Maggiorazione della pensione INPS: istruzioni per l’uso All’interno del giornale la petizione da compilare e inviare alla sede nazionale ANVGD l’Avvocato Vipsania Andreicich A pagina 4 anno XIII - n° 4 Aprile 2007 periodico mensile dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Centro Studi padre Flaminio Rocchi Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L.353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 2 DCB - Roma UNA STORIA ITALIANA RITORNA “ITALIANA” NESSUNO PIÙ E L’ESODO GIULIANO-DALMATA CI RIDURRÀ AL SILENZIO LE FOIBE Questo il comunicato stampa emesso il 12 febbraio scorso Nelle ultime settimane una compagnia di giro, una specie di Carro di Tespi o di Carro dei Teschi – dato l’argomento – ha percorso qualche provincia italiana per insegnare agli ignari come sono andate veramente le cose al confine orientale italiano, tra il 1920 – mettiamo una data a caso, ma che è già intenzionale nella sua palese malafede – e il 1943, o 1945, 1954…facciano un po’ loro, gli attori di questa simpatica troupe di propagandisti. Si dice simpatica così per dire, perché al pubblico italiano – dal vivo delle sale messe a loro disposizione o dai teleschermi – questa troupe molta simpatia non l’ha suscitata. Se il loro scopo era di dare testimonianza della loro obiettività scientifica, del loro afflato europeo, della loro civiltà giuridica o semplicemente della loro coscienza morale, lo spettacolo non è stato dei più riusciti. Nelle loro tesi negazioniste o riduzioniste dei crimini delle foibe e delle dimensioni dell’esodo della popolazione autoctona italiana dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia non si è tenuto gran conto né delle dichiarazioni di quattro Presidenti della Repubblica Italiana, né di una legge votata dal Parlamento di Roma, né della storiografia che si è sviluppata in Italia, Slovenia, Croazia e Serbia nell’ultimo decennio, né delle sentenze della magistratura italiana, che non ha trovato colpevoli punibili ai sensi del nostro ordinamento, ma ha accertato fatti e crimini in termini inoppugnabili per chiunque sappia leggere e abbia la pazienza e la serietà di farlo. Niente di tutto questo poteva interessarli, perché le loro limpide fonti di informazione sono rimasti i “libri bianchi” redatti dal governo iugoslavo di Tito alla Conferenza della pace del 1946 e ripresentati tali e quali per impedire l’ingresso dell’Italia all’ONU: elenchi di criminali di guerra compilati dall’OZNA (polizia segreta del regime titoista) e tratti dalle “sentenze” dei tribunali del popolo in processi sommari celebrati tra urla, sputi e bastonate del personale incaricato dal Partito di dare prova della sua indiscussa fede nel compagno Tito. È noto che i codici penali e di procedura penale dei Paesi comunisti, specie nei primi anni del rigore rivoluzionario, e soprattutto la loro pratica applicazione, erano la quintessenza del garantismo giuridico, sul quale nessuna inchiesta di Amnesty International avrebbe potuto trovare nulla da ridire! Tanto meno poteva interessare questi “professionisti” il riconoscimento sincero che una parte della stampa croata ha tributato al Presidente Giorgio Napolitano delle buone ragioni del suo discorso al Quirinale del 10 febbraio e del buon diritto del popolo italiano di celebrare il Giorno del Ricordo. Sono stati proprio gli organi di stampa croati a riconoscere alcuni dati essenziali, che sono alla base dell’esperienza vissuta dagli istriani, dalmati e fiumani di nazionalità italiana e della storiografia più aggiornata sull’argomento delle foibe e dell’esodo. Primo fra tutti e fondamentale quello che nei territori assegnati all’Italia dai trattati internazionali del 1920-1924, e cioè nelle province di Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Zara, la popolazione italiana autoctona era maggioritaria secondo l’ultimo censimento austriaco del 1910. Tanto lo era che alla vigilia della Prima guerra mondiale circa cinquantamila persone esodarono verso l’Italia per sottrarsi alle persecuzioni austriache e altre cinquantamila furono internate in Stiria, Slovacchia, Ungheria, ecc. perché sospettate di simpatia per la “causa italiana” (vedere le relazioni delle commissioni parlamentari d’inchiesta sulle terre redente del 1919-1920). Ma quelli almeno tornarono a casa a guerra finita! * * * Se esodi si sono verificati dopo il 1920 uno ha interessato circa diecimila italiani della Dalmazia centrale e meridionale assegnate al Regno iugoslavo e un altro, di quasi cinquantamila persone, riguardava sloveni, croati, tedeschi, ungheresi o boemi che risiedevano nel Litorale austriaco per motivi di lavoro (funzionari, impiegati, militari, insegnanti) o fu dovuto alle difficoltà economiche che caratterizzarono tutta l’Italia e le regioni limitrofe nell’immediato dopoguerra, tanto che molti emigrati erano di nazionalità italiana (verificare i registri anagrafici). Quanto al famoso incendio dell’albergo Balkan (sede anche di un centro culturale e politico del neonato stato iugoslavo) – da cui trae sempre inizio la storia addomesticata della disinfomacija di Stato – esso si verificò nel clima arroventato dell’estate del 1920, con la «questione fiumana» in primo piano, e come conseguenza immediata dell’assassinio di due ufficiali italiani a Spalato da parte di elementi slavi non identificati, sul quale fece ufficiale rapporto alle Camere il Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti (si vedano gli Atti della Camera dei Deputati), nella deplorazione generale di tutti i partiti e di tutti i sindacati italiani. Negli incidenti di Trieste morirono due italiani, un ufficiale in servizio d’ordine e un cameriere “regnicolo” accoltellato in Piazza Unità. segue a pag. 4 Trieste, Foiba di Basovizza. Alcuni dei Labari delle associazioni degli esuli giuliani e dalmati presenti il 10 febbraio all’inaugurazione del rinnovato monumento dalla Presidenza nazionale ANVGD a commento delle manifestazioni svoltesi in tutta Italia per il Giorno del Ricordo Chi temeva e chi sperava che il Giorno del Ricordo sarebbe stato obliterato per la diversa situazione politica è stato smentito. In tutta Italia la giornata si è celebrata con partecipazione di popolo, raccolto intorno agli esuli istriani, fiumani e dalmati e ai loro discendenti, dalla Foiba di Basovizza presso Trieste, luogo emblematico dei massacri, al Palazzo del Quirinale, dove il Presidente Giorgio Napolitano ha pronunciato parole chiare e dure, parlando di «riconoscimento troppo a lungo mancato», di «un’ondata di cieca violenza», di «un disegno di sradicamento della presenza italiana da quella che era e cessò di essere la Venezia Giulia», di una «disumana ferocia» che si concluse in una «pulizia etnica»; infine di «una congiura del silenzio» per «pregiudiziali ideologiche», «cecità politica» e «calcoli diplomatici». I media, dalla stampa alla Tv, hanno risposto con un’attenzione e una solidarietà sincera che la stessa classe politica forse non si attendeva. Per troppi esuli questo riconoscimento arriva troppo tardi. «L’Italia è stata feroce – ha detto l’istriano Adriano Sansa, ex-sindaco di Genova – e la verità arriva tardi, occultata con cru- deltà dalla sinistra […] La generazione dell’esodo sta scomparendo. Con la mia, poi, finirà anche il dialetto istriano, quello che mi serve per pensare…». Ma forse non sarà così. Quel che resta del mondo degli esuli aiuterà i fratelli rimasti in Istria, a Fiume e in Dalmazia a conservare la nostra voce e a trasmetterla ai figli. Niente resiste alla forza della verità, non certo le poche note stonate di chi recalcitra di fronte al progresso della coscienza civile della nazione. Lucio Toth Giù le mani dal Giorno del Ricordo che onora l’Esodo di Istriani, Fiumani e Dalmati. Comuni, Province e Regioni seguano l’esempio del Presidente Napolitano Il Consiglio nazionale dell’ANVGD, eletto dal Congresso del novembre 2006, si è riunito a Padova il 3 marzo 2007, ed ha approvato due mozioni. Nella prima si legge: «L’ANVGD rileva con soddisfazione che finalmente lo Stato italiano, con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i Presidenti dei due rami del Parlamento e l’intero Governo, ha voluto affermare fino in fondo la verità storica sulla tragedia delle Foibe e dell’Esodo giulianodalmata e non ha lasciato spazio alle rozze affermazioni del Presidente croato Stipe Mesic, che ha ricevuto dalla classe politica italiana e dalla stessa UE la risposta che si meritava. Denuncia tuttavia i tentativi di boicottaggio e di autentico capovolgimento del significato del Giorno del Ricordo, che hanno avuto luogo in diverse città italiane, spesso Il Comune di Roma dispone la rimozione dei manifesti contro il Giorno del Ricordo Ragioni di «decoro urbano»: questa la motivazione con la quale il Comune capitolino ha dato disposizione di rimuovere i manifesti di Rifondazione Comunista offensivi del Giorno del Ricordo e delle vittime delle Foibe. Nei giorni intorno al 10 febbraio, il partito della sinistra radicale aveva affisso nei molti quartieri della Capitale un poster raffigurante una simil-resistente con stella rossa sul berretto e contenente un testo a dir poco farneticante, che non risparmiava il Presidente della Repubblica, reo di aver riconosciuto la tragedia dell’esodo e degli eccidi degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia. Imbarazzo nella stessa Rifondazione Comunista, al cui interno – si è scoperto – era stata la corrente più estremista a concepire e far affiggere quel manifesto, firmato «Federazione di Roma – progetto memoria». «Quella per noi è carta straccia», avrebbero detto i dirigenti nazionali del partito dando l’assenso al Comune di Roma di rimuovere i manifesti. Ma è chiaro che le più feroci posizioni negazioniste imbarazzano un po’ tutta la sinistra, ed è per questo che il Campidoglio si è affrettato a far intervenire gli addetti alla rimozione. con la compiacenza o la tolleranza delle istituzioni locali, che non hanno saputo o voluto tutelare la correttezza e l’equilibrio del dibattito storico. Rivendica il diritto della nostra Associazione e delle altre associazioni della Federazione ad essere preventivamente consultate dalle Regioni, dagli enti pubblici locali, dalle università e dalle emittenti radio-televisive, in occasione di qualsiasi manifestazione che abbia attinenza con il Giorno del Ricordo del 10 Febbraio, allo scopo di evitare strumentalizzazioni di parte o vere e proprie offese alla memoria degli Esuli e dei loro congiunti, diffondendo subdolamente autentiche forme di negazionismo e di riduzionismo dei crimini delle Foibe e delle vittime del Gulag jugoslavo. Impegna l’Associazione e la Federazione ad elaborare una documentazione concisa ed esaustiva che sia d’ausilio per controbattere le tesi antagoniste e promuovere nelle scuole e nelle università una conoscenza corretta della nostra vicenda e della tradizione storica dell’Istria del Quarnaro e della Dalmazia». * * * Nella seconda si parla della istituzione del Tavolo di Coordinamento tra i vari Ministeri presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dove il 20 febbraio scorso era presente l’intera Delegazione della Federazione delle Associazioni degli Esuli. «Il Consiglio Nazionale, – si legge – dà atto che i risultati ottenuti dalla Federazione delle Associazioni degli Esuli e in particolare dalla nostra Associazione negli ultimi tre mesi sono l’esito positivo di un lavoro comune portato avanti dai dirigenti nazionali e periferici dell’ANVGD, che hanno concorso a coltivare rapporti corretti con le Istituzioni, sia nazionali che regionali e locali. Da questa azione sono derivati – malgrado l’innegabile crisi della Federazione, di cui l’ANVGD non è responsabile – sia la risonanza avuta anche quest’anno dal Giorno del segue a pag. 4 Mesic makes a complete turn and corrects his previous statements In english language to page 15 Mesic vuelve sobre sus pasos y se corrige En lengua española en la página 15 2 DIFESA ADRIATICA Aprile 2007 fatti e commenti Il caso Mesic In Croazia imbarazzi e difese d’ufficio La sfiorata crisi diplomatica tra Italia e Croazia causata dalle improvvide e reiterate dichiarazioni del presidente croato Mesic su esodo e Foibe può formalmente considerarsi chiusa. Ricordiamo che il 10 febbraio, il capo dello Stato Napolitano aveva riconosciuto, nel corso della commemorazione al Quirinale, la «congiura del silenzio» su quegli eventi, riconoscendo senza mezzi termini «la responsabilità di aver negato o teso a ignorare la verità, per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e di averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali». Il 12 seguente il presidente Stipe Mesic accusava Napolitano di razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico. La reazione italiana era stata immediata e durissima: il premier Prodi, il ministro degli Esteri D’Alema, gli esponenti tutti del governo e dell’opposizione si sono schierati a difesa del Presidente Napolitano e della posizione da questi espressa. Anche la Commissione europea, per mezzo della portavoce Pia Ahrenkilde Hansen, aveva definito «il linguaggio usato dal presidente della Croazia Stipe Mesic inappropriato», aggiungendo che «la Commissione ritiene che questo scambio acceso dimostri quanto sia importante l’integrazione europea», e che «l’integrazione europea, basata su criteri di adesione ben definiti, sarà giudicata sui meriti di ciascun Paese». E il 17 febbraio, consapevole della figuraccia fatta in sede internazionale, Mesic diramava una nota nella quale riconosceva che «nelle parole del presidente Giorgio Napolitano non c’era alcun riferimento polemico alla Croazia, [...] e nemmeno contenevano ispirazioni revansciste e storicorevisionistiche». Il primo ministro croato Sanader «Inaccettabili le valutazioni di Napolitano» Le critiche della Commissione Europea rivolte al presidente Mesic per la sua reazione al discorso di Napolitano sono «estremanente unilaterali e inaccettabili». Lo ha sostenuto il premier croato Ivo Sanader, che ha rivelato di essere stato comunque impegnato con il suo governo, in accordo con il presidente Mesic, nel cercare una via d’uscita diplomatica. Le valutazioni di Bruxelles, ha aggiunto, sono «accentuatamente unilaterali e inaccettabili». Ma da Roma confermava il portavoce della Farnesina Pasquale Ferrara: quelle del presidente Mesic «sono dichiarazioni inaccettabili e tali rimangono». E parlando di verità storiche, ha puntualizzato Sanader, è importante che si sciolgano i nodi nei rapporti bilaterali, come ad esempio, quello dei circa 35 milioni di dollari che la Croazia deve ancora versare a titolo di debito nei confronti degli esuli. Un nodo che – ha detto il primo ministro – la Croazia intende risolvere in tempi brevi. Ovviamente in accordo con la parte italiana, che peraltro non ha mai voluto attingere al danaro (appena due rate versate diversi anni addietro) depositato su un conto europeo. Ma anche imbarazzo in Croazia. Il settimanale “Globus”: Mesic si dimetta Le esternazioni di Mesic hanno messo in grave imbarazzo il governo di Zagabria, impegnato nel difficile e lungo percorso della Croazia verso l’associazione all’Ue. Mentre l’Esecutivo croato si sforzava di sottolineare l’interesse comune a rapporti di buon vicinato, significative critiche all’atteggiamento del presidente croato sono apparse sulla stampa d’oltreconfine, anche slovena, soprattutto per i toni e i modi usati. In Croazia una significativa parte della stampa è sembrata non voler enfatizzare le frizioni con l’Italia, relegando le uscite di Mesic (ma anche le repliche italiane) nelle pagine interne. Il giornale di Zagabria, “Jutarnji List”, ha pubblicato un commento di Zeljko Trkanjec, che accusava senza giri di parole Mesic di essere stato inopportuno e scomposto. Le parole del presidente – ha scrittoTrkanjec – «sono state davvero dure e non si usano nelle comunicazioni tra capi di Stato in Europa». Quanto alle «questioni della storia – si legge nell’articolo –, è bene depoliticizzarle e lasciarle alla storiografia, senza usarle per cercare consensi sul fronte della politica interna». Ma l’intervento più clamoroso è senz’altro quello del settimanale zagabrese “Globus”, che giunge a chiedere, per la penna di Denis Kuljis, uno dei suoi commentatori di punta, le dimissioni di Mesic. Nel suo commento, il giornalista ha giudicato corretto il discorso di Napolitano in occasione del Giorno del Ricordo. «Quella attuata dall’esercito di Tito nei territori del Friuli Venezia Giulia nel dopoguerra è stata null’altro che una pulizia etnica – così Kuljis – eseguita spietatamente e con l’intento di eliminare la popolazione autoctona da quelle aree. Un numero esiguo d’italiani è finito nelle foibe; altri sono stati affogati in mare con addosso dei pesi ma la maggior parte è stata avviata all’esilio con una combinazione di misure politiche repressive e la rovina economica cui andavano incontro. Il tutto nell’ottica della cosiddetta tecnica rivoluzionaria dell’espropriare l’espropriatore». Nel descrivere le aree, triestina, goriziana e zaratina ha ricordato che nel 1910, dunque prima dell’ «ingegneria» demografica fascista, il 61% della popolazione era di madrelingua italiana, il 25 slovena e solo il 13,5 croata. Il giornalista di “Globus” ricorda altresì che destino analogo toccò nel secondo dopoguerra ad altre popolazioni non slave, come i tedeschi di Slovenia, Slavonia e Vojvodina, i turchi e gli albanesi in Macedonia e Kosovo, costretti a emigrare in seguito alle liquidazioni di massa e alle forti pressioni politiche ed economiche. Un progetto definito dal regime di Tito, di cui secondo Kuljis si deve parlare: «Non siamo noi i colpevoli per quanto perpetrato 60 anni fa, ci sentiamo solidali con gli italiani». E rileva come il principale consigliere di Mesic per la politica estera sia Budimir Loncar, all’epoca responsabile dell’Ozna (la polizia segreta di Tito) per parte della Dalmazia. Sconcerto nella comunità italiana oltreconfine Radin: «In Croazia gli italiani turbati dalla durezza dei toni» Lo sconcerto è stato il sentimento prevalente nella minoranza italiana in Croazia alle parole di Mesic. Il deputato italiano al Sabor Furio Radin: «Su questi temi bisogna avere un approccio più serio e Mesic avrebbe dovuto usare maggiore equilibirio su un tema su cui c’è un livello di sensibilità altissimo». «Delle Foibe –precisa – bisogna parlare con parole e toni che siano grado di depoliticizzare il problema». «Io stesso ho proposto di porre un simbolo sulla Foiba di Vines. E penso che proprio questo sia il momento più opportuno per farlo, per chiudere così polemiche anacronistiche e per dare un visibile segno di pietà». «Anche perché non c’è una tragedia che relativizza l’altra. [...] In Istria ho avvertito un senso di sgomento che riguarda tutti, dalla maggioranza croata alla minoranza italiana, alle altre minoranze. Ci troviamo vicino al confine e dunque colpi e contraccolpi sono più sentiti. A Zagabria invece ho percepito un senso di rigetto da parte della gente per alcuni passi del discorso di Napolitano sulle foibe, e parlo della furia sanguinaria slava, che ha risvegliato antichi stereotipi. E ci sono state reazioni di dissenso anche per la risposta del presidente croato Mesic». Sul nodo dei beni abbandonati, Radin ha dichiarato «Quando parlo di beni abbandonati voglio premettere che si tratta di una questione di mancato rispetto dei diritti umani. Sei decenni fa i diritti degli esuli furono infranti sia dalla Federazione jugoslava, sia dall’Italia che pagò i danni di guerra con i loro beni. Agli esuli si dovrebbe chiedere perdono per quanto commesso nei loro confronti». Dal punto di vista storico «ogni volta che non si fa un passo avanti se ne fa uno indietro». Lo sostiene Raoul Pupo, uno degli storici italiani esperti sui problemi del confine orientale del Novecento. Sul nodo delle Foibe, Pupo rimarca che «diversi presidenti della Repubblica italiana si sono soffermati sul problema, ma Napolitano ha dato, con maggiore fermezza, soddisfazione ai superstiti e ai parenti». Sulle affermazioni di Mesic, secondo Pupo «vanno inserite nel par- Le polemiche in Slovenia cautela diplomatica e basso profilo sulla stampa Anche la Slovenia, naturalmente, è stata toccata dalla polemica tra Italia e Croazia. Chiamato in causa dalla rappresentante dei liberaldemocratici (LDS) Darija Latvisar Bebler, secondo la quale al discorso di Napolitano avrebbe dovuto rispondere il governo sloveno e non soltanto il presidente Janez Drnovsek con una lettera personale, il premier Janez Jansa ha respinto l’opinione secondo cui Lubiana avrebbe dovuto reagire con maggiore forza. Jansa ha affermato di non essere al corrente del contenuto della lettera inviata da Drnovsek a Napolitano. Per giustificare il basso profilo mantenuto da Lubiana Jansa ha detto che «il Governo italiano non ha preso alcuna decisione né intrapreso alcun atto per il quale il Governo sloveno avrebbe dovuto reagire». Secondo il primo ministro sloveno una più marcata reazione del suo governo si sarebbe resa necessaria solo se il Governo italiano avesse assunto decisioni inerenti alle revisione degli accordi bilaterali: «Nulla di questo è successo e inoltre nei rapporti tra i due Stati ci sono segnali positivi per quanto riguarda la soluzione dei problemi della minoranza slovena in Italia». In ogni caso, nel suo intervento al Intervento di Paolo Barbi LA MIA GRANDE SODDISFAZIONE Ringrazio Iddio di avermi concesso la grande soddisfazione di poter concludere il mio lungo impegno nella vita pubblica italiana col discorso che ho pronunziato al Quirinale nel Giorno del Ricordo ad illustrazione e sostegno delle incontestabili ragioni della mia gente giuliano-dalmata, così come l’avevo iniziato, quell’impegno, 62 anni or sono con la collaborazione nel Comitato di Liberazione italiano di Trieste, sotto la presidenza del mio maestro di filosofia e guida spirituale, Mons. Edoardo Marzari. Ma ancor maggiore – perché assolutamente imprevedibile – è stata la soddisfazione di sentirlo pienamente accolto e condiviso dal Presidente della Repubblica, che ha riconosciuto nella forma più solenne la responsabilità dell’intera classe dirigente italiana della «congiura del silenzio», dichiarando che era venuto il tempo per «assumere la responsabilità di aver voluto ignorare la verità sulle foibe e sull’esodo per pregiudiziali ideologiche e cecità politica». E la mia soddisfazione è stata tan- ticolare momento politico della Croazia che tra poche settimane andrà al voto». Maurizio Tremul (Giunta UI): «pietas e raccoglimento» La ricorrenza del Giorno del Ricordo dovrebbe ispirare «pietas e raccoglimento». Lo ha detto Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana ha all’agenzia ANSA. Per Tremul il riesplodere di recriminazioni e sospetti reciproci «incute profonda tristezza». «Nel complesso il discorso di Napolitano non avrebbe dovuto innescare reazioni veementi, a meno di strumentalizzare certe frasi fuori dal contesto», ha notato Tremul, che si è detto convinto sia «necessario riconoscere violenze ed eccidi compiuti da tutte le parti», ma anche che la tragedia delle foibe non sia ancora «abbastanza conosciuta». P.C.H. Parlamento, Jansa non ha mancato di esprimere rammarico per la reazione della Commissione Europea alle scomposte reazioni di Mesic, rimproverando la Commissione stessa di essere stata «unilaterale»: «non è ciò che vorremmo», ha aggiunto. La crisi italo-croata è rimbalzata anche sui media sloveni, che in generale avevano commentato con prudenza il discorso del presidente italiano sui crimini del regime comunista di Tito. Gli organi di stampa di Lubiana hanno piuttosto sottolineato la fermezza dell’atteggiamento italiano. “Delo”, uno dei quotidiani più diffusi, ha posto in evidenza la «forte risposta italiana alle critiche di Mesic contro Napolitano»; il “Dnevnik” ha rimproverato al Capo dello Stato croato di aver causato «una bufera nei rapporti con l’Italia». d.a. to maggiore in quanto tale confessione di colpa e assunzione di responsabilità venivano fatte dal Capo dello Stato Napolitano alla presenza e con l’applauso del Presidente della Camera Bertinotti e del Vicepresidente del Senato Angius: tutti e tre alti esponenti di quel PCI che per decenni approvò e sostenne la politica del “compagno” Tito nella Venezia-Giulia e nello stesso tempo contrastò accanitamente il nostro sogno europeo. «Autorevole autoconfessione» – come è stato rilevato da una parte della stampa italiana – e coraggiosa conversione. Tardive, troppo tardive, ma comunque ben venute, finalmente! L’intervento del Presidente ANVGD Toth QUANDO LA VERITÀ RICONCILIA I POPOLI Sulle Foibe la stampa croata dà ragione a Napolitano e agli esuli giuliano-dalmati. Mesic ha sbagliato! Dopo gli articoli di “Slobòdna Dalmacija” (“Libera Dalmazia”) e di altri quotidiani croati a difesa delle tesi degli esuli giuliano-dalmati sugli eccidi e l’esodo preordinati da Tito nel 1943-1954, anche il periodico “Globus” di Zagabria dà piena ragione al Presidente Giorgio Napolitano sul tema del Giorno dei Ricordo istituito dal Parlamento italiano con la Legge n. 92 del 2004 per onorare il sacrificio degli istriani, fiumani e dalmati di nazionalità italiana. Nel settimanale si legge: «Quella attuata dall’esercito di Tito nei territori della Venezia Giulia nel dopoguerra è stata null’altro che pulizia etnica, eseguita spietatamente e con l’intento di eliminare la popolazione autoctona da quelle aree. Un certo numero di italiani è finito nelle foibe, altri sono stati affogati in mare, ma la maggior parte è stata avviata all’esilio con una combinazione tra politiche repressive e rovina economica [...] con il sistema delle espropriazioni». «Nel 1910 – si legge su “Globus” – nelle regioni fiumana, triestina, goriziana e zaratina, ben prima dell’avvento del fascismo, il 61% della popolazione era di madrelingua italiana, il 25% slovena e solo il 13,5% croata. Dopo la guerra da quelle regioni, stando alle fonti croate, i comunisti avevano cacciato 220-225mila persone (350mila per le fonti italiane), di cui 188mila dai territori oggi Croazia». «Noi non siamo colpevoli – conclude il periodico – per quanto perpetrato 60 anni fa, ci sentiamo invece solidali con gli italiani». Parole sante, da imprimere nei cervelli di tanti italiani ancora prigionieri della loro ignoranza! Come noi italiani siamo consapevoli dei gravi torti inflitti ad altri popoli, tra i quali croati e sloveni, così anche l’opinione pubblica croata ha saputo reagire alle inattese asprezze del Presidente Mesic, ricordando la semplice verità dei fatti. È così che si apre la strada a una possibile riconciliazione. Aprile 2007 3 DIFESA ADRIATICA cultura e libri Un convegno all’Accademia dei Lincei commemora l’illustre studioso goriziano Graziadio Isaia Ascoli, il linguista che coniò la «Venezia Giulia» La ricerca intesa come impegno civile. Fu un irredentista democratico L’Accademia Nazionale dei Lincei ha promosso nella sua sede di Roma, il 7 e 8 marzo, un prestigioso convegno sulla figura del linguista Graziadio Isaia Ascoli nel centenario della sua morte. Il suo nome dirà forse poco a quanti non frequentano la storia della linguistica, ma allo studioso goriziano si deve, fra l’altro, la coniazione del termine «Venezia Giulia», che prima non esisteva. Nato a Gorizia nel 1829 (morì a Milano nel 1907), fu il maggiore esponente del metodo storico comparativo. Dal 1861 insegnò linguistica all’Accademia scientifico-letteraria di Milano. Dopo essersi occupato di studi glottologici che spaziavano dall’indianistica alla dialettologia si concentrò sulle lingue indoeuropee e romanze. Importanti, tra gli altri, i suoi studi su quel gruppo di lingue postlatine che egli chiamò «ladine». Ascoli fu decisamente critico nei confronti delle teorie manzoniane sulla lingua, respingendo la soluzione fiorentinista perché riteneva che ormai Firenze non fosse più il centro della vita culturale e sociale italiana, e teorizzò la connessione tra fatti linguistici e evoluzione storica e civile della nazione. Nel 1873 fondò la rivista “Archivio glottologico italiano”, che diede un decisivo impulso agli studi linguistici in Italia. Lo storico Fulvio Salimbeni ha ricordato questo illustre studioso in un articolo uscito sul “Messaggero Veneto”, il 21 gennaio scorso, dal titolo E Graziadio Isaia coniò la Venezia Giulia. L’apprezzamento per Niccolò Tommaseo Scrive Salimbeni: «L’insigne studioso – in relazioni amicali con i maestri della Kultur tedesca e con il grande filologo romanzo, ebreo dalmata, Adolfo Mussafia –, uno dei fondatori della moderna scienza linguistica europea, un fondamentale apporto all’affermazione della quale diede tanto con i propri scritti in materia quanto con la fondazione dell’Archivio glottologico italiano (1873), tuttora una delle migliori riviste in materia in ambito non solo nazionale, non s’è, però, distinto soltanto su tale versante, rivelandosi, tra l’altro, un abile organizzatore e promotore di pregevoli iniziative culturali, perché è stato un intellettuale civilmente impegnato su molteplici fronti. [...] Se c’è una biografia intellettuale che dia pienamente conto del più elevato significato etico-politico d’un termine pregnante come Risorgimento – la cui matrice e valenza religiosa è evidente –, quella è proprio la ascoliana». «L’autore dei tuttora insostituibili Saggi ladini, che segnarono una svolta nel campo delle indagini sul friulano, – prosegue Salimbeni – ha avuto un ruolo d’assoluto rilievo pure fuori dell’ambito accademico - del quale fu protagonista sia quale docente sia per le battaglie combattute per l’ammodernamento del sistema universitario, per la libertà dell’insegnamento (quando il socialista Ciccotti venne perseguitato per le proprie scelte ideologiche), per la riforma dei licei -, nella vita morale della nuova Italia, dal momento che le sue stesse indagini glottologiche, a partire da quelle giovanili ario-semitiche, non erano opera d’un dotto rinchiuso nella torre eburnea del più arido specialismo fine a se stesso, bensì il risultato d’un risentito impegno civile, che s’esplicava entrando nel vivo di quella questione della lingua sulla quale il dibattito s’era riacceso più vivo che mai dopo l’unificazione, ponendosi il problema di quale italiano adottare e insegnare nelle scuole in cui si formavano i nuovi cittadini». «Nel 1863 – ricorda lo storico Salimbeni nle suo articolo – coniò il felice neologismo “Venezia Giulia” nell’articolo Le Venezie, pubblicato su un giornale dell’emigrazione politica veneta (il Veneto sarebbe stato liberato dalla dominazione austriaca appena nel 1866) che usciva nel capoluogo lombardo». «Largo spazio nelle annate della sua rivista concesso alle indagini dialettali, in particolare sull’area altoadriatica, dal momento che, se la lingua, con la storia e la religione, nella teoria romantica era uno de- gli elementi identitari d’una nazione [...] riusciva ovvio occuparsene a fondo per documentare l’indiscutibile italianità delle terre ancora soggette all’impero asburgico, e in tale prospettiva si collocano, altresì, l’apprezzamento manifestato per la monumentale opera linguistica e filologica del Tommaseo così come le serrate polemiche con i pangermanisti e i funzionari austriaci rivendicanti diritti storici sulle provincie irredente». Si batté per la tutela della comunità italiana in seno all’impero absburgico «Ciò spiega, inoltre, la fioritura d’una vera e propria scuola glottologica ascoliana d’eccellenza al confine orientale, illustrata dai nomi del Bartoli, dell’Ive, del Vidossi, del Goidanich. Al riguardo va tenuta presente la sua vigile attenzione anche da Milano per quanto accadeva in quello che allora era il Litorale Austriaco (Gorizia, Trieste, Istria), dato che egli fu un fervente sostenitore della causa nazionale ivi, dovendosi annoverarlo tra gli irredentisti democratici e legalitari, risoluti a battersi per la tutela e il riconoscimento dei diritti della comunità italiana in seno alla duplice monarchia, ripudiando sempre, però, l’opzione della guerra, dati i suoi enormi costi e i sacrifici che avrebbe comportato; non è certo per caso che egli più volte intervenne in materia dalle pagine de “La Vita Internazionale”, il giornale del mazziniano e in gioventù garibaldino ErnestoT. Moneta - al quale nel 1907 venne assegnato il premio Nobel per la Pace -, oltre che da quelle della “Nuova Antologia” e di quotidiani autorevoli, d’orientamento liberale o radicale, come “La Perseveranza” e “Il Secolo”, rimanendo sempre fedele al giovanile programma politico espresso nell’opuscolo del 1848, in un momento di grandi speranze, dall’emblematico titolo Gorizia italiana, tollerante, concorde». «Senatore dal 1894, – rileva ancora Salimbeni – non mancò mai di far sentire la propria voce nelle discussioni sui più importanti temi d’interesse generale, intervenendo pure, ai tempi dell’affare Dreyfus, contro la virulenta campagna antisemita condotta dalla stampa clericale, in prima fila la gesuitica “Civiltà Cattolica”. Ebreo osservante e nel contempo italiano per meditata opzione ideale, riconoscendosi in pieno nei valori dello Stato risorgimentale, che aveva ereditato dal Regno di Sardegna l’emancipazione di valdesi ed ebrei, integrandoli a pieno titolo, senza discriminazioni di sorta, nella società civile, nella quale poterono ascendere alle massime cariche pubbliche (il Luzzatti fu addirittura capo del governo), l’Ascoli si batté tenacemente contro l’ignobile propaganda cattolica antigiudaica di fine secolo e le leggende nere sui riti sanguinari mosaici da essa avallate». Fulvio Salimbeni Una campagna della Mailing List Histria per il 10 febbraio «Libri sulla questione giuliana in ogni biblioteca» Il 10 febbraio 2007 segna 60 anni dalla firma del Diktat del 1947. La Mailing List Histra (indirizzo web http://xoomer.alice.it/histria) ospita un’iniziativa della prof.ssa Maria Luisa Botteri che potrebbe riassumersi così: «libri sulla questione giuliana in ogni biblioteca». Si legge nella intervista realizzata dalla Mailing List all’ideatrice del progetto: «Sono passati 60 anni dalla firma del trattato chiamato diktat dagli abitanti di quelle terre (Istria, Fiume e Dalmazia) che, a causa di quello, hanno dovuto lasciare casa e beni (talvolta vita...) per esulare in patria o negli altri continenti. Ora lo Stato Italiano ha approvato una legge in base alla quale tutti gli Italiani dovrebbero solennizzare il Giorno del Ricordo”, il 10 febbraio. Ma come potrà l’italiano medio documentarsi su quello che è avvenuto sessant’anni fa in quelle terre se la maggioranza delle biblioteche pubbliche non possiede neanche un libro che ne parla?». «Da anni – prosegue la prof.ssa Botteri – mi occupo del problema educativo [...]. Da molto tempo ho quindi notato la carenza di libri non solo di storia, anche di letteratura, che trattino la tematica del confine orientale. Ultimamente sono stati pubblicati molti libri da parte di autori non esuli che, si pensava, potevano essere accolti in molte biblioteche pubbliche. Abbiamo notato invece una grande carenza in questo settore. Abbiamo comiciato a chiedere e non siamo riu- Montona, una splendida porta antica sciti ad avere in prestito testi dedicati al tema. Per un ragazzo di 16 anni che voglia capire cos’è successo c’è molto poco. E non si può pretendere da lui che vada a comprare. Ora il mio interesse è da sempre rivolto ai giovani e trovo importante che, anche se per caso, un ragazzo voglia leggere qualcosa è doveroso da parte delle istituzioni pubbliche fornirgli gli strumenti». * * * E così, avvalendosi della diffusione assicurata da Internet e del gruppo di discussione MLH Maria Luisa Botteri ha “lanciato” una prima, parziale bibliografia che invita ad arricchire e a proporre a tutte le biblioteche italiane. E inoltre ha rivolto un appello a tutte le testate giornalistiche in Italia e all’estero perché si facciano «parte attiva per la diffusione della conoscenza del problema consigliando ai lettori qualche testo di consultazione e alle biblioteche pubbliche l’acquisto di qualche libro da mettere a disposizione della propria utenza». Perché, spiega ancora: «abbiamo compreso da molto tempo che tutte le parti in causa, autorità italiane e iugoslave, partiti politici dominanti e storici famosi, avevano interesse a nascondere la loro parte nella storia, parte che, un po’ per tutti, non è stata certamente commendevole. Solo noi esuli, e i residenti in loco, abbiamo continuato a parlarne nei nostri raduni e nei nostri giornaletti stampati in poche copie riservate agli amici. [...] La storia della nostra piccola terra in cui popolazioni diverse convivevano da secoli in armonia è emblematica per chi vede quest’armonia scomparire da tutto il globo. [...] Dopo la scomparsa dell’ unità austriaca (si parlavano undici lingue ufficialmente in quell’Impero) e le frizioni generate dal sorgere di popoli giovani alla storia (i croati erano da secoli inglobati nell’area ungherese e dominati da signori di altre etnie), quell’armonia è stata distrutta anche da una politica italiana miope e ignara della situazione locale. È importante capire che molti degli errori dei peninsulari sono stati causati dall’ignoranza (e dalla presunzione). [...] La speranza [il riferimento è alla situazione odierna e alle prospettive Una bella cartolina di Icici, nei pressi di Abbazia, dei primi anni del Novecento future] che aiuta a vivere è che l’Unione Europea possa render quei confini “trasparenti” e quindi “non pesanti” per chi ci vive. Altre problematiche però sono ancora aperte. La ferita inferta dalle conseguenze della seconda guerra mondiale è ancora aperta e la pacificazione, non solo per le frange estremistiche, è ancora illusoria». «Posso dire – conclude la prof.ssa Botteri – che il mio parere personale è chiaro, per me c’è stata una pulizia etnica nei confronti della popolazione di sentimento italiano, cioè di quella parte dei cittadini dell’Istria, Fiume e Dalmazia che parlava italiano e si sentiva erede spirituale di Dante, Petrarca, Michelangelo. Una parte dei cittadini di quelle terre si è allontanata anche per la persecuzione di carattere religioso e politico. La persecuzione è stata ordinata a chiare lettere da Tito ai suoi accoliti, ormai non c’è più dubbio su questo punto, per me». * * * Sul sito della MLH è consultabile la prima bibliografia elaborata, che la curatrice invita ad arricchire con altri titoli e a sottoporre alle biblioteche pubbliche italiane (è pubblicato anche il modello della lettera da indirizzare loro). Vogliamo ricordare con l’occasione che, grazie all’impegno dell’ANVGD e della Delegata per Firenze, Miriam Andreatini Sfilli, è costituita da anni presso la importante Biblioteca Comunale del capoluogo toscano un Fondo «Istria Fiume Dalmazia» sul quale convergono le pubblicazioni di argomento giuliano-dalmata edite in tutta Italia, costantemente aggiornato ed ormai divenuto punto di riferimento essenziale per ricercatori e studenti. Il Fondo «Istria Fiume Dalmazia» non sostituisce ovviamente i centri di studio sorti in seno alla Diaspora e alle associazioni degli esuli, ma è un segno prestigioso dell’attenzione che si è saputo ottenere dalle istituzioni pubbliche. p.c.h. 4 DIFESA ADRIATICA Aprile 2007 La Redazione risponde Maggiorazione della pensione Inps: istruzioni per l’uso Da compilare e inviare alla sede nazionale dell’ANVGD la petizione allegata a questo numero di “Difesa” A cura dell’Avv. Vipsania Andreicich La sentenza della Corte di Cassazione n. 14285/2005, nella quale è stato affermato che il diritto alla maggiorazione di cui alla legge 140/85, deve essere, anche per i soggetti che hanno fatto domanda di maggiorazione della pensione dopo il 1985, dello stesso importo applicabile ai pensionati che ne hanno fruito fin dall’anno della sua istituzione, non è stata sufficiente per ottenere il riconoscimento di tale diritto a tutti i pensionati che ne hanno fatto richiesta. A seguito di un nostro suggerimento, i pensionati, aventi diritto alla maggiorazione di cui alla Legge 140/85, hanno inoltrato una richiesta all’INPS per ottenere l’aumento della maggiorazione come indicato dalla sentenza della Corte di Cassazione. L’INPS non ha accolto tali domande, adducendo come motivazione che la sentenza della Corte di Cassazione ha efficacia solo tra le parti costituite. A seguito di tale ulteriore ostacolo che l’ INPS ci ha posto, molti pensionati hanno già provveduto ad adire nuovamente le Autorità Giudiziarie, ottenendo esiti positivi (cfr. sentenza Tribunale di Tortona n. 367/2006). * * * Come abbiamo più volte affermato, riteniamo che il fatto di adire le vie legali ha sicuramente i suoi effetti positivi, ma unicamente per le singole persone che si rivolgono al Giudice per ottenere il predetto diritto alla giusta maggiorazione. Tale via ha inoltre lo svantaggio di richiedere tempi lunghi e costi. È nostra intenzione tentare di risolvere definitivamente la questione attraverso una pe- tizione da indirizzare al Presidente dell’INPS.Tale tentativo avrebbe il vantaggio di risolvere il problema per tutti indistintamente gli aventi diritto alla maggiorazione di cui alla legge 140/85 e non comporterebbe alcun costo. 6 legge 15 aprile 1985 n. 140 a favore di profughi ed altre categorie assimilate. Mancata applicazione della sentenza n. 14285/2005 della Corte di cassazione in materia di perequazione automatica annuale Pertanto alleghiamo in questo numero, in foglio a parte inserito nel giornale, il testo della petizione alla quale i nostri abbonati potranno aderire inviando il modulo, debitamente compilato, alla Sede nazionale ANVGD,Via Leopoldo Serra 32, 00153 Roma, o al numero di fax: 06. 58 16 852, entro il 31 maggio 2007. Le petizioni che ci saranno pervenute verranno allegate alla lettera del Presidente ANVGD Toth ai vertici dell’INPS, che riproduciamo qui sotto. In nome dei sottoscritti pensionati INPS, in possesso della qualifica di profughi della Venezia Giulia e Dalmazia e, come tali, già in godimento della maggiorazione su pensione, prevista dall’art. 6 della legge 140/1985, nella misura mensile di lire 30.000: la scrivente Associazione chiede a codesto Istituto l’applicazione della sentenza n.14285/ 2005 della Cassazione. Questo è il nostro ultimo tentativo di risolvere la questione in via stragiudiziale. Nel caso in cui tale tentativo non dovesse ottenere l’esito da noi sperato, e dovesse anche essere vanificato il tentativo tramite il tavolo di Coordinamento con il Governo, è nostra intenzione predisporre gli atti al fine di adire le competenti Autorità Giudiziarie. * * * A titolo di opportuna conoscenza, pubblichiamo anche il testo della lettera che il Presidente Nazionale dell’ANVGD, Toth, invierà ai massimi vertici dell’Istituto di Previdenza per sollecitare l’applicazione dei princìpi sanciti dalla citata sentenza della Corte di Cassazione. Al riguardo si fa presente che questa sentenza prevede che la predetta maggiorazione (che è accessoria alla pensione) debba essere adeguata annualmente, in base agli indici ISTAT, a decorrere dalla data della sua istituzione (ossia dalla data di entrata in vigore della legge, avvenuta nel 1985), in modo che l’importo corrisposto ai singoli pensionati sia uguale per tutti, e legato alla misura effettiva stabilita all’epoca dal legislatore. Più precisamente la Cassazione ha affermato che «ogni anno la maggiorazione deve essere, anche per i soggetti pensionatisi dopo il 1985, dello stesso importo applicabile ai pensionati che ne hanno fruito fin dall’anno della sua istituzione». AL PRESIDENTE DELL’INPS AL DIRETTORE GENERALE INPS AI CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE INPS OGGETTO Maggiorazione su pensione prevista dall’art. Invece codesto Istituto, con una interpretazione restrittiva (sicuramente non rispondente all’intento del legislatore), ha sempre fatto decorrere l’adeguamento annuale delle lire 30.000 mensili (attualmente trasformate in euro), dall’anno di domanda di ottenimento continua dalla prima pagina della maggiorazione da parte dei singoli pensionati. Quindi non un’unica misura uguale per tutti, ma tanti importi differenziati, secondo l’anno di domanda, con progressione decrescente man mano che passano gli anni. Ciò comporta innanzi tutto una notevole diminuzione del valore effettivo della maggiorazione (rispetto a quello previsto originariamente) soprattutto per i pensionati più recenti. Ed inoltre risulta palese la grave distorsione di una maggiorazione che viene pagata ai singoli pensionati in misura difforme (secondo l’anno di domanda), e quindi in contrasto con ogni criterio indennitario e contro ogni logica giuridica. Con il trascorrere gli anni, i danni andranno sempre più ad accumularsi e saranno sempre maggiori per i nuovi pensionati. La Cassazione (Sent. 14285/2005) ha anche osservato che la maggiorazione in argomento è stata prevista dal legislatore nel 1985 «con lo scopo di assicurare un beneficio pensionistico alle categorie di combattenti, profughi. ecc., che non hanno avuto modo di fruire dei benefici economici stabiliti dalla legge n. 336/1970» Si chiede pertanto di voler accogliere la presente richiesta anche al fine di evitare un contenzioso che inevitabilmente diventerà sempre più consistente, con grave danno per le finanze dello Stato. Il Presidente Nazionale Lucio Toth continua dalla prima pagina NESSUNO PIÙ Giù le mani dal Giorno del Ricordo CI RIDURRÀ AL SILENZIO che onora l’Esodo di Istriani, Fiumani e Dalmati. Comuni, Province e Regioni seguano l’esempio del Presidente Napolitano Ma di questo i professionisti della disinfomacija non sanno nulla. Sulle discriminazioni e il tentativo di assimilazione subiti dalle minoranze slovene e croate durante il Ventennio, nessuna fonte italiana le ha mai negate, e tanto meno noi, delle “nuove province”, abituati ed educati da secoli alla convivenza e al rispetto reciproco (controllare i discorsi in Parlamento di “irredentisti” come l’istriano Francesco Salata o il dalmata Roberto Ghiglianovich). Basti poi osservare che tre le due guerre furono eseguite in Venezia Giulia dieci condanne a morte per reati comuni di omicidi e stragi, né più né meno che in qualsiasi altro distretto di Corti d’Appello italiane. Dei crimini che vengono attribuiti alle truppe italiane durante l’occupazione della Iugoslavia 1941-1943 (non quindi nelle province italiane della Venezia Giulia) non possono essere chiamate a rispondere le popolazioni civili del territorio italiano, che subirono a guerra finita, o quando comunque l’esercito italiano si era dissolto (settembre 1943) quella che giustamente il Presidente Napolitano ha definito una «pulizia etnica», in quanto finalizzata a liberare un territorio che si voleva conquistare dalla sua popolazione originaria. Da quando esiste in Europa uno jus gentium nessuno ha mai riconosciuto un diritto al massacro della popolazione dello Stato vinto e alla sua espulsione dal suo territorio di insediamento storico. Persino alla Camera dei Comuni Winston Churchill – che non amava molto l’Italia – ebbe il coraggio di dire che i crimini di Tito contro gli italiani della Venezia Giulia uguagliavano in efferatezza quelli hitleriani. E non è facile spiegare alla gente che differenza ci sia tra i mucchi di cadaveri scoperti nelle fosse comuni di Srebenica e quelli estratti dalle foibe e dalle cave dell’Istria e del Carso e perché il Tribunale Internazionale dell’Aja abbia ritenuto quel crimine un genocidio e altrettanto non si possa dire dei 5.000 o 6.000 trucidati nell’immediatezza dell’occupazione iugoslava dellaVenezia Giulia e degli altri oltre 10.000 desaparecidos nel gulag iugoslavo. Andatelo a chiedere alle mogli e ai figli (le madri sono morte da un pezzo) se li hanno visti tornare a casa dopo essersela spassata in qualche cascinale della Carniola, come si è sentito in qualche conferenza! Andate a leggere il rapporto preparato per la Conferenza di Parigi dal nostro Ministero degli Esteri sul trattamento dei prigionieri italiani nei lager di Tito! Del resto si sa che nel gulag sovietico o titino non è morto nessuno, se non di malattie che i prigionieri avrebbero potuto contrarre benissimo anche a casa loro a Mosca, a Praga, a Leningrado, a Budapest o a Varsavia e Zagabria. E che tutti, in quantità industriali, avevano avuto la soddisfazione di essere giudicati, da Solgenitsin a Sacharov, in regolari processi davanti a ben ordinati tribunali del popolo. Sessant’anni sono passati dalle stragi che due totalitarismi hanno seminato in Europa: quello nazi-fascista e quello comunista. Perché solo a noi, italiani del confine orientale, deve essere imposto ancora il silenzio, con la stessa trama di menzogne e di minacce di cui è stato intessuto il bavaglio che per mezzo secolo ci ha tappato la bocca? Ma il lucchetto di quella “congiura” è saltato per sempre. «La verità – scriveva Erasmo da Rotterdam, padre dell’Umanesimo europeo – ha una sua forza intrinseca che nessun artificio eguaglia». E lo scriveva a Basilea nel 1516 a commento dell’opera del nostro conterraneo e padre della Chiesa San Girolamo («Eximii doctoris Hieroymi Stridonensis vita»). Ma loro hanno i “libri bianchi” dell’OZNA. Che gliene importa di qualche secolo di progressi del diritto internazionale? Qualcuno dovrebbe avvertirli che il mondo è cambiato. Lucio Toth Ricordo, nonostante la difficile situazione politica generale, sia la pronta convocazione del Tavolo di Coordinamento presso la Presidenza del Consiglio del 20 febbraio scorso, base di partenza indispensabile per vedere accolte le richieste degli Esuli al Governo e al Parlamento, dato che dei Nove Punti presentati dall’Esecutivo della Federazione solo alcuni hanno trovato accoglimento, come il rinnovo della legge n. 193/2004 e la legge sulla cittadinanza n. 124/2006. Dà atto inoltre che della continuità e della coerenza della linea dell’Associazione, della sua indipendenza rispetto al potere politico e della sua impostazione culturale, al di sopra di ogni strumentalizzazione di parte, è garante il Presidente nazionale, Lucio Toth, confermato dal recente Congresso. Impegna l’ANVGD a farsi parte diligente e attiva, con tutte le sue risorse umane, per attuare in tempi stretti le decisioni emerse nel corso del Tavolo di Coordinamento del 20 febbraio, partendo dalle questioni più urgenti in materia di case e immobili popolari, riconoscimento legislativo della Federazione, anagrafe e qualifiche di profugo, per impostare con pragmatico realismo le questioni più complesse e onerose, come la restituzione dei beni espropriati dal regime di Tito e l’equo e definitivo indennizzo agli aventi diritto con l’innalzamento dei coefficenti e la riapertura dei termini». Il nuovo Esecutivo ANVGD Il Consiglio ha inoltre proceduto all’elezione del nuovo Esecutivo Nazionale, che risulta rinnovato di due terzi, con l’ingresso dell’avv. Francesca Briani, figlia di esuli fiumani residente a Verona, della prof.ssa Donatella Schürzel, figlia di esuli istriani residente a Roma, di Alessandro Cuk, figlio di esuli fiumani residente aVenezia, Rodolfo Ziberna, figlio di esuli istriani residente a Gorizia, Roberto Predolin, figlio di esuli da Zara residente a Milano, Fulvio Mohoratz, esule da Fiume e residente a Genova. Vicepresidenti sono stati eletti Guido Brazzoduro, già Presidente della Federazione degli Esuli, con funzione vicaria, e l’istriano Renzo Codarin, attuale Presidente della Federazione stessa, per sottolineare la volontà dell’ANVGD di sostenere attivamente gli impegni della Federazione. Segretario Nazionale Fabio Rocchi E l’Esecutivo ha provveduto ad eleggere nuovo Segretario Nazionale l’attuale coordinatore amministrativo della sede nazionale Fabio Rocchi. Sostituisce Oliviero Zoia, che concentrerà la sua attività sul Comitato Provinciale di Roma, del quale è presidente, e sulle attività correlate. In una lettera indirizzata ai consiglieri nazionali, ai presidenti delle Consulte regionali, ai presidenti dei Comitati Provinciali e ai Delegati provinciali, Rocchi ringrazia «tutti i membri dell’Esecutivo per la fiducia [...]. Per poter ottenere concreti e tangibili risultati – aggiunge – proporrò alla prossima riunione dell’Esecutivo Nazionale alcune novità organizzative con lo scopo di dare maggior agilità ed efficienza al lavoro di tutti Voi che, ognuno nella propria realtà territoriale, già svolgete in maniera egregia, apassionata e gratuita». «Con l’occasione intendo ringraziare Oliviero Zoia, Segretario Nazionale uscente, che ha contribuito in questi ultimi anni al pieno rilancio della Sede nazionale, consentendo di offrire a tutte le strutture dell’Associazione un valido apporto organizzativo a tempo pieno». Red. Aprile 2007 5 DIFESA ADRIATICA dai comitati I Comitati Anvgd per il Giorno del Ricordo Su questo numero di “Difesa” pubblichiamo un’ampia rassegna di cronache pervenuteci dai Comitati Provinciali ANVGD in relazione alle manifestazioni promosse per il Giorno del Ricordo. Su “Difesa” di maggio sarà pubblicata una seconda serie di relazioni, pervenuteci oltre il tempo utile per la stampa di questo numero. COMITATO DI ANCONA Nell’atrio della ex Caserma Villarey, ora sede della facoltà di Economia e Commercio “G.Fuà”, il Comune di Ancona ha posto il 10 febbraio una lapide in ricordo dei fratelli di Istria, Fiume e Dalmazia che abbandonarono le terre natie per voler restare liberi e italiani. Toccanti e significative le parole del sindaco, del preside della Facoltà, del presidente del Consiglio comunale, dell’assessore regionale, del presidente del Comitato ANVGD, tutti in piena sintonia con le parole che nello stesso momento venivano pronunciate a Roma dal Presidente Napolitano. Sabato 3 febbraio, nell’auditorium S.Agostino (g.c.) dalla Marina Militare, si è tenuto il convegno «Zara ed Ancona», organizzato dal gruppo consiliare alla regione Marche di AN e dalla Associazione Nazionale Dalmata. Relatori Guido Cace, Camillo Pariset e Franco Rismondo. Il folto pubblico ha seguito il documentario della AND sull’esodo del 1921, la presentazione del volume sulla mostra a Roma del pittore dalmata Giuseppe Lallich, la storia dell’idrovia Ancona-Zara, i rapporti tra le due città e le celebrazioni del Giorno del Ricordo. Venerdi 9 febbraio, presso il Liceo Classico “Luigi Rinaldini” proiezione del documentario Esodo dell’ANVGD con breve introduzione dall’ex allievo Rismondo e presentazione e commento del documentario da parte del prof. Marco Gnocchini. Alla Biblioteca Civica “Benincasa” mostra nelle bacheche dell’atrio di circa 70 volumi relativi alla storia, arte, poesia, letteratura dell’Istria, Fiume e Dalmazia, dal terzo numero della “Rivista Dalmatica” del 1899 all’ultimo numero di “Difesa Adriatica”, dal dizionario dei sinonimi del Tommaseo al Vocabolario del Duro, dalle poesie di Luigi Bauch a quelle di Raffaele Cecconi, dalla geografia del Dainelli all’ultimo saggio di Gianni Oliva. Sempre ad Ancona, giovedi 22 febbraio, S. Messa in ricordo dei Martiri delle Foibe celebrata su iniziativa della Marina Militare nella Chiesa di S. Barbara, aperta al pubblico all’interno del Comando Militare Provinciale. E il 23 febbraio convegno all’auditorium di S.Agostino sul tema: «Venezia e Dalmazia: due millenni di storia nella giornata del ricordo degli esuli istriani-fiumani-dalmati», relatori il prof. Bruno Crevato Selvaggi, il prof. Gianni Oliva, l’on. Lucio Toth presidente nazionale ANVGD e F. Rismondo. NELLE MARCHE A JESI il 9 febbraio commemorazione del Giorno del Ricordo nel corso del Consiglio Comunale, su iniziativa del Presidente Massimo Fiordelmondo, con l’intervento testimonianza dell’esule Sergio Macciò, zaratino nato a Pola, alpino, presidente regionale dell’ANA. A OSTRA VETERE il 10 febbraio commemorazione per la cittadinanza e le scuole tenuta dal sindaco Massimo Bello nel Teatro Comunale con la presenza e la testimonianza dell’esule zaratina signora Angiolina La Macchia. A MONTEMARCIANO ancora il 10 febbraio commemorazione al Teatro Comunale per la cittadinanza e le scuole. Il sindaco Gerardo Cingolani ha letto un messaggio del presidente del Comitato provinciale di Ancona, ing. Giulio Viezzoli, impossibilitato intervenire a causa della concomitante cerimonia ad Ancona. A PESARO, lunedi 12, commemorazione durante la seduta del Consiglio Comunale. Invitati dal presidente del Consiglio Corraducci e dal presidente del Comitato ANVGD Vagnini, sono intervenuti da Ancona la signora Nives Piccini Rocchi che ha dato una toccante testimonianza dell’esodo della sua famiglia da Neresine e Franco Rismondo, che ha auspicato che tali commemorazioni servano a far conoscere la nostra storia nello spirito di concordia che ha portato alla approvazione della legge istitutiva di tale giorno, evitando strumentalizzazioni e contrapposizioni tra gli opposti schieramenti. A FILOTTRANO il 13 febbraio, presso la scuola Media “M.L.King”, Ancona, da sin.: mons. Enzo Serenelli, cappellano dell’Università, il presidente del Consiglio Comunale dott. Giuseppe Frisoli, il Presidente del Comitato ANVGD ing. Giulio Viezzoli, il sindaco di Ancona Fabio Sturani ed il preside della Facoltà prof. Enzo Pesciarelli mostra su foibe ed esodo organizzata anche questo anno dall’ASI, con proiezione del documentario Esodo ed introduzione storica del prof. Romano Zenobi. Il sindaco avv. Ivana Ballante ha ringraziato il dirigente scolastico, ricordato il Piazzale dedicato lo scorso anno ai Martiri delle Foibe, e presentato i due ospiti, Macciò e Rismondo che hanno parlato ai numerosi studenti e alle loro insegnanti. A FERMO il 16, incontro sul tema del giusto equilibrio della storia, su invito del sindaco e dell’esule Orazio Zanetti Monterubbianesi. A CASTELLEONE DI SUASA, il 17, nella scuola Media di Castelleone, proiezione del documentario sull’esodo e commemorazione del Giorno del Ricordo da parte del prof. Maurizio Cesarini, consigliere comunale di Ancona e dell’esule Rismondo. A JESI il 21 e il 24 febbraio, incontri con gli studenti dell’ITIS “Marconi”, con il prof. Giovanni Scala, coordinatore ADES, e gli esuli Macciò e Rismondo. COMITATO DI BELLUNO «Saxa loquuntur. Architettura tra le due sponde: gli storici possono sbagliare, le pietre no» la mostra di rilievi di Luigi Tomaz «Piazzale vittime delle foibe» è stato denominato dal 10 febbraio, il piazzale della stazione ferroviaria. L’intitolazione arriva dopo un dibattito e una decisione assunta quasi all’unanimità in Consiglio comunale. La giornata era stata presentata a Palazzo Rosso dal vicesindaco di Belluno, Franco Gidoni, dall’assessore alla Cultura, Maria Grazia Passuello, dal presidente del Consiglio comunale, Oreste Cugnach, da Giovanni Ghiglianovich, presidente del Comitato ANVGD di Belluno, da Francesco Demattè, coordinatore della Lega Nazionale di Belluno, e da una rappresentanza del l’Istituto storico bellunese della Resistenza e del l’età contemporanea (Tullio Bettiol, Mario Neri, Mario Svaluto). «Mai avevamo ricevuto una proposta del genere – ha affermato Ghiglianovich, riferendosi all’invito di Svaluto per un dibattito tra le diverse associazioni –. E verso questa novità siamo ben disposti». Per il Giorno del Ricordo sono stati realizzati due pieghevoli: il primo, che reca i loghi di Comune e Provincia di Belluno, Comunità Montana Belluno Ponte nelle Alpi e ISBREC, promuove il convegno «La storia esiliata. Foibe, esodo, nostalgia»; il secondo, che riproduce i simboli di Comune, Regione, Comunità Montana, ANVGD, Lega Nazionale e Istituto per la storia del Risorgimento italiano, presenta la mostra «Saxa loquuntur». Le iniziative hanno preso il via venerdì 9 con l’inaugurazione della mostra di disegni, a cura del prof. Luigi Tomaz, «Saxa loquuntur. Architettura tra le due sponde: gli storici possono sbagliare, le pietre no». Sabato 10 è stata celebrata una Messa nella Chiesa di San Rocco. Alle 17.30, infine, nell’Auditorium si è svolto il convegno «La storia esiliata. Foibe, esodo, nostalgia», con gli interventi di Marco Cuzzi, (Università di Milano), e di Francesco Piero Franchi (ISBREC). Lo storico Diego Redivo ha tenuto una conferenza al liceo classico “Tiziano” e all’istituto “Renier”. COMITATO DI BERGAMO Il Comune di Seriate ha onorato in forma solenne il Giorno del Ricordo. Dopo una cerimonia religiosa celebrata in suffragio di tutti i caduti per l’italianità delle terre giuliane e per le vittime delle Foibe, con la partecipazione delle massime autorità statali, provinciali e comunali, di moltissimi studenti delle scuole superiori, è stata deposta una corona di alloro ai piedi della targa viaria dedicata ai Martiri delle Foibe. Successivamente nella Sala Consiliare il sindaco prof.ssa Silvana Santisi Saita ha sottolineato il silenzio che per anni era calato su questi avvenimenti: «un silenzio per convenienze politiche che è stato anche silenzio di Stato al quale si è aggiunta la fredda accoglienza riservata ai profughi». Il primo cittadini ha concluso che, ricordando con serenità e consapevolezza che non può esservi distinzione fra stermini nazisti e comunisti, devono essere commemorate tutte le vittiime della violenza. Il presidente del Comitato di BergamoVincenzo Barca, con toccanti e commoventi parole ha ricordato come il trattato di pace fu un Diktat dei vincitori, con tutte le tragiche conseguenze a danno degli Italiani della Venezia Giulia. • • • Nel pomeriggio, a Bergamo, la cerimonia è continuata davanti al monumento recentemente inaugurato e dedicato ai Martiri delle Foibe e agli Esuli giuliani e dalmati con la deposizione di corone da parte del prefetto, del sindaco e del presidente della Provincia. Il sindaco avv. Roberto Bruni, il prefetto Federico Cono, la prof.ssa Tecla Rondi assessore alla cultura alla Provincia ed il presidente provinciale ANVGD Barca hanno rievocato i significati della data del 10 febbraio alla presenza di un folto pubblico composto da cittadini, scolarosche ed associazioni d’arma. Analoghe cerimonie sono state celebrate a Costa Volpino presenti le massime autorità comunali, cittadini, rappresentanti delle Forze di polizia ed il gruppo Alpini al completo. A Treviglio, la giornata è stata ricordata con una conferenza del prof. Marco Brunazzi, docente di Storia contemporanea alla Un versità di Bergamo, mentre a Ponte San Pietro si è svolta una fiaccolata. V.B. COMITATO DI BRESCIA L’8 febbraio si è svolta a Palazzo Broletto la premiazione del concorso “Giorno del Ricordo sul tema Foibe ed Esodo: rispettare la verità, mantenere viva la memoria per dire mai più. L’Assessorato alla Pubblica Istruzione, Formazione Professionale ed Edilizia Scolastica, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - Comitato Provinciale di Brescia, credendo fortemente che iniziative di questo tipo siano necessarie per far capire ai giovani che eventi del genere non debbano ripetersi, ha indetto questo concorso in occasione del Giorno del Ricordo. Alla premiazione erano presenti: l’arch. Alberto Cavalli, presidente della Provincia di Brescia, il dott. Paolo Vilardi, presidente del Consiglio Provinciale, il prof. Giuseppe Colosso, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Giampaolo Mantelli, l’assessore alla Pubblica Istruzione, Formazione Pro- fessionale ed Edilizia Scolastica, il gran uff. Luciano Rubessa, presidente del Comitato ANVGD di Brescia. Erano inoltre presenti la Commissione Consiliare IX Provinciale, dirigenti dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione, Formazione Professionale ed Edilizia Scolastica e dirigenti scolastici. Nel quadro delle iniziative assunte dall’Amministrazione comunale e dall’ANVGD venerdì 10 febbraio nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia si è svolta la conferenza del prof. Raoul Pupo docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Trieste, nonché membro del Consiglio direttivo dell’Istituto regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli-Venezia Giulia. Tema dell’incontro La crisi dell’italianità adriatica: le foibe e l’esodo. Ha introdotto il sindaco di Brescia on. prof. Paolo Corsini. Foibe: il lungo esilio degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia Riportiamo alcuni passaggi del lungo intervento di Luciano Rubessa al convegno promosso a Brescia da Federvita Lombardia e Gruppo Giovani in occasione del 10 Febbraio. «C’è voluto mezzo secolo e un Presidente della Repubblica come Carlo Azeglio Ciampi per scuotere gli animi e ridare valore e dignità a parole come Tricolore, Patria, Nazione e Libertà. [...] Valori per i quali abbiamo preferito diventare esuli in patria che perdere la nostra italianità, sopportando le discriminazioni, i silenzi e assistendo impotenti al baratto che di noi e delle nostre terre si andava facendo. Abbiamo pagato per colpe, ammesso che ne avessimo, che erano casomai dell’intera nazione; abbiamo subito ed accettato con dignità, senza scomporci e l’attesa e i grandi eventi dell’ultima parte del secolo ci hanno dato ragione, altri sono stati gli sconfitti della storia. [...] Molti atti di barbarie sono stati commessi nell’ultima guerra. Di quelle atrocità si è occupata la giustizia internazionale, indagando e scoprendo: nomi, date, luoghi e testimonianze. Con l’imputazione di crimini contro l’umanità sono stati istruiti processi e condannati mandanti e carnefici. Il nazismo ha avuto la sua Norimberga e Resistenza ed Olocausto sono costantemente ricordati. Altre sciagure nazionali si sono consumate nel dopoguerra, ma per oscuri giochi di potere e convenienze di parte sono cadute nell’oblio: tra queste le Foibe e l’Esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati. [...] Il tema delle Foibe ha sollevato negli ultimi anni polemiche e interesse. Polemiche sul piano politico. Interesse sul piano storico e scientifico. Anzi, spesso i due piani si sono intersecati acuendo contrasti e pregiudizi. Il che non sempre è un bene, ma nemmeno un male. È un bene infatti se l’approfondimento storico degli avvenimenti e delle possibili cause aiuta ad illuminare il dibattito politico sul passato. È un male se le argomen-tazioni vengono usate come clave nella lotta politica, ingarbugliando con interpretazioni controverse sul passato le problematiche attuali. [...] C’è stata quindi una combinazione di nazionalismo espansionistico e di metodologia comunista nell’intera strategia che presiedette l’occupazione jugoslava della Venezia Giulia. Di 6 DIFESA ADRIATICA Aprile 2007 dai comitati qui la somiglianza impressionante – che si è riscontrata recentemente – con altre strategie poste in essere dai Partiti Comunisti in altri paesi dell’Europa contro i nemici interni della “rivoluzione”. Stesso modus operandi per obiettivi diversi. Del resto lo stesso partito comunista jugoslavo usò le sue divisioni partigiane su vasta scala, per eliminare centinaia di migliaia di nemici interni (cetnici, ustascia, domobrani e belgardisti), come vanno scoprendo gli storici e i tribunali della Croazia e della Slovenia di oggi. L’obiettivo interno non escludeva l’altro, esterno, contro la popolazione italiana, magiara, tedesca delle frontiere settentrionali. Nella Venezia Giulia i due scopi si sommavano: l’instaurazione del regime totalitario e la cacciata degli italiani, capovolgendo l’equilibrio etnico delle aree più italiane. In un senso più ampio della sorte degli italiani della costa orientale adriatica è un paradigma della barbarie ideologica del Novecento. Esse hanno pagato lo scontro tra due ideologie totalitarie, senza le quali il confine etnico italoslavo si sarebbe potuto risolvere in un altro modo, senza una tragedia e un’ingiustizia collettiva di tali proporzioni. Il modello della vita di quegli italiani era legato alla sopravvivenza del senso della legge della libertà individuale, che è il cardine della civiltà occidentale. Con le loro tradizioni municipali di autonomia erano rimasti come sospesi in una dimensione ideale, tra tradizione e modernità. “Order of Law” è l’essenza stessa del progresso umano dell’Occidente, fondato sul prevalere della legge, come patto tra uguali, rispetto ai vincoli di sangue, di etnia, di tribù, di clan. È il segno distintivo della civiltà greco-romana, il fondamento della Civitas, della Polis, la base giuridica e filosofica della futura democrazia liberale. [...] In questo senso le città italiane della Dalmazia e dellaVenezia Giulia sono state le vittime di uno stravolgimento epocale che voleva riportare l’umanità ad una situazione di pre-civiltà, cioè di barbarie tribale, in cui finisce per risolversi ogni nazionalismo razzista, come si è rivisto nei recenti conflitti balcanici del decennio appena trascorso. Le ideologie totalitarie del Novecento si fondavano sui miti della razza e della classe, finendo per esasperare in conflitti etnici le concezioni nazionalistiche dell’Ottocento, che pur avevano avuto il merito di creare gli Stati nazionali indipendenti. La pulizia etnica subita dagli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia trova la sua interpretazione più convincente in un incontro perverso tra nazionalismo esasperato e ideologie totalitarie, che si proponevano una soluzione dei problemi delle aree mistilingui attraverso l’eliminazione fisica del “nemico totale” (del popolo e della razza) e l’espulsione delle popolazioni non desiderate dal territorio dello Stato totalitario. Nessuno ha mai voluto negare parte delle responsabilità che sono addebitabili alle truppe italiane per le azioni commesse durante la seconda guerra mondiale. [...] Ma [...] si può notare come, a fronte delle tesi jugoslave, confermate solo da dichiarazioni unilaterali, circa i misfatti che sarebbero stati commessi dalle nostre truppe, lo Stato Maggiore dell’Esercito aveva prodotto articolate controdeduzioni per negare in moltissime occasioni l’accaduto e, soprattutto, per giustificare il comportamento delle nostre truppe con le ostilità esistenti in loco ed in particolare con la guerra fratricida che vi era tra le stesse componenti slave (ustascia, cetnici e forze titine). Ma tutto ciò non può costituire motivo per giustificare la tragedia delle Foibe, che unitamente a quella dell’Esodo, va letta solamente in chiave di ideologia, oltre che di nazionalismo etnico. Tutto va, infatti, inserito nel processo di formazione del nuovo stato comunista della Jugoslavia e della conseguente necessità che il formarsi della nuova realtà statale (così come teorizzato da Lenin) venisse accompagnato da un’adeguata dose di “terrore”, capace di fruttare nei decenni futuri. Il terrore andava attivato utilizzando conflitti preesistenti, senza bisogno di crearne di nuovi [...] Conflitto etnico che molto ben si prestava, anche perché le molteplici etnie che andavano a costituire la nuova Jugoslavia potevano di certo trovare un valido collante nella caccia all’italiano, tacciato di “fascista borghese”, ma, soprattutto, etnicamente nemico. Le Foibe e l’Esodo come fenomeni in primo luogo ideologico-politico, da ascriversi alla regia del comunismo diTito (al di là della consapevolezza dei singoli operatori). [...] La verità è che, sul confine orientale del nostro Paese, vi erano partigiani che combattevano esclusivamente per liberare la propria Nazione dall’occupazione nazifascista ed altri, al contrario, che, assieme alle truppe slave, combattevano sì il nazifascismo ma per annettere la Venezia-Giulia, possibilmente fino all’Isonzo, alla nuova Jugoslavia, dominata dal regime comunista di Tito [...]. Ma quello che questo 10 Febbraio vuole ricordare è il gelido inverno di uomini e donne, bambini e vecchi che in fondo poco sapevano di totalitarismi e di ideologie e si sono visti cacciati dal loro paese, dalle loro città, da soldati di un esercito straniero che pretendevano di far proprie case e città, chiese e campi, cacciandone chi li aveva costruiti, abitati e coltivati da mille e mille anni. A Brescia approdano a più riprese oltre 5000 esuli e disseminati nei campi raccolta profughi di Chiari (1500), Fasano, Bogliaco e Gargnano (2000 persone) per un totale di 8500 esuli. Trovano case ed industrie distrutte, disoccupazione e purtroppo tanta, diffusa maledettissima fame. Eppure nonostante i difficilissimi conti interni i rudi e silenziosi bresciani ci accolsero benevolmente. [...]». COMITATO DI CUNEO «Foibe, pulizia etnica, profughi» è stato il tema del convegno che si è svolto giovedì 8 febbraio, al Centro Incontri della Provincia. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio provinciale, ha voluto offrire ai ragazzi di alcune scuole superiori di Cuneo un momento di riflessione in occasione del Giorno del Ricordo. Dopo l’introduzione del vicepresidente del Consiglio Provinciale, Giulio Ambroggio, i lavori sono stati aperti dall’intervento del presidente della Provincia Raffaele Costa. Sono quindi intervenuti Bernardo Gissi, ex deportato e presidente del Comitato di Cuneo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e Livio Berardo, presidente Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Cuneo. È seguita la relazione storica di Raoul Pupo, docente di Storia Contemporanea Università di Trieste che ha ripercorso gli eventi della fine della Seconda guerra mondiale, quando a Trieste e nell’Istria (sino ad allora territorio italiano) la liberazione avvenne ad opera dell’esercito jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito. Furono 350.000 gli italiani abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che fuggirono per non finire sotto un regime comunista e decine di migliaia furono uccisi nelle foibe o nei campi di concentramento titini. DELEGAZIONE DI FORLÌ-RIMINI Il 2007 verrà sicuramente ricordato come il primo anno in cui la nostra Associazione ha ufficialmente presenziato alle celebrazioni per il Giorno del Ricordo nelle città di Forlì e di Rimini. Grazie all’instancabile attività della nostra Segreteria nazionale e di Fabio Rocchi vengo a conoscenza del fatto che sia il Comune di Forlì che la Provincia di Rimini hanno intenzione di organizzare alcune manifestazioni in occasione del Giorno del Ricordo. Immediatamente mi attivo attraverso lettere indirizzate alle istituzioni, pubblicate dai quotidiani locali, lamentando il fatto che nessun esponente del mondo degli esuli sia stato invitato alle celebrazioni suddette e manifestando la mia piena disponibilità a presenziare in rappresentanza dell’ANVGD. Mi faccio carico ‘pro tempore’ della provincia di Rimini in quanto al momento non è presente in essa nessun nostro rappresentante. La prima risposta mi giunge, assai gradita, da Rimini dal Presidente dell’ Istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea della provincia di Rimini, prof. Antonio Mazzoni. L’Istituto, assieme alla Provincia, organizza le celebrazioni per il Giorno del Ricordo e si dice lieto di invitarmi alla cerimonia del 10 febbraio che si tiene nella sala del Buonarrivo nel palazzo della Provincia di Rimini, intitolata «Storie e storia di confine: foibe ed esodo nel lungo dopoguerra giuliano», durante la quale avrebbe parlato la prof.ssa Anna Maria Vinci (Università di Trieste). Da Forlì al contrario non mi giunge alcuna nuova nonostante avessi già scritto precedentemente a tutti e trenta i Comuni della provincia di ForlìCesena in occasione delle imminenti celebrazioni per il Giorno del Ricordo. Ciononostante decido di partecipare ugualmente alla manifestazione pubblica del 10 organizzata dal Comune di Forlì, assieme al Comitato Unitario per la Difesa e lo sviluppo delle Istituzioni Democratiche. Mi trovo sul posto sabato 10, alle ore 10.30 in via Martiri delle Foibe, nel quartiere Romiti, quando il vicesindaco Evangelista Castrucci ricorda le drammatiche vicende che hanno colpito le popolazioni italiane del confine nord-orientale e poi depone una corona d’alloro presso la targa stradale, alla presenza di un picchetto militare del 66° Reggimento Fanteria Aeromobile “Trieste”. In questa occasione ho il privilegio di incontrare la signora Marchese Edda, esule da Fiume e residente a Forlì, e di fare finalmente conoscenza con lei ed il marito. La signora Edda ha preso parte personalmente, assieme alla delegazione del Comune e delle autorità militari, alla cerimonia della deposizione della corona d’alloro volendo in questo modo onorare la memoria del povero cugino prima prelevato dall’Ozna e successivamente infoibato. Nella medesima occasione ho avuto il piacere di incontrare il sig. Giacomino Cattalini, esule da Zara e la signora Giuliana Gagliardi, figlia di un noto esule da Pola. Alla cerimonia erano presenti poche persone, tuttavia ho avuto modo di parlare con il Dott. Ennio Gelosi e con l’assessore comunale Liviana Zanetti, rappresentanti del Comune, i quali mi hanno ringraziato per aver partecipato alla manifestazione e mi hanno assicurato che dal prossimo anno l’ANVGD verrà invitata ufficialmente. A Rimini Il pomeriggio è la volta di Rimini. Questa volta mi trovo sul banco dei relatori. A fare gli onori di casa sono il sig. Alessandro Agnoletti, in rappresentanza della Provincia di Rimini, ed il prof. Antonio Mazzoni per l’Istituto per la Storia della Resistenza. Segue la relazione della prof.ssa Vinci, durata poco più di mezz’ora, durante la quale è stata messa in luce quella che è l’interpretazione storica corrente del fenomeno che poi porterà alle foibe e all’esodo giuliano-dalmata. Il mio intervento riprende l’impostazione storiografica che si pone alla base di tutta la manifestazione e tende a sottolineare come la questione orientale ponga le sue fondamenta in anni anche di molto precedenti al primo dopoguerra e che risale a contrasti che traggono origine da cause di ordine sociale, culturale ed economico. Vi sono numerosi interventi dal pubblico fra il quale sono presenti un buon numero di esuli e di discendenti fino alla terza generazione. Complessivamente la manifestazione riminese di sabato è risultata molto positiva. In particolare ho avuto modo di esprimere il mio plauso alla decisione della Provincia di Rimini di sospendere, dopo i noti fatti di La Spezia, la confe- renza «Campi di concentramento fascisti sul confine orientale. Responsabilità dell’Italia sul destino subito dalle popolazioni croate e slovene durante l’occupazione dellaYugoslavia» che Alessandra Kersevan avrebbe dovuto tenere a Bellaria Igea Marina il 15 di febbraio [si veda “Difesa” di marzo 2007]. Il successo della manifestazione di Rimini, i buoni propositi espressi dal Comune di Forlì, il sincero interesse della stampa locale per le nostre vicende e l’apprezzamento ricevuto per le nostre pubblicazioni donate alle autorità fanno ben sperare che il prossimo anno le cose non possano che migliorare e che il Giorno del Ricordo diventi stabilmente anche per i cittadini della Romagna un’occasione di seria riflessione sul passato e soprattutto sul futuro della nostra Nazione. Axel Famiglini COMITATO DI GORIZIA «Il 10 febbraio ricorre il Giorno del ricordo, dramma dell’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate, della pulizia etnica da esse subìta a mezzo di violenze e infoibamenti, della perdita dolorosa della propria terra, dell’umiliazione patita nei ghetti dei campi profughi, dell’iniquo trattato di Parigi con cui veniva sancita la mutilazione del territorio nazionale». Sono parole di Rodolfo Ziberna, che nella veste di presidente del Comitato isontino dell’ANVGD ha spiegato il significato del Giorno del Ricordo nella cerimonia svoltasi all’Auditorium di via Roma. L’iniziativa, promossa con la collaborazione della Prefettura, del Comune e dell’associazione “Historia”, è stata preceduta dalla deposizione di una corona d’alloro alla statua bronzea di Augusto, posta nel Largo Martiri delle Foibe. Di fronte alla folla che ha riempito l’Auditorium, Ziberna ha proseguito: «Bisogna dimenticare e riappacificarsi, dicono in molti, e guardare avanti. Almeno oggi però noi preferiamo guardare indietro e ripercorrere alcune tappe dell’esodo. Su una popolazione complessiva di 500.000 abitanti ben 350.000 fecero la scelta dell’esilio, per mettere in salvo se stessi e la propria famiglia dal rischio della foiba, della deportazione, dell’uccisione. Fu una vera e propria pulizia etnica, perpetrata contro tutti gli italiani per il solo fatto di essere tali, al di là della militanza politica». Quindi il riferimento a Gorizia: «Le truppe del maresciallo Tito adottarono scientificamente lo stesso metodo anche a Gorizia nei drammatici 40 giorni di occupazione a guerra finita: oltre 650 persone furono sottratte dai loro affetti e dalle loro case, deportate e uccise, con la sola “colpa” di rappresentare un ostacolo alla volontà annessionistica di Tito verso la nostra terra, quella che definiva la Slavia veneta e che giungeva fino al Tagliamento. A loro e ai loro familiari mandiamo il nostro più commosso pensiero, con l’auspicio che al più presto si possano davvero aprire gli archivi e conoscere il luogo della loro sepoltura». Ziberna ha concluso rispondendo a coloro che come il presidente della Croazia, Stipe Mesic, negano l’esistenza delle Foibe o minimizzano il dramma dell’esodo: «Dopo 60 anni di colpevole silenzio finalmente una legge dello Stato tende a ridare dignità alla nostra storia, per far sì che possa essere nota e condivisa da tutto il Paese. Durante questi 60 anni di silenzio gli esuli hanno subito e patito un secondo esilio, mentre si è cercato di negare l’esistenza stessa delle Foibe e di ridurre il dramma dell’esodo a un mero fenomeno migratorio di ex collaborazionisti. Ogni azione violenta deve essere condannata senza “se” e Aprile 2007 7 DIFESA ADRIATICA dai comitati Grado, la targa collocata a cura dell’ANVGD Gorizia, l’omaggio floreale delle autorità alla statua bronzea di Cesare Augusto, una volta collocata davanti l’Arena di Pola e collocata a Gorizia in Via Roma (oggi Largo Martiri delle Foibe) dagli esuli Gorizia, Auditorium, un’immagine del numeroso pubblico intervenuto, levatosi in piedi al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale Gorizia, Auditorium, il presidente del Comitato ANVGD Rodolfo Ziberna nel corso del suo intervento (fotografie studio Bumbaca, Gorizia) senza “ma” e guai ad affermare che le migliaia di donne, uomini e bambini gettati vivi nelle Foibe, per giunta a guerra finita, sono una reazione comprensibile». L’auspicio che i goriziani parenti delle vittime possano arrivare a una chiarificazione è stato espresso dal sindaco, Vittorio Brancati: «Anche se ci sono voluti 60 anni, un passo avanti è stato compiuto. [...] A nome di tutte le autorità presenti, mi assumo l’impegno di arrivare alla conclusione di quello che le famiglie chiedono, cioè della chiarificazione dei drammi». Il prefetto, Roberto De Lorenzo, ha riportato il pensiero espresso dal Presidente della Repubblica Napolitano: «Questa è una giornata che nella sua tristezza può essere definita felice. Dopo tanti anni di silenzio, inspiegabile e colpevole, consente di accomunarci tutti, condividendo il dolore e la comprensione. Non stiamo parlando di una battaglia o di una guerra, con schieramenti opposti e autonomi, ma di una terribile e incomprensibile distruzione per una finalità non giustificabile. Un giorno l’Europa dovrà fare i conti con quanto accaduto, perché la scomparsa di persone e l’appropriazione indebita del loro patrimonio danneggia tutti. La Legge 92 ha fornito la determinazione giuridica perché ci possano essere il conforto e un segnale forte di fronte a una tragedia che non deve essere dimenticata». La cerimonia è proseguita con la conferenza del docente universitario Guglielmo Cevolin, che ha parlato di «60 anni dal trattato di pace di Parigi: profili di diritto pubblico», per finire con il concerto del pianista e compositore Luigi Donorà, accompagnato dal soprano Giovanna de Liso e dal baritono Marco Ricagno. Cerimonie a Medea e Grado. Studenti a Trieste con l’ANVGD Sempre nell’ambito del Comitato goriziano, un omaggio floreale è stato deposto all’Ara Pacis di Medea e a Grado è stata scoperta sulla diga una targa dell’ANVGD [QUI foto ‘Gorizia.1’]; è seguita la commemorazione ai Giardini Martiri delle Foibe. L’ANVGD ha accompagnato oltre un centinaio di studenti delle scuole medie superiori ad assistere gratuitamente alla commedia “La cisterna” alla Sala Tripcovich di Trieste, ambientata nell’Istria dell’esodo. Alla cerimonia presso l’Ara Pacis mundi di Medea, oltre al sindaco Alberto Bergamin, al vice Renato Mucchiut, al presidente isontino dell’ANVGD, Rodolfo Ziberna, al consigliere regionale Adriano Ritossa, a quello comunale di Gorizia, Fabio Gentile, al presidente del Consiglio provinciale, Alessandro Fabbro, e all’ex sindaco di Medea, Franco Stacul, alla cerimonia erano presenti rappresentanti della associazioni combattentistiche e d’arma. «La ricorrenza assume un significato particolare qui, all’Ara Pacis mundi – ha detto Bergamin –, dove, dopo la Giornata della Memoria, si celebra il Giorno del Ricordo. In un momento in cui si vive un rigurgito di tensioni, questo è un luogo deputato alla riconciliazione. È compito delle istituzioni ribadire il dovere della testimonianza per combattere teorie negazioniste o revisioniste. L’Europa è rinata e si avvia verso l’unità basandosi sull’analisi dei tragici errori del passato». «L’invito alle associazioni degli esuli – ha aggiunto Bergamin – è quello di farci pervenire materiale e reperti che possano testimoniare la tragedia di quegli anni, per allestire una sorta di Tempio della memoria e del ricordo, in cui celebrare le Giornate del 2008». Lunedì 12 febbraio, nella Biblioteca Statale Isontina, presentato il libro Il diario dell’anima, testamento spirituale dell’Arcivescovo emerito Vitale Bommarco, nativo di Cherso, scritto da p. Apollonio Tottolo. sempre alla BSI è stato presentato anche il volume Istria nel tempo, edito dal Centro Ricerche Storiche di Rovigno, alla presenza del presidente del CRS prof. Giovanni Radossi e del presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana Maurizio Tremul. Cormòns: «Vanno ricercate la verità storica e una memoria condivisa» Una significativa cerimonia si è celebrata nel giardino di Piazza Libertà, a Cormòns, nei pressi della statua di Dante Alighieri, la ricorrenza del 10 Febbraio.Cuscini di fiori sono stati deposti ai piedi della statua del poeta dal presidente provinciale dell’ANVGD, Ziberna, e dal consigliere comunale Riccardo Leone, alla presenza del sindaco di Cormòns, Claudio Cucut. Ziberna ha ricordato l’importanza che finalmente è stata data a questa triste pagina di storia, per tanti anni taciuta. In una terra di confine, teatro di numerosi scontri tra i popoli in passato, è necessaria una memoria condivisa su questa e altre tragedie come l’Olocausto, affinché episodi come questi – è stato ribadito – non si verifichino più. Il consigliere Leone ha rimarcato lo spirito con il quale si è voluto ricordare la data del 10 febbraio, «privo di rancori e di strumentalizzazioni COMITATO DI IMPERIA Il Comitato di Imperia ha commemorato il Giorno del Ricordo con un programma che ha previsto in mattinata la deposizione, da parte delle Autorità comunali, ed alla presenza del Vicario Episcopale, delle Autorità provinciali, della Capitaneria di Porto e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, di una corona d’alloro alla lapide della Tomba simbolica dei Martiri Giuliano- Dalmati nel Cimitero di Imperia Oneglia, ed al pomeriggio un convegno a cui ha partecipato un illustre relatore, il prof. Claudio Eva, ordinario dell’Università agli Studi di Genova. Il suo intervento è stato introdotto dal Presidente del Comitato Provinciale di Imperia, Pietro Tommaso Chersola, che ha aperto il convegno illustrando l’attualità della vicenda istriano-dalmata con analoghi scenari di oppressione e violenza su popolazioni intere che ancora oggi, nonostante tante dichiarazioni di buone inten- Imperia, 9 febbraio 2007, Sala del Ridotto del Teatro Cavour, il presidente del Comitato Provinciale Pietro Tommaso Chersola Sala del Ridotto del Teatro Cavour, da sin.: il prof. Claudio Eva, ordinario dell’Università degli Studi di Genova, presidente del Comitato Provinciale ANVGD di Genova, il consigliere nazionale ANVGD Fulvio Mohoratz, il presidente della Consulta Regionale della Liguria rag. Guglielmo Armentani e il presidente del Comitato Provinciale di Imperia, Chersola 8 DIFESA ADRIATICA Aprile 2007 dai comitati COMITATO DI LIVORNO San Remo, la deposizione della corona di alloro in Via Martiri delle Foibe. Da sin.: l’ing. Giovanni Chersola, l’avv. Marco Andracco, vicesindaco di San Remo, il presidente del Comitato Provinciale ANVGD Pietro Tommaso Chersola, le sig.re Gemma Malusà e Ines Cattalinich, consigliere provinciale ANVGD, IL Dott. Giuseppe Di Meco, consigliere comunale zioni degli Organismi internazionali, insanguinano altre zone del mondo, replicando tragicamente interessi politico-strategici non chiari, e spartizioni di interessi fatte sulla pelle di intere comunità. Ha preso quindi la parola il consigliere nazionale ANVGD Fulvio Mohoratz, di Fiume, che con l’usuale vigore ha ripercorso drammatiche vicende vissute anche in prima persona, facendo anche rimarcare come ormai, per l’età dei Profughi – parola che sarebbe bene correggere in Esuli – è urgente raccogliere tutte le testimonianze della generazione di Italiani che ha patito direttamente l’Esodo, abbandonando in Istria e Dalmazia le terre che avevano abitato, ma non lasciandovi nemmeno le salme dei loro cari. Ha concluso il convegno l’intervento del prof. Claudio Eva, nella sua qualità di presidente del Comitato Provinciale di Genova, che ha tracciato un profondo excursus storico sulle vicende del confine orientale, che, nonostante grandi progressi compiuti negli ultimissimi anni, richiederanno ancora almeno il tempo di una generazione per essere pienamente affrontate, e conosciute, in tutta la loro drammaticità. Da cui l’esigenza di approcci culturali più approfonditi e maggiormente convinti contro qualsiasi dichiarazione riduttiva che ancora oggi potrebbe ancora serpeggiare, dopo tanti decenni in cui è stata “tappata la bocca” agli Esuli istriano-dalmati, nascondendo o travisando all’intero Popolo italiano la nostra vera storia ai confini orientali: al riguardo è stata citata l’occasione di una intervista rilasciata recentemente dal presidente della Croazia, e regolarmente ritrasmessa dalla nostra TV nazionale, che potrebbe essere di sicuro interesse per la nostra recente legislazione in fatto di “negazionismo”. Al convegno ha partecipato anche il presidente della Consulta Ligure, Rag. Armentani. Nel proficuo rapporto sviluppato dal Comitato con il locale Provveditorato agli Studi, da segnalare, tra il pubblico presente, attentissimi studenti dell’ Istituto Magistrale Statale “Carlo Amoretti” di Imperia, con la prof.ssa Roberta Bracco; presente anche la prof.ssa Maria Saglietto; in rappresentanza dell’avv. Gianni Giuliano, presidente della Provincia di Imperia, ha presenziato l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione Giacomo Raineri, membro dell’Esecutivo dell’Istituto Storico della Resistenza; da rilevare infine una nutrita rappresentanza di Autorità politiche, particolarmente dei Gruppi consiliari di sinistra con cui da alcuni anni il Comitato Provinciale di Imperia ha instaurato un importante rapporto di atten- zione e rispetto verso le tragiche vicende istriano-dalmate. Era anche presente la prof.ssa Elena Barberis, nipote del gen. Umberto Barberis, che nell’immediato dopoguerra venne chiamato dall’allora prefetto di Imperia a presiedere il Comitato di aiuto ai profughi giuliani che arrivavano in provincia: incarico che ricoprì per anni con una dedizione e capacità tali da portare alla costituzione del primo Comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia in Imperia. Pietro Tommaso Chersola L’ANVGD commemora a San Remo il Giorno del Ricordo Il 10 febbraio il Comune di San Remo, rappresentato dal vicesindaco avv. Marco Andracco e dal Consigliere Comunale dott. Giuseppe Di Meco, ha deposto una corona di alloro inVia Martiri delle Foibe. Il Gonfalone del Comune di San Remo era sostenuto da Agenti della Polizia Municipale in alta uniforme Il Comitato Provinciale ANVGD era rappresentato dal Presidente Pietro Tommaso Chersola e dal consigliere sig.ra Ines Cattalinich. COMITATO DELL’AQUILA In occasione del Giorno del Ricordo, l’ANVGD dell’Aquila, come è consuetudine da 7 anni, ha deposto un omaggio floreale, listato da un luminoso tricolore, all’imbocco della strada intitolata a «Norma Cossetto, Medaglia d’oro al Valor Civile», simbolo ricco di pietas dell’immane tragedia. Davanti alla “Madonnina” sita di fronte alla targa, è stata recitata da Marcello Rocchi la Preghiera per le vittime delle Foibe composta dall’arcivescovo di Trieste mons. Antonio Santin. Quindi una delegazione dell’ Associazione composta dal presidente Livio Gobbo, dalla vicepresidente Maria Luisa Aniceti e dai membri del Direttivo Claudio D’ Antonis e Osvaldo Ciocca, ha partecipato a Teramo alla conferenza sul tema «Al confine della memoria. Istria, Fiume, Dalmazia: una questione irrisolta». Alle ore 18.00, poi, i membri dell’ Associazione dell’Aquila si sono ritrovati presso la storica Chiesa di S. Basilio per ascoltare la S. Messa in onore dei Martiri delle Foibe. Alla celebrazione, preceduta da una memoria esplicativa pronunciata dalla vicepresidente e accompagnata da stupendi canti, hanno partecipato numerosi fedeli. Il celebrante, padre Quirino Salomone, dell’Ordine Francescano, ha espresso il desiderio di aderire All’Associazione. Livio Gobbo Il 9 febbraio il Comitato ha partecipato ad una conferenza organizzata dal Comune di Fauglia. Argomento, le Foibe e le problematiche conseguenti il trattato di pace che ha determinato il nostro esodo. Oratori Mario Cervino, Emilio Sabadin e Lina Anelich. Vivo l’interesse dimostrato dall’uditorio al quale sono state offerte in omaggio copie di “Difesa Adriatica”. Al Sindaco è stato offerto uno scudetto del Comitato livornese ed alla biblioteca del Comune copia del libro L‘esodo dei 350mila Giuliani, Fiumani e Dalmati. Sabato 10 febbraio è stato deposto un mazzo di fiori al monumento ai Caduti Giuliano-Dalmati del cimitero della Misericordia. Ha partecipato in forma privata il prefetto di Livorno che aveva espresso tale suo desiderio in occasione di una riunione tenuta in Prefettura il 24 gennaio in preparazione della cerimonia del Giorno del Ricordo. Al folto gruppo di soci hanno fatto ala i labari della Sezione del Nastro Azzurro e dell’Associazione Marinai d’Italia con i loro Presidenti e associati. Successivamente si è svolta la cerimonia di consegna dei riconoscimenti ai congiunti degli infoibati da parte del prefetto di Livorno alla presenza delle massime autorità civili e militari con la partecipazione di una ventina di esuli guidati dal vicepresidente. Di seguito, la S. Messa nella Chiesa dei Sette Santi Fondatori con la partecipazione di soci e simpatizzanti, officiata da don Aldo Nigro, Cappellano dell’ Accademia Navale, che all’omelia ha ricordato Giovanni Palatucci, questore di Fiume, nel 62° anniversario della sua morte avvenuta a Dachau, il 10 febbraio 1945, e gli scomparsi Ezio Jacobacci, Corrado Princis, Stefano Sabadin ed Attilio Tesi, i cui familiari erano presenti al rito. Il 16 febbraio rappresentanti del Comitato Provinciale hanno tenuto una conferenza agli alunni delle terza media di Fauglia, richiesta dal Comune ed organizzata dalla prof. Magnozzi Mattiassi. Erano presenti una quarantina di studenti accompagnati da quattro insegnanti. L’attenzione è stata viva ed ha dato luogo a numerose domande da parte dell’uditorio. Mario Cervino DELEGAZIONE DI LUCCA La giornata commemorativa del 10 febbraio 2007 a Lucca ha avuto inizio la mattina con la consegna di alcune medaglie commemorative ai martiri delle Foibe ed ad alcuni parenti che abitano nella piana lucchese da parte del prefetto della città, dottor Aronica. Quindi ha avuto inizio un convegno presso la Sala Maria Luisa nel Palazzo Ducale della Provincia di Lucca, momento di ritrovo di autorità e cittadini per parlare della Giornata del Ricordo e per presentare un breve documentario sull’arrivo a Lucca degli esuli istriani, che furono sistemati nel Centro Raccolta Profughi dell’ex Real Collegio. Il commento introduttivo e storico è stato svolto dal ricercatore Sestani in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza di Lucca. È stato proiettato inoltre il documentario dal titolo A Lucca non c’è il mare: all’interno testimonianze dirette di esuli ancora viventi a Lucca a cura dello stesso Sestanti. In sala si è registrata un’alta presenza di pubblico, prevalentemente esuli, parenti e cittadini lucchesi. Presente la delegata ANVGD di Lucca, Viviana Dinelli, con la bandiera dell’Associazione, il presidente della Provincia, la rappresentanza del Co- Lucca, Autorità civili e militari, con la delegata A NVGD depongono una corona nella centrale Piazza XX Settembre in ricordo delle vittime delle Foibe mune di Lucca, il prefetto, rappresentanti della Questura e il direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Lucca. Tutti gli interventi hanno sottolineato l’importanza di ritrovarsi per il Giorno del Ricordo, per un riconoscimento ed una elaborazione storica giusta e vera sulle vicende delle Foibe e dell’esilio. In particolare, il dibattito si è soffermato sull’arrivo a Lucca dei primi esuli negli anni Cinquanta, la loro permanenza a Lucca, la reazione della città e la ricostruzione di una vita da esule in tutta la Provincia di Lucca e oltre. Alle ore 12.00, le autorità, la delegata ANVGD ed i presenti hanno deposto una corona commemorativa presso la Piazza centrale di Lucca (XX Settembre) in ricordo delle vittime delle Foibe e per ricordare l’esodo dalle terre istriane. Un particolare ringraziamento alle autorità del Comune di Lucca e della Provincia che hanno reso possibile l’iniziativa: un particolare ringraziamento per la presenza in sala al sig.Mario Cervai, esule istriano giunto a Lucca e nato ad Orsera, stessa città di mio nonno dott. Francesco Gambetti, alle simpatiche signore istriane Giuliana Pocai e Casalino Nadia, all’esule dott. Mauro Pogliani medico cardiologo dell’Ospedale di Lucca, al sig. Stefano Santin in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Paracadutisti Italiani presente con la sua bandiera anche in corteo. • • • Memorie di una nipote di esuli istriani Il 10 febbraio 2007 è diventata una data importante per poter continuare a riflettere e non dimenticare, gli italiani costretti a lasciare le proprie terre (Istria, Fiume e Dalmazia) per sfuggire ad una violenta invasione jugoslava. Già da tempo in queste terre erano in atto violenze e soprusi che portarono alla morte migliaia di civili, per il solo fatto di essere italiani e che costrinsero decine di migliaia di italiani ad optare per l’Esilio pur di mantenere la propria identità nazionale. Un’identità italiana sempre difesa, portata con orgoglio anche quando lentamente i profughi ripresero una vita decorosa all’interno della nostra Penisola. Per ricordare quindi l’esodo di massa e la firma del trattato di Pace di Parigi che consegnò definitivamente i territori italiani ad un altro Stato, ricorrono in molte città italiane, manifestazioni, dibattiti e tutto quanto è possibile fare per non dimenticare quello che è successo 60 anni fa ad una parte del popolo italiano. I miei nonni materni sono profughi istriani, scappati dalle loro terre nel 1947, giunti a Roma per poter ricominciare a vivere. Fin da bambina ho vissuto nei racconti, nelle testimonianze dei sopravvissuti, le vicende istriane: solo oggi, posso capire a pieno l’importanza della mia memoria storica da poter trasmettere oggi ai cittadini che vogliono ascoltare e ricordare, la tragedia degli esuli istriani. Spesso tutto questo viene dimenticato, noto continuamente scarso interesse o ancor peggio, bollini politici spesso senza senso, che deturpano il significato della sofferenza di cittadini italiani che improvvisamente hanno dovuto abbandonare affetti e le proprie radici. Sicuramente la storia è fatta di ideologie: anzi ultimamente si sente sempre più il bisogno di correnti politiche nuove e concrete che non tornino sempre sulle solite questioni ma che possano finalmente dialogare nell’epoca della globalizzazione. Necessita quindi un cammino comune verso la non strumentalizzazione del Giorno del Ricordo: ma questa data ci deve insegnare e donare degli spunti positivi per comprendere a pieno il contesto sociale, politico e la storia millenaria della costa istriana. Riscoprire la cultura e le vicende di quelle terre, ci può aiutare a compiere un percorso storico e umano per non dimenticare le violenze contro tutte le etnie nel mondo d’oggi. Viviana Dinelli Aprile 2007 9 DIFESA ADRIATICA dai comitati COMITATO DI MILANO La commemorazione a Palazzo Marino La celebrazione ufficiale del Giorno del Ricordo 2007 si è svolta a Milano sabato 10 febbraio a Palazzo Marino, nella prestigiosa Sala Alessi sede di rappresentanza del Comune. L’iniziativa è stata promossa dal Comitato di Milano, presenti i rappresentanti dei Liberi Comuni di Pola, Fiume e Zara, della Lega Nazionale e di altre associazioni. Il vicesindaco De Corato ha letto il messaggio di saluto del sindaco Letizia Moratti, nel quale ha espresso la personale partecipazione allo spirito della celebrazione. L’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi ha rammentato come siano stati riportati alla luce e restaurati, per suo preciso interessamento, dipinti di grande pregio provenienti da Capodistria e da Pirano, teleri che furono messi al sicuro all’inizio della seconda guerra mondiale e rimasero dimenticati nei sotterranei dei musei romani per quasi sessant’anni. Ha affermato che sono stati fatti studi sui vari trattati internazionali intervenuti nel frattempo e che tali dipinti risultano senza ombra di dubbio proprietà dello Stato italiano a tutti gli effetti; risulta perciò destituita di fondamento la richiesta avanzata dalla Slovenia di riportare tali opere d’arte a Capodistria. In veste di storico dell’arte, Vittorio Sgarbi ha poi illustrato ad uno ad uno i preziosi quadri, proiettati su un grande schermo, rimarcando i tratti caratteristici lasciati dai loro autori: Cima da Conegliano, Paolo Veneziano, Alvise Vivarini, Matteo Ponzone, Giovan Battista Tiepolo, Vittore Carpaccio e altri grandi maestri veneti: pittori; scultori e intagliatori. Roberto Predolin, Consigliere nazionale ANVGD, dopo aver portato i saluti del presidente Lucio Toth, ha ricordato i valori che gli Esuli tengono alti nella loro quotidiana testimonianza di Italiani. Il senatore Enrico Pianetta ha chiesto di poter intervenire ricordando che i fiumani di Milano stanno da tempo chiedendo al Consiglio Comunale che venga ripristinata una piazza importante che porti il nome di Fiume «Olocausta»: una piazza che i milanesi non hanno mai dimenticato e che fortemente rivogliono. L’analisi storica degli avvenimenti relativa al Diktat imposto dai vincitori con la firma del trattato di pace è stata magistralmente esposta dal prof. Massimo de Leonardis, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Piero Tarticchio, presidente del Comitato ANVGD di Milano, ha celebrato il Giorno del Ricordo riportando alla memoria i Martiri delle Foibe, i fatti atroci che coinvolsero la popolazione italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia fino a costringerla a recidere le proprie radici e ad abbandonare la propria terra per rifugiarsi esule in Italia e disperdendosi nel mondo. Ha stigmatizzato come il Giorno del Ricordo venga strumentalizzato per diffondere falsità storiche e infamie, tanto da poterle configurare come un reato di vilipendio della legge dello Stato che lo ha istituito. Tarticchio ha sostenuto inoltre che il compito che attende la nostra Associazione è di adoperarsi per colmare le amnesie dei governi che si sono succeduti nel dopoguerra, per riportare la Storia nell’alveo della verità. Ha reclamato per il popolo degli esuli il sacrosanto diritto di ricordare e di essere ricordato con il rispetto che si deve a chi ha perduto tutto per saldare i debiti di guerra di tutti gli italiani. Ha chiesto che i libri di testo per le scuole riportino le vicende legate al confine orientale in modo corretto, senza commenti che li neghino o li giustifichino. Il presidente provinciale ha concluso il suo intervento strappando a Vittorio Sgarbi la promessa di portare la grande mostra dei maestri veneti a Milano, magari nel Palazzo Reale, per permettere ai milanesi di ammirare quei capolavori. Operazione che darebbe ulteriore prestigio a Sgarbi, assessore alla Cultura nella Giunta municipale, ma soprattutto offrirebbe maggior visibilità e orgoglio a noi esuli e alle nostre Associazioni. La cerimonia principale è stata affiancata da altre manifestazioni importanti, come la consegna dei diplomi e delle medaglie da parte del Prefetto ai famigliari di 13 infoibati [si veda “Difesa” di marzo 2007]; come la deposizione di corone di alloro nel Largo Martiri delle Foibe; come la commemorazione di Norma Cossetto; come la proiezione di quattro film di alto livello sulle vicende della frontiera orientale e dell’Esodo; come il corteo organizzato dal Comitato 10 Febbraio, e da altre celebrazioni svoltesi nei Consigli di Zona di Milano e nei centri della provincia. Per onore di cronaca va ricordato che alcune manifestazioni sono state deturpate da vergognosi attacchi, offese, insinuazioni contro il Giorno del Ricordo, attacchi rintuzzati dagli Esuli presenti. Tito Lucio Sidari COMITATO DI NOVARA Il giorno 5 febbraio, nell’Aula Magna dell’Università del Piemonte Orientale, Novara (ex campo profughi) è stata inaugurata la mostra «L’Istria, l’Italia, il Mondo. Storia di un Esodo; Istriani, Fiumani, Dalmati in Piemonte», a cura di Enrico Miletto. Venerdì 9, presso la Prefettura di Novara, nel Salone d’Onore, presente il Comitato ANVGD, alla signora Anna Zuccon, istriana, è stata conferita la medaglia ad honorem dal Prefetto Fabio Costantini, in memoria del marito e del padre vittime di infoibamento (nella foto). Con il Comune di Novara, la ricorrenza del Giorno del Ricordo è stata quindi celebrata nella Chiesa di San Giovanni Battista con una Messa in suffragio dei martiri delle Foibe e dei 350.000 italiani esuli da Fiume, Istria e Dalmazia. La partecipazione è stata notevole, con la presenza del prefetto di Novara, del questore di Novara, di esponenti del Comune di Novara, della rappresentante della Provincia di Novara, di associazioni d’arma, di personalità civili e militari, con Labari e Bandiere e con i Gonfaloni della Città e della Provincia di Novara. Durante la cerimonia religiosa la prof.ssa Nerea Pagani ha letto la preghiera dell’Esule di mons. Santin, un trombettiere ha quindi suonato il Silenzio. Al termine della S. Messa, presso la Targa in Largo Martiri delle Foibe, al Villaggio Dalmazia in Novara, si è tenuta la cerimonia della posa delle corone (nella foto un momento della cerimonia). Hanno preso la parola l’assessore del Comune di Novara, il vicepresidente della Provincia di Novara, l’on. Gianni Mancuso, il Prefetto di Novara, il presidente ANVGD di Novara. • • • Il giorno 24 febbraio, presso il Castello Visconteo di Galliate, è stata inaugurata la mostra sull’esodo curata da Enrico Miletto e realizzata dall’Istituto Piemontese per la storia della resistenza. Al dibattito sono intervenuti, il presidente del Comitato ANVGD di Novara Sardi, il vicepresidente Pietro Fioretti e il consigliere nazionale ANVGD e consigliere del Comitato di Milano, Francesca Gambaro. Il 26 febbraio, presso il Dopolavoro Ferroviario di Novara, è stata inaugurata una mostra dal titolo «19181956, la tragedia del confine orientale. Fascismo Foibe Esodo», a cura della Fondazione Memoria della Deportazione, relatore l’on. Anna Cardano. Forse memori dell’ultimo nostro intervento, la relazione è stata alquanto veritiera, naturalmente siamo intervenuti per puntualizzare e per colmare in alcuni punti le lacune del relatore. Antonio Sardi Padova, due istantanee della solenne cerimonia svoltasi dinnanzi al Municipio (foto G. Zaccariotto) COMITATO DI PADOVA Quest’anno si è avuta una “settimana del Ricordo“ particolarmente densa di appuntamenti, di incontri, di testimonianze significative soprattutto in concomitanza del conferimento da parte del Presidente della Repubblica delle medaglie alla memoria e dei diplomi ai congiunti di infoibati, barbaramente fatti sparire. Ha suscitato profonda commozione la commemorazione ufficiale del Giorno del Ricordo, organizzata dal Comune di Padova, presenti le autorità civili e militari. Sono saliti sul palco, dove il prefetto ha consegnato loro medaglia e diploma, Marina e Paolo Zuccon, il cui nonno Rocco, funzionario della Cassa di Risparmio, nel 1944 a Pola fu strappato per sempre all’affetto dei suoi cari, a Edoardo Wolmann, il cui padre fu fatto sparire ad Abbazia nel 1945, a Franco Luxardo in memoria di Bianca Ronzoni, moglie dello zio Nicolò (commemorato a Roma), fatti annegare entrambi nel mare di Zara; a Elio Ricciardi, il cui nonno Antonio morì nel campo di concentramento di Stara Gradisca, a Dolores Toffetti del cui padre, arrestato a Pola e incarcerato ad Albona, non si seppe più nulla. Dopo i discorsi ufficiali del rappresentante del Comune Marco Carrai, a nome del sindaco Zanonato, e di Mario Verza, a nome del presidente della Provincia Casarin, che hanno ricordato la tragedia degli esuli, molto intenso e toccante è stato il discorso della nostra presidente, prof.ssa Italia Giacca, che dopo aver rievocato lo strazio degli infoibamenti di chi era solo colpevole di essere italiano e lo strappo doloroso dell’esodo, ha sottolineato che gli esuli non hanno mai coltivato il sentimento dell’odio e della vendetta, ma sono sempre stati sorretti da un anelito di giustizia e verità. La deposizione di una corona sulla lapide, che ricorda il sacrificio di tanti giuliani e dalmati, in via Oberdan dietro al Municipio, ha concluso la cerimonia. Domenica 11 febbraio, accompagnata dal coro “G.P. Palestrina” di Noventa Padovana, Messa solenne in suffragio di tutti i nostri Martiri, nel Tempio dell’Internato Ignoto, a Terranegra di Padova, con deposizione di una corona di alloro al cippo dedicato ai nostri Caduti, collocato nel prato antistante la chiesa. A conclusione, nel Museo annesso al Tempio, scoprimento di un pannello commemorativo del nostro dramma, realizzato egregiamente da Roberto Danieli, padovano, marito della nostra consigliera, prof.ssa Adriana Ivanov. Nell’opera, di fianco al profilo dellaVenezia Giulia e Dalmazia con gli stemmi delle città di Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Zara, dell’Istria e della Dalmazia è disegnata la sezione di una foiba e sotto, nell’angolo di sinistra, una mesta e desolata teoria di gente, sotto il peso simbolico di una grande croce, ricorda significativamente la tragedia dell’esodo. Anche alcuni Quartieri, Comuni e la Provincia hanno collaborato per la realizzazione di incontri con la cittadinanza. Uno tra i tanti: a Chiesanuova, il Consiglio di Quartiere in collaborazione con il Comitato ANVGD ha promosso un’ interessante serata sul tema dell’esodo giuliano-dalmata e il nostro intervento è stato accompagnato da una coinvolgente performance di danza, musica e recitazione. Alcuni rappresentanti del Comitato padovano sono stati invitati dalle emittenti private “Canale Italia”, “La 8”, “Telecittà”, dove hanno reso testimonianza, consapevoli di portare un notevole contributo per divulgarne la conoscenza. Altri interventi, in varie scuole della città e della provincia, sono stati realizzati dagli insegnanti del nostro Comitato che volentieri hanno corrisposto all’invito inserito nel secondo comma dell’articolo 1 della Legge 30 marzo 2004 e si sono proposti per colmare il vuoto storico dei libri di testo. Per concludere alcune interessanti conferenze. La prima è stata quella del prof. Luigi Tomaz, che il 31 gennaio nella sala Paladin di Palazzo Moroni, ha presentato i suoi due volumi Architettura Adriatica tra le due sponde molto utili per la conoscenza della nostra arte, ma anche per l’influenza che essa ha avuto al di qua del mare con scambi reciproci e continui. Il 16 febbraio a Campagnola di Brugine il prof. Marco Pirina ha presentato il suo libro Storie smarrite dove sono raccolti documenti e testimonianze. Il 2 marzo nella Sala Rossini del 10 DIFESA ADRIATICA Aprile 2007 dai comitati caffè Pedrocchi di Padova, il presidente nazionale ANVGD, Lucio Toth, ha portato un autorevole contributo alle commemorazioni relative al Giorno del Ricordo con un significativo intervento sull’esodo delle genti giulianodalmate, che oggi, ha ricordato, hanno finalmente ottenuto il dovuto riconoscimento attraverso le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha ammesso la responsabilità dei Governi per il lungo silenzio ed evidenziato le colpe di Tito. A conclusione dell’incontro, coinvolgente è stata la presentazione del libro Memoria negata. Crescere in un centro raccolta profughi per esuli giuliani, da parte dell’autrice Marisa Brugna, esule da Orsera. Franca Dapas COMITATO DI PESARO Anche a Pesaro abbiamo ricordato la data del 10 febbraio con una funzione religiosa nel Duomo, alla presenza delle autorità cittadine, del viceprefetto, del questore, del comandante dei Carabinieri, della Finanza, della Marina Militare, e di esponenti politici. Il Duomo era ricolmo di cittadini pesaresi. La funzione è stata celebrata dal parroco del Duomo, don Gino, che nell’omelia ha parlato delle nostre sofferenze ricordando i nostri fratelli seviziati, torturati ed infoibati. Al termine della Messa ha preso la parola il presidente del Comitato pesarese ANVGD leggendo un breve intervento che ha riscosso un forte applauso e consensi sia dalle Autorità che dai cittadini. Quindi una rappresentanza di giuliano-dalmati si è recata nel parco dove è posta la stele in memoria degli italiani trucidati dalle truppe jugoslave di Tito ed è stata posta una corona di alloro benedetta. Il giorno 12 febbraio Consiglio Comunale straordinario, al quale sono stati invitati i rapprsentanti del Comitato. In questa occasione ha preso la parola il dott.Rismondo di Ancona e la cognata di Padre Rocchi, che ha messo in risalto quanti sacrifici passati per quattro anni sotto il dominio dei comunisti di Tito. Il giorno stesso, nel pomeriggio, il presidente del Comitato Vagnini si è recato nella sede della Provincia dove si svolgeva una conferenza da parte di uno studioso, il cui orientamento non era certo favorevole. Vagnini è intervenuto per rettificare le molte inesattezze, riscuotendo l’attenzione e l’apprezzamento dei presenti. E. V. COMITATO DI PISA Nel capoluogo toscano la commemorazione del Giorno del Ricordo, contrariamente a quanto avvenuto in altre città della Regione, si sono svolte in un clima molto sereno.Alle 10.00, al cimitero suburbano, alla presenza delle massime autorità civili e militari e alle rappresentanze d’arma, mentre un picchetto della Folgore prestava gli onori al suono del silenzio, sono state deposte davanti al cippo che ricorda gli infoibati e tutti gli esuli giulianodalmati ovunque scomparsi due corone d’alloro,una a nome dell’ANVGD e una a nome della Provincia. La sig.ra Battellino ha quindi letto la Preghiera dell’infoibato. Successivamente, nella Sala delle Baleari del Comune si è svolta la cerimonia ufficiale. Il sindaco, Paolo Fontanelli, ha salutato gli intervenuti e dopo aver sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria storica ha ceduto la parola al Presidente della Provincia, dott.Pieroni, che ha ricordato l’esodo e la presenza sul territorio pisano di molti esuli auspicando che per il prossimo anno sia pronto il lavoro iniziato da una giovane ricercatrice per incarico del Dipartimento di Storia. È stata poi la volta del prof. Michele Battini, docente dell’Università di Pisa, che ha intrattenuto i presenti su La frontiera orientale.Sguardo storico su italiani e slavi nella Venezia Giulia. La trattazione è stata puntuale e obiettiva e ha riscosso l’approvazione di tutti. A conclusione della manifestazione il viceprefetto ha consegnato al sig. Bianchi, in rappresentanza della moglie, sig.ra Anna Maria Fiorentin, impossibilitata ad intervenire, la medaglia d’oro della Presidenza del Consiglio dei Ministri in memoria del padre fucilato nel 1943 a Babin Potok (Croazia). A questo punto la presidente del Comitato provinciale dell’ANVGD, Rossella Bari, ha ringraziato i rappresentanti delle istituzioni per la disponibilità e la sensibilità, dimostrate nell’organizzazione delle manifestazioni e ha consegnato loro una targa ricordo della giornata. Alle 12.30, a Marina di Pisa, per iniziativa del presidente della circoscrizione è stata deposta una corona di fiori al cippo eretto in ricordo degli infoibati. Dopo il saluto del dott. Cognetti, hanno preso la parola il vicesindaco, avv. Cavallaro, che ha anche ricordato con espressioni di stima il col. Bari e una rappresentante della Provincia. Rossella Bari ha ringraziato le autorità, ma in particolare l’avv. Cavallaro per aver voluto ancora una volta manifestare pubblicamente apprezzamento nei confronti di suo padre. Infine, nella Chiesa di S. Matteo, come è ormai tradizione pluridecennale, mons.Egidio Crisman ha celebrato la S. Messa. Nell’omelia ha ricordato la tragedia degli esuli e ha letto un bell’articolo che ben ne esprime le sofferenze. Al termine della celebrazione la presidente ha ringraziato mons. Crisman per le sue parole toccanti, e i rappresentanti delle istituzioni presenti alle varie manifestazioni con i Gonfaloni del Comune e della Provincia e tutti gli intervenuti. Rossella Bari COMITATO DI ROMA La mattina del 10 febbraio il vicepresidente del Consiglio on. Rutelli e la vicepresidente del Comitato di Roma arch. Marzia Vodopia hanno reso omaggio all’Altare della Patria. Era presente una significativa rappresentanza di esuli. La stessa mattina del 10 la presidente del XII Municipio di Roma prof.ssa Prestipino ed il Presidente della Consulta Regionale del Lazio cav. Plinio Martinuzzi hanno reso omaggio al monumento ai Caduti giulianodalmati sulla via Laurentina. Le varie fasi della cerimonia sono state sottolineate dai regolamentari squilli di tromba. Malgrado l’inclemenza del tempo, era presente una folta rappresentanza di esuli. Come da istruzioni della Presidenza del Consiglio, le bandiere italiana e delle nostre province, apposte sui piloni, erano abbrunate. Analoga cerimonia si è svolta alle ore 10.30 davanti la targa che ricorda le vittime delle Foibe istriane nell’omonimo piazzale. Anche in questo caso la presenza degli esuli è stata notevole. In merito alla targa giova ricordare un fatto increscioso: nottetempo ignoti hanno sovrapposto a quella ufficiale una targa con una scritta ingiuriosa nei confronti delle vittime. La targa abominevole è stata rimossa poco prima che iniziasse la manifestazione. Frascati (Roma) il tavolo dei relatori: in primo piano, da destra, il dott. Marino Micich e la prof.ssa Maria Luisa Botteri, organizzatrice del convegno NELLA PROVINCIA DI ROMA L’8 febbraio, su organizzazione della nostra socia prof.ssa Maria Luisa Botteri, si è svolto a Frascati, nella pregevole cornice architettonica delle restaurate scuderie Aldobrandini, un convegno sul Giorno del Ricordo. Sono intervenuti il vicesindaco di Frascati ed il presidente della Consulta Regionale del Lazio cav. Martinuzzi. La relazione fondamentale è stata tenuta dal dott. Marino Micich, che ha fatto un excursus completo riguardante la nostra storia, le foibe, l’esodo, il dopo-esodo ed i problemi che ancora oggi incombono sulla comunità. esule: interessante ed applauditissima dal folto pubblico, composto in gran parte da studenti delle scuole medie superiori. Sono poi intervenuti alcuni esuli: il cav. Cergnul, il gen. Colussi, la sig.ra Sponza, il sig. Gaspardis e la stessa prof.ssa Botteri. Sul convegno pubblicheremo una più ampia cronaca sul numero di maggio. INTERVENTI SU RETI TELEVISIVE Su RAI 3, RAI 1, RAI 2 ed altre TV si sono svolti diversi intereventi: segnaliamo in due trasmissioni diverse Guido e Fulvio Costa, il cui padre è stato annegato nel mare di Zara. Inoltre Ottavìo Missoni che su RAI 2 ha parlato della sua Zara. COMITATO DI SASSARI Nel 1947, come si legge nella stele di San Marco a Fertilia, «la Sardegna accolse fraternamente gli esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia». E dall’arrivo dei primi esuli sono passati 60 anni. Per ricordare quella data storica con il patrocinio del Ministero delle Comunicazioni è stato emesso da Poste Italiane uno speciale francobollo recante la scritta «60° anniversario della borgata Giuliana di Fertilia in Alghero». Nel francobollo inoltre sono raffigurate la Sardegna e la costa istriana e dalmata con una foto storica di Fertilia. L’emissione del francobollo è avvenuta in occasione del Giorno del Ricordo. A Fertilia, lo scorso anno, era stato realizzato un speciale annullo postale raffigurante la «battana» storica imbarcazione delle genti venete. Venerdì 9 febbraio si era inaugurata la mostra di fotografie storiche, a cui è seguita una conferenza sulla storia dell’esodo a cura del Comitato ANVGD. Sabato 10 è stata celebrata una Messa in memoria degli esuli e delle vittime delle Foibe, tra le quali l’algherese maresciallo di Finanza Sotgiu, alle cui figlie sono state consegnate speciali medaglie d’onore da parte del prefetto di Sassari e del sindaco di Alghero. DELEGAZIONE DI BARLETTA Conoscere per ricordare Gli Esuli in provincia di Taranto Nella ricerca dei fatti accaduti e nella coltivazione dei ricordi della tragedia dell’esodo giuliano e dalmata, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Taranto, voglio ricordare alcuni momenti della presenza degli esuli a Taranto e provincia che arricchisce il bagaglio storico-culturale della nostra gente. Dopo l’accordo tra Tito e gli ingle- Il francobollo commemorativo di Poste Italiane: raffigura una famiglia di profughi in partenza e, sullo sfondo sovrapposti, il profilo della Regione Sardegna con la città di Alghero, una cartolina d’epoca che raffigura Fertilia e una cartina stilizzata dell’Istria. Completano il francobollo la legenda «60° anniversario della Borgata Giuliana di Fertilia Alghero» si, nel giugno 1945 Taranto diviene punto di arrivo di numerosi profughi non solo dalla Venezia Giulia e Dalmazia ma anche dall’Egeo e dall’Algeria. In città operava un “Comitato Centro Meridionale” per laVenezia Giulia e Zara - sezione di Taranto (poi Movimento Istriano Revisionista, infine Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, sez. di Taranto) che insieme ad altri Enti (in particolare L’Ufficio provinciale Assistenza Post Bellica, la Croce Rossa e la Commissione Pontificia) accoglieva i profughi. Centri di raccolta erano l’Ospedale Civile, l’Ospedale Acanfora e un Centro alloggio in vico Carducci in città vecchia. Da un censimento voluto dal Ministero dell’Interno, alla data del 10 giugno 1949 risultavano presenti in Provincia di Taranto 1718 profughi (1208 dall’Istria, Fiume e Dalmazia, 510 dalla Grecia). In particolare: a Taranto vi erano 1060 profughi giuliani e dalmati, 76 a Ginosa, 25 a Massafra, 19 a Grottaglie, 6 a Castellaneta, 6 a Mottola, 3 a Laterza, 3 a Manduria, 2 a Martina, 2 a Palagiano, 4 a Sava, 1 a Pulsano, 1 a Monteparano. In esecuzione della legge Scelba del 1952, essendo stata scelta Taranto tra le città destinatarie dei contributi statali per la realizzazione di alloggi per i profughi giuliano-dalmati, vennero progettati 40 alloggi. Il 29 gennaio 1952 un telegramma del Ministro dei Lavori Pubblici annuncia al Prefetto di Taranto lo stanziamento di 50 milioni di lire ai quali si aggiungeranno 1 milione da parte della Provincia di Taranto. Infine, nel 1953, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Roma acquisterà per 4 milioni un suolo nel rione Tamburi di Taranto dove saranno costruiti 36 alloggi. Con questa preve disamina ho voluto ricordare la tragedia dell’Esodo che ha disperso nelle più diverse regioni dell’Italia e del mondo le genti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e che con coraggio a sessant’anni da quella immane tragedia hanno saputo superare tutte le difficoltà e tutte le prove più difficili integrandosi egregiamente nei nuovi insediamenti senza però dimenticare le loro origini e la loro amata terra natia. Giuseppe Di Cuonzo COMITATO DI TORINO A Torino e Provincia le iniziative per il Giorno del Ricordo sono iniziate il 3 febbraio e si sono concluse il 16. Incontri con scolaresche e Consigli Comunali, proiezioni, teatro, mostre e dibattiti sono statti il tramite per far conoscere e raccontare la storia del popolo istriano, fiumano e dalmata sradicato con violenza e costretto all’Esodo. Una forzata e sofferta scelta di libertà fatta per poter continuare le proprie tradizioni, per poter parlare l’unica lingua conosciuta e vivere in libertà, bene a cui ambiscono tutti i popoli. Questa scelta – ha rimarcato il Comitato torinese – ci ha costretto a disperderci in 109 campi profughi sul territorio nazionale e nei cinque continenti. Il riconoscimento pubblico esternato attraverso le televisioni e la carta stampata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato inequivocabile. Il compito che gli Esuli hanno è di tenere equidistante posizione dagli scheiramenti politici. L’enorme mole di lavoro svolto negli anni dalla nostra Associazione – si legge ancora nel documento pubblicato sul sito del Comitato – ha fatto sì che tra le molte iniziative si sia aperto un tavolo di incontro alla Presiden- Aprile 2007 11 DIFESA ADRIATICA dai comitati za del Consiglio dei Ministri per trattare i nove punti presentati in più occasioni sia ai rappresentanti del Governo che dell’opposizione. La Regione Piemonte ha preso parte attiva alle celebrazioni del Giorno del Ricordo. «Il Piemonte ha sostenuto diverse iniziative per commemorare questo anniversario – ha dichiarato il presidente della Regione, Mercedes Bresso – con lo scopo di ricordare, raccontare, e capire una terribile pagina di storia, ancora oggi nascosta». «La storia – ha precisato l’assessore alla Cultura, Gianni Oliva –, anche nei suoi momenti più drammatici e irrazionali, segue dei percorsi che vanno prima di tutto individuati e compresi, e poi ricordati: solo così, la conoscenza del passato può trasformarsi in conoscenza del presente». Il Piemonte ha realizzato per l’occasione, la riproduzione di due copie della mostra «L’Istria l’Italia, il mondo», che inaugurate l’una a Tortona, il 3 febbraio, alla presenza dell’assessore Oliva, l’altra a Novara, il 5 febbraio. La mostra, realizzata da Enrico Miletto per l’ISTORETO, consiste in 16 pannelli espositivi che raccontano la storia dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati a Torino. La copia originale della mostra è già stata prenotata dal 2 all’11 di febbraio dalla città di Ciriè e dal 12 al 28 febbraio dalla città di Asti. L’ANVGD di Torino ha organizzato anche quest’anno, con il sostegno della Regione, incontri presso le diverse Circoscrizioni e presso le istituzioni scolastiche. Si è iniziato il 3 febbraio a Torino, presso l’ex “Asilo Isabella”, con lo spettacolo Le Istriane, presentato da Arte Media, autore del testo Carlos Velasquez; il 7 a Volpino, presso la Scuola Media, convegno sull’Esodo e le Foibe; l’8 febbraio l’appuntamento ancora a Torino, per la presentazione del libro Istria allo specchio. Storia e voci di una terra di confine, di Enrico Miletto. Sempre l’8 a San Mauro, presso la Sala del Consiglio Comunale, si terrà il convegno sul Giorno del Ricordo con la proiezione di un filmato; il 9 a Moncalieri, presso la Biblioteca Arduino il convegno «Esodo e Foibe». Inoltre, al Castello Cavour dal 4 al 10 febbraio è rimasta aperta al pubblico la mostra «Campi Profughi». Il 9 a Grugliasco posa di una corona al giardino intitolato ai Martiri delle Foibe, seguita il 10 febbraio dalla S. Messa cantata al Duomo di Torino e la cerimonia al Cimitero Monumentale con la partecipazione delle autorità cittadine. Il 10 a Pianezza festeggerà convegno sull’Esodo e le Foibe; ed anche il Comune di Venaria ha commemorato il Giorno del Ricordo. Il 13 febbraio a Bottigliera Rosta, convegno per le Scuole Medie. COMITATO DI TRENTO Il 9 febbraio si è svolta a Trento, nella sede del Commissario del Governo, la cerimonia di conferimento del diploma e della medaglia in memoria di sette vittime delle Foibe da parte di S.E. il dott. Alberto De Muro, presenti le massime autorità civili e militari di Trento, i sindaci di Trento, Rovereto, Mori e Vallarsa. È intervenuta il presidente del Comitato trentino dell’A NVGD , signora Anna Maria Marcozzi Keller. La cerimonia, alla quale hanno partecipato anche parecchi Esuli, è stata estremamente commovente. La stampa regionale le ha dato molto risalto corredando i servizi di fotografie. La S. Messa è stata seguita da tutte le autorità presenti la mattina alle quali si sono aggiunti l’assessore Marta Dalmaso ed il prof. Beppe Zorzi, consigliere provinciale e storico il quale, Sopra: Trento, sede del Commissario del Governo, cerimonia di conferimento del diploma in memoria di sette vittime delle Foibe. La presidente del Comitato Provinciale di Trento, signora Keller, pronunzia il suo discorso (le foto sono di G. Tomazzoni) A sinistra: Trento, sede del Commissario del Governo, due congiunti e un momento della cerimonia di conferimento: è evidente la commozione delle due signore insignite dell’onorificenza dopo l’intervento di padre Corrado, ha sinteticamente ed efficacemente delineato la situazione militare, politica e della popolazione civile dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, ricordando infoibati ed Esodo. Bervi interventi della prof.ssa Cogo e della presidente Keller hanno chiuso il momento religioso. La delegazione si è quindi recata con il Labaro della Provincia di Trento alla lapide dedicata alla storia dell’Istria ed al martirio degli infoibati in via Vittime delle Foibe, con deposizione di una corona. Il 10 Febbraio a Rovereto Nella Chiesa di S. Caterina, alla presenza della vicepresidente ed assessore alla Cultura della Provincia di Trento, prof. Margherita Cogo, di un assessore in rappresentanza del sindaco di Trento, del sindaco di Rovereto, dei vertici del II Reggimento Artiglieria Alpina della caserma “Pizzolato” di Trento, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della Questura, una rappresentanza delle Crocerossine ed una partecipata rappresentanza degli ex combattenti con i loro Labari, è stata celebrata la Messa solenne dal francescano padre Vigilio. Moltissimi gli Esuli e i cittadini presenti. Il celebrante, il sindaco di Rovereto, la vicepresidente della Provincia prof.ssa Cogo e la presidente del Comitato trentino dell’ANVGD hanno dedicato un pensiero alle Vittime delle Foibe ed al 60.mo anniversario dell’Esodo. A seguire la deposizione di due corone, una della Provincia di Trento ed una del Comune di Rovereto alla lapide che ricorda le Vittime delle Foibe. Nella piazzetta si è verificato una breve ma spiacevole interruzione polemica, alla quale hanno risposto adeguatamente con duri interventi lo storico prof. Fabrizio Rasera, la presidente Keller e la prof.ssa Cogo che hanno ripreso i temi del Presidente della Repubblica Napolitano. Si è tratttao di una sciocca incursione di alcuni anarchici che al grido «via i fascisti» hanno per una decina di minuti interrotto la composta cerimonia, allontanati dalla polizia presente. In più, la sera si è svolta la parata di FiammaTricolore, autorizzata. Circa trecento giovani venuti da fuori provincia, hanno sfilato per Rovereto recandosi nella piazzetta Vittime delle Foibe. Nessuna rappresentanza degli esuli era naturalmente presente. La stampa locale ha ospitato una chiara presa di distanza della presidente Keller da quella che ha definito un’intromissione nella nostra memoria, vissuta e sofferta. A Folgaria, la sera del 13 febbraio, presentazione del Dvd «Volti di un Esodo», che è stato riproposto il 19 febbraio, nella Sala dell’ Accademia degli Agiati a Rovereto, con relazioni dell’ex preside prof. Livio Caffieri, triestino, presidente dell’Accademia, lo storico e direttore del Museo Storico di Trento prof. Giuseppe Ferrandi, la presidente del Comitato ANVGD. Anna Maria Marcozzi Keller COMITATO DI VENEZIA Il 21 febbraio 2007 presso la Prefettura di Venezia, nella Sala del Consiglio Provinciale, il prefetto di Venezia Giudo Nardone ha consegnato nel corso di una austera cerimonia le insegne metalliche ed i diplomi a firma del Presidente della Repubblica, ai familiari degli Italiani soppressi ed infoibati nell’Istria e nella Dalmazia, in applicazione a quanto previsto dalla Legge n. 92/2004. Il Prefetto, il rappresentante della Provincia, Paolo Gatto, il presidente del Consiglio Comunale di Venezia, Boraso, alla presenza delle piu alte Autorità civili e militari e dei sindaci delle località di residenza degli Esuli insigniti, avevano, in precedenza, ricordato con significative parole i tragici avvenmmenti avvenuti durante la. seconda guerra mondiale in Istria e Dalmazia. Particolare commozione ha suscitato la consegna di 4 insegne alla figlia della signora Mafalda Codan per la scomparsa di ben 4 familiari. L’ANVGD di Venezia era rappresentata dai vicepresidenti Aldo Sigovini e Alessandro Cuk, dai consiglieri Belussi, Gazzari, Zett, Sponza e da numerosi associati, presenti con il Labaro dell’Associazione. La “Civiltà Cattolica”: foibe, cercare la verità L’articolo di apertura dell’ultimo numero della prestigiosa rivista «Civiltà Cattolica» (del 3 marzo 2007), è dedicato alle Foibe e alle questioni ancora aperte. È «necessaria, – si legge tra l’altro – come parte della riconciliazione, la ricerca della verità». Infatti - scrive la rivista dei Gesuiti nell’editoriale – «tra le popolazioni interessate, anche tra gli eredi dei testimoni e delle vittime istriane, giuliane e dalmate, gli animi non sono ancora pacificati, in attesa che sia proclamata una verità condivisa».«Ogni passo in avanti sulla strada delle verità è un passo sulla strada della pace e del futuro. Una pacificazione degli animi, fondata sulla verità [...] costituirebbe un modello per situazioni simili in altre parti del mondo». FLASH DAI COMITATI ANVGD COMITATO DI ROMA Il Comitato Provinciale di Roma ha cambiato numero di telefono. Il nuovo numero è 06.64 65 10 88 e vale sia come linea voce che come fax. La sede resta sempre quella di Via Reiss Romoli 19, al Quartiere Giuliano-Dalmata. COMITATO DI AVELLINO Eletto all’unanimità dall’Assemblea dei soci il nuovo direttivo del Comitato Provinciale di Avellino dell’ANVGD che resterà in carica fino al 2010. Le cariche sono così distribuite: presidente Carmelo Testa, vicepresidente vicario Giuseppe Petrucciani, vicepresidente SalvatoreTroiano, segretario Donato Rocco, consiglieri Elia Vittorio, Camillo Cagi, Ugo Fucile, Luciano Beneduce e Gaetano Calabrese. COMITATO DI GORIZIA Il 17 gennaio scorso il Comitato di Gorizia ha ricordato la figura e l’opera di Edo Apollonio, per oltre vent’anni dirigente nazionale e presidente del Comitato Provinciale ANVGD. Nato nel 1930 a Pirano, abbandonata nel ’44, il lungo peregrinare di Esule lo portò a San Daniele del Friuli, Monfalcone, Genova, Brindisi, Milano e infine Gorizia. L’amore per la moglie Silvia e per i figli Marco e Martina, lo tennero sempre vicini al focolare domestico e alla sua terra natia, nonostante gli impegni della professione di agente di commercio per uno dei più prestigiosi marchi della moda internazionale. I goriziani si stringono ancora intorno ai suoi familiari, nello struggente ricordo di una figura assolutamente insostituibile nel mondo dell’Esodo. • • • Dal 25 al 27 aprile il Comitato organizza un viaggio di tre giorni a Lubiana, Zagabria, Varazdin e altri luoghi limitrofi. Il costo è limitato sull’ordine dei 250 euro. Altro itinerario il Comitato organizza dal 16 al 23 giugno nell’Isola di Lussino, con una permanenza di 7 giorni in mezza pensione per 240 euro. La località si raggiunge con mezzi propri. Il Comitato di Gorizia si trova in Via Oberdan 6/F, telefono 0481.53 39 11, con apertura il martedì e giovedì dalle 17.30 alle 18.30. COMITATO DI NOVARA Il prefetto di Novara Fabio Costantini ha ricevuto i rappresentanti del locale Comitato ANVGD. Nell’incontro gli è stata fatta presente l’anomalia della errata indicazione delle località di nascita nei documenti degli Esuli. Il prefetto ha emesso immediatamente una circolare a tutti gli uffici pubblici della Provincia per sollecitarli alla puntuale applicazione della Legge 54/1989. Periodico mensile dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Centro studi padre Flaminio Rocchi DIRETTORE RESPONSABILE Patrizia C. Hansen Editrice: ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA E DALMAZIA Via Leopoldo Serra, 32 00153 Roma - 06.5816852 Con il contributo della legge 72/2001 Redazione e amministrazione Via Leopoldo Serra, 32 00153 Roma - 06.5894900 Fax 06.5816852 Abbonamenti: Annuo 30 euro Socio Sostenitore 50 euro Solidarietà a piacere Estero 40 euro (non assegni stranieri) Una copia 1 euro - Arretrati 2 euro C/c postale n° 32888000 Intestato a “Difesa Adriatica” Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 91/94 dell’11 marzo 1994 Spedizione in abbonamento Postale di ROMA Grafica e impianti: CATERINI EDITORE (Roma) Servizi Integrati per l’Editoria e la Comunicazione Tel. 06.58332424 E-mail: [email protected] Stampa: Beta Tipografica Srl (Roma) Finito di stampare il 28 marzo 2007 12 DIFESA ADRIATICA Napoli, la commemorazione ufficiale del Giorno del Ricordo diventa una macchietta Per capire gli intenti di quanti si esercitano nella negazione dei drammatici eventi accaduti, e per consentire dunque di comprendere la cornice entro la quale si inseriscono le proteste dell’ANVGD, pubblichiamo quest’ottima cronaca inviataci dall’arch. Alessandro Ricciardi relativa all’incontro di Napoli del 10 febbraio, che sulla carta doveva essere di commemorazione e nei fatti si è tramutata in una penosa strumentalizzazione di segno negazionista. La celebrazione, voluta dal Comune e concordata con l’ANVGD, doveva avere la veste istituzionale prevista dalla Legge n. 92/04 ma si è rivelata essere il palco dal quale conferenzieri privi di credito scientifico si sono esibiti nelle più viete e faziose versioni della tragedia che colpì un’intera comunità costretta all’esodo. __________________________ Sabato 10 febbraio 2007, in occasione della Giornata del Ricordo delle vittime di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia, si è tenuta a Napoli una commemorazione ufficiale organizzata dal Comune. Nel corso della cerimonia, secondo quanto era scritto nell’invito inviato a nome dell’ ANVGD, si sarebbe dovuto leggere una nota del sen. Paolo Barbi in contemporanea con la lettura della stessa a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Alla commemorazione, che si teneva presso una struttura del Comune, la chiesa sconsacrata di San severo al Pedino, in via Duomo, erano presenti, oltre al Labaro dell’ANVGD, un certo numero di esuli e loro parenti e un nutrito numero di studenti, la cui direttrice scolastica aveva chiesto l’incontro ( per circa centoventi ragazzi delle scuole medie). L’annunciata presenza del sindaco, on.Rosa Russo Jervolino, è venuta a mancare, per via di improrogabili impegni; in sua vece, a moderare l’incontro, l’assessore all’Educazione, Trasparenza e Legalità, Giuseppe Gambale. Sono stati invitati a parlare come relatori e per spiegare alle giovani generazioni il significato della giornata il prof. Soverini, storico, Guido Stelli, profugo, il presidente e il segretario dell’ANPI (Associazione Partigiani Italiani) di Napoli. Dopo la breve presentazione dell’assessore Gambale e le scuse del sindaco per non essere potuta intervenire, la giornata è iniziata con la “dotta” relazione del prof. Soverini, non letta e durata circa mezz’ora, nel corso della quale, per circa venti minuti il professore, presentato come storico super partes, ha “giustamente” ricordato il quadro storico in cui si sono svolti gli eventi, e quindi «il pesante condizionamento citato dalla politica nazi-fascista italiana» con gli «eccidi delle popolazioni slovene», «il divieto di insegnare lo sloveno nelle scuole», le «deportazioni delle popolazioni slave», «il campo di concentramento di Arbe-Rab, dove la percentuale di morti fu superiore a quella dei lager tedeschi» e «la violenza dell’ occupazione italiana di quelle terre», «con generali criminali di guerra». A tutto ciò, secondo il relatore, alla fine del 1943, si manifestò «l’eccesso di reazione, la resa dei conti verso gli italiani», «forse, eccessiva». «La quantificazione delle vittime nelle foibe forse nessuno la potrà mai fare», ha proseguito. I ricercatori che – secondo il professore – possono certamente essere «considerati attendibili», e cioè l’associazione partigiani del Friuli Venezia Giulia, parla di circa diecimila morti in quel periodo, ma, si sa – ha aggiunto – i numeri sono numeri e nessuno potrà mai arrivare a una vera defmizione, e bisogna riflettere se sia utile arrivarci. Così come «poco utile e anzi dannosa ai fini della verità storica» è stata la proiezione di fiction alla televisione come Il cuore nel pozzo, che mostrava le vicende di quegli anni in modo unilaterale ed offensivo per gli slavi. Inoltre, ha continuato, oggi «in Istria è esercitato un razzismo antislavo. In internet se ne parla tutto e solo dalla parte della destra italiana, al fine di avere una cassa di risonanza mediatica». Dopo la “dotta” relazione con la quale voleva “spiegare” agli esuli cosa fosse “veramente” successo nelle loro famiglie e a loro stessi ( cosa molto “gradita” agli esuli stessi anche se qualcuno aveva iniziato timidamente a protestare), più che agli allievi, che ormai si dedicavano a ben altre, rumorose attività, la parola è passata a Guido Stelli che, avendo vissuto di persona gli eventi di cui si sarebbe dovuto trattare, ha cercato di fare il punto su ciò che era effettivamente accaduto, senza la “giusta” sovra-struttura politica. Un intervento pertinente ed equilibrato, a detta degli Esuli, durato meno di dieci minuti. Ha poi preso la parola il segretario dell’ANPI di Napoli, il quale, dopo una breve introduzione nella quale ha spiegato ai ragazzi ed agli esuli l’importanza di una storia condivisa, ha chiarito di non sentirsela di improvvisare e che pertanto preferiva leggere un comunicato (non meno di quattro fogli) elaborato dall’ANPI, «n modo da non essere confuso e reso parziale dalle proprie idee». Nel chiaro e dotto eloquio, questo signore ci ha riferito che la storia della guerra era dolorosa, ma che l’episodio delle foibe «era stato scoperto da poco tempo», che era stato «anche... se vogliamo... accresciuto» e «cavalcato in modo poco chiaro da certa parte politica per suoi fini propagandistici», e ci faceva “saggiamente” osservare «che era, francamente, uno scandalo osservare questa giornata del ricordo delle foibe a soli quindici giorni da quella del Ricordo della Shoà». A questo punto ( ...con atteggiamento davvero “antidemocratico”), l’intero gruppo di esuli si è alzato contemporaneamente dalle sedie e, piuttosto rumorosamente si è allontanato, lasciando il relatore proseguire inarrestabile e imperturbabile a leggere al microfono, del tutto ignaro di quello che accadeva ad un metro da lui. Qualcuno, tanto poco “democratico”, lo ha tacciato di giocare con sangue vero, di dire cose scandalose e Il comunicato del Presidente Nazionale ANVGD Nessuno riempirà un’altra volta di terra e di fango le bocche dei Martiri delle Foibe Tra le iniziative assunte in Italia per commemorare degnamente il 10 Febbraio, se ne sono registrate alcune di tutt’altro segno, promosse non già per rendere omaggio alla memoria delle vittime italiane ma per contestare, in nome di quella stessa ideologia totalitaria che perseguì la pulizia etnica della popolazione italiana autoctona della Venezia Giulia e della Dalmazia allo scopo di intimidirla e di indurla all’esodo. Ancona, La Spezia, Napoli, Roma sono le città toccate da queste iniziative disegno apertamente negazionista, che hanno suscitato le proteste degli esuli residenti e, con il duro comunicato che pubblichiamo, della Presidenza Nazionale ANVGD, pubblicato dalle agenzie e da diversi quotidiani. Questa nota fa riferimento all’incontro svoltosi il 9 marzo a Roma, promosso da un circolo di Rifondazione Comunista che non poco ha messo in imbarazzo le stesse istituzioni comunali. Per la cronaca del fatto rimandiamo alla notizia pubblicata a pagina 13. Non le sono bastati i fischi, le contestazioni, la Digos e le conferenze annullate. Alessandra Kersevan, capofila dei «negazionisti», sarà a Roma il prossimo 9 marzo, invitata da un circolo di Rifondazione Comunista, per infangare ancora il Giorno del Ricordo. L’incontro ha per titolo «Operazione Foibe, tra mistificazione storica e revisionismo mediatico». Sul manifesto realizzato per l’occasione campeggia la stella rossa a 5 punte con la denominazione «Memorie resistenti». A quale ideologia totalitaria si ispirino la relatrice e gli organizzatori è ben chiaro a tutti. Assistiamo alla riesumazione del cadavere del nazionalcomunismo titoista che pochi cultori, ignari dell’evoluzione della storia, continuano a incensare nonostante la coscienza comune europea abbia da sessant’anni condannato i regimi totalitari che hanno lacerato e insanguinato il Continente nel Novecento. Vecchie e insostenibili tesi negazioniste, superate dalla storiografia contemporanea più accreditata, anche di sinistra, sono state ampiamente e autorevolmente confutate dai solenni pronunciamenti dei Presidenti Ciampi e Napolitano, così come del Parlamento italiano che pressoché unanimemente ha approvato la Legge del 30 marzo 2004 n. 92 istitutiva del Giorno del Ricordo. In più di 40 città italiane – da Genova a Firenze aVenezia – si sono svolti convegni qualificati e commemorazioni istituzionali dove studiosi di alto rilievo scientifico e accademico hanno smentito documentalmente le tesi negazioniste. Nessuno riempirà un’altra volta di terra e di fango le bocche dei Martiri delle Foibe. I maldestri tentativi di pochi attardati nostalgici delle dittature condannate senza appello dalla storia ripugnano alla sensibilità e al comune sentire dell’opinione pubblica. Gli Esuli italiani dall’Istria, dal Quarnero e dalla Dalmazia confermano la loro scelta di libertà che oggi viene riconosciuta dall’intera Nazione nelle sue più alte espressioni istituzionali. On. Lucio Toth Roma, 8 marzo 2007 Aprile 2007 insostenibili pee le quali si sarebbe dovuto vergognare. Il tutto mentre il Labaro dell’ANVGD veniva prontamente rimosso alle spalle del tavolo dei conferenzieri. A questa reazione così violenta e antidemocratica, portata avanti da noti, faziosi e pericolosi facinorosi dell’età media di settant’anni, e sempre mentre il Nostro continuava a tentare di portare a termine il dotto, illuminato e democratico eloquio, i ragazzi della scolaresca iniziavano ad urlare anche loro, felici di vedere finalmente un po’ di movimento in una giornata tanto noiosa, ma almeno senza interrogazioni, della quale ben pochi – a detta di molti di loro – avevano capito qualcosa. Mentre gli esuli stavano uscendo dalla porta della chiesa per allontanarsi, ha fatto prontamente rientro l’assessore-moderatore con il suo staff, che si era allontanato alla notizia dell’ennesima scuola vandalizzata a Fuorigrotta, e tentava in tutti i modi di fare rientrare gli anziani arrabbiati, (senza l’avallo dei quali questa giornata così avrebbe avuto ben scarso valore). Alle “violente” e disgustate rimostranze degli esuli offesi, ha chiesto loro di tornare a sedersi per continuare e riprendere il suo ruolo di moderatore. Alcuni degli esuli sono tornati a sedersi. Lassessore, presa finalmente la parola, ha duramente rimproverato il vecchio partigiano, ricordandogli che la Giornata del Ricordo è istituita per legge nazioriale, che è un dovere per l.’Amministrazione promuoverla e continuare a promuoverla nei prossimi anni, e si è chiesto come si fosse permesso dire e leggere certe cose (che, non si è capito bene, gli «sarebbero state vietate»), e che la parola gli veniva tolta immediatamente e definitivamente, nonostante la sua caparbia volontà di continuare. La parola passava così a una «persona molto più obiettiva», un professore, presidente dell’ANPI di Napoli. Il professore, con un linguaggio inizialmente più comprensibile per gli allievi, ha incominciato parlando della storia come maestra di vita, dell’importanza di dire le cose e di quella della storia condivisa, di quanto i silenzi si- ano inutili e che «in fondo a chi mai potrebbero essere utili i silenzi?» (un esule malpensante seduto di fronte a lui gli ha fatto sonoramente ricordare il signore accanto, che aveva appena letto nel documento dell’importanza di non parlare più di foibe...). Dopo avere comunque stigmatizzato le fiction televisive di parte che hanno mostrato gli eventi di quegli anni, il professore ha chiuso ripetendo più volte che, in fondo, noi italiani la guerra l’ avevamo persa. Durante i circa venti minuti di quest’ultima “bella” relazione, l’assessore Gambale ha platealmente rimproverato il relatore chiedendogli di attenersi ai fatti storici e di non fare politica ma questi ha protestato vivacemente ribadendo che questi eventi, lui, non poteva non trattarli che con piglio politico: «l’argomento delle foibe è esclusivamente un fatto politico!» (chi scrive pensava che i morti e il cinquantennale silenzio fossero reali!). Alla fine, nonostante le vibrate richieste di almeno quattro esuli di poter prendere la parola per esprimere il loro punto di vista, e senza avere non solo letto ma neanche ricordato il messaggio del sen. Barbi, essendo ormai le 11.30 e «dovendo i ragazzi rientrare in classe» e l’assessore recarsi rapidamente alla scuola vandalizzata di Fuorigrotta, il moderatore-assessore ha sciolto la riunione. Violente sono state le proteste degli Esuli, ma ancora di più quelle della direttrice didattica della scuola intervenuta, che ha vigorosamente rimproverato l’assessore che mai i ragazzi avrebbero dovuto vedere e sentire scene di questo genere. Mentre il pubblico defluiva piuttosto rumorosamente, una ventina di ragazzi con almeno un paio di insegnanti, evidentemente più sensibili ed anche più critici rispetto a quello che alcuni relatori speravano, si sono fermati per parlare con alcuni esuli per capire cosa fosse effettivamente successo allora e a cosa fosse dovuta la reazione così forte durante la conferenza. Ma questo fuori programma non è stato organizzato né voluto da Comune e assessore. Alessandro Ricciardi CHI CERCA TROVA La nostra rubrica accoglie le ricerche di persone disperse dal tempo e dall’Esodo. Scriveteci a Via Leopoldo Serra 32 – Roma 00153, mandateci un fax allo 06. 58 16 852 o una mail a [email protected], specificando sempre di autorizzare la pubblicazione dei vostri dati personali. Potete usare gli stessi recapiti anche se siete in grado di darci notizie su ciò che viene cercato. • • • Negli anni a cavallo del 1930 (non posso essere più preciso) un gruppo di ragazzi della Società Canottieri Diadora di Zara fece una crociera con una jole “8 con” tra le isole dalmate fino al Quarnaro praticando, antemarcia, il campeggio nautico. Vi partecipò anche mio papà, Roberto Dragagna, nato a Spalato nel 1911. Fu pubblicato un libro con il diario di questo viaggio, dal titolo Remi sull’Adriatico. Ne avevamo una copia che negli anni è andata persa, forse prestata. Se qualcuno ne fosse in possesso, gradirei poterne fare fotocopia. Il mio recapito telefonico è 339. 824 18 42 Michele Dragagna • • • Durante la mia giovinezza a Fiume, l’Ancora della R.N. Caio Duilio faceva bella mostra di sé al margine del laghetto del nostro parco. Nei miei ricordi d’infanzia la stessa Ancora era posta nel mezzo della piazza ex Regina Elena. Evidentemente quando l’Arciduca fece la donazione del suo parco alla città di Fiume l’Ancora fu trasferita. Sto cercando qualcuno, uno storico o un Fiumano più vecchio di me (se esiste, io sono nato a Fiume nel novembre 1928) che mi aiuti a rintracciare la storia dell’Ancora. Giulio Scala, Via Paludetto 12, Concordia Sagittaria 30023 (Venezia), tel. 0421. 39 43 28 Sto cercando di rintracciare un mio cugino nato a Pola, Luigi Catenacci fu Francesco, profugo con la mamma Dori nel 1947 a Roma sulla Via Cristoforo Colombo. Ho perduto ogni contatto nel 1970 ma mi piacerebbe incontrarlo o almeno avere qualche sua notizia. Gaetano Losito, Via Maggialetti 18, Molfetta 70056 (Bari), tel. 080. 334 44 48 Nel numero di gennaio scorso avevamo ospitato la richiesta di Giuliana Coslovich, che cercava notizie sul suo nonno naturale, possidente di Cittanova e con il cognome Sferco. La signora ci precisa che, da ulteriori notizie ricevute, il nonno non era di Cittanova ma bensì di Umago. Ricordiamo che negli anni ’50-’60 i suoi figli o nipoti gestivano una trattoria a Trieste in Via della Liburnia. Aprile 2007 Dai «negazionisti» accuse al Presidente Napolitano Le Foibe? Sarebbero un mito Roma . La conferenza «negazionista» sulle Foibe a Roma non è proprio andata come volevano gli organizzatori. I manifesti sparsi per Roma preludevano ad una grande partecipazione, che poi però si è concretizzata in una cinquantina di persone. Un incidente tecnico ha poi impedito la proiezione di alcuni filmati che avrebbero dovuto fare da contorno. Daniela Antoni dei Cobas di Trieste ha esordito con un durissimo attacco al Presidente Napolitano accusandolo di omissioni e reticenze, affermando che Trieste non è mai stata italianissima come si vuol far credere e terminando il suo intervento gettando ombre sulle biografie degli infoibati ai cui congiunti è stato consegnato il riconoscimento lo scorso 10 febbraio. Alessandra Kersevan ha poi sfoderato il suo miglior repertorio sminuendo completamente il problema Foibe, ignorando tutta le realtà delle foibe istriane e addirittura assicurando con certezza che nelle foibe di Basovizza e Monrupino (le uniche in territorio italiano e dichiarate monumento nazionale dal Presidente 13 DIFESA ADRIATICA Cossiga e dal Presidente Scalfaro) non vi è nessun cadavere. Quei (pochi) morti italiani di quegli anni sarebbero solo vittime di vendette private, perché non ci fu nessun ordine di pulizia etnica. È toccato poi a Sandi Volk parlare dell’esodo, distinguendo tra esuli e associazioni degli esuli. In questo secondo ambito, oltre all’Unione degli Istriani, ha citato specificatamente l’ANVGD definita un covo di fascisti e citando vecchi documenti del dopoguerra in cui così veniva indicata, dimenticando che a quel tempo tutti gli esuli erano erroneamente considerati fascisti, associazioni comprese. Dopo espressioni ingiuriose sull’opera di Padre Flaminio Rocchi, ha proposto la sua tesi secondo cui la maggior parte dei profughi fu fatta fermare a Trieste e nelle aree limitrofe, anche a costo di stenti nei campi, pur di italianizzare quella provincia contro la presenza autoctona slovena. Controcorrente il presidente dell’XI Municipio di Roma, Andrea Catarci, che ha puntato l’indice contro alcune interpretazioni discutibili udite in con- DALL’ITALIA Roma. In un’audizione alla commissione Esteri del Senato, il sottosegretario Crucianelli ha confermato che è definitivamente chiuso l’incidente Mesic-Napolitano, dopo la marcia indietro del presidente croato. Trieste. Per cercare le migliori soluzioni per lo snellimento delle procedure di concessione della cittadinanza agli italiani residenti nei territori ceduti, secondo i dettami della Legge 124/ 2006, si sono incontrati nel capoluogo giuliano il prefetto di Trieste, il presidente dell’Unione Italiana, il presidente del “Comites” di Fiume, e i consoli italiani di Fiume e Capodistria. Roma. Lo scorso gennaio il premier croato Sanader ha incontrato Benedetto XVI, col quale ha discusso anche della restituzione alla Chiesa cattolica dei beni sottratti dal regime di Tito. Sanader ha esposto le difficoltà tecniche, pur manifestando una intenzione positiva in merito. Il Papa ha apprezzato l’impegno, dimenticando però che la Croazia, invece di restituire i beni agli Ordini religiosi originariamente proprietari, li cede alle diocesi locali, arricchendo così il nazionalista clero croato a discapito delle legittime richieste di tutti quegli Ordini con sede in Italia che avrebbero diritto alla restituzione dei loro averi. Firenze. Il Ministro dei Beni Culturali Rutelli, nel corso della sua visita all’Apoxyomenos di Lussino, ha affermato che la statua bronzea «è più bella di quella esposta al Getty Museum», soffermandosi con particolare cura all’opera di restauro eseguita nel capoluogo toscano. Sono stati 77.714 i visitatori paganti che da ottobre a gennaio hanno ammirato a Palazzo Medici Riccardi il bronzo di Lussino. La mostra ha totalizzato un incasso di 344.000 euro contro i 300.000 spesi per organizzarla e promuoverla. Il bronzo è rientrato poi a Zagabria. L’Apoxyomenos, andrà a risiedere definitivamente nell’isola dove è stata ritrovata. Lo ha dichiarato il primo ministro croato Sanader. Intanto la statua dovrà prima fare una lunga tappa al Museo archeologico di Zagabria. Roma. È stato firmato al Viminale la convenzione tra Italia e Slovenia per la manutenzione del confine di Stato. La convenzione, che ha lo scopo di regolamentare tale argomento, subentra al precedente accordo stipulato nel 1980 con la Jugoslavia. ferenza, affermando che gli esuli hanno pagato per tutti e che comunque non si può negare che vi siano state almeno 4-5.000 vittime. A questo punto la signora Kersevan ha minacciato di andarsene se si fosse ancora osato dubitare delle cifre da lei proposte (qualche centinaio di vittime in tutto, di cui molti militari). Poco dopo, la stessa signora e Catarci si sono chiariti in maniera tutt’altro che amichevole all’esterno dell’aula, mentre la conferenza continuava nel tentativo di coprire le sue grida. Il presidente dell’XI Municipio ha poi abbandonato la sala senza rientrare nel dibattito. Fabio Nobile del PDCI, ha avuto l’ardire di porre l’accento sul fatto che le foibe furono un errore: le due relatrici a questo punto erano ormai inviperite. Ha tentato poi di prendere la parola Romana Sansa, esule, che fra mille difficoltà è riuscita ad avere il microfono per qualche minuto, spiegando quanto era stato duro nascondere per decenni la sua identità istriana per vergogna di non essere compresa o tacciata di fascita. Un esponente di RC , ha quindi sottolineato l’importanza di ammettere le colpe di un comunismo nazionalista che ha eliminato anche partigiani rossi italiani. A questo punto il “trio” Antoni, Kersevan e Volk non ha retto più.Volk ha gridato che nessun partigiano italiano comunista fu ucciso. Il rappresentante di RC si è visto costretto ad abbandonare la conferenza per l’evidente impossibilità di continuare il suo richiamo a fare i conti con la storia, mentre la signora Kersevan si esibiva in un battibecco. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata determinata dall’intervento dell’esule Alida Gasperini, che ha sottolineato la necessità della fuga dall’Istria, motivata da omicidi efferati come quelli di Norma Cossetto e Don Tarticchio. Al che le relatrici hanno negato esservi prove delle torture alle due vittime, ed hanno affermato che Norma Cossetto non è stata né violentata né torturata, che le storie di questi due personaggi sono solo mitologia creata ad arte [sic!]. La signora Antoni si è quindi lamentata laconicamente del «vittimismo» degli esuli. Si gioca dunque con la storia dolorosa degli Esuli, costruendo una faziosa “verità” che, fin dalle fondamenta, pecca di un’ideologia portata TRA VIRGOLETTE “ Fatti, fatterelli, curiosità e notizie dalle associazioni e dalla stampa San Marino. «Arte per Mare. Dalmazia, Titano e Montefeltro tra Medioevo e Rinascimento» è il titolo della mostra che si terrà a San Marino e a San Leo dal 28 luglio all’11 novembre prossimi. La duplice esposizione intende ripercorrere le strade della fede e dell’arte tra Dalmazia e Montefeltro, lungo la via ideale tracciata dai santi dalmati Leone e Marino. Le sedi espositive saranno Palazzo Mediceo a San Leo e il Museo San Francesco a San Marino. OLTRE CONFINE Pola. Contestazione degli ambientalisti di “Istria Verde” contro il nuovo piano regolatore della città vecchia che vedrebbe la trasformazione di alcuni parchi pubblici in alberghi e attività commerciali. Una specifica manifestazione ha attraversato il centro della città per confluire in Piazza Foro. Zagabria. Non trovano pace i problemi confinari tra Slovenia e Croazia. Il presidente croato Mesic ritiene che sarà probabilmente il caso di rivolgersi alla Corte internazionale dell’Aja. Evidentemente entrambi i Paesi hanno ereditato il vizietto di sessant’anni fa sullo spostamento notturno dei confini... Capodistria. Il Consiglio comunale ha approvato la proposta di candidare la città istriana quale «capitale culturale europea» per il 2012. La capitale europea della cultura è una città designata dalla UE che per il periodo di un anno ha la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale. Naturalmente con adeguati finanziamenti comunitari. Spalato. Sono in corso i lavori al molo San Pietro nel porto della città, che consentirà l’attracco anche alle più grandi navi da crociera. Un primo lotto di lavori dovrebbe terminare entro l’inizio della stagione turistica. Nel corso dei lavori sono però venuti alla luce importanti reperti archeologici dei tempi di Diocleziano. Riusciranno queste testimonianze dell’antica Roma a salvarsi dalla colata incombente di cemento? Fiume. Dovrebbero iniziare entro la fine del- ” l’anno i lavori per la costruzione di una moschea. La comunità islamica della regione conta circa 12mila fedeli, di cui circa 4mila a Fiume e nel circondario. Il Centro islamico sorgerà nel quartiere di Rujevica e occuperà un’area di 2.430 metri quadri. Verteneglio. Sta per iniziare lo sterminio delle nutrie. Il roditore da pelliccia, simile al castoro, fu introdotto nella zona negli anni ’80 per motivi commerciali poi falliti. Andato a monte l’affare-pellicce, gli animali furono maldestramente liberati e negli anni si sono moltiplicati a migliaia, scavando tunnel e indebolendo gli argini del Quieto, oltre a devastare i raccolti dei contadini. Parenzo. Parcheggi interrati, palasport, piscine, centri affari nel futuro della città. È questo il risultato del concorso bandito dall’Assessorato all’Urbanistica e che ha portato la Giunta del Comune ad accettare alcuni progetti futuristici. Per il momento non si parla di dove reperire i soldi per costruire tutto ciò. Particolare non trascurabile... Spalato. Sorgerà nell’immediato entroterra spalatino un acquaparco sul modello di Gardaland, su una superficie di 120mila metri quadri con parco divertimenti, alberghi e nucleo residenziale. Il gruppo ungherese titolare del progetto investirà circa 10 milioni di euro. Fiume. Sarà pronto a fine giugno il nuovo mercato ittico che occuperà gli spazi del famoso silurificio della città. I fondi per la realizzazione del progetto provengono da... Roma. Infatti le regioni Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto li avevano ricevuto per il progetto denominato Fish.Log relativo all’Adriatico in favore delle infrastrutture dei mercati ittici. Lussinpiccolo. Quella che fu la sede del celebre Istituto Nautico di Lussino, fucina di generazioni di naviganti lussignani, diventerà un albergo a quattro stelle, dopo anni in cui l’edificio, prospiciente la riva del porto, era in stato di completo abbandono. I lavori inizieranno nel prossimo autunno. come unico valore di riferimento. Quell’ideologia di cui sono pervasi, fatta di saccenza ed assenza di dialogo, che non consentirà mai loro di concepire un solo concetto che possa riconoscere all’Istria, a Fiume e alla Dalmazia quel credito storico che ancora vantano. Red. Zara. La Comunità italiana del capoluogo dalmata ha inaugurato la sua nuova biblioteca, grazie all’impegno della presidente Villani e di alcuni giovani studenti. Presto sarà possibile anche consultare in internet l’elenco dei volumi conservati nei due locali adibiti appositamente a biblioteca ed attigui alla sede della Comunità. Buie. L’interno dell’Istria si sta specializzando nella produzione di tartufi. Dal prossimo agosto sarà operativo il primo impianto di confezionamento del tartufo per l’esportazione, dovuto all’impegno e agli investimenti della famiglia Zigante. Pola. Sono venuti alla luce alcuni reperti cinematografici datati addirittura 1898 e riguardanti i porti militari di Pola e Sebenico. Le sette pellicole portano la firma del francesce Alexandre Promio, uno dei più noti operatori della Società Lumière. Girati in ambienti militari, i filmati sono conservati nell’archivio storico della società francese. Zagabria. Sono 51 le Comunità degli italiani in Croazia e Slovenia. Fra poco potrebbe aggiungersene un’altra nella capitale croata. Infatti a Zagabria esiste già un Circolo di Italiani, che sono connazionali di origine istriana, fiumana e dalmata che per varie ragioni vi si sono trasferiti in maniera stabile. Isola d’Istria. Nel suo più recente numero de “La Colomba”, la Comunità degli italiani “Dante Alighieri” ha edito un interessantissima storia in pillole della cittadina, dal 932 (sì, proprio prima dell’anno 1000) al 1916. DALL’ESTERO Podgorica (Montenegro). È ormeggiato sulla costa montenegrina lo yacht “Primorka”, realizzato per Tito da un cantiere italiano nel 1974. Lungo 25 metri, è stato usato in tempi recenti come imbarcazione di rappresentanza ma le spese di mantenimento vengono ora giudicate troppo alte. Così lo yacht di Tito verrà messo all’asta, con una base di partenza di 180.000 euro. Bruxelles. La Commissione Europea ha dato il via libera al progetto della regione Friuli-Venezia Giulia per un servizio estivo di collegamento fra il porto di Trieste e quelli di Portorose, Parenzo e Rovigno, allo scopo di ridurre la congestione sulle strade costiere. Il bando dovrà individuare la società a cui affidare il servizio. 14 DIFESA ADRIATICA ELARGIZIONI A DIFESA ADRIATICA Ricordiamo che, per motivi di spazio, vengono citate solo le elargizioni superiori ai 30 € di abbonamento ordinario. Dato il loro notevole afflusso soprattutto a inizio anno, la pubblicazione viene effettuata durante il corso di tutto l’anno. In rispetto della normativa sulla privacy non vengono citate le località di residenza degli offerenti. Novembre 2006 Nesi Donata € 80 Derencin Lorenzo € 40 Cappello Pietro € 35 Milini Claudio € 50 Dominis M. Rosaria € 50 Leonardelli Antonio € 50 Dorigo Dora € 50 Poliaghi Aldo € 50 Chersi Matteo € 60 Di Prampero Pietro Enrico € 50 Falconi Marcello € 50 Sepich Aldo € 80 Gambaletta Mario € 50 Vianello maria € 50 Troian Albino € 50 Bonan Giuseppina € 50 Rossi Coana Maria € 100 Uratoriu Edoardo € 35 Martinoli Eugenio € 35 Cotugno Staffetta Nunzia € 50 In memoria di Rolando Staffetta da tutta la famiglia Venier Nicolò € 50 Gagliano Epifania € 50 Crall Alfieri € 50 Menesini Domenico € 50 Randich Antonio € 50 Semeia Ovidio € 50 Verbano Lorenzo € 50 Legovich Antonia € 50 Turrin Angelo € 50 Volpi Silvia € 80 Sotte Leopoldo € 50 D’Antignana Guido € 50 Rocchi Piccini Nives € 50 Labianca Antonia € 60 Filippi Maria € 50 Giuricich Mario € 50 Massarotto Sergio € 50 Martinoli Don Nevio € 50 Zanetti Orazio € 50 Burian Bruno € 40 De Francesco Giorgio € 50 Bellulovich Ettore € 50 Pirovano Anna Maria € 50 Michesi Marina € 50 Buonopane Lucilla € 50 Gambato Asti Italina € 35 Baroni Francesco A. € 70 Di Blasi Corrado € 50 Zerauschek Mario € 50 Lubic Rita € 50 Camali Antonio € 50 Peressini Franco € 50 Apollonio Alessandro € 50 Campanacci Laura € 50 In memoria dei nonni Annetta Tarabocchia e Giuliano Goidanich Candelori Marina € 50 In memoria di Eleonora Heininger Chitrizza Natale € 50 Pettazzi Giuseppe € 50 Tomassoni Eleuterio € 50 Diviacchi Marcella € 40 Curkovic Antonio € 35 In memoria della mamma Danica e della zia Marizza Barzelatto Nori € 60 Olovini Canaletti Immacolata € 50 Miani Mario € 70 Bon Domenico € 50 Galli Elena € 50 Cucca Giancamillo € 50 Anelli Marianna € 50 In memoria del marito Franco Alesio Ielencovich Valenti Rita € 50 Sperber Rodolfo € 50 Ladillo Gianfranco € 50 Gammarino Eugenio € 50 Comunità Osserina-Ottoli Gaudenzio € 50 In memoria di Maria Zuccoli Ober Tullio € 50 Milli Maria € 50 Scodnik Renata € 40 Mandich Tiziano € 50 Hausbrandt Ermanno € 50 Lombardi Ottorino € 50 Albanese Maria Antonietta € 50 Polgar Giovanni € 35 Liuricich Claudio € 50 Soppa Alvaro € 50 Pace Tullia € 60 Jurman Nadia € 50 Briata Walter € 50 Crasti Marcello € 50 Miotti Diego € 50 de Fanfogna Gabriella € 50 Uratoriu Manola € 35 Marcich Ervinio € 50 Radessich Giovanni € 50 Miani Marino € 100 Dicuonzo Giuseppe € 40 Ricordando papà Michele e mamma Maddalena Sansa Bellasich Paolo € 50 Schiattareggia Sebastiano € 50 Saule Carlo Alberto € 100 Borroni Antonio € 50 Battistini Marisa € 50 Zanetti Matteo € 35 Vizchich Amina € 100 Dicembre 2006 Colavalle Luigi € 50 Gelci Italo € 35 Tollardo Maria Lodovica € 50 Rocconi Corrado € 50 Giacomelli Edmondo € 35 Broz Klaus € 35 Lombardi Signorini Ernes € 35 Grassi Maria € 50 Durin Alberto € 50 La Rosa Antonino € 50 Viola Italo Benito € 100 Cherubini Severino € 50 Sauro Antonio € 50 Lanfredi Annamaria € 50 Orel Maria Tea € 50 Geissa Pierpaolo € 50 Perusco Vittoria € 50 Vicario Mario € 60 Poso Benvenuto € 40 Fonda Amalia € 35 Tomatis Nicolò € 50 Debrevi Tarcisio € 50 Racunic Maria € 40 Sorgarello Grazia € 50 Petrani Edda e Antonio € 50 Ricordando i nostri sessant’anni di matrimonio 14/11/1946-2006 Sirotich Silvio € 50 Mestrovich Ferruccio € 50 Colagrande Emidio € 50 Pertot Delise Gianna € 40 Savorgnan Sylva € 40 Faraguna Miranda € 50 Bradini Giovanni € 50 Mirelli Savinetti Consuelo € 50 Ricordando papà Giovanni e gli amati eroici zii Bruno e Grazia Mircovich Sidari Tito € 50 Cappellani Maria Pia € 50 Fonda Fabio € 50 Pelletti Giuseppe € 35 Adamic Liliana € 80 Lanzy Darcy € 50 Viverit Lucio € 50 Bonti Sergio € 50 ANVGD Pesaro € 60 Kucich Mario € 50 In ricordo di papà Dario Vellenich Silvana € 60 In memoria di Albina Vellenich Borrione Tilde € 50 Gardossi Ottavia € 50 Draghicchio Sonia € 50 In memoria della mamma Cesira Signorini Blasina Anna Maria € 50 Skull Bianca € 100 Copetti Anna Maria € 100 Cioccoloni Massimo € 50 Calegari Silvana € 40 Falchi Paolo € 50 Devescovi Maurina € 50 Schmeiser Euro € 50 Gregorat Lapanje Rellina € 50 Cauci Fulvia Giacon € 50 In memoria di papà Nini Cauci e mamma Arfe Ranieri Del Treppo Liliana e Clara € 50 In memoria dei cari genitori Aldo ed Ersilia Del Treppo Napoli carmelo € 60 Vernier Dario € 50 Milanich Vico € 35 In memoria di Padre Flaminio Rocchi Giurini Antonia Mirella € 50 Smaila Franco € 50 Di Re Carlo € 50 Marozzi renato € 50 Scomersich Ester € 35 Deragna Elena € 50 Ricci Giuliana € 50 Gelateria al Todaro € 65 Tamaro Francesca € 50 Canaletti Maria e Tina € 50 Spangher Garisenda € 50 Patelli Ermanno € 50 Buccaran Bolla Anna € 50 Faraguna Lina € 50 Tretti Mario € 50 Sigovini Fabio € 50 Murgia Nivea € 40 Simone Delia € 40 Di Maddalena Maria Pia € 40 Camalich Dragica € 35 Cavaliere Fernanda € 35 Ceci Mariano € 35 Ganeo Tiziana € 150 Salvioli Livio € 200 Maylander Giorgio € 50 Miglia Luigia € 50 Corte Luciano € 50 Ferrarese Sergio € 60 Raccamarich Antonio € 65 In memoria di Norma Cossetto perché il Signore possa darLe la serenità dopo tanto martirio Valdemarin Maria € 60 Piasentier Elvino € 50 In memoria del padre ex fiduciario dell’Opera Profughi a Marghera dal 1955 al 1970 Garbelotto Renzo € 50 Bommarco Gabriella € 50 Guidoni Anna € 40 Benco Rita Baffilo € 35 de Tonetti Maria Grazia € 50 Mori Anna Maria € 50 Petrioca Maria Grazia € 50 Pichler Clara € 40 Saule Rea Caterina € 100 Petrani Pauletich Paolo € 50 Francetich Anna € 50 Stocovich Micheli Vilma € 50 Sette Teresa € 50 Guarneri Raffaele € 50 Ricci Luciana € 50 Zozzoli Ivonne € 50 Wanke Enzo € 200 Faragona Carlo € 50 Neumann Eugenio € 50 Bacci Paolo € 50 Degiovanni marina € 40 Selem Alessandro € 40 Tomasich Arge € 80 In memoria di Padre Rocchi de Petris Giannella € 50 Russi Bruno € 40 In memoria dei cugini Dario e Tatiana Russi Cariello Francesco € 35 Fornasari Claudio € 80 Schvarcz Giulio € 50 Sichich Aldo € 50 Basilisco Mirella € 50 Petris Giovanni € 50 Alifax SpA (Galiano Paolo) € 100 Tosti Eufemia e Maria € 80 In memoria dei genitori e della sorella Romana Colucci Annamaria € 50 De Felice Petronilla € 40 Nel 5° anniversario della scomparsa del marito Furio Lazzarich 28.2.02 Jelencovich Anna € 50 Gelleni Lidia € 50 Andreuzzi Pietro € 50 Aprile 2007 Garbin Antonia € 40 Monteneri Erica € 70 Curto Maria Porro € 50 Visintin Renato € 35 Verdura Luciano € 40 Bonaldi Alfiero € 60 Simoni Carmen € 60 Culino Mariano € 50 Giachin Fabio € 50 Ricciardi Elio € 40 Grego Laura € 50 In memoria dei genitori Albino e Maria e della nonna Benvenuta Tessaris Braico Mario € 50 Giuricich Lilia € 50 de Fachinetti Michele € 50 Capialbi Maria € 50 Medvescek Centonze Alda € 50 Vezzil Benvenuto € 100 Kail Giovanni € 50 Cernuschi Maria Cuttin € 80 Ruggeri Paola € 50 In memoria della mamma Liliana Boricevich Fam. Teja Salvatore € 100 A ricordo dei defunti Teja Tischler Alfredo € 50 De Furegoni Almerico € 50 Livraghi Giuseppe € 50 Matulich Walter € 50 Magnarin Diva € 50 Apollonio Rosa ved. Colizza € 50 Tomissich Odette € 50 De Poli Vesta € 110 Belletich Albino € 50 Lonza Tullio € 50 Calzolari Giancarlo € 40 Zvietich Vittorio € 35 Orlini Bruno € 50 Martinoli Cavazzi Jonia € 50 Maso Roberto € 50 In ricordo dei cari nonni Dinora e Rino Comici Diviacco Mario € 150 Rigutto Antonia € 50 Rabar Flavio € 50 Milani Ermanno € 50 Bracco Bruna € 50 Rudan Testa Giovanna € 50 Mattiassich Anna Maria € 35 Trentini Elvira € 50 Buscemi Ernesto € 50 Ferrari Roberto € 50 In memoria dello zio Eugenio Marassovich (Tortona) Grandi Antonio € 50 Gliubich Caterina € 50 Premuda Leila € 50 Bianchi Mario € 50 Montagner Jurlina Regina € 50 Delise Bianca € 40 Maburzio Armando € 50 Gennaio 2007 Pellegrini Alessandro € 90 Giordani Carla € 50 Flood Anna Maria € 50 Lion Romano € 50 Corda Edwin e Paolo € 50 Del Treppo Clara € 80 In ricordo dei genitori Aldo ed Ersilia Del Treppo Pucicar Nerina € 35 Zerauschek Guido € 100 Marsi Tullio € 50 Vocetti Salvi Mercede € 50 Zustovich Annamaria € 50 Russo Rosalia € 50 Lucci Andrea € 60 Pavan Antonio € 50 Ricordando affettuosamente i nonni Maria e Antonio Pavan e lo zio Angelo Parenzan (Pirano) Seguini Glauco € 50 In memoria degli zii Oliviero e Renato Fabbro (Pirano) Rubbi Silva € 50 Fiorentin Flavio € 100 Orlando Valter € 50 In ricordo della cara Antonietta Andretti Coderani Elda € 50 Giacaz Clelia € 40 Ricci Adriana € 50 Biasiol Francesca € 35 Covacic Lina € 35 Gardossi Aldo € 35 In memoria di Anna Reganzin (Grisignana) Colli Graziella € 50 Segnan Odino € 50 Abram Silvia € 35 Colucci Domenico € 50 Pelligra Maria € 35 Pancirolli Ezio € 50 Fiorentini Guerrino € 40 Dolenti Livio € 35 Demori Andrea € 130 De Tonetti Emanuele € 70 Zvietich Benito € 60 Giurina Graziella € 50 Nagel Mirella € 40 Massidda Paolico € 35 De Vergottini Pierpaolo € 60 In memoria di papà Tonelo, mamma Paola e P.Flaminio Rocchi De Luca Stefano € 60 Piutti Antonino € 50 Moscheni Giovanni € 50 Jelich Fioretta € 50 Colani Sergio € 50 In ricordo di Regina e Severino Colani Ugussi Gianfranco € 50 Rubbi Celso € 50 Vidoli Ratti Paola € 50 Bani Fiorenza ved. Nicoli € 50 Corselli Licia € 50 Pillepich Harry € 50 Zanini Iginio € 35 Sbona Bortolanza Marinella € 35 Pasquali Sergio € 50 Buzzi Unicem SpA € 50 Quarantotto Luciano € 50 Di Grande Foscarina € 50 Petris Giovanna € 50 Giannotta Maria Vincenza € 35 Berna Nerone € 100 In memoria della moglie Aurora Mauri Bravarich Emilia € 50 Nicolich Vittorio € 50 Tietz Giorgio € 50 Vallone Celio € 50 Vitali Lidia € 60 Solari Silvano € 60 Gabrio Gabriele € 60 Battara Giovanni € 35 Rocco Giovanni USD 70 Vellam Alma USD 60 Rusich Francesco € 70 Breccia ornella € 60 Pentericci Giorgio € 80 Cherin Stelio € 50 Rolando Adriana € 50 In memoria del marito Mario Rolando Corazza Marta € 50 Sorelle Prettegiani € 50 Tomsic Vittorio € 80 Calussi Andrea € 50 Duda Liliana € 40 Polonio Giuseppe € 50 Berretti Almerigogna Fiorella € 35 Ventin Luigi € 40 Rusalen Francesco € 50 In memoria di Antonio Rusalen Monastero San Daniele € 50 Fabietti Ferruccio € 60 Mattiazzi Vincenzo € 40 Bertini Fulvia € 60 Missaglia Amedeo € 50 Toffetti Graziella € 50 Niero Marco € 40 Filippi Carmela € 110 Bedendo Moro Mirta € 100 Francetich Gino € 50 Di Giusto Maria € 50 Barbi Paolo € 50 Vlahov Romano € 50 Bacchi Paolo € 50 Moratto Carmela ved. Depase € 60 Vallini Bruno € 60 Piccitto Liliana € 60 Cerlenco Bianca € 180 In memoria di P.Flaminio Rocchi per quanto fatto in favore degli Esuli Devescovi Attilio € 50 Melli Maria € 50 Tacco Randich Alessandra € 130 In memoria del marito Otto Randich Andretti Vanni € 100 In memoria dei propri cari Tacconi Vanni € 60 Nerini Fiammetta € 50 Lenzoni Vanni Iris € 50 Biasi Tuscano Nora € 50 Rossi Valerio € 50 Perni Liuni Silvana € 35 Capriata Luigi € 50 Sauco Elisa € 50 Aprile 2007 15 DIFESA ADRIATICA The Mesic Case: in Croatia, embarrassment and diplomatic defenses The averted crisis between Italy and Croatia, caused by the inconsiderate, repeated declarations of Croatian president Mesic on the Exodus and the Foibe, can be officially considered over.As our readers will no doubt recall, on Februatry 10th, Italian president Napolitano recognized, during the commemoration ceremony at the Quirinale presidential palace, the “conspiracy of silence” surrounding those events, underlining, without mincing words, the responsibility of having denied, or ignored, the truth, due to ideological prejudice and political blindness, and having erased the truth for diplomatic calculations and international conveniences”.Two days later, Mesic accused Napolitano of racism, and historical and political revanscism. The Italian response was immediate and firm: Prime Minister Prodi, Foreign Minister D’Alema, and all the major government and opposition leaders, were quick to defend Napolitano. Even the European Commission, through spokesperson Pia Ahrenkilde Hansen, defined “the language used by Croatian president Mesic inappropriate” adding that “the Commission maintains that this confrontation is a demonstration of just how important European integration is”, and that “European integration, based on well-defined criteria of participation, will be judged by the merits of each individual Nation.” And on February 17th, aware of the embarrassment he had caused himself on the international scene, Mesic issued a communiquè in which he admitted that “Napolitano’s words didn’t contain any controversial reference towards Croatia ... nor did they contain any revanscist inspiration or historical revisionism.” Embarrassment from inside Croatia: The weekly news magazine “Globus” calls for Mesic’s resignation Mesic’s comments highly embarrassed the Croatian government, which is deeply involved in the long and arduous process of bringing Croatia into the European Union. While the Croatian leader was trying to emphasize his country’s interest in communal ties and neighborly spirit, the Croatian and Slovenian press sharply criticised his attitude, and the tone he had used to express it. In Croatia, a significant portion of the press seemed not to want to emphasize friction with Italy, relegating Mesic’s comments (but also the Italian responses) to their papers’ less visible pages. The Zagreb daily, “Jutarnji List”, published a comment by Zeljko Trkanjec, who in no uncertain terms accused Mesic of having been inopportune and unseemly. “The President’s words, “stated Trkanjec, “were very harsh, and unacceptable for use in communications between heads of state in Europe.” Regarding “historical matters,” the article continued, “it is best to depoliticize them and leave them to the historians, without taking advantage of them to try and reach a consensus on the political home front.” But the loudest outcry was to be found in the weekly news magazine “Globus”: one of its leading commentators, Denis Kuljis, actually called for Mesic’s resignation. In his article, the journalist judged Napolitano’s comments on the Day of Remembrance as correct: “The post-war actions of Tito’s army in FriuliVenezia-Giulia were none other than ethnic cleansing, carried out ruthlessly and with the intent of eliminating the local population from those areas. A small number of Italians was thrown into the foibe, others were executed by drowning, but the majority of them was sent into exile with a combination of repressive political measures and the inevitability of economic ruin. All of this took place under the auspices of the so-called revolutionary technique of expropriating the expropriator.” In describing the Trieste, Gorizia, and Zara regions, Kuljis reminded his readers that in 1910, and therefore before fascist demographic “engineering”and possible manipulation of statistics, 61% of the population spoke Italian as its native language, 25% spoke Slovenian, and only 13.5% Croatian. The journalist went on to say that a similar destiny was reserved, in the second post-war-period, for other nonSlavic populations, such as the Germans in Slovenia, Slavonia, and Vojvodina, and the Turks and Albanians in Macedonia and Kosovo, forced to emigrate after mass killings and strong political and economic pressure. This was a project planned by Tito’s regime, and needs to be brought out int the open, according to Kuljis: “We are not guilty for what took place 60 years ago; we sympathize with the Italians.” Kuljis then revealed that Mesic’s top foreign policy advisor is Budimir Loncar, who had been director of the OZNA (Tito’s secret police) in part of Dalmatia. Shock among the Italian communities in Croatia Radin: “Italians in Croatia were upset by Mesic’s harsh tones” Shock was the strongest emotion expressed by the Italian minority in Croatia upon hearing Mesic’s statements. Furio Radin, the Italian deputy at the Sabor, said that “a more serious approach needs to be used when discussing these matters, and Mesic should have used more balance when speaking on such a highly sensitive topic.” “When speaking about the Foibe, we need to use words and tones that are capable of depoliticizing the problem.” “I myself proposed the placement of a symbol on the Foiba of Vines. And I believe that now is the most suitable moment to do so, in order to bring an end to the controversies and anachronisms, and to give a visible sign of compassion.” “Also because no tragedy can justify another tragedy... In Istria, I feel a sense of alarm prevading both the Croatian majority and the Italian minority, as well as other ethnic minorities. We are close to the border here, and naturally we feel these disagreements strongly. In Zagreb, on the other hand, I sense a feeling of refusal, as people have reject parts of Napolitano’s speech on the foibe: I speak of bloodthirsty Slavic fury, which Pero también apuro en Croacia. El semanal “Globus”: que Mesic dimita Las exteriorizaciones de Mesic han puesto en grave apuro al gobierno de Zagabria, comprometido en el difícil y largo camino de Croacia hacia la asociación con la Ue. Mientras el Ejecutivo croata se esforzaba en subrayar el interés común por las relaciones de buena vecindad, críticas significativas sobre el comportamiento del presidente croata han aparecido en la prensa de más allá del confín, también eslovena, sobretodo por el tono y los modos usados. En Croacia una parte significativa de la prensa parecía no querer enfatizar las fricciones con Italia, relegando las salidas de Mesic (pero también las réplicas italianas) en las páginas internas. El periódico de Zagabria, “Jutarnji List”, ha publicado un comentario de Zeljko Trkanjec, que acusaba sin rodeos a Mesic de haber sido inoportuno y sin compostura. Las palabras del presidente – ha escrito Trkanjec – «han sido de verdad duras y no se usan en las comunicaciones entre jefes de Estado en Europa». En cuanto a las «cuestiones de la historia – se lee en el artículo –, conviene despolitizar y dejar a la historiografía, sin usarlas para buscar consensos en el frente de la política interna». Pero la intervención más clamorosa es sin duda aquella del semanal zagabrese “Globus”, que llega a pedir, por el bolígrafo de Denis Kuljis, uno de sus comentadores de punta, la dimisión de Mesic. En su comentario, el periodista ha juzgado correcto el discurso de Napolitano en ocasión del Día del Recuerdo. «Lo llevado a cabo por el ejercito de Tito en los territorios de Friuli Venecia Giulia después de la guerra no ha sido otra cosa que limpieza étnica – así Kuljis – ejecutada despiadadamente y con el intento de eliminar la población autóctona de aquellas áreas. Un numero exiguo de italianos acabó en las foibe; otros has sido ahogados en el mar llevando encima pesos pero la mayor parte ha sido enviada al exilio con una combinación de medidas políticas represivas y la ruina económica que iban a encontrarse. Todo en la óptica de la susodicha técnica revolucionaria de expropiar al expropiador». En el describir las áreas triestina, goriziana y zaratina ha recordado que en el 1910, o sea, antes de la «ingeniería» demográfica fascista, el 61% de la población era de lengua madre italiana, el 25% eslovena y sólo el 13,5% croata. El periodista de “Globus” recuerda además que un destino análogo tocó después de la guerra a otras poblaciones no eslavas, como los alemanes de Eslovenia, Eslavonia y Vojvodina, los turcos y los albaneses en Macedonia y Kosovo, obligados a emigrar a continuación de las liquidaciones de masa y de las fuertes presiones políticas y económicas. Un proyecto definido del régimen de Tito, del cual según Kuljis se debe hablar: «No somos nosotros los culpables por cuanto perpetrado hace 60 años, nos sentimos solidarios con los italianos». Y nota como el principal consejero de Mesic para la política exterior sea Budimir Loncar, en aquella época responsable del Ozna (la policía secreta de Tito) para parte de Dalmazia. Desconcierto en la comunidad italiana más allá del confín Radin: «En Croacia los italianos turbados por la dureza de los tonos» El desconcierto ha sido el sentimi- p.c.h. (traduzione di Lorie Ballarin) Mesic makes a complete turn and corrects his previous statements Croatian president Mesic made a complete turnaround from his harsh attacks in the past weeks against the Italian Head of State Napolitano. «In President Giorgio Napolitano’s words there was no controversial reference to Croatia, neither was there any intention at all of questioning the validity of the 1947 Peace Treaty and the Agreements of Osimo and Rome, nor did his words contain any inspiration of revanchism or historical revisionism». Stipe Mesic affirmed this in a statement made to the ANSA news agency. In his statement he clarified that «after intense diplomatic contacts» Zagreb and Rome «have released two concurring, joint statements». Readers will remember that the Italian Foreign Minister Massimo D’Alema had convened the Croatian ambassador to Italy, Tomislav Vidosevic, expressing to him Rome’s great disappointment in Mesic’s inconsiderate declarations. El caso Mesic: en Croacia apuros y defensas de obligación La crisis diplomática comenzada entre Italia y Croacia causada por las improvisas y reiteradas declaraciones del presidente croata Mesic sobre éxodo y Foibe puede formalmente considerarse cerrada. Recordamos que el 10 de febrero, el jefe de Estado Napolitano había reconocido, en el curso de la conmemoración en el Quirinale, el «conjuro del silencio» sobre aquellos eventos, reconociendo sin medios términos «la responsabilidad de haber negado o tendido a ignorar la verdad, por prejuicios ideológicos y ceguera política, y de haberla cancelado por cálculos diplomáticos y conveniencias internacionales». El 12 siguiente el presidente Stipe Mesic acusaba Napolitano de racismo, revisionismo histórico y revanschismo político. La reacción italiana ha sido inmediata y durísima, el premier Prodi, el ministro de Asuntos Exteriores D’Alema, todos los exponentes del gobierno y de la oposición se han declarado en defensa del Presidente Napolitano y de la posición expresada por éstos. También la Comisión europea, por medio de la portavoz Pia Ahrenkilde Hansen, había definido «el lenguaje usado por el presidente de Croacia Stipe Mesic inapropiado», añadiendo que «la Comisión retiene que este encendido cambio demuestre cuanto sea importante la integración europea», y que «la integración europea, basada sobre criterios de adhesión bien definidos, será juzgada según los méritos de cada País». Y el 17 de febrero, consciente de la imagen dejada en la sede internacional, Mesic distribuía una nota en la cual reconocía que «en las palabras del presidente Giorgio Napolitano no había ninguna referencia polémica sobre Croacia, [...] y ni siquiera contenían inspiraciones revanchistas ni histórico-revisionistas». has reawakened old stereotypes. And there have been reactions of dissent for Mesic’s response as well.” Regarding the matter of lost or confiscated property (the “beni abbandonati”), Radin stated, “When I speak of lost or confiscated property, I reason from the premise that it is a matter of lack of respect of human rights. Six decades ago, the rights of the Exiles were violated both by the Yugoslav federation and by Italy, which used their property to pay part of its war debt. The Exiles should be given an apology for all that was done to them.” From the historical point of view, “every time we don’t take a step forward, we take a step backward.” This is the opinion of Italian historian Raoul Pupo, an expert on the problems of the eastern border in the 1900’s. “Regarding the Foibe,” he remarks, “several Italian presidents have addressed the problem, but Napolitano, with greater firmness and conviction, has managed to satisfy the survivors and relatives.” And regarding Mesic, Pupo comments that “his statements should be considered part of the current, particular, political climate, since we must consider that Croatian elections will be taking place in a few weeks’ time.” ento preponderante en la minoría italiana en Croacia por las palabras de Mesic. El diputado italiano al Sabor Furio Radin: «Sobre estos temas hace falta tener un acercamiento más serio y Mesic habría debido usar mayor equilibrio sobre un tema sobre el cual hay un nivel de sensibilidad altísimo». «De las Foibe – precisa – hay que hablar con palabras y tonos que estén en grado de despolitizar el problema». «Yo mismo he propuesto el poner un símbolo en la Foiba de Vines. Y pienso que este sea propio el momento más oportuno para hacerlo, para cerrar así polémicas anacronistas y para dar un visible signo de piedad». «También porque no hay una tragedia que pueda relativizar a otra. [...] En Istria he advertido un sentimiento de susto que concierne a todos, de la mayoría croata a la minoría italiana, a las otras minorías. Nos encontramos cerca del confín y por tanto golpes y contra golpes se sienten más. En Zagabria sin embargo he percibido una sensación de rechazo de parte de la gente por algunos pasos del discurso de Napolitano sobre las foibe, y hablo de la furia sanguinaria eslava, que ha despertado antiguos estereotipos. Y han tenido reacciones de disentimiento también por la respuesta del presidente croata Mesic». Sobre el problema de los bienes abandonados, Radin ha declarado «Cuando hablo de bienes abandonados quiero decir antes que se trata de una cuestión de falta de respeto de los derechos humanos. Hace seis decenios los derechos de los desterrados fueron infringidos sea por la Federación yugoslava, sea por Italia que pagó los daños de guerra con sus bienes. A los desterrados se debería pedir perdón por todo lo cometido de cara a ellos». Desde el punto de vista histórico «cada vez que no se da un paso adelante se va uno hacia atrás». Lo sostiene Raoul Pupo, uno de los historiadores italianos experto sobre problemas del confín oriental del Novecientos. Sobre la dificultad de las Foibe, Pupo remarca que «diversos presidentes de la República italiana se han detenido en el problema, pero Napolitano ha dado, con mayor firmeza, satisfacción a los sobrevivientes y a los familiares». Sobre las afirmaciones de Mesic, según Pupo «van inseridas en el particular momento político de Croacia que en pocas semanas irá a votar». p.c.h. (traduzione di Marta Cobian) Mesic vuelve sobre sus pasos y se corrige Clamorosa vuelta atrás del presidente Mesic respecto a los durísimos ataques de las semanas pasadas contra el Jefe del Estado Napolitano. «En las palabras del presidente Giorgio Napolitano no había ninguna referencia polémica a Croacia, y en ellas no había ninguna intención de poner en cuestión el Tratado de paz de 1947 y los Acuerdos de Osimo y de Roma, y ni siquiera contenían inspiraciones revanchistas e histórico- revanchistas». Lo afirma el presidente croata Stipe Mesic en una nota llegada al ANSA. En la nota se aclara que «después de intensos contactos diplomáticos» Zagabria y Roma «han dejado de común acuerdo dos declaraciones» colegadas. Recordamos que el ministro de Asuntos Exteriores italiano Massimo D’Alema había convocado al embajador croata en Italia TomislavVidosevic, expresándole la fuerte contrariedad de Roma por aquellas improvistas declaraciones. 16 DIFESA ADRIATICA VANDALI CROATI In merito alla devastazione della sede degli italiani a Sissano, come figlio di Esuli vi chiedo di prendere tutte le iniziative necessarie affinché a livello istituzionale e di opinione pubblica sia reso noto questo fatto increscioso e sia fatta pressione sulle autorità croate per impedirne il ripetersi e punire i responsabili. Davide Ubizzo, mail Il nostro presidente Toth è già intervenuto sull’argomento, proprio per la sua gravità. La medesima gravità non viene però considerata dalle autorità di polizia croate, che hanno la tendenza a considerarla una bravata. Ma quante bravate dovranno sopportare i nostri connazionali? Aspettano forse che ci scappi il morto? SALUTI DA CAPODISTRIA Complimenti per il vostro sito che parla della storia delle terre di Istria, la leggo sempre e sono molto contento di saperne la realtà tramite voi. Sono un ragazzo di 27 anni di Capodistria e condivido la vostra mentalità sulla storia dell’Istria. Ancora una volta grazie per tutto quello che fate per gli esuli e per far conoscere la verità della terra istriana. Daniele Slatich, mail STRAGE SCIENTIFICA Dalla biografia di Pier Paolo Pasolini. Nel 1945 la morte del fratello diciannovenne Guido, che militava nel gruppo partigiano Brigata Osoppo. Venne, come i suoi compagni, assassinato dai partigiani jugoslavi titini in quella che è una delle pagine più oscure per l’Italia nell’immediato dopoguerra. Rese più atroce la sua fine il fatto che fosse sfuggito in un primo tempo alla strage e che già ferito venisse braccato, trovato e infine ucciso. Come le Foibe, non fu la reazione violenta incontrollata di gruppi partigiani, come ancora oggi alcuni stati coinvolti ci vogliono far credere, ma una strage scientificamente studiata, per interessi territoriali di confine. Sergio Piero - Grazzanise (Caserta) BENI... IN CORSO Nel 2001 ho spedito al Ministero dell’Economia la domanda di indennizzo ai sensi della 137/2001. Il modulo da voi proposto non prevedeva di fornire né fotocopia di un documento di identità, né fotocopia del codice fiscale. È opportuno farlo adesso? Nella mia pratica esiste una procura mai revocata: è sempre valida? Vorrei anche sapere quando verrà trattata la mia pratica. S.S., mail All’interno del nucleo di personale che sovrintende alle nostre pratiche, vi è un gruppo che lavora alla verifica preliminare dei documenti contenuti nella pratica; saranno loro a contattarLa nel caso necessiti qualche altro documento. Le procure terminano la loro vita con la singola legge di indennizzo, per cui la loro revoca è automatica nel momento in cui il pagamento avviene. Inoltre attualmente le procure non sono accettate per indennizzi superiori a 4.000 per beneficiario. Non avendo dati sullo scaglione di appartenenza, il Ministero comunque informa che orientativamente entro l’estate tutte le pratiche ancora in attesa verranno pagate. Il primo scaglione è stato completamente evaso, il secondo è in evasione. DA VENEZIANO A VENEZIANI Sono veneziano e da sempre appassionato di storia, quella seria e non quella insegnata a scuola fino a qualche anno fa (o forse ancora adesso) ed è per questo motivo che ho sempre seguito con una certa attenzione le vicende storiche che hanno coinvolto le ex terre della Serenissima dopo l’8 settembre 1943. Desidero pertanto esprimere la mia gioia nel sentire finalmente le inedite affermazioni del presidente della Repubblica Italiana. Paolo Mazzuccato, mail INPS E INDENNIZZI: LUNGO CALVARIO Sono profuga fiumana, ho lasciato Fiume con i miei genitori Lettere al giornale FERMO POSTA di Fabio Rocchi I quesiti (possibilmente brevi) possono essere inviati alla Redazione (Via Leopoldo Serra 32, 00153 Roma, fax 06.5816852, e-mail [email protected]). Alcuni vengono tratti da più ampie interrogazioni che giungono alla sede nazionale dell’Anvgd. nel febbraio 1947. Ho letto da questa rubrica della maggiorazione INPS spettante ai profughi. Mi piacerebbe avere notizie più dettagliate in quanto anch’io sono pensionata INPS. A chi devo chiedere il rilascio della qualifica di profugo? Ci sarà una rivalutazione sugli importi irrisori degli indennizzi dei beni abbandonati che ci hanno dato? Annamaria Mihalich, mail Se non ha mai avuto una Sua personale qualifica di profuga e il Suo nominativo era inserito nel nucleo familiare dei suoi genitori, al tempo in cui la qualifica veniva assegnata solo al capofamiglia, alla stessa Prefettura che rilasciò quel documento dovrà richiedere il rilascio di una attestazione personale. La produrrà poi all’INPS di zona, richiedendo la maggiorazione prevista in base alla 140/ 1985. Per i beni abbandonati invece, sono ormai alla conclusione i pagamenti in base alla Legge 137/2001. Successivamente è in programma il varo di una nuova legge che eroghi agli Esuli o ai loro discendenti l’ultimo e definitivo saldo. Ovviamente ne daremo a suo tempo ampia notizia su “Difesa Adriatica”. MANIFESTAZIONI SOVRAPPOSTE Per commemorare il Giorno del Ricordo, a Milano sono state organizzate due manifestazioni celebrative contemporanee, una a Palazzo Marino, l’altra in Prefettura. Il duplice invito concomitante ha lasciato perplessi e sconcertati gli invitati. Luigi Battigelli - Milano In effetti le manifestazioni erano diverse, ma il concetto espresso dal Lettore è giusto. Le associazioni degli Esuli hanno preparato il loro calendario di manifestazioni mentre le Prefetture, che si limitavo alla consegna dei riconoscimenti alle vittime, si sono mosse solo all’ultimo momento e in modo autonomo. In molte altre località comunque i prefetti hanno contattato i nostri responsabili ed hanno attuato insieme la celebrazione. Evidentemente tale corretta interpretazione degli eventi non ha avuto riscontro dappertutto. LA VELOCITA’ NON È TUTTO Il 10 febbraio mia sorella ed io eravamo alla Prefettura di Roma per la consegna del riconoscimento in memoria di nostro padre, gettato in una foiba nel maggio del 1945. All’arrivo del prefetto Serra, consegna delle medaglie e relativo diploma, lettura della motivazioni da parte del viceprefetto. Dopo dieci minuti era tutto finito. C’erano uomini che piangevano: cittadini di serie B ancora dopo sessant’anni? Grazia Maria Giassi - Folgaria (Trento) A Roma probabilmente la fretta l’ha fatta da padrona. Il prefetto Serra veniva infatti dalla precedente cerimonia al Quirinale. Certo è che spesso i nostri prefetti (come tutti) non conoscono bene la nostra storia e quindi talvolta si sono limitati al “minimo sindacale” che certo non può essere preso ad esempio o rappresentare una soddisfazione per chi ha aspettato tanti anni. L’invito alla lettrice è di soffermarsi più sulla sostanza che sulla forma: lo Stato italiano ha riconosciuto il martirio del padre e questo è un dato che nessuno potrà contestare. Il Circuito del Carnaro, bolidi sulla pista di Abbazia Dal nostro inviato...nel tempo. Fiume, 10 luglio 1939. Da parecchi mesi il RACI di Fiume, tramite il suo presidente Pasquale Liguori e il suo fidato collaboratore Renzo Castagneto, lavorava al progetto per portare, finalmente, anche nel Carnaro l’automobilismo. Così scriveva la Gazzetta dello Sport: «Il Primo circuito del Carnaro avrà luogo il 9 luglio prossimo e si svolgerà nella bellissima strada provinciale che allaccia Fiume ad Abbazia. Il percorso è di 6 chilometri e sarà ripetuto venticinque volte, per un complesso di 150 Km. In occasione della manifestazione, il Ministro della cultura popolare ha disposto numerosi treni popolari per chi voglia seguire la competizione». Nonostante il gran caldo dell’esta- Aprile 2007 te, già dalla mattina moltissime persone hanno cominciato a prendere i posti lungo il percorso e sulle tribune situate sulla spianata di Cava Grande. Poco prima del via, gli organizzatori hanno contato ben trentamila spettatori e dato il successo di pubblico pensano, per l’anno prossimo, d’internazionalizzare la competizione. Al via, dato alle ore 14.00 dallo stesso direttore della corsa, il dott. Castagneto, i corridori si sono dati subito battaglia e Gigi Villoresi ha preso immediatamente la testa della corsa seguito da Cortese. Nei primi giri i due facevano il vuoto dietro di loro ma nei pressi di Cava Grande, al quarto giro, Villoresi approfitta di un errore di Cortese, accumula molto vantaggio tale da fargli tagliare il traguardo da trionfatore. Il vincitore ha compiuto una corsa regolare: audace ma preciso nell’abbor- dare le curve, ha saputo sfruttare tutte le possibilità del suo mezzo meccanico. Cortese merita un elogio per la sua bellissima prova. Sempre al secondo posto, al 17° giro egli ha segnato 2.46 alla media oraria di Km/ 128,418. Romano, il terzo classificato, in possesso di una vettura inferiore è giunto terzo favorito da un incidente toccato a Rocco Pietsch. Quest’ ultimo gia al primo giro doveva fermarsi per un guasto al motore, mentre Barbieri che si trovava in quarta posizione, sbandava in curva e riportava danni all’avantreno. Pure Bonanni doveva ritirarsi per un guasto al motore al primo giro, mentre Platè si ritirava al decimo. In serata sul terrazzo dell’albergo “Quarnero” [ne riproduciamo una cartolina dei primi anni del Novecento] si è avuta una bellissima cena con L’INPS CI MARCIA... Il 31 gennaio ho presentato domanda all’INPS per ottenere la maggiorazione, allegando la necessaria documentazione. Sono in pensione dal 2001 e ho chiesto quindi anche gli arretrati. Ho ottenuto in questi giorni la risposta ufficiale: mi viene riconosciuta la maggiorazione di 15,49 euro al mese a decorrere dal gennaio 2007. È corretto o devo oppormi o magari chiedere precisazioni? Eneo Baborsky, mail L’INPS continua ad utilizzare la sua interpretazione della legge, anche se contrastata dalle sentenze della Cassazione, che però valgono per i singoli casi e non per tutti in assoluto. In questo momento può intraprendere un’azione legale (con tutte le spese che ne conseguono per arrivare fino in Cassazione) o partecipare alla nostra petizione con la quale stiamo cercando di portare l’INPS a più miti consigli. Inoltre al Tavolo Governo-Esuli questo sarà uno degli argomenti più scottanti, sul quale chiederemo un provvedimento legislativo che obblighi l’INPS... a fare il suo dovere. PIÙ DATI PER AVERE RISPOSTE Vorrei sapere in che situazione si trova con riferimento alla Legge 137 del 2001, la mia posizione XXX. Cosa posso fare? C.M., mail Sono frequentissimi i contatti che riceviamo per avere notizie sui pagamenti. Per poter dare una risposta che abbia un senso logico, non è tanto importante il numero della pratica, ma altri due elementi essenziali: il valore attribuito al 1938 dei beni contenuti nella pratica e la data della ricevuta di ritorno della raccomandata con la quale nel 2001 fu fatta la domanda. INDENNIZZI E DINTORNI Alcuni nostri soci stanno ricevendo il bonifico per la liquidazione degli indennizzi relativi al secondo scaglione. Apparentemente l’ufficio non invia nessuna comunicazione scritta con il dettaglio di come sono stati eseguiti i conteggi. È corretto? L’ufficio è obbligato a dettagliare il conteggio su richiesta scritta dell’interessato oppure si può rifiutare? Vi risulta che l’ufficio esegua i conteggi secondo l’interpretazione discriminatoria che l’Avvocatura delle Stato aveva dato e che era stata contestata da Padre Flaminio Rocchi? Anvgd - Comitato di Milano Il Ministero non invia alcuna comunicazione scritta relativa all’avvenuta liquidazione delle somme. Il beneficiario può chiedere per iscritto al Ministero che gli sia chiarita la sua quota percentuale di spettanza all’interno della pratica di appartenenza. Tale diritto rientra nella trasparenza della pubblica amministrazione, pur se coi prevedibili lunghi tempi ministeriali. L’interpretazione adottata per il calcolo è quella data da Padre Flaminio Rocchi contro una precedente interpretazione. Quindi, all’interno di ogni pratica, le prime 100.000 lire vengono moltiplicate per 350, le seconde 100.000 per 150 e così via. Solo dopo aver stabilito la spettanza totale della pratica, la somma viene divisa percen-tualmente tra gli aventi diritto in base alle quote di proprietà o agli assi ereditari. RICORDO DELLE ORIGINI Ho provveduto a rinnovare l’abbonamento per il 2007, inclusa un’elargizione in memoria di mio padre, da cui ho imparato ad amare la sua terra d’origine (era nato a Pola, da famiglia di Neresine) e ad apprezzare i valori di cui anche il vostro periodico è portatore. Massimo Grion, mail tutti i corridori seguita poi dalla premiazione da parte del sottosegretario alla Marina Mercantile Host Venturi. Ecco l’ ordine di arrivo: 1. Villoresi (Maserati) in ore 1.10, 41 2. Cortese (Maserati) 1.11,03 3. Romano (Maserati) 1.18.17 4. Rocco (Maserati), fermatosi al 24° giro. 5. Seguono a pari merito tutti gli altri corridori. Giorgio Di Giuseppe