J. BEHR, J. CHRYSSAVGIS, A. ČILERDŽIĆ, A. DIBO, J. FOREST,
P. GEORGI, C. HOVORUN, N. IGNATOVIČ, P. KALAITZIDIS,
CH. KARAKOLIS, A. MAKARYAN, SR. MAGDALENE,
A. MANOLESCU, D. MOROZOVA, V. MUTAFOV,
A. PAPANIKOLAOU, S. PASCHALIDIS, A. PECKSTADT,
M. G. SELEZNEV, K. SIGOV, P. YFANTIS,
K. WARE, M. VAN PARYS
BEATI I PACIFICI
Atti del XXII Convegno ecumenico internazionale
di spiritualità ortodossa
Bose, 3-6 settembre 2014
a cura di
Luigi d’Ayala Valva, Lisa Cremaschi e Adalberto Mainardi
monaci di Bose
estratto
EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE
“SIAMO OPERATORI DI PACE
E SAREMO RICONOSCIUTI TUOI FIGLI”.
NIKOLAJ NEPLJUEV (1851-1908)
E LA SUA FRATERNITÀ ORTODOSSA DI LAVORO
Natalija Ignatovič*
La mia relazione è dedicata a Nikolaj Nepljuev (1851-1908)
e alla fraternità operaia dell’“Esaltazione della croce” da lui
fondata nel 1889 a Vozdvižensk. Il titolo riprende un verso
di una delle sue preghiere: “Fa’ che siamo operatori di pace e
saremo degni di essere da te riconosciuti come tuoi figli …” 1.
Nepljuev comprendeva l’impegno per operare la pace in sensi
diversi: come riconciliazione degli uomini con Dio, realizzata
in Cristo, come riconciliazione dell’uomo con l’altro uomo e
con tutta la creazione, e come attività comune nell’amicizia per
raggiungere il prosperità di tutti i popoli attraverso un progresso
pacifico. Cercherò qui di esplorare come questa comprensione
dell’essere operatori di pace si sia incarnata nella pratica di vita
della fraternità e parlerò della personalità di Nikolaj Nepljuev
e delle sue concezioni fondamentali.
Tra xix e xx secolo il nome di Nepljuev era molto noto.
La fraternità da lui fondata richiamava visitatori da tutto il
* Insegna storia della chiesa all’Istituto cristiano ortodosso San Filarete di Mosca, e si
è occupata in particolare dell’edizione critica dell’opera di Nikolaj Nepljuev. Traduzione
dall’originale russo di Leonardo Paleari e Adalberto Mainardi.
1 N. N. Nepljuev, Zvuki duši, Moskva 2012, p. 86.
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Natalija Ignatovič
mondo. Molti di loro divennero stretti amici della fraternità,
tra i quali, in Russia, si possono ricordare il vescovo di Kaluga
Makarij (Troickij), la principessa Evgenija Ol’denburgskaja, il
professore dell’Accademia teologica di Mosca Michail Tareev, il
professore dell’Università di Kiev arciprete Pavel Svetlov. Molti
dei visitatori della fraternità avrebbero poi pubblicato articoli su
di essa o sarebbero intervenuti sui giornali a sua difesa contro i
suoi detrattori. Padre Pavel Svetlov, nel suo saggio sull’Idea del
Regno di Dio e il suo significato per la visione cristiana del mondo
avrebbe scritto che le opere di Nepljuev “nell’ambiente religioso
meritano la più seria attenzione e la più ampia diffusione” 2.
Dalla Francia venne a Vozdvižensk l’abbé Albert Gratieux,
che a Parigi ne aveva sentito parlare da Fernand Portal, e al pari
del quale, nelle sue stesse parole, “era rimasto sbalordito, tanto
da recarsi a Vozdvižensk poche settimane dopo” 3. Vi trascorse
un mese e mezzo, allontanandosene solo per la messa domenicale
alla chiesa cattolica polacca. Dopo qualche tempo, di ritorno in
patria, Gratieux ricevette una lettera da Nepljuev, che testimonia
delle relazioni fraterne che si erano instaurate tra i due corrispondenti: “Monsieur Abbé, caro e dilettissimo fratello in Cristo,
Vi mando il diploma di membro onorario della fraternità …
Noi tutti Vi amiamo … Pregate per noi. Suo devotissimo
Nepljuev” 4. Il viaggio in Russia complicò le relazioni di Gratieux
con il vescovo di Châlons, che gli proibì di ritornare in Russia.
Tuttavia fino alla rivoluzione del 1917 l’abbé Gratieux riuscì a
mantenere le relazioni con la fraternità e a visitare Vozdvižensk.
2 P. Svetlov, “Ideja carstva Božija v ee značenii dlja christianskogo mirosozercanija:
Bogoslovsko-apologetičeskoe issledovanie”, in Bogoslovskij vestnik 1/1 (1904), pp. 1-41
(la citazione a p. 41).
3 O. S. Danilova, “Rossija glazami francuzskogo ‘slavjanofila’. Abbat Al’ber Gras’e.
Moi religioznye vpečatlenija ot Rossii. Iz fondov archiva Centra issledovanij istina
(Pariž)”, in Rossija i Francija: xviii-xx veka IX, Moskva 2009, pp. 366-388 (la citazione
a p. 367).
4 Ibid., p. 368.
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“Siamo operatori di pace e saremo riconosciuti …”
Dopo la rivoluzione d’ottobre incominciò una stagione di
persecuzione per la chiesa in Russia. Il nome di Nikolaj Nepljuev fu consegnato all’oblio e molti membri della fraternità
furono repressi, inviati al confino o arrestati. A Vozdvižensk,
dove viveva la fraternità, al posto della scuola fu insediata una
colonia, la chiesa della fraternità fu inizialmente trasferita in
un altro villaggio e poi incendiata, la maggior parte degli edifici
della fraternità fu distrutta. Soltanto dopo la caduta del regime
sovietico si è cominciato a riscoprire queste figure e la loro opera
e a ristabilirne la memoria.
All’inizio degli anni novanta del secolo scorso, la fraternità
ortodossa della Trasfigurazione, alla quale appartengo, per la
prima volta si imbatté nella figura di Nikolaj Nepljuev e nella
fraternità operaia ortodossa dell’Esaltazione della croce. Leggemmo i suoi scritti, ritrovammo negli archivi i documenti legati
alla sua storia, e facemmo conoscenza con molti discendenti
dei membri di questa fraternità. Attualmente la fraternità della
Trasfigurazione investe molte energie nel ristabilimento della
memoria storica di Nikolaj Nepljuev e della sua opera. Si è curata la riedizione dei suoi scritti, è stato realizzato un film, La
fraternità nei nostri cuori 5, in una serie di città russe si è tenuta
una mostra itinerante dedicata a Nepljuev (“Non si è piegato alla
violenza del fatto”), che ha avuto un grosso successo di pubblico. Vorremmo che l’esperienza di questo movimento dell’inizio
del xx secolo sia d’ispirazione per tutti coloro che desiderano
vivere nella chiesa in unità cristiana e in pacifica operosità, sul
fondamento dell’amore per Dio e il prossimo.
Chi era Nikolaj Nepljuev? Aristocratico e ricco, con parentele
nella dinastia regnante Romanov, si era laureato in giurisprudenza e aveva lavorato come consigliere all’ambasciata russa di
Monaco. Nel 1878 rinunciò improvvisamente alla carriera di5 Bratstvo v našich serdcach, in http://www.youtube.com/watch?v=znVRLvDi8gA
(ultimo accesso 28 maggio 2015).
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Natalija Ignatovič
­ lomatica; dopo essere ritornato in Russia, si iscrisse come udip
tore all’Accademia agraria petrina 6, cosa che appariva del tutto
insensata per un aristocratico. Al termine dell’accademia ritornò
alla proprietà di famiglia di Vozdvižensk, in Ucraina, e intraprese
l’educazione di dieci bambini delle famiglie contadine più povere. Nel 1885 aprì una scuola agraria per ragazzi, che avrebbe
raggiunto fino a duecento allievi, e nel 1891 un istituto analogo
per ragazze, di cui si occupavano la madre e le due sorelle di
Nepljuev.
Nelle due scuole si insegnavano scienze agrarie, ma anche
russo, letteratura, storia, fisica, chimica, biologie e altre materie. L’iniziativa pedagogica di Nepljuev aveva tuttavia anche
un altro fine: quello di insegnare l’amore per Dio e il prossimo.
Cristiano convinto e appassionato, Nepljuev aveva il dono di
accendere l’amore cristiano nei suoi piccoli scolari. La sua scuola
era organizzata su un originalissimo sistema educativo, che comprendeva elementi di catechesi, la partecipazione alle preghiere
e ai sacramenti, e faceva sperimentare la vita comune. Gli allievi
più anziani si prendevano cura dei più giovani, aiutandoli sul
cammino cristiano.
Nel 1889, Nepljuev con i primi diplomati del suo istituto
fondò la fraternità operaia ortodossa dell’Esaltazione della croce.
I migliori diplomati della scuola, che erano entrati a far parte
della fraternità, sarebbero diventati in seguito gli insegnanti della
scuola. Il sistema educativo della scuola di Vozdvižensk risultò
efficace: i due terzi dei diplomati entravano nella fraternità.
L’idea basilare di Nepljuev era la necessità di convertirsi da
una vita senza Dio. Frutto naturale della conversione e del pentimento sarà l’unione in fraternità cristiane. Fondamenti della
fraternità avrebbero dovuto essere la fede, l’amore e il lavoro.
Nepljuev cercava di diffondere l’idea della fraternità, e teneva
6 Si tratta dell’istituto superiore di studi agrari dell’impero russo. Nel 1923 fu
ridenominata “Accademia agraria K. A. Timirjazev”.
254
“Siamo operatori di pace e saremo riconosciuti …”
a tal riguardo conferenze, pubblicava testi, andava all’estero per
conoscere l’esperienza di fraternità ortodosse e di altre confessioni cristiane. Le sue pubblicazioni sono profondamente ispirate
dalla fede e dalla fratellanza.
Come intendeva Nepljuev la vita in fraternità? La fraternità
per lui non era un aspetto della vita, era la vita intera. Egli
riteneva la fraternità un’opera di incarnazione della fede. Il
regno dei cieli per lui era la fraternità di Cristo, degli apostoli
e dei santi. Perciò già sulla terra bisogna imparare a vivere su
fondamenti fraterni, anche se non c’è una fraternità reale di
cui si possa diventare membri. Nepljuev ripete, con l’apostolo
Giovanni, che se l’uomo ama Dio non può non amare il fratello.
Perciò ogni “generato da Dio” cercherà di vivere in comunione
con gli altri cristiani.
“Generato da Dio” è colui che appartiene interamente a Dio.
Per questo Cristo è venuto sulla terra, per compiere una grande
opera di pacificazione: riconciliare l’uomo con Dio, e mediante
lui, con tutta la creazione 7. Riconciliandosi con Dio e divenendo
suo possesso, il cristiano diventa capace di amore fraterno verso
chi come lui ha amato il Signore. Nepljuev ritiene che tendere
all’unità di pensiero e di spirito con quelli che si ama è la cosa
più naturale per il cristiano 8. Nasce così l’unione fraterna dei
cristiani per la realizzazione del bene comune.
Secondo Nepljuev, i cristiani sono chiamati a imitare Cristo
nell’opera della pace, perciò essi devono fare il possibile affinché
anche gli altri acquistino la pace con Dio e divengano sua eredità 9. In sostanza questo vuol dire impegnarsi nella missione e
nella catechesi, sebbene Nepljuev nella sue opere non usi quasi
mai questi termini. Tuttavia definiva la fraternità di lavoro una
7 N. N. Nepljuev, Pyt’ very. Golos verujuščego mirjanina po povodu predstojaščego
Sobora, Moskva 2010, pp. 60-62.
8 Id., Besedy o Trudovom bratstve. Častnoe otvetnoe pis’mo svjaščenniku Ivanovu,
Moskva 2011, p. 205.
9 Id., Put’ very, p. 62.
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Natalija Ignatovič
“predicazione con le opere” 10 e nelle sue scuole gli alunni erano
preparati a una vita di fede nella chiesa, realizzando in effetti
un vero e proprio cammino di catecumenato.
Particolare importanza era data al lavoro in comune. Lavorare
era un impegno sacro di amore fraterno 11. Non a caso era denominata fraternità di lavoro. La vita in comune è impossibile
senza il lavoro in comune. Non ha importanza quale lavoro venga
svolto dalla fraternità: agricolo, artigianale, commerciale o educativo. L’importante è che le persone siano unite non da una
forma esterna, ma dall’amore per Dio e dallo spirito di amore
fraterno per l’altro. L’azienda fraterna esemplare incarnava in sé
l’atteggiamento cristiano verso la società, l’ecologia e il lavoro.
Alla cultura del lavoro la fraternità educava fin da bambini:
un rapporto attento verso l’uso del tempo, le cose, la natura.
Nella fraternità tutti lavoravano. Bambini e ragazzi aiutavano i
più grandi ed eseguivano lavori semplici. “Ogni lavoro va fatto
con onestà, cercando di farlo quanto più presto e bene … Un
lavoro malfatto è una ruberia di tempo, che ha un grandissimo
valore, e un abuso della fiducia di chi è interessato al successo
del tuo lavoro” scriveva Nepljuev nelle Regole-guida per la Fraternità e le sue scuole 12.
Nella fraternità vigeva il principio di una “genuinità gioiosa,
sana, semplice e bella” 13, in altre parole i suoi membri non lavoravano per arricchire personalmente. Nepljuev ripeteva spesso che
nella fraternità lavorativa cristiana né il lavoro in sé, né i risultati
economici dell’attività hanno una importanza in sé e sono fine
a se stessi. Nella fraternità è bene evitare la competizione per il
lavoro più redditizio. Ogni lavoro che la fraternità ritiene utile
deve essere valutato e pagato allo stesso modo. Naturalmente
10 Ibid., p. 18.
11 Id., Otčety bljustitelja o žizni Trudovogo bratstva I, Moskva 2011, p. 101.
12 Id., Trudovoe bratstvo i školy ego, Sankt-Peterburg 1900, pp. 14-15.
13 Ibid., p. 15.
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“Siamo operatori di pace e saremo riconosciuti …”
la fraternità deve essere autosufficiente e ognuno deve lavorare
onestamente.
Nei primi anni la fraternità lavorava sulle terre e nelle officine
di proprietà di Nepljuev. Nel 1901 Nepljuev trasferì tutta la sua
proprietà, che valeva circa cinque milioni di franchi, in dono
alla fraternità 14. La fraternità acquisì le terre, i boschi, le scuole,
l’asilo infantile, la chiesa, un ospedale, le camerate, le fattorie del
bestiame grosso e minuto, le officine per la produzione di vino,
di zucchero e di articoli meccanici, i mulini. In seguito furono
impiantati frutteti, un laboratorio caseario, un salumificio, due
segherie, una fornace, una falegnameria. Tutte le materie prime
e le risorse naturali esistenti sul territorio venivano lavorate per
un prodotto finito. Anche l’organizzazione della vita quotidiana
era avanzata per l’epoca. La prima rete telefonica locale Siemens
fu installata nel 1898. Sui campi furono installate cabine estive
per la doccia: rarissima comodità nella vita della campagna russa all’inizio del xx secolo. Nel 1919 la fraternità installò una
centrale elettrica autonoma 15.
Si impiegavano con ottimi risultati tecniche d’avanguardia
e i macchinari più moderni, si allevava bestiame di razza e si
selezionavano nuove varietà di alberi da frutto. La produzione
ricevette varie medaglie a numerose esposizioni. La produzione
di frutta all’Esposizione agricola panrussa del 1911 ricevette
la medaglia d’oro. Molti componenti della fraternità e i loro
discendenti, dopo la soppressione della fraternità da parte del
potere sovietico, poterono continuare a lavorare con profitto in
base all’esperienza acquisita. Ad esempio l’agronomo Semen
Čerčenko prima del 1918 aveva creato diciassette nuove varietà
di mele e pere, dopo la soppressione della fraternità fu invitato
14 Ob opredelenii na službu dolžnostnych lic Vozdviženskoj sel’skochozjajstvennoj školy,
1885, Rossijskij gosudarstvennyj istoričeskij archiv (RGIA), F. 398, op. 49, d. 16352v.,
ff. 50-53.
15 V. N. Avdasev, “Social’no-ekonomičeskie osnovy Krestovozdviženskogo trudovogo
bratstva”, in Mechanizm reguljuvannja ekonomiki 1 (2009), pp. 16-30 (la citazione a p. 25).
257
Natalija Ignatovič
dal famoso selezionatore Ivan Mičurin nella città di Kozlov (oggi
Mičurinsk nella regione di Tambov) dove continuò a lavorare
alla selezioni di nuove varietà. Nel 1947 ricevette il Premio
Stalin, che egli lasciò alla famiglia di un ex membro di fraternità
represso, Andrej Fursej, permettendo loro di sopravvivere in un
periodo molto difficile.
La vita economica della fraternità era diretta da un consiglio
economico, subordinato a una duma fraterna, organo di governo
della fraternità, presieduto da Nepljuev quale garante. Ogni
membro era parte di una delle dieci comunità, che venivano
dette “famiglie fraterne”. La comunità era formata in base al
tipo di attività professionale. Era diretta da un anziano, viveva
nello stesso edificio, si riuniva per la preghiera, i pasti e le
riunioni settimanali. Di preparare i pasti, delle pulizie e della
sorveglianza dei bambini si occupavano le sorelle membri della
comunità. Nepljuev riteneva che ogni fratello doveva necessariamente essere membro di una comunità: la realtà dell’amore
fraterno si verificava nella vita in comune. Questo aveva grande
importanza spirituale: diversamente non era possibile amare
veramente la fraternità.
Nepljuev curava non solo la necessità del lavoro professionale,
ma anche di quello spirituale. Oltre alle preghiere mattutine e
serali nelle famiglie fraterne e nelle scuole, vi erano riunioni
di preghiera per i più ferventi. Si organizzavano regolarmente
conferenze sulle questioni della fede e della vita allo scopo di
“animare l’autocoscienza cristiana”, senza la quale era impossibile “una vita cosciente e attiva dei laici nell’ambito della
parrocchia cristiana” 16.
Nelle domeniche e nei giorni festivi, nella chiesa dell’Esaltazione della croce c’era la liturgia officiata da un sacerdote della
fraternità. L’elezione del parroco era riservata alla fraternità.
16 Kratkie svedenija o pravoslavnom Krestovozdviženskom trudovom bratstve, Černigov
1905, p. 9.
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“Siamo operatori di pace e saremo riconosciuti …”
Tuttavia anche in questa favorevole situazione la fraternità poté avere un proprio sacerdote solo nel 1903, dieci anni dopo
la costruzione e la consacrazione della chiesa della fraternità.
Era padre Aleksandr Sekundov, che nel 1917-1918 avrebbe
partecipato al concilio locale della chiesa ortodossa russa, e poi
condiviso negli anni la sorte di centinaia di migliaia di preti e
monaci russi: fu fucilato l’8 gennaio 1938 17.
La liturgia era vissuta nella fraternità come la “festa dell’amore vivo” 18. Tutti i servizi per l’assistenza al culto erano svolti
dai fratelli. Con il bel tempo la liturgia si celebrava non nella
chiesa, ma all’aperto. Nei giorni festivi membri della fraternità
si vestivano di bianco, per evidenziare la solennità della festa.
Dopo la liturgia, nei giorni festivi e la domenica, i membri si
riunivano per un incontro fraterno, dove si ascoltavano relazioni
su temi specifici, e si organizzavano conferenze e conversazioni. La sera solitamente si riunivano nella casa del garante, per
passare il tempo in una atmosfera distesa, leggendo insieme le
lettere ricevute, per fare musica insieme o discutere di qualcosa.
La fraternità era dotata di un’ottima biblioteca, la maggioranza
dei fratelli erano persone istruite. Un visitatore della fraternità,
Arkadij Tjumenev, ricorda:
Mentre andavamo a guardare i loro lavori sul campo sperimentale, passammo accanto a una mandria di maiali di razza,
portati al pascolo da un allievo della scuola. Uno degli ospiti
fu curioso di guardare il libro che stava leggendo quel pastore
“intellettuale”. Era un’esposizione della filosofia di Spinoza 19.
17 Sledstvennoe delo № 93991 po obvineniju Sekundova A.A., Soboleva M.V. i dr.
po st. 58-11 UK RSFSR. 21 nojabrja-23 dekabrja 1937 g., Archiv Upravlenija FSB po
Novgorodskoj oblasti, f. 48. Sulla partecipazione di padre Aleksandr al Concilio, si veda
Svjaščennyj Sobor Pravoslavnoj Rossijskoj Cerkvi: Protokoly i stenogrammy zasedanij Otdela
o bogosluženii, propovedničestve i chrame, Gosudarstvennyj archiv Rossijskoj Federacii
(GARF), F. 3431, op. 1, d. 283.
18 N. N. Nepljuev, “Bratskie sojuzy v učebnych zavedenijach”, in Id., Sobranie
sočinenij v 5 tomach, Sankt-Peterburg 1901-1908, vol. III, 1902, p. 176.
19 A. Tjumenev, Delatel’ dobryj: Škola Trudovogo bratstva N.N. Nepljueva, Char’kov
1898, p. 106.
259
Natalija Ignatovič
All’inizio del xx secolo in Russia crescevano le inquietudini
rivoluzionarie. Nepljuev percepiva chiaramente l’avvicinarsi di
una catastrofe. “L’umanità”, scriveva in un opuscolo del 1904
intitolato Guerra o pace?, “si avvia a grandi passi verso l’onda
sanguinaria dell’anarchia … Bisogna far presto, o sarà troppo
tardi. Un uragano di malanimo e di lotta porterà via, come una
pagliuzza, i tentativi di sostituire la lotta con l’unione pacifica
nell’amore fraterno” 20.
Da questo momento diventa essenziale per lui riunire gli uomini per un’opera di pacificazione. Chiama a riunirsi in un solo
partito tutti gli uomini di buona volontà, senza differenza di
nazionalità o fede religiosa, che desiderino il benessere del paese
attraverso il progresso pacifico. “Occorre che si riuniscano tutti
gli uomini di buona volontà e coscientemente prendano su di sé
il ruolo della coscienza viva di artefici di pace” 21. A tale scopo
cerca di creare una organizzazione laica, il “Partito del progresso
pacifico”. In un libretto dedicato ai compiti di questo partito
Nepljuev scrive: “Vogliamo un lavoro amichevole e senza indugi
volto alla edificazione pacifica, poiché ogni giorno di attesa
aumenta il pericolo sociale, rende più difficile il cammino di
una pacifica opera comune, avvicina l’inevitabilità di una rozza
lotta con l’assurdo risultato della devastazione della barbarie” 22.
Ancor più importante era per Nepljuev la creazione di una
“Fraternità ortodossa panrussa” con sede centrale a Pietroburgo
e sezioni nelle province:
I fini della riconciliazione e dell’unità possono essere raggiunti
con l’attività di una Fraternità panrussa, la quale, unendo gli
uomini di buona volontà su tutto lo spazio della nostra patria,
20 N. N. Nepljuev, Vojna ili mir? Boevoj ili mirnyj progress? Čto poleznee dlja
čelovečestva? (Publičnaja lekcija dlja neverujuščich), Sankt-Peterburg 1904, pp. 10-12.
21 Id., “Vserossijskoe bratstvo”, in Id., Sobranie sočinenij III, p. 159.
22 Id., Partija mirnogo progressa: Ee ideal’nye osnovy i žiznennaja programma, Gluchov
1906, p. 10.
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“Siamo operatori di pace e saremo riconosciuti …”
sia una organizzazione mirante a risvegliare la coscienza sociale
e a pacificare la vita 23.
Compito fondamentale di questa fraternità sarebbe stata:
la santa opera di risanare l’anima del popolo e contribuire con
tutti gli uomini di buona volontà e tutte le forze buone per
unirsi e organizzarsi nell’ambito delle parrocchie, vivacizzando
e risanando la vita della parrocchia, restituendole l’importanza
di cellula viva e sana del vivo sano organismo della chiesa
locale. … Dobbiamo essere coscienti dell’urgenza di questa
santa opera per la salvezza della patria e di milioni di figli
della chiesa ortodossa russa 24.
Si sarebbe potuta creare una fraternità nell’ambito della parrocchia solo quando fosse divenuta un’esigenza concreta per la
maggior parte dei parrocchiani. Per questo era necessaria una
preparazione mirata delle persone, promuovendo riunioni fraterne, conferenze e iniziative per unire le persone.
Nepljuev fece in tempo a redigere il progetto dello statuto di
una Fraternità panrussa e pubblicò alcuni articoli su questo te­ma, ma non poté realizzare il suo progetto. Con il testo dello sta­
tu­to nel dicembre 1907 si recò a Pietroburgo, dove si ammalò di
una grave bronchite. Ciononostante continuò a lavorare e tenne
alcune conferenze su invito dell’Accademia teologica di Pietroburgo. Il 21 gennaio 1908 morì, senza assistere all’adempimento
delle sue cupe premonizioni, che si attuarono negli anni dell’anarchia rivoluzionaria.
La fraternità dell’“Esaltazione della santa croce” fu testimone della prima guerra mondiale e della rivoluzione del 1917.
Nel 1925 i suoi dirigenti furono arrestati, la fraternità cessò di
23 Id., “Vserossijskoe bratstvo”, p. 161.
24 Id., Vserossijskoe bratstvo: v Kievskuju komissiju, vyrabatyvajuščuju ustav ego, Sankt-Pe­terburg 1907, pp. 4-5.
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Natalija Ignatovič
esistere e le sue scuole furono trasformate in scuole sovietiche.
Dopo la forzata chiusura della fraternità, di tutto quello che
era stata si cercò di cancellare ogni memoria. Un edificio della
scuola diventò un campo di reclusi, le case delle comunità furono
lasciate in abbandono, la chiesa fu smontata e ricostruita nel
villaggio vicino come centro sociale.
Malgrado ciò, l’opera della fraternità continuò. Un allievo di
Nepljuev, il vescovo Makarij (Opockij) creo una sua fraternità.
Essa aveva caratteri compatibili con l’esistenza nelle condizioni
della lotta ateistica e delle repressioni. Ma due fondamentali
aspetti della sua attività rimasero immutati: l’idea di una vita
fraterna in comune e la coscienza della necessità di una formazione cristiana. Opockij ricevette persino dal patriarca Tichon
l’approvazione per la missione di vescovo-catechista.
Indubbiamente, l’esperienza della fraternità di Nikolaj Nepljuev rimane unica. Tuttavia essa ispira ancora chi desideri
essere discepolo di Cristo e vivere la beatitudine degli operatori
di pace. La frantumazione e le divisioni di questo mondo possono essere curate solo dall’amore cristiano e dalla comunione,
dall’unità dello spirito nel vincolo della pace in comunità e fraternità. Seguendo Nepljuev, anche noi oggi possiamo ripetere:
“Fa’ che siamo operatori di pace e saremo degni di essere da te
riconosciuti come tuoi figli …”.
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