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ANNO XI - N. 2 - GIUGNO 2009
NOTIZIARIO DI INFORMAZIONE E DI AGGIORNAMENTO DEL COLLEGIO INTERPROVINCIALE IPASVI DI NOVARA E VERBANIA
Editoriale
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Solidarietà per l’Abruzzo
Consulenza Legale e Fiscale
Libro Bianco degli infermieri
Valutazione monitoraggio della terapia anticoagulante: aspetti infermieristici
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Abstract tesi di laurea
Abstract master 1° livello
Notizie flash dal web
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Dipendenti fannulloni o “diversamente sgobboni”?
Buona lettura...
Nurse & midwife vacancies United Kingdom
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Abbiamo letto per voi
Obbligo iscrizione albo IPAVSI
Comunicazioni dal Collegio
Segreteria
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Trimestrale di informazione settoriale - AUT. TRIBUNALE DI NOVARA N. 6 del 11/02/1999 - Direttore Responsabile ARRENI Antonella - Coordinamento di Redazione: Consiglio Direttivo del Collegio Interprovinciale IPASVI di Novara e Verbania - Redazione: Via
Biandrate 20/b, 28100 NOVARA. Tel 0321.30237 - Fax 0321.393276 - e-mail: [email protected] - progetto grafico: Italgrafica NOVARA - Stampa: Italgrafica NOVARA - Spedizione in abbonamento postale 70% - DCO/DC Novara - Tax perque
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Ha ripreso pienamente l’attività del nostro Collegio che il 28 marzo si è ritrovato con
i Colleghi in Assemblea presso la sede di Verbania anche per affrontare un tema di grande
interesse e attualità: la libera professione infermieristica.
Alla giornata hanno partecipato numerosi ed i prestigiosi relatori intervenuti si sono
complimentati per l’interesse e l’ascolto dei partecipanti.
Dal convegno è chiaramente emerso che l’infermiere trova la sua specificità non solo in
ambienti ospedalieri strutturati ma anche come libero professionista, in linea con i Piani
Sanitari Regionali e le politiche aziendali, dove diventa prioritaria l’assistenza territoriale
attraverso l’attuazione del processo di de-o spedalizzazione, purché correttamente
valutato con modalità interdisciplinari al fine di non lasciare solo il cittadino più debole,
nella giungla dei servizi.
Tutto questo presuppone un forte livello di integrazione tra ospedale e territorio che tenga
conto prioritariamente delle necessità e dei bisogni di salute del cittadino.
Si evidenzia così una grande opportunità per la categoria infermieristica e può rappresentare
l’espressione di una attività orientata all’autonomia e più ampia
responsabilità dell’assistenza erogata.
Tuttavia ben sappiamo come il rapporto di pubblico impiego è caratterizzato dalla
subordinazione nei confronti dell’ente pubblico. Il dipendente è tenuto ad osservare
il dovere di esclusività con conseguente incompatibilità allo svolgimento di un altro impegno
di natura sia pubblica sia privata con unica eccezione del personale in regime di
lavoro part-time con contratto non superiore al 50% previa richiesta di autorizzazione
all’azienda di appartenenza.
Il Collegio professionale anche a seguito di quanto emerso al recente Congresso Nazionale
tenutosi a Firenze, manifesta sensibilità ed interesse per la tematica affinché si possa in un
futuro molto prossimo, portare a compimento la libera professione intra-moenia anche
per gli infermieri.
Oltre al Convegno “Infermieri e Libera professione” sono state definite le linee di
indirizzo programmatico per il triennio ed in particolare per l’anno in corso ed a
questo proposito abbiamo intrapreso la collaborazione con la Regione anche grazie alla
forza del Coordinamento regionale che rappresenta circa 25.249 infermieri del
Piemonte.
Al momento della stesura di questo editoriale sono stati due gli incontri avuti a livello
regionale per perseguire le politiche sanitarie che vedranno presto il coinvolgimento di
competenze professionali atte al perseguimento degli obiettivi di salute dei cittadini.
Il Collegio si propone di valorizzare il ruolo e la professionalità degli Infermieri, vorrei allora
lasciarvi con le parole di Annalisa Silvestro che al XV Congresso IPASVI ha detto:
“Con il nuovo Codice Deontologico sanciamo definitivamente - l’atto
infermieristico - inteso come il complesso delle attività, delle responsabilità,
delle prerogative, delle competenze e dei saperi dell’infermiere nell’esercizio
della sua attività professionale in tutti gli ambiti e in tutte le situazioni …”.
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La Presidente
Arreni Antonella
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COLLEGIO PROVINCIALE DELL’AQUILA
INFERMIERI PROFESSIONALI - ASSISTENTI SANITARI
VIGILATRICI D’INFANZIA
Via E. Corridoni, 10/A- 67100 L'Aquila
intestato a: Solidarietà infermieristica per l’Aquila
conto corrente: Cod. IBAN: IT33W06040405200000001 55862
CASSA DI RISPARMIO DELL'AQUII.A - Agenzia Castel di Sangro
Cari colleghi e cari amici della professione infermieristica,
i proventi di questa roccoIta saranno utilizzati principalmente per sostenere la rinascita dela formazione infermieristica a L'Aquila attraverso la realizzazione di un moderno laboratorio di simulazione delle attività tecnico pratiche, in cui gli studenti infermieri potranno affinare la loro pratica assistenziale in totale sicurezza ad integrazione
dell'attività clinica, che fino ad ora veniva svolta prevalentemente nell'unico ospedale
cittadino (S. Salvatore). E' intenzione di questo collegio IPASVI dedicare questa iniziativa alla memoria degli studenti del terzo anno del Corso di Laurea in Infermieristica
(quasi colleghi) che hanno perso la vita in questa immane tragedia. Colgo l'occasione
per esprimere da parte dei componenti gli organi direttivi IPASVI dell'Aquila un sincero apprezzamento per il calore e l'affetto straordinari che tutta la professione ha dimostrato in questa difficile situazione.
Il Presidente: LORETO LANCIA
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CONSULENZA LEGALE
Il Collegio IPASVI di Novara e Verbania,
organizza incontri mensili con il consulente legale
presso la sede di Novara,
nelle date indicate e secondo le richieste pervenute;
è possibile trasferire gli incontri presso la sede di Verbania.
La data previste è la seguente:
16 luglio 2009
ore 15.30 previo appuntamento
Per avere un appuntamento è necessario:
1) Telefonare allo 0321.30237, in orario di apertura del Collegio
specificando la tematica che si vuole affrontare, lasciando nome e
cognome oltre ad un recapito telefonico/e-mail
2) Scrivere all’indirizzo mail indicato sul Sito del Collegio IPASVI
di Novara-Vco specificando l’argomento da trattare
CONSULENZA FISCALE
Nei prossimi mesi sarà presente in Collegio
(sede di Novara) il consulente fiscale.
Le date saranno pubblicate all’interno del sito (www.ipasvinovara.it).
La data prevista è la seguente:
24 settembre 2009 ore 15.30 previo appuntamento
Gli iscritti che necessitano di informazioni
dovranno contattare telefonicamente
la Segreteria del Collegio tel. 0321.30237.
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Portaluppi Viviana, Consigliere Collegio IPASVI
IL LIBRO BIANCO DEGLI INFERMIERI
DEI COLLEGI IPASVI PIEMONTESI
CPS Infermiere PORTALUPPI Viviana
S.C.D.U. Nefrologia e trapianto di rene
Il sistema professionale, è una risorsa su cui deve
contare un paese moderno ed efficiente, in linea
con le normative che regolamentano le professioni
nel resto d’Europa.
Attualmente, in Italia, convivono infermieri con
percorsi formativi, esperienze lavorative e tradizioni
culturali diverse. Il cammino verso nuovi modelli
organizzativi nella gestione della sanità, evidenzia
la necessità di individuare competenze adeguate
e avanzate, per offrire risposte appropriate ai
bisogni di salute dei cittadini.
Le competenze dei professionisti, sono a tutt’oggi
scarsamente documentate, ed è per tale motivo
che i Collegi del Piemonte hanno ritenuto utile
un’indagine che consentisse di approfondire
l’ambito dei gruppi professionali.
I professionisti iscritti, al novembre 2007 nei
Collegi IPASVI del Piemonte sono 25.249.
L’obiettivo del Libro Bianco, che verrà poi inviato
all’Assessorato regionale alla Sanità, è stato quello
di analizzare il gruppo professionale, per farne uno
strumento di riflessione, dibattito, stimolo e
proposta all’interno del gruppo professionale
stesso e con le istituzioni.
L’analisi della popolazione infermieristica è stata
svolta utilizzando i dati forniti dai collegi IPASVI
piemontesi utilizzando l’albo professionale
informatico messo a disposizione dalla Federazione
nazionale Collegi IPASVI.
I questionari raccolti sono stati 3.310.
La maggior parte degli Operatori Sanitari svolge
la propria attività professionale in ASL/ASO
(83,05%).
Il 49,84% degli Infermieri che hanno risposto al
questionario dichiara di svolgere la propria attività
nella stessa area da 6 a 20 anni; questo
presuppone un’elevata competenza ed esperienza
professionale in quell’ambito.
Il 74,47% degli intervistati dichiara come attività
principale l’assistenza diretta ai pazienti, mentre
il 21,33% svolge funzioni di coordinamento o altre
attività trasversali quali la formazione, qualità,
ecc. La formazione di base è rappresentata
dall’80% da Infermieri con titolo professionale di
Scuola Regionale. Il 17,61% possiede un Diploma
Universitario o la Laurea triennale di I° livello.
L’1,57% possiede una Laurea Magistrale.
La formazione
post base è
rappresentata da
Master
di
Coordinamento,
Master clinici e da
corsi
di
formazione
superiori alle 100
ore. I corsi più
frequentati
r iguardano le
a
r
e
e
dell’emergenza, il nursing oncologico e delle cure
palliative.
Il 62,20% degli intervistati, riferisce di aver sempre
raggiunto i crediti ECM previsti dalla normativa.
I principali corsi/convegni/congressi frequentati
sono quelli organizzati dalle Aziende Sanitarie,
seguiti da quelli organizzati dai Collegi, dalla
Regione e infine quelli delle Associazioni
Professionali.
Una piccola quota partecipa a eventi organizzati
dal sindacato.
La raccolta e l’analisi dei dati ottenuti mettono
in luce punti di forza e criticità che meritano
un’accorta lettura del contesto, anche se il numero
delle risposte è un campione di 5 province
piemontesi e non coinvolge per motivi tecnici le
province di Torino e Alessandria.
Gli elementi raccolti aprono un’importante
riflessione sulle prossime scelte che i Collegi e gli
iscritti dovranno fare soprattutto in tema di
formazione continua, per rispondere
adeguatamente ai bisogni dei cittadini derivanti
sia dalle scelte fatte nel Piano Socio Sanitario
Regionale, sia per l’evoluzione della struttura
sociale italiana.
I Presidenti dei Collegi IPASVI di Asti, Biella, Cuneo,
Novara – Verbania e Vercelli auspicano che gli
infermieri possano cogliere i numerosi spunti di
riflessione che emergono da questo documento,
si augurano che con il contributo di tutti, la
continua sfida per il futuro sia rivolta alla costante
ricerca di migliorare la qualità delle prestazioni rese
ai cittadini e di trovare soddisfazione dal proprio
impegno.
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Zavaglio Andreina, Consigliere Collegio IPASVI
VALUTAZIONE E MONITORAGGIO
DELLA TERAPIA ANTICOAGULANTE
CON ANTICOAGULANTI ORALI ED
EPARINA A BASSO PESO MOLECOLARE:
ASPETTI INFERMIERISTICI
ARTICOLO TRATTO DALLA PRESENTAZIONE
DEL XIV CONGRESSO NAZ. ANÌMO DI CERNOBBIO (CO)
TENUTOSI IL 13 MAGGIO 2009
Gli obiettivi del trattamento della TVP, consistono nel prevenire
l’estensione locale del trombo e la partenza di emboli, nel
promuovere o accelerare la fibrinolisi e infine nel prevenire le
complicanze a lungo termine (sindrome post-trombotica).
I farmaci anticoagulanti (eparine e anticoagulanti orali), i
fibrinolitici e i filtri cavali costituiscono il repertorio correntemente
usato.
ANTICOAGULANTI ORALI
DICUMAROLICI
I dicumarolici sono farmaci di estrazione vegetale che
diminuiscono la coagulabilità del sangue riducendo la sintesi
di alcuni fattori della coagulazione. I fattori della coagulazione
sono proteine che , tramite una reazione “a cascata” portano
il sangue da uno stato fluido ad uno stato solido, cioè alla
formazione del coagulo. I dicumarolici sono usati da oltre
mezzo secolo e sono farmaci molto potenti ed efficaci. Tuttavia,
sia la loro efficacia (cioè la capacità di curare una trombosi o
evitarla), che la loro sicurezza (cioè la possibilità che causino
emorragie) sono strettamente legate ad una buona “gestione”
della terapia sia da parte del medico sia da parte del paziente.
In Italia esistono due farmaci dicumarolici:
WARFARIN (COUMADIN CPR 5 MG)
ACENOCUMAROLO (SINTROM CPR 1 O 4 MG)
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anche se con alcune differenze nella potenza e nella durata
d’azione, i due farmaci sono sostanzialmente analoghi per
efficacia, sicurezza e modalità di gestione.
I dicumarolici sono solitamente farmaci ben tollerati: anche
dopo decenni di utilizzo non causano problemi a fegato, reni
o altri organi e, nonostante la somministrazione per bocca,
non causano di regola alcun disturbo al tubo digerente
(stomaco intestino). Sono farmaci estremamente economici
e la somministrazione per bocca li rende estremamente adatti
ai trattamenti prolungati.
I principali limiti dei dicumarolici sono costituiti dalla lentezza
nell’inizio dell’attività antitrombotica (sono necessari alcuni
giorni perché la terapia diventi efficace e nel frattempo è
spesso necessario associare una terapia con eparine a basso
peso molecolare EBPM sotto cute) e nell’estrema variabilità della
risposta individuale.
Esistono, infatti, molti fattori che influenzano l’effetto
anticoagulante dei dicumarolici e, per tale motivo risulta
indispensabile un costante controllo di laboratorio.
E’ importante sapere che ogni paziente risponde a dosi
“personali” di dicumarolico. Tali dosi dipendono in parte da
caratteristiche fisiche (sesso, età, peso), in parte da caratteristiche
genetiche, (enzimi che metabolizzano i dicumarolici), in parte
da abitudini alimentari (vitamina k che è contenuta negli
alimenti), in parte da altri farmaci che il paziente assume (ve
ne sono alcuni che incrementano l’effetto anticoagulante,
altri che lo riducono), in parte da malattie concomitanti (di
fegato, reni, cuore). Questi fattori sono cumulativamente
troppo complessi e numerosi per poterli preventivamente
quantificare. Per poter stabilire la dose corretta di dicumarolico
è quindi necessario somministrare una quantità iniziale di
farmaco al paziente e verificare poi tramite un test di laboratorio
quanto questa risulti efficace. La dose va poi modificata ed il
test ripetuto fino a quando non si riesca ad individuare una
posologia corretta che porti ad una stabilizzazione del test sui
valori desiderati. Come intuibile, all’inizio della terapia, cioè
quando ancora non è noto a quale dose di farmaco il paziente
risponda i controlli di laboratorio sono molto frequenti. Una
volta “stabilizzato” il paziente i controlli possono essere
diradati, ma mai interrotti del tutto. Infatti, fino a che il
paziente assume il dicumarolico è necessario proseguire un
monitoraggio di laboratorio, in quanto alcune variazioni
possono avvenire in modo inatteso e portare il paziente ad
un eccesso o ad un difetto di anti-coagulazione, con
conseguenze sull’efficacia e sulla sicurezza della terapia.
Il Test di laboratorio in base al quale viene aggiustato il
dosaggio dei dicumarolici si chiama INR International
Normalized Ratio, (sigla inglese che esprime in modo corretto
il tempo di protrombina), si controlla con un prelievo ematico
venoso. In parole semplici l’INR è un numero che dice quante
volte il tempo di coagulazione (in realtà il tempo di protrombina)
del paziente è più lungo del normale. Più alto è il valore di
INR, più “fluido” il sangue e, quindi, più efficace la terapia,
ma anche più alto il rischio di emorragia. I valori entro i quali
è opportuno mantenere l’INR, il cosiddetto intervallo
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terapeutico, dipendono dall’indicazione specifica alla terapia.
Nella maggior parte dei pazienti questi valori sono compresi
tra 2 e 3, ma per alcune indicazione è necessario spingersi a
valori più elevati. Un buon controllo della terapia presuppone
che il medico, valutato il valore di INR prescriva la dose di terapia
ed una data per il controllo successivo.
ASPETTI INFERMIERISTICI
- Eseguire costantemente prelievo ematico
per controllo INR:
il medico doserà giornalmente la quantità
di anticoagulante orale
- Attenersi scrupolosamente
alla prescrizione medica
- Rispettare l’orario di somministrazione
- Controllare che non si verifichino
sanguinamenti anomali:
ad esempio epistassi,
perdite ematiche dalle
gengive ecc.
- Controllare sempre la cute del paziente
e sorvegliare la comparsa di ematomi
- Porre particolare attenzione ad eventuali
esami diagnostico-invasivi richiesti:
devono essere di norma programmati
per regolare la terapia anticoagulante
- Non somministrare dicumarolici
a donne in gravidanza
- Prestare attenzione all’assunzione
in concomitanza di altri farmaci:
molti farmaci possono interferire con i
dicumarolici, nella maggior parte dei casi
dumentandone l’effetto anticoagulante e in
alcuni diminuendolo. Tale cautela è rilevante
per farmaci apparentemente “banali”
come gli analgesici
- Prescrivere un’adeguata dieta:
Molti cibi contengono vitamina k, un’assunzione
eccessiva di cibi contenenti tale vitamina, possono
compromettere i valori di INR e quindi anche in
questo caso, aumentare o diminuire l’effetto
anticoagulante.
EPARINE A BASSO PESO MOLECOLARE (EBPM)
La terapia della TVP con EBPM per via sottocutanea si è
dimostrata sicura ed efficace, almeno quanto il trattamento
con l’eparina non frazionata, in virtù del fatto che interagiscono
meno con le proteine plasmatiche diverse dall’AT III e con le
piastrine e hanno un’azione strettamente dose-dipendente;
ciò rende possibile una terapia a dosi fisse in base al peso
corporeo del paziente, senza necessità del monitoraggio di
laboratorio della loro attività. Queste caratteristiche le rendono
preferibili, in particolar modo in alcune categorie di pazienti,
e hanno di fatto consentito l’adozione di nuove strategie
terapeutiche, come il trattamento domiciliare della TVP. Sono
raccomandabili anche controlli della conta piastrinica, perché
il rischio di trombocitopenia, seppur ridotto, non è
completamente eliminato con le EBPM.
Le EBPM possono trovare un’indicazione anche nel trattamento
della TVP nella fase post-acuta, in alternativa alla TAO nei
pazienti i n cui i farmaci antivitamina k siano controindicati
(ad esempio durante la gravidanza).
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-
-
ASPETTI INFERMIERISTICI:
Le EBPM devono essere iniettate sottocute:
le zone migliori per le iniezioni sottocutanee
sono le zone vascolarizzate attorno alla parte
esterna degli arti superiori (regione deltoidea),
l’addome sotto il margine costale fino alle creste
iliache e la parte superiore della coscia
Controllare che non ci verifichino sanguinamenti
anomali:
ad esempio epistassi, perdite ematiche dalle
gengive ecc.
Si possono riscontrare lievi ematomi
o noduli sottocutanei nel punto di inserzione
Rispettare l’orario di somministrazione:
Sospendere la somministrazione dell’EBPM:
12 ore prima di un’indagine diagnostica invasiva
(es. gastroscopia con prelievo bioptico)
IL RITORNO DEL PAZIENTE
A DOMICILIO:
ASPETTI EDUCATIVI
L’introduzione delle EBPM rende possibile la terapia domiciliare
della TVP. Per terapia domiciliare si intende, in realtà, la non
ospedalizzazione dei pazienti.
Dopo aver posto diagnosi di certezza di TVP. Il trattamento
consiste nella somministrazione ogni 12 ore di EBPM sotto cute,
aggiustata sul peso corporeo ed embricata con l’anticoagulante
orale a partire dal giorno stesso o dal giorno successivo, fino
al raggiungimento, dell’effetto terapeutico dell’anticoagulante
orale normalmente dopo 5-6 giorni. Nella pratica clinica
corrente è possibile proporre la terapia domiciliare a circa la
metà dei pazienti, ma vanno tenute in particolare considerazione
affezioni che espongono ad un eccesso di rischi emorragico,
come le epatopatie, piastrinopenie, coagulopatie e la tendenza
a cadute a terra negli anziani. La selezione dei soggetti che
possono essere trattati al domicilio deve essere effettuata
direttamente in ospedale in base:
1.Alla affidabilità del pz
2.Possibilità di controlli in ospedale o al proprio domicilio
3.Basso rischio di sanguinamento
La terapia domiciliare della TVP non è una modalità sbrigativa di
trattamento, ed anzi richiede uno sforzo organizzativo aggiuntivo
rispetto agli abituali standard assistenziali. Il paziente va istruito circa
le modalità e il significato della terapia che è chiamato in parte ad
autogestirsi (senza essere sovraccaricato di ansietà), deve trovare
un accesso privilegiato in caso necessiti di consigli medici,
quotidianamente nei primi giorni di trattamento, o in ambulatorio
o al domicilio. Nella nostra realtà di medicina interna, chi si occupa
della gestione del paziente domiciliare in trattamento con EBPM
e TAO, è il D.H. (Day Hospital), al quale i nostri pazienti dimessi
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dalla degenza ordinaria, possono afferire previo appuntamento
preso in accordo con gli infermieri di D.H. Dal punto di vista
infermieristico è importante educare il paziente all’assunzione
corretta dei dicumarolici, e qualora non fosse possibile educare il
paziente per problemi di età, comprensione, patologie devastanti,
bisogna educare la persona che al domicilio si occuperà di lui
(caregiver). Nella nostra struttura abbiamo creato un opuscolo (sotto
forma di guida) che somministriamo già durante il ricovero a
questo tipo di pazienti per aiutarli a capire, conoscere, imparare
a gestire gli anticoagulanti orali. In modo molto semplice in questi
fogli, vi sono risposte a molte domande che i pazienti stessi
pongono nel momento in cui cominciano questo tipo di terapia.
L’ANTICOAGULANTE
COS’E’ E COSA FA
Cos’è:
Coumadin o Sintrom sono anticoagulanti. Anti significa contro,
e coagulanti si riferisce alla capacità del sangue di formare dei
coaguli. Un’anticoagulante aiuta a ridurre la formazione di
coaguli nel sangue.
Perché ho bisogno dell’anticoagulante:
Il tuo medico ti ha prescritto l’anticoagulante perché il tuo corpo
può formare dei coaguli che non sono necessari. Questi coaguli
possono causarti dei seri problemi di salute. Un coagulo può
muoversi verso un’altra parte del corpo: per esempio può arrivare
in un’arteria di un arto o del cervello e causare un’ischemia.
Come agisce:
L’anticoagulante abbassa la capacità del corpo a formare
coaguli. L’anticoagulante può bloccare coaguli nocivi nella
loro formazione.
COME ASSUMERLO
Quanto ne assumo:
Il tuo medico determina quanto anticoagulante devi assumere
(il tuo dosaggio), eseguendo degli esami del sangue. Questo
esame si chiama tempo di protrombina INR. Il tuo dosaggio
può cambiare quindi assicurati di assumerne la giusta dose.
Quando lo assumo:
Cerca di assumere la tua dose di anticoagulante alla stessa ora
ogni giorno. Prendila esattamente nel modo in cui te lo dice
il medico.
Perché cambia il mio dosaggio:
Il tuo dosaggio può cambiare nel tempo. Quindi assicurati di
prendere la dose giusta al giorno giusto, come te lo ha
prescritto il medico.
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ESAMI DEL SANGUE
Perché necessitano esami del sangue:
Servono per poter stabilire il dosaggio dell’anticoagulante. Ti
verrà prelevata una piccola dose di sangue per determinare
l’INR. L’INR è un metodo standardizzato in tutto il mondo per
misurare l’attività di protrombina. L’esame del tempo di
protrombina è molto importante. Con esso il tuo medico può
sapere quanto coagula il tuo sangue e decidere se deve
modificare il tuo dosaggio di anticoagulante.
Quando devo eseguire l’INR:
Quando inizi ad usare gli anticoagulanti orali, puoi essere
sottoposto ad esame dell’INR ogni giorno, per qualche giorno,
quindi circa una volta alla settimana. Questo serve al tuo
medico per prescrivere il dosaggio di anticoagulante adatto
a te. Una volta che il tuo medico avrà determinato questo
dosaggio, probabilmente dovrai eseguire meno spesso l’esame
dell’INR.
Cosa può cambiare il risultato del mio INR:
Molti elementi possono influenzare i risultati del tuo PT/INR:
la malattia, la dieta, altri farmaci, oppure l’attività fisica.
Riferisci al tuo medico eventuali variazioni del tuo stato di salute,
dei farmaci che assumi, della dieta o della tua attività quotidiana
in modo che possa modificare il tuo dosaggio di anticoagulante
se ciò fosse necessario.
COSA ALTRO DEVO FARE
L’anticoagulante orale ha aiutato molte persone, ma come tutti
i farmaci, può essere dannoso se non usato bene. Perciò è
importante che tu segua esattamente le istruzioni del tuo
medico. Questa è una lista di quanto devi fare mentre assumi
l’anticoagulante orale:
- Devi assumere l’anticoagulante orale
esattamente come ti ha detto il medico
- Devi mantenere costanti le abitudini alimentari
e l’attività fisica di ogni giorno
- Devi eseguire gli esami del sangue quando prefissato
- Devi comunicare al tuo medico qualsiasi cambiamento
dei farmaci che stai prendendo e qualsiasi altra terapia
che devi eventualmente iniziare
- Devi comunicare al tuo medico quando ti ammali,
quando ricevi un trauma o quando hai una ferita
che non smette di sanguinare.
- Devi sorvegliare eventuali segni di sanguinamento: piccole
perdite di sangue mentre ti lavi i denti o mentre soffi il naso,
piccole macchie rosse sulle gambe, il colore delle urine ecc.
- Devi dire al tuo dentista, al medico del pronto soccorso, a
qualsiasi sanitario che ti assista o ti prescriva dei farmaci
che stai assumendo l’anticoagulante orale.
COSA NON DEVO FARE
Non devi prendere una dose extra per recuperare se ti sei
dimenticato il farmaco il giorno prima
Non devi prendere l’anticoagulante se sei in gravidanza o
devi iniziare una gravidanza
Non devi prendere nessun altro farmaco senza consultare il
medico
Non devi cambiare improvvisamente le tue abitudini alimentari
Non devi usare alcolici
Non devi praticare attività o sport a rischio per traumatismi
COSA DEVO FARE SE
Se ho dimenticato di prendere una dose: prendi la dose
dimenticata il più presto possibile, nella stessa giornata, non
prendere un doppio dosaggio il giorno successivo per recuperare
la dose dimenticata.
Se una ferita accidentale non smette di sanguinare o se
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subisco un trauma: avvisa il tuo medico, per sapere se devi
eseguire un controllo.
Se viene sospesa la terapia con anticoagulante: ricorda che
gli effetti anticoagulanti rimangono ancora per 3-5 giorni.
Se voglio fare un viaggio mentre sono in terapia con
anticoagulante: puoi fare un viaggio, ma avvisa prima il tuo
medico.
Può essere necessario fare un dosaggio della protrombina prima
di partire oppure il tuo medico può consigliarti di eseguirlo
durante il viaggio.
Ricorda di mantenere le abitudini alimentari e l’attività fisica
il più possibile simili a quelle abituali. Inoltre assicurati di
portare abbastanza farmaco per la durata del viaggio.
Se voglio partecipare ad uno sport o ad una attività fisica:
chiedi prima al tuo medico; può consigliarti di evitare qualsiasi
attività o sport che possano causare una caduta o altri seri
traumatismi.
Se succedono altre cose “non normali”…...: se ti capita
uno degli eventi sotto elencati, avvisa subito il tuo medico
perché può essere necessario variare il tuo dosaggio di
anticoagulante orale:
Una caduta seria o se hai battuto la testa
Sanguinamento che non cessa, da ferite o dal naso
Sanguinamento dalle gengive, mentre lavi i denti, maggiore
del solito
Perdite mestruali maggiori del solito, o perdite al di fuori del
ciclo
Colore di urine o feci diverse dal solito (urine scure o rosse,
feci nere o con sangue visibile)
Ematomi o piccole macchie rosse sulla pelle senza cause
evidenti
Mal di testa, disturbi del respiro, dolore al torace, stanchezza
o debolezza non giustificate
Vomito specie se con tracce di sangue; tosse con sangue
nell’escreato, diarrea
PERCHE’ DEVO STARE ATTENTO
ALLA MIA DIETA
Perché molti cibi contengono vitamina k, e la vitamina k
aiuta il tuo sangue a coagularsi. Perché dovrei rispettare
una dieta simile ogni giorno? Perché grossi cambiamenti
della quantità di vitamina k che mangi influenza il
funzionamento dell’anticoagulante che assumi. È importante
per te mantenere costante la dieta così risulta costante la
quantità di vitamina k che mangi. Non fare importanti
cambiamenti nella dieta senza avvisare il tuo medico. Avvisa
anche il tuo medico se cambi la dieta per una malattia.
Devo evitare i cibi che contengono molta vitamina k?
No. Solamente devi mantenere costante la tua dieta. Alcuni
cibi, che sono importanti in una dieta salutare contengono
molta vitamina k, come alcune insalate, alcuni fagioli ed i
piselli. La cottura, il congelamento e l’essiccamento dei
cibi, cambiano il loro contenuto di vitamina k? Non ci
sono molte informazioni circa gli effetti della cottura,
congelamento ed essiccamento dei cibi sul loro contenuto
in vitamina k; sembra che questo sia all’incirca uguale a
quello dei cibi freschi. Qual è il contenuto di vitamina
k dei cibi che consumo? Qui sotto vi è un elenco dei cibi
che mostra se il loro contenuto di vitamina k è alto, medio
o basso. Per comparare un cibo all’altro è stato considerato
lo stesso peso di ciascun cibo, quindi alcune porzioni possono
sembrare più grandi o più piccole rispetto a quelle abituali.
Concludendo, alla dimissione del paziente dall’U.O.
l’infermiere deve:
Predisporre in accordo con il D.H le misure per il controllo
dell’INR
Avere la certezza di una somministrazione affidabile del
farmaco
Aver stabilito le procedure di contatto in caso di dubbi o
problemi da parte del paziente
L’educazione dei pazienti e/o familiari (caregiver) è un
momento essenziale, la necessità di un riferimento medico
in caso di dubbi o problemi è ineludibile.
9
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Candidata: Moretti Susanna
Relatore:
Inf. Coordinatore CPSE Giroldini Luciano
Correlatori: Inf. Coordinatrice CPSE Irico Laura
Inf. CPS Bortoletto Davide
ABSTRACT TESI DI LAUREA CDL INFERMIERISTICA A.A. 2007/2008
GLI ASPETTI COMUNICATIVI DURANTE
LA GESTIONE DELLA RICHIESTA TELEFONICA
DI SOCCORSO AL SISTEMA EMERGENZA
SANITARIA TERRITORIALE 118 INDAGINE
IN CENTRALE OPERATIVA DELL’ A.S.L. V.C.O.
10
DESCRIZIONE DEL PROBLEMA:
In occasione dei tirocini svolti nelle unità operative nel corso dei tre anni di studio, ho potuto osservare i diversi tipi
di approcci relazionali tra pazienti ed infermieri che variavano in base alla tipologia di struttura complessa e dei pazienti che vi afferiscono e senza dubbio in base alle esperienze personali di ognuno. Un’esperienza sicuramente diversa è stata quella presso il SEST 118, in particolare presso
la centrale operativa, dove l’infermiere ha come strumento di assistenza per il paziente proprio la comunicazione,
per altro esclusivamente telefonica, e quindi senza un contatto fisico/visivo con il paziente. In una realtà come questa è quindi necessario uniformare i comportamenti comunicativi del personale attraverso l’insegnamento di tecniche di comunicazione specifiche, ma ciò nonostante la
componente personale di ogni operatore rimane molto influente nella gestione della telefonata.
OBIETTIVO:
Lo studio si prefigge di documentare le modalità comunicative durante la telefonata tra l’operatore di centrale operativa e l’utente che richiede soccorso presso il 118. Questo per rendere evidenti le modalità di gestione della telefonata, durante la fase di raccolta dati, al fine di valorizzare
gli aspetti relazionali della professione infermieristica per
una congruenza nella risposta sanitaria (individuazione del
codice di priorità e invio del mezzo più idoneo).
DISEGNO DI RICERCA:
studio osservazionale di I livello
POPOLAZIONE DI RIFERIMENTO:
La popolazione, oggetto di studio, è composta da tutti gli
infermieri in servizio presso la centrale operativa di Verbania nel periodo compreso tra il 12 e il 19 Settembre 2008,
che hanno tra le loro funzioni la valutazione delle telefonate in entrata; il totale degli operatori è di 21 infermieri.
METODI E STRUMENTI PER LA RILEVAZIONE DEI DATI:
Il metodo di rilevazione utilizzato per questa indagine è l’osservazione, condotta dallo studente in modo “non partecipativo”. Il campione è stato tenuto all’oscuro (occultamento cieco), al fine di evitare modifiche di comportamento. L’osservazione è di tipo strutturato, con l’utilizzo
di una griglia appositamente costruita.
MODALITA’ DI RACCOLTA DATI:
La griglia utilizzata per l’indagine risulta costituita da tre
parti: nella prima parte si documenta la situazione generale dell’infermiere che potrebbe influire sulle modalità di
comunicazione con l’utente e in particolare le variabili considerate sono il sesso, da quanto tempo lavora presso il sistema 118 e da quante ore è iniziato il suo turno di lavoro nel momento in cui si sta osservando la telefonata.
La seconda parte riguarda propriamente la comunicazione e si va ad osservare quali tecniche comunicative mette
in pratica l’operatore e quali invece vengono tralasciate.
La terza parte della griglia, definita risposta, mette in evidenza quale codice di priorità è stato assegnato all’utente in seguito alla valutazione telefonica effettuata dell’operatore, il mezzo che di conseguenza è stato inviato e il codice di valutazione sul posto che rappresenta la conferma
o meno della valutazione telefonica eseguita dall’infermiere.
GRIGLIA D’OSSERVAZIONE SITUAZIONE GENERALE
Da quante ore lavora
Da quanto tempo lavora presso il sistema 118
M ❏
F❏
PRIMA PARTE
Risponde entro 2 squilli
Si ❏ No ❏
Chiede il nome all’utente che chiama
Si ❏ No ❏
Segue l’ordine nell’intervista di valutazione Si ❏ No ❏
Pone una domanda per volta
Si ❏ No ❏
Utilizza spesso il nome dell’utente
Si ❏ No ❏
Fa lunghe pause tra una domanda e l’altra Si ❏ No ❏
Mantiene uguale il tono della voce
Si ❏ No ❏
Utilizza la tecnica della persistenza ripetitiva Si ❏ No ❏
Fornisce spiegazioni all’utente riguardo alle procedure
Si ❏ No ❏
Riafferma
Si ❏ No ❏
Rispecchia
Si ❏ No ❏
Chiarifica
Si ❏ No ❏
Focalizza
Si ❏ No ❏
Riassume
Si ❏ No ❏
Utilizzo del Dispatch
Segue l’ordine delle domande
Utilizza le parole indicate
Lo compila in tempo reale
Si ❏ No ❏
Si ❏ No ❏
Si ❏ No ❏
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RISPOSTA
Codoce di uscita:
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Dispatch
Operatore
Mezzo inviato
Valutazione sul posto:
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B❏ V❏ G❏ R❏
B❏ V❏ G❏ R❏
Base ❏ Avanzato ❏
B❏ V❏ G❏ R❏
LEGENDA STRUMENTO
Segue l’ordine dell’intervista di valutazione: Tale azione è considerata eseguita se l’operatore durante l’intervista di valutazione rispetta l’ordine di priorità delle domande e quindi se come prima cosa reperisce i dati necessari
per il target (n° di telefono dell’utente, comune in cui inviare il mezzo, via, n° civico, piano/scala ed eventuali riferimenti) e in seguito procede con l’intervista sanitaria chiedendo qual è il sintomo principale e in ordine tutte le domande proposte dal Dispatch.
Utilizza la tecnica della persistenza ripetitiva: Si considera utilizzata se l’operatore adotta i tre comportamenti che la caratterizzano: tono deciso ed interessato, dare una ragione per ogni azione richiesta, ripetere usando lo stesso tono e le stesse parole.
Utilizzo delle tecniche efficaci di comunicazione: Si è
deciso di attribuire l’azione se almeno tre tecniche tra le
seguenti fossero adottate:
1) Riaffermare: ripetere al paziente ciò che l’infermiere ritiene che sia l’idea o il pensiero principale che la persona
ha voluto trasmettere, ottenendo così anche una conferma dell’interpretazione del messaggio
2) Rispecchiare: consiste nel mettere in evidenza sentimenti o situazioni che il paziente potrebbe aver solo accennato in modo di aiutare la persona a ragionarvi.
3) Chiarificare: chiedere conferma al paziente della corretta interpretazione del messaggio che ha voluto inviarci
utilizzando un feedback.
4) Focalizzare: l’infermiere stimola il paziente a parlare di
quello che ha individuato come il problema principale per
ottenere il maggior numero di informazioni.
5) Riassumere: fare un riepilogo a fine conversazione per
evidenziare ancora una volta i punti fondamentali e programmare poi le attività successive assistenziali.
RISULTATI:
La raccolta dati ha evidenziato che anche in un ambiente
in cui si è cercato di codificare il più possibile una tecnica
altamente personale come la comunicazione, la componente individuale è ancora molto presente ed influenzante; in
modo particolare è emersa una grande disomogeneità comunicativa tra i due sessi con percentuali molto più basse
tra gli uomini rispetto a quelle delle donne.
Tra le capacità di un infermiere deve rientrare anche l’abilità comunicativa che consiste proprio nel sapersi modulare e rapportare a svariate situazioni e tipologie di pazienti al fine di rispettarne e valorizzarne l’individualità; ma in
un ambiente come quello della centrale operativa del SEST
118 risulta essere più utile standardizzare il più possibile le
modalità comunicative al fine di raccogliere il maggior numero di informazioni utili nel minor tempo possibile; ciò
non significa però che l’operatore non debba impegnarsi
nel fornire spiegazioni all’utente che in molte situazioni presenta delle richieste davvero poco realizzabili dal sistema,
eppure dai dati raccolti emerge che solo nel 64% dei casi
sono state fornite spiegazioni.
Un altro punto da osservare è che chi lavora da più tempo presso il SEST 118 è meno portato all’utilizzo “appropriato” del Dispatch, ma utilizza anche in percentuale minore le tecniche comunicative terapeuticamente efficaci.
Lo studio condotto aveva lo scopo di documentare le modalità di comunicazione telefonica di dispaccio da parte dell’operatore SEST al fine di verificare se possono influire sull’efficace recupero delle informazioni dall’utente per garantire l’invio dell’idoneo mezzo di soccorso.
Dall’analisi dei dati è emerso che quando l’operatore ha
utilizzato tutte le tecniche è giunto all’invio del mezzo più
idoneo nel 71% dei casi, mentre nelle interviste di valutazione condotte senza l’utilizzo delle tecniche comunicative oltre la metà dei mezzi inviati (55%) non è risultato essere il più idoneo per quella specifica situazione.
UTLIZZA LE TECNICHE
COMUNICATIVE
29%
71%
MEZZO
PIU’ IDONEO
MEZZO
NON PIU’ IDONEO
NON UTLIZZA LE TECNICHE
COMUNICATIVE
55%
45%
MEZZO
PIU’ IDONEO
MEZZO
NON PIU’ IDONEO
Quindi dai risultati dell’indagine si può dedurre che le modalità comunicative influiscono sull’efficace recupero delle informazioni dall’utente per garantire l’invio del mezzo
di soccorso più idoneo; infatti se si utilizzano le tecniche
l’idoneità del mezzo è garantita nel 71-75% dei casi,
mentre la percentuale scende al 45% se viene a mancare
l’utilizzo delle tecniche.
Lo studio ha anche confermato l’importanza dell’utilizzo
del Dispatch che nelle valutazioni in cui è stato compilato
in modo appropriato ha portato nel 72% dei casi all’invio
del mezzo di soccorso più idoneo contro il 64% dei casi in
cui non era stato compilato seguendo l’ordine delle domande, utilizzando le parole indicate e compilandolo in tempo reale.
UTLIZZO APPROPRIATO
DEL DISPOTCH
28%
72%
UTLIZZO NON APPROPRIATO
DEL DISPOTCH
MEZZO
36%
PIU’ IDONEO
MEZZO
NON PIU’ IDONEO
64%
MEZZO
PIU’ IDONEO
MEZZO
NON PIU’ IDONEO
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Candidato: Calabretti Pierdavide
Relatore: I.S.A.C. Capuzzi Fabio
Correlatore: Dott. Rossi Roberto
ABSTRACT TESI DI LAUREA CDL INFERMIERISTICA A.A. 2007/2008
LA SATURAZIONE DI OSSIGENO
DURANTE BRONCOASPIRAZIONE:
STUDIO OSSERVAZIONALE
DEI FATTORI MODIFICANTI
12
DESCRIZIONE DEL CONTESTO ASSISTENZIALE:
Nell’unità di Terapia Intensiva e Rianimazione generale dell’ASOU “Maggiore della carità di Novara, il supporto ventilatorio meccanico rappresenta una metodica di frequente utilizzo per quanto concerne l’assistenza del paziente critico. I ventilatori meccanici offrono un supporto
valido ed indispensabile alla vita, quale la meccanica respiratoria, l’ossigenazione del sangue e la pervietà delle vie aeree. L’aspirazione endotracheale è una tecnica infermieristica complessa, essenziale nell’assistenza al paziente critico che necessita di VAM, poiché è efficace nella riduzione delle secrezioni tracheobronchiali, garantisce il mantenimento
della pervietà delle vie aeree assicurando così una efficace ossigenazione, e potrebbe ridurre l’incidenza di contaminazioni/infezioni delle
vie aeree. Tuttavia una intubazione prolungata necessita di continue broncoaspirazioni, aumentando il rischio non solo di infezioni, ma anche di
desaturazioni che potrebbero diminuire il livello di ossigeno nel sangue
arterioso (IPOSSIEMIA IPOSSICA).
PROBLEMA:
Il lavoro di ricerca condotto ha lo scopo di valutare il rischio di desaturazione nei pazienti intubati, ricoverati in rianimazione e broncoaspirati con
i sistemi chiusi ed aperti e l’influenza dei fattori correlati alla manovra
(preossigenazione, numero di broncoaspirazioni etc), verificando la reale capacità del sistema chiuso di favorire una maggiore saturazione relativa rispetto il sistema a circuito aperto. Contestualmente si è proceduto a valutare l’impatto delle infezioni/contaminazioni sulla saturazione, con l’ipotesi che i pazienti con evidenze cliniche di infezioni delle basse
vie aeree raggiungono livelli di desaturazione maggiori.
METODI:
E’ stato condotto uno studio semi-sperimentale su un campione non
probabilistico di pazienti intubati e ricoverati in rianimazione. La popolazione inclusa nello studio è interamente costituita da adulti, provenienti da ambiente ospedaliero ed extraospedaliero, pazienti con qualsiasi patologia che richieda intubazione oro tracheale, pazienti intubati. Sono stati invece esclusi i pazienti estubati dopo il ricovero e/o
durante la degenza in rianimazione ed i soggetti in respiro spontaneo.
Vengono eseguite due broncoaspirazioni programmate ad orari differenti con sistema aperto e chiuso su ogni paziente incluso nello studio, per ogni giorno della settimana. La scelta dei device non è influenzata dallo studio o da protocolli interni al reparto, ma è casuale. Per
la raccolta dati è stata realizzata una scheda strutturata la quale, suddivisa in tre aree specifiche, ha consentito di raccogliere per tutti i giorni di studio su ogni singolo paziente: i dati anagrafici, cause di ingresso, il tipo di aspirazione , la modalità di ventilazione artificiale, l’ esito
del ricovero, i valori di saturazione pre e post broncoaspirazione, gli
esami batteriologici, segni clinici di infezione e numero di broncoaspi-
razione totale delle 24 ore. Si è inoltre fatto riferimento alle cartelle infermieristiche e mediche ed alle tabelle termometriche del reparto. Tale rilevazione dati si è svolta quotidianamente dal 01/11/2008 al
15/01/2009.
RISULTATI: Il numero complessivo di giornate di osservazioni è stato
di 211 giorni. La popolazione coinvolta è risultata avere una numerosità pari a 33, con una media di studio per paziente di 6,93 giorni .
Le maggiori cause di ingresso nel reparto di rianimazione sono da attribuirsi a patologie neurologiche (11 emorragie cerebrali su 14 casi)
ed a traumi maggiori, seguiti dagli arresti cardio circolatori, shock
emorragici ed IRA. Per il 48% dei pazienti l’esito del ricovero è stato il
decesso, per il restante 52% il trasferimento presso altro reparto od
ospedale a seguito delle cure del caso. La metodica di ventilazione meccanica prevalente è stata quella MECCANICA con l’82% di utilizzo rispetto alla modalità ASSISTITA. Il sistema aperto è stato maggiormente utilizzato rispetto al sistema chiuso (20 pazienti su 33). Le manovre
di aspirazione tracheale in totale sono state 556. Tutti i pazienti sono
stati preossigenati, indipendentemente dalla saturazione precedente
la procedura di broncoaspirazione. Le saturazioni post broncoaspirazione per tutti si sono rivelate ottimali, senza variazioni statisticamente significative (99,8% di saturazione con una moda di 100). Le deflessioni negative sono state occasionali, e non si sono mai ripetute
per lo stesso paziente. Solo 9 pazienti hanno evidenziato segni clinici di infezione con positività agli esami di laboratorio. Di questi solo
uno ha evidenziato una marcata desaturazione e scarso beneficio alla broncoaspirazione.
CONCLUSIONI:
Con i dati ottenuti sono state effettuate delle valutazioni statistiche e
delle analisi descrittive. L’osservazione condotta non si avvale di un campione di pazienti che può fornire dati statisticamente rilevanti. Entrambi i sistemi di aspirazione tracheale sono stati in grado di mantenere una ossigenazione del sangue periferica ottimale. Nei
pazienti con evidenze cliniche di infezione delle basse vie aeree la performance respiratoria è rimasta inalterata e non si sono registrate desaturazioni rilevanti. L’unico caso però, di marcata deflessione della saturazione con scarso beneficio alla bronco aspirazione, in un paziente con infezione sistemica delle basse vie aeree,
lascia ipotizzare che un tempo di studio più lungo ed una popolazione con numerosità maggiore avrebbero portato a risultati più soddisfacenti. In conclusione, alla luce dei risultati emersi possiamo affermare che nell’assistenza infermieristica al paziente che necessita di broncoaspirazioni, la scelta dei presidi di aspirazione debbe essere unicamente
effettuata sulla base dei criteri di valutazione delle condizioni cliniche
del paziente.
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Candidata: Franca Grippa
Relatore: Dott. Luigi Castello
Correlatore: Dott. Luca Bergamasco
ABSTRACT MASTER DI I° LIVELLO
MEDICINA D'URGENZA E DI AREA CRITICA PER INFERMIERI
ANNO ACCADEMICO 2007/2008
GESTIONE INFERMIERISTICA
DEL CATETERE VENOSO CENTRALE:
ADERENZA ALLE LINEE GUIDA
INTERNAZIONALI IN UN REPARTO
DI MEDICINA GENERALE
…l’infermiere fonda il proprio operato su conoscenze
validate e aggiornate, così da garantire alle persone le
cure e l’assistenza più efficaci. L’infermiere partecipa
alla formazione professionale, promuove ed attiva la
ricerca, cura la diffusione dei risultati, al fine di migliorare l’assistenza infermieristica.
(Codice deontologico, art 3.1)
Le infezioni associate a cateteri intravascolari sono da
considerarsi una complicanza grave dell’assistenza erogata in ambito ospedaliero e la loro prevenzione è uno
degli obiettivi che il personale infermieristico deve perseguire.
I cateteri intravascolari sono diventati indispensabili
nella pratica assistenziale, non solo nelle terapie intensive, ma anche in altri contesti, come i reparti di medicina generale, oncologia, ematologia, ma il loro uso
determina nei pazienti un rischio di complicanze infettive locali e sistemiche (infezioni dell’exit site, infezioni ematiche, tromboflebiti settiche, endocarditi,…).
La letteratura americana riporta che negli Stati Uniti ogni
anno vi sono 15 milioni di giorni - CVC (cioè il numero totale di giorni di esposizione ai CVC nella popolazione selezionata). Se il tasso medio di infezioni del torrente circolatorio associate a CVC (CRBSI, Catheter Related Blood Stream Infection) è di 5,3 per 1000 giorni
– catetere, nelle terapie intensive statunitensi ogni anno si verificano circa 80.000 CRBSI. Valutando la popolazione ospedaliera nella sua globalità, al di fuori delle terapie intensive, si stima che si verifichino ogni anno negli Stati Uniti un totale di 250.000 casi di CRBSI
con una mortalità tra il 12 e 15% nei pazienti critici,
con un notevole aumento della spesa sanitaria (I Raad, et al, 2007). Non esistono dati recenti relativi al nostro paese (Sandrucci, 2006).
Negli ultimi venti anni è stato dimostrato in maniera inequivocabile che il rischio di infezioni diminuisce in seguito alla standardizzazione delle procedure assistenziali asettiche e che l’inserimento e la gestione di cateteri intravascolari da parte di personale senza
esperienza specifica può aumentare il rischio di colonizzazione del catetere e di CRBSI. La presenza di gruppi di personale specializzato nella terapia endovenosa
riduce efficacemente l’incidenza di infezioni associate
a catetere, le complicanze associate e i costi. Il rischio
di infezioni aumenta con la preparazione del personale infermieristico al di sotto di un livello critico.
La più frequente via di infezione per i CVC a breve termine è rappresentata dalla migrazione di microorganismi dalla cute al sito di inserimento del catetere con
eventuale colonizzazione della punta. Molto meno comune è la diffusione ematogena da altri focolai o da
infusioni contaminate. È quindi evidente che il rischio
di infezione viene ridotto utilizzando strategie preventive che interrompono le modalità di trasmissione attraverso le quali i batteri hanno accesso al sistema vascolare. Queste strategie, frutto dell’analisi della letteratura esistente, sono raccolte nelle linee guida per la
prevenzione delle infezioni correlate ai dispositivi intravascolari emanate dai CDC di Atlanta nell’agosto 2002.
Tale importante documento rappresenta, ad oggi, il
più autorevole riferimento scientifico sull’argomento.
Le raccomandazioni dei CDC sono state integrate, nella mia tesi, dalle indicazioni del gruppo italiano di studio degli accessi vascolari a lungo termine, GAVECELT,
costituitosi nel 1998 e caratterizzato dalla multidisciplinarietà degli specialisti (anestesisti, chirurghi, oncologi, pediatri, nefrologi, radiologi, infettivologi, ematologi) e dalle professionalità (medici, infermieri, psicologi, farmacisti) coinvolte. Sono state prese in esame
anche le linee guida RNAO, RCN ed EPIC 2, le linee guida per la prevenzione delle infezioni associate a dispositivi intravascolari, Regione Veneto, Padova, 2005 oltre ai vari protocolli regionali disponibili su Internet
con particolare attenzione a quello redatto dal Centro
Oncologico di Aviano, ultima revisione 2006.
Dalla letteratura esaminata è facile dedurre che l’utilizzo del CVC rappresenta una delle procedure alle
quali dedicare grande attenzione nei programmi di
prevenzione delle infezioni correlate alle pratiche assi-
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stenziali. In particolare alcuni aspetti del percorso di utilizzo del CVC vengono considerati determinanti di
maggior rilievo nell’insorgenza delle infezioni: l’igiene
delle mani, le precauzioni di barriera e di massima sterilità nell’inserzione del CVC, l’antisepsi cutanea con Clorexidina, la selezione appropriata del sito di inserzione, la revisione quotidiana dell’effettiva necessità di mantenere in sede il CVC, la sorveglianza e l’ispezione del
sito di inserzione, la modaltà di medicazione del CVC,
la corretta sostituzione delle vie infusionali, dei sistemi di infusione senz’ago e dei liquidi parenterali, la preparazione e il controllo della qualità delle miscele endovenose. La messa in atto di azioni tese al miglioramento di queste componenti risulta efficace nel ridurre
il tasso di infezioni correlate al posizionamento del
CVC.
L’evoluzione della professione infermieristica, sia in termini di competenze che di responsabilità, richiede all’Infermiere un ruolo fondamentale in merito alle problematiche relative agli accessi venosi, sia nella gestione che nell’informazione e nell’educazione del paziente.
E’ necessario che gli Infermieri siano consapevoli del ruolo che rivestono in questo aspetto della loro professione, siano preparati ad agire con appropriatezza e competenza e, quando ritengono che questa non sia sufficiente, sentano il dovere e il bisogno di formazione
ed aggiornamento al fine di:
- acquisire abilità pratiche nella gestione degli accessi
venosi,
- essere in grado di prevenire le complicanze correlate
alla presenza del presidio, di riconoscerle precocemente ed attuare gli interventi adeguati,
- essere in grado di elaborare ed implementare un protocollo scritto, basato sulle evidenze scientifiche.
La formazione e l’aggiornamento del personale addetto alla gestione degli accessi venosi centrali è ritenuto
un aspetto determinante per il raggiungimento e il
mantenimento di elevati standard di qualità assistenziale.
14
Ho cercato di raggiungere, con la mia tesi, i seguenti
obiettivi:
- valutare il livello di conoscenza del personale infermieristico di un reparto di Medicina Generale riguardo alle corrette procedure di gestione dei cateteri venosi centrali sulla base delle linee guida internazionali;
- valutare i risultati delle conoscenze in termini di durata dei cateteri venosi centrali, incidenza di eventi avversi relativi ad infezioni o malfunzionamento dei cateteri stessi;
- implementare tale livello di preparazione con materiale informativo e attività didattica “ad hoc”;
- stilare un protocollo semplice e di rapida consultazione che possa facilitare e standardizzare le manovre e
le procedure infermieristiche di gestione del catetere
venoso centrale.
Per raggiungere tali obiettivi ho presentato ai colleghi
del reparto di Medicina Generale dell’Ospedale Maggiore di Novara, nel mese di ottobre 2008, un questionario con lo scopo di sondare la loro conoscenza e aderenza alle Linee Guida internazionali per quanto riguarda la gestione del CVC, la prevenzione delle
complicanze e delle infezioni ad esso correlate.
Il questionario è stato formulato dal nostro gruppo di
lavoro. Sono state poste domande a risposta multipla
atte ad evidenziare aspetti pratici di gestione del CVC
nella prima parte del questionario e conoscenze più specifiche delle raccomandazioni contenute nelle linee
guida nella seconda parte.
Nel mese di dicembre 2008 sono state effettuate due
lezioni su tali argomenti dedicate al personale del reparto di medicina generale ed è stato fornito materiale informativo riguardante il posizionamento, la gestione e la prevenzione delle complicanze meccaniche
ed infettive del CVC sulla base delle Linee Guida Internazionali e delle evidenze scientifiche.
Nel mese di gennaio 2009, è stato riproposto lo stesso questionario, che il personale ha compilato dopo aver
preso visione del materiale didattico fornito.
Ho raccolto, inoltre, in un database i dati relativi a 36
pazienti ricoverati in Clinica Medica e portatori di CVC
in un periodo compreso tra maggio e settembre 2008.
Arruolamento dei pazienti:
sono stati arruolati nello studio i pazienti ricoverati in
clinica medica o trasferiti in clinica medica da altri reparti, la maggior parte dalla rianimazione, portatori di
CVC in vena giugulare interna, nel periodo compreso
tra il 1° maggio e il 30 settembre 2008. Di questi pazienti 6 provenivano dalla rianimazione ed erano già
portatori di CVC, mentre nei restanti pazienti il CVC
era stato posizionato in reparto da personale medico
appositamente addestrato.
Criteri di ammissione: consenso di partecipazione allo
studio, necessità di un accesso venoso centrale per
gravità di patologia, mancanza di accessi periferici per
infusioni, necessità di monitoraggio della pressione venosa centrale, posizionamento di CVC in vena giugulare interna o in vena succlavia
Criteri di esclusione: negazione del consenso di partecipazione allo studio, presenza di CVC in vena femorale, trasferimento in altro reparto per aggravamento
della patologia.
I dati raccolti riguardano: età, sesso, patologia principale ed eventuali comorbilità, motivo del posizionamento e tipo di cvc posizionato (monolume, bilume, trilume), motivo della rimozione, valutazione del sito di inserzione del CVC ed esame obiettivo della cute. Valori
di pressione arteriosa, frequenza cardiaca, respiratoria,
saturazione di ossigeno, pressione venosa centrale, valori dei principali esami ematochimici legati alla presenza di rischio infettivo, terapia antibiotica effettuata,
esecuzione di eventuali emocolture, motivo della loro
esecuzione e germi isolati.
Tutti i dati clinici sono stati raccolti con l’aiuto dei me-
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dici specializzandi che seguivano quotidianamente i
singoli pazienti. I dati venivano rilevati quotidianamente e riportati su di un foglio elettronico in cui ad ogni
riga corrispondeva un paziente e ad ogni colonna una
giornata.
I dati inerenti ai pazienti, va sottolineato, sono stati raccolti prima della presentazione di materiale didattico
al personale infermieristico.
Come detto è stato utilizzato un foglio Excel per la raccolta e l’archiviazione dei dati. Per l’analisi statistica abbiamo impiegato il software StatSoft (Versione 8 per
Microsoft Windows). Abbiamo valutato media e deviazione standard (M e SD) delle variabili ed è stato eseguito un confronto delle medie ai tempi diversi mediante test T per campioni indipendenti assumendo come
statisticamente significativo un valore di p < 0,05.
La parte dello studio riguardante il personale infermieristico ha avuto come obiettivo valutare il grado di conoscenza delle indicazioni contenute nelle linee guida
riguardo alla prevenzione delle infezioni correlate al CVC.
Dopo questa prima valutazione, eseguita nel mese di
ottobre, abbiamo cercato di migliorare il livello di preparazione con attività didattica focalizzata su tali argomenti.
Nel mese di dicembre 2008 abbiamo organizzato un
breve corso di aggiornamento fornendo agli infermieri del reparto di Clinica Medica informazioni sulle caratteristiche dei CVC, sulle tecniche di inserzione, sull’importanza dell’asepsi, sulla scelta del sito di inserzione, sui vantaggi, svantaggi e/o complicanze legate alla
sede di impianto, ricordando ed enfatizzando le raccomandazioni dei CDC di Atlanta riguardanti la gestione non solo medica, ma soprattutto infermieristica del
CVC.
Nel mese di gennaio, infine, abbiamo riproposto lo
stesso questionario a tutto il personale per valutare l’efficacia dell’attività di formazione svolta.
Sulla base dei dati ricavati dalla valutazione del questionario di ottobre 2008 ho ritenuto fondamentale analizzare nello specifico le più importanti raccomandazioni dei CDC di Atlanta integrandole con altri dati della
letteratura più recente.
Questa analisi ha contribuito alla formazione specifica del personale e potrebbe divenire il punto di partenza per la costituzione di un team addestrato nella gestione del CVC; la stessa consentirà, inoltre, la stesura di un protocollo interno di facile consultazione da
parte di tutto il personale.
La prosecuzione di questo studio, dopo l’analisi delle
raccomandazioni citate dalle linee guida internazionali e di una parte della letteratura specifica, sarà la realizzazione di un protocollo interno al quale tutto il personale del reparto di medicina generale farà riferimento per la gestione del catetere venoso centrale. Verranno
raccolti successivamente dati riguardanti un nuovo
campione di pazienti portatori di CVC e gestiti sulla base del protocollo realizzato, in modo da poter comparare i due campioni in termini di incidenza di eventi av-
versi legati ad infezioni e a mal funzionamento dei cateteri stessi.
Circa il 75% del personale infermieristico ha collaborato alla compilazione dei questionari presentati nel mese di ottobre 2008, ha partecipato alle lezioni di dicembre e ha ricompilato lo stesso questionario riproposto
nel mese di gennaio 2009.
Considerando complessivamente le risposte date nel primo questionario, il 34% del personale ha risposto correttamente alla metà delle domande, dimostrando di
conoscere, anche se a volte non completamente, le principali raccomandazioni delle linee guida aziendali e internazionali. La restante parte del personale ha, invece, dimostrato di dover colmare alcune lacune sulla conoscenza e sulla applicazione delle Linee Guida
Internazionali. Con lo scopo di colmare tali lacune e di
fornire materiale informativo basato sulle evidenze
scientifiche sono state organizzate le due lezioni tenutesi nel mese di dicembre
I dati relativi al questionario riproposto dopo le lezioni dimostrano chiaramente che una formazione adeguata, ed una maggior conoscenza delle Linee Guida
può modificare in modo significativo il comportamento del personale sanitario.
Nel secondo questionario infatti, il 100% del personale ha risposto correttamente ad almeno la metà delle
domande dimostrando di aver acquisito le principali raccomandazioni dettate dalle Linee Guida Internazionali e tutto il personale intervistato ritiene che la formazione specifica e l’aggiornamento continuo siano estremamente importanti ed in grado di ridurre le infezioni
associate alla presenza di un dispositivo intravascolare.
Il 100% del personale ritiene inoltre molto importante la creazione di un gruppo di lavoro e dimostra di aver
gradito il lavoro da me svolto per la realizzazione di questa tesi.
L’interesse e la collaborazione del personale della clinica medica dimostrano quanto sia sentita la necessità di aggiornamento continuo nel proprio ambito professionale. La partecipazione di tutto il personale alle
lezioni del mese di dicembre e l’ottima compilazione
del secondo questionario proposto confermano la voglia e l’esigenza di raggiungere standard sempre più elevati.
Per quanto riguarda lo studio dei dati dei pazienti, anche se il campione arruolato è molto piccolo e non è
stato possibile eseguire confronti statistici, i risultati sono allineati con quelli presenti in letteratura.
Lo sviluppo di questo lavoro sarà verificare se l’applicazione delle linee guida possa incidere sulla gestione
del CVC in termini di durata e incidenza di eventi avversi, in modo da migliorare ulteriormente i risultati sui
pazienti portando il livello assistenziale verso l’eccellenza.
Il cambiamento passa dalle scelte e dai comportamenti quotidiani.
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a cura del dott. Gabriele Fasolini, Vice Presidente IPASVI Novara e VCO
NOTIZIE FLASH DAL WEB
• INFERMIERI CON FALSI DIPLOMI:
RAFFICA DI ARRESTI IN CALABRIA
Maxi-operazione dei carabinieri:
oltre settanta persone in manette
COSENZA - Sono settantadue gli arresti effettuati questa mattina dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Cosenza. I provvedimenti restrittivi, di cui 70 ai domiciliari e due in carcere, sono stati emessi dal giudice per
le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza, Loredana De Franco, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Francesco Minisci.
Dalle indagini è emerso che le persone coinvolte nell’inchiesta avrebbero acquistato il diploma di laurea da
infermiere pagandolo con una cifra che si aggira tra
gli 8 e i 10 mila euro, senza aver mai effettuato neanche un giorno di scuola.
A dare il via all’inchiesta, la denuncia di un medico
ospedaliero di Cosenza che due anni fa chiamò l’ordine degli infermieri per verificare se un dipendente
dell’ospedale cosentino fosse iscritto all’albo professionale.
Così si scoprì che il presunto infermiere professionale non risultava essere mai stato neanche iscritto a nessuna scuola di specializzazione.
Dopo le denuncia, le verifiche dei Nas che hanno scoperto che qualcuno dei presunti infermieri aveva anche fatto carriera all’interno delle strutture diventando caposala, oppure internista di sala operatoria, con
il possibili rischi per la salute dei malati.
Tra gli arrestati figura anche un funzionario dell’Università Sacro Cuore di Roma, che forniva agli studenti, in anticipo, le risposte ai test d’ingresso ai corsi di
medicina e scienze infermieristiche della facoltà. Il
Gip del tribunale di Cosenza ha disposto inoltre il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili a carico di alcuni arrestati per un valore di oltre 20 milioni
di euro.
• L’INFERMIERE A TEMPO
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Scritto da Corriere di Como
venerdì 22 maggio 2009
Un solo infermiere per dieci pazienti. Non è un’eccezione, ma la regola nel reparto di medicina d’urgenza del Sant’Anna, recentemente trasferito al terzo
piano del monoblocco di via Napoleona con l’incremento di due posti letto.
Una situazione pesante, secondo gli stessi infermieri
che nei giorni scorsi hanno inviato una lettera di protesta chiedendo un intervento dei vertici ospedalieri.
«Nessuna criticità – rispondono dai piani alti di via Napoleona – I numeri rispettano pienamente le norme».
La situazione si trascina ormai da un mese, da quando cioè il reparto, che fa capo al pronto soccorso, è
stato spostato dal piano terra al terzo di via Napoleona.
Da quel momento, i letti sono stati anche incrementati da 8 a 10, tutti operativi. La medicina d’urgenza
del Sant’Anna assicura un migliaio di ricoveri l’anno,
con una degenza media di 4,6 giorni.
Negli spazi a disposizione vengono accolti malati,
spesso particolarmente critici, le cui condizioni sono
in evoluzione e che devono essere valutate attentamente prima di stabilire la soluzione terapeutica più
adatta.
Dal trasferimento nella nuova sede, per assistere i dieci pazienti ricoverati – tenendo presente che il tasso
di occupazione del reparto è quasi costantemente del
100% - è prevista la presenza di un solo infermiere
per ciascun turno di servizio.
Una situazione tutt’altro che ottimale secondo gli
stessi professionisti della categoria, i quali denunciano il rischio di non poter garantire la necessaria assistenza ai malati. Tra l’altro, proprio per la complessità dei casi ricoverati, per la metà dei letti è previsto il
monitoraggio costante con telecamere.
E spetta agli stessi infermieri il compito di controllare i monitor per individuare in tempo reale eventuali
emergenze e criticità.
In una lettera inviata ai responsabili del dipartimento
infermieristico, gli infermieri hanno denunciato la situazione chiedendo un intervento della direzione.
«Non c’è alcun problema né situazione da sanare – risponde Anna Michetti, direttore del Sitra, il Servizio
infermieristico tecnico riabilitativo aziendale – Accanto all’infermiere c’è sempre anche un un operatore socio-sanitario di supporto (Oss). In alcune ore poi c’è
anche personale ausiliario. Inoltre, la medicina d’urgenza è sullo stesso piano della pneumologia, i due
reparti convivono e in caso di emergenza o particolare necessità gli infermieri della medicina d’urgenza possono pure chiedere il supporto dei colleghi».
I criteri regionali di accreditamento dei reparti prevedono, per i letti di area medica, un’assistenza al malato da parte dell’infermiere di 120 minuti al giorno.
Il dato sale a 300 minuti in caso di spazi di terapia subintensiva e a 600 per l’intensiva. «Con 10 pazienti è
necessario garantire 20 ore di presenza, criterio assolutamente rispettato nel caso della medicina d’urgenza – dice Anna Michetti – Anzi, oltre allo standard minimo previsto abbiamo anche aggiunto la presenza di
Oss e ausiliari. La situazione è nella norma e tranquilla e non è previsto alcun cambiamento».
Di più, il modello organizzativo della medicina d’urgenza dovrebbe poi essere esportato nel Sant’Anna bis.
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«Nel nuovo ospedale questo sarà il modello che verrà attuato – conferma la responsabile del Sitra – anche se poi cambieranno i numeri perché nella nuova
sede è previsto un ampliamento dei letti di medicina
d’urgenza fino ad un massimo di 26 e l’organico sarà ovviamente adattato di conseguenza.
Ad oggi, comunque, in via Napoleona sono rispettate tutte le normative previste e non c’è bisogno di prevedere alcun tipo di modifica dell’assetto».
• ERRORI DI SOMMINISTRAZIONE
DA RICONOSCERE
Gli errori di somministrazione di un farmaco per via
parenterale in terapia intensiva sono frequenti e in alcuni casi possono portare a conseguenze gravi secondo quanto emerso da uno studio internazionale che
ha coinvolto anche 20 unità di terapia intensiva italiane. In totale hanno partecipato alla rilevazione 113
unità di terapia intensiva di 27 nazioni per 1.328 pazienti (il 10% italiani) osservati nel corso di 24 ore in
un giorno stabilito. L’obiettivo era riportare tutti gli errori, valutandone il numero, l’impatto, la distribuzione e i fattori che potevano ridurne la frequenza. Sono così emersi 74,5 errori ogni 100 giorni paziente (861
errori in 441 pazienti), nella maggior parte dei quali
(il 75%) identificabili come omissioni.
In particolare, ci sono stati errori nel tempo di somministrazione (386 casi), somministrazioni dimenticate (259 casi), dosi sbagliate (118 casi), somministrazione di un altro farmaco rispetto a quello prescritto
(61) ed errori nella via di somministrazione (37 casi).
Lo 0,9% della popolazione in studio ha avuto un danno permanente o è morta a causa di un errore di somministrazione.
Il rischio di incorrere in un errore aumentava in caso
di pazienti con insufficienza di più organi, con prescrizioni per via endovenosa, schemi di somministrazioni multiple, dimensioni della unità di terapia intensiva, numero di pazienti seguiti da un singolo infermiere e occupazione dei posti letto.
Riducevano invece il rischio la presenza di un sistema
di monitoraggio di base, di un sistema di segnalazione degli incidenti critici e di un controllo di routine al
cambio di turno degli infermieri.
In pratica. Gli errori nella somministrazione dei farmaci fanno parte della pratica clinica, l’obiettivo è ridurne il più possibile il rischio.
Per fare ciò occorre che siano implementati e diffusi
sistemi volti alla segnalazione degli incidenti critici, onde apprendere da questi ed evitare successivamente
lo stesso tipo di errore.
Bibliografia
Valentin A, Capuzzo M, et al. Errors in administration
of parenteral drugs in intensive care units: multinational prospective study. Brit Med J 2009;338:b814.
Fonte “Progetto ECCE” Reazioni Bollettino di Farmacovigilanza numero 43 del 23 aprile 2009
• UDINE: INFERMIERA PUBBLICA
FOTO DEL PROPRIO REPARTO
SU FACEBOOK SCATTA L’INCHIESTA
Singolare caso di commistione fra tecnologia, social
networking e privacy ospedaliera a Udine. I fatti: una
infermiera raccoglie su di un album del proprio profilo di facebook numerose foto che ritraggono i propri colleghi di reparto in attività. Incautemente, il profilo non viene impostato come "Privato" e le foto rimangono cosi visibili a tutti. Immediatamente parte
la segnalazione e con essa scoppia il caso, con l'Azienda dell'ospedale di Udine, dove la ragazza di 29 anni
lavora, ad intervenire immediatamente chiedendo la
rimozione del profilo e facendo scattare una inchiesta interna per violazione della privacy e del codice deontologico.
L'infermiera si è dichiarata profondamente dispiaciuta per quanto accaduto e ha spiegato di aver voluto
creare un profilo per celebrare le attività svolte sul campo e la presenza di alcuni colleghi prossimi alla pensione, nonchè per "raccontare" una operazione d'urgenza subita da una collega di reparto. L'Azienda
Ospedaliera Universitaria ha invece avviato subito una
inchiesta per accertare se vi siano state violazioni della legge sulla privacy, in quanto nelle foto vi sarebbero i visi di numerosi pazienti che tuttavia, come ribadito dall'autrice delle stesse, sarebbero semplicemente sfumati e quindi non riconoscibili, e se siano state
violate norme del codice deontologico dell'ordine professionale (cioè se si siano scattate foto durante l'orario di lavoro e se queste siano state messe online direttamente dai pc dell'azienda).
ZEUS News - www.zeusnews.com - 14-05-2009
L'infermiera: «Sono mortalmente dispiaciuta». Ha 29
anni l'infermiera colpevole di aver pubblicato le foto
di pazienti su Facebook. Oggi la donna si è scusata e
fra le lacrime ha affermato: «Sono mortalmente dispiaciuta». In una nota dell'Azienda ospedaliero Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, sono
riportate le parole dell'infermiera che ha confessato
di essere l'autrice dell'iniziativa. L'infermiera, inoltre,
ha spiegato che la foto pubblicata su Facebook e, stamani, sulla prima pagina del Corriere della Sera, ritraeva una collega operata d'urgenza e consenziente.
«Sono mortalmente dispiaciuta - ha detto l'infermiera, convocata nel pomeriggio nella Direzione dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria - pensavo che il mio
album fosse privato e le foto visibili solo ai miei amici. Non pensavo fosse pubblico, non volevo renderlo
pubblico. Ho semplicemente raccolto foto, scattate in
tempi diversi, per farne un album ricordo per dei colleghi che andavano in pensione. A mio giudizio i pazienti sullo sfondo non erano riconoscibili, perciò non
ho sfumato le foto. Non volevo ledere l'immagine di
nessuno. La paziente apparsa sulla prima pagina del
Corriere è mia collega ed amica: la foto è stata scat-
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tata per festeggiarla dopo un'operazione che aveva subito».
L'anestesista del reparto - ha riferito l'Azienda Ospedaliero-universitaria - ha spiegato che la paziente-infermiera si era sentita male improvvisamente, mentre
lavorava in ospedale e la sera stessa era stata operata. Il medico ha raccontato che era terrorizzata, che
era la prima operazione della sua vita e, così quando
si è risvegliata, l'ha festeggiata con il segno di vittoria, come si vede in foto.
L'infermiera è stata identificata al termine dell'inchiesta interna avviata dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria per accertare se vi siano state violazioni della legge sulla privacy (riservatezza dei dati personali), del regolamento disciplinare, se siano state utilizzate
tecnologie dell'Ospedale durante l'orario di lavoro, e
se siano state violate norme del codice deontologico
dell'ordine professionale.
L'infermiera - ha riferito Carlo Favaretti, direttore dell'Azienda - è registrata su Facebook, dove ha inserito alcune foto, scattate un anno fa, nella convinzione che l'accesso al suo album personale fosse consentito ai soli suoi amici. Le foto ritraggono colleghi,
anche se sono visibili alcuni pazienti, peraltro non riconoscibili».
«L'infermiera - ha riferito il dirigente - ha affermato
che non sono state utilizzate attrezzature informatiche di proprietà dell'Azienda» e che «l'immissione
delle foto è avvenuta dalla propria abitazione. Poiché
dallo scorso 11 maggio questa Azienda ha inibito l'accesso a Facebook dai computer aziendali, a seguito di
una decisione totalmente indipendente dal fatto verificatosi oggi - ha concluso Favaretti - in fase istruttoria si è coinvolta la Polizia Postale di Udine che ha
convocato l'infermiera per la totale cancellazione delle foto dal sito».
Istruttoria del Garante per la privacy. Il Garante per la
privacy ha avviato accertamenti sulla vicenda. «In riferimento alla grave vicenda riguardante l'azienda
ospedaliera di Udine, si informa che il Garante per la
protezione dei dati personali - annuncia una nota dell'organismo di garanzia - ha avviato nella mattinata
di oggi immediati accertamenti, chiedendo in via preliminare alla direzione dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia ogni elemento utile ad una piena valutazione del caso». «In risposta all'intervento del Garante, il direttore generale dell'azienda ha comunicato
- sulla base di quanto dichiarato dalla stessa interessata - che l'infermiera responsabile di aver messo su
Facebook le foto dei pazienti non ha utilizzato attrezzature informatiche dell'azienda, e che l'immissione
delle foto è avvenuta dalla propria abitazione».
«L'azienda ha inoltre comunicato al Garante - si legge ancora - di aver interessato la Polizia Postale di Udine. L'interessata ha peraltro dichiarato che avrebbe già
provveduto a cancellare dalla propria abitazione le
foto nelle quali comparivano i pazienti. Il Garante da
parte sua proseguirà l'attività di accertamento sul ri-
spetto della normativa sulla protezione dei dati personali, anche ai fini di un'eventuale applicazione di sanzioni nei confronti di chi sarà ritenuto responsabile della violazione dei diritti dei ricoverati e delle altre persone coinvolte».
Tratto da www il Gazzettino.it
• MICROEMORRAGIE CEREBRALI
E ACIDO ACETILSALICILICO
L’acido acetilsalicilico aumenta il rischio di microsanguinamenti cerebrali anche al dosaggio utilizzato per
la prevenzione cardiologica.
I microsanguinamenti cerebrali, specie nelle zone lobari, sono indice per lo più di una angiopatia amiloidea: la deposizione di amiloide nella parete vascolare rende i vasi più fragili e quindi più sottoposti alla
rottura. Grazie alla risonanza magnetica è possibile oggi visualizzare queste emorragie, identificabili come depositi di emosiderina nei macrofagi circostanti il vaso.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Rotterdam,
in Olanda, ha analizzato in uno studio di popolazione 1.062 soggetti ultrasessantenni senza demenza, alcuni dei quali prendevano farmaci antitrombotici (antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti), per vedere
grazie a una risonanza magnetica se l’azione antitrombotica facilitasse la comparsa di microsanguinamenti cerebrali.
Chi prendeva un antiaggregante aveva in effetti una
probabilità maggiore di microsanguinamenti cerebrali (odds ratio 1,71, limiti di confidenza al 95% da
1,21 a 2,41). Se si valutavano solo i microsanguinamenti lobari, il rischio con l’acido acetilsalicilico aumentava ulteriormente (odds ratio 2,70, limiti di confidenza al 95% da 1,45 a 5,04), anche se formulazioni diverse del principio attivo (come il carbasalato
calcico, non in commercio in Italia) sembravano invece prive di questo effetto avverso.
L’assunzione di un anticoagulante non influenzava invece significativamente questo rischio (odds ratio 1,49,
limiti di confidenza al 95% da 0,82 a 2,71).
In pratica. Nel bilancio costi-benefici della terapia con
antiaggreganti deve essere sempre presente la valutazione del rischio emorragico. Ciò vale non solo a livello gastrico, ma anche cerebrale. Occorrono ulteriori studi per confermare il dato emerso in questa ricerca, analizzando anche la possibile correlazione tra uso
di antiaggreganti e incidenza di emorragie intracerebrali sintomatiche.
Bibliografia
Vernooij M, Haag M, et al. Use of antithrombotic
drugs and the presence of cerebral microbleeds. Arch
Neurol 2009;66:DOI:10.1001/archneurol.2009.42.
Fonte “Progetto ECCE” Reazioni Bollettino di Farmacovigilanza numero 43 del 23 aprile 2009
Offerte di lavoro all’estero per infermieri capaci
ed intraprendenti
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• INFERMIERE E DENTISTA:
ECCO LE CARRIERE
CHE ASSICURANO
SUBITO IL LAVORO
Uno studio dell’Istat su “Università e carriera” conferma come il fascino del camice paghi dopo i sacrifici
dello studio. Per i corsi triennali, la percentuale più
alta di giovani impegnati in carriere lavorative, dopo
la laurea, riguarda soprattutto i laureati delle professioni infermieristiche ed ostetriche (72,4%).
Per quanto concerne gli stipendi, brillano di più quelli incassati dai dottori, rispetto agli altri e, rispetto al
titolo triennale, ai primi posti, ci sono i laureati nelle
professioni sanitarie del gruppo medico (1.414 euro).
Riguardo alla coerenza tra il titolo di studio e il lavoro svolto, essa aumenta col livello di istruzione: sono
i giovani usciti dai corsi lunghi del gruppo medico (99
laureati su 100), chimico-farmaceutico (94 su 100) ed
ingegneria (83 su 100) a veder maggiormente riconosciuto il proprio titolo. Tra i laureati dei corsi triennali, sono le professioni sanitarie (94%) a vantare il primato.
Per le immatricolazioni all’anno accademico 2007/08,
nel gruppo che afferisce alla facoltà di Medicina si registra l’8,6% del totale (ben 26.459 giovani) e, si tratta, soprattutto di donne: il 64,2% rispetto al 35,8%
degli uomini. Infine, anche per quanto riguarda il successo negli studi, questo gruppo si distingue: nel
2007, su 100 immatricolati nell’anno accademico
2001/02, infatti, si è laureato il 78,8% degli studenti.
• INFERMIERI MALATI AI POLMONI
PER IL GUANO DEI PICCIONI:
DENUNCIATI 4 MEDICI
Quattro medici dell’ospedale di Ponte a Niccheri sono stati denunciati per lesioni colpose e falso ideologico dal Nas dopo le segnalazioni dei dipendenti che
hanno denunciato di aver contratto malattie respiratorie sul posto di lavoro
FIRENZE - Quattro medici dell’ospedale Santissima Annunziata di Ponte a Niccheri sono stati denunciati per
lesioni colpose e falso ideologico dal Nas dei carabinieri di Firenze dopo le segnalazioni di una ventina di
dipendenti che, negli ultimi anni, hanno denunciato
di aver contratto malattie respiratorie sul posto di lavoro. I quattro medici indagati sono il direttore sanitario dell’ospedale rimasto in carica fino al luglio 2004,
l’attuale direttore sanitario e altri due professionisti con
incarichi dirigenziali.
GUANO DI PICCIONI NEGLI IMPIANTI DI AERAZIONE
- Secondo quanto appreso, il Nas avrebbe accertato
irregolarità nel rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoro e in quella in materia di igiene sui luo-
ghi di lavoro. Gli accertamenti avrebbero riguardato,
tra l’altro, la documentazione dell’ospedale, in particolare quella in relazione alle visite mediche a cui sarebbero stati sottoposti i dipendenti che hanno denunciato di essersi ammalati in ospedale.
Altri accertamenti hanno coinvolto i reparti dove operano i dipendenti che si sono ammalati. In particolare, in un esposto presentato dai dipendenti, è stato
ipotizzato che il guano essiccatosi sugli sfiati dell’impianto di condizionamento dell’ospedale nel tempo
avrebbe liberato batteri di vario tipo poi aspirati dai
condotti di aerazione.
All’interno dell’impianto i batteri sarebbero facilmente prolificati grazie alle temperature caldo-umide e
quindi la loro successiva immissione in alcuni reparti
con l’aria condizionata avrebbe causato le malattie respiratorie denunciate da infermieri, medici e altri operatori sanitari tipo pleurite, broncopolmonite, pericardite, polmonite. Nel corso degli anni i piccioni
avrebbero nidificato in abbondanza sui tetti e sulle coperture dell’ospedale portando con sè questo inconveniente.
L'ESPOSTO - L'esposto fu presentato dall'avvocato
Giangualberto Pepi lo scorso novembre in Procura: a
redigerlo sono state due infermiere — una ferrista di
chirurgia e un'operatrice socio-sanitaria di ostetricia
— che dal 2006 sono in causa con l'Asl per aver contratto malattie. Malattie che sarebbero state provocate dalle «gravissime condizioni igieniche dell'ospedale». L'esposto chiedeva alla Procura di verificare le
condizioni di alcuni locali dell'ospedale a causa della
presenza di guano ed eventuali responsabilità. Ed è proprio per fugare ogni dubbio che la magistratura ha deciso di fare luce sulla vicenda, perché negli esposti —
spiegano i sindacati — si fa riferimento alla presenza
di guano sulla parte superiore del pronto soccorso e
della sala parto.
Di più. Sempre secondo i rappresentanti dei lavoratori alle due donne è già stato riconosciuto dall'Inail l'infortunio sul lavoro, accertando il nesso causale tra le
malattie e la presenza di guano di piccioni. Le due donne infatti, avrebbero avuto dal 2006 ad oggi complicazioni dal punto di vista fisica proprio a causa della
malattia contratta in ospedale. Nell'esposto, si fa riferimento a una presunta situazione di degrado che
sarebbe emersa per la prima volta nel 2002, quando
nell'ospedale si sarebbero verificate infezioni epidemiologiche piuttosto gravi.
DECINE DI MALATI - Più di una decina di infermieri,
operatori sanitari e medici si sono ammalati di pericardite, pleurite, polmonite e broncopolmonite: negli
anni scorsi della vicenda si erano occupati anche i
giornali della città. Nell'esposto di novembre scorso
si faceva riferimento all'attualità: sembra che nella
parte interna dell'ospedale, nella parte superiore del
pronto soccorso e della sala parto ci siano tracce di
escrementi di piccioni.
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A cura dell’ Avv. Prof. Dario Vladimiro Gamba
DIPENDENTI FANNULLONI
O “DIVERSAMENTE
SGOBBONI”?
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Dopo essere stato approvato dal Consiglio dei ministri, il decreto Brunetta ha ottenuto la fiducia delle Camere: con la legge n. 15 del 4 marzo 2009 è
stato introdotto nell’ordinamento italiano un piano
di riforma della Pubblica Amministrazione che, fin
da subito, ha incontrato un clima generale di ostilità, con aspre manifestazioni di dissenso, soprattutto da parte di dipendenti e sindacati.
La riforma ha, in parte, confermato le norme già presenti nel sistema, in parte introdotto nuovi pilastri,
nell’ottica di galvanizzare l’attività lavorativa dei dipendenti pubblici, sia attraverso incoraggianti premi ed incentivi, sia attraverso rigidi schemi sanzionatori.
I tratti salienti della riforma si sviluppano su diversi ambiti, ma il fulcro è senza dubbio costituito dall’affermazione del principio dell’attribuzione selettiva degli incentivi economici e di carriera attraverso la suddivisione dei pubblici dipendenti in tre
fasce di merito: il 25-30% riceverà premi e titoli, sulla base della propria performance lavorativa eccellente, beneficiando del trattamento accessorio nella misura massima, il 50% ne godrà in misura ridotta, ed infine, il restante 20-25% non avrà diritto ad
alcun trattamento accessorio.
Il meccanismo descritto si propone di porre fine alla pletora di benefici “a pioggia” agli impiegati
pubblici e si fonda su un criterio meritocratico: il dipendente che dimostra di svolgere i propri compiti
con risultati buoni o eccellenti, viene premiato, al
contrario, il dipendente “fannullone” non solo non
riceve titoli o premi, ma, al di sotto di una certa produttività, va incontro a notevoli rischi sanzionatori,
fino al licenziamento disciplinare.
La scelta del legislatore, in più parti ampiamente criticata, può essere letta come volontà di punire o mortificare il dipendente, ma anche, al contrario, come
un incentivo al lavoro, nell’ottica di avvicinare il più
possibile il sistema pubblico ad una logica di efficienza e produttività tipica del privato.
Interessante risulta, poi, l’analisi della riforma per
quanto concerne i casi di assenza per malattia del
dipendente pubblico: indipendentemente dalla durata, nei primi dieci giorni è corrisposto solo il trattamento economico fondamentale (tra cui trattamento economico iniziale e di sviluppo economico, tredicesima mensilità, retribuzione individuale di
anzianità) con esclusione di ogni indennità non
avente carattere fisso e continuativo, nonché di
ogni altro trattamento accessorio.
Un eventuale proseguimento di assenza oltre i 10
giorni non comporta invece alcuna decurtazione: da
ciò si evince che il legislatore abbia voluto scoraggiare le assenze per malattia brevi, presumendo, a
torto o a ragione, che queste siano sovente dovute a negligenza, mentre le malattie lunghe abbiano
una diversa gravità.
Importante è sottolineare che sono previsti alcuni casi eccezionali, sottratti all’applicazione di tale disciplina, come ad esempio le assenze per congedo da
maternità o paternità, la fruizione di permessi per
lutto o per citazione a testimoniare, le assenze per
decesso o grave infermità del coniuge e altri ancora. Viene poi sottolineato il dovere di sincerità sia
del dipendente che del suo medico: le false attestazioni di presenze o i falsi certificati medici saranno
infatti puniti severamente attraverso il licenziamento disciplinare e l’obbligo del risarcimento del danno; è, inoltre, prevista l’introduzione di una nuova
fattispecie di reato per il dipendente ed eventuali
complici, come ad esempio il medico, il quale rischia
anche una radiazione dall’albo professionale nei casi di dolo. Il dipendente incontra il licenziamento disciplinare anche in caso di reiterazione di assenze
ingiustificate, per ingiustificata opposizione al trasferimento, per false dichiarazioni ai fini dell’assunzione o della progressione in carriera e, last but not
least, per prolungato insufficiente rendimento.
Ciascun dipendente è, altresì, tenuto ad indossare
o rendere visibile un cartellino o una targa al fine
di risultare identificabile nello svolgimento di un’at-
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tività a contatto col pubblico; è prevista, inoltre, l’introduzione di un meccanismo che consenta al cliente di esprimere il proprio giudizio rispetto al servizio ricevuto: il lavoro dei dipendenti sarà, in sostanza, valutato con una faccina sorridente, indifferente
o arrabbiata, a seconda del grado di soddisfazione.
Inutile al momento chiedersi dove sarà apposta la
faccina… E’ previsto, infine, un organismo centrale di valutazione con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere l’esercizio della valutazione
del personale, garantendone la trasparenza e la correttezza. Provvedimento dal carattere eccessivamente restrittivo riguarda, poi, l’obbligo del lavoratore
assente per malattia di rendersi reperibile nelle fasce orarie dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle
20.00: un’eventuale assenza potrebbe essere giustificata solo mediante presentazione di certificato
medico e ogni qual volta il lavoratore dovesse lasciare la propria abitazione, sarebbe tenuto a darne comunicazione al proprio dirigente di settore: la regola appare, senza dubbio, troppo rigida, in quanto
non lascia spazio nemmeno ad assenze dovute a motivi ragionevoli, come il recarsi in farmacia per comprare le medicine, o il fare visita urgente ad un parente al pronto soccorso, e, in ogni caso, rende ogni
spostamento fisico difficilmente praticabile. E’ ragionevole ritenere, insomma, che l’applicazione di
questa norma debba essere mitigata attraverso un
qualche correttivo.
Un’altra novità riguarda il lavoro part-time. La riforma prevede che la relativa concessione non possa
più essere automatica, trascorsi 60 giorni dalla richiesta, ma sia subordinata alle esigenze aziendali:
l’azienda potrà, pertanto, negarla se ritiene che rechi pregiudizio alla funzionalità dei servizi.
In materia di orario di lavoro la riforma si struttura
poi su quattro punti essenziali:
1.al dipendente pubblico spetta un periodo di riposo settimanale di almeno 24 ore consecutive che potrà avvenire anche nell’arco di 14 giorni con possibilità di usufruire di 2 giorni consecutivi di riposo;
2.ogni 24 ore spettano al dipendente 11 ore consecutive di riposo , eccezion fatta per i lavoratori in
reperibilità;
3.i datori di lavoro non devono più comunicare periodicamente al servizio ispettivo della Direzione
Provinciale del Lavoro il superamento delle 48 ore
di lavoro settimanali da parte dei propri dipendenti che superino occasionalmente tale limite;
4.è considerato lavoratore notturno colui che svolge attività lavorativa di notte per almeno 3 ore.
Dall’analisi sintetica che si è cercato di offrire, emerge chiaramente l’intenzione severa che ispira la riforma del ministro Brunetta: essa non rappresenta
necessariamente una minaccia alla dignità dei dipendenti, come alcuni critici hanno sostenuto, ma solo l’ennesimo ottimistico tentativo di dare attuazione ad un sistema efficiente che si ispiri a criteri
di trasparenza e correttezza. Affinché questa idilliaca speranza possa concretizzarsi si auspica nell’impegno di ciascuno nel non considerare le leggi come mere parole astratte, dando ad esse un’effettiva attuazione ( Scire leges non est verba earum
tenere, sed vim ac potestatem: conoscere le leggi
non consiste nel considerare solo le loro parole,
bensì la loro efficacia e il loro potere.)
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BUONA LETTURA...
Se anche Voi avete letto un libro
che vi è piaciuto in modo particolare e volete rendere partecipi
altri Colleghi, scriveteci, scriveteci e scriveteci...
Recensioni a cura di Portaluppi Viviana
Prendendo spunto dalle vicende narrate nel suo ultimo libro,
il noto chirurgo e scrittore ha ripercorso diversi episodi, alcuni
divertenti, altri più seri e delicati, della sua esperienza in
campo medico e, in particolare, come esperto di trapianto di
fegato.
“Nessuno di noi si era mai trovato davanti a un malato privato del suo fegato senza che ce
ne fosse uno pronto da sostituire”, racconta la voce narrante di questo romanzo, in una delle storie che lo compongono. Sono storie di pazienti, medici, infermieri, vita in corsia.
Lo sfondo, il Policlinico di Milano: il padiglione di chirurgia Enzo Monteverdi, un luogo in cui si sono scritte pagine importanti della medicina italiana, sta per essere ab-
battuto perché non più in regola con la normativa. Tra
poco il professor Fassati assisterà allo smantellamento del
luogo dove ha lavorato per cinquant’anni, prima da studente, poi da assistente e infine da primario. E’ una moviola di ricordi, emozioni aneddoti e personaggi
C’è il vecchio barone che, da autentico despota, decide
la sorte dei suoi assistenti e il chirurgo ambizioso che cerca subdolamente di stroncare il collega dotato di maggiore talento.
C’è la storia dolorante, ma non priva di risvolti divertenti della suora innamorata di un medico. E ci sono le ragioni dei pazienti che vivono sulla propria pelle il dramma di chi è sospeso tra la vita e la morte.
Molti sono gli spunti di riflessione su temi etico – clinici
particolarmente attuali, come l’aziendalizzazione degli
ospedali, il progresso della tecnologia a scapito del rapporto medico – paziente , il valore dell’etica professionale, oltre ad alcune delicate problematiche legate ai trapianti ed al testamento biologico.
Recensioni a cura di Fasolini Gabriele
riscoprire il piacere in quello che si fa?
Questo libro, che cerca di rispondere a tali interrogativi
traendo spunto dalla teoria dell’analisi transazionale , prende per mano il lettore e lo aiuta a conoscere i suoi atteggiamenti nei confronti del lavoro e a individuare le
sue potenzialità e i comportamenti più utili al suo personale progetto di felicità. Fornisce indicazioni importanti per scoprire quali sono i passi necessari per costruire il
successo in qualsiasi tipo di impiego. Un libro come un
corso di formazione per ritrovare la gioia e il piacere del
fare, e per dare un significato nuovo al proprio tempo
di lavoro.Per concludere mi sembra corretto proporre a
tutti una citazione trovata durante la lettura del libro:
E guarda il mondo. E riposa
Senz’altro impegno che aggiungere
La tua perfezione a un altro giorno.
Il tuo compito
È sollevare la tua vita,
giocare con lei , lanciarla
come voce alle nubi,
a riafferrare le luci che ci hanno lasciato .
Questo è il tuo destino : viverti.
Non devi dire nulla .
La tua opera sei tu, niente altro.
P. Salinas, La voce a te dovuta.
IL PIACERE
DI LAVORARE
(viaggio in se stessi
per ritrovare
la passione del fare)
Di GIORGIO PICCININO
Casa editrice ERICKSON
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Come mai si incontrano manager, professionisti, impiegati allegri e motivati, pieni di iniziativa e altri invece tristi e delusi? Perché ci sono insegnanti che dopo pochi
anni di lavoro finiscono per non poterne più di allievi e
genitori , mentre altri per tutta la vita si sentono soddisfatti e gratificati dalla loro occupazione ? Ci sono persone che diventano oggetti e strumenti passivi nelle mani delle organizzazioni e altre invece che si sentono coinvolte e partecipi degli obiettivi del proprio ente di
appartenenza. .Quali sono i fattori che determinano
queste differenze di approccio? E come si può fare per
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NURSE & MIDWIFE VACANCIES
UNITED KINGDOM
PRIVATE & NATIONAL HEALTH SERVICE
RESOURCING
Our business is the leader in the permanent recruitment of
qualified healthcare professionals in the UK. resourcing is
currently launching a Nursing function to compliment our
already well established healthcare recruitment services. We
currently have a range of Nursing vacancies, in multiple locations, with both the National Health Service, and Private
Hospitals. As such we invite applications from all nurses who
are interested in Nursing in the UK. All specialists are welcomed, though not essential.
Market Knowledge
We have been finding careers for international healthcare
professionals in the UK since 2000. We have close working
relationships with all the major healthcare employers in the
UK. From this vantage point we are able to provide a wide
portfolio of vacancies to suit all levels of healthcare– from
recently qualified to vastly experienced professionals.
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options available to you.
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the Nursing and Midwifery Council, the organisation that
governs all nurses and midwives who practice in the UK.
Additionally we provide help, support & advice about the
UK to help you decide which region or city would be best
for you. We help you with travel arrangements for your interview & when relocating will provide you with local knowledge such as; universities, colleges, local attractions, travel, sports & leisure facilities etc
Who we want to speak to
Qualified nurses and midwives;
With a good level of English
Who would like to relocate to UK
With a diploma or degree in nursing or midwifery from a
country in the EEA
Please send a brief summary of your qualifications to:
Eva Salaj - Telephone 0044 207 843 2410
email: [email protected]
www.resourcing.uk.com
Riassumendo...
La compagnia Resourcing opera da dieci anni nel Regno Unito per trovare lavoro a farmacisti, dentisti e infermieri qualificati. Attualmente, sta cercando infermieri interessati ad
un trasferimento ed un impiego in Inghilterra. Qui, la società propone vari ruoli vacanti, in diverse zone, sia in ospedali pubblici che privati. La specializzazione è richiesta, ma non
indispensabile; importante, invece, è la buona conoscenza
della lingua inglese, il titolo in Infermieristica conseguito in
un Paese Cee e la disponibilità a trasferirsi, fin da subito. A
chi si metterà in contatto con i propri uffici, la Resourcing
garantisce, a titolo gratuito, la preparazione al colloquio di
selezione per l’impiego; un aiuto per effettuare la registrazione presso il Nmc e, in più, assistenza nella scelta della
zona o della città inglese più adatta.
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A cura di Roberto Cavagna, Infermiere, Assistente Sociale e Consigliere del Collegio
ABBIAMO LETTO PER VOI...
ANZIANO E ALIMENTAZIONE
tratto dalla rivista “Soins gerontologie” (Francia)
Con il passare del tempo e l’aumento dell’età tutte le funzioni naturali dell’organismo invecchiano inesorabilmente. L’appetito e la sensazione di sete diminuiscono, l’olfatto ed il gusto devono essere stimolati, compaiono problemi di masticazione e la
digestione è sempre più lenta.
Da tale quadro possiamo dire che l’obiettivo della
salute pubblica e dei professionisti è quello di trovare il modo di ridare all’anziano il gusto di mangiare rendendo questo momento piacevole. Ma come fare? Rispondere a tale domanda non è semplice, ma esistono una serie di consigli utili da adottare.
L’ambiente è il primo elemento sulla quale dover lavorare.
Sicuramente il luogo dove la persona mangia, deve
essere tranquillo, accogliente, caldo, adeguatamente illuminato e con tavole ravvivate da colori allegri (tovaglie, tovaglioli, etc.). Deve essere il luogo
in cui si ha la possibilità di assaporare i cibi e non
dove a forza si viene portati e obbligati a finire tutto quello che c’è nel piatto. L’organizzazione della
struttura deve prevedere un ambiente sufficientemente intimo corredato da tavoli con posti per non
più di cinque ospiti. Inoltre, dove possibile, deve essere l’ospite stesso a decidere dove e con chi condividere il momento del pasto.
Il contenuto del pasto
Oltre all’attenzione nei confronti di dove si mangia,
di fondamentale importanza è cosa si mangia.
Come prima cosa bisogna cercare di stimolare l’appetito in modo da non rendere questo momento una
forzatura. In alcune strutture (francesi) si è visto
che di tanto in tanto proporre un aperitivo agli ospiti ha avuto effetto stimolante per l’appetito. Inoltre anche la presentazione dei piatti, serviti giocando sui colori degli alimenti e sugli aromi delle spezie, ha sortito il medesimo effetto.
Naturalmente il ruolo di una dietista è prezioso sia
per fornire un corretto apporto di nutrienti, sia per
poter giocare con i sapori dei piatti, favorendone la
personalizzazione in base ai gusti ed alle avversioni di ogni ospite.
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Il tempo per consumare un pasto
Per poter assaporare un buon pasto ci vuole tempo, ed oggi nella vita quotidiana e soprattutto nelle strutture residenziali il tempo non è mai sufficiente. Basti pensare che nella maggior parte delle strutture i piani di lavoro prevedono che due operatori
devono far cenare una quarantina di ospiti dalle
18.30 alle 19.30, per poi cambiarli, vestirli in tenuta da notte, metterli a letto, riordinare i tavoli e scrivere le consegne prima che arrivi il personale del turno di notte.
Quindi una delle importanti sfide odierne delle strutture è riuscire ad organizzarsi affinché il pasto serale non sia consumato troppo presto (in modo tale da non far passare un intervallo di tempo troppo
lungo fra la cena e la colazione) e garantire agli ospiti il tempo sufficiente per poter assaporare i cibi e
digerirli prima di essere messi a letto. Purtroppo, ad
oggi, questo problema non è ancora stato risolto,
ma si sta lavorando affinché in futuro diventi una
delle priorità sulla quale riorganizzare i piani di lavoro.
Il fabbisogno energetico
della persona sana che invecchia
Con il passare degli anni il fabbisogno energetico
di una persona tende a diminuire.
I due principali fattori che condizionano il consumo
energetico sono l’attività fisica e la massa muscolare. Per quanto riguarda la massa muscolare, si
pensi che in un soggetto di 20 anni questa rappresenta circa il 45% del peso corporeo, mentre in un
soggetto di 70 anni questa percentuale scende mediamente al 25%.
Anche l’attività fisica tende a diminuire con l’aumentare dell’età.
Essa è di fondamentale importanza per il mantenimento di un buono stato nutrizionale, lottando contro la diminuzione ella massa muscolare e favorendo una reazione alimentare sufficiente per rispondere ai fabbisogni dell’organismo.
Con il passare del tempo, l’anziano tenderà a diminuire progressivamente la sua alimentazione, in
quanto ciò sarà sufficiente ad equilibrare un consumo energetico più basso a causa dell’atrofia muscolare e della riduzione dell’attività fisica.
Comunque si è stabilito che al di sotto delle 1200
kilocalorie giornaliere, l’alimentazione non è sufficiente a soddisfare i fabbisogni di vitamine e oligoelementi. Inoltre è anche stato provato che il mantenimento del peso corporeo è strettamente collegato ad una diminuzione della mortalità.
L’anziano in buona salute deve assolutamente mantenere un’attività fisica adatta alle sue possibilità (ad
esempio passeggiate quotidiane, ginnastica dolce,
etc.). Sono indispensabili almeno tre pasti al giorno, con carne (oppure pesce o uova) e farinacei
(pasta, riso, patate oppure legumi) almeno una volta al giorno.
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Verdure, legumi e frutta devono essere proposti ai
pasti principali, mentre latticini e pane ad ogni pasto. Non dobbiamo dimenticarci degli oli di origine
vegetale, preferibilmente extravergini di oliva (almeno 10 grammi al giorno), mentre non è consigliabile salare ulteriormente le pietanze.
Gli ostacoli all’alimentazione dell’anziano
I due principali ostacoli nell’alimentazione dell’anziano sono gli effetti dell’invecchiamento sull’apparato digestivo e la prescrizione di farmaci e diete.
Per quanto riguarda l’effetto dell’invecchiamento sull’apparato digestivo bisogna immediatamente dire
che spesso l’anziano manifesta difficoltà nella digestione dei cibi, in quanto con l’età si va incontro ad
atrofia gastrica, diminuzione dell’acidità, svuotamento ritardato, diminuzione delle secrezioni pancreatiche e rallentamento intestinale. A queste manifestazioni possono aggiungersi anche dei disturbi nella deglutizione e dei problemi dello stato
bucco-dentale. I disturbi nella deglutizione sono un
problema molto delicato a causa della loro potenziale gravità immediata. In questo caso è indispensabile un cambiamento della consistenza alimentare per ridurre al minimo questo rischio. Se il problema non si è risolto con una diversa alimentazione
e con l’utilizzo di addensanti istantanei, occorrerà
discutere con il paziente e la sua famiglia, del possibile ricorso alla nutrizione enterale. Lo stato bucco-dentale è molto importante per la triturazione e
la prima digestione del cibo. Nell’anziano le patologie buccali sono un problema quotidiano, e spesso vengono sottovalutate dagli operatori che ne individuano la causa nell’età avanzata e nell’assunzione delle varie terapie. Bisognerebbe dare maggiore
importanza e rilievo alla corretta igiene orale della
persona anziana, prevedendo un consulto specialistico annuale, anche solamente per verificare il corretto adattamento delle protesi dentali.
Farmaci e diete devono essere prescritti da specialisti con saggezza, compiendo un’adeguata distinzione delle priorità e prevedendo una continua valutazione dell’efficienza delle prescrizioni. I farmaci possono essere responsabili di effetti catastrofici
sul mantenimento di una buona e corretta alimentazione, si pensi ad esempio a nausea, vomito, disturbi del gusto, secchezza buccale, costipazione,
diarrea, sonnolenza, anoressia, etc.. Per quanto riguarda le diete dobbiamo adottare le stesse precauzioni, in quanto la loro gestione è a doppio taglio.
Come in ogni cosa, deve prevalere il buon senso, conciliando il rigore medico con il piacere di mangiare.
Valutare lo stato nutrizionale dell’anziano
Questo tipo di valutazione deve essere effettuata in
tutte le situazioni in cui il soggetto potrebbe essere a rischio di malnutrizione, in quanto questo ci permette di inquadrare lo stato nutrizionale dell’anzia-
no e conseguentemente di porre rimedio ai problemi riscontrati.
I punti fondamentali per una corretta valutazione nutrizionale nell’anziano sono:
La raccolta delle informarsi sulla persona e soprattutto sulle sue abitudini alimentari (cibi preferiti,
intolleranze e allergie, quantità e qualità del cibo assunto, etc.).
Il costante controllo del peso corporeo e il conseguente calcolo dell’Indice di Massa Corporea (IMC).
L’IMC si calcola dividendo il peso in chilogrammi per
il quadrato dell’altezza in metri ed è un indice che
immediatamente ci dice se la persona è sottopeso
oppure in sovrappeso.
Anche una perdita di peso corporeo in breve tempo è un chiaro segnale di problemi significativi ed
immediatamente ci dovrebbe indurre ad indagini
più specifiche.
La misura massa grassa e magra del corpo. Per una
immediata e semplice valutazione della massa magra basta misurare la circonferenza del braccio (mediamente i valori dovrebbero essere 26 cm nell’uomo e 24 cm nella donna). Mentre attraverso la misurazione della plica cutanea posteriore del braccio
è possibile avere una indicazione sulla percentuale
di massa grassa (mediamente 12,5 mm nell’uomo
e 16,5 mm nella donna).
Gli esami ematochimici. Sono un validissimo aiuto
in quanto permettono di valutare in modo preciso
lo stato della persona, in particolare forniscono un
quadro preciso sulle difese immunitarie, sulle possibili infezioni e patologie in atto, sul quantitativo
di vitamine, minerali, proteine, carboidrati e lipidi
presenti indirizzando lo specialista ad una corretta
identificazione dei problemi.
Impostare la corretta nutrizione
Oggi le possibili strategie messe in atto per rimediare ai problemi legati all’alimentazione sono diversi
a seconda della natura del problema e dello stato
di salute del soggetto. Sicuramente deve esistere una
stretta collaborazione fra operatori e medici specialisti. Gli specialisti, attraverso la precisa valutazione di ogni caso, decidono quali sono i mezzi migliori da utilizzare. I vari operatori, attraverso le proprie
competenze, devono rendere concrete le prescrizioni dello specialista segnalando prontamente ogni
anomalia.
In alcuni casi le prescrizioni possono riguardare solamente un semplice arricchimento dell’alimentazione in modo da renderla più energetica e concentrata, ad esempio con l’aggiunta di alimenti oppure prodotti ipercalorici (arrivando sino a 40-50
kcal/kg/giorno) e iperproteici (arrivando sino a 1,52 g/kg/giorno di proteine). In altri casi questi rimedi non sono sufficienti e bisogna inevitabilmente ricorrere alla farmacologia, oppure ad un assistenza
nutrizionale enterale.
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LETTERA AGLI ISCRITTI
CHIARIMENTO
OBBLIGO ISCRIZIONE
ALBO IPASVI
Sul Sole 24 ore Sanità del 3-9 marzo 2009 è stata pubblicata
una sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione in materia di
iscrizione all’Albo IPASVI. Sul punto è opportuno precisare quanto
segue onde evitare fraintendimenti e strumentalizzazioni.
La sentenza della Suprema Corte (n. 6491/2009) parrebbe stabilire
che l’obbligo di iscrizione all’Albo Professionale non sussista per gli
infermieri professionisti che non svolgano attività autonoma e
libera, ma siano legati da un rapporto di lavoro dipendente, anche
con una struttura privata: tale principio risulta contrastante
rispetto al dettato normativo contenuto nella Legge 43/2006, che,
con la sua entrata in vigore, ha stabilito con indiscutibile certezza
e chiarezza l’obbligo di iscrizione all’Albo Professionale per tutti
coloro che intendevano svolgere un’attività infermieristica, sia che
si tratti di liberi professionisti, sia che si tratti di dipendenti.
L’apparente anomalia si risolve tenendo presente che la pronuncia
della Corte riguarda un caso specifico e non apportato al generale:
l’interpretazione della Cassazione si riferisce, infatti, ad un fatto
realizzatosi precedentemente rispetto all’entrata in vigore della
Legge 43/2006, quando l’unico riferimento normativo vigente era
il d.lgs. n. 233/’46, pertanto, sulla base del principio
di irretroattività della legge penale più sfavorevole, previsto
nell’ordinamento italiano, la normativa più recente
non può essere applicata al caso di specie.
Quanto sopra osservato, l’iscrizione al Collegio IPASVI costituisce
ad oggi un requisito obbligatorio imposto dalla legge
(L. 43/2006, cit.) per l’esercizio della professione,
sia in forma libero professionale, sia alle dipendenze di una
struttura sanitaria pubblica o privata, in difetto del quale requisito
scatta ineluttabilmente quanto disposto dall’art. 348 c.p.
(“esercizio abusivo di una professione”)
Il consiglio direttivo del Collegio IPASVI
di Novara e Verbania.
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COMUNICAZIONI DAL COLLEGIO
Sito del Collegio IPASVI
di Novara e Verbania
w w w. i p a s v i n o v a r a . i t
All’interno del sito è possibile ad esempio scaricare
la modulistica reperibile in segreteria,
inviare direttamente dei quesiti al Collegio
tramite il link “contatti”,
consultare le diverse sezioni tematiche ricche di informazioni
inerenti la formazione, la libera professione
ed i crediti formativi ecm,
oppure semplicemente consultare l’elenco dei testi reperibili
presso la biblioteca del Collegio.
QUESITI DEGLI ISCRITTI E POSTA ELETTRONICA
Sempre più spesso giungono al Collegio diversi quesiti di carattere professionale attraverso la posta elettronica.
Nel riconoscere gli aspetti positivi di questa modalità, non si possono trascurare quelli di tipo amministrativo, giuridico, formale e legale, infatti il Collegio, Ente di Diritto
Pubblico ausiliario dello Stato, è tenuto ad osservare le regole della Pubblica Amministrazione, ed attenersi quindi a quanto previsto dalle normative.
Diversi sono i problemi che si presentano:
non sempre si capisce chi è l’interlocutore che usufruisce del servizio
non sempre vi è un recapito telefonico, necessario per avere maggiori informazioni
nei confronti del quesito posto
non sempre vi è un indirizzo dove recapitare la risposta, in quanto a volte non è possibile rispondere in modo telegrafico, così come viene posto il quesito
Pertanto si invitano gli iscritti, qualora intendessero usufruire di tale servizio di utilizzare una delle due seguenti modalità:
1) Utilizzare il link “contatti” all’interno del sito del Collegio.
2) Inviare una mail all’indirizzo del Collegio specificando: cognome, nome e
numero di recapito telefonico.
Diversamente non verrà garantita risposta.
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RICHIESTA CONSENSO TRATTAMENTO DATI PERSONALI
SI PREGA CORTESEMENTE AGLI ISCRITTI
CHE ANCORA NON HANNO SOTTOSCRITTO TALE CONSENSO
DI PROVVEDERE AL PIU’ PRESTO ALLA COMPILAZIONE
ED INVIO PRESSO LA SEDE DEL COLLEGIO (TRAMITE POSTA OPPURE FAX)
RICHIESTA DI CONSENSO formula di acquisizione del consenso al trattamento dati sensibili
Questa lettera è obbligatoria nei confronti di tutti i soggetti dei quali si chiedono dati personali (es.
iscritti al Collegio IPASVI).
Formula di acquisizione del consenso per il trattamento di dati sensibili
Luogo
Data
Cognome
Nome
Il/La sottoscritto/a, acquisite le informazioni fornite dal titolare del trattamento ai sensi dell'art. 13
del D.lgs. n. 196/2003, e consapevole, in particolare, che il trattamento riguarderà i dati "sensibili"
di cui all'art.4 comma 1 lett. d), nonché art.26 del D.lgs.196/2003, vale a dire i dati "idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale":
presta il suo consenso per il trattamento dei dati necessari allo svolgimento delle operazioni indicate nell'informativa.
Firma leggibile
presta il suo consenso per la comunicazione dei dati ai soggetti indicati nell'informativa.
(nel caso in cui sia prevista anche la comunicazione dei dati sensibili dell'interessato)
Firma leggibile
presta il suo consenso per la diffusione dei dati nell'ambito indicato nell'informativa.
(nel caso in cui sia prevista anche la diffusione dei dati sensibili diversi da quelli idonei a rivelare lo
stato di salute dell'interessato; questi ultimi, infatti, non possono essere diffusi).
Firma leggibile
N.B. I dati sensibili trattati dal Collegio IPASVI sono : 1) il certificato del casellario giudiziale ; 2) l’esito di eventuali commissioni disciplinari. Gli altri dati richiesti dal modello non devono essere riferiti
al Collegio. La normativa stabilisce come deve essere il modello di richiesta del consenso trattamento dati personali e quindi non può essere modificato.
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COLLEGIO IPASVI
DI NOVARA E VERBANIA
CHIUSURA ESTIVA
SEDE DI NOVARA
dal 10 agosto al 22 agosto
SEDE DI VERBANIA
dal 1 agosto al 31 agosto
Buone vacanze
dal Consiglio Direttivo
e dal Collegio dei Revisori dei Conti
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A cura della segreteria Amministrativa
LA SEGRETERIA INFORMA
La rivista “Dialogare” pubblica liberamente articoli, previa approvazione del Comitato di
Redazione. L’articolo è sotto la responsabilità dell’Autore o degli Autori, che devono dichiarare: cognome, nome, qualifica professionale, eventuale ente di appartenenza e recapiti postali e telefonici. Il contenuto non riflette necessariamente le opinioni del Comitato di Redazione e del Consiglio Direttivo. Quando il contenuto esprime oppure può coinvolgere la responsabilità di un Ente, oppure quando gli Autori parlano a suo nome, dovrà
necessariamente essere fornita anche l’autorizzazione dei rispettivi responsabili. Le citazioni devono essere strettamente pertinenti e riferirsi a tutti gli Autori citati nel testo. I
lavori possono pervenire attraverso l’indirizzo di posta elettronica, oppure in forma cartacea allegando file in formato elettronico. I materiali inviati non verranno restituiti, salvo espliciti accordi. Il Comitato di Redazione è interpellabile per qualsiasi chiarimento al
numero telefonico del Collegio.
Il Comitato di Redazione
SEGRETERIA
Sede di Novara
Indirizzo: Via Biandrate, 20b
Orari di segreteria: lunedì e mercoledì dalle ore 15:00 alle ore 17:00, venerdì e sabato dalle ore 10:00 alle ore 12:00
Recapiti: tel. 0321.30237 fax 0321.393276 e-mail: [email protected] ; [email protected]
Sede di Verbania
Indirizzo: Piazza Aldo Moro, 5
Orari di segreteria: martedì dalle ore 15:00 alle ore 17:00
Recapiti: tel. 366.1544544 e-mail: [email protected] ; [email protected]
CAMBIO RESIDENZA
È indispensabile comunicare tempestivamente ogni cambio di residenza con una delle seguenti modalità:
– attraverso comunicazione scritta direttamente alla segreteria del Collegio
– per posta, fax o e-mail.
Coloro i quali cambiano provincia hanno facoltà di chiedere al Collegio della nuova residenza il trasferimento dell’iscrizione.
SMARRIMENTO TESSERA
In caso di smarrimento o furto della tessera di iscrizione al Collegio è necessario:
– sporgere denuncia di smarrimento/furto alle autorità competenti (Questura, Carabinieri)
– presentare al Collegio copia della denuncia e due foto tessera per avere il duplicato.
CERTIFICATI DI ISCRIZIONE
I certificati di iscrizione hanno validità di sei mesi (legge 15 maggio 1997 n. 127) e possono essere richiesti in segreteria
con le seguenti modalità:
– direttamente ed in tempo reale presso la segreteria
– telefonicamente, fax o e-mail, indicando le generalità del richiedente. Nel caso in cui non sia l’interessato a ritirarlo,
la persona incaricata deve essere munita di delega e fotocopia del documento di identità del richiedete il certificato.
A richiesta il certificato può essere spedito per posta.
Si ricorda che il certificato di iscrizione è un documento può essere autocertificato.
LIBERA PROFESSIONE
Chi esercita o intende intraprendere l’attività libero professionale deve darne comunicazione al Collegio.
Si ricorda che l’attività libero professionale implica l’iscrizione alla Cassa di Previdenza ENPAPI.
COLLOQUI
È possibile avere un incontro con la Presidente o un membro del Consiglio Direttivo previo appuntamento telefonico.
POLIZZA R.C. PROFESSIONALE
È possibile sottoscrivere Polizza R.C. professionale:
WILLIS/CARIGE Federazione Nazionale IPASVI, per il contratto e la relativa modulistica contattare la segreteria del Collegio.
COMITATO DI REDAZIONE
Arreni Antonella, Cavagna Roberto, Fasolini Gabriele, Giroldini Luciano, Portaluppi Viviana, Zavaglio Andreina.
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ORGANIZZAZIONE
PROFESSIONALE
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IL CODICE
DEONTOLOGICO
2009
ARTICOLO 2:
L'assistenza infermieristica
è servizio alla persona,
alla famiglia e alla collettività.
Si realizza attraverso interventi
specifici, autonomi e complementari
di natura intellettuale,
tecnico-scientifica, gestionale,
relazionale ed educativa.
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Dialogare n°2 (giugno 2009)