Periodico dell’Associazione Maggio Eugubino Pro Gubbio - Gubbio Perugia Anno LXIII, n. 5 - Ottobre 2012 - Sped. in abb. 45%, Legge 662/96, at. 2, comma 20/B, Filiale di Perugia. www.maggioeugubino.com Colacem Ufficio Immagine Lorenzi comunicazione e pubblicità _ foto: phlus I nostri valori costruiscono il futuro La nostra cultura di impresa è frutto di valori condivisi, un patrimonio che rappresenta la solidità dell’azienda e il nostro impegno per il futuro. Da sempre abbiamo scelto di salvaguardare l’ambiente, attraverso il recupero e il riuso del territorio; di sviluppare le nostre idee investendo sulla ricerca e sulla tecnologia; di instaurare rapporti di fiducia mantenendo una professionalità costante e garantendo l’eccellenza dei nostri prodotti. Colacem è oggi una delle realtà industriali più importanti d’Italia: promuoviamo progresso e cultura aziendale, per la crescita delle nostre comunità. editoriale di Lucio Lupini San Francesco ed il Lupo di Gubbio “Del santissimo miracolo che fece santo Francesco, quando convertì il ferocissimo lupo d’Agobbio. Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio nel contado di Agobbio apparì un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali ma eziandio gli uomini” Così comincia il Capitolo XXI dei “ FIORETTI DI SAN FRANCESCO” Più o meno così comincia in tutto il mondo questo conosciutissimo episodio che ha portato il nome della nostra città in terre e civiltà anche lontane. Gubbio è conosciuta certamente più per questo episodio che non per il Ceri. Ebbene però, al di là di aver voluto, secondo il nostro imperativo del “repetita iuvant”, dedicare più monumenti all’episodio, nel tempo non si è riusciti mai a creargli attorno una dimensione che oltre all’aspetto religioso ne valuti nelle sua pienezza gli aspetti anche culturali, artistici, turistici ed economici. Si avverte che in Gubbio il fatto è trascurato anche se ogni tanto emerge la volontà di produrre “qualcosa” sull’episodio. Il Maggio anche in passato ci ha provato, basti pensare al monumento ed al parco della Vittorina. Ora, pur avvertendo che il compito non è né facile né semplice e che su di esso si devono concentrare forze e risorse complesse, vogliamo di nuovo gettare un sassolino, varare iniziative che focalizzino l’attenzione sull’argomento per pervenire poi nel tempo ad un progetto complesso e compiuto che magari veda anche una mostra permanente sul tema e magari nell’ex ospedale. Va in questa direzione la costituzione dell’apposito comitato “ San Francesco e il Lupo di Gubbio. Centro di documentazione sulla simbologia e la mitografia del lupo” A questo gruppo di lavoro coordinato da Ettore A. Sannipoli si deve intanto la bella mostra sui Fioretti sulla quale già si è realizzata una efficace ed utile collaborazione con l’Amministrazione Comunale e nello specifico con l’Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali, con la Biblioteca Sperelliana, con la Curia Vescovile, con i Frati Minori Conventuali di Gubbio. Ma il compito grande verrà dopo. Inseguiamo l’obiettivo di assegnare il valore che gli compete a questo straordinario brano che appartiene alla nostra città. Proviamoci! Interessa a qualcuno? sommario attualità Attraverso “la via” di San Francesco… … La nostra partecipazione La LUMSA a Palermo UNESCO: si riapre uno spiraglio La Città di Gubbio prende posizione “Le Pagine Eugubine” Maria Luisa Spaziani, Gubbio e il Premio Montale Piscina comunale: nuova gestione “Ce vedemo sotto l’orologio” storia arte e cultura 4 5 6 7 8 9 10 12 13 I “libelli” Ranghiasci-Fabbri del 1862 Toni Bellucci: Archives - 3 Documenti inediti sulla Fabbrica di Ceramiche Brizi e Compagni 14 15 vita dell’associazione 19 vita cittadina 23 16 Anno LXIII, n. 5 - ottobre 2012 In copertina: San Francesco e il Lupo, di Enrico Mancini Direttore Editoriale: Lucio Lupini Direttore Responsabile: Ubaldo Gini In redazione: Michela Biccheri Layout: L’ArteGrafica Stampa: Tipografia Donati Redazione: Piazza Oderisi - 06024 Gubbio (Pg) Tel. e Fax 075 9273912 - CC Postale n. 15463060 Aut. Trib. Perugia n°. 334 del 15/01/1965. Sped. in abb. postale 45%, comma 20/B, legge 662/96, filiale di Perugia. > attualità 4 Attraverso “la via” di San Francesco… > di michela biccheri Spogliatosi degli obblighi, Francesco tesse per sé un abito nuovo. La sua nudità offerta al frate sole e alla sora luna in realtà è quanto di più ricco si possa concepire. è l’affinità col creato: “io mi offro così come sono, senza nascondere nulla, così come ti offri a me ogni giorno”. Francesco percorre una via che lo riconduce alla pace, una via fatta di boschi, di fiumi, fatta del Creato, una via anche simbolica che passa dentro di Lui, tra sentieri ripidi e nascosti, tra la fitta realtà delle sue paure, anche nel buio, ma “fratello” perché Lo riconduce alla luce. La stessa via che arriva fino a noi, una via che possiamo percorrere, una via possibile, una via. Una La predica agli uccelli, Enrico Mancini via che si snoda prima di tutto dentro di noi e poi sotto i nostri piedi, una via scomoda, di certo dura, ma percorribile, un’apertura che passa attraverso noi e ci riconduce dal Padre. L’amore di Francesco per le cose di Dio, per la Terra, per il Cielo, per gli Animali è riconoscenza verso il creato, è rispetto per la casa che ci ospita durante il nostro soggiorno sulla terra. Un qualsiasi abuso, la mancanza di rispetto torna a noi con la stessa velocità. Sappiamo però riconoscere che la vera potenza è nel bene, abbiamo la responsabilità di svelarlo ai più piccoli e di verificarlo con chi ci sta vicino. sentiero francescano 2012 Nei primi tre giorni di settembre, la Diocesi di Gubbio e di Assisi, insieme a Nocera Umbra e Gualdo Tadino ha percorso insieme ai pellegrini arrivati da tutta Italia, “la via della pace” di San Francesco da Assisi fino a Gubbio, lanciando il messaggio di fratellanza e riconciliazione e celebrando, quest’anno, anche la Giornata per la salvaguardia del Creato, giunta essa alla settima edizione. “Vangelo della povertà e Vangelo della riconciliazione – ha spiegato mons. Sorrentino alla partenza del Cammino - sono in intimo rapporto, come due facce della stessa medaglia. Chi si spoglia per Cristo, dilata il cuore per accogliere i fratelli”. Auspicava, poi, che la marcia Assisi - Gubbio rappresentasse ancora una volta una porta “al messaggio del Poverello per le nostre strade, gettando ponti di unità tra le case e le comunità, spingendo gli animi feriti dalla disunione verso l’unità che solo Cristo ci ottiene donandoci il suo Spirito”. Insieme al cammino, alle preghiere e ai momenti di riflessione dei pellegrini ha accompagnato il viaggio anche una sospirata e benefica pioggia che ha rafforzato la cura per questa nostra Terra e intrecciato una relazione, un contatto, una vicinanza più intima col Cielo. Padre Francesco, custode della Chiesa della Vittorina, ha accolto i cento pellegrini arrivati alla meta dopo i tre giorni di cammino da Assisi: “Vi auguro, che questo cammino possa ricordarvi sempre l’importanza delle cose semplici, immediate, piccole, le più preziose agli occhi di Dio”. Il tema del “sentiero del 2012” era la riconciliazione con i fratelli, il rapporto dell’uomo con l’uomo che con le parole del Vescovo Ceccobelli, anche lui uno dei cento pellegrini: “Che la società civile, le famiglie e anche la politica trovino il coraggio di diventare riconciliati e testimoni di riconciliazione; spesso - ha aggiunto - pronunciare la parola “perdono” è solo questione di coraggio, o forse d’incoscienza: prego con voi perché questo coraggio, oggi, arrivi da più parti, in un momento in cui tutti ne abbiamo davvero bisogno». > attualità 5 …La nostra partecipazione > di michela biccheri Fin dalla sua fondazione, il Maggio Eugubino ha dimostrato forte sensibilità nel manifestare la fede degli eugubini nei confronti di San Francesco, fede che si sommava a quella del Patrono Ubaldo. Già proposto nel 1955 il Monumento bronzeo a San Francesco e il Lupo iniziò a trovare vita con l’impegno e la passione instancabile di Don Origene Rogari, alla fine degli anni sessanta (1967), anni in cui il Maggio Eugubino poteva contare su maggiori forze sia in termini di comunicazione: ricordiamo programmi televisivi, giornali, concorsi nazionali, sia in termini di forze economiche rese possibili grazie al contributo di molte famiglie eugubine anche residenti fuori dal Comune, al CRAME, all’Amministrazione comunale, che l’AME coordinava con grande dinamismo e fede. Dentro all’idea di posizionare un Monumento che ricordasse l’incontro di Francesco con la feroce lupa, prendeva vita il desiderio di inserire Gubbio nell’itinerario francescano, cosa avvenuta e l’eccezionale, perché doveroso, progetto di restauro della Chiesa di Santa Maria della Vittoria o Vittorina insieme all’area verde circostante la Chiesa e monumento con la chiusura della strada che tagliava in due un naturale e compatto parco francescano. Il Monumento venne inaugurato il 14 ottobre 1974 alla presenza delle autorità e di moltissimi bambini dopo una durissima scelta dei bozzetti risultato di più concorsi nazionali, durata anni. Nel 1981 iniziavano le celebrazioni per l’VIII centenario della nascita di San Francesco (1182- 1982), ricorrenza alla quale il Maggio Eugubino volle partecipare per il vicolo unico che legava la nostra Città a San Francesco: non soltanto per l’opera di pace del Santo compiuta, ma anche perché Francesco aveva scelto Gubbio quale rifugio e luogo ospitale in cui trovò ristoro e amicizia. La sezione filatelica del Maggio Eugubino intitolava a questo centenario un francobollo con l’immagine di San Francesco e il Lupo e una mostra filatelica. Per queste motivazioni e in coincidenza di questo anniversario, L’AME aveva proposto una mostra di libri provenienti da tutto il mondo dedicati al Santo, raccolte di poesie; censimento degli insediamenti francescani; concorsi di poesie di porta- ta nazionale; mostra grafica e un premio per chi si fosse distinto in favore della pace. La nostra Associazione prese parte attivamente alla “IV settimana ecologica” con una mostra sulle risorse della Gola del Bottaccione. Nel 1982, il parco della Vittorina, grazie all’incessante contributo e partecipazione ai lavori nelle diverse fasi, degli eugubini e della Colacem, veniva provvisto di alberi della flora eugubina e di un prato e a completare l’opera nella primavera successiva venivano poste luci e staccionate, sentieri e ancora alberi. Il 4 ottobre avvenne l’inaugurazione con la partecipazione di moltissimi bambini. Il Maggio Eugubino aderisce ogni anno alla Festa della Mansuetudine organizzata dalla Compagnia dei custodi del “Fuoco della Pace” che si celebra a dicembre presso il Parco della Vittorina, un momento di alto valore morale, in quanto favorisce la diffusione della pace, della riconciliazione, della solidarietà e dell’amore verso il Creato, secondo quanto insegnato da San Francesco. “Il Fuoco francescano della Pace”, è riprodotto in forma di candelabro di bronzo, raffigurante il Santo. L’amore per i nostri Protettori e la nostra Città ben si legano alla salvaguardia del creato dentro una cornice che sempre offre il quadro più degno. > attualità 6 La LUMSA a Palermo > a cura della redazione Basterebbe il titolo. Che altro dire? Mentre stiamo scrivendo abbiamo già sentito i commenti più svariati su questo caso-LUMSA, molti hanno protestato, su tutti gli studenti, i laureandi crisi che è diventata anche culturale? Il biasimo arriva da tutti i fronti: da quelli politici a quelli culturali, fino ai confini sociali di ogni genere. Il Sindaco ha fatto bene a non svendere il complesso La sede romana della LUMSA a Borgo Sant’Angelo che hanno appreso la notizia del fatto avvenuto e per primi si sono sentiti spogliati di un diritto e devono vacillare dunque di fronte ad una profonda storico del seminario? La LUMSA ha esagerato con l’offerta troppo bassa? La LUMSA è una università parastatale, è il secondo ateneo cattolico d’Ita- lia, che ha istituito sedi universitarie a Taranto, Palermo e Gubbio, oltre a Roma. Senza rivangarne i passi, senza prevedere il nome dei “responsabili” o esasperarne il colore, vorremmo dire che non è stato fatto abbastanza, questo è certo ed è garantito quando si tratta di operare un investimento culturale che ci faccia “uscire” dai contorni collinari e su cui si poteva fare perno per arginare lo stallo economico. Abbiamo perso un’ottima possibilità di continuare a ospitare l’Università, abbiamo ceduto il gradino più in alto per affacciarci lo stesso (ciò nonostante) nel panorama culturale anche internazionale; questo sogno universitario che è parso ambizioso e non ambìto e che avrebbe concesso di sicuro un accesso più agevolato alla cultura, posti di lavoro, scambi culturali, ha destato timori forse infondati. Però vorremmo permetterci di sottolineare anche che Gubbio non si trova in tutto il mondo. Il richiamo che esercita la nostra città, la sua centralità anche sul piano geografico, non andavano sottovalutati. L’impronta cattolica che traccia le fondamenta di questa Università, bene si concordava e si armonizzava con l’ambiente storico-religioso in cui sorge Gubbio da secoli e che forgia i nostri valori. Caso-chiuso. > attualità 7 UNESCO: si riapre uno spiraglio > di giampiero bedini Il ministro Lorenzo Ornaghi La Festa dei Ceri torna in corsa o, più realisticamente, vede riaprirsi qualche spiraglio per il riconoscimento di “patrimonio immateriale dell’Unesco”, dopo la delusione patita nell’aprile scorso quando si era diffusa, trovando conferma, una notizia che andava in controtendenza rispetto alle aspettative coltivate fino ad allora. Per il riconoscimento da attribuire per l’anno 2013, la competente Commissione aveva depositato nella sede di Parigi dell’Unesco la candidatura della “rete delle macchine a spalla” che comprende i “Gigli” di Nola e Sassari, la “Macchina di Santa Rosa” di Viterbo e la “Varia” di Palmi. Un progetto dal quale la “Festa dei Ceri”, per rivendicare la sua unicità, aveva ritenuto di defilarsi alla fine del mese di maggio del 2010. Una decisione assunta dal Comune d’intesa con gli enti e le associazioni coinvolte nella Festa. Una scelta maturata dopo aver sostenuto e concorso a definire il progetto stesso, curato e sviluppato dalla professoressa Patrizia Nardi, avviato nel 2004 su proposta formulata al consiglio comunale dall’allora consigliere Gianfrancesco Chiocci. Il progetto era stato illustrato ed apprezzato dal funzionario del ministero messicano della Cultura Francisco Javier Lopez Morales, delegato del paese centro americano nella commissione Unesco cui affluiscono le candidature per la lista dei beni immateriali da dichiarare patrimonio mondiale. Lopez Morales aveva assistito, apprezzandola assai, alla “Festa dei Ceri” del 15 maggio 2010, fianco a fianco con i rappresentanti delle città delle “macchine a spalla”. Su questo retroterra di delusione, ma non di rassegnazione, è arrivata una notizia che, per l’autorevolezza della fonte, riapre interessanti prospettive. Rispondendo ad una interrogazione presentata nel mese di luglio dal parlamentare eugubino Rocco Girlanda (Pdl), il ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi, scrive infatti : “La proposta di candidatura della Festa dei Ceri di Gubbio è parte delle proposte presentate il 31 marzo 2011 all’Unesco per l’inserimento nella lista rappresentativa del patrimonio culturale intangibile dell’umanità. Il 4 maggio 2011 la comunità proponente ha ricevuto dalla Sezione del patrimonio culturale intangibile la comunicazione dell’acquisizione della proposta”. Il Ministro prosegue: “Nella riunione del 21 marzo 2012 del Consiglio direttivo della Commissione italiana per l’Unesco è stato deciso di indicare all’unanimità, quale candidatura italiana per il 2013, le “Feste di grandi macchine a spalla”. è stato poi deciso – questo il passaggio da sottolineare - di istituire la Lista propositiva nazionale per il patrimonio mondiale culturale e naturale - continua il Ministro - da cui attingere per le successive proposte di candidatura. “In questo elenco - conferma Ornaghi - è compresa la Festa dei Ceri”. La corsa si riapre ed in questa prospettiva vanno valorizzate e recuperate tutte quelle disponibilità che, nel tempo, hanno espresso apprezzamenti per la “Festa dei Ceri”; vengono in mente pure i parlamentari Nunzia De Girolamo (Pdl) e Francesco Boccia (Pd) che nel corso di un’ intervista concessa a Trg (15 maggio 2012), avevano assunto impegni in tal senso. Non vanno dimenticate tuttavia le altre iniziati- Francesco Boccia (PD) Nunzia De Girolamo (PDL) ve finalizzate a valorizzare e riconoscere l’“unicità” della manifestazione folkloristica eugubina. Tra queste, annunciato dall’assessore al turismo Marco Bellucci, un “Centro di documentazione sulla Festa dei Ceri” da realizzare con il patrocinio e la collaborazione di Regione e Provincia. è già stata individuata la sede: uno spazio specifico nella Biblioteca Sperelliana. Una prospettiva interessante, ma non andrebbe abbandonata la strada per recuperare la piena operatività della Legge Regionale n. 17/1992 “Istituzione a Gubbio di un Istituto Regionale del folklore”, al quale a suo tempo era stato destinato il Villino Marvardi. 8 > attualità La Città di Gubbio prende posizione Dentro la crisi un ritrovato ottimismo > di MICHELA BICCHERI Pietralacroce è una frazione del Coil Sindaco esortava i promotori del mune di Ancona dove si è tenuta Palio del 15 settembre di chiarire le per la prima volta una gara in corsa modalità di svolgimento della festa e tra tre contrade, che hanno portato le sue caratteristiche storiche, per poa spalla tre “pali” con una croce in ter apportare le dovute modifiche evicima. Il di Palio, è stato conteso da Bortando qualsiasi tipo di imitazione. La Michela Biccheri go (color verde), Chiesola (color gialposizione di tutti coloro che in ogni lo), Scalaccia (color azzurro). I parforma contribuiscono allo svolgimentecipanti hanno scelto di indossare Festa e della Corsa dei è Abbiamo l’occasione di ricominciare: da più vicino, appena amoci del momentotodidella stasi che sembra aggredirci perCeri ritrovare pantaloni bianchi, fusciacche e fazzostata che unanime ed è occasione intorno a noi, da dentro il nostro giardino, dalla via, dalla il nuovo-abituale slancio conosciamo, che siamoquesta coscienti letti rossi come per le divise ceraiole della Famiglia dei Santubaldari, il per auspicare che non reggano mai… piazza. La crisi può essere un’opportunità di vita. di caricarci sulle spalle dopo una caduta, dopo uno scivolone e si sono differenziati anche loro dal Sindaco Guerrini ha fatto sentire la «commistioni e/o “scimmiottamenti” La crisi delle è in corso. è inevitabile. bancarotta o solo perché travolti dallapeso. Che cos’è voglianon di ragvoce inviandoè una lettera condicolore maglieLadirecessione appartenenza a sua La con Ns. Festa» e chequella “la stessa laciascuna conclusione? Si sente “la crisi, si sente giungerelalaFesta Cima che ci gonfia leimitazione vene della fronte, spinge visa dalleLaparti organizzanti contrada. Dalgridare video non più la crisi”…. concretizzi servileche della deia Ceri rappresentate Diocesi, disponibile su in YouTube dalle foto èquasi millenariail tradizione, la quale ha nominare solo terminie economici, circoscrivere il le dalla gambe ad andareNs. nonostante pianto in gola, ingabbiato dall’Università dei Muratori, delle tre impossibile non richiamare una fastirisonanza mondiale e, peraltro, rapsignificato per svuotarne il senso e accodare le persone come tra i denti e l’animo atterrito? Sebbene abbiamo sopra i nostri diosissima similitudine alla Festa dei Famiglie ceraiole e dal Maggio Eu- presenta lo stemma, l’emblema deltante pecorelle dietro a spauracchi apocalittici che, manco a occhi quell’esempio martoriato dal “botto”, penzoloni, a volte Ceri. Dopo l’interessamento dell’av- gubino all’Arcivescovo di Ancona e la Regione Umbria”, come asserito farlo a posta, coincidono l’arresto economico generalizspogliato, quasi alladall’avvocato cieca sappiamo strapparlo al destino, sapal Parroco di S. Croce. Nella lettera vocato Minelli, quale con presidente Minelli. zato che viviamo. piamo lasciarci alle spalle la svogliatezza e sollevare gli animi Allora ricominciamo da capo un’altra volta. Serviamoci di e abbattuti dal dolore e dalla fatica sappiamo ricondurlo alla questo momento di stallo per fare il punto della situazione. vetta. È proprio lì che riconosciamo la nostra “forza”, il nostro Della situazione morale e sociale. Sulla crisi morale della nos- sapere, il nostro essere. Il legame umano al divino che ci dà il tra società che ha imparato a sedersi e farsi imboccare, che ha vigore utile a superare i cedimenti. La manifestazione del proprio attaccamento al Patrono o a qualsivoglia figura che consenta l’arricchimento di un nucleo di persone o anche imparato a tapparsi gli orecchi ed aspettare. Ricominciamo A finire nel vortice del panico economico dovrebbe essere su di un popolo, fa di questo un esempio di intesa, di armonia. Il Maggio Eugubino è nato ed è cresciuto su questa base comune. Il senso di apda capo e facciamolo da eugubini, senza presunzione, con tutto la stanchezza. Serve credere, desiderare il bene senza partenenza, la coesione, la convivenza pacifica, ne consente l’imitazione. Non rivolgiamo, però, al nostro Santo Ubaldo una festa riscaldata l’abituale spontanea premura; guardiamoci intorno con occhi condizioni, senza tornaconti. Bisogna dare spazio alle piccole o l’avanzo di un affetto dimenticato tra le cose del giorno. A lui vanno le nostre migliori creazioni seppure umane e prive di perfezione, a lui ceraioli di uomini e di donne pronti a reagire, quella capacità cose, ai piccoli gesti senza le luci abbaglianti o la propaganda, offriamo quanto di più dignitoso e originale riusciamo a concepire; a lui offriamo quello che nasce dentro al nostro cuore e prende forma radicata in noi, reazione, unal’arte, forza donataci di celebrare dargli spazio dentro di noi, nel nostro piccolo e ricominciare attraverso una la Corsa, attraverso attraverso ognidai cosasecoli possiamo in maniera del tutto peculiare. Il nostro attaccamento a storia tramandati attraverso i sentimenti veri e la fede; servida più vicino, appena intorno a noi, dal nostro giardino. Sant’Ubaldo sia sempre d’ispirazione, ma di una ispirazione originale e sempre degna del proprio Patrono e non una infelice copia. commento A > attualità 9 “Le Pagine Eugubine” > a cura della redazione Questo libro, di cui riportiamo la copertina, è un viaggio raffigurato nei ricordi dell’autore. Ricordi della sua infanzia a Gubbio, ma più di tutto ricordi impressi ed indelebili della vita quotidiana a cui ha offerto anche la sua mano per tracciarne i contorni grafici. Disegni vivi, che ci rimandano il suo sguardo di bambino. In molti riusciranno a ritrovare stralci di vita dimenticati, solo rimossi oppure anche se mai vissuti, piacevolmente rintracciabili tra gli spessi racconti colo- rati e odorosi di un antico, mai finito. è l’indissolubile legame degli eugubini tra di loro, degli eugubini con la loro storia, degli eugubini con il futuro. Manganelli possiede la straordinaria capacità di proiettare il suo passato attraverso i racconti, ma anche fornendocene una lucida immagine, permettendo a chiunque di partecipare ad un passato ricco di sentimenti, di valori, di “cose che non ci sono più”. Vi invitiamo a leggere uno stralcio di uno dei racconti scritti: “... Ora non saprei dire se ad attirami era la voglia di gelato o, piuttosto, la magia di tutto il rituale di preparazione: dall’altezza del mio naso vedevo giusto il pianale del carrettino, e il traffico sapiente delle braccia del gelataio... Rapito da questo incanto, mi risvegliavo quasi alla scatto finale della macchinetta: due emisferi rotanti ed azionati a pinza per liberare il gelato; con una mano porgevo i miei dieci o venti centesimi, a seconda delle dimensioni e ricevevo nell’altra il “cono gelato”. l’autore Teodolo Manganelli nasce a Gubbio nel 1931 dove vive fino a quando sceglie Roma per intraprendere gli studi di architettura. Trasferitosi a Milano per motivi di lavoro, non abbandonerà mai la sua Città natale, alla quale ha dedicato i ricordi più belli racchiusi in un libro da scoprire. > attualità 10 MARIA LUISA SPAZIANI, GUBBIO E IL PREMIO MONTALE > di Giovanni Rampini Dieci anni fa, nell’autunno del 2002, nel Teatro Comunale di Gubbio si svolse la ventesima edizione del “Premio Internazionale Montale” prestigioso evento culturale per la celebrità del personaggio cui esso era intitolato, il Poeta ligure Eugenio Montale, premio Nobel 1975; per lo spessore intellettuale dei componenti la giuria avvicendatisi nel corso degli anni tra cui Giorgio Caproni, Mario Luzi, Danilo Dolci, Giovanni Raboni, Nicola Crocetti, Silvio Ramat, Andrea Zanzotto, solo per nominarne alcuni; per la notorietà del suo Presidente, la poetessa (anzi “il Poeta” come sempre ella ha amato farsi chiamare) Maria Luisa Spaziani, figura di primissimo piano nel panorama poetico del ‘900 italiano, che di Montale fu intima e sincera amica nonché Musa ispiratrice e destinataria dei “Madrigali privati” posti a conclusione de “La bufera” opera pubblicata dal poeta nel 1956. Spirito vivacissimo ed esuberante, pronto a stemperare con arguta ironia anche i più impegnativi temi e i più inquietanti interrogativi che travagliano l’animo umano, spesso troncando il discorso con chiusure fulminanti e imprevedibili (da qui il carattere spesso epigrammatico di molte sue composizioni, ma anche l’estro, la grazia, l’eleganza con cui si piega ad osservare la sua stessa opera e la sua vita), profonda conoscitrice dell’universo poetico europeo dal simbolismo al decadentismo fino al nostro ermetismo e, in particolare, della letteratura francese donandoci splendide traduzioni da Racine, Flaubert, Tournier, Yourcenar, la Spaziani si fa presto conoscere e apprezzare dalla critica già a partire dalle prime raccolte, “ Le acque del sabato” (1954) e “Utilità della memoria” (1966), per la natura colta e raffinata dei versi, disciplinati sempre da rigorose misure classiche pur se modernissimi nell’impostazione e nei contenuti e già portatori di quello che sarà il segno distintivo della vastissima e “labirintica” produzione del Poeta, sorretta costantemente da una impetuosa e spigliata fantasia che troverà il suo mezzo espressivo più efficace e naturale, ma anche il suo alveo e la sua disciplina, nella metafora folgo- rante e precisa, forgiata con sontuosa vis figurativa in un empito tendente talora felicemente al barocco. Impossibile dare conto, sia pure sommariamente con queste brevi note di tutte le pubblicazioni del Poeta. È del 1970 “L’occhio del ciclone” libro che si connota come un campo di tensioni e di drammatici contrasti, ma anche di giustapposizioni e confronti: arcani richiami e corrispondenze si intrecciano tra uomini e astri; cosmo e microcosmo finiscono con il sovrapporsi così come un metro quadro di terra racchiude gli stessi segreti del cielo; le radici degli alberi penetrando nei sepolcri confondono in sé vita e morte (alternanza sempre presente, con immagini bellissime, nella poesia della Spaziani); il lutto per la mattanza dei pescespada è nella notte fatto proprio dall’ululato dell’intero mondo animale mentre lo sfavillio delle meteore non si discosta e non è meno mendace del lucore dei fuochi fatui. In questa personalissima e grandiosa visione cosmologica, così come in talune parti di “La luna è già alta” è forse dato di cogliere più a fondo gli aspetti propriamente filosofici dell’opera della Spaziani, nei limiti in cui tale termine può valere per un poeta istintivamente alieno dal far proprio ogni sistema di pensiero e portato ad assorbire e risolvere l’iniziale dato speculativo nella suggestione fascinosa dell’elemento naturalistico. Se con la “Geometria del disordine” (1981) verranno affrontati i grandi temi della memoria, del trascorrere del tempo, della condizione umana perennemente in sospeso tra infinito e momento, del riscatto di quanto si è perduto mediante un prodigioso salto di ritorno “dalla vena insabbiata al magnificat dell’inizio”, con “Transito con catene” (1977) il Poeta, che in tutta la sua opera non mancherà mai di esternare la sua fede nel potere della poesia di “riscrivere la vita”, di trasfigurarla, di trarre speranza dall’impossibile e verità anche dalle illusioni, non può esimersi ancora una volta dal fare riferimento alla poesia come uno strumento di salvezza in quanto in grado di captare ciò che sfugge alla ragione, perfino di ascoltare i sussurri dei morti, il loro invito a “capovolgere l’occhio e contemplare/non lo stelo che cresce, ma più ratta/del fulmine la multipla radice” fornendo così i mezzi di soccorso necessari per evitare le insidie in agguato lungo il percorso dell’esistenza. Sempre tra altissimi vertici si libra la mente del poeta con “La stella del libero arbitrio” (1986) e con “I fa- > attualità sti dell’ortica” (1996). Ironicamente amaro il titolo della prima silloge. Così la Spaziani ne illustrava il significato: “La stella è razionale, è matematica, non esce dal suo percorso; l’arbitrio invece è l’irrazionale: quindi la stella del libero arbitrio non esiste, è l’ironia “lasciando intendere come la libertà umana null’altro sia che mera illusione, gratuita utopia. Ma è pur vero che se le vicende umane sono sottoposte e condizionate dall’ineluttabile e dall’imprevedibile, da quanto è precostituito e dettato dalla fissità dell’immutabile e del necessario, sempre indenne resta da ogni interferenza la sfera dei sentimenti e dei ricordi: nessuno potrà mai sbarrarci “le porte dell’anima” o interrompere le parabole e le “iperboliche” spirali che si elevano dal cuore verso l’altezza di ogni “possibile”, nessuno può impedirci di risuscitare da pur minime cose, sia essa la tonalità di un colore o l’intensità di un aroma, il ricordo di una esperienza o la presenza di una persona che si riteneva dimenticata o di colloquiare con i defunti ascoltandone le “parole di puro silenzio”. Emblematico anche l’ossimoro contenuto nell’intitolazione della seconda silloge. L’ortica “fraterna alla mirycae di Pascoli e ai limoni di Montale, è importante come emblema di ricerca di una verità pungente, capace di affrontare anche il rischio di ferirsi, di bruciarsi pur di esporsi alla nuda vita..... Il poeta non dimentica mai che la vita è sempre se stessa e altro da sé, che è insieme semplice e complessa, superficiale e profonda, luminosa e oscura, che è dramma e allegretto, grido e silenzio, sistole e diastole, dono e mistero. Il desiderio di estirpare ogni male dalla terra è un’utopia disastrosa perché il male è il rovescio necessario del bene nel ciclo cosmico dell’essere e del nulla.” (Paolo Lagazzi). Non posso fare a meno di confessare di essere rimasto sempre particolarmente affascinato dalla lettura di quella che è forse l’opera più singolare della Spaziani, “La traversata dell’oasi” (2002), strabiliante canzoniere amoroso ricco di oltre 200 liriche in cui si riflettono, come in uno sfavillante caleidoscopio, le infinite sfaccettature dell’amore inteso in tutta la sua 11 essenza proteiforme, entità inafferrabile nella sostanza, fatta solo di eterno misterioso movimento e non definibile attraverso astrazioni in quanto vita e assoluto. Non a caso la tematica amorosa, larvatamente presente in tutto il percorso poetico della Spaziani e spesso chiave interpretativa del senso e del contenuto di talune sue composizioni, è rintracciabile nelle più inattese delle occasioni, quasi un fiume carsico che affiora e che scompare innumerevoli volte, talora modesto corso, talora fiumana straripante che di nuovo si inabissa per riemergere e alimentare nuovi rivoli in plaghe imprevedibili e lontane. All’inizio di quest’anno la Casa Editrice Mondadori ha dedicato al Poeta un numero della collana “I Meridiani” comprensivo delle ultime sillogi “La luna è già alta” (2006) e “L’incrocio delle mediane” (2009) in cui in più parti si fa largo la meditazione sul fatale epilogo della vita dell’uomo (scherzosamente chiamato “l’innominabile”) inteso e auspicato come visione e compimento “Quando sarà? Paziente il messaggero/vorrà date precise. Gli dirò/lasciami camminare fino a quando/giungerò all’orizzonte”. Ecco, il compimento e il senso di un fine è il culmine del pensiero morale del Poeta e sarà anche il tema fondamentale della “Giovanna d’Arco”, poema in ottave (ma l’autrice preferisce chiamarlo “romanzo popolare”) scritto di getto in un mese pur se scaturito da lunghe e scrupoloso ricerche archivistiche. La Pulzella, fortunosamente sfuggita, secondo una tesi avanzata da taluni storici e fatta propria dal Poeta, dal rogo di Rouen, perirà tra le fiamme di un rogo liberamente cercato e accettato, non fuoco “stupratore”, ma desiderato amante nelle cui braccia si getterà dopo che era divenuto insostenibile il senso di solitudine e di vacuità di una vita ormai svuotata di significato in quanto resa priva del compimento della sorte cui ella era stata chiamata. Il volume, corredato da un ricco apparato critico e bibliografico, contiene anche una biografia del Poeta da cui è possibile desumere interessanti notizie circa il Premio Montale che il destino volle legare a doppia mandata alla nostra Città. Nato come filiazione del Centro Montale e come Premio itinerante, l’iniziativa, fortemente voluta e sostenuta dalla Spaziani anche con personale sacrificio economico, concluse infatti con l’edizione di Gubbio del 2002 il suo iter a seguito di dissensi interni insorti circa la gestione del Premio stesso. Nel settembre del 2004 venne presentato il nuovo “Premio Montale Europa” che, ancora presieduto dalla Spaziani, avrebbe dovuto prendere avvio nell’ottobre successivo là dove il precedente era terminato e cioè a Gubbio, quasi a rinsaldare idealmente vecchio e nuovo. Ma un provvedimento di diffida emesso dall’autorità giudiziaria su sollecitazione di due “accaniti membri dell’ex direttivo Montale” pose nel nulla l’appuntamento con la nostra Città e con esso le sorti stesse del nuovo premio. La comunità di Gubbio serba gratitudine verso l’illustre Poeta per averla onorata della sua presenza e per aver dato lustro al nostro Comunale ponendolo sullo stesso livello dei grandi Teatri attraverso cui il Premio era transitato tra cui il Teatro Farnese di Parma, il Carignano di Torino, l’Argentina di Roma, il Mercadante di Napoli, l’Amilcare Ponchielli di Cremona, sentimenti che l’Associazione Maggio Eugubino fa propri esprimendo alla gentilissima Signora Spaziani, unitamente alla più stupefatta ammirazione, i migliori auguri per la prosecuzione del suo impegno poetico. > attualità 12 Piscina Comunale: nuova gestione > di pina pizzichelli Il 15 ottobre riaprirà la piscina comunale. A vincere la gara di appalto per la sua gestione è stata la “Azzurra società cooperative” di Gualdo Tadino che già gestisce altri 9 impianti nella nostra regione. Azzurra gestirà l’impianto di Gubbio per 15 anni e dovrà effettuare a suo carico 1,2 milioni di euro per lavori di ristrutturazione, ricevendo 70.000 euro dal Comune. Interventi che verranno portati avanti in maniera tale da non interrompere l’attività. Un bando poco oneroso per il nostro Comune che all’inizio aveva previsto per il progetto generale 1,8 «Il progetto di rifunzionalizzazione attraverso un nuovo appalto della piscina comunale è solo il primo obiettivo che ci siamo proposti come nuova amministrazione. Spero a breve di poter far vedere realizzati altri interventi attesi da anni dalla città. Il progetto che in questi giorni si sta attivando e che porterà alla riaperura dell’impianto il 15 ottobre, costituisce il primo stralcio funzionale di un intervento che successivamente interesserà anche l’attuale spazio occupato dai campi di tennis. Infatti il loro spostamento presso il milioni di euro. In questa maniera il Comune risparmierà anche di più. Che cosa si potrà fare nella nostra piscina: Fitness, scuola nuoto bambini e ragazzi, scuola nuoto adulti, preagonistica ed agonistica, progetti per le scuole. Inoltre i disabili residenti nel nostro Comune potranno entrare gratuitamente al nuoto libero; e le associazioni che operano nel sociale e le associazioni sportive potranno accedere a condizioni agevolate agli impianti. Ed ecco quanto ci ha dichiarato l’architetto Raffaello Di Benedetto assessore ai lavori pubblici. E allora ci siamo, assessore il 15 ottobre si riaprirà la piscina comunale “riveduta e corretta”. nuovo polo sportivo del Coppiolo permetterà di ricavare un vero e proprio spazio di aggregazione sociale utile a più strutture. Riferirsi alla piscina come una struttura “riveduta e corretta” penso che sia il termine più giusto. Dopo gli interventi preventivi effettuati a cavallo dei mesi di dicembre 2011 gennaio 2012, senza che nulla di quello fatto sia stato ora gettato via, e dopo aver allontanato dalla struttura più di 7 camion di attrezzature inservibili, ora la piscina sta riguadagnando la sua immagine di impianto funzionale e decoroso. Quello che ora si sta eseguendo sulla costruzione è solo l’anticipo di un più esteso intervento quantificato dai nuovi gestori per un importo complessivo di lavori pari a € 1.320.000,00 e che riguarderà non solo l’interno della struttura ma anche gli esterni, i nuovi percorsi di accesso, l’intera immagine architettonica del complesso. Vedrete il giorno dell’inaugurazione con quanto gusto e passione si stanno curando gli interni e la loro funzionalità! Inoltre la cosa più importante è che l’impianto sarà gestito nel rispetto delle regole del nuovo capitolato d’oneri utilizzato per l’effettuazione della gara d’appalto. Quest’ultimo non solo sarà capace di prevedere le modalità di controllo della qualità offerta, ma anche un meccanismo di adeguamento dei prezzi da applicare che, ora lasciati pressoché identici a quanto previsto dalla vecchia gestione, vedranno il loro adeguamento solo in funzione della qualità e quantità dei servizi erogati. Forse questa è la volta buona che riusciremo a vedere la trasformazione delle vasche esterne utili non solo all’effettuazione delle gare agonistiche ma anche come spazi per il vero e proprio divertimento in un luogo che qualcuno prima di me avrebbe ben visto divenire il “mare di Gubbio”. Inoltre, nel rispetto di quanto proposto in sede di effettuazione di gara, sono stati mantenuti i livelli occupazionali precedentemente utilizzati. In questo momento di crisi occupazionale ciò non mi sembra poco.» L’orario di apertura al pubblico per il nuoto libero della stagione invernale 2012/2013 è il seguente: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 21.30; sabato dalle 10 alle 19; domenica chiuso. Per informazioni: cell. 334 3681535 www.azzurrapiscine.it > attualità 13 “Ce vedemo sotto l’orologio” > di fabrizio rosati Capitani e Capodieci per il 2012 era dotato di quadrante bianco e nume- svolto: l’azienda che lo ha effettuato ri arabi con indici tondi alle estremità, ha messo il proprio nome sull’orologio, come tutti quelli presenti nelle stazioni creando un “falso storico”; i quadranti sono stati sostituiti con dei nuovi in ferroviarie. La storia racconta che l’acquisto da plexiglass (scelta molto discutibile), parte del Comune, avvenne dopo lunga stampando numeri a grafica moderna, trattativa con i Fratelli Miroglio che si che vengono a contrastare con lo stile chiuse per la somma di 3.200 lire. Venne delle lancette originali conservate; infipraticato un sensibile sconto sul prezzo ne la lancetta dei minuti non corrispondi base perché il modello originale, del Eccoci ancora in quel periodo dell’anno che si affaccia quale si dotòtrepiin seguito anche la Città dante sui preparativi per la Festa più bella del mondo.era Eccoci di Torino, sormontato da una corodunque a presentare ai lettori, agli eugubini, ai ceraioli tut- sia per ridurre la na che venne esclusa ti, coloro che saranno i protagonisti della spesa Festa sia deiper Ceriil simbolo del poco conforme 2012. con la storia della città. L’orologio venGuarderemo guidare a cavallo la varie fasi della Festa i signori, ne installato sul luogo dal moderatore Massimo Faramelli “de Peppebello” e Stefano Vagnarelli “Spacomunale nonché orologiaio Ruggero ra”, rispettivamente Primo e Secondo Capitano, estratti dal Bellucci. Il moderatore comunale era bussolo pubblicamente lo scorso anno. addetto alla manutenzione e alla sinI santubaldari hanno affidato il compito di alzare il Cero di cronizzazione L’orologio, prima dopo il restauro Sant’Ubaldo aleceraiolo Giovanni Barbetti, per la zona est, degli ma- orologi pubblici. Negli ultimi anni, nicchia di San Marco. Ha guidato il Cero di Sant’Ubaldo lun- pur mantenendo la suagirata funzione il vecchio oro- de agli indici di riferimento. acquista pressopezzo la ditta di Togo il secondo del Miroglio Corso e nella seconda dellasimbolica, sera Questestraordinaria osservazionie unica nulla esperienza, tolgono a logio mostrava i segni evidenti del tem-di questa rino, una fabbrica storica e prestigiosa a punta d’avanti. Dopo due anni di attesa, Giovanni si troverà e forte emozione chi ha sostenuto il ripristino dell’orolopo non assolvendo più al suo compito nella realizzazione di orologi da piazza a vivere in prima persona l’esclusivo compito unificatore, ad la prima domenica di marzo, durante la solenne celebrazione gio, ma richiamare ad una originario. eessere da torre. A taledei proposito la penarealizzerà la guida ceraioli.vale Giovanni la prima vera della S. Messa in occasione dellavorrebbero canonizzazione di Sant’Ubalricordare che la grafica degli orologi Recentemente è stata fatta un operazio- maggiore attenzione futura, per una con funzioni pubbliche era stata qual- ne di restauro, grazie alla sensibilità e più attenta ricognizione di competenze specialistiche perchériconosciuto ogni opera ora, di reall’interessamento varie componencheCome anno amici, prima collaboratori uniformata in tuttonon il potevamo attaccamento al Cero giustamente e soci non pub- di festato sempre e soprattutto dache parte blicaredopo con massimo orgoglio la notizia ha coinvolto il ma innegabilmente grande o piccola sia,diè tutti anche ti della città e finalmente è tornato a dastauro mondo, che la lettura errata da che i ceraioli; una scelta inevitabile e naturale quale ci unianostro Direttore e Consigliere delalla Maggiosplendere Eugubino, e soprattutto opera alla di conoscenza e di e aUbalfunzionare correttamenparte di un capostazione, dovuta mo per l’affetto che ci lega a lui e per la condivisione unarido Gini. Il Senato santantoniaro lo ha proclamato Primo recupero della memoria, e comeditale poca chiarezza, causò uno dei più gravi te. comune verso la Festa bella delfilologico, mondo. in relaCapodieci del Cero di Sant’Antonio l’anno 2013! vorreipassione chiede un più approccio tal proposito però evidenziare disastri ferroviari avvenuto negli Statiper A UnaDi lunga carriera ceraiola un mani- presenti nel lavoro zione alle informazioni disponibili. alcune difformità Uniti. conseguenza anche degnamente il nostro, coronata, attualità L’orologio di Piazza Quaranta Martiri è stato ed è ancora per la nostra memoria collettiva un riferimento, perché la sua funzione non è stata solo quella di scandire il tempo ma anche di identificare un luogo particolarmente vitale per i rapporti sociali degli eugubini. La storia di di questo segnatempo inizia nel Michela Biccheri 1927 quando il Comune di Gubbio lo A 8 14 > storia arte e cultura I “libelli” Ranghiasci-Fabbri del 1862 > di fabrizio cece e basilio tinti All’indomani dell’Unità d’Italia iniziarono anche a Gubbio le lotte politiche tra la parte vincitrice, la sinistra progressista, che aveva guidato il processo risorgimentale e il vecchio apparato papalino, conservatore e moderato che in qualche misura aveva impedito alla città gravi conseguenze come era accaduto in altri luoghi. Campione dei patrioti era Angelico Fabbri (1822-1866), mentre il partito più reazionario aveva come suo principale rappresentante il marchese Francesco Ranghiasci Brancaleoni. Tra questi due personaggi, determinanti per la storia di Gubbio di buona parte del XIX secolo, non era mai corso buon sangue, men che meno dopo il 1860, quando la fine di certi privilegi di casta, se non di rango, permise anche ai patrioti eugubini l’accesso alla documentazione dell’amministrazione comunale. Senza entrare troppo nei dettagli basta citare la nota pubblicazione di Fabbri “Ai suoi onesti La prima pagina dello scritto Fabbri. Gubbio, biblioteca comunale Sperelliana. concittadini”, non datata ma pubblicata nel luglio del 1862 – sulla quale sono stati raccolti diversi documenti – per assaporare il clima dello scontro politico che si era acceso in quella rovente estate eugubina. Il libretto, vero e proprio caposaldo per ogni ricostruzione biografica di Fabbri, fu edito in risposta ad un precedente libello fatto stampare dal marchese Ranghiasci. Era chiaro che senza avere lo scritto del marchese la ricostruzione dei fatti che diedero luogo a quel forte scontro sarebbe rimasta monca e incompleta. L’anno scorso, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, una copia di questa pubblicazione è finalmente riemersa dal fondo antico della biblioteca comunale Il frontespizio del ritrovato opuscolo Ranghiasci. Gubbio, biblioteca comunale Sperelliana. Sperelliana, vero tanza nessuno può dubitare. scrigno di opere inedite, tutto da esplorare e Piccoli esempi. Il nobiluomo, a proposito di Fabbri, scriveva tra l’altro: valorizzare. Le “Memorie patrie pubbli- «Partì da Gubbio con pochi soldi e ricate dal marchese Francesco tornò con le tasche ripiene, con grado Ranghiasci Brancaleoni di di Capitano, ordinanza, carrozza, caGubbio”, stampate a Peru- valli, valigi, speroni e frustino, di cui gia nel giugno 1862 erano non fece sempre il miglior uso». Di in risposta ad alcuni scritti Domeniconi: «migliorò assai le sue anonimi, ma fatti pubblicare finanze come Ricevitore del Demada Fabbri e Alessandro Do- nio». Chiosava infine: «In una parola meniconi poche settimane ambedue da una meschina posizione prima, che smascheravano salirono ai più altri seggi Municipasecondo gli autori il pessimo li, da cui senza dubbio scenderanno comportamento tenuto da quando gli Eugubini apprezzeranno Ranghiasci in occasione del- meglio il diritto che gli accorda la Cole stragi di Perugia del 1859. stituzione». Sappiamo com’è andata La risposta del marchese, a finire! durissima, diede motivo al Si auspica pertanto la ristampa, maFabbri di replicare con il ri- gari in forma anastatica e con un adecordato e arcinoto opuscolo guato commento storico-critico, del“Ai suoi onesti concittadi- le pubblicazioni Ranghiasci-Fabbri. Sarebbe il modo migliore per tornare ni”. In questa sede è ovviamen- ancora una volta a parlare della storia te impossibile commentare recente di Gubbio, dei suoi cittadini, adeguatamente lo scritto del dei sui protagonisti. Ranghiasci della cui impor- > storia arte e cultura 15 Toni Bellucci: Archives - 3 > di ettore a. sannipoli Una serrata metrica compositiva contraddistingue questi pannelli di Toni Bellucci. Sono opere impaginate rigorosamente, secondo una sintassi che combina scomparti in rilievo e supporti che restano sotto livello, costituenti la base della rappresentazione. A questo scandire in alti e bassi le superfici, si aggiunge l’opportuna variatio formale dei settori rilevati, rettangolari ma anche rotondi o a losanga; nonché le differenze di texture e tonali dei fondi bianchi, che possono presentare incisioni appena percettibili con silhouette, linee prospettiche e pseudoscritture. I pannelli vengono di norma raggruppati in serie, a formare trittici o altre successioni ordinate. Su queste superfici, sapientemente preparate e articolate, si dispongono le vere e proprie figure: elementi in lamina di piombo, penne e frecce, frammenti di minerali et similia (verderame cristallizzato, carbone), cartigli, rotuli con iscrizioni e quant’altro. Sagomatura e lavorazione delle foglie metalliche mirano spesso ad ottenere forme sospese e pendenti, graffianti a volte come artigli; in altri casi tendono alla piena resa antropomorfa, definendo immaginette umane di sapore archeologico e arcaizzante. La base cromatica è quella scura e severa del piombo, nobilitata da patine cupriche e arricchita qua e là da intense note di colore rosso o verde turchese, su fondo nero. Alcuni pannelli si differenziano dagli altri per la presenza alla base di mensoline sulle quali sono poste ampolle o boccette che contengono arcane sostanze colorate. Queste bottigliette invogliano a essere prese e toccate, trovandosi contemporaneamente nello spazio fittizio della rappresentazione e in quello reale dell’esistenza. Esse armonizzano in sé due mondi diversi, stabilendo - con grande efficacia estetica - un continuum tra forma artistica e realtà. E creando così una dimensione a parte, intermedia tra la pura forma e la pura funzione. Come l’ansa del vaso, indagata con minuziosa analisi e profonda sapienza da Georg Simmel. Toni Bellucci, Archives - 3. Tuscania, Magazzini della Lupa, 8-23 settembre 2012. 16 > storia arte e cultura Documenti inediti sulla Fabbrica di Ceramiche Brizi e Compagni > di ettore a. sannipoli Dieci anni fa, proprio sulle pagine de «L’Eugubino», scrissi un articolo relativo alla Fabbrica di Ceramiche Brizi e Compagni, sorta in Gubbio nel 1921, riportando le poche notizie su questa manifattura desumibili dalla stampa del tempo e presentando per la prima volta alcune opere prodotte durante la breve attività della ditta. Documenti inediti rintracciati di recente in un archivio privato, mi permettono di gettare nuova luce su questa dimenticata fabbrica eugubina. Per ora accennerò soltanto alle principali novità ricavabili dall’esame del materiale documentario, riservandomi di analizzare in dettaglio le carte d’archivio in una successiva occasione. L’attività della «Brizi e Compagni» ha inizio ben prima della «benedizione della fornace» avvenuta il 12 maggio 1921. L’11 gennaio, infatti, era stato già stipulato il contratto d’affitto dei locali ad uso della manifattura, che aveva sede in Palazzo Ranghiasci (nel cosiddetto «Teatro» palatino) e in alcuni vani della retrostante via Galeotti. Gemma Melchiori Ranghiasci contrasse questo e altri impegni di locazione con Tullio Brizi, rappresentante legale della Società: veniamo così a sapere, finalmente, il nome di battesimo del «Prof. Brizi» citato dalle fonti, che ci permette di identificare tale personaggio con il noto restauratore assisano (1888-1977), attivo pure a Gubbio - assieme allo zio Domenico - nel campo degli Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni, vaso (albarello) decorato a girali vegetali, 1921-1922 ca., maiolica, h. cm 13,4. Gubbio, collezione privata. Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni, spolvero su carta lucida da ricalco con danzatrice, 1921-1922 ca. Gubbio, collezione privata. interventi conservativi su antichi dipinti murali. Anche da una lettera riguardante Antonio Nigi, socio e capo operaio della «Brizi e Compagni», si apprende che i lavori della fabbrica erano iniziati nel gennaio del 1921. Il vero e proprio atto di costituzione della «Società in nome collettivo», avente per scopo la «produzione e rivendita di maioliche artistiche e di stoviglie», risale però al 13 giugno 1921, nello studio eugubino del notaio Lamberto Marchetti. I soci sono cinque: Eleonora Baffoni (con una quota di £ 30.000), Tullio Brizi (£ 22.000), Augusto Franceschetti (£ 10.000), Giuseppe Franceschetti (£ 5.000) e Antonio Nigi (£ 3.000), per un capitale sociale di £ 70.000. La durata prevista del sodalizio è di cinque anni. Brizi, oltre che rappresentante legale, è direttore tecnico dello stabilimento e delegato al commercio dei prodotti. La Baffoni riveste il ruolo di coadiutrice del direttore. Augusto Franceschetti è contabile, cassiere e magazziniere. Giuseppe Franceschetti «amministratore» (riceverà, come vedremo, l’incarico di liquidatore dell’impresa). Nigi, infine, è nominato «sorvegliante della produzione di stoviglie». Tra i nomi non compaiono quelli di Giuseppe Nigi e di Ingino Baffoni, citati invece in un articolo sulla manifattura del 26 maggio 1921, anche se da alcuni > storia arte e cultura documenti senza data apprendiamo che Ingino sicuramente riverberò ceramiche per la fabbrica di sua sorella Eleonora. Già, perché dal gennaio del 1922 è proprio Eleonora Baffoni ad assumere la «qualifica di direttore della fabbrica Cer. Brizi e C.gni, in virtù del foglio privato del 24.I.22 rilasciato dal Sig. Brizi, direttore titolare della fabbrica stessa». Poco dopo Antonio Nigi venne «dimesso dal lavoro senza preavviso di legge» e iniziò così una lunga controversia con la Società richiedendo un compenso «per l’opera compiuta» e rinunciando, infine, «a ogni diritto a lui proveniente in qualità di socio». Sono queste le prime avvisaglie di trasformazioni in atto motivate forse da qualche serio problema economico che cominciava a manifestarsi nel corso dell’attività produttiva. La fabbrica, specializzata in «stoviglie rustiche umbre», smerciava le proprie ceramiche a Gubbio e in località circonvicine (Assisi, Cantiano, Gualdo Tadino, Pietralunga), approfittando a volte di occasioni quali le fiere stagionali. Una parte degli oggetti raggiunse anche il mercato romano, grazie ai contatti con rivenditori come Ettore Musciacco. All’entità delle vendite si può risalire, indicativamente, tramite un bollettario relativo al periodo dicembre 1921 - agosto 1922 e ad un quaderno di appunti databile, a quanto sembra, al bimestre settembre-ottobre 1921. Il mancato pagamento di alcune commissioni, come quelle numerose e rilevanti della Ditta Musciacco (il 23 novembre 1923 ancora debitrice della «Brizi e Compagni» per un importo di £ 1.084), contribuì di sicuro al dissesto della manifattura eugubina, già sofferente per cambiali emesse e per debiti contratti con ditte fornitrici di materiali (smalto, cristallina, colori) quali la Società Anonima Colorificio Römer di Firenze. Così, nel corso del secondo semestre del 1922, si decise di mutare la «Società in nome collettivo» in «Società per azioni» e - a quanto pare su consiglio dell’avvocato Giovanni Clementi - si addivenne alla stipula della liquidazione della ditta, affidata all’esperienza e alle indubbie capacità di Giuseppe Franceschetti. L’ultimo periodo documentato della breve vita della nostra impresa riguarda soprattutto l’inventario dei beni posseduti e la vendita sia dei prodotti rimasti in magazzino sia del materiale e degli attrezzi di fabbrica. Si conservano elenchi di oggetti «di 1a» e «di 2a categoria» esistenti in magazzino con i corrispettivi prezzi; liste di cera- Intestazione su foglio di bollettario della Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni, 1921. Gubbio, collezione privata. miche vendute a diversi acquirenti con i relativi introiti; registrazioni di entrate e di uscite, e così via. Particolare interesse riveste il «Conto di merci fornite alla Fabbrica M. Giorgio», cioè alla ditta eugubina diretta da Polidoro Benveduti, rilevataria di molti dei materiali della «Brizi e Compagni»: «stampi in gesso», «tavole per lavoro», «torni in legno», 17 Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni, disegni a inchiostro su carta con motivi floreali (uno dei quali usato come spolvero), 1921-1922 ca. Gubbio, collezione privata. «tornelle», «rastrelliere», «ferri per fornace» e altro ancora, per un importo complessivo di £ 5.685. Insomma tra il 1922 e il 1926 Giuseppe Franceschetti, con grande impegno, cercò di ripianare i debiti di una manifattura ormai dismessa, come significativamente indica un sintetico «Conto della fabbrica Brizi» in calce al quale sono riportate, a matita, due cifre: quella delle uscite, che ammontano a £ 9.909, e quella - faticosamente raggiunta - delle entrate, che ammontano invece a £ 10.440. Infine una sorpresa. Oltre ai documenti d’archivio, di questa manifattura si sono per buona sorte conservati anche numerosi spolveri, in prevalenza su carta lucida da ricalco, alcuni dei quali mai usati. Molti di essi presentano decori ornamentali, con una speciale predilezione per delicati motivi floreali o comunque fitomorfi. Altrettanto significativo è il gruppo con soggetti figurati, che sembrano tratti perlopiù da vignette o illustrazioni di riviste e di giornali del tempo. Un repertorio iconografico ancora tutto da studiare, assai promettente per ampliare le nostre conoscenze su una delle più brevi avventure, in campo ceramico, tra quelle vissute a Gubbio nei tumultuosi anni del primo dopoguerra. Bibliografia essenziale Sulla Fabbrica di Ceramiche Brizi e Compagni cfr. E.A. Sannipoli, La Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni: notizie preliminari e ipotesi di ricerca, in «L’Eugubino», a. LIII (2002), n. 1, pp. 29-30. Su Tullio Brizi cfr. A. Settimj Vivaldi, Brizi. Una grande famiglia, Roma 2011, pp. 22, 142-144. Un sentito ringraziamento al proprietario dei documenti sulla fabbrica in esame. SVILUPPO RURALE PER L’UMBRIA 2007 - 2013 MIS. 3.1.3 PSR PROGRAMMA DI XXXI Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco e dei prodotti agro-alimentari Gubbio dal 31 ottobre al 4 novembre 2012 sedi della mostra Piazza Grande Arconi Via Baldassini inaugurazione 31 ottobre 2012 ore 17.00 apertura stand dalle ore 9.30 alle ore 19.30 info: 075 9220693 - [email protected] www.tartufodigubbio.it > vita dell’associazione 19 conoscere gubbio XI > di robert satiri Famiglia dei Santubaldari offerto dalla Famiglia stessa rappresentata dal Presidente Avv. Ubaldo Minelli. La serata si è conclusa nella rinnovata Taverna dei Santubaldari con la degustazione di alcuni piatti caratteristici della nostra tradizione gastronomica. Ci sentiamo in dovere di ringraziare tutti i partecipanti e coloro che hanno collaborato alla riuscita dell’inizia- Domenica 30 settembre si è svolta l’undicesima edizione di “Conoscere Gubbio” la splendida iniziativa esplorativa delle bellezze cittadine fortemente voluta e promossa nelle sue prime edizioni dal compianto Presidente Onorario del Maggio Eugubino Maestro Pietrangelo Farneti, in collaborazione con il Comune di Gubbio, le Famiglie Ceraiole e la Basilica di Sant’Ubaldo. Il tema della giornata è stato: “Il Colle Eletto”, quindi la Basilica di S. Ubaldo con la raccolta delle Memorie Ubaldiane e le Cappellucce del Colle Eletto. Al saluto del Sindaco di Gubbio Diego Guerrini ha fatto seguito la dotta guida del consigliere Ettore Sannipoli, coadiuvato da Francesco Mariucci, Silvia Alunno e Filippo Paciotti che ha consentito di apprezzare anche sotto l’aspetto architettonico ed artistico la Basilica dedicata a S. Ubaldo e di ammirare la raccolta delle “Memorie Ubaldiane” ubicate nel complesso stesso, ponendo particolare attenzione alle urne che nei secoli passati hanno permesso la conservazione ed esposizione del corpo incorrotto di Sant’Ubaldo, nonché il piviale e la documentazione iconografica sul Santo e la Festa dei Ceri in esposizione permanente. Abbiamo poi disceso a piedi il monte Ingino sotto un cielo minaccioso ma miracolosamente privo di pioggia, soffermandoci presso le tre cappellucce aperte per l’occasione per essere visitate e descritte con minuzia di particolari costruttivi ed espositivi da Ettore Sannipoli e Silvia Alunno. I partecipanti hanno ricevuto anche una immagine di S. Ubaldo offerta dalla gestione delle raccolta delle memorie Ubaldiane e l’opuscolo di presentazione della cappelluccia della GUBBIO (PG) - Fraz. Torre Calzolari - Via S. Anna, 73 con Carni Locali Freschezza da non perdere Salumi e Piatti Pronti di Produzione Propria Ritaglia questo specchietto e avrai uno SCONTOdel10% su tutta la spesa! tiva, in particolare soci e consiglieri del Maggio Eugubino, la Famiglia dei Santubaldari, l’alimentari Coal Francesco Casagrande di Torre Calzolari per i prodotti tipici, il bar La Valle di Isidoro Angeloni per la “vera crescia di Gubbio” ed il Park Hotel Cappuccini per le pietanze. Appuntamento a tutti all’edizione numero dodici, nella prossima primavera, con un probabile itinerario archeologico nella Gubbio Umbra e Romana. 20 > vita dell’associazione Università inglesi ospiti a Gubbio Il Maggio Eugubino in collaborazione con gli Sbandieratori di Gubbio, il Teatro della Fama, la Famiglia dei Sangiorgiari, la Libreria Fotolibri, ha organizzato una serata “Umbra” in onore dei Professori e degli Studenti che stanno terminando le ricerche archeologiche: “La frontiera tra Umbria ed Etruria”. Coordinatore delle attività è il professor Simon Stoddart dell’Università di Cambridge (vecchia conoscenza eugubina per i studi risalenti al 1983/1984 su Gubbio e gli antichi Umbri)… Tutti ospitati nella preziosa e medievale Taverna dei Sangiorgiari cortesemente posta a disposizione per questa iniziativa culturale cittadina, tra l’altro risultata anche elemento di forte legame con la maggior parte degli ospiti che hanno in San Giorgio il loro protettore nazionale. Il presidente Lupini, ha sottolineato - durante la serata - come questo studio ricopra un’importanza strategica che porterà ad una conoscenza più approfondita del nostro passato. Noi eugubini sentiamo un rapporto privilegiato con questo antico popolo quasi abbandonato dalla cultura baronale ed imperante, del quale ci sentiamo veramente discendenti. è anche una ulteriore occasione per riscoprire e valorizzare, attraverso un’attenta politica di sviluppo sostenibile, aree di grande pregio paesaggistico, complessivamente ancora preservate e rimaste ai margini dei grandi flussi turistici. Ha poi continuato, il Presidente del Maggio, affermando la convinzione non solo della valenza scientifica di questo progetto, ma anche delle opportunità che ne deriveranno. Ha infine concluso ringraziando tutti i partecipanti e donando agli studenti un testo sugli umbri ed il libro sullo Studiolo di Federico da Montefeltro, gentilmente messi a disposizione da Maurizia Baccarini. Precedentemente, attorno alla Fontana del Bargello, era stata conferita l’onorificenza, più caratteristica di Gubbio, alla professoressa Caroline Malone Direttrice della Scuola di Geografia, Archeologia e Paleontologia – Queen’s University di Belfast, annoverata quindi tra i Matti Onorari di Gubbio, un segno di stima, di simpatia e di profondo ringraziamento da parte degli eugubini. Obiettivi principali del progetto sono l’analisi di alcuni siti archeologici dell’Italia centrale, e in particolare dell’Etruria e del Lazio, mediante ricognizioni dirette, ricerche di archivio e l’applicazione di sistemi geografici informatizzati, prospezioni geofisiche e remote sensing. Il fine scientifico è quello di acquisire nuovi dati utili a ricostruire gli antichi paesaggi dell’Italia centrale con le relative dinamiche insediative e verificare l’impiego di nuove tecniche di rilevamento, contribuendo alla documentazione di beni archeologici compresi comunque in aree a rischio… La serata è continuata con la consegna dell’ultimo lavoro letterario degli sbandieratori e con la parole del Professore Giuseppe Sebastiani che ha tracciato le esperienze e gli scambi intercorsi tra Italia ed Inghilterra plaudendo ad un dialogo che non debba mai fermarsi. Da sottolineare l’appassionante lettura, da parte dell’attrice Marinella Baldinucci, di un capitolo del romanzo che Dina Castellani ha tessuto e sta terminando sulla civiltà di questo antico popolo… La conclusione è stata affidata allo stesso professor Stoddart che nel ringraziare per la sorpresa che ha voluto riservargli il mondo associativo eugubino, ha promesso di impegnarsi per una possibile Mostra dei reperti trovati a Gubbio sugli Umbri all’Università di Cambridge. > vita dell’associazione 21 torneo quArtieri 2012 > di robert satiri Quella del 2012 potrebbe essere ricordata come l’edizione della svolta del Torneo dei Quartieri di Gubbio, città che ancora una volta è stata capace di stupire per organizzazione, coinvolgimento, spettacolo e festa ... un’occasione incomparabile per assaporare un ritaglio della nostra grande storia e tradizione anche in estate! Con il Patrocinio del Comune di Gubbio, il coordinamento dell’Associazione Maggio Eugubino e la collaborazione dei Quartieri, Balestrieri e Sbandieratori, nella splendida cornice della Città ci siamo ritrovati immersi nell’atmosfera incantata del Medioevo non solo per assistere ad una sfida ma per confrontarsi con le nostre radici ed origini e per concedersi l’opportunità di accostarsi alle più genuine e sentite espressioni della cultura e della tradizione umbra. Quest’anno ogni Quartiere ha legato il proprio Corteo Storico - che ha percorso le vie del centro cittadino con figuranti, balestrieri e tamburini, per poi raggiungere la suggestiva cornice di Piazza Grande - alle coreografie che le Scuole di danza Città di Gubbio, Ikuvium Ballet e Umbria Ballet, hanno presentato durante lo svolgimento del Torneo, interpretando ciascuno un tema dei “Quattro Elementi” loro assegnato: l’aria a San Giuliano, l’acqua a San Pietro, la terra a San Martino ed il fuoco a Sant’Andrea. Il tutto accompagnato dalle melodie medioevali del gruppo di musica antica “Ludus Musicorum”, coordinato e diretto dal Prof. Maurizio Ceccarelli, nuova colonna sonora alla manifestazione. Nei giorni precedenti le piazze eugubine si sono riempite quando a Sant’Andrea, a San Martino, a San Pietro ed a San Giuliano, abitanti e turisti hanno potuto godere delle prelibatezze culinarie, dei giochi e degli intrattenimenti allestiti dai Quartieri. La competizione in Piazza Grande tra i quattro Quartieri è iniziata alle ore 18.00, inizio scandito dagli immancabili e suggestivi rintocchi del Campanone abilmente “sonato” dalla Compagnia dei Campanari di Gubbio ed ha regalato “scintille” prodotte, oltre che dai “balistari”, dalle verette scagliate contro il tasso, non offuscate dall’abbaglio delle luci. Preziosi e sempre ammalianti i numeri ed i volteggi delle bandiere del Gruppo Sbandieratori guidato dal prof. Giuseppe Sebastiani: oltre che il numero classico hanno proposto una suggestiva interpretazione della “speranza nei giovani” attraverso un ideale richiamo alla continuità dell’arte della bandiera tra padre e figlio. L’abilità e la sorte, quest’ultima spesso insostituibile ma non sufficiente compagna, hanno premiato Pietro Salciarini (Misdea) del Quartiere di San Giuliano primo classificato, Francesco Mencarelli del Quartiere di San Martino secondo classificato e Marcello Cerbella di San Pietro terzo classificato. Al Quartiere di San Giuliano quindi è andato lo splendido e prezioso Palio realizzato dall’artista eugubina Patrizia Pastorelli. Da quest’anno è stato premiato anche il Quartiere che ha meglio interpretato il tema assegnato: la giuria presieduta da Stefano Can- nelli ha attribuito il riconoscimento (un’opera ceramica dell’artista eugubino Gabriele Tognoloni) ancora una volta al Quartiere di San Giuliano con la coreografia dell’aria che ha primeggiato con 95 punti sulle altre. Un successo insomma, al di là degli oltre mille spettatori in piazza, e delle altre migliaia di eugubini e turisti che sono stati a vario titolo “coinvolti” nei vari eventi e che sta già facendo pensare ad evoluzioni dell’appuntamento per i prossimi anni. Nel corso del 2012 si dovrebbe concretizzare la creazione dell’Ente che sarà chiamato a gestire ed arricchire l’evento, con un ulteriore sforzo scenografico e coreografico per la Piazza ed i costumi dei figuranti. Appuntamento quindi al 2013 per gli spettatori ed ai prossimi mesi di quest’anno per quanti, Amministrazione Comunale, Associazione Maggio Eugubino, Società Balestrieri, Società Sbandieratori, Quartieri, Gruppi Musicali, Scuole di Danza ed a tutti coloro i quali, privati ed associazioni, vorranno condividere il percorso di preparazione del Torneo dei Quartieri del 2013. 22 > vita dell’associazione I Fioretti di San Francesco nelle Biblioteche di Gubbio. Mostra delle più belle edizioni > a cura della BIBLIOTECA COMUNALE SPERELLIANA Mostra bibliografica presso la Biblioteca Comunale Sperelliana (via Fonte Avellana, 8 - Gubbio) A cura del comitato “San Francesco e il lupo di Gubbio. Centro di documentazione sulla simbologia e la mitografia del lupo” In collaborazione con: Comune di Gubbio, Assessorato alla Cultura Biblioteca Comunale Sperelliana Biblioteca San Francesco Biblioteca Archivio Diocesano Biblioteca Agostino Steuchi Periodo: venerdì 5 ottobre – sabato 3 novembre 2012 Inaugurazione venerdì 5 ottobre ore 17,30 presso la Biblioteca Sperelliana L’esposizione sarà visibile negli orari di apertura della Biblioteca: mar.-sab. 9/13-15/19, lun. chiuso La rassegna “I Fioretti di San Francesco nelle Biblioteche di Gubbio. Mostra delle più belle edizioni”, che aprirà i battenti il prossimo venerdì 5 ottobre (chiusura sabato 3 novembre), rappresenta il primo atto concreto del comitato San Francesco e il Lupo di Gubbio. Centro di documentazione sulla simbologia e mitografia del lupo, sodalizio fortemente voluto dall’Associazione Maggio Eugubino con l’intenzione di approfondire, in modo sempre più articolato, maturo e complesso, questo episodio universalmente conosciuto e “fra i miracoli di San Francesco d’Assisi uno dei più profondamente recepiti ed ancora vivi” (G. Ortalli). L’esposizione prevede una rassegna delle più belle edizioni moderne dei “Fioretti”, da cui come è noto è tratto l’episodio del «santissimo miracolo che fece santo Francesco quando convertì il ferocissimo lupo d’Agobbio» (cap. XXI), e corona una prima perlustrazione effettuata non solo nei fondi della Biblioteca Comunale Sperelliana, ma anche nella Biblioteca San Francesco, nella Biblioteca Diocesana e nella Biblioteca Agostino Steuchi di San Secondo, enti che gentilmente hanno messo a disposizione il loro prezioso materiale per dare corpo e sostanza all’iniziativa in oggetto. Non solo: il centro studi ha l’intenzione di raccogliere testimonianze e materiali relativi alla figura simbolica del lupo in ambiti differenziati quali, tanto per fare alcuni esempi, la mitografia, la favolistica, la letteratura e il cinema. I documenti collezionati inerenti a questi argomenti potranno confluire nel tempo nella Biblioteca pubblica, la Sperelliana, al fine di soddisfare l’esigenza di conoscenza di tutti, ma anche al fine di promuovere iniziative (mostre, conferenze, laboratori didattici ecc.) volte all’approfondimento dell’episodio che più ci interessa e alla costante formazione delle generazioni più giovani, spesso ignare di questo importante e sottaciuto patrimonio locale. L’istituzione del centro studi ha ricevuto il plauso dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Gubbio che si è subito reso disponibile a collaborare con il neonato comitato nella certezza che «ogni nostra azione – come scrive l’Assessore Marco Bellucci nel catalogo della mostra – per piccola che essa sia, deve pervicacemente tendere alla riscoperta e alla valorizzazione dei temi che compongono la cultura locale per trasmetterli vividi alle generazioni presenti e future». La mostra rientra, tra l’altro, nel progetto la Biblioteca nascosta: storie di autori e libri antichi, format che risponde all’esigenza di rendere visibile il prezioso patrimonio librario locale. COMUNE DI GUBBIO Assessorato alla Cultura San Francesco e il Lupo di Gubbio Centro di documentazione sulla simbologia e la mitografia del lupo 5 ottobre - 3 novembre 2012 Biblioteca Sperelliana - Gubbio In collaborazione con: Biblioteca Agostino Steuchi > vita cittadina 23 ritornare a gubbio > di emanuela marionni Con l’estate arriva puntuale il desiderio di rivedere mia madre, i miei fratelli e i tanti amici, parenti e conoscenti che vivono in Italia. È un viaggio che di solito intraprendo nel mese di luglio e le mie figlie mi accompagnano quando gli impegni permettono loro di farlo. L’anno scorso sono venute tutte e tre, ma quest’anno e’ venuta solo la mia figlia minore. È risaputo che la voglia “di tornare a casa” per le vacanze estive è un sentimento comune tra gli emigrati italiani di oggi. In Michigan, ad esempio, c’ è una compagnia aerea che organizza dei voli diretti che collegano Detroit con Roma, Bologna e Milano da giugno a settembre, e ogni volo, nonostante i prezzi elevati, ha quasi tutti i posti esauriti. Il viaggio annuale in Italia è per me una specie di pellegrinaggio durante il quale, per quattro o cinque settimane, adempio i miei doveri di figlia e sorella, riprendo i rapporti con amici e parenti e cerco di conciliare l’idea di come si viveva in Italia anni fa con le dinamiche della realtà di oggi. Giro la chiave del portone della casa dove sono nata e immediatamente assumo il mio ruolo di figlia di Cencio e Maria e di sorella di Marco e Francesco. In un batter d’occhi, al primo sorriso che scambio con i miei familiari, posso palpare l’affetto che ci unisce. Più tempo è necessario per aggiornare il nostro rapporto, scambiare le informazioni sui vari eventi avvenuti durante l’anno e sui possibili cambiamenti che questi hanno apportato alla nostra vita. Anche se ci parliamo al telefono almeno due volte la settimana, ci sono dettagli sui quali a volte non ci soffermiamo sufficientemente o che addirittura omettiamo per evitare inutili preoccupazioni ai chi è lontano. Semplice e spensierato è il rapporto che ogni estate riallaccio con amici e parenti. Le conversazioni riprendono e autocarrozzeria bei & sannipoli e C. snc soccorso stradale • verniciatura garantita Via Caravaggio, 3 - 06024 Gubbio (PG) [email protected] - Tel & fax 075.927.5638 continuano come se ci fossimo visti qualche giorno prima, si rispolvera la valanga dei ricordi vissuti insieme e se ne accumulano di nuovi. Insieme un po’ si ride e un po’ si piange. Ogni anno ci sono notizie di qualcuno che ci ha lasciato, o che si è ammalato, o che ha avuto qualche seria crisi: segno del tempo che scorre e di quanto la vita è preziosa e imprevedibile. Anche se mi dispiace ammetterlo, quando arrivo in Italia trovo qualche difficoltà a conciliare il modo di vivere che conoscevo con quella attuale. Per risolvere anche la più semplice questione burocratica, mi sento persa nel labirinto degli uffici “specializzati” istituiti negli ultimi anni. Non so cosa farei senza i suggerimenti dei miei fratelli! Voglio specificare che questa non è una critica: ho vissuto abbastanza da capire che i cambiamenti fanno parte integrante della vita. Un aspetto di ciò è come, accanto alle tradizioni secolari e tipiche, si siano aggiunte abitudini nuove, alcune maturate nell’ambito cittadino, altre importate da luoghi lontani, con simbolismi e significati totalmente estranei alla società italiana. Noi che viviamo lontano dai luoghi della nostra giovinezza abbiamo bisogno di un po’ di tempo per assorbire eventuali evoluzioni e cambiamenti. È stato un piacere condividere questi pensieri sul mio ritorno “a casa”. Alla prossima. > vita cittadina 24 Incomprensibile atto vandalico > di mario farneti È di qualche settimana fa la notizia dell’irrimediabile perdita di un documento unico scoperto da Bruno Bartoletti, eugubino appassionato di misteri, su una roccia del Monte Ingino nei pressi della Prima Cappelluccia. Si tratta dell’iscrizione conosciuta come quadrato palindromo del Niger/Regin, di certo la più rara iscrizione di questo genere insieme con quella del Sator. Di piccole dimensioni era formata da cinque righe di cinque lettere ciascuna, disposte in modo da formare un quadrato leggibile sia in un senso sia in un altro. Per il modo con cui è stato compiuto questo atto vandalico è chiara l’intenzione di cancellare per sempre una testimonianza, risalente ad almeno cinque secoli fa, della presenza a Gubbio di un circolo iniziatico di ispirazione neo-templare. Non è bastato infatti distruggere l’iscrizione con una mazza da muratore, ma l’autore di questa azione riprovevole ha addirittura ricoperto ogni traccia con del gesso bianco, per imitare le macchie di licheni dello stesso colore presenti in tutta la zona, allo scopo di cancellare, con il passare degli anni, il ricordo dell’esatta collocazione del petroglifo. Del ritrovamento del quadrato palindromo diffondemmo la notizia quasi dieci anni fa attraverso il periodico Hera, di cui era al tempo direttore Adriano Forgione, illustrando anche quali rapporti e connessioni potesse avere l’iscrizione palindroma con quel luogo preciso del monte. Ne uscì un articolo che apriva vasti orizzonti, dalla preistoria fino a eventi storici più vicini: il primo Ottocento, la Seconda Guerra Mondiale e poi l’immediato dopoguerra. Non mi dilungo oltre su argomenti già trattati di cui chiunque può documentarsi con facilità in Internet (http:// www.farneti.it/ArtHera43.htm); vorrei invece che i lettori valutassero con maggiore attenzione la valenza che il Monte Ingino, o Monte di S. Ubaldo riveste nel rapporto con la città. La prima evidenza è che città e monte rappresentano un insieme inscindibile e che qualsiasi intervento di tutela e valorizzazione dei beni culturali, storici e ambientali che riguardi Gubbio non può essere intrapreso tralasciando l’altura che sovrasta la città, poiché la città è anche il monte. Non per niente lo stemma di Gubbio rappresenta proprio “il monte” (cfr. Piero Luigi Menichetti, Storia di Gubbio dalle origini all’Unità d’Italia, Vol. I, Peruzzi Editore 1987, pag. 389). Anzi, propongo di ripristinare questa dizione e non quella impropria dei “cinque monti” perché è la più antica e la più aderente alla realtà. Di fatto lo stemma rappresenta cinque cime dello stesso monte e non cinque monti. Perché il Monte Ingino divenisse lo stemma di Gubbio, doveva rivestire già dalla più remota antichità una funzione preminente. Da questo assunto io e Bartoletti ci siamo mossi fin dall’inizio delle nostre ricerche sul versante dell’altura che guarda la città e, dopo numerose esplorazioni, ci siamo accorti di un’evidenza straordinaria: le varie cavità che vi si aprono, a cominciare dalla Grotta di S. Agnese, per poi passare alla cosiddetta Grotta delle Merende e a quella del Diavolo erano inserite in un culto “betilico”, legato cioè alla pietra, abbinato al culto delle acque. In epoca remota, una complessa serie di canalizzazioni tagliate nella roccia convogliava le acque che sgorgavano (o venivano fatte sgorgare) dall’alto, in are e ricettacoli di cui oggi rimangono le vestigia. Molte pietraie, ad esempio, altro non sono che il risultato della disgregazione di manufatti risalenti ad alcuni millenni prima della nostra era. Un altro aspetto sorprendente è che molte parti del monte furono modellate da una civiltà sconosciuta affinché, osservato dalla pianura, il versante che sovrasta Gubbio assumesse la forma di un triangolo. Basta fare un excursus di pochi decenni e consultare una cartolina degli anni Trenta dello scorso secolo per accorgersi che a quel tempo il monte era quasi completamente brullo, tranne qualche raro cipresso piantato in epoca ottocentesca. Le abetaie risalgono infatti ad epoche recenti (1950-60) quando in un generale piano di rimboschimento si procedette a inserire questa flora di tipo alpino sulle nostre alture. L’intervento, seppure positivo dal punto di vista paesaggistico e idrogeologico ha tuttavia snaturato la funzione sacrale del monte, invertendo la situazione ambientale di qualche millennio fa, quando la pianura era per intero occupata dalla foresta e il monte era una roccia quasi brulla che svettava sopra di essa. Dico “quasi brulla” perché non è inverosimile che ospitasse alcuni boschi sacri. Nell’antichità non esisteva l’inquinamento atmosferico né tantomeno quello acustico, perciò ogni evento che si fosse verificato sulla nostra altura poteva essere visto e ascoltato anche da notevole distanza. Posso testimoniare personalmente che ancora negli anni Cinquanta ci si poteva parlare da un monte all’altro con facilità. Il Colle Eletto era perciò un luogo ideale, a causa della sua posizione, per ospitare riti e cerimonie cui potevano assistere numerose comunità da vari luoghi della pianura eugubina e delle alture prospicienti. Naturalmente non sto parlando di civiltà conosciute, a noi relativamen- > vita cittadina 25 te vicine, come quelle degli Umbri o conoscitore dell’Arte Regia praticata rare il monte integrandolo alla città e dei Celti, ma di ciò che gli storici e gli dai Templari, cercarono sul Monte approntare, da parte di chi è preposto archeologi definiscono con vaghez- Ingino quell’acqua di cui parla Dante istituzionalmente a farlo, quelle miza “substrato preindoeuropeo” cui il nel Canto XI del Paradiso, anche lui, sure di tutela e di valorizzazione che mito dà, di volta in volta, nomi sugge- nascostamente, cavaliere templare. merita. Parlo ad esempio delle grotte, stivi: pelasgi, iperborei, atlantidi e via Parlo proprio dell’acqua “che discen- lasciate nell’abbandono più totale, che discorrendo. Se il mito, però, assegna de del colle eletto dal Beato Ubaldo” subiscono i continui assalti dei vanai popoli della nostra preistoria nomi di valenza sacrale e taumaturgica, che dali e delle molte altre evidenze di cui fantasiosi e difficilmente verificabili oggi non si capisce esattamente dove si spero di parlare, unitamente all’amico Bruno Bartoletti, in una prossima più attraverso le fonti documentali o le trovi, a differenza che nell’antichità. evidenze archeologiche, non per que- Le tracce dell’impianto che aveva tra- vasta e approfondita pubblicazione. Guglielminaritenere Roncigli è scomparsa settimana fa, ritrovarsi, dopotemtanto tempo; unaaldiquadrato qua e l’altro di là,del NiRiguardo magico sformato il monte in un grande sto dobbiamo che si tratti diqualche quella Già discrezione che l’aveva caratterizzata anche nel turbine crudele ed insensato della guerra; ma alla finesarebbe ger/Regin, puracon fantasia. il quando aveva assunto la presidenza dell’Associazione due orfani, accomunati proprio da quell’essere rimasti che infine opportuno concetto di “popolo” ogni traccia della sua stride con lo dei stereoFamiglie 40 Martiri. Eppure è riuscita nella sua orfani a pochissimi anni, a due anni Guglielmina, ad un presenza non tipo semplicità darwiniano del a fare ciò che non è facile fare: intrecciare anno Pieter. Iniziò così una lunga e fraterna amicizia che svaniscae nell’oblio, cavernicolo un’amicizia copercon il figlio del proprio nemico. Guglielmina, ha portato alla luce quel dolore nascosto, lo ha comeperché è a tutt’oggi il quato di pelli, capace di in una delle sue visite frequenti al Mausoleo dei Quaranta sciolto nella commozione e nel dolore dell’altro, come drato palindromo più emettere disarticolati Martiricondannadove è seppellito il padre, aveva notato circa lei privato della presenza del proprio padre. Non si sono conosciuto al mondo grugniti, 9 anni fa sul registro dei visitatori una firma: Pieter incontrati mai più, ma sono state le lettere a riprendere al pari di quello del to a trascinare la sua Staudaker con accanto “figlio del tedesco ucciso”. Si può nell’ultima parte della vita, quel filo interrotto con laconsulSator: basti bestiale esistenza in tare le pagine che in luridiimmaginare abituri o lo nelle sbigottimento e l’insieme dei sentimenti propria storia nel giugno terribile del 1944. Internetpensiero gli sono state caverne. provati, ed anche il dilemma: chiudere lì o andare avanti? Guglielmina se n’è andata con un ultimo dedicate in ogni parte La scoperta nel 1991 Guglielmina seguì l’istinto ed iniziò tra molte difficoltà le proprio per Pieter che le aveva scritto una lettera a Natale. del pianeta. del corpo mummifiricerche in Germania dello sconosciuto Pieter Staudaker, Rimane solo Pieter per raccontare la guerra dall’altra Per questo motivo cato di Ӧtzi conservaaiutata anche da don Ubaldo Braccini. E finalmente parte, e la ricerca della pace attraverso una dolcissima tosi nei ghiacciai del Similaun per cin- pio con lo scopo di rendere fruibile abbiamo proposto, io e Bartoletti, di un giorno Guglielmina lo incontrò a Pomezia nelattraverso italiana,una colpita come ricollocare lui da unaintragedia perenne e spesitu, anche a nostre sacrale precisa quemila anni dimostra la presenza nel l’acqua camposanto dove sepolti i militari tedeschi morti sempre uguale che sua la ispira. donna che se, una copiaUna in ceramica, protetta liturgia, erano ben più evidenti neinella se- follia nostro continente, in sono epoche remote, nel nostro Paese nel corso della seconda guerra mondiale. ha coltivato come un fiore prezioso e raro l’amicizia con di civiltà complesse e diversificate, per coli passati, tanto da suscitare l’inte- da un vetro blindato. È nostro che la richiesta chi erano sapeva leggere i segni certiAversi anche raffinate, non ricordo della giornata fu dissimiscattata unaresse foto di dove il “nemico” in oltre nome della pace eauspicio del superamento delle venga accolta dalle Autorità preposte e le apparenze. li daritratti quelle Guglielmina “storiche”. e Pieter con sua moglie ormai non barriere. Che sono esse stesse guerra. che l’iniziativa possa dare impulso a È assai probabile che il quadrato magiÈ perciò nostra convinzione che alcuni più giovanissimi, ma con quel dolore sempre cocente circoli iniziatici operanti a Gubbio (e co del Niger, andato ormai irrimedia- un’azione di totale recupero e di adedentro pur nascosto dalle vicende della vita. Fu come un Pina Pizzichelli non solo), cui non è difficile pensare bilmente perduto, facesse riferimento guata tutela e valorizzazione dei beni culturali, storici e ambientali presenti avesse dato impulso Federico da Mon- a quel culto. tefeltro, sommo mecenate e profondo Per concludere: è importante recupe- sul Monte Ingino. non sono più tra noi vita cittadina Ricordando Guglielmina Roncigli A 31 s i b r u a i l i b orri Torna la rubrica delle ombre che incupiscono la nostra Gubbio. Una rubrica aperta alle vostre segnalazioni dei disagi incontrati nel vivere la città, questo per migliorarla. La rubrica offre lo spunto per discutere, per trovare insieme delle soluzioni. È un modo costruttivo di segnalare e perché no risolvere i problemi di vita comune. Nella rubrica auspichiamo che trovino largo spazio le “luci” di Gubbio: angoli della nostra città meritevoli di essere osservati, interventi e soluzioni intelligenti, propositi, progetti, idee attuabili a favore della nostra città. È una rubrica che aspetta la vostra collaborazione, per ciò potete spedire le vostre lettere o fotografie al sito [email protected] o presso la sede di piazza Oderisi. Dopo due mesi rimane imbrattata via Galeotti Una famiglia abitante la via caratteristica parallela a via dei Consoli, ci ha inviato un fax sollecitando la nostra Redazione a dare voce alla loro denuncia, rimasta per due mesi inascoltata. La volta trecentesca a crociera meta prediletta di fotografi e sposi, turisti e guide turistiche è rimasta imbrattata nonostante le segnalazioni e la denuncia condotte dalla famiglia, alla Polizia Municipale e al Comando dei Carabinieri. Anche l’Ufficio Tecnico è stato avvertito nella speranza che intervenga prima che lo stesso gesto vandalico, possa diffondere una moda sconsiderata. La famiglia ci chiede di verificare gli interventi e se ciò non fosse accaduto, di sensibilizzarli. Dalle foto scattate il 26 settembre purtroppo dobbiamo unire il nostro sdegno a quello della famiglia molto sensibile e che ringraziamo vivamente per l’interesse dimostrato nei confronti della nostra bella Città. Quale sicurezza? Si possono creare zone di rispetto? Come riuscire a educare alla civiltà? Scaglionare le uscite dalle scuole? Aumentiamo il servizio d’ordine? Il semaforo a scorrimento più rapido nelle ore di punta? Creare altri semafori? Come possono difendersi i bambini all’uscita dalle scuole? Cosa commentare, quali soluzioni per le arterie cittadine ma anche per le coronarie umane? Via Perugina Viale Leonardo da Vinci vita cittadina A 28 > vita cittadina Conclusa la trilogia “Medicea” L’etica del giardino ritrovato di Giuseppe Maria Nardelli e Patrizia Biscarini Il Libro comunemente chiamato Genesi, è il primo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana; inizia con la creazione del mondo, per poi raccontare di come Jahvè, Supremo-Dio esseri viventi e in “l’Adam”. Secondo l’ebraismo, nagli e internazionale, traultimo cui Antonio Paolucci, Marcello Verga e “È stato pubblicato sul n.l’Essere 10 di ottobre 2011 creò il cristianesimo e l’islam “Adam” non significa solamente l’Adamo-uomo (il compagno di Eva-femmina), ma più precisamente tutti della rivista quadrimestrale “Medicea – Rivi- Gerhard Wolf.” … “Il materiale raccolto e approntato per un due insieme. In estrema sintesi “l’Essere Umano Autocosciente”. In questo libro egli viene posto al centro del Creato, invitato non nuovo articolo dedicatoperché a Vittoria Dellainterpretare Rovere (duchessa di Urinterdisciplinare dima studi edita solo a prenderne sta possesso e a dominarlo, a luimedicei”, viene chiesto di esserne attento ascoltatore ne sappia le istanze, bino nonché moglie di Ferdinando II de’ Medici) è stato elaboraa Firenze dainvitato Marco aFerri e Clara Gambaro,l’essenza di tutto ciò che lo circonda. Egli non deve farne uso inap“dando il nome alle cose” ed conoscere intimamente tocontinuare e integratol’opera da Patrizia Biscarini completando così – Dom con i due l’ultimo studio di Giuseppeanzi Maria Nardelli condotto in collabopropriato e sconsiderato, dovrà divenirne servitore e custode per creatrice di Jahve l’Essere Supremo. Salvatore presentato il suo scritte “L’eticae del giardino precedenti ritrovato, sabato 8 settembre nella Salauna dello storico Refettorio contributi qui pubblicati sorta di trilogia medicea razione con Frigerio Patrizia (l’autore) Biscarini,hadal titolo «Fonti figurate del complesso conventuale di San Pietro a Gubbio, in occasione della ormai tradizionale relazione che il Rotary Club di Gubbio offre, conservate a Gubbio su Vittoria Feltria Della Rovere, duches- che gli eredi di Nardelli prevedono di rieditare in un volume quale incontro aperto, alla cittadinanza. sa d’Urbino, ‘ultimo Germe rimasto d’una Casa’». Il presente antologico dell’autore…” “Questo ciclo di studi nel complesso è articolo conclude una sostanziosa trilogia di studi degli autori stato corredato da un importante materiale iconografico, ha presentato documenti eugubini, pubblicata dalla prestigiosaDiaz rivista– fiorentina, edita alla dalla gloria gogna del inediti G8 e ha riletto e reinterpretato materiali dall’editrice Centro Di, diretta da un comitato scientifico e re- documentari già conosciuti.” Intrighi, costituito tradimenti,da sangue e potere:disono gli ingredienti del italialibro-choc «Diaz – dalla gloria alla gogna del e Giuseppe Marino Nardelli Patrizia Biscarini dazionale, personaggi spicco della cultura G8» scritto dai giornalisti Gian Marco Chiocci, inviato de “Il Giornale” e figlio dell’eugubino anche lui giornalista e scrittore Francobaldo Chiocci e Simone Di Meo con Vincenzo Canterini, l’ex comandante della Celere di Roma condannato per la macelleria messicana di Genova. Il libro (pubblicato da «Imprimatur Editore») affronta, per la prima volta, i tanti – troppi – misteri del vertice internazionale del 2001; come la presenza – tra le centinaia di agenti incaricati non si sa da chi di fare irruzione nell’istituto – di un famigerato drappello di picchiatori fantasma (il Gos, Gruppo operativo speciale), a metà strada tra teppisti e poliziotti, o come il cortocircuito dei Servizi segreti italiani e internazionali che non riuscirono a prevedere la violenza di migliaia di black o come – ancorafamiglia – la (fallimentare) tra forze e tute dagli scrittori, dalladell’ordine stampa cattolica in genere, il 24 gennaio. Nacque nel 1567 in bloc, Francia da nobile savoiarda.trattativa Ebbe sottobanco bianche per impedire la distruzione della città. Non mancano le accuse che Canterini rivolge ai vertici della una severa educazione fin da bambino e il padre lo condusse Il Vescovo Ceccobelli, alla Messa in onore del Santo Patrono Polizia, che secondo luiche hanno impedito l’accertamento quel massacro salisse dell’ordine,dipresso la Cappella privata della Sede Vescovile, ha verso gli studi giuridici concluse conchegrande successodella e si responsabilità troppo di livello rispetto ai sacrificabili agenti del VII nucleo speciale antisommossa. San Francesco di Sales Patrono della stampa cattolica, dei giornalisti, degli autori e degli scrittori distinse come avvocato presso il Senato di un dipartimento savo- rivolto un affettuoso augurio e una sentita preghiera affinchè la iardo. Il suo interesse per la teologia prevaricò portandolo, il 21 stampa sia sempre operosa nel bene, nella divulgazione di notizie e verificabili; ha invocato l’ascolto dei poveri e degli oppressi dicembre 1593, alla recita della sua prima Messa. La sua spiccata I brevetti di DinoverePezzopane apertura verso il mondo e la resistenza alla fatica di cui era for- e l’obbedienza alla verità, ha ricordato l’importanza del rispetto Dino Pezzopane, al terminea dell’esposizione cheper ha dirigersi registratolui, tanto della successo, ha presentato di donazione suesoprattutto opere propria dignità e diproposta quella degli altri e di delle piacere temente dotato, lo spinsero lasciare il pulpito d’ingegno al Comune di Gubbio. Il comune ha interessato l’Itis ed il suo dirigente dott. Nadery che si è reso subito disponibile ad verso la gente con la luminosa trovata dei fogli volanti che faceva a Dio allontanandosi da inutili competizioni. accogliere nel suo istituto una mostra permanente laboratorio didattico con i brevetti di Pezzopane. Le opere già sono presso l’Itis puntualmente scivolare sotto le porte delle case o che affiggeva La vera ricompensa, come recita un punto del decalogo del giorin attesa che si espletino le formalità necessarie e che si definisca un compiuto progetto di allestimento didattico, con il supporto del sia la consapevolezza aver svolto unilservizio cui valga suiComune muri della cristianesimo, arrivando dap- da nalista, e dicittà tutte diffondendo le componentiildella comunità locale che hanno subito dimostrato interesse ed di attenzione come Maggiodi Eugula pena di giocare la vita.e per tutta l’attività postaMichela pertutto mezzi originali. Viene festeggiato giornalisti e reso bino edcon i Campanari. Va citato l’assessore Marcodai Bellucci per aver possibile l’esposizione in essereBiccheri per far sì che rimanessero a Gubbio questi interessantissimi brevetti. Un grazie eccezionale a Pezzopane per la sua ecletticità e bravura e per la volontà di lasciare i suoi brevetti a Gubbio. > vita cittadina 29 Comunicato Famiglia dei Santantoniari dio Maggio Eugubino-Colacem La Famiglia dei Santantoniari comunica che in questi giorni sono stati consegnati i contributi derivanti dal Concerto in Onore di Sant`Antonio Abate dal titolo “Nessun dorma”. I beneficiari di tali contributi sono stati: Oratorio Don Bosco di Via Massarelli, A.E.L.C sez. eugubina lotta per il cancro, Avis Sezione di Gubbio, Associazione Crisalide, Associazione Diabetici Eugubini ONLUS. Storico anno per le balestre eugubine Le balestre eugubine si confermano le più forti anche in terra toscana. A Sansepolcro, la Società Balestrieri di Gubbio vince il Palio del 9 settembre, strappando il primo e secondo posto agli storici balestrieri di casa. È stato Nazareno Mencarelli a centrare il bersaglio e strappare la vittoria a 93 balestrieri e il secondo ben meritato posto è andato ad un altro eugubino, Claudio Mancini, mentre il terzo posto ha visto Samuele Gherardi (ITIS), Fedeocio Psico Pedagogico), Gre- 2010-2011: Angela Binacci di Sansepolcro. Si conclude un anno ricco di rica Rossi Socio Psico Pedagogico), (Liceo Classico-Scientifico), vittorie e di soddisfazioni per la(Liceo Società Balestrieri di Gubbio contro la rivale storica Sansepolcro consolidate da un’altrettanto antica amicizia, che ricordiamo è iniziata nella nostra città con la vittoria del maestro d’arme emerito Gianpiero Bicchielli. doni (IPSIA), Elisa sfida MonacDavide Lispi (Liceoa maggio Classico-Scientifico), sabel Poeta (ISA); i vincitori di Studio per l’anno scolastico Laura Ferranti (IPSIA), Valerio Miozzi (ITC), Hafid Assia (ISA). il nuovo cammino di fede Vita dell’associazione Nella lettera pastorale resa pubblica nella solenne concelebrazione in Duomo per la festa della dedicazione della Cattedrale, a conclusione della tre giorni dell’assemblea diocesana mons. Mario Ceccobelli delinea una vera e propria “riforma” del percorso di iniziazione cristiana – il così detto catechismo - nella diocesi eugubina. Un nuovo cammino di fede e di catechesi, con novità nel metodo e nei tempi, destinato a toccare da vicino la comunità dei credenti e la vita delle famiglie, dei bambini e dei ragazzi. “Si formeranno gruppi di bambini accompagnati da varie figure di animatori – ha spiegato il Presule - nei quali saranno presenti anche i genitori, che sosterranno i figli nel cammino”. La <lettera> si rivolge anche “al mondo della politica, nel pieno rispetto della sua libertà ed autonomia, ma con doverosa sollecitudine pastorale, data la gravità della fase politica attuale, nel nostro Paese” comprese le “nostre realtà”. Ricorda che “il fine e la giustificazione stessa dell’azione politica è sempre e comunque il bene comune, inteso come insieme delle condizioni politiche, sociali ed economiche che permettano ad ogni persona e ad ogni formazione sociale, a partire dalla famiglia, di realizzarsi pienamente”. “Chi fa politica – conclude Ceccobelli - svolge un servizio, e affinché sia davvero tale dobbiamo riscoprire il senso autentico del termine”. Quindi ““sì” a una politica che serve i cittadini, “no” a una politica a cui servono i cittadini». G.B. esposizione via xx settembre, 53 di vispi william & C. snc via nicola pisano, 14 - 06024 gubbio (pg) tel. e fax 075 9274362 - [email protected] A 21 30 > vita cittadina Ma che tempo fa! > di pina pizzichelli, intervista a pierluigi gioia Ma che caldo fa! E sarà davvero così? Lo abbiamo chiesto a Pierluigi Gioia, insegnante di professione, divulgatore scientifico e collaboratore di Umbriameteo, il primo sito umbro di meteorologia e climatologia. Professore, non mi dica che la scorsa estate è stata un’estate “normale”. Abbiamo tutti sofferto un caldo atroce e a lungo. Un caldo torrido sconosciuto almeno nelle nostre zone… Che abbia fatto caldo è innegabile. Le temperature medie di quest’estate, registrate dalle stazioni meteorologiche della zona, compresa quella che gestisco io fra Fossato di Vico e Gualdo Tadino, parlano chiaro: 23,7°C contro i 21,3°C della media trentennale, vale a dire 2,4°C sopra la norma. Il mese più torrido quello di agosto, con 25,5°C, cioè 3,2°C oltre la media. Ma non è un “caldo sconosciuto” perché meno di dieci anni fa, nel 2003, fece ancora più caldo. In quell’estate, le temperature furono 0,7°C più alte di quelle dell’estate 2012, nelle nostre zone. Quindi, se ci affidiamo alla matematica e non alle impressioni soggettive, che sono fallaci, possiamo dire che circa dieci anni fa soffrimmo molto più caldo, anche se pochi se lo ricordano. Si aggiunga che l’inverno 2003 non fu certo così freddo come l’inverno 2012, uno dei più gelidi da trent’anni in qua. Quindi, tirate le somme, la temperatura media del 2012, nonostante l’estate così calda, è praticamente nelle medie trentennali e il 2012, a livello globale, non sarà un anno caldo come il 2003. Statisticamente, estati così calde si verificano in Italia ogni 10-15 anni circa: fu così anche nel 1983 e nel 1998, l’anno più caldo di sempre. È a causa dell’enfatizzazione dei mezzi d’informazione che ci siamo davvero convinti di non aver mai sentito un caldo del genere ed anche l’uso sistematico dei climatizzatori, dieci anni fa non così diffusi, aumentando la differenza fra temperatura interna ed esterna, ci fa sentire più caldo. Un mio amico, di ritorno d’oltreoceano, dove è notorio che si usi l’aria condizionata o il riscaldamento al massimo in ogni stagione, mi ha confessato di non avere mai sentito tanto freddo d’estate e tanto caldo d’inverno come negli Stati Uniti. La realtà è questa: siamo anche noi a non accettare più che faccia caldo o freddo. Come scrisse l’umorista inglese Jerome Klapka Jerome, per prendere in giro i londinesi di fine Ottocento: “Tutti si lamentano del tempo e nessuno fa mai niente!” Dai dati che Lei ha, il clima è sempre lo stesso o sta cambiando e anche velocemente? Il clima non sta cambiando, ma è già cambiato. Il cospicuo aumento di temperatura si è ormai verificato fra la fine degli anni Ottanta del secolo scorso e i primi anni di questo appena iniziato. Negli ultimi otto-dieci anni, invece, il trend positivo della temperatura si è un po’ allentato; anzi, secondo misurazioni più precise, si è anche lievemente invertito. Questo significa che chi fa il confronto fra gli anni Settanta ed oggi, trova che le temperature sono generalmente aumentate di circa 0,5°C, a livello globale, hanno raggiunto i massimi livelli fra il 1998 e il 2003, ma poi hanno smesso di aumentare o sono lievemente regredite. I clima di oggi, dunque, è in una fase tutto sommato stazionaria. Quali le cause se ciò è vero? I meccanismi dei cambiamenti climatici, per quanto si dica, non sono ancora del tutto noti e le teorie finora elaborate sono solo “teorie”. Quella che è andata per la maggiore, ma che oggi è in fase di revisione, è quella del Riscaldamento globale di origine antropica: l’aumento delle temperature medie del pianeta Terra sarebbe unicamente dovuto all’immissione sempre crescente di gas serra (anidride carbonica, metano ed ossidi di azoto) da parte dell’uomo. Secondo questa teoria, continuando a bruciare petrolio e carbone, ci troveremo fra meno di cento anni in una Terra calda fino a 2-3°C in più, con conseguenze catastrofiche, spesso eccessivamente enfatizzate. Si pensi alla notizia circolata quest’estate, totalmente falsa, sullo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia. La teoria più recente, che ha avuto anche il supporto di un grande esperimento realizzato pochi mesi fa al CERN di Ginevra, è quella che pone in relazione il riscaldamento globale degli anni Ottanta-Novanta, oltre che con l’effetto serra antropico, con l’elevatissima attività solare che si è verificata nel corso del XX secolo, la più intensa degli ultimi duemila anni. Da un decennio circa, però, la nostra stella è entrata in una fase di profondo minimo che, a parere di non pochi scienziati, potrebbe durare anche parecchi decenni, come già accaduto nel XVII e XVIII secolo, quando faceva ben più freddo di oggi. Questa teoria spiegherebbe perché l’aumento della temperatura media terrestre sia al palo da alcuni anni, anche se serviranno ulteriori riscontri sperimentali. Ci sono – è vero - i catastrofisti anche da questa parte: secondo alcuni, saremmo alle porte di una nuova era glaciale. La mia personale opinione è che, se fosse vero che le immissioni di gas serra sono in grado, anche solo in parte, di far aumentare le temperature medie del pianeta Terra, be’... dovremmo davvero augurarci di vivere un lungo periodo di bassissima attività solare. Nessuno stato rinuncerà allo sfruttamento delle sue riserve di petrolio: è inutile illuderci! E un’eventuale fase “fresca” potrebbe consentirci di prendere tempo e trovare il modo di sfruttare a basso costo le energie alternative. > vita cittadina 31 Il Pinocchio eugubino > a cura della redazione Nell’anno 2005 la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il Lions Club Gubbio Piazza Grande riproposero in edizione anastatica una versione interamente eugubina del libro “Le avventure di Pinocchio” di C. Collodi, illustrata nel 1944 dall’artista Saffo Scavizzi e stampata dalla Casa Editrice Oderisi. Il Museo Internazionale Luzzati di Genova, che si presenta come “Casa delle Arti, degli Autori, ma soprattutto dei grandi temi”, ha dedicato a questo “personaggio” della letteratura italiana una biennale che si articola su più sedi, con una mostra dell’iconografia contemporanea del celebre burattino, con un ampio programma didattico per bambini e adulti e con un concorso internazionale d’illustrazione “Pinocchio”. Una copia del catalogo della mostra è pervenuto alla nostra Biblioteca Sperelliana. In esso compaiono articoli di autori prestigiosi, fra cui il nostro concittadino Goffredo Fofi, nel cui ricordo di bambino degli anni ‘40 il Pinocchio illustrato da Saffo Scavizzi occupa un posto particolare. Ci è di vanto riportarne uno stralcio per i nostri lettori. “... Il mio primo Pinocchio mi venne regalato da mio padre perché l’illustratore, che l’aveva fatto stampare a sue spese, era un amico di nome Saffo Scavizzi ( i genitori pensavano che Saffo fosse un nome maschile). Sono illustrazioni forti, nervose, belle, rispettose della tradizione ma con qualcosa di più meccanico o più violento. Era il 1944, c’erano i tedeschi, avevo sette anni e il Pinocchio di Saffo Scavizzi è rimasto il mio Pinocchio, un Pinocchio di un tempo di paura che ha influenzato la mia ricezione dei tanti i illustratori successivi. Il secondo fu quello più casalingo e pacioso e in bianco e nero di Jacovitti, a guerra finita, assai migliore di quello di vent’anni dopo. Più tardi, il Pinocchio che mi ha ridato il paesaggio in cui sono cresciuto è stato quello stupendamente concreto di Roberto Innocenti. Sono poi venuti tutti gli altri.” “….Che siano tanti, dunque, gli artisti che si sono confrontati con Pinocchio di cui sono stato o sono amico, qualcosa vorrà pur dire. Per esempio, molto probabilmente, che si sono condivisi sogni e fantasticherie, paure e dilemmi morali infantili anche a partire dalla lettura di Pinocchio, e che quel libro e quel personaggio sono stati molto importanti nella nostra formazione.” “…Riscoprire Pinocchio è infatti, per noi tutti, riscoprire il bambino che siamo stati ma soprattutto il bambini che è in noi mai del tutto domato e adultiz- Saffo Scavizzi “Mangiafuoco”, incisione su linoleum; “Le avventure di Pinocchio”, Oderisi, Gubbio 1944 zato… Una battaglia su due fronti , una dualità irrimediabile per chi è davvero vivo: quella della libertà e della responsabilità. L’equilibrio è difficile tra il cercare e il cercarsi, tra il disordine e l’ordine, tra la fantasia e la ragione, tra il fascino dell’anarchia e il dovere della comunità. Ma guai a non rimanere “foderati d’infanzia” e pezzi di natura, caldi di istinto, di smania, di sete, e guai a non sentire il bisogno di riflettere e di amare, e pensando e amando farsi saggi. Come i bambini e i burattini”. > vita cittadina 32 cordoglio per la famiglia rampini L’Associazione Maggio Eugubino è fortemente coinvolta dal doloroso lutto che ha colpito la famiglia Rampini con la scomparsa del figlio Francesco. Pur senza parole, afflitti dalla tristezza, offriamo tutto il sostegno e l’amicizia sincera al nostro amico e consigliere Giampietro, alla moglie Rossana, alla figlia Giulia. L’affetto più caldo e vero possa giungere in questo momento di dolore, come un abbraccio saldo, fraterno. mm “… Certo non posso ricordarti come ceraiolo di S.Antonio, lo hanno scritto i tuoi amici del cero e tanto basterebbe “ceraiolo vero ed umile”, ma io mi soffermo sulla parola umiltà. Sì, la tua umiltà la posso garantire: qualche anno fa gli amici volevano che fossi tu il capodieci del Cero mezzano, molti ricordo mi si avvicinavano per chiedermi di convincerti, tanto era la volontà di tutti, perché vedevano in te il ceraiolo che li poteva rappresentare il giorno dei Ceri mezzani. Anche Giampietro ne sarebbe stato felice, ma conoscendo la sua discrezione, mai si sarebbe permesso di forzare la tua volontà. Per cui ho voluto provare attraver- so la mia persona, di cercare di convincerti che era giusto accettare questo ruolo, soprattutto perché voluto da tanti. La tua risposta fu lapidaria “Alfredo io sono nato per fare il ceraiolo semplice, nato come punta o braccere, tanto non conta il ruolo, ma quello che senti dentro di te” di fronte a quelle parole di certo non potevo che darti ragione. E queste saranno le parole che mi porterò sempre dentro, perché in esse c’è tutto di te”. Alfredo Minelli Presidente Famiglia dei Santantoniari > vita cittadina Laurea agrafici Dott. Tiziano Bedini 33 L’albero più grande del le Borse di Studio Magg Consegnate mondo ancora più grande del nostro socio Umberto, si è laureato in ingegneria presso il Politecnico di Milano ed è già stato contattato da ubina nonFiglio solo cala, ancheaffezionato se di poche un’azienda degli Stati Uniti d’America. Al giovane professionista auguriamo i più vivi successi, mentre ci congratuliamo anche con i genitori e soprattutto con il nonno Ermete. precisione, ma invecchia sempre più; un Dopo la partecipazione del Santo Padre alla tradizionale accensione dell’albero più grande del monno quelli celebraticon rito civile, aumendo, il nostro eugubino ha fatto il giro del mondo. Un messaggio di pace e di fratellanza dalla terra di al sacerdote. Questo dicono le cifre della Sant’Ubaldo e di San Francesco è partito proprio demografica dell’anno da poco concludalla nostra città, grazie allo sforzo di tutte quelle dicembre 2011 il totale dei residenti ampersone che con amorevole e instancabileFilippo lavoro hanAnselmo Riccardini Biscarini È giunta alla XXVIanche edizione, la consegna no permesso che l’opera di grandi dimensioni, tà, contro le 33.004 del 31 dicembre del All’età di 93 anniumano, è venutotornasse a mancare ilBorse Cordoglio per la morte del dr. Filippo Biscarini, per delle diadStudio istituite dall’Asper spessore ogni anno illumigeometra Anselmo Riccardini, padre del tutti più semplicemente e amichevolmente “Pipseguenza dell’andamento naturale, con i sociazione Maggio Eugubino e da Conare il Monte del nostro amato Patrono. L’ultima consigliere comunale, geometra lacem Angelo S.p.A, po”. Era gremita la chiesa di San Pietro in occasiovolta al riconoscimento accensione è avvenuta per mano di Papa Benedetto ati, senza il correttivo, nella circostanza, e dell’architetto Francesco. Ha lasciato ne delle onoranze funebri, a conferma della stima, dell’impegno scolastico alunni più XVI, una serataa emozionante e indimenticabile sug-degli un degno ricordo tutti i famigliari ed della simpatia e dell’affetto era circondato. ne proveniente mdal saldo tra immigrati meritevoli deglidei Istituti affin-di cui ci (Liceo Socio Psico Pedago gellata firma dellocondiviso stesso sullaregistro nomieugubini, amici che dalla con lui hanno Professionista di valore, profondamente attaccato chègrande siano sollecitati ad approfondire i ta Goracci (Liceo Classicorispetto al 2010 gli che hanno acceso l’Albero più mondo dal dove vita fino ad oggi, persona gentile e sem- delalla sua città, era solito ritornare con frequenpropri interessi culturali e a contribuire, Chiara Rondoni (IPSIA), El 1981. Merito a tutti coloro che hanno reso possibile pre disponibile, ha lavorato per anni sia za da quando aveva dovuto trasferirsi a Città della sono stati 178, contro 253, quelli emisviluppo della nostra sociechi (ITC), Isabel come progettista di opere privatedunque, e pub- alloPieve; figura imponente, affettuoso con tutti, di-Poeta (ISA) questa esperienza. 64, con un differenza attiva che diminutà. La consegna delle Borse di Studio è delle Borse di Studio bliche che come restauratore di fabbrisponibile allo scherzo ed alla battuta, buono e con per l’ann avvenuta allaunpresenza del Presidente del e dell’amicizia. Vacati storici. Ai figli Francesco e Angelo, forte senso della solidarietà a 19 unità Più pesante il raffronto nati/ Maggio Lucio Lupini; delper il distacco terreno, che hanno proseguito sull’esempio del Eugubino, lori che aumentano il dolore no venuti alla dimaColacem Giovanni padre, alla moglie e ai famigliariPresidente giunaiutano S.p.A, a colmare il grande vuoto lasciato. Ai gano le più sentite condoglianze.Colaiacovo; familiari le condoglianze più sentite dell’Amministratore Delegacittadini, mentre 474 (meno 145) hanto di Colacem S.p.A, Carlo Colaiacovo; cammino terreno; nel 2010 i numeri del Vescovo di Gubbio, Mons. Ceccobelli o 513 ( -150). Interessanti, a seconda del e dell’Assessore alla Cultura del Comune di Gubbio, Marco Bellucci. L’incontro è sta, le cifre relative ai matrimoni: calano stato coordinato dal Dirigente scolastico Tutte le parrocchie del buranese, una delle zone più belle e difficili del territorio eugubino, si sono strette intorno al parroco Don tro 53 del 2010), aumentano quelli relidell’Istituto Superiore “G. Mazzatinti”, Bruno Pauselli, che domenica sette ottobre ha festeggiato i suoi cinquanta anni di sacerdozio, che coincidono anche con il mezzo Dario Missaglia. I vincitoriIl delle Borse centrale di a 113). secolo di attività pastorale, svolta con impegno, generosa e totale disponibilità e dedizione. momento della giornata, Studio per l’anno scolastico 2009-2010: preparata con iniziative di preghiera nelle parrocchie di Caileto, Salia, Morena, San Bartolomeo e S.Margherita, è stata la Santa Castellani (ITIS), Arianna Fioruc- si unisce agli auguri Messa celebrata alle ore 12 nella chiesa parrocchiale di Santa MariaElisa Assunta di Burano. Anche la redazione on attenzione è quello relativo ai matri- Non sono più tra noi Buranese in festa vita cittadina ed ai ringraziamenti A 25 > vita cittadina > ROSSOBLÙ 34 se il buongiorno si vede dal mattino... > di ubaldo gini (foto Gianluca Benedetti - PHOTOSTUDIO) Che bravo Sottil! Che bravo Coppola! Il buon giorno si è visto dal mattino e dall’inizio la tifoseria eugubina ha cercato di vedere che la retrocessione poteva essere digerita perché conquistata sul campo e con tante responsabilità tecniche (leggasi scelte riparatorie discutibilissime). Nel dubbio dell’avvio Sottil ha fatto vedere subito di che pasta è fatto e i giocatori gli sono andati dietro spinti dal nuovo e rigenerato entusiasmo del capitano Alessandro Sandreani insieme alla vecchia guardia per cercare di creare un clima ottimale con tanti nuovi volti. La mannaia del ‘92 e quindi il minutaggio potrebbe essere una cartina al tornasole chiaramente sul potenziale tecnico di questi giovani. Intanto in porta è stato definitivamente tolto il fantasma di Donnarumma. Il Gubbio riesce a vincere pur non giocando un calcio spettacolare ma avete dato un’occhiata anche alle altre formazioni con tante ambizioni e tanto budget (speso) a disposizione? La squadra si sta assestando e speriamo che trovi anche quella giusta continuità nei risultati. Questo per continuare su una striscia positiva di risultati potrebbe pregiudicare le scelte di gennaio della società e mettere di fronte al bivio il presidente Marco Fioriti se investire su tre buoni rinforzi di categoria per provare a restare sempre nella parte alta della classifica. La voglia di vincere insomma al momento sembra essere tornata in casa rossoblù così come l’entusiasmo insieme ad un pubblico davvero spettacolare anche ancora una volta da qui in avanti potrebbe fare la differenza perché ha dimenticato anche le polemiche del sol leone. Gli abbonamenti lo dimostrano. Adesso tocca alla società verificare ancora una volta il potenziale con la speranza che torni quel sano appettito... di vittorie. prima del fischio d’inizio Tutti in campo, poco prima del fischio d’inizio, in diretta Rai Sport 1, per salutare i tifosi eugubini che hanno così avuto modo di applaudire due medagliati di Londra 2012, Massimo Fabbrizi, medaglia d’argento per il tiro a volo e Vincenzo Mangiacapre, medaglia di bronzo per il pugilato. Al tifoso campano Ennio Calabresi e’ stato consegnato un prezioso pezzo d’arte creato dall’artista eugubino, molto noto, Toni Bellucci. Un quadro che riporta anche le scritte antichissime delle bronzee Tavole Eugubine. (foto Gianluca Benedetti - PHOTOSTUDIO) www.barbetti.it www.barbetti.it Corso Garibaldi, 8181 Corso Garibaldi, Gubbio PGPG Gubbio tel.tel. 075 9292 381 075 381 prometeogroup Stabilimenti di Gubbio Stabilimenti di Gubbio e Ravenna e Ravenna