Notiziario Trimestrale dell’Associazione Italiana Mogli di Pastori Avventisti Fedeltà, unità, evangelizzazione in Cristo! Quarto congresso nazionale avventista Bellaria di Rimini 30 aprile - 4 maggio 2003 FORUM Le visite ai membri: preziosi consigli Numero 42 Il fiore, il profumo, il frutto di J. Doukhan AIMPA AL CONGRESSO Fedeltà, unità, evangelizzazione in Cristo Aprile-Giugno 2003 Care sorelle, NOTIZIE DALLA REDAZIONE 2 FORUM: Le visite ai membri: preziosi consigli 5 Un nuovo appuntamento dedicato alla lettura, un nuovo appuntamento per incontrarci fra queste pagine. Il Bollettino AIMPA è uno strumento prezioso per esserci vicine. È un privilegio che non tutte le mogli di pastore, nel mondo, possono avere. Custodiamo questo prezioso tesoro. Forse riconosciamo noi stesse fra le righe che leggiamo. Forse vorremmo altre rubriche. Forse siamo contente che si parli di noi, forse vorremmo che si parlasse di qualcosa che ci è successo. Dipende anche da noi. Il Bollettino AIMPA vuole ospitare fra le sue pagine una testimonianza, una fotografia, una poesia, un saluto, un versetto da dedicare… tutto quello che riterremo di volergli donare. Il tutto, in attesa di un nuovo, affettuoso appuntamento che si rinnova ogni trimestre. La Redazione vi augura buona lettura e vi aspetta! PASSO DOPO PASSO… Il fiore, il profumo, il frutto di J. Doukhan 3 AIMPA AL CONGRESSO Fedeltà, unità, evangelizzazione in Cristo. 7 DEDICATO A TE... 18 ESPERIENZE DA LEGGERE Coppie L’Associazione Italiana Mogli di Pastori Avventisti (AIMPA), con sede a Roma, Lungotevere Michelangelo, 7 non ha scopi di lucro. È patrocinata dall’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno e in modo specifico dall’Associazione Pastorale, allo scopo di assistere la moglie del Pastore Avventista. 2 17 Comitato AIMPA Corrispondenza a: Coordinatrice nazionale: Lina Pesce Mariarosa Cavalieri Via Quasimodo, 68 70126 – BARI Tel. 080/5491353 Segretaria: Francesca Ferretti Membri: Luna Alma Patricia Sutreva Fanny Redattrice: Mariarosa Cavalieri E-mail: [email protected] bollettino aimpa Introducendo questa meditazione, di cui pubblichiamo un estratto, il fr. J. Doukhan ha usato l’immagine dell’albero le cui radici indicano la fedeltà e i rami, che si ritrovano insieme in uno stesso tronco, sono simbolo dell’unità dei fedeli. Radici, tronco e rami devono portare al fiore, altrimenti l’albero non ha ragione d’esistere. Il fiore è l’immagine dell’evangelizzazione, della missione, è l’apertura verso l’esterno perché gli altri siano anch’essi in contatto con l’albero. Lina Ferrara «Che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano uno in noi, affinché il mondo creda che Riflessione biblica presentata dal Prof. tu mi hai mandato» J. Doukhan all’Assemblea Spirituale di (Giovanni 17:21) Bellaria di Rimini. L ’obiettivo della fedeltà e dell’unità è «affinché il mondo creda». Nel versetto si parla di unità e di fedeltà. Fedeltà in me, che siano radicati in me, è questa la fedeltà. Ma che siano uno radicati in me, affinché il mondo creda. L’unità e la fedeltà sono affinché il mondo creda. In altre parole la missione, l’apertura verso l’esterno, danno senso all’unità. Lo scopo, la ragion d’essere della nostra religione, della nostra relazione con Dio e della nostra relazione tra fratelli, è per gli altri. Lo scopo è la missione, l’obiettivo è il fiore. L’evangelizzazione non deve sostituire l’unità e la fedeltà. La missione è un risultato e implica necessariamente fedeltà e unità. Fedeltà e unità sfociano interamente nella missione. Senza fedeltà, senza unità, senza avere questa verità insieme, la missione è inutile e ingiustificata, l’evangelizzazione è impossibile. Se non c’è contenuto, se non c’è verità, se non si ha niente da portare al mondo che non abbia già, se si va verso il mondo a portargli una verità che già possiede, non c’è interesse. Ciò che giustifica la nostra missione è proprio la nostra diversità, è proprio il fatto che noi abbiamo qualcosa che gli altri non hanno. Abbiamo qualcosa di cui gli altri hanno bisogno. Ma c’è un’altra ragione per la quale talvolta la missione non è possibile. Se non c’è unità nella nostra diversità, se non siamo riusciti a vivere questo miracolo di inglobare, di accettare le diversità di cultura, di sensibilità, d’intelligenza e di personalità, se nella nostra unità abbiamo Se perdiamo il cercato di forzare gli altri a essere identici a noi, ad avere lo stesso sorriso, lo stesso tipo contatto con la d’intelligenza, succederà che nessuno ci capirà. Se produciamo una setta completamente al realtà, la nostra di fuori da ogni contatto e da ogni realtà del mondo, la nostra missione è impossibile; per missione è imposgli altri saremo come degli extra terrestri. Siamo spesso caduti in questa trappola. Siamo usciti da Babilonia, come talvolta si dice, e abbiamo creato un’altra Babilonia dove nessusibile e noi perno può entrare e nessuno può uscire. Si ha una nuova mentalità, una nuova lingua che diamo la vocazioall’esterno non capisce nessuno. Se perdiamo il contatto con la realtà di un mondo che ne di missionari. disprezziamo, la nostra missione è impossibile e noi perdiamo la vocazione di missionari. Riassumendo, non bisogna essere né poco diversi né troppo diversi. bollettino aimpa 3 ...Passo dopo passo - Il fiore, il profumo, il frutto quindi si preferisce non parlare con loro. Si resta tra di Gesù utilizza l’immagine del sale della terra. A cosa sernoi, nella stessa pentola, a fare lo stesso ragù. Ma se ve un pugno di sale senza il cibo?. Immaginate di prenavete paura di perdere la vostra fede contattando quelli dere del sale da solo, al di fuori del pasto, di mangiarlo che non l’hanno, significa che, adesso, non avete la e averne un grande godimento. Sono solo le mucche ad fede. Senza la missione, senza gli altri, senza il mondo amare questo. Ma a volte facciamo proprio così. La ranon abbiamo alcuna ragion d’essere. Lo dice la parola gion d’essere del sale è quella di essere messo nel cibo. stessa di Gesù: «Che rimangano nel mondo». Gesù non La ragion d’essere della vostra verità così bella, così prega Dio perché li tolga dal mondo, ma che siano preprofonda, è di essere messa nel mondo. Anche se metservati dal maligno. Non troverete un testo nella Bibbia tiamo troppo sale nel mondo la verità diventa immanche dica: «Che siano preservati dal mondo». A costo giabile. Talvolta è quello che facciamo. Conosco una che questo vi scandalizzi, nel mondo ci sono delle verità persona che lavora alla posta e che un giorno è venuta importanti da comprendere per essere capaci di coma trovarmi. Mi ha detto: «In ufficio è arrivato un nuovo impiegato.Appena si è seduto alla scrivania del suo uffiprendere la verità biblica. Dio non ci chiede di uscire cio, gli ho detto tutto. Gli ho parlato del sabato, dal mondo. Dio vuole, è il suo comandamento, che dell’immortalità dell’anima, delle 2300 sere e mattine, restiamo nel mondo, perché al di fuori del mondo non del 1844, della decima. Gli ho detto tutto. Adesso ho siamo più capaci di portare la verità. Oh! Troppo spesso fatto il mio dovere e ho la coscienza tranquilla”. Allora ci siamo rifugiati in congressi, in scuole tipo Villa Aurogli ho risposto: “Come puoi avere la coscienza tranquilra, Collonges o Andrews University, e abbiamo creato la, lo hai ammazzato!”. Ha messo troppo dei piccoli ghetti, delle torri d’avorio in cui Per capire la vo- tutti si capiscono reciprocamente , ma che sale e la persona non ha voluto più sentire niente, perché il cibo era diventato immanstra verità, per nessuno capisce dall’esterno. E quando, giabile. Se non c’è il sale, se non c’è l’unità, accedere proprio diventati pastori, ritorniamo restiamo con gli se non c’è la verità non c’è missione. avventisti e basta. Persino quando istruiamo alla verità, avete il catecumeno gli insegniamo talvolta a taAdesso facciamo il percorso inverso. Se non c’è missione, se non c’è evangelizzazione, se bisogno degli al- gliare i legami con la propria famiglia, cosicnon c’è il fiore vuol dire che non c’è verità, tri che percepite ché quando diventa avventista non ha che vuol dire che non c’è unità. La religione peruna sola famiglia, gli avventisti. Dopo essere come persone de senso, perde la propria ragione d’essere. fuori dalla verità. stato per un certo tempo in questo ghetto gli Abbiamo bisogno degli altri per capire la si dice di ritornare nella sua famiglia. Allora Senza il confron- lui comincia a parlare una lingua che nessuverità. È un principio fondamentale che si to con l’altro la no capisce. Bisogna che rimaniamo nel trova nella Bibbia stessa, al punto tale che Dio stesso ha bisogno degli uomini per coverità non pren- mondo, ma , e qui è la sfida, senza compromunicare agli altri. derà corpo, non messi con il mondo, senza compromessi con Allora io, avventista del 7° giorno, così ricco, la verità. esisterà. ho forse bisogno del cattolico per capire la Il mio è un appello allo studio della Parola di verità? O dell’ebreo, o peggio dell’ateo che Dio, un appello allo Spirito perché ci faccia ha rigettato Dio? Ebbene sì! Per capire la vostra verità, capire questa verità, ma anche una chiamata a germoper accedere proprio alla verità, avete bisogno degli altri gliare, a produrre il fiore, il cui profumo annuncia un che percepite come persone fuori dalla verità. Senza il frutto delizioso, a volgersi verso il mondo perché possa confronto con l’altro la verità non prenderà corpo, non ammirare la bellezza di questa verità. esisterà. Abbiamo bisogno degli altri che la pensano in (traduzione e adattamento a cura di maniera completamente diversa e opposta per poter Lina Ferrara Caratelli). forgiare la verità. Spesso si ha paura di confrontarsi con il cattolico, forse con l’ebreo, con l’ateo che non crede e 4 bollettino aimpa Adattamento dell’articolo di J. A. Cress, responsabile dell’Associazione Pastorale presso la Conferenza Generale (tratto da Ministry, marzo 2003, p. 27) Incontro il fratello Fabbri casualmente, in un ufficio. Con me c’è una sorella di chiesa, che me lo presenta: «Silvia, ti presento Marco Fabbri. Ti ricordi, avevamo parlato di lui». Sì, mi ricordo di quel nome, Fabbri. È nella lista dei membri del mio gruppo di preghiera settimanale. Sono arrivata da poco in quella città, e come moglie di pastore mi è stato chiesto di occuparmi di un gruppo di preghiera. Il mercoledì sera ci ritroviamo insieme per studiare la Bibbia. Siamo una decina di persone, tutti membri che abitano nella zona. Alcuni fratelli e sorelle, però, non partecipano: si tratta di membri di chiesa che però non frequentano più le riunioni da tempo, alcuni, mi è stato detto, per scoraggiamento, altri per problemi familiari… Ho molta speranza che quel gruppo di preghiera possa essere un ponte fra questi fratelli e la chiesa del sabato; so cosa vuol dire essere stati assenti per parecchio tempo alle riunioni della chiesa, e non riuscire a trovare la forza o il coraggio di ritornare. E forse il gruppo di preghiera potrà aiutare questi fratelli in difficoltà spirituale. «Fratello Fabbri, sono lieta di conoscerla. Sono la moglie del nuovo pastore. Perché mercoledì non viene a casa nostra? C’è un piccolo grup- bollettino aimpa po che si riunisce per pregare». Il fratello Fabbri è stupito e interessato dal mio invito. Verrà? I giorni passano, e una mattina il telefono squilla: è il fratello Fabbri, che mi chiede l’indirizzo esatto: questa sera sarà dei nostri. Ringrazio il Signore con una preghiera silenziosa, per quella bella notizia. I mercoledì si susseguono, uno dopo l’altro, e il fratello Fabbri è sempre presente. Ma in chiesa no, non se la sente di ritornare. Mio marito ed io prendiamo a cuore questa situazione; quanti dialoghi, quanti inviti, quante preghiere! E, dolcemente, lo Spirito Santo agisce nel cuore del fratello Fabbri, che un giorno ci dà una gioia immensa, quando lo vediamo ritornare, il sabato mattina. Che gioia, potere adorare Dio uniti! Quella che avete letto è un’esperienza simile a tante: le vicende della vita, i problemi, i cambiamenti nel corso degli anni, a volte portano i credenti lontano dalla chiesa. Talvolta Satana si serve di problemi gravi, incomprensioni, liti, gravi problemi familiari, per allontanarci dalla chiesa. Altre volte, si serve di sciocchezze, di piccoli dettagli che, col passar del tempo, diventano pesanti macigni che intralciano la vita spirituale. E ci si ritrova lontani dalla chiesa, deboli, senza il coraggio di farsi rivedere, di ritornare. Anche se si desidererebbe con tutto il cuore rimettere piede nel luogo di culto, si ha paura di ricevere sfrecciatine da qualche membro molto zelante, si ha paura di non essere accolti a braccia aperte, ma di trovare stupore, derisione, distacco. E, purtroppo, a volte questo è ciò che si troverebbe ritornando… 5 ...Forum - Le visite ai membri: preziosi consigli quando incontriamo persone del sesso opposto. Il metodo suggerito da Gesù è di andare a due a due. Il pastore potrebbe rendere visita insieme all’anziano o a un altro membro di esperienza e, quando possibile, insieme alla propria moglie. Come poter aiutare quei membri che si trovano in una situazione simile? Bisognosi di un ponte, di un aiuto, di una scintilla che riaccenda la fede, che ravvivi la forza, che afferri la loro mano tesa? Sulla base di alcuni consigli offerti da James A. Cress, responsabile dell’Associazione Pastorale presso la Conferenza Generale sulla rivista mensile Ministry, marzo 2003 riflettiamo insieme su questo argomento. ⇒ Dare priorità alle visite Per dare priorità alle visite pastorali, è necessario pianificarle; gli incontri fortuiti possono avere un impatto, ma programmare intenzionalmente delle visite permette un approccio sistematico in vista di obiettivi precisi da raggiungere. ⇒ Prendere appuntamento Prendere appuntamento con qualcuno, significa dimostrare il valore che diamo sia al nostro tempo sia a quello di chi visiteremo; alcune persone non amano ricevere visite inattese, per vari motivi. Inoltre, avvisando della nostra visita, permetteremo allo Spirito Santo di preparare il cuore della persona al dialogo che seguirà. ⇒ Essere brevi Le visite pastorali non devono essere troppo lunghe, bisogna avere la capacità di valutare le situazioni. Il modo in cui Gesù interagiva con le persone dimostra quanto può essere fatto in brevi incontri. ⇒ Non andare da soli È bene non essere soli, durante una visita pastorale, soprattutto 6 ⇒ Formare i laici Nelle grandi chiese il pastore ha bisogno di aiuto per svolgere le visite pastorali. I laici possono essere formati per assistere il pastore nelle visite, accompagnandolo in un primo tempo, in modo da imparare, e divenendo poi dei formatori di altri laici. Il pastore potrebbe dare loro un suo biglietto da visita, in modo che ogni visita sia un’estensione della cura pastorale: «Il pastore mi ha chiesto di farti visita e di pregare insieme a te». ⇒ Lasciare qualcosa Portare un bigliettino con un versetto biblico, un libro, un foglio con i programmi della chiesa locale, un opuscolo con uno studio biblico, può sottolineare il fatto che la vostra visita è intenzionale, non casuale, e focalizza immediatamente la conversazione su tematiche spirituali. Inoltre, dopo la visita, la persona potrà continuare a riflettere su ciò che le avrete lasciato ⇒ Parlare con tatto Chiedete l’aiuto del Signore perché vi guidi nelle vostre parole e nei vostri atti, perché quella visita possa essere un momento privilegiato per la persona che la riceverà, e perché possa contribuire ad avvicinarla a Gesù. Abbiate parole positive, di incoraggiamento, evitando la critica o il pettegolezzo. ⇒ Andare incontro a bisogni specifici Alcune persone potrebbero avere bisogno di un aiuto pratico; cercate di capire cosa potreste fare personalmente o cosa potrebbe fare la chiesa, per quella persona: «Cosa pensi che potrebbe fare la chiesa per aiutarti?». Abbiate molto tatto, per non offendere la sensibilità o la dignità di chi si trova nel bisogno. Altre persone devono essere incoraggiate a coinvolgersi maggiormente nelle attività della chiesa: «In quale modo ti piacerebbe servire Cristo, nella chiesa?». Alcune persone vorrebbero poter fare di più, ma non si sentono all’altezza, sentono il bisogno di essere formate. Considerate in quale modo potrebbero essere aiutate a sviluppare i loro talenti in vista del servizio. Alcune persone vivono momenti difficili di lutto, sofferenza spirituale, morale, fisica. Abbiate molto tatto. «Come posso pregare per assicurarti che Dio ti ama, che Dio ti perdona, che Dio è fedele alle sue promesse?». Alle persone anziane: «Raccontami come Dio ti ha guidato, nella tua vita». Ai genitori: «Vogliamo pregare insieme il Signore, per i vostri figli?». A quei membri che consacrano tempo e talenti al Signore: «Voglio lodare il Signore per i doni che ti ha dato e per il servizio che rendi alla chiesa». ⇒ Rispettare le confidenze Evitate il pettegolezzo: non tradite la fiducia di chi si è confidato con voi. Serbate nel vostro cuore le confidenze che vi sono state fatte e presentatele a Dio in preghiera. Ma evitate di promettere il silenzio a chi dichiara violenze fisiche, emozionali, sessuali o altri tipi di abuso: il Signore vi ha dato il buon senso di capire che c’è un equilibrio tra il rispettare le confidenze ricevute e la responsabilità di proteggere chi è vittima di altri. ⇒ Coinvolgere e invitare Ricordatevi di chi è ai margini della chiesa in occasione di eventi speciali della vita della comunità: programmi speciali, feste battesimali, gite… Questi momenti aggreganti sono vitali, per sostenere la vita spirituale e per cementare l’unità nella chiesa. (Traduzione e adattamento a cura di Mariarosa Cavalieri Calà ) bollettino aimpa al Fedeltà, unità, evangelizzazione in Cristo! Quarto congresso nezionale avventista Bellaria di Rimini 30 aprile - 4 maggio 2003 È passato già qualche tempo, ma… la carica spirituale ricevuta in quei giorni di congresso si fa ancora sentire. E poi, l’essere alloggiata in quell’hotel dal nome così profetico: il Mosè, ad alcuni chilometri dalla sede dei congressi… A parte gli scherzi, è vero: la carica spirituale si fa ancora sentire. Vedere tanti fratelli, riuniti sotto uno stesso tetto! Non mi era mai capitato! Per me è stato il primo congresso nazionale come membro adulto. Avevo partecipato ai congressi nazionali dei giovani avventisti, ma poi, dopo il matrimonio, non avevo più potuto partecipare a eventi simili, perché avevo i bambini molto piccoli, sarebbe stato quel che si dice “un tour de force”. Ma questa volta lo avevo tanto desiderato, e il Signore mi ha permesso di esserci (è stato ugualmente un tour de force!). Vedere una chiesa così colorata, varia, composta da membri di varie nazionalità, mi ha colpito molto. Penso che chi fra noi è potuta essere presente, possa aver apprezzato, nell’organizzazione, il tentativo di fare un vero congresso di chiesa, coinvolgendo tutti: uomini e donne, bambini e anziani, fratelli italiani e bollettino aimpa stranieri, corpo pastorale e laici, persone semplici e più istruite: tutti hanno potuto offrire se stessi e fare il congresso. L’AIMPA è stata presente con uno stand che si è avvalso della collaborazione preziosa di alcune di voi. Grazie per il materiale che avete portato per arricchire il nostro stand, grazie per il tempo e i sorrisi che ci avete dedicato. Come dimenticare, inoltre una bellissima riunione organizzata dalla nostra coordinatrice instancabile, Lina, che ci ha viste numerose, nella sala Pegaso, per conoscerci meglio, pregare le une per le altre, presentare i nostri progetti e i nostri desideri? Dopo un forte messaggio spirituale, Lina ci ha offerto da parte dell’AIMPA un piccolo ma simpatico dono a scelta: una scatola colorata, un porta-uovo, un candeliere, una cornicetta… Un dono da ritrovare nel quotidiano, in cucina, nella nostra camera, sul mobiletto dell’ingresso, per ricordarci, guardandolo, dell’atmosfera di fratellanza che ci ha unite e per ricordarci le une delle altre. Ma l’AIMPA è stata presente anche con la collaborazione nelle varie riunioni, nelle varie attività che si sono susseguite nei giorni di congresso. Molte fra noi erano attivamente impegnate per mettere a disposizione del Signore e della chiesa il proprio tempo e i propri talenti, anche in quei giorni. Le parole non bastano per esprimere quanto mi manchino quei momenti, in cui ho rivisto volti di fratelli e sorelle che non rivedevo da molti, troppi anni. Il sentimento che ho provato è stato il desiderio di lodare Dio perché quei volti erano ancora presenti, sulla strada della fede. Ci eravamo persi di vista ma, pur lontani, abbiamo proseguito per la stessa strada. Ed ecco giungere anche la tristezza per chi ci ha lasciati, per vari motivi. Alcuni quella strada l’hanno purtroppo abbandonata. Preghiamo per loro. Altri si sono addormentati nel Signore, in attesa della più grande e meravigliosa assemblea spirituale. Preghiamo perché quel momento venga presto! Nell’attesa, sfogliamo queste pagine, piene di immagini e di ricordi, con gratitudine per aver potuto ricevere tanto! Grazie, Signore! a cura di M. Cavalieri Calà 7 ...AIMPA al congresso «In generale mi piace tradurre. In questo caso mi è piaciuto particolarmente. più i contenuti sono appassionanti, più vi prendo piacere. Il nostro ospite, J. Doukhan, non è solo uno studioso della Parola, ma anche un ottimo predicatore. Oltre alla ricchezza di contenuto, le sue riflessioni sprigionavano energia, calore, simpatia, e si è creata una vera intesa tra noi. A volte sembrava facessimo a gara a chi parlava prima, perché parlava molto velocemente! Avere il privilegio di tradurre mi ha fatto sentire utile; certo, ho sentito la responsabilità di questo incarico: so bene che il messaggio dell’ospite arriva al cuore, se la traduzione è efficace, e so che il Signore mi ha aiutato; il messaggio che ascoltavo e cercavo di trasmettere ai presenti, mi ha edificato, perché pratico, autocritico e attuale». Past. Giovanni Fantoni, traduttore delle riflessioni dell’ospite J. Doukhan Alcuni momenti salienti; l’instancabile lavoro organizzativo coordinato dal Segretario Tesoriere UICCA, I. Barbuscia, la predicazione dell’ospite J. Doukhan, il messaggio del Presidente UICCA L. ALtin e il momento della Scuola del Sabato, coordinato dal Past. Roberto Iannò. 8 bollettino aimpa … AIMPA al congresso Il dipartimento Giovani Avventisti, Aisa e Scuola del Sabato bambini all’opera, coordinati dal direttore, past. Daniele Benini e dai suoi collaboratori. «L’esperienza di coordinare le attività dei bambini da 2 a 5 anni è stata per me molto positiva. Ho potuto godere della valida collaborazione di molte sorelle, quasi tutte mogli di pastore, e anche di molte mamme che sono rimaste con noi e hanno collaborato attivamente. La sorella Rachele Cupertino si è offerta di gestire le attività del sabato mattina, che inizialmente si era deciso di lasciare libero. Ha organizzato un gruppo di collaboratrici e si è fatta portare del materiale da Firenze, riuscendo a intrattenere i piccoli per gran parte della mattinata. Ogni giorno abbiamo fatto un bel gioco di squadra, dividendoci i compiti e preparando materiale che i bambini potessero vedere e toccare, in base alle esigenze della loro età. Alcune attività erano ispirate alla primavera: canzoncine sui fiori, vestitini di carta, fiori tra i capelli, erba come cintura e ai polsi. Altre invece erano collegate al tema della SdS. Vorrei ringraziare tutti per il grande impegno e per la collaborazione che mi hanno dato». Maria D’Amico Bastari bollettino aimpa 9 ...AIMPA al congresso Ogni giorno i bambini da 6 a 9 anni e da 10 a 13 anni hanno potuto avere un momento di riflessione biblica pensato per le esigenze della loro età. Le classi della Scuola del Sabato sono state tenute da mogli di pastore che si sono alternate,f acendo svolgere ai ragazzi le attività settimanali previste dai nuovi legionari della serie Grace Link. Altre classi sono state organizzate per i Compagnon e per i Giovani. I bambini hanno testimoniato il loro amore per Gesù in un concerto diretto dalla sorella Claudia Aliotta, con poesie, canti e mimo ispirati al motto del Congresso. 10 bollettino aimpa «Sembrerà buffo, ma ho potuto veramente seguire il congresso solo il sabato perché, stando sul pulpito, ho potuto essere presente a tutto il programma. Negli altri momenti, il mio compito era coordinare e scegliere, giorno dopo giorno, gli interventi musicali più appropriati alle parti del congresso che si susseguivano. Per me è un onore poter servire il Signore in occasioni simili; pur essendo a mio agio, quando dirigo l’assemblea nei canti sono sempre emozionata, perché il mio desiderio è che il programma musicale nel suo insieme possa contribuire all’adorazione di Dio ed essere gradito anche ai membri. La cosa che mi premeva di più era insegnare gli inni del nuovo innario, che usciva proprio nel periodo del congresso. Ecco perché, già dal mese di settembre 2002, c’è stato un grande lavoro di programmazione, scelta dei canti, dell’inno tema e di un gruppo, gli Alleluia, che potesse aiutarmi a raggiungere questi obiettivi. In una festa come quella di Bellaria, c’era bisogno di un gruppo sempre presente, parte integrante del congresso, che mi aiutasse a insegnare gli inni. Per questa scelta, mi ha ispirata un’idea di Lutero: ai suoi tempi, nelle chiese, solo i musicisti potevano fare musica; il latino, il canto gregoriano, erano difficili per i fedeli, che erano passivi, al massimo concludevano con piccole frasi di risposta. Lutero, invece, compose un piccolo innario che dette nelle mani dei fedeli; istituì quindi un gruppo che cantava all’unisono, i coralisti (siamo circa nel 1535), che avevano il compito di insegnare e guidare i canti dell’assemblea. Quasi tutti gli inni che ho scelto avevano dietro di sé una storia: ascoltandola, i presenti potevano conoscere il modo in cui persone consacrate lo avevano composto, a volte in momenti difficili della loro vita». Raffaella Evangelisti Rizzo bollettino aimpa 11 ...AIMPA al congresso I momenti toccanti dedicati alla consacrazione di tre pastori: Albert Owusu, Giampiero Vassallo e Michele Gaudio, nelle fotografie insieme alle loro famiglie. 12 bollettino aimpa …NotizieNotizieNotizie AIMPA al congresso Il pastore Gioacchino Caruso insieme alla moglie Rita; il pastore Caruso sarà direttore ad interim del Campo Sud. Ormai in pensione da alcuni anni, ma sempre attive e disponibili per l’Opera, i pastori Benini Luciano e Di Bartolo Giuliano, insieme alle consorti, ricevono un saluto e un ringraziamento ufficiale da parte della chiesa che hanno servito. Sabato pomeriggio: omaggio alla fedeltà, momento dedicato alla chiesa, alle esperienze di vita, alla fedeltà nella difficoltà e nel servizio, coordinato da Dora Bognandi Pellegrini, responsabile dei dip. Affari Pubblici, Libertà Religiosa e Comunicazioni. bollettino aimpa 13 ...AIMPA al congresso «Non partecipavo a un congresso ormai da vent’anni, a causa delle mie vicissitudini familiari; ero assetata di un’occasione simile, un congresso non di carattere amministrativo, ma ideato appositamente per essere di tipo spirituale. Certamente l’impegno degli organizzatori è stato grande. È stata una gioia immensa poter rivedere fratelli e sorelle che non vedevo da anni. Ho ricevuto un cibo spirituale di cui avevo bisogno, mi sono piaciute molto le conferenze di Doukhan. Ma uno dei momenti che mi ha colpito maggiormente è stato quando l’Onorevole Tano Grasso ci ha parlato del coinvolgimento della Mafia nella vita pubblica. Le sue parole mi hanno colpita, e sono stata felice di vedere la sua simpatia verso la nostra chiesa». Iole Ventura Dragone 14 bollettino aimpa … AIMPA al congresso Alt altr ri vol indi i mom ti, men enti tica bili bollettino aimpa 15 Tempo libero: come? Lo stand AIMPA è stato presente grazie alla collaborazione di molte di voi, che hanno preparato del materiale per arricchirlo e metterlo a disposizione dei presenti o si sono rese disponibili per i turni dell’apertura al pubblico. Le offerte raccolte (186,00 Euro) sono utilizzate per la stampa e la spedizione dei fascicoli di storie per bambini pubblicizzati in occasione del congresso. «Canto dei pellegrinaggi. Di Davide. Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme! È come olio profumato che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d' Aaronne, che scende fino all'orlo dei suoi vestiti; è come la rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion; là infatti il Signore ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno» (Salmo 133) 16 bollettino aimpa Tantissimi auguri a tutte le sorelle che hanno compiuto gli anni in: Aprile: Altin Taddei Daniela (10); Castro Cioce Daniela (10); Paris Lautizi Eleonora (14); Calà Peterson Marcia (27); Maggio: Orsucci Specchio Gioia (11); Bastari D’amico Maria Concetta (15); Rizzo Evangelisti Raffaella (15); Iannò Calà Anna (21); Leonardi Russo Giovanna (23); Caccamo De Paolis Monica (26); Evangelisti Costanzini Sara (30). Giugno: Pellegrini Bognandi Dora (03); Mozzato Pavan Elisa (04); Todaro Maniscalco Giuseppa (18). Forse abbiamo ricevuto un bel regalo per il nostro compleanno! A volte, con il passar degli anni, non si dà più tanta importanza al giorno della propria nascita. Fino a qualche anno fa organizzavamo una festicciola, preparavamo una torta, organizzavamo qualcosa di speciale insieme ai nostri familiari. E oggi? Talvolta forse arriviamo a dimenticarci che sta arrivando il nostro compleanno, o quello di nostro marito, sommerse dalle problematiche familiari, dalle attività, dagli impegni, dal lavoro. Ritagliamoci degli spazi per gioire della nostra data di nascita: il Signore ci ha donato la vita, ci ha dato il privilegio di servirlo. Lodiamolo per questo, insieme alla nostra famiglia. Forse abbiamo ricevuto un bel regalo per il nostro compleanno; forse ci hanno regalato qualcosa di cui avevamo bisogno. E, a questo proposito leggiamo la poesia: Bisogno. Di cosa hanno bisogno gli esseri umani per vivere felici? Hanno bisogno di non essere abbandonati nell’immensità dell’universo. Hanno bisogno di un amore più grande della morte Hanno bisogno di non essere sopraffatti dal dolore e dal lutto Hanno bisogno della gioia che danza e abbatte le barriere della morte Hanno bisogno di tenere vivo il pensiero che nulla può cancellare in loro l’immagine e la somiglianza con Dio. Hanno bisogno di sapere che il peccato non avrà l’ultima parola! Hanno bisogno di essere riconosciuti tutti uguali e degni in quanto figli prediletti di Dio. La lista delle mogli di pastori avventisti italiani è stata aggiornata dalla segreteria AIMPA, ma se vi dovessero essere imprecisioni oppure omissioni, vi chiediamo gentilmente di segnalarle alla Redazione. Grazie. bollettino aimpa 17 Ho letto recentemente un libro; l’ho trovato in una biblioteca e anche se il titolo mi rattristava, nello stesso tempo ne ero attratta. Si tratta di Storie in corsia – esperienze di una volontaria ospedaliera, di T. Michiara. Non è un libro molto recente, ma leggiamo insieme alcune pagine delle esperienze dell’autrice, una samaritana che offre il suo tempo e il suo conforto come volontaria in un grande ospedale di Milano. Coppie Quando arrivo in reparto, la caposala mi chiama: «Vada a vedere il 36, che non vuole mangiare». Mi avvicino al letto 36. Un uomo di circa settant’anni, semiparalizzato, tiene ostinatamente le labbra chiuse guardando altrove con insistenza, mentre la moglie cerca di infilargli in bocca il cucchiaio con la pastina. Lei è grassotta, piacente, ha un sorriso allegro. «Su» gli sta dicendo «apri la bocca, Giuseppe, non fare il bambino». Percepisco una vena di stizza. Appena mi vede, rincara: «È un bambino, sapesse che vita!». «Non ha appetito?». «Da sette anni è malato, ha avuto un ictus, e da allora mi fa fare una vita! Fa apposta a farmi i dispetti. Ma che cosa gli ho fatto, io per trattarmi così? Neanche con sua figlia, sa? Con nessuno di noi mangia: lo fa apposta a farmi i dispetti. Ma che cosa gli ho fatto? E lui zitto, non parla! È capace, però, lo sa che è capace?». Lui nel frattempo, alza gli occhi al cielo e sputa tutto quello che ha in bocca. È vero: fa proprio come un bambino che non vuole mangiare la pappa. «Vedi, Beppino, che ti sporchi tutto» continua lei, infilandogli in bocca un altro cucchiaio, con vocina da bambola. «Vedi che c’è qui la signora, non fare così, che mi fai fare brutte figure!». «Vuole che continui io, signora?». «Già che è qui, se vuole. Siete tutti così bravi, voi samaritani! Dovreste venire un po’ a casa, è anche peggio. Mi fa una rabbia! E io che sono qui tutti i giorni, avanti e indietro: tre mezzi per venire, lo sa?». «Ha provato a non venire?». «Non venire? Come faccio a mancare? Sì, a volte viene mia figlia, ma lui non la vuole, e se non ci sono io, chi gli dà da mangiare?». «Mangia di più del solito?». «Macchè, è tutto un dispetto! Me lo fa apposta» dice con rabbia. «Non lo sopporto, sono il suo capro espiatorio». Forse è anche così, ma non le vedo un’aureola da vittima, mentre lo dice; sento piuttosto la stizza, il disprezzo per quell’uomo malato e impotente, che si vendica come può. Ma ho imparato a cercare di capire chi mi parla, senza voler giudicare: non serve. «Si sente stanca? Domando». Si placa. «Stanca? Non ne posso più». La voce è stridula ora. Stringe le labbra, abbassa gli occhi: è stata toccata. Si rivolge al marito, senza più quasi energia: «Su, Beppino, mangia!». Gli occhi le si inumidiscono; forse è rabbia, forse dolore, fa lo stesso. «È stanca, ora. Lasci fare a me» e le prendo il cucchiaio. Le si scosta, docile. Ora è solo dispiacere, umiliazione, impotenza. «Quante volte capita, sapesse! Proprio le persone che ci sono più care sono quelle con cui ce la si prende di più, quando ci si ammala. Credo che sia l’umiliazione di sentirsi impotenti» le dico. Mi guarda: «Dice?». «Sì, si finisce col renderci antipatici, con l’esasperare la persona da cui si dipende, forse perché è troppo doloroso vederla soffrire. Gli uomini, poi, sono maestri in questo!». «Ma lei è psicologa?» Mi domanda, speranzosa di poter avallare di una certa ufficialità quello che dico. Non voglio deluderla: «Non proprio». Lei si siede, con un sospiro. Il signor Giuseppe mi guarda, in silenzio. Intanto mangia. Poi guarda sua moglie: un’occhiata affettuosa? Un attimo, perché subito volge lo sguardo altrove. Forse lei non se ne è neppure accorta. «Vada a mangiare anche lei» le dico «sto qui io». «Grazie, solo un caffè di corsa, non può stare senza di me». Si anima tutta e scappa via. Luisi placa. Pur immobile, non ha più tensione. «Vuole dell’acqua? Le do anche il pollo?». «Sì» mi risponde con voce abbastanza chiara «grazie». Poi gira gli occhi, sembra cercare la moglie. Quando lei torna ha quasi finito. Si interrompe, la guarda e sputa tutto. Lei cinguetta: «Ecco, Giuseppe, cosa fai? Vedi che bambino sei!». È il loro mondo: mi allontano in punta di piedi. (Tratto da T. Michiara, Storie in corsia – esperienze di una volontaria ospedaliera, ed. Paoline 1994, p. 15-17) 18 bollettino aimpa