IT
Al servizio
delle regioni
Politica regionale dell’Unione
europea 2007-2013
Gennaio 2008
Indice
Prefazione
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In sintesi: una politica al servizio delle regioni europee
...........
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4
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L’importanza della politica regionale europea
Funzionamento
Beneficiari, stanziamenti e obiettivi
Attirare gli investitori
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Migliorare l’accessibilità
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Regioni all’insegna dell’innovazione
Via libera alla crescita sostenibile
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16
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18
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........................................................................................................................................................................................
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Investire nel capitale umano
Spendere con oculatezza
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Cooperazione senza frontiere
Quale incidenza?
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Migliorare la qualità della vita nelle città europee
Controllare l’utilizzo del denaro dei contribuenti
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Raccontare le esperienze: il diritto all’informazione
Al vostro servizio
Glossario e fonti
1
Copertina: Rilievo topografico, realizzato mediante GPS dal Centro tecnologico per l’ingegneria di Nordlingen, Germania.
© CEC: DG REGIO / Mike St Maur Sheil
Direttore : Ana-Paula Laissy, Commissione europea, DG Politica regionale
La presente rivista è stampata su carta riciclata.
Le opinioni espresse in questa pubblicazione sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente quelle della Commissione europea.
Cari lettori,
Desidero invitarvi a scoprire la nuova politica regionale dell’Unione europea che nasce dalle
diversità, dalle sfide e dalle opportunità delle regioni d’Europa. Oggi, il 43 % della produzione
economica ed il 75 % degli investimenti destinati a ricerca e innovazione sono concentrati in
appena il 14 % del territorio europeo, nel cosiddetto «pentagono» geografico formato dalle
città di Londra, Amburgo, Monaco, Milano e Parigi. A seguito dei recenti allargamenti, le disparità fra le regioni europee si sono notevolmente acuite. Il Lussemburgo, lo Stato membro più
ricco dell’Unione europea, ha oggi un PIL sette volte più elevato rispetto alla Romania, il paese
più povero. A livello regionale, le differenze sono addirittura più marcate. Modelli di questo tipo
si riscontrano soltanto nelle economie emergenti quali la Cina e l’India, mentre i divari negli
Stati Uniti e in Giappone sono nettamente meno rilevanti.
Danuta Hübner
Commissaria europea responsabile
della politica regionale
La politica regionale dell’Unione europea si fonda sul principio della solidarietà tra i popoli
dell’Europa. Rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale riducendo le disparità di
sviluppo tra le regioni è uno degli obiettivi fondamentali dell’Unione europea sanciti nel Trattato. Le risorse finanziarie per la realizzazione di questo obiettivo rappresentano oltre un terzo
del bilancio complessivo dell’UE per il periodo 2007-2013. Pur essendo destinati alle regioni più
povere, per aiutarle a recuperare più velocemente il ritardo accumulato, gli investimenti previsti nell’ambito della politica di coesione hanno significative ripercussioni sulla competitività di
tutte le regioni e sulle condizioni di vita dei rispettivi abitanti.
La globalizzazione, i cambiamenti climatici, l’invecchiamento della popolazione, l’immigrazione o la necessità di garantire un approvvigionamento energetico sostenibile sono sfide,
per il territorio europeo, che trascendono i confini nazionali, istituzionali o politici. Queste sfide
hanno un’incidenza diretta sulle comunità territoriali e l’Europa deve trovare risposte comuni,
concrete e integrate di concerto con il livello nazionale, regionale e locale, nonché attraverso
forme di collaborazione tra partner pubblici e privati.
La politica di coesione genera un valore aggiunto che va oltre la crescita e l’occupazione, in
quanto esercita un effetto leva e garantisce la conformità con le altre politiche comunitarie,
siano esse in materia di aiuti di Stato, ambiente, trasporti, sostegno all’innovazione o società
dell’informazione. Da ultimo, ma non per questo meno importante, migliora e modernizza le
pubbliche amministrazioni favorendo una maggiore trasparenza e una buona governance.
Tuttavia, individuare le necessità e le sfide dell’Europa non basta. La politica regionale europea
ha le potenzialità necessarie per trasformare queste sfide comuni in opportunità, come dimostrano le decine di migliaia di progetti realizzati dall’UE insieme agli Stati membri e alle regioni.
Questi progetti potrebbero essere a portata di mano. Mi auguro che il presente opuscolo possa
aiutarvi a scoprire il positivo e concreto lavoro dell’Europa.
1
In sintesi: una politica al
servizio delle regioni europee
Incrementare la crescita e l’occupazione in tutte le regioni e città
dell’Unione europea: questo è l’obiettivo precipuo della politica di coesione
e dei relativi strumenti per il periodo
2007-2013.
Il più ingente investimento sinora realizzato
dall’UE nell’ambito della politica di coesione,
distribuito su un periodo di sette anni, ammonterà a 347,4 miliardi di euro e sarà destinato a
sostenere la crescita regionale e a stimolare
l’occupazione. Si calcola che gli strumenti di
coesione potranno indurre nei nuovi Stati
membri un aumento medio della crescita del
6 % e creare 2 milioni di nuovi posti di lavoro.
L’82 % dell’importo complessivo sarà destinato alle regioni dell’obiettivo «Convergenza», in cui risiede il 35 % dell’intera
popolazione dell’Unione europea. Nelle
altre regioni, circa 55 miliardi di euro saranno
destinati all’obiettivo «Competitività regionale e occupazione». Un ulteriore stanziamento di 8,7 miliardi di euro sarà disponibile
per la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale a titolo dell’obiettivo
«Cooperazione territoriale europea».
Questi tre obiettivi fruiranno del sostegno finanziario di altrettanti fondi: il Fondo europeo di
sviluppo regionale (FESR), il Fondo di coesione e il Fondo sociale europeo (FSE).
2
Il FESR sosterrà programmi volti a promuovere lo sviluppo regionale, il cambiamento
economico, una maggiore competitività e
la cooperazione territoriale in tutta l’Unione
europea, mentre il Fondo di coesione interesserà le infrastrutture ambientali e di trasporto, nonché l’efficienza energetica e le
fonti rinnovabili negli Stati membri che presentano un Reddito nazionale lordo (RNL)
inferiore al 90 % della media comunitaria.
L’intervento del FESR nell’ambito dell’obiettivo «Convergenza» verterà sul potenziamento delle infrastrutture, la competitività
economica, la ricerca, l’innovazione e lo
sviluppo regionale sostenibile. Nelle regioni
dell’obiettivo «Competitività», il FESR prevede tre assi di intervento prioritari: innovazione ed economia basata sulla conoscenza;
ambiente e prevenzione dei rischi; accesso ai
trasporti e alle telecomunicazioni al di fuori
dei centri urbani.
Nell’ambito dei due obiettivi «Convergenza»
e «Competitività regionale e occupazione»,
il FSE sosterrà sull’intero territorio dell’UE
misure volte ad anticipare e gestire i cambiamenti economici e sociali. A tale proposito
sono stati individuati quattro grandi settori di
intervento: potenziare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese; migliorare l’accesso e la
partecipazione al mercato del lavoro; garantire una maggiore inclusione sociale lottando
contro la discriminazione e promuovendo
l’accesso al mercato del lavoro delle categorie
svantaggiate; incoraggiare le riforme in materia di occupazione e integrazione.
A titolo dell’obiettivo «Convergenza», il FSE
sosterrà altresì azioni volte a migliorare i
sistemi di istruzione e formazione, nonché il
potenziamento delle capacità istituzionali e
l’efficienza delle pubbliche amministrazioni.
Per i programmi realizzati nel quadro della
politica di coesione sono previsti i seguenti
ambiti di investimento1 e le relative percentuali di finanziamento:
n Conoscenza e innovazione: circa 83
miliardi di euro (24 %) saranno destinati,
inter alia, a infrastrutture e centri di ricerca,
al trasferimento tecnologico e all’innovazione nelle imprese, nonché allo sviluppo
e alla diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
n Trasporti: circa 76 miliardi di euro (22 %)
sono stati stanziati per migliorare l’accessibilità delle regioni, sostenere le Reti
transeuropee di trasporto ed investire in
sistemi di mobilità sostenibili dal punto di
vista ambientale, in particolare nelle aree
urbane.
n Tutela dell’ambiente e prevenzione dei
rischi: investimenti per circa 51 miliardi
di euro (19 %) finanzieranno il potenzia-
1
mento delle infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti e l’approvvigionamento
idrico; la bonifica di terreni in vista di una
loro riqualificazione economica, nonché
attività di tutela e prevenzione dei rischi
ambientali.
n Risorse umane: 76 miliardi di euro (22 %)
saranno destinati ai programmi finanziati
dal FSE in materia di istruzione, formazione, occupazione e integrazione sociale.
Altri interventi riguarderanno la promozione
dell’imprenditorialità, le reti e l’efficienza
energetiche, le azioni di riqualificazione
urbana e rurale, il turismo, la cultura e il
potenziamento istituzionale delle pubbliche
amministrazioni.
Questi strumenti finanziari, che trovano
fondamento giuridico nei regolamenti
dell’Unione europea, erogano un cofinanziamento a programmi nazionali, regionali
e transfrontalieri gestiti da poteri centrali ed
enti territoriali. Il controllo, la pubblicità e la
valutazione di tali programmi sono di competenza della Commissione e delle autorità
nazionali e regionali.
Per una sintesi dei 423 programmi finanziati
nel periodo 2007-2013 si rimanda al sito
Internet della Commissione europea:
http://ec.europa.eu/regional_policy.
Si noti che gli importi relativi agli investimenti concessi nell’ambito della politica di coesione sono elaborati in base alle informazioni fornite dagli Stati membri nell’autunno 2007 e rappresentano le spese pianificate. Con ogni probabilità saranno soggetti a
modifica entro il 2013.
3
Il nuovo aeroporto della città di Sofia (Bulgaria)
Bulgaria
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 6,9 miliardi di euro
Convergenza: 6,7 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 179 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Potenziare le infrastrutture,
il capitale umano e
l’occupazione; promuovere
l’imprenditorialità in un
ambiente favorevole,
caratterizzato da una buona
governance; sostenere
uno sviluppo territoriale
equilibrato.
Obiettivi
Aumentare il tasso di crescita
del PIL reale dello 0,27 %.
Creare circa 36.700 posti di
lavoro.
L’importanza della politica
regionale europea
Il 43 % della produzione economica
dell’Unione europea si concentra in
appena il 14 % del territorio comunitario, nel cosiddetto «pentagono» geografico formato dalle città di Londra,
Amburgo, Monaco, Milano e Parigi, in
cui risiede approssimativamente un
terzo dell’intera popolazione dell’UE.
In Europa si riscontrano sostanziali
disparità economiche e sociali che si
sono ulteriormente accentuate a seguito
dei recenti allargamenti. Il Lussemburgo,
lo Stato membro più prospero in termini
di reddito pro capite, è oggi sette volte
più ricco della Romania, il paese più
povero dell’UE.
A livello regionale, le differenze sono
addirittura più marcate: la regione più
ricca, Inner London, ha un prodotto
interno lordo (PIL) pro capite pari al
290 % della media dell’UE-27, mentre
la regione più povera, il Nord-Est della
Romania, raggiunge appena il 23 %
di tale media. Non tenendo conto del
costo relativo della vita, il PIL non rispecchia con assoluta precisione il tenore di
vita, ma fornisce tuttavia un’indicazione
dei divari esistenti.
Disparità di questo tipo evocano i modelli
osservati in Cina e in India: in entrambi i
4
paesi, la regione con il più alto PIL pro
capite registra un livello di ricchezza
sette volte maggiore della regione meno
sviluppata. Negli Stati Uniti, questo divario si riduce ad appena il 250 %, mentre
in Giappone scende al 200 %.
L’Unione europea non ha soltato valenza
di mercato unico ma si fonda su valori e
politiche comuni concordati di concerto
dagli Stati membri a beneficio dei propri
cittadini. La politica regionale comunitaria applica il principio della solidarietà
fra i popoli d’Europa, rafforzando al contempo la competitività dell’economia
europea nel suo complesso.
Contribuisce alla realizzazione di uno
degli obiettivi fondamentali sanciti nel
Trattato CE: realizzare la coesione economica e sociale, riducendo le disparità
fra le regioni e distribuendo in modo
più equo i vantaggi del mercato unico
sull’intero territorio dell’Unione.
Attualmente, oltre un terzo del bilancio
comunitario è destinato agli strumenti
finanziari della politica di coesione: il
Fondo europeo di sviluppo regionale,
il Fondo di coesione e il Fondo sociale
europeo. Nel periodo 2007-2013, questi
strumenti fruiranno complessivamente
di una dotazione di 347,4 miliardi di
Nuove strade in Estonia: l’autostrada Via Baltica
Estonia
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
euro, di cui l’82 % circa sarà investito nelle
regioni più povere. Il valore aggiunto
della politica di coesione comunitaria è
considerevole:
n La politica di coesione sostiene i
necessari investimenti in infrastrutture, risorse umane, modernizzazione
e diversificazione delle economie
regionali, oltre a contribuire ad una
maggiore crescita e occupazione
negli Stati membri e nelle regioni piu
svantaggiati.
n Le regioni e gli Stati membri beneficiari registrano una crescita e risultati
occupazionali superiori alla media e
sono meglio attrezzati per recuperare
più rapidamente il divario rispetto al
resto dell’UE di quanto non farebbero
in assenza degli investimenti previsti
nell’ambito di tale politica.
n La politica di coesione esercita un
effetto leva e garantisce la conformità con le altre politiche comunitarie, siano esse in materia di aiuti di
Stato, ambiente, trasporti, sostegno
all’innovazione o società dell’informazione. Migliora e modernizza, inoltre,
le pubbliche amministrazioni, oltre a
favorire una maggiore trasparenza e
una buona governance.
In passato, gli Stati membri e le regioni
che fruivano in misura maggiore della
politica regionale europea sono stati in
grado di recuperare più rapidamente, e
persino di superare, la media comunitaria. Nei prossimi anni, questi successi
continueranno negli Stati membri che
sono entrati a far parte dell’Unione europea nel 2004.
Tuttavia, l’intero territorio dell’UE è
confrontato a nuove sfide. La globalizzazione, il cambiamento climatico o
l’invecchiamento della popolazione trascendono i confini nazionali, istituzionali
o politici ed hanno un’incidenza diretta e
variabile sulle comunità territoriali.
La competitività dell’Europa non può
essere garantita esclusivamente dalle
politiche comunitarie, dai singoli Stati
membri o dalle sole regioni. Il successo
economico è un processo sociale che non
può prescindere da una stretta cooperazione. La politica regionale europea ha le
potenzialità necessarie per trasformare
sfide comuni in opportunità. È stata
concepita in modo tale da coinvolgere
i soggetti interessati nell’elaborazione e
nell’attuazione di strategie di sviluppo
regionale e di progetti locali, a vantaggio
dell’Europa nel suo complesso.
Totale: 3,45 miliardi di euro
Convergenza: 3,4 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 52 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Investimenti nel settore
dell’istruzione, della
ricerca e dell’innovazione;
maggiori opportunità di
collegamento; utilizzo
sostenibile dell’ambiente e
sviluppo equilibrato delle
regioni e delle relative
capacità amministrative.
Obiettivi
Innalzare il tasso di
occupazione al 72 % (a
fronte del 64,4 % del 2005).
Incrementare gli investimenti
delle imprese per la ricerca
(dallo 0,42 % all’1,6 % del
PIL).
Aumentare la percentuale
di famiglie dotate di un
collegamento Internet al
70 % (rispetto al 36 % del
2005).
Portare il tasso di riciclaggio
dei rifiuti solidi al 60 % (a
fronte del 36,6 % del 2005).
Mantenere il consumo di
energia primaria al livello del
2003 sino al 2010.
5
Riqualificazione urbana a Nicosia (Cipro)
Cipro
Funzionamento
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 640 milioni di euro
Convergenza: 213 milioni di
euro
Competitività regionale e
occupazione: 399 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 28 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Rafforzare l’economia;
sostenere le imprese e
la società basata sulla
conoscenza; promuovere
la ricerca e l’innovazione,
le risorse umane,
l’occupazione e la coesione
sociale; ammodernare le
infrastrutture ambientali,
energetiche e di trasporto;
sviluppare comunità
sostenibili.
Obiettivi
Incrementare la crescita
annua del PIL dal 3,8 % al
4,2 %.
Aumentare il tasso di
occupazione passando dal
68,5 % al 71 %.
Portare la spesa per R&S
all’1 % del PIL nazionale entro
il 2010.
Aumentare la quota dei
trasferimenti su trasporto
pubblico dal 2 % al 10 % del
totale.
6
Per garantire che lo sviluppo regionale rimanga quanto più dinamico
ed efficace possibile occorrono partenariati in tutte le regioni dell’Unione
europea, una corretta programmazione e una buona governance.
La politica regionale europea, i relativi strumenti ed i programmi sono gestiti in larga
misura a livello decentrato dai governi
nazionali e regionali interessati. All’interno di
un quadro comune definito dall’UE, gli Stati
membri e le regioni scelgono gli obiettivi
prioritari più idonei ai rispettivi territori che
fruiranno dei finanziamenti comunitari.
L’elaborazione di ogni programma, tuttavia, si
inserisce in un processo collettivo che vede la
partecipazione delle autorità europee, regionali e locali, delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile. Questo processo
assicura che ciascun partner si senta parte
attiva dei programmi di sviluppo e che questi ultimi siano, quanto più possibile, consoni
alle esigenze delle specifiche regioni. Gli
interventi dell’UE sono integrati da comitati
che coinvolgono questi soggetti nell’elaborazione, nella gestione e nel monitoraggio di
ciascun programma.
Per il periodo 2007-2013, gli Stati membri e
le regioni devono predisporre «Quadri di
riferimento strategico nazionali» e «Programmi operativi» nazionali e regionali. I
regolamenti comunitari e gli «Orientamenti
strategici comunitari in materia di coesione»
definiscono norme comuni per la gestione
dei fondi, fermo restando le priorità generali
della Strategia europea a favore della crescita
e dell’occupazione, ossia fare dell’UE una
zona a forte crescita, con posti di lavoro più
numerosi e di migliore qualità.
Nel complesso sono previsti 423 programmi
operativi e circa 900 grandi progetti. La selezione sul campo dei progetti spetta in ultima
battuta alle autorità nazionali e regionali, che
collaborano con la Commissione europea in
merito ad aspetti quali le decisioni relative
ai grandi progetti, nonché il rispetto delle
norme in materia di controllo, pubblicità e
valutazione.
Poiché non sempre i programmi sono di
facile attuazione, una corretta pianificazione
si rivela indispensabile. A tal fine sono stati
messi a punto gli Orientamenti strategici comunitari in materia di coesione
che definiscono gli obiettivi comuni. Questi
ultimi devono essere realizzati da tutti i programmi. Le spese devono essere destinate
ad interventi che sostengono la ricerca e
l’innovazione, la società dell’informazione, lo
sviluppo sostenibile, l’efficienza energetica e
la valorizzazione delle risorse umane. Nelle
regioni dell’obiettivo «Convergenza», queste
priorità devono fruire del 60 % della dotazione totale disponibile, mentre nelle altre
regioni tale percentuale sale al 75 %.
Gli orientamenti, inoltre, definiscono una
serie di aspetti di particolare rilevanza. I programmi devono concentrare gli investimenti
in aree a forte sviluppo; investire in fattori
Nuove canalizzazioni fognarie per il trattamento delle acque reflue (Lituania)
Lituania
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
che incentivano la crescita e la creazione di
nuovi posti di lavoro quali l’innovazione e
l’istruzione; impostare strategie di sviluppo
globali a medio termine; contribuire alle
infrastrutture transeuropee e alla sostenibilità ambientale; mobilitare risorse supplementari e favorire l’istituzione di partenariati
fra i diversi livelli di governo e altri soggetti.
Dopo un primo anticipo, l’Unione europea
effettua pagamenti intermedi sulla base di
conti certificati dalle autorità nazionali o
regionali. Qualora non sia possibile verificare
tali conti o non vengano seguite opportune
procedure di gestione finanziaria, l’UE può
interrompere il finanziamento o richiedere la
restituzione degli importi già versati.
Ciascun Programma operativo stabilisce
una serie di priorità con obiettivi correlati,
in funzione degli assi di sviluppo del singolo
Stato membro o della regione. Queste priorità raggruppano diverse operazioni e definiscono i criteri per la selezione dei progetti. I
potenziali beneficiari, nonché il pubblico in
generale, hanno il diritto di essere informati
su tali criteri e sui progetti selezionati.
I pagamenti relativi al periodo di programmazione in corso potranno essere effettuati
sino alla fine del 2015.
I Fondi strutturali e il Fondo di coesione
dell’Unione europea cofinanziano i Programmi operativi. Questi fondi possono
coprire dal 50 % all’85 % del finanziamento
complessivo, in funzione dell’obiettivo della
politica di coesione applicabile alla regione
o allo Stato membro in questione. Gli importi
restanti possono provenire da fonti pubbliche (nazionali e regionali) o private. Ciascun
Programma operativo specifica in modo dettagliato le norme di ammissibilità e i tassi di
cofinanziamento.
Una pianificazione strategica e coerente ad
ogni livello è un primo passo fondamentale,
ma anche i piani migliori saranno pressoché inutili senza una buona governance.
Quest’ultima richiede il potenziamento delle
capacità istituzionali, del rendimento e della
trasparenza delle amministrazioni pubbliche
negli Stati membri e nelle regioni interessati.
Gli strumenti della politica di coesione possono sostenere lo sviluppo di tali capacità, in
particolare nelle regioni dell’obiettivo «Convergenza». La Commissione europea promuove lo scambio di buone pratiche nella
gestione dei fondi attraverso la diffusione di
informazioni, seminari e creazione di reti.
Totale: 6,9 miliardi di euro
Convergenza: 6,78 miliardi
di euro
Cooperazione territoriale
europea: 109 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Migliorare la produttività
promuovendo un’economia
basata sulla conoscenza e
l’innovazione; intensificare la
competitività e favorire una
migliore qualità della vita.
Obiettivi
Portare il tasso di
occupazione dal 61,2 al 70 %.
Aumentare la spesa per la
ricerca, passando dallo 0,76
al 2,2 % del PIL.
7
Il nuovo accesso dell’aeroporto di Riga (Lettonia)
Lettonia
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 4,6 miliardi di euro
Convergenza: 4,5 miliardi di euro
Cooperazione territoriale
europea: 90 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Valorizzazione e utilizzo
razionale delle risorse
umane; potenziamento
della competitività e
progressi verso un’economia
basata sulla conoscenza;
miglioramento dei servizi
pubblici e delle infrastrutture
come requisito indispensabile
per un equilibrato sviluppo
nazionale e territoriale.
Obiettivi
Mantenere una crescita annua
del PIL compresa fra il 6 e l’8 %
(11,9 % nel 2006). Aumentare
il tasso di occupazione al 70 %
(66,3 % nel 2006) e ridurre il
tasso di disoccupazione al di
sotto del 6 % (6,5 % nel 2006).
Incrementare la spesa per ricerca
e sviluppo all’1,5 % del PIL (dallo
0,57 % del 2005). Aumentare
all’85 % (a fronte del 79,9 % del
2005) la percentuale di studenti
nella fascia di età 20-24 anni che
completano il ciclo di istruzione
secondaria superiore. Innalzare al
62 % (2004: 9 %) la percentuale di
cittadini che fruiscono di servizi di
smaltimento delle acque reflue.
8
Beneficiari, stanziamenti e
obiettivi
I finanziamenti erogati a titolo della
politica di coesione dell’UE sono
imprescindibili dal concetto di solidarietà tra gli Stati membri più ricchi e
quelli meno prosperi.
Aiutare le regioni europee più povere a
recuperare il proprio ritardo implica, necessariamente, che le regioni più ricche contribuiscano al bilancio comunitario versando più
di quanto ricevono. La solidarietà, tuttavia,
non è a senso unico. Produzione e infrastrutture moderne, l’utilizzo sostenibile delle
risorse e una migliore istruzione e formazione
di quanti risiedono nelle regioni più arretrate
offrono vantaggi anche agli abitanti e all’economia dei paesi più ricchi.
Nel periodo 2007-2013, il FESR, il Fondo di
coesione e il FSE contribuiranno alla realizzazione di tre obiettivi: «Convergenza» (FESR;
FSE e Fondo di coesione), «Competitività
regionale e occupazione» (FESR; FSE) e «Cooperazione territoriale europea» (FESR).
Le regioni con un PIL inferiore al 75 % della
media comunitaria sono idonee per l’obiettivo «Convergenza», mentre le altre regioni
possono fruire dell’obiettivo «Competitività
regionale e occupazione». L’ammissibilità
geografica ai sensi dell’obiettivo «Cooperazione territoriale europea» riguarda sia
le regioni transfrontaliere, sia le regioni che
appartengono ad aree di cooperazione transnazionale.
Obiettivi, regioni ammissibili e dotazioni:
n «Convergenza»: nell’UE-27, questo obiettivo interessa 84 regioni ripartite in 17 Stati
membri (con una popolazione complessiva di 154 milioni di persone), il cui PIL
pro capite è inferiore al 75 % della media
comunitaria. A queste si aggiungono, in
base ad un sostegno transitorio decrescente (phasing-out), altre 16 regioni con
16,4 milioni di abitanti, che presentano
un PIL lievemente superiore alla soglia
del 75 % per effetto statistico dell’allargamento dell’UE. L’importo disponibile contestualmente all’obiettivo «Convergenza»
ammonta a 282,8 miliardi di euro, pari
all’81,5 % del totale, così ripartito: 199,3
miliardi di euro per le regioni «Convergenza», 13,9 miliardi di euro per le regioni
in «phasing-out» e 69,6 miliardi di euro per
il Fondo di coesione. Quest’ultimo interessa 15 Stati membri.•
n «Competitività regionale e occupazione»: questo obiettivo si applica complessivamente a 168 regioni di 19 Stati
membri, in cui vive una popolazione di 314
milioni di abitanti. Tra di esse, 13 regioni, in
cui risiedono 19 milioni di abitanti, rappresentano le cosiddette aree di «phasing-in»
e sono soggette a stanziamenti speciali in
virtù della loro precedente ammissibilità
all’Obiettivo 1. L’importo di 54,9 miliardi
di euro, di cui 11,4 miliardi destinati alle
Cantiere per la costruzione di una strada (Polonia)
Polonia
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
regioni in «phasing-in», corrisponde a
poco meno del 16 % della dotazione
totale.
sfrontaliera; 1,83 miliardi per la cooperazione transnazionale e 445 milioni per la
cooperazione interregionale.
n Obiettivo «Cooperazione territoriale
europea»: nelle zone transfrontaliere
risiedono 181,7 milioni di persone (37,5 %
della popolazione complessiva dell’UE);
tutte le regioni e tutti i cittadini europei
rientrano in almeno una delle 13 aree di
cooperazione transnazionale. Per questo
obiettivo sono disponibili 8,7 miliardi di
euro (2,5 % del totale) così ripartiti: 6,44
miliardi di euro per la cooperazione tran-
Il metodo di calcolo degli stanziamenti è
indicato nei regolamenti comunitari che
disciplinano gli strumenti della politica di
coesione. A tale proposito viene operata una
distinzione fra i tre obiettivi e le quote definitive dipendono principalmente dalla ricchezza relativa regionale e nazionale, dai dati
demografici e dai tassi di disoccupazione. Il
finanziamento non supera il 4 % del prodotto
interno lordo dello Stato membro.
Totale: 67,3 miliardi di euro
Convergenza: 66,55 miliardi
di euro
Cooperazione territoriale
europea: 731 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Migliorare la pubblica
amministrazione; innalzare
la qualità del capitale
umano; ammodernare le
infrastrutture; sostenere
le imprese competitive e
innovative; migliorare la
competitività regionale e
sviluppare i territori rurali.
Obiettivi
Obiettivi, Fondi strutturali e strumenti 2007-2010
Obiettivi
Fondi strutturali e strumenti
Convergenza
FESR
FSE
Competitività regionale e occupazione
FESR
FSE
Cooperazione territoriale europea
FESR
Fondo di
coesione
Creare 3,5 milioni di posti
di lavoro per raggiungere
un tasso di occupazione del
60 % entro il 2013 (52,8 %
nel 2005).
Innalzare la spesa per la
ricerca e l’innovazione
all’1.5 % del PIL (a fronte
dell’attuale 0,57 %).
Triplicare la lunghezza
della rete autostradale e
ferroviaria.
Aumentare la quota di
utilizzo delle energie
rinnovabili all’8,5 % (2,9 %
nel 2005).
Portare il PIL pro capite
al 65 % della media
comunitaria (51 % nel 2006).
9
Il Parco delle telecomunicazioni di Valencia (Spagna)
Spagna
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 35,2 miliardi di euro
Convergenza: 26,2 miliardi
di euro
Competitività regionale e
occupazione: 8,5 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 559 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Creare un ambiente più
allettante in cui investire
e lavorare; migliorare le
conoscenze e l’innovazione
per potenziare la crescita e
contribuire a creare posti
di lavoro più numerosi e di
migliore qualità.
Obiettivi
Portare il tasso di
occupazione dal 63,3 % del
2005 al 70 % entro il 2013.
Aumentare la spesa per
la ricerca e l’innovazione,
passando dall’1,06 al 2 % del
PIL.
Contribuire a ridurre le
emissioni di CO2 del 15 %
Attirare gli investitori
Sostenere le piccole e medie imprese
(PMI) e attirare gli investimenti esterni:
questi sono i principali interventi con
cui la politica di coesione contribuisce
a stimolare le economie regionali.
Attirare gli investitori e potenziare la capacità produttiva delle regioni sono due fattori essenziali per migliorare le performance
economiche e aiutare le regioni più arretrate
a recuperare il ritardo accumulato. Ogni
anno, nell’UE nascono all’incirca 1,2 milioni
di imprese, ossia il 10 % del numero totale di
aziende. Tuttavia, soltanto il 50 % di queste
sopravvive ai primi cinque anni di attività.
In questo ambito si riscontrano nette differenze all’interno dell’UE: in Italia, Spagna e
Regno Unito, ad esempio, il tasso di natalità
delle imprese è pari al doppio della media
comunitaria.
La politica europea di coesione contribuisce in misura sostanziale agli investimenti
totali, in particolare negli Stati membri che
fruiscono dell’obiettivo «Convergenza»,
dove può incidere sino al 20 % del capitale
fisso lordo complessivo. I Fondi strutturali e il Fondo di coesione si concentrano
soprattutto sul sostegno alla creazione o alla
modernizzazione delle PMI, ossia le imprese
con un organico inferiore ai 250 dipendenti
e con fatturato annuo non superiore ai 50
milioni di euro.
Le PMI sono i veri giganti dell’economia europea e costituiscono il 99 % delle
imprese dell’Unione europea. Forniscono
10
due terzi di tutti i posti di lavoro del settore
privato. Le imprese con un organico inferiore ai dieci dipendenti predominano sul
mercato del lavoro in paesi quali Italia (47 %)
e Polonia (41 %), mentre nel Regno Unito la
quota delle grandi aziende sull’occupazione
totale non supera il 46 %.
Tuttavia, le PMI hanno sovente difficoltà ad
accedere al capitale e alle conoscenze e sono
spesso carenti dal punto di vista dell’esperienza.
La politica regionale e di coesione dell’UE
intende affrontare queste difficoltà combinando misure «materiali», quali gli investimenti
diretti, e misure «immateriali», in particolare la
fornitura di servizi di assistenza alle imprese,
formazione, un ambiente innovativo, meccanismi di ingegneria finanziaria, trasferimento
tecnologico e creazione di reti e distretti.
Gli Stati membri, soprattutto i paesi che
hanno aderito all’UE nel 2004, si rivelano particolarmente attraenti per gli investimenti
stranieri. Tuttavia, i risultati nazionali evidenziano profonde differenze. Fra il 1998 e il
2005, ad esempio, gli investimenti diretti stranieri (IDE) in Estonia erano pari alll’11 % circa
del prodotto interno lordo (PIL), a fronte del
9 % registrato in Bulgaria e Repubblica ceca,
del 6-7 % in Ungheria e Slovacchia, del 4-5 %
in Lettonia, Lituania, Polonia e Romania e del
2 % in Slovenia. Altrettanto preoccupante è
la prevalente concentrazione degli IDE nelle
capitali e nelle regioni circostanti, un aspetto
che accentua le disparità regionali invece di
ridurle.
Innovazione nell’industria grafica a Brobygrafiska (Svezia)
Svezia
Diverse ragioni possono indurre gli investitori
a scegliere di investire in una determinata
regione, in particolare l’accesso a nuovi mercati, la prossimità al paese da cui provengono
gli investimenti, la presenza di una lingua
comune, una ridotta tassazione sulle imprese
e la disponibilità di forza lavoro qualificata. La
politica regionale non può influire sull’insieme
di questi fattori, ma può fare la differenza in
altri campi che contribuiscono a migliorare
l’attrattiva di una regione: accessibilità, grado
di istruzione e formazione della popolazione
attiva, infrastrutture per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e spesa in
ricerca e innovazione.
Nel periodo 2007-2013, i programmi della
politica di coesione sovvenzioneranno:
n Investimenti diretti nelle imprese, in
particolare quelli correlati alla ricerca e
all’innovazione, al trasferimento delle tecnologie o ai processi di produzione che
rispettano l’ambiente. Circa 42,8 miliardi
di euro (pari al 12 % della dotazione complessiva) sono destinati a tali attività.
n Imprenditorialità, attraverso l’erogazione
di servizi, l’adeguamento dei lavoratori,
delle imprese e degli imprenditori, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. A tale fine saranno destinati circa
44,7 miliardi di euro (13 % del totale).
n Capitale umano e accesso al mercato del
lavoro. Finanziamenti pari a 48,8 miliardi
di euro (14 % dell’intera dotazione) contribuiranno a migliorare le qualifiche della
forza lavoro regionale e locale.
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 1,9 miliardi di euro
Competitività regionale e
occupazione: 1,6 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 265 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Incentivare l’innovazione
e l’imprenditorialità;
migliorare le competenze
e l’offerta di manodopera;
agevolare l’accessibilità
e la cooperazione
transfrontaliera.
Obiettivi
Creare almeno 33.800 nuovi
posti di lavoro.
Creare 12.800 nuove
imprese.
Attivare formazioni per oltre
300.000 persone.
11
Il ponte che collega Spagna e Portogallo sul fiume Guadiana nell’Algarve
Portogallo
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 21,5 miliardi di euro
Convergenza: 20,47 miliardi
di euro
Competitività regionale e
occupazione: 938 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 99 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Sviluppare le competenze
della popolazione attiva;
promuovere una crescita
sostenibile; garantire la
coesione sociale; assicurare
lo sviluppo del territorio
e delle città e favorire una
governance più efficiente.
Obiettivi
Innalzare al 50 % la
percentuale di corsi
professionali di livello
secondario, al fine di ridurre
l’elevatissimo tasso di
abbandono scolastico (38 %
nel 2005).
Migliorare l’accessibilità
Le infrastrutture di trasporto costituiscono uno degli esempi più visibili di
ciò che è possibile realizzare con il contributo dei Fondi strutturali e del Fondo
di coesione dell’Unione europea.
Una maggiore accessibilità si rivela di vitale
importanza per rafforzare le economie regionali e consolidare la coesione e la competitività.
La politica comunitaria in materia di trasporti
promuove la mobilità sostenibile dei cittadini e
delle merci, assicurandone l’efficienza e la sicurezza e riducendo al minimo gli effetti negativi sull’ambiente. Diverse tipologie di azioni
interessano le reti transeuropee di trasporto
(TEN-T), il trasporto aereo, stradale, su rotaia,
marittimo e urbano, nonché le vie navigabili
interne, il trasporto multimodale, la sicurezza e
le norme sugli aiuti di Stato.
Il Fondo di coesione e il Fondo europeo di
sviluppo regionale (FESR), in particolare,
hanno ampiamente contribuito a potenziare
le moderne infrastrutture di trasporto negli
Stati membri e nelle regioni meno sviluppati e
continueranno ad intervenire in questo senso
anche nel periodo 2007-2013.
Circa 76 miliardi di euro (22,2 % della dotazione complessiva) saranno destinati al settore
dei trasporti, in via prioritaria ai progetti per le
reti TEN-T, segnando così un netto incremento
rispetto ai 38 miliardi di euro (15 % del totale)
stanziati nel precedente periodo di programmazione 2000-2006. Gli investimenti riguarderanno le strategie di trasporto comunitarie,
12
nazionali e regionali volte a raggiungere un
corretto equilibrio tra i sistemi di trasporto
su gomma, ferrovia ed i sistemi sostenibili. Le
sinergie fra politica di coesione e politica dei
trasporti appaiono evidenti negli orientamenti,
che garantiscono la qualità dei progetti, e in
una serie di obiettivi prioritari:
n 30 progetti di reti transeuropee di trasporto (TEN-T) di interesse europeo negli
Stati membri e nelle regioni ammissibili a
titolo dell’obiettivo «Convergenza». Particolare attenzione verrà riservata ai progetti
transfrontalieri.
n Investimenti in collegamenti secondari,
nell’ottica di una strategia regionale integrata di trasporto e comunicazioni.
n Infrastrutture ferroviarie.
n Reti di trasporto sostenibili dal punto di
vista ambientale.
n Migliore connettività dei territori isolati alle
reti transeuropee.
n «Autostrade del mare».
Nel periodo di programmazione 2007-2013,
gli investimenti della politica di coesione per
il settore dei trasporti si concentreranno sulle
regioni dell’obiettivo «Convergenza» e saranno
così ripartiti:
n I progetti TEN-T, indipendentemente dal
modo di trasporto interessato, fruiranno
di 38 miliardi di euro (11 % del totale degli
investimenti della politica di coesione), di cui
La ferrovia di Belfast, Dublino (Irlanda)
Irlanda
una metà circa sarà destinata alle infrastrutture stradali e l’altro 50 % andrà al trasporto
su rotaia.
n Circa 41 miliardi di euro (12 % del totale)
saranno messi a disposizione per le infrastrutture stradali, incluse le TEN-T e le
strade nazionali, regionali e provinciali.
n Per le infrastrutture ferroviarie, compresi
i progetti TEN-T, è prevista una dotazione
complessiva di 23,6 miliardi di euro (6,8 %).
n Fra gli altri stanziamenti figurano: porti e
vie navigabili interne, 4,1 miliardi di euro
(1,2 %); trasporto multimodale e sistemi di
trasporto intelligente, 3,3 miliardi di euro
(1 %); aeroporti, 1,9 miliardi di euro (0,5 %);
trasporti urbani, 1,9 miliardi di euro (0,5 %).
Lo sviluppo della rete TEN-T tende a garantire
l’accessibilità, l’interconnessione e l’interoperabilità delle reti nazionali per qualsiasi tipo di
trasporto. Nel 1996 l’Unione europea ha pubblicato orientamenti che definiscono gli obiettivi, gli assi prioritari e i progetti di interesse
comune, nonché gli strumenti finanziari.
A seguito dei recenti processi di allargamento
dell’UE, il numero di progetti prioritari è passato
da 14 a 30 e le norme per l’assegnazione degli
aiuti sono state modificate per consentire un
massimale di cofinanziamento maggiore per i
progetti che consentono l’attraversamento dei
confini e il superamento degli ostacoli naturali.
Il completamento delle reti abbrevierà sensibilmente i tempi di percorrenza di merci e passeggeri, con una riduzione del traffico stradale
del 14 % circa e un migliore rendimento del
trasporto su rotaia. È inoltre previsto un abbattimento delle emissioni di CO2 dell’ordine di 6,3
milioni di tonnellate l’anno.
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 901 milioni di euro
Competitività regionale e
occupazione: 751 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 151 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Potenziare le infrastrutture
economiche, il tessuto
imprenditoriale, la scienza
e l’innovazione, il capitale
umano, l’integrazione e le
infrastrutture sociali.
Obiettivi
Contribuire ad espandere
l’economia del 4-4,5 %
l’anno in una congiuntura
internazionale favorevole.
13
INTECHMER: ricerca sulla contaminazione biologica degli ambienti marini, Cherbourg, Normandia (Francia)
Francia
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 14,3 miliardi di euro
Convergenza: 3,2 miliardi di euro
Competitività regionale e
occupazione: 10,2 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 872 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Migliorare la competitività;
promuovere e sostenere
l’occupazione, il capitale umano,
l’attrattiva delle regioni e gli
investimenti nel mercato del
lavoro; garantire l’integrazione
sociale, lo sviluppo territoriale
e lo sviluppo sostenibile,
l’innovazione e l’ economia
basata sulla conoscenza; la
formazione; sviluppare le
tecnologie dell’informazione e
della comunicazione; l’ambiente,
la prevenzione dei rischi e la
politica energetica.
Obiettivi
Aumentare la percentuale di
spesa in ricerca del settore
privato (1,25 % del PIL nel
2006) e avvicinarsi alle norme
comunitarie in materia di
innovazione.
Ridurre l’intensità energetica
del 2 % l’anno sino al 2015 e
abbattere le emissioni di gas ad
effetto serra del 3 %, in media,
sino al 2050.
14
Regioni all’insegna
dell’innovazione
La crescita economica sostenibile
dipende in misura sempre maggiore
dalla capacità delle economie regionali di cambiare ed innovare. Occorre
quindi intensificare l’impegno per creare un ambiente propizio alla ricerca,
allo sviluppo e all’innovazione. La
politica di coesione rispecchia tale
necessità prevedendo un sostanziale
incremento dei fondi disponibili per
questo asse prioritario.
Gli ultimi dati statistici confermano l’esistenza di profonde disparità fra gli Stati
membri e le regioni dell’Unione europea
nel campo della Ricerca e Sviluppo (R&S) e
dell’innovazione. Nel 2005, la spesa in attività
di R&S raggiungeva una media dell’1,84 %
del prodotto interno lordo (PIL) dell’UE-27,
una percentuale nettamente inferiore a
quella degli Stati Uniti (2,67 %) e del Giappone (3,2 %). Finlandia e Svezia sono gli
unici Stati membri a destinare a queste attività più del 3 % del rispettivo PIL e soltanto
27 delle 268 regioni europee raggiungono
tale risultato. Oltre 100 regioni, la maggior
parte delle quali nell’Europa meridionale e
nei nuovi Stati membri, stanziano aquesta
voce una quota inferiore all’1 % del PIL.
Tre Stati membri (Germania, Francia e
Regno Unito) totalizzano due terzi della
spesa totale in R&S dell’Unione europea.
Nel 2003, le prime dieci regioni in questo
campo hanno speso 52,5 miliardi di euro, un
importo superiore al 25 % dell’intera spesa
comunitaria. Vi sono tuttavia segnali positivi: i maggiori incrementi di spesa in R&S
nel periodo 2001-2004 sono stati registrati
in Estonia (+19 %), Cipro (+18 %), Lituania
(+14 %) e Spagna (+13 %).
Tra le tipologie di azioni a livello regionale
in grado di favorire l’introduzione di innovazione si possono citare a titolo di esempio: investimenti in infrastrutture, impianti
e apparecchiature; potenziamento delle
sinergie tra le aree di sviluppo industriale
e gli istituti di ricerca; sostegno ai distretti
produttivi, ai centri di eccellenza, ai parchi
scientifici e tecnologici; incentivi alla mobilità dei ricercatori; partenariati fra enti di formazione e imprese tecnologiche presenti
sul territorio.
Gli strumenti della politica di coesione pongono un particolare accento sulla ricerca
e l’innovazione nel periodo 2007-2013,
prevedendo una dotazione complessiva di
circa 60 miliardi di euro (17,3 % del bilancio
totale) che, rispetto al precedente periodo,
rappresenta rispettivamente il doppio e
il triplo delle risorse finanziarie destinate
alla R&S e all’innovazione nell’ambito degli
obiettivi «Convergenza» e «Competitività
regionale e occupazione».
Phileas: innovazione nel settore dei trasporti, Paesi Bassi
Paesi Bassi
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Tale importo sarà così ripartito: 15,6 miliardi
di euro andranno alle infrastrutture e ai centri di ricerca; 26,5 miliardi di euro al trasferimento delle tecnologie e al sostegno alle
attività di R&S ed innovazione delle imprese;
15 miliardi di euro alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Saranno previsti quattro principali ambiti di
intervento. Il potenziamento della cooperazione, sia tra imprese sia tra queste ultime e
gli enti pubblici di ricerca, sarà incentivato
da distretti transregionali. La seconda priorità riguarda il sostegno alla ricerca e all’innovazione nelle piccole e medie imprese. Il
terzo ambito di intervento è incentrato sul
rafforzamento della cooperazione regionale
a livello transfrontaliero e transnazionale,
mentre l’ultimo asse prioritario promuove lo
sviluppo delle capacità e del capitale umano
nelle regioni a forte potenziale di crescita.
In paesi quali Spagna, Polonia, Grecia, Repubblica ceca, Ungheria, Portogallo e Slovacchia
saranno disponibili sostanziali finanziamenti
per i programmi che promuovono l’innovazione. In Polonia, ad esempio, i Fondi strutturali erogheranno al programma nazionale
«Economia innovatrice» aiuti per 8,3 miliardi
di euro, pari ad oltre il 12 % dell’intera dotazione nazionale.
In Francia e nei Paesi Bassi, l’innovazione
rappresenta il grande obiettivo prioritario
di tutti i programmi regionali ed assorbe
circa la metà dei rispettivi bilanci totali. In
Finlandia, l’importanza annessa all’innovazione in tutti i programmi regionali riflette
il chiaro obiettivo di decentrare la Strategia
di Lisbona per promuovere la crescita e l’occupazione.
I programmi di molti degli Stati membri più
piccoli integrano il tema dell’innovazione
nell’ambito di altre priorità, quali ad esempio il potenziamento delle infrastrutture.
Tale impostazione si riscontra comunemente nei paesi che fruiscono dell’obiettivo
«Convergenza», quali i paesi baltici, Malta e
la Slovenia, ma anche in Danimarca. Questo modello, tuttavia, non implica un minor
interesse verso l’innovazione. La Lituania, ad
esempio, ha previsto di destinare l’8 % delle
risorse totali alle infrastrutture di ricerca ed
un ulteriore 8 % alla società dell’informazione.
Totale: 1,9 miliardi di euro
Competitività regionale e
occupazione: 1,6 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 247 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Rafforzare la competitività
intervenendo
sull’innovazione,
l’imprenditorialità, l’attrattiva
delle regioni e delle città,
l’offerta occupazionale;
investire nel capitale umano
e nella cooperazione con i
paesi limitrofi.
Obiettivi
Sostenere la ricerca e lo
sviluppo tecnologico,
l’innovazione,
l’imprenditorialità e la
società dell’informazione, in
particolare nelle piccole e
medie imprese e per i servizi
ai cittadini.
Contribuire a migliorare
l’accesso al mondo del
lavoro, ad incrementare
l’adattabilità dei lavoratori
e la produttività della
manodopera.
15
Centro di risorse tecnologiche per l’ambiente: Esch-sur-Alzette (Lussemburgo)
Lussemburgo
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 65 milioni di euro
Competitività regionale e
occupazione: 50 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 15 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Promuovere l’insediamento di
piccole e medie imprese.
Sviluppare i centri urbani
sottoposti a trasformazioni
economiche.
Migliorare la conoscenza e
l’innovazione, in particolare
nei centri di ricerca pubblici
e privati.
Accrescere il tasso di
occupazione, segnatamente
delle donne e dei lavoratori
più anziani.
Obiettivi
Contribuire a raggiungere
una percentuale di spesa
per R&S pari al 3 % del PIL, in
particolare nel settore privato,
e ridurre le emissioni di CO2
in linea con gli obiettivi di
Kyoto.
16
Via libera alla crescita
sostenibile
Le politiche regionali devono essere
sostenibili e a tale proposito è previsto, nel periodo 2007-2013, uno stanziamento senza precedenti a favore
delle iniziative attuate nel rispetto
dell’ambiente. Quest’ultimo può rivelarsi un’importante fonte di crescita
economica, a condizione di incoraggiare le tecnologie pulite innovative, promuovere un uso razionale
dell’energia, sviluppare l’ecoturismo
o semplicemente migliorando l’attrattiva delle regioni attraverso la valorizzazione degli habitat naturali.
Tutte le politiche comunitarie devono garantire uno sviluppo sostenibile e un elevato
livello di tutela ambientale. I fondamenti giuridici e gli orientamenti in materia di politica
regionale non fanno eccezione e prevedono
l’integrazione di obiettivi economici, sociali
ed ambientali. Lo sviluppo regionale può
essere sostenibile soltanto se garantisce il
rispetto dell’ambiente.
La politica regionale dell’Unione europea può
contribuire alla sostenibilità promuovendo
tecnologie ecocompatibili, nonché iniziative
in materia di fonti energetiche, infrastrutture
e trasporti puliti che garantiscano un elevato
livello qualitativo dell’acqua, dell’aria e del
suolo. Inoltre, gli Stati membri sono tenuti ad
effettuare valutazioni dell’impatto ambien-
tale e consultare le autorità competenti ed il
pubblico prima di attuare i programmi finanziati nell’ambito della politica di coesione.
La dotazione complessiva stanziata dai Fondi
strutturali e dal Fondo di coesione ai programmi ambientali è raddoppiata rispetto al
precedente periodo di programmazione e ha
raggiunto un importo di circa 100 miliardi di
euro, pari al 30 % dell’intero bilancio. La metà
di questi aiuti sarà destinata agli investimenti in infrastrutture per la depurazione
dell’acqua e lo smaltimento dei rifiuti; la
bonifica e la riqualificazione di siti contaminati; la riduzione del tasso di inquinamento;
il sostegno alle azioni di conservazione della
natura e la prevenzione dei rischi. Il restante
50 % sarà utilizzato per finanziare investimenti che esercitano un positivo impatto
ambientale in settori quali i sistemi energetici
e di trasporto, l’ecoinnovazione, la gestione
ambientale per le imprese, la riqualificazione
delle aree urbane e rurali e l’ecoturismo. Ad
esempio, oltre 7 miliardi di euro serviranno
a sostenere misure di efficienza energetica e
fonti di energia rinnovabili.
Il Fondo di coesione (di cui fruiscono Bulgaria,
Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo,
Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna) è la
principale fonte di finanziamento dei progetti
infrastrutturali a vocazione ambientale (in
particolare nel campo dell’efficienza energe-
Promuovere fonti energetiche efficienti: pannelli solari a Marstal, Fyns amt (Danimarca)
Danimarca
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
tica, le fonti rinnovabili, il trasporto su rotaia e
intermodale nonché i sistemi di trasporto pubblico). Finanzia progetti che richiedono ingenti
investimenti ed assiste i paesi beneficiari a
conformarsi alle norme ambientali definite
dall’Unione europea.
Ovunque in Europa, le regioni saranno chiamate ad affrontare in misura sempre maggiore le conseguenze dei cambiamenti climatici e le nuove sfide in termini di fornitura
ed efficienza energetica. Queste ultime varieranno in funzione delle specifiche regioni. Il
7 % della popolazione dell’Unione europea
vive in zone a rischio di inondazione, mentre
il 9 % circa risiede in aree dove, per più di 120
giorni l’anno, non si registra alcuna precipitazione. In alcune regioni dell’UE, gli effetti
combinati dei mutamenti climatici causeranno seri problemi in termini di qualità della
vita, turismo e agricoltura.
La politica di coesione può svolgere un ruolo
importante nel sostenere gli interventi volti a
favorire l’adattamento ai futuri cambiamenti
climatici e a ridurne al minimo gli effetti
negativi a livello regionale. Può promuovere
l’ecoinnovazione, le misure di protezione
contro i rischi ambientali e le imprese pulite,
oltre a creare sbocchi sul mercato per le
aziende che operano in questi settori.
I nuovi programmi della politica regionale
sosterranno più che mai lo sviluppo di energie alternative e rinnovabili, con conseguenti opportunità per le imprese europee.
Lo sviluppo di tecnologie per l’energia eolica,
solare o la biomassa, ad esempio, può conferire all’UE un ruolo di punta e rafforzarne la
posizione concorrenziale.
La crescente dipendenza dell’Europa dalle
importazioni energetiche e l’aggravarsi dei
problemi legati alla congestione del traffico
stradale ed aereo limitano la competitività
dell’industria europea. Pertanto, le applicazioni e le reti che utilizzano energie rinnovabili, i sistemi di trasporto meno inquinanti
e le tecnologie rispettose dell’ambiente
sono considerati altamente prioritari al fine
di ammodernare la produzione e ridurre le
emissioni. Nel campo della mobilità, il riequilibrio degli stanziamenti tra trasporti aerei e
stradali da un lato e le reti ferroviarie, le vie
navigabili interne e il trasporto marittimo a
corto raggio dall’altro dovrebbe garantire
il rispetto delle diverse situazioni esistenti
negli Stati membri.
Totale: 613 milioni di euro
Competitività regionale e
occupazione: 510 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 103 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Risorse umane, innovazione,
uso razionale delle
tecnologie dell’informazione,
imprenditorialità,
attrattiva delle regioni
e miglioramento
dell’adattabilità e delle
qualifiche dei lavoratori.
Obiettivi
Incrementare la percentuale
di persone che seguono una
formazione.
Aumentare il numero di
imprese innovative.
Innalzare dal 56 % (2005) al
75 % il tasso di penetrazione
nelle imprese delle
tecnologie dell’informazione
e della comunicazione.
17
Ripristino del patrimonio culturale di Malta
Malta
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 855 milioni di euro
Convergenza: 840 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 15 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Sostenere un’economia
competitiva, basata sulla
conoscenza, in costante
crescita; migliorare l’attrattiva
del territorio e la qualità della
vita; investire nel capitale
umano e intervenire sulle
peculiarità regionali di Gozo.
Obiettivi
Aumentare il PIL pro capite
passando dal 69,2 % della
media comunitaria (2005) al
74 % entro il 2013.
Aumentare del 4 % le
esportazioni nominali di
merci e servizi nel periodo
2007-2013 per misurare i
risultati conseguiti in termini
di competitività.
Incrementare il tasso di
occupazione dal 54,3 % del
2005 al 57 % entro il 2013.
18
Migliorare la qualità della vita
nelle città europee
Le città sono esempi emblematici
della duplice sfida cui è attualmente confrontata l’Unione europea: migliorare la competitività e
conciliare le esigenze sociali con
quelle ambientali.
Le città europee sono centri di attività economica, innovazione e occupazione, ma
devono affrontare una serie di problematiche. La tendenza alla suburbanizzazione, la
concentrazione di sacche di povertà e disoccupazione nei quartieri urbani ed una maggiore congestione del traffico sono problemi
complessi che richiedono soluzioni integrate
in materia di trasporti e alloggio, nonché programmi per la formazione e l’occupazione,
che devono essere adattati alle specifiche esigenze della realtà locale. La politica regionale
e la politica di coesione dell’Unione europea
affrontano queste sfide.
Diverse politiche tendono a sostenere le
città in quanto motori dello sviluppo
regionale. Promuovere l’imprenditorialità, l’innovazione e la creazione di servizi
migliora l’attrattiva del territorio. Riqualificare quartieri in crisi, in particolare intervenendo sull’ambiente fisico degli stessi,
risanando aree dimesse, tutelando e valorizzando il patrimonio storico e culturale, contribuisce a garantire uno sviluppo urbano
armonioso. Il sostegno alla promozione di
sistemi di trasporto urbano non inquinanti
migliora la sostenibilità delle città.
Nel periodo di programmazione 2007-2013
lo sviluppo urbano fruirà di una dotazione
di circa 21,1 miliardi di euro, pari al 6,1 % del
bilancio complessivo della politica di coesione dell’UE. Di questi, 3,4 miliardi di euro
saranno destinati alla riqualificazione di aree
industriali dimesse e alla bonifica di terreni
contaminati; 9,8 miliardi di euro andranno ai
progetti di risanamento delle aree urbane e
rurali; 7 miliardi saranno stanziati per sistemi
di trasporto urbano non inquinanti e 917
milioni di euro finanzieranno progetti in
materia di alloggio.
Altri investimenti infrastrutturali nel settore
della ricerca e dell’innovazione, dei trasporti,
dell’ambiente, dell’istruzione, della sanità
e della cultura esercitano un sostanziale
impatto sulle città.
Adottando un approccio integrato, la politica di coesione può sfruttare le sinergie tra
diversi ambiti di intervento e promuovere il
dialogo tra amministrazioni, attori socioeconomici e organizzazioni della società civile.
Per il periodo 2007-2013, i nuovi regolamenti della politica di coesione prevedono
strumenti atti a consolidare la dimensione
urbana nella nuova generazione di programmi e ribadiscono la necessità di coinvolgere gli enti territoriali nella pianificazione e nell’attuazione dei programmi.
Il centro storico di Telc (Repubblica ceca) richiama una forte affluenza turistica
Repubblica ceca
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Le autorità nazionali e regionali hanno la
possibilità di delegare la gestione dei programmi, interamente o in parte, agli enti
locali e dovrebbe essere prevista la partecipazione di altri organismi del settore privato
in qualità di partner.
Nel periodo di programmazione 2007-2013,
le città europee avranno molteplici possibilità di fruire dei dispositivi, delle iniziative e
degli strumenti previsti a titolo della politica
di coesione:
n Le tematiche correlate allo sviluppo
urbano sono state integrate, in larga
misura, in tutti i programmi regionali e
nazionali sostenuti dai Fondi strutturali e
dal Fondo di coesione.
n Lo scambio di buone pratiche e la creazione di reti fra i responsabili della pianificazione urbana e altri esperti locali
rientrano nell’ambito del programma
URBACT II.
n JESSICA (Joint European Support for
Sustainable Investment in City Areas —
Sostegno europeo congiunto per investimenti sostenibili nelle aree urbane),
una nuova iniziativa attuata dalla Commissione europea in collaborazione con
la Banca europea per gli investimenti e
la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, promuove l’ingegneria finanziaria
per favorire gli investimenti sostenibili, la
crescita economica e l’occupazione nelle
aree urbane dell’Unione europea.
n L’Audit urbano fornisce informazioni e
dati statistici sulle condizioni di vita in 357
città dei 27 Stati membri dell’UE nonché
di Norvegia, Svizzera e Turchia. Oltre 330
indicatori della vita urbana in Europa illustrano la situazione in termini di demografia, alloggio, sanità, criminalità, mercato
del lavoro, attività produttive, disparità
in termini di reddito, amministrazione
locale, coinvolgimento civico, qualifiche,
infrastrutture culturali e turismo.
Totale: 26,7 miliardi di euro
Convergenza: 25,9 miliardi
di euro
Competitività regionale e
occupazione: 419 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 389 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Intensificare la competitività,
il sostegno alle attività
di ricerca e sviluppo e
l’innovazione; sviluppare il
turismo sostenibile, il settore
dell’istruzione, l’occupazione
e la coesione sociale;
promuovere la società
dell’informazione; snellire
il carico amministrativo;
migliorare l’accessibilità
ai trasporti; incentivare lo
sviluppo rurale e urbano
sostenibile.
Obiettivi
Raggiungere il livello
economico dell’UE-25.
Incrementare il tasso di
occupazione passando dal
64,8 % del 2005 al 66,8 %.
Portare la quota di PIL,
destinata alla R&S, dall’1,42
al 2,2 % entro il 2015.
19
Formazione-lavoro (Italia)
Italia
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 28,8 miliardi di euro
Convergenza: 21,6 miliardi
di euro
Competitività regionale e
occupazione: 6,3 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 846 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Sviluppare reti di conoscenza;
innalzare il tenore di vita,
la sicurezza e l’inclusione
sociale; promuovere i
distretti di imprese, i
servizi e la competitività;
internazionalizzare e
modernizzare l’economia.
Obiettivi
Contribuire ad una crescita
media annua del PIL
compresa fra 2,4 e 3,1 %
nelle regioni dell’obiettivo
«Convergenza».
Incrementare il tasso di
occupazione di queste
regioni, passando dal 45 %
circa al 50 %.
20
Investire nel capitale umano
Per raggiungere il tasso di occupazione generale del 70 % che si
è fissata come obiettivo, l’Unione
europea deve creare 24 milioni di
nuovi posti di lavoro. L’invecchiamento demografico in Europa ha
reso ancora più critici l’impiego e la
formazione della forza lavoro.
Le regioni dell’Unione europea offrono un
panorama estremamente diversificato in
termini di tassi di occupazione, livello di
competenze e impatto dei cambiamenti
demografici e necessitano pertanto di risposte specifiche. Migliorare l’occupazione sul
piano qualitativo e quantitativo ed ottenere
una manodopera correttamente formata, in
grado di affrontare le sfide future, sono questioni cruciali da cui dipende il successo della
politica di coesione.
Nel periodo 2007-2013, la politica di coesione investirà 95 miliardi di euro nella valorizzazione del capitale umano, 76 miliardi dei
quali nell’ambito del Fondo sociale europeo
(FSE) e 19 miliardi a titolo del Fondo europeo
di sviluppo regionale (FESR).
Negli ultimi anni, l’occupazione è aumentata mentre sono calati i tassi di disoccupazione. Nel 2005 l’Unione europea ha registrato una crescita occupazionale media
dell’1 % che ha portato il tasso di occupazione al 63,8 %. Nello stesso anno, la percentuale di disoccupati è scesa all’8,7 %, rispetto
al 9,1 % dell’anno precedente.
Tra il 2000 e il 2005, nelle regioni europee in
ritardo di sviluppo si è osservata una convergenza dei tassi di occupazione regionali e la
disoccupazione è scesa dal 13,4 al 12,4 %.
Tuttavia, nel 2005, i tassi di occupazione nelle
regioni meno sviluppate erano ancora inferiori di circa 11 punti percentuali rispetto al
resto dell’Unione europea.
Per rimanere competitive in un’economia
globale basata sulla conoscenza, le regioni
devono poter disporre delle necessarie
competenze. Le differenze nel grado di istruzione sono più marcate a livello regionale di
quanto non lo siano tra gli Stati: nel 2005,
nelle regioni meno sviluppate dell’UE-27,
soltanto il 14 % della popolazione in età lavorativa aveva conseguito un titolo di studio di
livello universitario, a fronte del 25 % riscontrato nelle regioni più avanzate.
Le stime indicano che la popolazione europea dovrebbe iniziare a diminuire verso il
2020. Fra il 2000 e il 2005, il tasso di crescita
demografica totale era pari allo 0,4 % e l’86 %
di tale incremento era imputabile ai flussi
migratori. Già oggi, 85 regioni dell’UE, principalmente nei nuovi Stati membri, registrano
un calo demografico in termini assoluti,
mentre altre 76 conservano un saldo positivo
unicamente grazie all’apporto migratorio.
Queste tendenze limiteranno le prospettive
di crescita futura dell’occupazione.
Sebbene le previsioni mostrino che il tasso di
occupazione totale sia destinato a crescere
sino al 2017 in virtù di una maggiore parte-
Investire nel capitale umano: una nuova struttura per i bambini rom (Slovacchia)
Slovacchia
cipazione della popolazione attiva, dopo tale
data questo valore dovrebbe cominciare a
calare. Secondo le stime delle Nazioni Unite,
la popolazione europea diminuirà di 70
milioni di unità entro il 2050; al contempo, la
popolazione di Asia e Africa registrerà, rispettivamente, un incremento di 1,3 miliardi e di
un miliardo di persone. Cambiamenti demografici di tale entità avranno certamente
ripercussioni sulla distribuzione delle attività
economiche.
Nel periodo 2007-2013, le priorità di investimento della politica di coesione porteranno
a destinare ingenti risorse al miglioramento
dell’adattabilità della forza lavoro. Oltre
70 miliardi di euro della dotazione del FSE
dovrebbero essere investiti in azioni volte a
promuovere la formazione, l’occupazione e
l’inclusione sociale. Il FESR, in particolare, pre-
vede finanziamenti in infrastrutture legate al
mercato del lavoro, all’istruzione e alla formazione quali scuole, ospedali e servizi all’infanzia.
Tutti gli Stati membri, riconoscendo i considerevoli vantaggi derivanti dagli investimenti
nell’istruzione nelle prime fasi della vita,
hanno stanziato una cospicua percentuale
di risorse per la modernizzazione e la riforma
dei sistemi di istruzione e formazione. La
Danimarca, ad esempio, intende portare al
45 %, in un anno, il tasso di partecipazione
alle attività formative dei lavoratori non qualificati. Diversi Stati membri, tra cui Germania,
Spagna, Lettonia, Lituania, Cipro, Danimarca
e Estonia, si sono prefissi l’ambizioso obiettivo di raggiungere un tasso di occupazione
del 70 %, mentre il Regno Unito ha posto la
barra all’80 %.
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 11,6 miliardi di euro
Convergenza: 10,9 miliardi
di euro
Competitività regionale e
occupazione: 449 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 227 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Infrastrutture e accessibilità
regionale, innovazione,
società dell’informazione
ed economia basata sulla
conoscenza, risorse umane e
istruzione.
Obiettivi
Raggiungere un livello
economico pari al 60 %
dell’UE-15.
Incrementare il tasso di
occupazione dal 57,7 % del
2005 al 63,4 %.
21
Rinnovare il nord: Northern Energy Initiative, Northumberland (Regno Unito)
Regno Unito
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 10,6 miliardi di euro
Convergenza: 2,9 miliardi di
euro
Competitività regionale e
occupazione: 6,9 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 722 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Imprese e innovazione;
qualifiche e occupazione;
sostenibilità ambientale
e locale; interventi mirati
a colmare le carenze del
mercato; parità; partenariato
con le autorità locali;
istruzione superiore; settore
privato e associazionistico;
sostegno alla realizzazione
degli obiettivi di Lisbona.
Obiettivi
Migliorare le qualifiche.
Aumentare gli investimenti
per ricerca e sviluppo, in
particolare nel settore privato.
Incentivare l’innovazione e
l’imprenditorialità.
Spendere con oculatezza
Per il periodo 2007-2013 sono stati
introdotti nuovi strumenti e iniziative
per razionalizzare l’utilizzo dei Fondi
strutturali e del Fondo di coesione e
assicurare la massima sostenibilità.
Questi dispositivi raggruppano le
competenze e il know-how in materia
di gestione dei progetti o ingegneria finanziaria, al fine di garantire un
impatto duraturo degli investimenti e
contribuire allo sviluppo a lungo termine delle regioni.
Una sana gestione finanziaria degli strumenti della politica di coesione può migliorare gli investimenti pubblici. A tal fine, la
Commissione europea ha elaborato tre strumenti, in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS)
e la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa
(CEB). L’obiettivo è sostenere gli aspetti tecnici dei grandi progetti infrastrutturali, i partenariati pubblico-privato o i meccanismi di
ingegneria finanziaria tra le istituzioni finanziarie e gli Stati membri e le regioni.
Una cooperazione più stretta tra la Commissione europea e le istituzioni finanziarie
favorirà il potenziamento delle capacità delle
amministrazioni nazionali e regionali.
I tre nuovi strumenti sono:
n JASPERS (Joint Assistance in Supporting
Projects in European Regions — Assistenza
congiunta alla preparazione di progetti
nelle regioni europee), che sviluppa la
22
cooperazione tra la Commissione europea, la BEI e la BERS, riunendo competenze
e assistendo gli Stati membri e le regioni
nella realizzazione di grandi progetti. L’assistenza erogata riguarda principalmente i
seguenti ambiti: i progetti infrastrutturali
nel settore dei trasporti e dell’ambiente
(comprese le reti transeuropee); l’efficienza
energetica e le iniziative correlate alle fonti
rinnovabili, in particolare la valutazione dei
partenariati pubblico-privato. Un gruppo
di esperti JASPERS è gestito dalla sede
centrale della BEI in Lussemburgo.
n JEREMIE (Joint European Resources for
Micro to Medium Enterprises — Risorse
europee comuni per le micro, le piccole e
le medie imprese), un’iniziativa congiunta
della Commissione europea, della BEI e del
Fondo europeo per gli investimenti (FEI),
migliora l’accesso delle piccole e medie
imprese (PMI) ai finanziamenti. JEREMIE
consente agli Stati membri e alle regioni
di delegare al FEI la gestione dell’ingegneria finanziaria e dei programmi di finanziamento alle PMI. Fra i prodotti proposti
figurano capitali propri, capitali di rischio,
garanzie, prestiti e assistenza tecnica che
consentiranno un effetto moltiplicatore
dei fondi europei grazie all’utilizzo di prodotti finanziari a carattere rotativo, invece
delle sovvenzioni. Il FEI e le autorità nazionali e regionali elaboreranno programmi
su misura per le PMI di qualsiasi settore.
JEREMIE dovrebbe fornire un sostanziale
contributo per migliorare l’accesso ai
Investire nella ricerca: Centro Minerva per la ricerca nelle biotecnologie a Charleroi, Regione vallona (Belgio)
Belgio
finanziamenti delle PMI in circa 20 Stati
membri, coinvolgendo risorse del FESR
per un ammontare complessivo di 2,5
miliardi di euro.
n JESSICA (Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas — Sostegno
europeo congiunto per gli investimenti
sostenibili nelle aree urbane) è un’iniziativa della Commissione, della BEI e della
CEB destinata a promuovere investimenti
sostenibili in programmi e progetti urbani.
Associa Stati membri, regioni e città al settore bancario e finanziario europeo per
incrementare e migliorare gli investimenti
nelle aree urbane. Le autorità di gestione
dei programmi finanziati dai Fondi strutturali possono beneficiare di competenze
esterne per un maggiore accesso ai prestiti, al fine di promuovere lo sviluppo
urbano. Nell’ambito di JESSICA, le risorse
dei Programmi operativi da investire possono essere trasferite in fondi di sviluppo
urbano e il cofinanziamento può provenire da Comuni, banche, fondi pensione o
fondi di investimento.
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 2,3 miliardi di euro
Convergenza: 638 milioni di
euro
Competitività regionale e
occupazione: 1,4 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 194 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Potenziare la competitività
e la coesione territoriale
sostenibile; promuovere
l’economia basata sulla
conoscenza e l’innovazione,
lo sviluppo urbano, la
valorizzazione delle
risorse umane e delle
imprese, la ricerca e la
formazione; ridurre il tasso di
disoccupazione; combattere
la discriminazione;
promuovere le pari
opportunità.
Obiettivi
Contribuire a realizzare
l’obiettivo del 3 % del PIL
destinato alla R&S.
Innalzare il tasso di
occupazione generale al
70 %, al 60 % per le donne e
al 50 % per i lavoratori nella
fascia di età 55-64 anni
23
Potenziamento della linea ferroviaria (Slovenia)
Slovenia
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 4,2 miliardi di euro
Convergenza: 4,1 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 104 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Promuovere
l’imprenditorialità,
l’innovazione e lo sviluppo
tecnologico; potenziare
il capitale umano, la
creazione di posti di lavoro
e uno sviluppo regionale
equilibrato.
Obiettivi
Contribuire per lo 0,75 %
all’incremento annuo del PIL.
Promuovere un aumento
dell’1,7 % del tasso di
occupazione.
Cooperazione senza frontiere
La politica di coesione dell’UE incoraggia le regioni e le città di differenti
Stati membri e di paesi terzi a collaborare e ad apprendere dalle reciproche
esperienze nell’ambito di programmi,
progetti e reti comuni. Diverse iniziative in questo ambito sono previste
nel periodo 2007-2013.
L’obiettivo «Cooperazione territoriale europea», finanziato dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR), sostiene programmi di
cooperazione transfrontaliera, transnazionale
e interregionale. La dotazione prevista per
questo obiettivo, pari a 8,7 miliardi di euro,
rappresenta il 2,5 % dell’intero bilancio della
politica di coesione per il periodo 2007-2013.
In tale ambito sono inoltre previsti uno strumento giuridico per rafforzare la cooperazione
transfrontaliera e nuovi dispositivi per sostenere
lo sviluppo regionale lungo le frontiere esterne
dell’UE con i paesi candidati e i candidati potenziali all’adesione, nonché con i paesi terzi.
L’obiettivo «Cooperazione territoriale europea» prevede le seguenti misure:
n 53 programmi transfrontalieri lungo i
confini interni dell’Unione europea. Questi
programmi contribuiscono a sviluppare
l’imprenditorialità e le piccole e medie
imprese; gli scambi commerciali transfrontalieri; il turismo e la cultura; la gestione
ambientale; le reti di trasporto, informazione e comunicazione; la gestione dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia; l’utilizzo con-
24
giunto di infrastrutture medico-sanitarie,
culturali e educative; la cooperazione giudiziaria e amministrativa.
Contributo del FESR: 5,6 miliardi di euro.
n 13
programmi
di
cooperazione
transnazionale che interessano grandi aree
di cooperazione quali il mar Baltico, l’arco
alpino e le regioni del bacino mediterraneo.
Questi programmi si concentrano su progetti interregionali in materia di innovazione,
ambiente, prevenzione dei rischi, accessibilità e sviluppo urbano sostenibile.
Contributo del FESR: 1,8 miliardi di euro.
n Il programma di cooperazione interregionale (INTERREG IVC) crea un quadro
per lo scambio di esperienze tra istituzioni
regionali e locali di diversi paesi in due settori di intervento prioritari: innovazione
ed economia basata sulla conoscenza;
ambiente e prevenzione dei rischi. Unitamente al programma URBACT II, esso
costituisce il principale veicolo dell’iniziativa comunitaria «Regioni per il cambiamento economico» volta a sostenere le
reti regionali ed urbane nello sviluppo e
nella diffusione delle migliori pratiche per
la modernizzazione economica.
Contributo del FESR: 321 milioni di euro
Paesi: UE-27, Norvegia e Svizzera
n Il programma URBACT II riunisce soggetti
a livello locale e regionale per promuovere
scambi di esperienze e agevolare l’apprendimento su tematiche correlate alla
politica urbana. Il programma sostiene reti
Avvicinare i paesi: il nuovo collegamento ferroviario tra Ungheria e Slovenia
Ungheria
tematiche e gruppi di lavoro fra città, nonché l’organizzazione di conferenze e l’elaborazione di strumenti.
Contributo del FESR: 53 milioni di euro
Paesi: UE-27, Norvegia e Svizzera
n L’Osservatorio in rete dell’assetto del
territorio europeo (ORATE) fornisce
informazioni di carattere scientifico per lo
sviluppo delle regioni e dei grandi territori
attraverso ricerche applicate, analisi e strumenti.
Contributo del FESR: 34 milioni di euro
Paesi: UE-27, Norvegia, Svizzera, Islanda e
Liechtenstein
n Il Programma INTERACT II offre servizi e
strumenti sulla gestione dei programmi di
cooperazione.
Contributo del FESR: 34 milioni di euro
I progetti di cooperazione regionale possono essere ostacolati da difficoltà dovute
alle diverse normative nazionali in materia
di fiscalità, diritto del lavoro o assetto territoriale. Il Gruppo europeo di cooperazione
territoriale (GECT) è un nuovo strumento
che permette alle autorità regionali e locali
di paesi diversi di creare gruppi di cooperazione dotati di una propria personalità giuridica. Può essere utilizzato in svariati settori
quali i trasporti o i servizi sanitari transfrontalieri, nonché per studi e progetti comuni.
Ai GECT possono partecipare enti pubblici
nazionali o regionali.
Per il periodo 2007-2013, nei paesi candidati,
nei candidati potenziali e nei paesi terzi sono
previsti due strumenti di sviluppo regionale:
n Lo strumento di assistenza preadesione
(IPA), basato su partenariati con i paesi candidati (ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Croazia e Turchia) e con i potenziali
candidati (Albania, Bosnia-Erzegovina,
Montenegro e Serbia compreso il Kosovo)
all’adesione all’UE. Questo strumento
sostiene le riforme amministrative, sociali
ed economiche, nonché la cooperazione
regionale e transfrontaliera.
Contributo dell’UE: 11,47 miliardi di euro
n Lo Strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) promuove la cooperazione
e l’integrazione economica tra l’UE e i paesi
partner: Algeria, Armenia, Autorità palestinese, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Federazione russa, Georgia, Giordania, Israele,
Libano, Libia, Marocco, Moldavia, Siria, Tunisia e Ucraina. Questo dispositivo sostiene
partenariati che promuovono una buona
governance e lo sviluppo socioeconomico
e prevede 15 programmi duraturi di cooperazione transfrontaliera (CBC) attuati lungo
le frontiere esterne dell’Unione europea.
Contributo dell’UE: 11,18 miliardi di euro, di
cui 1,18 miliardi per i programmi ENPI-CBC.
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 25,3 miliardi di euro
Convergenza: 22,9 miliardi
di euro
Competitività regionale e
occupazione: 2 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 386 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Migliorare la competitività
e l’economia basata sulla
conoscenza; creare un
ambiente più favorevole per
le imprese e contribuire a
politiche attive per il mercato
del lavoro e lo sviluppo delle
risorse umane.
Obiettivi
Aumentare del 4 % il numero
di nuovi posti di lavoro.
Incrementare del 10 % i livelli
di produzione delle imprese
entro il 2015.
La Commissione europea ha inoltre avviato
un dialogo strutturato sulla politica regionale
con la Cina nel 2006 e con la Russia nel 2007.
25
Trasformare il patrimonio industriale in una risorsa per la regione: Völklinger Hütte, Saarland (Germania)
Germania
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 26,3 miliardi di euro
Convergenza: 16,1 miliardi
di euro
Competitività regionale e
occupazione: 9,4 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 851 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Promuovere l’innovazione;
incrementare la competitività;
migliorare l’attrattiva delle
regioni e creare posti
di lavoro più numerosi e
di migliore qualità.
Obiettivi
Incrementare dal 2,5 al 3 %
del PIL la spesa destinata alla
ricerca e all’innovazione.
Portare il tasso di
occupazione al 70 % (dal
65,4 %).
26
Quale incidenza?
Secondo le più recenti stime, la politica di coesione esercita un sostanziale impatto in quanto contribuisce
a stimolare la crescita e l’occupazione
negli Stati membri che ne hanno maggiormente bisogno e svolge un importante ruolo nel miglioramento delle
condizioni di vita in tutta Europa.
Ogni programma finanziato nell’ambito dei
Fondi strutturali prevede che gli Stati membri, le regioni e la Commissione europea
conducano periodiche attività di valutazioni
della politica di coesione. Il successo viene
misurato in funzione di indicatori quali la
crescita addizionale, la creazione di posti di
lavoro o la riduzione dell’inquinamento.
La Relazione sulla coesione del 2007,
pubblicata dalla Commissione europea,
indica che i programmi hanno contributo
ad orientare le politiche degli Stati membri verso investimenti che promuovono la
crescita nonché a sostenere investimenti
indispensabili per il potenziamento delle
infrastrutture, la valorizzazione delle risorse
umane e la modernizzazione e la diversificazione delle economie regionali. Hanno
inoltre svolto un proprio ruolo nel ridurre
l’esclusione sociale e la povertà, favorendo
l’acquisizione di competenze necessarie
all’economia basata sulla conoscenza e
rafforzando le politiche occupazionali. Dal
1995, a livello nazionale, Grecia, Spagna,
Irlanda e Portogallo, i maggiori beneficiari
della politica di coesione negli anni prece-
denti il recente allargamento dell’UE, hanno
conseguito risultati straordinari in termini di
crescita.
Tra il 1995 e il 2005, la Grecia ha ridotto il
divario che la separava dal resto dell’UE-27
registrando un incremento del PIL pro capite
dal 74 % all’88 % della media comunitaria.
Nello stesso periodo, la crescita della Spagna
è passata dal 91 % al 102 %, mentre l’Irlanda
ha raggiunto il 145 % della media dell’UE
partendo da un valore iniziale del 102 %.
Diversa è la situazione nei nuovi Stati membri, dove la politica di coesione comincia
solo ora a produrre i primi risultati. Partendo
da livelli molto bassi, questi Stati mostrano
oggi una rapida crescita che si concentra
sovente nelle regioni della capitale e nelle
principali città. Nel periodo 1995-2005, il
PIL dei tre Stati baltici è praticamente raddoppiato. Ottimi risultati anche per Polonia, Ungheria e Slovacchia, dove i tassi di
crescita sono più che raddoppiati rispetto
alla media dell’UE. In base agli attuali tassi
di crescita, appare tuttavia che la Polonia, la
Bulgaria e la Romania impiegheranno più di
15 anni per raggiungere un PIL pro capite
pari al 75 % della media dell’UE-27.
A livello regionale, la crescita relativamente forte osservata nel corso degli ultimi
dieci anni nei paesi a basso PIL pro capite
indica che le regioni dell’Unione europea
convergono. Tra il 1995 e il 2004, il numero
di regioni con PIL pro capite inferiore al 75 %
della media dell’UE è passato da 78 a 70,
Il nuovo impianto di depurazione di Danutoni, nei pressi di Petrosani (Romania)
Romania
mentre quello delle regioni con PIL inferiore
al 50 % della media comunitaria è sceso da
39 a 32. Le regioni in ritardo di sviluppo
nell’UE-15, principali beneficiarie degli aiuti
concessi a titolo della politica di coesione
nel periodo 2000-2006, hanno mostrato un
aumento significativo del PIL pro capite. Tra
il 1995 e il 2004, nel 25 % di queste regioni il
PIL ha superato la soglia del 75 %.
Nel periodo 2000-2006 sul territorio spagnolo sono stati costruiti 850 km di linee
ferroviarie ad alta velocità. Varie opere di
potenziamento della rete stradale hanno
inoltre permesso di risparmiare 1,2 milioni
di ore di viaggio. Queste realizzazioni hanno
contribuito in modo significativo a promuovere un sistema di trasporto sostenibile. Nello stesso periodo, i Fondi strutturali
hanno permesso l’introduzione, in Italia, di
servizi di raccolta differenziata per circa 6,4
milioni di utenti. In Spagna, circa 4 miliardi
di euro sono stati investiti in 13.000 progetti
di ricerca, cui hanno partecipato approssimativamente 100.000 ricercatori, mentre
256.000 PMI britanniche hanno fruito di
assistenza finanziaria, consulenza e affiancamento per lo sviluppo delle competenze
organizzative e gestionali.
Si rilevano analoghi progressi nella creazione di posti di lavoro. Fra il 2000 e il
2005, all’interno dell’UE vi è stata una convergenza dei tassi di occupazione regionali
e la disoccupazione è scesa dal 13,4 % al
12,4 % nelle regioni dell’UE-15 in ritardo di
sviluppo. Nel 2005, tuttavia, i tassi di occupazione in queste regioni erano ancora inferiori di circa 11 punti percentuali rispetto al
resto dell’Unione.
Per il periodo 2007-2013, gli studi ipotizzano che la politica di coesione incrementerà di circa 6 punti percentuali il tasso di
crescita del PIL nella maggior parte dei
nuovi Stati membri rispetto agli scenari di
base. Si prevede, ad esempio, una crescita
addizionale del 9 % del PIL in Lituania,
Repubblica ceca e Slovacchia; del 5,5-6 %
in Bulgaria, Polonia e Romania; del 3,5 %
in Grecia e dell’1-1,5 % circa in Spagna,
nei Länder della Germania orientale e nel
Mezzogiorno. Entro il 2015, gli investimenti
attuati nell’ambito della politica di coesione
potrebbero creare sino a 2 milioni di posti
di lavoro supplementari.
Gli effetti delle politiche di coesione vanno
oltre la crescita e l’occupazione: non
garantiscono soltanto la conformità con
altre politiche comunitarie, che si tratti di
aiuti di Stato, ambiente, trasporti, sostegno
all’innovazione o società dell’informazione,
ma contribuiscono anche a migliorare e
ad ammodernare le amministrazioni pubbliche, promuovendo la trasparenza e una
corretta governance.
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 19,7 miliardi di euro
Convergenza: 19,2 miliardi
di euro
Cooperazione territoriale
europea: 455 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Potenziare le infrastrutture
di base conformemente alle
norme europee; migliorare
la competitività a lungo
termine; sviluppare e
valorizzare il capitale umano
in modo più razionale;
potenziare le capacità
amministrative; promuovere
uno sviluppo territoriale
equilibrato.
Obiettivi
Contribuire ad una crescita
del 15-20 % del PIL entro il
2015.
Innalzare il tasso di
occupazione dal 57,4 al 64 %.
Investire per costruire o
potenziare 1 400 km di rete
stradale.
27
Promuovere il turismo sostenibile: percorsi ciclabili nella regione di Salisburgo (Austria)
Austria
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 1,46 miliardi di euro
Convergenza: 177 milioni di
euro
Competitività regionale e
occupazione: 1,03 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 257 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Competitività regionale e
innovazione; attrattiva delle
regioni; miglioramento
dell’adattabilità e delle
qualifiche della forza lavoro;
cooperazione territoriale;
governance.
Obiettivi
Migliorare la competitività
potenziando la base di
conoscenze e la capacità di
innovazione delle imprese.
Sostegno alle attività di
ricerca e sviluppo.
Sviluppo regionale
equilibrato per migliorare
l’accessibilità delle regioni e
promuovere l’occupazione.
28
Controllare l’utilizzo del
denaro dei contribuenti
Nell’ambito dei Fondi strutturali e
del Fondo di coesione vengono spesi
annualmente circa 50 miliardi di euro
provenienti dal bilancio dell’Unione
europea, cui si aggiungono cofinanziamenti nazionali, regionali e privati.
Nel complesso, gli Stati membri amministrano oltre 400 programmi nazionali e regionali, comprese decine di
migliaia di progetti selezionati ogni
anno. Quali misure adotta la Commissione europea per garantire una corretta ed efficace gestione dei soldi dei
contribuenti?
La risposta a questa domanda risiede nel
sistema di controlli e di audit istituito a
livello comunitario, nazionale e regionale. Gli
Stati membri e le regioni devono soddisfare
una serie di requisiti di base prima di poter
erogare anche un solo euro dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione.
Per ogni programma devono essere definite
tre autorità e le relative funzioni:
n l’Autorità di gestione garantisce che i
progetti siano conformi ai criteri di selezione e che i beneficiari abbiano compreso le condizioni per l’ottenimento dei
fondi. Verifica il rispetto dei requisiti per
l’assegnazione delle sovvenzioni ed effettua periodici controlli in loco al fine di
determinare lo stato di avanzamento e
l’accuratezza delle spese previste. L’autorità di gestione corregge o recupera i fondi
comunitari in caso di irregolarità. Infine,
redige relazioni annuali sull’attuazione e
un rapporto finale sull’implementazione
dell’intero programma. Tali documenti
sono sottoposti al controllo della Commissione europea.
n L’autorità di certificazione presenta
dichiarazioni di spesa periodiche e
domande di pagamento alla Commissione europea. Verifica che le richieste
di rimborso siano esatte, siano state elaborate in base a sistemi contabili affidabili e siano conformi alle vigenti norme
nazionali e comunitarie. Effettua verifiche
e, se necessario, controlli a campione in
loco. L’autorità di certificazione deve inoltre monitorare e segnalare le irregolarità
constatate, provvedendo al conseguente
recupero o ritiro dei finanziamenti presso
i beneficiari.
n L’autorità di audit effettua la revisione dei
sistemi e testa i progetti. Segnala all’autorità di gestione e all’autorità di certificazione le lacune constatate nei sistemi
e le irregolarità di spesa individuate. Nel
periodo 2007-2013, le responsabilità degli
enti nazionali di audit sono state ampliate.
In primo luogo, questi ultimi devono formulare un parere sulla conformità del
sistema di gestione e controllo. Secondo,
Servizi rivolti alla collettività: centro doposcuola per i bambini delle elementari, Lastenkaari, Finlandia
Finlandia
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
per ogni programma deve essere designata un’autorità di audit che si assuma
la responsabilità formale del lavoro di revisione. Tale autorità deve presentare una
strategia di auditing entro nove mesi dalla
data di approvazione del programma e
formulare annualmente un parere sul funzionamento dei sistemi. È inoltre tenuta
al riesame di tutto il lavoro di auditing al
termine della durata del programma. La
Commissione europea esamina minuziosamente tali dichiarazioni.
I servizi di audit della Commissione europea svolgono una funzione di vigilanza,
essenzialmente procedendo a verifiche dei
sistemi di gestione e di controllo degli Stati
membri e delle regioni, anche con accertamenti sulle transazioni a livello dei beneficiari, e controllando i flussi di fondi verso
gli Stati membri. Sono inoltre previsti audit
tematici e, nel caso vengano evidenziate nei
sistemi sostanziali carenze, la Commissione e
gli Stati membri concordano piani d’azione
per porvi rimedio.
Qualora uno Stato membro non introduca
tempestivamente i correttivi necessari, la
Commissione europea può interrompere o
sospendere i pagamenti e applicare rettifiche finanziarie per recuperare le somme precedentemente versate dovute alle carenze
del sistema. Tali rettifiche vengono applicate
in modo forfettario a tutti i pagamenti a
rischio.
Per il periodo 2007-2013, la Commissione
europea ha adottato un piano d’azione volto
a garantire una maggiore integrazione delle
attività di audit e controllo a livello europeo,
nazionale e regionale. Il piano prevede interventi per migliorare il coordinamento dei
lavori di audit e lo scambio dei risultati di tali
attività tra le autorità competenti degli Stati
membri e la Commissione, nonché la diffusione di orientamenti e buone pratiche.
La Commissione applica altresì rettifiche nel
caso di errori individuali riscontrati nelle revisioni condotte dai propri servizi o negli audit
della Corte dei conti europea. Gli Stati
membri hanno la facoltà di rifiutare le correzioni finanziarie proposte e sostituire le spese
corrette con altre spese ammissibili, al fine
di evitare una riduzione netta del finanziamento relativo al programma in questione.
Totale: 1,7 miliardi di euro
Competitività regionale e
occupazione: 1,6 miliardi di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 120 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Sostegno alle imprese
e promozione
dell’innovazione; creazione
di reti e potenziamento
delle strutture della
conoscenza; competenze;
occupazione; occupazione
e imprenditorialità; migliore
accessibilità delle regioni e
tutela dell’ambiente.
Obiettivi
Creare nuove imprese e posti
di lavoro per incrementare il
tasso di occupazione.
Sviluppare l’economia
regionale.
Incrementare la produttività,
la competitività e le
esportazioni delle imprese.
Innalzare il livello di
istruzione.
Portare al 4 % del PIL la spesa
per ricerca e innovazione
entro il 2010.
29
Tutelare il patrimonio culturale di Atene (Grecia)
Grecia
Fondi stanziati per il
periodo 2007-2013
Totale: 20,4 miliardi di euro
Convergenza: 19,6 miliardi
di euro
Competitività regionale e
occupazione: 635 milioni di
euro
Cooperazione territoriale
europea: 210 milioni di euro
Assi di intervento dei
programmi
Intensificare la competitività;
migliorare l’accessibilità;
colmare il divario digitale;
sostenere lo sviluppo delle
risorse umane, l’istruzione
e l’apprendimento lungo
l’intero arco della vita.
Obiettivi
Aumentare il PIL di circa il
3,5 % e creare sino a 95.000
nuovi posti di lavoro entro il
2015.
Portare la spesa per R&S
all’1,5 % del PIL (a fronte
dell’attuale 0,6 %).
Raccontare le esperienze: il
diritto all’informazione
La pubblicità e l’informazione sulle
attività cofinanziate dai Fondi strutturali e dal Fondo di coesione dell’Unione
europea sono elementi essenziali per
una maggiore sensibilizzazione del
pubblico e per garantire la trasparenza
dei programmi.
«Raccontare» i Fondi strutturali e il Fondo di
coesione significa, concretamente, che le
autorità dell’UE e gli Stati membri e le regioni
devono coordinare le pubblicazioni, i siti Internet, le banche dati sulle buone pratiche e le
altre fonti, al fine di migliorare quanto più possibile l’accesso alle informazioni pertinenti. Le
autorità nazionali sono principalmente incaricate di informare i cittadini in merito alle attività cofinanziate dall’Unione europea.
Nel periodo 2007-2013 verrà ulteriormente
messa in evidenza la necessità di un’adeguata
informazione e comunicazione a qualsiasi
livello dei fondi. Gli Stati membri e le regioni
hanno l’obbligo di fornire informazioni sui
programmi cofinanziati dai fondi e di pubblicare l’elenco di tutti i beneficiari finali, dei
progetti e degli importi concessi.
I regolamenti comunitari stabiliscono quanto
segue:
n Per ogni programma operativo deve essere
previsto un piano di comunicazione che
definisca la strategia, i gruppi destinatari,
30
il contenuto degli interventi informativi e
pubblicitari previsti e un bilancio indicativo. Inoltre, le autorità devono specificare
i dipartimenti responsabili dell’attuazione
di tale piano e fornire un’indicazione del
modo in cui saranno valutati gli interventi
previsti.
n Requisiti minimi relativi alle misure di informazione del pubblico da parte delle autorità di gestione e dei beneficiari finali. Tra gli
esempi a tale proposito figurano un’attività
informativa principale che pubblicizzi l’avvio di un programma e successivamente, a
scadenza annuale, un’altra attività analoga
per tutta la durata della fase attuativa; la
pubblicazione dell’elenco dei beneficiari
ad opera dell’autorità di gestione e l’installazione di cartelli o targhe nel luogo delle
operazioni.
n Gli Stati membri e le regioni dovranno
lavorare in rete per il collegamento delle
azioni di informazione e comunicazione, al
fine di garantirne una migliore integrazione
e trarre utili insegnamenti dalle buone pratiche.
L’informazione e la comunicazione sono
parte integrante della politica di coesione
e conferiscono valore aggiunto alla qualità dei
programmi e dei progetti realizzati sul campo.
Sono attuate dalle amministrazioni nazionali
e regionali, dai beneficiari finali e dai servizi
della Commissione europea. Si rivela altresì
necessario valutare e monitorare le strategie
di informazione e comunicazione e la loro
correlazione rispetto agli obiettivi generali dei
Programmi operativi.
I servizi della Commissione europea informano il pubblico circa le modalità operative
dei fondi in ogni Stato membro mediante
pubblicazioni, siti Internet, supporti audiovisivi e conferenze. Realizzate in tutte le lingue
ufficiali dell’Unione europea, queste attività
mirano a sensibilizzare i cittadini sull’incidenza
dei fondi e a garantire un’ampia disponibilità
di informazioni coerenti e pertinenti.
La Commissione coordina inoltre una rete di
responsabili della comunicazione provenienti
dai 27 Stati membri, al fine di riunire i funzionari incaricati della promozione dei Fondi
strutturali e del Fondo di coesione dell’UE. La
rete è finalizzata a permettere lo scambio di
esperienze e di buone pratiche, individuare
soluzioni per migliorare la qualità delle azioni
di comunicazione e instaurare contatti con le
reti nazionali esistenti.
31
Al vostro servizio
Se desiderate ulteriori informazioni sul modo in cui l’Unione europea sostiene le regioni e sui
finanziamenti disponibili nella vostra regione o se siete alla ricerca di notizie, pubblicazioni,
presentazioni in formato Powerpoint, fotografie o filmati, visitate il sito Internet della Direzione
generale della Politica regionale della Commissione europea:
http://ec.europa.eu/regional_policy
Per formulare domande o ricevere le nostre pubblicazioni, scrivere al seguente indirizzo di
posta elettronica:
[email protected]
La Direzione generale della Politica regionale ha inoltre istituito un centro di informazione
e accoglienza del pubblico aperto per visite individuali o di gruppo dal lunedì al venerdì
(9.30 - 12.30 e 14.00 - 17.00).
Commissione europea, DG Politica regionale
Avenue de Tervuren 41
B-1049 Bruxelles
Tel.: + 32 (0) 2 296 06 34
Fax: + 32 (0) 2 296 60 03
32
Glossario
Fondo di coesione: destinato agli Stati membri con un reddito nazionale lordo inferiore al
90 % della media dell’UE, il Fondo di coesione cofinanzia progetti nel settore dei trasporti
e dell’ambiente, incluse le Reti transeuropee (TEN), nonché dell’efficienza energetica e
delle fonti rinnovabili. Nel periodo di programmazione 2007-2013, il Fondo di coesione
disporrà di una dotazione di 69,6 miliardi di euro nell’ambito dei programmi gestiti dagli
Stati membri.
OSC (Orientamenti strategici comunitari in materia di coesione): definiscono un
quadro per gli interventi finanziati dai Fondi strutturali.
FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale): unitamente al Fondo di coesione e al
Fondo sociale europeo, il FESR è uno dei tre strumenti finanziari della politica di coesione
dell’UE, nonché la principale fonte di finanziamento per lo sviluppo del potenziale
endogeno regionale. Istituito nel 1975, il FESR può contribuire a finanziare investimenti
produttivi, l’imprenditorialità, le infrastrutture nel settore dei trasporti e dell’ambiente, la
ricerca e lo sviluppo tecnologico, l’innovazione, la società dell’informazione, lo sviluppo
sostenibile e altre tipologie di intervento.
FSE (Fondo sociale europeo): istituito nel 1957, il Fondo sociale europeo è uno dei
tre strumenti di coesione dell’Unione, nonché la principale fonte di finanziamento
comunitaria per lo sviluppo delle risorse umane e dell’occupabilità.
PIL (prodotto interno lordo): valore economico totale di beni e servizi prodotti in una
determinata area in un dato periodo. È pari alla somma del valore aggiunto lordo delle
varie branche di attività economica di una zona, aumentata di tutte le imposte, al netto dei
sussidi. Nelle analisi comparative sulle regioni dell’Unione europea, il PIL è generalmente
espresso in percentuale della media comunitaria (media = 100 %). L’espressione del PIL
pro capite in parità di potere d’acquisto (PPA) permette di comparare i prezzi tra tutti gli
Stati membri.
NUTS (Nomenclatura delle unità territoriali per la statistica): sistema di classificazione
impiegato dall’Unione europea per la raccolta dei dati statistici a livello regionale. Tutte le
regioni dell’UE sono classificate secondo tre livelli NUTS. Nell’UE-27 vi sono attualmente
268 regioni di livello NUTS 2. Il livello 2 viene utilizzato per definire le regioni ammissibili
al sostegno dei Fondi strutturali.
QRSN (Quadro di riferimento strategico nazionale): nel programmare gli interventi
dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione per il periodo 2007-2013, gli Stati membri
devono presentare un QRSN che garantisca la conformità dei rispettivi interventi con gli
Orientamenti strategici comunitari in materia di coesione.
Programma operativo: documento che fissa la strategia di sviluppo di uno Stato
membro o di una regione con una serie coerente di priorità da realizzare con il contributo
di uno degli strumenti dei Fondi strutturali o del Fondo di coesione. Il documento deve
essere presentato alla Commissione europea.
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KN-76-06-538-IT-C
Al servizio delle regioni
L’Unione europea, tramite la politica di coesione, applica nel proprio territorio il principio
di solidarietà. Un obiettivo fondamentale dell’UE, esposto anche nel suo trattato, è il
rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale attraverso la riduzione del
divario tra i livelli di sviluppo nelle regioni. Gli investimenti messi in atto dalla politica di
coesione hanno come finalità principale di consentire il recupero delle regioni più povere
dell’Unione nei confronti delle aree più ricche; le loro conseguenze, tuttavia, sono positive per
tutti i cittadini e tutte le regioni poiché favoriscono la competitività e migliorano le condizioni
di vita nell’intero territorio comunitario. La presente brochure descrive il funzionamento della
politica di coesione dell’UE, gli obiettivi e i potenziali risultati e le fonti per reperire maggiori
informazioni.
Inforegio
Si consulti il sito Inforegio per un compendio sulla Politica regionale dell’UE:
http://ec.europa.eu/regional_policy
[email protected]
ISBN 92-79-03783-8
7 606538
402830
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