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I desaparecidos
numero III, anno II
Liceo Classico Jacopo Stellini
Di Chiara Caporuscio IIID
Messico, importante
meta che accoglie ogni
anno oltre 24 vilioni di
turisti. Terra di sole e
di divertimento per chi
ci arriva per passare
una piacevole vacanza;
ma per chi ci abita, il
Messico è una terra di
stragi e di paura.
Dal 2006 più di ventisettemila persone sono
scomparse nel nulla,
inghiottite dal vuoto in
un colpevole silenzio
che puzza di omertà.
Desaparecidos.
Nessuna traccia, nessuna lettera, nessuna
risposta: solo scarpe
vuote, case abbandonate, parenti e amici salutati una mattina e mai
più rivisti. A questo
numero, già di per sé
impressionante, vanno
aggiunti gli oltre 150
mila omicidi legati alla
guerra fra i cartelli
della droga. Di questi,
dal 2000 ben 80 dei
morti sono giornalisti.
Continua a pagina 2
Montecatini
Di Anna Tonazzi IIIA
Mercoledì 15 aprile e
sabato 18 aprile 2015:
forse queste date alla
gran parte di voi non
diranno proprio niente
ma al gruppo del Coro ed
ad
un
gruppetto
dell’Orchestra del liceo
Stellini possono solo
evocare le date d’inizio e
di termine di un’esperienza che porteranno
sempre viva nel cuore: la
rassegna
corale
a
Montecatini Terme, il
cosiddetto Festival di
Primavera organizzato
Indice sezioni:
Attualità
pag.2
Scuola
pag.6
Terza pagina
pag.9
annualmente
dalla
Feniarco (federazione
nazionale italiana associazioni regionali corali),
un’occasione davvero
speciale che permette a
Cori provenienti dalle
scuole superiori di tutta
Italia di conoscersi presentando ognuno i propri
pezzi e lavorare a gruppi
divisi in atelier tematici
coordinati da docenti con
grande esperienza provenienti dall’Italia o anche
dall’estero.
Continua a pagina 6
Poesie
Relax
pag.15
pag.16
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ATTUALITA’
2
I desaparecidos
Messico, importante meta che accoglie ogni anno oltre 24 milioni di
turisti. Terra di sole e di divertimento per chi ci arriva per passare
una piacevole vacanza; ma per
chi ci abita, il Messico è una
terra di stragi e di paur.
Dal 2006 più di ventisettemila
persone sono scomparse nel
nulla, inghiottite dal vuoto in
un colpevole silenzio che
puzza
di
omertà.
Desaparecidos. Nessuna traccia, nessuna lettera, nessuna
risposta: solo scarpe vuote,
case abbandonate, parenti e
amici salutati una mattina e mai più
rivisti. A questo numero, già di per sé
impressionante, vanno aggiunti gli
oltre 150 mila omicidi legati alla
guerra fra i cartelli della droga. Di
questi, dal 2000 ben 80 dei morti
sono giornalisti.
“Più di quanti ne siano stati uccisi in
Iraq (71), più di quanti ne siano stati
uccisi in Vietnam (66), più di quanti
ne siano stati uccisi durante tutta la
seconda guerra mondiale (68)'”,
spiega Attilio Bolzoni in apertura del
docufilm Silencio, proiettato Sabato
7 Marzo al centro Balducci .
I narcos, con la complicità delle
autorità, impongono un ferreo controllo sulla stampa: sulla carta il
Messico è una democrazia, ma chi
menziona i desaparecidos scompare
come loro. A volte ne viene ritrovato
il corpo, e le forze dell'ordine constatano il suicidio o al massimo un omicidio passionale, ma più spesso ogni
traccia viene sepolta. Come se quelle
ventisettemila persone non fossero
mai esistite.
La strage di Iguala del 26 Settembre,
quando 43 studenti della scuola nor-
Di Chiara Caporuscio IIID
male di Ayotzinapa sono stati consegnati ai narcotrafficanti del cartello
locale dei Guerreros Unidos, che li
hanno portati nella discarica per giustiziarli e bruciarne i resti con la
complicità delle forze dell'ordine e
per ordine dello stesso narco-sindaco
di Iguala, José Luis Abarca, è solo la
punta dell'iceberg; tuttavia, la notizia
ha smosso l'opinione pubblica messicana e mondiale, facendo il giro del
globo. La manifestazione di protesta
indetta il cinque Novembre della
capitale sfonda il torpore dei mass
media, mette in dubbio le bugie
governative e lancia i suoi slogan
fino
in
Europa:
# Ay o t z i n a p a S o m o s To d o s
(“Ayotzinapa siamo tutti”) e
#Fueelestado (“La colpa è dello
stato”) sono ashtag che fanno il giro
del web, sono scritti a grandi caratteri su muri e striscioni, sull'asfalto
delle piazze. Significano solidarietà,
denuncia, indignazione, desiderio
di giustizia e incapacità di sopportare ancora l'orrore nell’assoluto silenzio.
Sono passati molti mesi dalla
strage di Iguala, e i media europei
sembrano essersi nuovamente
dimenticati della situazione messicana. Dal 2013, Libera promuove la campagna “Pace per il
Messico – Mexico por la Paz”
con cui vuole "risvegliare l'interesse in Italia per contribuire a
portare pace in Messico", come spiega il responsabile del settore internazionale di Libera Tonio Dell'Olio,
autore del dossier "Messico, la guerra invisibile": perché è importante
non
dimenticare
#AyotzinapaSomosTodos e continuare a tentare di sfondare il muro
del silenzio, anche in memoria di
coloro che volevano parlare ma sono
stati zittiti. Desaparecidos.
.
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ATTUALITA’
Di Carlo Bertazzi ID
Il sogno di Gilgamesh
Vi ricordate dell’eroe sumero
Gilgamesh, il quale, resosi conto di
non poter raggiungere l’immortalità,
dopo aver patito molti dolori divenne un re talmente saggio da rendersi
conto che l’unico privilegio eterno
concesso agli uomini è quello di
vivere per sempre nel ricordo dei
posteri? E noi oggi, leggendo l’epopea che porta il suo nome, siamo in
grado di ricordare le sue imprese,
siano esse vere o leggendarie. E’
questo il difficile e affascinante
compito della storia: portare il ricordo del passato non permettendo che
la sua memoria sbiadisca. E se la
storia venisse manipolata o distrutta? In passato sono stati molti i tentativi di modificarla, e se ne stanno
verificando ancora oggi. A non
molta distanza da noi, in Iraq, le
truppe dell’Isis hanno dato il via a
una campagna volta alla distruzione
dei siti e al contrabbando dei reperti
archeologici. A Mosul, nell'Iraq settentrionale, le truppe del califfato,
dopo aver dato alle fiamme i libri
della biblioteca pubblica, hanno
preso a picconate le copie delle statue (le originali sappiamo essere
conservate a Baghdad) del museo
archeologico, risalenti a oltre 3000
anni fa. Queste statue risalgono
all’epoca d’oro di Ninive, città sulle
cui fondamenta sorge proprio
Mosul, quando nell’VII secolo il re
Assurbanipal ne fece la capitale del
bellicoso impero assiro. Ancora più
grave è la distruzione delle rovine
del sito di Nimrud, a sud di Ninive.
La città, rasa al suolo dal passaggio
dei bulldozer, era stata fondata nel
XIII secolo e i reperti più famosi,
l'obelisco nero e le colossali statue
di tori dalla testa umana, a guardia
della città, sono conservati al British
Museum. Fu invece un altro re assiro, Sargon II, a fondare la città di
Dur Sarrukin, oggi conosciuta come
Khorsabad, prima saccheggiata dalle
truppe del califfato e infine fatta saltare in aria.
Da diverse settimane l’Isis e la realtà mediorientale, dopo le stragi e gli
attentati dei mesi scorsi, sembrano
essere quasi “passati di moda”, in
attesa che il prossimo atto eclatante
riporti i riflettori del mondo sull’esercito del califfo. Nel frattempo,
deve essere nostro compito non
dimenticare l’escalation di tragedie
che si è verificata: solo così la
memoria di Gilgamesh e della sua
stirpe potrà protrarsi per sempre.
sacrificio di tanti giovani, di uomini
e donne, che pur avendo idee politiche diverse, si sentivano uniti in
mento che si chiama ora e sempre
Resistenza” e che additò come base
di una nuova religione civile della
giovane democrazia repubblicana!
In molti Paesi dove oggi non c’è
democrazia; i giovani, sperando
in un futuro migliore, prendono
ogni mezzo e, sacrificando la loro
vita, tentano di arrivare in un
posto sicuro, in un Paese migliore. Essi sono partigiani nel loro
Paese, non hanno paura, perché
sono spinti da quell’entusiasmo e
da quella forza che animò i cuori
dei giovani italiani nel 1945.
« La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a
mancare » (Piero Calamandrei)
“State dritti con la schiena”
Di Sofia D’Urso VC
25 aprile, 70 anni di libertà.
In tutta Italia si è celebrata la festa
della Liberazione, quel moto di
popolo che è stato la premessa
della Costituzione, “cuore e cervello del Paese”.
E’ una data importante per noi
Italiani, rappresenta un momento
fondamentale della nostra Storia,
perché è l’anniversario della
rivolta armata partigiana e popolare contro le truppe di occupazione naziste tedesche e contro i
loro fiancheggiatori fascisti della
Repubblica Sociale Italiana.
Io credo che questa giornata abbia
segnato il culmine del risveglio
della coscienza nazionale e civile, il
più alto momento di riscatto morale
di un’ampia parte della popolazione.
Arrivammo alla libertà attraverso il
un’unica fede: essere partigiani,
essere liberi, combattere per costruire un futuro di Libertà e
Democrazia.
Ha ragione Calamandrei che definì
quel momento storico “un monu-
3
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ATTUALITA’
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21 marzo, la verità illumina la giustizia
Di Alessandra Pomella e Valeria Contin IIID
“Vorrei dire a qualcuno che si è
molto preoccupato di cacciare i
migranti dal Paese, che dobbiamo
preoccuparci invece di cacciare i
mafiosi e i corrotti”
Don Ciotti, durante il discorso tenuto
il 21 Marzo a Bologna, non trascura
alcuna tematica sociale o politica che
abbia urgente bisogno d'essere
affrontata in modo serio
nel nostro Paese. Spazia
dai problemi dovuti alla
corruzione a quelli legati
alla povertà, dall'immigrazione ai doveri della
classe politica.
Dal palco di Piazza VIII
Agosto, il presidente e
fondatore di “Libera”
Don Luigi Ciotti parla
così di fronte ad un corteo di 200mila persone
che giunte da tutt'Italia,
hanno colorato le vie di
Bologna in occasione
della XX Giornata della
Memoria e dell'Impegno
in ricordo delle vittime
innocenti di tutte le
mafie.
Una giornata che combina simboli ed impegno
concreto.
Simbolici certamente
tanto il corteo di associazioni, singoli cittadini e
realtà d'ogni tipo, quanto
il momento della lettura
dei nomi delle vittime, fondamentale
atto di Memoria nei confronti di
quanti sono morti per mano mafiosa,
chi per caso, chi per aver speso la
propria vita nella lotta contro la criminalità organizzata.
E' proprio da questa Memoria, da
questi esempi, da queste storie che
nasce l'Impegno che si concretizza
nell'attività di Libera fra campagne e
formazione.
Nel discorso, ancora una volta, don
Ciotti ha chiesto alla Politica l’intro-
duzione del reddito di cittadinanza, la
cancellazione del vitalizio per i parlamentari condannati in via definitiva e
alcune modifiche alla legge sull’autoriciclaggio.
Parole forti che hanno dato avvio ad
un pomeriggio intenso e ricco di
seminari, proiezioni di film e laboratori; percorsi incentrati su argomenti
quali le condizioni delle carceri, la
corruzione nella sanità, i diritti
umani, le inchieste giornalistiche, la
scuola, il contrasto delle mafie al
Nord e gl'ecoreati.
“La verità illumina la giustizia” è il
titolo scelto da Libera per il 21
Marzo 2015.
Una scelta non casuale perché legata
al contesto in cui quest'anno è stata
celebrata la giornata.
Ma perché proprio Bologna?
Bologna è una città insignita di due
medaglie d'oro: la prima per il contributo alla Resistenza al nazi-fascismo,
la seconda al valore civile per la reazione dopo l'attentato terroristico del
2 Agosto 1980, che causò 85 morti.
Due simboli concreti di un forte
impegno civico per la libertà e la
democrazia.
Le vittime innocenti delle mafie e le
vittime della stragi sono
legate, oltre che dal
ricordo e dall'impegno
di tutti, dalla domanda
di verità e giustizia.
Ancora oggi infatti, per
il 70 % delle vittime
innocenti di mafia non è
stata fatta verità e, quindi, giustizia. E lo stesso
diritto alla verità è negato ai familiari di chi ha
perso la vita nelle stragi.
Il titolo “La verità illumina la giustizia” dunque ci vuole ricordare il
senso del nostro impegno in Libera, e vuol
essere un obiettivo concreto da perseguire attraverso l'azione ed il supporto di tutti, cittadini e
istituzioni. Un esempio
in tal senso è riscontrabile in una delle attività
di Libera: l'associazione
si costituisce parte civile
in molti processi , per
far sentire la propria
vicinanza giuridica e non ai familiari
delle vittime o ai magistrati (ad es.
nel processo Minotauro).
Da Udine e dintorni sono partite 2
corriere dirette a Bologna all'alba del
21 Marzo: un totale di circa 100 persone fra cui i ragazzi del presidio*
Cosimo Cristina di cui facciamo
parte. Il 21 Marzo è una ricorrenza
fondamentale a cui da anni partecipiamo, e che ogni anno rinnova il
significato del nostro impegno quotidiano.
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Essere circondati da persone che
pensano di poter cambiare le cose e
non accettano compromessi, che sia
in piazza o nell'aula di un seminario,
ci ricorda ancora una volta quanto
quello che facciamo non si esaurisca
nella mera retorica ma sia fondamentale ed urgente per tutti;
per chi è morto nelle stragi in veste di
autista o perché passava di lì, per chi
ferisce con la satira e per chi pronuncia sentenze scomode, per chi ha vissuto una vita d'inferno sotto scorta o
per chi è morto sotto le ruote di
un'auto di protezione; per quei pomodori che mangiamo cresciuti ad
acqua ed amianto in terre dove i rifiuti non sono stati smaltiti secondo
norma e per il contadino della Terra
dei Fuochi che pur avendo il campo a
ATTUALITA’
5
norma muore di fame perché “ al
nord non comprano più i nostri prodotti per lo scandalo dei rifiuti tossici”; per chi si spacca la schiena
cadendo da un'impalcatura ma non
ha sussidi perché lavorava in nero,
per chi perde un appalto o un lavoro
perché l'altro candidato aveva meno
titoli ma più denaro.
Parigi, 7 gennaio 2015 – Copenaghen,
14 febbraio 2015
Di Andrea Scolaro IVD
Sono ormai passati mesi dall’attentato di Parigi, la tragedia che ha provocato tanto scompiglio nel mondo e
fatto nascere molte discussioni su
che cosa sia veramente la libertà di
stampa, se è giusto o no imporre dei
limiti a ciò che un giornalista può
scrivere o disegnare, fino a
dove può spingersi la satira.
Quel giorno molte persone
sono state assassinate nella
sede di Charlie Hebdo, “colpevoli” di aver osato prendere in giro una religione con
delle vignette. Un mese
dopo, in un’altra capitale
europea, la violenza si ripete
e di nuovo colpisce la libertà
di espressione. Nel pomeriggio del 14 febbraio 2015 un
uomo spara nel Krudttønden
Café, dove si sta tenendo un convegno dal nome "Arte, blasfemia e
libertà di espressione", organizzato in
ricordo di quella strage avvenuta a
Parigi. Il probabile obiettivo dell’attentato è Lars Vilks, un vignettista
che in passato aveva disegnato
Maometto con le fattezze di un cane
e che è presente al convegno. Un
civile muore, tre poliziotti rimangono
feriti. L’uomo riesce a scappare e la
notte del giorno stesso compie un’altra sparatoria nella Grande Sinagoga
di Copenaghen, dove un altro civile
muore e altri due poliziotti vengono
colpiti alle braccia e alle gambe.
Poche ore dopo il terrorista viene
ucciso della polizia danese.
C’è da dire che un attentato del genere, avvenuto dopo così poco tempo
da quello di Charlie Hebdo e che
nuovamente ha come obiettivo di
punire coloro che osano offendere la
religione islamica, è stato compiuto
quando l’allarme antiterrorismo
aveva fatto rinforzare i controlli sia
in Italia che negli altri Paesi europei.
Eppure eccoci, neanche due mesi
dopo, a dover piangere altre due vittime innocenti della barbarie del terrorismo islamico. Perchè? Forse la
Danimarca non credeva di essere
presa di mira dall’Isis e per questo
non aveva rinforzato più di tanto i
controlli? Il convegno, però, era
anche in onore della strage di Charlie
Hebdo, il rischio che qualche terrorista intervenisse c’era. Forse, allora,
non aveva preso abbastanza provvedimenti per la sicurezza? E allora i
danesi come posso sapere se adesso
quell’ “abbastanza” è stato raggiunto? Ogni Stato civile garantisce la libertà di parola, di
stampa e di religione a ogni
cittadino, ma dovrebbe anche
assicurare a tutti di poter esercitare questi diritti senza dover
rischiare la propria incolumità.
Questo, però, non è successo
né a Parigi né a Copenaghen.
E, se nel primo attentato poteva esserci l’attenuante per la
Francia di essere stata colta di
sorpresa, nel secondo la
Danimarca non può negare di
avere una grossa parte di responsabilità nella morte di due dei suoi cittadini. Un uomo è riuscito a commettere due attentati nello stesso giorno,
uccidendo due persone perché esprimevano delle idee o professavano
una religione che lui riteneva indegne. E questo, in uno Stato civile, è
inaccettabile. Poco importa se alla
fine è stato preso e ucciso dalla polizia. La sua morte non restituirà Finn
Nørgaard e Dan Uzan alle loro famiglie.
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ATTUALITA’
6
Di Federico Daici IIF
Martedì 17 marzo 2015 si celebrava il
centocinquantaquattresimo anniversario
della nascita del nostro Paese. Questa
ricorrenza sembra ormai quasi essere
stata dimenticata da noi italiani, infatti, a
parte nel 2011 in occasione dei 150 anni
dalla fondazione del nostro stato, quasi
mai nel dopoguerra ci sono stati grossi
festeggiamenti pubblici durante questa
data. La reticenza nel voler celebrare
quest'importante ricorrenza deriva, a mio
parere, dalla strumentalizzazione del
Risorgimento operata dal fascismo e
17 marzo
quindi da un desiderio della neonata
Repubblica Italiana del dopoguerra di
rompere totalmente con la retorica tipica
di quel regime; ciò può essere stato sì
importante per dare dei nuovi valori al
nostro popolo, ma ha quasi spento nei
nostri cuori ogni traccia di sano patriottismo nonché di orgoglio e rispetto per le
gesta dei nostri padri fondatori, dei martitiri del Risorgimento e di tutti quei volti
anonimi che hanno perso la vita sui
campi di battaglia per permetterci di
essere chiamati italiani. Certamente la
strada che porta verso un'Italia stabilmente unita è ancora lunga, ma se non
l'affrontiamo con il giusto orgoglio
nazionale, che non deve per nessun motivo sfociare in nazionalismo, non riusciremo mai a percorrerla nella maniera
corretta, perciò ritengo che sarebbe
importante sfruttare questta ricorrenza e
le altre di questo genere per ravvivare il
nostro affetto per l'Italia, ricordando i
grandi sacrifici, i grandi ideali e le grandi personalità che ci hanno portato all'unità.
di cui tutti noi tra le altre conosciamo le
riserve in merito all’uso del termine stesso di “democrazia”. Tuttavia, per non
fare anch’io lo stesso errore, non mi metterò a denunciare la dittatura della massa
o ad indignarmi davanti all’inaudita violenza a cui hanno portato le rivoluzioni
“democratiche”, bensì mi divertirò a saltellare tra storia e pensieri vari sul tema,
così, tanto per divertirmi e mettere qualche pulce nell’orecchio di chi mi vorrà
leggere.
personaggi. Tuttavia, il fatto importante
è che i greci avevano la capacità di interrogarsi senza ansia sulle varie forme di
governo, noi no. Ma riprendiamo ciò
che dice Dario riguardo lo sfociare della
democrazia nella tirannide e facciamoci
un po’ di conti in tasca. Escludendo nazismo, fascismo e (per par condicio) stalinismo, che saltiamo a piè pari, facciamo
un passo indietro nel tempo a due personaggi carismatici partoriti dalla democrazia. Nel 10 dicembre del 1848 un suffragio universale consacrò il non troppo
democratico Napoleone Bonaparte e
poco tempo dopo, sempre in Francia,
verrà eletto pure Napoleone III il quale,
per legittimare le sue scelte, si servì
anche lui (e per primo capì come gestirlo e pilotarlo) del tanto democratico suffragio universale. Giudicate voi, le mie
sono solo chiacchere sconnesse. Per continuare la nostra breve carrellata va
ricordato che il popolo tedesco, che combatté e sostenne follemente la Prima
Guerra Mondiale, fu lo stesso che convinse il vecchio Engels ad avere fiducia
nel riformismo, nel sistema democratico
e nel lavoro dei partiti (se avesse continuato sulla linea dura della rivoluzione
non gli sarebbe andata molto meglio
visto come è finita in Russia. Povero
Engels!). Winston Churchill disse intelligentemente in un suo discorso ai
Comuni nel 1901: “La democrazia è più
vendicativa dei Gabinetti.
Riempitivo Democratico
Di Francesco Tognato IIIF
Dato che la sincerità è una cosa importante, sarò franco con voi. Questo articolo nasce dal fatto che c’era uno spazio
vacante in questo numero del giornalino.
Il presente è quindi un riempitivo in cui
mi prendo la libertà di ciarlare, prendendo alla leggera un tema che, a parer mio,
è diventato uno dei tabù della nostra
società: la democrazia. “E ancora due
secoli fa Immanuel Kant scriveva nel
suo libro Zum ewigen Frieden che la
democrazia è la via che porta al dispotismo. Il monoculturalismo che ancora
caratterizza il mondo occidentale è la
causa della mancanza di seri studi su
altre forme di comprensione e di esercizio della politica, il che ci fa cadere spesso nel falso dilemma democrazia o dittatura”. Così scrive Raimond Panikkar
cogliendo quello che, secondo me, è il
nocciolo della questione. Ai nostri giorni, infatti, siamo arrivati a considerare la
democrazia l’unica forma di governo
possibile per salvaguardare la libertà del
singolo individuo facendo una gran confusione tra la democrazia e lo stato di
diritto, due cose in realtà molto diverse
tra loro. Oggigiorno un qualsiasi pensiero antidemocratico diventa automaticamente una minaccia per la comunità e i
per diritti dell’individuo, dimenticando
che, non raramente, è la democrazia stessa a privare i cittadini dei loro diritti inalienabili. Nel caso, la levata di scudi dei
paladini del dèmos è immediata! Li sentiamo riempirsi la bocca citando Pericle,
Ciò che apprezzo di più nel dialogo erodoteo sulle forme di governo è il fatto
che alla fine tutti gli argomenti usati dai
tre duellanti per sostenere le rispettive
opinioni si elidano a vicenda. Gli ragioni
di Otanes contro la monarchia vengono
sostenute da Megabizo e nemmeno
Dario stesso le confuta, tuttavia, quest’ultimo affonda gli altri due oratori con
argomenti empirici affermando come,
alla fine, sia la democrazia che l’oligarchia sfociano sempre in una tirannide.
Uno dei pochi greci che avrà il coraggio
di mettere in discussione la democrazia
in patria sarà Euripide nelle “Supplici”
dove l’araldo tebano, al cospetto del re
Teseo (mitico fondatore della democrazia), chiede: “Che è qui il tiranno?” (alla
fine tira e molla la domanda è sempre
quella: “Tralasciando le baggianate, qui
chi comanda realmente?”). Anche in
questo dialogo l’epilogo sarà una stupenda inconcludenza con arrampicate estreme sugli specchi da parte di entrambi i
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Le guerre dei popoli saranno più vendicative di quelle dei re”. Ci basti pensare
del resto alla guerra che scoppierà poco
dopo che fu la prima combattuta con una
così vasta mobilitazione popolare e con
un così grande consenso e partecipazione delle masse. Inoltre si noti l’uso
dispregiativo che Churchill fa qui del
termine “democrazia”. Del resto è in
buona
compagnia,
pensiamo
a
Toqueville,a Croce, al fatto che il termine in questione non appaia nella costituzione americana e che lo stesso vocabolo fosse evitato dai rivoluzionari francesi
che preferivano usare parole come
“uguaglianza” e “libertà”. Termini questi
ultimi che mi mettono sempre sull’attenti sia perché il politico che ho sentito
usarli di più è stato il buon vecchio
Silvio Berlusconi, sia perché penso a
questa frase scritta da Leopardi nello
“Zibaldone” che dice:” la libertà vera e
perfetta di un popolo non si può mantenere senza l’uso della schiavitù interna”.
Constantin François Volney, infatti, rimproverava ai nuovi repubblicani di proporre gli antichi greci come esempio di
democrazia per l’enorme numero di
schiavi corrispondenti ad ogni cittadino
libero (in media cinque per ogni abitante
della Grecia).
Alla fine la libertà e la democrazia sono
solo privilegi riservati ai forti e, oggi
soprattutto, ai potenti sul piano economico ,come già intuì nel 1700 Benjamin
Costant. Tutta questa democrazia ha
SCUOLA
7
forse cambiato qualcosa al giorno d’oggi? Io non so darvi una risposta, il mio è
solo un riempitivo per insinuare il dubbio e per rivendicare il diritto di poter
ragionare liberamente, e senza troppo
impegno, su un argomento importante e
delicato come la democrazia. Spero che
questo riempitivo riempirà le vostre
discussioni ( e sarebbe anche ora giovani
stelliniani!). Ma una domanda la voglio
porre: “Non vi insospettisce che tra
mille temi messi sul piatto da questa
riforma scolastica nessuno tiri fuori
quello dell’educazione civica e del suo
insegnamento?” Forse la democrazia fa
bene a tutti, quando è “ignorante”.
“Michelle... ma belle! Donne in musica”
Anna Tonazzi IIIA
Mercoledì 15 aprile e sabato 18 aprile
2015: forse queste date alla gran parte di
voi non diranno proprio niente ma al
gruppo del Coro ed ad un gruppetto
dell’Orchestra del liceo Stellini possono
solo evocare le date d’inizio e di termine
di un’esperienza che porteranno sempre
viva nel cuore: la rassegna corale a
Montecatini Terme, il cosiddetto Festival
di Primavera organizzato annualmente
dalla Feniarco (federazione nazionale
italiana associazioni regionali corali),
un’occasione davvero speciale che permette a Cori provenienti dalle scuole
superiori di tutta Italia di conoscersi presentando ognuno i propri pezzi e lavorare a gruppi divisi in atelier tematici coordinati da docenti con grande esperienza
provenienti dall’Italia o anche dall’estero. Il nostro Coro ed una piccola rappresentazione della nostra Orchestra sono
stati assegnati, insieme ad un Coro di
Saronno ed uno di Perugia, all’atelier
chiamato “Michelle... ma belle! Donne
in musica” diretto da Maud HamonLoisance, una figura molto particolare
caratterizzata da una semplicità sorprendente e da un entusiasmo contagioso
oltre che da una notevole competenza
tecnica. Maud ci ha guidati per tre giorni
sulle note di “Michelle” dei Beatles, di
“Cecilia” di Paul Simon, di “Proud
Mary” di J. Fogerty e, anche se poi non
è stata eseguita durante la serata finale,
di “Georgia On My Mind” di Ray
Charles. Abbiamo trascorso quattro gior-
nate intense, abbiamo provato ore ed ore
a coordinare la voce al battito delle mani,
allo schiocco delle dita, all’ondeggiare
del corpo come ci trovassimo sopra un
fiume, “rolling on the river”. Abbiamo
rappresentato il liceo Stellini la sera del
16 aprile, siamo stati l’ultimo Coro ad
esibirsi ma sicuramente uno dei più
applauditi, grazie alla nostra resa del
brano “Vois sur ton chemin” di Bruno
Coulais, tratto dal film “Les Choristes”.
La sera del 17 aprile abbiamo varcato la
soglia del PalaTerme tutti vestiti di
rosso, colore rappresentativo del nostro
atelier, pronti ad esprimere tutto quello
che avevamo imparato in quei brevissimi
tre giorni durante le prove dell’atelier ed
abbiamo anche lì riscosso molto successo: una serata molto emozionante che
forse, proprio perchè l’ultima, abbiamo
vissuto pienamente fino alla fine. E così
non solo quella sera: abbiamo vissuto
davvero fino alla fine tutta l’esperienza,
fino all’ultimo minuto che abbiamo trascorso, ovviamente cantando, in corriera
prima di scendere di nuovo a Udine.
Un’esperienza che ci ha lasciato tanto, di
cui ricorderemo sì la stanchezza ma
soprattutto le risate durante gli stravaganti riscaldamenti vocali che eseguivamo ogni giorno all’atelier, la prima sera
a cantare 21 Guns per strada, davanti alla
solita gelateria con le voci stanche ma
decisamente felici, la standing ovation
che abbiamo fatto udendo il nostro nome
annunciato al microfono...
Per alcuni di noi è stata l’ultima esperienza a Montecatini, per altri la prima...
Ma che fosse la prima o l’ultima volta,
eravamo felici, eravamo noi, unici in
tutta Italia, come una scia di note tutte
vestite di nero, unite dalla musica, da
una bellissima canzone chiamata
Montecatini 2015, che come avessero
appena terminato il loro concerto, silenziose si sono disperse pian piano, dopo
essersi salutate l’un l’altra, verso casa,
sabato 18 aprile 2015.
Ma se vorrete sentirle ancora, loro sono
pronte a tornare sul pentagramma per
voi, più forti di prima, più consapevoli
ed unite di sempre.
Un ringraziamento speciale a tutti i
membri del Coro e dell’Orchestra che
hanno preso parte a questa iniziativa ed
ai professori che ci hanno accompagnati,
in particolare al professor Andrea
Nunziata, che da anni segue con dedizione l’attività del Coro e dell’Orchestra.
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SCUOLA
8
Ὁ Ἀλέξανδρος e l'ideologia moderna
Di Luca Maggio IVB
Qualche tempo fa, anche in previsione
dello sciopero del 5 maggio, mi son trovato a parlare della riforma “La Buona
Scuola” di Renzi, e delle sue conseguenze su di noi. Ora, tenendo conto che la
riforma prevederebbe la cancellazione
del Liceo Classico e la creazione di scuole che dovrebbero plasmare semplici
imprenditori, mi è venuta in mente una
frase di Alessandro Magno riferita al suo
precettore, Aristotele (tra l'altro fondatore del Liceo!):
“A mio padre devo la vita, al mio maestro una vita che vale la pena essere vissuta”
Alessandro, educato come un vero greco,
nonostante discendesse da una stirpe
“barbara”, è diventato il difensore della
cultura greca, colui che con le sue conquiste è riuscito a trasmettere ovunque la
cultura dell'Ellade. Egli nutriva un profondo amore verso la cultura, verso le
arti, verso la letteratura. Aristotele, poi,
era riuscito a creare un uomo leale, ade-
rente ai valori classici di eroe, e soprattutto aperto al diverso, al nuovo, al cambiamento, sempre alla ricerca costante
del sapere, curioso. Alessandro era come
un cristallo; aveva molteplici aspetti, uno
più intrigante dell'altro.
Consideriamo il fatto che Alessandro
fosse un “barbaro”. Egli, però, passando
attraverso una formazione “aristoteliana”
( diciamo una formazione umanistica
ante litteram ) è riuscito ad elevare se
stesso ad una persona capace di cambiare il corso della Storia. Anche l'unico
vero obbiettivo che si pose non fu da
poco, anzi, ambizioso e coraggioso;
quello di unificare i popoli conquistati, di
eliminare ogni confine culturale preesistente e di rendere tutti i sudditi del suo
impero uguali. Per lui finché ci fossero
stati confini ci sarebbero state anche
guerre. L'origine della sua volontà di eliminare le barriere culturali e sociali esistenti può essere ricercata nella formazione datagli da Aristotele. Solo con il
rispetto del nemico, imparato studiando i
versi di Omero, egli avrebbe potuto concepire un'idea di popoli integrati. Il suo
progetto però fallì; alla sua morte l'avidità dei suoi successori ebbe la meglio
sugli ideali che Alessandro avrebbe voluto tramandare.
Ecco, la Buona Scuola, quella vera, quella veramente buona, per me non deve
creare un semplice imprenditore;
dovrebbe plasmare un Uomo capace di
relazionarsi con il resto del mondo
secondo dei principi etici che non provengono da un libro di algebra o dalle
quotazioni di borsa. Essa si dovrebbe
proporre come principale educatrice dei
giovani, non quello che qualcuno scambia per indottrinamento; essa dovrebbe
insegnare ai giovani ad apprendere dal
Passato per guardare al Futuro, perché
conoscere le proprie origini è fondamentale.
Oggi, infatti, è dono di quei giorni.
edizione, ha come scopo quello di accertare e valorizzare le competenze degli
studenti di tutte le scuole d’Italia raggiunte in diversi ambiti: logica, attualità,
musica, sport, cultura generale e inglese.
Dal nostro Liceo, e in particolare dagli
studenti che hanno partecipato a questa
manifestazione, sono stati conseguiti
ottimi risultati. Nella prima fase tre squadre della nostra scuola (Stellini1, Stellini
2, Stellini 3) sono passate alle semifinali
tenutesi a Civitavecchia in provincia di
Roma. Qui hanno dovuto affrontare un
test su diverse materie: storia, letteratura,
inglese, scienze,attualità e musica. Le
squadre Stellini 1e 2 si sono piazzate
molto bene in classifica e sono potute
accedere alle finali di Tolfa. Arrivati a
questo punto le quaranta squadre qualificate hanno dovuto dare prova del loro
vero talento. Ogni squadra ha pensato,
girato e montato un video che trattasse
del cibo, da pubblicare su youtube. Oltre
a questa prova, iragazzi arrivati a Tolfa
hanno mostrato ai giudici una loro performance che dimostrasse i loro talenti.
Le nostre squadre in questa prova hanno
dato il meglio di sé, in particolare
Lorenzo Barban, che ha stupito i presenti con un’esibizione magica, Michele
Banelli, che si è esibito in un numero di
giocoleria, e Gabriele Spangaro, che ha
incantato tutti col suono del suo ukulele.
Questi tre ragazzi si sono piazzati tra i
primi sette nella classifica del miglior
talento individuale. A Francesco
Slataper,
invece
nella
prova
“Parlatecidi…”, è stato conferito il premio per migliore esposizione personale.
Nella classifica generale della competizione le nostre squadre si sono piazzate
nella tredicesima e ottava posizione.
Questo ci hanno permesso di provare le
nostre capacità e di darne dimostrazione.
Per partecipare a queste gare è necessario avere una gran dose di talento e motivazione, cosa che ai ragazzi e ragazze del
nostro Liceo non manca.
Le olimpiadi della cultura e del talento
Di Paolo Petrucco VE
Roma: 240 ragazzi e ragazze, sopravissuti alle prove eliminatorie e poi alle
semifinali delle olimpiadi della cultura
edel talento, danno via ad una sfida
all’ultimo talento, dai giocolieri aimaghi
fino ad arrivare agli attori, per dimostrare le loro capacità. Con questa premessa
come poteva mancare la partecipazione
del nostro Liceo? Così, guidati da
Francesco
Giacomarra,
Gabriele
Spangaro, promotori del progetto, e con
la supervisione della professoressa
Pierotti, i ragazzi hanno formato quattro
squadre. Dopo aver affrontato la fase iniziale della competizione, che comprendeva conoscenze di cultura generale e
competenze logiche, tre squadre sono
passate alle semifinali di Civitavecchia e
poisolo due alle fasi finali. Cosa sono le
olimpiadi della cultura e del talento?
Sono delle competizioni nazionali chehanno come obbiettivo quello di premiare le eccellenze italiane nelle scuole.
Questo concorso, giunto ormai alla sesta
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TERZA PAGINA 9
L'universale Alessandro
"Il sogno è l'infinita ombra del Vero"
DI Elisa Cozzi IIIB
Quando pensiamo ad Alessandro
Magno, la sua figura ci appare filtrata attraverso 2300 anni di
storia, attraverso miti e leggende nati
durante la sua vita e dopo la sua
morte, nonchè attraverso le
molteplici interpretazioni di altri
uomini che studiarono, emularono,
cantarono, dipinsero e raccontarono
Alessandro. Soprattutto però egli ci
appare alla luce dei suoi stessi straordinari e potenti sogni, che lo portarono lontano, fino a
spingerlo agli estremi
confini del mondo
conosciuto, e finirono
per
cristallizzarsi
attorno alla sua figura.
Quegli stessi sogni, e
le imprese che ne
seguirono, fecero sorgere nell'animo di chi
lo conobbe il
dubbio sincero che
Alessandro non fosse
il figlio di un uomo
mortale.
Ma egli era un uomo, un ragazzo che
visse una vita breve come una cometa, e abbagliante altrettanto. Ed è proprio il fatto che Alessandro fosse
"soltanto" un uomo a far apparire le
sue gesta sotto una luce ancora più
straordinaria: egli conquistò in dieci
anni un impero sconfinato, ecumenico, universale. Tale impero andava
dalla Macedonia all'India e riuniva
centinaia di popoli, che Alessandro
intendeva fondere in un'unità armonica accomunata da cultura e lingua
greche, divenute anch'esse, da quel
momento, “universali”.
Ben altro però caratterizza la peculiare “universalità” di Alessandro...
Ciò che per secoli ha affascinato
della sua personalità fu il suo essere
"molteplice", "multiforme",
aggettivo generalmente attribuito
all'ingegno di Ulisse, figura che con
Alessandro ebbe molto da spartire.
Tale politropìa si rivela in primo
luogo nel fatto che Alessandro fu al
contempo un abilissimo stratega e un
sovrano illuminato, un uomo collerico e un conquistatore misericordioso,
un appassionato di letteratura e un
prode guerriero, un viaggiatore
instancabile e un astuto uomo politico, "un giovane invincibile luminoso
e fosco, pensoso e feroce, incarnazione dello splendore e della paura e di
tutte le contraddizioni del genere
umano" (Manfredi).
Di Alessandro inoltre si dice che
avesse gli occhi di due colori diversi:
uno era straordinariamente
azzurro, come il cielo che egli così
spesso contemplava alla ricerca di
segni divini e presagi, e come i sogni
celesti e impalpabili che dominavano
il suo animo; l'altro invece era nero,
come la terra che percorse per chilometri e chilometri verso l'ignoto, e
come la morte che infine lo prese nel
suo abbraccio per consegnarlo all'eternità.
Sull'estremo confine dell'orizzonte,
dove umano e divino, azzurro e nero
si incontrano, dove “la
terra sfuma e si profonda /dentro la
notte fulgida del cielo” (Pascoli), là
giace forse la chiave per
comprendere Alessandro e le multiformi sfumature della sua personalità.
Nemmeno lui giunse mai a quel confine, e mentre viaggiava per raggiungere l'estremità della Terra,
andava anche alla
ricerca di se stesso.
Quando dovette rinunciare alla ricerca, morì.
A questo proposito, è
facile immaginare un
amanuense medievale
intento a miniare un
manoscritto
del “Romanzo di
Alessandro”:
egli,
avvezzo come gli
uomini della sua epoca
a vedere allegorie sottili nascondersi dietro
da ogni cosa, avrà
facilmente colto come dietro al viaggio di Alessandro si
nascondesse il Viaggio di ogni
Uomo alla ricerca di Se Stesso, dove,
come insegna Kavafis, non conta
"Itaca", ma il percorso intrapreso per
ad arrivarvi.
Cosicchè Alessandro "non ci sembra
appartenere alla razza dei potenti, ma
a quella degli scrittori
immensi e anonimi, Shakespeare e
Balzac, che portano nel proprio
grembo tutte le creature umane,
le cose possibili e impossibili, le città
reali e immaginarie." (Citati).
Ed ecco come dall'eccesso di straordinarietà nasce l'universale.
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Intervista a Lorella Frescura, membro del
personale della nostra scuola
Valeria Lavagi, IIID
Consuelo Avoledo, IIID
Lorella è ormai un simbolo della
nostra scuola: tra selfie su facebook, pillole di saggezza e discussioni nei corridoi, lo Stellini non
sarebbe lo stesso senza di lei. Per
questo le nostre inviate speciali l'hanno intervistata per
Asteriskos: ecco cosa pensa
veramente la nostra bidella del
cuore!
terminato è molto positivo (sono
stata precaria per 11 anni), ho fatto
varie esperienze cambiando varie
scuole dalle elementari alle superiori,
grandi e piccole. La gente continua a
Il miglior pregio e il peggor
difetto degli studenti dello
Stellini?
Pregio: studiano tanto
Difetto: poco interesse per la
raccolta differenziata!
Descriviti con una parola:
Presente!
Puoi raccontarci un aneddoto
divertente che ti è capitato allo stellini?
Il carnevale è sempre molto divertente allo Stellini!
Qual è la tua opinione sulla tecnologia, i social network e il loro uso?
Sono favorevole internet, tablet e
computer: ci aiutano a semplificare i
nostri rapporti con gli uffici in generale risparmiando tempo ed eliminando le code, per quanto riguarda FB è
un modo per scambiare opinioni,
foto, informazioni, e sensazioni.
L'importante non diventare dipendenti!
Quali sono i lati positivi e negativi
del tuo lavoro?
Oggi avere un lavoro a tempo inde-
Credi nell'oroscopo?
No, non ci credo!
Qual è il tuo cibo preferito?
La pastasciutta!
Da quanti anni sei bidella allo
stellini?
Dal 1 settembre 2012
Che rapporto hai con gli studenti?
Abbiamo un buon rapporto, stare in
mezzo agli studenti mi fa sentire giovane e in allegria!
re. Irene Bearzi e Pietro Vuerli mi
hanno regalato un poema in versi:
l'Inferno Stelliniano!
pensare che noi stiamo a casa tutta
l'estate, invece noi proprio quando
non ci vede nessuno facciamo le
"pulizie straordinarie" così quando
voi tornate a settembre trovate tutto a
posto!!!
Che consiglio daresti per fare un
selfie di alto livello?
I selfie di alto livello li fate voi io
sono ancora all'inizio!!!! Ma migliorerò.
Qual è il regalo più bello che ti
abbiano fatto degli studenti?
Chiara Caporuscio e Domizia Russo
mi hanno regalato " il bastone" per
fare i selfie, mi ha fatto molto piace-
Sei una grande fan del coro
e dell'orchestra: cosa ti piace
di loro?
Lavorando il giovedì pomeriggio
ascolto le prove del coro e l'orchestra
devo dire che ci mettono tanto impegno e passione e comunque i risultati
ci sono!!!
Come sono le terze di quest'anno?
Le classi 3° le vedo molto stressate e
preoccupate naturalmente per gli
esami di maturità. Ma sono sempre
molto simpatici!
Cosa pensi dello stellini in generale
e dei suoi studenti?
Sono orgogliosa di lavorare in questo
Liceo prestigioso , anche come udinese so quanta storia c'è in questo
edificio!!
Una frase profonda per concludere:
"SIETE LA GENERAZIONE DAL
CAPO CHINATO": state diventando
succubi del vostro cellulare!
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I canoni distruttivi della moda: dall’anoressia
all’obesità
Di C.S.
Nel mondo della moda spopola una
nuova tendenza. Dopo anni passati a
lanciare sulla passerella fisici sull'orlo dell'anoressia, se non addirittura
malati, gambe sottili quanto polsi,
ossa ricoperte solo da un sottile strato di pelle, la rotta cambia completa-
web di gallerie fotografiche palesemente ritoccate e di titoli recitanti
"Grasso è bello", "90 kg di bellezza",
"Le ossa ai cani". È il caso, per fare
un nome, di Tess Holliday, modella
taglia 56 star dei social e protagonista di una campagna di lingerie su
Vogue America. Come se pubblicizzare e glorificare l'obesità scagionasse la rivista dall'aver molte volte contribuito alla promozione del modello,
ormai condannato dal politically correct, dell'eccessiva magrezza.
Piccolo promemoria: l'obesità non è
bella, esattamente come non lo è l'anoressia. Entrambi sono disturbi alimentari seri, che portano gravi problemi di salute. Se degenerano, nel
peggiore dei casi possono portare
alla morte, ma anche senza essere
così pessimisti, una persona dal peso
superiore al centinaio di kg non avrà
mai una vita normale nè delle capacità fisiche regolari. Esattamente come
le persone anoressiche.
Non si parla di bellezza o bruttezza,
e neanche di canoni estetici. Si parla
di salute. Forse il mondo della moda,
che ha tanta influenza soprattutto
sulle giovanissime adolescenti in
cerca di un modello da seguire,
dovrebbe smettere di esaltare gli
eccessi e cominciare a valorizzare
maggiormente i corpi semplici, normali, diversi tra loro ma sani.
mente: entrano in scena le modelle
curvy. Inizialmente erano donne dal
fisico sano, a volte leggermente formoso ma assolutamente regolare; a
quanto pare, però, la normalità non
attrae abbastanza followers. È così
che entrano in scena modelle titaniche, dal peso di 90 o 100 kg se non
oltre, che cominciano a riempire il
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CULTURA
12
Letteratura, cinema e storia
Di Chiara Caporuscio IIID
e Emanuele Tullio IIF
La letteratura e il cinema hanno sempre avuto un profondo legame con la società e con la storia. Per questo
abbiamo pensato di proporvi un'analisi della società tedesca ai tempi del nazismo, soffermandoci in particolare sul tema della gioventù, attraverso un'analisi di testi letterari e opere cinematografiche sull'argomento.
Alcuni studenti delle classi IIID e IIF, coordinati dal professor Giachin, hanno vinto il primo premio del concorso nazionale indetto da "èStoria" con un documento intitolato "La gioventù e il nazismo". Il testo che segue
è un breve estratto dal lavoro.
LA LETTERATURA
La società tedesca dell'anteguerra:
Fred Uhlman, L'amico ritrovato.
L'amico ritrovato (Reunion, 1971) di
Fred Uhlman è il primo romanzo
appartenente alla cosidetta "Trilogia
del ritorno", assieme a Un'anima non
vile e Niente resurrezioni, per favore.
È ambientato a Stoccarda nel 1932.
Ispirato ai ricordi personali dell'autre,
il racconto descrive l'amicizia che
lega il protagonista Hans Shwarz,
ragazzo ebreo di sedici anni frequentante il Gymnasium di Stoccarda, al
compagno di nobile famiglia
Konradin von Hohenfels. La famiglia
di Hans, appartenente all'alta borghesia, è rispettata nel vicinato sia dagli
ebrei che dai cristiani ed è quasi
indifferente alla propria identità
ebraica: come molte famiglie della
Germania dell'anteguerra, i genitori
di Hans si sentono prima di tutto
svevi, poi tedeschi e solo infine ebrei.
I genitori di Konradin, al contrario,
animati da idee tradizionaliste e con-
servatrici, odiano e temono gli ebrei:
per questo il ragazzo non presenta
mai Hans ai genitori, anzi lo evita e
finge di non conoscerlo in loro presenza. Questo atteggiamento incrinerà sempre di più il rapporto dei due
compagni, fino a farlo giungere al
punto di rottura con l'avvento del
nazismo e l'intrusione dell'ideologia
nazionalsocialista e razzista nelle
scuole. Hans parte per l'America,
ospitato dai suoi zii; suo padre, non
riuscendo a sopportare l'antisemitismo dilagante nella patria tanto
amata, si suicida. La famiglia di
Konradin invece, ritrovandosi negli
ideali del regime, decide di restare a
Stoccarda: è la fine dell'amicizia trai
due ragazzi. I due perdono definitivamente i contatti, e Hans non avrà più
notizie dell'amico per molti anni.
Solo dopo la fine della guerra, raggiunto da un opuscolo che propone la
costruzione di un monument dedicato agli studenti del suo vecchio liceo
caduti durante la Seconda Guerra
Mondiale, Hans trova il coraggio di
cercare nella lista il nome di
Konradin. Con grande commozione
lo legge, scoprendo che l'amico è
stato giustiziato in quanto partecipante al complotto per uccidere Hitler: è
la tardiva, ma sincera, ricostituzione
del legame perduto.
L'amico ritrovato è soprattutto la storia commovente di un'amicizia profonda e toccante, della sua nascita,
del suo tramonto e del suo simbolico
ritrovamento, ma è anche una testimonianza che documenta con grande
realismo la situazione dei giovani
ebrei nella Germania nazista,
improvvisamente esclusi ed evitati
dai compagni senza capirne il motivo. Lo stesso Uhlman, proveniente
da una famiglia ebrea, fu costretto
alla fuga da Stoccarda per le persecuzioni antisemite: lo scrittore riconosce dunque in Hans, la voce narrante,
il suo alter ego. Dal libro venne tratto un film di successo.
Le letture propagandistiche: Karl
Aloys Schenziger, Der Hitlerjunge
Quex.
Il romanzo “Der Hitlerjunge Quex fu
scrutto da Karl Aloys Schenziger tra
Maggio e Settembre 1932. Fu prima
pubblicato sul giornale nazista
“Völkischer Beobachter” , successivamente come libro nel Dicembre
1932. Lettura obbligata per i membri
della Hitlerjugend, vendette più di
190000 copie nei primi due anni e
più di 500000 fino al 1945. Dal libro
venne tratto un film di grande successo durante il periodo nazista.
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Sia il romanzo che il film sono basati sulla vera storia di Herbert Norkus,
un membro della gioventù hitleriana
morto per le ferite subite da alcuni
membri della gioventù Comunista
nella notte tra il 23 e il 24 Gennaio
1932 a Berlino. La sua morte venne
usata fin da subito per la propaganda
del regime: il suo funerale fu trasformato in una cerimonia che coinvolse
diverse organizzazioni naziste.
L'omicidio venne condannato anche
da forze opposte al regime, ma i
comunisti diedero inizio a una contro-propaganda che descriveva la
morte di Norkus come un incidente
causato dall'autodifesa durante un
attacco nazista. Quando Hitler assunse il potere, la tomba di Norkus
divenne una sorta di santuario nazista, visitato annualmente dal leader
della gioventù hitleriana Baldur Von
Schirac per un discorso seguito dall'intera nazione; al giovane furono
dedicati monumenti, poesie e canzoni e la bandiera della sua unità divenne la “bandiera di sangue” dell'intera
gioventù hitleriana. Nel romanzo di
Schnezinger, la gioventù comunista
viene dipinta come un'organizzazione disordinata e priva di valori morali, devota solo all'alcol, al tabacco e
al sesso; al contrario, della
HitlerJugend vengono esaltati l'ordine, la diligenza e la superiorità morale. La figura di Norkus, che nel
romanzo viene chiamato Heni
Völker, viene elevata a martire: dopo
il racconto della sua vita, della sua
entrata nelle file della gioventù hitleriana e della sua carriera in essa, la
morte viene descritta con estrema
drammaticità.
Questo passo è tratto dagli ultimi
istanti di vita di Heini/Herbert, seduto sul letto in punto di morte e circondato dai compagni:
“...d'improvviso si sente un urlo.
Heini è seduto sul letto, con gli occhi
spalancati. Sta cantando. Non distinguono le parole, ma conoscono bene
la melodia. È la canzone che cantano
ogni giorno, ogni sera insieme,
durante ogni marcia. Tutti sanno
cosa significa: la morte sta cantando.”
Gli ultimi anni di guerra: Manfred
Gregor, Il ponte
TERZA PAGINA 13
della terza leva, costituita da adolescenti della Hitlerjugend, doveva
difendersi con armi inefficaci e
improvvisate, la quarta leva, costituita da bambini sotto i 15 anni e da
anziani sopra i 61, non veniva dotata
di nulla ad eccezione del Volkssturm
Armband e di qualche arma obsoleta,
spesso
scarica.
Il libro ebbe un grande successo e il
film omonimo, diretto da Bernhard
Wicki, è un classico contro la guerra.
IL CINEMA
Gregor Dorfmeister è un giornalista e
scrittore tedesco, che ha pubblicato
tre romanzi sotto lo pseudonimo di
Manfred Gregor. Nacque nel 1929 a
Tailfingen, e nella primavera del
1945 fu arruolato nel Volkssturm.
Nel suo primo romanzo “Die
Brücke” (Il Ponte), fortemente autobiografico, racconta della decisione
di utilizzare sette ragazzi dell'età di
sedici anni, appartenenti alle improvvisate formazioni del Vulkssturm, per
difendere un ponte dagli Americani
alla fine della Seconda Guerra
Mondiale. Sei dei ragazzi vengono
uccisi, solo il settimo sopravvive.
Il Vulkssturm fu una milizia popolare
nazionalsocialista, creata in seguito
al decreto di Hitler del 18 Ottobre
1944, negli ultimi mesi del conflitto,
che richiamava sotto armi tutti gli
uomini abili trai 15 e i 60 anni di età.
Oltre 6 milioni di tedeschi furono
arruolati: la maggior parte erano
anziani, adolescenti o invalidi, mentre i rimanenti svolgevano impieghi
importanti nella società tedesca, per
cui non erano stati reclutati in precedenza nella Wehrmacht. Mentre le
prime due leve erano costuituite da
veterani esperti reduci dalla Prima
Guerra Mondiale o da uomini non
addestrati ma comunque riforniti di
armi, la terza e la quarta leva erano
carne da macello: se la maggior parte
-L'istruzione: I ragazzi del Reich (
Napola-Elite für den führer)
Germania,2004,
con
Max
Riemelt,Tom Schelling. Di Dennis
Gansel.
Ambientato quasi interamente in una
Napola, scuola d'élite nazista, il film
si concentra sul legame tra Friederich
e Albrecht, due giovani allievi. Di
origini e attitudini diverse si confrontano con l'ideologia nazista che
costantemente viene loro inculcata.
Friederich diverrà uno degli studenti
più promettenti, Albrecht rinuncerà
alla propria vita dopo essersi reso
conto della sua inadeguatezza di
fronte agli atti efferati e crudeli che la
sua condizione gli imponeva di compiere. Nel commosso finale
Friederich perderà appositamente
l'incontro di pugilato che gli avrebbe
garantito il successo per mantenersi
simbolicamente fedele all'amico e
alla sua umanità.
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CULTURA
14
-L'opposizione: La Rosa Bianca
(Sophie Scholl-Die letzen tage),
Germania,2005,con
Julia
Jentsch,Gerald Alexander Held. Di
Fred Brenersdorfer.
tata ottimamente da Julia Jentsch,e
proprio sulla sua interpretazione si
basa l'intero film che negli interrogatori lunghi e serrati trova i suoi
momenti migliori, anche grazie ad un
buon cast di comprimari. Un'opera
appassionata e realistica allo stesso
tempo, priva di retorica, non nega
allo spettatore un reale coinvolgimento emotivo.
-Le estreme e tragiche conclusioni:
Germania anno zero, Italia,1958,con
Edmund Moeschke. Di Roberto
Rossellini.
La cronaca di un atto di opposizione
al nazismo nella monaco di Baviera
del 1943. Alcuni studenti universitari
organizzano e mettono in atto la
distribuzione di alcuni volantini in
una scuola; catturati, dopo un lungo
interrogatorio vengono condannati a
morte. Sophie Scholl viene interpre-
Di E.I
Dopo aver visto "Kill Bill vol.1" e
"Kill Bill vol.2" e altri film di
Tarantino più recenti come "Django
Unchained", ho sentito quasi il dovere di guardare "Pulp Fiction". Il film
diretto da Quentin Tarantino nel 1994
ha un cast stellare composto da John
Travolta (Vincent), Samuel L.
Jackson (Jules), Uma Thurman
(Mia), Bruce Willis (Butch), Tim
Roth ("Zucchino") ed Amanda
Plummer ("Coniglietta").
Sin dalla scena iniziale dove si vede
una coppia che intende compiere una
rapina all'interno di una caffetteria
americana lo spettatore si incuriosisce della trama della storia che non è
immediata da ricostruire anche a
posteriori. Infatti l'ordine dell'intreccio non corrisponde a quello della
fabula: questo modo di narrare i fatti
Simbolo del neorealismo e opera
migliore tra quelle qui sintetizzate,
sopperisce la mancanza di mezzi con
l'elevatezza tragica della trama, e con
la Berlino realmente devastata e spettrale sullo sfondo. Amarissimo e
implacabile nel raccontare la parabola di Edmund, prodotto umano del
nazismo, dal parricidio fino al rimorso e al suo suicidio. Di nostro interesse in particolare il gesto di Edmund
(l'avvelemamento del padre malato)
riconducibile all'educazione del bambino, istruito da un maestro di chiara
fede nazista; perfetta sintesi della
drammaticità dell'imposizione dei
valori nazisti a una generazione. Di
sicuro un'opera di pregio irraggiungibile per potenza di trama e ambientazione, irripetibile, poiché a quel
tempo "la realtà era là",e non serviva
manipolarla.
Pulp fiction
è una peculiarità del regista in quanto
usa questo stesso schema narrativo
anche ne " Le Iene" del 1991 e in
entrambe le pellicole di "Kill Bill".
Dopo l'uscita del film vennero pubblicate alcune versioni su YouTube
ricostruite cronologicamente da parte
degli utenti.
Le scene diventate cult tratte da
"Pulp Fiction" sono innumerevoli
come la scena di ballo tra Vincent e
Mia, il colpo partito inavvertitamente
dalla pistola tenuta da Vincent nella
macchina e il passo biblico di fantasia che Jules recita prima di uccidere
una vittima:
Ezechiele 25:17. “Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni
parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Bene-detto sia colui che nel
nome della carità e della buona
volontà conduce i deboli attraverso la
valle delle tenebre, perché egli è in
verità il pastore di suo fratello e il
ricercatore dei figli smarriti. E la mia
giustizia calerà sopra di loro con
grandissima vendetta e furiosissimo
sdegno su coloro che si proveranno
ad ammorbare e infine a distruggere i
miei fratelli. E tu saprai che il mio
nome è quello del Signore quando
farò calare la mia vendetta sopra di
te.”
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POESIE
Le primavere in Friuli
Le primavere in Friuli sono come estati inglesi,
fresche di piogge abbondanti
e rigogliose di verdi nubi d'erbe
odorose al vento.
Stille notturne regala
il mattino ancor fresco
alle ore più calde,
che lente cedono alla sera
rarefatta umidità.
Le infiorescenze
fugaci si susseguono
e gareggiano in bellezza,
prima d'esser rapite giovinette
da acquazzoni indecisi,
ancor freddi ma già violenti,
come ragazzi al primo amore.
Le estati inglesi sono come primavere friulane
imprigionate sull'Isola
dallo sguardo incostante del Sole,
rabbuiato a tratti da nubi dense,
o da pensieri affidati al vento
che impetuoso incontra i boschi
spirando dal mare.
E. C.
La città degli angeli
Qualcuno mi disse
che il tempo non esiste,
che siam riflessi
d'un unico Sole
dolcemente sull'onde
poggiati.
E ancora qualcuno cerca,
invano,
il sentiero dell'uomo;
eppure, mi dissero, questa
è la città degli angeli.
LMZ
Il bambino che gettava conchiglie
Era un freddo giorno
e io camminavo
tra il sussurrar del vento,
e delle onde lo sciabordar.
C'era un bambino sulla scogliera;
io non lo conoscevo, gli andai
vicino.
<<Amico, cosa fai?>>
<<Getto i miei sogni
nel mar mai tranquillo>>
E poi guardandomi sorrise.
Passammo il pomeriggio a
guardare le conchiglie che
erano state gettate andare,
andare verso l'orizzonte,
lontane.
LMZ
Ogni voce è una meteora
Ogni simbolo è schiantato
Al sonnecchiare dell'aurora
Del giorno che arriva.
Ecco:rivedo la logica persa nei giorni antichi
Ecco:ne smarrisco il significato,
Quando le immagini si corrono dietro
Incitate dalle voci gentili
E già si intravedono i propositi e/il loro
anziano sollievo
Che castiga
E.T.
Notte notte di pace e cemento
Notte che resta ai doveri del tempo
Smembrata nella pallida luce dei lampioni
La via è deserta
La mia voce
Affogata nel buio
Qui ed ora fui lontano
E vicino
Come una voce
Che non proviene
Ad immergermi nel momento che si disface
Ritrovo l'eternità
Quasi a morire in essa
F.P.
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Il cruciverba
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Il sudoku
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Grazie per averci letto!
La Redazione:
Vignettista: Giorgia ganis Giochi: Alice
Chiaruttini Redattori: Chiara Caporuscio,
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