GLI STUDENTI
DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA
CADUTI PER L’UNITÀ D’ITALIA
Documenti raccolti dalla
Biblioteca del Consiglio Regionale del Veneto
in occasione della celebrazione solenne
a Palazzo del Bo del 17 marzo 2011
Festa nazionale per il 150° dell’Unità d’Italia
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© 2011 Consiglio Regionale del Venet o
Direzione region ale per i rapporti e le a ttivit à istituzion ali
Servizio studi, documentazione e bibliotec a
Ufficio biblio tec a
Stampato nel mese di marzo 2011
da La Grafica & Stampa editrice s.r.l., Vicenza
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In questa nostra epoca in cui le più nobili aspirazioni,
come semplici cittadini e come amministratori, sono rivolte ad
una più ampia unità statuale che si chiama Unione Europea,
non possiamo dimenticare quella fase dell’evoluzione storica
italiana, che portò all’Unità d’Italia.
Il Risorgimento fu un mosaico di episodi, di personaggi, di
ideali e visioni politiche. Fu fatto delle storie dei grandi statisti, dei grandi eroi e delle imprese memorabili, ma il sangue e
il sacrificio più grande e più disinteressato fu quello delle persone semplici e umili, che i libri di storia non ricordano o non
ricordano abbastanza. Fu il risultato dello spontaneo spirito
di ribellione all’ingiustizia, del desiderio di indipendenza
dall’occupante straniero, dell’istanza pressante di far sentire
la propria voce ad un lontano governo centrale, sordo alle
richieste dei cittadini.
Ma ciò che colpisce degli umili protagonisti del Risorgimento è la purezza del loro giovanile entusiasmo. Questo è ciò
che si percepisce leggendo tra le righe dell’opuscolo che presentiamo ai cittadini di oggi e che riporta in dettaglio tutti i
singoli nomi degli studenti padovani caduti nelle guerre di
indipendenza a partire dai moti dell’8 febbraio 1848. Provenivano da ogni parte d’Italia e si unirono nei moti dell’8 febbraio 1848 ai cittadini di Padova.
La pietà del comitato di studenti padovani, che pubblicò
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l’opuscolo e fece scolpire sulla lapide i loro nomi nel 1884,
consacrò alla memoria delle generazioni successive i loro
nomi. Ora con la riproduzione del testo commemorativo ottocentesco, possiamo scorrere i loro nomi, le brevi note biografiche, i luoghi in cui erano nati, i luoghi delle battaglie in cui
caddero e ci sembra di unirci idealmente a quel comitato di
studenti del 1884 e di proseguire il dovere del ricordo di chi
donò la propria vita per un ideale di libertà e civiltà.
Il PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
Clodovaldo Ruffato
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IL DOVERE DEL RICORDO
Nell’ambito delle iniziative in occasione dei 150 anni
dell’unità d’Italia e in particolare della celebrazione solenne
del 17 marzo a Palazzo del Bo, sede dell’Università di Padova, la Biblioteca del Consiglio Regionale del Veneto ha realizzato questo opuscolo, che intende documentare le celebrazioni dei moti risorgimentali avvenute a pochi lustri dall’unità
italiana del 1861 e dalla annessione del Veneto nel 1866.
Nell’ultimo quarto del secolo XIX vennero inaugurate a Palazzo del Bo diverse lapidi per commemorare personaggi illustri e semplici studenti dell’università patavina, che parteciparono ai moti risorgimentali. Si tratta di nomi illustri per le patrie lettere come quelli di Ippolito Nievo, del suo amico poeta
Arnaldo Fusinato, di Niccolò Tommaseo, di Giovanni Prati:
tutti studenti e talora anche professori dell’Università di Padova. Insieme a questi troviamo anche due glorie locali come Giuseppe Guerzoni, pubblicista, cospiratore, garibaldino, deputato
e ordinario di letteratura italiana a Padova e Gustavo Bucchia,
senatore del Regno, laureato a Padova, che fu insieme agli studenti a Sorio e Montebello. Fra queste lapidi di nomi celebri
ben due ricordano il tumulto studentesco dell’8 febbraio 1848:
quella a Fusinato che “incitò anch’egli quel furore di patria che
proruppe nella insurrezione dell’VIII febbraio MDCCCXLVIII”
e quella a Giovanni Prati che “cantò quella insurrezione”.
Ma in particolare la nostra attenzione si è concentrata su
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due lapidi che intendono celebrare soprattutto la partecipazione studentesca ai moti risorgimentali. Ne riproduciamo le
iscrizioni:
[Parete esterna. Via C. Battisti]
8 FEBBRAIO 1848 / QUI ALLE IRRUENTI ORDE STRANIERE
/ STUDENTI E POPOLANI / PER IMPROVVISA CONCORDIA
TERRIBILI / IL PETTO INERME OPPONENDO /
AUSPICARONO COL SANGUE / IL RISCATTO D’ITALIA / IL
COMUNE / P. 8 FEBBRAIO 1885 /
[Ingresso al cortile nuovo da via VIII febbraio. A sinistra.]
QUI STUDENTI / SUI CAMPI DELL’ITALICO RISCATTO /
SOLDATI / PER LA PATRIA MORIRONO / 1848 / ANGHINONI
GIOVANNI DI BOZZOLO A PADOVA / BARDELLA VIRGILIO
DI VICENZA A VICENZA / BONZANINI LUIGI DI VERONA A
SORIO / BUFFONI GIROLAMO DI GALLARATE A PIETOLE /
CATTANEO FRANCESCO DI VARESE A SORIO / DALL’OLMO
GIOVANNI DI MALO A TREVISO / FUMAGALLI FRANCESCO
DI MANTOVA A SORIO / FURLANI GIUSEPPE DI PADOVA A
SORIO / LUCHI VINCENZO DI ZEVIO A SORIO / MONTINI
LUIGI DI VIADANA A SORIO / NICOLETTI SERAFINO DI
VICENZA A VICENZA / RICCI GIOVANNI BATTISTA DI
VERONA A PADOVA / 1849 / BERETTA FRANCESCO DI
UDINE A CHIOGGIA / BRUSADOLA LUIGI DI CIVIDALE A
VENEZIA / DA LIO JACOPO DI CHIRIGNAGO A MARGHERA /
DOLFIN ALESSANDRO DI PADOVA A MARGHERA /
LOCATELLI EGIDIO DI BORGO DI TERZO A ROMA /
ROVIGLIO GIROLAMO DI PORDENONE A CHIOGGIA /
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SARTORI FRANCESCO DI PADOVA A VENEZIA / SCALCERLE
PIETRO DI THIENE A ROMA / VENEZIAN GIACOMO DI
TRIESTE A ROMA / ZAMBONI PIER ANTONIO DI SACILE A
ROMA / 1859 / BERTOLINI CARLO DI CARRARA S. GIORGIO
A BOLOGNA / NOVELLO PIETRO DI VENEZIA A S. MARTINO
/ 1860 / CASONI ANTONIO DI VITTORIO AL VOLTURNO /
COMESSATTI GIUSEPPE DI TOLMEZZO AL VOLTURNO /
FANTAGUZZI VITTORIO DI GEMONA A MADDALONI /
LOCATELLI FRANCESCO DI PONTIDA AL VOLTURNO /
MIANI MARCO DI PALMANOVA AL VOLTURNO / 1861 /
BENVENUTI CARLO DI BORGHETTO TRENTINO A NAPOLI /
DE MEZZAN NICOLO’ DI FELTRE A GAETA / PLETTI
BENIAMINO DI UDINE A NAPOLI / 1866 / FAGIUOLI
ANTONIO DI PARONA A LEDRO / SALOMONI LODOVICO DI
VERONA A MONTE SUELLO / XXX GIUGNO MDCCCLXXXIV /
La nostra ricerca documentale, concentrandosi in particolare sulla seconda lapide, ci ha condotto a riproporre due documenti storici di non facile reperibilità pubblicati nel 1884
in occasione della sua inaugurazione.
Si tratta di un’ode stampata a Padova e inviata dall’autore,
Guido Bigoni (Dolo 28 gennaio 1863 - Sturla 7 ottobre 1910),
in omaggio a Giosue Carducci e di un opuscolo, un libretto
smilzo, che non tocca nell’assieme le cinquanta pagine, a cura
di un Comitato di studenti padovani.
Ambedue i documenti emanano un fascino particolare sia
per la loro rarità, a causa della limitata tiratura e della facile
dispersione cui sono soggetti opuscoli e fogli a stampa in genere, ma anche per il valore storico e sociale che possono comunicare al lettore odierno.
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I versi di Guido Bigoni (futuro storico e noto professore al
Regio liceo Colombo di Genova, autore fra le altre cose di
quell’Ipazia alessandrina oggi nuovamente assurta agli onori
dalle cronache giornalistiche e bibliografiche), pubblicati in
occasione dell’inaugurazione della lapide in questione, sono il
chiaro esempio dell’ormai affermata retorica risorgimentale
dove lo slancio patriottico appare ai nostri occhi quantomeno
soffocato e velato dai vocaboli desueti e magniloquenti.
Nell’esemplare da noi consultato i versi contengono, non a
caso, una dedica autografa del giovane Bigoni (laureato prima in legge e poi in lettere a Padova) a Giosue Carducci,
grande sostenitore della causa risorgimentale.
Ben altro effetto procura l’opuscolo pubblicato, sempre in
occasione dell’inaugurazione della lapide da un Comitato di
studenti padovani, che ne promosse anche l’erezione, che contiene una commemorazione dell’8 febbraio 1848, una rievocazione della battaglia di Sorio (8 aprile 1848) e cenni biografici degli studenti caduti fra il 1848 e il 1866.
La lettura della rievocazione degli eventi compiuta a pochi
anni di distanza e da uomini tanto vicini ai protagonisti assume un particolare valore documentale e ci trasmette oggi un
diverso e più alto valore attribuito in quei tempi alla vita
umana.
Solo per restare al fatidico 8 febbraio 1848, colpisce la crudezza di quegli scontri di piazza nella figura di Giovanni Zoia,
audace e forte e generoso tipo di popolano, che uccise un ufficiale austriaco rompendogli con una ginocchiata la colonna
vertebrale. E ancora sorprende il valore simbolico nella vicenda di Giovanni Anghinoni, trafitto l’8 febbraio, mentre passava inerme davanti alla posta, dalla baionetta di una sentinella
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austriaca, il cui cadavere venne sottratto alla pietà dei cittadini per alcuni giorni dalla polizia austriaca, mentre il ferro che
lo aveva trafitto venne lasciato alla pubblica vista ancora intriso di sangue del giovane studente.
Giovanni Sordini
Fonti:
Il palazzo del Bo: arte e storia / Camillo Semenzato; collaborazioni: L’archivio antico dell’Università di Padova / Lucia Rossetti; Epigrafi e iscrizioni / Gilda Mantovani.
Sarmeola di Rubano; Trieste: LINT, ©1979.
Inaugurandosi nell’Università di Padova una lapide agli studenti morti
nelle guerre per l’indipendenza / Guido Bigoni.
Padova: Stab. della Tip. Veneta Franzi, 1884.
30 giugno 1884: [Agli studenti dell’Università di Padova: 8 febbraio
1848].
Padova: Prosperini, [1884].
Tit della cop. XXX giugno MDCCCLXXXIV.
Guido Bigoni [Necrologio] / M. Roberti.
Venezia, Istituto d’arti grafiche, 1911.
Sta in: Nuovo Archivio Veneto, Num. 81, Nuova serie n. 41, 1911, p. 245249.
Ringraziamenti:
Lucia Sardo, Biblioteca della Fondazione Cini, Venezia
Luciano Vannucci, Biblioteca Forteguerriana, Pistoia
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Alessandro Bison, Biblioteca Camerinana Villa Contarini – Fondazione
G.E. Ghirardi, Piazzola sul Brenta (PD)
Mara Colpo, Regione del Veneto, Direzione Beni culturali, Servizio Beni
librari e archivistici e Musei, Ufficio Sovrintendenza Beni librari, Venezia
Marco Petrolli, Biblioteca di Casa Carducci, Bologna
N.B. L’immagine di copertina, una litografia che rappresenta i moti dell’8
febbraio 1848 a Padova, è tratta dal sito del comune di Padova:
http://padovacultura.padovanet.it/
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INAUGURANDOSI
NELL’UNIVERSITA’ DI PADOVA UNA LAPIDE
AGLI STUDENTI
MORTI NELLE GUERRE PER L’INDIPENDENZA
Quale dai sacri tumuli
Di Maratona, un giorno,
D’Eschilo e di Simonide
L’inno volava intorno,
E riaccendea ne’ liberi
Petti il furore de’ trascorsi dì,
I forti, avvezzi all’ardue
Battaglie del pensiero,
Levansi in arme e lanciano
La sfida allo straniero,
E son belli e terribili
Come i genj del vindice furor.
Tal si dovrebbe un cantico
Al nome vostro, eroi,
Ma i vati che cantarono,
Pugnando accanto a voi,
Con voi già tutti scesero
Ai negri porti onde nessun redì.
Ahi! ben fu lungo un gemito
Di sorelle, e d’amanti,
Di genitori un ululo
Pel vuoto ostel vaganti,
Quando la morte i gelidi
Vanni distese sul cruento pian;
Noi, tardo giunti all’epico
Vostro convegno, o forti,
Pel sangue vostro, o martiri,
A libertà risorti,
Noi, che solo dai memori
Padri imparammo i servi dì a pensar.
E nell’ora funerea,
Tra gli spasimi atroci,
La madre invan chiamarono,
Con lamentose voci,
I giovinetti, e piansero
La cara vita sorridente invan;
Noi v’invidiam; tra l’impeto
Della pugna e la clade,
Dei bronzi tra lo scoppio,
E il rotar delle spade,
Correste a morte splendidi
Come fanciulle volano a danzar.
Ma poi che alzossi fulgido
Il sol di libertade,
Le sparte ossa de’ martiri
Per l’itale contrade
Ebber di gioia un fremito,
E nella sacra eternità posar;
Oh d’un ridesto popolo
Feconda primavera !
La madre Italia ai giovani
Fida la sua bandiera,
Tuona, tu pure, o plàcida
Squilla il peana al marte redentor:
E sulle tombe assidersi
Parve Pallade Atena,
Siccome alle Termopile
Immortale e serena,
E al grande epos italico
Un Omero dai secoli invocar.
Dott. Guido Bigoni
studente di filologia
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