* ‘Aστερìσκος
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Liceo Classico Jacopo Stellini, Novembre 2014
Numero II, Anno II
EDITORIALE
Quest'anno, passando per le classi a reclutare
nuove penne per la redazione di Asterìskos, siamo
rimasti piacevolmente colpiti dal numero di interessati: la redazione è cresciuta incredibilmente
dall'anno scorso, e pensiamo che sia giusto e
necessario un ringraziamento a tutti quelli che
hanno permesso e contribuito a realizzare questo
secondo numero. Data la maggior quantità di
redattori, abbiamo pensato di porci un obiettivo
più ambizioso per questo numero e i successivi:
vogliamo che questo giornalino diventi un mezzo
per uno scambio continuo di opinioni, punti di
vista, argomenti consueti ma anche temi più delicati e problematici. Non vogliamo censurare
tematiche né essere prudenti nei contenuti: il
nostro scopo è problematizzare, fornire punti di
vista diversi tra loro e analisi critiche fondate.
Non per questo dobbiamo però sacrificare la leggerezza e lo svago: daremo spazio anche ad articoli più divertenti e umoristici, vignette e satira.
Speriamo di essere riusciti nei nostri intenti, ma
questo dovrete dircelo voi: alla fine del giornale
trovate un questionario di gradimento. Ci farebbe
molto piacere se lo compilaste e lo infilaste nella
scatola che troverete in atrio, in modo da darci un
giudizio oggettivo e aiutarci a migliorare.
Grazie dell'attenzione e buona lettura!
La redazione Due dei disegni di Samantha Spangaro, intervistata a pag 13
ATTUALITA’: pag. 2-4
MONDO: pag. 5-6
SCUOLA : pag. 7-9
POESIE: pag. 10-11
I NOSTRI TALENTI: pag.12-14
RECENSIONI: pag. 15-17
UMORISMO: pag. 18-19
QUESTIONARIO: pag. 20
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ATTUALITA’
LIBERA, CHE COS’E’?
“Libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie” è un'associazione di associazioni, ovvero una rete di associazioni,
gruppi, realtà diverse, come Legambiente, che in comune
hanno la lotta alle mafie, consapevoli del fatto che senza di
essa non possono raggiungere i loro obbiettivi particolari.
Libera viene fondata nel 1995 da Don Luigi Ciotti, ed ha una
struttura gerarchica alla cui testa c'è l'ufficio di presidenza,
seguono i coordinamenti regionali e quelli provinciali; alla
base ci sono associazioni, presidi e soci singoli.
Un presidio è un gruppo informale di persone che si impegnano nella lotta alle mafie nei seguenti modi:
-la formazione (o autoformazione) che consiste nell'apprendere
per esempio che cosa sia la
mafia, che cosa l'antimafia,
dove essa si trovi, come
riconoscerla; insomma consiste nel cercare di comprendere il fenomeno mafioso
che si vuole eliminare e allo
stesso tempo quello antimafioso;
-il presidiare il territorio,
ovvero il parlare di ciò su
cui ci si è formati (la parola
è di base l'opposto di quell'omertà su cui si fonda
un'organizzazione mafiosa).
Un obbiettivo di Libera è
dunque riconquistare terreno mafioso e restituirlo alla società
civile sia fisicamente sia in senso metaforico. Libera infatti
nasce proponendo e riuscendo a far approvare (sono state
anche raccolte circa un milione e mezzo di firme a favore di
questa approvazione) la legge 109 del 1996 sul riutilizzo a
scopo sociale dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose.
Nel concreto questa legge permette che i beni (che un mafioso
possiede grazie ai suoi traffici mafiosi) una volta sequestrati e
poi confiscati debbano essere riutilizzati per attività socialmente utili e non, come prima accadeva, venduti all'asta (operazione che spesso rendeva la confisca inutile dato che i
mafiosi sono i più grandi detentori di denaro liquido al
momento in Italia).
Questo avviene grazie ai presidi, che diffondono ciò che hanno
approfondito, ma avviene sopratutto grazie alla memoria, altro
concetto fondamentale che si oppone alla tendenza mafiosa del
non-dire, non-sapere.
Il 21 Marzo si celebra la giornata della Memoria e
dell'Impegno, in cui vengono letti tutti i nomi delle vittime
innocenti di mafia (dal 1893 ad oggi). La memoria è importante perché se non so chi viene ucciso è come se non fosse successo, se non so cos'è la Mafia è come se non esistesse. Per
questo sono fondamentali i nomi e i numeri che costituiscono
l'oggetto della Memoria. Una volta che so che cos'è la mafia,
che cosa fa e dove si infiltra, capisco che mi tocca in prima
persona; dunque la memoria deve servire da fondamento per
l'impegno. Libera ricorda i nomi delle vittime, le loro storie e
sta vicino ai loro familiari, cercando non solo di affiancarli e
proteggerli ma anche di portare avanti la loro lotta.Ogni presidio è dedicato ad una vittima innocente
di mafia e ne porta il nome: il nostro è dedicato a Cosimo
Cristina.
Il tipo di antimafia che fa Libera nello specifico è antimafia
sociale, che affianca e sostiene l'antimafia istituzionale (lavoro
di magistrati e corpi di polizia). L'antimafia sociale non agisce
contro i mafiosi ma lavora nella così detta “zona grigia” (quell'insieme di persone che non appartengono strettamente all'organizzazione ma che sono la forza lavoro di essa; per esempio
i prestanome e i professionisti di legge e politica corrotti) e fra
i cittadini (che si tratti di omertosi, di ignoranti -nel senso di
chi non sa-, o di indifferenti). Nello specifico Libera combatte
quel modo di pensare egoistico che va contro il principio di
legalità e di rispetto reciproco in cui prevale, come
metodo di risoluzione ei problemi, la violenza sul dialogo o l'accordo. Un atteggiamento che ci spinge da una
parte a considerarci furbi se
riusciamo ad evadere le
leggi impuniti e dall'altra, ad
usare violenza ai danni degli
altri per perseguire i propri
scopi (se sali in autobus
senza pagare il biglietto non
significa che sei mafioso,
ma che una parte del tuo
cervello pensa come uno di
loro). Questo atteggiamento costituisce il terreno fertile per un
insediamento mafioso.
Rita Atria diceva che, prima di tutto, dobbiamo sconfiggere la
mafia dentro di noi. La cultura della legalità, del rispetto, del
dialogo e non del sopruso può essere trasmessa da familiari,
insegnanti, amici, vicini, con la memoria e l'impegno. In questo modo diviene molto più facile distinguere e dividere quello
che sono io da quello che sono i mafiosi, questi ultimi diventano riconoscibili. Il mafioso ha solo il suo comportamento che
lo identifica. Don Luigi Ciotti ricorda la necessità di distinguere per non confondere.
La rete infine è necessaria: per esempio la Caritas lavora nella
stessa direzione dell'antimafia in quanto aiuta lo strato di
popolazione soggetto a povertà e disagi che è quello più facilmente colpito dalla mafia (la disperazione e le condizioni di
difficoltà rendono queste persone le vittime più appetibili).
Quando si parla di corruzione come di mafiosi o di vittime e
necessario farlo specificando nomi, cognomi e numeri per evitare generalizzazione e confusione, e per fondare su basi concrete il proprio intervento.
La mafia è un cancro dello stato, non può vivere senza di esso.
La mafia non costruisce ospedali né strade, la mafia persegue
esclusivamente i propri interessi. La mafia concede benefici (a
che prezzo e quanto a lungo decide lei) non diritti.
L'indignazione è utile se è costruttiva, dunque se essa fornisce
un motivo per agire, se quindi si trasforma in impegno.
Don Luigi Ciotti esorta a non diventare cinici, a sfruttare i
mezzi che abbiamo.
Alessandra Pomella IIC
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ATTUALITA’
I MARO’ IN INDIA
A quanto sembra Massimiliano Latorre (uno dei due marò trattenuti in India) ha fatto ritorno in Italia per 4 mesi, a causa delle
sue precarie condizioni di salute, dopo aver firmato un impegno scritto che lo vincola a ritornare in India alla scadenza del
permesso. È stato detto molto a proposito di questa spiacevole
vicenda, e mi pare di capire che sia opinione comune che
sarebbe giusto non solo in termini etici, ma anche in termini
giuridici, che i due militari ritornassero in Italia. A questa conclusione era evidentemente arrivato Terzi nel 2013, facendoli
rimanere in Italia contravvenendo ai patti con l'India. Tuttavia
ci fu uno storico dietrofront che oltre a rispedire i due fucilieri
a Dheli, scalfì la già precaria immagine del nostro paese. A
ricercare le ragioni del loro ritorno in India, oltre alle ridicole
assicurazioni del governo indiano sulla non applicazione della
pena di morte, si può scoprire che l'Italia stava concludendo un
affare per cui l'India avrebbe acquistato degli armamenti dal
nostro paese. Evidentemente questo affare era particolarmente
redditizio e per non comprometterlo si preferì rimandare i
marò in India, cosa che si rivelò ridicola quando il governo
indiano non acquistò più gli armamenti e trattenne in India i
marò senza concedere loro più permessi. All'interno della politica è rintracciabile una logica che in molti casi deve trascendere l'etica. Nemmeno davanti a questa logica l'Italia, o
meglio, chi l'ha governata, fa bella figura. Chiunque dotato di
raziocinio sarebbe stato in grado di comprendere che se si fossero voluti trattenere i due in Italia, prima sarebbe stato il caso
di provare a concludere l'affare, anziché fare l'inverso perdendo soldati affare e dignità politica. In generale, aldilà dell'inadeguatezza del nostro passato governo, della mancanza di
programmazione anche negli affari esterni, l'Italia può anche
aver scalfito il prestigio morale che le antiche nazioni europee
avevano su quelle in ascesa come l'India, e la gravità di questo
alla lunga potrebbe rivelarsi elevata.
Emanuele Tullio IIF
VOIALTRI E IL SESSO
Non sapete nulla di malattie veneree, accomodati come siete in
un'incubatrice sociale di matrice cattolica che ha tabuizzato
tanto il sesso quanto la sua prevenzione.
Né fate affidamento su genitori o insegnanti, assenti o non tenutivi o reticenti per ragioni di cui sopra.
La sacralità del sesso -che non ha vincoli neppure nella sua
gamma di esacerbate pretese e perversioni,se non l'intangibilità
dei bambini minori di quattordici anni- sta nella sua inafferrabile attesa d'altro, e il solo modo per saperne di più è farne di più.
Ma la conoscenza aprioristica degli adolescenti sul sesso è spesso ricavata da informazioni sbagliate di amici e conoscenti e
dalla canonizzazione del sesso perfetto propinata dalla pornografia. Così, il 73% dei ragazzi che intrattengono rapporti sessuali - di cui molti minori di 15 anni- sottovaluta l'importanza
della contraccezione e ignora le principali malattie a trasmissione sessuale, come gonorrea,chlamydia trachomatis, trichomonas vaginalis, herpes genitali o la più diffusa mononucleosi, la
cosiddetta malattia del bacio.
Il contagio avviene durante rapporti sessuali di varia natura, e
per noi omosessuali il rischio aumenta,sia per una scarsa attenzione alla precauzione, sia per i più frequenti rapporti anali,
responsabili spesso di lacerazioni che sono porte d'ingresso per
i germi.
Malattie a parte, un altro fattore di rischio adolescenziale è la
gravidanza; basti vedere il numero di gravidanze interrotte in
età minorile, con sempre più incoscienti medici obiettori di
coscienza e con una totale disinformazione pragmatica sul diritto di aborto.
Se è vero che prevenire è meglio che curare, basti ricordare,
sempre e comunque, di usare il preservativo e di evitare una
promiscuità sessuale deleteria alla salute propria e a quella degli
altri.
Se preferite, fatelo con gli amici. Ma fatelo: semen retentum
venenum est.
Dino Pavlovic ID
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ATTUALITA’
RIFLESSIONI SUL RAPPORTO FRA GIOVANI E POLITICA
Come ormai è notissimo, gli Italiani si stanno sempre di più
distaccando dalla politica. Dalle prime elezioni della storia
repubblicana, tenutesi nel lontano 1948, a quelle di un anno fa,
l’ affluenza alle urne è scesa di quasi venti punti percentuali,
passando dal 93% al 75%. In questo scenario è ancora più
preoccupante che le nuove generazioni stesse, in netto contrasto con lo spirito riformistico e contestatore degli anni ’60 e
’70 (basti pensare alle famose manifestazioni studentesche)
siano così distanti dagli scenari politici, come è netto calo la
fiducia nelle stesse istituzioni. Ma, se davvero possiamo trovare un singolo responsabile di questo fenomeno, chi? Da diversi
anni tutta l’area dell’ Euro sta attraversando una crisi economica e finanziaria molto grave, e soprattutto dalle nostre parti se
ne vedono le conseguenze. Se è possibile individuare un “colpevole”, questo è proprio la politica italiana dell’ultimo ventennio, una politica non solo immobile e incapace di formulare leggi in grado di agevolare le imprese, di incentivare l’assunzione di nuovi lavoratori, di migliorare le condizioni della
sempre più malridotta scuola italiana, di valorizzare il vastissimo patrimonio culturale e naturale che abbiamo, ciò che tutto
il mondo ci invidia, ma anche senza la volontà di autorigenerarsi e di dare il là a una nuova generazione di idee e proposte
più vicine ai bisogni delle persone. Molto spesso i giovani non
vedono il proprio futuro qui in Italia, piuttosto progettano di
emigrare all’estero, in paesi che possono offrire maggiori pos-
sibilità lavorative, nella convinzione che “tanto qui nulla cambierà mai”. Ma quali possono essere, allora, le “soluzioni”?
Innanzitutto, un ricambio generazionale che, per fortuna, sta
già avvenendo: se nella scorsa legislatura l’ età media dei
deputati e dei senatori era, rispettivamente, di 53 e 57 anni,
adesso è di 45 e 53 anni, e l’attuale Presidente del Consiglio è
più giovane della storia repubblicana (39 anni). Ma non basta:
sono glia ambienti quotidiani quelli che influiscono maggiormente nell’educazione di un giovane, che dunque dovrebbe
essere formato al dibattito, al confronto e al rispetto, qualità
che, purtroppo, sembrano mancare ai nostri politici: quante
volte li vediamo nei talk show televisivi interrompersi e aggredirsi a vicenda? Ma quello che a mio parere più conta per il
riavvicinamento dei giovani alla politica è l’avvento di una
nuova generazione di politici, portatrici di nuovi sogni, di idee
innovativi e di progetti ambiziosi: sono sempre questi, alla
fine, a fare la differenza.
Carlo Bertazzi ID
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MAL D’AFRICA
MONDO
Non so davvero cosa sia, non so da dove arrivi quella forza che
ti fa aggrovigliare lo stomaco quando ci pensi, quando rivedi
quelle foto o quando semplicemente ti rivedi in quei momenti.
Non so perché l'Africa faccia questo effetto, ma è proprio così.
Non so se siano i colori della natura che riescono a catturarti gli
occhi, non so se sia il traffico pazzesco della città, tanto caotico
che ti fa credere di non poter arrivare sano e salvo dall’altra
parte della strada, non so se siano i profumi, gli odori, la puzza
dei mercati, delle fogne a cielo aperto o della polvere che ti arriva addosso quando percorri quelle strade di un rosso che ti entra
nella testa e non ti si cancella più. Non so se siano le mille contraddizioni
incomprensibili ad alimentare la
tua voglia di
restare, forse
per capire
qualcosa di
più, non so
se è tutta
q u e l l a
povertà a trattenerti, forse perché in qualche modo vuoi sentirti
utile, o forse sono semplicemente i visi di quei bambini, che inizialmente si nascondono dietro ai fratellini più grandi e poi ti
riempiono il cuore con un sorriso che è l'unico tesoro che hanno;
oppure sono le grida di qualche bambino che ti guarda pieno di
meraviglia, ti indica e urla “muzungu”, o forse il saluto in una
lingua incomprensibile di una donna anziana che ti abbraccia
incontrandoti in mezzo alla strada come se ti avesse sempre
conosciuto e quando gli rispondi nella sua stessa lingua improvvisa una danza di festa. Forse è la tua voglia di capire come
delle persone poverissime possano trovare la forza di cantare, di
danzare, di sorriderti, di abbracciarti, di pregare, di avere fede...
nonostante tutto. Ecco forse è proprio quello che vuoi, vuoi trovare l'origine di questa forza e rubargliene anche solo un po'. O
forse è la curiosità di capire dove trovino la forza quei missionari che da più di trent'anni vivono in questi posti, considerandoli la propria casa, è la curiosità di capire cosa li spinge a fare
una scelta così radicale e a portarla avanti giorno per giorno
sempre con un sorriso. Non so perché mi sia dispiaciuto così
tanto partire, non so quale sia la ragione principale tra tutte queste, e forse tutte allo stesso modo contribuiscono a ricamare una
fitta trama di ricordi che difficilmente mi toglierò dalla testa.
Quelle piante, quei tramonti, quegli animali, il sapore del riso,
delle banane, degli ananas, quel sapore dolce, dolce come un
tramonto tra le capanne. E' come se tra quei posti poveri e ricchi allo stesso tempo, la natura fosse una mamma che assicura
a tutti, alla sera, un tetto bellissimo fatto di stelle che difficilmente vedi così chiare e splendenti, ed è come se quel tramonto fosse una ninna nanna e l'alba poi tornasse con quei colori
tenui sempre più decisi fino a fare splendere un sole caldo anche
nei mesi d'inverno. Forse è proprio il tutto, le cose in perfetta
armonia e le cose che stridono di più, forse è proprio questa
amalgama che fa vibrare qualcosa dentro che sembra nuovo.
Forse è questa natura che sembra avere un ritmo incessante e
tranquillo, proprio come il Nilo alla sua sorgente che ti fa riacquistare almeno per un po', e senza che nemmeno tu ne sia consapevole, il ritmo calmo di una vita in armonia con ciò che ti sta
attorno. Ti fa apprezzare ogni momento, ogni giorno, come
fosse oro colato, come fosse un'avventura che vuoi vivere tutta
d'un fiato ma ogni cosa al momento giusto, senza che per forza
sia frenetica. Non so cosa sia, ma qualcosa c'è. Non so se è quello che tanti chiamano il mal d'Africa, non ne ho la più pallida
idea, ma se è quello posso assicurare che non è come un mal di
testa che si cura con un'aspirina. E' qualcosa che parte dallo stomaco e dal cuore, è qualcosa che arriva fino alla gola e agli
occhi e non puoi fare altro che abbandonarti a questo e accettare di essere vulnerabile e di aspettare che passi finché non
diventi consapevole che l'unica cura che esista è questa: tornare
in quei posti squallidi e belli allo stesso tempo, cosa che li rende
unici e meravigliosi. Ma forse questo l'hai sempre saputo.
Perché anche questo è il bello: i primi dieci minuti in Africa ti
chiedi chi te l'ha fatto fare, ma dopo capisci che è un posto che
non scorderai facilmente. Pur volendolo ci sono immagini che
non credo se ne andranno mai, come il mercato, le slum, i bambini, i canti, le fogne, la pioggia, il colore della terra, i cobra, le
buche nelle strade, le anziane, le piante, le stelle. Tutte queste
cose e chissà quante altre non si possono dimenticare. Non
credo dopo questo viaggio di essere cambiata come persona,
perché sono convinta che ci voglia molto di più che questo per
cambiare, però credo di essere diventata più consapevole che ci
sono altri modi di vivere la vita, non più giusti o più sbagliati,
semplicemente diversi. Una cosa che questo viaggio mi ha fatto
capire è che non posso essere triste, non me lo posso davvero
permettere: ho visto sorridere troppi bambini scalzi e sporchi,
ho visto sorridere troppe donne anche anziane che camminavano con i cesti in testa da chissà quanti chilometri, ho visto anche
qualche persona malata che cercava di mostrarsi forte ai miei
occhi. Quindi, ogni volta che mi mancherà la voglia di essere
felice, che troverò un'ennesima scusa per essere triste dovrò
essere forte, ricordarmi quei sorrisi e capire per quante cose
devo gioire. Sarà il mio modo di restituire a tutte quelle persone e a quei posti magici un po' della serenità che sono riusciti a
donare a me in questo periodo.
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“Ne mai più toccherò le sacre sponde,
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde,
[...]tu non altro canto avrai del figlio
o materna mia terra; a noi prescrissse
il fato illacrimata sepoltura.”
Ugo Foscolo, “A Zacinto”
MONDO
ZACINTO
Recentemente sono stato a Zakynthos, isola natale di Ugo
Foscolo. È un'isola situata nell'esatto punto dove le acque del
Mar Ionio si fondono con quelle del Mar Mediterraneo; una
volta faceva parte della Serenissima Repubblica di Venezia,
poi ceduta ad altre nazioni ( Austria, Inghilterra ) sino a quando, nel 1864, fu inglobata dalla Grecia, alla quale tutt'ora
appartiene.
Zakynthos è un'isola particolarmente bella – non
per nulla è conosciuta, soprattutto
in Inghilterra, con
il nome di “Fior di
Levante”- in cui la
Natura si manifesta con tutta la sua bellezza. Sarà anche perché è situata molto
più a nord, e beneficia di un clima più mite, e che i monti di
Cefalonia impediscono il passaggio dei venti secchi, ma
Zakynthos è considerata l'isola più verde della Grecia.
Navigando lungo le coste dell'isola – cosa che consiglio vivamente di fare a tutti quelli che un giorno ci andranno- si può
vedere la flora locale, arbusti, rovereti, ma anche olivi, arrivare
quasi a toccare le onde del mare che si infrangono sui maestosi
promontori, e sulle meravigliose grotte che puntellano la costa.
Le Grotte Blu, Le Grotte dei Delfini, “La faccia di
Poseidone”- una roccia che, erosa dal mare, ha assunto nel
tempo le somiglianze di un viso “divino” intento a tuffarsi nel
mare-, le Grotte di Kerì: sono queste le grotte tra le più belle e
famose dell'isola. Costeggiando sempre l'isola, a volte, se si è
fortunati, si può intravedere qualcosa nuotare placidamente tra
le onde del mare; sono le tartarughe Caretta-Caretta, che
hanno scelto Zakynthos come luogo ideale per la deposizione
delle uova. Le spiagge di quest'isola, infatti, sono quasi tutte
sorvegliate dall' ΑPΧEΛΩN, un'associazione che tutela queste
creature, poiché presentano svariati nidi di tartarughe.
Prendendo un traghetto da Porto Roxa o da Porto Vromi, nel
nord dell'isola, si raggiunge quello che è definito la meraviglia
dell'isola, ciò che la rende famosa ovunque: Nαβάγιο, ovvero
la Spiaggia del Relitto. È una striscia di ghiaia che si estende
tra un promontorio che descrive una “c” prima di gettarsi in un
mare azzurro, splendido, che, ad osservarlo, non ha nulla di
differente dal cielo in primavera. Coricato poco lontano dalla
linea costiera, giace un relitto corroso dalla ruggine. Un tempo
era una nave di contrabbandieri che, per sfuggire dai pirati, ha
dovuto tentare un approdo forzato; la nave non è stata però più
recuperabile, ed è rimasta lì, e, nel tempo, ha fatto la fortuna
dell'isola. La fortuna economica, che però va a discapito di
quel magnifico luogo che è quella spiaggia. Ad ogni ora del
giorno migliaia di turisti si riversano su quella piccola striscia
di terra, chi si arrampica sullo scafo, chi ne porta a casa un
pezzo, chi ci scrive il proprio nome sopra.
È un peccato trasformare un luogo così bello in un luogo puramente “commerciale”.
È un po' questa la contraddizione che si può notare in quest'isola. Entrando in città come Laganàs o Zante Città pare di essere
in una qualsiasi grande città Europea; discoteche, ristoranti di
lusso, ma anche non, bar, taxì, automobili. Basta però allontanarsi da questi centri che lo scenario cambia; la vita pare essersi fermata nel passato. È il caso dei bellissimi paesini, come
Anafonitria e Kerì. Kerì, paesino arroccato sulla costa occidentale, si erge a picco sul mare. Le casette, piccole e colorate, si
affacciano su stradine in pietra, strette, che consentono a mala
pena alle rare automobili che transitano qua di circolare.
Arrivando a Kerì non si può non notare la bandiera della Grecia
più grande dell'Europa. Un vero gigante, che perennemente
sventola nel cielo greco. Anafonitria si trova sempre nel lato
occidentale dell'isola, ma molto più a nord. Anafonitria è sede
di un piccolo monastero in rovina; è un posto suggestivo in cui
la natura di quest'isola si mostra in tutta la magnificenza. Verdi
ulivi, carichi dei loro frutti, ed arbusti, avviluppati sulle colonne e sulle strutture del vecchio monastero. Ma è costeggiando
l'isola in macchina che si può godere del panorama migliore; in
alcuni punti ci si può fermare sul ciglio della strada, ed abbracciare con lo sguardo il mare e tutta l'isola che si estende sotto.
Ed è anche una delle vie per raggiungere le “perle nascoste” dell'isola. Piccole spiaggette nascoste, sottratte alla caotica presenza di migliaia di turisti. Per chi ama la pace, questi sono i luoghi ideali in cui rifugiarsi. L'unica pecca è forse il fatto che sono
difficilmente accessibili, ma, vi assicuro, “il gioco vale la candela”. Qui si può ammirare meravigliose formazioni rocciose,
un mare perfetto, limpido, piccoli monasteri bianchi come le
nubi, costruiti in prossimità del mare, e che talvolta le audaci
onde riescono a lambire. Un altro posto molto suggestivo è
Bochali, dove consiglio di recarvisi di notte; qui, in questo paesino “abbarbicato sui monti” , si può ammirare le mille luci di
Zacinto città, che paiono illuminare tutta l'isola.Zakynthos è
un'isola bellissima; è un po' riduttivo, forse banale, ma questo
aggettivo riassume perfettamente ciò che quest'isola è: delle
contraddizioni, la magnificenza e la forza della natura, la magia
dei luoghi. E ci fa un po' riflettere su quanto sia positivo o meno
l'intervento dell'uomo sulla Natura, a volte....
Luca Maggio IVB
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SCUOLA
TANTE VOLTE NEI MIEI MIEI ANNI ALLO STELLINI
Tante volte nei miei anni allo Stellini, mi sono trovato a discutere su questa scuola ma non me la sono mai sentita di esporre
a pieno ciò che veramente penso al riguardo uscendo dai soliti
luoghi comuni che tutti noi ripetiamo come della macchinette
senza sosta. Gli aspetti su cui dovrei ragionare sono troppe per
essere contenute tutte in un solo articolo quindi, onde evitare di
iniziare a scrivere una monografia in cinque volumi sullo
Stellini, mi accontenterò di esporvi i concetti che ritengo fondamentali in parte ora e in parte, se le osservazioni che faccio
risulteranno interessanti, nei prossimi numeri.Spesso, studiando
i grandi personaggi che hanno fatto la nostra storia, rimango
particolarmente affascinato dai loro caratteri, dalla loro genialità e dal fatto che ancora oggi noi tutti li ammiriamo e li prendiamo a modello. Tuttavia mi viene un dubbio: “ Ma poi davvero i
professori che ci spiegano con così tanta enfasi il pensiero o la
poetica ci spingono a seguirne l’esempio?”. Ovviamente, pensando a qualche eccezione, mi rispondo di sì, ma se devo essere sincero non mi sembra che ciò sia così frequente. Quante
volte è capitato che di fronte alla genialità di certi letterati e filosofi noi siamo spinti invece ad uno studio spicciolo e banale?
Quante volte magari le nostre idee, in quanto nostre e non di
autori prestigiosi, sono state sminuite o disdegnate dai professori stessi? Gli stessi maestri che dovrebbero avvicinarci a queste
grandi figure e permetterci di esprimere il nostro potenziale
sono invece spesso i primi a comprimere e omologare ogni
espressione della nostra singolarità. Soffici diceva: “E’ forse
meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di
accorgersene”. Bene, una mancanza in questo senso la posso
accettare per ignoranza, ma in un liceo classico possiamo veramente tollerare un conformismo cieco e autodistruttivo?
Possiamo davvero chiedere agli studenti di uniformarsi al gusto
perché così è il mondo, parlare loro di genialità e senso critico
e poi insegnare ad convincerli del fatto che non saranno altro
che persone mediocri e che l’unica visione giusta è quella codificata dell’auctoritas divina e inappellabile? Permettetemi di
dissentire e di invitare tutti a non abbandonarsi allo studio cieco,
di continuare a sperare e a impegnarsi in ciò in cui credono.
Tutti possono sbagliare, la storia ce lo insegna, ma sbaglia veramente solo chi non ha mai tentato, chi era troppo intento a cercare cosa fosse giusto per l’opinione altrui, chi era troppo occupato a ricalcare ciò che è stato e non ciò che sarà e chi ha usato
il suo tempo per tornare ai tempi passati. Ora io non ho alcuna
intenzione di sminuire lo studio, anzi, lo studio è il pane dell’anima, la storia è la coscienza collettiva, ciò di cui ha bisogno
ogni società per identificarsi e la letteratura è lo spirito vitale, il
cuore del Mondo, ma non sono cose che si chiudono in se stesse. “A forza di voler cercare le origini, si diventa gamberi” scriveva Nietzsche ne “Il crepuscolo degli idoli” e questo è quello
che non vorrei succedesse al Liceo classico che rinnegherebbe
così la sua missione originaria. Se uscissimo dal nostro antro e
dessimo un’occhiata all’esterno, scopriremmo che a Udine gli
studenti del classico sono tra i meno interessati a ciò che li circonda, tra i meno partecipi alle vicende del globo e tra i più
chiusi all’interno della fortezza quale sta diventando il nostro
istituto. Ora deve esserci chiara una domanda quando pensiamo
al futuro dello Stellini, soprattutto ai professori, ed è la seguente: “Vogliamo creare la futura classe dirigente nel nostro liceo,
missione per cui lo stesso è nato, o creare un esercito di giovani eruditi, istruiti a deporre il loro senso critico e a scansare i
problemi che si troverebbero di fronte ogni qual volta dovessero
alzare
il
loro
sguardo
dai
libri?”
LO STELLINI IN DECADENZA?
Non credo di dovermi sentire troppo originale a dire che allo Stellini c'è una
certa aria di decadenza. Del resto se ne
parla da lungo tempo: già quando iniziai
lo Stellini, quattro anni fa, se ne sentiva
parlare in modo meno diffuso e forse
più astratto di quanto non si faccia adesso. Ora invece la questione è tangibile,
c'è qualcosa in più del 2010 che ci spinge a parlare di decadenza, o forse qualcosa in meno: un corridoio, ad essere
precisi. Il problema si è fatto quest'anno
più che mai evidente: buona parte delle
liste che si sono candidate alla rappresentanza di istituto avevano come punto
principale il rilancio dello Stellini,
segno chiaro che anche tra gli studenti la
questione non passa inosservata, anzi
viene percepita in modo forse amplificato soprattutto da chi è all'ultimo anno.
Lo Stellini tuttavia regge ancora bene se
paragonato ad altri licei classici in Italia:
evidentemente questo genere di istruzione non è declinato definitivamente
nella nostra regione come in molte altre.
Il calo di iscrizioni è da anni regolare,
tuttavia quest'anno non ci sono stati dei
cali così evidenti da far pensare ad un
crollo: alcune classi si sono trasferite in
piccionaia per far posto alle classi
dell'Uccellis, che ha occupato il pianterreno del lato cairoli, ma il numero in sé
non è calato sensibilmente. Non voglio
entrare nel merito della assegnazione
del corridoio all'Uccellis, non ne ho nè
facoltà nè competenze, tengo piuttosto a
evidenziare quanto parte degli studenti
quest'anno più che mai respiri aria di
decadenza, non forse in senso pienamente razionale quanto in senso emotivo.
Emanuele Tullio IIF
Francesco Tognato IIIF
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SCUOLA
LA BUONA SCUOLA
Venerdì 7 novembre si è tenuto nella Loggia del Lionello un
dibattito pubblico sul futuro della scuola italiana, organizzato
dall''Associazione politico-culturale FutureDem, in presenza
della Senatrice Francesca Puglisi, membro della Commissione
Istruzione Pubblica del Senato e responsabile nazionale del PD
per la scuola. Gli studenti presenti erano circa una ventina, gli
insegnanti solo un paio: nonostante però il numero non elevatissimo (personalmente mi sarei aspettata di vedere molti più studenti), il dibattito è stato molto riuscito e interessante, vista la
partecipazione attiva e consapevole di tutti i presenti. Voci
diverse hanno contribuito a rendere vivo l'incontro, sottolineando problemi come la precarietà degli insegnanti, la distanza tra
il mondo scolastico e quello lavorativo, l'assenza di materie fondamentali come il diritto e di ore dedicate a un dibattito sull'attualità, la valutazione degli insegnanti da parte degli studenti
per dare senso critico e consapevolezza agli uni e agli altri, i lati
positivi e negativi del sistema scolastico italiano. Perché non
tutto è nero: di lati positivi nella nostra Scuola ce ne sono e non
sono indifferenti, ma se da un lato la preparazione fornita dai
Licei italiani è spesso più varia, approfondita ed elastica rispetto a molti Paesi europei (basti pensare al caso della Germania,
della Francia e della Spagna, che hanno eliminato o ridotto
quasi a zero lo studio della filosofia nei licei), dall'altro il sistema di scorrimento delle graduatorie si rivela obsoleto e poco
efficace premiando solo l'anzianità senza alcun rapporto con la
qualità del servizio prestato. Come risolvere il problema è
ancora un'incognita: la valutazione da parte degli studenti è soggettiva e poco affidabile, anche se utilissima per l'autocritica e
il miglioramento del singolo insegnante, e l'aumento di stipendio in base alle attività extracurricolari rischia di creare una
quantità immensa di corsi pomeridiani gestiti male da insegnanti con poca voglia e poco impegno. Potrebbe essere una soluzione il sottoporre continuamente i professori, anche e soprattutto
dopo tanti anni di servizio, a verifiche riguardanti la loro materia e le loro conoscenze, ma anche questa idea presenta alcuni
svantaggi e imperfezioni. Altra questione venuta alla luce è lo
stato cadente e pericolante di molte scuole italiane (proprio oggi
la mia classe, la IIID, è stata dichiarata inagibile in quanto dal
soffitto penetrava la pioggia, gocciolando sulle ultime file e
creando una simpatica pozzanghera sul pavimento) e lo scarso
funzionamento degli strumenti necessari alla didattica (meglio
stendere un velo pietoso sui computer della nostra scuola). Un
altro problema è la scarsa ospitalità che la scuola offre agli allievi per le ore di studio pomeridiane: per prenotare l'aula studio
dobbiamo affrontare una quantità insormontabile di burocrazia,
per non parlare della quasi impossibilità di fermarsi il pomeriggio in biblioteca. E ancora: la scuola italiana offre veramente
allo studente una preparazione adeguata per il mondo dell'università e del lavoro o lo fa crescere in una boccia di vetro, in un
mondo autonomo e chiuso per poi scaraventarlo alla fine dei tre
o cinque anni in una dimensione eccessivamente distante alla
quale non l'ha sufficientemente preparato? È giusto che nei licei
italiani sia stato abolito non solamente lo studio della musica,
nella patria di Verdi, Vivaldi e Rossini, ma anche lo studio del
diritto, necessario alla formazione dello studente non solo in
quanto individuo imbottito di conoscenze in gran parte sterili
ma soprattutto in quanto cittadino consapevole? Che conseguenze potrebbe avere il continuo svilimento delle materie letterarie e umanistiche in favore di una preparazione esclusivamente scientifica, dimenticando la Storia, l'Arte, la Letteratura,
la Filosofia, la Musica e tutto ciò che ci caratterizza come
appartenenti alla razza umana? Sono questi solo alcuni tra gli
argomenti dibattuti venerdì 7 novembre. Solo parole? No, perché presto verrà scritto un documento con le idee proposte da
mandare al Ministero. Nella speranza di contribuire a creare una
scuola migliore per un'Italia che può ancora risollevarsi.
Chiara Caporuscio IIID
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POESIE
LE NOSTRE POESIE
MAGARI LE STELLE PIANGONO
Magari le stelle piangono,
e noi non le vediamo.
Magari le stelle urlano,
e noi non le sentiamo.
Magari le stelle soffrono,
e noi non le consoliamo.
Cogli dunque la luce stellata
e fai di essa una cosa amata
perché è tutto ciò che sai
ed è tutto ciò che hai.
Francesco Tognato IIIF
SENZA TITOLO
Come un messaggio
affidato
a una bottiglia rotta.
Come un sogno
dimenticato
aperti gli occhi.
IL TRAMONTO STA MORENDO
Come una lettera
portata via
dal vento.
Come una lacrima
caduta
in un pozzo.
Anonimo
Il tramonto sta morendo,
lavvia sull'orizzonte.
La notte arranca; tra le
scure nubi, e i neri
pensieri, che spiegan le ali
al vento, e tra le rosa
lacrime, le ultime del
cielo, vedo gli sprazzi de
la notte, che abbraccia il
cielo, dagli scuri flutti.
Perché la notte esiste
per ricordarti il giorno.
L.M.Z.
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POESIE
MARE D'INVERNO
Per viver d'intenso
sfiorare l'immenso
conoscere il senso
di quello che penso
Contro un cielo avverso,
nostaglico assenso
a un fuoco disperso
A un sogno riemerso
nel cuore d'inchiostro
di un'anima arsa.
È il pallido sermo
del mare d'inverno.
Chiara Caporuscio IIID
NEL CREPUSCOLO DI CAMPAGNA
Nel crepuscolo che ammanta
la campagna,
non un cane abbaia,
né il grillo desia disturbar
l'immemore silenzio
sulle spighe d' or
calato.
È solo il rumore sordo
dell'acqua cieca di una
fontana, che spezza
il silenzio degli animi
del crepuscolo mattutino.
L.M.Z
LA FILOSOFIA RIMANE PRETESA
La filosofia rimane pretesa
e sfuma sulla vita la tragedia
che divorandola l'oblio non pesa
al fianco amico della memoria
Mentre si perde in saper già udito
Amor e ricordo sempre bramato
svelti bei giorni d'un tempo finito
nascon nuovi dove s'è già amato.
Pur non svolgesse indietro lo sguardo
che non sa allargarsi troppo lontano
o che si conobbe troppo malsano
sentirei sporger tuttavia beffardo
dei gravidi seppellitori l'occhio
nel secolo vivo entro in varco.
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TALENTI STELLINIANI
INTERVISTA A RICCARDO RICOBELLO
Riccardo Ricobello è un ex studente dello Stellini (generazione 95), che dopo aver terminato lo Stellini ha deciso di
tentare di entrare alla Silvio d'Amico, la celebre
Accademia Nazionale di Arte Drammatica. Ci è riuscito, e
noi gli abbiamo chiesto di raccontarci come.
Quando è nata la tua passione?
R: La mia passione per la recitazione, in particolare per il
ramo della recitazione vocale, ovvero il doppiaggio, è nata
all'incirca quando avevo tre anni: mia mamma infatti mi comperava dei simpatici audio-libri della Disney dove c'erano le
voci di tutti i doppiatori dei loro film. Così ascoltando le storie
di queste audiocassette -perché c'erano ancora le audiocassette
quella volta, io sono vecchio- cominciai a riconoscere le prime
voci di grandi doppiatori come Pino Insegno e Massimo
Corvo. Decisi però di fare di questo mio interesse un vero e
proprio hobby e di concentrarmici solo a sette anni, quando
razionalizzai che mi sarebbe piaciuto farlo nella vita, nonostante tutte le difficoltà che questo mestiere comporta se fatto
professionalmente: infatti è un mestiere in cui bisogna cominciare con la consapevolezza che non si diventerà mai ricchi, a
meno che non capiti un colpo di fortuna e si venga scoperti da
un ricco magnate che ti trasformi in una star.
Come hai portato avanti questo tuo interesse e come hai
sviluppato la tua abilità?
R: Sono stato molto fortunato perché nel corso della mia adolescenza ho avuto la fortuna di trovare le occasioni per portare
avanti questa passione. Ho lavorato però soprattutto da autodidatta: mi sono insegnato molto da solo e mi sono tanto registrato e ascoltato, il che è molto utile per avere consapevolezza
delle proprie capacità espressive e vocali. Ora ho avuto la fortuna di entrare alla Silvio D'Amico, l'accademia nazionale di
arte drammatica, da cui sono usciti grandissimi attori del calibro di Vittorio Gassman, Anna Marchesini, Carmelo Bene e
molti altri.
A cosa pensi per recitare bene?
R: Per cominciare, nel corso della mia esperienza il mio obiettivo è cambiato: all'inizio mi concentravo parecchio sulla corretta emissione e dizione, ora invece queste cose mi vengono
più naturali perché ci ho lavorato, dunque posso concentrarmi
su aspetti più profondi, come cercare di immedesimarmi in
modo più libero e totale, senza pensare ai tecnicismi. Un
aspetto fondamentale della recitazione infatti è il rapporto che
si instaura fra i personaggi: troppo spesso si assiste a teatro a
degli attori che, arrivati in scena, si fermano, pensano, fanno
vedere che sono attori, e cominciano a snocciolare la loro
parte come in una recita imparata alle elementari; a mio parere
non c'è nulla di più impuro. Quando andiamo a teatro infatti,
vogliamo sì distaccarci dalla nostra vita e assistere allo spettacolo da esterni, ma è bello a volte dimenticarsi che la scena è
una scena e ritrovarsi immersi all'interno di essa tanto sono
realistici l'interpretazione e il sentimento messi dagli dagli
attori nel recitare. Anch'io ora sto lavorando su questo aspetto
di interagire con i miei partner sul palcoscenico, perché fondamentalmente ho sempre fatto doppiaggio, comunicando quindi
esclusivamente con la voce e non gestualmente, ed è una capacita che sto cercando di riprendere, anche se a dire il vero non
è così facile e scontato.
Preferisci il teatro il cinema?
R: Senza dubbio il teatro è un palestra fondamentale per un
attore e non concepisco l'idea che un attore si dedichi al cinema partendo solo con quell'obiettivo: bisogna essere attori non
per bucare una telecamera ma per calcare un palco fondamentalmente; poi ci si può specializzare nei vari settori come cinema o doppiaggio ma il teatro è la base. Anche tutti i grandi
attori cinematografici hanno avuto una formazione teatrale. Il
teatro insegna all'attore come muoversi, come interagire con
gli altri attori, come fare la ricerca creativa in se stessi per tirare fuori dalla propria anima i sentimenti da trasmettere al pubblico.
Cosa ti incentiva a recitare?
R:Fondamentalmente è un bisogno di comunicazione, il cosiddetto sacro fuoco che si sente dentro, non lo faccio solo perché
voglio farlo ma perché sento che è la mia strada ed è quello
che mi dà soddisfazione: riuscire a suscitare un'emozione in
qualcun altro è una cosa bellissima. Inoltre secondo me c'è
bisogno di tenere viva la capacità immaginativa degli esseri
umani: troppo spesso ci si concentra solo sugli aspetti più pratici della vita, che non è una cosa sbagliata -io sono un incapace in questo: la persona meno pratica del mondo- però trovo
che sia fondamentale tener viva questa capacità di fantasticare
che contraddistingue gli uomini e ci permette di sognare, di
dimenticare i nostri problemi, di far riflettere ed emozionare e
di mettere alla prova i nostri limiti mentali. Io faccio quello
che posso per dare emozioni agli altri e per farli dimenticare
un momento della loro vite, ma non solo: vorrei anche che
quello che ho fatto dia qualche spunto per riflettere una volta
uscita dal teatro, insomma vorrei lasciare qualcosa che si portino dietro.
Francesca Poles VE
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TALENTI STELLINIANI
INTERVISTA A SAMANTHA SPANGARO
Samantha Spangaro frequenta attualmente l'ultimo anno.
Se siete interessati ad ammirare dal vivo le sue opere, una
discreta quantità di copie e' appesa nella classe IIID: dal
piano terra prendete le scale, poi salite ancora, salite ancora, salite ancora, salite ancora, salite ancora, salite ancora,
salite ancora, salite ancora, salite ancora, salite ancora,
fino ad arrivare lì dove i piccioni fanno i nidi. È qui che la
troverete, sempre se arriverete vivi. Buona fortuna!
Come è cominciata la tua passione per il disegno?
Ho cominciato a coltivare la mia passione per l'arte a partire
dalla prima superiore, e con il tempo questa attività si è progressivamente configurata come evasione da questa scuola,
che occupava tanto del mio tempo da rendermi necessaria una
"valvola di sfogo". Devo comunque specificare che non è stato
intenzionale: mi sono avvicinata all'arte in modo abbastanza
inconscio, ora invece la coltivo come una vera e propria passione.
Come hai imparato? Qual è lo stile che preferisci?
Sono principalmente autodidatta, e anche se mio nonno era un
pittore non ho avuto abbastanza tempo per imparare da lui.
Preferisco la pittura iperrealista perché questo stile mi permette di rendere quasi reali le mie idee, trasferendo la realtà sulla
tela. Molti pensano che i miei dipinti siano solo "fotografie"
della realtà, ma in realtà non è così: in ogni linea c'è un po' di
me. È impossibile copiare la realtà senza trasferire nel quadro
un po' di se stessi, rielaborando la realtà attraverso la propria
sensibilità.
Quali sono i tuoi soggetti preferiti?
Non ho soggetti preferiti, tendo a seguire l'ispirazione del
momento. Ho notato però che mi focalizzo più su ritratti e su
paesaggi naturali. Ciò che mi piace molto disegnare, inoltre,
sono personaggi di libri, film o serie tv: spesso li realizzo in
stile "western", dandomi la possibilità di utilizzare la fantasia.
Quanto tempo dedichi al disegno?
Dipende molto dagli impegni scolastici, ma dall'anno scorso,
partecipando a un corso di pittura, sono riuscita a dedicare al
disegno delle ore fisse durante la settimana.
Che esperienze hai avuto nel campo?
È il secondo anno che seguo un corso di pittura ad olio, e quest'estate ne ho seguito uno di pittura "en plein air" vicino
Firenze, incentrato sulla realizzazione di dipinti in stile
impressionista.
Hai anche un canale youtube...
Sì, un'altro mio hobby è il montaggio video: mi piace creare
filmati utilizzando clip di serie tv o film collegati da effetti
particolari (dissolvenze, zoom, flash, rallentamento o velocizzazione di scene etc) seguendo il ritmo della musica. Il mio
canale youtube si chiama TheSamSam110 e oggi conta un
numero di 2300 iscritti e 1100000 visualizzazioni. Il record, di
800000 visualizzazioni, l'ho raggiunto con un video di quasi
un anno fa: infatti sono quasi due anni che coltivo questo
hobby, e sono molto soddisfatta dei risultati che sto ottenendo
su internet.
Dopo il liceo vorresti trasformare la tua passione in un
lavoro?
Credo che questo sia un desiderio che accomuna tutti noi; nel
mio caso, se volessi coltivare questa mia passione dovrei andare a lavorare all'estero perché qui in Italia questo campo non è
molto avvalorato. Vorrei diventare illustratrice di libri, oppure
disegnatrice di fumetti o di effetti speciali nei film, e per perseguire questo scopo difficilmente potrei rimanere qui.
I disegni in allegato sono realizzati tramite matita, china,
olio su tela o altre tecniche pittoriche, senza l'aiuto del
computer.
Chiara Caporuscio IIID
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TALENTI STELLINIANI
INTERVISTA A ELENA E FABIO, DIRETTORI DEL CORO
DELLO STELLINI
Come ben sapete, il coro e l'orchestra della nostra scuola
sono completamente gestiti dagi studenti. Ciò significa che,
quando un direttore termina i suoi studi al liceo Stellini,
nomina un altro studente che ne prenda il posto: quest'anno
è toccato al coro salutare la propria direttrice, Anna Morsut,
che è stata sostituita da Fabio Cassisi e Elena Bulfon.
F: L'aspetto fondamentale è che non siamo noi direttori sul
palco ma siamo tutti assieme sullo stesso piano a cantare. Non
sono i coristi ad essere al nostro servizio nè noi al loro, ma
siamo tutti al servizio della musica.
E: Mi piace l'idea di poter dare una mia impronta personale ai
brani, ma ci sono anche molte responsabilità.
Da quanti anni cantate nel nostro coro?
F: Ho sempre cantato nel coro della nostra scuola, fin dalla
quarta ginnasio, eccetto per mezzo anno in prima liceo.
E: Dalla quartra ginnasio, con questo sono 4 anni.
Chiara Caporuscio IIID
In che classe siete?
Fabio: In 3C.
Elena: In 2C.
Che esperienze avete nel campo della musica?
F: Ho numerose esperienze corali (Coro delle Semicrome di
Tavagnacco, Choirchestra dello Stellini e soprattutto quello più
importante, il Coro del Friuli-Venezia Giulia). Al momento sto
studiando canto lirico con Karina Organjan presso il Bon, in cui
ho vinto una borsa di studio. È la mia prima esperienza di direzione e spero di non deludere le aspettative di un fantastico anno
assieme.
E: Ho suonato il piano per 12 anni e canto nel coro del mio
paese da 5 anni. Anche per me è la prima esperienza di direzione.
Cosa avete pensato quando Anna (la direttrice precedente)
vi ha comunicato di avervi scelti per succederla nella direzione del coro?
F: Anna ci ha fatti rimanere con l'inganno, con un pretesto fasullo, dopo una prova di coro, e ci ha detto di aver pensato e noi
come suoi "successori" chiedendoci cosa ne pensavamo. Ci
siamo guardati negli occhi esterefatti.
E: Una parola che non si può ripetere, e subito dopo mi sono
sentita onorata che avesse scelto proprio me.
Che generi di pezzi vorreste far interpretare al coro quest'anno?
F: Per il coro abbiamo pensato a molti brani che variano da
Bach alla musica da film (Alice in Wonderland e/o Harry Potter)
E: Io punto di più al periodo prima del concerto di primavera,
vorrei far interpretare brani moderni e di generi diversi.
Cosa vorreste migliorare rispetto agli anni scorsi?
F: Vogliamo portare un po' di entusiasmo in più, che arrivi a
motivare i coristi.
E: La comunicazione tra noi e i coristi.
Appuntamenti di quest'anno?
I più importanti sono la Messa di Natale, il soggiorno di quattro
giorni a Montecatini Terme ad Aprile per il Festival di
Primavera, e il concerto finale di Primavera.
Cosa vi piace più del vostro compito e cosa vi spaventa?
Un motivo per venire a coro:
E: Si conoscono un sacco di persone e si creano legami di amicizia molto forti.
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RECENSIONI
COLPA DELLE STELLE DI
JOHN GREEN
“Colpa delle stelle” é il capolavoro di John Green, pluripremiato autore di romanzi in vetta alle classifiche del New York
Times. Il romanzo, dal genere drammatico, é riuscito a far commuovere migliaia di ragazzi in tutto il mondo.
Il libro parla di una ragazza, Hazel Grace Lancaster, al quale é
stato diagnosticato un cancro alla tiroide e successivamente ai
polmoni quando aveva 13 anni. Grazie al miracolo di una medicina sperimentale riesce a sopravvivere per altri tre anni, ma
mentre corre tra i reparti degli ospedali, la vita va avanti
lasciandola indietro. Un giorno, sotto costrizione della madre e
del suo medico di base, viene portata in un gruppo di supporto
per ragazzi malati di tumore: qui incontrerà Isaac, ragazzo
malato di un raro tumore che l'ha privato di un occhio, che porterà nel gruppo un nuovo ragazzo,suo caro amico, Augustus
Water. Tra Hazel e Augustus si crea subito un fotre legame d'amicizia, che si trasformerà in un giovane amore; ma come le
cose più belle, questa pace non è destinata a durare.
Un libro bellissimo che consiglio a chiunque, sia adulti che
ragazzi. Un romanzo che fa riflettere sul valore della vita, che ti
lascia un sorriso amaro sulle labbra. Il coraggio di andare avanti di Hazel e la forza di Augustus devono essere un esempio per
tutti, sia per tutti i malati di tumore in tutta l'Italia e non solo,
sia per i ragazzi d'oggi che non riescono a comprendere più il
reale senso della vita. Come i protagonisti che, insieme, hanno
attraversato i momenti peggiori con determinazione e forza,
chiunque può superare le proprie battaglie e rialzarsi a testa alta
fiero di se stesso.
Questo libro deve essere d'esempio per una società che si basa
troppo spesso sulle apparenze e non più sulla forza interiore,
dove chiunque è bravissimo a parole ma non a fatti.
Gloria Selleri IVB
CAUSTIC LOVE DI
PAOLO NUTINI
Caustic Love è il terzo album di Paolo Nutini, cantautore
scozzese di origini italiane. Pubblicato nell'aprile 2014, è
composto da tredici tracce il cui stile è un mix tra pop rock e
R&B. Celebrato da giornali inglesi come The Guardian, il
ritorno alle scene dopo cinque anni dall'ultimo CD è stato
ben accolto dalla critica. Scream, Iron Sky e Let Me Down
Easy sono i singoli che hanno accompagnato questa estate
l'uscita dell'album. La voce di Nutini è graffiante e profonda
ed è accompagnata da quella più calda di Janelle Monàe in
Fashion. La prima traccia Scream è energica e accompagnata
da cori ritmati mentre l'ultima Someone Like You è più
malinconica, perfetta conclusione di un album che raccoglie
in sé molte sorprese.
Eleonora Imperatore IE
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RECENSIONI
LA VERITA’ SUL CASO HARRY
QUEBERT
"Tutti sanno scrivere, ma non tutti sono scrittori" dice Harry
Quebert a Marcus Goldman nel capitolo 29. Goldman, giovane
protagonista del best seller di Joel Dicker nonché suo alter-ego,
uno scrittore lo è davvero: e per riabilitare l'immagine dell'amico e maestro di sempre, il sessantenne Harry Quebert accusato
(ingiustamente?) di aver ucciso trentatrè anni prima l'amante
quindicenne, è disposto a dimostrarlo.
"La verità sul caso Harry Quebert" è un giallo affascinante,
intelligente e per nulla scontato, ricco di intrecci sorprendenti,
piste false e colpi di scena fino all'ultima pagina.
"La verità sul caso Harry Quebert" è la storia di un'amicizia
commovente e profonda, dell'affetto e della gratitudine di un
giovane scrittore di successo verso l'uomo a cui deve tutto.
"La verità sul caso Harry Quebert" è una riflessione sul significato e l'importanza della scrittura, dell'arte e della bellezza, sviluppata attraverso i trentuno flashback all'inizio di ogni capitolo: trentuno dialoghi maestro-allievo, scrittore affermato-giovane intraprendente, trentuno consigli di vita, trentuno aforismi e
insegnamenti di una saggezza schietta e disarmante.
Ma "La verità sul caso Harry Quebert" è soprattutto una storia
d'amore: una storia strana, tra un trentenne e una quindicenne,
una storia oscura, resa complicata dalla differenza d'età, una
storia scandalosa che nel '75, in un paesino piccolo e sperduto,
attira il biasimo della comunità, una storia destinata a un finale
tragico; ma anche una storia sincera tra due anime affini, un
amore la cui purezza sembra elevarsi al di sopra delle piccole
tragedie quotidiane, delle debolezze e degli inganni di cui gli
altri personaggi del romanzo sono artefici, vittime e protagonisti.
In definitiva, Joel Dicker è riuscito, come Marcus Goldman, a
conquistare meritatamente il titolo di scrittore? A mio parere sì.
I personaggi sono quasi tutti ben caratterizzati: sono presenti
figure tragiche, come lo sfigurato Luther Caleb, comiche come
la madre del protagonista, isterica e iperprotettiva fino all'assurdo, complesse e inclassificabili come l'apparentemente acida e
arrivista barista Tamara, che è più di quel che appare. I personaggi sono numerosissimi ma nessuno è abbandonato al ruolo
di comparsa: ognuno ha il suo mistero, la sua storia, la sua piccola o grande tragedia che entra nel cuore del lettore. Alcuni
passaggi riguardanti la storia tra Harry e Nola sono forse un po'
stucchevoli e idealizzati, ma senza esagerare; verso la fine la
storia diventa forse troppo sbrigativa, per terminare in una conclusione che, per quanto abbastanza riuscita, non ho trovato
all'altezza dello svolgimento. Senza dubbio la penna di Joel
Dicker è un po' acerba e lo stile, seppure scorrevole, originale,
sintatticamente corretto e nettamente superiore a gran parte dei
best-sellers pubblicati negli ultimi anni, potrebbe migliorare
ancora molto. Considerando però la giovane età di Dicker queste mancanze sono assolutamente perdonabili e senza dubbio
questo autore ci riserverà interessanti sorprese per il futuro.
Intanto non resta che leggere il suo romanzo o, se lo avete già
letto, aspettare la versione cinematografica diretta da Ron
Howard de "La verità sul caso Harry Quebert", in uscita prossimamente.
Chiara Caporuscio IIID
JENNIFER LAWRENCE
La "ragazza di fuoco" sta per tornare sul grance schermo,
e stavolta per porre fine agli Hunger Games. Aspettando il
film ecco la vita di una star che sta illuminando Holliwood
con il suo talento.
24 anni, 1 premio Oscar e 34 milioni di dollari all’anno.
Basterebbero queste parole per farvi capire che questa ragazza
ha qualcosa di più del normale talento, ma se ancora non ne
siete convinti ecco la storia di questa nuova stella.
Jennifer Shrader Lawrence nasce a Louisville il 15 agosto 1990
in una modesta famiglia del Kentucky. Fin da piccola si dimostra portata per la recitazione e già a 14 anni parte per New York
alla ricerca di un manager, aggrappata al suo sogno di diventare attrice. La sua prima apparizione sul grande schermo è in
“TBS The Big Engvall Show”, ma il primo vero film in cui
viene lanciata verso successo è “Un gelido inverno”, dove ha
per la prima volta il ruolo di protagonista. Qui Jennifer dimostra la sua bravura e maturità in uno scenario drammatico e
oscurato dalla violenza. Per la sua interpretazione viene candidata a numerose nomination, tra cui il prestigioso Golden Glo
Dopo questo debutto per la Lawrence ha inizio un numeroso
susseguirsi di film di successo che la vedono protagonista, tra
cui è impossibile non citare Hunger Games, dove interpreta il
ruolo della ragazza di fuoco accendendo gli apprezzamenti di
critica e pubblico (infatti il film si è posizionato al terzo posto
tra quelli che hanno avuto il più alto incasso di sempre) e “Il
lato positivo”, dove vince l’Oscar alla giovanissima età di 22
anni.
Oggi la
Lawrence è una delle star più acclamate, fotografate, richieste
dai registi e amate dal pubblico di tutto il mondo e la seconda
più pagata di Hollywood. Un astro nascente che ci da grandi
aspettative per l’uscita del prossimo film “Il canto della rivolta”, e che, sicuramente, ci affascinerà ancora una volta nel ruolo
di Katniss. Allora che aspettate?
Andrea Scolaro IVD
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RECENSIONI
THE GIVER
‘’Un romanzo potente e provocatorio’’ THE NEW YORK
TIMES.
‘’Una lettura coinvolgente, dove la perfezione, se è senza
cuore, diventa un incubo’’
IL CORRIERE DELLA
SERA.
‘’Un libro che rapisce il lettore e lo costringe a pensare’’ IL
MESSAGGERO.
Recentemente ho letto un libro che mi ha particolarmente colpito, mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti della vita umana a
cui non diamo molto peso. Il romanzo si chiama ‘’The Giver,
il donatore’’, un libro di genere distopico, ambientato in un
futuro apocalittico, dove sorgono delle comunità costituite da
varie unità famigliari. Jonas, il protagonista, è un adolescente
che vive in un mondo perfetto: senza guerre, sofferenze e carestie. Tutto ciò che creava disturbo e dolore è stato abolito, tutti
i sentimenti, le stagioni e persino i colori. Gli abitanti non
conoscono il passato. Le leggi della comunità sono molto rigide, ma tutti si adeguano al modello governativo che non lascia
spazio alle decisioni individuali. Ogni membro della comunità
svolge la professione che gli viene assegnata durante la cerimonia annuale di dicembre, al dodicesimo compleanno. Jonas
ha dodici anni e come a tutti i ragazzini della sua età, durante
la cerimonia, gli è stata affidata una professione, ma non una
qualunque: Accoglitore di memorie. Questa è la mansione più
difficile di tutta la comunità, è molto pericolosa, dolorosa, ma
allo stesso tempo permette di conoscere cose di cui nessun
membro della comunità può essere a conoscenza: Jonas vede il
passato. Un passato lontano, di cui Jonas è all’oscuro, come
del resto tutta la comunità.
L’accoglitore delle memorie è molto importante, l’uomo o la
donna prescelti acquisiscono, dall’accoglitore in carica, le
memorie del passato e con queste, piano piano, anche i colori.
Le memorie sono fondamentali per il consiglio degli anziani,
che gestisce il governo, perché quando si trovano davanti ad
una scelta, esse li permettono di decidere e fare la cosa giusta
e non ripetere gli stessi errori che fecero i loro antenati. Il
tempo passa e la mente di Jonas è sede di moltissime memorie: il donatore (chiamato così l’accoglitore in carica che deve
passare il compito al successore), fa vedere a Jonas famiglie
riunite attorno a un fuoco caldo, bambini che cantano e ballano, ragazzini che giocano con la neve. Tutto questo è nuovo
per Jonas, il donatore gli dice che si chiama AMORE.
Sono rimasta molto impressionata, ma vi rendete conto che le
persone in questa comunità non sanno cos’è l’amore? Senza
dubbio il sentimento più forte che l’essere umano possa provare? Ebbene si, nella comunità il termine ‘’amore’’ non lo può
nominare nessuno. Tutto ciò non è umano, nessuno di questi
membri secondo me è un essere umano. L’essere umano è nato
per provare sentimenti che siano buoni o cattivi, ma fin dalla
nascita noi proviamo emozioni. L’amore è come un caldo
vento che rapisce i nostri corpi e li porta lontano. Sono rimasta
totalmente colpita anche dalla mancanza dei colori. I colori
sono una delle parti più belle della vita, non riuscirei nemmeno lontanamente ad immaginare un mondo in bianco e nero.
Senza i colori non posso scegliere. È proprio la scelta che
caratterizza uno dei temi fondamentali di questo romanzo, nessun membro ha il diritto di scegliere, pensate... se i colori ci
fossero stati nella comunità, ad esempio, un ragazzino avrebbe
voluto scegliere il colore della sua maglietta, invece no, la
maglietta dove essere scelta dal consiglio degli anziani. Oggi,
se ci danno da scegliere due oggetti di diverso colore è ovvio
che scegliamo la tonalità che ci colpisce di più, ma quella che
decidiamo è la NOSTRA SCELTA, noi decidiamo PER NOI
STESSI, noi ci tuteliamo.
Il donatore fa vedere a Jonas anche memorie molto dolorose,
ad esempio guerre, dove le persone sono accasciate a terra
inermi, carestie, dove la gente muore di fame, sofferenza, dove
un bambino piange. Tutto questo per Jonas è troppo, Jonas
sente dolore ed è consapevole che nessun altro membro della
comunità a parte lui e il donatore l’ha mai provato e questo lo
rende ancora più triste. Secondo me è proprio a questo punto
che Jonas si rende conto dell’ignoranza che coinvolge l’intera
comunità, decide di dover fare qualcosa per il bene di tutti,
vuole far ritornare il mondo come lo era stato una volta, perfetto nella sua imperfezione, perché nessuno di noi è perfetto,
tutti noi commettiamo errori, ogni giorno, ma dagli sbagli
s’impara, si cresce, si diventa consapevoli di ciò che siamo.
Questo è uno dei romanzi fondatori del genere distopico, scritto nel 1993 da Lois Lowry, dal quale, sicuramente discendono,
le stupende e conosciute da tutti, saghe di Hunger Games e
Divergent. Il romanzo è stato ristampato in una nuova edizione
nel 2014 da Giunti e del quale è stato prodotto anche il film
(uscito lo scorso 11 settembre, ma per chi si è perso l’evento,
il dvd sarà rilasciato il 25 novembre 2014). A mio parere il
film l’ho trovato diverso su più punti della narrazione, ma non
c’è dubbio che la trama di base è quella del libro, perciò visione e lettura assolutamente consigliate! Vi ricordo che dopo il
libro The Giver sono usciti, sempre per Giunti, altri romanzi
della fortunata serie distopica: La Rivincita, Il Messaggero, Il
Figlio.
Marika Cecotti IVB
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UMORISMO
MACCHERONICAMENTE
Anche in questo numero, le migliori traduzioni
dal latino o dal greco fatte dagli studenti.
Scoprirete come le frasi più innocenti possano
trasformarsi in doppi sensi, come la fantasia
degli studenti possa creare scenari disastrosi, tragici o esilaranti. Si ringrazia per il materiale fornito la pagina Facebook “Frasi tradotte maccheronicamente dal latino dagi studenti”, google traduttore e alcuni confessori anonimi.
Inglesizzazioni
"Postquam paucos dies" (dopo pochi giorni) ="dopo
pochi morti".
Lo zoo di Medea
“Ἀλλ' ἡ Μήδεια, μαινομένη τῇ τοῦ ἀνδρὸς
ἀχαριστίᾳ, τὴν Γλαύκην καὶ τὸν πατέρα φαρμάκοις
κατέφλεγε” (Ma Medea, folle per l'ingratitudine del
marito bruciava con pozioni Glauce e il padre) =
"Allora Medea, il pesce salato alla mancanza di grazia del marito, la civetta e il padre ai maghi dava
alle fiamme".
Usanze discutibili
I poveri si affrettavano a sostenere con tumulto
Pisistrato = "I poveri curvati per soddisfare
Pisistrato tumultuoso".
Decessi improvvisi
Δέκα ἔτη διετέλουν εὐτυχοῦντες ("passavano dieci
anni felicemente") = "dieci parenti morivano stando
bene"
Povera Alessia
"Erat ex oppido Alesia despectus in campum"
(Dalla città di Alesia c'era la vista sulla pianura) =
"Alessia era da assai disperata nel campo"
Maledetta SAF
“Caesar, omnibus complitis, summa diligenzia in
Italiam venit.” (Sistemate tutte le cose Cesare venne
in Italia con grande cautela) = "Cesare, essendo
pieni tutti gli autobus, venne in Italia sopra una diligenza"
Anatomia
“Dormiebat in cubiculo patris” (Dormiva nella
camera del padre) "Dormiva sul sedere del padre
fatto a cubo"
1Ermafroditi
“Romanarum matronarum pallas” (I mantelli delle
dame romane) =“Le palle delle dame romane"
Stellini
“Pax insigna est” (La pace è eccezionale)
"L’insegnante è pazzo"
Videogiochi
“Quid volat super Marius?” (Cosa vola sopra
Mario?)="Cosa, Super Mario vola?"
Ultras
Totium regis Romae (trad – Di tutti i re di Roma)
"Totti re di Roma"
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UMORISMO
LO STELLIADE
Precisiamo che i contenuti sono completamente
inventati e non riferiti allo Stellini: ogni riferimenti a fatti o persone realmente esistenti è completamente casuale.
L’ira, canta, o dea, dei professori della scuola,
massacratrice, che mille sofferenze impose agli studenti,
molte menti eccelse di ragazzi rese ripetenti
e i loro corpi fece preda per genitori delusi
e parenti disperati; così si compiva il volere del
Ministro,
da quando si scontrarono in furibonda lite
gli alunni infuriati e i poco divini insegnanti.
Quale fra i professori scatenò la discordia?
Il figlio di Rabbia e Frustrazione, sfogandosi sui
ragazzi,
malvagi voti calò tra le file dei banchi. Piangevano
gli studenti,
poiché uno di loro, rivoluzionario, offese il Preside:
egli infatti giunse nelle piccole classi degli studenti
per portare nuove cattive, con immenso piacere,
e teneva nelle mani la circolare del Ministero,
istituzione che impaurisce i giovani, avvolta in giallognola busta,
e a tutti i fanciulli si rivolse ghignando,
ma soprattutto ai due ribelli, signori della classe:
“Ragazzi e ragazze, studenti dall’odiata speranza,
Dio, Buddha e Maometto vi obblighino
ad anni di depressione e disoccupazione,
ma ascoltate questa novità, accettate la verità,
la ricreazione annullata sarà.”
Allora tutti gli allievi accettarono
la triste realtà e, a testa china, annuirono.
Ma non approvò l’eroe ribelle,
anzi, malamente lo cacciò e lo insultò con parole
oltraggiose:
“Che mai più, Preside, io la sorprenda presso queste
classi,
non si trattenga ora, non vi giunga mai più,
che non le saranno d’aiuto il ruolo e le circolari;
io non rinuncerò alla ricreazione:
essa vivrà per sempre, in questa scuola, lontana
dalla tirannia,
e ci allieterà e solleverà dai pesi dello studio.
Dunque se ne vada, non mi irriti, se vuole essere
salvo.”
Così temette il Preside, e obbedì a quelle parole:
si recò, senza più parlare al Ministero potente,
e là, davanti alla corte, molte suppliche rivolgeva
al Ministro, che il Governo lì aveva posto:
“Mi ascolti, o signora dell’istruzione, che supporta
lo Stellini
ed il Marinelli, ed è amato dal Malignani e dallo
Zanon,
se mai un giorno obbedii ai suoi ordini,
se mai io fui il suo bravo fantoccio,
compia questo mio desiderio:
paghino gli studenti la mia rabbia, con la tua vendetta.”
Così chiedeva e lo ascoltò la signora Ministra,
scese dal trono di Roma, offesa in cuore,
recando sulle spalle le prove di maturità ben chiuse;
risuonavano le grida felici nelle orecchie della
donna
mentre si avvicinava, irata, simile a notte scendeva.
Lontano dalle scuole di fermò, diede il via ai test.
Terribile sibilo emise la notizia:
i peggiori dapprima venivano colpiti, e i furbi nullafacenti,
ma poi ancora peggiori li rese,
ai migliori studenti mirando: senza tregua mucchi di
ripetenti
si ritrascinarono a scuola, a settembre, fitti.
Veronica Calienno e Anastasia Palamariuk IVC
Impaginazione di Petrucco Paolo VE
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QUESTIONARIO DI GRADIMENTO
Accanto a ogni voce segnate un numero da 1 (insoddisfacente) a 10 (ottimo).
Copertina: .....
Impaginazione: .....
Scuola: .....
Attualità: .....
Mondo: .....
Recensioni: .....
Talenti stelliniani: .....
Poesie: .....
Umorismo: .....
Vignette: .....
Valutazione generale: .....
Suggerimenti, commenti o critiche:
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