CANTIERI DI STORIA VI
La storia contemporanea in Italia oggi: ricerche e tendenze
Forlì 22-24 settembre 2011
www.sissco.it
A) Impianto generale del panel
Titolo seminario:
Stati d’emergenza. Strategie di difesa e offesa tra sinistra rivoluzionaria italiana e Stato negli anni
dell’azione collettiva
Coordinatore: Eros Francescangeli
Università di Padova
Relatori/trici:
1. Christian De Vito
2. Eros Francescangeli
3. Maria Malatesta
4. Guido Panvini
5. Vladimiro Satta
International Social History Association
Università di Padova
Università di Bologna
Università di Macerata
Senato della Repubblica
Discussant: Simone Neri Serneri
Università di Siena
Articolazione del seminario:
Stati d’emergenza. Strategie di difesa e offesa tra sinistra rivoluzionaria italiana e Stato negli anni
dell’azione collettiva
1. Disordine pubblico. Conflitti di piazza e organizzazione della violenza politica diffusa: uno
sguardo d’insieme, Eros Francescangeli (Università di Padova)
2. Le Forze di polizia di fronte alla crisi dell’ordine pubblico e alla lotta armata, Vladimiro Satta
(Senato della Repubblica)
3. Avvocati alla sbarra. La difesa nei processi alle Brigate rosse degli anni Settanta e Ottanta,
Maria Malatesta (Università di Bologna)
4. La magistratura italiana di fronte alla militarizzazione della lotta politica della sinistra
extraparlamentare nei primi anni Settanta, Guido Panvini (Università di Macerata)
5. La scuola della rivoluzione. L’uso del carcere come strumento di propaganda politica e crescita
organizzativa, Christian De Vito (Ricercatore indipendente)
Discussant: Simone Neri Serneri (Università di Siena)
Proposta di seminario per Cantieri di Storia VI
B) Descrizione generale e motivazione del progetto di seminario
L’obiettivo del seminario è quello di discutere attorno ad alcuni aspetti rilevanti delle strategie
difensive e offensive messe in atto, in Italia, dalla sinistra rivoluzionaria, da un lato, e dallo Stato,
dall’altro, nella loro dinamica conflittuale durante gli «anni dell’azione collettiva» – il cosiddetto
“lungo Sessantotto” – e la stagione della lotta armata e dello stragismo (il decennio dalla metà degli
anni Settanta alla metà degli anni Ottanta). In particolare si focalizzerà l’attenzione sulle questioni
relative all’ordine pubblico e alla violenza politica (sia «diffusa» e palese, che clandestina e
armata), alla conduzione delle battaglie in sede giudiziaria e all’uso politico dell’istituzione
carceraria da parte delle formazioni «sovversive».
La piazza, l’aula del tribunale, la galera, dunque, come luoghi critici rilevanti dello scontro, come
campo di battaglia di chi, percependosi antiteticamente, si fronteggiò autorappresentandosi come
portatore di ideali “forti” – dunque legittimanti e depositari di meccanismi di rafforzamento
identitario – quali la rivoluzione proletaria e la lotta contro la «fascistizzazione» dello Stato, da un
lato, e la difesa delle istituzioni democratiche, dall’altro.
Tenendo presente la dimensione comparativa (sia diacronica che sincronica a livello europeo), le
relazioni prenderanno preferibilmente, ma non necessariamente, in considerazione i seguenti
aspetti: metodi e linguaggi adottati dai soggetti studiati; processi di costruzione d’identità a partire
dai luoghi del conflitto esaminati; sviluppi, trasformazioni ed esiti dell’ambito preso in
considerazione; relazioni tra strutture e/o pratiche legali e illegali (o extralegali); influenze e
condizionamenti tra l’azione dei soggetti e quelle del “campo avverso”; articolazioni, divergenze e
fratture interne al medesimo “campo”; delegittimazione e demonizzazione del nemico; ipotesi di
periodizzazioni in relazione all’ambito particolare esaminato.
C) Abstract delle singole relazioni
Christian De Vito
La relazione guarda al rapporto tra sinistra rivoluzionaria e carcere nel periodo 1968-1982,
servendosi di fonti edite e inedite di parte extraparlamentare e statuale. Quale posto ha avuto il
carcere nell’elaborazione teorica e nella pratica dei gruppi extraparlamentari, di collettivi e comitati,
delle organizzazioni di lotta armata? Si vide nel carcere un luogo di propaganda ideologica o un
terreno del conflitto sociale? Quali elementi influirono sul differente ruolo che il carcere conobbe
nel tempo e in rapporto alle varie organizzazioni?
Il rapporto tra sinistra rivoluzionaria e carcere rinvia anche a nodi storiografici più generali: la
periodizzazione interna al “lungo 68” italiano, anche in paragone con altri movimenti europei; la
questione della continuità o rottura tra i gruppi extraparlamentari e le organizzazioni armate; il
reciproco influenzarsi dell’azione della sinistra rivoluzionaria e della strategia (riformista e
repressiva) dello Stato.
Eros Francescangeli
Attraverso lo studio della letteratura esistente e delle fonti «riservate» prodotte dallo Stato (carte di
polizia) e dalla sinistra rivoluzionaria (bollettini di discussione, opuscoli a circolazione interna,
carteggi), si analizzano – dal 1966 al ’78 – le politiche di controllo “militare” della piazza e i
relativi conflitti tra i due attori considerati: gli apparati statali preposti al contenimento e alla
gestione della protesta e le strutture cosiddette «d’ordine» o di «difesa» delle formazioni che si
autodefinivano rivoluzionarie.
Particolare attenzione è riservata: alle modalità dello “scendere in piazza” e a quelle del protest
policing; ai livelli e piani differenti di uso della forza; alla valenza simbolica, politica e
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Proposta di seminario per Cantieri di Storia VI
periodizzante dei morti durante le manifestazioni di piazza; al ruolo giocato dalle reciproche
“grandi paure” per giustificare il ricorso alla forza; al peso dei processi di sindacalizzazione della
polizia e di istituzionalizzazione/de-pubblicizzazione dei gruppi rivoluzionari.
Maria Malatesta
La difesa degli imputati nei reati di terrorismo e il ruolo svolto dagli avvocati nei processi contro le
associazioni sovversive degli anni Settanta e Ottanta è uno dei vuoti della nostra storiografia.
Questo tema fa parte sia della questione generale del diritto di ogni cittadino alla difesa, che del
problema della difesa dei cosiddetti “nemici pubblici”; difesa che si svolge nella maggior parte dei
casi in processi di carattere politico. Questo intervento intende analizzare le tre fasi emerse nei
processi contro le Brigate rosse: la difesa collettiva (i Soccorsi rossi); il rifiuto della difesa da parte
dei brigatisti (processo di Torino 1976-1978); la denuncia da parte dei pentiti dei propri avvocati.
Verrà poi ricostruito l’identikit del gruppo di avvocati che difesero i brigatisti. Un’attenzione
speciale sarà rivolta a quella dozzina di legali che furono processati per partecipazione a banda
armata e all’atteggiamento assunto dalla magistratura nei loro confronti.
Guido Panvini
Sul finire degli anni Settanta, la magistratura italiana operò in un contesto di forti tensioni politiche
e sociali. Scossa e divisa al suo interno in seguito alle macchinazioni giudiziarie che seguirono gli
attentati del 12 dicembre ’69, essa si trovò ad affrontare una molteplicità di situazioni di crisi, di
difficile soluzione, sia da un punto di vista giuridico che da quello giurisdizionale.
Il processo di militarizzazione della lotta politica rappresentò uno dei problemi più insidiosi. Esso
fu anche il risultato di una strategia rivoluzionaria che sfruttava gli spazi di agibilità politica
garantiti in democrazia e che si mimetizzava all’interno del conflitto sociale. Venne così messa in
discussione non solo la legittimità della magistratura a reprimere fenomeni di conflittualità politica
e sociale, ma anche la sua capacità di indagarne la natura.
Vladimiro Satta
Inizialmente il governo e le Forze di polizia non furono all’altezza dei nuovi problemi di ordine
pubblico e di sicurezza interna posti dalla violenza politica diffusasi nei primi anni Settanta e dai
terrorismi di diversa matrice. Nel caso della lotta armata si trattò soprattutto di impreparazione e di
sottovalutazione, mentre la gestione dell’ordine pubblico risentì della difficoltà di concordare una
strategia condivisa tra forze di governo. Le prime significative contromisure furono adottate tra il
1974 e il 1977, creando nuovi organismi di polizia specializzati nell’antiterrorismo, intervenendo
nel settore carcerario, riformando i servizi di sicurezza e modificando le norme sull’ordine
pubblico. Nel 1978, però, carenze perduranti e nuovi inconvenienti legati alla riforma dei servizi
segreti portarono ad una grave sconfitta dello Stato in occasione della vicenda Moro, superata la
quale esso seppe dotarsi di strumenti efficaci per sconfiggere le organizzazioni terroristiche.
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