Notiziario Trimestrale dell’Associazione Italiana Mogli di Pastori Avventisti
Fedeltà, unità,
evangelizzazione in Cristo!
Quarto congresso nazionale avventista
Bellaria di Rimini
30 aprile - 4 maggio 2003
FORUM
Le visite ai
membri:
preziosi
consigli
Numero 42
Il fiore,
il profumo,
il frutto
di J. Doukhan
AIMPA AL CONGRESSO
Fedeltà, unità,
evangelizzazione
in Cristo
Aprile-Giugno 2003
Care sorelle,
NOTIZIE DALLA
REDAZIONE
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FORUM:
Le visite ai membri: preziosi consigli
5
Un nuovo appuntamento dedicato alla lettura, un nuovo appuntamento per incontrarci
fra queste pagine.
Il Bollettino AIMPA è uno strumento prezioso per esserci vicine.
È un privilegio che non tutte le mogli di pastore, nel mondo, possono avere.
Custodiamo questo prezioso tesoro.
Forse riconosciamo noi stesse fra le righe
che leggiamo.
Forse vorremmo altre rubriche.
Forse siamo contente che si parli di noi, forse vorremmo che si parlasse di qualcosa
che ci è successo.
Dipende anche da noi.
Il Bollettino AIMPA vuole ospitare fra le sue
pagine una testimonianza, una fotografia,
una poesia, un saluto, un versetto da dedicare… tutto quello che riterremo di volergli
donare.
Il tutto, in attesa di un nuovo, affettuoso appuntamento che si rinnova ogni trimestre.
La Redazione vi augura buona lettura e vi
aspetta!
PASSO DOPO PASSO…
Il fiore, il profumo, il frutto
di J. Doukhan
3
AIMPA AL CONGRESSO
Fedeltà, unità, evangelizzazione
in Cristo.
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DEDICATO A TE...
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ESPERIENZE DA LEGGERE
Coppie
L’Associazione Italiana Mogli di
Pastori Avventisti (AIMPA),
con sede a Roma,
Lungotevere Michelangelo, 7
non ha scopi di lucro.
È patrocinata dall’Unione Italiana
delle Chiese Cristiane Avventiste del
7° Giorno e in modo specifico
dall’Associazione Pastorale,
allo scopo di assistere la moglie del
Pastore Avventista.
2
17
Comitato AIMPA
Corrispondenza a:
Coordinatrice nazionale: Lina Pesce
Mariarosa Cavalieri
Via Quasimodo, 68
70126 – BARI
Tel. 080/5491353
Segretaria:
Francesca Ferretti
Membri:
Luna Alma Patricia
Sutreva Fanny
Redattrice:
Mariarosa Cavalieri
E-mail: [email protected]
bollettino aimpa
Introducendo questa meditazione, di cui pubblichiamo un estratto, il fr. J. Doukhan ha usato l’immagine dell’albero le cui
radici indicano la fedeltà e i rami, che si ritrovano insieme in
uno stesso tronco, sono simbolo dell’unità dei fedeli. Radici,
tronco e rami devono portare al fiore, altrimenti l’albero non
ha ragione d’esistere. Il fiore è l’immagine
dell’evangelizzazione, della missione, è l’apertura verso
l’esterno perché gli altri siano anch’essi in contatto con l’albero.
Lina Ferrara
«Che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono
in te, anch’essi siano uno in noi, affinché il mondo creda che Riflessione biblica presentata dal Prof.
tu mi hai mandato»
J. Doukhan all’Assemblea Spirituale di
(Giovanni 17:21)
Bellaria di Rimini.
L ’obiettivo della fedeltà e dell’unità è «affinché il mondo creda». Nel versetto si parla di unità e di fedeltà. Fedeltà in
me, che siano radicati in me, è questa la fedeltà. Ma che siano uno radicati in me, affinché il mondo creda. L’unità
e la fedeltà sono affinché il mondo creda. In altre parole la missione, l’apertura verso l’esterno, danno senso
all’unità. Lo scopo, la ragion d’essere della nostra religione, della nostra relazione con Dio e della nostra relazione tra
fratelli, è per gli altri. Lo scopo è la missione, l’obiettivo è il fiore.
L’evangelizzazione non deve sostituire l’unità e la fedeltà. La missione è un risultato e implica necessariamente fedeltà e unità. Fedeltà e unità sfociano interamente nella missione. Senza fedeltà, senza unità, senza avere questa verità
insieme, la missione è inutile e ingiustificata, l’evangelizzazione è impossibile.
Se non c’è contenuto, se non c’è verità, se non si ha niente da portare al mondo che non abbia già, se si va verso il
mondo a portargli una verità che già possiede, non c’è interesse. Ciò che giustifica la nostra missione è proprio la
nostra diversità, è proprio il fatto che noi abbiamo qualcosa che gli altri non hanno. Abbiamo qualcosa di cui gli altri
hanno bisogno. Ma c’è un’altra ragione per la quale talvolta la missione non è possibile. Se non c’è unità nella nostra
diversità, se non siamo riusciti a vivere questo miracolo di inglobare, di accettare le diversità di cultura, di sensibilità, d’intelligenza e di personalità, se nella nostra unità abbiamo
Se perdiamo il
cercato di forzare gli altri a essere identici a noi, ad avere lo stesso sorriso, lo stesso tipo
contatto con la
d’intelligenza, succederà che nessuno ci capirà. Se produciamo una setta completamente al
realtà, la nostra
di fuori da ogni contatto e da ogni realtà del mondo, la nostra missione è impossibile; per
missione è imposgli altri saremo come degli extra terrestri. Siamo spesso caduti in questa trappola. Siamo
usciti da Babilonia, come talvolta si dice, e abbiamo creato un’altra Babilonia dove nessusibile e noi perno può entrare e nessuno può uscire. Si ha una nuova mentalità, una nuova lingua che
diamo la vocazioall’esterno non capisce nessuno. Se perdiamo il contatto con la realtà di un mondo che
ne di missionari.
disprezziamo, la nostra missione è impossibile e noi perdiamo la vocazione di missionari.
Riassumendo, non bisogna essere né poco diversi né troppo diversi.
bollettino aimpa
3
...Passo dopo passo - Il fiore, il profumo, il frutto
quindi si preferisce non parlare con loro. Si resta tra di
Gesù utilizza l’immagine del sale della terra. A cosa sernoi, nella stessa pentola, a fare lo stesso ragù. Ma se
ve un pugno di sale senza il cibo?. Immaginate di prenavete paura di perdere la vostra fede contattando quelli
dere del sale da solo, al di fuori del pasto, di mangiarlo
che non l’hanno, significa che, adesso, non avete la
e averne un grande godimento. Sono solo le mucche ad
fede. Senza la missione, senza gli altri, senza il mondo
amare questo. Ma a volte facciamo proprio così. La ranon abbiamo alcuna ragion d’essere. Lo dice la parola
gion d’essere del sale è quella di essere messo nel cibo.
stessa di Gesù: «Che rimangano nel mondo». Gesù non
La ragion d’essere della vostra verità così bella, così
prega Dio perché li tolga dal mondo, ma che siano preprofonda, è di essere messa nel mondo. Anche se metservati dal maligno. Non troverete un testo nella Bibbia
tiamo troppo sale nel mondo la verità diventa immanche dica: «Che siano preservati dal mondo». A costo
giabile. Talvolta è quello che facciamo. Conosco una
che questo vi scandalizzi, nel mondo ci sono delle verità
persona che lavora alla posta e che un giorno è venuta
importanti da comprendere per essere capaci di coma trovarmi. Mi ha detto: «In ufficio è arrivato un nuovo
impiegato.Appena si è seduto alla scrivania del suo uffiprendere la verità biblica. Dio non ci chiede di uscire
cio, gli ho detto tutto. Gli ho parlato del sabato,
dal mondo. Dio vuole, è il suo comandamento, che
dell’immortalità dell’anima, delle 2300 sere e mattine,
restiamo nel mondo, perché al di fuori del mondo non
del 1844, della decima. Gli ho detto tutto. Adesso ho
siamo più capaci di portare la verità. Oh! Troppo spesso
fatto il mio dovere e ho la coscienza tranquilla”. Allora
ci siamo rifugiati in congressi, in scuole tipo Villa Aurogli ho risposto: “Come puoi avere la coscienza tranquilra, Collonges o Andrews University, e abbiamo creato
la, lo hai ammazzato!”. Ha messo troppo
dei piccoli ghetti, delle torri d’avorio in cui
Per capire la vo- tutti si capiscono reciprocamente , ma che
sale e la persona non ha voluto più sentire
niente, perché il cibo era diventato immanstra verità, per nessuno capisce dall’esterno. E quando,
giabile. Se non c’è il sale, se non c’è l’unità, accedere proprio diventati pastori, ritorniamo restiamo con gli
se non c’è la verità non c’è missione.
avventisti e basta. Persino quando istruiamo
alla verità, avete il catecumeno gli insegniamo talvolta a taAdesso facciamo il percorso inverso. Se non
c’è missione, se non c’è evangelizzazione, se bisogno degli al- gliare i legami con la propria famiglia, cosicnon c’è il fiore vuol dire che non c’è verità,
tri che percepite ché quando diventa avventista non ha che
vuol dire che non c’è unità. La religione peruna sola famiglia, gli avventisti. Dopo essere
come persone
de senso, perde la propria ragione d’essere.
fuori dalla verità. stato per un certo tempo in questo ghetto gli
Abbiamo bisogno degli altri per capire la
si dice di ritornare nella sua famiglia. Allora
Senza il confron- lui comincia a parlare una lingua che nessuverità. È un principio fondamentale che si
to con l’altro la no capisce. Bisogna che rimaniamo nel
trova nella Bibbia stessa, al punto tale che
Dio stesso ha bisogno degli uomini per coverità non pren- mondo, ma , e qui è la sfida, senza compromunicare agli altri.
derà corpo, non messi con il mondo, senza compromessi con
Allora io, avventista del 7° giorno, così ricco,
la verità.
esisterà.
ho forse bisogno del cattolico per capire la
Il mio è un appello allo studio della Parola di
verità? O dell’ebreo, o peggio dell’ateo che
Dio, un appello allo Spirito perché ci faccia
ha rigettato Dio? Ebbene sì! Per capire la vostra verità,
capire questa verità, ma anche una chiamata a germoper accedere proprio alla verità, avete bisogno degli altri
gliare, a produrre il fiore, il cui profumo annuncia un
che percepite come persone fuori dalla verità. Senza il
frutto delizioso, a volgersi verso il mondo perché possa
confronto con l’altro la verità non prenderà corpo, non
ammirare la bellezza di questa verità.
esisterà. Abbiamo bisogno degli altri che la pensano in
(traduzione e adattamento a cura di
maniera completamente diversa e opposta per poter
Lina Ferrara Caratelli).
forgiare la verità. Spesso si ha paura di confrontarsi con
il cattolico, forse con l’ebreo, con l’ateo che non crede e
4
bollettino aimpa
Adattamento dell’articolo di J. A. Cress,
responsabile dell’Associazione Pastorale
presso la Conferenza Generale
(tratto da Ministry, marzo 2003, p. 27)
Incontro il fratello Fabbri casualmente, in un ufficio.
Con me c’è una sorella di chiesa, che me lo presenta:
«Silvia, ti presento Marco Fabbri. Ti ricordi, avevamo
parlato di lui». Sì, mi ricordo di quel nome, Fabbri. È
nella lista dei membri del mio gruppo di preghiera settimanale. Sono arrivata da poco in quella città, e come
moglie di pastore mi è stato chiesto di occuparmi di un
gruppo di preghiera. Il mercoledì sera ci ritroviamo insieme per studiare la Bibbia. Siamo una decina di persone, tutti membri che abitano nella zona. Alcuni fratelli
e sorelle, però, non partecipano: si tratta di membri di
chiesa che però non frequentano più le riunioni da tempo, alcuni, mi è stato detto, per scoraggiamento, altri
per problemi familiari…
Ho molta speranza che quel gruppo di preghiera possa
essere un ponte fra questi fratelli e la chiesa del sabato;
so cosa vuol dire essere stati assenti per parecchio tempo alle riunioni della chiesa, e non riuscire a trovare la
forza o il coraggio di
ritornare. E forse il
gruppo di preghiera
potrà aiutare questi
fratelli in difficoltà
spirituale.
«Fratello Fabbri, sono
lieta di conoscerla.
Sono la moglie del
nuovo pastore. Perché mercoledì non
viene a casa nostra?
C’è un piccolo grup-
bollettino aimpa
po che si riunisce per pregare». Il fratello Fabbri è stupito e interessato dal mio invito. Verrà?
I giorni passano, e una mattina il telefono squilla: è il
fratello Fabbri, che mi chiede l’indirizzo esatto: questa
sera sarà dei nostri. Ringrazio il Signore con una preghiera silenziosa, per quella bella notizia.
I mercoledì si susseguono, uno dopo l’altro, e il fratello
Fabbri è sempre presente. Ma in chiesa no, non se la
sente di ritornare. Mio marito ed io prendiamo a cuore
questa situazione; quanti dialoghi, quanti inviti, quante
preghiere! E, dolcemente, lo Spirito Santo agisce nel
cuore del fratello Fabbri, che un giorno ci dà una gioia
immensa, quando lo vediamo ritornare, il sabato mattina. Che gioia, potere adorare Dio uniti!
Quella che avete letto è un’esperienza simile a tante: le
vicende della vita, i problemi, i cambiamenti nel corso
degli anni, a volte portano i credenti lontano dalla chiesa. Talvolta Satana si serve di problemi gravi, incomprensioni, liti, gravi problemi familiari, per allontanarci
dalla chiesa. Altre volte, si serve di sciocchezze, di piccoli dettagli che, col passar del tempo, diventano pesanti
macigni che intralciano la vita spirituale. E ci si ritrova
lontani dalla chiesa, deboli, senza il coraggio di farsi
rivedere, di ritornare. Anche se si desidererebbe con
tutto il cuore rimettere piede nel luogo di culto, si ha
paura di ricevere sfrecciatine da qualche membro molto
zelante, si ha paura di non essere accolti a braccia aperte, ma di trovare stupore, derisione, distacco. E, purtroppo, a volte questo è ciò che si troverebbe ritornando…
5
...Forum - Le visite ai membri: preziosi consigli
quando incontriamo persone del
sesso opposto. Il metodo suggerito
da Gesù è di andare a due a due. Il
pastore potrebbe rendere visita insieme all’anziano o a un altro membro di esperienza e, quando possibile, insieme alla propria moglie.
Come poter aiutare quei membri
che si trovano in una situazione
simile? Bisognosi di un ponte, di
un aiuto, di una scintilla che riaccenda la fede, che ravvivi la forza,
che afferri la loro mano tesa?
Sulla base di alcuni consigli offerti
da James A. Cress, responsabile
dell’Associazione Pastorale presso
la Conferenza Generale sulla rivista mensile Ministry, marzo 2003
riflettiamo insieme su questo argomento.
⇒
Dare priorità alle visite
Per dare priorità alle visite pastorali, è necessario pianificarle; gli incontri fortuiti possono avere un
impatto, ma programmare intenzionalmente delle visite permette
un approccio sistematico in vista di
obiettivi precisi da raggiungere.
⇒
Prendere appuntamento
Prendere appuntamento con qualcuno, significa dimostrare il valore
che diamo sia al nostro tempo sia
a quello di chi visiteremo; alcune
persone non amano ricevere visite
inattese, per vari motivi. Inoltre,
avvisando della nostra visita, permetteremo allo Spirito Santo di
preparare il cuore della persona al
dialogo che seguirà.
⇒
Essere brevi
Le visite pastorali non devono essere troppo lunghe, bisogna avere
la capacità di valutare le situazioni.
Il modo in cui Gesù interagiva con
le persone dimostra quanto può
essere fatto in brevi incontri.
⇒
Non andare da soli
È bene non essere soli, durante
una visita pastorale, soprattutto
6
⇒
Formare i laici
Nelle grandi chiese il pastore ha
bisogno di aiuto per svolgere le visite pastorali. I laici possono essere
formati per assistere il pastore nelle
visite, accompagnandolo in un primo tempo, in modo da imparare, e
divenendo poi dei formatori di altri
laici. Il pastore potrebbe dare loro
un suo biglietto da visita, in modo
che ogni visita sia un’estensione
della cura pastorale: «Il pastore mi
ha chiesto di farti visita e di pregare
insieme a te».
⇒
Lasciare qualcosa
Portare un bigliettino con un versetto biblico, un libro, un foglio con i
programmi della chiesa locale, un
opuscolo con uno studio biblico,
può sottolineare il fatto che la vostra
visita è intenzionale, non casuale, e
focalizza immediatamente la conversazione su tematiche spirituali.
Inoltre, dopo la visita, la persona
potrà continuare a riflettere su ciò
che le avrete lasciato
⇒
Parlare con tatto
Chiedete l’aiuto del Signore perché
vi guidi nelle vostre parole e nei
vostri atti, perché quella visita possa
essere un momento privilegiato per
la persona che la riceverà, e perché
possa contribuire ad avvicinarla a
Gesù. Abbiate parole positive, di
incoraggiamento, evitando la critica
o il pettegolezzo.
⇒
Andare incontro a bisogni specifici
Alcune persone potrebbero avere
bisogno di un aiuto pratico; cercate
di capire cosa potreste fare personalmente o cosa potrebbe fare la
chiesa, per quella persona: «Cosa
pensi che potrebbe fare la chiesa
per aiutarti?». Abbiate molto tatto,
per non offendere la sensibilità o la
dignità di chi si trova nel bisogno.
Altre persone devono essere incoraggiate a coinvolgersi maggiormente nelle attività della chiesa: «In quale modo ti piacerebbe servire Cristo,
nella chiesa?». Alcune persone vorrebbero poter fare di più, ma non si
sentono all’altezza, sentono il bisogno di essere formate. Considerate
in quale modo potrebbero essere
aiutate a sviluppare i loro talenti in
vista del servizio.
Alcune persone vivono momenti
difficili di lutto, sofferenza spirituale,
morale, fisica. Abbiate molto tatto.
«Come posso pregare per assicurarti
che Dio ti ama, che Dio ti perdona,
che Dio è fedele alle sue promesse?». Alle persone anziane:
«Raccontami come Dio ti ha guidato, nella tua vita». Ai genitori:
«Vogliamo pregare insieme il Signore, per i vostri figli?». A quei membri
che consacrano tempo e talenti al
Signore: «Voglio lodare il Signore
per i doni che ti ha dato e per il servizio che rendi alla chiesa».
⇒
Rispettare le confidenze
Evitate il pettegolezzo: non tradite la
fiducia di chi si è confidato con voi.
Serbate nel vostro cuore le confidenze che vi sono state fatte e presentatele a Dio in preghiera. Ma evitate di
promettere il silenzio a chi dichiara
violenze fisiche, emozionali, sessuali
o altri tipi di abuso: il Signore vi ha
dato il buon senso di capire che c’è
un equilibrio tra il rispettare le confidenze ricevute e la responsabilità di
proteggere chi è vittima di altri.
⇒
Coinvolgere e invitare
Ricordatevi di chi è ai margini della
chiesa in occasione di eventi speciali
della vita della comunità: programmi
speciali, feste battesimali, gite…
Questi momenti aggreganti sono
vitali, per sostenere la vita spirituale
e per cementare l’unità nella chiesa.
(Traduzione e adattamento
a cura di
Mariarosa Cavalieri Calà )
bollettino aimpa
al
Fedeltà, unità,
evangelizzazione in Cristo!
Quarto congresso nezionale avventista
Bellaria di Rimini
30 aprile - 4 maggio 2003
È passato già qualche tempo, ma…
la carica spirituale ricevuta in quei
giorni di congresso si fa ancora sentire. E poi, l’essere alloggiata in
quell’hotel dal nome così profetico: il
Mosè, ad alcuni chilometri dalla sede
dei congressi…
A parte gli scherzi, è vero: la carica
spirituale si fa ancora sentire. Vedere
tanti fratelli, riuniti sotto uno stesso
tetto! Non mi era mai capitato! Per
me è stato il primo congresso nazionale come membro adulto. Avevo
partecipato ai congressi nazionali dei
giovani avventisti, ma poi, dopo il
matrimonio, non avevo più potuto
partecipare a eventi simili, perché
avevo i bambini molto piccoli, sarebbe stato quel che si dice “un tour de
force”.
Ma questa volta lo avevo tanto desiderato, e il Signore mi ha permesso
di esserci (è stato ugualmente un
tour de force!).
Vedere una chiesa così colorata,
varia, composta da membri di varie
nazionalità, mi ha colpito molto.
Penso che chi fra noi è potuta essere
presente, possa aver apprezzato,
nell’organizzazione, il tentativo di
fare un vero congresso di chiesa,
coinvolgendo tutti: uomini e donne,
bambini e anziani, fratelli italiani e
bollettino aimpa
stranieri, corpo pastorale e laici, persone semplici e più istruite: tutti hanno potuto offrire se stessi e fare il
congresso.
L’AIMPA è stata presente con uno
stand che si è avvalso della collaborazione preziosa di alcune di voi.
Grazie per il materiale che avete
portato per arricchire il nostro stand,
grazie per il tempo e i sorrisi che ci
avete dedicato.
Come dimenticare, inoltre una bellissima riunione organizzata dalla nostra coordinatrice instancabile, Lina,
che ci ha viste numerose, nella sala
Pegaso, per conoscerci meglio, pregare le une per le altre, presentare i
nostri progetti e i nostri desideri?
Dopo un forte messaggio spirituale,
Lina ci ha offerto da parte
dell’AIMPA un piccolo ma simpatico
dono a scelta: una scatola colorata,
un porta-uovo, un candeliere, una
cornicetta… Un dono da ritrovare
nel quotidiano, in cucina, nella nostra camera, sul mobiletto
dell’ingresso, per ricordarci, guardandolo, dell’atmosfera di fratellanza
che ci ha unite e per ricordarci le
une delle altre.
Ma l’AIMPA è stata presente anche
con la collaborazione nelle varie riunioni, nelle varie attività che si sono
susseguite nei giorni di congresso.
Molte fra noi erano attivamente impegnate per mettere a disposizione
del Signore e della chiesa il proprio
tempo e i propri talenti, anche in
quei giorni.
Le parole non bastano per esprimere
quanto mi manchino quei momenti,
in cui ho rivisto volti di fratelli e sorelle che non rivedevo da molti,
troppi anni. Il sentimento che ho
provato è stato il desiderio di lodare
Dio perché quei volti erano ancora
presenti, sulla strada della fede. Ci
eravamo persi di vista ma, pur lontani, abbiamo proseguito per la stessa
strada.
Ed ecco giungere anche la tristezza
per chi ci ha lasciati, per vari motivi.
Alcuni quella strada l’hanno purtroppo abbandonata. Preghiamo per
loro. Altri si sono addormentati nel
Signore, in attesa della più grande e
meravigliosa assemblea spirituale.
Preghiamo perché quel momento
venga presto!
Nell’attesa, sfogliamo queste pagine,
piene di immagini e di ricordi, con
gratitudine per aver potuto ricevere
tanto!
Grazie, Signore!
a cura di M. Cavalieri Calà
7
...AIMPA al congresso
«In generale mi piace tradurre.
In questo caso mi è piaciuto
particolarmente. più i contenuti
sono appassionanti, più vi prendo piacere. Il nostro ospite, J.
Doukhan, non è solo uno studioso della Parola, ma anche
un ottimo predicatore. Oltre alla
ricchezza di contenuto, le sue
riflessioni sprigionavano energia, calore, simpatia, e si è creata una vera intesa tra noi. A volte sembrava facessimo a gara a
chi parlava prima, perché parlava molto velocemente!
Avere il privilegio di tradurre mi
ha fatto sentire utile; certo, ho
sentito la responsabilità di questo incarico: so bene che il messaggio dell’ospite arriva al cuore, se la traduzione è efficace, e
so che il Signore mi ha aiutato;
il messaggio che ascoltavo e
cercavo di trasmettere ai presenti, mi ha edificato, perché
pratico, autocritico e attuale».
Past. Giovanni Fantoni,
traduttore delle riflessioni
dell’ospite J. Doukhan
Alcuni momenti salienti; l’instancabile lavoro organizzativo coordinato dal Segretario Tesoriere UICCA, I. Barbuscia, la predicazione dell’ospite J. Doukhan, il messaggio del Presidente UICCA L. ALtin
e il momento della Scuola del Sabato, coordinato dal Past. Roberto Iannò.
8
bollettino aimpa
… AIMPA al congresso
Il dipartimento Giovani Avventisti, Aisa e Scuola del
Sabato bambini all’opera,
coordinati dal direttore, past.
Daniele Benini e dai suoi
collaboratori.
«L’esperienza di coordinare
le attività dei bambini da 2 a
5 anni è stata per me molto
positiva. Ho potuto godere della
valida collaborazione di molte
sorelle, quasi tutte mogli di pastore, e anche di molte mamme
che sono rimaste con noi e hanno collaborato attivamente. La
sorella Rachele Cupertino si è
offerta di gestire le attività del
sabato mattina, che inizialmente
si era deciso di lasciare libero.
Ha organizzato un gruppo di
collaboratrici e si è fatta portare
del materiale da Firenze, riuscendo a intrattenere i piccoli
per gran parte della mattinata.
Ogni giorno abbiamo fatto un bel gioco di squadra,
dividendoci i compiti e preparando materiale che i
bambini potessero vedere e toccare, in base alle esigenze della loro età. Alcune attività erano ispirate
alla primavera: canzoncine sui fiori, vestitini di carta,
fiori tra i capelli, erba come cintura e ai polsi. Altre
invece erano collegate al tema della SdS. Vorrei ringraziare tutti per il grande impegno e per la collaborazione che mi hanno dato».
Maria D’Amico Bastari
bollettino aimpa
9
...AIMPA al congresso
Ogni giorno i bambini da 6 a
9 anni e da 10 a 13 anni
hanno potuto avere un momento di riflessione biblica
pensato per le esigenze della
loro età. Le classi della
Scuola del Sabato sono state
tenute da mogli di pastore
che si sono alternate,f acendo svolgere ai ragazzi le attività settimanali previste dai
nuovi legionari della serie
Grace Link. Altre classi sono
state organizzate per i Compagnon e per i Giovani.
I bambini hanno testimoniato il loro amore per Gesù in un
concerto diretto dalla sorella Claudia Aliotta, con poesie,
canti e mimo ispirati al motto del Congresso.
10
bollettino aimpa
«Sembrerà buffo, ma ho potuto
veramente seguire il congresso solo il
sabato perché, stando sul pulpito, ho
potuto essere presente a tutto il programma. Negli altri momenti, il mio compito era
coordinare e scegliere, giorno dopo giorno, gli
interventi musicali più appropriati alle parti del
congresso che si susseguivano. Per me è un onore poter servire il Signore in occasioni simili;
pur essendo a mio agio, quando dirigo
l’assemblea nei canti sono sempre emozionata,
perché il mio desiderio è che il programma musicale nel suo insieme possa contribuire
all’adorazione di Dio ed essere gradito anche ai
membri. La cosa che mi premeva di più era insegnare gli inni del nuovo innario, che usciva
proprio nel periodo del congresso. Ecco perché,
già dal mese di settembre 2002, c’è stato un grande lavoro di programmazione, scelta dei canti,
dell’inno tema e di un gruppo, gli Alleluia, che potesse aiutarmi a raggiungere questi obiettivi.
In una festa come quella di Bellaria, c’era bisogno di un gruppo sempre presente, parte integrante
del congresso, che mi aiutasse a insegnare gli inni. Per questa scelta, mi ha ispirata un’idea di Lutero: ai suoi tempi, nelle chiese, solo i musicisti potevano fare musica; il latino, il canto gregoriano, erano difficili per i fedeli, che erano passivi, al massimo concludevano con piccole frasi di risposta. Lutero, invece, compose un piccolo innario che dette nelle mani dei fedeli; istituì quindi
un gruppo che cantava all’unisono, i coralisti (siamo circa nel 1535), che avevano il compito di
insegnare e guidare i canti dell’assemblea.
Quasi tutti gli inni che ho scelto avevano dietro di sé una storia: ascoltandola, i presenti potevano
conoscere il modo in cui persone consacrate lo avevano composto, a volte in momenti difficili
della loro vita».
Raffaella Evangelisti Rizzo
bollettino aimpa
11
...AIMPA al congresso
I momenti toccanti dedicati alla consacrazione di tre pastori: Albert Owusu, Giampiero Vassallo e
Michele Gaudio, nelle fotografie insieme alle loro famiglie.
12
bollettino aimpa
…NotizieNotizieNotizie
AIMPA al congresso
Il pastore Gioacchino Caruso insieme
alla moglie Rita; il pastore Caruso sarà
direttore ad interim del Campo Sud.
Ormai in pensione da alcuni anni, ma
sempre attive e disponibili per l’Opera, i
pastori Benini Luciano e Di Bartolo Giuliano, insieme alle consorti, ricevono un
saluto e un ringraziamento ufficiale da
parte della chiesa che hanno servito.
Sabato pomeriggio: omaggio
alla fedeltà, momento dedicato alla chiesa, alle esperienze
di vita, alla fedeltà nella difficoltà e nel servizio, coordinato da Dora Bognandi Pellegrini, responsabile dei dip. Affari Pubblici, Libertà Religiosa
e Comunicazioni.
bollettino aimpa
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...AIMPA al congresso
«Non partecipavo a un congresso ormai da vent’anni, a causa delle mie vicissitudini familiari; ero
assetata di un’occasione simile, un congresso non di carattere amministrativo, ma ideato appositamente per essere di tipo spirituale. Certamente l’impegno degli organizzatori è stato grande. È
stata una gioia immensa poter
rivedere fratelli e sorelle che
non vedevo da anni.
Ho ricevuto un cibo spirituale di
cui avevo bisogno, mi sono piaciute molto le conferenze di
Doukhan. Ma uno dei momenti
che mi ha colpito maggiormente
è stato quando l’Onorevole Tano Grasso ci ha parlato del
coinvolgimento della Mafia nella vita pubblica. Le sue parole
mi hanno colpita, e sono stata
felice di vedere la sua simpatia
verso la nostra chiesa».
Iole Ventura Dragone
14
bollettino aimpa
… AIMPA al congresso
Alt
altr ri vol
indi i mom ti,
men enti
tica
bili
bollettino aimpa
15
Tempo libero: come?
Lo stand AIMPA è stato presente grazie alla collaborazione di molte di voi, che hanno preparato del
materiale per arricchirlo e metterlo a disposizione dei presenti o si sono rese disponibili per i turni
dell’apertura al pubblico. Le offerte raccolte (186,00 Euro) sono utilizzate per la stampa e la spedizione dei fascicoli di storie per bambini pubblicizzati in occasione del congresso.
«Canto dei pellegrinaggi. Di Davide.
Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme!
È come olio profumato che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla
barba d' Aaronne, che scende fino all'orlo dei suoi vestiti;
è come la rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion;
là infatti il Signore ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno»
(Salmo 133)
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bollettino aimpa
Tantissimi auguri a tutte le sorelle
che hanno compiuto gli anni in:
Aprile: Altin Taddei Daniela (10); Castro Cioce Daniela (10); Paris Lautizi Eleonora (14); Calà Peterson Marcia (27);
Maggio: Orsucci Specchio Gioia (11); Bastari D’amico Maria Concetta (15); Rizzo Evangelisti Raffaella (15); Iannò
Calà Anna (21); Leonardi Russo Giovanna (23); Caccamo De Paolis Monica (26); Evangelisti Costanzini Sara (30).
Giugno: Pellegrini Bognandi Dora (03); Mozzato Pavan Elisa (04);
Todaro Maniscalco Giuseppa (18).
Forse abbiamo ricevuto un bel regalo per il nostro compleanno! A volte, con il passar degli anni, non si dà più tanta
importanza al giorno della propria nascita. Fino a qualche anno fa organizzavamo una festicciola, preparavamo una
torta, organizzavamo qualcosa di speciale insieme ai nostri familiari. E oggi? Talvolta forse arriviamo a dimenticarci
che sta arrivando il nostro compleanno, o quello di nostro marito, sommerse dalle problematiche familiari, dalle attività, dagli impegni, dal lavoro.
Ritagliamoci degli spazi per gioire della nostra data di nascita: il Signore ci ha donato la vita, ci ha dato il privilegio di
servirlo. Lodiamolo per questo, insieme alla nostra famiglia. Forse abbiamo ricevuto un bel regalo per il nostro compleanno; forse ci hanno regalato qualcosa di cui avevamo bisogno. E, a questo proposito leggiamo la poesia: Bisogno.
Di cosa hanno bisogno gli esseri umani
per vivere felici?
Hanno bisogno
di non essere abbandonati
nell’immensità dell’universo.
Hanno bisogno
di un amore
più grande della morte
Hanno bisogno
di non essere sopraffatti
dal dolore e dal lutto
Hanno bisogno
della gioia che danza
e abbatte le barriere della morte
Hanno bisogno
di tenere vivo il pensiero
che nulla può cancellare in loro
l’immagine e la somiglianza con Dio.
Hanno bisogno
di sapere che il peccato non avrà l’ultima parola!
Hanno bisogno
di essere riconosciuti tutti uguali e degni
in quanto figli prediletti di Dio.
La lista delle mogli di pastori avventisti italiani è stata aggiornata dalla segreteria AIMPA,
ma se vi dovessero essere imprecisioni oppure omissioni, vi chiediamo gentilmente
di segnalarle alla Redazione. Grazie.
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Ho letto recentemente un libro; l’ho trovato in una biblioteca e anche se il titolo mi rattristava, nello
stesso tempo ne ero attratta. Si tratta di Storie in corsia – esperienze di una volontaria ospedaliera, di
T. Michiara. Non è un libro molto recente, ma leggiamo insieme alcune pagine delle esperienze
dell’autrice, una samaritana che offre il suo tempo e il suo conforto come volontaria in un grande ospedale di Milano.
Coppie
Quando arrivo in reparto, la caposala mi chiama: «Vada a vedere il 36, che non vuole mangiare».
Mi avvicino al letto 36. Un uomo di circa settant’anni, semiparalizzato, tiene ostinatamente le labbra chiuse guardando altrove con insistenza, mentre la moglie cerca di infilargli in bocca il cucchiaio con la pastina.
Lei è grassotta, piacente, ha un sorriso allegro.
«Su» gli sta dicendo «apri la bocca, Giuseppe, non fare il bambino». Percepisco una vena di stizza. Appena mi vede,
rincara: «È un bambino, sapesse che vita!».
«Non ha appetito?».
«Da sette anni è malato, ha avuto un ictus, e da allora mi fa fare una vita! Fa apposta a farmi i dispetti. Ma che cosa
gli ho fatto, io per trattarmi così? Neanche con sua figlia, sa? Con nessuno di noi mangia: lo fa apposta a farmi i dispetti. Ma che cosa gli ho fatto? E lui zitto, non parla! È capace, però, lo sa che è capace?».
Lui nel frattempo, alza gli occhi al cielo e sputa tutto quello che ha in bocca. È vero: fa proprio come un bambino che
non vuole mangiare la pappa.
«Vedi, Beppino, che ti sporchi tutto» continua lei, infilandogli in bocca un altro cucchiaio, con vocina da bambola.
«Vedi che c’è qui la signora, non fare così, che mi fai fare brutte figure!».
«Vuole che continui io, signora?». «Già che è qui, se vuole. Siete tutti così bravi, voi samaritani! Dovreste venire un
po’ a casa, è anche peggio. Mi fa una rabbia! E io che sono qui tutti i giorni, avanti e indietro: tre mezzi per venire, lo
sa?».
«Ha provato a non venire?». «Non venire? Come faccio a mancare? Sì, a volte viene mia figlia, ma lui non la vuole, e
se non ci sono io, chi gli dà da mangiare?».
«Mangia di più del solito?». «Macchè, è tutto un dispetto! Me lo fa apposta» dice con rabbia. «Non lo sopporto, sono il
suo capro espiatorio».
Forse è anche così, ma non le vedo un’aureola da vittima, mentre lo dice; sento piuttosto la stizza, il disprezzo per
quell’uomo malato e impotente, che si vendica come può. Ma ho imparato a cercare di capire chi mi parla, senza
voler giudicare: non serve.
«Si sente stanca? Domando». Si placa. «Stanca? Non ne posso più». La voce è stridula ora. Stringe le labbra, abbassa
gli occhi: è stata toccata. Si rivolge al marito, senza più quasi energia: «Su, Beppino, mangia!». Gli occhi le si inumidiscono; forse è rabbia, forse dolore, fa lo stesso.
«È stanca, ora. Lasci fare a me» e le prendo il cucchiaio. Le si scosta, docile. Ora è solo dispiacere, umiliazione, impotenza.
«Quante volte capita, sapesse! Proprio le persone che ci sono più care sono quelle con cui ce la si prende di più,
quando ci si ammala. Credo che sia l’umiliazione di sentirsi impotenti» le dico. Mi guarda: «Dice?».
«Sì, si finisce col renderci antipatici, con l’esasperare la persona da cui si dipende, forse perché è troppo doloroso
vederla soffrire. Gli uomini, poi, sono maestri in questo!».
«Ma lei è psicologa?» Mi domanda, speranzosa di poter avallare di una certa ufficialità quello che dico. Non voglio
deluderla: «Non proprio».
Lei si siede, con un sospiro. Il signor Giuseppe mi guarda, in silenzio. Intanto mangia. Poi guarda sua moglie:
un’occhiata affettuosa? Un attimo, perché subito volge lo sguardo altrove. Forse lei non se ne è neppure accorta.
«Vada a mangiare anche lei» le dico «sto qui io». «Grazie, solo un caffè di corsa, non può stare senza di me». Si anima tutta e scappa via.
Luisi placa. Pur immobile, non ha più tensione. «Vuole dell’acqua? Le do anche il pollo?».
«Sì» mi risponde con voce abbastanza chiara «grazie». Poi gira gli occhi, sembra cercare la moglie.
Quando lei torna ha quasi finito. Si interrompe, la guarda e sputa tutto. Lei cinguetta: «Ecco, Giuseppe, cosa fai? Vedi che bambino sei!».
È il loro mondo: mi allontano in punta di piedi.
(Tratto da T. Michiara, Storie in corsia – esperienze di una volontaria ospedaliera, ed. Paoline 1994, p. 15-17)
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