Periodico dell’Associazione Maggio Eugubino Pro Gubbio - Gubbio Perugia Anno LXIII, n. 5 - Ottobre 2012 - Sped. in abb. 45%, Legge 662/96, at. 2, comma 20/B, Filiale di Perugia.
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I nostri valori
costruiscono il futuro
La nostra cultura di impresa è frutto di valori condivisi,
un patrimonio che rappresenta la solidità dell’azienda e il nostro impegno
per il futuro. Da sempre abbiamo scelto di salvaguardare l’ambiente, attraverso il
recupero e il riuso del territorio; di sviluppare le nostre idee investendo sulla ricerca
e sulla tecnologia; di instaurare rapporti di fiducia mantenendo una professionalità
costante e garantendo l’eccellenza dei nostri prodotti.
Colacem è oggi una delle realtà industriali più importanti d’Italia:
promuoviamo progresso e cultura aziendale, per la crescita delle nostre comunità.
editoriale
di Lucio Lupini
San Francesco ed il Lupo di Gubbio
“Del santissimo miracolo che fece santo Francesco, quando convertì il ferocissimo
lupo d’Agobbio.
Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio nel contado di Agobbio apparì un lupo grandissimo,
terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali ma eziandio gli uomini”
Così comincia il Capitolo XXI dei “ FIORETTI DI SAN FRANCESCO”
Più o meno così comincia in tutto il mondo questo conosciutissimo episodio che ha portato il nome della nostra città in
terre e civiltà anche lontane.
Gubbio è conosciuta certamente più per questo episodio che non per il Ceri.
Ebbene però, al di là di aver voluto, secondo il nostro imperativo del “repetita iuvant”, dedicare più monumenti all’episodio,
nel tempo non si è riusciti mai a creargli attorno una dimensione che oltre all’aspetto religioso ne valuti nelle sua pienezza
gli aspetti anche culturali, artistici, turistici ed economici.
Si avverte che in Gubbio il fatto è trascurato anche se ogni tanto emerge la volontà di produrre “qualcosa” sull’episodio.
Il Maggio anche in passato ci ha provato, basti pensare al monumento ed al parco della Vittorina.
Ora, pur avvertendo che il compito non è né facile né semplice e che su di esso si devono concentrare forze e risorse
complesse, vogliamo di nuovo gettare un sassolino, varare iniziative che focalizzino l’attenzione sull’argomento per
pervenire poi nel tempo ad un progetto complesso e compiuto che magari veda anche una mostra permanente sul tema e
magari nell’ex ospedale.
Va in questa direzione la costituzione dell’apposito comitato “ San Francesco e il Lupo di Gubbio. Centro di documentazione
sulla simbologia e la mitografia del lupo”
A questo gruppo di lavoro coordinato da Ettore A. Sannipoli si deve intanto la bella mostra sui Fioretti sulla quale già si è
realizzata una efficace ed utile collaborazione con l’Amministrazione Comunale e nello specifico con l’Assessorato ai Beni
e alle Attività Culturali, con la Biblioteca Sperelliana, con la Curia Vescovile, con i Frati Minori Conventuali di Gubbio.
Ma il compito grande verrà dopo. Inseguiamo l’obiettivo di assegnare il valore che gli compete a questo straordinario
brano che appartiene alla nostra città.
Proviamoci!
Interessa a qualcuno?
sommario
attualità
Attraverso “la via” di San Francesco… … La nostra partecipazione
La LUMSA a Palermo
UNESCO: si riapre uno spiraglio
La Città di Gubbio prende posizione
“Le Pagine Eugubine”
Maria Luisa Spaziani, Gubbio e il Premio Montale
Piscina comunale: nuova gestione
“Ce vedemo sotto l’orologio”
storia arte e cultura
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I “libelli” Ranghiasci-Fabbri del 1862
Toni Bellucci: Archives - 3
Documenti inediti sulla Fabbrica di Ceramiche
Brizi e Compagni
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vita dell’associazione
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vita cittadina
23
16
Anno LXIII, n. 5 - ottobre 2012
In copertina: San Francesco e il Lupo, di Enrico Mancini
Direttore Editoriale: Lucio Lupini
Direttore Responsabile: Ubaldo Gini
In redazione: Michela Biccheri
Layout: L’ArteGrafica
Stampa: Tipografia Donati
Redazione: Piazza Oderisi - 06024 Gubbio (Pg)
Tel. e Fax 075 9273912 - CC Postale n. 15463060
Aut. Trib. Perugia n°. 334 del 15/01/1965.
Sped. in abb. postale 45%, comma 20/B, legge 662/96, filiale di Perugia.
> attualità
4
Attraverso “la via” di San Francesco…
> di michela biccheri
Spogliatosi degli obblighi, Francesco tesse per
sé un abito nuovo. La
sua nudità offerta al frate sole e alla sora luna
in realtà è quanto di più
ricco si possa concepire.
è l’affinità col creato:
“io mi offro così come
sono, senza nascondere
nulla, così come ti offri
a me ogni giorno”.
Francesco percorre una
via che lo riconduce
alla pace, una via fatta
di boschi, di fiumi, fatta
del Creato, una via anche simbolica che passa
dentro di Lui, tra sentieri ripidi e nascosti, tra
la fitta realtà delle sue
paure, anche nel buio,
ma “fratello” perché Lo
riconduce alla luce. La
stessa via che arriva fino
a noi, una via che possiamo percorrere, una via
possibile, una via. Una
La predica agli uccelli, Enrico Mancini
via che si snoda prima
di tutto dentro di noi e
poi sotto i nostri piedi,
una via scomoda, di
certo dura, ma percorribile, un’apertura che
passa attraverso noi e
ci riconduce dal Padre.
L’amore di Francesco
per le cose di Dio, per
la Terra, per il Cielo,
per gli Animali è riconoscenza verso il
creato, è rispetto per
la casa che ci ospita
durante il nostro soggiorno sulla terra. Un
qualsiasi abuso, la
mancanza di rispetto
torna a noi con la stessa velocità. Sappiamo
però riconoscere che
la vera potenza è nel
bene, abbiamo la responsabilità di svelarlo ai più piccoli e di
verificarlo con chi ci
sta vicino.
sentiero francescano 2012
Nei primi tre giorni di settembre, la Diocesi di Gubbio e di Assisi, insieme a Nocera Umbra e Gualdo Tadino ha percorso insieme ai pellegrini arrivati da tutta Italia, “la via della pace” di San Francesco da Assisi fino a Gubbio, lanciando il messaggio di fratellanza e
riconciliazione e celebrando, quest’anno, anche la Giornata per la salvaguardia del Creato, giunta essa alla settima edizione. “Vangelo della povertà e Vangelo della riconciliazione – ha spiegato mons. Sorrentino alla partenza del Cammino - sono in intimo rapporto,
come due facce della stessa medaglia. Chi si spoglia per Cristo, dilata il cuore per accogliere i fratelli”. Auspicava, poi, che la marcia
Assisi - Gubbio rappresentasse ancora una volta una porta “al messaggio del Poverello per le nostre strade, gettando ponti di unità tra le
case e le comunità, spingendo gli animi feriti dalla disunione verso l’unità che solo Cristo ci ottiene donandoci il suo Spirito”.
Insieme al cammino, alle preghiere e ai momenti di riflessione dei pellegrini ha accompagnato il viaggio anche una sospirata e benefica
pioggia che ha rafforzato la cura per questa nostra Terra e intrecciato una relazione, un contatto, una vicinanza più intima col Cielo.
Padre Francesco, custode della Chiesa della Vittorina, ha accolto i cento pellegrini arrivati alla meta dopo i tre giorni di cammino da
Assisi: “Vi auguro, che questo cammino possa ricordarvi sempre l’importanza delle cose semplici, immediate, piccole, le più preziose
agli occhi di Dio”. Il tema del “sentiero del 2012” era la riconciliazione con i fratelli, il rapporto dell’uomo con l’uomo che con
le parole del Vescovo Ceccobelli, anche lui uno dei cento pellegrini: “Che la società civile, le famiglie e anche la politica trovino il
coraggio di diventare riconciliati e testimoni di riconciliazione; spesso - ha aggiunto - pronunciare la parola “perdono” è solo questione
di coraggio, o forse d’incoscienza: prego con voi perché questo coraggio, oggi, arrivi da più parti, in un momento in cui tutti ne abbiamo
davvero bisogno».
> attualità
5
…La nostra partecipazione
> di michela biccheri
Fin dalla sua fondazione, il Maggio Eugubino ha dimostrato forte sensibilità
nel manifestare la fede degli eugubini
nei confronti di San Francesco, fede
che si sommava a quella del Patrono
Ubaldo. Già proposto nel 1955 il Monumento bronzeo a San Francesco e il
Lupo iniziò a trovare vita con l’impegno
e la passione instancabile di Don Origene Rogari, alla fine degli anni sessanta
(1967), anni in cui il Maggio Eugubino
poteva contare su maggiori forze sia in
termini di comunicazione: ricordiamo
programmi televisivi, giornali, concorsi
nazionali, sia in termini di forze economiche rese possibili grazie al contributo
di molte famiglie eugubine anche residenti fuori dal Comune, al CRAME,
all’Amministrazione comunale, che
l’AME coordinava con grande dinamismo e fede. Dentro all’idea di posizionare un Monumento che ricordasse l’incontro di Francesco con la feroce lupa,
prendeva vita il desiderio di inserire
Gubbio nell’itinerario francescano, cosa
avvenuta e l’eccezionale, perché doveroso, progetto di restauro della Chiesa di
Santa Maria della Vittoria o Vittorina
insieme all’area verde circostante la
Chiesa e monumento con la chiusura
della strada che tagliava in due un naturale e compatto parco francescano.
Il Monumento venne inaugurato il 14
ottobre 1974 alla presenza delle autorità e di moltissimi bambini dopo una
durissima scelta dei bozzetti risultato
di più concorsi nazionali, durata anni.
Nel 1981 iniziavano le celebrazioni per
l’VIII centenario della nascita di San
Francesco (1182- 1982), ricorrenza alla
quale il Maggio Eugubino volle partecipare per il vicolo unico che legava la nostra Città a San Francesco: non soltanto
per l’opera di pace del Santo compiuta,
ma anche perché Francesco aveva scelto
Gubbio quale rifugio e luogo ospitale in
cui trovò ristoro e amicizia. La sezione
filatelica del Maggio Eugubino intitolava a questo centenario un francobollo
con l’immagine di San Francesco e il
Lupo e una mostra filatelica. Per queste
motivazioni e in coincidenza di questo
anniversario, L’AME aveva proposto
una mostra di libri provenienti da tutto
il mondo dedicati al Santo, raccolte di
poesie; censimento degli insediamenti
francescani; concorsi di poesie di porta-
ta nazionale; mostra grafica e un premio
per chi si fosse distinto in favore della
pace. La nostra Associazione prese parte attivamente alla “IV settimana ecologica” con una mostra sulle risorse della
Gola del Bottaccione. Nel 1982, il parco della Vittorina, grazie all’incessante
contributo e partecipazione ai lavori
nelle diverse fasi, degli eugubini e della Colacem, veniva provvisto di alberi
della flora eugubina e di un prato e a
completare l’opera nella primavera successiva venivano poste luci e staccionate, sentieri e ancora alberi. Il 4 ottobre
avvenne l’inaugurazione con la partecipazione di moltissimi bambini.
Il Maggio Eugubino aderisce ogni anno
alla Festa della Mansuetudine organizzata dalla Compagnia dei custodi del
“Fuoco della Pace” che si celebra a dicembre presso il Parco della Vittorina,
un momento di alto valore morale, in
quanto favorisce la diffusione della
pace, della riconciliazione, della solidarietà e dell’amore verso il Creato, secondo quanto insegnato da San Francesco.
“Il Fuoco francescano della Pace”, è
riprodotto in forma di candelabro di
bronzo, raffigurante il Santo.
L’amore per i nostri Protettori e la nostra Città ben si legano alla salvaguardia del creato dentro una cornice che
sempre offre il quadro più degno.
> attualità
6
La LUMSA a Palermo
> a cura della redazione
Basterebbe il titolo. Che altro dire?
Mentre stiamo scrivendo abbiamo già
sentito i commenti più svariati su questo caso-LUMSA, molti hanno protestato, su tutti gli studenti, i laureandi
crisi che è diventata anche culturale? Il
biasimo arriva da tutti i fronti: da quelli politici a quelli culturali, fino ai confini sociali di ogni genere. Il Sindaco ha
fatto bene a non svendere il complesso
La sede romana della LUMSA a Borgo Sant’Angelo
che hanno appreso la notizia del fatto avvenuto e per primi si sono sentiti
spogliati di un diritto e devono vacillare dunque di fronte ad una profonda
storico del seminario? La LUMSA ha
esagerato con l’offerta troppo bassa?
La LUMSA è una università parastatale, è il secondo ateneo cattolico d’Ita-
lia, che ha istituito sedi universitarie
a Taranto, Palermo e Gubbio, oltre a
Roma. Senza rivangarne i passi, senza
prevedere il nome dei “responsabili” o esasperarne il colore, vorremmo
dire che non è stato fatto abbastanza,
questo è certo ed è garantito quando si
tratta di operare un investimento culturale che ci faccia “uscire” dai contorni collinari e su cui si poteva fare perno per arginare lo stallo economico.
Abbiamo perso un’ottima possibilità
di continuare a ospitare l’Università,
abbiamo ceduto il gradino più in alto
per affacciarci lo stesso (ciò nonostante) nel panorama culturale anche internazionale; questo sogno universitario
che è parso ambizioso e non ambìto e
che avrebbe concesso di sicuro un accesso più agevolato alla cultura, posti
di lavoro, scambi culturali, ha destato
timori forse infondati. Però vorremmo
permetterci di sottolineare anche che
Gubbio non si trova in tutto il mondo. Il richiamo che esercita la nostra
città, la sua centralità anche sul piano
geografico, non andavano sottovalutati. L’impronta cattolica che traccia
le fondamenta di questa Università,
bene si concordava e si armonizzava
con l’ambiente storico-religioso in cui
sorge Gubbio da secoli e che forgia i
nostri valori. Caso-chiuso.
> attualità
7
UNESCO: si riapre uno spiraglio
> di giampiero bedini
Il ministro Lorenzo Ornaghi
La Festa dei Ceri torna in corsa o, più realisticamente, vede
riaprirsi qualche spiraglio per il riconoscimento di “patrimonio immateriale dell’Unesco”, dopo la delusione patita
nell’aprile scorso quando si era diffusa, trovando conferma, una notizia che andava in controtendenza rispetto alle
aspettative coltivate fino ad allora. Per il riconoscimento
da attribuire per l’anno 2013, la competente Commissione
aveva depositato nella sede di Parigi dell’Unesco la candidatura della “rete delle macchine a spalla” che comprende
i “Gigli” di Nola e Sassari, la “Macchina di Santa Rosa” di
Viterbo e la “Varia” di Palmi. Un progetto dal quale la “Festa dei Ceri”, per rivendicare la sua unicità, aveva ritenuto
di defilarsi alla fine del mese di maggio del 2010. Una decisione assunta dal Comune d’intesa con gli enti e le associazioni coinvolte nella Festa. Una scelta maturata dopo aver
sostenuto e concorso a definire il progetto stesso, curato e
sviluppato dalla professoressa Patrizia Nardi, avviato nel
2004 su proposta formulata al consiglio comunale dall’allora consigliere Gianfrancesco Chiocci. Il progetto era stato
illustrato ed apprezzato dal funzionario del ministero messicano della Cultura Francisco Javier Lopez Morales, delegato del paese centro americano nella commissione Unesco
cui affluiscono le candidature per la lista dei beni immateriali da dichiarare patrimonio mondiale. Lopez Morales
aveva assistito, apprezzandola assai, alla “Festa dei Ceri”
del 15 maggio 2010, fianco a fianco con i rappresentanti
delle città delle “macchine a spalla”. Su questo retroterra di
delusione, ma non di rassegnazione, è arrivata una notizia
che, per l’autorevolezza della fonte, riapre interessanti prospettive. Rispondendo ad una interrogazione presentata nel
mese di luglio dal parlamentare eugubino Rocco Girlanda
(Pdl), il ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo
Ornaghi, scrive infatti : “La proposta di candidatura della
Festa dei Ceri di Gubbio è parte delle proposte presentate il
31 marzo 2011 all’Unesco per l’inserimento nella lista rappresentativa del patrimonio culturale intangibile dell’umanità. Il 4 maggio 2011 la comunità proponente ha ricevuto
dalla Sezione del patrimonio culturale intangibile la comunicazione dell’acquisizione della proposta”. Il Ministro
prosegue: “Nella riunione del 21 marzo 2012 del Consiglio
direttivo della Commissione italiana per l’Unesco è stato
deciso di indicare all’unanimità, quale candidatura italiana
per il 2013, le “Feste di grandi macchine a spalla”. è stato
poi deciso – questo il passaggio da sottolineare - di istituire
la Lista propositiva nazionale per il patrimonio mondiale
culturale e naturale - continua il Ministro - da cui attingere
per le successive proposte di candidatura. “In questo elenco - conferma Ornaghi - è compresa la Festa dei Ceri”. La
corsa si riapre ed in questa prospettiva vanno valorizzate e
recuperate tutte quelle disponibilità che, nel tempo, hanno
espresso apprezzamenti per la “Festa dei Ceri”; vengono
in mente pure i parlamentari Nunzia De Girolamo (Pdl) e
Francesco Boccia (Pd) che nel corso di un’ intervista concessa a Trg (15 maggio 2012), avevano assunto impegni in
tal senso. Non vanno dimenticate tuttavia le altre iniziati-
Francesco Boccia (PD)
Nunzia De Girolamo (PDL)
ve finalizzate a valorizzare e riconoscere l’“unicità” della
manifestazione folkloristica eugubina. Tra queste, annunciato dall’assessore al turismo Marco Bellucci, un “Centro
di documentazione sulla Festa dei Ceri” da realizzare con
il patrocinio e la collaborazione di Regione e Provincia. è
già stata individuata la sede: uno spazio specifico nella Biblioteca Sperelliana. Una prospettiva interessante, ma non
andrebbe abbandonata la strada per recuperare la piena
operatività della Legge Regionale n. 17/1992 “Istituzione
a Gubbio di un Istituto Regionale del folklore”, al quale a
suo tempo era stato destinato il Villino Marvardi.
8
> attualità
La
Città
di
Gubbio
prende
posizione
Dentro la crisi un ritrovato
ottimismo
> di MICHELA BICCHERI
Pietralacroce è una frazione del Coil Sindaco esortava i promotori del
mune di Ancona dove si è tenuta
Palio del 15 settembre di chiarire le
per la prima volta una gara in corsa
modalità di svolgimento della festa e
tra tre contrade, che hanno portato
le sue caratteristiche storiche, per poa spalla tre “pali” con una croce in
ter apportare le dovute modifiche evicima. Il di
Palio,
è stato conteso
da Bortando qualsiasi tipo di imitazione. La
Michela
Biccheri
go (color verde), Chiesola (color gialposizione di tutti coloro che in ogni
lo), Scalaccia (color azzurro). I parforma contribuiscono allo svolgimentecipanti
hanno
scelto
di
indossare
Festa
e della
Corsa dei
è
Abbiamo l’occasione di ricominciare: da più vicino, appena amoci del momentotodidella
stasi che
sembra
aggredirci
perCeri
ritrovare
pantaloni
bianchi,
fusciacche
e fazzostata che
unanime
ed è occasione
intorno
a noi,
da dentro
il nostro
giardino, dalla via, dalla il nuovo-abituale slancio
conosciamo,
che siamoquesta
coscienti
letti rossi come per le divise ceraiole della Famiglia dei Santubaldari, il per auspicare che non reggano mai…
piazza. La crisi può essere un’opportunità di vita.
di caricarci sulle spalle dopo una caduta, dopo uno scivolone
e si sono differenziati anche loro dal Sindaco Guerrini ha fatto sentire la «commistioni e/o “scimmiottamenti”
La
crisi delle
è in corso.
è inevitabile.
bancarotta
o solo
perché
travolti
dallapeso.
Che cos’è
voglianon
di ragvoce
inviandoè una
lettera
condicolore
maglieLadirecessione
appartenenza
a sua La
con
Ns. Festa»
e chequella
“la stessa
laciascuna
conclusione?
Si sente
“la crisi,
si sente
giungerelalaFesta
Cima che
ci gonfia leimitazione
vene della fronte,
spinge
visa dalleLaparti
organizzanti
contrada.
Dalgridare
video non
più la crisi”….
concretizzi
servileche
della
deia Ceri
rappresentate
Diocesi,
disponibile
su in
YouTube
dalle foto èquasi
millenariail tradizione,
la quale
ha
nominare
solo
terminie economici,
circoscrivere
il le dalla
gambe
ad andareNs.
nonostante
pianto in gola,
ingabbiato
dall’Università
dei
Muratori,
delle
tre
impossibile
non
richiamare
una
fastirisonanza
mondiale
e,
peraltro,
rapsignificato per svuotarne il senso e accodare le persone come tra i denti e l’animo atterrito? Sebbene abbiamo sopra i nostri
diosissima similitudine alla Festa dei Famiglie ceraiole e dal Maggio Eu- presenta lo stemma, l’emblema deltante pecorelle dietro a spauracchi apocalittici che, manco a occhi quell’esempio martoriato dal “botto”, penzoloni, a volte
Ceri. Dopo l’interessamento dell’av- gubino all’Arcivescovo di Ancona e la Regione Umbria”, come asserito
farlo
a posta,
coincidono
l’arresto economico
generalizspogliato,
quasi alladall’avvocato
cieca sappiamo
strapparlo al destino, sapal Parroco
di S. Croce.
Nella lettera
vocato
Minelli,
quale con
presidente
Minelli.
zato che viviamo.
piamo lasciarci alle spalle la svogliatezza e sollevare gli animi
Allora ricominciamo da capo un’altra volta. Serviamoci di e abbattuti dal dolore e dalla fatica sappiamo ricondurlo alla
questo momento di stallo per fare il punto della situazione. vetta. È proprio lì che riconosciamo la nostra “forza”, il nostro
Della situazione morale e sociale. Sulla crisi morale della nos- sapere, il nostro essere. Il legame umano al divino che ci dà il
tra società che ha imparato a sedersi e farsi imboccare, che ha vigore utile a superare i cedimenti.
La manifestazione del proprio attaccamento al Patrono o a qualsivoglia figura che consenta l’arricchimento di un nucleo di persone o anche
imparato a tapparsi gli orecchi ed aspettare. Ricominciamo A finire nel vortice del panico economico dovrebbe essere su
di un popolo, fa di questo un esempio di intesa, di armonia. Il Maggio Eugubino è nato ed è cresciuto su questa base comune. Il senso di apda capo e facciamolo da eugubini, senza presunzione, con tutto la stanchezza. Serve credere, desiderare il bene senza
partenenza, la coesione, la convivenza pacifica, ne consente l’imitazione. Non rivolgiamo, però, al nostro Santo Ubaldo una festa riscaldata
l’abituale spontanea premura; guardiamoci intorno con occhi condizioni, senza tornaconti. Bisogna dare spazio alle piccole
o l’avanzo di un affetto dimenticato tra le cose del giorno. A lui vanno le nostre migliori creazioni seppure umane e prive di perfezione, a lui
ceraioli di uomini e di donne pronti a reagire, quella capacità cose, ai piccoli gesti senza le luci abbaglianti o la propaganda,
offriamo quanto di più dignitoso e originale riusciamo a concepire; a lui offriamo quello che nasce dentro al nostro cuore e prende forma
radicata
in noi,
reazione,
unal’arte,
forza
donataci
di celebrare
dargli spazio
dentro
di noi,
nel nostro
piccolo
e ricominciare
attraverso
una la
Corsa,
attraverso
attraverso
ognidai
cosasecoli
possiamo
in maniera
del tutto
peculiare.
Il nostro
attaccamento
a
storia
tramandati
attraverso
i
sentimenti
veri
e
la
fede;
servida
più
vicino,
appena
intorno
a
noi,
dal
nostro
giardino.
Sant’Ubaldo sia sempre d’ispirazione, ma di una ispirazione originale e sempre degna del proprio Patrono e non una infelice copia.
commento
A
> attualità
9
“Le Pagine Eugubine”
> a cura della redazione
Questo libro, di cui riportiamo la copertina, è un viaggio raffigurato nei
ricordi dell’autore. Ricordi della sua
infanzia a Gubbio, ma più di tutto ricordi impressi ed indelebili della vita
quotidiana a cui ha offerto anche la
sua mano per tracciarne i contorni
grafici. Disegni vivi, che ci rimandano
il suo sguardo di bambino. In molti
riusciranno a ritrovare stralci di vita
dimenticati, solo rimossi oppure anche se mai vissuti, piacevolmente rintracciabili tra gli spessi racconti colo-
rati e odorosi di un antico, mai finito.
è l’indissolubile legame degli eugubini
tra di loro, degli eugubini con la loro
storia, degli eugubini con il futuro.
Manganelli possiede la straordinaria
capacità di proiettare il suo passato
attraverso i racconti, ma anche fornendocene una lucida immagine, permettendo a chiunque di partecipare
ad un passato ricco di sentimenti, di
valori, di “cose che non ci sono più”.
Vi invitiamo a leggere uno stralcio di
uno dei racconti scritti:
“... Ora non saprei dire se ad attirami era la voglia di gelato o, piuttosto, la magia di tutto il rituale di preparazione: dall’altezza del mio naso
vedevo giusto il pianale del carrettino, e il traffico sapiente delle braccia
del gelataio... Rapito da questo incanto, mi risvegliavo quasi alla scatto
finale della macchinetta:
due
emisferi rotanti
ed azionati a pinza per liberare il
gelato; con una
mano porgevo i
miei dieci o venti centesimi, a
seconda delle dimensioni e ricevevo nell’altra il
“cono gelato”.
l’autore
Teodolo Manganelli nasce a Gubbio
nel 1931 dove vive fino a quando sceglie Roma per intraprendere gli studi
di architettura. Trasferitosi a Milano
per motivi di lavoro, non abbandonerà
mai la sua Città natale, alla quale ha
dedicato i ricordi più belli racchiusi in
un libro da scoprire.
> attualità
10
MARIA LUISA SPAZIANI,
GUBBIO E IL PREMIO MONTALE
> di Giovanni Rampini
Dieci anni fa, nell’autunno del 2002,
nel Teatro Comunale di Gubbio si
svolse la ventesima edizione del “Premio Internazionale Montale” prestigioso evento culturale per la celebrità
del personaggio cui esso era intitolato, il Poeta ligure Eugenio Montale,
premio Nobel 1975; per lo spessore
intellettuale dei componenti la giuria avvicendatisi nel corso degli anni
tra cui Giorgio Caproni, Mario Luzi,
Danilo Dolci, Giovanni Raboni,
Nicola Crocetti, Silvio Ramat,
Andrea Zanzotto, solo per nominarne alcuni; per la notorietà
del suo Presidente, la poetessa
(anzi “il Poeta” come sempre
ella ha amato farsi chiamare)
Maria Luisa Spaziani, figura di
primissimo piano nel panorama
poetico del ‘900 italiano, che
di Montale fu intima e sincera
amica nonché Musa ispiratrice e
destinataria dei “Madrigali privati” posti a conclusione de “La
bufera” opera pubblicata dal
poeta nel 1956.
Spirito vivacissimo ed esuberante, pronto a stemperare con arguta ironia anche i più impegnativi
temi e i più inquietanti interrogativi
che travagliano l’animo umano, spesso troncando il discorso con chiusure
fulminanti e imprevedibili (da qui il carattere spesso epigrammatico di molte
sue composizioni, ma anche l’estro, la
grazia, l’eleganza con cui si piega ad
osservare la sua stessa opera e la sua
vita), profonda conoscitrice dell’universo poetico europeo dal simbolismo
al decadentismo fino al nostro ermetismo e, in particolare, della letteratura
francese donandoci splendide traduzioni da Racine, Flaubert, Tournier,
Yourcenar, la Spaziani si fa presto conoscere e apprezzare dalla critica già
a partire dalle prime raccolte, “ Le acque del sabato” (1954) e “Utilità della
memoria” (1966), per la natura colta
e raffinata dei versi, disciplinati sempre da rigorose misure classiche pur se
modernissimi nell’impostazione e nei
contenuti e già portatori di quello che
sarà il segno distintivo della vastissima
e “labirintica” produzione del Poeta,
sorretta costantemente da una impetuosa e spigliata fantasia che troverà
il suo mezzo espressivo più efficace e
naturale, ma anche il suo alveo e la
sua disciplina, nella metafora folgo-
rante e precisa, forgiata con sontuosa
vis figurativa in un empito tendente
talora felicemente al barocco.
Impossibile dare conto, sia pure sommariamente con queste brevi note di
tutte le pubblicazioni del Poeta. È del
1970 “L’occhio del ciclone” libro che
si connota come un campo di tensioni
e di drammatici contrasti, ma anche
di giustapposizioni e confronti: arcani
richiami e corrispondenze si intrecciano tra uomini e astri; cosmo e microcosmo finiscono con il sovrapporsi
così come un metro quadro di terra
racchiude gli stessi segreti del cielo; le
radici degli alberi penetrando nei sepolcri confondono in sé vita e morte
(alternanza sempre presente, con immagini bellissime, nella poesia della
Spaziani); il lutto per la mattanza dei
pescespada è nella notte fatto proprio
dall’ululato dell’intero mondo animale mentre lo sfavillio delle meteore
non si discosta e non è meno mendace
del lucore dei fuochi fatui.
In questa personalissima e grandiosa visione cosmologica, così come in
talune parti di “La luna è già alta”
è forse dato di cogliere più a fondo gli aspetti propriamente filosofici
dell’opera della Spaziani, nei limiti in
cui tale termine può valere per
un poeta istintivamente alieno
dal far proprio ogni sistema di
pensiero e portato ad assorbire
e risolvere l’iniziale dato speculativo nella suggestione fascinosa
dell’elemento naturalistico.
Se con la “Geometria del disordine” (1981) verranno affrontati
i grandi temi della memoria, del
trascorrere del tempo, della condizione umana perennemente in
sospeso tra infinito e momento,
del riscatto di quanto si è perduto mediante un prodigioso salto
di ritorno “dalla vena insabbiata al magnificat dell’inizio”, con
“Transito con catene” (1977) il
Poeta, che in tutta la sua opera non
mancherà mai di esternare la sua fede
nel potere della poesia di “riscrivere
la vita”, di trasfigurarla, di trarre speranza dall’impossibile e verità anche
dalle illusioni, non può esimersi ancora una volta dal fare riferimento
alla poesia come uno strumento di
salvezza in quanto in grado di captare
ciò che sfugge alla ragione, perfino di
ascoltare i sussurri dei morti, il loro
invito a “capovolgere l’occhio e contemplare/non lo stelo che cresce, ma
più ratta/del fulmine la multipla radice” fornendo così i mezzi di soccorso
necessari per evitare le insidie in agguato lungo il percorso dell’esistenza.
Sempre tra altissimi vertici si libra la
mente del poeta con “La stella del
libero arbitrio” (1986) e con “I fa-
> attualità
sti dell’ortica” (1996). Ironicamente
amaro il titolo della prima silloge.
Così la Spaziani ne illustrava il significato: “La stella è razionale, è matematica, non esce dal suo percorso;
l’arbitrio invece è l’irrazionale: quindi
la stella del libero arbitrio non esiste,
è l’ironia “lasciando intendere come
la libertà umana null’altro sia che
mera illusione, gratuita utopia. Ma è
pur vero che se le vicende umane sono
sottoposte e condizionate dall’ineluttabile e dall’imprevedibile, da quanto
è precostituito e dettato dalla fissità
dell’immutabile e del necessario, sempre indenne resta da ogni interferenza
la sfera dei sentimenti e dei ricordi:
nessuno potrà mai sbarrarci “le porte
dell’anima” o interrompere le parabole e le “iperboliche” spirali che si elevano dal cuore verso l’altezza di ogni
“possibile”, nessuno può impedirci di
risuscitare da pur minime cose, sia essa
la tonalità di un colore o l’intensità di
un aroma, il ricordo di una esperienza o la presenza di una persona che si
riteneva dimenticata o di colloquiare
con i defunti ascoltandone le “parole
di puro silenzio”.
Emblematico anche l’ossimoro contenuto nell’intitolazione della seconda
silloge. L’ortica “fraterna alla mirycae
di Pascoli e ai limoni di Montale, è
importante come emblema di ricerca di una verità pungente, capace di
affrontare anche il rischio di ferirsi,
di bruciarsi pur di esporsi alla nuda
vita..... Il poeta non dimentica mai
che la vita è sempre se stessa e altro da
sé, che è insieme semplice e complessa, superficiale e profonda, luminosa e
oscura, che è dramma e allegretto, grido e silenzio, sistole e diastole, dono e
mistero. Il desiderio di estirpare ogni
male dalla terra è un’utopia disastrosa
perché il male è il rovescio necessario
del bene nel ciclo cosmico dell’essere e
del nulla.” (Paolo Lagazzi).
Non posso fare a meno di confessare di essere rimasto sempre particolarmente affascinato dalla lettura di
quella che è forse l’opera più singolare
della Spaziani, “La traversata dell’oasi” (2002), strabiliante canzoniere
amoroso ricco di oltre 200 liriche in
cui si riflettono, come in uno sfavillante caleidoscopio, le infinite sfaccettature dell’amore inteso in tutta la sua
11
essenza proteiforme, entità inafferrabile nella sostanza, fatta solo di eterno
misterioso movimento e non definibile
attraverso astrazioni in quanto vita e
assoluto. Non a caso la tematica amorosa, larvatamente presente in tutto il
percorso poetico della Spaziani e spesso chiave interpretativa del senso e del
contenuto di talune sue composizioni,
è rintracciabile nelle più inattese delle
occasioni, quasi un fiume carsico che
affiora e che scompare innumerevoli
volte, talora modesto corso, talora
fiumana straripante che di nuovo si
inabissa per riemergere e alimentare
nuovi rivoli in plaghe imprevedibili e
lontane.
All’inizio di quest’anno la Casa Editrice Mondadori ha dedicato al Poeta
un numero della collana “I Meridiani” comprensivo delle ultime sillogi
“La luna è già alta” (2006) e “L’incrocio delle mediane” (2009) in cui in più
parti si fa largo la meditazione sul fatale epilogo della vita dell’uomo (scherzosamente chiamato “l’innominabile”) inteso e auspicato come visione e
compimento “Quando sarà? Paziente
il messaggero/vorrà date precise. Gli
dirò/lasciami camminare fino a quando/giungerò all’orizzonte”. Ecco, il
compimento e il senso di un fine è il
culmine del pensiero morale del Poeta
e sarà anche il tema fondamentale della “Giovanna d’Arco”, poema in ottave (ma l’autrice preferisce chiamarlo
“romanzo popolare”) scritto di getto
in un mese pur se scaturito da lunghe
e scrupoloso ricerche archivistiche. La
Pulzella, fortunosamente sfuggita, secondo una tesi avanzata da taluni storici e fatta propria dal Poeta, dal rogo
di Rouen, perirà tra le fiamme di un
rogo liberamente cercato e accettato,
non fuoco “stupratore”, ma desiderato amante nelle cui braccia si getterà
dopo che era divenuto insostenibile
il senso di solitudine e di vacuità di
una vita ormai svuotata di significato
in quanto resa priva del compimento
della sorte cui ella era stata chiamata.
Il volume, corredato da un ricco apparato critico e bibliografico, contiene
anche una biografia del Poeta da cui è
possibile desumere interessanti notizie
circa il Premio Montale che il destino volle legare a doppia mandata alla
nostra Città. Nato come filiazione del
Centro Montale e come Premio itinerante, l’iniziativa, fortemente voluta
e sostenuta dalla Spaziani anche con
personale sacrificio economico, concluse infatti con l’edizione di Gubbio
del 2002 il suo iter a seguito di dissensi interni insorti circa la gestione del
Premio stesso. Nel settembre del 2004
venne presentato il nuovo “Premio
Montale Europa” che, ancora presieduto dalla Spaziani, avrebbe dovuto
prendere avvio nell’ottobre successivo
là dove il precedente era terminato
e cioè a Gubbio, quasi a rinsaldare idealmente vecchio e nuovo. Ma
un provvedimento di diffida emesso
dall’autorità giudiziaria su sollecitazione di due “accaniti membri dell’ex
direttivo Montale” pose nel nulla l’appuntamento con la nostra Città e con
esso le sorti stesse del nuovo premio.
La comunità di Gubbio serba gratitudine verso l’illustre Poeta per averla
onorata della sua presenza e per aver
dato lustro al nostro Comunale ponendolo sullo stesso livello dei grandi Teatri attraverso cui il Premio era
transitato tra cui il Teatro Farnese di
Parma, il Carignano di Torino, l’Argentina di Roma, il Mercadante di
Napoli, l’Amilcare Ponchielli di Cremona, sentimenti che l’Associazione
Maggio Eugubino fa propri esprimendo alla gentilissima Signora Spaziani,
unitamente alla più stupefatta ammirazione, i migliori auguri per la prosecuzione del suo impegno poetico.
> attualità
12
Piscina Comunale: nuova gestione
> di pina pizzichelli
Il 15 ottobre riaprirà la piscina comunale. A vincere la gara di appalto per
la sua gestione è stata la “Azzurra società cooperative” di Gualdo Tadino
che già gestisce altri 9 impianti nella
nostra regione. Azzurra gestirà l’impianto di Gubbio per 15 anni e dovrà
effettuare a suo carico 1,2 milioni di
euro per lavori di ristrutturazione,
ricevendo 70.000 euro dal Comune.
Interventi che verranno portati avanti
in maniera tale da non interrompere
l’attività. Un bando poco oneroso per
il nostro Comune che all’inizio aveva
previsto per il progetto generale 1,8
«Il progetto di rifunzionalizzazione
attraverso un nuovo appalto della piscina comunale è solo il primo obiettivo che ci siamo proposti come nuova amministrazione. Spero a breve di
poter far vedere realizzati altri interventi attesi da anni dalla città.
Il progetto che in questi giorni si sta
attivando e che porterà alla riaperura
dell’impianto il 15 ottobre, costituisce il primo stralcio funzionale di un
intervento che successivamente interesserà anche l’attuale spazio occupato dai campi di tennis.
Infatti il loro spostamento presso il
milioni di euro. In questa maniera il
Comune risparmierà anche di più.
Che cosa si potrà fare nella nostra piscina:
Fitness, scuola nuoto bambini e ragazzi, scuola nuoto adulti, preagonistica ed agonistica, progetti per le
scuole. Inoltre i disabili residenti nel
nostro Comune potranno entrare
gratuitamente al nuoto libero; e le
associazioni che operano nel sociale
e le associazioni sportive potranno
accedere a condizioni agevolate agli
impianti.
Ed ecco quanto ci ha dichiarato l’architetto Raffaello Di Benedetto assessore ai lavori pubblici.
E allora ci siamo, assessore il 15 ottobre si riaprirà la piscina comunale
“riveduta e corretta”.
nuovo polo sportivo del Coppiolo
permetterà di ricavare un vero e proprio spazio di aggregazione sociale
utile a più strutture.
Riferirsi alla piscina come una struttura “riveduta e corretta” penso che
sia il termine più giusto.
Dopo gli interventi preventivi effettuati a cavallo dei mesi di dicembre
2011 gennaio 2012, senza che nulla
di quello fatto sia stato ora gettato
via, e dopo aver allontanato dalla
struttura più di 7 camion di attrezzature inservibili, ora la piscina sta
riguadagnando la sua immagine di
impianto funzionale e decoroso.
Quello che ora si sta eseguendo sulla
costruzione è solo l’anticipo di un più
esteso intervento quantificato dai nuovi gestori per un importo complessivo
di lavori pari a € 1.320.000,00 e che
riguarderà non solo l’interno della
struttura ma anche gli esterni, i nuovi
percorsi di accesso, l’intera immagine
architettonica del complesso.
Vedrete il giorno dell’inaugurazione
con quanto gusto e passione si stanno
curando gli interni e la loro funzionalità!
Inoltre la cosa più importante è che
l’impianto sarà gestito nel rispetto delle regole del nuovo capitolato
d’oneri utilizzato per l’effettuazione
della gara d’appalto.
Quest’ultimo non solo sarà capace
di prevedere le modalità di controllo della qualità offerta, ma anche
un meccanismo di adeguamento dei
prezzi da applicare che, ora lasciati
pressoché identici a quanto previsto
dalla vecchia gestione, vedranno il
loro adeguamento solo in funzione
della qualità e quantità dei servizi
erogati.
Forse questa è la volta buona che riusciremo a vedere la trasformazione
delle vasche esterne utili non solo
all’effettuazione delle gare agonistiche ma anche come spazi per il vero e
proprio divertimento in un luogo che
qualcuno prima di me avrebbe ben visto divenire il “mare di Gubbio”.
Inoltre, nel rispetto di quanto proposto in sede di effettuazione di gara,
sono stati mantenuti i livelli occupazionali precedentemente utilizzati.
In questo momento di crisi occupazionale ciò non mi sembra poco.»
L’orario di apertura al pubblico
per il nuoto libero della stagione
invernale 2012/2013 è il seguente:
dal lunedì al venerdì dalle 10 alle
21.30; sabato dalle 10 alle 19;
domenica chiuso.
Per informazioni:
cell. 334 3681535
www.azzurrapiscine.it
> attualità
13
“Ce vedemo sotto l’orologio”
> di fabrizio rosati
Capitani e Capodieci per il 2012
era dotato di quadrante bianco e nume- svolto: l’azienda che lo ha effettuato
ri arabi con indici tondi alle estremità, ha messo il proprio nome sull’orologio,
come tutti quelli presenti nelle stazioni creando un “falso storico”; i quadranti sono stati sostituiti con dei nuovi in
ferroviarie.
La storia racconta che l’acquisto da plexiglass (scelta molto discutibile),
parte del Comune, avvenne dopo lunga stampando numeri a grafica moderna,
trattativa con i Fratelli Miroglio che si che vengono a contrastare con lo stile
chiuse per la somma di 3.200 lire. Venne delle lancette originali conservate; infipraticato un sensibile sconto sul prezzo ne la lancetta dei minuti non corrispondi base perché il modello originale, del
Eccoci ancora in quel periodo dell’anno che
si affaccia
quale
si dotòtrepiin seguito anche la Città
dante sui preparativi per la Festa più bella del
mondo.era
Eccoci
di Torino,
sormontato da una corodunque a presentare ai lettori, agli eugubini,
ai ceraioli
tut- sia per ridurre la
na che
venne esclusa
ti, coloro che saranno i protagonisti della spesa
Festa sia
deiper
Ceriil simbolo
del
poco conforme
2012.
con la storia della città. L’orologio venGuarderemo guidare a cavallo la varie fasi della
Festa i signori,
ne installato
sul luogo dal moderatore
Massimo Faramelli “de Peppebello” e Stefano
Vagnarelli
“Spacomunale nonché orologiaio Ruggero
ra”, rispettivamente Primo e Secondo Capitano, estratti dal
Bellucci. Il moderatore comunale era
bussolo pubblicamente lo scorso anno.
addetto alla manutenzione e alla sinI santubaldari hanno affidato il compito di alzare il Cero di
cronizzazione
L’orologio,
prima
dopo il restauro
Sant’Ubaldo
aleceraiolo
Giovanni Barbetti, per
la zona est, degli
ma- orologi pubblici.
Negli
ultimi
anni,
nicchia di San Marco. Ha guidato il Cero di Sant’Ubaldo lun- pur mantenendo la
suagirata
funzione
il vecchio oro- de agli indici di riferimento.
acquista
pressopezzo
la ditta
di Togo il secondo
del Miroglio
Corso e nella
seconda
dellasimbolica,
sera
Questestraordinaria
osservazionie unica
nulla esperienza,
tolgono a
logio
mostrava
i
segni
evidenti
del tem-di questa
rino,
una
fabbrica
storica
e
prestigiosa
a punta d’avanti. Dopo due anni di attesa, Giovanni si troverà e forte emozione
chi
ha
sostenuto
il
ripristino
dell’orolopo
non
assolvendo
più
al
suo
compito
nella
realizzazione
di
orologi
da
piazza
a vivere in prima persona l’esclusivo compito unificatore, ad la prima domenica di marzo, durante la solenne celebrazione
gio, ma
richiamare
ad una
originario.
eessere
da torre.
A taledei
proposito
la penarealizzerà
la guida
ceraioli.vale
Giovanni
la prima vera della S. Messa in occasione
dellavorrebbero
canonizzazione
di Sant’Ubalricordare che la grafica degli orologi Recentemente è stata fatta un operazio- maggiore attenzione futura, per una
con funzioni pubbliche era stata qual- ne di restauro, grazie alla sensibilità e più attenta ricognizione di competenze
specialistiche
perchériconosciuto
ogni opera ora,
di reall’interessamento
varie componencheCome
anno amici,
prima collaboratori
uniformata in
tuttonon
il potevamo
attaccamento al
Cero giustamente
e soci
non pub- di festato
sempre
e soprattutto
dache
parte
blicaredopo
con massimo
orgoglio
la notizia
ha coinvolto
il ma innegabilmente
grande
o piccola
sia,diè tutti
anche
ti della
città e finalmente
è tornato a dastauro
mondo,
che la lettura
errata
da che
i ceraioli;
una scelta inevitabile
e naturale
quale ci unianostro
Direttore
e Consigliere
delalla
Maggiosplendere
Eugubino,
e soprattutto
opera alla
di conoscenza
e di
e aUbalfunzionare
correttamenparte
di un
capostazione,
dovuta
mo
per
l’affetto
che
ci
lega
a
lui
e
per
la
condivisione
unarido
Gini.
Il
Senato
santantoniaro
lo
ha
proclamato
Primo
recupero della memoria, e comeditale
poca chiarezza, causò uno dei più gravi te.
comune verso
la Festa
bella delfilologico,
mondo. in relaCapodieci
del Cero
di Sant’Antonio
l’anno
2013! vorreipassione
chiede
un più
approccio
tal proposito
però evidenziare
disastri
ferroviari
avvenuto
negli Statiper A
UnaDi
lunga
carriera ceraiola
un mani- presenti nel lavoro zione alle informazioni disponibili.
alcune difformità
Uniti.
conseguenza
anche degnamente
il nostro, coronata,
attualità
L’orologio di Piazza Quaranta Martiri
è stato ed è ancora per la nostra memoria collettiva un riferimento, perché
la sua funzione non è stata solo quella
di scandire il tempo ma anche di identificare un luogo particolarmente vitale
per i rapporti sociali degli eugubini. La
storia di di
questo
segnatempo
inizia nel
Michela
Biccheri
1927 quando il Comune di Gubbio lo
A
8
14
> storia arte e cultura
I “libelli” Ranghiasci-Fabbri del 1862
> di fabrizio cece e basilio tinti
All’indomani dell’Unità d’Italia iniziarono anche a Gubbio le lotte politiche
tra la parte vincitrice, la sinistra progressista, che aveva guidato il processo risorgimentale e il vecchio apparato papalino, conservatore e moderato
che in qualche misura aveva impedito
alla città gravi conseguenze come era
accaduto in altri luoghi. Campione dei patrioti era Angelico Fabbri
(1822-1866), mentre il partito più reazionario aveva come suo principale
rappresentante il marchese Francesco
Ranghiasci Brancaleoni. Tra questi
due personaggi, determinanti per la
storia di Gubbio di buona parte del
XIX secolo, non era mai corso buon
sangue, men che meno dopo il 1860,
quando la fine di certi privilegi di casta, se non di rango, permise anche
ai patrioti eugubini l’accesso alla
documentazione dell’amministrazione comunale. Senza entrare troppo
nei dettagli basta citare la nota pubblicazione di Fabbri “Ai suoi onesti
La prima pagina dello scritto Fabbri.
Gubbio, biblioteca comunale Sperelliana.
concittadini”, non datata
ma pubblicata nel luglio del
1862 – sulla quale sono stati raccolti diversi documenti – per assaporare il clima
dello scontro politico che si
era acceso in quella rovente
estate eugubina. Il libretto,
vero e proprio caposaldo per
ogni ricostruzione biografica
di Fabbri, fu edito in risposta ad un precedente libello
fatto stampare dal marchese
Ranghiasci. Era chiaro che
senza avere lo scritto del
marchese la ricostruzione dei
fatti che diedero luogo a quel
forte scontro sarebbe rimasta
monca e incompleta.
L’anno scorso, in occasione dei 150 anni dell’Unità
d’Italia, una copia di questa
pubblicazione è finalmente
riemersa dal fondo antico
della biblioteca comunale Il frontespizio del ritrovato opuscolo Ranghiasci.
Gubbio, biblioteca comunale Sperelliana.
Sperelliana,
vero
tanza nessuno può dubitare.
scrigno di opere
inedite, tutto da esplorare e Piccoli esempi. Il nobiluomo, a proposito di Fabbri, scriveva tra l’altro:
valorizzare.
Le “Memorie patrie pubbli- «Partì da Gubbio con pochi soldi e ricate dal marchese Francesco tornò con le tasche ripiene, con grado
Ranghiasci Brancaleoni di di Capitano, ordinanza, carrozza, caGubbio”, stampate a Peru- valli, valigi, speroni e frustino, di cui
gia nel giugno 1862 erano non fece sempre il miglior uso». Di
in risposta ad alcuni scritti Domeniconi: «migliorò assai le sue
anonimi, ma fatti pubblicare finanze come Ricevitore del Demada Fabbri e Alessandro Do- nio». Chiosava infine: «In una parola
meniconi poche settimane ambedue da una meschina posizione
prima, che smascheravano salirono ai più altri seggi Municipasecondo gli autori il pessimo li, da cui senza dubbio scenderanno
comportamento tenuto da quando gli Eugubini apprezzeranno
Ranghiasci in occasione del- meglio il diritto che gli accorda la Cole stragi di Perugia del 1859. stituzione». Sappiamo com’è andata
La risposta del marchese, a finire!
durissima, diede motivo al Si auspica pertanto la ristampa, maFabbri di replicare con il ri- gari in forma anastatica e con un adecordato e arcinoto opuscolo guato commento storico-critico, del“Ai suoi onesti concittadi- le pubblicazioni Ranghiasci-Fabbri.
Sarebbe il modo migliore per tornare
ni”.
In questa sede è ovviamen- ancora una volta a parlare della storia
te impossibile commentare recente di Gubbio, dei suoi cittadini,
adeguatamente lo scritto del dei sui protagonisti.
Ranghiasci della cui impor-
> storia arte e cultura
15
Toni Bellucci: Archives - 3
> di ettore a. sannipoli
Una serrata metrica compositiva
contraddistingue questi pannelli di
Toni Bellucci. Sono opere impaginate
rigorosamente, secondo una sintassi che
combina scomparti in rilievo e supporti
che restano sotto livello, costituenti la
base della rappresentazione. A questo
scandire in alti e bassi le superfici, si
aggiunge l’opportuna variatio formale
dei settori rilevati, rettangolari ma
anche rotondi o a losanga; nonché
le differenze di texture e tonali dei
fondi bianchi, che possono presentare
incisioni appena percettibili con
silhouette, linee prospettiche e pseudoscritture. I pannelli vengono di norma
raggruppati in serie, a formare trittici o
altre successioni ordinate.
Su queste superfici, sapientemente
preparate e articolate, si dispongono le
vere e proprie figure: elementi in lamina
di piombo, penne e frecce, frammenti
di minerali et similia (verderame
cristallizzato,
carbone),
cartigli,
rotuli con iscrizioni e quant’altro.
Sagomatura e lavorazione delle foglie
metalliche mirano spesso ad ottenere
forme sospese e pendenti, graffianti
a volte come artigli; in altri casi
tendono alla piena resa antropomorfa,
definendo immaginette umane di
sapore archeologico e arcaizzante. La
base cromatica è quella scura e severa
del piombo, nobilitata da patine
cupriche e arricchita qua e là da intense
note di colore rosso o verde turchese,
su fondo nero.
Alcuni pannelli si differenziano dagli
altri per la presenza alla base di
mensoline sulle quali sono poste ampolle
o boccette che contengono arcane
sostanze colorate. Queste bottigliette
invogliano a essere prese e toccate,
trovandosi contemporaneamente nello
spazio fittizio della rappresentazione
e in quello reale dell’esistenza. Esse
armonizzano in sé due mondi diversi,
stabilendo - con grande efficacia estetica
- un continuum tra forma artistica e
realtà. E creando così una dimensione
a parte, intermedia tra la pura forma
e la pura funzione. Come l’ansa del
vaso, indagata con minuziosa analisi e
profonda sapienza da Georg Simmel.
Toni Bellucci, Archives - 3. Tuscania,
Magazzini della Lupa, 8-23 settembre
2012.
16
> storia arte e cultura
Documenti inediti sulla Fabbrica
di Ceramiche Brizi e Compagni
> di ettore a. sannipoli
Dieci anni fa, proprio sulle pagine de «L’Eugubino», scrissi
un articolo relativo alla Fabbrica di Ceramiche Brizi e Compagni, sorta in Gubbio nel 1921, riportando le poche notizie
su questa manifattura desumibili dalla stampa del tempo e
presentando per la prima volta alcune opere prodotte durante la breve attività della ditta.
Documenti inediti rintracciati di recente in un archivio privato, mi permettono di gettare nuova luce su questa dimenticata fabbrica eugubina. Per ora accennerò soltanto alle principali novità ricavabili dall’esame del materiale documentario,
riservandomi di analizzare in dettaglio le carte d’archivio in
una successiva occasione.
L’attività della «Brizi e Compagni» ha inizio ben prima della «benedizione della fornace» avvenuta il 12 maggio 1921.
L’11 gennaio, infatti, era stato già stipulato il contratto d’affitto dei locali ad uso della manifattura, che aveva sede in
Palazzo Ranghiasci (nel cosiddetto «Teatro» palatino) e in
alcuni vani della retrostante via Galeotti. Gemma Melchiori
Ranghiasci contrasse questo e altri impegni di locazione con
Tullio Brizi, rappresentante legale della Società: veniamo così
a sapere, finalmente, il nome di battesimo del «Prof. Brizi»
citato dalle fonti, che ci permette di identificare tale personaggio con il noto restauratore assisano (1888-1977), attivo
pure a Gubbio - assieme allo zio Domenico - nel campo degli
Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni, vaso (albarello) decorato a girali vegetali, 1921-1922 ca., maiolica, h. cm 13,4. Gubbio, collezione privata.
Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni, spolvero su carta lucida da ricalco con
danzatrice, 1921-1922 ca. Gubbio, collezione privata.
interventi conservativi su antichi dipinti murali. Anche da
una lettera riguardante Antonio Nigi, socio e capo operaio
della «Brizi e Compagni», si apprende che i lavori della fabbrica erano iniziati nel gennaio del 1921.
Il vero e proprio atto di costituzione della «Società in nome
collettivo», avente per scopo la «produzione e rivendita di
maioliche artistiche e di stoviglie», risale però al 13 giugno
1921, nello studio eugubino del notaio Lamberto Marchetti.
I soci sono cinque: Eleonora Baffoni (con una quota di £
30.000), Tullio Brizi (£ 22.000), Augusto Franceschetti (£
10.000), Giuseppe Franceschetti (£ 5.000) e Antonio Nigi (£
3.000), per un capitale sociale di £ 70.000. La durata prevista del sodalizio è di cinque anni. Brizi, oltre che rappresentante legale, è direttore tecnico dello stabilimento e delegato al commercio dei prodotti. La Baffoni riveste il ruolo di
coadiutrice del direttore. Augusto Franceschetti è contabile,
cassiere e magazziniere. Giuseppe Franceschetti «amministratore» (riceverà, come vedremo, l’incarico di liquidatore
dell’impresa). Nigi, infine, è nominato «sorvegliante della
produzione di stoviglie». Tra i nomi non compaiono quelli di
Giuseppe Nigi e di Ingino Baffoni, citati invece in un articolo
sulla manifattura del 26 maggio 1921, anche se da alcuni
> storia arte e cultura
documenti senza data apprendiamo che Ingino sicuramente
riverberò ceramiche per la fabbrica di sua sorella Eleonora.
Già, perché dal gennaio del 1922 è proprio Eleonora Baffoni
ad assumere la «qualifica di direttore della fabbrica Cer. Brizi
e C.gni, in virtù del foglio privato del 24.I.22 rilasciato dal
Sig. Brizi, direttore titolare della fabbrica stessa». Poco dopo
Antonio Nigi venne «dimesso dal lavoro senza preavviso di
legge» e iniziò così una lunga controversia con la Società
richiedendo un compenso «per l’opera compiuta» e rinunciando, infine, «a ogni diritto a lui proveniente in qualità di
socio».
Sono queste le prime avvisaglie di trasformazioni in atto
motivate forse da qualche serio problema economico che
cominciava a manifestarsi nel corso dell’attività produttiva. La fabbrica, specializzata in «stoviglie rustiche umbre»,
smerciava le proprie ceramiche a Gubbio e in località circonvicine (Assisi, Cantiano, Gualdo Tadino, Pietralunga), approfittando a volte di occasioni quali le fiere stagionali. Una
parte degli oggetti raggiunse anche il mercato romano, grazie
ai contatti con rivenditori come Ettore Musciacco. All’entità delle vendite si può risalire, indicativamente, tramite un
bollettario relativo al periodo dicembre 1921 - agosto 1922
e ad un quaderno di appunti databile, a quanto sembra, al
bimestre settembre-ottobre 1921. Il mancato pagamento di
alcune commissioni, come quelle numerose e rilevanti della
Ditta Musciacco (il 23 novembre 1923 ancora debitrice della
«Brizi e Compagni» per un importo di £ 1.084), contribuì di
sicuro al dissesto della manifattura eugubina, già sofferente
per cambiali emesse e per debiti contratti con ditte fornitrici
di materiali (smalto, cristallina, colori) quali la Società Anonima Colorificio Römer di Firenze.
Così, nel corso del secondo semestre del 1922, si decise di
mutare la «Società in nome collettivo» in «Società per azioni» e - a quanto pare su consiglio dell’avvocato Giovanni
Clementi - si addivenne alla stipula della liquidazione della
ditta, affidata all’esperienza e alle indubbie capacità di Giuseppe Franceschetti. L’ultimo periodo documentato della
breve vita della nostra impresa riguarda soprattutto l’inventario dei beni posseduti e la vendita sia dei prodotti rimasti
in magazzino sia del materiale e degli attrezzi di fabbrica.
Si conservano elenchi di oggetti «di 1a» e «di 2a categoria»
esistenti in magazzino con i corrispettivi prezzi; liste di cera-
Intestazione su foglio di bollettario della Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni, 1921. Gubbio, collezione privata.
miche vendute a diversi acquirenti con i relativi introiti; registrazioni di entrate e di uscite, e così via. Particolare interesse
riveste il «Conto di merci fornite alla Fabbrica M. Giorgio»,
cioè alla ditta eugubina diretta da Polidoro Benveduti, rilevataria di molti dei materiali della «Brizi e Compagni»:
«stampi in gesso», «tavole per lavoro», «torni in legno»,
17
Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni, disegni a inchiostro su carta con motivi floreali (uno dei quali usato come spolvero), 1921-1922 ca. Gubbio, collezione privata.
«tornelle», «rastrelliere», «ferri per fornace» e altro ancora,
per un importo complessivo di £ 5.685. Insomma tra il 1922
e il 1926 Giuseppe Franceschetti, con grande impegno, cercò
di ripianare i debiti di una manifattura ormai dismessa, come
significativamente indica un sintetico «Conto della fabbrica
Brizi» in calce al quale sono riportate, a matita, due cifre:
quella delle uscite, che ammontano a £ 9.909, e quella - faticosamente raggiunta - delle entrate, che ammontano invece
a £ 10.440.
Infine una sorpresa. Oltre ai documenti d’archivio, di questa manifattura si sono per buona sorte conservati anche
numerosi spolveri, in prevalenza su carta lucida da ricalco,
alcuni dei quali mai usati. Molti di essi presentano decori
ornamentali, con una speciale predilezione per delicati motivi floreali o comunque fitomorfi. Altrettanto significativo è
il gruppo con soggetti figurati, che sembrano tratti perlopiù
da vignette o illustrazioni di riviste e di giornali del tempo.
Un repertorio iconografico ancora tutto da studiare, assai
promettente per ampliare le nostre conoscenze su una delle
più brevi avventure, in campo ceramico, tra quelle vissute a
Gubbio nei tumultuosi anni del primo dopoguerra.
Bibliografia essenziale
Sulla Fabbrica di Ceramiche Brizi e Compagni cfr. E.A. Sannipoli,
La Fabbrica Ceramiche Brizi e Compagni: notizie preliminari e ipotesi di ricerca, in «L’Eugubino», a. LIII (2002), n. 1, pp. 29-30.
Su Tullio Brizi cfr. A. Settimj Vivaldi, Brizi. Una grande famiglia,
Roma 2011, pp. 22, 142-144.
Un sentito ringraziamento al proprietario dei documenti sulla fabbrica in esame.
SVILUPPO RURALE PER
L’UMBRIA 2007 - 2013
MIS. 3.1.3
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PROGRAMMA DI
XXXI Mostra Mercato Nazionale
del Tartufo Bianco
e dei prodotti agro-alimentari
Gubbio
dal 31 ottobre al 4 novembre 2012
sedi della mostra
Piazza Grande
Arconi Via Baldassini
inaugurazione 31 ottobre 2012
ore 17.00
apertura stand dalle
ore 9.30 alle ore 19.30
info: 075 9220693 - [email protected]
www.tartufodigubbio.it
> vita dell’associazione
19
conoscere gubbio XI
> di robert satiri
Famiglia dei Santubaldari offerto dalla Famiglia stessa rappresentata dal
Presidente Avv. Ubaldo Minelli.
La serata si è conclusa nella rinnovata
Taverna dei Santubaldari con la degustazione di alcuni piatti caratteristici
della nostra tradizione gastronomica.
Ci sentiamo in dovere di ringraziare
tutti i partecipanti e coloro che hanno collaborato alla riuscita dell’inizia-
Domenica 30 settembre si è svolta l’undicesima edizione di “Conoscere Gubbio” la splendida iniziativa esplorativa
delle bellezze cittadine fortemente voluta e promossa nelle sue prime edizioni dal compianto Presidente Onorario del Maggio Eugubino Maestro
Pietrangelo Farneti, in collaborazione
con il Comune di Gubbio, le Famiglie
Ceraiole e la Basilica di Sant’Ubaldo.
Il tema della giornata è stato: “Il Colle
Eletto”, quindi la Basilica di S. Ubaldo
con la raccolta delle Memorie Ubaldiane e le Cappellucce del Colle Eletto.
Al saluto del Sindaco di Gubbio Diego Guerrini ha fatto seguito la dotta
guida del consigliere Ettore Sannipoli, coadiuvato da Francesco Mariucci,
Silvia Alunno e Filippo Paciotti che ha
consentito di apprezzare anche sotto
l’aspetto architettonico ed artistico
la Basilica dedicata a S. Ubaldo e di
ammirare la raccolta delle “Memorie
Ubaldiane” ubicate nel complesso stesso, ponendo particolare attenzione alle
urne che nei secoli passati hanno permesso la conservazione ed esposizione
del corpo incorrotto di Sant’Ubaldo,
nonché il piviale e la documentazione
iconografica sul Santo e la Festa dei
Ceri in esposizione permanente.
Abbiamo poi disceso a piedi il monte
Ingino sotto un cielo minaccioso ma
miracolosamente privo di pioggia, soffermandoci presso le tre cappellucce
aperte per l’occasione per essere visitate e descritte con minuzia di particolari costruttivi ed espositivi da Ettore
Sannipoli e Silvia Alunno.
I partecipanti hanno ricevuto anche
una immagine di S. Ubaldo offerta dalla gestione delle raccolta delle
memorie Ubaldiane e l’opuscolo di
presentazione della cappelluccia della
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tiva, in particolare soci e consiglieri
del Maggio Eugubino, la Famiglia dei
Santubaldari, l’alimentari Coal Francesco Casagrande di Torre Calzolari
per i prodotti tipici, il bar La Valle di
Isidoro Angeloni per la “vera crescia
di Gubbio” ed il Park Hotel Cappuccini per le pietanze.
Appuntamento a tutti all’edizione
numero dodici, nella prossima primavera, con un probabile itinerario
archeologico nella Gubbio Umbra e
Romana.
20
> vita dell’associazione
Università inglesi ospiti a Gubbio
Il Maggio Eugubino in collaborazione con gli
Sbandieratori di Gubbio, il Teatro della Fama, la Famiglia
dei Sangiorgiari, la Libreria Fotolibri, ha organizzato una
serata “Umbra” in onore dei Professori e degli Studenti
che stanno terminando le ricerche archeologiche: “La
frontiera tra Umbria ed Etruria”.
Coordinatore delle attività è il professor Simon Stoddart
dell’Università di Cambridge (vecchia conoscenza eugubina
per i studi risalenti al 1983/1984 su Gubbio e gli antichi
Umbri)… Tutti ospitati nella preziosa e medievale Taverna
dei Sangiorgiari cortesemente posta a disposizione per
questa iniziativa culturale cittadina, tra l’altro risultata
anche elemento di forte legame con la maggior parte
degli ospiti che hanno in San Giorgio il loro protettore
nazionale. Il presidente Lupini, ha sottolineato - durante
la serata - come questo studio ricopra un’importanza
strategica che porterà ad una conoscenza più approfondita
del nostro passato. Noi eugubini sentiamo un rapporto
privilegiato con questo antico popolo quasi abbandonato
dalla cultura baronale ed imperante, del quale ci sentiamo
veramente discendenti. è anche una ulteriore occasione
per riscoprire e valorizzare, attraverso un’attenta politica
di sviluppo sostenibile, aree di grande pregio paesaggistico,
complessivamente ancora preservate e rimaste ai margini
dei grandi flussi turistici. Ha poi continuato, il Presidente
del Maggio, affermando la convinzione non solo della
valenza scientifica di questo progetto, ma anche delle
opportunità che ne deriveranno. Ha infine concluso
ringraziando tutti i partecipanti e donando agli studenti
un testo sugli umbri ed il libro sullo Studiolo di Federico
da Montefeltro, gentilmente messi a disposizione da
Maurizia Baccarini. Precedentemente, attorno alla
Fontana del Bargello, era stata conferita l’onorificenza,
più caratteristica di Gubbio, alla professoressa Caroline
Malone Direttrice della Scuola di Geografia, Archeologia e
Paleontologia – Queen’s University di Belfast, annoverata
quindi tra i Matti Onorari di Gubbio, un segno di stima,
di simpatia e di profondo ringraziamento da parte degli
eugubini. Obiettivi principali del progetto sono l’analisi di
alcuni siti archeologici dell’Italia centrale, e in particolare
dell’Etruria e del Lazio, mediante ricognizioni dirette,
ricerche di archivio e l’applicazione di sistemi geografici
informatizzati, prospezioni geofisiche e remote sensing.
Il fine scientifico è quello di acquisire nuovi dati utili a
ricostruire gli antichi paesaggi dell’Italia centrale con
le relative dinamiche insediative e verificare l’impiego
di nuove tecniche di rilevamento, contribuendo alla
documentazione di beni archeologici compresi comunque
in aree a rischio… La serata è continuata con la consegna
dell’ultimo lavoro letterario degli sbandieratori e con la
parole del Professore Giuseppe Sebastiani che ha tracciato
le esperienze e gli scambi intercorsi tra Italia ed Inghilterra
plaudendo ad un dialogo che non debba mai fermarsi. Da
sottolineare l’appassionante lettura, da parte dell’attrice
Marinella Baldinucci, di un capitolo del romanzo che
Dina Castellani ha tessuto e sta terminando sulla civiltà di
questo antico popolo… La conclusione è stata affidata allo
stesso professor Stoddart che nel ringraziare per la sorpresa
che ha voluto riservargli il mondo associativo eugubino, ha
promesso di impegnarsi per una possibile Mostra dei reperti
trovati a Gubbio sugli Umbri all’Università di Cambridge.
> vita dell’associazione
21
torneo quArtieri 2012
> di robert satiri
Quella del 2012 potrebbe essere ricordata come l’edizione della svolta
del Torneo dei Quartieri di Gubbio,
città che ancora una volta è stata capace di stupire per organizzazione,
coinvolgimento, spettacolo e festa
... un’occasione incomparabile per
assaporare un ritaglio della nostra
grande storia e tradizione anche in
estate! Con il Patrocinio del Comune
di Gubbio, il coordinamento dell’Associazione Maggio Eugubino e la
collaborazione dei Quartieri, Balestrieri e Sbandieratori, nella splendida
cornice della Città ci siamo ritrovati
immersi nell’atmosfera incantata del
Medioevo non solo per assistere ad
una sfida ma per confrontarsi con le
nostre radici ed origini e per concedersi l’opportunità di accostarsi alle
più genuine e sentite espressioni della cultura e della tradizione umbra.
Quest’anno ogni Quartiere ha legato
il proprio Corteo Storico - che ha percorso le vie del centro cittadino con
figuranti, balestrieri e tamburini, per
poi raggiungere la suggestiva cornice
di Piazza Grande - alle coreografie che
le Scuole di danza Città di Gubbio,
Ikuvium Ballet e Umbria Ballet, hanno presentato durante lo svolgimento del Torneo, interpretando ciascuno un tema dei “Quattro Elementi”
loro assegnato: l’aria a San Giuliano,
l’acqua a San Pietro, la terra a San
Martino ed il fuoco a Sant’Andrea.
Il tutto accompagnato dalle melodie
medioevali del gruppo di musica antica “Ludus Musicorum”, coordinato e
diretto dal Prof. Maurizio Ceccarelli,
nuova colonna sonora alla manifestazione. Nei giorni precedenti le piazze
eugubine si sono riempite quando a
Sant’Andrea, a San Martino, a San
Pietro ed a San Giuliano, abitanti e
turisti hanno potuto godere delle prelibatezze culinarie, dei giochi e degli
intrattenimenti allestiti dai Quartieri.
La competizione in Piazza Grande tra
i quattro Quartieri è iniziata alle ore
18.00, inizio scandito dagli immancabili e suggestivi rintocchi del Campanone abilmente “sonato” dalla Compagnia dei Campanari di Gubbio ed
ha regalato “scintille” prodotte, oltre
che dai “balistari”, dalle verette scagliate contro il tasso, non offuscate dall’abbaglio delle luci. Preziosi
e sempre ammalianti i numeri ed i
volteggi delle bandiere del Gruppo
Sbandieratori guidato dal prof. Giuseppe Sebastiani: oltre che il numero
classico hanno proposto una suggestiva interpretazione della “speranza
nei giovani” attraverso un ideale richiamo alla continuità dell’arte della
bandiera tra padre e figlio. L’abilità e
la sorte, quest’ultima spesso insostituibile ma non sufficiente compagna,
hanno premiato Pietro Salciarini (Misdea) del Quartiere di San Giuliano
primo classificato, Francesco Mencarelli del Quartiere di San Martino
secondo classificato e Marcello Cerbella di San Pietro terzo classificato.
Al Quartiere di San Giuliano quindi
è andato lo splendido e prezioso Palio
realizzato dall’artista eugubina Patrizia Pastorelli. Da quest’anno è stato
premiato anche il Quartiere che ha
meglio interpretato il tema assegnato:
la giuria presieduta da Stefano Can-
nelli ha attribuito il riconoscimento
(un’opera ceramica dell’artista eugubino Gabriele Tognoloni) ancora una
volta al Quartiere di San Giuliano
con la coreografia dell’aria che ha primeggiato con 95 punti sulle altre. Un
successo insomma, al di là degli oltre
mille spettatori in piazza, e delle altre
migliaia di eugubini e turisti che sono
stati a vario titolo “coinvolti” nei vari
eventi e che sta già facendo pensare
ad evoluzioni dell’appuntamento per
i prossimi anni.
Nel corso del 2012 si dovrebbe concretizzare la creazione dell’Ente che
sarà chiamato a gestire ed arricchire
l’evento, con un ulteriore sforzo scenografico e coreografico per la Piazza
ed i costumi dei figuranti. Appuntamento quindi al 2013 per gli spettatori
ed ai prossimi mesi di quest’anno per
quanti, Amministrazione Comunale,
Associazione Maggio Eugubino, Società Balestrieri, Società Sbandieratori, Quartieri, Gruppi Musicali, Scuole
di Danza ed a tutti coloro i quali, privati ed associazioni, vorranno condividere il percorso di preparazione del
Torneo dei Quartieri del 2013.
22
> vita dell’associazione
I Fioretti di San Francesco
nelle Biblioteche di Gubbio.
Mostra delle più belle edizioni
> a cura della BIBLIOTECA COMUNALE SPERELLIANA
Mostra bibliografica presso la Biblioteca Comunale
Sperelliana (via Fonte Avellana, 8 - Gubbio)
A cura del comitato “San Francesco e il lupo di Gubbio. Centro di documentazione sulla simbologia e la
mitografia del lupo”
In collaborazione con:
Comune di Gubbio, Assessorato alla Cultura
Biblioteca Comunale Sperelliana
Biblioteca San Francesco
Biblioteca Archivio Diocesano
Biblioteca Agostino Steuchi
Periodo: venerdì 5 ottobre – sabato 3 novembre 2012
Inaugurazione venerdì 5 ottobre ore 17,30 presso la
Biblioteca Sperelliana
L’esposizione sarà visibile negli orari di apertura della
Biblioteca: mar.-sab. 9/13-15/19, lun. chiuso
La rassegna “I Fioretti di San Francesco nelle Biblioteche
di Gubbio. Mostra delle più belle edizioni”, che aprirà i
battenti il prossimo venerdì 5 ottobre (chiusura sabato 3
novembre), rappresenta il primo atto concreto del comitato San Francesco e il Lupo di Gubbio. Centro di documentazione sulla simbologia e mitografia del lupo, sodalizio
fortemente voluto dall’Associazione Maggio Eugubino
con l’intenzione di approfondire, in modo sempre più articolato, maturo e complesso, questo episodio universalmente conosciuto e “fra i miracoli di San Francesco d’Assisi uno dei più profondamente recepiti ed ancora vivi”
(G. Ortalli). L’esposizione prevede una rassegna delle più
belle edizioni moderne dei “Fioretti”, da cui come è noto
è tratto l’episodio del «santissimo miracolo che fece santo
Francesco quando convertì il ferocissimo lupo d’Agobbio»
(cap. XXI), e corona una prima perlustrazione effettuata
non solo nei fondi della Biblioteca Comunale Sperelliana,
ma anche nella Biblioteca San Francesco, nella Biblioteca
Diocesana e nella Biblioteca Agostino Steuchi di San Secondo, enti che gentilmente hanno messo a disposizione il
loro prezioso materiale per dare corpo e sostanza all’iniziativa in oggetto.
Non solo: il centro studi ha l’intenzione di raccogliere testimonianze e materiali relativi alla figura simbolica del
lupo in ambiti differenziati quali, tanto per fare alcuni
esempi, la mitografia, la favolistica, la letteratura e il cinema. I documenti collezionati inerenti a questi argomenti
potranno confluire nel tempo nella Biblioteca pubblica, la
Sperelliana, al fine di soddisfare l’esigenza di conoscenza
di tutti, ma anche al fine di promuovere iniziative (mostre,
conferenze, laboratori didattici ecc.) volte all’approfondimento dell’episodio che più ci interessa e alla costante
formazione delle generazioni più giovani, spesso ignare di
questo importante e sottaciuto patrimonio locale. L’istituzione del centro studi ha ricevuto il plauso dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Gubbio che si è subito reso
disponibile a collaborare con il neonato comitato nella
certezza che «ogni nostra azione – come scrive l’Assessore
Marco Bellucci nel catalogo della mostra – per piccola che
essa sia, deve pervicacemente tendere alla riscoperta e alla
valorizzazione dei temi che compongono la cultura locale
per trasmetterli vividi alle generazioni presenti e future».
La mostra rientra, tra l’altro, nel progetto la Biblioteca
nascosta: storie di autori e libri antichi, format che risponde all’esigenza di rendere visibile il prezioso patrimonio
librario locale.
COMUNE DI GUBBIO
Assessorato alla Cultura
San Francesco e il Lupo di Gubbio
Centro di documentazione
sulla simbologia e la mitografia del lupo
5 ottobre - 3 novembre 2012
Biblioteca Sperelliana - Gubbio
In collaborazione con:
Biblioteca
Agostino Steuchi
> vita cittadina
23
ritornare a gubbio
> di emanuela marionni
Con l’estate arriva puntuale il desiderio di rivedere mia
madre, i miei fratelli e i tanti amici, parenti e conoscenti
che vivono in Italia. È un viaggio che di solito intraprendo
nel mese di luglio e le mie figlie mi accompagnano quando
gli impegni permettono loro di farlo. L’anno scorso sono
venute tutte e tre, ma quest’anno e’ venuta solo la mia
figlia minore.
È risaputo che la voglia “di tornare a casa” per le vacanze estive è un sentimento comune tra gli emigrati italiani di oggi. In Michigan, ad esempio, c’ è una compagnia
aerea che organizza dei voli diretti che collegano Detroit
con Roma, Bologna e Milano da giugno a settembre, e
ogni volo, nonostante i prezzi elevati, ha quasi tutti i posti
esauriti.
Il viaggio annuale in Italia è per me una specie di pellegrinaggio durante il quale, per quattro o cinque settimane,
adempio i miei doveri di figlia e sorella, riprendo i rapporti con amici e parenti e cerco di conciliare l’idea di come
si viveva in Italia anni fa con le dinamiche della realtà di
oggi.
Giro la chiave del portone della casa dove sono nata e
immediatamente assumo il mio ruolo di figlia di Cencio e
Maria e di sorella di Marco e Francesco. In un batter d’occhi, al primo sorriso che scambio con i miei familiari, posso palpare l’affetto che ci unisce. Più tempo è necessario
per aggiornare il nostro rapporto, scambiare le informazioni sui vari eventi avvenuti durante l’anno e sui possibili
cambiamenti che questi hanno apportato alla nostra vita.
Anche se ci parliamo al telefono almeno due volte la settimana, ci sono dettagli sui quali a volte non ci soffermiamo
sufficientemente o che addirittura omettiamo per evitare
inutili preoccupazioni ai chi è lontano.
Semplice e spensierato è il rapporto che ogni estate riallaccio con amici e parenti. Le conversazioni riprendono e
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continuano come se ci fossimo visti qualche giorno prima,
si rispolvera la valanga dei ricordi vissuti insieme e se ne
accumulano di nuovi.
Insieme un po’ si ride e un po’ si piange. Ogni anno ci sono
notizie di qualcuno che ci ha lasciato, o che si è ammalato,
o che ha avuto qualche seria crisi: segno del tempo che
scorre e di quanto la vita è preziosa e imprevedibile.
Anche se mi dispiace ammetterlo, quando arrivo in Italia
trovo qualche difficoltà a conciliare il modo di vivere che
conoscevo con quella attuale.
Per risolvere anche la più semplice questione burocratica,
mi sento persa nel labirinto degli uffici “specializzati” istituiti negli ultimi anni. Non so cosa farei senza i suggerimenti dei miei fratelli!
Voglio specificare che questa non è una critica: ho vissuto abbastanza da capire che i cambiamenti fanno parte
integrante della vita. Un aspetto di ciò è come, accanto
alle tradizioni secolari e tipiche, si siano aggiunte abitudini nuove, alcune maturate nell’ambito cittadino, altre
importate da luoghi lontani, con simbolismi e significati
totalmente estranei alla società italiana. Noi che viviamo
lontano dai luoghi della nostra giovinezza abbiamo bisogno di un po’ di tempo per assorbire eventuali evoluzioni
e cambiamenti.
È stato un piacere condividere questi pensieri sul mio ritorno “a casa”.
Alla prossima.
> vita cittadina
24
Incomprensibile atto vandalico
> di mario farneti
È di qualche settimana fa la notizia
dell’irrimediabile perdita di un documento unico scoperto da Bruno Bartoletti, eugubino appassionato di misteri, su una roccia del Monte Ingino
nei pressi della Prima Cappelluccia. Si
tratta dell’iscrizione conosciuta come
quadrato palindromo del Niger/Regin, di certo la più rara iscrizione di
questo genere insieme con quella del
Sator. Di piccole dimensioni era formata da cinque righe di cinque lettere
ciascuna, disposte in modo da formare
un quadrato leggibile sia in un senso
sia in un altro.
Per il modo con cui è stato compiuto
questo atto vandalico è chiara l’intenzione di cancellare per sempre una testimonianza, risalente ad almeno cinque secoli fa, della presenza a Gubbio
di un circolo iniziatico di ispirazione
neo-templare. Non è bastato infatti
distruggere l’iscrizione con una mazza da muratore, ma l’autore di questa
azione riprovevole ha addirittura ricoperto ogni traccia con del gesso bianco, per imitare le macchie di licheni
dello stesso colore presenti in tutta la
zona, allo scopo di cancellare, con il
passare degli anni, il ricordo dell’esatta collocazione del petroglifo.
Del ritrovamento del quadrato palindromo diffondemmo la notizia quasi
dieci anni fa attraverso il periodico
Hera, di cui era al tempo direttore
Adriano Forgione, illustrando anche
quali rapporti e connessioni potesse
avere l’iscrizione palindroma con quel
luogo preciso del monte. Ne uscì un
articolo che apriva vasti orizzonti,
dalla preistoria fino a eventi storici più
vicini: il primo Ottocento, la Seconda
Guerra Mondiale e poi l’immediato
dopoguerra.
Non mi dilungo oltre su argomenti già
trattati di cui chiunque può documentarsi con facilità in Internet (http://
www.farneti.it/ArtHera43.htm); vorrei invece che i lettori valutassero con
maggiore attenzione la valenza che il
Monte Ingino, o Monte di S. Ubaldo
riveste nel rapporto con la città.
La prima evidenza è che città e monte
rappresentano un insieme inscindibile
e che qualsiasi intervento di tutela e
valorizzazione dei beni culturali, storici e ambientali che riguardi Gubbio
non può essere intrapreso tralasciando
l’altura che sovrasta la città, poiché la
città è anche il monte. Non per niente
lo stemma di Gubbio rappresenta proprio “il monte” (cfr. Piero Luigi Menichetti, Storia di Gubbio dalle origini
all’Unità d’Italia, Vol. I, Peruzzi Editore 1987, pag. 389). Anzi, propongo di
ripristinare questa dizione e non quella
impropria dei “cinque monti” perché
è la più antica e la più aderente alla
realtà. Di fatto lo stemma rappresenta
cinque cime dello stesso monte e non
cinque monti.
Perché il Monte Ingino divenisse lo
stemma di Gubbio, doveva rivestire già dalla più remota antichità una
funzione preminente. Da questo assunto io e Bartoletti ci siamo mossi fin
dall’inizio delle nostre ricerche sul versante dell’altura che guarda la città e,
dopo numerose esplorazioni, ci siamo
accorti di un’evidenza straordinaria: le
varie cavità che vi si aprono, a cominciare dalla Grotta di S. Agnese, per poi
passare alla cosiddetta Grotta delle
Merende e a quella del Diavolo erano
inserite in un culto “betilico”, legato
cioè alla pietra, abbinato al culto delle
acque.
In epoca remota, una complessa serie
di canalizzazioni tagliate nella roccia
convogliava le acque che sgorgavano
(o venivano fatte sgorgare) dall’alto, in
are e ricettacoli di cui oggi rimangono
le vestigia. Molte pietraie, ad esempio,
altro non sono che il risultato della disgregazione di manufatti risalenti ad
alcuni millenni prima della nostra era.
Un altro aspetto sorprendente è che
molte parti del monte furono modellate da una civiltà sconosciuta affinché,
osservato dalla pianura, il versante
che sovrasta Gubbio assumesse la forma di un triangolo.
Basta fare un excursus di pochi decenni e consultare una cartolina degli
anni Trenta dello scorso secolo per
accorgersi che a quel tempo il monte
era quasi completamente brullo, tranne qualche raro cipresso piantato in
epoca ottocentesca. Le abetaie risalgono infatti ad epoche recenti (1950-60)
quando in un generale piano di rimboschimento si procedette a inserire
questa flora di tipo alpino sulle nostre
alture. L’intervento, seppure positivo dal punto di vista paesaggistico e
idrogeologico ha tuttavia snaturato la
funzione sacrale del monte, invertendo la situazione ambientale di qualche
millennio fa, quando la pianura era
per intero occupata dalla foresta e il
monte era una roccia quasi brulla che
svettava sopra di essa. Dico “quasi
brulla” perché non è inverosimile che
ospitasse alcuni boschi sacri.
Nell’antichità non esisteva l’inquinamento atmosferico né tantomeno
quello acustico, perciò ogni evento che
si fosse verificato sulla nostra altura
poteva essere visto e ascoltato anche
da notevole distanza. Posso testimoniare personalmente che ancora negli
anni Cinquanta ci si poteva parlare da
un monte all’altro con facilità. Il Colle Eletto era perciò un luogo ideale, a
causa della sua posizione, per ospitare
riti e cerimonie cui potevano assistere numerose comunità da vari luoghi
della pianura eugubina e delle alture
prospicienti.
Naturalmente non sto parlando di
civiltà conosciute, a noi relativamen-
> vita cittadina
25
te vicine, come quelle degli Umbri o conoscitore dell’Arte Regia praticata rare il monte integrandolo alla città e
dei Celti, ma di ciò che gli storici e gli dai Templari, cercarono sul Monte approntare, da parte di chi è preposto
archeologi definiscono con vaghez- Ingino quell’acqua di cui parla Dante istituzionalmente a farlo, quelle miza “substrato preindoeuropeo” cui il nel Canto XI del Paradiso, anche lui, sure di tutela e di valorizzazione che
mito dà, di volta in volta, nomi sugge- nascostamente, cavaliere templare. merita. Parlo ad esempio delle grotte,
stivi: pelasgi, iperborei, atlantidi e via Parlo proprio dell’acqua “che discen- lasciate nell’abbandono più totale, che
discorrendo. Se il mito, però, assegna de del colle eletto dal Beato Ubaldo” subiscono i continui assalti dei vanai popoli della nostra preistoria nomi di valenza sacrale e taumaturgica, che dali e delle molte altre evidenze di cui
fantasiosi e difficilmente verificabili oggi non si capisce esattamente dove si spero di parlare, unitamente all’amico
Bruno Bartoletti, in una prossima più
attraverso le fonti documentali o le trovi, a differenza che nell’antichità.
evidenze archeologiche, non per que- Le tracce dell’impianto che aveva tra- vasta e approfondita pubblicazione.
Guglielminaritenere
Roncigli
è scomparsa
settimana
fa, ritrovarsi,
dopotemtanto tempo;
unaaldiquadrato
qua e l’altro
di là,del NiRiguardo
magico
sformato
il monte
in un grande
sto dobbiamo
che
si tratti diqualche
quella Già
discrezione
che l’aveva caratterizzata anche nel turbine crudele ed insensato della guerra;
ma alla finesarebbe
ger/Regin,
puracon
fantasia.
il
quando
aveva assunto la presidenza dell’Associazione due orfani, accomunati proprio da quell’essere
rimasti che
infine opportuno
concetto
di “popolo”
ogni traccia
della sua
stride
con lo dei
stereoFamiglie
40 Martiri. Eppure è riuscita nella sua orfani a pochissimi anni, a due anni Guglielmina,
ad un
presenza
non
tipo semplicità
darwiniano
del
a fare ciò che non è facile fare: intrecciare anno Pieter. Iniziò così una lunga e fraterna amicizia che svaniscae nell’oblio,
cavernicolo
un’amicizia copercon il figlio del proprio nemico. Guglielmina, ha portato alla luce quel dolore nascosto,
lo ha comeperché
è a tutt’oggi il quato di pelli, capace di
in una delle sue visite frequenti al Mausoleo dei Quaranta sciolto nella commozione e nel dolore dell’altro, come
drato palindromo più
emettere disarticolati
Martiricondannadove è seppellito il padre, aveva notato circa lei privato della presenza del proprio padre.
Non si sono
conosciuto
al mondo
grugniti,
9
anni
fa
sul
registro
dei
visitatori
una
firma:
Pieter
incontrati
mai
più,
ma
sono
state
le
lettere
a riprendere
al pari
di quello del
to a trascinare la sua
Staudaker
con accanto
“figlio del tedesco ucciso”. Si può nell’ultima parte della vita, quel filo interrotto
con laconsulSator: basti
bestiale
esistenza
in
tare le pagine che in
luridiimmaginare
abituri o lo
nelle
sbigottimento e l’insieme dei sentimenti propria storia nel giugno terribile del 1944.
Internetpensiero
gli sono state
caverne.
provati, ed anche il dilemma: chiudere lì o andare avanti? Guglielmina se n’è andata con un ultimo
dedicate
in ogni parte
La scoperta
nel
1991
Guglielmina seguì l’istinto ed iniziò tra molte difficoltà le proprio per Pieter che le aveva scritto una lettera a Natale.
del pianeta.
del corpo mummifiricerche in Germania dello sconosciuto Pieter Staudaker, Rimane solo Pieter per raccontare la guerra dall’altra
Per questo motivo
cato di Ӧtzi conservaaiutata anche da don Ubaldo Braccini. E finalmente parte, e la ricerca della pace attraverso una dolcissima
tosi nei ghiacciai del Similaun per cin- pio con lo scopo di rendere fruibile abbiamo proposto, io e Bartoletti, di
un giorno
Guglielmina
lo incontrò
a Pomezia
nelattraverso
italiana,una
colpita
come ricollocare
lui da unaintragedia
perenne
e spesitu, anche
a nostre
sacrale
precisa
quemila
anni dimostra
la presenza
nel l’acqua
camposanto
dove
sepolti
i militari
tedeschi
morti
sempre
uguale
che sua
la ispira.
donna che
se, una
copiaUna
in ceramica,
protetta
liturgia,
erano
ben più
evidenti
neinella
se- follia
nostro
continente,
in sono
epoche
remote,
nel
nostro
Paese
nel
corso
della
seconda
guerra
mondiale.
ha
coltivato
come
un
fiore
prezioso
e
raro
l’amicizia
con
di civiltà complesse e diversificate, per coli passati, tanto da suscitare l’inte- da un vetro blindato.
È nostro
che la richiesta
chi erano
sapeva leggere
i segni
certiAversi
anche
raffinate,
non
ricordo
della
giornata
fu dissimiscattata unaresse
foto di
dove
il “nemico”
in oltre
nome della
pace eauspicio
del superamento
delle venga
accolta
dalle
Autorità
preposte e
le apparenze.
li daritratti
quelle Guglielmina
“storiche”. e Pieter con sua moglie
ormai non barriere. Che sono esse stesse guerra.
che
l’iniziativa
possa
dare
impulso a
È
assai
probabile
che
il
quadrato
magiÈ perciò
nostra
convinzione
che
alcuni
più giovanissimi, ma con quel dolore sempre cocente
circoli iniziatici operanti a Gubbio (e co del Niger, andato ormai irrimedia- un’azione di totale recupero e di adedentro pur nascosto dalle vicende della vita. Fu come un
Pina Pizzichelli
non solo), cui non è difficile pensare bilmente perduto, facesse riferimento guata tutela e valorizzazione dei beni
culturali, storici e ambientali presenti
avesse dato impulso Federico da Mon- a quel culto.
tefeltro, sommo mecenate e profondo Per concludere: è importante recupe- sul Monte Ingino.
non sono più tra noi
vita cittadina
Ricordando Guglielmina Roncigli
A
31
s
i
b
r
u
a
i
l
i
b
orri
Torna la rubrica delle ombre che incupiscono la nostra Gubbio. Una rubrica aperta alle vostre segnalazioni dei disagi incontrati nel vivere
la città, questo per migliorarla. La rubrica offre lo spunto per discutere, per trovare insieme delle soluzioni. È un modo costruttivo di
segnalare e perché no risolvere i problemi di vita comune.
Nella rubrica auspichiamo che trovino largo spazio le “luci” di Gubbio: angoli della nostra città meritevoli di essere osservati, interventi
e soluzioni intelligenti, propositi, progetti, idee attuabili a favore della nostra città. È una rubrica che aspetta la vostra collaborazione,
per ciò potete spedire le vostre lettere o fotografie al sito [email protected] o presso la sede di piazza Oderisi.
Dopo due mesi rimane imbrattata via Galeotti
Una famiglia abitante la via caratteristica parallela a via
dei Consoli, ci ha inviato un fax sollecitando la nostra
Redazione a dare voce alla loro denuncia, rimasta per
due mesi inascoltata. La volta trecentesca a crociera meta
prediletta di fotografi e sposi, turisti e guide turistiche è
rimasta imbrattata nonostante le segnalazioni e la denuncia condotte dalla famiglia, alla Polizia Municipale e al
Comando dei Carabinieri. Anche l’Ufficio Tecnico è stato
avvertito nella speranza che intervenga prima che lo stesso
gesto vandalico, possa diffondere una moda sconsiderata.
La famiglia ci chiede di verificare gli interventi e se ciò
non fosse accaduto, di sensibilizzarli. Dalle foto scattate il
26 settembre purtroppo dobbiamo unire il nostro sdegno
a quello della famiglia molto sensibile e che ringraziamo
vivamente per l’interesse dimostrato nei confronti della
nostra bella Città.
Quale sicurezza?
Si possono creare zone di rispetto? Come riuscire a educare alla civiltà? Scaglionare le uscite dalle scuole? Aumentiamo il
servizio d’ordine? Il semaforo a scorrimento più rapido nelle ore di punta? Creare altri semafori? Come possono difendersi
i bambini all’uscita dalle scuole?
Cosa commentare, quali soluzioni per le arterie cittadine ma anche per le coronarie umane?
Via Perugina
Viale Leonardo da Vinci
vita cittadina
A
28
> vita cittadina
Conclusa la trilogia “Medicea”
L’etica del giardino ritrovato
di Giuseppe
Maria Nardelli e Patrizia Biscarini
Il Libro comunemente chiamato Genesi, è il primo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana; inizia con la creazione del
mondo, per poi raccontare
di come Jahvè,
Supremo-Dio
esseri viventi e in
“l’Adam”.
Secondo
l’ebraismo,
nagli
e internazionale,
traultimo
cui Antonio
Paolucci,
Marcello
Verga e
“È stato pubblicato
sul n.l’Essere
10 di ottobre
2011 creò
il cristianesimo e l’islam “Adam” non significa solamente l’Adamo-uomo (il compagno di Eva-femmina), ma più precisamente tutti
della rivista quadrimestrale “Medicea – Rivi- Gerhard Wolf.” … “Il materiale raccolto e approntato per un
due insieme. In estrema sintesi “l’Essere Umano Autocosciente”. In questo libro egli viene posto al centro del Creato, invitato non
nuovo
articolo
dedicatoperché
a Vittoria
Dellainterpretare
Rovere (duchessa
di Urinterdisciplinare
dima
studi
edita
solo a prenderne sta
possesso
e a dominarlo,
a luimedicei”,
viene chiesto
di esserne
attento
ascoltatore
ne sappia
le istanze,
bino
nonché
moglie
di
Ferdinando
II
de’
Medici)
è
stato
elaboraa Firenze
dainvitato
Marco aFerri
e Clara
Gambaro,l’essenza di tutto ciò che lo circonda. Egli non deve farne uso inap“dando il nome alle
cose” ed
conoscere
intimamente
tocontinuare
e integratol’opera
da Patrizia
Biscarini
completando
così – Dom
con i due
l’ultimo
studio
di Giuseppeanzi
Maria
Nardelli
condotto
in collabopropriato
e sconsiderato,
dovrà
divenirne
servitore
e custode per
creatrice
di Jahve
l’Essere Supremo.
Salvatore
presentato
il suo scritte
“L’eticae del
giardino precedenti
ritrovato, sabato
8 settembre
nella Salauna
dello
storico
Refettorio
contributi
qui pubblicati
sorta
di trilogia
medicea
razione
con Frigerio
Patrizia (l’autore)
Biscarini,hadal
titolo «Fonti
figurate
del
complesso
conventuale
di
San
Pietro
a
Gubbio,
in
occasione
della
ormai
tradizionale
relazione
che
il
Rotary
Club
di
Gubbio
offre,
conservate a Gubbio su Vittoria Feltria Della Rovere, duches- che gli eredi di Nardelli prevedono di rieditare in un volume
quale incontro aperto, alla cittadinanza.
sa d’Urbino, ‘ultimo Germe rimasto d’una Casa’». Il presente antologico dell’autore…” “Questo ciclo di studi nel complesso è
articolo conclude una sostanziosa trilogia di studi degli autori stato corredato da un importante materiale iconografico, ha presentato
documenti
eugubini, pubblicata dalla prestigiosaDiaz
rivista– fiorentina,
edita alla
dalla gloria
gogna
del inediti
G8 e ha riletto e reinterpretato materiali
dall’editrice Centro Di, diretta da un comitato scientifico e re- documentari già conosciuti.”
Intrighi, costituito
tradimenti,da
sangue
e potere:disono
gli ingredienti
del italialibro-choc «Diaz – dalla gloria
alla gogna
del e Giuseppe Marino Nardelli
Patrizia
Biscarini
dazionale,
personaggi
spicco
della cultura
G8» scritto dai giornalisti Gian Marco Chiocci, inviato de “Il Giornale” e figlio dell’eugubino anche lui
giornalista e scrittore Francobaldo Chiocci e Simone Di Meo con Vincenzo Canterini, l’ex comandante della Celere di Roma condannato per la macelleria messicana di Genova. Il libro (pubblicato da «Imprimatur
Editore») affronta, per la prima volta, i tanti – troppi – misteri del vertice internazionale del 2001; come la
presenza – tra le centinaia di agenti incaricati non si sa da chi di fare irruzione nell’istituto – di un famigerato
drappello di picchiatori fantasma (il Gos, Gruppo operativo speciale), a metà strada tra teppisti e poliziotti,
o come il cortocircuito dei Servizi segreti italiani e internazionali che non riuscirono a prevedere la violenza
di migliaia
di black
o come
– ancorafamiglia
– la (fallimentare)
tra forze
e tute
dagli scrittori,
dalladell’ordine
stampa cattolica
in genere, il 24 gennaio.
Nacque
nel 1567
in bloc,
Francia
da nobile
savoiarda.trattativa
Ebbe sottobanco
bianche
per
impedire
la
distruzione
della
città.
Non
mancano
le
accuse
che
Canterini
rivolge
ai
vertici
della
una severa educazione fin da bambino e il padre lo condusse Il Vescovo Ceccobelli, alla Messa in onore del Santo Patrono
Polizia,
che secondo
luiche
hanno
impedito
l’accertamento
quel massacro
salisse
dell’ordine,dipresso
la Cappella
privata della Sede Vescovile, ha
verso
gli studi
giuridici
concluse
conchegrande
successodella
e si responsabilità
troppo di livello rispetto ai sacrificabili agenti del VII nucleo speciale antisommossa.
San Francesco di Sales
Patrono della stampa cattolica, dei giornalisti, degli autori e degli scrittori
distinse come avvocato presso il Senato di un dipartimento savo- rivolto un affettuoso augurio e una sentita preghiera affinchè la
iardo. Il suo interesse per la teologia prevaricò portandolo, il 21 stampa sia sempre operosa nel bene, nella divulgazione di notizie
e verificabili; ha invocato l’ascolto dei poveri e degli oppressi
dicembre 1593, alla recita della sua prima Messa.
La sua spiccata
I brevetti
di DinoverePezzopane
apertura verso il mondo e la resistenza alla fatica di cui era for- e l’obbedienza alla verità, ha ricordato l’importanza del rispetto
Dino Pezzopane,
al terminea dell’esposizione
cheper
ha dirigersi
registratolui,
tanto della
successo,
ha presentato
di donazione
suesoprattutto
opere
propria
dignità e diproposta
quella degli
altri e di delle
piacere
temente
dotato, lo spinsero
lasciare il pulpito
d’ingegno
al
Comune
di
Gubbio.
Il
comune
ha
interessato
l’Itis
ed
il
suo
dirigente
dott.
Nadery
che
si
è
reso
subito
disponibile
ad
verso la gente con la luminosa trovata dei fogli volanti che faceva a Dio allontanandosi da inutili competizioni.
accogliere nel suo istituto una mostra permanente laboratorio didattico con i brevetti di Pezzopane. Le opere già sono presso l’Itis
puntualmente scivolare sotto le porte delle case o che affiggeva La vera ricompensa, come recita un punto del decalogo del giorin attesa che si espletino le formalità necessarie e che si definisca un compiuto progetto di allestimento didattico, con il supporto del
sia la consapevolezza
aver svolto
unilservizio
cui valga
suiComune
muri della
cristianesimo,
arrivando
dap- da nalista,
e dicittà
tutte diffondendo
le componentiildella
comunità locale
che hanno
subito dimostrato
interesse ed di
attenzione
come
Maggiodi
Eugula pena
di giocare
la vita.e per tutta l’attività postaMichela
pertutto
mezzi originali.
Viene
festeggiato
giornalisti
e reso
bino edcon
i Campanari.
Va citato
l’assessore
Marcodai
Bellucci
per aver
possibile
l’esposizione
in essereBiccheri
per
far sì che rimanessero a Gubbio questi interessantissimi brevetti. Un grazie eccezionale a Pezzopane per la sua ecletticità e bravura e
per la volontà di lasciare i suoi brevetti a Gubbio.
> vita cittadina
29
Comunicato Famiglia dei Santantoniari
dio Maggio Eugubino-Colacem
La Famiglia dei Santantoniari comunica che in questi giorni sono stati consegnati i contributi derivanti dal Concerto in Onore di
Sant`Antonio Abate dal titolo “Nessun dorma”.
I beneficiari di tali contributi sono stati: Oratorio Don Bosco di Via Massarelli, A.E.L.C sez. eugubina lotta per il cancro, Avis Sezione
di Gubbio, Associazione Crisalide, Associazione Diabetici Eugubini ONLUS.
Storico anno per le balestre eugubine
Le balestre eugubine si confermano le più
forti anche in terra toscana. A Sansepolcro,
la Società Balestrieri di Gubbio vince il Palio
del 9 settembre, strappando il primo e secondo posto agli storici balestrieri di casa. È
stato Nazareno Mencarelli a centrare il bersaglio e strappare la vittoria a 93 balestrieri
e il secondo ben meritato posto è andato ad
un altro eugubino, Claudio Mancini, mentre il terzo posto ha visto Samuele Gherardi
(ITIS), Fedeocio Psico Pedagogico), Gre- 2010-2011: Angela Binacci
di Sansepolcro.
Si conclude un anno ricco di
rica Rossi
Socio
Psico Pedagogico),
(Liceo Classico-Scientifico),
vittorie e di soddisfazioni
per la(Liceo
Società
Balestrieri
di Gubbio contro la rivale storica Sansepolcro consolidate da un’altrettanto antica
amicizia,
che ricordiamo
è iniziata
nella nostra città con la vittoria del maestro d’arme emerito Gianpiero Bicchielli.
doni (IPSIA),
Elisa sfida
MonacDavide Lispi
(Liceoa maggio
Classico-Scientifico),
sabel Poeta (ISA); i vincitori
di Studio per l’anno scolastico
Laura Ferranti (IPSIA), Valerio Miozzi
(ITC), Hafid Assia (ISA).
il nuovo cammino di fede
Vita dell’associazione
Nella lettera pastorale resa pubblica nella solenne concelebrazione in Duomo per la festa della dedicazione
della Cattedrale, a conclusione della tre giorni dell’assemblea diocesana mons. Mario Ceccobelli delinea una
vera e propria “riforma” del percorso di iniziazione cristiana – il così detto catechismo - nella diocesi eugubina. Un nuovo cammino di fede e di catechesi, con novità nel metodo e nei tempi, destinato a toccare da vicino
la comunità dei credenti e la vita delle famiglie, dei bambini e dei ragazzi. “Si formeranno gruppi di bambini
accompagnati da varie figure di animatori – ha spiegato il Presule - nei quali saranno presenti anche i genitori,
che sosterranno i figli nel cammino”. La <lettera> si rivolge anche “al mondo della politica, nel pieno rispetto
della sua libertà ed autonomia, ma con doverosa sollecitudine pastorale, data la gravità della fase politica attuale, nel nostro Paese” comprese le “nostre realtà”. Ricorda che “il fine e la giustificazione stessa dell’azione
politica è sempre e comunque il bene comune, inteso come insieme delle condizioni politiche, sociali ed economiche che permettano ad ogni persona e ad ogni formazione sociale, a partire dalla famiglia, di realizzarsi pienamente”. “Chi fa
politica – conclude Ceccobelli - svolge un servizio, e affinché sia davvero tale dobbiamo riscoprire il senso autentico del termine”.
Quindi ““sì” a una politica che serve i cittadini, “no” a una politica a cui servono i cittadini». G.B.
esposizione via xx settembre, 53
di vispi william & C. snc
via nicola pisano, 14 - 06024 gubbio (pg)
tel. e fax 075 9274362 - [email protected]
A
21
30
> vita cittadina
Ma che tempo fa!
> di pina pizzichelli, intervista a pierluigi gioia
Ma che caldo fa! E sarà davvero così? Lo abbiamo chiesto a
Pierluigi Gioia, insegnante di professione, divulgatore scientifico e collaboratore di Umbriameteo, il primo sito umbro
di meteorologia e climatologia.
Professore, non mi dica che la scorsa estate è stata un’estate
“normale”. Abbiamo tutti sofferto un caldo atroce e a lungo.
Un caldo torrido sconosciuto almeno nelle nostre zone…
Che abbia fatto caldo è innegabile. Le temperature medie
di quest’estate, registrate dalle stazioni meteorologiche della
zona, compresa quella che gestisco io fra Fossato di Vico
e Gualdo Tadino, parlano chiaro: 23,7°C contro i 21,3°C
della media trentennale, vale a dire 2,4°C sopra la norma.
Il mese più torrido quello di agosto, con 25,5°C, cioè 3,2°C
oltre la media. Ma non è un “caldo sconosciuto” perché
meno di dieci anni fa, nel 2003, fece ancora più caldo. In
quell’estate, le temperature furono 0,7°C più alte di quelle dell’estate 2012, nelle nostre zone. Quindi, se ci affidiamo alla matematica e non alle impressioni soggettive, che
sono fallaci, possiamo dire che circa dieci anni fa soffrimmo
molto più caldo, anche se pochi se lo ricordano. Si aggiunga
che l’inverno 2003 non fu certo così freddo come l’inverno 2012, uno dei più gelidi da trent’anni in qua. Quindi,
tirate le somme, la temperatura media del 2012, nonostante
l’estate così calda, è praticamente nelle medie trentennali e il
2012, a livello globale, non sarà un anno caldo come il 2003.
Statisticamente, estati così calde si verificano in Italia ogni
10-15 anni circa: fu così anche nel 1983 e nel 1998, l’anno
più caldo di sempre. È a causa dell’enfatizzazione dei mezzi
d’informazione che ci siamo davvero convinti di non aver
mai sentito un caldo del genere ed anche l’uso sistematico
dei climatizzatori, dieci anni fa non così diffusi, aumentando
la differenza fra temperatura interna ed esterna, ci fa sentire
più caldo. Un mio amico, di ritorno d’oltreoceano, dove è
notorio che si usi l’aria condizionata o il riscaldamento al
massimo in ogni stagione, mi ha confessato di non avere mai
sentito tanto freddo d’estate e tanto caldo d’inverno come
negli Stati Uniti. La realtà è questa: siamo anche noi a non
accettare più che faccia caldo o freddo. Come scrisse l’umorista inglese Jerome Klapka Jerome, per prendere in giro i
londinesi di fine Ottocento: “Tutti si lamentano del tempo e
nessuno fa mai niente!”
Dai dati che Lei ha, il clima è sempre lo stesso o sta cambiando e anche velocemente?
Il clima non sta cambiando, ma è già cambiato. Il cospicuo
aumento di temperatura si è ormai verificato fra la fine degli
anni Ottanta del secolo scorso e i primi anni di questo appena iniziato. Negli ultimi otto-dieci anni, invece, il trend positivo della temperatura si è un po’ allentato; anzi, secondo
misurazioni più precise, si è anche lievemente invertito. Questo significa che chi fa il confronto fra gli anni Settanta ed
oggi, trova che le temperature sono generalmente aumentate
di circa 0,5°C, a livello globale, hanno raggiunto i massimi
livelli fra il 1998 e il 2003, ma poi hanno smesso di aumentare o sono lievemente regredite. I clima di oggi, dunque, è in
una fase tutto sommato stazionaria.
Quali le cause se ciò è vero?
I meccanismi dei cambiamenti climatici, per quanto si dica,
non sono ancora del tutto noti e le teorie finora elaborate
sono solo “teorie”. Quella che è andata per la maggiore, ma
che oggi è in fase di revisione, è quella del Riscaldamento globale di origine antropica: l’aumento delle temperature medie
del pianeta Terra sarebbe unicamente dovuto all’immissione
sempre crescente di gas serra (anidride carbonica, metano ed
ossidi di azoto) da parte dell’uomo. Secondo questa teoria,
continuando a bruciare petrolio e carbone, ci troveremo fra
meno di cento anni in una Terra calda fino a 2-3°C in più,
con conseguenze catastrofiche, spesso eccessivamente enfatizzate. Si pensi alla notizia circolata quest’estate, totalmente
falsa, sullo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia.
La teoria più recente, che ha avuto anche il supporto di un
grande esperimento realizzato pochi mesi fa al CERN di Ginevra, è quella che pone in relazione il riscaldamento globale
degli anni Ottanta-Novanta, oltre che con l’effetto serra antropico, con l’elevatissima attività solare che si è verificata
nel corso del XX secolo, la più intensa degli ultimi duemila
anni. Da un decennio circa, però, la nostra stella è entrata
in una fase di profondo minimo che, a parere di non pochi
scienziati, potrebbe durare anche parecchi decenni, come già
accaduto nel XVII e XVIII secolo, quando faceva ben più
freddo di oggi. Questa teoria spiegherebbe perché l’aumento
della temperatura media terrestre sia al palo da alcuni anni,
anche se serviranno ulteriori riscontri sperimentali. Ci sono
– è vero - i catastrofisti anche da questa parte: secondo alcuni, saremmo alle porte di una nuova era glaciale. La mia personale opinione è che, se fosse vero che le immissioni di gas
serra sono in grado, anche solo in parte, di far aumentare le
temperature medie del pianeta Terra, be’... dovremmo davvero augurarci di vivere un lungo periodo di bassissima attività solare. Nessuno stato rinuncerà allo sfruttamento delle
sue riserve di petrolio: è inutile illuderci! E un’eventuale fase
“fresca” potrebbe consentirci di prendere tempo e trovare il
modo di sfruttare a basso costo le energie alternative.
> vita cittadina
31
Il Pinocchio eugubino
> a cura della redazione
Nell’anno 2005 la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il Lions Club Gubbio Piazza Grande riproposero in
edizione anastatica una versione interamente eugubina del libro “Le avventure di Pinocchio” di C. Collodi, illustrata
nel 1944 dall’artista Saffo Scavizzi e stampata dalla Casa Editrice Oderisi.
Il Museo Internazionale Luzzati di Genova, che si presenta come “Casa delle Arti, degli Autori, ma soprattutto dei
grandi temi”, ha dedicato a questo “personaggio” della letteratura italiana una biennale che si articola su più sedi, con
una mostra dell’iconografia contemporanea del celebre burattino, con un ampio programma didattico per bambini e
adulti e con un concorso internazionale d’illustrazione “Pinocchio”.
Una copia del catalogo della mostra è pervenuto alla nostra Biblioteca Sperelliana.
In esso compaiono articoli di autori prestigiosi, fra cui il nostro concittadino Goffredo Fofi, nel cui ricordo di bambino
degli anni ‘40 il Pinocchio illustrato da Saffo Scavizzi occupa un posto particolare.
Ci è di vanto riportarne uno stralcio per i nostri lettori.
“... Il mio primo Pinocchio mi venne
regalato da mio padre perché l’illustratore, che l’aveva fatto stampare
a sue spese, era un amico di nome
Saffo Scavizzi ( i genitori pensavano che Saffo fosse un nome maschile). Sono illustrazioni forti, nervose,
belle, rispettose della tradizione ma
con qualcosa di più meccanico o più
violento. Era il 1944, c’erano i tedeschi, avevo sette anni e il Pinocchio
di Saffo Scavizzi è rimasto il mio Pinocchio, un Pinocchio di un tempo di
paura che ha influenzato la mia ricezione dei tanti i illustratori successivi.
Il secondo fu quello più casalingo e
pacioso e in bianco e nero di Jacovitti, a guerra finita, assai migliore di
quello di vent’anni dopo. Più tardi, il
Pinocchio che mi ha ridato il paesaggio in cui sono cresciuto è stato quello stupendamente concreto di Roberto Innocenti. Sono poi venuti tutti gli
altri.”
“….Che siano tanti, dunque, gli artisti che si sono confrontati con Pinocchio di cui sono stato o sono amico,
qualcosa vorrà pur dire. Per esempio,
molto probabilmente, che si sono
condivisi sogni e fantasticherie, paure e dilemmi morali infantili anche
a partire dalla lettura di Pinocchio,
e che quel libro e quel personaggio
sono stati molto importanti nella
nostra formazione.” “…Riscoprire
Pinocchio è infatti, per noi tutti, riscoprire il bambino che siamo stati
ma soprattutto il bambini che è in
noi mai del tutto domato e adultiz-
Saffo Scavizzi “Mangiafuoco”, incisione su linoleum; “Le avventure di Pinocchio”, Oderisi, Gubbio 1944
zato… Una battaglia su due fronti
, una dualità irrimediabile per chi è
davvero vivo: quella della libertà e
della responsabilità. L’equilibrio è
difficile tra il cercare e il cercarsi, tra
il disordine e l’ordine, tra la fantasia e
la ragione, tra il fascino dell’anarchia
e il dovere della comunità. Ma guai
a non rimanere “foderati d’infanzia”
e pezzi di natura, caldi di istinto, di
smania, di sete, e guai a non sentire
il bisogno di riflettere e di amare, e
pensando e amando farsi saggi. Come
i bambini e i burattini”.
> vita cittadina
32
cordoglio per la famiglia rampini
L’Associazione Maggio Eugubino è fortemente coinvolta dal doloroso lutto che ha colpito la famiglia
Rampini con la scomparsa del figlio Francesco.
Pur senza parole, afflitti dalla tristezza, offriamo tutto il sostegno e l’amicizia sincera al nostro amico
e consigliere Giampietro, alla moglie Rossana, alla figlia Giulia.
L’affetto più caldo e vero possa giungere in questo momento di dolore, come un abbraccio saldo,
fraterno.
mm
“… Certo non posso ricordarti come ceraiolo di S.Antonio,
lo hanno scritto i tuoi amici del cero e tanto basterebbe
“ceraiolo vero ed umile”, ma io mi soffermo sulla parola
umiltà. Sì, la tua umiltà la posso garantire: qualche anno
fa gli amici volevano che fossi tu il capodieci del Cero mezzano, molti ricordo mi si avvicinavano per chiedermi di
convincerti, tanto era la volontà di tutti, perché vedevano
in te il ceraiolo che li poteva rappresentare il giorno dei
Ceri mezzani. Anche Giampietro ne sarebbe stato felice, ma
conoscendo la sua discrezione, mai si sarebbe permesso di
forzare la tua volontà. Per cui ho voluto provare attraver-
so la mia persona, di cercare di convincerti che era giusto
accettare questo ruolo, soprattutto perché voluto da tanti.
La tua risposta fu lapidaria “Alfredo io sono nato per fare
il ceraiolo semplice, nato come punta o braccere, tanto non
conta il ruolo, ma quello che senti dentro di te” di fronte a
quelle parole di certo non potevo che darti ragione. E queste saranno le parole che mi porterò sempre dentro, perché
in esse c’è tutto di te”.
Alfredo Minelli
Presidente Famiglia dei Santantoniari
> vita cittadina
Laurea
agrafici
Dott. Tiziano Bedini
33
L’albero più grande
del le Borse di Studio Magg
Consegnate
mondo ancora più grande
del nostro
socio Umberto, si è laureato in ingegneria presso il Politecnico di Milano ed è già stato contattato da
ubina nonFiglio
solo cala,
ancheaffezionato
se di poche
un’azienda degli Stati Uniti d’America. Al giovane professionista auguriamo i più vivi successi, mentre ci congratuliamo anche con
i genitori e soprattutto con il nonno Ermete.
precisione, ma invecchia sempre più; un
Dopo la partecipazione del Santo Padre alla tradizionale accensione dell’albero più grande del monno quelli celebraticon rito civile, aumendo, il nostro eugubino ha fatto il giro del mondo.
Un messaggio di pace e di fratellanza dalla terra di
al sacerdote. Questo dicono le cifre della
Sant’Ubaldo e di San Francesco è partito proprio
demografica dell’anno da poco concludalla nostra città, grazie allo sforzo di tutte quelle
dicembre 2011
il
totale
dei
residenti
ampersone che con amorevole e instancabileFilippo
lavoro hanAnselmo Riccardini
Biscarini
È giunta
alla XXVIanche
edizione, la consegna
no
permesso
che
l’opera
di
grandi
dimensioni,
tà, contro le 33.004 del 31 dicembre del
All’età
di 93 anniumano,
è venutotornasse
a mancare
ilBorse
Cordoglio
per
la morte
del dr. Filippo Biscarini, per
delle
diadStudio
istituite
dall’Asper spessore
ogni
anno
illumigeometra Anselmo Riccardini, padre
del
tutti
più
semplicemente
e amichevolmente “Pipseguenza dell’andamento naturale, con i
sociazione
Maggio
Eugubino e da Conare il Monte del nostro amato
Patrono.
L’ultima
consigliere comunale, geometra lacem
Angelo S.p.A,
po”.
Era
gremita
la
chiesa
di San Pietro in occasiovolta al riconoscimento
accensione è avvenuta per mano di Papa Benedetto
ati, senza il correttivo, nella circostanza,
e dell’architetto Francesco. Ha lasciato
ne
delle
onoranze
funebri,
a conferma della stima,
dell’impegno
scolastico
alunni più
XVI,
una
serataa emozionante
e indimenticabile
sug-degli
un
degno
ricordo
tutti
i
famigliari
ed
della
simpatia
e
dell’affetto
era circondato.
ne proveniente mdal saldo tra immigrati
meritevoli
deglidei
Istituti
affin-di cui
ci (Liceo
Socio Psico Pedago
gellata
firma
dellocondiviso
stesso
sullaregistro
nomieugubini,
amici
che dalla
con lui
hanno
Professionista
di valore, profondamente attaccato
chègrande
siano sollecitati
ad
approfondire i ta Goracci (Liceo Classicorispetto al 2010 gli
che
hanno
acceso
l’Albero
più
mondo
dal dove
vita
fino
ad oggi,
persona
gentile
e sem- delalla
sua città,
era solito ritornare con frequenpropri
interessi
culturali
e
a contribuire, Chiara Rondoni (IPSIA), El
1981.
Merito
a
tutti
coloro
che
hanno
reso
possibile
pre
disponibile,
ha
lavorato
per
anni
sia
za
da
quando
aveva
dovuto trasferirsi a Città della
sono stati 178, contro 253, quelli emisviluppo
della
nostra sociechi (ITC),
Isabel
come
progettista
di opere privatedunque,
e pub- alloPieve;
figura
imponente,
affettuoso
con tutti,
di-Poeta (ISA)
questa
esperienza.
64, con un differenza attiva che diminutà.
La
consegna
delle
Borse
di
Studio
è
delle
Borse
di
Studio
bliche che come restauratore di fabbrisponibile allo scherzo ed alla battuta, buono e con per l’ann
avvenuta allaunpresenza
del Presidente
del e dell’amicizia. Vacati storici. Ai figli Francesco e Angelo,
forte senso
della solidarietà
a 19 unità Più pesante il raffronto nati/
Maggio
Lucio Lupini;
delper il distacco terreno,
che hanno proseguito sull’esempio
del Eugubino,
lori che aumentano
il dolore
no venuti alla
dimaColacem
Giovanni
padre, alla moglie e ai famigliariPresidente
giunaiutano S.p.A,
a colmare
il grande vuoto lasciato. Ai
gano le più sentite condoglianze.Colaiacovo; familiari
le condoglianze
più sentite
dell’Amministratore
Delegacittadini, mentre 474 (meno 145) hanto di Colacem S.p.A, Carlo Colaiacovo;
cammino terreno; nel 2010 i numeri
del Vescovo di Gubbio, Mons. Ceccobelli
o 513 ( -150). Interessanti, a seconda del
e dell’Assessore alla Cultura del Comune
di Gubbio, Marco Bellucci. L’incontro è
sta, le cifre relative ai matrimoni: calano
stato coordinato dal Dirigente scolastico
Tutte le parrocchie del buranese, una delle zone più belle e difficili del territorio eugubino, si sono strette intorno al parroco Don
tro 53 del 2010),
aumentano quelli relidell’Istituto Superiore “G. Mazzatinti”,
Bruno Pauselli, che domenica sette ottobre ha festeggiato i suoi cinquanta anni di sacerdozio, che coincidono anche con il mezzo
Dario Missaglia.
I vincitoriIl delle
Borse centrale
di
a 113).
secolo di attività pastorale, svolta con impegno, generosa e totale disponibilità
e dedizione.
momento
della giornata,
Studio
per
l’anno
scolastico
2009-2010:
preparata con iniziative di preghiera nelle parrocchie di Caileto, Salia, Morena, San Bartolomeo e S.Margherita, è stata la Santa
Castellani
(ITIS),
Arianna
Fioruc- si unisce agli auguri
Messa celebrata alle ore 12 nella chiesa parrocchiale di Santa MariaElisa
Assunta
di Burano.
Anche
la redazione
on attenzione è quello relativo ai matri-
Non sono più tra noi
Buranese in festa
vita cittadina
ed ai ringraziamenti
A
25
> vita cittadina > ROSSOBLÙ
34
se il buongiorno si vede dal mattino...
> di ubaldo gini
(foto Gianluca Benedetti - PHOTOSTUDIO)
Che bravo Sottil! Che bravo Coppola! Il buon giorno si è visto dal
mattino e dall’inizio la tifoseria eugubina ha cercato di vedere che la
retrocessione poteva essere digerita
perché conquistata sul campo e con
tante responsabilità tecniche (leggasi scelte riparatorie discutibilissime).
Nel dubbio dell’avvio Sottil ha fatto
vedere subito di che pasta è fatto e i
giocatori gli sono andati dietro spinti dal nuovo e rigenerato entusiasmo
del capitano Alessandro Sandreani
insieme alla vecchia guardia per cercare di creare un clima ottimale con
tanti nuovi volti. La mannaia del ‘92
e quindi il minutaggio potrebbe essere una cartina al tornasole chiaramente sul potenziale tecnico di questi giovani. Intanto in porta è stato
definitivamente tolto il fantasma di
Donnarumma. Il Gubbio riesce a
vincere pur non giocando un calcio
spettacolare ma avete dato un’occhiata anche alle altre formazioni
con tante ambizioni e tanto budget
(speso) a disposizione? La squadra si
sta assestando e speriamo che trovi
anche quella giusta continuità nei risultati. Questo per continuare su una
striscia positiva di risultati potrebbe
pregiudicare le scelte di gennaio della
società e mettere di fronte al bivio il
presidente Marco Fioriti se investire
su tre buoni rinforzi di categoria per
provare a restare sempre nella parte
alta della classifica. La voglia di vincere insomma al momento sembra
essere tornata in casa rossoblù così
come l’entusiasmo insieme ad un
pubblico davvero spettacolare anche
ancora una volta da qui in avanti potrebbe fare la differenza perché ha
dimenticato anche le polemiche del
sol leone. Gli abbonamenti lo dimostrano. Adesso tocca alla società verificare ancora una volta il potenziale
con la speranza che torni quel sano
appettito... di vittorie.
prima del fischio d’inizio
Tutti in campo, poco prima del fischio
d’inizio, in diretta Rai Sport 1, per
salutare i tifosi eugubini che hanno
così avuto modo di applaudire due
medagliati di Londra 2012, Massimo
Fabbrizi, medaglia d’argento per il tiro
a volo e Vincenzo Mangiacapre, medaglia di bronzo per il pugilato. Al tifoso campano Ennio Calabresi e’ stato
consegnato un prezioso pezzo d’arte
creato dall’artista eugubino, molto
noto, Toni Bellucci. Un quadro che
riporta anche le scritte antichissime
delle bronzee Tavole Eugubine. (foto
Gianluca Benedetti - PHOTOSTUDIO)
www.barbetti.it
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Garibaldi,
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