Non sei (più) sola
Fronteggiare la violenza
e lo stalking insieme si può
Pubblicazione promossa
e finanziata da:
Assessore alle Pari
Opportunità
della Provincia di Biella
Mariella Biollino
Il protocollo d’intesa contro la Violenza
La Provincia di Biella, l'ASL BI, i Consorzi I.R.I.S. e
C.I.S.S.A.B.O, la Consigliera di Parità Provinciale,
la Procura della Repubblica, l’Ufficio Scolastico
Territoriale n. 14 e la Facoltà di Scienze Politiche
- Polo Universitario di Biella hanno sottoscritto un
“protocollo d’intesa” per la promozione di strategie
condivise contro la violenza alle donne.
Il Protocollo prevede:
Consigliere di Parità
Provinciali
Alessandra Guarini
Sebastiana Spitale
Realizzazione testi
Patrizio Schinco
Paola Merlino
l’attivazione sul territorio di un Centro
Antiviolenza che si avvale di un Punto di
Ascolto gestito dall’Associazione di volon­
tariato “Non sei sola” per sostenere, attra­
verso colloqui individuali di sostegno rela­
zionale, le donne che hanno subito violenza;
lo sviluppo di azioni finalizzate alla preven­
zione, alla formazione di operatori/trici,
al sostegno alle vittime;
l’analisi e il monitoraggio dei casi di violenza
sulle donne.
Si ringrazia per la collaborazione
la Consulta per le
Pari Opportunità
Impaginazione e grafica
Clara Crosa Galant
La consulta per le pari opportunità
Provincia di Biella – Assessorati
alle Pari Opportunità e
alle Politiche Sociali
Consigliere di Parità Provinciali
Comuni
Consorzio dei Comuni del Biellese
Comunità montane
Comunità collinari
Consorzi socio assistenziali
A.S.L. BI
Procura della Repubblica
Prefettura
Questura
Arma dei Carabinieri
Casa Circondariale
C.C.I.A.A.
I.N.P.S.
2
I.N.P.D.A.P.
I.N.A.I.L.
Ufficio Scolastico Territoriale n° 14
Università degli Studi di Torino
(Polo di Biella)
Organizzazioni sindacali
Organizzazioni datoriali
di categoria
Centro Servizi Volontariato
Associazione Donne Nuove
Associazione VocidiDonna
Associazione Non Sei Sola. Uscire
dal silenzio. Contro la violenza
Associazione Telefono Amico Biella
o.n.l.u.s.
Banche del tempo
A.GE.D.O.
presentazione
Ci riempie di orgoglio essere riuscite a sommare le nostre forze istituzionali e a raggiungere, unite,
l’obiettivo di pubblicare questo opuscolo, che, seppur apparentemente “opera minore”, possiede
una grande rilevanza: costituisce infatti una reazione forte al fenomeno della violenza contro le
donne e, al tempo stesso, la prova della comprensione della drammaticità del problema da parte
del nostro territorio.
Siamo convinte dell’importanza di informare le donne sui percorsi d’uscita dalla violenza, ma
soprattutto della indispensabilità di offrire sia a loro stesse sia ai loro figli sostegno concreto per
rompere il silenzio e per recuperare i diritti all’integrità e al rispetto lesi.
Il nostro territorio ha scelto di agire compatto per contenere e ridurre un problema tragico come
la violenza di genere, che non solo colpisce le donne ma che, di rimbalzo, offende la società intera,
compresa la nostra comunità.
Da qui la scelta di affrontare finalmente in modo adeguato la rilevazione, la sensibilizzazione e la
prevenzione del fenomeno aprendo il primo Centro Antiviolenza e formando tutti gli operatori
coinvolti con una oculata definizione di compiti e funzioni di tutte le strutture istituzionali.
Ed è da queste premesse che, nell’ambito di un vero e proprio piano locale di intervento, l’Assessorato
alle Pari Opportunità della Provincia di Biella e le Consigliere di Parità Provinciali hanno promosso
tutta una serie di azioni di prevenzione rivolte anche al mondo scolastico; la firma di un protocollo
specifico ha visto la partecipazione, accanto alla Provincia, dell’Asl, dei Consorzi Socio-assistenziali,
dell’Ufficio Scolastico Territoriale, dell’Università e delle Forze dell’Ordine e ha permesso l’attivazione
del Centro antiviolenza, oggi presente e operativo sul territorio, grazie all’apporto fondamentale
dell’Azienda Sanitaria Locale e dell’Associazione di volontariato Non sei sola che cura il Centro di
ascolto.
Sono stati concertati protocolli di intervento a sostegno delle vittime per la prima accoglienza in
emergenza e messe a punto metodologie di prevenzione e contrasto all’odioso fenomeno della
violenza contro le donne grazie proprio alla rete locale, costituita sia dalle Istituzioni Locali sia
da Associazioni di volontariato attive sul territorio. Importante anche il ruolo svolto dalla Consulta
delle pari opportunità della Provincia di Biella.
Combattere la violenza contro le donne significa agire per cambiare il contesto culturale, ma anche
sostenere i servizi cui possono rivolgersi le donne, trovando aiuto reale ed efficace.
In un paese in cui le ricerche di genere non sono obbligatorie e dove non esistono rilevazioni
sistematiche in ambito sanitario o sociale sul tema, non è facile affrontare il delicato problema;
ma un dato certo, oltre al tragico numero delle donne uccise ogni anno nel nostra paese, sono le
denunce alle forze dell’ordine, che rappresentano tuttavia solo la punta dell’iceberg di una realtà
molto più vasta.
Con questo opuscolo abbiamo reso visibile la volontà politica ed istituzionale di combattere la
violenza di genere sul nostro territorio ed abbiamo scelto, senza esitazione, di essere solidali con
le vittime scendendo in campo con loro per vincere quella che sempre di più, per numero di vittime
e sorda diffusione, somiglia ad una guerra.
Le Consigliere di Parità Provinciali
Alessandra Guarini
Sebastiana Spitale
L’Assessore alle Pari Opportunità
Mariella Biollino
3
Non sottovalutare il fenomeno
della violenza e dello stalking
La violenza domestica e sessuale è un fenomeno esteso e sempre più rilevante.
In Italia l’indagine ISTAT del 2006 ha dimostrato che fra le donne italiane tra i
16 e i 70 anni le vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita sono
state quasi 7 milioni e che circa un milione di donne ha subìto stupro o tentato
stupro.
Il 14,3% delle donne, che hanno avuto un rapporto di coppia, ha subìto almeno
una violenza fisica o sessuale dal partner.
Quasi 2 milioni di donne hanno subito stalking da parte di un ex partner.
Il silenzio intorno alla violenza
Solo il 7% delle donne che ha subìto violenza da parte di un partner lo denuncia,
il 33,9% delle donne che subiscono violenza dal partner e il 24% di quelle che l’hanno
subita da un non partner non parla con nessuno delle violenze subite.
Il sommerso continua, quindi, ad essere la norma. Nel silenzio si consuma la violenza
e dal silenzio continua ad essere avvolta. I danni sulla salute fisica e psichica che la
violenza determina non sono quindi prevenibili se non si attivano risorse e soluzioni
innovative in grado di spezzare la spirale che incatena in un medesimo destino anche
le generazioni future.
In Italia ogni giorno una donna
muore di violenza domestica
quasi sempre dentro le mura di casa.
La violenza è la principale causa di morte
in gravidanza dopo l’emorragia post-partum.
L’abortività ripetuta è invariabile segno
di una storia di violenza domestica.
violenza
La conseguenza della violenza
sulla salute delle donne
Studi epidemiologici hanno dimostrato conseguenze fisiche, psicologiche e sociali
della violenza, che oltre ad essere un grave evento traumatico ed un’esperienza
intollerabile che annienta il senso di integrità personale, provoca danni di lungo
periodo e causa una serie di patologie rilevanti per la popolazione femminile.
I danni derivanti da un vissuto di paura e “persecuzione continua” determinano
uno stato di Stress cronico che induce una lunga serie di malattie che infatti sono
più frequenti nella popolazione femminile: Patologie Ginecologiche, Malattie
Gastroenterologiche, Disturbi del Comportamento Alimentare, Disturbi d’Ansia
e Attacchi di panico.
Particolare attenzione è stata data dall’OMS al Disagio Mentale e alla Depressione.
Fra le donne che hanno subito violenza si riscontra anche una maggiore frequenza
al suicidio.
Queste patologie sono correlate statisticamente non soltanto con le violenze attuali,
ma anche con le violenze e gli abusi subiti in età infantile e studi più recenti hanno
posto in relazione con alcune patologie psichiatriche dell’adulto anche vissuti di
violenza assistita in età infantile ed anche a violenze subite dalla madre durante la
gravidanza.
Tutte le forme di violenza
si configurano come reato
…. non lasciar perdere …
È possibile fronteggiare la violenza e lo stalking
Qui di seguito troverai alcuni suggerimenti utili per
comprendere i due fenomeni, imparare a fronteggiare
e sapere a chi puoi rivolgerti...
perchè ricordati
Non sei più sola
5
Cos’è la violenza
E’ importante comprendere il fenomeno della violenza e le sue forme per poter
riconoscere cosa ti sta accadendo e per decidere il da farsi.
Non pensare di essere tu la colpevole o che tutto prima o poi finirà, ricordati
che ci sono strutture e servizi specializzati gratuiti sul territorio che ti aspettano
per darti una mano!
Violenza fisica
Corrisponde ad ogni forma di aggressività, violenza contro di te, il tuo corpo o le tue
cose. Questa forma di violenza viene esercitata con rabbia, scatti di ira e vuole dar
prova di forza e possesso nei tuoi confronti attraverso schiaffi, pugni, spintoni, distruzione
di oggetti cari, abiti, documenti personali.
Anna
Ieri ho litigato molto aspramente
con mio marito …oggi sono rientrata in casa
dal lavoro ed ho trovato tutti i miei abiti
tagliati a listarelle, le foto di famiglia a cui
tenevo molto strappate.
Meg
Mi ha picchiata e davanti ai miei
occhi ha distrutto il mio permesso di soggior­
no e mi ha minacciata … se dico qualcosa
me le darà nuovamente ….ed io lo so che lo
rifarà!
La violenza è un reato e ricorre nei reati di percosse (art. 581 cp), lesione
personale (art. 582 cp), violenza privata (art. 610 cp), violazione di domicilio
( art. 614 cp), sequestro di persona (art. 605 cp).
Si può inoltre fare riferimento al Maltrattamento che è una figura di reato
autonoma (art. 572 cp) che raccoglie la violenza fisica e anche gli altri tipi
di violenza, con condotte ripetute nel tempo.
Si ricordino l’art. 583 bis cp che punisce le pratiche di mutilazione degli
organi genitasli femminili e l’art. 605 cp che punisce il sequestro di persona.
Il reato sussiste anche se commesso mediante coazione morale.
Violenza sessuale
Consiste in ogni forma violenta di coinvolgimento in attività o rapporti sessuali senza
il tuo consenso, sia che questi avvengano nell’ambito della coppia, che al di fuori di
essa. Violenza sessuale è anche la costrizione a guardare o utilizzare materiale
pornografico, ricevere avances continue e insistenti, richieste di rapporti sessuali,
contatti intenzionali con il tuo corpo.
Tra le forme più violente troviamo lo stupro, il tentativo di stupro, lo stupro di
gruppo e l’abuso sessuale intrafamiliare (quando un familiare o conoscente costringe
la donna o i figli/e a partecipare a rapporti sessuali o ad assistervi).
Anche le molestie sessuali (verbali, relazionali, visive, fisiche), sono forme di violenza
e corrispondono a comportamenti indesiderati di natura sessuale che violano la dignità
delle donne e degli uomini (può accadere anche sul lavoro). La tratta delle donne a
scopo sessuale e le mutilazioni genitali sono anch’esse forme di violenza.
Adry
6
Non so più cosa fare, mi sembra di scoppiare il mio compagno è sempre più
aggressivo e mi impone rapporti sessuali anche se non voglio… è arrivato a propormi rapporti
sessuali in presenza di altri o con altri/e …e minaccia me ed i miei figli se apriamo bocca!!!
Julia
Era sera, ho perso il pullman … mi si è avvicinato in macchina un vicino di
casa chiedendomi se volevo un passaggio verso casa… ovviamente ho accettato e mi sono
detta “che fortuna”. Poi ha cominciato a dire frasi sconnesse, ad allungare le mani a dirmi
che non dovevo resistergli … sono riuscita a buttarmi giù dall’auto e ad evitare il peggio
… questa mattina sono piena di lividi e la dignità a pezzi.
Comprende le situazioni di costrizione a fare o subire atti sessuali
di diverso tipo contro la propria volontà ed è sanzionata tramite le
figure di reato riformate dalla L.15 febbraio 1996 n.66, Norme
contro la violenza sessuale.
Violenza psicologica
È una forma di violenza che tende a ledere la dignità della persona verso cui è
esercitata attraverso l’umiliazione, gli insulti, la mancanza di rispetto, la ridicolizzazione,
o ancora il controllo continuo, le minacce.
Giulia Mi ritiene una stupida, tutto ciò
che dico non ha alcun valore, prende lui tutte
le decisioni senza mai chiedermi un parere.
Sono come in una prigione: non posso par­
lare, non posso disporre di nulla, non posso
uscire se non con lui, non posso far venire
le mie amiche e se voglio telefonare lo devo
fare di nascosto .. ma che vita è mai questa,
ho paura … e non mi sento più la stessa
Giusy Mi telefona sul lavoro ad ore diffe­
renti per controllarmi, ha persino contattato
i colleghi per verificare che fossi in ufficio.
Quando arrivo a casa mi fa l’interrogatorio
“dove sono stata, in quale negozio mi sono
fermata per gli acquisti” e poi controlla lo
scontrino per verificare l’ora, il negozio…
È sempre peggio ora non vuole neppure che
sia affettuosa con i miei figli, appena parlia­
mo comincia a dire che sono mammona e
che devo solo stare con lui o pulire la casa...
Comprende ogni forma di abuso volto a ledere l’identità della
donna: umiliazione, minacce, denigrazione. Questa violenza ricorre
nei delitti di ingiuria (art. 594 cp) e minaccia (art. 612 cp). Si può
inoltre fare riferimento al Maltrattamento che è una figura di reato
autonoma (art. 572 cp) che raccoglie la violenza psicologica e
anche gli altri tipi di violenza, con condotte ripetute nel tempo.
Recentemente la giurisprudenza ha fatto ricorso all’art. 610 cp
(violenza privata).
Anche Il mobbing è una forma di violenza psicologica che si manifesta nei luoghi di
lavoro e che ha l’obiettivo di allontanare la persona dal suo posto di lavoro spingendola
alle dimissioni
Lo stalking, come vedremo nella specifica sezione dell’opuscolo, è una forma di
violenza psicologica dettata da un “comportamento persecutorio” sia in ambito familiare
che esterno che costringe la vittima a dover cambiare le sue abitudini di vita ed a
vivere nella paura.
7
Violenza economica
È una forma di violenza più difficilmente identificabile e corrisponde ad ogni forma
di controllo sulla tua “autonomia economica” come ad esempio il divieto di
disporre autonomamente del denaro, il cercare di allontanarti dal lavoro, non
poter avere un conto bancario personale, la possibilità di fare acquisti senza dover
chiedere l’autorizzazione.
Elvira Giorgio vuole che lasci il lavoro,
dice che è meglio che mi occupi della casa,
dei bambini…. “di lui”. Io però amo il mio
lavoro, ho molte soddisfazioni e mi
consente di essere economicamente
autonoma …. Già così mi fa pesare ogni
piccolo acquisto, non mi permette di ritirare
i soldi dalla banca …mi passa lui un
budget settimanale … no …no.. almeno il
mio lavoro … spero di resistere
Susanna Non ho la firma sul conto
corrente, non ho il bancomat, l’eredità
ricevuta non ho la più pallida idea dove
sia finita, il quadro (lascito di mio nonno)
l’ha venduto per comprarsi una nuova
auto ovviamente senza chiedermi nulla….
e se provo a dire qualcosa mi dice che ho
un’unica possibilità: quella di tacere ... Ho
deciso di cercarmi un lavoro ….l’avevo
praticamente trovato avrei dovuto
cominciare la settimana successiva, ma
lui è andato dalla titolare dicendo che non
ne avevo bisogno ….Questo è troppo! …
ho bisogno di aiuto
Ricordati che in casi di abuso domestico le donne possono trovare
una tutela non solo attraverso il codice penale, ma anche mediante
l'art. 342 bis del codice civile "Ordini di protezione contro abusi
familiari".
8
Violenza assistita
Violenza assistita è l’esposizione diretta o indiretta della bambina/o ad atti di
violenza fisica, psicologica, sessuale, economica, verbale agiti dal padre nei
confronti della madre o di altre persone di riferimento per i piccoli. Sono compresi
anche le violenze o l’abbandono ai danni di animali domestici.
Secondo i dati Istat del 2006: sono state 690 mila in Italia le donne che hanno
subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza.
Ben il 62,4% ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza.
Le donne hanno inoltre sottolineato che nel 15,7% dei casi i figli hanno subito
violenza dal padre.
Le conseguenze della violenza assistita
I bambini manifestano alterazione del legame di attaccamento, dell’adattamento e
delle competenze sociali, del comportamento del problem solving e dell’apprendimento
scolastico.
I bambini testimoni di violenza possono avere danni della salute fisica o psichica a
breve, medio e lungo termine: depressione, ansia, inquietudine, sensi di colpa, bassa
autostima, aggressività, crudeltà verso gli animali, immaturità ed ipermaturità,
disturbi del comportamento alimentare, alterazioni del ritmo sonno-veglia, incubi
ed enuresi notturna, scarse abilità motorie, comportamenti auto lesivi, uso di alcool
e droghe.
Sono anche presenti una più alta incidenza di allergie, più frequenti infezioni del
tratto respiratorio, cefalea, disturbi gastrointestinali, disturbi del sonno, ritardi della
crescita fisica e mentale.
Nei bambini che assistono ad una violenza si afferma una visione distorta della
relazione fra adulti ed aumenta la confusione tra i ruoli sino a stravolgere il cuore
delle relazioni primarie. I piccoli percepiscono che la mamma, anche dopo aver
parlato e chiesto aiuto, è in pericolo: è lei ad essere giudicata e quindi si perde la
possibilità di avere un riferimento adulto positivo.
La violenza assistita è inoltre uno dei fattori di rischio principali per la trasmissione
intergenerazionale della violenza: nella maggior parte dei casi le bambine tenderanno
ad imitare l’atteggiamento passivo delle madri-vittime; nella maggior parte dei casi
i bambini tenderanno ad imitare il comportamento violento dei padri.
Gianna Mio marito mi picchia e mi costringe a ad avere rapporti sessuali……. Tre giorni fa mi
ha di nuovo picchiata e poi mi ha costretto ad un rapporto sessuale contro la mia volontà……….
mentre mi violentava aveva un coltello in mano e trafiggeva il materasso intorno a me ad ogni spinta.
………mio figlio di cinque anni era li nella stanza che guardava tutto…
9
Esporre un bambino ad assistere alla violenza contro il coniuge, ma anche
contro animali e cose inoltre configura il reato di maltrattamenti in famiglia
che è procedibile d’ufficio.
Art. 572. C.P. Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli.
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una
persona della famiglia, o un minore di anni quattordici, o una persona
sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione,
istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione
o di un'arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se dal fatto
deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a
otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a
quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.
La spirale della violenza
È difficile, una volta entrata nella spirale della
violenza, uscirne. È necessario avere forza,
coraggio e determinazione. Il tuo maltrattante
cercherà in ogni modo di avere il controllo su
di te economico, psicologico, fisico. Devi sapere
che non sei l’unica, che non è colpa tua, ma
ancora di più che non sei più sola, ci sono
servizi specializzati che ti aspettano, ti ga­
rantiscono la privacy e che non ti impongono
decisioni se tu non vuoi. Non sperare che tutto
passi, non lasciare perdere! La tua vita è
importante così come quella dei tuoi figli
….permettici di aiutarti poiché da sola uscire
fuori dalla spirale della violenza non è semplice.
Intimidazioni
Isolamento
Svalorizzazione
Segregazione
Violenza fisica
Violenza
sessuale
Ricatto sui figli
Richiesta perdono
False riappacificazioni
1.
Intimidazione: il tuo partner fa di tutto perché tu viva nella paura e
diventi succube. Minaccia di lasciarti se non fai tutto ciò che lui desidera.
2.
Isolamento: a seguito delle continue intimidazioni è facile isolarsi da
tutto e tutti (parenti, colleghi, amici,..) e così facendo puoi diventare sempre
più dipendente dal tuo maltrattante.
3.
Svalorizzazione: viene messa in campo una campagna di “svalorizzazione”
nei tuoi confronti che mina la tua persona, la tua autostima, la tua dignità e
ti porta ad essere sempre meno autonoma, rendendoti invece disposta ad
accettare angherie anziché pronta a reagire.
10
4.
Segregazione: senza che te ne accorga i tuoi contatti con l’esterno
diminuiscono, vieni privata anche della possibilità dei contatti casuali (il medico,
i/le commercianti, i vicini) perché lui ti relega tutta per sé.
5.
Violenza fisica e violenza sessuale: a lungo andare alla violenza psicologica
segue la violenza fisica che può sfociare anche nella violenza sessuale.
6. Ricatto sui figli/e: quando tutti questi episodi violenti si ripetono quoti­
dianamente decidi di ribellarti, allora il maltrattante può arrivare a fare leva
sui tuoi figli/e: minaccia di toglierteli, allontanarteli a meno che tu non torni
a sopportare in silenzio.
7. False riappacificazioni: a seguito di episodi di violenza si alternano poi
i pentimenti del tuo partner, la richiesta di perdono, i regalini. Tu ti convinci
che sia tutto tornato come prima e lo perdoni, poi speri nel suo cambiamento
….che però non arriva.
8. Ripresa degli episodi violenti: dopo un breve periodo di pausa riprende
il ciclo della violenza ed i tempi tra un evento e l’altro si accorciano sempre
di più.
11
Se sei vittima
Cosa fare?
1.
Riconoscere la violenza
Essere consapevole che gli episodi di cui sei stata vittima sono manifestazioni
di violenza nei tuoi confronti e che la violenza, qualunque essa sia, non è
giustificabile rappresenta il punto di partenza per uscire dalla spirale della
violenza.
2.
Non temere
Comprendere che le tue paure, le ansie, i dubbi sono assolutamente normali,
che non sei colpevole di nulla e non devi vergognarti è un secondo passaggio
importante. Ricordati che la violenza di cui sei stata vittima è una “violazione
dei tuoi diritti” ed è possibile affrontarla.
3.
Rivolgersi ai Servizi
Sapere che non sei più sola e che esistono nel territorio biellese il Centro Antiviolenza ed altre Strutture specializzate sul tema della violenza è fondamentale
per intraprendere il tuo percorso.
Mettiti in contatto con il Punto d’Ascolto del CAV e/o con gli altri Servizi;
troverai personale qualificato con cui poter parlare e consultarti, ricevere
informazioni ed il sostegno per trovare le soluzioni più idonee alla tua specifica
situazione, sempre nel rispetto della tua privacy.
4.
Costruire una strategia
Redigere e realizzare insieme al CAV o agli altri Servizi presenti sul territorio
una strategia per uscire dalla violenza può rivelarsi estremamente utile per
avviare il tuo percorso e per portarlo a termine. Ricordati, insieme si è più forti
e darsi una strategia condivisa ti permette di ottenere migliori risultati.
12
A chi rivolgersi?
Se hai appena subito una violenza ed hai anche lesioni, non stai bene…
chiama immediatamente:
•
il 118
•
le Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri, Procura della Repubblica)
recati direttamente:
•
al Pronto Soccorso
•
dal Medico di famiglia
Se vivi in una condizione di violenza e vuoi essere aiutata ad uscirne o vuoi
anche solo parlarne con qualcuno competente...
mettiti in contatto con:
•
il Punto di Ascolto del CAV
•
il Consultorio
•
l’Assistente Sociale – i Servizi Sociali
•
le Associazioni impegnate nel fronteggiamento della violenza
Se vuoi denunciare la violenza...
•
rivolgiti direttamente alle Forze dell’Ordine
Se hai subito uno stupro
•
ricordati di non lavarti
•
recati subito al Pronto Soccorso o chiama il 118
Non dimenticare che esiste il
patrocinio gratuito.
E’ a tua disposizione una lista
di avvocati/e che assistono le
donne vittime di violenza
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Se hai assitito
Scoprire che una persona ha subito violenza significa fare i conti con sentimenti
e reazioni che ci possono sorprendere: ci si può sentire distanti, oppure sentirsi
così arrabbiate e coinvolte da non riuscire a prendere iniziative. È opportuno
separare quello che proviamo da ciò che prova e sente la vittima e da ciò di cui
ha bisogno.
In Italia non esistono servizi specifici per i parenti, i partner e i familiari di chi
ha subito violenza, ma possiamo rivolgerci a chi da anni lavora su queste tematiche
o ai servizi psico-sociali e di mediazione familiare.
Stare vicino ad una persona che subisce violenza
Le situazioni di maltrattamento sono complesse ed è normale sentirsi impotenti
e scoraggiati/e per il fatto di non riuscire a fermare la violenza. Spesso si avverte
il bisogno di una soluzione concreta e tempestiva, ma talvolta questo non è
prioritario per la donna. Può sembrare incomprensibile il fatto che la donna non
abbia ancora deciso di interrompere il ciclo della violenza.
Spesso chi è vicino a chi subisce violenza si sente confuso/a per
quello che ha scoperto, arrabbiato/a con entrambi, sente il
bisogno di fare qualcosa di concreto. La sofferenza della vittima
deprime anche perché questa non sembra reagire. Spesso si
pensa di sapere qual è la soluzione migliore per lei, come ad
esempio la denuncia. Ma non si comprende come lei, dopo tanti
anni, possa ancora rimanere lì e continuare ad amarlo.
Stare vicino a una persona che ha subito abuso nell'infanzia
Forse ci sentiamo disorientate/i per quello che ci ha detto, vediamo la sua
sofferenza ma non crediamo che sia veramente accaduto. Probabilmente non
riusciamo a sopportare neanche l’idea che quello che ci viene raccontato sia
potuto accadere. Probabilmente non ci spieghiamo come possa aver voluto bene
alla persona che l’ha abusata.
Spesso i partner sentono il rapporto messo in crisi dall’evento
accaduto, faticano a capire le reazioni e certi comportamenti
della propria compagna. In particolare, per quanto riguarda la
sessualità, è frequente che abbiano bisogno di comprendere le
ragioni del suo disagio che si riflette sul rapporto di coppia. E’
importante trovare uno spazio di aiuto per la coppia, per
migliorare la qualità del rapporto e così avere una relazione
più appagante.
14
Se sei sua madre
Non riesci a credere a ciò che tua figlia ti ha rivelato.
Ti chiedi come mai non ti sei accorta di nulla.
Probabilmente pensi che nella tua famiglia una cosa del genere non poteva capitare.
Forse ti chiedi perché il tuo compagno e tua figlia ti abbiano fatto una cosa del
genere.
Hai paura di ciò accadrà alla tua famiglia.
Ti senti in colpa per non averla protetta. Vorresti aiutarla, ma ti senti incapace
di farlo
Spesso le madri delle ragazze che hanno subito abuso provano sentimenti contrastanti
come dolore, rabbia, impotenza, scoraggiamento.
In famiglia tutti si sentono minacciati e temono quanto accadrà in futuro.
In particolare, per la madre, significa mettere in discussione se stessa come madre,
come donna, e la propria scelta sentimentale
Stare vicino a una donna
che ha subito violenza sessuale
Forse pensi che se non fosse uscita di casa, a quell’ora, non le sarebbe successo
nulla.
Probabilmente ti senti impotente o frustata/o perché lei non è andata a denunciare
il fatto e non vuole farlo. Sei turbato/a perché ti ha detto che suo marito non
rispetta il suo desiderio e le impone comportamenti sessuali che lei non accetta.
Di fronte a fatti di violenza sessuale da sconosciuti o all’interno della coppia, è
frequente avere sentimenti contrastanti.
E’ difficile uscire dagli stereotipi circa la violenza sessuale ed avere un atteggiamento
veramente libero dal giudizio.
La donna stessa ha avuto bisogno di tempo per capire che cosa le è successo,
accettare le proprie reazioni (dolore, colpa, rabbia, paura).
Potrebbe essere utile sapere che la vicinanza e presenza come amica/o, familiare
e partner è importante per non farla sentire sola.
Tuttavia sarà lei a decidere che cosa fare.
15
Stalking
Che cosa è lo stalking
Lo stalking o gli atti persecutori sono una forma di violenza psicologica, un
insieme di comportamenti persistenti e fastidiosi adottati da una persona (stalker),
nei tuoi confronti nell’intento di violare la tua privacy e di limitare la tua libertà
personale.
Lo/la Stalker agisce con intrusioni continue ed indesiderate nella tua vita
causandoti dapprima paura, ansia, esasperazione, fino a costringerti a cambiare
le tue abitudini ed a vivere in continuo stato di allerta.
Tra i comportamenti ricorrenti:
• comunicazioni indesiderate
Ti invia con insistenza lettere, sms, telefonate (ad ogni ora del giorno o della
notte), e-mail. Può arrivare a minacciarti o a cercare di comunicare con te
anche attraverso la famiglia, gli amici o i colleghi.
• contatti indesiderati
Cerca di avvicinarti con insistenza, ti pedina, si apposta sotto casa tua, dove
lavori, nei luoghi che frequenti abitualmente.
•
comportamenti associati finalizzati a cancellare o ordinare beni e servizi
per cercare di intimidirti o danneggiarti economicamente o psicologicamente.
Ordina a tua insaputa cibo, oggetti,.. facendoteli recapitare a casa (anche in
orari particolari). Annulla carta di credito, utenze telefoniche senza che tu
ne sappia nulla.
Giulia – ho cominciato a ricevere telefonate
anonime, non ho dato peso … poi si sono
fatte sempre più frequenti anche di notte.
Ho cambiato il numero di telefono. Poi ho
cominciato a trovare dei fiori davanti alla
porta di casa, ho paura poiché non so chi
sia, ma lui ora sa dove abito, mi faccio
accompagnare a casa ogni volta che torno
… ma non può durare …altrimenti impaz­
zisco…
16
Chiara – il mio ex non accetta che l’abbia
lasciato. Mi spia, chiede agli amici cosa
faccio, chi vedo. Mi telefona continuamente,
mi lascia biglietti sotto la porta di casa,
sul parabrezza dell’auto. Suona ai vicini
con insistenza e chiede dove sono, chi
incontro, a che ora esco,…comincio ad
avere paura
Chi sono gli/le stalkers
Il respinto/a è generalmente un/a ex partner che non accetta l’abbandono o il
rifiuto da parte della vittima
Il risentito/a è rancoroso/a ed è motivato dal desiderio di vendicarsi e di creare
paura e tensione nella vittima in quanto ritiene di aver subito da lei un danno o un
torto
Il bisognoso/a d’affetto è alla ricerca spasmodica di attenzioni (amicizia, amore,…)
e anche se non corrisposto/a, diviene insistente ed ossessivo verso la vittima
Il corteggiatore/trice incompetente ha significative difficoltà relazionali e quando
la vittima non lo ricambia diviene insistente, fastidioso, pedante e talvolta può
diventare aggressivo
Il predatore/trice è un vero molestatore (quasi sempre maschio) che ricerca rapporti
di carattere sessuale con una vittima prescelta. Preparando l’aggressione alla vittima
mette in campo comportamenti persecutori.
E’ stalking quando?
1.
2.
3.
Comportamenti ripetuti ed indesiderati da parte di uno/a stalker che
violano la vittima nella sua privacy
Sentimenti di ansia e paura della vittima che teme per la sua incolumità
o quella dei suoi cari
Alterazioni delle abitudini di vita da parte della vittima.
Cosa fare?
1.
Riconoscere il problema
Essere consapevoli della situazione e non sottovalutare il rischio che corri
nell’essere vittima di atti persecutori è importante. Scoraggia lo/la
stalker ed informati. Anche se gli atti persecutori arrivano a farti modificare
il tuo stile di vita, non subire passivamente, reagisci.
2.
Evita i contatti con lo/a stalker e impara a “dire di no”
Chiudere ogni tipo di relazione con lo/la stalker; non dare adito a speranze
è fondamentale. Se lo/la vedi cerca di non mostrare emozioni. Se sei
costretta/o ad incontrarti proponi solo luoghi pubblici e fatti accompagnare
da persone di fiducia. Cerca di non arrabbiarti o di non perdere il controllo
non faresti che incentivarlo/a.
3.
Rivolgersi ai Servizi presenti sul territorio
Essere accompagnata/o nell’affrontare lo Stalking attraverso informazioni,
consulenza può rivelarsi estremamente utile. Il Punto di Ascolto del CAV
ed i Servizi socio sanitari presenti sul territorio, le Forze dell’Ordine con
il loro personale specializzato potrebbero rappresentare un valido supporto.
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4.
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Raccogliere le prove sulle molestie
Raccogli più elementi possibili che dimostrino il perpetrarsi degli atti
persecutori, può essere utile se dovessi eventualmente procedere contro
lo/la stalker.
Raccogli le prove: bigliettini scritti, lettere, e-mail, fax, registrazioni
della segreteria telefonica o regali ricevuti dallo stalker
Registra (ora, giorno e data) tutti gli episodi con una breve descrizione
dell’accaduto.
Se ti pedina annota: numero di targa, abbigliamento, fotografa o filma
gli appostamenti dello stalker o chiedi aiuto a qualcuno per farlo, ma
senza mai esporti a rischi inutili.
Se ti molesta telefonicamente annota: telefonate, numeri telefonici
rimasti in memoria, colloqui con lo stalker.
Chiedi a persone amiche, a colleghi/e di annotare episodi in cui lo/la
stalker abbia telefonato ripetutamente o si sia appostato cercandoti.
Sullo stato di ansia e paura – raccogli eventuali certificati medici rilasciati
dal pronto soccorso, dal medico curante, ricette mediche con prescrizioni
che riconducano a stati di ansia.
Costruire un “piano di sicurezza”
Porta sempre con te un elenco di numeri utili o dotati di cellulare con
funzione chiamate rapide per poter contattare immediatamente ad es.
polizia, carabinieri, amici, centro anti-violenza ecc.
Informa familiari e conoscenti circa la situazione che stai vivendo. Ai
colleghi chiedi di filtrare le telefonate e gli incontri di lavoro. Chiedi
anche la collaborazione ai vicini di casa.
Modifica spesso le tue abitudini di vita, i percorsi per recarti al lavoro,
i luoghi frequentati, gli orari.
Parcheggia sempre in luoghi ben illuminati e fai attenzione ai veicoli
che seguono, se puoi non viaggiare sola/o.
Rendi sicure porte e finestre, installa spioncini, cambia le serrature se
lo/la stalker è un ex partner.
Non accettare pacchi se non si tratta di qualcosa che hai ordinato
direttamente.
Stare in compagnia, prendere un cane, trasferirsi da familiari può allentare
il tuo stato di ansia.
Se le molestie sono informatiche
1.
Verifica che le e-mail non contengano minacce o virus.
2.
Cerca di interrompere i contatti con il cyberstalker e sii chiara/o nel
chiudere la relazione.
3.
Se l’hai conosciuto in chat, lascia immediatamente la chat.
4.
Ricordati di salvare le comunicazioni sgradite (non cancellarle) messaggi
su Facebook, e-mail, insulti filmati su you-tube, potrebbero essere utile
se decidi di procedere nei suoi confronti.
5.
Contatta ed informa l’amministratore responsabile dei servizi internet
Se le molestie sono telefoniche
1.
Se rispondi mantieni il più possibile la calma e cerca di non manifestare
emozioni, eventualmente fai capire di non essere sola/o in casa.
2.
Puoi anche non ascoltare, alza solo il ricevitore per alcuni minuti e poi
riattacca. Annota data e ora della chiamata o registra la telefonata. Se
risenti lo squillo appena attaccato non rispondere immediatamente.
3.
Se non ce la fai più richiedi un numero di telefono privato e diffondilo
solo tra persone amiche.
4.
Puoi rivolgerti al tuo gestore telefonico per rintracciare iI numero
dello/a stalker.
A chi rivolgersi
Prima di tutto è importante sapere che la Legge 3 aprile 2009 N.38 affronta in
modo specifico lo stalking. Questa legge stabilisce che gli atti persecutori
costituiscono un reato punibile dall'art. 612 bis del codice penale.
1.
Se hai bisogno di informazioni, consulenza psicologica puoi rivolgerti a:
Punto di Ascolto del CAV di Biella, ai Consultori Familiari, ai Servizi Sociali.
2.
Se sei in pericolo, se pensi di essere seguita/o
puoi telefonare immediatamente alle Forze dell’Ordine al 112 o al 113 ti
invieranno immediatamente una macchina di servizio con agenti.
3.
Se vuoi sporgere una querela (richiesta di punizione) per stalking lo puoi
fare entro sei mesi dai fatti accaduti presso gli uffici delle Forze dell’Ordine
(Polizia o Carabinieri) o rivolgerti direttamente alla Procura della Repubblica.
4.
Se vuoi avanzare una richiesta/istanza di "ammonimento" al Questore nei
confronti dell'autore degli atti persecutori (stalker) senza sporgere immedia­
tamente una Querela puoi recarti presso gli uffici delle Forze dell’Ordine.
Ricordati di portare con te tutta la documentazione raccolta
comprovante gli atti persecutori.
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Cosa è l’istanza di ammonimento
L’istanza di ammonimento ha lo scopo di dissuadere e disincentivare
lo/la stalker dal proseguire con gli atti persecutori
Cosa contiene un’istanza ?
1.
2.
3.
4.
la narrazione dei fatti.
l’indicazione di eventuali testimoni
la documentazione relativi allo stato d’ansia e paura
(certificato medici)
tutta la documentazione di cui si è in possesso (lettere, copia
di sporadici sms, registrazioni, e-mail, foto ecc.), che tenda
a dimostrare l’attività persecutoria e le sue conseguenze
psicofisiche.
Cosa prevede la legge
Iter per l’istanza di ammonimento
Il Questore, ricevuta la richiesta, compilata accuratamente e documentata per
dimostrarne la fondatezza, assunte se necessario informazioni dagli organi
investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza,
convoca lo/la stalker, lo/la ammonisce oralmente invitandolo a tenere una condotta
conforme alla legge e valutando nei suoi confronti l’adozione di eventuali
provvedimenti in materia di armi e munizioni.
Il Questore redige un verbale che verrà consegnato in copia al/la richiedente
l'ammonimento e al soggetto ammonito.
Se lo stalker dopo essere stato ammonito continua a molestare la vittima, il
Questore può procedere ed il reato per “atti persecutori” diventa procedibile
d’ufficio e la pena prevista viene aumentata.
Iter successivo a: Querela, Ammonimento e procedura di ufficio
La Procura può disporre, se necessario, ulteriori indagini/accertamenti a comple­
tamento dell’indagine e richiedere per lo/la stalker una misura cautelare:
1.
per fatti gravi – il carcere o gli arresti domiciliari
2.
per fatti meno gravi – l’obbligo o il divieto di dimora o obbligo di firma
ad indagine conclusa inizia, per lo/a stalker, il previsto iter processuale che
porterà al processo (udienza preliminare davanti al GIP con possibilità di: rinvio
a giudizio e poi il processo o rito alternativo con patteggiamento abbreviato)
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Può essere, inoltre richiesto e previsto nei confronti dello/a stalker l’ordine di
protezione ossia il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima o
l'obbligo di mantenere una determinata distanza da quei luoghi o dalla persona
offesa.
Il divieto può riguardare anche i luoghi frequentati da prossimi congiunti o da
persone conviventi o comunque legate alla persona offesa da una relazione
affettiva.
Il divieto di avvicinamento può accompagnarsi anche alla prescrizione di non
comunicare, attraverso qualsiasi mezzo e sono previste prescrizioni ad hoc se
l'avvicinamento è inevitabile per ragioni lavorative o abitative.
È possibile inoltre che il Giudice stabilisca l’allontanamento dalla casa del
maltrattante.
Tutti i provvedimenti presi nei confronti dello stalker verranno comunicati sia
alla parte offesa che ai servizi territoriali socio-assistenziali.
La pena prevista per lo/la stalker
può prevedere la reclusione
da sei mesi a quattro anni
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o
divorziato, da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona
offesa, da soggetto già destinatario di "ammonimento" del Questore
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore
o di una donna in stato di gravidanza, o di una persona con disabilità di cui
all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
Conseguenze
Lo stalking induce nelle vittime soggezione, paura continua, comportamenti
evitanti, ansia cronica e depressione.
La vita diventa un peso continuo che si trascina fra un episodio e l’altro di
persecuzione.
I rapporti sociali vengono danneggiati ed il lavoro ne risente. Compaiono disturbi
alimentari, insonnia, incubi notturni , gastriti , irritabilità e incapacità a seguire
le proprie occupazioni con la consueta efficacia.
Stalking sui minori
Lo stalking sui minori è frequente da parte di coetanei e di persone più grandi.
Esso provoca anche sensi di colpa nei confronti dei genitori ai quali per lo più
viene nascosto nel tentativo di arginarlo da soli.
Lo stalking contro i minori è perseguibile d’ufficio ed è
obbligatorio segnalare alle vittime il Centro Antiviolenza più
vicino (legge 38 del 2009).
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A chi puoi rivolgerti
1522
Antiviolenza
donna
Servizio nazionale di accoglienza telefonica
gratuito, operante 24h su 24 per 365 giorni
all'anno, in più lingue (italiano, inglese,
francese, spagnolo, russo). Fornisce una
prima risposta alle vittime e/o l’attivazione
di servizi di aiuto, garantendo la privacy.
Biella
Soccorso
Servizio pubblico e gratuito di Pronto
intervento sanitario.
Garantisce il servizio tutto l’anno, 24 ore
su 24, mediante l’invio di mezzi di soc­
corso o di altre risorse sanitarie adeguate
al bisogno del Cittadino/a.
Il Pronto Soccorso dell’Ospedale degli Infermi di Biella
L’Ospedale dispone di una equipe di esperti/e specializzati in ambito sanitario nell’affrontare vittime
di violenza di genere, sessuale e domestica.
Il Pronto Soccorso, in stretto raccordo, con S.C. Ostetricia e Ginecologia è dotato una procedura
operativa per l’accoglienza e la presa in carico delle vittime di violenza che semplifica notevolmente il
loro percorso all’interno del Presidio Ospedaliero arrecando alla persona il minor disagio possibile.
Questo è stato possibile grazie ad un Protocollo interno molto avanzato che è frutto della collaborazione
di un gruppo di lavoro costituito da figure professionali appartenenti alle strutture di Pronto Soccorso,
Ostetricia e Ginecologia, coordinate dalla Direzione Medica dell’Ospedale.
Polizia di Stato
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112
Via Sant’Eusebio 5/A
13900 Biella
Via F.lli Rosselli 98
13900 Biella
Procura
della Repubblica
di Biella Aliquota Carabinieri
Polizia Municipale
tel 015 3590411
Via Marconi 27 - 13900 Biella
tel 015 2452620
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Arma
dei Carabinieri
tel 015 84021
Presente nei principali Comuni
del Biellese
A chi puoi rivolgerti
CAV -
Centro Anti Violenza di Biella
Punto di Ascolto
Orario di apertura:
martedì 9,30 – 11,30; giovedì: 15 – 17
Via Caraccio 24 - Biella
Il CAV e i soggetti che operano al
suo interno, partecipano attiivamen­
te alla rete territoriale costituita a
contrasto del fenomeno della vio­
lenza e contribuiscono alla rileva­
zione dei dati utili al monitoraggio
del fenomeno.
ASL BI Ospedale - via Caraccio 5, Biella
Consultorio Familiare di Biella
Consultorio Familiare di Cossato
Via Caraccio 26, Biella
Via Pier Maffei 59, Cossato
Associazione
Non Sei Sola
Via Caraccio 24 - Biella
e-mail: [email protected]
Numero Verde: 800 266233
Consorzio Cissabo
Consorzio Iris
Via Mazzini 2/m - 13836 Cossato (BI)
Via Losana 20 - 13900 Biella
tel 015 9899611
e-mail: [email protected]
tel 015 8352411
e-mail: [email protected]
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Non sei (più) sola - Provincia di Biella