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Seminario di sintesi 6
Q4/2004
BARCELLONA
ATTI DEL SEMINARIO
Presenti
Partner 1 — Comitato unico per il Piano settoriale di Glasgow e della Valle Clyde
Vincent GOODSTADT
Direttore del Piano
Dr. Grahame BUCHAN
Vicedirettore del Piano
Partner 2 — METREX
Roger READ
Segretario generale
Jim PARKE
Leader progetto InterMETREX
Partner 3 — Ente Grande Londra
Kevin REID
Funzionario superiore Pianificazione e Strategia
Partner 5 — Metropoli Costa Sud
Phillip ROBINSON
Direttore Politica della Pianificazione
Partner 6 — Verband Regione Stoccarda
Dr. Jürgen LUDWIG
Direttore di Progetto Economia e Infrastrutture
Partner 7 — Regione Emilia-Romagna
Claudio TOLOMELLI
Dirigente di Controllo strategico
Silvia GRASSI
Funzionario di Controllo strategico
Alessandro DELPIANO
Responsabile Servizio PTCP
Provincia di Bologna
Partner 8 — Provincia di Napoli
Paola NAPOLITANO
Funzionaria del Servizio Piano Territoriale di
Mariarosaria ALBANO
Coordinamento – SIT – Piani settoriali
Partner 9 — Regione Piemonte
Arch. Giovanni FERRERO
Unità Operativa di Pianificazione territoriale
Partner 10 — Regione Veneto
Arch. Romeo TOFFANO
Dirigente della Pianificazione Territoriale
Arch. Carla SPOLAOR
Funzionaria Dipart. Pianificazione Territoriale
Francesca FRANZIN
Partner 11 — Generalitat della Catalogna
Francesc CARBONELL LLOVERA
Direttore dei Programmi, Istituto Studi territoriali
Partner 12 — Junta dell’Andalusia
Gloria VEGA GONZÁLEZ
Capo Servizio Pianificazione subregionale
Partner 14 — Comune di Granada
Isidoro IBAÑEZ MUÑOZ
Vicesindaco, Comune d’Ogijares
José Luis CAÑAVATE TORIBIO
Direttore Centro Studi Internazionali
Partner 15 — Governo Basco
Jesus Maria ERQUICIA OLACIREGUI
Responsabile Servizio Pianificazione territoriale
(Studi territoriali)
Partner 16 — Eurocittà Basca Bayonne San Sebastián
José Ramón IZKEAGA ZINKUNEGI
Direttore generale Pianificazione territoriale,
Diputación Foral di Gipuzkoa
PROGETTO COFINANZIATO
DALL’UNIONE EUROPEA
Nye Bevan House, 20 India Street, GLASGOW, G2 4PF
T. +44 (0)1292 317074 F. +44 (0)1292 317074
[email protected] http://www.eurometrex.org
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ATTI
Partner 17 — Comitato Øresund
Jarl ZINN
Coordinatore di Programma
In FERDINANSEN
Funzionario superiore Piano regionale
Partner 18 — Comune di Helsinki
Markku LAHTI
Architetto e Capo Unità Piano regolatore
Partner 20 — Ente per la Pianificazione e la Tutela Ambientale di Atene
Manos PAPANIKOLAOU
Direttore generale
Lilian PALLA
Capo Divisione Piano strutturale per Atene
Partner 21 — Ente per il Piano regolatore e la Tutela ambientale di Salonicco
Magda SEGKOUNI
Funzionario Programmi UE
Partner 23 — Pianificazione regionale dell'area di Zurigo
Günther ARBER
Urbanista metropolitano
Partner 25 — Dipartimento Sviluppo urbano di Riga
Inguss VIRCAVS
Capo sistemi informativi
Zinta MIKELSONE
Assistente al direttore urbanistica
Partner 26 — ME Vilviaus Planas
Linas SINKEVICIUS
Capo Pianificazione
Partner 30 — Istituto per lo sviluppo urbano di Cracovia
Grazyna KORZENIAK
Capo metodologia urbanistica
Jerzy ADAMSKI
Coordinatore di progetto
Partner 31 — Comune di Stettino
Ewa KURJATA
Funzionario progetti internazionali
Partner 32 — Comune di Sofia
Petar TERZIEV
Direttore del Piano regolatore Sofproect
Ludmil MIHAYLOVITCH
Coordinatore capo del Piano regolatore di Sofia
Georgette RAFAILOVA
Esperta in pianificazione territoriale
Segretariato e Interpretariato InterMETREX
Alastair WYLLIE
Coordinatore progetto InterMETREX
Tim PAGE
Webmaster METREX
Stefanie BECKER
Interpretariato e comunicazione in tedesco
Alicia HARLAND
Interpretariato e comunicazione in spagnolo
Adriano MURATORI
Interpretariato e comunicazione in italiano
Martedì 26 ottobre 2004 mattino
Benvenuti e Introduzione
I partner sono accolti al seminario ed informati degli antecedenti del progetto. Si prende atto che la
nozione di benchmark è stata varata nel corso della Convocazione d’Oporto e sviluppata poi dal
progetto InterMETREX in ambito Interreg IIC. Si ricorda ai presenti che nel corso di questo
progetto il Benchmark METREX è stato ripetutamente modificato per rispondere a problemi e
quesiti emersi dai seminari d’analisi pregressi.
Grahame Buchan, che rappresenta il partner leader, espone la relazione introduttiva del seminario,
la cui versione completa è rinvenibile nel portale di METREX. Buchan indica poi che il seminario di
sintesi dovrebbe affrontare tre temi principali:
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ATTI
1. I principali problemi del Benchmark (analisi comparativa)
2. Le prassi d’influenza
3. Gli emendamenti del benchmark
Dopo aver ricordato ai presenti i contenuti del Benchmark, la relazione espone la dimensione e i
contenuti della fase analitica del progetto. Buchan fa alcuni commenti sul lavoro dei seminari
d’analisi, ma prende atto che alcuni partecipanti non sono stati in grado di rispondere alle
ambizioni del progetto di garantire una tempestiva preparazione e diffusione del materiale. Si
accenna al fatto che ciò riduce il tempo di discussione e intacca la capacità di definire ed esplorare
elementi specifici prima del seminario. Inoltre, si evidenzia che le circostanze hanno spinto a
riprogrammare la partecipazione di alcuni partecipanti, e che hanno prodotto un carico di lavoro
mal distribuito tra i seminari, e in taluni casi questo carico mal distribuito ha influito sulla profondità
del dibattito. Buchan puntualizza che le mutate circostanze politiche hanno limitato la
partecipazione dei partner di Liverpool e di Oporto, e privato il progetto dell’esame corretto dei vari
sistemi pertinenti di pianificazione.
Problemi del Benchmark (analisi comparativa)
Buchan espone la panoramica strategica delle relazioni del seminario, con un'analisi a quadranti
basata su:
•
•
•
Competenze v. Potenzialità
Potenzialità v. Processi
Processi v. Competenze
La relazione tratta quindi i grandi temi riscontrati mediante le relazioni e le discussioni del
seminario. Le conclusioni vengono articolate nelle tre rubriche principali del Benchmark –
Competenze, Potenzialità e Processi. In queste rubriche si sono individuate aree comuni nel modo
seguente:
COMPETENZE
• Strati e rapporti amministrativi molteplici
• Confini amministrativi e Regioni urbane funzionali
• Diversità di piani frammentari – settoriale v. integrato
POTENZIALITÀ
• I temi socioeconomici sono spesso esclusi
• Previsioni e proiezioni non integrate
• Assenza di scenari integrati per inquadrare la strategia
• Assenza di struttura analitica del mercato o bacino d’utenza
• Studi di capacità/potenzialità urbana – essenziali per la sostenibilità?
PROCESSI
• Separazione dei processi di pianificazione e di applicazione
• Precoce partecipazione dei soggetti interessati alla formulazione del piano
• Fiducia dei soggetti interessati nella strategia, per i tempi della partecipazione, della natura
della partecipazione e di chi partecipa.
• Gestione inadeguata della strategia
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Prassi d’influenza
Grahame Buchan esamina quindi la misura in cui l’analisi comparativa ha permesso ai partner di
trovare margini e aree di miglioramento, e indica che la Generalitat della Catalogna ha accettato
l’esigenza di migliorare i nessi tra i fattori socioeconomici e la pianificazione fisica, e ha inoltre
riscontrato delle tensioni tra i diversi interessi dipartimentali e il bisogno di maggiore integrazione.
L’Emilia-Romagna e l’Ente per Atene riconoscono ora l’esigenza di migliorare il monitoraggio e la
gestione della strategia. Buchan afferma che il proprio ente accetta di superare la separazione tra
fare il piano e applicarlo. Il caso della South Coast Metropole viene evidenziato perché è un’area
dove occorre lavorare per superare la mancata coerenza all’interno dei confini amministrativi.
Gli sviluppi del Benchmark
La relazione individua le seguenti quattro aree in cui è possibile modificare il Benchmark:
1. Coerenza – Potrebbe manifestarsi il bisogno di legare meglio la nozione di coerenza alla
nozione di Regioni urbane funzionali. La relazione prende atto dell’emergere di poteri legislativi
in Germania, Svizzera e Italia, per agevolare l’emergere d’organi metropolitani basati sulla
Regione urbana funzionale.
2. Capacità/potenzialità urbana – La relazione prende atto che alcune relazioni dei seminari
d’analisi sembrano presumere che questo Benchmark affrontasse temi politici anziché le
possibilità di fare ricerca.
3. Partecipazione dei soggetti interessati – Buchan rileva che i meccanismi dei processi sono
stati spesso utilissimi per superare i limiti imposti da confini che limitano la coerenza. Si
propone di emendare il Benchmark delle prassi al fine di includervi un Benchmark che affronti
una strategia di partecipazione.
4. Trasparenza e fiducia dei soggetti interessati - Si prende atto che diverse relazioni hanno
suscitato l’idea di introdurre nella procedura i mezzi per “testare” pubblicamente il piano, al fine
di accrescere la fiducia in esso.
5. Visioni/Obiettivi – Deve il Benchmark puntare alla loro espressione come prassi standard, sia
integrate nel Benchmark sia come sua introduzione.
E-Atlante
La relazione riesamina i progressi compiuti nell’assemblare i contributi all’e-Atlante da parte del
Consiglio comunale di Rotterdam. Buchan sottolinea l’importanza dell’e-Atlante nel comunicare i
temi metropolitani e chiede azioni tempestive al fine di completare il lavoro.
COMPETENZE
Dibattito sui Problemi
Buchan introduce questa seduta passando in rassegna le “aree comuni” individuate nella sua
relazione.
Strati molteplici
È diffusa l’opinione che strati molteplici non devono inibire la preparazione delle strategie di
pianificazione metropolitana. Alessandro Delpiano indica che il meccanismo della Conferenza,
utilizzato in Emilia-Romagna, permette di risolvere alcuni problemi. Giovanni Ferrero rileva che
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ATTI
serve un meccanismo che garantisca la presa di decisione collettiva. Magda Segkouni indica che
l’avere a disposizione un piano nazionale territoriale ha agevolato i negoziati tra i vari strati
amministrativi.
Per Phillip Robinson il nuovo sistema di pianificazione regionale in Inghilterra tende a spostare il
potere verso la fascia alta della gerarchia; inoltre egli indica che ciò causa preoccupazioni a livello
sottoregionale, perché la consultazione con gli interessi sub-regionali è in programma più tardi.
L’assenza di un mandato elettorale diretto a livello regionale aumenta le tensioni ed è probabile
che la dimensione della pianificazione regionale creerà difficoltà nel fare partecipare la
popolazione. Jürgen Ludwig solleva il problema della credibilità elettorale, indica che non vi sono
tanti strati nel sistema tedesco, ma sottolinea anche il problema delle regioni di pianificazione nel
sistema. Ludwig afferma che le regioni di pianificazione esistono soltanto perché bisogna
affrontare la pianificazione territoriale ed esse sono composte di delegati di altri enti. Di
conseguenza, le regioni di pianificazione sono restie ad utilizzare a dovere i poteri di pianificazione
regionale. Jürgen Ludwig raffronta l’efficienza di queste regioni di pianificazione con la Verband
Regione Stoccarda, che è eletta direttamente e polifunzionale; inoltre afferma che lo status della
sua regione gli ha permesso di guardare avanti ed affrontare i problemi.
Romeo Toffano suggerisce che le organizzazioni tendono a proteggere i propri poteri, anziché
cercare il bene comune, e sottolinea i limiti alle competenze non devono inibire il successo di un
piano. Toffano suggerisce che non basta fare la preparazione tecnica del piano, ma bisogna
vendere l’idea del piano, e questo esige un ragionamento coerente per convincere la popolazione
nonché la partecipazione degli esponenti politici per sostenere il piano. Si propone di migliorare la
preparazione del piano fruendo della partecipazione attiva d’organizzazioni scientifiche ed
università, al fine di rendere il piano più credibile.
Coerenza
Graham Buchan sposta l’asse del dibattito sull’esame del nesso tra i confini della pianificazione e
la nozione di coerenza, e sottolinea che i provvedimenti di autonomia rappresentano la misura in
cui enti contigui possono adottare decisioni su temi relativi all’area centrale. Buchan indica che una
nuova normativa scozzese imporrà ai comuni nelle città-regioni scozzesi di cooperare alla
preparazione dei piani metropolitani, e, rispondendo ad una domanda di Gunther Arber, Buchan
spiega che l’ente Fife si trova a cavallo tra due città-regioni e dovrà contribuire ai piani di ambo le
città-regioni.
Phillip Robinson spiega che le autorità della sua area stanno tentando di rispecchiare l’idea di
regione urbana funzionale, e che l’area attraversa confini formali amministrativi e quindi le
conclusioni possono rivestire soltanto carattere consultivo. Ib Ferdinansen indica che c’è bisogno
di decisioni politiche per gestire i problemi dell’area Øresund, tuttavia il dibattito danese sembra
ignorare la dimensione metropolitana o funzionale della regione urbana. Gunther Arber descrive il
nuovo riconoscimento della nozione di regionale funzionale urbana attraverso i meccanismi
dell’agglomerazione, e indica che ai Cantoni essa non interessa, perché implica un allontanare i
poteri da loro, e che il governo nazionale ha introdotto incentivi all’infrastruttura per incoraggiare
l’emergere di siffatti meccanismi. Inoltre Arber informa i presenti che Friburgo ha già stabilito una
regione metropolitana e che il governo nazionale sta incoraggiando questa decisione mediante
l’introduzione di diritti di voto, che dipendono dalla popolazione degli enti partecipanti.
Francesc Carbonell ricorda ai presenti che la definizione di regione urbana funzionale è soggetta a
mutamenti e prende atto che cambiare fa parte della vita, e che ciò implica necessariamente
pensare a adattarsi al mutamento. Carbonell indica che in Catalogna ci si è adoperati per allineare
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il livello provinciale alle regioni urbane funzionali attuali. Ciò significa creare 7 province al posto
delle 5 attuali, per farle corrispondere alle RUF. Carbonell anticipa che l’introduzione dei servizi
ferroviari ad alta velocità nella regione cambierà la geografia in termini di mobilità e fruibilità.
Questi cambiamenti porteranno inevitabilmente a modificare i confini delle RUF. Questa
prospettiva pone il problema di quanto sia realistico aspettarsi una corrispondenza perfetta tra i
confini amministrativi e le RUF.
Martedì 26 ottobre pomeriggio
POTENZIALITÀ
Dibattito sui Problemi
Buchan riesamina di nuovo le “aree comuni” che egli ha individuato nella sua relazione.
Questioni socioeconomiche
I partner discutono all’inizio in quale misura i temi socioeconomici devono figurare nei piani
territoriali per le aree metropolitane. Jürgen Ludwig suggerisce che non è opportuno affrontare
temi che il piano non può applicare e che l’allargamento in queste aree potrebbe distrarre
l’attenzione da quelle centrali. Inoltre egli teme che l’aggiunta di nuove problematiche possa
cozzare con l’utile idea del “piano snello”. Ludwig riconosce che il piano territoriale metropolitano
deve prendere in considerazione i fattori sociali ed economici, ma solleva il problema su come ciò
debba essere fatto.
Phillip Robinson indica che i nuovi orientamenti in essere in Inghilterra in materia di pianificazione
territoriale danno indirettamente più rilevanza ai temi sociali e economici. Claudio Tolomelli
evidenzia il forte divario esistente tra la pianificazione territoriale di livello regionale e i programmi
intervenzionisti che si occupano dei problemi socioeconomici. Gianni Ferrero indica che i temi
sociali e economici possono essere affrontati al meglio a livello comunale o locale. Romeo Toffano
ritiene che il piano territoriale metropolitano rappresenta una “strada maestra”, che può essere
utilizzata come strumento nel dialogo con l’ente partecipante, e suggerisce inoltre che il piano
dovrebbe essere il veicolo per dialogare con tante altre discipline, al fine di ottenere il migliore
allineamento con la “strada maestra”. Jesús Maria Eriquicia Olaciregui indica che in Spagna i
Comuni accettano sempre di più l’idea che una struttura metropolitana è necessaria, e quando il
suolo scarseggia si riconosce da varie parti che i tre livelli dovrebbero cooperare.
Vincent Goodstadt, che rappresenta il partner leader, pone il problema se siano disponibili gli
strumenti per affrontare i temi socioeconomici, e propone che la preoccupazione principale sia
capire gli impatti sociali e economici delle decisioni di pianificazione territoriale. Goodstadt fa un
raffronto tra la valutazione limitata di questi impatti e il disposto della Direttiva sulla valutazione
ambientale strategica. Grahame Buchan chiede dei pareri sul momento in cui il sistema di
pianificazione territoriale dovrebbe coinvolgere gli attori sociali ed economici, ed egli indica che le
relazioni propongono che le previsioni demografiche tendono a dominare lo studio di questi temi e
suggerisce che è necessario prendere in considerazione altri temi.
Gianni Ferrero interviene proponendo di distinguere tra un’analisi dell’impatto e l’integrazione di
proposte da parte dei soggetti sociali e economici interessati. Phillip Robinson indica che
nonostante la nuova rilevanza data in Inghilterra a questi temi, le persone pertinenti sono restie a
partecipare. Jürgen Ludwig suggerisce di distinguere tra Pianificazione territoriale e Pianificazione
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dello sviluppo territoriale. Grahame Buchan mette in discussione la capacità di pianificare lo
sviluppo strategico senza avere ben compreso i futuri sociali e economici. Ludwig risponde
indicando che il piano dovrebbe poggiare su un dialogo volto alla comprensione, ma il piano
dovrebbe fornire solo l’opportunità o l’ambito per ulteriori proposte.
Jesús Maria Erquicia Olaciregui indica che nel Paese Basco la preparazione dei Piani territoriali
parziali comporta ora notevoli iniziative per far partecipare i soggetti interessati, ed egli sottolinea
tuttavia come questi stessi soggetti interessati socioeconomici abbiano risposto in misura limitata.
Jose Ramon Izkeaga concorda col parere che i valori socioeconomici vadano integrati nei piani
territoriali, attirando però l’attenzione sul fatto che alcuni dei valori considerati cambieranno col
tempo. Izkeaga conclude che la pianificazione dev’essere un processo. Gloria Vega Gonzalez
rileva come il dibattito confonda temi che sono impliciti nel percorso di pianificazione – diagnosi
socioeconomica – e questioni relativa all’attuazione. E conclude che il Piano territoriale dovrebbe
essere considerato un quadro di riferimento per tutte le proposte di natura sociale e economica.
Struttura analitica del mercato e del bacino d’utenza
Roger Read rinvia a quegli aspetti della pianificazione territoriale che sono strettamente legati alle
prassi orientate dal mercato, quali il commercio al dettaglio e lo sviluppo dell’edilizia abitativa
privata. Read chiede dei pareri sulla misura in cui il piano deve anticipare e coordinare i
meccanismi del mercato.
Jürgen Ludwig ricorda ai presenti l’enfasi posta nelle prime tappe della pianificazione sui temi
quantitativi e rileva come vi sia stato un successivo ritorno agli approcci qualitativi. Ludwig punta il
dito sulla scarsità di risorse e propone di trovare un punto d’equilibrio tra questi approcci. Gunther
Arber evidenzia la difficoltà di far meglio delle valutazioni degli analisti di mercato, ma prende atto
che per certi aspetti dell’elaborazione del piano come i trasporti, esistono metodologie consolidate
che sono utilizzate in modo diffuso. Arber sottolinea che il tempo è pure un problema, poiché ci
vuole tempo per elaborare un piano, e fa notare come ogni sforzi volto ad abbracciare un numero
maggiore di approcci analitici allungherebbe esageratamente il tempo di preparazione di qualsiasi
rivisitazione di piano.
Grahame Buchan indica che la sua analisi delle relazioni del Benchmark suggerisce che vi può
essere una dimensione culturale, con maggiore enfasi posta sulle capacità analitiche nel nord
dell’Europa e maggiore importanza data al fattore visione della pianificazione a sud. Jürgen
Ludwig afferma che mentre sussiste l’obbligo legale di pensare ad un orizzonte temporale di 15
anni, vi sono limiti alle nostre capacità di fare previsioni ed egli propone di affidarsi a premesse più
semplici. Claudio Tolomelli afferma che vi dev’essere un punto d’equilibrio tra sapere e visione, e
rileva che le decisioni in fatto di trasporti pubblici dipendono più dalle finanze disponibili per lo
sviluppo di servizi e strutture piuttosto che sull’analisi del fabbisogno ed egli evidenzia le difficoltà
di fare previsioni ragionevoli sull’immigrazione nelle circostanze attuali. Tolomelli propone che ci si
doti di nuovi strumenti se si vuole ottenere una pianificazione ragionevole.
Vincent Goodstadt concorda che affiorano difficoltà nel preparare studi analitici, ma rileva che è
rischioso affidarsi al mercato come bussola per sapere quanto il piano deve fornire. Goodstadt fa
l’esempio della grande quantità di suolo libero in molte zone, che il mercato non è riuscito ad
assorbire, e dice di pensare che la pianificazione possa creare dei mercati e che dovrebbe
intervenire nei processi di mercato e che l’analisi offre l’opportunità di riuscire in questo intento.
A suo giudizio, ciò non comporta per forza una modellizzazione dettagliata, ma è conseguibile con
metodi intermedi. Goodstadt indica che è impossibile preparare un piano territoriale senza dare
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giudizi e che per poter essere validi questi giudizi richiedono una previa analisi. Jürgen Ludwig
accetta che bisogna anticipare gli eventi e fare proiezioni.
Gestione del progetto
Alastair Wyllie, il coordinatore del progetto, annuncia che i seguenti sono assenti scusati:
Partner 4 — Comune di Liverpool
Partner 13 — Comune di Siviglia
Partner 19 — Provincia di Stoccolma
Partner 22 — Area Metropolitana di Oporto
Partner 27 — Ente per l’Ambiente e la Pianificazione di Malta
Partner 28 — Comune di Nicosia
Partner 29 — Minsk.
La mancata partecipazione dei partner 4, 22 e 29 è dovuta a cambiamenti politici e di personale, e
urge un chiarimento dello status di questi partner entro la fine del presente periodo di rimborso. La
mancata partecipazione dei partner 13, 19, 27 e 28 è dovuta ad altri impegni improrogabili. Il
partner 19 ha partecipato alla Conferenza METREX di Barcellona, subito dopo il seminario WK6.
Alastair Wyllie espone quindi i punti seguenti in merito alla gestione del progetto:
1. Si spiega che la Norma di Disimpegno UE può significare che l’impegno di cofinanziamento
che l’UE conferisce al Finanziamento di Progetti sia a rischio, se la spesa cui era legata non è
stata chiesta a rimborso nel programma sottoposto. Alastair Wyllie indica che questa regola si
applicherà a tutti progetti della zona Ovest d’INTERREG IIIc alla fine del 2004, e che è
richiesta una Relazione finanziaria intermedia al 30 novembre 2004. Tutti i partner sono
incoraggiati a mettere a riporto le proprie richieste di rimborso. Si prende atto che la Relazione
finanziaria intermedia non sostituisce il Third Progress Report (PR3) al 31 dicembre 2004.
2. Alastair Wyllie espone quindi alcuni effetti sulla contabilità del progetto, soprattutto sui costi
operativi. Wyllie ha aggiornato gli accordi iniziali e gli accordi modificati secondo i dettami del
segretariato della Zona Ovest. Ai sensi dell’ultimo accordo egli conclude che è probabile che
sia accettabile mettere a riporto il pagamento delle fatture per i costi operativi fissi al 30
novembre 2004, ma che probabilmente non è possibile trattare i costi operativi variabili. Egli
spiega che è in corso un dialogo con il segretariato della Zona Ovest che potrebbero
permettere al partner leader di pagare i costi e chiedere il rimborso a nome e per conto di ogni
partner. I risultati del dialogo e le eventuali conclusioni saranno comunicate ai partner.
3. I partecipanti vengono informati dei problemi specifici delle situazioni italiana e greca. Uno dei
problemi è legato alla certificazione dei costi operativi fissi, e Alastair Wyllie pensa che questo
problema è in via di risoluzione. L’altro problema relativo al tempo del personale è stato riferito
al SZS e agli Stati membri.
4. Alastair Wyllie espone le prossime tappe, che prevedono il pagamento dei costi operativi fissi
entro il 30 novembre e l’invio del materiale per l’e-Atlante al Comune di Rotterdam, per far sì
che l’organizzazione utilizzi al meglio la propria richiesta di rimborso. Alastair Wyllie indica che
invierà i moduli per le richieste di rimborso relative al WK6 di Barcellona a tutti partner, tranne
la richiesta per i costi operativi variabili. Wyllie chiede ad ogni partner di comunicargli gli importi
della richiesta di rimborso per il tempo del personale, i viaggi e l’alloggio, entro il 30 novembre.
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Si chiede ai partner di completare e certificare la richiesta di rimborso entro il 31 dicembre nel
solito modo.
5. Mr. Wyllie espone come i costi variabili saranno trattati secondo i nuovi, mutati accordi. Il
partner leader chiuderà il conto relativo ai costi operativi variabili dopo il WK6 di Barcellona, e
rilascerà le fatture da pagare entro il 30 giugno 2005. Ad ogni partner sarà inviato un altro
modulo per il rimborso dei costi operativi variabili, ed ogni partner dovrebbe quindi pagare i
costi operativi variabili entro il 30 giugno 2005, fare la richiesta di rimborso e ricevere il
cofinanziamento UE nel novembre del 2005.
6. Sono già stati spiegati quali accordi si materializzeranno, qualora il possibile terzo accordo
diventi possibile. In queste circostanze il partner leader (LP) chiuderà operativa il conto relativo
ai costi operativi variabili dopo il WK6 di Barcellona e l’LP comunicherà a tutti i partner la
quota-parte dei costi operativi variabili. Poi l’LP chiederà nel PR3 il cofinanziamento UE per
quote-parte uguali per ogni partner e dedurrà quote-parte uguali dal cofinanziamento UE
ricevuto nel marzo del 2005 e pagherà il saldo ad ogni partner.
Mercoledì 27 ottobre 2004 mattinata
PROCESSI
Dibattito sui temi
Grahame Buchan riesamina le quattro aree comuni che egli ha individuato nella sua relazione.
Separazione tra Pianificazione e Applicazione del piano
Vincent Goodstadt propone che un piano applicativo accompagni il piano territoriale. Ib
Ferdinansen indica che le indagini conoscitive pubbliche sui tre temi principali, che fanno parte del
processo in Danimarca, fan sì che i soggetti interessati se ne approprino. Jürgen Ludwig spiega
che in Germania vige il dovere di far partecipare i principali soggetti interessati, che si occupano
degli interessi della popolazione, e che il piano regionale è quindi cogente per i principali soggetti
interessati. Ludwig traccia una serie di conferenze, che vareranno il riesame del piano regionale, e
prende atto dei limiti del piano, nel vincolare le risorse finanziarie ad es. gli investimenti federali per
le autostrade.
Romeo Toffano spiega che il piano regionale veneto è sì cogente, ma che si devono prendere in
considerazione i piani settoriali. Esiste poi l’obbligo di legge di consultare le autorità settoriali, e le
discussioni attuali porteranno ad una Conferenza dei servizi. Questo processo collega il piano alla
sua applicazione; si spiega che questo processo esiste per le agenzie nazionali. Jesus Maria
Erquicia Olaciregui indica che, vista l’approvazione del piano regionale nel 1997 e la preparazione
dei piani territoriali parziali, il Comune dovrà modificare la propria posizione, per potere ottenere il
via libera della Diputación. Il tempo dirà se il processo è stato efficace. Jose Ramon Izkeaga
Zinkunegi indica che il Comune nutre forti speranze sul funzionamento concreto del processo.
Il Grahame Buchan afferma che, nonostante i commenti che propongono une relazione vincolante,
le relazioni suggeriscono che vi è un divario tra teoria e realtà. Gloria Vega Gonzalez risponde che
il piano regionale dell'Andalusia è cogente, e la partecipazione di soggetti interessati elevata, ma
che l'applicazione è sempre annacquata dalla disponibilità di risorse; ella riconosce che gli
investimenti statali sono autonomi dal piano. Romeo Toffano propone di considerare il ruolo del
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piano come un percorso anziché uno strumento di pianificazione centrale, ed afferma che un
dialogo può risolvere i problemi locali e regionali, ma afferma che un piano troppo rigido può
creare problemi a livello nazionale, laddove occorre una certa flessibilità.
Vincent Goodstadt vuole chiarire la nozione di piano vincolante e dice di avere capito come esso
può garantire la conformità dei piani locali, ma di nutrire dubbi su come ottenerne l’applicazione e
su come generare la fiducia nelle azioni attuative, quali l’erogazione d’acqua. Egli descrive come si
stiano verificando sviluppi d’edilizia abitativa senza adeguati servizi di trasporto né strutture per la
comunità. Si solleva la possibilità di rapportarsi ai budget dei principali soggetti interessati. Jürgen
Ludwig indica che in Germania la mancata adesione alla linea adottata dal piano può portare dritto
in tribunale, e sottolinea che l’iter dipende da coloro che, nel tentativo d’allontanarsi dal piano,
devono dimostrare pubblicamente come si giustifica questa linea d’azione. I piani locali andavano
finora sottoposti alla Regione a fini d’approvazione. Saranno presto in vigore nuovi poteri per
consentire alla Regione di applicare elementi della cooperazione con i Comuni. Giovanni Ferrero
ricorda ai partecipanti che un piano regionale dovrebbe poter essere duttile nella fase attuativa e
che il termine chiave dovrebbe essere l’efficacia, anziché l’efficienza.
Partecipazione
Phillip Robinson afferma che il sistema inglese prevede l’obbligo di avere partner strategici, come
quelli che si occupano di edilizia abitativa, salute, ambiente ed economia, coinvolti nell’iter
decisionale. Alcuni orientamenti suggeriscono che un 30% dei decisori siano soggetti interessati.
Robinson evidenzia come sia arduo ottenere un impegno sufficiente dagli enti partecipanti, e rileva
come taluni soggetti interessati siano preoccupati dalla responsabilità legale che questa presa di
decisioni comporta. Inoltre Robinson descrive il requisito di produrre un piano per il piano di
partecipazione – la cosiddetta Dichiarazione di Partecipazione Pubblica (Statement for Community
Involvement). Egli indica che questo piano deve illustrare come si prefigge di raggiungere tutti i
gruppi sociali e come sarà aperto ad una verifica indipendente. Grahame Buchan mette in dubbio
che questo requisito sia conveniente, richiamando l’attenzione sul fatto che la maggior parte dei
partner rileva che un approccio mirato è il più efficace, e mettendo in dubbio la fondatezza di
questo requisito. Phillip Robinson concorda che è molto arduo giustificare l’approccio a livello
regionale e attira l’attenzione sul conflitto tra l’apparente impegno a partecipare del governo e
l’imposizione di livelli di sviluppo prima della partecipazione stessa. Questo fatto potrebbe
generare disincanto. Kevin Reid fa notare che il piano del partenariato fornirà l’ulteriore vantaggio
di poter dare un giudizio sulla giusta importanza da assegnare alle attività di lobby ad alto livello.
Gloria Vega Gonzalez descrive come i fornitori di servizi sono restii ad entrare in discussioni
durante il periodo iniziale d’elaborazione del piano. Ella indica che le mentalità sono cambiate
dopo l’approvazione del primo piano e dopo aver esposto in pieno giorno i disservizi. Questa
esperienza ha incoraggiato una partecipazione più forte. Jesus Maria Eriquicia Olaciregui afferma
che agli albori della nuova era di pianificazione, la partecipazione nel Paese Basco è stata alta a
causa dei disservizi, ma via via che i servizi sono migliorati, il livello di partecipazione è calato. Egli
conferma che è più difficile raggiungere alti livelli di partecipazione a livello strategico, e rileva che
nonostante una partecipazione pianificata, la risposta è stata magra.
Gestione della Strategia
Kevin Reid espone l’approccio dell’Ente per la Grande Londra (GLA), e spiega che vi era un
obbligo di legge, ma che sin dall’inizio esisteva l’impegno a monitorare il piano a fronte di una serie
di importanti indicatori. Egli informa i partecipanti che la relazione annua sarà breve (40 pagine) e
si concentrerà su 25 indicatori-chiave. Reid riconosce che la prima relazione potrebbe essere
lacunosa, ma è fiducioso che le lacune saranno colmate col tempo. I presenti apprendono che la
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GLA ha creato una base di dati a Londra, che concorrerà a questa attività. Kevin Reid ritiene che il
monitoraggio non sia necessariamente un onere e che sia gestibile come parte di un’attività
costante. Reid indica che il riesame del piano della GLA sarà incrementale, con nuovi temi che
verranno ad aggiungersi nel tempo. La gestione dei rifiuti dovrebbe essere il prossimo tema da
aggiungere, ma la nuova legislazione sul gioco d’azzardo potrebbe generare il bisogno di avere
una politica che si occupi dei grandi casinò.
Sperimentare il piano (Conferenza METREX di Barcellona, Seminario 1)
Grahame Buchan avvia il seminario suggerendo i motivi per cui un processo di sperimentazione
del piano debba essere introdotto:
1. Esigenze politiche
• Soggetti interessati e trasparenza
• Difficoltà a ottenere una partecipazione soddisfacente
• Comunicare sulla strategia
• Fiducia nella validità della strategia e dei processi
2. Esigenze professionali
• Solidità del piano
• Coerenza interna
• Coerenza con i piani collettivi
• Conseguibilità
Grahame Buchan avanza delle proposte su cosa andrebbe sperimentato sia politicamente sia
professionalmente:
1. Politicamente
• Visione
• Aspirazioni
• Asserzioni
2
Professionalmente
• Basi
• Qualità tecnica
• Integrazione
Il Piano per Londra
Prima di descrivere l’iter di sperimentazione del piano per Londra, Kevin Reid espone l’ambito del
piano. Reid indica che, dopo 50 anni di calo, la popolazione di Londra è andata aumentando negli
ultimi 15 anni e che si prevede che la crescita proseguirà. I problemi principali sembrano essere i
seguenti:
•
•
•
•
800.000 persone in più
600.000 posti di lavoro in più
Congestione del traffico
Risorse
Kevin Reid quindi espone tutto il programma, dalla preparazione del piano, cominciata nel maggio
2001 alla relazione del panel indipendente del luglio 2003. Reid afferma che la risposta del
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sindaco alla relazione del panel è del novembre 2003, e che il Governo nazionale non ha dato
direttive per modificare il piano né vi è stata la benché minima contestazione legale allo status del
piano.
L’ambito per l’Esame pubblico è stato descritto come 700 risposte che investivano 13.000 diversi
argomenti. Si sono descritte le risposte come contenenti una vasta serie di temi, che tanto
appoggiavano quanto contestavano il piano. Si afferma che il panel era indipendente e che il
formato della “verifica” pubblica (“Inquiry”) era informale, rispetto all’approccio legalistico delle
verifiche per i piani locali. Si rileva che il panel ha fissato un calendario chiaro e strutturato per il
dibattito e che era responsabilità del panel decidere chi avrebbe dovuto partecipare, per poter
dibattere dei temi in profondità. Il dibattito sui temi, gestito dal panel, non ha comportato un
controesame (“cross-examination”). Reid afferma che la verifica è durata 7 settimane, il che
contrasta con la verifica pubblica durata sette anni per il Quinto terminale dell’aeroporto di
Heathrow, ritenuto indesiderabile da più parti. La relazione del panel è stata prodotta in tre mesi e
benché non fosse legalmente vincolante, ma in futuro questo stato di cose cambierà.
I vantaggi politici della “verifica” indipendente sono descritti da Kevin Reid in termini di
comunicazione, di credere alla visione proposta, di credibilità degli accordi di lavoro comune e di
credenziali democratiche del processo. Per quanto riguarda gli esiti professionali, Reid rileva
l’enfasi sull’ambiente per via di temi quali la SEA, ma egli ritiene che andrebbe data maggiore
importanza all’ambiente e ai temi sociali.
I temi principali della verifica sono:
1.
2.
3.
4.
Le proiezioni sono corrette?
La crescita dovrebbe esserci altrove?
Può Londra far fronte ad una crescita programmata?
Gli investimenti necessari possono essere fatti?
Kevin Reid indica che il panel ha confermato che la principale spinta del piano era valida e in linea
con le politiche nazionali. Egli indica che il panel ha chiarito la Politica di sviluppo sostenibile e la
Politica che esige che il 50% degli alloggi siano convenienti, e sostenere l’obiettivo di 30.000 nuovi
alloggi annui.
Dopo aver ricevuto la relazione del panel, Kevin Reid indica che il sindaco ha accettato la
maggiore delle raccomandazioni del panel e ha commissionato una veloce riscrittura del Piano, il
quale è stato adottato nel febbraio 2004.
Piano per l’area metropolitana di Bologna
Claudio Tolomelli presenta la relazione, rilevando che l’analisi comparativa (“benchmarking”) ha
permesso di individuare delle lacune. Egli afferma che una nuova legge ha riordinato l’iter della
pianificazione, fornendo una struttura istituzionale per la preparazione del Piano. I tre processi
principali processi sono: la Conferenza di pianificazione, il Patto istituzionale e la Visione comune.
Claudio Tolomelli pensa che la consultazione è insufficiente, e puntualizza che occorre un quadro
strategico, una struttura istituzionale idonea, la giusta volontà politica e infine risorse finanziarie ed
umane adeguate. Tolomelli rileva che bisogna coinvolgere i principali soggetti interessati e i
Comuni, e rileva il valore della partecipazione del Comune di Bologna.
Alessandro Delpiano evidenzia che servono strumenti per la coesione territoriale nel preparare un
piano metropolitano. Egli descrive le caratteristiche principali dell’area come un’area pivot nella
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regione, con un ruolo di snodo della mobilità nazionale, e la presenza di funzioni metropolitane non
corrispondenti alle dimensioni della area. Le strategie principali esposte sono le seguenti:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Policentrismo/Decentramento
Nuovo sistema della mobilità
Risanamento urbano nell’area urbana principale
Collegare lo sviluppo al sistema di trasporti
Modello di sviluppo collegato alla disponibilità di servizi
Consolidamento dello sviluppo industriale
Si rileva che il processo della Conferenza di pianificazione è durato 6 mesi dal 5 dicembre 2001 al
luglio 2002 ed ha affrontato la giustificazione ragionata, la preparazione di un patto territoriale e
una procedura di perequazione finanziaria. La Conferenza di pianificazione, si spiega, ha
contemplato 5 sedute plenarie e 7 riunioni tecniche con i principali soggetti interessati. Si pone in
rilievo che essa ha contemplato 4 riunioni territoriali per associazione (40 riunioni) e 8 riunioni
pubbliche. Alessandro Delpiano indica che si è risposto ad ogni partecipante e che si è stabilito un
patto territoriale per ogni associazione unitamente alle procedure di perequazione finanziaria.
Andalusia – Pianificazione metropolitana
Gloria Vega Gonzalez espone le caratteristiche principali delle aree urbane dell’Andalusia, dove
esistono 10 centri con una popolazione di oltre 100.000 persone e 4 aree metropolitane con una
popolazione di oltre 400.000 persone. Il Piano regionale per l’Andalusia persegue una crescita
equilibrata in tutti i 10 centri principali e che le città prendono forma policentrica. Le giovani aree
metropolitane assorbono popolazione dalle aree rurali e montuose.
Gloria Vega Gonzalez rileva la complessa struttura istituzionale, e indica che detta struttura porta
all’esigenza di una vasta consultazione pubblica, e specifica che mentre la regione ha la facoltà di
preparare piani regionali e sub-regionali, con i piani settoriali vige un rapporto complicato. Inoltre le
competenze sono condivise a vari livelli organizzativi; ad es. la rete viaria è una funzione dello
Stato, dell’autorità regionale e dei Comuni. I progressi fatti nel preparare i diversi piani sono lenti, a
causa della mentalità dei Comuni principali, spiega Gloria Vega Gonzalez.
Il piano metropolitano dell’area della baia di Cadice viene offerto quale base per descrivere il
processo di sperimentazione del piano. Solo per elaborare il piano ci sono voluti 10 anni, con la
partecipazione di 5 Comuni, ed esso ha affrontato le migliorie ai trasporti pubblici, le grandi aree di
sviluppo e le aree di tutela o miglioramento dell’ambiente. Una Commissione per l’Elaborazione
del Piano ha organizzato la partecipazione pubblica e vi è stata una campagna d’informazione
pubblica e delle riunioni con diverse organizzazioni. Una serie di Commissioni ha soppesato meriti
delle argomentazioni sollevate da chi ha reagito e commenti della Regione.
Piano metropolitano di Cork
Dan Looney spiega che il piano, che è stato commissionato congiuntamente dal Comune di Cork e
dalla Contea (Provincia) circostante non è un testo cogente, e indica che il primo piano comune è
stato prodotto nel 1976, ma non fu molto efficace a causa dell’assenza di un impegno vincolato e
di un finanziamento affidabile. La revisione del 1991 si è concentrata sui trasporti pubblici.
Il piano viene “collaudato” mediante una commissione, che valuta le rappresentazioni nel piano.
Dibattito del Seminario
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Il dibattito comincia con una domanda sulla misura in cui la società tutta può partecipare all’iter di
pianificazione. Kevin Reid rileva che la società ingloba elementi politici e tecnici. Jürgen Ludwig
chiede informazioni a Kevin Reid su finalità e natura dell’opuscolo preliminare per il piano di
Londra e quante reazioni esso ha ricevuto. Reid indica che l’opuscolo iniziale esponeva tendenze
d’alto livello e le intenzioni generali del sindaco in 100.000 esemplari circa. Reid conferma inoltre
che l’opuscolo non è stato spedito ad ogni nucleo famigliare al fine di rendere partecipe la società,
ma che l’opinione pubblica è stata informata che l’opuscolo era disponibile attraverso una grande
campagna pubblicitaria, e che l’opuscolo è stato dato a tutte le biblioteche pubbliche. Egli indica
che l’opuscolo stato inviato ai principali soggetti interessati, la sua finalità essendo quella di
generare una consultazione ben informata al fine di modellare la bozza del piano per Londra.
Ricorda inoltre ai presenti che il piano ha passato l’iter di consultazione formale.
Rispondendo al secondo punto di Jürgen Ludwig, Kevin Reid indica che si sono ricevute 600
risposte da organizzazioni e 100 da singoli individui. Reid spiega che le risposte forniscono le
fondamenta di un rapporto generale, già pubblicato. Ludwig chiede se la relazione vincolante del
panel può essere contestata in tribunale. Reid conferma che è possibile mettere in dubbio la
relazione del panel, ma solo per certi motivi, e può succedere solamente in circostanze estreme.
Si puntualizza che alcuni piani riescono ad affrontare contenuti sociali e che bisogna prestare
maggiore attenzione ai temi sociali. Claudio Tolomelli suggerisce che l’efficacia è tutto, e rileva
come sia determinata non solo dai contenuti, ma anche dalla dimensione degli sforzi compiuti per
raggiungere alti livelli di partecipazione. Albert Seratosa evidenzia che i vasti piani strategici
impostano solo priorità generali senza impegnare le diverse ubicazioni, e ribadisce la necessità di
avere piani territoriali. Gloria Vega Gonzalez appoggia l’esigenza di piani strutturali, poiché
inquadrano le azioni strategiche, evidenzia la similitudine tra le procedure per il piano di Londra e
quelle per il Piano territoriale parziale dell’area della baia di Cadice, dove vi sono state 300-400
reazioni, e conclude affermando che è sempre difficile ottenere risposte a livello strategico.
Kevin Reid conclude il dibattito prendendo atto che la pianificazione deve affrontare un mondo in
rapido mutamento, e suggerendo che i piani debbano essere un mix di temi territoriali e
socioeconomici, avvisando che è importante che la pianificazione sia realistica su quanto il
mercato può dare.
Evoluzione del Benchmark
Grahame Buchan individua aree potenziali di cambiamento: Coerenza, Potenzialità urbane,
Partecipazione e Testare il piano. Si prende atto che quest’ultimo campo sarà discusso nel corso
di un seminario del programma della Conferenza, nel quale ci si concentrerà su Potenzialità
urbane e Coerenza.
Potenzialità urbane
Claudio Tolomelli indica che nel caso della Regione Emilia-Romagna il duplice problema delle
capacità: è certa l’’eccedenza di capacità d’edilizia abitativa nelle allocazioni, e bisogna convincere
il Comune a ridurle. Tolomelli indica che si sta cercando altra capacità residenziale intorno alle
stazioni ferroviarie; inoltre si stanno cercando altre opportunità di supermercati, nell’ambito dell’iter
di pianificazione. Gianni Ferrero propone di distinguere tra la dimensione politica e l’aspetto
tecnico delle potenzialità urbane. Romeo Toffano afferma che il termine “capacity” implica dei
limiti, inoltre egli rinvia alle conseguenze dell’intensificazione su temi quali la qualità dell’aria,
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attirando richiamando l’attenzione dei presenti sui limiti che la carenza delle risorse necessarie
impone, e che non permette di sfruttare talune opportunità.
Gloria Vega Gonzalez indica che in Andalusia l’obiettivo principale è porre limiti allo sviluppo
urbano; il piano determina la nozione negativa, ossia quanto suolo vada tutelato e quali aree
debbano essere ritenute strategiche. Jesus Maria Erquicia Olaciregui indica che il termine
“capacity” crea problemi se tradotto tale e quale in spagnolo.
Kevin Reid suggerisce di utilizzare una terminologia differente, che si concentrasse sull’edilizia
abitativa, e spiega che il piano della GLA poggia su una politica che punta sui siti da riconvertire
(brownfield) e che lo studio delle potenzialità dell’edilizia abitativa individua un obiettivo minimo per
finalità politiche. Reid pensa che il lavoro sullo studio delle potenzialità residenziali abbia stimolato
la fantasia dei promotori immobiliari, spronandoli ad avanzare proposte di sviluppo tese a
convertire l’eccedenza d’uffici e gli sviluppi residenziali in ipermercati/centri commerciali. Phillip
Robinson indica che nel lavoro propedeutico al piano nella sub-regione circondante Bournemouth,
si utilizza il termine “potential” anziché “capacity”, ed egli vuole evidenziare che ogni valutazione di
questo genere è un’istantanea scattata in un momento dato, e che nuove opportunità contingenti
potrebbero cambiare le potenzialità stimate, ad es. potrebbero rendersi disponibili più risorse o la
commerciabilità di taluni siti potrebbe migliorare.
Coerenza - Regioni urbane funzionali
Claudio Tolomelli indica che mentre la Costituzione consente di istituire enti metropolitani in Italia è
in corso un vivace dibattito su quanti ve ne debbano essere. Tolomelli ritiene che non vi siano
soluzioni statistiche su questo dibattito, e indica che nel caso di Bologna le RUF non abbracciano il
sistema fluviale e che l’aeroporto serve un’area più vasta. Egli conclude accennando all’esigenza
di cominciare dai problemi residenziali e educativi quali mezzi per ottenere la definizione.
Jürgen Ludwig evidenzia che è la Costituzione federale tedesca a fissare la maggior parte dei
confini amministrativi, a cui l’individuazione delle regioni metropolitane deve dunque conformarsi.
Ludwig ritiene che gli enti metropolitani in Germania andrebbero aggiunti alle strutture esistenti e la
loro tipologia potrebbe spaziare da un’associazione informale ad un’organizzazione di tipo formale.
Ludwig pensa inoltre che siffatte organizzazioni andrebbero sancite da accordi, ed egli descrive
alcune difficoltà di rappresentatività che talune aree emergenti metropolitane in Germania stanno
fronteggiando. Egli fa poi notare come alcune iniziative metropolitane tedesche si orientino più al
marketing che alla pianificazione territoriale. Gianni Ferrero esprime dubbi sulla forza della nuova
opportunità che costituisce la città metropolitana in Italia, descrivendo la nozione “concreta, ma
non concreta”. Gloria Vega Gonzalez indica che sarebbe impossibile creare enti metropolitani in
Andalusia, e descrive come si siano creati enti di cooperazione volti ad accomunare la gestione di
strutture quali i parchi metropolitani e i servizi per i trasporti.
Grahame Buchan osserva che bisogna lavorare nei sistemi esistenti se si vuole fare dei passi
avanti sugli accordi metropolitani. Jürgen Ludwig concorda con la necessità di promuovere la
nozione d’entità metropolitana e Roger Read informa i partecipanti dell’importanza di questa
nozione per il progetto PolyMETREX e afferma che riveste grande importanza per il corretto
funzionamento dell’Europa.
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