Periodico trimestrale a carattere tecnico-informativo, ANNO VII - N. 3 ASL di Vallecamonica - Sebino - Iscr. Trib. di BS n. 10/2004 in data 8 marzo 2004 Sanità Camuna L’Asl Informa 03/2010 sommario 2 sommario 3 LA NOSTRA ASL ALL’AVANGUARDIA NELLA COMUNICAZIONE. IL DG PRESENTA: “AVATAR” e “CONOSCI LA TUA ASL” di Matilde Comensoli 5 ORA SONO DUE I “BOLLINI ROSA” PER L’ASL DI VALLECAMONICA-SEBINO A cura della Redazione 6 AIDO GRUPPO COMUNALE DI ARTOGNE LA GIORNATA DEDICATA ALLA DONAZIONE di Domenico Angeli 12 AIDO E SCUOLA di Rosaria Prandini L’ANGOLO DELL’INFORMAZIONE 13 LOMBARDIA, 4.500 € A MAMME CHE NON ABORTISCONO STAMINALI: PER RICOSTRUIRE OSSA BOCCA A MONZA 14 TUMORI: VESCICA, DIAGNOSI IN GIORNATA OSPEDALE SAN DONATO (Notiziario Sanità Lombardia - Milano, 4 giugno e 2 luglio) 15 NUOVO PROGETTO REGIONALE PER LA VALCAMONICA: INDAGINE EPIDEMIOLOGICA E ASSISTENZA SANITARIA DELLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE PIÙ FREQUENTI di Marinella Turla PREVENZIONE E SICUREZZA (inserto) 17 IL PROGETTO DIOGENE a cura del Centro Psico Sociale di Malegno INFORMA FAMIGLIA 21 UN FONDO REGIONALE A SOSTEGNO DELLA NATALITÀ FARE RETE E DARE TUTELA E SOSTEGNO ALLA MATERNITÀ 25 È ANCORA UN GIOCO? QUANDO IL GIOCO NON È PIÙ UN GIOCO di Aure Parolini Due iniziative vanno segnalate sul fronte della comunicazione, semplici, innovative, di presa immediata (e fare questo è sempre un impresa che richiede uno studio lungo, faticoso, un provare e riprovare - secondo la rule of trial and error - per centrare l’obiettivo). Sono state battezzate l’una Avatar e l’altra, forse sull’onda o sull’eco del famoso detto socratico, Conosci la tua Asl. In questo stesso Notiziario le due iniziative saranno spiegate per filo e per segno. Qui, nel segnalarle, si vuole evidenziare anzitutto quanta e quale sia l’importanza della comunicazione per una struttura che ogni giorno “ha a che fare” con un particolare “cliente”: il cittadino che si rivolge al servizio sanitario nella sua complessa articolazione o per degli esami clinici, o per una visita, o per un ricovero. È ben noto che spesso e volentieri la burocrazia intralcia colui che, in cerca di prevenzione e di cura, trova sul suo percorso ostacoli insormontabili i quali creano contrattempi, ritardi e spazientiscono non poco. Ora, con i due strumenti messi a punto, il cittadino ad ogni ora del giorno e della notte potrà informarsi sul come e sul quando trovare la «risposta giusta» al suo problema. Il muro dell’incomunicabilità o anche solo della distanza che separa e fa perdere tempo, è abbattuto. Avatar consente addirittura un colloquio diretto. L’agile volumetto Conosci la tua Asl consente invece una consultazione rapida ed essenziale dentro ogni casa. Peccato che nei mesi e negli anni trascorsi tutto, per la nostra Asl, si sia tradotto in un fuoco ad alzo zero sulla chirurgia di Esine. Il problema è stato trattato nelle sedi competenti. L’operazione né limpida né oggettiva ha finito per rimuovere le tante cose belle fatte, le cose che funzionano. Un vero peccato, al limite del masochismo. di Chiara Picinelli di Eugenio Fontana di Simona Tosini L’ANGOLO DELL’APPROFONDIMENTO scientifico 28 THD: UN NUOVO INTERVENTO PER LA MALATTIA EMORROIDARIA ALL’OSPEDALE DI EDOLO di Roberto Cazzaniga 31 PIANO DI CONTROLLO SULLA QUALITÀ IGIENICA DEI PRODOTTI A BASE DI LATTE NEI CASEIFICI D’ALPEGGIO di Paolo Peduzzi NOTIZIE IN BREVE 33 Curiosando qua e là 24 ORE SU 24 a cura dello Staff della Comunicazione Direttore Responsabile: Eugenio Fontana Direttore Editoriale: Matilde Comensoli Comitato di Redazione Coordinatore: Gemma Torri Daniele Venia Dariella Salvini Siro Casatti Editore ASL di Vallecamonica - Sebino via Nissolina, 2 - 25043 Breno (BS) www.aslvallecamonicasebino.it e-mail: [email protected] Stampa Litografia Bressanelli - Manerbio (Bs) Sanità Camuna LA NOSTRA ASL ALL’AVANGUARDIA NELLA COMUNICAZIONE Il Direttore generale presenta qui due importanti iniziative, adottate dalla nostra ASL, nell’ambito della comunicazione in generale ed in particolare dell’informazione al cittadino. AVATAR La nostra ASL è la prima fra tutte le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della Regione Lombardia a fornire informazioni sull’accesso ai servizi, tramite una graziosa Avatar. Dai primi di agosto è infatti presente nella homepage del nostro sito web aslvallecamonicasebino.it una Avatar molto carina. Per chi non sapesse di cosa si tratta, l’avatar è un’immagine scelta per rappresentare la propria utenza in comunità virtuali, luoghi di aggregazione, discussione, o di gioco on-line. La parola, che è in lingua sanscrita, è originaria della tradizione induista, nella quale ha il significato di incarnazione, di assunzione di un corpo fisico da parte di un dio (Avatar: “Colui che discende”): per traslazione metaforica, nel gergo di internet si intende che una persona reale che scelga di mostrarsi agli altri, lo faccia attraverso una propria rappresentazione, un’incarnazione: un avatar appunto. Tale immagine, che può variare per tema e per grandezza (di solito stabilite preventivamente dai regolamenti delle comunità virtuali), può raffigurare un personaggio di fantasia (ad es. un cartone animato, un fumetto), della realtà (ad es. il proprio cantante o attore preferito, o anche la propria immagine). Noi abbiamo scelto un personaggio di fantasia, spiritoso e sbarazzino, che ispiri simpatia. Per questo ci siamo rivolti al Gruppo poligrafica SANFAUSTINO di Castrezzato che ha creato la nostra Linda. L’idea è nata prima di tutto dalla necessità di venire incontro ai molti ipovedenti presenti sul territorio, ma anche dalla consapevolezza che la gran parte delle persone che necessita di un’informazione, preferisce ascoltarla dalla viva voce di qualcuno, piuttosto che leggerla. (Se, poi, tale informazione viene fornita da una gradevole signorina, che muove lo sguardo seguendo il cursore sullo schermo, pare piaccia ancora di più…!) Sono state predisposte 42 domande ritenute quelle di maggior interesse per la popolazione, individuate sulla scorta delle richieste più frequenti che pervengono ai nostri centralini, sportelli e uffici. Le domande appaiono elencate immediatamente sotto l’immagine di Linda e, scorrendo con il cursore, si individua quella di interesse. Ciccandoci sopra, la fanciulla ripete la domanda selezionata e fornisce la relativa risposta. Qualora la risposta fosse troppo lunga, o, comunque sfuggissero all’attenzione dell’utente alcune parole o numeri di telefono, cliccando sempre sulla medesima domanda è possibile riascoltare la risposta infinite volte. La maggior parte delle informazioni è di tipo orientativo (es: a chi mi rivolgo…? Chi mi può aiutare…? Che numero telefonico devo fare... ecc.) mentre alcune forniscono direttamente l’informazione circa una procedura o forniscono un’avvertenza (es: Se ho un familiare con SLA o in stato vegetativo…? Vorrei informazioni sul diritto all’esenzione del ticket, ecc.). Chi invece è affetto da ipoacusia, o, semplicemente, preferisce la lettura all’ascolto, può consultare l’intero elenco delle domande scritte, con le relative risposte, nell’apposito spazio indicato. CHIEDILO A LINDA !!! TI ASPETTA SUL SITO www.aslvallecamonicasebino.it 3 4 Sanità Camuna CONOSCI LA TUA ASL Lo Staff della Comunicazione aziendale, dopo parecchie riflessioni ha convenuto sull’opportunità di svecchiare e snellire la Carta dei Servizi, intesa come “patto con il cittadino”, facendone uno strumento di marketing sanitario. Spiace rinunciare al nostro bel cofanetto, strutturato in modo da suddividere le informazioni per singolo dipartimento, ma le esigenze di una comunicazione efficace richiedono dei messaggi più diretti, più fruibili e di facile reperimento, quindi di consultazione. Con la diffusione inoltre delle Guide ai Servizi per tutti i reparti ospedalieri, e per alcuni servizi territoriali, moltissime notizie riportate sui libretti della Carta, fin ora in uso, risultano ora ripetitive e, per questo, di scarso interesse. La vera e propria Carta dei Servizi dell’ASL di Vallecamonica Sebino, uscirà quindi, nella nuova versione, sottoforma di un unico volumetto, contenente quelle informazioni, chiamiamole “di routine”, che non hanno trovato collocazione negli altri svariati strumenti di comunicazione (facenti parte, comunque, tutti della Carta dei Servizi). Si è iniziato questo innovativo processo con l’introduzione dell’Avatar, di cui all’articolo precedente, e si è continuato nel percorso tenendo presente che la buona vecchia “carta” (intesa come cellulosa) ha ancora e avrà sempre la sua utilità. Si è quindi prodotto un opuscolo chiamato “Conosci la tua ASL”, in collaborazione con SEAT Pagine Gialle di Torino, che ha tenuto conto di tutte le esigenze di comunicazione socio-sanitaria legate alla realtà della nostra Azienda, in relazione con il territorio. è nato così un prodotto che si presenta con una veste grafica gradevole ed efficace. Vi sono riportate tutte le iniziative ed i servizi innovativi, di eccellenza e di fruizione più diffusa, con tutte le indicazioni necessarie per l’eventuale accesso. Tutti i cittadini camuni riceveranno il volumetto, proprio in questi giorni, presso le loro abitazioni, contestualmente all’elenco Pagine Gialle Casa e Lavoro. Potranno così usarlo come un vero e proprio Vademecum sanitario. Con queste due iniziative, la nostra ASL spera vivamente di aver fatto cosa gradita a tutta la popolazione. Matilde Comensoli Direttore AGR/URP/Comunicazione Sanità Camuna ORA SONO DUE I “BOLLINI ROSA” PER L’ASL DI VALLECAMONICA-SEBINO L’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, (O.N.Da), nel 2007, ha ideato un programma speciale di segnalazione (Progetto Ospedale Donna) degli ospedali basato sul loro livello di “women friendship”, cioè sul grado di attenzione posta non solo nei confronti dei campi della medicina dedicati alle patologie femminili, ma anche verso le esigenze specifiche delle donne ricoverate, attraverso l’assegnazione di un riconoscimento, denominato Bollino Rosa. L’Osservatorio ha creato un apposito Comitato chiamato a valutare, tramite specifici parametri, le candidature delle strutture Ospedaliere che hanno aderito a questo programma. Questo programma ha validità fino al 31 dicembre 2011, dopodiché varieranno i criteri per la partecipazione e la composizione della Commissione. L’ASL di Vallecamonica-Sebino, il 18 ottobre 2007, ottenne l’assegnazione di un Bollino Rosa per l’Ospedale di Esine, (vedi articolo sul numero 4 di Sanità Camuna - dicembre - del 2007) in quanto ha potuto dimostrare l’attenzione specifica di questa struttura nei confronti della diagnosi e della terapia di patologie femminili, con la presenza all’interno dei reparti di programmi di cura rivolti a patologie specifiche con forte orientamento femminile (neoplasia della mammella, utero, ovaio, malattie a trasmissione sessuale, malattie rare), nonché di servizi ed utilities specificamente dedicati alle malattie femminili. In particolare l’Ospedale di Esine si è distinto per i reparti di Ginecologia e Oncologia. Infatti il primo può vantare un elevato livello di specializzazione nel trattamento della menopausa, nella procreazione medicalmente assistita e nello screening per la prevenzione della depressione post-parto, mentre il secondo eccelle nella cura di patologie afferenti l’utero, l’ovaio e la mammella. Il 19 luglio scorso il Direttore Generale, Dr. Foschini, ha ricevuto dall’O.N.Da la targa di riconoscimento da esporre presso l’ospedale di Esine, recante DUE Bollini rosa. Evidentemente l’impegno profuso nel campo delle patologie femminili, e l’attenzione verso la donna in generale, sono stati riconosciute. L’O.N.Da ha mantenuto fede all’impegno che si era assunto e cioé di realizzare una Guida contenente l’elenco degli ospedali premiati, in modo da facilitare la scelta del luogo di cura da parte delle donne. Questa Guida, realizzata con il Sole 24Ore si chiama “Bollini rosa. Gli ospedali vicini alle donne”. 5 6 Sanità Camuna AIDO Associazione italiana donazione organi e cellule CHI SIAMO E COSA FACCIAMO L’AIDO - gruppo comunale di Artogne - seguendo i dettami dello statuto nazionale di promuovere stili di vita sani e diffondere i principi della donazione come cultura finalizzata al bene sociale nell’interesse della comunità, ma nel rispetto della libera scelta e dell’autonomia individuale, propone varie iniziative con i seguenti obiettivi: 1) sensibilizzare la popolazione e far conoscere ai giovani, il tema della donazione degli organi e le problematiche collegate ai trapianti. 2) Coinvolgere i giovani in attività di volontariato. 3) Promuovere una attività sportiva sana ed educativa. 4) valorizzazione del territorio. Da alcuni anni, grazie alla disponibilità del Preside Prof. Pegorari, degli insegnanti, di esperti provinciali AIDO, di testimonianze di trapiantati e dei responsabili locali, proponiamo nelle terze medie dell’Istituto F.lli Rosselli di Artogne-Pian Camuno una giornata dedicata alla donazione. Per capire se le informazioni sono passate e se qualcosa abbiamo trasmesso a questi ragazzi, in collaborazione con gli insegnanti di italiano, chiediamo loro di produrre un elaborato scritto; i tre migliori sono premiati. Quest’anno la giuria composta dai proff. Andrea Armanini, Luisa Trovenzi e dal Cav. Simone Quetti, dopo aver letto con attenzione gli elaborati (45) che gli alunni delle classi terze medie hanno prodotto in seguito all’incontro con i rappresentanti dell’AIDO, si è riunita il 7.6.2010 ed ha deciso quanto segue: • assegnare un premio al miglior elaborato delle classi 3a A e 3a C, • assegnare un premio ex-equo ai 2 migliori elaborati della classe 3a B. MOTIVAZIONI: • C.B. Nelle toccanti pagine di diario di una ragazza che ha vissuto l’esperienza del trapianto (una parte del fegato le è stato donato da sua madre), ha dimostrato una profonda sensibilità nel raccontare i fatti, nell’esprimere l’imprevedibilità della vita e nell’esaltare quanto possa essere grande l’amore di una mamma. • G.P. Ci ha commosso con il racconto, in prima persona, di una madre che concede l’espianto degli organi della figlia morta in un incidente stradale del sabato sera ed è riuscita a comunicare, con un linguaggio semplice e immediato, il vero e profondo significato della donazione. • N.R. Si è calata nei panni di una ragazza che vive l’esperienza drammatica di un trapianto ed è riuscita ad esprimere, in modo realistico e documentato, la sofferenza e le paure di un malato nell’attesa dell’intervento e la gioia nel ritrovare la luce in fondo al tunnel. • E.G. In alcune pagine di diario, vive il dolore, i sogni e i progetti di una quattordicenne malata che ama intensamente la vita, mentre è in attesa di ricevere un cuore nuovo, che purtroppo non arriverà a salvarla. Nel racconto di questa tragica vicenda, l’alunna ha colto pienamente il valore della donazione, messaggio che l’AIDO vuole trasmettere, soprattutto ai giovani. Angeli Domenico Presidente AIDO Artogne Ecco di seguito gli elaborati premiati: C.B. Classe 3aA 22 settembre Caro Diario, eccomi qui, sono ancora io! Ti starai chiedendo cosa devi aver compiuto per meritarti una padrona così stressante... Indovinato? Beh, sarebbe potuta andarti peggio, ne sono sicura. Il fatto è che devo sfogare la mia euforia su qualcuno, almeno per ora che è qualcosa di positivo, e chi se non te? Mia mamma, infatti, mi ha detto che non vuole più sentire parlare della straordinaria gara della settimana scorsa perché, vada come vada, sono sempre una ragazzina di 13 anni come tutte le altre, solo, con una marcia in più quando si tratta di sguazzare nella corsia di una piscina. Eh sì, quella di domenica è stata una giornata fantastica, ma, sopratutto, con un finale alquanto inaspettato! Nella qualificazione alla fase regionale, a dirla tutta, ci speravo, ma sul passaggio alla competizione a livello nazionale non avrei mai scommesso. E, invece, sarò proprio io a rappresentare, nella mia categoria, la Lombardia e a dovermi addossare le speranze di 10 milioni di persone... Tutto dipenderà da me... Manca “solo” una settimana di allenamenti a prova di marines a separarmi da quel fatidico giorno e non intendo deludere le aspettative di allenatore, famiglia ma, sopratutto, mie! Cosa sto dicendo?! Più mia mamma me lo vieta, più io mi costru- Sanità Camuna isco castelli in aria, sì, proprio io, che Roma non l’ho mai vista, neanche in cartolina! Andrei avanti ancora per ore, ma, purtroppo, si è fatto tardi e le coperte del mio letto mi aspettano! Baci, 1 ottobre Caro Diario, siamo appena sbarcati a Roma, io, insieme ad una comitiva di circa 30 persone tra atleti, coach e preparatori vari. Appena arrivata, sono rimasta a bocca aperta e occhi sbarrati a contemplare il paesaggio mozzafiato che mi circondava: un giardinetto pubblico con, di fronte, una sfilza di negozi nascosti da un ammasso di gente, mentre, dietro le chiome di imponenti salici, faceva capolino il Colosseo! Non avevo tempo da sprecare e, sopratutto, non dovevo perdere di vista il mio gruppo. Dopo 10 minuti, siamo arrivati all’albergo, ed ora, eccomi qui, seduta sul letto con te fra le mani, mentre, alla scrivania ci sono le mie due compagne di stanza,Beatrice e Carla, che io neanche conosco, intente a giocare con i loro cellulari. Sono troppo tesa per continuare a scriverti e, come vedi, persino la mia scrittura è diventata tremolante: penso proprio che l’idea migliore sia una bella dormita, sempre che riesca a chiudere occhio con la giornata che mi aspetta! A presto. 3 ottobre Sono passati solo due giorni dall’ultima volta che ti ho scritto ma nulla è come prima e nulla lo sarà più. Sono in ospedale, al Policlinico Gemelli; accanto a me c’è mia mamma, addormentata su una poltrona, con una mano stretta alla mia. Adesso ti devo lasciare: le mie lacrime stanno inondando tutto e le mie forze, ormai, stanno abbandonandomi. 6 ottobre Stesso ospedale, reparto diverso. Breve trasferimento da quello di medicina a quello di oncologia. Hai capito bene: si tratta di tumore, al fegato per la precisione... Sono distrutta... Fino a poco fa, non sapevo neanche in che parte dell’addome fosse questo nostro organo e a quali funzioni adempisse, mentre ora, sto diventando un’esperta. I dottori che si stanno occupando di me ormai da vari giorni, quando mi hanno dato la tragica notizia, l’hanno presa malissimo: neanche loro sapevano spiegarsi come tutto ciò fosse capitato a una ragazza come me, che non ha mai toccato una sigaretta o un bicchiere di alcool, io che ho sempre praticato attività sportiva e condotto una vita sana... Perché la vita è così ingiusta? Perché ha riservato proprio a me questa sventura? Perché? Perché queste cellule sono impazzite così, tutto d’un tratto, e invece di occuparsi del metabolismo di carboidrati, lipidi e protidi mi hanno ridotto in queste condizioni? Ormai, la forza di volontà mi sta venendo meno, anche perché i dottori, fin dall’inizio, non mi hanno nascosto la gravità di un tumore. Dovrei sperare in un miracolo, per dirla tutta... D’altronde la speranza non è l’ultima a morire? Certo un conto è dirlo, un conto è crederci realmente quando tutto sembra crollarti addosso. Come avrai capito, non riesco proprio a vedere della luce in fondo a questo tunnel che ho imboccato proprio domenica, quello che doveva essere il giorno dei miei sogni, un giorno perfetto! Invece, un dolore atroce, proprio a metà gara, mi ha fatto stramazzare ai bordi della piscina. Ho cercato di stringere i denti ma non ce la facevo più... Non ricordo nulla di quei momenti, fino a quando sono svegliata, il giorno dopo, in uno di quegli anonimi letti bianchi di questa struttura...Ti devo lasciare. 10 novembre Caro Diario, qui il tempo scorre inesorabile e il mio desiderio di tornare indietro di due mesi non si è ancora realizzato e ormai ho rinunciato a sperarci ancora... È proprio l’attesa, il passare dei giorni, la prova più difficile da superare, più che altro una sfida contro sé stessi. La routine a cui sono abituata è angosciante: una settimana in ospedale per la chemioterapia e tre in famiglia. Eh sì, se avessi due occhi ti accorgeresti che della mia lucente chioma bionda non c’è più traccia. Questo però è il minimo sacrificio a cui devo sottopormi se spero ancora in un lieto fine a tutto ciò. Ogni giorno in attesa, ogni giorno una briciola di speranza che va perduta, ogni giorno in attesa che qualcuno si sacrifichi per me. Purtroppo sì, è brutto da dire, ma non voglio farti tanti giri di parole: sono in lista d’attesa, che poi è un controsenso perché in queste condizioni non è certo attendere ciò che viene naturale fare. D’altronde, sono consapevole della situazione in cui mi trovo e questo lo devo ad un incontro tenutosi nella mia scuola un anno fa con dei rappresentanti dell’ AIDO, l’Associazione Italiana Donatori di Organi. Quel giorno il momento più toccante era stato l’ascolto di diverse testimonianze di persone trapiantate: a rivivere quei momenti così delicati, sia loro che noi alunni, trattenevamo a stento le lacrime. Allora pensavo che queste esperienze sconvolgenti fossero una rarità ed ero convinta che tutto ciò sarebbe capitato solo ad alcune persone. Mi sbagliavo... Mi rendo conto solo adesso della mia superficialità, ma ormai è troppo tardi... “qualunque malattia non va mai sottovalutata” predicava l’ AIDO. E questo è il grave errore che ho commesso: ne sto pagando le conseguenze, trovandomi in bilico tra salvezza e la morte... di fronte alla malattia, noi uomini siamo come dei moscerini impotenti che si devono arrendere a ciò che il destino ha riservato loro. Ora tocca a me aspettare il verdetto finale... 20 novembre La situazione è aggravata e i medici mi hanno lanciato un ultimatum: se non riesco a trovare un fegato compatibile con il mio... beh mi dovrò arrendere... non ci posso credere... non posso credere che a 13 anni, con tutta la vita davanti a mille esperienze da vivere, debba dire addio alla 7 8 Sanità Camuna mia vita, ovvero alla mia famiglia e alle persone che mi vogliono bene. No, io non devo arrendermi, non voglio morire così, in attesa di un organo che mi possa salvare. 22 novembre Oggi, non so perché, si respira un’aria diversa in reparto, non so perché, non so per cosa...Probabilmente, la malattia mi ha portato alla pazzia, come se tutto ciò non bastasse; eppure sarei pronta a giurarlo, oggi, i medici mi sembra si comportino stranamente: pare siano in attesa di qualcosa, anche loro... e questo li porta ad essere frenetici ed indifferenti... 26 novembre Non ho voglia di scrivere... Un’altra delusione... Una dopo l’altra... Due giorni fa è arrivata la tanto attesa telefonata. Era arrivato da Genova un fegato adatto a me, ero già al settimo cielo mentre pensavo a una nuova vita, di nuovo circondata dai miei parenti, dagli amici, di nuovo la ragazza di 13 anni, allegra e vivace, che tutti conoscevano prima di quel maledetto 2 ottobre, prima di quel giorno che ha rivoluzionato, in negativo, la mia esistenza. Questo lume di speranza è andato spegnendosi così come si era acceso, improvvisamente, facendomi crollare il mondo addosso. Si è scoperto, dopo ulteriori accertamenti che questo organo non era compatibile con il mio organismo... La mia vita è una clessidra che si sta lentamente svuotando, non c’è più tempo, ma un nuovo fegato per una ragazzina esile come me, è praticamente impossibile da trovare nel giro di un mese... Non so se avrò un’altra occasione per scriverti... 1 dicembre Rieccomi! Oggi mia mamma è entrata in reparto con un sorriso a cui non ero abituata da mesi. Era talmente emozionata da non riuscire a parlare... dopo mesi di accertamenti, colloqui con psicologa e, addirittura, l’intervento della magistratura, aveva ricevuto l’autorizzazione a donarmi una parte del suo fegato. Aveva preferito non svelarmi nulla in questi mesi per non ferirmi ulteriormente in caso di risposta negativa... e adesso, non riuscivo a comprendere ciò che intendesse, così mi ha spiegato che i dottori che ci opereranno attueranno la tecnica dello spit liver dove il fegato di ognuna di noi, verrà diviso in due porzioni, e poi, eseguito il trapianto. 3 dicembre Siamo giunti a Padova, dove, tra una settimana, avverrà il tanto sperato trapianto. Le mie sensazioni sono contraddittorie: da una parte sono contenta per avere, almeno apparentemente, trovato un rimedio alla mia grave malattia, dall’altra, temo per mia mamma, per il sacrificio che sta per compiere... Preferirei morire che metterla in pericolo per colpa mia! Temo per la sua salute, per le conseguenze che potrà avere quest’intervento. Lei, invece, non cambia idea, la forza e il coraggio le bastano per tutte e due! 15 dicembre Oggi, per la prima volta dopo mesi, mi sono rialzata e assieme a mia mamma, pallida come uno zombie, ho potuto camminare per la nostra stanza d’ospedale: mi sembrava una strepitosa conquista, vista la routine a cui ero abituata. I medici, poi, mi hanno informato che il decorso era positivo! So di essere stata fortunata, doppiamente fortunata: per avere scoperto il valore dell’amore di una mamma verso la propria figlia e il privilegio per il trattamento riservatomi, che solo quarant’anni fa sarebbe stato impensabile! Grazie AIDO Per avere salvato tantissime vite...da oggi anche la mia! Alla prossima, ♥♥♥ ♥♥♥ ♥♥♥ G.P. Classe 3aC “Mamma io esco, vado a fare un giro e poi forse mi fermo a dormire da Sara, ok?” “Ok! Tanto sei sempre fuori, questa ormai non è più casa tua!” le avevo gridato. Era uscita ed era salita in macchina con il suo ragazzo Nicolas. Sarà arrivata in discoteca, avrà ballato, avrà bevuto un drink, così come fanno tutti per sballarsi un po’... si sarà divertita. Certo non sapeva che quella sera non sarebbe andata a casa di Sara, non avrebbe dormito, non avrebbe fatto colazione e non sarebbe mai più tornata da noi! Telefono...Corsa in auto...OSPEDALI RIUNITI DI BERGAMO. “Signora, vede, sua figlia era in macchina e un camionista assonnato ha invaso la corsia opposta e ... È andato contro Mara e Nicolas”. A quelle parole mi sentii svenire. Mi svegliai poco dopo e il medico riprese il suo discorso. “ Né sua figlia né Nicolas ce l’hanno fatta... mi dispiace.” Ecco, lo sentivo, un dolore atroce mi assalì e il cuore sembrava scoppiare dalla sofferenza. Pensavo alla mia Mara, alla sua nascita, ai suoi primi passi, alle sue prime parole e ai momenti più belli di quei 17 anni che ora mi scorrevano davanti come un film. Ma questo non era un film, non finiva bene come gli altri, questo film terminava con la morte di mia figlia. Se solo quel camionista avesse dormito qualche ora in più, se solo Mara non si fosse trovata al momento sbagliato, nel posto sbagliato. Questi pensieri mi riempirono la testa. Sentivo i commenti confortanti, o meglio che volevano esserlo, ma non ero attenta, ero come in trance, io volevo riabbracciarla, le volevo parlare. Ma, mentre sognavo queste piccole cose, il chirurgo mi mise una mano sulla spalle e mi farfugliò qualcosa. Sanità Camuna Distratta gli chiesi di ripetere “Sua figlia aveva organi molto sani e molta gente aspetta un trapianto, volevamo sapere se per caso lei avesse espresso qualche idea a proposito della donazione di organi...” COSA? ME LO STAVANO CHIEDENDO DAVVERO? NO!!! NO E POI NO!!! è INAMMISSIBILE!!! NOOOO!!! Dopo essermi calmata però, nella mia testa balenò l’idea di un’altra ragazza che aspettava un organo e sua madre disperata perché ormai era troppo tardi. Allora provai ad immedesimarmi e capii la cosa giusta da fare. “Io no so se mia figlia fosse d’accordo. Però io do il mio consenso alla donazione degli organi”. “Saggia decisione signora” mi rispose il medico. Oggi dopo dieci anni dall’accaduto, penso che Mara viva ancora nel mio cuore e nel cuore delle persone che ha salvato. Donare è bello, donare è umano... donare è la cosa più bella che il mio angelo abbia fatto in tutta la sua breve vita. Mara se da lassù stai guardando noi, sii fiera di te diciassettenne coraggiosa, veglia sui tuoi riceventi e aspettami perché un giorno riuscirò a riabbracciarti. La tua mamma. E.G. Classe 3aB ♥♥♥ ♥♥♥ ♥♥♥ Prima di tutto mi presento, sono Maurizio, oggi sono qui a parlare di un tema molto importante: la donazione d’organi. È un argomento molto interessante e delicato da trattare ed è per questo che ho deciso di farvi leggere delle pagine di diario di una mia carissima amica, Federica, una ragazzina di quattordici anni a cui tengo molto. Spero che vi rendiate conto dell’importanza di questa associazione sfogliando la sua testimonianza. 30 agosto 2008 Ciaoooo ... oggi è il 30 agosto e sono felice perché oggi ho una gara di atletica, più precisamente di velocità... spero di arrivare prima. Non so perché ma mi sento stanca e ho il respiro affannato, è un po’ di giorni che ho questa sensazione di debolezza ma oggi più del solito, che jella, ho anche la gara! Ora sono sul divano coi piedi appoggiati al muro, mi sento un pochettino meglio ma la sonnolenza non mi abbandona. Sono le 15.00, devo prepararmi per la competizione. Verso le 15.15 sono già in pista, intorno a me ci sono dei manifesti ed alcuni cartelloni dell’AIDO. Che cosa sarà mai quella sigla? La vedo molte volte alle mie gare, non so ma ora la cosa non mi preoccupa, più che altro non mi sento tanto bene, mi gira la testa ma non ci faccio caso, gareggio e poi ritornerò subito a casa a letto. Ora mi trovo sui blocchi di partenza, sono emozionata, sento il vento che mi scosta i capelli dal viso, percepisco il calore del sole che oggi è particolarmente luminoso ed ad un certo punto...BAM...lo sparo della partenza. Corro più veloce che posso, sono in testa a tutti, corro, corro ma, all’improvviso, mi sento un fortissimo dolore al petto come se mi stessero trafiggendo il cuore con un coltello, mi accascio a terra e mi tengo stretta le mani vicine alla sterno. L’ultima cosa che vedo sono i miei avversari che mi sfrecciano davanti e poi buio, non vedo più nulla, ma il dolore persiste incessantemente e sempre più forte. Apro gli occhi delicatamente e una luce accecante mi colpisce, mi guardo intorno e mi accorgo di essere sdraiata su di un letto con una flebo collegata al braccio e con il sole che batte sul comodino accanto a me, l’unica cosa rimasta uguale è il dolore imperturbabile che provo al petto, ora mi fanno male anche tutte le costole e il respiro è affannoso. Penso che sia logico che mi trovi in un ospedale, più precisamente al San Raffaele di Milano... dopo non molto tempo mi si avvicina un uomo col camice e una cartelletta in mano ovviamente seguito dai miei genitori, si avvicina verso il mio letto e mi descrive il mio stato di salute: • Hai avuto un infarto, hai bisogno di un trapianto di cuore perché il tuo organo ha subito dei danni irreversibili. Il problema principale è che non ci sono donatori, momentaneamente sarai inserita in lista d’attesa. • Proprio l’ultima cosa che mi sarei aspettata, provo una sensazione di timore e di assenza, chiedo di stare da sola, ho bisogno di riflettere. • Ma come può essere? Mi sono sempre allenata, anche ad atletica. Non ho mai avuto gravi problemi, ora come farò? • In queste situazioni cambia tutto: niente allenamenti, niente computer, niente uscite con gli amici, niente passeggiate con Briciola (la mia adorabile cagnolina). Mi sento sola. 15 settembre Oggi è il secondo giorno che sono in ospedale da sveglia e mi sto annoiando a morte, mi vietano di fare quattro passi nei corridoi e mi consigliano di non fare sforzi troppo impegnativi per colpa del mio cuoricino malato. All’improvviso mi sono ricordata che è da un po’ di giorni che non guardo il mio cellulare, allungo la mano verso il comodino e guardo il display: “56 messaggi e 30 chiamate”. Mamma mia! Si vede che i miei amici hanno saputo dell’accaduto, infatti, quasi tutti i messaggi sono simili: mi chiedono come sto, cosa è successo e quando 9 10 Sanità Camuna possono passare a trovarmi. Sono felice che i miei amici si siano interessati. 16 settembre Sono le 7.00 di mattina, ma che nervoso, mi svegliano sempre all’alba: le infermiere che devono pulire. Oggi in particolare la giornata è più calda del solito, troppo afoso per essere a settembre, sudo e faccio fatica a respirare. È mezzogiorno e mi tocca mangiare quello schifoso menù prosciutto - purè, spero che la giornata vada un po’ meglio. Difatti nel primo pomeriggio i miei migliori amici sono venuti a farmi visita e finalmente si vede sul mio viso un sorriso a 32 denti, ridiamo, scherziamo e parliamo sopratutto dei loro primi giri in motorino (che io purtroppo non ho ancora avuto modo di provare). Si trattengono per poco perché, secondo i dottori, “ho bisogno di riposo” e sfortunatamente li ho dovuti salutare ben presto. 1 ottobre Oggi proprio non so cosa scrivere, qua ci si annoia a morte... Fa niente, farò un giro tra i reparti. Ora è sera e vedo che mio padre entra dalla porta e si siede vicino al mio letto e iniziamo a parlare, mi fa piacere conversare con lui. 30 ottobre Ho notato una cosa , in questo ospedale ci sono dei manifesti nei corridoi, gli stessi che erano presenti alle mie competizioni. AIDO, chissà cos’è. Oggi, ho deciso. Mi informo. Chiedo a tutti i medici e alle infermiere che incontro nell’ospedale. AIDO significa Associazione Italiana Donazione Organi. La donazione d’organi consente il trapianto, che è la sostituzione di un organo malato e non più funzionante con un organo prelevato da un donatore. Per di più si possono donare organi e tessuti. Gli organi che si possono prelevare sono: il rene, il cuore, i polmoni, il pancreas, l’intestino e il fegato. Invece i tessuti che si possono prelevare sono: il midollo osseo, la cornea, la cute, le valvole cardiache e i segmenti vascolari. Alcuni tipi di prelievo si possono effettuare da donatore vivente ed altri solo da donatore morto, ma come si può constatare quando il paziente è definitivamente privo di vita? Questa diagnosi può essere accertata con degli appositi test, tra cui: • i riflessi del tronco cerebrale, per verificare se il cervello reagisce agli stimoli; • i test dell’apnea, per controllare se si ha l’impulso di respirare senza il supporto di apposite macchine; • l’elettroencefalogramma, per osservare se il cervello è in assenza di attività. Infine la diagnosi del decesso viene certificata da tre medici. Ora che mi sono informata sono più tranquilla e spero che ci sia un donatore anche per me. 28 novembre Oggi sono particolarmente felice, stamattina e anche se fa freddo fuori dalla finestra c’è un sole splendente, inoltre i miei genitori mi hanno regalato un libro, non vedo l’ora di finirlo e di arrivare a leggere l’ultima pagina. Sono le 16.00 del pomeriggio e sono stanchissima, non mi sento molto bene, infatti, faccio solo in tempo a chiamare l’infermiera e i miei genitori che una frazione di secondo più tardi un altro attacco di cuore si manifesta. Quel dolore immenso mi sta tormentando, questa volta però è molto più devastante, mi fa male anche la testa e sento uno strano formicolio al braccio sinistro. Sto per morire? NO! devo convincermi che non finirà ora, devo farcela anche questa volta. Mi si interrompe il respiro, i polmoni non riescono a gonfiarsi ed io ho gli occhi spalancati e la bocca aperta nell’intento di respirare. Dopo pochi secondi 3 medici accorrono, uno di essi stringe tra le mani una siringa, un altro mi toglie le coperte e l’ultimo mi tiene ferma, infine l’uomo con la fistola mi immette l’ago nel petto e mi introduce il liquido... dopo circa cinque secondi tiro un lungo respiro... oh ce l’ho fatta, mi hanno salvato, riesco a inspirare ossigeno, mi sento già meglio, anche se il dolore allo sterno non cessa. Ora ho il fiatone e ho caldo. Sto ancora male, ho riacquistato il tatto per lo meno! In questo momento sono le 20.00, sono esausta, chiudo gli occhi e l’ultima immagine che vedo sono i miei genitori seduti accanto a me che mi osservano preoccupati. Mi addormento pensando a quanto mi sono stati vicini in questi mesi. 29 novembre È mezzogiorno e il medico che ieri mi ha fatto l’iniezione si avvicina e con aria dispiaciuta, ma sempre distaccata e professionale, mi comunica che se non ho un cuore da sostituire al mio attuale organo, non riuscirò a resistere ancora molto, forse un mese o poco più. Sapevo che la mia situazione era instabile ma non sapevo fosse così grave. Quando sei nel letto la sera, con le luci dei corridoi che illuminano il fondo del letto, col cuscino che ti avvolge, le coperte che ti tengono caldo, l’odore della minestra, ormai fredda, sul tavolino vicino a te e la neve che leggera e candida scende dal cielo di questa sera e si posa sulla città di Sanità Camuna 11 Milano...in queste occasioni ti rendi veramente conto che tutte le tue sensazioni e questa macedonia di emozioni non potranno mai più tornare, sai che non potrai più ascoltare la tua canzone preferita e sei consapevole che la fine di quel libro rimarrà per sempre sconosciuta, vedi davvero che tutto si spegne, davanti ai tuoi occhi, mi dispiace davvero che vada a finire così. 24 dicembre CHE BELLOOOOOO!!!!!! ☺ È la vigilia di Natale sono ancora in ospedale e penso che non mi resteranno molti giorni di vita, però sono felice, appunto perché oggi è il 24 dicembre è un motivo in più per sperare in un donatore, anche se qualche settimana credo proprio di reggere. Sono già la 20.00 e faranno, nella chiesetta dell’ospedale, la messa di Natale, mi metto le ciabatte ed esco dalla camera...che sorpresa!! Ci son tutti i miei famigliari fuori dalla porta a tenermi compagnia ed essere presenti in questo momento particolare dell’anno. Desidero che un donatore esista anche per me, così da poter passare altri Natali come questo, felici e insieme alla mia famiglia. Mangiamo tutti e ci rechiamo nella chiesetta per la S. Messa, inizio ad avere mal di testa, faccio fatica a respirare, a camminare e inoltre mi viene anche da rimettere... bah! A metà della celebrazione sono obbligata a tornare in camera, non mi reggo più in piedi. Appena mi sdraio un dolore insopportabile mi avvolge. Non mi sento bene. Ora le lettere di Federica sono terminate, il giorno 24 dicembre 2008 il suo nome è stato definitivamente cancellato dalla lista d’attesa per i trapianti... da questo giorno, la vigilia di Natale, la sua vita si è spenta...vi prego pensate alla donazione, ci sono associazioni che possono salvare molte di queste giovani vite. Ricordate, potete risparmiare la sofferenza e soddisfare la speranza di queste persone, così attaccate alla loro esistenza e così volenterose di continuare le loro esperienze. ♥♥♥ ♥♥♥ ♥♥♥ N.R. Classe 3aB Cara amica di penna, sono una ragazza bresciana di tredici anni, proprio come te, con una famiglia, una stupenda famiglia: io (Annabell) i miei genitori e i miei due fratelli minori Benjamin ed Andrea. La mia vita è un INFERNO!!! Non avrei pensato che la vita potesse diventare così “dura”. Prima, ero una ragazza con molte ambizioni; brava a scuola, volenterosa d’imparare cose nuove. Ma la mia più grande passione era lo sport. Quando lo praticavo, mi sembrava di essere tra le nuvole, mi faceva sentire... LIBERA! Leggera come una farfalla! Mi procurava una sensazione di FELICITA’ ASSOLUTA! Sentivo che non ne avrei avuto mai abbastanza, che finalmente avevo trovato un posto nel mondo. Il MIO posto... Ma tutte le mie speranze per il futuro s’offuscarono quando, un dì d’estate, iniziai a non sentirmi bene e peggiorai di mese in mese, di giorno in giorno, fino a che una mattina mia madre mi portò al pronto soccorso dell’ospedale più vicino per vedere quale fosse la causa del mio malessere. Appena arrivati l’infermiere, dopo alcune domande, mi considerò un “codice rosso”. Mi fece visitare subito da un medico, mi prelevarono campioni di sangue e di urine e li portarono immediatamente ad analizzare. Poi seguirono altre domande “Quando si sono manifestati i sintomi?”, “ Hai difficoltà motorie?” ecc. Dopo trenta minuti arrivarono i risultati degli esami e, dopo averli guardati più e più volte, il medico mi disse che valeva parlare con mia madre in privato, mentre prontamente due colossi d’infermieri baffuti mi spingevano verso la porta. Dalla sala d’attesa sentivo i lamenti e i gemiti di mia madre, mentre il dottore cercava di consolarla”...ma perché proprio mia figlia?!? Cosa?!? Perché?!?” Proprio mentre mi domandavo con inquietudine cosa stesse succedendo mi fecero entrare nella stanza dove vidi mia madre, di solito sorridente, con un’aria distrutta, che mi guardava con sguardo vacuo. Parlò il dottore:” Cara Annabel, lo so che sarà difficile d’accettare, ma non ti voglio mentire... non ti voglio illudere che andrà tutto bene e che potrai continuare la tua vita di sempre. Perché questa non è la realtà che ti aspetta. Cercherò di semplificare le cose, non userò strani concetti a te sconosciuti, ma ti prego di sederti e d’ascoltare”. Ubbidii e, dopo un profondo respiro iniziò a parlare: “Allora, come sai, i tuoi reni depurano il sangue ed eliminano le sostanze dannose per il tuo organismo attraverso l’urina. Purtroppo i tuoi reni non funzionano più tanto bene e perciò dovremo aiutarli con una terapia chiamata dialisi e con numerose medicine. Il resto l’ho spiegato a tua madre. Sarà il nefrologo a stabilire la terapia adeguata. L’abbiamo già chiamato e lo stiamo aspettando.” Tornammo nuovamente nella sala d’attesa fino a quando ci venne incontro una dottoressa minuta che indossava un camice con molte tasche, in ognuna delle quali vi erano strumenti diversi, a me ancora sconosciuti. Ci invitò a seguirla e ci recammo in una stanza con al centro uno strano macchinario grigio. Io e mia madre ci sedemmo su due grandi sedie ed ascoltammo la dottoressa che ci riassunse quello che già sapevamo sui miei reni e mi informò che averi dovuto sottopormi all’emodialisi finché non si sarebbe trovato un donatore compatibile. Mia madre subito si offrì di donarmi uno dei suoi reni, ma la dottoressa disse che sarebbero stati necessari degli accertamenti per verificarne la compatibilità. 12 Sanità Camuna Nel frattempo l’unica soluzione era quella di utilizzare quello strano macchinario che a me sembrava una diavoleria di Frankestain, e di rimanerci collegata a giorni alterni per quattro ore, per purificare il sangue. Avrei dovuto cambiare anche la mia alimentazione perché non potevo bere più di mezzo litro di acqua al giorno. Mi informò inoltre che la dialisi mi avrebbe procurato stanchezza, mentre i farmaci mi avrebbero indotto sonnolenza, pertanto le mie attività motorie e i miei riflessi sarebbero notevolmente rallentati. A sentire queste parole, il mio futuro si sgretolò davanti ai miei occhi. Entrai in uno stato confusionale: mille domande mi assalirono senza sosta, mi sentivo mancare l’aria, la testa mi pulsava e il mondo diventò una grande massa estranea dove nulla aveva più senso. Persi completamente l’equilibrio cadendo dalla sedia sulla quale ero seduta. Mi risvegliai su un lettino sentendo un rumore simile a quello prodotto da una fucina o da acqua in movimento. Quando aprii gli occhi mi accorsi di essere attaccata a quell’orribilante macchina e quello che mi sembrava acqua era sangue. IL MIO SANGUE!!! accanto a me c’era mia madre che mi accarezzava. Grosse lacrime iniziarono a sgorgare dai miei occhi. Sono ormai trascorsi sei mesi da quell’orribile giorno. Ho imparato a sfruttare le lunghe ore di dialisi per fantasticare e per fuggire all’agonia mentale e alla depressione. Purtroppo nessuno dei miei familiari è compatibile con me e quindi non può donarmi un suo rene. Però ho ancora una speranza perché, come mi ha spiegato Tullio, un anziano signore trapiantato di fegato quattordici anni fa, esiste una associazione di nome AIDO (Associazione Italiana Donatori Organi), avente lo scopo di aiutare tante persone. Questa associazione è stata fondata da un medico bergamasco di nome GIORGIO BRUMAT che, vedendo la sofferenza di tante persone nella mia situazione e, a conoscenza dei progressi fatti dagli americani, ha deciso di dedicare il suo tempo a questa problematica. Grazie a Tullio e all’ AIDO ho ricominciato a sperare ed è stata una grande emozione vedere che sulla lunga lista delle persone in attesa di un trapianto, c’è anche il mio nome. A presto, Annabell. Cara amica, sono super felice!!!! È successo tutto così in fretta che non so da che parte cominciare. In poche parole ti devo dire che dieci giorni fa ho avuto un trapianto di rene! Ora sono in terapia intensiva e sto prendendo molti medicinali per evitare il rigetto. Finalmente vedo una luce in fondo al tunnel. Il recupero sarà lungo, ma alla fine tornerò ad avere un’esistenza normale e potrò praticare il mio amato e desiderato sport. La vita mi sta sorridendo nuovamente! Tua, Annabell Pensiero scritto da Annabell dopo il trapianto: Pensa, quando il tuo cuore non batterà più, pensa a tutto il dolore, pensa che puoi evitarlo a qualcun altro. ♥♥♥ ♥♥♥ ♥♥♥ AIDO E SCUOLA L’AIDO da sempre ritiene che la donazione possa essere frutto di una maturazione responsabile e sia conseguenza naturale di una cultura di vita, che trova nella scuola il luogo più consono per operare, perché se l’obiettivo che la scuola persegue è quello della formazione della persona con le connesse responsabilità eticocivili, la cultura della donazione ha in questo ambito una forte valenza. La scuola diventa allora uno dei luoghi privilegiati in cui operare: • per una corretta informazione, • per il messaggio di solidarietà che è implicito nella donazione, • per l’apporto dei vari aspetti formativi e nozionistici propri del programma scolastico, • per il trasferimento di quanto è stato appreso dagli alunni alle loro famiglie, mediante il dialogo ed il confronto. Naturalmente è fondamentale l’apporto degli insegnanti, che sanno valutare la diversa sensibilità ed i diversi livelli di preparazione degli alunni e quindi scegliere il tipo di approccio più efficace da utilizzare. Altrettanto importante è il coinvolgimento del gruppo Aido locale. La conclusione di questo percorso didattico può essere rappresentata dalla partecipazione degli alunni ad un concorso scolastico organizzato per esempio dall’Aido. La fondatezza di quanto detto ha trovato ampia dimostrazione nel corso dell’iniziativa proposta dal gruppo Aido di Artogne, iniziativa che, grazie alla attiva partecipazione degli studenti delle classi terze della scuola media di Artogne, ed all’attento impegno messo in atto dagli insegnanti, ha raggiunto interessanti risultati; ne sono una testimonianza i temi premiati. Vorrei chiudere il discorso in chiave personale: mi ha dato certamente grande soddisfazione pensare che alla positività dei risultati possa aver concorso in parte, in piccolissima parte, la mia partecipazione a questa iniziativa. Rosaria Prandini - Resp. Prov.le rapporti AIDO - SCUOLA Nel prossimo numero tratteremo approfonditamente il tema dei trapianti, fornendo le indicazioni utili per chi fosse interessato al tema. Sanità Camuna 13 L’angolo dell’informazione ABORTO: LOMBARDIA, 4.500 EURO A MAMME CHE NON ABORTISCONO (Notiziario Sanità Lombardia - Milano, 4 giugno) ‘’Nessuna donna dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche”. Era l’obiettivo che si era prefissato il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, e che ha portato nei giorni scorsi la Giunta regionale a varare un provvedimento sperimentale per dare un aiuto in denaro a chi non può portare a termine una gravidanza per problemi economici. Il provvedimento, proposto dell’assessore alla Famiglia Giulio Boscagli, è un assegno mensile di 250 euro per 18 mesi, per un totale di 4.500 euro. Questo contributo è stato reso possibile da un primo stanziamento di 5 milioni da parte della Regione, che ha versato i soldi sul ‘Fondo Nasko’ appositamente creato. ‘’Vogliamo aiutare la famiglia, la maternità e la natalità, ha spiegato Formigoni, rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso il fare una scelta a favore della vita’’. ‘’Lo sforzo della Giunta, ha aggiunto Boscagli, è tanto più significativo in quanto cade in un momento in cui la forte instabilità economica e sociale si può ripercuotere, più che in altri periodi, sulla scelta di molte donne di procrastinare o interrompere una gravidanza’’. Per realizzare gli interventi di sostegno alle madri in difficoltà, la delibera ha emanato delle linee guida. Queste prevedono che, quando una donna presenterà la richiesta di interrompere la gravidanza, qualora sia determinata soprattutto da motivazioni economiche, gli operatori del consultorio o i servizi ospedalieri la metteranno in contatto con il Centro di aiuto alla vita (Cav). Questo per consentirle di conoscere e valutare le opportunità di aiuto, che potranno essere sia dirette che in raccordo con gli Enti locali e le altre organizzazioni del terzo settore. Se la donna accetterà l’aiuto, il Cav e il consultorio prepareranno un progetto personalizzato che sarà sottoscritto anche dalla donna e nel quale saranno descritti i diversi interventi attivati o da attivare sia prima sia dopo la nascita del bambino. ‘’L’effettiva partecipazione della madre al progetto concordato - conclude la Regione - sarà la condizione necessaria per ottenere il contributo, che potrà essere utilizzato per acquistare beni e servizi sia per la madre sia per il bambino’’. (Vedi articolo a pag. 21 INFORMA FAMIGLIA) STAMINALI: PER RICOSTRUIRE OSSA BOCCA, STUDIO A MONZA (Notiziario Sanità Lombardia - Milano, 2 Luglio) Riparare i tessuti ossei danneggiati dalla malattia parodontale, un tempo nota come piorrea, grazie alle cellule staminali. Oggi è possibile grazie ad una sperimentazione italiana iniziata 10 anni fa e da poco conclusa alla Clinica odontoiatrica dell’Università di Milano-Bicocca, all’ospedale San Gerardo di Monza. ‘’Diversi studi da noi condotti in laboratorio e su animale, spiega Marco Baldoni, direttore della Clinica, hanno dimostrato che le staminali del 14 Sanità Camuna midollo, se adeguatamente trattate e inserite in una struttura di supporto, sono in grado di produrre tessuto osseo. La nostra idea è stata quella di sfruttarle per rigenerare l’osso perduto nei soggetti con malattia parodontale”. Ai pazienti coinvolti nella sperimentazione è stata prelevata una piccola quantità di midollo osseo, dal quale sono state isolate le staminali adulte. Le cellule, poi, sono state fatte crescere in laboratorio su un’apposita impalcatura di collagene. Infine, con un intervento in anestesia locale, sono stati riempiti i difetti ossei del paziente e, nel giro di qualche mese, le staminali hanno ricreato l’osso perduto. ‘’Allo stesso modo - aggiunge Baldoni - utilizzando impalcature rigide più grandi è possibile trattare anche le gravi atrofie dovute alla perdita dei denti, evitando così il ricorso a interventi aggiuntivi di prelievo osseo da cresta iliaca o da altre sedi’’. Sull’uomo sono già stati eseguiti sette interventi, ‘’e i risultati preliminari - dicono gli esperti - indicano che la rigenerazione ossea è addirittura superiore rispetto a quella ottenibile con le metodiche tradizionali’’. Le terapie classiche rimangono comunque indispensabili nel curare le malattie parodontali, ma la speranza dei medici è che questa nuova procedura apra la strada a una riabilitazione ‘’sempre meno invasiva e disponibile per una gamma sempre più ampia di pazienti’’. TUMORI: VESCICA, DIAGNOSI IN GIORNATA A OSPEDALE SAN DONATO (Notiziario Sanità Lombardia - Milano, 2 luglio) Il tumore alla vescica colpisce ogni anno 14 mila uomini e 3 mila donne: per questo va contrastato il prima possibile, e in questo la diagnosi precoce ha un ruolo fondamentale. Il Policlinico San Donato affronta il problema con la sua ‘One Stop Clinic’, che punta a effettuare tutti gli esami utili in una sola giornata. ‘’La One Stop Clinic - spiega l’ospedale - è la risposta per affrontare con tempestività l’ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine, spesso unico sintomo del tumore alla vescica in uomini e donne”. In una giornata, aggiunge Luca Carmignani, che dirige la clinica universitaria di urologia presso il Policlinico, ‘’riusciamo a garantire ai nostri pazienti la visita specialistica con ecografia e, se necessario, la cistoscopia, un esame fondamentale che oggi può definirsi ‘dolce’, in quanto eseguito tramite una strumentazione più flessibile, che riduce significativamente il disagio dei pazienti’’. Gli esami sono in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Il tumore alla vescica, proseguono gli esperti del San Donato, ‘’va affrontato con tempismo: nel 20% dei casi la patologia può cambiare velocemente stadio, di conseguenza anche l’intervento chirurgico a cui sottoporsi diventa demolitivo, in quanto si rende necessario procedere con l’asportazione della vescica. Negli stadi precoci, invece - concludono - il tumore viene rimosso per via endoscopica e la vescica non si asporta, consentendo al paziente tempi operatori ridotti e ripresa più veloce”. La vescica (*) Descrizione: La vescica è un organo situato nella pelvi che ha la funzione di immagazzinare ed espellere l’urina all’esterno. L’urina è prodotta dai reni, trasportata dagli ureteri alla vescica, e viene successivamente fatta defluire tramite l’uretra all’esterno tramite l’atto della minzione. Il rivestimento della vescica è denominato “di transizione”, uno strato intermedio di tipo muscolare che con la sua contrazione sospinge l’urina all’esterno, ed un terzo strato più esterno formato da tessuto grasso (grasso perivescicale). Il tumore della vescica rappresenta circa il 90% dei tumori dell’apparato urinario (bacinetto renale, ureteri, vescica e uretra). (*) Tratto dal sito medicitalia.it Sanità Camuna 15 NUOVO PROGETTO REGIONALE PER LA VALLE CAMONICA: INDAGINE EPIDEMIOLOGICA E ASSISTENZA SANITARIA DELLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE PIÙ FREQUENTI è in fase di avvio un progetto, finanziato da Regione Lombardia, riguardante la prevalenza e l’effettiva esigenza di assistenza sanitaria per i malati affetti da patologie degenerative neurologiche in particolare le malattie di Parkinson e Alzheimer. Tali patologie sono caratterizzate da una progressiva perdita dei neuroni cerebrali, i quali degenerano per cause non ancora completamente chiarite anche se le ipotesi eziopatogenetiche sono molte e in fase di approfondimento. Numerosi fattori predispongono a tali patologie, la suscettibilità genetica ereditaria, l’età e alcuni fattori ambientali e sociali sono quelli maggiormente accreditati. Le patologie si differenziano per il prevalente interessamento motorio nel Parkinson (bradicinesia, rigidità e tremore) e cognitivo (perdita della memoria, compromissione dell’orientamento e incapacità ad affrontare le richieste della vita quotidiana) nella malattia di Alzheimer. Il nostro studio si prefigge obbiettivi ambiziosi poiché, in Europa, esistono tuttora solo pochi esempi di studio di prevalenza in territori delimitati. La nostra Valle, essendo considerato un isolato genetico, ben si presta per tale valutazione. In particolare è stato dimostrato che circa il 42% dei casi di parkinsonismo e demenza nella popolazione di un territorio rimane non diagnosticato o viene diagnosticato erroneamente, inoltre il tasso di prevalenza della malattia di Parkinson in Valle Camonica è maggiore rispetto al resto della provincia di Brescia ed al resto del territorio nazionale (358/100.000 in Valle Camonica rispetto ai 237/100.000 nel resto della Provincia di Brescia). è perciò importante stimare la fetta di popolazione colpita dalle patologie e le risorse economiche ed umane necessarie per affrontarle. Con l’invecchiamento della popolazione assisteremo al naturale incremento delle patologie degenerative. Inoltre si evidenzia sempre di più l’insufficienza del solo intervento farmacologico, al quale è necessario integrare una fisioterapia sempre più mirate e specifica, ad esempio la riabilitazione di gruppo o quella intensiva con cues (stimoli esterni) polisensoriali che stanno dando grandi soddisfazioni nel rallentare la progressione della malattia. A tale fine è quindi essenziale che l’avvio di tale progetto, segua la dichiarazione di disponibilità alla collaborazione da parte dei medici di medicina generale, degli specialisti, dell’università e, naturalmente, degli utenti, principali soggetti di questo studio. Per individuare con maggiore certezza i casi di malattie degenerative del sistema nervoso centrale quali malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer e demenza fronto-temporale nel territorio della Valle e poter, di conseguenza, cercare le risorse al fine di offrire assistenza medica ai casi più avanzati e disagiati, si è stilato un protocollo di studio che prevede due fasi distinte ma continue: 16 Sanità Camuna • Nel primo anno verrà inviato al domicilio di ogni residente della Valle Camonica, con età superiore ai 65 anni, un semplice questionario autocompilativo, precedentemente validato, con domande relative a possibili sintomi/segni suggestivi per le malattie neurodegenerative in questione, riferibili sia al soggetto che ai familiari. Tale questionario potrà poi essere riconsegnato al Medico di Medicina Generale o inviato tramite posta al Servizio di Neurologia dell’Ospedale di Esine. I dubbi potranno essere chiariti chiamando direttamente la neurologia al seguente numero telefonico: 0364 369.202. • I soggetti risultati positivi allo screening saranno successivamente valutati, previ accordi telefonici, presso l’ambulatorio di Neurologia dell’Ospedale di Esine da parte di un medico appositamente formato per la diagnosi di malattie degenerative neurologiche. • Per i pazienti con malattia di grado avanzato (grado 4-5 della scala di Hoehn e Yahr per la malattia di Parkinson e 3-4-5 della scala di Hughes per le demenze), saranno programmate visite al domicilio, di cui la prima in accordo con il Medico di Medicina Generale, se disponibile. • Con le risorse disponibili saranno avviati percorsi preferenziali al fine di riabilitare o mantenere le funzioni e le abilità residue. Gli obiettivi e le modalità di attuazione del progetto saranno illustrate in modo più dettagliato in occasione di incontri con i medici di medicina generale o con i loro rappresentanti. Si ripone grande fiducia nella sensibilità dei pazienti e dei familiari, la cui collaborazione è indispensabile per la buona riuscita dello studio e per raggiungere le finalità del progetto, che rappresenta una evoluzione importante della sanità intesa anche come ricerca e prevenzione, non esclusivamente cura delle patologie ormai conclamate. Marinella Turla - Neurologa Sanità Camuna 17 Il PROGETTO DIOGENE Si tratta di un progetto multidisciplinare promosso dal Dipartimento di Salute Mentale (DSM), che ha previsto il coinvolgimento e la creazione di sinergie operative con diversi attori del territorio: la Scuola, il Dipartimento cure Primarie ed il Servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA). Al fine di fornire agli attori coinvolti nel progetto alcune indicazioni utili per l’individuazione e la valutazione dei segnali di rischio di malattia, il DSM ha predisposto alcuni opuscoli cartacei. Ogni opuscolo è suddiviso in due parti: la prima, di carattere generale, contiene informazioni sulle cause, i sintomi e le fasi di sviluppo del disturbo psicotico, oltre che sull’importanza di un intervento tempestivo. La seconda parte è specificatamente strutturata in base ai destinatari a cui si rivolge: Medici di Medicina Generale, NPIA, insegnanti e genitori dei giovani tra i 18 ed i 30 anni. Qui di seguito presentiamo le pagine comuni ad ogni opuscolo, e la parte riservata alle famiglie, confidando di rendere un’informazione gradita ai nostri lettori. Premessa Nell’ambito della Salute Mentale è noto ormai da tempo che un intervento di tipo preventivo è utile a ridurre la gravità delle conseguenze biologiche, psicologiche e sociali dei disturbi psichiatrici. In particolare, nel periodo compreso fra l’adolescenza e l’età adulta, è facile riscontrare difficoltà psicologiche e relazionali che rischiano di essere trascurate, perché considerate “tipiche” dell’età e transitorie, ma che a volte possono essere il segnale di un quadro patologico più serio. Prestare attenzione a queste iniziali manifestazioni di disagio ed attivare un intervento precoce nelle prime fasi della malattia ne influenza in modo favorevole il decorso e migliora la qualità della vita della persona. PROGETTO DIOGENE: COS’È ? Si tratta di un progetto attivato dal Dipartimento di Salute Mentale - UO di Psichiatria dell’ASL di Vallecamonica-Sebino, finalizzato all’individuazione, alla valutazione ed al trattamento precoce di patologie mentali gravi. CHI SIAMO ? Al progetto lavora un’équipe multidisciplinare composta da: Dr.ssa Laura Crippa, Medico Psichiatra Dr.ssa Chiara Moreschi, Psicologa e Psicoterapeuta Dr.ssa Elena Massari, Psicologa Collaborano con l’équipe altri medici psichiatri, assistenti sociali, educatori ed infermieri dell’UO di Psichiatria. DOVE SIAMO E COME CONTATTARCI La sede del progetto è a Darfo BT, presso il Distretto Sanitario di Darfo BT (ex ospedale). È possibile contattarci telefonicamente, sia per segnalare situazioni a rischio che per chiedere informazioni o consulenze inerenti il progetto, presso il seguente numero telefonico: Prevenzione e sicurezza Nell’ambito della Promozione della salute, l’ASL di Vallecamonica-Sebino ha inserito il “Progetto Diogene”, un progetto innovativo finanziato da Regione Lombardia, finalizzato all’individuazione ed al trattamento precoce di patologie mentali gravi (psicosi) ed al miglioramento della qualità della vita della persona che ne soffre. 18 Sanità Camuna 0364-347501: Centro Psico Sociale di Malegno (aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 16,45) La valutazione diagnostica della persona e l’eventuale trattamento sono soggetti al pagamento del ticket. Non è richiesta l’impegnativa del medico di base. PROGETTO DIOGENE Il “Progetto Diogene” è rivolto ai giovani tra 18 e 30 anni con esordio psicotico o con segnali di alto rischio di tale patologia; la scelta di questa fascia d’età è motivata dall’osservazione clinica che i primi episodi psicotici si manifestano generalmente. Prevenzione e sicurezza CHE COS’E’ LA PSICOSI Il termine psicosi viene utilizzato per descrivere un insieme di disturbi psichici gravi, che possono portare ad una compromissione del funzionamento globale della persona e ad una riduzione della sua qualità di vita. In generale, il primo episodio psicotico si manifesta tra i 17 e i 30 anni, e chi ne soffre spesso ha una scarsa consapevolezza di malattia. Se i disturbi psicotici non vengono prontamente riconosciuti e curati possono portare ad una condizione di grave difficoltà e disabilità, dalla quale è molto difficile uscire. QUALI SONO LE CAUSE ? Esiste un grande dibattito sulle cause della psicosi e una conclusione definitiva è ancora molto lontana; recenti studi suggeriscono la possibilità che un insieme di fattori biologici, psicologici e sociali creino una vulnerabilità che, a fronte di situazioni particolarmente stressanti, porta al manifestarsi della malattia. Sono stati identificati però diversi fattori di rischio, fra i quali: • Familiarità per schizofrenia o altro disturbo psicotico in parenti di primo grado (genitori, fratelli o sorelle); • Alcuni eventi avversi durante la gravidanza o il parto; • Alcune infezioni prima o dopo la nascita; • Alcune anomalie cerebrali e/o dello sviluppo motorio • L’uso di sostanze stupefacenti (droghe leggere o pesanti, alcool) fa aumentare le probabilità di sviluppare la malattia in persone più vulnerabili. QUALI SONO I SOGGETTI A RISCHIO ? Si calcola che più dell’1% della popolazione abbia sviluppato un episodio psicotico almeno una volta nell’arco della sua vita. Le persone giovani sono particolarmente a rischio. Un soggetto a rischio può manifestare il primo episodio di psicosi anche a causa di un leggero uso di droghe (inclusa la cannabis), di un uso eccessivo di alcool o dello stress. Anche soggetti molto intelligenti e con buona rete socio-familiare possono sviluppare una psicosi. ESORDIO L’esordio può coincidere con il momento in cui iniziano a comparire i sintomi psicotici veri e propri. Per esempio, la persona che soffre di psicosi può udire voci o vedere cose che in realtà non esistono; potrebbe sentire odori e sapori strani ed avere false convinzioni che non possono essere intaccate da nessuna buona argomentazione; potrebbe avere frequenti sbalzi d’umore e presentare un comportamento diverso dal solito. In certi casi invece l’esordio è più lento, insidioso e meno vistoso: la persona può tenersi dentro la sua sofferenza, senza manifestare apertamente contenuti insoliti del pensiero. È fondamentale in queste situazioni la prontezza della famiglia e dell’ambiente nel riconoscere il disagio e dargli risposta. La letteratura ha messo in evidenza che circa il 70% di quanti in seguito svilupperanno una psicosi presentano negli anni che precedono l’esordio (da due a quattro anni prima) alcuni segnali riconoscibili che portano ad evidenti cambiamenti del comportamento della persona. Succede frequentemente che i sintomi vengano confusi con passeggere “crisi adolescenziali” e che i familiari li sminuiscano sperando che si risolvano da sé in breve tempo. Invece, considerare con attenzione i primi segnali di disagio o le prime manifestazioni di malattia può consentire un intervento mirato ed efficace che eviti l’inasprirsi dei problemi e sostenga la possibilità di costruire e realizzare un progetto di vita autonomo e consapevole. L’intervento nel periodo in cui si manifestano i primi segnali di disagio ha le più alte probabilità di avere successo, in quanto la malattia non è ancora esordita in modo conclamato. Una combinazione dei sintomi riportati qui di seguito (“SINTOMI SENTINELLA”) può far pensare ad un rischio di malattia che necessita di una valutazione più approfondita da parte di un servizio specialistico: • riduzione della concentrazione e dell’attenzione • riduzione dell’iniziativa e della motivazione • mancanza di energia Sanità Camuna 19 COSE DA OSSERVARE: • peggioramento della performance scolastica e/o lavorativa fino all’abbandono della scuola, dell’università, del lavoro; • perdita di interessi; • marcata e persistente passività sociale; • marcato e perdurante cambiamento nell’igiene personale, dell’aspetto esteriore e del comportamento. LA FASE ATTIVA DI MALATTIA I sintomi che nella fase precedente indicavano un cambiamento della personalità del soggetto, fanno ora la comparsa come eventi psicopatologici rilevanti che comportano un deficit significativo del funzionamento globale. I sintomi più caratteristici e maggiormente riconoscibili di un esordio psicotico sono: 1) SINTOMI POSITIVI: 1a) Allucinazioni: le allucinazioni sono percezioni in assenza di un oggetto. Le allucinazioni possono coinvolgere tutti i cinque sensi, ma le più frequenti sono senza dubbio le allucinazioni uditive (ad esempio sentire una o più voci di persone che non ci sono). Talvolta la persona che ne soffre non è in grado di valutare se le percezioni siano reali o meno, altre volte la persona è convinta che esse siano reali. 2a) Deliri: un delirio è una convinzione falsa, basata su ragionamenti erronei, che viene sostenuta nonostante sia evidente il contrario. Un delirio frequente è quello di persecuzione, ovvero la persona crede che qualcuno o qualcosa stia tramando contro di lei senza un reale riscontro. I deliri possono includere la convinzione che i propri pensieri possano essere letti dagli altri, oppure siano stati portati via da strane forze esterne, che pensieri estranei siano stati messi dentro la propria mente, o che il proprio corpo o le proprie azioni siano manipolati da qualche entità. 2) SINTOMI NEGATIVI Appiattimento dell’affettività, riduzione della volontà, dell’iniziativa e dell’interesse, incapacità di provare piacere, povertà dell’eloquio. 3) SINTOMI COGNITIVI Difficoltà di attenzione, concentrazione, memoria, e apprendimento. PERCHÉ PREVENIRE ? L’intervento precoce può aiutare a ritardare l’esordio dei disturbi psicotici, a moderarne la gravità e contrastarne le conseguenze, e infine a ostacolare il deterioramento dell’adattamento sociale. Nella maggior parte dei casi, il primo episodio psicotico è preceduto da un periodo della durata massima di 4 anni in cui si manifestano i primi segni di disagio; ad esempio, il giovane può fare fatica a portare avanti gli impegni, preferire la solitudine alla compagnia dei soliti amici, abbandonare la scuola o il lavoro. In questo periodo, in cui la situazione è ancora fluida e il danneggiamento può non essere ancora avvenuto, è molto importante individuare precocemente i segnali di disagio e intraprendere un trattamento terapeutico. Anche nel caso in cui sia già avvenuto il primo episodio psicotico esiste comunque la possibilità di ridurre la disabilità connessa alla malattia mediante un intervento tempestivo e adeguato; nel periodo di 2 o 3 anni che segue l’esordio psicotico, infatti, la malattia è ancora plastica e sensibile al trattamento. Prevenzione e sicurezza • umore depresso • disturbi del sonno • cambiamenti dell’appetito • disturbi somatici • ansia • ritiro sociale • demotivazione • problemi lavorativi o scolastici • difficoltà di memoria • sospettosità • sensazione di tensione • irritabilità • rabbia • modificazioni nella percezione del sé, degli altri, del mondo • credenze inusuali 20 Sanità Camuna Prevenzione e sicurezza CHE COSA COMPORTA NON INTERVENIRE ? Può succedere che un trattamento abbia inizio dopo anni dalla manifestazione dei primi sintomi di psicosi. Questo ritardo genera conseguenze negative sia sugli esiti del trattamento sia sugli aspetti psicosociali della persona. Non intervenire può portare la persona a compromettere i rapporti con la propria famiglia, a perdere gli amici e il lavoro. La solitudine che ne deriva spesso rende depressi, fa aumentare il rischio di usare sostanze stupefacenti e di fare del male a sé stessi o a qualcun altro. PERCHÉ CHIEDERE AIUTO ? Innanzitutto perché prima si interviene maggiori sono le possibilità di non compromettere il funzionamento globale e la qualità di vita. Molti recenti studi sono concordi nel ritenere che più a lungo si rimane senza cure, più aumenta la gravità della malattia, la possibilità di avere ricadute e la disabilità connessa alla malattia. Una durata di malattia non trattata (DUP) più estesa si associa infatti ad una sintomatologia negativa più severa, ad una minore risposta al trattamento successivo e ad un livello più basso di qualità della vita. Un intervento tempestivo e mirato permette di gestire la fase acuta della malattia, e di riprendere velocemente a svolgere le normali attività quotidiane. ALCUNI CONSIGLI PER I FAMILIARI Voi familiari assumete un ruolo importante. A volte, le risposte dei vari componenti della famiglia al disagio psichico possono essere diverse: c’è chi si spaventa, chi si allontana, chi ricerca dappertutto qualcuno che possa risolvere la situazione senza rassegnarsi a risultati parziali e chi decide di occuparsene da solo, senza l’aiuto degli specialisti. È importante che cerchiate sostegno e collaborazione per avere informazioni sulla malattia e su come gestirla. Non chiudetevi, non vergognatevi, non scoraggiatevi: la prima fase della malattia può essere difficile non solo per la persona che sta male, ma anche per voi che fate parte della sua famiglia. Capita spesso di provare vergogna, senso di colpa, timore per le conseguenze future della malattia e preoccupazione per ciò che gli altri possono dire o pensare. Può capitare infatti che le persone malate siano diffidenti o sospettose nei confronti di amici, parenti, vicini, operatori sanitari e questo loro disagio può allarmare gli altri che, di conseguenza, possono reagire in modo inadeguato. È essenziale, per noi operatori, coinvolgere la persona malata e la sua famiglia in una relazione fondata sulla collaborazione, sulla fiducia e l’interessamento: i livelli di stress, ansia, confusione, soprattutto durante il primo episodio di malattia, rendono spesso difficile l’accesso ai servizi. Dobbiamo insieme, perciò, riuscire a coinvolgere la persona in modo da creare una valida alleanza terapeutica per migliorare l’efficacia dei trattamenti proposti. Sebbene non vi siano cure miracolose, sappiate che le crisi possono essere meglio affrontate e le difficoltà della vita quotidiana notevolmente ridimensionate, assumendo un comportamento adeguato. Voi familiari e amici del malato potete essergli di grande aiuto, sostenendolo ed incoraggiandolo a riprendere, almeno in parte, le attività precedentemente svolte ed a tollerare le situazioni stressanti. Alcuni suggerimenti: Non criticate di continuo la persona malata, né trovate sempre da ridire sulle cose che fa o che dice. Non trattatela come un bambino piccolo, cercando di fare tutto al posto suo, prendendo voi le decisioni e stabilendo ciò che è meglio o ciò che non lo è. Voi familiari potete contribuire a fare in modo che la persona che sta male assuma i farmaci con regolarità e si sottoponga ai controlli medici, ricordando orari e appuntamenti, ma senza diventare troppo apprensivi e assillanti. Incoraggiatelo all’igiene personale e alla cura di sé, dando valore alla loro pratica quotidiana. Lasciate alla persona malata uno spazio adeguato e, allo stesso tempo, non “sacrificatevi”, privandovi di ogni svago personale o rinunciando a tutte le vostre attività. È importante che ogni componente della famiglia cerchi di raggiungere degli obiettivi individuali che migliorino la qualità della propria vita e creino in tutta la famiglia un clima più disteso. Non colpevolizzatevi, sentendovi responsabili della malattia, per le cose fatte o non fatte. Cercate di mantenere un atteggiamento fiducioso e di sostegno, di comprensione dei momenti difficili che la persona malata si può trovare ad affrontare. Non svalutate le opinioni della persona che sta male, ma aiutatelo a capirne il significato ed a comprendere le conseguenze delle sue azioni. Aiutatela a mantenere regolari ritmi di vita. Se vi sono dei bambini, spiegate loro che la persona è malata e che è la malattia che la porta ad isolarsi, a non essere affettuosa, che non è arrabbiata con loro e che loro (i bambini) non hanno nessuna colpa. A cura del Centro Psico Sociale di Malegno Sanità Camuna 21 Informa famiglia UN FONDO REGIONALE A SOSTEGNO DELLA NATALITÀ Sono numerosi i provvedimenti con i quali Regione Lombardia ha in questi ultimi anni espresso la propria attenzione nei confronti della famiglia, intendendola ”non soltanto come soggetto in condizione di bisogno, ma come bene pubblico su cui investire” o ancora quale ”luogo di espressione di una responsabilità generativa ed educativa non sostituibile da altre istituzioni sociali”; si citano ad esempio i finanziamenti annuali sui vari articoli della Legge Regionale n.23/1999, tra cui il ”bando maternità”, di cui si parla qui di seguito, i finanziamenti ai Consultori familiari accreditati per il potenziamento delle iniziative a sostegno delle maternità fragili, i progetti innovativi a favore delle famiglie, in attuazione dell’Intesa Stato-Regioni adottata nel feb- braio del 2008. Su tale linea si collocano anche due recenti dispositivi normativi, indirizzati l’uno alla definizione di linee guida sperimentali per l’integrazione territorio-ospedale in ambito materno-infantile (DGR n.VIII/011138 del 3 febbraio 2010) e l’altro alla sperimentazione di interventi a tutela della maternità e a favore della natalità (DGR n.IX/84 del 31 maggio 2010). Il filo conduttore di entrambi i provvedimenti è rappresentato dallo stimolo alla promozione di reti locali tra servizi territoriali pubblici e privati a sostegno delle responsabilità genitoriali: la Regione chiede a tutti i soggetti che si occupano di servizi alla persona di superare il sistema degli interventi parcellizzati e frammentari che obbligano il cittadino a rivolgersi a più servizi, in favore di un metodo di lavoro condiviso, che concretamente si sviluppi intorno ad un progetto personalizzato che tenga conto dei diversi bisogni espressi dalla persona. In parole semplici, si dovrebbe passare dal “ti mando la persona” al “vediamo insieme cosa si può fare per questa persona” nel rispetto dell’integrità e della dignità di ognuno. Mentre il primo provvedimento si sofferma sulle indicazioni per una corretta integrazione nell’area della gravidanza - maternità e della piena attuazione della Legge 194/1978 e riguarda quindi strettamente i servizi affinché sviluppino un modello culturale, organizzativo ed operativo di continuità assistenziale, il secondo provvedimento contempla anche un’immediata e diretta ricaduta sulla persona attraverso l’erogazione di un contributo economico. Più precisamente, la Regione Lombardia, istituendo il “Fondo Nasko”, prevede la possibilità di un sostegno economico per le madri che, trovandosi in difficoltà sociali ed economiche, scelgono comunque di non ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. Tale contributo, con valore massimo di € 4.500,00 erogabili in ratei mensili per un massimo di 18 mesi suddivisi tra il periodo precedente il parto ed il periodo successivo alla nascita del bambino, è subordinato alla partecipazione, da parte della madre, ad un progetto di aiuto personalizzato, concordato tra il Consultorio Familiare accreditato ed il Centro di Aiuto alla Vita. Nel nostro territorio, la donna che si trova nelle condizioni indicate può, dunque, rivolgersi ad uno dei tre Consultori Familiari dell’ASL o al Centro di Aiuto alla Vita di Pisogne, chiedendo l’aiuto necessario; sarà poi la struttura interessata a costruire il lavoro di rete utile per rispondere ai bisogni della mamma e del bambino. Il “prendersi cura della madre” va oltre la valutazione ed i tempi del sostegno economico, poiché recita il dispositivio regionale “...saranno da prendere in considerazione, per una loro attivazione precoce, tutti gli interventi che consentano alla donna di inserirsi nel mondo del lavoro (es. utilizzo della Dote formazione e Dote lavoro ecc.), di avere un’adeguata abitazione (es. fondo affitti) e che garantiscano al bambino un’armonica crescita (es. assistenza al puerperio, accesso ai servizi per la prima infanzia ecc.). L’attivazione del “Fondo Nasko” è prevista dall’ottobre 2010, non appena completate da parte della Regione tutte le operazioni necessarie per la realizzazione degli interventi. Aure Parolini - Direttore Dipartimento ASSI 22 Sanità Camuna FARE RETE E DARE TUTELA E SOSTEGNO ALLA MATERNITÀ Il Bando Regionale “Fare rete e dare tutela e sostegno alla maternità” (Legge Regionale 23/1999 art.4) definito più semplicemente “Bando Maternità”, è stato istituito da Regione Lombardia per promuovere progetti a sostegno della maternità e paternità fragili, favorendo il potenziamento di interventi sempre più integrati tra Servizi Territoriali e Privato Sociale. Dal febbraio 2009, l’ASL di Vallecamonica-Sebino, in collaborazione con l’Associazione “Anch’io” presso la Caritas di Darfo BT, il Centro Aiuto alla Vita (CAV) di Pisogne, la Parrocchia SS. Salvatore di Breno con la Comunità Alloggio “Casa Giona”, il Consultorio Familiare “G. Tovini” ed il Pro-Familia di Breno, ha attivato due progetti finalizzati alla tutela e al sostegno della maternità. Attraverso la valorizzazione e l’integrazione di professionalità ed esperienze consolidate, tra gli Enti e le Associazioni già presenti e attivi sul territorio della Valle, si è potuta creare una rete in grado di garantire interventi di accoglienza, accompagnamento e sostegno alle famiglie o alle madri sole, che si trovano a vivere una maternità in condizioni di particolare criticità e fragilità. Il primo progetto “Una rete per la tutela della vita” promuove azioni di prevenzione e rimozione delle cause che potrebbero indurre la donna a scegliere l’interruzione della gravidanza. Con questo obiettivo è stato realizzato uno spazio specifico, denominato “Punto donna”, presso i Consultori Familiari e l’UO di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Esine, destinato all’accoglienza, all’ascolto e all’informazione della donna che, dopo aver avuto conferma di essere incinta, si trova di fronte ad una scelta difficile. Per promuovere tale iniziativa, il Dipartimento ASSI ha predisposto e distribuito un opuscolo, tradotto in varie lingue, contenente informazioni utili, indirizzi, riferimenti a Servizi, Istituzioni ed Associazioni che possono accompagnare e aiutare la donna che “aspetta un bambino e non sa cosa fare”. Per non essere sola. Per poter scegliere in modo più sereno. Sempre all’interno di questo progetto, sono state programmate e, in parte, già realizzate nel 2009, iniziative di sensibilizzazione al valore e all’accoglienza della vita, attraverso attività informative e formative rivolte alle famiglie, alle madri sole, alle giovani coppie e agli educatori che si occupano di adolescenti e giovani. Nel mese di ottobre 2010 inizierà a Edolo un percorso formativo rivolto ai genitori e alle giovani coppie su temi inerenti la genitorialità, le relazioni e i legami di coppia e familiari, i diversi stili educativi, il dialogo tra scuola e famiglia. Gli incontri si terranno presso la Biblioteca Comunale di Edolo, l’ingresso è libero e gratuito. Ecco il programma: Sanità Camuna 23 Comune di Edolo provincia di Brescia P R O G E T T O “Una rete per la tutela della vita” L.R. 23/99 “Politiche per la famiglia” Bando Maternità - anno 2010 Il Consultorio Familiare “G. Tovini” organizza un percorso formativo per genitori e giovani coppie Sede degli incontri Auditorium “L. Chiesa” - Biblioteca Comunale Edolo - Via Porro - ore 20,15 Data Relatore Qualifica professionale Tema 8 ottobre Mari Giuseppe Ordinario Pedagogia Generale Università Cattolica Milano In famiglia oggi, tra fascino e fatica 15 ottobre Fasani Valerio Educatore Professionale Cremona In viaggio verso Itaca. Relazioni e senso nel labirinto dell’esperienza umana. 5 novembre Pati Luigi Ordinario Pedagogia Generale Università Cattolica Brescia Costruire legami di coppia tra desiderio e fragilità 19 novembre Poli Osvaldo Psicologo, Psicoterapeuta, Pubblicista La differenza dallo stile educativo del padre e della madre: come riscoprire e rivalutare la sensibilità educativa maschile. 3 dicembre Damiano Elio Ordinario Didattica Generale di Facoltà Psicologia Università Statale di Parma Fare coppia nella Società degli individui 7 gennaio Comini don Giorgio Direttore Ufficio Famiglia Diocesi di Brescia Il matrimonio è ancora una “buona notizia”? 21 gennaio Vezzosi Maria Disma Pedagogista Presidente AIMC Regione Lombardia Strade diverse - obiettivo comune. Scuola e famiglia in dialogo Ingresso libero è gradita l’iscrizione Per informazioni tel. 0364/32.79.90 Il secondo progetto “Territorio-base sicura: la Vallecamonica a sostegno delle cure primarie” promuove iniziative di sostegno e accompagnamento alle famiglie o alle madri sole nel corso del primo anno di vita del bambino. La possibilità di un sostegno sociale, psicologico, sanitario, legale, abitativo, la fornitura di beni di prima necessità, oltre all’orientamento e accompagnamento ai Servizi costituiscono le concrete risposte ai bisogni che la persona manifesta, di cui si fanno garanti tutti i soggetti promotori del progetto, ognuno nella propria specificità, ma all’interno di una rete solidale. Trascorso circa un anno e mezzo dall’inizio del progetto, si è sempre più confermata la necessità di intervenire nell’area della maternità fragile promuovendo una presa in carico globale della madre e della famiglia in difficoltà; è necessario rispondere ai bisogni primari e urgenti (abitazione, vestiario, corredo del bambino, latte artificiale e prodotti per lo svezzamento, prodotti per la cura e l’igiene del neonato) e a quelli psicologici, sociali e sanitari, con attività sempre più integrate, multidisciplinari e coordinate. Da un primo bilancio sull’andamento delle iniziative promosse all’interno del Bando Maternità, si è osservato che i progetti, rivolti a due distinti periodi della maternità, la gravidanza e il puerperio, hanno garantito alle famiglie una continuità negli interventi di accompagnamento e sostegno. 24 Sanità Camuna Molte sono state le madri che, fin dall’inizio della gravidanza, hanno beneficiato di un aiuto concreto e che hanno poi potuto continuare a ricevere un sostegno anche nei primi mesi di vita del bambino. Grazie quindi alla possibilità di intervenire con progetti individualizzati e di una certa durata nel tempo, molte famiglie sono riuscite a superare momenti di difficoltà e fragilità, raggiungendo un sufficiente livello di autonomia. Alcune di loro hanno comunque continuato a mantenere, nel corso del tempo, periodici contatti con i Consultori Familiari e le Associazioni, riconoscendoli come un punto di riferimento stabile e continuativo a cui potersi rivolgere nel momento del bisogno. Le iniziative previste nei progetti promossi dal Bando Maternità, rivolte a tutti i cittadini residenti o presenti sul territorio della Vallecamonica, proseguiranno fino a Gennaio 2010. Le donne o le famiglie che stanno vivendo con particolari difficoltà il periodo della maternità, si possono rivolgere ai Consultori Familiari dell’ASL di Vallecamonica-Sebino, al Servizio Sociale del Comune di residenza o alle Associazioni promotrici dei progetti. Chiara Picinelli - Assistente Sociale Area Famiglia PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI A: ASL di Vallecamonica-Sebino - Area Famiglia, Via Nissolina 2 - Breno Tel. 0364 329408 Associazione Anch’io presso la Caritas, Via Scura 1 - Darfo BT Tel. 0364 535777 Centro Aiuto alla Vita (CAV), Via Isonni 7 - Pisogne Tel. 0364 880048 / 338 2647586 Comunità Alloggio “Casa Giona”, Via Brodolini 18 - Breno Tel. 0364 321905 Consultorio Familiare “G. Tovini”, Via Guadalupe 10 - Breno Tel. 0364 327990 Pro-Familia, Via Guadalupe 10 - Breno Tel. 0364 327990 Sanità Camuna 25 È ANCORA UN GIOCO ? QUANDO IL GIOCO NON È PIÙ UN GIOCO Il gioco è un’attività di tutti gli esseri viventi. L’uomo gioca. Gioca per crescere, per adattarsi all’ambiente, per relazionarsi agli altri, per divertimento, ma al piacere di giocare non sempre corrisponde un comportamento equilibrato da parte del giocatore. Quanto eccitante sia “scommettere” è noto: si mettono in gioco le proprie abilità, il gusto di competere; si assapora il piacere del rischio, si entra nell’affascinante mondo del gioco d’azzardo, con le sue regole, i suoi tempi, la sua arte, le sue emozioni, la sua ironia e questo consente di uscire temporaneamente dal mondo della quotidianità, della monotonia, dello stress. Il piacere del gioco ed il bisogno del gioco non lo si può negare. Ci si diverte, si sta in compagnia, si sogna di vincere immaginando cosa fare in caso di vittoria. Diverse sono le funzioni che svolge il gioco d’azzardo. Per molti può costituire un antidoto alla depressione, per altri la possibilità di socializzazione, per altri ancora la possibilità di vivere un’avventura, una parentesi, inseguire un sogno. è stato evidenziato ad esempio come nel periodo di diffusa incertezza rispetto a se ed al futuro come quello che stiamo vivendo, ci si rivolge al gioco per trovare “un luogo di regressione”, un luogo dove si mettono tra parentesi i problemi della quotidianità, le frustrazioni. Un luogo dove si corteggia il caso nella speranza di venire premiati e se questo non succede è sempre possibile rifarsi. Gioco d’azzardo non significa per forza gioco patologico, la maggior parte dei giocatori non ha nessun problema, tuttavia le ricerche internazionali stimano come l’1,5-3% della popolazione adulta abbia una dipendenza patologica da gioco d’azzardo. Tali studi evidenziano come la probabilità di un soggetto di diventare giocatore patologico sia maggiore in relazione alla precoce età di inizio col gioco. Si evidenzia inoltre come con l’aumento dell’offerta di giochi, aumenta anche la percentuale di persone che si avvicinano ad essi, e quindi, proporzionalmente cresce la percentuale di coloro che svilupperanno un rapporto problematico o patologico col gioco. BREVE STORIA DEL GIOCO D’AZZARDO ED ASPETTI EPIDEMIOLOGICI La storia del gioco d’azzardo è strettamente legata alla storia dell’uomo tanto che i primi cenni di questa attività si riscontrano nel 3000-4000 a.C. Nell’antico Egitto era già praticato il gioco dei dadi, ma anche in India, Cina e Giappone antichi manoscritti portano testimonianze riguardanti scommesse al gioco dei dadi ed alle corse dei carri. La parola “azzardo” deriva dal francese “hasard”, a sua volta termine di origine araba, “azzahr”, che significa “dadi”. Dall’antica Roma ci sono giunte insegne di locali recanti la scritta “scommesse e cibo” così come nella Roma Imperiale personaggi come Nerone, Caligola, Claudio furono certamen- te accaniti giocatori. Attorno al XII e XIII sec. fanno la loro comparsa le scommesse sui cavalli (“lo sport dei re”), mentre nel XVI sec. in Italia ed in Inghilterra nascono le prime lotterie. Fu il filosofo Blaise Pascal ad inventare la roulette nel XVI, mentre nel 1895 l’americano Charles Fay sviluppa le prime slot-machine. Gli atteggiamenti delle diverse società nei confronti del gioco d’azzardo sono mutati nel corso del tempo, alternando fasi di permissivismo a fasi di totale proibizionismo. Ai nostri giorni stiamo assistendo ad una fase di estrema legalizzazione e diffusione del gioco d’azzardo il quale è divenuto una fonte di “divertimento” importante, ad esso si dedicano due adulti su tre. Per la maggior parte della gente, il gioco è un’attività piacevole e senza conseguenze; alcuni invece sviluppano un atteggiamento patologico riguardo al gioco (gambling): giocare diventa una malattia, una dipendenza che si manifesta in un impulso irresistibile a scommettere denaro. Per il giocatore eccessivo o patologico, giocare è una fonte di eccitazione o di rilassamento, che porta alla distruzione della propria vita e di quella della propria famiglia. 26 Sanità Camuna Tra le indagini sulla popolazione universale il gioco d’azzardo, rispetto alle altre dipendenze (tossicodipendenza, alcolismo...), risulta essere ancora un ambito poco esplorato. La ricerca epidemiologica su questo fenomeno si è consolidata alla fine degli anni ‘90, tale ritardo è in parte imputabile al fatto che il gioco, a differenza del consumo di eroina o all’abuso alcolico, è un’attività socialmente accettata e percepita come un normale passatempo e questo ha provocato una sottostima del reale pericolo che tale attività rappresenta nella sua forma patologica. Il gioco d’azzardo patologico, considerato una forma di dipendenza comportamentale, costituisce ad oggi un disturbo frequentemente sottodiagnosticato la cui incidenza appare in aumento significativo considerato soprattutto l’incremento delle occasioni di gioco. Si stima che il gioco d’azzardo interessi l’80% della popolazione adulta nella cosiddetta forma “sociale” (è il giocatore che gioca per divertirsi e riesce a smettere quando vuole), per il 17% può diventare un problema, “giocatore problematico” (la persona gioca più denaro e più tempo di quello che vorrebbe anche se riesce ancora a contenere i danni economici e socio-familiari) mentre per l’1,5-3% della popolazione il gioco diviene una vera e propria malattia “la dipendenza da gioco” (il giocatore spende sempre più tempo e denaro ma si diverte meno, non riesce a smettere anche se ci prova; accumula debiti, problemi familiari, psicologici, professionali, legali). Le principali ricerche in tale ambito rivelano come i maschi siano più coinvolti delle femmine in questa problematica, anche se nel tempo questa differenza sta diminuendo. L’età media delle donne con problemi di gioco d’azzardo è più alta dei maschi, ma il percorso verso la dipendenza è più veloce. Per quanto riguarda le tipologie di giochi più diffuse, emergono differenze di genere. Le femmine sembrano prediligere il Totip, le lotterie, la tombola, il casinò, il bingo, ed il gratta e vinci; mentre nei maschi risultano maggiormente diffusi i videopoker, il Totocalcio e Totogol, le scommesse SNAI e quelle ai cavalli. I giochi che danno più dipendenza sono quelli che permettono la maggior prossimità spaziale e temporale tra la scommessa ed il premio, quali ad esempio le slot-machine e la roulette. Rispetto alla popolazione generale adulta, la prevalenza di giovani con gambling problematico risulta essere quasi il doppio (5-6%). I giochi più diffusi tra i giovani sono le carte e le scommesse sportive, non meno importanti è la diffusione del remote gambling, una modalità di gioco che avviene tramite internet, telefonia e TV digitale. In Italia i dati epidemiologici sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico non si discostano molto da quelli internazionali. DEFINIZIONE E CARATTERISTICHE DEL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO (GAP) Un gioco per essere definito d’azzardo deve avere delle caratteristiche specifiche: 1) i giocatori puntano denaro o oggetti di valore; 2) la posta una volta puntata non può essere ritirata; 3) il risultato del gioco è basato prevalentemente o esclusivamente sul caso. Dal punto di vista diagnostico, il gioco d’azzardo patologico (GAP) è considerato una malattia mentale, classificata dall’Associazione Psichiatrica Americana (APA) all’interno del DSM IV (manuale statistico-diagnostico dei disturbi mentali) come un “Disturbo del controllo degli impulsi”. Il GAP viene definito come una pratica inadeguata, persistente e ripetuta di gioco, che disturba lo sviluppo personale, familiare o professionale. La dipendenza dagli impulsi consiste, in un impulso incontrollato che è accompagnato da una forte tensione emotiva e non si lascia influenzare dal pensiero riflessivo. Quando il dipendente si abbandona al gioco, attraversa un momento di sommo piacere che può raggiungere il livello della sbornia o dell’estasi, il soggetto esce da se stesso per entrare in uno stato di coscienza alterato. FATTORI PREDITTIVI ED EVOLUZIONE DEL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO L’insorgenza di comportamenti problematici di gioco non può essere attribuita a singole cause bensì alla presenza di più fattori con effetti cumulativi. Nell’eziopatogenesi del gioco d’azzardo patologico svolgono un ruolo importante tre ordini di fattori: individuali, ambientali e neurobiologici. Per quanto sia importante l’esposizione al gioco, non è il semplice giocare che porta a diventare giocatore patologico. è stato osservato come la carriera di un gambler è attraversata da una successione di fasi con caratteristiche salienti (R. Custer): • Fase di vincita: è caratterizzata dal gioco occasionale, dove il giocatore gioca soprattutto per divertirsi e passare il tempo. In Sanità Camuna 27 tale fase avviene generalmente una vincita importante che genera l’illusione di guadagno e successo attraverso il gioco. In questa fase si innesca la dipendenza psicologica ed il soggetto è portato ad investire sempre più tempo e denaro nel gioco. • Fase perdente caratterizzata dall’inseguimento di una vincita che non arriva. Il giocatore non riesce a smettere di giocare attribuendo la causa delle perdite ad un periodo di scarsa fortuna: diventa irritabile, agitato, si ritira dagli altri, la vita familiare è faticosa, inizia a mentire ed a chiedere prestiti. • Fase di rincorsa della perdita: il soggetto gioca sempre più, chiede prestiti nel tentativo di recuperare il denaro perso continuando a raccontare ed a raccontarsi che, recuperato il denaro perso, con la vincita che non mancherà, sarà l’ultima volta (il gioco viene visto come l’unica possibilità di redenzione e recupero). • Fase della disperazione: il soggetto ha completamente perso il controllo, completamente assorto nella sua attività e nei suoi pensieri di gioco in condizione sovente critica anche rispetto al mantenimento degli impegni minimi quotidiani. La fase cruciale è quella della perdita della speranza dove si possono trovare pensieri e tentativi di suicidio, problemi con la giustizia, economici, crisi coniugali e divorzi. • Fase di ricostruzione e ricerca di una nuova vita: coincide con la determinazione di interrompere l’attività di gioco cercando aiuto. C’è un tentativo realistico da parte del giocatore di sospendere l’attività di gioco, torna la speranza, si pianifica un piano di risarcimento dei debiti, diminuiscono le preoccupazioni legate al gioco e conseguente maggior rilassatezza, migliora l’autostima ed i rapporti familiari. SI PUÒ GUARIRE? Il gioco d’azzardo patologico, come tutte le dipendenze, necessita di un intervento strutturato e multimodale. Il trattamento terapeutico può essere di tipo ambulatoriale o residenziale. Data la complessità del disturbo e l’ampia variabilità della tipologia dei giocatori diviene necessario adottare piani individualizzati di trattamento a partire da una diagnosi globale del soggetto. Le azioni terapeutiche consistono soprattutto in interventi psicoterapeutici individualizzati e familiari, interventi educativi, riunioni di gruppo, supporto legale e terapia farmacologica (se necessaria). A CHI RIVOLGERSI? Il Dipartimento Dipendenze dell’ ASL di Vallecamonica-Sebino da un paio di anni si occupa anche della presa in carico di soggetti con problema di gioco d’azzardo eccessivo; Il numero degli utenti con tale problematica, pur essendo ancora esiguo, è in continuo aumento. L’èquipe gambling è multidisciplinare, offre sia servizi di informazione e consulenza che interventi psicosocio-sanitari integrati rivolti all’individuo ed alla sua famiglia. La persona interessata accede gratuitamente al servizio previo appuntamento telefonico. Viene svolto un primo colloquio di accoglienza e ascolto della richiesta del soggetto a cui ne seguono altri di approfondimento clinico da parte dello psicologo al fine di arrivare ad una valutazione ed inquadramento diagnostico. Seguirà un progetto terapeutico individualizzato concordato con l’utente. Numeri utili: N. verde “Gioco Responsabile” 800.921.121 www.giocoresponsabile.it www.centrostudi.gruppoabele/gambling www.dronet.org Dipartimento Dipendenze Via Cercovi 2, Darfo BT tel. 0364-540250 www.aslvallecamonicasebino.it e-mail: darfo,[email protected] Fonti bibliografiche: Dr.ssa Simona Tosini - Psicoterapeuta-SERD - Gioco d’ azzardo (atti del corso della regione Toscana, 2007) - Il gioco d’azzardo eccessivo (R. Ladoucer) - Il gioco d’azzardo in Italia, i dati e la ricerca (Centro studi gruppo Abele, Associazione per lo studio del gioco d’azzardo) - Eurispes, rapporto Italia 2007 28 Sanità Camuna L’angolo dell’approfondimento scientifico THD: UN NUOVO INTERVENTO PER LA MALATTIA EMORROIDARIA DISPONIBILE ALL’OSPEDALE DI EDOLO La malattia emorroidaria costitusce la patologia proctologica più diffusa nei paesi occidentali. Si stima che circa il 50% della popolazione al di sopra dei 50 anni soffra o abbia sofferto di questa malattia. L’elevata incidenza e la specificità dei sintomi richiedono una diagnosi approfondita che escluda altre patologie del tratto digestivo inferiore, con particolare riguardo alle neoplasie. Chiediamo al Dr. Emilio Gianni, responsabile dell’Uos di Coloproctologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale di Edolo quali sono le attuali opzioni terapeutiche per questa malattia: “Il trattamento della malattia emorroidaria deve essere preceduto da una accurata valutazione clinica, dal momento che oggi esiste un’ampia gamma di opzioni terapeutiche che permettono di scegliere, a seconda della gravità della patologia e dei sintomi, tra trattamenti di tipo medico, ambulatoriale o chirurgico. Nei casi più lievi i sintomi delle emorroidi possono essere alleviati modificando lo stile di vita e adottando alcune semplici abitudini: Regolarizzazione della funzione intestinale e dello sforzo durante l’evacuazione. Aumentare l’assunzione di fibre alimentari: frutta e verdure, alimenti integrali; bere sufficienti quantità di liquidi durante il giorno (almeno 1,5 - 2 litri). Se necessario assumere integratori di fibre quali Psillio, crusca, ecc. Un maggiore apporto di fibre e di liquidi è utile per correggere la stipsi, ammorbidire le feci e quindi ridurre lo sforzo defecatorio. Una regolare attività fisica aiuta l’intestino, stimolandone la funzionalità e quindi prevenendo la stitichezza. Le emorroidi allo stadio iniziale possono, a volte, essere adeguatamente gestite seguendo queste semplici norme. Esistono poi diverse preparazioni e specialità farmaceutiche di uso corrente. Esse non “curano” le emorroidi, ma possono alleviare sintomi quali dolore, fastidio e prurito: - Una blanda crema emolliente, unguento o supposta può alleviare i fastidi. - Preparati che contengano anestetici locali (quali lidocaina) sono utili in caso di dolore: essi dovrebbero essere usati solo per breve periodo (5-10 giorni) poiché possono causare irritazione o sensibilizzazione, se usati a lungo. - Preparati topici che contengano corticosteroidi possono essere prescritti dal medico in caso di infiammazione. Ridurre l’infiammazione può essere utile per mitigare il bruciore ed il prurito. Anche questi preparati non vanno usati per lungo tempo. Medicamenti per via orale quali flavonoidi semi sintetici possono essere utili per migliorare il tono venoso, diminuire la permeabilità vascolare e l’infiammazione. Negli stadi iniziali trovano spazio anche procedure parachirurgiche. Questi trattamenti sono indicati per i cuscinetti emorroidari interni, situati nell’area al di sopra della linea dentata e quindi privi di terminazioni nervose sensibili al dolore. Se correttamente eseguiti, i trattamenti non dovrebbero essere dolorosi. Le procedure più comuni sono la legatura elastica e la scleroterapia iniettiva. Legatura elastica Questa è usualmente una procedura ambulatoriale che consiste nel posizionamento di un laccio elastico di Sanità Camuna 29 gomma alla base del gavocciolo emorroidario, ottenendo lo strangolamento di quest’ultimo. Questo provoca l’arresto dell’apporto ematico al gavocciolo emorroidario, il quale va incontro a necrosi e a caduta nel corso di qualche giorno. Il tessuto alla base delle emorroidi, quindi, va incontro a cicatrizzazione. Scleroterapia iniettiva La scleroterapia è un’alternativa alla legatura elastica. Il fine di questa metodica è quello di realizzare una cicatrice fibrosa in seguito alla reazione infiammatoria indotta da una sostanza sclerosante. Questo processo porta ad una riduzione dell’afflusso di sangue al gavocciolo emorroidario riducendone il volume; e ad una fissazione della mucosa agli strati sottostanti, riducendo l’entità del prolasso. Sebbene le procedure parachirurgiche possano essere meno dolorose e più tollerate rispetto agli interventi tradizionali, non sono efficaci per tutti i gradi della malattia e presentano un alto tasso di recidive. “ Quali sono invece le attuali possibilità chirurgiche per i casi più gravi? “Per la terapia chirurgica delle emorroidi abbiamo attualmente le seguenti opzioni: Chirurgia tradizionale Queste tecniche consistono nella rimozione dei pacchetti emorroidari, con legatura chirurgica alla base di esse. Se ben praticate, sono efficaci e risolutive, poiché rimuovono i cuscinetti interni e i pacchetti emorroidali esterni. Tuttavia risultano molto dolorose nel periodo postoperatorio poiché lasciano nella zona perianale tre ferite che possono provocare forte dolore durante l’evacuazione. La tecnica di emorroidectomia più praticata, è quella secondo Milligan-Morgan nella quale le ferite conseguenti all’intervento vengono lasciate aperte affinché avvenga una cicatrizzazione spontanea. Emorroidopessi con suturatrice meccanica Lo sviluppo di questa procedura è stato il primo tentativo di risolvere il problema delle emorroidi prolassate senza asportazione o legatura di tessuto emorroidario. La tecnica, sviluppata dal Dr.Longo negli anni ‘90, si avvale di una suturatrice meccanica ed è meno dolorosa e più “fisiologica” delle emorroidectomie tradizionali in quanto non asporta i cuscinetti emorroidari. Tuttavia essa comporta alcune specifiche complicanze, quali una non trascurabile percentuale di emorragia postoperatoria, dolore rettoanale persistente, urgenza defecatoria, e, in alcuni casi, perforazione rettale. Inoltre ultimamente abbiamo a disposizione i dati su controlli a lunga scadenza dai quali si è appreso che gli insuccessi totali o parziali dopo trattamento di Longo sono in realtà più numerosi di quanto ci si potesse attendere“. Questo, quanto fino ad oggi veniva praticato anche nei nostri ospedali. Il Dr. Roberto Cazzaniga, direttore dell’UO di Chirurgia generale di Edolo, ci illustrerà ora quali tecniche innovative sono attualmente a disposizione per la cura dei nostri pazienti. “Da poche settimane pratichiamo a Edolo la dearterializzazione emorroidaria transanale (THD). È la meno invasiva tra le tecniche chirurgiche per il trattamento delle emorroidi, in quanto non comporta l’asportazione di tessuto, ma solamente l’applicazione di punti di sutura interni, sulla mucosa rettale, in un’area insensibile al dolore. Questa tecnica utilizza un apposito proctoscopio e una sonda Doppler che consentono la localizzazione dei rami terminali dell’arteria rettale superiore e la loro successiva legatura con punti di sutura. In caso di prolasso, alla legatura dei rami dell’arteria rettale superiore si associa una pessia, ovvero il riposizionamento della mucosa nella sua sede naturale. L’intervento viene effettuato in una zona priva di terminazioni nervose e in questo modo si elimina il principale problema delle metodiche chirurgiche tradizionali, costituito dal dolore postoperatorio. ANUSCOPIO DEDICATO CON SONDA DOPPLER 30 Sanità Camuna Da un punto di vista teorico l’intervento potrebbe tranquillamente essere eseguito in anestesia locale ed in regime ambulatoriale, soprattutto per l’assenza dei sanguinamenti che sono il maggior timore dopo intervento di Longo e che in più di un caso costringono il paziente a ritornare in sala operatoria per il posizionamento di punti emostatici supplementari. Noi riteniamo tuttavia più confortevole per il paziente l’utilizzo di anestesia perdurale ed il regime di Day Surgery , che consente un migliore monitoraggio e tranquillità del paziente”. Dr. Gianni, questa metodica è destinata a soppiantare tutte le altre opzioni terapeutiche per la chirurgia delle emorroidi? “Assolutamente no. La THD rappresenta un ottimo metodo che viene ad arricchire il bagaglio terapeutico del proctologo, ma come sostenuto da tutti i migliori esperti italiani ed internazionali, la scelta dell’intervento va personalizzata a seconda delle caratteristiche della patologia emorroidaria e va discussa con il singolo paziente: spesso anche al momento dell’esplorazione preoperatoria si possono rilevare degli elementi che ci spingono di mutare l’atteggiamento terapeutico stabilito in precedenza. Nei primi casi da noi trattati con la THD abbiamo avuto ottimi risultati funzionali soprattutto un’ottima soddisfazione da parte dei pazienti in termini di dolore immediato e nei giorni successivi all’intervento. Tutti i pazienti sono stati regolarmente dimessi la mattina successiva ed hanno avuto bisogno di analgesici in misura nettamente inferiore ai pazienti operati con altre metodiche”. Un’ultima domanda al Dr. Cazzaniga: in una sanità che si ritrova sempre più spesso a fare i conti con i bilanci, quanto lievitano i costi con l’utilizzo questa metodica? “Quando il Dr. Gianni mi ha proposto l’adozione del THD, al di là delle problematiche strettamente cliniche, ho dovuto in effetti chiedermi: essendo una metodica innovativa, che prevede l’utilizzo di anuscopi e sonde Doppler dedicate, quanto ci verrà a costare? è stata una piacevole sorpresa quando abbiamo ricevuto l’offerta da parte della ditta produttrice ed abbiamo potuto valutare come, rispetto all’intervento di Longo da anni praticato, il costo sia addirittura inferiore: questo ci ha permesso quindi di ottenere agevolmente l’autorizzazione da parte della nostra azienda”. LEGATURA DELL’ARTERIA RETTALE LOCALIZZATA CON IL DOPPLER ERRATA CORRIGE Siamo spiacenti di comunicare che nell’ultimo numero di Sanità Camuna, - n.2 del giugno 2010 - nell’articolo riportante le INDICAZIONI PRATICHE PER IL PAZIENTE OPERATO DI PROTESI D’ANCA a causa di un problema di grafica del software, alcune immagini appaiono sfalsate rispetto alla descrizione dell’esercizio. Mentre ci scusiamo per l’errore, raccomandiamo, a chi ne avesse bisogno, di richiedere il “manuale” e le relative informazioni, come riportato al piede dell’articolo al n.0364.369309 della Palestra della Riabilitazione Specialistica. Sanità Camuna 31 A CURA DEL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE VETERINARIO PIANO DI CONTROLLO SULLA QUALITÀ IGIENICA DEI PRODOTTI A BASE DI LATTE OTTENUTI NEI CASEIFICI D’ALPEGGIO Nell’ articolo della rivista “Sanità Camuna” del marzo 2008 abbiamo parlato dell’importanza degli alpeggi. Oltre a costituire una fonte di reddito per il comparto agricolo ed una salvaguardia del territorio, esse possono anche costituire un’attrattiva per i turisti che si recano nelle nostre valli. I Servizi Veterinari da anni effettuano controlli nelle malghe per tutelare sia lo stato sanitario degli animali presenti, sia la salubrità dei prodotti a base di latte ottenuti. Al fine di valutare la situazione igienico sanitaria delle produzioni di formaggi ottenuti nei caseifici riconosciuti presso gli alpeggi della Regione, l’UO Veterinaria della Lombardia ha predisposto per l’anno 2010, di concerto con i Dipartimenti di Prevenzione Veterinari delle ASL e l’Istituto Zooprofilattico, uno specifico piano di controllo.Tale piano sarà mantenuto e sviluppato anche negli anni futuri, costituendo così: Presso gli alpeggi individuati i Servizi Veterinari dovranno condurre le seguenti attività. 1. Campionamento di matrici alimentari (latte crudo e formaggi) e acqua. 2. Raccolta dei dati relativi ai processi produttivi. 3. Controllo igienico sanitario degli aspetti strutturali e delle attrezzature, delle condizioni di lavorazione e dell’igiene del personale addetto alla lavorazione. In tutto il territorio lombardo i controlli riguarderanno 202 strutture, concentrate nelle ASL di: Brescia, Bergamo, Como, Lecco, Sondrio e Vallecamonica. Il Responsabile del Servizio Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche dell’ASL di Vallecamonica-Sebino ha individuato sul proprio territorio, tra le 60 strutture presenti, provviste di Riconoscimento CE per la produzione di latticini, 20 caseifici di malga su cui effettuare le attività in oggetto. Sono stati scelti gli alpeggi dove è presente: • una maggiore commercializzazione dei prodotti; • un maggiore afflusso di acquirenti perché più facilmente raggiungibili; • un quantitativo di prodotti venduti nella grande distribuzione (supermercati, ipermercati, stagionatori). I controlli avverranno durante il periodo di monticazione (da giugno a settembre). è comunque chiaro che si provvederà ad effettuare negli anni futuri controlli e campionamenti anche nelle restanti malghe. MATRICI DA PRELEVARE: in ciascun alpeggio sottoposto a controllo si dovrà prelevare: • acqua utilizzata per le operazioni relative alla lavorazione del latte. Sui campioni di acqua verranno effettuate le seguenti determinazioni: • E.coli. Numerazione • Coliformi. Numerazione • Enterococchi intestinali. Numerazione. • latte crudo intero (se disponibile al momento del controllo). Sui campioni di latte crudo verranno effettuate le seguenti determinazioni: 32 Sanità Camuna Campione addizionato con conservante 1. Carica batterica totale. Numerazione. 2. Cellule somatiche. Numerazione. 3. Sostanze inibenti. 4. Grasso, Proteine, Lattosio. 5. Streptococcus agalactiae. Ricerca - Esame batteriologico. Campione NON addizionato con conservante 1. Enterobatteriacee. Numerazione. 2. Stafilococchi coagulasi-positivi. Numerazione. 3. Listeria monocytogenes. Ricerca. 4. Salmonella spp. Ricerca. 5. Campylobacter termo tolleranti. Ricerca. 6. Escherichia coli vero citotossico. • formaggio fresco o stagionato (al massimo n.2 campioni per ogni alpeggio). È necessario prelevare formaggio pronto per il consumo, indipendentemente da eventuali vincoli alla stagionatura posti dai disciplinari di produzione. Sui campioni verranno effettuate le seguenti determinazioni: 1. Enterobatteriacee. Numerazione. 2. Stafilococchi coagulasi-positivi. Numerazione. 3. Listeria monocytogenes. Ricerca. 4. Salmonella spp Ricerca. 5. Campylobacter termo tolleranti. Ricerca. 6. Escherichia coli vero citotossico. 7. pH. 8. Aw (acqua libera). 9. Lattobacilli e lattococchi. Numerazione. Non saranno prelevate nel piano in corso matrici differenti da quelle indicate come, ad esempio, cagliata, burro e ricotta. Tali matrici saranno oggetto di campionamento negli anni futuri. Da tutto quanto è stato evidenziato, si comprende l’impegno dei Dipartimenti di Prevenzione Veterinari al fine soprattutto di tutelare la salute dei consumatori e nel medesimo tempo di incentivare il consumo di prodotti che fanno parte della nostra tradizione. L’elaborazione dei dati delle analisi e dei controlli in corso di effettuazione saranno pubblicati in un prossimo articolo della rivista “Sanità Camuna”. Dr. Paolo Peduzzi Dir. Resp. Area Igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche Sanità Camuna 33 Notizie in breve curiosando qua e là… SOTTO IL SOLE - SENZA PAURA - CON LE NESPOLE Grazie al betacarotene di cui sono ricche stimolano la melanina e prevengono l’eritema. Ricca di acqua, fibre, sali minerali (tra cui potassio e magnesio), vitamine ed acidi organici, la nespola contiene il betacarotene (un precursore della vitamina A), a cui deve la colorazione gialloarancio, il quale stimola la produzione di melanina e difende dallo stress ossidativo causato dai raggi solari. Una dieta ricca di vegetali giallo-arancio (come, appunto, le nespole) è infatti in grado di prevenire ustioni solari, eritemi e fotoinvecchiamento: lo dicono gli esperti del Cnr, che hanno esposto, sull’Almanacco della Scienza, le regole per un’abbronzatura senza rischi. TINTARELLA SENZA MACCHIE GRAZIE AL MULLA MULLA Difende la pelle dai pericoli delle esposizioni solari, previene eritemi ed arrossamenti e minimizza i danni da abbronzatura. Mulla Mulla, un fiore che cresce nei più aridi e roventi deserti australiani, si conferma un alleato prezioso per tutte le persone con la pelle chiara e delicata, che si scottano facilmente e sono vittime di eritemi cutanei, bolle, irritazioni e macchie scure. Il rimedio agisce sia a livello preventivo, proteggendo la pelle dall’azione dei raggi ultravioletti, sia come trattamento sfiammante, lenitivo e antidolorifico in seguito a qualunque “eccesso” di tintarella o abuso di lampade abbronzanti. Mulla Mulla può essere assunto per via orale: bisogna versarne 7 gocce in una boccetta con contagocce da 30ml, riempita con acqua minerale naturale e due cucchiaini di brandy come conservante. È consigliato berne 7 gocce la mattina e 7 la sera, soprattutto durante i giorni in cui si è maggiormente esposti al sole, oppure può essere applicato direttamente sulla pelle: bisogna emulsionarne 10 gocce nella crema, latte o olio solare (e nell’abituale doposole), e poi massaggiarlo sulla pelle. ALGHE MARINE: RICCHE DI IODIO E SALI MINERALI, SONO IN GRADO DI INFLUENZARE IL METABOLISMO DEL CORPO Le alghe marine sono l’alimento più completo dal punto di vista biochimico. Contengono infatti molti sali minerali utilissimi: calcio, fosforo, sodio, potassio, magnesio, manganese, ferro, zolfo alluminio, zinco, rame, nichel, cobalto, titanio, vanadio, stagno, rubidio, oro, silicio, bromo e radio. Ma sono soprattutto ricche di iodio, un minerale che in molti alimenti è presente con valori micromillesimali e che qui corrisponde invece all’1% del peso del prodotto essiccato. Cuore e Tiroide: Il valore nutrizionale delle alghe si completa con la presenza di proteine (12 grammi su 100 di prodotto), grassi (2,5 grammi), glucidi (42 grammi) e vitamine A, B1, B2, B3, B6, B12, C, D, E, F, K in quantità significative. Le varietà sono moltissime, anche se quelle comunemente usate in cucina sono poche. I loro apporto nutrizionale svolge nel nostro organismo importanti funzioni: sono elemento catalizzatore del processo digestivo degli amidi, delle proteine e dei grassi; combattono l’anemia e l’astenia; regolarizzano il sistema endocrino, in particolar modo la funzione della tiroide; combattono le adiposità epidermiche e sono quindi utili alle donne affette da cellulite; sono preziose al sistema cardiocircolatorio; aiutano a prevenire l’osteoporosi. E ancora: aiutano a combattere i reumatismi, l’invecchiamento della pelle, le affezioni cutanee e alcune forme di allergie. Inoltre lo iodio, di cui sono ricche, aiuta l’organismo a sintetizzare due ormoni che sono in grado di influenzare il metabolismo del corpo. Se una leggera mancanza di iodio nell’organismo può causare aumento di peso, una carenza pesante può determinare variazioni di peso spropositate. Aggiungere una dose equilibrata di iodio all’alimentazione favorisce la perdita di peso. È bene però non eccedere e prima di iniziare consultare sempre il proprio medico. Sanità Camuna 34 LE VARIETÀ: Kelp: è ricca di fibre ed acido glutammico ed è spesso abbinata ai legumi: viene cucinata insieme ai fagioli perché li intenerisce e li rende più digeribili. In 100 grammi troviamo 942mg di calcio, 11mg di potassio, 900mg di magnesio, 42,6mg di ferro. Alaria: si mangia in brodo e nelle insalate. Anche questa qualità di alga è ricca di sostanze nutritive: in 100 grammi troviamo 1.100mg di calcio, oltre a percentuali rilevanti di vitamine B, B1, B2, B3, B6, e B12. Wakame: è ricca di acido alginico, un polimero molto simile alla pectina. Si può usare da sola o insieme ad altre alghe, anche come condimento della pasta. Nori: è la più ricca di vitamine B1, B2, B6, B12, C e di minerali (in 100 grammi troviamo 3,46mg di manganese e 5,8mg di floro). Si gusta in brodo oppure abbinata a cerali o verdure. Dulse: la si apprezza soprattutto nel brodo, ma è ottima anche nelle insalate e per insaporire i sandwich. Kombu: ricca di vitamine e sali minerali, si trova in commercio tagliata a strisce. Prima di essere mangiata, va ammollata in poca acqua. QUANDO LO STOMACO “PROTESTA” IL SUCCO D’ORTICA LO PLACA Comune in tutte le campagne, l’ortica è di due specie: la dioica e la urens. La dioica (che è la meno irritante) è la più alta, più verde e le foglie sono più allungate; ha fiori maschili e femminili su piante separate e questo è il significato del nome dioica. L’ortica urens è più piccola, di colore verde chiaro, le foglie sono cuoriformi e i fiori maschili e femminili sono sulla stessa pianta. In entrambe le “versioni” l’ortica è ricchissima di clorofilla, elemento dalla composizione simile all’emoglobina umana che la rende un ottimo antianemico. Ha proprietà diuretiche, depurative e antireumatiche, ma, soprattutto, agisce favorevolmente sullo stomaco poiché stimola la motilità della muscolatura gastrica e riequilibra la secrezione del succo pancreatico, regolarizzando tutte le funzioni digestive. Il centrifugato antigastrite: la preparazione del succo fresco è semplice ed è il miglior modo per sfruttare tutte le proprietà dell’ortica. Basta centrifugare 2-3 manciate di foglie pulite e diluirle con acqua naturale. Se ne devono 2 bicchieri al giorno. Per reflusso e acidità: si consiglia di bere 3 tazze di infuso di ortica nel corso della giornata oppure 40 gocce di tintura madre tre volte al dì, in mezzo bicchiere d’acqua e lontano dai pasti. L’infuso si prepara versando acqua bollente sopra l’ortica fresca o essiccata. Ideale mentre si allatta: mentre si allatta, il succo d’ortica è un fondamentale integratore di sali minerali: migliora la qualità del latte materno e aiuta a contrastare stress e stanchezza della neo-mamma. DIABETICI, ANCHE VOI POTETE MANGIARE IL GELATO! Lo zucchero presente nel gelato è soprattutto saccarosio. Questo vuol dire che alza la glicemia (livello di zucchero nel sangue) decisamente meno rispetto ad un piatto di patate. Inoltre, oggi esistono ricette che permettono di ottenere un gelato senza zucchero, adatto a chi soffre di diabete. (Le notizie, tratte da varie pubblicazioni, sono state scelte a cura dello Staff della Comunicazione). O T I T N E S N U E I Z A R G A: Ditta Forgiature Mamè di Cividate Camuno per la donazione di n.10 letti elettrici originali Mod. Avantguardd 1225 della ditta Hill-Rom di Rodano (Mi), del valore commerciale complessivo di e 18.600,00 +IVA a favore dell’UO di Riabilitazione di Esine Signor F.A. di Edolo per la donazione di n.1 stampante mod. HP Deskjet F2400 a favore dell’UO di Riabilitazione Specialistica di Edolo. ANDOS di Vallecamonica-Sebino per la donazione di n.1 Sonda per la rilevazione dei linfonodi sentinella della ditta SOFAR Spa di Trezzano Rosa (Mi), del valore commerciale di e 15.600,00, a favore dell’UO di Chirurgia dell’ospedale di Esine; Lifescan Italia Divisione della Johnson & Johnson Medical SpA, per la donazione di n.1 apparecchiatura Eurotouch versione 10, del valore di e 5.000,00, compreso il servizio di assistenza gratuita per la durata di anni 2. Novartis Farma SpA di Origgio (Va), per l’erogazione di un contributo liberale di e 3.500,00, per la realizzazione del “Supporto telefonico a pazienti e caregivers e incontri individuali per il miglioramento della qualità della vita dei pazienti/ caregivers” presso il Servizio di Neurologia; Guarducci srl di Castelli Calepio (Bg) per la donazione di una borsa di studio di e 5.000.00, per il Dipartimento dei Servizi dell’ospedale di Esine. Megatec srl di Burago di Molgora (Mi) per la donazione della somma di e 5.000,00, per finanziare una borsa di studio per il Servizio di Anatomia Patologica. Periodico trimestrale a carattere tecnico-informativo, ANNO VII - N. 3 ASL di Vallecamonica - Sebino - Iscr. Trib. di BS n. 10/2004 in data 8 marzo 2004 Sanità Camuna L’Asl Informa 03/2010