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2
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Sul sito internet di ogni
Comune trovi l’elenco delle
iniziative per la celebrazione
del 150° dell’Unità d’Italia.
Ulteriori informazioni sono
disponibili ai seguenti indirizzi
internet:
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO:
http://www.italiaunita150.it/
programma-delle-celebrazioni.
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PROVINCIA DI BOLOGNA:
http://www.provincia.bologna.
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COMUNE DI LOIANO
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3
LA BANDIERA ITALIANA
La
Introduzione
pg. 5-7
LA BANDIERA ITALIANA – L’INNO NAZIONALE
Sommario
Identità Nazionale
pg. 8-15
Risorgimento
pg. 16-24
Personaggi
pg. 25-30
Romanzi
pg. 31-33
Ragazzi
pg. 34-38
DVD
pg. 39-44
Fonte:
http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_d’Italia (17/02/2011)
http://www.quirinale.it/qrnw/statico/simboli/tricolore/tricolore.htm (17/02/2011)
5
Introduzione
4
bandiera italiana è il Tricolore verde, bianco e rosso, a
tre bande verticali di eguali dimensioni.
Il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della
Repubblica Cispadana decreta “che si renda universale lo
Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco,
e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana,
la quale debba portarsi da tutti”.
Ma perché proprio questi tre colori? Nell’Italia del 1796, attraversata dalle vittoriose armate
napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli
antichi Stati assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da
tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790 (Rivoluzione
Francese)
E fu proprio in quegli anni che la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o
militare, ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa.
Nei tre decenni che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo tricolore fu soffocato dalla
Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei moti del 1831,
nelle rivolte mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli Bandiera, nelle sollevazioni nei
vari Stati.
Dovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde espressero una comune speranza, che accese gli entusiasmi e ispirò i poeti: “Raccolgaci un’unica bandiera, una speme”, scrive, nel 1847,
Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani.
Nel 1848 Carlo Alberto nel famoso proclama che annuncia la Prima Guerra d’Indipendenza termina con queste parole: ”(…) per meglio dimostrare con segni esteriori il sentimento
dell’unione italiana vogliamo che le Nostre Truppe (…) portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana.”
Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia e la sua bandiera continuò ad essere,
per consuetudine, quella della Prima Guerra d’Indipendenza.
La foggia della bandiera viene inserita all’articolo 12 della nostra Carta Costituzionale nel
1947.
Dal 1996 il 7 gennaio è la Giornata Nazionale della Bandiera tricolore italiana.
Fratelli d’Italia
D
Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
obbiamo alla città di Genova il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come
Inno di Mameli.
Scritto nell'autunno del 1847
dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel
clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra
contro l'Austria.
Introduzione
L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante
la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo “Inno delle Nazioni” del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani – e non
alla Marcia Reale – il compito di simboleggiare la nostra
Patria, ponendolo accanto a “God Save the Queen” e alla
“Marsigliese”.
Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'Inno
di Mameli divenisse l'inno nazionale della Repubblica Italiana.
Goffredo Mameli dei Mannelli (18271849). Studente e poeta precocissimo,
di sentimenti liberali e repubblicani,
aderisce al mazzinianesimo nel 1847,
l'anno in cui partecipa attivamente
alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto
degli Italiani. D'ora in poi, la vita del
poeta-soldato sarà dedicata interamente alla causa italiana.
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci;
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Dall’Alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano;
ogn’uom di Ferruccio
ha il core e la mano;
i bimbi d’Italia
si chiaman Balilla;
il suon d’ogni squilla
i Vespri suonò.
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
le spade vendute;
già l’aquila d’Austria
le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia
e il sangue Polacco
bevé col Cosacco,
ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.
Michele Novaro (1818-1885). Convinto liberale, offrì alla causa dell'indipendenza il suo talento compositivo,
musicando decine di canti patriottici
e organizzando spettacoli per la raccolta di fondi destinati alle imprese
garibaldine. Di indole modesta, non
trasse alcun vantaggio dal suo inno
più famoso, neanche dopo l'Unità.
7
Note di spiegazione dell’inno:
L
a cultura di Mameli è classica e forte è il richiamo alla romanità. È di Scipione l’Africano, il vincitore di Zama, l’elmo che
indossa l’Italia pronta alla guerra. Una bandiera e una speranza
(speme) comuni per l’Italia, nel 1848 ancora divisa in sette Stati.
La Vittoria si offre alla nuova Italia e a Roma, di cui la dea fu
schiava per volere divino. La Patria chiama alle armi: la coorte,
infatti, era la decima parte della legione romana
Mazziniano e repubblicano, Mameli traduce qui il disegno politico del creatore della Giovine Italia e della Giovine Europa.“Per
Dio” è un francesismo, che vale come “attraverso Dio”,“da Dio”
Sebbene non accertata storicamente, la figura di Balilla rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la
coalizione austro-piemontese. Dopo cinque giorni di lotta, il
10 dicembre 1746 la città è finalmente libera dalle truppe austriache che l’avevano occupata e vessata per diversi mesi
L’Austria era in declino (le spade vendute sono le truppe
mercenarie, deboli come giunchi) e Mameli lo sottolinea fortemente: questa strofa, infatti, fu in origine censurata dal governo piemontese. Insieme con la Russia (il cosacco), l’Austria
aveva crudelmente smembrato la Polonia. Ma il sangue dei
due popoli oppressi si fa veleno, che dilania il cuore della nera
aquila d’Asburgo.
Fonte:
http://www.quirinale.it/qrnw/statico/simboli/inno/inno.htm (17/03/2011)
Introduzione
6
L’INNO NAZIONALE
9
Pino Aprile
Identità Nazionale
Terroni.
Tutto quello che è stato fatto
perché gli italiani del Sud
diventassero “meridionali”
Arianna Arisi Rota, Monica Ferrari,
Matteo Morandi
Patrioti si diventa. Luoghi
e linguaggi di pedagogia
patriottica nell’Italia unita
Piemme, 2010
Angeli, 2009
Fratelli d’Italia... ma sarà poi vero? Perché, nel
momento in cui ci si prepara a festeggiare i 150
anni dall’Unità d’Italia, il conflitto tra Nord e Sud,
fomentato da forze politiche che lo utilizzano
spesso come una leva per catturare voti, pare
aver superato il livello di guardia. Pino Aprile,
pugliese, interviene con grande forza polemica
in un dibattito dai toni sempre più accesi, per
fare il punto su una situazione che si trascina
da anni, ma che di recente sembra essersi
radicata in uno scontro di difficile composizione.
Percorrendo la storia di quella che per alcuni è
conquista, per altri liberazione, l’autore porta
alla luce una serie di fatti che, nella retorica
dell’unificazione, sono stati volutamente
rimossi e che aprono una nuova, interessante,
a volte sconvolgente finestra nella facciata del
trionfalismo nazionalistico. Terroni è un libro
sul Sud e per il Sud, la cui conclusione è che, se
centocinquant’anni non sono stati sufficienti
a risolvere il problema, vuol dire che non si è
voluto risolverlo.
L’interesse recentemente dimostrato da più
parti nei confronti dei meccanismi e delle
strategie di ”costruzione della nazione” intesa
più come prodotto culturale che non come
dato fisico e biologico sta alla base di questo
libro, nel quale studiosi nel campo della
contemporaneistica, della storia dell’educazione
e della storia dell’arte si confrontano su alcune
delle principali esperienze del processo di
elaborazione di una imagerie civique in chiave
nazionale, non trascurando di focalizzare alcuni
importanti problemi metodologici. Incentrati
rispettivamente sui luoghi e sui linguaggi della
pedagogia patriottica nell’Italia unita, i saggi
qui pubblicati, si soffermano su due aspetti
fondamentali della questione educativa in ottica
identitaria: quello dei contesti e dei laboratori
e quello delle formazioni discorsive, nel senso
delle principali strutture narrative, retoriche e
argomentative del post-Risorgimento.
Alberto Mario Banti
Aldo Cazzullo
Sublime madre nostra.
La nazione italiana dal
Risorgimento al fascismo
L’Italia de noantri.
Come siamo diventati tutti
meridionali
Laterza, 2011
Mondadori, 2011
La nazione non è un dato di natura. Non emerge
dalle più lontane profondità dei secoli. Né
accompagna da sempre la storia d’Italia, dal
Medioevo a oggi. L’idea che una comunità di
uomini e donne, uniti da una serie di elementi
condivisi, possieda la sovranità politica che
fonda le istituzioni di uno Stato, è molto recente
e basa la sua capacità di attrazione sul lessico
usato, sulle parole per nominare questa nazione.
Quando sulla scena politica compare il discorso
nazionale, le forme comunicative scelte sono
estremamente seducenti. Le narrative nazionali
sanno emozionare. Sanno comunicare. Sanno
toccare il cuore di un numero crescente di
persone. Banti in questo volume indaga qual è
stato l’eccezionale potere comunicativo della
retorica nazionale nell’Italia risorgimentale e
indica in alcune “figure” del discorso usato le
immagini, i sistemi allegorici e le narrative che
hanno avuto un maggiore impatto sulle donne
e gli uomini che fecero l’Italia.
“Noantri” è la parola chiave dell’Italia di oggi.
L’Italia dei clan, delle famiglie, delle fazioni.
Del dominio dei rapporti personali. Della
politica divenuta prosecuzione degli affari con
altri mezzi. Un paese mai così frammentato,
eppure mai così uguale dal Piemonte alla
Sicilia: unificato dall’egemonia di Roma e del
Mezzogiorno.
Aldo Cazzullo parte dalla sua città, Alba,
dove ancora trent’anni fa “i miei nonni non
avrebbero mai mangiato una pizza”, e dove
ora si vive di turismo quasi come a Taormina. Il
viaggio prosegue nella Roma del Palazzo e dei
Vanzina, del Vaticano e dei Cesaroni, capitale de
noantri di un’Italia sempre più romanocentrica.
Conduce al Sud, che nel costume e nel
linguaggio, dalla mafia a Padre Pio, ha ormai
imposto il suo primato culturale al Nord.
Racconta come i nuovi italiani, i figli degli
immigrati, stiano scalzando gli italiani “veri”, che
hanno sempre meno voglia di lavorare.
Identità Nazionale
8
11
Aldo Cazzullo
Alberto De Bernardi, Luigi Canapini
Guido Formigoni
Carlo Fruttero, Massimo Granellini
Viva l’Italia!
Storia dell’Italia unita
Garzanti, 2010
L’Italia dei cattolici.
Dal Risorgimento ad oggi
La Patria, bene o male
Mondadori, 2010
“Viva l’Italia!” oggi è un grido scherzoso,
ma per molti italiani del Risorgimento e
della Resistenza furono le ultime parole
pronunciate. Si dimentica che nel 1848
insorse l’Italia intera. Ma l’Italia è una cosa
seria: è molto più antica di 150 anni. È nata
nei versi di Dante e di Petrarca, nella pittura
di Piero della Francesca e di Tiziano. Ed è
diventata una nazione grazie a eroi spesso
dimenticati. L’autore ne racconta la storia e
avanza l’ipotesi che in fondo gli italiani siano
intimamente legati all’Italia più di quanto loro
stessi pensino.
Esattamente un secolo e mezzo fa l’Italia
è diventata una nazione. Dopo l’Unità, ha
iniziato un percorso che l’ha portato tra le
maggiori potenze economiche del pianeta.
Sul fronte della modernizzazione e della
ricchezza, i successi dell’Italia unita sono
dunque numerosi e innegabili. Tuttavia la
storia recente del nostro paese resta segnata
da due grandi tragedie come il fascismo
e la distanza tra Nord e Sud. Il volume è
articolato in cinque narrazioni parallele,
che approfondiscono altrettanti aspetti
fondamentali: la politica internazionale;
l’evoluzione del sistema politico e gli eventi
che l’hanno segnato, a cominciare dalle due
guerre mondiali; il modello di sviluppo, con
i due miracoli economici; l’evoluzione della
società; l’identità del paese attraverso la
cultura.
Il Mulino, 2010
Carlo Fruttero e Massimo Gramellini hanno
unito le loro intelligenze per offrire ai lettori
un libro sulla storia del nostro Paese in
occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Hanno scelto 150 giornate significative dal
1861 a oggi, distribuendole equamente tra
i quindici decenni dell’Italia unita. In ogni
capitoletto di questa lunga narrazione
nazionale hanno evidenziato un personaggio,
un episodio, partendo dal particolare più
vivido per illustrare una pagina di storia
più grande e per evitare ai lettori la noiosa
impressione di un testo scolastico. Il risultato
sono 150 racconti ridotti all’essenziale e
molto godibili che risvegliano l’interesse
per la recente storia d’Italia e il gusto di una
lettura a tratti impegnata e per certi versi
anche frivola.
Fin dagli anni del Risorgimento i cattolici
italiani avevano incontrato l’idea di nazione,
pur rimanendo estranei a uno Stato nazionale
costituitosi contro il potere temporale del papa.
Il libro mette in luce una visione “guelfa” che
attraversa tutta la storia d’Italia, ispirandosi a
un’idea alternativa di nazione, centrata sulla
tradizione religiosa. Ne discute gli effetti e le
manifestazioni non sempre omogenee. All’inizio
del Novecento il guelfismo contribuì a tenere
lontani i cattolici dalle degenerazioni nazionaliste.
Durante il fascismo, se da un lato li avvicinò al
regime nazionale che aveva risolto la questione
romana, dall’altro li indusse a distanziarsi dalle
sue tendenze totalitarie. Nel dopoguerra si palesò
un nuovo paradosso: mentre l’affermazione
politica della DC pareva sancire il successo
della sempiterna “Italia cattolica”, si veniva
consumando la secolarizzazione della società.
Questa nuova edizione dà conto del risveglio del
mito guelfo, dell’attuale protagonismo pubblico
della Chiesa e della nuova, ambigua funzione
che il richiamo alla tradizione cattolica nazionale
assume, in un’Italia sempre più pluralistica.
Mondadori, 2010
Identità Nazionale
Identità Nazionale
10
12
13
Emilio Gentile
Mario Isnenghi
Italiani senza padri
Né stato, né nazione.
Italiani senza meta
I luoghi della memoria
Laterza, 2010
Una storia d’Italia, scritta a più voci, che a
centocinquant’anni dall’Unità riafferma
l’identità della nazione attraverso la nostra
memoria collettiva. Lo spirito animatore del
libro è l’intento civile di reagire a quella sorta
di distruzione del passato e di riaffermare
con forza l’identità della nazione italiana.
Un grande viaggio dentro il patrimonio di
memorie diffuse accumulato dagli italiani
dall’Unità a oggi. Isnenghi, e i diversi autori dei
saggi che compongono il volume, ci provano
indagando luoghi e tappe rappresentative
della storia patria. Si va dalla storia della
parrocchia, a quella delle osterie e dei caffè,
al rapimento e uccisione di Aldo Moro, alle
memorie settoriali e contrapposte delle
guerre: la resistenza, la prigionia, la ritirata di
Russia.
Identità Nazionale
Laterza, 2011
Una riflessione sul rapporto che la società
italiana ha con il Risorgimento e il suo
patrimonio ideale, a 150 anni dall’atto di nascita
dello Stato italiano. Ne esce un ripensamento
complessivo dell’esperienza risorgimentale
che investe totalmente l’atteggiamento
degli italiani verso la Nazione. La mancata
coscienza nazionale e civile è stata sostituita dal
generico senso di italianità, che costantemente
oscilla tra miseria e nobiltà, in un processo di
smarrimento collettivo, accentuato da una
disordinata modernizzazione rimasta priva di
una guida politica. Il libro-intervista propone
un punto di vista che scardina gli stereotipi
diffusi nel discorso pubblico odierno, dalla
cosiddetta ‘anomalia italiana’ al ‘carattere degli
italiani’. È la fotografia di un movimento fatto
essenzialmente di giovani con grandi ideali
collettivi, oggi definitivamente sepolto da un
paese condannato a invecchiare andando alla
deriva. Un Risorgimento, appunto, senza eredi.
Il mondo in cui viviamo è diviso in Stati
nazionali. Ma l’Italia va controcorrente: alla
vigilia del 150° anniversario dell’Unità, il
nostro paese sembra afflitto da una grave
crisi di sfiducia nella propria esistenza. Molti
cittadini pensano che la nascita dello Stato
unitario sia stato un errore e che una Nazione
italiana non sia mai esistita. E vorrebbero
prendere un’altra strada; ma non sanno
quale. In un mondo di Stati nazionali, gli
italiani rischiano di vagare, litigiosi e divisi,
verso un futuro incerto e senza meta. Emilio
Gentile invita a riflettere su oltre un secolo
di storia, per comprendere le ragioni di tanto
smarrimento. E, con l’immaginazione, apre
uno spiraglio al miracolo della speranza.
Laterza, 2010
La morte per la Patria.
La celebrazione dei caduti
dal Risorgimento alla
Repubblica
Donzelli, 2008
Quali sono gli elementi portanti del discorso
sulla morte per la patria e del culto dei
caduti in Italia? Quando e in quale contesto
nascono? Dal Risorgimento a oggi in Italia
il culto dei caduti e il morire per la patria
hanno rappresentato un fattore essenziale
nella sacralizzazione della nazione, la cui
apoteosi trovava la sua espressione più
marcata nella legittimazione nazionale della
morte in guerra, sacrificio del singolo per la
comunità politica. Gli autori, storici dell’età
moderna e contemporanea, attraverso
le rappresentazioni simboliche del lutto,
analizzano le forme che il tentativo di
nazionalizzazione delle masse ha di volta in
volta assunto. Dall’esaltazione ottocentesca
degli eroi, immortalati nei monumenti, il più
vistoso dei quali il Vittoriano, si passa alla
commemorazione delle vittime di guerra.
L’elogio dell’individuo si trasfigura nella
celebrazione del Milite Ignoto.
Identità Nazionale
Emilio Gentile
14
15
Giorgio Napolitano
Silvana Patriarca
Filippo M. Battaglia e Paolo Di Paolo
Piero Trifone
Il patto che ci lega
Italianità. La costruzione
del carattere nazionale
Scusi, lei si sente italiano?
Storia linguistica dell’Italia
disunita
Laterza, 2010
Quando ai sondaggi per il 150° dell’Unità
nazionale, due italiani su tre sono orgogliosi
di essere tali. Quando però si tratta di spiegare
perché, tutto si fa più complicato.“Cosa ci tiene
insieme?” è la domanda che meno invecchia,
in questo Stato ancora giovane. Per non
fermarsi a monumenti o stereotipi, due giovani
autori, che fanno mezzo secolo insieme, si
sono guardati alle spalle. Hanno messo il naso
dentro quotidiani e riviste pubblicati tra il 1900
e i primi anni Duemila e hanno raccolto le voci
di giornalisti, scrittori e intellettuali, come in
un’inchiesta a ritroso. Da Gramsci a Bobbio, da
La Capria a Veronesi, passando per Scalfari e
Montanelli, si sommano indizi e giudizi, rabbie
e speranze. I tic, le eterne maschere italiane,
da Arlecchino a don Abbondio; i momenti
drammatici o felici della storia unitaria, la
memoria e le memorie; la vita quotidiana. Tutto
entra in gioco nel rispondere alla domanda
“Scusi, lei si sente italiano?”. Per approdare a
una risposta razionale e sentimentale insieme,
però ferma. Cercata lontano, ma proietatta al
futuro..
La raccolta di alcuni dei principali discorsi
tenuti da Giorgio Napolitano nel corso della
prima metà del suo mandato al Quirinale,
rende evidente al lettore l’itinerario
straordinariamente coerente seguito dal Capo
dello Stato, il senso profondo della sua azione.
In una stagione così difficile, contrassegnata
da forti tensioni nella politica e nelle
istituzioni italiane, oltreché da mutamenti e
crisi nel quadro internazionale, Napolitano si
adopera senza interruzione per richiamare, al
di sopra delle divisioni, i principi di coesione
e identità del paese, la fedeltà alle istituzioni
dello Stato e soprattutto alla sua Costituzione:
quel “patto che ci lega” che sta alla base
dell’Italia repubblicana
Dai primi anni Novanta del secolo scorso
l’interesse degli italiani per la questione
dell’identità nazionale non accenna a
diminuire. Le preoccupazioni per la fragilità
dell’assetto nazionale si accompagnano alla
questione della modernità, o della scarsa
modernità, del paese e della qualità della sua
cultura civile. Questo libro mette a fuoco i vizi,
le virtù, le autorappresentazioni, gli stereotipi
ricorrenti del nostro paese e la loro presenza
nel discorso di intellettuali e politici nel corso
della storia dell’Italia contemporanea, dal
periodo della lotta per l’indipendenza e per
l’unificazione nazionale, quando il carattere
degli italiani cominciò a essere percepito come
un problema politico, attraverso le varie fasi
della storia politica e culturale postunitaria,
fino agli anni più recenti quanto si è riproposto
come una questione di riflessione pubblica.
Laterza, 2010
Il Mulino, 2010
Un ritratto ironico e leggero della grammatica
e del vocabolario della disunione italiana, a
cominciare dalle aggressive formule usate
da italiani contro altri italiani. Di questi e di
tanti altri stereotipi negativi (da “terrone”
a “polentone”, da “sudici” a “lumbard”, da
“beduino” nel senso di ‘meridionale’ a “baluba”
nel senso di ‘settentrionale’) è ricostruita
una storia divertente oltre che istruttiva. Il
libro discute anche della faziosità attribuita
a Dante; confronta i problemi linguistici
della giovane Italia unita del 1861 con quelli
di oggi, spiegando perché gli italiani non
capiscono le parole dell’inno nazionale;
descrive Roma come capitale “alla matriciana”,
anzi come “capoccia”; tratteggia le diverse
immagini del paese che emergono dai
neologismi di origine dialettale.
Identità Nazionale
Identità Nazionale
Il Mulino, 2009
17
Mario Bussoni
Antonio Caprarica
Isabella Dal Fabbro
Franco Della Peruta
L’Unità d’Italia. Guida ai
luoghi del Risorgimento
C’era una volta in Italia
Il giornalismo italiano del
Risorgimento
Mattioli 1885, 2010
Come nasce l‘Italia? Qual è il suo volto,
mentre si affaccia sulla scena della Storia?
E soprattutto, come vivono e cosa pensano
i milioni di italiani che stanno diventando
tali senza nemmeno saperlo? Spinto da
queste curiosità, il giornalista si sposta
lungo lo stivale. Lungo il viaggio gli incontri
sono tanti: nobildonne che passano dai
salotti agli ospedali da campo; uomini „di
penna e d‘azione“ che lasciano gli studi e
imbracciano i fucili e ragazze che si uniscono
ai garibaldini. Il cronista raccoglie le loro
vicende e le registra con la consueta vivacità,
per comporre un quadro completo e veritiero
dell‘Italia nei suoi primissimi mesi di vita.
Un racconto utile oggi che l‘Italia compie
centocinquant‘anni, ma non ha più troppe
certezze sui suoi prossimi compleanni.
Il contro Risorgimento.
Gli Italiani al servizio
imperiale
Gaspari, 2010
Uno strumento insostituibile per scoprire i
fermenti che attraversavano la società e la
fisionomia dell’opinione pubblica negli anni
della costruzione dell’Italia unita. Il volume
costituisce un imponente censimento dei
giornali e periodici pubblicati in quel periodo,
analizzando le leggi sulla stampa e la censura,
le tecniche di produzione e i problemi del
mercato, i giornali dell’emigrazione e la stampa
clandestina. Il volume costituisce un imponente
censimento, esemplare per ricchezza e rigore,
dei giornali e periodici pubblicati negli anni che
coincisero con la costruzione dell’Italia unita.
Oltre a fornire concisi ma precisissimi ragguagli
sulle esperienze giornalistiche fiorite nella
penisola, il testo analizza le leggi sulla stampa
e la censura, le tecniche di produzione e i
problemi del mercato, i giornali dell’emigrazione
e la stampa clandestina. Circa 300 le principali
testate censite, che figurano anche nell’elenco
inserito in appendice; oltre 700 quelle citate a
vario titolo nell’opera.
Il 17 marzo 1861 il Parlamento di Torino,
capitale del Regno, proclamò Vittorio
Emanuele II, re d’Italia “per grazia di Dio e
volontà della Nazione”. Fu l’atto di nascita
della Nazione. L’Unità d’Italia e il Risorgimento
sono stati senza alcun dubbio un’epopea
straordinaria. La guida vuole condurre il
lettore sui luoghi in cui si sono compiuti i
loro destini, alla conoscenza degli eventi
storici e politici e dei personaggi che li hanno
determinati: la Torino di Vittorio Emanuele II e
di Cavour, le Regge dei Savoia, le battaglie di
Solferino e Custoza, la Firenze breve capitale,
la Roma finalmente conquistata e la Napoli
dei Borbone; e ancora musei e Sacrari, e
altri luoghi particolari ed importanti o solo
curiosi. Completano l’opera luoghi “sicuri’
dove soggiornare, assaggiare le tipicità del
territorio o fermarsi con il proprio camper.
Sperling & Kupfer, Rai Eri, 2010
L’autrice presenta una storia che evita i
contrapposti clichés nazionalisti, che tanto
hanno pesato sulle storiografie italiana
e austriaca. Da un lato il pregiudizio
risorgimentale che i veri italiani non potevano
che essere dei patrioti e che, se militavano
sotto l’aquila bicipite, alcuni – gli ufficiali – lo
facevano per prepararsi meglio alla rivoluzione
nazionale, erano tutti, in potenza, dei
Pierfortunato Calvi, mentre gli altri – i soldati
– portavano la divisa austriaca unicamente
perché costretti da una rigidissima disciplina
che approfittava anche della loro passività
favorita dall’ignoranza. Una storia piena di
episodi di reparti e di personaggi finora tenuti
ai margini della storiografia militare.
Angeli, 2011
Risorgimento
Risorgimento
16
19
Gigi Di Fiore
Gigi Di Fiore
Christopher Duggan
Giovanni Fasanella, Grippo Antonella
Controstoria dell’Unità
d’Italia
Gli ultimi giorni di Gaeta
La forza del destino.
Storia d’Italia dal 1796 a oggi
BUR, 2010
La sera del 6 settembre 1860, all’avvicinarsi
delle truppe garibaldine, il re Francesco II di
Borbone lascia Napoli con la sua corte e si
stabilisce nella roccaforte di Gaeta, facendone
la sua capitale. Dopo l’incontro di Teano
tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, manca
solo Gaeta per completare l’annessione
del Sud a quello che sta per diventare il
regno d’Italia. Così il 5 novembre le truppe
piemontesi, guidate dal generale Cialdini,
stringono d’assedio la città. È un attacco
brutale, che porta alla morte di migliaia
e migliaia di militari e civili a causa delle
cannonate e dell’epidemia di tifo scoppiata
per le precarie condizioni igieniche. Gigi Di
Fiore lo ricostruisce sulla base di documenti
e testimonianze inedite, e mette in risalto le
contraddizioni (e le sopraffazioni) su cui si
fonda la nostra unità nazionale.
1861. La storia del
Risorgimento che non c’è sui libri di storia
L’Unità d’Italia è un valore indiscutibile,
ma come è stata raggiunta? Dei 22 anni
dall’esplosione rivoluzionaria del 1848 alla
breccia di Porta Pia nel 1870, molti episodi
rimangono nell’ombra: il bombardamento
piemontese di Genova del 1849, i plebisciti
combinati per le annessioni del Centro
Italia, le agitazioni manovrate da carabinieri
infiltrati, la corruzione e gli appoggi mafiosi e
camorristici alla marcia trionfale di Garibaldi,
la guerra civile del brigantaggio, le leggi
anti-cattoliche. Con il piglio narrativo del
giornalista e basandosi su una ricca scelta di
documenti inediti, Gigi Di Fiore sfata i miti del
Risorgimento, portando alla luce fatti troppo a
lungo rimossi.
Rizzoli, 2010
Laterza, 2011
Italia figlia benedetta della Provvidenza, o
piuttosto Italia incorreggibile pecora nera del
Vecchio Continente? Da quando è nata tra alti
clamori sconvolgendo l’equilibrio geopolitico
europeo - la più giovane delle grandi nazioni
occidentali è una fucina di ambizioni e
frustrazioni, slanci e sconfitte.“Fin dal principio,
la nazione italiana è stata difficile da definire
e ancora più difficile da costruire; e malgrado
gli sforzi di poeti, scrittori, artisti, pubblicisti,
rivoluzionari, soldati e politici di vario colore,
la fede nell’ideale dell’Italia non ha avuto lo
sviluppo auspicato da tanti patrioti. Al principio
del nuovo millennio, l’Italia continua ad apparire
un’idea troppo malcerta e contestata per poter
fornire il nucleo emotivo di una nazione, o
almeno di una nazione in pace con se stessa e
capace di guardare con fiducia al futuro.
Sperling & Kupfer, 2010
L’Italia non è cambiata. È diventata quello che
oggi è perché è nata così ed è stata raccontata
in un certo modo. La retorica risorgimentale,
piena di nobili intenti, eroi senza macchia,
politici geniali e lungimiranti, è stata il tappeto
sotto cui abbiamo nascosto la polvere della
nostra storia per centocinquant’anni. E così,
se oggi si vuole capire questo Paese “malato”,
affetto da vizi endemici che paiono inestirpabili,
forse sarebbe bene ripercorrere i primi giorni
della sua vita. E ciò che fa questo libro, andando
a riannodare un filo rosso fatto di intrighi,
malavita e malaffare che ha il suo capo proprio
nel modo in cui l’Unità fu prima realizzata
e poi gestita. Il trasformismo in politica, la
corruzione, la tendenza a scendere a patti con i
poteri forti, a utilizzare agenti segreti per scopi
non istituzionali, a servirsi della criminalità, a
sfruttare per ragioni di Stato l’opera di terroristi
e rivoluzionari: tutto questo, nei libri di scuola
su cui intere generazioni si sono formate,
semplicemente non c’è.
Risorgimento
Risorgimento
18
20
21
Domenico Fisichella
Gianluca Formichi
Giordano Bruno Guerri
Giuseppe Maria Mioni, Marco Poli
Il miracolo del Risorgimento
Italia Unita.
Il Risorgimento e le sue
storie
Il sangue del Sud.
Antistoria del Risorgimento
e del brigantaggio
Il Risorgimento a Bologna
Giunti, 2010
Mondadori, 2010
Una ricostruzione nitida, articolata e ricca
di immagini del nostro Risorgimento, quel
processo che culmina nell’Unità italiana e
nella presa di Roma del 1870. Gli eventi e i
personaggi che hanno reso la storia d’Italia
anche una storia europea, in cui la penisola
è trasformata dagli influssi della Rivoluzione
francese prima e dal Romanticismo poi,
e dove si diffondono i valori liberali della
borghesia ma anche idee più autenticamente
democratiche e rivoluzionarie.Alla narrazione
degli eventi si affianca la presentazione di
temi, personalità, testi letterari e dipinti degli
artisti che hanno plasmato l’identità culturale
del nostro paese.
In questo libro, ricco di un’avvincente
documentazione, Giordano Bruno Guerri
rilegge la vicenda del Risorgimento e del
brigantaggio come una “antistoria d’Italia”:
per liberare i fatti dai troppi luoghi comuni
della storiografia postrisorgimentale (come
la pretesa arretratezza e miseria del Regno
delle Due Sicilie al momento della caduta)
e per evidenziare invece le conseguenze,
purtroppo ancora attualissime, della scelta
di affrontare la “questione meridionale” quasi
esclusivamente in termini di annessione,
tassazione, leva obbligatoria e repressione
militare. Il Sud è stato trattato come una
colonia da educare e sfruttare, senza mai
cercare davvero di capire chi fosse l’”altro”
italiano e senza dargli ciò che gli occorreva:
lavoro, terre, infrastrutture, una borghesia
imprenditoriale, un’economia moderna. Così,
le incomprensioni fra le due Italie si sono
perpetuate fino ai nostri giorni.
Il volume ripercorre, con linguaggio chiaro
e non accademico, le vicende che condussero
allo sviluppo di un profilo unitario - sul piano
culturale (religione, lingua, tecnologia) e
materiale (commercio, produzione, tecnica) del
popolo italiano. Il Risorgimento italiano viene
visto come il risultato di un lungo processo
di incubazione e di selezione: un risultato
condizionato dai passaggi precedenti e a essi
inevitabilmente legato, ma insieme frutto
dell’iniziativa perspicace di quanti, superando
robusti ostacoli, riuscirono a conseguire
credibilità e vigore militare nell’arena europea.
L’ultima parte del saggio esplora il contributo
rispettivo di alcune personalità (Carlo Alberto,
Cavour, Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Mazzini)
e degli elementi elitari, popolari, dinastici,
internazionali che condussero al 1861 (nascita
del Regno d’Italia), con la sua ineludibile
appendice di Porta Pia (1870).
Costa, 2010
Libro scritto per ricordare avventure e
protagonisti della città di Bologna durante il
periodo risorgimentale: persone ed episodi
oggi dimenticati dai più, ma testimoniati da
lapidi e toponomastica. A memoria non si
sa dire con precisione quanti monumenti
e lapidi, palazzi e piazze parlano del
Risorgimento, nel nome che portano, o
per gli episodi di cui sono stati testimoni.
Basti pensare che l’ intera cerchia dei viali
è dedicata a eroi risorgimentali. Da Marco
Minghetti che fu Presidente del Consiglio
e più volte Ministro, fino alla dimenticata
Carolina Tattini Pepoli, neanche trentenne,
nobile, madre di due figli, che guidò il popolo
sulle barricate durante la cacciata degli
Austriaci da Bologna l’8 agosto del 1848.
Risorgimento
Risorgimento
Carocci, 2010
22
23
Ippolito Nievo
Arrigo Petacco
Marco Scardigli
Enrico Verdecchia
Diario della Spedizione
dei Mille
O Roma o morte, 1861-1870:
la tormentata conquista
dell’Unità d’Italia
Le grandi battaglie
del Risorgimento
Londra dei cospiratori.
L’esilio londinese dei padri
del Risorgimento
Mondadori, 2010
L’unificazione italiana è passata più per i campi
di battaglia che per le aule parlamentari, i
gabinetti dei ministri o gli scrittoi dei letterati,
eppure nelle ricostruzioni di questo periodo
storico l’interesse è sempre stato centrato
sugli aspetti politici, ideali e culturali del
Risorgimento. Per questo motivo, seguendo un
modello storiografico brillante, che guarda gli
eventi “dal basso”, Scardigli racconta gli eventi
bellici cercando il più possibile di far vedere
cosa succedesse sul campo, privilegiando il
punto di vista del soldato rispetto a quello del
generale e utilizzando spesso fonti poco usate
dalla storiografia tradizionale (diari, articoli
di giornali, dipinti). Si mette in luce la vita dei
militari, i complessi cambiamenti che questi
aspetti subirono nell’arco del Risorgimento, per
ottenere una visione nuova, libera dalla retorica,
di come effettivamente si fece l’Italia.
L’autore delle Confessioni d’un italiano,
democratico convinto e devotissimo a
Garibaldi, racconta in queste pagine sparse
i suoi stupori e i suoi entusiasmi al contatto
con la Sicilia del tempo. Dallo sbarco a
Marsala alla presa di Palermo è in effetti un
susseguirsi di pensieri non sempre positivi.
Non a caso i siciliani che fiancheggiano i Mille
spesso vengono ritratti alla stregua di “semibriganti”. Altrettanto critico il giudizio su quei
palermitani da cui si sente assediato quando
diventa il numero due dell’intendenza
garibaldina.
Era il 1861. L’Italia non era ancora fatta, anche
se era già stata proclamata Regno. Sfumato
il progetto federalista di Cavour, il sogno
unitario di Garibaldi e di Mazzini tardava a
realizzarsi. Per tutto il decennio successivo il
neonato Regno d’Italia, privato della lucida
guida del “tessitore”, morto anzitempo, fu
affidato a uomini che non erano all’altezza
del grande statista. Invece di attuare l’ampio
decentramento regionale da lui auspicato,
si preferì rinviarlo “provvisoriamente” e
“piemontesizzare” il paese. Le insorgenze
che seguirono nell’Italia meridionale furono
scambiate per mero brigantaggio da liquidare
con la forza, ignorando le motivazioni sociali
che le alimentavano. Ne derivò una sorta di
guerra civile che insanguinò per anni il paese.
Inoltre la rozza campagna anticlericale, pur
giustificata dalla stolta politica temporale di
Pio IX, divise gli italiani anche nel campo della
religione, l’unico collante che avrebbe potuto
tenerli insieme.
BUR, 2011
Tropea, 2010
Nel corso del XIX secolo, mentre l’Europa
è incendiata dai moti rivoluzionari, Londra
offre rifugio a gruppi di esuli provenienti da
ogni focolaio di lotta contro la Restaurazione.
Patrioti, avventurieri e massoni, propugnatori
dell’indipendenza nazionale o di una
società utopistica, sono accolti nel grembo
di una città che offre libertà e anonimato,
ma produce anche isolamento, povertà
e spleen. Lungo le sponde del Tamigi, tra
taverne fumose e alberghi economici, salotti
aristocratici e quartieri popolari, si dipanano
le esistenze in fuga dei protagonisti del
Risorgimento italiano e dei costruttori di
immaginari paradisi socialisti. In particolare
è su Giuseppe Mazzini, sconfitto dal mondo
eppure mai domato nell’animo, che si
appunta lo sguardo del narratore. “Londra
dei cospiratori” è il risultato di una ricerca
durata quarant’anni, un testo che inserisce
il Risorgimento italiano in un movimento di
passioni e ideali organicamente europeo.
Risorgimento
Risorgimento
Mursia, 2010
25
Lucio Villari
Bella e perduta.
L’Italia del Risorgimento
Risorgimento
Laterza, 2009
Dal 1796 al 1870 vi è stato un tempo della
nostra storia nel quale molti italiani non hanno
avuto paura della libertà, l’hanno cercata e
hanno dato la vita per realizzare il sogno della
nazione divenuta patria. È stato il tempo del
Risorgimento quando la libertà significava verità.
Anzitutto sentirsi partecipi di una Italia comune,
non dell’Italia dei sette Stati, ostili tra loro e
strettamente sorvegliati da potenze straniere.
La conquista della libertà “italiana” è stata la
rivendicazione dell’unità culturale, storica, ideale
di un popolo per secoli interdetto e separato,
l’affermazione della sua indipendenza politica,
la fine delle molte subalternità alla Chiesa
del potere temporale, l’ingresso nell’Europa
moderna delle Costituzioni, dei diritti dell’uomo
e del cittadino, del senso della giustizia e
del valore dell’eguaglianza ereditati dalla
Rivoluzione francese. Un’Italia dolente, notturna,
divisa, risvegliata alla libertà. Le armi, le parole
di un popolo che scopre se stesso dopo secoli
di servitù. Giovani che hanno combattuto per
l’unità e l’indipendenza della nazione.
1861.
I pittori del Risorgimento
Giovanni Belardelli
Mazzini
Casa Savoia. Storia di una
famiglia italiana
Skira, 2010
Catalogo della mostra di Roma –
Scuderie del Quirinale, 7 ottobre
2010 – 15 gennaio 2011.
Il Mulino, 2010
Electa, 2009
L’azione politica e le idee di Giuseppe Mazzini
contribuirono in maniera decisiva alla nascita
dello Stato italiano anzitutto affermando l’idea
che l’Italia dovesse essere “una” dalle Alpi alla
Sicilia. Membro inizialmente della Carboneria,
la sua attività cospirativa lo costrinse a rifugiarsi
a Marsiglia, dove organizzò nel 1831 la Giovine
Italia, allo scopo di unire gli stati italiani in
un’unica repubblica. Dopo il fallimento dei
moti del 1848-49, e la breve esperienza della
Repubblica romana, la maggioranza dei patrioti
italiani si allontanò dagli ideali repubblicani
mazziniani e vide in Vittorio Emanuele II e
Cavour le uniche guide possibili del movimento
di unificazione. Considerato a lungo come il
grande sconfitto del Risorgimento, Mazzini in
realtà è l’influente vate di gran parte delle culture
politiche del paese, il cui lascito ideale è tra i più
pervasivi e duraturi. Dal repubblicanesimo al
socialismo, dal fascismo e la resistenza all’oggi la
forte carica moralistica associata alla lotta politica
contraddistingue tuttora tutte quelle posizioni
che “mazzinianamente” individuano “un’altra
Italia” composta da minoranze virtuose che
devono rigenerare moralmente gli italiani.
Catalogo di una mostra storica sulla casa reale
d’Italia: Casa Savoia racconta la storia, non
tanto quella millenaria che si perde nei secoli,
ma quella più vicina che comincia dall’Unità
d’Italia con Vittorio Emanuele II, della celebre
dinastia. Dal 1861, anno di nascita del Regno
d’Italia, si sono succeduti quattro sovrani e
tre regine, che diventano i protagonisti di
un’esposizione che ne celebra e ripercorre la
vita senza entrare in polemiche politiche, ma
con il solo scopo di offrire al visitatore uno
spaccato reale ed autentico di questa famiglia,
composta da uomini e donne come altri. Al
di fuori della vita di corte e del cerimoniale
imposto dalle contingenze, la “prima famiglia
d’Italia” infatti viveva in una sorta di genuina
semplicità, che la rendeva vicina e amata dal
popolo intero.
I due anni, dal 1859 al 1861, in cui l’Italia,
divisa per secoli, è diventata una nazione,
sono stati memorabili anche per la storia
dell’arte, in particolare per la pittura. Artisti
come Giovanni Fattori, il pittore soldato
Gerolamo Induno, Federico Faruffini,
Eleuterio Pagliano, Michele Cammarano
s’impegnarono a narrare la dinamica e lo
spirito delle celebri battaglie della Seconda
Guerra di Indipendenza ma anche a rendere
la passione che animò Garibaldi e le sue
leggendarie Camicie rosse. È ancora la vita
del popolo a risaltare nei dipinti, in cui i
macchiaioli Fattori, Silvestro Lega, Odoardo
Borrani, ma anche i romantici lombardi
Francesco Hayez, Domenico e Gerolamo
Induno, o il siciliano Giuseppe Sciuti, hanno
saputo rappresentare l’altro volto del
Risorgimento, quello intimo e privato, in
capolavori unici per intensità emotiva o
drammatico pathos.
Personaggi
24
26
27
Cavour. L’uomo e l’opera
Personaggi
Mondadori, 2011
Convinto che la conoscenza del passato
fosse strumento imprescindibile per guidare
la condotta del presente, Italo de Feo ha
dedicato a Camillo Benso conte di Cavour
questa classica biografia. Soprattutto, egli
sottolinea la coerenza e la fermezza dei
principi che ispirarono lo statista piemontese:
una grande passione per il progresso civile
e una profonda fede nei valori liberali,
spesso poste in secondo piano, nell’opinione
corrente, rispetto all’abilità e alla flessibilità
del politico. Dalle pagine di questa vivace,
minuziosa biografia emergono quegli
elementi della politica cavouriana che ancora
oggi appaiono attuali: lo spirito laico, il
patriottismo, l’apertura ai motivi migliori della
cultura europea, e infine una spregiudicatezza
nell’azione che non si degradò mai a
trasformismo, restando sempre fedele alle
ragioni ideali e al compito storico che Cavour
si era prefisso.
Oscar Gaspari, Renato Forlenza,
Sante Cruciani
Storie di sindaci per la storia
d’Italia
Donzelli, 2009
L’intento del volume è ricordare l’apporto
alla storia nazionale dei sindaci, donne e
uomini, compresi tra la fine dell’Ottocento e
il Duemila, tratteggiandone profili personali
e politici, senza nostalgie e idealizzazioni. I
sindaci vengono qui presi in esame in quanto
parte fondamentale della classe dirigente
che ha governato l’Italia con proprie e
specifiche caratteristiche che venivano dalla
rappresentanza e dall’appartenenza a realtà
locali. In prossimità delle celebrazioni del
150° anniversario dell’Unità d’Italia questa
pubblicazione sottolinea l’importanza
di affrontare, anche sul piano storico, la
questione locale mettendola in rapporto con
quella nazionale.
Le italiane.
Dal Risorgimento ai nostri
giorni, centocinquant’anni
di storia nazionale raccontati
attraverso le biografie delle
protagoniste della politica,
della cultura e della scienza,
dell’economia e dello sport
Castelvecchi, 2010
Con la loro determinazione, il loro coraggio e
la forza con la quale si sono opposte al luogo
comune che dipinge la donna come “angelo
del focolare”, le italiane di cui parla questo
libro hanno lasciato un segno indelebile
nei campi della politica, della cultura, della
scienza, dell’economia e dello sport. Dalla
Contessa Lara, “poetessa maledetta” di inizio
secolo, a Rita Levi Montalcini, scienziata
geniale, da Matilde Serao, illustre letterata
e pioniera del giornalismo, a Sara Simeoni,
campionessa olimpionica, passando per
grandi innovatrici come Maria Montessori o
imprenditrici del calibro di Luisa Spagnoli.
Il libro racconta le storie di donne che, con
la loro passione e il loro ingegno, hanno
cambiato - in positivo - le sorti di un Paese.
I luoghi di Garibaldi.
Viaggio in Italia sulle traccce
dell’eroe risorgimentale
Touring Club Italiano, 2007
Una guida ai luoghi che videro l’eroe dei
Due Mondi ideatore e protagonista di una
delle più stupefacenti imprese militari del
XIX secolo e degli eventi storici e politici che
portarono all’unificazione dell’Italia. Uno
strumento di viaggio che, lungo 33 itinerari,
accompagna a scoprire le innumerevoli
testimonianze della vita di Garibaldi,
“muovendo” attraverso la storia del nostro
Paese tra grandi vittorie e cocenti sconfitte,
collegando paesaggi ed avvenimenti, edifici
e personaggi, raccontando di lui e delle
esperienze coraggiose quanto dolorose di
quei civili, volontari e soldati, che cedettero e
parteciparono al nostro Risorgimento.
Personaggi
Italo De Feo
28
29
Maria Teresa Mori
Arrigo Petacco
Marco Pizzo
Giuseppe Scaraffia
Figlie d’Italia. Poetesse
patriote nel Risorgimento
La principessa del nord.
La misteriosa vita della
dama del Risorgimento:
Cristina Di Belgioioso
Lo stivale di Garibaldi.
Il Risorgimento in fotografia
Femme fatale
Electa, 2011
Tra i tanti miti nati nell’800, dal vampiro
al dandy, quello della donna fatale è il più
vivido e tenace. La femme fatale è una donna
inafferrabile. Più si concede e più sfugge a chi
cerca di possederla. La sua irresponsabilità
amorosa ricorda agli uomini che la vita è
breve e solo chi si abbandona alla passione
può sperare di averla veramente vissuta.
Questo libro racconta la storia di donne fatali,
delle loro civetterie, delle loro eccentricità,
della loro spregiudicatezza, degli amori
disperati che hanno suscitato, della bellezza
con cui hanno illuminato il loro tempo.
Un intero capitolo è dedicato a Cristina di
Belgioioso, una delle poche figure femminili
risorgimentali di statura europea.
Nel processo di unificazione nazionale la
poesia ebbe un’importanza straordinaria,
contribuendo a formare l’immaginario
patriottico, costruendo miti, alimentando
emozioni e passioni. Molte furono le donne
che parteciparono all’elaborazione di questa
sorta di “romanzo popolare” in rima: alcune
destinate ad una discreta e duratura fama,
altre scrittrici improvvisate e solo occasionali.
La loro presenza, che svela una volta di più
il protagonismo femminile tra le pieghe
della storia, non è qui trattata attraverso
gli strumenti della critica letteraria, bensì
come espressione della partecipazione delle
donne alla lotta per l’unità e l’indipendenza
nazionali. La documentazione presa in esame,
ricca e vivace, non si limita alle testimonianze
poetiche ma comprende memorie e
corrispondenze, facendoci così entrare
nel vivo di un Risorgimento in cui la voce
femminile è tutt’altro che inerte e silenziosa.
Mondadori, 2009
Eroina del Risorgimento, liberale e
antiaustriaca, colta, intelligente, pragmatica,
coraggiosa riformatrice, sostenitrice della
parità dei sessi, giornalista di successo,
autentica “prima donna d’Italia” come la
definirono Giuseppe Garibaldi e Carlo
Cattaneo, Cristina Trivulzio principessa di
Belgioioso scandalizzò la società di metà
Ottocento con il suo spirito brillante, in
un’epoca in cui alle donne era consentito
al massimo confezionare coccarde tricolori.
Fu una vera “madre della patria”, ma è
stata cancellata dalla storia: le donne non
le perdonavano la bellezza, gli uomini
l’intelligenza. Quella che era stata la regina
dei salotti politico-culturali parigini, la cui
misteriosa sensualità affascinò tra gli altri
Balzac, Liszt, Chopin e Hugo, fu in seguito
calunniata e dimenticata.
La fotografia, che a metà dell’Ottocento stava
muovendo i primi passi, si rivelò ben presto
uno strumento di comunicazione di massa
particolarmente efficace, e per tale motivo fu
piegata alle nuove esigenze della propaganda
patriottica per costruire un immaginario
visivo del Risorgimento. Garibaldi comprese
subito la portata rivoluzionaria di questo
nuovo mezzo e ne seppe sfruttare l’enorme
potenzialità attraverso i suoi numerosi ritratti,
che lo fecero diventare un’icona popolare
rafforzandone la connotazione eroica.
Anche Mazzini fu molto attento alla propria
immagine pubblica, posando sempre vestito
di nero in segno di lutto per l’oppressione
subita dal Paese e favorendo in seguito
la diffusione delle sue foto per sostenere
la causa repubblicana. E i Mille, conclusa
l’impresa garibaldina, furono immortalati
uno per uno in formato tessera, dando vita al
primo album di figurine, una sorta di “galleria
di eroi”, per ricordare a posteriori le loro gesta
e farle conoscere in tutto il territorio dell’Italia
unita.
Vallecchi, 2009
Personaggi
Personaggi
Carocci, 2011
31
Alfredo Venturi
Sotto la camicia rossa.
Un ritratto indiscreto di
Garibaldi
Personaggi
Hobby & Work, 2008
Un saggio divulgativo che ci racconta Garibaldi
com’era prima che una colata di retorica lo trasformasse in una statua di bronzo. E subito una
prima grandissima sorpresa: fare scendere l’Eroe
dei Due Mondi dal piedistallo non lo diminuisce
affatto, esalta invece quell’irresistibile umanità
che l’enfasi patriottica si è sempre preoccupata
di nascondere e mortificare. “Sotto la camicia
rossa” non è l’ennesima biografia quanto piuttosto il tentativo di condurre un’inchiesta, sull’uomo Giuseppe Garibaldi, nello sforzo di cogliere
e raccontare la persona celata dal personaggio,
illustrare le ragioni della simpatia e dell’antipatia
che ha sempre suscitato e ancora suscita. Distrusse il Regno borbonico, dunque lo attaccano
i nostalgici dell’assetto pre-unitario. Contribuì
all’Unità nazionale, dunque lo detestano i fautori
di un’Italia divisa. Mosse guerra al Papa, dunque
non lo sopportano i cattolici tradizionalisti. Ma
allora perché tre italiani su quattro lo giudicano
con favore? Qual è il segreto del suo fascino? Per
capirlo è necessario studiare l’uomo.
Vite per l’Unità.
Artisti e scrittori
del Risorgimento civile
Simonetta Agnello Hornby
Anna Banti
La monaca
Noi credevamo
Feltrinelli, 2010
Mondadori, 2010
Donzelli, 2011
Messina, 15 agosto 1839. In casa del maresciallo
Peppino Padellani di Opiri, fervono i preparativi
per la festa dell’Assunzione della Vergine. È
l’ultimo giorno sereno nella vita di Agata,
innamorata del ricco Giacomo Lepre e da
lui ricambiata. Agata deve rinunciare al suo
amore: le famiglie non trovano un accordo e,
alla morte del maresciallo, la madre di Agata,
donna Gesuela, decide di portarla a Napoli, dove
spera di ottenere una pensione dal re. L’unico
piroscafo in partenza è quello del capitano
James Garson. Dopo un tempestoso viaggio,
James e Agata si ritrovano sul ponte e qui lei gli
confida i propri tormenti. A Napoli, Agata viene
forzata a entrare in convento. Un mondo in cui
si intrecciano amori, odi, rancori, passioni illecite
e vendette. Ma Agata sembra guardare oltre si
appassiona allo studio e alla coltivazione delle
erbe mediche, impara a fare il pane e i dolci.
Legge tutti i libri che James Garson le manda
con regolarità e segue le sorti dei movimenti
che aspirano all’Unità d’Italia in casa della
sorella Sandra. Ha accettato la vita monastica,
ma è combattuta tra il sentimento religioso e il
desiderio di vivere nel mondo.
È il 1883. Chiuso nella sua casa torinese,
l’ormai settantenne don Domenico Lopresti.
gentiluomo calabrese di incrollabile credo
repubblicano, inizia a scrivere le proprie
memorie, ripercorrendo l’attività politica
clandestina, i dodici anni trascorsi nelle carceri
borboniche, l’impresa dei Mille vissuta a
fianco di Garibaldi, infine l’impiego presso
le dogane del Regno unitario. Scrive con
rabbia, di nascosto, quasi se ne vergognasse,
spinto dalla necessità di frugare nel proprio
passato per “rovesciarsi come un guanto”: ne
trae amarezza e disillusione. Antimonarchico,
assiste al crollo dei suoi ideali risorgimentali
e si abbandona ai ricordi di una vita raminga
fitta di amicizie, tradimenti, speranze e
delusioni: una vicissitudine umana di grande
fascino che si fonde con le vicende di tutta
una nazione dall’inizio dell’Ottocento ai primi
anni del governo unitario, dando vita a un
grandioso affresco tratteggiato con prosa
compatta dalla leggera mimesi ottocentesca.
Ci sono tanti modi per celebrare i 150 anni
dell’Italia unita e ricordarne gli artefici; uno
dei più suggestivi e ripercorrere gli eventi
attraverso l’agire e lo spirito, la passione e
gli stati d’animo di alcuni grandi testimoni
e protagonisti. È quanto avviene in queste
pagine, che tratteggiano dodici profili
di letterati, politici, scrittori e musicisti
all’insegna di un’unica dimensione della
vita e dell’opera: quella di patrioti e patriote.
Con i versi o con le spade, nei teatri o nelle
piazze, in patria o in esilio, queste figure si
muovono sul palcoscenico infuocato di anni
turbinosi. Molti lo sanno e agiscono con
piena consapevolezza, altri meno, e però
tutti quanti tessono i fili invisibili di una
stessa trama: fare l’Italia che non c’era.
C’è un teatro musicale, apprezzato in
tutto il mondo, che fornisce un potenziale
di “italianità” pronto ad accogliere le
sollecitazioni della storia e ad assumere un
significato politico.
Romanzi
30
33
Matteo Collura
Giancarlo De Cataldo
Valerio Evangelisti, Antonio Moresco
Claudio Fracassi
Qualcuno ha ucciso il
Generale
I Traditori
Controinsurrezioni
Il romanzo dei Mille
Einaudi, 2010
Mondadori, 2008
Mursia, 2010
TEA, 2008
Da Palermo a Londra, da Roma a Torino,
da Venezia alla Transilvania, nelle carceri
inglesi e nei boschi della Calabria, tra
pittori preraffaelliti e camorristi promossi
poliziotti, tra mercanti di carne umana e lord
irrequieti, giovani uomini e donne sognano,
combattono e amano. E tradiscono. Ognuno
va incontro al suo destino. A qualcuno tocca
in sorte una nuova vita. Alcuni diventano
faccendieri e delinquenti. Alcune donne
guardano più avanti, più lontano. Gli ideali
più puri si fanno gretta convenienza. Le
organizzazioni criminali si innervano nella
nazione che nasce. I mafiosi intraprendono.
I tagliagole tagliano gole. E Mazzini tesse
la sua tela di sangue e utopia. Eppure, tra
battaglie e cospirazioni, tra vite leggere e
amori complicati, si compone potente e netto
il disegno di una stagione e di un ideale che
è sempre possibile. E che di nuovo ci attrae,
con l’innocenza di una forza giovane che non
possiamo dissipare. L’epica eroica, torbida,
idealista e ribalda dell’Italia che nasce: dal
lato oscuro del Risorgimento, un racconto sul
nostro presente.
Valerio Evangelisti e Antonio Moresco hanno
unito i loro talenti per esplorare l’evento
storico che è stato l’atto di fondazione di un
paese, l’Italia, che sembra averlo dimenticato
se non tradito: il Risorgimento. Nelle due
storie (una ambientata negli ultimi giorni
della Repubblica Romana del 1849, l’altra
che si svolge durante il cruciale anno 1848)
Evangelisti e Moresco fanno rivivere il rumore
e il colore delle lotte risorgimentali. Eroismi
folli, lampi di ferocia, lunghe attese nelle
barricate, feriti rantolanti, malinconia, paura,
amore: una verità fatta di carne e sangue che
lo storico non può permettersi, e che solo la
narrativa può far rivivere.
Per le cancellerie europee erano “una banda di
filibustieri”. Per Cavour la loro era un’impresa
“folle”. Quando, nel maggio del 1860,
sbarcarono a Marsala 1089 garibaldini - senza
divise, con vecchi fucili quasi inservibili, poche
munizioni, pochissimi soldi - la loro vittoria
sull’esercito borbonico delle Due Sicilie
pareva una missione impossibile. Con gli
occhi stupefatti dei volontari venuti dal Nord,
e attraverso i loro racconti, il libro ripercorre
quelle ore e quei giorni: il finto sequestro
delle navi a Genova, la tumultuosa traversata,
la fredda accoglienza iniziale e il crescente
entusiasmo di una popolazione sconosciuta,
la fame e le pene degli accampamenti, le
paure e il sangue delle lotte corpo a corpo,
le barricate di Palermo. Sullo sfondo, gli
intrighi della diplomazia, lo sgretolamento
del regime dei Borboni, il febbrile interesse
dell’opinione pubblica europea. Un’originale
ricostruzione dell’impresa che fece l’Italia
unita, documentata come un resoconto di
viaggio.
Romanzi
Chi era Giovanni Corrao? Di lui sappiamo
solo che combatté al fianco di Garibaldi e
venne nominato generale. Sarebbe stato un
fulgido eroe del Risorgimento, se il silenzio
non l’avesse sottratto ai libri di storia? E chi lo
uccise, in un agguato con due colpi di lupara?
Per farsene un’idea ci si avventuri in questo
romanzo, basato su una cronaca indiziaria che
elabora in modo visionario documenti reali,
regalando a chi legge l’emozione di sentirsi
trasportato in uno scenario di fine Ottocento,
in una Palermo brulicante di congiure e
sospetti. In una Sicilia fatta anche di “siciliani
onesti” che qui rivendicano il loro posto nella
storia.
Romanzi
32
35
Janna Carioli
Lia Celi
Cecilia Gobbi, Nunzia Nigro
Anna Lavatelli, Anna Vivarelli
Il tamburino di Garibaldi
Anita Garibaldi
Einaudi Ragazzi, 2008
Età di lettura: da 9 anni
La Traviata
di Giuseppe Verdi
Senza nulla in cambio
Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
2009
Età di lettura: da 10 anni
Tutto inizia il 29 giugno 1849 a Roma, durante
la battaglia campale che decreta la sconfitta
della Repubblica Romana. Elia, scugnizzo
ebreo di 12 anni, diventa amico di Lorenzo,
tamburino di Garibaldi, nonché figlio di
Ciceruacchio, il popolano che si è unito ai
volontari. Fra i due ragazzi nasce una intensa
amicizia che ha come tramite il tamburo.
Durante la marcia delle truppe garibaldine
verso Venezia, quella che per gli adulti è
un’impresa disperata, viene vissuta dai due
ragazzi come una grande avventura.
Le ragazze perbene non sanno domare
i cavalli. Le ragazze perbene non osano
prendere a schiaffi un corteggiatore
prepotente. Le ragazze perbene non sanno
caricare un fucile. Le ragazze perbene
non si innamorano di un rivoluzionario
straniero povero in canna, anche se biondo
e affascinante, e non pretendono di seguirlo.
Le ragazze perbene stanno a casa, apettano
e pregano. Ecco perché difficilmente le
ragazze perbene diventano leggende, mentre
Aninha Ribeiro da Silva, la figlia di un povero
mandriano, oggi è l’eroina nazionale di due
paesi, il suo Brasile e l’Italia, con il nome di
Anita Garibaldi.
Curci, 2010
Età di lettura: da 7 anni
Giochi, esercizi, rappresentazione scenica
ed arie celebri per imparare a conoscere La
Traviata, una delle composizioni operistiche
più appassionanti di Giuseppe Verdi, con
la tormentata storia d’amore di Violetta e
Alfredo sullo sfondo di una scintillante e
festosa Parigi dell’Ottocento. In allegato
al libro un cd musicale con le arie celebri
dell’opera cantata dai cantanti più famosi e
suonate dalle orchestre più prestigiose del
mondo.
San Paolo, 2010
Età di lettura: da 12 anni
Dedizione fraterna, passione romantica e
lotta per la giustizia: un romanzo per ragazzi
nel cuore delle passioni dell’Ottocento.
Francesco Morselli è giovane, bello, ricco e
spensierato. Suo fratello Jacopo, maggiore
di quindici anni, ha un passato di fallimenti
politici e privati, e un destino da esule. Il loro
ricongiungimento porterà entrambi a una
rivoluzione totale delle loro esistenze: Jacopo,
attraverso sua figlia, riscoprirà la passione
politica e tenterà di trasformare il fallimento
in nuove sfide. Francesco, dopo l’incontro
con l’affascinante Eugenia e il trasferimento a
Torino, si confronterà con i sogni e le speranze
di un’Italia che vuole essere nazione.
Ragazzi
Ragazzi
34
37
Giulio Levi
Lia Levi
Daniela Morelli
Agata Reitano Barbagallo
Mille lire
La scala dorata
Ragazzi delle barricate
Coccole e Caccole, 2010
Età di lettura: da 7 anni.
Piemme, 2010
Età di lettura: da 9 anni
Mondadori, 2009
Età di lettura: da 11 anni
La Lira fa parte della storia d’Italia: non a
caso fu creata come moneta nazionale 150
anni fa. Però fu sostituita dall’Euro nel 2002
e i bambini di oggi, che conoscono Euro e
centesimi di Euro, niente sanno della Lira
e dello storico biglietto da mille. In questa
divertente favola, il protagonista (Millelire) è
proprio uno degli ultimi biglietti rimasti e il
co-protagonista è un bambino che lo trova
in una bottiglia portata dal mare. Millelire
racconta la sua avvincente storia al bambino
che lo tempesta di domande, e alla fine gli
riserba una inattesa sorpresa!
Parigi, 1858. Doriano e Alessandro sono figli di
un diplomatico del regno di Sardegna deciso
a convincere Napoleone III ad appoggiare la
causa italiana contro gli austriaci. Tra feste,
nuovi amici e piccoli segreti, anche i due
ragazzi saranno coinvolti in questa delicata
missione.
Si chiama Enrico e più di tutto gli preme
stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il suo
sogno è diventare giudice, ma per il momento
è solo un povero ragazzo del collegio dei
Martinitt, e quando si trova nei guai è la
coraggiosa Serafina, la fioraia di Piazza della
Scala, a salvarlo. E poi c’è Malachia, il rampollo
di una nobile famiglia, in eterno confronto
con l’eroico fratello maggiore. Tre orfani nati
sotto la dominazione austriaca. Tre amici che
sfidano il pericolo e lottano per qualcosa che
ancora non conoscono: la libertà.
C’era una volta…
il Risorgimento.
La storia in versi raccontata
ai bambini
Effatà, 2010
Età di lettura: da 5 anni
Quarantacinque filastrocche, molte
illustrazioni e tante pillole di storia per
conoscere vicende e personaggi (tra i quali
Cavour, D’Azeglio, De Amicis, don Bosco,
Mazzini, Pellico, Verdi, Vittorio Emanuele II)
di un momento fondamentale per l’Italia. Un
modo divertente per incuriosire i bambini e
invitare gli adulti – genitori e insegnanti - a
raccontare la storia.
Ragazzi
Ragazzi
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38
39
Ragazzi
1861. Un’avventura italiana
Gian Carlo Tusceri, Giovannella
Monaco
Paoline, 2011
Età di lettura: da 8 anni
Il sarto di Caprera.
Garibaldi lavora a casa
La storia comincia nella casa del principe
Fabrizio Salina, il Gattopardo, mentre il
nipote gli annuncia l’arrivo dei garibaldini.
Ad ascoltare, dietro una tenda, c’è Giuseppe,
il dodicenne figlio della sarta-rammendatrice
che presta servizio presso casa Salina.
Dallo scambio di battute fra i due adulti,
Giuseppe viene a conoscenza dello storico
sbarco e del sopraggiungere delle camicie
rosse; tormentato dal desiderio di ritrovare
suo padre, mazziniano, partito alla volta di
Roma per prendere parte ai moti poi falliti,
il ragazzo si accoda alle truppe di Garibaldi,
risale la penisola, fa incontri che mettono a
nudo le mille facce e le diverse intenzioni di
chi ha voluto l’Unità d’Italia. Una narrazione
appassionante, con tanta avventura; fatiche,
ansie e sentimenti per uno spaccato di storia
e di umanità.
Taphros, 2007
Età di lettura: da 8 anni
Sappiamo che Giuseppe Garibaldi era un
marinaio, un condottiero, un agricoltore, un
muratore, un allevatore, un parlamentare, uno
scrittore, ma nessuno si è accorto che tra le
pieghe di una complessa storia risorgimentale
si cela anche un Garibaldi sarto, che tagliava
e cuciva pantaloni, camicie per sé e per i suoi
uomini. A volte persino li rammendava. Ce lo
svela questo meraviglioso albo illustrato.
Arrivano i bersaglieri
regia di Paolo e Vittorio Taviani
(Italia, 1974)
Cecchi Gori Home Video, 2008
regia di Luigi Magni (Italia, 1980)
01 Distribution, 2004
Nell’Italia del nord, in piena Restaurazione, un
aristocratico lombardo che ha aderito ad una
setta segreta, viene liberato dagli austriaci e
torna a casa. Malato e scoraggiato, soprattutto
convinto dell’impossibilità di modificare lo
stato delle cose, si adagia nel tepore della
famiglia ritrovata e tradisce la causa.
Dopo la conquista di Roma un principe della
nobiltà papalina, deciso oppositore dei Savoia,
accoglie in casa uno zuavo e scopre che suo
figlio è morto con la divisa di bersagliere,
ucciso proprio dal suo ospite che intanto
s’è innamorato di sua figlia. Al melodramma
fanno da coro una servetta, depositaria
di antiche virtù popolari, e un pretaccio,
emblema della classe dirigente forchettona
che farà l’Italia.
DVD
Annalisa Strada, Gianluigi Spini
Allonsanfàn
41
Il brigante di Tacca del Lupo
Le cinque giornate
regia di Pietro Germi (Italia, 1952)
Dolmen Home Video, 2008
regia di Dario Argento (Italia, 1974)
Eagle Pictures, 2007
Lucania, 1863. Compiuta l’Unità d’Italia,
il governo piemontese invia a Melfi la
compagnia dei bersaglieri guidata dal
capitano Giordani per liberare la città dai
saccheggi del brigante Raffa Raffa, fedele a
Francesco II.
Il capitano si trova a dover fronteggiare
l’omertà e la paura della popolazione e
solamente con l’aiuto di una donna, Zita
Maria, violata e offesa dai ribelli, riuscirà ad
avere la meglio sul capo dei briganti. Film
tratto da un racconto di Riccardo Bacchelli.
Le cinque giornate sono quelle di
Milano ma raccontate alla rovescia: un
piccolo delinquente, Cainazzo, ed un
panettiere, Romolo, si trovano coinvolti
involontariamente nei moti di quel
periodo, constatando di persona le
grosse contraddizioni di questo periodo.
Assistono ad una galleria di personaggi folli,
doppiogiochisti, personaggi sanguinari,
avventurieri senza scrupoli con i quali
vengono in contatto e pur di non rimanere
emarginati, decidono di “partecipare” anche
loro opportunisticamente ai moti di ribellione.
Correva l’Anno di Grazia
1870
regia di Alfredo Giannetti (Italia,
1971)
Sony Pictures Home Entertainment,
2011
Roma, 1870. La città si trova ancora sotto il
governo pontificio, ma si appresta a diventare
capitale d’Italia. Nelle carceri si trovano
rinchiusi numerosi prigionieri politici, accusati
di tramare contro il potere della Chiesa. Tra
i prigionieri c’è Augusto Parenti, che, pur
essendo gravemente malato, si ostina a tener
fede ad ogni costo ai propri principi e rifiuta
di chiedere la grazia al Papa come hanno
invece fatto molti dei suoi ex compagni di
lotta. Sua moglie Teresa, fedele alle stesse
idee liberali, cerca coraggiosamente di andare
avanti, contro la povertà e la fame, decisa a
tener duro per amore del proprio figlioletto
Mario. Nel frattempo si avvicina il momento
della liberazione di Roma e Augusto, dal
carcere, sogna il giorno del trionfo al quale, a
causa della prigionia, non potrà partecipare.
I Vicerè
regia di Roberto Faenza (Italia, 2007)
01 Distribution, 2008
A metà dell’Ottocento, negli ultimi anni della
dominazione borbonica in Sicilia e alla vigilia
della nascita dello stato italiano, le esequie
della principessa Teresa sono l’occasione
per riunire i membri della famiglia Uzeda,
discendenti dei Vicerè di Spagna. Attraverso
gli occhi di un ragazzino, Consalvo, l’ultimo
erede degli Uzeda, si svelano i misteri, gli
intrighi, le complesse personalità degli
appartenenti alla famiglia, tutti dominati da
grandi ossessioni e passioni e dalla lotta per
l’eredità della principessa defunta.
DVD
DVD
40
42
43
Piccolo mondo antico
Il Gattopardo
Senso
Vanina Vanini
regia di Mario Soldati (Italia, 1941)
Cecchi Gori Home Video, 2006
regia di Luchino Visconti (Italia,
Francia, 1963)
Twentieth Century Fox Home
Entertainment, 2004
regia di Luchino Visconti (Italia,
1954)
Dolmen Home Video, 2007
regia di Roberto Rossellini (Italia,
1961)
Sony Pictures Home Entertainment,
2011
La figura del protagonista del film, il
Gattopardo, si ispira a quella del bisnonno
dell’autore del libro, il Principe Giulio Fabrizio
Tomasi di Lampedusa. Nel maggio 1860, dopo
lo sbarco di Garibaldi a Marsala, Don Fabrizio
assiste con distacco e con malinconia alla
fine della sua piccola borghesia. La classe dei
nobili capisce che ormai è prossima la fine
della loro superiorità: infatti approfittano della
nuova situazione politica gli amministratori
e i latifondisti per la nuova classe sociale in
ascesa. Don Fabrizio, appartenente ad una
famiglia di antica nobiltà, viene rassicurato dal
nipote Tancredi che, pur combattendo nelle
file garibaldine, cerca di far volgere gli eventi a
proprio vantaggio. Quando il principe con tutta
la famiglia si reca a Donnafugata, trova come
nuovo sindaco del paese Calogero Sedara, un
borghese di umili origini che si è arricchito ed
ha fatto carriera in campo politico. Tancredi si
sposerà con Angelica, la figlia di don Calogero,
sicuramente attratto dalla sua bellezza e dal
suo notevole patrimonio.
Nel 1866, alla vigilia della battaglia di Custoza,
la contessa Livia Sarpieri, un’ardente patriota,
si innamora perdutamente di Franza Mahler,
un vile ufficiale austriaco, che finge di amarla
ma in realtà mira solo al suo denaro. Per
amor suo Livia arriverà a tradire la causa della
liberazione nazionale. Quando scoprirà che
l’uomo l’ha ingannata la sua vendetta sarà
terribile.
Roma, 1823. Fuggito di prigione il giovane
carbonaro Pietro Missirilli trova rifugio in casa
della principessa Vanina Vanini. Tra i due nasce
un’ardente storia d’amore ma quando Pietro
tenta di abbandonare la nobildonna per
raggiungere i suoi compagni in lotta, la donna
cerca di trattenerlo con un gesto estremo che
avrà conseguenze terribili.
DVD
DVD
Franco, un giovane di nobili natali, decide di
sposare Luisa, figlia di un modesto impiegato,
contro il volere della dispotica nonna, la
quale decide di diseredarlo. Ma una terribile
tragedia si abbatte sulla coppia di sposi
novelli: Ombretta, la loro unica figlia, annega
nel lago di Como. Luisa è sconvolta dalla
perdita. Soltanto quando il marito parte
volontario per la guerra di Crimea, ritrova una
ragione per ritornare ai suoi doveri di moglie.
Il film ha avuto vari seguiti e rifacimenti.
45
In nome del Papa Re
Nell’anno del Signore
O’Re
La Tosca
regia di Luigi Magni (Italia, 1977)
Medusa Home Entertainment, 2006
regia di Luigi Magni (Italia, 1969)
Minerva Video, 2004
regia di Luigi Magni (Italia, 1973)
01 Distribution, 2009
Sullo sfondo dei moti romani del 1867 il
giudice ecclesiastico Monsignor Colombo
da Priverno, giudice della Sacra Consulta
o tribunale penale supremo dello Stato
Pontificio, già critico verso il potere temporale
della Chiesa, scopre di avere un figlio di
vent’anni. Il ragazzo è accusato, insieme ad
altri due, dell’attentato a una caserma di zuavi:
è in carcere ma il prelato riesce a ottenerne
la liberazione mentre gli altri due verranno
condannati a morte e decapitati.
Nella Roma del 1825, sotto Papa Leone XII,
cardinali e sbirri opprimono il popolo. I due
carbonari compiono un attentato contro un
delatore e vengono arrestati, nonostante
i tentativi del popolo di salvarli, mentre
nell’ombra rimane Cornacchia, strano
ciabattino che è in realtà Pasquino, un poeta
satirico anonimo che mette alla berlina
il potere papalino con frasi irriverenti e
satireggianti.
regia di Luigi Magni (Italia, 1989)
Sony Pictures Home Entertainment,
2010
Il Re Francesco II di Borbone, soprannominato
Franceschiello per la sua inettitudine, e la
sua bella moglie Maria Sofia, insieme al
fedele servitore Rafele, si trovano in esilio a
Roma. Qui la ex regina cerca di organizzare
un esercito, con a capo il Generale Coviello,
per riconquistare il trono. L’ex Re è sfiduciato
e in preda a mania religiosa, mentre Maria
Sofia è ossessionata dal desiderio di avere
un erede, che garantisca la successione; ma
il matrimonio fra lei e lo sposo non è ancora
stato consumato, perchè Francesco, che
non ha mai desiderato regnare, non vuole
ora mettere al mondo un altro spostato.
Questo argomento è causa di continui e aspri
contrasti fra i coniugi. Intanto giunge dal Sud
un affascinante avventuriero spagnolo, Don
Josè, che si innamora della regina e si offre di
comandare un esercito per riconquistarle il
trono.
Nel 1800 il patriota Angelotti evade dal
carcere di Castel Sant’Angelo e si rifugia dal
compagno Cavaradossi e dalla sua donna,
Floria Tosca. I gendarmi papali arrestano tutti
e tre. I fatti della popolare vicenda d’amore
e di morte ci sono tutti, ma Magni li volta in
chiave ironica e in cadenze di opera buffa in
romanesco. Non è esattamente una parodia
perché “porta in primo piano l’elemento
che in Sardou e in Puccini è soltanto uno
sfondo, un pretesto scenico: l’oppressione
politica della Roma papalina che cerca di
estirpare con tutti i mezzi la ‘mala pianta’ del
giacobinismo”
DVD
DVD
44
47
L’ussaro sul tetto
Il Generale
Falstaff di Giuseppe Verdi
Nabucco di Giuseppe Verdi
regia di Jean-Paul Rappenau
(Francia, 1995)
Medusa Home Entertainment, 2004
regia di Luigi Magni (Produzione
televisiva, Italia, 1986)
Warner Home Video, 2009
regia di Tony Britten
Jupiter Classic, 2009
regia di Ernst Marzendorfer
Ducale Music, 2007
Provenza 1832: Angelo Prado è un coraggioso
rivoluzionario piemontese, rifugiatosi in
Provenza dopo la restaurazione monarchica
seguita alle guerre napoleoniche. Angelo
ha lasciato la tranquilla Aix-en-Provence
per raggiungere un gruppo di compagni
carbonari e avvisarli che la polizia segreta
austriaca è sulle loro tracce. Tre agenti nemici
tentano in ogni modo di fermarlo. Sfuggendo
alle loro imboscate, Angelo si trova nel pieno
di una epidemia di colera che imperversa
nella regione. Invece di fuggire gli orrori della
malattia, egli si prodiga generosamente per
salvare numerose vite.
La stagione del Risorgimento. Il sogno di
un’Italia unita. Le gesta di un eroe. Il mito di
un uomo. È il 1987 quando la Rai trasmette le
quattro puntate di Il Generale. Dopo diverse
trasposizioni cinematografiche, questa volta
Giuseppe Garibaldi ha il volto di Franco
Nero in questo sceneggiato intenso ed
appassionato
Falstaff è l’ultima opera di Giuseppe Verdi. Il
libretto di Arrigo Boito fu tratto da “Le allegre
comari di Windsor” di William Shakespeare,
ma alcuni passi furono ricavati anche da
“Enrico IV”, il dramma storico nel quale per la
prima volta era apparsa la figura di Sir John
Falstaff.
In questo DVD, Tony Britten ha prodotto un
film basandosi sulla versione del 2005 del
Falstaff di Verdi. Il film è stato registrato nei
pressi di un club di golf reale e il club agisce
come ambientazione per la maggior parte
delle scene. Il DVD Include un documentario
del back-stage come contenuto extra.
Questa emozionante presentazione all’aperto
del Nabucco è stata messa in scena nel 2007
all’Opera Festival di St. Margarethen (Austria),
nel mezzo di uno sfondo romano, rustico e
romantico che ha fornito un’ambientazione
unica per questa registrazione dal vivo.
Il Nabucco narra la storia di Nebuchadnezzar,
antico re di Babilonia, che divenne pazzo
dopo essersi autoproclamato Dio.
È una delle opere più famose della storia e
quella con cui Giuseppe Verdi divenne famoso
nel 1842 grazie anche alla famosissima aria
“Va, pensiero...”.
Questo DVD presenta il magnifico evento
filmato con nuovissime tecnologie video e
audio.
DVD
DVD
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