SOMMARIO
Marinella Alberganti – “Oltre le frontiere”
pag.
7
Maria Chiara Antoniotti – “Valutazione dello screening per la vista svolto tra i
ragazzi che frequentano la II media nell’ASL 13”
pag.
9
Marzia Barengo – “Dal controllo delle epidemie all’eliminazione del morbillo
e della rosolia congenita, un difficile cammino attraverso una crescita professionale,
culturale ed emozionale
pag.
11
Carlo Bazzoni – “Trattamento laparoscopico delle ernie addominali”
pag.
12
Marilena Bellotti – “Il trattamento nel conflitto sub-acromiale della spalla:
percorso chirurgico e riabilitativo
pag.
14
Barbara Bragante – “Prestazioni specialistiche ambulatoriali: appropriatezza
prescrittiva e corretto uso delle risorse
pag.
15
Maria Grazia Bresich – “Cure domiciliari: integrazione con gli Enti Gestori dei
Servizi Socio Assistenziali ed il Comune di Novara”
pag.
17
Patrizia Brini – “Antidolorifici orali in dose unitaria: beneficio per il paziente
e strumento del risk management
pag.
19
Patrizia Brini – “Dispensazione diretta del primo ciclo di cura ed incremento del profilo
di sicurezza degli anticoagulanti orali”
pag.
20
Patrizia Brini – “Informazione al paziente: misurazione dell’impatto di una corretta
informazione sulla base del miglioramento della conoscenza della terapia”
pag.
21
Patrizia Brini – “Qualità nelle forniture delle sale operatorie e corretta imputazione
dei costi”
pag.
22
Lorenzo Brusa/Edoardo Ferlito – “Modello di continuità assistenziale per i
pazienti con SLA”
pag.
23
Lorenzo Brusa – “Comunicare l’emergenza: Il Caldo”
pag.
25
Liborio Cammarata – “Decido…e smetto”
pag.
27
Venerando Cardillo – “Territorio senza dolore”
pag.
29
Doriana Carimali – “Infermiere di distretto dedicato alle famiglie”
pag.
30
Lidia Carnevale – “La pianificazione assistenziale secondo il metodo N.A.N.D.A.
nel dipartimento salute mentale nord”
pag.
31
Augusto Cavagnino – “Dimissioni protette”
pag.
33
Angela Cipelletti – “La tubercolosi, intervenire e prevenire: l’impegno continua”
Daniela Costa/Marisa Frattini – “Formazione accreditata in Azienda”
pag. 36
pag. 38
2
Lelio Dall’Osso – “Comunicazione con i medici di base”
pag. 40
Nadia Dell’Acqua – “Il piatto in palestra”
pag.
41
Elisabetta Dessì – “Prevenzione delle cadute degli ospiti anziani residenti nelle
strutture protette”
pag.
43
Lidia Di Brisco – “Conoscenza dei servizi del Dipartimento Materno Infantile attraverso
immagini pubblicitarie”
pag. 44
Aniello Esposito – “Caccia alla zanzara tigre”
pag.
45
Arabella Fontana – “Alla ricerca di un ospedale senza dolore:… i primi passi nell’ASL 13 pag.
47
Arabella Fontana – “Indagine multicentrica sulle cartelle cliniche”
pag.
51
Arabella Fontana – “Sperimentazione di sistemi di individuazione e analisi del rischio
nei presidi ospedalieri riuniti della ASL 13”\
pag.
53
Piergiorgio Fornara – “Ambulatorio integrato di senologia”
pag.
57
Felice Fortina – “Meglio prevenire che curare”
pag.
59
Nicolò Franchetti Pardo – “Percorso multidisciplinare del paziente affetto da sincope”
pag.
61
Mirella Frattini – “La salute di tutti i colori”
pag.
62
Massimo Ghirardi – “La valutazione del radon nelle scuole elementari e medie inferiori
quale fattore di rischio nel territorio dell’ASL 13”
pag.
64
Emilio Iodice – “Carta dei servizi SIAN on line”
pag.
65
Daniela Kozel – “La nascita senza fumo”
pag.
67
Luigi La Rosa - Renato Cantone – “Le reazioni allergiche ai farmaci: progetto
di vigilanza aziendale
pag.
70
Giulio Minola – “Biosicurezza e benessere animale – modelli di promozione della qualità
dell’allevamento su base integrata”
pag. 71
Edoardo Moia – “Prevenzione dei rischi sanitari connessi all’attività di tatuaggio
e piercing”
pag.
73
Domenico Nano – “Dall’esclusione al reinserimento: per una pratica psichiatrica in una
Comunità che guarisce”
pag.
74
Grazia Nuvolone – “Determina Regione Piemonte: Attività di promozione della salute
e prevenzione del disagio degli adolescenti”
pag.
77
Paola Paffoni – “Percorso diagnostico terapeutico del paziente affetto da fibrillazione
flutter atriale”
pag. 79
Emilio Pagani – “Valutazione del grado di adesione alle Linee Guida di minima proposte
dal CIO per la profilassi antibiotica nei reparti chirurgici dei Presidi Ospedalieri Riuniti
3
dell’ASL 13”
pag.
80
Alberta Paggi/Rita Papagna – “Utopia…o realtà?”
pag. 86
Anna Rita Pedroni – “Se so…Si sa – prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse
(MST) in particolare le infezioni sessualmente trasmesse (IST) in età adolescenziale”
pag.
88
Vincenzo Petrella – “Riduzione della spesa farmaceutica e della spesa relativa alle
Prestazioni nei pazienti ricoverati”
pag.
89
Incoronata Romaniello – “Dimmi come ti trovi”
pag.
91
Barbara Schietti – “Recupero dei crediti SISP – razionalizzazione procedura”
pag.
92
Paola Scolari – “Salute donne migranti”
pag.
93
Maurizia Sezzano – “Cartella infermieristico/psico/socio/educativa integrata”
pag.
94
Claudio Sguazzini – “Il paziente ha fame! Cosa può mangiare in una chirurgia generale?” pag.
95
Claudio Sguazzini – “Ambulatorio stomie: un progetto di gruppo per un nuovo
percorso di vita”
pag.
97
Debora Stramba – “Training di rilassamento corporeo per pazienti oncologici”
pag.
99
Maria Grazia Tacca – “Uniformare e informatizzare l’archivio delle schede di morte”
pag. 100
Laurita Tanzi – “Ho capito che… molto dipende da me”
pag. 101
Marcella Tarditi – “Terapia marziale endovenosa”
pag. 103
Claudio Teruggi – “Per meglio servire”
pag. 104
Franco Tinelli – “Attività di censimento straordinario della popolazione canina”
pag. 105
Domenica Torre – “Educazione sanitaria del paziente diabetico in rapporto al
rischio cardiovascolare”
pag. 106
Elena Vallana – “L’Azienda Sanitaria Locale n.13 on line”
pag. 107
Elena Vallana – “Comunicare la salute”
pag. 110
Gianni Valzer – “Attivazione sperimentale dell’Ospedale di Comunità nell’ASL 13 –
Periodo Novembre 2003/Aprile 2004)
pag. 112
Michele Vanetti – “Il disease management del paziente schizofrenico”
pag. 114
Pietro Vanetti – “Promuovere ed allenare le capacità di comunicazione, all’interno
delle attività di prevenzione”
pag. 116
Carlo Alberto Zambrino – “Percorso nascita – Continuità assistenziale –
dimissione appropriata
pag. 117
4
Carlo Alberto Zambrino – “ETI…..:Equipe Tutela Infanzia per la prevenzione del
maltrattamento e dell’abuso ai minori”
pag. 118
Mauro Zeno – “Applicazione di un profilo di assistenza per il trattamento ospedaliero
del paziente con scompenso cardiaco”
pag. 119
5
PROGETTI
6
Progetto: Oltre le frontiere
Autore:
CPSE Marinella Alberganti (s.s.v.d. Servizio Infermieristico Ost. Tecnico e della
Riabilitazione)
Coautori: CPS Sabrina Crotti, CPSE Emilia Sciandivasci, CPSE Paola Taddei
Obiettivi del progetto:
Creazione di una gestione integrata di supporto infermieristico attraverso la gestione di un’équipe
internazionale.
Garantire l’assistenza attraverso la presenza costante di professionisti in affiancamento e supporto al
personale dipendente.
Uniformare la tipologia di assistenza alla reale necessità del servizio con adeguamento mensile delle
presenze e con la garanzia di continuità.
Metodi utilizzati:
Cronologia delle attività: Aprile/Maggio 2003 Valutazione mercato del lavoro con analisi delle
risorse italiane e delle modalità di assunzione di risorse straniere.
Giugno 2003
Luglio 2003
Agosto 2003
Agosto/Dicembre2003
Agosto 2004
Agosto/Dicembre 2004
Ricerca e individuazione agenzie di patner-schip.
Condivisione e sviluppo del progetto di integrazione e valutazione di
curricula personale straniero selezionato.
Inserimento/Affiancamento 16 Infermieri Rumeni presso i PPOO di
Arona e Borgomanero.
Corso Formazione ai Professionisti Rumeni e monitoraggio/valutazione
progetto.
Inserimento/Affiancamento altri 16 Infermieri Rumeni.
Monitoraggio/Valutazione progetto.
Strumenti e metodologie utilizzate:
- Istituzione di un gruppo di lavoro con il Servizio Infermieristico e i CPSE delle Strutture interessate
al progetto ed i rappresentanti dell’Agenzia di lavoro Interinale.
- Corso di formazione con lezioni frontali.
- Riunioni multidisciplinari.
- Piani di lavoro, Procedure e Protocolli.
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
Buona integrazione tra il personale dipendente ed i professionisti Rumeni.
Si è garantito la continuità assistenziale anche durante periodi di criticità. Tale risultato ha portato alla
continuazione ed all’implementazione del progetto stesso (inserimento di altri 16 Infermieri Rumeni
nel 2004).
Valutazione:
Riunioni ed interviste per valutare il processo.
7
Conclusioni/possibili ricadute:
1) Garanzia della presenza di Infermieri durante periodi di carenza infermieristica per la continuità
assistenziale
2) Utilizzo di una forma contrattuale (art. 32 CCNL 20/09/01) e del DPR 31/08/99 n° 394 in materia
di Immigrazione.
3) Mantenimento delle risorse non più come personale interinale ma come professionisti dipendenti.
L’Azienda percorrendo questo tipo di progetto sperimentale, non si vuol trovare nella necessità di
tamponare una situazione di emergenza, ma vuole farsi progenitrice di un sistema innovativo nella
gestione delle risorse umane soprattutto in una realtà delicata come l’ambiente ospedaliero. Non si
cerca una soluzione tampone, ma la diversificazione delle risorse lavoro, con l’obiettivo di
raggiungere uno stabile equilibrio tra il personale
8
Progetto: Valutazione dello “screening” per la vista svolto tra i ragazzi
che frequentano la seconda media nell’ASL 13
Autore:
D.ssa M. Chiara Antoniotti (s.s.v.d. Epidemiologia)
Co-Autori: D.ssa Daniela Sarasino (s.c. Qualità); Dott. Lorenzo Brusa (Referente Educazione alla
salute); Personale dei Distretti che opera in ambito scolastico.
Obiettivi del progetto:
Valutare l’efficacia, l’appropriatezza e l’equità dello screening della vista effettuato nelle seconde
medie dell’ASL 13.
Metodi utilizzati:
Osservazione per un anno della coorte di ragazzi coinvolti nello screening e confronto un coorte “non
esposta” ad analogo intervento.
Estrazione casuale, con stratificazione per distretto di appartenenza, delle scuole medie dell’ASL 13
nelle quali effettuare l’intervento di screening.
Attuazione dell’intervento di screening previa revisione, con gli operatori interessati, sia delle schede
di raccolta dati riguardanti i ragazzi e i deficit visivi riscontrabili, che degli strumenti utilizzati per
segnalare l’opportunità di effettuare un controllo specialistico.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Acquisire attraverso idonei indicatori, prove di efficacia, equità appropriatezza riguardanti un
intervento di sanità pubblica che viene da anni effettuato nella ASL 13 e che i dati locali di attività
fino ad ora disponibili non hanno consentito di identificare come privo di utilità.
In particolare:
a) descrivere e valutare la quantità e lo stato sociale dei ragazzi visitati e di quelle segnalati per un
controllo specialistico;
b) descrivere il numero e la tipologia delle condizioni cliniche per le quali gli operatori ASL hanno
fornito ai genitori l’indicazione ad effettuare un intervento di “secondo livello”;
c) ad un anno dalla visita in ambito scolastico:
- conoscere quanti e quali ragazzi, tra quelli segnalati, hanno effettuato un controllo di secondo
livello e con quale esito;
- raccogliere informazioni sui motivi per i quali il controllo di secondo livello non è stato
eventualmente effettuato;
- valutare, sia nei ragazzi sottoposti che in quelli non sottoposti allo screening in seconda media,. la
prevalenza di soggetti con correzione della vista e l’incidenza, nei due anni precedenti, di
controlli oculistici.
Valutazione:
Verifica dell’intervento di screening ad un anno dalla sua attuazione. La verifica sarà effettuata
mediante:
a) nuovo contatto in ambito scolastico con i ragazzi precedentemente visitati;
b) la somministrazione, ai loro genitori, di un questionario volto ad indagare sia la conoscenza, della
eventuale segnalazione effettuata nel corso dell’anno scolastico precedente, sia le azioni da loro
intraprese a seguito della segnalazione ricevuta, sia l’esito della eventuale visita di secondo livello;
c) il confronto con i dati che emergeranno dalle scuole di controllo. In queste scuole, insieme
all’intervento di screening “posticipato”, verrà svolta un’indagine retrospettiva attraverso la
somministrazione di un questionario ai genitori dei ragazzi di terza media, volto ad indagare, insieme
alle caratteristiche socio demografiche, se i loro figli sono stati sottoposti negli ultimi 2 anni ad un
controllo della vista e con quale esito.
9
Conclusioni/possibili ricadute:
Acquisizione di informazioni utili nel campo della programmazione di attività sanitarie in età
adolescenziale attraverso la conoscenza di stime di prevalenza di deficit visivi e di ricorso a visite di
secondo livello, con o senza l’attuazione di uno specifico intervento di sanità pubblica.
10
Progetto: Dal controllo delle epidemie all’eliminazione del morbillo e
della rosolia congenita, un difficile cammino attraverso una crescita
professionale, culturale ed emozionale
Autore:
Dott.ssa Marzia Barengo (Servizio Igiene e Sanità Pubblica)
Co-Autori: Operatori degli ambulatori vaccinali: Dirigenti Medici 1° livello SISP e Assistenti
Sanitarie SISP
Obiettivi del progetto:
Diffondere e rendere condivisi tra tutti i soggetti coinvolti nella Campagna straordinaria di
vaccinazione anti morbillo parotite rosolia gli obiettivi e le procedure previste dal Piano Nazionale
per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita, con particolare riferimento alla proposta
della seconda dose di vaccino, intervento fondamentale per raggiungere e mantenere l’eliminazione di
tali malattie. Con questa attività si vogliono anche migliorare le coperture vaccinali ottenute nel corso
dell’anno 2004
Metodi utilizzati:
- incontri con i Medici di Medicina Generale e d i Pediatri di libera scelta per presentazione risultati
ottenuto nell’anno 2004
- momenti informativi e formativi rivolti soprattutto agli adolescenti attraverso la scuola
- momenti informativi rivolti alla popolazione, attraverso i mass media
- riunioni periodiche con gli operatori degli ambulatori vaccinali per valutare i risultati di coperture
vaccinali raggiunte ed evidenziare eventuali criticità
- correzione delle criticità evidenziate
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
- migliorare la conoscenza del Piano Nazionale di eliminazione del morbillo, creando un sentimento
di condivisione su:
- gravità di malattie come morbillo e rosolia congenita e sulla necessità di arrivare non solo a
contenerne la diffusione, ma ad eliminarle
- condividere con gli altri “attori” della campagna straordinaria di vaccinazione MPR, l’importanza
delle nuove modalità operative con particolare riferimento alla somministrazione di una seconda dose
di vaccino MPR
- informare in modo più capillare la popolazione sulla vaccinazione anti morbillo parotite rosolia e
dell’ importanza di eliminare malattie gravi quali il morbillo e la rosolia congenita
- migliorare le coperture vaccinali specie per la seconda dose
Valutazione:
Rilevazione periodica delle coperture vaccinali con particolare riferimento alla somministrazione
delle seconde dosi nelle coorti di età previste dal Piano nazionale
Conclusioni/possibili ricadute:
Raggiungimento obiettivi relativi alle coperture vaccinali previste
Diffusione dell’informazione relativa all’importanza delle vaccinazioni nell’eradicazione delle
malattie infettive
Coinvolgimento dell’utenza (genitori) nel processo decisionale ai fini del passaggio dall’obbligo di
legge al consenso alle vaccinazioni.
11
Progetto: Trattamento laparoscopico delle ernie addominali.
Autore:
Dott. Carlo Bazzoni (s.c. Chirurgia Generale Programmata P.O. di Galliate)
Co-Autori: Dott. Claudio Sguazzini (Direttore Dipartimento Chirurgico)
Obiettivi del progetto:
Dai dati raccolti dalla Letteratura Internazionale si desume che i Pz sottoposti a chirurgia addominale
corrono un rischio variabile dal 2 % al 23% di sviluppare un’ernia incisionale; tale patologia
rappresenta circa l’80% delle ernie addominali, a cui si devono aggiungere anche altri difetti
congeniti o acquisiti della parete addominale (ernie ombelicali, epigastriche ecc.). Le tecniche di
chirurgia tradizionale presentano lo svantaggio di produrre un grosso trauma chirurgico della parete
addominale, un alto tasso di complicanze e recidive, una prolungata ospedalizzazione e trattamento
terapeutico farmacologico.
Il Gold Standard è attualmente rappresentato dall’utilizzo di materiale protesico per correggere il
difetto erniario e la possibilità di utilizzare protesi in nuovi materiali che possono essere posti a
contatto con i visceri ha permesso lo sviluppo della tecnica laparoscopica.
La riparazione dei difetti della parete addominale mediante l’approccio laparoscopico consente una
minima invasività, minor trauma chirurgico e, dai dati di Letteratura, un tasso di complicanze e
recidive significativamente inferiore. Ciò si traduce in un migliore outcome globale per il Pz., con
un’ospedalizzazione ridotta, minor utilizzo di farmaci e una complessiva riduzione della spesa.
Metodi utilizzati:
Le tre fasi fondamentali per la realizzazione del progetto sono state l’attenta revisione della letteratura
e delle evidenze scientifiche, l’apprendimento e standardizzazione della tecnica chirurgica e la stesura
dei criteri di inclusione ed esclusione dei Pz.
M G L A S O N D G F M A M G L A S O N D G
2
2
2
0
0
0
0
0
0
4
5
6
Revisione
letteratura
Apprendiment
o tecnica
Criteri
di
selezione Pz.
Preparaz. scheda
dati
Protocollo
Follw-Up
Fase applicativa
Verifica attività
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
dal mese di agosto 2004 al marzo 2005 sono stati trattati 18 Pz, di cui 1 solo caso ha necessitato una
riconversione laparotomica per impossiblità a proseguire l’intervento in laparoscopia. Si è verificato 1
caso di complicanza minore (sanguinamento dalla sede di un trocar) risolto senza necessità di un
nuovo intervento. L’ospedalizzazione è stata più breve rispetto ai casi trattati con tecnica tradizionale
anteriore, con una media di 3.8 giorni di degenza. I risultati più sorprendenti si sono riscontrati nel
12
dolore postoperatorio e nella precoce mobilizzazione dei Pz (in 1° giornata). Non si sono registrate
complicanze infettive delle ferite chirurgiche o delle protesi.
Valutazione:
Monitoraggio di:
1)giornate di degenza 2) Tasso di conversione (< 5%) 3) Tasso di complicanze (<10%)
Conclusioni/possibili ricadute:
L’approccio laparoscopico alla patologia presa in esame riduce le giornate di ospedalizzazione e le
complicanze, migliora il decorso postoperatorio, soprattutto per quanto riguarda il dolore e la più
rapida ripresa delle attività, contiene i costi dei trattamenti dal punto di vista dei farmaci e presidi
parafarmaceutici, incrementa il peso del DRG (da 0,6415 a 1,2655) e il conseguente valore
economico (da 1515 a 2990 euro). Applica, inoltre, i moderni concetti di minima invasività nei
trattamenti chirurgici. Permette all’ASL 13 di assumere un ruolo di spicco a livello di Quadrante, non
essendoci attualmente esperienze analoghe in corso.
13
Progetto: Il trattamento nel conflitto sub-acromiale della spalla:
percorso chirurgico e riabilitativo
Autore:
D.ssa Bellotti Marilena (s.c. RRF Area Nord)
Co-autori: Sig.a Bellotti Piera (s.c. RRF Area Nord), Dott. Cariato Nicola, Dott. Primatesta
Franco (s.c. Ortopedia P.O. di Borgomanero)
Obiettivi del progetto:
Offrire una risposta in ambito locale da parte delle strutture ospedaliere dell’area nord al crescente
numero di clienti affetti da conflitto sub-acromiale della spalla.
Predisporre un percorso terapeutico uniforme, sia chirurgico sia riabilitatvo, nel rispetto della
individualità del paziente.
Metodi utilizzati:
•
Costituzione di un gruppo di lavoro
•
Riunione tra operatori interessati
•
Revisione della letteratura
•
Predisposizione di nuove schede di valutazione di base del paziente condivise tra gli
operatori
•
Predisposizione di protocollo riabilitativo
•
Stesura di relazioni da trasmettere ai Direttori delle S.C coinvolte che validano il percorso
•
Formazione degli operatori
•
Percorso programmato del paziente: accesso ambulatoriale OT o fisiatrico > avvio ad
ambulatorio OT dedicato per valutazione di base > eventuali misure chirurgiche > accesso
ad ambulatorio fisiatrica dedicato > eventuale trattamento riabilitativo > follow up
•
Monitoraggio del percorso studiato al fine di evidenziare eventuali sue criticità e studio dei
risultati
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
•
Realizzazione di una struttura organizzata che garantisca l’iter diagnostico e terapeutico pre
e post intervento
•
Gestione della sindrome da conflitto sub-acromiale pur con diversa ottica ma con confronto
interdisciplinare costruttivo nella gestione del paziente
•
Migliorare la qualità percepita dei clienti in relazione ad un percorso aziendale
•
Ottimizzare le risorse esistenti (umane, tecniche ed organizzative)
Valutazione:
Numero pazienti inseriti nel percorso/numero pazienti totali con patologia di spalla suddetta
Conclusioni/possibili ricadute:
•
Riduzione motilità passiva
•
Miglioramento di efficienza ed efficacia nell’intervento
•
Implementazione su tutto il territorio dell’ASL.
14
Progetto: Progetto Ricerca Sanitaria Finalizzata bando 2004 – Regione
Piemonte: Prestazioni specialistiche ambulatoriali: appropriatezza
prescrittiva e corretto uso delle risorse
Autore:
D.ssa Barbara Bragante (Direzione Medica PP.OO.R.)
Co-Autori:D.ssa Fontana Arabella (Direzione Medica PP.OO.R.), Dott. Buttafava Raffaele
(Distretto Galliate), Sig.a Marangon Roberta (Direzione Medica Arona), Sig.a Cristina Anna
(Distretto Borgomanero)
Obiettivi del progetto:
1. Sensibilizzazione dei medici prescrittori (specialisti ospedalieri, medici di medicina di generale e
pediatri di libera scelta) finalizzata a migliorare la qualità delle richieste di prestazioni in termini di
appropriatezza e correttezza formale (distinzione tra prima visita e visita di controllo, assegnazione
classe di priorità, ecc.).
2. Campagne informative per i cittadini al fine di superare con indicazioni adeguate la generica
sfiducia nel Servizio Sanitario Nazionale.
3. Analisi della “domanda” di prestazioni al fine di ridurre la quota di richieste non necessarie o
incongrue.
4. Analisi delle modalità di richiesta di prestazioni adottate dai prescrittori e interventi sugli errori più
diffusi.
5. Controlli sulle modalità di prenotazione presso ogni sede CUP aziendale e nelle sedi degli
ambulatori al fine di verificare l’effettiva equità di trattamento.
Metodi utilizzati:
Attività di gruppi di lavoro interdisciplinari, costituiti da operatori che quotidianamente operano
nell’ambito della specialistica ambulatoriale (medici specialisti ospedalieri e territoriali, medici di
medicina generale, pediatri di libera scelta, medici di pronto soccorso, personale amministrativo o
sanitario addetto alle prenotazioni) che interverranno in tre ambiti distinti:
ƒ
Formazione/informazione per i medici prescrittori,
ƒ
Formazione informazione all’utenza,
ƒ
Analisi dei dati
Si articola di seguito il programma che si intende realizzare nel corso dell’anno 2005:
1.
effettuazione di un corso di formazione per medici, accreditato ECM, contenente una
sezione introduttiva dedicata alla normativa vigente, una sezione incentrata sulla situazione
dell’ASL 13 (tempi d’attesa locali, azioni correttive intraprese, modalità organizzative, ecc.) e
una sezione riservata agli errori prescrittivi rilevati (ottobre – novembre 2005).
2.
istituzione di tavoli di lavoro per la stesura di “protocolli operativi”/”percorsi” per le
prestazioni il cui tempo d’attesa risulta superiore agli standard o ritenute ad alto rischio di
inappropriatezza prescrittivi (anno 2005);
3.
elaborazione e diffusione ai medici di un vademecum per la corretta prescrizione
(ottobre - novembre 2005);
4.
stampa di opuscoli informativi per la popolazione ed interventi esplicativi tramite mass
media (secondo semestre 2005);
rilevazione della quota di richieste incongrue ed analisi statistica dei motivi di
5.
inadeguatezza (sia clinici che formali) (nel corso d’anno);
6.
analisi delle cause più frequenti di reclami/disservizi e stesura di linee guida gestionali
(nel corso d’anno).
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
15
Risultati
Gli interventi rivolti ai professionisti consentiranno l’acquisizione, da parte sia degli specialisti
ospedalieri e territoriali afferenti all’ASl 13 sia dei medici di medicina generale, delle corrette
modalità di formulazione di richiesta di prestazioni.
Le iniziative a favore del pubblico miglioreranno il grado di qualità percepita dall’utenza: la
trasparenza dei “percorsi” utilizzati e l’equità nel trattamento dovranno inequivocabilmente trasparire.
Le analisi puntuali delle incongruenze (prescrittive o di prenotazione) consentiranno interventi mirati
sui soggetti che hanno adottato – anche in buona fede - un comportamento non corretto.
Valutazione:.
Al fine della verifica dei risultati saranno utilizzati i seguenti indicatori:
ƒ realizzazione di un corso di formazione entro dicembre 2005
ƒ riduzione del numero di impegnative non corrette presentate ai CUP, analisi a campione gennaio
2005 vs dicembre 2005;
ƒ condivisione per almeno 3 tipologie di prestazioni di “percorsi diagnostico terapeutici” e
conseguente riduzione dei tempi d’attesa dopo la diffusione, analisi a campione prima e dopo la
diffusione dei “percorsi diagnostico terapeutici”
Conclusioni/possibili ricadute
Un miglioramento della qualità percepita dall’utenza, alla quale risulteranno chiari i percorsi da
seguire al fine del soddisfacimento dei bisogni di salute.
Sostituzione di procedure e consuetudini ormai desuete con attività mirate all’efficienza e alla
trasparenza con conseguente
ƒ razionalizzazione dell’impiego di risorse;
ƒ riduzione dei costi di gestione;
ƒ contenimento dei tempi d’attesa entro gli standard regionali.
16
Progetto: Cure Domiciliari: Integrazione con gli Enti Gestori dei
Servizi Socio-Assistenziali ed il Comune di Novara.
Autore:
Dr.ssa Maria Grazia Bresich (Assistente Sociale Esperto Coordinatrice U.V.G.)
Co-Autori: Dr. Lorenzo Brusa (Responsabile s.s.v.d. Cure Domiciliari), Dr. Tonino Beffani
(Coordinatore Cure Domiciliari Distretto di Borgomanero – Presidente U.V.G.), Dr.ssa Edoarda
Dell’Acqua (Coordinatore Cure Domiciliari Distretto di Arona – Medico U.V.G.), tutti gli Operatori
dell’U.V.G.
Obiettivi del progetto:
◊ Dare applicazione alla D.G.R. 51-11389 del 23.12.2003 “ D.P.C.M. 29 novembre 2001. Allegato
1 punto C1. Applicazione Livelli Essenziali di Assistenza all’area dell’integrazione socio –
sanitaria”, relativa alle prestazioni domiciliari per persone non autosufficienti;
◊ Migliorare la qualità delle prestazioni erogate da parte del Servizio Socio Assistenziale attraverso
il recupero di risorse economiche aggiuntive;
◊ Integrare i trattamenti domiciliari socio - sanitari;
◊ Sviluppare il lavoro di rete integrando le figure sanitarie (MMG, Medici specialisti, I.P.) con
quelle socio-assistenziali (A.S., O.S.S./A.D.E.S.T.);
◊ Promuovere e garantire la continuità assistenziale tra ospedale e territorio e all’interno degli attori
presenti sul territorio.
Metodi utilizzati:
AZIONI GIA’ INTRAPRESE:
◊ Elaborazione, condivisione e sottoscrizione del protocollo di intesa con gli Enti Gestori;
◊ Costruzione e attuazione dello strumento di valutazione del bisogno socio-sanitario (cartella
riportante i bisogni di identità, i bisogni clinici, i bisogni assistenziali alberghieri);
◊ Visite congiunte domiciliari (operatori dell’A.S.L. 13 e degli Enti Gestori);
◊ Discussione dei casi nell’ambito delle riunioni mensili U.V.G.;
◊ Integrazione operativa dell’U.V.G. – Cure Domiciliari – Enti Gestori.
AZIONI DA INTRAPRENDERE:
◊ Messa a regime della rete informatica e informatizzazione dello strumento cartaceo.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
RAGGIUNTI:
◊ Valutazione dello strumento e sua applicazione;
◊ Migliore integrazione tra personale infermieristico e personale socio assistenziale;
◊ Maggiore conoscenza di bisogni infermieristici e socio assistenziali dei pazienti seguiti dalle Cure
Domiciliari e/o dagli Enti Gestori;
PREVISTI:
◊ Percezione del paziente di un migliore accompagnamento nel percorso di cura e assistenza;
◊ Promozione dell’utilizzo del Servizio Cure Domiciliari da parte dei Medici di Medicina Generale;
◊ Sviluppo delle potenzialità di intervento assistenziale degli Enti Gestori.
Valutazione:
Monitoraggio sul territorio del bisogno assistenziale a valenza sanitaria reale, attraverso le verifiche e
le prestazioni domiciliari;
◊ Quantificazione del costo economico derivante dagli interventi domiciliari integrati;
17
◊
Valutazione di Piani Assistenziali Integrati.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) il valore creato dal progetto in termini di miglioramento concreto della qualità dei servizi offerti ai
cittadini/utenti, ovvero ai destinatari finali delle attività: presa in carico del paziente in tutto l’iter
assistenziale con una percezione di garanzia di risposta al proprio bisogno.
2) i principali elementi e le soluzioni d’innovazione tecnologica e/o organizzativa che hanno
caratterizzato il progetto: creazione di una rete integrata di servizi sanitari e sociali per
l’assistenza ai malati cronici, agli anziani, ai disabili, utilizzando lo strumento della
sperimentazione.
3) le possibili future applicazioni del progetto: costruzione di una Centrale Operativa SocioSanitaria per definire un progetto integrato e complessivo sui servizi di Cure Domiciliari
erogati nel regime assistenziale più appropriato, considerando che è ormai condivisa la volontà
di mantenere il paziente all’interno della propria rete familiare e domiciliare.
18
Progetto: Antidolorifici orali in dose unitaria: beneficio per il paziente e
strumento del risk management
Autore:
Dott.ssa Patrizia Brini (Dipartimento Assistenza Farmaceutica)
Co-Autori: Dott.ssa Loredana Donetti, Dott.ssa Luisella Ferrari, Dott.ssa Cristina Rossi
(Dipartimento Assistenza Farmaceutica)
Obiettivi del progetto:
Garanzia della fornitura di un supporto terapeutico previsto dalla D.G.R. ma non fornito al paziente
per l’impossibilità di sconfezionare il farmaco da parte del personale di reparto al momento della
dimissione.
Garanzia dell’assunzione del corretto farmaco e della relativa dose da parte del paziente con la
riduzione di possibili errori di terapia.
Metodi utilizzati:
Elaborazione, in collaborazione con gli specialisti delle S.C. di Chirurgia dei tre Presidi Ospedalieri,
di protocolli terapeutici sull’uso degli antidolorifici specifici per il paziente chirurgico.
Preparazione della dose unitaria, come da protocolli, su programmazione chirurgica.
Dispensazione della dose unitaria, personalizzata, per singolo paziente dimesso in seguito ad
interventi chirurgici in day-surgery.
Stato del progetto: in attesa di attivazione.
Risultati attesi:
1) Aderenza ai protocolli concordati
2) Razionalizzazione della gestione dei farmaci con riduzione degli sprechi
3) Riduzione degli errori di somministrazione
Conclusioni/possibili ricadute:
L’intervento della Farmacia nell’allestimento in dose unitaria delle terapie antidolorifiche orali
consente che il controllo del dolore, seppur lieve o moderato, sia effettivamente garantito a tutti i
pazienti che ne hanno bisogno.
19
Progetto: Dispensazione diretta del primo ciclo di cura ed incremento
del profilo di sicurezza degli anticoagulanti orali.
Autore:
Dott.ssa Patrizia Brini (Dipartimento Assistenza Farmaceutica)
Co-Autori: Dott.ssa Loredana Donetti, Dott.ssa Luisella Ferrari, Dott.ssa Cristina Rossi, Dott.
Silvano Travaglini (Dipartimento Assistenza Farmaceutica)
Obiettivi del progetto:
Il crescente numero di indicazioni per la terapia anticoagulante orale (TAO) ha evidenziato problemi
associati alla gestione di terapie a lungo termine. Le interazioni con altri farmaci sono la causa più
frequente delle variazioni del loro effetto farmacologico. Si rende necessario un attento controllo delle
terapie concomitanti prescritte ai pazienti in TAO ed un utile strumento per effettuarlo è stato fornito
al Farmacista ospedaliero dalla Legge n. 405/2001.
Metodi utilizzati:
Nella nostra ASL è stata attivata sin dal 1° settembre 2001 una procedura per la distribuzione diretta
dei farmaci erogabili dal SSN. Lo specialista della struttura dimettente compila la scheda prescrittivi
appositamente predisposta, indicando la terapia da seguire a domicilio. La scheda viene inviata alla
Farmacia dove il Farmacista valuta l’appropriatezza della prescrizione e l’erogabilità a carico del
SSN. Grazie all’utilizzo della banca dati Micromedex Healthcare Series, è possibile evidenziare e
classificare le interferenze tra gli anticoagulanti orali ed uno o più principi attivi con essi prescritti.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Dal 30 giugno al 31 dicembre 2003 sono state analizzate 465 schede prescrittive della S.C. di
Cardiologia, di cui 164 con la prescrizione dell’anticoagulante orale. Dall’elaborazione dei dati è
emerso che circa il 50% dei pazienti è stato esposto ad un potenziale rischio di accidenti emorragici
con la conseguente necessità di un più frequente controllo dell’INR (International Normalized Ratio)
da parte del paziente. Amiodarone e omeprazolo risultano essere i farmaci maggiormente
somministrati in concomitanza con il warfarin con rilevanza clinica, rispettivamente, moderata e
maggiore. Acenocumarolo (135) risulta essere più prescritto di warfarin (29) ed amiodarone e
diossina sono i farmaci più spesso co-somministrati. Sono state rilevate tre interferenze tra
acenocumarolo e aspirina di rilevanza clinica maggiore.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) L’uso contemporaneo di farmaci è spesso essenziale per il raggiungimento del risultato terapeutico
desiderato o per il trattamento di patologie concomitanti, ma la polifarmacoterapia espone il paziente
ad interazioni che possono tradursi in un’alterata azione dei farmaci stessi, in fallimento terapeutico o
nella comparsa di effetti collaterali. Tale attività permette al Farmacista di rilevare eventuali
incongruenze nella terapia, comunicarle tempestivamente al prescrittore e migliorare la qualità
dell’assistenza al paziente in linea con i principi della Pharmaceutical Care. Infatti, errori di terapia,
che scaturiscono dall’inappropriatezza delle prescrizioni, negano al paziente il diritto di ricevere una
cura sicura ed efficace.
2) Il progetto attualmente è rivolto al monitoraggio non solo degli anticoagulanti orali, ma anche di
statine ed immunosoppressori prescritti da alcune S.C. della nostra azienda.
20
Progetto: Informazione al paziente: misurazione dell’impatto di una
corretta informazione sulla base del miglioramento della conoscenza
della terapia.
Autore:
Dott.ssa Patrizia Brini (Dipartimento Assistenza Farmaceutica)
Co-Autori: Dott.ssa Caterina Cerutti, Dott.ssa Loredana Donetti, Dott.ssa Paola Manzini, Dott.ssa
Cristina Rossi, Dott. Silvano Travaglini (Dipartimento Assistenza Farmaceutica)
Obiettivi del progetto:
1) Verifica del grado di conoscenza del trattamento da parte del paziente.
2) Misurazione dell’impatto che un’attenta informazione al paziente può avere sul miglioramento
della conoscenza e della compliance.
3) Valutazione del grado di soddisfazione.
Metodi utilizzati:
1) Scelta delle categorie di farmaci:
a) immunosoppressori per pazienti trapiantati di rene;
b) terapie di supporto per pazienti dializzati;
c) interferoni pegilati per pazienti con epatite cronica C.
2) Stesura di una scheda di informazione per ogni farmaco (fonte dei dati banca dati Micromedex).
3) Stesura di un questionario di verifica.
4) Presentazione del progetto agli specialisti.
5) Prima intervista al paziente e consegna della scheda.
6) Seconda intervista al paziente.
7) Valutazione delle risposte mediante l’inserimento dei dati in un database (ACCESS).
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati attesi:
Il risultato previsto è la sensibilizzazione del paziente (grazie ad una attenta informazione) nei
confronti del trattamento al quale è sottoposto in termini di:
a) adesione e compliance alla terapia;
b) miglioramento della qualità della vita;
c) conoscenza degli eventuali effetti collaterali che si potrebbero manifestare;
d) segnalazione di reazioni avverse per poter contribuire al programma di farmacovigilanza
indetto dal Ministero della Salute.
Il risultato verrà raggiunto in caso di ottenimento di un punteggio maggiore nel secondo questionario
rispetto al primo.
Valutazione:
La valutazione avverrà mediante una scala costruita con l’assegnazione ad ogni domanda di un
punteggio direttamente proporzionale alla complessità della domanda stessa.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) Il valore del progetto è dato dal miglioramento della qualità del servizio offerto dal DAF agli
utenti.
2) Gli elementi di innovazione sono dati dal recupero di un ruolo fondamentale del farmacista: il
contatto diretto con il paziente. Il DAF si pone, quindi, come anello di congiunzione tra lo
specialista e il paziente.
3) In futuro si auspica l’applicazione dei metodi di informazione testati a tutti i pazienti che
accedono al DAF.
21
Progetto: Qualità nelle forniture delle sale operatorie e corretta
imputazione dei costi
Autore:
Dott.ssa Patrizia Brini (Dipartimento Assistenza Farmaceutica)
Co-Autori: Dott.ssa Loredana Donetti, Dott.ssa Cristina Rossi (Dipartimento Assistenza
Farmaceutica), CPSE Cristina Castaldi (Direzione Medica P.O. di Borgomanero – sala operatoria)
Obiettivi del progetto:
1. Eliminazione delle criticità di programmazione.
2. Razionalizzazione delle risorse economiche.
3. Corretta imputazione dei costi.
4. Razionalizzazione degli stock di magazzino.
5. Miglioramento della capacità di contrattazione con i fornitori.
Metodi utilizzati:
Il progetto si basa sulla predisposizione di una lista di prodotti specifica per ogni singolo intervento.
Tale lista, che viene prodotta in collaborazione con le C.P.S.E. delle Sale Operatorie, avrà una duplice
funzione. In prima battuta verrà utilizzata come checklist: almeno 24 ore prima dell’intervento il
personale addetto verificherà che nella Sala, dove si svolgerà l’intervento, sia presente tutto il
materiale necessario allo stesso. La stessa lista, il giorno dell’intervento, verrà completata con le
specifiche di alcuni prodotti le cui caratteristiche (misura, tipologia, ecc…) possono variare in base
alle esigenze del singolo operatore o del singolo paziente.
Una volta alla settimana un Farmacista accederà alle Sale Operatorie per verificare eventuali problemi
o necessità degli operatori in ordine all’approvvigionamento e alla qualità dei prodotti forniti, in
quella occasione ritirerà tutte le checklist.
In un database, appositamente predisposto (Microsoft Access), verranno immessi tutti i dati sul
materiale utilizzato e verranno create le seguenti statistiche:
- Costi per C.d.C.
- Costi per intervento.
- Raffronto costi per operatore sul medesimo intervento.
- Tipologie di prodotti utilizzati.
- Quantità per tipologia.
Il progetto inizia in modo sperimentale sulle Sale Operatorie del P.O. di Borgomanero.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati attesi:
Dalle statistiche prodotte è possibile ottenere dati certi sui consumi e sulla tipologia dei prodotti
utilizzati per singolo intervento.
Tale attività permette una riduzione degli sprechi e una maggiore standardizzazione del materiale
impiegato per ciascun tipo di intervento con la contemporanea razionalizzazione degli acquisti.
Si riuscirà a ricondurre i costi al singolo C.d.C. e addirittura al singolo intervento con la possibilità di
confrontare i costi sostenuti da ciascun operatore per il medesimo intervento.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) In primo luogo questo progetto evita i disguidi negli approvvigionamenti delle Sale Operatorie.
Inoltre, questo lavoro porta alla formulazione di set procedurali per gli interventi più comuni,
semplificando le metodiche ed accorciando i tempi di lavoro del personale delle Sale Operatorie.
2) Dalle statistiche prodotte si potranno ottenere informazioni sull’opportunità di trasferire la
contabilità per C.d.C. sul sistema informativo aziendale.
3) La successiva o la contemporanea collaborazione con il Servizio Informativo Aziendale consentirà
di visualizzare i magazzini delle Sale operatorie con conseguente possibilità di riduzione dei materiali
stoccati.
22
Progetto: “Modello di continuità assistenziale per pazienti con Sclerosi
Laterale Amiotrofica”
Autore:
Dott. Lorenzo Brusa (Responsabile SSVD Cure Domiciliari), Dott. Edoardo Ferlito
(Presidente A.I.S.L.A. Onlus)
Co-Autori: Dr.ssa Maria Luisa Demarchi, (s.c. Qualità), Dr. Andrea Lamandini, (VIVISOL S.r.l.)
Obiettivi del progetto:
1. Predisporre una Carta dei Servizi Domiciliari specifica per la Sclerosi laterale Amiotrofica
(SLA);
2. Garantire un servizio integrato H24 in grado di gestire i pazienti domiciliari;
3. Garantire un coinvolgimento attivo della famiglia e del M.M.G. nel trattamento del
paziente;
4. Garantire un sostegno alla famiglia attraverso un supporto psicologico oltre che sociosanitario ed un intervento educazionale addestrativo al domicilio.
Metodi utilizzati:.
a) Definizione di un modello di cure multidisciplinare dedicato alla SLA, integrato nel sistema
di Cure Domiciliari dell'ASL ed implementazione di un percorso assistenziale centrato sul
paziente.
b) Creazione di una Carta dei Servizi Domiciliari per la SLA;
c) Creazione di un servizio di Telemedicina finalizzato alla riduzione della mobilità di pazienti
non o difficilmente trasportabili e riduzione dei ricoveri in degenza ed in day hospital anche
attraverso un supporto ad intervento di tipo preventivo dell'equipe domiciliare;
d) Potenziamento del Centro di Ascolto e Consulenza dell’AISLA al fine di supportare il
paziente, la famiglia e gli operatori coinvolti nel trattamento;
e) Identificazione, per ogni paziente trattato, di un "Case Manager Infermieristico" (ICM) al
fine di migliorare la gestione domiciliare del paziente con SLA;
f) Formazione di Operatori specializzati in Fisioterapia Respiratoria e Conservativa specifici
per il trattamento domiciliare della patologia;
g) Valutazione dei costi da sostenere per seguire a domicilio un paziente SLA nelle varie fasi
della malattia, nonché dei punti critici della rete operativa assistenziale intesi come:
giornate di degenza in terapia intensiva e in reparto, ricoveri d’urgenza, trasporti non
programmati e mobilità passiva.
Per la valutazione degli effetti determinati dall’applicazione del programma verranno valutati 20
soggetti trattati secondo il modello di cure integrato e 20 pazienti trattati in modo tradizionale.
Stato del progetto: in attesa di attivazione.
Risultati:
In relazione al decorso della patologia a carattere progressivo, si auspica:
a) un miglioramento dell’assistenza erogata, grazie all’adozione di un modello d’intervento
multidisciplinare che permette di utilizzare competenze e professionalità specifiche
integrate in un lavoro d’équipe;
b) un miglioramento della qualità dell’assistenza erogata al paziente e alla famiglia, mettendo
a loro disposizione un team completo per procedere all’applicazione delle terapie più
adeguate e tenere sempre monitorata la situazione.
c) La realizzazione di un miglioramento della qualità della vita dei famigliari che devono
assistere il paziente a domicilio, sostenendoli psicologicamente e supportandoli in questo
periodo particolarmente critico.
23
Valutazione:
Per la valutazione dell’efficacia del progetto non sono stati individuati indicatori di esito, in relazione
al carattere progressivo ed invalidante della patologia, ma solo di processo.
Il miglioramento della qualità dell’assistenza e della qualità di vita dei famigliari verranno valutati nel
gruppo di trattamento e nel gruppo di controllo al fine di valutare la presenza di un miglioramento
attribuibile al modello sperimentale.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il modello proposto risulta innovativo in quanto in grado di affrontare e rispondere immediatamente
ai bisogni del paziente con SLA coinvolgendo il SSN, il volontariato e il privato; esso, inoltre, si
avvale di tecnologie avanzate per l’assistenza a distanza del paziente, garantendo una immediata
risposta ai suoi bisogni.
Per quanto concerne la trasferibilità dei risultati il modello assistenziale, dopo una valutazione
preliminare, potrà essere trasferito ad altre patologie caratterizzate da un elevato carico assistenziale
come quello determinato dalla SLA.
24
Progetto: Comunicare l’emergenza: IL CALDO
Autore:
Dr. Lorenzo Brusa (Referente Educazione alla Salute ASL 13)
Co-Autori: Sig.a Elena Vallana (Preposto Ufficio Relazioni Esterne)
Obiettivi del progetto:
L’Azienda Sanitaria Locale n° 13 di Novara ha tra i propri obiettivi una costante, efficace ed
efficiente attività d'informazione ai cittadini, attraverso una comunicazione consapevole ed
interattiva, per trasmettere informazioni sanitarie, di prevenzione, di diagnosi e di cura della salute di
ogni individuo, per incidere sui comportamenti (stili di vita) che si riflettono sulla salute delle
persone e per divulgare la cultura della “prevenzione”.
In particolare l’attenzione con questo progetto si è rivolta a quella fascia di popolazione più debole
come gli anziani .
Su indicazioni del Ministero della Salute e dell’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte sono
state messe in atto – nel periodo estivo del 2004 - misure precauzionali per prevenire, ridurre ed
eliminare i danni alla salute legati agli aumenti di temperatura che potrebbero verificarsi nel corso
dell’estate.
Metodi utilizzati:
informazione mediatica (mezzi di informazione, stampa, radio, televisione e siti internet e/o portali)
realizzata tramite:
9 Televisione/Radio/Stampa
L’Azienda Sanitaria Locale n° 13 ha utilizzato le emittenti televisive locali (Altaitalia TV,
Odeon Video Novara, Tele VCO, Quarta Rete Nord e Rai 3 Piemonte) come strumento di
diffusione delle notizie per entrare sempre più sul territorio ed a conoscere così i reali bisogni
degli individui.
Il rotocalco “Benessere e Salute” – in onda con cadenza settimanale su Altaitalia TV della
durata di 30 minuti – ha riservato n° 2 puntate dedicate agli anziani ed in particolar modo ai
problemi correlati alla calura estiva.
La prima puntata – con ospite il dott. Aldo Biolcati – è andata in onda sabato 19 giugno 2004 e
replicata in diverse fasce orarie della giornata nella settimana successiva ha trattato le malattie
dell’anziano ed i problemi legati al caldo; la seconda trasmissione – con ospite il dott. Lorenzo
Brusa – è andata in onda sabato 3 luglio 2004 e replicata nella settimana successiva, ha
affrontato il tema della prevenzione dei danni alla salute da eccessi di temperatura ambientale
sulla popolazione anziana e relativi consigli per difendersi dal caldo.
Sono stati realizzati contributi giornalistici, interviste e servizi con altre emittenti televisive
(Altaitalia TV, Tele VCO, Odeon Video Novara, Quarta Rete Nord e Rai 3 Piemonte)
sull’argomento, che sono stati trasmessi durante i diversi palinsesti (telegiornali, spazi dedicati)
nel corso della prima e seconda settimana di luglio dello scorso anno.
Analoga iniziativa è stata intrapresa con le radio locali (Radio Blu, Radio Azzura, Radio ABC,
ecc..) .
Sono stati predisposti i comunicati stampa trasmessi agli organi di informazione in merito
all’argomento “emergenza caldo: come difendersi”; diffusi nel corso dell’estate (prima
settimana ed ultima settimana del mese di luglio e nel corso del mese di agosto).
9 Editoria
sono stati realizzati dall’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte pieghevoli dal titolo
“Anziani in città” che sono stati diffusi all’interno dell’Azienda Sanitaria, agli operatori
sanitari, in particolar modo a coloro che espletano l’attività nei Pronto Soccorso (Arona,
Borgomanero e Galliate) . Sono stati inoltre distribuiti ai Medici di Medicina Generale, alle
Farmacie del territorio dell’ASL 13, alle Residenze Sanitarie Assistenziali (Case di Riposo),
agli Enti Gestori, ai Medici dei Servizi di Emergenza Territoriale 118 ed infine ai Medici del
Servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica).
25
La brochure è stata pubblicizzata anche sul Bollettino dell’Ordine dei Medici e Chirurghi della
Provincia di Novara e sul periodico aziendale n° 2/3 IN FORMA 2004 ed era disponibile – su
richiesta - all’Ufficio Relazioni Esterne.
E’ stata realizzata inoltre un locandina a cura dell’Ufficio Relazioni Esterne e dell’Educazione
Sanitaria dell’ASL 13, distribuita all’interno dell’Azienda Sanitaria, agli operatori sanitari, in
particolar modo a coloro che espletano l’attività nei Pronto Soccorso (Arona, Borgomanero e
Galliate), affissa negli spazi dedicati all’informazione (bacheche aziendali), inviata ai Medici di
Medicina Generale, alle Farmacie del territorio dell’ASL 13, alle Residenze Sanitarie
Assistenziali (Case di Riposo), agli Enti Gestori, ai Medici dei Servizi di Emergenza
Territoriale 118 ed infine ai Medici del Servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia
Medica); è stata inoltre pubblicata sul periodico aziendale on line IN FORMA e sul sito
aziendale (www.asl13.novara.it).
Sono inoltre stati individuati altri punti informativi, quali: i Comuni del territorio dell’ASL 13,
le Parrocchie, le Centrali Operative delle Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia e Guardia di
Finanza), le Associazioni di Volontariato a carattere socio sanitario della Provincia di Novara e
le Organizzazioni Sindacali per i Pensionati ai quali è stata distribuita la locandina
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
Il progetto ha individuato nuovi e diversi canali da utilizzarsi per la comunicazione con l’utente,
partendo dalla consapevolezza dell’importanza che la comunicazione riveste per il miglioramento
della relazione interpersonale e della qualità di vita delle persone e degli operatori
Infatti comunicando in modo consapevole ed efficace, divulgando informazioni sanitarie di
prevenzione, di diagnosi e cura della salute di ogni individuo che agiscono sui comportamenti e sulle
abitudini di vita (spesso non corrette), migliorano necessariamente la qualità della nostra salute.
Si è creata, inoltre, una sinergia tra le diverse realtà presenti sul territorio (Forze di Polizia,
Parrocchie, ecc…) a favore della popolazione.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto ha voluto creare un’amministrazione attenta (capace di ascoltare e di dare risposte
adeguate) ai bisogni di salute del cittadino/cliente/utente.
Collaborazione con i diversi canali di comunicazione/informazioni e le Istituzioni presenti sul
territorio dell’ASL 13
Il progetto di informazione sanitaria può essere applicato a qualsiasi Azienda, adattandolo alle
esigenze ed alle realtà delle medesime.
26
Progetto: “Decido … e smetto”
Autore:
Dr. Liborio Martino Cammarata (Dipartimento “Patologia delle Dipendenze” s.c.
Ser.T. – Ambulatorio di Disassuefazione Tabagica)
Co-Autori: Dr.ssa Nina Porcu, Dr. Giovanni Pistone (s.c. Ser.T.)
Obiettivi del progetto:
- Ridurre i rischi sanitari e/o sociali legati alla dipendenza tabagica attraverso la realizzazione di
Corsi per Smettere di Fumare e l’offerta di una valutazione medica clinico-funzionale (per chi lo
desiderasse) rivolti ai dipendenti dell’Azienda Sanitaria n° 13 di Novara e, qualora il numero delle
richieste fosse insufficiente, per altri Enti, Aziende ed istituzioni presenti sul territorio della nostra
ASL.
Metodi utilizzati:
- Partecipazione da parte di operatori del Dipartimento Patologia delle Dipendenze e della psicologa
convenzionata alle riunioni del “Gruppo Fumo” (gruppo interservizi aziendale) dell’Asl 13 avente
quale finalità lo studio della campagna di pubblicizzazione dell’iniziativa tra i dipendenti dell’Asl;
- Predisposizione del modulo di adesione unitamente al materiale informativo riguardante i gruppi di
disassuefazione;
- Distribuzione capillare del suddetto materiale tramite i cedolini stipendiali;
- Raccolta delle adesioni;
- Pianificazione e calendarizzazione dei corsi; ogni corso prevede: Fase intensiva, composta da cinque
incontri consecutivi durante la prima settimana; Fase di sostegno, composta da sette incontri non
consecutivi distribuiti come segue: due incontri durante la seconda e la terza settimana, un incontro
durante la quarta e la quinta settimana e un incontro conclusivo a distanza di quindici giorni
dall’ultimo.
Ciascun incontro prevede una durata di circa un’ora e trenta minuti.
- Preparazione del materiale da utilizzare durante i Corsi: schede informative, per la raccolta dati,
tests diagnostici e motivazionali (Fagerstrom, Mondor e Horn) e questionario di gradimento;
- Realizzazione di un data-base per la raccolta dati;
- Acquisto di un analizzatore del monossido di carbonio, di uno spirometro e di un elettrocardiografo
- Avvio dei gruppi (a oggi sono stati realizzati n° 4 Corsi di cui tre a Novara e uno a Borgomanero ai
quali hanno partecipato complessivamente 34 persone; altri quattro Corsi sono in programmazione)
- Valutazione dell’efficacia ai seguenti end-points: conclusione della fase intensiva, della fase di
sostegno, a tre, sei e dodici mesi dalla conclusione del Corso.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Essendo il progetto in corso di realizzazione i risultati presentati sono provvisori; i dati definitivi
saranno valutati e pubblicati a fine progetto.
Al 31/12/2004 hanno aderito all’iniziativa n° 111 persone.
Ai quattro Corsi finora svolti hanno partecipato 34 soggetti, il 73% dei quali si è sottoposto alla
valutazione clinico funzionale dalla quale è emerso che una piccola percentuale di pazienti accusava
dei disturbi minori correlabili al tabagismo e tre di essi sono stati inviati dallo specialista per ulteriori
approfondimenti diagnostici; di essi: il 32% ha dichiarato di aver smesso di fumare all’ultima verifica
eseguita, il 18% di fumare tra 0-5 sig/die, il 18% di fumare tra 6-10 sig./die, il 18% tra 11-20 sig./die.
Il 14% non ha completato il corso e non si hanno dati all’ultima verifica. Tutti i dati dichiarati sono
stati confermati dalla rilevazione del monossido di carbonio nell’aria espirata.
A tre mesi dalla conclusione del 1° Corso (1° follow-up) il 25% dei partecipanti continua ad essere
astinente .
Valutazione:
Indicatori di processo e di risultato:
27
-
N° di persone che portano a termine il trattamento/n° di persone che hanno aderito al trattamento;
N° di sigarette die al termine della fase intensiva, della fase di sostegno, a tre , sei e dodici mesi
dalla fine del corso/ n° sigarette die all’inizio del trattamento.
Strumenti e sistemi di rilevazione:
- Scheda rilevazione dati
- misurazione CO espirato
Tale sistema di valutazione sarà applicato a fine progetto sui dati complessivi.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il presente progetto, che si avvale da un lato di un intervento psicomotivazionale e dall’altro di una
valutazione medica clinico-funzionale anche su base strumentale (rilevazione CO espirato,
spirometria, elettrocardiografia), rappresenta un elemento di diversificazione e di innovazione
dell’offerta trattamentale da parte del Dipartimento “Patologia delle Dipendenze”.
Altresì, appare innegabile la realizzazione, quale finalità ultima del progetto, dello sviluppo di modelli
interpretativi condivisi – della clinica e delle strategie di intervento – nell’articolazione dei processi
organizzativi e di cura e nella ricomposizione della complessità degli interventi per garantire una
completa gamma di servizi a soggetti diversi, con bisogni diversi, in fasi diverse del processo di
intervento.
28
Progetto: “Territorio senza dolore”
Autore: Dr. Venerando Cardillo (UOCP Cure Palliative e Terapia del Dolore/Hospice)
Co-Autori:
dott.ssa Dell’Acqua Edoarda: Dirigente Medico Responsabile A.D.I. Distretto di Arona
dott.ssa Grazia Nuvolone: Dirigente Responsabile s.s.v.d. Psicologia - Borgomanero
Vallana Elena: Preposto Ufficio Relazioni Esterne.
Arbellia Roberta: CPSE s.s.v.d. Cure Palliative e Terapia del Dolore - Borgomanero
De Zotti Stefania: CPSE A.D.I. Distretto di Arona
Obiettivi del progetto:
Il dolore costituisce un fenomeno patologico, a volte sottovalutato, che influisce pesantemente sulla
vita della persona ammalata ed ha spesso i connotati di malattia nella malattia.
La cura del dolore è non soltanto un dovere etico, ma anche l’esempio di buona pratica clinica in
ospedale, nell’assistenza a domicilio, in hospice e nelle altre strutture residenziali.
Si è evidenziato in questi anni la necessità di un più incisivo intervento extraospedaliero volto alla
formazione del personale medico ed infermieristico dell’ASL 13, sui problemi degli ammalati
oncologici domiciliati
Gli obiettivi sono:
promuovere la cultura della palliazione;
indicare gli interventi idonei e proporzionati ad evitare abbandono o accanimento;
assicurare l’utilizzo dei farmaci oppioidi;
dare impulso all’applicazione di protocolli di trattamento del dolore;
incontri con la popolazione su temi etici e su i diritti del morente;
Metodi utilizzati:
Il progetto “Territorio senza Dolore prevede :
incontro con personale A.D.I. dei Distretti di Arona e Borgomanero, sul tema: IL
DOLORE: PRINCIPI DI TERAPIA (già realizzato);
dieci incontri con equipe territoriali dei Medici di Medicina Generale (medici di famiglia)
dei Distretti di Arona e Borgomanero (3 già avvenuti, 2 in fase di realizzazione), sul tema:
L’AMMALATO ONCOLOGICO DOMICILIATO;
incontri (nell’ambito del progetto: “Ospedale senza dolore”) aperti al personale sanitario
territoriale dal titolo FISIOPATOLOGIA E FARMACOLOGIA DEL DOLORE;
Seminari aperti alla popolazione su temi etici ed assistenziali.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
migliore gestione del paziente oncologico in tutte le fasi di malattia;
migliorato rapporto ospedale\territorio;
impatto continuità assistenziale;
impatto sulla cultura della domiciliarità;
impatto sulla cultura e del vivere e del morire.
Valutazione: Questionario partecipanti a fine progetto
Conclusione/possibili ricadute:
1) il valore creato dal progetto in termini di miglioramento concreto della qualità dei servizi
offerti ai cittadini/utenti, ovvero ai destinatari finali delle attività;
2) miglioramento della qualità di vita delle persone (malato ed i suoi familiari) e sempre
maggiore garanzia e rispetto dei diritti del morente;
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Progetto: Infermiere di distretto dedicato alle famiglie
Autore:
CPSE Carimali Doriana (s.s.v.d. Servizio Infermieristico Ostetrico Tecnico e della
Riabilitazione)
Co-Autori: CPSE Alberganti Marinella (Preposto Servizio Infermieristico), CPSE Conte Paola
(Sedi decentrate Distretto Novara), CPSE Cavagnino Francesco (Poliambulatorio Distretto di
Novara), CPSE Lombardi Anna (Cure Domiciliari).
Obiettivi del progetto:
Creare una risorsa infermieristica in grado di identificare e rispondere al bisogno di salute della
persona e della famiglia e che si integri attraverso interventi di I livello con quanto offerto dai
professionisti delle Cure Domiciliari.
Metodi utilizzati:
Settembre 2004:
Ottobre 2004:
Analisi del Contesto
Analisi delle risorse disponibili con valutazione dei carichi di lavoro delle
Sedi Decentrate, delle Cure Domiciliari Sede Urbane ed Extra Urbane.
Organizzazione delle risorse rispetto ai carichi di lavoro, al contesto e al
Novembre 2004:
progetto.
Dicembre/Gennaio 2005: Riunioni di presentazione del progetto a tutti gli attori:
Febbraio/Marzo 2005:
Costituzione gruppo di lavoro per rendere operativo il progetto.
Aprile 2005:
realizzazione.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati: Si ipotizza di attribuire il supporto necessario al raggiungimento dell’autonomia dell’utente
e della famiglia attraverso un percorso educativo personalizzato e di gruppo delle famiglie del
territorio di Biandrate e Carpignano.
Valutazione: Valutazione dei carichi di lavoro delle sedi Decentrate di Carpignano e Biandrate dal
1/04/05 al 31/12/05.
Monitoraggio costante delle attività di I e II livello.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) il valore creato dal progetto in termini di miglioramento concreto della qualità dei servizi offerti ai
cittadini/utenti è determinato da una maggiore attenzione al nucleo famigliare mantenendolo nel
contesto territoriale.
2) i principali elementi e le soluzioni d’innovazione tecnologica e organizzativa che hanno
caratterizzato il progetto è la centralità dell’utente in quanto non è più l’utente che si rivolge alla
struttura ma è il servizio che si offre al cittadino.
3) le possibili future applicazioni del progetto sono lo sviluppo di questa nuova ottica organizzativa
anche in altre sedi distrettuali.
30
Progetto: La pianificazione assistenziale secondo il metodo N.A.N.D.A.
nel Dsm nord
Autore: CPSE Lidia Carnevale (Dipartimento Salute Mentale Nord)
Obiettivi del progetto:
Sviluppare negli infermieri del DSMnord le conoscenze e le competenze relative al
processo diagnostico e alla pianificazione infermieristica secondo il modello N.A.N.D.A.
(North America Nursing Diagnosis Association).
Far acquisire agli infermieri i principi teorici sul processo di nursing e la diagnosi
infermieristica al termine del corso di formazione.
Far acquisire agli infermieri un linguaggio accademico comune sulle diagnosi e sul
processo assistenziale al termine del corso di formazione.
Introdurre una cartella infermieristica unica in tutte le strutture del DSMn che utilizzi un
linguaggio comune per il processo di nursing entro maggio 2005.
Metodi utilizzati:
E’ stato organizzato un corso di formazione destinato a tutti gli infermieri che operano nelle strutture
sia territoriali che ospedaliere del DSMn. L’intervento formativo è condotto da docenti del Corso di
Laurea in infermieristica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università del Piemonte Orientale
ed è mirato all’insegnamento di tecniche di individuazione delle diagnosi infermieristiche secondo il
modello N.A.N.D.A. che rappresenta uno dei modelli più diffusi nella formazione di base degli
infermieri.
Fasi del progetto:
Il corso si articola in quattro fasi:
9 Corso teorico: sono state previste due edizioni di 21 ore ciascuna (42 ore totali di docenza)
nel periodo maggio 2004 – gennaio 2005; ogni sessione si articola su tre giornate della
durata di 7 ore. Date le modalità didattiche e stata prevista la partecipazione di non oltre 24
operatori per modulo.
9 Implementazione clinica: sono impegnati quattro docenti esperti. Ogni docente esperto
incontrerà piccoli gruppi composti da 8 operatori al massimo. Ogni incontro prevede una
parte di discussione e supervisione sulle esercitazioni svolte ed una parte incentrata sul
tutoraggio individuale e sul monitoraggio delle diagnosi infermieristiche individuate dai
singoli operatori.
9 Monitoraggio dell'intervento: si effettuerà il monitoraggio dell’efficacia del percorso
formativo tramite la raccolta di indicatori che misureranno i dati relativi alla congruità delle
diagnosi infermieristiche, agli interventi infermieristici messi in atto e ai risultati ottenuti
nonché alla percezione degli operatori riguardo al cambiamento organizzativo. Tale
rilevazione sarà effettuata nel periodo maggio-settembre 2005
9 Stesura della cartella infermieristica: è prevista la stesura di una cartella infermieristica da
parte degli operatori che rispetti le caratteristiche della metodologia acquisita. Tale
strumento sarà utilizzato in tutte le strutture del Dipartimento per un periodo sperimentale
che va da maggio a settembre 2005.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Gli operatori hanno acquisito le conoscenze teoriche:
sui sistemi di codifica NANDA, NIC, NOC che permetteranno di utilizzare un linguaggio comune
tra professionisti che operano nelle diverse strutture dipartimentali;
sulla formulazione di diagnosi infermieristiche;
sul riconoscimento dei modelli organizzativi congruenti con il sistema NANDA;
31
sull’elaborazione dei piani di assistenza di I° e II° livello;
sull’utilizzo di strumenti di valutazione clinica nel processo di nursing secondo il metodo NANDA.
Valutazione:
Al fine di valutare l’efficacia del programma formativo sono stati predisposti due set di indicatori di
processo e di esito. Un set di indicatori è stato presentato agli operatori, l’altro poiché si ritiene possa
influenzare i risultati, non è stato esplicitato al gruppo. E’ stato inoltre somministrato a tutti i
partecipanti, in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Università del
Piemonte Orientale, un test validato per misurare il livello di burn-out e la percezione degli operatori
riguardo al cambiamento organizzativo degli infermieri prima e dopo l’intervento formativo.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto rappresenta un esempio di percorso formativo atto a rispondere al meglio alle continue
necessità dell’Infermiere Professionale di maturare conoscenze metodologiche in grado di aumentarne
l’operatività clinico-assistenziale attraverso lo sviluppo di una migliore capacità di pianificazione e
attraverso interventi basati su parametri di autonomia e di individuale responsabilità.
L’applicazione della metodologia secondo il modello NANDA, non ha avuto al momento una piena
ricaduta in termini di appropriatezza ed efficacia degli interventi infermieristici in quanto non ancora
conclusa. L’esperienza sinora è stata considerata come un’importante occasione per migliorare i
processi assistenziali, per perseguire il MCQ, per migliorare l’integrazione tra gli operatori delle
diverse strutture assistenziali del DSMn e per adottare una cartella infermieristica comune a tutte le
strutture del Dipartimento.
Dall’esperienza fatta sino ad oggi, si può comunque ritenere che il modello possa rispondere più
adeguatamente alle esigenze di fornire motivazione, organizzazione degli interventi, qualità
assistenziale e rispondere in maniera pertinente ai bisogni di cura del cittadino.
Nel progetto sono stati coinvolti anche alcuni coordinatori e CPSE dei Dipartimenti di area Medica,
Chirurgica e di Salute Mentale Sud con l’obiettivo di sensibilizzare e stimolare l’utilizzo della
metodologia basata sul processo di nursing alla luce degli sviluppi legislativi sul ruolo e sulle
prospettive della professione infermieristica, dell’abrogazione del Mansionario (DPR 225/94), nonché
della definizione del Profilo Professionale dell’Infermiere (D.M. 739/94).
Tale coinvolgimento ha permesso e stimolato la costruzione di piani di cura standard nell’ambito dei
Dipartimenti di area Chirurgica e Medica denominati, rispettivamente, “Preparazione del paziente
all’intervento chirurgico” per la prima, e “L’Assistenza al paziente con Scompenso Cardiaco” per la
seconda.
32
Progetto: Dimissioni protette
Autore:
Dott. Augusto Cavagnino (Direttore Dipartimento Medico)
Co-Autori Dott. S. Francioni° (Dirigente Medico - Borgomanero), Dott. E. Cappelli° (Dirigente
Medico - Arona), Dott. M. Zeno° (Dirigente Medico - Galliate)°, Dott. A. Andina (Direttore
Dipartimento Post Acuzie), Dott.ssa M. Bellotti§, CPSE D. Zanetta° (Infermiere - Borgomanero),
CPSE G. Vaccino # (Infermiere - Borgomanero), CPSE G. Beltrame° (Infermiere - Arona), Dott. M.
Esposito (Direttore Distretto - Borgomanero), Dott. P. Lo Giudice (Direttore Distretto - Arona),
Dott.ssa D. Kozel* (Dirigente Medico), Dott.ssa A. Fontana (Direttore Medico PP.OO.R. ASL 13)
°S.C. Medicina ASL 13
§
S.C. Recupero e Rieducazione Funzionale ASL 13
#
S.C. Nefrologia ASL 13
*Direzione Medica PP.OO.R. ASL13
Obiettivi del progetto:
SCOPO DEL PROGETTO
Quantificare il bisogno assistenziale di tipo post-acuto e sociale all’interno del percorso di dimissione
da strutture ospedaliere dell’ASL 13 al fine di costituire una rete integrata ospedale-territorio capace
di rispondere, in modo appropriato, alle richieste socio-sanitarie degli utenti.
OBIETTIVI SPECIFICI
ANALISI DEL BISOGNO
1 – Definire l’appropriatezza della dimissione.
In dettaglio:
- appropriatezza della richiesta di destinazione del paziente rispetto al suo bisogno
- appropriatezza della struttura accettante rispetto al bisogno del paziente
2 – Definire qualitativamente (cause della mancata dimissione) e quantitavamente (numero dei casi e
numero di giornate di degenza) l’inappropriatezza della degenza legata alla mancata dimissione.
3 – Analisi di soddisfazione dell’utente.
DEFINIZIONE DEL BISOGNO
Quantificare il bisogno assistenziale e/o sociale dal paziente in fase post acuta dettagliato in:
1 - bisogno di posti letto in regime di post acuzie
2 – bisogno di strutture sanitarie di residenzialità
3 – bisogno di prestazioni sanitarie ADI e Ospedale a Domicilio (U.O.C.P.)
4 – bisogni sociali dei dimessi nei confronti di strutture residenziali, semiresidenziali o
di attività domiciliari
Metodi utilizzati:
Gli obiettivi vengono raggiunti attraverso la realizzazione delle seguenti fasi:
FASE 1. Rilevazione delle strutture di degenza per acuti e post-acuti presenti nell’ASL 13.
Costruzione di una mappa dettagliata per sedi e posti letto di tutte le strutture di degenza ospedaliere
e territoriali appartenenti all’ASL 13.
FASE 2. Analisi attività delle strutture e dei servizi territoriali nel corso dell’anno 2004 e
dell’anno 2005 (P.O. Arona, P.O. Galliate, Distretto Arona e Borgomanero)
Resoconto dell’attività effettuata nell’anno 2004 e nell’anno 2005 da:
33
Lungodegenza internistica
Arona
Galliate
RRF Estensivo
RRF Intensiva
Ospedale di comunità
Arona
Galliate
Arona
Galliate
Pariani
Berzonno
Ospedalizzazione Domiciliare (UOCP)
ADI
Posti di sollievo
FASE 3. Analisi dell’appropriatezza della dimissione mediante la progettazione e applicazione
di uno studio osservazionale condotto su tutti pazienti dimissibili dalle strutture di degenza
appartenenti al Dipartimento Medico ed al Dipartimento Post acuzie con bisogno assistenziale
sanitario e/o sociale che richieda l’attivazione di servizi/strutture ospedaliere o territoriali.
Nella realizzazione del progetto verranno coinvolte le seguenti figure:
Responsabili del progetto:
Direzione Medica: Dott.ssa A. Fontana, Dott.ssa D. Kozel
Dipartimento Medico: Dott. A. Cavagnino
Dipartimento Post acuzie: Dott. A. Andina
Referenti Medici
S.C. Medicina P.O. Borgomanero:
Dott. S. Francioni
S.C. Medicina P.O. Arona: Dott. E. Cappelli
S.C. Medicina P.O. Galliate: Dott. M. Zeno
S.C. RRF P.O. Arona: Dott.ssa M. Bellotti
Referenti Caposala
CPSE S.C. Medicina P.O. Borgomanero: Zanetta Daniela
CPSE S.C. Nefrologia P.O. Borgomanero: Vaccino Giuseppe
CPSE S.C. Medicina P.O. Arona: Beltrame Giuseppina
CPS Coordinatore S.C. Medicina: Barbara Re
Coordinatore per il progetto: Zanetta Daniela
Altri soggetti coinvolti
Direttori S.C. Degenza Dipartimento
Direttore S.C. Medicina P.O. Arona Dott. V. Petrella
Direttore S.C. Medicina P.O. Galliate Dott. S. Cardano
Direttore S.C. Cardiologia: Dott. M. Zanetta
Direttori Distretti
Direttore Distretto di Arona: Dott. P. Lo Giudice
Direttore Distretto di Borgomanero: Dott. M. Esposito
Consorzio dei Comuni per la gestione dei Servizi Socio Assistenziali
Associazione di Volontariato Sanitario Sociale
Stato del progetto: in attesa di attivazione.
34
Risultati:
I risultati attesi dalla realizzazione del progetto sono:
1. Identificare i punti critici del percorso di continuità assistenziale dall’ospedale al
territorio.
2.
Fornire la mappa di tutte le strutture e i servizi di degenza per acuti e post-acuti
presenti nell’ASL 13.
3.
Quantificare e qualificare il bisogno di strutture/servizi assistenziali per pazienti in
fase di post acuzie
Valutazione:
Il progetto sarà valutato sulla base del raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Conclusioni/possibili ricadute:
La quantificazione del bisogno assistenziale del paziente consentirà, nell’ottica del Miglioramento
Continuo della Qualità dei servizi offerti al cittadino, la costruzione di una rete integrata di assistenza
che garantisca la continuità assistenziale tra ospedale e territorio e l’appropriatezza dell’uso delle
risorse disponibili.
35
Progetto: La tubercolosi, intervenire e prevenire: l’impegno continua
Autori:
Dott.ssa Angela Cipelletti (Servizio Igiene e Sanità Pubblica)
Co-Autori: Dott.ssa Davilla Destro (Servizio Igiene e Sanità Pubblica) e Dott.ssa Maria Chiara
ANTONIOTTI (ssvd Epidemiologia)
Obiettivi del progetto:
controllo della malattia tubercolare (sorveglianza, prevenzione, diagnosi e cura). In questi anni il SISP
ha progressivamente dato applicazione alle indicazioni regionali riguardanti i vari ambiti di rischio
della patologia tubercolare (vedi progetto anno precedente).Si è ritenuto utile arrivare ad una
valutazione della qualità e della efficacia delle attività in essere sia perché esse richiedono un non
indifferente utilizzo di risorse, sia perché si vorrebbe assicurare un’applicazione uniforme degli
interventi su tutto il territorio aziendale.
Metodi utilizzati: incontri di formazione e informazione e misure di valutazione dei risultati.
•
Incontri per l’approvazione del protocollo operativo nelle strutture residenziali per anziani area
Nord e addestramento del loro personale infermieristico per l’esecuzione dei test tubercolinici
•
Percorsi diretti per gli utenti (contatti stretti di casi di TB) per visita pneumologica area Nord
•
Corso E.C.M. per i MMG
•
Valutazione dei risultati ottenuti nell’applicazione di protocolli
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
estensione degli interventi nell’area Nord
semplificazione degli accessi alla visita pneumologica area Nord
estensione degli interventi ad altre categorie a rischio (dormitori, strutture di accoglienza
extracomunitari)
• aggiornamento MMG
• valutazione della corretta gestione dei casi, dei contatti e dei dati epidemiologici
• individuazione di punti critici
•
•
•
Valutazione:
• Gestione della segnalazione dei casi: indicatori da valutare il 30-1-06
n° schede segnalazione di caso pervenute = n° schede completate = n° indagini epidemiologiche
effettuate
n° indagini epidemiologiche effettuate entro 15 giorni dall’arrivo della segnalazione/N° schede
arrivate nel 2005 = 100%
Schede inserite nel data base del S.I.S.P. a 30 giorni dall’arrivo/N° schede arrivate nel 2005. Atteso
100%
• Gestione delle schede di sorveglianza degli esiti del trattamento antitubercolare (scheda B
regionale per TB polmonare contagiosa) indicatori da valutare il 30-1-06
N° schede B pervenute nel 2005/ n° casi di soggetti di TB polmonare che hanno iniziato la terapia nel
2004. Atteso 100%
Schede B trasmesse a centro regionale nei tempi previsti/ schede B pervenute nel 2005= 100%
Da schede B si valuteranno anche:
% soggetti guariti, % soggetti trasferiti ,% deceduti, % guariti, % trattamento completato, %
fallimenti terapeutici, % trattamento interrotto, % trasferiti, (% calcolata su schede B notificate);
calcolo % informazioni mancanti
N° trasferiti per i quali si sono effettuati contatti per recuperare schede B / n° trasferiti nel 2005;
atteso 100%;
36
N° persi al follow up per i quali si è intervenuti con attività di recupero / n° persi al follow up nel
2005 (precisando quanti attività sono stati fruttuose per recupero informazioni) Recuperati al follow
up con ricerca attiva / persi al follow up su scheda (precisando quanti contatti sono stati fruttuosi per
recupero informazioni)
• Gestione delle schede di identificazione dei micobatteri su materiale umano (sorveglianza
dai laboratori) N° Schede ricevute
Soggetti che hanno entrambe le schede (notifica+laboratorio)/soggetti che hanno entrambe le schede
+ soggetti che hanno solo notifica + soggetti che hanno solo segnalazione dal laboratorio (ovvero casi
totali); atteso 95%
Casi individuati attraverso laboratorio/casi totali; (se possibile confronto con dati regionali)
• Profilassi dei contatti dei casi: N° schede inserite in apposito database del S.I.S.P. complete dei
dati relativi ai contatti/N° schede inserite % contatti controllati con 1°Mantoux/ contatti
individuati e da controllare nel 2005
soggetti sottoposti ad ulteriori controlli (vista e/o RX) / soggetti controllati con 1° Mantoux nell’anno
2005 (valutazione al 31/1/06)
% contatti controllati con 2°Mantoux/ contatti da controllare con 2° Mantoux nell’anno 2005
% soggetti messi in chemioprofilassi tra i contatti controllati nel 2005 (se possibile confronto con dati
regionali)
% casi individuati tra i contatti controllati nel 2005 (se possibile confronto con dati regionali)
• Attività di prevenzione e controllo nelle categorie a rischio: extracomunitari: riunioni e/o
lettere: atteso almeno 2 nel 2005
Strutture residenziali per anziani lungodegenti: per l’area nord “Protocollo operativo strutture
residenziali per anziani”; per l’area sud richiesta dei dati con lettera scritta al 100% delle strutture
residenziali per anziani entro 31/12/05; risposta da almeno 80% delle strutture entro 30/1/06
Casa circondariale: predisposizione e invio di scheda per la valutazione dell’attività svolta
N° Mantoux proposte/n°nuovi ingressi; N° Mantoux fatte / nuovi ingressi
N° soggetti che hanno eseguito Mantoux +Rx/ N° nuovi soggetti HIV positivi
N° soggetti messi in chemioprofilassi/ N° nuovi ingressi che hanno eseguito Mantoux
N° casi individuati/ N° nuovi ingressi che hanno eseguito Mantoux
Conclusioni/possibili ricadute:
• omogeneità degli interventi su tutto il territorio aziendale
• miglioramento del servizio per gli utenti area nord
• verifica della qualità ed efficacia del lavoro di sorveglianza.
37
Progetto: Formazione accreditata in azienda
Autore: Sig.a Daniela Costa, D.ssa Marisa Frattini (Referenti Aziendali Progetto Aress –
Formazione ECM)
Attualmente (e sino alla fine del 2006) è possibile ottenere l’accreditamento ECM dei Corsi
organizzati in Azienda inviando la richiesta di accreditamento e relativa documentazione alla
Commissione Nazionale per la Formazione Continua.
A partire dal gennaio 2007 per poter erogare formazione ECM sarà indispensabile ottenere
l’accreditamento a Provider ECM.
L’accreditamento a Provider ECM è il riconoscimento da parte di un’istituzione pubblica (Ministero
della Salute e/o Regioni) a un soggetto attivo nel campo della formazione continua in sanità, che lo
abilita a realizzare attività didattiche per l’ECM e ad assegnare direttamente crediti ai partecipanti
I requisiti che il Provider deve possedere per ottenere l’accreditamento riguardano l’organizzazione
generale e le risorse, la qualità dell’offerta formativa e la gestione del miglioramento continuo della
qualità.
I requisiti, i criteri e gli standard sono indicati nel documento “Requisiti minimi per l’accreditamento
di Provider ECM” della Commissione Nazionale per la formazione Continua dell’11 novembre 2004.
L’aderenza ai requisiti viene valuta dagli Enti accreditatori con l’esame della documentazione
prodotta ed eventualmente anche con audit. Per facilitare l’acquisizione del ruolo di Provider e il
corretto esercizio di tale funzione la regione Piemonte ha incaricato l’Aress della produzione di un
Manuale della Qualità per la formazione.
Detto Manuale è stato realizzato con la partecipazione ai tavoli di lavoro di due rappresentanti (CQ e
DTS) per ogni Azienda sanitaria Regionale e reso disponibile per la fine di dicembre 2004
Obiettivi del progetto:
OTTENERE PER L’ ASL 13 L’ACCREDITAMENTO A PROVIDER AL FINE DI GARANTIRE DIRETTAMENTE
I CREDITI ECM AL PERSONALE DIPENDENTE ATTRAVERSO L’EROGAZIONE DI FORMAZIONE E
AGGIORNAMENTO SPECIFICI E DI QUALITÀ RISPETTO ALLE PROFESSIONALITÀ E AI RUOLI
Metodi utilizzati:.
1)
Adozione e implementazione del manuale
- da marzo del 2005-maggio 2005 : cinque incontri con le aziende sanitarie del quadrante 2
e gli specialisti dell’ARESS per la modifica della modulistica prevista nel manuale della
qualità e la variazione delle procedure per poterle meglio adattare alla propria realtà
- maggio 2005-settembre 2005 : sperimentazione rispetto alla progettazione,erogazione e
valutazione di un evento come indicato nel manuale
- settembre 2005 - giugno 2006 : adozione e diffusione del Manuale e della modulistica
2)
Reperimento di risorse umane e strutturali che possano configurare un’organizzazione
specifica, stabile e finalizzata alla formazione (requisito minimo per l’accreditamento)
- entro giugno 2005 definizione delle caratteristiche, compiti ed autonomia di risorse umane
motivate a collaborare per la formazione (Referenti) sulla base delle indicazioni del
Collegio di Direzione e del Collegio delle Posizioni Organizzative del Comparto
- giugno – luglio 2005: individuazione da parte dei Direttori di Dipartimento dei Referenti
per la Formazione
- entro settembre 2005 nomina dei Referenti
- entro ottobre 2005 censimento delle competenze interne e della disponibilità alla docenza;
creazione del relativo database
- ottobre 2005-dicembre 2005: programmazione di “momenti formativi” per i Referenti e i
docenti
38
- entro gennaio 2006 riorganizzazione degli spazi a disposizione all’interno delle strutture
dell’ASL (messa a norma rispetto alla 626; presenza di PC, videoproiettore, lavagne ecc;
regolamento per l’utilizzo delle risorse)
- dicembre 2005: censimento di possibili fornitori di aule a Borgomanero, Arona, Galliate,
Novara
Stato del progetto: In corso di realizzazione
Risultati:.
Iscrizione all’Albo nazionale dei provider ECM
Garantire con risorse interne (e quindi al solo costo organizzativo) la copertura del 50% dei Crediti
necessari
Garantire la copertura totale dei crediti rispettando il limite del budget del 2005
Soddisfare i bisogni formativi e di aggiornamento professionale specialistico espresso dagli operatori
e dalle strutture aziendali e/o coerenti con gli obiettivi aziendali
Valutazione:
♦ Iscrizione all’Albo Nazionale dei Provider ECM entro gennaio 2007
( bimodale SI/NO standard SI)
♦
totale crediti forniti da corsi interni (standard 0,50)
totale crediti necessari per anno
♦
totale costo credito/persona anno 2005 (standard 1)
totale costo credito/ persona anno 2007
Possibili ricadute:
Valorizzazione delle risorse presenti in azienda che grazie alla partecipazione ad un processo
fondamentale come è quello della Formazione continua “acquisiscano” elementi di rinforzo alla
consapevolezza e di conferma dell’importanza del proprio ruolo in Azienda .
39
Progetto: Comunicazione con i medici di base
Autore: Dr. Lelio Dall’Osso (S.C. Assistenza Sanitaria Territoriale)
Obiettivi del progetto:
Attivazione di una newsletter quindicinale via e-mail, destinata ai medici di medicina generale ed ai
pediatri di libera scelta convenzionati con la Asl, a partire dalla seconda metà dell'anno 2005 (12
edizioni); nella stessa sarà convogliata tutta l'informazione istituzionale da parte della Asl, sinora
inviata ai medici autonomamente da varie strutture aziendali, con il ricorso a canali diversi (in
prevalenza, per mezzo di supporti cartacei). Si prevede anche il coinvolgimento della Aso "Maggiore
della Carità".
Metodi utilizzati:
I) raccolta degli indirizzi e-mail dei medici convenzionati;
II) sensibilizzazione delle strutture aziendali della Asl 13 e della Aso "Maggiore della Carità" sulla
opportunità di ricorrere ad un canale unificato di comunicazione con i medici di base;
III) raccolta dei materiali per la redazione della newsletter;
IV) attivazione della stessa.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
L'obiettivo previsto del progetto è quello di stabilire un rapporto costante e sistematico con il settore
dei medici di base. Lo strumento impiegato -la posta elettronica- e il numero limitato dei destinatari
(circa trecento) consentono una comunicazione potenzialmente bidirezionale.
Valutazione:
Si prevede di valutare il gradimento della iniziativa somministrando un apposito questionario ai
medici destinatari, una volta terminato il primo semestre di attivazione sperimentale.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il valore del progetto consiste nel tentativo di promuovere una maggiore integrazione dei medici di
base nel contesto delle attività e della struttura aziendale. Come è noto, tale settore di sanitario è
tradizionalmente caratterizzato da un esercizio professionale espletato in una condizione di
autonomia, e talora anche di isolamento.
40
Progetto: “Il piatto in palestra”
Autore:
Dr.ssa Nadia Dell’Acqua (Distretto di Galliate)
Co-Autori: Dr. Lorenzo Brusa (Referente PEaS), s.s.v.d. Epidemiologa Dr.ssa M.Chiara
Antoniotti, ASV Mirella Frattini
Obiettivi del progetto:
•
Aumentare le conoscenze relative ad una corretta alimentazione in rapporto all’attività sportiva
nei ragazzi che praticano sport e/o attività agonistiche..
.
•
Migliorare le conoscenze relative ad una sana alimentazione in rapporto all’attività sportiva nei
genitori e negli allenatori.
•
Formulare una lista di raccomandazioni per una corretta alimentazione quando si praticano
attività sportive. La lista sarà redatta dai ragazzi e rivolta ai pari.
Metodi utilizzati:
Il progetto è stato realizzato in seguito a Bando Regionale HP; è stato approvato e finanziato ed avrà
una durata massima di due anni; nasce da una richiesta spontanea di intervento rivolta al REPES
Aziendale da parte del Responsabile delle attività ricreative dell’Oratorio Salesiano di Cameri.
- Costituzione del Gruppo di lavoro interdisciplinare.
- Indagine-censimento presso le società sportive del Comune di Cameri per conoscere il numero e
l’età dei destinatari.
- Avvio di una serie di incontri tra i ragazzi, i genitori e gli allenatori con un Medico esperto in
Scienza dell’Alimentazione e un’Assistente Sanitaria per la restituzione dei dati e la trasmissione di
conoscenze corrette in tema di alimentazione e attività sportiva.
- Rinforzo dei rapporti di collaborazione con le Associazioni Sportive presenti sul territorio che si
occupano di organizzazione, gestione di attività sportive e/o agonistiche e di iniziative di animazione
rivolte ai ragazzi.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
- Pubblicazione e diffusione delle raccomandazioni rivolte al gruppo dei pari che verterà sui seguenti
temi:
- 1 corretta ripartizione delle calorie alimentari nei vari pasti della giornata
- 2 scelta corretta dei cibi, inseriti in una lista, da introdurre prima dell’attività sportiva
- 3 capacità di organizzare i pasti in relazione agli allenamenti e/o gare sportive
- Capacità di scegliere jn una lista di snacks e merendine quelle meno ricche di grassi e più ricche di
carboidrati complessi.
Valutazione:
Report inviati al DoRS, a scadenza stabilita, delle attività avviate:
31 ottobre 2005
Invio del primo report del progetto, dello suo stato di avanzamento, della sua
corrispondenza al progetto iniziale e del relativo rendiconto economico da parte
delle ASL-ASO.
31 ottobre 2006 Invio del secondo report su stato di avanzamento del progetto e del relativo
rendiconto economico da parte delle ASL-ASO
28 febbraio 2007 Invio relazione finale del progetto, dossier dei materiali prodotti da parte delle
ASL-ASO e rendiconto finale
31 marzo 2007
Convegno di presentazione dei progetti e dei risultati realizzato in collaborazione
con le ASL-ASO
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Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto prevede un approccio di educazione tra pari che ne costituisce l’aspetto innovativo.
Innovazioni organizzative: con il progetto si intende raggiungere i ragazzi che praticano attività
sportiva e/o agonistica attraverso una lista di raccomandazioni da loro elaborate dopo un breve
percorso formativo.
Si ritiene che l’educazione tra pari nell’ottica della peer education sia più incisiva ed efficace in
questa fascia d’età.
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Progetto: Prevenzione delle cadute degli ospiti anziani residenti in
strutture protette.
Autore: D.ssa Elisabetta Dessi’ (Servizio Igiene e Sanità Pubblica)
Obiettivi del progetto: il progetto è stato finanziato dalla Regione Piemonte nell’ambito dei
progetti di ricerca sanitaria finalizzata, e avrà durata di due anni.
L’adozione di un protocollo per la prevenzione delle cadute degli anziani ospiti in struttura (problema
che attualmente, come da letteratura, interessa il 30% della popolazione ultrasessantacinquenne
residente al proprio domicilio ed il 45% degli anziani istituzionalizzati) si configura come un
indicatore di qualità dell’assistenza erogata. Le conseguenze temibili della caduta possono essere di
ordine traumatico: fratture, ematoma, ecchimosi etc. ma non meno importanti sono le ripercussioni di
ordine psicologico, caratterizzate da insicurezza, tendenza ad un progressivo isolamento ed alla
riduzione delle attività quotidiane e dei rapporti interpersonali con relativo incremento della disabilità.
Metodi utilizzati:
Presentazione del progetto ai responsabili delle Strutture interessate entro marzo-aprile 2005.
Monitoraggio degli eventi caduta, attraverso un sistema di sorveglianza attiva, mediante
l’utilizzazione di una scheda segnalazione caduta da inviare al SISP ogniqualvolta si manifesta
l’accaduto ed indipendentemente dall’esito.
Alla segnalazione seguirà sopralluogo, entro 10 gg. dalla data di segnalazione, da parte di
personale SISP con eventuale individuazione dei punti critici relativi a fattori ambientali o
intrinseci.
Stesura di un protocollo di prevenzione cadute da utilizzarsi nelle strutture protette, ma
eventualmente esportabile anche agli anziani residenti nel proprio domicilio.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Risoluzione dei fattori di rischio, facilmente correggibili.
Riduzione del fenomeno cadute con conseguente riduzione della morbilità e mortalità.
Valutazione:
Verbale di adozione del protocollo da parte dei Responsabili della Struttura.
Riunione di verifica dei dati acquisiti e proposta di eventuale modifica.
Conclusioni/possibili ricadute:
riduzione del fenomeno con conseguente diminuzione della morbilità e mortalità e contenimento dei
costi di assistenza a carico del SSN.
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Progetto: Conoscenza dei servizi del “Dipartimento Materno Infantile”
attraverso immagini pubblicitarie
Autore:
C.P.S.E. Lidia Di Brisco (Dipartimento Materno Infantile)
Co-Autori: Tutte le ostetriche del D.M.I. territoriale. Novara: Tanzi Laurita, Marchioro Loredana,
Musco Patrizia, Di Giuseppe Barbara, Ceffa M.Carmen. Distretto di Galliate: Ceffa Giovanna,
Pedroni M.Rita, Baslino Patrizia, Bottega Emanuela. Distretto di Borgomanero:Volpe Graziella,
Cerutti Antonella. Distretto di Arona: Minerva Anna Dora, Testa A. Maria.
Obiettivi del progetto:
Favorire la conoscenza dei servizi attraverso l’immagine.
Metodi utilizzati:
Individuazione gruppo di lavoro
Individuazione del gruppo di lavoro (ostetriche)
Poster da riprodurre ed esporre in tutte le U.O. del D.M.I.
Progetto giostra- Disegno in scala, costruzione in cartone e/o compensato, e successiva esposizione
nella sede centrale del D.M.I.
Stato del progetto: in attesa di attivazione.
Risultati:
Maggiore facilità di accesso ai servizi.
Aumento qualità percepita.
Valutazione:
Il sistema di valutazione è previsto attraverso somministrazione di schede di gradimento
Aumento n° di accessi ai servizi.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) il valore creato dal progetto in termini di miglioramento concreto della qualità dei servizi offerti ai
cittadini/utenti, ovvero ai destinatari finali delle attività
2) i principali elementi e le soluzioni d’innovazione tecnologica e/o organizzativa che hanno
caratterizzato il progetto
3) le possibili future applicazioni del progetto
Aumento della qualità.
Pubblicità finalizzata
Pubblicità con poster in ogni singola U.O. del D.M.I. Collocazione “giostra” sede centrale D.M.I.
Attuabile a breve termine.
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Progetto: Caccia alla “zanzara tigre”
Autore:
Dott. Aniello Esposito (Direttore S.I.S.P.)
Co-Autore: Sig. Gianni Riva, Sig.ra Maria Rosa De Luca (Tecnici della Prevenzione – S.I.S.P.)
Obiettivi del progetto:
Nell’ambito dello specifico programma della Regione Piemonte, assicurare lo svolgimento delle
attività di prevenzione dell’infestazione da Aedes Albopictus (“zanzara tigre”), una zanzara
proveniente dalla regione asiatica potenziale vettore (nei paesi di origine) di agenti patogeni causa di
gravi malattie, che si sta diffondendo, con modalità molto particolari legate in prevalenza al
commercio di pneumatici usati, in diverse aree del territorio nazionale e regionale.
In Italia questa specie di zanzara non è fortunatamente in grado, nelle condizioni climatiche attuali, di
trasmettere malattie ma può essere causa di infestazioni ambientali molto disturbanti, tali da
interferire notevolmente con il benessere delle persone eventualmente interessate: la zanzara è infatti
molto aggressiva, punge anche durante il giorno e può provocare negli individui, trattandosi di specie
alloctona, reazioni molto intense alla puntura.
La difficoltà di eradicazione dell’infestazione, con conseguenti costi notevoli in termini economici e
di impatto sull’ambiente, giustifica l’impegno e le azioni sul territorio volte al monitoraggio ed alla
prevenzione.
Metodi utilizzati:
Dopo una fase di formazione e addestramento avvenuta a livello regionale, gli operatori S.I.S.P.
hanno iniziato già da alcuni anni le attività specifiche che prevedono:
- individuazione dei siti a rischio (raccolta di notizie, ispezioni periodiche e mirate, ecc.)
- monitoraggio degli stessi siti attraverso la collocazione di “trappole” destinate alla deposizione di
uova di zanzare
- gestione settimanale, da maggio ad ottobre, delle stesse “ovitrappole”
- studio del materiale raccolto al microscopio binoculare per individuare la presenza di uova ed
identificare eventualmente la specie (con la collaborazione del centro di consulenza di secondo
livello)
- indicazioni di provvedimenti specifici (disinfestazione) nei siti a rischio e verifica delle loro
modalità di attuazione
- redazione annuale di dettagliata relazione illustrativa sulle attività svolte
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Il Servizio ha monitorato nel corso di questi anni diversi siti a rischio, garantendo sempre
l’espletamento delle modalità di sorveglianza secondo gli standard fissati a livello regionale.
Nel corso dell’ultimo anno l’attività ha riguardato 2 siti a rischio (un’area di commercio di pneumatici
usati ed un’area di stoccaggio rifiuti), comportando la gestione settimanale di un numero
complessivo di 12 ovitrappole e la conseguente verifica al microscopio binoculare di 257 listelle di
faesite, con esiti comunque sempre negativi.
L’attività di controllo nell’anno 2005 prevede, fatta salva l’eventuale individuazione di nuovi siti a
rischio, la prosecuzione del monitoraggio negli stessi siti sopra indicati.
L’attività di vigilanza ha contribuito a mantenere il territorio di competenza attualmente indenne da
infestazione da Aedes Albopictus.
Valutazione:
Le valutazioni vengono effettuate dalla Direzione Sanità Pubblica Regionale avvalendosi della
collaborazione del centro di consulenza di secondo livello. L’attività svolta viene valutata, tenuto
conto delle relazioni annuali inviate, attraverso ispezioni e verifiche da parte di operatori del suddetto
45
centro di consulenza tecnico. Tali verifiche sono volte a verificare le modalità operative e la loro
congruenza con il programma regionale.
Conclusioni/possibili ricadute:
Partecipazione, nell’ambito di un progetto di rilevanza regionale e nazionale, ad un processo di
revisione del ruolo del SISP in un settore tradizionale dell’Igiene Pubblica. Prevenzione specifica di
un’infestazione potenzialmente molto disturbante e difficile da eradicare, con conseguente potenziale
risparmio di risorse economiche pubbliche.
Formazione specifica degli operatori ai fini di un approccio specialistico alle attività di
disinfestazione. Creazione di un piccolo gruppo specializzato operante su tutto il territorio di
riferimento.
Potenziamento delle attività di monitoraggio in collaborazione con le attività svolte dai Comuni di
lotta integrata alle zanzare, con particolare riferimento alle necessità di sorveglianza in alcuni Comuni
potenzialmente esposti al rischio di infestazione con altre modalità (traffico veicolare). Previsione di
estensione delle attività di prevenzione nei riguardi di altri agenti infestanti.
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Progetto: Alla ricerca di un “ospedale senza dolore”: … i primi passi
nell’ASL 13
Autore:
Dott.ssa Arabella Fontana (Direttore Medico PP.OO.R. ASL 13)
Co-Autori: Componenti del COMITATO OSPEDALE SENZA DOLORE della ASL 13:
Dott.ssa D. Kozel * (Dirigente Medico), CPS L. Signorotti * (Infermiere), Dott. V. Cardillo °
(Dirigente Medico), CPS R. Tamiello ° (Infermiere), Dott. P. Azza § (Dirigente Medico - Arona),
Dott.ssa E. Zecca § (Dirigente Medico - Borgomanero), Dott. V. Rabolini § (Dirigente Medico Galliate), CPS O. Lamolea § (Infermiere - Arona), CPS L. Manca § (Infermiere - Borgomanero),
Dott.ssa M. Diana # (Farmacista), Dott.ssa G. Nuvolone ^ (Dirigente Psicologa)
*Direzione Medica PP.OO.R. ASL13
°SSVDip Cure Palliative e Terapia Antalgica ASL 13
§
S.C. Anestesia e Rianimazione PP.OO.R. ASL 13
#
S.C. Servizio Farmaceutico - Dipartimento Assistenza Farmaceutica ASL 13
^S.S.V.Dip. Servizio di Psicologia ASL 13
Obiettivi del progetto:.
OBIETTIVO GENERALE
Implementare il percorso per la realizzazione dell’”Ospedale senza Dolore” nell’ambito della ASL
13, nel rispetto delle Linee Guida di cui al Provvedimento 24.05.2001, in modo da garantire nei
Presidi Ospedalieri Riuniti la messa in atto di tutte le misure possibili per contrastare il dolore
indipendentemente dal tipo di dolore rilevato, dalle cause che lo originano e dal contesto di cura.
OBIETTIVI SPECIFICI
1. ASSICURARE UN OSSERVATORIO SPECIFICO DEL DOLORE NEI PRESIDI
OSPEDALIERI DELLA ASL 13
1.1 stimare la dimensione del dolore nei pazienti dei tre ospedali dell’ASL 13
1.2 verificare il grado di concordanza tra dolore percepito dal paziente e dolore valutato dal
personale sanitario
1.3 predisporre una scheda per la rilevazione del dolore nel corso della degenza da adottare
quale parte integrante della cartella clinica
2. PROMUOVERE LA SENSIBILIZZAZIONE E LA FORMAZIONE DEL PERSONALE
MEDICO E NON MEDICO
2.1 effettuare l’analisi del fabbisogno formativo
2.2 progettare e realizzare un corso di formazione da accreditare (ECM) sulla gestione del
dolore rivolto a tutti gli operatori sanitari ospedalieri e territoriali
3. PROMUOVERE GLI INTERVENTI IDONEI AD ASSICURARE NELLE STRUTTURE
SANITARIE LA DISPONIBILITÀ DEI FARMACI ANALGESICI, IN PARTICOLARE
DEGLI OPPIOIDI, IN COERENZA CON LE INDICAZIONI FORNITE DALL'OMS,
ASSICURANDO INOLTRE LA VALUTAZIONE PERIODICA DEL LORO CONSUMO.
3.1 predisporre un report dei consumi dei farmaci analgesici, in particolare degli oppioidi
3.2 verificare l’appropriatezza d’uso dei farmaci analgesici
3.3 divulgare protocolli per il corretto impiego dei farmaci analgesici
4. PROMUOVERE PROTOCOLLI DI TRATTAMENTO DEI DIVERSI TIPI DI DOLORE
4.1 predisporre e adottare linee guida e protocolli di trattamento del dolore
4.2 monitorarne i livelli di applicazione e valutarne l’efficacia
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5. SENSIBILIZZARE L’UTENZA DIVULGANDO GLI IMPEGNI DELL’AZIENDA NELLA
GESTIONE DEL DOLORE
5.1 predisporre materiale informativo e cartellonistica per utenti
Metodi utilizzati:
Il progetto complessivo è stato presentato al 1° Quality Day dell’ASL 13 tenutosi in data 27/05/2004
tra le iniziative per rendere migliore il servizio offerto ai cittadini che usufruiscono delle strutture
ospedaliere aziendali: lo stesso è stato avviato nel corso dell’anno 2004 in applicazione delle Linee
Guida Regionali per la realizzazione dell’Ospedale senza Dolore del 24.05.2001 e vede la sua
implementazione nel 2005. E’ promosso e sviluppato dal “Comitato Ospedale senza Dolore”
(C.O.S.D.) della ASL 13, gruppo multidisciplinare e multiprofessionale interno istituito nel dicembre
2003, composto da Medici di Direzione Medica, Anestesisti e Infermieri dei Blocchi Operatori dei tre
Ospedali, un Medico e un Infermiere della struttura Cure Palliative e Terapia Antalgica, un
Farmacista, una Psicologa e un Rappresentante dell’Associazione Volontari Ospedalieri.
Il gruppo ha lavorato nell’anno 2004 completando le prime fasi del progetto, di seguito riportate:
1. esecuzione di una indagine per la rilevazione della prevalenza del dolore nei pazienti degenti
presso i reparti dei PP.OO.R.
2. elaborazione ed analisi dei risultati dell’indagine, con individuazione del fabbisogno formativo
4. ricognizione/mappatura delle modalità di trattamento del dolore adottate da ciascuna struttura
5. predisposizione di un report periodico dei consumi dei farmaci analgesici, in particolare degli
oppioidi
Le fasi del progetto da realizzare entro dicembre 2005 sono:
1. produrre un documento di sintesi dei risultati delle rilevazioni svolte nel 2004 (prevalenza,
modalità di trattamento, bisogni
formativi)
2. progettare e realizzare un corso di formazione da accreditare (ECM) sulla gestione del dolore
rivolto a tutti gli operatori sanitari
ospedalieri e territoriali, rispondente ai bisogni formativi rilevati in Azienda;
3. predisporre una scheda per la rilevazione del dolore nel corso della degenza da adottare quale parte
integrante della cartella clinica
STRUMENTI:
A. rilevazione della prevalenza del dolore: SCHEDA
B. rilevazione di strumenti in uso: SCHEDA
C. divulgazione risultati delle indagini effettuate: DOCUMENTO/ARTICOLO
D. risposta a bisogni formativi: INTERVENTO INFORMATIVO/FORMATIVO (CORSO)
E. rilevazione del dolore: SCHEDA AD HOC (IN CARTELLA CLINICA)
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
I RISULTATI ATTESI dal C.O.S.D. dell’ASL 13 all’avvio del progetto erano i seguenti:
- rilevazione della prevalenza del dolore, al fine di dare concretezza e quantizzare l’entità del
problema
- rilevazione delle attitudini e conoscenze di medici ed infermieri, per poter pianificare gli
interventi formativi in base alle
carenze riscontrate.
- rilevazione delle modalità di trattamento del dolore, per poter giudicare criticamente le prassi
in atto ed elaborare le
modifiche da proporre/estendere alle diverse realtà pur nel rispetto delle peculiarità e specificità
di ciascuna
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- promozione di protocolli uniformi di trattamento dei diversi tipi di dolore, monitoraggio dei
livelli di applicazione;
valutazione di efficacia
- predisposizione di materiale informativo e cartellonistica per gli utenti.
Dopo un anno di lavoro, i RISULTATI RAGGIUNTI sono di seguito brevemente illustrati.
1. La prevalenza del dolore nei PP.OO. dell’ASL 13.
L’indagine di prevalenza è stata effettuata in tutti e tre gli ospedali dell’ASL 13 nel corso del mese di
ottobre 2004.
L’intervista è stata condotta da personale interno appositamente formato che ha somministrato un
questionario (predisposto e validato dal C.O.S.D.) composto da due parti, una parte riservata
all’Infermiere e una parte riservata al paziente. Contestualmente è stata somministrata al personale
delle strutture di degenza una scheda di rilevazione delle modalità di trattamento del dolore (prassi in
uso nel reparto) e delle attitudini e conoscenze di medici ed infermieri sul problema.
Sono stati intervistati un totale di 203 pazienti di età media di 66,5 anni (ds ± 20) ricoverati da almeno
24 ore presso uno dei reparti di degenza dei tre Presidi Ospedalieri. L’analisi è stata condotta solo
sulle schede complete in tutti gli items indagati, corrispondenti all’ 80% della popolazione
intervistata (162 schede).
Il 57% (pari a 93 su 162) dei pazienti intervistati ha dichiarato di provare un dolore al momento
dell’intervista, con un’intensità da lieve per il 18,5% (30 casi), a media per il 26,5% (43 casi), a forte
per l’11% (18 casi), a fortissima per l’1,2% (2 casi); per il 56% di tali pazienti il dolore era
spontaneo. Il restante 43% dei pazienti ha dichiarato di non provare dolore.
Dal punto di vista dell’infermiere di turno, i pazienti con dolore erano il 43,8% (pari a 71 su 162) dei
pazienti ricoverati, con intensità di dolore variabile da lieve per il 22% (36 casi), a media per il 15,4%
(25 casi), a forte per il 5,5% (9 casi:), a fortissima per lo 0,6% (1 caso); a giudizio dell’infermiere il
47,5% dei pazienti non provava dolore al momento della rilevazione del dato. Per l’8,7% dei pazienti
(14 casi) l’infermiere non era a conoscenza dello stato del paziente rispetto al dolore (11 casi) o non
ha dichiarato la presenza o assenza di dolore (3 casi).
Mettendo a confronto il giudizio del paziente e dell’infermiere relativamente all’intensità del dolore
provata al momento dell’intervista emerge che le risposte concordano nel 70% dei casi quindi per 114
pazienti su 162 l’infermiere è a conoscenza della presenza/assenza del dolore.
Considerando la percezione del dolore nelle 24 ore di ricovero precedenti all’intervista, il 66% dei
pazienti (107 casi) ha dichiarato di aver provato dolore con un’intensità da lieve nel 14% (23 casi), a
media nel 25,3% (41 casi), a forte nel 21 % (34 casi), a fortissimo nel 5% (9 casi). Il 23,3% dei
pazienti ha dichiarato di non aver provato dolore. Il 5,5% non ha dato risposta.
Valutando il trattamento del dolore nei pazienti che hanno avuto dolore durante il ricovero, è emerso
che solo il 74% è stato trattato farmacologicamente. Approfondendo l’analisi per area di degenza si è
evidenziata una maggiore attenzione alla gestione del dolore nell’area chirurgica (l’86% dei pazienti
chirurgici risultano sottoposti a trattamento farmacologico) rispetto all’area medica (solo il 60 % dei
pazienti di competenza medica beneficiano di terapia del dolore).
2. Le attitudini e conoscenze di medici ed infermieri operanti presso le strutture di degenza dei
PP.OO.R. dell’ASL 13.
Dall’indagine realizzata attraverso l’intervista al personale delle strutture di degenza degli Ospedali
della ASL13 è emerso che:
- non esiste uno strumento standardizzato di rilevazione del dolore
- il dolore viene rilevato per tutti i pazienti ricoverati in regime di ricovero ordinario e segnalato sulla
cartella clinica o sulla cartella infermieristica
- il dolore viene trattato in tutti i pazienti ricoverati secondo il bisogno
- il paziente viene informato sul dolore dal personale medico e infermieristico al momento del
bisogno e del suo ingresso nella
struttura
-non è identificata una figura specifica per la rilevazione del dolore, il trattamento e l’informazione
3. Le modalità attuali di trattamento del dolore.
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L’analisi dei dati raccolti ha rivelato che il 62,5% dei pazienti è stato trattato con FANS mentre il
36,5% con Oppioidi. L’1% è stato trattato con entrambe le categorie di farmaci. I protocolli adottati
sono differenti nelle diverse realtà ospedaliere. Non si dispone di una procedura uniforme di gestione
del paziente ricoverato che presenta dolore.
Valutazione:
Il progetto verrà valutato sulla base del raggiungimento degli obiettivi nel rispetto dei tempi previsti.
Gli obiettivi ad oggi raggiunti (cfr cap. 1.3 Paragrafo “Obiettivi Specifici”) sono: 1.1, 1.2, 2.1, 3.1
Conclusioni/possibili ricadute:
Facendo tesoro dei risultati delle rilevazioni eseguite nel 2004, il COSD - gruppo multidisciplinare e
multiprofessionale interno all’Azienda dedicato alla promozione dell’”Ospedale senza dolore”, che
opera trasversalmente a livello delle strutture ospedaliere e territoriali -. proseguirà nel 2005 a
perseguire l’obiettivo di garantire nei Presidi Ospedalieri la messa in atto di tutte le misure possibili
per contrastare il dolore indipendentemente dal tipo di dolore rilevato, dalle cause che lo originano e
dal contesto di cura.
In seguito all’attuazione delle fasi operative propedeutiche, si programmeranno:
1. la valutazione periodica della prevalenza del dolore in ospedale.
2. la valutazione del grado di soddisfazione dei pazienti.
3. la valutazione del grado di preparazione degli operatori sanitari
4. la verifica periodica dell'avvenuta misurazione del dolore e della sua regolare indicazione in
cartella clinica.
5. la valutazione del consumo di farmaci analgesici..
In termini di miglioramento della qualità dei servizi offerti, la costruzione di un sistema di gestione
(rilevazione e trattamento) del dolore, integrato e condiviso da tutti gli operatori sanitari è certamente
un valore aggiunto all’assistenza, che sarà realizzato sia in ambito ospedaliero (dapprima area di
degenza ordinaria e Day Surgery, ma poi anche a livello degli ambulatori e del Pronto Soccorso per
un ’”Ospedale senza Dolore”) sia nella realtà territoriale (anche il “Territorio senza dolore”).
La predisposizione di materiale informativo e cartellonistica per gli utenti rappresenterà la
dichiarazione degli impegni dell’Azienda nella gestione del dolore.
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Progetto: Indagine multicentrica sulle cartelle cliniche
Autore:
Dott.ssa Arabella Fontana (Direttore Medico PP.OO.R. ASL 13)
Co-Autori: Dott.ssa B. Bragante *(Dirigente Medico), Dott. S. Dal Cin ° (Dirigente Medico), sig.ra
C. Pozzoni * (CPSE), Dott.ssa L.P. Zanetta* (Coll. Amm. Esperto)
*Direzione Medica PP.OO.R. ASL13
°SC Chirurgia Borgomanero – Dipartimento Chirurgico ASL 13
Obiettivi del progetto:
- Effettuare uno studio al fine di individuare criteri comuni da seguire per stendere documenti
(cartelle cliniche) comprensibili,
elaborati con qualità professionale, rispondenti agli obblighi di legge.
- Predisporre uno strumento di governo (di guida e di valutazione) delle cartelle cliniche.
Metodi utilizzati:
Il progetto di indagine multicentrica sulle cartelle cliniche è stato promosso da un gruppo di
professionisti di aziende sanitarie operanti sul territorio nazionale impegnati nella promozione della
qualità della documentazione sanitaria, in collaborazione con l’Associazione Risk Management
Sanita'–Onlus.
Le Aziende partecipanti all’indagine campionaria multicentrica sono 11, dislocate nelle regioni
Lombardia, Marche, Piemonte:
Gruppo Villa Maria (Di Marco), Pio Albergo Trivulzio (Bassoli), Istituto Nazionale Tumori
(Argiolas), A.O.G.Pini (Calori), Clinica S.Siro –Gruppo San Donato (Maino), Spedali Civili di
Brescia (Confortini); Zona Territoriale 7-ASUR Regione Marche (Bertolazzi); Asl 19 Asti (Ciaceri),
Asl 10 Pinerolo (Cavallo), Asl 1 Torino – Presidio OEV (Corsi), Asl 13 Novara (Fontana).
Il protocollo dell’indagine prevede che ogni singola Azienda proceda all’estrazione e alla conseguente
disamina di un campione casuale di cartelle cliniche (di numerosità pari a 100). Rappresentano criteri
di selezione il periodo di inizio della rilevazione (dimissioni a partire dal 1 marzo 2004), l’esclusione
dei ricoveri in regime di day surgery – day hospital, la sequenza continua (ininterrotta) di cartelle
sino a 100.
Per la raccolta dei dati è stata elaborata - sulla base della check list predisposta dalla Regione
Lombardia con una parziale revisione delle variabili - una “Scheda rilevazione dati”: le 32 variabili
prescelte (es: dati anagrafici, anamnesi, esame obiettivo, procedure, diario clinico, terapia, referti,
consenso informato, ecc.) vengono indagate rispetto ad alcuni criteri (presenza/assenza,
rintracciabilità, completezza).
La conclusione della raccolta dei dati da parte di tutte le Aziende partecipanti è fissata per l’ 8 aprile
2005.
Ad essa seguirà la fase di analisi e l'interpretazione dei dati sul campione complessivo di 1.100
cartelle, con il supporto del professor Roberto Russo, statistico che opera presso il Dipartimento di
Sanità Pubblica dell'Università di Torino.
Successivamente i risultati ottenuti nel complesso e per singola Azienda saranno divulgati e utilizzati
per sensibilizzare i sanitari che compilano la cartella clinica al fine di un miglioramento della qualità
della documentazione sanitaria.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
La cartella clinica è uno strumento informativo nel quale si raccolgono i dati anagrafici, anamnestici e
obiettivi, le attività diagnostico - terapeutiche praticate, riguardanti la persona ricoverata. La cartella
deve essere redatta chiaramente con puntualità e diligenza, nel rispetto della buona pratica clinica.
Il progetto di indagine multicentrica si propone di individuare tra i requisiti della cartella clinica gli
aspetti più rilevanti sotto il profilo Clinico e Medico legale, da presidiare per migliorare la
compilazione della stessa ed aumentarne l’efficacia in un’ottica di Risk Management.
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Valutazione:
1) di PROCESSO:
rispetto dei programmi operativi (fasi, attività, tempistica)
2) di RISULTATO:
- report finale a seguito dell’analisi che verrà condotta attraverso la costruzione di indicatori
di Efficienza (es. Numero di cartelle cliniche con redattore non identificato/Numero di cartelle
ispezionate); Indicatori di Efficacia (es. Numero di cartelle cliniche in cui sia inclusa la lettera
di dimissione/Numero di cartelle cliniche ispezionate); Indicatori di Risultato (es.Numero di
cartelle cliniche con campo “x” completo/Numero di cartelle cliniche ispezionate)
- divulgazione dei risultati ottenuti nelle singole realtà aziendali per ricaduta operativa
Conclusioni/possibili ricadute:
La cartella clinica, strumento di lavoro per il medico operante in una struttura di degenza, costituisce
una verbalizzazione, ossia una registrazione delle notizie riguardanti il soggetto ricoverato il cui fine
ultimo si identifica nella tutela della salute del paziente. Dunque essa rappresenta il mezzo più fedele
in grado di documentare il decorso clinico di ogni degente, delle decisioni assunte, degli interventi
effettuati e quindi del comportamento della struttura dell’ospedale. Inoltre essa è la base per la
corretta valorizzazione dell’attività da un punto di vista economico anche in considerazione
dell’introduzione, nel SSN, dei DRG.
Essa rappresenta inoltre un veicolo di comunicazione importante verso l’esterno (medici di base,
assicurazioni, ASL ecc.) ed uno strumento scientifico e didattico per lo studio e formazione
professionale oltre che una preziosa fonte documentale per le ricerche di carattere storico.
Promuovere la corretta compilazione della cartella clinica, e di altra documentazione sanitaria, è
presupposto di un intero percorso che porta al miglioramento della qualità delle attività svolte in
regime di ricovero ed ambulatoriale.
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Progetto: Sperimentazione di sistemi di individuazione e analisi del
rischio nei presidi ospedalieri riuniti della ASL 13.
Autore:
Dott.ssa A. Fontana * (Direttore Medico PP.OO.R. ASL 13)
Co-Autori: Dott. E. Pagani * (Dirigente Medico), Dott.ssa B. Bragante * (Dirigente Medico),
Dott.ssa D. Kozel * (Dirigente Medico), CPSE B. Bacchetta * (Capo sala), CPSE C. Pozzoni *
(Capo sala), CPS L. Signorotti * (Infermiere), CPS M.L. Zanetti * (Infermiere), Dott.ssa L.P.
Zanetta * (Coll. Amm. Esperto), Dott. E. De Angelis ° (Medico Coordinatore); CPSE E.
Parmigiani° (Capo sala), Dott. C. Sguazzini § (Direttore Dipartimento e S.C. Chirurgia), Dott.ssa A.
Rubino § (Dirigente Medico - Borgomanero), CPSE M. Poletti § (Capo sala), Dott. A. Cavagnino #
(Direttore Dipartimento e SC Nefrologia e Dialisi), Dott.ssa P. Carpani # (Dirigente Medico), Prof.
R. Russo ^ (professore associato, coordinatore Master in Risk Management)
*Direzione Medica PP.OO.R. ASL13
° SSVDip DEA Borgomanero – PS Arona
§
Dipartimento Chirurgico - SC Chirurgia ASL 13
#
Dipartimento Medico - SC Nefrologia e Dialisi ASL 13
^ Dipartimento di Sanità Pubblica e Microbiologia dell'Università di Torino
Obiettivi del progetto:
Sperimentare nell’ambito di tre realtà dei Presidi Ospedalieri Riuniti (DEA/PS; Chirurgia;
Dialisi) alcuni strumenti
di identificazione e analisi del rischio nelle strutture sanitarie, e in particolare:
a) al DEA, il sistema di incident reporting, modalità di raccolta delle segnalazioni in modo
strutturato su eventi indesiderati, utile nella fase di identificazione e analisi del rischio
b) nei tre reparti di Chirurgia dei PP.OO.R. e presso il Servizio Dialisi, il metodo FMECA, tecnica
sistematica per identificare e prevenire problemi sui prodotti o processi prima che essi insorgano
Utilizzare le informazioni - di tipo qualitativo - generate dai sistemi sperimentati per il miglioramento
del sistema delle cure erogate nei Presidi Ospedalieri Riuniti della ASL 13 (progettazione e adozione
di azioni correttive/di miglioramento; creazione di consapevolezza negli operatori sui temi della
sicurezza del paziente)
Pianificare il sistema di identificazione del rischio da adottare nell’ambito di tutte le strutture dei
Presidi Ospedalieri Riuniti.
1
Metodi utilizzati:
a) sperimentazione di sistema di INCIDENT REPORTING al DEA del P.O. di Borgomanero
Fasi di realizzazione del progetto e cronoprogramma
1. DEFINIZIONE DEL SISTEMA DA ADOTTARE
- Definizione della Scheda di segnalazione spontanea di “near miss”
(Master in Risk Management – 22/02/05)
- Costituzione del gruppo di lavoro referente: Direttore Medico, Dirigente Medico DM,
Coordinatore DEA, CPSE DEA,
Esperto “on line” (Prof. Roberto Russo – Dipartimento di Sanità Pubblica e di
Microbiologia Università di Torino;
coordinatore Master in Risk Management)
- Definizione del flow chart operativo, del sistema di classificazione degli eventi e del
sistema informatizzato di
registrazione degli eventi (entro 15/04/2005)
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2. SENSIBILIZZAZIONE DEL PERSONALE OPERANTE AL DEA:
- presentazione preliminare del progetto al Coordinatore e al personale infermieristico del
DEA (25/02/2005)
- incontro “formativo” con l’Esperto per sensibilizzare il personale al tema del rischio
nelle strutture sanitarie, di fornire
le conoscenze relative al significato di evento/incidente, evento avverso, quasi incidente
e sicurezza del paziente, di
addestrare all’uso della scheda di segnalazione (programmato per 11/04/2005 ore 14.00)
3. AVVIO DEL SISTEMA DI INCIDENT REPORTING (sperimentale per tre mesi dal 15/04 al
15/07 c.a.):
- adozione della scheda di segnalazione (su base volontaristica, confidenziale)
- ricezione ed analisi delle segnalazioni (qualitativa) da parte del coordinatore DEA, in
tempo reale
- utilizzo delle segnalazioni per la progettazione di interventi a soluzione dei problemi
emersi (gruppo di lavoro referente)
- adozione di interventi coerenti con quanto emerso dalle segnalazioni elaborate (gruppo
di lavoro referente)
- utilizzo del sistema delle segnalazioni per monitorare le azioni introdotte (gruppo di
lavoro referente)
- restituzione delle informazioni (gruppo di lavoro referente)
4. VALUTAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE
- redazione di un report “qualitativo” a cura del gruppo di lavoro referente relativo ai
risultati della sperimentazione
effettuata da divulgare alla Direzione Generale e agli operatori dei PP.OO.R. (in sessione
di seminario da organizzare
entro 2005)
Strumenti e metodi
Il sistema di Incident reporting si basa sulla segnalazione spontanea di evento inteso come
accadimento connesso a un insuccesso (potenziale - quasi incidente – o che ha causato danni –
incidente -) rilevato dagli operatori attraverso una scheda di segnalazione.
La sperimentazione consiste nella rilevazione degli eventi che accadranno al DEA di Borgomanero
attraverso la scheda di segnalazione spontanea da parte degli operatori per un periodo di tre mesi (con
possibilità di prolungare la durata, ove ritenuto opportuno)
b) sperimentazione del metodo FMECA nei tre reparti di Chirurgia dei PP.OO.R. e presso il
Servizio Dialisi
Fasi di realizzazione del progetto e cronoprogramma
1. DEFINIZIONE DEL SISTEMA DA ADOTTARE
- Definizione dell’oggetto dell’analisi: descrizione del corretto svolgimento delle attività
necessarie a realizzare il servizio
Chirurgia e Dialisi (check list)
- Analisi qualitativa: definizione di tutti i possibili modi di errore/guasto, i loro effetti, le
cause potenziali –
(a cura di esperto in Risk Management)
- Costituzione del gruppo di lavoro referente:
SC Chirurgia: Medico Direzione Medica, Direttore e CPSE Dipartimento
Chirurgico, Medico SC Chirurgia
Servizio Dialisi: Medico Direzione Medica, Direttore e CPSE Dipartimento
Medico, Medico Servizio Dialisi
54
+ Esperto “on line” (Prof. Roberto Russo – Dipartimento di Sanità Pubblica e di
Microbiologia Università
di Torino; coordinatore Master in Risk Management)
- Definizione del flow chart operativo (entro 15/04/2005)
2. FORMAZIONE DEL PERSONALE DELLE CHIRURGIE E DELLA DIALISI:
- presentazione preliminare del progetto al Direttore e al CPSE del Dipartimento
Chirurgico e al Direttore del
Dipartimento Medico (15/03/2005)
- incontro “formativo” con l’Esperto per sensibilizzare il personale al tema del rischio
nelle strutture sanitarie, di fornire
le conoscenze relative al metodo FMECA, di addestrare all’analisi quantitativa
(programmato per 11/04/2005 ore 14.00)
3. APPLICAZIONE DELLO FMECA:
- analisi quantitativa: formulazione di giudizio di valore da parte degli operatori delle tre
Chirurgie e della Dialisi su
criteri predefiniti per calcolo di indice di priorità del rischio (IPR)
- utilizzo degli IPR per rilevare le situazioni a maggior rischio e individuare le priorità di
intervento (rispettivamente:
Direttore e CPSE Dip Chirurgico e Dialisi)
- discussione dei risultati con gli operatori coinvolti nella rilevazione (entro un mese
dall’avvio dell’analisi)
- assunzione delle decisioni per abbassare il livello di rischio (controllo, riduzione,
eliminazione)
4. VALUTAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE
- redazione di un report “qualitativo” a cura del gruppo di lavoro referente relativo ai
risultati della sperimentazione
effettuata da divulgare alla Direzione Generale e agli operatori dei PP.OO.R. (in sessione
di seminario da organizzare
entro 2005)
Strumenti e metodi
Il metodo FMECA “Failure Mode and Effect Criticality Analisys” è una tecnica sistematica per
identificare e prevenire problemi sui prodotti o processi prima che essi insorgano, utilizzata da oltre
30 anni in settori industriali (automobilistico, aeronautico) e recentemente proposta dalla Joint
Commission alle Organizzazioni sanitarie quale strumento per la prevenzione dei rischi.
L’applicazione del metodo mira a ottenere una misura del grado di percezione degli eventi
potenzialmente pericolosi per il paziente e dell’individuazione delle priorità di intervento sanitarie .
Le indicazioni che si ottengono possono essere utilizzate per individuare la migliore allocazione di
risorse che possano prevenire più efficacemente i rischi e migliorare le condizioni organizzative.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
L’applicazione pratica in campo ospedaliero di strumenti per la riduzione del rischio clinico in
un’ottica di Risk Management mira ad un miglioramento del sistema delle cure erogate nei Presidi
Ospedalieri Riuniti della ASL 13, attraverso la progettazione e adozione di azioni correttive/di
miglioramento e la creazione di consapevolezza negli operatori sui temi della sicurezza del paziente.
Il risultato atteso finale è la pianificazione di un sistema di identificazione del rischio da adottare
nell’ambito di tutte le strutture dei Presidi Ospedalieri Riuniti..
Valutazione:
1) rispetto dei programmi operativi (fasi, attività, ruoli, tempi)
55
2) grado di compliance da parte degli operatori coinvolti
3) reports di valutazione delle due sperimentazioni e organizzazione di seminario divulgativo
4) proposta di sistema aziendale di identificazione e gestione del rischio
Conclusioni/possibili ricadute:
1) L’adozione nella realtà dei Presidi Ospedalieri Riuniti di strumenti per l’identificazione e l’analisi
del rischio ovvero di strumenti il cui utilizzo è in grado di facilitare l’adozione di misure che
promuovono e mantengono la sicurezza dei pazienti, dei loro familiari e degli operatori costituisce il
valore aggiunto del progetto in termini di miglioramento concreto della qualità dei servizi offerti ai
cittadini/utenti della ASL 13.
2) Gli strumenti sperimentati sono innovativi rispetto ai diversi sistemi obbligatori già esistenti, con i
quali è necessario/utile che si integrino. I sistemi obbligatori resi tali per legge o norme specifiche si
concentrano su eventi particolarmente rilevanti, di solito con esiti gravi, nell’intento di fornire agli
utenti un livello minimo di protezione. E’ però riconosciuto dagli esperti che gli eventi che hanno seri
esiti non sono che la punta dell’iceberg di una realtà in cui, fortunatamente, errori e incidenti vengono
normalmente intercettati prima che producano conseguenze, o queste sono estremamente ridotte.
I sistemi di reporting focalizzati sul miglioramento sono orientati ad allargare il tradizionale campo di
osservazione considerando tutti gli eventi cui non conseguono danni (near miss) o in cui essi sono
minimi. Lo scopo principale di un tale approccio è quello di comprendere meglio l’organizzazione, in
particolare di identificare i difetti di sistema che favoriscono l’insorgenza degli eventi, prima che
questi si manifestino con conseguenze dannose.
La tecnica FMEA|FMECA è definita come “una valutazione prospettica che identifica e migliora step
di processo in modo tale da assicurare ragionevolmente un outcome sicuro e clinicamente
desiderabile” (DeRosier et al., 2002): essa può anche essere considerata “un approccio logicosistemico per identificare e prevenire problemi di processo e di prodotto prima che essi si verifichino,
se applicata diffusamente e sistematicamente all’intera organizzazione” (ASR Emilia Romagna,
2002).
3) La sperimentazione risulta preliminare all’impianto di un sistema aziendale di Risk Management.
56
Progetto: Ambulatorio integrato di senologia
Autore:
GIC senologico- Referente del GIC: Dr. P. Fornara
Co-Autori: Dr. S. Albertinazzi, Dr. L. De Rocco (Radiologia P.O. di Borgomanero) Dr. P.
Fornara, Dr. A. Salini, Dr. F. Borroni, Dr. D. Meli, Dr. C. Macchi (Ginecologia P.O. di
Borgomanero), Dr. S. Dalcin, Dr. A. Colombo, Dr. A. Rubino (Chirurgia P.O. di Borgomanero), Dr.
M. Muscarà (Anatomia Patologica P.O. di Borgomanero), Dr. I. Romaniello, Sig. S. Peterlè, Sig.
M. Bacchetta e C. Bertona (CPS della s.s.v.d. di Oncologia P.O. di Borgomanero)
Obiettivi del progetto:
creare un percorso diagnostico-terapeutico facilitato per le donne con nodulo mammario sospetto al
fine fornire in breve tempo una diagnosi e l’eventuale terapia attraverso la programmazione
sistematica degli accertamenti necessari.
Metodi utilizzati:
a seguito delle formazione del Gruppo Interdisciplinare Cure della Senologia si è avvertita la
necessità di costruire un percorso facilitato per le donne con nodulo mammario sospetto che permetta
di aiutare la donna ad eseguire tutti gli accertamenti necessari in breve tempo e senza dover
organizzare da sola i medesimi. Sono state valutate pertanto le criticità della fase diagnostica del
nodulo mammario sospetto (valutazione delle Linee guida nazionali e internazionali) e valutate le
risorse disponibili e quindi è stato effettuato un accordo tra la Radiologia, Ginecologia, Chirurgia,
Anatomia Patologia, Oncologia al fine di disegnare concretamente un percorso facilitato per le donne
che riscontrano un nodulo mammario. Come punto di coordinamento è stato scelto l’Oncologia dove
la segretaria si occupa di prenotare le visite senologiche presso l’Ambulatorio Integrato di Senologia
(dove collaborano i senologi della Ginecologia e della Chirurgia). A seguito della visita senologica se
necessario il senologo invia la paziente ad eseguire mammografia/ecografia mammaria presso la
Radiologia. Il radiologo nella stessa seduta, ove indicato, esegue in collaborazione con l’Anatomo
Patologo l’agoaspirato o il trucut del nodulo. Il referto degli esami strumentali e anatomo patologici
giungeranno presso la segreteria dell’Oncologia e verranno valutati dall’oncologo che segnalerà
l’urgenza con cui programmare la rivalutazione senologica. La paziente verrà quindi richiamata
telefonicamente per visita senologica di controllo e in tale occasione il senologo completerà il
percorso diagnostico proponendo ove necessario un iter terapeutico. In conclusione alla visita verrà
scritta consulenza per il medico curante. La prenotazione presso la segreteria della oncologia è
telefonica e può essere effettuata o dal medico curante o dalla paziente su indicazione del curante.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
con il percorso facilitato previsto ci si attende:
- di ridurre i tempi di attesa per la donna, riducendo in questo modo anche l’ansia per la diagnosi e
permettendo di impostare rapidamente un trattamento adeguato;
- di ridurre il numero degli accessi ospedalieri della donna per effettuare prenotazione ed esami;
- di rendere omogeneo l’iter diagnostico-terapeutico del nodulo mammario sospetto in quanto il
percorso è stato costruito seguendo le Linee Guida della Regione Piemonte adattate, dopo revisione
della Letteratura, alla realtà della nostra ASL.
Valutazione:
l’efficacia del percorso verrà valutata in base a:
- misurazione dei tempi d’attesa che intercorrono tra la 1° visita senologica e la conclusione
diagnostico- terapeutica
- somministrazione alla fine dell’anno di un questionario di gradimento alle donne che hanno
usufruito dell’Ambulatorio di Senologia
- discussione dei casi giunti all’Ambulatorio di Senologia durante gli incontri del GIC senologico
per verificare l’aderenza alle Linee Guida
57
Conclusioni/possibili ricadute:
1) Il buon funzionamento del percorso disegnato permetterebbe:
- di evitare alla donna frequenti accesi in Ospedale per prenotare esami, ritirare referti, e passare dal
medico curante per le impegnative necessarie agli esami stessi in quanto tutto questa parte
organizzativo-burocratica viene espletata dai componenti dell’Ambulatorio Integrato di Senologia
- di ridurre l’ansia della donna in accertamenti per nodulo mammario
- di formulare una diagnosi in tempi più rapidi evitando esami inutili e ottimizzando l’iter
diagnostico e/o terapeutico per ogni singola donna.
2) Il progetto ha creato una stretta collaborazione interdipartimentale ottimizzando le risorse a
disposizione.
3) Il progetto può essere lo spunto per creare altri percorsi facilitati all’interno della Struttura
Ospedaliera.
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Progetto: Meglio prevenire che curare
Autore:
Dott. Felice Fortina (s.c. Nefrologia e Dialisi P.O. di Borgomanero)
Co-Autori: Dott. Augusto Cavagnino (Direttore Dipartimento Medico), Sig.a Elena Vallana
(Preposto Ufficio Relazione Esterne)
Obiettivi del progetto:
Far crescere il livello di conoscenza dei rischi cardiovascolari facendo sì che i cittadini più a rischio
siano consapevoli che curandosi possono migliorare la qualità della loro vita e vivere a lungo.
1)
Formare una coscienza presso i MMG (medici di famiglia) e Specialisti, della prevenzione degli
eventi cardiovascolari che permetta di risparmiare sofferenze individuali, familiari e perdite di
forze lavorative preziose per la società, nonché di risorse per le cure riabilitative egli invalidi.
2)
Dimostrare praticamente che anche in Presidio Ospedaliero di modesta entità si può fare ricerca
clinica essendo questione di metodologia di archiviazione dei dati, di aggiornamento continuo,
di curiosità scientifica, doti che sono alla base del lavoro di un professionista della medicina.
3)
Porre la basi per un nuovo modo di lavoro a MGG e Specialisti ospedalieri che tenga conto
delle peculiarità e complementarietà delle azioni dei due gruppi di operatori sanitari, vincendo
le antiche differenze che spesso erano causa di diffidenza reciproca
Metodi utilizzati:
Programma di informazione alla popolazione attraverso:
1) Rubrica quindicinale di Informazione sanitaria su “L’Informatore”, nella pagina di
Borgomanero;
2) Rubrica trimestrale di informazione sanitaria su: “Intorno all’isola” periodico dei
Comuni cusiani.
3) Pubblicazione di articoli di divulgazione scientifica, in collaborazione con URE, sul
Sito Internet aziendale
4) Preparazione di un opuscolo divulgativo con notizie pratiche sul Rischio
cardiovascolare, da distribuire negli studi dei MMG e degli specialisti, nelle farmacie,
nelle librerie, agli sportelli dell’ASL;
5) Partecipazioni a serate di informazione sanitaria nei comuni dell’area nord dell’ASL
13.
6) Partecipazione a trasmissioni TV di divulgazione scientifica sul problema
cardiovascolare.
7) Partecipazione a corsi di informazione sanitaria e sugli stili di vita nelle Scuole
elementari e medie.
Programma di informazione per MMG:
1) Corsi di aggiornamento scientifico: La gestione moderna del paziente iperteso.
(modalità: lezioni magistrali per 60 medici per un totale di 7 ore);
2) Corso di aggiornamento scientifico: Le dislipidemie e il rischio cardiovascolare
(modalità: lezioni magistrali per 60 medici per un totale di 4 ore);
3) Corso teorico pratico per MMG: Prevenzione cardiovascolare (modalità: 2 sedute
plenarie per 20 medici e 5 incontri tra 3 MMG e un docente specialista; totale di
impegno dei docenti di 27 ore);
4) Congresso interregionale SIN sezione Piemonte e Valle d’Aosta: (organizzazione
scientifica del Congresso e preparazione di una tavola rotonda di 2 ore dal titolo: Il
neurologo e l’ipertensione).
5) Definizione di indicazioni comuni sul rischio cardiovascolare condivise fra MMG e
specialisti.
Ricerca scientifica:
Viene condotta in collaborazione con la Cattedra di Nefrologia e ipertensione arteriosa
dell’Università del San Raffaele di Milano e con la Cattedra di Medicina Molecolare della
Clinica Medica dell’Università di Pavia e con il Dipartimento Assistenza Farmaceutica
dell’ASL 13 e ha prodotto, negli scorsi anni e ha in programma di produrre anche il 2005:
59
1)
2)
3)
pubblicazioni su riviste italiane ed estere (argomenti di ipertensione arteriosa e farmaco
economia);
Partecipazione con lavori scientifici sull’ipertensione arteriosa al Congresso Nazionale
SIN (Società italiana di nefrologia 2004 – 2005);
Partecipazione con lavori scientifici sull’ipertensione arteriosa al Congresso Nazionale
SIIA (Società italiana dell’ipertensione arteriosa 2003 – 2005
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Il progetto prevede di rendere sempre più consapevole la popolazione dei rischi cardiovascolari
creando una cultura della prevenzione, attraverso gli strumenti sopraindicati.
Rendere consapevoli i MMG (medici di famiglia) e gli Specialisti sulla prevenzione degli eventi
cardiovascolari
Fare ricerca clinica.
Definire e consolidare il rapporto tra MGG e Specialisti Ospedalieri
Valutazione:
Indicatori di risultati intermedi
ƒ Numero di eventi realizzati
ƒ Numero di rubriche avviate
ƒ Numero di eventi formativi realizzati
ƒ Numero di riunioni fra MMG e specialisti
ƒ Numero di articoli scientifici pubblicati
Indicatori definitivi
ƒ Miglioramento della consapevolezza e dei rischi cardiovascolari della popolazione generale
ƒ Miglioramento dei rapporti di collaborazione fra MMG e Specialisti ospedalieri.
ƒ Miglioramento delle procedure diagnostiche dell’iperteso secondario e grave.
ƒ Miglior utilizzo dei farmaci ipotensivi e ipolipemizzanti.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) valore creato dal progetto in termini di miglioramento concreto della qualità dei servizi offerti ai
cittadini/utenti, ovvero ai destinatari finali delle attività:
- informazione permanente alla popolazione per intervenire sugli stili di vita;
- collaborazione con i MMG nel trattamento del paziente, “ingresso” del MMG in Ospedale
e definizione di indicazioni condivise;
- ricerca scientifica a completamento del progetto che trae benefici dall’informazione tratta
dal pubblico e dal MMG
2) i principali elementi e le soluzioni d’innovazione tecnologica e/o organizzativa che hanno
caratterizzato il progetto:
- utilizzo dei sistemi informatici a disposizione (data-base, email, internet, ecc…),
conoscenza ed utilizzo linguaggio giornalistico e scientifico
3) le possibili future applicazioni del progetto
- il progetto è implementato ogni anno e può essere trasferito nelle altre Strutture Cliniche
ed Aziende Sanitarie ed Ospedaliere per definire una metodologia di studio comune al fine dare
risposte sempre più esaustive alla popolazione.
60
Progetto: Percorso multidisciplinare del paziente affetto da sincope
Autore:
Dott. Nicolò Franchetti Pardo (s.c. Cardiologia P.O. di Borgomanero)
Co-Autori: neurologi, internisti, ect
Obiettivi del progetto:
Uniformare la gestione dei pazienti affetti da sincope
Ridurre il numero di esami diagnostici
Evitare, se possibile, il ricovero ospedaliero
Accelerare l’Iter diagnostico
Coordinare le prestazioni da effettuare secondo protocollo
Metodi utilizzati:
concordare con internisti e neurologi un percorso
utilizzare un percorso condiviso
diffondere nei vari settori coinvolti una flow chart ( cardiologia-medicina-neurologia-Dea-pronto
soccorso altre sedi Asl)
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Accelerare l’iter diagnostico
Uniformare i metodi diagnostici
Risparmiare esami inutili
Valutazione:
n. ricoveri appropriati per Sincope anno 1 su anno 2
Conclusioni/possibili ricadute:
Ottimizzazione del trattamento del paziente affetto da sincope con riduzione del numero dei ricoveri
ospedalieri per tale diagnosi
Unico percorso del paziente con cronoprogramma che evita numerose code, prenotazioni etc…….
61
Progetto: “La salute di tutti i colori”.
Autore:
C.P.S. Assistente Sanitaria Mirella Frattini (Assistenza Sanitaria Territoriale –
Educazione alla Salute).
Co-Autori: Dr. Lorenzo Brusa (Referente PEaS), Dr.ssa M. Chiara Antoniotti (s.s.v.d.
Epidemiologia), Dr.ssa Paola Scolari (s.c Ostetricia Ginecologia P.O Borgomanero)
Obiettivi del progetto:
•
Migliorare l’accessibilità ai servizi relativi al percorso nascita per le donne straniere con la
presenza di mediatrici culturali .
•
Migliorare la qualità della relazione tra operatore e utente con particolare riguardo al momento di
accoglienza inserendo le Mediatrici culturali almeno nel 50% dei servizi .
•
Migliorare le conoscenze relative ai servizi dedicati a gravidanza ,parto e puerperio nelle donne
straniere.
•
Promuovere l’accesso anticipato ai servizi e la maggior frequenza dei controlli, per ridurre la
differenza tra italiane e straniere che non effettuano nessuna visita durante la gravidanza.
•
Organizzare un percorso di supervisione dedicato a Ostetriche territoriali e Ospedaliere sulle
problematiche dell’accoglienza , della focalizzazione della domanda e del decentramento
culturale.
Metodi utilizzati: Il progetto è stato realizzato in seguito a Bando Regionale HP; è stato approvato e
finanziato ed avrà una durata massima di due anni; si inserisce in un contesto organizzativo che ha
già apportato alcune innovazioni per migliorare l’accessibilità ai servizi da parte delle donne straniere
(Centro Salute e ascolto per donne migranti,aperto presso il P.O. di Borgomanero grazie ad un
finanziamento dell’Amministrazione Provinciale)
- Costituzione del Gruppo di lavoro interdisciplinare.
- Indagine attraverso una scheda di rilevamento dei dati/bisogni (conoscenze dei destinatari riguardo
ai servizi a disposizione e loro fruibilità). Per monitorare il flusso delle donne straniere che accedono
ai vari servizi del percorso nascita dell’ASL.
- Avvio di una “formazione incrociata” di operatori e mediatori relativa ai percorsi assistenziali,alla
corretta alimentazione e stili di vita da attuarsi in gravidanza nonché ai “riti e alle modalità
comunicative della cultura ospedaliera e territoriale”
-Rinforzo dei rapporti di collaborazione con le Associazioni di volontariato presenti sul territorio che
si occupano dei problemi dell’immigrazione.
- Attività di supervisione rivolta alle Ostetriche Consultoriali e Ospedaliere a cura della Cooperativa
Crinali attraverso professionalità affini,(Ostetrica e Medico Ginecologo) esperte in clinica
transculturale.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
- N° di incontri tra mediatori e operatori
- N° di supervisioni effettuate dalle Ostetriche.
- N° di schede di rilevazione dati,correttamente compilate
- Messa a regime di almeno il 50%delle proposte di miglioramento organizzativo scaturite dal lavoro
di supervisione delle Ostetriche
- Presenza delle Mediatrici culturali almeno per il 50% del tempo di apertura dei servizi dedicati a
gravidanza, parto e puerperio
- Miglioramento delle conoscenze relative alle prestazioni e servizi del percorso nascita nelle donne
straniere
- Aumento delle donne straniere che afferiscono al Centro di Ascolto inviate da Servizi Sociali,Enti
Gestori e Operatori Sociali anche volontari operanti sul territorio
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- N° di contatti formali con Servizi Sociali ed Enti Gestori per la facilitazione dei percorsi
assistenziali
Valutazione: Report inviati al DoRS, a scadenza stabilita, delle attività avviate:
31 ottobre 2005
Invio del primo report del progetto, dello suo stato di avanzamento, della sua
corrispondenza al progetto iniziale e del relativo rendiconto economico da parte
delle ASL-ASO.
31 ottobre 2006 Invio del secondo report su stato di avanzamento del progetto e del relativo
rendiconto economico da parte delle ASL-ASO
28 febbraio 2007 Invio relazione finale del progetto, dossier dei materiali prodotti da parte delle
ASL-ASO e rendiconto finale
31 marzo 2007
Convegno di presentazione dei progetti e dei risultati realizzato in collaborazione
con le ASL-ASO
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto prevede una utilizzazione adeguata dei servizi da parte delle donne straniere per ciò che
riguarda il Percorso nascita.
Si intende migliorare il monitoraggio della gravidanza nelle donne straniere per diminuire la distanza
tra donne italiane e straniere che non effettuano nessun controllo durante la gravidanza; si ipotizza in
questo modo di migliorare le ricadute in termini di salute per questa utenza.
Innovazioni organizzative: con il progetto si intende raggiungere le donne straniere nel percorso
nascita, superando le difficoltà linguistiche e culturali attraverso l’introduzione di Mediatrici Culturali
opportunamente formate.
Si intende inoltre migliorare l’accoglienza di questa fascia di utenza ai Servizi attraverso un
approfondimento di conoscenze relative alle etnie e alle culture di appartenenza da parte degli
Operatori Sanitari in modo da diminuire le resistenze e le diffidenze nei riguardi dei cittadini stranieri
immigrati.
3)le possibili future applicazioni del progetto
Si prevede di disporre di dati epidemiologici validi per “leggere” meglio la domanda di salute delle
donne straniere, per aumentare l’efficacia delle risposte e di conseguenza diminuire i ricorsi a ricoveri
impropri e accessi ripetuti al Pronto Soccorso.
63
Progetto: La valutazione del radon nelle scuole elementari e medie
inferiori quale fattore di rischio nel territorio dell’ASL 13.
Autore: Dott. Massimo Ghirardi (Servizio Igiene e Sanità Pubblica)
Obiettivi del progetto:
Prosecuzione del programma di misurazione delle concentrazioni di gas Radon in locali presenti in
strutture di uso pubblico comunque utilizzati da persone; il Radon è riconosciuto infatti come
possibile fattore di rischio per i tumori polmonari.
L’individuazione di concentrazioni elevate nei locali interessati dal progetto costituisce il primo passo
per la sensibilizzazione della popolazione e delle Amministrazioni locali al fine di prevenire un
problema di notevole rilevanza sanitaria.
Secondo quanto concordato con il Dipartimento Arpa di Ivrea l’attività di rilevazione si indirizzerà
nei locali interrati e seminterrati, o comunque poco aerati, presenti all’interno di scuole pubbliche,
ed in cui vengono svolte attività che comportano la presenza degli alunni; la scelta dei locali interrati
o poco aerati è determinata dal fatto che tali ambienti presentano il maggior rischio, dal momento che
il gas si propaga dall’interno della terra, attraversa la roccia ed il terreno fino alla superficie, e si
disperde con la ventilazione dei locali.
Metodi utilizzati:
In accordo con il Dipartimento ARPA di Ivrea area Radiazioni ionizzanti il progetto prevede:
- Individuazione di un congruo numero di scuole e nell’ambito delle scuole, degli ambienti da
monitorare;
- La rilevazione verrà programmata in modo da ottenere le misure della concentrazione
dell’attività media annua di Radon che è l’indicatore più adatto per valutare la reale esposizione
al rischio Radon della popolazione. Il periodo di misure di un anno verrà quindi diviso in due
semestri utilizzando due dosimetri per ogni ambiente. Trascorso il primo periodo di esposizione i
dosimetri del primo semestre ritorneranno nel laboratorio strumentale dell’ARPA Piemonte per
le analisi e contemporaneamente al ritiro si opererà la sostituzione con nuovi dosimetri per il
secondo semestre.
- L’informazione alle popolazioni ed alle Amministrazioni locali al fine di formulare eventuali
proposte di interventi correttivi
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Dalla raccolta di misure della concentrazione di Radon sarà possibile ricavare una stima della
concentrazione del gas nelle scuole indagate; nel caso di superamento dei parametri raccomandati
dalla Comunità Europea verrà effettuata un’indagine volta a conoscere le possibili cause del
fenomeno e a individuare gli interventi di correzione, da suggerire ai soggetti interessati.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto ricade su una delle attività tradizionali del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, l’igiene
edilizia e scolastica, indagando un fattore di rischio riconosciuto e prevedendo la possibilità di
interventi di prevenzione sanitaria.
In tal modo il progetto consente di operare in un settore tradizionale di interesse del Servizio, in
relazione però ad effettive necessità di prevenzione e tutela della salute.
64
Progetto: Carta dei Servizi SIAN on line
Autore:
Dott. Emilio Iodice (Dipartimento di Prevenzione – Servizio di Igiene degli Alimenti e
Nutrizione)
Co-Autori: Personale del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione
Obiettivi del progetto:
Nell’ottica di una maggiore visibilità delle diverse competenze del SIAN, la principale finalità del
progetto riguarda la funzione divulgativa e informativa, attraverso un linguaggio semplice e
facilmente comprensibile, supportato da riferimenti normativi, modulistica e iter procedurali, rivolta a
Enti Pubblici, Tecnici e privati Cittadini, in relazione sia a modalità operative sia all’acquisizione di
informazioni nell’ambito del settore alimenti e bevande.
Metodi utilizzati:
Il progetto è stato realizzato attraverso le seguenti fasi:
1) esame della Carta dei Servizi esistente
2) coinvolgimento di tutti gli operatori del Servizio con assegnazione di compiti specifici finalizzati
all’aggiornamento ed approfondimento della carta dei Servizi esistente integrando la stessa con
riferimenti normativi e procedurali e fornendo, altresì, la modulistica necessaria per le diverse utenze
che afferiscono al SIAN
3) assemblaggio delle diverse sezioni e cura dei testi al fine di rendere omogenea la presentazione
4) pubblicazione del documento in versione informatica on line (html)
strumenti utilizzati: PC, normative di riferimento nazionali e regionali
metodologie utilizzate: lavoro in piccoli gruppi suddivisi per competenze specifiche
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
Il progetto si è concluso nel dicembre 2004, con la pubblicazione della Carta dei Servizi on line sul
sito della ASL 13 con pubblicazione alla fine dell’anno. Da una prima analisi suffragata da diretta
testimonianza di utenti che afferiscono al SIAN la Carta dei Servizi-SIAN ha avuto un riscontro
favorevole sia per quanto attiene alla presentazione facile e fruibile, sia per l’inserimento dei
riferimenti normativi (indispensabili soprattutto per chi vuole intraprendere le diverse attività di
somministrazione e/o vendita di alimenti) e della modulistica facile da scaricare e da comprendere.
La divulgazione della presenza sul sito ASL 13 della Carta dei Servizi avviene attualmente tramite
informazione diretta o telefonica all’utenza..
Valutazione:
In futuro si prevede di integrare la Carta dei servizi con una scheda di valutazione del gradimento da
parte dell’utenza che si collega al sito per eventuali osservazioni in merito alla chiarezza degli
argomenti trattati in modo da consentire il miglioramento delle prestazioni fornite dal Servizio.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) Il progetto è nato dalla volontà di offrire all’ utenza:
a) informazioni utili sugli alimenti, sulla qualità dell’acqua, sui funghi , sulla nutrizione, sui presidi
fitosanitari, sulla vigilanza,
b) normative inerenti l’attività del nostro Servizio (offrendo in alcuni casi anche il testo della norma
di riferimento)
c) modulistica e procedure distinte per le diverse tipologie di utenti (richieste di pareri per il rilascio
di autorizzazione sanitaria per la somministrazione di alimenti e bevande, pareri preventivi,
richiesta pareri potabilità acqua , richiesta menù per ristorazione collettiva, ecc.)
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2) Le principali innovazioni tecnologiche sono state quelle di offrire uno strumento informatico che
consente di:
a) essere facilmente raggiungibile dall’utenza,
b) permettere un puntuale aggiornamento da parte del SIAN in riferimento alle nuove future
normative di settore.
3) Possibile realizzazione di un testo cartaceo che sintetizza quanto riportato a livello informatico da
destinare ad alcune categorie di utenti.
66
Progetto: La nascita senza fumo (Progetto Ricerca Sanitaria Finalizzata- Bando 2004Regione Piemonte)
Autore:
D.ssa Daniela Kozel *
Co-Autori: CPS L. Signorotti*(Infermiere), Dott. C.A. Zambrino$ (Direttore Dipartimento Materno
Infantile), Dott. C. Colaci^ (Direttore S.C. Ostetricia Ginecologia), CPSE Sig. L. Bovio^ (Ostetrica),
Dott.ssa M.C. Antoniotti° (Responsabile s.s.v.d. Epidemiologia), Dott.ssa D. Sarasino (Medico S.C.
Qualità)§, Dott. L.Cammarata (Direttore Dipartimento Patologie delle Dipendenze) +
*Direzione Medica PP.OO.R. ASL13
Dipartimento Materno Infantile ASL 13
°S.C. Epidemiologia ASL 13
§
S.C. Qualità ASL13
+
S.C. Servizio Prevenzione delle Dipendenze
$
Obiettivi del progetto:
OBIETTIVO GENERALE:Realizzare un efficace intervento formativo alla famiglia nel periodo
gestazionale e puerperale allo scopo di fornire un sostegno motivazionale alla disassuefazione e
ridurre conseguentemente il numero di donne fumatrici. (cfr PSN 2003-2005 – Dpr n° 95 del 23
/05/2003: “… prioritario l’intervento antitabagico con tutte le donne in età fertile”).
OBIETTIVI SPECIFICI:
1. Formare tutto il personale sanitario (Medici, Ostetriche, Infermiere) che segue la donna dalla
diagnosi di gravidanza ai primi mesi di vita.
2. Realizzare un intervento di counseling progressivamente esteso a tutti i setting di attività che
coinvolgono la donna dalla diagnosi di gravidanza ai primi mesi di vita del bambino
(considerando che l’efficacia dimostrata del counseling sulle donne in gravidanza è: + 7,6%)
3. Fornire un sostegno motivazionale alla disassuefazione.
4. Misurare l’efficacia dell’intervento
Metodi utilizzati:
L’obiettivo verrà raggiunto attraverso:
1- La realizzazione di un corso di formazione, accreditato ECM (nel corso del 2005), rivolto a
tutto il personale sanitario (Medici, Ostetriche, Infermiere) dell’ASL 13 che segue la donna dalla
diagnosi di gravidanza ai primi mesi di vita del bambino. Il corso avrà come obiettivi principali:
Acquisire conoscenze teoriche in tema di danni alla salute derivanti dalla
abitudine al fumo
Acquisire tecniche di couseling antitabagico e tecniche di conduzione di
couseling finalizzate alla disassuefazione in specifici gruppi (in particolare le
gravide
Acquisire le tecniche per il sostegno alla disuassefazione
Il corso si allineerà al Progetto Formativo Nazionale “Mamme libere dal fumo” promosso dalla Lega
Italiana Lotta contro i Tumori e dalla Federazione Nazionale Collegi Ostetriche. Particolarità di
questo corso è la formazione al counseling di tutti gli operatori sanitari che seguono la mamma al
fine di costituire una equipe multidisciplinare e multiprofessionale integrata.
2- La preparazione dell’intervento
2.1 Predisposizione del materiale. Progettazione, stesura e redazione di tutto il materiale
necessario (slide, opuscoli, questionario,) per realizzare l’intervento ad opera di gruppi
multidisciplinari e multiprofessionali interni all’ASL 13. Il materiale consiste in:
2.2 Preparazione di tutto il personale sanitario coinvolto, alla realizzazione dell’intervento
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3- Realizzazione dell’intervento che si articola su 4 diversi livelli:
a. La gravida e il Ginecologo
Informazione/formazione da parte del Ginecologo che fa la diagnosi
e segue la gravidanza
b. La gravida e l’Ostetrica
Intervento al corso preparto: informazione/ formazione ai genitori
c. La mamma e il Pediatra
Informazione/formazione alla dimissione dall’ospedale
d. La mamma e il Medico del SISP
Somministrazione di un semplice questionario volto a valutare l’efficacia dell’intervento.
4- Sostegno alla disassuefazione attraverso la possibilità di inviare “la mamma” e/o il papà ad un
corso di disuassefazione tenuto da una psicologa.
5- Quantificazione dell’efficacia dell’intervento (raccolta, elaborazione e analisi dei dati)
Strumento diretto di rilevazione dell’efficacia sarà un questionario appositamente realizzato che
verrà consegnato alle mamme nel corso della prima vaccinazione obbligatoria. Verranno inoltre
utilizzati come strumenti indiretti di raccolta dati: la cartella clinica della gravidanza e il
certificato CEDAP.
Stato del progetto: in attesa di attivazione.
Risultati:
L’outcome del Progetto è la diminuzione delle donne fumatrici in gravidanza e la riduzione
dell’esposizione al fumo di sigaretta dei neonati.
Tuttavia la realizzazione del progetto, oltre al raggiungimento degli obiettivi prefissati che
sottolineano l’importanza dell’intervento, dovrebbe incidere:
sul personale sanitario:
a. formato all’intervento educativo sui danni del fumo di sigaretta
b. integrato tra ospedale e territorio nell’intervento antitabagico rivolto alle mamme
sulla famiglia:
a. consapevolezza dei rischi legati all’esposizione al fumo di sigaretta
b. riduzione delle gravide fumatrici
c. riduzione dei papa fumatori
d. riduzione dei neonati esposti al fumo di sigaretta attraverso la riduzione delle
mamme e dei papà fumatori o il rispetto dell’ambiente di vita quotidiana del
bambino.
1
Valutazione:
Il progetto verrà valutato attraverso i seguenti indicatori:
INDICATORI DI OUTPUT
1. CRITERIO: Formazione accreditata del personale
INDICATORE: Realizzazione di almeno una edizione del corso accreditato ECM
STANDARD: Realizzata di almeno una edizione del corso
STRUMENTO DI RILEVAZIONE: Rapporto chiusura corso per ECM
RESPONSABILE RILEVAZIONE: Gruppo coordinatore del Progetto
2. CRITERIO: Realizzazione intervento di counseling
INDICATORE: Rapporto tra le mamme che hanno ricevuto il counseling e le mamme che
hanno partorito presso la S.C. di Ginecologia e Ostetricia dell’ASL 13
STANDARD: 80%
STRUMENTO DI RILEVAZIONE: Questionario
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RESPONSABILE RILEVAZIONE: Gruppo coordinatore del Progetto
3. CRITERIO: Compliance al corso di sostegno
INDICATORE: Rapporto tra le mamme e i papà accettati al corso di sostegno e le mamme e
i papà che hanno richiesto l’intervento di sostegno.
STANDARD: 90%
STRUMENTO DI RILEVAZIONE: Richieste di partecipazione al corso e elenco
partecipanti alle sedute
RESPONSABILE RILEVAZIONE: Gruppo coordinatore del Progetto
INDICATORI DI OUTCOME
1. CRITERIO: Efficacia dell’intervento
INDICATORE: Differenza tra la percentuale delle mamme che hanno ricevuto il counseling
e hanno smesso di fumare e la percentuale delle mamme che non hanno ricevuto il
counseling e hanno smesso di fumare
STANDARD: > 3
STRUMENTO DI RILEVAZIONE: Questionario
RESPONSABILE RILEVAZIONE: Gruppo coordinatore del Progetto.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il Progetto si è sviluppato seguendo la linea del Piano Sanitario Nazionale (PSN 2003-2005 – Dpr n°
95 del 23 /05/2003) e si è allineato con il progetto nazionale “Mamme libere dal fumo”. Considerando
i danni documentati dal tabagismo sia in termini di salute che in termine di ricadute economiche sul
SSN il progetto concretizza gli obiettivi di investire nella prevenzione e nel promuovere la salute
piuttosto che curare la patologia.
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Progetto: Le reazioni allergiche ai farmaci: progetto di vigilanza
aziendale
Autore:
Dott. Luigi La Rosa, dott. Renato Cantone (s.s.v.dip. Allergologia)
Co-Autori: Dott.sa A. Fontana (Direttore Medico PP.OO. Riuniti), sig.ra Carla Pozzoni (C.P.S.E.
Direzione Medica) sig.ra E. Vallana (U.R.E.); C.E.D.; Infermieri professionali s.s.v.dip.
Allergologia
Obiettivi del progetto:
Le reazioni avverse a farmaci possono essere causa di prolungamento delle degenze ospedaliere e la
mancata identificazione potenzialmente responsabile di recidive di ricovero.
Dal momento che la nostra s.s.v.dip di Allergologia è tra l’altro riferimento regionale sovrazonale per
la farmacoallergia e fa parte dell’Osservatorio Regionale per la segnalazione delle gravi reazioni
allergiche, si è ritenuto indispensabile avviare un progetto di vigilanza aziendale sulle reazioni
allergiche ai farmaci.
Obiettivo principale del progetto è una efficace prevenzione di recidive cliniche che porti tra l’altro ad
una riduzione del tasso di ospedalizzazione per tale problematica.
Metodi utilizzati:
- Individuato infermiera/e professionale referente per ogni struttura dell’ASL 13;
- Si è svolto un corso accreditato ECM per gli infermieri referenti che aveva come finalità istruire il
personale infermieristico a riconoscere una reazione allergica;
- E’ stata elaborata una scheda questionario per l’infermiere di reparto per le sospette reazioni
allergiche
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
- Opuscolo -. vademecum sulle reazioni avverse a farmaci rivolto sempre al personale coinvolto nel
progetto;
- Messo a punto dal C.E.D. un link nell’intranet aziendale cui far riferimento (per il momento per le
strutture coinvolte) per la segnalazione delle reazioni avverse all’interno del quale è disponibile anche
il vademecum sulla farmacoallergia.
E’ stato quindi avviato il progetto sperimentale di segnalazione all’Allergologia.di sospette
reazioni allergiche ai farmaci da parte di alcune strutture del P.O. di Borgomanero (Cardiologia,
U.T.I.C., Nefrologia);
- Invio delle segnalazioni
Valutazione:
- numero di segnalazioni/diagnosi rispetto agli anni precedenti. (>30%)
Conclusioni/possibili ricadute:
1) Garantire un ideale percorso diagnostico all’utente che ha avuto una sospetta reazione allergica;
2) Ampliamento del progetto ai Medici di Medicina Generale e del Territorio.
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Progetto: Biosicurezza e Benessere Animale – modelli di promozione
della qualità dell’allevamento su base integrata
Autore:
Dott. Giulio Minola (Presidio Multizonale Profilassi Polizia Veterinaria)
Co-Autori: Sig.a Elena Vallana (Ufficio Relazioni Esterne)
Obiettivi del progetto:.
Il Presidio Multizonale Profilassi Polizia Veterinaria dell’ASL 13 si propone di realizzare ed
incrementare una costante ed efficace attività d'informazione e prevenzione al fine di promuovere nel
caso specifico i nuovi modelli di qualità dell’allevamento associati ad una maggiore visibilità e
professionalità dei Servizi Veterinari. Attraverso il programma regionale di formazione per medici
veterinari delle aree funzionali di sanità animale e igiene delle produzioni zootecniche si propone di
fornire inoltre una motivazione sociale ed etica agli interventi di prevenzione promuovendo
l’interdisciplinarietà e l’integrazione tra le aree funzionali ed il Dipartimento anche attraverso il
confronto con realtà internazionali.
Metodi utilizzati:
E’ stato realizzato un convegno sul tema della biosicurezza e del benessere animale valutando modelli
di promozione della qualità e dell’allevamento su base integrata. Il corso riservato ai Medici
Veterinari delle ASL Piemontesi si è avvalso di docenti italiani e stranieri, questi ultimi provenienti
da Paesi Comunitari e non. Ognuno dei relatori (prof. Jos. P. Noordhuizen Università di Utrecht, dr.
Marco Terreni medico veterinario libero professionista Lombardia, dr.Bruno Sona medico veterinario
ASL 17 Savigliano, d.ssa Cristina Celerino medico veterinario Assessorato Sanità Regione Piemonte,
dr. Mario Gherpelli medico veterinario libero professionista Emilia Romagna, dr. Loris Alborali
medico veterinario Istituto Zooprofilattico Brescia, dr. Guido Brizio medico veterinario ASL 17
Savigliano, prof. Bartolomeo Biolatti Università di Torino, dr. Tullio Vanzetti Veterinario Cantonale
Svizzero Bellinzona, dr. Giuseppe Diegoli medico Veterinario Regione Emilia Romagna) ha
affrontato un argomento specifico inerente le applicazioni a carattere preventivo dei più attuali
concetti riguardanti il benessere e la biosicurezza relativi alle specie animali di interesse zootecnico (
con particolare riguardo a bovini e suini), non dimenticando le implicazioni sanitarie che offrono
garanzie al consumatore che desidera acquistare alimenti di origine animale salubri e non pericolosi
per la propria salute oltrechè qualitativamente accettabili. Gli atti sono stati inseriti su supporto
informatico (CDROM) e distribuiti successivamente ad ogni convenuto.
Stato del progetto: realizzato.
Risultati:
Il progetto ha creato un canale di comunicazione alternativo da utilizzarsi all’interno dell’Azienda
Sanitaria ed all’esterno.
Gli atti del convegno possono essere messi a disposizione utilizzando strumenti multimediali (come
internet) e cd, alternativi alla documentazione cartacea.
Si ribadisce la consapevolezza dell’importanza che la comunicazione riveste per il miglioramento
qualità di vita delle persone e dell’attività degli operatori
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto vuole offrire all’utenza l’immagine di un Servizio Veterinario, all’interno del Dipartimento
di Prevenzione, in grado di dare risposte adeguate non solo ai bisogni di salute ma anche alle
richieste di informazione, con il coinvolgimento degli attori della tutela alla salute e dei produttori
primari
I principali elementi e le soluzioni d’innovazione tecnologica e/o organizzativa che hanno
caratterizzato il progetto:
Utilizzo dei diversi canali di comunicazione/informazione attraverso tecnologie informatiche.
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Comunicare significa proporre nuove strategie di finalizzate a garantire sempre maggiore efficacia
ed efficienza dei servizi offerti.
Il sistema operativo può essere esportato presso qualsiasi Istituzione, adattandolo alle esigenze delle
stesse. Inoltre rimane un documento accessibile agli operatori di Sanità Pubblica e Privata, atto a
fornire una base metodologica per i futuri interventi che la nuova Legislazione Comunitaria prevede
nella produzione di alimenti di origine animale già a partire dal 2006.
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Progetto: Prevenzione dei rischi sanitari connessi all’attività di
tatuaggio e piercing
Autore:
Dott. Edoardo Moia (Servizio Igiene e Sanità Pubblica)
Co-Autori: Dott. Aniello Esposito (Direttore S.C. SISP), Dott.ssa Davilla Destro (Dirigente Medico
SISP 1° livello), Sig.ra Mirella Frattini (S.C. Educazione Sanitaria)
Obiettivi del progetto:
Realizzazione di materiale informativo, da distribuire agli studenti delle scuole medie superiori
dell’ASL 13, contenente informazioni sui possibili rischi sanitari derivanti da una non corretta
esecuzione di pratiche di tatuaggio e piercing; in attesa di una legislazione specifica in merito, e ad
integrazione dell’attività di controllo sugli esercizi già avviata per iniziativa regionale, si è ritenuto
importante diffondere le conoscenze sui rischi sanitari tra la popolazione dei possibili clienti, in modo
da aumentare la loro consapevolezza nei confronti della protezione della salute e guidarli verso una
scelta ragionata.
Metodi utilizzati:
Stesura di un documento preliminare contenente le evidenze scientifiche sui rischi sanitari
legati all’attività di tatuaggio e piercing (dicembre 2004);
•
riunioni con gli insegnanti e gli studenti di una classe “pilota” del Liceo Artistico Statale “F.
Casorati” di Novara, per la discussione dei metodi e del contenuto (dicembre 2004 – marzo
2005);
•
redazione da parte degli studenti di una bozza grafica di opuscolo (marzo 2005);
•
riunioni di validazione del testo e del contenuto grafico dell’opuscolo (giugno 2005);
•
diffusione dell’opuscolo in via sperimentale in due istituti scolastici superiori dell’ASL 13,
contemporaneamente ad un questionario sugli argomenti contenuti nell’opuscolo (novembre
2005);
•
ulteriore validazione del contenuto e della veste grafica dell’opuscolo e dei risultati del
questionario (giugno 2006);
•
diffusione dell’opuscolo e del questionario in tutte le scuole medie superiori dell’ASL 13
(luglio 2007);
•
somministrazione di un questionario di controllo (c.d. post-test) (dicembre 2007);
•
valutazione finale (giugno 2008).
•
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Miglioramento delle conoscenze tra gli studenti sui possibili rischi sanitari connessi all’attività di
tatuaggio e piercing, e più efficace orientamento alla scelta consapevole.
Valutazione:
questionario di valutazione delle conoscenze, somministrato prima della distribuzione dell’opuscolo e
dopo la medesima; miglioramento atteso nelle risposte esatte di almeno il 20%.
Conclusioni/possibili ricadute:
la migliore informazione sui possibili rischi sanitari potrà consentire ai giovani di conoscere le
problematiche di salute che si celano dietro ad una pratica attualmente molto alla moda, ed anche le
attività di prevenzione e di vigilanza svolte dalle istituzioni sanitarie pubbliche a tutela della loro
salute. Si auspica che la conoscenza di tali argomenti possa orientare verso una valutazione attenta
dell’opportunità di sottoporsi a tale trattamento, e verso una scelta oculata, sia del tipo di trattamento
da effettuare, sia del centro a cui rivolgersi. Tale consapevolezza, unita all’attività di vigilanza svolta
dal Servizio di Igiene e Sanita' Pubblica sugli esercizi autorizzati, potrà permettere di diminuire il
numero di complicanze registrate a carico dei fruitori delle pratiche di tatuaggio e piercing.
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Progetto: Dall’esclusione al reinserimento: per una pratica psichiatrica
in una comunità che guarisce.
Autore:
Dott. Domenico Nano (Direttore Dipartimento salute mentale – sud)
Co-Autori: D.ssa Lena Benedetti, D.ssa Paola Bossi, Dott. Franco Mittino, Sig.a Doriana
Carimali, Sig.a Anna Rita Audone, sig.a Egidia Ferrari (Dipartimento Salute Mentale sud)
Obiettivi del progetto:
Il definitivo superamento dell’Ospedale Psichiatrico ha permesso la nascita di una nuova psichiatria:
al manicomio, luogo di custodia e di esclusione, si è sostituito il territorio come possibilità di
riabilitazione e di reinserimento sociale.
Il progetto è realizzato a favore di pazienti psichiatrici gravi (con disturbi schizofrenici o disturbi di
personalità) con il fine di consentire loro:
1) di usufruire di un “PROGRAMMA DI RIABILITAZIONE ”
a) in luoghi diversi
b) attraverso interventi riabilitativi individualizzati
c) utilizzando specifici strumenti di valutazione dell’esito del trattamento
2) e di vivere in una propria casa, in un “GRUPPO APPARTAMENTO”.
Metodi utilizzati:
Il progetto è stato realizzato
1) con il potenziamento, nel corso del 2004, delle attività di riabilitazione del Dipartimento di Salute
Mentale (DSM), attraverso la messa a punto di un“PROGRAMMA DI RIABILITAZIONE”, che si svolge
a) in luoghi diversi:
- Comunità Terapeutica A (“L’Oasi”) e B (“I Tigli”): due strutture residenziali di 20 posti letto
ciascuna che accolgono pazienti che, per condizioni cliniche, per particolari rapporti familiari e
sociali e per insufficiente autonomia nelle attività della vita quotidiana, necessitano di interventi
terapeutico-riabilitativi in residenzialità extraospedaliera con appoggio da parte di personale
psichiatrico 24 ore su 24.
- Centri Diurni di Novara (“I Girasoli”) e di Galliate (“Il Melograno”): strutture semi-residenziali che
accolgono pazienti che non necessitano di un ricovero in Comunità Terapeutica, ma di vivere alcune
ore al giorno in un luogo,come il Centro Diurno, che consenta loro di usufruire di un articolato
programma di riabilitazione.
b) attraverso interventi riabilitativi individualizzati:
1) Interventi rivolti alle attività di base per la cura del sé: lavarsi, vestirsi, prepararsi il pasto.
2) Interventi rivolti alle cosiddette “attività strumentali”: usare i mezzi pubblici, fare la spesa, usare
il danaro, inserirsi in attività ricreative.
3) Interventi rivolti allo sviluppo delle relazioni interpersonali e al miglioramento delle funzioni
cognitive, attraverso l’applicazione di specifiche tecniche terapeutico-riabilitative.
4) Interventi di risocializzazione: gruppi finalizzati all’ascolto di musica, alla visione e discussione
di film, alla partecipazione ad attività culturali e ricreative (visite a città d’arte, soggiorni estivi).
5) Interventi di tipo espressivo: atelier grafico e di falegnameria, gruppo teatro, composizione di
fiori, musicoterapia, laboratorio di fotografia
6) Interventi di tipo pratico-manuale: cucito, ricamo, patchwork, giardinaggio.
7) Interventi di tipo motorio attraverso la costituzione di gruppi sportivi.
8) Interventi di addestramento e formazione al lavoro, finalizzati all’inserimento del paziente in
aree lavorative, attraverso la convenzione con Cooperative Sociali ed Enti Locali, l’erogazione di
Borse Lavoro e, quando possibile, con l’assunzione diretta.
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c) utilizzando specifici strumenti di valutazione dell’esito del trattamento.
Gli interventi riabilitativi sono valutati dal giudizio clinico del medico responsabile di ciascun
progetto e attraverso i seguenti strumenti:
- Scala CGI – Clinical Global Impression
- Scala di valutazione dei bisogni rilevati e delle risorse
- Scala LSP – Like Skill Profile
- Scala di valutazione delle abilità fondamentali di Luc Ciompi (adattata)
- Scala DAI 10 – Drug Attitude Inventory 10, per la risposta soggettiva all’uso dei farmaci da parte
del paziente
- Scala SF 36 – Short Form 36, per la valutazione della Qualità della Vita
- Scala di valutazione del livello di soddisfazione da parte del paziente, dei familiari e dell’équipe
2) Con l’attivazione, nel corso del 2004, del 5° “GRUPPO APPARTAMENTO” nella Città di Novara
a) Identificando la zona della città più idonea al reinserimento, in un’ottica di “comunità che
guarisce”.
b) Identificando i pazienti da inserire, in base alla possibilità di convivenza (in relazione alla
struttura di personalità e al percorso nel suddetto “Programma di riabilitazione”): si tratta di
pazienti precedentemente ricoverati in Comunità Terapeutica e che, non necessitando più di
un’assistenza continuativa da parte di personale psichiatrico, possono vivere in una Casa
(“Gruppo Appartamento”), frequentando i Centri Diurni (con un ulteriore percorso nel
programma di riabilitazione) o i Centri di Salute Mentale (con un sostegno psicoterapeutico e/o
farmacologico).
L’inserimento lavorativo, con assunzione diretta o con Borsa Lavoro, consente loro di pagare
l’affitto dell’appartamento.
c) Identificando gli operatori del Dipartimento di Salute Mentale di supporto al Gruppo
Appartamento.
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
Durante l’anno 2004:
a) Hanno usufruito del “PROGRAMMA DI RIABILITAZIONE” del Dipartimento di Salute Mentale
(DSM)complessivamente: 239 pazienti
- Sono stati ospitati nelle 2 Comunità Terapeutiche del DSM: 76 pazienti
- Hanno frequentato i 2 Centri Diurni del DSM: 112 pazienti
- Hanno usufruito di Borsa Lavoro per inserimento lavorativo: 58 pazienti
b) È stato realizzato il 5° GRUPPO APPARTAMENTO del DSM per 3 pazienti.
Gli ospiti dei cinque Gruppi Appartamento sono complessivamente 17.
Valutazione:
a) Il “PROGRAMMA DI RIABILITAZIONE” è valutato dal giudizio clinico del medico responsabile di
ciascun progetto e attraverso i
seguenti strumenti:
- Scala CGI – Clinical Global Impression
- Scala di valutazione dei bisogni rilevati e delle risorse
- Scala LSP – Like Skill Profile
- Scala di valutazione delle abilità fondamentali di Luc Ciompi (adattata)
- Scala DAI 10 – Drug Attitude Inventory 10, per la risposta soggettiva all’uso dei farmaci da parte
del paziente
- Scala SF 36 – Short Form 36, per la valutazione della Qualità della Vita
- Scala di valutazione del livello di soddisfazione da parte del paziente, dei familiari e dell’équipe
b) Il 5° “GRUPPO APPARTAMENTO” è stato realizzato a Novara in Via Volta, nel marzo 2004.
75
Conclusioni/possibili ricadute:
Il potenziamento delle attività di riabilitazione del Dipartimento di Salute Mentale con la
realizzazione di uno specifico “PROGRAMMA DI RIABILITAZIONE” per ciascun paziente – attuato in
luoghi diversi e con interventi verificabili attraverso scale di valutazione – consente il reinserimento
sociale del paziente psichiatrico. Un paziente finalmente non più escluso ed emarginato all’interno
delle mura di un ospedale psichiatrico, ma inserito attivamente con un lavoro ed una casa (“GRUPPO
APPARTAMENTO”) in una comunità che, accogliendolo, può guarire.
Il promuovere tale accoglimento è momento essenziale per la realizzazione di una nuova psichiatria.
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Progetto: Determina Regione Piemonte “Attività di promozione della
salute e prevenzione del disagio degli adolescenti.”
Autore:
Dott.sa Grazia Nuvolone (Referente del progetto per il Quadrante 2)
Co-Autori: Dott. Stefano Fornara, (ssvd Psicologia, psicologo convenzionato per il progetto.
Psicologi resp.li Servizi di Psicologia delle ASL 11, 12, 14.
Obiettivi del progetto:
Il progetto è stato promosso dall’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte e vede coinvolti i
Quadranti 1,2,3,4; si propone una riconsiderazione globale delle azioni preventive di sostegno e cura
rivolti alla popolazione giovanile.
Per quanto riguarda la nostra specifica partecipazione all’interno della stesso, permetterà di chiarire il
sistema attuale delle attività psicologiche rivolte agli adolescenti dai 16 ai 21 anni all’interno delle
ASL del quadrante 2, Novara, Vercelli, Biella, VCO.
Consentirà inoltre di rilevare i fattori di rischio emergenti in tale fascia d’età e di valutare infine
l’efficacia degli interventi operativi effettuati.
L’obiettivo finale del progetto regionale è di migliorare la qualità dei servizi offerti e promuovere
nuovi modelli d’intervento sull’adolescenza.
Metodi utilizzati:
FASE
A
B
C
ATTIVITA’
Avvio
Formulazione del progetto
operativo
Analisi dei rischi emergenti
STRUMENTI E METODOLOGIE CRONOGRAMMA
Redazione progetto
Report su assessment fattori di rischio
attraverso ricerche in banche dati,
interviste individuali e focus group
feb-05
Fine febbraio 2005
Fine maggio 2005
Avanzamento
Mappatura e monitoraggio
delle esperienze esistenti sul
territorio del quadrante
giu-05
Schede di monitoraggio servizi e
Fine settembre 2005
interventi, costituzione focus group per
definizione indicatori di efficienza ed
efficacia.
Avanzamento
ott-05
Valutazione qualitativa dei
Schede di valutazione qualità servizi e Fine a febbraio 2006
servizi
interventi, costituzione focus group per
definizione indicatori di qualità
Linee guida per progettazione Sistema di peer accreditation
Fine a febbraio 2006
sistema di accreditamento
interventi psicologici rivolti
all’adolescenza.
Valutazione
Report finale di valutazione
Fine a febbraio 2006
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
RISULTATI PREVISTI:
A) Effettuare la rilevazione dei rischi psicologici e psicosociali emergenti nel difficile settore
giovanile.
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B) Mappare i servizi sanitari esistenti sul territorio delle ASL del Quadrante 2 che svolgono attività
di promozione della salute e prevenzione del disagio minorile; successivamente monitoraggio degli
interventi svolti sul territorio.
La mappatura riguarderà ambiti informativi, organizzativi, di counseling, orientamento e presa in
carico psicoterapica.
C) L’analisi qualitativa dei servizi e degli interventi può portare alla creazione di Linee guida,
preliminari alla costituzione di un sistema di peer-accreditation degli interventi.
Valutazione:
Il sistema di valutazione complessivo è articolato in sottosistemi con modelli di intervento e
metodologia differenti:
A) La metaanalisi sui fattori di rischio rilevati permette di impostare modelli di intervento e criteri di
valutazione più specifici.
B) La mappatura delle esperienze in atto e il monitoraggio delle loro attività è attuato con schede di
rilevazione che permettano di raccogliere dati e informazioni significative sulla base di indicatori di
efficienza ed efficacia precedentemente definiti.
C) La valutazione infine consta di 2 sistemi. Il primo, prevede la definizione di schede di valutazione
qualitativa dei servizi e interventi svolti e prevede la costituzione di un focus group per definire i più
significativi parametri di qualità del servizio offerto agli utenti.
Mentre il sistema di peer-accreditation porta all’accreditazione qualitativa degli interventi sulla base
di criteri internamente definiti.
Conclusioni/possibili ricadute::
Il progetto permetterà di chiarire il sistema attuale degli interventi psicologici rivolti agli adolescenti
all’interno delle ASL del quadrante 2 e negli altri quadranti della Regione interessati.
Permetterà di costituire strumenti in grado di valutare l’efficienza e l’efficacia, nonché la qualità del
servizio erogato con l’ausilio di un sistema di valutazione quantificabile e comparabile.
Questo potrà costituire la base per una successiva e più accurata indagine con l’utenza esterna.
Sulla base di tali fattori si potrà dunque migliorare, promuovere e sperimentare modelli di intervento
più efficaci nella promozione alla salute, prevenzione e presa in carico del disagio minorile.
Infine il Coordinamento tra referenti di quadranti e lo svolgimento comune della cornice operativa del
progetto permetterà di estrapolare dati, modelli di intervento ed esperienze di eccellenza.applicabili e
verificabili poi sul territorio regionale.
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Progetto: Percorso diagnostico terapeutico del
fibrillazione/flutter atriale
paziente affetto da
Autore: D.ssa Paola Paffoni (s.c. Cardiologia P.O. di Borgomanero)
Obiettivi del progetto:
Valutare e preparare ( con accertamenti e trattamento ) i pazienti da avviare alla cardioversone
elettrica (cve) al fine di ottimizzare i modi ed i tempi pre-cardioversione
Facilitare l’accesso agli accertamenti specialistici riferiti alle suddette patologie, al prelievo per l’inr
ed alla gestione del risultato dell’esame
Ottimizzare la terapia anticoagulante (tao) ed antiaritmica
Ridurre il numero di prelievi ematici pre-trattamento e quindi ridurre i costi sanitari
Gestire il periodo successivo alla cardioversione sia per la tao, per la profilassi antiaritmica che per
i controlli ecgrafici ( ecg basale ed holter)
Metodi utilizzati:
Attivazione di un ambulatorio dedicato con la collaborazione di due medici e due infermieri a turno
Pianificazione del percorso ( controllo ecg, eco, inr e verifica terapia)
Utilizzo di specifica scheda infermieristica
Prelievi periodici per inr ed ottimizzazione tao
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
Evitare il coinvolgimento burocratico del medico di famiglia
Ottimizzare i tempi pre cardioversione
Uniformare i criteri di trattamento
Garantire l’ adeguatezza di trattamento e preparazione alla cardioversione elettrica .
in tal modo il paziente viene convocato solo ed unicamente quando vengono rispettati tutti i criteri
richiesti
Valutazione:
Numero pazienti seguiti
Riduzione del tempo di permanenza in lista d’attesa nel 2003 rispetto al 2004
Conclusioni/possibili ricadute:
Facilitazione dell’accesso dei pazienti
Unico accesso per differenti prestazioni ( ecg-eco-inr)
Garanzia di adeguata preparazione alla cardioversione
Riduzione del tempo di permanenza in fibrillazione/flutter atriale ed in tao
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Progetto: Valutazione del grado di adesione alle Linee Guida “ di
minima “ proposte dal CIO per la Profilassi Antibiotica nei reparti
chirurgici dei Presidi Ospedalieri Riuniti dell’ASL 13.
Autore:
Dott. Emilio Pagani (s.s.. Prevenzione rischio infettivo)
Co-Autori: Sig.ra Zanetti M.Luisa , (CPS Direzione Medica Presidi Ospedalieri Riuniti).
Razionale del progetto :
nell’ambito dei programmi annuali che l’ASL 13 mette in opera per rispondere agli indirizzi regionali
finalizzati alla sorveglianza, controllo e prevenzione delle infezioni ospedaliere, è stato affrontato il
tema della antibiotico profilassi in chirurgia .
L’avvento negli anni 40 degli antibiotici ha contribuito allo sviluppo della chirurgia moderna
attraverso il loro utilizzo in profilassi, riducendo la frequenza delle infezioni post intervento,
inizialmente preponderanti in termini quantitativi.
Per ottenere convincenti risultati nella riduzione delle infezioni postoperatorie si sono dovuti
attendere molti anni, per selezionare i farmaci idonei, individuare i tempi di somministrazione
adeguati, le condizioni e i tipi di interventi in cui impiegarli.
E’ evidente che la profilassi antibiotica deve essere limitata agli interventi in cui è descritta
l’utilita’ nel ridurre le infezioni post chirurgiche.
Consideriamo alcuni dati epidemiologici: in Italia si contano circa 8.000.000 di ricoveri ospedalieri
all’anno; nel complesso si verificano oltre 500.000 infezioni ospedaliere ( 6,8 % dei ricoveri ), con un
costo complessivo in termini economici di circa 700 milioni di euro; ogni episodio di infezione costa
in termini economici 3500 euro in media e determina un allungamento medio della degenza
ospedaliera di circa 7 giorni, ( tralasciando i costi sociali, che da soli giustificano il massimo impegno
in termini di prevenzione ).
Ogni 1000 pazienti chirurgici si verificano circa 70 infezioni post intervento, con 1 o 2 decessi
direttamente connessi all’infezione chirurgica stessa.
La premessa metodologica dell’impiego della profilassi antibiotica e’ la suddivisione degli interventi
chirurgici nelle classiche quattro categorie: puliti, puliti-contaminati, contaminati e sporchi. Questi
quattro tipi di chirurgia presentano un differente rischio infettivo : la chirurgia pulita comporta un
rischio infettivo inferiore al 5%, rischio che la profilassi non è in genere in grado di modificare, è
comunque consigliata negli interventi con applicazione di protesi.
La chirurgia pulito contaminata ha un rischio del 10%, che può scendere al 3-4% operando una
corretta chemioprofilassi.
Nella chirurgia contaminata si ha una incidenza di infezioni senza profilassi del 18%, riducibile al
9%.
La chirurgia sporca ha un rischio infettivo del 40% e tale incidenza non viene influenzata dalla
chemioantibioticoprofilassi, quanto piuttosto da una precoce terapia antibiotica, differente per ritmo
di somministrazione e durata del trattamento, rispetto alla profilassi.
In conclusione un
trattamento profilattico trova indicazione in quei tipi di chirurgia nei quali sia possibile evidenziare
con il suo impiego una riduzione dell’incidenza di infezioni di almeno il 50%.
Obiettivi del progetto:
Premessa metodologica:
Come conseguenza a quanto esposto nel razionale del progetto, è di fondamentale importanza
definire le condizioni operative ottimali per l’utilizzo dell’antibiotico profilassi, regolamentando
come va fatta e per quanto tempo va prolungata.
Per definizione l’antibiotico profilassi chirurgica è la somministrazione di un farmaco antimicrobico
prima che a causa dell’intervento, si sia verificata la contaminazione batterica del campo operatorio.
Questa pratica si fonda sull’ipotesi, verificata dall’esperienza, che in una certa percentuale dei casi a
quel determinato intervento farà seguito un’infezione postoperatoria e che ,in una parte almeno dei
pazienti, l’infezione potrà essere prevenuta dalla somministrazione profilattica di antimicrobici.
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Considerato che il rischio di infezione si realizza per un periodo di tempo molto limitato che va
dall’inizio dell’intervento fino a 3-4 ore dopo l’intervento stesso, è necessario che la
somministrazione dell’antibiotico avvenga in concomitanza dell’intervento per risultare efficace.
In linea con gli indirizzi regionali, dopo valutazione della situazione microbiologica, epidemiologica
e farmacoeconomica locale, in stretta collaborazione con il Dipartimento di Assistenza Farmaceutica,
il CIO ha presentato in data 14 gennaio 2003 il Protocollo di Profilassi Antimicrobica in
Chirurgia, inteso come strumento di lavoro sul quale realizzare l’incontro tra diverse impostazioni ed
esigenze metodologiche , al fine di redigere in tempi tecnici ragionevoli un documento condiviso e di
conseguenza applicabile e applicato nella realtà operativa.
Alcuni aspetti peculiari del Protocollo presentato sono stati ulteriormente discussi in momenti
formativi dedicati all’antibioticoprofilassi in ortopedia-traumatologia , in data 4 e 25 ottobre 2003.
In questa sede si ribadisce il carattere propositivo delle suddette Linee Guida, ampiamente
discutibili e modificabili con il concorso dei diretti interessati alla loro applicazione pratica.
L’istituzione delle Aziende Sanitarie con precise responsabilità di bilancio e la parallela limitazione
delle risorse, ha imposto una nuova politica anche in campo terapeutico : negli ultimi anni sono
andate diffondendosi le valutazioni economiche comparative dei vari trattamenti farmacologici, come
strumento di scelta integrativo ai consueti criteri di carattere clinico, farmacologico ed etico; in altri
termini l’obiettivo generale di qualunque attività volta a migliorare la qualità è obbligatoriamente la
definizione del miglior trattamento sia dal punto di vista dell’efficacia che del rapporto costobeneficio.
L’elevato numero di farmaci antibatterici a disposizione ha generato frequentemente confusione e
difficoltà gestionali, che si sono tradotte in un eccessivo e irrazionale impiego degli antimicrobici, sia
in terapia sia in profilassi, con la conseguente comparsa ed emergenza di ceppi batterici multi
resistenti .
In sintesi, nel redigere un protocollo si devono considerare alcuni aspetti di fondamentale
importanza:
1) tipologia degli interventi chirurgici;
2) selezione delle molecole da impiegare;
3) efficacia, vie e tempi di somministrazione, farmacocinetica,tossicità, utilizzazione short e in
dose unica;
4) costi complessivi;
5) richiesta motivata;
6) aderenza alle linee guida nazionali ed internazionali ;
7) monitoraggio delle resistenze batteriche.
L’analisi critica della pratica quotidiana , secondo indagini regionali e nazionali, evidenzia che il
50% dei pazienti chirurgici riceve una profilassi antibiotica inadeguata; in particolare si rileva :
1) indicazione a volte non corretta, con impiego non necessario di antibiotici a scopo di
profilassi;
2) uso di antibiotici a largo spettro ( cefalosporine di terza generazione e fluorochinoloni ) che
esasperano l’emergenza di
Stafilococchi meticillino resistenti, Enterococchi
vancomicina resistent, Pseudomonas Aeruginosa resistenti alle principali classi di
antibiotici, compresi i carbapenemi ;
3) somministrazione troppo precoce;
4) somministrazione ad intervento concluso;
5) omissione della dose intraoperatoria quando consigliata dalla durata dell’intervento;
6) somministrazione dell’antibiotico oltre le 24 ore dopo l’intervento;
7) ingiustificato aumento dei costi di gestione;
8) tendenza a sopravvalutare l’importanza della colonizzazione batterica ( cateterismo
vescicale, ventilazione meccanica assistita
9) aumento della frequenza di infezione della ferita chirurgica.
Obiettivo primario del progetto è la valutazione del grado di adesione alle linee guida per la
profilassi antibiotica a circa due anni dalla presentazione;
obiettivo secondario in senso cronologico ma non meno importante dal punto di vista metodologico
è l’evidenziazione dei determinanti che più frequentemente si associano ad una non corretta adesione
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al protocollo, considerando al contempo le eventuali ricadute positive o negative sul controllo delle
infezioni della ferita chirurgica e sulla diffusione delle resistenze batteriche.
Il progetto è descritto in maniera completa:
-responsabilità : UPRI ( Unità Operativa per la Prevenzione del Rischio Infettivo ) ;
-risorse : Responsabile UPRI, CPS partime della Direzione Medica ;
-piano economico : tempo per la valutazione delle cartelle cliniche, valutato in 6 ore settimanali del
Responsabile Upri e della CPS, per sei mesi di studio ( da gennaio a giugno 2005 );
-vincoli : tutti i reparti chirurgici dei Presidi Ospedalieri Riuniti, con eccezione dell’Oculistica, non
considerata per motivi contingenti al momento della stesura delle Linee Guida.
2 Il progetto si articola nelle seguenti fasi:
prima fase) in accordo al programma aziendale 2004/2005, sono state riviste le Linee Guida che
prevedono, per gli interventi di diverse specialità, il tipo di antibiotico maggiormente indicato, la
tempistica e la via di somministrazione;
seconda fase) l’indagine relativa al grado di adesione alle linee guida sulla profilassi si svolge in
parallelo alla sorveglianza sulle infezioni della ferita chirurgica ( per inciso si ricorda che nei Presidi
Ospedalieri dell’ASL Riuniti dell’ASL 13 sono attualmente in corso le sorveglianze sulla ferita
chirurgica e sulla batteriemia catetere correlata, entrambe condotte secondo protocolli regionali ), a
partire da gennaio 2005, nei reparti chiruirgici dei P.O. Riuniti, mediante analisi delle cartelle cliniche
dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico;
terza fase ) sintesi delle osservazioni emerse in base agli obiettivi del progetto e confronto delle
medesime con le indicazioni fornite da analoghe e parallele indagini regionali, previste nel 2005.
Lo strumento utilizzato per l’indagine è costituito da una scheda cartacea compilata dai relatori del
progetto in collaborazione con le varie equipes chirurgiche e anestesiologiche.
Sono stati esclusi i pazienti che al momento dell’intervento risultavano in terapia antibiotica, sia per
motivi chirurgici che extrachirurgici.
In sintesi la scheda di rilevazione consente la raccolta delle seguenti informazioni:
-intervento chirurgico : oltre ai dati relativi all’intervento, vengono raccolte informazioni riguardanti
l’utilizzo di protesi, la durata dell’intervento, l’ASA score, la classe di chirurgia;
-analisi dei dati : gli indicatori utilizzati sono stati i seguenti:
1) indicazioni all’antibiotico profilassi ;
2) osservanza delle linee guida proposte localmente : molecola utilizzata ;
3) inizio dell’antibiotico profilassi ( entro 60 minuti dall’incisione chirurgica, il limite è esteso a
120 minuti nel caso di utilizzo di glicopeptidi);
4) termine dell’antibiotico profilassi : deve concludersi entro le prime 24 ore dall’intervento ; il
proseguimento della somministrazione antibiotica terrà comunque conto della classe di intervento.
Le schede compilate vengono successivamente controllate in Direzione Medica per attribuire un
giudizio di conformità o meno di adesione alle Linee Guida.
Dal punto di vista del cronogramma operativo, l’indagine si svolge con la seguente cadenza:
-settimanalmente, il personale dell’Upri esamina nei vari reparti chirurgici le cartelle dei pazienti
che nella settimana precedente sono stati sottoposti a intervento chirurgico;
-quindicinalmente, seguendo la scheda di rilevazione vengono indagate le motivazioni di eventuali
discordanze dal protocollo proposto;
-mensilmente, vengono assemblate e tabulate le osservazioni sintetiche in rapporto al lavoro svolto
nel mese esaminato.
Analisi del progetto:
1) per definire correttamente il problema, si parte dall’atteso = concordanza delle prescrizioni
di antibioticoprofilassi con il protocollo proposto, per verificare l’osservato = % di prescrizioni
realmente concordanti con il protocollo presentato;
2) estensione del progetto : si svolge sia su base regionale che aziendale, in quanto la verifica
attuata in sede dei Presidi Ospedalieri Riuniti risponde sia all’indirizzo regionale, sia e maggiormente
all’esigenza aziendale di razionalizzare l’uso delle risorse finanziarie, ottimizzando nel contempo la
qualità della prestazione sanitaria erogata; ricordiamo che gli antibiotici sono la classe di farmaci più
utilizzati in ospedale, oltre il 35% dei ricoverati assume antibiotici durante la degenza.
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3) l’obiettivo generale del progetto è chiaramente definito :
- specifico: adesione della profilassi antibiotica in chirurgia al protocollo proposto, protocollo
comunque ampiamente trattabile nei suoi contenuti, necessariamente dinamici, in rapporto alla
costante evoluzione dello stato dell’arte;
- misurabile : mediante verifica della percentuale delle prescrizioni compatibili con il protocollo;
- accettabile : lo studio non comporta particolari problematiche etiche;
- realistico : lo studio è effettivamente realizzabile;
- temporizzato : si svolge nel periodo gennaio-giugno 2005;
4) l’obiettivo generale del progetto è ampiamente giustificato dai costi diretti e indiretti di una
infezione chirurgica, dal costo della “voce antibiotici “ in genere, dal controllo delle resistenze
batteriche emergenti in conseguenza della errata pratica della profilassi.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Le valutazioni preliminari condotte nel primo periodo di studio confermano la validità del progetto
messo in opera.
La contemporaneità di svolgimento della sorveglianza della ferita chirurgica e del progetto relativo
all’antibiotico profilassi permette nella realtà il controllo incrociato di quanto avviene nella pratica
assistenziale.
La quantificazione numerica delle prescrizioni aderenti al protocollo presentato viene rinviata alla
fase finale del progetto, dopo la conclusione temporale del medesimo , per una serie di considerazioni
metodologiche di seguito espresse:
1) la frequentazione settimanale dei relatori nei reparti chirurgici consente di verificare il costante
proposito di adeguamento al meglio dello “stato dell’arte “ per quanto riguarda la pratica
dell’antibioticoprofilassi in chirurgia;
2) sovente la prescrizione antibiotica è aderente nella sostanza della molecola impiegata, con
minime differenze nelle modalità di somministrazione, in rapporto a condizioni contingenti del
paziente;
3)i fattori associati alla non conformità alle linee guida locali proposte dal CIO sembrano essere
l’incremento del punteggio ASA, la durata dell’intervento superiore a quanto previsto e l’intervento
eseguito in urgenza;
4)si rende necessario l’approfondimento analitico dei casi di non conformità, legati anche a non
condivisione, motivata, delle linee guida proposte;
5)già in fase di indagine, si segnalano momenti positivi di discussione finalizzati
all’implementazione delle linee guida nelle varie unità operative;
6)i primi dati rilevati sembrano comunque indicare la tendenza sostanzialmente attesa, in alcuni
reparti in particolare: rispetto alle indicazioni regionali, abitualmente più leggere, in periferia di solito
si ricorre prudenzialmente ad una antibioticoprofilassi generalmente più marcata;
7) a conforto di quanto affermato al punto 6), la parallela sorveglianza della ferita chirurgica in
corso nei P.O. Riuniti dell’ASL 13 configura l’ottimo andamento dell’attività chirurgica di routine nei
tre presidi, considerata la quasi assente ricorrenza di infezioni ospedaliere post intervento chirurgico,
come testimoniato dalla sistematica “sorveglianza telefonica” ( = intervista telefonica al paziente a
trenta giorni dopo la dimissione).
Valutazione.
Il sistema di valutazione del risultato è costituito da :
1) raggiungimento dell’obiettivo ( % di prescrizioni farmacologiche realmente aderenti al
protocollo di antibioticoprofilassi chirurgica proposta dal CIO ) ; i primi tempi dello studio
consentono una valutazione di tipo qualitativo; alla conclusione dello studio saranno formulati dati
quantitativi, tenendo conto comunque delle osservazioni metodologiche espresse alla “voce : risultati
“;
2)impatto favorevole di ulteriori risultati collegati all’obiettivo principale:
-valutazione critica delle discordanze;
-ricaduta sulla prevenzione delle infezioni chirurgiche;
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-controllo dei ceppi antibiotico resistenti;
-utilizzo della Mappa Microbiologica dei Presidi Ospedalieri Riuniti in generale e dei singoli reparti
in particolare come punto di partenza per la prevenzione mirata ai germi circolanti nell’ambiente
ospedaliero ;
-contenimento dei costi economici della profilassi antibiotica in chirurgia;
3)comunicazione e discussione dei risultati in una giornata di formazione riservata al personale
delle unità operative chirurgiche dell’ASL 13;
4)realizzazione di un sistema di monitoraggio dei dati comunicati, mediante periodiche
rilevazioni sulle cartelle cliniche dei pazienti chirurgici.
Conclusioni, possibili ricadute.
1) Come enunciato nel “razionale del progetto “, il valore dello studio intrapreso si concretizza in
sintesi nell’obiettivo di migliorare la qualità della prestazione sanitaria erogata al cittadino utente,
prestazione in questo caso rappresentata dall’intervento chirurgico, non gravato da complicazioni
infettive, realizzando quindi un passo avanti nel miglioramento continuo della qualità globale
dell’assistenza sanitaria.
Nell’immaginario collettivo dell’opinione pubblica, l’evoluzione della moderna medicina, sempre
più legata al raggiungimento del risultato, dando per scontata la disponibilità dei mezzi per
raggiungerlo, deve preparare mentalmente l’operatore sanitario ad una valutazione “pubblica e
oggettiva“ del proprio operato da parte dell’utente, che giustamente esige la possibilità di scelta
tra diverse strutture eroganti la medesima prestazione, in regime di concorrenzialità qualitativa anche
all’interno del Servizio Sanitario Pubblico stesso.
Nel concreto , l’indicatore delle infezioni ospedaliere post intervento chirurgico in alcuni paesi
europei già attualmente è esplicitato in maniera visibile e consultabile da parte dell’utente sul sito
degli ospedali di elevata qualità ( vedi ANAES in Francia ).
2) i principali elementi e le soluzioni d’innovazione tecnologica e/o organizzativa che hanno
caratterizzato il progetto in sintesi sono i seguenti:
-l’analisi critica di comportamenti locali risente abitualmente di situazioni contingenti che spesso
impediscono di raggiungere valutazioni realistiche, che possano costituire un valido punto di partenza
per intraprendere azioni correttive o comunque migliorative delle singole realtà; in questo senso,
l’attività di sorveglianza, controllo e prevenzione delle infezioni ospedaliere, fermamente voluta e
sostenuta dalla Regione Piemonte, ha stimolato positivamente anche nell’ASL 13 la verifica di
situazioni in generale ritenute passibili di miglioramenti operativi, inseriti in un contesto valutato in
una dimensione più generale e significativa.
Il campo specifico della profilassi antibiotica in chirurgia storicamente costituisce un argomento di
discussione sul quale spesso è problematico raggiungere un accordo, come testimoniano le
numerosissime Linee Guida esistenti in letteratura, frequentemente riviste e rimaneggiate, anche in
modo significativo.
In alcuni casi la Direzione Generale ufficializza l’adozione di uno specifico protocollo, mentre nella
maggior parte delle situazioni il carattere vincolante del suddetto provvedimento comporta rigidità
operative non sempre giustificabili dal punto di vista etico se non addirittura dal punto di vista
medico legale.
Viste le considerazioni suddette, si ritengono significativi gli aspetti organizzativi caratterizzanti il
progetto in corso:
-il protocollo proposto, anche nella sua essenzialità, rappresenta il frutto del costante tentativo di
aggiornamento;
-il protocollo proposto risponde a precisi indirizzi regionali;
-il protocollo proposto è stato positivamente valutato in sede di consuntivo annuale da parte della
commissione regionale che esamina le attività aziendali per la sorveglianza, il controllo e la
prevenzione delle infezioni ospedaliere;
-la scheda di rilevazione è standardizzata a livello regionale;
-la scheda di rilevazione permette quindi la comparazione propositiva tra diverse realtà ;
-lo svolgimento in parallelo della la sorveglianza della ferita chirurgica e della sorveglianza
della antibiotico profilassi chirurgica realizza un approccio sistematico al problema della infezione
chirurgica in generale, specialmente in tempi di ricorso sempre più frequente alla day surgery
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caratterizzati dalla dimissione sempre più precoce del paziente e dalla conseguente necessità di
“sicurezza” nel decorso post operatorio a domicilio.
3) le possibili future applicazioni del progetto sono degne di nota:
-analogamente ad esperienze già realizzate in altre strutture ospedaliere, l’ipotesi di lavoro
maggiormente qualificante per il prossimo futuro è la “centralizzazione “ della profilassi
antibiotica nei reparti chirurgici, in accordo con le indicazioni della letteratura.
L’ipotesi suddetta va comunque verificata con la dovuta cautela, in quanto non mancano
recentemente segnalazioni di perplessità di vario genere, dopo un periodo di entusiasmo iniziale nella
sua applicazione.
-in sede locale , la considerazione che induce alla prudenza è il sostanziale buon andamento del
decorso post operatorio della ferita chirurgica ,relativamente al problema infezioni, a fronte di
“qualche aspetto a volte ridondante “ nella prescrizione della profilassi antibiotica.
Conclusione generale:
la domanda cruciale è la seguente : vale la pena modificare una prassi consolidata e al momento
premiante per il paziente, e con quale margine di sicurezza si possono affrontare i cambiamenti, pur
logici , che la letteratura suggerisce ?
I relatori del progetto si augurano che i prossimi mesi di studio contribuiscano a rispondere almeno in
parte all’interrogativo suddetto.
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Progetto: UTOPIA… O REALTA’ ?:
-Autorizzazioni ON LINE della fornitura di ausili da parte dell’Ufficio Protesico del Distretto di
Novara-
Autore:
Dr.ssa Alberta Paggi e rag. Rita Papagna (Distretto Novara)
Co-Autori: Per. Contabile Lorena Perta, Geom. Giorgio Carenzo, P. Az.le Daniela Rinaldo
Obiettivi del progetto:
Semplificare e accelerare l’intero sistema di erogazione degli ausili da parte dell’Ufficio Protesico
agli aventi diritto, attraverso l’adozione di metodologie informatiche e collaborazioni esterne e
interne (ortopedie aderenti al progetto, medico specialista prescrittore, medico responsabile
dell’autorizzazione e personale amministrativo), a maggior garanzia di appropriatezza prescrittiva,
contenimento economico e ottimizzazione delle risorse disponibili.
Metodi utilizzati:
FASI DI REALIZZAZIONE:
A) Prescrizione informatizzata da parte dello specialista competente in luogo della prescrizione
manuale (tale prescrizione è applicata dal medico fisiatra preposto;
B) Stampa automatica dei prezzi degli ausili contestuale alla prescrizione;
C) Acquisizione ON LINE del preventivo relativo all’ausilio prescritto da parte dei fornitori. Cio’
sarà reso possibile dall’ampliamento del programma informatico attualmente in uso.
D) Validazione elettronica da parte del dirigente medico dell’autorizzazione all’acquisto, della
prescrizione dell’ausilio corredata dal relativo preventivo.Cio’ avverrà attraverso un ulteriore
ampliamento del programma informatizzato in uso.
CRONOGRAMMA:
Il progetto, parzialmente già realizzato, è stato avviato dal 1 Gennaio 2005. E’ previsto il suo
completo sviluppo entro la fine del 2006.
STRUMENTI:
Gli strumenti utilizzati sono:
- Attuale dotazione informatica (postazioni computerizzate + programma dedicato in uso presso
l’Ufficio Assistenza Protesica)
- Implementazione applicativo informatico in uso
- Creazione di PORTALE DEDICATO per l’accesso autorizzato dei fornitori mediante l’utilizzo di
INTERFACCIA UTENTE
- Archivio cartaceo già predisposto dall’ Ufficio Protesico
Stato del progetto: In corso di realizzazione
Risultati:
1. Creazione dall’1/1/2005 di una cartella informatizzata personale intestata ad ogni utente che
afferisce all’Ufficio Protesico
2. Acquisizione immediata dei dati relativi al possesso dei requisiti previsti dalla vigente normativa
D.M. 332 del 9/1999 (l’applicativo informatico è condiviso non solo da tutte le postazioni in essere
presso l’Ufficio Protesico ma anche dal Servizio Medicina Legale A.S.L. 13)
3. Immediata visualizzazione dei tempi di fornitura dell’ausilio richiesto e prescritto e dei dati relativi
al fornitore individuato
4. Eliminazione modulistica in carta chimica (consistente in n. 5 fogli) sostituita da modulo unico
(Originale Prescrizione/Autorizzazione), nell’ottica del contenimento delle spese
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5. Immediata visualizzazione, mediante utilizzo dell’applicativo, dell’originale della
prescrizione/autorizzazione
6. Creazione Archivio Informatizzato e Tracciabilità degli accessi e dei passaggi degli utenti presso
l’Ufficio Protesico
7. Generale miglioramento del modus operandi utilizzato con l’istituzione di un nuovo protocollo di
operazioni amministrative e
Sanitarie che permetta il raggiungimento dei fini prefissati con efficacia ed efficienza, nel rispetto
dei termini quali-quantitativi
Indicati e, contestualmente, nel rispetto della normativa vigente.
Valutazione:
Si prevede la rilevazione dei dati in due tempi successivi:
a) Valutazione comparata dei dati relativi agli accessi degli utenti e delle prescrizioni/autorizzazioni
relativa al 2° trimestre 2004/2°trimestre 2005
b) Stessa valutazione comparata relativa al 2°trimestre 2005/2° trimestre 2006
Conclusioni/possibili ricadute:
- Razionalizzazione e Semplificazione dell’intero sistema di erogazione degli ausili agli aventi diritto
da parte dell’Ufficio Assistenza Protesica del Distretto di Novara
- Riduzione degli accessi, da parte dell’utenza, per l’autorizzazione all’erogazione dei relativi ausili..
L’utente, con l’applicazione del progetto, dovrà quindi presentarsi esclusivamente per la richiesta e
contemporanea prenotazione della prescrizione specialistica fisiatrica e per l’effettuazione del
collaudo dell’ausilio ottenuto.
L’autorizzazione rilasciata all’utente dal medico autorizzatore preposto sarà potenzialmente
disponibile on line in tempi
conseguente molto più ristretti. Saranno inoltre completamente
eliminati i successivi passaggi, fino ad ora indispensabili, per il ritiro materiale dell’autorizzazione
all’acquisto presso il fornitore preferito.
- Tali accessi sono gestiti in maniera più corretta e razionale anche grazie all’utilizzo del sistema
elimina-code attualmente in uso.
- Percorso ridotto e facilitato degli utenti conseguente alla possibilità di prenotazione delle
valutazione protesiche necessarie e alla valutazione in loco dell’eventuale diritto all’esenzione
ticket per patologia e/o reddito.In termini di miglioramento della qualità dei servizi erogati ai
cittadini/utenti e per la particolarità degli stessi (INVALIDI CIVILI, DI GUERRA, DEL LAVORO,
PRIVI DELLA VISTA, SORDOMUTI, ASSISTITI ADI, RICOVERATI IN STRUTTURE
SANITARIE ACCREDITATE PUBBLICHE E PRIVATE).
- Riduzione dei TEMPI D’ATTESA per l’ottenimento dell’ausilio richiesto.
- Percezione da parte dell’UTENZA di una QUALITA’ del servizio migliore e più
PERSONALIZZATA con l’istituzione della CARTELLA PERSONALE informatizzata
- Ulteriore incentivazione dell’esistente sinergia tra Medici specialisti prescrittori, Personale
amministrativo e Medico autorizzatore dell’ASL 13
- Fornitura di informazioni rapide ed esaurienti anche attraverso il contatto telefonico
- Creazione di un rapporto di ulteriore collaborazione tra le Ortopedie coinvolte territorialmente e il
servizio ASL preposto attraverso
la nuova procedura che permetterebbe l’immediata visualizzazione delle suddette autorizzazioni ON
LINE con la possibilità, da parte delle ortopedie autorizzate, di erogare direttamente l’ausilio
richiesto, successivamente all’autorizzazione dello stesso, fornendo la documentazione necessaria al
COLLAUDO, prestazione erogata dall’ASL 13 ad accesso diretto e senza prenotazione preventiva.
Possibili e future ulteriori applicazioni di tale progetto sono concretamente ottenibili nell’ottica
dell’utilizzo della RETE INFORMATICA per la facilitazione delle attività della PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE e del miglioramento della QUALITA’ di vita dei CITTADINI/UTENTI (nel
caso specifico esigenza ancora più assoluta per la particolarità degli stessi), OBIETTIVO PRIMARIO
del cosiddetto E-GOVERNMENT (governo elettronico), il quale, nei vari settori pubblici, si propone
di avviare un radicale processo di trasformazione delle pubbliche amministrazioni ON LINE.
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Progetto: “SE SO…. “…….”SI SA” – Prevenzione della malattie
sessualmente trasmesse (MST) in particolare le infezioni sessualmente
trasmesse (IST) in età adolescenziale.
Autore:
Sig.a Anna Rita Pedroni (Dipartimento Materno Infantile – sett. Distretto Galliate)
Co-Auttori:Sig.a Loredana Marchioro (Dipartimento Materno Infantile – sett. Distretto Novara)
Obiettivi del progetto:
Obiettivi educativi: Obiettivo di impatto: incidere sui comportamenti e stili di vita nell’adolescente.
Promuovere percorsi educativi di igiene della persona.
Obiettivi organizzativi: Coinvolgimento adolescenti e operatori sanitari-ostetrciche.
Metodi utilizzati:
Interventi mirati nelle scuole. ( progetto pilota Istituto Pascal, interventi sulle classi II)
Somministrazione questionari pre e post, con domande inerenti la conoscenza delle IST e igiene della
persona.
Incontro e intervento tra oparatore sanitario (ostetrica) e classi II superiore, lavori di gruppo,
distribuzione pieghevole informativo e consegna opuscolo regionale “ Le infezioni sessualmente
trasmesse”
Raccolta ed elaborazione dati.
Stato del progetto: in attesa di attivazione.
Risultati:
Maggiore conoscenza delle infezioni sessualmente trasmesse.
Maggiore prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse.
Valutazione:
Attraverso raccolta ed elaborazione dati dei questionari pre e post di un anno scolastico.
Conclusioni/possibili ricadute:
Incidere sui comportamenti e stili di vita nell’età adolescenziale.
Riorganizzazione tematiche per educazione sessuale nelle scuole.
Attivazione a breve termine, anno scolastico 2006/2007.
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Progetto: Riduzione della Spesa Farmaceutica e della Spesa relativa alle
Prestazioni nei pazienti ricoverati
Autore:
Dott. Vincenzo Petrella (s.c. Medicina P.O. di Arona)
Co-Autori: D.ssa Luisa Pontiroli (s.c. Medicina P.O. di Arona)
Obiettivi del progetto:
Valutare l’appropriatezza degli esami e delle prescrizioni farmacologiche nei pazienti ricoverati nella
S.C. Medicina di Arona ai fini di ridurne la spesa
Metodi utilizzati:
Per quanto riguarda le Prestazioni è stato fatto uno studio di appropriatezza delle richieste in rapporto
alla malattia oggetto del ricovero, derivandone una discreta frequenza di richieste di esami per
patologia (o presunta tale) non in atto né correlata alla patologia in atto, molto spesso solo a scopo
“routinario” (Rx Torace, ECG, Molti esami ematologici), il cui risultato COMUNQUE non aveva
cambiato la diagnosi conclusiva e tantomeno la relativa terapia.
Di conseguenza nel triennio 2002-2003:
a) sono stati aboliti gli esami cosiddetti “di routine” limitandoli a quelli strettamente necessari per
la diagnosi in atto e la relativa terapia;
b) è stato evitato – nei limiti deontologici – qualunque esame avesse uno scopo puramente
diagnostico, senza alcun risvolto pratico-terapeutico;
c) non è stato ripetuto alcun esame già eseguito ambulatoriamente in epoca recente o in DEA/P.S.,
laddove non necessario.
Per quanto riguarda la spesa farmaceutica:
a) è stata posta particolare attenzione all’uso degli antibiotici (tipi e tempi di somministrazione); dei
gastroprotettori (antiH2 e inibitori di pompa), utilizzati spesso senza rispetto delle Note AIFA;
dei cortisonici (utilizzati per os piuttosto che e.v).; di tutti quei farmaci, spesso molto costosi,
presentati come “innovativi" ma non corredati da adeguata evidenza clinica
b) laddove possibile è stato fatto largo uso di campionatura che ha richiesto un attento monitoraggio
medico-infermieristico.
c) è stata rispettata al 100% la nota della Direzione Generale che prevede la consegna diretta di
farmaci alla dimissione.
Il tutto è stato rivalutato alla luce di report trimestrali.
Ovviamente il progetto è continuato nel 2004\2005.
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
a) Netta riduzione delle prestazioni improprie, passate da 19.9/degente nell’anno 2000 a 7.7 nel 2003
(dal conteggio sono esclusi gli esami eseguiti in DEA o P.S.)
b) Netta riduzione della spesa farmaceutica, passata da Euro 57.75/Peso DRG a 49.77 (- 14%)
Valutazione:
A fine progetto abbiamo rivalutato i casi clinici per evidenziare eventuali diagnosi omesse (in
relazione ai motivi di ricovero) o eventuali ricoveri ripetuti per inefficacia della terapia adottata. La
maggiore attenzione adottata dal punto di vista diagnostico- terapeutico, così come sopra definito,
non ha comportato alcun errore clinico.
Conclusioni/possibili ricadute:
Senza modifiche sostanziali del peso del DRG e indipendentemente dal numero dei ricoveri effettuati,
siamo riusciti a realizzare un risparmio sensibile e progressivo nel triennio 2001-2003, con stabilità
nel 2004, semplicemente ponendo maggiore attenzione all’appropriatezza delle richieste degli esami e
89
alle prescrizioni delle terapie, senza che ciò abbia richiesto alcuna innovazione tecnologica ma solo
organizzativa. Ciò non significa perdere di vista la gestione olistica del paziente internistico, spesso
affetto da pluripatologie, ma semplicemente rinviare a domicilio eventuali ulteriori accertamenti
relativi a patologie preesistenti e comunque non correlate con il motivo del ricovero che – nella
gestione sanitaria moderna – deve essere il più rapido possibile in un logico e giusto turnover dei letti,
ormai dappertutto sensibilmente ridotti.
Un utile incentivo al contenimento della spesa nelle varie unità operative potrebbe essere quello di
investire nelle stesse strutture il risparmio ottenuto.
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Progetto: Dimmi come ti trovi
Autore:
Dr. Incoronata Romaniello (ssvd di Oncologia PO di Borgomanero)
Co-Autori: Dr. Debora Stramba e Dr. Grazia Nuvolone (ssvd di Psicologia PO di Borgomanero)
Obiettivi del progetto:
1. valutare il gradimento dei servizi erogati dal DH oncologico
2. avvicinare la figura dello psicologo al paziente oncologico attraverso la somministrazione di
un questionario
Metodi utilizzati:
Al fine di promuovere la figura dello psicologo all’interno della equipe oncologica abbiamo creato un
questionario di gradimento dei servizi forniti dal DH oncologico che potesse essere somministrato
direttamente dallo psicologo, durante il trattamento chemioterapico, favorendo in questo modo il
colloquio e la conoscenza reciproca. Il questionario prevede la valutazione di gradimento della
struttura, dell’equipe medico-infermieristica e la comprensione della percezione della figura dello
psicologo nell’immaginario del paziente.
Il questionario viene fornito ai pazienti dopo 1 mese circa di frequentazione del DH Oncologico e
rappresenta un ottimo mediatore per il colloquio tra psicologo e paziente al fine di smitizzare le paure
e i pregiudizi relativi al disagio psicologico.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati attesi:
- valutare la percezione dei servizi erogati dalla SSVD di Oncologia al fine di migliorare
l’organizzazione dello stesso
- maggiore familiarità con la figura dello psicologo all’interno del DH oncologico
- maggiore utilizzo di sostegno psicologico
Valutazione:
- analisi dei questionari per identificare criticità segnalate dai pazienti
- n° di colloqui psicologici richiesti spontaneamente dal paziente
Conclusioni/possibili ricadute:
1) Creare un dialogo tra l’utente e la struttura ospedaliera al fine di soddisfare le aspettative
dell’utente stesso
2) Eventuale modifica della organizzazione della SSVD di Oncologia in risposta alle necessità
segnalate dall’utente
2) Favorire l’accesso al servizio di psico-oncologia.
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Progetto: Recupero dei crediti sisp – razionalizzazione procedura
Autore:
D.ssa Barbara Schietti (Collaboratore Amm.vo Prof. SISP)
Co-Autori: Dott. Aniello Esposito (Direttore S.C SISP)
Obiettivi del progetto
Razionalizzare, migliorare e rendere efficiente la procedura attivata presso il SISP del recupero dei
crediti relativi al pagamento delle prestazioni per vaccinazioni facoltative.
Limiti della procedura in essere
la procedura precedentemente in vigore presentava limiti notevoli, in quanto spesso si procedeva ad
inviare erroneamente al recupero coattivo dei crediti soggetti che invece avevano già proceduto al
relativo pagamento.
Inoltre si verificavano:
- dispersione dei bollettini di c.c. postale;
- possibilità di riscontro del pagamento solo molti mesi dopo l’erogazione della prestazione, anche per
passaggi interni all’Azienda.
Fasi della procedura precedente
- Determinazione dell’importo dovuto a seguito del counseling con il medico;
- erogazione della prestazione vaccinale;
- pagamento della prestazioni vaccinali a mezzo di bollettino di conto corrente postale;
- controllo incrociato tra le fotocopie di bollettini di conto corrente postale e gli elenchi di soggetti
fruitori della prestazione;
- individuazione dei debitori,
- invio al recupero coattivo dei soggetti debitori.
Metodi utilizzati:
- Attivazione delle procedure di pagamento a mezzo cassa (attualmente punto giallo) delle prestazioni
vaccinali erogate
- Verifica dell’avvenuto pagamento prima dell’erogazione della prestazione.
- possibilità di pagamento per l’utente presso qualsiasi cassa dell’ASL 13, in caso di impossibilità di
utilizzo del punto giallo
- Verifica incrociata tra i vaccinati e gli elenchi, forniti periodicamente dal CED, dei soggetti paganti
in altre casse ASL, finalizzata all’individuazione dei debitori.
- Contatto telefonico dei soggetti inadempienti, finalizzato a sollecitare il relativo pagamento
- Predisposizione degli elenchi degli soggetti che, nonostante l’invito telefonico, non provvedono alla
corresponsione del dovuto.
- Invio al recupero coattivo da parte della Sestri spa
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
Riduzione delle pratiche inviate al recupero coattivo.
Maggior efficienza della procedura di controllo interno
Conclusioni/possibili ricadute:
- Rapporto più diretto con l’utenza e conseguente miglioramento della qualità da questi percepita
- Miglioramento dell’immagine complessiva dell’Azienda che procede in questo modo nei confronti
dei soli debitori effettivi.
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Progetto: “Salute donne migranti”
Autore:
Dr.ssa Paola Scolari (s.c. Ostetricia e Ginecologia P.O. di Borgomanero)
Co-Autori: Sig.a Mirella Frattini (s.c. AST), d.ssa M.Chiara Antoniotti s.s.v.d. Epidemiologia)
Obiettivi del progetto:
•
Costituire un’équipe multidisciplinare.
•
Coordinare i diversi servizi aziendali che si occupano della salute delle donne straniere
•
Monitorare attraverso una raccolta dati strutturata ad hoc, il flusso delle donne straniere nei
servizi del Percorso Nascita
•
Potenziare la presenza della Mediatrice Culturale e potenziare l’attività del Centro Ascolto
collegandola agli altri servizi aziendali del Percorso Nascita
Metodi utilizzati:
Il Progetto costituisce la continuazione dell’analoga iniziativa presentata lo scorso anno e resa
possibile grazie ad un contributo dell’Assessorato alle Politiche sociali della Provincia di Novara.
Sarà presentata una nuova richiesta di finanziamento per continuare le attività.
•
Creazione di un’équipe multidisciplinare che attraverso un’analisi della realtà
sociosanitaria, evidenzi i problemi più urgenti e rilevanti
•
Potenziamento del Centro Ascolto presso il reparto di Ostetricia dell’Ospedale di
Borgomanero che preveda:
•
Agenda per prenotazioni esami,visite,ecografie, consulenze psicologiche ecc.
•
Istituzione di una rete organizzativa che preveda il raccordo tra Servizi ospedalieri e
territoriali
•
Istituzione di un servizio di mediazione linguistico-culturale
•
Materiale informativo tradotto nelle varie lingue
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati: .
•
Costituzione ufficializzata con Delibera del Gruppo di Lavoro
•
Predisposizione schede raccolta dati e relazione epidemiologica utilizzando le informazioni
raccolte con i CEDAP, per valutare la situazione esistente e l’adeguatezza dell’assistenza.
Valutazione:
verrà effettuata attraverso i seguenti indicatori:
•
n° di Operatori contemporaneamente presenti al Centro di ascolto
•
presenza della Mediatrice Culturale almeno per il 70% delle ore di apertura del Centro di
Ascolto
•
n° di ore di apertura del Centro in fascia oraria privilegiata ( dopo le ore 17.00)
•
n° di donne straniere che accedono al Centro di Ascolto
Conclusioni/possibili ricadute:
La Riorganizzazione del percorso nascita pensato per le donne straniere, si offre come un modello
paradigmatico anche per l’opportunità di verificare la qualità della rete integrata dei servizi di primo,
secondo e terzo livello.
La principale innovazione organizzativa che caratterizza questo progetto è il tentativo di coordinare i
servizi del percorso nascita in un’ottica di lavoro multidisciplinare e interdipartimentale con un
approccio centrato sugli elementi caratterizzanti il decentramento culturale nell’incontro con la donna
straniera.
Il disporre di dati epidemiologici significativi relativi ai flussi delle donne straniere nei vari servizi
consentirà una migliore riorganizzazione dei percorsi assistenziali relativi al percorso nascita, con un
conseguente utilizzo mirato delle risorse.
93
Progetto: Cartella infermieristico/psico/socio/educativa integrata
Autore: CPSE Maurizia Sezzano (Ser.T)
Co-Autori:Sig.a Albertin Monica, Sig. Spontino Sergio, Sig.a De Giorgi Caterina, Sig.a Semerari
M.Rosa, Sig.a Convertino Mirella, Sig.a Cozzo Gabriella, Sig.a Fasolo Elena, Dr. Vanetti Pietro
(Ser.t)
Obiettivi del progetto:
realizzazione di un gruppo di lavoro trasversale per l’anno 2004;
confronto sui dati significativi raccolti dall’utenza, all’interno del dipartimento, al fine di una migliore
pianificazione dei percorsi riabilitativi condivisi dall’équipe multidisciplinare;
realizzazione, miglioramento e condivisione dello strumento “cartella” da parte delle figure
professionali dell’équipe.
Metodi utilizzati:
lavori di gruppo;
analisi ed utilizzo del metodo N.A.N.D.A.;
confronto esperienziale.
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
realizzazione della cartella integrata;
presentazione ed estensione della stessa nelle varie sedi del DPD
Valutazione:
congruità dello strumento con i bisogni dei professionisti
Conclusioni/possibili ricadute:
ricerca epidemiologica;
valutazione delle diverse problematiche dell’utenza legate alla distribuzione del Territorio.
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Progetto: Il paziente ha fame! Cosa può mangiare in una Chirurgia
Generale?
Autore:
Dott. Claudio Sguazzini (Direttore Dipartimento Chirurgico)
Co-Autori: Dott. Aldo Colombo (dirigente medico s.c. Chirurgia P. O. di Borgomanero) CPSE
Fasolini Gabriele, Guittini Patrizia, Lamazzi Marta, Poletti Massimo (s.c. di Chirurgia PP.OO.
Arona, Borgomanero, Galliate).
Obiettivi del progetto:
1) Razionalizzare il modello alimentare degli utenti all’interno della S. C. di Chirurgia nei tre P. O.
dell’ASL
2)
Uniformare i consigli sull’alimentazione da fornire ai pazienti all’interno della S. C. di Chirurgia
nei tre P. O. dell’ASL
3)
Garantire una preparazione adeguata dal punto di vista alimentare dell’utente che deve essere
operato in base alla tipologia di intervento.
4)
Garantire un supporto alimentare adeguato nel periodo post operatorio per permettere:
a) Utilizzo razionale delle preparazioni farmaceutiche per nutrizione enterale e parenterale
b) Diminuzione delle complicanze
c) Ripresa più rapida del paziente
5)
Fornire al paziente le informazioni adeguate riguardo all’alimentazione da seguire a domicilio
6)
Semplificare l’attività dei dipendenti riguardo la gestione dell’alimentazione
Metodi utilizzati:
1) Individuazione del gruppo di lavoro: Direttore s.c. di Chirurgia, Dirigente medico della s. c. di
Chirurgia del P. O. di Borgomanero, CPSE della s. c. di Chirurgia dei tre presidi Ospedalieri.
2) Riunioni per la definizione del progetto:
a) identificazione delle risorse umane e strumentali necessarie
b) riscontro fattibilità del progetto attraverso la valutazione della percentuale di adesione
degli operatori
c) definizione tempi ( Settembre 2005 ) e modi per la realizzazione del progetto –
informatizzazione del sistema
d) creazione di strumenti di lavoro:
d1) schede riassuntive per personale di supporto
d2) schede complete per CPS e Medici
d3) schede documentative da consegnare all’utente
3) Ricerca bibliografica
4) Riunioni con il personale medico, infermieristico e di supporto:coinvolgimento e
sensibilizzazione del personale
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Il progetto sarà in grado di garantire:
a) omogeneizzazione del trattamento dell’utente operando e/o operato dal punto di vista
dell’alimentazione
b) fornire al paziente un supporto alimentare adeguato
95
c) diminuzione dei tempi di degenza dovuta a corretto supporto alimentare del paziente
operato
d) riduzione della possibilità di errore della prescrizione alimentare da parte del personale
sanitario
e) fornire all’utente dimesso un supporto cartaceo facile da consultare che lo possa aiutare
fino alla ripresa di un alimentazione normale quando possibile
Valutazione:
1) Numero di schemi alimentari utilizzati
2) Grado di soddisfazione dell’utente rilevabile tramite questionario fornito dall’ASL
3) Numero di schede consegnate alla dimissione sul totale delle dimissioni in cui sono previste
4) Grado di soddisfazione del personale valutato tramite apposito questionario
5) Numero di scostamenti dai regimi alimentari previsti
Conclusioni/possibili ricadute:
1) Tutti i pazienti vengono preparati all’intervento seguendo un regime alimentare appropriato ed
uniforme in tutti i Presidi dell’ASL
2) Vengono ridotte le possibilità di errore nella preparazione all’intervento e nella ripresa
dell’alimentazione
3) All’utente viene garantita una ripresa dell’alimentazione nei tempi e nei modi adeguati nel post
operatorio
4) Tutto il personale uniformerà le conoscenze e le metodologie di comportamento
5) Alla dimissione verrà consegnata una documentazione sull’alimentazione da seguire che sarà di
aiuto all’utente e al medico curante
6) Il paziente riprenderà nel minor tempo possibile la normale alimentazione a garanzia del proprio
benessere.
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Progetto: Ambulatorio stomie: un progetto di gruppo per un nuovo
percorso di vita
Autore:
Dott. Claudio Sguazzini (Direttore Dipartimento Chirurgico)
Co-Autori: CPSE: Fasolini Gabriele, Guittini Patrizia, Lamazzi Marta, Poletti Massimo; CPS
Enterostomista Ciliegio Marco, Tomarelli Piera; CPS Ciardo Giuseppina (s. c. Chirurgia e
Urologia PP.OO. di Borgomanero e Galliate)
Obiettivi del progetto:
Uniformare l’assistenza agli utenti stomizzati su tutto il territorio dell’ASL 13.
Rendere autonomo l’utente e/o care giver nella gestione della stomia.
Garantire la continuità assistenziale tra Unità Operativa, Ambulatorio e/ o territorio.
Fornire un’assistenza di qualità in tutte le fasi del percorso assistenziale.
Fornire sostegno psicologico anche attraverso la collaborazione con altre figure professionali.
Aiutare la persona ad adattarsi al nuovo schema corporeo.
Metodi utilizzati:
1) Individuazione del gruppo di lavoro: Direttori di s. c., Dirigenti medici delle s. c. di Chirurgia
(Arona, Borgomanero e Galliate), di Urologia e relativi CPSE, infermieri enterostomisti.
2)
Riunioni per la definizione del progetto: a partire dal Gennaio 2004 sono iniziati degli
incontri in cui si sono stabiliti i seguenti punti:
a) Identificazione delle risorse umane, strumentali e ambientali necessarie
b) Riscontro di fattibilità del progetto attraverso la riorganizzazione dell’attività ambulatoriale e
della turnistica del personale infermieristico
c) Definizione dei tempi e dei modi per la realizzazione del progetto
d) Creazione di strumenti di lavoro: scheda infermieristica, scheda informativa per l’utente.
e) Individuazione delle modalità di presa in carico dell’utente da parte del Centro Cure per la
Stomia
3)
Coinvolgimento e sensibilizzazione del personale medico ed infermieristico: distribuzione di
materiale informativo, costante presenza e disponibilità dell’enterostomista, colloqui.
4)
Accordi collaborativi multidisciplinari: servizio di oncologia e psicologia
5)
Contatti con le ditte fornitrici di presidi: parte del materiale utilizzato è fornito gratuitamente
sotto forma di campionatura ai Presidi Ospedalieri dell’ASL e all’utente.
6)
Recupero degli utenti stomizzati presenti nel territorio di competenza: sensibilizzazione del
Medico di base e del personale del Distretto
7)
Organizzazione di corsi accreditati sulla gestione del paziente stomizzato.
8)
Contatti con le farmacie: assicurare la fornitura del presidio scelto dall’utente sia per tipo che
per quantità.
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
Il centro opera attraverso il coordinameto delle varie professionalità ed assicura:
a) colloqui e disegno pre-operatorio da parte dell’enterostomista
b) controllo post-operatorio per valutazione della stomia e prevenzione complicanze immediate
c) educazione al paziente e/o al care giver sulla gestione della stomia
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d) consegna in prova alla dimissione di ampia gamma di presidi adatti al paziente allo scopo di
testare la compatibilità fisica e biologica tra dispositivo protesico e paziente
e) possibilità di contattare, in caso di necessità, l’enterostomista di riferimento
f) continuità assistenziale con programmazione controlli ambulatoriali.
g) compilazione del piano terapeutico per la fornitura dei presidi scelti dall’utente
h) stesura del piano riabilitativo orientato alla corretta gestione della stomia, anche in relazione alle
implicazioni di carattere sociale:
1) gestione della stomia
2) addestramento all’irrigazione delle colostomie sinistre
3) consigli dietetici
4) interventi educativi agli utenti e ai famigliari
5) gestione dei dispositivi protesici
6) gestione delle complicanze stomali
i) follow up della stomia e controllo con gli specialisti competenti della patologia di base
l) garantire consulenze per i pazienti stomizzati ricoverati in strutture non chirurgiche
m) attivare, se necessario, consulenze psicologiche individuali, di coppia, alla famiglia.
Valutazione:
1) Uniformità assistenziale
2) Grado di autonomia raggiunto
3) Numero di pazienti presi in carico rispetto a quelli trattati
4) Grado di soddisfazione dell’utente
5) Collaborazione multidisciplinare
Conclusioni/possibili ricadute:
Attualmente il Centro ha in carico circa 200 utenti.
Il progetto garantisce a tutti i cittadini dell’ASL 13 portatori di stomia:
1) Un percorso assistenziale uniforme, ponendo al centro dell’attenzione le reali esigenze della
persona, garantendo prestazioni di qualità, sicure ed efficaci. Gli enterostomisti Tomarelli Piera,
Ciliegio Marco e la CPS Ciardo Giuseppina prestano la loro attività all’interno degli ambulatori
presenti nei tre presidi ospedalieri per agevolare gli spostamenti degli utenti, per svolgere
un’azione capillare sul territorio e facilitare la presa in carico del paziente.
2) Un maggior controllo della spesa utilizzando i presidi adatti, sia per numero che per qualità,
evitando sprechi di materiale. Utilizzo di campionatura gratuita prima della scelta definitiva da
parte del paziente.
3) Prevenzione o riduzione di complicanze stomali che comporterebbero una maggior spesa per la
cura oltre alla possibilità di ricadute negative a livello psicologico per il paziente e
prolungamento del percorso di recupero verso l’autonomia.
4) Miglior utilizzo delle risorse umane presenti nell’ASL13 con formazione specifica.
5) Miglioramento della comunicazione tra il personale dei PP. OO. favorendo lo scambio di
conoscenze ed informazioni.
Per il futuro ci sono già stati degli incontri per procedere alla distribuzione diretta da parte del
personale del Centro per la cura delle stomie del materiale protesico ottenendo:
a) diminuzione dei costi del materiale protesico.
b) quantificazione precisa del fabbisogno mensile
c) possibilità di variazione tempestiva del materiale fornito in caso di cambiamenti a livello della
stomia.
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Progetto: Training di rilassamento corporeo per pazienti oncologici
Autore:
Dr. Debora Stramba (s.s.v.d. di Psicologia P.O. di Borgomanero)
Co-Autore: Dr. Grazia Nuvolose (s.s.v.d. di Psicologia P.O. di Borgomanero), Dr. Incoronata
Romaniello (s.s.v.d. di Oncologia P.O . di Borgomanero)
Obiettivi del progetto: miglioramento della qualità di vita dei pazienti oncologici in trattamento
chemioterapico attivo e della loro compliance alle cure
Metodi utilizzati: Il rilassamento è una tecnica a mediazione corporea la cui efficacia è nota da molti
anni nel controllo di stress, ansia, attacchi di panico, insonnia e problemi legati all’immagine
corporea. I pazienti oncologici sia per la gravità della diagnosi sia per le terapie che devono eseguire
attraversano periodi di ansia e stress legati ad uno sconvolgimento della loro vita sia in termini fisici,
psichici, sociali e spirituali. Dalla letteratura valutata emerge l’importanza dell’applicazione di
tecniche di rilassamento per il controllo di questi sintomi, per favorire l’adattamento alla malattia, per
il controllo del dolore e per stimolare un atteggiamento combattivo, soprattutto nelle fasi di
riabilitazione. Per tale motivo abbiamo selezionato nell’ambito dei pazienti afferenti al DH
Oncologico di Borgomanero un gruppo pilota di pazienti che hanno avviato il Training di
rilassamento progressivo nei locali del DH stesso, al termine delle chemioterapie. Durante il
rilassamento i pazienti vengono fatti accomodare su poltrone e un sottofondo musicale specifico viene
impiegato per favorire il rilassamento.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati attesi:
- apprendimento da parte dei pazienti di una tecnica di facile applicabilità per il rilassamento psicocorporeo
- riduzione dello stato d’ansia
- miglior controllo dei sintomi cancro correlati e trattamento correlati
Come effetto secondario si prevede il vantaggio offerto dalla partecipazione ad un gruppo
(socializzazione, condivisione, supporto)
Valutazione:
Valutazione in itinere: ad ogni incontro è prevista una fase di verbalizzazione attraverso la quale lo
psicologo comprende l’evoluzione dell’apprendimento della tecnica di rilassamento e l’evoluzione
della sintomatologia
Valutazione finale: alla fine del training al paziente verrà somministrato un questionario di
gradimento del corso ed effettuerà un colloqui psicologico clinico per valutare l’impatto del training
sulla qualità di vita.
Conclusioni/possibili ricadute:
1) Fornire al paziente oncologico un ausilio semplice e riproducibile a domicilio e autonomamente
per il controllo dello stress
2) Applicare una tecnica innovativa che armonizzi pische e soma in ambito oncologico
3) Attivazione di altri gruppi
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Progetto: Uniformare e informatizzare l’archivio delle schede di morte
Autore:
Dott. Maria Grazia Tacca (Servizio Igiene e Sanità Pubblica)
Co-Autori: D.ssa Antoniotti Maria Chiara (s.s.v.d. Epidemiologia) D.ssa Viviana, Colombo (sc
PCGSI)
Obiettivi del progetto:
La realizzazione di un data base unico per l’archiviazione delle schede di morte al fine di disporre di
un archivio informatizzato ed omogeneo, a cui sia possibile accedere da tutte le sedi SISP.
Attualmente l’archiviazione delle schede di morte della nostra ASL avviene ancora su 4 sedi
(corrispondenti alle ex USL) secondo modalità differenti tra di esse; in particolare ad Arona e
Borgomanero è utilizzato un data base in Access, per il comune di Novara uno in Excel, mentre
l’archiviazione delle schede relative ai restanti comuni dell’ex USL 51 e dei comuni del territorio
dell’ex USL 52 è ancora prevalentemente manuale
Metodi utilizzati:
ƒ Riunione preliminare con gli operatori coinvolti per mettere in evidenza le richieste e le
eventuali difficoltà riscontrate relativamente alla gestione delle schede di mortalità.
ƒ Successiva stesura di relazione e proposte di soluzione.
ƒ Stima del carico di lavoro per l’inserimento dei dati.
ƒ Riunione con personale del CED per identificare la soluzione più idonea.
ƒ Predisposizione del programma e sua installazione.
ƒ Breve formazione del personale coinvolto.
ƒ Inserimento dei dati per una prima fase sperimentale e successiva implementazione del sistema
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Miglioramento qualitativo che si realizza con:
ƒ
riduzione numerica delle schede cartacee inviate ed archiviate nelle sedi SISP; infatti nel 2003, a
fronte di 3658 decessi di residenti nella nostra ASL, l’attuale sistema ha comportato
l’archiviazione di 5142 schede, di cui solo una piccola parte riguardante soggetti non residenti.
ƒ
diminuzione della manipolazione di dati sanitari riservati e del rischio di smarrimento.
ƒ
possibilità di fare fronte più facilmente ed in tempo reale a richieste di dati da parte di altre
istituzioni (CPO, SSEPI, INAIL ), da Servizi interni all’ASL13 (SPRESAL, ssvd di
Epidemiologia) o da clienti esterni (rilascio dei certificati di causa di morte)
ƒ
possibilità di gestire nuovi flussi informativi ad uso interno o esterno.
Conclusioni/possibili ricadute:
ƒ
Riduzione del numero di schede cartacee archiviate
ƒ
Riduzione dei tempi di risposta per i clienti esterni e interni con conseguente aumento del loro
grado di soddisfazione.
ƒ
Miglioramento dell’efficienza del processo di lavoro
ƒ
Eliminazione del tempo attualmente impiegato per lo scambio di schede tra le sedi e per il
recupero dei dati per la gestione dei flussi informativi.
ƒ
Risparmio dello spazio da occupare per l’archiviazione delle fotocopie.
100
Progetto: “Ho capito che …… molto dipende da me”
Autore:
C.P.S. Ostetrica Laurita Tanzi (Dipartimento Materno Infantile)
Co-Autori: Dr. Lorenzo Brusa (Referente PEaS), Dr.ssa M.Chiara Antoniotti (ssvd
Epidemiologia), Mirella Frattini C.P.S. Assistente Sanitaria
Obiettivi del progetto:
•
Formazione di un gruppo di insegnanti e di mediatrici culturali sui temi della sessualità, in linea
con le Indicazioni programmatiche per la Promozione della Salute nella Regione Piemonte
focalizzata prioritariamente su alcuni temi della salute, tra i quali le MST (Malattie sessualmente
trasmesse), con interventi da perseguirsi attraverso strategie rivolte alla popolazione e all’ambito
scolastico (area dell’educazione socio-affettiva e interventi mirati alla riduzione dei
comportamenti a rischio).
•
Aumento del senso di autoefficacia nelle ragazze e nei ragazzi coinvolti nel progetto e aumento
del confronto con i compagni sui temi della sessualità.
•
Miglioramento della comunicazione tra genitori e ragazzi e ragazze sui temi della sessualità.
•
Aumento delle conoscenze delle MST e della contraccezione in gruppi di donne straniere.
Metodi utilizzati:
Il progetto è stato realizzato in seguito a Bando Regionale HP; è stato approvato e finanziato ed avrà
una durata massima di due anni.
•
Incontro ASL-Scuola-Comune (Assessore all’Istruzione);
•
Costituzione Gruppo di Progetto e di Lavoro interdisciplinare;
•
Individuazione insegnanti e mediatrici culturali da formare;
•
individuazione gruppo genitori motivati;
•
focus group per raccogliere i bisogni formativi delle insegnanti e delle mediatrici culturali;
•
brainstorming con i genitori per raccogliere la loro visione della sessualità;
•
formazione di insegnanti e mediatrici;
•
incontri con i genitori per trattare le varie dimensioni della sessualità: affettiva, relazionale,
ludica, riproduttiva
•
interventi nelle tre classi prime in compresenza degli insegnanti;
•
incontri con gruppi donne straniere in compresenza delle mediatrici;
•
produzione di un opuscolo da parte dei genitori per ragazzi e ragazze;
•
articoli sul giornalino di classe ad opera di ragazzi e ragazze delle tre classi prime.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
n° di insegnanti formati; n° di classi coinvolte; costituzione gruppo stabile di mediatrici e insegnanti
formatori; costituzione gruppo stabile genitori; presentazione di azioni e modelli di intervento da
parte delle mediatrici culturali realizzati in collaborazione con la popolazione straniera; presenza di
almeno tre articoli sul giornalino di classe; produzione di un opuscolo da parte dei genitori di
“raccomandazioni” per i ragazzi e le ragazze per diminuire i comportamenti a rischio e per indirizzarli
ad una scelta più personale nell’ambito sessuale; n° di interventi attivati dalle insegnanti alle altre
classi prime.
101
Valutazione: Report inviati al DoRS, a scadenza stabilita, delle attività avviate:
31 ottobre 2005
Invio del primo report del progetto, dello suo stato di avanzamento,
della sua corrispondenza al progetto iniziale e del relativo
rendiconto economico da parte delle ASL-ASO.
31 ottobre 2006
Invio del secondo report su stato di avanzamento del progetto e del
relativo rendiconto economico da parte delle ASL-ASO
28 febbraio 2007
Invio relazione finale del progetto, dossier dei materiali prodotti da
parte delle ASL-ASO e rendiconto finale
31 marzo 2007
Convegno di presentazione dei progetti e dei risultati realizzato in
collaborazione con le ASL-ASO
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto prevede una utilizzazione adeguata dei servizi da parte di utenti adolescenti e di donne
straniere per cercare di contenere il n° di infezioni da MST e HIV e delle gravidanze indesiderate.
Innovazioni organizzative: con il progetto si intende raggiungere sia i genitori che gli insegnanti in
iniziative di promozione della salute in tema di prevenzione delle MST con tecniche di educazione
per adulti e tra pari. Gli insegnanti a loro volta, effettueranno la formazione ai ragazzi con un
monitoraggio continuo sull’efficacia degli interventi.
Si prevede il coinvolgimento di altri Istituti, Scuole e Licei del Distretto di Novara, di mediatori
culturali anche di sesso maschile.
102
Progetto: Terapia marziale endovenosa
Autore:
Dott.ssa Marcella Tarditi (s.c. Immunoematologia e trasfusionale)
Co-Autori: CPS Spiga Margherita (s.c. Immunoematologia e trasfusionale)
Obiettivi del progetto:
Questo progetto è nato dall’esigenza di dare una risposta alle tante richieste di terapia marziale
endovenosa.
Tale terapia ha come obiettivo la correzione dell’anemia sideropenica, ipocromica e microcitica, nei
pazienti che non tollerano la terapia orale.
Per tale motivo è stata concordata una procedura con la Direzione Sanitaria del P.O. di Borgomanero
che regola l’afflusso dei pazienti all’ambulatorio del SIMT.
Metodi utilizzati: Elencare sinteticamente le fasi di realizzazione del progetto, il cronogramma delle
diverse attività, gli strumenti e le metodologie utilizzate.
L’utente in possesso di prescrizione medica e di esami atti a valutare lo stato di carenza di Ferro, quali
emocromo, sideremia, ferritinemia e transferrinemia, verrà sottoposto a visita specialistica di
congruità presso l’ambulatorio del SIMT.
Se in possesso dei requisiti, il paziente verrà informato sulle modalità, sui rischi e sull’efficacia del
trattamento, quindi verrà preso in carico, concordando con l’utente data e ora delle prestazioni, sulla
base delle priorità cliniche.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati: Riassumere brevemente i risultati (raggiunti o previsti) del progetto includendo dati e/o
informazioni a supporto del raggiungimento degli obiettivi.
La Terapia Marziale per via endovenosa è in grado di correggere l’anemia, nei pazienti incapaci di
tollerare la terapia orale, in caso di perdite ematiche persistenti o di entità tale da non poter essere
compensate dalla terapia per os.
La risposta alla terapia marziale deve sempre essere monitorata ripetendo i tests di laboratorio sopra
indicati.
Valutazione: Descrivere il sistema di valutazione, se previsto.
Revisione critica dei risultati ottenuti.
Si prevede di monitorare il numero delle richieste pervenute e di valutare la congruità delle stesse,
avendo come indicatore il rapporto numero richieste / numero terapie effettuate.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il servizio offerto dà una risposta concreta alle richieste di terapia marziale per via endovenosa,
terapia che presume l’impiego di un farmaco H, ossia impiegabile solo in ambito ospedaliero o in
strutture assimilate.
Le modalità di accesso diretto e semplificato all’ambulatorio del SIMT, anche con prenotazione
telefonica, vengono incontro alle esigenze dell’utenza e ai Medici di Medicina Generale.
Si ringraziano le Dottoresse D. Kozel e B. Bragante.
103
Progetto: Per meglio servire
Autore:
Dott. Claudio Teruggi (Distretto Borgomanero) Presidente Coordinamento delle
Associazioni di Volontariato socio-sanitario di Arona e Borgomanero
Co-Autori: Tutte le Associazioni aderenti al Coordinamento – Dott.ssa Grazia Nuvolone, (Servizio
di Psicologia), FT Francesco D’Abrosca (Fisioterapista Fondazione Clinica del Lavoro “S.
Maugeri”, Veruno).
Obiettivi del progetto:
a.) Programma di interventi dello psicologo su tematiche di base comuni a tutti i pazienti cronici, i
loro familiari e i volontari di tutte le associazioni
b.) Programma di interventi dello psicologo su tematiche specifiche per singola patologia o
disabilità, da gestire in comune tra le varie Associazioni che operano in ambiti omogenei
(handicap, malati oncologici, sostegno care-giver, sociale, supervisione)
c.) Programma di
interventi del fisioterapista per addestrare i volontari alla
mobilizzazione del paziente con difficoltà motorie
Metodi utilizzati:
il progetto si articola in due moduli:
Modulo A.): PER ACCENDERE IL BUIO
- 40 ore : intervento dello psicologo sulle tematiche comuni a tutte le Associazioni
- 200 ore : intervento dello psicologo all’interno dei singoli gruppi omogenei di Associazioni
Modulo B.): ALZATI E CAMMINA
- 100 ore : intervento del fisioterapista su specifiche tematiche rispondenti ai bisogni formativi
segnalati dalle Associazioni
- 20 ore : intervento del medico fisiatra su tematiche comuni a tutte le Associazioni
- Formazione in aula e simulazioni pratiche su manichini (per la parte relativa alla mobilizzazione del
paziente)
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
- Condivisione delle problematiche comuni a tutte le Associazioni
- Supporto psicologico a volontari e care givers per un corretto approccio al paziente cronico
- Acquisizione di tecniche di base per seguire nel tempo deficit motori correlati a patologie specifiche
(Parkinson, SLA, etc.)
- Aiuto ad una mobilizzazione dopo lunghi periodi di allettamento
Valutazione:
- n° delle Associazioni coinvolte effettivamente su n° delle Associazioni aderenti al Coordinamento
- n° dei volontari e dei care givers formati
- n° incontri tra Associazioni che operano nel medesimo ambito
Conclusioni/possibili ricadute:
- condivisione delle problematiche comuni alle singole Associazioni
- messa in rete di informazioni e tecniche di intervento condivise, sperimentate e consolidate
- ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse umane ed economiche ai fini della formazione
- elemento di maggiore novità è costituito dalla formazione integrata tra le singole Associazioni
- realizzazione del progetto con finanziamento del Centro Servizi Volontariato di Novara.
104
Progetto: Attività di censimento straordinario della popolazione canina
Autore:
Dott. Franco Tinelli (Direttore Siav area A)
Co-Autori: Dott. Leonardo Mostini (Siav area A)
Obiettivi del progetto:
Incentivare le attività di censimento, registrazione ed identificazione dei cani oltrechè di vigilanza da
parte dei Comuni nel settore canino.
Valutare le anagrafiche riportandole ai dati statistici regionali ed all’effettiva presenza della
popolazione canina esistente al fine di decidere le azioni da intraprendere.
Prevenire la lotta al randagismo canino che rappresenta una fonte di rischio per la popolazione
umana..
Controllare la diffusione di malattie infettive alcune delle quali a carattere zoonosico.
Tutelare l’igiene dell’abitato umano.
Tutelare gli animali domestici dalle condizioni di randagismo che sono causa di progressive
sofferenze.
Metodi utilizzati:
Ai Sindaci dei 76 Comuni appartenenti all’ASL 13 è stata inviata una richiesta di revisione ed
aggiornamento dell’anagrafe canina comunale; in particolare viene richiesto l’invio dei dati aggiornati
inseriti in specifica modulistica regionale già messa precedentemente a disposizione dei Comuni.
Ciascuna sede del Servizio gestisce i rapporti con i Comuni di rispettiva competenza ed effettua la
valutazione delle risposte pervenute.
Pervenuti tutti i dati le varie sedi procedono ad una valutazione quali-quantitativa delle risposte
ottenute e dei dati in esse contenute.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Il progetto sta permettendo di individuare la presenza di animali che sono sfuggiti all’identificazione
prevista dalla normativa. Già nella prima fase del progetto si è avuto un incremento di animali censiti
rispetto alla media di quelli identificati negli anni precedenti.
Si prevede la formazione di anagrafiche canine più attinenti alla reale presenza di tali animali sul
territorio. Inoltre si auspica di incrementare, attraverso progetti, la sensibilità sociale ed il rispetto
delle norme del settore finalizzate al sempre più equilibrato rapporto uomo – animali.
Valutazione:
Per la valutazione si stanno prendendo in considerazione :
1. da parte del personale amministrativo i seguenti punti :
- Comuni che non hanno risposto
- Comuni che hanno risposto
- completezza delle risposte
- per le risposte pervenute : entità della variazione rispetto all’ultima comunicazione pervenuta in
precedenza.
Il personale amministrativo, terminata la valutazione sopra elencata riferirà al personale dirigente
individuato dal progetto, il quale deciderà come procedere rispetto al completamento del controllo
straordinario dell’anagrafe e, se ritenuto probante, effettuerà una prima valutazione finalizzata in
particolar modo alla correzione delle modalità di attuazione.
Conclusioni/possibili ricadute:
Un maggior numero percentuale di animali identificati ed identificabili presenti sul territorio,
consente, di conseguenza, una più efficace lotta al randagismo con ricadute positive su salute umana,
igiene ambientale e salute animale.
105
Progetto: Educazione sanitaria del paziente diabetico in rapporto al
rischio cardiovascolare
Autore:
D.ssa Domenica Torre, (s.c. Medicina P.O. di Arona)
Co-Autori: Dott. Vincenzo Petrella, D.ssa Luisa Pontiroli (s.c. Medicina P.O. di Arona)
Obiettivi del progetto:
Sensibilizzare il diabetico sulla importanza, ai fini della riduzione del rischio di complicanze
cardiovascolari, del raggiungimento del valore più basso tollerato di P.A. (e comunque inferiore a
130\85) e del target di Colesterolemia LDL (<100 o comunque il più basso ottenibile con adeguata
dieta e terapia farmacologica tollerata).
Metodi utilizzati:
Sono state previste due fasi: la prima (già conclusa) ha previsto riunioni periodiche ed a piccoli gruppi
di diabetici afferenti all’Ambulatorio Divisionale, con esplicazione del ruolo giocato nella genesi
delle complicanze C.V. da parte della P.A. e della Dislipidemia. Sono state fornite informazioni
chiare sugli studi in merito e sulle Linee-guida nazionali ed internazionali che ne sono derivate. Il
tutto mediante grafici, lucidi e diapositive prodotte in sede, con la collaborazione di due unità
infermieristiche.
La seconda fase prevede la verifica, in sede di controllo ambulatoriale, della compliance del paziente
e del medico curante, mediante controllo pressorio frequente, misurazione della circonferenza
addominale e analisi dell’assetto lipidico, con intensificazione delle prescrizioni nel caso di non
raggiungimento dei target prefissati.
Stato del progetto: concluso.
Risultati:
Nel corso del 2002-2003 sono state fatte n. 18 riunioni con gruppi di 25 diabetici per volta. È in atto
la verifica dei risultati ottenuti che dovrà confrontarli con un precedente studio di base eseguito
nell’anno 2002 e presentato al 103° Congresso S.I.M.I., in cui avevamo dimostrato che i pp. diabetici
dell’ASL 13 erano ben lontani dal raggiungimento dei target previsti dalle Linee-Guida.
Valutazione:
La valutazione viene effettuata all’atto della visita nell’ambulatorio di diabetologia in cui viene
accertato il grado di apprendimento raggiunto dal paziente, la sua compliance nei confronti della
dieta e della terapia, la presenza di sintomi o segni di malattia C.V. in atto o sospetta e infine il
raggiungimento dei target prefissati.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto ha sicuramente aumentato la compliance del diabetico e del medico curante nei confronti
di una malattia gravata da alta morbilità\mortalità C.V. su cui pesano ancora oggi tre grossi ostacoli:
a) la mancanza di conoscenza da parte del p. (e spesso del curante) circa i target da raggiungere
(P.A. < 130\80 e LDL < 100 o, secondo ultime vedute, < 70 nei pp. ad alto rischio)
b) la frequenza con cui si vedono pp. ipertesi e\o dislipidemici non trattati o trattati in maniera
inadeguata, con interruzioni periodiche dela terapia che non trovano alcuna giustificazione
scientifica.
c) il costo della terapia, non solo dal punto di vista delle risorse umane, ma soprattutto dal punto di
vista farmacologico ( ACE-in.; Sartanici; Statine), in un momento in cui la sanità sembra avere
come scopo principale la riduzione immediata della spesa piuttosto che l’investimento per il
futuro.
106
Progetto: L’Azienda Sanitaria Locale n. 13 on line
Autore:
Sig.a Elena Vallana (Ufficio Relazioni Esterne)
Co-Autori: Ing. Carlo Faletti (Telecomunicazioni e Tecnologie Informatiche) dott. Ettore
Bartoccetti (Consulente C.I.C. - Consorzio per l’Informatizzazione nel Canavese (CIC) di Banchette
(TO)
Obiettivi del progetto:
L’Azienda Sanitaria Locale n° 13 di Novara, in quanto Struttura di pubblica utilità, riconosce quale
dovere istituzionale e pone tra i propri obiettivi una costante attività d'informazione ai cittadini per
facilitarne l'accesso ai percorsi di diagnosi e cura.
Migliorare la relazione tra istituzione e cittadino comunicando in modo consapevole per far
conoscere l’organizzazione della Sanità.
Dei numerosi strumenti disponibili, un sito di comunicazione in rete appare tra i più attuali,
flessibili ed efficaci.
E’ infatti sempre più diffuso l'utilizzo di internet come strumento interattivo di comunicazione
finalizzato ad un'ampia circolazione delle informazioni sulle attività ed i servizi.
Internet permette, inoltre, un rapido aggiornamento, una facile consultazione e costituisce un
immediato strumento di relazione con altri enti pubblici e con l’utenza nel suo complesso, garantendo,
tra l’altro, sempre più la trasparenza amministrativa ed il diritto di accesso del cittadino/cliente/utente
nei confronti dell’Istituzione.
L’Azienda Sanitaria Locale n° 13, ha, pertanto predisposto, nel mese di maggio 2002, attraverso
l’Ufficio Relazioni Esterne ed il Servizio Informatico il sito web: www.asl13.novara.it. Il Pensiero
Scientifico Editore definiva, in una pubblicazione edita nel 2003, il sito dell’ASL13 “un sito a
misura di utente”
Nel mese di dicembre 2004 è stato sottoposto ad un restyling editoriale per renderlo sempre più
corrispondente alle nuove realtà aziendali ed esigenze sia degli operatori che del
cittadino/cliente/utente ed è costantemente soggetto ad integrazioni e migliorie anche attraverso i
suggerimenti dell’utente e dell’operatore.
Metodi utilizzati:
L’Azienda Sanitaria Locale n° 13, ha, pertanto predisposto, nel mese di maggio 2002, attraverso
l’Ufficio Relazioni Esterne ed il Servizio Informatico il sito web: www.asl13.novara.it.
Il sito dell’ASL n° 13 si è ispirato ai principi di seguito indicati:
9 credibilità le informazioni pubblicate devono essere veritiere
9 contenuto
il testo deve essere comprensibile e chiaro a tutte le persone
9 accessibilità il fruitore di internet deve poter facilmente accedere al sito e muoversi all’interno
di esso
9 collegamento il fruitore di internet deve potersi collegare ad altri siti di pubblica utilità
(istituzioni, enti, associazioni, ecc…)
9 grafica
l’aspetto grafico non deve appesantire la visualizzazione dei testi
9 interattività il sito deve consentire la reciprocità delle azioni con l’utente che utilizza le
informazioni pubblicate (faq, forum, modulistica, ecc..)
9 quantità
le informazioni pubblicate devono essere sintetiche ma complete
9 etica
il contenuto dei testi non deve essere lesivo della dignità della persona
Si è voluto utilizzare un linguaggio comprensibile attraverso informazioni sintetiche, complete,
aggiornate e soprattutto veritiere.
Responsabile del sito è la Direzione Generale dell’ASL 13 (Direttore Generale, Direttore
Amministrativo e Direttore Sanitario).
Il coordinamento e la supervisione del sito dal punto di vista informatico, grafico e del contenuto
(come è scritto un testo) è competenza dell’Ufficio Relazioni Esterne e della Struttura Complessa di
107
Programmazione, Controllo di Gestione e Sistema Informativo, - nello specifico la Struttura
Telecomunicazioni e Tecnologie Informatiche -, in collaborazione con il Consorzio per
l’Informatizzazione nel Canavese (CIC) di Banchette (TO)
Nell’anno 2003 all’interno dell’ASL n° 13 veniva istituito un Comitato Scientifico per l’adeguamento
e l’aggiornamento e per la valutazione dei testi da pubblicare on line che ha provveduto negli anni a
trasmettere all’Ufficio Relazioni Esterne la documentazione da pubblicare.
Il ruolo dell’Ufficio Relazioni Esterne è quello di essere, attraverso la comunicazione on line,
l’interfaccia con l’utente in virtù della capacità di leggere e decodificare le diverse tipologie di
linguaggio, della conoscenza delle principali tecniche di comunicazione e della capacità di utilizzarle
in modo funzionale ed infine della capacità di promuovere sperimentazioni innovative.
L’Ufficio Relazioni Esterne si avvale inoltre della consulenza del dott. Bartoccetti e collabora con i
Servizi per l’implementazione del sito –; un valido contributo è stato fornito dal Dipartimento di
Prevenzione, in particolare dagli operatori del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN), del
Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (SISP), del Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro
(SPRESAL) e Servizio Igiene e Assistenza Veterinaria -.
Stato del progetto: in corso di realizzazione e implementazione
Risultati:
Attualmente il sito dell’Azienda Sanitaria ha una nuova veste grafica, particolarmente curata per
quanto riguarda i contenuti, offre una panoramica sulle strutture e sull’organizzazione sanitaria della
ASL n° 13.
Il restyling editoriale al quale è stato sottoposto è avvenuto al fine di:
9 rendere più snella l’intera struttura con un approccio giornalistico con notizie e titoli in primo
piano e pagine di approfondimento;
9 permettere più chiavi di lettura contemporanee: per aree geografiche, per tematica trattata, per
problema o esigenza manifestata dagli assistiti;
9 permettere un dialogo tra Istituzione ed utenti, utilizzando: le email, i questionari di gradimento
le transazioni on-line (es. modello E111 e consultazione estratti conto fornitori);
9 permettere, tramite sistemi di link interni costantemente monitorati e arricchiti, una approccio
omogeneo, olistico e multidiscipliinare senza duplicare informazioni e senza appensantire con
approfondimaneti obbligatori;
9 semplificare l’accesso alle informazioni utilizzando: la mappa del sito, l’indice del sito per
parole chiave o, come ultima istanza la ricerca libera;
9 permettere la distribuzione della modulistica e della documentazione per creare una relazione tra
le strutture ed il cittadino/assistito;
9 fornire le modalità di contatto con le Strutture, quali gli indirizzi di email, i numeri di telefono,
gli orari e i Responsabili;.
9 curare con particolare attenzione la qualità percepita dagli utilizzatori con questionari di
gradimento on line territoriali e ospedalieri;
9 informare con puntualità e trasparenza gli assistiti su tempi di attesa, servizi e disservizi
eventuali con le relative motivazioni;
9 collaborare con attori territoriali quali Medici di Medicina Generale, Farmacie ed Associazioni
di Volontariato.
Per la dinamicità che lo caratterizza, l’impegno che l’ASL n. 13 intende assumersi è quello di
garantire sempre più una maggiore fruibilità a tutte le fasce della popolazione, anche in presenza di
disabilità - ipovedenti, non vedenti, diversamente abili, persone senza internet che vogliano
interrogare il sistema via telefono -, proponendo nuove modalità di colloquio interattivo newsgroup tematici, newsletter, transazioni in tempo reale e sistemi di videostreaming per addetti ai
lavori (ad es. Medici di Medicina Generale, Farmacie, Operatori territoriali) e/o per famiglie
campione -.
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto vuole creare un’amministrazione capace di ascoltare e di dare risposte adeguate ai bisogni
di salute del cittadino/cliente/utente
108
Internet rappresenta, infatti, per l’Azienda Sanitaria lo strumento per eccellenza che meglio risponde
al bisogno di relazionarsi con il cittdino ed ha voluto dire proporre nuove strategie e determinare un
cambiamento di comportamenti e di atteggiamenti culturali, cercando di analizzare, costruire e far
condividere convinzioni e valori, per creare così un’ identità organizzativa.
L’Azienda Sanitaria Locale 13 ha cercato di realizzare un sito finalizzato a fornire un’adeguata,
corretta e completa informazione alla popolazione, cercando di renderlo facilmente accessibile e
semplice da consultare anche per chi non in è possesso di approfondite conoscenze informatiche. Il
sito stesso è stato predisposto da personale senza specifiche conoscenze di tipo informatico.
Comunicare on line significa proporre nuove strategie di comunicazione e, conseguentemente
garantire sempre maggiore efficacia ed efficienza dei servizi offerti, ottimizzando la relazione con
l’utente e migliorandone anche la qualità di vita.
Il sistema operativo può essere esportato presso qualsiasi Istituzioni, adattandolo alle esigenze delle
stesse.
109
Progetto: Comunicare la salute
Autore:
Sig.a Elena Vallana (Preposto Ufficio Relazioni Esterne)
Obiettivi del progetto:
L’Azienda Sanitaria Locale n° 13 di Novara ha tra i propri obiettivi una costante, efficace ed
efficiente attività d'informazione ai cittadini per facilitarne l'accesso ai percorsi di diagnosi e cura.
Migliorare la relazione tra istituzione ed assistito, attraverso una comunicazione consapevole ed
interattiva, per trasmettere informazioni sanitarie, di prevenzione, di diagnosi e di cura della salute di
ogni individuo: informare per far conoscere l’organizzazione della Struttura Sanitaria, per incidere
sui comportamenti (stili di vita) che si riflettono sulla salute delle persone e per divulgare la cultura
della “prevenzione”.
L’ASL n. 13 vuole sempre più dialogare con il cittadino/cliente/utente per condividere esperienze ed
informazioni, migliorando la qualità dei servizi offerti e di conseguenza la qualità della vita delle
persone.
Metodi utilizzati:
I mass media servono in primo luogo all’Azienda, che ha a disposizione un ulteriore canale di
comunicazione, nuovo, rapido e di impatto (anche visivo) in cui parlare in modo più semplice e
diretto all’utente.
L’informazione locale riserva la massima attenzione alle notizie ed ai problemi di una realtà
specifica, come quella dell’ASL 13 dedicando ampio spazio a notizie, anche minime, ma che
interessano più da vicino la gente.
Attraverso le emittenti televisive, radiofoniche e la stampa locale si è in grado di entrare sempre più
sul territorio e conoscere così i reali bisogni degli individui.
Il dialogo con gli organi di informazioni non si è improvvisato, ma è il risultato di un lungo lavoro di
collaborazione che si costruito negli anni (dal 1997), partendo dal presupposto che comunicare in
modo chiaro, senza mascherarsi dietro a ma, perché, o no comment è decisamente la strategia
comunicazionale più efficace .
La realizzazione di un rotocalco televisivo di informazione sanitaria (dal 1997 al 2004), di
appuntamenti radiofonici (anni 2000 e 2004) ha consentito di rendere visibile l’Azienda, di garantire
sempre più il diritto alla salute e di svolgere educazione sanitaria.
Stampa locale utilizzo di:
comunicati stampa che rappresentano un rapido strumento di collegamento tra chi produce la
notizia e le redazioni degli organi di informazione. Si assiste ad un incremento delle
informazioni pubblicate rispetto agli anni precedenti sulle diverse testate giornalistiche e siti
internet: 2002 [n° 790], 2003 [n° 1151] e 2004 [n° 1273] .
articoli che rappresentano un momento di approfondimento e vengono inviati ai mezzi di
informazione. Nel 2005 si vorrebbe individuare e raggiungere le riviste di settore.
conferenza stampa che è decisamente una forma attraente di dialogo con i media e costituisce
il momento di incontro, di scambio di informazioni (domande e risposte) tra alcuni esponenti
aziendali ed un gruppo di giornalisti per diffondere una notizia di una certa rilevanza.
interviste rappresentano un altro strumento che consente di stabilire una rapida ed efficace
forma di comunicazione tra il giornalista e l’Azienda Sanitaria.
Incontri con la popolazione, gli studenti ed i volontari
Pubblicazione di fogli informativi:
Al fine di garantire un canale di comunicazione e di informazione con la popolazione rispetto
all’organizzazione aziendale ed alle iniziative rivolte alla tutela della salute, soprattutto sotto
l’aspetto preventivo e, vista la necessità di sviluppare la comunicazione all’interno dell’Azienda
Sanitaria, è stato realizzato dall’Azienda Sanitaria Locale n° 13 il periodico In Forma,
istituito nel 1997 e redatto a cura dell’ufficio Relazioni Esterne, dal 2002 è pubblicato in sei
numeri annuali on line, per consentire ad una più ampia fascia della popolazione di leggere le
110
notizie riguardanti la vita della Struttura Sanitaria. Il medesimo viene distribuito alle
Biblioteche della Provincia di Novara ed all’interno dell’Azienda Sanitaria.
Nel corso del 2004 sono stati realizzati due numeri della rivista “Prevenzione e Salute” edita
dall’ASL n. 13 con il contributo di Fondazioni, Istituzioni e Privati – diretta dalla scrivente –
che è stata distribuita a 138.000 famiglie della Provincia di Novara.
L’Ufficio Relazioni Esterne collabora inoltre con la rivista regionale “La salute in Piemonte”
della quale il primo numero è uscito a dicembre 2004 ed è distribuita in 3500 copie per ogni
Azienda Sanitaria ed Ospedaliera piemontese.
Internet è uno strumento che permette un rapido aggiornamento, una facile consultazione e
costituisce un’immediata modalità di relazione con altri enti pubblici e con l’utenza nel suo
complesso, garantendo, tra l’altro, sempre più la trasparenza amministrativa ed il diritto di accesso del
cittadino/cliente/utente nei confronti dell’Istituzione.
Realizzazione ed implementazione del sito internet dell’ASL 13 (www.asl13.novara.it);
è stata attivata dall’U.R.E. una collaborazione con siti internet presenti sul territorio e/o che
gestiscono informazioni sanitarie (Federsanità Piemonte, CIPES, portale di Novara, di Arona,
ecc…)
Realizzazione editoria - locandine, pieghevoli, brochure, opuscoli, manifesti, ecc…-.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Il progetto crea diversi canali da utilizzarsi per la comunicazione con l’utente per meglio orientarsi
all’interno dell’Azienda Sanitaria con notizie che riguardano sia i servizi sanitari erogati, sia
informazioni riguardanti la salute in senso ampio (dalla prevenzione alla cura). Si ribadisce la
consapevolezza dell’importanza che la comunicazione riveste per il miglioramento della relazione
interpersonale e la qualità di vita delle persone e degli operatori
Conclusioni/possibili ricadute:
Il progetto vuole creare un’amministrazione capace di ascoltare e di dare risposte adeguate ai bisogni
di salute del cittadino/cliente/utente
Collaborazione con i diversi canali di comunicazione/informazioni esistenti, conoscenza dei tempi,
ritmi e degli strumenti propriamente giornalistici, utilizzo di un linguaggio chiaro, sintetico ed
esaustivo, svecchiato dal cosiddetto “burocratese”, conoscenze di tecnologie informatiche e
mediatiche.
Le nuove modalità di approccio relazionale finalizzata ad ottimizzare la relazione con l’utente
possono essere applicate a qualsiasi Istituzione, adattandole alle esigenze ed alle realtà delle
medesime.
111
Progetto: Attivazione sperimentale dell’ “Ospedale di Comunità” nell’
ASL 13 – (Periodo Novembre 2003 - Aprile 2004).
Autore:
Dr. Gianni Valzer (Distretto di Novara)
Co-Autori: Dr.ssa Alberta Paggi (Distretto di Novara)
OBIETTIVI GENERALI :
1. INDIVIDUARE UNO STRUMENTO ALTERNATIVO DI ASSISTENZA SANITARIA PER IL MEDICO DI
MEDICINA GENERALE FUNZIONALMENTE INTERMEDIA TRA OSPEDALE PER ACUTI E LE DIVERSE
FORME DI ASSISTENZA TERRITORIALE (ADI, ADP, ADS, RSA).
2. Rispondere ai bisogni di chi non necessita, a giudizio del MMG della complessità
d’intervento sanitario propria del 2° livello assistenziale (di tipo ospedaliero), ma nel
contempo non può trovare soluzione ai propri problemi socio-sanitari nelle aree funzionali
sopraelencate.
Obiettivi specifici:
1.
Raggiungere un tasso di utilizzo di circa 80% con valori di scostamento in meno - nei 6
mesi di sperimentazione prevista – tollerabili nell’ordine del 5% .
2.
Garantire una durata media della degenza non superiore ai 30 gg.
3.
Assicurare un costo per una giornata di degenza compresa tra € 110 e €130.
Metodi utilizzati:
•
Individuazione da parte del Direttore Generale delle strutture RSA destinate a sede di OdC
nei 4 Distretti dell’ASL 13 e definizione del numero dei p.l. ( almeno 6 per struttura).
•
Individuazione da parte del Direttore Generale di un Gruppo di Lavoro Multidisciplinare
rappresentativo dell’area territoriale e di quella ospedaliera,
per la stesura del
Regolamento (fine Agosto 2003).
•
Effettuazione riunioni finalizzate alla definizione di criteri- regole comuni e condivise.
(Settembre 2003).
•
Individuazione da parte delle OO.SS. MM.MM.GG. dei Medici disponibili al
coinvolgimento per la costituzione delle Equipe operanti nell’ OdC e di un loro Referente
(Settembre 2003).
•
Individuazione per ogni Distretto ASL di un Dirigente Medico Responsabile.
•
Stesura ed approvazione di specifico Protocollo Operativo ASL 13 – MM.MM.GG con
relativo Atto di Deliberazione del Direttore Generale ASL 13 del 14/10/2003.
•
Individuazione del Responsabile della raccolta dati a livello Aziendale.
Stato del Progetto: concluso.
Risultati:
Tabella 1 - Dopo 3 mesi –
Dati Nazionali
Tasso utilizzo
Degenza media
Costo die medio
90%
<15
110 €
100%
non >30
130 €
ASL 13
72%
24,9
€ 100,52
112
Tabella 2 - Al termine della sperimentazione
Tasso utilizzo
Degenza media
Costo die medio
Valutazione:
Dati Nazionali
90%
100%
ASL 13
78%
<15
110 €
23,9
€ 99,67
non >30
130 €
La valutazione si articola in due fasi successive
•
A tre mesi dall’attivazione del progetto (febbraio 2004).
•
Al termine previsto dello stesso (aprile 2004).
Gli standard di riferimento utilizzati come indicatori di risultato sono i dati disponibili desunti dalle
Linee Guida FIMMG Nazionali. (Tabelle 1 e 2).
Conclusioni/possibili ricadute
Nel corso dei primi sei mesi di funzionamento (novembre 2003 – aprile 2004) gli ospedali di
comunità attivati sul territorio sono stati oggetto di verifica,con esiti positivi, sia sotto l’aspetto
operativo-funzionale (rispetto alla gestione dei casi trattati ed alla tipologia di assistenza per le
patologie di riferimento) sia per quanto riguarda i costi gestionali (costi medi, tassi di utilizzo, ecc.)
confermandone così l’attività per tutto l’anno 2004.
In conclusione si ritiene di poter affermare che il progetto di attivazione degli Ospedali di Comunità:
•
Ha permesso la creazione di un anello territoriale di supporto tra ospedale e cure
domiciliari risultando in alcuni casi indispensabile per la gestione delle dimissioni
ospedaliere precoci.
•
Si è dimostrato un valido strumento di protezione e tutela nei confronti di soggetti resi
socialmente deboli da malattie invalidanti, facendo da filtro a ricoveri impropri e con
contenimento dei costi.
•
Ha evidenziato l’esigenza della costituzione di un Hospice per malati affetti da patologie
neoplastiche, visto l’alto numero di inserimenti di soggetti aventi tali caratteristiche.
113
Progetto: Il disease management del paziente schizofrenico
Autore:
Dr. Michele Vanetti (Direttore Dipartimento Salute Mentale Nord)
Co-Autori: Sig.ra Lidia Carnevale (CPSE DSM Nord); Dr. Giorgio Castignoli, (Dirigente medico
CSM Nord); Dott.ssa Maria Luisa Demarchi (Medico s.c. Qualità).
Obiettivi del progetto:
Garantire la continuità di cura favorendo l’integrazione tra i diversi livelli assistenziali.
Valutare l’efficacia del programma di Disease Management come modello di
riorganizzazione sanitaria mirata alla diagnostica, alla terapia, alla riabilitazione e al followup dei soggetti affetti da schizofrenia.
Valutare l’impatto del modello sperimentato in termini di appropriatezza ed efficienza
rivolte ai pazienti affetti da schizofrenia.
Promuovere l’applicazione della medicina basata sulle prove di efficacia (EBM) per la
gestione dei bisogni del paziente schizofrenico.
Predisporre un sistema di indicatori per la valutazione della qualità dei processi e degli esiti
dell’assistenza erogata al paziente schizofrenico.
Metodi utilizzati:
E’ stato utilizzato come disegno dello studio un Trial Controllato che permetterà di confrontare i
risultati del gruppo di pazienti in cui è stato applicato il programma di Disease Menagement rispetto
ad un gruppo di controllo.
La sperimentazione, finanziata con Fondi della Regione Piemonte -Ricerca Finalizzata, anno 2003- ha
durata di un anno durante il quale il paziente sarà trattato con specifici programmi di assistenza.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
In tutte le strutture del DSMnord sono stati redatti ed implementati i profili di assistenza ed hanno
comportato un’ampia riorganizzazione dell’intero processo di erogazione dell’assistenza. Tale
riorganizzazione è stata accompagnata dalla revisione delle procedure precedentemente attuate nelle
sedi di sperimentazione, relativamente all’utilizzo delle tecnologie sanitarie; nello specifico, sono
state revisionate le procedure per i TSO, per la contenzione, per il monitoraggio dei farmaci, per gli
inserimenti lavorativi ecc.
In complesso, nella ricerca effettuata, l’applicazione dei profili è stata efficace per generare variazioni
nei processi clinico-assistenziali, mentre allo stato attuale non è ancora possibile rilevare cambiamenti
in termini di esito clinico.
L’applicazione dei profili, inoltre, ha determinato in generale un aumento dell’efficienza della
gestione dei processi di cura, comportando la riorganizzazione del percorso assistenziale del paziente
che accede ai percorsi di cura in regime ospedaliero e in regime di assistenza territoriale, limitando le
giornate di degenza e riducendo le attese per l’esecuzione di accertamenti diagnostici. Ciò ha
consentito di ottenere un miglior rapporto costo – efficacia, garantendo anche una maggiore sicurezza
per il paziente stesso.
Valutazione:
Al fine di valutare l’efficacia del programma è stato predisposto un apposito set di indicatori di
processo e di esito tratti dalla letteratura.
Conclusioni/possibili ricadute:
L’applicazione dei profili ha avuto una ricaduta in termini di soddisfazione degli operatori che hanno
evidenziato come l’esperienza abbia rappresentato un’importante occasione di miglioramento dei
processi assistenziali, di perseguimento del MCQ, di miglioramento dei rapporti multiprofessionali e
di maggiore integrazione tra le diverse strutture assistenziali del dipartimento.
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Si può ritenere che il modello possa rispondere alle caratteristiche di riproducibilità presso altri
Dipartimenti, l’applicazione infatti dei profili si è rivelata sostenibile per le organizzazioni che hanno
preso parte alla sperimentazione, consentendo l’introduzione di innovazioni organizzative, senza
determinare un eccessivo “appesantimento burocratico”, come dimostrato anche dall’esiguità degli
scostamenti rilevati nel primo trimestre di sperimentazione.
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Progetto: Promuovere ed allenare le capacità di comunicazione,
all’interno delle attività di prevenzione
Autore:
dott. Pietro Vanetti (Ser.T. Novara)
Co-Autori sig.a Maurizia Sezzano (Ser.T. Novara)
Obiettivi del progetto:
Comunicare efficacemente nell’ambito dei gruppi di giovani, interessati ai temi dell’informazione e
della formazione, con particolare riferimento alle problematiche tossico e alcol dipendenti.
Rendere congruente il comportamento verbale (quello che viene detto) con il comportamento nonverbale (come viene detto).
Agire strategicamente il ruolo del “facilitatore” di gruppo.
Stimolare la circolarità di informazioni con tutti, e fra tutti, i componenti del gruppo.
Metodi utilizzati:
Esposizione magistrale.
Gioco dei ruoli, in cui vengono simulate situazioni comunicative problematiche.
Dibattito: analisi di quanto successo, verifica della congruenza fra quanto realizzato e gli obiettivi
proposti, ricerca di alternative.
Nuovo gioco dei ruoli, con l’acquisizione di quanto emerso nel dibattito precedente.
Analisi conclusiva.
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati previsti:
selezione e gestione delle informazioni secondo criteri personali
riduzione delle idee preconcette e degli stereotipi
assunzione di responsabilità personale
capacità di ascoltare, di intervenire, di coinvolgersi
costruzione di ipotesi e loro verifica
atteggiamento mentale improntato a flessibilità
gestione della complessità
Valutazione:
E’ prevista una scheda di gradimento finale, in quanto le verifiche sui singoli comportamenti messi
alternativamente in gioco vengono effettuate in tempo reale.
Conclusioni/possibili ricadute:
il valore del progetto consiste nelle sue possibilità di miglioramento concreto della qualità dei servizi
offerti ai cittadini/utenti, specificamente nell’efficacia della proposta psicologico-educativa loro
offerta;
il valore del progetto risiede anche nella formazione partecipativa, ed essenzialmente concreta, del
gruppo di professionisti impegnati nelle attività preventive;
la soluzione tecnicamente stimolante, e finalisticamente vantaggiosa, consiste nell’allestimento di
simulazioni di contesti relazionali all’interno dei quali ogni partecipante è, alternativamente, soggetto
proponente e soggetto ricevente obbligato, quindi, a superare l’unidirezionalità del proprio ruolo, per
apprendere a mettersi nei panni dell’altro;
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Progetto: Percorso nascita
appropriata”
“
Continuità assistenziale – Dimissione
Autore:
dott. Carlo Alberto Zambrino (Direttore Dipartimento Materno Infantile)
Co-Autori: C.P.S.E. Lidia Di Brisco (Dipartimento Materno Infantile Territorio); ostetriche Di
Giuseppe Barbara, Musco Patrizia (Distretto di Novara), Cerutti Antonella (Distretto di
Borgomanero); dott. Corrado Colaci (Responsabile s.c. Ostetricia e Ginecologia P.O. di
Borgomanero); dott. Marco Vitali (Direttore s.c. Pediatria e Neonatologia P.O. di Borgomanero).
Obiettivi del progetto:
Controllo dello stato fisico e del benessere madre bambino.
Prevenzione delle complicanze tardive del puerperio e delle patologie mammarie correlate
all’allattamento.
Osservazione e individuazione precoce dei casi a rischio psicologico.
Metodi utilizzati:
Incontri tra territorio e punti nascita (ASO e P.O. Borgomanero) per costituzione équipe
multidisciplinare e gruppo di lavoro all’interno del percorso nascita. Individuazione del responsabile
del progetto. Pianificazione interventi. Corsi di formazione per personale coinvolto. Linee guida
condivise. Opuscoli informativi. Attuazione progetto. Verifica annuale degli interventi effettuati.
Stato del progetto: in attesa di attivazione.
Risultati:
Riduzione complicanze post parto.
Riduzione accessi impropri al pronto soccorso.
Aumento n° di accessi alle strutture territoriali.
Valutazione:
N° di parti punti nascita/ N° di casi seguiti.
Prima valutazione concordata dopo un anno
Conclusioni/possibili ricadute:
Miglioramento della qualità dei servizi in termine di promozione alla salute e riqualificazione del
personale coinvolto.
Riorganizzazione delle risorse esistenti
Attuabile entro 6 mesi.
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Progetto: E.T.I.: Equipe Tutela Infanzia per la prevenzione del
maltrattamento e dell’abuso ai minori
Autori:
Dott. Carlo Alberto Zambrino (), D.ssa Antonella Protti (Dipartimento Materno
Infantile)
Co-Autori: Dr. Guccione (Neuropsichiatria Infantile), Dott.ssa Emanuela Agosta (s.c.Medicina
legale), Dott.ssa Feri e dott.ssa Giordano (Dipartimento Salute Mentale), Sig.a Deanna Formigoni
(SERT), Sig.a Donati (C.S.A. Ovest Ticino)
Obiettivi del progetto:
- Costituzione équipe multidisciplinare secondo la D.G.R. n.42 del 2.5.2000
- Costituzione di micro- équipes di consulenza agli operatori sociali, sanitari e scolastici.
- Formazione ed aggiornamento degli operatori socio-sanitari
- Sensibilizzazione degli operatori scolastici
- Rilevazione dati sul fenomeno
Metodi utilizzati:
- Deliberazione della costituzione dell’ E.T.I., delle sue linee metodologiche, dei gruppi di lavoro ,
delle micro-équipes
- Successivo recepimento di quanto sopra da parte di tutti i Consorzi Socio Assistenziali dell’ASL 13
- Organizzazione di corsi di aggiornamento
- Attivazione dei Gruppi di lavoro
- Attivazione delle micro-équipes di consulenza
- Utilizzo di schede di rilevazioni dati
- Promozione dell’E:T:I: e dei servizi offerti
- Stesura e pubblicazione dell’opuscolo informativo
Stato del progetto: in corso di realizzazione.
Risultati:
Aumento delle capacità professionali degli operatori socio-sanitari in merito alla rilevazione e
gestioni dei casi di maltrattameto ed abuso
Incrementazione delle richieste di consulenza
Acquisizioni di dati annuali sul fenomeno nell’ASL 13
Maggior attenzione da parte degli operatori scolastici al fenomeno e ai segnali predittivi
Valutazione:
- Valutazione annuale delle varie attività, revisione e nuova progettazione all’interno dell’E.T.I.
- Valutazione a livello regionale periodica delle attività di ogni ASL - Confronto e comparazioni dei dati epidemiologici
Conclusioni/possibili ricadute:
- creazione di un linguaggio comune e di metodologie condivise fra tutti gli operatoti potenzialmente
interessati al fenomeno
- prese in carico più efficaci e tempestive
- prevenzione del fenomeno e maggiore tutela dei minori ( destinatari ultimi di ogni intervento)
- creazione di una rete sinergica tra i vari servizi.
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Progetto: Applicazione di un profilo di assistenza per il trattamento
ospedaliero del paziente con scompenso cardiaco
Autore:
Dr. Mauro Zeno (s.c. Medicina P.O. di Galliate)
Co-Autori: Dott. Sergio Cardano, (Direttore S.C. Medicina P.O. San Rocco di Galliate), Dott.ssa
Maria Luisa Demarchi (Medico s.c. Qualità).
Obiettivi del progetto:
1.Valutare l’efficacia dell’applicazione dei profili di assistenza per il trattamento dello scompenso
cardiaco
2.Promuovere l’applicazione della medicina basata sulle prove di efficacia (EBM) per la gestione del
paziente scompensato
3.Predisporre un sistema di indicatori per la valutazione della qualità dei processi e dell’ esito
dell’assistenza erogata al paziente scompensato
4 Fornire al paziente con scompenso il trattamento più appropriato, nei modi e nei tempo previsti
dalla letteratura scientifica, al fine di ottenere il miglior risultato possibile in termini di salute.
Metodi utilizzati:
In accordo con la metodologia per la costruzione del profilo di assistenza proposta dal Tri Health di
Cincinnati, le fasi seguite nella costruzione del profilo sono di seguito riportate:
Scelta del problema/patologia
Costruzione del gruppo di lavoro
Ricerca bibliografica
Scelta della diagnosi operativa
Specificazione dei criteri di inclusione/esclusione dal profilo
Analisi del processo in corso
Individuazione di pratiche professionali appropriate e di indicatori
Stesura del percorso assistenziale modificato
Applicazione sperimentale del percorso modificato
Valutazione dell’applicazione e degli esiti del percorso
Al momento attuale (31 marzo 2005) si è conclusa la fase di stesura del processo assistenziale
modificato in base alle indicazioni riportate in letteratura. Per il mese di maggio è prevista la partenza
della sperimentazione che avrà durata complessiva di tre mesi, ed al termine della quale verrà
effettuata, tramite appositi indicatori, la valutazione dei risultati dell’implementazione del profilo, in
termini di processo e di esito. Sempre nel mese di maggio verrà effettuata la rilevazione degli
indicatori prima dell’applicazione del profilo di assistenza, che verranno confrontati con i valori
registrati dopo il trimestre di sperimentazione (studio pre-post).
Stato del progetto: in attesa di attivazione.
Risultati:
I risultati attesi consistono in:
Implementazione del profilo di assistenza evidence based per lo scompenso cardiaco
Definizione di un sistema di monitoraggio, in termini di processo e di esito, rivolto al paziente
scompenso cardiaco
Miglioramento dell’outcome nel paziente con scompenso cardiaco.
Valutazione:
La valutazione dei risultati ottenuti dal profilo verrà effettuata tramite un sistema di indicatori clinici e
di processo tratti dal sistema ORYX-JCI.
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Conclusioni/possibili ricadute:
L’applicazione del profilo di assistenza costituisce una tappa importante per l’organizzazione del
trattamento del paziente scompensato in quanto rappresenta un momento di ripensamento dei processi
e di potenziale miglioramento per tutta l’organizzazione sanitaria che li applica, nonché un momento
per valorizzare i bisogni di salute del cittadino e per l’organizzazione di una risposta adeguata ai
bisogni manifestati. Il modello del profilo potrebbe essere inoltre esteso ad altre SC aziendali che si
occupano del trattamento della stessa patologia, in una logica di benchmarking interno.
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Opuscolo Quality Day