Progetto Martina
L’informazione
aiuta a Vivere
Associazione “Noi e il cancro - Volontà di Vivere” ONLUS
Centro di riabilitazione psicofisica del malato oncologico
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Iscritta al Registro Regionale al N. PD0050, al Registro Provinciale al N. 25/a, al
Registro Comunale al N. 125/5
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S O MMA RI O
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Presentazione
Giorgio Ortolani, Presidente del CSV di Padova
Premessa
Introduzione
Caterina Tanzella, Presidente dell’Associazione
“Noi e il cancro-Volontà di Vivere” ONLUS - Padova, Capofila del “Progetto Martina”
Martina
Contenuto dell’opuscolo
Schede informative elaborate dai professionisti relatori degli incontri nelle scuole
Il nuovo codice Europeo contro il cancro
Il melanoma
Tumore della mammella
Tumore del collo dell’utero o della cervice
Tumore del testicolo
Relazioni elaborate dai professionisti che operano all’interno dell’Associazione
La percezione del rischio nell’adolescente e nel giovane adulto
Dr.ssa Chiara Vitalone, Psicologa
Dr. Evelino Trevisan, Psicologo-psicoterapeuta
Lo stress e la sua gestione
Dr.ssa Erika Larosi, Dottore in Psicologia
Una sana alimentazione
Dr.ssa Anna Cavallini, Nutrizionista, Psicologa, Psicosomatista
L’importanza del movimento
Il Nordic Walking
Dott. Giorgio Soravia, Cardiologo e Dott. Diego Vanin, Biologo ricercatore
La Danzamovimentoterapia
Dr.ssa Paola Varricchio, Fisioterapista
Lo Yoga
Dr.ssa Lili Vucic
Cosa offre l’Associazione “Noi e il Cancro - Volontà di Vivere” ONLUS
Le nostre pubblicazioni
Testi scritti dall’Associazione “Noi e il cancro-Volontà di Vivere” ONLUS
Servizi offerti dalle associazioni – Tabella riassuntiva
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P RE S E N T A Z IO N E
I giovani sono una fondamentale risorsa per le Associazioni, ma troppo
spesso non vengono considerati come tali. Da alcuni anni nel territorio della Provincia
di Padova si avverte uno scollamento fra i giovani e le Associazioni di volontariato.
Mentre le Associazioni stentano a coinvolgerli nelle loro attività, i giovani
esprimono spesso un pregiudizio nei confronti delle Associazioni stesse.
È sicuramente quindi necessario superare questa situazione, per costruire
una reale società partecipata e solidale.
Associazioni come “Volontà di Vivere”, che invece preparano strumenti
rivolti appositamente ai giovani, cercando di sensibilizzarli alle tematiche del sociale,
sono senz’altro da prendere come esempio e da aiutare nel loro percorso.
Il CSV di Padova, pertanto, ha voluto affiancare l’Associazione “Volontà
di Vivere” nella realizzazione di questo opuscolo in quanto considera di primaria
importanza valorizzare le realtà del territorio impegnate nel sociale, specialmente
quando trattano argomenti “difficili”, rivolgendosi ai giovani.
GIORGIO ORTOLANI
Presidente del CSV di Padova
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P RE ME S S A
Vi chiederete: “Perché parlare di cancro a noi giovani?”
Non certo per fare del “terrorismo psicologico”, ma per dare il nostro piccolo
contributo affinché voi nuove generazioni siate più consapevoli che la salute è un
bene prezioso, che va difeso con la conoscenza, la consapevolezza e l’impegno
personale, per vivere al meglio la propria vita.
Perché i giovani sono il “bersaglio” privilegiato quando si tratta di “piantare
piccoli semi” che portino poi, con la loro crescita, ad un cambiamento culturale.
Perché i giovani di oggi saranno gli adulti di domani e perché sono
caratterizzati dalla “freschezza” e dall’entusiasmo.
Ci rivolgiamo anche alle madri perché, nonostante “internet”, esse sono
ancora i “mezzi” più efficaci e diretti per recepire e passare le informazioni; per
spingerle ed avere una maggiore confidenza con i propri figli, i quali, adolescenti,
spesso – per pudore – nascondono eventuali problematiche che possono insorgere
a livello corporeo genitale, incorrendo in gravi rischi.
Soprattutto alle giovani mamme, chiediamo attenzione, affinché “allenino” i
propri figli, fin da piccoli, a considerare la salute psicofisica come chiave di accesso
alla maturità interiore: traguardo ben più importante di qualsiasi ricchezza materiale,
laurea od obiettivo che si intenda raggiungere.
Vi invitiamo a non fare gli “struzzi” e a non persistere in atteggiamenti
di negazione del problema, atteggiamenti giustificati da pseudo-ottimismo e da
fatalismo, ambedue assai poco efficaci per il mantenimento della salute psicofisica.
Sapere come affrontare una malattia, sapere che ci si può difendere e che
si può vivere, dà tranquillità. La tranquillità che deriva dalla conoscenza coinvolge
tutti, anche coloro che non si ammaleranno mai di tumore, e permette di vivere con
maggiore serenità la propria vita.
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Molti si chiedono se esistono ancora validi Ideali.
Noi pensiamo di sì! E perseguiamo quello di Informare...
Perché “Sapere è potere”, perché una corretta informazione permette di
compiere delle scelte consapevoli.
L’informazione che noi portiamo nelle scuole concerne la salute, le strategie
atte a recuperarla e a mantenerla e, anche qualora dovessimo ammalarci, a “gridare
al mondo” che si può guarire!
Qualche volta ci si ammala.
Qualche volta ci si ammala molto seriamente.
Il tumore, il cancro, rientrano tra le malattie “serie”.
Per quanto “serie” siano, oggi possiamo però dire che “dal cancro si
guarisce” e che “l’arma vincente” è la sua diagnosi tempestiva (e cioè la diagnosi
fatta in tempo utile alle cure).
Noi ne siamo testimoni.
Caterina, Lilia, Marcella, Lucia S., Paola, Annamaria S., Dolores, Maria Grazia, Rosanna,
Lucia A., Margherita, Mila, Mirella, Giancarla, Cinzia,
Annamaria C., Cloris, Giuliana, Lilia B., Marisa, Marinella,
Barbara, Emma Carla, Patrizia, Milena, Luigina, Adriana
Volontarie dell’Associazione
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INT RODU Z I O N E
La necessità di divulgare il più possibile informazioni corrette ed aggiornate
nasce dalla constatazione, rilevata operando in Associazione direttamente con tante
persone che nella loro vita hanno incontrato il cancro, e dall’aumento della mortalità,
specie fra i giovani, dovuta ad una diagnosi tardiva o sottovalutata e/o causata dalla
disinformazione. Un esempio si può rilevare dalla storia di Martina, che ha dato vita
a questo Progetto.
Pertanto la tentazione di rimuovere il problema è forte, perché i numeri sono
lì davanti a tutti, sbandierati nei giornali e nelle televisioni. Tuttavia da qualche tempo
ci sono anche altri numeri che fanno riflettere: per la prima volta la mortalità per
questa malattia sta diminuendo. Questa è davvero una notizia confortante. Le ragioni
sono molteplici, dicono gli scienziati: il miglioramento delle terapie gioca un ruolo
fondamentale, ma molto si deve alla prevenzione e diagnosi tempestiva.
La nostra Associazione è nata con l’obiettivo di sostenere i malati di
tumore nel percorso di recupero dalla malattia: persone che spesso da un giorno
all’altro si trovano proiettate in una condizione di pesante sofferenza fisica, morale
e psicologica, e che pertanto chiedono accoglienza, servizi mirati e aiuto, attraverso
la condivisione, la solidarietà ed il conforto da parte di altre persone che hanno già
incontrato il cancro.
Le donne impegnate in questa Associazione sono persone guarite dal
cancro, e si prestano in questo servizio affinché molte delle loro esperienze dolorose
possano essere risparmiate ad altre, e in modo che tutte, ovunque vivano, abbiano
accesso all’informazione, alla diagnosi tempestiva, alle terapie, alla riabilitazione, e
sia loro garantita la qualità dei servizi ed il pieno rispetto della loro dimensione umana
e culturale.
Non deve apparire perciò singolare che un’Associazione di pazienti
oncologici sia così impegnata anche sul fronte della prevenzione e della diagnosi
tempestiva, con ogni mezzo informativo. E noi, con il Progetto Martina, portiamo
l’informazione direttamente alle nuove generazioni, entrando nelle scuole di grado
superiore e coinvolgendo le classi quarte e quinte.
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Perché l’informazione sia corretta ci facciamo sostenere da un’équipe di
professionisti esperti nella prevenzione dei tumori, i quali, adattando la terminologia
al giovane ascoltatore, rendono più facili e recepibili informazioni di natura delicata.
Vi invito ad unirvi a noi in questo cammino di conoscenze e a farvi portavoce
verso gli altri, non certo per andare in cerca della malattia, ma per assicurarsi di
essere sani e poter continuare a celebrare la vita in ogni momento.
Con l’Associazione, promotrice e divulgatrice dell’iniziativa, continua il percorso
di informazione nelle scuole, iniziato nel 1999, portando testimonianze di vita, con
la presenza, agli incontri informativi, di alcune volontarie guarite dal cancro, e con il
PROGETTO MARTINA, per tener fede alla promessa che personalmente ho fatto a
questa giovane donna.
Martina ha chiesto espressamente e a gran voce che i giovani vengano
accuratamente informati ed educati ad aver maggior cura della salute e maggior
attenzione al proprio corpo.
Un gesto d’amore che abbiamo trasformato in Progetto e che rivolgiamo ai
giovani, affinché cresca in loro, e con loro, il concetto che la VITA è un bene prezioso,
che va difeso.
CATERINA TANZELLA
Presidente dell’Associazione “Noi e il cancro-Volontà di Vivere”
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MA RT I NA
Martina era una giovane donna di Campodarsego (PD), felice ed entusiasta
della vita e con una bella e sana famiglia alle spalle.
Dal carattere indipendente, innamoratissima del suo fidanzato, con tantissimi
amici e con un lavoro soddisfacente... aveva “il mondo in mano” ed un roseo futuro
davanti a sé.
Poi un giorno, Martina, per caso, sente un piccolo nodulo nella mammella.
Va dal medico, il quale però le dice subito di non preoccuparsi, perché ad
una ragazza così giovane, bella e forte, determinate malattie non possono certo
venire: nelle statistiche ufficiali, al di sotto dei venticinque anni di età, le probabilità di
ammalarsi di cancro alla mammella sono bassissime, quasi nulle.
Martina, che non sa nulla di tumori, si fida; Martina non aveva ben capito o
non le era stato spiegato che “evento raro” non significa “evento assente”.
Per un po’ di tempo tutto procede normalmente...
Poi però Martina si accorge che il nodulo è cresciuto e che le ghiandole
ascellari si sono ingrossate, e chiede che le vengono effettuati dei precisi esami
diagnostici.
Il male c’è ed è già ad uno stadio avanzato.
Martina trascorre l’ultimo anno della sua vita tra ospedali, terapie, interventi
chirurgici, sofferenze, ...
A nulla servono le ricerche e i viaggi della speranza compiuti con papà
Gianni e mamma Luciana.
Martina non c’è più.
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Una testimonianza della sua capacità di amare il prossimo e di
infondere coraggio e stimoli per affrontare al meglio la vita.
I N C A MMI N O
Senti, ora non pretendo di darti una mano, caro amico,
ma voglio che tu ti ricordi sempre quel che ti dico:
“Non lasciarti mai andare, non ti buttare,
punta sempre tutto sul vivere,
perché è questa l’unica cosa che devi fare.”
Quando le cose vanno male,
non ci pensare,
non ne vale la pena...
capita a chi è in cammino.
La vita, in fondo, è anche questo.
Quindi, ogni volta che vorresti mollare,
ascolta il tuo cuore,
impara ad ascoltare la sola persona che ti può aiutare:
te stesso.
Cerca di aprirti alla vita
e sentirai sempre quella voce dirti:
“Amico mio, la vita è semplice...
vivila!”.
Se quello che hai non ti va,
cambialo.
Se credi che non sia possibile,
ti sbagli!
Perché non sei mai solo.
Non pensare mai solo a te,
altrimenti è tutto inutile.
Infinito è l’infinito...
Non mollare...
Te lo giuro,
vale la pena continuare a camminare!
Martina Michelazzo
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Riportiamo le testimonianze di alcuni giovani studenti che hanno partecipato
ai nostri incontri informativi e che sono intervenuti durante il Convegno del
28 aprile 2010, tenutosi presso l’Aula Magna “Galileo Galilei” del Bo a Padova:
“ Vorrei esordire, innanzi tutto, con una serie di calorosi complimenti a tutte le persone che
lavorano in quest’associazione nota per l’impegno profuso in quest’attività di prevenzione di
malattie che sono veramente “brutte”, per usare un termine semplice per tutti noi. Vorrei riportare
l’esperienza di un mio caro amico che era in classe con me e col quale giocavo a calcio quand’ero
più piccolo. Qualche anno fa è stato colto improvvisamente da questo male terribile che è il
tumore. Io ero piccolo, non riuscivo ancora a capire la gravità di questo fatto e quando ne parlavo
con i miei genitori piuttosto che con i suoi, mi dicevano che un mostro lo stava portando via da
noi, lo stava portando via anche da me. Lo vedevo dimagrire sempre di più, perdere i capelli, il suo
sguardo diventava sempre più fosco e perso. Ha passato veramente un periodo brutto, e anch’io
con lui. Ora però quest’amico gioca ancora a calcio, gioca a pallavolo, ci vediamo anche il sabato
sera, usciamo insieme: è contento e solare. Vuol dire che si possono effettivamente vincere
questi mali, quest’associazione è formata anche da donne che sono riuscite a vincere questo
mostro e proprio con la forza di queste persone oggi dobbiamo ripartire. Vorrei ancora ricordare
che il mio amico è stato fortunato perché ha potuto usufruire di quest’attività di prevenzione
messa in atto dai medici del Progetto Martina. Vorrei quindi stimolare anche tutti miei coetanei
ad un caloroso ringraziamento e soprattutto ad un applauso, sincero e fatto col cuore a queste
persone, grazie”.
Mirco del liceo Tito Livio
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”E’ ormai una tradizione per la mia scuola, l’istituto Ruzza di Padova, ospitare l’associazione
Volontà di Vivere, affinché offra a noi studenti informazioni sul cancro e la sua prevenzione.
All’incontro di quest’anno hanno partecipato una ginecologa, un dermatologo e alcune volontarie,
ex malate di cancro e oggi fortunatamente guarite, che hanno portato le loro testimonianze.
Quest’iniziativa è stata per noi studenti, oltre che interessante, anche molto utile per capire
la serietà di questo problema e capire che, se preso in tempo, si può curare e si può guarire
totalmente. La parola d’ordine degli esperti è stata “prevenzione”. Parlare di cancro infatti è
una cosa che solitamente si tende ad evitare, perché la parola fa paura, e si crede, o si tende a
sperare, che sia sempre una realtà lontana da noi, che non può neppure sfiorarci; invece essere
correttamente informati su questo tema aiuta ad avere quelle piccole attenzioni nella vita di tutti
i giorni che possono evitare un problema più grande. Inoltre siamo stati stimolati ad avere un
rapporto più consapevole e rispettoso nei confronti di noi stessi e del nostro corpo. Alla fine
dell’incontro abbiamo avuto anche la possibilità di parlare direttamente con una delle volontarie
che si è messa al nostro livello usando un linguaggio ancora vicino a noi. Raccontandoci la
sua esperienza ricca di emozioni e stati d’animo, purtroppo o per fortuna indescrivibili, ci ha
fatto aprire ancora di più gli occhi su questa realtà. E’ stato un gesto che ha colpito me e gli
altri studenti presenti perché per comunicare con noi ragazzi sono spesso più efficaci parole
semplici e il racconto di esperienze strettamente personali riferite da chi le ha vissute sulla propria
pelle: sono storie che rimangono impresse e stimolano interesse, curiosità e voglia di informarsi.
Ringraziamo gli esperti per il tempo che ci hanno dedicato, le volontarie dell’associazione e anche
il nostro dirigente scolastico e i docenti che rendono possibili questi incontri, con lo scopo di
avvicinare noi ragazzi al mondo reale, per responsabilizzarci e aiutarci a crescere”.
Francesca dell’Istituto Ruzza
“...Abbiamo ospitato l’associazione nella nostra scuola e siamo stati molto contenti; contenti
perché abbiamo avuto molte informazioni, cosa che normalmente noi non riceviamo attraverso
la televisione e la radio poiché mancano i necessari sottotitoli. Questo ci ha aperto orizzonti nuovi,
conoscenze e approfondimenti sulla prevenzione; voi sapete che siamo spesso emarginati da
questo. Ringrazio le persone che sono venute nella nostra scuola, gli esperti, i medici, che hanno
parlato con un linguaggio semplice che noi abbiamo capito bene; vorrei sottolineare che anche
senza l’interprete avremmo capito bene quasi altrettanto, grazie alla loro abilità comunicativa e
gestuale”.
Michela dell’Istituto Isis per sordi Magarotto di Padova
tramite interprete labiale prof. Ilario Stocchero
“Questo è stato il primo anno per me in cui ho assistito al progetto Martina nelle scuole e ciò che a
me è parso più bello è il fatto che vengano coinvolti dei medici che non vengono in classe per fare
una lezione, ma per far capire quanto sia importante prestare attenzione al proprio corpo, senza
aver paura di parlare di tumori. Altra cosa positiva è il fatto di ricorrere ad un linguaggio semplice,
facilmente comprensibile. Ho trovato utili le presentazioni in power-point, come i depliant che
vengono lasciati agli studenti, perché due ore di conferenza, per quanto interessante, sono più
facilmente assimilabili se ci si può rifare ad un supporto anche visivo. La cosa importante del
messaggio che ci hanno trasmesso è stato proprio questo: non aver paura di malattie come il
cancro o quelle sessualmente trasmissibili, perché avere paura non serve a niente. Chiudere gli
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occhi non permette di evitarle. La cosa migliore che si può fare è parlarne in maniera competente,
come attraverso le lezioni di medici, proprio per sapere come difendersi e come riconoscere
magari un sintomo che può permettere di curare un male prima che diventi incurabile”.
Valeria del liceo Fermi di Padova
”Vorrei ringraziare l’associazione perché credo sia importante che i ragazzi sappiano che queste
malattie sono presenti anche fra i giovani. Per esperienza personale posso dirvi che avere
l’informazione che porta il progetto Martina sia una sicurezza in più per tutti quelli che ne hanno
bisogno: quindi grazie”.
Alessandro dell’Istituto Alberti di Abano
Inoltre segnaliamo che, tra le risposte ai questionari di gradimento compilati dagli studenti alla
fine delle nostre lezioni, le più frequenti sono quelle in cui i giovani stessi ci esortano ad informare
anche ragazzi delle scuole medie inferiori. E noi che temevamo di spaventarli parlando di cancro!
Forse noi adulti potremmo imparare molto dai ragazzi, se avessimo l’umiltà di confrontarci più
spesso con loro.
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CONTEN U T O DE LL’ O P US C O L O
In questo opuscolo abbiamo voluto concentrare le informazioni, prendendo
in considerazione i cinque aspetti fondamentali che regolano la vita di ogni persona
dall’adolescenza in poi, aspetti che noi stesse abbiamo trovato inscindibili anche
nel percorso di recupero che abbiamo personalmente sperimentato per raggiungere
il “ben-essere”, constatando che quando la persona è informata ha un percorso di
ripresa molto più facile, in qualsiasi ambito.
I cinque aspetti sono:
1) l’importanza della prevenzione e diagnosi tempestiva dei tumori.
2) la percezione del rischio nell’adolescente e nel giovane adulto;
3) le strategie e le tecniche per ridurre lo stress;
4) l’importanza di una corretta educazione alimentare;
5) l’importanza dell’attività fisica
Suggeriamo, inoltre, di fare particolarmente attenzione ai danni causati dal
fumo.
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- MENO FUMO = SENO + PIÙ SANO
Fumare durante l’adolescenza aumenta le probabilità di ammalarsi
di tumore al seno.
In una ricerca comparsa sulla rivista The Lancet, un gruppo di
epidemiologi canadesi sostiene che il rischio aumenterebbe del
70 per cento rispetto a chi non ha il vizio precoce del tabacco.
Rischiano di più le donne che hanno iniziato a fumare entro cinque
anni dalla comparsa delle mestruazioni, dal momento che in questo
periodo il tessuto mammario è più suscettibile agli effetti degli agenti
cancerogeni derivanti dal tabacco. L’indagine ha interessato 430
donne di età inferiore ai 75 anni iscritte al registro tumori di British
Columbia.
Articolo tratto da Europa Donna Informa, anno 6 • ottobre 2003, p. 9
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SCHEDE INFORMATIVE
ELABORATE
DAI PROFESSIONISTI
RELATORI DEGLI
INCONTRI
NELLE SCUOLE
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IL NUOVO CODICE EUROPEO
CONTRO IL CANCRO
1.
Non fumare; se fumi, smetti. Se non riesci a smettere, non fumare in presenza
di non-fumatori.
2.
Evita l’obesità.
3.
Fai ogni giorno attività fisica.
4.
Mangia ogni giorno frutta e verdura: almeno cinque porzioni. Limita il consumo
di alimenti contenenti grassi di origine animale.
5.
Se bevi alcolici, che siano birra, vino o liquori, modera il loro consumo a due
bicchieri al giorno se sei uomo, ad uno se sei donna.
6.
Presta attenzione all’eccessiva esposizione al sole. È di importanza fondamentale proteggere bambini e adolescenti. Gli individui che hanno la tendenza a
scottarsi al sole devono proteggersi per tutta la vita dall’eccessiva esposizione.
7.
Osserva scrupolosamente le raccomandazioni per prevenire l’esposizione
occupazionale o ambientale ad agenti cancerogeni noti, incluse le radiazioni
ionizzanti.
8.
Rivolgiti a un medico se noti la presenza di una tumefazione; una ferita che non
guarisce, anche nella bocca; un neo che cambia forma, dimensioni o colore;
ogni sanguinamento anormale; la persistenza di alcuni sintomi quali tosse, raucedine, acidità di stomaco, difficoltà a deglutire, cambiamenti inspiegabili come
perdita di peso, modifiche delle abitudini intestinali o urinarie.
9.
Esistono programmi di salute che possono prevenire lo sviluppo di tumori ed
aumentare la probabilità che un tumore possa essere curato. Le donne dai
25 anni in su dovrebbero essere coinvolte in screening per il carcinoma della
cervice uterina con la possibilità di sottoporsi periodicamente a strisci cervicali.
Questo deve essere fatto all’interno di programmi organizzati, sottoposti a controllo di qualità.
10. Le donne a partire da 40 anni dovrebbero essere coinvolte in screening per il
carcinoma mammario con la possibilità di sottoporsi a mammografia. Questo
deve essere fatto all’interno di programmi organizzati, sottoposti a controllo di
qualità.
11. Individui con più di 50 anni dovrebbero essere coinvolti in screening per il cancro colonrettale. Questo deve essere fatto all’interno di programmi organizzati,
sottoposti a controllo di qualità.
12. Partecipa ai programmi di vaccinazione contro l’epatite B.
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Le pagine che seguono riassumono gli argomenti che avete avuto l’opportunità di
ascoltare dagli esperti che avete incontrato a scuola
I L ME LA N OM A
Nel 60% dei pazienti i melanomi si sviluppano su una cute clinicamente normale. La
maggior parte dei soggetti non sviluppa nuovi nei melanocitari durante l’età adulta,
perciò se notaste sul vostro corpo un nuovo neo, dovreste rivolgervi al medico
dermatologo per la valutazione clinica ed eventualmente strumentale del nuovo neo
insorto.
La restante percentuale dei melanomi origina invece da nei preesistenti che possono
essere piccoli nevi congeniti, nevi displastici oppure piccoli nevi comuni.
Il melanoma sopravviene quando i melanociti (cellule pigmento), la maggior parte
dei quali si trova nella cute, diventano maligni. Quando il melanoma si forma nella
pelle viene chiamato melanoma cutaneo.
Il melanoma può svilupparsi su qualunque superficie cutanea. Negli uomini è spesso
localizzato nel tronco (la zona che va dalle spalle ai fianchi), nella testa e nel collo.
Nelle donne, si forma spesso nella parte inferiore delle gambe e nel viso.
L’AUTOESAME
Una volta che sappiamo cosa osservare, quel che conta è conoscere il
proprio corpo e i propri nei e controllarli periodicamente.
È sufficiente che, dopo un bagno o una doccia, vi mettiate davanti ad un
grande specchio ed esaminiate la vostra cute, prima di fronte e poi di schiena, con
l’aiuto di uno specchietto, senza dimenticare anche zone nascoste come la pianta
dei piedi, gli spazi fra le dita e il cuoio capelluto.
Eseguite un autoesame completo almeno una volta al mese.
Nelle persone a rischio maggiore, si raccomanda una visita di prevenzione periodica
ogni 6-12 mesi.
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COME RICONOSCERE UN NEO ANOMALO
Spesso il primo segno che annuncia l’insorgere del melanoma è quindi una
modificazione delle dimensioni, della forma, del colore o della sensibilità al tatto di
uno di questi nei preesistenti.
È per questo che è importante conoscere il proprio corpo: per accorgersi di eventuali
modificazioni.
Per ricordare gli elementi da osservare per riconoscere un melanoma, si può
utilizzare la ben nota “regola dell’ABCDE”:
Asimmetria, Bordi, Colore, Dimensione, Evolutività
ASIMMETRIA: le due metà del neo non hanno la stessa
forma.
BORDI: i bordi sono spesso sfilacciati, dentellati, sfumati
o dal contorno irregolare; il pigmento può diffondersi alla
pelle circostante.
COLORE: il colore è irregolare. Il neo presenta sfumature
di colore nero, marrone, e marrone rossiccio. Si possono
osservare inoltre zone di colore bianco, grigio, rosso,
rosa o blu.
DIMENSIONE: le dimensioni del neo cambiano,
normalmente si tratta di un aumento di grandezza.
I melanomi hanno normalmente le dimensioni della
gomma di una matita (6 mm).
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EVOLUTIVITÀ: quando, nell’arco di poche settimane
o mesi il neo si modifica nella forma, nel colore, nelle
dimensioni, quando diviene rilevato e palpabile (cioè
passandovi sopra il polpastrello si può apprezzare al
tatto un rilievo rispetto alla superficie cutanea), oppure
quando sanguina spontaneamente.
Va ricordato inoltre che i nevi solitamente non danno
alcun segno della loro presenza. Perciò è necessario
porre molta attenzione ad un neo che dà prurito o
bruciore o anche un fastidio mal definibile che duri più
di una settimana.
Quest’ultima caratteristica può essere facilmente
memorizzata
classificandola
con
la
lettera
F: FASTIDIO.
Ci si può rivolgere al proprio medico di base per un primo esame della cute in
occasione di una visita richiesta per qualsiasi altro motivo clinico.
FATTORI DI RISCHIO
Sono stati identificati due diversi tipi di fattori di rischio: quelli legati alle caratteristiche
personali e quelli legati a fattori ambientali.
I fattori di rischio detti “costituzionali” sono:
- il numero di nevi;
- la presenza di nevi atipici;
- la presenza di numerose lentiggini, i capelli rossi o biondi, la scarsa
capacità di abbronzarsi, la facilità alle scottature;
- familiarità per melanoma.
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Per quanto riguarda invece i fattori di rischio ambientali e legati al comportamento
della persona, l’insorgenza del melanoma sembra correlata ad una esposizione
solare intensa ma intermittente, specialmente in aree cutanee non abitualmente
fotoesposte ed allo sviluppo di ustioni solari, in particolare nell’età infantile e
adolescenziale.
E’ sconsigliabile in genere e per tutti (in particolare per i bambini) esporsi tra le ore 11
e le ore 16 senza adeguata protezione e questo anche con un tempo nuvoloso.
Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, che sollecitano
una più attenta osservazione della propria pelle al fine di cogliere il primo segnale di
allarme, accade troppo spesso che il dermatologo si trovi a dover osservare casi di
melanoma in stadio avanzato.
Nei confronti del melanoma, come verso tutti i tumori maligni, l’unico vero approccio
terapeutico consiste nella prevenzione e nella diagnosi precoce. Se diagnosticato
quando le cellule maligne sono localizzate soltanto all’epidermide, il melanoma
cutaneo può essere asportato e definitivamente guarito in quasi il 100% dei casi.
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TU MORE DE LLA M AM M E L L A
L’IMPORTANZA DI CONOSCERE LA STRUTTURA DELLE PROPRIE MAMMELLE
La mammella è costituita da un insieme di ghiandole e tessuto adiposo ed è posta tra la
pelle e la parete del torace.
Prendete nota delle dimensioni e della forma di ciascuna mammella e della posizione dei
capezzoli. È normale che un seno sia più grande dell’altro.
Man mano che riuscite a riconoscere l’aspetto e la sensazione al tatto di un seno sano,
riuscirete anche a notare gli eventuali cambiamenti che possono verificarsi.
È normale che il seno sia noduloso, ciò è dovuto alla conformazione stessa della
ghiandola mammaria, che si presenta come un grappolo d’uva, dove gli acini (deputati
alla produzione di latte durante l’allattamento) sono legati tra loro da tessuto fibroso e
circondati da cellule di grasso.
Questa struttura “nodulare” non deve spaventare: il nodulo tumorale ha una
consistenza del tutto diversa e quando compare, la donna che conosce il proprio
seno lo riconosce.
Vista in sezione della mammella femminile
1. CASSA TORACICA
2. MUSCOLI PETTORALI
3. LOBULI
4. CAPEZZOLO
5. AREOLA
6. DOTTI
7. TESSUTO ADIPOSO
8. PELLE
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Il tumore alla mammella (carcinoma mammario) è una delle patologie femminili più diffuse
ed il segno più evidente della sua presenza è un nodulo che si può sentire anche con le dita
durante un autoesame.
E’ una malattia che, sebbene rara nelle donne giovani, è potenzialmente grave se non
individuata e curata per tempo.
Il tumore del seno colpisce 1 donna su 10.
È il più frequente tumore nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i tumori
che colpiscono le donne.
Nessuno sa esattamente quale sia la causa del tumore alla mammella ed è difficile
determinare quali siano le donne più soggette a questa patologia.
FATTORI DI RISCHIO
Vi sono diversi fattori di rischio per il cancro al seno, alcuni dei quali prevenibili.
L’età: più dell’80 per cento dei casi di tumore del seno colpisce donne sopra i 50 anni.
La familiarità: circa il 10 per cento delle donne con tumore del seno ha più di un familiare
stretto malato (soprattutto nei casi giovanili).
Gli ormoni: svariati studi hanno dimostrato che un uso eccessivo di estrogeni (gli ormoni
femminili per eccellenza) facilitano la comparsa del cancro al seno. Per questo tutti i fattori
che ne aumentano la presenza hanno un effetto negativo e viceversa (per esempio, le
gravidanze, che riducono la produzione degli estrogeni da parte dell’organismo, hanno un
effetto protettivo).
Le alterazioni del seno (cisti e i fibroadenomi) che si possono rilevare con un
esame del seno non aumentano il rischio di cancro. Sono invece da tenere sotto
controllo i seni che alle prime mammografie dimostrano un tessuto molto denso.
Anche l’obesità e il fumo hanno effetti negativi.
SI PUÒ PREVENIRE IL RISCHIO DI
AMMALARSI DI TUMORE AL SENO?
E’ possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi con un comportamento attento e con pochi
esami di controllo elencati più avanti. È bene fare esercizio fisico e alimentarsi con pochi
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grassi e molti vegetali.
Anche allattare i figli aiuta a combattere il tumore del seno, perché l’allattamento consente
alla cellula del seno di completare la sua maturazione e quindi di essere più resistente a
eventuali trasformazioni neoplastiche.
L’autoesame è una pratica importante per conoscere il proprio corpo.
La visita: è buona abitudine fare una visita del seno presso un ginecologo o un medico
esperto almeno una volta l’anno, indipendentemente dall’età.
L’ecografia è un esame molto utile per esaminare il seno giovane, dato che in questo caso
la mammografia non è adatta. Si consiglia di farvi ricorso, su suggerimento del medico, in
caso di comparsa di noduli.
La mammografia, che è il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce, è
l’esame indicato per le donne dai 40 anni in su.
QUALI LE LINEE GUIDA CONSIGLIATE?
La migliore azione di difesa consiste nel seguire le linee guida per una diagnosi precoce
consigliata dall’American Cancer Society:
• 20-39 anni
Autoesame mensile del seno, esame clinico del seno ogni tre anni
• 40-49 anni
Autoesame mensile del seno, esame clinico del seno una volta l’anno,
mammografia ogni 1-2 anni, mammografia di base entro i 40 anni
• 50 anni e più
Autoesame mensile del seno, esame clinico del seno una volta l’anno,
mammografia ogni anno
CONSIGLI UTILI
Gli esperti consigliano di esaminare le mammelle una settimana dopo le mestruazioni.
Se notate noduli, ispessimenti o cambiamenti, rivolgetevi immediatamente al vostro medico.
Gran parte dei noduli del seno sono benigni, ma non lo saprete se non chiedete. Comunque,
la percentuale di sopravvivenza può raggiungere il 100 per cento se c’è un tumore e viene
rilevato allo stato iniziale.
Se conoscete il vostro seno, l’autoesame è quasi un gioco.
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POSIZIONI E METODO PER L’AUTOESAME
DELLA MAMMELLA
L’autoesame della mammella è una tecnica che consente alla donna di individuare
precocemente eventuali trasformazioni delle proprie mammelle.
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La funzione principale dell’apparato genitale, sia maschile che femminile, è quella di
permettere la riproduzione. Molto probabilmente, ora, l’idea di avere dei figli è un pensiero
lontano da te ma, è il momento giusto per rivolgersi ad uno specialista (ginecologo per
le femmine e urologo/andrologo per i maschi) perché la salute dell’apparato riproduttivo
va salvaguardata fin d’ora. Il medico capirà se hai delle patologie benigne e, curandole
in tempo, eviterà che si trasformino in patologie maligne. E’ importante sapere che si può
guarire perfettamente con la conoscenza e la diagnosi precoce.
TUMORE DEL COLLO DELL’UTERO
O DELLA CERVICE
Il cancro del collo dell’utero è al secondo posto tra i tumori che colpiscono le donne,
preceduto solamente dal carcinoma della mammella. Uno dei principali fattori di rischio
per il cancro della cervice è l’infezione da HPV, il Papilloma virus umano, che provoca
la formazione di papillomi, piccoli tumori benigni noti come verruche. Nell’ambito della
famiglia dei tumori occupa, però, un posto tutto particolare in quanto è del tutto prevenibile
o ben curabile se rilevato o trattato precocemente.
L’insorgenza del cancro del collo dell’utero non è in genere un evento improvviso, ma è
caratterizzata spesso da una lenta gradualità di evoluzione, cioè da progressive modificazioni
della mucosa di rivestimento del collo che da normale diventa (per motivi non sempre
riconosciuti) piano piano alterata fino ad arrivare al cancro.
E’ questo particolare andamento evolutivo che permette nella maggior parte dei casi una
diagnosi precoce con conseguente netto miglioramento della sopravvivenza e della qualità
della vita. Ecco pertanto che si chiarisce il senso della prevenzione dei tumori maligni:
sorvegliare e curare quelle lesioni che sappiamo poter essere precancerose.
L’individuazione e il trattamento delle lesioni precancerose è quanto il ginecologo può fare
in senso preventivo per le neoplasie.
Per l’apparato genitale femminile, il cardine fondamentale è la visita ginecologica da eseguire
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almeno UNA volta l’anno. Essa non solo consente un primo orientamento, ma rappresenta
un momento fondamentale del rapporto medico paziente e permette, tra l’altro, di valutare
altre malattie: condilomi, polipi, fibromi, cisti ovariche, il Papilloma virus, etc.
Diversamente da altri tipi di cancro, quello al collo dell’utero non è di carattere ereditario.
Infatti, è un virus ad esserne responsabile. Il suo nome è Papillomavirus Umano (HPV) e
circa il 70% delle donne e degli uomini vengono a contatto con questo virus molto comune
che si trasmette anche per semplice contatto con i genitali.
Quindi il preservativo (che va comunque utilizzato per la prevenzione di molte gravi malattie
sessualmente trasmesse) non è in grado di proteggere completamente dal Papillomavirus.
E’ sufficiente anche un singolo contatto con un partner portatore di Papillomavirus.
Fortunatamente, la maggior parte delle persone che entrano in contatto con il virus non
svilupperanno mai il cancro.
Molte persone colpite dal Papillomavirus umano non evidenziano alcun sintomo né segno,
pertanto possono non sapere di esserne affette. Proprio per questo è così importante che le
donne si sottopongano ad esami ginecologici e al Pap-test.
Sottoporsi al Pap-test non è una cosa di cui preoccuparsi: è un esame semplice ed indolore che
può favorire l’individuazione di alterazioni cellulari anomale prima che si possano aggravare
e che può contribuire a salvarti la vita: può essere eseguito da qualunque medico-ginecologo.
Se non hai sentito parlare di tale virus, non sei l’unica. Sebbene sia comune, infatti, molte
persone lo conoscono poco o per nulla. Il Papillomavirus colpisce sia gli uomini che le donne
e non sempre provoca patologie sintomatiche. E’ stato dimostrato che la maggior parte delle
persone contrae tale virus in età adolescenziale.
Assicurati di sottoporti al Pap-test con la frequenza raccomandata dal tuo medico curante.
Vale la pena prendersi il tempo di farlo, anche se si è molto impegnati e se ci si sente
in perfetta forma: è una passo importante per assumere il controllo della propria salute e
prendersi cura di se stessi.
Ora che lo sai, passa parola e dillo a qualcuno a cui vuoi bene (amici, fratelli, genitori)
La probabilità di progressione delle lesioni è correlata anche ad altri fattori, quali l’elevato
numero di partner sessuali, il fumo di sigaretta, l’uso a lungo termine di contraccettivi, la coinfezione con altre infezioni sessualmente trasmesse.
Si ringraziano i medici che collaborano con l’Associazione nel portare il Progetto Martina
nelle scuole: Bruno Azzena, Domenico Battaglia, Monica Bertocco, Patrizia Bertoli, Matteo
Bordignon, Federica Cavallini, Andrea Cavazzana, Gianluca Cerri, Giuseppe Maio, Domenico
Massari, Luciano Pecoraro, Vito Ruvolo, Leonardo Sartore, Maddalena Tabarracci, Cesare
Tiengo, Vincenzo Vindigni.
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TU MO RE DE L T E S TI C O L O
Il tumore del testicolo è una malattia rara che colpisce i soggetti maschi di età compresa tra i
15 e i 35 anni. Le cellule tumorali si formano a partire dai tessuti di uno o entrambi i testicoli
nei quali si riscontra una crescita anomala e incontrollata di cellule.
A differenza della prevenzione dei tumori della donna, alla quale si presta molta attenzione,
non altrettanto viene fatto per l’uomo.
Eppure sappiamo che per la neoplasia testicolare esistono sintomi e indagini diagnostiche
assai rivelatrici, inoltre, nella grandissima maggioranza dei casi, è oggi curabile anche in
fase avanzata.
Il perfezionamento delle tecniche diagnostiche e la maggior efficacia dei protocolli terapeutici
hanno portato il cancro testicolare a diventare la neoplasia con la miglior prognosi di vita.
In passato molti casi di neoplasia ai testicoli venivano identificati grazie alla visita militare;
oggi che la leva non esiste più è importante intensificare gli sforzi affinché ogni ragazzo si
abitui a controllare i propri testicoli e segnali subito al proprio medico curante la presenza di
qualunque anomalia rilevata.
I testicoli, chiamati anche gonadi, sono le ghiandole sessuali maschili. Si tratta di due
ghiandole a forma di uovo contenute nello scroto (il sacco di cute lassa immediatamente
sotto il pene) in cui nell’uomo avviene la formazione degli spermatozoi e di alcuni ormoni
maschili (ad esempio il testosterone).
Le cause del cancro al testicolo restano sconosciute, anche se diversi fattori di rischio
possono favorirlo:
il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno dei testicoli che resta
nell’addome o nell’inguine (una correzione dell’eventuale discesa incompleta del
testicolo entro il primo anno di vita riduce il rischio di cancro);
la familiarità;
la sindrome di Klinefelter (un difetto dei cromosomi);
lo sviluppo anormale dei testicoli (atrofia testicolare, cioè un testicolo di volume
estremamente ridotto);
l’esposizione materna agli estrogeni.
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È importante recarsi dal medico di base se si nota quanto segue:
rigonfiamento del testicolo;
perdita di volume di un testicolo;
sensazione di pesantezza nello scroto;
dolore sordo nella parte inferiore dell’addome o dell’inguine;
improvvisa formazione di liquido nello scroto;
sangue nelle urine;
rigonfiamento o rammollimento delle mammelle.
Non deve invece destare sospetto:
la presenza di foruncoli o arrossamenti esterni del testicolo;
masse libere all’interno dello scroto, non collegate ad alcuna struttura interna (sono
masse nell’epididimo che danno l’idea di avere un terzo testicolo);
dolore o sensazione di calore avvertiti durante la minzione.
Per una diagnosi precoce sarebbe importante che a partire dai 15 anni i ragazzi eseguissero
un autoesame una volta al mese per individuare l’eventuale insorgenza di una formazione
sospetta. L’esame andrebbe effettuato dopo una doccia o un bagno caldo, che rilassano lo
scroto.
COME SI FA L’AUTOESAME
1. Porsi di fronte ad uno specchio e verificare che non vi siano rigonfiamenti sullo scroto;
2. esaminare ogni testicolo con entrambe le mani, mettendo indice e medio nella zona
inferiore e pollice in quella superiore. Eseguire un movimento rotatorio delicato (non
bisogna sentire alcun dolore) e non allarmarsi se un testicolo sembra un po’ più grosso
dell’altro: è del tutto normale;
3. trovare l’epididimo, cioè la morbida struttura tubulare che si trova dietro al testicolo e
che trasporta lo sperma e che a un occhio inesperto potrebbe essere scambiato per una
massa sospetta. Ricordare che nell’epididimo non si formano tumori;
4. se invece le formazioni sono nella parte posteriore (molto più frequentemente) o in quella
anteriore del testicolo, chiedere subito parere al medico. L’anomalia può essere dovuta a
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un’infezione, ma se fosse causata da un tumore non bisogna perdere tempo;
5. ricordarsi che tutte le masse che possono muoversi liberamente all’interno del testicolo
non sono di origine maligna.
Grazie ai progressi degli ultimi anni, oggi 9 casi di tumore al testicolo su 10 si curano con
successo.
Qualora dovesse rendersi necessario il ricorso alla chirurgia ricordiamo che un solo testicolo
è sufficiente a garantire tutte le normali funzioni e il ritorno alle attività quotidiane di vita.
Attualmente, rispetto al passato, si rivolge una maggiore attenzione all’aspetto procreativo, la
gran parte dei giovani pazienti viene di prassi inviata alla banca dello sperma per effettuare la
crioconservazione del seme, che oltre ad essere il miglior certificato di garanzia attualmente
disponibile per una futura paternità, mette spesso i pazienti in una serenità psicologica tale
da consentirgli di superare al meglio un’esperienza difficile.
È importante non farsi prendere da imbarazzi e pudori e recarsi dallo specialista qualora
l’autoesame avesse portato alla luce qualche sospetto.
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RELAZIONI ELABORATE
DAI
PROFESSIONISTI
CHE OPERANO
ALL’INTERNO
DELL’ASSOCIAZIONE
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LA PERCEZIONE DEL RISCHIO
NELL’ADOLESCENTE E NEL GIOVANE ADULTO
È pericoloso mostrare all’uomo quant’è limitato
senza mostrargli assieme la sua grandezza;
egualmente pericoloso è fargli vedere troppo la sua grandezza
senza mostrargli i limiti;
ma il pericolo maggiore sta nel lasciargli ignorare sia l’uno che l’altro.
(BLAISE PASCAL)
INTRODUZIONE
Immaginate di essere alla guida della vostra auto o del vostro motorino e di vedere
una lucetta rossa che si accende sul cruscotto o sentire un rumore strano che proviene dal
motore.
Immaginate ora di pensare che non può succedere a voi di avere un qualsiasi
guasto, capita agli altri ma non a voi, ed immaginate che questa idea vi faccia sentire
“potenti”, “forti”, “sicuri”, “a vostro agio”: le cose sono esattamente come le desiderate.
State sottostimando il rischio e ciò vi espone a sicuro disagio.
Vedete o sentite un segnale di pericolo ma non lo considerate importante.
Sarebbe facile valutare diversamente questo segnale e prevenire il danno, ma non
lo fate, sedotti ed ammaliati dall’idea di intoccabilità e di invincibilità.
Ed è difficile sostenere che questa sia una condizione “rara” poiché caratterizza
comportamenti abbastanza frequenti nell’adolescente e nel giovane adulto, come ad
esempio la guida spericolata dopo la discoteca o l’assunzione di droghe o l’abuso di alcolici
o quelle innumerevoli “sfide ritualizzate” dove spesso è in gioco la vita.
L’idea che non può succedere a voi favorisce che vi succeda.
Come mai vi capita questo ?
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PERCEZIONE DEL RISCHIO E CONDOTTE A RISCHIO
L’adolescenza è un periodo di transizione, in cui il soggetto lascia l’età infantile e
si proietta nel mondo adulto cercando una propria identità, una personalità coerente, una
propria visione delle cose.
Agli adolescenti è richiesto di superare alcuni “compiti di sviluppo”, che se svolti
in modo costruttivo e positivo favoriscono una condizione di benessere, un aumento
dell’autostima, uno sviluppo armonioso con il contesto e pongono, infine, le basi per il
successo nei compiti di sviluppo delle fasi successive. Tali compiti si riferiscono alla sfera
personale e socio-istituzionale.
L’attuazione di comportamenti a rischio nell’età adolescenziale è esperienza
frequente ed è ritenuta un mezzo per affermare la propria identità, per guadagnare il rispetto
e la considerazione degli adulti, per costruire relazioni sociali e affettive, quindi per sentirsi
integrati nel gruppo di appartenenza.
Nel periodo adolescenziale le condotte rischiose sembrano fornire al giovane
una via d’uscita alle insicurezze e alle incertezze sperimentate in questa fase e sembrano
permettere il raggiungimento di obiettivi imprescindibili, come l’affermazione della propria
identità. La conoscenza di sé, in questo periodo, avviene anche attraverso l’esperienza dei
limiti.
Numerosi studi mostrano che gli adolescenti hanno bassi livelli di percezione e/
o considerazione delle possibili conseguenze derivanti dall’attuazione di comportamenti a
rischio: seppur perfettamente in grado di valutare il potenziale rischio associato ad una
condotta “spericolata”, essi ne sottostimano e/o presentano un ridotto interesse per le
possibili conseguenze.
Un’importante teoria sulla motivazione che spinge gli adolescenti a compiere azioni
a rischio è la Teoria dei Comportamenti Problematici di Jessor e Jessor, la quale sostiene
che la formazione dei comportamenti a rischio è determinata da fattori motivazionali dello
sviluppo e da componenti sociopsicologiche. La personalità, le convinzioni e i comportamenti
che ricevono l’altrui approvazione sono ritenuti determinanti nell’influire sulla percezione del
rischio.
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Un altro importante fattore che influenza la percezione del rischio degli adolescenti
è la tendenza a pensare di essere invulnerabili, immuni dal subire le conseguenze di
condotte rischiose e di supporre che solo gli altri siano esposti alle conseguenze indesiderate
dell’esperienza negativa. Questo atteggiamento deriva anche dall’egocentrismo, tipico di
questa età, definito come la tendenza a proporre se stesso al centro di ogni evento, che fa
sentire l’adolescente come unico, al centro dell’attenzione, immortale ed onnipotente.
È molto significativo, a tal riguardo, il dilagante fenomeno delle “nuove droghe”
(amfetamine, cannabinoidi, cocaina, ecstasy) assunte dagli adolescenti nella convinzione
che non generino dipendenza e/o tolleranza ed attuando così condotte a rischio che
comportano spesso esiti molto deleteri. La mancata consapevolezza della pericolosità
appare correlata in questo caso ad una forte spinta di appartenenza al gruppo (dipendenza
sociale) che trasforma l’assunzione in un rituale iniziatico.
Dal punto di vista sociale alcune ricerche mostrano l’importanza del gruppo dei pari
nel favorire condotte rischiose; l’adolescenza è, per eccellenza, il periodo in cui l’individuo è
maggiormente soggetto all’influenza del gruppo. Lo sviluppo dell’identità si realizza attraverso
la ricerca di nuovi valori e nuove identificazioni al di fuori della famiglia: il gruppo dei coetanei
rappresenta un’istanza autorevole, che impone un sistema di norme. L’accettazione nel
gruppo passa attraverso regole rigide ed influenza fortemente il comportamento dei singoli
nei confronti delle norme di sicurezza.
PERCEZIONE DEL RISCHIO E SALUTE
La sottostima del rischio interessa anche le condotte salutistiche e di prevenzione
delle malattie di cui attiene la Psicologia della Salute, che è l’insieme dei contributi
specifici (scientifici, professionali, formativi) della disciplina psicologica, per la promozione
e il mantenimento della salute – per la prevenzione e il trattamento della malattia – per
l’identificazione dei correlati eziologici e diagnostici della salute, della malattia e delle
disfunzioni associate – per l’analisi e il miglioramento del sistema di cura della salute e per
l’elaborazione di politiche della salute stessa.
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La rappresentazione della malattia nell’immaginario delle persone genera una
serie di atteggiamenti rilevanti sul piano delle conseguenze cliniche, come, ad esempio,
la tendenza a minimizzare i sintomi, procrastinando l’intervento, oppure ad accentuarli,
rendendo problematico lo stesso intervento.
Nel caso specifico del cancro si riconosce una quota rilevante di insuccesso nei
trattamenti proprio a causa di un intervento tardivo.
Il contributo attuale della psicologia della salute consiste sia nel favorire la
prevenzione e la cura della malattia, sia nel promuovere la salute, intesa come elemento
dinamico-evolutivo, inserito all’interno di un’interezza biopsicologica (la persona).
Attualmente i modelli di promozione della salute non sono più solamente “informativi”,
spesso troppo poco efficaci (è noto come non sia sufficiente essere informati su possibili
comportamenti rischiosi per evitarli), ma soprattutto “formativi”, dove aspetti informativi e
motivazionali si intrecciano vicendevolmente.
Si è constatato che l’orientamento cognitivo più efficace per indurre comportamenti
di prevenzione e collaborazione è costituito da un atteggiamento di “timore fiducioso”,
espressione della corretta integrazione tra consapevolezza dei fattori di rischio e strategie di
padronanza, in mancanza delle quali si otterrebbe un aumento dell’ansia, con il conseguente
ricorso a strategie disfunzionali, come l’evitamento e la negazione.
Un’ulteriore evoluzione delle strategie di promozione della salute è stata resa
possibile dall’introduzione del concetto di “autoefficacia”, costrutto cognitivo che esprime
“la convinzione di avere la capacità di gestire efficacemente il problema e di raggiungere il
risultato auspicato”.
A. Bandura con il costrutto dell’“autoefficacia percepita” introduce un importante
concetto per capire i meccanismi attraverso i quali le persone prendono coscienza di sé,
contribuendo attivamente a promuovere la propria salute.
Si è visto che le convinzioni di autoefficacia influenzano i processi cognitivi ed
emozionali, in particolare la scelta delle azioni da intraprendere e degli obiettivi da perseguire,
la perseveranza di fronte ad ostacoli ed insuccessi, il proprio benessere psicologico e il
concetto di sé.
40
Un dato molto utile per chi si occupa di promozione della salute è che l’aspettativa
di efficacia può essere misurata ed incentivata. Molte ricerche, inoltre, hanno mostrato una
correlazione positiva tra senso di autoefficacia e comportamenti di prevenzione, promozione
della salute e collaborazione consapevole.
Ricerche italiane hanno osservato che alcune forme di autoefficacia percepita
portano a saper gestire le proprie emozioni, a resistere alle pressioni dei pari che spingono
a compiere atti di trasgressione ed a migliorare la capacità di relazionarsi con gli altri.
Un problema che coinvolge oggi non solo la psicologia, ma anche la medicina,
è lo scarso rilievo dato alle attività di prevenzione e di promozione della salute, in forte
controtendenza rispetto a quanto sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; non
si tiene nella dovuta considerazione che un largo numero di patologie siano attribuibili a
comportamenti a rischio evitabili e che quindi sarebbe più efficace cercare di cambiare i
fattori comportamentali che contribuiscono all’insorgenza della patologia stessa.
41
La vera prevenzione è psicologica.
Tutti gli altri sono strumenti di prevenzione.
(ALBERT BANDURA)
CONCLUSIONI
I comportamenti legati alla salute e lo stile di vita in età adulta sono il prodotto dello
sviluppo adolescenziale; specifici comportamenti possono aumentare il rischio di insorgenza
di alcune malattie: risulta di fondamentale importanza perciò la realizzazione, in questa fase
della vita, di specifici progetti di promozione e di educazione alla salute.
La paura di ammalarsi (la minaccia percepita) perciò, dovrebbe essere
compensata dall’aspettativa di efficacia sulle terapie (la possibilità di gestione), evitando
così sia le distorsioni pessimistiche (fobia ipocondriaca), sia quelle ottimistiche (senso di
invulnerabilità). Da tale equilibrio dinamico si generano i comportamenti di partecipazione
attiva e intenzionale ai programmi di screening ed al processo terapeutico.
RACCOMANDAZIONI
Non potevamo concludere queste brevi riflessioni sulle condotte a rischio nei
giovani senza offrire alcune semplici ma efficaci indicazioni finalizzate ad ottimizzare la
gestione dei rischi:
1) coltiva la disponibilità a confrontarti anche con opinioni diverse dalla tua, ma
2) sforzati di pensare con la tua testa, non sempre ciò che fanno molti è per questo
giusto;
3) la tua curiosità ed il tuo bisogno di novità sono preziosi ma vanno gestiti;
4) non demonizzare la paura, spesso è giusta ed utile e non è affatto segno di
debolezza;
5) non esitare nel chiedere aiuto se comunque senti di avere difficoltà nel gestire la tua
impulsività.
a cura di
DR.SSA CHIARA VITALONE
Psicologa
DR. EVELINO TREVISAN
Psicologo-psicoterapeuta
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LO STRESS E LA SUA GESTIONE
La nostra mente procura malattie ed essa stessa può guarirle.
(PARACELSO, 1400)
Oggigiorno, che mente, corpo ed emozioni costituiscano un sistema perfettamente
integrato è un fatto scientificamente assodato.
Si è dimostrato, infatti, in numerosissimi studi, che a ogni modificazione dello stato
emotivo si accompagna una modificazione dello stato fisiologico e che esistono, pertanto,
strettissime interazioni e connessioni tra pensieri, emozioni, sistema endocrino e sistema
immunitario, tant’è che la psiconeuroimmunologia, già da decenni studia i rapporti che
intercorrono tra ansia, stress, depressione e malattie.
Oggi siamo in grado di dimostrare che la mente è di grande utilità anche nella
lotta contro il tumore (Fawzy).
Se accanto alle validissime risorse messe a disposizione dalla medicina adottassimo
uno stile di vita più sano, soprattutto dal punto di vista emotivo, gli importanti risultati
raggiunti finora nella lotta ai tumori potrebbero moltiplicarsi.
Non è possibile sfuggire allo stress. Lo stress fa parte della vita, in quanto, come
afferma Hans Seyle (uno dei maggiori studiosi di questo concetto), lo stress è la reazione
aspecifica del corpo a qualunque esigenza gli venga imposta1, e fra queste esigenze
rientrano anche l’indispensabile “lavoro” del cuore, che deve continuare a pompare il
sangue, dei muscoli, che devono muovere il torace per la respirazione, ecc. “Aspecifica”
significa che il corpo ad una data situazione (stimolo, problema, ecc.), deve comunque
adattarsi, riadattarsi, a prescindere dalla natura di tale situazione, e lo fa con medesime
reazioni biologiche in tutti gli esseri viventi, uomini e animali.
Non è la singola situazione stressante a causare dei danni: a produrre effetti
disastrosi è la sommatoria di diversi eventi stressanti.
1
Hans Seyle, Stress senza paura, Rizzoli, Milano, 1976, p. 28)
43
Proprio come ogni meccanismo inanimato si logora, anche se fornito di combustibile
sufficiente, così la macchina umana, sottoposta a un consumo e a un logorio costanti,
finisce per restarne vittima. [...]. Le nostre riserve di << energia di adattamento >> non sono
infinite2.
Non esiste, pertanto, uno stress “buono” o uno stress “cattivo”: esiste solo il
nostro modo di rapportarci ad esso.
Lo stress diviene dannoso quando non possediamo o non mettiamo in atto valide
strategie per controllarlo e/o gestirlo al meglio.
Lo stress va affrontato nel modo più “sano” possibile: uno dei modi più sbagliati
consiste nel cadere in depressione, poiché la depressione è la “madre” di tutte le malattie,
in quanto causa degli squilibri al sistema immunitario.
Esistono tecniche che possono aiutarci a “scrollarci di dosso tutto ciò che ogni
giorno inquina la nostra vita” e a ritrovare, all’interno e all’esterno di noi, un equilibrio più
autentico.
Il primo passo da compiere nel cammino che ci porta a “riappropriarci” del nostro
benessere psicofisico è quello di “fermarci” e chiederci come ci sentiamo, come stiamo
conducendo la nostra vita, e se siamo soddisfatti.
La consapevolezza della nostra immediata realtà (e cioè l’essere consapevoli di
tutto ciò che in un preciso momento – il qui ed ora – stiamo provando e vivendo) aiuta a
mettere in luce i “lati oscuri” che ci impediscono di godere appieno della vita.
Vivendo consapevolmente il/nel presente e “ascoltando” attentamente qualsiasi nostra
“sensazione” corporea e/o mentale, possiamo mettere intenzionalmente in atto le strategie
che ci portano a “purificare” il nostro corpo e la nostra mente da tutti i “fattori inquinanti”
interni (pregiudizi, convinzioni, ecc.) ed esterni (condizionamenti, ecc.), liberandoci così da
quelle “pastoie” che il più delle volte siamo noi stessi a crearci.
2 Ibidem, p. 38
44
Alcuni esempi di queste strategie sono: la meditazione, lo yoga, il training autogeno
e la visualizzazione. Altre tecniche (altrettanto efficaci) sono l’attività fisica3, la musicoterapia
(danzare, cantare), la psicoterapia, scrivere, dipingere e anche pregare4.
Si è dimostrato, infatti, che il rilassamento indotto da queste tecniche ha ripercussioni,
sul piano fisiologico, sugli ormoni che governano le reazioni allo stress e, sul sistema
immunitario.
L’espediente basilare per giungere al rilassamento e, quindi, ad un efficace gestione
dello stress, è quello di concentrarsi sul respiro.
Chiudiamo gli occhi. Inspiriamo profondamente: sentiamo il diaframma che
si dilata, poi espiriamo più lentamente ascoltando l’aria che esce dalla nostra bocca.
Contemporaneamente cerchiamo di immaginare i polmoni, come se fossero due spugne
di mare, che si aprono e si chiudono in un movimento ritmico, calmo, regolare. Quando
inspiriamo i polmoni si dilatano, quando espiriamo i polmoni si restringono.
•
Ripetiamo fino a quando sentiremo tutto quanto il corpo partecipare a questo
movimento respiratorio, come se tutto il corpo si dilatasse quando inspiriamo e si
contraesse quando espiriamo.
•
Lasciamoci sempre più andare a questo movimento, lasciamoci trasportare dal
nostro respiro e sentiamo l’aria che penetra in ogni nostra cellula.
Proviamo a immaginare di essere su una barca ancorata in un mare tranquillo e di
essere cullati al ritmo del nostro respiro. Possiamo immaginare i colori, sentire i rumori,
immergerci in questa immagine come se fossimo là.
[...]. Imparare a respirare bene è di grande importanza per il buon funzionamento
del nostro organismo e non da meno, permette col tempo e l’esercizio, di scoprire quanto
una buona respirazione lenta, profonda, [...], possa indurre sensazioni di maggiore
calma, equilibrio e consapevolezza di sé, specie prima di un esame o di una semplice
interrogazione.
3 Anche una semplice camminata fatta a passo veloce, porta ad un rilassamento di tensioni
(muscolari e non) causate da uno stress eccessivo.
4 La preghiera in occidente corrisponde ad una forma di meditazione profonda.
45
Una buona respirazione è la base per ogni disciplina che includa la concentrazione
e il rilassamento.
Pertanto, abituiamoci a concentrarci sul respiro in momenti di particolare tensione o
malessere sia fisico che emotivo5.
L’importante, quindi, è utilizzare delle tecniche che ci aiutino ad orientarci verso
pensieri nuovi, positivi, e che ci aiutino ad esprimere le parti più spontanee e profonde
del nostro essere (le parti creative di noi stessi, di cui non siamo, o non siamo stati fino ad
un certo momento consapevoli).
In ogni momento della giornata possiamo provare ad allenare la nostra mente
a “ristorarsi” nella calma e nel buon umore, raccogliendo così energie positive per
affrontare meglio ciò che ci sta accadendo o ci accadrà.
La realtà intorno a noi non cambierà, ma ci ritroveremo con più energia e serenità
mentale per affrontarla.
DR.SSA ERIKA LAROSI
Dottore in Psicologia
5 Paola Bertolotti, Nicoletta Buchal, Giovannacarla Rolando, Pensare la salute,
Tecniche creative per ridurre l’ansia e organizzare armoniosamente la propria giornata, pp. 7-9,
in Tumore del seno: Prevenire, Curare, Vivere, FrancoAngeli, Milano, 1999.
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UNA SANA ALIMENTAZIONE
Siamo quel che mangiamo!
Oggi, in una società in cui il corpo è sempre in primo piano (esaltato dai massmedia che lo propongono magro, tonico e in forma) non è facile districarsi tra le tante diete
e i “miracolosi” regimi alimentari, proposti un po’ ovunque, allo scopo di stare in salute
mantenendo il peso forma.
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Come è stato più volte dimostrato, l’alimentazione è un fattore importante nella
“prevenzione” delle malattie, specialmente quelle del “Benessere”, ed allora nutrirsi
correttamente diventa fondamentale nel contrastare la loro insorgenza.
Spesso, a causa di stili di vita sempre meno in sintonia con i nostri ritmi biologici
si mangia in fretta, troppo o male, senza scegliere, accettando ciò che ci propongono o
ciò che è a portata di mano, preferendo cibi “facili” da reperire o preparare, cibi accettati e
condivisi da tutti, cibi veloci, colorati e profumati, senza tenere conto delle nostre necessità
fisiologiche, diverse per ognuno di noi.
In questo contesto di “incertezze di stili alimentari” è d’obbligo la riscossa di
una alimentazione che aiuti a ritrovare il giusto equilibrio tra uomo e cibo, che ne rivaluti
l’antico patrimonio culinario, sociale ed etico, avvicinandoci il più possibile alla sana “dieta
mediterranea” che propone un controllo della qualità e quantità degli alimenti e il rispetto di
alcune semplici regole, considerate “guida” ad un regime alimentare quotidiano corretto.
Tali regole-guida possono essere così riassunte:
1. Preferire cibi di origine vegetale a quelli di origine animale (fibre, vitamine, sali minerali
devono essere sempre presenti nel menù giornaliero).
2. Ridurre sensibilmente l’uso dei grassi di origine animale (burro, lardo, grasso delle
carni).
3. Aumentare l’assunzione di pesce a 2-3 volte la settimana (ottimo il pesce azzurro).
4. Limitare i formaggi come pietanza, specie quelli a pasta dura, stagionati o fermentati
(un’eccezione va fatta per il formaggio grana, ricco di calcio, senza però esagerare,
soprattutto se si fa uso quotidiano di latte).
5. Ridurre il consumo di cibi con elevato contenuto di colesterolo (tuorlo d’uovo, cervello,
fegato, crostacei).
6. Limitare a 5 o 6 la settimana i pasti nei quali si consuma carne, insaccati o loro derivati
(preferire carni magre, bianche, e salumi senza conservanti).
7. Compensare la riduzione di carne con un aumento di legumi ricchi di proteine vegetali
e fibra (fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie).
8. Ridurre al minimo lo zucchero e gli alimenti dolci (preferire, quando non se ne può fare a
meno, miele, zucchero di canna e dolci preparati in casa; sempre in modica quantità).
9. Anche il sale va ridotto, preferire sale integrale o iodato quando lo si può usare. Il sale
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può essere sostituito o integrato con aromi freschi (aglio, prezzemolo, erba cipollina,
rosmarino, salvia, ecc.), utili per dare gusto ai cibi poco salati e poco grassi.
10. Dare la preferenza all’olio di oliva extravergine e all’olio di mais: vanno usati sempre
crudi sugli alimenti cotti o crudi.
11. Pane, pasta e farinacei in genere sono necessari per l’equilibrio della dieta (fonti di
amidi, forniscono energie nel tempo): non vanno eliminati, solo ridotti se necessario, e
calcolati in base alle necessità caloriche individuali.
12. Riso, crackers e pane integrali sono da preferire, specie da chi soffre di stipsi (in questo
caso vanno accompagnati sempre da abbondante acqua).
13. Frutta e verdure, cibi ricchi di cellulosa, vitamine e sali minerali, devono essere
abbondantemente presenti nell’alimentazione quotidiana: minimo 2 o 3 razioni al giorno
(specialmente la verdura; preferirla di stagione, cruda, e poco condita).
14. Bevande: l’acqua naturale, non fredda può essere bevuta a volontà, soprattutto lontano
dai pasti.
Caffè e vino vanno consumati con moderazione; il vino in particolare deve essere di
buona qualità e bevuto solo ai pasti.
Per le bevande dolci, gassate o no, piacevoli al palato, va ricordato che forniscono
calorie non necessarie al nostro organismo.
Importanti sono anche i metodi di cottura degli alimenti; preferire quelli che permettono
di mantenere il più possibile inalterate le caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei cibi
evitando al tempo stesso la formazione di sostanze tossiche; ottima la cottura a vapore,
la bollitura in poca acqua, la cottura senza grassi, quella alla piastra e quella al cartoccio.
Evitare la friggitura e la cottura arrosto.
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Educare ad una sana alimentazione non è facile perché “cibarsi” va al di là del
semplice nutrimento per la sopravvivenza; la vita dell’uomo non è solo fisica ma anche
psicologica e sociale, profondamente correlata con l’alimentazione.
Il cibo, spesso, viene usato come mezzo per migliorare il nostro aspetto: per ingrassare
o dimagrire, rinvigorirci o rimanere in buona salute, a volte per riempire i vuoti dello stomaco
o dell’anima. Attraverso il cibo, infatti, tendiamo a superare le sensazioni di “mancanza”,
ritrovando poi, “sazi”, completezza ed equilibrio tra noi e l’ambiente che ci circonda.
Le abitudini alimentari, buone o cattive che siano, a volte nascono e si trasmettono in
famiglia, di padre in figlio, da un ambiente sociale ad un altro, assumendole in toto.
Per questo motivo l’impegno al raggiungimento di uno stile alimentare idoneo alla
conservazione della salute e di un peso forma ottimale deve essere mantenuto con costanza
e serenità.
DR.SSA ANNA CAVALLINI
nutrizionista - psicologa - psicosomatista
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L’IMPORTANZA DEL MOVIMENTO
Se in qualche modo è possibile esprimere
quello che noi abbiamo sepolto all’interno
e possiamo diventarne consapevoli,
si può evitare la malattia.
(SIGMUND FREUD)
Dal momento che l’essere umano è costituito da due
polarità integrate: il corpo e la mente, qualsiasi evento
che vada a perturbare le funzioni di una delle due parti
avrà effetti importanti anche sull’altra. Sfruttando questo
meccanismo è possibile intervenire positivamente sul
corpo per influenzare la mente, e viceversa.
Tra emozioni (psiche) e movimento (corpo)
esiste una strettissima connessione: i sentimenti trovano
piena espressione nei gesti e nell’atteggiarsi del corpo e
della voce.
Lo stress, le tensioni e le posizioni sbagliate (assunte inconsapevolmente o dovute
a precisi disturbi funzionali), “bloccano” alcune parti del corpo in posizioni inefficienti,
costringono alcuni muscoli a contrarsi, altri a compensare le disfunzioni con un movimento
eccessivo.
Assumere posizioni scorrette, nel corso del tempo può portare ad ulteriori squilibri
psicofisici che, a loro volta, possono causare dei danni alla nostra salute.
Risulta quindi molto importante imparare a riorganizzare i nostri movimenti, a
rivedere gli schemi delle nostre posizioni e ad avere una maggiore percezione del nostro
corpo e di ciò che ci comunica.
L’approccio corporeo è determinante se si vuole far sì che il corpo possa relazionarsi
con i propri disturbi, la propria disorganicità e i propri conflitti (ciò che in qualche modo “rode
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dentro” ed ha bisogno di prendere forma).
Migliorare il movimento significa pertanto trovare un nuovo equilibrio e nuove
possibilità di esprimersi al meglio, in quanto intervenendo su di esso si agisce su tutto il
nostro essere.
L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nell’ambito dell’adozione di stili di vita
sani ed è importante per combattere lo stress6, la passività fisica (che poi diventa anche
passività psichica, e viceversa) e l’isolamento sociale.
Il movimento, infatti, costituisce un mezzo per uno sviluppo psicofisico armonico
e può essere “utilizzato” come occasione di aggregazione e socializzazione (divertendosi,
“giocando” insieme) e anche come “strumento terapeutico” (Fisioterapia di gruppo, Dance
Movement Therapy, Yoga, ...), in quanto la possibilità di potersi esprimere liberamente, di
dare voce − o meglio di “dar corpo” − al proprio mondo interiore, ha un grande potere
“catartico” (liberatorio) e all’interno dei gruppi si sviluppano una serie di dinamiche che
promuovono percorsi che portano all’aumento dell’autostima, alla consapevolezza delle
proprie risorse e della propria creatività, nonché si instaurano significative relazioni sul piano
affettivo.
L’esercizio fisico regolare (associato ad una sana ed equilibrata alimentazione7) è
in grado di prevenire e/o ridurre l’incidenza di varie malattie, e di limitare il rischio di eventuali
complicanze in chi è già affetto da una patologia.
Tra i più semplici tipi di esercizio fisico rientrano: la camminata, l’andare in bicicletta,
la ginnastica dolce, il nuoto e il Nordic Walking.
Vi è un considerevole accordo tra i medici nel sostenere che una camminata di
almeno trenta minuti ogni giorno ed il nuoto (possibilmente in acqua termale, svolto almeno
due ore alla settimana, a cicli nel corso dell’anno) costituiscono una vera e propria “panacea”
contro i principali problemi delle ossa e dello scheletro. La gamma delle attività motorie è
veramente ampissima: scegliete l’attività a voi più confacente e ... “dite NO alla pigrizia!”
6 Il movimento aiuta a “sciogliere” le tensioni (muscolari e non) dovute ad uno stress eccessivo.
7 Dieta ed attività fisica sono tra loro strettamente correlate e si influenzano reciprocamente.
Un’alimentazione non corretta può portare ad un aumento di peso che può essere aggravato da una
vita sedentaria e può favorire l’insorgere di precise patologie (diabete, ipertensione, disturbi
cardiovascolari, ecc.).
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IL NORDIC WALKING
L’attività motoria è un ingrediente
essenziale del nostro buono stato di
salute; siamo, dalle origini, strutturati
per il movimento e la sedentarietà è
causa, nel nostro organismo, di varie
disfunzioni tanto da essere un importante
fattore di rischio per molte malattie.
Per la scienza medica non vi è più alcun
dubbio che l’esercizio fisico, praticato in
modo corretto, è una potente arma preventiva nei confronti delle malattie cardio-vascolari.
Le attività fisiche più adatte al nostro benessere sono quelle dinamiche o aerobiche, come
camminare, correre, pedalare, fare sci di fondo, nuotare, ecc.; sono ben tollerate dal nostro
sistema cardio-circolatorio, anche quando lo stato di salute non è più ottimale, perché lo
sforzo è più graduabile. Provocano un aumento della frequenza cardiaca proporzionale alla
intensità dello sforzo e quindi la loro prescrizione risulta più facile potendo essere ‘dosata’
su parametri semplici e affidabili quali appunto la frequenza cardiaca (rilevabile facilmente
con i cardio-frequenzimetri, ormai diffusi).
Negli ultimi anni si è diffusa anche in Italia, con ritardo rispetto ai paesi del nord e centro
Europa, la pratica del Nordic Walking, ovvero ‘camminata nordica’, ideata inizialmente come
allenamento estivo per lo sci di fondo. Si avvale dell’uso di particolari bastoncini (diversi,
ma non troppo, da quelli spesso usati dalle nostre parti per le camminate in montagna)
che non hanno solo funzione di appoggio e stabilità ma anche di spinta. Il gesto tecnico,
coordinando gambe e braccia, deve essere eseguito correttamente ma non è difficile da
imparare, soprattutto con la guida di un esperto istruttore nelle fasi iniziali.
La peculiarità di questa disciplina è il coinvolgimento di ampie masse muscolari,
anche della parte superiore del corpo (braccia, spalle, schiena), quindi è molto armonica
e tra le più complete attività di tipo aerobico, simile allo sci di fondo (attività aerobica
per eccellenza, in cui si registrano i massimi livelli di consumo di ossigeno, parametro
che misura l’efficienza cardio-metabolica del nostro organismo). Tra gli altri vantaggi,
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e non da poco, elencherei anche i seguenti: facilità di esecuzione in tutte le stagioni e
su svariati percorsi immediatamente accessibili; possibilità di graduare bene l’intensità
dello sforzo anche in salita (si varia da una elevata intensita, di tipo agonistico, a livelli
di sforzo lievi adatti anche all’anziano cardiopatico); scarsa probabilità di traumatismi,
i bastoncini danno equilibrio e stabilità e riducono il carico sulle articolazioni degli arti
inferiori; infine, perché no, tutti i benefici, fisici e psicologici, dell’aria aperta e della natura.
Credo quindi che il Nordic Walking vada assolutamente incentivato, anche con percorsi
dedicati, perché è una attività motoria ideale per il mantenimento del nostro stato di salute.
I BENEFICI DEL NORDIC WALKING
Il Nordic Walking è adatto a tutti non presentando particolari controindicazioni e come tutte le
attività di tipo aerobico possiede le caratteristiche di allenamento del sistema cardiocircolatorio
(muscolatura cardiaca e circolazione sanguigna) e l’aumento della capacità aerobica
(migliora il trasporto dell’ossigeno nell’organismo –VO2 max.). Il corretto uso dei bastoncini
alleggerisce parte del peso corporeo sulla colonna vertebrale e su arti inferiori favorendo un
miglior lavoro articolare generale con un incremento dello sviluppo delle capacità coordinative
e dell’equilibrio. Il Nordic Walking ha anche effetti positivi su persone con problemi di schiena.
Esso favorisce enormi miglioramenti su persone con danni alla schiena causati da errori di
postura. La colonna vertebrale diventa più mobile, l’intera muscolatura del busto migliora, e
si rinforza, migliora anche l’irrorazione sanguigna nella parte superiore del corpo. Le tensioni
alla nuca e alle spalle si riducono. In molte cliniche della Scandinavia e della Germania cosi
come in Svizzera e in Austria, il Nordic Walking viene già impiegata come terapia riabilitativa.
Il Nordic Walking è inoltre l’attività ideale per perdere peso. E’ indiscutibile che per dimagrire
bisogna abbinare una buona attività fisica ad una alimentazione attenta e bilanciata. Nel
Nordic Walking la frequenza cardiaca aumenta del 13% circa e il consumo energetico
incrementa fino al 46% rispetto a discipline sportive simili. Per questo motivo con una
adeguata attività aerobica (es. Nordic Walking ad una intensità tale da poter mantenere
velocità costante per almeno 40-50 minuti) viene notevolmente stimolato il consumo dei
grassi, che nel nostro metabolismo, vengono utilizzati solo dopo un certo tempo di attività.
Studi preliminari dimostrano che le persone praticanti il Nordic Walking riescono a svolgere
attività fisica in maniera più duratura e tenace rispetto ad una normale passeggiata e per
questo migliorano il loro metabolismo ed il benessere psico-fisico.
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MEDICINA E NORDIC WALKING
Al Dipartimento di Reumatologia del Malmö University Hospital (Svezia) è
stato dimostrato come il Nordic Walking, eseguito ad intensità medio-alta, ha
significativi effetti benefici su donne affette dalla Sindrome di Sjögren, una malattia
autoimmune simile all’artrite reumatoide. Quarantacinque minuti ripetuti tre volte a
settimana per 12 settimane fanno sopportare maggiormente la fatica muscolare ed
allontanano i fenomeni depressivi riscontrati invece in pazienti che non lo praticano.
Questo sport è ampiamente diffuso nelle popolazione scandinave ed è per questo materia
di ricerca per i medici dello sport.
Ma il Nordic Walking non ha solo benefici fisici. Monitorando l’attività ricreativa dei cittadini
viennesi in una foresta urbana, è stato osservato come rappresenti una valida alternativa
al jogging durante le sere, ma soprattutto nelle ore mattutine. Si intuiscono dunque le
potenzialità di questo sport anche sotto l’aspetto sociologico e della vita di relazione. Aiuta a
riscoprire luoghi naturalistici che normalmente vengono trascurati per far posto agli impegni
quotidiani che la vita ci impone. Aria salubre e Nordic Walking sono un’accoppiata perfetta.
parere del Cardiologo Dott. Giorgio Soravia (Osp. Pieve di Cadore – BL)
e del Biologo ricercatore Dott. Diego Vanin
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LA DANZAMOVIMENTOTERAPIA
La Danzamovimentoterapia (DMT) è una disciplina
specifica che predilige nel suo approccio il linguaggio corporeo,
il movimento, la pratica della danza e la dimensione creativa.
Abbraccia così il mondo emotivo, cognitivo e relazionale e si
propone di migliorare la qualità della vita della persona.
La Danzamovimentoterapia, nata come approccio
clinico, esprime anche risorse, competenze e tecniche rivolte al
lavoro psicosociale, pedagogico e formativo.
A cosa serve
− Serve ad approfondire la conoscenza del proprio corpo e delle sue potenzialità;
− serve a ricercare e ricreare un’armonia psicofisica, abitando pienamente la realtà
del corpo e rispondendo ad una ricerca all’interno di sé.
Nella routine quotidiana, la maggior parte di noi vive senza vedere, né capire
il linguaggio con cui si esprime il corpo. Ma proprio in esso risiede la verità della nostra
esperienza, per questo diventa importante approfondirne la conoscenza, scoprire ed
utilizzare le proprie capacità espressive.
Capire cosa il corpo vuole dirci, quali sono le reali esigenze, decodificare i messaggi
che ci invia significa poter dare una risposta significativa ed adeguata, soprattutto personale
ed assolutamente “vestita” su di sé. Ciascuno è invitato a vivere il privilegio e la libertà di
“prendersi in mano”, di prendersi cura di sé . Poco alla volta si scopre in grado di “dire la
sua” rispetto al proprio benessere ovvero al proprio “star bene”, a cosa lo fa stare bene o
male. L’ultimo passo è permettersi di scegliere e di trovare la propria strada, sostenuti da
un’energia che scaturisce dalla scoperta di nuove potenzialità.
In DMT il movimento e la danza, componenti insite in noi ma troppo spesso nascoste
e dimenticate, divengono il mezzo di lavoro privilegiato, divengono il punto d’incontro con noi
stessi e con gli altri. Con questo approccio, cerchiamo di allenare i nostri sensi a percepire
la bellezza del mondo che ci circonda, a sentirla, a vederla, a provarla: il nostro respiro ci
collega con tutto e con tutti, con la terra stessa, che ci dà la possibilità di sentire la sostanza
dentro ed intorno a noi. E questo equivale a scoprire quanta bellezza c’è in noi, quanta forza,
quanta dolcezza, quanta voglia di vivere!
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È dunque un’esperienza rivolta a tutti coloro che vogliono dedicare un po’ di tempo
per sentirsi bene, per prendersi cura di sé, per ricercare un’armonia con se stessi e con gli
altri, per riscoprire nuova grinta.
Nella DMT le persone possono anche imparare a controbilanciare le forze con le
quali si trovano a misurarsi di giorno in giorno, in maniera ‘elegante’. Si allena e si impara
una flessibilità di fondo che serve a superare gli ostacoli della vita quotidiana. Le alghe
attraversano tutte le bufere grazie alla flessibilità; il funambolo si adatta ad ogni variazione
della corda grazie alla flessibilità.
Nella DMT si trasmette e si scopre lo spazio in cui ciascuno può essere flessibile.
Ciascuno viene stimolato e aiutato a trovare i propri punti di riferimento. Sentirsi bene nel
proprio corpo è il passo che si propone, ed è un lavoro fatto in quello ‘spazio di confessionale’
che si crea tra allievo e terapeuta, tra un partecipante e l’altro, all’interno del gruppo.
A chi è rivolta
− A tutti coloro che vogliono approfondire la conoscenza del proprio corpo e delle sue
potenzialità;
− a chi vuole tradurre la conoscenza in consapevolezza corporea;
− a chi vuole riscoprire un’armonia ed utilizzare le proprie capacità espressive;
− a chi vuole sbloccare energie represse, ‘dare corpo’ e manifestare emozioni
negate;
− a chi vuole trasformarsi ed evolvere;
− a chi considera importante ESPRIMERSI, per COMUNICARE, per ESSERE, per
CREARE;
− a chi ha voglia di rimettersi in gioco a qualsiasi età per riprendersi lo spazio del
sorriso e la libertà di abitare il mondo!
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Che cosa propone il percorso
di Danzamovimentoterapia?
Va specificato che, nonostante il nome, ha poco a che fare con la “danza” così
come comunemente la intendiamo. Si tratta piuttosto di sperimentare la possibilità di
esprimere un movimento o un gesto, di far parlare parti del corpo spesso lasciate a tacere,
di riappropriarsi di spazi fisici e virtuali sovente dimenticati. Nel divertimento, nella serenità
e giovialità degli incontri si raggiunge pian piano una più profonda consapevolezza di sé e
delle proprie potenzialità.
Il primo a rispondere è il corpo: una miglior coordinazione e l’acquisizione di
possibilità di movimento sono lo sfondo su cui gioca tutto il resto del percorso. Poi, a poco
a poco le diverse espressioni, che possono anche coincidere con una danza, divengono
significative di un mondo interiore che viene portato alla luce e che è del tutto personale e
particolare.
Questo servizio offre spazio a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco
con la pazienza e la discrezione che richiede un percorso a volte faticoso, ma sicuramente
rimunerativo e di soddisfazione.
DR.SSA PAOLA VARRICCHIO
Laureata in Fisioterapia
Dance Movement Therapist Istituto Riza
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59
LO YOGA
Una leggenda narra che un giorno un pesce, nuotando nell’oceano
Indiano nei pressi di una caverna, rimase affascinato da una melodiosa
voce che proveniva dall’interno e che, scoprì, apparteneva al dio
Shiva8, intento ad illustrare alla sua amata sposa Parvati le magiche
posizioni (Asana) da lui stesso create e riservate esclusivamente
agli dei. Appresi questi insegnamenti, il pesce subì una metamorfosi,
acquistando il corpo di uomo dal nome Matsyendra (in sanscrito
“pesce fatto uomo”). Questi, da quel giorno cominciò a tramandare
ai suoi discepoli, in gran segreto, le tecniche apprese direttamente
dal dio, divenendo così il primo yogin.
La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita Yuj che significa “unificare”, “riportare all’unità”,
“aggiogare insieme”. Si traduce meglio con la parola “disciplina” come, appunto, mettere
il giogo sul collo ai buoi per tenerli meglio a bada.
Per “unione”, nello Yoga, si intende unione (incontro) con se stessi, unione tra gli esseri
umani, unione dell’individuo con la natura e, fondamentalmente, unione con l’Assoluto;
l’anima individuale (jivatma), dunque, viene ricondotta al suo originario stato di unione
con l’anima universale e divina (paramatma). La parola “unione” sintetizza perfettamente
il significato dello Yoga, che si pone come obiettivo: l’unione della mente, del corpo e del
respiro, per raggiungere un elevato livello di consapevolezza e di conoscenza di sé.
Lo Yoga, sin dalla sua diffusione in Occidente, è stato definito una scienza, una
filosofia, una religione, un’arte, una moda, una disciplina olistica che racchiuda in sé
tutti questi aspetti... Parlare oggi di Yoga è più attuale che mai. Il termine “stress” è
divenuto una costante di ogni conversazione e molte persone sono consapevoli della
necessità di modificare in qualche maniera il ritmo, rallentare la corsa. Gli impegni,
il lavoro, le responsabilità in genere, si aggrovigliano nella mente di ciascuno,
mettendola a dura prova. E non è sufficiente, in questo contesto, dedicarsi ad uno
sport, ammesso che se ne trovi il tempo. Le ginnastiche sono utili, ma non aiutano
del tutto a smaltire lo stress o, meglio, a prevenirlo.
Lo Yoga, che non ha solo una funzione spirituale, ma anche terapeutica, non invade
l’organismo, perché è l’individuo che, giunto ad un certo livello di consapevolezza del proprio
corpo, entra nel respiro, nella posizione, senza alterare i naturali equilibri psico-fisici.
a cura della DR.SSA LILI VUCIC
8 Shiva è un Dio indù che, insieme a Brama (“Il creatore”) e Visnù (“Il conservatore), fa parte della trimurti
vedica, la triade induista. Detto anche “Il Benefico”, a Shiva viene frequentemente attribuita la funzione
di distruggere l’universo, alla fine di ogni ciclo cosmico.
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COSA OFFRE L’ASSOCIAZIONE
“NOI E IL CANCRO-VOLONTÀ DI VIVERE”
L’Associazione “Noi e il Cancro-Volontà di Vivere” ONLUS, nata nel 1979,
persegue obiettivi socio-sanitari, in quanto è un centro di riabilitazione psico-fisica per i
malati oncologici in genere e, in modo specifico, per la donna operata di tumore alla
mammella. Allo scopo, ha messo in essere, presso la propria sede, una serie di servizi mirati
e continuativi, che vengono offerti gratuitamente ai numerosi pazienti che ne fanno richiesta
e la cui efficacia è da tempo scientificamente comprovata.
Autonoma, apolitica, priva di scopi di lucro, l’Associazione ha cercato di creare per
questi malati un punto di riferimento preciso, al quale rivolgersi per qualsiasi problema di
ordine psicologico, fisico o di altro genere: un aiuto che serve a rendere meno traumatizzante
possibile l’impatto dei pazienti con il ritorno alla vita normale, e a rimuovere e modificare, in
positivo, errate abitudini di vita, sia dal punto di vista psicologico che dell’igiene naturale.
La gestione è affidata a volontarie (per l’80% pazienti guarite), le quali vengono
formate all’assistenza specifica dei malati neoplastici. Ciascuna, nel tempo che mette a
disposizione dell’Associazione, ricopre, secondo le proprie inclinazioni, ruoli utili al buon
andamento del Centro. Il campo di attività va dall’assistenza alle neo-operate in ospedale e/o
a domicilio, all’organizzazione di convegni, al coordinamento dei servizi, all’amministrazione,
al lavoro di segreteria e di editoria, alla formazione e all’informazione sulla prevenzione e
diagnosi precoce dei tumori dell’adulto e dei giovani.
Con le volontarie collaborano in sede anche tecnici e specialisti formati ad hoc e
retribuiti dall’Associazione per garantire la continuità e la qualità dei servizi offerti: si tratta di
psicologi, fisio-kinesiterapisti, insegnanti di yoga e dietologi.
L’Associazione comunica con i propri soci tramite un notiziario trimestrale, e
collabora con le Istituzioni, e con altri organismi aventi finalità analoghe, a livello locale,
nazionale ed europeo.
Poiché dall’esperienza accumulata nei vari decenni, si è rilevato che per un
paziente trovare un punto di riferimento nel proprio territorio favorisce una migliore qualità
di vita anche ai fini della guarigione, negli ultimi anni “Noi e il cancro-Volontà di Vivere”
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ha promosso la nascita di altri gruppi simili, nelle Province di Padova, Venezia, Treviso,
Vicenza, Potenza e Campobasso.
L’Associazione gode del riconoscimento di personalità giuridica; è iscritta nei
Registri del Volontariato regionale, provinciale e comunale; è membro della Consulta
Femminile del Comune di Padova, della Federazione Nazionale Associazioni Donne
Operate al Seno (FADOS), del Movimento di Opinione Europa Donna e della Conferenza
Europea Reach to Recovery.
L’impegno dell’Associazione si sviluppa su diversi piani:
• Assistere il maggior numero possibile di persone malate, offrendo gratuitamente servizi
atti alla loro riabilitazione e, parallelamente,
• condurre con tenacia, specialmente nelle nuove generazioni, azioni di
sensibilizzazione circa l’educazione alla salute, specie per l’importanza che ha la
diagnosi precoce dei tumori.
• promuovere la solidarietà attraverso azioni di volontariato
Per la riabilitazione psicofisica e sociale delle proprie socie, l’Associazione − sin
dalla sua costituzione − ha istituito e continua a mantenere attivi i seguenti servizi:
Consulenza psico-oncologica integrata
• Pronto soccorso psicologico (tel. 347 – 2787010);
• Psicoterapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo;
• Analisi e verifica sull’operato delle volontarie;
• Gruppo di auto-aiuto.
Fisiokinesiterapia
• Ginnastica specifica per le neo-operate e ginnastica di mantenimento come prevenzione
al linfedema post-intervento e recupero psicofisico;
• Tecniche di rilassamento, training autogeno, yoga, tai chi chuan;
• Danza-movimento Terapia;
• Linfodrenaggio manuale;
• Nordic Walking.
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Assistenza alla persona - campo di intervento delle volontarie
• Accoglienza e ascolto diretto in sede;
• Ascolto telefonico − come pronto soccorso per le persone in crisi acuta;
• Prova protesi e corsetteria;
• Assistenza ospedaliera a chi affronta l’intervento, con consegna di materiale informativo
e, ove necessita, di protesi provvisoria, gratuitamente;
• Assistenza al servizio di fisioterapia;
• Assistenza ai vari servizi di psicologia;
• Accompagnamento di persone in difficoltà ai controlli e alle terapie;
• Consulenza pratiche burocratiche;
• Reperimento corsie preferenziali per ottenere con urgenza esami strumentali e/o
specialistici (mammografie, ecografie, visite ginecologiche, ecc.);
• Fornitura (con agevolazioni economiche) di tutori elastici per le persone che hanno
problemi di linfedema.
Interventi socio-educativi
• Seminari aperti a tutti di educazione comportamentale atti a migliorare la qualità della
vita;
• Sfilate propedeutiche di abbigliamento (dal reggiseno all’abito), con le stesse donne
operate, per facilitare l’accettazione del cambiamento del proprio aspetto;
• Realizzazione di opuscoli-libri riportanti informazioni, consigli utili, esperienze dirette
di fallimento, vittoria, nuove consapevolezze, cambiamenti, nuovi stili di vita, appresi e
comunicati durante il periodo di malattia e convalescenza della persona ammalata. Detto
materiale è molto richiesto dai laureandi, dalle Università e da tutti quegli Organismi che
a livello locale e nazionale operano per la valorizzazione e la tutela della persona;
• Aiuto pratico di supporto per la creazione di nuovi gruppi sia in Provincia che nella
Regione;
• Spot TV informativi;
• Corso di inglese;
• Laboratorio creativo.
Educazione alimentare
• Specifica per persone in trattamento chemioterapico;
• Di mantenimento, con approccio psicosomatico.
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Formazione
• Permanente per le volontarie operatrici;
• Corsi per nuove volontarie;
• Corsi di LDM per terapisti della riabilitazione.
• Corsi sull’Umanizzazione per una Sanità più vicina al malato oncologico.
Tutti i servizi qui riassunti sono variamente articolati seguendo protocolli continuamente
aggiornati.
Indirizzo
Orari di apertura
Tel
Fax
E-mail
Sito internet
Codice fiscale
C/C postale
Banche d’appoggio
Personalità Giuridica
Iscr. Registro Comunale
Iscr. Reg. Provinciale
Iscr. Reg. Regionale
Via Paruta N. 32 – 35126 PADOVA
dal lunedì al venerdì 9.00-12.00 15.30-18.30
049 – 8025069
347 – 2787010
049 – 8037465
[email protected]
www.volontadivivere.org
80040220289
000014469357
Banca Antoniana Popolare Veneta, Banca Padovana di Credito
Cooperativo, Banca CA.RI.GE., Banca di Credito Cooperativo di
Cartura
2037 del 03.04.1990
125/5
25/A
PD0050
L’Associazione si mantiene con le offerte devolute dagli iscritti, dalle ditte e da tutti coloro
che, conoscendo l’aiuto che diamo ai malati oncologici, offrono il proprio sostegno.
Anche dal 5 per mille può arrivare un aiuto importante: donalo e diffondilo anche tu presso
parenti, amici e conoscenti!
Cod. Fisc.:
80040220289
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LE N OSTRE PUBBLI C AZI ON I
Testi scritti dall’Associazione:
Dalle storie di “vite guarite”, una nuova coscienza promuove una
cultura centrata sulla persona. (1997)
Cancro al seno: prima-durante-dopo.
100 domande-100 risposte. (1999)
Dalla sofferenza alla rinascita. (2004)
Progetto Martina - L’informazione aiuta a vivere (5a ed. 2010),
anche in inglese e spagnolo.
Vademecum con consigli pratici per la famiglia del malato
oncologico.
La tutela dei diritti del malato oncologico.
Atti dei Convegni.
Atti dei seminari di Psicologia.
La carta dei servizi.
Il bilancio sociale.
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Con l’aiuto dell’Associazione “Noi e il cancro-Volontà di Vivere”, sono nate nel territorio altre
Associazioni affini, affinché tutti i malati oncologici, ovunque vivano, abbiano accesso all’informazione,
alla diagnosi tempestiva, alle terapie, alla riabilitazione, e sia loro garantita la qualità dei servizi ed il
pieno rispetto della loro dimensione umana e culturale.
Ogni Associazione ha la sua particolare fisionomia legata all’origine, al territorio e al numero dei soci.
• Associazione "Riprogettare la vita"
c/o Ospedale di ESTE (PD) - Via S.Fermo 6
Tel. 0429-618138 - Cell. 333-6559412
Orari apertura: martedì e venerdì 10.00 -12.00
• Associazione “Insieme per Mano”
Riva dell’Ospedale 25 - 35013 CITTADELLA (PD)
Tel. e Fax 049-9424459
Orari apertura: da lunedì a venerdì 9.30 -11.30
• Associazione “Fiori di Cactus”
Via Bonora, 48/1- 35012 CAMPOSAMPIERO (PD)
Tel. e Fax 049-9303559 - Cell. 347-9740234
Orari di apertura: da lunedì a venerdì 15.00 -18.00
• Associazione “Raggio di Sole”
Via S. Lorenzo 40 (entrata da via Sant’Angelo)
36035 MARANO VICENTINO (VI)
Tel. e Fax 0445-560840
E-mail: [email protected]
Orario di apertura: mercoledì 15.00-17.30
• Associazione “Mai Soli”
Via Mon. Negrin 31 - BASSANO DEL GRAPPA
Tel. 0424-525173
Orario di apertura: martedì 9.00-11.00
• Associazione “Gruppo Speranza”
Via Don Bosco 21 - 30010 PEGOLOTTE DI CONA (VE)
Tel. e Fax 0426-59165 - Cell. 338-7801654
E-mail: [email protected]
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• Associazione “Sole Donna”
C/o Ospedale Civile di Dolo - Edificio 6 (ex geriatria)
Riviera XXIX Aprile 2 - 30031 DOLO (VE)
Tel. 041-5133434 - Cell. 339-2997117
• Associazione “Pensiamo Positivo”
Ospedale di Piove di Sacco - sez. associazioni 1° piano parte vecchia
Via Botta 15, Piove di Sacco (PD)
Cell. 349-7456723 / 338-7294175 / 347-8696670
E-mail: [email protected]
• Associazione “Le mani”
Via dell’Artigianato 4, Canove di Roana - Altopiano di Asiago (VI)
Tel. 0424-692300 - Cell. 347-4825078
E-mail: [email protected]
• Associazione “Vivere Donna”
(Traficante Maria) Via Nuvolese 176
85050 Tito (PZ)
Cell. 347-0418949
• Associazione “Molise Donna”
(Giovanna Di Rienzo) Via Carducci 47
86100 CAMPOBASSO
Tel. 0874-412789
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TABELLA RIASSUNTIVA DEI SERVIZI
OFFERTI DALLE ASSOCIAZIONI
Consulenza psico-oncologica integrata
Pronto soccorso psicologico
Psicoterapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo
Fisiokinesiterapia
Ginnastica specifica per neo-operate e ginnastica di mantenimento
Tecniche di rilassamento, training autogeno, yoga
Danzamusicoterapia
Linfodrenaggio manuale
Assistenza alla persona (riservato alle volontarie)
Accoglienza e ascolto diretto in sede
Ascolto telefonico: pronto soccorso per persone in crisi acuta
Prova protesi e corsetteria
Assistenza domiciliare ad ammalati gravi
Assistenza ospedaliera a chi affronta l'intervento
Assistenza al servizio di fisioterapia
Assistenza ai vari servizi di psicologia
Consulenza pratiche burocratiche
Reperimento corsie preferenziali
Fornitura (con agevolazioni economiche) di maniche elastiche
Interventi socio-educativi
Seminari aperti a tutti di educazione comportamentale
Sfilate propedeutiche di abbigliamento
Realizzazione di opuscoli, libri su tematiche specifiche
Spot TV informativi
Supporto per la creazione di nuovi gruppi Provinciali/Regionali
Laboratorio creativo
Educazione alimentare
Specifica per persone in trattamento chemioterapico
Di mantenimento, con approccio psicosomatico
Formazione
Permanente per le volontarie operative
Corsi per nuove volontarie
Corsi di LDM per terapisti della riabilitazione
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Progetto Martina
“L’informazione aiuta a Vivere”
Ideato da: Caterina Tanzella
Con il Patrocinio di:
ULSS 16
Istituto Oncologico Veneto
CSV Padova
Ufficio Scolastico
Regionale del Veneto
Ufficio Scolastico
Provinciale Padova
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Stampa Print House srl - Albignasego
Finito di stampare: Settembre 2010
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