�M � �I�N�I � �R�O� �D�E�L� �L��� �O � S� TE AV O R �R �E �V� � �C �I�A�L�E� ��� I D�E�N�Z� A�� SO E �D�E�L�L�A�P Una rete di Parità nella Sanità Percorso dalle lotte a favore della salute della donna alla costituzione dei Comitati Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Torino, luglio 2007 � �R �O M�I�N�I�S�T�E�R�O� �D�E�L� �L��� AV O ��������� ����������� ������ DELLA PREVIDENZA SOCIALE E Luglio 2007 A cura dell’Ufficio della Consigliera di Parità, con la collaborazione di Valentina Marchetti e Roberta Dho Grafica e impaginazione Kami comunicazione 2 Una rete di Parità nella Sanità Percorso dalle lotte a favore della salute della donna alla costituzione dei Comitati Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino INDICE Premessa: Laura Cima e Ivana Melli - Consigliere di Parità della Provincia di Torino 4 Parte prima: Presentazione libro “La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta” di Luciana Percovich 5 Interventi di: - Laura Cima - Luciana Percovich - Marinella D’Innocenzo - Vicky Franzinetti - Franca Balsamo - Laura Corradi - Rosalba Serini - Ferdinanda Vigliani 5 6 7 7 8 9 10 11 Parte seconda Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Una fotografia: dati e risultati di indagini e azioni positive - Parità uomo-donna nel lavoro - Questionario sulla condizione lavorativa - Dati sulla situazione lavorativa all’Asl 4 di Torino - Mano nella Mano verso Caserta I Comitati Pari Opportunità: chi sono e le loro attività Indirizzi CPO di ASL e ASO della Provincia di Torino Appendice D.lgs 11 aprile 2006, n. 198 Direttiva PA Modifiche legge 53/2000 Piano triennale di azioni positive - Anni 2006 - 2008 A.S.O. S. Giovanni Battista di Torino Molinette 3 12 13 14 16 17 18 29 31 31 33 35 36 PREMESSA a cura di Laura Cima e Ivana Melli La nostra pratica di Consigliere di Parità ci ha confermato che la forma organizzativa delle reti e delle referenti di Pari opportunità nelle singole situazioni di lavoro è molto efficace per far conoscere e scambiare ricerche, monitoraggi, buone prassi e iniziative varie in tema di pari opportunità e azioni positive. Abbiamo riscoperto in questo modo anche una valenza politica di non poco conto: sentirci “insieme” ci ha rafforzato all’interno delle nostre situazioni e in alcuni casi i/le nostri/e dirigenti sono diventati portavoce delle nostre istanze come è avvenuto nel convegno del 25 giugno, per la rete delle referenti dei Centri per l’impiego e quella delle Agenzie formative, alla presenza di tutti gli assessorati provinciali competenti e dei Ministeri della Famiglia, del Lavoro e delle P.O. Tutta la politica relativa alla conciliazione tra vita professionale e vita lavorativa, che è un pilastro dell’attività antidiscriminatoria, deve fare i conti con la maternità e la salute riproduttiva della donna. Forse è anche per questo che abbiamo trovato interessanti sinergie con i Comitati Pari Opportunità (CPO) delle ASO e delle ASL per le campagne “I nostri auguri tra Opportunità e Diritti” indirizzate alle neo-mamme e ai neo-papà. La presentazione del libro di A. Percovich “La coscienza nel corpo” avvenuta al S. Anna insieme al CPO, presenti CIRSDE, l’associazione Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile e la professoressa Livia Laverani Donini, ha permesso di ripercorrere il movimento per la salute delle donne e per i consultori che cambiò radicalmente la medicina e le istituzioni ospedaliere con l’irruzione delle pratiche delle donne negli anni ’70. Ripercorrere l’entusiasmo di allora ha misurato l’impegno di molte donne oggi, anche in ruoli dirigenti. La presentazione del monitoraggio sulla situazione del personale femminile del CPO Molinette e del Piano di Azioni positive conseguente, ha dato l’avvio ad una rete informale tra i CPO della sanità che vorremmo, anche con questa pubblicazione, rendere più stabile. I materiali che ci sono stati forniti, e che pubblichiamo, rendono visibile un quadro di iniziative molto ricco che potrebbe rafforzare in modo significativo le lavoratrici in questo periodo di ristrutturazione e fusione delle Aziende sanitarie. Da tale rafforzamento ne avranno tutto da guadagnare anche le utenti, oltre che le aziende e le lavoratrici, perché si potrebbero prefigurare una nuova organizzazione del lavoro e politiche sanitarie più efficaci ed efficienti, meno discriminatorie e più attente alla conciliazione. Laura Cima Ivana Melli 4 “La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta” di Luciana Percovich “Lavoravamo per allargare la nostra coscienza, tenendo uniti il corpo e la mente come altrove raramente accadde... con un coinvolgimento personale, politico ed emotivo fortissimo”. Il 12 gennaio 2007 la Sala Rossa dell’Ospedale OIRM S. Anna di Torino ha ospitato la presentazione del volume della prof.ssa Luciana Percovich “La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta” promossa dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino per avviare una riflessione che sollecitasse un risveglio dell’attenzione delle donne sull’uso e la padronanza del loro corpo: “Attenzione che oggi sembra, per molti aspetti, diretta nel verso opposto alle rivendicazioni a cui abbiamo lavorato negli anni ‘70”, come ha ricordato la stessa autrice. Il libro propone una raccolta di memorie e materiali, di interviste alle donne che hanno vissuto il movimento per la salute delle donne e l’apertura dei consultori. Ripercorre una storia, soprattutto per quanto riguarda Torino, “finora ancora da scrivere” come ha sottolineato Laura Cima nel suo intervento introduttivo. Nelle pagine seguenti il dibattito, avviato grazie agli stimoli suscitati dalle studiose e dalle esperte intervenute, è restituito attraverso una sintesi di tutti gli interventi, introdotti e moderati da Laura Cima, Consigliera di Parità della Provincia di Torino. Nell’ordine: l’autrice Luciana Percovich, Marinella d’Innocenzo, dirigente dell’Azienda ospedaliera OIRM Sant’Anna, Vicky Franzinetti, ricercatrice ed ex Presidente CPO, Franca Balsamo, direttrice del CIRSDe, M. Laura Corradi del Dipartimento Sociologia Università della Calabria, Rosalba Serini, ricercatrice torinese, Ferdinanda Vigliani del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile. INTERVENTI LAURA CIMA Consigliera di Parità della Provincia di Torino, la sua è una delle testimonianze raccolte nel volume. L’emozione più grande di fronte alla lettura di questo libro è stata quella di poter rivivere momenti bellissimi. C’è una rappresentanza fisica di memoria di torinesi che corre tra Milano, Roma, Padova e che ripercorre un periodo importante del movimento delle donne, tanto più importante a Torino, perché, come viene ricordato nel testo, qui ci sono stati una serie di avvenimenti che hanno cambiato la Sanità per quanto riguarda il rapporto con le donne. Un momento importantissimo è stata la settimana di occupazione dell’ospedale S. Anna, con tanto di sacchi a pelo, che ha avviato discussioni con i medici, le ostetriche e le pazienti. Io stessa ho modificato l’idea che avevo dell’aborto quando, nell’arco di questa settimana, mi sono trovata a tenere la mano alle donne che stavano per abortire e ad ascoltare quello che dicevano: ho provato sensazioni che non dimenticherò più. Il nostro intento era quello di garantire una maggiore tutela per questo tipo di interventi, con tecniche meno invasive e con una coscienza che non tendesse a far rimuovere questa esperienza. Ugualmente è stata importante la battaglia per la pratica dei consultori autogestiti e per la contrattazione finalizzata a fare assorbire questi consultori in ambito pubblico. Poi ci sono state le leggi sui consultori, importanti anche se, purtroppo, ad oggi vivono una maggiore istituzionalizzazione finendo con il perdere, così, quella grande carica che li contraddistingueva ai tempi dell’occupazione. 5 PARTE PRIMA La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta Non sono mancate esperienze positive come quella del consultorio della Falchera che, per esempio, aveva un’utenza molto difficile in quanto costituita interamente da donne immigrate dal Sud: il personale presente si è dimostrato molto attento ed in grado di supportare la situazione, riuscendo ad aiutare queste donne ad avere un futuro migliore. Torino, dunque, vanta una storia davvero importante. Proprio per questo motivo, abbiamo scelto come sede di questa presentazione l’A.S.O. S. Anna con tutta la storia di ciò che è stato e dei cambiamenti di questa istituzione. Ognuna di noi ora prenderà la parola raccontando quello che è stato il suo percorso. LUCIANA PERCOVICH L’autrice Luciana Percovich, docente di Inglese e traduttrice, attiva nel femminismo milanese degli inizi (Lotta femminista, Gruppo femminista per una Medicina delle donne, Libreria delle donne, Libera Università delle Donne) ha fatto parte della Commissione Consultiva sui temi della Donna della Provincia di Milano. Ha diretto la collana “Il vaso di Pandora” per La Salamandra. Mi soffermerò principalmente sulla genesi di questo libro sollecitato da Lea Meandri e Marina Zancan della “Fondazione Badaracco” di Milano, Istituto che ha raccolto e sta ancora raccogliendo importanti materiali legati alla storia delle donne costruendo veri e propri archivi di materiali delle donne degli anni ’70, conservati ed arricchiti con estrema cura nel corso degli anni. Io stessa, nel corso di questa mia ricerca, mi sono ritrovata a contatto con volantini, cartoline, quaderni, che hanno provocato in me un vero e proprio shock ricognitivo: è incredibile come nel corso di neanche trent’anni la memoria di chi aveva vissuto questi eventi in prima linea - e dunque tanto più quella di chi è rimasto in secondo piano - si sia affievolita. Ringrazio dunque queste amiche per avermi fatto rimettere le mani su questo prezioso tesoro seppellito e dimenticato tra i ricordi di una vita, assolutamente non disponibile per quelle che sono venute dopo e che necessitavano di queste informazioni. Lo scopo di questo libro è stato essenzialmente di ricostruire l’atmosfera di quegli anni, come e perché siamo arrivate a porci certe questioni, a fare certe battaglie. Basti pensare, per esempio, al dibattito legato al referendum sulle tecnologie di riproduzione assistita, che ha visto purtroppo un gran silenzio soprattutto da parte delle donne di quella generazione, che tanto invece si erano battute per cambiare le condizioni in tanti casi disperate in cui si partoriva o si abortiva. Tutto quel patrimonio di riflessioni, pensieri ed esperienze, espresse anche con una radicalità molto forte, erano state messe da parte. Le uniche donne che si sono viste schierate nel dibattito di questo referendum sono state scienziate o donne di chiesa, dunque ideologicamente predeterminate, o politiche, dunque di appoggio alle ideologie dei partiti o, ancora, quel particolare gruppo di donne esageratamente pubblicizzato dai mass-media come “madri a tutti i costi”. Le donne come me non sono riuscite ad esprimersi liberamente perché, a prima vista, la loro posizione avrebbe potuto apparire in contrasto con le idee proposte dalla sinistra. In realtà, era per noi una questione di coerenza, legata alla riflessione fatta negli anni ’70 anche sui nostri corpi e, cioè, al rifiuto dell’invasività delle tecnologie di procreazione assistita e, in modo generico, della chirurgia sul corpo femminile in tutti i campi; fenomeno che, peraltro, in questi anni si sta diffondendo, a partire dalla chirurgia estetica fino al parto cesareo e a tutti quegli interventi che negli ultimi decenni sono lievitati in maniera incredibile. Ebbene tutto questo va contro la direzione nella quale siamo andate noi negli anni ’70. La nostra intenzione era quella di consegnare questo patrimonio di pensieri e di esperienze a chi oggi potrebbe averne bisogno. Proprio per questo motivo ho strutturato il libro con una prima parte di un centinaio di pagine in cui racconto gli anni ’70 dal mio punto di vista e di vita. A Milano abbiamo scritto il libretto “anticoncezionali dalla parte della donna” proprio nel momento in cui era appena caduto il divieto di parlare di contraccezione; questo libretto ha avuto una 6 PARTE PRIMA La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta diffusione enorme e, nel libro, ci sono stralci di lettere provenienti da tutta Italia, a testimonianza della grande fame di informazione che c’era su questo argomento. La prima parte del libro è, dunque, una ricostruzione soggettiva, con i pregi ed i difetti tipici di questo genere di esposizione. La seconda parte del libro raccoglie l’intervista a donne come Laura che hanno vissuto esperienze analoghe a queste, ma in altre città. La terza parte è una raccolta di documenti dell’epoca: scritti proposti dal movimento, ma anche articoli che stanno a testimoniare di come la stampa recepiva all’epoca la nostra presenza. MARINELLA D’INNOCENZO Dirigente dell’Azienda ospedaliera OIRM Sant’Anna di Torino Mentre Luciana parlava sono tornata indietro negli anni... Recentemente ho avuto modo di ritrovare in un ripostiglio tutte le scatole dove erano raccolte le fotografie delle manifestazioni con il movimento. Io abitavo in una piccola provincia del sud, e ricordo come mi dovessi nascondere da mio padre per poter andare a manifestare a Lecce, allora provincia monarchica e fascista dove la destra aveva il 70 - 75% dei voti, e dove a fare parte del movimento femminista (anche per me che come età ho vissuto più il 1977 che il ’70) eravamo comunque in poche. Riguardo alla lotta per ottenere il diritto delle donne all’aborto ho mostrato le fotografie alle mie figlie dicendo “guardate, me le ero dimenticate!”. Cose prese e messe da parte ma, comunque, immediatamente riaffiorate in quanto espressione di un contenuto emozionale ed elaborativo che è stato davvero importante nella nostra formazione, direi caratterizzante per il percorso che tutte noi abbiamo compiuto in quel periodo. Per esempio, tutta la mia adolescenza mi ha portato a rivendicare con forza una serie di diritti allora inesistenti: come il fatto che mentre mio fratello poteva rientrare alla dieci, io dovevo essere in casa alle sette. Perché? “Perché no” era la risposta di mio padre; oppure per il fatto che a scuola fosse tutto rigorosamente separato tra maschi e femmine. Tutte queste differenze tra sessi hanno caratterizzato parecchio le nostre vite. La memoria, la possibilità di portare nei libri non solo quello che è stato ma anche una nuova elaborazione che ci permetta di creare percorsi nuovi è il primo passo da compiere affinché questo bagaglio diventi un patrimonio condivisibile per tutte le donne e non più un privilegio di poche. L’ospedale S. Anna, come la clinica Mangiagalli, ha rappresentato un punto di riferimento per le donne ed occorre che tutti i servizi lo divengano. Noi, proprio ieri, abbiamo presentato una lettera all’attenzione del Pronto Soccorso proprio perché la pillola del giorno dopo sia, così come prevedeva una circolare della Regione, una prestazione d’urgenza, distribuita subito e gratuitamente e non un medicinale da banco, da far pagare alle donne che ne hanno bisogno, ribadisco, con urgenza. Lo stesso vale per la battaglia che stiamo portando avanti affinché le donne abbiano oltre alle cure delle quali necessitano, anche e soprattutto un giusto trattamento a livello di “persona”. VICKY FRANZINETTI Insegnante, lettrice presso l’Università di Torino, già Presidente della Commissione Pari Opportunità dell’Università. Nel mio intervento vorrei evidenziare quale fosse la situazione alla fine degli anni 60: la contraccezione era vietata in Italia, cosi come l’aborto e il divorzio. L’uomo era il capofamiglia con patria podestà sui figli mentre la madre poteva 7 PARTE PRIMA La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta firmare per il figli ma solo come “facente le veci del padre”. Esisteva il delitto d’onore, per cui l’uccisione di una donna della propria famiglia, causa l’onore leso, era considerata più blanda dell’omicidio. Il reato di stupro, considerato reato contro la morale e non contro la persona, poteva essere estinto con il matrimonio. Al momento del parto nella scelta tra la vita della donna e quella del bambino/a, era quest’ultima che andava salvata perché l’anima era pura. In Italia la discriminazione tra uomini e donne sul lavoro è stata legale fino al 1977 (legge 903); in altre parole, i diritti alla parità nel lavoro e nella famiglia, la contraccezione, l’aborto e il divorzio, le tutele contro la violenza che ci paiono scontati, allora non c’erano. Personalmente, credo profondamente nei diritti e nel diritto: i modi di pensare possono cambiare, le opinioni possono essere confutate, le coscienze, anche quelle possono variare profondamente: negare un diritto è un processo più complesso e sopratutto, una volta acclamato un diritto, sta a ciascuna/o decidere se avvalersene o meno, non è un obbligo. In quegli anni la politica era molto viva e parte integrale della nostra vita. Molte di noi ritenevano i nostri atti illocutori (ovvero atti che esistono in quanto detti, come succede nel caso di un matrimonio o di una compavendita). Il nostro modo di essere si potrebbe riassumere nelle parole ‘se ci credi lo devi fare’ e sulla base di questo abbiamo organizzato consultori autogestiti (prima che diventassero legali e dell’ente pubblico), aborti illegali e parti a domicilio, tra le altre cose. Abbiamo usato “il fare” come arma di negoziazione, di trattativa con l’ente pubblico ed abbiamo reso negoziabile la sfera riproduttiva anche nel lavoro (permessi di genitorialita’, molestie sessuali, etc). Anche se poi non è andata proprio come pensavamo, credo dovremo ricordare com’era il mondo allora e quanto siano fragili questi diritti conquistati. Le nuove generazioni dovranno tutelarsi: il corpo delle donne non è riuscito a passare del tutto o per sempre da “oggetto” a “soggetto” e i diritti del corpo sono rimasti abbastanza nell’ombra. Il fatto stesso di rendere il corpo femminile “soggetto di diritti” è stato un evento straordinario, senza precedenti nella storia. Nel corso del dibattito alcune oratrici hanno fatto riferimento all’uso di anestesie (epidurali per es.) al momento del parto, criticandole. Credo che la cosa importante sia garantire a ogni donna il diritto di scelta, se partorire in modo ‘naturale’ oppure facendo uso di antidolorifici e/o anestesie. Questa scelta non può essere preordinata, ne’ definita da cultura o religione. Non esiste una soluzione giusta a priori. Per quel che riguarda il rapporto tra passato e futuro credo che molte persone, soprattutto le nuove generazioni, potranno beneficiare del libro di Luciana Percovich come fonte di conoscenza. FRANCA BALSAMO Ricercatrice presso il Dipartimenti di Scienze Sociali dell’Università di Torino e direttrice del CIRSDe (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle donne) Parto dal presupposto che queste esperienze non sono, secondo me, completamente trasmissibili: credo sia necessario ogni volta ricominciare da capo a causa dei cambiamenti generazionali e di diritto in continua evoluzione. Inoltre, per soffermarmi sul concetto di “trasmissione”, mi chiedo come si possa parlarne ad altri quando noi stesse per prime non abbiamo sempre chiaro che sia necessario trasmettere le nostre esperienze. Per questo ritengo sia importante questo libro. Come pochi altri testi mi ha permesso di fare riemergere ricordi che hanno creato un vero shock: sapevo tutte queste, però il vederle per iscritto, nero su bianco, ha suscitato in me un effetto completamente differente. Questo non è un libro di storia del femminismo ma un libro che mette a disposizione documenti e materiali altrimenti non diversamente reperibili e, per di più, accompagnati da spiegazioni lucide e comprensibili. In questo modo ci viene restituita la storia - il momento di creazione di questi docu- 8 PARTE PRIMA La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta menti, utilissimo alla loro lettura e comprensione - in tutta la sua ricca complessità, proprio grazie alla varietà dei punti di vista che vengono colti all’interno del movimento femminista, alla differenza delle posizioni, degli orientamenti e delle diverse sensibilità. Sono tutti aspetti dei quali il libro rende alla perfezione la ricchezza, soprattutto, rispetto a questioni come il diritto all’aborto che erano caratterizzate da una enorme complessità all’interno del movimento. Per quanto riguarda la questione del corpo e dei diritti fondati sul corpo: negli anni è mancata, secondo me, una ricostruzione puntuale e questo ha finito con il lasciare dei vuoti a livello storico. Questo processo, infatti, ha costituito una vera rivoluzione che non ha riguardato soltanto i “diritti” ma, soprattutto, gli aspetti di tipo culturale, proprio nella misura in cui era fondata sulla rivisitazione del corpo come luogo in cui eravamo state “incastrate”, come corpo per natura riproduttivo, dimensione costruita poi dagli uomini. La rivoluzione è stata proprio quella di riprendere il possesso del nostro corpo, invertendo lo stigma del corpo-natura. LAURA CORRADI Ricercatrice di Sociologia all’Università della Calabria. ove insegna “Studi sulla Costruzione Sociale delle Differenze di Genere” e “Sociologia della Salute e dell’Ambiente”. Era una giovane operaia negli anni ’70, poi studentessa-lavoratrice. Oggi è docente, con molte pubblicazioni ed esperienze anche all’estero. Ci ripropone la realtà del sud. Come Giuliana Percovich afferma, ogni riassunto comporta omissioni e semplificazioni, ma è comunque necessario per far comprendere alle nuove generazioni quello che è successo nel passato, negli anni del femminismo. Molte cose sono cambiate, a volte anche in peggio. Pensiamo per esempio alle pubblicità contemporanee: costituiscono una vera guerra semiotica sul piano del genere, con un uso improprio del corpo della donna, merce sfruttata in ogni occasione, fino all’esasperazione. Quando le ragazze del sud intervengono nel mio corso di “studi di genere” all’Università della Calabria spesso esprimono delle “rivendicazioni” nei confronti della propria famiglia che discrimina ancora tra figli maschi e femmine, oppure nei confronti dei propri partner: molte vivono forme di subalternità. Ma si è maturata anche una consapevolezza diffusa del fatto che il fidanzato non ha diritto di controllarle in continuazione, di cancellare la rubrica del loro cellulare, di pretendere che il telefonino resti acceso durante la lezione per verificare se dicono la verità riguardo a dove si trovano. Al sud c’è questa realtà di ragazzi gelosi e disoccupati, che aspettano fuori dall’aula perché non si fidano a lasciare le ragazze ‘da sole’: talvolta restano incollati alle studentesse, come fossero delle ventose umane, anche a lezione. Le ragazze del sud stanno trovando la loro via, sicuramente faticosa, per cambiare: per questo credo sia necessario dare loro modo di conoscere che cosa hanno fatto le loro coetanee delle precedenti generazioni. La cultura delle molestie da bar, la politica dello sguardo maschile, il patriarcato che ha un potere ancora oggi molto forte in Calabria… Tutto ciò va combattuto, ma ho capito che devono farlo loro, le giovani, con i loro tempi e i loro modi. Noi possiamo fornire loro degli strumenti utili, esperienze, memorie. In linea generale, quello che secondo me va fatto è ricostruire il filo generazionale del cambiamento. C’è una ricerca molto bella, intitolata “Tre generazioni di donne al sud”, nella quale l’autrice, Carmen Leccardi, sottolinea il progressivo cambiamento nella condizione di genere: dalla sottomissione delle nonne - per le quali era impossibile persino sognare la possibilità di un cambiamento – alla conflittualità delle madri, per le quali il desiderio di emancipazione era diventato aspirazione, seppur raramente perseguita. Fino alla situazione attuale, la generazione delle figlie che hanno avuto la possibilità di studiare, di realizzare sé stesse: hanno incarnato il sogno delle mamme. Il libro di Giuliana è un viaggio nella memoria di tutte noi - anche di quelle donne che non hanno vissuto il femminismo dall’interno perché troppo occupate col lavoro e la famiglia, o perché troppo piccole, o non ancora nate - come le mie studentesse calabresi. Il “viaggio” è la metafora che riprenderei per dare un’idea della ricerca d’archivio che 9 PARTE PRIMA La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta Giuliana ha fatto e per esprimere l’aspetto a mio avviso più importante di questo libro: ovvero promuovere l’incontro di donne di generazioni diverse attorno alle esperienze, alle situazioni, ai significati, ai momenti di quegli anni che con intensa capacità evocativa vengono riportati alla luce e condivisi, come se fossero nuovi oggetti della memoria. La storia di una sovversione, di soggette non più assoggettate, emerge da questo libro, da pagine di documenti sapientemente giustapposti, da volantini e lettere che hanno la freschezza di ciò che è immortale, che compongono il mosaico infinito di una lotta di liberazione. E’ cruciale capire che il femminismo degli anni 70 - questo movimento storico che ad un certo punto è stato dichiarato “finito”, “inutile”, “anacronistico” - è servito e serve ancora a tutte noi per realizzare grandi cose: quelle che un tempo non erano alla nostra portata. Una delle mie scritte murarie preferite nel ‘77 era: “nella donna c’è un sogno”. A cosa servono i sogni? Servono a pensarci diverse, a trovare la forza di cambiare. Nel mio caso, grazie al percorso congiunto dell’autocoscienza e delle mobilitazioni di piazza, sono riuscita a capire cosa c’era dentro di me: un forte anelito di libertà. Questa realizzazione mi ha aiutata ad andarmene da casa, ad abbandonare la famiglia ancora minorenne, innamorata della politica. In seguito, è stata la stessa consapevolezza a farmi rinunciare alla condizione di lavoratrice, alla catena della produzione, per iniziare un lungo precariato, per rimettermi a studiare e fare ricerca. Ho così realizzato come obiettivo ciò che avevo sempre vissuto come fantasia: scrivere un libro sulla salute delle donne lavoratrici all’interno della fabbrica. La salute e il corpo, con le sue verità nascoste, erano temi importantissimi nel femminismo. Ancora adesso mi occupo della salute delle donne, delle cause ambientali di cancro, dei movimenti eco-femministi. Sarei riuscita a fare tutto questo senza il movimento femminista, i suoi ideali? Probabilmente no, non l’avrei creduto possibile, non avrei trovato l’autostima necessaria, quel sentimento di fiducia, di non sentirti sola, di essere parte di un tutto, di un processo inarrestabile come la marea. Ecco, il libro di Giuliana è come un baule magico, dentro al quale si può trovare molto più di quello che si immagina: mentre le più grandi ricordano più o meno quello che c’è nel baule, per le più giovani il suo contenuto meraviglioso è tutto da scoprire… ROSALBA SERINI Docente di sociologia presso la scuola di ostetriche dell’A.S.O. S. Anna di Torino e la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino La consapevolezza della proprietà e del controllo del proprio corpo e della propria fecondità da parte delle donne, produce come risultato il fatto che le donne possano parlare del proprio corpo, vivendolo sempre meno come un argomento tabù. Così, all’interno del gruppo di donne che ha occupato l’ospedale S. Anna spostandosi poi all’interno dei consultori, oltre alla iniziale sensibilità in materia di aborto iniziò ad affiorare anche una profonda riflessione sui temi della fecondità e della maternità. E’ nato così un gruppo di autocoscienza che ha dato vita ad alcuni progetti tra i quali la ricerca “Dal parto in casa al parto al S. Anna” che ha evidenziato i mutamenti intercorsi sulle scelte e le dinamiche legate al parto, con interviste qualitative rivolte sia a donne che dovevano partorire, che ad altre facenti parte del personale. A questa è stata affiancata un’altra ricerca legata alla tematica corpo-maternità e rivolta in modo specifico all’allattamento; infatti se era ancora possibile parlare della maternità, toccare il tasto dell’allattamento risultava quasi una questione oscena. Parlare di un seno che allattava finiva per mettere in crisi perfino i dottori che, di fronte a problemi quali la montata lattea, finivano per generare imbarazzi assolutamente ingiustificati, e questo anche tra ginecologi diciamo così “all’avanguardia”. 10 PARTE PRIMA La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni Settanta Ripartire dal tema del corpo è fondamentale per ricostruire il percorso della “presa di potere” delle donne rispetto al loro corpo, intesa come maturazione della conoscenza del corpo e dell’idea di padronanza nei suoi confronti. FERDINANDA VIGLIANI Ha partecipato al gruppo in questione con un approccio legato più al rapporto corpo - teatro. Oggi ha creato, insieme ad altre, il Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile di Torino, impegnato nella creazione di un archivio storico, nonché in pubblicazioni, ricerche e progetti volti a promuovere la produzione culturale delle donne. Introduco il mio intervento ricordando una manifestazione svoltasi sotto una pioggia battente e alla quale partecipai con appeso al collo un cartello con su scritto “Ho dovuto abortire, mi hanno arrestata”. Non fu la sola esperienza di quegli anni; una molto più articolata è stata una performance teatrale legata al tema dell’aborto che sottolineava come la donna che si trovasse a vivere questa esperienza dovesse accettare tanti altri risvolti terribili e colpevolizzanti. Questo libro mostra, a mio avviso, due importanti aspetti: il primo, più teorico, riguarda la vicinanza delle donne al vissuto corporeo in una cultura che ha sempre associato le donne alla materia e l’uomo all’aspetto razionale. Questo è stato l’unico grande vantaggio che le donne hanno ottenuto. Il secondo elemento è l’apertura di una casa della cultura delle donne all’interno della quale la “cultura donna“ possa essere ritrovata. Nel pensiero degli uomini, infatti, la divisione tra la materia e la natura rappresenta il fondamento del pensiero, da Platone ai giorni nostri. Lo stesso Aristotele afferma che ”la donna è donna per mancanza di qualità”, qualità che acquista solo se viene attivata dall’uomo, mediante lo sperma; dunque non viene riconosciuto alla donna neppure l’aspetto della fecondità. Questo piedistallo ha fatto da base per il costrutto culturale che è andato prendendo forma e potere nel tempo. Quello che hanno fatto le donne del movimento, e lo si ritrova anche all’interno del libro, è rivendicare questi aspetti, riportando il tema del corpo all’onnipresenza. Lo sviluppo dell’identità del “soggetto donna” deve inevitabilmente fare i conti con il tema del corpo. Luce Irigaray guarda al soggetto universale neutro e lo contraddice dicendo che il soggetto neutro è in realtà sessuato: o al maschile o al femminile. Essere di materia significa materializzarsi, dove il principio di questa materializzazione è la spiegazione stessa del valore del corpo. Alcune linee deI pensiero contemporaneo ripartono proprio dal corpo, in particolare dalla vulnerabilità del corpo, e ci fanno comprendere quali siano le connessioni tra il corpo e la politica. Ad esempio, all’indomani dell’11 settembre gli Americani hanno avuto un’importante occasione per poter riconoscere la vulnerabilità del corpo - per il fatto che questo può essere scalfito, violentato, ferito - e, dunque, per prendere atto della loro stessa vulnerabilità. Purtroppo questa possibilità è andata perduta, visto che gli Stati Uniti hanno dato una risposta muscolare che ha ribadito un loro ruolo virile, con tutte le conseguenze che ciò ha comportato. 11 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Di seguito proponiamo la sintesi di alcune interessanti attività di ricerca svolte all’interno delle ASL e ASO della nostra provincia e che ci permettono di comprenderne meglio la realtà lavorativa. Il primo stimolo è arrivato dal CPO dell’ASO S. Giovanni di Torino (Molinette) che sotto la qualificata guida della presidente dott.ssa Marchiaro ha trasformato bisogni ed intenzioni in innovativi progetti di azioni positive. In particolare, il Comitato ha richiesto alla Consigliera di Parità della Provincia di Torino un coinvolgimento per la divulgazione dell’importante studio pilota sulle progressioni di carriera e sui differenziali salariali all’interno della struttura ospedaliera. Ricerca che ha fatto emergere una situazione complessa e ancora discriminante per le donne a tutti i livelli e ha disegnato il quadro d’insieme in cui definire il Piano triennale di Azioni Positive delle Molinette, presentato il 27 novembre 2006, con una partecipazione importante dei CPO di ASL e ASO della Provincia. In quella sede non sono mancati gli stimoli e le richieste per affrontare insieme un percorso di conoscenza e condivisione delle iniziative, esperienze, modalità operative. Il secondo approfondimento riguarda l’analisi dei dati sulla condizione lavorativa e sulle pari opportunità elaborata dall’Azienda Sanitaria Locale 10 di Pinerolo. Segue la sintesi dei dati presentati dall’ASL 4 di Torino il 21 giugno 2007 nell’ambito del convegno “Pari o impari opportunità: è cambiato il ruolo della donna in sanità?”. In ultimo, lo scritto della CPO dell’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, a tracciare un ponte sulle prospettive possibili di una Sanità “declinata al femminile. Al fine di migliorare la conoscenza reciproca dei Comitati Pari Opportunità inseriamo, inoltre, una sintesi delle attività che ciascun Comitato ha portato avanti in questi anni, soprattutto in riferimento all’adozione di Piani di Azioni Positive e di particolari attività di prevenzione e intervento circa le discriminazioni. Il lavoro di sintesi è stato realizzato sui materiali richiesti e consegnati all’Ufficio della Consigliera di Parità entro i tempi stabiliti. Non è sicuramente completo ed esaustivo ma rappresenta per noi il punto di partenza di un percorso che desideriamo possa crescere insieme. 12 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Una fotografia: dati e risultati di indagini e azioni positive Parità uomo-donna nel lavoro: studio della distribuzione per genere degli occupati all’interno del S. Giovanni Battista Realizzato dal Comitato Pari Opportunità dell’A.S.O. S. Giovanni Battista di Torino (Molinette) Il progetto fin dalle prime riunioni del “Gruppo Progressione di Carriera” - composto da professioniste con esperienze lavorative diverse: una otorinolaringoiatra, una biologa ospedaliera, un’informatica, una laboratorista, una funzionaria tecnica universitaria - ha reso evidente come l’unanime sensazione che le donne, pur rappresentando la maggioranza dei dipendenti, ricoprissero marginalmente ruoli apicali, doveva essere supportata da dati numerici precisi, particolareggiati e non confutabili. Se questa realtà un tempo poteva essere conseguenza della minore scolarità femminile, oggi non è così: dagli anni ’70 - ’80 le laureate sono considerevolmente aumentate, e in particolare negli ultimi anni, le donne laureate in medicina hanno addirittura superato il numero dei laureati di genere maschile. Lo studio ha portato alla luce dati e elaborato risultati interessantissimi. In una realtà lavorativa in cui la manodopera femminile rappresenta il 67.5% del totale dei dipendenti, le donne percepiscono il 42% e gli uomini il 58% del totale degli stipendi erogati dall’Azienda. Le differenze salariali tra maschi e femmine sono costanti in tutte le categorie (Dirigenti, quadri e operai) rappresentando una percentuale media del 16%. Suddividendo i dipendenti nelle tre macrocategorie dei Dirigenti, dei Quadri/Impiegati e degli Operai si ottengono i seguenti risultati: • Macrocategoria Dirigenti: tra i Dirigenti Sanitari l’equilibrio è sbilanciato a favore dei maschi con una differenza statisticamente significativa: le donne sono il 43%, gli uomini il 57% (peraltro questo dato evidenzia una differenza positiva statisticamente significativa rispetto alla media del 37% riscontrata nelle aziende sanitarie della Regione Piemonte nel 1999). Tra i dirigenti non sanitari la proporzione cambia : le donne sono il 53% e gli uomini il 47%, ma il numero totale degli addetti in questa categoria è troppo esiguo per modificare i dati medi complessivi . A livello apicale (Direttori di Struttura Complessa) la presenza femminile scende al 16%. Nel computo non sono inserite le Strutture Complesse a direzione universitaria, che rappresentano il 44% del totale delle Strutture Complesse dell’A.S.O. San Giovanni: tra di esse il 4% ha un apicale di sesso femminile. • Macrocategoria Quadri-Impiegati: in questa macrocategoria la presenza femminile è preponderante: le donne sono il 75%, gli uomini il 25%; questa distribuzione è in linea sia con i dati piemontesi del 1999 che con i dati ISTAT italiani (74.5%). • Macrocategoria Operai: nella macrocategoria Operai le donne rappresentano il 67% e gli uomini il 33% degli addetti. Il confronto con i dati piemontesi del 1999 mostra nella nostra Azienda una minor frequenza relativa di lavoratrici inquadrate in questa categoria: 71% in Piemonte, 67% presso l’A.S.O. S. Giovanni. Analizzando i differenziali salariali tra i generi i risultati sono i seguenti: • Le differenze saIariali tra maschi e femmine sono costanti in tutte e tre le macrocategorie, e sono di 4 punti percentuali medi tra M/F Dirigenti e Quadri-Impiegati, e di 4.5 punti percentuali medi tra M/F Operai. Queste differenze colpiscono particolarmente nelle due macrocategorie in cui le donne rappresentano la maggioranza assoluta (Quadri/Impiegati e Operai). • Se analizziamo i salari dei dipendenti come un tutto unico, la differenza salariale complessiva sale dal 4% medio al 16% medio; questo fenomeno può essere spiegato dalla maggior frequenza relativa di uomini nella macrocategoria a stipendio più alto, quella dei Dirigenti. • Sul totale delle retribuzioni il reddito femminile è il 71% circa di quello maschile; escludendo maternità e part-time, 13 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino il reddito femminile sale al 75% circa. • Anche nei part time, pur se in misura minore rispetto al tempo pieno, la media degli stipendi maschili è superiore a quella degli stipendi femminili. • Il modello di regressione lineare evidenzia che il fattore età influenza positivamente l’incremento salariale nelle macrocategorie Dirigenti e Operai, mentre nella macrocategoria Quadri-Impiegati presenta un’influenza negativa sullo stipendio. Questo dato è forse da correlare con una maggior presenza di giovani in situazioni lavorative più disagiate (turni, notti, festivi) e di meno giovani in ambiti lavorativi che comportano minor disagio, ma anche minor retribuzione (ambulatori…). • Analizzando separatamente il ruolo sanitario e non-sanitario nella macrocategoria Dirigenti, vediamo come le differenze stipendiali siano sempre statisticamente significative tra i Dirigenti sanitari di I livello, mentre tra i Dirigenti sanitari di II livello non vi sono differenze salariali tra i due generi. Nell’ambito dei Dirigenti non-sanitari, dove le donne sono più numerose (53% medio), non ci sono differenze di stipendio tra maschi e femmine. Questa categoria, rappresentando il 3.3% medio di tutti i Dirigenti, a causa dei piccoli numeri non è in grado di modificare l’impianto generale. La fotografia sulle differenze di genere non si discosta da quanto emerge dai dati europei, italiani e piemontesi, seppur con alcune positività quali una maggior presenza di donne in posizioni dirigenziali rispetto ai dati del comparto ospedaliero in provincia. Lo studio della distribuzione per genere degli occupati all’interno dell’ASO S. Giovanni ha rappresentato il terreno fertile, insieme ad altre iniziative portate avanti dal CPO, su cui è stato costruito il Piano triennale di Azioni positive (vd. allegati in appendice). Sintesi dei risultati del questionario sulla condizione lavorativa e sulle pari opportunità Realizzato dal Comitato Pari Opportunità dell’Azienda Sanitaria Locale 10 di Pinerolo Al momento della rilevazione il numero totale di dipendenti dell’Azienda era di 1.567 di cui il 71,2% donne e il 28,2% uomini. Di fatto emerge una relazione significativa tra genere e livelli professionali. Infatti, con il crescere del livello e della responsabilità ad esso attribuita le percentuali tra i generi si invertono (dirigenti: 73 donne - 143 uomini, responsabili di struttura: 13 donne - 53 uomini). Dal questionario emerge che entrambi i sessi sono d’accordo nel sostenere che le donne che fanno carriera sono quelle che hanno meno carichi famigliari anche se il genere maschile crede che oggi per una donna sia possibile fare carriera senza grandi problemi mentre le donne a tal proposito sembrano meno concordi. A livello di percezione, alla domanda “In ASL esistono pari opportunità tra i generi?” hanno risposto “si” il 74% degli uomini contro il 52,1% delle donne: il 46,9% delle donne ha risposto “no” (36,1%) o “non so” (11,8%). Se il bisogno di conciliare i tempi di lavoro con gli altri tempi di vita non è una questione esclusivamente femminile, come emerge dal questionario, sorgono però alcune criticità più direttamente collegate al genere femminile: • gli impegni di gestione della famiglia e dei figli prevalentemente a carico delle donne e con scarso utilizzo dei servizi, • le difficoltà di conciliazione nei casi di famiglie, con uno o due figli, dove entrambi i componenti della coppia lavorano • i percorsi di carriera che vedono le donne con carichi familiari in posizione svantaggiata rispetto a chi non ne ha Alla richiesta di indicare quali misure possano sostenere maggiormente la conciliazione vita-lavoro, il 44,2% dei rispondenti ha indicato un orario maggiormente flessibile. Questo sembra essere il mezzo migliore per risolvere i problemi legati alla conciliazione per entrambi i sessi: l’hanno infatti indicato al primo posto il 56,3% degli uomini e il 40,4% delle donne. E’ interessante notare come il part-time di tipo orizzontale sia stato scelto per il 95,8% da donne e, di fatto, dai dati emerge come il part-time sia ancora una scelta prevalentemente femminile. Sono, infatti, le donne ad utilizzarlo 14 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino e a desiderarlo maggiormente perché permette loro di conciliare la vita lavorativa con la cura dei figli, l’organizzazione della casa oltre ed il tempo libero. Gli uomini che hanno risposto positivamente all’ipotesi di un part-time (14%) motivano la riduzione dell’orario di lavoro con la possibilità di avere più tempo libero da dedicare a se stessi e per occuparsi di altre attività: studio, altro lavoro, la libera professione. La rete familiare (genitori e nonni) rappresenta ancora la soluzione più adottata per far fronte ai bisogni di cura e assistenza dei figli. L’asilo nido, nel caso della prima infanzia, è utilizzato dal 31, 2% dei rispondenti, mentre sembrano essere poco utilizzati i servizi per i bambini in età scolare. Incrociando la variabile genere e la variabile a chi affida i figli in età scolare emerge che il 65,7% uomini contro solo il 34,3 delle donne affida al coniuge/partner l’incarico di badare ai figli. Nella maggior parte dei casi si tendono ad adottare soluzioni di affidamento dei figli che vedono coinvolte più persone. E’ importante notare che ciò che accomuna tutte le risposte date è che il lavoro di cura dei figli resta una responsabilità prevalentemente femminile. Dalla domanda: “Di che cosa vorrebbe si occupasse il CPO nel prossimo futuro?” sono emerse le seguenti indicazioni: 1° formulare proposte sull’organizzazione del tempo lavoro, congedi parentali e orari di lavoro 2° informare i dipendenti sulle leggi e opportunità in materia di P.O. 3° informare i dipendenti sui servizi assistenziali integrativi alla famiglia 4° promuovere indagini e ricerche conoscitive 5° sensibilizzare su mobbing, molestie sessuali e burn out 6° altro (sviluppare servizi interni all’azienda e maggiore informazione riguardo al Cpo e alle attività che esso svolge) Il C.P.O. ha deciso di individuare una serie di proposte su cui basare le sue attività future suddivise in quattro aree: RIORGANIZZAZIONE DEL TEMPO LAVORO Individuare e proporre sperimentazioni all’interno dell’azienda di: • ricerca di buone prassi in campo sanitario • ricerca sul benessere organizzativo • studio di modelli sperimentali di organizzazione del lavoro • studio per la gestione e la programmazione degli orari/turni di lavoro e la conciliazione con la vita familiare SERVIZI DI CURA E ASSISTENZA Realizzare una mappatura dei servizi per: • fotografare l’offerta territoriale dei servizi per bambini, anziani e disabili, evidenziando eventuali carenze e proporre nuovi modelli di servizio capaci di rispondere alle esigenze della popolazione • attivare un’attività di informazione (opuscolo) e consulenza ( sportello di ascolto informatizzato) sull’utilizzo dei servizi assistenziali INFORMAZIONE Sarebbe utile prevedere un’azione informativa in merito a: • i risultati della ricerca • la normativa in materia di P.O. • i servizi assistenziali presenti sul territorio di riferimento RETE P.O. Creare e mantenere una rete: • con altre Asl • con gli enti locali e associazioni del territorio interessati 15 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Dati relativi alla situazione lavorativa dell’ASL 4 di Torino Presentati il 21 giugno 2007 nell’ambito del convegno “Pari o impari opportunità: è cambiato il ruolo della donna in sanità?”. I dati relativi all’occupazione di donne e uomini nell’ASL 4 (dati del 2007) rivelano una composizione, su 1.582 occupati, di 1.109 donne e 473 uomini. Le donne sono decisamente più presenti nel comparto infermieri (donne 456 – uomini 79), mentre gli uomini superano la presenza femminile del comparto medici (donne 145 – uomini 186). Solo l’1,6% delle donne ha raggiunto un livello dirigenziale contro il 7,8% degli uomini. Nell’ASL 4 il part-time è donna: nel 2006 hanno usufruito della formula di part-time al 70% 88 donne contro 6 uomini, mentre per quella al 50% 24 donne contro 5 uomini. La fascia d’età in cui le donne usufruiscono maggiormente del part-time è tra i 36 e i 44 anni. Quali i progetti sono ipotizzabili nell’ AS.L 4 per il prossimo triennio? PROGETTO 1 Conciliazione tempi di vita e di lavoro Obiettivi: • Migliorare l’organizzazione dell’orario di lavoro al fine di ottimizzare le prestazioni • Facilitare l’accesso ai servizi PROGETTO 2 Comunicazione Obiettivi: • Facilitare e assicurare la circolarità delle informazioni ai dipendenti PROGETTO 3 Organizzazione e clima lavorativo Obiettivi: • Individuazione degli organi preposti alla gestione in caso di lunghe assenze • Individuazione di procedure formali e informali per le possibili soluzioni PROGETTO 4 Ruolo del CPO Obiettivi: • Inserire l’ottica di genere nella gestione del personale 16 PARTE SECONDA Mano nella mano verso Caserta “...talvolta mi è insopportabile che la natura abbia spaccato l’essere umano in uomo e donna” Christa Wolf La Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, ha organizzato il Convegno, “Pari Opportunità. Quali Opportunità?” il 12 Maggio scorso, 2007 presso il centro congressi delle Molinette “Torino Incontra”, in occasione dell’Anno Europeo delle Pari Opportunità. E’entrata così a far parte della “Rete di Parità”. Il filo conduttore del convegno è stato la DONNA MEDICO: valore aggiunto come opportunità, valore tolto come difficoltà, prospettive future. Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino ORDINE PROVINCIALE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI DI TORINO COMMISSIONE PARI OPPORTUNITÀ PARI pari c o m m i s s i o n e OMCeO Torino o p p o r t u n i t à OPPORTUNITÀ. QUALI OPPORTUNITÀ? Convegno SABATO 12 MAGGIO 2007 Centro Congressi “Molinette incontra” Aula Magna “A. M. Dogliotti” ASO S. Giovanni Battista di Torino C.so Bramante, 88 - Torino Siti Internet Area Medica [email protected] Tel. 335.662.78.61 - 011.358.00.12 Specialisti in area medica ASSICURAZIONI DAL 1949 Tel. 011.88.41.70 - [email protected] Programma ore 8.45 - 09.00 Registrazione dei partecipanti ore 9.00 - 10.00 Presentazione del convegno e saluto delle autorità I SESSIONE ore 10.30 - 10.30 Donne di scienza,donne medico: un caso di impari opportunità. ore 10.30 - 10.50 Storia ed evoluzione degli studi di genere, intreccio interdisciplinare che li caratterizza, sviluppi recenti della ricerca. ore 10.50 - 11.10 Violenza contro le donne: quale ruolo per una donna medico? ore 11.10 - 11.30 Pausa caffè II SESSIONE ore 11.30 - 11.50 Diagnosi di mobbing. Il centro di ascolto, strumento e valore aggiunto. ore 11.50 - 12.10 Il Soffitto di Cristallo: essere donna chirurgo. Quali qualità e quali difficoltà di lavoro. ore 12.10 - 12.30 Differenze di genere in medicina. Approccio terapeutico “maschile” e “femminile” alle pazienti affette da tumore mammario. ore 12.30 - 13.30 Tavola rotonda e dibattito. • Quale formazione nel futuro dei medici italiani? • Quali strumenti normativi e formativi sono ipotizzabili per infrangere il soffitto di cristallo? ore 13.45 - 15.00 Pranzo di fine lavori Il convegno è stato il primo evento di PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: Sig.ra Mara Ducco - Segreteria Ordine Provinciale dei Medici di Torino rilievo pubblico proposto dall’Ordine Tel. 011.5815103 - 011.5815104 Fax 011.505323 - E-mail: [email protected] dei Medici di Torino sulle tematiche di Pari Opportunità, un’occasione di interesse trasversale, che ha preso spunto da problematiche sociali, politiche e culturali, con l’intento di avviare una rete di riflessioni, di rapporti e di proposte che coinvolga in un proficuo dialogo l’Ordine stesso, gli Enti Istituzionali del territorio e gli Enti preposti alla Formazione. La dr.ssa Patrizia Biancucci, Coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Medici di Torino, ha ricordato l’importanza di questa giornata, vista la concomitanza con analoghe iniziative promosse in altre regioni italiane, nell’ambito di un progetto pilota su scala nazionale, che si concluderà il 29 Settembre 2007 con il Convegno Nazionale di Caserta, dal titolo “Medicina e Sanità declinata al femminile”, organizzato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. L’obiettivo del convegno è quello di discutere di quali valori aggiunti possano essere portatrici le donne medico, e quali siano invece le maggiori difficoltà che, proprio in quanto donne, devono affrontare nell’ambito della formazione professionale e della carriera. L’augurio è che, come per effetto magico, il “soffitto di cristallo” possa dissolversi in un alone di calore e solidarietà, presagito dalle parole di Jole Baldaro Verde: “Il tavolo della trattativa con gli uomini va certamente fatto; ma altrettanto importante è che le donne, specialmente quelle delle ultime due generazioni, si diano la mano e camminino insieme”. Con il patrocinio di Ordine dei Medici della Provincia di Torino 17 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino I Comitati Pari Opportunità: chi sono e quali attività svolgono Commissione Pari Opportunità Ordine dei Medici e Odontoiatri della Provincia di Torino Il comitato Pari Opportunità è stato costituito il 5 luglio 2006. Presidente: Dott.ssa Patrizia Biancucci Composizione: 15 di cui 1 coordinatore e 14 componenti La commissione pari opportunità sta attuando una disamina dello Statuto dell’ordine dei medici per consentire, promuovere e incrementare la partecipazione delle donne nel Consiglio dell’Ordine, fino al raggiungimento di ruoli apicali, tra i quali la Segreteria, la Tesoreria e la Presidenza. ATTIVITÀ RIGUARDANTI LA PROMOZIONE DEI P.A.P. 12 maggio 2007 Convegno “Pari Opportunità: Quali Opportunità?” Obiettivi raggiunti: il messaggio proposto “DONNA MEDICO: valore aggiunto come opportunità, valore tolto come difficoltà, prospettive future” è stato divulgato con successo in modo capillare e mirato attraverso 200 presenze al convegno, 2.000 e-mail, 25.000 depliants, 240 locandine, comunicato stampa a giornali, riviste e televisioni, annunci su vari siti, filmati e interviste su Torinomedica.com, portale dell’OMCeO di Torino, link su vari portali. ALTRI PROGETTI DI PROMOZIONE DELLE PARI OPPORTUNITÀ Ottobre 2007 Melting Box Partecipazione alla “Fiera dei Diritti e delle Pari Opportunità” in occasione delle celebrazioni del 2007, Anno Europeo delle Pari Opportunità 18 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Azienda Sanitaria Locale 2 di Torino Il comitato Pari Opportunità è stato costituito nel 2006. Presidente: Dott.ssa Carola MEDA Composizione: 25 di cui 1 Presidente, 1 Vicepresidente, 11 componenti di nomina aziendale, 12 componeni di nomina sindacale Nelle Aziende Sanitarie è prevista la costituzione di due distinti Comitati (Pari Opportunità e Antimobbing), integrati funzionalmente attraverso la nomina di un componente del Cpo come rappresentante nel “ Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing”, con lo scopo di garantire il raccordo necessario tra le attività dei due organismi. Il Cpo ha designato il componente di raccordo tra il Comitato Pari Opportunità e il Comitato Antimobbing in qualità di rappresentante nel “ Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing”, con lo scopo di garantire il raccordo necessario tra le attività dei due organismi. Il Comitato Antimobbing è in fase di costituzione. Al momento è in fase di elaborazione un piano per le attività relative alla predisposizione del Piano triennale di Azioni positive PROGETTI IN CORSO: Indagine conoscitiva interna per orientare le azioni da intraprendere in base agli effettivi bisogni, mediante 1. l’utilizzo di un questionario conoscitivo con cui acquisire le informazioni relative alle reali esigenze di conciliazione del personale dipendente. Incontro con i dipendenti per la promozione e diffusione delle attività del Cpo, previsto per la fine 2. dell’anno 2007 Attivazione di un gruppo di lavoro per rilevare i bisogni dell’utenza femminile nei servizi erogati dall’Azienda, 3. in modo particolare in quelli non orientati già al femminile (raccolta dati e materiale), finalizzata all’introduzione di una prospettiva di genere anche nell’assistenza alla donna ricoverata. 19 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Azienda Sanitaria Locale 3 di Torino Il comitato Pari Opportunità è stato costituito nel 2001. Presidente: Dott.ssa Mariasusetta Grosso nominata nel 2007. Succede la Dott.ssa Annapia Barocelli (da ottobre 2003 ad aprile 2007) Composizione: 37 - di cui 21 titolari e 15 supplenti - appartenenti sia dell’area dirigenziale sia a quella del comparto. I componenti sono stati individuati sia in rappresentanza delle diverse sigle sindacali sia delle qualifiche professionali presenti in questa azienda Codice di comportamento: deliberato a luglio 2003. E’ stato pubblicato e distribuito a tutti i dipendenti. Nel novembre dello stesso anno è stato nominato il consigliere di fiducia: dal 2003 al novembre 2005 rappresentato dal dott. Mario Garavelli e attualmente dalla dott.sa Grazia Calcago. Allo stato attuale non esiste un comitato antimobbing seppur già formalizzato nel 2001. Nel 2002 è stato realizzato un progetto formativo per diffondere le conoscenze sulla tematica per i membri del Comitato e un convegno per sensibilizzare i colleghi aperto a tutti i dipendenti dell’Azienda. PROGETTI 2001 - 2002 “Ricerca conoscitiva e analisi della popolazione maschile/femminile dell’ASL e delle eventuali disomogeneità” 2002 “Il mobbing: sensibilizzazione, orientamento alla prevenzione” Creazione di un gruppo di lavoro e organizzazione di due incontri con la partecipazione di esperti del settore che hanno analizzato gli aspetti del problema: psichiatrico, medico-legale, passando poi alla contestualizzazione e agli aspetti legati all’organizzazione del lavoro. 2003 - 2004 “La valorizzazione delle competenze femminili” Progetto volto a valorizzare le competenze femminili al fine di apportare dei cambiamenti in ottica di equilibrio e parità, con una conseguente ricaduta sul miglioramento dei comportamenti organizzativi e sull’accesso delle donne a posizioni di responsabilità nell’Asl 3 di Torino; Dal progetto la valorizzazione delle competenze femminili sono stati realizzati i seguenti progetti: • Giornalino del CPO “Pari e Dispari” dal 2004 • Corsi di formazione periodici 2004 “L’ascolto organizzativo” (2 edizioni) –- Rivolto a dirigenti per facilitare la comunicazione sia orizzontale che verticale 2005 e 2006 “Empowerment al femminile” (3 edizioni) - Con il percorso formativo proposto si intende contribuire all’aumento di consapevolezza di ognuna delle partecipanti relativamente alle proprie risorse, alle proprie qualità, ai propri talenti, ma anche alle proprie visioni, agli ostacoli creati dai sistemi rappresentazionali e dai lati “ombra” non ancora elaborati per poterli gestire e trasformare. 2006 - 2007 Facilitazione dei flussi di lavoro all’interno delle équipe del poliambulatorio del distretto nato dall’esigenza di migliorare le procedure e l’organizzazione del lavoro creando una maggiore collaborazione tra l’area sanitaria e quella amministrativa. 20 Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino PARTE SECONDA Azienda Sanitaria Locale 5 di Collegno Il comitato Pari Opportunità è stato costituito nel novembre 2005 Presidente: Dr. ssa Daniela Bertinazzi. Composizione: dipendenti di nomina aziendale (4 titolari e 4 supplenti) e dipendenti di nomina sindacale (5 titolari e 5 supplenti). Il codice di condotta è in fase di elaborazione. Il comitato antimobbing è stato costituito con delibera n. 1027 del 04/08/2005. ATTIVITÀ SVOLTE Adozione del Regolamento per il funzionamento del CPO (dicembre 2005); organizzazione del Corso di formazione specialistico per componenti CPO e CPFM; Sportello aziendale di ascolto; Progetto pagine intranet per diffondere informazioni utili per il personale (marzo 2006) e casella mail (giugno 2006); questionario dipendenti e stesura report. PROGETTI PER LA PROMOZIONE DEI P.A.P. E DELLE PARI OPPORTUNITÀ “L’indagine conoscitiva sul tema delle pari opportunità tra il personale Settembre 2005 - maggio 2006 dipendente dell’ASL 5” volto a individuare le problematiche manifestate dal personale e i temi su cui lavorare; InformaPariOpportunità Giugno 2006 Pubblicazione quadrimestrale del CPO dell’ASL 5, diffuso sia su supporto cartaceo sia attraverso il sito intranet, mediante il quale si informano i dipendenti delle principali attività svolte dal Comitato; Studio di fattibilità sull’attivazione di un Internet Point finalizzato a rendere accessibili le Aprile 2006 informazioni reperibili in internet, a tutto il personale dipendente, anche a chi non dispone di un p.c; Assemblea di presentazione del CPO a tutto il personale Ottobre 2006 Le assemblee si sono regolarmente svolte in cinque sedi aziendali, per agevolare la partecipazione di tutti i dipendenti interessati. Le osservazioni raccolte hanno contribuito a individuare gli interventi utili, in alcuni casi sono state accolte come, ad es., la modifica del regolamento sul part- time; Progetto di formazione comune per il CPO e il CPFM Ottobre - dicembre 2006 Miglioramento delle competenze sul tema specifico delle Pari Opportunità e acquisizione di una maggior consapevolezza del proprio ruolo. Individuazione di punti di lavoro comuni tra i due Comitati; Nidi aziendali Febbraio 2006 - febbraio 2007 Bozza di studio di fattibilità da sottoporre all’ attenzione della Direzione Aziendale; Febbraio 2007 Codice Etico In fase di redazione, in collaborazione con i Componenti del CPFM; Modulo di segnalazione delle discriminazioni Marzo 2007 Il modulo, di semplice compilazione, è stato messo a disposizione sul sito intranet aziendale, con la finalità di agevolare il dipendente nell’esposizione del proprio caso; Condivisione dello Sportello di Ascolto Gennaio 2007 In collaborazione con il Comitato antimobbing si è potuto fornire al personale un ulteriore punto di riferimento; Campagna di informazione sui congedi parentali per neo mamme e neo papà Ottobre 2006 Adesione alla campagna promossa dalla Consigliera di Parità della Provincia di Torino, con l’obiettivo di favorire una maggiore conciliazione dei tempi lavorativi e di assistenza del bambino, con una migliore qualità di vita per i neo genitori dei bambini che nasceranno nell’ASL. 21 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Azienda Sanitaria Locale 7 di Chivasso Il Comitato Pari Opportunità è stato costituito nel 2003 Presidente: Dr. ssa Nadia Marello Composizione: dipendenti di nomina aziendale (3 titolari e 3 supplenti) e dipendenti di nomina sindacale (3 titolari e 3 supplenti). Il codice di condotta è stato adottato nel luglio 2007. E’ in via di definizione la figura del Consigliere di fiducia. Non ancora costituito il comitato antimobbing. ATTIVITÀ RIGUARDANTI LA PROMOZIONE DEI P.A.P. 2004 Questionario sulla conciliazione. All’interno dell’annuale indagine effettuata dall’URP sul grado di soddisfazione dei dipendenti, nel 2004, il CPO ha inserito un questionario indirizzato alle lavoratrici madri sulla conciliazione famiglia-lavoro che intende riproporre prossimamente con eventuali modifiche. Dal suddetto questionario è emersa la difficoltà della donna lavoratrice di conciliare i due ruoli in particolare nell’ambito sanitario e da parte del personale che lavora su due e tre turni. ALTRI PROGETTI DI PROMOZIONE DELLE PARI OPPORTUNITÀ Luglio 2007 Legge di iniziativa popolare Nel mese di luglio il CPO ha raccolto le firme per una legge di iniziativa popolare regionale sull’istituzione di case segrete per le vittime di violenze in famiglia, all’interno dell’ASL 7, ottenendo un buon risultato. 22 Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino PARTE SECONDA Azienda Sanitaria Locale10 di Pinerolo Il comitato Pari Opportunità è stato costituito nel 2004. Il primo incontro del Comitato Pari Opportunità neo costituito si è tenuto il 26 marzo 2004. All’ordine del giorno la presentazione e il confronto di opinioni tra i partecipanti, la raccolta di proposte e di ipotesi di progetti futuri. Presidente: Dr. ssa Alda Cosola PROGETTI PER LA PROMOZIONE DEI P.A.P. E DELLE PARI OPPORTUNITÀ è stato elaborato il Regolamento di funzionamento del Comitato Aziendale per le Aprile - giugno 2004 Pari opportunità, è stato attivato l’indirizzo e-mail CPO, sono stati nominati il Vicepresidente e membri supplenti. Sono stati inoltre attivati due gruppi di lavoro per sviluppo di progetti futuri: - Gruppo Questionario. Il gruppo si è proposto di progettare un’indagine sui dipendenti dell’azienda per analizzare i loro bisogni e raccogliere elementi relativi alla conciliazione vita-lavoro. Lo strumento che si intende utilizzare è il questionario. - Gruppo Informazione. Il gruppo si è proposto di divulgare, in modo capillare e continuo a tutti i dipendenti dell’Asl10, l’informazione della nascita del C.P.O. aziendale, gli obiettivi, le attività che esso persegue e le informazioni circa la normativa prevista a garanzia della Pari Opportunità e Azioni Positive. sono stati presentati i progetti elaborati dai gruppi di lavoro e il progetto “Informare per Settembre 2004 formare. Un progetto per diffondere la cultura di parità e promuovere la ricerca” è stato presentato alla Direzione Generale. sono stati stampati e distribuiti dei questionari sulla condizione lavorativa e sulle pari Ottobre 2004 opportunità. La lettura dei dati (dicembre 2004/Gennaio 2005) ha prodotto nel febbraio 2005 l’ipotesi di sviluppo del progetto per la realizzazione di un opuscolo informativo sui servizi socioassistenziali e di uno sportello di ascolto informatizzato, nonché alla costituzione gruppo di lavoro Analisi dati per la sintesi dei risultati del questionario. Novembre 2004 Affissione manifesti C.P.O. e pubblicazione articolo nascita C.P.O. in intranet Preparazione del progetto di Azioni Positive “PRO.P.O.S.T.A. - Progetto per le Pari Opportunità e la Salute del territorio dell’ASL10” per la richiesta di finanziamento a rimborso ai sensi dell’art. 2, legge 10 Aprile 91, n. 125. Il progetto sviluppato vedeva coinvolti soggetti diversi (Asl 10, istituzioni locali, gruppi di pari e imprese del territorio) nel tentativo di creare una rete locale per promuovere nel territorio dell’Asl 10 la diffusione della cultura di parità, di sensibilizzazione alle problematiche di genere oltre che di sostenere la prevenzione e la promozione del benessere della donna anche attraverso la corretta informazione. Il progetto prevedeva inoltre all’introduzione di strumenti (nido-aziendale; job-sharing…) per una maggiore flessibilità dell’organizzazione aziendale al fine di favorire la conciliazione vita/ lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti. Incontri CPO Marzo - giugno 2005 - riflessioni e confronto sui risultati emersi dall’indagine conoscitiva - progettazione della restituzione a tutti i dipendenti dei risultati - presentazione dell’opuscolo di sintesi – report dell’indagine conoscitiva - programmazione attività future luglio 2005 distribuzione opuscolo a tutti i dipendenti Seminario sulle Pari Opportunità “I linguaggi e le parole delle Pari Opportunità” 26 gennaio 2006 Il seminario si prefiggeva di : - far acquisire conoscenze relative alle tematiche inerenti le pari opportunità, la loro storia e gli sviluppi attuali 23 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino - acquisire terminologie condivise che appartengono ai linguaggi della parità - creare uno spazio di incontro e confronto tra i/le partecipanti Il seminario era rivolto a tutti i membri, effettivi e supplenti, del CPO aziendale Marzo 2007 XI incontro CPO Analisi delle attività svolte e programmazione di attività per il 2007. Adesione all’incontro su “Umanizzazione della sanità” presentato dalla Commissione Regionale Pari Opportunità e alla rete dei Comitati Pari Opportunità di ASL e ASO della Provincia di Torino promossa dall’Ufficio del Consigliere di Parità della Provincia di Torino. Inoltre il CPO ha attivato contatti con le istituzioni territoriali e della Regione Piemonte, partecipando anche a iniziative, convegni, seminari di interesse specifico in particolare proposti dal comune di Pinerolo. In particolare contatti con la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Pinerolo hanno permesso di valutare l’ipotesi di collaborazioni e per la presentazione del progetto di Azioni Positive “PRO.P.O.S.T.A. Progetto per le Pari Opportunità e la Salute del territorio dell’Asl10” per la richiesta di finanziamento a rimborso ai sensi dell’art. 2, legge 10 Aprile 91, n. 125. Inoltre da segnalare la diffusione della locandina riguardante le Estate Ragazzi presenti sul territorio dell’ASL 10 (2005-2006) e l’organizzazione del corso di TAI CHI che si tiene settimanalmente nei locali dell’ASL 10. Gli incontri sono aperti a tutti gli operatori dell’Azienda per contribuire al benessere psico-fisico della persona. 24 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino A.S.O. Ordine Mauriziano di Torino Il comitato Pari Opportunità è stato costituito nel 2004 Presidente: Dr. ssa Emma Nicolosi Composizione: 13 componenti di cui: 3 rappresentanti l’Amministrazione titolari, 3 rappresentanti l’Amministrazione supplenti, 3 rappresentanti delle OOSS titolari, 3 rappresentanti delle OOSS supplenti, 1 presidente nominato dal rappresentante legale dell’Ente. Il Codice di condotta è stato adottato con regolamento Delibera N.267 del 13/06/2005. Il Comitato antimobbing si è costituito nel 2004 con Deliberazione n. 547. Ha predisposto un proprio Regolamento interno nel 2004 e una bozza di codice etico nel 2005, tuttora in attesa di adozione da parte dell’amministrazione. Le attività possono essere distinte per area tematica e finalità: COMUNICAZIONE ( triennio 2007-2009) Obiettivo: diffondere e migliorare la conoscenza della funzione, delle attività svolte e dei principi che stanno alla base dell’operato del CPO FORMAZIONE ( 2007) Obiettivo: Inserire l’ottica di genere nelle politiche formative dell’Ente Nel 2008-2009 l’obiettivo previsto è quello di aggiornare e rimotivare il personale CONCILIAZIONE TEMPI LAVORO-FAMIGLIA Obiettivi: Informare il dipendente sugli orari degli uffici pubblici, banche, poste, anagrafe, scuole ecc (2007) Per il 2008 l’obiettivo sarà quello di informare il dipendente sulle disponibilità esistenti all’interno dell’Ospedale per espletare pratiche sanitarie; nel bienno 2008-2009 di informare il dipendente sulle opportunità esistenti, con convenzione, per la cura/custodia dei figli e/o familiari non autosufficienti PROGETTI TELEMACO (TEmpi del Lavoro nEl Mauriziano e della fAmiglia da COnciliare) Presentato al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Novembre 2005 In attesa di risposta di finanziamento 25 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino A.S.O. San Giovanni Battista di Torino - Molinette Il comitato Pari Opportunità è stato costituito nel 2002 Presidente: Prof.ssa Giovanna Marchiaro Composizione: Comitato paritetico composto da 15 rappresentanti aziendali, 15 rappresentanti sindacali appartenenti a tutte le categorie professionali presenti in Azienda, inclusa una rappresentanza universitaria. Il Regolamento del CPO è stato definito e approvato durante le prime riunioni. Il Comitato si è articolato fin dall’inizio in gruppi di lavoro la cui attività è rivolta all’utenza interna ed esterna. Le riunioni plenarie hanno cadenza mensile. Essendo in scadenza, a termine di regolamento, il primo mandato, il Comitato è attualmente in avanzata fase di rinnovo. Nel gennaio 2003 è stato definito e approvato il Codice Etico, distribuito a tutti i dipendenti dell’Azienda con la busta-paga. Nomina del Consigliere di Fiducia. PROGETTI RELATIVI ALLA PROMOZIONE DEI PAP Giugno 2005 “Parità uomo-donna nel lavoro”. Studio della distribuzione per genere degli occupati all’interno dell’A.S.O. S. Giovanni Battista di Torino Marzo 2005 “Progetto ELISA per la promozione del ruolo professionale femminile dell’ASO S. Giovanni Battista di Torino” finanziato dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 2006-2007 servizio. Progetto di rimotivazione dei/delle dipendenti dell’Azienda con più di 20 anni di anzianità di 2003 Inizio progetto per la strutturazione di un micronido aziendale 2006 Accordo formale per ottenere nell’ASO S.Giovanni Battista l’applicazione del D. Lgs. 30-3-2001 n. 165. Obiettivo non ancora raggiunto 2006-2007 Progetto “E’ tempo di fiabe”. Tuttora in fase di realizzazione Dal 2002 Potenziamento dello Sportello di Ascolto per le donne vittime di violenza domestica (operante presso il Pronto Soccorso aziendale). Altri progetti relativi alla promozione delle Pari Opportunità e a favore delle donne, includendo sia attività rivolte a personale interno all’A.S.O., che a chi usufruisce del servizio. Estati 2004 - 2005 Estate Ragazzi Sono state promosse attività ludico-sportive durante il periodo estivo per i figli dei dipendenti dell’ ASO San Giovanni Battista di Torino presso varie strutture cittadine, tra le quali Polismile, Salgari Campus, Sisport. Inizio 2004 Comitato Etica e Cura Nato da alcune esigenze espresse nell’ambito del CPO, sostenuto da alcune partecipanti del CPO come membri del Comitato medesimo e avendo come obiettivo la realizzazione di momenti di formazione sui temi dell’etica sanitaria, rappresenta l’espressione della partecipazione attiva del CPO alla vita dell’Ospedale con istanze volte al miglioramento dei comportamenti e al rispetto della dignità della persona umana. Obiettivo raggiunto: Realizzazione di numerosi Convegni e seminari Marzo-giugno 2004 Corso sui diritti delle lavoratrici in gravidanza Progetto formativo rivolto a tutto il personale femminile aziendale ed universitario per l’aggiornamento sulla normativa vigente in materia di gravidanza, e per sensibilizzare il personale femminile esposto a rischi professionali nel periodo della gestazione; il corso è stato organizzato in una prima fase con una parte di lezioni frontali ed interattive ed in una seconda fase, non ancora realizzata operativamente, con corsi che verranno erogati on-line. 26 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Febbraio 2002 Collaborazione con il CPO universitario L’Azienda Sanitaria Ospedaliera S.Giovanni Battista di Torino ha una componente mista ospedaliera – universitaria, che annovera tra i dipendenti anche personale universitario convenzionato. Il Comitato Pari Opportunità ha avviato quindi un contatto stabile con il Comitato Pari Opportunità Universitario, tramite sia una rappresentante del personale universitario presso il comitato ospedaliero. Sono state attivate le seguenti collaborazioni e raggiunti i seguenti obiettivi: - un progetto formativo rivolto a tutto il personale femminile aziendale ospedaliero ed universitario convenzionato per l’aggiornamento sulla normativa vigente in materia di maternità e sulla sensibilizzazione del personale femminile esposto a rischi professionali nel periodo della gestazione (ved. il progetto formativo succitato); - l’autorizzazione da parte del Rettore ad attingere ai data base universitari per completare, con le informazioni relative alla distribuzione del personale universitario convenzionato, lo studio condotto sulla distribuzione di genere all’interno dell’Azienda Sanitaria dal punto di vista della progressione di carriera e del trattamento economico, studio che ha stimolato la successiva formulazione del progetto ELISA. 27 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino A.S.O. O.I.R.M. – S. ANNA di Torino Il comitato Pari Opportunità è stato costituito nel 2001 Presidente: Dott.ssa Clementina Peris Il Codice Etico è stato adottato. Esiste il comitato antimobbing costituito con Delibera n. 178 del 28/03/2007 ATTIVITÀ RIGUARDANTI LA PROMOZIONE DEI P.A.P. “Donne in Ospedale: S. Anna - focus sulle pari opportunità attraverso la sensibilizzazione” Progetto finalizzato ad analizzare la situazione lavorativa delle figure professionali femminili in contesti critici, per garantirne l’accesso ai compiti e ai ruoli identificati come quasi di pertinenza maschile, soprattutto ai livelli più alti delle posizioni gerarchiche. Sono coinvolte tutte le figure professionali in momenti di formazione, addestramento, tutoraggio ed aggiornamento al fine di promuovere la crescita professionale, le abilità tecniche, l’acquisizione di competenze delle fasce più deboli, accreditare l’accesso ai livelli manageriali, favorire la responsabilizzazione, la soddisfazione e la gratificazione professionale. INIZIATIVE SVOLTE CON LA RETE “Centro Soccorso Violenza Sessuale” Si tratta del progetto realizzato nel 2003 all’interno dell’A.S.O. OIRM-S.Anna, nato dall’esigenza di dare una risposta al problema della violenza sulle donne, sia sessuale che in ambito domestico, in preoccupante aumento. Per fronteggiare il problema in modo adeguato è nato un Servizio dedicato alle donne vittime di violenza sessuale, che abbiano compito 14 anni di età. Il Centro di accoglienza si avvale di figure mediche e professionali diverse. L’A.S.O ha organizzato un corso di formazione per gli operatori addetti all’assistenza, con lo scopo di fornire strumenti teorico-pratici per conformare la risposta operativa ai problemi legati alla violenza. Sono stati così approfonditi gli aspetti medico-legali, giuridici e le strategie di accoglienza. L’Ambulatorio segue un protocollo prestabilito di follow-up medico, psico-sociale, legale e di raccolta dati, in stretta connessione con il territorio e con il volontariato sociale. Esso fornisce interventi sia di emergenza che a medio-lungo termine. ALTRE INIZIATIVE SVOLTE A FAVORE DELLE PARI OPPORTUNITÀ “Progetto Codice Etico” Nell’ambito delle linee guida presentate dalla Commissione Europea a cui gli Stati membri dovranno attenersi, contro la violenza e le molestie nei luoghi di lavoro, l’Azienda ha recepito l’invito ed ha elaborato una “definizione di principio” che circoscrive l’ambito della molestia, stabilendo delle procedure nel caso in cui questa si verifichi. Pertanto, il Gruppo di lavoro costituito a seguito dell’azione positiva “Mobbing e lavoro femminile in un’Azienda Ospedaliera” ha prodotto e consegnato a tutte le lavoratrici/lavoratori un - Codice Etico - quale strumento esplicativo utile alla tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori dell’A.S.O. OIRM – S. Anna. Progetto Athena Il progetto “la formazione e l’empowerment finalizzati alle cure in ambito sanitario” si propone di individuare, tra il personale medico-ostetrico ed infermieristico dedicato alla cura ed assistenza delle donne in fasi diverse della vita, all’interno delle tre divisioni ospedaliere e della sala parto dell’Azienda Sanitaria Ospedaliera O.I.R.M – S. Anna, i potenziali beneficiari di un percorso di formazione permanente della durata di un anno. Per individuare i soggetti interessati, nella prima fase del progetto verrà distribuito a tutto il personale un questionario elaborato da esperti del settore. Una seconda fase si avvarrà di esperti di counselling al fine di identificare le problematiche di comunicazione in ambito lavorativo, favorire la diffusione della cultura delle pari opportunità, individuare la gerarchia dei bisogni per sostenere una crescita professionale, di carriera. La terza fase sarà di empowement sul campo, mediante attuazione di percorsi di formazione teorico-pratica personalizzati. La stima di gradimento prevista è di 40 utenti di cui 2 amministrativi, 8 medici, 8 ostetriche, 1 assistente sociale, 1 psicologa. Il progetto, presentato nel novembre 2005, è ancora in fase di approvazione presso il Ministero del Lavoro. 28 Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino PARTE SECONDA Indirizzi CPO di ASL e ASO della Provincia di Torino ASL 2 Torino Via Tofane, 71 - 10141 Torino Centralino: 011.70.951 [email protected] Comitato Pari Opportunità Presidente Dr.ssa Carola Meda Ufficio di staff pianificazione e controllo strategico Asl 2 Tel. 011.709.52.721 e-mail: [email protected] ASL 3 Torino Corso Svizzera, 164 10149 Torino Centralino: 011.439.31.11 - fax 011.439.37.85 [email protected] Comitato Pari Opportunità Presidente Dott.ssa Mariasusetta Grosso Segreteria: sig.ra Cristina Sacheri Tel. 011.439.35.28 - Fax 011.439.33.35 E-mail: [email protected] [email protected] Consigliere di fiducia Dr.ssa Calcagno Graziana Ospedale Maria Vittoria, Palazzina C, 2° piano via Cibrario, 72 – 10144 Torino Segreteria: dott.ssa Antonella Raccuia Tel. 011.439.50.10 ASL 4 Torino Strada dell’Arrivore 25/a - 10154 Torino Centralino: 011.240.11.11 [email protected] Comitato Pari Opportunita’ Presidente del CPO Daniela Fiorina Ufficio Qualità Ospedale San G. Bosco 1° p. Piazza Donatore di Sangue 3 -10154 Torino Tel. 011.240.23.29 e-mail: [email protected] ASL 5 Torino Via Martiri XXX Aprile n.30 10093 Collegno (TO) Centralino: 011.40.171 [email protected] Comitato Pari Opportunità Presidente Dr.ssa Bertinazzi Tel. 011.401.70.54 e-mail: cirie.medlegale @asl6.piemonte.it ASL 6 Torino Via Battitore 7/9 - 10073 Cirié Centralino: 011.92.171 [email protected] Comitato Pari Opportunità Presidente Dr.ssa Angela Marzullo Tel. 011.92.17.553 - 550 - 554 e-mail: cirie.medlegale @asl6.piemonte.it ASL 7 Torino Via Po 11 - 10034 CHIVASSO (TO) Centralino: 011.917.66.66 - fax 011.917.63.77 [email protected] Comitato Pari Opportunità c/o Ospedale Civico Chivasso Presidente: Dr.ssa Nadia Marello Corso Galileo Ferraris 3 10034 CHIVASSO (TO) Tel. 011.917.66.66 e-mail: [email protected] 29 PARTE SECONDA Percorsi di Pari Opportunità nelle ASL e ASO della Provincia di Torino Indirizzi CPO di ASL e ASO della Provincia di Torino ASL 10 Pinerolo Stradale Fenestrelle 72 - 10064 - Pinerolo Centralino: 0121.23.31 e-mail: [email protected] Comitato Pari Opportunità c/o Ospedale Civile “E. Agnelli” via Brigata Cagliari 39 - 10064 - Pinerolo Presidente dr.ssa Alda Cosola Tel. 0121.23.51.99 e-mail: [email protected] Azienda Sanitaria Ospedaliera O.I.R.M.- S.ANNA C.so Spezia 60 - 10126 Torino Centralino: e-mail: [email protected] Comitato Pari Opportunità Presidente Dr.ssa Clementina Peris Tel. 011.313.43.55 e-mail: [email protected] Azienda Sanitaria Ospedaliera S.Luigi Gonzaga Regione Gonzole, 10 - 10043 - Orbassano (To) Centralino: 011.902.62.00 - 011.902.62.10 Fax 011.902.66.02 e-mail: [email protected] Comitato Pari Opportunità Comparto Medici Dr.ssa Ines Destefano S.C. Chirurgia Generale Tel. 011.90.26.380 - 327 - 367 e-mail: [email protected] Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Largo F.Turati, 62 - 10128 Torino Centralino: 011.508.51.28 - 23.61 - 51.50 e-mail: [email protected] Comitato Pari Opportunità Dott.ssa Emma Nicolosi C/o Servizi Sistemi informativi Via Magellano 10128 – Torino Tel. 011.508.51.28 - 23.61 - 5150 e-mail: [email protected] [email protected] Azienda Sanitaria Ospedaliera S.Giovanni Battista di Torino - Molinette Corso Bramante, 88- 90 - 10126 Torino Direzione generale: 011.633.52.00 - 52 06 - 62.72 Fax 011.633.66.75 e-mail [email protected] Comitato Pari Opportunità Presidente: dr.ssa Giovanna Marchiaro Tel. 011.633.16.33 e-mail: [email protected] Ordine dei Medici della Provincia di Torino Via Caboto 35, 10129 Torino Centralino: 011.581.51.11 - Fax: 011.50.53.23 e-mail: [email protected] Commissione Pari Opportunità Coordinatrice Dr.ssa Patrizia Biancucci Tel.: 011.581.51.11 - Fax: 011.50.53.23 e-mail: omceo.pariopportunita@torinomedica. com 30 APPENDICE DECRETO LEGISLATIVO 11 aprile 2006, n.198 Appendice DECRETO LEGISLATIVO 11 aprile 2006, n.198 Codice delle pari opportunita’ tra uomo e donna, a norma dell’articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246 - estratto Capo IV Promozione delle pari opportunita’ Art. 42. Adozione e finalita’ delle azioni positive (legge 10 aprile 1991, n. 125, articolo 1, commi 1 e 2) 1. Le azioni positive, consistenti in misure volte alla rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunita’, nell’ambito della competenza statale, sono dirette a favorire l’occupazione femminile e realizzate l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro. 2. Le azioni positive di cui al comma 1 hanno in particolare lo scopo di: a) eliminare le disparita’ nella formazione scolastica e professionale, nell’accesso al lavoro, nella progressione di carriera, nella vita lavorativa e nei periodi di mobilita’; b) favorire la diversificazione delle scelte professionali delle donne in particolare attraverso l’orientamento scolastico e professionale e gli strumenti della formazione; c) favorire l’accesso al lavoro autonomo e alla formazione imprenditoriale e la qualificazione professionale delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici; d) superare condizioni, organizzazione e distribuzione del lavoro che provocano effetti diversi, a seconda del sesso, nei confronti dei dipendenti con pregiudizio nella formazione, nell’avanzamento professionale e di carriera ovvero nel trattamento economico e retributivo; e) promuovere l’inserimento delle donne nelle attivita’, nei settori professionali e nei livelli nei quali esse sono sottorappresentate e in particolare nei settori tecnologicamente avanzati ed ai livelli di responsabilita’; f) favorire, anche mediante una diversa organizzazione del lavoro, delle condizioni e del tempo di lavoro, l’equilibrio tra responsabilita’ familiari e professionali e una migliore ripartizione di tali responsabilita’ tra i due sessi. Art. 43. Promozione delle azioni positive (legge 10 aprile 1991, n. 125, articolo 1, comma 3) 1. Le azioni positive di cui all’articolo 42 possono essere promosse dal Comitato di cui all’articolo 8 e dalle consigliere e dai consiglieri di parita’ di cui all’articolo 12, dai centri per la parita’ e le pari opportunita’ a livello nazionale, locale e aziendale, comunque denominati, dai datori di lavoro pubblici e privati, dai centri di formazione professionale, delle organizzazioni sindacali nazionali e territoriali, anche su proposta delle rappresentanze sindacali aziendali o degli organismi rappresentativi del personale di cui all’articolo 42 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Art. 44. Finanziamento (legge 10 aprile 1991, n. 125, articolo 2, commi 1, 2, 4 e 5) 1. A partire dal 1° ottobre ed entro il 30 novembre di ogni anno, i datori di lavoro pubblici e privati, i centri di formazione professionale accreditati, le associazioni, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali possono richiedere al Ministero del lavoro e delle politiche sociali di essere ammessi al rimborso totale o parziale di oneri finanziari connessi all’attuazione di progetti di azioni positive presentati in base al programma-obiettivo di cui all’articolo 10, comma 1, lettera c). 2. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Comitato di cui all’articolo 8, ammette i progetti di azioni positive al beneficio di cui al comma 1 e, con lo stesso provvedimento, autorizza le relative spese. L’attuazione dei progetti di cui al comma 1, deve comunque avere inizio entro due mesi dal rilascio dell’autorizzazione. 3. I progetti di azioni concordate dai datori di lavoro con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale hanno precedenza nell’accesso al beneficio di cui al comma 1. 4. L’accesso ai fondi comunitari destinati alla realizzazione di programmi o progetti di azioni positive, ad eccezione di quelli di cui all’articolo 45, e’ subordinato al parere del Comitato di cui all’articolo 8. Art. 45. Finanziamento delle azioni positive realizzate mediante la formazione professionale (legge 10 aprile 1991, n. 125, articolo 3) 1. Al finanziamento dei progetti di formazione finalizzati al perseguimento dell’obiettivo di cui all’articolo 42, comma 31 APPENDICE DECRETO LEGISLATIVO 11 aprile 2006, n.198 1, autorizzati secondo le procedure previste dagli articoli 25, 26 e 27 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, ed approvati dal Fondo sociale europeo, e’ destinata una quota del Fondo di rotazione istituito dall’articolo 25 della stessa legge, determinata annualmente con deliberazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica. 2. La finalizzazione dei progetti di formazione al perseguimento dell’obiettivo di cui all’articolo 42, comma 1, viene accertata, entro il 31 marzo dell’anno in cui l’iniziativa deve essere attuata, dalla commissione regionale per l’impiego. Scaduto il termine, al predetto accertamento provvede il Comitato di cui all’articolo 8. 3. La quota del Fondo di rotazione di cui al comma 1 e’ ripartita tra le regioni in misura proporzionale all’ammontare dei contributi richiesti per i progetti approvati. Art. 46. Rapporto sulla situazione del personale (legge 10 aprile 1991, n. 125, articolo 9, commi 1, 2, 3 e 4) 1. Le aziende pubbliche e private che occupano oltre cento dipendenti sono tenute a redigere un rapporto almeno ogni due anni sulla situazione del personale maschile e femminile in ognuna delle professioni ed in relazione allo stato di assunzioni, della formazione, della promozione professionale, dei livelli, dei passaggi di categoria o di qualifica, di altri fenomeni di mobilita’, dell’intervento della Cassa integrazione guadagni, dei licenziamenti, dei prepensionamenti e pensionamenti, della retribuzione effettivamente corrisposta. 2. Il rapporto di cui al comma 1 e’ trasmesso alle rappresentanze sindacali aziendali e alla consigliera e al consigliere regionale di parita’. 3. Il rapporto e’ redatto in conformita’ alle indicazioni definite nell’ambito delle specificazioni di cui al comma 1 dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con proprio decreto. 4. Qualora, nei termini prescritti, le aziende di cui al comma 1 non trasmettano il rapporto, la Direzione regionale del lavoro, previa segnalazione dei soggetti di cui al comma 2, invita le aziende stesse a provvedere entro sessanta giorni. In caso di inottemperanza si applicano le sanzioni di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1955, n. 520. Nei casi piu’ gravi puo’ essere disposta la sospensione per un anno dei benefici contributivi eventualmente goduti dall’azienda. Art. 47. Richieste di rimborso degli oneri finanziari connessi all’attuazione di progetti di azioni positive (decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196, articolo 10, comma 1) 1. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e delle pari opportunita’ e su indicazione del Comitato di cui all’articolo 8, determina, con apposito decreto, eventuali modifiche nelle modalita’ di presentazione delle richieste di cui all’articolo 45, comma 1, nelle procedure di valutazione di verifica e di erogazione, nonche’ nei requisiti di onorabilita’ che i soggetti richiedenti devono possedere. 2. La mancata attuazione del progetto comporta la decadenza dal beneficio e la restituzione delle somme eventualmente gia’ riscosse. In caso di attuazione parziale, la decadenza opera limitatamente alla parte non attuata, la cui valutazione e’ effettuata in base ai criteri determinati dal decreto di cui al comma 1. Art. 48. Azioni positive nelle pubbliche amministrazioni (decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196, articolo 7, comma 5) 1. Ai sensi degli articoli 1, comma 1, lettera c), 7, comma 1, e 57, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le province, i comuni e gli altri enti pubblici non economici, sentiti gli organismi di rappresentanza previsti dall’articolo 42 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 ovvero, in mancanza, le organizzazioni rappresentative nell’ambito del comparto e dell’area di interesse, sentito inoltre, in relazione alla sfera operativa della rispettiva attivita’, il Comitato di cui all’articolo 10, e la consigliera o il consigliere nazionale di parita’, ovvero il Comitato per le pari opportunita’ eventualmente previsto dal contratto collettivo e la consigliera o il consigliere di parita’ territorialmente competente, predispongono piani di azioni positive tendenti ad assicurare, nel loro ambito rispettivo, la rimozione degli ostacoli che, di fatto, impediscono la piena realizzazione di pari opportunita’ di lavoro e nel lavoro tra uomini e donne. Detti piani, fra l’altro, al fine di promuovere l’inserimento delle donne nei settori e nei livelli professionali nei quali esse sono sottorappresentate, ai sensi dell’articolo 42, comma 2, lettera d), favoriscono il riequilibrio della presenza femminile nelle attivita’ e nelle posizioni gerarchiche ove sussiste un divario fra generi non inferiore a due terzi. A tale scopo, in occasione tanto di assunzioni quanto di promozioni, a fronte di analoga qualificazione e preparazione professionale tra candidati di sesso diverso, 32 APPENDICE DIRETTIVA PER LA PARITÀ E LE PARI OPPORTUNITÀ l’eventuale scelta del candidato di sesso maschile e’ accompagnata da un’esplicita ed adeguata motivazione. I piani di cui al presente articolo hanno durata triennale. In caso di mancato adempimento si applica l’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 2. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 57, decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Direttiva sulle misure per attuare Parità e Pari Opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche - estratto II. Adozione dei piani triennali di azioni positive Le iniziative generali, da adottare per promuovere le pari opportunità nelle pubbliche amministrazioni, debbono costituire oggetto di pianificazione, la quale rappresenta ormai uno strumento comune per l’azione amministrativa (si coglie l’occasione per richiamare l’attenzione sull’importanza che tale principio riveste anche nella programmazione dei fabbisogni del personale e nella programmazione della formazione). Si rammenta che l’art. 48 del d.lgs. n. 198 del 2006 (“Azioni positive nelle pubbliche amministrazioni”) prevede che le pubbliche amministrazioni predispongano piani triennali di azioni positive tendenti ad assicurare la rimozione degli ostacoli che, di fatto, impediscono la piena realizzazione di pari opportunità di lavoro e nel lavoro. Tra le finalità esplicite che i piani perseguono riveste importanza prioritaria la promozione dell’inserimento delle donne nei settori e nei livelli professionali nei quali esse sono sottorappresentate favorendo il riequilibrio della presenza femminile nelle attività e nelle posizioni gerarchiche ove sussista un divario fra generi non inferiore a due terzi. Si richiamano quindi le amministrazioni a dare attuazione alla previsione normativa sopra indicata, nel rispetto delle forme di partecipazione sindacale e di consultazione previste dalla normativa, ivi compresa la consultazione delle Consigliere di Parità, segnalando che la medesima disposizione introduce quale sanzione per il caso di mancato adempimento il divieto di assumere nuovo personale, compreso quello appartenente alle categorie protette. III. Organizzazione del lavoro E’ necessario che l’organizzazione del lavoro sia progettata e strutturata con modalità che favoriscano, per i lavoratori e per le lavoratrici, la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. Inoltre, è necessario valorizzare le competenze delle lavoratrici che rappresentano la maggioranza del personale delle amministrazioni pubbliche, ma non sono proporzionalmente presenti nelle posizioni di vertice. A questo scopo le amministrazioni pubbliche, in particolare, devono: a) attuare le previsioni normative e contrattuali in materia di lavoro flessibile, attribuendo criteri di priorità - compatibilmente con l’organizzazione degli uffici e del lavoro - a favore di coloro che si trovano in situazioni di svantaggio personale, sociale e familiare e dei/delle dipendenti impegnati/e in attività di volontariato (art. 7 del d.lgs. n. 165 del 2001); b) favorire la diffusione del telelavoro, attraverso la progettazione e la relativa sperimentazione, secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva di lavoro, evitando che lo strumento si traduca in fattore di discriminazione dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolte; c) attivare progetti di miglioramento organizzativo volti alla valorizzazione delle competenze attraverso, ad esempio, la mappatura delle competenze professionali, strumento indispensabile per conoscere e valorizzare appieno gli apporti delle lavoratrici e dei lavoratori; d) favorire il reinserimento del personale assente dal lavoro per lunghi periodi (maternità, congedi parentali ecc.) mediante l’adozione di misure di accompagnamento (ad esempio istituzionalizzare/migliorare i flussi informativi tra amministrazione e lavoratore o lavoratrice durante l’assenza) che assicurino il mantenimento delle competenze dei lavoratori e delle lavoratrici, il loro accesso alla possibilità di formazione oltre che la garanzia del proseguimento della carriera; e) rispettare pienamente la normativa in materia di congedi parentali a favore delle lavoratrici e dei lavoratori; 33 APPENDICE DIRETTIVA PER LA PARITÀ E LE PARI OPPORTUNITÀ IV. Politiche di reclutamento e gestione del personale Le politiche di reclutamento e gestione del personale devono rimuovere i fattori che ostacolano le pari opportunità e promuovere la presenza delle lavoratrici nelle posizioni apicali. Occorre, inoltre, evitare penalizzazioni nell’assegnazione degli incarichi, siano essi riferiti alle posizioni organizzative, alla preposizione agli uffici di livello dirigenziale o ad attività rientranti nei compiti e doveri d’ufficio, e nella corresponsione dei relativi emolumenti. A questo scopo le amministrazioni pubbliche, in particolare, devono: a) rispettare la normativa in materia di composizione delle commissioni di concorso con l’osservanza della riserva a favore delle componenti donne (art. 57, comma 1, lett. a, del d.lgs. n. 165 del 2001 e art. 9, comma 2, del d.P.R. n. 487 del 1994); b) osservare il principio di pari opportunità nelle procedure di reclutamento (art. 35, comma 3, lett. c, del d.lgs. n. 165 del 2001) per il personale a tempo determinato e indeterminato ivi comprese le procedure di stabilizzazione del precariato di prossima attuazione; c) curare che i criteri di conferimento degli incarichi dirigenziali tengano conto del principio di pari opportunità (art. 19, commi 4 bis e 5 ter del d.lgs. n. 165 del 2001 e art. 42, comma 2, lett. d, del d.lgs. n. 198 del 2006); d) individuare e rimuovere eventuali aspetti discriminatori nei sistemi di valutazione privilegiando i risultati rispetto alla mera presenza; e) monitorare gli incarichi conferiti sia al personale dirigenziale che a quello non dirigenziale, le indennità e le posizioni organizzative al fine di individuare eventuali differenziali retributivi tra donne e uomini e promuovere le conseguenti azioni correttive; f) adottare iniziative per favorire il riequilibrio della presenza femminile nelle attività e nelle posizioni gerarchiche ove sussista un divario fra generi non inferiore a due terzi (art. 48 del d.lgs. n. 198 del 2006); V. Comitati Pari Opportunità Come noto, i contratti collettivi hanno disciplinato la costituzione dei Comitati Pari Opportunità (C.P.O.), quali organismi paritetici di confronto e di promozione delle iniziative relative. In proposito le amministrazioni pubbliche devono in particolare: a) adottare le iniziative di competenza per la costituzione dei C.P.O. ove ancora non esistenti; b) favorire l’operatività dei CPO e garantire tutti gli strumenti idonei al loro funzionamento secondo le previsioni dei rispettivi contratti collettivi; c) rafforzare il ruolo dei CPO all’interno dell’amministrazione attraverso la nomina, come componenti di parte dell’amministrazione, di dirigenti/funzionari dotati di potere decisionale; d) nell’ambito dei vari livelli di relazioni sindacali previsti per le diverse materie, tenere in adeguata considerazione le proposte formulate dal CPO per individuare le misure idonee a favorire effettive pari opportunità nelle condizioni di lavoro e di sviluppo professionale delle lavoratrici secondo quanto previsto dai contratti collettivi; e) valorizzare e pubblicizzare con ogni mezzo, nell’ambito lavorativo, i risultati del lavoro svolto dai CPO. VI. Formazione e cultura organizzativa La cultura organizzativa delle amministrazioni deve essere orientata alla valorizzazione del contributo di donne e uomini. Il rispetto e la valorizzazione delle diversità sono un fattore di qualità sia nelle relazioni con i cittadini e le cittadine (front office), sia nelle modalità lavorative e nelle relazioni interne all’amministrazione (back office). Occorre, pertanto, che le culture organizzative superino gli stereotipi (la “neutralità” non sempre è sinonimo di equità) e adottino modelli organizzativi che rispettino e valorizzino le donne e gli uomini. La formazione rappresenta una leva essenziale per l’affermazione di questa nuova cultura organizzativa orientata al rispetto e alla valorizzazione delle diversità e al superamento degli stereotipi nell’ottica di un generale miglioramento dei servizi resi ai cittadini.e alle imprese. A questo scopo le amministrazioni pubbliche devono: a) garantire la partecipazione delle proprie dipendenti ai corsi di formazione e di aggiornamento professionale in rapporto proporzionale alla loro presenza, adottando le modalità organizzative idonee a favorirne la partecipazione, consentendo la conciliazione tra vita professionale e vita familiare (art. 57, comma 1, lett. d, del d.lgs. n. 34 APPENDICE LEGGE 53/2000, ART. 9 165 del 2001); b) curare che la formazione e l’aggiornamento del personale, ivi compreso quello con qualifica dirigenziale, contribuiscano allo sviluppo della “cultura di genere” innanzi tutto attraverso la diffusione della conoscenza della normativa a tutela delle pari opportunità e sui congedi parentali, inserendo moduli a ciò strumentali in tutti i programmi formativi (art. 7, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001); c) avviare azioni di sensibilizzazione e formazione della dirigenza sulle tematiche delle pari opportunità; d) produrre tutte le statistiche sul personale ripartite per genere. La ripartizione per genere non deve interessare solo alcune voci, ma tutte le variabili considerate (comprese quelle relative ai trattamenti economici e al tempo di permanenza nelle varie posizioni professionali) devono essere declinate su tre componenti: uomini, donne e totale; e) utilizzare in tutti i documenti di lavoro, (relazioni, circolari, decreti, regolamenti, ecc.), un linguaggio non discriminatorio4 come, ad esempio, usare il più possibile sostantivi o nomi collettivi che includano persone dei due generi (es. persone anziché uomini, lavoratori e lavoratrici anziché lavoratori); f) promuovere analisi di bilancio che mettano in evidenza quanta parte e quali voci del bilancio di una amministrazione siano (in modo diretto o indiretto) indirizzate alle donne, quanta parte agli uomini e quanta parte a entrambi. Questo anche al fine di poter allocare le risorse sui servizi in funzione delle diverse esigenze delle donne e degli uomini del territorio di riferimento (ad esempio redigendo bilancio di genere5). Si auspica pertanto che i bilanci di genere diventino pratica consolidata nelle attività di rendicontazione sociale delle amministrazioni. Inoltre, le Scuole di formazione per le amministrazioni pubbliche devono inserire moduli obbligatori sulle pari opportunità in tutti i corsi di gestione del personale da esse organizzati, ivi compreso nei corsi per la formazione di ingresso alla dirigenza. Legge 53/2000 - modifiche art. 9 Circolare n. 1/07 del 26 gennaio 2007 della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Politiche della Famiglia - estratto OGGETTO: chiarimenti sull’applicazione dell’art. 9 legge n. 53/2000 così come modificato dall’articolo 1, comma 1254, Legge 27 dicembre 2006 n. 296 – presentazione progetti entro il 12 febbraio 2007. La presente circolare contiene alcune specifiche in merito ai progetti finanziabili ai sensi dell’articolo 9 della legge n. 53/2000, così come modificato dall’articolo 1, comma 1254, della legge n. 296/2006 (finanziaria 2007), con particolare riferimento ai soggetti che possono presentare richiesta di finanziamento, alla durata delle azioni e ai termini di presentazione dei progetti. Essa modifica ed integra, per la prossima scadenza del 12 febbraio 2007 (il termine del 10 febbraio è stato prorogato in quanto giorno non lavorativo) la precedente circolare n. 16 del 18 maggio 2006 e i relativi allegati, alla luce del decreto interministeriale in corso di registrazione, emanato ai sensi dell’articolo 1 comma 1256 della legge n. 296/2006, con il quale si dispone la destinazione della somma di euro 5.300.000,00 per l’erogazione dei contributi di cui al succitato articolo 9. I documenti cui è necessario attenersi per la presentazione delle richieste di finanziamento sono disponibili sul sito del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale all’indirizzo internet nonché sul sito del Ministero della Famiglia http://www.governo.it/Presidenza/politiche_famiglia/index.html 1. Soggetti finanziabili e azioni previste Le principali novità introdotte dalla nuova formulazione dell’art. 9 riguardano: a) i soggetti finanziabili, tra i quali vengono incluse le Aziende Sanitarie locali e le Aziende ospedaliere; in ogni caso le richieste dei contributi provenienti dai soggetti pubblici saranno soddisfatte a concorrenza della somma che residua una volte esaurite le richieste di contributi delle imprese private; 35 APPENDICE PIANO AZIONI POSITIVE 2006 - 2008 A.S.O. S. Giovanni Battista di Torino Molinette Piano triennale di azioni positive Anni 2006 - 2008 ex ART. 7 COMMA 5 D.L. 23 MAGGIO 2000 n° 1969) (l’articolo stabilisce che le amministrazioni dello Stato, Regioni, Province, Comuni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali predispongano piani di azioni positive per rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione di pari opportunità di lavoro tra uomini e donne) 1. Organizzazione e sviluppo di percorsi formativi allo scopo di promuovere competenze professionali e attitudini dirigenziali delle donne: obbiettivo concretizzato nel “ Progetto ELISA per la promozione professionale e la progressione di carriera del personale femminile dell’ Azienda Sanitaria Ospedaliera S. Giovanni Battista di Torino” , approvato e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (D.M. 15/12/2004 n. 15/0001371/18.01.03.10) e recepito con deliberazione del Direttore Generale n. 256/285/10/2005 del 27/07/2005. Questo progetto è in via di realizzazione entro il 2006-2007. 2. Progetto dipartimentale (Dipartimento di Patologia Clinica) di rimotivazione dei/delle dipendenti con più di 40 anni d’età. Questo progetto, concretizzato nel “Corso sperimentale di formazione sui sistemi motivazionali”, è in via di realizzazione negli anni 2006-2007. 3. Prosecuzione e sviluppo dello studio sulla progressione di carriera (in via di pubblicazione con il patrocinio e il finanziamento della Consigliera di Parità della Provincia di Torino), con approfondimento (anni 2006-2008) dei “punti caldi” in cui si concretizza la disparità salariale tra i generi. 4. Strutturazione di un micronido aziendale approvato come idoneo dalla Regione Piemonte in data 29 gennaio 2004 (prot. n° 768/30) nei “Contributi a sostegno degli interventi di realizzazione micronidi”, con contributo già assegnato. 5. Potenziamento dello sportello di ascolto per le donne vittime di violenza domestica, denominato ”Centro di ascolto contro la violenza Ospedale Molinette” e già operante presso il Pronto Soccorso. 6. Accordo formale per ottenere dal 2006 in poi nella A.S.O Molinette l’applicazione del D.Lgs. 30-3-2001 n. 165 : “ Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”, pubblicato nella Gazz. Uff. 9 maggio 2001, n. 106, S.O. (presenza del 30% delle donne nelle Commissioni di Concorso). 7. Progetto “E’ TEMPO DI FIABE”. Ciclo di incontri con una psicologa basato sull’elaborazione di fiabe tratte dal libro “Donne che corrono con i lupi” di Clarissa Pinkola Estés, per lo sviluppo dei valori insiti nell’immaginario e nella fantasia. Questo progetto è in via di sviluppo nel 2006. 8. Progetto “AGATA – Azioni sul precariato femminile”. Ha l’obiettivo di valorizzare e promuovere le competenze delle lavoratrici atipiche per sostenerle nella pianificazione del proprio progetto di vita e di carriera (P.O.R. Ob. 3 Regione Piemonte, Asse E, Misura E1, Linea di intervento 3-3.1; partenariato con: Provincia di Torino, Consigliera di Parità della Provincia di Torino, Associazione Idea Lavoro CORA onlus, Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile, Nidil-CGIL Torino). Questo progetto è in via di realizzazione negli anni 2006-2007. 36 [email protected] della Provincia di Torino Segreteria organizzativa: Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Torino Via Maria Vittoria 12 - 10123 Torino Tel. 011 86.12.771 - Fax 011 86.12.889 www.provincia.torino.it www.consiglieraparitatorino.it