Maggiorazione
della pensione INPS:
istruzioni per l’uso
All’interno del giornale
la petizione da compilare e inviare
alla sede nazionale ANVGD
l’Avvocato
Vipsania Andreicich
A pagina 4
anno XIII - n° 4
Aprile 2007
periodico mensile dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Centro Studi padre Flaminio Rocchi
Poste Italiane SpA - Spedizione in
Abbonamento Postale - D.L.353/2003 (conv. in
L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 2 DCB - Roma
UNA STORIA ITALIANA RITORNA “ITALIANA”
NESSUNO PIÙ
E L’ESODO GIULIANO-DALMATA
CI RIDURRÀ AL SILENZIO LE FOIBE
Questo il comunicato stampa emesso il 12 febbraio scorso
Nelle ultime settimane una compagnia di giro, una specie di Carro di Tespi o di
Carro dei Teschi – dato l’argomento – ha percorso qualche provincia italiana per insegnare agli ignari come sono andate veramente le cose al confine orientale italiano, tra il
1920 – mettiamo una data a caso, ma che è già intenzionale nella sua palese malafede
– e il 1943, o 1945, 1954…facciano un po’ loro, gli attori di questa simpatica troupe di
propagandisti. Si dice simpatica così per dire, perché al pubblico italiano – dal vivo
delle sale messe a loro disposizione o dai teleschermi – questa troupe molta simpatia
non l’ha suscitata.
Se il loro scopo era di dare testimonianza della loro obiettività scientifica, del loro
afflato europeo, della loro civiltà giuridica o semplicemente della loro coscienza morale, lo spettacolo non è stato dei più riusciti.
Nelle loro tesi negazioniste o riduzioniste dei crimini delle foibe e delle dimensioni
dell’esodo della popolazione autoctona italiana dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia
non si è tenuto gran conto né delle dichiarazioni di quattro Presidenti della Repubblica
Italiana, né di una legge votata dal Parlamento di Roma, né della storiografia che si è
sviluppata in Italia, Slovenia, Croazia e Serbia nell’ultimo decennio, né delle sentenze
della magistratura italiana, che non ha trovato colpevoli punibili ai sensi del nostro
ordinamento, ma ha accertato fatti e crimini in termini inoppugnabili per chiunque
sappia leggere e abbia la pazienza e la serietà di farlo.
Niente di tutto questo poteva interessarli, perché le loro limpide fonti di informazione sono rimasti i “libri bianchi” redatti dal governo iugoslavo di Tito alla Conferenza
della pace del 1946 e ripresentati tali e quali per impedire l’ingresso dell’Italia all’ONU:
elenchi di criminali di guerra compilati dall’OZNA (polizia segreta del regime titoista) e
tratti dalle “sentenze” dei tribunali del popolo in processi sommari celebrati tra urla,
sputi e bastonate del personale incaricato dal Partito di dare prova della sua indiscussa
fede nel compagno Tito.
È noto che i codici penali e di procedura penale dei Paesi comunisti, specie nei
primi anni del rigore rivoluzionario, e soprattutto la loro pratica applicazione, erano la
quintessenza del garantismo giuridico, sul quale nessuna inchiesta di Amnesty
International avrebbe potuto trovare nulla da ridire!
Tanto meno poteva interessare questi “professionisti” il riconoscimento sincero che
una parte della stampa croata ha tributato al Presidente Giorgio Napolitano delle buone
ragioni del suo discorso al Quirinale del 10 febbraio e del buon diritto del popolo
italiano di celebrare il Giorno del Ricordo.
Sono stati proprio gli organi di stampa croati a riconoscere alcuni dati essenziali,
che sono alla base dell’esperienza vissuta dagli istriani, dalmati e fiumani di nazionalità
italiana e della storiografia più aggiornata sull’argomento delle foibe e dell’esodo.
Primo fra tutti e fondamentale quello che nei territori assegnati all’Italia dai trattati
internazionali del 1920-1924, e cioè nelle province di Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e
Zara, la popolazione italiana autoctona era maggioritaria secondo l’ultimo censimento
austriaco del 1910. Tanto lo era che alla vigilia della Prima guerra mondiale circa
cinquantamila persone esodarono verso l’Italia per sottrarsi alle persecuzioni austriache
e altre cinquantamila furono internate in Stiria, Slovacchia, Ungheria, ecc. perché sospettate di simpatia per la “causa italiana” (vedere le relazioni delle commissioni parlamentari d’inchiesta sulle terre redente del 1919-1920). Ma quelli almeno tornarono a
casa a guerra finita!
* * *
Se esodi si sono verificati dopo il 1920 uno ha interessato circa diecimila italiani
della Dalmazia centrale e meridionale assegnate al Regno iugoslavo e un altro, di quasi
cinquantamila persone, riguardava sloveni, croati, tedeschi, ungheresi o boemi che
risiedevano nel Litorale austriaco per motivi di lavoro (funzionari, impiegati, militari,
insegnanti) o fu dovuto alle difficoltà economiche che caratterizzarono tutta l’Italia e le
regioni limitrofe nell’immediato dopoguerra, tanto che molti emigrati erano di nazionalità italiana (verificare i registri anagrafici).
Quanto al famoso incendio dell’albergo Balkan (sede anche di un centro culturale
e politico del neonato stato iugoslavo) – da cui trae sempre inizio la storia addomesticata della disinfomacija di Stato – esso si verificò nel clima arroventato dell’estate del
1920, con la «questione fiumana» in primo piano, e come conseguenza immediata
dell’assassinio di due ufficiali italiani a Spalato da parte di elementi slavi non identificati,
sul quale fece ufficiale rapporto alle Camere il Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti
(si vedano gli Atti della Camera dei Deputati), nella deplorazione generale di tutti i
partiti e di tutti i sindacati italiani. Negli incidenti di Trieste morirono due italiani, un
ufficiale in servizio d’ordine e un cameriere “regnicolo” accoltellato in Piazza Unità.
segue a pag. 4
Trieste, Foiba di Basovizza.
Alcuni dei Labari delle associazioni degli esuli giuliani e dalmati
presenti il 10 febbraio all’inaugurazione del rinnovato monumento
dalla Presidenza nazionale ANVGD a commento delle manifestazioni
svoltesi in tutta Italia per il Giorno del Ricordo
Chi temeva e chi sperava che il
Giorno del Ricordo sarebbe stato obliterato per la diversa situazione politica è stato smentito. In tutta Italia la giornata si è celebrata con partecipazione
di popolo, raccolto intorno agli esuli
istriani, fiumani e dalmati e ai loro discendenti, dalla Foiba di Basovizza
presso Trieste, luogo emblematico dei
massacri, al Palazzo del Quirinale,
dove il Presidente Giorgio Napolitano
ha pronunciato parole chiare e dure,
parlando di «riconoscimento troppo
a lungo mancato», di «un’ondata di
cieca violenza», di «un disegno di
sradicamento della presenza italiana
da quella che era e cessò di essere la
Venezia Giulia», di una «disumana
ferocia» che si concluse in una «pulizia etnica»; infine di «una congiura del
silenzio» per «pregiudiziali ideologiche», «cecità politica» e «calcoli diplomatici».
I media, dalla stampa alla Tv, hanno risposto con un’attenzione e una
solidarietà sincera che la stessa classe
politica forse non si attendeva.
Per troppi esuli questo riconoscimento arriva troppo tardi. «L’Italia è stata feroce – ha detto l’istriano Adriano
Sansa, ex-sindaco di Genova – e la
verità arriva tardi, occultata con cru-
deltà dalla sinistra […] La generazione dell’esodo sta scomparendo. Con
la mia, poi, finirà anche il dialetto
istriano, quello che mi serve per pensare…».
Ma forse non sarà così. Quel che
resta del mondo degli esuli aiuterà i
fratelli rimasti in Istria, a Fiume e in
Dalmazia a conservare la nostra voce
e a trasmetterla ai figli. Niente resiste
alla forza della verità, non certo le
poche note stonate di chi recalcitra di
fronte al progresso della coscienza civile della nazione.
Lucio Toth
Giù le mani dal Giorno del Ricordo
che onora l’Esodo di Istriani, Fiumani e Dalmati.
Comuni, Province e Regioni
seguano l’esempio del Presidente Napolitano
Il Consiglio nazionale dell’ANVGD, eletto dal Congresso
del novembre 2006, si è riunito a Padova il 3 marzo 2007,
ed ha approvato due mozioni.
Nella prima si legge:
«L’ANVGD rileva con soddisfazione che finalmente lo
Stato italiano, con il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, i Presidenti dei due rami del Parlamento e l’intero Governo, ha voluto affermare fino in fondo la verità
storica sulla tragedia delle Foibe e dell’Esodo giulianodalmata e non ha lasciato spazio alle rozze affermazioni
del Presidente croato Stipe Mesic, che ha ricevuto dalla
classe politica italiana e dalla stessa UE la risposta che si
meritava.
Denuncia tuttavia i tentativi di boicottaggio e di autentico capovolgimento del significato del Giorno del Ricordo, che hanno avuto luogo in diverse città italiane, spesso
Il Comune di Roma dispone
la rimozione dei manifesti
contro il Giorno del Ricordo
Ragioni di «decoro urbano»: questa la motivazione con la quale il Comune capitolino ha dato disposizione di rimuovere i manifesti di Rifondazione Comunista offensivi del Giorno del Ricordo e delle vittime
delle Foibe. Nei giorni intorno al 10 febbraio, il partito
della sinistra radicale aveva affisso nei molti quartieri
della Capitale un poster raffigurante una simil-resistente con stella rossa sul berretto e contenente un testo a
dir poco farneticante, che non risparmiava il Presidente della Repubblica, reo di aver riconosciuto la tragedia dell’esodo e degli eccidi degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia.
Imbarazzo nella stessa Rifondazione Comunista,
al cui interno – si è scoperto – era stata la corrente più
estremista a concepire e far affiggere quel manifesto,
firmato «Federazione di Roma – progetto memoria».
«Quella per noi è carta straccia», avrebbero detto i
dirigenti nazionali del partito dando l’assenso al Comune di Roma di rimuovere i manifesti. Ma è chiaro
che le più feroci posizioni negazioniste imbarazzano
un po’ tutta la sinistra, ed è per questo che il Campidoglio si è affrettato a far intervenire gli addetti alla rimozione.
con la compiacenza o la tolleranza delle istituzioni locali,
che non hanno saputo o voluto tutelare la correttezza e
l’equilibrio del dibattito storico.
Rivendica il diritto della nostra Associazione e delle altre associazioni della Federazione ad essere preventivamente
consultate dalle Regioni, dagli enti pubblici locali, dalle
università e dalle emittenti radio-televisive, in occasione di
qualsiasi manifestazione che abbia attinenza con il Giorno
del Ricordo del 10 Febbraio, allo scopo di evitare
strumentalizzazioni di parte o vere e proprie offese alla
memoria degli Esuli e dei loro congiunti, diffondendo subdolamente autentiche forme di negazionismo e di
riduzionismo dei crimini delle Foibe e delle vittime del Gulag
jugoslavo.
Impegna l’Associazione e la Federazione ad elaborare
una documentazione concisa ed esaustiva che sia d’ausilio
per controbattere le tesi antagoniste e promuovere nelle
scuole e nelle università una conoscenza corretta della
nostra vicenda e della tradizione storica dell’Istria del
Quarnaro e della Dalmazia».
* * *
Nella seconda si parla della istituzione del Tavolo di
Coordinamento tra i vari Ministeri presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri, dove il 20 febbraio scorso era presente l’intera Delegazione della Federazione delle Associazioni degli Esuli.
«Il Consiglio Nazionale, – si legge – dà atto che i risultati ottenuti dalla Federazione delle Associazioni degli Esuli
e in particolare dalla nostra Associazione negli ultimi tre
mesi sono l’esito positivo di un lavoro comune portato avanti
dai dirigenti nazionali e periferici dell’ANVGD, che hanno
concorso a coltivare rapporti corretti con le Istituzioni, sia
nazionali che regionali e locali.
Da questa azione sono derivati – malgrado l’innegabile
crisi della Federazione, di cui l’ANVGD non è responsabile –
sia la risonanza avuta anche quest’anno dal Giorno del
segue a pag. 4
Mesic makes a complete turn
and corrects his previous statements
In english language to page 15
Mesic vuelve sobre sus pasos y se corrige
En lengua española en la página 15
2
DIFESA ADRIATICA
Aprile 2007
fatti e commenti
Il caso Mesic
In Croazia imbarazzi e difese d’ufficio
La sfiorata crisi diplomatica tra Italia e Croazia causata dalle improvvide
e reiterate dichiarazioni del presidente
croato Mesic su esodo e Foibe può formalmente considerarsi chiusa. Ricordiamo che il 10 febbraio, il capo dello
Stato Napolitano aveva riconosciuto,
nel corso della commemorazione al
Quirinale, la «congiura del silenzio»
su quegli eventi, riconoscendo senza
mezzi termini «la responsabilità di aver
negato o teso a ignorare la verità, per
pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e di averla rimossa per calcoli
diplomatici e convenienze internazionali». Il 12 seguente il presidente Stipe
Mesic accusava Napolitano di razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico. La reazione italiana
era stata immediata e durissima: il
premier Prodi, il ministro degli Esteri
D’Alema, gli esponenti tutti del governo e dell’opposizione si sono schierati a difesa del Presidente Napolitano e
della posizione da questi espressa.
Anche la Commissione europea, per
mezzo della portavoce Pia Ahrenkilde
Hansen, aveva definito «il linguaggio
usato dal presidente della Croazia Stipe
Mesic inappropriato», aggiungendo
che «la Commissione ritiene che questo scambio acceso dimostri quanto
sia importante l’integrazione europea»,
e che «l’integrazione europea, basata
su criteri di adesione ben definiti, sarà
giudicata sui meriti di ciascun Paese».
E il 17 febbraio, consapevole della
figuraccia fatta in sede internazionale,
Mesic diramava una nota nella quale
riconosceva che «nelle parole del presidente Giorgio Napolitano non c’era
alcun riferimento polemico alla
Croazia, [...] e nemmeno contenevano ispirazioni revansciste e storicorevisionistiche».
Il primo ministro
croato Sanader «Inaccettabili
le valutazioni di Napolitano»
Le critiche della Commissione Europea rivolte al presidente Mesic per
la sua reazione al discorso di Napolitano sono «estremanente unilaterali
e inaccettabili». Lo ha sostenuto il
premier croato Ivo Sanader, che ha rivelato di essere stato comunque impegnato con il suo governo, in accordo con il presidente Mesic, nel cercare una via d’uscita diplomatica. Le
valutazioni di Bruxelles, ha aggiunto,
sono «accentuatamente unilaterali e
inaccettabili». Ma da Roma confermava il portavoce della Farnesina Pasquale Ferrara: quelle del presidente Mesic
«sono dichiarazioni inaccettabili e tali
rimangono».
E parlando di verità storiche, ha
puntualizzato Sanader, è importante
che si sciolgano i nodi nei rapporti
bilaterali, come ad esempio, quello dei
circa 35 milioni di dollari che la
Croazia deve ancora versare a titolo
di debito nei confronti degli esuli. Un
nodo che – ha detto il primo ministro
– la Croazia intende risolvere in tempi
brevi. Ovviamente in accordo con la
parte italiana, che peraltro non ha mai
voluto attingere al danaro (appena due
rate versate diversi anni addietro) depositato su un conto europeo.
Ma anche imbarazzo in Croazia.
Il settimanale “Globus”:
Mesic si dimetta
Le esternazioni di Mesic hanno
messo in grave imbarazzo il governo
di Zagabria, impegnato nel difficile e
lungo percorso della Croazia verso l’associazione all’Ue. Mentre l’Esecutivo
croato si sforzava di sottolineare l’interesse comune a rapporti di buon vicinato, significative critiche all’atteggiamento del presidente croato sono
apparse sulla stampa d’oltreconfine,
anche slovena, soprattutto per i toni e
i modi usati.
In Croazia una significativa parte
della stampa è sembrata non voler
enfatizzare le frizioni con l’Italia, relegando le uscite di Mesic (ma anche le
repliche italiane) nelle pagine interne.
Il giornale di Zagabria, “Jutarnji List”,
ha pubblicato un commento di Zeljko
Trkanjec, che accusava senza giri di
parole Mesic di essere stato inopportuno e scomposto. Le parole del presidente – ha scrittoTrkanjec – «sono state
davvero dure e non si usano nelle comunicazioni tra capi di Stato in Europa». Quanto alle «questioni della storia – si legge nell’articolo –, è bene
depoliticizzarle e lasciarle alla storiografia, senza usarle per cercare consensi sul fronte della politica interna».
Ma l’intervento più clamoroso è
senz’altro quello del settimanale
zagabrese “Globus”, che giunge a
chiedere, per la penna di Denis Kuljis,
uno dei suoi commentatori di punta,
le dimissioni di Mesic.
Nel suo commento, il giornalista
ha giudicato corretto il discorso di
Napolitano in occasione del Giorno
del Ricordo. «Quella attuata dall’esercito di Tito nei territori del Friuli Venezia Giulia nel dopoguerra è stata
null’altro che una pulizia etnica – così
Kuljis – eseguita spietatamente e con
l’intento di eliminare la popolazione
autoctona da quelle aree. Un numero
esiguo d’italiani è finito nelle foibe; altri
sono stati affogati in mare con addosso dei pesi ma la maggior parte è stata
avviata all’esilio con una combinazione di misure politiche repressive e la
rovina economica cui andavano incontro. Il tutto nell’ottica della cosiddetta tecnica rivoluzionaria dell’espropriare l’espropriatore».
Nel descrivere le aree, triestina,
goriziana e zaratina ha ricordato che
nel 1910, dunque prima dell’ «ingegneria» demografica fascista, il 61%
della popolazione era di madrelingua
italiana, il 25 slovena e solo il 13,5
croata. Il giornalista di “Globus” ricorda altresì che destino analogo toccò
nel secondo dopoguerra ad altre popolazioni non slave, come i tedeschi
di Slovenia, Slavonia e Vojvodina, i
turchi e gli albanesi in Macedonia e
Kosovo, costretti a emigrare in seguito
alle liquidazioni di massa e alle forti
pressioni politiche ed economiche. Un
progetto definito dal regime di Tito, di
cui secondo Kuljis si deve parlare:
«Non siamo noi i colpevoli per quanto perpetrato 60 anni fa, ci sentiamo
solidali con gli italiani». E rileva come
il principale consigliere di Mesic per
la politica estera sia Budimir Loncar,
all’epoca responsabile dell’Ozna (la
polizia segreta di Tito) per parte della
Dalmazia.
Sconcerto nella comunità
italiana oltreconfine
Radin: «In Croazia gli italiani
turbati dalla durezza dei toni»
Lo sconcerto è stato il sentimento
prevalente nella minoranza italiana in
Croazia alle parole di Mesic. Il deputato italiano al Sabor Furio Radin: «Su
questi temi bisogna avere un approccio più serio e Mesic avrebbe dovuto
usare maggiore equilibirio su un tema
su cui c’è un livello di sensibilità altissimo». «Delle Foibe –precisa – bisogna parlare con parole e toni che siano grado di depoliticizzare il problema». «Io stesso ho proposto di porre
un simbolo sulla Foiba di Vines.
E penso che proprio questo sia il momento più opportuno per farlo, per
chiudere così polemiche anacronistiche e per dare un visibile segno di
pietà». «Anche perché non c’è una tragedia che relativizza l’altra. [...] In Istria
ho avvertito un senso di sgomento che
riguarda tutti, dalla maggioranza croata
alla minoranza italiana, alle altre minoranze. Ci troviamo vicino al confine e dunque colpi e contraccolpi sono
più sentiti. A Zagabria invece ho percepito un senso di rigetto da parte della gente per alcuni passi del discorso
di Napolitano sulle foibe, e parlo della furia sanguinaria slava, che ha risvegliato antichi stereotipi. E ci sono
state reazioni di dissenso anche per la
risposta del presidente croato Mesic».
Sul nodo dei beni abbandonati,
Radin ha dichiarato «Quando parlo di
beni abbandonati voglio premettere
che si tratta di una questione di mancato rispetto dei diritti umani. Sei decenni fa i diritti degli esuli furono infranti sia dalla Federazione jugoslava,
sia dall’Italia che pagò i danni di guerra con i loro beni. Agli esuli si dovrebbe chiedere perdono per quanto commesso nei loro confronti».
Dal punto di vista storico «ogni
volta che non si fa un passo avanti se
ne fa uno indietro». Lo sostiene Raoul
Pupo, uno degli storici italiani esperti
sui problemi del confine orientale del
Novecento. Sul nodo delle Foibe,
Pupo rimarca che «diversi presidenti
della Repubblica italiana si sono
soffermati sul problema, ma Napolitano ha dato, con maggiore fermezza, soddisfazione ai superstiti e ai parenti». Sulle affermazioni di Mesic,
secondo Pupo «vanno inserite nel par-
Le polemiche in Slovenia
cautela diplomatica
e basso profilo sulla stampa
Anche la Slovenia, naturalmente,
è stata toccata dalla polemica tra Italia
e Croazia. Chiamato in causa dalla rappresentante dei liberaldemocratici (LDS)
Darija Latvisar Bebler, secondo la quale al discorso di Napolitano avrebbe
dovuto rispondere il governo sloveno
e non soltanto il presidente Janez
Drnovsek con una lettera personale, il
premier Janez Jansa ha respinto l’opinione secondo cui Lubiana avrebbe
dovuto reagire con maggiore forza.
Jansa ha affermato di non essere al
corrente del contenuto della lettera
inviata da Drnovsek a Napolitano. Per
giustificare il basso profilo mantenuto
da Lubiana Jansa ha detto che «il Governo italiano non ha preso alcuna
decisione né intrapreso alcun atto per
il quale il Governo sloveno avrebbe
dovuto reagire». Secondo il primo
ministro sloveno una più marcata reazione del suo governo si sarebbe resa
necessaria solo se il Governo italiano
avesse assunto decisioni inerenti alle
revisione degli accordi bilaterali: «Nulla di questo è successo e inoltre nei
rapporti tra i due Stati ci sono segnali
positivi per quanto riguarda la soluzione dei problemi della minoranza
slovena in Italia».
In ogni caso, nel suo intervento al
Intervento di Paolo Barbi
LA MIA GRANDE SODDISFAZIONE
Ringrazio Iddio di avermi concesso la grande soddisfazione di poter
concludere il mio lungo impegno nella vita pubblica italiana col discorso
che ho pronunziato al Quirinale nel
Giorno del Ricordo ad illustrazione e
sostegno delle incontestabili ragioni
della mia gente giuliano-dalmata, così
come l’avevo iniziato, quell’impegno,
62 anni or sono con la collaborazione nel Comitato di Liberazione italiano di Trieste, sotto la presidenza del
mio maestro di filosofia e guida spirituale, Mons. Edoardo Marzari.
Ma ancor maggiore – perché assolutamente imprevedibile – è stata la
soddisfazione di sentirlo pienamente
accolto e condiviso dal Presidente della Repubblica, che ha riconosciuto
nella forma più solenne la responsabilità dell’intera classe dirigente italiana
della «congiura del silenzio», dichiarando che era venuto il tempo per «assumere la responsabilità di aver voluto ignorare la verità sulle foibe e sull’esodo per pregiudiziali ideologiche
e cecità politica».
E la mia soddisfazione è stata tan-
ticolare momento politico della
Croazia che tra poche settimane andrà al voto».
Maurizio Tremul (Giunta UI):
«pietas e raccoglimento»
La ricorrenza del Giorno del Ricordo dovrebbe ispirare «pietas e raccoglimento». Lo ha detto Maurizio
Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana ha all’agenzia ANSA. Per Tremul il riesplodere di
recriminazioni e sospetti reciproci «incute profonda tristezza». «Nel complesso il discorso di Napolitano non
avrebbe dovuto innescare reazioni
veementi, a meno di strumentalizzare
certe frasi fuori dal contesto», ha notato Tremul, che si è detto convinto sia
«necessario riconoscere violenze ed
eccidi compiuti da tutte le parti», ma
anche che la tragedia delle foibe non
sia ancora «abbastanza conosciuta».
P.C.H.
Parlamento, Jansa non ha mancato di
esprimere rammarico per la reazione
della Commissione Europea alle scomposte reazioni di Mesic, rimproverando la Commissione stessa di essere stata «unilaterale»: «non è ciò che vorremmo», ha aggiunto.
La crisi italo-croata è rimbalzata
anche sui media sloveni, che in generale avevano commentato con prudenza il discorso del presidente italiano
sui crimini del regime comunista di
Tito. Gli organi di stampa di Lubiana
hanno piuttosto sottolineato la fermezza dell’atteggiamento italiano. “Delo”,
uno dei quotidiani più diffusi, ha posto in evidenza la «forte risposta italiana alle critiche di Mesic contro
Napolitano»; il “Dnevnik” ha rimproverato al Capo dello Stato croato di
aver causato «una bufera nei rapporti
con l’Italia».
d.a.
to maggiore in quanto tale confessione di colpa e assunzione di responsabilità venivano fatte dal Capo dello
Stato Napolitano alla presenza e con
l’applauso del Presidente della Camera Bertinotti e del Vicepresidente del
Senato Angius: tutti e tre alti esponenti
di quel PCI che per decenni approvò
e sostenne la politica del “compagno”
Tito nella Venezia-Giulia e nello stesso tempo contrastò accanitamente il
nostro sogno europeo.
«Autorevole autoconfessione» –
come è stato rilevato da una parte della stampa italiana – e coraggiosa conversione.
Tardive, troppo tardive, ma comunque ben venute, finalmente!
L’intervento del Presidente ANVGD Toth
QUANDO LA VERITÀ RICONCILIA I POPOLI
Sulle Foibe la stampa croata dà ragione a Napolitano e agli esuli giuliano-dalmati. Mesic ha sbagliato!
Dopo gli articoli di “Slobòdna Dalmacija” (“Libera
Dalmazia”) e di altri quotidiani croati a difesa delle tesi
degli esuli giuliano-dalmati sugli eccidi e l’esodo
preordinati da Tito nel 1943-1954, anche il periodico
“Globus” di Zagabria dà piena ragione al Presidente Giorgio Napolitano sul tema del Giorno dei Ricordo istituito
dal Parlamento italiano con la Legge n. 92 del 2004 per
onorare il sacrificio degli istriani, fiumani e dalmati di
nazionalità italiana.
Nel settimanale si legge: «Quella attuata dall’esercito di Tito nei territori della Venezia Giulia nel dopoguerra è stata null’altro che pulizia etnica, eseguita spietatamente e con l’intento di eliminare la popolazione
autoctona da quelle aree. Un certo numero di italiani è
finito nelle foibe, altri sono stati affogati in mare, ma la
maggior parte è stata avviata all’esilio con una combinazione tra politiche repressive e rovina economica [...]
con il sistema delle espropriazioni».
«Nel 1910 – si legge su “Globus” – nelle regioni
fiumana, triestina, goriziana e zaratina, ben prima dell’avvento del fascismo, il 61% della popolazione era di
madrelingua italiana, il 25% slovena e solo il 13,5%
croata. Dopo la guerra da quelle regioni, stando alle fonti
croate, i comunisti avevano cacciato 220-225mila persone (350mila per le fonti italiane), di cui 188mila dai
territori oggi Croazia». «Noi non siamo colpevoli – conclude il periodico – per quanto perpetrato 60 anni fa, ci
sentiamo invece solidali con gli italiani».
Parole sante, da imprimere nei cervelli di tanti italiani ancora prigionieri della loro ignoranza!
Come noi italiani siamo consapevoli dei gravi torti
inflitti ad altri popoli, tra i quali croati e sloveni, così
anche l’opinione pubblica croata ha saputo reagire alle
inattese asprezze del Presidente Mesic, ricordando la
semplice verità dei fatti. È così che si apre la strada a una
possibile riconciliazione.
Aprile 2007
3
DIFESA ADRIATICA
cultura e libri
Un convegno all’Accademia dei Lincei commemora l’illustre studioso goriziano
Graziadio Isaia Ascoli, il linguista
che coniò la «Venezia Giulia»
La ricerca intesa come impegno civile. Fu un irredentista democratico
L’Accademia Nazionale dei Lincei
ha promosso nella sua sede di Roma,
il 7 e 8 marzo, un prestigioso convegno sulla figura del linguista Graziadio
Isaia Ascoli nel centenario della sua
morte. Il suo nome dirà forse poco a
quanti non frequentano la storia della
linguistica, ma allo studioso goriziano
si deve, fra l’altro, la coniazione del
termine «Venezia Giulia», che prima
non esisteva.
Nato a Gorizia nel 1829 (morì a
Milano nel 1907), fu il maggiore esponente del metodo storico comparativo. Dal 1861 insegnò linguistica all’Accademia scientifico-letteraria di
Milano. Dopo essersi occupato di studi glottologici che spaziavano dall’indianistica alla dialettologia si concentrò sulle lingue indoeuropee e romanze. Importanti, tra gli altri, i suoi
studi su quel gruppo di lingue postlatine che egli chiamò «ladine».
Ascoli fu decisamente critico nei
confronti delle teorie manzoniane sulla
lingua, respingendo la soluzione
fiorentinista perché riteneva che ormai
Firenze non fosse più il centro della
vita culturale e sociale italiana, e
teorizzò la connessione tra fatti linguistici e evoluzione storica e civile della
nazione. Nel 1873 fondò la rivista
“Archivio glottologico italiano”, che
diede un decisivo impulso agli studi
linguistici in Italia.
Lo storico Fulvio Salimbeni ha ricordato questo illustre studioso in un
articolo uscito sul “Messaggero
Veneto”, il 21 gennaio scorso, dal titolo E Graziadio Isaia coniò la Venezia Giulia.
L’apprezzamento
per Niccolò Tommaseo
Scrive Salimbeni: «L’insigne studioso – in relazioni amicali con i maestri
della Kultur tedesca e con il grande
filologo romanzo, ebreo dalmata,
Adolfo Mussafia –, uno dei fondatori
della moderna scienza linguistica europea, un fondamentale apporto all’affermazione della quale diede tanto con
i propri scritti in materia quanto con la
fondazione dell’Archivio glottologico
italiano (1873), tuttora una delle migliori riviste in materia in ambito non
solo nazionale, non s’è, però, distinto
soltanto su tale versante, rivelandosi,
tra l’altro, un abile organizzatore e promotore di pregevoli iniziative culturali, perché è stato un intellettuale civilmente impegnato su molteplici fronti.
[...] Se c’è una biografia intellettuale
che dia pienamente conto del più elevato significato etico-politico d’un termine pregnante come Risorgimento –
la cui matrice e valenza religiosa è
evidente –, quella è proprio la
ascoliana».
«L’autore dei tuttora insostituibili
Saggi ladini, che segnarono una svolta nel campo delle indagini sul
friulano, – prosegue Salimbeni – ha
avuto un ruolo d’assoluto rilievo pure
fuori dell’ambito accademico - del
quale fu protagonista sia quale docente
sia per le battaglie combattute per
l’ammodernamento del sistema universitario, per la libertà dell’insegnamento (quando il socialista Ciccotti
venne perseguitato per le proprie scelte
ideologiche), per la riforma dei licei -,
nella vita morale della nuova Italia, dal
momento che le sue stesse indagini
glottologiche, a partire da quelle giovanili ario-semitiche, non erano opera d’un dotto rinchiuso nella torre
eburnea del più arido specialismo fine
a se stesso, bensì il risultato d’un risentito impegno civile, che s’esplicava
entrando nel vivo di quella questione
della lingua sulla quale il dibattito s’era
riacceso più vivo che mai dopo l’unificazione, ponendosi il problema di
quale italiano adottare e insegnare
nelle scuole in cui si formavano i nuovi cittadini».
«Nel 1863 – ricorda lo storico
Salimbeni nle suo articolo – coniò il
felice neologismo “Venezia Giulia”
nell’articolo Le Venezie, pubblicato su
un giornale dell’emigrazione politica
veneta (il Veneto sarebbe stato liberato dalla dominazione austriaca appena nel 1866) che usciva nel capoluogo lombardo». «Largo spazio nelle
annate della sua rivista concesso alle
indagini dialettali, in particolare sull’area altoadriatica, dal momento che,
se la lingua, con la storia e la religione, nella teoria romantica era uno de-
gli elementi identitari d’una nazione
[...] riusciva ovvio occuparsene a fondo per documentare l’indiscutibile
italianità delle terre ancora soggette
all’impero asburgico, e in tale prospettiva si collocano, altresì, l’apprezzamento manifestato per la monumentale opera linguistica e filologica del
Tommaseo così come le serrate polemiche con i pangermanisti e i funzionari austriaci rivendicanti diritti storici
sulle provincie irredente».
Si batté per la tutela
della comunità italiana
in seno all’impero absburgico
«Ciò spiega, inoltre, la fioritura
d’una vera e propria scuola glottologica ascoliana d’eccellenza al confine orientale, illustrata dai nomi del
Bartoli, dell’Ive, del Vidossi, del
Goidanich. Al riguardo va tenuta presente la sua vigile attenzione anche da
Milano per quanto accadeva in
quello che allora era il Litorale Austriaco (Gorizia, Trieste, Istria), dato che egli
fu un fervente sostenitore della causa
nazionale ivi, dovendosi annoverarlo
tra gli irredentisti democratici e
legalitari, risoluti a battersi per la tutela e il riconoscimento dei diritti della
comunità italiana in seno alla duplice
monarchia, ripudiando sempre, però,
l’opzione della guerra, dati i suoi enormi costi e i sacrifici che avrebbe comportato; non è certo per caso che egli
più volte intervenne in materia dalle
pagine de “La Vita Internazionale”, il
giornale del mazziniano e in gioventù
garibaldino ErnestoT. Moneta - al quale
nel 1907 venne assegnato il premio
Nobel per la Pace -, oltre che da quelle della “Nuova Antologia” e di quotidiani autorevoli, d’orientamento liberale o radicale, come “La Perseveranza” e “Il Secolo”, rimanendo sempre
fedele al giovanile programma politico espresso nell’opuscolo del 1848,
in un momento di grandi speranze,
dall’emblematico titolo Gorizia italiana, tollerante, concorde».
«Senatore dal 1894, – rileva ancora Salimbeni – non mancò mai di far
sentire la propria voce nelle discussioni
sui più importanti temi d’interesse generale, intervenendo pure, ai tempi
dell’affare Dreyfus, contro la virulenta
campagna antisemita condotta dalla
stampa clericale, in prima fila la
gesuitica “Civiltà Cattolica”. Ebreo osservante e nel contempo italiano per
meditata opzione ideale, riconoscendosi in pieno nei valori dello Stato risorgimentale, che aveva ereditato dal
Regno di Sardegna l’emancipazione
di valdesi ed ebrei, integrandoli a pieno titolo, senza discriminazioni di sorta, nella società civile, nella quale poterono ascendere alle massime cariche pubbliche (il Luzzatti fu addirittura capo del governo), l’Ascoli si batté
tenacemente contro l’ignobile propaganda cattolica antigiudaica di fine
secolo e le leggende nere sui riti
sanguinari mosaici da essa avallate».
Fulvio Salimbeni
Una campagna della Mailing List Histria per il 10 febbraio
«Libri sulla questione giuliana
in ogni biblioteca»
Il 10 febbraio 2007 segna 60 anni
dalla firma del Diktat del 1947. La
Mailing List Histra (indirizzo web
http://xoomer.alice.it/histria) ospita
un’iniziativa della prof.ssa Maria Luisa Botteri che potrebbe riassumersi
così: «libri sulla questione giuliana in
ogni biblioteca».
Si legge nella intervista realizzata
dalla Mailing List all’ideatrice del progetto: «Sono passati 60 anni dalla firma del trattato chiamato diktat dagli
abitanti di quelle terre (Istria, Fiume e
Dalmazia) che, a causa di quello, hanno dovuto lasciare casa e beni (talvolta vita...) per esulare in patria o negli
altri continenti. Ora lo Stato Italiano
ha approvato una legge in base alla
quale tutti gli Italiani dovrebbero solennizzare il Giorno del Ricordo”, il
10 febbraio. Ma come potrà l’italiano
medio documentarsi su quello che è
avvenuto sessant’anni fa in quelle terre se la maggioranza delle biblioteche
pubbliche non possiede neanche un
libro che ne parla?».
«Da anni – prosegue la prof.ssa
Botteri – mi occupo del problema
educativo [...]. Da molto tempo ho
quindi notato la carenza di libri non
solo di storia, anche di letteratura, che
trattino la tematica del confine orientale. Ultimamente sono stati pubblicati molti libri da parte di autori non
esuli che, si pensava, potevano essere
accolti in molte biblioteche pubbliche.
Abbiamo notato invece una grande
carenza in questo settore. Abbiamo
comiciato a chiedere e non siamo riu-
Montona,
una splendida porta antica
sciti ad avere in prestito testi dedicati
al tema. Per un ragazzo di 16 anni che
voglia capire cos’è successo c’è molto poco. E non si può pretendere da
lui che vada a comprare. Ora il mio
interesse è da sempre rivolto ai giovani e trovo importante che, anche se
per caso, un ragazzo voglia leggere
qualcosa è doveroso da parte delle istituzioni pubbliche fornirgli gli strumenti».
* * *
E così, avvalendosi della diffusione assicurata da Internet e del gruppo
di discussione MLH Maria Luisa Botteri
ha “lanciato” una prima, parziale
bibliografia che invita ad arricchire e
a proporre a tutte le biblioteche italiane. E inoltre ha rivolto un appello a
tutte le testate giornalistiche in Italia e
all’estero perché si facciano «parte attiva per la diffusione della conoscenza del problema consigliando ai lettori qualche testo di consultazione e alle
biblioteche pubbliche l’acquisto di
qualche libro da mettere a disposizione della propria utenza». Perché, spiega ancora: «abbiamo compreso da
molto tempo che tutte le parti in causa, autorità italiane e iugoslave, partiti
politici dominanti e storici famosi, avevano interesse a nascondere la loro
parte nella storia, parte che, un po’ per
tutti, non è stata certamente commendevole. Solo noi esuli, e i residenti in
loco, abbiamo continuato a parlarne
nei nostri raduni e nei nostri giornaletti
stampati in poche copie riservate agli
amici. [...] La storia della nostra piccola terra in cui popolazioni diverse
convivevano da secoli in armonia è
emblematica per chi vede quest’armonia scomparire da tutto il globo. [...]
Dopo la scomparsa dell’ unità austriaca (si parlavano undici lingue ufficialmente in quell’Impero) e le frizioni
generate dal sorgere di popoli giovani
alla storia (i croati erano da secoli inglobati nell’area ungherese e dominati da signori di altre etnie), quell’armonia è stata distrutta anche da una politica italiana miope e ignara della situazione locale. È importante capire
che molti degli errori dei peninsulari
sono stati causati dall’ignoranza (e
dalla presunzione). [...]
La speranza [il riferimento è alla
situazione odierna e alle prospettive
Una bella cartolina di Icici, nei pressi di Abbazia,
dei primi anni del Novecento
future] che aiuta a vivere è che l’Unione Europea possa render quei confini
“trasparenti” e quindi “non pesanti”
per chi ci vive. Altre problematiche
però sono ancora aperte. La ferita
inferta dalle conseguenze della seconda guerra mondiale è ancora aperta e
la pacificazione, non solo per le frange estremistiche, è ancora illusoria».
«Posso dire – conclude la prof.ssa
Botteri – che il mio parere personale è
chiaro, per me c’è stata una pulizia
etnica nei confronti della popolazione di sentimento italiano, cioè di quella
parte dei cittadini dell’Istria, Fiume e
Dalmazia che parlava italiano e si sentiva erede spirituale di Dante, Petrarca,
Michelangelo.
Una parte dei cittadini di quelle
terre si è allontanata anche per la persecuzione di carattere religioso e politico. La persecuzione è stata ordinata
a chiare lettere da Tito ai suoi accoliti,
ormai non c’è più dubbio su questo
punto, per me».
* * *
Sul sito della MLH è consultabile la
prima bibliografia elaborata, che la
curatrice invita ad arricchire con altri
titoli e a sottoporre alle biblioteche
pubbliche italiane (è pubblicato anche
il modello della lettera da indirizzare
loro).
Vogliamo ricordare con l’occasione che, grazie all’impegno dell’ANVGD
e della Delegata per Firenze, Miriam
Andreatini Sfilli, è costituita da anni
presso la importante Biblioteca Comunale del capoluogo toscano un Fondo
«Istria Fiume Dalmazia» sul quale convergono le pubblicazioni di argomento
giuliano-dalmata edite in tutta Italia,
costantemente aggiornato ed ormai
divenuto punto di riferimento essenziale per ricercatori e studenti. Il Fondo «Istria Fiume Dalmazia» non sostituisce ovviamente i centri di studio sorti
in seno alla Diaspora e alle associazioni degli esuli, ma è un segno
prestigioso dell’attenzione che si è saputo ottenere dalle istituzioni pubbliche.
p.c.h.
4
DIFESA ADRIATICA
Aprile 2007
La Redazione risponde
Maggiorazione della pensione Inps: istruzioni per l’uso
Da compilare e inviare alla sede nazionale dell’ANVGD la petizione allegata a questo numero di “Difesa”
A cura dell’Avv.
Vipsania Andreicich
La sentenza della Corte di Cassazione n.
14285/2005, nella quale è stato affermato che
il diritto alla maggiorazione di cui alla legge
140/85, deve essere, anche per i soggetti che
hanno fatto domanda di maggiorazione della
pensione dopo il 1985, dello stesso importo
applicabile ai pensionati che ne hanno fruito
fin dall’anno della sua istituzione, non è stata
sufficiente per ottenere il riconoscimento di tale
diritto a tutti i pensionati che ne hanno fatto
richiesta.
A seguito di un nostro suggerimento, i pensionati, aventi diritto alla maggiorazione di cui
alla Legge 140/85, hanno inoltrato una richiesta all’INPS per ottenere l’aumento della
maggiorazione come indicato dalla sentenza
della Corte di Cassazione. L’INPS non ha accolto tali domande, adducendo come motivazione che la sentenza della Corte di Cassazione
ha efficacia solo tra le parti costituite.
A seguito di tale ulteriore ostacolo che l’
INPS ci ha posto, molti pensionati hanno già
provveduto ad adire nuovamente le Autorità
Giudiziarie, ottenendo esiti positivi (cfr. sentenza Tribunale di Tortona n. 367/2006).
* * *
Come abbiamo più volte affermato, riteniamo che il fatto di adire le vie legali ha sicuramente i suoi effetti positivi, ma unicamente per
le singole persone che si rivolgono al Giudice
per ottenere il predetto diritto alla giusta
maggiorazione. Tale via ha inoltre lo svantaggio di richiedere tempi lunghi e costi.
È nostra intenzione tentare di risolvere
definitivamente la questione attraverso una pe-
tizione da indirizzare al Presidente dell’INPS.Tale
tentativo avrebbe il vantaggio di risolvere il problema per tutti indistintamente gli aventi diritto
alla maggiorazione di cui alla legge 140/85 e
non comporterebbe alcun costo.
6 legge 15 aprile 1985 n. 140 a favore di profughi ed altre categorie assimilate.
Mancata applicazione della sentenza n.
14285/2005 della Corte di cassazione in materia di perequazione automatica annuale
Pertanto alleghiamo in questo numero, in
foglio a parte inserito nel giornale, il testo della
petizione alla quale i nostri abbonati potranno
aderire inviando il modulo, debitamente compilato, alla Sede nazionale ANVGD,Via Leopoldo
Serra 32, 00153 Roma, o al numero di fax: 06.
58 16 852, entro il 31 maggio 2007. Le petizioni che ci saranno pervenute verranno allegate alla lettera del Presidente ANVGD Toth ai
vertici dell’INPS, che riproduciamo qui sotto.
In nome dei sottoscritti pensionati INPS, in
possesso della qualifica di profughi della Venezia Giulia e Dalmazia e, come tali, già in
godimento della maggiorazione su pensione,
prevista dall’art. 6 della legge 140/1985, nella
misura mensile di lire 30.000:
la scrivente Associazione chiede a codesto
Istituto l’applicazione della sentenza n.14285/
2005 della Cassazione.
Questo è il nostro ultimo tentativo di risolvere la questione in via stragiudiziale. Nel caso
in cui tale tentativo non dovesse ottenere l’esito da noi sperato, e dovesse anche essere
vanificato il tentativo tramite il tavolo di Coordinamento con il Governo, è nostra intenzione predisporre gli atti al fine di adire le competenti Autorità Giudiziarie.
* * *
A titolo di opportuna conoscenza, pubblichiamo anche il testo della lettera che il Presidente Nazionale dell’ANVGD, Toth, invierà ai
massimi vertici dell’Istituto di Previdenza per
sollecitare l’applicazione dei princìpi sanciti
dalla citata sentenza della Corte di Cassazione.
Al riguardo si fa presente che questa sentenza prevede che la predetta maggiorazione
(che è accessoria alla pensione) debba essere
adeguata annualmente, in base agli indici ISTAT,
a decorrere dalla data della sua istituzione (ossia dalla data di entrata in vigore della legge,
avvenuta nel 1985), in modo che l’importo
corrisposto ai singoli pensionati sia uguale per
tutti, e legato alla misura effettiva stabilita all’epoca dal legislatore. Più precisamente la
Cassazione ha affermato che «ogni anno la
maggiorazione deve essere, anche per i soggetti pensionatisi dopo il 1985, dello stesso
importo applicabile ai pensionati che ne hanno fruito fin dall’anno della sua istituzione».
AL PRESIDENTE DELL’INPS
AL DIRETTORE GENERALE INPS
AI CONSIGLIERI
DI AMMINISTRAZIONE INPS
OGGETTO
Maggiorazione su pensione prevista dall’art.
Invece codesto Istituto, con una interpretazione restrittiva (sicuramente non rispondente
all’intento del legislatore), ha sempre fatto decorrere l’adeguamento annuale delle lire
30.000 mensili (attualmente trasformate in
euro), dall’anno di domanda di ottenimento
continua dalla prima pagina
della maggiorazione da parte dei singoli pensionati.
Quindi non un’unica misura uguale per
tutti, ma tanti importi differenziati, secondo l’anno di domanda, con progressione decrescente
man mano che passano gli anni.
Ciò comporta innanzi tutto una notevole
diminuzione del valore effettivo della
maggiorazione (rispetto a quello previsto originariamente) soprattutto per i pensionati più
recenti. Ed inoltre risulta palese la grave distorsione di una maggiorazione che viene pagata
ai singoli pensionati in misura difforme (secondo l’anno di domanda), e quindi in contrasto
con ogni criterio indennitario e contro ogni
logica giuridica.
Con il trascorrere gli anni, i danni andranno sempre più ad accumularsi e saranno sempre maggiori per i nuovi pensionati.
La Cassazione (Sent. 14285/2005) ha anche osservato che la maggiorazione in argomento è stata prevista dal legislatore nel 1985
«con lo scopo di assicurare un beneficio
pensionistico alle categorie di combattenti, profughi. ecc., che non hanno avuto modo di fruire dei benefici economici stabiliti dalla legge
n. 336/1970»
Si chiede pertanto di voler accogliere la
presente richiesta anche al fine di evitare un
contenzioso che inevitabilmente diventerà sempre più consistente, con grave danno per le finanze dello Stato.
Il Presidente Nazionale
Lucio Toth
continua dalla prima pagina
NESSUNO PIÙ
Giù le mani dal Giorno del Ricordo
CI RIDURRÀ AL SILENZIO che onora l’Esodo di Istriani, Fiumani e Dalmati.
Comuni, Province e Regioni
seguano l’esempio del Presidente Napolitano
Ma di questo i professionisti della disinfomacija non sanno nulla.
Sulle discriminazioni e il tentativo di assimilazione subiti dalle minoranze slovene
e croate durante il Ventennio, nessuna fonte italiana le ha mai negate, e tanto meno noi,
delle “nuove province”, abituati ed educati da secoli alla convivenza e al rispetto
reciproco (controllare i discorsi in Parlamento di “irredentisti” come l’istriano Francesco
Salata o il dalmata Roberto Ghiglianovich). Basti poi osservare che tre le due guerre
furono eseguite in Venezia Giulia dieci condanne a morte per reati comuni di omicidi e
stragi, né più né meno che in qualsiasi altro distretto di Corti d’Appello italiane.
Dei crimini che vengono attribuiti alle truppe italiane durante l’occupazione della
Iugoslavia 1941-1943 (non quindi nelle province italiane della Venezia Giulia) non
possono essere chiamate a rispondere le popolazioni civili del territorio italiano, che
subirono a guerra finita, o quando comunque l’esercito italiano si era dissolto (settembre 1943) quella che giustamente il Presidente Napolitano ha definito una «pulizia
etnica», in quanto finalizzata a liberare un territorio che si voleva conquistare dalla sua
popolazione originaria. Da quando esiste in Europa uno jus gentium nessuno ha mai
riconosciuto un diritto al massacro della popolazione dello Stato vinto e alla sua espulsione dal suo territorio di insediamento storico. Persino alla Camera dei Comuni Winston
Churchill – che non amava molto l’Italia – ebbe il coraggio di dire che i crimini di Tito
contro gli italiani della Venezia Giulia uguagliavano in efferatezza quelli hitleriani.
E non è facile spiegare alla gente che differenza ci sia tra i mucchi di cadaveri
scoperti nelle fosse comuni di Srebenica e quelli estratti dalle foibe e dalle cave dell’Istria
e del Carso e perché il Tribunale Internazionale dell’Aja abbia ritenuto quel crimine un
genocidio e altrettanto non si possa dire dei 5.000 o 6.000 trucidati nell’immediatezza
dell’occupazione iugoslava dellaVenezia Giulia e degli altri oltre 10.000 desaparecidos
nel gulag iugoslavo. Andatelo a chiedere alle mogli e ai figli (le madri sono morte da un
pezzo) se li hanno visti tornare a casa dopo essersela spassata in qualche cascinale della
Carniola, come si è sentito in qualche conferenza! Andate a leggere il rapporto preparato per la Conferenza di Parigi dal nostro Ministero degli Esteri sul trattamento dei prigionieri italiani nei lager di Tito!
Del resto si sa che nel gulag sovietico o titino non è morto nessuno, se non di
malattie che i prigionieri avrebbero potuto contrarre benissimo anche a casa loro a
Mosca, a Praga, a Leningrado, a Budapest o a Varsavia e Zagabria. E che tutti, in quantità
industriali, avevano avuto la soddisfazione di essere giudicati, da Solgenitsin a Sacharov,
in regolari processi davanti a ben ordinati tribunali del popolo.
Sessant’anni sono passati dalle stragi che due totalitarismi hanno seminato in Europa: quello nazi-fascista e quello comunista. Perché solo a noi, italiani del confine orientale, deve essere imposto ancora il silenzio, con la stessa trama di menzogne e di minacce di cui è stato intessuto il bavaglio che per mezzo secolo ci ha tappato la bocca?
Ma il lucchetto di quella “congiura” è saltato per sempre. «La verità – scriveva
Erasmo da Rotterdam, padre dell’Umanesimo europeo – ha una sua forza intrinseca
che nessun artificio eguaglia». E lo scriveva a Basilea nel 1516 a commento dell’opera
del nostro conterraneo e padre della Chiesa San Girolamo («Eximii doctoris Hieroymi
Stridonensis vita»). Ma loro hanno i “libri bianchi” dell’OZNA. Che gliene importa di
qualche secolo di progressi del diritto internazionale? Qualcuno dovrebbe avvertirli
che il mondo è cambiato.
Lucio Toth
Ricordo, nonostante la difficile situazione politica generale, sia la pronta convocazione del Tavolo di Coordinamento presso la Presidenza del Consiglio del 20 febbraio scorso, base di partenza indispensabile per vedere accolte le
richieste degli Esuli al Governo e al Parlamento, dato che
dei Nove Punti presentati dall’Esecutivo della Federazione
solo alcuni hanno trovato accoglimento, come il rinnovo
della legge n. 193/2004 e la legge sulla cittadinanza n.
124/2006.
Dà atto inoltre che della continuità e della coerenza
della linea dell’Associazione, della sua indipendenza rispetto al potere politico e della sua impostazione culturale,
al di sopra di ogni strumentalizzazione di parte, è garante il
Presidente nazionale, Lucio Toth, confermato dal recente
Congresso.
Impegna l’ANVGD a farsi parte diligente e attiva, con
tutte le sue risorse umane, per attuare in tempi stretti le
decisioni emerse nel corso del Tavolo di Coordinamento
del 20 febbraio, partendo dalle questioni più urgenti in
materia di case e immobili popolari, riconoscimento legislativo della Federazione, anagrafe e qualifiche di profugo,
per impostare con pragmatico realismo le questioni più
complesse e onerose, come la restituzione dei beni
espropriati dal regime di Tito e l’equo e definitivo indennizzo agli aventi diritto con l’innalzamento dei coefficenti e la
riapertura dei termini».
Il nuovo Esecutivo ANVGD
Il Consiglio ha inoltre proceduto all’elezione del nuovo
Esecutivo Nazionale, che risulta rinnovato di due terzi, con
l’ingresso dell’avv. Francesca Briani, figlia di esuli fiumani
residente a Verona, della prof.ssa Donatella Schürzel, figlia
di esuli istriani residente a Roma, di Alessandro Cuk, figlio
di esuli fiumani residente aVenezia, Rodolfo Ziberna, figlio
di esuli istriani residente a Gorizia, Roberto Predolin, figlio
di esuli da Zara residente a Milano, Fulvio Mohoratz, esule
da Fiume e residente a Genova. Vicepresidenti sono stati
eletti Guido Brazzoduro, già Presidente della Federazione
degli Esuli, con funzione vicaria, e l’istriano Renzo Codarin,
attuale Presidente della Federazione stessa, per sottolineare la volontà dell’ANVGD di sostenere attivamente gli impegni della Federazione.
Segretario Nazionale Fabio Rocchi
E l’Esecutivo ha provveduto ad eleggere nuovo Segretario Nazionale l’attuale coordinatore amministrativo della
sede nazionale Fabio Rocchi. Sostituisce Oliviero Zoia, che
concentrerà la sua attività sul Comitato Provinciale di Roma,
del quale è presidente, e sulle attività correlate.
In una lettera indirizzata ai consiglieri nazionali, ai presidenti delle Consulte regionali, ai presidenti dei Comitati
Provinciali e ai Delegati provinciali, Rocchi ringrazia «tutti
i membri dell’Esecutivo per la fiducia [...].
Per poter ottenere concreti e tangibili risultati – aggiunge – proporrò alla prossima riunione dell’Esecutivo Nazionale alcune novità organizzative con lo scopo di dare maggior agilità ed efficienza al lavoro di tutti Voi che, ognuno
nella propria realtà territoriale, già svolgete in maniera egregia, apassionata e gratuita».
«Con l’occasione intendo ringraziare Oliviero Zoia,
Segretario Nazionale uscente, che ha contribuito in questi
ultimi anni al pieno rilancio della Sede nazionale, consentendo di offrire a tutte le strutture dell’Associazione un valido apporto organizzativo a tempo pieno».
Red.
Aprile 2007
5
DIFESA ADRIATICA
dai comitati
I Comitati Anvgd
per il Giorno del Ricordo
Su questo numero di “Difesa”
pubblichiamo un’ampia rassegna di
cronache pervenuteci dai Comitati
Provinciali ANVGD in relazione alle manifestazioni promosse per il Giorno
del Ricordo. Su “Difesa” di maggio
sarà pubblicata una seconda serie di
relazioni, pervenuteci oltre il tempo
utile per la stampa di questo numero.
COMITATO DI ANCONA
Nell’atrio della ex Caserma Villarey, ora sede della facoltà di Economia e Commercio “G.Fuà”, il Comune di Ancona ha posto il 10 febbraio
una lapide in ricordo dei fratelli di Istria,
Fiume e Dalmazia che abbandonarono le terre natie per voler restare liberi
e italiani.
Toccanti e significative le parole del
sindaco, del preside della Facoltà, del
presidente del Consiglio comunale,
dell’assessore regionale, del presidente del Comitato ANVGD, tutti in piena
sintonia con le parole che nello stesso
momento venivano pronunciate a
Roma dal Presidente Napolitano.
Sabato 3 febbraio, nell’auditorium
S.Agostino (g.c.) dalla Marina Militare, si è tenuto il convegno «Zara ed
Ancona», organizzato dal gruppo
consiliare alla regione Marche di AN e
dalla Associazione Nazionale Dalmata. Relatori Guido Cace, Camillo
Pariset e Franco Rismondo.
Il folto pubblico ha seguito il documentario della AND sull’esodo del
1921, la presentazione del volume
sulla mostra a Roma del pittore
dalmata Giuseppe Lallich, la storia
dell’idrovia Ancona-Zara, i rapporti tra
le due città e le celebrazioni del Giorno del Ricordo.
Venerdi 9 febbraio, presso il Liceo
Classico “Luigi Rinaldini” proiezione
del documentario Esodo dell’ANVGD
con breve introduzione dall’ex allievo Rismondo e presentazione e commento del documentario da parte del
prof. Marco Gnocchini.
Alla Biblioteca Civica “Benincasa”
mostra nelle bacheche dell’atrio di circa 70 volumi relativi alla storia, arte,
poesia, letteratura dell’Istria, Fiume e
Dalmazia, dal terzo numero della “Rivista Dalmatica” del 1899 all’ultimo
numero di “Difesa Adriatica”, dal dizionario dei sinonimi del Tommaseo
al Vocabolario del Duro, dalle poesie
di Luigi Bauch a quelle di Raffaele
Cecconi, dalla geografia del Dainelli
all’ultimo saggio di Gianni Oliva.
Sempre ad Ancona, giovedi 22 febbraio, S. Messa in ricordo dei Martiri
delle Foibe celebrata su iniziativa della Marina Militare nella Chiesa di S.
Barbara, aperta al pubblico all’interno del Comando Militare Provinciale.
E il 23 febbraio convegno all’auditorium di S.Agostino sul tema:
«Venezia e Dalmazia: due millenni di storia nella giornata del ricordo
degli esuli istriani-fiumani-dalmati»,
relatori il prof. Bruno Crevato Selvaggi, il prof. Gianni Oliva, l’on. Lucio Toth
presidente nazionale ANVGD e F.
Rismondo.
NELLE MARCHE
A JESI il 9 febbraio commemorazione del Giorno del Ricordo nel corso del Consiglio Comunale, su iniziativa del Presidente Massimo Fiordelmondo, con l’intervento testimonianza dell’esule Sergio Macciò, zaratino
nato a Pola, alpino, presidente regionale dell’ANA.
A OSTRA VETERE il 10 febbraio
commemorazione per la cittadinanza
e le scuole tenuta dal sindaco Massimo Bello nel Teatro Comunale con la
presenza e la testimonianza dell’esule zaratina signora Angiolina La Macchia.
A MONTEMARCIANO ancora il
10 febbraio commemorazione al Teatro Comunale per la cittadinanza e le
scuole. Il sindaco Gerardo Cingolani
ha letto un messaggio del presidente
del Comitato provinciale di Ancona,
ing. Giulio Viezzoli, impossibilitato
intervenire a causa della concomitante
cerimonia ad Ancona.
A PESARO, lunedi 12, commemorazione durante la seduta del Consiglio Comunale. Invitati dal presidente
del Consiglio Corraducci e dal presidente del Comitato ANVGD Vagnini,
sono intervenuti da Ancona la signora
Nives Piccini Rocchi che ha dato una
toccante testimonianza dell’esodo
della sua famiglia da Neresine e Franco Rismondo, che ha auspicato che
tali commemorazioni servano a far
conoscere la nostra storia nello spirito
di concordia che ha portato alla approvazione della legge istitutiva di tale
giorno, evitando strumentalizzazioni
e contrapposizioni tra gli opposti schieramenti.
A FILOTTRANO il 13 febbraio,
presso la scuola Media “M.L.King”,
Ancona, da sin.: mons. Enzo Serenelli, cappellano dell’Università,
il presidente del Consiglio Comunale dott. Giuseppe Frisoli,
il Presidente del Comitato ANVGD ing. Giulio Viezzoli, il sindaco
di Ancona Fabio Sturani ed il preside della Facoltà prof. Enzo Pesciarelli
mostra su foibe ed esodo organizzata
anche questo anno dall’ASI, con proiezione del documentario Esodo ed
introduzione storica del prof. Romano Zenobi. Il sindaco avv. Ivana Ballante ha ringraziato il dirigente scolastico, ricordato il Piazzale dedicato lo
scorso anno ai Martiri delle Foibe, e
presentato i due ospiti, Macciò e
Rismondo che hanno parlato ai numerosi studenti e alle loro insegnanti.
A FERMO il 16, incontro sul tema
del giusto equilibrio della storia, su
invito del sindaco e dell’esule Orazio
Zanetti Monterubbianesi.
A CASTELLEONE DI SUASA, il 17,
nella scuola Media di Castelleone, proiezione del documentario sull’esodo
e commemorazione del Giorno del
Ricordo da parte del prof. Maurizio
Cesarini, consigliere comunale di
Ancona e dell’esule Rismondo.
A JESI il 21 e il 24 febbraio, incontri con gli studenti dell’ITIS “Marconi”, con il prof. Giovanni Scala, coordinatore ADES, e gli esuli Macciò e
Rismondo.
COMITATO DI BELLUNO
«Saxa loquuntur. Architettura
tra le due sponde: gli storici
possono sbagliare, le pietre no»
la mostra di rilievi di Luigi Tomaz
«Piazzale vittime delle foibe» è stato denominato dal 10 febbraio, il piazzale della stazione ferroviaria.
L’intitolazione arriva dopo un dibattito e una decisione assunta quasi
all’unanimità in Consiglio comunale.
La giornata era stata presentata a Palazzo Rosso dal vicesindaco di
Belluno, Franco Gidoni, dall’assessore alla Cultura, Maria Grazia Passuello,
dal presidente del Consiglio comunale, Oreste Cugnach, da Giovanni
Ghiglianovich, presidente del Comitato ANVGD di Belluno, da Francesco
Demattè, coordinatore della Lega
Nazionale di Belluno, e da una rappresentanza del l’Istituto storico
bellunese della Resistenza e del l’età
contemporanea (Tullio Bettiol, Mario
Neri, Mario Svaluto).
«Mai avevamo ricevuto una proposta del genere – ha affermato
Ghiglianovich, riferendosi all’invito di
Svaluto per un dibattito tra le diverse
associazioni –. E verso questa novità
siamo ben disposti». Per il Giorno del
Ricordo sono stati realizzati due pieghevoli: il primo, che reca i loghi di
Comune e Provincia di Belluno, Comunità Montana Belluno Ponte nelle
Alpi e ISBREC, promuove il convegno
«La storia esiliata. Foibe, esodo, nostalgia»; il secondo, che riproduce i
simboli di Comune, Regione, Comunità Montana, ANVGD, Lega Nazionale e Istituto per la storia del Risorgimento italiano, presenta la mostra
«Saxa loquuntur».
Le iniziative hanno preso il via venerdì 9 con l’inaugurazione della
mostra di disegni, a cura del prof. Luigi Tomaz, «Saxa loquuntur. Architettura tra le due sponde: gli storici possono sbagliare, le pietre no». Sabato
10 è stata celebrata una Messa nella
Chiesa di San Rocco. Alle 17.30, infine, nell’Auditorium si è svolto il convegno «La storia esiliata. Foibe, esodo, nostalgia», con gli interventi di
Marco Cuzzi, (Università di Milano),
e di Francesco Piero Franchi (ISBREC).
Lo storico Diego Redivo ha tenuto
una conferenza al liceo classico
“Tiziano” e all’istituto “Renier”.
COMITATO DI BERGAMO
Il Comune di Seriate ha onorato in
forma solenne il Giorno del Ricordo.
Dopo una cerimonia religiosa celebrata in suffragio di tutti i caduti per
l’italianità delle terre giuliane e per le
vittime delle Foibe, con la partecipazione delle massime autorità statali,
provinciali e comunali, di moltissimi
studenti delle scuole superiori, è stata
deposta una corona di alloro ai piedi
della targa viaria dedicata ai Martiri
delle Foibe.
Successivamente nella Sala Consiliare il sindaco prof.ssa Silvana Santisi
Saita ha sottolineato il silenzio che per
anni era calato su questi avvenimenti:
«un silenzio per convenienze politiche che è stato anche silenzio di Stato
al quale si è aggiunta la fredda accoglienza riservata ai profughi». Il primo
cittadini ha concluso che, ricordando
con serenità e consapevolezza che
non può esservi distinzione fra stermini nazisti e comunisti, devono essere
commemorate tutte le vittiime della
violenza.
Il presidente del Comitato di
BergamoVincenzo Barca, con toccanti
e commoventi parole ha ricordato
come il trattato di pace fu un Diktat
dei vincitori, con tutte le tragiche conseguenze a danno degli Italiani della
Venezia Giulia.
• • •
Nel pomeriggio, a Bergamo, la
cerimonia è continuata davanti al
monumento recentemente inaugurato e dedicato ai Martiri delle Foibe e
agli Esuli giuliani e dalmati con la deposizione di corone da parte del prefetto, del sindaco e del presidente della Provincia. Il sindaco avv. Roberto
Bruni, il prefetto Federico Cono, la
prof.ssa Tecla Rondi assessore alla
cultura alla Provincia ed il presidente
provinciale ANVGD Barca hanno rievocato i significati della data del 10 febbraio alla presenza di un folto pubblico composto da cittadini, scolarosche
ed associazioni d’arma.
Analoghe cerimonie sono state
celebrate a Costa Volpino presenti le
massime autorità comunali, cittadini,
rappresentanti delle Forze di polizia ed
il gruppo Alpini al completo.
A Treviglio, la giornata è stata ricordata con una conferenza del prof.
Marco Brunazzi, docente di Storia
contemporanea alla Un versità di
Bergamo, mentre a Ponte San Pietro si
è svolta una fiaccolata.
V.B.
COMITATO DI BRESCIA
L’8 febbraio si è svolta a Palazzo
Broletto la premiazione del concorso
“Giorno del Ricordo sul tema Foibe
ed Esodo: rispettare la verità, mantenere viva la memoria per dire mai più.
L’Assessorato alla Pubblica Istruzione,
Formazione Professionale ed Edilizia
Scolastica, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia
e l’Associazione Nazionale Venezia
Giulia e Dalmazia - Comitato Provinciale di Brescia, credendo fortemente
che iniziative di questo tipo siano necessarie per far capire ai giovani che
eventi del genere non debbano ripetersi, ha indetto questo concorso in
occasione del Giorno del Ricordo. Alla
premiazione erano presenti: l’arch.
Alberto Cavalli, presidente della Provincia di Brescia, il dott. Paolo Vilardi,
presidente del Consiglio Provinciale,
il prof. Giuseppe Colosso, dirigente
dell’Ufficio Scolastico Provinciale,
Giampaolo Mantelli, l’assessore alla
Pubblica Istruzione, Formazione Pro-
fessionale ed Edilizia Scolastica, il gran
uff. Luciano Rubessa, presidente del
Comitato ANVGD di Brescia.
Erano inoltre presenti la Commissione Consiliare IX Provinciale, dirigenti dell’Assessorato alla Pubblica
Istruzione, Formazione Professionale
ed Edilizia Scolastica e dirigenti scolastici.
Nel quadro delle iniziative assunte dall’Amministrazione comunale e
dall’ANVGD venerdì 10 febbraio nel
Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia si è svolta la conferenza del prof.
Raoul Pupo docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi
di Trieste, nonché membro del Consiglio direttivo dell’Istituto regionale per
la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli-Venezia Giulia.
Tema dell’incontro La crisi dell’italianità adriatica: le foibe e l’esodo.
Ha introdotto il sindaco di Brescia on.
prof. Paolo Corsini.
Foibe: il lungo esilio
degli italiani della Venezia Giulia
e della Dalmazia
Riportiamo alcuni passaggi del
lungo intervento di Luciano Rubessa
al convegno promosso a Brescia da
Federvita Lombardia e Gruppo Giovani in occasione del 10 Febbraio.
«C’è voluto mezzo secolo e un
Presidente della Repubblica come
Carlo Azeglio Ciampi per scuotere gli
animi e ridare valore e dignità a parole come Tricolore, Patria, Nazione e
Libertà. [...] Valori per i quali abbiamo
preferito diventare esuli in patria che
perdere la nostra italianità, sopportando le discriminazioni, i silenzi e assistendo impotenti al baratto che di noi
e delle nostre terre si andava facendo.
Abbiamo pagato per colpe, ammesso
che ne avessimo, che erano casomai
dell’intera nazione; abbiamo subito ed
accettato con dignità, senza scomporci e l’attesa e i grandi eventi dell’ultima parte del secolo ci hanno dato ragione, altri sono stati gli sconfitti della
storia.
[...] Molti atti di barbarie sono stati
commessi nell’ultima guerra. Di quelle atrocità si è occupata la giustizia
internazionale, indagando e scoprendo: nomi, date, luoghi e testimonianze.
Con l’imputazione di crimini contro l’umanità sono stati istruiti processi
e condannati mandanti e carnefici. Il
nazismo ha avuto la sua Norimberga
e Resistenza ed Olocausto sono costantemente ricordati.
Altre sciagure nazionali si sono
consumate nel dopoguerra, ma per
oscuri giochi di potere e convenienze
di parte sono cadute nell’oblio: tra
queste le Foibe e l’Esodo degli Istriani,
Fiumani e Dalmati. [...]
Il tema delle Foibe ha sollevato
negli ultimi anni polemiche e interesse.
Polemiche sul piano politico. Interesse sul piano storico e scientifico.
Anzi, spesso i due piani si sono intersecati acuendo contrasti e pregiudizi.
Il che non sempre è un bene, ma nemmeno un male. È un bene infatti se
l’approfondimento storico degli avvenimenti e delle possibili cause aiuta
ad illuminare il dibattito politico sul
passato.
È un male se le argomen-tazioni
vengono usate come clave nella lotta
politica, ingarbugliando con interpretazioni controverse sul passato le
problematiche attuali. [...]
C’è stata quindi una combinazione di nazionalismo espansionistico e
di metodologia comunista nell’intera
strategia che presiedette l’occupazione jugoslava della Venezia Giulia. Di
6
DIFESA ADRIATICA
Aprile 2007
dai comitati
qui la somiglianza impressionante –
che si è riscontrata recentemente – con
altre strategie poste in essere dai Partiti
Comunisti in altri paesi dell’Europa
contro i nemici interni della “rivoluzione”. Stesso modus operandi per
obiettivi diversi. Del resto lo stesso
partito comunista jugoslavo usò le sue
divisioni partigiane su vasta scala, per
eliminare centinaia di migliaia di nemici interni (cetnici, ustascia, domobrani e belgardisti), come vanno scoprendo gli storici e i tribunali della
Croazia e della Slovenia di oggi.
L’obiettivo interno non escludeva l’altro, esterno, contro la popolazione italiana, magiara, tedesca delle frontiere
settentrionali.
Nella Venezia Giulia i due scopi si
sommavano: l’instaurazione del regime totalitario e la cacciata degli italiani, capovolgendo l’equilibrio etnico
delle aree più italiane. In un senso più
ampio della sorte degli italiani della
costa orientale adriatica è un paradigma della barbarie ideologica del
Novecento. Esse hanno pagato lo
scontro tra due ideologie totalitarie,
senza le quali il confine etnico italoslavo si sarebbe potuto risolvere in un
altro modo, senza una tragedia e un’ingiustizia collettiva di tali proporzioni.
Il modello della vita di quegli italiani era legato alla sopravvivenza del
senso della legge della libertà individuale, che è il cardine della civiltà
occidentale. Con le loro tradizioni
municipali di autonomia erano rimasti come sospesi in una dimensione
ideale, tra tradizione e modernità.
“Order of Law” è l’essenza stessa del
progresso umano dell’Occidente, fondato sul prevalere della legge, come
patto tra uguali, rispetto ai vincoli di
sangue, di etnia, di tribù, di clan. È il
segno distintivo della civiltà greco-romana, il fondamento della Civitas,
della Polis, la base giuridica e filosofica della futura democrazia liberale. [...]
In questo senso le città italiane della
Dalmazia e dellaVenezia Giulia sono
state le vittime di uno stravolgimento
epocale che voleva riportare l’umanità ad una situazione di pre-civiltà, cioè
di barbarie tribale, in cui finisce per
risolversi ogni nazionalismo razzista,
come si è rivisto nei recenti conflitti
balcanici del decennio appena trascorso.
Le ideologie totalitarie del Novecento si fondavano sui miti della razza e della classe, finendo per esasperare in conflitti etnici le concezioni
nazionalistiche dell’Ottocento, che pur
avevano avuto il merito di creare gli
Stati nazionali indipendenti. La pulizia etnica subita dagli italiani della
Venezia Giulia e della Dalmazia trova la sua interpretazione più convincente in un incontro perverso tra nazionalismo esasperato e ideologie totalitarie, che si proponevano una soluzione dei problemi delle aree
mistilingui attraverso l’eliminazione
fisica del “nemico totale” (del popolo
e della razza) e l’espulsione delle popolazioni non desiderate dal territorio
dello Stato totalitario.
Nessuno ha mai voluto negare
parte delle responsabilità che sono
addebitabili alle truppe italiane per le
azioni commesse durante la seconda
guerra mondiale. [...] Ma [...] si può
notare come, a fronte delle tesi jugoslave, confermate solo da dichiarazioni unilaterali, circa i misfatti che sarebbero stati commessi dalle nostre
truppe, lo Stato Maggiore dell’Esercito aveva prodotto articolate controdeduzioni per negare in moltissime
occasioni l’accaduto e, soprattutto, per
giustificare il comportamento delle
nostre truppe con le ostilità esistenti in
loco ed in particolare con la guerra
fratricida che vi era tra le stesse componenti slave (ustascia, cetnici e forze
titine).
Ma tutto ciò non può costituire
motivo per giustificare la tragedia delle Foibe, che unitamente a quella dell’Esodo, va letta solamente in chiave
di ideologia, oltre che di nazionalismo
etnico. Tutto va, infatti, inserito nel
processo di formazione del nuovo stato
comunista della Jugoslavia e della conseguente necessità che il formarsi della nuova realtà statale (così come
teorizzato da Lenin) venisse accompagnato da un’adeguata dose di “terrore”, capace di fruttare nei decenni
futuri. Il terrore andava attivato utilizzando conflitti preesistenti, senza bisogno di crearne di nuovi [...]
Conflitto etnico che molto ben si
prestava, anche perché le molteplici
etnie che andavano a costituire la nuova Jugoslavia potevano di certo trovare un valido collante nella caccia all’italiano, tacciato di “fascista borghese”, ma, soprattutto, etnicamente nemico. Le Foibe e l’Esodo come fenomeni in primo luogo ideologico-politico, da ascriversi alla regia del comunismo diTito (al di là della consapevolezza dei singoli operatori). [...] La verità è che, sul confine orientale del
nostro Paese, vi erano partigiani che
combattevano esclusivamente per liberare la propria Nazione dall’occupazione nazifascista ed altri, al contrario, che, assieme alle truppe slave,
combattevano sì il nazifascismo ma
per annettere la Venezia-Giulia, possibilmente fino all’Isonzo, alla nuova
Jugoslavia, dominata dal regime comunista di Tito [...].
Ma quello che questo 10 Febbraio
vuole ricordare è il gelido inverno di
uomini e donne, bambini e vecchi che
in fondo poco sapevano di totalitarismi
e di ideologie e si sono visti cacciati
dal loro paese, dalle loro città, da soldati di un esercito straniero che pretendevano di far proprie case e città,
chiese e campi, cacciandone chi li
aveva costruiti, abitati e coltivati da
mille e mille anni. A Brescia approdano a più riprese oltre 5000 esuli e disseminati nei campi raccolta profughi di Chiari (1500), Fasano, Bogliaco
e Gargnano (2000 persone) per un
totale di 8500 esuli.
Trovano case ed industrie distrutte, disoccupazione e purtroppo tanta,
diffusa maledettissima fame. Eppure
nonostante i difficilissimi conti interni
i rudi e silenziosi bresciani ci accolsero benevolmente. [...]».
COMITATO DI CUNEO
«Foibe, pulizia etnica, profughi» è
stato il tema del convegno che si è svolto giovedì 8 febbraio, al Centro Incontri della Provincia. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio provinciale, ha voluto offrire ai
ragazzi di alcune scuole superiori di
Cuneo un momento di riflessione in
occasione del Giorno del Ricordo.
Dopo l’introduzione del vicepresidente del Consiglio Provinciale,
Giulio Ambroggio, i lavori sono stati
aperti dall’intervento del presidente
della Provincia Raffaele Costa. Sono
quindi intervenuti Bernardo Gissi, ex
deportato e presidente del Comitato
di Cuneo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e Livio
Berardo, presidente Istituto Storico
della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Cuneo. È
seguita la relazione storica di Raoul
Pupo, docente di Storia Contemporanea Università di Trieste che ha
ripercorso gli eventi della fine della
Seconda guerra mondiale, quando a
Trieste e nell’Istria (sino ad allora territorio italiano) la liberazione avvenne
ad opera dell’esercito jugoslavo agli
ordini del maresciallo Tito. Furono
350.000 gli italiani abitanti dell’Istria,
di Fiume e della Dalmazia che fuggirono per non finire sotto un regime
comunista e decine di migliaia furono
uccisi nelle foibe o nei campi di concentramento titini.
DELEGAZIONE
DI FORLÌ-RIMINI
Il 2007 verrà sicuramente ricordato come il primo anno in cui la nostra
Associazione ha ufficialmente presenziato alle celebrazioni per il Giorno del Ricordo nelle città di Forlì e di
Rimini.
Grazie all’instancabile attività della nostra Segreteria nazionale e di Fabio Rocchi vengo a conoscenza del
fatto che sia il Comune di Forlì che la
Provincia di Rimini hanno intenzione
di organizzare alcune manifestazioni
in occasione del Giorno del Ricordo.
Immediatamente mi attivo attraverso
lettere indirizzate alle istituzioni, pubblicate dai quotidiani locali, lamentando il fatto che nessun esponente del
mondo degli esuli sia stato invitato alle
celebrazioni suddette e manifestando
la mia piena disponibilità a presenziare in rappresentanza dell’ANVGD. Mi
faccio carico ‘pro tempore’ della provincia di Rimini in quanto al momento non è presente in essa nessun nostro rappresentante. La prima risposta
mi giunge, assai gradita, da Rimini dal
Presidente dell’ Istituto per la storia
della Resistenza e dell’Italia contemporanea della provincia di Rimini, prof.
Antonio Mazzoni. L’Istituto, assieme
alla Provincia, organizza le celebrazioni per il Giorno del Ricordo e si
dice lieto di invitarmi alla cerimonia
del 10 febbraio che si tiene nella sala
del Buonarrivo nel palazzo della Provincia di Rimini, intitolata «Storie e storia di confine: foibe ed esodo nel lungo dopoguerra giuliano», durante la
quale avrebbe parlato la prof.ssa Anna
Maria Vinci (Università di Trieste).
Da Forlì al contrario non mi giunge alcuna nuova nonostante avessi già
scritto precedentemente a tutti e trenta i Comuni della provincia di ForlìCesena in occasione delle imminenti
celebrazioni per il Giorno del Ricordo. Ciononostante decido di partecipare ugualmente alla manifestazione
pubblica del 10 organizzata dal Comune di Forlì, assieme al Comitato
Unitario per la Difesa e lo sviluppo
delle Istituzioni Democratiche.
Mi trovo sul posto sabato 10, alle
ore 10.30 in via Martiri delle Foibe,
nel quartiere Romiti, quando il
vicesindaco Evangelista Castrucci ricorda le drammatiche vicende che
hanno colpito le popolazioni italiane
del confine nord-orientale e poi depone una corona d’alloro presso la
targa stradale, alla presenza di un picchetto militare del 66° Reggimento
Fanteria Aeromobile “Trieste”. In questa occasione ho il privilegio di incontrare la signora Marchese Edda, esule
da Fiume e residente a Forlì, e di fare
finalmente conoscenza con lei ed il
marito. La signora Edda ha preso parte personalmente, assieme alla delegazione del Comune e delle autorità
militari, alla cerimonia della deposizione della corona d’alloro volendo
in questo modo onorare la memoria
del povero cugino prima prelevato
dall’Ozna e successivamente infoibato. Nella medesima occasione ho
avuto il piacere di incontrare il sig.
Giacomino Cattalini, esule da Zara e
la signora Giuliana Gagliardi, figlia di
un noto esule da Pola. Alla cerimonia
erano presenti poche persone, tuttavia ho avuto modo di parlare con il
Dott. Ennio Gelosi e con l’assessore
comunale Liviana Zanetti, rappresentanti del Comune, i quali mi hanno
ringraziato per aver partecipato alla
manifestazione e mi hanno assicurato
che dal prossimo anno l’ANVGD verrà
invitata ufficialmente.
A Rimini
Il pomeriggio è la volta di Rimini.
Questa volta mi trovo sul banco dei
relatori. A fare gli onori di casa sono il
sig. Alessandro Agnoletti, in rappresentanza della Provincia di Rimini, ed il
prof. Antonio Mazzoni per l’Istituto per
la Storia della Resistenza. Segue la relazione della prof.ssa Vinci, durata
poco più di mezz’ora, durante la quale è stata messa in luce quella che è
l’interpretazione storica corrente del
fenomeno che poi porterà alle foibe e
all’esodo giuliano-dalmata. Il mio intervento riprende l’impostazione
storiografica che si pone alla base di
tutta la manifestazione e tende a sottolineare come la questione orientale
ponga le sue fondamenta in anni anche di molto precedenti al primo dopoguerra e che risale a contrasti che
traggono origine da cause di ordine
sociale, culturale ed economico. Vi
sono numerosi interventi dal pubblico fra il quale sono presenti un buon
numero di esuli e di discendenti fino
alla terza generazione. Complessivamente la manifestazione riminese di
sabato è risultata molto positiva. In
particolare ho avuto modo di esprimere il mio plauso alla decisione della
Provincia di Rimini di sospendere,
dopo i noti fatti di La Spezia, la confe-
renza «Campi di concentramento fascisti sul confine orientale. Responsabilità dell’Italia sul destino subito dalle popolazioni croate e slovene durante l’occupazione dellaYugoslavia» che
Alessandra Kersevan avrebbe dovuto
tenere a Bellaria Igea Marina il 15 di
febbraio [si veda “Difesa” di marzo
2007]. Il successo della manifestazione di Rimini, i buoni propositi espressi dal Comune di Forlì, il sincero interesse della stampa locale per le nostre
vicende e l’apprezzamento ricevuto
per le nostre pubblicazioni donate alle
autorità fanno ben sperare che il prossimo anno le cose non possano che
migliorare e che il Giorno del Ricordo
diventi stabilmente anche per i cittadini della Romagna un’occasione di
seria riflessione sul passato e soprattutto sul futuro della nostra Nazione.
Axel Famiglini
COMITATO DI GORIZIA
«Il 10 febbraio ricorre il Giorno del
ricordo, dramma dell’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate, della pulizia etnica da esse subìta a mezzo di
violenze e infoibamenti, della perdita
dolorosa della propria terra, dell’umiliazione patita nei ghetti dei campi
profughi, dell’iniquo trattato di Parigi
con cui veniva sancita la mutilazione
del territorio nazionale». Sono parole
di Rodolfo Ziberna, che nella veste di
presidente del Comitato isontino
dell’ANVGD ha spiegato il significato del
Giorno del Ricordo nella cerimonia
svoltasi all’Auditorium di via Roma.
L’iniziativa, promossa con la collaborazione della Prefettura, del Comune e dell’associazione “Historia”,
è stata preceduta dalla deposizione di
una corona d’alloro alla statua bronzea
di Augusto, posta nel Largo Martiri
delle Foibe. Di fronte alla folla che ha
riempito l’Auditorium, Ziberna ha proseguito: «Bisogna dimenticare e
riappacificarsi, dicono in molti, e guardare avanti. Almeno oggi però noi preferiamo guardare indietro e ripercorrere alcune tappe dell’esodo. Su una
popolazione complessiva di 500.000
abitanti ben 350.000 fecero la scelta
dell’esilio, per mettere in salvo se stessi e la propria famiglia dal rischio della foiba, della deportazione, dell’uccisione. Fu una vera e propria pulizia
etnica, perpetrata contro tutti gli italiani per il solo fatto di essere tali, al di là
della militanza politica».
Quindi il riferimento a Gorizia: «Le
truppe del maresciallo Tito adottarono scientificamente lo stesso metodo
anche a Gorizia nei drammatici 40
giorni di occupazione a guerra finita:
oltre 650 persone furono sottratte dai
loro affetti e dalle loro case, deportate
e uccise, con la sola “colpa” di rappresentare un ostacolo alla volontà
annessionistica di Tito verso la nostra
terra, quella che definiva la Slavia
veneta e che giungeva fino al Tagliamento. A loro e ai loro familiari mandiamo il nostro più commosso pensiero, con l’auspicio che al più presto
si possano davvero aprire gli archivi e
conoscere il luogo della loro sepoltura». Ziberna ha concluso rispondendo a coloro che come il presidente
della Croazia, Stipe Mesic, negano
l’esistenza delle Foibe o minimizzano
il dramma dell’esodo: «Dopo 60 anni
di colpevole silenzio finalmente una
legge dello Stato tende a ridare dignità alla nostra storia, per far sì che possa essere nota e condivisa da tutto il
Paese. Durante questi 60 anni di silenzio gli esuli hanno subito e patito un
secondo esilio, mentre si è cercato di
negare l’esistenza stessa delle Foibe e
di ridurre il dramma dell’esodo a un
mero fenomeno migratorio di ex collaborazionisti. Ogni azione violenta
deve essere condannata senza “se” e
Aprile 2007
7
DIFESA ADRIATICA
dai comitati
Grado, la targa collocata a cura dell’ANVGD
Gorizia, l’omaggio floreale delle autorità
alla statua bronzea di Cesare Augusto,
una volta collocata davanti l’Arena di Pola e collocata a Gorizia
in Via Roma (oggi Largo Martiri delle Foibe) dagli esuli
Gorizia, Auditorium, un’immagine
del numeroso pubblico intervenuto, levatosi in piedi
al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale
Gorizia, Auditorium, il presidente del Comitato ANVGD
Rodolfo Ziberna nel corso del suo intervento
(fotografie studio Bumbaca, Gorizia)
senza “ma” e guai ad affermare che le
migliaia di donne, uomini e bambini
gettati vivi nelle Foibe, per giunta a
guerra finita, sono una reazione comprensibile».
L’auspicio che i goriziani parenti
delle vittime possano arrivare a una
chiarificazione è stato espresso dal sindaco, Vittorio Brancati: «Anche se ci
sono voluti 60 anni, un passo avanti è
stato compiuto. [...] A nome di tutte le
autorità presenti, mi assumo l’impegno di arrivare alla conclusione di
quello che le famiglie chiedono, cioè
della chiarificazione dei drammi». Il
prefetto, Roberto De Lorenzo, ha riportato il pensiero espresso dal Presidente della Repubblica Napolitano:
«Questa è una giornata che nella sua
tristezza può essere definita felice.
Dopo tanti anni di silenzio, inspiegabile e colpevole, consente di accomunarci tutti, condividendo il dolore
e la comprensione. Non stiamo parlando di una battaglia o di una guerra,
con schieramenti opposti e autonomi,
ma di una terribile e incomprensibile
distruzione per una finalità non
giustificabile. Un giorno l’Europa dovrà fare i conti con quanto accaduto,
perché la scomparsa di persone e
l’appropriazione indebita del loro patrimonio danneggia tutti. La Legge 92
ha fornito la determinazione giuridica
perché ci possano essere il conforto e
un segnale forte di fronte a una tragedia che non deve essere dimenticata».
La cerimonia è proseguita con la
conferenza del docente universitario
Guglielmo Cevolin, che ha parlato di
«60 anni dal trattato di pace di Parigi:
profili di diritto pubblico», per finire
con il concerto del pianista e compositore Luigi Donorà, accompagnato dal
soprano Giovanna de Liso e dal baritono Marco Ricagno.
Cerimonie a Medea e Grado.
Studenti a Trieste con l’ANVGD
Sempre nell’ambito del Comitato
goriziano, un omaggio floreale è stato
deposto all’Ara Pacis di Medea e a
Grado è stata scoperta sulla diga una
targa dell’ANVGD [QUI foto ‘Gorizia.1’];
è seguita la commemorazione ai Giardini Martiri delle Foibe.
L’ANVGD ha accompagnato oltre un
centinaio di studenti delle scuole medie superiori ad assistere gratuitamente alla commedia “La cisterna” alla
Sala Tripcovich di Trieste, ambientata
nell’Istria dell’esodo.
Alla cerimonia presso l’Ara Pacis
mundi di Medea, oltre al sindaco Alberto Bergamin, al vice Renato
Mucchiut, al presidente isontino
dell’ANVGD, Rodolfo Ziberna, al consigliere regionale Adriano Ritossa, a
quello comunale di Gorizia, Fabio
Gentile, al presidente del Consiglio
provinciale, Alessandro Fabbro, e all’ex sindaco di Medea, Franco Stacul,
alla cerimonia erano presenti rappresentanti della associazioni combattentistiche e d’arma. «La ricorrenza assume un significato particolare
qui, all’Ara Pacis mundi – ha detto
Bergamin –, dove, dopo la Giornata
della Memoria, si celebra il Giorno del
Ricordo. In un momento in cui si vive
un rigurgito di tensioni, questo è un
luogo deputato alla riconciliazione. È
compito delle istituzioni ribadire il
dovere della testimonianza per combattere teorie negazioniste o revisioniste. L’Europa è rinata e si avvia
verso l’unità basandosi sull’analisi dei
tragici errori del passato». «L’invito alle
associazioni degli esuli – ha aggiunto
Bergamin – è quello di farci pervenire
materiale e reperti che possano testimoniare la tragedia di quegli anni, per
allestire una sorta di Tempio della memoria e del ricordo, in cui celebrare le
Giornate del 2008».
Lunedì 12 febbraio, nella Biblioteca Statale Isontina, presentato il libro
Il diario dell’anima, testamento spirituale dell’Arcivescovo emerito Vitale
Bommarco, nativo di Cherso, scritto
da p. Apollonio Tottolo. sempre alla
BSI è stato presentato anche il volume
Istria nel tempo, edito dal Centro Ricerche Storiche di Rovigno, alla presenza del presidente del CRS prof. Giovanni Radossi e del presidente della
Giunta esecutiva dell’Unione Italiana
Maurizio Tremul.
Cormòns: «Vanno ricercate
la verità storica
e una memoria condivisa»
Una significativa cerimonia si è
celebrata nel giardino di Piazza Libertà, a Cormòns, nei pressi della statua
di Dante Alighieri, la ricorrenza del 10
Febbraio.Cuscini di fiori sono stati deposti ai piedi della statua del poeta dal
presidente provinciale dell’ANVGD,
Ziberna, e dal consigliere comunale
Riccardo Leone, alla presenza del sindaco di Cormòns, Claudio Cucut.
Ziberna ha ricordato l’importanza che
finalmente è stata data a questa triste
pagina di storia, per tanti anni taciuta.
In una terra di confine, teatro di numerosi scontri tra i popoli in passato, è
necessaria una memoria condivisa su
questa e altre tragedie come l’Olocausto, affinché episodi come questi – è
stato ribadito – non si verifichino più.
Il consigliere Leone ha rimarcato lo
spirito con il quale si è voluto ricordare la data del 10 febbraio, «privo di
rancori e di strumentalizzazioni
COMITATO DI IMPERIA
Il Comitato di Imperia ha commemorato il Giorno del Ricordo con un
programma che ha previsto in mattinata la deposizione, da parte delle
Autorità comunali, ed alla presenza del
Vicario Episcopale, delle Autorità provinciali, della Capitaneria di Porto e
delle Associazioni Combattentistiche
e d’Arma, di una corona d’alloro alla
lapide della Tomba simbolica dei Martiri Giuliano- Dalmati nel Cimitero di
Imperia Oneglia, ed al pomeriggio un
convegno a cui ha partecipato un illustre relatore, il prof. Claudio Eva, ordinario dell’Università agli Studi di Genova. Il suo intervento è stato introdotto dal Presidente del Comitato Provinciale di Imperia, Pietro Tommaso
Chersola, che ha aperto il convegno
illustrando l’attualità della vicenda
istriano-dalmata con analoghi scenari
di oppressione e violenza su popolazioni intere che ancora oggi, nonostante tante dichiarazioni di buone inten-
Imperia, 9 febbraio 2007, Sala del Ridotto del Teatro Cavour,
il presidente del Comitato Provinciale Pietro Tommaso Chersola
Sala del Ridotto del Teatro Cavour, da sin.: il prof. Claudio Eva,
ordinario dell’Università degli Studi di Genova, presidente
del Comitato Provinciale ANVGD di Genova, il consigliere nazionale
ANVGD Fulvio Mohoratz, il presidente della Consulta Regionale
della Liguria rag. Guglielmo Armentani
e il presidente del Comitato Provinciale di Imperia, Chersola
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DIFESA ADRIATICA
Aprile 2007
dai comitati
COMITATO DI LIVORNO
San Remo, la deposizione della corona di alloro in Via Martiri delle Foibe.
Da sin.: l’ing. Giovanni Chersola, l’avv. Marco Andracco, vicesindaco
di San Remo, il presidente del Comitato Provinciale ANVGD
Pietro Tommaso Chersola, le sig.re Gemma Malusà e Ines Cattalinich,
consigliere provinciale ANVGD, IL Dott. Giuseppe Di Meco, consigliere comunale
zioni degli Organismi internazionali,
insanguinano altre zone del mondo,
replicando tragicamente interessi politico-strategici non chiari, e spartizioni
di interessi fatte sulla pelle di intere
comunità.
Ha preso quindi la parola il consigliere nazionale ANVGD Fulvio Mohoratz, di Fiume, che con l’usuale vigore
ha ripercorso drammatiche vicende
vissute anche in prima persona, facendo anche rimarcare come ormai, per
l’età dei Profughi – parola che sarebbe bene correggere in Esuli – è urgente raccogliere tutte le testimonianze
della generazione di Italiani che ha
patito direttamente l’Esodo, abbandonando in Istria e Dalmazia le terre che
avevano abitato, ma non lasciandovi
nemmeno le salme dei loro cari.
Ha concluso il convegno l’intervento del prof. Claudio Eva, nella sua
qualità di presidente del Comitato Provinciale di Genova, che ha tracciato
un profondo excursus storico sulle vicende del confine orientale, che, nonostante grandi progressi compiuti
negli ultimissimi anni, richiederanno
ancora almeno il tempo di una generazione per essere pienamente affrontate, e conosciute, in tutta la loro drammaticità. Da cui l’esigenza di approcci culturali più approfonditi e maggiormente convinti contro qualsiasi dichiarazione riduttiva che ancora oggi potrebbe ancora serpeggiare, dopo tanti
decenni in cui è stata “tappata la bocca” agli Esuli istriano-dalmati, nascondendo o travisando all’intero Popolo
italiano la nostra vera storia ai confini
orientali: al riguardo è stata citata l’occasione di una intervista rilasciata recentemente dal presidente della
Croazia, e regolarmente ritrasmessa
dalla nostra TV nazionale, che potrebbe essere di sicuro interesse per la nostra recente legislazione in fatto di
“negazionismo”.
Al convegno ha partecipato anche
il presidente della Consulta Ligure,
Rag. Armentani. Nel proficuo rapporto sviluppato dal Comitato con il locale Provveditorato agli Studi, da segnalare, tra il pubblico presente, attentissimi studenti dell’ Istituto Magistrale
Statale “Carlo Amoretti” di Imperia,
con la prof.ssa Roberta Bracco; presente anche la prof.ssa Maria Saglietto;
in rappresentanza dell’avv. Gianni
Giuliano, presidente della Provincia di
Imperia, ha presenziato l’assessore
provinciale alla Pubblica Istruzione
Giacomo Raineri, membro dell’Esecutivo dell’Istituto Storico della Resistenza; da rilevare infine una nutrita rappresentanza di Autorità politiche, particolarmente dei Gruppi consiliari di
sinistra con cui da alcuni anni il Comitato Provinciale di Imperia ha instaurato un importante rapporto di atten-
zione e rispetto verso le tragiche vicende istriano-dalmate. Era anche presente la prof.ssa Elena Barberis, nipote del gen. Umberto Barberis, che nell’immediato dopoguerra venne chiamato dall’allora prefetto di Imperia a
presiedere il Comitato di aiuto ai profughi giuliani che arrivavano in provincia: incarico che ricoprì per anni
con una dedizione e capacità tali da
portare alla costituzione del primo
Comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia in Imperia.
Pietro Tommaso Chersola
L’ANVGD commemora
a San Remo il Giorno del Ricordo
Il 10 febbraio il Comune di San
Remo, rappresentato dal vicesindaco
avv. Marco Andracco e dal Consigliere Comunale dott. Giuseppe Di Meco,
ha deposto una corona di alloro inVia
Martiri delle Foibe. Il Gonfalone del
Comune di San Remo era sostenuto
da Agenti della Polizia Municipale in
alta uniforme
Il Comitato Provinciale ANVGD era
rappresentato dal Presidente Pietro
Tommaso Chersola e dal consigliere
sig.ra Ines Cattalinich.
COMITATO DELL’AQUILA
In occasione del Giorno del Ricordo, l’ANVGD dell’Aquila, come è consuetudine da 7 anni, ha deposto un
omaggio floreale, listato da un luminoso tricolore, all’imbocco della strada intitolata a «Norma Cossetto, Medaglia d’oro al Valor Civile», simbolo
ricco di pietas dell’immane tragedia.
Davanti alla “Madonnina” sita di
fronte alla targa, è stata recitata da
Marcello Rocchi la Preghiera per le
vittime delle Foibe composta dall’arcivescovo di Trieste mons. Antonio
Santin. Quindi una delegazione dell’
Associazione composta dal presidente Livio Gobbo, dalla vicepresidente
Maria Luisa Aniceti e dai membri del
Direttivo Claudio D’ Antonis e Osvaldo
Ciocca, ha partecipato a Teramo alla
conferenza sul tema «Al confine della
memoria. Istria, Fiume, Dalmazia: una
questione irrisolta».
Alle ore 18.00, poi, i membri dell’
Associazione dell’Aquila si sono ritrovati presso la storica Chiesa di S. Basilio
per ascoltare la S. Messa in onore dei
Martiri delle Foibe. Alla celebrazione,
preceduta da una memoria esplicativa pronunciata dalla vicepresidente e
accompagnata da stupendi canti, hanno partecipato numerosi fedeli.
Il celebrante, padre Quirino Salomone, dell’Ordine Francescano, ha
espresso il desiderio di aderire All’Associazione.
Livio Gobbo
Il 9 febbraio il Comitato ha partecipato ad una conferenza organizzata
dal Comune di Fauglia. Argomento,
le Foibe e le problematiche conseguenti il trattato di pace che ha determinato il nostro esodo. Oratori Mario
Cervino, Emilio Sabadin e Lina
Anelich. Vivo l’interesse dimostrato
dall’uditorio al quale sono state offerte in omaggio copie di “Difesa Adriatica”. Al Sindaco è stato offerto uno
scudetto del Comitato livornese ed alla
biblioteca del Comune copia del libro L‘esodo dei 350mila Giuliani,
Fiumani e Dalmati.
Sabato 10 febbraio è stato deposto un mazzo di fiori al monumento
ai Caduti Giuliano-Dalmati del cimitero della Misericordia. Ha partecipato in forma privata il prefetto di Livorno che aveva espresso tale suo desiderio in occasione di una riunione tenuta in Prefettura il 24 gennaio in preparazione della cerimonia del Giorno
del Ricordo. Al folto gruppo di soci
hanno fatto ala i labari della Sezione
del Nastro Azzurro e dell’Associazione Marinai d’Italia con i loro Presidenti
e associati.
Successivamente si è svolta la cerimonia di consegna dei riconoscimenti ai congiunti degli infoibati da
parte del prefetto di Livorno alla presenza delle massime autorità civili e
militari con la partecipazione di una
ventina di esuli guidati dal vicepresidente. Di seguito, la S. Messa nella
Chiesa dei Sette Santi Fondatori con
la partecipazione di soci e simpatizzanti, officiata da don Aldo Nigro,
Cappellano dell’ Accademia Navale,
che all’omelia ha ricordato Giovanni
Palatucci, questore di Fiume, nel 62°
anniversario della sua morte avvenuta
a Dachau, il 10 febbraio 1945, e gli
scomparsi Ezio Jacobacci, Corrado
Princis, Stefano Sabadin ed Attilio Tesi,
i cui familiari erano presenti al rito.
Il 16 febbraio rappresentanti del
Comitato Provinciale hanno tenuto
una conferenza agli alunni delle terza
media di Fauglia, richiesta dal Comune ed organizzata dalla prof. Magnozzi
Mattiassi. Erano presenti una quarantina di studenti accompagnati da quattro insegnanti. L’attenzione è stata viva
ed ha dato luogo a numerose domande da parte dell’uditorio.
Mario Cervino
DELEGAZIONE DI LUCCA
La giornata commemorativa del 10
febbraio 2007 a Lucca ha avuto inizio
la mattina con la consegna di alcune
medaglie commemorative ai martiri
delle Foibe ed ad alcuni parenti che
abitano nella piana lucchese da parte
del prefetto della città, dottor Aronica.
Quindi ha avuto inizio un convegno
presso la Sala Maria Luisa nel Palazzo
Ducale della Provincia di Lucca, momento di ritrovo di autorità e cittadini
per parlare della Giornata del Ricordo
e per presentare un breve documentario sull’arrivo a Lucca degli esuli
istriani, che furono sistemati nel Centro Raccolta Profughi dell’ex Real Collegio. Il commento introduttivo e storico è stato svolto dal ricercatore
Sestani in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza di Lucca. È
stato proiettato inoltre il documentario dal titolo A Lucca non c’è il mare:
all’interno testimonianze dirette di esuli
ancora viventi a Lucca a cura dello stesso Sestanti. In sala si è registrata un’alta presenza di pubblico, prevalentemente esuli, parenti e cittadini
lucchesi.
Presente la delegata ANVGD di
Lucca, Viviana Dinelli, con la bandiera dell’Associazione, il presidente della
Provincia, la rappresentanza del Co-
Lucca, Autorità civili e militari, con la delegata A NVGD
depongono una corona nella centrale Piazza XX Settembre
in ricordo delle vittime delle Foibe
mune di Lucca, il prefetto, rappresentanti della Questura e il direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Lucca.
Tutti gli interventi hanno sottolineato l’importanza di ritrovarsi per il Giorno del Ricordo, per un riconoscimento ed una elaborazione storica giusta
e vera sulle vicende delle Foibe e dell’esilio. In particolare, il dibattito si è
soffermato sull’arrivo a Lucca dei primi esuli negli anni Cinquanta, la loro
permanenza a Lucca, la reazione della città e la ricostruzione di una vita
da esule in tutta la Provincia di Lucca
e oltre.
Alle ore 12.00, le autorità, la delegata ANVGD ed i presenti hanno deposto una corona commemorativa presso la Piazza centrale di Lucca (XX Settembre) in ricordo delle vittime delle
Foibe e per ricordare l’esodo dalle terre istriane.
Un particolare ringraziamento alle
autorità del Comune di Lucca e della
Provincia che hanno reso possibile
l’iniziativa: un particolare ringraziamento per la presenza in sala al
sig.Mario Cervai, esule istriano giunto
a Lucca e nato ad Orsera, stessa città
di mio nonno dott. Francesco Gambetti, alle simpatiche signore istriane
Giuliana Pocai e Casalino Nadia, all’esule dott. Mauro Pogliani medico
cardiologo dell’Ospedale di Lucca, al
sig. Stefano Santin in rappresentanza
dell’Associazione Nazionale Paracadutisti Italiani presente con la sua bandiera anche in corteo.
• • •
Memorie di una nipote
di esuli istriani
Il 10 febbraio 2007 è diventata una
data importante per poter continuare
a riflettere e non dimenticare, gli italiani costretti a lasciare le proprie terre
(Istria, Fiume e Dalmazia) per sfuggire
ad una violenta invasione jugoslava.
Già da tempo in queste terre erano in
atto violenze e soprusi che portarono
alla morte migliaia di civili, per il solo
fatto di essere italiani e che costrinsero decine di migliaia di italiani ad optare per l’Esilio pur di mantenere la
propria identità nazionale.
Un’identità italiana sempre difesa,
portata con orgoglio anche quando
lentamente i profughi ripresero una vita
decorosa all’interno della nostra Penisola.
Per ricordare quindi l’esodo di
massa e la firma del trattato di Pace di
Parigi che consegnò definitivamente i
territori italiani ad un altro Stato, ricorrono in molte città italiane, manifestazioni, dibattiti e tutto quanto è possibile fare per non dimenticare quello
che è successo 60 anni fa ad una parte del popolo italiano.
I miei nonni materni sono profughi istriani, scappati dalle loro terre nel
1947, giunti a Roma per poter ricominciare a vivere. Fin da bambina ho
vissuto nei racconti, nelle testimonianze dei sopravvissuti, le vicende istriane:
solo oggi, posso capire a pieno l’importanza della mia memoria storica da
poter trasmettere oggi ai cittadini che
vogliono ascoltare e ricordare, la tragedia degli esuli istriani.
Spesso tutto questo viene dimenticato, noto continuamente scarso interesse o ancor peggio, bollini politici
spesso senza senso, che deturpano il
significato della sofferenza di cittadini
italiani che improvvisamente hanno
dovuto abbandonare affetti e le proprie radici.
Sicuramente la storia è fatta di ideologie: anzi ultimamente si sente sempre più il bisogno di correnti politiche
nuove e concrete che non tornino sempre sulle solite questioni ma che possano finalmente dialogare nell’epoca
della globalizzazione.
Necessita quindi un cammino comune verso la non strumentalizzazione del Giorno del Ricordo: ma
questa data ci deve insegnare e donare degli spunti positivi per comprendere a pieno il contesto sociale, politico e la storia millenaria della costa
istriana. Riscoprire la cultura e le vicende di quelle terre, ci può aiutare a
compiere un percorso storico e umano per non dimenticare le violenze
contro tutte le etnie nel mondo d’oggi.
Viviana Dinelli
Aprile 2007
9
DIFESA ADRIATICA
dai comitati
COMITATO DI MILANO
La commemorazione
a Palazzo Marino
La celebrazione ufficiale del Giorno del Ricordo 2007 si è svolta a Milano sabato 10 febbraio a Palazzo
Marino, nella prestigiosa Sala Alessi
sede di rappresentanza del Comune.
L’iniziativa è stata promossa dal Comitato di Milano, presenti i rappresentanti dei Liberi Comuni di Pola, Fiume
e Zara, della Lega Nazionale e di altre
associazioni.
Il vicesindaco De Corato ha letto
il messaggio di saluto del sindaco Letizia Moratti, nel quale ha espresso la
personale partecipazione allo spirito
della celebrazione.
L’assessore alla Cultura Vittorio
Sgarbi ha rammentato come siano stati
riportati alla luce e restaurati, per suo
preciso interessamento, dipinti di grande pregio provenienti da Capodistria
e da Pirano, teleri che furono messi al
sicuro all’inizio della seconda guerra
mondiale e rimasero dimenticati nei
sotterranei dei musei romani per quasi sessant’anni. Ha affermato che sono
stati fatti studi sui vari trattati internazionali intervenuti nel frattempo e che
tali dipinti risultano senza ombra di
dubbio proprietà dello Stato italiano a
tutti gli effetti; risulta perciò destituita
di fondamento la richiesta avanzata
dalla Slovenia di riportare tali opere
d’arte a Capodistria. In veste di storico
dell’arte, Vittorio Sgarbi ha poi illustrato ad uno ad uno i preziosi quadri,
proiettati su un grande schermo,
rimarcando i tratti caratteristici lasciati
dai loro autori: Cima da Conegliano,
Paolo Veneziano, Alvise Vivarini,
Matteo Ponzone, Giovan Battista
Tiepolo, Vittore Carpaccio e altri grandi maestri veneti: pittori; scultori e intagliatori.
Roberto Predolin, Consigliere nazionale ANVGD, dopo aver portato i
saluti del presidente Lucio Toth, ha ricordato i valori che gli Esuli tengono
alti nella loro quotidiana testimonianza di Italiani. Il senatore Enrico Pianetta
ha chiesto di poter intervenire ricordando che i fiumani di Milano stanno
da tempo chiedendo al Consiglio Comunale che venga ripristinata una
piazza importante che porti il nome
di Fiume «Olocausta»: una piazza che
i milanesi non hanno mai dimenticato e che fortemente rivogliono.
L’analisi storica degli avvenimenti
relativa al Diktat imposto dai vincitori
con la firma del trattato di pace è stata
magistralmente esposta dal prof. Massimo de Leonardis, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
di Milano.
Piero Tarticchio, presidente del
Comitato ANVGD di Milano, ha celebrato il Giorno del Ricordo riportando alla memoria i Martiri delle Foibe,
i fatti atroci che coinvolsero la popolazione italiana dell’Istria, di Fiume e
della Dalmazia fino a costringerla a
recidere le proprie radici e ad abbandonare la propria terra per rifugiarsi
esule in Italia e disperdendosi nel
mondo. Ha stigmatizzato come il Giorno del Ricordo venga strumentalizzato per diffondere falsità storiche e infamie, tanto da poterle configurare come
un reato di vilipendio della legge dello Stato che lo ha istituito. Tarticchio
ha sostenuto inoltre che il compito che
attende la nostra Associazione è di
adoperarsi per colmare le amnesie dei
governi che si sono succeduti nel dopoguerra, per riportare la Storia
nell’alveo della verità. Ha reclamato
per il popolo degli esuli il sacrosanto
diritto di ricordare e di essere ricordato con il rispetto che si deve a chi ha
perduto tutto per saldare i debiti di
guerra di tutti gli italiani. Ha chiesto
che i libri di testo per le scuole riportino le vicende legate al confine orientale in modo corretto, senza commenti
che li neghino o li giustifichino. Il presidente provinciale ha concluso il suo
intervento strappando a Vittorio Sgarbi la promessa di portare la grande
mostra dei maestri veneti a Milano,
magari nel Palazzo Reale, per permettere ai milanesi di ammirare quei capolavori. Operazione che darebbe ulteriore prestigio a Sgarbi, assessore alla
Cultura nella Giunta municipale, ma
soprattutto offrirebbe maggior visibilità e orgoglio a noi esuli e alle nostre
Associazioni.
La cerimonia principale è stata affiancata da altre manifestazioni importanti, come la consegna dei diplomi e
delle medaglie da parte del Prefetto ai
famigliari di 13 infoibati [si veda “Difesa” di marzo 2007]; come la deposizione di corone di alloro nel Largo
Martiri delle Foibe; come la commemorazione di Norma Cossetto; come
la proiezione di quattro film di alto livello sulle vicende della frontiera
orientale e dell’Esodo; come il corteo
organizzato dal Comitato 10 Febbraio, e da altre celebrazioni svoltesi nei
Consigli di Zona di Milano e nei centri della provincia.
Per onore di cronaca va ricordato
che alcune manifestazioni sono state
deturpate da vergognosi attacchi, offese, insinuazioni contro il Giorno del
Ricordo, attacchi rintuzzati dagli Esuli
presenti.
Tito Lucio Sidari
COMITATO DI NOVARA
Il giorno 5 febbraio, nell’Aula Magna dell’Università del Piemonte
Orientale, Novara (ex campo profughi) è stata inaugurata la mostra
«L’Istria, l’Italia, il Mondo. Storia di un
Esodo; Istriani, Fiumani, Dalmati in
Piemonte», a cura di Enrico Miletto.
Venerdì 9, presso la Prefettura di
Novara, nel Salone d’Onore, presente
il Comitato ANVGD, alla signora Anna
Zuccon, istriana, è stata conferita la
medaglia ad honorem dal Prefetto Fabio Costantini, in memoria del marito
e del padre vittime di infoibamento
(nella foto).
Con il Comune di Novara, la ricorrenza del Giorno del Ricordo è stata
quindi celebrata nella Chiesa di San
Giovanni Battista con una Messa in
suffragio dei martiri delle Foibe e dei
350.000 italiani esuli da Fiume, Istria
e Dalmazia.
La partecipazione è stata notevole, con la presenza del prefetto di
Novara, del questore di Novara, di
esponenti del Comune di Novara, della rappresentante della Provincia di
Novara, di associazioni d’arma, di
personalità civili e militari, con Labari
e Bandiere e con i Gonfaloni della Città
e della Provincia di Novara. Durante
la cerimonia religiosa la prof.ssa Nerea
Pagani ha letto la preghiera dell’Esule
di mons. Santin, un trombettiere ha
quindi suonato il Silenzio.
Al termine della S. Messa, presso
la Targa in Largo Martiri delle Foibe, al
Villaggio Dalmazia in Novara, si è tenuta la cerimonia della posa delle corone (nella foto un momento della
cerimonia). Hanno preso la parola l’assessore del Comune di Novara, il
vicepresidente della Provincia di
Novara, l’on. Gianni Mancuso, il Prefetto di Novara, il presidente ANVGD di
Novara.
• • •
Il giorno 24 febbraio, presso il Castello Visconteo di Galliate, è stata inaugurata la mostra sull’esodo curata da
Enrico Miletto e realizzata dall’Istituto
Piemontese per la storia della resistenza. Al dibattito sono intervenuti, il presidente del Comitato ANVGD di Novara
Sardi, il vicepresidente Pietro Fioretti
e il consigliere nazionale ANVGD e consigliere del Comitato di Milano, Francesca Gambaro.
Il 26 febbraio, presso il Dopolavoro Ferroviario di Novara, è stata inaugurata una mostra dal titolo «19181956, la tragedia del confine orientale. Fascismo Foibe Esodo», a cura della Fondazione Memoria della Deportazione, relatore l’on. Anna Cardano.
Forse memori dell’ultimo nostro intervento, la relazione è stata alquanto
veritiera, naturalmente siamo intervenuti per puntualizzare e per colmare
in alcuni punti le lacune del relatore.
Antonio Sardi
Padova, due istantanee della solenne cerimonia
svoltasi dinnanzi al Municipio (foto G. Zaccariotto)
COMITATO DI PADOVA
Quest’anno si è avuta una “settimana del Ricordo“ particolarmente
densa di appuntamenti, di incontri, di
testimonianze significative soprattutto in concomitanza del conferimento
da parte del Presidente della Repubblica delle medaglie alla memoria e
dei diplomi ai congiunti di infoibati,
barbaramente fatti sparire.
Ha suscitato profonda commozione la commemorazione ufficiale del
Giorno del Ricordo, organizzata dal
Comune di Padova, presenti le autorità civili e militari. Sono saliti sul palco,
dove il prefetto ha consegnato loro
medaglia e diploma, Marina e Paolo
Zuccon, il cui nonno Rocco, funzionario della Cassa di Risparmio, nel
1944 a Pola fu strappato per sempre
all’affetto dei suoi cari, a Edoardo
Wolmann, il cui padre fu fatto sparire
ad Abbazia nel 1945, a Franco
Luxardo in memoria di Bianca Ronzoni, moglie dello zio Nicolò (commemorato a Roma), fatti annegare entrambi nel mare di Zara; a Elio
Ricciardi, il cui nonno Antonio morì
nel campo di concentramento di Stara
Gradisca, a Dolores Toffetti del cui
padre, arrestato a Pola e incarcerato
ad Albona, non si seppe più nulla.
Dopo i discorsi ufficiali del rappresentante del Comune Marco Carrai, a
nome del sindaco Zanonato, e di Mario Verza, a nome del presidente della
Provincia Casarin, che hanno ricordato la tragedia degli esuli, molto intenso
e toccante è stato il discorso della nostra presidente, prof.ssa Italia Giacca,
che dopo aver rievocato lo strazio degli infoibamenti di chi era solo colpevole di essere italiano e lo strappo doloroso dell’esodo, ha sottolineato che
gli esuli non hanno mai coltivato il sentimento dell’odio e della vendetta, ma
sono sempre stati sorretti da un anelito
di giustizia e verità. La deposizione di
una corona sulla lapide, che ricorda il
sacrificio di tanti giuliani e dalmati, in
via Oberdan dietro al Municipio, ha
concluso la cerimonia.
Domenica 11 febbraio, accompagnata dal coro “G.P. Palestrina” di
Noventa Padovana, Messa solenne in
suffragio di tutti i nostri Martiri, nel
Tempio dell’Internato Ignoto, a
Terranegra di Padova, con deposizione di una corona di alloro al cippo
dedicato ai nostri Caduti, collocato nel
prato antistante la chiesa. A conclusione, nel Museo annesso al Tempio,
scoprimento di un pannello commemorativo del nostro dramma, realizzato egregiamente da Roberto
Danieli, padovano, marito della nostra consigliera, prof.ssa Adriana
Ivanov. Nell’opera, di fianco al profilo dellaVenezia Giulia e Dalmazia con
gli stemmi delle città di Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Zara, dell’Istria e della Dalmazia è disegnata la sezione di
una foiba e sotto, nell’angolo di sinistra, una mesta e desolata teoria di
gente, sotto il peso simbolico di una
grande croce, ricorda significativamente la tragedia dell’esodo.
Anche alcuni Quartieri, Comuni e
la Provincia hanno collaborato per la
realizzazione di incontri con la cittadinanza. Uno tra i tanti: a Chiesanuova, il Consiglio di Quartiere in
collaborazione con il Comitato ANVGD
ha promosso un’ interessante serata sul
tema dell’esodo giuliano-dalmata e
il nostro intervento è stato accompagnato da una coinvolgente performance di danza, musica e recitazione.
Alcuni rappresentanti del Comitato padovano sono stati invitati dalle
emittenti private “Canale Italia”, “La
8”, “Telecittà”, dove hanno reso testimonianza, consapevoli di portare un
notevole contributo per divulgarne la
conoscenza.
Altri interventi, in varie scuole della
città e della provincia, sono stati realizzati dagli insegnanti del nostro Comitato che volentieri hanno corrisposto all’invito inserito nel secondo
comma dell’articolo 1 della Legge 30
marzo 2004 e si sono proposti per
colmare il vuoto storico dei libri di testo.
Per concludere alcune interessanti conferenze. La prima è stata quella
del prof. Luigi Tomaz, che il 31 gennaio nella sala Paladin di Palazzo
Moroni, ha presentato i suoi due volumi Architettura Adriatica tra le due
sponde molto utili per la conoscenza
della nostra arte, ma anche per l’influenza che essa ha avuto al di qua
del mare con scambi reciproci e continui.
Il 16 febbraio a Campagnola di
Brugine il prof. Marco Pirina ha presentato il suo libro Storie smarrite dove
sono raccolti documenti e testimonianze.
Il 2 marzo nella Sala Rossini del
10
DIFESA ADRIATICA
Aprile 2007
dai comitati
caffè Pedrocchi di Padova, il presidente nazionale ANVGD, Lucio Toth, ha
portato un autorevole contributo alle
commemorazioni relative al Giorno
del Ricordo con un significativo intervento sull’esodo delle genti giulianodalmate, che oggi, ha ricordato, hanno finalmente ottenuto il dovuto riconoscimento attraverso le parole del
Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano che ha ammesso la responsabilità dei Governi per il lungo silenzio ed evidenziato le colpe di Tito.
A conclusione dell’incontro, coinvolgente è stata la presentazione del
libro Memoria negata. Crescere in un
centro raccolta profughi per esuli
giuliani, da parte dell’autrice Marisa
Brugna, esule da Orsera.
Franca Dapas
COMITATO DI PESARO
Anche a Pesaro abbiamo ricordato la data del 10 febbraio con una funzione religiosa nel Duomo, alla presenza delle autorità cittadine, del
viceprefetto, del questore, del comandante dei Carabinieri, della Finanza,
della Marina Militare, e di esponenti
politici. Il Duomo era ricolmo di cittadini pesaresi. La funzione è stata celebrata dal parroco del Duomo, don
Gino, che nell’omelia ha parlato delle
nostre sofferenze ricordando i nostri
fratelli seviziati, torturati ed infoibati.
Al termine della Messa ha preso la
parola il presidente del Comitato
pesarese ANVGD leggendo un breve
intervento che ha riscosso un forte
applauso e consensi sia dalle Autorità
che dai cittadini. Quindi una rappresentanza di giuliano-dalmati si è recata nel parco dove è posta la stele in
memoria degli italiani trucidati dalle
truppe jugoslave di Tito ed è stata posta una corona di alloro benedetta.
Il giorno 12 febbraio Consiglio
Comunale straordinario, al quale sono
stati invitati i rapprsentanti del Comitato. In questa occasione ha preso la
parola il dott.Rismondo di Ancona e
la cognata di Padre Rocchi, che ha
messo in risalto quanti sacrifici passati
per quattro anni sotto il dominio dei
comunisti di Tito.
Il giorno stesso, nel pomeriggio, il
presidente del Comitato Vagnini si è
recato nella sede della Provincia dove
si svolgeva una conferenza da parte di
uno studioso, il cui orientamento non
era certo favorevole. Vagnini è intervenuto per rettificare le molte inesattezze, riscuotendo l’attenzione e
l’apprezzamento dei presenti.
E. V.
COMITATO DI PISA
Nel capoluogo toscano la commemorazione del Giorno del Ricordo,
contrariamente a quanto avvenuto in
altre città della Regione, si sono svolte
in un clima molto sereno.Alle 10.00,
al cimitero suburbano, alla presenza
delle massime autorità civili e militari
e alle rappresentanze d’arma, mentre
un picchetto della Folgore prestava gli
onori al suono del silenzio, sono state
deposte davanti al cippo che ricorda
gli infoibati e tutti gli esuli giulianodalmati ovunque scomparsi due corone d’alloro,una a nome dell’ANVGD
e una a nome della Provincia. La sig.ra
Battellino ha quindi letto la Preghiera
dell’infoibato.
Successivamente, nella Sala delle
Baleari del Comune si è svolta la cerimonia ufficiale. Il sindaco, Paolo
Fontanelli, ha salutato gli intervenuti e
dopo aver sottolineato l’importanza di
mantenere viva la memoria storica ha
ceduto la parola al Presidente della
Provincia, dott.Pieroni, che ha ricordato l’esodo e la presenza sul territorio pisano di molti esuli auspicando
che per il prossimo anno sia pronto il
lavoro iniziato da una giovane ricercatrice per incarico del Dipartimento
di Storia.
È stata poi la volta del prof. Michele Battini, docente dell’Università di
Pisa, che ha intrattenuto i presenti su
La frontiera orientale.Sguardo storico
su italiani e slavi nella Venezia Giulia.
La trattazione è stata puntuale e obiettiva e ha riscosso l’approvazione di
tutti.
A conclusione della manifestazione il viceprefetto ha consegnato al sig.
Bianchi, in rappresentanza della moglie, sig.ra Anna Maria Fiorentin, impossibilitata ad intervenire, la medaglia d’oro della Presidenza del Consiglio dei Ministri in memoria del padre
fucilato nel 1943 a Babin Potok
(Croazia). A questo punto la presidente del Comitato provinciale dell’ANVGD, Rossella Bari, ha ringraziato i
rappresentanti delle istituzioni per la
disponibilità e la sensibilità, dimostrate nell’organizzazione delle manifestazioni e ha consegnato loro una targa
ricordo della giornata.
Alle 12.30, a Marina di Pisa, per
iniziativa del presidente della circoscrizione è stata deposta una corona di
fiori al cippo eretto in ricordo degli
infoibati. Dopo il saluto del dott.
Cognetti, hanno preso la parola il
vicesindaco, avv. Cavallaro, che ha
anche ricordato con espressioni di stima il col. Bari e una rappresentante
della Provincia. Rossella Bari ha ringraziato le autorità, ma in particolare
l’avv. Cavallaro per aver voluto ancora una volta manifestare pubblicamente apprezzamento nei confronti di suo
padre.
Infine, nella Chiesa di S. Matteo,
come è ormai tradizione pluridecennale, mons.Egidio Crisman ha celebrato la S. Messa. Nell’omelia ha ricordato la tragedia degli esuli e ha letto un bell’articolo che ben ne esprime
le sofferenze. Al termine della celebrazione la presidente ha ringraziato
mons. Crisman per le sue parole toccanti, e i rappresentanti delle istituzioni presenti alle varie manifestazioni
con i Gonfaloni del Comune e della
Provincia e tutti gli intervenuti.
Rossella Bari
COMITATO DI ROMA
La mattina del 10 febbraio il
vicepresidente del Consiglio on. Rutelli
e la vicepresidente del Comitato di
Roma arch. Marzia Vodopia hanno
reso omaggio all’Altare della Patria. Era
presente una significativa rappresentanza di esuli.
La stessa mattina del 10 la presidente del XII Municipio di Roma
prof.ssa Prestipino ed il Presidente della
Consulta Regionale del Lazio cav. Plinio Martinuzzi hanno reso omaggio
al monumento ai Caduti giulianodalmati sulla via Laurentina. Le varie
fasi della cerimonia sono state sottolineate dai regolamentari squilli di tromba. Malgrado l’inclemenza del tempo, era presente una folta rappresentanza di esuli. Come da istruzioni della Presidenza del Consiglio, le bandiere italiana e delle nostre province, apposte sui piloni, erano abbrunate.
Analoga cerimonia si è svolta alle
ore 10.30 davanti la targa che ricorda
le vittime delle Foibe istriane nell’omonimo piazzale.
Anche in questo caso la presenza
degli esuli è stata notevole.
In merito alla targa giova ricordare
un fatto increscioso: nottetempo ignoti
hanno sovrapposto a quella ufficiale
una targa con una scritta ingiuriosa nei
confronti delle vittime.
La targa abominevole è stata rimossa poco prima che iniziasse la manifestazione.
Frascati (Roma) il tavolo dei relatori:
in primo piano, da destra, il dott. Marino Micich
e la prof.ssa Maria Luisa Botteri, organizzatrice del convegno
NELLA PROVINCIA
DI ROMA
L’8 febbraio, su organizzazione
della nostra socia prof.ssa Maria Luisa
Botteri, si è svolto a Frascati, nella pregevole cornice architettonica delle restaurate scuderie Aldobrandini, un
convegno sul Giorno del Ricordo.
Sono intervenuti il vicesindaco di
Frascati ed il presidente della Consulta Regionale del Lazio cav. Martinuzzi.
La relazione fondamentale è stata tenuta dal dott. Marino Micich, che ha
fatto un excursus completo riguardante
la nostra storia, le foibe, l’esodo, il
dopo-esodo ed i problemi che ancora
oggi incombono sulla comunità. esule: interessante ed applauditissima dal
folto pubblico, composto in gran parte da studenti delle scuole medie superiori. Sono poi intervenuti alcuni
esuli: il cav. Cergnul, il gen. Colussi, la
sig.ra Sponza, il sig. Gaspardis e la stessa prof.ssa Botteri. Sul convegno pubblicheremo una più ampia cronaca sul
numero di maggio.
INTERVENTI
SU RETI TELEVISIVE
Su RAI 3, RAI 1, RAI 2 ed altre TV si
sono svolti diversi intereventi: segnaliamo in due trasmissioni diverse Guido e Fulvio Costa, il cui padre è stato
annegato nel mare di Zara. Inoltre
Ottavìo Missoni che su RAI 2 ha parlato della sua Zara.
COMITATO DI SASSARI
Nel 1947, come si legge nella stele di San Marco a Fertilia, «la Sardegna accolse fraternamente gli esuli
dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia».
E dall’arrivo dei primi esuli sono passati 60 anni. Per ricordare quella data
storica con il patrocinio del Ministero
delle Comunicazioni è stato emesso
da Poste Italiane uno speciale francobollo recante la scritta «60° anniversario della borgata Giuliana di Fertilia
in Alghero».
Nel francobollo inoltre sono raffigurate la Sardegna e la costa istriana e
dalmata con una foto storica di Fertilia.
L’emissione del francobollo è avvenuta in occasione del Giorno del Ricordo. A Fertilia, lo scorso anno, era stato
realizzato un speciale annullo postale
raffigurante la «battana» storica imbarcazione delle genti venete.
Venerdì 9 febbraio si era inaugurata la mostra di fotografie storiche, a
cui è seguita una conferenza sulla storia dell’esodo a cura del Comitato
ANVGD.
Sabato 10 è stata celebrata una
Messa in memoria degli esuli e delle
vittime delle Foibe, tra le quali
l’algherese maresciallo di Finanza
Sotgiu, alle cui figlie sono state consegnate speciali medaglie d’onore da
parte del prefetto di Sassari e del sindaco di Alghero.
DELEGAZIONE
DI BARLETTA
Conoscere per ricordare
Gli Esuli in provincia di Taranto
Nella ricerca dei fatti accaduti e
nella coltivazione dei ricordi della tragedia dell’esodo giuliano e dalmata,
in collaborazione con l’Archivio di
Stato di Taranto, voglio ricordare alcuni momenti della presenza degli esuli
a Taranto e provincia che arricchisce il
bagaglio storico-culturale della nostra
gente.
Dopo l’accordo tra Tito e gli ingle-
Il francobollo commemorativo di Poste Italiane:
raffigura una famiglia di profughi in partenza e,
sullo sfondo sovrapposti, il profilo della Regione Sardegna con la città
di Alghero, una cartolina d’epoca che raffigura Fertilia
e una cartina stilizzata dell’Istria. Completano il francobollo la legenda
«60° anniversario della Borgata Giuliana di Fertilia Alghero»
si, nel giugno 1945 Taranto diviene
punto di arrivo di numerosi profughi
non solo dalla Venezia Giulia e
Dalmazia ma anche dall’Egeo e dall’Algeria. In città operava un “Comitato Centro Meridionale” per laVenezia
Giulia e Zara - sezione di Taranto (poi
Movimento Istriano Revisionista, infine Associazione Nazionale Venezia
Giulia e Dalmazia, sez. di Taranto)
che insieme ad altri Enti (in particolare L’Ufficio provinciale Assistenza Post
Bellica, la Croce Rossa e la Commissione Pontificia) accoglieva i profughi.
Centri di raccolta erano l’Ospedale Civile, l’Ospedale Acanfora e un
Centro alloggio in vico Carducci in
città vecchia. Da un censimento voluto dal Ministero dell’Interno, alla data
del 10 giugno 1949 risultavano presenti in Provincia di Taranto 1718 profughi (1208 dall’Istria, Fiume e
Dalmazia, 510 dalla Grecia). In particolare: a Taranto vi erano 1060 profughi giuliani e dalmati, 76 a Ginosa, 25
a Massafra, 19 a Grottaglie, 6 a
Castellaneta, 6 a Mottola, 3 a Laterza,
3 a Manduria, 2 a Martina, 2 a
Palagiano, 4 a Sava, 1 a Pulsano, 1 a
Monteparano.
In esecuzione della legge Scelba
del 1952, essendo stata scelta Taranto
tra le città destinatarie dei contributi
statali per la realizzazione di alloggi
per i profughi giuliano-dalmati, vennero progettati 40 alloggi. Il 29 gennaio 1952 un telegramma del Ministro dei Lavori Pubblici annuncia al
Prefetto di Taranto lo stanziamento di
50 milioni di lire ai quali si aggiungeranno 1 milione da parte della Provincia di Taranto. Infine, nel 1953, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia
e Dalmazia di Roma acquisterà per 4
milioni un suolo nel rione Tamburi di
Taranto dove saranno costruiti 36 alloggi.
Con questa preve disamina ho
voluto ricordare la tragedia dell’Esodo
che ha disperso nelle più diverse regioni dell’Italia e del mondo le genti
dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia
e che con coraggio a sessant’anni da
quella immane tragedia hanno saputo superare tutte le difficoltà e tutte le
prove più difficili integrandosi egregiamente nei nuovi insediamenti senza però dimenticare le loro origini e la
loro amata terra natia.
Giuseppe Di Cuonzo
COMITATO DI TORINO
A Torino e Provincia le iniziative
per il Giorno del Ricordo sono iniziate il 3 febbraio e si sono concluse il
16.
Incontri con scolaresche e Consigli Comunali, proiezioni, teatro, mostre e dibattiti sono statti il tramite per
far conoscere e raccontare la storia del
popolo istriano, fiumano e dalmata
sradicato con violenza e costretto all’Esodo. Una forzata e sofferta scelta
di libertà fatta per poter continuare le
proprie tradizioni, per poter parlare
l’unica lingua conosciuta e vivere in
libertà, bene a cui ambiscono tutti i
popoli. Questa scelta – ha rimarcato il
Comitato torinese – ci ha costretto a
disperderci in 109 campi profughi sul
territorio nazionale e nei cinque continenti.
Il riconoscimento pubblico esternato attraverso le televisioni e la carta
stampata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato
inequivocabile. Il compito che gli Esuli
hanno è di tenere equidistante posizione dagli scheiramenti politici.
L’enorme mole di lavoro svolto
negli anni dalla nostra Associazione –
si legge ancora nel documento pubblicato sul sito del Comitato – ha fatto
sì che tra le molte iniziative si sia aperto un tavolo di incontro alla Presiden-
Aprile 2007
11
DIFESA ADRIATICA
dai comitati
za del Consiglio dei Ministri per trattare i nove punti presentati in più occasioni sia ai rappresentanti del Governo che dell’opposizione.
La Regione Piemonte ha preso
parte attiva alle celebrazioni del Giorno del Ricordo. «Il Piemonte ha sostenuto diverse iniziative per commemorare questo anniversario – ha dichiarato il presidente della Regione,
Mercedes Bresso – con lo scopo di
ricordare, raccontare, e capire una terribile pagina di storia, ancora oggi nascosta». «La storia – ha precisato l’assessore alla Cultura, Gianni Oliva –,
anche nei suoi momenti più drammatici e irrazionali, segue dei percorsi che
vanno prima di tutto individuati e compresi, e poi ricordati: solo così, la conoscenza del passato può trasformarsi in conoscenza del presente».
Il Piemonte ha realizzato per l’occasione, la riproduzione di due copie
della mostra «L’Istria l’Italia, il mondo»,
che inaugurate l’una a Tortona, il 3 febbraio, alla presenza dell’assessore Oliva, l’altra a Novara, il 5 febbraio. La
mostra, realizzata da Enrico Miletto per
l’ISTORETO, consiste in 16 pannelli
espositivi che raccontano la storia dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati a
Torino. La copia originale della mostra è già stata prenotata dal 2 all’11 di
febbraio dalla città di Ciriè e dal 12 al
28 febbraio dalla città di Asti.
L’ANVGD di Torino ha organizzato
anche quest’anno, con il sostegno della Regione, incontri presso le diverse
Circoscrizioni e presso le istituzioni
scolastiche. Si è iniziato il 3 febbraio a
Torino, presso l’ex “Asilo Isabella”, con
lo spettacolo Le Istriane, presentato da
Arte Media, autore del testo Carlos
Velasquez; il 7 a Volpino, presso la
Scuola Media, convegno sull’Esodo e
le Foibe; l’8 febbraio l’appuntamento
ancora a Torino, per la presentazione
del libro Istria allo specchio. Storia e
voci di una terra di confine, di Enrico
Miletto. Sempre l’8 a San Mauro, presso la Sala del Consiglio Comunale, si
terrà il convegno sul Giorno del Ricordo con la proiezione di un filmato;
il 9 a Moncalieri, presso la Biblioteca
Arduino il convegno «Esodo e Foibe».
Inoltre, al Castello Cavour dal 4 al
10 febbraio è rimasta aperta al pubblico la mostra «Campi Profughi». Il 9 a
Grugliasco posa di una corona al giardino intitolato ai Martiri delle Foibe,
seguita il 10 febbraio dalla S. Messa
cantata al Duomo di Torino e la cerimonia al Cimitero Monumentale con
la partecipazione delle autorità cittadine. Il 10 a Pianezza festeggerà convegno sull’Esodo e le Foibe; ed anche
il Comune di Venaria ha commemorato il Giorno del Ricordo. Il 13 febbraio a Bottigliera Rosta, convegno per
le Scuole Medie.
COMITATO DI TRENTO
Il 9 febbraio si è svolta a Trento,
nella sede del Commissario del Governo, la cerimonia di conferimento
del diploma e della medaglia in memoria di sette vittime delle Foibe da
parte di S.E. il dott. Alberto De Muro,
presenti le massime autorità civili e
militari di Trento, i sindaci di Trento,
Rovereto, Mori e Vallarsa. È intervenuta il presidente del Comitato trentino
dell’A NVGD , signora Anna Maria
Marcozzi Keller.
La cerimonia, alla quale hanno
partecipato anche parecchi Esuli, è stata estremamente commovente. La
stampa regionale le ha dato molto risalto corredando i servizi di fotografie.
La S. Messa è stata seguita da tutte
le autorità presenti la mattina alle quali
si sono aggiunti l’assessore Marta
Dalmaso ed il prof. Beppe Zorzi, consigliere provinciale e storico il quale,
Sopra: Trento, sede
del Commissario del Governo,
cerimonia di conferimento
del diploma in memoria
di sette vittime delle Foibe.
La presidente del Comitato
Provinciale di Trento, signora
Keller, pronunzia il suo discorso
(le foto sono di G. Tomazzoni)
A sinistra: Trento, sede
del Commissario del Governo,
due congiunti e un momento
della cerimonia
di conferimento: è evidente
la commozione delle due signore
insignite dell’onorificenza
dopo l’intervento di padre Corrado, ha
sinteticamente ed efficacemente delineato la situazione militare, politica e
della popolazione civile dell’Istria, di
Fiume e della Dalmazia, ricordando
infoibati ed Esodo. Bervi interventi
della prof.ssa Cogo e della presidente
Keller hanno chiuso il momento religioso. La delegazione si è quindi recata con il Labaro della Provincia di
Trento alla lapide dedicata alla storia
dell’Istria ed al martirio degli infoibati
in via Vittime delle Foibe, con deposizione di una corona.
Il 10 Febbraio a Rovereto
Nella Chiesa di S. Caterina, alla
presenza della vicepresidente ed assessore alla Cultura della Provincia di
Trento, prof. Margherita Cogo, di un
assessore in rappresentanza del sindaco di Trento, del sindaco di Rovereto,
dei vertici del II Reggimento Artiglieria Alpina della caserma “Pizzolato”
di Trento, della Guardia di Finanza, dei
Carabinieri e della Questura, una rappresentanza delle Crocerossine ed una
partecipata rappresentanza degli ex
combattenti con i loro Labari, è stata
celebrata la Messa solenne dal
francescano padre Vigilio. Moltissimi
gli Esuli e i cittadini presenti.
Il celebrante, il sindaco di Rovereto, la vicepresidente della Provincia
prof.ssa Cogo e la presidente del Comitato trentino dell’ANVGD hanno dedicato un pensiero alle Vittime delle
Foibe ed al 60.mo anniversario dell’Esodo.
A seguire la deposizione di due
corone, una della Provincia di Trento
ed una del Comune di Rovereto alla
lapide che ricorda le Vittime delle
Foibe. Nella piazzetta si è verificato
una breve ma spiacevole interruzione polemica, alla quale hanno risposto adeguatamente con duri interventi
lo storico prof. Fabrizio Rasera, la presidente Keller e la prof.ssa Cogo che
hanno ripreso i temi del Presidente
della Repubblica Napolitano. Si è
tratttao di una sciocca incursione di
alcuni anarchici che al grido «via i fascisti» hanno per una decina di minuti interrotto la composta cerimonia,
allontanati dalla polizia presente. In
più, la sera si è svolta la parata di FiammaTricolore, autorizzata. Circa trecento giovani venuti da fuori provincia,
hanno sfilato per Rovereto recandosi
nella piazzetta Vittime delle Foibe.
Nessuna rappresentanza degli esuli era
naturalmente presente. La stampa locale ha ospitato una chiara presa di
distanza della presidente Keller da
quella che ha definito un’intromissione nella nostra memoria, vissuta e sofferta.
A Folgaria, la sera del 13 febbraio,
presentazione del Dvd «Volti di un
Esodo», che è stato riproposto il 19
febbraio, nella Sala dell’ Accademia
degli Agiati a Rovereto, con relazioni
dell’ex preside prof. Livio Caffieri, triestino, presidente dell’Accademia, lo
storico e direttore del Museo Storico
di Trento prof. Giuseppe Ferrandi, la
presidente del Comitato ANVGD.
Anna Maria Marcozzi Keller
COMITATO DI VENEZIA
Il 21 febbraio 2007 presso la Prefettura di Venezia, nella Sala del Consiglio Provinciale, il prefetto di Venezia Giudo Nardone ha consegnato nel
corso di una austera cerimonia le insegne metalliche ed i diplomi a firma
del Presidente della Repubblica, ai familiari degli Italiani soppressi ed
infoibati nell’Istria e nella Dalmazia,
in applicazione a quanto previsto dalla Legge n. 92/2004.
Il Prefetto, il rappresentante della
Provincia, Paolo Gatto, il presidente
del Consiglio Comunale di Venezia,
Boraso, alla presenza delle piu alte
Autorità civili e militari e dei sindaci
delle località di residenza degli Esuli
insigniti, avevano, in precedenza, ricordato con significative parole i tragici avvenmmenti avvenuti durante la.
seconda guerra mondiale in Istria e
Dalmazia.
Particolare commozione ha suscitato la consegna di 4 insegne alla figlia della signora Mafalda Codan per
la scomparsa di ben 4 familiari.
L’ANVGD di Venezia era rappresentata dai vicepresidenti Aldo Sigovini e
Alessandro Cuk, dai consiglieri Belussi,
Gazzari, Zett, Sponza e da numerosi
associati, presenti con il Labaro dell’Associazione.
La “Civiltà Cattolica”:
foibe, cercare la verità
L’articolo di apertura dell’ultimo numero della prestigiosa rivista «Civiltà Cattolica» (del 3 marzo 2007), è dedicato alle Foibe e alle questioni
ancora aperte. È «necessaria, – si legge tra l’altro – come parte della riconciliazione, la ricerca della verità». Infatti - scrive la rivista dei Gesuiti nell’editoriale – «tra le popolazioni interessate, anche tra gli eredi dei testimoni e delle vittime istriane, giuliane e dalmate, gli animi non sono ancora
pacificati, in attesa che sia proclamata una verità condivisa».«Ogni passo
in avanti sulla strada delle verità è un passo sulla strada della pace e del
futuro. Una pacificazione degli animi, fondata sulla verità [...] costituirebbe un modello per situazioni simili in altre parti del mondo».
FLASH DAI COMITATI ANVGD
COMITATO DI ROMA
Il Comitato Provinciale di Roma
ha cambiato numero di telefono. Il
nuovo numero è 06.64 65 10 88 e
vale sia come linea voce che come
fax. La sede resta sempre quella di
Via Reiss Romoli 19, al Quartiere
Giuliano-Dalmata.
COMITATO DI AVELLINO
Eletto all’unanimità dall’Assemblea dei soci il nuovo direttivo del
Comitato Provinciale di Avellino
dell’ANVGD che resterà in carica fino
al 2010. Le cariche sono così distribuite: presidente Carmelo Testa,
vicepresidente vicario Giuseppe
Petrucciani, vicepresidente SalvatoreTroiano, segretario Donato Rocco,
consiglieri Elia Vittorio, Camillo Cagi,
Ugo Fucile, Luciano Beneduce e
Gaetano Calabrese.
COMITATO DI GORIZIA
Il 17 gennaio scorso il Comitato
di Gorizia ha ricordato la figura e
l’opera di Edo Apollonio, per oltre
vent’anni dirigente nazionale e presidente del Comitato Provinciale
ANVGD. Nato nel 1930 a Pirano, abbandonata nel ’44, il lungo peregrinare di Esule lo portò a San Daniele
del Friuli, Monfalcone, Genova, Brindisi, Milano e infine Gorizia. L’amore per la moglie Silvia e per i figli
Marco e Martina, lo tennero sempre
vicini al focolare domestico e alla
sua terra natia, nonostante gli impegni della professione di agente di
commercio per uno dei più prestigiosi marchi della moda internazionale. I goriziani si stringono ancora intorno ai suoi familiari, nello
struggente ricordo di una figura assolutamente insostituibile nel mondo dell’Esodo.
• • •
Dal 25 al 27 aprile il Comitato
organizza un viaggio di tre giorni a
Lubiana, Zagabria, Varazdin e altri
luoghi limitrofi. Il costo è limitato sull’ordine dei 250 euro. Altro itinerario il Comitato organizza dal 16 al
23 giugno nell’Isola di Lussino, con
una permanenza di 7 giorni in mezza pensione per 240 euro. La località si raggiunge con mezzi propri. Il
Comitato di Gorizia si trova in Via
Oberdan 6/F, telefono 0481.53 39
11, con apertura il martedì e giovedì
dalle 17.30 alle 18.30.
COMITATO DI NOVARA
Il prefetto di Novara Fabio
Costantini ha ricevuto i rappresentanti del locale Comitato ANVGD. Nell’incontro gli è stata fatta presente
l’anomalia della errata indicazione
delle località di nascita nei documenti degli Esuli. Il prefetto ha emesso
immediatamente una circolare a tutti
gli uffici pubblici della Provincia per
sollecitarli alla puntuale applicazione della Legge 54/1989.
Periodico mensile dell’Associazione Nazionale
Venezia Giulia e Dalmazia
Centro studi padre Flaminio Rocchi
DIRETTORE RESPONSABILE
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Editrice:
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Finito di stampare il 28 marzo 2007
12
DIFESA ADRIATICA
Napoli, la commemorazione
ufficiale del Giorno del Ricordo
diventa una macchietta
Per capire gli intenti di quanti si
esercitano nella negazione dei drammatici eventi accaduti, e per consentire dunque di comprendere la cornice
entro la quale si inseriscono le proteste dell’ANVGD, pubblichiamo quest’ottima cronaca inviataci dall’arch. Alessandro Ricciardi relativa all’incontro di
Napoli del 10 febbraio, che sulla carta doveva essere di commemorazione e nei fatti si è tramutata in una penosa strumentalizzazione di segno
negazionista. La celebrazione, voluta
dal Comune e concordata con
l’ANVGD, doveva avere la veste istituzionale prevista dalla Legge n. 92/04
ma si è rivelata essere il palco dal quale conferenzieri privi di credito scientifico si sono esibiti nelle più viete e
faziose versioni della tragedia che colpì
un’intera comunità costretta all’esodo.
__________________________
Sabato 10 febbraio 2007, in occasione della Giornata del Ricordo delle
vittime di Istria, Venezia Giulia e
Dalmazia, si è tenuta a Napoli una
commemorazione ufficiale organizzata dal Comune. Nel corso della cerimonia, secondo quanto era scritto
nell’invito inviato a nome dell’ ANVGD,
si sarebbe dovuto leggere una nota del
sen. Paolo Barbi in contemporanea
con la lettura della stessa a Roma, alla
presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Alla commemorazione, che si teneva presso una struttura del Comune, la chiesa sconsacrata di San severo al Pedino, in via Duomo, erano presenti, oltre al Labaro dell’ANVGD, un
certo numero di esuli e loro parenti e
un nutrito numero di studenti, la cui
direttrice scolastica aveva chiesto l’incontro ( per circa centoventi ragazzi
delle scuole medie).
L’annunciata presenza del sindaco, on.Rosa Russo Jervolino, è venuta
a mancare, per via di improrogabili
impegni; in sua vece, a moderare l’incontro, l’assessore all’Educazione, Trasparenza e Legalità, Giuseppe Gambale. Sono stati invitati a parlare come
relatori e per spiegare alle giovani generazioni il significato della giornata il
prof. Soverini, storico, Guido Stelli,
profugo, il presidente e il segretario
dell’ANPI (Associazione Partigiani Italiani) di Napoli. Dopo la breve presentazione dell’assessore Gambale e
le scuse del sindaco per non essere
potuta intervenire, la giornata è iniziata con la “dotta” relazione del prof.
Soverini, non letta e durata circa mezz’ora, nel corso della quale, per circa
venti minuti il professore, presentato
come storico super partes, ha “giustamente” ricordato il quadro storico in
cui si sono svolti gli eventi, e quindi «il
pesante condizionamento citato dalla
politica nazi-fascista italiana» con gli
«eccidi delle popolazioni slovene», «il
divieto di insegnare lo sloveno nelle
scuole», le «deportazioni delle popolazioni slave», «il campo di concentramento di Arbe-Rab, dove la percentuale di morti fu superiore a quella dei
lager tedeschi» e «la violenza dell’ occupazione italiana di quelle terre»,
«con generali criminali di guerra». A
tutto ciò, secondo il relatore, alla fine
del 1943, si manifestò «l’eccesso di
reazione, la resa dei conti verso gli italiani», «forse, eccessiva». «La quantificazione delle vittime nelle foibe forse nessuno la potrà mai fare», ha proseguito. I ricercatori che – secondo il
professore – possono certamente essere «considerati attendibili», e cioè
l’associazione partigiani del Friuli Venezia Giulia, parla di circa diecimila
morti in quel periodo, ma, si sa – ha
aggiunto – i numeri sono numeri e
nessuno potrà mai arrivare a una vera
defmizione, e bisogna riflettere se sia
utile arrivarci. Così come «poco utile
e anzi dannosa ai fini della verità storica» è stata la proiezione di fiction alla
televisione come Il cuore nel pozzo,
che mostrava le vicende di quegli anni
in modo unilaterale ed offensivo per
gli slavi. Inoltre, ha continuato, oggi
«in Istria è esercitato un razzismo
antislavo. In internet se ne parla tutto e
solo dalla parte della destra italiana, al
fine di avere una cassa di risonanza
mediatica». Dopo la “dotta” relazione con la quale voleva “spiegare” agli
esuli cosa fosse “veramente” successo nelle loro famiglie e a loro stessi (
cosa molto “gradita” agli esuli stessi
anche se qualcuno aveva iniziato timidamente a protestare), più che agli
allievi, che ormai si dedicavano a ben
altre, rumorose attività, la parola è passata a Guido Stelli che, avendo vissuto di persona gli eventi di cui si sarebbe dovuto trattare, ha cercato di fare il
punto su ciò che era effettivamente
accaduto, senza la “giusta” sovra-struttura politica. Un intervento pertinente
ed equilibrato, a detta degli Esuli, durato meno di dieci minuti.
Ha poi preso la parola il segretario
dell’ANPI di Napoli, il quale, dopo una
breve introduzione nella quale ha spiegato ai ragazzi ed agli esuli l’importanza di una storia condivisa, ha chiarito di non sentirsela di improvvisare e
che pertanto preferiva leggere un comunicato (non meno di quattro fogli)
elaborato dall’ANPI, «n modo da non
essere confuso e reso parziale dalle
proprie idee». Nel chiaro e dotto
eloquio, questo signore ci ha riferito
che la storia della guerra era dolorosa,
ma che l’episodio delle foibe «era stato scoperto da poco tempo», che era
stato «anche... se vogliamo... accresciuto» e «cavalcato in modo poco
chiaro da certa parte politica per suoi
fini propagandistici», e ci faceva “saggiamente” osservare «che era, francamente, uno scandalo osservare questa giornata del ricordo delle foibe a
soli quindici giorni da quella del Ricordo della Shoà».
A questo punto ( ...con atteggiamento davvero “antidemocratico”),
l’intero gruppo di esuli si è alzato
contemporaneamente dalle sedie e,
piuttosto rumorosamente si è allontanato, lasciando il relatore proseguire
inarrestabile e imperturbabile a leggere al microfono, del tutto ignaro di
quello che accadeva ad un metro da
lui. Qualcuno, tanto poco “democratico”, lo ha tacciato di giocare con sangue vero, di dire cose scandalose e
Il comunicato del Presidente Nazionale ANVGD
Nessuno riempirà un’altra volta di terra e di fango
le bocche dei Martiri delle Foibe
Tra le iniziative assunte in Italia per
commemorare degnamente il 10 Febbraio, se ne sono registrate alcune di tutt’altro segno, promosse non già per rendere omaggio alla memoria delle vittime italiane ma per contestare, in nome
di quella stessa ideologia totalitaria che
perseguì la pulizia etnica della popolazione italiana autoctona della Venezia
Giulia e della Dalmazia allo scopo di
intimidirla e di indurla all’esodo.
Ancona, La Spezia, Napoli, Roma
sono le città toccate da queste iniziative
disegno apertamente negazionista, che
hanno suscitato le proteste degli esuli
residenti e, con il duro comunicato che
pubblichiamo, della Presidenza Nazionale ANVGD, pubblicato dalle agenzie e
da diversi quotidiani. Questa nota fa riferimento all’incontro svoltosi il 9 marzo a Roma, promosso da un circolo di
Rifondazione Comunista che non poco
ha messo in imbarazzo le stesse istituzioni comunali. Per la cronaca del fatto
rimandiamo alla notizia pubblicata a
pagina 13.
Non le sono bastati i fischi, le contestazioni, la Digos e le conferenze
annullate. Alessandra Kersevan,
capofila dei «negazionisti», sarà a
Roma il prossimo 9 marzo, invitata da
un circolo di Rifondazione Comunista, per infangare ancora il Giorno del
Ricordo.
L’incontro ha per titolo «Operazione Foibe, tra mistificazione storica e
revisionismo mediatico». Sul manifesto realizzato per l’occasione campeggia la stella rossa a 5 punte con la denominazione «Memorie resistenti».
A quale ideologia totalitaria si ispirino la relatrice e gli organizzatori è
ben chiaro a tutti. Assistiamo alla
riesumazione del cadavere del nazionalcomunismo titoista che pochi
cultori, ignari dell’evoluzione della storia, continuano a incensare nonostante la coscienza comune europea abbia da sessant’anni condannato i regimi totalitari che hanno lacerato e insanguinato il Continente nel Novecento. Vecchie e insostenibili tesi negazioniste, superate dalla storiografia
contemporanea più accreditata, anche
di sinistra, sono state ampiamente e
autorevolmente confutate dai solenni
pronunciamenti dei Presidenti Ciampi
e Napolitano, così come del Parlamento italiano che pressoché unanimemente ha approvato la Legge del 30
marzo 2004 n. 92 istitutiva del Giorno del Ricordo.
In più di 40 città italiane – da Genova a Firenze aVenezia – si sono svolti
convegni qualificati e commemorazioni istituzionali dove studiosi di alto rilievo scientifico e accademico hanno
smentito documentalmente le tesi
negazioniste.
Nessuno riempirà un’altra volta di
terra e di fango le bocche dei Martiri
delle Foibe.
I maldestri tentativi di pochi
attardati nostalgici delle dittature condannate senza appello dalla storia ripugnano alla sensibilità e al comune
sentire dell’opinione pubblica.
Gli Esuli italiani dall’Istria, dal
Quarnero e dalla Dalmazia confermano la loro scelta di libertà che oggi viene riconosciuta dall’intera Nazione
nelle sue più alte espressioni istituzionali.
On. Lucio Toth
Roma, 8 marzo 2007
Aprile 2007
insostenibili pee le quali si sarebbe
dovuto vergognare. Il tutto mentre il
Labaro dell’ANVGD veniva prontamente
rimosso alle spalle del tavolo dei conferenzieri.
A questa reazione così violenta e
antidemocratica, portata avanti da noti,
faziosi e pericolosi facinorosi dell’età
media di settant’anni, e sempre mentre il Nostro continuava a tentare di
portare a termine il dotto, illuminato e
democratico eloquio, i ragazzi della
scolaresca iniziavano ad urlare anche
loro, felici di vedere finalmente un po’
di movimento in una giornata tanto
noiosa, ma almeno senza interrogazioni, della quale ben pochi – a detta
di molti di loro – avevano capito qualcosa.
Mentre gli esuli stavano uscendo
dalla porta della chiesa per allontanarsi, ha fatto prontamente rientro l’assessore-moderatore con il suo staff, che
si era allontanato alla notizia dell’ennesima scuola vandalizzata a Fuorigrotta, e tentava in tutti i modi di fare
rientrare gli anziani arrabbiati, (senza
l’avallo dei quali questa giornata così
avrebbe avuto ben scarso valore). Alle
“violente” e disgustate rimostranze
degli esuli offesi, ha chiesto loro di tornare a sedersi per continuare e riprendere il suo ruolo di moderatore. Alcuni degli esuli sono tornati a sedersi.
Lassessore, presa finalmente la
parola, ha duramente rimproverato il
vecchio partigiano, ricordandogli che
la Giornata del Ricordo è istituita per
legge nazioriale, che è un dovere per
l.’Amministrazione promuoverla e
continuare a promuoverla nei prossimi anni, e si è chiesto come si fosse
permesso dire e leggere certe cose
(che, non si è capito bene, gli «sarebbero state vietate»), e che la parola gli
veniva tolta immediatamente e definitivamente, nonostante la sua caparbia
volontà di continuare.
La parola passava così a una «persona molto più obiettiva», un professore, presidente dell’ANPI di Napoli. Il
professore, con un linguaggio inizialmente più comprensibile per gli allievi, ha incominciato parlando della storia come maestra di vita, dell’importanza di dire le cose e di quella della
storia condivisa, di quanto i silenzi si-
ano inutili e che «in fondo a chi mai
potrebbero essere utili i silenzi?» (un
esule malpensante seduto di fronte a
lui gli ha fatto sonoramente ricordare
il signore accanto, che aveva appena
letto nel documento dell’importanza
di non parlare più di foibe...). Dopo
avere comunque stigmatizzato le
fiction televisive di parte che hanno
mostrato gli eventi di quegli anni, il
professore ha chiuso ripetendo più
volte che, in fondo, noi italiani la guerra
l’ avevamo persa.
Durante i circa venti minuti di quest’ultima “bella” relazione, l’assessore
Gambale ha platealmente rimproverato il relatore chiedendogli di attenersi
ai fatti storici e di non fare politica ma
questi ha protestato vivacemente ribadendo che questi eventi, lui, non poteva non trattarli che con piglio politico: «l’argomento delle foibe è esclusivamente un fatto politico!» (chi scrive
pensava che i morti e il cinquantennale
silenzio fossero reali!).
Alla fine, nonostante le vibrate richieste di almeno quattro esuli di poter prendere la parola per esprimere il
loro punto di vista, e senza avere non
solo letto ma neanche ricordato il messaggio del sen. Barbi, essendo ormai
le 11.30 e «dovendo i ragazzi rientrare in classe» e l’assessore recarsi rapidamente alla scuola vandalizzata di
Fuorigrotta, il moderatore-assessore ha
sciolto la riunione. Violente sono state
le proteste degli Esuli, ma ancora di
più quelle della direttrice didattica della
scuola intervenuta, che ha vigorosamente rimproverato l’assessore che mai
i ragazzi avrebbero dovuto vedere e
sentire scene di questo genere.
Mentre il pubblico defluiva piuttosto rumorosamente, una ventina di
ragazzi con almeno un paio di insegnanti, evidentemente più sensibili ed
anche più critici rispetto a quello che
alcuni relatori speravano, si sono fermati per parlare con alcuni esuli per
capire cosa fosse effettivamente successo allora e a cosa fosse dovuta la
reazione così forte durante la conferenza. Ma questo fuori programma
non è stato organizzato né voluto da
Comune e assessore.
Alessandro Ricciardi
CHI CERCA TROVA
La nostra rubrica accoglie le ricerche di persone disperse dal tempo e
dall’Esodo. Scriveteci a Via Leopoldo Serra 32 – Roma 00153, mandateci
un fax allo 06. 58 16 852 o una mail a [email protected], specificando sempre
di autorizzare la pubblicazione dei vostri dati personali.
Potete usare gli stessi recapiti anche se siete in grado di darci notizie su
ciò che viene cercato.
• • •
Negli anni a cavallo del 1930 (non posso essere più preciso) un gruppo
di ragazzi della Società Canottieri Diadora di Zara fece una crociera con
una jole “8 con” tra le isole dalmate fino al Quarnaro praticando, antemarcia,
il campeggio nautico. Vi partecipò anche mio papà, Roberto Dragagna,
nato a Spalato nel 1911. Fu pubblicato un libro con il diario di questo
viaggio, dal titolo Remi sull’Adriatico. Ne avevamo una copia che negli
anni è andata persa, forse prestata. Se qualcuno ne fosse in possesso, gradirei poterne fare fotocopia.
Il mio recapito telefonico è 339. 824 18 42 Michele Dragagna
• • •
Durante la mia giovinezza a Fiume, l’Ancora della R.N. Caio Duilio
faceva bella mostra di sé al margine del laghetto del nostro parco. Nei miei
ricordi d’infanzia la stessa Ancora era posta nel mezzo della piazza ex
Regina Elena. Evidentemente quando l’Arciduca fece la donazione del suo
parco alla città di Fiume l’Ancora fu trasferita. Sto cercando qualcuno, uno
storico o un Fiumano più vecchio di me (se esiste, io sono nato a Fiume nel
novembre 1928) che mi aiuti a rintracciare la storia dell’Ancora.
Giulio Scala,
Via Paludetto 12, Concordia Sagittaria 30023 (Venezia),
tel. 0421. 39 43 28
Sto cercando di rintracciare un mio cugino nato a Pola, Luigi Catenacci
fu Francesco, profugo con la mamma Dori nel 1947 a Roma sulla Via
Cristoforo Colombo. Ho perduto ogni contatto nel 1970 ma mi piacerebbe
incontrarlo o almeno avere qualche sua notizia.
Gaetano Losito, Via Maggialetti 18, Molfetta 70056 (Bari),
tel. 080. 334 44 48
Nel numero di gennaio scorso avevamo ospitato la richiesta di Giuliana
Coslovich, che cercava notizie sul suo nonno naturale, possidente di
Cittanova e con il cognome Sferco. La signora ci precisa che, da ulteriori
notizie ricevute, il nonno non era di Cittanova ma bensì di Umago. Ricordiamo che negli anni ’50-’60 i suoi figli o nipoti gestivano una trattoria a
Trieste in Via della Liburnia.
Aprile 2007
Dai «negazionisti» accuse
al Presidente Napolitano
Le Foibe? Sarebbero un mito
Roma . La conferenza «negazionista» sulle Foibe a Roma non è
proprio andata come volevano gli organizzatori. I manifesti sparsi per Roma
preludevano ad una grande partecipazione, che poi però si è concretizzata in una cinquantina di persone.
Un incidente tecnico ha poi impedito
la proiezione di alcuni filmati che
avrebbero dovuto fare da contorno.
Daniela Antoni dei Cobas di Trieste ha esordito con un durissimo attacco al Presidente Napolitano accusandolo di omissioni e reticenze, affermando che Trieste non è mai stata
italianissima come si vuol far credere
e terminando il suo intervento gettando ombre sulle biografie degli infoibati
ai cui congiunti è stato consegnato il
riconoscimento lo scorso 10 febbraio.
Alessandra Kersevan ha poi sfoderato il suo miglior repertorio sminuendo completamente il problema
Foibe, ignorando tutta le realtà delle
foibe istriane e addirittura assicurando con certezza che nelle foibe di
Basovizza e Monrupino (le uniche in
territorio italiano e dichiarate monumento nazionale dal Presidente
13
DIFESA ADRIATICA
Cossiga e dal Presidente Scalfaro) non
vi è nessun cadavere. Quei (pochi)
morti italiani di quegli anni sarebbero
solo vittime di vendette private, perché non ci fu nessun ordine di pulizia
etnica.
È toccato poi a Sandi Volk parlare
dell’esodo, distinguendo tra esuli e
associazioni degli esuli. In questo secondo ambito, oltre all’Unione degli
Istriani, ha citato specificatamente
l’ANVGD definita un covo di fascisti e
citando vecchi documenti del dopoguerra in cui così veniva indicata, dimenticando che a quel tempo tutti gli
esuli erano erroneamente considerati
fascisti, associazioni comprese. Dopo
espressioni ingiuriose sull’opera di Padre Flaminio Rocchi, ha proposto la
sua tesi secondo cui la maggior parte
dei profughi fu fatta fermare a Trieste e
nelle aree limitrofe, anche a costo di
stenti nei campi, pur di italianizzare
quella provincia contro la presenza
autoctona slovena.
Controcorrente il presidente dell’XI
Municipio di Roma, Andrea Catarci,
che ha puntato l’indice contro alcune
interpretazioni discutibili udite in con-
DALL’ITALIA
Roma. In un’audizione alla commissione
Esteri del Senato, il sottosegretario Crucianelli ha
confermato che è definitivamente chiuso l’incidente Mesic-Napolitano, dopo la marcia indietro del presidente croato.
Trieste. Per cercare le migliori soluzioni per
lo snellimento delle procedure di concessione
della cittadinanza agli italiani residenti nei territori ceduti, secondo i dettami della Legge 124/
2006, si sono incontrati nel capoluogo giuliano
il prefetto di Trieste, il presidente dell’Unione Italiana, il presidente del “Comites” di Fiume, e i
consoli italiani di Fiume e Capodistria.
Roma. Lo scorso gennaio il premier croato
Sanader ha incontrato Benedetto XVI, col quale
ha discusso anche della restituzione alla Chiesa
cattolica dei beni sottratti dal regime di Tito.
Sanader ha esposto le difficoltà tecniche, pur
manifestando una intenzione positiva in merito.
Il Papa ha apprezzato l’impegno, dimenticando
però che la Croazia, invece di restituire i beni
agli Ordini religiosi originariamente proprietari,
li cede alle diocesi locali, arricchendo così il
nazionalista clero croato a discapito delle legittime richieste di tutti quegli Ordini con sede in
Italia che avrebbero diritto alla restituzione dei
loro averi.
Firenze. Il Ministro dei Beni Culturali Rutelli,
nel corso della sua visita all’Apoxyomenos di
Lussino, ha affermato che la statua bronzea «è
più bella di quella esposta al Getty Museum»,
soffermandosi con particolare cura all’opera di
restauro eseguita nel capoluogo toscano.
Sono stati 77.714 i visitatori paganti che da
ottobre a gennaio hanno ammirato a Palazzo
Medici Riccardi il bronzo di Lussino.
La mostra ha totalizzato un incasso di
344.000 euro contro i 300.000 spesi per organizzarla e promuoverla. Il bronzo è rientrato poi
a Zagabria.
L’Apoxyomenos, andrà a risiedere definitivamente nell’isola dove è stata ritrovata. Lo ha
dichiarato il primo ministro croato Sanader. Intanto la statua dovrà prima fare una lunga tappa
al Museo archeologico di Zagabria.
Roma. È stato firmato al Viminale la convenzione tra Italia e Slovenia per la manutenzione
del confine di Stato. La convenzione, che ha lo
scopo di regolamentare tale argomento, subentra al precedente accordo stipulato nel 1980 con
la Jugoslavia.
ferenza, affermando che gli esuli hanno pagato per tutti e che comunque
non si può negare che vi siano state
almeno 4-5.000 vittime. A questo punto la signora Kersevan ha minacciato
di andarsene se si fosse ancora osato
dubitare delle cifre da lei proposte
(qualche centinaio di vittime in tutto,
di cui molti militari). Poco dopo, la stessa signora e Catarci si sono chiariti in
maniera tutt’altro che amichevole all’esterno dell’aula, mentre la conferenza continuava nel tentativo di coprire
le sue grida. Il presidente dell’XI Municipio ha poi abbandonato la sala
senza rientrare nel dibattito.
Fabio Nobile del PDCI, ha avuto
l’ardire di porre l’accento sul fatto che
le foibe furono un errore: le due relatrici
a questo punto erano ormai inviperite.
Ha tentato poi di prendere la parola Romana Sansa, esule, che fra mille
difficoltà è riuscita ad avere il microfono per qualche minuto, spiegando
quanto era stato duro nascondere per
decenni la sua identità istriana per vergogna di non essere compresa o
tacciata di fascita.
Un esponente di RC , ha
quindi sottolineato l’importanza di ammettere le colpe di un
comunismo nazionalista che
ha eliminato anche partigiani
rossi italiani. A questo punto il
“trio” Antoni, Kersevan e Volk
non ha retto più.Volk ha gridato che nessun partigiano italiano comunista fu ucciso. Il rappresentante di RC si è visto costretto ad abbandonare la conferenza per l’evidente impossibilità di continuare il suo richiamo a fare i conti con la storia,
mentre la signora Kersevan si
esibiva in un battibecco.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata determinata dall’intervento dell’esule
Alida Gasperini, che ha sottolineato la necessità della fuga
dall’Istria, motivata da omicidi
efferati come quelli di Norma
Cossetto e Don Tarticchio. Al
che le relatrici hanno negato esservi prove delle torture alle due
vittime, ed hanno affermato che
Norma Cossetto non è stata né violentata né torturata, che le storie di
questi due personaggi sono solo mitologia creata ad arte [sic!]. La signora
Antoni si è quindi lamentata laconicamente del «vittimismo» degli esuli.
Si gioca dunque con la storia dolorosa degli Esuli, costruendo una
faziosa “verità” che, fin dalle fondamenta, pecca di un’ideologia portata
TRA VIRGOLETTE
“
Fatti, fatterelli, curiosità e notizie
dalle associazioni e dalla stampa
San Marino. «Arte per Mare. Dalmazia, Titano e Montefeltro tra Medioevo e Rinascimento»
è il titolo della mostra che si terrà a San Marino e
a San Leo dal 28 luglio all’11 novembre prossimi. La duplice esposizione intende ripercorrere
le strade della fede e dell’arte tra Dalmazia e
Montefeltro, lungo la via ideale tracciata dai santi
dalmati Leone e Marino.
Le sedi espositive saranno Palazzo Mediceo
a San Leo e il Museo San Francesco a San Marino.
OLTRE CONFINE
Pola. Contestazione degli ambientalisti di
“Istria Verde” contro il nuovo piano regolatore
della città vecchia che vedrebbe la trasformazione di alcuni parchi pubblici in alberghi e attività
commerciali.
Una specifica manifestazione ha attraversato il centro della città per confluire in Piazza Foro.
Zagabria. Non trovano pace i problemi
confinari tra Slovenia e Croazia. Il presidente
croato Mesic ritiene che sarà probabilmente il
caso di rivolgersi alla Corte internazionale
dell’Aja. Evidentemente entrambi i Paesi hanno
ereditato il vizietto di sessant’anni fa sullo spostamento notturno dei confini...
Capodistria. Il Consiglio comunale ha approvato la proposta di candidare la città istriana quale
«capitale culturale europea» per il 2012. La capitale europea della cultura è una città designata
dalla UE che per il periodo di un anno ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo
sviluppo culturale. Naturalmente con adeguati
finanziamenti comunitari.
Spalato. Sono in corso i lavori al molo San
Pietro nel porto della città, che consentirà
l’attracco anche alle più grandi navi da crociera.
Un primo lotto di lavori dovrebbe terminare entro l’inizio della stagione turistica. Nel corso dei
lavori sono però venuti alla luce importanti reperti archeologici dei tempi di Diocleziano. Riusciranno queste testimonianze dell’antica Roma
a salvarsi dalla colata incombente di cemento?
Fiume. Dovrebbero iniziare entro la fine del-
”
l’anno i lavori per la costruzione di una moschea.
La comunità islamica della regione conta circa
12mila fedeli, di cui circa 4mila a Fiume e nel
circondario. Il Centro islamico sorgerà nel quartiere di Rujevica e occuperà un’area di 2.430
metri quadri.
Verteneglio. Sta per iniziare lo sterminio delle nutrie. Il roditore da pelliccia, simile al castoro, fu introdotto nella zona negli anni ’80 per
motivi commerciali poi falliti. Andato a monte
l’affare-pellicce, gli animali furono maldestramente liberati e negli anni si sono moltiplicati a migliaia, scavando tunnel e indebolendo gli argini
del Quieto, oltre a devastare i raccolti dei contadini.
Parenzo. Parcheggi interrati, palasport, piscine, centri affari nel futuro della città. È questo il
risultato del concorso bandito dall’Assessorato
all’Urbanistica e che ha portato la Giunta del
Comune ad accettare alcuni progetti futuristici.
Per il momento non si parla di dove reperire i
soldi per costruire tutto ciò. Particolare non trascurabile...
Spalato. Sorgerà nell’immediato entroterra
spalatino un acquaparco sul modello di
Gardaland, su una superficie di 120mila metri
quadri con parco divertimenti, alberghi e nucleo
residenziale. Il gruppo ungherese titolare del progetto investirà circa 10 milioni di euro.
Fiume. Sarà pronto a fine giugno il nuovo
mercato ittico che occuperà gli spazi del famoso
silurificio della città. I fondi per la realizzazione
del progetto provengono da... Roma. Infatti le
regioni Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna e
Veneto li avevano ricevuto per il progetto denominato Fish.Log relativo all’Adriatico in favore
delle infrastrutture dei mercati ittici.
Lussinpiccolo. Quella che fu la sede del celebre Istituto Nautico di Lussino, fucina di generazioni di naviganti lussignani, diventerà un albergo a quattro stelle, dopo anni in cui l’edificio,
prospiciente la riva del porto, era in stato di completo abbandono. I lavori inizieranno nel prossimo autunno.
come unico valore di riferimento.
Quell’ideologia di cui sono pervasi,
fatta di saccenza ed assenza di dialogo, che non consentirà mai loro di
concepire un solo concetto che possa
riconoscere all’Istria, a Fiume e alla
Dalmazia quel credito storico che ancora vantano.
Red.
Zara. La Comunità italiana del capoluogo
dalmata ha inaugurato la sua nuova biblioteca,
grazie all’impegno della presidente Villani e di
alcuni giovani studenti. Presto sarà possibile anche consultare in internet l’elenco dei volumi
conservati nei due locali adibiti appositamente a
biblioteca ed attigui alla sede della Comunità.
Buie. L’interno dell’Istria si sta specializzando nella produzione di tartufi.
Dal prossimo agosto sarà operativo il primo
impianto di confezionamento del tartufo per
l’esportazione, dovuto all’impegno e agli investimenti della famiglia Zigante.
Pola. Sono venuti alla luce alcuni reperti cinematografici datati addirittura 1898 e riguardanti
i porti militari di Pola e Sebenico. Le sette pellicole portano la firma del francesce Alexandre
Promio, uno dei più noti operatori della Società
Lumière. Girati in ambienti militari, i filmati sono
conservati nell’archivio storico della società francese.
Zagabria. Sono 51 le Comunità degli italiani
in Croazia e Slovenia. Fra poco potrebbe aggiungersene un’altra nella capitale croata. Infatti a
Zagabria esiste già un Circolo di Italiani, che sono
connazionali di origine istriana, fiumana e
dalmata che per varie ragioni vi si sono trasferiti
in maniera stabile.
Isola d’Istria. Nel suo più recente numero de
“La Colomba”, la Comunità degli italiani “Dante Alighieri” ha edito un interessantissima storia
in pillole della cittadina, dal 932 (sì, proprio prima dell’anno 1000) al 1916.
DALL’ESTERO
Podgorica (Montenegro). È ormeggiato sulla
costa montenegrina lo yacht “Primorka”, realizzato per Tito da un cantiere italiano nel 1974.
Lungo 25 metri, è stato usato in tempi recenti
come imbarcazione di rappresentanza ma le
spese di mantenimento vengono ora giudicate
troppo alte. Così lo yacht di Tito verrà messo all’asta, con una base di partenza di 180.000 euro.
Bruxelles. La Commissione Europea ha dato
il via libera al progetto della regione Friuli-Venezia Giulia per un servizio estivo di collegamento
fra il porto di Trieste e quelli di Portorose, Parenzo
e Rovigno, allo scopo di ridurre la congestione
sulle strade costiere.
Il bando dovrà individuare la società a cui
affidare il servizio.
14
DIFESA ADRIATICA
ELARGIZIONI A DIFESA ADRIATICA
Ricordiamo che, per motivi di spazio, vengono citate solo le elargizioni
superiori ai 30 € di abbonamento ordinario.
Dato il loro notevole afflusso soprattutto a inizio anno, la pubblicazione viene effettuata durante il corso di
tutto l’anno. In rispetto della normativa sulla privacy non vengono citate le
località di residenza degli offerenti.
Novembre 2006
Nesi Donata
€ 80
Derencin Lorenzo
€ 40
Cappello Pietro
€ 35
Milini Claudio
€ 50
Dominis M. Rosaria
€ 50
Leonardelli Antonio
€ 50
Dorigo Dora
€ 50
Poliaghi Aldo
€ 50
Chersi Matteo
€ 60
Di Prampero Pietro Enrico
€ 50
Falconi Marcello
€ 50
Sepich Aldo
€ 80
Gambaletta Mario
€ 50
Vianello maria
€ 50
Troian Albino
€ 50
Bonan Giuseppina
€ 50
Rossi Coana Maria
€ 100
Uratoriu Edoardo
€ 35
Martinoli Eugenio
€ 35
Cotugno Staffetta Nunzia
€ 50
In memoria di Rolando Staffetta
da tutta la famiglia
Venier Nicolò
€ 50
Gagliano Epifania
€ 50
Crall Alfieri
€ 50
Menesini Domenico
€ 50
Randich Antonio
€ 50
Semeia Ovidio
€ 50
Verbano Lorenzo
€ 50
Legovich Antonia
€ 50
Turrin Angelo
€ 50
Volpi Silvia
€ 80
Sotte Leopoldo
€ 50
D’Antignana Guido
€ 50
Rocchi Piccini Nives
€ 50
Labianca Antonia
€ 60
Filippi Maria
€ 50
Giuricich Mario
€ 50
Massarotto Sergio
€ 50
Martinoli Don Nevio
€ 50
Zanetti Orazio
€ 50
Burian Bruno
€ 40
De Francesco Giorgio
€ 50
Bellulovich Ettore
€ 50
Pirovano Anna Maria
€ 50
Michesi Marina
€ 50
Buonopane Lucilla
€ 50
Gambato Asti Italina
€ 35
Baroni Francesco A.
€ 70
Di Blasi Corrado
€ 50
Zerauschek Mario
€ 50
Lubic Rita
€ 50
Camali Antonio
€ 50
Peressini Franco
€ 50
Apollonio Alessandro
€ 50
Campanacci Laura
€ 50
In memoria dei nonni
Annetta Tarabocchia
e Giuliano Goidanich
Candelori Marina
€ 50
In memoria di Eleonora Heininger
Chitrizza Natale
€ 50
Pettazzi Giuseppe
€ 50
Tomassoni Eleuterio
€ 50
Diviacchi Marcella
€ 40
Curkovic Antonio
€ 35
In memoria della mamma Danica
e della zia Marizza
Barzelatto Nori
€ 60
Olovini Canaletti Immacolata € 50
Miani Mario
€ 70
Bon Domenico
€ 50
Galli Elena
€ 50
Cucca Giancamillo
€ 50
Anelli Marianna
€ 50
In memoria del marito
Franco Alesio Ielencovich
Valenti Rita
€ 50
Sperber Rodolfo
€ 50
Ladillo Gianfranco
€ 50
Gammarino Eugenio
€ 50
Comunità Osserina-Ottoli
Gaudenzio
€ 50
In memoria di Maria Zuccoli
Ober Tullio
€ 50
Milli Maria
€ 50
Scodnik Renata
€ 40
Mandich Tiziano
€ 50
Hausbrandt Ermanno
€ 50
Lombardi Ottorino
€ 50
Albanese Maria Antonietta
€ 50
Polgar Giovanni
€ 35
Liuricich Claudio
€ 50
Soppa Alvaro
€ 50
Pace Tullia
€ 60
Jurman Nadia
€ 50
Briata Walter
€ 50
Crasti Marcello
€ 50
Miotti Diego
€ 50
de Fanfogna Gabriella
€ 50
Uratoriu Manola
€ 35
Marcich Ervinio
€ 50
Radessich Giovanni
€ 50
Miani Marino
€ 100
Dicuonzo Giuseppe
€ 40
Ricordando papà Michele
e mamma Maddalena Sansa
Bellasich Paolo
€ 50
Schiattareggia Sebastiano
€ 50
Saule Carlo Alberto
€ 100
Borroni Antonio
€ 50
Battistini Marisa
€ 50
Zanetti Matteo
€ 35
Vizchich Amina
€ 100
Dicembre 2006
Colavalle Luigi
€ 50
Gelci Italo
€ 35
Tollardo Maria Lodovica
€ 50
Rocconi Corrado
€ 50
Giacomelli Edmondo
€ 35
Broz Klaus
€ 35
Lombardi Signorini Ernes
€ 35
Grassi Maria
€ 50
Durin Alberto
€ 50
La Rosa Antonino
€ 50
Viola Italo Benito
€ 100
Cherubini Severino
€ 50
Sauro Antonio
€ 50
Lanfredi Annamaria
€ 50
Orel Maria Tea
€ 50
Geissa Pierpaolo
€ 50
Perusco Vittoria
€ 50
Vicario Mario
€ 60
Poso Benvenuto
€ 40
Fonda Amalia
€ 35
Tomatis Nicolò
€ 50
Debrevi Tarcisio
€ 50
Racunic Maria
€ 40
Sorgarello Grazia
€ 50
Petrani Edda e Antonio
€ 50
Ricordando i nostri sessant’anni
di matrimonio 14/11/1946-2006
Sirotich Silvio
€ 50
Mestrovich Ferruccio
€ 50
Colagrande Emidio
€ 50
Pertot Delise Gianna
€ 40
Savorgnan Sylva
€ 40
Faraguna Miranda
€ 50
Bradini Giovanni
€ 50
Mirelli Savinetti Consuelo
€ 50
Ricordando papà Giovanni
e gli amati eroici zii Bruno
e Grazia Mircovich
Sidari Tito
€ 50
Cappellani Maria Pia
€ 50
Fonda Fabio
€ 50
Pelletti Giuseppe
€ 35
Adamic Liliana
€ 80
Lanzy Darcy
€ 50
Viverit Lucio
€ 50
Bonti Sergio
€ 50
ANVGD Pesaro
€ 60
Kucich Mario
€ 50
In ricordo di papà Dario
Vellenich Silvana
€ 60
In memoria di Albina Vellenich
Borrione Tilde
€ 50
Gardossi Ottavia
€ 50
Draghicchio Sonia
€ 50
In memoria
della mamma Cesira Signorini
Blasina Anna Maria
€ 50
Skull Bianca
€ 100
Copetti Anna Maria
€ 100
Cioccoloni Massimo
€ 50
Calegari Silvana
€ 40
Falchi Paolo
€ 50
Devescovi Maurina
€ 50
Schmeiser Euro
€ 50
Gregorat Lapanje Rellina
€ 50
Cauci Fulvia Giacon
€ 50
In memoria di papà Nini Cauci
e mamma Arfe Ranieri
Del Treppo Liliana e Clara
€ 50
In memoria dei cari genitori
Aldo ed Ersilia Del Treppo
Napoli carmelo
€ 60
Vernier Dario
€ 50
Milanich Vico
€ 35
In memoria di Padre Flaminio Rocchi
Giurini Antonia Mirella
€ 50
Smaila Franco
€ 50
Di Re Carlo
€ 50
Marozzi renato
€ 50
Scomersich Ester
€ 35
Deragna Elena
€ 50
Ricci Giuliana
€ 50
Gelateria al Todaro
€ 65
Tamaro Francesca
€ 50
Canaletti Maria e Tina
€ 50
Spangher Garisenda
€ 50
Patelli Ermanno
€ 50
Buccaran Bolla Anna
€ 50
Faraguna Lina
€ 50
Tretti Mario
€ 50
Sigovini Fabio
€ 50
Murgia Nivea
€ 40
Simone Delia
€ 40
Di Maddalena Maria Pia
€ 40
Camalich Dragica
€ 35
Cavaliere Fernanda
€ 35
Ceci Mariano
€ 35
Ganeo Tiziana
€ 150
Salvioli Livio
€ 200
Maylander Giorgio
€ 50
Miglia Luigia
€ 50
Corte Luciano
€ 50
Ferrarese Sergio
€ 60
Raccamarich Antonio
€ 65
In memoria di Norma Cossetto
perché il Signore possa darLe
la serenità dopo tanto martirio
Valdemarin Maria
€ 60
Piasentier Elvino
€ 50
In memoria del padre
ex fiduciario dell’Opera Profughi
a Marghera dal 1955 al 1970
Garbelotto Renzo
€ 50
Bommarco Gabriella
€ 50
Guidoni Anna
€ 40
Benco Rita Baffilo
€ 35
de Tonetti Maria Grazia
€ 50
Mori Anna Maria
€ 50
Petrioca Maria Grazia
€ 50
Pichler Clara
€ 40
Saule Rea Caterina
€ 100
Petrani Pauletich Paolo
€ 50
Francetich Anna
€ 50
Stocovich Micheli Vilma
€ 50
Sette Teresa
€ 50
Guarneri Raffaele
€ 50
Ricci Luciana
€ 50
Zozzoli Ivonne
€ 50
Wanke Enzo
€ 200
Faragona Carlo
€ 50
Neumann Eugenio
€ 50
Bacci Paolo
€ 50
Degiovanni marina
€ 40
Selem Alessandro
€ 40
Tomasich Arge
€ 80
In memoria di Padre Rocchi
de Petris Giannella
€ 50
Russi Bruno
€ 40
In memoria dei cugini
Dario e Tatiana Russi
Cariello Francesco
€ 35
Fornasari Claudio
€ 80
Schvarcz Giulio
€ 50
Sichich Aldo
€ 50
Basilisco Mirella
€ 50
Petris Giovanni
€ 50
Alifax SpA (Galiano Paolo)
€ 100
Tosti Eufemia e Maria
€ 80
In memoria dei genitori
e della sorella Romana
Colucci Annamaria
€ 50
De Felice Petronilla
€ 40
Nel 5° anniversario della scomparsa
del marito Furio Lazzarich 28.2.02
Jelencovich Anna
€ 50
Gelleni Lidia
€ 50
Andreuzzi Pietro
€ 50
Aprile 2007
Garbin Antonia
€ 40
Monteneri Erica
€ 70
Curto Maria Porro
€ 50
Visintin Renato
€ 35
Verdura Luciano
€ 40
Bonaldi Alfiero
€ 60
Simoni Carmen
€ 60
Culino Mariano
€ 50
Giachin Fabio
€ 50
Ricciardi Elio
€ 40
Grego Laura
€ 50
In memoria dei genitori
Albino e Maria
e della nonna Benvenuta Tessaris
Braico Mario
€ 50
Giuricich Lilia
€ 50
de Fachinetti Michele
€ 50
Capialbi Maria
€ 50
Medvescek Centonze Alda
€ 50
Vezzil Benvenuto
€ 100
Kail Giovanni
€ 50
Cernuschi Maria Cuttin
€ 80
Ruggeri Paola
€ 50
In memoria della mamma
Liliana Boricevich
Fam. Teja Salvatore
€ 100
A ricordo dei defunti Teja
Tischler Alfredo
€ 50
De Furegoni Almerico
€ 50
Livraghi Giuseppe
€ 50
Matulich Walter
€ 50
Magnarin Diva
€ 50
Apollonio Rosa ved. Colizza € 50
Tomissich Odette
€ 50
De Poli Vesta
€ 110
Belletich Albino
€ 50
Lonza Tullio
€ 50
Calzolari Giancarlo
€ 40
Zvietich Vittorio
€ 35
Orlini Bruno
€ 50
Martinoli Cavazzi Jonia
€ 50
Maso Roberto
€ 50
In ricordo dei cari nonni
Dinora e Rino Comici
Diviacco Mario
€ 150
Rigutto Antonia
€ 50
Rabar Flavio
€ 50
Milani Ermanno
€ 50
Bracco Bruna
€ 50
Rudan Testa Giovanna
€ 50
Mattiassich Anna Maria
€ 35
Trentini Elvira
€ 50
Buscemi Ernesto
€ 50
Ferrari Roberto
€ 50
In memoria dello zio Eugenio
Marassovich (Tortona)
Grandi Antonio
€ 50
Gliubich Caterina
€ 50
Premuda Leila
€ 50
Bianchi Mario
€ 50
Montagner Jurlina Regina
€ 50
Delise Bianca
€ 40
Maburzio Armando
€ 50
Gennaio 2007
Pellegrini Alessandro
€ 90
Giordani Carla
€ 50
Flood Anna Maria
€ 50
Lion Romano
€ 50
Corda Edwin e Paolo
€ 50
Del Treppo Clara
€ 80
In ricordo dei genitori
Aldo ed Ersilia Del Treppo
Pucicar Nerina
€ 35
Zerauschek Guido
€ 100
Marsi Tullio
€ 50
Vocetti Salvi Mercede
€ 50
Zustovich Annamaria
€ 50
Russo Rosalia
€ 50
Lucci Andrea
€ 60
Pavan Antonio
€ 50
Ricordando affettuosamente i nonni
Maria e Antonio Pavan
e lo zio Angelo Parenzan (Pirano)
Seguini Glauco
€ 50
In memoria degli zii Oliviero
e Renato Fabbro (Pirano)
Rubbi Silva
€ 50
Fiorentin Flavio
€ 100
Orlando Valter
€ 50
In ricordo della cara Antonietta Andretti
Coderani Elda
€ 50
Giacaz Clelia
€ 40
Ricci Adriana
€ 50
Biasiol Francesca
€ 35
Covacic Lina
€ 35
Gardossi Aldo
€ 35
In memoria
di Anna Reganzin (Grisignana)
Colli Graziella
€ 50
Segnan Odino
€ 50
Abram Silvia
€ 35
Colucci Domenico
€ 50
Pelligra Maria
€ 35
Pancirolli Ezio
€ 50
Fiorentini Guerrino
€ 40
Dolenti Livio
€ 35
Demori Andrea
€ 130
De Tonetti Emanuele
€ 70
Zvietich Benito
€ 60
Giurina Graziella
€ 50
Nagel Mirella
€ 40
Massidda Paolico
€ 35
De Vergottini Pierpaolo
€ 60
In memoria di papà Tonelo,
mamma Paola e P.Flaminio Rocchi
De Luca Stefano
€ 60
Piutti Antonino
€ 50
Moscheni Giovanni
€ 50
Jelich Fioretta
€ 50
Colani Sergio
€ 50
In ricordo di Regina e Severino Colani
Ugussi Gianfranco
€ 50
Rubbi Celso
€ 50
Vidoli Ratti Paola
€ 50
Bani Fiorenza ved. Nicoli
€ 50
Corselli Licia
€ 50
Pillepich Harry
€ 50
Zanini Iginio
€ 35
Sbona Bortolanza Marinella € 35
Pasquali Sergio
€ 50
Buzzi Unicem SpA
€ 50
Quarantotto Luciano
€ 50
Di Grande Foscarina
€ 50
Petris Giovanna
€ 50
Giannotta Maria Vincenza
€ 35
Berna Nerone
€ 100
In memoria della moglie Aurora Mauri
Bravarich Emilia
€ 50
Nicolich Vittorio
€ 50
Tietz Giorgio
€ 50
Vallone Celio
€ 50
Vitali Lidia
€ 60
Solari Silvano
€ 60
Gabrio Gabriele
€ 60
Battara Giovanni
€ 35
Rocco Giovanni
USD 70
Vellam Alma
USD 60
Rusich Francesco
€ 70
Breccia ornella
€ 60
Pentericci Giorgio
€ 80
Cherin Stelio
€ 50
Rolando Adriana
€ 50
In memoria del marito Mario Rolando
Corazza Marta
€ 50
Sorelle Prettegiani
€ 50
Tomsic Vittorio
€ 80
Calussi Andrea
€ 50
Duda Liliana
€ 40
Polonio Giuseppe
€ 50
Berretti Almerigogna Fiorella € 35
Ventin Luigi
€ 40
Rusalen Francesco
€ 50
In memoria di Antonio Rusalen
Monastero San Daniele
€ 50
Fabietti Ferruccio
€ 60
Mattiazzi Vincenzo
€ 40
Bertini Fulvia
€ 60
Missaglia Amedeo
€ 50
Toffetti Graziella
€ 50
Niero Marco
€ 40
Filippi Carmela
€ 110
Bedendo Moro Mirta
€ 100
Francetich Gino
€ 50
Di Giusto Maria
€ 50
Barbi Paolo
€ 50
Vlahov Romano
€ 50
Bacchi Paolo
€ 50
Moratto Carmela ved. Depase € 60
Vallini Bruno
€ 60
Piccitto Liliana
€ 60
Cerlenco Bianca
€ 180
In memoria di P.Flaminio Rocchi
per quanto fatto in favore degli Esuli
Devescovi Attilio
€ 50
Melli Maria
€ 50
Tacco Randich Alessandra
€ 130
In memoria del marito Otto Randich
Andretti Vanni
€ 100
In memoria dei propri cari
Tacconi Vanni
€ 60
Nerini Fiammetta
€ 50
Lenzoni Vanni Iris
€ 50
Biasi Tuscano Nora
€ 50
Rossi Valerio
€ 50
Perni Liuni Silvana
€ 35
Capriata Luigi
€ 50
Sauco Elisa
€ 50
Aprile 2007
15
DIFESA ADRIATICA
The Mesic Case: in Croatia,
embarrassment and diplomatic defenses
The averted crisis between Italy and
Croatia, caused by the inconsiderate,
repeated declarations of Croatian
president Mesic on the Exodus and the
Foibe, can be officially considered
over.As our readers will no doubt recall,
on Februatry 10th, Italian president
Napolitano recognized, during the
commemoration ceremony at the
Quirinale presidential palace, the
“conspiracy of silence” surrounding
those events, underlining, without
mincing words, the responsibility of
having denied, or ignored, the truth, due
to ideological prejudice and political
blindness, and having erased the truth
for diplomatic calculations and international conveniences”.Two days later,
Mesic accused Napolitano of racism,
and historical and political revanscism.
The Italian response was immediate and
firm: Prime Minister Prodi, Foreign
Minister D’Alema, and all the major
government and opposition leaders,
were quick to defend Napolitano. Even
the European Commission, through
spokesperson Pia Ahrenkilde Hansen,
defined “the language used by Croatian
president Mesic inappropriate” adding
that “the Commission maintains that
this confrontation is a demonstration of
just how important European integration is”, and that “European integration,
based on well-defined criteria of
participation, will be judged by the
merits of each individual Nation.”
And on February 17th, aware of the
embarrassment he had caused himself
on the international scene, Mesic issued
a communiquè in which he admitted
that “Napolitano’s words didn’t contain
any controversial reference towards
Croatia ... nor did they contain any
revanscist inspiration or historical
revisionism.”
Embarrassment
from inside Croatia:
The weekly news magazine “Globus”
calls for Mesic’s resignation
Mesic’s comments highly embarrassed the Croatian government, which
is deeply involved in the long and
arduous process of bringing Croatia into
the European Union. While the Croatian leader was trying to emphasize his
country’s interest in communal ties and
neighborly spirit, the Croatian and
Slovenian press sharply criticised his
attitude, and the tone he had used to
express it.
In Croatia, a significant portion of
the press seemed not to want to
emphasize friction with Italy, relegating
Mesic’s comments (but also the Italian
responses) to their papers’ less visible
pages. The Zagreb daily, “Jutarnji List”,
published a comment by Zeljko
Trkanjec, who in no uncertain terms
accused Mesic of having been inopportune and unseemly. “The President’s
words, “stated Trkanjec, “were very
harsh, and unacceptable for use in
communications between heads of state in Europe.” Regarding “historical
matters,” the article continued, “it is best
to depoliticize them and leave them to
the historians, without taking advantage
of them to try and reach a consensus
on the political home front.”
But the loudest outcry was to be
found in the weekly news magazine
“Globus”: one of its leading commentators, Denis Kuljis, actually called for
Mesic’s resignation.
In his article, the journalist
judged Napolitano’s comments on the
Day of Remembrance as correct: “The
post-war actions of Tito’s army in FriuliVenezia-Giulia were none other than
ethnic cleansing, carried out ruthlessly
and with the intent of eliminating the
local population from those areas. A
small number of Italians was thrown
into the foibe, others were executed by
drowning, but the majority of them was
sent into exile with a combination of
repressive political measures and the
inevitability of economic ruin. All of this
took place under the auspices of the
so-called revolutionary technique of
expropriating the expropriator.”
In describing the Trieste, Gorizia,
and Zara regions, Kuljis reminded his
readers that in 1910, and therefore
before fascist demographic “engineering”and possible manipulation of
statistics, 61% of the population spoke
Italian as its native language, 25% spoke
Slovenian, and only 13.5% Croatian.
The journalist went on to say that a
similar destiny was reserved, in the
second post-war-period, for other nonSlavic populations, such as the Germans in Slovenia, Slavonia, and
Vojvodina, and the Turks and Albanians
in Macedonia and Kosovo, forced to
emigrate after mass killings and strong
political and economic pressure. This
was a project planned by Tito’s regime,
and needs to be brought out int the
open, according to Kuljis: “We are not
guilty for what took place 60 years ago;
we sympathize with the Italians.” Kuljis
then revealed that Mesic’s top foreign
policy advisor is Budimir Loncar, who
had been director of the OZNA (Tito’s
secret police) in part of Dalmatia.
Shock among the Italian
communities in Croatia
Radin: “Italians in Croatia
were upset by Mesic’s harsh tones”
Shock was the strongest emotion
expressed by the Italian minority in
Croatia upon hearing Mesic’s statements. Furio Radin, the Italian deputy
at the Sabor, said that “a more serious
approach needs to be used when
discussing these matters, and Mesic
should have used more balance when
speaking on such a highly sensitive
topic.” “When speaking about the
Foibe, we need to use words and tones
that are capable of depoliticizing the
problem.” “I myself proposed the
placement of a symbol on the Foiba of
Vines. And I believe that now is the most
suitable moment to do so, in order to
bring an end to the controversies and
anachronisms, and to give a visible sign
of compassion.” “Also because no
tragedy can justify another tragedy... In
Istria, I feel a sense of alarm prevading
both the Croatian majority and the
Italian minority, as well as other ethnic
minorities. We are close to the border
here, and naturally we feel these
disagreements strongly. In Zagreb, on
the other hand, I sense a feeling of
refusal, as people have reject parts of
Napolitano’s speech on the foibe: I
speak of bloodthirsty Slavic fury, which
Pero también apuro en Croacia.
El semanal “Globus”:
que Mesic dimita
Las exteriorizaciones de Mesic han
puesto en grave apuro al gobierno de
Zagabria, comprometido en el difícil y
largo camino de Croacia hacia la
asociación con la Ue. Mientras el
Ejecutivo croata se esforzaba en subrayar
el interés común por las relaciones de
buena vecindad, críticas significativas
sobre el comportamiento del presidente croata han aparecido en la prensa de
más allá del confín, también eslovena,
sobretodo por el tono y los modos
usados.
En Croacia una parte significativa de
la prensa parecía no querer enfatizar las
fricciones con Italia, relegando las salidas
de Mesic (pero también las réplicas
italianas) en las páginas internas. El
periódico de Zagabria, “Jutarnji List”, ha
publicado un comentario de Zeljko
Trkanjec, que acusaba sin rodeos a
Mesic de haber sido inoportuno y sin
compostura. Las palabras del presidente – ha escrito Trkanjec – «han sido de
verdad duras y no se usan en las
comunicaciones entre jefes de Estado en
Europa». En cuanto a las «cuestiones de
la historia – se lee en el artículo –, conviene despolitizar y dejar a la historiografía, sin usarlas para buscar consensos
en el frente de la política interna».
Pero la intervención más clamorosa
es sin duda aquella del semanal
zagabrese “Globus”, que llega a pedir,
por el bolígrafo de Denis Kuljis, uno de
sus comentadores de punta, la dimisión
de Mesic.
En su comentario, el periodista ha
juzgado correcto el discurso de Napolitano en ocasión del Día del Recuerdo.
«Lo llevado a cabo por el ejercito de Tito
en los territorios de Friuli Venecia Giulia
después de la guerra no ha sido otra cosa
que limpieza étnica – así Kuljis –
ejecutada despiadadamente y con el
intento de eliminar la población
autóctona de aquellas áreas. Un numero exiguo de italianos acabó en las foibe;
otros has sido ahogados en el mar
llevando encima pesos pero la mayor
parte ha sido enviada al exilio con una
combinación de medidas políticas
represivas y la ruina económica que iban
a encontrarse. Todo en la óptica de la
susodicha técnica revolucionaria de
expropiar al expropiador».
En el describir las áreas triestina,
goriziana y zaratina ha recordado que
en el 1910, o sea, antes de la «ingeniería»
demográfica fascista, el 61% de la
población era de lengua madre italiana,
el 25% eslovena y sólo el 13,5% croata.
El periodista de “Globus” recuerda
además que un destino análogo tocó
después de la guerra a otras poblaciones
no eslavas, como los alemanes de
Eslovenia, Eslavonia y Vojvodina, los
turcos y los albaneses en Macedonia y
Kosovo, obligados a emigrar a continuación de las liquidaciones de masa y de
las fuertes presiones políticas y económicas. Un proyecto definido del régimen
de Tito, del cual según Kuljis se debe
hablar: «No somos nosotros los culpables por cuanto perpetrado hace 60
años, nos sentimos solidarios con los
italianos». Y nota como el principal
consejero de Mesic para la política
exterior sea Budimir Loncar, en aquella
época responsable del Ozna (la policía
secreta de Tito) para parte de Dalmazia.
Desconcierto en la comunidad
italiana más allá del confín
Radin: «En Croacia los italianos
turbados por la dureza de los tonos»
El desconcierto ha sido el sentimi-
p.c.h.
(traduzione di Lorie Ballarin)
Mesic makes a complete turn
and corrects his previous statements
Croatian president Mesic made a complete turnaround from his harsh attacks
in the past weeks against the Italian Head of State Napolitano. «In President Giorgio Napolitano’s words there was no controversial reference to Croatia, neither was
there any intention at all of questioning the validity of the 1947 Peace Treaty and the
Agreements of Osimo and Rome, nor did his words contain any inspiration of
revanchism or historical revisionism». Stipe Mesic affirmed this in a statement made
to the ANSA news agency. In his statement he clarified that «after intense diplomatic
contacts» Zagreb and Rome «have released two concurring, joint statements».
Readers will remember that the Italian Foreign Minister Massimo D’Alema had
convened the Croatian ambassador to Italy, Tomislav Vidosevic, expressing to him
Rome’s great disappointment in Mesic’s inconsiderate declarations.
El caso Mesic:
en Croacia apuros y defensas de obligación
La crisis diplomática comenzada
entre Italia y Croacia causada por las
improvisas y reiteradas declaraciones del
presidente croata Mesic sobre éxodo y
Foibe puede formalmente considerarse
cerrada. Recordamos que el 10 de
febrero, el jefe de Estado Napolitano
había reconocido, en el curso de la
conmemoración en el Quirinale, el
«conjuro del silencio» sobre aquellos
eventos, reconociendo sin medios
términos «la responsabilidad de haber
negado o tendido a ignorar la verdad,
por prejuicios ideológicos y ceguera
política, y de haberla cancelado por
cálculos diplomáticos y conveniencias
internacionales». El 12 siguiente el presidente Stipe Mesic acusaba Napolitano
de racismo, revisionismo histórico y
revanschismo político. La reacción italiana ha sido inmediata y durísima, el
premier Prodi, el ministro de Asuntos
Exteriores D’Alema, todos los exponentes del gobierno y de la oposición se han
declarado en defensa del Presidente
Napolitano y de la posición expresada
por éstos. También la Comisión europea, por medio de la portavoz Pia
Ahrenkilde Hansen, había definido «el
lenguaje usado por el presidente de
Croacia Stipe Mesic inapropiado»,
añadiendo que «la Comisión retiene que
este encendido cambio demuestre
cuanto sea importante la integración
europea», y que «la integración europea, basada sobre criterios de adhesión
bien definidos, será juzgada según los
méritos de cada País». Y el 17 de febrero,
consciente de la imagen dejada en la
sede internacional, Mesic distribuía una
nota en la cual reconocía que «en las
palabras del presidente Giorgio Napolitano no había ninguna referencia
polémica sobre Croacia, [...] y ni siquiera
contenían inspiraciones revanchistas ni
histórico-revisionistas».
has reawakened old stereotypes. And
there have been reactions of dissent for
Mesic’s response as well.”
Regarding the matter of lost or
confiscated property (the “beni abbandonati”), Radin stated, “When I speak
of lost or confiscated property, I reason
from the premise that it is a matter of
lack of respect of human rights. Six
decades ago, the rights of the Exiles
were violated both by the Yugoslav
federation and by Italy, which used their
property to pay part of its war debt. The
Exiles should be given an apology for
all that was done to them.”
From the historical point of
view, “every time we don’t take a step
forward, we take a step backward.” This
is the opinion of Italian historian Raoul
Pupo, an expert on the problems of the
eastern border in the 1900’s. “Regarding
the Foibe,” he remarks, “several Italian
presidents have addressed the problem,
but Napolitano, with greater firmness
and conviction, has managed to satisfy
the survivors and relatives.” And
regarding Mesic, Pupo comments that
“his statements should be considered
part of the current, particular, political
climate, since we must consider that
Croatian elections will be taking place
in a few weeks’ time.”
ento preponderante en la minoría italiana en Croacia por las palabras de Mesic.
El diputado italiano al Sabor Furio Radin:
«Sobre estos temas hace falta tener un
acercamiento más serio y Mesic habría
debido usar mayor equilibrio sobre un
tema sobre el cual hay un nivel de
sensibilidad altísimo». «De las Foibe –
precisa – hay que hablar con palabras y
tonos que estén en grado de despolitizar
el problema». «Yo mismo he propuesto
el poner un símbolo en la Foiba de Vines.
Y pienso que este sea propio el momento
más oportuno para hacerlo, para cerrar
así polémicas anacronistas y para dar un
visible signo de piedad». «También
porque no hay una tragedia que pueda
relativizar a otra. [...] En Istria he advertido
un sentimiento de susto que concierne
a todos, de la mayoría croata a la minoría
italiana, a las otras minorías. Nos
encontramos cerca del confín y por tanto golpes y contra golpes se sienten más.
En Zagabria sin embargo he percibido
una sensación de rechazo de parte de
la gente por algunos pasos del discurso
de Napolitano sobre las foibe, y hablo
de la furia sanguinaria eslava, que ha
despertado antiguos estereotipos. Y han
tenido reacciones de disentimiento
también por la respuesta del presidente
croata Mesic».
Sobre el problema de los bienes
abandonados, Radin ha declarado
«Cuando hablo de bienes abandonados
quiero decir antes que se trata de una
cuestión de falta de respeto de los
derechos humanos.
Hace seis decenios los derechos de
los desterrados fueron infringidos sea
por la Federación yugoslava, sea por Italia que pagó los daños de guerra con
sus bienes. A los desterrados se debería
pedir perdón por todo lo cometido de
cara a ellos».
Desde el punto de vista histórico
«cada vez que no se da un paso adelante
se va uno hacia atrás».
Lo sostiene Raoul Pupo, uno de los
historiadores italianos experto sobre
problemas del confín oriental del
Novecientos.
Sobre la dificultad de las Foibe, Pupo
remarca que «diversos presidentes de la
República italiana se han detenido en
el problema, pero Napolitano ha dado,
con mayor firmeza, satisfacción a los
sobrevivientes y a los familiares». Sobre
las afirmaciones de Mesic, según Pupo
«van inseridas en el particular momento político de Croacia que en pocas
semanas irá a votar».
p.c.h.
(traduzione di Marta Cobian)
Mesic vuelve sobre sus pasos y se corrige
Clamorosa vuelta atrás del presidente Mesic respecto a los durísimos ataques
de las semanas pasadas contra el Jefe del Estado Napolitano. «En las palabras del
presidente Giorgio Napolitano no había ninguna referencia polémica a Croacia,
y en ellas no había ninguna intención de poner en cuestión el Tratado de paz de
1947 y los Acuerdos de Osimo y de Roma, y ni siquiera contenían inspiraciones
revanchistas e histórico- revanchistas». Lo afirma el presidente croata Stipe Mesic
en una nota llegada al ANSA. En la nota se aclara que «después de intensos
contactos diplomáticos» Zagabria y Roma «han dejado de común acuerdo dos
declaraciones» colegadas.
Recordamos que el ministro de Asuntos Exteriores italiano Massimo D’Alema
había convocado al embajador croata en Italia TomislavVidosevic, expresándole
la fuerte contrariedad de Roma por aquellas improvistas declaraciones.
16
DIFESA ADRIATICA
VANDALI CROATI
In merito alla devastazione della sede degli italiani a Sissano,
come figlio di Esuli vi chiedo di prendere tutte le iniziative necessarie affinché a livello istituzionale e di opinione pubblica sia reso
noto questo fatto increscioso e sia fatta pressione sulle autorità
croate per impedirne il ripetersi e punire i responsabili.
Davide Ubizzo, mail
Il nostro presidente Toth è già intervenuto sull’argomento, proprio per la sua gravità. La medesima gravità non viene però considerata dalle autorità di polizia croate, che hanno la tendenza a
considerarla una bravata. Ma quante bravate dovranno sopportare i nostri connazionali? Aspettano forse che ci scappi il morto?
SALUTI DA CAPODISTRIA
Complimenti per il vostro sito che parla della storia delle terre
di Istria, la leggo sempre e sono molto contento di saperne la
realtà tramite voi. Sono un ragazzo di 27 anni di Capodistria e
condivido la vostra mentalità sulla storia dell’Istria. Ancora una
volta grazie per tutto quello che fate per gli esuli e per far conoscere la verità della terra istriana.
Daniele Slatich, mail
STRAGE SCIENTIFICA
Dalla biografia di Pier Paolo Pasolini. Nel 1945 la morte del
fratello diciannovenne Guido, che militava nel gruppo partigiano
Brigata Osoppo. Venne, come i suoi compagni, assassinato dai
partigiani jugoslavi titini in quella che è una delle pagine più oscure per l’Italia nell’immediato dopoguerra. Rese più atroce la sua
fine il fatto che fosse sfuggito in un primo tempo alla strage e che
già ferito venisse braccato, trovato e infine ucciso. Come le Foibe,
non fu la reazione violenta incontrollata di gruppi partigiani, come
ancora oggi alcuni stati coinvolti ci vogliono far credere, ma una
strage scientificamente studiata, per interessi territoriali di confine.
Sergio Piero - Grazzanise (Caserta)
BENI... IN CORSO
Nel 2001 ho spedito al Ministero dell’Economia la domanda
di indennizzo ai sensi della 137/2001. Il modulo da voi proposto
non prevedeva di fornire né fotocopia di un documento di identità, né fotocopia del codice fiscale. È opportuno farlo adesso? Nella mia pratica esiste una procura mai revocata: è sempre valida?
Vorrei anche sapere quando verrà trattata la mia pratica.
S.S., mail
All’interno del nucleo di personale che sovrintende alle nostre
pratiche, vi è un gruppo che lavora alla verifica preliminare dei
documenti contenuti nella pratica; saranno loro a contattarLa nel
caso necessiti qualche altro documento. Le procure terminano la
loro vita con la singola legge di indennizzo, per cui la loro revoca
è automatica nel momento in cui il pagamento avviene. Inoltre
attualmente le procure non sono accettate per indennizzi superiori a 4.000 per beneficiario. Non avendo dati sullo scaglione di
appartenenza, il Ministero comunque informa che orientativamente
entro l’estate tutte le pratiche ancora in attesa verranno pagate. Il
primo scaglione è stato completamente evaso, il secondo è in
evasione.
DA VENEZIANO A VENEZIANI
Sono veneziano e da sempre appassionato di storia, quella
seria e non quella insegnata a scuola fino a qualche anno fa (o
forse ancora adesso) ed è per questo motivo che ho sempre seguito con una certa attenzione le vicende storiche che hanno coinvolto le ex terre della Serenissima dopo l’8 settembre 1943. Desidero pertanto esprimere la mia gioia nel sentire finalmente le inedite
affermazioni del presidente della Repubblica Italiana.
Paolo Mazzuccato, mail
INPS E INDENNIZZI: LUNGO CALVARIO
Sono profuga fiumana, ho lasciato Fiume con i miei genitori
Lettere al giornale
FERMO POSTA
di Fabio Rocchi
I quesiti (possibilmente brevi) possono essere inviati alla Redazione (Via Leopoldo Serra 32, 00153 Roma, fax 06.5816852,
e-mail [email protected]). Alcuni vengono tratti da più ampie interrogazioni che giungono alla sede nazionale dell’Anvgd.
nel febbraio 1947. Ho letto da questa rubrica della maggiorazione
INPS spettante ai profughi. Mi piacerebbe avere notizie più dettagliate in quanto anch’io sono pensionata INPS. A chi devo chiedere
il rilascio della qualifica di profugo? Ci sarà una rivalutazione sugli
importi irrisori degli indennizzi dei beni abbandonati che ci hanno dato?
Annamaria Mihalich, mail
Se non ha mai avuto una Sua personale qualifica di profuga e
il Suo nominativo era inserito nel nucleo familiare dei suoi genitori, al tempo in cui la qualifica veniva assegnata solo al capofamiglia,
alla stessa Prefettura che rilasciò quel documento dovrà richiedere il rilascio di una attestazione personale. La produrrà poi all’INPS
di zona, richiedendo la maggiorazione prevista in base alla 140/
1985. Per i beni abbandonati invece, sono ormai alla conclusione
i pagamenti in base alla Legge 137/2001. Successivamente è in
programma il varo di una nuova legge che eroghi agli Esuli o ai
loro discendenti l’ultimo e definitivo saldo. Ovviamente ne daremo a suo tempo ampia notizia su “Difesa Adriatica”.
MANIFESTAZIONI SOVRAPPOSTE
Per commemorare il Giorno del Ricordo, a Milano sono state
organizzate due manifestazioni celebrative contemporanee, una
a Palazzo Marino, l’altra in Prefettura. Il duplice invito concomitante
ha lasciato perplessi e sconcertati gli invitati.
Luigi Battigelli - Milano
In effetti le manifestazioni erano diverse, ma il concetto espresso
dal Lettore è giusto. Le associazioni degli Esuli hanno preparato il
loro calendario di manifestazioni mentre le Prefetture, che si limitavo alla consegna dei riconoscimenti alle vittime, si sono mosse
solo all’ultimo momento e in modo autonomo. In molte altre località comunque i prefetti hanno contattato i nostri responsabili
ed hanno attuato insieme la celebrazione. Evidentemente tale
corretta interpretazione degli eventi non ha avuto riscontro dappertutto.
LA VELOCITA’ NON È TUTTO
Il 10 febbraio mia sorella ed io eravamo alla Prefettura di Roma
per la consegna del riconoscimento in memoria di nostro padre,
gettato in una foiba nel maggio del 1945. All’arrivo del prefetto
Serra, consegna delle medaglie e relativo diploma, lettura della
motivazioni da parte del viceprefetto. Dopo dieci minuti era tutto
finito. C’erano uomini che piangevano: cittadini di serie B ancora
dopo sessant’anni?
Grazia Maria Giassi - Folgaria (Trento)
A Roma probabilmente la fretta l’ha fatta da padrona. Il prefetto Serra veniva infatti dalla precedente cerimonia al Quirinale.
Certo è che spesso i nostri prefetti (come tutti) non conoscono
bene la nostra storia e quindi talvolta si sono limitati al “minimo
sindacale” che certo non può essere preso ad esempio o rappresentare una soddisfazione per chi ha aspettato tanti anni. L’invito
alla lettrice è di soffermarsi più sulla sostanza che sulla forma: lo
Stato italiano ha riconosciuto il martirio del padre e questo è un
dato che nessuno potrà contestare.
Il Circuito del Carnaro,
bolidi sulla pista di Abbazia
Dal nostro inviato...nel tempo.
Fiume, 10 luglio 1939. Da parecchi mesi il RACI di Fiume, tramite il suo
presidente Pasquale Liguori e il suo
fidato collaboratore Renzo Castagneto,
lavorava al progetto per portare, finalmente, anche nel Carnaro l’automobilismo.
Così scriveva la Gazzetta dello
Sport: «Il Primo circuito del Carnaro
avrà luogo il 9 luglio prossimo e si svolgerà nella bellissima strada provinciale che allaccia Fiume ad Abbazia. Il
percorso è di 6 chilometri e sarà ripetuto venticinque volte, per un complesso di 150 Km. In occasione della manifestazione, il Ministro della cultura
popolare ha disposto numerosi treni
popolari per chi voglia seguire la competizione».
Nonostante il gran caldo dell’esta-
Aprile 2007
te, già dalla mattina moltissime persone hanno cominciato a prendere i posti
lungo il percorso e sulle tribune situate sulla spianata di Cava Grande. Poco
prima del via, gli organizzatori hanno
contato ben trentamila spettatori e dato
il successo di pubblico pensano, per
l’anno prossimo, d’internazionalizzare
la competizione. Al via, dato alle ore
14.00 dallo stesso direttore della corsa, il dott. Castagneto, i corridori si
sono dati subito battaglia e Gigi
Villoresi ha preso immediatamente la
testa della corsa seguito da Cortese.
Nei primi giri i due facevano il
vuoto dietro di loro ma nei pressi di
Cava Grande, al quarto giro, Villoresi
approfitta di un errore di Cortese, accumula molto vantaggio tale da fargli
tagliare il traguardo da trionfatore. Il
vincitore ha compiuto una corsa regolare: audace ma preciso nell’abbor-
dare le curve, ha saputo sfruttare tutte
le possibilità del suo mezzo meccanico. Cortese merita un elogio per la
sua bellissima prova.
Sempre al secondo posto, al 17°
giro egli ha segnato 2.46 alla media
oraria di Km/ 128,418. Romano, il terzo classificato, in possesso di una vettura inferiore è giunto terzo favorito da
un incidente toccato a Rocco Pietsch.
Quest’ ultimo gia al primo giro doveva fermarsi per un guasto al motore,
mentre Barbieri che si trovava in quarta posizione, sbandava in curva e riportava danni all’avantreno. Pure
Bonanni doveva ritirarsi per un guasto al motore al primo giro, mentre
Platè si ritirava al decimo.
In serata sul terrazzo dell’albergo
“Quarnero” [ne riproduciamo una
cartolina dei primi anni del Novecento] si è avuta una bellissima cena con
L’INPS CI MARCIA...
Il 31 gennaio ho presentato domanda all’INPS per ottenere la
maggiorazione, allegando la necessaria documentazione.
Sono in pensione dal 2001 e ho chiesto quindi anche gli arretrati.
Ho ottenuto in questi giorni la risposta ufficiale: mi viene riconosciuta la maggiorazione di 15,49 euro al mese a decorrere dal
gennaio 2007.
È corretto o devo oppormi o magari chiedere precisazioni?
Eneo Baborsky, mail
L’INPS continua ad utilizzare la sua interpretazione della legge,
anche se contrastata dalle sentenze della Cassazione, che però
valgono per i singoli casi e non per tutti in assoluto.
In questo momento può intraprendere un’azione legale (con
tutte le spese che ne conseguono per arrivare fino in Cassazione)
o partecipare alla nostra petizione con la quale stiamo cercando
di portare l’INPS a più miti consigli.
Inoltre al Tavolo Governo-Esuli questo sarà uno degli argomenti più scottanti, sul quale chiederemo un provvedimento legislativo che obblighi l’INPS... a fare il suo dovere.
PIÙ DATI PER AVERE RISPOSTE
Vorrei sapere in che situazione si trova con riferimento alla
Legge 137 del 2001, la mia posizione XXX. Cosa posso fare?
C.M., mail
Sono frequentissimi i contatti che riceviamo per avere notizie
sui pagamenti.
Per poter dare una risposta che abbia un senso logico, non è
tanto importante il numero della pratica, ma altri due elementi
essenziali: il valore attribuito al 1938 dei beni contenuti nella pratica e la data della ricevuta di ritorno della raccomandata con la
quale nel 2001 fu fatta la domanda.
INDENNIZZI E DINTORNI
Alcuni nostri soci stanno ricevendo il bonifico per la liquidazione degli indennizzi relativi al secondo scaglione. Apparentemente l’ufficio non invia nessuna comunicazione scritta con il
dettaglio di come sono stati eseguiti i conteggi. È corretto? L’ufficio
è obbligato a dettagliare il conteggio su richiesta scritta dell’interessato oppure si può rifiutare? Vi risulta che l’ufficio esegua i conteggi secondo l’interpretazione discriminatoria che l’Avvocatura
delle Stato aveva dato e che era stata contestata da Padre Flaminio
Rocchi?
Anvgd - Comitato di Milano
Il Ministero non invia alcuna comunicazione scritta relativa
all’avvenuta liquidazione delle somme.
Il beneficiario può chiedere per iscritto al Ministero che gli sia
chiarita la sua quota percentuale di spettanza all’interno della pratica di appartenenza. Tale diritto rientra nella trasparenza della
pubblica amministrazione, pur se coi prevedibili lunghi tempi
ministeriali.
L’interpretazione adottata per il calcolo è quella data da Padre
Flaminio Rocchi contro una precedente interpretazione.
Quindi, all’interno di ogni pratica, le prime 100.000 lire vengono moltiplicate per 350, le seconde 100.000 per 150 e così via.
Solo dopo aver stabilito la spettanza totale della pratica, la somma
viene divisa percen-tualmente tra gli aventi diritto in base alle quote
di proprietà o agli assi ereditari.
RICORDO DELLE ORIGINI
Ho provveduto a rinnovare l’abbonamento per il 2007, inclusa un’elargizione in memoria di mio padre, da cui ho imparato ad
amare la sua terra d’origine (era nato a Pola, da famiglia di Neresine)
e ad apprezzare i valori di cui anche il vostro periodico è portatore.
Massimo Grion, mail
tutti i corridori seguita poi dalla
premiazione da parte del sottosegretario alla Marina Mercantile Host Venturi.
Ecco l’ ordine di arrivo:
1. Villoresi (Maserati) in ore 1.10, 41
2. Cortese (Maserati) 1.11,03
3. Romano (Maserati) 1.18.17
4. Rocco (Maserati),
fermatosi al 24° giro.
5. Seguono a pari merito
tutti gli altri corridori.
Giorgio Di Giuseppe
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NESSUNO PIÙ CI RIDURRÀ AL SILENZIO UNA STORIA ITALIANA