Aut. del Trib di Belluno n. 558/08 n.c. - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - 70% NE/BL - CONTIENE I.P. Direttore Responsabile: Pellegrinon Giuseppe Tipografia: Grafiche Antiga spa - Via delle Industrie, 1 - 31035 - Crocetta del Montello - TV AGOSTO 2014 foto di: Stefano Franceschetti Giovane Lupo Appenninico in muta estiva LETTERA DEL PRESIDENTE Carissimi, rieccoci all’inizio di una nuova stagione venatoria con le preoccupazioni, le speranze, le attese di sempre. Preoccupazioni per le nuove regole che verranno applicate (norme ISPRA, per intenderci). Speranze che la stagione sia migliore di quella precedente. Le attese, quelle di sempre, e con il tempo disponibile utilizzato a mettere tutto in ordine (abbigliamento, armi, munizioni ecc.). Per l’Associazione è stato un periodo impegnativo soprattutto per risolvere il “cronico” problema dell’assicurazione e per il rinnovo delle cariche Sociali. Per il contratto assicurativo troverete un dettagliato resoconto a pag. 8 che Vi prego di leggere molto attentamente. 2 Per non dover apportare degli aumenti consistenti alle varie opzioni assicurative (bronzo, argento, oro e platino) si è dovuto, nostro malgrado, ritoccare alcune condizioni di polizza. Abbiamo anche cercato di accontentare i Soci cinofili aggiungendo la possibilità di assicurare per infortunio e per morte fino a 2 cani. L’importo sia per un cane o per due va aggiunto ad una delle due opzioni (oro e platino) che sceglierete. Per non gravare eccessivamente sul costo della polizza, le eventuali spese saranno tutte (per quanto previsto dalla polizza) a carico dell’A.C.B. e quindi si confida, come di consueto, nella correttezza di tutti Voi. Le votazioni per il rinnovo delle cariche hanno dato i risultati che troverete a pag. 19. Il Consiglio provinciale, appena eletto, ha votato all’unanimità la mia riconferma alla carica di Presidente. Ringrazio tutti per la fiducia accordatami. Spero di poter assolvere al meglio delle mie possibilità l’incarico assegnatomi. È diventata una consuetudine, doverosa direi, quella ad ogni inizio di stagione di fare una sentita, convinta, raccomandazione come un buon padre di Famiglia: quando siete a caccia state attenti, ragionate, non lasciatevi prendere dall’agitazione, dall’emozione. Avete un’arma fra le mani, siate prudenti anche con Voi stessi. Se dovete attraversare un guado, un punto scosceso, una strada, scaricate l’arma. Prima di sparare accertatevi di non avere ostacoli davanti a Voi. Prudenza, prudenza, prudenza. Un caloroso, affettuoso e sentito in Bocca al lupo a tutti. IL PRESIDENTE Sandro Pelli EDITORIALE PER UNA NUOVA CULTURA VENATORIA Oggigiorno la parola “ineguaglianza” ricorre molto spesso nei vari dibattiti. Tale fenomeno sembra avere una forza e una diffusione maggiore rispetto al passato a causa della grande crisi economica che attanaglia le economie occidentali ed anche per effetto delle nuove tendenze sociali. Ad esempio, la volontà di sfruttare solo le “rendite” economiche, tralasciando tutto il resto, è un indirizzo che fa proliferare l’ineguaglianza. Anche il fenomeno corruttivo di cui la nostra società è afflitta ed è massacrata sia per la diffusione, sia per l’entità delle cifre in gioco, promuove l’ineguaglianza. E’ pensiero comune che esista un chiaro collegamento tra corruzione ed ineguaglianza dove la diseguaglianza risulta generata anche dalla corruzione e dove la corruzione stessa può essere generata dall’ineguaglianza. A livello economico si discute se la naturale propensione dell’impresa sia quella di diventare rendita di posizione anziché di trasformare il “fattore capitale” in investimenti capaci di sviluppare e rafforzare il tessuto economico dell’intera società. È naturale che se la tendenza dell’impresa è quella di andare verso una “rendita di posizione”, viene compromessa la funzione primaria del “fattore capitale” determinando sempre più ineguaglianza fra le parti sociali. Nel territorio bellunese, anche per la caccia, si assiste ad una forte forma di ineguaglianza tra le Riserve ricche di territorio e di fauna e Riserve povere di territorio cacciabile e sovraffollate. Le tendenze poi dei Direttivi delle riserve ricche (salvo poche eccezioni) sembrano essere quelle della chiusura pressoché totale verso gli “esterni” e dello sfruttamento della rendita faunistica esistente. Così è difficile andare avanti. Esiste la necessità di una nuova cultura venatoria. È sempre corretto e valido per mil- le motivazioni l’assunto di “legare” il cacciatore residente al suo territorio ma … in una società evoluta ed equa esiste la necessità di trovare “i modi” e “le forme” compensative capaci di distribuire il più possibile la ricchezza faunistica che deve essere interpretata come capitale da gestire e non come una rendita da arraffare. Sono argomenti da affrontare e, obbligatoriamente, devono essere risolti attraverso la collaborazione di persone preparate con la condivisione e con la partecipazione di tutte le Associazioni e dei Soggetti portatori d’interesse. Non dobbiamo dimenticarci che l’agricoltura, la conservazione e l’attività venatoria sono i tre pilastri fondamentali dell’equilibrio ambientale. Se non vogliamo essere schiacciati dai movimenti sempre più massicci e incisivi degli “anti-caccia” dobbiamo necessariamente andare verso una nuova cultura venatoria che non può non tenere conto della formazione dei cacciatori e del ruolo che hanno le Associazioni venatorie. Il cacciatore dev’essere formato, responsabilizzato ed informato su tutti i progetti futuri che si voglia individualmente o collettivamente intraprendere. Più in particolare, tutti i cacciatori devono possedere la sensibilità del rapporto “uomo – animale – natura” con l’obiettivo di valorizzare il territorio (ovvero massimizzare l’investimento) e non raccogliere in maniera discriminante la rendita di posizione che viene creata dalla natura. Tutto questo è possibile farlo con la partecipazione, la collaborazione e l’interessamento di tutti i Soggetti e di tutte le Associazioni che interagiscono nel mondo venatorio. La sensibilità del cacciatore passa anche verso una positiva maturazione, dove la caccia dev’essere vissuta nel modo più completo e dove lo sparo diventa una parte secondaria dell’attività venatoria. Non è più possibile pensare che la caccia sia solo un “mordi e fuggi” e che tutto deve essere fatto in fretta perché altrimenti qualcuno mi “ruba” il selvatico che potrei prendere. Questa non è caccia ma è una nefasta frenesia ipnotica venatoria che dovrebbe essere scomparsa da tempo. Ciò, sia chiaro, non significa ridurre la passione bensì vuol dire eliminare il fanatismo venatorio poiché l’andare a caccia deve rappresentare il piacere di gustare ogni attimo di tempo, con calma, con i nostri compagni di caccia e con gli amici di sempre, i nostri cani. Non può, né deve essere possibile abbinare lo “sparo” al termine “caccia”. La nostra passione e il nostro essere cacciatori meritano certamente molto di più. Le Associazioni venatorie hanno un ruolo fondamentale nella gestione e nella formazione della nuova cultura venatoria. Le dispute bellunesi, anche per motivi banali, i personalismi e le contrapposizioni esistenti sono estremamente negativi per tutto il mondo venatorio. Le Associazioni venatorie, nel brevemedio periodo, hanno l’obbligatorietà di unirsi poiché la coesione è una necessità, giacché la frantumazione polverizza la nostra identità con effetti negativi della nostra immagine presso l’opinione pubblica e nei confronti degli Enti e delle Istituzioni. L’unità del mondo venatorio risulta poi necessaria in quanto permetterebbe anche una diversa consapevolezza nel ruolo del cacciatore che non può essere considerato più solo come un’attività ludica. Il cacciatore deve tendere a preoccuparsi e ad occuparsi di tutta la fauna, dell’ambiente e della biodiversità nel suo complesso. Solo in questo modo è possibile trasmettere a tutti i Cittadini il ruolo e la funzione essenziale che il cacciatore ricopre quale sentinella vigile dell’equilibrio ambientale. CENTRO STUDI Caccia 2000 3 Ricordo di Dino Quando, una settimana prima dell’Assemblea provinciale della nostra Associazione per l’approvazione dei bilanci ed il rinnovo delle Cariche sociali, mi hai telefonato per giustificare la tua assenza dicendomi che non stavi bene ho pensato che la tua situazione fisica si era aggravata. Il male, purtroppo, stava per avere il sopravvento sul tuo fisico forte e duro come una quercia: infatti sei andato avanti… due settimane dopo. L’A.C.B. ha perso un’altra colonna importante del proprio Organico. Credevi fortemente all’Associazione ed hai girato l’Agordino in ogni angolo per portare nuovi Soci, per informare e distribuire i libri, i gadget, … Il tuo impegno è stato sicuramente premiato: in ben dodici Riserve dell’Agordino ci sono complessivamente 190 nostri Associati. Di tutto questo, l’Associazione te ne sarà sempre grata. Guardando la foto qui a lato, ricordo che me l’avevi inviata alla fine dello scorso anno dicendomi che avevi piacere di vederla pubblicata su Caccia 2000 in uscita a Pasqua. Avevo già preparato il testo ma poi, improvvisamente, mi telefonasti per dirmi che, al tuo posto, era preferibile inserire una foto a ricordo del tuo compagno di caccia Gianni da poco scomparso aggiungendo che la tua la pubblicassi sul giornalino in uscita prima dell’apertura della caccia. Sei stato accontentato ma, con ancora tanto rimpianto, ti diciamo che non era quello che volevamo. Cosa pensare? Avevi fatto i tuoi conti ed hai trovato un modo elegante per congedarti da noi? Ora ci piace immaginarti camminare in compagnia di Gianni per le ampie distese celesti a stanare con i vostri segugi le lepri che, sicuramente, ci saranno anche lassù. Ciao carissimo Dino e ancora grazie dal profondo del cuore. Sandro 4 TARATURA ARMI 30 - 31 agosto New l’alt preC è d’o DispoNibili aNche iN cal. 300 DaKoTa New New DispoNibili aNche iN cal. 300 DaKoTa Con l’avvicinarsi dell’apertura della stagione venatoria 2014/15, come da consuetudine, la Riserva alpina di caccia di Limana organizza per i giorni 30-31 agosto in località Malga Van in Valmorel la tradizionale prova di tiro - taratura armi, con qualsiasi fucile a canna rigata. Quest’anno è stata anche organizzata la 1° edizione della gara del Cacciatore. Si sparerà su sagoma di capriolo solo con fucili da caccia. Potranno iscriversi i Cacciatori in possesso di regolare licenza con l’abilitazione per la zona Alpi Belluno. Non si possono usare in gara fucili con calibri da tiro. Il vincitore avrà diritto, come primo premio, ad un capo di capriolo di selezione. Per tutta la durata della manifestazione funzionerà un punto di ristoro con possibilità di fermarsi per il pranzo. Vi aspettiamo numerosi! Riserva Alpina di Caccia di Limana ORARI: Sabato dalle 08.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 18.30 Domenica dalle 08.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 18.00 COME PER GLI SCORSI ANNI I CACCIATORI ISCRITTI ALL’A.C.B. AVRANNO UNO SCONTO SULLA PRIMA ISCRIZIONE OFFERTO DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE Carabine k e l bly, l’alta Carabine preCisione k l bly, è ed’obbliGo l’alta Carabine preCisione k ed’obbliGo l bly, è l’alta preCisione è d’obbliGo K ELBLY ATLAS K ELBLY HUNTER ATLAS K RIFLE ELBLY HUNTER ATLAS RIFLE HUNTER RIFLE DispoNibili aNche iN cal. 300 DaKoTa TM TM TM 5 OTTICA a cura di: dott. Corrà Francesco Dentro il cannocchiale da puntamento Come è fatto all’interno un cannocchiale di alta qualità? Come funziona lo zoom? Cosa succede quando diamo un clic? Dov’è il reticolo e come funziona l’illuminazione? Queste sono cose che non si vedono mai né in fiera né in armeria, perché per mostrarle bisognerebbe smontare il cannocchiale, rendendolo invendibile. Sono cose che da sempre incuriosiscono i cacciatori, e non solo per semplice curiosità bensì soprattutto per capire il perché di tante cose che accadono al cannocchiale. Leica è stata felice di collaborare e ci ha messo a disposizione il tubo interno di un Magnus 2.4-16x56, Il cannocchiale con il suo tubo interno. 6 per raccontare ogni segreto di questo elemento, che con qualità costruttiva, materiali e dettagli diversi da produttore a produttore è comunque comune a tutti i cannocchiali da puntamento con ingrandimenti variabili e reticolo illuminato sul mercato. Nella foto qui sotto si vede il tubo interno ritratto davanti al suo cannocchiale, più o meno all’altezza in cui viene posizionato in fabbrica al suo interno. I materiali utilizzati sono acciaio e lega di alluminio, vetro per le lenti e plastica soltanto per l’alloggiamento delle due vitine che si vedono nella parte superiore del tubo e che muovono le lenti interne dello zoom, come spiegheremo più avanti. Da sinistra verso destra, appare subito in nero la parte su cui insistono i perni posizionati sotto le torrette dei clic laterale e verticale. Quando diamo un clic, andiamo a spingere o a rilassare questa parte, sotto la quale (e a sinistra della quale) ci sono una o due molle (a seconda della bontà dei prodotti, Leica ne usa due) a far da contraltare. La qualità delle molle è direttamente proporzionale all’affidabilità dei clic, naturalmente, così come la qualità della meccanica delle torrette, che devono comunicare al tubo sottostante l’impulso relativo a uno come a 100 clic, sempre e senza salti. Di questo si discute abbondantemente da un paio d’anni, non si può certo dire che tutti i cannocchiali da oltre 2000 euro siano ugualmente affidabili. Tornando al tubo, dopo la prima parte nera si vede un vero e proprio “tubetto”, qui in lega di alluminio, all’interno del quale sono posizionate le lenti che regolano lo zoom. La presenza delle lenti è tradita dai due fori che si vedono sul tubo, che mostrano il percorso delle lenti interne, con le loro relative viti, ben visibili nella foto. Quando si agisce sulla ghiera degli ingrandimenti del cannocchiale, non si fa altro che muovere queste lenti distanziandole e avvicinandole tra loro lungo il percorso obbligato dai fori, fino ad ottenere l’ingrandimento desiderato. Giacchè l’immagine del soggetto che stiamo mirando passa attraverso il tubo interno, muovere tutti questi elementi all’interno del cannocchiale può provocare, su prodotti di scarsa qualità, lo spostamento del punto d’impatto della palla. Ci pare di poter dire che è un problema inesistente su qualsiasi cannocchiale di alta qualità. La ghiera degli ingrandimenti va ad incastrarsi proprio sulla parte in lega di alluminio che si vede posizionata tra i due elementi neri, in acciaio. Spostandosi ancora verso destra, dopo un paio di ghiere di fissaggio in metallo si vede una linguetta color rame che va a prendere l’impulso elettrico dalla batteria del sistema di illuminazione del reticolo, posizionata nel cannocchiale sotto l’elemento circolare che si vede sopra la scritta “Magnus” e che serve a regolare l’accensione e l’intensità di illuminazione del puntino centrale del reticolo. La “protuberanza” nera che si vede a destra della linguetta, infine, ospita il led che genera il fascio di luce che va a colpire uno specchio, che a sua volta proietta il fascio stesso, con estrema precisione, sul puntino microscopico inciso al centro del reticolo. Proprio dalla precisione assoluta di questo sistema dipende la perfezione del puntino illuminato, che spesso vediamo, soprattutto in cannocchiali di media e bassa qualità, circondato da sbavature di luce che lo rendono di scarsa utilità. Il reticolo, che una volta i produttori posizionavano sotto le torrette dei clic (sul primo piano dell’immagine), trovandosi allora tra le lenti dello zoom e l’infinito andava ad ingrandirsi proporzionalmente al soggetto mirato. Adesso, come si vede nella foto qui sotto, si trova inciso su una lente posizionata proprio sotto quella “protuberanza” che ospita il led di cui abbiamo parlato prima. Ci scusiamo per la qualità della foto. La lente con inciso il reticolo. è anche dotato di correttore di parallasse, su questo strumento è la ghiera dove è inserito il logo rosso. Non ne abbiamo parlato perché il sistema ottico mosso da questa ghiera si trova verso sinistra rispetto al tubo che abbiamo esaminato. Nell’immagine della sezione dei tre modelli della linea Magnus qui sotto, vediamo chiaramente quella che appare come una lente in più (anche se in realtà è un sistema di lenti, lo si vede vicino all’inizio dell’allargamento del tubo verso l’obiettivo) sul modello più in basso (il 2.4-16x56), dotato di correttore di parallasse, rispetto agli altri due (1-6.3x24 e 1.5-10x42) che non ce l’hanno. Una curiosità sul reticolo, per finire. Il reticolo necessita di una lente su cui inciderlo solo nei cannocchiali con reticolo illuminato, perché è necessario un punto su cui proiettare l’illuminazione, oppure in quelli con reticolo balistico, per poter incidere le lineette dei riferimenti associati alle varie distanze di tiro. Se prendiamo un cannocchiale con reticolo non illuminabile e struttura a croce, quasi sempre troviamo il reticolo sotto forma di due “fili” incrociati appesi alla struttura del cannocchiale stesso. Questo spiega perché a volte nei vecchi cannocchiali capitava di trovarsi col reticolo che appariva rotto. Weidmannsheil!! Trovandosi tra il nostro occhio e lo zoom, si capisce perché il reticolo non cambi dimensione quando variamo gli ingrandimenti. Ragionandoci sopra, si deduce anche la complicatezza cui vanno incontro i costruttori per muovere con precisione con le torrette dei clic un reticolo che dista da queste almeno 10 cm all’interno del cannocchiale! Come vediamo nella foto all’inizio, il cannocchiale in questione La sezione dei cannocchiali Leica Magnus 7 assicurazione venatoria 2014-2015 Anche quest’anno, con l’inizio della nuova stagione venatoria, siamo riusciti, pur con qualche difficoltà, a rinnovare l’Assicurazione con Unipolsai Assicurazioni tramite l’Agenzia di Feltre. È sempre stato un punto di forza dell’A.C.B., che ci differenzia dalle altre Associazioni, quello di poter avere la possibilità di gestire direttamente in loco le pratiche (e quindi i risarcimenti) ed è per questo che, anche con ulteriori sacrifici, ci siamo prodigati in tutti i modi per poter concludere il contratto assicurativo. Come lo scorso anno i danni che provocano i cani sono co- perti dall’assicurazione. Esiste la novità però che i Soci possono assicurare per la morte e/o gli infortuni fino a due cani che dovranno essere identificati nella cartolina assicurativa attraverso l’iscrizione del numero di microchip. Il costo è di Euro 10,00 per un cane e di Euro 40,00 per due cani ed è una operazione che, per non aumentare il costo della tessera, è a totale carico dell’A.C.B. Quindi confidiamo come sempre sulla correttezza di tutti voi in caso di denuncia per qualche incidente che dovrà essere direttamente indirizza- ta all’A.C.B. nella persona del Vice Presidente Curto Carlo cell. nr. 328 3727637 al quale dovrete rivolgerVi per ogni chiarimento. Purtroppo nel corso dell’anno, appena trascorso, abbiamo registrato diversi infortuni accaduti ai Soci dovuti forse alla poca attenzione prestata. Rivolgiamo quindi un forte invito alla prudenza sia per quanto riguarda il maneggio delle armi sia per la persona stessa. Alleghiamo di seguito la locandina riportante uno stralcio delle condizioni di assicurazione ed i capitali assicurati. Per qualunque informazione in merito si può contattare direttamente l’Agenzia Unipolsai Assicurazioni divisione Unipol di Feltre allo 0439 81367 o visitare il sito www.associazionecacciatoribellunesi Si dichiara che il titolare del presente attestato, in qualità di utente di licenza per l’esercizio della caccia nei luoghi e modi conseniti dalle Leggi e regolamenti in vigore, a partire dalle ore 24.00 del giorno di versamento a mezzo c.c. postale n. 90401373 e fino alle ore 24.00 del 31/08/2015, è assicurato per i massimali ed i capitali sottoriportati per la combinazione prescelta ed alle condizioni tutte rispettivamente previste dalla Responsabilità civile verso terzi ed infortuni personali, come da convenzione stipulata dall’ Associazione Cacciatori Bellunesi con Unipolsai Assicurazioni SPA. Rct Infortuni TESSERA PLATINO e 3.500.000,00 per sinistro e 2.000.000,00 per danni a persone e 2.000.000,00 per danni a cose e animali e 150.000,00 per il caso di morte e invalidità permanente e 50,00 diaria da ricovero-gessatura e/o tutore dal 1° giorno massimo 30 giorni TESSERA ORO e 3.000.000,00 per sinistro e 1.500.000,00 per danni a persone e 1.500.000,00 per danni a cose e 150.000,00 per il caso di morte e invalidità permanente e 50,00 diaria da ricovero-gessatura e/o tutore dal 1° giorno massimo 30 giorni TESSERA ARGENTO e 2.000.000,00 per sinistro e 1.200.000,00 per danni a persone e 1.200.000,00 per danni a cose e 100.000,00 per il caso di morte e invalidità permanente e 26,00 diaria da ricovero-gessatura e/o tutore dal 1° giorno massimo 30 giorni TESSERA BRONZO e 1.250.000,00 per sinistro e 750.000,00 per danni a persone e 550.000,00 per danni a cose e 100.000,00 per il caso di morte e invalidità permanente e 16,00 diaria da ricovero-gessatura e/o tutore dal 1° giorno massimo 30 giorni senza cane Solo per le tessere PLATINO, ORO e ARGENTO è compreso il furto, la rapina, lo scoppio del fucile e/o pistola di proprietà fino ad un risarcimento massimo di e 650,00. Per la garanzia scoppio detto limite massimo resta fissato in e 150,00. Estratto condizioni di polizza, si precisa che: 1) La garanzia, valida in tutto il mondo (escluso USA e Canada, solo per R.C.) è prestata per danni derivanti dall’attività venatoria legalmente esercitata ai sensi della legge 157/92 e successive modifiche per il territorio nazionale e delle legislazioni vigenti nei paesi stranieri. 2) La garanzia si intende estesa agli infortuni subiti dagli associati durante le attività complementari alla caccia, tipo sfalcio, censimenti e pulizia sentieri. 3) L’indennità giornaliera, per ricoveri da infortunio, nonchè la diaria da gessatura e/o tutore, viene liquidata dal 1° giorno da ricovero o gesso. 4) Per l’invalidità permanente è prevista una franchigia assoluta del 5%, sulla percentuale di invalidità permanente accertata a seguito di infortunio indennizzabile a termine di polizza. 5) La garanzia infortuni è subordinata all’immediato ricorso dell’assicurato al Pronto Soccorso o struttura Sanitaria Pubblica. 6) La garanzia prestata dalla presente polizza è estesa alla responsabilità civile derivante all’assicurato durante le attività previste dalla legge 157/92, esclusa la tessera bronzo. 7) La garanzia del cane (tessera oro e platino) è operante in caso di morte per infortunio, avvelenamento, morso di viperidi, annegamento, punture d’insetti, rimborso delle spese veterinarie e mediche anche in conseguenza di lesioni che hanno provocato la morte del cane prodotte da cinghiale, per un massimo risarcimento di euro 150,00 e per una sola volta l’anno. Le eventuali denunce debbono essere inoltrate direttamente all’associazione A.C.B. nella persona del sig. Curto Carlo - Cell. 328 3727637 8) La garanzia si estende alla pratica della pesca sportiva come previsto dalle condizioni di polizza. 9) La presente polizza soddisfa gli obblighi di legge per quanto riguarda le attuali normative in vigore. 10) L’assicurazione copre per tutto l’anno i rischi derivanti all’associato dalla responsabilità civile per: caccia e cattura autorizzata di selvatici, dalle operazioni di pulizia e manutenzione delle armi (escluso il confezionamento caricamento - delle munizioni); dalla partecipazione ad esercitazioni e gare nei campi di tiro a segno, tiro a volo e nei percorsi di caccia, nei quagliodromi, nei fagianodromi ed in tutti gli impianti ove si esercita attività sportivovenatoria e cinofila-venatoria; dalla partecipazione a gare ed esposizioni cinofile; dall’attività di protezione civile organizzata dall’A.C.B. o dalle riserve secondo le disposizioni delle competenti autorità; dall’addestramento di cani nelle apposite zone e su terreni all’uopo destinati o autorizzati anche quando sia consentito lo sparo; da prestazioni di opera per la salvaguardia e la protezione della selvaggina, organizzata dall’A.C.B. o dalle riserve; dalla caccia ai predatori sempreché autorizzata dalle competenti autorità. 11) Relativamente alla tessera bronzo sono escluse tutte le attività previste dal possesso ed uso del cane in quanto non previsto. 12) Per i cani è obbligatoria l’identificazione con microchip o tattuaggio. 13) Per quanto non espressamente sopra richiamato si fà comunque riferimento alle Condizioni Generali e Condizioni Aggiuntive relative alla polizza/convenzione tra l’A.C.B. ed Unipolsai Assicurazioni SPA. 14) PRECISAZIONE: i premi relativi ai cani vanno in aggiunta alla singola tessera Platino o Oro. 9 aNgolo delle armi: Raffaello Black by Benelli Per gli appassionati del Semiautomatico, ecco l’ultima versione del modello Raffaello Black. Semplicemente fantastico! Siamo nati col 121, un fucile avveniristico, bello e raffinato e quando abbiamo messo a punto la meccanica con otturatore rotante (prima al mondo per un fucile del 12) l’abbiamo presto coniugata con le forme del 121 per far nascere il Raffaello… a parere di molti il più bello di tutti gli shotgun semiauto. Dal 1967 a oggi i fucili di successo non sono mancati in casa Benelli, ma il Raffaello, con le sue linee personalissime e compiute, è sempre rimasto il nostro prodotto più rappresentativo, quasi un’icona della nostra essenza a dimostrazione del patrimonio di tecnologia, eleganza, know-how e orgoglio che è dietro a tutti i fucili made in Urbino. Il fluire del tempo porta inevitabilmente, almeno in casa nostra, a un aggiornamento del patrimonio culturale, a cambiamenti nei bisogni dell’utenza e a modifiche del gusto estetico. Anche e 10 soprattutto un fucile al top come il Raffaello non può restare immutato ma deve essere al passo con i tempi, senza per questo snaturarsi e, al contrario, con l’obbligo di “crescere” tanto nella quota formale come in quella sostanziale. Questo ha significato e significa l’introduzione di nuove varianti e tecnologie (ad esempio quelle delle canne Criogeniche e delle calciature Comfortech) la “periodica” revisione formale e sostanziale del modello base, come avvenne agli albori del nuovo millennio col restyling che portò alla rivisitazione delle linee tradizionali. I grandi campioni si ritirano quando sono al massimo del loro splendore e seguendo questa massima i lavori per sviluppare un nuovo Raffaello presero l’avvio alla fine del primo decennio del XXI secolo: sentivamo l’importanza e la difficoltà del lavoro a cui ci stavamo accingendo perché sostituire un campione non è mai facile, ma questa volta volevamo fare ancora meglio. Ne avevamo i mezzi e la nuova famiglia Raffaello è stata presentata all’inizio del 2013 ponendo l’accento su quella che è la vetta della famiglia: il Raffaello Power Bore e il Raffaello Black. Le decisioni strategiche si prendono per tempo e nel proporre la rinnovata famiglia Raffaello avevamo scelto di privilegiare i modelli più raffinati e tecnologici prevedendo infatti un 2013 molto impegnativo, e in effetti si è trattato di un anno eccellente visto che le nostre linee produttive sono state impegnate a realizzare 200.000 fucili. Ma perché un Raffaello Black se anche le versioni più raffinate vanno così bene? Semplice, ed è il motivo per il quale noi offriamo la gamma di semiautomatici a canna li- scia più ampia e articolata al SPECIFICHE TECNICHE mondo. Benelli non si è mai Raffaello Black accontentata di realizzare Modello fucili ”buoni e belli”, mecca- Meccanica Fucile semiautomatico con chiusura geomenicamente e con prestazioni trica a svincolo inerziale, testina rotante superlative nonché validi sul 12/76, può sparare tutte le cartucce del campo. Uno dei nostri chiodi Calibro 12 a norma CIP che portino una carica di fissi e anche una delle ragiopiombo compresa fra 24 e 56 grammi ni del successo raccolto ai quattro angoli del globo, è Canne Canna cm 61, 65, 70 e 75 brunita lucida sempre stata quella di realizcon bindella ventilata zare fucili “mirati” che vanno Criogenici */** (no steel shot), ***/****/ Strozzatori incontro a tutte le esigenze cil. Steel Shot OK del cacciatore e del tiratore, Fluorescente rosso con in dotazione mirino non solo quello funzionali Mirino giallo e mirino verde ma anche quelle estetiche e soggettive. Pacchetto estraibile, carico compreso tra Scatto Un fucile è anche un oggetto 22 e 28 N, sicura manuale a traversino repersonale, che esprime il caversibile, sicura automatica contro lo sparo rattere, le qualità individuali, a raffica, sicura automatica contro lo sparo e la natura del suo propriea otturatore non in completa chiusura, cuttario. off al serbatoio Chi compra un Raffaello vuoEasy Loading System Caricamento le un bel fucile, ha un gusto Carcassa anodizzata nera, gruppo otturaestetico più spiccato e oltre Meteriali tore macchinato da trafilato e cromato ad apprezzare particolarmente la quota formale ha Calciatura In noce di grado 2 finito ad olio con il nuoidee ben precise. vo sistema Progressive comfort É per questo motivo che il In Poliuretano Speciale, lunghezza calcio nuovo Raffaello 12/76 vie- Calciolo mm 365 +/-2, modificabile a 350+/- 2 ne fornito in due allestimenti -> grilletto con kit Progressive Comfort e calciolo, o a (L.O.P.) identici per la parte funzio380 +/- 2 con calcio lungo nale ma differenti fra di loro per tipologia della canna, le- Nasello In Poliuretano Speciale gni e finiture superficiale del37 +/- 1 mm Piega la carcassa in lega leggera al nasello ad alta resistenza. 55 +/- 1 mm, variabile in 45/50/60/65 La purezza delle linee e la Piega var. dx/sx tiratura delle superfici sono al tallone gli elementi decorativi della Serbatoio tubolare con riduttore a 2 colpi (senza ridutcarcassa Raffaello Black, sotore 3 colpi 12/76,4 colpi 12/70) bria ed elegante con le sue Lunghezza mm 1250 con canna da 70 cm, superfici satinate nere e finite Dimensioni peso gr 2.950 +/- 100 gr con canna da e pesi per anodizzazione. 70 cm Questo fucile sarà la base Nuova valigetta in tecnopolimero, kit di da cui partire per altri futu- Confezione strozzatori e chiave, kit variazione piega, ri modelli della nuova famimagliette portacinghia a sgancio rapido, glia, modelli che saranno demanuale d’uso e ricambi, flacone olio Befiniti dalle richieste dai nostri nelli, 3 mirini intercambiabili. clienti in tutto il mondo. 11 Il ritorno del lupo Lupo sì, lupo no, lupo forse... Amato dagli ambientalisti, odiato dai pastori e dagli allevatori, temuto dai bambini a causa delle fiabe. Tutti lo cercano, pochi lo vogliono, altri lo snobbano: sicuramente pochi lo conoscono per quello che veramente è. Il lupo è tornato prepotentemente alla ribalta in questi ultimi anni ed è salito in breve tempo agli onori della cronaca soprattutto per il suo ritorno sulle Alpi, prima Occidentali, proveniente dalla Francia e successivamente anche nell’arco orientale con un primo insediamento nei monti Veronesi della Lessinia, evento che è stato fonte di dibattito nella recente manifestazione annuale di CACCIA PESCA E NATURA di Longarone. In questa occasione si è appreso che un esemplare di questa specie è transitato recentemente anche nella nostra Provincia, cosa che non accadeva da più di un secolo. La notizia, ha rallegrato alcuni, spaventato altri e lasciato perplessi la gran parte dei presenti forse impreparati dall’evento a causa appunto della scarsa conoscenza in materia che la maggior parte dell’opinione pubblica ha di questo splendido predatore nonostante il lupo sia uno degli animali meglio conosciuti e studiati. Su di esso sono stati scritti più libri che su qualsiasi altro animale selvatico. Ha una lunga storia d’associazione con l’uomo, ed è stato detestato e perseguitato dalla maggior parte delle comunità pastorali ma, nonostante tutto, rispettato da quelle agrarie e da quelle venatorie. In quest’articolo cercheremo, per quanto possibile, di colmare alcune di queste lacune facendoci aiutare dalla bibliografia di chi ormai da anni studia questo animale e ne segue gli spostamenti. 12 IL LUPO (canis lupis) Ordine: Carnivori - Famiglia: Canidi All’inizio del secolo scorso il lupo in Italia è stato ascritto alla sottospecie Italicus (canis lupus italicus Altobello, 1921). Tale assegnazione, oggetto di dibattito nel mondo scientifico, pare essere confermata dalle ricerche e dagli studi più recenti. MORFOLOGIA Tra i canidi è la specie più evoluta e di maggiori dimensioni, ancora abbastanza vicino geneticamente agli altri “canis”, incluso il lupo canadese, il coyote e lo sciacallo dorato da poter produrre ibridi. La corporatura è snella e robusta con arti relativamente lunghi, torace possente, fianchi stretti, testa ampia con fronte sfuggente. Gli occhi sono frontali e obliqui di color giallo ambra con pupilla rotonda. La dentatura è massiccia, tipica dei predatori carnivori, con 42 denti. Il morso è potente, aiutato da mandibole che arrivano ad esercitare una pressione di oltre 100 kg per cmq. In Italia il peso dei maschi adulti oscilla in media tra i 30 e i 35 kg, l’altezza media varia dai 50 ai 70 cm al garrese, mentre le femmine sono leggermente più piccole e snelle. Le popolazioni dell’Europa orientale hanno dimensioni leggermente maggiori. La colorazione tipica in Italia, è di base grigio-fulva con maschera facciale ai lati del muso più chiare e tendenti al crema. Il ricambio del pelo avviene una volta all’anno con caduta in primavera e ricrescita del pelo invernale già dai primi mesi autunnali. L’aspettativa di vita di un lupo in natura è in media di circa 10 anni, mentre in cattività alcuni esemplari sono sopravvissuti per oltre 15 anni. HABITAT Sebbene la specie in Italia possa presentarsi in un ampia varietà di habitat, anche ad elevata antropizzazione, sono le zone montane con buona copertura forestale, relativamente integre e sottoposte a scarse interferenze umane, ad aver rappresentato i capisaldi della distribuzione della specie nel territorio nazionale. COMPORTAMENTO Di abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne, è uno degli animali più difficili da avvistare a causa della sua naturale propensione ad eludere la presenza umana. Non è molto veloce, ma è un instancabile camminatore e in una sola notte può percorrere anche parecchie decine di km. Vive in unità sociali dette branchi dominati e gestiti da una coppia di adulti (coppia alfa) che cacciano, allevano la prole e difendono il loro territorio la cui area può variare dai 100 ai 250 kmq. All’interno di tale territorio non sono tollerati altri individui che non siano della stessa famiglia composta da maschio e femmina dominanti, dai cuccioli dell’anno e talvolta dai giovani dell’anno precedente che decidono di rimanere nella famiglia di origine invece di allontanarsi come avviene di norma alla ricerca di un partner e di un nuovo territorio per fondare un nuovo branco (dispersione). Alcuni individui possono condurre vita solitaria ai margini dei vari branchi. In Italia le stime disponibili indicano una dimensione del branco variabile tra i due e i sette individui in tarda estate. La spinta socialità impone una capacità comunicativa efficace e costante espressa attraverso segnali acustici, olfattivi e visivi, tra i quali l’ululato è certamente il più celebre e conosciuto, udibile a diversi km di distanza, serve per rivendicare il controllo del territorio e rafforzarne i confini, rimanere in contatto, riunire il branco e segnalare la propria presenza in nuovi territori da esplorare. Visivamente i lupi comunicano tra di loro prevalentemente con il linguaggio del corpo: come nei cani domestici la postura, la mimica facciale e la posizione di coda, zampe e orecchie indicano il preciso atteggiamento e lo stato d’animo del momento. Anche le tracce odorose lasciate da escrementi, urina e da particolari ghiandole situate vicino all’ano e sotto le zampe, rappresentano importanti mezzi di comunicazione e servono di norma per marcare e delimitare il territorio. RIPRODUZIONE La riproduzione è prerogativa esclusiva della coppia dominante. In Italia gli accoppiamenti avvengono di norma tra febbraio e marzo. La gestazione, come nel cane, dura circa 63 giorni e la femmina partorisce in media 4-6 cuccioli. Il parto avviene in cavità naturali o in vecchie tane di tassi o volpi preventivamente allargate e adattate allo scopo. I cuccioli del peso di circa 500 grammi sono completamente ciechi e sordi e dipendono totalmente dalla madre. Il maschio insieme agli altri componenti del branco si occupa di difendere la tana e di rifornire di cibo la madre occupata ad allattare. A partire dalla terza settimana i cuccioli iniziano ad alimentarsi con carne precedentemente masticata e rigurgitata dagli adulti e ad un mese e mezzo di vita iniziano a cibarsi di carne fresca. A partire dall’ottavo mese di vita i nuovi nati iniziano a partecipate attivamente alla vita del branco dal quale potranno poi staccarsi successivamente alla ricerca di territori propri: in genere raggiunta la maturità sessuale a due anni di età. ALIMENTAZIONE Il lupo è considerato un predatore generalista e opportunista, in grado cioè di adattarsi alle varie situazioni. La dieta è principalmente carnivora e comprende nella maggior parte gli ungulati sia di piccole sia di grandi dimensioni presenti nel proprio territorio. Il consumo di altri alimenti come piccoli mammiferi, uccelli, frutta, rifiuti di ogni genere e carcasse di animali (scavenging) è secondario e diventa significativo solo nel caso di condizioni ecologiche non ottimali. La predazione di animali domestici, è condizionata dalla loro accessibilità e può diventare rilevante solo in presenza di una bassa densità di ungulati presenti nel territorio. Il consumo medio giornaliero di carne in condizioni ottimali è di circa 3-5 kg al giorno, anche se in realtà a volte le predazioni si alternano a lunghi periodi di digiuno. È doveroso sottolineare che, Loc. Campagna, 2 - 32027 Taibon Agordino (BL) Tel. 329 1086255 • Fax: 0437 643238 • E-mail: [email protected] 13 sebbene la paura del lupo sia caratteristica di molte culture umane, questo ospite speciale, proprio per il suo carattere schivo e le sue abitudini quasi esclusivamente notturne, non rappresenta alcun pericolo per l’uomo. Come testimoniano i dati relativi al territorio Italiano, a fronte di circa un migliaio di animali presenti, non è mai stato documentato alcun caso di aggressione nei confronti dell’uomo nell’ultimo secolo. I rari attacchi verso l’uomo segnalati in altre regioni Europee e Nordamericane sono quasi tutti stati attribuiti in seguito ad esemplari affetti da rabbia. DISTRIBUZIONE IN ITALIA Il lupo è presente da sempre in modo pressochè continuo lungo tutto l’Appennino dall’Aspromonte alla Liguria, con aree disgiunte ubicate tra il Lazio e la Toscana. Nelle Alpi invece il lupo era completamente scomparso nel corso del XX secolo. Ma, a partire dalla seconda metà del ‘900, grazie alle mutate condizioni ecologiche e ambientali, all’aumento della popolazione di ungulati, e ad un rigido sistema di protezione, la specie ha ripreso ad espandersi, ricomparendo nei primi anni ‘90 sulle Alpi occidentali, prima Francesi e poi Italiane, sino a raggiungere oggi gli oltre trenta branchi stabili. Ma il lupo è alla continua ricerca di nuovi territori e soprattutto i giovani arrivano a compiere migrazioni anche di centinaia di chilometri alla ricerca di nuovi territori non occupati: ed è stato proprio questo comporta- 14 mento a determinare la loro espansione anche verso est. È accaduto così che all’inizio del 2012 un esemplare femmina è giunto sui monti della Lessinia dove qualche mese dopo è arrivato un secondo esemplare maschio, proveniente dalla popolazione balcanicodinarica, la cui migrazione era seguita dai naturalisti in quanto munito di radiocollare. Questo incontro ha dato origine l’anno dopo alla formazione del primo branco di lupi delle Alpi centro – orientali, fondato da soggetti provenienti da due popolazioni distinte, quella Italiana e quella Balcanica, separate tra loro da oltre due secoli, fatto questo di notevole valore biologico e naturalistico. È nell’evolversi di questa ricolonizzazione che si colloca la decisione assunta dalla Giunta Regionale del Veneto di partecipare al progetto Life WolfsAlps per la conservazione e la gestione del lupo, progetto che prevede una spesa di 125mila euro a fronte di una quota di cofinanziamento comunitario pari a oltre 450mila euro. Il progetto, spiega l’Assessore alla caccia Daniele Stival, è stato promosso dal Parco naturale Alpi Marittime, nel cui territorio da anni si sviluppano diverse iniziative pilota a livello Nazionale riguardanti la gestione della specie e ha ottenuto il finanziamento in forza proprio dell’attenzione che la commissione Europea attribuisce al fenomeno di espansione dei grandi carnivori in tutto il continente. Tale progetto non è stato però di certo accolto con benevolenza da tutti e in special modo dagli abitanti dei luoghi in cui questi nuovi “inquilini” si sono insediati. È notizia di questi giorni, infatti, che alcuni Sindaci del Veronese abbiano chiesto con veemenza all’Assessore Stival di liberare i loro territori da questa presenza a loro parere “scomoda” spostando i nuovi arrivati in aree meno antropizzate. Rivoltosi a tale proposito al Ministero dell’Ambiente Stival si è sentito rispondere un secco no, non ci sono le condizioni per spostare i lupi dalla Lessinia. Il Ministero al fine di poter fornire una risposta esaustiva al quesito posto ha chiesto parere all’ISPRA (Istituto Superiore per la protezione e ricerca ambientale) in considerazione del grado di protezione di cui gode il lupo in ambito Nazionale e Comunitario. Nel suo parere l’ispra elenca una lunga serie di motivi per cui risulta impraticabile trasferire i lupi dalla Lessinia ad un’altra area d’Italia, ergo, i lupi stanno dove sono, li sono arrivati e li devono rimanere. Dal canto nostro ci auguriamo che il confronto non degeneri e che non si debba assistere all’ennesima diatriba tra naturalisti, allevatori, pastori ecc. al grido ormai vecchio come l’uomo di AL LUPO! AL LUPO! Bibliografia - Wikipedia, l’enciclopedia libera - Opuscolo “Il ritorno del lupo” edito a cura di: PARCO Naturale Regionale Lessinia Servizio fotografico di Stefano Franceschetti che la redazione ringrazia sentitamente. Lepri, così non va Censimenti certi e prelievi mirati Il continuo ricorso ai ripopolamenti finirà per debellare questa specie selvatica Più spazio a una caccia di qualità e selezionata di Ezio Pellegrini La lepre sempre al centro di dibattito. Riteniamo utile riportare questo articolo apparso su L’ECO DI BERGAMO e riportato anche sulla rivista I SEGUGI, dove l’autore EZIO PELLEGRINI evidenzia con accuratezza quali siano a suo modo di vedere le principali cause della continua e sintomatica rarefazione di questo selvatico sul territorio nazionale. CONDIVIDIAMO IN TOTO. Non nascondiamoci dietro a un dito. Il problema della lepre è noto a tutti i cacciatori. E non solo bergamaschi. Il declino di questo piccolo roditore è inesorabile in tutta l’Italia Settentrionale. Nei giorni scorsi Piacenza vi ha dedicato un convegno. Come sono cambiati i tempi di quando - come scrive Andrea Marsan - “i fuoristrada non erano diffusi, le persone di città lavoravano anche nel giorno di sabato e quando i vecchi, spontaneamente, sospendevano la caccia quando pensavano che nel loro territorio fossero rimaste poche lepri, che costituivano il capitale riproduttivo. Erano i tempi della miseria diffusa che rendeva economicamente vantaggiosa la caccia ai piccoli roditori”. Oggi viviamo di ripopolamenti per una pronta caccia. Pago, quindi esigo di poter prelevare i capi sul territorio anche quando non ve ne sono. Basta andarli a prendere da un’altra parte (di solito all’Est) e inserirli anno dopo anno. Ma fino a quando? “Il ripopolamento dovrebbe essere un evento eccezionale”, afferma Giancarlo Busio, della ProSegugio “In Italia non vi è stata fino a oggi una seria gestione della lepre in quanto i ripopolamenti sono diventati assolutamente indispensabili per poter effettuare il prelievo nella stagione”. Da ogni dove si ripropone sempre lo stesso ragionamento. Il contadino saggio, pianta un albero da frutta per raccoglierne i frutti e non taglia tutto l’albero per farne anche legna da riscaldamento. Altrimenti sa che ne dovrà ripiantare un altro e aspettare fino a quando questo maturerà nuovamente i frutti. “I cacciatori dovranno cominciare a pensare a operare in modo diverso - continua Bosio - Finora le lepri da ripopolazione provenivano dall’Est-europeo, ma ora cominciano a scarseggiare anche in quelle regioni, tanto è vero che quest’anno molte provincie e molti Ambiti territoriali di caccia non ne sono stati riforniti, pur essendo disposti a pagarle cifre da capogiro. E molte di quelle che sono state immesse, provenivano da allevamenti. È vero anche che l’ambiente è cambiato: i diserbanti falcidiano impietosamente gli animali, così come l’inquinamento da traffico. Innumerevoli sono le cause del degrado che portano alla diminuzione delle lepri sul territorio. “Dobbiamo iniziare una nuova gestione della lepre con il contributo delle Associazioni venatorie e dell’Amministrazione deputata alla gestione e conservazione della fauna, ma è indispensabile il cambio culturale e di mentalità dei cacciatori. In gioco c’è l’estinzione della lepre”. Da dove si può partire? Naturalmente dai censimenti. È importante avere chiara la situazione numerica della presenza della lepre sul territorio “I censimenti vanno effettuati nel periodo primaverile, verso maggio e durante l’addestramento dei cani ad agosto-settembre. Ogni buon segugista sa quante lepri vi sono sul territorio prima dell’apertura della stagione venatoria”. E quale situazione si può adottare? “La caccia alla lepre deve diventare caccia di specializzazione, sull’esempio della Zona delle Alpi della Lombardia, dove la specializzazione è d’obbligo. Chi vuol cacciare la lepre, deve cacciare solo la lepre. Ogni segugista deve diventare custode del suo patrimonio di lepri e non permettere che i soliti furbi lo intacchino con operazioni di bracconaggio”. E qual’è il giusto equilibrio di prelievo? “Innanzitutto la caccia non deve iniziare prima della terza domenica di settembre e il prelievo non dovrà mai essere superiore al 50% degli effettivi presenti sul territorio. Raggiunto tale numero la caccia alla lepre deve essere chiusa e lasciare aperti solamente l’allenamento e l’addestramento dei cani”. A questo punto è d’obbligo richiamare anche ad un corretto atteggiamento sulla restituzione delle cartoline, che devono dare una perfetta fotografia di quanto sta succedendo sul territorio, per quanto riguarda i prelievi. “L’indiscriminato prelievo della lepre - conclude Bosio - porterà all’estinzione di questo selvatico. L’etica e la tradizione richiedono che la lepre venga cacciata con il segugio rispettando le regie di questo antichissima metodologia venatoria. Dobbiamo dare più spazio a una caccia di qualità, imperniata sulla specializzazione cinegetica. Insomma vogliamo una caccia in funzione del cane e non solo ed esclusivamente in funzione del fucile. Da troppo tempo assistiamo a cacciatori che pur di incarnierare lepri ricorrono a tutti i mezzi”. 15 L’angolo del legale a cura di: Avv. Barbara Bastianon Gentili Lettori, in questo numero vorrei portare alla Vostra conoscenza due recentissime sentenze emesse dalla Suprema Corte di Cassazione, delle quali l’una ribadisce la necessità di una corretta custodia dell’arma, in modo tale da renderne difficoltosa l’appropriazione da parte di terzi e l’altra stabilisce che le specie di animali protette non sono solo quelle analiticamente indicate nella seconda parte dell’art. 2 della L. 197/52, ma anche quelle indicate come a rischio di estinzione nelle direttive comunitarie, nelle convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma andiamo a ripercorrere letteralmente le motivazioni delle due sentenze citate. Quanto alla prima, la Cass. pen. Sez. I, Sent. N. 23616 del 5.06.2014 (ud. 29.04.2014), questa recita: “Con sentenza pronunciata il 26.06.2013 il Tribunale di Taranto, sezione distaccata di Grottaglie, ha condannato l’imputato D.M. S. alla pena di Euro 300 di ammenda per il reato di negligente custodia L. n. 110 del 1975, ex art. 20-bis di un’arma comune da sparo (fucile da caccia) detenuta all’interno della propria abitazione (in un ripostiglio “messo a vista”, secondo quanto risulta dalla motivazione della sen- 16 tenza), di cui il figlio Sa. si era agevolmente impossessato, portandola con sè in strada per minacciare un soggetto col quale aveva litigato per il parcheggio di un’autovettura. Ricorreva per cassazione D.M.S., a mezzo del difensore, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’art. 192 c.p.p., lamentando l’omessa valutazione da parte della sentenza impugnata delle circostanze relative alla corretta custodia del fucile all’interno di un ripostiglio e all’oggettiva impossibilità dell’imputato di adoperarsi per evitare l’accaduto, tenuto conto che il figlio si trovava occasionalmente nell’abitazione paterna, nella quale non risiedeva. Il gravame dell’imputato è meramente assertivo e deduce una questione di puro fatto, relativa all’idoneità delle modalità di custodia del fucile, che è stata risolta - negativamente - dalla sentenza impugnata con motivazione congrua e coerente alle risultanze processuali (vedi Sez. 1 n. 18931 del 10/04/2013, Rv. 256018, che ha ritenuto cautela inidonea e insufficiente a escludere il reato la conservazione dell’arma all’interno di un mobile o di uno scrittoio, ancorchè chiuso a chiave ma con chiave reperibile), e altresì convalidata nella sua correttezza logica dalle stesse argomentazioni del ricorrente, da cui si ricava che anche un soggetto occasionalmente presente nell’abitazione del D.M. era in grado di impossessarsi agevolmente dell’arma per farne un uso improprio (e illecito), portandola con sè sulla pubblica via. La deduzione di una questione non proponibile in sede di legittimità determina l’inammissibilità del ricorso, alla quale consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende della sanzione pecuniaria che si stima equo quantificare in 1.000 Euro.” La seconda, invece, è la Cass. pen. Sez. III, Sent. N. 23503 del 5.06.2014 (ud. 23.04.2014): “Il Tribunale di Vigevano, con sentenza del 26/6/2012, ha dichiarato U.G. responsabile del reato di cui alla L. n. 157 del 1992, art. 30, comma 1, lett. b), perchè esercitando attività venatoria di appostamento temporaneo con fucile, abbatteva tredici esemplari di migliarino di palude, uccello appartenente a specie nei cui confronti non è consentita la caccia, e lo ha condannato alla pena di Euro 1.500,00 di ammenda. La difesa dell’imputato ha proposto appello, qualificato ex art. 568 c.p.p., comma 5 ricorso per cassazione, con i seguenti motivi: - erronea applicazione della legge penale in relazione alla della L. n. 157 del 1992, art. 30 comma 1, lett. b) in luogo della lett. h) medesimo comma e articolo. Il ricorso è infondato. Il vaglio di legittimità, a cui è stata sottoposta l’impugnata pronuncia, materiale ntincendio materiale antinfortunistico Da oltre 40 anni, la prevenzione e la sicurezza antincendio. permette di rilevare la logicità e la correttezza della argomentazione motivazionale, adottata dal decidente in relazione alla concretizzazione del reato in contestazione e alla ascrivibilità di esso in capo al prevenuto. Osservasi che nella fattispecie si è ritenuta configurata, a giusta ragione, l’ipotesi di cui alla L. n. 157 del 1992, art. 30 comma 2, lett. b) e non quella, come sostenuto nel motivo di annullamento formulato dalla difesa dell’ U., di cui alla lett. h) della medesima norma. Va specificato, che la predetta lett. b) punisce chi cattura, detiene o abbatte mammiferi o uccelli compresi nell’elenco di cui alla L. n. 157 del 1992, art. 2, ossia animali appartenenti alle specie particolarmente protette, tra le quali rientra il migliarino di palude. Specie protette non sono solo quelle analiticamente indicate nella seconda parte dell’art. 2 citato, ma anche quelle che direttive comunitarie o convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri indicano come minacciate di estinzione (Cass. 22/6/2010, n. 23931). Va, altresì rilevato, come a giusta ragione evidenziato dal giudice di mento, che la Convezione di Berna, del 19/9/1979, ratificata dall’Italia con L. 5 agosto 1981, n. 503, estende l’elenco delle specie considerate particolarmente protette dalla legislazione italiana sulla caccia con la conseguenza che la cattura o l’abbattimento degli esemplari ivi indicati tra i quali risulta il migliarino di palude, vengono sanzionate L. n. 157 del 1992, ex art. 30, lett. b), (Cass. 27/3/2011, n. 16441). La Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.” Rimango, come sempre, a Vostra completa disposizione, in via privata, per l’esame di casi specifici. Vi invio i saluti migliori e Vi auguro di trascorrere un’estate serena e spensierata. materiale antincendio materiale antinfortunis Da oltre 40 anni, la prevenzione e la sicurezza antincendio Via Vecellio, 45/B - 32100 - Belluno - T. 0437 31101 Via Vecellio 45/B - 32100 Belluno (B [email protected] - www.antincendiviel.it Tel. 0437 31101 info@antincendiviel Via Vecellio 45/B - 32100 Belluno (BL) Tel. 0437 31101 [email protected] www.antincendiviel.it www.antincendiviel.it estintori - segnaletica - materiale pompieristico - antinfortunistica porte taglia fuoco - manutenzioni - addestramento squadre antincendio impianti rilevazione incendi - impianti antintrusione impianti t.v.c.c. 17 CONTRIBUTI PER RIPRISTINO AMBIENTALE 2014 PILE: Come già scritto nel precedente numero di Caccia 2000 si rammenta che anche per quest’anno la Giunta dell’Associazione ha deliberato di proseguire con questa iniziativa che ritiene molto valida, non solo per l’immagine positiva che riceve il mondo venatorio, ma per l’utilità della manutenzione del territorio stesso sempre più abbandonato. Le modalità per ottenere il contributo sono sempre le stesse. Va presentata la domanda corredata della documentazione (calendario uscite e piantina delle località dove sono stati fatti i lavori) tassativamente entro il 31 Agosto 2014 …dobbiamo alleggerire le scorte e quindi Vi ricordiamo che è sempre disponibile, nelle varie taglie, il pile verde personalizzato. È un capo valido che tutti dovreste avere nel vostro guardaroba di caccia. Richiedetelo al Vostro coordinatore di zona. Hanno Collaborato A Questo Numero Di Caccia 2000 Bastianon Barbara, Bellus Luca, Betta Claudio, Bragagna Patrizia, Cadorin Giovanni, Carlin Ivan, Cibien Manolo, Chirichella Roberta, Codemo Doimo, Corra’ Francesco, Crosato Alessandra, Dal Col Giovanni, Dal Pan Elvio, Del Bon Enrico, De Gasperi Elvi, Franceschetti Stefano, Fuso Alberto, Marchesan Galdino, Renato Grassi, Pante Luciano, Pellegrini Ezio, Pelli Sandro, Perenzin Maurizio, Pioggia Pasquale, Rambaldini Debora, Rocca Michele, Sbardella Enzo, Sitzia Tommaso, Zamboni Umberto GADGET Il gadget di quest’anno è un portadocumenti in tessuto resistente e che sulla parte frontale riporta il logo dell’A.C.B. ricamato. All’interno ci sono dei contenitori in plastica dove inserire la licenza ecc.. Per problemi tecnici, ci verranno consegnati verso la metà di Settembre e, quindi, solo dopo tale data sarà possibile distribuirli ai nostri Soci. Ci dispiace per questo inconveniente ma auspichiamo risulti di vostro gradimento. 18 RINNOVATE LE CARICHE SOCIALI DEL’A.C.B. Il 24 maggio scorso, in occasione dell’Assemblea provinciale della nostra Associazione per l’approvazione dei Bilanci, ci sono state anche le votazioni per il rinnovo del Consiglio provinciale e della Giunta che rimarrà in carica fino al 2018. È stata una delle Assemblee più partecipate non solo come numero, ma anche per gli interventi, le proposte ed i suggerimenti fatti dai Presenti. Dopo una relazione precisa e dettagliata della gestione dei quattro anni da parte del Presidente uscente Pelli, che ha ringraziato i suoi Collaboratori di Giunta e Consiglieri per l’aiuto dato, l’Assemblea ha riservato un applauso e ringraziamento a Pelli ed ai Componenti la Giunta. Successivamente è stata nominata la Commissione elettorale formata da: Pioggia T.A. Pasquale: Presidente; Colferai Primo: Segretario; Maddalozzo Walter e Giasone Angelo Scrutatori che ha dato inizio alle votazioni per l’elezione dei 25 componenti il Consiglio provinciale e dei Revisori dei conti. Successivamente, da parte dei 25 eletti si è svolta la votazione per la nomina dei Componenti la Giunta formata da 9 membri più il Presidente ed il suo Vice. Le operazioni, un po’ lunghe vista l’alta partecipazione ed i tanti nomi da registrare nelle schede, si sono svolte in maniera corretta ed hanno dato i seguenti risultati: GIUNTA Pelli Sandro – Presidente Curto Carlo – Vice Presidente Brancher Michele – Segretario Berton Giuseppe Brancher Luca Dal Pan Elvio De Candido Walter Giasone Angelo Marchesan Galdino Paladini Luciano Pol Sandro Consiglio Provinciale (Nr. 46 Votanti) nome voti riserva Berton Giuseppe 38 Lentiai Brancher Luca 32 Trichiana Caratto Stefano 29 Mel Curto Carlo 38 Cesiomaggiore Dal Magro Giuliano 26 Trichiana Dal Pan Elvio 32 S. Giustina Pelli Sandro 44 Auronzo Perenzin Maurizio 38 Trichiana Pol Sandro 30 Sedico Muraro Brugnera Paolo 24 S. Giustina Marchesan Galdino 34 Seren d. Grappa Fuso Alberto 25 Sappada De Bernardin Gildo 30 Feltre Zancolò Amilcare 22 Lozzo di Cadore Mazzocco Nicola 26 Quero Reato Erminio 26 Sovramonte Giasone Angelo 29 Fonzaso De Candido Walter 32 Lentiai Brancher Michele 27 Trichiana Sbardella Enzo 25 Mel Paladini Luciano 30 Puos d’Alpago Calvi Fortunato 26 Farra d’Alpago Mottes Andrea 31 Taibon Agordino Olivier Stefano 29 La Valle Agordina Tomè Dino 25 Agordo Buzzo Walter S. Stefano d. Cad. Comacchio Renato Feltre Revisori Dei Conti nome voti riserva Andrich Claudio 37 S. Gregorio n. Alpi Scopel Edis 23 Seren del Grappa Zasso Gino 42 Gosaldo Cavalli Daniele Canale d’Agordo 19 passeggiando nel bosco Tratto da “Guarire con le Erbe” Fratelli Melita Editore BORSA DEL PASTORE Capsella Capsella bursa bursa pastoris pastoris CRUCIFERE CRUCIFERE ATTENZIONE!!! Prima di utilizzare qualsiasi pianta medicinale, si leggano attentamente le eventuali avvertenze contenute nella loro trattazione. Un loro cattivo impiego può causare seri inconvenienti. Talune piante, o loro parti o sostanze da esse ricavate, possono essere addirittura tossiche o velenose. In ogni caso nell’incertezza si ricorra al consiglio di una persona qualificata. Questa comunissima infestante dal caratteristico frutto che ricorda vagamente la bisaccia di un pastore, si rende facilmente riconoscibile anDESCRIZIONE: che all’occhio meno esperto. Nota ha fusto eretto, esile. Le foglie anche con i nomi di Borsacchina, basali formano una rosetta e posErba borsa, Scarselline o più semsono presentare il lembo alquanto plicemente Capsella, i tannini in inciso. Le foglie del caule sono essa contenuti la rendono utile nei sessili e di forma laceolata. I fiori casi di varici. sono piccoli e bianchi. La fioritura A tal fine si utilizza l’infuso, prepainizia a primavera e si protrae a rato con la parte aerea essiccata tutta l’estate. Il frutto è una piccola della pianta, ponendone a riposare siliqua di forma triangolare simile a 10 g in 1 lt d’acqua bollente per un cuore. La pianta può superare i 10 minuti. Trascorso questo tempo 50 cm di altezza. si filtra e se ne consumano 2 tazzine al giorno. HABITAT: Contro le emorroidi si pongono 5 g. la borsa del pastore è una delle più di pianta a riposare per 15 minuti comuni infestanti dei prati, si rinvie- in 250 ml d’acqua bollente. Si filtra ne un po’ dappertutto: lungo i muri, e se ne consumano 1-2 tazzine al gli incolti, sui sentieri, tra i coltivi. giorno a seconda della necessità. È diffusa dal piano alla montagna. Nelle diarree si usa l’infuso preparato ponendo 10 g di droga in 1 lt. d’acqua bollente. Si fa riposare per RACCOLTA: 5 minuti, si filtra e se ne bevono 2-3 la pianta si coglie durante tutto l’artazzine al giorno. co dell’anno, benchè sia preferibiNei casi di perdite bianche nelle le raccoglierla appena prima della donne si utilizza ancora l’infuso fioritura. Si utilizza la parte aerea preparato ponendo a riposare 5 g della pianta fresca o essiccata. Non di droga in 1 lt d’acqua bollente. usare le radici. Si lascia riposare per 5 minuti e si fanno dei lavaggi esterni. Le foglie AVVERTENZE: basali della borsa del pastore, raccontroindicata per chi soffre di bas- colte fresche e tritate finemente, si sa pressione arteriosa. Rispettare possono applicare su piccole ferite scrupolosamente le dosi. per facilitarne la cicatrizzazione. 20 Alcuni utilizzano le foglie della rosetta basale per insaporire insalate, ma la pianta non ha particolari pregi culinari. Neppure in cosmesi la borsa del pastore trova impieghi degni di nota. Fin dall’antichità la borsa del pastore era conosciuta per la caratteristica forma del frutto. Le riconosciute proprietà emostatiche della pianta, l’hanno resa apprezzabile da sempre per curare le ferite sanguinolente. Affinchè però la pianta risulti efficace in tal senso, si devono utilizzare preparati di recente confezione. PREPARAZIONE: 20 minuti COTTURA: 140 minuti DIFFICOLTÀ: media ricetta: di Samuele Bettini - Trattoria Al Fogher, Camponogara Tratto dal volume “La selvaggina del Veneto nel piatto” Terra Ferma Edizioni LEPRE ALLA CACCIATORA Ingredienti per 6 persone 1 lepre già frollata 1 l di buon vino rosso 1 l di vino rosso di qualità inferiore 1 rametto di rosmarino 2 ramoscelli di salvia 5 foglie di alloro 2 spicchi d’aglio 2,5 dl di olio extravergine d’oliva (se la lepre è piccola ne basta un po’ meno) sale e pepe Preparazione Tagliate la lepre in pezzi piuttosto piccoli, avendo cura di romperli alle giunture in modo da non scheggiare le ossa, quindi lavateli due o tre volte nel vino rosso di qualità inferiore, che poi getterete. Ponete in una capace teglia il rosmarino, la salvia e le foglie di alloro, adagiatevi i pezzi di lepre e ricoprite con il vino buono, lasciando marinare per 24 ore. Scolate la lepre dal vino, che terrete da parte, versate la carne in una padella senza altri condimenti e lasciatela cuocere a fuoco vivo per circa 20’, sino a quando avrà emesso tutto il liquido contenuto; quando risulta bene asciutta, salatela e pepatela. Versate nella padella l’olio, l’aglio, il rosmarino, la salvia e l’alloro utilizzati per la marinata e legati insieme con filo da cucina, quindi lasciate rosolare la lepre sino a quando avrà assorbito tutto l’olio. Versate sulla carne il vino della ma- rinata tenuto da parte, portate a bollore quindi abbassate la fiamma e lasciate cuocere la lepre a fuoco bassissimo, in modo che il bollore sia quasi impercettibile. Ritirate il recipiente dal fuoco quando il vino si sarà consumato, senza però che l’intingolo si asciughi completamente; se necessario aggiungete poco brodo o acqua calda per completare la cottura. Servite la lepre calda accompagnandola con polenta o fette di pane tostato. Vino consigliato Lison Pramaggiore Merlot SOCIETÀ COOPERATIVA AGRICOLA Via dei Martiri, 61 - Lentiai (BL) - Tel. 0437 750584 - Fax 0437 750584 APERTA: lunedì, mercoledì, venerdì e sabato 8.30-12.30 e 17.00-19.00, martedì e giovedì 8.30-12.30 - DOMENICA CHIUSA 21 POESIA: 1 Sanbuga 1 di Ugo Neri tratto da: Poesie e prosa Su l Sanbuga, in - Valmorèl2, destirá sot na muga te la lopa3, dopo kaẑa, avée na galinaẑa par la testa, ke drio na kresta, kuèrta da onère4 peẑ5 e spinere, dopo na stranba e dura riburida6, l era sparida kome an fantaśma kontro a l sol. Solo al respiro de le piánte, l odór de l vento, in kuél momento, me fea kompañía e na moska fastidióśa noióśa odióśa intorno. 1. monte del bellunese 2. località del bellunese 3. erba umida 4. ontani 5. abeti 6. faticata 22 Su te le ẑime, alta e lontana, fora tiro, na poiána in ǧiro la śvoléa rufiána. Par ñent la miśuréa te l vent el čelo e l ora. Libero fora lontán da la zent, fursi par ñent, solo mi e su l pra fra i sas na stelalpina, ormái pasada, seka e maltratada par ñent da l vent de l Sanbuga. AUGURI ai soci Soci A.C.B. che nei mesi di maggio, giugno, luglio e agosto 2014 hanno compiuto o stanno per compiere gli anni Riserva nominativo data nascita anni Gosaldo Bressan Adamo 14-08-41 73 Mel Sbardella Claudio 15-08-41 73 Mel Burtet Antonio 25-08-41 73 Mel Burtet Orlando 29-08-41 73 Sovramonte Slongo Enrico 15-05-42 72 Sedico Sossai Rinaldo 30-06-42 72 Feltre Secco Gianfranco 08-07-42 72 La Valle Agordina De Zaiacomo Fausto 10-07-42 72 Tambre Fullin Marcello 11-07-42 72 Cibiana Dolif Sergio 28-07-42 72 Arsiè Rech Edoardo 31-08-23 91 Santa Giustina Liuzzi Ferdinando 29-07-42 72 Sovramonte Casagrande Gino 21-08-27 87 Feltre Pontin Orlando 08-05-43 71 Feltre De Carli Giovanni 31-05-28 86 Feltre Perotto Vittorio 13-05-43 71 Auronzo Di Cadore Vecellio Mattia Valentino 14-06-30 84 La Valle Agordina Olivier Stefano 08-07-43 71 Santo Stefano Di Cad. De Candido Bruno 04-05-32 82 Agordo Tormen Flavio 13-08-43 71 Trichiana Dal Vecchio Beniamino 25-05-34 80 Feltre Zannol Ernesto 24-08-43 71 Arsiè Brandalise Tarcisio 21-08-34 80 Feltre Pauletti Pietro 07-05-44 70 Belluno De Luca Mario 27-06-35 79 Arsiè Zancanaro Bruno 22-05-44 70 Santa Giustina Facchin Giuseppe 22-05-36 78 Trichiana Dal Magro Lino 04-06-44 70 Lamon Bolzon Alberico 01-08-36 78 Auronzo Di Cadore Larese Fece Alberto 06-06-44 70 Arsiè Battistel Angelo 06-08-36 78 San Gregorio N. Alpi Tronco Roberto 15-06-44 70 Lentiai Somacal Giuseppe 27-05-37 77 Tambre Fullin Milo 21-06-44 70 Trichiana Offredi Antonio 11-06-37 77 Belluno Taverner Silvano 22-06-44 70 Santo Stefano Di Cad. De Candido Luigi Fu Fortunato 24-06-37 77 Sedico Chies Luigi 03-07-44 70 Santa Giustina Bugana Ruggero 24-06-37 77 San Gregorio N. Alpi Pagnussat Giampaolo 13-07-44 70 Santa Giustina Merlin Adriano 15-07-37 77 Canale D’Agordo Busin Giorgio 16-07-44 70 Sovramonte De Cia Giacomo 17-07-37 77 Lamon Maccagnan Riccardo 18-07-44 70 San Tomaso Agordino Ongaro Renato 17-05-38 76 Lamon Tollardo Alberto 07-08-44 70 Puos D’alpago Saviane Sergio 01-06-38 76 Arsiè Dall’Agnol Raimondo 03-06-38 76 Agordo Rosson Luigi 23-07-38 76 Taibon Agordino Del Din Silvano 30-07-38 76 Trichiana Canal Daniel 24-06-84 30 Trichiana Tormen Aldo 30-07-38 76 Belluno Garna Simone 12-05-85 29 San Gregorio N. Alpi Brandalise Romano 21-08-38 76 Alano Di Piave Martignago Livio 22-07-85 29 Seren Del Grappa Ferro Vilmo 09-05-39 75 Feltre De Carli Manuele 18-08-85 29 Cesiomaggiore Maoret Italo Giovanni 12-05-39 75 Lentiai Berton Franca 04-07-86 28 Alano Di Piave Codemo Vincenzo 13-05-39 75 Quero Ronzoni Luca 14-07-86 28 Sovramonte De Bortoli Pierino 24-08-39 75 Lentiai Giordano Cristian 19-08-86 28 Santa Giustina Sacchet Ivo 31-08-39 75 Limana Deola Enrico 23-08-87 27 Zoppè di Cadore-Vodo Sagui Lodovico 15-06-40 74 Sovramonte Zannini Marco 23-06-88 26 Santa Giustina Righi Luigi 25-06-40 74 Alano Di Piave Dal Zuffo Fabio 18-08-88 26 Rivamonte-Voltago Mosca Fiore Salvatore 11-07-40 74 Fonzaso Giasone Angelo 02-05-89 25 Lamon Busana Doviglio 29-08-40 74 Lorenzago Di Cadore De Michiel Giorgio 09-05-89 25 Tambre De March Roberto 13-05-41 73 Santa Giustina Blandino Michael 10-07-90 24 Auronzo Di Cadore Buoite Stella Giovanni 16-05-41 73 Mel Susana Manuel 28-08-90 24 Sedico Della Rossa Domenico 21-05-41 73 Lamon D’agostini Matteo 08-05-91 23 Mel Bof Renato 02-06-41 73 Lamon Maccagnan Paolo 28-05-91 23 Lamon Forlin Donato 16-06-41 73 Taibon Agordino Bogo Nicola 24-05-93 23 Farra D’alpago Campagnolo Roberto 20-06-41 73 Arsiè Smaniotto Gianfranco 06-08-41 73 E I Più Giovani: 23 Longarone LONGARONE 2014 Anche quest’anno ci siamo lasciati alle spalle, con successo, la ormai consolidata e tradizionale fiera di Longarone. CACCIA PESCA E NATURA 2014 ha visto transitare nei capannoni del palafiere un numero di presenze superiore agli anni passati come ci è stato confermato dagli Organizzatori. Cacciatori e pescatori, naturalmente, hanno fatto la parte del leone ma, cresce di anno in anno, anche la presenza dei famigliari, degli amici e di semplici curiosi attratti dagli innumerevoli e variegati stand. Come ogni anno anche l’A.C.B. era presente insieme alle altre Associazioni venatorie ed il nostro stand è stato, tra un bicchiere di vino ed una fetta di salame, teatro di discussioni, confronti, incontri tra amici, soci e non, in un susseguirsi d’idee, critiche o semplici chiacchere inerenti alla trascorsa stagione venatoria. È stata, come sempre, una bella festa e un’occasione di incontro tra persone che condividono la stessa passione anche se non sempre con le stesse idee, ma questo fa parte del gioco. Quello che lascia ogni anno un po’ di amaro in bocca, se vogliamo proprio aggiungere una nota dolente, è la solita presenza all’ingresso della fiera dell’oramai conosciuto gruppuscolo di “ambientalisti” se così li vogliamo chiamare (personalmente avrei altri aggettivi con cui definirli ma è meglio sorvolare), superscortati dalle forze dell’ordine e armati di cartelli con frasi irripetibili, impegnati a lanciare insulti e invettive verso tutti coloro, cacciatori e non, 24 che si apprestano ad entrare al palafiere. Fermo restando il diritto a manifestare a tutti i cittadini sancito dalla costituzione, una cosa ci chiediamo: le invettive, le parolacce, gli insulti a dir poco pesanti, i cartelloni esposti con frasi che, se pronunciate o scritte in altri contesti o manifestazioni sarebbero certamente censurate e frutto di querele ecc. Tutto questo, perchè in questa manifestazione viene tollerato dalle Forze dell’ordine? Forse che cacciatori e pescatori, in quanto tali, non devono essere tutelati? Forse si teme di urtare il già fragile equilibrio mentale di questi personaggi che non trovano altri metodi per far conoscere le loro idee se non quelli dell’insulto e della provocazione? E un’altra domanda ci poniamo ancora. Finora i cacciatori hanno dimostrato buon senso, infinita pazienza e una buona dose di umana sopportazione verso questi personaggi che, a onor del vero, diminuiscono ogni anno, ignorandoli, compatendoli o nella peggiore delle ipotesi mandandoli a ... diciamo quel paese. Ma, se dovesse capitare che qualcuno stufo di sentirsi bersaglio di insulti e quant’altro verso se stesso ed i suoi famigliari, rispondesse per le rime, magari anche in maniera poco ortodossa, scatenando quello che quelle persone vanno cercando e cioè la rissa, a chi sarebbe da attribuire la colpa di quello che inevitabilmente succederebbe? A chi ha reagito agli insulti sentendosi giustamente offeso? a coloro i quali con i loro insulti e i loro cartelli hanno provocato la reazione? o forse invece alle Autorità di competenza che con la loro indifferenza verso quelle frasi e quei cartelli hanno permesso che la cosa degenerasse? È una domanda che ci è stata posta da molte persone e sarebbe un argomento sicuramente interessante per la “pagina del legale” nel prossimo numero di questo giornalino. Naturalmente noi ci auguriamo che tutto questo non debba accadere e che le cose si risolvano entro termini assolutamente civili, sperando che chi di competenza, nel rilasciare i permessi di manifestare, cosa del tutto legittima e democratica, si ricordi anche di avvisare i suddetti personaggi che le manifestazioni sono soggette a delle regole, e che queste regole valgono per tutti, quindi anche per loro e che se per caso o per propria volontà qualcuno si dimenticasse di rispettarle, esistono sanzioni sia amministrative che penali che ci auguriamo in futuro chi di competenza si ricordi di applicare. Noi, per quel che ci riguarda, andremo come sempre avanti per la nostra strada cercando e seguendo, possibilmente sempre e comunque, la linea del confronto e della dialettica, accettando anche le manifestazioni di chi non la pensa come noi, sempre che rientrino nella logica della decenza e del buon senso. Sotto questo punto di vista, per fortuna, abbiamo come si suol dire le “spalle larghe”, e poi perbacco! Ben venga un po’ di coreografia, non guasta mica, anzi. CACCIA E CACCIATORI DI UNA VOLTA Prosegue il nostro viaggio tra i cacciatori di un tempo che fu, personaggi storici, molti ormai scomparsi da anni ma che alcuni di noi ricordano ancora. Le foto provengono dalla Riserva di Rivamonte Voltago e come si suol dire ,“la dicono tutta” su quali erano i cacciatori e i carnieri di una volta. Attendiamo altre foto per questa nuova rubrica che ha riscosso notevole successo tra i nostri lettori. e. in località Cerv 0 - Gara di tiro Voltago anni ‘5 Voltago anni 30 - Alle pendici del M.te Agner Voltago anni 30 - Davanti all’albergo M .te Agner Voltago - Battuta di caccia dei primi di novembre del 1927 13 lepri e un capriolo. ri...erano - Quando le lep Voltago anni 30 tta va ccia in...cra e si andava a ca di casa... 25 L’angolo del veterinario a cura di: Dott. ssa Patrizia Bragagna I nostri cani, animali vivaci, spesso irruenti, amanti delle galoppate sfrenate in ampi spazi e, spesso, giudici poco attenti dei pericoli che il selvatico o l’ambiente possono rappresentare, vanno spesso incontro a fenomeni improvvisi di zoppicatura. È doveroso sottolineare che la difficoltà o l’impossibilità di deambulazione non sempre sono necessariamente riconducibili a fattori traumatici che accadono durante l’attività venatoria. È descritta infatti un’ampia casistica di alterazioni ortopediche “non traumatiche”: di natura congenita (displasie dell’anca o del gomito), dell’accrescimento (rachitismo), o legate ad alterazioni neurologiche, infettive (setticemia da infezione tonsillare) che possono determinare zoppie, ma, per circostanziare un argomento altrimenti troppo vasto, si richiama l’attenzione su ciò che più comunemente può accadere al cane durante il lavoro e su come il cacciatore possa intervenire nell’attesa del veterinario. I cani da caccia, come ad esempio le razze da seguita (segugi), abituati ad un’attività venatoria che può spesso metterli a confronto con prede molto grandi e aggressive, possono incorrere in zoppie da sforzo, se non sono stati preparati al lavoro con un buon allenamento, se corrono su terreni irregolari e se, ovviamente, sono abbastanza in là con gli anni e presentano una certa predisposi- 26 QUANDO IL CANE ZOPPICA zione a dolori artritici, incentivati dall’umidità e dal freddo cui sono sottoposti. EZIOLOGIA Tra le più comuni cause di zoppia, ritroviamo sicuramente contusioni e stiramenti. Per contusione intendiamo una pressione improvvisa e forte, subita da tessuti molli quali i muscoli, con dolorabilità dovuta alla conseguente formazione d’ecchimosi, ematomi e versamenti. È ciò che comunemente definiamo come “il mio cane ha preso una botta…”: la “botta” può essere causata ad es. da una caduta accidentale, ma talvolta anche dall’aggressione di una preda pericolosa come un cinghiale. In seguito alla contusione il cane può anche continuare a muoversi e correre per un po’, ma il dolore subentra comunque nell’arco di poche ore, talvolta con tumefazione della zampa interessata, rendendo difficoltoso l’appoggio. Anche i cosiddetti stiramenti che vanno a coinvolgere articolazioni, tendini, legamenti e capsula articolare possono creare fastidiose zoppie nel nostro ausiliare. In questo caso le posizioni scorrette assunte involontariamente dal soggetto sforzano l’apparato muscolo-tendineo, infiammando le strutture che lo costituiscono e determinando talvolta anche ac- cumulo di liquido infiammatorio nell’articolazione stessa. Tutto questo provoca improvvisamente forte dolore nel cane che difficilmente riprende rapidamente a correre, a meno che lo stiramento non sia di lieve entità. A volte i cani di taglia mediogrande quali bracchi, setter e spinoni, a seguito di un movimento brusco e scorretto, possono presentare zoppia improvvisa ad un arto posteriore causata dalla rottura del legamento crociato. In tal caso il soggetto si fermerà improvvisamente guaendo di dolore, incapace ad appoggiare l’arto colpito. Comunemente le zoppie durante le battute di caccia possono essere provocate da corpi estranei taglienti o penetranti esitando, a volte, in ferite lacero-puntiformi, soprattutto ai polpastrelli o negli spazi interdigitali (forasacchi, frammenti di vetro...). È quindi buona norma controllare sempre l’arto che viene appoggiato con difficoltà, per valutare la loro occasionale presenza. Nel caso in cui invece la zoppia sia determinata da una vera e propria frattura, la sintomatologia è decisamente molto più imponente rispetto a quelle fin qui presentate. Il dolore sarà immediatamente molto forte e aumen- lieve entità, la sintomatologia generalmente scompare dopo qualche giorno di riposo. Mentre se la zoppia persiste il veterinario potrà consigliare la stabulazione forzata del cane (al guinzaglio o in un piccolo canile) ed eventualmente prescrivere antinfiammatori. terà in maniera evidente col passare delle ore. Il cane non riesce ad utilizzare l’arto che diventa rapidamente molto gonfio, dolente e, nei casi di fratture scomposte, può assumere anche delle angolature anomale. Anche l’apparato muscolare in soggetti dalle masse muscolari piuttosto marcate, come Pointer e Kurzhaar, non correttamente allenati o sottoposti a sforzi eccessivi e duraturi, può essere interessato da miosite da sforzo. Infatti a seguito di un lavoro muscolare eccessivo il cane può presentare un caratteristico atteggiamento cifosico, con andatura rigida e difficoltosa, quasi a scatti, nel tentativo di contrarre i muscoli dolenti il meno possibile. Generalmente questa alterazione mio-distrofica è accompagnata da una colorazione rossastra delle urine (mioglobinuria). Non si tratta di una patologia preoccupante e solitamente si risolve con il riposo per alcuni giorni. TRATTAMENTO Tutte le zoppie sopra descritte vanno adeguatamente valutate, e soltanto un Medico Veterinario saprà orientare il trattamento-post dopo un attenta visita ortopedica. In caso di contusioni e stiramenti, se di In caso di rottura del legamento crociato la zoppia non verrà recuperata se non con un intervento chirurgico, effettuato da veterinari ortopedici a seguito di una corretta diagnosi per mezzo di visita clinica ed esame radiografico o TAC. Quando invece la zoppia è determinata da ferite provocate da corpi estranei taglienti e penetranti è possibile intervenire estraendoli con una pinzetta e disinfettare la ferita con acqua ossigenata o betadine diluito; il veterinario va comunque consultato per sapere se dover associare o meno una terapia antibiotica sistemica, soprattutto nel caso in cui si sospetti l’avvenuta infezione, nonostante le prime cure. Se c’è il sospetto di una frattura, è assolutamente necessario legare il muso del cane prima di qualunque manovra, perché il dolore che esso percepisce è tale da renderlo aggressivo e mordace. Se la frattura è anche esposta, cioè se il moncone osseo è visibile all’esterno, provocando conseguentemente lacerazione di tendini, muscoli e cute, si consiglia di sciacquare abbondantemente con semplice acqua la ferita per ripulirla da tutte le impurità (terric- cio, rametti…) e fasciarla con una garza umida per proteggerla da agenti esterni. Sono sconsigliate ulteriori manovre quali steccaggi di fortuna perché, se attuati in maniera inesperta, oltre a provocare dolore all’animale, possono peggiorare la situazione già grave. Il cane va adagiato di lato in una barella occasionale, anche una giacca da caccia o una coperta vanno bene, in maniera da sostenerlo nel tragitto. Ovviamente il cane dovrà essere trasportato nel più vicino ambulatorio il più rapidamente possibile per le cure del caso. Nel caso di miosite da sforzo, si può evitare solo con una buona prevenzione, cioè provvedere a preparare gradualmente i propri ausiliari all’attività venatoria e non farli appesantire troppo con un’alimentazione eccessiva. Per concludere, dato che, in queste varie situazioni, spesso ciò che appare al cacciatore, in un primo momento, è una sintomatologia molto simile, si consiglia sempre e comunque una scrupolosa visita veterinaria, senza far trascorrere uno o due giorni dall’inizio del problema nell’attesa che passi da solo. In tal caso una lesione già importante, può diventare molto grave in seguito al tentativo effettuato dal cane di riprendere la propria deambulaziona; il proprietario non deve mai impropriamente somministrare antidolorifici umani, perché potrebbero causare gravi alterazioni gastro-intestinali. 27 Piano di controllo del Cervo nel Comprensorio del Cansiglio a cura di VENETO AGRICOLTURA Seconda parte Continua la pubblicazione del PIANO DI CONTROLLO DEL CERVO NEL COMPRENSORIO DEL CANSIGLIO stilato a cura di VENETO AGRICOLTURA. 3.2 Dinamica di popolazione Indipendentemente dalla consistenza totale della popolazione, l’informazione forse più importante e relativa all’evoluzione dinamica della popolazione. Più che conoscere il numero assoluto della popolazione di cervi del Cansiglio serve infatti sapere il contesto territoriale complessivo in cui gravitano tali animali, la loro distribuzione stagionale e soprattutto il trend annuale di popolazione, come già evidenziato nella prima parte del paragrafo. Su quest’ultimo fattore c’è fortunatamente un maggiore allineamento dei dati. Dalle ricerche effettuate dall’Università di Padova e da Veneto Agricoltura, su seriazioni di almeno 5 anni delle popolazioni di cervo, si registra infatti un incremento medio annuale di circa il 13 % (12,4 % per Veneto Agricoltura e 13,2 % per l’Università di Padova). Vedi grafico 3.2. Non è opportuno entrare, in questo contesto, nel merito della bontà dei dati raccolti o della maggiore efficacia che si potrebbe raggiungere con un accordo tra tutti i soggetti interessati al monitoraggio, ma è ulteriormente importante inserire un altro dato raccolto per un numero adeguato di anni per evidenziare come si sia evoluta la popolazione di cervo negli ultimi anni. Il dato, raccolto esclusivamente sulla piana del Cansiglio, potrebbe non costituire un dato affidabile sull’intera popolazione, ma comunque mette in evidenza in modo inconfutabile come l’area venga utilizzata in modo sempre più massiccio con il passare del tempo. Prendendo infatti come affidabile il dato del 13% di crescita media annuale della popolazione del Cansiglio, che in ogni caso contempla anche il prelievo venatorio effettuato dalle riserve di caccia limitrofe, ciò sta a significare che tale popolazione di cervi raddoppia in meno di 6 anni. Nei grafici che seguono (grafico 3.3 e grafico 3.4), è possibile visualizzare i dati raccolti mediante conteggi notturni con il faro durante il periodo delle nascite e alla fine dell’estate durante la stagione riproduttiva dal gruppo di lavoro coordinato dal dott. De Battisti (Di Gangi et al, 2007). Nel grafico 3.5 è invece possibile visualizzare il numero dei maschi bramitanti registrato dallo stesso gruppo di lavoro nel periodo 1996-2007. Si osserva che il trend positivo della popolazione non lascia dubbi su ciò che è avvenuto nella Piana del Cansiglio negli ultimi 10 anni: un incremento che, in linea con gli incrementi utili conosciuti per la specie, ha de- 100 90 80 70 60 Dati Veneto Agricoltura 50 Dati Università PD 40 30 20 10 0 2002 2003 2004 2005 2006 Grafico 3.2: numero di cervi maschi bramitati monitorati nella piana del Cansiglio (anni 2002-2006) 28 terminato una situazione sicuramente non più sostenibile dall’ecosistema nel suo complesso. Il dato riferito al numero di maschi bramitanti non evidenzia un andamento costante, ma questo potrebbe essere determinato da diversi fattori. Ad esempio potrebbe essere variata la composizione degli harem, o più semplicemente il dato è riferito ad uno sforzo di campionamento non omogeneo nel tempo (ad esempio n° di punti di ascolto diverso). In questo caso il dato raccolto da Veneto Agricoltura (cfr grafico 3.2), appare decisamente più realistico in termini di dinamica evolutiva del fenomeno. 3.3 Uso dello spazio I dati raccolti mediante le osservazioni con il faro in sessioni primaverili ripetute più volte a cavallo del periodo di scioglimento della neve e del ricaccio vegetativo, permettono di asserire che non c’è un uso omogeneo dello spazio da parte della popolazione, ma mancano informazioni essenziali sull’entità del fenomeno sia dal punto di vista temporale, oltre che numerico e territoriale. Lo studio dei movimenti degli animali nell’arco delle stagioni dovrà costituire uno degli elementi prioritari di ricerca per il futuro, con il duplice scopo di acquisire informazioni essenziali per la pianificazione dei prelievi, oltre che di verificare gli effetti dello stesso sull’etologia della popolazione. Da questo punto di vista è assolutamente necessario avviare una ricerca specifica mediante le più recenti tecniche di studio dei movimenti degli animali attraverso la marcatura di un campione adeguato di animali mediante radio collari GPS-GSM (radio-tracking satellitare). Lo studio permetterebbe infatti, oltre che di conoscere i movimenti stagionali della popolazione, di valutare anche l’efficacia degli strumenti gestionali adottati, compresi i prelievi di animali con le diverse modalità che il piano prevede. Ecologia ed habitat del La ricerca sul camoscio condotta da un gruppo di studio dell’Università di Padova (composto da Debora Rambaldini, Roberta Chirichella, Tommaso Sitzia, Michele Rocca) in collaborazione con il prof. Marco Apollonio e con la collaborazione del Tecnico dell’ACT Rocca Michele, ha indagato per quasi due anni la biologia del camoscio sui due gruppi montuosi principali del Parco Adamello Brenta: il gruppo Adamello Presanella con matrice geologica a granito/tonalite e il gruppo del Brenta a dolomia e calcare. Anche la vegetazione e l’orografia sono molto diverse con clima più marcato continentale con presenza di ghiacciai estesi nella Presanella rispetto al gruppo del Brenta che comunque vanta cime che raggiungono i CAMOSCIO a cura di: Dott. Umberto Zamboni 3.000 m s.l.m. Dal punto di vista faunistico/gestionale per il camoscio sui due massicci esistono tre aree faunistiche di gestione con una popolazione che dagli ultimi censimenti risultava come riportato in tabella. La popolazione secondo le indicazioni del Piano Faunistico Provinciale ha raggiunto la densità ritenuta ottimale ed è strutturata con una popolazione che consente prelievi di capi di I classe (maschi oltre i 6 anni e femmine oltre gli 11) con percentuali su- periori ad 1/3 di tutti i prelievi. Un’area conseguentemente significativa per uno studio e una valutazione delle dinamiche riproduttive, i cui risultati possono servire come obiettivo per la gestione del camoscio in gran parte degli areali dell’arco alpino e che certamente serviranno a rendere più attenti ed interessati i cacciatori Bellunesi che cacceranno il camoscio nella prossima imminente stagione. habitat censimento 2013 Prelievi 2013 21.026 3.238 378 Presanella 15.000 2.281 243 Brenta 3.461 413 Adamello 30.000 Ecologia ed habitat del camoscio alpino (Rupicapra, rupicapra L.) nelle praterie alpine della Presanella e delle Dolomiti di Brenta Lago Ritort – area di studio Presanella Questo studio sul camoscio (Rupicapra rupicapra L.) è volto ad osservare come il contesto ecologico in cui questa specie vive riesca ad influenzarne il comportamento e le strategie vitali, rivelando informazioni non solo sulla storia del singolo individuo ma permettendo anche la comprensione di alcuni meccanismi alla base della dinamica di popolazione. Gli ambiti indagati dal presente studio sono stati: il momento delle nascite, la soprav- Dolomiti di Brenta differiscono per vivenza dei piccoli il substrato geologico presente, dopo il primo inver- infatti la Presanella presenta una no di vita ed il pe- vegetazione tipica degli ambienti riodo degli accop- silicatici che vede la dominanza piamenti. I dati sono di festuca a culmo scabro e carice stati raccolti a parti- ricurva, mentre nel Brenta si instaure da maggio 2011 ra il seslerio-sempervireto, vegetafino ad agosto 2012 zione degli ambienti carbonatici. in due aree ben di- Come dimostrato da recenti studi, stinte, infatti è stata la vegetazione presente in una cerconsiderata la zona ta zona ha effetti sia sulla crescita della Presanella da delle corna dei giovani esemplari u n a parte e quella del Brenta meridionale dall’altra, questo per poter fare degli utili confronti sui fattori ambientali e climatici che governano le dinamiche delle popolazioni di camoscio nel nostro territorio. L’area della Presanella e quella delle Busa dai Spin – area di studio Presanella 29 9 8 7 6 5 4 3 Pala dei Mughi – area di studio Brenta 30 12/12/201 1 10/12/201 di camoscio, infatti è molto più accentuata nei camosci che abitano territori con substrato carbonatico rispetto al silicatico, sia sulle modalità riproduttive adottate dai maschi. Per quanto riguarda la fase degli accoppiamenti, in entrambi i contesti ecologici considerati è stato registrato un diverso comportamento dei maschi adulti (maschi sessualmente e socialmente maturi) rispetto ai subadulti (maschi sessualmente ma non socialmente maturi). Inoltre, abbiamo riscontrato una diversa frequentazione delle due aree da parte di maschi adulti e subadulti e una diversa ampiezza del periodo in cui si registrano gli eventi di copula. Infine abbiamo descritto le tattiche utilizzate da maschi adulti e subadulti per riprodursi. Per quanto riguarda la frequentazione del territorio da parte dei maschi adulti e subadulti, le osservazioni effettuate hanno rivelato 1 08/12/201 1 06/12/201 1 04/12/201 GRAFICO 1 Maschi subadulti 102/12/201 1 30/11/201 1 28/11/201 Maschi adulti 1 26/11/201 1 24/11/201 1 22/11/201 1 20/11/201 1 18/11/201 1 16/11/201 1 14/11/201 112/11/201 1 10/11/201 1 08/11/201 106/11/201 1 04/11/201 1 02/11/201 1 31/10/201 1 29/10/201 1 2 1 0 ne riproduttiva, i maschi adulti si debilitano e permettono anche ai maschi più giovani di riprodursi. Dal grafico si nota inoltre che il picco delle copule è registrato a fine novembre per i maschi adulti e nei primi giorni di dicembre per i maschi subadulti. In generale comunque il picco ha una grandezza superiore per i maschi adulti: si è osservato infatti che la maggior parte delle femmine viene coperta da questi, mentre solo una piccola parte di femmine è lasciata ai giovani maschi. Un tale comportamento è indice della ben nota territorialità dimostrata dai maschi adulti a discapito dei subadulti, i quali non hanno ancora una stabilità sociale. delle differenze tra l’area del Brenta e quella della Presanella: infatti abbiamo notato una presenza stabile ed equilibrata di maschi adulti in Brenta, mentre in Presanella il numero di maschi adulti è relativamente basso. In Presanella, infatti, si registra una maggior presenza di maschi subadulti. Inoltre, siccome le densità delle due aree di studio sono comparabili, la possibile spiegazione ad una così diversa frequentazione territoriale è imputabile Maschio di camoscio in Brenta alla struttura della popolazione, che in Presanella è sbilanciata a favore Tuttavia si sono riscontrate delle dei maschi più giovani, mentre in differenze tra le due aree di studio: infatti in Brenta i primi eventi Brenta è molto più stabile. di copula sono stati registrati prima Il grafico 1 mostra l’andamento e rispetto alla Presanella: in Brenta la la frequenza degli eventi riprodutti- prima copula osservata è stata il vi dei maschi adulti 10 novembre, mentre in Presanella (in rosso) e subadul- il 20 novembre. In generale abbiati (in blu), facendo mo notato che la stagione riprodutriferimento ad en- tiva in Brenta dura circa 30 giorni, trambe le aree di mentre in Presanella dura circa la metà. studio. Interessante è anche l’analisi delle Si osserva che i distanze mantenute dai maschi. Per maschi adulti si ac- meglio indagare le strategie riprocoppiano per primi, duttive messe in atto dai maschi mentre quelli suba- di camoscio adulti e giovani si è dulti hanno la possi- proceduto a cartografare la posibilità di accoppiarsi zione degli stessi durante tutte le solo dopo gli adul- uscite effettuate. Tale operazione ti, infatti, andando ha permesso di calcolare le distanavanti con la stagio- ze medie giornaliere mantenute da ogni individuo nei confronti di tutti gli altri maschi presenti. Dai dati raccolti è stato possibile riscontrare che per gran parte del periodo riproduttivo i maschi adulti hanno mantenuto distanze costanti tra loro, diminuendole solamente nell’ultimo periodo quando probabilmente il rapporto costi/benefici della difesa attiva della loro area è nettamente diminuito. Anche in questo caso emerge il carattere della territorialità dei maschi maturi. Al contrario le distanze tra i maschi giovani, detti anche maschi “satelliti”, sono state altamente variabili durante tutto il periodo riproduttivo. Finchè i maschi maturi non si sono riprodotti, le distanze tra maschi territoriali e non territoriali restano costanti e, dopo tale periodo, i maschi “satelliti” si avvicinano alle aree occupate dai maschi territoriali approfittando delle ultime femmine disponibili all’accoppiamento. Il seguente grafico mostra l’andamento delle distanze tra i maschi asulti e subadulti durante il periodo degli amori. Si può notare come, andando avanti con la stagione, ci sia un progressivo avvicinamento tra le due classi, che inizialmente è poco evidente nel periodo in cui la territorialità dei maschi adulti è ancora forte, e successivamente è molto più marcata in quanto i maschi adulti lasciano spazio anche ai maschi più giovani. Nell’area della Presanella abbiamo un numero maggiore di maschi Piccolo di camoscio in Presanella GRAFICO 2 giovani rispetto a quelli adulti. Questa minor presenza di maschi adulti fa sì che le distanze medie tra individui siano maggiori rispetto a quanto registrato in Brenta e i maschi giovani in questa area hanno a volte mostrato comportamenti territoriali. Ecco come la struttura della popolazione può influenzare le distanze tra maschi. Un altro periodo preso in considerazione è quello delle nascite e dei parametri vegetazionali e climatici che lo influenzano. È emerso, infatti, come le temperature medie giornaliere ed i più alti valori dell’indice di vegetazione NDVI (sinonimo di maggiore produttività dei pascoli di alta quota) siano particolarmente importanti nel determinare il periodo in cui avvengono i parti. Non sembrano invece particolarmente rilevanti altre variabili, come il clima, la quota, l’esposizione e le pendenze medie alle quali venivano effettuati i rilievi. Dai dati raccolti è stato rilevato un anticipo delle nascite nel 2012, probabil- mente dovuto alla stagione invernale 2011-2012 meno rigida rispetto all’antecedente (minore durata e spessore medio della neve al suolo). Tale fattore risulta inoltre concatenato al precoce sviluppo della vegetazione quantificato tramite il Normalized Difference Vegetation Index (NDVI) che ha permesso l’anticipazione delle condizioni idonee alla nascita dei piccoli (disponibilità di foraggio di buona qualità per le femmine che devono allattare i loro piccoli). Alla fine del periodo dei parti circa il 70% delle femmine in età riproduttiva hanno portato a termine con successo la gravidanza in entrambe le aree di studio; dato importante in quanto si tratta di un valore medio/alto per la specie. Una volta rilevato il valore massimo del rapporto Numero di piccoli/ Numero di femmine adulte è importante andare a valutare come questo varia appena dopo la stagione dei parti e durante il primo inverno affrontato dai piccoli. Per quanto riguarda la sopravvivenza post-nascita, si verifica un leggero calo del tasso di produttività femminile che è il naturale risultato della predazione da parte dell’aquila reale e dell’insorgere di malattie come le infestazioni da cestodi e da zecche, la distomatosi, 31 l’ectima contagioso o altre, ma può essere dovuto anche alle temperature e precipitazioni registrate ed alla produttività dei pascoli. La fase più critica per la sopravvivenza dei piccoli è tuttavia la sta- del Brenta è probabilmente riconducibile ad un fattore aggiuntivo che oltre alla rigidità invernale influisce sulla mortalità dei piccoli: si tratta probabilmente della conformazione del territorio che aumenta INVERNO 2010/11 INVERNO 2011/12 22/11/2010 03/01/2012 Durata neve al suolo (gg con neve>10 cm) 133 gg 77 gg Spessore medio neve (cm) 166.2 63.37 Spessore max neve (cm) 235 77 T min (°C) -7.0 -7.03 T med (°C) -2.88 -1.2 T max (°C) -0.02 2.33 PERIODO POST-INVERNALE PERIODO POST-INVERNALE N° piccoli/N° femmine adulte: Brenta = 0.35 Presanella = 0.27 N° piccoli/N° femmine adulte: Brenta = 0.70 Presanella = 0.71 Data inizio prec. nevose gione invernale. Nel periodo postinvernale normalmente si registra un brusco calo della produttività femminile e quindi un’alta mortalità di piccoli. Grazie a stazioni meteorologiche poste a quote idonee Debora con jahrling maschio 32 ad avere un’alta rappresentatività dei dati, si sono potuti registrare i parametri nivometrici relativi alle stagioni invernali 2010-2011 e 2011-2012, qui sotto riportati nella tabella sottostante. La stagione invernale 2010-2011 è stata caratterizzata da normali precipitazioni nevose, mentre la stagione invernale 2011-2012 è stata caratterizzata da scarse o assenti nevicate. Questo ha influenzato la risultante produttività femminile post-invernale, in quanto nella primavera 2011 essa aveva valori dello 0.35 (35%) in Brenta e 0.27 (27%) in Presanella, ciò significa che partendo da una produttività del 70% post-parto sono morti circa la metà dei piccoli. Il dato registrato in Presanella, più basso rispetto all’area il rischio di formazione di valanghe e l’accumulo della neve nel fondovalle. Nel periodo post-inverno 20112012 si sono registrati dei tassi di produttività anomali, con la sopravvivenza della quasi totalità dei piccoli. In conclusione, il presente lavoro di tesi ha permesso di individuare quali fattori sono in grado di influenzare la fase degli accoppiamenti e delle nascite. Inoltre sono state individuate le variabili che agiscono sulla sopravvivenza dei piccoli. Lo studio di tali relazioni riveste particolare importanza poiché permette di comprendere i meccanismi alla base della dinamica di popolazione di una specie, requisito indispensabile per fini conservazionistici e gestionali. MANGIMI E TRASPORTINI SCONTO 10% ABBIGLIAMENTO BEEPER SCONTO FINO AL 50% Pantalone elasticizzato in cotone con rinforzo alla ghetta Pantalone elasticizzato Gilet microfibra idrorepellente euro 110 OFFERTA EURO 89 euro 72 OFFERTA EURO 55 euro 120 OFFERTA EURO 99 Camicia in flanella Pile da EURO 15 euro 60 OFFERTA EURO 48 PREZZI CONVENZIONATI PER TESSERATI A.C.B. LENTIAI - via Belluno, 79 - Tel. 0437 552370 33 Il Racconto the famous grouse a cura di Claudio Betta Tratto da: RICORDI di un cacciatore di montagna Ghedina & Tassotti editori La montagna mi è davanti, nuda, senz’alberi; il terreno umido e torboso coperto da un fitto manto di erica nella sua parte più alta cede il passo ad una stentata prateria rotta qua e là da roccette e piccoli massi. È la famosa brughiera delle Highlands scozzesi, o “moor” habitat di lepri bianche, forcelli e le mitiche grouses. Per la verità ad un montanaro come me pare più un’alta collina che una montagna vera e propria, anche se ampie chiazze di neve la riscattano un poco ai miei occhi. Oltre a ciò il pendio è abbastanza impegnativo, soprattutto dopo due giorni di viaggio in pullman e vari trasferimenti in albergo e con la jeep; infatti le gambe stentano a trovare il passo e ritmo adatto per questo terreno particolare. Ascolto, assieme ai compagni di battuta, le istruzioni di Oméro, trapiantato da quarant’anni in terra di Scozia, ma che in questo periodo non ha perso le caratteristiche delle sue origini: parlata fluida, battute pungenti, l’intercalare di numerose “Madonna h….ane” lo identificano quale toscanaccio puro sangue. Ho affrontato questa lunga trasferta solo per incontrare la favolosa 34 grouse, il gallinaceo scozzese che mi affascina e che mi ricorda, con le sue crestine rosse e le zampe ricoperte di piume i nostri tetraonidi e col suo volo diritto e rabbioso la coturnice delle Alpi. Sono due ore che giriamo per la brughiera e numerose lepri bianche sono cadute sotto i tiri dei cacciatori, ma ancora nessun forcello e pochissime grouses che schizzano veloci da terra, ma tutte fuori tiro utile. Mi defilo dagli altri cacciatori ed avanzo da solo, in silenzio, i nervi tesi, il fucile imbracciato pronto a sparare. Trascuro le lepri bianche che continuano a correre avanti e dietro, che salgono o scendono la montagna, a volte anche in numero di tre-quattro e che col loro candido mantello sembrano affrontare il loro destino di morte quasi come i lemming del Grande Nord quando si tuffano in mare incontro al mistero della loro fine. Ogni tanto non mi avvedo di una buca d’acqua nascosta tra l’erica vi affondo fino al ginocchio ma ne esco, tutto preso dallo scopo che mi sono prefisso fin dalla partenza del mio paese: la grouse, il sel- vaggio e misterioso uccello brunomarrone, simbolo alato di questa bellissima verde Scozia. Ma evidentemente fine novembre non è la stagione migliore per questa caccia e qualche piuma sparsa quà e là, qualche cartuccia sparata e semi-nascosta tra l’erica fan capire che qualcun altro, forse più furbo e fortunato di me ha già incarnierato numerosi uccelli, sfoltendo il loro numero e rendendo più smaliziati quelli rimasti. Nel frattempo gli spari si susseguono, alle lepri, ad una volpe, a qualche grouse che lontanissima sì è involata. Ed anch’io mi imbatto in qualche solitaria, in un gruppetto di tre-quattro individui, tutti lontani, irraggiungibili, anche se azzardo qualche fucilata, più di saluto che con convinzione. Ed intanto le ore passano, i passi si fanno lenti e pesanti, rotti dal molle tappeto torboso, l’umidità penetra le ossa e lo sconforto mi prende. “Centocinquanta lepri, un coniglio, due beccacce, tre grouse” sento gridare da Oméro che ha fatto la conta. Ed io salgo sulla jeep che ci porta all’albergo e non faccio caso ai racconti dei colleghi secondo i quali, tutti, han fatto colpi favolosi. E più i chilometri si sommano ed i minuti passano, e più i colpi diventano degni dei Guiness dei primati. Una cameriera giovane e grassa con due piccoli occhi slavati e dei capelli chiari e spettinati gira nella sala rivestita in legno e foderata qua e là con il pittoresco caleidoscopio tartan e con sulle pareti foto di selvatici abbattuti e trofei imbalsamati di grossi salmoni. Sono stanco, depresso, avvilito ed una pesante sonnolenza rende torpide le membra e le palpebre. “Whisky” – dico alla grassona e prendo senza guardare la bottiglia che mi porge sorniona. Ne bevo alcuni sorsi e poi salgo pesantemente alla mia stanza dove un caldo insopportabile rende ancora più greve il mio stato d’animo. Sto quasi per addormentarmi quando ad un tratto mi vedo a pochi centimetri dal viso una grouse, bella, di un marrone dorato, ritta in piedi in posizione di sfida. Allungo la mano per prenderla e mi ritrovo tra le dita la bottiglia. Ne bevo alcune sorsate e mi rivedo la grouse che sembra muoversi, danzare di fronte a me, a volte vicina, a momenti lontana. E mentre la mente si annebbia il gioco continua: la grouse sembra irridermi, io tento di prenderla, sfugge, bevo, allungo le mani sempre più pesanti, le grouses sono ora due, tre, un’intera covata e volano e danzano, e picchiano sulla mia testa, ed io cerco disperatamente un fucile, delle cartucce e corro ed inciampo e cado nelle buche torbose del “moor”, mentre questi dannatissimi uccelli sono diventati centinaia ed oscurano il cielo che giù contro le nebbie della pianura sta calando a chiudere il giorno. E comincio a sparare, prima mirando, poi ad occhi chiusi, e gli uccelli cadono, ma appena a terra riprendono a volare più numerosi di prima, e mi assalgono con forti strida, ma poi ricominciano a cadere senza più rialzarsi, a ricoprire l’erica e mi circondano e mi pare di affogare tra le loro piume, mentre gli occhi mi bruciano e la testa mi duole, tutto gira intorno a me e cado in un vuoto senza fine. Un fastidiosissimo trillo del telefono sembra penetrare come un demolitore nella mia testa. Mi duole lo stomaco, la nausea mi soffoca, le tempie mi danno delle martellate spaventose. Alzo a malapena la cornetta ed una voce mi urla dolorosamente nell’orecchio: “Ed allora, biscaro, ci svegliamo? È ora di andare a lepri rosse e fagiani!” “Maledettissimo Oméro, va fa…te e tutti i toscano-scozzesi come te!” A stento riesco ad alzarmi ed a posare i piedi a terra. Sento con le dita qualcosa di liscio e freddo sotto le stesse. Allungo la mano ed abbranco una bottiglia vuota di Whisky: sull’etichetta uno splendido uccello bruno-marrone in fiero atteggiamento d’osservazione. Ed una scritta: “The famous Griuse”. Ho abbandonato la terra scozzese senza aver potuto incarnierare il suo più tipico selvatico. Ma porto ancora, per qualche giorno, i sintomi nella testa e nello stomaco della fiera battaglia sostenuta quella notte contro le migliaia di grouses che irridevano a colui che in quella occasione si era dimostrato un fortissimo bevitore, ma un altrettanto misero cacciatore. 35 NOTIZIE DAI CIRCOLI CIRCOLO DI Alano di piave Beccaccia pomellata argento presa in Bulgaria nella zona di Burgas il 12 dicembre 2013 dagli amici Italo Ronconi e Aldo Mazzi (sesso femmina - età giovane) circolo di sappada La riserva di caccia di Sappada ricorda caramente il socio Hoffer Renato che ci ha lasciati prematuramente nel mese di maggio scorso. Vuole ricordarlo con questa foto, risultato di una fortunata battuta di caccia. circolo di mel Splendido abbattimento effettuato nella Riserva di Mel dal socio Burtet Orlando: cervo coronato, peso eviscerato Kg 139, carabina 7 Remington. Premiato con Bronzo alla fiera “Caccia e Pesca di Longarone” come miglior cervo della Riserva. Felicitazioni e complimenti da tutto il circolo n. 6! CIRCOLO DI MEL A conclusione della bellissima serata, organizzata a casa Ferrighetto (grazie mille a Fabio e gentile Signora) con i Collaboratori per le uscite con le scolaresche, il Presidente del Circolo A.C.B. di Mel Sig. De Gasperi Elvi, ha consegnato al Preside Sommacal Giuseppe una busta contenente un contributo per l’acquisto di materiale didattico. A questa ammirevole iniziativa si è unito nel ringraziamento al Circolo anche il Presidente Pelli. CIRCOLO DI sedico I Cacciatori di Sedico vogliamo ricordare l’amico Pol Secondo da poco scomparso. Nella foto è con il fratello Sandro (a sx.) dopo una fortunata giornata di caccia PAGINA NUOVA 175x95,5 18-07-2012 19:12 Pagina 1 C Colori compositi M Y CM MY CY CMY K 37 Programma scuole È sempre bello ricevere ringraziamenti e approvazioni per il lavoro svolto, quindi, riceviamo e condividiamo con tutti i lettori. In foto il Preside dell’Istituto comprensoriale di Mel e Lentiai Sommacal Giuseppe che con la collaborazione del presidente A.C.B. Sandro Pelli mostra ai presenti un encomiabile lavoro svolto dagli alunni delle scuole di Mel dopo le uscite sul territorio con i Cacciatori. 38 black PROGRESSIVE cOMFORT Il nuovissimo sistema di assorbimento progressivo del rinculo che interviene in modo graduale in base alla grammatura delle cartucce utilizzate. Ecco la vera essenza del comfort nel legno, un sistema invisibile ma altamente sensibile. OPERaTIOn Pack Easy Locking: il nuovo otturatore brevettato anti rimbalzo assicura massima velocità di sparo. Nuova leva fermo cartuccia che facilita lo scaricamento delle munizioni dal serbatoio. Caricamento agevolato: finestra più ampia per un caricamento morbido e veloce. Ciclo di funzionamento affidabile e veloce con cartucce da 24 a 56 gr. 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