Indice
PREMESSA
ESPERIENZE DI GRUPPO
Campi di lavoro e scambi culturali: due modi per conoscersi e imparare,
un processo educativo in continuo divenire
LE RADICI
Il campo di lavoro internazionale di volontariato: aiutando s’impara
Lo scambio socio-culturale: un'esperienza educativa a tutto tondo
Lo scambio bilaterale
Lo scambio multilaterale
L'INSERIMENTO INDIVIDUALE IN UN PROGETTO
Progetti a medio e lungo termine
Individui
Gruppi
BENVENUTI TUTTI!
Junior
Senior
Scambi intergenerazionali: la parola a un volontario senior
Migranti
Volontariato per famiglie
Volontariato accessibile a portatori di svantaggio psico-fisico o sociale
Un esempio: i giovani Rom dell’Europa orientale
APPENDICE
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PREMESSA
Con questa pubblicazione vogliamo proporre dei percorsi di cittadinanza attiva che
siano alla portata di tutti a prescindere dall'età, condizione sociale, credo religioso o
quant'altro e che siano inclusivi e rispettosi delle differenze. Ma non solo. Dopo
l'esperienza di molti anni siamo sempre più convinti, che le iniziative di volontariato
all'estero, gli scambi socio-culturali tra giovani, ma anche tra adulti rappresentino
delle vere e proprie attività educative sia per chi va all'estero, sia per la comunità locale ospitante.
Questo libretto vuole dare un panorama, ancorché non esaustivo, delle attività che
sono state sperimentate sul piano organizzativo. Si rivolge sia a quegli enti locali che
volessero offrire ai propri cittadini delle opportunità di essere attivi e protagonisti,
sia alle tantissime associazioni che lavorano sul territorio che avessero voglia di allargare e dare una dimensione internazionale alle proprie attività, ospitando individui o piccoli gruppi dall'estero ed inviando i propri associati su progetti organizzati
in altri paesi magari da strutture simili.
E naturalmente si rivolge ai cittadini e alle cittadine di ogni età con l'auspicio che
queste poche pagine incuriosiscano e stimolino ad approfondire la conoscenza del
mondo dell'associazionismo che è ormai ovunque una realtà affermata e che favorisce la partecipazione a tutti i livelli.
Ci auguriamo che la lettura di questo libretto rappresenti per molti un punto di partenza per percorsi di cittadinanza attiva e solidarietà sociale che passino dalla voglia
di mettersi in gioco personalmente.
Il libretto è un prodotto del progetto “Fifty-fifty”, finanziato dalla Commissione Europea DG Istruzione e Cultura - cittadinanza attiva. Lunaria è l’associazione che coordina il progetto che è stato realizzato in cooperazione con Legambiente e la FCEI
- Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia: queste tre organizzazioni sono impegnate da anni in attività di volontariato internazionale e sono titolari di diversi progetti a carattere ambientale e sociale. L'opuscolo è stato scritto a più mani con una
metodologia per l'appunto “fifty-fifty”: cioè alcune parti sono state scritte da volontari senior (generalmente over 50) e altre da volontari junior, tra i 18 e i 30 anni. Tutti
hanno “sperimentato” la partecipazione a progetti di volontariato internazionale che
in molti casi sono stati a carattere inter-generazionale.
Ogni paragrafo include la descrizione di un particolare tipo di esperienza, alcune foto
e delle testimonianze di alcuni volontari. In appendice esempi concreti di attività possibili e alcuni cenni storici sulle primissime iniziative di volontariato internazionale.
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In questi anni in cui ho fatto i workcamps mi
sono sempre sentito parte di qualcosa di più
grande di me che mi apparteneva ma non
conoscevo e non sapevo bene come gestire.
Partire da solo, senza nessuno di fidato
accanto a te ma solo il tuo istinto e la tua
voglia di viaggiare, conoscere nuova gente e
nuovi posti. Il semplice adattarsi alla lingua
e alla cultura locali non è stato sempre
facile ma ogni volta che tornavo a casa
ero felicissimo e conscio di aver vissuto
un'esperienza che nessun pacchetto turistico
all inclusive avrebbe potuto mai offrirmi.
ESPERIENZE DI GRUPPO:
Campi di lavoro e scambi culturali: due modi per conoscersi
e imparare, un processo educativo in continuo divenire
LE RADICI
Espressioni come “campo di lavoro” oppure “volontariato all'estero” fanno sempre più
comunemente parte del nostro linguaggio quotidiano e patrimonio culturale.
L'idea di andare in un altro paese a dimostrare solidarietà concreta e quindi ad “aiutare”
in un rapporto tra “pari”, l'idea, cioè che persone o gruppi di persone aiutino di propria
iniziativa perfetti sconosciuti lontani geograficamente e spesso anche culturalmente,
non è nuova. Dobbiamo tornare indietro alla fine della 1a Guerra Mondiale e rivolgere
la nostra attenzione ad un paesino chiamato Esmes, vicino Verdun, al confine tra Francia e Germania. Lì accadde qualcosa di incredibile e molto strano: un gruppo di volontari internazionali organizzato da un obiettore di coscienza svizzero, Pierre Ceresole, arrivò per aiutare gli abitanti nella ricostruzione di alcune case distrutte dalla guerra. Il
gruppo di volontari era composto anche da alcuni tedeschi. Riuscite a crederlo? Francesi
e tedeschi si erano combattuti fino ad allora e ora lavoravano insieme per uno scopo comune. Questo fatto usciva talmente dalla dominante logica guerrafondaia che le autorità
francesi si insospettirono, alcune voci cominciarono a diffondere l'idea che quei volontari fossero delle spie, e così l'esperienza si concluse dopo qualche settimana. Ma rimase
l'idea che il volontariato internazionale potesse costituire un prezioso strumento di solidarietà e un'occasione d'incontro e reciproca conoscenza tra persone di diverse nazionalità, stili e storie
di vita, grazie al
lavoro su obiettivi comuni.
Questo fu anche
l'anno della fondazione dell'organizzazione
“Servizio Civile
Internazionale”,
madre e origine
di tante altre organizzazioni simili, sia a livello
nazionale che
internazionale
FOTO: ARCHIVIO INTERNAZIONALE SERVICE CIVIL INTERNATIONAL
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Ero stanco di passare il mio tempo
al mare tra un ombrellone e una partita
a carte, sentivo che avevo bisogno
di qualcosa di più, di conoscere nuova
gente, di confrontarmi, di mettermi
alla prova, di capire di più me stesso
per cercare di crescere e diventare
una persona più matura
Il campo di lavoro internazionale di volontariato:
aiutando s'impara
Il campo di lavoro è “un'esperienza” nella quale volontari di diversi paesi, che hanno alle
spalle diverse tradizioni e culture, si trovano a vivere e a lavorare insieme per realizzare
un progetto organizzato da un’associazione, da un ente locale o, più spesso frutto della
cooperazione tra questi soggetti con un obiettivo a breve termine che va, in genere, da
una a tre settimane. Riveste una particolare importanza il rapporto che il gruppo di volontari provenienti da più parti del mondo instaura con la comunità locale ospitante, sia
questa un piccolo paese, un quartiere di una grande città oppure una comunità residenziale. Il gruppo diventa dunque un veicolo di animazione sociale.
Soprattutto per motivi di disponibilità da parte dei volontari, la maggior parte dei campi
di lavoro si svolgono nel periodo estivo ed ogni gruppo è composto da un numero di volontari che varia di solito tra i dieci e le venti unità, che oltre a compiere l'attività di volontariato prevista e raggiungere l'obiettivo prefissato, socializzano e lavorano a contatto
con la comunità che li ospita. Il contatto con la comunità ospitante del gruppo dei volontari è la vera peculiarità del campo di lavoro che è un'esperienza significativa da di5
versi punti di vista.
In primo luogo è un modo per sperimentare nuove forme di socialità e di solidarietà concreta
“sporcandosi le mani” in prima persona ed è una
testimonianza di “cittadinanza attiva” che il volontario offre non solo alla comunità ospitante ma anche alla propria comunità di origine per la quale,
al suo ritorno, può diventare moltiplicatore dell'esperienza.
Molte e diverse le attività che possono essere oggetto di un campo di lavoro: dalla protezione am-
“Così a conti fatti mi sono trovata
con 5 turchi,
4 tedeschi e 4 italiani. All'inizio
non è stato facile!
A pranzo e a cena sembrava una
babele, dove ognuno parlava col
proprio connazionale e il pane lo
si chiamava in tre modi diversi”
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Il lavoro con i bambini procede
bene anche se oggi, dopo appena
tre giorni, hanno deciso di avere
abbastanza confidenza per non
ascoltare più le nostre indicazioni:
ho dovuto interrompere non so
quante battaglie d'acqua nei
bagni, rincorrerli per km lungo i
corridoi, separare bambini che si
picchiavano.... che stress! però
poi, quando ti vengono vicino e ti
abbracciano e ti baciano e ti
supplicano di giocare nella loro
squadra, bè non vi nascondo che
quasi quasi mi commuovo...
bientale, all'aiuto in campo sociale ed assistenziale, all'animazione con bambini o anziani,
alla promozione di attività culturali e ricreative, dall'educazione alla legalità all'impegno
per la promozione dei diritti (vedi esempi a pag. xx).
Il campo di lavoro rappresenta in fine la possibilità per giovani ed adulti di svolgere una
vacanza alternativa nonché un modo per migliorare la conoscenza di una lingua straniera.
Gli unici requisiti richiesti a chi voglia partecipare sono un forte spirito di adattamento,
la voglia di stare insieme agli altri e la capacità di condividere un obiettivo comune con
persone che possono essere molto diverse tra loro.
In quel piccolo paese dove si svolgeva il campo era per loro una festa già incontrarci e
salutarci…una bella novità. Abbiamo cercato di interagire con la comunità locale
soprattutto con i più piccoli partecipando ad una ludoteca in piazza
(i volontari giapponesi hanno improvvisato una lezione di origami per tutti,
piccini ma anche un po' più adulti…), e durante il lavoro ci sono state occasioni
in cui siamo riusciti a coinvolgere i bambini che venivano ad osservarci incuriositi,
diventati con entusiasmo nostri aiutanti…
…Di comune accordo abbiamo anche fatto una visita ad una casa famiglia
per malati di AIDS…è stato un momento bellissimo per tutti…all'inizio nessuno
sapeva bene cosa fare, ma dopo la titubanza iniziale ognuno di noi
ha trovato un metodo per interagire e farsi capire…era un giorno di piaggia e grigio,
ma alla fine tutti usavano la parola SUN, sole!
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Non si sono mai verificati episodi
spiacevoli tra i campisti, che si sono
perfettamente integrati, reciprocamente
aperti alle diversità culturali quotidiane,
assaporando, per così dire, ogni giorno i
piatti tipici di un determinato paese e
cimentandosi nel pronunciare i saluti
tradizionali e semplici frasi nelle altre
lingue, affrontando con passione anche
tematiche storico-politiche delicate.
Divertiti e arricchiti, non solo tramite lo
scambio di curiosità culturali, musica e
piccoli doni, ma soprattutto tramite quello
umano che ha portato ciascuno a
promettere di intensificare e mantenere
viva l'amicizia nata
Lo scambio socio-culturale:
un'esperienza educativa a tutto tondo
Sapete cos'é successo? Nel pomeriggio, quando ho detto ai bambini che la prossima
settimana non ci sarei stata, si sono aggrappati a me e tirando i miei vestiti hanno
iniziato a urlare che dovevo rimanere e le bambine si sono messe a piangere... sono
dovuta scappare in bagno perché non riuscivo a trattenere le lacrime! e poi mi hanno
preparato dei disegni pieni di cuoricini dove ci sono io con le treccine e loro che mi
salutano e hanno scritto ovunque I love you... straziante!!! possibile affezionarsi così
tanto a queste piccole pesti puzzolenti in cosi poco tempo?
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Se è vero che, come abbiamo visto, le attività di volontariato internazionale presuppongono uno scambio, non necessariamente la mobilità internazionale, giovanile e
non, è legata al lavoro volontario in senso stretto. I percorsi di apprendimento non
formale qui si ampliano per comprendere una serie di iniziative a carattere ludico,
seminariale e di formazione che ha la sua base nell'incontro e nel dialogo tra persone di culture, convinzioni e stili di vita diversi.
Uno scambio è dunque un'iniziativa, anche questa della durata di poche settimane,
incentrata sulle attività di un gruppo i cui componenti sono di diversa nazionalità.
Il lavoro di mutua-conoscenza dello scambio è dunque concentrato all'interno del
gruppo stesso ed è stimolato da diverse attività. L'obiettivo di uno scambio è, ancor
più esplicitamente che nel campo di lavoro, diretto alla formazione ed educazione
dei partecipanti. Ma che cosa s'insegna esattamente? Anzitutto viene sollecitato,
l'apprendimento interculturale: l'approfondimento della conoscenza di altre culture
e delle strategie per imparare a riconoscere e gestire pregiudizi e stereotipi. Vengono inoltre sviluppate le cosiddette “competenze trasversali”, quali ad esempio la capacità di lavorare e sapersi rapportare in un gruppo, quella di ascoltare gli altri o di
saper gestire in maniera costruttiva i conflitti. Queste abilità, che sono toccate solo
incidentalmente da scuola e università, costituiscono l'oggetto dell'educazione non
formale: sono importanti perché spendibili sia in un futuro contesto lavorativo, sia
nella gestione dei rapporti interpersonali.
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“Posso solo dire che un'esperienza di
volontariato all'estero cambia totalmente ed in meglio; sentirsi utili a
livello sociale, relazionarsi con diverse
culture, imparare lingue e abitudini
diverse sono tutti strumenti importantissimi sia per la futura vita lavorativa
ma soprattutto per se stessi, perché
solo in questo modo si capisce come il
mondo che ci circonda si affronta non
alienandosi dai problemi ma solo
affrontandoli e ponendone di nuovi.”
“… gli irlandesi non riuscivano a mangiare
pasta tutti i giorni, né noi concepivamo che un
panino e delle patatine in un sacchetto potessero costituire un pasto accettabile... ma davvero
più difficile da capire, per noi, tutti cattolici,
erano le continue tensioni tra ragazzi cattolici e
protestanti …”
Lo scambio bilaterale
Lo scambio multilaterale
Uno scambio può vedere coinvolti due o più gruppi a seconda delle tematiche affrontate
e degli obiettivi del progetto.
Lo scambio bilaterale è un esempio di progetto volto a promuovere un tema che sia rilevante per i due gruppi, come ad esempio un confronto sui totalitarismi in Italia e Germania durante la seconda guerra mondiale, oppure la situazione ecologica di un fiume
che scorre tra due paesi, o i flussi di emigrazione che nel corso della storia hanno modificato il tessuto sociale dei paesi coinvolti. Uno scambio bilaterale, inoltre, permette di
coinvolgere più facilmente partecipanti con qualche forma di svantaggio (sia esso sociale, fisico o altro) che possono trovare all'interno del proprio gruppo un sostegno e sentirsi a proprio agio nel rapportarsi con l'alterità. Dal momento che una delle difficoltà
maggiori è quella dell'uso di una lingua straniera, questa forma di scambio invece può
favorire anche coloro che non hanno dimestichezza con le lingue veicolari internazionali. Un progetto di scambio bilaterale permette inoltre di coinvolgere un numero maggiore di partecipanti provenienti dalla stessa comunità locale: può essere una buona occasione se si intende formare un gruppo attivo a livello locale su qualche tematica specifica. Se invece già si gestisce un gruppo, di giovani o di adulti, uno scambio può essere
un'idea per dare nuove motivazioni e stimoli ai partecipanti e lavorare sull'apprendimento interculturale, approfondendo temi che risultino interessanti per il gruppo stesso.
Lo scambio multilaterale a differenza di quello bilaterale coinvolge gruppi di giovani o
di adulti provenienti da più di due paesi. I gruppi sono normalmente composti da un
numero ristretto di partecipanti (in media da 4 a 10) e la gestione è un po' più complessa
di quella dello scambio bilaterale, anche se in molti casi, particolarmente stimolante. I
temi trattati devono essere di rilevanza per i cittadini dei diversi paesi coinvolti e si devono cercare strategie per risolvere o almeno gestire i prevedibili problemi di lingua che
si possono venire a creare. Anche in questo caso lo scambio è un'esperienza molto importante nella vita di una persona, soprattutto perché capace di favorirne la crescita e
migliorarne le capacità di rapportarsi correttamente con gli altri. Fenomeni come il razzismo, la xenofobia, il rispetto delle differenze, possono venire tematizzati in un ambiente e una prospettiva interculturale, sulla base del fatto che sono fenomeni che riguardano tutti in prima persona indipendentemente dal background culturale di ciascuno. Il consiglio è sempre quello di inserire lo scambio con altri paesi in una strategia
educativa complessiva di formazione che includa la preparazione di un gruppo e l'osservazione delle sue dinamiche interne prima del confronto con gruppi di altri paesi.
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L'INSERIMENTO INDIVIDUALE IN UN PROGETTO
Progetti a medio e lungo termine
L'inserimento individuale in un progetto di medio e lungo termine implica la forte volontà di coinvolgimento sia del volontario che della struttura che lo accoglie. Per medio
termine s'intende generalmente la durata di un servizio che va dai tre ai 6 mesi. Se il
servizio supera questo periodo si parla di volontariato a lungo termine. L'esperienza ha
mostrato che le strutture che accolgono un volontario a medio e lungo termine hanno
spesso collaborazione con altri volontari locali che svolgono un'attività continuativa, ma
con un impegno limitato nel corso della settimana. Il processo di selezione per i volontari che si apprestano a collaborare ad un progetto per un periodo medio-lungo dovrà
essere particolarmente accurato. Infatti al volontario dovranno essere garantite tutte le
informazioni necessarie per l'organizzazione pratica delle sue attività, con una indicazione precisa delle opportunità di sostegno all'inserimento. Normalmente il volontario viene inserito in un gruppo già esistente sul posto oppure si dovrà inserire in un gruppo in
IL PARERE DI UN VOLONTARIO
Scopo precipuo della partecipazione a un campo di lavoro è da un lato la condivisione di un obiettivo comune (il progetto) con persone che possono essere molto
diverse tra loro per ragioni sociali, culturali o anagrafiche; dall'altro l'interazione e
possibilmente l'integrazione con la comunità locale.
L'inserimento individuale in un progetto raggiunge solo il secondo scopo: pertanto,
è da consigliare solo a quei volontari che desiderino principalmente l'immersione
totale in una realtà socio-culturale completamente diversa dalla propria, senza
necessariamente condividere l'esperienza con altri colleghi. E' quindi da proporre
solo a coloro che vogliano raggiungere, in un tempo relativamente ridotto, due
obiettivi: quello di conoscere in modo approfondito una particolare realtà e quello
di migliorare la conoscenza della lingua locale. Ed è da sconsigliare a coloro che
non possiedano alcuna conoscenza linguistica (nemmeno primitiva) o che intendano trascorrere quel periodo soprattutto come vacanza alternativa da trascorrere
con altri compagni di avventura.
“L'obiettivo di questo progetto
di volontariato era quello
di mettere in piedi seminari
per i bambini delle scuole locali
e di circoli giovanili.”
“Questa esperienza mi ha insegnato tante cose,
ma soprattutto che i luoghi comuni finiscono dove nascono
e la vera gente e un paese lo conosci solo vivendolo.
Il vostro paese mi ha dato tanto
e questa bellissima esperienza mi accompagnerà
per tutta la vita”
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formazione, composto cioè da altri volontari che a parità di motivazione provengono da
esperienze e passati anche molto diversi tra loro, ma anche da operatori che collaborano
nel progetto a vario titolo. In questo modo il volontario è coinvolto in maniera totale
nel processo di inserimento nel progetto, così come alla costruzione di nuove relazioni.
Parallelamente, la struttura di accoglienza svolgerà un lavoro di introduzione, facilitazione all'apprendimento e conoscenza della struttura e tra i vari partecipanti al progetto
coinvolgendo gli operatori in iniziative con i volontari. Di grande aiuto sono anche le
facilitazioni per reperire informazioni sull'offerta di attività per il tempo libero fornite
dalla comunità locale. Per esperienze di breve e lungo termine è infatti essenziale che i
volontari si inseriscano nel contesto nel quale il progetto opera (culturale, sociale, ...)
per poter avere una conoscenza diretta della comunità locale, requisito essenziale per
accrescere la multiculturalità del progetto.
Qualche giorno prima della fine del campo Cosimo, un signore molto gentile che mi ha
portato a vedere orgoglioso il suo laboratorio di calzolaio e mi ha raccontato un sacco
di cose interessanti su Riace, mi ha detto: “La cosa brutta di voi volontari è che poi ve
ne andate e non vi si vede più. A me dispiace molto.” Sono convinta che il suo
pensiero rispecchi quello di molti abitanti con cui siamo venuti a contatto.
Qualcuno ha detto
“L'
inserimento individuale è, a mio avviso, quanto di meglio si possa desiderare se un giorno ci si voglia proporre in uno scambio di volontariato internazionale allo stato puro.
Ovviamente la mia idea può essere interpretata come strettamente personale; di
fatto parlo, come si dice, a ragion veduta, avendo in prima persona sperimentato una esperienza individuale all'estero - per l'esattezza a Budapest nel 2004
per due settimane - che è rimasta indelebile nella mia memoria, intimamente
profonda nell'anima.
Oggi, a distanza di circa due anni, ritengo di essere distante nel tempo da quel
progetto, quindi abbastanza obiettivo nella valutazione.
Tuttavia non mi riesce di far altro che ricordare con entusiasmo quel viaggio e
in particolare il progetto - un impegno in una struttura per “homeless” -,
insomma quei giorni di totale inclusione in una realtà per certi versi così
diversa ma allo stesso tempo stimolante per lo spirito e la mente.
In definitiva, a condizione di essere disponibili al dialogo, preparati mentalmente a
dare il massimo della propria disponibilità, essere decisi, convinti, motivati, nulla
è più coinvolgente, in senso positivo anche per il ritorno socio culturale e umano
che se ne ricava, dell'esperienza di ritrovarsi individualmente inseriti in un progetto già avviato, fianco a fianco a persone che, per lavoro o per volontariato, già
collaborano a quello stesso progetto, in una nazione europea diversa dalla nostra.
“Q
uando sono ritornato da Praga alla fine di maggio del 2005 a conclusione di un programma di scambio di volontari di diversi paesi europei,
molti amici e conoscenti mi chiedevano di raccontare come ero stato, con l'intenzione di farmi ammettere di aver fatto solo una vacanza con poca spesa.
“Non mi sentirei di definirla solo come una vacanza” rispondevo “ ho conosciuto molte persone, le loro storie, il loro impegno nel sociale e sorprendentemente le radici che ci accomunano ad altri cittadini europei”. “Allora perché non la
definiresti solo come una vacanza?”, mi domandavano con più curiosità. Forse
perché mi sento debitore verso tutti coloro, che a volte rinunciano, per mancanza di informazione o per rassegnazione, a svolgere un ruolo attivo nella
società. In questo caso a contribuire a diffondere l'identikit di una nuova cittadinanza europea attraverso scambio di esperienze e conoscenza diretta.”
Gli esperti spiegano che non si apprende solo stando seduti sui banchi di scuola
ad ascoltare l'insegnante in cattedra, ma nel corso della vita utilizzare la propria esperienza di genitore, lavoratore, dilettante sportivo, membro di associazione mettendola a confronto con esperienze maturate in contesti diversi”.
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Individui
Gruppi
“Ho vissuto la migliore estate della mia vita, ho imparato
tante cose e conosciuto tanta gente. Io e la mia nuova amica
Christine ci siamo promesse che saremo amiche per sempre e
anche se io abito in Tagikistan e lei in Germania sembra che
ci conosciamo da tutta una vita… perchè è questo in fondo il
workcamp… un mix di tanta gente di posti diversi e non un
insieme di passaporti e carte burocratiche. L'amicizia è internazionale, non conosce timbri o file”
SUCCEDE ANCHE QUESTO!
Calogero si è mostrato disponibile
nei confronti del Gruppo.
Ha organizzato per noi i falò sulla
spiaggia, la gita alle cascate,
le pizze serali, si è offerto più volte
di accompagnarci al mare con la sua
macchina, data l'esigua frequenza di
mezzi pubblici; talvolta ha presenziato ai nostri lavori facendoci gentilezze, ad esempio portandoci bibite
fresche. In particolare, un pomeriggio, ci ha fatto da guida in un tour per
il Borgo e le botteghe artigiane.
Simpatico e comunicativo, poco interessato al progetto teso piuttosto a
fare conoscenza con le ragazze del
Gruppo.
Sono stata ben felice di
tuffarmi in questa esperienza
agricola - contadina a me
completamente sconosciuta.
Per questo ho partecipato più
che effettivamente finendo
per riscoprire il piacere delle
piccole cose che danno il
gusto della vita e ci fanno
sentire ancora disponibili
e curiosi verso gli altri.
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“Esperienza culturale straordinaria, in quanto mi ha
consentito di visitare una regione di affascinante bellezza,
ricca di laghi e foreste, e di città interessantissime sotto il
profilo storico e artistico; e anche di percepire le notevoli
differenze economiche, sociali e culturali.”
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BENVENUTI TUTTI!
Un'attività di volontariato o un campo di lavoro sono
esperienze a cui può partecipare chiunque. Pensare che
siano esperienze esclusivamente per ragazzi ed adolescenti
è un grande errore perché ogni individuo, attraverso le sue
conoscenze ed il suo modo di vivere il campo o lo scambio, contribuisce in maniera diversa alla riuscita del progetto in cui è impegnato. Che si tratti di un progetto che
abbia come fine la realizzazione di un muretto o di un seminario su temi di attualità ciò che unisce ognuna di queste esperienze è il possibile scambio reciproco tra i volontari ed il luogo che li ospita. Sviluppare la sensibilità relativamente ad un tipo di cittadinanza attiva, svolgere vita comunitaria che sproni il confronto e la messa in atto di tutte
quelle che chiamiamo competenze trasversali è l'obiettivo
che anima i progetti che coinvolgono sia i giovani, sia i senior, sia queste categorie insieme.
Il rapporto tra senior e junior è stato improntato al reciproco rispetto, anche di esigenze individuali
legate all’età, e si è via via trasformato in confidenziale, di simpatia, affettuoso. Alcuni esempi
di manifestazioni ne sono una prova tangibile: l’appellativo di «mamma», poi «cattiva» perché
fumavo, datomi da Kutay ed Onur (i più «piccoli» del gruppo), la maschera per il viso regalatami
da WooSun con precise spiegazioni sulle modalità di applicazione, il massaggio alla schiena
dolorante di Dottyun, la promessa di Eva dell’invio di un boxer, le confidenze amorose
di Alexandra, i sorrisi ed abbracci del timido Raphael, le premure di Clara,
i sassi raccolti e donati da Jose a tutti in forma personalizzata l’ultima sera.
Junior
Senior
La categoria maggiormente coinvolta nelle esperienze di
volontariato internazionale è quella giovanile. Ciò è
principalmente dovuto al maggior spirito di adattamento
che caratterizza i giovani e alla loro curiosità che li spinge a sperimentare nuove modalità per viaggiare, socializzare, conoscere lingue e culture diverse. Il campo di lavoro è un'ottima alternativa all'ordinaria vacanza che offre al contempo la possibilità di svolgere un'attività socialmente utile e di acquisire capacità e conoscenze che
non possono essere apprese sui banchi di scuola ma solo
attraverso l'esperienza diretta e la condivisione della stessa con ragazzi provenienti da realtà diverse.
Il valore educativo dell'esperienza di volontariato internazionale è ampiamente riconosciuta e ciò è dimostrato
dal fatto che in Italia gli Istituti Scolastici attribuiscono
dei crediti agli studenti che prendono parte a questo tipo
di progetto.
Le caratteristiche che abbiamo definito distintive dei giovani, come lo spirito di adattamento e la curiosità, si fanno ancora più
forti e definite quando ad intraprendere un campo di lavoro o
uno scambio sono dei volontari senior. C'è da precisare che sono
già stati svolti dei campi in cui i volontari erano per metà giovani
e per metà senior (progetti 50/50) ma in questo caso i progetti
vengono costruiti ad hoc per far conciliare le esigenze di ognuno.
Pensare il volontariato come un'esperienza per i senior vuol dire
abbracciare il principio secondo il quale la formazione di un individuo non è limitata alla sola adolescenza e gioventù ma è distribuita lungo il corso di tutta la sua vita e conferire all'educazione
non formale un ruolo importante, sia nella gestione della propria
individualità che della vita relazionale e del mondo del lavoro.
Durante il viaggio continuavo a chiedermi, come mi rimproverava quotidianamente mia mamma, perché non avevo scelto
“una vacanza da cristiani”… ma ormai era fatta!
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Potrei raccontare aneddoti quasi fantozziani circa il viaggio,
i bagagli, i trasbordi di una over 60, chiamata immediatamente
in questa prima fase a dare prova di appartenere alla “cittadinanza attiva ancora in possesso di energie fisiche” ma impietosamente mi definirei una
cittadina un po’ coatta e forse provinciale, tipo “la ragazza con
la valigia” che coerentemente può essere ridefinito “la nonna con la valigia”
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“Col progetto 50-50 si può dare
importanza e valore all’esperienza umana che si
è accumulata negli anni
della propria vita.”
“Nei confronti di noi senior è
emersa un'accettazione senza
pregiudizi, paritaria e rispettosa insieme,
forse anche in risposta
al nostro comportamento. Disponibilità
all' aiuto reciproco
in situazioni di piccole difficoltà,
sia sul lavoro, che nella vita
comunitaria quotidiana”
Scambi intergenerazionali:
la parola a un volontario senior
Gli scambi di volontariato internazionale che coinvolgono da qualche anno i cittadini
senior della Comunità Europea, rappresentano una opportunità che molti in età da pensione hanno dimostrato di apprezzare per le più svariate ragioni. Dalla voglia di rimettersi in gioco dopo il lavoro al desiderio di conoscere nuovi paesi attraverso la “raffinata” possibilità di poter fare qualcosa di utile per gli altri, proponendo, nel contempo, il
meglio della propria cultura, delle tradizioni e delle esperienze di vita.
Mi ricordo che quando iniziai a interessarmi ai progetti di scambio, l'ultimo problema
che mi posi era quello relativo all'età dei soggetti con i quali avrei interagito e mi sarei
confrontato.
P e r s o n a l m e n te r i t e n g o c h e :
• prima di tutto lo scambio intergenerazionale può avvenire sia mescolando volontari
appartenenti a diverse generazioni sia mescolando le proposte stesse; per fare un esem-
pio, dei senior mandati presso una casa famiglia per bambini oppure dei volontari giovani che operano presso una struttura per anziani.
• si parla spesso di conflitto generazionale genitori/figli; come d'incanto, per mille motivi più o meno logici, fuori dalla famiglia questo tipo di conflitto, sovente, svanisce. E'
molto probabile che, nel contesto del volontariato internazionale, addirittura, il confronto intergenerazionale diventi un ulteriore stimolo per mettere in luce gli aspetti migliori della propria età, da una parte l'entusiasmo e la creatività dei giovani, dall'altra la
razionalità e ovviamente l'esperienza dei senior.
Sono quindi, anche sulla base delle esperienze già acquisite, favorevole a questo tipo di
attività ritenendo che sia fonte di nuovi incentivi e nuove suggestioni; inoltre, nell'attuale contesto nulla è più utile del confronto e del dialogo, ad ogni livello, compreso quello
intergenerazionale.
“La presenza di volontari senior ha impreziosito ulteriormente
il campo, poiché con semplicità, riservatezza e dolcezza, hanno saputo
entrare in relazione con i ragazzi condividendo con loro le fatiche
del lavoro, senza mai tirarsi indietro, ed i momenti liberi, facendo scomparire
qualunque difficoltà linguistica e facendo sì che i giovani li accogliessero
con simpatia, naturalezza e stima: per me è stato
un piacere osservarli insieme, e per tutti è stata una gioia ricevere
da loro consigli, premure, divertenti battute o affettuosi soprannomi”
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Migranti
Ormai nelle nostre città incontriamo molti migranti ed i loro figli che vivono, lavorano, giocano, studiano con noi o non troppo lontano da noi.
I migranti rappresentano dei nuovi cittadini che
come noi accedono ai servizi pubblici, richiedono
diritti civili, sociali e politici, domandano di poter
partecipare più attivamente alla costruzione collettiva delle città, delle istituzioni e della società
italiana.
Per creare una società antirazzista e non xenofoba
è necessario facilitare e promuovere la partecipazione dei migranti alla cittadinanza attiva e ai momenti di socializzazione. Una città accogliente
non è una città che ghettizza o interviene in modo
differenziato verso i propri cittadini e verso coloro
che ancora non lo sono; bensì, è attraverso l'organizzazione di momenti di incontro, di dialogo, di
cooperazione e condivisione che una città si mostra e si fa accogliente. Costruire insieme una
staccionata o pulire una spiaggia sono esperienze
che creano “relazione” e quindi reciproca conoscenza!
Perché non coinvolgerli quindi nelle attività di
volontariato internazionale, che rappresentano
una delle possibilità più accessibili e democratiche
per creare spontanei scambi interculturali e momenti di condivisione di percorsi collettivi e socialmente utili per la comunità?
I campi di lavoro, come gli scambi giovanili, sono
esperienze di coinvolgimento attivo nel lavoro sociale, ma rappresentano altresì delle anomale situazioni in cui le differenze culturali, economiche e
d'istruzione, pur riconoscendosi, si superano e si rimettono in discussione, in un gioco continuo di
mutua conoscenza e di ricostruzione delle identità
individuali e di gruppo. Questo processo è facilitato
anche dal contesto ludico-formativo creato dalle
organizzazioni promotrici del volontariato internazionale, che accompagnano i momenti spontanei di
dialogo tra volontari migranti, volontari internazionali ed autoctoni con attività di educazione non
formale che aumentano l'incisività dell'esperienza.
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COSA ABBIAMO IN CANTIERE?
Attualmente la nostra attenzione è rivolta alle seconde generazioni di migranti
e ai processi di inserimento ed inclusione sociale e culturale che li coinvolgono in Italia.
Gli interventi interculturali più efficaci sono, a nostro avviso, non quelli
rivolti esclusivamente ai migranti, ma quelli che creano o favoriscono la
creazione di spazi sociali nei quali svolgere attività comuni e condivise tra
autoctoni e non.
Per questo Lunaria organizzerà a partire dalla prossima estate dei campi di
lavoro “meticci”, ai quali parteciperanno volontari internazionali, volontari
di origine straniera o di seconda generazione e volontari italiani, che parteciperanno alla gestione delle attività estive dei centri di aggregazione giovanile a
Roma, a Scicli e a Bagheria.
I campi di volontariato rappresenteranno inoltre dei momenti privilegiati per
l’organizzazione di momenti di studio, scambio d’esperienze e raccolta di storie di vita. Stiamo infatti conducendo in partenariato con altre 9 organizzazioni e università di 6 paesi europei, una ricerca sui figli dell’immigrazione e le
dinamiche relazionali tra questi, le loro comunità e culture d’origine e la
società e la cultura italiana nella quale crescono e socializzano. La finalità del
progetto di ricerca è quella di analizzare in profondità i meccanismi di inclusione e di esclusione sociale dei giovani di origine straniera nei 6 paesi coinvolti nell’indagine al fine di individuare i punti di forza e quelli di criticità
che li caratterizzano e di suggerire possibili linee di intervento alle istituzioni europee, nazionali e locali. (www.tresegy.eu)
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Volontariato per famiglie
Tra le tante forme di volontariato di gruppo che negli
anni sono state sviluppate dalle organizzazioni nazionali
e internazionali, un discorso particolare meritano i campi
estivi di volontariato e lavoro per genitori e figli. Introdotti dal 2002 in Italia, la specificità di questi campi per
famiglia non è tanto la presenza dei bambini quanto la
possibilità che genitori e figli facciano assieme qualcosa.
Nella dinamica sociale attuale è sempre più raro che genitori e figli si trovino affiancati nello stesso impegno: il
lavoro dei genitori è lontano da casa e spesso incomprensibile per i bambini piccoli, la scuola ha pochi contatti
con i genitori, lo sport si pratica in momenti diversi. Genitori e figli vivono frequentemente in mondi paralleli, e
il campo ha l'ambizione di voler proporre qualche giorno
di contatto tra questi mondi. Il campo rimane comunque
una vacanza e come tale permette di visitare dei bei posti e di incontrare belle persone. Di
fatto, si è esplicitato quello che già di per se rappresenta un campo di volontariato: un'esperienza educativa non formale. Se alla base dei campi c'è sempre lo spirito comune di tutti gli
impegni di volontariato delle associazioni, queste specifiche esperienze si arricchiscono con il
rapporto tra adulti e bambini, tra i bambini e tra i genitori stessi. Indubbiamente è richiesta
una forte adattabilità e un buon senso per la vita comunitaria, ma lo sforzo iniziale viene ripagato con profondi rapporti interpersonali e un'esperienza fortemente educativa per tutti,
con il valore aggiunto del lavoro volontario per l'ambiente o per le finalità sociali che il campo propone. Un volontario genitore espone molto di se stesso in un campo per famiglie. Vivere le varie fasi della giornata con i propri figli assieme ad altre famiglie, compresi quei momenti che più raramente capitano nella vita quotidiana, come mangiare, lavarsi e andare a
dormire, nonché l'osservazione del proprio approccio da genitore e del comportamento dei
propri figli con quello degli altri, comportano un inevitabile confronto non sempre indolore.
ADULTI
“Ho partecipato al campo con mia nipote e credo di aver fatto
un’esperienza unica! I bambini hanno partecipato, secondo
le loro capacità, al lavoro e non si sono mai tirati indietro:
questo totale coinvolgimento li ha fatti sentire importanti come
gli adulti. Questi piccoli tratti di strada percorsi insieme,
grazie ai campi internazionali ci aiutano a capire che insieme
si può camminare e che i problemi si possono risolvere,
basta la volontà”
“Grazie per aver offerto la possibilità di vivere un esperienza così
positiva e di poterla condividere con le mie figlie”
“Ho apprezzato il contatto con la gente del luogo, sempre
disponibile e cordiale, ed avere lavorato insieme su un progetto
comune, con persone provenienti da diversi paesi!”
L'adattarsi alla vita collettiva, se riesce con maggior facilità in campi per soli adulti o nei soggiorni per soli bambini, nei campi famiglia trova maggiori ostacoli per le abitudini e per i
compromessi consolidati tra genitori e figli (nei riti per andare a dormire, nei conflitti per il
cibo, negli orari di riposo, ecc.). I più spontanei e meno complicati partecipanti, i bambini
hanno tutti risposto adeguatamente alle dinamiche dei campi. Pochissimi quelli che hanno
presentato qualche aspetto problematico non risolvibile nel gruppo. Come funziona un campo per famiglie? Gli adulti genitori sono dei “normali” volontari estivi, ma in questi campi
sono anche genitori che si confrontano con altri genitori assieme ai propri figli, nel tentativo
di realizzare una temporanea vita di comunità finalizzata all'intervento sul territorio ma anche alla sperimentazione di uno schema educativo. L'esperimento però continua: ogni campo aggiunge esperienza e aggiorna metodi e impostazioni! Ad esempio sono stati già attivati
campi internazionali, dove la dimensione dello scambio assume un enorme valore di confronto e incontro con culture famigliari diverse.
BAMBINI
“A me è piaciuta molto la colazione”
“A me è piaciuto tutto”
“Il campo per me è stato tutto molto bello ma la cosa
che mi è piaciuta di più è stato andare al fiume
a fare il bagno con i miei nuovi amici che sono
molto simpatici e piantare i piccoli ulivi
mettendogli i nostri nomi”
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Volontariato accessibile
a portatori di svantaggio psico-fisico o sociale
Nei documenti della Commissione europea riguardanti le pari opportunità per i giovani,
l'espressione “svantaggiato” comprende un'amplissima serie di difficoltà fisiche e sociali che
ostacolano i cittadini europei nella fruizione di tutte le opportunità di sviluppo personale e
culturale. Si va dagli evidenti svantaggi derivanti da handicap fisici o psichici alle situazioni di
disagio famigliare, da un percorso scolastico insufficiente al vivere in zone remote o isolate,
da problemi con la giustizia a malattie sociali come alcolismo o tossicodipendenze. Fra le
tante difficoltà quotidiane, le persone svantaggiate possono incontrare anche problemi per
partecipare in pieno ad attività di volontariato. Però i campi e le esperienze di volontariato
sono in linea di principio aperte a tutti. Diverse organizzazioni ospitano quindi persone di
tutte le età con lievi handicap fisici o mentali o con un passato di difficoltà sociale o famigliare. Quando questo inserimento avviene con attenzione e professionalità produce spesso eccellenti risultati, contribuendo alla loro emancipazione personale. Questo successo risulta
particolarmente evidente nella misura in cui si riescono a creare le condizioni per un pieno inserimento del volontario svantaggiato nei vari aspetti
del campo, senza dover ricorrere ad eccezioni troppo marcate. Pertanto l'inserimento deve avvenire in
maniera guidata e oculata: è auspicabile che in un
campo o progetto non ci sia più di un volontario
svantaggiato e i suoi problemi personali non devono essere incompatibili con le attività e con la vita
del progetto. Ma la presenza in un progetto di una
persona svantaggiata non è solo un'occasione importante per chi lo svantaggio lo vive direttamente:
è l'opportunità per gli altri partecipanti di confrontarsi con il disagio e con la concreta possibilità di
rompere la barriera di indifferenza e chiusura.
“I volontari hanno legato bene tra di loro. Ci sono stati un po’ di problemi: lavoravano poco e bevevano molto. Ma grazie all’aiuto dei
responsabili e al mio è riuscito un buon lavoro! Io ho cercato e cercherò di dare il massimo in quanto volontaria da anni”.
“L’appartamento dove alloggiavamo non era eccezionale, ma era
comunque grazioso e aveva tutto ciò che serviva. Sì, in cucina
mancavano un po’ di bicchieri, tazze e altri utensili che poi sono
stati procurati. Il rapporto che si è creato nel gruppo è stato davvero bello: eravamo molto affiatati, nonostante le differenze di età. Tra
i volontari c’era un buon dialogo, ci si rispettava, non ci sono stati
litigi e nessuno è stato escluso dal gruppo, anche se qualcuno era
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Un esempio: i giovani Rom dell'Europa orientale
Il volontariato può rappresentare un vero e proprio ponte di conoscenza e scambio con
culture che coesistono con quelle dominanti in Europa. Può essere ad esempio una possibilità per le comunità straniere presenti in alcuni casi ormai da decenni nei nostri paesi. Ma può essere un'ottima occasione anche per confrontarsi con gruppi sociali e culturali pienamente europei come cittadinanza. E' il caso dei gruppi che per semplicità possiamo definire Rom, sapendo che questo termine vuole indicare un consistente numero
di gruppi presenti in molti paesi europei con caratteristiche e storie diverse. Un recente
progetto ha permesso a decine di giovani provenienti da regioni abitate in prevalenza da
gruppi Rom in paesi dell'Europa orientale (Romania, Slovacchia, Ungheria, Ucraina) di
partecipare ad un lungo programma di formazione e volontariato in Italia, Germania e
Paesi bassi. Questi giovani, per molti dei quali si tratta della prima esperienza all'estero
(per alcuni anche la prima fuori della propria comunità) arriveranno a confrontarsi alla
pari con coetanei dei paesi europei occidentali, condividendo una quotidianità di vita in
comune e lavoro volontario. Difficilmente
stereotipi e pregiudizi sopravvivranno dopo
uno scambio così ravvicinato!
più in disparte. È stata un’esperienza splendida!! Per il rapporto che
si è creato tra i volontari, per il contatto con la natura, per il divertimento, per il senso di libertà e di pace che si respirava…ci tornerei subito!!!!”
“Il gruppo locale che ospitava il campo mi ha fatto una bella
impressione mi ci sono affezionata. La casa era molto carina. Tra i
partecipanti ci sono stati tutti quanti buoni rapporti, ci siamo affezionati e siamo diventati amici, soprattutto con i responsabili del
campo. Credo di essere stata abbastanza corretta, volevo bene a tutti
quanti. Il più bel campo che ho fatto, ripenso sempre a quei bei giorni, mi sono divertita molto come gli altri”.
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Appendice
Il primo campo di lavoro dello SCI - Verdun, 1920
VERDUN è ancora oggi simbolo della follia collettiva che alimenta la guerra e che dalla
guerra stessa è alimentata. La difesa di ville martyre dall'esercito tedesco, durata ben undici mesi nel 1916, è costata più di un milione di vite umane. Proprio vicino a Verdun,
nel 1920, ha avuto luogo il primo campo di volontariato internazionale. La storia di questo campo è emblematica, sia in termini di successi ottenuti, sia per le problematiche che
sono state affrontate.
Durante la Prima Guerra Mondiale, alcuni pacifisti inglesi e americani, convinti che doveva pur esserci un metodo migliore della violenza per risolvere i conflitti tra le nazioni,
costituirono la Fellowship of Reconciliation (FOR), un movimento cristiano di protesta
contro la guerra. Nel 1919, a meno di un anno dalla fine della guerra, la FOR tenne la
sua prima conferenza internazionale a Bilthoven, vicino Utrecht, in Olanda. I partecipanti a questo incontro, tra cui molti obiettori di coscienza che si erano rifiutati di combattere, cercarono di esplorare le possibilità di “costruire un ordine sociale che non creasse più sfruttamento di un individuo e di un gruppo su un altro, e garantisse a tutti l'opportunità di realizzare migliori condizioni di vita”.
Alla fine del convegno, fu un delegato tedesco a dire: “Sono due giorni che siamo qui a
discutere, non potremmo trovare qualcosa di pratico da realizzare per dare senso a ciò di
cui parliamo?” Suo fratello, spiegò, aveva combattuto da fante nel nord della Francia e
ucciso a Verdun: si sentiva in dovere di aiutare a ricostruire dalle macerie.
Questo appello fu raccolto dal primo segretario internazionale della FOR, lo svizzero
Pierre Ceresole. Nel giugno del 1920 Ceresole scrisse ad un amico: “Non ci servono
ne' pubblicazioni ne' manifesti: vogliamo invece capire quando manderemo un nostro
primo uomo a servire i suoi simili?” Quella stessa estate lui ed Hubert Parris, un quacchero che aveva prestato servizio di soccorso in Francia dopo la guerra, viaggiarono
nella zona orientale per cercare un progetto da realizzare. Il lavoro certo non mancava
nelle zone devastate, ma lo spirito di comprensione verso "il nemico"- sarebbero arrivati volontari austriaci e tedeschi - sembrava ovunque assente. Ad ogni modo, il sindaco
e gli abitanti di Esnes, vicino Verdun, chiesero loro aiuto. ll paese era devastato dalle
esplosioni e i suoi campi disseminati di mine inesplose. Il prefetto di polizia di Parigi
assecondò l'idea e concesse i visti necessari all'entrata in Francia dei volontari stranieri.
La FOR stessa coprì parte dei costi.
Il gruppo arrivò a novembre: una dozzina di giovani francesi, svizzeri, tedeschi (di cui
due ex soldati), inglesi, ungheresi, un austriaco e una ragazza olandese che si occupava
della casa. I volontari alloggiavano in una casupola abbandonata che trovarono senza
porta nè finestre. Lavorarono tutto l'inverno aiutando gli abitanti del paese nella difficile
opera di ricostruzione, incoraggiati dall'arrivo del simpatico fratello di Pierre Ceresole,
Ernest. Così si completò il triumvirato: Hubert Parris e Pierre che erano pacifisti, ed Ernest ... un colonello dell'esercito svizzero. Gli abitanti di Esnes erano affascinati da questo gruppo i cui partecipanti lavoravano sodo sotto ogni condizione atmosferica e tenevano discussioni serrate da sera fino a tarda notte: una vera e propria banda di svitati.
La curiosità non fu però l'unico sentimento che suscitò il gruppo dei volontari stranieri.
Una certa Madame X, che gestiva una propria organizzazione di aiuto e aveva già dichiarato le sue antipatie nei confronti di Pierre e Hubert, disapprovò l'impiego di volontari stranieri che considerava “nemici naturali della Francia”. Inoltre i tedeschi non parlavano francese, una lezione da tenere a mente, per i futuri campi in zone di conflitto.
Nonostante, quindi, il costante sostegno e l'approvazione del sindaco e di molti cittadini,
i volontari si trovarono di fronte a un dilemma.
In primavera la squadra aveva completato la ricostruzione di molti edifici, riparato una
strada, e gettato le fondamenta del nuovo municipio. Si erano offerti di bonificare alcuni campi dalle mine inesplose per poterli coltivare. Nonostante il loro lavoro fosse
stato apprezzato, fu chiesto loro di allontanare i partecipanti austriaci e tedeschi. Per
assecondare i desideri di Madame X, poteva il progetto continuare senza rispettare i
principi di universalità sui quali si basava? Non vi era scelta: i principii dovevano trionfare anche a costo di fermare i lavori. Dopo cinque mesi il primo campo di lavoro volontario internazionale si sciolse ed i volontari - intristiti ma ancora convinti dei loro
ideali - se ne tornarono a casa.
Un fallimento? In parte. I volontari lasciarono una parte del lavoro non realizzato. Ancora più grave, il campo non riuscì a convincere Madame X e quanti la pensavano come
lei, che i tedeschi non erano 'nemici naturali della Francia'. Addirittura sembrò che i
pregiudizi si inasprissero. Ma il progetto non fu un totale fallimento. Ad alcuni cittadini
furono date nuove abitazioni ed altre opere furono realizzate con successo. “Alcuni semi
internazionali di buoni propositi furono sparsi in quella terra secca” ha scritto un volontario “nei cuori dei cittadini di Meuse è rimasto un chiaro ricordo dei giovani idealisti
che diedero loro aiuto in mezzo a quelle rovine”.
Il campo di Esnes fu comunque importante: da lì nacquero prima una serie di campi
di lavoro, poi una vera e propria organizzazione, - Service Civil International - e infine un vasto movimento che si adopera, per evitare che mai altre Verdun possano verificarsi di nuovo.
Arthur Gillette, One Million Volunteers, the Story of Volunteer Youth Service, Penguin, 1968
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FOTO: ARCHIVIO INTERNAZIONALE
SERVICE CIVIL INTERNATIONAL
Il recupero della memoria
A Dachau, Germania dal 28/07 al 11/08
Nel 1933 a Dachau, vicino Monaco, fu creato uno dei primi campi di concentramento
del regime nazista che divenne ben presto un “modello” ed un luogo di addestramento
delle SS. Tra il 1933 e il 1945, più di 200.000 persone furono imprigionate lì e la maggior parte di essi vi trovò la morte come conseguenza delle malattie, della fame e delle
pratiche inumane a cui erano sottoposti. Qui, oggi, una squadra di volontari ha creato
l’“International Youth Meeting”, uno spazio di incontro per giovani provenienti da tutto
il mondo che affrontano insieme i temi che riguardano il passato, il presente e il futuro,
ed in particolare la storia del posto in cui si trovano, il campo di concentramento, il Nazismo e le forme contemporanee di esclusione e discriminazione.
Il programma del campo di lavoro consiste in laboratori, discussioni con i testimoni e i
sopravvissuti all'Olocausto, visite organizzate attraverso i luoghi della memoria e percorsi di lettura al fine di acquisire una maggiore consapevolezza delle atrocità commesse
durante il periodo nazista.
Nessuno a margine!
A Montauban con la Communità di Emmaus, Francia dal 16/07 al 5/08
I volontari si immergeranno nella vita e nelle attività della comunità Emmaus di Montauban dove vivono una trentina di persone che si occupano della raccolta di materiale
usato nelle case, del ripristino e della vendita di tale materiale nei negozi della comunità.
I volontari aiuteranno e affiancheranno giornalmente la comunità in tutte le fasi dell'attività e avranno l'opportunità di sperimentare uno stile di vita comunitario e di condivisione. L'alloggio sarà sotto una grande tenda. Il consumo di alcool all'interno della comunità è proibito come segno di rispetto e solidarietà verso i residenti
che cercano di combattere i problemi
derivanti dalla dipendenza alle sostanze alcoliche.
Suoni dal Mediterraneo
A Barcellona, Spagna
dal 07/07 al 20/07
Il Festival musicale di Cantonigros è
un grande evento che si svolge a Barcellona durante il mese di luglio e attrae circa 2000 persone provenienti
da 30 paesi diversi tra pubblico e par30
tecipanti.
Il lavoro del campo consiste nel fornire collaborazione all'organizzazione promotrice del Festival. In particolare i volontari dovranno aiutare a costruire e montare le installazioni e svolgere il servizio d'ordine durante le serate del Festival. Potranno comunque seguire gli spettacoli e i concerti ed eventualmente preparare una performance su temi riguardanti l'interculturalità.
Pace e arance!
A Hiroshima, Giappone dal 28/07 al 10/08
E' dal 2001 che Hiroshima organizza ed ospita
campi di lavoro in cui i volontari prestano il loro
aiuto nella raccolta delle arance e nella preparazione di Festival estivi. Il lavoro di questo campo, in
particolare, consiste nel fornire sostegno all'organizzazione di un Festival musicale pacifista e nella
manutenzione di fattorie ortofrutticole che producono molti tipi di arance. Lo scopo principale di
questo campo di lavoro è quello di istaurare un dialogo e una collaborazione con le persone del luogo
al fine di attivare un confronto sulla storia e di trovare dei percorsi comuni per il raggiungimento di
obiettivi di pace.
Senzatetto ma con dignità
A New York, Stati Uniti dal 22/07 al
19/08
“Housing Works”, è il più grande fornitore di servizi di New York per i senza tetto affetti dal virus dell'HIV e malati di Aids. L'organizzazione si pone l'obiettivo di offrire
l'opportunità ai pazienti di condurre una vita normale e di sviluppare le proprie potenzialità malgrado le difficoltà. Le tre sedi del programma “Adult Day Health Care” sono
dedicati a curare e sostenere psicologicamente i malati di Aids. “Housing Works” segue
il malato nelle cure e cerca di offrire terapie complementari, nella nutrizione, e lo indirizza ad uno stile di vita che gli permetta di poter gestire al meglio le proprio risorse
personali.
Per la specificità del lavoro richiesto sono benvenuti volontari con esperienze nella sanità, nei servizi sociali o esperti nella nutrizione. I volontari saranno seguiti dai gruppi di
cura che operano nella struttura, avranno il compito di accompagnare gli utenti agli appuntamenti con i medici ed eseguiranno compiti d'amministrazione. Saranno organizzate visite nelle varie comunità di “Housing Work”.
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Lunaria
Lunaria è un’associazione senza fini di lucro, laica, indipendente e autonoma dai partiti nata nel 1992
che svolge attività di ricerca, formazione e comunicazione sui temi dell’economia solidale e del terzo
settore, delle migrazioni e della globalizzazione e promuove iniziative di volontariato internazionale e
di politiche giovanili. Attraverso le sue attività Lunaria sperimenta nuove forme di partecipazione attiva e di trasformazione sociale ispirate ai principi della giustizia e della solidarietà sociale, della partecipazione democratica alla vita della comunità, della garanzia dei diritti civili, sociali e umani in ambito
nazionale e internazionale.
Lunaria è un insieme di esperienze e di iniziative, attività non omogenee che coniugano la voglia di fare e il bisogno di sapere. Nel corso dei suoi 15 anni di vita Lunaria è stata un crocevia, luogo aperto e
laboratorio di esperimenti sociali e culturali.
Con-fondere idee, comportamenti, stili di vita, comprendere i fenomeni della contemporaneità, provare nuove forme di cooperazione e di scambio, tessere nuove e inedite relazioni…gli strumenti che Lunaria ha utilizzato sono sempre degli ibridi, perché crediamo che non bastino a se stessi nessuna idea,
nessuna cultura, nessun principio.
Per questo abbiamo interagito con movimenti, comunità, istanze e campagne, e ci siamo messi a disposizione di percorsi di pace e giustizia. Abbiamo favorito l’incontro tra persone diverse in tutto il mondo e
non ci siamo accontentati, continuando ad esplorare i territori della solidarietà e dell’innovazione sociale.
Dal volontariato internazionale alla ricerca sociale applicata, dalle campagne per i diritti dei migranti agli
scambi giovanili: Lunaria è lo specchio per guardare, con una visuale insolita e non deformata, la realtà
che ci circonda. Per cambiare la Terra, occorre guardarla dalla Luna…
Lunaria
via Buonarroti, 39 00185 Roma
Tel. 068841880 Fax 068841859
[email protected]
FCEI
La Fcei, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, nasce a Milano nel 1967, con lo scopo di unire
le diverse denominazioni Protestanti (Battista, Metodista, Valdese, Luterana) presenti sul territorio Italiano, in vista di una collaborazione per tentare di migliorare alcuni aspetti della società.
La Fcei, in primo luogo, ritiene fondamentale l’esortazione al rispetto della libertà religiosa, sostenendo una scuola laica che sia espressione di tutti e tutte coloro che la compongono. La Fcei ritiene indispensabile ed imprescindibile l’adoperarsi per le persone svantaggiate che necessitano assistenza, gli
ultimi e le ultime del nostro mondo (rifugiati/e e migranti ad esempio) facendosi portavoce delle loro
sofferenze e disagi, promuovendo una cultura del rispetto e dell’integrazione, della solidarietà e della
compassione.
La Fcei rivolge inoltre grande attenzione alla cura del dialogo inter-religioso e interculturale tramite la
collaborazione con vari organismi ecumenici, in Italia ed in Europa, promuovendo lo scambio e la conoscenza con realtà diverse.
Legambiente
C’è un’Italia migliore di quella dei giornali, un’Italia che non si piange addosso e che, nonostante sappia che sono tante le cose da fare, comincia da quello che ciascuno può fare, senza chiedersi se è tanto
o è poco. E c’è un mondo migliore, all’interno del quale ci si orienta con la bussola dell’ottimismo della volontà. Un mondo fatto di luoghi particolari, spesso bellissimi, a volte problematici o segnati da
esperienze difficili, ma sempre unici, come uniche sono le esperienze che è possibile fare in ognuno di
questi luoghi. E’ il mondo e l’Italia dei campi e dei progetti di volontariato, fatto di migliaia di storie
umane e storie di territori che si intrecciano dando vita a una trama solida di rapporti sulla quale cresce
la parte migliore del Paese. Legambiente presenta ogni anno, d’estate e nelle altre stagioni, la sua offerta di campi di e progetti di volontariato, un eccezionale ventaglio di opportunità per ogni età, per
tutte le latitudini e in grado di dare risposte alle motivazioni più diverse che spingono migliaia di persone a scegliere di trascorrere un periodo della propria vita (da pochi giorni a due settimane, da un mese a un anno) in questo modo. Il lavoro ambientale unisce gli intenti del gruppo, solidarietà e condivisione del quotidiano aprono mente e rapporti umani. Si va dai soggiorni estivi per bambini e ragazzi ai
campi per genitori e figli, dalle offerte per gli adolescenti ai campi per adulti in Italia o all’estero, ai
progetti di lungo termine per i giovani all’estero fino ai campi senior per chi ha superato i 50 anni. Per
chi è portatore di svantaggio fisico, mentale o sociale c’è la possibilità di individuare un’esperienza
adatta. Anche sui temi e sui luoghi le opportunità sono moltissime, ci sono i tradizionali campi nelle
aree protette a sfondo naturalistico e quelli nelle isole minori italiane, ci sono campi di studio e lavoro
e campi subacquei alla scoperta dei fondali dei più bei parchi marini del nostro Paese e ci sono anche i
campi di impegno sociale, come quelli per l’affermazione della legalità nelle zone sottratte all’influenza
delle mafie, un’occasione per fare di un soggiorno una testimonianza concreta di solidarietà e lotta alla
criminalità organizzata. Il programma di Legambiente è veramente aperto a tutti e tutte, perchè non ci
siano scuse per non essere volontario ambientale!
Legambiente Onlus è l’associazione ambientalista più diffusa in Italia: dalle Alpi a Lampedusa sono oltre 1.000 i circoli locali e 20 i comitati regionali che quotidianamente si occupano del proprio territorio portando avanti vertenze e attività di informazione e sensibilizzazione. L’associazione è senza fini di
lucro ed è sostenuta liberamente dalle persone: sono oltre 115.000 i soci e i sostenitori. È riconosciuta
dal Ministero dell’Ambiente come associazione d’interesse ambientale, fa parte del Bureau Européende
l’Environnement e della InternationalUnionforConservation of Nature.
Legambiente - settore volontariato internazionale
via Salaria 403 00199 Roma
Tel 0686268325/26 Fax 0686268319
email
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
via firenze 38, 00184 roma
tel. (+39) 06 4825120 - fax (+39) 0+ 4828728
e-mail: [email protected]
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A CHI RIVOLGERSI PER PARTECIPARE….
…ai campi di lavoro internazionale
….alle iniziative di volontariato sociale a medio e lungo termine
Per i campi di lavoro internazionale ci si può rivolgere sia a Lunaria che al settore “volontariato di legambiente. Anche se in Italia, ci sono diverse organizzazioni che inviano
volontari per esperienze a breve termine all’estero. Citiamo fra le tante, quelle che hanno un’esperienza quasi secolare (!) e un proprio network europeo e mondiale: SCI Servizio Civile internazionale (www.sci-italia.it) e YAP – Youth Action for Peace
(www.yap.it).
La FCEI da qualche anno sta sperimentando delle attività di medio-lungo termine di
volontariato nel campo sociale rivolto a senior. Al momento non esiste un programma
strutturato, ma sono possibili, previa la disponibilità del progetto di accoglienza, esperienze di volontariato in Italia e all’estero. Attraverso la collaborazione dei partner coinvolti vengono organizzati dei momenti formativi e di informazione per poter sviluppare,
sulla base delle esperienze pregresse, il programma. (per maggiori informazioni
www.fcei.it, [email protected] ).
…alle proposte di volontariato senior
Lunaria propone da diversi anni l’inserimento di volontari senior e l’accoglienza di volontari dall’estero su progetti in Italia. Non esiste ancora un programma permanente,
ma nel corso del tempo vengono proposti progetti le cui informazioni vengono inserite
sul sito internet in tempo utile. NON proponiamo un periodo di volontariato all’estero,
ma l’inserimento in un processo di scambio che prevede una fase di in/formazione, coinvolgimento nell’ospitalità di volontari dall’estero, il periodo vero e proprio all’estero e
una fase di valutazione, che include – possibilmente la disponibilità – a collaborare alla
disseminazione dei risultati.
Per coloro che volessero fare un’esperienza di campo di lavoro di volontariato in Italia,
ricordiamo che i campi nazionali di Legambiente sono aprti a tutti.
…ai campi per famiglie
Legambientehaideatoepropone in Italia da qualche anno dei campi di volontariato appositamentepensatiperaccoglieregenitoriefigliassieme.Leprimepositiveesperienzehannoportato
in brevetempoadallargareilconcettodifamiglia,percuioggièpossibilepartecipareanchecome
nonni e zii di nipoti: più generazioni a confronto,piùopportunitàdiconoscenzaediscambioculturale! In Italia i campi sono sia nazionali che internazionali e prevalentementeditipoambientale.Grazieadeiriuscitiesperimentioraèpossibileaverproposteancheinaltripaesiesterie
con tipi di interventoanchesocialeoculturale.Nonèesclusochesiverifichinoproposteanchein
altre stagioni, ma il programmanumericamentepiùsignificativosirealizza ovviamente in estateevieneresonotoapartire dalla fine di marzo sul sito www.legambiente.com (oppurechiamare
0686268326).
Inserimento di svantaggiati
Senza che ci sia un programmaspecifico,alcuneassociazioni permettonoefacilitanol’inserimentodipersoneditutteleetàconsvantaggipsico-fisiciosocialiincampieprogettidibrevetermine.L’identificazionedelprogettoottimaleavvienecasopercasoetrattatoinmanieraconfidenziale,percuisipuòprendere contatto telefonicamente allo 068841880 (Lunaria) oppure
0686268325 (Legambiente).
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A CHI RIVOLGERSI PER ORGANIZZARE
…ATTIVITA’ DI VOLONTARIATO INTERNAZIONALE
Se fate parte di un associazione o siete responsabile di un ente locale perché non pensare
di organizzare un’attività con volontari internazionali proprio sul vostro territorio o gestita dalla vostra organizzazione?
Potete contattare lunaria, legambiente o un’altra delle organizzazioni già citate per richiedere aiuto nell’organizzazione di un campo di lavoro internazionale. L’associazione,
ente o struttura ospitante deve garantire vitto e alloggio ai volontari che normalmente
preparano i propri pasti autonomamente, e un adeguato supporto all’inserimento e alla
conoscenza della realtà nella quale opera l’ente o associazione. Le attività possibili possono essere nei campi più svariati, ma è fondamentale individuare delle attività specifiche per i volontari. Il volontario dovrebbe avere la possibilità di conoscere, e quindi poter condividere, il progetto nonché le finalità dell’associazione. Per favorire la preparazione è consigliabile predisporre una serie di informazioni preventive che possano essere
utili al volontario (informazioni generali sull’attività dell’ente o associazione, attività individuate per i volontari, informazioni generali sulla località e possibilità di conoscenza
del contesto locale... oppure rivolgervi alle organizzazioni che hanno già avuto esperienze per richiedere una copia del manuale predisposto da Lunaria disponibile sul sito
www.lunaria.org
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Nessuno escluso! - Seven - Senior European Volunteers Exchange