Termoli
Lunedì 13 gennaio 2014
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Lettera di elogio
a “Ortopedia”
TERMOLI. Sempre più frequenti le attestazioni di buona sanità nell’ultimo periodo per alcuni reparti dell’ospedale San Timoteo di Termoli. E’ il caso della signora Barbara Stillavato,
Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana,
costretta da un infortunio a stare nel reparto di
Ortopedia del San Timoteo alcune settimane a
cavallo tra dicembre e gennaio. “La vita è strana a volte, ti costringe a vivere situazioni che
mai avresti scelto volontariamente: da operatore sanitario all’improvviso diventi utente sofferente e vivi in prima persona le criticità della
sanità nella tua regione: il Molise. A me è successo l’8 dicembre 2013, quando una frattura di
femore mi costringeva al ricovero nel reparto di
Ortopedia del presidio ospedaliero San Timoteo di Termoli, in cui mi opero il 13 dicembre
scorso, un lungo e delicato intervento di artroplastica dell’anca con impianto di protesi biologica, innovativa, effettuato con maestria dal
dottor Enzo Bianchi e dall’equipe operatoria
diretta dal dottor Marini, responsabile del reparto di Ortopedia, che mi permetteva di iniziare a sperare in un recupero completo nel tempo.
In questa travagliata esperienza la mia ammirazione e la mia gratitudine vanno al dottor Bianchi, a tutto il reparto di Ortopedia diretto dal
dottor Marini, alla caposala, ai fisioterapisti,
agli ausiliari e, soprattutto, al personale infermieristico (costituito per la quasi totalità da
precari incaricati) che, in grave carenza di personale, con pochi mezzi (in un reparto di traumatizzati è presente una sola sedia a rotelle)
hanno svolto con professionalità ed impegno il
loro difficile lavoro, non solo prestando assistenza, ma alleviando le sofferenze di quanti a
loro affidati. Grazie di cuore”.
2
PRIMO
PIANO
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del dottor
Nicola Ricci medico igienista, unità operativa di Igiene e
Sanità Pubblica di Isernia.
Più volte in passato ho stimolato operatori del servizio
sanitario regionale ed esponenti politici manifestando
preoccupazioni per le disfunzioni e le prospettive dei servizi di prevenzione in Molise. A molti ho inviato resoconti
e analisi sul declino dei servizi di sanità pubblica, spesso nella prospettiva di ricollocare la prevenzione collettiva in un percorso meno aleatorio di quello indicato dalla
riforma del servizio sanitario avviata con legge regionale 9/2005, ma ancora non attuata. Gli otto anni trascorsi dal varo dell’Azienda sanitaria unica nel Molise
(A.S.Re.M) non sono bastati a licenziare l’atto aziendale, lo strumento fondamentale di organizzazione e di funo della regioore di la
oro
lavvor
datore
zionamento del principale dat
ne la sanità, oltre 600 mln. di euro di finanziamento,
3.700 dipendenti, centinaia di collaboratori, diecine di
strutture accreditate oltre l’indotto! Considerata la gravità della crisi economica e l’incertezza che caratterizza
la lunga fase di transizione del riordino della sanità regionale, i servizi di prevenzione - paradossalmente - rischiano di pagare il conto più salato in nome della revisione del sistema. In assenza di correttivi, l’obsolescenza di questi servizi sarà accelerata dall’approvazione dei
Programmi Operativi 2013 - 2015 (attuativi del piano di
rientro) e dell’atto aziendale. I meccanismi essenziali
attraverso i quali i servizi di prevenzione umana rischiano di avviarsi verso la deriva sono principalmente: • la
mancata previsione di adeguate strutture operative per
sviluppare le funzioni epidemiologiche per l’analisi dello
Attualità
o
e e futur
Present
futuro
Presente
della sanità pubblica in Molise
stato di salute della popolazione e la valutazione della
qualità ed efficienza dei servizi sanitari; • la decisione
di non promuovere conoscenze e competenze epidemiologiche sembra raccordarsi a scelte generali, orientate a spostare competenze tipiche della sanità pubblica all’area clinica (progetti di screening, Registri Territoriali di patologia, Registro Tumori, etc.); • l’impossibilità
di ricambio generazionale (che dura da un ventennio)
anche per i prossimi anni; • la prassi invalsa - da denunciare e condannare - di assegnare ai servizi di sanità
pubblica medici privi del titolo di specializzazione e mai
gli “specialisti in discipline di sanità pubblica” in barba
a tutte le disposizioni di legge.In tutto questo si intravede il rischio che la prevenzione collettiva si trasformi,
ufficialmente a causa di una ineludibile riorganizzazione, ma in realtà perché anello debole di un sistema travolto da una crisi che viene da lontano e che ha i suoi
determinanti nella carente programmazione regionale in una sorta di appendice dei distretti sanitari. Ritornando alla questione dell’assetto dei servizi, è più che
mai necessario che le questioni della epidemiologia e
della prevenzione collettiva vengano poste con forza all’ordine del giorno del dibattito attualmente in corso sulla sanità per diventare finalmente argomento dell’agenda politica del governo regionale. La recente questione
dell’interramento dei rifiuti tossici in Molise (che vede le
istituzioni fibrillare) è l’occasione ideale per richiamare
tidiano del Molise
Il Quo
Quotidiano
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l’attenzione sui temi della prevenzione, sul rapporto
ambiente-salute, per denunciare i ritardi accumulati dal
sistema regionale nel migliorare il sistema informativo
sanitario, sulla mancata istituzione dell’Osservatorio
Epidemiologico e del Registro Tumori, per fare gli esempi più noti all’opinione pubblica! Accelerare il processo
già in atto di presa di coscienza dell’opinione pubblica è
indispensabile per scongiurare il rischio che una cattiva
revisione del sistema sanitario regionale (giustificata e
resa indifferibile dal grave squilibrio economico-finanziario) porti ad una frettolosa liquidazione dei servizi di prevenzione, già insufficientemente finanziati con appena il
3% rispetto allo standard ottimale (5% per cento, secondo i L.E.A.) . E’ questo lo scenario che si scorge nelle
ultime volontà della direzione aziendale che da un lato
riduce all’osso l’area della prevenzione dall’altro ingigantisce i distretti e si prodiga persino per istituire primariati
ospedalieri “ emeriti “! Mi auguro che le società professionali e scientifiche, le organizzazioni culturali e degli
operatori dei servizi di prevenzione facciano sentire la
propria voce per richiamare l’attenzione sulla necessità
di dare una connotazione moderna ed efficace ai servizi
di prevenzione anche in Molise.Ben accette saranno in
questa prospettiva tutte le iniziative in grado di esercitare un’influenza ed un’azione propositiva per affermare
i valori e consolidare la cultura di una moderna prevenzione. Sarò lieto di ricevere proposte, suggerimenti, e
naturalmente tutte le osservazioni critiche, oltre che manifestazioni di adesione a questo documento, da trasmettere ai vertici di una classe politica regionale (fin qui)
insensibile e disattenta.
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RED
AZIONE CAMPOBASSO
REDAZIONE
L’utilità della pre
prevvenzione
per le malattie oncologiche
Si è rivelata utile ed interessante per un’azione di prevenzione l’incontro promosso dalla Pro Loco Pietramurata in collaborazione con il Comune di Pietracatella, per
far conoscere alla cittadinanza le iniziative dell’Associazione Pro Malati Oncologici “Anna Pistilli Sipio Perrazzelli”. L’Associazione Pro Malati Oncologici “Anna Pistilli Sipio Perrazzelli” - Onlus (APMO), è nata nel febbraio 2012
su iniziativa dell’avv. Alberto Pistilli Sipio. L’uomo già dopo
la morte della moglie, avvenuta nel febbraio 2010 a causa del cancro, aveva provveduto a donare un’autovettura
e a pagare un’annualità di stipendio per un infermiere,
allo scopo di rendere più efficiente il servizio di assistenza domiciliare per i malati oncologici assistiti dal personale medico e infermieristico della Oncologia Medica del
Cardarelli. Così, a queste iniziative personali, grazie alla collaborazione dei medici del Cardarelli, si è ritenuto opportuno
creare, su base associativa, un organismo
capace di fornire con continuità, prestazioni di assistenza ai malati ed ai loro familiari, non erogate dalla Sanità pubblica. Grazie all’attività e al supporto finanziario dell’APMO, presso l’UOC di
Oncologia dell’Ospedale Cardarelli è attivo uno sportello
di psico-oncologia e uno di assistenza socio-sanitaria volti al sostegno dei pazienti affetti da neoplasia e delle loro
famiglie. Questo gruppo di lavoro, costituito da una psicologa e da un’assistente sociale che operano a contratto, ha già messo a punto uno opuscolo divulgativo “Gui-
da ai diritti dei malati oncologici e dei loro familiari” che
l’Associazione ha provveduto a finanziare, stampare e
divulgare fra i malati e i propri familiari, istituzioni sanitarie di Campobasso e regione, medici di famiglia. IApocalypsis”. L’APMO continua ad organizzare iniziative con
lo scopo di raccogliere fondi per finanziare vecchi e nuovi
progetti e migliorare i livelli di assistenza dei nostri pazienti.
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Attualità
tidiano del Molise
Il Quo
Quotidiano
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Tra il sacro e il profano
(pur non sapendo in questo caso) dove finisce il primo e comincia il secondo,
nei giorni scorsi il primario del Pronto Soccorso di
Isernia, Lucio Pastore ha
indirizzato una lettera
aperta a Paolo Di Laura
Frattura sulla bozza del
piano sanitario regionale.
Di seguito il testo della
missiva: “La Salute è un
bene comune e non può
essere soggetta a profitto,
non può trasformarsi in
merce. Quindi il privato,
che ha come fine il profitto, non può che essere
complementare. L’idea di
costituire commistioni di
strutture pubblico-privato
non credo sia possibile. Il
privato, ripeto, ha come
fine il profitto, il pubblico
dovrebbe avere come fine
il soddisfacimento di un bisogno, il diritto alla salute,
senza sprecare i fondi con
bisogni indotti o altri meccanismi. Carmine Ruta,
nel suo progetto, aveva affidato alla sanità privata
ISERNIA
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Tra i suggerimenti al Governatore, la conversione dei piccoli ospedali in ambulatori
Intanto Pastore scrive a Frattura
Il primario del Pronto soccorso pentro commenta la bozza di piano sanitario
un ruolo complementare.
Forse quelle indicazioni
andrebbero riprese. Comunque il peso della sanità privata, sia per quanto riguarda i posti letto per
acuti e cronici, sia per quel
che riguarda la medicina
territoriale, dovrebbe incidere per meno del 20 per
cento in ogni singola voce.
Tutti i piccoli ospedali andrebbero riconvertiti in
strutture ambulatoriali,
Rsa, lungodegenze, riabilitazioni, ospedali di comunità gestiti dai medici di
medicina
generale.
L’emergenza territoriale
andrebbe modificata ed
implementata. Come in
molte altre regioni, il personale del 118 dovrebbe
afferire ai Pronto Soccorsi
di riferimento. Questo per-
metterebbe di omogeneizzare l’emergenza territoriale ed ospedaliera. Andrebbero rivisti, inoltre, gli
ambiti delle postazioni, in
relazione ai reali bisogni.
Andrebbe implementata
la qualità di risposta anche con la telemedicina e
con la formazione specifica per il personale delle
ambulanze. La centrale
operativa, invece, oltre ad
avere il delicato compito di
smistare le richieste provenienti dal territorio, cosa
che già assolve egregiamente, dovrebbe avere, in
tempo reale, la disponibilità di posti letto di tutte le
specialità della Regione,
per poter rispondere meglio alle richieste dell’utenza. La stessa centrale operativa dovrebbe avere col-
as
asttore
Pas
Lucio P
Paolo FFrattura
rattura
legamento con strutture
analoghe di altre regioni,
per eventuali trasferimenti. Sicuramente è da implementare tutta la medicina
domiciliare e territoriale,
che deve costituire la risposta principale a una
popolazione che ha il secondo indice d’invecchiamento d’Italia. Nelle strutture per acuti le unità ope-
rative verranno attivate in
rapporto ai bacini di utenza. Se il bacino di utenza
di una chirurgia è di
100mila abitanti, il Molise
ne dovrebbe avere tre. Sul
territorio verranno inseriti
i servizi ambulatoriali, che
poi faranno capo alle unità operative.
Inoltre andrebbe combattuta e superata la piaga del precariato, sia a livello ospedaliero che territoriale. Il precariato, infatti, precarizza le strutture e la società. Nell’ambito socio-sanitario andrebbe
approfondita
e
affrontata la problematica
della prevenzione primaria, che deve essere implementata, nel tentativo di
ridurre l’incidenza delle
malattie”.
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VIA S. GIO
VANNI IN GOLF
O - 86
100 CAMPOBASSO - TEL. 08
74.48
4623
GIOV
GOLFO
861
087
4.484623
Quale sanità per il Basso Molise
o San Timo
erenza del Comitat
La conf
Timotteo
Comitato
conferenza
Saranno illustrate oggi le
osservazioni e le proposte
del Comitato San Timoteo
sulla nuova versione del
Piano Ospedaliero 20132015 adottato dal Direttore Generale dell’ASReM.
Proposte scaturite a se-
guito di un’attenta disamina dei documenti da parte del consiglio direttivo e
dell’assemblea generale.
“La speranza - afferma il
presidente del comitato
Nicola Felice - è di poter
contribuire a riportare la
giusta discussione sulla
sanità molisana, indicare
i veri problemi che hanno
indotto all’attuale situazione con tutti i disagi conseguenti per i cittadini che
utilizzano le strutture pubbliche, non solo quelle
ospedaliere ma anche e
soprattutto quelle specialistiche presenti nel territorio. La conferenza stampa si terrà oggi, alle ore
10, nella sede del Comitato presso i locali della Parrocchia San Timoteo.
Sanità. Pastore (Veneziale): "La Salute è un bene comune e non può esse...
http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=39167
di LUCIO PASTORE
Lucio Pastore, primario del Veneziale, interviene sulla riorganizzazione sanitaria e punta l’indice su profitto e privatizzazione.
Scrivo perché il Presidente Frattura chiede suggerimenti per la Sanità e vorrei poter dare il mio contributo. Partirei da questa
constatazione: La Salute è un bene comune e non può essere soggetta a profitto, non può trasformarsi in merce. Quindi il
privato, che ha come fine il profitto, non può che essere complementare. L’idea di costituire commistioni di strutture pubblicoprivato non credo sia possibile. Il privato, ripeto, ha come fine il profitto, il pubblico dovrebbe avere come fine il soddisfacimento
di un bisogno, il diritto alla salute, senza sprecare i fondi con bisogni indotti o altri meccanismi. Carmine Ruta, nel suo progetto,
aveva affidato alla sanità privata un ruolo complementare. Forse quelle indicazioni andrebbero riprese. Comunque il peso della
sanità privata, sia per quanto riguarda i posti letto per acuti e cronici, sia per quel che riguarda la medicina territoriale, dovrebbe
incidere per meno del 20% in ogni singola voce. Tutti i piccoli ospedali andrebbero riconvertiti in strutture ambulatoriali, RSA,
lungodegenze, riabilitazioni, ospedali di comunità gestiti dai medici di medicina generale. L’emergenza territoriale andrebbe
modificata ed implementata. Come in molte altre regioni, il personale del 118 dovrebbe afferire ai Pronto Soccorsi di riferimento.
Questo permetterebbe di omogeneizzare l’emergenza territoriale ed ospedaliera. Andrebbero rivisti, inoltre, gli ambiti delle
postazioni, in relazione ai reali bisogni. Andrebbe implementata la qualità di risposta anche con la telemedicina e con la
formazione specifica per il personale delle ambulanze. La centrale operativa, invece, oltre ad avere il delicato compito di smistare
le richieste provenienti dal territorio, cosa che già assolve egregiamente, dovrebbe avere, in tempo reale, la disponibilità di posti
letto di tutte le specialità della Regione, per poter rispondere meglio alle richieste dell’utenza. La stessa centrale operativa
dovrebbe avere collegamento con strutture analoghe di altre regioni, per eventuali trasferimenti. Sicuramente è da implementare
tutta la medicina domiciliare e territoriale, che deve costituire la risposta principale al una popolazione che ha il secondo indice
d’invecchiamento d’Italia. Nelle strutture per acuti le Unità operative verranno attivate in rapporto ai bacini di utenza. Se il bacino
di utenza di una chirurgia è di 100.000 abitanti, il Molise ne dovrebbe avere tre. Sul territorio verranno inseriti i servizi
ambulatoriali, che poi faranno capo alle unità operative. Inoltre andrebbe combattuta e superata la piaga del precariato, sia a
livello ospedaliero che territoriale. Il precariato, infatti, precarizza le strutture e la società. Nell’ambito sociosanitario andrebbe
approfondita e affrontata la problematica della prevenzione primaria, che deve essere implementata, nel tentativo di ridurre
l’incidenza delle malattie. Spero che questo contributo possa essere utile e divenire un punto di discussione per scelte future.
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rassegna stampa - Azienda Sanitaria Regionale del Molise