Aut. del Trib di Belluno n. 558/08 n.c. - Poste
Italiane SpA - Spedizione in abbonamento
postale - 70% NE/BL - CONTIENE I.P. Direttore Responsabile: Pellegrinon Giuseppe
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Industrie, 1 - 31035 - Crocetta del Montello - TV
AGOSTO
2014
foto di: Stefano Franceschetti
Giovane Lupo Appenninico in muta estiva
LETTERA
DEL PRESIDENTE
Carissimi,
rieccoci all’inizio di una nuova stagione venatoria con le
preoccupazioni, le speranze,
le attese di sempre. Preoccupazioni per le nuove regole
che verranno applicate (norme ISPRA, per intenderci).
Speranze che la stagione sia
migliore di quella precedente.
Le attese, quelle di sempre, e
con il tempo disponibile utilizzato a mettere tutto in ordine
(abbigliamento, armi, munizioni ecc.).
Per l’Associazione è stato un
periodo impegnativo soprattutto per risolvere il “cronico”
problema dell’assicurazione
e per il rinnovo delle cariche
Sociali.
Per il contratto assicurativo
troverete un dettagliato resoconto a pag. 8 che Vi prego
di leggere molto attentamente.
2
Per non dover apportare degli
aumenti consistenti alle varie
opzioni assicurative (bronzo,
argento, oro e platino) si è
dovuto, nostro malgrado, ritoccare alcune condizioni di
polizza.
Abbiamo anche cercato di
accontentare i Soci cinofili
aggiungendo la possibilità di
assicurare per infortunio e per
morte fino a 2 cani. L’importo sia per un cane o per due
va aggiunto ad una delle due
opzioni (oro e platino) che
sceglierete. Per non gravare
eccessivamente sul costo della polizza, le eventuali spese
saranno tutte (per quanto previsto dalla polizza) a carico
dell’A.C.B. e quindi si confida, come di consueto, nella
correttezza di tutti Voi.
Le votazioni per il rinnovo delle cariche hanno dato i risultati che troverete a pag. 19.
Il Consiglio provinciale, appena eletto, ha votato all’unanimità la mia riconferma alla carica di Presidente. Ringrazio
tutti per la fiducia accordatami. Spero di poter assolvere
al meglio delle mie possibilità
l’incarico assegnatomi.
È diventata una consuetudine,
doverosa direi, quella ad ogni
inizio di stagione di fare una
sentita, convinta, raccomandazione come un buon padre
di Famiglia: quando siete a
caccia state attenti, ragionate, non lasciatevi prendere
dall’agitazione, dall’emozione. Avete un’arma fra le mani,
siate prudenti anche con Voi
stessi. Se dovete attraversare
un guado, un punto scosceso,
una strada, scaricate l’arma.
Prima di sparare accertatevi
di non avere ostacoli davanti a Voi. Prudenza, prudenza,
prudenza.
Un caloroso, affettuoso e sentito in Bocca al lupo a tutti.
IL PRESIDENTE
Sandro Pelli
EDITORIALE
PER UNA NUOVA CULTURA VENATORIA
Oggigiorno la parola “ineguaglianza” ricorre molto spesso nei vari dibattiti. Tale fenomeno sembra avere
una forza e una diffusione maggiore rispetto al passato a causa della
grande crisi economica che attanaglia le economie occidentali ed anche per effetto delle nuove tendenze
sociali. Ad esempio, la volontà di
sfruttare solo le “rendite” economiche, tralasciando tutto il resto, è un
indirizzo che fa proliferare l’ineguaglianza.
Anche il fenomeno corruttivo di cui
la nostra società è afflitta ed è massacrata sia per la diffusione, sia per
l’entità delle cifre in gioco, promuove
l’ineguaglianza. E’ pensiero comune
che esista un chiaro collegamento
tra corruzione ed ineguaglianza
dove la diseguaglianza risulta generata anche dalla corruzione e dove
la corruzione stessa può essere generata dall’ineguaglianza.
A livello economico si discute se la
naturale propensione dell’impresa
sia quella di diventare rendita di
posizione anziché di trasformare
il “fattore capitale” in investimenti
capaci di sviluppare e rafforzare il
tessuto economico dell’intera società. È naturale che se la tendenza
dell’impresa è quella di andare verso una “rendita di posizione”, viene
compromessa la funzione primaria
del “fattore capitale” determinando
sempre più ineguaglianza fra le parti sociali.
Nel territorio bellunese, anche per la
caccia, si assiste ad una forte forma
di ineguaglianza tra le Riserve ricche di territorio e di fauna e Riserve
povere di territorio cacciabile e sovraffollate. Le tendenze poi dei Direttivi delle riserve ricche (salvo poche
eccezioni) sembrano essere quelle
della chiusura pressoché totale verso
gli “esterni” e dello sfruttamento della rendita faunistica esistente.
Così è difficile andare avanti. Esiste
la necessità di una nuova cultura venatoria.
È sempre corretto e valido per mil-
le motivazioni l’assunto di “legare”
il cacciatore residente al suo territorio ma … in una società evoluta ed
equa esiste la necessità di trovare “i
modi” e “le forme” compensative capaci di distribuire il più possibile la
ricchezza faunistica che deve essere
interpretata come capitale da gestire
e non come una rendita da arraffare.
Sono argomenti da affrontare e,
obbligatoriamente, devono essere
risolti attraverso la collaborazione di
persone preparate con la condivisione e con la partecipazione di tutte le
Associazioni e dei Soggetti portatori
d’interesse. Non dobbiamo dimenticarci che l’agricoltura, la conservazione e l’attività venatoria sono i tre
pilastri fondamentali dell’equilibrio
ambientale.
Se non vogliamo essere schiacciati
dai movimenti sempre più massicci
e incisivi degli “anti-caccia” dobbiamo necessariamente andare verso
una nuova cultura venatoria che non
può non tenere conto della formazione dei cacciatori e del ruolo che hanno le Associazioni venatorie.
Il cacciatore dev’essere formato, responsabilizzato ed informato su tutti
i progetti futuri che si voglia individualmente o collettivamente intraprendere.
Più in particolare, tutti i cacciatori
devono possedere la sensibilità del
rapporto “uomo – animale – natura”
con l’obiettivo di valorizzare il territorio (ovvero massimizzare l’investimento) e non raccogliere in maniera
discriminante la rendita di posizione
che viene creata dalla natura. Tutto
questo è possibile farlo con la partecipazione, la collaborazione e l’interessamento di tutti i Soggetti e di tutte le Associazioni che interagiscono
nel mondo venatorio. La sensibilità
del cacciatore passa anche verso
una positiva maturazione, dove la
caccia dev’essere vissuta nel modo
più completo e dove lo sparo diventa una parte secondaria dell’attività
venatoria. Non è più possibile pensare che la caccia sia solo un “mordi
e fuggi” e che tutto deve essere fatto
in fretta perché altrimenti qualcuno mi “ruba” il selvatico che potrei
prendere. Questa non è caccia ma è
una nefasta frenesia ipnotica venatoria che dovrebbe essere scomparsa
da tempo. Ciò, sia chiaro, non significa ridurre la passione bensì vuol
dire eliminare il fanatismo venatorio
poiché l’andare a caccia deve rappresentare il piacere di gustare ogni
attimo di tempo, con calma, con i
nostri compagni di caccia e con gli
amici di sempre, i nostri cani. Non
può, né deve essere possibile abbinare lo “sparo” al termine “caccia”.
La nostra passione e il nostro essere
cacciatori meritano certamente molto di più.
Le Associazioni venatorie hanno un
ruolo fondamentale nella gestione e
nella formazione della nuova cultura
venatoria. Le dispute bellunesi, anche per motivi banali, i personalismi
e le contrapposizioni esistenti sono
estremamente negativi per tutto il
mondo venatorio.
Le Associazioni venatorie, nel brevemedio periodo, hanno l’obbligatorietà di unirsi poiché la coesione è una
necessità, giacché la frantumazione
polverizza la nostra identità con effetti negativi della nostra immagine
presso l’opinione pubblica e nei confronti degli Enti e delle Istituzioni. L’unità del mondo venatorio risulta poi
necessaria in quanto permetterebbe
anche una diversa consapevolezza
nel ruolo del cacciatore che non può
essere considerato più solo come
un’attività ludica. Il cacciatore deve
tendere a preoccuparsi e ad occuparsi di tutta la fauna, dell’ambiente
e della biodiversità nel suo complesso. Solo in questo modo è possibile
trasmettere a tutti i Cittadini il ruolo e
la funzione essenziale che il cacciatore ricopre quale sentinella vigile
dell’equilibrio ambientale.
CENTRO STUDI
Caccia 2000
3
Ricordo di Dino
Quando, una settimana prima dell’Assemblea provinciale della nostra Associazione per l’approvazione dei bilanci ed il rinnovo delle
Cariche sociali, mi hai telefonato per giustificare la tua assenza dicendomi che non stavi bene ho pensato che la tua situazione fisica
si era aggravata. Il male, purtroppo, stava per avere il sopravvento sul tuo fisico forte e duro come una quercia: infatti sei andato
avanti… due settimane dopo.
L’A.C.B. ha perso un’altra colonna importante del proprio Organico. Credevi fortemente all’Associazione ed hai girato l’Agordino
in ogni angolo per portare nuovi Soci, per informare e distribuire
i libri, i gadget, … Il tuo impegno è stato sicuramente premiato:
in ben dodici Riserve dell’Agordino ci sono complessivamente 190
nostri Associati.
Di tutto questo, l’Associazione te ne sarà sempre grata.
Guardando la foto qui a lato, ricordo che me l’avevi inviata alla fine
dello scorso anno dicendomi che avevi piacere di vederla pubblicata su Caccia 2000 in uscita a Pasqua. Avevo già preparato il testo
ma poi, improvvisamente, mi telefonasti per dirmi che, al tuo posto, era preferibile inserire una
foto a ricordo del tuo compagno di caccia Gianni da poco scomparso aggiungendo che la tua la
pubblicassi sul giornalino in uscita prima dell’apertura della caccia.
Sei stato accontentato ma, con ancora tanto rimpianto, ti diciamo che non era quello che volevamo.
Cosa pensare? Avevi fatto i tuoi conti ed hai trovato un modo elegante per congedarti da noi?
Ora ci piace immaginarti camminare in compagnia di Gianni per le ampie distese celesti a stanare con i vostri segugi le lepri che, sicuramente,
ci saranno anche lassù.
Ciao carissimo Dino e ancora grazie dal profondo
del cuore.
Sandro
4
TARATURA ARMI
30 - 31 agosto
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Con l’avvicinarsi dell’apertura della stagione venatoria
2014/15, come da consuetudine, la Riserva alpina di caccia di Limana organizza per i
giorni 30-31 agosto in località
Malga Van in Valmorel la tradizionale prova di tiro - taratura armi, con qualsiasi fucile
a canna rigata. Quest’anno è
stata anche organizzata la 1°
edizione della gara del Cacciatore. Si sparerà su sagoma
di capriolo solo con fucili da
caccia. Potranno iscriversi i
Cacciatori in possesso di regolare licenza con l’abilitazione per la zona Alpi Belluno.
Non si possono usare in gara
fucili con calibri da tiro.
Il vincitore avrà diritto, come
primo premio, ad un capo di
capriolo di selezione.
Per tutta la durata della manifestazione funzionerà un punto di ristoro con possibilità di
fermarsi per il pranzo.
Vi aspettiamo numerosi!
Riserva Alpina di Caccia
di Limana
ORARI:
Sabato
dalle 08.00 alle 12.00
e dalle 13.30 alle 18.30
Domenica
dalle 08.00 alle 12.00
e dalle 13.30 alle 18.00
COME PER GLI SCORSI
ANNI I CACCIATORI
ISCRITTI ALL’A.C.B.
AVRANNO
UNO SCONTO
SULLA PRIMA
ISCRIZIONE
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DALLA NOSTRA
ASSOCIAZIONE
Carabine
k e l bly,
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OTTICA
a cura di: dott. Corrà Francesco
Dentro il cannocchiale
da puntamento
Come è fatto all’interno un cannocchiale di alta qualità? Come
funziona lo zoom? Cosa succede
quando diamo un clic? Dov’è il
reticolo e come funziona l’illuminazione?
Queste sono cose che non si vedono mai né in fiera né in armeria,
perché per mostrarle bisognerebbe smontare il cannocchiale, rendendolo invendibile. Sono cose
che da sempre incuriosiscono i
cacciatori, e non solo per semplice curiosità bensì soprattutto per
capire il perché di tante cose che
accadono al cannocchiale. Leica
è stata felice di collaborare e ci
ha messo a disposizione il tubo
interno di un Magnus 2.4-16x56,
Il cannocchiale con il suo tubo interno.
6
per raccontare ogni segreto di
questo elemento, che con qualità costruttiva, materiali e dettagli
diversi da produttore a produttore è comunque comune a tutti i
cannocchiali da puntamento con
ingrandimenti variabili e reticolo
illuminato sul mercato.
Nella foto qui sotto si vede il tubo
interno ritratto davanti al suo cannocchiale, più o meno all’altezza
in cui viene posizionato in fabbrica al suo interno. I materiali
utilizzati sono acciaio e lega di
alluminio, vetro per le lenti e plastica soltanto per l’alloggiamento
delle due vitine che si vedono
nella parte superiore del tubo e
che muovono le lenti interne dello zoom, come spiegheremo più
avanti.
Da sinistra verso destra, appare
subito in nero la parte su cui insistono i perni posizionati sotto
le torrette dei clic laterale e verticale. Quando diamo un clic,
andiamo a spingere o a rilassare questa parte, sotto la quale
(e a sinistra della quale) ci sono
una o due molle (a seconda della bontà dei prodotti, Leica ne
usa due) a far da contraltare. La
qualità delle molle è direttamente
proporzionale all’affidabilità dei
clic, naturalmente, così come la
qualità della meccanica delle torrette, che devono comunicare al
tubo sottostante l’impulso relativo
a uno come a 100 clic, sempre
e senza salti. Di questo si discute abbondantemente da un paio
d’anni, non si può certo dire che
tutti i cannocchiali da oltre 2000
euro siano ugualmente affidabili.
Tornando al tubo, dopo la prima
parte nera si vede un vero e proprio “tubetto”, qui in lega di alluminio, all’interno del quale sono
posizionate le lenti che regolano
lo zoom. La presenza delle lenti
è tradita dai due fori che si vedono sul tubo, che mostrano il
percorso delle lenti interne, con
le loro relative viti, ben visibili
nella foto. Quando si agisce sulla ghiera degli ingrandimenti del
cannocchiale, non si fa altro che
muovere queste lenti distanziandole e avvicinandole tra loro lungo il percorso obbligato dai fori,
fino ad ottenere l’ingrandimento
desiderato. Giacchè l’immagine
del soggetto che stiamo mirando passa attraverso il tubo interno, muovere tutti questi elementi
all’interno del cannocchiale può
provocare, su prodotti di scarsa
qualità, lo spostamento del punto
d’impatto della palla. Ci pare di
poter dire che è un problema inesistente su qualsiasi cannocchiale
di alta qualità.
La ghiera degli ingrandimenti va
ad incastrarsi proprio sulla parte
in lega di alluminio che si vede
posizionata tra i due elementi
neri, in acciaio.
Spostandosi ancora verso destra,
dopo un paio di ghiere di fissaggio in metallo si vede una linguetta color rame che va a prendere
l’impulso elettrico dalla batteria
del sistema di illuminazione del
reticolo, posizionata nel cannocchiale sotto l’elemento circolare che si vede sopra la scritta
“Magnus” e che serve a regolare
l’accensione e l’intensità di illuminazione del puntino centrale del
reticolo. La “protuberanza” nera
che si vede a destra della linguetta, infine, ospita il led che genera
il fascio di luce che va a colpire
uno specchio, che a sua volta proietta il fascio stesso, con estrema
precisione, sul puntino microscopico inciso al centro del reticolo.
Proprio dalla precisione assoluta
di questo sistema dipende la perfezione del puntino illuminato,
che spesso vediamo, soprattutto
in cannocchiali di media e bassa
qualità, circondato da sbavature
di luce che lo rendono di scarsa
utilità.
Il reticolo, che una volta i produttori posizionavano sotto le
torrette dei clic (sul primo piano
dell’immagine), trovandosi allora
tra le lenti dello zoom e l’infinito
andava ad ingrandirsi proporzionalmente al soggetto mirato.
Adesso, come si vede nella foto
qui sotto, si trova inciso su una
lente posizionata proprio sotto
quella “protuberanza” che ospita il led di cui abbiamo parlato
prima. Ci scusiamo per la qualità
della foto.
La lente con inciso il reticolo.
è anche dotato di correttore di
parallasse, su questo strumento è
la ghiera dove è inserito il logo
rosso. Non ne abbiamo parlato
perché il sistema ottico mosso da
questa ghiera si trova verso sinistra rispetto al tubo che abbiamo
esaminato. Nell’immagine della
sezione dei tre modelli della linea
Magnus qui sotto, vediamo chiaramente quella che appare come
una lente in più (anche se in realtà è un sistema di lenti, lo si vede
vicino all’inizio dell’allargamento
del tubo verso l’obiettivo) sul modello più in basso (il 2.4-16x56),
dotato di correttore di parallasse,
rispetto agli altri due (1-6.3x24 e
1.5-10x42) che non ce l’hanno.
Una curiosità sul reticolo, per finire. Il reticolo necessita di una
lente su cui inciderlo solo nei cannocchiali con reticolo illuminato,
perché è necessario un punto su
cui proiettare l’illuminazione, oppure in quelli con reticolo balistico, per poter incidere le lineette
dei riferimenti associati alle varie
distanze di tiro. Se prendiamo un
cannocchiale con reticolo non illuminabile e struttura a croce, quasi
sempre troviamo il reticolo sotto
forma di due “fili” incrociati appesi alla struttura del cannocchiale stesso. Questo spiega perché a
volte nei vecchi cannocchiali capitava di trovarsi col reticolo che
appariva rotto.
Weidmannsheil!!
Trovandosi tra il nostro occhio
e lo zoom, si capisce perché il
reticolo non cambi dimensione
quando variamo gli ingrandimenti. Ragionandoci sopra, si deduce
anche la complicatezza cui vanno incontro i
costruttori per muovere
con precisione con le
torrette dei clic un reticolo che dista da queste almeno 10 cm all’interno del cannocchiale!
Come vediamo nella
foto all’inizio, il cannocchiale in questione La sezione dei cannocchiali Leica Magnus
7
assicurazione
venatoria 2014-2015
Anche quest’anno, con l’inizio
della nuova stagione venatoria,
siamo riusciti, pur con qualche
difficoltà, a rinnovare l’Assicurazione con Unipolsai Assicurazioni tramite l’Agenzia di Feltre.
È sempre stato un punto di forza
dell’A.C.B., che ci differenzia
dalle altre Associazioni, quello
di poter avere la possibilità di
gestire direttamente in loco le
pratiche (e quindi i risarcimenti)
ed è per questo che, anche con
ulteriori sacrifici, ci siamo prodigati in tutti i modi per poter concludere il contratto assicurativo.
Come lo scorso anno i danni
che provocano i cani sono co-
perti dall’assicurazione. Esiste
la novità però che i Soci possono assicurare per la morte e/o
gli infortuni fino a due cani che
dovranno essere identificati nella cartolina assicurativa attraverso l’iscrizione del numero di
microchip.
Il costo è di Euro 10,00 per
un cane e di Euro 40,00 per
due cani ed è una operazione
che, per non aumentare il costo
della tessera, è a totale carico
dell’A.C.B. Quindi confidiamo
come sempre sulla correttezza
di tutti voi in caso di denuncia
per qualche incidente che dovrà
essere direttamente indirizza-
ta all’A.C.B. nella persona del
Vice Presidente Curto Carlo cell.
nr. 328 3727637 al quale dovrete rivolgerVi per ogni chiarimento.
Purtroppo nel corso dell’anno,
appena trascorso, abbiamo registrato diversi infortuni accaduti ai Soci dovuti forse alla poca
attenzione prestata.
Rivolgiamo quindi un forte invito alla prudenza sia per quanto
riguarda il maneggio delle armi
sia per la persona stessa.
Alleghiamo di seguito la locandina riportante uno stralcio delle
condizioni di assicurazione ed i
capitali assicurati.
Per qualunque informazione in merito si può contattare direttamente
l’Agenzia Unipolsai Assicurazioni divisione Unipol di Feltre allo 0439 81367
o visitare il sito www.associazionecacciatoribellunesi
Si dichiara che il titolare del presente attestato, in qualità di utente di licenza per l’esercizio della caccia nei luoghi e modi conseniti dalle Leggi e regolamenti in vigore, a partire dalle ore 24.00 del giorno di versamento a mezzo
c.c. postale n. 90401373 e fino alle ore 24.00 del 31/08/2015, è assicurato per i massimali ed i capitali sottoriportati per la combinazione prescelta ed alle condizioni tutte rispettivamente previste dalla Responsabilità civile
verso terzi ed infortuni personali, come da convenzione stipulata dall’ Associazione Cacciatori Bellunesi con Unipolsai Assicurazioni SPA.
Rct
Infortuni
TESSERA
PLATINO
e 3.500.000,00 per sinistro
e 2.000.000,00 per danni a persone
e 2.000.000,00 per danni a cose e animali
e 150.000,00 per il caso di morte e invalidità permanente
e
50,00 diaria da ricovero-gessatura e/o tutore
dal 1° giorno massimo 30 giorni
TESSERA
ORO
e 3.000.000,00 per sinistro
e 1.500.000,00 per danni a persone
e 1.500.000,00 per danni a cose
e 150.000,00 per il caso di morte e invalidità permanente
e
50,00 diaria da ricovero-gessatura e/o tutore
dal 1° giorno massimo 30 giorni
TESSERA
ARGENTO
e 2.000.000,00 per sinistro
e 1.200.000,00 per danni a persone
e 1.200.000,00 per danni a cose
e 100.000,00 per il caso di morte e invalidità permanente
e
26,00 diaria da ricovero-gessatura e/o tutore
dal 1° giorno massimo 30 giorni
TESSERA
BRONZO
e 1.250.000,00 per sinistro
e 750.000,00 per danni a persone
e 550.000,00 per danni a cose
e 100.000,00 per il caso di morte e invalidità permanente
e
16,00 diaria da ricovero-gessatura e/o tutore
dal 1° giorno massimo 30 giorni
senza cane
Solo per le tessere PLATINO, ORO e ARGENTO è compreso il furto, la rapina, lo scoppio del fucile e/o pistola di proprietà fino ad un risarcimento massimo di e 650,00. Per la garanzia scoppio detto limite massimo resta fissato in e 150,00.
Estratto condizioni di polizza, si precisa che:
1) La garanzia, valida in tutto il mondo (escluso USA e Canada, solo per R.C.) è prestata per danni derivanti dall’attività venatoria legalmente esercitata ai sensi della legge 157/92 e successive modifiche per il territorio nazionale
e delle legislazioni vigenti nei paesi stranieri.
2) La garanzia si intende estesa agli infortuni subiti dagli associati durante le attività complementari alla caccia, tipo sfalcio, censimenti e pulizia sentieri.
3) L’indennità giornaliera, per ricoveri da infortunio, nonchè la diaria da gessatura e/o tutore, viene liquidata dal 1° giorno da ricovero o gesso.
4) Per l’invalidità permanente è prevista una franchigia assoluta del 5%, sulla percentuale di invalidità permanente accertata a seguito di infortunio indennizzabile a termine di polizza.
5) La garanzia infortuni è subordinata all’immediato ricorso dell’assicurato al Pronto Soccorso o struttura Sanitaria Pubblica.
6) La garanzia prestata dalla presente polizza è estesa alla responsabilità civile derivante all’assicurato durante le attività previste dalla legge 157/92, esclusa la tessera bronzo.
7) La garanzia del cane (tessera oro e platino) è operante in caso di morte per infortunio, avvelenamento, morso di viperidi, annegamento, punture d’insetti, rimborso delle spese veterinarie e mediche anche in conseguenza di
lesioni che hanno provocato la morte del cane prodotte da cinghiale, per un massimo risarcimento di euro 150,00 e per una sola volta l’anno. Le eventuali denunce debbono essere inoltrate direttamente all’associazione
A.C.B. nella persona del sig. Curto Carlo - Cell. 328 3727637
8) La garanzia si estende alla pratica della pesca sportiva come previsto dalle condizioni di polizza.
9) La presente polizza soddisfa gli obblighi di legge per quanto riguarda le attuali normative in vigore.
10) L’assicurazione copre per tutto l’anno i rischi derivanti all’associato dalla responsabilità civile per: caccia e cattura autorizzata di selvatici, dalle operazioni di pulizia e manutenzione delle armi (escluso il confezionamento caricamento - delle munizioni); dalla partecipazione ad esercitazioni e gare nei campi di tiro a segno, tiro a volo e nei percorsi di caccia, nei quagliodromi, nei fagianodromi ed in tutti gli impianti ove si esercita attività sportivovenatoria e cinofila-venatoria; dalla partecipazione a gare ed esposizioni cinofile; dall’attività di protezione civile organizzata dall’A.C.B. o dalle riserve secondo le disposizioni delle competenti autorità; dall’addestramento di
cani nelle apposite zone e su terreni all’uopo destinati o autorizzati anche quando sia consentito lo sparo; da prestazioni di opera per la salvaguardia e la protezione della selvaggina, organizzata dall’A.C.B. o dalle riserve;
dalla caccia ai predatori sempreché autorizzata dalle competenti autorità.
11) Relativamente alla tessera bronzo sono escluse tutte le attività previste dal possesso ed uso del cane in quanto non previsto.
12) Per i cani è obbligatoria l’identificazione con microchip o tattuaggio.
13) Per quanto non espressamente sopra richiamato si fà comunque riferimento alle Condizioni Generali e Condizioni Aggiuntive relative alla polizza/convenzione tra l’A.C.B. ed Unipolsai Assicurazioni SPA.
14) PRECISAZIONE: i premi relativi ai cani vanno in aggiunta alla singola tessera Platino o Oro.
9
aNgolo delle armi:
Raffaello Black
by Benelli
Per gli appassionati del Semiautomatico,
ecco l’ultima versione del modello
Raffaello Black.
Semplicemente fantastico!
Siamo nati col 121, un fucile
avveniristico, bello e raffinato e quando abbiamo messo
a punto la meccanica con
otturatore rotante (prima al
mondo per un fucile del 12)
l’abbiamo presto coniugata
con le forme del 121 per far
nascere il Raffaello… a parere di molti il più bello di tutti
gli shotgun semiauto.
Dal 1967 a oggi i fucili di
successo non sono mancati
in casa Benelli, ma il Raffaello, con le sue linee personalissime e compiute, è sempre
rimasto il nostro prodotto più
rappresentativo, quasi un’icona della nostra essenza a
dimostrazione del patrimonio di tecnologia, eleganza,
know-how e orgoglio che è
dietro a tutti i fucili made in
Urbino.
Il fluire del tempo porta inevitabilmente, almeno in casa
nostra, a un aggiornamento del patrimonio culturale,
a cambiamenti nei bisogni
dell’utenza e a modifiche
del gusto estetico. Anche e
10
soprattutto un fucile al top
come il Raffaello non può
restare immutato ma deve
essere al passo con i tempi,
senza per questo snaturarsi
e, al contrario, con l’obbligo di “crescere” tanto nella
quota formale come in quella sostanziale. Questo ha
significato e significa l’introduzione di nuove varianti e
tecnologie (ad esempio quelle delle canne Criogeniche e
delle calciature Comfortech)
la “periodica” revisione formale e sostanziale del modello base, come avvenne
agli albori del nuovo millennio col restyling che portò
alla rivisitazione delle linee
tradizionali.
I grandi campioni si ritirano
quando sono al massimo del
loro splendore e seguendo
questa massima i lavori per
sviluppare un nuovo Raffaello presero l’avvio alla fine del
primo decennio del XXI secolo: sentivamo l’importanza e
la difficoltà del lavoro a cui
ci stavamo accingendo perché sostituire un campione
non è mai facile, ma questa
volta volevamo fare ancora
meglio.
Ne avevamo i mezzi e la
nuova famiglia Raffaello è
stata presentata all’inizio del
2013 ponendo l’accento su
quella che è la vetta della
famiglia: il Raffaello Power
Bore e il Raffaello Black.
Le decisioni strategiche si
prendono per tempo e nel
proporre la rinnovata famiglia Raffaello avevamo scelto
di privilegiare i modelli più
raffinati e tecnologici prevedendo infatti un 2013 molto
impegnativo, e in effetti si è
trattato di un anno eccellente
visto che le nostre linee produttive sono state impegnate
a realizzare 200.000 fucili.
Ma perché un Raffaello Black
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11
Il ritorno
del lupo
Lupo sì, lupo no, lupo forse...
Amato dagli ambientalisti, odiato dai pastori
e dagli allevatori, temuto dai bambini a causa
delle fiabe. Tutti lo cercano, pochi lo vogliono,
altri lo snobbano: sicuramente pochi lo conoscono per quello che veramente è.
Il lupo è tornato prepotentemente alla ribalta
in questi ultimi anni ed è salito in breve tempo
agli onori della cronaca soprattutto per il suo
ritorno sulle Alpi, prima Occidentali, proveniente dalla Francia e successivamente anche
nell’arco orientale con un primo insediamento
nei monti Veronesi della Lessinia, evento che
è stato fonte di dibattito nella recente manifestazione annuale di CACCIA PESCA E NATURA
di Longarone. In questa occasione si è appreso
che un esemplare di questa specie è transitato
recentemente anche nella nostra Provincia,
cosa che non accadeva da più di un secolo. La
notizia, ha rallegrato alcuni, spaventato altri
e lasciato perplessi la gran parte dei presenti
forse impreparati dall’evento a causa appunto
della scarsa conoscenza in materia che la maggior parte dell’opinione pubblica ha di questo
splendido predatore nonostante il lupo sia uno
degli animali meglio conosciuti e studiati.
Su di esso sono stati scritti più libri che su
qualsiasi altro animale selvatico. Ha una lunga
storia d’associazione con l’uomo, ed è stato
detestato e perseguitato dalla maggior parte
delle comunità pastorali ma, nonostante tutto,
rispettato da quelle agrarie e da quelle venatorie. In quest’articolo cercheremo, per quanto
possibile, di colmare alcune di queste lacune
facendoci aiutare dalla bibliografia di chi ormai
da anni studia questo animale e ne segue gli
spostamenti.
12
IL LUPO (canis lupis)
Ordine: Carnivori - Famiglia: Canidi
All’inizio del secolo scorso il lupo in Italia è
stato ascritto alla sottospecie Italicus (canis
lupus italicus Altobello, 1921).
Tale assegnazione, oggetto di dibattito nel
mondo scientifico, pare essere confermata
dalle ricerche e dagli studi più recenti.
MORFOLOGIA
Tra i canidi è la specie più evoluta e di maggiori dimensioni, ancora abbastanza vicino
geneticamente agli altri “canis”, incluso il
lupo canadese, il coyote e lo sciacallo dorato
da poter produrre ibridi.
La corporatura è snella e robusta con arti relativamente lunghi, torace possente, fianchi
stretti, testa ampia con fronte sfuggente.
Gli occhi sono frontali e obliqui di color giallo
ambra con pupilla rotonda.
La dentatura è massiccia, tipica dei predatori
carnivori, con 42 denti. Il morso è potente,
aiutato da mandibole che arrivano ad esercitare una pressione di oltre 100 kg per cmq.
In Italia il peso dei maschi adulti oscilla in
media tra i 30 e i 35 kg, l’altezza media
varia dai 50 ai 70 cm al garrese, mentre
le femmine sono leggermente più piccole e
snelle. Le popolazioni dell’Europa orientale
hanno dimensioni leggermente maggiori.
La colorazione tipica in Italia, è di base
grigio-fulva con maschera facciale ai lati del
muso più chiare e tendenti al crema.
Il ricambio del pelo avviene una volta all’anno con caduta in primavera e ricrescita del
pelo invernale già dai primi mesi autunnali.
L’aspettativa di vita di un lupo in natura è in
media di circa 10 anni, mentre in cattività
alcuni esemplari sono sopravvissuti per oltre
15 anni.
HABITAT
Sebbene la specie in Italia possa presentarsi
in un ampia varietà di habitat, anche ad elevata antropizzazione, sono le zone montane
con buona copertura forestale, relativamente
integre e sottoposte a scarse interferenze
umane, ad aver rappresentato i capisaldi
della distribuzione della specie nel territorio
nazionale.
COMPORTAMENTO
Di abitudini prevalentemente crepuscolari e
notturne, è uno degli animali più difficili da
avvistare a causa della sua naturale propensione ad eludere la presenza umana. Non è
molto veloce, ma è un instancabile camminatore e in una sola notte può percorrere anche
parecchie decine di km. Vive in unità sociali
dette branchi dominati e gestiti da una coppia di adulti (coppia alfa) che cacciano, allevano la prole e difendono il loro territorio la
cui area può variare dai 100 ai 250 kmq.
All’interno di tale territorio non sono tollerati
altri individui che non siano della stessa famiglia composta da maschio e femmina dominanti, dai cuccioli dell’anno e talvolta dai
giovani dell’anno precedente che decidono
di rimanere nella famiglia di origine invece
di allontanarsi come avviene di norma alla
ricerca di un partner e di un nuovo territorio
per fondare un nuovo branco (dispersione).
Alcuni individui possono condurre vita solitaria ai margini dei vari branchi. In Italia le stime disponibili indicano una dimensione del
branco variabile tra i due e i sette individui in
tarda estate. La spinta socialità impone una
capacità comunicativa efficace e costante
espressa attraverso segnali acustici, olfattivi
e visivi, tra i quali l’ululato è certamente il
più celebre e conosciuto, udibile a diversi km
di distanza, serve per rivendicare il controllo
del territorio e rafforzarne i confini, rimanere
in contatto, riunire il branco e segnalare la
propria presenza in nuovi territori da esplorare. Visivamente i lupi comunicano tra di loro
prevalentemente con il linguaggio del corpo:
come nei cani domestici la postura, la mimica facciale e la posizione di coda, zampe e
orecchie indicano il preciso atteggiamento e
lo stato d’animo del momento. Anche le tracce odorose lasciate da escrementi, urina e
da particolari ghiandole situate vicino all’ano
e sotto le zampe, rappresentano importanti
mezzi di comunicazione e servono di norma
per marcare e delimitare il territorio.
RIPRODUZIONE
La riproduzione è prerogativa esclusiva della
coppia dominante. In Italia gli accoppiamenti
avvengono di norma tra febbraio e marzo.
La gestazione, come nel cane, dura circa 63
giorni e la femmina partorisce in media 4-6
cuccioli. Il parto avviene in cavità naturali
o in vecchie tane di tassi o volpi preventivamente allargate e adattate allo scopo. I
cuccioli del peso di circa 500 grammi sono
completamente ciechi e sordi e dipendono
totalmente dalla madre. Il maschio insieme
agli altri componenti del branco si occupa
di difendere la tana e di rifornire di cibo la
madre occupata ad allattare. A partire dalla
terza settimana i cuccioli iniziano ad alimentarsi con carne precedentemente masticata e
rigurgitata dagli adulti e ad un mese e mezzo
di vita iniziano a cibarsi di carne fresca. A
partire dall’ottavo mese di vita i nuovi nati
iniziano a partecipate attivamente alla vita
del branco dal quale potranno poi staccarsi
successivamente alla ricerca di territori propri: in genere raggiunta la maturità sessuale
a due anni di età.
ALIMENTAZIONE
Il lupo è considerato un predatore generalista
e opportunista, in grado cioè di adattarsi alle
varie situazioni. La dieta è principalmente
carnivora e comprende nella maggior parte
gli ungulati sia di piccole sia di grandi dimensioni presenti nel proprio territorio. Il consumo di altri alimenti come piccoli mammiferi,
uccelli, frutta, rifiuti di ogni genere e carcasse di animali (scavenging) è secondario e diventa significativo solo nel caso di condizioni
ecologiche non ottimali. La predazione di
animali domestici, è condizionata dalla loro
accessibilità e può diventare rilevante solo
in presenza di una bassa densità di ungulati
presenti nel territorio. Il consumo medio giornaliero di carne in condizioni ottimali è di circa 3-5 kg al giorno, anche se in realtà a volte
le predazioni si alternano a lunghi periodi di
digiuno. È doveroso sottolineare che,
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13
sebbene la paura del lupo sia caratteristica di
molte culture umane, questo ospite speciale, proprio per il suo carattere schivo e le sue
abitudini quasi esclusivamente notturne, non
rappresenta alcun pericolo per l’uomo. Come
testimoniano i dati relativi al territorio Italiano, a fronte di circa un migliaio di animali
presenti, non è mai stato documentato alcun
caso di aggressione nei confronti dell’uomo
nell’ultimo secolo.
I rari attacchi verso l’uomo segnalati in altre
regioni Europee e Nordamericane sono quasi
tutti stati attribuiti in seguito ad esemplari
affetti da rabbia.
DISTRIBUZIONE IN ITALIA
Il lupo è presente da sempre in modo pressochè continuo lungo tutto l’Appennino dall’Aspromonte alla Liguria, con aree disgiunte
ubicate tra il Lazio e la Toscana. Nelle Alpi
invece il lupo era completamente scomparso
nel corso del XX secolo.
Ma, a partire dalla seconda metà del ‘900,
grazie alle mutate condizioni ecologiche e
ambientali, all’aumento della popolazione
di ungulati, e ad un rigido sistema di protezione, la specie ha ripreso ad espandersi,
ricomparendo nei primi anni ‘90 sulle Alpi occidentali, prima Francesi e poi Italiane, sino
a raggiungere oggi gli oltre trenta branchi
stabili. Ma il lupo è alla continua ricerca di
nuovi territori e soprattutto i giovani arrivano
a compiere migrazioni anche di centinaia di
chilometri alla ricerca di nuovi territori non
occupati: ed è stato proprio questo comporta-
14
mento a determinare la loro espansione anche verso est. È accaduto così che all’inizio
del 2012 un esemplare femmina è giunto sui
monti della Lessinia dove qualche mese dopo
è arrivato un secondo esemplare maschio,
proveniente dalla popolazione balcanicodinarica, la cui migrazione era seguita dai
naturalisti in quanto munito di radiocollare.
Questo incontro ha dato origine l’anno dopo
alla formazione del primo branco di lupi delle
Alpi centro – orientali, fondato da soggetti provenienti da due popolazioni distinte,
quella Italiana e quella Balcanica, separate
tra loro da oltre due secoli, fatto questo di
notevole valore biologico e naturalistico.
È nell’evolversi di questa ricolonizzazione
che si colloca la decisione assunta dalla
Giunta Regionale del Veneto di partecipare al
progetto Life WolfsAlps per la conservazione
e la gestione del lupo, progetto che prevede
una spesa di 125mila euro a fronte di una
quota di cofinanziamento comunitario pari a
oltre 450mila euro.
Il progetto, spiega l’Assessore alla caccia Daniele Stival, è stato promosso dal Parco naturale Alpi Marittime, nel cui territorio da anni
si sviluppano diverse iniziative pilota a livello
Nazionale riguardanti la gestione della specie e ha ottenuto il finanziamento in forza
proprio dell’attenzione che la commissione
Europea attribuisce al fenomeno di espansione dei grandi carnivori in tutto il continente.
Tale progetto non è stato però di certo accolto con benevolenza da tutti e in special
modo dagli abitanti dei luoghi in cui questi
nuovi “inquilini” si sono insediati. È notizia
di questi giorni, infatti, che alcuni Sindaci
del Veronese abbiano chiesto con veemenza
all’Assessore Stival di liberare i loro territori
da questa presenza a loro parere “scomoda”
spostando i nuovi arrivati in aree meno antropizzate. Rivoltosi a tale proposito al Ministero dell’Ambiente Stival si è sentito rispondere un secco no, non ci sono le condizioni
per spostare i lupi dalla Lessinia.
Il Ministero al fine di poter fornire una risposta esaustiva al quesito posto ha chiesto
parere all’ISPRA (Istituto Superiore per la
protezione e ricerca ambientale) in considerazione del grado di protezione di cui gode
il lupo in ambito Nazionale e Comunitario.
Nel suo parere l’ispra elenca una lunga serie
di motivi per cui risulta impraticabile trasferire i lupi dalla Lessinia ad un’altra area d’Italia, ergo, i lupi stanno dove sono, li sono
arrivati e li devono rimanere.
Dal canto nostro ci auguriamo che il confronto non degeneri e che non si debba assistere
all’ennesima diatriba tra naturalisti, allevatori, pastori ecc. al grido ormai vecchio come
l’uomo di AL LUPO! AL LUPO!
Bibliografia
- Wikipedia, l’enciclopedia libera
- Opuscolo “Il ritorno del lupo” edito a cura
di: PARCO Naturale Regionale Lessinia
Servizio fotografico di Stefano Franceschetti
che la redazione ringrazia sentitamente.
Lepri, così non va
Censimenti certi e prelievi mirati
Il continuo ricorso ai ripopolamenti finirà per debellare questa specie selvatica
Più spazio a una caccia di qualità e selezionata
di Ezio Pellegrini
La lepre sempre al centro di dibattito. Riteniamo utile riportare questo articolo apparso su L’ECO DI BERGAMO
e riportato anche sulla rivista I SEGUGI, dove l’autore EZIO PELLEGRINI evidenzia con accuratezza quali siano
a suo modo di vedere le principali cause della continua e sintomatica rarefazione di questo selvatico sul territorio
nazionale. CONDIVIDIAMO IN TOTO.
Non nascondiamoci dietro a un dito.
Il problema della lepre è noto a tutti i cacciatori. E non solo bergamaschi. Il declino
di questo piccolo roditore è inesorabile in
tutta l’Italia Settentrionale. Nei giorni scorsi
Piacenza vi ha dedicato un convegno. Come
sono cambiati i tempi di quando - come scrive Andrea Marsan - “i fuoristrada non erano
diffusi, le persone di città lavoravano anche
nel giorno di sabato e quando i vecchi, spontaneamente, sospendevano la caccia quando
pensavano che nel loro territorio fossero rimaste poche lepri, che costituivano il capitale
riproduttivo. Erano i tempi della miseria diffusa che rendeva economicamente vantaggiosa
la caccia ai piccoli roditori”. Oggi viviamo di
ripopolamenti per una pronta caccia. Pago,
quindi esigo di poter prelevare i capi sul territorio anche quando non ve ne sono. Basta
andarli a prendere da un’altra parte (di solito all’Est) e inserirli anno dopo anno. Ma
fino a quando? “Il ripopolamento dovrebbe
essere un evento eccezionale”, afferma
Giancarlo Busio, della ProSegugio “In Italia
non vi è stata fino a oggi una seria gestione
della lepre in quanto i ripopolamenti sono
diventati assolutamente indispensabili per
poter effettuare il prelievo nella stagione”.
Da ogni dove si ripropone sempre lo stesso
ragionamento. Il contadino saggio, pianta un
albero da frutta per raccoglierne i frutti e non
taglia tutto l’albero per farne anche legna
da riscaldamento. Altrimenti sa che ne dovrà
ripiantare un altro e aspettare fino a quando
questo maturerà nuovamente i frutti.
“I cacciatori dovranno cominciare a pensare
a operare in modo diverso - continua Bosio
- Finora le lepri da ripopolazione provenivano dall’Est-europeo, ma ora cominciano a
scarseggiare anche in quelle regioni, tanto è
vero che quest’anno molte provincie e molti
Ambiti territoriali di caccia non ne sono stati
riforniti, pur essendo disposti a pagarle cifre
da capogiro. E molte di quelle che sono state
immesse, provenivano da allevamenti.
È vero anche che l’ambiente è cambiato: i
diserbanti falcidiano impietosamente gli animali, così come l’inquinamento da traffico.
Innumerevoli sono le cause del degrado che
portano alla diminuzione delle lepri sul territorio. “Dobbiamo iniziare una nuova gestione
della lepre con il contributo delle Associazioni
venatorie e dell’Amministrazione deputata
alla gestione e conservazione della fauna,
ma è indispensabile il cambio culturale e di
mentalità dei cacciatori. In gioco c’è l’estinzione della lepre”. Da dove si può partire?
Naturalmente dai censimenti. È importante
avere chiara la situazione numerica della presenza della lepre sul territorio “I censimenti
vanno effettuati nel periodo primaverile,
verso maggio e durante l’addestramento dei
cani ad agosto-settembre. Ogni buon segugista sa quante lepri vi sono sul territorio prima
dell’apertura della stagione venatoria”.
E quale situazione si può adottare?
“La caccia alla lepre deve diventare caccia di
specializzazione, sull’esempio della Zona delle Alpi della Lombardia, dove la specializzazione è d’obbligo. Chi vuol cacciare la lepre,
deve cacciare solo la lepre. Ogni segugista
deve diventare custode del suo patrimonio
di lepri e non permettere che i soliti furbi lo
intacchino con operazioni di bracconaggio”.
E qual’è il giusto equilibrio di prelievo?
“Innanzitutto la caccia non deve iniziare
prima della terza domenica di settembre e
il prelievo non dovrà mai essere superiore al
50% degli effettivi presenti sul territorio. Raggiunto tale numero la caccia alla lepre deve
essere chiusa e lasciare aperti solamente
l’allenamento e l’addestramento dei cani”.
A questo punto è d’obbligo richiamare anche
ad un corretto atteggiamento sulla restituzione delle cartoline, che devono dare una
perfetta fotografia di quanto sta succedendo
sul territorio, per quanto riguarda i prelievi.
“L’indiscriminato prelievo della lepre - conclude Bosio - porterà all’estinzione di questo
selvatico. L’etica e la tradizione richiedono
che la lepre venga cacciata con il segugio
rispettando le regie di questo antichissima
metodologia venatoria. Dobbiamo dare più
spazio a una caccia di qualità, imperniata
sulla specializzazione cinegetica. Insomma
vogliamo una caccia in funzione del cane e
non solo ed esclusivamente in funzione del
fucile. Da troppo tempo assistiamo a cacciatori che pur di incarnierare lepri ricorrono a
tutti i mezzi”.
15
L’angolo del
legale
a cura di: Avv. Barbara Bastianon
Gentili Lettori,
in questo numero vorrei portare
alla Vostra conoscenza due recentissime sentenze emesse dalla Suprema Corte di Cassazione, delle
quali l’una ribadisce la necessità di
una corretta custodia dell’arma, in
modo tale da renderne difficoltosa
l’appropriazione da parte di terzi e l’altra stabilisce che le specie
di animali protette non sono solo
quelle analiticamente indicate nella seconda parte dell’art. 2 della L.
197/52, ma anche quelle indicate
come a rischio di estinzione nelle
direttive comunitarie, nelle convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri.
Ma andiamo a ripercorrere letteralmente le motivazioni delle due sentenze citate.
Quanto alla prima, la Cass.
pen. Sez. I, Sent. N. 23616 del
5.06.2014 (ud. 29.04.2014), questa recita:
“Con sentenza pronunciata il
26.06.2013 il Tribunale di Taranto, sezione distaccata di Grottaglie,
ha condannato l’imputato D.M. S.
alla pena di Euro 300 di ammenda
per il reato di negligente custodia
L. n. 110 del 1975, ex art. 20-bis
di un’arma comune da sparo (fucile
da caccia) detenuta all’interno della
propria abitazione (in un ripostiglio
“messo a vista”, secondo quanto
risulta dalla motivazione della sen-
16
tenza), di cui il figlio Sa. si era agevolmente impossessato, portandola
con sè in strada per minacciare un
soggetto col quale aveva litigato
per il parcheggio di un’autovettura.
Ricorreva per cassazione D.M.S.,
a mezzo del difensore, deducendo
violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’art. 192
c.p.p., lamentando l’omessa valutazione da parte della sentenza
impugnata delle circostanze relative alla corretta custodia del fucile
all’interno di un ripostiglio e all’oggettiva impossibilità dell’imputato di
adoperarsi per evitare l’accaduto,
tenuto conto che il figlio si trovava
occasionalmente
nell’abitazione
paterna, nella quale non risiedeva.
Il gravame dell’imputato è meramente assertivo e deduce una questione di puro fatto, relativa all’idoneità delle modalità di custodia del
fucile, che è stata risolta - negativamente - dalla sentenza impugnata
con motivazione congrua e coerente alle risultanze processuali (vedi
Sez. 1 n. 18931 del 10/04/2013,
Rv. 256018, che ha ritenuto cautela
inidonea e insufficiente a escludere
il reato la conservazione dell’arma
all’interno di un mobile o di uno
scrittoio, ancorchè chiuso a chiave
ma con chiave reperibile), e altresì
convalidata nella sua correttezza
logica dalle stesse argomentazioni
del ricorrente, da cui si ricava che
anche un soggetto occasionalmente
presente nell’abitazione del D.M.
era in grado di impossessarsi agevolmente dell’arma per farne un uso
improprio (e illecito), portandola
con sè sulla pubblica via.
La deduzione di una questione non
proponibile in sede di legittimità determina l’inammissibilità del ricorso,
alla quale consegue la condanna
del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento
alla cassa delle ammende della
sanzione pecuniaria che si stima
equo quantificare in 1.000 Euro.”
La seconda, invece, è la Cass.
pen. Sez. III, Sent. N. 23503 del
5.06.2014 (ud. 23.04.2014):
“Il Tribunale di Vigevano, con sentenza del 26/6/2012, ha dichiarato U.G. responsabile del reato
di cui alla L. n. 157 del 1992, art.
30, comma 1, lett. b), perchè esercitando attività venatoria di appostamento temporaneo con fucile,
abbatteva tredici esemplari di migliarino di palude, uccello appartenente a specie nei cui confronti
non è consentita la caccia, e lo
ha condannato alla pena di Euro
1.500,00 di ammenda.
La difesa dell’imputato ha proposto appello, qualificato ex art. 568
c.p.p., comma 5 ricorso per cassazione, con i seguenti motivi:
- erronea applicazione della legge
penale in relazione alla della L. n.
157 del 1992, art. 30 comma 1,
lett. b) in luogo della lett. h) medesimo comma e articolo.
Il ricorso è infondato.
Il vaglio di legittimità, a cui è stata
sottoposta l’impugnata pronuncia,
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correttezza della argomentazione
motivazionale, adottata dal decidente in relazione alla concretizzazione del reato in contestazione
e alla ascrivibilità di esso in capo
al prevenuto. Osservasi che nella
fattispecie si è ritenuta configurata, a giusta ragione, l’ipotesi di
cui alla L. n. 157 del 1992, art.
30 comma 2, lett. b) e non quella,
come sostenuto nel motivo di annullamento formulato dalla difesa
dell’ U., di cui alla lett. h) della medesima norma.
Va specificato, che la predetta lett.
b) punisce chi cattura, detiene o
abbatte mammiferi o uccelli compresi nell’elenco di cui alla L. n.
157 del 1992, art. 2, ossia animali appartenenti alle specie particolarmente protette, tra le quali
rientra il migliarino di palude.
Specie protette non sono solo quelle analiticamente indicate nella seconda parte dell’art. 2 citato, ma
anche quelle che direttive comunitarie o convenzioni internazionali
o apposito decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri indicano come minacciate di estinzione
(Cass. 22/6/2010, n. 23931).
Va, altresì rilevato, come a giusta
ragione evidenziato dal giudice
di mento, che la Convezione di
Berna, del 19/9/1979, ratificata
dall’Italia con L. 5 agosto 1981,
n. 503, estende l’elenco delle specie considerate particolarmente
protette dalla legislazione italiana
sulla caccia con la conseguenza
che la cattura o l’abbattimento degli esemplari ivi indicati tra i quali risulta il migliarino di palude,
vengono sanzionate L. n. 157 del
1992, ex art. 30, lett. b), (Cass.
27/3/2011, n. 16441).
La Corte Suprema di Cassazione
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.”
Rimango, come sempre, a Vostra
completa disposizione, in via privata, per l’esame di casi specifici.
Vi invio i saluti migliori e Vi auguro di trascorrere un’estate serena e
spensierata.
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CONTRIBUTI
PER RIPRISTINO
AMBIENTALE 2014
PILE:
Come già scritto nel precedente numero di Caccia 2000 si rammenta
che anche per quest’anno la Giunta
dell’Associazione ha deliberato di
proseguire con questa iniziativa che
ritiene molto valida, non solo per l’immagine positiva che riceve il mondo
venatorio, ma per l’utilità della manutenzione del territorio stesso sempre
più abbandonato.
Le modalità per ottenere il contributo
sono sempre le stesse.
Va presentata la domanda corredata della documentazione (calendario
uscite e piantina delle località dove
sono stati fatti i lavori) tassativamente entro il 31 Agosto 2014
…dobbiamo alleggerire le scorte e
quindi Vi ricordiamo che è sempre disponibile, nelle varie taglie, il pile verde personalizzato.
È un capo valido che tutti dovreste avere
nel vostro guardaroba di caccia. Richiedetelo al Vostro coordinatore di zona.
Hanno Collaborato
A Questo Numero Di Caccia 2000
Bastianon Barbara, Bellus Luca, Betta Claudio,
Bragagna Patrizia, Cadorin Giovanni, Carlin Ivan,
Cibien Manolo, Chirichella Roberta, Codemo Doimo,
Corra’ Francesco, Crosato Alessandra, Dal Col Giovanni,
Dal Pan Elvio, Del Bon Enrico, De Gasperi Elvi, Franceschetti
Stefano, Fuso Alberto, Marchesan Galdino, Renato Grassi,
Pante Luciano, Pellegrini Ezio, Pelli Sandro, Perenzin
Maurizio, Pioggia Pasquale, Rambaldini Debora, Rocca
Michele, Sbardella Enzo, Sitzia Tommaso, Zamboni Umberto
GADGET
Il gadget di quest’anno è un portadocumenti in tessuto resistente e che sulla parte frontale riporta il logo dell’A.C.B.
ricamato. All’interno ci sono dei contenitori in plastica dove
inserire la licenza ecc..
Per problemi tecnici, ci verranno consegnati verso la metà
di Settembre e, quindi, solo dopo tale data sarà possibile
distribuirli ai nostri Soci.
Ci dispiace per questo inconveniente ma auspichiamo risulti di vostro gradimento.
18
RINNOVATE LE CARICHE SOCIALI DEL’A.C.B.
Il 24 maggio scorso, in occasione dell’Assemblea provinciale della nostra Associazione per
l’approvazione dei Bilanci, ci sono state anche le
votazioni per il rinnovo del Consiglio provinciale
e della Giunta che rimarrà in carica fino al 2018.
È stata una delle Assemblee più partecipate non
solo come numero, ma anche per gli interventi,
le proposte ed i suggerimenti fatti dai Presenti.
Dopo una relazione precisa e dettagliata della
gestione dei quattro anni da parte del Presidente uscente Pelli, che ha ringraziato i suoi Collaboratori di Giunta e Consiglieri per l’aiuto dato,
l’Assemblea ha riservato un applauso e ringraziamento a Pelli ed ai Componenti la Giunta.
Successivamente è stata nominata la Commissione elettorale formata da:
Pioggia T.A. Pasquale: Presidente; Colferai Primo: Segretario; Maddalozzo Walter e Giasone
Angelo Scrutatori che ha dato inizio alle votazioni per l’elezione dei 25 componenti il Consiglio
provinciale e dei Revisori dei conti. Successivamente, da parte dei 25 eletti si è svolta la votazione per la nomina dei Componenti la Giunta
formata da 9 membri più il Presidente ed il suo
Vice.
Le operazioni, un po’ lunghe vista l’alta partecipazione ed i tanti nomi da registrare nelle schede, si sono svolte in maniera corretta ed hanno
dato i seguenti risultati:
GIUNTA
Pelli Sandro – Presidente
Curto Carlo – Vice Presidente
Brancher Michele – Segretario
Berton Giuseppe
Brancher Luca
Dal Pan Elvio
De Candido Walter
Giasone Angelo
Marchesan Galdino
Paladini Luciano
Pol Sandro
Consiglio Provinciale (Nr. 46 Votanti)
nome
voti
riserva
Berton Giuseppe
38
Lentiai
Brancher Luca
32
Trichiana
Caratto Stefano
29
Mel
Curto Carlo
38
Cesiomaggiore
Dal Magro Giuliano
26
Trichiana
Dal Pan Elvio
32
S. Giustina
Pelli Sandro
44
Auronzo
Perenzin Maurizio
38
Trichiana
Pol Sandro
30
Sedico
Muraro Brugnera Paolo
24
S. Giustina
Marchesan Galdino
34
Seren d. Grappa
Fuso Alberto
25
Sappada
De Bernardin Gildo
30
Feltre
Zancolò Amilcare
22
Lozzo di Cadore
Mazzocco Nicola
26
Quero
Reato Erminio
26
Sovramonte
Giasone Angelo
29
Fonzaso
De Candido Walter
32
Lentiai
Brancher Michele
27
Trichiana
Sbardella Enzo
25
Mel
Paladini Luciano
30
Puos d’Alpago
Calvi Fortunato
26
Farra d’Alpago
Mottes Andrea
31
Taibon Agordino
Olivier Stefano
29
La Valle Agordina
Tomè Dino
25
Agordo
Buzzo Walter
S. Stefano d. Cad.
Comacchio Renato
Feltre
Revisori Dei Conti
nome
voti
riserva
Andrich Claudio
37
S. Gregorio n. Alpi
Scopel Edis
23
Seren del Grappa
Zasso Gino
42
Gosaldo
Cavalli Daniele
Canale d’Agordo
19
passeggiando
nel bosco
Tratto da “Guarire con le Erbe” Fratelli Melita Editore
BORSA
DEL
PASTORE
Capsella
Capsella bursa
bursa pastoris
pastoris
CRUCIFERE
CRUCIFERE
ATTENZIONE!!!
Prima di utilizzare qualsiasi pianta medicinale, si leggano
attentamente le eventuali avvertenze contenute nella loro
trattazione.
Un loro cattivo impiego può causare seri inconvenienti.
Talune piante, o loro parti o sostanze da esse ricavate,
possono essere addirittura tossiche o velenose.
In ogni caso nell’incertezza
si ricorra al consiglio di una
persona qualificata.
Questa comunissima infestante dal
caratteristico frutto che ricorda vagamente la bisaccia di un pastore,
si rende facilmente riconoscibile anDESCRIZIONE:
che all’occhio meno esperto. Nota
ha fusto eretto, esile. Le foglie
anche con i nomi di Borsacchina,
basali formano una rosetta e posErba borsa, Scarselline o più semsono presentare il lembo alquanto
plicemente Capsella, i tannini in
inciso. Le foglie del caule sono
essa contenuti la rendono utile nei
sessili e di forma laceolata. I fiori
casi di varici.
sono piccoli e bianchi. La fioritura
A tal fine si utilizza l’infuso, prepainizia a primavera e si protrae a
rato con la parte aerea essiccata
tutta l’estate. Il frutto è una piccola
della pianta, ponendone a riposare
siliqua di forma triangolare simile a
10 g in 1 lt d’acqua bollente per
un cuore. La pianta può superare i
10 minuti. Trascorso questo tempo
50 cm di altezza.
si filtra e se ne consumano 2 tazzine
al giorno.
HABITAT:
Contro le emorroidi si pongono 5 g.
la borsa del pastore è una delle più di pianta a riposare per 15 minuti
comuni infestanti dei prati, si rinvie- in 250 ml d’acqua bollente. Si filtra
ne un po’ dappertutto: lungo i muri, e se ne consumano 1-2 tazzine al
gli incolti, sui sentieri, tra i coltivi. giorno a seconda della necessità.
È diffusa dal piano alla montagna. Nelle diarree si usa l’infuso preparato ponendo 10 g di droga in 1 lt.
d’acqua bollente. Si fa riposare per
RACCOLTA:
5 minuti, si filtra e se ne bevono 2-3
la pianta si coglie durante tutto l’artazzine al giorno.
co dell’anno, benchè sia preferibiNei casi di perdite bianche nelle
le raccoglierla appena prima della
donne si utilizza ancora l’infuso
fioritura. Si utilizza la parte aerea
preparato ponendo a riposare 5 g
della pianta fresca o essiccata. Non
di droga in 1 lt d’acqua bollente.
usare le radici.
Si lascia riposare per 5 minuti e si
fanno dei lavaggi esterni. Le foglie
AVVERTENZE:
basali della borsa del pastore, raccontroindicata per chi soffre di bas- colte fresche e tritate finemente, si
sa pressione arteriosa. Rispettare possono applicare su piccole ferite
scrupolosamente le dosi.
per facilitarne la cicatrizzazione.
20
Alcuni utilizzano le foglie della
rosetta basale per insaporire insalate, ma la pianta non ha particolari pregi culinari.
Neppure in cosmesi la borsa del
pastore trova impieghi degni di
nota.
Fin dall’antichità la borsa del pastore era conosciuta per la caratteristica forma del frutto.
Le riconosciute proprietà emostatiche della pianta, l’hanno resa
apprezzabile da sempre per curare le ferite sanguinolente.
Affinchè però la pianta risulti efficace in tal senso, si devono utilizzare preparati di recente confezione.
PREPARAZIONE: 20 minuti
COTTURA: 140 minuti
DIFFICOLTÀ: media
ricetta:
di Samuele Bettini - Trattoria Al Fogher, Camponogara
Tratto dal volume “La selvaggina del Veneto nel piatto”
Terra Ferma Edizioni
LEPRE ALLA
CACCIATORA
Ingredienti per 6 persone
1 lepre già frollata
1 l di buon vino rosso
1 l di vino rosso di qualità inferiore
1 rametto di rosmarino
2 ramoscelli di salvia
5 foglie di alloro
2 spicchi d’aglio
2,5 dl di olio extravergine d’oliva
(se la lepre è piccola ne basta un
po’ meno)
sale e pepe
Preparazione
Tagliate la lepre in pezzi piuttosto
piccoli, avendo cura di romperli alle
giunture in modo da non scheggiare le ossa, quindi lavateli due o tre
volte nel vino rosso di qualità inferiore, che poi getterete.
Ponete in una capace teglia il rosmarino, la salvia e le foglie di alloro, adagiatevi i pezzi di lepre e
ricoprite con il vino buono, lasciando marinare per 24 ore.
Scolate la lepre dal vino, che terrete da parte, versate la carne in una
padella senza altri condimenti e
lasciatela cuocere a fuoco vivo per
circa 20’, sino a quando avrà emesso tutto il liquido contenuto; quando
risulta bene asciutta, salatela e pepatela.
Versate nella padella l’olio, l’aglio,
il rosmarino, la salvia e l’alloro utilizzati per la marinata e legati insieme con filo da cucina, quindi lasciate rosolare la lepre sino a quando
avrà assorbito tutto l’olio.
Versate sulla carne il vino della ma-
rinata tenuto da parte, portate a
bollore quindi abbassate la fiamma
e lasciate cuocere la lepre a fuoco
bassissimo, in modo che il bollore
sia quasi impercettibile.
Ritirate il recipiente dal fuoco quando il vino si sarà consumato, senza
però che l’intingolo si asciughi completamente; se necessario aggiungete poco brodo o acqua calda per
completare la cottura.
Servite la lepre calda accompagnandola con polenta o fette di
pane tostato.
Vino consigliato
Lison Pramaggiore Merlot
SOCIETÀ COOPERATIVA AGRICOLA
Via dei Martiri, 61 - Lentiai (BL) - Tel. 0437 750584 - Fax 0437 750584
APERTA: lunedì, mercoledì, venerdì e sabato 8.30-12.30 e 17.00-19.00, martedì e giovedì 8.30-12.30 - DOMENICA CHIUSA
21
POESIA:
1
Sanbuga 1
di Ugo Neri
tratto da: Poesie e prosa
Su l Sanbuga,
in - Valmorèl2,
destirá sot na muga
te la lopa3,
dopo kaẑa,
avée na galinaẑa
par la testa,
ke drio na kresta,
kuèrta da onère4
peẑ5 e spinere,
dopo na stranba
e dura riburida6,
l era sparida
kome an fantaśma
kontro a l sol.
Solo al respiro de le piánte,
l odór de l vento,
in kuél momento,
me fea kompañía
e na moska fastidióśa
noióśa
odióśa
intorno.
1. monte del bellunese
2. località del bellunese
3. erba umida
4. ontani
5. abeti
6. faticata
22
Su te le ẑime,
alta e lontana,
fora tiro,
na poiána
in ǧiro
la śvoléa rufiána.
Par ñent
la miśuréa te l vent
el čelo e l ora.
Libero
fora
lontán da la zent,
fursi par ñent,
solo mi
e su l pra
fra i sas
na stelalpina,
ormái pasada,
seka e maltratada
par ñent
da l vent de l Sanbuga.
AUGURI ai soci
Soci A.C.B. che nei mesi di maggio, giugno,
luglio e agosto 2014 hanno compiuto
o stanno per compiere gli anni
Riserva
nominativo
data
nascita
anni
Gosaldo
Bressan Adamo
14-08-41
73
Mel
Sbardella Claudio
15-08-41
73
Mel
Burtet Antonio
25-08-41
73
Mel
Burtet Orlando
29-08-41
73
Sovramonte
Slongo Enrico
15-05-42
72
Sedico
Sossai Rinaldo
30-06-42
72
Feltre
Secco Gianfranco
08-07-42
72
La Valle Agordina
De Zaiacomo Fausto
10-07-42
72
Tambre
Fullin Marcello
11-07-42
72
Cibiana
Dolif Sergio
28-07-42
72
Arsiè
Rech Edoardo
31-08-23
91
Santa Giustina
Liuzzi Ferdinando
29-07-42
72
Sovramonte
Casagrande Gino
21-08-27
87
Feltre
Pontin Orlando
08-05-43
71
Feltre
De Carli Giovanni
31-05-28
86
Feltre
Perotto Vittorio
13-05-43
71
Auronzo Di Cadore
Vecellio Mattia Valentino
14-06-30
84
La Valle Agordina
Olivier Stefano
08-07-43
71
Santo Stefano Di Cad.
De Candido Bruno
04-05-32
82
Agordo
Tormen Flavio
13-08-43
71
Trichiana
Dal Vecchio Beniamino
25-05-34
80
Feltre
Zannol Ernesto
24-08-43
71
Arsiè
Brandalise Tarcisio
21-08-34
80
Feltre
Pauletti Pietro
07-05-44
70
Belluno
De Luca Mario
27-06-35
79
Arsiè
Zancanaro Bruno
22-05-44
70
Santa Giustina
Facchin Giuseppe
22-05-36
78
Trichiana
Dal Magro Lino
04-06-44
70
Lamon
Bolzon Alberico
01-08-36
78
Auronzo Di Cadore
Larese Fece Alberto
06-06-44
70
Arsiè
Battistel Angelo
06-08-36
78
San Gregorio N. Alpi
Tronco Roberto
15-06-44
70
Lentiai
Somacal Giuseppe
27-05-37
77
Tambre
Fullin Milo
21-06-44
70
Trichiana
Offredi Antonio
11-06-37
77
Belluno
Taverner Silvano
22-06-44
70
Santo Stefano Di Cad.
De Candido Luigi Fu Fortunato
24-06-37
77
Sedico
Chies Luigi
03-07-44
70
Santa Giustina
Bugana Ruggero
24-06-37
77
San Gregorio N. Alpi
Pagnussat Giampaolo
13-07-44
70
Santa Giustina
Merlin Adriano
15-07-37
77
Canale D’Agordo
Busin Giorgio
16-07-44
70
Sovramonte
De Cia Giacomo
17-07-37
77
Lamon
Maccagnan Riccardo
18-07-44
70
San Tomaso Agordino
Ongaro Renato
17-05-38
76
Lamon
Tollardo Alberto
07-08-44
70
Puos D’alpago
Saviane Sergio
01-06-38
76
Arsiè
Dall’Agnol Raimondo
03-06-38
76
Agordo
Rosson Luigi
23-07-38
76
Taibon Agordino
Del Din Silvano
30-07-38
76
Trichiana
Canal Daniel
24-06-84
30
Trichiana
Tormen Aldo
30-07-38
76
Belluno
Garna Simone
12-05-85
29
San Gregorio N. Alpi
Brandalise Romano
21-08-38
76
Alano Di Piave
Martignago Livio
22-07-85
29
Seren Del Grappa
Ferro Vilmo
09-05-39
75
Feltre
De Carli Manuele
18-08-85
29
Cesiomaggiore
Maoret Italo Giovanni
12-05-39
75
Lentiai
Berton Franca
04-07-86
28
Alano Di Piave
Codemo Vincenzo
13-05-39
75
Quero
Ronzoni Luca
14-07-86
28
Sovramonte
De Bortoli Pierino
24-08-39
75
Lentiai
Giordano Cristian
19-08-86
28
Santa Giustina
Sacchet Ivo
31-08-39
75
Limana
Deola Enrico
23-08-87
27
Zoppè di Cadore-Vodo
Sagui Lodovico
15-06-40
74
Sovramonte
Zannini Marco
23-06-88
26
Santa Giustina
Righi Luigi
25-06-40
74
Alano Di Piave
Dal Zuffo Fabio
18-08-88
26
Rivamonte-Voltago
Mosca Fiore Salvatore
11-07-40
74
Fonzaso
Giasone Angelo
02-05-89
25
Lamon
Busana Doviglio
29-08-40
74
Lorenzago Di Cadore
De Michiel Giorgio
09-05-89
25
Tambre
De March Roberto
13-05-41
73
Santa Giustina
Blandino Michael
10-07-90
24
Auronzo Di Cadore
Buoite Stella Giovanni
16-05-41
73
Mel
Susana Manuel
28-08-90
24
Sedico
Della Rossa Domenico
21-05-41
73
Lamon
D’agostini Matteo
08-05-91
23
Mel
Bof Renato
02-06-41
73
Lamon
Maccagnan Paolo
28-05-91
23
Lamon
Forlin Donato
16-06-41
73
Taibon Agordino
Bogo Nicola
24-05-93
23
Farra D’alpago
Campagnolo Roberto
20-06-41
73
Arsiè
Smaniotto Gianfranco
06-08-41
73
E I Più Giovani:
23
Longarone
LONGARONE 2014
Anche quest’anno ci siamo lasciati
alle spalle, con successo, la ormai
consolidata e tradizionale fiera di
Longarone. CACCIA PESCA E NATURA 2014 ha visto transitare nei
capannoni del palafiere un numero di presenze superiore agli anni
passati come ci è stato confermato
dagli Organizzatori. Cacciatori e
pescatori, naturalmente, hanno fatto la parte del leone ma, cresce di
anno in anno, anche la presenza
dei famigliari, degli amici e di semplici curiosi attratti dagli innumerevoli e variegati stand.
Come ogni anno anche l’A.C.B.
era presente insieme alle altre Associazioni venatorie ed il nostro
stand è stato, tra un bicchiere di
vino ed una fetta di salame, teatro
di discussioni, confronti, incontri tra
amici, soci e non, in un susseguirsi
d’idee, critiche o semplici chiacchere inerenti alla trascorsa stagione
venatoria. È stata, come sempre,
una bella festa e un’occasione di
incontro tra persone che condividono la stessa passione anche se non
sempre con le stesse idee, ma questo fa parte del gioco. Quello che
lascia ogni anno un po’ di amaro
in bocca, se vogliamo proprio aggiungere una nota dolente, è la
solita presenza all’ingresso della
fiera dell’oramai conosciuto gruppuscolo di “ambientalisti” se così li
vogliamo chiamare (personalmente
avrei altri aggettivi con cui definirli
ma è meglio sorvolare), superscortati dalle forze dell’ordine e armati
di cartelli con frasi irripetibili, impegnati a lanciare insulti e invettive
verso tutti coloro, cacciatori e non,
24
che si apprestano ad entrare al palafiere. Fermo restando il diritto a
manifestare a tutti i cittadini sancito dalla costituzione, una cosa ci
chiediamo: le invettive, le parolacce, gli insulti a dir poco pesanti, i
cartelloni esposti con frasi che, se
pronunciate o scritte in altri contesti
o manifestazioni sarebbero certamente censurate e frutto di querele
ecc. Tutto questo, perchè in questa
manifestazione viene tollerato dalle
Forze dell’ordine? Forse che cacciatori e pescatori, in quanto tali,
non devono essere tutelati? Forse si
teme di urtare il già fragile equilibrio mentale di questi personaggi
che non trovano altri metodi per
far conoscere le loro idee se non
quelli dell’insulto e della provocazione? E un’altra domanda ci poniamo ancora. Finora i cacciatori
hanno dimostrato buon senso, infinita pazienza e una buona dose di
umana sopportazione verso questi
personaggi che, a onor del vero,
diminuiscono ogni anno, ignorandoli, compatendoli o nella peggiore delle ipotesi mandandoli a ... diciamo quel paese. Ma, se dovesse
capitare che qualcuno stufo di sentirsi bersaglio di insulti e quant’altro
verso se stesso ed i suoi famigliari,
rispondesse per le rime, magari
anche in maniera poco ortodossa, scatenando quello che quelle
persone vanno cercando e cioè la
rissa, a chi sarebbe da attribuire la
colpa di quello che inevitabilmente succederebbe? A chi ha reagito
agli insulti sentendosi giustamente
offeso? a coloro i quali con i loro insulti e i loro cartelli hanno provocato la reazione? o forse invece alle
Autorità di competenza che con la
loro indifferenza verso quelle frasi e quei cartelli hanno permesso
che la cosa degenerasse? È una
domanda che ci è stata posta da
molte persone e sarebbe un argomento sicuramente interessante per
la “pagina del legale” nel prossimo
numero di questo giornalino.
Naturalmente noi ci auguriamo che
tutto questo non debba accadere e
che le cose si risolvano entro termini assolutamente civili, sperando
che chi di competenza, nel rilasciare i permessi di manifestare, cosa
del tutto legittima e democratica, si
ricordi anche di avvisare i suddetti
personaggi che le manifestazioni sono soggette a delle regole, e
che queste regole valgono per tutti,
quindi anche per loro e che se per
caso o per propria volontà qualcuno si dimenticasse di rispettarle,
esistono sanzioni sia amministrative che penali che ci auguriamo in
futuro chi di competenza si ricordi
di applicare. Noi, per quel che ci
riguarda, andremo come sempre
avanti per la nostra strada cercando e seguendo, possibilmente sempre e comunque, la linea del confronto e della dialettica, accettando
anche le manifestazioni di chi non
la pensa come noi, sempre che rientrino nella logica della decenza
e del buon senso. Sotto questo punto di vista, per fortuna, abbiamo
come si suol dire le “spalle larghe”,
e poi perbacco! Ben venga un po’
di coreografia, non guasta mica,
anzi.
CACCIA E CACCIATORI DI UNA VOLTA
Prosegue il nostro viaggio tra i cacciatori di un tempo che fu, personaggi storici, molti ormai scomparsi da anni ma che alcuni di
noi ricordano ancora. Le foto
provengono dalla Riserva di
Rivamonte Voltago e come
si suol dire ,“la dicono tutta”
su quali erano i cacciatori e i
carnieri di una volta. Attendiamo altre foto per questa nuova
rubrica che ha riscosso notevole
successo tra i nostri lettori.
e.
in località Cerv
0 - Gara di tiro
Voltago anni ‘5
Voltago anni 30 - Alle pendici del M.te Agner
Voltago anni
30 - Davanti
all’albergo M
.te Agner
Voltago - Battuta di caccia dei primi di novembre del 1927
13 lepri e un capriolo.
ri...erano
- Quando le lep
Voltago anni 30
tta
va
ccia in...cra
e si andava a ca
di casa...
25
L’angolo del
veterinario
a cura di: Dott. ssa Patrizia Bragagna
I nostri cani, animali vivaci, spesso irruenti, amanti delle galoppate
sfrenate in ampi spazi e, spesso,
giudici poco attenti dei pericoli
che il selvatico o l’ambiente possono rappresentare, vanno spesso incontro a fenomeni improvvisi
di zoppicatura.
È doveroso sottolineare che la
difficoltà o l’impossibilità di deambulazione non sempre sono
necessariamente riconducibili a
fattori traumatici che accadono
durante l’attività venatoria. È descritta infatti un’ampia casistica
di alterazioni ortopediche “non
traumatiche”: di natura congenita (displasie dell’anca o del
gomito), dell’accrescimento (rachitismo), o legate ad alterazioni
neurologiche, infettive (setticemia
da infezione tonsillare) che possono determinare zoppie, ma, per
circostanziare un argomento altrimenti troppo vasto, si richiama
l’attenzione su ciò che più comunemente può accadere al cane
durante il lavoro e su come il cacciatore possa intervenire nell’attesa del veterinario.
I cani da caccia, come ad esempio le razze da seguita (segugi),
abituati ad un’attività venatoria
che può spesso metterli a confronto con prede molto grandi e
aggressive, possono incorrere in
zoppie da sforzo, se non sono stati preparati al lavoro con un buon
allenamento, se corrono su terreni
irregolari e se, ovviamente, sono
abbastanza in là con gli anni e
presentano una certa predisposi-
26
QUANDO IL CANE
ZOPPICA
zione a dolori artritici, incentivati
dall’umidità e dal freddo cui sono
sottoposti.
EZIOLOGIA
Tra le più comuni cause di zoppia, ritroviamo sicuramente contusioni e stiramenti. Per contusione
intendiamo una pressione improvvisa e forte, subita da tessuti molli
quali i muscoli, con dolorabilità
dovuta alla conseguente formazione d’ecchimosi, ematomi e
versamenti. È ciò che comunemente definiamo come “il mio
cane ha preso una botta…”: la
“botta” può essere causata ad es.
da una caduta accidentale, ma
talvolta anche dall’aggressione
di una preda pericolosa come un
cinghiale. In seguito alla contusione il cane può anche continuare
a muoversi e correre per un po’,
ma il dolore subentra comunque
nell’arco di poche ore, talvolta
con tumefazione della zampa interessata, rendendo difficoltoso
l’appoggio.
Anche i cosiddetti stiramenti che
vanno a coinvolgere articolazioni, tendini, legamenti e capsula
articolare possono creare fastidiose zoppie nel nostro ausiliare.
In questo caso le posizioni scorrette assunte involontariamente
dal soggetto sforzano l’apparato
muscolo-tendineo, infiammando
le strutture che lo costituiscono e
determinando talvolta anche ac-
cumulo di liquido infiammatorio
nell’articolazione stessa. Tutto
questo provoca improvvisamente
forte dolore nel cane che difficilmente riprende rapidamente a
correre, a meno che lo stiramento
non sia di lieve entità.
A volte i cani di taglia mediogrande quali bracchi, setter e spinoni, a seguito di un movimento
brusco e scorretto, possono presentare zoppia improvvisa ad un
arto
posteriore causata dalla
rottura del legamento crociato.
In tal caso il soggetto si fermerà
improvvisamente guaendo di dolore, incapace ad appoggiare
l’arto colpito.
Comunemente le zoppie durante
le battute di caccia possono essere provocate da corpi estranei
taglienti o penetranti esitando, a
volte, in ferite lacero-puntiformi,
soprattutto ai polpastrelli o negli
spazi interdigitali (forasacchi,
frammenti di vetro...). È quindi
buona norma controllare sempre
l’arto che viene appoggiato con
difficoltà, per valutare la loro occasionale presenza.
Nel caso in cui invece la zoppia
sia determinata da una vera e
propria frattura, la sintomatologia è decisamente molto più imponente rispetto a quelle fin qui
presentate. Il dolore sarà immediatamente molto forte e aumen-
lieve entità, la sintomatologia generalmente scompare dopo qualche giorno di riposo. Mentre se la
zoppia persiste il veterinario potrà
consigliare la stabulazione forzata del cane (al guinzaglio o in un
piccolo canile) ed eventualmente
prescrivere antinfiammatori.
terà in maniera evidente col passare delle ore. Il cane non riesce
ad utilizzare l’arto che diventa rapidamente molto gonfio, dolente
e, nei casi di fratture scomposte,
può assumere anche delle angolature anomale.
Anche l’apparato muscolare in
soggetti dalle masse muscolari
piuttosto marcate, come Pointer e
Kurzhaar, non correttamente allenati o sottoposti a sforzi eccessivi
e duraturi, può essere interessato da miosite da sforzo. Infatti a
seguito di un lavoro muscolare
eccessivo il cane può presentare
un caratteristico atteggiamento cifosico, con andatura rigida e difficoltosa, quasi a scatti, nel tentativo di contrarre i muscoli dolenti
il meno possibile. Generalmente
questa alterazione mio-distrofica
è accompagnata da una colorazione rossastra delle urine (mioglobinuria). Non si tratta di una
patologia preoccupante e solitamente si risolve con il riposo per
alcuni giorni.
TRATTAMENTO
Tutte le zoppie sopra descritte vanno adeguatamente valutate, e soltanto un Medico Veterinario saprà
orientare
il
trattamento-post
dopo un attenta visita
ortopedica.
In caso di
contusioni
e stiramenti, se di
In caso di rottura del legamento
crociato la zoppia non verrà recuperata se non con un intervento
chirurgico, effettuato da veterinari ortopedici a seguito di una corretta diagnosi per mezzo di visita
clinica ed esame radiografico o
TAC.
Quando invece la zoppia è determinata da ferite provocate da corpi estranei taglienti e penetranti è
possibile intervenire estraendoli
con una pinzetta e disinfettare
la ferita con acqua ossigenata o
betadine diluito; il veterinario va
comunque consultato per sapere
se dover associare o meno una
terapia antibiotica sistemica, soprattutto nel caso in cui si sospetti
l’avvenuta infezione, nonostante
le prime cure.
Se c’è il sospetto di una frattura,
è assolutamente necessario legare il muso del cane prima di qualunque manovra, perché il dolore
che esso percepisce è tale da renderlo aggressivo e mordace.
Se la frattura è anche esposta,
cioè se il moncone osseo è visibile all’esterno, provocando conseguentemente lacerazione di tendini, muscoli e cute, si consiglia
di sciacquare abbondantemente
con semplice acqua la ferita per
ripulirla da tutte le impurità (terric-
cio, rametti…) e fasciarla con una
garza umida per proteggerla da
agenti esterni.
Sono sconsigliate ulteriori manovre quali steccaggi di fortuna
perché, se attuati in maniera inesperta, oltre a provocare dolore
all’animale, possono peggiorare
la situazione già grave.
Il cane va adagiato di lato in una
barella occasionale, anche una
giacca da caccia o una coperta
vanno bene, in maniera da sostenerlo nel tragitto.
Ovviamente il cane dovrà essere
trasportato nel più vicino ambulatorio il più rapidamente possibile
per le cure del caso.
Nel caso di miosite da sforzo, si
può evitare solo con una buona
prevenzione, cioè provvedere a
preparare gradualmente i propri
ausiliari all’attività venatoria e
non farli appesantire troppo con
un’alimentazione eccessiva.
Per concludere, dato che, in queste varie situazioni, spesso ciò che
appare al cacciatore, in un primo
momento, è una sintomatologia
molto simile, si consiglia sempre
e comunque una scrupolosa visita
veterinaria, senza far trascorrere
uno o due giorni dall’inizio del
problema nell’attesa che passi da
solo.
In tal caso una lesione già importante, può diventare molto grave
in seguito al tentativo effettuato
dal cane di riprendere la propria
deambulaziona; il proprietario
non deve mai impropriamente
somministrare antidolorifici umani, perché potrebbero causare
gravi alterazioni gastro-intestinali.
27
Piano di controllo del
Cervo nel Comprensorio
del Cansiglio
a cura di VENETO AGRICOLTURA
Seconda parte
Continua la pubblicazione del PIANO DI CONTROLLO DEL CERVO NEL COMPRENSORIO DEL CANSIGLIO stilato a cura di VENETO
AGRICOLTURA.
3.2 Dinamica di popolazione
Indipendentemente dalla consistenza totale
della popolazione, l’informazione forse più importante e relativa all’evoluzione dinamica della
popolazione.
Più che conoscere il numero assoluto della popolazione di cervi del Cansiglio serve infatti sapere
il contesto territoriale complessivo in cui gravitano tali animali, la loro distribuzione stagionale
e soprattutto il trend annuale di popolazione,
come già evidenziato nella prima parte del paragrafo.
Su quest’ultimo fattore c’è fortunatamente un
maggiore allineamento dei dati. Dalle ricerche
effettuate dall’Università di Padova e da Veneto
Agricoltura, su seriazioni di almeno 5 anni delle
popolazioni di cervo, si registra infatti un incremento medio annuale di circa il 13 % (12,4 %
per Veneto Agricoltura e 13,2 % per l’Università
di Padova). Vedi grafico 3.2.
Non è opportuno entrare, in questo contesto,
nel merito della bontà dei dati raccolti o della
maggiore efficacia che si potrebbe raggiungere
con un accordo tra tutti i soggetti interessati al
monitoraggio, ma è ulteriormente importante
inserire un altro dato raccolto per un numero
adeguato di anni per evidenziare come si sia
evoluta la popolazione di cervo negli ultimi
anni. Il dato, raccolto esclusivamente sulla piana del Cansiglio, potrebbe non costituire un dato
affidabile sull’intera popolazione, ma comunque
mette in evidenza in modo inconfutabile come
l’area venga utilizzata in modo sempre più
massiccio con il passare del tempo. Prendendo
infatti come affidabile il dato del 13% di crescita
media annuale della popolazione del Cansiglio,
che in ogni caso contempla anche il prelievo
venatorio effettuato dalle riserve di caccia limitrofe, ciò sta a significare che tale popolazione
di cervi raddoppia in meno di 6 anni.
Nei grafici che seguono (grafico 3.3 e grafico
3.4), è possibile visualizzare i dati raccolti
mediante conteggi notturni con il faro durante
il periodo delle nascite e alla fine dell’estate
durante la stagione riproduttiva dal gruppo di
lavoro coordinato dal dott. De Battisti (Di Gangi
et al, 2007). Nel grafico 3.5 è invece possibile
visualizzare il numero dei maschi bramitanti registrato dallo stesso gruppo di lavoro nel periodo 1996-2007. Si osserva che il trend positivo
della popolazione non lascia dubbi su ciò che è
avvenuto nella Piana del Cansiglio negli ultimi
10 anni: un incremento che, in linea con gli
incrementi utili conosciuti per la specie, ha de-
100
90
80
70
60
Dati Veneto Agricoltura
50
Dati Università PD
40
30
20
10
0
2002
2003
2004
2005
2006
Grafico 3.2: numero di cervi maschi bramitati monitorati nella piana del Cansiglio (anni 2002-2006)
28
terminato una situazione sicuramente non più
sostenibile dall’ecosistema nel suo complesso.
Il dato riferito al numero di maschi bramitanti non evidenzia un andamento costante, ma
questo potrebbe essere determinato da diversi
fattori.
Ad esempio potrebbe essere variata la composizione degli harem, o più semplicemente il
dato è riferito ad uno sforzo di campionamento
non omogeneo nel tempo (ad esempio n° di
punti di ascolto diverso). In questo caso il dato
raccolto da Veneto Agricoltura (cfr grafico 3.2),
appare decisamente più realistico in termini di
dinamica evolutiva del fenomeno.
3.3 Uso dello spazio
I dati raccolti mediante le osservazioni con il
faro in sessioni primaverili ripetute più volte a
cavallo del periodo di scioglimento della neve
e del ricaccio vegetativo, permettono di asserire
che non c’è un uso omogeneo dello spazio da
parte della popolazione, ma mancano informazioni essenziali sull’entità del fenomeno sia dal
punto di vista temporale, oltre che numerico e
territoriale.
Lo studio dei movimenti degli animali nell’arco
delle stagioni dovrà costituire uno degli elementi prioritari di ricerca per il futuro, con il duplice
scopo di acquisire informazioni essenziali per la
pianificazione dei prelievi, oltre che di verificare
gli effetti dello stesso sull’etologia della popolazione.
Da questo punto di vista è assolutamente necessario avviare una ricerca specifica mediante
le più recenti tecniche di studio dei movimenti
degli animali attraverso la marcatura di un campione adeguato di animali mediante radio collari
GPS-GSM (radio-tracking satellitare). Lo studio
permetterebbe infatti, oltre che di conoscere i
movimenti stagionali della popolazione, di valutare anche l’efficacia degli strumenti gestionali
adottati, compresi i prelievi di animali con le
diverse modalità che il piano prevede.
Ecologia ed habitat del
La ricerca sul camoscio condotta da un gruppo di studio dell’Università di Padova (composto da Debora Rambaldini, Roberta
Chirichella, Tommaso Sitzia, Michele
Rocca) in collaborazione con il prof. Marco
Apollonio e con la collaborazione del Tecnico
dell’ACT Rocca Michele, ha indagato per quasi due anni la biologia del camoscio sui due
gruppi montuosi principali del Parco Adamello Brenta: il gruppo Adamello Presanella
con matrice geologica a granito/tonalite e il
gruppo del Brenta a dolomia e calcare.
Anche la vegetazione e l’orografia sono molto diverse con clima più marcato continentale con presenza di ghiacciai estesi nella
Presanella rispetto al gruppo del Brenta che
comunque vanta cime che raggiungono i
CAMOSCIO
a cura di: Dott. Umberto Zamboni
3.000 m s.l.m. Dal punto di vista faunistico/gestionale per il camoscio sui due massicci esistono tre aree faunistiche di gestione
con una popolazione che dagli ultimi censimenti risultava come riportato in tabella.
La popolazione secondo le indicazioni del
Piano Faunistico Provinciale ha raggiunto
la densità ritenuta ottimale ed è strutturata
con una popolazione che consente prelievi
di capi di I classe (maschi oltre i 6 anni e
femmine oltre gli 11) con percentuali su-
periori ad 1/3 di tutti i prelievi. Un’area
conseguentemente significativa per
uno studio e una valutazione delle
dinamiche riproduttive, i cui risultati possono servire come obiettivo
per la gestione del camoscio in gran
parte degli areali dell’arco alpino e
che certamente serviranno a rendere
più attenti ed interessati i cacciatori
Bellunesi che cacceranno il camoscio
nella prossima imminente stagione.
habitat
censimento 2013 Prelievi 2013
21.026
3.238
378
Presanella 15.000
2.281
243
Brenta
3.461
413
Adamello
30.000
Ecologia ed habitat del camoscio alpino (Rupicapra, rupicapra L.)
nelle praterie alpine della Presanella e delle Dolomiti di Brenta
Lago Ritort – area di studio Presanella
Questo studio sul camoscio (Rupicapra rupicapra L.) è volto ad osservare come il contesto ecologico
in cui questa specie vive riesca ad
influenzarne il comportamento e le
strategie vitali, rivelando informazioni non solo sulla storia del singolo individuo ma permettendo anche
la comprensione di alcuni meccanismi alla base della dinamica di
popolazione.
Gli ambiti indagati dal presente
studio sono stati: il momento delle
nascite, la soprav- Dolomiti di Brenta differiscono per
vivenza dei piccoli il substrato geologico presente,
dopo il primo inver- infatti la Presanella presenta una
no di vita ed il pe- vegetazione tipica degli ambienti
riodo degli accop- silicatici che vede la dominanza
piamenti. I dati sono di festuca a culmo scabro e carice
stati raccolti a parti- ricurva, mentre nel Brenta si instaure da maggio 2011 ra il seslerio-sempervireto, vegetafino ad agosto 2012 zione degli ambienti carbonatici.
in due aree ben di- Come dimostrato da recenti studi,
stinte, infatti è stata la vegetazione presente in una cerconsiderata la zona ta zona ha effetti sia sulla crescita
della Presanella da delle corna dei giovani esemplari
u n a
parte e quella del
Brenta meridionale
dall’altra,
questo
per poter fare degli utili confronti sui
fattori ambientali e
climatici che governano le dinamiche
delle popolazioni di
camoscio nel nostro
territorio.
L’area della Presanella e quella delle Busa dai Spin – area di studio Presanella
29
9
8
7
6
5
4
3
Pala dei Mughi – area di studio Brenta
30
12/12/201
1
10/12/201
di camoscio, infatti è molto più accentuata nei camosci che abitano
territori con substrato carbonatico
rispetto al silicatico, sia sulle modalità riproduttive adottate dai maschi.
Per quanto riguarda la fase degli
accoppiamenti, in entrambi i contesti ecologici considerati è stato
registrato un diverso comportamento dei maschi adulti (maschi
sessualmente e socialmente maturi) rispetto ai subadulti (maschi
sessualmente ma non socialmente
maturi). Inoltre, abbiamo riscontrato una diversa frequentazione delle
due aree da parte di maschi adulti
e subadulti e una diversa ampiezza del periodo in cui si registrano
gli eventi di copula. Infine abbiamo descritto le tattiche utilizzate da
maschi adulti e subadulti per riprodursi.
Per quanto riguarda la frequentazione del territorio da parte dei
maschi adulti e subadulti, le osservazioni effettuate hanno rivelato
1
08/12/201
1
06/12/201
1
04/12/201
GRAFICO 1
Maschi
subadulti
102/12/201
1
30/11/201
1
28/11/201
Maschi
adulti
1
26/11/201
1
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22/11/201
1
20/11/201
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18/11/201
1
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112/11/201
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1
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106/11/201
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1
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31/10/201
1
29/10/201
1
2
1
0
ne riproduttiva, i maschi adulti si
debilitano e permettono anche ai
maschi più giovani di riprodursi.
Dal grafico si nota inoltre che il
picco delle copule è registrato a
fine novembre per i maschi adulti
e nei primi giorni di dicembre per
i maschi subadulti. In generale comunque il picco ha una grandezza
superiore per i maschi adulti: si è
osservato infatti che la maggior
parte delle femmine viene coperta
da questi, mentre solo una piccola
parte di femmine è lasciata ai giovani maschi.
Un tale comportamento è indice
della ben nota territorialità dimostrata dai maschi adulti a discapito
dei subadulti, i quali non hanno ancora una stabilità sociale.
delle differenze tra l’area del Brenta e quella della Presanella: infatti
abbiamo notato una presenza stabile ed equilibrata di maschi adulti
in Brenta, mentre in Presanella il
numero di maschi adulti è relativamente basso.
In Presanella, infatti, si registra una
maggior presenza
di maschi subadulti. Inoltre, siccome
le densità delle due
aree di studio sono
comparabili, la possibile spiegazione
ad una così diversa
frequentazione territoriale è imputabile Maschio di camoscio in Brenta
alla struttura della
popolazione, che in
Presanella è sbilanciata a favore Tuttavia si sono riscontrate delle
dei maschi più giovani, mentre in differenze tra le due aree di studio: infatti in Brenta i primi eventi
Brenta è molto più stabile.
di copula sono stati registrati prima
Il grafico 1 mostra l’andamento e rispetto alla Presanella: in Brenta la
la frequenza degli eventi riprodutti- prima copula osservata è stata il
vi dei maschi adulti 10 novembre, mentre in Presanella
(in rosso) e subadul- il 20 novembre. In generale abbiati (in blu), facendo mo notato che la stagione riprodutriferimento ad en- tiva in Brenta dura circa 30 giorni,
trambe le aree di mentre in Presanella dura circa la
metà.
studio.
Interessante è anche l’analisi delle
Si osserva che i distanze mantenute dai maschi. Per
maschi adulti si ac- meglio indagare le strategie riprocoppiano per primi, duttive messe in atto dai maschi
mentre quelli suba- di camoscio adulti e giovani si è
dulti hanno la possi- proceduto a cartografare la posibilità di accoppiarsi zione degli stessi durante tutte le
solo dopo gli adul- uscite effettuate. Tale operazione
ti, infatti, andando ha permesso di calcolare le distanavanti con la stagio- ze medie giornaliere mantenute da
ogni individuo nei confronti di tutti
gli altri maschi presenti.
Dai dati raccolti è stato possibile
riscontrare che per gran parte del
periodo riproduttivo i maschi adulti
hanno mantenuto distanze costanti
tra loro, diminuendole solamente
nell’ultimo periodo quando probabilmente il rapporto costi/benefici
della difesa attiva della loro area
è nettamente diminuito. Anche in
questo caso emerge il carattere della territorialità dei maschi maturi.
Al contrario le distanze tra i maschi
giovani, detti anche maschi “satelliti”, sono state altamente variabili
durante tutto il periodo riproduttivo.
Finchè i maschi maturi non si sono
riprodotti, le distanze tra maschi
territoriali e non territoriali restano costanti e, dopo tale periodo, i
maschi “satelliti” si avvicinano alle
aree occupate dai maschi territoriali approfittando delle ultime femmine disponibili all’accoppiamento.
Il seguente grafico mostra l’andamento delle distanze tra i maschi
asulti e subadulti durante il periodo
degli amori. Si può notare come,
andando avanti con la stagione, ci
sia un progressivo avvicinamento
tra le due classi, che inizialmente
è poco evidente nel periodo in cui
la territorialità dei maschi adulti è
ancora forte, e successivamente è
molto più marcata in quanto i maschi adulti lasciano spazio anche
ai maschi più giovani.
Nell’area della Presanella abbiamo un numero maggiore di maschi
Piccolo di camoscio in Presanella
GRAFICO 2
giovani rispetto a quelli adulti.
Questa minor presenza di maschi
adulti fa sì che le distanze medie
tra individui siano maggiori rispetto a quanto registrato in Brenta e i
maschi giovani in questa area hanno a volte mostrato comportamenti
territoriali. Ecco come la struttura
della popolazione può influenzare
le distanze tra maschi.
Un altro periodo preso in considerazione è quello delle nascite e dei
parametri vegetazionali e climatici
che lo influenzano.
È emerso, infatti, come le temperature medie giornaliere ed i più alti
valori dell’indice di vegetazione
NDVI (sinonimo di maggiore produttività dei pascoli di alta quota)
siano particolarmente importanti
nel determinare il
periodo in cui avvengono i parti.
Non sembrano invece particolarmente
rilevanti altre variabili, come il clima,
la quota, l’esposizione e le pendenze medie alle quali
venivano effettuati i
rilievi.
Dai dati raccolti è
stato rilevato un anticipo delle nascite
nel 2012, probabil-
mente dovuto alla stagione invernale 2011-2012 meno rigida rispetto
all’antecedente (minore durata e
spessore medio della neve al suolo). Tale fattore risulta inoltre concatenato al precoce sviluppo della
vegetazione quantificato tramite il
Normalized Difference Vegetation
Index (NDVI) che ha permesso l’anticipazione delle condizioni idonee
alla nascita dei piccoli (disponibilità di foraggio di buona qualità per
le femmine che devono allattare i
loro piccoli).
Alla fine del periodo dei parti circa il 70% delle femmine in età riproduttiva hanno portato a termine con successo la gravidanza in
entrambe le aree di studio; dato
importante in quanto si tratta di un
valore medio/alto per la specie.
Una volta rilevato il valore massimo
del rapporto Numero di piccoli/
Numero di femmine adulte è importante andare a valutare come questo varia appena dopo la stagione
dei parti e durante il primo inverno
affrontato dai piccoli.
Per quanto riguarda la sopravvivenza post-nascita, si verifica un
leggero calo del tasso di produttività femminile che è il naturale risultato della predazione da parte
dell’aquila reale e dell’insorgere di
malattie come le infestazioni da cestodi e da zecche, la distomatosi,
31
l’ectima contagioso o altre, ma può
essere dovuto anche alle temperature e precipitazioni registrate ed
alla produttività dei pascoli.
La fase più critica per la sopravvivenza dei piccoli è tuttavia la sta-
del Brenta è probabilmente riconducibile ad un fattore aggiuntivo
che oltre alla rigidità invernale influisce sulla mortalità dei piccoli: si
tratta probabilmente della conformazione del territorio che aumenta
INVERNO 2010/11
INVERNO 2011/12
22/11/2010
03/01/2012
Durata neve al suolo
(gg con neve>10 cm)
133 gg
77 gg
Spessore medio neve
(cm)
166.2
63.37
Spessore max neve
(cm)
235
77
T min (°C)
-7.0
-7.03
T med (°C)
-2.88
-1.2
T max (°C)
-0.02
2.33
PERIODO
POST-INVERNALE
PERIODO
POST-INVERNALE
N° piccoli/N° femmine adulte:
Brenta = 0.35
Presanella = 0.27
N° piccoli/N° femmine adulte:
Brenta = 0.70
Presanella = 0.71
Data inizio prec. nevose
gione invernale. Nel periodo postinvernale normalmente si registra
un brusco calo della produttività
femminile e quindi un’alta mortalità di piccoli. Grazie a stazioni meteorologiche poste a quote idonee
Debora con jahrling maschio
32
ad avere un’alta rappresentatività
dei dati, si sono potuti registrare i
parametri nivometrici relativi alle
stagioni invernali 2010-2011 e
2011-2012, qui sotto riportati nella tabella sottostante.
La stagione invernale 2010-2011
è stata caratterizzata da normali
precipitazioni nevose, mentre la
stagione invernale 2011-2012 è
stata caratterizzata da scarse o
assenti nevicate. Questo ha influenzato la risultante
produttività femminile post-invernale,
in quanto nella primavera 2011 essa
aveva valori dello
0.35 (35%) in Brenta e 0.27 (27%) in
Presanella, ciò significa che partendo
da una produttività
del 70% post-parto
sono morti circa la
metà dei piccoli. Il
dato registrato in
Presanella, più basso rispetto all’area
il rischio di formazione di valanghe
e l’accumulo della neve nel fondovalle.
Nel periodo post-inverno 20112012 si sono registrati dei tassi
di produttività anomali, con la sopravvivenza della quasi totalità dei
piccoli.
In conclusione, il presente lavoro
di tesi ha permesso di individuare
quali fattori sono in grado di influenzare la fase degli accoppiamenti e delle nascite. Inoltre sono
state individuate le variabili che
agiscono sulla sopravvivenza dei
piccoli.
Lo studio di tali relazioni riveste
particolare importanza poiché permette di comprendere i meccanismi
alla base della dinamica di popolazione di una specie, requisito indispensabile per fini conservazionistici e gestionali.
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33
Il Racconto
the famous grouse
a cura di Claudio Betta
Tratto da: RICORDI di un cacciatore di montagna
Ghedina & Tassotti editori
La montagna mi è davanti, nuda,
senz’alberi; il terreno umido e torboso coperto da un fitto manto di
erica nella sua parte più alta cede
il passo ad una stentata prateria
rotta qua e là da roccette e piccoli
massi.
È la famosa brughiera delle Highlands scozzesi, o “moor” habitat
di lepri bianche, forcelli e le mitiche grouses.
Per la verità ad un montanaro
come me pare più un’alta collina
che una montagna vera e propria,
anche se ampie chiazze di neve la
riscattano un poco ai miei occhi.
Oltre a ciò il pendio è abbastanza impegnativo, soprattutto dopo
due giorni di viaggio in pullman e
vari trasferimenti in albergo e con
la jeep; infatti le gambe stentano a
trovare il passo e ritmo adatto per
questo terreno particolare.
Ascolto, assieme ai compagni di
battuta, le istruzioni di Oméro,
trapiantato da quarant’anni in
terra di Scozia, ma che in questo
periodo non ha perso le caratteristiche delle sue origini: parlata fluida, battute pungenti, l’intercalare
di numerose “Madonna h….ane”
lo identificano quale toscanaccio
puro sangue.
Ho affrontato questa lunga trasferta solo per incontrare la favolosa
34
grouse, il gallinaceo scozzese che
mi affascina e che mi ricorda, con
le sue crestine rosse e le zampe ricoperte di piume i nostri tetraonidi
e col suo volo diritto e rabbioso la
coturnice delle Alpi.
Sono due ore che giriamo per la
brughiera e numerose lepri bianche sono cadute sotto i tiri dei
cacciatori, ma ancora nessun forcello e pochissime grouses che
schizzano veloci da terra, ma tutte
fuori tiro utile. Mi defilo dagli altri
cacciatori ed avanzo da solo, in silenzio, i nervi tesi, il fucile imbracciato pronto a sparare. Trascuro
le lepri bianche che continuano a
correre avanti e dietro, che salgono o scendono la montagna, a volte anche in numero di tre-quattro
e che col loro candido mantello
sembrano affrontare il loro destino
di morte quasi come i lemming del
Grande Nord quando si tuffano in
mare incontro al mistero della loro
fine.
Ogni tanto non mi avvedo di una
buca d’acqua nascosta tra l’erica
vi affondo fino al ginocchio ma ne
esco, tutto preso dallo scopo che
mi sono prefisso fin dalla partenza del mio paese: la grouse, il sel-
vaggio e misterioso uccello brunomarrone, simbolo alato di questa
bellissima verde Scozia.
Ma evidentemente fine novembre
non è la stagione migliore per questa caccia e qualche piuma sparsa
quà e là, qualche cartuccia sparata e semi-nascosta tra l’erica fan
capire che qualcun altro, forse più
furbo e fortunato di me ha già incarnierato numerosi uccelli, sfoltendo il loro numero e rendendo più
smaliziati quelli rimasti.
Nel frattempo gli spari si susseguono, alle lepri, ad una volpe, a qualche grouse che lontanissima sì è
involata. Ed anch’io mi imbatto in
qualche solitaria, in un gruppetto
di tre-quattro individui, tutti lontani,
irraggiungibili, anche se azzardo
qualche fucilata, più di saluto che
con convinzione.
Ed intanto le ore passano, i passi si
fanno lenti e pesanti, rotti dal molle
tappeto torboso, l’umidità penetra
le ossa e lo sconforto mi prende.
“Centocinquanta lepri, un coniglio, due beccacce, tre grouse”
sento gridare da Oméro che ha
fatto la conta.
Ed io salgo sulla jeep che ci porta all’albergo e non faccio caso
ai racconti dei colleghi secondo i
quali, tutti, han fatto colpi favolosi. E più i chilometri si sommano
ed i minuti passano, e più i colpi
diventano degni dei Guiness dei
primati.
Una cameriera giovane e grassa
con due piccoli occhi slavati e dei
capelli chiari e spettinati gira nella
sala rivestita in legno e foderata
qua e là con il pittoresco caleidoscopio tartan e con sulle pareti foto
di selvatici abbattuti e trofei imbalsamati di grossi salmoni.
Sono stanco, depresso, avvilito ed
una pesante sonnolenza rende torpide le membra e le palpebre.
“Whisky” – dico alla grassona e
prendo senza guardare la bottiglia
che mi porge sorniona. Ne bevo
alcuni sorsi e poi salgo pesantemente alla mia stanza dove un
caldo insopportabile rende ancora
più greve il mio stato d’animo. Sto
quasi per addormentarmi quando
ad un tratto mi vedo a pochi centimetri dal viso una grouse, bella,
di un marrone dorato, ritta in piedi
in posizione di sfida. Allungo la
mano per prenderla e mi ritrovo
tra le dita la bottiglia. Ne bevo
alcune sorsate
e mi rivedo la
grouse che sembra muoversi,
danzare di fronte a me, a volte
vicina, a momenti lontana.
E mentre la mente si annebbia il
gioco continua:
la grouse sembra
irridermi,
io tento di prenderla, sfugge,
bevo, allungo le mani sempre più
pesanti, le grouses sono ora due,
tre, un’intera covata e volano e
danzano, e picchiano sulla mia
testa, ed io cerco disperatamente
un fucile, delle cartucce e corro
ed inciampo e cado nelle buche
torbose del “moor”, mentre questi
dannatissimi uccelli sono diventati
centinaia ed oscurano il cielo che
giù contro le nebbie della pianura
sta calando a chiudere il giorno.
E comincio a sparare, prima mirando, poi ad occhi chiusi, e gli
uccelli cadono, ma appena a terra
riprendono a volare più numerosi
di prima, e mi assalgono con forti strida,
ma poi ricominciano
a cadere senza più
rialzarsi, a ricoprire
l’erica e mi circondano e mi pare di
affogare tra le loro
piume, mentre gli
occhi mi bruciano e
la testa mi duole, tutto gira intorno a me
e cado in un vuoto
senza fine.
Un fastidiosissimo
trillo del telefono
sembra penetrare
come un demolitore nella mia testa. Mi duole lo stomaco, la nausea mi soffoca, le tempie mi danno
delle martellate spaventose.
Alzo a malapena la cornetta ed
una voce mi urla dolorosamente
nell’orecchio:
“Ed allora, biscaro, ci svegliamo?
È ora di andare a lepri rosse e fagiani!”
“Maledettissimo Oméro, va fa…te
e tutti i toscano-scozzesi come te!”
A stento riesco ad alzarmi ed a
posare i piedi a terra. Sento con
le dita qualcosa di liscio e freddo
sotto le stesse.
Allungo la mano ed abbranco una
bottiglia vuota di Whisky: sull’etichetta uno splendido uccello bruno-marrone in fiero atteggiamento
d’osservazione.
Ed una scritta: “The famous Griuse”. Ho abbandonato la terra
scozzese senza aver potuto incarnierare il suo più tipico selvatico.
Ma porto ancora, per qualche
giorno, i sintomi nella testa e nello
stomaco della fiera battaglia sostenuta quella notte contro le migliaia
di grouses che irridevano a colui
che in quella occasione si era dimostrato un fortissimo bevitore, ma
un altrettanto misero cacciatore.
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NOTIZIE
DAI CIRCOLI
CIRCOLO DI Alano di piave
Beccaccia pomellata argento presa in Bulgaria nella zona di Burgas il 12 dicembre 2013 dagli amici
Italo Ronconi e Aldo Mazzi (sesso femmina - età
giovane)
circolo di sappada
La riserva di caccia di Sappada
ricorda caramente il socio Hoffer
Renato che ci ha lasciati prematuramente nel mese di maggio
scorso.
Vuole ricordarlo con questa foto,
risultato di una fortunata battuta
di caccia.
circolo di mel
Splendido abbattimento effettuato nella Riserva di
Mel dal socio Burtet Orlando: cervo coronato, peso
eviscerato Kg 139, carabina 7 Remington.
Premiato con Bronzo alla fiera “Caccia e Pesca di
Longarone” come miglior cervo della Riserva.
Felicitazioni e complimenti da tutto il circolo n. 6!
CIRCOLO DI MEL
A conclusione della bellissima serata, organizzata
a casa Ferrighetto (grazie mille a Fabio e gentile Signora) con i Collaboratori per le uscite con le scolaresche, il Presidente del Circolo A.C.B. di Mel Sig.
De Gasperi Elvi, ha consegnato al Preside Sommacal Giuseppe una busta contenente un contributo
per l’acquisto di materiale didattico. A questa ammirevole iniziativa si è unito nel ringraziamento al
Circolo anche il Presidente Pelli.
CIRCOLO DI sedico
I Cacciatori di Sedico vogliamo
ricordare l’amico Pol Secondo
da poco scomparso.
Nella foto è con il fratello Sandro
(a sx.) dopo una fortunata giornata di caccia
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C
Colori compositi
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CY CMY
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Programma
scuole
È sempre bello ricevere ringraziamenti
e approvazioni per il lavoro svolto,
quindi, riceviamo e condividiamo con
tutti i lettori.
In foto il Preside dell’Istituto comprensoriale di Mel
e Lentiai Sommacal Giuseppe che con la collaborazione del presidente A.C.B. Sandro Pelli mostra ai
presenti un encomiabile lavoro svolto dagli alunni
delle scuole di Mel dopo le uscite sul territorio con
i Cacciatori.
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black
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