1-07-2009 17:35 Pagina 1 ANNO XI - N. 2 - GIUGNO 2009 NOTIZIARIO DI INFORMAZIONE E DI AGGIORNAMENTO DEL COLLEGIO INTERPROVINCIALE IPASVI DI NOVARA E VERBANIA Editoriale 2 Solidarietà per l’Abruzzo Consulenza Legale e Fiscale Libro Bianco degli infermieri Valutazione monitoraggio della terapia anticoagulante: aspetti infermieristici 3 4 5 6 Abstract tesi di laurea Abstract master 1° livello Notizie flash dal web 10 13 16 Dipendenti fannulloni o “diversamente sgobboni”? Buona lettura... Nurse & midwife vacancies United Kingdom 20 22 23 Abbiamo letto per voi Obbligo iscrizione albo IPAVSI Comunicazioni dal Collegio Segreteria 24 26 28 31 Trimestrale di informazione settoriale - AUT. TRIBUNALE DI NOVARA N. 6 del 11/02/1999 - Direttore Responsabile ARRENI Antonella - Coordinamento di Redazione: Consiglio Direttivo del Collegio Interprovinciale IPASVI di Novara e Verbania - Redazione: Via Biandrate 20/b, 28100 NOVARA. Tel 0321.30237 - Fax 0321.393276 - e-mail: [email protected] - progetto grafico: Italgrafica NOVARA - Stampa: Italgrafica NOVARA - Spedizione in abbonamento postale 70% - DCO/DC Novara - Tax perque Dialogare giugno 2009.qxp Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 2 Ha ripreso pienamente l’attività del nostro Collegio che il 28 marzo si è ritrovato con i Colleghi in Assemblea presso la sede di Verbania anche per affrontare un tema di grande interesse e attualità: la libera professione infermieristica. Alla giornata hanno partecipato numerosi ed i prestigiosi relatori intervenuti si sono complimentati per l’interesse e l’ascolto dei partecipanti. Dal convegno è chiaramente emerso che l’infermiere trova la sua specificità non solo in ambienti ospedalieri strutturati ma anche come libero professionista, in linea con i Piani Sanitari Regionali e le politiche aziendali, dove diventa prioritaria l’assistenza territoriale attraverso l’attuazione del processo di de-o spedalizzazione, purché correttamente valutato con modalità interdisciplinari al fine di non lasciare solo il cittadino più debole, nella giungla dei servizi. Tutto questo presuppone un forte livello di integrazione tra ospedale e territorio che tenga conto prioritariamente delle necessità e dei bisogni di salute del cittadino. Si evidenzia così una grande opportunità per la categoria infermieristica e può rappresentare l’espressione di una attività orientata all’autonomia e più ampia responsabilità dell’assistenza erogata. Tuttavia ben sappiamo come il rapporto di pubblico impiego è caratterizzato dalla subordinazione nei confronti dell’ente pubblico. Il dipendente è tenuto ad osservare il dovere di esclusività con conseguente incompatibilità allo svolgimento di un altro impegno di natura sia pubblica sia privata con unica eccezione del personale in regime di lavoro part-time con contratto non superiore al 50% previa richiesta di autorizzazione all’azienda di appartenenza. Il Collegio professionale anche a seguito di quanto emerso al recente Congresso Nazionale tenutosi a Firenze, manifesta sensibilità ed interesse per la tematica affinché si possa in un futuro molto prossimo, portare a compimento la libera professione intra-moenia anche per gli infermieri. Oltre al Convegno “Infermieri e Libera professione” sono state definite le linee di indirizzo programmatico per il triennio ed in particolare per l’anno in corso ed a questo proposito abbiamo intrapreso la collaborazione con la Regione anche grazie alla forza del Coordinamento regionale che rappresenta circa 25.249 infermieri del Piemonte. Al momento della stesura di questo editoriale sono stati due gli incontri avuti a livello regionale per perseguire le politiche sanitarie che vedranno presto il coinvolgimento di competenze professionali atte al perseguimento degli obiettivi di salute dei cittadini. Il Collegio si propone di valorizzare il ruolo e la professionalità degli Infermieri, vorrei allora lasciarvi con le parole di Annalisa Silvestro che al XV Congresso IPASVI ha detto: “Con il nuovo Codice Deontologico sanciamo definitivamente - l’atto infermieristico - inteso come il complesso delle attività, delle responsabilità, delle prerogative, delle competenze e dei saperi dell’infermiere nell’esercizio della sua attività professionale in tutti gli ambiti e in tutte le situazioni …”. 2 La Presidente Arreni Antonella Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 3 COLLEGIO PROVINCIALE DELL’AQUILA INFERMIERI PROFESSIONALI - ASSISTENTI SANITARI VIGILATRICI D’INFANZIA Via E. Corridoni, 10/A- 67100 L'Aquila intestato a: Solidarietà infermieristica per l’Aquila conto corrente: Cod. IBAN: IT33W06040405200000001 55862 CASSA DI RISPARMIO DELL'AQUII.A - Agenzia Castel di Sangro Cari colleghi e cari amici della professione infermieristica, i proventi di questa roccoIta saranno utilizzati principalmente per sostenere la rinascita dela formazione infermieristica a L'Aquila attraverso la realizzazione di un moderno laboratorio di simulazione delle attività tecnico pratiche, in cui gli studenti infermieri potranno affinare la loro pratica assistenziale in totale sicurezza ad integrazione dell'attività clinica, che fino ad ora veniva svolta prevalentemente nell'unico ospedale cittadino (S. Salvatore). E' intenzione di questo collegio IPASVI dedicare questa iniziativa alla memoria degli studenti del terzo anno del Corso di Laurea in Infermieristica (quasi colleghi) che hanno perso la vita in questa immane tragedia. Colgo l'occasione per esprimere da parte dei componenti gli organi direttivi IPASVI dell'Aquila un sincero apprezzamento per il calore e l'affetto straordinari che tutta la professione ha dimostrato in questa difficile situazione. Il Presidente: LORETO LANCIA 3 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 4 CONSULENZA LEGALE Il Collegio IPASVI di Novara e Verbania, organizza incontri mensili con il consulente legale presso la sede di Novara, nelle date indicate e secondo le richieste pervenute; è possibile trasferire gli incontri presso la sede di Verbania. La data previste è la seguente: 16 luglio 2009 ore 15.30 previo appuntamento Per avere un appuntamento è necessario: 1) Telefonare allo 0321.30237, in orario di apertura del Collegio specificando la tematica che si vuole affrontare, lasciando nome e cognome oltre ad un recapito telefonico/e-mail 2) Scrivere all’indirizzo mail indicato sul Sito del Collegio IPASVI di Novara-Vco specificando l’argomento da trattare CONSULENZA FISCALE Nei prossimi mesi sarà presente in Collegio (sede di Novara) il consulente fiscale. Le date saranno pubblicate all’interno del sito (www.ipasvinovara.it). La data prevista è la seguente: 24 settembre 2009 ore 15.30 previo appuntamento Gli iscritti che necessitano di informazioni dovranno contattare telefonicamente la Segreteria del Collegio tel. 0321.30237. 4 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 5 Portaluppi Viviana, Consigliere Collegio IPASVI IL LIBRO BIANCO DEGLI INFERMIERI DEI COLLEGI IPASVI PIEMONTESI CPS Infermiere PORTALUPPI Viviana S.C.D.U. Nefrologia e trapianto di rene Il sistema professionale, è una risorsa su cui deve contare un paese moderno ed efficiente, in linea con le normative che regolamentano le professioni nel resto d’Europa. Attualmente, in Italia, convivono infermieri con percorsi formativi, esperienze lavorative e tradizioni culturali diverse. Il cammino verso nuovi modelli organizzativi nella gestione della sanità, evidenzia la necessità di individuare competenze adeguate e avanzate, per offrire risposte appropriate ai bisogni di salute dei cittadini. Le competenze dei professionisti, sono a tutt’oggi scarsamente documentate, ed è per tale motivo che i Collegi del Piemonte hanno ritenuto utile un’indagine che consentisse di approfondire l’ambito dei gruppi professionali. I professionisti iscritti, al novembre 2007 nei Collegi IPASVI del Piemonte sono 25.249. L’obiettivo del Libro Bianco, che verrà poi inviato all’Assessorato regionale alla Sanità, è stato quello di analizzare il gruppo professionale, per farne uno strumento di riflessione, dibattito, stimolo e proposta all’interno del gruppo professionale stesso e con le istituzioni. L’analisi della popolazione infermieristica è stata svolta utilizzando i dati forniti dai collegi IPASVI piemontesi utilizzando l’albo professionale informatico messo a disposizione dalla Federazione nazionale Collegi IPASVI. I questionari raccolti sono stati 3.310. La maggior parte degli Operatori Sanitari svolge la propria attività professionale in ASL/ASO (83,05%). Il 49,84% degli Infermieri che hanno risposto al questionario dichiara di svolgere la propria attività nella stessa area da 6 a 20 anni; questo presuppone un’elevata competenza ed esperienza professionale in quell’ambito. Il 74,47% degli intervistati dichiara come attività principale l’assistenza diretta ai pazienti, mentre il 21,33% svolge funzioni di coordinamento o altre attività trasversali quali la formazione, qualità, ecc. La formazione di base è rappresentata dall’80% da Infermieri con titolo professionale di Scuola Regionale. Il 17,61% possiede un Diploma Universitario o la Laurea triennale di I° livello. L’1,57% possiede una Laurea Magistrale. La formazione post base è rappresentata da Master di Coordinamento, Master clinici e da corsi di formazione superiori alle 100 ore. I corsi più frequentati r iguardano le a r e e dell’emergenza, il nursing oncologico e delle cure palliative. Il 62,20% degli intervistati, riferisce di aver sempre raggiunto i crediti ECM previsti dalla normativa. I principali corsi/convegni/congressi frequentati sono quelli organizzati dalle Aziende Sanitarie, seguiti da quelli organizzati dai Collegi, dalla Regione e infine quelli delle Associazioni Professionali. Una piccola quota partecipa a eventi organizzati dal sindacato. La raccolta e l’analisi dei dati ottenuti mettono in luce punti di forza e criticità che meritano un’accorta lettura del contesto, anche se il numero delle risposte è un campione di 5 province piemontesi e non coinvolge per motivi tecnici le province di Torino e Alessandria. Gli elementi raccolti aprono un’importante riflessione sulle prossime scelte che i Collegi e gli iscritti dovranno fare soprattutto in tema di formazione continua, per rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini derivanti sia dalle scelte fatte nel Piano Socio Sanitario Regionale, sia per l’evoluzione della struttura sociale italiana. I Presidenti dei Collegi IPASVI di Asti, Biella, Cuneo, Novara – Verbania e Vercelli auspicano che gli infermieri possano cogliere i numerosi spunti di riflessione che emergono da questo documento, si augurano che con il contributo di tutti, la continua sfida per il futuro sia rivolta alla costante ricerca di migliorare la qualità delle prestazioni rese ai cittadini e di trovare soddisfazione dal proprio impegno. 5 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 6 Zavaglio Andreina, Consigliere Collegio IPASVI VALUTAZIONE E MONITORAGGIO DELLA TERAPIA ANTICOAGULANTE CON ANTICOAGULANTI ORALI ED EPARINA A BASSO PESO MOLECOLARE: ASPETTI INFERMIERISTICI ARTICOLO TRATTO DALLA PRESENTAZIONE DEL XIV CONGRESSO NAZ. ANÌMO DI CERNOBBIO (CO) TENUTOSI IL 13 MAGGIO 2009 Gli obiettivi del trattamento della TVP, consistono nel prevenire l’estensione locale del trombo e la partenza di emboli, nel promuovere o accelerare la fibrinolisi e infine nel prevenire le complicanze a lungo termine (sindrome post-trombotica). I farmaci anticoagulanti (eparine e anticoagulanti orali), i fibrinolitici e i filtri cavali costituiscono il repertorio correntemente usato. ANTICOAGULANTI ORALI DICUMAROLICI I dicumarolici sono farmaci di estrazione vegetale che diminuiscono la coagulabilità del sangue riducendo la sintesi di alcuni fattori della coagulazione. I fattori della coagulazione sono proteine che , tramite una reazione “a cascata” portano il sangue da uno stato fluido ad uno stato solido, cioè alla formazione del coagulo. I dicumarolici sono usati da oltre mezzo secolo e sono farmaci molto potenti ed efficaci. Tuttavia, sia la loro efficacia (cioè la capacità di curare una trombosi o evitarla), che la loro sicurezza (cioè la possibilità che causino emorragie) sono strettamente legate ad una buona “gestione” della terapia sia da parte del medico sia da parte del paziente. In Italia esistono due farmaci dicumarolici: WARFARIN (COUMADIN CPR 5 MG) ACENOCUMAROLO (SINTROM CPR 1 O 4 MG) 6 anche se con alcune differenze nella potenza e nella durata d’azione, i due farmaci sono sostanzialmente analoghi per efficacia, sicurezza e modalità di gestione. I dicumarolici sono solitamente farmaci ben tollerati: anche dopo decenni di utilizzo non causano problemi a fegato, reni o altri organi e, nonostante la somministrazione per bocca, non causano di regola alcun disturbo al tubo digerente (stomaco intestino). Sono farmaci estremamente economici e la somministrazione per bocca li rende estremamente adatti ai trattamenti prolungati. I principali limiti dei dicumarolici sono costituiti dalla lentezza nell’inizio dell’attività antitrombotica (sono necessari alcuni giorni perché la terapia diventi efficace e nel frattempo è spesso necessario associare una terapia con eparine a basso peso molecolare EBPM sotto cute) e nell’estrema variabilità della risposta individuale. Esistono, infatti, molti fattori che influenzano l’effetto anticoagulante dei dicumarolici e, per tale motivo risulta indispensabile un costante controllo di laboratorio. E’ importante sapere che ogni paziente risponde a dosi “personali” di dicumarolico. Tali dosi dipendono in parte da caratteristiche fisiche (sesso, età, peso), in parte da caratteristiche genetiche, (enzimi che metabolizzano i dicumarolici), in parte da abitudini alimentari (vitamina k che è contenuta negli alimenti), in parte da altri farmaci che il paziente assume (ve ne sono alcuni che incrementano l’effetto anticoagulante, altri che lo riducono), in parte da malattie concomitanti (di fegato, reni, cuore). Questi fattori sono cumulativamente troppo complessi e numerosi per poterli preventivamente quantificare. Per poter stabilire la dose corretta di dicumarolico è quindi necessario somministrare una quantità iniziale di farmaco al paziente e verificare poi tramite un test di laboratorio quanto questa risulti efficace. La dose va poi modificata ed il test ripetuto fino a quando non si riesca ad individuare una posologia corretta che porti ad una stabilizzazione del test sui valori desiderati. Come intuibile, all’inizio della terapia, cioè quando ancora non è noto a quale dose di farmaco il paziente risponda i controlli di laboratorio sono molto frequenti. Una volta “stabilizzato” il paziente i controlli possono essere diradati, ma mai interrotti del tutto. Infatti, fino a che il paziente assume il dicumarolico è necessario proseguire un monitoraggio di laboratorio, in quanto alcune variazioni possono avvenire in modo inatteso e portare il paziente ad un eccesso o ad un difetto di anti-coagulazione, con conseguenze sull’efficacia e sulla sicurezza della terapia. Il Test di laboratorio in base al quale viene aggiustato il dosaggio dei dicumarolici si chiama INR International Normalized Ratio, (sigla inglese che esprime in modo corretto il tempo di protrombina), si controlla con un prelievo ematico venoso. In parole semplici l’INR è un numero che dice quante volte il tempo di coagulazione (in realtà il tempo di protrombina) del paziente è più lungo del normale. Più alto è il valore di INR, più “fluido” il sangue e, quindi, più efficace la terapia, ma anche più alto il rischio di emorragia. I valori entro i quali è opportuno mantenere l’INR, il cosiddetto intervallo Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 7 terapeutico, dipendono dall’indicazione specifica alla terapia. Nella maggior parte dei pazienti questi valori sono compresi tra 2 e 3, ma per alcune indicazione è necessario spingersi a valori più elevati. Un buon controllo della terapia presuppone che il medico, valutato il valore di INR prescriva la dose di terapia ed una data per il controllo successivo. ASPETTI INFERMIERISTICI - Eseguire costantemente prelievo ematico per controllo INR: il medico doserà giornalmente la quantità di anticoagulante orale - Attenersi scrupolosamente alla prescrizione medica - Rispettare l’orario di somministrazione - Controllare che non si verifichino sanguinamenti anomali: ad esempio epistassi, perdite ematiche dalle gengive ecc. - Controllare sempre la cute del paziente e sorvegliare la comparsa di ematomi - Porre particolare attenzione ad eventuali esami diagnostico-invasivi richiesti: devono essere di norma programmati per regolare la terapia anticoagulante - Non somministrare dicumarolici a donne in gravidanza - Prestare attenzione all’assunzione in concomitanza di altri farmaci: molti farmaci possono interferire con i dicumarolici, nella maggior parte dei casi dumentandone l’effetto anticoagulante e in alcuni diminuendolo. Tale cautela è rilevante per farmaci apparentemente “banali” come gli analgesici - Prescrivere un’adeguata dieta: Molti cibi contengono vitamina k, un’assunzione eccessiva di cibi contenenti tale vitamina, possono compromettere i valori di INR e quindi anche in questo caso, aumentare o diminuire l’effetto anticoagulante. EPARINE A BASSO PESO MOLECOLARE (EBPM) La terapia della TVP con EBPM per via sottocutanea si è dimostrata sicura ed efficace, almeno quanto il trattamento con l’eparina non frazionata, in virtù del fatto che interagiscono meno con le proteine plasmatiche diverse dall’AT III e con le piastrine e hanno un’azione strettamente dose-dipendente; ciò rende possibile una terapia a dosi fisse in base al peso corporeo del paziente, senza necessità del monitoraggio di laboratorio della loro attività. Queste caratteristiche le rendono preferibili, in particolar modo in alcune categorie di pazienti, e hanno di fatto consentito l’adozione di nuove strategie terapeutiche, come il trattamento domiciliare della TVP. Sono raccomandabili anche controlli della conta piastrinica, perché il rischio di trombocitopenia, seppur ridotto, non è completamente eliminato con le EBPM. Le EBPM possono trovare un’indicazione anche nel trattamento della TVP nella fase post-acuta, in alternativa alla TAO nei pazienti i n cui i farmaci antivitamina k siano controindicati (ad esempio durante la gravidanza). - - - ASPETTI INFERMIERISTICI: Le EBPM devono essere iniettate sottocute: le zone migliori per le iniezioni sottocutanee sono le zone vascolarizzate attorno alla parte esterna degli arti superiori (regione deltoidea), l’addome sotto il margine costale fino alle creste iliache e la parte superiore della coscia Controllare che non ci verifichino sanguinamenti anomali: ad esempio epistassi, perdite ematiche dalle gengive ecc. Si possono riscontrare lievi ematomi o noduli sottocutanei nel punto di inserzione Rispettare l’orario di somministrazione: Sospendere la somministrazione dell’EBPM: 12 ore prima di un’indagine diagnostica invasiva (es. gastroscopia con prelievo bioptico) IL RITORNO DEL PAZIENTE A DOMICILIO: ASPETTI EDUCATIVI L’introduzione delle EBPM rende possibile la terapia domiciliare della TVP. Per terapia domiciliare si intende, in realtà, la non ospedalizzazione dei pazienti. Dopo aver posto diagnosi di certezza di TVP. Il trattamento consiste nella somministrazione ogni 12 ore di EBPM sotto cute, aggiustata sul peso corporeo ed embricata con l’anticoagulante orale a partire dal giorno stesso o dal giorno successivo, fino al raggiungimento, dell’effetto terapeutico dell’anticoagulante orale normalmente dopo 5-6 giorni. Nella pratica clinica corrente è possibile proporre la terapia domiciliare a circa la metà dei pazienti, ma vanno tenute in particolare considerazione affezioni che espongono ad un eccesso di rischi emorragico, come le epatopatie, piastrinopenie, coagulopatie e la tendenza a cadute a terra negli anziani. La selezione dei soggetti che possono essere trattati al domicilio deve essere effettuata direttamente in ospedale in base: 1.Alla affidabilità del pz 2.Possibilità di controlli in ospedale o al proprio domicilio 3.Basso rischio di sanguinamento La terapia domiciliare della TVP non è una modalità sbrigativa di trattamento, ed anzi richiede uno sforzo organizzativo aggiuntivo rispetto agli abituali standard assistenziali. Il paziente va istruito circa le modalità e il significato della terapia che è chiamato in parte ad autogestirsi (senza essere sovraccaricato di ansietà), deve trovare un accesso privilegiato in caso necessiti di consigli medici, quotidianamente nei primi giorni di trattamento, o in ambulatorio o al domicilio. Nella nostra realtà di medicina interna, chi si occupa della gestione del paziente domiciliare in trattamento con EBPM e TAO, è il D.H. (Day Hospital), al quale i nostri pazienti dimessi 7 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 8 dalla degenza ordinaria, possono afferire previo appuntamento preso in accordo con gli infermieri di D.H. Dal punto di vista infermieristico è importante educare il paziente all’assunzione corretta dei dicumarolici, e qualora non fosse possibile educare il paziente per problemi di età, comprensione, patologie devastanti, bisogna educare la persona che al domicilio si occuperà di lui (caregiver). Nella nostra struttura abbiamo creato un opuscolo (sotto forma di guida) che somministriamo già durante il ricovero a questo tipo di pazienti per aiutarli a capire, conoscere, imparare a gestire gli anticoagulanti orali. In modo molto semplice in questi fogli, vi sono risposte a molte domande che i pazienti stessi pongono nel momento in cui cominciano questo tipo di terapia. L’ANTICOAGULANTE COS’E’ E COSA FA Cos’è: Coumadin o Sintrom sono anticoagulanti. Anti significa contro, e coagulanti si riferisce alla capacità del sangue di formare dei coaguli. Un’anticoagulante aiuta a ridurre la formazione di coaguli nel sangue. Perché ho bisogno dell’anticoagulante: Il tuo medico ti ha prescritto l’anticoagulante perché il tuo corpo può formare dei coaguli che non sono necessari. Questi coaguli possono causarti dei seri problemi di salute. Un coagulo può muoversi verso un’altra parte del corpo: per esempio può arrivare in un’arteria di un arto o del cervello e causare un’ischemia. Come agisce: L’anticoagulante abbassa la capacità del corpo a formare coaguli. L’anticoagulante può bloccare coaguli nocivi nella loro formazione. COME ASSUMERLO Quanto ne assumo: Il tuo medico determina quanto anticoagulante devi assumere (il tuo dosaggio), eseguendo degli esami del sangue. Questo esame si chiama tempo di protrombina INR. Il tuo dosaggio può cambiare quindi assicurati di assumerne la giusta dose. Quando lo assumo: Cerca di assumere la tua dose di anticoagulante alla stessa ora ogni giorno. Prendila esattamente nel modo in cui te lo dice il medico. Perché cambia il mio dosaggio: Il tuo dosaggio può cambiare nel tempo. Quindi assicurati di prendere la dose giusta al giorno giusto, come te lo ha prescritto il medico. 8 ESAMI DEL SANGUE Perché necessitano esami del sangue: Servono per poter stabilire il dosaggio dell’anticoagulante. Ti verrà prelevata una piccola dose di sangue per determinare l’INR. L’INR è un metodo standardizzato in tutto il mondo per misurare l’attività di protrombina. L’esame del tempo di protrombina è molto importante. Con esso il tuo medico può sapere quanto coagula il tuo sangue e decidere se deve modificare il tuo dosaggio di anticoagulante. Quando devo eseguire l’INR: Quando inizi ad usare gli anticoagulanti orali, puoi essere sottoposto ad esame dell’INR ogni giorno, per qualche giorno, quindi circa una volta alla settimana. Questo serve al tuo medico per prescrivere il dosaggio di anticoagulante adatto a te. Una volta che il tuo medico avrà determinato questo dosaggio, probabilmente dovrai eseguire meno spesso l’esame dell’INR. Cosa può cambiare il risultato del mio INR: Molti elementi possono influenzare i risultati del tuo PT/INR: la malattia, la dieta, altri farmaci, oppure l’attività fisica. Riferisci al tuo medico eventuali variazioni del tuo stato di salute, dei farmaci che assumi, della dieta o della tua attività quotidiana in modo che possa modificare il tuo dosaggio di anticoagulante se ciò fosse necessario. COSA ALTRO DEVO FARE L’anticoagulante orale ha aiutato molte persone, ma come tutti i farmaci, può essere dannoso se non usato bene. Perciò è importante che tu segua esattamente le istruzioni del tuo medico. Questa è una lista di quanto devi fare mentre assumi l’anticoagulante orale: - Devi assumere l’anticoagulante orale esattamente come ti ha detto il medico - Devi mantenere costanti le abitudini alimentari e l’attività fisica di ogni giorno - Devi eseguire gli esami del sangue quando prefissato - Devi comunicare al tuo medico qualsiasi cambiamento dei farmaci che stai prendendo e qualsiasi altra terapia che devi eventualmente iniziare - Devi comunicare al tuo medico quando ti ammali, quando ricevi un trauma o quando hai una ferita che non smette di sanguinare. - Devi sorvegliare eventuali segni di sanguinamento: piccole perdite di sangue mentre ti lavi i denti o mentre soffi il naso, piccole macchie rosse sulle gambe, il colore delle urine ecc. - Devi dire al tuo dentista, al medico del pronto soccorso, a qualsiasi sanitario che ti assista o ti prescriva dei farmaci che stai assumendo l’anticoagulante orale. COSA NON DEVO FARE Non devi prendere una dose extra per recuperare se ti sei dimenticato il farmaco il giorno prima Non devi prendere l’anticoagulante se sei in gravidanza o devi iniziare una gravidanza Non devi prendere nessun altro farmaco senza consultare il medico Non devi cambiare improvvisamente le tue abitudini alimentari Non devi usare alcolici Non devi praticare attività o sport a rischio per traumatismi COSA DEVO FARE SE Se ho dimenticato di prendere una dose: prendi la dose dimenticata il più presto possibile, nella stessa giornata, non prendere un doppio dosaggio il giorno successivo per recuperare la dose dimenticata. Se una ferita accidentale non smette di sanguinare o se Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 9 subisco un trauma: avvisa il tuo medico, per sapere se devi eseguire un controllo. Se viene sospesa la terapia con anticoagulante: ricorda che gli effetti anticoagulanti rimangono ancora per 3-5 giorni. Se voglio fare un viaggio mentre sono in terapia con anticoagulante: puoi fare un viaggio, ma avvisa prima il tuo medico. Può essere necessario fare un dosaggio della protrombina prima di partire oppure il tuo medico può consigliarti di eseguirlo durante il viaggio. Ricorda di mantenere le abitudini alimentari e l’attività fisica il più possibile simili a quelle abituali. Inoltre assicurati di portare abbastanza farmaco per la durata del viaggio. Se voglio partecipare ad uno sport o ad una attività fisica: chiedi prima al tuo medico; può consigliarti di evitare qualsiasi attività o sport che possano causare una caduta o altri seri traumatismi. Se succedono altre cose “non normali”…...: se ti capita uno degli eventi sotto elencati, avvisa subito il tuo medico perché può essere necessario variare il tuo dosaggio di anticoagulante orale: Una caduta seria o se hai battuto la testa Sanguinamento che non cessa, da ferite o dal naso Sanguinamento dalle gengive, mentre lavi i denti, maggiore del solito Perdite mestruali maggiori del solito, o perdite al di fuori del ciclo Colore di urine o feci diverse dal solito (urine scure o rosse, feci nere o con sangue visibile) Ematomi o piccole macchie rosse sulla pelle senza cause evidenti Mal di testa, disturbi del respiro, dolore al torace, stanchezza o debolezza non giustificate Vomito specie se con tracce di sangue; tosse con sangue nell’escreato, diarrea PERCHE’ DEVO STARE ATTENTO ALLA MIA DIETA Perché molti cibi contengono vitamina k, e la vitamina k aiuta il tuo sangue a coagularsi. Perché dovrei rispettare una dieta simile ogni giorno? Perché grossi cambiamenti della quantità di vitamina k che mangi influenza il funzionamento dell’anticoagulante che assumi. È importante per te mantenere costante la dieta così risulta costante la quantità di vitamina k che mangi. Non fare importanti cambiamenti nella dieta senza avvisare il tuo medico. Avvisa anche il tuo medico se cambi la dieta per una malattia. Devo evitare i cibi che contengono molta vitamina k? No. Solamente devi mantenere costante la tua dieta. Alcuni cibi, che sono importanti in una dieta salutare contengono molta vitamina k, come alcune insalate, alcuni fagioli ed i piselli. La cottura, il congelamento e l’essiccamento dei cibi, cambiano il loro contenuto di vitamina k? Non ci sono molte informazioni circa gli effetti della cottura, congelamento ed essiccamento dei cibi sul loro contenuto in vitamina k; sembra che questo sia all’incirca uguale a quello dei cibi freschi. Qual è il contenuto di vitamina k dei cibi che consumo? Qui sotto vi è un elenco dei cibi che mostra se il loro contenuto di vitamina k è alto, medio o basso. Per comparare un cibo all’altro è stato considerato lo stesso peso di ciascun cibo, quindi alcune porzioni possono sembrare più grandi o più piccole rispetto a quelle abituali. Concludendo, alla dimissione del paziente dall’U.O. l’infermiere deve: Predisporre in accordo con il D.H le misure per il controllo dell’INR Avere la certezza di una somministrazione affidabile del farmaco Aver stabilito le procedure di contatto in caso di dubbi o problemi da parte del paziente L’educazione dei pazienti e/o familiari (caregiver) è un momento essenziale, la necessità di un riferimento medico in caso di dubbi o problemi è ineludibile. 9 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 10 Candidata: Moretti Susanna Relatore: Inf. Coordinatore CPSE Giroldini Luciano Correlatori: Inf. Coordinatrice CPSE Irico Laura Inf. CPS Bortoletto Davide ABSTRACT TESI DI LAUREA CDL INFERMIERISTICA A.A. 2007/2008 GLI ASPETTI COMUNICATIVI DURANTE LA GESTIONE DELLA RICHIESTA TELEFONICA DI SOCCORSO AL SISTEMA EMERGENZA SANITARIA TERRITORIALE 118 INDAGINE IN CENTRALE OPERATIVA DELL’ A.S.L. V.C.O. 10 DESCRIZIONE DEL PROBLEMA: In occasione dei tirocini svolti nelle unità operative nel corso dei tre anni di studio, ho potuto osservare i diversi tipi di approcci relazionali tra pazienti ed infermieri che variavano in base alla tipologia di struttura complessa e dei pazienti che vi afferiscono e senza dubbio in base alle esperienze personali di ognuno. Un’esperienza sicuramente diversa è stata quella presso il SEST 118, in particolare presso la centrale operativa, dove l’infermiere ha come strumento di assistenza per il paziente proprio la comunicazione, per altro esclusivamente telefonica, e quindi senza un contatto fisico/visivo con il paziente. In una realtà come questa è quindi necessario uniformare i comportamenti comunicativi del personale attraverso l’insegnamento di tecniche di comunicazione specifiche, ma ciò nonostante la componente personale di ogni operatore rimane molto influente nella gestione della telefonata. OBIETTIVO: Lo studio si prefigge di documentare le modalità comunicative durante la telefonata tra l’operatore di centrale operativa e l’utente che richiede soccorso presso il 118. Questo per rendere evidenti le modalità di gestione della telefonata, durante la fase di raccolta dati, al fine di valorizzare gli aspetti relazionali della professione infermieristica per una congruenza nella risposta sanitaria (individuazione del codice di priorità e invio del mezzo più idoneo). DISEGNO DI RICERCA: studio osservazionale di I livello POPOLAZIONE DI RIFERIMENTO: La popolazione, oggetto di studio, è composta da tutti gli infermieri in servizio presso la centrale operativa di Verbania nel periodo compreso tra il 12 e il 19 Settembre 2008, che hanno tra le loro funzioni la valutazione delle telefonate in entrata; il totale degli operatori è di 21 infermieri. METODI E STRUMENTI PER LA RILEVAZIONE DEI DATI: Il metodo di rilevazione utilizzato per questa indagine è l’osservazione, condotta dallo studente in modo “non partecipativo”. Il campione è stato tenuto all’oscuro (occultamento cieco), al fine di evitare modifiche di comportamento. L’osservazione è di tipo strutturato, con l’utilizzo di una griglia appositamente costruita. MODALITA’ DI RACCOLTA DATI: La griglia utilizzata per l’indagine risulta costituita da tre parti: nella prima parte si documenta la situazione generale dell’infermiere che potrebbe influire sulle modalità di comunicazione con l’utente e in particolare le variabili considerate sono il sesso, da quanto tempo lavora presso il sistema 118 e da quante ore è iniziato il suo turno di lavoro nel momento in cui si sta osservando la telefonata. La seconda parte riguarda propriamente la comunicazione e si va ad osservare quali tecniche comunicative mette in pratica l’operatore e quali invece vengono tralasciate. La terza parte della griglia, definita risposta, mette in evidenza quale codice di priorità è stato assegnato all’utente in seguito alla valutazione telefonica effettuata dell’operatore, il mezzo che di conseguenza è stato inviato e il codice di valutazione sul posto che rappresenta la conferma o meno della valutazione telefonica eseguita dall’infermiere. GRIGLIA D’OSSERVAZIONE SITUAZIONE GENERALE Da quante ore lavora Da quanto tempo lavora presso il sistema 118 M ❏ F❏ PRIMA PARTE Risponde entro 2 squilli Si ❏ No ❏ Chiede il nome all’utente che chiama Si ❏ No ❏ Segue l’ordine nell’intervista di valutazione Si ❏ No ❏ Pone una domanda per volta Si ❏ No ❏ Utilizza spesso il nome dell’utente Si ❏ No ❏ Fa lunghe pause tra una domanda e l’altra Si ❏ No ❏ Mantiene uguale il tono della voce Si ❏ No ❏ Utilizza la tecnica della persistenza ripetitiva Si ❏ No ❏ Fornisce spiegazioni all’utente riguardo alle procedure Si ❏ No ❏ Riafferma Si ❏ No ❏ Rispecchia Si ❏ No ❏ Chiarifica Si ❏ No ❏ Focalizza Si ❏ No ❏ Riassume Si ❏ No ❏ Utilizzo del Dispatch Segue l’ordine delle domande Utilizza le parole indicate Lo compila in tempo reale Si ❏ No ❏ Si ❏ No ❏ Si ❏ No ❏ Dialogare giugno 2009.qxp RISPOSTA Codoce di uscita: 1-07-2009 Dispatch Operatore Mezzo inviato Valutazione sul posto: 17:35 Pagina 11 B❏ V❏ G❏ R❏ B❏ V❏ G❏ R❏ Base ❏ Avanzato ❏ B❏ V❏ G❏ R❏ LEGENDA STRUMENTO Segue l’ordine dell’intervista di valutazione: Tale azione è considerata eseguita se l’operatore durante l’intervista di valutazione rispetta l’ordine di priorità delle domande e quindi se come prima cosa reperisce i dati necessari per il target (n° di telefono dell’utente, comune in cui inviare il mezzo, via, n° civico, piano/scala ed eventuali riferimenti) e in seguito procede con l’intervista sanitaria chiedendo qual è il sintomo principale e in ordine tutte le domande proposte dal Dispatch. Utilizza la tecnica della persistenza ripetitiva: Si considera utilizzata se l’operatore adotta i tre comportamenti che la caratterizzano: tono deciso ed interessato, dare una ragione per ogni azione richiesta, ripetere usando lo stesso tono e le stesse parole. Utilizzo delle tecniche efficaci di comunicazione: Si è deciso di attribuire l’azione se almeno tre tecniche tra le seguenti fossero adottate: 1) Riaffermare: ripetere al paziente ciò che l’infermiere ritiene che sia l’idea o il pensiero principale che la persona ha voluto trasmettere, ottenendo così anche una conferma dell’interpretazione del messaggio 2) Rispecchiare: consiste nel mettere in evidenza sentimenti o situazioni che il paziente potrebbe aver solo accennato in modo di aiutare la persona a ragionarvi. 3) Chiarificare: chiedere conferma al paziente della corretta interpretazione del messaggio che ha voluto inviarci utilizzando un feedback. 4) Focalizzare: l’infermiere stimola il paziente a parlare di quello che ha individuato come il problema principale per ottenere il maggior numero di informazioni. 5) Riassumere: fare un riepilogo a fine conversazione per evidenziare ancora una volta i punti fondamentali e programmare poi le attività successive assistenziali. RISULTATI: La raccolta dati ha evidenziato che anche in un ambiente in cui si è cercato di codificare il più possibile una tecnica altamente personale come la comunicazione, la componente individuale è ancora molto presente ed influenzante; in modo particolare è emersa una grande disomogeneità comunicativa tra i due sessi con percentuali molto più basse tra gli uomini rispetto a quelle delle donne. Tra le capacità di un infermiere deve rientrare anche l’abilità comunicativa che consiste proprio nel sapersi modulare e rapportare a svariate situazioni e tipologie di pazienti al fine di rispettarne e valorizzarne l’individualità; ma in un ambiente come quello della centrale operativa del SEST 118 risulta essere più utile standardizzare il più possibile le modalità comunicative al fine di raccogliere il maggior numero di informazioni utili nel minor tempo possibile; ciò non significa però che l’operatore non debba impegnarsi nel fornire spiegazioni all’utente che in molte situazioni presenta delle richieste davvero poco realizzabili dal sistema, eppure dai dati raccolti emerge che solo nel 64% dei casi sono state fornite spiegazioni. Un altro punto da osservare è che chi lavora da più tempo presso il SEST 118 è meno portato all’utilizzo “appropriato” del Dispatch, ma utilizza anche in percentuale minore le tecniche comunicative terapeuticamente efficaci. Lo studio condotto aveva lo scopo di documentare le modalità di comunicazione telefonica di dispaccio da parte dell’operatore SEST al fine di verificare se possono influire sull’efficace recupero delle informazioni dall’utente per garantire l’invio dell’idoneo mezzo di soccorso. Dall’analisi dei dati è emerso che quando l’operatore ha utilizzato tutte le tecniche è giunto all’invio del mezzo più idoneo nel 71% dei casi, mentre nelle interviste di valutazione condotte senza l’utilizzo delle tecniche comunicative oltre la metà dei mezzi inviati (55%) non è risultato essere il più idoneo per quella specifica situazione. UTLIZZA LE TECNICHE COMUNICATIVE 29% 71% MEZZO PIU’ IDONEO MEZZO NON PIU’ IDONEO NON UTLIZZA LE TECNICHE COMUNICATIVE 55% 45% MEZZO PIU’ IDONEO MEZZO NON PIU’ IDONEO Quindi dai risultati dell’indagine si può dedurre che le modalità comunicative influiscono sull’efficace recupero delle informazioni dall’utente per garantire l’invio del mezzo di soccorso più idoneo; infatti se si utilizzano le tecniche l’idoneità del mezzo è garantita nel 71-75% dei casi, mentre la percentuale scende al 45% se viene a mancare l’utilizzo delle tecniche. Lo studio ha anche confermato l’importanza dell’utilizzo del Dispatch che nelle valutazioni in cui è stato compilato in modo appropriato ha portato nel 72% dei casi all’invio del mezzo di soccorso più idoneo contro il 64% dei casi in cui non era stato compilato seguendo l’ordine delle domande, utilizzando le parole indicate e compilandolo in tempo reale. UTLIZZO APPROPRIATO DEL DISPOTCH 28% 72% UTLIZZO NON APPROPRIATO DEL DISPOTCH MEZZO 36% PIU’ IDONEO MEZZO NON PIU’ IDONEO 64% MEZZO PIU’ IDONEO MEZZO NON PIU’ IDONEO 11 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 12 Candidato: Calabretti Pierdavide Relatore: I.S.A.C. Capuzzi Fabio Correlatore: Dott. Rossi Roberto ABSTRACT TESI DI LAUREA CDL INFERMIERISTICA A.A. 2007/2008 LA SATURAZIONE DI OSSIGENO DURANTE BRONCOASPIRAZIONE: STUDIO OSSERVAZIONALE DEI FATTORI MODIFICANTI 12 DESCRIZIONE DEL CONTESTO ASSISTENZIALE: Nell’unità di Terapia Intensiva e Rianimazione generale dell’ASOU “Maggiore della carità di Novara, il supporto ventilatorio meccanico rappresenta una metodica di frequente utilizzo per quanto concerne l’assistenza del paziente critico. I ventilatori meccanici offrono un supporto valido ed indispensabile alla vita, quale la meccanica respiratoria, l’ossigenazione del sangue e la pervietà delle vie aeree. L’aspirazione endotracheale è una tecnica infermieristica complessa, essenziale nell’assistenza al paziente critico che necessita di VAM, poiché è efficace nella riduzione delle secrezioni tracheobronchiali, garantisce il mantenimento della pervietà delle vie aeree assicurando così una efficace ossigenazione, e potrebbe ridurre l’incidenza di contaminazioni/infezioni delle vie aeree. Tuttavia una intubazione prolungata necessita di continue broncoaspirazioni, aumentando il rischio non solo di infezioni, ma anche di desaturazioni che potrebbero diminuire il livello di ossigeno nel sangue arterioso (IPOSSIEMIA IPOSSICA). PROBLEMA: Il lavoro di ricerca condotto ha lo scopo di valutare il rischio di desaturazione nei pazienti intubati, ricoverati in rianimazione e broncoaspirati con i sistemi chiusi ed aperti e l’influenza dei fattori correlati alla manovra (preossigenazione, numero di broncoaspirazioni etc), verificando la reale capacità del sistema chiuso di favorire una maggiore saturazione relativa rispetto il sistema a circuito aperto. Contestualmente si è proceduto a valutare l’impatto delle infezioni/contaminazioni sulla saturazione, con l’ipotesi che i pazienti con evidenze cliniche di infezioni delle basse vie aeree raggiungono livelli di desaturazione maggiori. METODI: E’ stato condotto uno studio semi-sperimentale su un campione non probabilistico di pazienti intubati e ricoverati in rianimazione. La popolazione inclusa nello studio è interamente costituita da adulti, provenienti da ambiente ospedaliero ed extraospedaliero, pazienti con qualsiasi patologia che richieda intubazione oro tracheale, pazienti intubati. Sono stati invece esclusi i pazienti estubati dopo il ricovero e/o durante la degenza in rianimazione ed i soggetti in respiro spontaneo. Vengono eseguite due broncoaspirazioni programmate ad orari differenti con sistema aperto e chiuso su ogni paziente incluso nello studio, per ogni giorno della settimana. La scelta dei device non è influenzata dallo studio o da protocolli interni al reparto, ma è casuale. Per la raccolta dati è stata realizzata una scheda strutturata la quale, suddivisa in tre aree specifiche, ha consentito di raccogliere per tutti i giorni di studio su ogni singolo paziente: i dati anagrafici, cause di ingresso, il tipo di aspirazione , la modalità di ventilazione artificiale, l’ esito del ricovero, i valori di saturazione pre e post broncoaspirazione, gli esami batteriologici, segni clinici di infezione e numero di broncoaspi- razione totale delle 24 ore. Si è inoltre fatto riferimento alle cartelle infermieristiche e mediche ed alle tabelle termometriche del reparto. Tale rilevazione dati si è svolta quotidianamente dal 01/11/2008 al 15/01/2009. RISULTATI: Il numero complessivo di giornate di osservazioni è stato di 211 giorni. La popolazione coinvolta è risultata avere una numerosità pari a 33, con una media di studio per paziente di 6,93 giorni . Le maggiori cause di ingresso nel reparto di rianimazione sono da attribuirsi a patologie neurologiche (11 emorragie cerebrali su 14 casi) ed a traumi maggiori, seguiti dagli arresti cardio circolatori, shock emorragici ed IRA. Per il 48% dei pazienti l’esito del ricovero è stato il decesso, per il restante 52% il trasferimento presso altro reparto od ospedale a seguito delle cure del caso. La metodica di ventilazione meccanica prevalente è stata quella MECCANICA con l’82% di utilizzo rispetto alla modalità ASSISTITA. Il sistema aperto è stato maggiormente utilizzato rispetto al sistema chiuso (20 pazienti su 33). Le manovre di aspirazione tracheale in totale sono state 556. Tutti i pazienti sono stati preossigenati, indipendentemente dalla saturazione precedente la procedura di broncoaspirazione. Le saturazioni post broncoaspirazione per tutti si sono rivelate ottimali, senza variazioni statisticamente significative (99,8% di saturazione con una moda di 100). Le deflessioni negative sono state occasionali, e non si sono mai ripetute per lo stesso paziente. Solo 9 pazienti hanno evidenziato segni clinici di infezione con positività agli esami di laboratorio. Di questi solo uno ha evidenziato una marcata desaturazione e scarso beneficio alla broncoaspirazione. CONCLUSIONI: Con i dati ottenuti sono state effettuate delle valutazioni statistiche e delle analisi descrittive. L’osservazione condotta non si avvale di un campione di pazienti che può fornire dati statisticamente rilevanti. Entrambi i sistemi di aspirazione tracheale sono stati in grado di mantenere una ossigenazione del sangue periferica ottimale. Nei pazienti con evidenze cliniche di infezione delle basse vie aeree la performance respiratoria è rimasta inalterata e non si sono registrate desaturazioni rilevanti. L’unico caso però, di marcata deflessione della saturazione con scarso beneficio alla bronco aspirazione, in un paziente con infezione sistemica delle basse vie aeree, lascia ipotizzare che un tempo di studio più lungo ed una popolazione con numerosità maggiore avrebbero portato a risultati più soddisfacenti. In conclusione, alla luce dei risultati emersi possiamo affermare che nell’assistenza infermieristica al paziente che necessita di broncoaspirazioni, la scelta dei presidi di aspirazione debbe essere unicamente effettuata sulla base dei criteri di valutazione delle condizioni cliniche del paziente. Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 13 Candidata: Franca Grippa Relatore: Dott. Luigi Castello Correlatore: Dott. Luca Bergamasco ABSTRACT MASTER DI I° LIVELLO MEDICINA D'URGENZA E DI AREA CRITICA PER INFERMIERI ANNO ACCADEMICO 2007/2008 GESTIONE INFERMIERISTICA DEL CATETERE VENOSO CENTRALE: ADERENZA ALLE LINEE GUIDA INTERNAZIONALI IN UN REPARTO DI MEDICINA GENERALE …l’infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiornate, così da garantire alle persone le cure e l’assistenza più efficaci. L’infermiere partecipa alla formazione professionale, promuove ed attiva la ricerca, cura la diffusione dei risultati, al fine di migliorare l’assistenza infermieristica. (Codice deontologico, art 3.1) Le infezioni associate a cateteri intravascolari sono da considerarsi una complicanza grave dell’assistenza erogata in ambito ospedaliero e la loro prevenzione è uno degli obiettivi che il personale infermieristico deve perseguire. I cateteri intravascolari sono diventati indispensabili nella pratica assistenziale, non solo nelle terapie intensive, ma anche in altri contesti, come i reparti di medicina generale, oncologia, ematologia, ma il loro uso determina nei pazienti un rischio di complicanze infettive locali e sistemiche (infezioni dell’exit site, infezioni ematiche, tromboflebiti settiche, endocarditi,…). La letteratura americana riporta che negli Stati Uniti ogni anno vi sono 15 milioni di giorni - CVC (cioè il numero totale di giorni di esposizione ai CVC nella popolazione selezionata). Se il tasso medio di infezioni del torrente circolatorio associate a CVC (CRBSI, Catheter Related Blood Stream Infection) è di 5,3 per 1000 giorni – catetere, nelle terapie intensive statunitensi ogni anno si verificano circa 80.000 CRBSI. Valutando la popolazione ospedaliera nella sua globalità, al di fuori delle terapie intensive, si stima che si verifichino ogni anno negli Stati Uniti un totale di 250.000 casi di CRBSI con una mortalità tra il 12 e 15% nei pazienti critici, con un notevole aumento della spesa sanitaria (I Raad, et al, 2007). Non esistono dati recenti relativi al nostro paese (Sandrucci, 2006). Negli ultimi venti anni è stato dimostrato in maniera inequivocabile che il rischio di infezioni diminuisce in seguito alla standardizzazione delle procedure assistenziali asettiche e che l’inserimento e la gestione di cateteri intravascolari da parte di personale senza esperienza specifica può aumentare il rischio di colonizzazione del catetere e di CRBSI. La presenza di gruppi di personale specializzato nella terapia endovenosa riduce efficacemente l’incidenza di infezioni associate a catetere, le complicanze associate e i costi. Il rischio di infezioni aumenta con la preparazione del personale infermieristico al di sotto di un livello critico. La più frequente via di infezione per i CVC a breve termine è rappresentata dalla migrazione di microorganismi dalla cute al sito di inserimento del catetere con eventuale colonizzazione della punta. Molto meno comune è la diffusione ematogena da altri focolai o da infusioni contaminate. È quindi evidente che il rischio di infezione viene ridotto utilizzando strategie preventive che interrompono le modalità di trasmissione attraverso le quali i batteri hanno accesso al sistema vascolare. Queste strategie, frutto dell’analisi della letteratura esistente, sono raccolte nelle linee guida per la prevenzione delle infezioni correlate ai dispositivi intravascolari emanate dai CDC di Atlanta nell’agosto 2002. Tale importante documento rappresenta, ad oggi, il più autorevole riferimento scientifico sull’argomento. Le raccomandazioni dei CDC sono state integrate, nella mia tesi, dalle indicazioni del gruppo italiano di studio degli accessi vascolari a lungo termine, GAVECELT, costituitosi nel 1998 e caratterizzato dalla multidisciplinarietà degli specialisti (anestesisti, chirurghi, oncologi, pediatri, nefrologi, radiologi, infettivologi, ematologi) e dalle professionalità (medici, infermieri, psicologi, farmacisti) coinvolte. Sono state prese in esame anche le linee guida RNAO, RCN ed EPIC 2, le linee guida per la prevenzione delle infezioni associate a dispositivi intravascolari, Regione Veneto, Padova, 2005 oltre ai vari protocolli regionali disponibili su Internet con particolare attenzione a quello redatto dal Centro Oncologico di Aviano, ultima revisione 2006. Dalla letteratura esaminata è facile dedurre che l’utilizzo del CVC rappresenta una delle procedure alle quali dedicare grande attenzione nei programmi di prevenzione delle infezioni correlate alle pratiche assi- 13 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 14 stenziali. In particolare alcuni aspetti del percorso di utilizzo del CVC vengono considerati determinanti di maggior rilievo nell’insorgenza delle infezioni: l’igiene delle mani, le precauzioni di barriera e di massima sterilità nell’inserzione del CVC, l’antisepsi cutanea con Clorexidina, la selezione appropriata del sito di inserzione, la revisione quotidiana dell’effettiva necessità di mantenere in sede il CVC, la sorveglianza e l’ispezione del sito di inserzione, la modaltà di medicazione del CVC, la corretta sostituzione delle vie infusionali, dei sistemi di infusione senz’ago e dei liquidi parenterali, la preparazione e il controllo della qualità delle miscele endovenose. La messa in atto di azioni tese al miglioramento di queste componenti risulta efficace nel ridurre il tasso di infezioni correlate al posizionamento del CVC. L’evoluzione della professione infermieristica, sia in termini di competenze che di responsabilità, richiede all’Infermiere un ruolo fondamentale in merito alle problematiche relative agli accessi venosi, sia nella gestione che nell’informazione e nell’educazione del paziente. E’ necessario che gli Infermieri siano consapevoli del ruolo che rivestono in questo aspetto della loro professione, siano preparati ad agire con appropriatezza e competenza e, quando ritengono che questa non sia sufficiente, sentano il dovere e il bisogno di formazione ed aggiornamento al fine di: - acquisire abilità pratiche nella gestione degli accessi venosi, - essere in grado di prevenire le complicanze correlate alla presenza del presidio, di riconoscerle precocemente ed attuare gli interventi adeguati, - essere in grado di elaborare ed implementare un protocollo scritto, basato sulle evidenze scientifiche. La formazione e l’aggiornamento del personale addetto alla gestione degli accessi venosi centrali è ritenuto un aspetto determinante per il raggiungimento e il mantenimento di elevati standard di qualità assistenziale. 14 Ho cercato di raggiungere, con la mia tesi, i seguenti obiettivi: - valutare il livello di conoscenza del personale infermieristico di un reparto di Medicina Generale riguardo alle corrette procedure di gestione dei cateteri venosi centrali sulla base delle linee guida internazionali; - valutare i risultati delle conoscenze in termini di durata dei cateteri venosi centrali, incidenza di eventi avversi relativi ad infezioni o malfunzionamento dei cateteri stessi; - implementare tale livello di preparazione con materiale informativo e attività didattica “ad hoc”; - stilare un protocollo semplice e di rapida consultazione che possa facilitare e standardizzare le manovre e le procedure infermieristiche di gestione del catetere venoso centrale. Per raggiungere tali obiettivi ho presentato ai colleghi del reparto di Medicina Generale dell’Ospedale Maggiore di Novara, nel mese di ottobre 2008, un questionario con lo scopo di sondare la loro conoscenza e aderenza alle Linee Guida internazionali per quanto riguarda la gestione del CVC, la prevenzione delle complicanze e delle infezioni ad esso correlate. Il questionario è stato formulato dal nostro gruppo di lavoro. Sono state poste domande a risposta multipla atte ad evidenziare aspetti pratici di gestione del CVC nella prima parte del questionario e conoscenze più specifiche delle raccomandazioni contenute nelle linee guida nella seconda parte. Nel mese di dicembre 2008 sono state effettuate due lezioni su tali argomenti dedicate al personale del reparto di medicina generale ed è stato fornito materiale informativo riguardante il posizionamento, la gestione e la prevenzione delle complicanze meccaniche ed infettive del CVC sulla base delle Linee Guida Internazionali e delle evidenze scientifiche. Nel mese di gennaio 2009, è stato riproposto lo stesso questionario, che il personale ha compilato dopo aver preso visione del materiale didattico fornito. Ho raccolto, inoltre, in un database i dati relativi a 36 pazienti ricoverati in Clinica Medica e portatori di CVC in un periodo compreso tra maggio e settembre 2008. Arruolamento dei pazienti: sono stati arruolati nello studio i pazienti ricoverati in clinica medica o trasferiti in clinica medica da altri reparti, la maggior parte dalla rianimazione, portatori di CVC in vena giugulare interna, nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 30 settembre 2008. Di questi pazienti 6 provenivano dalla rianimazione ed erano già portatori di CVC, mentre nei restanti pazienti il CVC era stato posizionato in reparto da personale medico appositamente addestrato. Criteri di ammissione: consenso di partecipazione allo studio, necessità di un accesso venoso centrale per gravità di patologia, mancanza di accessi periferici per infusioni, necessità di monitoraggio della pressione venosa centrale, posizionamento di CVC in vena giugulare interna o in vena succlavia Criteri di esclusione: negazione del consenso di partecipazione allo studio, presenza di CVC in vena femorale, trasferimento in altro reparto per aggravamento della patologia. I dati raccolti riguardano: età, sesso, patologia principale ed eventuali comorbilità, motivo del posizionamento e tipo di cvc posizionato (monolume, bilume, trilume), motivo della rimozione, valutazione del sito di inserzione del CVC ed esame obiettivo della cute. Valori di pressione arteriosa, frequenza cardiaca, respiratoria, saturazione di ossigeno, pressione venosa centrale, valori dei principali esami ematochimici legati alla presenza di rischio infettivo, terapia antibiotica effettuata, esecuzione di eventuali emocolture, motivo della loro esecuzione e germi isolati. Tutti i dati clinici sono stati raccolti con l’aiuto dei me- Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 15 dici specializzandi che seguivano quotidianamente i singoli pazienti. I dati venivano rilevati quotidianamente e riportati su di un foglio elettronico in cui ad ogni riga corrispondeva un paziente e ad ogni colonna una giornata. I dati inerenti ai pazienti, va sottolineato, sono stati raccolti prima della presentazione di materiale didattico al personale infermieristico. Come detto è stato utilizzato un foglio Excel per la raccolta e l’archiviazione dei dati. Per l’analisi statistica abbiamo impiegato il software StatSoft (Versione 8 per Microsoft Windows). Abbiamo valutato media e deviazione standard (M e SD) delle variabili ed è stato eseguito un confronto delle medie ai tempi diversi mediante test T per campioni indipendenti assumendo come statisticamente significativo un valore di p < 0,05. La parte dello studio riguardante il personale infermieristico ha avuto come obiettivo valutare il grado di conoscenza delle indicazioni contenute nelle linee guida riguardo alla prevenzione delle infezioni correlate al CVC. Dopo questa prima valutazione, eseguita nel mese di ottobre, abbiamo cercato di migliorare il livello di preparazione con attività didattica focalizzata su tali argomenti. Nel mese di dicembre 2008 abbiamo organizzato un breve corso di aggiornamento fornendo agli infermieri del reparto di Clinica Medica informazioni sulle caratteristiche dei CVC, sulle tecniche di inserzione, sull’importanza dell’asepsi, sulla scelta del sito di inserzione, sui vantaggi, svantaggi e/o complicanze legate alla sede di impianto, ricordando ed enfatizzando le raccomandazioni dei CDC di Atlanta riguardanti la gestione non solo medica, ma soprattutto infermieristica del CVC. Nel mese di gennaio, infine, abbiamo riproposto lo stesso questionario a tutto il personale per valutare l’efficacia dell’attività di formazione svolta. Sulla base dei dati ricavati dalla valutazione del questionario di ottobre 2008 ho ritenuto fondamentale analizzare nello specifico le più importanti raccomandazioni dei CDC di Atlanta integrandole con altri dati della letteratura più recente. Questa analisi ha contribuito alla formazione specifica del personale e potrebbe divenire il punto di partenza per la costituzione di un team addestrato nella gestione del CVC; la stessa consentirà, inoltre, la stesura di un protocollo interno di facile consultazione da parte di tutto il personale. La prosecuzione di questo studio, dopo l’analisi delle raccomandazioni citate dalle linee guida internazionali e di una parte della letteratura specifica, sarà la realizzazione di un protocollo interno al quale tutto il personale del reparto di medicina generale farà riferimento per la gestione del catetere venoso centrale. Verranno raccolti successivamente dati riguardanti un nuovo campione di pazienti portatori di CVC e gestiti sulla base del protocollo realizzato, in modo da poter comparare i due campioni in termini di incidenza di eventi av- versi legati ad infezioni e a mal funzionamento dei cateteri stessi. Circa il 75% del personale infermieristico ha collaborato alla compilazione dei questionari presentati nel mese di ottobre 2008, ha partecipato alle lezioni di dicembre e ha ricompilato lo stesso questionario riproposto nel mese di gennaio 2009. Considerando complessivamente le risposte date nel primo questionario, il 34% del personale ha risposto correttamente alla metà delle domande, dimostrando di conoscere, anche se a volte non completamente, le principali raccomandazioni delle linee guida aziendali e internazionali. La restante parte del personale ha, invece, dimostrato di dover colmare alcune lacune sulla conoscenza e sulla applicazione delle Linee Guida Internazionali. Con lo scopo di colmare tali lacune e di fornire materiale informativo basato sulle evidenze scientifiche sono state organizzate le due lezioni tenutesi nel mese di dicembre I dati relativi al questionario riproposto dopo le lezioni dimostrano chiaramente che una formazione adeguata, ed una maggior conoscenza delle Linee Guida può modificare in modo significativo il comportamento del personale sanitario. Nel secondo questionario infatti, il 100% del personale ha risposto correttamente ad almeno la metà delle domande dimostrando di aver acquisito le principali raccomandazioni dettate dalle Linee Guida Internazionali e tutto il personale intervistato ritiene che la formazione specifica e l’aggiornamento continuo siano estremamente importanti ed in grado di ridurre le infezioni associate alla presenza di un dispositivo intravascolare. Il 100% del personale ritiene inoltre molto importante la creazione di un gruppo di lavoro e dimostra di aver gradito il lavoro da me svolto per la realizzazione di questa tesi. L’interesse e la collaborazione del personale della clinica medica dimostrano quanto sia sentita la necessità di aggiornamento continuo nel proprio ambito professionale. La partecipazione di tutto il personale alle lezioni del mese di dicembre e l’ottima compilazione del secondo questionario proposto confermano la voglia e l’esigenza di raggiungere standard sempre più elevati. Per quanto riguarda lo studio dei dati dei pazienti, anche se il campione arruolato è molto piccolo e non è stato possibile eseguire confronti statistici, i risultati sono allineati con quelli presenti in letteratura. Lo sviluppo di questo lavoro sarà verificare se l’applicazione delle linee guida possa incidere sulla gestione del CVC in termini di durata e incidenza di eventi avversi, in modo da migliorare ulteriormente i risultati sui pazienti portando il livello assistenziale verso l’eccellenza. Il cambiamento passa dalle scelte e dai comportamenti quotidiani. 15 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 16 a cura del dott. Gabriele Fasolini, Vice Presidente IPASVI Novara e VCO NOTIZIE FLASH DAL WEB • INFERMIERI CON FALSI DIPLOMI: RAFFICA DI ARRESTI IN CALABRIA Maxi-operazione dei carabinieri: oltre settanta persone in manette COSENZA - Sono settantadue gli arresti effettuati questa mattina dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Cosenza. I provvedimenti restrittivi, di cui 70 ai domiciliari e due in carcere, sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza, Loredana De Franco, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Francesco Minisci. Dalle indagini è emerso che le persone coinvolte nell’inchiesta avrebbero acquistato il diploma di laurea da infermiere pagandolo con una cifra che si aggira tra gli 8 e i 10 mila euro, senza aver mai effettuato neanche un giorno di scuola. A dare il via all’inchiesta, la denuncia di un medico ospedaliero di Cosenza che due anni fa chiamò l’ordine degli infermieri per verificare se un dipendente dell’ospedale cosentino fosse iscritto all’albo professionale. Così si scoprì che il presunto infermiere professionale non risultava essere mai stato neanche iscritto a nessuna scuola di specializzazione. Dopo le denuncia, le verifiche dei Nas che hanno scoperto che qualcuno dei presunti infermieri aveva anche fatto carriera all’interno delle strutture diventando caposala, oppure internista di sala operatoria, con il possibili rischi per la salute dei malati. Tra gli arrestati figura anche un funzionario dell’Università Sacro Cuore di Roma, che forniva agli studenti, in anticipo, le risposte ai test d’ingresso ai corsi di medicina e scienze infermieristiche della facoltà. Il Gip del tribunale di Cosenza ha disposto inoltre il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili a carico di alcuni arrestati per un valore di oltre 20 milioni di euro. • L’INFERMIERE A TEMPO 16 Scritto da Corriere di Como venerdì 22 maggio 2009 Un solo infermiere per dieci pazienti. Non è un’eccezione, ma la regola nel reparto di medicina d’urgenza del Sant’Anna, recentemente trasferito al terzo piano del monoblocco di via Napoleona con l’incremento di due posti letto. Una situazione pesante, secondo gli stessi infermieri che nei giorni scorsi hanno inviato una lettera di protesta chiedendo un intervento dei vertici ospedalieri. «Nessuna criticità – rispondono dai piani alti di via Napoleona – I numeri rispettano pienamente le norme». La situazione si trascina ormai da un mese, da quando cioè il reparto, che fa capo al pronto soccorso, è stato spostato dal piano terra al terzo di via Napoleona. Da quel momento, i letti sono stati anche incrementati da 8 a 10, tutti operativi. La medicina d’urgenza del Sant’Anna assicura un migliaio di ricoveri l’anno, con una degenza media di 4,6 giorni. Negli spazi a disposizione vengono accolti malati, spesso particolarmente critici, le cui condizioni sono in evoluzione e che devono essere valutate attentamente prima di stabilire la soluzione terapeutica più adatta. Dal trasferimento nella nuova sede, per assistere i dieci pazienti ricoverati – tenendo presente che il tasso di occupazione del reparto è quasi costantemente del 100% - è prevista la presenza di un solo infermiere per ciascun turno di servizio. Una situazione tutt’altro che ottimale secondo gli stessi professionisti della categoria, i quali denunciano il rischio di non poter garantire la necessaria assistenza ai malati. Tra l’altro, proprio per la complessità dei casi ricoverati, per la metà dei letti è previsto il monitoraggio costante con telecamere. E spetta agli stessi infermieri il compito di controllare i monitor per individuare in tempo reale eventuali emergenze e criticità. In una lettera inviata ai responsabili del dipartimento infermieristico, gli infermieri hanno denunciato la situazione chiedendo un intervento della direzione. «Non c’è alcun problema né situazione da sanare – risponde Anna Michetti, direttore del Sitra, il Servizio infermieristico tecnico riabilitativo aziendale – Accanto all’infermiere c’è sempre anche un un operatore socio-sanitario di supporto (Oss). In alcune ore poi c’è anche personale ausiliario. Inoltre, la medicina d’urgenza è sullo stesso piano della pneumologia, i due reparti convivono e in caso di emergenza o particolare necessità gli infermieri della medicina d’urgenza possono pure chiedere il supporto dei colleghi». I criteri regionali di accreditamento dei reparti prevedono, per i letti di area medica, un’assistenza al malato da parte dell’infermiere di 120 minuti al giorno. Il dato sale a 300 minuti in caso di spazi di terapia subintensiva e a 600 per l’intensiva. «Con 10 pazienti è necessario garantire 20 ore di presenza, criterio assolutamente rispettato nel caso della medicina d’urgenza – dice Anna Michetti – Anzi, oltre allo standard minimo previsto abbiamo anche aggiunto la presenza di Oss e ausiliari. La situazione è nella norma e tranquilla e non è previsto alcun cambiamento». Di più, il modello organizzativo della medicina d’urgenza dovrebbe poi essere esportato nel Sant’Anna bis. Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 17 «Nel nuovo ospedale questo sarà il modello che verrà attuato – conferma la responsabile del Sitra – anche se poi cambieranno i numeri perché nella nuova sede è previsto un ampliamento dei letti di medicina d’urgenza fino ad un massimo di 26 e l’organico sarà ovviamente adattato di conseguenza. Ad oggi, comunque, in via Napoleona sono rispettate tutte le normative previste e non c’è bisogno di prevedere alcun tipo di modifica dell’assetto». • ERRORI DI SOMMINISTRAZIONE DA RICONOSCERE Gli errori di somministrazione di un farmaco per via parenterale in terapia intensiva sono frequenti e in alcuni casi possono portare a conseguenze gravi secondo quanto emerso da uno studio internazionale che ha coinvolto anche 20 unità di terapia intensiva italiane. In totale hanno partecipato alla rilevazione 113 unità di terapia intensiva di 27 nazioni per 1.328 pazienti (il 10% italiani) osservati nel corso di 24 ore in un giorno stabilito. L’obiettivo era riportare tutti gli errori, valutandone il numero, l’impatto, la distribuzione e i fattori che potevano ridurne la frequenza. Sono così emersi 74,5 errori ogni 100 giorni paziente (861 errori in 441 pazienti), nella maggior parte dei quali (il 75%) identificabili come omissioni. In particolare, ci sono stati errori nel tempo di somministrazione (386 casi), somministrazioni dimenticate (259 casi), dosi sbagliate (118 casi), somministrazione di un altro farmaco rispetto a quello prescritto (61) ed errori nella via di somministrazione (37 casi). Lo 0,9% della popolazione in studio ha avuto un danno permanente o è morta a causa di un errore di somministrazione. Il rischio di incorrere in un errore aumentava in caso di pazienti con insufficienza di più organi, con prescrizioni per via endovenosa, schemi di somministrazioni multiple, dimensioni della unità di terapia intensiva, numero di pazienti seguiti da un singolo infermiere e occupazione dei posti letto. Riducevano invece il rischio la presenza di un sistema di monitoraggio di base, di un sistema di segnalazione degli incidenti critici e di un controllo di routine al cambio di turno degli infermieri. In pratica. Gli errori nella somministrazione dei farmaci fanno parte della pratica clinica, l’obiettivo è ridurne il più possibile il rischio. Per fare ciò occorre che siano implementati e diffusi sistemi volti alla segnalazione degli incidenti critici, onde apprendere da questi ed evitare successivamente lo stesso tipo di errore. Bibliografia Valentin A, Capuzzo M, et al. Errors in administration of parenteral drugs in intensive care units: multinational prospective study. Brit Med J 2009;338:b814. Fonte “Progetto ECCE” Reazioni Bollettino di Farmacovigilanza numero 43 del 23 aprile 2009 • UDINE: INFERMIERA PUBBLICA FOTO DEL PROPRIO REPARTO SU FACEBOOK SCATTA L’INCHIESTA Singolare caso di commistione fra tecnologia, social networking e privacy ospedaliera a Udine. I fatti: una infermiera raccoglie su di un album del proprio profilo di facebook numerose foto che ritraggono i propri colleghi di reparto in attività. Incautemente, il profilo non viene impostato come "Privato" e le foto rimangono cosi visibili a tutti. Immediatamente parte la segnalazione e con essa scoppia il caso, con l'Azienda dell'ospedale di Udine, dove la ragazza di 29 anni lavora, ad intervenire immediatamente chiedendo la rimozione del profilo e facendo scattare una inchiesta interna per violazione della privacy e del codice deontologico. L'infermiera si è dichiarata profondamente dispiaciuta per quanto accaduto e ha spiegato di aver voluto creare un profilo per celebrare le attività svolte sul campo e la presenza di alcuni colleghi prossimi alla pensione, nonchè per "raccontare" una operazione d'urgenza subita da una collega di reparto. L'Azienda Ospedaliera Universitaria ha invece avviato subito una inchiesta per accertare se vi siano state violazioni della legge sulla privacy, in quanto nelle foto vi sarebbero i visi di numerosi pazienti che tuttavia, come ribadito dall'autrice delle stesse, sarebbero semplicemente sfumati e quindi non riconoscibili, e se siano state violate norme del codice deontologico dell'ordine professionale (cioè se si siano scattate foto durante l'orario di lavoro e se queste siano state messe online direttamente dai pc dell'azienda). ZEUS News - www.zeusnews.com - 14-05-2009 L'infermiera: «Sono mortalmente dispiaciuta». Ha 29 anni l'infermiera colpevole di aver pubblicato le foto di pazienti su Facebook. Oggi la donna si è scusata e fra le lacrime ha affermato: «Sono mortalmente dispiaciuta». In una nota dell'Azienda ospedaliero Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, sono riportate le parole dell'infermiera che ha confessato di essere l'autrice dell'iniziativa. L'infermiera, inoltre, ha spiegato che la foto pubblicata su Facebook e, stamani, sulla prima pagina del Corriere della Sera, ritraeva una collega operata d'urgenza e consenziente. «Sono mortalmente dispiaciuta - ha detto l'infermiera, convocata nel pomeriggio nella Direzione dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria - pensavo che il mio album fosse privato e le foto visibili solo ai miei amici. Non pensavo fosse pubblico, non volevo renderlo pubblico. Ho semplicemente raccolto foto, scattate in tempi diversi, per farne un album ricordo per dei colleghi che andavano in pensione. A mio giudizio i pazienti sullo sfondo non erano riconoscibili, perciò non ho sfumato le foto. Non volevo ledere l'immagine di nessuno. La paziente apparsa sulla prima pagina del Corriere è mia collega ed amica: la foto è stata scat- 17 Dialogare giugno 2009.qxp 18 1-07-2009 17:35 Pagina 18 tata per festeggiarla dopo un'operazione che aveva subito». L'anestesista del reparto - ha riferito l'Azienda Ospedaliero-universitaria - ha spiegato che la paziente-infermiera si era sentita male improvvisamente, mentre lavorava in ospedale e la sera stessa era stata operata. Il medico ha raccontato che era terrorizzata, che era la prima operazione della sua vita e, così quando si è risvegliata, l'ha festeggiata con il segno di vittoria, come si vede in foto. L'infermiera è stata identificata al termine dell'inchiesta interna avviata dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria per accertare se vi siano state violazioni della legge sulla privacy (riservatezza dei dati personali), del regolamento disciplinare, se siano state utilizzate tecnologie dell'Ospedale durante l'orario di lavoro, e se siano state violate norme del codice deontologico dell'ordine professionale. L'infermiera - ha riferito Carlo Favaretti, direttore dell'Azienda - è registrata su Facebook, dove ha inserito alcune foto, scattate un anno fa, nella convinzione che l'accesso al suo album personale fosse consentito ai soli suoi amici. Le foto ritraggono colleghi, anche se sono visibili alcuni pazienti, peraltro non riconoscibili». «L'infermiera - ha riferito il dirigente - ha affermato che non sono state utilizzate attrezzature informatiche di proprietà dell'Azienda» e che «l'immissione delle foto è avvenuta dalla propria abitazione. Poiché dallo scorso 11 maggio questa Azienda ha inibito l'accesso a Facebook dai computer aziendali, a seguito di una decisione totalmente indipendente dal fatto verificatosi oggi - ha concluso Favaretti - in fase istruttoria si è coinvolta la Polizia Postale di Udine che ha convocato l'infermiera per la totale cancellazione delle foto dal sito». Istruttoria del Garante per la privacy. Il Garante per la privacy ha avviato accertamenti sulla vicenda. «In riferimento alla grave vicenda riguardante l'azienda ospedaliera di Udine, si informa che il Garante per la protezione dei dati personali - annuncia una nota dell'organismo di garanzia - ha avviato nella mattinata di oggi immediati accertamenti, chiedendo in via preliminare alla direzione dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia ogni elemento utile ad una piena valutazione del caso». «In risposta all'intervento del Garante, il direttore generale dell'azienda ha comunicato - sulla base di quanto dichiarato dalla stessa interessata - che l'infermiera responsabile di aver messo su Facebook le foto dei pazienti non ha utilizzato attrezzature informatiche dell'azienda, e che l'immissione delle foto è avvenuta dalla propria abitazione». «L'azienda ha inoltre comunicato al Garante - si legge ancora - di aver interessato la Polizia Postale di Udine. L'interessata ha peraltro dichiarato che avrebbe già provveduto a cancellare dalla propria abitazione le foto nelle quali comparivano i pazienti. Il Garante da parte sua proseguirà l'attività di accertamento sul ri- spetto della normativa sulla protezione dei dati personali, anche ai fini di un'eventuale applicazione di sanzioni nei confronti di chi sarà ritenuto responsabile della violazione dei diritti dei ricoverati e delle altre persone coinvolte». Tratto da www il Gazzettino.it • MICROEMORRAGIE CEREBRALI E ACIDO ACETILSALICILICO L’acido acetilsalicilico aumenta il rischio di microsanguinamenti cerebrali anche al dosaggio utilizzato per la prevenzione cardiologica. I microsanguinamenti cerebrali, specie nelle zone lobari, sono indice per lo più di una angiopatia amiloidea: la deposizione di amiloide nella parete vascolare rende i vasi più fragili e quindi più sottoposti alla rottura. Grazie alla risonanza magnetica è possibile oggi visualizzare queste emorragie, identificabili come depositi di emosiderina nei macrofagi circostanti il vaso. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Rotterdam, in Olanda, ha analizzato in uno studio di popolazione 1.062 soggetti ultrasessantenni senza demenza, alcuni dei quali prendevano farmaci antitrombotici (antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti), per vedere grazie a una risonanza magnetica se l’azione antitrombotica facilitasse la comparsa di microsanguinamenti cerebrali. Chi prendeva un antiaggregante aveva in effetti una probabilità maggiore di microsanguinamenti cerebrali (odds ratio 1,71, limiti di confidenza al 95% da 1,21 a 2,41). Se si valutavano solo i microsanguinamenti lobari, il rischio con l’acido acetilsalicilico aumentava ulteriormente (odds ratio 2,70, limiti di confidenza al 95% da 1,45 a 5,04), anche se formulazioni diverse del principio attivo (come il carbasalato calcico, non in commercio in Italia) sembravano invece prive di questo effetto avverso. L’assunzione di un anticoagulante non influenzava invece significativamente questo rischio (odds ratio 1,49, limiti di confidenza al 95% da 0,82 a 2,71). In pratica. Nel bilancio costi-benefici della terapia con antiaggreganti deve essere sempre presente la valutazione del rischio emorragico. Ciò vale non solo a livello gastrico, ma anche cerebrale. Occorrono ulteriori studi per confermare il dato emerso in questa ricerca, analizzando anche la possibile correlazione tra uso di antiaggreganti e incidenza di emorragie intracerebrali sintomatiche. Bibliografia Vernooij M, Haag M, et al. Use of antithrombotic drugs and the presence of cerebral microbleeds. Arch Neurol 2009;66:DOI:10.1001/archneurol.2009.42. Fonte “Progetto ECCE” Reazioni Bollettino di Farmacovigilanza numero 43 del 23 aprile 2009 Offerte di lavoro all’estero per infermieri capaci ed intraprendenti Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 19 • INFERMIERE E DENTISTA: ECCO LE CARRIERE CHE ASSICURANO SUBITO IL LAVORO Uno studio dell’Istat su “Università e carriera” conferma come il fascino del camice paghi dopo i sacrifici dello studio. Per i corsi triennali, la percentuale più alta di giovani impegnati in carriere lavorative, dopo la laurea, riguarda soprattutto i laureati delle professioni infermieristiche ed ostetriche (72,4%). Per quanto concerne gli stipendi, brillano di più quelli incassati dai dottori, rispetto agli altri e, rispetto al titolo triennale, ai primi posti, ci sono i laureati nelle professioni sanitarie del gruppo medico (1.414 euro). Riguardo alla coerenza tra il titolo di studio e il lavoro svolto, essa aumenta col livello di istruzione: sono i giovani usciti dai corsi lunghi del gruppo medico (99 laureati su 100), chimico-farmaceutico (94 su 100) ed ingegneria (83 su 100) a veder maggiormente riconosciuto il proprio titolo. Tra i laureati dei corsi triennali, sono le professioni sanitarie (94%) a vantare il primato. Per le immatricolazioni all’anno accademico 2007/08, nel gruppo che afferisce alla facoltà di Medicina si registra l’8,6% del totale (ben 26.459 giovani) e, si tratta, soprattutto di donne: il 64,2% rispetto al 35,8% degli uomini. Infine, anche per quanto riguarda il successo negli studi, questo gruppo si distingue: nel 2007, su 100 immatricolati nell’anno accademico 2001/02, infatti, si è laureato il 78,8% degli studenti. • INFERMIERI MALATI AI POLMONI PER IL GUANO DEI PICCIONI: DENUNCIATI 4 MEDICI Quattro medici dell’ospedale di Ponte a Niccheri sono stati denunciati per lesioni colpose e falso ideologico dal Nas dopo le segnalazioni dei dipendenti che hanno denunciato di aver contratto malattie respiratorie sul posto di lavoro FIRENZE - Quattro medici dell’ospedale Santissima Annunziata di Ponte a Niccheri sono stati denunciati per lesioni colpose e falso ideologico dal Nas dei carabinieri di Firenze dopo le segnalazioni di una ventina di dipendenti che, negli ultimi anni, hanno denunciato di aver contratto malattie respiratorie sul posto di lavoro. I quattro medici indagati sono il direttore sanitario dell’ospedale rimasto in carica fino al luglio 2004, l’attuale direttore sanitario e altri due professionisti con incarichi dirigenziali. GUANO DI PICCIONI NEGLI IMPIANTI DI AERAZIONE - Secondo quanto appreso, il Nas avrebbe accertato irregolarità nel rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoro e in quella in materia di igiene sui luo- ghi di lavoro. Gli accertamenti avrebbero riguardato, tra l’altro, la documentazione dell’ospedale, in particolare quella in relazione alle visite mediche a cui sarebbero stati sottoposti i dipendenti che hanno denunciato di essersi ammalati in ospedale. Altri accertamenti hanno coinvolto i reparti dove operano i dipendenti che si sono ammalati. In particolare, in un esposto presentato dai dipendenti, è stato ipotizzato che il guano essiccatosi sugli sfiati dell’impianto di condizionamento dell’ospedale nel tempo avrebbe liberato batteri di vario tipo poi aspirati dai condotti di aerazione. All’interno dell’impianto i batteri sarebbero facilmente prolificati grazie alle temperature caldo-umide e quindi la loro successiva immissione in alcuni reparti con l’aria condizionata avrebbe causato le malattie respiratorie denunciate da infermieri, medici e altri operatori sanitari tipo pleurite, broncopolmonite, pericardite, polmonite. Nel corso degli anni i piccioni avrebbero nidificato in abbondanza sui tetti e sulle coperture dell’ospedale portando con sè questo inconveniente. L'ESPOSTO - L'esposto fu presentato dall'avvocato Giangualberto Pepi lo scorso novembre in Procura: a redigerlo sono state due infermiere — una ferrista di chirurgia e un'operatrice socio-sanitaria di ostetricia — che dal 2006 sono in causa con l'Asl per aver contratto malattie. Malattie che sarebbero state provocate dalle «gravissime condizioni igieniche dell'ospedale». L'esposto chiedeva alla Procura di verificare le condizioni di alcuni locali dell'ospedale a causa della presenza di guano ed eventuali responsabilità. Ed è proprio per fugare ogni dubbio che la magistratura ha deciso di fare luce sulla vicenda, perché negli esposti — spiegano i sindacati — si fa riferimento alla presenza di guano sulla parte superiore del pronto soccorso e della sala parto. Di più. Sempre secondo i rappresentanti dei lavoratori alle due donne è già stato riconosciuto dall'Inail l'infortunio sul lavoro, accertando il nesso causale tra le malattie e la presenza di guano di piccioni. Le due donne infatti, avrebbero avuto dal 2006 ad oggi complicazioni dal punto di vista fisica proprio a causa della malattia contratta in ospedale. Nell'esposto, si fa riferimento a una presunta situazione di degrado che sarebbe emersa per la prima volta nel 2002, quando nell'ospedale si sarebbero verificate infezioni epidemiologiche piuttosto gravi. DECINE DI MALATI - Più di una decina di infermieri, operatori sanitari e medici si sono ammalati di pericardite, pleurite, polmonite e broncopolmonite: negli anni scorsi della vicenda si erano occupati anche i giornali della città. Nell'esposto di novembre scorso si faceva riferimento all'attualità: sembra che nella parte interna dell'ospedale, nella parte superiore del pronto soccorso e della sala parto ci siano tracce di escrementi di piccioni. 19 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 20 A cura dell’ Avv. Prof. Dario Vladimiro Gamba DIPENDENTI FANNULLONI O “DIVERSAMENTE SGOBBONI”? 20 Dopo essere stato approvato dal Consiglio dei ministri, il decreto Brunetta ha ottenuto la fiducia delle Camere: con la legge n. 15 del 4 marzo 2009 è stato introdotto nell’ordinamento italiano un piano di riforma della Pubblica Amministrazione che, fin da subito, ha incontrato un clima generale di ostilità, con aspre manifestazioni di dissenso, soprattutto da parte di dipendenti e sindacati. La riforma ha, in parte, confermato le norme già presenti nel sistema, in parte introdotto nuovi pilastri, nell’ottica di galvanizzare l’attività lavorativa dei dipendenti pubblici, sia attraverso incoraggianti premi ed incentivi, sia attraverso rigidi schemi sanzionatori. I tratti salienti della riforma si sviluppano su diversi ambiti, ma il fulcro è senza dubbio costituito dall’affermazione del principio dell’attribuzione selettiva degli incentivi economici e di carriera attraverso la suddivisione dei pubblici dipendenti in tre fasce di merito: il 25-30% riceverà premi e titoli, sulla base della propria performance lavorativa eccellente, beneficiando del trattamento accessorio nella misura massima, il 50% ne godrà in misura ridotta, ed infine, il restante 20-25% non avrà diritto ad alcun trattamento accessorio. Il meccanismo descritto si propone di porre fine alla pletora di benefici “a pioggia” agli impiegati pubblici e si fonda su un criterio meritocratico: il dipendente che dimostra di svolgere i propri compiti con risultati buoni o eccellenti, viene premiato, al contrario, il dipendente “fannullone” non solo non riceve titoli o premi, ma, al di sotto di una certa produttività, va incontro a notevoli rischi sanzionatori, fino al licenziamento disciplinare. La scelta del legislatore, in più parti ampiamente criticata, può essere letta come volontà di punire o mortificare il dipendente, ma anche, al contrario, come un incentivo al lavoro, nell’ottica di avvicinare il più possibile il sistema pubblico ad una logica di efficienza e produttività tipica del privato. Interessante risulta, poi, l’analisi della riforma per quanto concerne i casi di assenza per malattia del dipendente pubblico: indipendentemente dalla durata, nei primi dieci giorni è corrisposto solo il trattamento economico fondamentale (tra cui trattamento economico iniziale e di sviluppo economico, tredicesima mensilità, retribuzione individuale di anzianità) con esclusione di ogni indennità non avente carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio. Un eventuale proseguimento di assenza oltre i 10 giorni non comporta invece alcuna decurtazione: da ciò si evince che il legislatore abbia voluto scoraggiare le assenze per malattia brevi, presumendo, a torto o a ragione, che queste siano sovente dovute a negligenza, mentre le malattie lunghe abbiano una diversa gravità. Importante è sottolineare che sono previsti alcuni casi eccezionali, sottratti all’applicazione di tale disciplina, come ad esempio le assenze per congedo da maternità o paternità, la fruizione di permessi per lutto o per citazione a testimoniare, le assenze per decesso o grave infermità del coniuge e altri ancora. Viene poi sottolineato il dovere di sincerità sia del dipendente che del suo medico: le false attestazioni di presenze o i falsi certificati medici saranno infatti puniti severamente attraverso il licenziamento disciplinare e l’obbligo del risarcimento del danno; è, inoltre, prevista l’introduzione di una nuova fattispecie di reato per il dipendente ed eventuali complici, come ad esempio il medico, il quale rischia anche una radiazione dall’albo professionale nei casi di dolo. Il dipendente incontra il licenziamento disciplinare anche in caso di reiterazione di assenze ingiustificate, per ingiustificata opposizione al trasferimento, per false dichiarazioni ai fini dell’assunzione o della progressione in carriera e, last but not least, per prolungato insufficiente rendimento. Ciascun dipendente è, altresì, tenuto ad indossare o rendere visibile un cartellino o una targa al fine di risultare identificabile nello svolgimento di un’at- Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 21 tività a contatto col pubblico; è prevista, inoltre, l’introduzione di un meccanismo che consenta al cliente di esprimere il proprio giudizio rispetto al servizio ricevuto: il lavoro dei dipendenti sarà, in sostanza, valutato con una faccina sorridente, indifferente o arrabbiata, a seconda del grado di soddisfazione. Inutile al momento chiedersi dove sarà apposta la faccina… E’ previsto, infine, un organismo centrale di valutazione con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere l’esercizio della valutazione del personale, garantendone la trasparenza e la correttezza. Provvedimento dal carattere eccessivamente restrittivo riguarda, poi, l’obbligo del lavoratore assente per malattia di rendersi reperibile nelle fasce orarie dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 20.00: un’eventuale assenza potrebbe essere giustificata solo mediante presentazione di certificato medico e ogni qual volta il lavoratore dovesse lasciare la propria abitazione, sarebbe tenuto a darne comunicazione al proprio dirigente di settore: la regola appare, senza dubbio, troppo rigida, in quanto non lascia spazio nemmeno ad assenze dovute a motivi ragionevoli, come il recarsi in farmacia per comprare le medicine, o il fare visita urgente ad un parente al pronto soccorso, e, in ogni caso, rende ogni spostamento fisico difficilmente praticabile. E’ ragionevole ritenere, insomma, che l’applicazione di questa norma debba essere mitigata attraverso un qualche correttivo. Un’altra novità riguarda il lavoro part-time. La riforma prevede che la relativa concessione non possa più essere automatica, trascorsi 60 giorni dalla richiesta, ma sia subordinata alle esigenze aziendali: l’azienda potrà, pertanto, negarla se ritiene che rechi pregiudizio alla funzionalità dei servizi. In materia di orario di lavoro la riforma si struttura poi su quattro punti essenziali: 1.al dipendente pubblico spetta un periodo di riposo settimanale di almeno 24 ore consecutive che potrà avvenire anche nell’arco di 14 giorni con possibilità di usufruire di 2 giorni consecutivi di riposo; 2.ogni 24 ore spettano al dipendente 11 ore consecutive di riposo , eccezion fatta per i lavoratori in reperibilità; 3.i datori di lavoro non devono più comunicare periodicamente al servizio ispettivo della Direzione Provinciale del Lavoro il superamento delle 48 ore di lavoro settimanali da parte dei propri dipendenti che superino occasionalmente tale limite; 4.è considerato lavoratore notturno colui che svolge attività lavorativa di notte per almeno 3 ore. Dall’analisi sintetica che si è cercato di offrire, emerge chiaramente l’intenzione severa che ispira la riforma del ministro Brunetta: essa non rappresenta necessariamente una minaccia alla dignità dei dipendenti, come alcuni critici hanno sostenuto, ma solo l’ennesimo ottimistico tentativo di dare attuazione ad un sistema efficiente che si ispiri a criteri di trasparenza e correttezza. Affinché questa idilliaca speranza possa concretizzarsi si auspica nell’impegno di ciascuno nel non considerare le leggi come mere parole astratte, dando ad esse un’effettiva attuazione ( Scire leges non est verba earum tenere, sed vim ac potestatem: conoscere le leggi non consiste nel considerare solo le loro parole, bensì la loro efficacia e il loro potere.) 21 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 22 BUONA LETTURA... Se anche Voi avete letto un libro che vi è piaciuto in modo particolare e volete rendere partecipi altri Colleghi, scriveteci, scriveteci e scriveteci... Recensioni a cura di Portaluppi Viviana Prendendo spunto dalle vicende narrate nel suo ultimo libro, il noto chirurgo e scrittore ha ripercorso diversi episodi, alcuni divertenti, altri più seri e delicati, della sua esperienza in campo medico e, in particolare, come esperto di trapianto di fegato. “Nessuno di noi si era mai trovato davanti a un malato privato del suo fegato senza che ce ne fosse uno pronto da sostituire”, racconta la voce narrante di questo romanzo, in una delle storie che lo compongono. Sono storie di pazienti, medici, infermieri, vita in corsia. Lo sfondo, il Policlinico di Milano: il padiglione di chirurgia Enzo Monteverdi, un luogo in cui si sono scritte pagine importanti della medicina italiana, sta per essere ab- battuto perché non più in regola con la normativa. Tra poco il professor Fassati assisterà allo smantellamento del luogo dove ha lavorato per cinquant’anni, prima da studente, poi da assistente e infine da primario. E’ una moviola di ricordi, emozioni aneddoti e personaggi C’è il vecchio barone che, da autentico despota, decide la sorte dei suoi assistenti e il chirurgo ambizioso che cerca subdolamente di stroncare il collega dotato di maggiore talento. C’è la storia dolorante, ma non priva di risvolti divertenti della suora innamorata di un medico. E ci sono le ragioni dei pazienti che vivono sulla propria pelle il dramma di chi è sospeso tra la vita e la morte. Molti sono gli spunti di riflessione su temi etico – clinici particolarmente attuali, come l’aziendalizzazione degli ospedali, il progresso della tecnologia a scapito del rapporto medico – paziente , il valore dell’etica professionale, oltre ad alcune delicate problematiche legate ai trapianti ed al testamento biologico. Recensioni a cura di Fasolini Gabriele riscoprire il piacere in quello che si fa? Questo libro, che cerca di rispondere a tali interrogativi traendo spunto dalla teoria dell’analisi transazionale , prende per mano il lettore e lo aiuta a conoscere i suoi atteggiamenti nei confronti del lavoro e a individuare le sue potenzialità e i comportamenti più utili al suo personale progetto di felicità. Fornisce indicazioni importanti per scoprire quali sono i passi necessari per costruire il successo in qualsiasi tipo di impiego. Un libro come un corso di formazione per ritrovare la gioia e il piacere del fare, e per dare un significato nuovo al proprio tempo di lavoro.Per concludere mi sembra corretto proporre a tutti una citazione trovata durante la lettura del libro: E guarda il mondo. E riposa Senz’altro impegno che aggiungere La tua perfezione a un altro giorno. Il tuo compito È sollevare la tua vita, giocare con lei , lanciarla come voce alle nubi, a riafferrare le luci che ci hanno lasciato . Questo è il tuo destino : viverti. Non devi dire nulla . La tua opera sei tu, niente altro. P. Salinas, La voce a te dovuta. IL PIACERE DI LAVORARE (viaggio in se stessi per ritrovare la passione del fare) Di GIORGIO PICCININO Casa editrice ERICKSON 22 Come mai si incontrano manager, professionisti, impiegati allegri e motivati, pieni di iniziativa e altri invece tristi e delusi? Perché ci sono insegnanti che dopo pochi anni di lavoro finiscono per non poterne più di allievi e genitori , mentre altri per tutta la vita si sentono soddisfatti e gratificati dalla loro occupazione ? Ci sono persone che diventano oggetti e strumenti passivi nelle mani delle organizzazioni e altre invece che si sentono coinvolte e partecipi degli obiettivi del proprio ente di appartenenza. .Quali sono i fattori che determinano queste differenze di approccio? E come si può fare per Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 23 NURSE & MIDWIFE VACANCIES UNITED KINGDOM PRIVATE & NATIONAL HEALTH SERVICE RESOURCING Our business is the leader in the permanent recruitment of qualified healthcare professionals in the UK. resourcing is currently launching a Nursing function to compliment our already well established healthcare recruitment services. We currently have a range of Nursing vacancies, in multiple locations, with both the National Health Service, and Private Hospitals. As such we invite applications from all nurses who are interested in Nursing in the UK. All specialists are welcomed, though not essential. Market Knowledge We have been finding careers for international healthcare professionals in the UK since 2000. We have close working relationships with all the major healthcare employers in the UK. From this vantage point we are able to provide a wide portfolio of vacancies to suit all levels of healthcare– from recently qualified to vastly experienced professionals. Our service is free for you. We are independent so we are not tied to any specific employer so can offer impartial advice about the best career options available to you. We give advice to help prepare you to tackle the interview & selection process implemented by each of our clients. We provide help & information about your registration with the Nursing and Midwifery Council, the organisation that governs all nurses and midwives who practice in the UK. Additionally we provide help, support & advice about the UK to help you decide which region or city would be best for you. We help you with travel arrangements for your interview & when relocating will provide you with local knowledge such as; universities, colleges, local attractions, travel, sports & leisure facilities etc Who we want to speak to Qualified nurses and midwives; With a good level of English Who would like to relocate to UK With a diploma or degree in nursing or midwifery from a country in the EEA Please send a brief summary of your qualifications to: Eva Salaj - Telephone 0044 207 843 2410 email: [email protected] www.resourcing.uk.com Riassumendo... La compagnia Resourcing opera da dieci anni nel Regno Unito per trovare lavoro a farmacisti, dentisti e infermieri qualificati. Attualmente, sta cercando infermieri interessati ad un trasferimento ed un impiego in Inghilterra. Qui, la società propone vari ruoli vacanti, in diverse zone, sia in ospedali pubblici che privati. La specializzazione è richiesta, ma non indispensabile; importante, invece, è la buona conoscenza della lingua inglese, il titolo in Infermieristica conseguito in un Paese Cee e la disponibilità a trasferirsi, fin da subito. A chi si metterà in contatto con i propri uffici, la Resourcing garantisce, a titolo gratuito, la preparazione al colloquio di selezione per l’impiego; un aiuto per effettuare la registrazione presso il Nmc e, in più, assistenza nella scelta della zona o della città inglese più adatta. 23 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 24 A cura di Roberto Cavagna, Infermiere, Assistente Sociale e Consigliere del Collegio ABBIAMO LETTO PER VOI... ANZIANO E ALIMENTAZIONE tratto dalla rivista “Soins gerontologie” (Francia) Con il passare del tempo e l’aumento dell’età tutte le funzioni naturali dell’organismo invecchiano inesorabilmente. L’appetito e la sensazione di sete diminuiscono, l’olfatto ed il gusto devono essere stimolati, compaiono problemi di masticazione e la digestione è sempre più lenta. Da tale quadro possiamo dire che l’obiettivo della salute pubblica e dei professionisti è quello di trovare il modo di ridare all’anziano il gusto di mangiare rendendo questo momento piacevole. Ma come fare? Rispondere a tale domanda non è semplice, ma esistono una serie di consigli utili da adottare. L’ambiente è il primo elemento sulla quale dover lavorare. Sicuramente il luogo dove la persona mangia, deve essere tranquillo, accogliente, caldo, adeguatamente illuminato e con tavole ravvivate da colori allegri (tovaglie, tovaglioli, etc.). Deve essere il luogo in cui si ha la possibilità di assaporare i cibi e non dove a forza si viene portati e obbligati a finire tutto quello che c’è nel piatto. L’organizzazione della struttura deve prevedere un ambiente sufficientemente intimo corredato da tavoli con posti per non più di cinque ospiti. Inoltre, dove possibile, deve essere l’ospite stesso a decidere dove e con chi condividere il momento del pasto. Il contenuto del pasto Oltre all’attenzione nei confronti di dove si mangia, di fondamentale importanza è cosa si mangia. Come prima cosa bisogna cercare di stimolare l’appetito in modo da non rendere questo momento una forzatura. In alcune strutture (francesi) si è visto che di tanto in tanto proporre un aperitivo agli ospiti ha avuto effetto stimolante per l’appetito. Inoltre anche la presentazione dei piatti, serviti giocando sui colori degli alimenti e sugli aromi delle spezie, ha sortito il medesimo effetto. Naturalmente il ruolo di una dietista è prezioso sia per fornire un corretto apporto di nutrienti, sia per poter giocare con i sapori dei piatti, favorendone la personalizzazione in base ai gusti ed alle avversioni di ogni ospite. 24 Il tempo per consumare un pasto Per poter assaporare un buon pasto ci vuole tempo, ed oggi nella vita quotidiana e soprattutto nelle strutture residenziali il tempo non è mai sufficiente. Basti pensare che nella maggior parte delle strutture i piani di lavoro prevedono che due operatori devono far cenare una quarantina di ospiti dalle 18.30 alle 19.30, per poi cambiarli, vestirli in tenuta da notte, metterli a letto, riordinare i tavoli e scrivere le consegne prima che arrivi il personale del turno di notte. Quindi una delle importanti sfide odierne delle strutture è riuscire ad organizzarsi affinché il pasto serale non sia consumato troppo presto (in modo tale da non far passare un intervallo di tempo troppo lungo fra la cena e la colazione) e garantire agli ospiti il tempo sufficiente per poter assaporare i cibi e digerirli prima di essere messi a letto. Purtroppo, ad oggi, questo problema non è ancora stato risolto, ma si sta lavorando affinché in futuro diventi una delle priorità sulla quale riorganizzare i piani di lavoro. Il fabbisogno energetico della persona sana che invecchia Con il passare degli anni il fabbisogno energetico di una persona tende a diminuire. I due principali fattori che condizionano il consumo energetico sono l’attività fisica e la massa muscolare. Per quanto riguarda la massa muscolare, si pensi che in un soggetto di 20 anni questa rappresenta circa il 45% del peso corporeo, mentre in un soggetto di 70 anni questa percentuale scende mediamente al 25%. Anche l’attività fisica tende a diminuire con l’aumentare dell’età. Essa è di fondamentale importanza per il mantenimento di un buono stato nutrizionale, lottando contro la diminuzione ella massa muscolare e favorendo una reazione alimentare sufficiente per rispondere ai fabbisogni dell’organismo. Con il passare del tempo, l’anziano tenderà a diminuire progressivamente la sua alimentazione, in quanto ciò sarà sufficiente ad equilibrare un consumo energetico più basso a causa dell’atrofia muscolare e della riduzione dell’attività fisica. Comunque si è stabilito che al di sotto delle 1200 kilocalorie giornaliere, l’alimentazione non è sufficiente a soddisfare i fabbisogni di vitamine e oligoelementi. Inoltre è anche stato provato che il mantenimento del peso corporeo è strettamente collegato ad una diminuzione della mortalità. L’anziano in buona salute deve assolutamente mantenere un’attività fisica adatta alle sue possibilità (ad esempio passeggiate quotidiane, ginnastica dolce, etc.). Sono indispensabili almeno tre pasti al giorno, con carne (oppure pesce o uova) e farinacei (pasta, riso, patate oppure legumi) almeno una volta al giorno. Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 25 Verdure, legumi e frutta devono essere proposti ai pasti principali, mentre latticini e pane ad ogni pasto. Non dobbiamo dimenticarci degli oli di origine vegetale, preferibilmente extravergini di oliva (almeno 10 grammi al giorno), mentre non è consigliabile salare ulteriormente le pietanze. Gli ostacoli all’alimentazione dell’anziano I due principali ostacoli nell’alimentazione dell’anziano sono gli effetti dell’invecchiamento sull’apparato digestivo e la prescrizione di farmaci e diete. Per quanto riguarda l’effetto dell’invecchiamento sull’apparato digestivo bisogna immediatamente dire che spesso l’anziano manifesta difficoltà nella digestione dei cibi, in quanto con l’età si va incontro ad atrofia gastrica, diminuzione dell’acidità, svuotamento ritardato, diminuzione delle secrezioni pancreatiche e rallentamento intestinale. A queste manifestazioni possono aggiungersi anche dei disturbi nella deglutizione e dei problemi dello stato bucco-dentale. I disturbi nella deglutizione sono un problema molto delicato a causa della loro potenziale gravità immediata. In questo caso è indispensabile un cambiamento della consistenza alimentare per ridurre al minimo questo rischio. Se il problema non si è risolto con una diversa alimentazione e con l’utilizzo di addensanti istantanei, occorrerà discutere con il paziente e la sua famiglia, del possibile ricorso alla nutrizione enterale. Lo stato bucco-dentale è molto importante per la triturazione e la prima digestione del cibo. Nell’anziano le patologie buccali sono un problema quotidiano, e spesso vengono sottovalutate dagli operatori che ne individuano la causa nell’età avanzata e nell’assunzione delle varie terapie. Bisognerebbe dare maggiore importanza e rilievo alla corretta igiene orale della persona anziana, prevedendo un consulto specialistico annuale, anche solamente per verificare il corretto adattamento delle protesi dentali. Farmaci e diete devono essere prescritti da specialisti con saggezza, compiendo un’adeguata distinzione delle priorità e prevedendo una continua valutazione dell’efficienza delle prescrizioni. I farmaci possono essere responsabili di effetti catastrofici sul mantenimento di una buona e corretta alimentazione, si pensi ad esempio a nausea, vomito, disturbi del gusto, secchezza buccale, costipazione, diarrea, sonnolenza, anoressia, etc.. Per quanto riguarda le diete dobbiamo adottare le stesse precauzioni, in quanto la loro gestione è a doppio taglio. Come in ogni cosa, deve prevalere il buon senso, conciliando il rigore medico con il piacere di mangiare. Valutare lo stato nutrizionale dell’anziano Questo tipo di valutazione deve essere effettuata in tutte le situazioni in cui il soggetto potrebbe essere a rischio di malnutrizione, in quanto questo ci permette di inquadrare lo stato nutrizionale dell’anzia- no e conseguentemente di porre rimedio ai problemi riscontrati. I punti fondamentali per una corretta valutazione nutrizionale nell’anziano sono: La raccolta delle informarsi sulla persona e soprattutto sulle sue abitudini alimentari (cibi preferiti, intolleranze e allergie, quantità e qualità del cibo assunto, etc.). Il costante controllo del peso corporeo e il conseguente calcolo dell’Indice di Massa Corporea (IMC). L’IMC si calcola dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri ed è un indice che immediatamente ci dice se la persona è sottopeso oppure in sovrappeso. Anche una perdita di peso corporeo in breve tempo è un chiaro segnale di problemi significativi ed immediatamente ci dovrebbe indurre ad indagini più specifiche. La misura massa grassa e magra del corpo. Per una immediata e semplice valutazione della massa magra basta misurare la circonferenza del braccio (mediamente i valori dovrebbero essere 26 cm nell’uomo e 24 cm nella donna). Mentre attraverso la misurazione della plica cutanea posteriore del braccio è possibile avere una indicazione sulla percentuale di massa grassa (mediamente 12,5 mm nell’uomo e 16,5 mm nella donna). Gli esami ematochimici. Sono un validissimo aiuto in quanto permettono di valutare in modo preciso lo stato della persona, in particolare forniscono un quadro preciso sulle difese immunitarie, sulle possibili infezioni e patologie in atto, sul quantitativo di vitamine, minerali, proteine, carboidrati e lipidi presenti indirizzando lo specialista ad una corretta identificazione dei problemi. Impostare la corretta nutrizione Oggi le possibili strategie messe in atto per rimediare ai problemi legati all’alimentazione sono diversi a seconda della natura del problema e dello stato di salute del soggetto. Sicuramente deve esistere una stretta collaborazione fra operatori e medici specialisti. Gli specialisti, attraverso la precisa valutazione di ogni caso, decidono quali sono i mezzi migliori da utilizzare. I vari operatori, attraverso le proprie competenze, devono rendere concrete le prescrizioni dello specialista segnalando prontamente ogni anomalia. In alcuni casi le prescrizioni possono riguardare solamente un semplice arricchimento dell’alimentazione in modo da renderla più energetica e concentrata, ad esempio con l’aggiunta di alimenti oppure prodotti ipercalorici (arrivando sino a 40-50 kcal/kg/giorno) e iperproteici (arrivando sino a 1,52 g/kg/giorno di proteine). In altri casi questi rimedi non sono sufficienti e bisogna inevitabilmente ricorrere alla farmacologia, oppure ad un assistenza nutrizionale enterale. 25 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 26 LETTERA AGLI ISCRITTI CHIARIMENTO OBBLIGO ISCRIZIONE ALBO IPASVI Sul Sole 24 ore Sanità del 3-9 marzo 2009 è stata pubblicata una sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione in materia di iscrizione all’Albo IPASVI. Sul punto è opportuno precisare quanto segue onde evitare fraintendimenti e strumentalizzazioni. La sentenza della Suprema Corte (n. 6491/2009) parrebbe stabilire che l’obbligo di iscrizione all’Albo Professionale non sussista per gli infermieri professionisti che non svolgano attività autonoma e libera, ma siano legati da un rapporto di lavoro dipendente, anche con una struttura privata: tale principio risulta contrastante rispetto al dettato normativo contenuto nella Legge 43/2006, che, con la sua entrata in vigore, ha stabilito con indiscutibile certezza e chiarezza l’obbligo di iscrizione all’Albo Professionale per tutti coloro che intendevano svolgere un’attività infermieristica, sia che si tratti di liberi professionisti, sia che si tratti di dipendenti. L’apparente anomalia si risolve tenendo presente che la pronuncia della Corte riguarda un caso specifico e non apportato al generale: l’interpretazione della Cassazione si riferisce, infatti, ad un fatto realizzatosi precedentemente rispetto all’entrata in vigore della Legge 43/2006, quando l’unico riferimento normativo vigente era il d.lgs. n. 233/’46, pertanto, sulla base del principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole, previsto nell’ordinamento italiano, la normativa più recente non può essere applicata al caso di specie. Quanto sopra osservato, l’iscrizione al Collegio IPASVI costituisce ad oggi un requisito obbligatorio imposto dalla legge (L. 43/2006, cit.) per l’esercizio della professione, sia in forma libero professionale, sia alle dipendenze di una struttura sanitaria pubblica o privata, in difetto del quale requisito scatta ineluttabilmente quanto disposto dall’art. 348 c.p. (“esercizio abusivo di una professione”) Il consiglio direttivo del Collegio IPASVI di Novara e Verbania. 26 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 27 27 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 28 COMUNICAZIONI DAL COLLEGIO Sito del Collegio IPASVI di Novara e Verbania w w w. i p a s v i n o v a r a . i t All’interno del sito è possibile ad esempio scaricare la modulistica reperibile in segreteria, inviare direttamente dei quesiti al Collegio tramite il link “contatti”, consultare le diverse sezioni tematiche ricche di informazioni inerenti la formazione, la libera professione ed i crediti formativi ecm, oppure semplicemente consultare l’elenco dei testi reperibili presso la biblioteca del Collegio. QUESITI DEGLI ISCRITTI E POSTA ELETTRONICA Sempre più spesso giungono al Collegio diversi quesiti di carattere professionale attraverso la posta elettronica. Nel riconoscere gli aspetti positivi di questa modalità, non si possono trascurare quelli di tipo amministrativo, giuridico, formale e legale, infatti il Collegio, Ente di Diritto Pubblico ausiliario dello Stato, è tenuto ad osservare le regole della Pubblica Amministrazione, ed attenersi quindi a quanto previsto dalle normative. Diversi sono i problemi che si presentano: non sempre si capisce chi è l’interlocutore che usufruisce del servizio non sempre vi è un recapito telefonico, necessario per avere maggiori informazioni nei confronti del quesito posto non sempre vi è un indirizzo dove recapitare la risposta, in quanto a volte non è possibile rispondere in modo telegrafico, così come viene posto il quesito Pertanto si invitano gli iscritti, qualora intendessero usufruire di tale servizio di utilizzare una delle due seguenti modalità: 1) Utilizzare il link “contatti” all’interno del sito del Collegio. 2) Inviare una mail all’indirizzo del Collegio specificando: cognome, nome e numero di recapito telefonico. Diversamente non verrà garantita risposta. 28 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 29 RICHIESTA CONSENSO TRATTAMENTO DATI PERSONALI SI PREGA CORTESEMENTE AGLI ISCRITTI CHE ANCORA NON HANNO SOTTOSCRITTO TALE CONSENSO DI PROVVEDERE AL PIU’ PRESTO ALLA COMPILAZIONE ED INVIO PRESSO LA SEDE DEL COLLEGIO (TRAMITE POSTA OPPURE FAX) RICHIESTA DI CONSENSO formula di acquisizione del consenso al trattamento dati sensibili Questa lettera è obbligatoria nei confronti di tutti i soggetti dei quali si chiedono dati personali (es. iscritti al Collegio IPASVI). Formula di acquisizione del consenso per il trattamento di dati sensibili Luogo Data Cognome Nome Il/La sottoscritto/a, acquisite le informazioni fornite dal titolare del trattamento ai sensi dell'art. 13 del D.lgs. n. 196/2003, e consapevole, in particolare, che il trattamento riguarderà i dati "sensibili" di cui all'art.4 comma 1 lett. d), nonché art.26 del D.lgs.196/2003, vale a dire i dati "idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale": presta il suo consenso per il trattamento dei dati necessari allo svolgimento delle operazioni indicate nell'informativa. Firma leggibile presta il suo consenso per la comunicazione dei dati ai soggetti indicati nell'informativa. (nel caso in cui sia prevista anche la comunicazione dei dati sensibili dell'interessato) Firma leggibile presta il suo consenso per la diffusione dei dati nell'ambito indicato nell'informativa. (nel caso in cui sia prevista anche la diffusione dei dati sensibili diversi da quelli idonei a rivelare lo stato di salute dell'interessato; questi ultimi, infatti, non possono essere diffusi). Firma leggibile N.B. I dati sensibili trattati dal Collegio IPASVI sono : 1) il certificato del casellario giudiziale ; 2) l’esito di eventuali commissioni disciplinari. Gli altri dati richiesti dal modello non devono essere riferiti al Collegio. La normativa stabilisce come deve essere il modello di richiesta del consenso trattamento dati personali e quindi non può essere modificato. 29 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 30 COLLEGIO IPASVI DI NOVARA E VERBANIA CHIUSURA ESTIVA SEDE DI NOVARA dal 10 agosto al 22 agosto SEDE DI VERBANIA dal 1 agosto al 31 agosto Buone vacanze dal Consiglio Direttivo e dal Collegio dei Revisori dei Conti 30 Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:35 Pagina 31 A cura della segreteria Amministrativa LA SEGRETERIA INFORMA La rivista “Dialogare” pubblica liberamente articoli, previa approvazione del Comitato di Redazione. L’articolo è sotto la responsabilità dell’Autore o degli Autori, che devono dichiarare: cognome, nome, qualifica professionale, eventuale ente di appartenenza e recapiti postali e telefonici. Il contenuto non riflette necessariamente le opinioni del Comitato di Redazione e del Consiglio Direttivo. Quando il contenuto esprime oppure può coinvolgere la responsabilità di un Ente, oppure quando gli Autori parlano a suo nome, dovrà necessariamente essere fornita anche l’autorizzazione dei rispettivi responsabili. Le citazioni devono essere strettamente pertinenti e riferirsi a tutti gli Autori citati nel testo. I lavori possono pervenire attraverso l’indirizzo di posta elettronica, oppure in forma cartacea allegando file in formato elettronico. I materiali inviati non verranno restituiti, salvo espliciti accordi. Il Comitato di Redazione è interpellabile per qualsiasi chiarimento al numero telefonico del Collegio. Il Comitato di Redazione SEGRETERIA Sede di Novara Indirizzo: Via Biandrate, 20b Orari di segreteria: lunedì e mercoledì dalle ore 15:00 alle ore 17:00, venerdì e sabato dalle ore 10:00 alle ore 12:00 Recapiti: tel. 0321.30237 fax 0321.393276 e-mail: [email protected] ; [email protected] Sede di Verbania Indirizzo: Piazza Aldo Moro, 5 Orari di segreteria: martedì dalle ore 15:00 alle ore 17:00 Recapiti: tel. 366.1544544 e-mail: [email protected] ; [email protected] CAMBIO RESIDENZA È indispensabile comunicare tempestivamente ogni cambio di residenza con una delle seguenti modalità: – attraverso comunicazione scritta direttamente alla segreteria del Collegio – per posta, fax o e-mail. Coloro i quali cambiano provincia hanno facoltà di chiedere al Collegio della nuova residenza il trasferimento dell’iscrizione. SMARRIMENTO TESSERA In caso di smarrimento o furto della tessera di iscrizione al Collegio è necessario: – sporgere denuncia di smarrimento/furto alle autorità competenti (Questura, Carabinieri) – presentare al Collegio copia della denuncia e due foto tessera per avere il duplicato. CERTIFICATI DI ISCRIZIONE I certificati di iscrizione hanno validità di sei mesi (legge 15 maggio 1997 n. 127) e possono essere richiesti in segreteria con le seguenti modalità: – direttamente ed in tempo reale presso la segreteria – telefonicamente, fax o e-mail, indicando le generalità del richiedente. Nel caso in cui non sia l’interessato a ritirarlo, la persona incaricata deve essere munita di delega e fotocopia del documento di identità del richiedete il certificato. A richiesta il certificato può essere spedito per posta. Si ricorda che il certificato di iscrizione è un documento può essere autocertificato. LIBERA PROFESSIONE Chi esercita o intende intraprendere l’attività libero professionale deve darne comunicazione al Collegio. Si ricorda che l’attività libero professionale implica l’iscrizione alla Cassa di Previdenza ENPAPI. COLLOQUI È possibile avere un incontro con la Presidente o un membro del Consiglio Direttivo previo appuntamento telefonico. POLIZZA R.C. PROFESSIONALE È possibile sottoscrivere Polizza R.C. professionale: WILLIS/CARIGE Federazione Nazionale IPASVI, per il contratto e la relativa modulistica contattare la segreteria del Collegio. COMITATO DI REDAZIONE Arreni Antonella, Cavagna Roberto, Fasolini Gabriele, Giroldini Luciano, Portaluppi Viviana, Zavaglio Andreina. 31 ORGANIZZAZIONE PROFESSIONALE Dialogare giugno 2009.qxp 1-07-2009 17:36 Pagina 32 IL CODICE DEONTOLOGICO 2009 ARTICOLO 2: L'assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa.