale malattia infettiva la Regione con D.G.R.C. n. 2313 d el 29/12/2007 ha inteso effettuare un pi ano di monitoraggio che si basa su analisi sierologiche dei bovini allevati negli allevamenti campani. Al piano aderiscono gli allevatori in forma facoltativa, i quali inviano l’apposito modulo di adesione al Servizio Veterinario della propria AASS.LL. In seguito alla adesione al piano, il Servizio Veterinario della ASL competente per territorio compila una scheda epidemiologica che unitamente alla scheda di adesione al piano, sono inviate all’Osservatorio epidemiologico Veterinario Regionale. In seguito alla frequenza e all’esito dei controlli, gli allevamenti partecipanti al piano potranno essere classificati come ufficialmente indenni o indenni. Il Piano prevede l’esecuzione di prelievi ematici per esami sierologici sui bovini di allevamenti da riproduzione che aderiscono al piano. 1.1 SCOPO Lo scopo del Piano è primariamente quello di avere una conoscenza sull’incidenza dell’esposizione dei bovini alla malattia, ed in seconda istanza quella di prendere i provvedimenti previsti dalla sorveglianza epidemiologica tra i quali: a) eradicazione della rinotracheite bovina infettiva dagli allevamenti bovini; b) protezione degli allevamenti indenni dalla rinotracheite bovina infettiva. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE L’Autorità coinvolta nello svolgimento del Piano sono i Servizi Veterinari delle AA.SS.LL 1.1 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA 1.2 ISTRUZIONI OPERATIVE Tutti i bovini di età superiore ai 12 mesi presenti negli allevamenti aderenti al Piano devono essere sottoposti ad un primo accertamento sierologico per IBR, effettuato dal Servizio Veterinario della ASL competente per territorio in occasione di controlli pianificati per attività di profilassi, comunque entro il termine massimo di 6 mesi dal ricevimento della domanda di adesione, al fine di determinare lo stato sanitario degli animali presenti riguardo alla IBR e, conseguentemente, le successive misure di profilassi in azienda. I controlli sierologici ufficiali previsti per gli allevamenti aderenti al piano vengono richiesti all’IZS tramite il mo dello 2/33, utilizzato per la registrazione dei dati relativi alla brucellosi, al quale va allegata obbligatoriamente una scheda informativa riguardante lo stato dell’allevamento, e d ei singoli animali campionati, nei riguardi della vaccinazione IBR (Allegato 1). L’esito degli accertamenti sierologici viene definito come segue: a) Negativo IBR: animale non infetto, risultato negativo alla ricerca di anticorpi totali; b) Negativo IBR-Vaccinato: animale non i nfetto vaccinato con vaccino deleto, risultato positivo alla ricerca di anticorpi totali e negativo alla ricerca degli anticorpi anti g.E; c) Positivo IBR: animale infetto o vaccinato con vaccino tradizionale, non deleto, risultato positivo alla ricerca di anticorpi totali e anticorpi anti g. E; Nel caso in cui gli esami sierologici rivelino la presenza di animali positivi per anticorpi IBR, il Servizio Veterinario competente per territorio, sentito il parere dell’OEVR, propone al proprietario la adozione di un piano aziendale di risanamento, basato su una delle due seguenti ipotesi: a) immunizzazione di tutti i soggetti recettivi all’infezione con vaccino gE-deleto; b) eliminazione dei capi positivi presenti in base a un piano di macellazione approvato dal Servizio Veterinario competente per territorio. In questa seconda ipotesi può essere autorizzata la vaccinazione dei soli capi positivi, in attesa del loro allontanamento, con vaccino inattivato. L'esame sierologico per IBR su sangue individuale è effettuato mediante test ELISA, di seguito denominato ELISA-IBR, specifico per anticorpi totali, o pe r anticorpi rivolti verso proteine virali non oggetto di delezione nei vaccini disponibili in commercio. Nel caso di animali immunizzati con vaccino deleto, l'esame sierologico per IBR su sangue individuale è effettuato mediante test ELISA, di seguito denominato ELISA-IBRgE, specifico per anticorpi rivolti verso la glicoproteina E (gE) del virus IBR. Introduzione di animali negli allevamenti aderenti al piano Negli allevamenti aderenti al Piano possono essere introdotti esclusivamente bovini di età superiore a 12 mesi sottoposti a controllo sierologico per IBR con esito favorevole oppure, se di età inferiore, provenienti da allevamenti ufficialmente indenni/indenni da IBR Qualifiche sanitarie Allevamento ufficialmente indenne da IBR Gli allevamenti in cui, in occasione del primo controllo ufficiale, l’esame sierologico per la ricerca di anticorpi totali è stato effettuato, con esito negativo, in tutti i b ovini maschi e femmine di età superiore a 12 mesi presenti, possono acquisire la qualifica di “ allevamento ufficialmente indenne da IBR” dopo un s econdo controllo ufficiale favorevole, eseguito a distanza di almeno tre mesi e comunque non oltre i dodici mesi, su tutti gli animali di età superiore all’anno. 2 Se al primo controllo sierologico, gli animali positivi IBR risultano inferiori al 5% dei capi testati, è possibile considerare come favorevole tale accertamento diagnostico a condizione che gli animali risultati sieropositivi vengano immediatamente separati dal resto dell’allevamento e macellati negli otto giorni successivi. Mantenimento della qualifica di allevamento ufficialmente indenne da IBR La qualifica di ufficialmente indenne è mantenuta se: 1. Tutti gli animali introdotti in allevamento sono scortati da certificato sanitario che ne attesta la provenienza da un allevamento ufficialmente indenne da IBR e l’esito favorevole di una prova sierologica effettuata nei trenta giorni precedenti l’introduzione. 2. In deroga al punto precedente, è ammessa l’introduzione di bovini provenienti da allevamenti non ufficialmente indenni da BHV-1, purchè siano sottoposti nell’allevamento d’origine ad un a ccertamento sierologico favorevole nei trenta giorni precedenti l’introduzione e, nell’allevamento di destinazione, dopo 21 g iorni dall’introduzione, ad un altro accertamento favorevole. Durante tale periodo gli animali devono essere opportunamente isolati dal resto dell’allevamento. 3. Viene effettuata annualmente, con esito favorevole, almeno una prova sierologica. A tal fine potranno essere utilizzati i c ampioni prelevati nell’ambito delle operazioni di bonifica sanitaria. 4. L’allevamento non esegue trattamenti vaccinali per BHV-1; 5. Non viene utilizzato seme di tori positivi a BHV-1; 6. Gli embrioni utilizzati sono ottenuti da donatrici appartenenti ad allevamenti ufficialmente indenni o indenni da BHV-1, oppure sono trattati con chimotripsina; 7. Se gli animali hanno transitato in una stalla di sosta, o comunque in occasione del trasporto, non sono entrati in contatto con animali non provenienti da allevamenti ufficialmente indenni da IBR. Sospensione e revoca della qualifica allevamento ufficialmente indenne da IBR In caso di riscontro di sieropositività ad una prova ufficiale, la qualifica viene sospesa fino all’accertamento della prevalenza dell’infezione nell’allevamento, mediante controllo sierologico su tutti i capi presenti e di età superiore ai 12 mesi. Qualora i capi sieropositivi siano in numero limitato (prevalenza inferiore al 5%), la qualifica può essere mantenuta se i soggetti positivi sono macellati negli 8 giorni successivi e l’esame sierologico su tutti gli animali di età superiore ai 12 m esi, eseguito dopo 21 g iorni dall’eliminazione dei soggetti positivi, dà esito negativo. Qualora la prevalenza dell’infezione risulti superiore al 5%, la qualifica viene revocata. In tal caso la qualifica viene riacquisita quando, dopo l’eliminazione degli animali sieropositivi, l’allevamento risulta sottoposto a due accertamenti sierologici negativi, distanziati tra loro da 3 a 12 mesi. In entrambi i casi deve altresì essere condotta una accurata indagine epidemiologica, allo scopo di accertare come l’infezione sia entrata e si sia diffusa nell’allevamento. 3 La qualifica è r evocata anche nel caso in cui siano introdotti nell’allevamento animali per i quali non sono state effettuate le prove previste . Allevamenti indenni da IBR Gli allevamenti che hanno utilizzato su tutta o parte della mandria vaccino IBR deleto, i cui animali siano stati sottoposti con esito favorevole ai test Elisa per anticorpi totali o Elisa gE, possono ottenere la qualifica di “allevamento indenne da IBR” dopo un s econdo controllo favorevole eseguito a distanza di tempo non i nferiore a tre mesi e non s uperiore a dodici mesi, su tutti gli animali di età superiore all’anno Mantenimento della qualifica di allevamento indenne da IBR La qualifica di allevamento indenne è mantenuta se: 1. Tutti gli animali introdotti in allevamento sono scortati da certificato sanitario che ne attesta la provenienza da un allevamento ufficialmente indenne o i ndenne da IBR, l’esito favorevole di una prova sierologica e del test Elisa per anticorpi totali o Elisa gE effettuato nei trenta giorni precedenti l’introduzione. 2. In deroga al punto precedente, è ammessa l’introduzione di bovini provenienti da allevamenti non i ndenni o uf ficialmente indenni da IBR purché siano stati sottoposti con esito favorevole, nei 30 giorni precedenti l’introduzione, a prova Elisa per anticorpi totali o, se l’animale risulta vaccinato con vaccino deleto, a E lisa gE. Nell’allevamento di destinazione gli animali devono essere tenuti opportunamente isolati e sottoposti ad un’ulteriore prova favorevole, dopo 21 giorni dall’introduzione. 3. Viene effettuata annualmente, con esito favorevole, almeno una prova sierologica. A tal fine potranno essere utilizzati i c ampioni prelevati nell’ambito delle operazioni di bonifica sanitaria. 4. L’allevamento fa ricorso esclusivamente a vaccini IBR Marker (deleti). 5. Non viene usato seme di tori positivi a BHV-1. 6. Gli embrioni utilizzati sono ottenuti da donatrici appartenenti ad allevamenti ufficialmente indenni o indenni da BHV-1(IBR), oppure sono trattati con chimo tripsina. 7. I bovini introdotti nell’allevamento sono scortati da certificato sanitario che ne attesta la provenienza da allevamenti indenni o ufficialmente indenni da BHV-1 e l’esito favorevole della prova Elisa per anticorpi totali o Elisa-gE cui sono stati sottoposti nei trenta giorni precedenti l’introduzione in allevamento. 8. Se gli animali hanno transitato in una stalla di sosta, o comunque in occasione del trasporto, non sono entrati in contatto con bovini o bufalini non provenienti da allevamenti indenni o ufficialmente indenni da IBR; Sospensione e revoca della qualifica In caso di riscontro di sieropositività a un test Elisa gE, l a qualifica viene sospesa fino all’accertamento della prevalenza nell’allevamento mediante controllo sierologico su tutti i capi presenti e di età superiore ai 12 mesi. Nel caso in cui i capi sieropositivi siano in numero limitato (prevalenza inferiore al 5%), la qualifica può essere mantenuta se i s oggetti positivi sono macellati negli 8 giorni successivi e gli esami sierologici (test ELISA gE) su tutti gli animali di età superiore ai 12 mesi, eseguiti 21 giorni dopo l’eliminazione dei soggetti positivi, danno esito negativo. 4 Quando invece la prevalenza dell’infezione risulta superiore al 5%, la qualifica viene revocata. In tal caso la qualifica viene riacquisita quando, dopo l’eliminazione dei sieropositivi, l’allevamento risulta sottoposto, con esito favorevole, a due ELISA a test gE, distanziati da 3 a 12 mesi. In entrambi i casi deve altresì essere condotta una accurata indagine epidemiologica, allo scopo di accertare come l’infezione sia entrata e si sia diffusa nell’allevamento. La qualifica è r evocata anche nel caso in cui siano introdotti nell’allevamento animali per i q uali non sono state effettuate le prove previste Profilassi Sugli animali sieronegativi degli allevamenti aderenti al Piano potranno essere utilizzati solo vaccini “marker” deleti, secondo un piano vaccinale concordato con l’ASL e l’IZS, eseguito sotto la responsabilità del Veterinario Ufficiale o aziendale. Provvedimenti regionali Qualora, nell'ambito del territorio di una provincia, più della metà degli allevamenti abbia ottenuto la qualifica di allevamento ufficialmente indenne/indenne, la Regione, a seguito di richiesta delle AASSLL competenti per territorio, con proprio provvedimento, può: a) vietare l'uso di vaccini a virus intero (non gE-deleti) negli allevamenti da riproduzione presenti sull'intero territorio della provincia; b) negli allevamenti sottoposti a controllo nell'ambito del “Piano”, consentire l'uso di vaccini gE-deleti solo previa autorizzazione dei Servizi Veterinari dell'ASL territorialmente competente, vincolando tale uso ad una valutazione della prevalenza sierologica interna all'allevamento nonché dei fattori di rischio relativi all'introduzione del virus IBR; c) in alternativa alla precedente lettera b), rendere obbligatoria la definizione, da parte dei Servizi Veterinari della competente ASL, di un calendario di allontanamento, dagli allevamenti dove non è stato consentito l'uso del vaccino, degli animali che risultano positivi per anticorpi IBR; I provvedimenti di cui ai precedenti punti vengono emanati dalla Regione anche quando, a prescindere dal loro numero, gli allevamenti che hanno ottenuto la qualifica contengono un numero di animali superiore alla metà di quelli allevati sul territorio provinciale. Disposizioni finali Le spese relative alla vaccinazione sono a carico degli allevatori. L'avvenuta vaccinazione, eseguita da un M edico Veterinario, dovrà essere attestata utilizzando il modello 12 di cui all'art. 65 del Regolamento di Polizia Veterinaria (DPR 320/54). 5 Sono a carico degli allevatori aderenti il costo degli esami di laboratorio nonché, qualora i prelievi non siano contestuali a quelli già previsti nell’ambito dei piani di eradicazione obbligatori, i costi del prelievo secondo il tariffario regionale in vigore I Servizi Veterinari delle ASL trasmettono con cadenza annuale all’OEVR il prospetto riepilogativo sull'attività ed i risultati del piano regionale di controllo dell'IBR avvalendosi della modulistica di cui all'allegato 2. Il Settore Veterinario regionale, di concerto con l’OEVR, verifica l'andamento del “Piano” ed eventualmente ne propone le eventuali modifiche ritenute necessarie. Si riportano di seguito le istruzioni per l’inserimento dei controlli in GISA • Accedere a GISA • Inserire codice aziendale ed effettuare la “RICERCA” • Una volta caricata l’azienda, entrare in “Controlli Ufficiali” e cliccare su Aggiungi Nuovo Controllo Ufficiale 6 • 1) Alla voce : o “TIPO DI CONTROLLO” selezionare “Ispezione semplice” o “MOTIVO DELL’ISPEZIONE” selezionare “In Piano di Monitoraggio” o “PIANO DI MONITORAGGIO” selezionare “Seleziona Piano di Monitoraggio” e poi “spuntare” il piano oggetto dell’ispezione (Piano 65) o “PER CONTO DI” selezionare la UOV di appartenenza o “DATA INIZIO CONTROLLO”, inserire la data o “OGGETTO DEL CONTROLLO” selezionare “Controllo Malattie Infettive” nel Settore Sanità Animale o “NUCLEO ISPETTIVO selezionare “Servizi Veterinari” ed inserire il nome o i nomi del personale che ha effettuato l’Ispezione (ovviamente selezionare altra voce se trattasi per esempio di TPAL, ecc.) o Cliccare su “INSERISCI” . • 2) Si apre la seguente finestra : cliccare su “Inserisci campione” • 3) All’interno del riquadro “AGGIUNGI CAMPIONE” alla voce : o “MOTIVAZIONE” selezionare “In Piano di Monitoraggio” ed inserire la voce già presente di default (perché inserita prima) 7 o “NUMERO VERBALE” , spuntare “Inserisci verbale prelievo” ed inserire il riferimento o “DATA PRELIEVO”, inserire la data o “MATRICE” cliccare su “Selezionare Matrice” selezionando poi, nella nuova finestra che si apre, la matrice campionata. (Cliccando sul segno “+” si aprono dei sotto menù) o “TIPO DI ANALISI” cliccare su “Selezionare Tipo di Analisi” selezionando poi, nella nuova finestra che si apre, il tipo di analisi. o “LABORATORIO DI DESTINAZIONE” selezionare “IZSM” o Cliccare su “INSERISCI” . • 4) Si apre la nuova finestra : cliccare su “Controllo Ufficiale” • 5) Si apre la nuova finestra : cliccare su “Chiudi in attesa di esito” • 6) Quando si è in possesso del Rapporto di Prova, accedere a G ISA, inserire il codice aziendale, cliccare su “Controlli Ufficiali”. Cliccare sulla data del controllo ancora aperto. • 7) Nel nuovo riquadro, cliccare sul numero di campione : • 8) Cliccare poi su “Inserisci Esito” (in basso a dx) • 9) Inserire i dati richiesti nella nuova finestra • 10) Cliccare su “CHIUDI” per chiudere il campione 8 • 11) Cliccare su “CHIUDI” per chiudere l’Ispezione. 1.3 MODELLI DA UTILIZZARE I modelli da utilizzare sono: scheda di adesione (Allegato A) che riporta gli obblighi e gli impegni assunti dall’allevatore, da inoltrare al Servizio Veterinario dell’ASL competente per territorio. La “scheda epidemiologica finalizzata alla caratterizzazione dell’azienda in relazione al controllo dell’IBR -dati anagrafici-” Essa è una scheda di indagine conoscitiva a s copo epidemiologico (Allegato B) al fine di rilevare con precisione gli eventuali interventi vaccinali effettuati in azienda, la presenza di patologie riferibili ad infezione da BHV-1, i dati relativi al management aziendale ed atri elementi utili per la scelta di strategia di intervento. Verbale di campionamento (Mod. 16) 1.4 ATTREZZATURE NECESSARIE Non sono previste attrezzature particolari oltre a quelle usualmente utilizzate per i prelievi ematici. 1.5 LABORATORIO UFFICIALE Il laboratorio di riferimento è l’IZSM di Portici con le relative Sezioni 1.6 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.7 COSTI E I BENEFICI I costi relativi alle analisi previste dal “piano regionale volontario” sono a carico degli allevatori che aderiscono allo stesso piano. I costi relativi ai prelievi sono a carico degli allevatori quando non effettuati contestualmente ai prelievi obbligatori per le altre malattie infettive. Il costo dei prelievi è stabilito in base al tariffario regionale. I benefici sono legati alla eradicazione dell’infezione. Per gli allevatori il b eneficio consiste nell’ottenimento della qualifica di indenne od ufficialmente indenne per il proprio allevamento. 9 2. PROGRAMMAZIONE In base ai dati storici perché i controlli si effettuano su chiamata o a seguito di adesione al Piano. 3. VERIFICA A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/OERV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA/OERV analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche 10 ALLEGATO A DOMANDA DI ADESIONE AL PIANO DI PROFILASSI VOLONTARIO DELLA RINOTRACHEITE INFETTIVA BOVINA (BHV1) REGIONE CAMPANIA Al Responsabile del Servizio di Medicina veterinaria della ASL …………………………. Il sottoscritto Cognome …………………………………. Nome ……………………….. in qualità di Proprietario ˜ Responsabile ˜ Detentore ˜ Ragione sociale allevamento …………………………………………………………………………. Codice aziendale ˜˜˜ ˜˜ ˜˜˜ Partita IVA impresa ………………………………………………………. Codice Fiscale ………………………………………………………. sito nel Comune ………………………………………………………. Via / Località ………………………………………………………. Telefono ………………………………………………………. TIPOLOGIA DELL'AZIENDA ALLEVAMENTO DA RIPRODUZIONE / LATTE TOTALE CAPI PRESENTI: …………… DI CUI: VACCHE …………. MANZE …………… VITELLI …………… CHIEDE di aderire al piano di profilassi della IBR (rinotracheite infettiva bovina) 11 DICHIARA 1) di avvalersi della collaborazione tecnica del Dott. ………………………………….., Medico Veterinario, tel. ………………………….., iscritto all'Albo della provincia di …………………………… n ………….; 2) di accettare gli obblighi previsti dal Piano stesso, impegnandosi a seguire strettamente le prescrizioni che verranno impartite dal Servizio Veterinario ASL; Lì …………………………. Firma del richiedente …………………………. 12 ALLEGATO B SCHEDA EPIDEMIOLOGICA FINALIZZATA ALLA CARATTERIZZAZIONE DELL’AZIENDA IN RELAZIONE AL CONTROLLO DELL’IBR DATI ANAGRAFICI Codice Aziendale …………………………………………………….. Ragione Sociale Azienda …………………………………………………………………………… Indirizzo…………………………………Comune(Provincia)…………………………………(….) Proprietario…………………………………………. Recapito Telefonico…………………………. Specie allevata Bovina □ Indirizzo produttivo dell’allevamento Riproduzione Latte □ Riproduzione Carne □ (linea vacca-vitello) Consistenze Vacche N°………. Manze/Manzette N°………. Tori N° ………. Vitelli N°………. Sono presenti animali da ingrasso? □ NO 13 □ SI N° ………. Allevati insieme a: □ Vacche □ Manze/Manzette □ Isolati dal resto degli animali Stabulazione Vacche Manze/Manzette □ Fissa □ Fissa □ Libera □ Libera □ Mista □ Mista Le Vacche/Manze sono allevate: □ nello stesso ambiente con possibilità di contatti diretti □ nello stesso ambiente senza possibilità di contatti diretti □ in ambienti diversi Gli animali sono allevati in condizioni di sovraffollamento? □ NO □ SI Categorie di animali interessate: □ Vacche □ Manze □ Animali da Ingrasso Come possono essere giudicate le condizioni microclimatiche degli ambienti di allevamento 14 rispetto alla temperatura, umidità areazione, presenza di polveri, qualità dell’aria ecc. ? □ Inadeguate □ Accettabili □ Ottimali Come possono essere giudicate le condizioni igieniche dei locali di allevamento? □ Insufficienti □ Sufficienti □ Buone Sono presenti ricoveri riservati alla quarantena degli animali di nuova introduzione? □ NO □ SI Dove sono situati i ricoveri per la quarantena? □ negli stessi ambienti utilizzati per l’allevamento degli altri animali □ in ambienti differenti Numero di animali adulti che può contenere l’area di ricovero per quarantena N° ……… Tempo medio di ricovero degli animali in quarantena □ una settimana □ due settimane □ tre settimane □ un mese e/o oltre E’ presente un locale “infermeria”? □ NO □ SI 15 E’ presente un locale adibito a “sala parto”? □ NO □ SI Rimonta Interna □ Esterna □ Animali adibiti alla rimonta nel corso dell’ultimo anno N° ………. Animali riformati nel corso dell’ultimo anno N° ………. Vengono acquistati animali □ mai □ sporadicamente □ sistematicamente (almeno 1 capo all’anno) Categoria di animali introdotti (indicare anche più di una risposta se è il caso): □ Vacche □ Manze □ Vitelli □ Tori □ Animali da ingrasso Provenienza degli animali introdotti (indicare anche più di una risposta se è il caso) □ Nazionale Regione ………. Provincia ………. □ Estera Stato ………. Al momento dell’acquisto degli animali, richiede garanzie sanitarie relativamente all’IBR (sieronegatività dell’animale)? 16 □ NO □ SI E’ prevista la monticazione degli animali? □ NO □ SI possibilità di contatto diretto con animali di altri allevamenti? □ NO □ SI Vengono movimentati gli animali per partecipazione a fiere, mostre, mercati? □ NO □ SI Metodo/i di fecondazione impiegati nell’allevamento: □ Naturale Toro di proprietà □ Toro in prestito □ Azienda di provenienza: Codice ………………………. Ragione Sociale ……………………………………………… Proprietario …………………………………………………… Via …………………………………………………..N……… Comune ……………………………………………Prov. …… □Artificiale 17 E’ stato effettuato nell’ultimo anno un controllo sierologico nei confronti dell’IBR? □ NO □ SI N° animali ………. Esito □ Positivo N° animali ………. □ Negativo Nell’allevamento è attivato un piano di vaccinazione contro il virus dell’IBR? □ NO □ SI Tipo di vaccino: □ deleto attenuato □ deleto spento □ non deleto attenuato □ non deleto spento Da quando è in atto la vaccinazione: □ meno di sei mesi □ tra sei mesi e un anno □ da più di un anno Categorie di animali vaccinate: 18 □ tutte □ vacche □ manze Data compilazione………………. Timbro e Firma del Veterinario ……………………………… 19 Piano_D20_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PER LA RICERCA DI NITRITI NEI PRODOTTI A BASE DI CARNE 1. PIANIFICAZIONE I nitriti (E249, E250) sono sostanze naturalmente presenti negli alimenti animali, vegetali e nell'acqua. Vengono aggiunti come additivi a insaccati, prosciutti, wurstel, carni in scatola e altri prodotti a base di carne, pesci marinati e a volte anche in prodotti caseari. I nitriti vengono utilizzati per i seguenti motivi: mantengono il colore rosso della carne; favoriscono lo sviluppo dell'aroma agendo selettivamente nei confronti dei microorganismi che determinano la stagionatura dei salumi; • svolgono azione antimicrobica e antisettica, soprattutto nei confronti del botulino. • • I nitriti in ambiente acido (soprattutto nello stomaco) si trasformano in acido nitroso il quale legandosi alle ammine da origine alle nitrosammine, composti dimostratesi cancerogeni. Inoltre i nitriti si legano all'emoglobina ossidandola a metaemoglobina, riducendo quindi il trasporto di ossigeno ai tessuti. Il consumo di insaccati con conservanti è una della cause accertate di cancro allo stomaco. Infatti nello stomaco si trova un ambiente acido molto favorevole alla formazione di nitrosammine. 1.1. SCOPI Le finalità di tale piano è quella di: • ridurre il r ischio di ingestione di prodotti a base di carne contenenti nitriti in quantità superiore al limite previsto • avere dati certi sull’incidenza di tale pericolo chimico per l’effettuazione di una corretta analisi del rischio 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il piano prevede il campionamento di prodotti a base di carne. I campioni sono prelevati esclusivamente nei laboratori di produzione di prodotti a base di carne, sia registrati che riconosciuti, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Saranno campionati esclusivamente prodotti a base di carne ancora in fase di produzione cioè che siano ancora sotto il controllo del produttore nel suo stabilimento e non siano stati messi ancora in vendita al consumatore. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE Il Piano prevede l’esecuzione di campioni chimici effettuati ai sensi del DPR 327/80. Pertanto devono essere prelevate n. 4 aliquote da 200 gr. cadauna. Le matrici dei campioni sono rappresentate da: 1. Prodotti a base di carne inseribili nella cat. 8.2.1. del Reg CE 1129/2011 (Prodotti a base di carne prodotti con carne NON trattata termicamente) Il limite massimo per tali prodotti è di 150 mg/kg in fase di produzione. 2. Prodotti a base di carne inseribili nella cat. 8.2.2. del Reg CE 1129/2011 (Prodotti a base di carne prodotti con carne trattata termicamente) Il limite massimo per tali prodotti è di 100 mg/kg in fase di produzione. Tale limite si applica solo per quei prodotti sterilizzati che hanno un valore di Fo> 3,00. Il valore Fo=3,00 e' equivalente a tre minuti di trattamento termico a 121° C (riduzione della carica batterica di un miliardo di spore per ogni 1 000 scatole ad una spora in un migliaio di scatole). In caso di superamento dovrà essere inoltrata alla Procura di competenza notizia di reato ai sensi dell’art. 5 lettera “g” L 283/62. Non dovranno essere campionati preparazioni di carne (ad es. salsicce fresche) né dovranno essere sottoposti a campionamento prodotti posti in vendita al consumatore 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni deve essere utilizzato il Mod. 3. L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ necessaria la dotazione per il campionamento chimico 1.7 LABORATORIO UFFICIALE I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno 1.8 DURATA Il Piano si conclude il 15/12/2015 1.9 COSTI E I BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione rilevando la presenza di prodotti non c onformi a quanto previsto dalla Normativa nazionale e comunitaria, garantendo i consumatori circa la presenza in commercio di prodotti sicuri sotto tale aspetto. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 2 –programmazione dei campionamenti ASL AV ASL BN TOTALE 3 3 ASL CE ASL NA1 ASL NA2 Nord ASL NaA3 Sud ASL SA TOT 4 8 4 4 4 42 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D21_PIANO DI MONITORAGGIO PER LA VERIFICA DI AFLATOSSINA NEI MANGIMI, LATTE E PRODOTTI A BASE DI LATTE 1. PIANIFICAZIONE I casi di incremento delle non conformità per aflatossine B1 e totali nel mais e Aflatossina M1 nel latte, segnalati in più occasioni dal 2003, e videnziano che non s iamo più dinanzi ad occorrenze sporadiche ma piuttosto a situazioni che richiedono un a pproccio diretto alla prevenzione della possibile immissione nella catena alimentare o mangimistica del mais contaminato. E’ pertanto necessario tenere sotto controllo il livello di presenza di tale residuo sia negli alimenti che nei mangimi Il regolamento (CE) n. 1881/2006 e successive modifiche stabilisce per l’aflatossina B1 e le aflatossine totali due distinti tenori massimi nel mais, a seconda che si tratti di mais e r elativi prodotti di trasformazione destinati al consumo umano diretto o all’impiego come ingredienti di prodotti alimentari oppure di mais da sottoporre a cernita o ad altro trattamento fisico prima del consumo umano, riconoscendo la possibilità di ricorrere a tecniche di decontaminazione laddove non è stato possibile prevenire la presenza del contaminante. Per i mangimi, la normativa di riferimento è la direttiva 2002/32/CE e successive modifiche, relativa alle sostanze indesiderabili nell'alimentazione degli animali, che stabilisce i limiti d i aflatossina B1 nei prodotti destinati all’alimentazione animale, nonché consente la possibilità di detossificare prodotti destinati all’alimentazione animale al fine di abbattere la contaminazione e conformare i ma ngimi ai limiti massimi di cui alla suddetta direttiva, così come indicato nella nota ministeriale prot. n.0018472 del 16 ottobre 2012. 1.1. SCOPI Le finalità di tale piano è quella di: • ridurre il r ischio di ingestione di alimenti contenenti aflatossine salvaguardando in tal modo la salute della popolazione • ridurre il rischio di ingestione da parte degli animali di mangimi contenenti aflatossine • avere dati certi sull’incidenza di tale pericolo chimico per l’effettuazione di una corretta analisi del rischio 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il Piano prevede l’esecuzione di campioni chimici effettuati ai sensi del combinato disposto dal DPR 327/80, dal Reg CE 401/06 e dal DM 23/12/00. Le matrici da sottoporre a controllo, il numero dei controlli e la loro ripartizione territoriale sono riportati nella Tabella 1. Il piano è suddiviso nei seguenti sottopiani: sottopiano “a”: campioni di mais sottopiano “b”: campioni di latte sottopiano “c”: campioni di prodotti a base di latte 1.3.1. INDICAZIONI DA SUGGERIRE AI PRODUTTORI DI MAIS PER RIDURRE E PREVENIRE LA CONTAMINAZIONE DA AFLATOSSINE, DALLA RACCOLTA ALLA COMMERCIALIZZAZIONE L’eliminazione d’impurità, spezzati, polveri, farine e pule, la riduzione delle micro-fessurazioni e della rottura delle cariossidi, permette un buon abbattimento del livello di micotossine (aflatossine) ed una migliore conservazione del prodotto. La pulitura svolge quindi un’azione preventiva, in quanto permette l’allontanamento di quei materiali come chicchi spezzati, farina e polveri facilmente contaminabili dalle muffe. Per questo motivo ogni movimentazione deve essere possibilmente accompagnata da un processo di pulitura in particolare nelle fasi di: • ricevimento della granella verde, • caricamento dell’essiccatore, • caricamento del silo di stoccaggio del cereale secco, • consegna del prodotto all’utilizzatore finale. Parallelamente, è consigliabile effettuare una decontaminazione della partita tramite l’utilizzo di selezionatrici ottiche che consentono di individuare e rimuovere i grani neri ed ammuffiti che possono essere considerati come indicatori di una contaminazione da aflatossina B1. Al fine di minimizzare il fenomeno della contaminazione da aflatossina B1 nel mais dalla fase di raccolta alla commercializzazione, le attività che devono essere effettuate sono le seguenti: Fase di Accettazione: • Effettuare una sistematica manutenzione ed una pulizia accurata dei mezzi di trasporto • Se del caso, operare una disinfestazione dei mezzi di trasporto. • Effettuare analisi per determinare il c ontenuto di umidità del cereale. Il tempo di permanenza in cumulo presso i centri di raccolta: - con temperature esterne superiori ai 28-30 °C, non deve superare le 24 ore; con temperature inferiori ai 28 °C, non deve superare le 48 ore. • Utilizzare una lampada ad ultravioletti per determinare il liv ello di contaminazione fungina presente nei campioni rappresentativi della massa conferita. Tale verifica deve avvenire entro le 8 ore per essere attendibile. Fase di essiccazione: • In caso di partite con presenza di un num ero significativo di semi “fluorescenti”, destinare la partita il prima possibile all’essiccazione. • Se possibile, essiccare le partite ritenute contaminate, utilizzando un essiccatoio diverso da quello utilizzato per le partite ritenute non contaminate. • Stoccare la granella di mais verde contaminata, separatamente da quella non ritenuta a rischio da muffe. • Effettuare una pre-pulitura del mais ritenuto a rischio da muffe, ed essiccare entro le 48 ore dal ricevimento. • Essiccare il mais a b assa temperatura (max 90 °C), setacciare, aspirare e spazzolare, e destinare a sili dedicati. • Essiccare il cereale tra il 12 e 13% di umidità per una corretta conservazione dello stesso. Conservazione del mais essiccato nei sili • Refrigerare la massa di mais avendo cura di evitare innalzamenti di temperatura e la conseguente propagazione d’eventuali muffe all’interno dei sili durante le fasi di conservazione. • Contemporaneamente alla tradizionale pulitura post-essiccazione si può procedere alla spazzolatura e s eparazione della granella di mais in modo da eliminare tutti i f attori di rischio che portano allo sviluppo di muffe e relative micotossine. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I campioni sono prelevati esclusivamente nelle aziende agricolo/zootecniche e negli stabilimenti che trattano latte, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Si riportano di seguito istruzioni dettagliate per tipologia di stabilimento: I. II. 1.4.1. MAIS E SUOI PRODOTTI DERIVATI Le seguenti procedure si applicano alle aziende che producono, raccolgono, stoccano, essiccano il mais destinato all’alimentazione umana e animale. In Allegato I sono riportate le indicazioni operative per ridurre e prevenire la contaminazione da aflatossine nel mais, dalla raccolta alla commercializzazione. Si rammenta che, ai sensi del regolamento (CE) n. 1881/2006 e della direttiva 2002/32/CE, per garantire un'efficiente tutela della salute pubblica, i prodotti il cui contenuto di aflatossine superino i r ispettivi tenori massimi stabiliti, non devono essere commercializzati come tali, né essere impiegati come ingredienti di altri alimenti o utilizzati nell’alimentazione animale. STABILIMENTI CHE LAVORANO GRANELLA DI MAIS COME MATERIA PRIMA Si riportano di seguito i principali punti di attenzione nelle attività di autocontrollo e di controllo ufficiale della granella di mais. Compiti dell’OSA/OSM: Sono soggetti a misure di autocontrollo basate sull’analisi del rischio gli impianti che ricevono e sottopongono a lavorazione e a essiccazione la granella di mais. In fase di pre-commercializzazione, i r esponsabili degli impianti, che a vario titolo ricevono mais, lo stoccano e/o lo lavorano, verificano in autocontrollo il livello dell’eventuale contaminazione da aflatossine e possono, sotto la propria responsabilità, raccogliere, pulire e decontaminare la granella di mais proveniente da più fornitori. Particolari attenzioni vanno poste alle fasi di pulitura e cernita del mais, qualora essa si renda necessaria, in quanto punti critici dell’intero processo. Nella decontaminazione è importante garantire l'efficacia del processo fisico per rimuovere la contaminazione e fare in modo che le grigliature, i filtri, gli scarti della lavorazione, ecc., contenenti una elevata concentrazione del contaminante, siano smaltiti in modo sicuro e non possano entrare nella catena alimentare. Deve inoltre essere prestata la dovuta attenzione alle misure di sicurezza per gli operatori addetti ai processi di decontaminazione. I contenitori di mais da sottoporre a processi di pulitura, cernita/trattamento fisico, devono essere chiaramente identificati ed etichettati e tenuti fisicamente separati dal prodotto dichiarato pronto per la commercializzazione. III. Gli Operatori effettuano le verifiche analitiche finali sul rispetto dei tenori massimi di aflatossine presenti nel mais ripulito e decidono la destinazione d’uso del prodotto (mais destinato all’alimentazione umana, mais destinato all’alimentazione animale o mais destinato ad altri usi), identificano i lotti e informano la ASL territorialmente competente del numero e della natura/destinazione commerciale dei lotti in stoccaggio. 1.2 Compiti dell’AC Su tutti gli impianti di essiccazione che trattano mais ed in considerazione della destinazione d’uso indicata dall’OSA/OSM per la commercializzazione del prodotto, l’AC provvede a: 1. verificare e valutare le procedure di autocontrollo messe in atto nell’impianto, con particolare riferimento alle modalità di campionamento sul prodotto pronto per la commercializzazione, che dovranno essere effettuate garantendo la massima rappresentatività nel prelievo dei campioni destinati all’analisi; 2. verificare la presenza di procedure per la gestione di prodotto non conforme; 3. valutare l’adeguatezza delle frequenze minime di ricerca per aflatossine previste nel piano di autocontrollo; 4. valutare l’opportunità di procedere al prelievo e all’analisi di campioni ufficiali del mais pronto per la commercializzazione, ai sensi del regolamento (CE) n. 4 01/2006 per gli alimenti e del regolamento (CE) n. 152/2009 per i mangimi, a seconda della destinazione commerciale del prodotto. In caso di m ancata risoluzione delle non c onformità alle presenti procedure da parte dell’OSA/OSM, l’AC provvederà a disporre gli opportuni provvedimenti e sanzioni. 1.4.2. LATTE E PRODOTTI A BASE DI LATTE Il limite massimo per Aflatossina M1 nel latte, fissato dalla normativa europea, è pari a 0,050 µg/kg superato il quale non è possibile l’ammissibilità al consumo umano né la commerciabilità del latte. Pertanto, in considerazione della alta tossicità dell’Aflatossina M1 viene definito, per il latte, un livello di attenzione di 0,040 µg/kg al fine di consentire interventi efficaci prima che il latte rappresenti un r ischio per la salute del consumatore. Il campionamento deve essere effettuato nei diversi punti della filiera lattiero-casearia: aziende zootecniche da latte, centri di raccolta, stabilimenti di trattamento termico, stabilimenti di produzione e trasformazione lattierocaseari. In considerazione del fatto che la vigente normativa in materia di sicurezza alimentare attribuisce all'operatore un ruolo fondamentale di garanzia della sicurezza dei mangimi e degli alimenti che egli stesso immette in commercio, i P iani dovranno essere basati sulla programmazione delle attività di controllo ufficiale, ai sensi del Reg. (CE) n. 882/ 2004, art. 3, volte principalmente alla verifica dell'applicazione e dei risultati dell'autocontrollo. Di seguito si segnalano i principali punti d'attenzione per i diversi livelli della filiera. AZIENDE DI PRODUZIONE DI LATTE Le seguenti procedure si applicano alle aziende che producono e commercializzano latte destinato alla trasformazione nonché alle aziende che producono latte crudo per la vendita diretta in azienda e con distributori automatici. Compiti dell’OSA: a. Autocontrollo È possibile che animali alimentati con mangimi contenente Aflatossina B1, anche a valori conformi alla normativa vigente, producano latte contaminato da Aflatossina M1. Pertanto, il piano di autocontrollo in tali strutture deve prevedere anche le analisi di campioni di latte per la verifica della conformità delle produzioni ai livelli massimi di aflatossina M1 stabiliti dalla normativa vigente. Tali analisi, in presenza di specifico accordo tra l'allevatore ed il primo raccoglitore, potrebbero essere svolte direttamente a cu ra di quest'ultimo. In tal caso, le analisi dovranno essere effettuate su campioni relativi alla singola azienda conferente e i risultati dovranno essere comunicati anche all’allevatore che dovrà custodire copia dei referti di laboratorio. Particolare attenzione va posta, inoltre, in tutti i casi in cui subentrino fattori di rischio aflatossina, quali ad esempio modifica della razione alimentare giornaliera che preveda l’utilizzo di nuovi alimenti a rischio o l’apertura di nuova trincea di silomais/pastone di mais. b. Gestione del superamento dei limiti In caso di superamento del livello di attenzione, l’OSA deve adottare azioni correttive sulle buone prassi agricole (esempio modifica della razione alimentare giornaliera con l’eliminazione o la riduzione degli alimenti a maggior rischio di contaminazione, ecc.). Nei casi in cui, invece, i valori di aflatossina M1 in campioni eseguiti in autocontrollo superino i tenori massimi previsti dal reg. (CE) n. 1881/2006, tenuto conto dell’incertezza di misura qualora si utilizzi un metodo chimico, l’OSA provvede a: I. comunicare, ai sensi del Reg. (CE) n. 178/2002 - art.19, il risultato al Servizio veterinario competente e a tutte le aziende a cui il latte è stato fornito, entro le 12 ore dall’acquisizione dell’esito; II. sospendere il conferimento del latte presente in azienda e/o la vendita diretta; III. adottare azioni correttive sull’alimentazione degli animali; IV. avviare procedure di ritiro (se il la tte è stato già avviato alla trasformazione e/o è s tato conferito ai distributori automatici). 1.2 Compiti dell’AC a. Gestione del superamento dei limiti In caso di superamento del tenore massimo stabilito dal reg. (CE) n. 1881/2006 per aflatossina M1: I. in campioni prelevati in autocontrollo, il Servizio veterinario verifica le azioni correttive messe in atto dall’OSA sul latte non c onforme e pone sotto vincolo sanitario il latte dell’azienda. In alternativa, il latte può essere avviato, in vincolo, alla trasformazione. Il latte ed i prodotti possono essere svincolati solo dopo l ’invio della dichiarazione di rientro da parte dell’OSA e il successivo esito favorevole di conferma di un campione ufficiale e parere favorevole da parte del Servizio veterinario competente; II. in campioni prelevati a seguito di controllo ufficiale, il la tte dovrà essere destinato alla distruzione e/o potrà essere eliminato con i r eflui aziendali. In alternativa, è possibile applicare i metodi di trasformazione previsti al punto 2.2, l ettera b), II. La ripresa del conferimento del latte da parte dell’OSA può avvenire soltanto al primo riscontro analitico favorevole di un campionamento ufficiale e dopo parere favorevole da parte del Servizio veterinario competente. CENTRI DI RACCOLTA LATTE, STABILIMENTI DI TRATTAMENTO TERMICO E D I TRASFORMAZIONE Compiti dell’OSA: a. Autocontrollo L'autocontrollo aziendale deve prevedere un p rogramma specifico di monitoraggio per il controllo dell'Aflatossina M1 sul latte crudo di massa in arrivo presso lo stabilimento. Tale programma deve contenere l’indicazione di frequenze di campionamento proporzionate alla capacità produttiva e alla tipologia dello stabilimento, metodi di analisi, sistema di rintracciabilità dei singoli conferenti, azioni correttive in caso di non conformità o d i superamento del livello di attenzione. Dovranno essere soggette a verifica in autocontrollo aziendale anche le partite di latte provenienti da altri stabilimenti nazionali ed esteri. b. Gestione del superamento dei limiti In caso di superamento del livello di attenzione, l’OSA deve identificare l’azienda e/o le aziende da cui proviene il la tte contaminato. Tali aziende devono essere segnalate ai Servizi veterinari che interverranno con i previsti controlli. Nei casi in cui, invece, i valori di aflatossina M1 in campioni eseguiti in autocontrollo superino i tenori massimi previsti dal reg. (CE) n. 1881/2006, l’OSA provvede a: I. comunicare l’esito analitico, entro le 12 ore, al Servizio veterinario competente; II. sospendere il conferimento del latte/prodotto, provvedendo nel contempo ad identificare l’azienda e/o le aziende da cui proviene il latte contaminato. Tali aziende devono essere segnalate ai Servizi Veterinari che interverranno con i previsti controlli; III. avviare le procedure di ritiro/richiamo. Compiti dell’AC: a. Gestione del superamento dei limiti I. In caso di superamento del tenore massimo stabilito dal reg. (CE) n. 1881/2006 per aflatossina M1, in campioni prelevati in autocontrollo, il Servizio veterinario verifica le azioni correttive messe in atto dall’OSA sul latte non conforme e procede ad un campionamento sulle aziende conferenti il latte segnalate come non conformi; II. In caso di superamento del tenore massimo a seguito del campionamento ufficiale, il latte dovrà essere prontamente destinato alla distruzione come materiale di categoria 1, ai sensi dell’art. 8 lettera d) e dell’ art. 12 del regolamento CE n. 1069/2009. In alternativa, il latte può essere: i. trasformato con uno dei metodi da 1 a 5 (All. IV, capo III del reg. (CE) n. 142/2011) e, i prodotti derivati dalla trasformazione possono essere trasformati in biogas. In tal caso i residui di digestione devono essere smaltiti in conformità della sezione 3, punto 1 (i) o (ii) dell’allegato IV, capo IV del reg. (UE) n.142/2011; ii. la parte grassa può essere utilizzata per produrre biodiesel/combustibile in motore endotermico o us ato in caldaia secondo le indicazioni di cui all’allegato IV, capo IV, sezione 2 del reg. (UE) n. 142/2011; iii. trasformato con metodo 1 ( All. IV, capo II del reg. (CE) n. 142/ 2011) e sottoposto ad idrolisi ad alta pressione prima di andare a biogas; iv. sottoposto a processo di idrolisi alcalina. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni deve essere utilizzato il Mod. 3. L ’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE 1.7 LABORATORIO UFFICIALE I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno 1.8 DURATA Il Piano si conclude il 15/12/2015 1.9 COSTI E I BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione rilevando la presenza di prodotti non c onformi a quanto previsto dalla Normativa nazionale e comunitaria, garantendo i consumatori circa la presenza in commercio di prodotti sicuri sotto tale aspetto. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 –programmazione dei campionamenti Mais (a) Latte (b) Prodotti a base di latte (c) TOTALE ASL AV 3 2 ASL BN 3 2 2 2 7 7 ASL CE 3 5 5 13 ASL NA1 0 1 ASL NA2 2 3 ASL NA3 2 2 3 3 2 4 8 6 ASL SA 13 TOT 3 5 16 20 5 22 58 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D22_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PER LA VERIFICA DELLA CONTAMINAZIONE SUPERFICIALE DELLECARCASSE ANIMALI 1. PIANIFICAZIONE La verifica della contaminazione delle carcasse è una attività che compete all’OSA il quale deve descriverne le modalità, frequenze e tipologia nel proprio piano di autocontrollo HACCP. Si ritiene però opportuno effettuare un controllo di questo particolare aspetto dell’autocontrollo per verificare il grado di affidabilità delle analisi effettuate dall’OSA. La norma di riferimento è il R eg. CE 2073/05 e s.m.i. che detta le norme cui l’OSA deve attenersi per lo svolgimento di tale attività. Al fine di avere un dato comparabile, i controlli effettuati dall’A.C. saranno effettuati con le stesse normate modalità. 1.1. SCOPI Le finalità di tale piano è quella di verificare il g rado di affidabilità e attendibilità delle analisi effettuate dall’OSA per la verifica della contaminazione superficiale delle carcasse animali 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il piano verte su campionamenti di superficie delle carcasse di ungulati domestici al macello. Per la scelta degli stabilimenti dove effettuare i campioni e per la programmazione dei campioni le AA.SS.LL. terranno conto: • • • Del numero di animali macellati in ogni stabilimento Della categoria di rischio dello stabilimento, privilegiando quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente Dei dati relativi ai campionamenti effettuati dall’OSA con particolare riferimento alla rilevazione di esiti sempre uguali e/o sempre conformi. I campioni del presente Piano verranno utilizzate anche per il Piano di monitoraggio AMR. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I campioni saranno prelevati esclusivamente nei macelli per ungulati domestici e avicoli. Essi verranno effettuati secondo le modalità previste dal nell’All. 1, Cap 2, punti da 2.1.1. a 2.1.5. d el Reg. CE 2073/05. Ai sensi della normativa comunitaria, il campione deve essere effettuato prima dell’eventuale impiego di acido lattico come decontaminante delle superfici delle carcasse bovine. Per quanto riguarda il controllo della salmonella come igiene di processo, i prelievi possono essere effettuati esclusivamente utilizzando le apposite sponge. Ogni ASL prescelta effettuerà 10 campioni annuali in un unico macello che verrà scelto in base alla categorizzazione del rischio; i campionamenti dovranno essere effettuati in 10 sessioni di macellazioni consecutive. In ciascuna sessione di macellazione si campioneranno 5 carcasse; su ciascuna carcassa vengono effettuati 4 campionamenti con sponge nei diversi punti previsti dalla normativa; pertanto ogni sessione comporterà l’utilizzazione di 20 sponge. Gli esiti delle analisi sono considerati per carcassa. Il giudizio deve tener conto del numero di carcasse positive sulle 50 campionate, che sono: - carni avicole = 5 - in base al sierotipo diventano criteri di Sicurezza alimentare - bovini, ovini, caprini, equini = 2 - Suini vedi allegato. Per quanto riguarda il controllo de lle colonie aerobiche e d egli enterobatteri come igiene di processo, i prelievi possono essere effettuati utilizzando sia gli sponge che i tamponi. Ogni ASL prescelta effettuerà 10 campioni annuali; i campioni saranno contestuali (stesso verbale) per il conteggio sia delle colonie aerobiche che degli enterobatteri; i c ampioni verranno effettuati in un unico macello che verrà scelto in base alla categorizzazione del rischio; i campionamenti dovranno interessare 10 sessioni di macellazioni consecutive. In ciascuna sessione di macellazione si campioneranno 2 carcasse; su ciascuna carcassa vengono effettuati 4 campionamenti con sponge nei diversi punti previsti dalla normativa; pertanto ogni sessione comporterà l’utilizzazione di 8 sponge. Gli esiti delle analisi sono considerati per carcassa. Per il giudizio ci si attiene al Reg 2073/05. Sia per tutti gli analiti, preferibilmente i campioni saranno effettuati nelle stesse giornate di prelievo da parte dell’OSA e sulle stesse carcasse. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Per l’effettuazione dei campioni verrà utilizzato il Mod 10 (Verbale prelievo camp. di superficie da carcassa). Il campione non deve essere inserito in GISA come ispezione a sé stante, ma va inserito in GISA nel Modulo “Macelli” al momento usufruibile solo per bovini e cavalli. Sarà cura del Settore Veterinario Regionale comunicare ulteriori modifiche 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ necessaria la dotazione di materiale per il prelievo di campioni mediante tamponi 1.7 LABORATORIO UFFICIALE I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno con i quali le ASL dovranno concordare l’esecuzione del Piano prima di avviare i campionamenti 1.8 DURATA Il Piano si conclude il 15/12/2015 1.9 COSTI E I BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione rilevando la presenza di contaminazioni microbiche superficiali delle carcasse animali. 2. PROGRAMMAZIONE Si prevede l’effettuazione di un numero di campioni come riportato nelle tabelle sottostanti: Tab 2.1. numero campioni per ricerca salmonella ASL AV ASL BN TOTALE 10 10 ASL CE ASL NA1 10 0 ASL NA2 Nord 10 ASL NaA3 Sud 10 ASL SA TOT 10 60 Tab 2.2. numero campioni per ricerca delle colonie aerobiche e Enterobatteriacee ASL AV ASL BN TOTALE 10 10 ASL CE ASL NA1 10 0 ASL NA2 Nord 10 ASL NaA3 Sud 10 ASL SA TOT 10 60 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D23_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE PRODOTTI A BASE DI LATTE 1. PIANIFICAZIONE 1.1. SCOPI Le finalità di tale piano è quella di: • verificare il grado di affidabilità e attendibilità delle analisi effettuate dall’OSA • verificare la eventuale presenza di pericoli microbiologici nei prodotti a base di latte 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA La verifica della del rispetto dei criteri microbiologici nei prodotti a base di latte è una attività che compete all’OSA il quale deve descriverne le modalità, frequenze e tipologia nel proprio piano di autocontrollo HACCP. E’ palese che tale attività compete sia al produttore che agli OSA che intervengono nella fase successiva alla produzione, se il loro intervento può incidere sulle caratteristiche microbiologiche dei prodotti. Si ritiene però opportuno, in base alla valutazione del rischio, che le AA.CC. territoriali effettuino un controllo di questo aspetto dell’autocontrollo anche per verificare il grado di affidabilità delle analisi effettuate dall’OSA stesso. La norma di riferimento è sia il Reg. CE 2073/05 e s.m.i. che detta le norme cui l’OSA deve attenersi per lo svolgimento di tale attività, sia il D.L.vo 123/93. Per quanto riguarda le prove previste dal succitato Reg. CE, al fine di avere un dato comparabile, i controlli effettuati dall’A.C. saranno effettuati con le stesse normate modalità utilizzate dagli OSA.. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I campioni saranno prelevati sia in fase di produzione (caseifici riconosciuti o registrati) sia in fase di commercializzazione. 1.3.1. Listeria Monocytogenes Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 20 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota a s ua volta deve essere costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di sicurezza alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo 123/93). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o bus ta sterile a sé stante; ogni aliquota, contenente cinque u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Qualora gli agenti prelevatori avessero dubbi sulla idoneità della matrice campionata come substrato favorevole alla crescita della listeria, dovrà essere prelevata una ulteriore aliquota singola di 50 gr necessaria alla determinazione del pH e dell’Aw, segnalandolo nell’apposita sezione del Mod 2. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Nel campionamento effettuato in fase di produzione si appalesano due ipotesi: I° IPOTESI – Il produttore ha già dimostrato, con soddisfazione del Servizio Veterinario, che il prodotto non supera il limite di 100 ufc/g durante tutto il periodo di conservabilità: in tal caso il campionamento viene effettuato solo sul prodotto posto in vendita nello stesso caseificio. Sul frontespizio del verbale Mod 2 d eve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il cam po “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Listeria monocytogenes” e il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. II° IPOTESI - Il produttore non ha dimostrato che il prodotto non s upera il limite di 100 ufc/g durante tutto il periodo di conservabilità: come previsto dal punto 1.2 del Cap I del Reg CE 2073, i n tal caso il campionamento viene effettuato solo sul prodotto ancora da porre in vendita, prima che non sia più sotto il controllo diretto dell’OSA che lo produce. Pertanto il campionamento NON va effettuato in fase di commercializzazione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte””. Deve essere poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Listeria monocytogenes” e il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. Nel campionamento effettuato in fase di commercializzazione ci si atterrà così: Pur se l’A.C. che effettua il campionamento può non e ssere a conoscenza se il produttore abbia dimostrato, con soddisfazione del Servizio Veterinario, che il prodotto non superi il limite di 100 uf c/g durante tutto il periodo di conservabilità, s ul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Listeria monocytogenes” e il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. In entrambe le fasi (produzione-commercializzazione), come non conformità si intende la presenza di Listeria monocytogenes anche in una sola U.C.. L’eventuale comunicazione da parte dell’IZSM dell’assenza di Listeria monocytogenes, ma della presenza di altre Listerie diverse dalla L. monocytogenes, non costituisce non conformità. Tale evenienza costituisce solo un elemento per la valutazione del rischio della produzione nello stabilimento; in tal caso è consigliabile procedere ad un ulteriore campionamento extra-piano. In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario: a. Trasmetterà notizia di reato alla Procura competente b. Notizierà il Servizio Epidemiologia circa la non conformità c. potrà richiedere all’OSA, se ritenuto necessario, la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alla sanificazione degli ambienti di lavorazione e deposito) e/o di HACCP (facendo inserire la ricerca del patogeno come punto critico in fase di ricevimento dei prodotti in entrata ed aumentando la frequenza della ricerca del patogeno negli alimenti in uscita). d. Procederà all’attivazione del sistema di allarme rapido ex art. 50 Reg CE 178/02, ex Intesa Stato-Regioni del 13/11/2008, ex DGRC 20/11/2009 n. 1745, effettuando la notifica di allerta di cui agli stessi artt. 4. 1.3.2. Salmonella Nel campionamento effettuato in fase di produzione si appalesano due ipotesi: I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi, burro o panna ottenuti da latte crudo o da latte sottoposto a trattamento termico a temperatura più bassa della pastorizzazione; il campionamento viene effettuato solo sul prodotto posto in vendita nello stesso caseificio o comunque alla fine della fase di produzione pronto per essere spedito per essere utilizzato altrove. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il cam po “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Salmonelle” e il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. Il campione deve essere composto da n. 4 a liquote di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 20 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D .L.vo 28/7/89 n. 271, c omunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota a sua volta deve essere costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di sicurezza alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo 123/93). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; ogni aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Salmonella anche in una sola U.C.. II° IPOTESI - Il prodotto da campionare è costituito da tutti i tipi di prodotti a base di latte prodotti con latte sottoposto a pastorizzazione; il campionamento viene effettuato solo sul prodotto posto in vendita nello stesso caseificio o comunque alla fine della fase di produzione pronto per essere spedito per essere utilizzato altrove. Sul frontespizio del verbale Mod 2 d eve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte””. Deve essere poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Salmonelle” e il campo “□ altri parametri microbiologici”. Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote da 50 gr cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 20 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Salmonella in 25 gr. nell’aliquota sottoposta ad analisi. Nel campionamento effettuato in fase di commercializzazione ci si atterrà così: La matrice da campionare è costituita da tutti i tipi di prodotti a base di latte. Poiché l’A.C. che effettua il campionamento può non essere a conoscenza se il prodotto a base di latte sia stato prodotto o meno con latte sottoposto a trattamento termico a temperatura più bassa della pastorizzazione, per un principio di precauzione ci si atterrà alle norme ex Reg. CE 2073/05. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Salmonelle” e il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 20 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota a sua volta deve essere costituita da 5 unità campionarie da 50 g r cadauna (criterio di sicurezza alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo 123/93). Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o bus ta sterile a sè stante; ogni aliquota, contenente 5 u. c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Salmonella anche in una sola U.C.. In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio ASL: a. Trasmetterà notizia di reato alla Procura competente se il campione è stato effettuato su un piatto pronto. Se invece è stato effettuato su un ingrediente, si dovrà valutare se questo avrebbe subìto un procedimento di lavorazione tale da eliminare il rischio di salmonella b. Espleterà le indagini per rintracciare, se possibile, la fonte inquinante in collaborazione con il Servizio Epidemiologia che sarà obbligatoriamente notiziato circa la non conformità c. potrà richiedere all’OSA, se ritenuto necessario, la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alla sanificazione degli ambienti di lavorazione e deposito) e/o di HACCP (facendo inserire la ricerca del patogeno come punto critico in fase di ricevimento dei prodotti in entrata ed aumentando la frequenza della ricerca del patogeno negli alimenti in uscita) d. Procederà all’attivazione del sistema di allarme rapido ex art. 50 Reg CE 178/02, ex Intesa Stato-Regioni del 13/11/2008, ex DGRC 20/11/2009 n. 1745, effettuando la notifica di allerta di cui agli stessi artt. 4. 1.3.3. Enterotossine stafilococciche Nel campionamento effettuato in fase di produzione si appalesano due ipotesi: I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi, latte in polvere e siero di latte in polvere; il campionamento viene effettuato solo sul prodotto posto in vendita nello stesso caseificio o comunque alla fine della fase di produzione pronto per essere spedito per essere utilizzato altrove. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il c ampo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il cam po “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Enterotossine stafilococciche” e il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. Il campione deve essere composto da n. 4 a liquote di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 15 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 2 71, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota a sua volta deve essere costituita da 5 uni tà campionarie da 50 gr cadauna (criterio di sicurezza alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo 123/93). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; ogni aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Enterotossine stafilococciche anche in una sola U.C.. II° IPOTESI - Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri tipi di prodotti a base di latte diversi da quelli previsti dalla I° ipotesi; il c ampionamento viene effettuato solo sul prodotto posto in vendita nello stesso caseificio o comunque alla fine della fase di produzione pronto per essere spedito per essere utilizzato altrove. Sul frontespizio del verbale Mod 2 d eve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte””. Deve essere poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Enterotossine stafilococciche” e il campo “□ altri parametri microbiologici”. Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote da 50 gr cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 15 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Enterotossine stafilococciche in 25 gr. nell’aliquota sottoposta ad analisi. Nel campionamento effettuato in fase di commercializzazione si appalesano due ipotesi: I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi, latte in polvere e siero di latte in polvere; in tal caso ci si atterrà alle norme ex Reg. CE 2073/05. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Enterotossine stafilococciche” e il campo “□ criterio di sicurezza alimentare”. Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 15 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Ogni aliquota a sua volta deve essere costituita da 5 unità campionarie da 50 g r cadauna (criterio di sicurezza alimentare campionato ai sensi del comb. disp. del Reg CE 2073/05 e del D.L.vo 123/93). Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o b usta sterile a sè stante; ogni aliquota, contenente 5 u. c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Salmonella anche in una sola U.C.. II° IPOTESI - Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri tipi di prodotti a base di latte diversi da quelli previsti dalla I° ipotesi; in tal caso sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte””. Deve essere poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “Enterotossine stafilococciche” e il campo “□ altri parametri microbiologici”. Il campione deve essere composto da n. 4 a liquote da 50 gr cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se la data di scadenza rientra nei 15 giorni dalla data del prelievo, le aliquote scendono a n. 3 di cui una da lasciare all’OSA; in tal caso per far salvo al diritto alla difesa si applicano le procedure di cui all’art. 223 D.L.vo 28/7/89 n. 271, comunicando ufficialmente alla parte l’inizio delle operazioni di analisi, che di solito dovrebbe avvenire il giorno seguente il campionamento; tale comunicazione sarà garantita riempiendo gli appositi spazi all’uopo previsti sul verbale di campionamento. Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le aliquote vanno trasportate e conservate in frigorifero. Come non conformità si intende la presenza di Enterotossine stafilococciche in 25 gr. nell’aliquota sottoposta ad analisi. In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario: a. Trasmetterà notizia di reato alla Procura competente b. Espleterà le indagini per rintracciare, se possibile, la fonte inquinante (di solito uomo o latte) in collaborazione con il Servizio Epidemiologia e il SIAN/U.O.P.C. che saranno obbligatoriamente notiziati circa la non conformità c. Se ritenuto utile e necessario, imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alle modalità di sanificazione delle mani degli operatori, ai controlli sul corretto comportamento degli operatori, al controllo delle mani e delle braccia mirato ad escludere la presenza di ferite o altre patologie) o di HACCP (facendo inserire la ricerca dei stafilococchi coagulasi + come punto critico in fase di ricevimento del latte da quegli allevamenti) d. Procederà all’attivazione del sistema di allarme rapido ex art. 50 Reg CE 178/02, ex Intesa Stato-Regioni del 13/11/2008, ex DGRC 20/11/2009 n. 1745, effettuando la notifica di allerta di cui agli stessi artt. 4. 1.3.4. - Enterobatteriacee Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Si appalesano quattro ipotesi: I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da prodotti lattierocaseari liquidi pastorizzati R.T.E.. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati: Microrganismi Enterobatteriacee Piano di campionamento (1) n 5 C 2 Limiti (2) m < 1/ml M 5/ml Fase a cui si applica il criterio Fine del processo di lavorazione • n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM • soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m • accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m • insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. II° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da latte in polvere e siero di latte in polvere R.T.E.. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati: Microrganismi Enterobatteriacee Piano di campionamento n 5 c 0 Limiti m=M 10 ufc/gr Fase a cui si applica il criterio Fine del processo di lavorazione • n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM • soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m • accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m • insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. III° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da gelati e d essert a base di latte congelati. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati: Microrganismi Enterobatteriacee Piano di campionamento n 5 C 2 Limiti m 10 ufc/g Fase a cui si applica il criterio M 100 ufc/g Fine del processo di lavorazione • n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM • soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m • accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m • insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. IV° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri prodotti a base di latte diversi dalle ipotesi I°, II°, e III°. Anche per tali prodotti (non compresi nella 2073/05) le analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene di processo. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Per i campioni non c ompresi nel Reg.2073/2005 e s.m.i. in via sperimentale, si stabilisce non conforme il superamento dei limiti riportati nella sottostante t a b Piano di campionamento Limiti Microrganismi Fase a cui si applica il criterio e l n c m M 10 ufc/g 1.000 ufc/g Fine del processo di lavorazione l Enterobatteriacee 5 2 a : • n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM • soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m • accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m • insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio ASL: a) imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alle modalità di sanificazione delle mani degli operatori ed alla sanificazione degli ambienti di lavorazione e deposito) 1.3.5. - E. Coli Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Si appalesano due ipotesi: I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi a base di latte o siero di latte sottoposto a trattamento termico. Il campionamento deve essere effettuato nella fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di E. coli sia il più alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “E. Coli” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati: Microrganismi Piano di campionamento Limiti Fase a cui si applica il criterio n • • • • C m M fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di E. coli sia il più alto n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. E. Coli 5 2 100 ufc/g 1.000 ufc/g II° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri prodotti a base di latte diversi dall’ipotesi I°. Anche per tali prodotti (non compresi nella 2073/05) le analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene di processo. Il campionamento deve essere effettuato nella fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il n umero di E. coli sia il p iù alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il cam po “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Enterobatteriacee” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Per i campioni non c ompresi nel Reg.2073/2005 e s.m.i. in via sperimentale, si stabilisce non conforme il superamento dei limiti riportati nella sottostante tabella: Microrganismi E.coli • • • • Piano di campionamento n c Limiti m Fase a cui si applica il criterio M fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di E. coli sia il più alto n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. 5 3 10 ufc/g 1.000 ufc/g In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario: a) Imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. ( relativamente alle modalità di sanificazione delle mani degli operatori ed alla sanificazione degli ambienti di lavorazione e deposito) o di HACCP (facendo inserire la ricerca del patogeno come punto critico in fase di ricevimento del latte da quegli allevamenti e/o imponendo anche la pastorizzazione obbligatoria) 1.3.6. Stafilococchi coagulasi positivi Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Si appalesano quattro ipotesi: I° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da Formaggi a base di latte crudo. Il campionamento deve essere effettuato fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Stafilococchi coagulasi +” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. E ssa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati: Microrganismi Stafilococchi coagulasi + • • • • Piano di campionamento n C Limiti m 10.000 ufc/gr Fase a cui si applica il criterio M 100.000 ufc/gr fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. 5 2 II° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da Formaggi a base di latte sottoposto a trattamento termico a temperatura inferiore a quella della pastorizzazione e formaggi stagionati a base di latte o siero di latte sottoposto a pastorizzazione o a trattamento termico a temperatura più elevata. Il campionamento deve essere effettuato fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Stafilococchi coagulasi +” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 uni tà campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o bus ta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c ., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati: Microrganismi Stafilococchi coagulasi + • • • • Piano di campionamento n C Limiti m 100 ufc/gr Fase a cui si applica il criterio M 1.000 ufc/gr fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. 5 2 III° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da formaggi a pasta molle non s tagionati (formaggi freschi) a base di latte o siero di latte sottoposto a pastorizzazione o a t rattamento termico a t emperatura più elevata. Il campionamento deve essere effettuato fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Stafilococchi coagulasi +” e il c ampo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 uni tà campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o busta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. E ssa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i campioni soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati: Microrganismi Stafilococchi coagulasi + • • • • Piano di campionamento n C Limiti m 10 ufc/gr Fase a cui si applica il criterio M 100 ufc/gr fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. 5 2 IV° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito esclusivamente da Latte in polvere e siero di latte in polvere. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Stafilococchi coagulasi +” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 uni tà campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e le modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o bus ta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c ., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Come non conformità si intende il superamento dei limiti previsti dal Reg CE 2073/05 per i c a m Piano di campionamento Limiti Microrganismi Fase a cui si applica il criterio p i n c m M 10 ufc/g 100 ufc/g o Stafilococchi Fine del processo di lavorazione 5 2 coagulasi + n i soddisfacenti ed accettabili come sotto riportati: IV° IPO V° IPOTESI – Il prodotto da campionare è costituito da tutti gli altri prodotti a base di latte diversi dalle ipotesi I°, II°, III° e IV°. Anche per tali prodotti (non compresi nella 2073/05) le analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene di processo. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Stafilococchi coagulasi +” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un c ontenitore o busta sterile a s è stante; l’aliquota, contenente 5 u.c ., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. Per i campioni non c ompresi nel Reg.2073/2005 e s.m.i. in via sperimentale, si stabilisce non conforme il superamento dei limiti riportati nella sottostante tabella: Microrganismi Enterobatteriacee • • • • Piano di campionamento n c Limiti m Fase a cui si applica il criterio M fase del processo di lavorazione in cui si prevede che il numero di Stafilococchi sia il più alto n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. 5 3 100 ufc/g 10.000 ufc/g In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario: a) Imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alle modalità di sanificazione delle mani degli operatori, ai controlli sul corretto comportamento degli operatori, all controllo delle mani e d elle braccia mirato ad escludere la presenza di ferite o altre patologie) o di HACCP (facendo inserire la ricerca del patogeno come punto critico in fase di ricevimento del latte da quegli allevamenti e/o imponendo anche la pastorizzazione obbligatoria) 1.3.7. - Bacillus Cereus Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Il prodotto da campionare è costituito da tutti i prodotti a base di latte. La ricerca non è prevista dal Reg. CE 2073/05, ma in via sperimentale le analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene di processo. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il c ampo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Bacillus Cereus” e il campo “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e d escrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un contenitore o bus ta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. In via sperimentale, si stabilisce non conforme il superamento dei limiti riportati nella sottostante tabella: Microrganismi B.cereus Piano di campionamento n 5 c 3 Limiti m 100 ufc/g Fase a cui si applica il criterio M 10.000 ufc/g Fine del processo di lavorazione • n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM • soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m • accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m • insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio Veterinario: a) Imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. (relativamente alle modalità di sanificazione delle mani degli operatori ed alla sanificazione degli ambienti di lavorazione e deposito) e/o di HACCP (facendo inserire la ricerca del germe come punto critico in fase di ricevimento del latte da quegli allevamenti) b) In caso di reiterate positività, il Servizio veterinario può correttamente procedere con le modalità previste dal D.L.vo 123/93 a campionamenti ufficiali in fase di commercializzazione dei prodotti risultati positivi più volte. In tal caso sia nel mod. 2 (verbale di campionamento) che nel sistema GISA dovrà essere indicata la causale “su sospetto”. Nel mod. 2 i l Servizio veterinario, oltre al B. cereus, dovrà richiedere anche l’identificazione di ceppi produttori di tossine, al fine di evitare di avere false positività per la presenza di B. turigensis. In caso di conferma del superamento del limite critico sperimentale riportato nella tabella di cui sopra, con contemporanea identificazione di ceppi di B. cereus produttori di tossine, l’ASL trasmetterà notizia di reato descrivendo alla Procura di competenza le ragioni suggerite dalla valutazione del rischio, che tiene conto anche dei precedenti controlli. Inoltre l’ASL, con apposito provvedimento amministrativo, potrà in base alla propria analisi del rischio anche imporre il rallentamento o la sospensione della produzione in attesa che: • vengano intraprese, con soddisfazione dell’A.C., tutte le azioni autonomamente decise dall’OSA per la risoluzione della n.c.; • si accerti, con appositi campionamenti, che i prodotti presentano valori di B.C. inferiori al limite critico sopraindicato. 1.3.8. Clostridium perfringens Il campionamento va effettuato solo in fase di produzione. Il prodotto da campionare è costituito da tutti i prodotti a base di latte. La ricerca non è prevista dal Reg. CE 2073/05, ma in via sperimentale le analisi effettuate verranno considerate come verifica dei criteri di igiene di processo. Il campionamento deve essere effettuato alla fine della fase di produzione. Sul frontespizio del verbale Mod 2 deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio e deve essere specificato “Criteri microbiologici nei prodotti a base di latte”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ numerazione” con la semplice dicitura “Clostridium perfrigens” e il “□ criterio di igiene di processo”. Il campione deve essere composto da n. 1 campo aliquota costituita da 5 unità campionarie da 50 gr cadauna (criterio di igiene di processo campionato ai sensi del Reg CE 2073/05). Le unità campionarie possono essere ottenute dalla suddivisione sul posto dei prodotti alimentari avendo cura di effettuarla nella maniera più asettica possibile e descrivendo nel verbale le precauzioni e l e modalità attuate. Le unità campionarie devono essere ognuna contenute in un c ontenitore o bus ta sterile a sè stante; l’aliquota, contenente 5 u.c., deve essere poi piombata e munita di cartellino indicatore. Essa va trasportata e conservata in frigorifero. In via sperimentale, si stabilisce non conforme il superamento dei limiti riportati nella sottostante tabella: Microrganismi Clostridium perfrigens Piano di campionamento n 5 c 3 Limiti m 100 ufc/g Fase a cui si applica il criterio M 10.000 ufc/g Fine del processo di lavorazione • n = numero di unità che costituiscono il campione; c = numero di unità campionarie i cui valori si situano tra m eM • soddisfacente, se tutti i valori osservati sono pari o inferiori a m • accettabile, se un numero massimo di c/n valori è compreso tra m e M e i restanti valori osservati sono pari o inferiori a m • insoddisfacente, se uno o più valori osservati sono superiori a M o più di c/n valori sono compresi tra m e M. In caso di riscontro di non conformità come follow up il Servizio ASL: a) Imporrà la revisione delle procedure di B.P.I. ( relativamente alle modalità di sanificazione delle mani degli operatori ed alla sanificazione degli ambienti di lavorazione e deposito) o di HACCP (facendo inserire la ricerca del germe come punto critico in fase di ricevimento del latte da quegli allevamenti) 1.3.9. grado di umidità e grasso sulla sostanza secca: n. 5 aliquote da circa gr. 200 cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se il prelievo viene fatto direttamente in caseificio, le aliquote scendono a n. 4. I campioni con tale ricerca avranno come matrice esclusivamente la “mozzarella di bufala campana DOP”. Gli esemplari da campionare devono essere intere senza che sia effettuato alcun taglio. In caso di riscontro di non conformità, il Servizio Veterinario trasmetterà una notizia di reato alla Procura di competenza per la violazione al disciplinare di produzione approvato con DPCM 10/5/93 così come modificato dal Reg. CE 103/08 e dal Provvedimento MPAAF 11/2/08, sanzionato dal combinato disposto dell’art. 9 della L. 10/4/54 n. 125 e dell’art. 517 bis del C.P. come inserito dall’art. 5 del D.L.vo 30/12/99, n. 507. Della non conformità bisogna darne comunicazione al Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala campana 1.3.10 Identificazione di specie nelle mozzarelle il campione va eseguito quando l’etichettatura indica la presenza esclusiva del latte bufalino, oppure quando il prodotto viene esposto nel reparto vendita indicando che è stato usato solo latte bufalino. Il campione deve essere composto da n. 5 aliquote da 200 gr cadauna di cui una da lasciare all’OSA. Se il prelievo viene fatto direttamente in caseificio, le aliquote scendono a n. 4. In caso di riscontro di non conformità, il Servizio Veterinario effettuerà una informativa alla Procura di competenza tenendo conto che: e. Se la matrice è u na mozzarella non DOP, l’OSA avrebbe violato l’art. 515 del C.P.. Poiché però la giurisprudenza rivela disparità di giudizio sulla valenza dell’illecito, si consiglia di richiede nella stessa notizia di reato alle Procure destinatarie se, ai sensi del co. 1 de ll’art. 9 L. 689/81, l’illecito debba essere considerato di tipo amministrativo per violazione all’art. 5 del D.L.vo 109/92. f. Se la matrice è u na mozzarela di bufala campana DOP l’OSA avrebbe violato il DPCM 10/5/93, come modificato dal Reg. CE 103/08 e dal Provvedimento MPAAF 11/2/08, che vieta per il prodotto DOP in questione l’utilizzazione di altri tipi di latti al di fuori di quello prodotto dalla bufala mediterranea. La descritta violazione assumerebbe valenza penale in quanto verrebbe sanzionata dal combinato disposto dell’art. 9 della L. 10/4/54 n. 125, dell’art. 515 del C.P. e dell’art. 517 bis del C.P. come inserito dall’art. 5 del D.L.vo 30/12/99, n. 507. Si richiederà alla Procura l’autorizzazione a dare opportuna comunicazione della non c onformità al Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala campana 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Per l’effettuazione dei campioni verrà utilizzato il M od 2 (Verbale prelievo campione batteriologico) o i l Mod. 3 ne l caso della ricerca del grado di umidità e grasso sulla sostanza secca ed identificazione di specie. Il campione deve essere poi inserito in GISA. Nella scelta degli stabilimenti dove eseguire i c ampioni, dovranno essere privilegiati quelli inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ necessaria la dotazione per il campionamento batteriologico e chimico 1.7. LABORATORIO DI RIFERIMENTO I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Prima dell’inizio delle attività di cui al presente Piano, I Servizi Veterinari devono coordinarsi preventivamente con i laboratori territorialmente competenti per concordare la tempistica dei campionamenti e le modalità di consegna campioni. 1.8.DURATA Il Piano si conclude il 15/12/2015 1.9.COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione rilevando la presenza di contaminazioni microbiche dei prodotti a base di latte. 2. PROGRAMMAZIONE Si prevede l’effettuazione di un numero di campioni come riportato nella tabella sottostante: ASL AV ASL BN TOTALE 30 30 ASL CE ASL NA1 170 80 ASL NA2 Nord 80 ASL NaA3 Sud 60 ASL SA TOT 170 620 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D25_PIANO DI MONITORAGGIO FUNGHI 1. PIANIFICAZIONE Il controllo micologico, oltre che dalle leggi nazionali, è sancito dalle direttive comunitarie, che regolano l’igiene degli alimenti. In Italia, il controllo viene svolto, durante la normale vigilanza igienica sugli alimenti, dagli Ispettorati Micologici dei Servizi di Igiene Pubblica delle ASL, i quali hanno il compito di informare il cittadino sulla materia, promuovere campagne di sensibilizzazione e organizzare corsi e mostre, anche in collaborazione con le Associazioni micologiche. Le strutture specializzate per il tr attamento delle intossicazioni da funghi sono istituite presso i maggiori Centri Antiveleni in Italia; in Campania, tale struttura è istituita presso l’A.O.R.N. “A.Cardarelli” di Napoli. Gli aspetti igienico-sanitari di carattere generale, relativi all’attività di lavorazione, conservazione, confezionamento e vendita, nonché di controllo ufficiale dei funghi sono regolamentati dalle norme sugli alimenti e bevande, anche per quanto riguarda la presenza di contaminanti, quali pesticidi, metalli pesanti e additivi. Le specie fungine fresche spontanee e coltivate che possono essere messe in commercio sul territorio nazionale sono quelle riportate in una lista positiva, (art. 4 D PR 376/95, e Ordinanza ministeriale 20 agosto 2002). Le Regioni e Province autonome possono integrare la lista con altre specie commestibili riconosciute idonee alla commercializzazione in ambito locale, che vengono riportate in specifici elenchi.(ordinanza ministeriale 3 aprile 2002). Possono essere messi in commercio funghi secchi (tasso di umidità non superiore a 12%+2% m/m) e funghi conservati sott'olio, sott'aceto, in salamoia, congelati, surgelati o altrimenti preparati, elencati nel DPR 376/95. I funghi secchi sono venduti in confezioni chiuse, fatta eccezione per i soli funghi "porcini ", ed è obbligatoria l'osservanza da parte del confezionatore delle norme di carattere generale per l'etichettatura, nonché di quelle specifiche, previste dal DPR 376/95. Quadro Normativo Norme nazionali Legge 23 agosto 1993, n. 352, modificata dal DPR 14 luglio 1995, n. 376 Legge quadro nazionale per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati DM 29 novembre 1996, n.686 Criteri e modalità per il rilascio dell’attestato di micologo Legge 16 dicembre 1985, n. 752 e s.m. Norma quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo. Norme regionali Legge regionale n. 8 del 24 luglio 2007 Disciplina dela raccolta e commercializzazione dei funghi freschi e conservati DGRC n. 179 del 28 gennaio 2008 Lr n.8/2007-Approvazione indirizzi generali, Linee guida e at to d'indirizzo. 1.1 SCOPI Il presente piano di monitoraggio a carattere regionale è finalizzato alla tutela della salute pubblica mediante attività di controllo sulla produzione, commercializzazione e somministrazione di funghi freschi, secchi e comunque conservati o preparati e, s pecificamente alla prevenzione delle intossicazioni causate dal consumo di funghi. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Al piano partecipano i SIAN e gli Ispettorati Micologici delle ASL. Gli Ispettorati Micologici sono centri istituiti presso i D ipartimenti di Prevenzione delle Asl autorizzati ad esaminare ed accertare la commestibilità dei funghi raccolti. In Campania, gli Ispettorati sono sette, con più sedi operative per ciascuna ASL e si avvalgono di personale abilitato al controllo micologico. Il personale è altamente qualificato, avendo conseguito regolare attestato di “ispettore micologo”, frequentando specifici corsi biennali di formazione. Tutti gli operatori sono iscritti nell’Albo Regionale e nazionale. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Le attività degli Ispettorati sono: • Servizio di consulenza e controllo della commestibilità dei funghi raccolti da privati cittadini, sia per l’autoconsumo che da parte di raccoglitori professionali; • Servizio di consulenza sulla corretta modalità di conservazione e di utilizzo dei funghi commestibili; • Servizio di consulenza su richiesta dei Pronto Soccorso o r eparti Ospedalieri, in caso di sospetta intossicazione; • Controllo dei funghi destinati alla vendita; • Controllo sul territorio per eventuali campionamenti di funghi freschi, secchi o di versamente conservati; • Predisposizione ed attuazione dei corsi di abilitazione alla vendita per operatori commerciali, ai sensi del DPR 376/1995; • Preparazione e divulgazione del materiale informativo in tema micologico. I funghi giudicati non commestibili dagli ispettorati micologici sono confiscati per la distruzione, mentre per quelli idonei al consumo viene rilasciato un certificato sanitario di commestibilità. Il piano di monitoraggio è suddiviso in vari sottopiani per poter meglio definire le procedure e programmare le relative attività. I sottopiani sono: A) Verifica dell’edibilità di funghi freschi spontanei B) Controlli ufficiali all’importazion e da Paesi Terzi C) Controlli ufficiali richiesti da altre Autorità sull’edibilità dei funghi D) Consulenza in presunti casi di intossicazione E) Ispezi F) Cam oni negli pioni di stabilimen funghi ti 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE A) Verifica dell’edibilità di funghi freschi spontanei E’ una attività svolta esclusivamente dagli Ispettorati Micologici istituiti presso i Dipartimenti di Prevenzione di ogni AA.SS.LL.. Consiste nell’ispezione di partite di funghi portati a controllo da privati cittadini o da raccoglitori professionali ai fini del giudizio sulla loro edibilità. Svolgendosi in ufficio non c omporta per gli ispettori il consumo di Unità Ispezione. Nel caso si accerti l’edibilità, il micologo rilascia un certificato il cui fac-simile è stabilito dalla L.R. 24.7.07, n. 8, c on l’eccezione dell’indicazione della data di scadenza del certificato, obbligo ormai da considerarsi tacitamente abrogato dalla sopravvenienza di atti normativi di grado superiore quale il Reg CE 852/04, il quale stabilisce che la responsabilità della sicurezza degli alimenti è esclusivamente a carico dell’OSA, ivi compresa la shelf life di tutti gli alimenti. B) Controlli ufficiali all’importazione da Paesi Terzi E’ una attività svolta esclusivamente dagli Ispettorati Micologici istituiti presso i Dipartimenti di Prevenzione di ogni AA.SS.LL.. E’ un’attività pianificata e programmata in collaborazione con l’USMAF, la quale può richiedere alle AA.SS.LL. un controllo su partite di funghi provenienti da Paesi Terzi. Il controllo verificherà l’identificazione della specie e lo stato di conservazione. C) Controlli ufficiali richiesti da altre Autorità sull’edibilità dei funghi E’ una attività svolta esclusivamente dagli Ispettorati Micologici istituiti presso i Dipartimenti di Prevenzione di ogni AA.SS.LL.. E’ un’attività svolta a favore di altre Autorità quali Corpo Forestale dello Stato, CC NAS etc. quando abbiano necessità di sottoporre ad un giudizio di edibilità funghi rinvenuti nel corso di propri controlli. D) Consulenza in presunti casi di intossicazione E’ una attività svolta esclusivamente dagli Ispettorati Micologici istituiti presso i Dipartimenti di Prevenzione di ogni AA.SS.LL.. Consiste nell’effettuazione di controlli per indagini epidemiologiche effettuati in seguito a segnalazioni di intossicazioni o avvelenamenti da funghi. E) Ispezioni negli stabilimenti E’ un’attività svolta dall’A.C. in genere, e consta nell’effettuazione di ispezioni presso gli stabilimenti dove i funghi (sia freschi che conservati che spontanei che coltivati) vengono trattati o venduti sia all’ingrosso che al dettaglio. Nel caso siano trattati o venduti funghi spontanei, è necessario, tra l’altro, controllare: • se lo stabilimento è munito dell’autorizzazione per il tipo di specie trattata o posta in vendita. • Se i f unghi sono scortati dal certificato rilasciato da un micologo dell’Ispettorato Micologico F) Campioni di funghi E’ un’attività svolta dall’A.C. in genere, e consta nell’effettuazione di campioni presso gli stabilimenti dove i funghi vengono trattati o venduti (sia all’ingrosso che al dettaglio) o somministrati. Le matrici sono costituite sia da funghi freschi che conservati che spontanei che coltivati. Le ricerche sono: a. Metalli pesanti b. Fitosanitari c. Radioattività d. Anidride solforosa (soprattutto in funghi importati) 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come per gli altri campioni chimico-fisici, per l’effettuazione dei campioni dovrà essere utilizzato il Mod. 3. L ’ispezione dovrà comunque essere riportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale deve essere, come tutti gli altri, inserito nel sistema informatico GISA. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ sufficiente la normale dotazione di attrezzature per il prelievo di campioni 1.7 LABORATORIO UFFICIALE I laboratori di riferimento sono quelli dell’ARPAC. 1.8 LA DURATA Il Piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL per le attività istituzionali ed all’ARPAC ed all'IZSM per le analisi. 2. PROGRAMMAZIONE A) Verifica dell’edibilità di funghi freschi spontanei. La programmazione si basa su dati storici. In base alla previsione nella Tab. A è riportato il numero dei controlli previsti ASL AV 40 Tabella A –programmazione annuale dei controlli ASL ASL CE ASL ASL ASL ASL SA BN NA1 NA2 NaA3 Nord Sud 100 50 20 40 20 30 TOT 300 B) Controlli ufficiali all’importazione da Paesi Terzi La programmazione annuale viene riportata nella Tabella B. Essa illustra il numero delle richieste inoltrate dall’USMAF ASL AV ASL BN 0 3 Tabella B–programmazione annuale dei controlli ASL CE ASL ASL ASL ASL SA NA1 NA2 NaA3 Nord Sud 0 10 0 0 2 TOT 15 C) Controlli ufficiali richiesti da altre Autorità sull’edibilità dei funghi La programmazione si basa su dati storici. In base alla previsione, nella Tab. C è riportato il numero dei controlli previsti ASL AV ASL BN 10 10 Tabella C –programmazione annuale dei controlli ASL CE ASL ASL ASL ASL SA NA1 NA2 NaA3 Nord Sud 1 2 2 3 5 TOT 33 D) Consulenza in presunti casi di intossicazione La programmazione si basa su dati storici. In base alla previsione, nella Tab. D è riportato il numero dei controlli previsti ASL AV ASL BN 5 5 Tabella D –programmazione annuale dei controlli ASL CE ASL ASL ASL ASL SA NA1 NA2 NaA3 Nord Sud 3 5 1 3 4 TOT 26 E) Ispezioni negli stabilimenti La programmazione annuale viene riportata nella Tabella E ASL AV ASL BN 25 30 Tabella E–programmazione annuale dei controlli ASL CE ASL ASL ASL ASL SA NA1 NA2 NaA3 Nord Sud 40 15 15 30 30 TOT 185 F) Campioni di funghi La programmazione annuale viene riportata nella Tabella F ASL AV ASL BN 5 5 Tabella F–programmazione annuale dei controlli ASL CE ASL ASL ASL ASL SA NA1 NA2 NaA3 Nord Sud 5 5 5 6 6 TOT 37 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche PIANO_D27_PIANO DI MONITORAGGIO SULLE MALATTIE DELLE API 1. PIANIFICAZIONE 1.1. SCOPI Monitoraggio malattie delle Api nell’UE. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA La Commissione europea ha programmato la prosecuzione del piano di sorveglianza, che prevede almeno tre ingressi in apiario (Autunno, Primavera,Estate). Il piano previsto manterrà sostanzialmente gli stessi obbiettivi di quello effettuato finora con alcune modifiche che vengono qui di seguito riportate: 1) Scelta degli apiari da sottoporre a monitoraggio: il Centro di Referenza comunitario ha evidenziato che gli apicoltori che hanno già effettuato il piano di monitoraggio nel biennio 2012-2013 hanno acquisito nuove informazioni sulla gestione delle principali malattie delle api e sulle buone pratiche apistiche che potrebbero influenzare i risultati del prossimo monitoraggio. Per tale motivo il C entro di referenza c omunitario consiglia di rinnovare completamente l’elenco degli apicoltori da sottoporre a controllo, tuttavia, considerate le difficoltà poste dalla procedura di selezione degli apicoltori viene posto un limite minimo di rinnovo di almeno 1/3 del numero totale di apicoltori presenti nello studio. I nuovi apicoltori dovranno essere selezionati secondo la stessa metodologia utilizzata per il programma 2012/2013 (stratificazione della popolazione, selezione random); 2) Indebolimento delle colonie: questo parametro non sarà considerato nel nuovo programma di sorveglianza; 3) ABPV e DWV: questi virus non s aranno più studiati e non s aranno effettuati studi casocontrollo; 4) Virus della paralisi cronica (CBPV): continuerà la ricerca del virus della paralisi cronica, se rilevate forme cliniche in apiario includendo tra le prove di laboratorio anche la quantificazione del virus; 5) Nosema: il conteggio delle spore di Nosema e la loro tipizzazione dovrà essere eseguita solo nelle colonie con sintomi clinici di Nosemiasi; 6) Varroa: il prelievo per ogni alveare delle 300 api ai fini del conteggio di Varroa verrà mantenuto ed effettuato come la volta scorsa prima dell’invernamento. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE Le ispezioni saranno di tipo clinico in quanto consentiranno di rilevare lo stato clinico degli apiari e verificare se vi siano malattie in atto. Si riporta un esempio di inserimento dell’ispezione in GISA: 1. Accedere a GISA 2. Inserire codice aziendale ed effetuare la “RICERCA” 3. Una volta caricata l’azienda, entrare in “Controlli Ufficiali” e cliccare su Aggiungi Nuovo Controllo Ufficiale 4. Alla voce : o “TIPO DI CONTROLLO” selezionare “Ispezione semplice” o “MOTIVO DELL’ISPEZIONE” selezionare “In Piano di Monitoraggio” o “PIANO DI MONITORAGGIO” selezionare “Seleziona Piano di Monitoraggio” e poi “spuntare” il piano oggetto dell’ispezione (Piano 91) o “PER CONTO DI” selezionare la UOV di appartenenza o “DATA INIZIO CONTROLLO”, inserire la data o “OGGETTO DEL CONTROLLO” selezionare “Controllo Malattie Infettive” nel Settore Sanità Animale o “NUCLEO ISPETTIVO selezionare “Servizi Veterinari” ed inserire il nome o i nomi del personale che ha effettuato l’Ispezione (ovviamente selezionare altra voce se trattasi per esempio di TPAL, ecc.) o Cliccare su “INSERISCI” . 5. 1) Si apre la seguente finestra : cliccare su “Inserisci campione” • 2) All’interno del riquadro “AGGIUNGI CAMPIONE” alla voce : o “MOTIVAZIONE” selezionare “In Piano di Monitoraggio” ed inserire la voce già presente di default (perché inserita prima) o “NUMERO VERBALE” , spuntare “Inserisci verbale prelievo” ed inserire il riferimento o “DATA PRELIEVO”, inserire la data o “MATRICE” cliccare su “Selezionare Matrice” selezionando poi, nella nuova finestra che si apre, la matrice campionata. (Cliccando sul segno “+” si aprono dei sotto menù) o “TIPO DI ANALISI” cliccare su “Selezionare Tipo di Analisi” selezionando poi, nella nuova finestra che si apre, il tipo di analisi. o “LABORATORIO DI DESTINAZIONE” selezionare “IZSM” o Cliccare su “INSERISCI” . • 3) Si apre la nuova finestra : cliccare su “Controllo Ufficiale” • 4) Si apre la nuova finestra : cliccare su “Chiudi in attesa di esito” • 5) Quando si è in possesso del Rapporto di Prova, accedere a GISA, inserire il codice aziendale, cliccare su “Controlli Ufficiali”. Cliccare sulla data del controllo ancora aperto. • 6) Nel nuovo riquadro, cliccare sul numero di campione : • 7) Cliccare poi su “Inserisci Esito” (in basso a dx) • 8) Inserire i dati richiesti nella nuova finestra • 9) Cliccare su “CHIUDI” per chiudere il campione • 10) Cliccare su “CHIUDI” per chiudere l’Ispezione. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Per le ispezioni verrà utilizzato il Mod 5. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ necessaria la tuta e gli altri DPI utili a poter accedere agli apiari 1.7 LABORATORIO UFFICIALE I laboratori di riferimento sono quelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno 1.8 DURATA Il piano si conclude il 31/12/15 1.9 COSTI E I BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione apistica rilevando la presenza di noxae in atto. 2. PROGRAMMAZIONE In base ai dati storici. 3. VERIFICA Il piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Piano_D28_PIANO DI MONITORAGGIO SUL BENESSERE DEGLI ANIMALI DURANTE LE MANIFESTAZIONI 1. PIANIFICAZIONE Il Piano Nazionale Benessere Animale (PNAA) e gli atti normativi nazionali e comunitari sul benessere animale, al momento non prevedono controlli su alcune linee di attività dove comunque il benessere merita di essere annoverato tra gli oggetti del controllo ufficiale; ad esempio, al momento non esistono atti normativi che definiscano l’obbligo e le eventuali modalità di controllo sul benessere degli animali destinati a partecipare a gare, esposizioni, manifestazioni, attività culturali o sportive. 1.1. SCOPI Si ritiene necessario attuare un a pposito piano di monitoraggio per verificare la corretta movimentazione e le condizioni di benessere degli animali destinati a p artecipare a g are, esposizioni, manifestazioni, attività culturali o sportive, che sono esclusi dal D.L.vo 26 marzo 2001, n.146 (Attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli animali negliallevamenti). 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il piano sarà attuato da Medici Veterinari Dirigenti coadiuvatidai TT.PP.A.L. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA; Nel corso delle ispezioni si procederà anche al controllo documentale degli animali e conseguentemente alla verifica della corretta movimentazione degli stessi. Deve quindi essere verificata la corretta introduzione degli animali alle manifestazioni (documentazione di accompagnamento), la sistemazione ed il benessere durante le gare, esposizioni, manifestazioni, attività culturali o sportive. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I controlli saranno effettuati presso i siti di gara/esposizione sia stabili che temporanei. Il piano prevede l’effettuazione di ispezioni semplici. Essendo effettuate in linee d’attività estemporanee, per la scelta delle manifestazioni dove effettuare i controlli, non s i può applicare un criterio di scelta basato sulla categorizzazione di rischio. I controlli ufficiali sono condotti come da prassi, utilizzando i dispositivi di protezione individuali ritenuti necessari ed individuati di volta in volta a seconda della tipologia di insediamento; 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE L’ispezione dovrà essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Il piano non ne cessita di strumentazione particolare in quanto le ispezioni saranno di natura visiva/documentale 1.7. LABORATORIO DI RIFERIMENTO Non sono previsti campionamenti 1.8. DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2015 1.9. COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. I benefici sono rappresentati dal garantire sia il monitoraggio di spostamenti di animali altrimenti poco controllati, utile nella prevenzione della diffusione delle malattie infettive, sia il controllo su attività sottoposte a particolare attenzione da parte di mass-media ed opinione pubblica. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 – programmazione delle ispezioni ASL ASL ASL ASL AV ASL BN ASL CE NA1 NA2 NaA3 Centro Nord Sud 2 2 2 22 2 2 ASL SA TOT 2 34 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D32_PIANO DI MONITORAGGIO SUL COMMERCIO SU WEB DI ALIMENTI, ANIMALI VIVI E MANGIMI 1. PIANIFICAZIONE Con l’utilizzazione sempre più capillare del web, il commercio via internet si sta incrementando in maniera esponenziale, facendo diminuire la quota del commercio “usuale” cioè quello effettuato negli esercizi di vendita. 1.1 SCOPI Scopo del presente piano è quello di tenere sotto controllo l’e-commerce quando vengono posti in vendita alimenti, animali e mangimi 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE il piano sarà attuato da: 1. Servizi Veterinari AA.SS.LL. per quanto riguarda gli alimenti di origine animale, gli animali ed i mangimi 2. Servizi SIAN delle AA:SS:LL per quanto riguarda gli alimenti non di origine animale Contributi all’esecuzione del Piano possono giungere da altre Autorità e Forze dell’Ordine 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Mediante tale piano viene verificata: • l’avvenuta registrazione delle imprese che effettuano la vendita on line • l’ispezione delle sedi operative per verificarne la conformità alle norme igienico sanitarie 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. Il piano si fonda sul fatto che esistono due tipi di imprese che effettuano il commercio su WEB: il primo è ovviamente dotato di uno stabilimento utilizzato come sede operativa dove si presuppone vengano stoccati gli alimenti, gli animali o i mangimi; il secondo è costituito solo da una sede (a volte corrispondente ad una abitazione privata) dove avviene soltanto l’intermediazione senza deposito dei prodotti. Entrambi devono però effettuare la notifica per la registrazione alle A.C.. In primis verranno consultati i motori di ricerca con parole chiave tipo: vendita alimenti (tutti i tipi), vendita animali, vendita mangimi, la provincia di competenza, il comune di competenza, etc. Nel caso appaiono le home page di imprese che effettuano tale vendita, si deve effettuare una ricerca per verificare la sede operativa di tali imprese. Verrà poi interrogata l’anagrafica del sistema informatico GISA per verificare la corretta registrazione dello stabilimento dell’impresa, o la sede legale nel caso faccia solo da intermediario. Nel caso che l’impresa non sia regolarmente registrata, si procederà ad effettuare l’ispezione dei luoghi e d ella merce, anche con l’ausilio delle Forze dell’Ordine; nel caso l’impresa sia una abitazione privata, si richiederà l’autorizzazione all’accesso alla competente Procura della Repubblica 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema informatico G.I.S.A.. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Le ispezioni non ne cessitano di strumentazione particolare in quanto sono di natura visiva e di controllo documentale 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Se durante i c ontrolli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i la boratori di riferimento sono quelli dell’ARPAC e dell’I.Z.S. di Portici 1.8 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L.. Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà la presenza di alimenti non conformi alla normativa nazionale e comunitaria escludendoli dal commercio. 2. PROGRAMMAZIONE Tab 2. Programmazione minima delle ispezioni TOTALE ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 ASL NA2 Nord ASL NaA3 Sud ASL SA TOT 2 2 2 2 2 2 2 14 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D33_PIANO DI MONITORAGGIO DELLA CONGRUITÀ DEI PIANI DI AUTOCONTROLLO DEGLI STABILIMENTI ALIMENTARI RICONOSCIUTI 1. PIANIFICAZIONE 1.1 SCOPI Scopo del presente piano è quello di verificare le corrette attività di autocontrollo attuate negli stabilimenti riconosciuti che producono prodotti alimentari sia di origine animale che non. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE il piano sarà attuato da: 1. Servizi Veterinari AA.SS.LL. per quanto riguarda gli alimenti di origine animale 2. Servizi SIAN delle AA:SS:LL per quanto riguarda gli alimenti non di origine animale 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il piano verte sul controllo dell’autocontrollo effettuato negli stabilimenti muniti di riconoscimento ex Reg CE 852/04 e 853/04. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. Per la scelta degli stabilimenti, saranno privilegiati quelli che risultano inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Nell’ambito dell’autocontrollo verranno verificate sia le Buone Prassi Igieniche sia la corretta applicazione dei principi dell’HACCP 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema informatico G.I.S.A.. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Le ispezioni non ne cessitano di strumentazione particolare in quanto sono di natura visiva e di controllo documentale 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Se durante i c ontrolli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i la boratori di riferimento sono quelli dell’ARPAC e dell’I.Z.S. di Portici 1.8 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L.. Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà la presenza di alimenti non conformi alla normativa nazionale e comunitaria escludendoli dal commercio. 2. PROGRAMMAZIONE TOTALE ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 ASL NA2 Nord ASL NaA3 Sud ASL SA TOT 2 2 2 2 2 2 2 14 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D34_PIANO DI MONITORAGGIO DELLA CONGRUITÀ DEI PIANI DI AUTOCONTROLLO DEGLI STABILIMENTI ALIMENTARI REGISTRATI 1. PIANIFICAZIONE 1.1 SCOPI Scopo del presente piano è quello di verificare le corrette attività di autocontrollo attuate negli stabilimenti registrati che producono prodotti alimentari sia di origine animale che non. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il piano sarà attuato da: 1. Servizi Veterinari AA.SS.LL. per quanto riguarda gli alimenti di origine animale 2. Servizi SIAN delle AA:SS:LL per quanto riguarda gli alimenti non di origine animale 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il piano verte sul controllo dell’autocontrollo effettuato negli stabilimenti registrati ai sensi dell’art. 6 del Reg CE 852/04. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. Per la scelta degli stabilimenti, saranno privilegiati quelli che risultano inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Nell’ambito dell’autocontrollo verranno verificate sia le Buone Prassi Igieniche sia la corretta applicazione dei principi dell’HACCP 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema informatico G.I.S.A.. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Le ispezioni non ne cessitano di strumentazione particolare in quanto sono di natura visiva e di controllo documentale 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Se durante i c ontrolli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i la boratori di riferimento sono quelli dell’ARPAC e dell’I.Z.S. di Portici 1.8 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L.. Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà la presenza di alimenti non conformi alla normativa nazionale e comunitaria escludendoli dal commercio. 2. PROGRAMMAZIONE TOTALE ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 ASL NA2 Nord ASL NaA3 Sud ASL SA TOT 2 2 2 2 2 2 2 14 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D36_PIANO DI MONITORAGGIO SULLA PRESENZA DI LARVE DI ANISAKIDI IN PREPARAZIONI GASTRONOMICHE CONTENENTI PRODOTTI ITTICI CRUDI O PRATICAMENTE CRUDI. In Italia, l’anisakiasi nell’uomo sembrerebbe ampiamente sottostimata. I casi accertati e segnalati allo stato sono rari e sporadici. La malattia è sostenuta dalle forme larvali di nematodi appartenenti ai generi Anisakis e Pseudoterranova, segnalati in tutti i ma ri del mondo e che riconoscono i mammiferi marini come ospiti definitivi. Come misura di controllo il Regolamento Comunitario 853/CE/2004 all.III sez.VIII capitolo III punto D, come modificato ed integrato dal Regolamento Comunitario n.1276/2011 del 08/12/2011, prevede l’obbligo del congelamento dei prodotti della pesca destinati ad essere consumati crudi o praticamente crudi (obbligo di bonifica), in modo da assicurare la uccisione dei parassiti vivi, potenzialmente pericolosi per la salute del consumatore ed eventualmente sfuggiti all’esame visivo obbligatorio effettuato dall’OSA. Quest’ultimo, infatti, ha l’obbligo di effettuare un controllo sui prodotti della pesca mediante esame visivo, allo scopo di individuare la presenza di parassiti “visibili” nei visceri e n elle carni, di esporre un cartello nel locale di vendita conforme al decreto del 17/07/2003 e, nel caso in cui i prodotti ittici devono essere consumati crudi o praticamente crudi, ovvero inseriti in preparazioni gastronomiche contenenti prodotti ittici crudi o praticamente crudi, l’OSA ha l’obbligo di attuare la “bonifica” mediante freddo dei prodotti della pesca, nei modi previsti dalla normativa cogente. Il grave pericolo per la salute pubblica connesso alla problematica anisakiasi si configura nel momento in cui l’OSA che prepara, vende e/o somministra preparazioni gastronomiche contenenti prodotti ittici crudi o praticamente crudi, non ottempera all’obbligo di bonifica. 1.PIANIFICAZIONE 1.1 SCOPI Sebbene i medici veterinari a monte o l’OSA a valle possano rilevare le larve icto oculi nei prodotti ittici e pertanto escluderli dal commercio, soprattutto quando il controllo è stato effettuato dall’OSA alcune larve possono sfuggire al controllo ispettivo. Inoltre la morte del pesce fa sì che le larve si incistino nel tessuto muscolare contiguo alla cavità celomatica, rendendo le larve di più difficile individuazione. Ciò comporta che il mancato adempimento dell’obbligo di bonifica può aumentare il rischio dell’ingestione di larve di anisakis vive e infestanti. Mediante campionamenti mirati ed il metodo analitico possono essere pertanto messe in evidenza larve sfuggite al controllo visivo e determinare la loro vitalità nel prodotto finito. Il presente piano di monitoraggio ha pertanto lo scopo di: • Verificare il r ispetto dell’obbligo da parte dell’OSA della bonifica mediante freddo dei prodotti ittici destinati ad essere consumati crudi o praticamente crudi ; • Verificare l’effettivo rischio sanitario esistente per l’anisakiasi mediante l’elaborazione statistica dei dati di monitoraggio. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il piano sarà attuato dai Servizi Veterinari delle AASSLL. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Negli stabilimenti oggetto dell’ispezione sarà effettuato un campionamento per la ricerca di larve di anisakidi con metodo digestivo. Devono essere campionate esclusivamente le preparazioni gastronomiche contenenti prodotti della pesca crudi o praticamente crudi, ossia prodotti finiti (ready to eat) a base o contenenti prodotti della pesca crudi, marinati, affumicati, salati o comunque che non abbiano subito un t rattamento idoneo alla uccisione delle larve di anisakidi eventualmente sfuggite all’esame visivo. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE Il campione deve essere composto da n. 4 aliquote o 5 aliquote se trattasi di alimenti confezionati, di cui una da lasciare all’OSA. Ogni aliquota deve contenere almeno 50 grammi di alimento e non deve essere sottoposta a congelamento per la conservazione durante il trasporto e prima delle determinazioni analitiche. Sul frontespizio del verbale Mod 2 de ve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio” e deve essere specificato “anisakiasi”. Deve essere poi spuntato il campo “ □ ricerca” con la semplice dicitura “anisakis spp.” ed il campo “□ altri criteri microbiologici”. In caso di riscontro di positività per presenza di larve di anisakis non vive e non vitali il Servizio veterinario imporrà la revisione delle procedure di HACCP in merito alla corretta esecuzione dell’esame visivo per la ricerca di larve di parassita nel pesce; In caso di riscontro di larve vive e vitali di parassiti nei prodotti alimentari a base di pesce crudo pronti al consumo, come follow up il Servizio Veterinario: 1. Trasmetterà notizia di reato alla Procura competente per violazione all’art. 444 C.P. 2. Notizierà il Servizio Epidemiologia circa la non conformità 3. Potrà richiedere all’OSA, se ritenuto necessario, la revisione delle procedure di HACCP (relativamente alla bonifica delle preparazioni gastronomiche contenenti p rodotti della pesca crudi o praticamente crudi). 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Per l’ispezione deve essere utilizzato il Mod. 5. Per il campionamento deve essere utilizzato il Mod. 2 dove deve essere spuntato il campo □ “Piano di monitoraggio” e d eve essere specificato “anisakiasi”. Deve essere poi spuntato il campo □“ ricerca” con la semplice dicitura “anisakis spp.” ed il campo “□ altri criteri microbiologici”. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE E’ necessario il normale materiale per campionamento. Per la ricerca di anisakidi non è necessario che sul campione sia attuato un rigoroso controllo della catena del freddo. 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Il laboratorio di riferimento è l’Unità Operativa di Microbiologia Alimentare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno Sezione di Salerno, che dispone di una metodica accreditata che impiega il sistema della digestione cloro-peptica. I campioni dovranno essere portati presso le Sezioni provinciali dell’IZSM che provvederanno all’invio dei campioni alla Sezione di Salerno. 1.8 DURATA Il programma si concluderà il 15/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL per le attività istituzionali ed i laboratori ufficiali di analisi Considerando che è indiscussa la presenza della zoonosi almeno sul territorio della provincia di Salerno e che è notevole il consumo di preparazioni gastronomiche contenenti prodotti ittici crudi o praticamente crudi , e tenuto conto che esiste una consolidata tradizione gastronomica in merito ed una elevata vocazione turistica del territorio, nonché l’aumento della richiesta di preparazioni gastronomiche della cucina orientale contenenti pesce crudo, il piano di monitoraggio consentirà di acquisire informazioni necessarie, per una esaustiva valutazione del rischio anisakiasi. Inoltre i controlli eseguiti presso le strutture e le eventuali azioni correttive, assicureranno una più efficace sensibilizzazione dell’OSA a tale problematica, garantendo una maggiore fiducia nel consumatore. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 –programmazione annuale dei Servizi Veterinari Campioni di prodotti a base di pesce crudo ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 0 0 2 5 ASL NA2 Nord 5 ASL NaA3 Sud 5 ASL SA 8 TOT 25 3. VERIFICA A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D37_PIANO DI MONITORAGGIO SUL BENESSERE IN STABILIMENTI/AZIENDE DOVE SONO CONCENTRATI ANIMALI NON DPA 1.PIANIFICAZIONE Il Piano Nazionale Benessere Animale (PNBA) e gli atti normativi nazionali e comunitari sui benessere animale al momento prevedono controlli solo su determinate specie animali, limitandoli sia alle specie detenute per allevamento [destinati alla produzione di alimento (DPA)] sia prevedendo in azienda un numero minimo di animali per essere sottoposti a verifica. Già nel 2014 la Regione Campania ha elaborato un E XTRA PNBA prevedendo "ispezioni in allevamenti il cui controllo era previsto dal PNBA, ma che al momento del controllo risultano non possedere più le caratteristiche richieste e pertanto non possono essere annoverati tra i controlli previsti dalla sua programmazione" nonché "ispezioni in allevamenti che non fanno parte della programmazione del PNBA in quanto non hanno le caratteristiche richieste". Il riferimento al PNBA aveva, di fatto, escluso dal campo di applicazione la verifica del benessere animale nelle specie domestiche detenute dall'uomo per compagnia. 1.1 SCOPI Alla luce della crescente attenzione verso il mondo degli animali non destinati alla produzione di alimento (nDPA), identificabili con tutte le specie domestiche che sono detenute dall'uomo per compagnia (pets), si ritiene opportuno prevedere controlli ufficiali nelle strutture in cui sono detenuti, a qualsiasi titolo, tali animali [commercio (DGRC 593/2006), ricoveri, gattili, strutture veterinarie, etc.]. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il piano sarà attuato da Medici Veterinari Dirigenti coadiuvatidai TT.PP.A.L. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA La corretta detenzione, il mantenimento dello stato di benessere e l'assenza di maltrattamento nelle specie domestiche nDPA 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE; Il piano prevede l’effettuazione di ispezioni semplici. Dovendosi effettuare prevalentemente in strutture in cui sono già previsti controlli ufficiali per altri piani di monitoraggio è già prevista una categorizzazione per gran parte delle strutture ove tali animali sono detenuti. I controlli ufficiali sono condotti come da prassi, utilizzando i dispositivi di protezione individuali ritenuti necessari ed individuati di volta in volta a seconda della tipologia di insediamento 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE L’ispezione dovrà essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE non vi è la necessità di strumentazione particolare in quanto le ispezioni saranno di natura visiva/documentale. 1.7 LABORATORIO UFFICIALE Non è prevista attività di campionamento 1.8 DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2015. 1.9 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. I benefici sono rappresentati dal garantire la corretta detenzione, il ma ntenimento dello stato di benessere e l 'assenza di maltrattamento nelle specie domestiche nDPA, attesa la particolare attenzione da parte di mass-media ed opinione pubblica per tali animali. 2.PROGRAMMAZIONE ASL AV 15 Tabella 1 – programmazione prevista – numero ispezioni ASL BN ASL CE ASL NA1 ASL NA2 ASL NA3 15 15 60 15 15 ASL SA 15 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D4_PIANO DI MONITORAGGIO SUL QUADRO INFETTIVO E PARASSITOLOGICO IN CANI OSPITATI NEI CANILI DELLA REGIONE CAMPANIA 1. PIANIFICAZIONE 1.1 SCOPI Gli endo ed ectoparassiti costituiscono un problema di grande importanza sia per i cani padronali che per quelli randagi/vaganti, nonché per quelli ospitati nei canili. La vita in canile è considerata un fattore di rischio per numerose parassitosi, quali ascaridiosi, ancilostomosi, trichurosi, coccidiosi e giardiasi. Le particolari condizioni presenti nei canili favoriscono, infatti, la diffusione di infezioni parassitarie, soprattutto nel caso in cui non sia presente una zona di quarantena per i neo arrivati e siano ospitati un num ero elevato di animali. Inoltre, alcune specie parassitarie dei cani sono responsabili di zoonosi e quindi esiste la possibilità di contagio sia per il personale che lavora a contatto con gli animali, sia per i p rivati ai quali gli animali vengono successivamente affidati. Ricordiamo, ad esempio, come l’ingestione di uova mature di Toxocara da parte dell’uomo possa provocare la sindrome da “larva migrans” e come i c ani siano ritenuti responsabili della trasmissione all’uomo di infezioni sostenute da protozoi del genere Giardia e Cryptosporidium molto pericolosi soprattutto per i bambini e per i soggetti immunodepressi. Per quanto concerne gli ectoparassiti (pulci, pidocchi, zecche ed acari), altre al danno diretto che essi provocano (sottrazione di sangue, reazione allergiche, azione tossico/paralizzante), deve essere considerata la loro straordinaria capacità di trasmettere agenti patogeni (virus, batteri, protozoi ed elminti), molti dei quali agenti di zoonosi. Il ruolo del cane come reservoir di malattie zoonosiche costituisce un r ilevante problema di salute pubblica in tutto il mondo. I cani, infatti, sono inseriti nella catena epidemiologica di circa 60 malattie zoonosiche di origine parassitaria. Le patologie trasmesse da vettori (VBDs) che interessano il cane ospitato in canile assumono grande importanza per il lo ro impatto sulla salute e s ul benessere degli stessi, ma anche perché alcune di queste sono zoonosi. In alcune circostanze il cane agisce come serbatoio di infezione per la popolazione umana, in altri casi può rappresentare un’importante sentinella per la rilevazione e la caratterizzazione di diverse malattie zoonotiche. Pertanto, l'identificazione degli agenti patogeni nei cani potrebbe assumere valore, in questo caso, oltre che nella gestione dei cani affetti, anche al fine di sviluppare strategie attive in caso di esposizione della popolazione umana. Le infezioni causate da patogeni come Ehrlichia, Borrelia e R ickettsia spp sono sempre più frequentemente rilevate a livello mondiale. Tuttavia, a livello europeo, vi sono poche ricerche circa la prevalenza di malattie trasmesse da vettori nei cani o la sieroprevalenza comparativa per vari organismi in specifiche aree geografiche d'Europa. In particolare in Italia, è d ifficile valutare la reale prevalenza di infezione da diversi agenti patogeni a cau sa della limitata quantità di dati, nonché delle difficoltà nel confrontare dati provenienti da studi che utilizzano strumenti diagnostici diversi. Inoltre, la prevalenza di infezione da parte di vettori patogeni può anche variare a seconda dell’area geografica interessata. Per esempio, la prevalenza di infezione da E. canis nei cani stimata attraverso indagini sierologiche varia dal 14,9% nel Sud Italia al 46,7% in Sardegna. Al contrario, la prevalenza globale di infezioni Ehrlichia canis tra i 601 cani italiani stimata mediante PCR real-time è inferiore a quella registrata mediante indagini sierologiche, con una maggiore diffusione al sud (9,7%), rispetto al centro (8%) e al settentrione (2,9%) d’Italia. Di fatto, queste differenze sono dovute ai diversi metodi utilizzati in ogni studio, ma anche al fatto che il rischio di infezione da E. canis varia in funzione di fattori locali (ad esempio, la concentrazione ambientale del vettore ed i suoi modelli di attività). Studi in materia di Borrelia burgdorferi nei cani sono scarsi in Italia. Borrelia burgdorferi sensu lato e diverse "genospecie" sono state rilevate in zecche raccolte nel nord e centro Italia. Anche se anticorpi anti-B. burgdorferi sono stati rilevati mediante immunofluorescenza indiretta in un c ane malato proveniente dalla Sicilia, non sono attualmente disponibili dati di prevalenza per infezioni da Borrelia nei cani. Pertanto, poiché il cane rappresenta un’eccellente sentinella per la rilevazione e la caratterizzazione delle zoonosi trasmesse da vettori, modelli di esposizione a car attere regionale possono essere facilmente impostati attraverso studi epidemiologici che impieghino sieri di cani. Nell'ottica di una migliore caratterizzazione dei modelli di esposizione a patogeni trasmessi da vettori nei cani del sud Italia potrebbe essere dunque interessante avviare uno studio relativo alla prevalenza di esposizione nei confronti Ehrlichia canis, Borrelia burgdorferi e Rickettsia conorii in campioni di siero di popolazioni canine ospitate nei canili pubblici presenti nella Regione Campania. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il presente piano sarà attuato da: • Servizi Veterinari ASL • CRIUV 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Valutare la presenza e la diffusione dei principali endo ed ectoparassiti nei cani ospitati nei canili della Regione Campania con valutazione del rischio zoonosico per poi approntare specifici protocolli di controllo. Per il raggiungimento dell’obiettivo generale prefissato, la ricerca, articolata in tre anni, si propone di: 1) Valutare la presenza e la diffusione dei principali endo ed ectoparassiti nei cani ospitati in 42 canili della Regione Campania. 2) Valutare le possibilità, in base ai dati riscontrati, d i proporre programmi di trattamento con antiparassitari e/o in terventi ambientali verso protozoi, nematodi e cestodi. Valutare la presenza e la diffusione di alcuni agenti infettivi nei cani ospitati nei canili della Regione Campania con valutazione del potenziale rischio zoonosico per poi approntare specifici protocolli di controllo. Per il raggiungimento dell’obiettivo generale prefissato, la ricerca, articolata in tre anni, si propone di: 1) Effettuare la ricerca di anticorpi, sui cani ospitati, per Borrellia Burgdoferi, Ricketsia Conori ed Ehrlichia Canis attraverso metodica Elisa indiretta; 2) Effettuare indagine sierologica, sui cani ospitati, per la ricerca di Brucella Canis; 3) Effettuare indagine batteriologica, attraverso la raccolta di tamponi auricolari dei cani ospitati, sintomatici e non; 4) Effettuare indagine batteriologica, attraverso la raccolta di tamponi rettali dei cani ospitati, per la ricerca di Campylobacter jejuni. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE In ciascun canile di quelli prescelti saranno campionati 20 box mediante un c riterio di campionamento sistematico; nel caso in cui fossero presenti meno di venti box, saranno campionati tutti i box del canile. I campioni di copros saranno prelevati direttamente dal pavimento del box, costituendo un pool. Lo stesso verrà riposto in un barattolo con tappo a vite servendosi di un abbassalingua monouso. 2 Una volta eseguiti tutti gli esami, per ogni canile sarà compilata una scheda, che fornisce informazioni r iguardo la zona territoriale di provenienza dei cani ed il quadro parassitologico riscontrato. I campioni di sangue ed i tamponi auricolari e rettali saranno effettuati su un singolo cane all’interno dei box selezionati; tale soggetto verrà individuato random secondo l’anzianità di soggiorno e l’età. Una volta eseguiti gli esami previsti dal Piano, per ogni canile sarà compilata una scheda, che fornirà informazioni relative al quadro infettivo riscontrato. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come in ogni altro tipo di ispezione, sarà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo sarà poi inserito nel sistema informatico regionale G.I.S.A. L’inserimento dei dati sarà effettuata in Macroarea I.U.V., sezione Canili, aggiungendo il controllo ufficiale e selezionando il piano di monitoraggio de quo. I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Le ispezioni necessitano delle attrezzature idonee al prelievo dei substrati previsti 1.7 LABORATORIO UFFICIALE I campioni verranno lavorati nei laboratori de l CRIUV presso il POV, dell’IZSM ed in quelli dell’Università. 1.8 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E I BENEFICI Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L.. Per quanto riguarda i benefici, tale piano evidenzierà la presenza e la diffusione dei principali ecto ed endoparassiti nonché la presenza di alcuni agenti infettivi nei canili monitorati; ciò permetterà di proporre specifici programmi di trattamento da osservare nei canili sottoposti a controllo al fine di ridurre la carica infettante ed infestante degli agenti zoonotici. 2. PROGRAMMAZIONE Tab. 1 programmazione delle ispezioni ASL AV ASL BN 3 3 ASL CE ASL NA1 3 3 ASL NA2 Nord 3 ASL NaA3 Sud 3 ASL SA TOT 3 21 3 Al fine di una migliore efficienza dell’attività di controllo dei Servizi Veterinari, l’accesso ai canili degli addetti afferenti al CRIUV ed all’Università sarà concomitante a q uello effettuato dal personale ASL per la effettuazione dei controlli ufficiali. 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte del CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Il CRIUV analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche 4 Piano_D5_PIANO DI MONITORAGGIO SULL’ANAGRAFE DEI CANI PADRONALI 1. PIANIFICAZIONE L’iscrizione del cane all’anagrafe canina regionale è attuata previa apposizione sottocutanea di microchip a cui segue la contestuale registrazione in BDR . Tale procedura è fondamentale per prevenire il fenomeno dell’abbandono dei cani e il conseguente incremento della popolazione canina randagia. L’apposizione del microchip è obbligatoria e la disattenzione di tale norma è punita come illecito amministrativo ai sensi della normativa vigente. 1.1 SCOPO Il monitoraggio dell’avvenuta apposizione del microchip dei cani e la contestuale iscrizione in BDR Anagrafe Canina, è una delle azioni per concorrere al raggiungimento di uno degli obiettivi strategici regionali come elencati nel cap. I del P.R.I. Lo scopo del Piano è pertanto quello di avere un riscontro sulla effettiva ottemperanza alla normativa oltre a beneficiare di un effetto preventivo determinato dalla presenza di un controllo attivo sui proprietari. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE L’Autorità coinvolta nello svolgimento del Piano sono i Servizi Veterinari delle AA.SS.LL coadiuvati, quando possibile, dalle Polizie Municipali 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il Piano prevede la verifica dell’avvenuto inserimento del microchip e della conseguente registrazione del cane nella BDR Anagrafe Canina relativamente ai cani: condotti per strada detenuti presso gli operatori commerciali detenuti da privati nelle proprie abitazioni detenuti in aziende zootecniche 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE In caso di riscontro di cani non m uniti di microchip, dovrà essere contestato o not ificato al proprietario (se noto) o al conduttore (il quale in mancanze di informazioni certe sull’identità del proprietario, deve presumersi essere esso stesso il proprietario) un processo verbale di illecito amministrativo (Mod. 7) per violazione alla L.R. 16/01 punita con sanzione amministrativa da € 77 a € 464 ai sensi dell’art. 17 stessa norma. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE; Ad ogni cane o gruppo di cani appartenenti ad un padrone, corrisponde una ispezione; ad ogni ispezione dovrà essere redatto un Mod 5. Nelle ispezioni presso i privati e/o presso le aziende zootecniche, esiste la possibilità che non si ritrovino cani; in tal caso l’accesso comporta in ogni caso l’avvenuta effettuazione di una ispezione. Ogni ispezione dovrà essere inserita in GISA. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE I funzionari che effettuano il controllo saranno dotati di lettore per microchip e di computer per il collegamento simultaneo alla BDR. 1.7 LABORATORIO UFFICIALE non sono previste attività di campionamento 1.8 DURATA Il Piano si concluderà il 31/12/2015. 1.9 COSTI E BENEFICI Il Piano non prevede costi aggiuntivi; prevede i benefici conseguenti alla diminuzione della popolazione canina randagia. 2. PROGRAMMAZIONE Tab 1 programmazione controlli: ASL AVELLINO BENEVENTO CASERTA NA 1 CENTRO NA 2 NORD NA 3 SUD SALERNO TOT N. ispezioni su N. ispezioni N. ispezioni su cani condotti negli operatori cani da per strada commerciali controllare detenuti da privati 500 50 100 500 50 100 500 50 100 1.700 20 100 500 50 100 500 50 100 500 50 100 4700 320 700 N. ispezioni per controllo cani detenuti in aziende zootecniche 100 100 100 20 100 100 100 620 3. VERIFICA A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a v erifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i d ati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di registrazione Piano_D6_PIANO DI MONITORAGGIO SUL BENESSERE ANIMALE NEI CANILI 1. PIANIFICAZIONE La permanenza in canile rappresenta un evento stressante per il cane, che vi giunge spesso dopo la drammatica esperienza dell’abbandono e del vagabondaggio. A questa esperienza si aggiunge la cattura, che può avvenire in modo più o meno traumatico. Il cane inizia, quindi, la sua permanenza in canile, in un ambiente che, per quanto rispondente alle norme previste dalle diverse legislazioni nazionali e locali, può costituire una possibile fonte di stress sia per le mutate condizioni ambientali sia per il profondo cambiamento che subisce la relazione con l’essere umano trattandosi inevitabilmente di un ambiente estraneo e ricco di stimoli inconsueti. Il cambiamento nella qualità e frequenza della relazione con l’uomo rappresenta l’elemento che incide in modo sostanziale sul benessere dell’animale, a questo vanno sommati il mutamento della dieta, del confinamento in uno s pazio chiuso e la perdita della routine quotidiana. Per il cane, animale sociale per eccellenza, la perdita del rapporto con l’essere umano di riferimento costituisce, infatti, un serio motivo di sofferenza. Indubbiamente, le situazioni peggiori in rapporto allo stato di benessere vengono rilevate nei primi mesi di permanenza nel canile (in genere 2 o 3). Successivamente si assiste ad una “normalizzazione” del comportamento: si assiste da parte dell’animale ad un adattamento al nuovo ambiente. Questi tentativi possono avere esito positivo e quindi l’animale si può c onsiderare “adattato” alla nuova condizione di vita. Altre volte i tentativi di rapportarsi all’ambiente possono fallire con conseguenze negative sullo stato generale dell’animale. Qualche volta l’animale riesce ad adattarsi solo con grandi difficoltà o a non adattarsi affatto, manifestando così tipiche alterazioni comportamentali indice di malessere. I fallimenti e le difficoltà nel rapportarsi al nuovo ambiente del canile sono indicatori di scarso benessere e, in termini pratici, possono tradursi in: - ridotta aspettativa di vita; - peggioramento della crescita e\o decadimento organico; - presenza di traumi e ferite; - maggiore suscettibilità alle malattie; - comportamenti anomali. La sofferenza e lo scarso stato di benessere spesso si manifestano insieme, ma si può verificare che l’animale non soffra, pur trovandosi in condizioni di scarso Benessere. Ad oggi non esiste una definizione univoca del concetto di Benessere, infatti il mondo scientifico affronta tale tematica seguendo differenti linee di pensiero: - Il benessere dipende dalle sensazioni e d alle esperienze vissute dall’animale coscientemente, considerando esclusivamente le situazioni di cui l’animale è conscio, come capaci di contribuire positivamente o negativamente al suo benessere; - Il benessere rappresenta “lo stato dell’animale relativo ai suoi sforzi per far fronte alle condizioni ambientali cui va incontro”; - Il benessere è uno stato completo di salute sia fisico sia mentale, in cui l’animale è in armonia con il suo ambiente; - Il benessere rappresenta il soddisfacimento dei bisogni fisici, ambientali, nutritivi, comportamentali e sociali dell’animale o di gruppi di animali sotto la cura, la supervisione o l’influenza delle persone. La definizione più facilmente apprezzabile risulta quella delle cosiddette “cinque libertà”, enunciate dal Farm Animal Welfare Council nel 1991, secondo la quale gli animali devono essere protetti e quindi liberi: 1. dalla fame e dalla sete; 2. da una stabulazione inadeguata e dalle intemperie; 3. dalle malattie e dalle ferite; 4. dalla paura e dall’ansia; 5. devono essere liberi di esprimere un repertorio comportamentale normale per la loro specie. Le prime tre libertà sono facilmente misurabili e relativamente semplici da garantire agli animali in quanto palesemente standardizzabili. Differentemente molto più complesso è garantire l’assenza di paure e an sie e, di conseguenza, la libertà di espressione del repertorio comportamentale speciespecifico di animali ricoverati in strutture adibite a canili. La valutazione del Benessere coinvolge una serie di risposte che l’animale mette in atto per adattarsi all’ambiente in cui si trova. L’organismo, infatti, risponde alle varie situazioni non s olo con cambiamenti comportamentali, primi e precoci segni di necessità e di adattamento, ma anche con meccanismi fisiologici e immunitari, che possono avere ripercussioni sullo stato di salute e di accrescimento. Per questo motivo gli studi relativi al Benessere, sempre più frequentemente prendono in considerazione una serie di reazioni che vengono comunemente chiamati “indicatori di adattamento”. 1.1 SCOPI Pertanto scopo del presente piano è quello di testare un tipo di valutazione del benessere animale sul campo basato sull’osservazione di una gamma di parametri raggruppabili in due categorie: - Animal-based criteria, parametri diretti rilevabili cioè direttamente sugli animali; Design criteria, parametri indiretti relativi all’ambiente in cui gli animali vivono e alla sua gestione (Scipioni R., et al., 2009). Gli animal-based criteria hanno il pregio di misurare direttamente il Benessere, poiché rilevano lo stato dell’animale stesso, la reattività e la capacità di adattamento a specifici ambienti. In questa categoria rientrano i parametri fisiologici, quelli comportamentali e quelli relativi allo stato di salute; la loro registrazione può, pe rò, richiedere troppo tempo e a volte risultare difficoltosa. I design criteria, invece possono consentire una valutazione relativamente semplice dell’ambiente in cui gli animali risiedono e della sua gestione, in quanto sono spesso facilmente rilevabili, si riferiscono ad esempio alle dimensioni delle varie strutture, alla qualità dell’alimentazione, alla numerosità dei gruppi di animali, ma non s ono sufficienti da soli a definire il benessere dell’animale; essi rappresentano punti critici o fattori di rischio. Un'attenta valutazione delle relazioni e delle interazioni tra i d iversi fattori quali: tipologia delle strutture, management e rilievi sugli animali (patologie, reattività comportamentale, parametri ematici) renderà possibile determinare l'importanza di tali fattori nella definizione dello stato di Benessere degli animali allevati. I risultati ottenuti potranno così essere utilizzati per selezionare i parametri più importanti da usare nello strumento di valutazione del benessere in campo. Il Piano si propone di acquisire, dunque, nuove informazioni circa la correlazione tra confinamento di cani in canile, conduzione e management del canile/rifugio ed indicatori di benessere/malessere da ricercare su soggetti vivi. Gli indicatori studiati dovranno dimostrarsi validi in accordo a metodi biostatistici validati. L’eventuale significatività dei risultati ottenuti potrà risultare utile in strategie di miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti mediante accorgimenti mirati. Ulteriore scopo del presente Piano è quello di fornire una banca dati dei profili comportamentali preliminari dei soggetti valutati. Tali dati, dopo opportuna elaborazione, saranno inseriti nel sistema informatico BDR Anagrafe Canina e potranno risultare di valido ausilio nella corretta gestione dei soggetti ospitati. In particolare, ai soggetti verrà accoppiata una indicazione del livello di adottabilità (adottabilità immediata, adottabilità con riserva, adottabilità difficile). Tale parametro, può supportare una corretta e consapevole adozione, minimizzare i rischi di rientro in canile e di abbandono. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il piano sarà attuato da: • • Servizi Veterinari ASL CRIUV 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. Il Benessere del cane ospitato in canile è uno degli argomenti di maggior attualità nel nostro Paese, dove Leggi Nazionali e Regionali (Legge 281 del 14 Agosto 1991: Legge Quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo recepita in Campania con la Legge 286\91) regolamentano tale problematica. In ottemperanza alla vigente normativa in materia e al crescente interesse dell’opinione pubblica relativamente al Benessere animale ci si è proposti di valutare dettagliatamente e con metodologia scientifica, i parametri che influenzano il Benessere dei cani ospitati in canile. La sezione di Fisiologia del Dipartimento di Strutture, Funzioni e Tecnologie Biologiche dell’Università Federico II, ha messo a punto una metodica innovativa, che prevede l’osservazione comportamentale diretta di tutti i cani presenti all’interno di un box di un canile e l’esecuzione di un test comportamentale preliminare che, con il presente Piano, si intendono utilizzare per effettuare un monitoraggio del Benessere nei canili presenti nel territorio regionale ed una indicazione del livello di adottabilità dei soggetti esaminati 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE L’esecuzione di tale Piano prevede l’esecuzione delle seguenti procedure: 1.4.1 METODICA OSSERVAZIONALE SPERIMENTALE. Consta di due parti: 1.4.1.1. PARTE PRELIMINARE: in ogni canile verrà compilata una scheda di raccolta dati a cura del Direttore Sanitario della struttura. 1.4.1.2. PARTE SPERIMENTALE: osservazione comportamentale diretta dei cani ricoverati in box. Tale metodica prevede la valutazione di alcuni parametri in diverse condizioni, e precisamente: a due metri di distanza dal box con operatore in piedi, davanti alla porta del box ed infine con operatore inginocchiato e con la mano poggiata al reticolato della porta del box. Tale procedura comporta un graduale avvicinamento fisico dell’operatore ai cani con crescente grado di interazione con l’uomo. I dati relativi alla reazione di ciascun cane presente nei box viene valutata a differenti tempi (tempo 0, ovvero a 30 secondi - tempo I, ovvero a 1 minuto - tempo 2, ovvero 3 m inuti). In tal modo è valutato il tempo di adattamento alla nuova situazione presentata e conseguentemente in quanto tempo si ristabilisce all’interno del gruppo una condizione di calma. I parametri presi in considerazione sono i seguenti: distanza di evitamento, vocalizzazioni, grado di socializzazione con conspecifici e con l’uomo, aggressività (tipologie e grado), presenza di stereotipie (tipologie e grado), attività locomotoria, analisi dell’ansia e della paura, stato di nutrizione. 1.4.2. METODICA STANDARDIZZATA DI RILIEVO DELLO STRESS. All’interno dei box campionati verranno effettuati prelievi su differenti substrati biologici per la determinazione del cortisolo. Il cortisolo rappresenta un valido indicatore di stress, pertanto secondo quanto dettato dalla comunità scientifica si procederà ad effettuare sia uno screening di massa sia uno screening individuale sui seguenti campioni biologici, al fine di determinare lo stress acuto e cronico: - campioni fecali: valutazione del cortisolo fecale per uno screening di massa, finalizzato alla valutazione dello stress cronico. I campioni fecali saranno prelevati dal pavimento del box, prestando particolare attenzione all’ottenimento di un pool di feci. -campioni ematici: valutazione del cortisolo ematico per uno screening individuale. I prelievi verranno effettuati nel cane soggiornante in box da più tempo e, a parità di condizioni, da quello più anziano. 1.4.3. ESECUZIONE TEST COMPORTAMENTALI SINGOLI I soggetti esaminati verranno sottoposti ad un test (caratteristiche peculiari sono rappresentate dalla semplicità, velocità, ripetibilità) che consente l’ottenimento di un profilo comportamentale preliminare di tali soggetti. Tale test, derivante da una variante semplificata dei modelli presenti in letteratura, consente di poter allestire una banca dati dei profili dei soggetti esaminati. I parametri esaminati sono i seguenti: stato generale, presenza o assenza di anomalie comportamentali osservabili, tolleranza alle manipolazioni. In base all’attribuzione dei suddetti parametri, ad ogni soggetto verrà attribuita una indicazione relativa all’adottabilità. In particolare verrà fornito un suggerimento relativo alla immediatezza, alla riserva e al la difficoltà di adozione del soggetto testato. Tale dato fornisce una preliminare indicazione del temperamento del soggetto, fornendo uno strumento immediato e di facile consultazione che potrà essere utilizzato per la corretta gestione di una potenziale adozione. Per la sua semplicità il test non costituisce motivo di stress. Qualora il soggetto in seguito alla preliminare osservazione venga considerato riluttante all’interazione (segnali e posture ambivalenti e\o aggressive, freezing etc) non verrà sottoposto all’esecuzione del test nel rispetto del suo Benessere. 1.4.4. CRONOPROGRAMMA L’esecuzione di tale piano prevede un pr ogramma triennale, in cui verranno sottoposti ad ispezione 42 c anili autorizzati della regione Campania, scelti in maniera randomizzata dall’elenco pubblicato in Home Page della BDR Anagrafe Canina Per ogni annualità verranno eseguite tutte le metodiche suindicate. In particolare: per ciascun anno di attività gli obiettivi prefissi consistono nell’eseguire l’ispezione di 14 canili autorizzati della Regione Campania. In tali canili verranno effettuate le indagini esposte nelle istruzioni operative. In particolare, ogni sopralluogo prevederà l’esecuzione di tre step: metodica osservazionale sperimentale, metodica standardizzata di rilievo dello stress, esecuzione di test comportamentali singoli. Tali indagini verranno eseguite sui box campionati. I box campionati saranno≤ a 20 in ciascun canile esaminato (Il numero di box da campionare è scelto in rapporto al numero totale dei box presenti in canile. Previa visura della piantina della struttura, verranno scelti un numero di box significativi non superiore a 20 che possa coprire l’intera area della struttura, in maniera da ottenere un campionamento randomizzato uniforme). R elativamente all’esecuzione dei test comportamentali, essi verranno effettuati su singoli soggetti residenti nei box campionati. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come in ogni altro tipo di ispezione, sarà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non c onformità eventualmente riscontrate. Il controllo sarà poi inserito nel sistema informatico regionale G.I.S.A.. L’inserimento dei dati sarà effettuata in Macroarea I.U.V., sezione Canili, aggiungendo il controllo ufficiale e selezionando il pi ano di monitoraggio de quo. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Le ispezioni necessitano delle attrezzature necessarie al prelievo dei substrati previsti. 1.7 LABORATORIO UFFICIALE I campioni verranno esaminati presso i Laboratori dell’Università. 1.8 DURATA Tale progetto si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E I BENEFICI Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L.. Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà lo stato di benessere dei cani detenuti nei canili secondo parametri innovativi e scientifici 2. PROGRAMMAZIONE Secondo quanto riportato nei DPAT. Al fine di una migliore efficienza dell’attività di controllo dei Servizi Veterinari, l’accesso ai canili degli addetti afferenti al CRIUV sarà possibilmente concomitante a quello effettuato dal personale ASL nel corso dell’esecuzione dei controlli ufficiali. 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte del CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Il CRIUV analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D7_PIANO DI MONITORAGGIO SUGLI ESERCIZI DI VENDITA E SOMMINISTRAZIONE A VOCAZIONE ETNICA 1. PIANIFICAZIONE Il piano verte sull’ispezione delle imprese a vocazione “etnica” nella fase di deposito all’ingrosso, vendita al consumatore finale, e somministrazione. 1.1 SCOPI La pianificazione del piano si è r esa necessaria in considerazione del crescente volume di merci importate dai paesi terzi e vista l’importanza dei punti di scambio presenti sul territorio campano come i p orti di Napoli e Salerno e l’aeroporto di Capodichino. La pianificazione del piano è necessaria anche per combattere il fenomeno dell’importazione illecita di prodotti come evidenziato dai controlli effettuati negli anni scorsi; durante tali controlli si è accertata la presenza sul territorio campano di una grossa quantità di alimenti importati illegalmente, soprattutto dall’Estremo Oriente, in difformità alla legislazione sanitaria nazionale e comunitaria 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE il piano sarà attuato da: 1. Servizi Veterinari AA.SS.LL. per quanto riguarda gli alimenti di origine animale 2. Servizi SIAN delle AA:SS:LL per quanto riguarda gli alimenti non di origine animale Contributi all’esecuzione del Piano possono giungere dalle seguenti Autorità: • PIF - Posto d’Ispezione Frontaliero • UVAC- Ufficio Veterinario Adempimenti Comunitari • USMAF - Ufficio Sanità Marittima ed aerea Frontaliera Durante l’attuazione del piano possono essere coinvolte altre Autorità che implementano l’efficacia e l’efficienza dei controlli ufficiali. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Mediante tale piano viene verificata la conformità degli alimenti importati lungo tutta la fase della commercializzazione (deposito all’ingrosso, vendita al dettaglio, somministrazione). 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. Per la scelta degli stabilimenti, saranno privilegiati quelli che risultano inseriti nella categoria di rischio 5 per poi passare alle altre categorie in ordine decrescente. Pertanto sarà verificata la eventuale presenza di alimenti di cui è vietata l’importazione, la conformità dell’etichettatura degli alimenti, la loro rintracciabilità, il controllo documentale in genere, le modalità di conservazione in relazione alle loro caratteristiche intrinseche 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema informatico G.I.S.A.. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Le ispezioni non necessitano di strumentazione particolare in quanto sono di natura visiva e di controllo documentale 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Se durante i controlli ufficiali saranno effettuati campionamenti, i laboratori di riferimento sono quelli dell’ARPAC e dell’I.Z.S. di Portici 1.8 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L.. Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà la presenza di alimenti non conformi alla normativa nazionale e comunitaria escludendoli dal commercio. 2. PROGRAMMAZIONE Tenuto conto di: distribuzione degli immigrati extracomunitari nel territorio campano come rilevato dai report delle Autorità competenti della vicinanza ai punti di interscambio (porti ed aeroporti) delle abitudini alimentari degli immigrati delle informazioni assunte dalle AA.SS.LL. circa la rilevazione della presenza di imprese “etniche” nei territori di competenza il numero annuale di ispezioni previste è stato così distribuito: TOTALE ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 ASL NA2 Nord ASL NaA3 Sud ASL SA TOT 9 9 9 27 9 18 9 90 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche Piano_D8_PIANO DI MONITORAGGIO PER LA VERIFICA DEI PARAMETRI DEL LATTE CRUDO NELLE AZIENDE ZOOTECNICHE 1. PIANIFICAZIONE 1.1 SCOPI Il Piano di monitoraggio è pianificato per verificare il rispetto dei requisiti del latte crudo presso le aziende zootecniche; esso consente di effettuare il controllo delle procedure di autocontrollo che il produttore primario ha l’obbligo di attuare nel corso dell’intero anno. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il piano sarà attuato dai Servizi Veterinari delle AA.SS.LL. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Il piano verte sull’effettuazione di campioni ufficiali per la verifica del rispetto dei criteri previsti per il latte crudo e per il colostro stabiliti dal Reg CE 853/04 all. III, Sez IX, parte III, punto 3. Tale norma stabilisce che: a. Gli operatori del settore alimentare devono porre in atto procedure intese a garantire che il latte soddisfi i seguenti criteri: i) nel caso del latte vaccino crudo: carica batterica a 30°C (per ml) ≤ 100 000 (*) conta di cellule somatiche (per ml) ≤ 400 000 (**) (*) Media geometrica mobile, calcolata su un periodo di due mesi, con almeno due prelievi al mese. (**) Media geometrica mobile, calcolata su un periodo di tre mesi, con almeno un prelievo al mese, salvo indicazione da parte dell'autorità competente di una diversa metodologia che tenga conto delle variazioni stagionali dei livelli di produzione. ii) per il latte crudo proveniente da altre specie: carica batterica a 30°C (per ml) ≤ 1 500 000 (*) (*) Media geometrica mobile, calcolata su un periodo di due mesi, con almeno due prelievi al mese. b. se il latte crudo di animali diversi dalle vacche è destinato alla fabbricazione di prodotti fatti con latte crudo mediante un processo che non comporta alcun trattamento termico, gli operatori del settore alimentare devono prendere misure affinché il latte crudo utilizzato soddisfi il criterio seguente: carica batterica a 30°C (per ml) ≤ 500 000 (*) (*) Media geometrica mobile, calcolata su un periodo di due mesi, con almeno due prelievi al mese. La nota DGISAN prot. 0030204-P-04/09/2012 chiarisce che nei casi in cui i controlli previsti dal Reg. CE 853/04 vengano effettuati per conto del produttore primario, da o per conto dell’operatore che raccoglie o trasforma il la tte, o da parte di associazioni di categoria/consorzi, la relativa documentazione deve comunque sempre essere acquisita da parte dell’operatore e resa disponibile, presso lo stesso, ai fini dei controlli ufficiali. 1.4 ISTRUZIONI OPERATIVE Nella individuazione delle aziende zootecniche da sottoporre a monitoraggio, attenendosi ad un criterio basato sul rischio, s i darà precedenza a quelle classificate nella categoria di rischio 5; laddove il numero di campioni assegnato dovesse superare quello della aziende di categoria 5, si procederà con quelle di categoria 4 e così via. In una prima fase, presso ciascuno degli allevamenti individuati secondo il criterio sopra descritto, si procederà come segue: allevamenti produttori di latte bovino: saranno effettuati contestualmente n. 1 c ampione di latte/anno per la determinazione della carica batterica a 30°C e n. 1 c ampione di latte/anno per la conta delle cellule somatiche; allevamenti produttori di latte bufalino, ovino, caprino: sarà effettuato n. 1 campione/anno per la determinazione della carica batterica a 30°C. Il campione ufficiale, essendo il latte crudo una matrice altamente deperibile, sarà costituito da una sola aliquota, garantendo all’interessato il d iritto alla difesa mediante l’attivazione delle norme previste dall'art. 223 de l D. Lgs 271/89, comunicando il luogo, giorno e ora dell'inizio delle operazioni analitiche. Procedimento per il campionamento: 1. Portare preventivamente a regime di temperatura (4°C) il frigorifero portatile. 2. Sottoporre la massa di latte da campionare ad adeguata omogeneizzazione mediante agitazione, attivando per un t empo adeguato gli agitatori presenti nel tank o, i n alternativa, agitando manualmente la massa di latte tramite strumenti sterili o preventivamente sterilizzati (ad es.: flambaggio); 3. Compilare la documentazione. 4. Prelevare il c ampione di latte direttamente con il c ontenitore sterile, evitando ogni contatto con le mani. 5. Chiudere attentamente il contenitore prima di staccarne il manico. 6. Inserire immediatamente il c ontenitore nel frigorifero portatile la cui temperatura interna deve già essere pari a 4 °C. 7. Riportare sul verbale la temperatura del latte di massa all’atto del prelievo specificandone la modalità di rilevazione: − visualizzata da un display; − rilevata con termometro a sonda (in quest’ultimo caso, la temperatura sarà rilevata mediante immersione dello strumento in una ulteriore aliquota di latte che non sarà consegnata all’IZS 1). nel caso di rilievo della temperatura mediante termometro a sonda e al fine di evitare contaminazioni del campione da sottoporre ad analisi, si preleverà un ulteriore aliquota destinata alla misurazione di cui trattasi e che, al termine del rilievo, sarà eliminata. 8. Consegnare nel più breve tempo possibile i campioni al laboratorio. All’atto del campionamento i prelevatori dovranno acquisire ufficialmente gli esiti degli ultimi tre campionamenti eseguiti in autocontrollo per la carica batterica e degli ultimi due per cellule somatiche. Nel Mod. 5 da redigere per l’ispezione, i prelevatori, alla voce “Descrizione dei provvedimenti non causati da n.c. a carico del soggetto ispezionato”, imporrano all’azienda l’inserimento del referto del proprio campione come ulteriore addendo per il calcolo delle medie geometriche mobili sopra descritte. Per il calcolo della media geometrica mobile si utilizzeranno, pertanto, sia i valori risultati dalle analisi eseguite in autocontrollo, sia, come dato più recente, il valore ottenuto dalle analisi eseguite sul campione ufficiale. Se il c alcolo della media geometrica mobile darà un risultato pari o inferiore a i limiti di legge previsti per la specie animale considerata, il controllo sarà chiuso con esito favorevole. Se il risultato del calcolo sarà superiore ai limiti di legge: • sarà comunicato ufficialmente all’OSA l’inizio del periodo di osservazione di tre mesi (ai sensi del D.D. n. 86/2008); • sarà imposta l’adozione di misure correttive per il rientro dei parametri microbiologici nei limiti; sarà imposto all’azienda la trasmissione al Servizio Veterinario degli esiti analitici dei campioni in autocontrollo effettuati successivamente al campione ufficiale. Per le specie diverse dai bovini, nel caso il risultato della media geometrica mobile della carica batterica sia compreso tra i 500.000 ed i 1.500.000 di UFC per ml, il latte non può essere destinato alla fabbricazione di prodotti fatti con latte crudo mediante un pr ocesso che non c omporta alcun trattamento termico, pertanto il Servizio Veterinario imporrà l’apposizione della dicitura “obbligo di trattamento termico” sui documenti di accompagnamento del latte destinato alla trasformazione. Allo scadere del periodo di osservazione, o a seguito di comunicazione dell’OSA di rientro nei limiti prima dello scadere del periodo suddetto, il Servizio Veterinario esegue un nuovo campione ufficiale. L’esito delle analisi eseguite sul campione ufficiale e gli esiti degli ultimi tre campionamenti eseguiti in autocontrollo per la carica batterica (e degli ultimi due per cellule somatiche se trattasi di bovini) andranno utilizzati nuovamente nel calcolo della media geometrica mobile. Se il risultato del calcolo sarà pari o al di sotto dei limiti di legge per la specie animale considerata, il controllo sarà chiuso con esito favorevole. Se il risultato del calcolo per la CARICA BATTERICA sarà superiore ai limiti di legge il Servizio Veterinario: a) notifica formalmente all’azienda di produzione il divieto alla consegna del latte crudo come latte destinato al consumo umano; b) in alternativa, l’azienda di produzione potrà inoltrare un’istanza al Servizio Veterinario dell’ASL territorialmente competente, con cui chiede l’autorizzazione ad utilizzare il la tte non conforme per la produzione esclusiva di formaggi con maturazione o s tagionatura superiore a 60 ( sessanta) giorni, previo trattamento di pastorizzazione o altro trattamento equivalente; nell’istanza deve essere riportata la quantità media di latte non c onforme prodotto giornalmente dall’azienda e lo stabilimento di trasformazione (caseificio) a cui lo stesso è destinato; sarà cura dell’azienda inoltre, allegare un piano di rientro che indichi le misure adottate per il ripristino dei valori previsti dal Regolamento c) il S ervizio Veterinario dell’ASL, esaminata l’istanza, autorizza (se non esistono motivi ostativi e la valutazione del rischio lo consenta) l’azienda di produzione ad inviare a caseifici il latte non c onforme che dovrà essere utilizzato esclusivamente per la produzione di formaggi con maturazione o stagionatura superiore a 60 (sessanta) giorni, previo trattamento di pastorizzazione o altro trattamento equivalente; esso inoltre imporrà all’azienda l’apposizione sui documenti di accompagnamento del latte della seguente dicitura:” latte destinato esclusivamente alla produzione di formaggi con maturazione o s tagionatura superiore a 60 ( sessanta) giorni, previo trattamento di pastorizzazione o altro trattamento equivalente”. d) il Servizio Veterinario redige un elenco delle aziende autorizzate e degli impianti di trasformazione che utilizzano latte non conforme; e) qualora l’azienda di produzione conferisce il latte non conforme ad un i mpianto di trasformazione (caseificio) situato nel territorio di competenza di un’altra ASL, lo stesso Servizio avrà cura di comunicare al Servizio Veterinario dell’ASL di destinazione del latte non conforme, tutte le informazioni utili per consentire a quest’ultimo, di svolgere i controlli di pertinenza. f) il Servizio Veterinario verifica che l’azienda di produzione abbia adempiuto a quanto sopra e in caso contrario applica i provvedimenti ritenuti necessari di cui all’art. 54 del Reg. 882/2004. Se il r isultato del calcolo per le CELLULE SOMATICHE sarà superiore ai limiti d i legge, il Servizio Veterinario, può concedere, in via eccezionale e con documentate motivazioni, un periodo ulteriore per il r ientro nei limiti. Tale periodo (comunque non superiore a t re mesi) può essere concesso solo qualora entrambi i sottoelencati criteri siano rispettati: a) le medie geometriche mobili calcolate nel periodo di osservazione evidenzino una situazione in costante miglioramento; • b) almeno l'ultimo risultato analitico riferito al periodo di osservazione sia inferiore a 400.000 cellule/ml. La liberalizzazione all'utilizzo del latte crudo avviene conseguentemente al rientro della media geometrica mobile nei limiti previsti, calcolata sulla base delle analisi in autocontrollo. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE Come in ogni altro tipo di ispezione, dovrà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate, il Mod 2 per la conta batterica ed il Mod 3 per la conta delle cellule somatiche. Il controllo dovrà essere poi inserito nel sistema informatico G.I.S.A. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE I Servizi Veterinari si forniranno di tutte le attrezzature necessarie al campionamento batteriologico di liquidi. Strumentario e dotazione minima: guanti monouso contenitori in PP sterili da 180 ml, con manico amovibile buste autosigillanti ovvero materiale per campionatura ufficiale frigorifero portatile elettrico termometro a sonda 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO I laboratori di riferimento sono quelli dell’I.Z.S. del Mezzogiorno. 1.8 DURATA Il piano si concluderà il 31/12/2015 1.9 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. 2. PROGRAMMAZIONE Si prevede l’effettuazione di n. 100 campioni/anno. I campioni effettuati come follow up di non conformità devono essere considerati come supplementari a quelli minimi programmati di cui alla tabella sottostante. TOTALE Tabella 1 –programmazione dei campionamenti ASL ASL ASL ASL AV ASL BN ASL CE NA2 NaA3 NA1 Nord Sud 15 15 25 0 10 10 ASL SA TOT 25 100 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: • gli scopi siano stati raggiunti; • si rende necessaria la sua prosecuzione; • sia necessario apportare modifiche; Piano_D9_PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE DIOSSINE E PCB DIOSSINA-SIMILI IN LATTE E MANGIMI 1) PIANIFICAZIONE SCOPI. L’analisi dei dati raccolti nel periodo di campionamento 2011/2014 dal precedente piano di monitoraggio regionale sulla contaminazione da diossine e PCB-dl ha evidenziato un m aggior rischio di contaminazione nella zona del basso casertano e hinterland napoletano rispetto alle altre province campane: in particolare per quanto riguarda il comparto bufalino, la provincia di Salerno non ha mai presentato non conformità per diossine, né per i dati storici né in quelli recenti. Tuttavia è importante sottolineare come la ricerca di tale inquinante debba essere continuata nel tempo e nello spazio, a scopo precauzionale, su tutto il territorio regionale. Pertanto nella realizzazione del presente piano, saranno osservati i seguenti criteri: 1. Mantenimento dell’obbligo di valutazione del “rischio diossina” nei manuali di autocontrollo predisposti degli operatori del settore lattiero-caseario (stabilimenti di trasformazione, centri di raccolta ecc.); in particolare il controllo analitico del latte di massa (laddove proveniente da aziende delle province di Napoli e Caserta) per presenza di diossina, con frequenza almeno trimestrale (almeno semestrale per stabilimenti a ridotta capacità, con lavorazioni inferiori ai 500.000 litri/anno), da integrare ad ogni variazione dei fornitori abituali e, comunque, ogni volta che l’operatore lo ritenga necessario a motivo di ulteriori elementi in suo possesso; le analisi dovranno essere effettuate presso laboratori accreditati ed iscritti negli elenchi regionali. I suddetti 2. Adozione delle Buone Pratiche di Conduzione Agricola, nonché il controllo sul pieno rispetto del Regolamento n. 183/2005 sull’igiene dei mangimi da parte dei conduttori delle aziende zootecniche a vocazione lattifera; 3. Attuazione di un pr ogramma di campionamento ufficiale, che verrà pianificato dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute e il C oordinamento del Sistema Sanitario Regionale; 4. Segnalazione immediata all’ARPAC, secondo un protocollo condiviso, nel caso di esiti non conformi, per l’analisi tempestiva sulle matrici ambientali nelle aree in cui sono state individuate non conformità dai Servizi Veterinari, a seguito degli accertamenti sulle matrici biologiche. I controlli ufficiali di cui al punto 1) saranno svolti con l’ausilio di una check list (ALLEGATO 1). In riferimento al punto 3), i Servizi Veterinari delle AA.SS.LL. effettueranno i dovuti controlli presso le aziende zootecniche, con l’ausilio delle check list in uso (ALLEGATO 2 ). AUTORITA’ COMPETENTI. • Dipartimenti di Prevenzione delle AASSLL: ASL Avellino, ASL Benevento, ASL Caserta, ASL Napoli 1 Centro, ASL Napoli 2 Nord, ASL Napoli 3 Sud, ASL Salerno; • Direzione Generale per la Tutela della Salute e i l Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale; • • • Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania (ARPAC); Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM); Osservatorio Regionale Sicurezza Alimentare (ORSA). ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA. Il programma di campionamento previsto al precedente punto 3) sarà basato sui seguenti criteri: a) Sottopiano A. Campioni di latte di massa presso aziende zootecniche, da effettuarsi sia in aree definibili a rischio che in zone storicamente mai coinvolte, comunicate dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute e i l Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale in base alla valutazione del rischio eseguita in collaborazione con l’O.R.S.A. a partire dai dati sanitari ed ambientali; in accordo con O.R.S.A. si stabilisce di testare per ogni anno di attività 30 aziende da distribuirsi sull'intero territorio regionale. b) Sottopiano B. Campioni di alimenti zootecnici presso le aziende di allevamento a vocazione lattifera, da effettuarsi sia in aree definibili a rischio che in zone storicamente mai coinvolte, identificate dal Settore Veterinario Regionale in base alla valutazione del rischio eseguita in collaborazione con l’O.R.S.A. a partire dai dati sanitari ed ambientali. Dovranno essere campionati alimenti zootecnici di produzione locale (foraggi) cioè provenienti da coltivazione annesse (fisicamente e/o funzionalmente) all’azienda zootecnica o c omunque ubicate nell’ambito della provincia. I campioni di latte e di alimenti zootecnici devono essere effettuati nella stessa azienda contestualmente. E’ evidente che il vincolo di cui al punto soprastante (relativamente alla provenienza dei foraggi) non dovrà essere tenuto in considerazione in presenza di fondati sospetti di altra natura (es. mangimi del commercio) e laddove l’indagine epidemiologica in caso di non conformità nel latte conduca ad altre tipologie di alimenti zootecnici. Sottopiano C. Per quanto attiene al punto 1) del paragrafo “scopi” di cui sopra i competenti Servizi Veterinari effettueranno dei controlli ufficiali per la verifica dell’autocontrollo presso gli stabilimenti di trasformazione/centri di raccolta di latte alimentare. Allo scopo saranno usate le check list già in uso in occasione dei precedenti piani di monitoraggio (ALLEGATO 1). ISTRUZIONI OPERATIVE. La selezione degli allevamenti a vocazione lattifera da sottoporre a campionamento terrà conto dei seguenti criteri: • • • • Allevamenti mai campionati per la ricerca di diossine e PCB-dl; Allevamenti conformi campionati precedentemente al 2010 e mai ricampionati; Allevamenti che hanno riportato una Non Conformità e/o Livello d'azione precedentemente al 2010; Allevamenti ricadenti in zone interessati da particolari fenomeni ambientali (es roghi, sversamenti, ecc..); L'elenco degli allevamenti campionabili per ciascuna annualità sarà elaborato a cu ra dell'ORSA e trasmesso dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute e i l Coordinamento del Sistema Sanitario alle AASSLL. Procedure operative in caso di non conformità L’azienda in cui dovesse risultare una non conformità nelle analisi delle matrici previste dal presente piano, è sottoposta a sequestro sanitario con divieto di commercializzazione delle produzioni zootecniche e/o agricole e di spostamento degli animali. L’esito non conforme è immediatamente trasmesso dal laboratorio ad ORSA, ARPAC e al la Direzione Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale. Un ulteriore campione ufficiale della matrice risultata contaminata può essere effettuato una volta identificata e/o rimossa la presunta fonte di contaminazione e/o cambiata l’alimentazione degli animali ovvero, in ogni caso, non prima di 20 gg dal primo campione risultato non conforme. Il latte e gli alimenti ad uso zootecnico risultati non conformi andranno sequestrati e smaltiti a norma di legge. A seguito delle non conformità (ma anche del rilievo di livelli d’azione) negli alimenti l'ARPAC, d’intesa con l’ASL competente, effettua un’indagine epidemiologica congiunta con eventuali controlli di carattere ambientale (falda, suolo) nell’area in cui insiste l’azienda in causa. Le attività congiunte ASL-ARPAC sono mirate all’individuazione delle eventuali fonti di contaminazione che hanno determinato la presenza di inquinanti nelle matrici alimentari. L’ORSA appronta una cartografia comprendente un’area circolare del raggio di 3 Km (buffer) a partire all’azienda risultata non c onforme. Contestualmente definisce l’elenco delle aziende zootecniche presenti nella suddetta area circolare, censiti nel database regionale GISA e Banca Dati Nazionale (BDN). L’ASL all’interno del buffer rileva eventuali operatori non ancora censiti nei database e/o sprovvisti di coordinate, registrandoli nel sistema informativo GISA ed informando la Direzione Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale e l’ORSA. All’interno del buffer sono attivati i seguenti controlli ufficiali: • • • accurate ispezioni ai fini di valutare eventuali condizioni di rischio ed esposizioni a contaminazioni ambientali; compilazione della checklist di cui all’All. 2 in aggiunta alla documentazione di rito prevista per il controllo ufficiale dal P.R.I.; campionamenti ufficiali delle matrici latte e alimenti zootecnici senza sequestro cautelare, per ricerca di diossine e PCBdl. Ogni nuova non conformità rilevata nel corso delle attività di cui sopra, seguirà le medesime procedure descritte prima, ovvero, creazione di un nuovo buf fer, con le relative ispezioni e campionamenti fino all’esaurimento delle non conformità. In caso di prelievo di campioni nel buffer, dovrà essere indicato quale motivo del campione “Piano D9 – Buffer da …” Ogni sequestro di azienda sarà revocato al rientro nei parametri di legge dei valori risultati non conformi. Procedure operative in caso di superamento dei livelli d’azione. Nel caso le analisi rivelino esiti nella norma ma con superamento dei livelli d’azione, nel pieno rispetto della Raccomandazione 2013/711/UE dovranno essere effettuate indagini per individuare la fonte di contaminazione e provvedimenti per ridurre o eliminare la fonte di contaminazione. A tal fine l’ORSA provvederà ad approntare il buffer come già previsto nella precedente sezione relativa alle non conformità, con il r elativo elenco di aziende censite all’interno, trasmettendolo direttamente all’ASL interessata ed in copia alla Direzione Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale. Tale procedura sarà ripetuta anche in caso di livelli d’azione rilevati in controlli successivi nel buffer di cui sopra, a condizione che il buffer “di seconda generazione” disti almeno 1 km in linea d’aria dal punto d’origine del primo. Il competente Servizio Veterinario dell’ASL effettuerà dei sopralluoghi mirati nell’area per l’esecuzione delle attività di cui al punto soprastante. In caso di prelievo di campioni nel buffer, dovrà essere indicato quale motivo del campione “Piano D9 – Buffer da ……..” Procedure operative in caso di non conformità nel latte in autocontrollo . L’operatore di stabilimenti operanti la trasformazione del latte, comunica tempestivamente al competente Servizio Veterinario dell’ASL, l’elenco delle aziende zootecniche (o del centro di raccolta) che hanno conferito il latte e, nel caso in cui il prodotto già trasformato è stato immesso sul mercato, attiva le procedure di ritiro/richiamo previste dal Reg. CE n. 178/2002. Il Servizio Veterinario competente sullo stabilimento informa tempestivamente le altre AA.SS.LL. territorialmente competenti nel caso le aziende di conferimento del latte siano ubicate presso queste ultime. I Servizi Veterinari delle AA.SS.LL. competenti sulle aziende conferenti, oltre a p relevare un campione ufficiale del latte di massa ivi prodotto, effettuano le indagini del caso presso queste ultime ed adottano i provvedimenti ritenuti necessari in esito all’ispezione. Gli elementi che dovranno essere presi in considerazione, in tali occasioni, possono essere identificati in: - stretta osservanza di quanto disposto dal Regolamento C E n. 183/2005 in particolare, per quanto attiene l’allegato 1; - pieno rispetto dell’allegato 1, parte A, del Regolamento CE n. 852/2004; - applicazione del codice delle buone pratiche agricole; - area geografica in cui insiste l’azienda zootecnica; - riscontro in azienda di mangimi o i ntegratori che possano destare particolari sospetti. Nell’impossibilità di ottenere informazioni epidemiologiche di certezza circa l’origine della contaminazione, deve prevalere il principio di massima precauzione: tutte le aziende conferenti dovranno essere poste sotto sequestro, con sequestro degli animali e delle relative produzioni zootecniche. Il latte sequestrato in attesa del referto analitico può essere sottoposto a congelamento o destinato alla eliminazione ai sensi del Regolamento (CE) 1069/2009. Un campione ufficiale di latte dovrà essere eseguito senza indugio e ad esso dovrà essere data massima precedenza temporale da parte del laboratorio (IZS), al fine di giungere in tempi rapidi al responso analitico. Tale richiesta di urgenza dovrà essere annotata sul verbale di prelievo del campione. In caso di non conformità del campione ufficiale di latte si procederà come indicato nel precedente capitolo Protocolli operativi in caso di non conformità. MODELLI DA UTILIZZARE. o Verbale di campionamento chimico (mod. 3 GISA); o Check list autocontrollo (ALL. 1) o Check list zootecnica (ALL. 2) ATTREZZATURE NECESSARIE. Non sono previste attrezzature particolari rispetto a quelle in uso alle due Autorità impegnate nel Piano (ASL–ARPAC) e consistono essenzialmente in strumenti e recipienti idonei per il campionamento nonché in attrezzature refrigerate per il trasporto dei campioni ai laboratori. LABORATORIO UFFICIALE. Il Laboratorio ufficiale di riferimento è l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici (e sue sedi Provinciali), che potrà, per eventuali problematiche non preventivabili, ricorrere ad altri laboratori della rete. DURATA. Il presente Piano ha la durata di mesi 12. COSTI E BENEFICI. Ai fini della determinazione dei costi del Piano, si rileva che il costo di ogni analisi per ricerca di diossine e PCBdl è stimato in € 793,00 per singola determinazione. Si prevede pertanto che nel corso del presente anno i costi ammonteranno a ci rca € 47.580,00 corrispondenti alle 60 analisi (al netto di eventuali ulteriori campioni da effettuare in caso di non conformità/livelli d’azione e successive attività nei buffers). I costi per l'attuazione del presente piano gravano sulla quota indistinta del Fondo Sanitario già erogato alle AASSLL ed all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione rilevando la presenza di prodotti non conformi a quanto previsto dalla Normativa nazionale e comunitaria, garantendo i consumatori circa la presenza in commercio di prodotti sicuri sotto tale aspetto, oltre ad assicurare un m onitoraggio anche sullo stato di salute dell’ambiente “indiretto” grazie all’esame delle matrici animali. 2) PROGRAMMAZIONE Sottopiano A Sottopiano B Latte di massa Mangime Avellino 2 2 Sottopiano C Ispezioni caseifici 2 Benevento 2 2 2 Caserta 12 12 50 Napoli 1 Centro 0 0 5 ASL/Matrice Napoli 2 Nord 5 5 10 Napoli 3 Sud 2 2 5 Salerno 7 7 2 Totale 30 30 76 Allegati: 1. Allegato 1 check list autocontrollo 2. Allegato 2 check list allevamenti. ALLEGATO 1 VERIFICA PIANO DI AUTOCONTROLLO PER le DIOSSINE e PCB QUESITO ULTERIORE QUESITO NEL CASO LA RISPOSTA SIA STATA AFFRMATIVA Analisi dei Pericoli : Sono state incluse le diossine/pcb tra i pericoli che possono ragionevolmente entrare nel processo produttivo ? MODALITA’ DI CONTROLLO Documentale Piano HACCP : Esiste un’attività di controllo del processo in grado di prevenire l’insorgenza, ridurre a livelli accettabili o eliminare i pericoli identificati ? Documentale Campioni analitici: Sono effettuati campioni di latte per determinazione diossine PCBdl Con che frequenza ed esiti ? esaminati la laboratorio accreditato SINAL? Documentale Monitoraggio : Il piano HACCP include le procedure di monitoraggio? Documentale Verifica : Lo stabilimento ha definito la procedura per la verifica della corretta attuazione a efficacia del piano e la frequenza della loro applicazione, il piano HACCP contiene le procedure e le frequenze relative alla verifica delle attività di monitoraggio e delle azioni correttive ? Documentale Registrazioni: Registrazioni HACCP : 1. Le registrazioni documentano il monitoraggio dei CCP e dei loro limiti critici ? 2. Le registrazioni documentano le azioni correttive, le attività di verifica e di monitoraggio ? Documentale ESITO ALLEGATO 2 PIANO DI MONITORAGGIO REGIONALE DIOSSINA E PCBdl IN LATTE E MANGIMI scheda n. ASL_____/00/00 SEZIONE 1 CARATTERISTICHE DELL’AZIENDA CODICE AZIENDALE INDIRIZZO______________________________________ CITTA’_______________________ TITOLARE __________________________________________________________________ • Indicare le coordinate geografiche dell’allevamento e/o riferimenti catastali: • Indicare le coordinate geografiche dell’area di pascolo e/o riferimenti catastali: Altitudine Giacitura : pianeggiante ha/% acclive ha/% molto acclive ha/% Indicare l’epoca di pascolamento: Indicare la distanza dell’allevamento e dell’area di pascolo da fonti di inquinamento: • • POSSIBILI SORGENTI DI EMISSIONE FONTI DI ESPOSIZIONE ALLEVAMENTO/ZONA DI PASCOLO Entro 1km Strade di grande comunicazione Attività metallurgiche primarie di metalli non ferrosi Attività metallurgiche secondarie di recupero materiali non ferrosi Attività metallurgiche primarie legate all’acciaio e a metalli ferrosi Inceneritori (specificare il tipo di materiale combusto) • Spazzatura • Rifiuti speciali • Rifiuti ospedalieri • Cremazione e scarti di macellazione • Gomme • Fanghi industriali • Altro ……………… Impianti petrolchimici Cementifici Cartiere Fabbriche di materiali plastici e vernici Impianti per la produzione di Cloro Industrie, depositi di prodotti a base di cloro, anche dimessi) (es., pesticidi, PCBs) Industria del legno in cui si fa uso di preservanti del legno Discariche autorizzate (tipologia dei conferimenti………………..…) Discariche non autorizzate (tipologia dei rifiuti………………………….) Impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti Impianti di generazione di energia elettrica e termica • A carbone 1<Km<10 10>Km<50 >50Km • A olio combustibile Incendi boschivi (specificare la distanza temporale) Incenerimento rifiuti a fiamma libera Presenza di trasformatori elettrici prodotti antecedentemente al 1975 Presenza di illuminazione al neon di vecchia produzione Presenza di caldaie ad alimentazione: • a legna • a carbone • a gasolio • • Indicare il tipo di approvvigionamento elettrico: pubblico gruppo assente sorgente fiume Indicare il tipo di approvvigionamento idrico: pubblico pozzo • Indicare la superficie di: • • Indicare la superficie totale dell’azienda: ha Indicare se l’azienda è accorpata: Sì No n. corpi < 5km • pannelli solari area irrigabile area irrigata ha ha > 5km Indicare le macchine e le attrezzature presenti in azienda: Tipo di macchina/attrezzatura • Potenza Anno Indicare la consistenza della mandria/gregge: Razza 0-1 anno 1-2 anni 2-3 anni > 3 anni Maschi Femmine • Fornire le seguenti indicazioni riguardanti la rimonta: rimonta interna (%): età inizio carriera (mesi): permanenza in azienda (anni): rimonta esterna (%): luogo di acquisto: età di acquisto (mesi): permanenza in azienda (anni): • Indicare il tipo di trattamento sanitario (incluse le pratiche di disinfezione degli ambienti e dei materiali): sistematico • periodico altri trattamenti Fornire le seguenti indicazioni riguardanti l’ALIMENTAZIONE: Uso di concentrati Tipo: Quantità (kg/capo/die): Periodo di somministrazione: inizio fine durata (giorni) Informazioni commerciali (allegare il cartellino): Cambia spesso concentrato? Si E’ associato con altri per l’acquisto dei concentrati? No Si No Fieno Tipo: Quantità (kg/capo/die): Periodo di somministrazione: inizio fine durata (giorni) Acquistato (q): Prodotto in azienda (q): Criteri di scelta: prezzo qualità suggerito da Insilato Tipo: Quantità (kg/capo/die): Periodo di somministrazione: inizio fine durata (giorni) Acquistato (q): Prodotto in azienda (q): Criteri di scelta: prezzo qualità suggerito da Mangime completo Tipo: Quantità (kg/capo/die): Periodo di somministrazione: inizio fine durata (giorni) Informazioni commerciali (allegare il cartellino): Criteri di scelta: prezzo Cambia spesso mangime? qualità suggerito da Si No Altri alimenti: Alimentazione rimonta: Come le adulte: Tipo di concentrati/Fieno/Altro Si Quantità (kg/capo/die) No Periodo di somministrazione • Nell’azienda viene rispettato quanto previsto dal Regolamento (CE) n. 183/2005, in particolare per quanto attiene l’Allegato III “Buona Pratica di Alimentazione degli Animali”: No Si Note __________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ • Esiste la possibilità di una precisa tracciabilità degli alimenti zootecnici (documenti commerciali, registro di carico-scarico, ecc.): Si No Note __________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ • Fornire le seguenti indicazioni riguardanti gli ANIMALI per la produzione di LATTE: (al momento del sopralluogo e del prelievo del campione di latte) numero di animali in azienda: n. animali nelle fasi iniziali di lattazione (1-90 gg per bov-buf):_______________________ peso vivo (kg): età media 1° parto: fertilità media mandria (%): epoca di parto: mese massima concentrazione: presenza al parto: no assistiti (n/anno): raramente spesso sempre interventi veterinari (n/anno): mortalità adulti (%): cause: mortalità rimonta (%): cause : • Fornire le seguenti indicazioni riguardanti la GESTIONE degli animali in azienda: Adulte separate dalla rimonta: Si No sino a che età o periodo dell’anno: Pecore partorite separate dalle altre : Si No Allattamento (mesi): Allattamento continuo: Si No quante volte al giorno: Tecniche di pascolamento: • Indicare se in allevamento sono presenti le seguenti patologie riconducibili a contaminanti tossici persistenti: PATOLOGIE Lesioni focali alla cute Chiazze di depigmentazione Caduta del pelo Aborti non infettivi Nascite premature Ipofertilità (allungamento periodo interparto) Palatoschisi Ipospadia Alterazioni della sex ratio Sì No SEZIONE 2 IGIENE ZOOTECNICA E BUONE PRATICHE AGRICOLE E ZOOTECNICHE • Indicare se l’azienda è iscritta nell’albo dell’agricoltura/zootecnia biologica Sì No • Indicare se il responsabile ha partecipato nell’ultimo anno a corsi di aggiornamento per quanto riguarda l’educazione ambientale e la politica agricola comune (disaccoppiamento ed ecocondizionalità) Sì No • Indicare se in allevamento vengono utilizzati presidi sanitari a base di composti clorurati e preparati (es. pomate) a base di ossido di zinco Sì No • Indicare se l’azienda ricade in territorio in cui esiste un servizio di smaltimento rifiuti da attività agricole (presso isole ecologiche, consorzi agrari, esistenza di patti territoriali con le associazioni agricole,…) Sì No • Indicare se in azienda sono presenti le seguenti tipologie di rifiuti ed il tipo di pratica utilizzato per il loro smaltimento: TIPOLOGIE DI RIFIUTI Sì No Pratica di smaltimento* Oli lubrificanti e idraulici Pneumatici Batterie Fluidi dielettrici Parti di macchinari non funzionanti Scambiatori di calore Materie plastiche a base di PVC Anime di cartone Lavaggi pesticidi Sostanze chimiche concentrate inutilizzate Materiali da costruzione Lastre di amianto Vestiario contaminato Bagni medicati esauriti *Legenda pratiche di smaltimento: - a= combustione - b= deposito a terra - c= riutilizzo - d= impilamento - e= interramento • • • • • • Indicare se in azienda si fa uso di fertilizzanti da fanghi di depurazione e la provenienza Sì No Indicare se in azienda si fa uso di fertilizzanti da sedimenti di fiumi, laghi, lagune e la provenienza Sì No Indicare se in azienda si fa uso di fertilizzanti minerali da prodotti di incenerimento e la provenienza Sì No Indicare se i pascoli insistono su zone soggette a fenomeni alluvionali Sì No Indicare se i pascoli sono soggetti a incendi programmati Sì No Indicare se l’acqua di abbeverata proviene da: - risorse idriche naturali (roggi, fiumi, stagni, laghi, acqua piovana): Sì No - acqua di falda / pozzo: Sì No Sì - acqua potabile: • No Indicare se per l’accensione di fuochi nell’ambito delle pratiche agricole e di allevamento vengono utilizzati i seguenti materiali: MATERIALI PER COMBUSTIONI Legni verniciati o trattati Materiale plastico (es. fascette di nylon, contenitori, pellicole per insilamento e orticoltura, imballaggi, siringhe) Pneumatici in disuso Oli di macchina esausti Cartoni vuoti che contenevano fertilizzanti, fitofarmaci o disinfettanti clorurati Sì No • Indicare se le zone in cui avvengono le combustioni di cui sopra sono accessibili agli animali Sì No • Indicare se in allevamento siano presenti materiali in legno trattato con impregnanti o vernici(es. pentaclorofenolo): MATERIALI IN LEGNO TRATTATO Assi di pavimentazione Mangiatoie Abbeveratoi Trucioli/ segatura per lettiera Staccionate Box • • • No Indicare se l’altezza allo sfalcio dell’erba per la produzione di fieno è superiore ai 7cm e se possibile fornire indicazioni sul contenuto in terra dei foraggi aziendali Sì No Indicare se si utilizzano sistemi di fertirrigazione per aspersione sulla parte aerea dei foraggi Sì No In caso di produzione di mangimi aziendali (es. essiccazione di erba e foraggi per il fieno, la tostatura dei semi) indicare il tipo di generatore di calore utilizzato: GENERATORE DI CALORE A fiamma libera, alimentato a gasolio A fiamma libera, alimentato a olio combustibile A fiamma libera, alimentato a GPL A fiamma libera, alimentato a metano Naturale (sole) • Sì Sì No Sì No Indicare se si ricorre all’utilizzo di integratori minerali a base di: COMPONENTI DEGLI INTEGRATORI Ossido di zinco Sali di cobalto Sali di manganese Sali di rame I RILEVATORI ___________________________ PIANO DI MONITORAGGIO CONTROLLO ATTIVITÀ DI RECUPERO PELLI DA ANIMALI MORTI 1. PIANIFICAZIONE Trattasi di un tipo di attività innovativo nel panorama nazionale (anche se già praticato in ambito comunitario). Al fine di verificare la fattibilità dell’operazione si rende necessario un periodo di sperimentazione di almeno 90 giorni presso l’operatore che fa richiesta di autorizzazione per tale attività. 1.1 SCOPI Le finalità di tale piano è quella di: 1.1.1 Promuovere l’attività di recupero, stoccaggio e commercializzazione di pelli ottenute da animali morti presso impianti riconosciuti ai sensi del Regolamento CE/1069/09. Tali SOA sarebbero di norma destinati a smaltimento, insieme alla carcassa, come SOA di Categoria 1. Con tale recupero potranno invece essere destinate ad esclusivi usi tecnici come SOA di cui all’art. 10 lettera n) del Regolamento CE/1069/09. 1.1.2. Favorire lo smaltimento di tutti i sottoprodotti di origine animale non è un’opzione realistica, dato che comporterebbe costi insostenibili e rischi eccessivi per l’ambiente. D’altra parte, l’impiego sicuro, per varie applicazioni e in modo sostenibile, di un’ampia gamma di sottoprodotti di origine animale, a condizione che siano ridotti al minimo i rischi sanitari per la salute pubblica, degli animali e dell’ambiente e ci siano garanzie di tracciabilità dovrebbe essere favorito. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano è attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle A.S.L.. 1.3 ASPETTI DA SOTTOPORRE A VERIFICA Vengono effettuate ispezioni negli impianti autorizzati per tale attività o per l’attività in fase sperimentale per verificare la conformità delle operazioni alle istruzioni operative indicate. Gli impianti che potranno richiedere tale autorizzazione sono quelli riconosciuti ai sensi dell’art. 24 paragrafo 1 lettera a) e lettera h) del Regolamento CE/1069/09 1.4. ISTRUZIONI OPERATIVE L’attività di asportazione delle pelli dovrà essere condotta solo sugli animali di età inferiore a quella prevista per l’esecuzione del test BSE e interesserà esclusivamente gli animali raccolti immediatamente dopo la morte (entro le prime 24 ore). Gli animali selezionati per le operazioni di manipolazione sono raccolti, identificati e conferiti allo stabilimento di stoccaggio. Nello stabilimento saranno effettuati i controlli della documentazione acquisita da parte del responsabile del procedimento, formalmente individuato e debitamente formato in merito alla presente attività. Verificata ulteriormente l’età dell’animale attraverso la consultazione del Sistema Informativo Veterinario, questi trasmette via mail e fax tale documentazione al SERVIZIO VETERINARIO DELLA ASL NAPOLI 2 NORD; Le operazioni di spellatura sono effettuate con l’ausilio di idonea macchina scuoiatrice montata nel capannone di scarico della materia prima in entrata dell’impianto. Ad ogni pelle verrà applicata un’etichetta correlata alla marca auricolare dell’animale, esse saranno poi salate e stoccate in un apposita cella frigorifero, identificata quale stoccaggio di SOA di Categoria 3 ai sensi dell’ art 10 lettera n) del Regolamento CE/1069/09, per almeno 21 giorni. I n° di DDT, marche auricolari, n° dell’etichetta, data di asportazione, salagione e stoccaggio della singola pelle, peso della stessa, DDT di uscita etc. saranno poi riportati in un registro di cui all’art. 22 del Regolamento CE/1069/09, questo per garantirne la tracciabilità. Le carcasse degli animali scuoiati vengono denaturate mediante aspersione di uno dei coloranti previsti per legge per essere poi trasferite ad un impianto per lo smaltimento di categoria 1 con il riferimento alla marca auricolare sul documento di trasporto con cui le carcasse sono trasferite agli impianti di smaltimento. Il documento di trasporto delle pelli, per la loro movimentazione, dovrà indicare che sono pelli di Categoria 3 di cui all’art. 10 lettera n) del Regolamento CE/1069/09 e che hanno subito trattamento di salagione e stoccaggio per almeno 21 giorni. La destinazione di tali pelli sarà per soli usi tecnici. 1.5 MODELLI DA UTILIZZARE L’ispezione dovrà essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. Il controllo ufficiale dovrà essere, come tutti gli altri controlli, inserito nel sistema informatico GISA. 1.6 ATTREZZATURE NECESSARIE Nessuna in particolare. 1.7 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Non previsto. 1.8 DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2015. 1.9 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà il recupero di alcuni SOA altrimenti destinati a smaltimento quali SOA di Categoria 1 promuovendo lo smaltimento sostenibile e sicuro dei SOA riducendo sia il quantitativo dei SOA da smaltire sia riducendo le spese di smaltimento, salvaguardando la salute pubblica, degli animali e dell’ambiente. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 –programmazione delle ispezioni ASL AV ASL BN ASL CE 0 0 0 ASL NA1 0 ASL NA2 Nord 20 ASL NaA3 Sud 0 ASL SA 0 TOT 20 3. VERIFICA A fine anno il piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: • • • gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche