Settembre - Ottobre 2011
ospedaleniguarda.it
Poste Italiane Spa
Sped. abb.post. Dl n. 353/2003
art 1 (comma1) D&B Milano
DISTRIBUZIONE
GRATUITA
Il nuovo piano parcheggi
Dal 1° settembre la sosta segue le regole convenzionali di ogni centro urbano
le
ria
Edito
Ripartiamo
con responsabilità
Nei giorni scorsi, a conclusione del periodo
estivo, s’è svolta la consueta, importante
riunione, che ha coinvolto sia i Direttori
di Struttura Complessa e Semplice che i
quadri del comparto, per valutare insieme
l’andamento delle attività sanitarie e la
gestione economico-finanziaria rispetto
agli obiettivi che ci siamo dati all’inizio
dell’anno con il Budget. Questa ripresa
ha portato una serie di “novità” e dei
dati che coinvolgono tutti. Infatti l’estate
calda, che ha visto il varo di una severa
legge finanziaria da parte del Governo,
ha interessato tutti coloro che si occupano
di “res publica” e quindi anche gli
ospedali. Proprio la crisi internazionale
e i conseguenti provvedimenti nazionali
hanno avuto impatti sul Sistema Sanitario
Nazionale e Regionale, per cui durante
l’estate Regione Lombardia ha introdotto
una revisione delle regole di sistema.
Questo ha costituito il primo punto di
interesse del nostro lavoro. Le nuove regole
richiedono una revisione organizzativa e
un’attenzione alla qualità, appropriatezza
ed efficienza nel lavoro che siamo chiamati
a fare; ci spinge a far meglio ciò che
facciamo e comporta anche un recupero di
risorse per il sistema.
CONTINUA A PAGINA due
Pasquale Cannatelli
Direttore Generale Niguarda
Emergenza e formazione
C
on l’apertura del Blocco Sud e
l’avvio dei cantieri dell’altro nuovo
Blocco ospedaliero, che aprirà nel
2014, si è reso indispensabile rivedere le
regole dei parcheggi.
Inizialmente si è intervenuti recintando
le aree verdi su cui molti impropriamente
parcheggiavano, poi si è arrivati a questa
riorganizzazione.
Dal 1° settembre la sosta nell’area
ospedaliera del Niguarda segue le regole
convenzionali di ogni centro urbano.
Urologia
Oltre 1.700 posti auto sono stati delimitati
da strisce gialle, rosse e blu, oltre ad altre
aree libere.
Strisce gialle, gratuite, riservate ai pazienti
con patologie croniche o che per ragioni di
terapie devono recarsi spesso in ospedale
(a loro verrà data un’autorizzazione dal
reparto); strisce blu per i dipendenti
(sosta gratuita con esposto il pass) e a
pagamento per i visitatori che vogliono
parcheggiare vicino al padiglione.
CONTINUA A PAGINA due
Medicina del sonno
Un’ecografia spaziale Togliere la prostata, Apnee notturne:
WINFOCUS, un progetto nato a
Niguarda, in orbita con lo SpaceShuttle
U
n’idea buona ci mette poco a fare il
giro del mondo. Che dire, allora, di
un’idea che varca i confini del pianeta,
pronta ad andare alla conquista dello spazio?
CONTINUA A PAGINA due
ma senza far danni
il pericolo è on the road
“L’approccio Bocciardi”: robot e Un sonno compromesso aumenta i
nuova via d’accesso, una rivoluzione tempi di reazione al volante
mininvasiva
R
imuovere la prostata abbattendo
il rischio di impotenza e di
incontinenza
urinaria:
questa
la promessa fatta, due anni fa, quando
la prostatectomia con tecnica robotica
veniva utilizzata per la prima volta nelle sale
operatorie del Niguarda.
CONTINUA A PAGINA cinque
S
onnolenza,
distrazione,
difficoltà
a concentrarsi e tempi di reazione
che si allungano: sono oltre 800 gli
automobilisti che ogni anno perdono la vita
sulle strade italiane a causa di questi pericolosi
“compagni di viaggio”. Spesso queste cause
sono indotte dalla Sindrome delle apnee nel
sonno, caratterizzata da ricorrenti episodi
di ostruzione delle vie respiratorie che
compromettono il riposo notturno a scapito
della capacità di attenzione durante la veglia.
CONTINUA A PAGINA tre
Periodico di informazione dell’Azienda Ospedaliera Ospedale Niguarda Ca’ Granda
Il giornale di Niguarda
Anno 6 - Numero 4
due
Il nuovo piano parcheggi
SEGUE DALLA PRIMA
L’alternativa è il parcheggio Sud che presenta per tutti tariffe agevolate (fino a 4 ore 2 euro e da 5 a 24
ore 2.50 euro) e offre 750 posti. Oltre 80 sono i posti riservati ai disabili.
Quindi un nuovo regolamento, nuovi accessi (i taxi entrano solo dall’ingresso del Pronto Soccorso e i
dipendenti hanno entrate separate). Molti pazienti, visitatori vorrebbero entrare e sostare ma considerati i
numeri del Niguarda (oltre 13.000 accessi e più di 3.000 vetture ogni giorno, tra visitatori e dipendenti)
il parcheggio diventava oggetto di discussione e malcontento. Il sistema prevede casse automatiche di
rilascio dei ticket, controlli delle aree e la rimozione nei casi di parcheggio improprio.
L’obiettivo è quello di rendere sicura e ordinata la complessa viabilità all’interno dell’ospedale garantendo
sia le persone che lavorano sia l’accesso al padiglione di destinazione a specifiche categorie di pazienti;
in tutti gli altri casi è previsto il pagamento.
Il Parcheggio Sud
Un’ecografia spaziale
SEGUE DALLA PRIMA
Il progetto si chiama WINFOCUS ed è nato qui a Niguarda
dal lavoro di tre medici, Enrico Storti, dell’Anestesia e
Rianimazione 1, Luca Neri e Carmela Graci, della Centrale
Operativa 118 Niguarda, che sono partiti dall’intuizione di
poter utilizzare l’ecografo portatile, un macchinario semplice
e trasportabile, come principale ”medical device” in aree in
cui l’accesso ad altri tipi di indagini strumentali è praticamente
impossibile.
Per avere qualche esempio basta pensare ai medici che
svolgono la loro attività in Africa, India o Cina, in aree lontane
chilometri e chilometri dal più vicino centro urbano, costretti
a fare diagnosi senza le “nostre” TAC o risonanze magnetiche.
Era il 2004 quando il progetto incominciava a muovere i primi
passi, tanta passione e la voglia di arrivare, con la formazione
giusta, a quei medici per cui quel piccolo macchinario può
fare la differenza.
In pochi anni WINFOCUS diventa un network mondiale
presente in oltre 50 paesi, arriva la collaborazione con l’ONU e
oggi con la NASA. Quel progetto nato tra le corsie di Niguarda
è, infatti, salito sulla navetta spaziale più famosa del mondo,
lanciato in orbita più volte fino all’ultima missione Shuttle.
“Abbiamo collaborato con il National Space Biomedical
Research Institute (NSBRI), curando con loro la formazione
dell’equipaggio Shuttle - spiega Storti -. Insieme abbiamo
addestrato gli astronauti all’utilizzo dell’ecografo portatile,
unico macchinario medico imbarcato per possibili emergenze
a bordo. A differenza dei nostri soliti corsi di formazione che si
rivolgono a medici, questa volta abbiamo dovuto insegnare a
personale non specializzato in emergenze sanitarie, abbiamo
così escogitato dei “trucchetti” che potessero semplificare la
procedura, prevedendo anche una modalità video-guidata
dalla base a Terra”.
La collaborazione è entrata già in una seconda fase per lo
sviluppo di una nuova tecnologia per teletrasmettere le
immagini a basso costo. “Oggi si possono inviare immagini
bio-mediche grazie al collegamento satellitare- aggiunge
Storti-, il che ha però dei limiti logistici e dei costi molti alti.
Trovare una nuova modalità di trasmissione, economica ed
accessibile, integrata ai comuni sistemi di telecomunicazione
ed alla rete web, aprirebbe ad un’assistenza sanitaria
migliore per una larga parte della popolazione mondiale”.
Ad oggi, infatti, solo il 20% della popolazione nel mondo può
beneficiare di una sanità avanzata, per tutti gli altri l’healthcare è veramente critico.
WINFOCUS
Nata 7 anni fa la società convoglia: gli specialisti del settore,
le ricerche e le attività di formazione del personale sanitario
nell’ambito dei protocolli applicativi dell’ecografia
portatile. L’attività non si rivolge esclusivamente ai
medici delle aree disagiate, ma a tutti i professionisti che
vogliano fare dell’ecografo portatile un utile strumento di
diagnosi e gestione. Niguarda è un centro internazionale
d’insegnamento grazie alla collaborazione WINFOCUSRegione Lombardia che due anni fa ha dato il via ai corsi
PLUS (“Point of Care Lombardia Ultrasound”).
L’ecografo portatile e il suo utilizzo sulle ambulanze.
Nella foto Carmela Graci
Uno dei campus di formazione in Mozambico. Nella foto
Enrico Storti (a sinistra) e Luca Neri
PER INFORMAZIONI - www.winfocus.org
Editoriale
SEGUE DALLA PRIMA
In questo contesto, già nei mesi di luglio-agosto, abbiamo
lavorato per valutare la ricaduta e le azioni conseguenti di
questi provvedimenti per il nostro Ospedale, in particolare
per le varie aree dipartimentali.
Questo lavoro ha comportato:
- una revisione dell’attività di Day Hospital in area
medica con una netta riduzione dei posti letto, senza
compromettere però la qualità delle cure per i pazienti, a
cui vengono assicurati i percorsi diagnostici e terapeutici
in regime ambulatoriale
- un lavoro di verifica dell’appropriatezza nella gestione di
pazienti in area medica con ricoveri brevi, soprattutto per
disincentivare il ricovero per attività di tipo diagnostico
(108 DRG ad alto rischio di inappropriatezza).
Questi ed altri provvedimenti migliorano il sistema
delle cure e la sua efficienza ma comportano una minor
valorizzazione delle attività e quindi minori ricavi.
Un secondo punto di lavoro è stato la valutazione
dell’andamento del budget aziendale che ha evidenziato
per alcuni dipartimenti uno scostamento negativo
nell’attività di ricovero o ambulatoriale, per altri un
incremento oltre le aspettative dei consumi e dei costi per
“beni e servizi”.
Pur valutando le cause di questo andamento, e pur
apportando per alcune strutture modifiche agli obiettivi
specifici di Budget, a tutti è stato chiesto un maggior
impegno nell’ultimo trimestre per raggiungere gli obiettivi
che ci siamo dati e per recuperare anche gli effetti della
manovra di cui sopra.
Abbiamo proposto una serie di azioni che coinvolgono
tutte le strutture, che sono fattibili, necessarie e che ci
chiedono di fare meglio ciò che già facciamo.
Come ho già detto altre volte, in questi editoriali, margini
di miglioramento ce ne sono; in analogia a quanto avviene
in ambiti più estesi, nel mondo occidentale e nel nostro
paese sono richiesti impegno, attenzione, responsabilità a
tutti i livelli, anche a ciascuno di noi.
Non centrare l’obiettivo oggi può avere ricadute
importanti, in primis per i nostri pazienti, perché
sottraiamo a loro risorse in termini di tempo, farmaci,
presidi, ecc.; ma, in secondo luogo, anche per noi, perché
avremo minori risorse per lavorare al meglio (lo spreco
si ritorce su di noi), e, per ultimo, per il sistema di cui
facciamo parte come uomini e come professionisti.
Le azioni a cui sarete chiamati a partecipare mi auguro vi
verranno spiegate nel dettaglio e nelle ragioni dai vostri
responsabili; vi chiedo di collaborare con il massimo
impegno: è un momento difficile, lo vediamo tutti, ma ce
la possiamo, anzi, ce la dobbiamo fare.
Ognuno si assuma le proprie responsabilità, tutti abbiamo
da guadagnarci, tutti possiamo perderci.
Buon lavoro e grazie della collaborazione che vorrete
dare.
Pasquale Cannatelli
Direttore Generale Niguarda
tre
Oculistica
Trapianto di cornea: quando la chirurgia diventa intarsio
Stop alla sostituzione, ora basta un tassello su misura per tornare a vedere
L
a cornea è il tessuto più disidratato di tutto
l’organismo (ha solo il 65% di acqua) ed è proprio
grazie a questa proprietà che si deve la sua trasparenza
eccezionale. La cornea è la lente esterna dell’occhio,
capace di focalizzare i raggi luminosi sulla retina; quando
per processi patologici si opacizza, è necessario ricorrere
alla chirurgia per ripristinare la sua trasparenza.
Fino a qualche anno fa la chirurgia era completamente
sostitutiva, nel senso che la cornea malata veniva asportata
in toto e sostituita con una cornea di un donatore di diametro
uguale. “È il classico intervento di cheratoplastica
perforante (trapianto di cornea a tutto spessore)- spiega
Giuseppe Carlevaro Direttore dell’Oculistica -: è come
se prendessimo un tappo di bottiglia di spumante e lo
Una delle sale operatorie dell’Oculistica di Niguarda
sostituissimo con un altro delle stesse dimensioni nel collo
della bottiglia stessa”.
Negli ultimi anni si sta, invece, affermando un altro
tipo di chirurgia in cui la cornea non viene sostituita
completamente, ma solo parzialmente. “È come se invece
di perforare a tutto spessore con un trapano una mattonella
di legno ci fermassimo prima di bucarla da parte a parteprosegue Carlevaro-. In questa maniera si crea un pozzetto
nel quale viene inserito il relativo inserto, ovvero la lamella
corneale del donatore. In questo caso il trapianto non è
più a tutto spessore (perforante), ma è a spessore parziale
(cheratoplastica lamellare), in quanto il fondo del pozzetto
è rappresentato ancora dalla cornea del paziente: un vero
e proprio intarsio come se infilassimo un tassello nel suo
stampo”.
Questo tipo di chirurgia lamellare è molto più complessa
di quella tradizionale perforante, ma migliora i tempi di
riabilitazione visiva e riduce sensibilmente la più temuta
complicanza legata al trapianto d’organo: il rigetto.
L’intervento, che tecnicamente si chiama DALK (Deep
Anterior Lamellar Keratoplasty, ovvero cheratoplastica
lamellare anteriore profonda), viene eseguito ormai da
qualche anno presso l’Oculistica di Niguarda che si è dotata
di un particolare strumento: il microcheratomo. “Si trattaspiega Carlevaro- di una speciale affettatrice capace di
tagliare lamelle della cornea donatrice con una precisione
al micron. Solo in questo modo si possono avere tasselli
idonei per un incastro perfetto”.
Le dimensioni
La cornea è la lente esterna dell’occhio di forma
convesso-concava (11 mm di diametro per 0,5 mm di
spessore).
La tecnica
Il trapianto lamellare della cornea è una tecnica raffinata
che consente di asportare solo gli strati malati della
cornea sostituendoli con strati equivalenti prelevati da
una cornea sana di un donatore. Ciò consente di non
dover sostituire interamente la cornea.
Apnee notturne: il pericolo è on the road
SEGUE DALLA PRIMA
Gli automobilisti che soffrono di questa sindrome corrono
un rischio fino a 7 volte maggiore. A “suonare la sveglia”
è l’Aci e la Federazione Italiana contro le Malattie
Polmonari Sociali e la Tubercolosi.
In Italia le apnee nel sonno colpiscono il 4% degli uomini
e il 2% delle donne, ma la percentuale sale fino al 20%
tra gli autotrasportatori.
La sindrome influisce negativamente sui livelli di
attenzione, ma soprattutto allunga i tempi di reazione: a
130 km/h, chi ne soffre percorre 22 metri in più rispetto agli
altri prima di frenare o impostare una manovra correttiva.
Nove metri in più se si viaggia a 40 km orari. Piccole
distanze, che, però, fanno la differenza quando in gioco c’è
la sicurezza stradale.
La patologia - intervista
Risponde il neurologo Lino Nobili del Centro di
Medicina del Sonno
E’ vero che è la forma più diffusa di disturbo
respiratorio del sonno, in cosa consiste?
Sì, è vero. É un disturbo che presenta un’alta prevalenza
nella popolazione generale ed è dalle 2 alle 3 volte più
frequente nei maschi rispetto alle donne (prevalenza
che oscilla dal 2% al 10% nei maschi oltre i 45 anni).
Chi ne è affetto presenta periodiche apnee durante il
sonno conseguenti a ostruzioni delle vie aeree superiori.
Tali ostruzioni durano circa 10-20 secondi ma in alcuni
soggetti raggiungono durate anche più elevate.
Quali sono i primi sintomi?
I primi sintomi sono un russamento intermittente con
pause respiratorie durante il sonno e riprese del respiro
talora molto rumorose. Talvolta possono presentarsi
risvegli multipli con possibile fame d’aria. Caratteristica
è anche la sensazione di un sonno poco ristoratore al
risveglio e nicturia (il soggetto si alza spesso più volte
per notte per urinare). In seguito compare la sonnolenza
diurna che può divenire particolarmente severa.
Quali sono i fattori di rischio?
I fattori di rischio più importanti sono il sovrappeso
(anche se sono numerosi i pazienti “magri” con tale
disturbo), particolari conformazioni anatomiche del
collo, della gola e malformazioni dello scheletro
facciale (per esempio micrognatia, ovvero volume
ridotto della mandibola, o retrognazia, posizione più
arretrata della mandibola).
Chi ne soffre riesce ad accorgersi del sonno
disturbato?
Spesso il soggetto affetto dal disturbo non si accorge
di nulla, nemmeno di russare. Sono più frequentemente
i compagni di letto a segnalare la presenza di apnee.
I pazienti progressivamente iniziano a non sentirsi più
in forma, a soffrire di sonnolenza diurna senza però
avere la percezione di quello che succede di notte. Il
disturbo può andare avanti anche per anni prima di
essere riconosciuto.
Cosa fare in caso si sospetti di soffrire di apnee
notturne?
É utile una valutazione medica per accertare la
presenza dei sintomi e dei fattori di rischio. La
patologia è multidisciplinare e quindi spesso si fanno
valutazioni neurologiche, pneumologiche ed otorinolaringoiatriche.
La diagnosi comunque richiede l’esecuzione di un
esame, detto polisonnografia che può essere eseguito
anche a casa del paziente (i sensori vengono montati
in ospedale e quindi il paziente può andare a casa).
Solo in rari casi è necessario eseguire l’esame in
ospedale.
Cura: che tipo di terapie sono disponibili?
Ci sono vari approcci e dipende dalla gravità della
patologia e dalle caratteristiche del paziente. Può
essere necessario, ma talora non sufficiente il
dimagramento. In alcuni casi un intervento chirurgico
può essere molto efficace. Le forme lievi possono
rispondere bene al trattamento con un bite che avanza
la mandibola (il bite deve essere però costruito ad
hoc per la forma del paziente).
Il trattamento più efficace è sicuramente dato dall’uso
della CPAP (Continuos Positive Air Pressure). Il
dispositivo prende l’aria ambientale e attraverso una
maschera (nasale, buccale o facciale) la eroga nelle
vie aeree del paziente. La CPAP fornisce una pressione
positiva continua nelle vie aeree, prevenendo il loro
collasso e impedendo l’occorrenza delle apnee e del
russamento.
CPAP (Continuos Positive Air Pressure), il dispositivo
prende l’aria ambientale e attraverso una maschera la
eroga nelle vie aeree del paziente
NEWS
Un riconoscimento per Luca
Recentemente l’assemblea provinciale ha previsto
l’assegnazione di due riconoscimenti: il primo a Giampietro
Monti (medaglia d’argento al valor militare) e il secondo
all’alpino Luca Barisonzi (ferito in Afghanistan) attualmente
ricoverato in Unità Spinale e prossimo alla dimissione.
Essendo Luca impossibilitato a ritirare il premio, Bruno
Dapei, Presidente del Consiglio Provinciale di Milano, ha
consegnato il riconoscimento direttamente all’alpino in
Unità Spinale. Il Presidente Dapei si è inoltre trattenuto
a lungo a parlare con la madre di Luca e con il direttore
dell’Unità Spinale, Tiziana Redaelli. Il presidente Dapei e i
consiglieri provinciali presenti hanno manifestato attenzione
e disponibilità verso la raccolta fondi per l’Aus (Associazione
Unità Spinale) Niguarda attualmente in corso.
ATTENZIONE A…
La presenza di apnee ostruttive durante il sonno
aumenta nettamente il rischio di ipertensione e di
malattie cardiovascolari come l’ictus. Il trattamento con
CPAP riduce tale rischio, tuttavia affinché un trattamento
sia efficace, è necessario che il paziente usi il dispositivo
CPAP regolarmente, almeno 4-5 ore per notte.
Bruno Dapei, Presidente del Consiglio Provinciale di
Milano, e i consiglieri provinciali hanno incontrato Luca
Barisonzi (di spalle) nell’Unità Spinale
CONCESSIONARIA NISSAN RENORD
Via Clerici, 2/4 (ang. V.le F. Testi) - Sesto San Giovanni - Tel 02.24.880.1
Via Veglia, 2 - Milano - Tel 02.60.80.494
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www.renord.com
cinque
Niguarda nel mondo
E’ on-line la pagina in inglese
dei gemellaggi internazionali
L
e numerose collaborazioni, che fanno del Niguarda un International Teaching
Hospital, da oggi sono disponibili nella versione in inglese del sito. Una
mappa con tutti gli interscambi e le attività di formazione in corso, ma anche
i dati e i risultati: con un semplice clic sarà facile essere sempre aggiornati sul profilo
internazionale del nostro Ospedale anche per tutti gli “amici” che ci seguono dall’estero.
CLICCA SU www.ospedaleniguarda.it/international/
Niguarda-Giordania:
la cooperazione continua
P
rosegue il gemellaggio tra il
Niguarda e l’ospedale Al Bashir
di Amman in Giordania. Nei
giorni scorsi, infatti, ha raggiunto il
nostro Ospedale il terzo gruppo di
medici e personale paramedico che alla
Ca’ Granda intraprenderà uno specifico
programma di formazione on the job.
Il gemellaggio ha come oggetto la
chirurgia epatobiliare e lo scopo di
trasferire in Giordania il know-how
dell’eccellenza lombarda.
Da destra: A. Slim, Responsabile dei Trapianti Addominali, e L. De Carlis, Direttore della Chirurgia
Generale e dei Trapianti, con il personale medico e infermieristico proveniente da Amman
Urologia
SEGUE DALLA PRIMA
L’intervento, messo a punto da Aldo Bocciardi, Direttore
dell’Urologia, e dalla sua équipe operatoria, non ha deluso
le aspettative e, combinando la precisione del robot con
una nuova via d’accesso chirurgica, ha assicurato ai
pazienti una ridotta invasività, che preserva le funzionalità
pregresse e accorcia le degenze e i tempi di recupero.
A confermare i passi in avanti è la casistica del Centro: dei
100 e più pazienti operati con questa tecnica, più del 90%
ha avuto un immediato controllo della continenza urinaria
e il 30% ha ripreso ad avere rapporti sessuali entro 1 mese
dall’intervento, a differenza degli approcci più tradizionali
(basati o meno sul robot), per cui questo tipo di problemi
sono “entrati a far parte” della vita degli
operati in più del 40% dei casi.
Più precisione grazie al robot, ma anche
una nuova via anatomica d’accesso,
“l’approccio Bocciardi” si distingue
anche per questo dagli altri interventi
tradizionali. “È come riparare il motore di
una macchina da sotto anziché da sopra,
aprendo il cofano, per non strappare i
cavi elettrici- spiega Bocciardi-. Nelle
tecniche d’intervento precedenti il
chirurgo cercava di risparmiare i nervi
cavernosi puntando sulle potenzialità di
ingrandimento ottico della
tecnica laparoscopica e
sull’ampiezza di movimento
e di rotazione del braccio
robotico. Ma il passaggio
degli strumenti avveniva
proprio attraverso la zona
più a rischio. Noi entriamo dalla parte
opposta: incidiamo il peritoneo parietale,
lo strato che riveste le pareti della cavità
addominale, nello spazio tra la vescica e
il retto. Isoliamo le vescicole seminali e
raggiungiamo l’apice della prostata senza
incontrare le fasce nervose”. Antonio
Galfano, che durante l’intervento sta al tavolo
operatorio mentre Bocciardi siede alla consolle
del robot Da Vinci aggiunge: “Questa tecnica
ci permette di passare attraverso un’incisione
molto più piccola, quindi meno traumatica e
con meno sanguinamento di quella utilizzata
normalmente nella prostatectomia robotica”.
L’équipe operatoria dell’Urologia durante un intervento di
prostatectomia con tecnica robotica
I VANTAGGI
Il robot consente una più facile coordinazione dei
movimenti, chi opera, infatti, non è più costretto ad essere
girato per vedere il monitor della laparoscopia, questo
perché il visore della consolle è in mezzo alle mani
dell’operatore mimando il punto di vista della chirurgia
classica; inoltre la rotazione degli strumenti, fino ad ora
Se ne parla in prima serata
Della nuova tecnica robotica contro i tumori alla prostata
se n’è parlato in prima serata a Superquark. Ospite del
programma Aldo Bocciardi, Direttore dell’Urologia,
che all’interno della rubrica “Come si fa?” è stato
intervistato da Piero Angela sul nuovo approccio
chirurgico messo a punto nel nostro Ospedale.
In video non solo l’intervista, ma anche le immagini
di Niguarda con l’équipe dell’Urologia all’opera con il
robot Da Vinci.
impossibile con le pinze laparoscopiche, consente la
riproduzione fedele e miniaturizzata dei movimenti delle
mani con in più il vantaggio di eliminare il tremore di
fondo presente anche nella mano del chirurgo più esperto.
Tutto ciò si traduce in una maggiore precisione di
intervento e in una maggiore preservazione delle strutture
contigue.
Aldo Bocciardi alla consolle di comando del robot Da Vinci
IL ROBOT DA VINCI
Simile ad un ragno con quattro braccia i cui movimenti
sono comandati a distanza mediante una consolle, il
robot esegue i movimenti che il chirurgo gli impartisce
grazie ad appositi joystick di manovra. L’area di
intervento appare su uno speciale visore tridimensionale
grazie alla ripresa di una mini-telecamera 3D introdotta
insieme agli strumenti nell’addome del paziente per via
laparoscopica. La tecnica robotica rappresenta, infatti,
un’evoluzione della laparoscopia, in quanto permette un
notevole raffinamento dei movimenti del chirurgo. La
via d’accesso è la stessa ma con molti vantaggi in più sia
per il chirurgo sia per il paziente.
sei
News
Collaborazione nazionale
Io sono qui: il libro e il docu-film
di Mario Melazzini
“Io sono qui”: il cofanetto con
libro e dvd delle Edizioni San
Paolo ha come protagonista
Mario Melazzini (nella foto),
Direttore della Struttura
Continuità
Assistenziale
Ospedale-Territorio e Direttore Scientifico del Centro
Clinico Nemo.
Il nuovo libro-testimonianza
e il docu-film, realizzato in
occasione dei 70 anni del
nostro Ospedale con la regia di
Emmanuel Exitu, raccontano,
7 giorni e 7 notti, la vita di
Mario Melazzini, medico che
con il dolore della malattia si è
riscoperto uomo e convive con
la sua condizione di malato
di SLA, affrontando con
coraggio le difficoltà senza
mai perdere la gioia di vivere.
«Anche con limiti enormi, io
sono ancora il protagonista
della mia vita. Perché quando
scopri di avere una malattia
inguaribile, pensi che la tua
vita sia finita. Invece, con
una malattia inguaribile fai
strane scoperte. Per esempio:
arrendersi non serve a niente;
la vera malattia è nell’anima;
la vita è bella (non solo nei
film, anche nella vita). E
d’inguaribile c’è soltanto la
mia voglia di vivere».
Mario Melazzini.
In libreria:
libro+dvd,
edizioni San Paolo.
Trasferimenti
Da via Ragusa a Villa Marelli e al Padiglione 3
Da lunedì 26 settembre le attività di otorinolaringoiatria di via
Ragusa (esami audiometrici infantili, visite audiologiche infantili,
visite orl, prescrizione nuove protesi, collaudo protesi, logopedia)
sono state trasferite al Padiglione 3, del nostro Ospedale,
dove era già attivo l’ambulatorio di Otorinolaringoiatria.
Da lunedì 3 ottobre anche le attività di Neuropsichiatria Infantile
(visite, terapie di logopedia, colloqui psicologici) lasceranno la
sede di via Ragusa per trasferirsi a Villa Marelli.
Aperta a Catania una Unità Spinale
modello Niguarda
Per formazione e start-up chiamati i professionisti del nostro Ospedale
A
ll’Azienda Ospedaliera
Cannizzaro
è
stata
inaugurata l’Unità Spinale
Unipolare (USU), la prima e unica
da Roma in giù. Si tratta di un centro
multispecialistico finalizzato alla
cura e alla riabilitazione di persone
che hanno subito un trauma
vertebro-midollare.
Finora, per questo tipo di pazienti, è
stato necessario emigrare nei centri
specializzati del Nord e del Centro
Italia per assicurarsi le necessarie
cure e un adeguato percorso di
riabilitazione. Da oggi non sarà più
così grazie alla nuova struttura, la
cui realizzazione ha potuto contare
sull’esperienza degli specialisti
dell’Unità spinale di Niguarda,
che hanno fatto da guida per la
formazione e l’avvio del centro
catanese.
Tiziana
Redaelli,
Direttore dell’Unità Spinale della
Ca’ Granda, e la sua équipe hanno,
infatti, curato l’addestramento, sia Tiziana Redaelli alla conferenza stampa per l’inaugurazione. A destra l’Asteorico sia pratico, dei medici, degli
sessore alla Salute, Massimo Russo,
infermieri e dei fisioterapisti che per
e il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo
qualche tempo si sono trasferiti al
Niguarda, prima come osservatori
campo da basket; una piscina è stata realizzata all’ultimo
e poi come operatori. “Si è trattata
di una formazione attenta alla malattia, ma soprattutto al piano. Al taglio del nastro erano presenti il Presidente della
malato, basti pensare che gli infermieri hanno trascorso una Regione Sicilia, Raffaele Lombardo e l’Assessore alla
giornata intera sulla sedia a rotelle per essere in grado di Salute, Massimo Russo. Entrambi, oltre a sottolineare
l’importanza della struttura, che si pone come riferimento
capire i bisogni dei pazienti- ha spiegato Redaelli”.
La struttura può contare su 20 posti letto e si articola per l’area del Mezzogiorno, hanno voluto ringraziare
su 4 piani più un livello interrato che vanta attrezzature Regione Lombardia e Niguarda per l’impegno e la grande
all’avanguardia, compresa una palestra specializzata e un professionalità dimostrata.
Reumatologia
Osteoporosi, un nemico silenzioso
Una patologia al femminile, ma da non trascurare anche per “lui”. A Niguarda un ambulatorio dedicato
I
l dolore ci spaventa ed è forse l’aspetto
della malattia che più percepiamo come
una minaccia. In realtà questa sensazione,
per quanto fastidiosa, è la spia d’allarme, che
la natura ci ha messo a disposizione, per farci
capire che nel nostro corpo qualcosa non va.
Quando il meccanismo va a vuoto, e quel
campanello non suona, il rischio di scoprire la
“falla” troppo tardi è dietro l’angolo ed un po’
quello che succede in caso di osteoporosi. “Si
tratta di una malattia silenziosa- spiega Oscar
Epis della Reumatologia-, in quanto nel suo
stadio iniziale non causa alcun dolore. Intanto, però, le ossa
diventano fragili e, quindi, maggiormente esposte a fratture,
anche spontanee. Se non si interviene precocemente o non
si cura in maniera adeguata, l’osteoporosi può progredire
portando a fratture ossee che si presentano più tipicamente a
livello di femore, vertebre e polsi”.
A Niguarda da circa 1 anno gli specialisti della Reumatologia
hanno avviato un ambulatorio dedicato in cui, per 2 volte la
settimana, si cerca di “acciuffare” questo “ladro silenzioso”, ma
non per questo incurabile. La maggior parte dei
pazienti “appartiene al gentil sesso”: le donne,
infatti, hanno un rischio 4 volte superiore
di incorrere in questa patologia e si stima che
in Italia 3,6 milioni di donne ne soffrano.
Il periodo più critico è la menopausa. “Fino
all’età di 30 anni- spiega Epis- il tessuto osseo
si costruisce poi, come succede nel normale
processo di invecchiamento, le ossa cominciano
a consumarsi. Nelle donne, la perdita di massa
ossea accelera dopo la menopausa, quando le
ovaie smettono di produrre gli estrogeni, gli
ormoni che proteggono dalla perdita di tessuto osseo”.
Nell’uomo è più difficile indicare un’età precisa, perché non c’è
un momento di transizione così evidente come la menopausa.
Di certo è opportuno sottoporre le proprie ossa ad un “check
up” presto, magari già a 50 anni, soprattutto se si presentano
uno o più fattori di rischio. L’elenco è lungo: chi ha almeno
un genitore che ha sofferto di osteoporosi, chi non consuma
latte e latticini a sufficienza, chi ha avuto fratture a seguito di
piccoli traumi. Ancora: chi soffre di malattie reumatiche o di
Diagnosi
Per misurare la densità minerale dell’osso e dunque il rischio di frattura, si utilizza la MOC, la Mineralometria Ossea
Computerizzata, ed è considerata ad oggi lo strumento di diagnosi principale per l’osteoporosi.
Prevenzione
Per cercare di prevenire l’osteoporosi è importante avere un’alimentazione ricca di calcio, assumere vitamina D,
limitare il consumo di alimenti di origine animale, svolgere attività fisica, ridurre l’assunzione di alcolici e smettere
di fumare.
Farmaci
Quando invece l’osteoporosi è già presente si deve ricorrere all’uso di farmaci che agiscono o stimolando
l’assorbimento a livello gastrointestinale del calcio o favorendo l’azione di deposito del calcio direttamente
sull’osso.
patologie che possono dare malassorbimento come la celiachia,
chi ha usato spesso cortisonici o farmaci che provocano
ipogonadismo, chi soffre di ipercalciuria ovvero espelle troppo
calcio con le urine. Sono ad alto rischio anche i grandi fumatori
e chi “ha il bicchiere facile”: un consumo smodato di alcolici
indebolisce, infatti, le nostre ossa.
20 ottobre - Visite gratuite
Osteoporosi: open day
negli “ospedali in rosa”
Il 20 ottobre Niguarda, in occasione della giornata
mondiale sull’osteoporosi, apre le porte e offre
convegni e visite specialistiche per sensibilizzare su
questa patologia a netta prevalenza femminile. L’open
day è organizzato da O.N.Da (Osservatorio Nazionale
sulla salute della Donna) e coinvolge il network degli
ospedali italiani che hanno ottenuto i bollini rosa per
la loro attenzione alle esigenze delle donne ricoverate.
DOVE
Poliambulatorio
Medico
EndocrinologiaReumatologia, Area Ingresso- Padiglione 2
PER PRENOTARE
Call Center Regione Lombardia
800.638.638
dalle 8.00 alle 20.00
dal lunedì al sabato.
Fino ad esaurimento posti
sette
Niguarda 2.0
Con web e tv il posto letto è hi-tech
Cartelle cliniche su iPad
scelto per rappresentare l’Italia
Intrattenimento, ma anche una migliore gestione del paziente
C
ontrollare la propria mail, ma anche guardare
un film, videochiamare l’infermiera o scegliere
il menù per il pranzo, il tutto gratuitamente e
comodamente dal proprio letto di degenza. La corsia
al Niguarda si fa hi-tech, grazie alle nuove postazioni
multimediali installate nel Blocco Sud. I vantaggi?
Numerosi: se da un lato web, radio, telefono e tv sono
comodità che migliorano la degenza, dall’altro questi
veri e propri concentrati di tecnologia facilitano la
disponibilità delle informazioni cliniche per medici
ed infermieri, che possono accedervi direttamente al
letto del paziente.
“Per il degente- spiega il Direttore Generale, Pasquale
Cannatelli- tutto questo si traduce in una forma di
“empowerment”, che lo rende più attivo e protagonista
nel suo percorso di cura, trasformando il rapporto con
la struttura ospedaliera”.
La cartella clinica su iPad. La soluzione tecnologica,
attualmente in sperimentazione nel nostro Ospedale grazie
al finanziamento di Regione Lombardia, è stata scelta tra
le migliaia di segnalazioni pervenute dall’Agenzia per la
diffusione delle tecnologie per l’innovazione della Presidenza
del Consiglio dei ministri.
La cartella clinica sull’iPad rappresenterà il nostro Paese
nell’ambito del progetto “Italia degli innovatori”, con
l’obiettivo di promuovere le eccellenze nostrane nel mondo e
dare vita a scambi di know-how fra l’Italia e le altre nazioni.
Touch screen: si potrà navigare nel menù multimediale
toccando direttamente lo schermo
In mano: in un unico oggetto il telefono
e il lettore smart card per accedere ai servizi
Mal di schiena
Dal grasso un nuovo disco vertebrale
Una tecnica innovativa contro l’ernia grazie alle cellule staminali del tessuto adiposo
Il giornale di Niguarda
“Ernia del disco”: tre parole che
messe insieme sono un incubo per
milioni di persone. Le cifre dicono
che non meno di 15 milioni di
Italiani sono colpiti da una qualche
forma di lombalgia (indagine
ISTAT, 1999), con una media di
interventi per ernia discali pari a
5,1 per 100.000 abitanti ogni anno.
Per tutti loro la speranza arriva da una nuova
tecnica messa a punto dalla Terapia Tissutale
di Niguarda, in collaborazione con l’Istituto
Clinico Humanitas e l’Università di Pavia. É
proprio il caso di dirlo: si tratta di “grasso che
cola”.
L’idea, infatti, è quella di rigenerare i dischi
intervertebrali attraverso l’utilizzo delle
cellule staminali del tessuto adiposo. Una
procedura assolutamente miniinvasiva per
dare scacco all’ernia in tre semplici mosse:
1) prelievo del nucleo polposo (il cuscinetto
con funzione di ammortizzatore presente tra
vertebra e vertebra) ormai fuoriuscito dalla sua
sede; 2) accrescimento in combinazione con le
cellule staminali in laboratorio per formare un
nuovo disco; 3) reimpianto del disco, “nuovo
di zecca”, nello spazio intervertebrale.
A sbalordire è il fatto che il tutto potrà avvenire
in regime di day hospital chirurgico, una
procedura che vedrà sostituire il bisturi con la
siringa, sufficiente per il prelievo del nucleo
polposo ormai degenerato e delle cellule
staminali sottocute; sempre attraverso un ago
e una semplice iniezione eco-guidata avverrà
anche il reinserimento del cuscinetto nuovo.
Veloci anche i tempi di coltura in laboratorio:
bastano 15 giorni per avere un disco delle
dimensioni tali da poter essere
reinserito.
Una rivoluzione che per il momento
è stata realizzata solo in vitro
arrivando alla produzione di 17
nuovi dischi prelevati da altrettanti
pazienti con un problema di ernia.
“Per il momento- spiega Mario
Marazzi, Responsabile della Terapia
Tissutale di Niguarda- è stata completata la fase
1 che ha portato alla coltura di nuovi nuclei
polposi in laboratorio e siamo in attesa delle
autorizzazioni necessarie per procedere oltre,
fino agli studi clinici sull’uomo. Si tratta di una
tecnica innovativa che è partita dall’utilizzo
delle cellule staminali adipose per il processo di
rigenerazione. Il tessuto adiposo, infatti, è ricco
di cellule staminali di tipo mesenchimale e di
questo stesso tipo sono le cellule che formano
il disco vertebrale. Le staminali del tessuto
adiposo possono essere dunque in grado,
opportunamente indirizzate, di riprodurre il
materiale cartilagineo e collagenico del disco.
In questo modo si possono sfruttare le enormi
potenzialità delle cellule staminali adipose, che
sono facilmente reperibili”.
Le capsule ottenute dalla coltura in
laboratorio contenenti i nuovi cuscinetti. Una
volta iniettati nello spazio intervertebrale
assumeranno la forma di un disco
Al lavoro: il laboratorio
della Terapia Tissutale di Niguarda
La rigenerazione
Collocato tra due vertebre, il disco svolge in pratica la funzione di “ammortizzatore”: la sua
degenerazione, causata ad esempio dall’invecchiamento o dall’artrosi, è spesso causa di
dolore lombare. La lombalgia, sino a oggi, viene trattata con antidolorifici, con tecniche di
riabilitazione posturale e solamente in casi particolari con l’intervento chirurgico: i risultati,
tuttavia, non sempre sono accettabili, specie in termini di qualità della vita per i pazienti.
Anzi, si è visto che l’intervento di rimozione del disco degenerato (microdiscectomia) a volte
può addirittura peggiorare la situazione. In questo senso la terapia rigenerativa potrebbe
giocare un ruolo importante, riportando alle condizioni funzionali e biochimiche originali.
Periodico d’informazione dell’Azienda
Ospedaliera - Ospedale Niguarda Ca’ Granda
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Vicentini, Maria Grazia Parrillo
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Pubblicato online sul sito:
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Trapianto doppio
Una “prima”
mondiale
Verranno presentati al
prossimo congresso
mondiale della Cell
Transplant Society
a Miami (dal 23 al
26 ottobre 2011) da
Federico
Bertuzzi,
(Diabetologia,
Niguarda) i risultati
clinici del primo
trapianto al mondo
di isole pancreatiche
e cuore in una stessa
paziente. L’intervento,
eseguito al Niguarda, ha riguardato una
donna affetta da diabete mellito di tipo 1 e
insufficienza cardiaca critica, insorta dopo un
infarto. In relazione alle difficili condizioni
le isole sono state trapiantate all’interno dei
fasci muscolari dell’avambraccio al posto
dell’impianto intra-epatico, come viene fatto
solitamente. É la prima volta al mondo che
viene seguito questo approccio. La tecnica di
impianto delle isole all’interno del muscolo
era già stata tentata una volta in Svezia, ma
mai in associazione ad un altro trapianto, in
pazienti così complessi.
“A due anni dall’intervento la paziente
sta meglio- spiega Federico Bertuzzi. Le
isole trapiantate mantengono una funzione
parziale, il che ha permesso di ottenere in
questo periodo un buon compenso metabolico
nonostante la complessa situazione clinica”.
L’intervento è stato realizzato grazie alla
collaborazione con l’Università di Miami
diretta da Camillo Ricordi. Le équipe
del Niguarda coinvolte sono quelle della
Diabetologia, della Terapia Tissutale,
della Chirurgia Generale e dei Trapianti,
dell’Anestesia e Rianimazione 3 e del
Dipartimento Cardiotoracovascolare.
DOVE E QUANDO
Miami, dal 23 al 26 ottobre
PER INFO
www.cts-ixa2011.org
otto
Nuovo niguarda
C.R.A.L.
Cantieri aperti anche d’estate
I mercatini di Natale
Rifiuti sempre in ordine
A
Blocco Nord... ecco l’impronta!
S
birciando dagli edifici
più alti che confinano
con il cantiere, si vede
già chiaramente “l’impronta”
dei quattro nuovi edifici che
comporranno il Blocco Nord.
Infatti, anche durante il periodo
estivo nel cantiere sono stati
eseguiti molti lavori per
realizzare le imponenti paratie
che delimitano gli scavi. In molti
punti del cantiere la profondità
dello scavo è già alla quota
massima di 10 metri. Questa fase
di lavori viene eseguita avendo
sempre la massima accortezza
per evitare il diffondersi di
polveri, rumori e vibrazioni.
ncora alcuni mesi di lavori
e il nostro Ospedale avrà
una nuova e funzionale
piattaforma ecologica di stoccaggio
rifiuti. Sostituisce integralmente la
vecchia (sulla stessa area, ubicata
dietro il Polo Tecnologico) e
prevede una serie di accoglienti
tettoie, dove saranno collocati 4
P
compattatori e tutti i contenitori
per la raccolta differenziata (vetro,
carta, metalli, rifiuti speciali,
ecc…). La nuova configurazione
della piattaforma ecologica è
stata studiata per corrispondere
al meglio alle mutate esigenze di
raccolta emerse con l’entrata in
funzione del “Blocco Sud”.
La magica atmosfera dei mercatini di
Natale di Lucerna, Berna e Montreux:
sono aperte le iscrizioni per la gita
in programma dal 7 al 9 dicembre.
Un’occasione per dedicarsi allo
shopping, per chi vuole acquistare,
ma anche alla storia, all’architettura e
alla tradizione, per conoscere meglio
queste magnifiche cittadine elvetiche.
Nuova Farmacia
C.R.A.L.
Area Centro-Padiglione 10
tel. 02.6444.3236
(lun-ven dalle 10.00 alle 16.00)
www.cralniguarda.it
rocedono celermente i lavori per la realizzazione della nuova
Farmacia. La nuova collocazione sarà al livello “- 1” del Polo
Logistico e prevede l’utilizzo di tecnologie modernissime,
come l’entrata in funzione dei magazzini automatizzati. I lavori
verranno integralmente completati entro febbraio 2012.
Facce da Niguarda
Conciliazione vita-lavoro
Un Campus vario e divertente
Un grazie
e un caro saluto
Dopo 30 anni di servizio a Niguarda, Luciana Bevilacqua, in
pensione dal 1° agosto, è stata nominata Primario Emerito.
Un saluto e un grazie per il lavoro svolto.
Dal 1° agosto Giuseppe Danilo Vighi è il direttore facente
funzioni della Qualità e Sicurezza Clinica.
Dal 1° settembre Giovambattista Pinzello, Direttore
dell’Epatologia e Gastroenterologia dal 1998, è in pensione.
Un saluto affettuoso e un grazie per l’attività svolta in questi anni.
Luca Saverio Belli è stato nominato direttore facente funzioni.
Dal 1° settembre Stefano Maria Marianeschi è il nuovo
Responsabile della Cardiochirurgia Pediatrica.
Luciana Bevilacqua
Si è conclusa la prima edizione del Campus estivo organizzato dal Niguarda
per i figli dei dipendenti. Abbiamo chiesto un giudizio sull’iniziativa ad una
mamma che al Campus ha portato i due suoi figli di 5 e 8 anni. “Divertente
e vario- ha risposto l’intervistata-. Almeno questo è quello che mi sento di
dire in base all’esperienza dei miei piccoli. Tra i tanti sport che hanno avuto
l’occasione di praticare, l’attività in piscina è quella che è stata apprezzata
di più. Un’esperienza positiva. Credo che l’anno prossimo si replicherà”.
Chi visita Niguarda
Iraq
-
Dal Medio Oriente, in particolare
dall’Iraq, proveniva la delegazione che ha visitato il
nostro Ospedale. Nel nostro Paese per stringere accordi
con aziende italiane, la delegazione, proveniente dalla
regione del Maysan, nel sud dell’Iraq, ha avuto incontri
istituzionali con Regione Lombardia. Al Niguarda
hanno potuto osservare da vicino un esempio di struttura
ospedaliera appartenente al Sistema Sanitario Regionale.
La visita presso la Radiologia
Ontario -
Giovanbattista Pinzello
Stefano M. Marianeschi
Una delegazione di medici
canadesi ha visitato recentemente il nostro Ospedale.
A guidare la delegazione John King, Executive Vice
President e Chief Administrative Officier del St. Michael’s
Hospital di Toronto. La delegazione è stata ricevuta dal
Direttore Sanitario, Giuseppe Genduso, dal Direttore
Medico di Presidio, Gaetano Elli e dal Direttore del
Ditra, Giovanna Bollini. Gli ospiti, che hanno visitato il
Blocco Sud e l’AIMS Accademy, hanno mostrato anche
particolare interesse verso l’organizzazione del sistema
sanitario regionale lombardo.
I rappresentanti della delegazione canadese
con G. Genduso e G. Bollini (al centro)
Repubblica Ceca
E
rano quasi 40 gli “ospiti” provenienti dalla Scuola
Paramedica di Brno (Repubblica Ceca) che di
recente hanno visitato il nostro Ospedale. Dopo il
saluto di benvenuto con i vertici aziendali la delegazione
ha incontrato i docenti del Corso di Laurea Infermieristica;
la visita è, poi, proseguita presso il Blocco DEA e il
Blocco Sud.
La visita della Scuola Paramedica di Brno
nove
Solidarietà
Volontari in Ghana
L’esperienza dei medici che ogni anno partono con destinazione l’Africa
A
nche quest’anno un’équipe medica
del Niguarda ha svolto attività
chirurgica di volontariato in
Ghana presso l’ospedale missionario
comboniano di Sogakofe, una piccola
cittadina a 130 Km dalla capitale.
Abbiamo incontrato uno dei protagonisti,
il chirurgo Marco Boniardi, che
con Sara Andreani (chirurgo) e gli
anestesisti Gabriele Bassi e Carlo
Serini (quest’ultimo del Fatebenefratelli
di Milano), è stato per due settimane ad
L’intervista
In quale contesto medico vi siete trovati?
Nell’ospedale del Comboni Centre lavorano solo due medici
locali, chiamati ad affrontare quotidianamente ogni tipo di
problematica clinica. Purtroppo non hanno competenza
chirurgica, se si escludono i parti cesarei, per cui, normalmente,
i pazienti che hanno bisogno di un’operazione devono essere
necessariamente indirizzati nel centro universitario della capitale,
a 130 Km di distanza.
Non quando ci siete voi. Qual è stato il vostro contributo?
La nostra équipe, costituita da due chirurghi e due anestesisti,
“Tutoring” anestesiologico
per l’impiego dell’anestesia spinale
ha effettuato interventi di chirurgia generale e specialistica,
soprattutto endocrina, vista la grande diffusione di patologie
tiroidee nel continente africano. In quest’ultima “ missione”
siamo riusciti ad operare circa una trentina di pazienti.
Quali sono le emergenze più frequenti?
Capitano spesso le urgenze traumatologiche tra cui gli incidenti
stradali. Negli anni scorsi “ho visto” anche qualche ferita da arma
bianca o da fuoco. Spesso ci troviamo ad operare appendiciti
acute, peritoniti o infezioni alle ovaie o alle tube, patologie favorite
dalle scarse condizioni igieniche, in cui vive la popolazione.
Ci sono state novità rispetto alle missioni degli scorsi anni?
Sì, non sono mancate: è stato, infatti, avviato un programma di
“tutoring” nei confronti dei due medici del centro per addestrarli
nell’esecuzione di interventi chirurgici per il trattamento
dell’ernia inguinale, una patologia invalidante quando
raggiunge dimensioni “ciclopiche”. Non solo, c’è stato anche un
“avviamento” per la pratica dell’anestesia spinale, di grandissima
utilità per i parti cesarei.
Prospettive future. Si intravedono degli spiragli di sviluppo?
Sì. Mentre qualche anno fa si aspettava l’aiuto “dall’alto”
Da sinistra: Carlo Serini, Momodou Cham (il medico
locale), Gabriele Bassi, Sara Andreani, Marco Boniardi
e l’équipe della sala operatoria del Comboni Centre
News
Novità sui ticket:
le applicazioni in Lombardia
Per tutte le prestazioni ambulatoriali erogate dal 1° agosto
2011, invece della quota fissa di
10 euro prevista dalla normativa
finanziaria, in Regione Lombardia
si paga un importo proporzionale
al valore delle prestazioni.
Resta invariato il ticket sulle
prestazioni di Pronto Soccorso,
con l’applicazione del ticket da
25 euro sui codici bianchi e la
conferma dell’esenzione per gli
altri codici.
operare a Sogakofe. Sempre del Niguarda
sono anche Stefano Noto e Valeria Terzi,
quest’anno assenti giustificati, ma “anime”
storiche di questa iniziativa.
dei volontari, oggi i medici del centro vogliono “camminare
con le proprie gambe” e imparare tecniche e procedure da
mettere in pratica durante tutto l’anno.
Questa voglia di apprendimento si riflette anche nella gestione
dell’ospedale che da poco ha inserito il consenso informato e
l’utilizzo dei pc per l’analisi della casistica operata. Sarebbe
bello per il futuro avviare una partnership con Niguarda che
consentirebbe anche di estendere il rapporto di collaborazione
ad altre figure professionali (urologi, ginecologi, chirurghi
plastici, oculisti) conferendo all’ospedale di Sogakofe una
sorta di autonomia terapeutica.
dieci
La Città dell’Arte
Un’altra tappa in questa grande Città dell’arte che è Niguarda. Ritorniamo nella chiesa dell’Annunciata.
In questo numero i nostri occhi saranno sulla vetrata che raffigura Sant’Antonio Abate, realizzata da
Anselmo Bucci. La presentazione, come sempre, è affidata al Primario Emerito Enrico Magliano.
N
Le 12 grandi vetrate nel tamburo della cupola
della chiesa dell’Annunciata
LA VETRATA DI SANT’ANTONIO ABATE
el tamburo della cupola della chiesa
dell’Annunciata sono disposte in cerchio
12 grandi vetrate rappresentanti santi
taumaturghi o fondatori di ordini ospedalieri:
personaggi che hanno dedicato tutta la loro vita ai
malati. Parleremo della vetrata di Anselmo Bucci
(una delle poche opere monumentali dell’artista)
che pur essendo all’epoca molto famoso (era stato
chiamato come sostituto se qualcuno dei maestri
dell’abside, Sironi, Salietti, Carpi, non avesse
accettato l’incarico) fu “relegato” a una sola opera
insieme ad altri 11 colleghi.
La vetrata dedicata a S. Antonio Abate, Patrono
degli Infermi (“Antonius Abbas pestilentiarum
protector et sanator” prevenzione e terapia ante
litteram…), per l’esiguità dello spazio disponibile,
dominato dalla monumentalità dell’unica figura
del santo, non permette particolari invenzioni
espressive, ma il paesaggio sullo sfondo con un
edificio “dechirichiano”, di grande prospettiva, è di
eccezionale effetto.
Inoltre i due libri che il santo tiene in mano con i
loro accesi colori rossi (un po’ fauves), risaltanti
sul mantello bianco, ricordano la pittura “libera”
di Parigi, città dove Bucci aveva soggiornato per
molti anni nella giovinezza.
Enrico Magliano
La vetrata dedicata a S. Antonio Abate,
Patrono degli Infermi
Biografia
dell’artista
Anselmo Bucci nasce nel 1887 a Fossombrone, nelle Marche. Terminati gli studi classici a Venezia, si trasferisce a Monza nel 1904 ed inizia a frequentare l’accademia di Brera a
Milano. Nel 1906 si trasferisce a Parigi dove la vita “più che di pane si nutre di incontri”: Picasso, Modigliani, Utrillo, e altri ancora. Ottiene notevoli apprezzamenti per la grafica
anche in Italia, con la sua prima mostra al museo della Permanente. Quando scoppia la I guerra Mondiale, Bucci si arruola nel famoso Battaglione dei Ciclisti insieme ai Futuristi
Boccioni, Sironi, Funi e Dudreville (suo grande amico). Nel 1922 abbandona la vita parigina e rientra in Italia, dove dà vita al gruppo “Novecento italiano”, cui partecipano la maggior
parte del Battaglione Ciclisti tranne Boccioni che era morto per una caduta da cavallo nel 1916. Iniziano, grazie anche all’amicizia della critica d’arte Margherita Sarfatti, importanti
riconoscimenti con l’esposizione alla Biennale di Venezia, la vincita della medaglia d’oro per la pubblica istruzione e la vincita del premio Viareggio. La commissione dell’opera per
l’ospedale di Niguarda gli viene pertanto fatta in un momento di massimo riconoscimento internazionale, per questo era anche stato nominato “sostituto” in caso di impossibilità a
partecipare di uno degli altri candidati pittori. Nel dopoguerra, ritornato a Monza, fonda la Società degli Indipendenti e si dedica all’arte sacra vincendo il primo premio all’Angelicum
di Milano. Muore a Monza nel 1955. L’anno successivo la Biennale di Venezia gli dedicherà una retrospettiva con 48 opere.
Il nostro esperto in TV
News
Le telecamere di Elisir in Cardiochirurgia
Sono andati fin dentro la sala operatoria, durante un intervento, per un servizio su un’innovativa
tecnica di riparazione della valvola mitrale. Davanti alle telecamere di Elisir (il programma di Rai
3 dedicato alla medicina e salute) Luigi Martinelli, Direttore della Cardiochirurgia, e la sua équipe
per spiegare i vantaggi di un intervento che da tempo si utilizza nel nostro Ospedale e che grazie alla
sua mini-invasività (l’accesso è una piccola incisione sul torace) accorcia drasticamente i tempi di
dimissione del paziente.
Non ti scordare la visita:
sms promemoria e chiamata di conferma
Visita in programma? Per non dimenticarsene, Niguarda, tramite il Call
Center regionale (per la prenotazione di visite ed esami, 800.638.638, dalle
8.00 alle 20.00, dal lunedì al sabato) invia un sms direttamente sul tuo
cellulare che ti ricorda l’appuntamento 3 giorni prima.
La data è confermata o ci sono variazioni? Sarà direttamente il Call Center
regionale a richiamare il paziente 10 giorni prima dell’appuntamento per
conferma o eventuale cancellazione/spostamento.
Iniziative
All’Hospice il giardino della speranza
Oltre 100 volontari per dare vita allo “spazio verde terapeutico”
I
l colore è il verde. I volti sono
quelli dei 100 volontari e più
che in una giornata di luglio
si sono ritrovati all’Hospice“Il Tulipano” per dare vita al
giardino della speranza.
Artisti, giardinieri, “contadini
sperduti”, ma anche chi il pollice
verde proprio non ce l’ha: tutti insieme hanno
risposto all’appello lanciato dalla onlus “Il
Giardino degli Aromi” che chiamava a raccolta
“braccia forti” e tanta buona volontà per ridare
forma a quel giardino un po’ disadorno e
anonimo. Le camere dell’Hospice, dove sono
ricoverati i malati terminali, si affacciano,
infatti, su un prato circondato
da alberi ad alto fusto in stato
di abbandono. Un luogo con
un immenso potenziale dove
tuttavia mancano completamente
i colori e il ciclo delle stagioni.
Perché allora non trasformarlo
in un giardino fiorito, per
rendere più leggera e luminosa la sosta in
questo luogo? “In una situazione di sofferenza
e stress, anche l’ambiente è importante per le
nostre finalità assistenziali e di qualità di vita spiega Daria Da Col, Dirigente Infermieristico
dell’Hospice-. Il tutto si realizza grazie a
percorsi e micro-paesaggi adatti per sedersi
e contemplare, stare per conto proprio o
socializzare e chiacchierare; c’è infatti la zona
con le panchine sotto gli alberi, l’area con il
gazebo e anche un tragitto con pavimentazione
adatta alle carrozzine”.
Il progetto è di Francesca Neonato, agronoma
paesaggista di PN Studio, e prevede due aree
distinte: nella zona al sole, ci sono spiree,
potentilla e abulia che regalano macchie di
colore; all’ombra sono state piantate ortensie,
viburni e agrifogli.
I lavori sono partiti qualche settimana prima
dell’arrivo dei volontari: diverse aziende e
vivai, cooperative e onlus, hanno dato il loro
contributo e lavorato gratis per abbattere piante
I volontari al lavoro:
il giardino della speranza prende forma
malate, creare camminamenti, aiuole rialzate e
un impianto d’irrigazione. I volontari hanno poi
messo a dimora gli arbusti e le piccole piante
formando siepi e aiuole con fascine e tronchi;
la loro attività continua con la manutenzione del
giardino. I semi sono stati piantati, la speranza è
pronta per essere coltivata.
undici
Eventi
Cardiologi a convegno
Un meeting che ogni anno richiama oltre 1.000 specialisti
D
al 12 al 16 settembre presso il Centro
Congressi del Milan Marriott
Hotel di Milano si è tenuto il 45°
Convegno di Cardiologia, promosso dal
Dipartimento Cardiotoracovascolare “A. De
Gasperis” del nostro Ospedale.
L’appuntamento anche quest’anno ha
richiamato oltre 1000 cardiologi provenienti
da tutta Italia: i massimi esperti del settore
che hanno avuto l’occasione per confrontarsi
e fare il punto della situazione nella cinquegiorni interamente dedicata alla cardiologia e
alla cardiochirurgia.
Oltre 200 i relatori coinvolti, che si sono
alternati secondo il programma che prevedeva
sessioni plenarie il mattino, su argomenti di
interesse generale, seguite da Mini Corsi
pomeridiani, aperti ad un numero più ristretto di
partecipanti in modo da favorire l’interazione
tra docenti e discenti, all’insegna di un
percorso completamente personalizzabile.
I Mini Corsi, infatti, che hanno visto in prima
fila come docenti i professionisti del Niguarda,
si sono rivolti a gruppi di 70-200 persone
che hanno avuto la possibilità di interagire
con l’insegnante confrontando le proprie
conoscenze e le diverse esperienze cliniche.
Ampio spazio è stato dedicato ad una delle
nuove frontiere della cardiologia: mantenere
l’efficacia semplificando gli interventi, il
trattamento farmacologico e l’organizzazione
dei controlli ambulatoriali. In quest’ottica si è
parlato degli interventi, messi a punto negli
ultimi anni, che, grazie all’accesso percutaneo,
permettono di sostituire valvole disfunzionanti
in maniera sempre meno invasiva, ma
anche dei farmaci di
nuova generazione, che
funzionano sempre meglio
e richiedono meno controlli;
al centro del dibattito, poi,
anche la telemedicina: un
chiaro esempio di maggior
praticità per il follow up dei
pazienti che possono essere
monitorati senza bisogno di frequenti accessi
in ospedale.
Non solo novità, il programma “ha puntato”
anche su argomenti di interesse comune per
tutti i cardiologi e che spesso sono trascurati o
dimenticati, come ad esempio l’impatto della
gravidanze nelle donne cardiopatiche.
A questi, poi, si sono affiancati i grandi
temi tradizionali, quali l’infarto acuto,
l’insufficienza cardiaca e la fibrillazione
atriale, trattati però con un’angolazione
diversa da quella sistematica delle linee
guida, tenendo conto dei problemi che
quotidianamente si presentano al cardiologo
clinico. Contemporaneamente al convegno
dei cardiologi si è svolto anche il 27° corso
teorico-pratico per infermieri in Cardiologia,
organizzato dagli infermieri del Dipartimento
Cardiotoracovascolare.
Fegato e infezioni
Epatite: nuovi farmaci contro l’epidemia
Aumentano le speranze per farla rimanere solo un brutto ricordo
E
patiti: ne esistono di diversi
tipi e non siamo ancora arrivati
a sconfiggerle del tutto, ma
il passo in avanti, in termini di
cura, fatto negli ultimi anni, è stato
epocale. Per l’epatite B e la C, le più
temute, l’armamentario terapeutico
si è recentemente arricchito. Una
nuova classe di farmaci, sviluppati
recentemente sulla scia di quelli
utilizzati per l’HIV, ha permesso,
infatti, di sopprimere l’attività del virus
dell’epatite B contenendo la malattia,
e riducendo in maniera importante la
possibilità di evolvere in complicazioni
molto pericolose quali la cirrosi
scompensata o il tumore del fegato.
Per quanto riguarda l’epatite C, si è
oggi in grado di curare circa il 50%
dei pazienti impiegando l’interferone
e la ribavirina. Con i nuovi farmaci
antivirali che sono attualmente in
sperimentazione, anche presso il nostro
Ospedale, si stanno ottenendo risultati
decisamente migliori con percentuali di
guarigione che superano il 75%.
La Giornata Mondiale dell’Epatite,
che si è tenuta lo scorso luglio, è stata
l’occasione per ricordare i progressi
fatti, ma anche per non abbassare la
guardia contro la malattia.
Nel mondo
L’utilizzo di siringhe monouso è un’importante presidio
per limitare il contagio
Non esiste un quadro completo sulla diffusione della malattia ma si stima che più della metà della
popolazione mondiale sia stata infettata dal virus dell’epatite B e che siano circa 350 milioni i soggetti
con infezione cronica. Inoltre ogni anno in tutto il mondo si verificano più di 50 milioni di nuove infezioni
da HBV (il virus dell’epatite B) e sono un milione le vittime. Per quanto riguarda l’epatite C, l’infezione
colpisce circa il 3% della popolazione mondiale.
In Italia si stima che vi siano circa 600.000 portatori cronici d’infezione da virus dell’epatite B e più
di 1.800.000 soggetti con infezione da virus dell’epatite C. I più colpiti sono gli anziani, con una
maggiore concentrazione al sud (fonte: epicentro.iss.it).
Intervista.
Due domande con l’epatologo
Risponde Giovanbattista Pinzello, ex Direttore
Epatologia e Gastroenterologia
Epatite, che cosa si indica con questo termine? - L’epatite è
un’infiammazione del fegato, in forma acuta o cronica, causata
dall’infezione di uno dei virus dell’epatite. Ad oggi si distinguono 5
diversi tipi di virus dell’epatite (denominati A, B, C, Δ ed E).
Come può essere curata? - Nella maggior parte dei casi, l’epatite acuta
non richiede terapie particolari, se non il riposo e un regime alimentare
adeguato. Le forme croniche di epatite B o C vengono curate con
l’interferone alfa e/o farmaci antivirali (ribavirina, boceprevir o telaprevir
associati all’interferone per l’epatite C; entecavir e tenofovir sono
invece i nuovi farmaci per l’epatite B). Nei pazienti in cui si sviluppa
un’insufficienza epatica grave, può essere preso in considerazione
il trapianto di fegato. Attualmente, sono disponibili vaccini per la
prevenzione delle epatiti A e B.
Due domande con l’infettivologo
Risponde Massimo Puoti, Direttore Malattie Infettive
Come si contrae la malattia? - La trasmissione dell’epatite cambia secondo
il microrganismo che la provoca. Il virus dell’epatite A si trasmette attraverso
cibi e acqua contaminati e i contatti interpersonali, la sua diffusione, quindi,
è legata alle condizioni igieniche generali. Il virus dell’epatite B si contrae
solo per contatto con sangue o fluidi corporei infetti (trasfusioni, uso di
siringhe non sterili, rapporti sessuali non protetti). É anche molto facile la
trasmissione dalla madre al bambino al momento del parto. Anche il virus
dell’epatite C si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto, ma il
contagio attraverso i rapporti sessuali è molto raro. Più rare le forme da virus
Δ (a trasmissione parenterale, come la B) e da virus E (a trasmissione orofecale, come la A).
Come si diagnostica e quali sono le prime avvisaglie? - Purtroppo si
tratta di una malattia subdola, che non dà segni dell’infezione. Quando
si manifesta si è in uno stadio avanzato. Per la diagnosi esistono dei test
sierologici, ma il primo passo è la verifica della funzionalità epatica, tenendo
sotto controllo i valori delle transaminasi.
dodici
In caso di emergenza
Iniziative
Prevenire le intossicazioni da funghi
Un opuscolo del Centro Antiveleni per un consumo sicuro
L
’autunno è la stagione dei funghi:
buoni e saporiti, ma sotto quel
curioso ombrello, soprattutto per
i meno esperti, può celarsi un pericolo
mortale. Per metterci in guardia sui
rischi che corriamo, è stato realizzato
dagli specialisti del Centro Antiveleni di
Niguarda un opuscolo, consultabile anche
on-line sui siti www.ospedaleniguarda.it
e www.centroantiveleni.org.
“Al nostro Centro Antiveleni- spiega
Francesca Assisi, medico e redattrice
dell’opuscolo-, negli ultimi 15 anni,
sono pervenute oltre 13.000 richieste
di
consulenza
per
intossicazione da funghi”.
Che cosa fare in caso
d’intossicazione
e
le
regole d’oro per evitarla,
ma anche i miti da sfatare
e le specie che possono
trarre in inganno a causa
della somiglianza, potrete
trovare
tutto
questo
sfogliando
l’opuscolo
pensato per i consumatori
meno esperti, ma anche per
i sedicenti “professionisti
della raccolta”.
PER SFOGLIARLO
www.ospedaleniguarda.it
www.centroantiveleni.org
Le informazioni sanitarie per il primo
soccorso sono sul cellulare
S
i tratta di un’applicazione sviluppata da
un’importante azienda di telefonia mobile
in collaborazione con il medico Luca Brazzi
dell’Università degli Studi di Milano. Sul cellulare in
poche schermate sono riassunte tutte le informazioni
utili per chi prende in carico un paziente che, giunto
in pronto soccorso, in stato d’incoscienza, non può
informare medici e infermieri sulle patologie di cui
soffre o i farmaci che prende abitualmente.
La presenza dell’applicazione è segnalata con un
messaggio informativo che viene visualizzato come
salva schermo sul cellulare in modo da invitare il
personale di primo soccorso a prenderne visione.
All’interno, oltre ai dati medici più rilevanti come il
gruppo sanguigno, le patologie croniche e le possibili
allergie a farmaci, si possono trovare i contatti delle persone da allertare (moglie/marito/
parenti/amici) e i numeri del medico curante o degli specialisti che possono dare un
consulto sul caso.
Come revisore del progetto e per valutarne l’utilità è stato chiamato in causa un esperto
dell’emergenza e del primo soccorso, Osvaldo Chiara, Direttore del TRAUMA Team
di Niguarda, che ha commentato: “Per gli operatori dell’emergenza, ottenere alcune
informazioni generali sulla situazione sanitaria del paziente è estremamente utile in
quanto consente di pianificare da subito alcune scelte strategiche che possono essere
talvolta decisive per la sopravvivenza. Non secondaria e umanamente di rilievo, è la
possibilità di avvisare subito le persone vicine alla vittima, con l’opportunità di una
comunicazione tempestiva e mirata, evitando ricerche spesso lunghe e difficili”.
Niguarda Centro di Riferimento per le Malattie Rare
La Sindrome dell’X-Fragile
A provocarla è una mutazione sul cromosoma X. Affetti più i maschi delle femmine
L
a
prevalenza
della malattia è
di 1 ogni 4.000
maschi e 8.000 femmine.
La Sindrome è dovuta
all’alterazione di un gene
localizzato sul braccio
lungo del cromosoma
X (Xq27.3), FMR1. “Il
termine “X-Fragile”- spiega la genetista
Emanuela Manfredini- prende il nome
dal fatto che questo tipo di alterazione crea
una “fragilità” tale per cui in alcuni casi
si può avere una rottura sul cromosoma
X già visibile facendo un esame standard
dei cromosomi (Cariotipo)”.
La
caratteristica
principale
nei
soggetti con FXS è rappresentata dalla
disabilità intellettiva. Tutti i pazienti
mostrano
ritardo
nell’acquisizione
delle principali tappe dello sviluppo
psicomotorio; nella maggior parte il
ritardo è di grado moderato/severo. “I
disturbi dell’apprendimento- spiega
Roberto Vaccari della Neuropsichiatria
dell’Infanzia e dell’Adolescenza - sono
correlati anche a specifici problemi
nell’ambito del ragionamento matematico
e astratto, a deficit di memoria a breve
INTERVISTA
termine, a deficit delle
funzioni
esecutive,
a
difficoltà di pianificazione
motoria fine”.
Tra le problematiche
neuroevolutive
va
sottolineato il rischio di
epilessia, la cui prevalenza
varia, nelle diverse casistiche
dal 14% al 50% con una media intorno
al 22%, inferiore nei soggetti di sesso
femminile. Non è da sottovalutare anche
la presenza di disturbi dello spettro
autistico, osservati nel 25-30% dei casi,
che portano ad uno scarso contatto oculare
e fisico, stereotipie, autolesionismo e
disturbo della comunicazione.
La diagnosi avviene con un semplice
prelievo del sangue. La presa in carico
clinica di questi pazienti richiede un
complesso
percorso
terapeutico
- assistenziale e di monitoraggio
delle possibili complicanze di tipo
multidisciplinare.
Gli aspetti di rarità e specificità della
patologia, infatti, richiedono il supporto
di centri di riferimenti dedicati (il
nostro Ospedale ne rappresenta uno),
ma parallelamente molti dei problemi
Qualche domanda ad Alessandra Airoldi,
Segretaria Associazione Italiana Sindrome
X-Fragile.
Qual è la storia dell’Associazione e perché
si è formata?
La nostra associazione si è formata da
un nucleo di quattro o cinque famiglie
che avevano appena avuto la diagnosi
di X-Fragile per i loro figli e cercavano
informazioni. Conobbero il professor.
Giovanni Neri, dell’Università Cattolica
di Roma che, a quel tempo, nel 1993, era
probabilmente uno dei pochi specialisti a
conoscere la patologia. Insieme fondarono
l’Associazione.
clinici neuroevolutivi trovano la giusta
assistenza presso i servizi territoriali
di Neuropsichiatria dell’Infanzia e
dell’Adolescenza.
Gli interventi devono essere personalizzati
in base alle caratteristiche dell’utente,
della famiglia, dell’ambiente sociale,
dell’età, degli appuntamenti evolutivi in
un’ottica di “guida anticipatoria”.
“Le cure prevedono interventi abilitativi
età dipendenti - dice Stefania Bergamoni
della Neuropsichiatria dell’Infanzia e
dell’Adolescenza - : fisioterapia, neuropsicomotricità, logopedia, assistenza psicopedagogica e specifiche terapie nell’ambito
della comunicazione (Comunicazione
Aumentativa
Alternativa).
Ancora:
riabilitazione neuropsicocognitiva, terapia
occupazionale, terapia comportamentale,
tecniche di rilassamento e interventi
psicoeducativi”.
Alcuni aspetti clinici (epilessia, disturbi
del comportamento e delle emozioni,
disturbi dello spettro autistico, deficit di
attenzione ed iperattività, disturbi della
regolazione), possono richiedere un
trattamento farmacologico, che dovrà
essere sempre intrapreso e monitorato su
specifici sintomi target.
Oltre alle informazioni sulla patologia
che cosa vi viene richiesto più
frequentemente?
Le informazioni che più spesso i genitori
cercano riguardano il futuro dei soggetti con
la Sindrome: la loro possibilità di condurre
una vita normale, di frequentare la scuola e
di trovare un lavoro.
Ho visto che sul vostro sito proponete un
servizio di consulenza legale, di cosa si
tratta?
Molto spesso i genitori non sanno a chi
rivolgersi quando al figlio affetto non viene
assegnato un numero sufficiente di ore di
sostegno a scuola, oppure quando i ragazzi
sono vittime di episodi di discriminazione
a scuola o sul lavoro. Un’altra importante
LA DIAGNOSI
La diagnosi può essere sospettata in età pediatrica in bambini
che presentino ritardo psicomotorio aspecifico e/o associato a:
- ritardo nello sviluppo del linguaggio
- autismo
- disturbi comportamentali
(soprattutto ritiro-difficoltà relazionale)
- familiarità per disabilità intellettiva
- funzionamento cognitivo ai limiti inferiori della norma
associato a tratti di isolamento.
La diagnosi prenatale è possibile sia sui villi coriali dalla 10a alla
14a settimana di gestazione, che sul liquido amniotico dalla 15a
alla 18a settimana di gestazione.
CARATTERISTICHE FISICHE
Le caratteristiche fisiche comprendono anomalie del volto
(macrocefalia, viso stretto e allungato, fronte alta e prominente,
mandibola prominente, orecchie ampie e sporgenti, palato
ogivale). Queste diventano più evidenti con l’età e sono
sufficienti a suggerire la diagnosi nei maschi con ritardo mentale.
Spesso si associano a strabismo, ipotonia, iperlassità articolare,
macrorchidismo (testicoli più grossi del normale) e disprassia
(difficoltà a compiere gesti coordinati e diretti ad un determinato
fine).
LA STORIA
La sindrome è stata descritta per la prima volta nel 1943 da Martin
e Bell, ma solo negli anni Settanta divenne chiaro che la presenza
di questa caratteristica era causa di difficoltà nell’apprendimento
nei maschi e che poteva essere ereditata. Le basi molecolari della
sindrome furono scoperte solo nel 1991 quando un ricercatore di
nome Verkerk e i suoi collaboratori riuscirono a isolare il gene
che viene colpito dalla mutazione, il gene FMR1.
problematica è costituita dalla richiesta
dell’invalidità civile, della pensione e della
legge 104. Noi cerchiamo di offrire un aiuto
per risolvere queste situazioni.
É vero che organizzate anche dei soggiorni
speciali per i ragazzi e le famiglie, com’è
nata l’idea e come si realizza?
Da molti anni viene organizzata la vacanza
in Trentino a Trodena. Si tratta di un
soggiorno per famiglie in un hotel riservato
e con la presenza di esperti in diverse
specialità che tengono conferenze ai genitori
su argomenti come l’apprendimento, la
sessualità nei ragazzi disabili e il percorso
verso l’accettazione della diversità.
Sulla vostra home page si dà spazio
all’Associazione X Fragile Europa. Cos’è
e a che punto è questo progetto?
Si tratta di un’associazione che raggruppa
le associazioni X-Fragile di Italia, Belgio,
Francia e Spagna. É nata per iniziativa di un
genitore belga che ha contattato e coinvolto
le associazioni di altri paesi. Si sono tenuti
importanti convegni internazionali, il primo
a Liegi e il secondo a Torino nel 2008.
Attualmente il presidente dell’Associazione
europea è un’Italiana, la dottoressa Laura
Arrigoni. L’obiettivo è quello di richiamare
l’attenzione sulla sindrome e le sue
caratteristiche e promuovere la ricerca in
campo genetico e riabilitativo.
PER SAPERNE DI PIÙ
www.xfragile.net
tredici
Iniziative
Santiago in Rosa: di corsa contro il cancro
10 donne sul “Camino” per raccogliere fondi contro i tumori al femminile
L
’iniziativa ha avuto come protagoniste
un gruppo di valorose donne che
hanno percorso i quasi 800 kilometri
che dividono Roncisvalle da Santiago De
Compostela. Sei runners, che hanno per hobby la
corsa, e quattro bikers hanno percorso il Cammino
di Santiago senza sosta (alternandosi in staffetta)
con l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca
e la cura del carcinoma all’endometrio e del
carcinoma ovarico. Organizzata da Cancro Primo
Aiuto Onlus la raccolta fondi
è stata promossa attraverso
l’iniziativa Santiago in
Rosa con lo scopo finale di
finanziare progetti di ricerca
e attività di prevenzione,
realizzati in collaborazione con
l’A.O. Ospedale Niguarda
e l’A.O. Ospedali Riuniti
Bergamo, con il patrocinio
dagli Assessorati alla Sanità
e allo Sport della Regione
Lombardia.
“Ci porteremo dietro
per sempre il cielo
terso e il caldo che
ci ha accompagnato
per tutta la corsa
- hanno dichiarato
le protagoniste sul
traguardo di Santiago-.
Non dimenticheremo
mai l’ultima tappa.
Già prima dell’alba
sono stati tanti i
pellegrini incontrati lungo il “Camino”, che
hanno accompagnato il nostro gruppo fino alla
cattedrale di Santiago: la meta. Qui la cerimonia
religiosa è stata quanto mai toccante”. Il cammino
di Santiago, ricco di storia e spiritualità ben si
sposa con l’intento dell’associazione promotrice di
sostenere la ricerca e la cura di uno dei più grandi
mali del nostro secolo. Queste donne (due delle
quali affette da patologie oncologiche, per le quali
sono state operate) hanno percorso il cammino
per altre donne che, non per loro scelta, sono
impegnate in una sfida ben più faticosa: quella per
la loro salute e, spesso, per la loro vita.
Corso di laurea in Infermieristica
Un “benvenuto” alle matricole, un “arrivederci” ai laureandi
C
on l’autunno si avviano le attività didattiche del nuovo
anno accademico. Alla sezione del corso di laurea in
Infermieristica dell’Università degli Studi di Milano
presso il nostro Ospedale arrivano le nuove “matricole”, mentre
i laureandi si preparano a discutere la tesi.
Abbiamo incontrato Marina Negri, Direttore del corso di
laurea, per raccogliere il suo punto di vista sugli infermieri di
domani.
Quanti studenti “si presentano ai nastri di partenza”
quest’anno?
Al primo anno accogliamo 75 studenti, assegnati in base
alla graduatoria del concorso di ammissione tra gli oltre 300
candidati che avevano chiesto come prima preferenza la nostra
sede.
Chi sono i giovani che iniziano un corso così impegnativo e
cosa li ha portati ad intraprenderlo?
Non conosciamo ancora i nuovi studenti, ma posso dire che,
generalmente, molti di loro hanno scelto di fare l’infermiere
per un’esperienza: a volte è l’incontro con la sofferenza che
la malattia comporta, quando è vissuta da un parente o da un
amico, o l’esperienza della stessa nell’ambito del volontariato;
altri sono “figli d’arte”; altri scelgono un percorso che ritengono
possa garantire loro un lavoro sicuro.
Storie diverse. Ma esiste un consiglio per
tutti?
A tutti diciamo: qualsiasi sia la ragione per cui
cominciate, ora dovete verificare se questo lavoro
fa per voi, se vi dà una soddisfazione profonda,
capace di sostenere la fatica fisica e psicologica
che richiede.
Come si articola il percorso formativo?
L’insegnamento teorico è assicurato da docenti
universitari e da professionisti del nostro
Ospedale, che ringrazio per il grande impegno; il
piano degli studi che entra in vigore da quest’anno
accademico prevede complessivamente 20 esami
nel triennio. Poi c’è l’insegnamento clinico che
rappresenta la metà delle attività didattiche, circa 2.300 ore, e si
svolge nelle nostre unità di degenza, day hospital, ambulatori e
cure domiciliari.
In questi tre anni, al di là delle nozioni teoriche e pratiche,
che cosa cercate di “passare” agli infermieri di domani?
Cerchiamo di trasmettere il gusto della nostra professione, e
speriamo che tale gusto lo mantengano e lo incrementino per
Disturbi alimentari
Dermatologia infettiva
Zecche: attenzione ai morsi
Possono trasmettere infezioni all’uomo. Attenzione agli animali
domestici e alle camminate nel verde
S
ono piccole e imparentate, neanche tanto
“alla lontana”, con scorpioni e ragni: le
zecche infestano i nostri amici a quattro
zampe, ma possono diventare una minaccia
anche per l’uomo. Il loro morso, spesso indolore,
può essere, infatti, un veicolo d’infezione. “È
bene precisare- spiega Marco Negri della
Dermatologia- che si tratta comunque di
un’eventualità rara perché non è detto che la
zecca sia infettata da un germe e nel caso lo
fosse potrebbe anche non trasmetterlo all’uomo
o trasmetterlo in quantità tali da non causare
problemi. Inoltre, nella maggior parte dei casi,
l’infezione viene neutralizzata dal sistema
immunitario. Rimane, però, un’eventualità
importante da non sottovalutare in caso di
morso”. Il pericolo può venire da Fido o essere
nascosta tra le foglie e gli arbusti di prati e
boschi. “Nel nostro Paese- continua Negri- sono
3 le malattie umane trasmesse dalle zecche.
La malattia di Lyme e la meningo-encefalite
da zecche sono trasmesse da Ixodes ricinus,
la zecca dei boschi, che ama il clima umido e
che è presente soprattutto nei boschi del NordItalia. L’altra malattia è la febbre bottonosa
del Mediterraneo trasmessa da Ripicephalus
tutta la loro vita lavorativa. Tre anni passano così velocemente.
Spesso capita che giri per i reparti e rivedi in divisa azzurra di
infermiere quei giovani che, sembra ieri, avevano ricevuto la
divisa bianca di studente.
Una battuta per le matricole e una per i laureandi?
Alle matricole: benvenuti! Ai laureandi: a tra poco, vi aspettiamo
nel nostro Ospedale per l’assistenza ai malati e per partecipare
all’educazione di nuove generazioni di infermieri.
sanguineus, la zecca del cane. Questo parassita
predilige i climi caldo asciutti ed è piuttosto
comune al Centro-Sud, soprattutto in Sicilia”.
I sintomi in genere sono poco specifici e
comprendono febbre leggera, mal di testa, dolori
muscolari e articolari e malessere generale. La
malattia di Lyme, di solito, provoca un’eruzione
della pelle che compare intorno al morso della
zecca, come una piccola chiazza rossa che si
allarga formando degli anelli. Si possono avere
anche disturbi articolari, cardiovascolari e
neurologici. L’encefalite da zecche può essere
una manifestazione neurologica della malattia
di Lyme, altre volte è il risultato di un’infezione
virale a sé stante, ma comunque trasmessa
direttamente dalla zecca. In questo caso più che
mai, prevenire fa rima con coprire. Occorre,
infatti, proteggersi negli ambienti a rischio, oltre
che con eventuali repellenti, con maniche lunghe,
calzoni lunghi stretti alle caviglie, infilati sotto
le calze, e scarponcini relativamente alti. Per
limitare il contatto con la vegetazione, raccogliere
i capelli e camminare al centro dei sentieri. La
raccomandazione per i nostri animali domestici
è quella di proteggerli periodicamente con dei
repellenti specifici.
Le Giornate di Nutrizione Clinica
e il nuovo reparto
A
l Niguarda si è svolta
la 21° edizione delle
Giornate di Nutrizione
Clinica e Patologie Correlate.
L’evento, che ogni anno raduna i
“big” del settore, per confrontarsi
e discutere in materia di cura
e disturbi del comportamento
alimentare, quest’anno ha
visto la partecipazione di uno
dei massimi esperti francesi:
Philippe Jeammet dell’Institut
Mutualiste Montsouris di Parigi.
Il convegno è stato l’occasione
per fare il punto della situazione
sulla lotta alle principali
patologie
quali
l’obesità,
l’anoressia e la bulimia nervosa.
Non solo, l’appuntamento
quest’anno è stato concomitante
con il completamento dei lavori
di ampliamento della Dietetica e
Nutrizione Clinica.
“Il Centro - spiega, il Direttore, Maria
Gabriella Gentile - potrà contare su 12
posti letto in più, organizzati in 6 camere
doppie, in cui insieme con il paziente potrà
trattenersi uno dei parenti”.
L’ammodernamento ha, inoltre, coinvolto
il settore del day hospital e gli ambulatori.
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.
quindici
Parola allo specialista
Che cosa sono le cellule staminali?
Lo spiega la biotecnologa Marta Cecilia Tosca della Terapia Tissutale
C
hi non le hai mai sentite nominare?
Sono l’ultima frontiera della
medicina. Ma le cellule staminali
sono davvero quello che molti ricercatori
dicono, ovvero il nostro elisir di lunga
vita? Gli studi sono ancora in corso e solo
il tempo ci dirà chi ha ragione. Intanto
capiamo di cosa si tratta. Ci spiega tutto
Marta Cecilia Tosca della Terapia
Tissutale.
Cellule senza destino...
Le cellule staminali sono cellule il
cui destino non è ancora “deciso”.
Possono dare origine a vari tipi di
cellule diverse, attraverso un processo
denominato “differenziamento”. Grazie
a questa singolare capacità possono
essere indirizzate verso l’uno o l’altro
tipo cellulare a seconda del “pezzo di
ricambio” che ci interessa ottenere: cellule
della pelle, del sistema nervoso o del
tessuto adiposo.
…la fecondazione, come tutto ha
inizio…
La cellula staminale fondamentale nello
sviluppo embrionale umano è l’uovo
fecondato (zigote), che consiste appunto in
un’unica cellula dotata di tutte le istruzioni
e capacità per dare origine a qualunque
tipo di cellula e di tessuto del corpo.
L’uovo fecondato è dunque una cellula
staminale totipotente, cioè il suo
potenziale differenziativo è totale.
…non solo embrionali…
Esistono altri tipi di cellule staminali,
oltre che di embrionali si parla anche
di cellule staminali adulte che sono
reperibili in alcuni dei nostri tessuti e
che sono in grado di specializzarsi solo
in alcuni tipi di cellule;
la stessa caratteristica
è propria anche delle
staminali amniotiche,
che si trovano nel
liquido amniotico che
protegge il feto durante
la gravidanza e delle
cellule staminali fetali, presenti nell’utero
durante la gestazione.
… così piccole eppure così discusse…
Non mancano i problemi etici connessi
all’utilizzo di cellule staminali umane.
“Ad alzare i vespai” in particolare sono le
questioni etiche e legali che concernono
esclusivamente le cellule staminali
embrionali umane, quelle più “promettenti”,
per cui, però, è necessario la distruzione
di una blastocisti, ovvero un embrione
non ancora cresciuto. In tutti gli altri casi,
l’utilizzo di cellule staminali adulte o non
umane non pone problemi di sorta.
… la ricerca in Italia e nel mondo
In Italia nel 2004 è stata promulgata la
legge 40 sulla fecondazione medicalmente
assistita che vieta la produzione di cellule
staminali embrionali.
Negli altri Paesi lo scenario è molto
diversificato: nel Regno Unito come negli
USA la ricerca sulla staminali embrionali
umane è lecita ed è finanziata con fondi
pubblici, mentre altri Paesi come l’Austria
e la Germania la vietano.
Formazione
Corsi e convegni di ottobre e novembre
14 ottobre
LE UVEITI IN ETÁ PEDIATRICA
Le uveiti sono patologie infiammatorie
ad eziologia non sempre nota, che
richiedono un approccio multidisciplinare.
L’inquadramento
clinico
corretto
è
fondamentale
per
richiedere
gli esami necessari al fine della
diagnosi e della conseguente terapia.
L’introduzione
di
nuovi
farmaci
in aggiunta o in sostituzione della
tradizionale terapia cortisonica richiede
una stretta collaborazione con il pediatra
per la posologia e il monitoraggio.
Scopo del corso è elaborare un protocollo
aggiornato diagnostico-terapeutico che
tenga conto delle più recenti conoscenze.
Sede: Aula DEA 1, Area Nord- Blocco
DEA
24-25-26 ottobre
ECOGRAFIA
PER PATOLOGI NEONATALI
Il corso è diretto ai neonatologi che abbiano
una minima dimestichezza con le metodiche
diagnostiche con ultrasuoni e che vogliano
acquisire conoscenze di base riguardo alla
valutazione ecocardiografica del neonato
sia pretermine che a termine sia con cuore
normale che con cardiopatia congenita. Il
corso è strutturato sul modello del “training
on the job” con lezioni teoriche alternate ad
esercitazioni pratiche.
Sede:
Poliambulatorio
Pediatrico,
Cardiologia Pediatrica- Area Nord, pad. 16
25 ottobre
ECOGRAFIA PER
GLI ACCESSI
7 ottobre
Un concerto per lo Spazio Vita
V
enerdì 7 ottobre alle ore 21.00, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di
Milano (via Conservatorio 12) si terrà il Concerto di Cori d’Opera a cura della
Corale Lirica Ambrosiana.
Il ricavato della serata sarà interamente devoluto al progetto Spazio Vita, per la
costruzione di un Centro Polifunzionale presso l’Unità Spinale di Niguarda, destinato
allo sviluppo delle attività integrative del percorso di riabilitazione per le persone con
lesione al midollo spinale e i bambini affetti da Spina Bifida.
Info e prevendite
AUS Niguarda - Tel. 02.6472490 (lun-ven 14.30 – 18.30)
[email protected] – www.ausniguarda.it
Asbin - Tel 02 64442161 (lun-merc, ven 9.30 – 12.30)
[email protected] – www.asbin.it
VASCOLARI
L’incanulamento dei vasi venosi centrali
è una pratica comune in medicina, sia a
scopo diagnostico sia a scopo terapeutico;
le tecniche abituali prevedono “l’accesso
alla cieca” con riferimenti anatomici. La
stessa procedura è utilizzata per i vasi
venosi periferici, ma può risultare molto
difficoltoso con vasi non visibili o non
palpabili, e i rischi aumentano in situazione
di emergenza e urgenza.
Scopo del corso è la trasmissione
di conoscenze relative all’impiego
dell’ecografia nell’accesso al sistema
vascolare, in modo da avere una procedura
guidata.
Sede: Aula Marco Broggi, Area NordBlocco DEA
28 ottobre
REAZIONI CUTANEE GRAVI
AVVERSE A FARMACI: DIAGNOSI
E TRATTAMENTO
Niguarda da oltre 2 anni fa parte del
gruppo REACT (registro eventi avversi
cutanei), uno studio promosso da Regione
Lombardia con lo scopo di monitorare le
gravi reazioni da farmaci che interessano
la pelle e valutarne le possibili cause.
Il convegno sarà l’occasione per
illustrare quanto fatto in materia di
diagnosi, trattamento e prevenzione e
per confrontarsi con i maggiori esperti
nazionali sulle prospettive future in
materia.
Sede: Aula Magna- Area Ingresso, pad. 1
10 novembre
OCCHIO E BAMBINO
La collaborazione tra il pediatra e l’oculista
è particolarmente importante ai fini di un
riconoscimento precoce di segni e sintomi
oculari che possono essere indizio di
malattie sistemiche.
Scopo del convegno è permettere uno
scambio di opinioni tra i diversi esperti
al fine di ottenere una diagnosi precoce e
corretta e di elaborare percorsi diagnosticoterapeutici condivisi per la migliore
gestione del paziente pediatrico.
Sede: Aula DEA 1, Area Nord- Blocco
DEA
Per partecipare
Dipendenti: per iscriversi accedere a
Intranet Niguarda. Partecipanti esterni:
effettuare l’iscrizione su
www.ospedaleniguarda.it
>“Corsi e Convegni”
Piccoli
“
spazi
richiedono
grandi
idee.”
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Gary Chang. Architetto, Hong Kong.
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