STAZIO
LETTERATURA LATINA IN ETÀ IMPERIALE
© GSCATULLO
(
Stazio
Autore
Vita
Publio Papinio Stazio nasce a Napoli nel 50 d.C., il padre era di Velia, appartenente al rango equestre e
insegnante di retorica, non ché poeta e suo primo insegnante. Si trasferì a Roma sotto l’impero di
Domiziano, vinse diverse competizioni tra cui i Ludi Augustali nel 79 d.C. Tornò in Campania dove continuò
ad essere letterato sino alla sua morte nel 96 d.C. Sappiamo che era sterile ed adottò un figlio adolescente
che però gli morì giovane.
Lingua e stile
Stazio è un artigiano della parola, utilizza espressioni ricercate e lambiccate (espressionismo), il che ha fatto
supporre che l’opera di Stazio non venisse letta ma ascoltata. Modello del suo periodare in brevi episodi
sono le Metamorfosi di Ovidio. Ricorre al presente storico ed elimina la copula, numerose le apostrofi,
poche le sentenze (a differenza di Lucano).
È presente un grande lavoro di labor limae, il lessico alessandrino e l’esametro post-ovidiano. Stazio ama lo
stile grandioso, ricerca il thaumaston (ad es. nell’episodio di Capaneo) con il rischio di staccarsi dalla realtà.
Ama le descrizioni oscure, il gusto del macabro (come Seneca) che ricorrono ad esempio nel descrivere
Edipo dopo tanti anni ancora grondare sangue dalle ferite alle orbite.
Fortuna
Stazio ebbe un’immensa fortuna, la Tebaide divenne un testo scolastico e fu oggetto di una lettura
allegorica da parte dei Cristiani. Dante immagina Stazio tra i prodighi e gli avari, pur con alcune inesattezze
storiche, come la nascita a Tolosa anziché a Napoli, lo immagina salvo accettando la lezione di una leggenda
che vuole una conversione di Stazio mai palesata per timore di Domiziano, tesi però priva di fonti.
Opere
Scrisse diverse opere, tra cui le più importanti sono le Silvae (92 d.C.) la Tebaide (80-92 d.C.), l’Achilleide,
che tratta l’adolescenza di Achille, mentre le minori il Bello Germanico, che celebra le vittorie di Domiziano
in Germania e Dacia e che è andato perduto, la pantomima, genere mimico-teatrale, Agave, che scrisse per
Paride, attore favorito di Domiziano.
Tebaide
La Tebaide narra la storia dei Sette contro Tebe, è un poema epico in esametri diviso in dodici libri. Il
proemio è dedicato a Domiziano, il che sembra una scelta strana vista la trama che non descrive l’ascesa di
un impero ma il suo declino.
Trama1
Edipo invoca le Furie che dall'Ade maledicano la casa regnante di Tebe. L'Ade si spalanca ed esce Laio, che
istiga Eteocle a rompere il patto di governo con il fratello Polinice, per cui i due avrebbero dovuto regnare
alternativamente su Tebe. Da Argo, dove Polinice si trova in quell'anno, arriva Tideo, figlio del re Adrasto e
fratello della promessa sposa di Polinice,per difendere il diritto a regnare del cognato. Eteocle prepara
un'imboscata che poi fallisce. Argo decide di muovere guerra a Tebe. Sette eroi argivi scelti muovono
contro Tebe: sono Adrasto, Tideo, Polinice, Capaneo, Amfiarao, Ippomedonte e Partenopeo. Peripezie di
viaggio dei Sette, fra cui la mancanza d'acqua.
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Aiutati da Ipsipile, che racconta loro la sua storia. Ofelte, un bimbo affidato a Ipsipile, viene stritolato da un
grande serpente marino e si celebrano i giochi funebri. Si riparte e iniziano le ostilità, che, in quattro libri,
vedono cadere a uno a uno tutti gli eroi argivi, tranne Adrasto e Polinice, che si scontra con il fratello e si
compie così la fraterna acies annunciata all'inizio del poema. Giocasta si dà la morte e Creonte prende il
potere su Tebe. Il suo crudele editto contro la sepoltura dei cadaveri nemici viene annullato da un
intervento finale di Teseo, re di Atene, che ristabilisce giustizia e pietà.
Stile
La ripresa del ciclo tebano è libera, perché a Roma la saga era conosciuta solamente tramite la tragedia,
tuttavia non possedendo né le prime narrazioni antiche né la Tebaide di Antipato di Colofone per fare
confronti, sappiamo però che Stazio si muove sul tema più liberamente rispetto agli autori latini.
Sembrano assenti nell'opera riferimenti politici, come se Stazio ignorasse la sua politica contemporaea, in
realtà tra le righe vi è la tematica della tirannia, e la domanda etica su come sia corretto comportarsi da
sudditi.
Tecniche e Modelli
La struttura dell'opera riprende l'Eneide, i dodici libri sono infatti divisi in 6 odissiaci, che narrano di un
viaggio fantastico, e una seconda parte di sei libri basati sull'Iliade. Inoltre Stazio si riferisce esplicitamente
all'Eneide trattando la figura di Opleo e Dimane, nell'epilogo, in cui dichiara di sperare di avvicinarsi
all'opera virgiliana.
Stazio utilizza la struttura bifocale per la sua opera, rappresentando i punti di vista dei due eserciti (Argivi Tebani), ancora in accordo con quanto fatto da Virgilio e Omero, inoltre ricorre alla teiscopia l'osservazione delle mura - descrivendo Antigone a Tebe in maniera speculare all'omerica Elena a Troia.
L'immagine delle fraterne schiere che combattono è vicina a Lucano, da cui però si distanzia per il ruolo che
attribuisce agli dei, presenti nelle vicende ma rivestendo un ruolo di simbologia morale (Giova = razionalità)
più che religioso: Stazio introduce nuove divinità come la Fama virgiliana, la Pietas e la Clementia, che gli
varrà la fortuna presso i Cristiani, e su tutte inesorabilmente il Fato.
Silvae
L’opera e la struttura
Le Silvae sono trentadue componimenti divisi in cinque libri. Il titolo può avere un doppio significato, che gli
deriva dal greco, sia quello di bosco che di materia grezza intesa come da lavorare, come già la riteneva
Quintiliano. Ciascun libro delle Silvae ricorre ad un epistola in prosa nella quale si riferisce all’opera come
libello, opuscolo o carmina. Si nota una vena di improvvisazione, forse perché scritte in termini molto brevi,
che non ne sminuiscono però la raffinatezza. Il metro è vario, il più ricorrente l’esametro.
La raccolta è divisa in cinque libri, ognuno dedicato ad un personaggio influente, fu scritta tra l’89 e il 95
d.C. Il V libro potrebbe essere postumo in quanto la lettera in prosa che la apre è priva dell’elenco dei suoi
contenuti: dunque la lettera è stata pubblicata prima della conclusione del libro. La lunghezza dei
componimenti è varia, da alcuni molto lunghi ad altri meno. Stazio curò molto la veste editoriale e studiò la
collocazione all’interno dei libri e dei componimenti, il criterio generale che ha usato è quello della variatio:
la tendenza è a variare, a deludere le aspettative del lettore; ad esempio la chiusura del I e del II libro, con
un numero preciso di versi, non è la stessa del III e del IV.
Per quanto riguarda il rapporto con la Tebaide: è utilizzato lo stesso metro (l’esametro) e la capacità di
scrivere nella stessa forma anche di argomenti diversi. La forma epico-letteraria emerge anche nei
componimenti di ampio respiro nonostante i contenuti se ne distanzino molto.
Tipi di componimenti
Le Silvae sono legate ad occasioni spechifiche, parlano di una società raffinata del tempo, dei gusti e delle
usanze della sua società contemporanea. Stazio si muove a suo agio inserito nella società raffinata degli
imperatori (Domiziano, Dominus et deus). Stazio è un letterato di professione al servizio della società,
persegue però un ripiegamento in una dimensione privata ed individuale, fuggendo la politica in favore
dell’arte. Traspare comunque l’idea del civis al servizio dello stato e i suoi componimenti sono basati
sull’ekfrasis (statue, templi). Altri tipi di componimenti presenti sono gli epicedi, commemorazione di un
caro defunto, gli epitalami, i protreptici, dediche a Domiziano o personali: teneri i versi per la moglie o in
morte dell’adorato figlioletto. Infine il sonno è invocato come divinità per curare l’insonnia, ed altri ancora
presentano tratti eziologici.
Achilleide
L’Achilleide è un poema epico in esametri, interrotto al secondo libro per la morte di Stazio, il proemio è
dedicato a Domiziano. La trama narra di Achille che Teti ha posto a Siro vestito da donna presso il re
Nicomede, perché potesse evitare la guerra. Sull’isola si innamora della principessa Deodamia con cui avrà
un figlio: Neottolemo. Calcante però prevede che Troia non cadrà senza Achille, Odisseo parte alla volta di
Siro dove con uno stratagemma costringe Achille a partecipare alla guerra diviso tra la gloria e gli affetti.
L’Achilleide è l’opera cui Stazio teneva di più perché gli permise di confrontarsi con l’Iliade. Il taglio elegiaco
del libro I – di cui però abbiamo solo cento versi – si deve alla descrizione dell’adolescenza di Achille e
quindi di una certa assenza di eroicità. Un’adolescenza comunque turbata e inquieta che fa da preludio
all’opera vera e propria.
Realizzato da Paolo Franchi, VBC A.S. 2015/2016 il 26/02/2016.
AMDG
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