DIRER Lunedì, 10/12/2012 10:22 Indice dei documenti DIRER Direr Direv Dirigenza E-Governament E-Procurament Pubblica Amministrazione "Province, senza tagli si rischia il caos" Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 10-11 Rinnovo di 7 mesi per i precari pubblici Da 'Il Messaggero' del 10/12/2012 - Pagina 5 Irap dei piccoli, i fondi nel mirino Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 2 Da gennaio monitoraggio in dettaglio Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 9 Il freno delle «cattive» istituzioni Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 12 Un' ispezione su due al buio Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 17 Rimborsi in tre mesi se a perdere è la Pa Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 37 IN LIBRERIA Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 39 1 3 5 7 9 13 15 17 Normativa Comuni "Province, senza tagli si rischia il caos" Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 10-11 Condomini, gestione in chiaro Da 'Italia Oggi Sette' del 10/12/2012 - Pagina 18 Beni rurali Da 'Italia Oggi Sette' del 10/12/2012 - Pagina 62 IMPRESA& TERRITORI Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 1 Il condominio «ripara» la caldaia Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 39 LE SCADENZE A CURA DI Claudio Carbone Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 41 19 21 25 27 29 31 Le Province si salvano Il governo teme il caos per scuole e strade Da 'Corriere della Sera' del 10/12/2012 - Pagina 13 33 Normativa Enti Locali "Province, senza tagli si rischia il caos" Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 10-11 «Controlli alle caldaie procedura scorretta» Da 'Il Messaggero' del 10/12/2012 - Pagina 49 Rifiuti, caos trasferimento all' estero il bando di gara è ancora in alto mare Da 'Il Messaggero' del 10/12/2012 - Pagina 47 Vademecum operativo sull' attività dei compro oro Da 'Italia Oggi Sette' del 10/12/2012 - Pagina 37 Tmt, il mercato è maturo e gli studi si riposizionano Da 'Italia Oggi Sette' del 10/12/2012 - Pagina 202 Il puzzle di norme sull' apprendistato ancora incompleto Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 33 Le Province si salvano Il governo teme il caos per scuole e strade Da 'Corriere della Sera' del 10/12/2012 - Pagina 13 gas A tutto Da 'Corriere della Sera' del 10/12/2012 - Pagina 50 35 37 39 41 55 59 63 65 Normativa Province Sotto i 20mila euro reclamo obbligatorio Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 36 67 Sindacati Benzinai, un tavolo contro lo sciopero Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 22-23 Imprenditori e sindacati "Ecco il piano per la Valsusa" Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 46-47 Pensionati 69 71 . Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 10-11 LA STAMPA LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012 29 novembre 2012 Primo Piano .11 . Il voto all’Onu Lo strappo A un mese dal viaggio di Monti e Terzi in Israele (foto), l’Italia vota «sì» alla risoluzione dell’Onu che attribuisce alla Palestina lo status di Stato osservatore Sabato, a sorpresa, dopo un incontro al Quirinale con Napolitano, Monti annuncia le sue dimissioni in polemica con il Pdl che lo aveva di fatto sfiduciato 8 dicembre 2012 “Province, senza tagli si rischia il caos” L’allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare Il ministro il caso ROBERTO GIOVANNINI ROMA S «Devono essere vere, tutti i parlamentari uscenti e i dirigenti le devono fare, senza tutelare le correnti con le quote o altre furbate. Se il 20% delle liste verranno decise centralmente, devono essere posti per la società civile o per eventuali esponenti del governo da candidare...». Vendola «Quellidell’Udc strateghidellatattica» 1 «L’agenda-Bersani non è sovrapponibile all’agenda Monti: su questa, si fa punto e a capo». Lo precisa su Twitter Nichi Vendola che posta sul social network una serie di considerazioni alla luce della crisi dei governo. «Udc? «Allora possiamo anche tornare a rinchiuderci nel Palazzo per fare i giochini che piacciono tanto agli strateghi della tattica» scrive ancora Vendola. Per il leader di Sel occorre «dare risposta chiara al popolo del centrosinistra: le primarie non sono state una messa in scena ma un processo costituente di un nuovo centrosinistra». Anche perchè, scrive sempre in un tweet, «Rischiamo di non governare se non ci sono segnali di riparazione nei confronti di settori che sono stati particolarmente penalizzati da Monti». Netto il giudizio anche del segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: «Dopo un anno di disastri, il governo Monti se ne va e gli italiani possono votare il proprio governo. Si tratta di decidere se proseguire le politiche di austerità condivise e realizzate con Monti da centro destra e centro sinistra, oppure se cambiare registro. Noi proponiamo un New deal che abbandoni le politiche di austerità». Pubblica Amministrazione e salta il decreto sul riordino delle Province sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l’annuncio del Pdl di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l’allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia. In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpa- Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui pericoli legati al mancato taglio delle Province la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto comporterebbe «una serie di problemi operativi sul piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo normativo con la legge di spending e il decreto Salva-Italia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri preannunciando la mossa del suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall’«impatto sulla funzionalità di prefetture e questure» ai problemi «derivanti dall’accorpamento tra province con politiche diverse ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL «Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto si risparmierà» te. E verrebbe meno l’individuazione delle funzioni «di area vasta» come funzioni fondamentali delle province. Di conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro la fine di quest’anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà, secondo il documento della Funzione Pubblica, la «devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (quello regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l’esercizio delle funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili. Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il ministro del- Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 1 di 69 Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 10-11 "Province, senza tagli si rischia il caos" L' allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare. Il ministro Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui pericoli legati al mancato taglio delle Province Se salta il decreto sul riordino delle Province sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l' annuncio del Pdl di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l' allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia. In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpate. E verrebbe meno l' individuazione delle funzioni «di area vasta» come funzioni fondamentali delle province. Di conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro la fine di quest' anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà, secondo il documento della Funzione Pubblica, la «devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (quello regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l' esercizio delle funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per l' esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili. Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto comporterebbe «una serie di problemi operativi sul piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo normativo con la legge di spending e il decreto SalvaItalia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Pubblica Amministrazione Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri preannunciando la mossa del suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall'«impatto sulla funzionalità di prefetture e questure» ai problemi «derivanti dall' accorpamento tra province con politiche diverse ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL «Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto si risparmierà» Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 2 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Messaggero Pagina 5 -MSGR - 20 CITTA - 5 - 10/12/12-N: 5 Primo Piano Lunedì 10 Dicembre 2012 www.ilmessaggero.it Province, rischio caos su scuole superiori strade e rifiuti Uno studio del governo lancia l’allarme sulle conseguenze della mancata approvazione del decreto attualmente al Senato ` LOMBARDIA La nuova geografia delle Province OGGI 7 12 To Ve Mi ROMA A rischio ci sarebbero la manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la gestione rifiuti, la tutela idrogeologica e ambientale. E ancora, ci sarebbe il problema di chi pagherebbe i mutui contratti con le banche e con la Cassa depositi e prestiti, si potrebbe creare confusione per quanto riguarda il trasferimento degli immobili e dubbi ci sarebbero anche sul destino del personale. Insomma, si potrebbe andare incontro al «caos istituzionale». Potrebbero essere questi gli effetti della mancata conversione del decreto legge sulle Province, secondo quanto sostiene uno studio del governo. L’OPPOSIZIONE PDL La preoccupazione è seria. Il decreto sul riordino delle Province, che va convertito entro il 5 gennaio, ancora non è riuscito ad avere il via libera di un ramo del Parlamento. Attualmente è al Senato, dove gli sono piovuti addosso 700 emendamenti, un’ottantina a firma Pd, oltre 450 a firma Pdl. Una nota del ministro delle Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ricorda che «spetta solo alle forze politiche decidere se portare avanti e concludere il riordino delle Province, con il loro dimezzamento e la razionalizzazione delle relative funzioni, o se arrestare il processo di riordino. Il governo non potrà che prenderne atto, come dovrà attentamente valutare la presentazione di una pregiudiziale da parte di un partito di maggioranza». Il riferimento è all’annuncio fatto l’altro giorno dal relatore pidiellino del provvedimento, Filippo Saltamartini. Che ieri però frenava: «Una decisione non è stata presa. Il Pdl valuterà bene le ricadute» della sua decisione, non volendo «figurare come caprio espiatorio». Arrivati a questo punto della partita, infatti, la posta in gioco diventa veramente alta. Si legge nello studio del governo: la mancata conversione del dl sulle Province comporterà «un periodo di incertezza per l'esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini». Scuole, strade, rifiuti, appunto. E poi: «Tra le conseguenze, oltre ai VALANGA DI EMENDAMENTI IL PDL ANNUNCIA UNA PREGIUDIZIALE DI INCOSTITUZIONALITÀ MA POI FRENA: «STIAMO VALUTANDO BENE» TOSCANA 5 4 7 Ge NEL 2014 4 9 TOTALE 10 Bo PIEMONTE 86 51 MARCHE Fi 3 6 5 UMBRIA 8 1 LIGURIA 2 ABRUZZO ROMA 3 2 4 4 LAZIO 5 mancati risparmi, la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato». Ba PUGLIA Na 4 16 Confermate 60 Accorpate 10 Città Metropolitane 6 MOLISE 1 2 BASILICATA CAMPANIA SALTA L’ACCORPAMENTO In pratica si ritornerebbe al decreto Salva-Italia che prevedeva lo svuotamento delle funzioni delle province in attesa del varo, entro il 31 dicembre di quest’anno, di una legge costituzionale che le abolisse del tutto. Poi si è deciso di ammorbidire la linea con il decreto che riordina gli enti e li accorpa. Se non viene approvato salta quindi l’accorpamento, ben 35 province verrebbero ”resuscitate”, ma senza funzioni. «Restano titolari di sole funzioni di indirizzo e coordinamento» spiega il documento. Ma il Salva Italia, a sua volta, è stato impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle province funzioni fondamentali. In ogni caso un rischio di incostituzionalità «grava anche sul decreto in esame sotto il profilo della forma e del procedimento usati per il riordino». La mancata conversione comporterebbe tempi risicatissimi per le Regioni, ovvero entro fine anno, per emanare nuove leggi al fine di «riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni medesime». Molte funzioni, essendo di livello sovracomunale, andranno alle Regioni EMILIA R. 5 3 IL CASO VENETO 4 5 1 2 Rc CALABRIA 3 5 La Cgil «Rifinanziare la Cig in deroga» «Per quanto ci riguarda quando la parola torna al popolo non può mai essere considerato un problema; anche noi da tempo poniamo la questione di un governo che abbia una legittimazione popolare. Detto questo, le modalità sono di nuovo convulse e noi abbiamo due preoccupazioni molto concrete su due grandi questioni: chiediamo una modifica alla legge di stabilità per il rifinanziamento della cig in deroga e che il decreto Ilva venga garantito». A dirlo è Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil. stesse, cosa che - affermano gli esperti - «comporterà lievitazione dei costi per il personale (il personale regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l'esercizio delle funzioni». Come dire, tutti gli sforzi per risparmiare sarebbero vanificati. Anzi, peggio, si passerebbe a una situazione di maggior costo. Inoltre, «le Regioni hanno delegato alle province numerose funzioni proprie: a questo punto le deleghe dovrebbero essere ritirate». LE CITTÀ METROPOLITANE Ma non finisce qui. Ci sarebbero problemi per i mutui contratti dalle Province. Chi li dovrà pagare? Nemmeno gli esperti sciolgono il dubbio: «Regioni o comuni o dovranno essere frazionati». Altro problema: le città metropolitane. Il riordino delle Province delle Regioni a statuto speciale sarà pianificato tra 6 mesi Dice il documento: «Restano istituite solo sulla carta e la loro operatività sarebbe ostacolata da una serie di fattori: mancanza di definizione del sistema elettorale del consiglio metropolitano; incertezze sui rapporti tra sindaco del comune capoluogo e sindaco metropolitano; incertezze sui rapporti patrimoniali e finanziari». Gli unici ad esultare per l’allarme sui rischi che si corrono nel caso della mancata conversione del decreto, sono i rappresentanti delle Province. Dice il presidente dell’Upi, Antonio Saitta: «Finalmente è chiaro che le Province hanno un ruolo indispensabile nel sistema istituzionale del Paese per i servizi essenziali che svolgono ai cittadini. Come è chiaro che queste funzioni non possono essere svolte né dalle Regioni né dai Comuni». Giusy Franzese © RIPRODUZIONE RISERVATA Stabilità, sviluppo, Ilva: corsa contro il tempo per il sì LE MISURE ROMA Non è solo la sorte del decreto sul riordino delle province a preoccupare il governo. L’accelerazione della crisi, rischia di mandare all’aria alcuni provvedimenti chiave di questo scorcio di legislatura. Le uniche certezze, in queste ore, appaio la Legge di stabilità e il decreto sull’Ilva («Siamo una forza responsabile e garantiremo la loro approvazione perché si tratta di due punti chiave», ha chiarito il segretario del Pdl, Angelino Alfano). Ma per il resto, è tutto in alto mare. Se non addirittura già affondato. E’ il caso della delega fiscale. Un provvedimento che era stato sollecitato dal Fondo monetario e che era stato indicato tra le priorità dall’esecutivo tecnico. Il disegno di legge è da pochi giorni approdato in commissione al Senato, dove, tra l’altro, ha già incontrato un’ottantina di possibili modifiche. La conversione in legge da realizzare entro 60 giorni, dicono fonti politiche, è ormai da escludere. Saltano così, con disappunto di Confindustria e di Rete imprese, alcune novità molto attese come il riordino dell’imposta sul reddito d’impresa e la riforma del catasto che puntava a rendere più equa la base imponibile sulla quale si paga l’Imu. Senza dimenticare che nel provvedimento erano contenute diverse norme anti erosione che si proponevano di dare impulso alla lotta all’evasione fiscale. I CONTI PUBBLICI La legge di Stabilità, come detto, non corre alcun pericolo. Si trova in commissione Bilancio al Senato e potrebbe essere votata in aula entro la fine di questa settimana per arrivare in terza lettura a Montecitorio. Nessuno, negli ambienti parlamentari, nu- Pubblica Amministrazione tre dubbi sul fatto che avrà il via libera entro fine dicembre («avrà disco verde entro Natale» pronostica il sottosegretario all’Economia, Polillo). L’unico incaglio potrebbe essere rappresentato dai 1500 emendamenti presentati. Ma è probabile che le forze che in questi 13 mesi hanno sostenuto il governo trovino un accordo per dare una sforbiciata a questo volume di carte evitando al Paese l’esercizio provvisorio di bilancio. Nella Legge di sta- bilità, dove troverà posto il decreto per l’Ilva (ha garantito il relatore del Pdl al provvedimento, Paolo Tancredi), dovrebbe essere inserito anche il decreto milleproroghe, vale a dire il contenitore che contiene la norma salva-precari della pubblica amministrazione. Sempre nel milleproroghe, è previsto il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, il trasferimento dell'Imu ai Comuni, le norme sulla tobin tax, quelle sul- GARANTITA L’APPROVAZIONE DELLA MANOVRA E DEL PROVVEDIMENTO PER L’IMPIANTO DI TARANTO L’aula della Camera POCHE SPERANZE PER DELEGA FISCALE E PAREGGIO DI BILANCIO STOP ALLA LEGGE SUL BIOTESTAMENTO Stabilità Sviluppo Fisco Milleproroghe Via libera a detrazioni Meno tasse per chi In fumo la riforma e calo dell’Irap investe nelle start up del catasto Rinnovo di 7 mesi per i precari pubblici L’approvazione della legge di Stabilità (la vecchia Finanziaria) è fuori discussione . Nella legge dovrebbe confluire anche, sotto forma di emendamento, il provvedimento per l’impianto siderurgico dell’Ilva di Taranto. Nella legge di stabilità, tramontata la riduzione Irpef sui primi 2 scaglioni, arrivano maggiori detrazioni per i figli e il calo della parte dell’Irap che pesa sul costo del lavoro a partire dal 2014. Il classico decreto di fine anno, il milleproroghe, dovrebbe essere inserito nella legge di Stabilità. Sarà questo lo strumento legislativo anche per risolvere il problema dei precari della pubblica amministrazione con contratti in scadenza a fine 2012: arriverà la proroga di 7 mesi. I precari nel pubblico sono 260.000. Tra le norme che necessitano di un rinvio c’è anche il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga. Il decreto, dopo il via libera del Senato, deve essere approvato entro il 18 dicembre anche dalla Camera. Molte le norme previste. Tra queste c’è la proroga di 5 anni per le concessioni delle spiagge in scadenza nel 2015, le detrazioni Irpef (19%) per investimenti in start up, il credito di imposta Ires-Irap per le infrastrutture, le agevolazioni fiscali per le imprese che investono in città del Sud; nuove norme sulle Rc Auto. La delega fiscale era tra le priorità dell’esecutivo tecnico: il disegno di legge si trova in commissione al Senato e la sua conversione in legge entro 60 giorni appare quasi impossibile. Saltano molti provvedimenti sollecitati dal mondo industriale come il riordino dell’imposta sul reddito d’impresa e la riforma delle rendite catastali oltre al alcune norme anti erosione per dare più forza alla lotta all’evasione fiscale. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile -TRX IL:09/12/12 le cartelle pazze e i finanziamenti per le regioni terremotate dell' Emilia. E’ possibile che la Legge di stabilità possa accogliere anche il decreto salva-infrazioni, approvato dal governo pochi giorni fa per non incorrere in multe dall’Unione europea. In quel decreto, ha ricordato ieri il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, c’è la soluzione del problema dei rifiuti nel Lazio. «Vorrei fosse chiaro a tutti - ha avvertito Clini - che questa questione deve essere considerata una responsabilità bipartizan». Domani alla camera comincia anche l'esame del dl Sviluppo che il Senato ha appena licenziato. In questo caso le certezze vacillano. La scadenza è fissata per il 18 dicembre prossimo e dunque il tempo stringe: un eventuale cancellazione del progetto finirebbe per bruciare alcune norme come quelle per favorire le start up innovative e le imprese che operano nel rispetto della sostenibilità ambientale. L’ostilità del fronte berlusconiano per il ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, rende strettissimi i margini per l’ok definitivo. In bilico c’è anche il decreto sul pareggio di bilancio da inserire in Costituzione. Su questo provvedimento, in aula alla camera da martedì, c'era un accordo tra l'allora maggioranza e l'opposizione per l’approvazione. Il via libera torna in forse, anche se fonti del Pd si dicono convinte che arriverà disco verde. Finisce invece il suo percorso al Senato il ddl sul biotestamento. Dopo il sì di Palazzo Madama e le modifiche della Camera, il testo è bloccato in commissione Sanità del Senato da un anno. Stop anche per il cosiddetto ddl Fazio-Balduzzi, con le norme per la sperimentazione clinica e la riforma degli ordini professionali. Michele Di Branco 22:04-NOTE: © RIPRODUZIONE RISERVATA Pagina 3 di 69 Lun 10/12/2012 Il Messaggero Pagina 5 Rinnovo di 7 mesi per i precari pubblici Il classico decreto di fine anno, il milleproroghe, dovrebbe essere inserito nella legge di Stabilità. Sarà questo lo strumento legislativo anche per risolvere il problema dei precari della pubblica amministrazione con contratti in scadenza a fine 2012: arriverà la proroga di 7 mesi. I precari nel pubblico sono 260.000. Tra le norme che necessitano di un rinvio c' è anche il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga. Pubblica Amministrazione Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 4 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 2 Il Sole 24 Ore Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341 2 I nodi della crescita Settimana decisiva Il Governo dovrà valutare quali misure sottoporre al via libera delle Camere I PROVVEDIMENTI Tutti a bordo Anche il decreto «salva-infrazioni» destinato a confluire nel testo della manovra Delegafiscale,lachancedella«stabilità» Dopo la tassa sull’ambiente anche le norme su abuso, sanzioni e imprese puntano all’ex Finanziaria Valentina Maglione Marco Mobili Giovanni Parente Come l’altra grande riforma attesa, quella della legge elettorale, anche la delega fiscale potrebbe essere falciata dalla fine anticipata della legislatura.La delega fiscale,a forte rischio dopo l’uscita del Pdl dallamaggioranza,haforseperò ancora una piccola chance da giocare: agganciare il treno della legge di stabilità. Del resto,ilsegretarioAngelinoAlfano nell’incontro di venerdì scorso con Giorgio Napolitano al Quirinale è stato chiaro: il Pdl sarà «responsabile» sulla legge di stabilità, ma sul resto vuole «mani libere». L’ipotesidiagganciarealmeno una parte delle misure delladelega fiscaleall’ultimo"treno" di legislatura l’ha già valutatal’Ambiente facendodepositare tra i 1.500 emendamenti depositati venerdì in commissioneBilanciolapartedelladelega con cui si intende introdurreanchenelnostroordinamento tributario nuove forme difiscalitàambientale elarevisione delle accise sui prodotti energetici, il tutto nell’ambito ULTIMI FUOCHI Dovrebbe essere garantita l’approvazione definitiva del pacchetto di bilancio mentre la delega fiscale non vedrà la luce della cosiddetta green economy.UnesempiochepotrebbeessereseguitoanchedalTesoro,previoaccordoconleforzepolitiche,perrecuperarealmenoaltriparti delladelegafiscale. Un Ddl che, pur non essendo una riforma copernicana per il fisco italiano, rappresenta un intervento di manutenzione in termini di equità, certezza delle regole e semplificazione.Nondispiaccionoalleforze politichelemisuresulla codificazione dell’abuso del diritto, la figura che unifica la disciplinaantielusivaintrodottadallagiurisprudenza,la rivisitazione delle sanzioni penali e il restyling in termini di semplificazione del prelievo sul reddito d’impresa. La legge di stabilità, dunque, potrebbe essere davvero l’ultimo treno per dare una risposta concreta alle richieste di contribuenti e imprese. La vecchia Finanziaria è già stata approvatainprimalettura dallaCamera.Edadomanilacommissione Bilancio del Senato entrerà nel merito dell’esame degliemendamenti,per passare la palla – il 18 dicembre – all’Aula di Palazzo Madama. Di qui, il provvedimento dovrebbe poi tornare alla Camera, in tempo per essere licenziato entrolafinedell’annoedentrare in vigore il 1˚gennaio. I contorni degli interventi di modifica sono tutt’altro che definiti. In materia fiscale, comunque, quello più ateso è la riscrittura della Tobin tax made in Italy con un prelievo diversificato tra chi opera su mercati regolamentati e chi al contrarioeffettua letransazioni su mercati Otc. Non solo. Tra le ipotesi di modifica più gettonate e che hanno già otenuto l’assenso di massima del Tesoro anche la tassazione in misura fissa per i trasferimenti di trasferimenti azionari. Un gancio cui far trainare anche spicchi importanti della delega fiscale potrebbe anche esere l’istituzione anticipata al 2013 dell’atteso fondo tagliatasse, destinato a ridurre la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese. L’idea di far confluire provvedimenti importanti di fine legislatura nella stabilità non è poi così lontana dalle intenzionidel Governo. Lo testimonia, per esempio, l’emendamento dei relatori all’ex Finanziaria, Paolo Tancredi (Pdl) e Giovani Legnini (Pd) che apre la strada al milleproroghe con le deroghe alle assunzioni per il comparto sicurezza e le università. O ancora il differimento dei termini per assicurare maggiore stabilità al sistema creditizio prevedendo, limitatamente ai contratti di garanzia in favore della Banca d’Italia stipulati entro il 31 dicembre 2012, una deroga ai requisiti di opponibilità della garanzia nei confronti del debitore e dei terzi. Agonfiarelaleggedistabilità, poi, potrebbero essere anche le misure del decreto legge salva-infrazioni, approvato appena giovedì scorso dal Consigliodei ministriper cancellare quattro procedure di infrazioneapertedallaUecontrol’Italia per mancatorecepimento di direttive. Ma soprattuto per mettere al riparo l’Italia da nuove condanne dei giudici comunitari e dall’applicazione delle relative sanzioni. Tra le misure urgenti adottate anche il recepimento nel nostro ordinamneto tributario delle regole Ue sulla fatturazione Iva, con tempi di emissione più ampi e l’arrivo della fattura semplificata (si vedano i servizi in copertina di «Norme e tributi»). Sul filo di lana I principali provvedimenti con misure fiscali attualmente all’esame del Parlamento IMAGOECONOMICA LEGGE DI STABILITÀ DELEGA FISCALE Èall’esamedelSenatodopoaver ricevutoilvialiberadellaCamera e,nonostantelacrisi,dovrebbe conquistarel’approvazione definitivaentrofineannolalegge distabilità:cheveicola,tral’altro, l’aumentodell’Ivaal22%,ilfondo tagliatasse,lenuovededuzioni IrapelaTobintax. Moltoprobabilmente,vistola situazionepoliticasaràlo strumentoincuisottoformadi maxiemendamentoilGoverno veicoleràaltrenormeche rischianodinonessereapprovate conlafinedellalegislatura DECRETO SVILUPPO-BIS Approvatogiovedìscorso dalSenato(conlafiduciae l’astensionedelPdl)ildecreto sviluppo-bischecontiene,tra l’altro,leagevolazioniperlestart upinnovativeeilcredito d’impostaalmassimodel50% perlarealizzazionedinuove infrastrutturedialmeno500 milionidieuroinpartenariato pubblico-privatoeperiqualiè accertatalanonsostenibilitàsul pianoeconomico-finanziario. IlDdldiconversionedeveora passareall’esamedellaCamera: c’ètempofinoal18dicembre Allostatoattualeèmoltocomplicato cheladelegafiscaleriescaavedere laluce.Dopol’approvazionealla Cameraametàottobre,ildisegnodi leggesièfermatoalleportedell’aula delSenatocheharinviatoiltesto allacommissioneFinanze. Ladelegacontiene,tral’altro,i principiperlarevisionedelcatasto, ladisciplinadell’abusodeldiritto,la rimodulazionedellesanzioni tributarieinbaseauncriteriodi proporzionalità.Un’ipotesi percorribileèchelemisuresenza impegnidispesapossanoconfluire nelDdldistabilità SALVA-INFRAZIONI Ildecretochecancellaquattro procedurediinfrazionigiàavviate dallaUeneiconfrontidell’Italia èstatoapprovatodalConsiglio deiministridigiovedìscorso. All’internoc’èancheil recepimentodelladirettiva comunitariachefissanuoveregole perlafatturazioneIvaapartiredal prossimo1˚gennaio.Cosìcome perlenormedidifferimentodei termini(chedisolitoconfluiscono nelMilleproroghedifineanno)è probabilecheilsuocontenuto confluiscaconunemendamento nellaleggedistabilità cartier.com - 02 30 26 748 A CURA DI © RIPRODUZIONE RISERVATA L’esenzione.Risorse dadestinare adaltrespese Irap dei piccoli, i fondi nel mirino Ha superato il primo esame della Camera ma ora rischia di non passare indenne quello del Senato. Il fondo per l’esonero (248 milioni di euro nel 2014 e 290 milioni nel 2015) diprofessionisti emini-imprese dall’Irap contenuto nel Ddl di stabilità è nel mirino dei gruppiparlamentari.L’obiettivo è quello di drenare le risorse verso altre finalità. La fine anticipata della legislatura e l’imminente campagnaelettorale potrebbe rendere questo obiettivo una realtà. La settimana che inizia oggi sarà decisiva per capire cosa succederà: gli emendamenti parlamentari potrebbero anche spacchettare le somme verso una pluralità di spese. In pole position c’è la necessità(che potrebbetrovare sponde bipartisan) di allentare i vincoli del patto di stabilità. Névasottovalutatala minavagante dei contratti a tempo Pubblica Amministrazione nellapubblica amministrazione. Possibile che una fetta dei fondi vada a coprire l’esigenza di stabilizzare insegnanti della scuola ma anche docenti ericercatori universitari.E ancora c’è il fondo per il sociale. Ma proprio l’avvio della campagna elettorale potrebbe indurre in tentazione i politici per disperdere i fondi in rivoli destinati a interventi settoriali o territoriali. Insomma una sorta di mini-legge mancia all’interno del Ddl stabilità. Eppure i fondi per l’esonero dei piccoli (introdotti con un emendamento di Renato Brunetta, relatore alla Camera del disegno di legge insieme aPierpaolo Baretta) sarebbero destinati a risolvere una situazione di dubbio (obbligo o meno di versare l’Irap) che ogni anno riguarda centinaia di migliaia di contribuenti non strutturati. santos-dumont SQUELETTE 9611 MC IL CALIBRO 9611 MC DI CARTIER PROPONE UN MOVIMENTO SQUELETTE ESCLUSIVO. LA SCHELETRATURA DEI PONTI A FORMA DI NUMERI ROMANI OFFRE UNA VISUALIZZAZIONE E UNA LEGGIBILITÀ DELL’ORA UNICHE. LA CASSA PROFILATA DEL SANTOS-DUMONT, ABBINATA ALLA PUREZZA DEL MOVIMENTO, LO RENDONO UNO DEGLI OROLOGI CONTEMPORANEI PIÙ ELEGANTI. CASSA D’ORO BIANCO 18 CARATI, CORONA POLIGONALE ORNATA DI UNO ZAFFIRO SFACCETTATO, MOVIMENTO MECCANICO SQUELETTE DI MANIFATTURA A CARICA MANUALE, CALIBRO 9611 MC (20 RUBINI, 28.800 ALTERNANZE/ORA), DOPPIO BARILETTO, RISERVA DI CARICA DI CIRCA 72 ORE. DALLA PRIMA Un nuovo modello per aziende globali Per il futuro, constateremo unulterioreaumentodellafiscalità complessiva sulle imprese, fruttoamarodellemisuredistabilizzazione dei conti pubblici delgovernoMonti. Imercatifinanziarihannoapparentemente apprezzato questa dimostrazione di consolidamento, e dovrebbero aver valutato positivamente anche il riequilibrio dei conti con l’estero, con un aggiustamento di circa 3 punti percentuali della bilancia correnteinunanno.Malestime piùaccreditatedellacrescitapotenzialeitaliana restano pericolosamente vicine allo 0,5% nel medio termine, lo stesso valore chehaavutonell’ultimoquindicennioiltassomediodivariazione del reddito pro-capite. Difficile immaginare che gli analisti finanziaripossanorestarerassicurati a lungo se la produzione industriale non recupera (siamoancoraoltreil20%sottoinumeri del 2008) e se non vi sono segnali chiari di una strategia perinvertirelarottafiscale. La competizione globale tra le imprese per vendere, e tra i territori per attirare e mantenere insediamenti produttivi, si sviluppa su molti terreni ma è difficile pensare che la fiscalità nonsiaunodiquellidecisivi.Come già mostrava il Sole 24 Ore del 25 novembre scorso, la concorrenza tra governi in Europa per attirare aziende dall’estero è più viva che mai: Gran BretagnaeSpagna,aesempio,siimpegnanoamantenereunapressionefiscale sulreddito di impresa attorno al 23-24%, oltre dieci puntiinmenochedanoi.Spostarelasededell’impresaall’estero non è semplice, ma questo non puòrassicurare:senoncisisposta l’alternativa può essere di chiudere i battenti quando il fiscodiventatroppovorace. Di fronte all’ipertensione fiscale, i farmaci omeopatici o le terapie shock non servono. Da più parti si invoca una tassazione patrimoniale "speciale" che abbatterebbe il debito pubblico e i suoi oneri, e per quella via consentirebbediridurrelafiscalitàordinaria.Sidimenticaanzitutto che i patrimoni degli imprenditoriitaliani,ancoracospicui, hanno costituito un argine allecrisi aziendaliinquestianni caratterizzati da condizioni di domanda e liquidità carenti (acuitaquest’ultimaanchedairitardi di pagamento della Pa). Si dimentica poi che una sorta di "patrimoniale" si ebbe al tempo dellanascitadell’euro,conunrisparmio per l’Erario di alcune decine di miliardi all’anno per gliinteressipassivi,risparmiofinito nel calderone di una spesa pubblicaprimariainascesainsostenibile. Ètempodiscrivereunnuovo "modello" di fiscalità per le imprese, specie quelle industriali per le quali i dati Infocamere mostrano aumenti del tax rate attorno al punto percentuale in media sia nel 2010 sia nel 2011. Si tratta di aziende che non solo esportano e consentono didare impulso al resto dell’economia privataepubblica,machesivanno sempre più internazionalizzando anche per la produzione e la distribuzione. Sono infatti semprepiùfrequentiicasidiimprese manifatturiere di tutti i comparti che, con 100 addetti e 30 milioni di fatturato circa (in media con la survey compiuta da Infocamere), acquisiscono o stabiliscono affiliate all’estero. Perquesteimpresel’"effetto dimostrazione" di sperimentare modellifiscalidifferentipotrebbe risultare forte. A esempio, in contesti dove le performance pro-impresa delle Pa centrali o locali non sono sganciate dalle remunerazionideilorodirigentiefunzionari,odoveleaddizionali delle imposte locali vengono parametrate non solo all’esigenza di finanziare servizi (o sprechi) ma anche all’obiettivo di consolidare e allargare la baseproduttiva. Stefano Manzocchi [email protected] © RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 5 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 2 L' esenzione. Risorse da destinare ad altre spese. Irap dei piccoli, i fondi nel mirino Ha superato il primo esame della Camera ma ora rischia di non passare indenne quello del Senato. Il fondo per l' esonero (248 milioni di euro nel 2014 e 290 milioni nel 2015) di professionisti e mini-imprese dall' Irap contenuto nel Ddl di stabilità è nel mirino dei gruppi parlamentari. L' obiettivo è quello di drenare le risorse verso altre finalità. La fine anticipata della legislatura e l' imminente campagna elettorale potrebbe rendere questo obiettivo una realtà. La settimana che inizia oggi sarà decisiva per capire cosa succederà: gli emendamenti parlamentari potrebbero anche spacchettare le somme verso una pluralità di spese. In pole position c' è la necessità (che potrebbe trovare sponde bipartisan) di allentare i vincoli del patto di stabilità. Né va sottovalutata la mina vagante dei contratti a tempo nella pubblica amministrazione. Possibile che una fetta dei fondi vada a coprire l' esigenza di stabilizzare insegnanti della scuola ma anche docenti e ricercatori universitari. E ancora c' è il fondo per il sociale. Ma proprio l' avvio della campagna elettorale potrebbe indurre in tentazione i politici per disperdere i fondi in rivoli destinati a interventi settoriali o territoriali. Insomma una sorta di mini-legge mancia al l' interno del Ddl stabilità. Eppure i fondi per l' esonero dei piccoli (introdotti con un emendamento di Renato Brunetta, relatore alla Camera del disegno di legge insieme a Pierpaolo Baretta) sarebbero destinati a risolvere una situazione di dubbio (obbligo o meno di versare l' Irap) che ogni anno riguarda centinaia di migliaia di contribuenti non strutturati. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Pubblica Amministrazione Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 6 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 9 Il Sole-24 Ore Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341 9 Spending review Le controversie al Tar Dopo i prezzi «standard» dei dispositivi, impugnati anche quelli delle pulizie EFFETTO-RICORSI Pagamenti-lumaca Il credito complessivo vantato dalle imprese sfiora i cinque miliardi Sanità, in forse risparmi per 1,8 miliardi L’ANALISI Roberto Turno I ricorsi potrebbero fermare tutta la revisione al ribasso delle forniture per Asl e ospedali Paolo Del Bufalo Valeria Uva Il blocco totale dei prezzi standard nella sanità potrà costare fino a 1,8 miliardi, anche se ilcontofinalearriveràsoloquando saranno esaminati tutti i ricorsi contro le tabelle elaborate dall’Autorità sui contratti pubblici.Intanto,però,unpezzodella spending review - quello che voleva uniformare i costi relativialleforniture mediche-ècongelato.Restanoperorainvitasolo i prezzi dei servizi non sanitari(lavanderia,pulizie ecosìvia). Lo stop Ilblocco impostoin via cautelare dal Tar Lazio ai valori indicati per il settore dei dispositivi medici, quali garze, cerotti ma anche stent coronarici (si veda il Sole 24 Ore del 6 dicembre) rappresenta il primo, duro, colpo, al meccanismo nato con il GovernoBerlusconi ereso operativo dall’attuale Esecutivo. Ma in agguato c’è una altra batteriadi contestazioni.Dopo Assobiomedica (biomedicali), altre associazioni come la Fise Anip (servizi di igiene e sanificazione),sonoinattesadianaloghi verdetti del Tar per sospendere anche gli altri prezzi. Questi benchmark dovevano rappresentare solo il primo passo di un’operazione che, nelle stime della relazione di accompagnamento al Dl 98/2011, avrebbe portato nelle casse dello Stato 750 milioni di risparmi quest’anno e un altro miliardo dieurodal2013:il13%dei12,6miliardi di manovra complessiva sul servizio sanitario nazionale per il triennio 2012-14. Il passaggio successivo all’elaborazione dei prezzi standard prevedeva che tutti i contratti sanitari in corso che si discostavano di oltre il 20% daquesti valori dovessero essere rivisti,imponendo alfornitore di "riallinearsi" ai livelli ritenuti ottimali. Ma proprio in questafase è arrivata la sospensiva del Tar e ora questi risparmi appaiono decisamente in bi- c LAPAROLA CHIAVE Prezzi di riferimento 7 Si tratta di valori ritenuti ottimali per alcune categorie di prodotti sanitari e di servizi. I contratti di appalto che superano del 20% questi valori devono essere rinegoziati e ricondotti alla soglia limite. Il decreto legge 98/2011 ha affidato all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici il compito di elaborare i prezzi di riferimento attraverso l’analisi dei contratti di appalto già aggiudicati. Dal primo luglio l’Autorità ha pubblicato i valori dei dispositivi medicali, dei servizi di pulizia, ristorazione, lavanderia e del guardaroba sanitario. Ora però il Tar del Lazio ne ha sospeso una parte, quella relativi ai dispositivi sanitari. lico, visto che senza i prezzi di riferimento la rinegoziazione è impossibile. «Si trattava di una procedura in aperta violazione delle direttive europee e delle leggi italiane sugli appalti - spiega Fernanda Gellona, direttore generale di Assobiomedica -. Non si può interveniresuaccordigiàfirmati». E non solo. Secondo l’associazione la scelta dell’Authority di prendere a modello i prezzi più bassi per ogni prodotto «rischiava di penalizzare i dispositivi più innovativi e di favorire, al contrario, i prodotti più scadenti, mettendo a rischio la salute dei cittadini». L’impatto sui piani di rientro Lo stop ai prezzi di riferimento farà sentire i suoi effetti soprattutto nelle Regioni con i piani di rientro dal deficit sanitario: Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Sicilia. Per loro l’arma dei prezzi standard era essenziale per contenere la spesa. Basti pensare che nel 2011 il loro disavanzo complessivo è stato di 1,484 miliardi sul totale di 1,779 di tutte le Regioni. Da sole Lazio e Campania hanno concorso al "buco" per 1,127 miliardi. Dall’altro lato, per i fornitori la rinegoziazione dei contratti, in particolare per le forniture biomedicali, rappresenta solo uno dei numerosi problemi. Gli effetti della manovra, infatti, si sommano ai ritardi nei tempi di pagamento che per i biomedicali assumono dimensioni insostenibili: a ottobre 2012 al top dei cattivi pagatori c’è la Calabria con 914 giorni medi di ritardo, seguita dal Molise con 913 e dalla Campania con 719. Fanno meglio l’Abruzzo (190 giorni medi di ritardo), la Sicilia (262 giorni) e il Piemonte (275 giorni). Ritardi insopportabili che incidonosulfatturatodelleimprese, ora alle prese anche con i tagli. Nel complesso, calcola Assobiomedica,i crediti cheil biomedicale attende dalla Pa sono pari a 4,98 miliardi. Circa 860 milioni(il 17%) sono dovuti al settore dalla sola Campania (si veda la tabella a fianco). Se poi siguardaaisingoli enti"pagatori" il problema è anche più macroscopico. Nella classifica dei ritardi, infatti, le Asl e gli ospedalipeggiorisono tuttinelleRegioni del Sud con piano di rientro sanitario. Nessuno batte l’Asl Napoli Centro che dà appuntamentoaisuoi fornitoridopo cinque anni, per l’esattezza dopo 1.767 giorni. Alcuni di loro non hanno più neanche gli strumenti giudiziari per difendersi: lo stato di dissesto delle Regioni soggette ai piani di rientro ha indotto il legislatore (fino alla legge 189/2012, il “decretone Balduzzi”) a bloccare i pignoramenti legatiall’insolvenzadelleaziende sanitarie e a permettere alle tesorerie locali di utilizzare le somme fino a quel momento congelate per i pagamenti ordinari. Unabeffa che mette ovviamente ancora di più in crisi le imprese del settore. © RIPRODUZIONE RISERVATA I tagli lineari nonsono una buona cura anti-sprechi Una spesa fuori controllo COSTI E RISPARMI I costi di alcuni servizi non sanitari per giorno di degenza e i possibili risparmi per il Ssn Costo medio (euro) a paziente per un giorno di degenza Costo medio (euro) a paziente per un giorno di degenza nelle Regioni virtuose Risparmio (in milioni) per il Ssn se venisse applicato ovunque il costo medio delle Regioni virtuose 1. 786,1 TOTALE POSSIBILE RISPARMIO 187,5 352,8 285,9 199,8 188,0 46,4 145,1 55,9 169,8 154,9 7,74 4,10 15,57 10,23 8,98 5,78 6,00 3,44 4,83 1,74 1,06 0,38 2,78 0,52 3,86 2,75 8,27 5,59 4,17 1,27 Lavanderia Pulizia Mensa Riscaldamento Elab. dati Serv. trasp. non sanit. Smaltimento rifiuti Utenze telefoniche Utenze elettricità Altre utenze Fonte: elaborazione Ageing Society-Osservatorio Terza età Laspendingreview dellasanitàstatentando diaggredirelavoragine dellaspesadelservizio sanitarionazionale. Unvorticeincui siannidanoancora moltisprechi: neiservizinonsanitari, adesempio cisarebbeancoraspazio perrecuperare1,7miliardi su4semplicemente allineandolaspesa procapitepergiorno didegenzadituttele Regioniaiparametri diquellepiùvirtuose (comedimostra ilgraficoinalto). Dall’altrolato,però,è proprionella sanità chesiregistranoipeggiori ritardineipagamenti deifornitori.Afianco latoptendeglienti peggioriediquelli piùsollecitinelsaldare lecommesse. Aottobreifornitori didispositivimedici attendevano ancoracinquemiliardi dicreditiarretrati LA GRADUATORIA DEI RITARDI Giorni di ritardo nei pagamenti: le peggiori e le migliori dieci aziende. Dati a ottobre 2012 Ente LE PEGGIORI... Asl Napoli 1 centro (Campania) Napoli Sede A. O Università Federico II (Campania) A. O. San Sebastiano di Caserta (Campania) Napoli Caserta Asl di Salerno (Campania) Azienda sanitaria provinciale (Calabria) Salerno Cosenza A. O. Mater domini (Calabria) Catanzaro A. O. di Cosenza (Calabria) Cosenza Azienda sanitaria reg. (Molise) Campobasso A. O. Pugliese - Ciaccio (Calabria) Catanzaro Azienda provincia (Calabria) ...E LE MIGLIORI Azienda sanitaria della Provincia autonoma Bolzano (Trentino Alto Adige) A. O. Ist. Ortopedico Gaetano Pini (Lombardia) Reggio C. Giorni 1.767 1.735 1.413 1.333 1.225 1.093 1.088 1.035 982 959 Bolzano 77 Milano 76 75 75 72 70 65 55 53 50 A. O. Fatebenefatelli e Oftalmico (Lombardia) Milano A. O. Valtellina e Valchiavenna (Lombardia) Sondrio A. O. Istituti Ospitalieri Cremona (Lombardia) Cremona A. O. G. Salvini (Lombardia) Garbagnate (Mi) Asl 4 Medio Friuli (Friuli V. Giulia) IL PESO DEL DEBITO Mancati pagamenti per forniture di dispositivi medici e giorni di ritardo nei saldi. Graduatoria in base al peso % del debito regionale sul totale Udine Asl 3 Alto Friuli (Friuli V. Giulia) Gemona (Ud) Irccs Burlo Garofalo (Friuli V. Giulia) Asl 5 Bassa Friulana (Friuli V. Giulia) Trieste Jalmicco P. (Ud) Mancati pagamenti Regione 1 Campania 2 Lazio 3 Calabria 4 Emilia Romagna 5 Piemonte 6 Veneto 7 Puglia 8 Toscana 9 Sicilia 10 Lombardia 11 Liguria 12 Sardegna 13 Abruzzo 14 Molise 15 Marche 16 Umbria 17 Friuli Venezia Giulia 18 Trentino Alto Adige 19 Basilicata 20 Valle d’Aosta Nazionale Migliaia % sul totale Giorni di euro Regioni di ritardo 859.704 560.416 451.161 420.106 417.122 387.408 379.099 308.597 265.088 254.298 124.538 123.054 108.623 107.437 76.506 45.375 40.927 24.656 23.055 4.685 4.981.855 17,3 11,2 9,1 8,4 8,4 7,8 7,6 6,2 5,3 5,1 2,5 2,5 2,2 2,2 1,5 0,9 0,8 0,5 0,5 0,1 100,0 719 325 914 265 275 255 316 241 262 98 187 268 190 913 150 145 84 80 133 88 280 Fonte: Centro studi Assobiomedica I servizi. L’obbligo di riduzione del 5% sugli appalti in corso si ripercuote sulle prestazioni In corsia lo «sconto» sulle pulizie Ospedali più sporchi. Rischia di essere questo il primo effetto del taglio del 5% imposto ai contratti in corso dalla spending review 2 anche sui servizi non sanitari forniti ad Asl e ospedali. Da agostoscorsoilDl95/2012haprevisto per tutti i fornitori di beni e serviziperlasanitàunasforbiciata ai prezzi del 5%, che salirà al 10%dagennaioconlaleggedistabilità.Esclusi i dispositivimedici, per i quali opera solo la riduzione del 5% nel brevissimo intervallo che va da agosto a dicembre di quest’anno. L’obiettivoè aggredire la grande mole di spesa della sanità per servizi non medici, una cifra che uno studio elaborato da Ageing society-unosservatoriosullater- za età nel quale siede, tra gli altri, anche l’ex ragioniere dello Stato, Andrea Monorchio - ha quantificato in 4,43 miliardi l’anno. Una massa indistinta, dove si annidano da sempre anche gli sprechi. Secondo Ageing society, proprio dall’area dei servizi non sanitari (pulizie,lavanderia,telefonia,trasporto rifiuti e così via) si potrebbero risparmiare subito 1,786 miliardi (pari al 37%) senza incidere però sull’efficienza dei servizi. Come? Semplicemente allineandolaspesadelleRegionimenoefficientiperi singoliservizi aquella delle dieci più virtuose (si veda la tabella qui sopra). Analizzando i costi, infatti, si scoprono difformità e incongruenze incomprensibili: per le utenze telefoni- che, ad esempio, la Asl di Pieve di Soligo spende 3,27 euro per degente al giorno, mentre quella di Cosenza ben 20,10. A combattere gli sprechi dovrebbe servire l’operazione sui prezzi di riferimento, mentre con il taglio del 5% della spendingreview2ilGovernohautilizzatounostrumentotranchant:allo sconto infatti si affianca, come recitala stessanorma(articolo15, comma13delDl95)un’analogariduzione delle «connesse prestazioni».Nemmenoperla Pa,infatti, era possibile intervenire sui contratti già firmati, cambiando in corsa le condizioni. Nel caso dei servizi di pulizia, ad esempio, la riduzione si traduce in un passaggioinmenoal giornodegli ad- detti negli uffici e nei reparti. «In un primo momento le Asl hanno provato a chiederci solo lo sconto del 5% - dice Giovanni Fidone, direttore commerciale del Consorzio evolve, società attiva nel facility management - ma ora abbiamorinegoziatocontutteanche una riduzione dei servizi». L’effetto per ora è limitato agli spazinoncritici:«Abbiamoridotto le frequenze negli uffici e nelle areeesternediambulatorieospedali» aggiunge Fidone. Ma le impresedisettore,riunitenellaFiseAnip, lanciano l’allarme, soprattutto per quel che potrà succedere con l’aumento del taglio al 10 per cento. «Dovremo ridurre le frequenzedellepulizieanchenelle aree a medio rischio - precisa Pietro Auletta, vice presidente Anip - forse anche nei reparti». Inevitabili le ripercussioni sul personale: «Finora abbiamo ridotto le ore di servizio - spiega Auletta- ma da gennaio dovremo cominciare a mettere in mobilità i nostri addetti». Prima che questo accada, tutta lagalassiadeiservizi(100milaaddetti solo nella sanità) riunita in sette associazioni (Agci, Angem, Anip,Anseb,FederlavoroeLegacoop) propone al Governo un’inversione di rotta: «Basta con la politica dei tagli delle attività e dell’occupazione - si legge nella loro nota - senza approfondire le situazioni di maggiore o minore efficienza». Le associazioni chiedono di riaprire il dialogo «per sviluppare il comparto dei servizi esternalizzati, come fonte di economia e di efficienza». V. Uv. © RIPRODUZIONE RISERVATA Nuova banca dati. Il controllo si estende all’aggiudicazione delle gare Da gennaio monitoraggio in dettaglio Dal primo gennaio la spending review avrà un’arma in più per tenere sotto controllo la spesa, compresa quella sanitaria. Uno degli effetti, indiretti, della nuova banca dati nazionale per i contratti pubblici prevista dal Codice dell’amministrazione digitale (articolo 6-bis del Dlgs 82/2005) sarà infatti quello di fornire in tempo reale dati aggiornati sui mille rivoli in cui si disperde la spesa pubblica per gli appalti. Man mano che ricorrere a questo strumento diventerà obbligatorio per tutte le amministrazioni, dalla più piccola Asl alla grande Anas, affluiranno Pubblica Amministrazione all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che gestirà la banca dati non più solo le informazioni sui bandi, ma anche quelle sull’esito delle gare di lavori, servizi e forniture. «Sarà possibile sapere quanti appalti ha bandito qualsiasi Comune,quantineharealmenteaggiudicati, a chi sono andati isoldi pubblici e a che prezzo» spiega il consigliere dell’Autorità, Luciano Berarducci. Il monitoraggio saràa tuttocampo: non soloiComuni, ma anche le società partecipate, i ministeri, le scuole e tutta la sanità finiranno sotto osservazione dal giorno in cui decideranno di programmare un appal- to a quello in cui lo affideranno. «Oggi con l’Osservatorio dei contratti pubblici e il codice identificativo gara arriviamo fino alla pubblicazione del bando - continua Berarducci - e peraltro le informazioni ci arrivano dagli osservatori regionali a volte con ritardo». «Da domani annuncia - seguiremo in prima persona tutte le fasi, fino alla firma del contratto». Saranno possibili anche i confronti: si saprà, ad esempio, che per la stessa siringa una Asl spende il triplo della Asl confinante. E si dovrà capire come mai. La banca dati (ma all’Authority preferiscono definirla una «funzione») si chiama «Avcpass» ed è nata, in realtà, come strumento di semplificazione degli oneri amministrativi e burocratici che gravano sui fornitori pubblici. In pratica, dopo l’autocertificazione dei requisiti tecnici ed economici richiestiper ogni gara (dal fatturato alle attrezzature, dai carichi pendenti alla regolarità fiscale), tutti i controllisuccessivi sui documenti autentici (obbligatori per l’aggiudicatario e per un campione di concorrenti) saranno fatti tramite l’Avcpass, senza gravare sulle imprese. In questi mesi si stanno predisponendo i collegamenti telematici con gli enti certificatori: per ora solo Infocamere e Inarcassa sono in grado di dialogare online con l’Authority. Gli altri saranno contattati, sempre dall’Autorità, ma manderanno i loro certificati ancora su carta. Anche per questo, per evitare ingorghi, la partenza di Avcpass sarà graduale: dal primo trimestre 2013 riguarderà tutte le gare di lavori, servizi e forniture sopra il milione di euro (peraltro in via facoltativa). Dal secondo trimestre diverrà obbligatoria per questo scaglione e facoltativa per quello compreso tra 150mila euroeil milione. Apienoregime, nel terzo trimestre 2013 quando la copertura sarà estesa fino alle gare dai 40mila euro. V. Uv. © RIPRODUZIONE RISERVATA PARTENZA A TAPPE 01 | LA BANCA DATI Dalprimogennaioprossimopartirà laBancadatinazionaledei contrattipubblicicheprenderàil nomedi«Avcpass».Serviràa sgravareleimpresefornitricidella pubblicaamministrazione dell’oneredicercareetrasmettere all’entepubblicoicertificatiche provanoirequisitidiaccessoagli appalti. 02 | GLI SCAGLIONI Dalprimogennaioefinoal31 marzo2013l’Avcpasssarà utilizzabileinviafacoltativaper tuttelegaredilavori,servizie fornitureconunimportoabase d’astasuperiorealmilionedieuro. Damarzo2013saràobbligatoria Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile perquestafasciaefacoltativaperle garecompresetrai150milaei 750milaeuro.Daottobre2013 l’Avcpsaràapienoregimeequindi comprenderàtuttelegareapartire dai40milaeuro. 03 | L’EFFETTO SPENDING Conquestaoperazionedi semplificazionesaràpossibileper l’Autoritàmonitorarelegare,non piùsolonelalfaseiniziale,maanch einquelalconclusiva.Sotto controllocioèsarannoanchele aggiudicazionichefinora sfuggivanoalcensimentointempo reale,Inquestomodopotràessere controllatatuttalaspesapubblica perlavori,servizieforniture effettuatadaogniamministrazione. azio, Campania e Calabria praticamente in ginocchio. Perfino Regioni considerate al di sopra di ogni sospetto che ormai non ce la fanno più e rischiano di precipitare anch’esse nel baratro dei piani di rientro, l’ultimo passo prima del commissariamento. Gli ospedali pubblici e quelli privati a rigida dieta dimagrante. Anche il Gemelli di Roma, l’ospedale del papa. La terribile cura da cavallo ereditata da Berlusconi-Tremonti, per niente alleggerita (anzi) dal Governo dei professori, sta facendo venire al pettine tutte le più fosche previsioni di un 2013 da incubo per l’assistenza sanitaria. Quei tagli fino a 34 miliardi dal 2012 al 2015 ora mettono davvero paura, aggiungendo altre gravi preoccupazioni ai già fin troppo precari bilanci familiari. Bilanci economici, ma anche di salute a rischio con la riduzione delle prestazioni che induce sempre più gli italiani a rinviare cure che dovrebbero pagare di tasca propria, come ci ha appena ricordato il Censis. È dentro questa prospettiva che si innestano, e vanno letti, i tagli della spending review voluti da Mario Monti e messi in pratica da "mani di forbice" Enrico Bondi, che da subito avevano fatto gridare allo scandalo (e all’errore) Regioni, operatori pubblici, il mondo dei fornitori del Ssn. Perché l’operazione, era parso subito chiaro, è stata architettata in modo molto grezzo e, per così dire, lineare. E non che nel mondo per troppo tempo oscuro dell’acquisto di beni e servizi da parte del Ssn, non servisse chiarezza. E trasparenza. E una dose massiccia di controlli. Acquisti (leggi: spese) fuori le righe – a partire dal caso della famosa siringa che può costare cento volte di più (al Sud) a seconda dell’ospedale o asl che l’acquista – che fanno parte a pieno titolo del capitolo legato agli sprechi e alle ruberie che la Corte dei conti denuncia da anni. Peccato che fare benchmark, costruire prezzi di riferimento, addirittura imporre il taglio di contratti in essere, non sia un passo da fare a cuor leggero. Con un semplice colpo di forbice. Che schiere di legali sarebbero state pronte alla bisogna, lo sapevano tutti. E infatti è capitato. E capiterà ancora. Per gli assistiti, tra l’altro, l’operazione spending potrebbe non avere semplici effetti collaterali. Quanto è bene acquistare al prezzo più basso perché il macchinario salva vita costa poco? Senza dire che – effetto dei tagli "a monte" – l’onda lunga della necessità di risparmiare sta già travolgendo tutte le speranze di investimenti che ancora esistevano nell’intero servizio sanitario nazionale. Altro che nuove tecnologie, altro che medicina al passo con i progressi della (buona e sana) ricerca industriale. Un Paese povero avrà una sanità povera, con tutti i pericoli del caso, se non si ingegna e mette in campo buone strategie per salvare il salvabile dell’universalità dell’assistenza sanitaria. Non solo per una questione di «sostenibilità» del sistema, come non si stanca di ripetere il premier in carica. Anche perché la ricerca industriale delle tecnologie sanitarie è una eccellenza tutta italiana, uno degli ultimi nostri fiori all’occhiello. Perderla per una spending review fatta male, sarebbe un delitto. Anche per l’occupazione. L © RIPRODUZIONE RISERVATA Pagina 7 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 9 Nuova banca dati. Il controllo si estende all' aggiudicazione delle gare. Da gennaio monitoraggio in dettaglio Dal primo gennaio la spending review avrà un' arma in più per tenere sotto controllo la spesa, compresa quella sanitaria. Uno degli effetti, indiretti, della nuova banca dati nazionale per i contratti pubblici prevista dal Codice dell' amministrazione digitale (articolo 6bis del Dlgs 82/2005) sarà infatti quello di fornire in tempo reale dati aggiornati sui mille rivoli in cui si disperde la spesa pubblica per gli appalti. Man mano che ricorrere a questo strumento diventerà obbligatorio per tutte le amministrazioni, dalla più piccola Asl alla grande Anas, affluiranno all' Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che gestirà la banca dati non più solo le informazioni sui bandi, ma anche quelle sull' esito delle gare di lavori, servizi e forniture. «Sarà possibile sapere quanti appalti ha bandito qualsiasi Comune, quanti ne ha realmente aggiudicati, a chi sono andati i soldi pubblici e a che prezzo» spiega il consigliere dell' Autorità, Luciano Berarducci. Il monitoraggio sarà a tutto campo: non solo i Comuni, ma anche le società partecipate, i ministeri, le scuole e tutta la sanità finiranno sotto osservazione dal giorno in cui decideranno di programmare un appalto a quello in cui lo affideranno. «Oggi con l' Osservatorio dei contratti pubblici e il codice identificativo gara arriviamo fino alla pubblicazione del bando - continua Berarducci - e peraltro le informazioni ci arrivano dagli osservatori regionali a volte con ritardo». «Da domani - annuncia - seguiremo in prima persona tutte le fasi, fino alla firma del contratto». Saranno possibili anche i confronti: si saprà, ad esempio, che per la stessa siringa una Asl spende il triplo della Asl confinante. E si dovrà capire come mai. La banca dati (ma all' Authority preferiscono definirla una «funzione») si chiama «Avcpass» ed è nata, in realtà, come strumento di semplificazione degli oneri amministrativi e burocratici che gravano sui fornitori pubblici. In pratica, dopo l' autocertificazione dei requisiti tecnici ed economici richiesti per ogni gara (dal fatturato alle attrezzature, dai carichi pendenti alla regolarità fiscale), tutti i controlli successivi sui documenti autentici (obbligatori per l' aggiudicatario e per un campione di concorrenti) saranno fatti tramite l' Avcpass, senza gravare sulle imprese. In questi mesi si stanno predisponendo i collegamenti telematici con gli enti certificatori: per ora solo Infocamere e Inarcassa sono in grado di dialogare online con l' Authority. Gli altri saranno contattati, sempre dall' Autorità, ma manderanno i loro certificati ancora su Pubblica Amministrazione carta. Anche per questo, per evitare ingorghi, la partenza di Avcpass sarà graduale: dal primo trimestre 2013 riguarderà tutte le gare di lavori, servizi e forniture sopra il milione di euro (peraltro in via facoltativa). Dal secondo trimestre diverrà obbligatoria per questo scaglione e facoltativa per quello compreso tra 150mila euro e il milione. A pieno regime, nel terzo trimestre 2013 quando la copertura sarà estesa fino alle gare dai 40mila euro. V. Uv. © RIPRODUZIONE RISERVATA PARTENZA A TAPPE 01| LA BANCA DATI Dal primo gennaio prossimo partirà la Banca dati nazionale dei contratti pubblici che prenderà il nome di «Avcpass». Servirà a sgravare le imprese fornitrici della pubblica amministrazione dell' onere di cercare e trasmettere all' ente pubblico i certificati che provano i requisiti di accesso agli appalti. 02|GLI SCAGLIONI Dal primo gennaio e fino al 31 marzo 2013 l' Avcpass sarà utilizzabile in via facoltativa per tutte le gare di lavori, servizi e forniture con un importo a base d' asta superiore al milione di euro. Da marzo 2013 sarà obbligatoria per questa fascia e facoltativa per le gare comprese tra i 150mila e i 750mila euro. Da ottobre 2013 l' Avcp sarà a pieno regime e quindi comprenderà tutte le gare a partire dai 40mila euro. 03| L' EFFETTO SPENDING Con questa operazione di semplificazione sarà possibile per l' Autorità monitorare le gare, non più solo nelal fase iniziale, ma anch ein quelal conclusiva. Sotto controllo cioè saranno anch ele aggiudicazioni che finora sfuggivano al censimento in tempo reale, In questo modo potrà essere controllata tutta la spesa pubblica per lavori, servizi e forniture effettuata da ogni amministrazione. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 8 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 12 12 Commenti e inchieste Lettere DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Napoletano VICEDIRETTORI: Edoardo De Biasi (VICARIO), Alberto Orioli, Alessandro Plateroti, Fabrizio Forquet (redazione romana) UFFICIO DEI CAPOREDATTORI CENTRALI: Capo: Marina Macelloni Vice: Alberto Trevissoi Integrazione quotidiano-online: Mauro Meazza Informazione normativa e Lunedì: Salvatore Padula Ufficio centrale: Daniele Bellasio, Massimo Esposti (Plus24), Federico Momoli, Guido Palmieri, Giorgio Santilli, Alfredo Sessa Segretario di redazione: Marco Mariani ART DIRECTOR: Francesco Narracci CREATIVE DIRECTOR: Adriano Attus RESPONSABILI DI SETTORE: Luca Benecchi, Paola Bottelli, Enrico Brivio, Jean Marie Del Bo, Attilio Geroni, Laura La Posta, Christian Martino, Armando Massarenti, Lello Naso, Christian Rocca, Fernanda Roggero, Giovanni Uggeri PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 Ore S.p.A. PRESIDENTE: Giancarlo Cerutti AMMINISTRATORE DELEGATO: Donatella Treu Sindrome «british» sull’innovazione BREVETTO UE n brevetto unico europeo in tre lingue con una notevole riduzione dei costi e procedure semplificateper rilanciarel’innovazione in tempi dicrisi. Dopol’okdelconsiglioCompetitivitàdioggieilvotodell’Europarlamento potrà vedere la luce nel 2014. Sarà valido in 25 Paesi dell’Unione, ma non in Italia e Spagna, che hanno deciso di non partecipare al gioco di squadra della «cooperazione rafforzata». Potranno chiedere il brevetto, ma saranno soggette alla doppia tassazione ed escluse dal tavolo delle trattative future. In nome della difesa del mercato interno e in aperta critica al principio del trilinguismo i due Paesi hanno persino presentato un ricorso alla CortedigiustiziaUe, chiedendol’annullamento delprovvedimento che - a detta loro - richiederebbe l’unanimità. Stupisce che il nostro Paese, così critico nei confronti dell’ormaitradizionalevetobritannicosuqualsiasiaccenno a una maggiore integrazione finisca per commettere gli stessi errori di Londra. Un atteggiamento troppo british che rischia di tarpare le ali proprio sul nascere a un progetto fortissimamente voluto dai Paesi Ue negli ultimi 40 anni per colmare il divario con i concorrenti mondiali. E nell’Europa che cerca la crescita l’esperienza insegna che non c’è più spazio per l’unanimità. U Lezione francese sulle famiglie RILANCIAREICONSUMI he la famiglia in Italia (ma anche in Europa, come si può leggere a pagina 7) sia in grave sofferenza è un datodifatto, empirico,sottogli occhidi tutti.Manovre recessive, nuovi balzelli e tagli pesanti ai trasferimenti statali ormai non si contano più e incidono come un bisturi velenoso su un tessuto vitale della vita sociale del Paese. Tutti lo ripetono. Infatti la famiglia, a parole, è nelle pupille di tutti i commentatori, politici e decision maker. Ma quando si passa ai fatti (vedi a pagina 6) si scopre una verità ben più amara: pochi, incerti e timidi interventi di sostegno, a livello centrale, ma anche a livello regionale.Tra ildire e il fare, insomma, c’èdi mezzoun "mare", non fisico, ma ideologico (forse per questo ancor più arduoda attraversare):si continua cioè anon considerare la famiglia un soggetto centrale nelle decisioni di politica economica. È un problema non da poco, che va superato. In Francia lo hanno capito e hanno dispiegato le vele, facendosi guidare proprio da questa stella polare. Risultato?Iconsumiinternicrescono.Danoiinvecerestano ibernati in un "inverno economico" più freddo del gelo polare di questi giorni. C Una conciliazione un po’ più azzurra OCCUPAZIONEFEMMINILE acrisifavoriscevirtualmenteilparzialeriequilibriodelle opportunità occupazionali tra i generi: più donne sul mercato del lavoro e più occupate, con il lavoro femminile che diventa fondamentale, e non accessorio, per molti nuclei familiari; più uomini disoccupati o, addirittura, inattivi.E sono i servizi a salvare il lavoro delledonne, che sebbene più istruite dei colleghi maschi, si adattano anche a posizioni umili, tornando a quei lavori che avevano lasciato alle immigrate: badanti, baby sitter. Ma, come ha evidenziato il Censis neigiorniscorsi,malgradoirisultati positivi,quellodellaconciliazione resta per le italiane un fattore di criticità elevato. E proprio su questo punto il bonus di 300 euro al mese per sei mesi che il Governo concederà alle neomamme è un primo passo perché condiziona il bonus all’iscrizione al nido e al rientro al lavoro. Ma le risorse sono scarse e quindi la misura è ben lontana dall’avere effetti strutturali: 20 milioni di euro l’anno per tre anni, basteranno per poco più di 11mila lavoratrici. Perché, invece, non aumentare quella singola giornata di paternità prevista dalla riforma del lavoro che di per sé ha un significato simbolico? Una scelta forte, ma che a parità di risorse avrebbe dato un messaggio molto più incisivo. L PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 ORE S.p.A. SEDE LEGALE - DIREZIONE E REDAZIONE via Monte Rosa 91, 20149 Milano Tel. 023022.1 - Fax 0243510862 AMMINISTRAZIONE: via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano REDAZIONE DI ROMA: Piazza dell’Indipendenza 23b/c, 00185 - Tel. 063022.1 Fax 063022.6390 e-mail: [email protected] PUBBLICITÀ: Il Sole 24 ORE S.p.A. - SYSTEM DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE: via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano Tel.023022.1-Fax0230223214-e-mail:[email protected] Pubblica Amministrazione Il Sole 24 Ore Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341 Le lettere vanno inviate a: Il Sole-24 Ore ’’Lettere al Sole-24 Ore’’ - Via Monte Rosa, 91 20149 Milano - fax 02.312055 email: [email protected] Includere per favore nome, indirizzo e qualifica quindibisognodiorizzontitemporali ampiperammortizzareicosti.Manoi cittadini,oltreapagare(nonpoco) ombrelloneelettino(chiancoraselopotrà permettere),dovremoaccollarci–tuttinuovetasseancheperpagarelemulte dell’Unioneeuropea? Troppa confusione sul contratto di apprendistato o 26 anni, ho completato tutti gli esamiemimancasololadiscussionedellatesi(laureaspecialisticain Ingegneria). Attualmente sto svolgendo uno stage presso una banca che finirà tra pochigiornievorreiproporreall’ufficioRisorse umane di instaurare un rapporto lavorativo di "apprendistato". Ho raccolto moltadocumentazione;manmanochevadoavanti,però,èsemprepiùgrandelaconfusione sugli incentivi a favore di questo contratto, a causa dei continui interventi dapartedelGoverno,checomplicanoinvecedisemplificare:nonsiriesceacapireseci siano o meno concrete agevolazioni per le imprese, o se invece ci sia un aumento del costodellavoroapartiredagennaioperfinanziare i nuovi ammortizzatori sociali. Ora il nuovo annuncio del ministro Elsa Fornero che parla di un decreto, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che prevede la possibilità di concludere un "accordo" addirittura fra cinque attori diversi - soggetti pubblici, enti previdenziali, imprese,lavoratorianziani,lavoratorigiovani-inbasealqualeafrontediunlavoratore anziano che accetta di trasformare il propriorapportodi lavoro da tempopieno aparttimecisaràillavoratoregiovanevie- B.B. Padova H Chipensaalleimprese? Il pacco natalizio ne assunto con contratto di apprendistato. In attesa di vedere il testo di questa nuova misura,non sarebbe meglio avere maggiore chiarezza su questo contratto che dovrebbeesserelaportad’ingressonelmercatodellavoroperigiovani? F.M. email Multebalnearidabrividi Farabbrividirelaprorogadicinqueanni, finoal2020,delleconcessionidemaniali aglistabilimentibalneari,approvataal Senatonelmaxi-emendamentoaldecreto CALCIO & BUSINESS Marco Bellinazzo I DIBATTITI SUI BLOG DEL SOLE 24 ORE www.ilsole24ore.com Domenico Rosa Sviluppo.Enontantoperilfreddopolare diquestigiorni,quantoalpensierodei 600milaeurodimultaalgiornoche l’Unioneeuropeapotrebbepretendere dall’Italiapernonaverapplicatola "direttivaBolkestein".Ititolaridegli stabilimentisullespiaggedelBelPaese hannolelororagioni:hannoinvestito nellaqualitàdelleinfrastruttureedel servizioprobabilmentepiùdeiloro “colleghi”dialtriPaesieuropei(non sempre,però:inquantilididelCentro-Sud odelleisolenonc’èneppurelagaranziadi toilettesedoccefunzionanti?)ehanno CAMILLO Christian Rocca Champion’s ed Europa League: i premi per le italiane Chiusa la fase a gironi di Champion’s ed Europa League si avvicina il momento del pagamento dei premi ai team Inostripoliticihannoripresoa "confrontarsi"sulfuturodell’Italiaconi solititonidistruttivi:gliunicontroglialtri perpoipuntaresoloaunoscrannoin Parlamento.Direicheèsottogliocchidi tuttilaloropaleseincapacitànelcercare diaffrontareunacrisichemiricordala grandedepressionedeglianniTrenta.Del restononmisembrachefinorasisiavisto unprovvedimentoutilearimetterein motolamacchinadell’industriaitaliana. Anzigliultimidecretigettanosolosabbia eunamontagnadinuovetassenegli ingranaggidichifaimpresa.Allorami chiedo:costorohannomaivisitatoil capannonediunaPmioillaboratoriodi unartigiano?Magaristando alfiancodi unpiccoloimprenditoreperuna settimanapotrebberorendersicontodi cosasignificafareimpresa. Dalla fatica di portare a casa gli ordini allo stress di sollecitare i pagamenti. È il mio lavoro, ma per loro potrebbe essere una bella scuola di vita concreta. Massimo G. email BACKSTAGE Paola Bottelli Capisco (Travaglio e Mentana) e non capisco (Sette) Capisco Travaglio e Mentana, ma perché «Sette» del Corriere della Sera fa da house organ al movimento di Grillo? Misteri Censis: 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro Le case d’asta hanno aumentato gli inviti a far valutare gioielli, mobili, tappeti, vini e altri piccoli tesori di famiglia ECONOMIA E SOCIETÀ Il freno delle «cattive» istituzioni Complessità, invisibilità e rendite di posizione bloccano la crescita di Giovanni Majnoni l dilemma di Amleto – essere o non essere – è spesso letto in chiave intimista ed esistenziale. Ma è lo stesso Amleto a ricordarci, nel celebre monologo, come le sofferenze inflitte dalla società brucino più di quelle dello spirito. Come i torti subìti dall’oppressore, le offese dell’arrogante, i ritardi della legge, l’insolenza dei pubblici poteri, il disconoscimento del merito da parte degli incompetenti sovrastino per numero e dimensione le pene che sono inflitte allo spirito e al corpo dall’amore non corrisposto e dalla tarda età. Insomma, un moderno Amleto avrebbe detto in modo più prosaico che l’infelicità dell’uomo è dovuta al cattivo funzionamento delle istituzioni. Oggi le analisi della new comparativeeconomicse lerilevazionisullaqualità delle istituzioni condotte da organismi multilaterali quali Banca mondiale eOcse, edaenti qualiTransparency International, World economic forum o Eurobarometer hanno documentato come la crescita economica sia ostacolata dal cattivo funzionamento di quelle stesse istituzioni cui Shakespeare attribuiva, quattrocento anni prima per bocca del giovane principe, la responsabilitàdellasofferenzaumana:la cattiva amministrazione della giustizia ("the Law’s delay"), la corruzione e l’abuso dei pubblici poteri ("the Oppressor’s wrong"), l’uso della regolamentazione a fini privati ("the insolence of Office"), la prevaricazione del talento ("the Spurns that patient Merit of the unworthy takes"). La ricerca delle cause del malessere civile e dell’impoverimento economico porta l’osservazione letteraria e l’analisi economica a una diagnosi comune: il cattivo funzionamento delle istituzioni. E la storia mostra che quando le istituzioni si rinnovano, come avvenne alla fine dell’ultima guerra con la trasformazione democratica delle istituzionitotalitariedeitregrandiPaesi sconfitti, la ripresa di sviluppo e ottimismo sociale è contestuale ed è fonte di veri "miracoli economici". Quando, invece, come nella recente esperienza italiana,unamaggioranzagenerazionale - in questo caso quella dei baby boomers - si arrocca a difesa di diritti che ritiene stabilmente acquisiti, l’ammo- I © Copyright Il Sole 24 ORE S.p.A. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo quotidiano puòessereriprodottacon mezzigrafici omeccanici qualila fotoriproduzione e la registrazione. Ilresponsabiledeltrattamentodeidati raccoltiin banchedati diusoredazionale è il direttore responsabile a cui, presso il Servizio Cortesia, presso Progetto Lavoro, via Lario, 16 - 20159 Milano, tel. (02 o 06) 3022.2888, fax (02 o 06) 3022.2519, ci si può rivolgere per i diritti previsti dal D.Lgs. 196/03. Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono. dernamento delle istituzioni langue e cresconodiparipassomalessere sociale e impoverimento economico. Con effetti così positivi su crescita e benessere com’è dunque possibile che il rinnovamento istituzionale rappresenti l’eccezione e non la norma? Tre elementigiocanocontrol’ammodernamento delle istituzioni: la complessità (il quadro istituzionale è multidimensionale), l’invisibilità (le istituzioni sono immateriali), l’ostilitàdei percettori di rendite di posizione. Alla complessità rispondono due economisti di punta della new comparative economics, Acemoglu e Robinson, che riducono le istituzioni a "estrattive", quelle che "estraggono" ricchezza collettiva per convogliarla verso usi e interesse privati e sono causa d’impoverimento, e "inclusive", quelle che catalizzano il contributo dei soggetti più innovativi e promuovono lo sviluppo. Estrattiva è l’amministrazione della giustizia quando il ritardo del giudizio ("the Law’s delay") si tra- duce nella difesa “dal” processo, favorendo ingiustamente chi viola la legge, per esempio, tutelando il debitore insolvente e sottraendo (estraendo) risorseal finanziamento dinuovi progetti. Estrattiva per antonomasia è la corruzione che simultaneamente sottrae risorseagliusilegittimi,depredailcapitale sociale della pubblica amministrazione e azzera gli investimenti esteri. L’indicatore della corruzione ci vede benlontanidallamediaOcseeall’estremo opposto della virtuosa Danimarca, forse per effetto di una tradizione – prìncipie princìpi– cherisale piuttosto a Cesare Borgia che ad Amleto. Preoccupa, soprattutto, l’ulteriore peggioramento dell’indicatore nel decennio scorsoelacontestualefrenatadellacrescita e degli investimenti diretti esteri. Estrattivo è infine l’uso distorto delle regole quando, per incuria o per disegno, esse non tutelino ma ostacolino la contendibilità dei mercati e la mobilità sociale. Rientrano in questa categoria le regole che governano l’attività delle AFP Effetti negativi. L’assetto istituzionale dell’Italia rimane molto al di sotto della media europea e Ocse, nonostante il recente miglioramento degli indicatori "Doing business" della Banca mondiale (nella foto: l’ingresso della sede di New York): quando le istituzioni faticano a rinnovarsi, crescono malessere sociale e impoverimento economico MODALITÀ DI ABBONAMENTO AL QUOTIDIANO: Prezzo di copertina: À 1,50 (il venerdì À 1,50 con il magazine "IL - Intelligence in Lifestyle" quando previsto). Abbonamento Italia 359 numeri: À 369,00 (sconto 31% sul prezzo di copertina) + À 19,90 per contributo spese di consegna (postale o in edicola). L'Abbonamento Italia con consegna postale NON comprende il magazine "IL Intelligence in Lifestyle". L'Abbonamento estero Europa al solo quotidiano (posta aerea) 12 mesi: À 710. L'Abbonamento estero, nel resto del mondo, al solo quotidiano (posta aerea) 12 mesi: À 942. 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La misurazione della qualità delle istituzioni hacompiuto progressi che consentono di documentare con precisione gli effetti di una riforma anche in condizioni di normalità, con il duplice beneficio che il motore del consenso è sempre più sensibile alle riforme istituzionali e che le rendite di posizione - il terzo e piùserioostacoloalleriformeistituzionali–risultanopiùesposte emenofacilmente difendibili. Da ultimo c’è una considerazione d’urgenza, perché i Paesi con assetto istituzionale peggiore di quello dei loro omologhi – e il nostro rimane abbondantemente sotto la media europea e Ocse, nonostante il recente miglioramento degli indicatori "Doing business" - si depauperano rapidamente. Emigrano i giovani in cerca di migliori opportunità d’istruzione e lavoro, gli imprenditori in cerca di minori costi di esercizio, gli investitori di rischi più contenuti. Alla sfida della complessità il governo ha risposto con tempestività avviando, con il Piano nazionale delle riforme 2012, una programmazione del processo di ammodernamento istituzionale del Paese. Più insidiosa è, invece, la sfida della visibilità. Non la visibilità delle norme approvate ("law in the books"), ma quella dei risultati (le ore e gli euro liberati dai minori adempimenti burocratici, il numero di nuovi occupati, imprese, asili) che restano spesso invisibili al cittadino - anche quando ci sono - perché l’articolato delle leggi omette di indicare, con gli obiettivi, le variabili che ne misurano il conseguimento. La "contabilità dei risultati" – in senso letterale la loro visibilità – è oggi una delle priorità del processo di rinascita civile ed economica del Paese. Perché solo i risultati che si contano si vedono e, per converso, solo quelli che si vedono contano. IMPRESE&LEGALITÀ È già iniziata la corsa verso il rating di Lionello Mancini na buona notizia. Sono già alcune decine le imprese che hanno inviato all’Antitrust la richiesta di accedere al rating di legalità, quelle stellette (fino a tre) di merito che aumentano a mano a mano che l’impegno delle aziende sul fronte dell’etica, della sicurezza, della responsabilità sociale si fa più stringente e articolato. Il dato è emerso nei giorni scorsi al seminario organizzato dall’Università di Bologna per gli studenti del biennio magistrale in Economia e diritto. Ad approfondire gli aspetti del tema "Rating di legalità per le imprese" sono stati chiamati i rappresentanti dell’Authority che ha curato il regolamento di assegnazione, alti ufficiali della Guardia di finanza e i manager di Italcementi e Siemens, due realtà industriali particolarmente impegnate nel definire e sperimentare nuovi modelli di governance. Per quanto il dato emerso sia ufficioso, è di grande interesse per il suo profilo qualitativo, specie se raffrontato con la scarsità di soggetti affluiti nelle white list, predisposte per otto categorie produttive della filiera dell’edilizia. Se decine di imprenditori e di società con un fatturato minimo di due milioni si dichiarano a posto sotto ogni aspetto, si aprono ai controlli preventivi e "prenotano" il rating, significa che lo strumento lanciato a gennaio da Confindustria intercetta (finalmente) un bisogno reale: quello che da alcuni anni spinge una parte del mondo imprenditoriale a veder distinti i comportamenti virtuosi da quelli che lo sono meno, la trasparenza dall’opacità, il prodotto di qualità da quello piazzato grazie all’aggancio politico (magari con mazzetta incorporata). La platea dei potenziali richiedenti, stimata sulla base del fatturato, è di 120-130mila soggetti, ma la sproporzione non deve trarre in inganno. L’afflusso finora registrato è assai significativo, anche perché chi si è già fatto avanti si è mosso praticamente al buio, visto che a oggi esiste soltanto il regolamento dell’Authority (varato meno di un mese fa nella sua versione definitiva), mentre tardano ad arrivare i decreti ministeriali dell’Economia e dello Sviluppo economico, indispensabili a dare l’esatta misura della premialità annessa al rating, in termini di accesso ai finanziamenti pubblici e al credito privato. Le domande che si vanno accumulando negli uffici del Garante del mercato indicano dunque un nuovo apprezzamento per il dato reputazionale da parte di imprese per le quali, ancora prima di conoscere entità e modalità dei vantaggi promessi, sembra valere il fattore distintivo di questa nuova certificazione basata sui risultati dell’impegno soggettivo. Se poi gettiamo uno sguardo all’andamento delle white list strumento finora specificamente orientato alla prevenzione da infiltrazioni criminali - la differenza di "gradimento" balza subito agli occhi. Al momento, infatti, le imprese inserite nelle white list sono in tutto 27. Venticinque a Milano, per partecipare ai lavori di Expo 2015, e due a L’Aquila, iscritte per la ricostruzione in Abruzzo. Davvero poche, anche se presto dovrebbero aggiungersene altre per la partecipazione ai lavori post-sisma dell’Emilia. U [email protected] © RIPRODUZIONE RISERVATA ORALEGALE Sequestrati 100 milioni alclan dei«casalesi» 10 DICEMBRE 2011 Maxi-sequestro da 100 milioni al clan dei casalesi, tra quote sociali, rapporti bancari, beni mobili e immobili. Si conclude così una complessa indagine della Dda di Napoli, che aveva portato pochi giorni prima all’arresto di 36 persone tra affiliati, politici e imprenditori, svelando gli interessi della cosca nella costruzione di un centro commerciale vicino a Casal di Principe. © RIPRODUZIONE RISERVATA trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all'amministrazione e potranno essere comunicati alle società del Gruppo per le medesime finalità della raccolta e a società esterne per la spedizione del quotidiano e per l'invio di materiale promozionale. SERVIZIO ABBONAMENTI: Con Operatore: Tel. 0266814472 - Fax 0266814296 - Da lunedì al venerdì, orario: 8.30 - 18.00. SERVIZIO ARRETRATI PER I NON ABBONATI: Inoltrare richiesta scritta via posta a: Il Sole 24 ORE S.p.A., Servizio Cortesia, presso Progetto Lavoro, via Lario, 16 - 20159 Milano, (Tel. 02 o 06 3022.2888) allegando la fotocopia della ricevuta di versamento sul c.c.p. 519272 intestato a Il Sole 24 ORE S.p.A. Oppure via fax al n. 02 o 06 3022.2519. Il costo di una copia arretrata è pari al doppio del prezzo di copertina del giorno richiesto. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile STAMPATORI: Il Sole 24 ORE S.p.A., via Busto Arsizio 36, 20151 Milano e Via Tiburtina Valeria, Km 68,700, Carsoli 67061 (AQ) - Società Edit. "Arena" S.p.A. via Torricelli 14, 37060 Caselledi Sommacampagna, (VR)- Etis 2000S.p.A., 8˚ strada,29 zona industriale,95100(CT)-PoligraficoSannioS.r.l.C.daTorrepalazzo,zonaindustriale82030Torrecuso (BN) -Stampa quotidianaS.r.l., via GalileoGalilei 280/A,località Fossatone, 40059 Medicina (BO)- L'Unione Editoriale S.p.A., via Omodeo s/n, 09030 Elmas (CA) - B.E.A. PrintingBVBA,Maanstraat13Unit 17-18(Bedrijvenpark),2800Mechelen (Belgium). DISTRIBUZIONE ITALIA: m-dis Distribuzione Media S.p.A., Via Cazzaniga 1 20132 Milano, Tel. 02-2582.1 Certificato Ads n. 7344 del 14/12/2011 Registrazione Tribunale di Milano n. 322 del 28-11-1965 La tiratura del Sole 24 Ore di oggi 10 dicembre è stata di 329.890 copie Pagina 9 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 12 ECONOMIA E SOCIETÀ. Il freno delle «cattive» istituzioni Complessità, invisibilità e rendite di posizione bloccano la crescita. Giovanni Majnoni Il dilemma di Amleto - essere o non essere - è spesso letto in chiave intimista ed esistenziale. Ma è lo stesso Amleto a ricordarci, nel celebre monologo, come le sofferenze inflitte dalla società brucino più di quelle dello spirito. Come i torti subìti dall' oppressore, le offese dell' arrogante, i ritardi della legge, l' insolenza dei pubblici poteri, il disconoscimento del merito da parte degli incompetenti sovrastino per numero e dimensione le pene che sono inflitte allo spirito e al corpo dall' amore non corrisposto e dalla tarda età. Insomma, un moderno Amleto avrebbe detto in modo più prosaico che l' infelicità dell' uomo è dovuta al cattivo funzionamento delle istituzioni. Oggi le analisi della new comparative economics e le rilevazioni sulla qualità delle istituzioni condotte da organismi multilaterali quali Banca mondiale e Ocse, e da enti quali Transparency International, World economic forum o Eurobarometer hanno documentato come la crescita economica sia ostacolata dal cattivo funzionamento di quelle stesse istituzioni cui Shakespeare attribuiva, quattrocento anni prima per bocca del giovane principe, la responsabilità della sofferenza umana: la cattiva amministrazione della giustizia ("the Law' s delay"), la corruzione e l' abuso dei pubblici poteri ("the Oppressor' s wrong"), l' uso della regolamentazione a fini privati ("the insolence of Office"), la prevaricazione del talento ("the Spurns that patient Merit of the unworthy takes"). La ricerca delle cause del malessere civile e dell' impoverimento economico porta l' osservazione letteraria e l' analisi economica a una diagnosi comune: il cattivo funzionamento delle istituzioni. E la storia mostra che quando le istituzioni si rinnovano, come avvenne alla fine dell' ultima guerra con la trasformazione democratica delle istituzioni totalitarie dei tre grandi Paesi sconfitti, la ripresa di sviluppo e ottimismo sociale è contestuale ed è fonte di veri "miracoli economici". Quando, invece, come nella recente esperienza italiana, una maggioranza generazionale in questo caso quella dei baby boomers - si arrocca a difesa di diritti che ritiene stabilmente acquisiti, l' ammodernamento delle istituzioni langue e crescono di pari passo malessere sociale e impoverimento economico. Con effetti così positivi su crescita e benessere com' è dunque possibile che il rinnovamento istituzionale rappresenti l' eccezione e Pubblica Amministrazione non la norma? Tre elementi giocano contro l' ammodernamento delle istituzioni: la complessità (il quadro istituzionale è multidimensionale), l' invisibilità (le istituzioni sono immateriali), l' ostilità dei percettori di rendite di posizione. Alla complessità rispondono due economisti di punta della new comparative economics, Acemoglu e Robinson, che riducono le istituzioni a "estrattive", quelle che "estraggono" ricchezza collettiva per convogliarla verso usi e interesse privati e sono causa d' impoverimento, e "inclusive", quelle che catalizzano il contributo dei soggetti più innovativi e promuovono lo sviluppo. Estrattiva è l' amministrazione della giustizia quando il ritardo del giudizio ("the Law' s delay") si traduce nella difesa "dal" processo, favorendo ingiustamente chi viola la legge, per esempio, tutelando il debitore insolvente e sottraendo (estraendo) risorse al finanziamento di nuovi progetti. Estrattiva per antonomasia è la corruzione che simultaneamente sottrae risorse agli usi legittimi, depreda il capitale sociale della pubblica amministrazione e azzera gli investimenti esteri. L' indicatore della corruzione ci vede ben lontani dalla media Ocse e all' estremo opposto della virtuosa Danimarca, forse per effetto di una tradizione - prìncipi e princìpi - che risale piuttosto a Cesare Borgia che ad Amleto. Preoccupa, soprattutto, l' ulteriore peggioramento dell' indicatore nel decennio scorso e la contestuale frenata della crescita e degli investimenti diretti esteri. Estrattivo è infine l' uso distorto delle regole quando, per incuria o per disegno, esse non tutelino ma ostacolino la contendibilità dei mercati e la mobilità sociale. Rientrano in questa categoria le regole che governano l' attività delle imprese - oggetto del recente rapporto "Doing Bbsiness" della Banca mondiale -, ma anche quelle che tutelano la qualità dell' istruzione e il merito. C' è poi la scarsa visibilità a frenare l' ammodernamento delle istituzioni. Come si può apprezzare il cambiamento di ciò che non si vede? In passato, il cambio di un' istituzione era sotto gli occhi di tutti solo in circostanze eccezionali come la fine di una guerra o un cambio di regime. Oggi è diverso. La misurazione della qualità delle istituzioni ha compiuto progressi che consentono di documentare con precisione gli effetti di una riforma anche in condizioni di normalità, con il duplice beneficio che il motore del consenso è sempre più Pagina 10 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 12 sensibile alle riforme istituzionali e che le rendite di posizione - il terzo e più serio ostacolo alle riforme istituzionali - risultano più esposte e meno facilmente difendibili. Da ultimo c' è una considerazione d' urgenza, perché i Paesi con assetto istituzionale peggiore di quello dei loro omologhi - e il nostro rimane abbondantemente sotto la media europea e Ocse, nonostante il recente miglioramento degli indicatori "Doing business" - si depauperano rapidamente. Emigrano i giovani in cerca di migliori opportunità d' istruzione e lavoro, gli imprenditori in cerca di minori costi di esercizio, gli investitori di rischi più contenuti. Alla sfida della complessità il governo ha risposto con tempestività avviando, con il Piano nazionale delle riforme 2012, una programmazione del processo di ammodernamento istituzionale del Paese. Più insidiosa è, invece, la sfida della visibilità. Non la visibilità delle norme approvate ("law in the books"), ma quella dei risultati (le ore e gli euro liberati dai minori adempimenti burocratici, il numero di nuovi occupati, imprese, asili) che restano spesso invisibili al cittadino - anche quando ci sono - perché l' articolato delle leggi omette di indicare, con gli obiettivi, le variabili che ne misurano il conseguimento. La "contabilità dei risultati" - in senso letterale la loro visibilità - è oggi una delle priorità del processo di rinascita civile ed economica del Paese. Perché solo i risultati che si contano si vedono e, per converso, solo quelli che si vedono contano. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Pubblica Amministrazione Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 11 di 69 Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 12 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 17 Politica e società 17 Il Sole-24 Ore Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341 L’agenda LE DATE A CURA DI Barbara Nepitelli OGGI PREMIO NOBEL In occasione della consegna del premio Nobel per la pace all’Unione europea, l’Ufficio di informazione in Italia del Parlamento Ue e la rappresentanza in Italia della Commissione europea, organizzano un evento per assistere alla trasmissione della cerimonia in diretta da Oslo. Ritireranno il premio a nome di «tutti i cittadini europei» il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz; il presidente del Consiglio, Herman Van Rompuy, e il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso (nella foto). Spazio Europa di via IV novembre 149 a Roma (ore 12,30). Burocrazia e imprese. I risultati dell’indagine del ministero della Pa su un campione di aziende BAROMETRO Un’ispezionesuduealbuio Il 35% non conosce l’oggetto della verifica e il 54% la sua durata Antonello Cherchi Dal Fisco alle guardie forestali, dall’Asl ai vigili urbani, dall’Inps all’Agenzia per l’ambiente (Arpa): le imprese sono sottoposte ogni anno ai più diversi controlli. Non fa differenza la grandezza dell’azienda: tanto quelle piccole che le più grandi ricevono la visita degli ispettori. Nelle imprese tra 5 e 249 addetti i controllori bussano in media due volte l’anno. In quellecon un numero di lavoratori compreso tra 5 e 10 c’è almeno una verifica (la media è, per l’esattezza, 0,7) controlli ogni dodici mesi). C’è di più: i controlli sono spesso al buio, nel senso che l’impresa non viene informata su quanto dureranno e con quali criteri saranno effettuati, chi li farà e quale sarà l’oggetto dell’ispezione. La percentuale di imprese che si sono trovate in tali condizioni è piuttosto alta:peresempio,il36%èstatotenuto all’oscuro di quale fosse l’obiettivo dell’ispezione, il 44% ha ignorato i criteri seguiti dai controllori, il 54% non ha avuto notizie sul tempo necessario per concludere la verifica. Sono i primi risultati dell’indagine telefonica svolta dal ministero della Pubblica ammini- strazione su un campione di 1.504 imprese con un numero di addetti compreso tra 5 e 249. I risultati del sondaggio (che ha fatto riferimento al 2011) hanno contribuito alla messa a punto dellelinee guidapreviste daldecreto legge semplificazioni (Dl 5/2012), che dovranno rendere piùsnello il sistema delle verifiche.In futuro,infatti, le ispezioni saranno parametrate al rischio dell’attività controllata e dovranno avvenire secondo un programma che eviti le sovrapposizioni anche sulla base delle verifiche già effettuate e del loro esito. In altre parole, un’impresa virtuosa non va ispezionata con la stessa frequenza di una colta in fallo. Vigili del Fuoco, Arpa e Corpo forestale sono i controllori più assidui, con un numero di ispezioniinlocopiùaltodiquello degli altri undici organismi presiinconsiderazione dalsondaggio (si veda il grafico a lato). Anche le Forze dell’ordine (polizia, carabinieri, vigili urbani) el’ispettorato del lavoro hanno, tuttavia, un’attività elevata. Se, invece, si guarda al numero di ore spese in azienda dai controllori, le parti si invertono: al primo posto balzano – incontrastate - le agenzie fiscali, i cui ispettori spendono, in media,quasi17oreperciascunaverifica; la metà ne impiega la Guardia di finanza (8,1) e ancora meno l’ispettorato del lavoro (5,3). I più rapidi sono i vigili del fuoco, il cui controllo richiede, mediamente, 2 ore. Il sondaggio, che subirà ulteriori elaborazioni, ha rappresentato una base di lavoro per il tavolo della semplificazione – a cui siedono, oltre al ministero della Pubblica amministrazione, le regioni (Lombardia, Emilia- Romagna e Marche) e l’Anci – che ha messo a punto le linee guida per lo snellimento dei controlli. Il provvedimento è stato definito e attende il passaggio in conferenza unificata, per poi essere emanato come decreto. Le linee guida sono articolate in principi, buone pratiche e raccomandazioni. Tra i principi individuati ci sono quello della chiarezza della regolazione (cittadini e imprese devono sapere quali sono gli obblighi a cui adempiere), della proporzionalità del rischio come presupposto dei controlli (il modello di riferimento è stato la prevenzione incendi) e della collaborazione delle imprese. © RIPRODUZIONE RISERVATA I controlli di Lina Palmerini Leispezioninelleimpresenel2011:glientichelihannoeffettuati,la tipologiadelleverifiche,leaziende(da5a249eda5a10addetti) 5-249 Solo docum. 0% 5-10 Ispezioni 20% Solo docum. 40% 60% Ispezion 80% 100% Vigili del fuoco Arpa Corpo forestale Polizia/ Carabinieri Guardia di finanza Agenzie fiscali Vigili urbani Asl Inail Inps Ispettorato lavoro Fonte: dipartimento della Funzione pubblica - Ufficio semplificazione GOVERNO Convegno su "Government Ethics: ripartire dai valori e dalle regole nelle istituzioni pubbliche". Università Bocconi, via Gobbi 5, Milano (ore 14,30). POLITICA Quarantaseiesimo Rapporto Censis su "Elite e territori, quel dialogo che manca". Via Balzan 3, Milano (ore 17,30). MARTEDÌ 11 MIGRAZIONI "XVIII Rapporto sulle migrazioni 2012" di Fondazione Ismu. Via Romagnosi 8, Milano (ore 9). e due incognite del prossimo voto sono Mario Monti e Beppe Grillo. Ora che ilpuzzledeitradizionalischieramenti– Pd e Pdl – si è composto, restano queste due variabili non di poco conto a giocare un ruolo decisivo nella prossima campagna elettorale. C’è, infatti,unbacinodivotichenonsembra affatto scongelato: quello di chi dichiara di volersi astenere. Un blocco che molti sondaggisti avvicinano all’area moderata e cattolica e su cui potrebbero pesare le scelte di Monti. Si diceperfinocheSilvioBerlusconi abbia rotto gli indugi la scorsa settimana proprio per anticipare eventuali mosse del premier o –ancora– c’èchi diceche ormai il Cavaliere abbia saputo che Monti si schiererà per un centro alleato con la sinistra e dunque abbia preferito contrastarlo. Sta di fatto che le scelte delProfessore spariglierebbero lecartedellacampagnaelettorale andando a intaccare quella percentuale – elevata – dell’astensione. EcertoMontipotrebberi-trovareunasintoniaconlamaggioranza degli italiani (oggi il suo consenso è al 33%) se fossero le condizioni esterne a spingerlo al grande passo. Per esempio, una nuova emergenza finanziaria e il richiamo dei partner europei sui rischi per l’Italia. Insomma, una quasi riedizione di ciò che è accaduto lo scorso anno. Scenario non auspicabile ma possibile, perché durante la campagna elettorale le spinte anti-europeiste del combinato disposto Berlusconi-Lega – da una parte – e di Grillo dall’altra, potrebbero riaccendere le tensionisuimercatiesuinostrititoli di Stato. Insomma, il populismocontrol’eurosarebbeunvalido motivo per il Professore di L spendersi per il Paese. Soprattutto se i sondaggi a ridossodelvotodovesseroprevedereun’affermazioneimportante di Grillo, elemento che potrebbe aumentare le pressioni suMontiaffinchésicandidi–direttamente o indirettamente – appoggiando una lista che dichiaridivoler mantenerelabarra dritta sulle scelte di Bruxelles. Come se non bastasse, oltre a Grillo ci sarà anche il vecchio tandem di centro-destra, fatto dal Cavaliere e dalla Lega, che cavalcherà uno spirito populista anti-Merkel e anti-euro. Dunque, una ragione in più per Monti per scendere in campo. In realtà, la vera sorpresa non sarà tanto la quotazione dell’alleanza berlusconian-maroniana ma quella del movimentodi Grilloche, dopole amministrativedella scorsaprimavera e le ultime regionali, comincia a essere temuto dai partiti e non solo. Chi si aspettava che quello di Grillo potesse diventare il primo partito in Sicilia? Né tra le forze politiche né tra gli analisti questa era la previsione prevalente. Tutt’altro. Invece il comico genovese ha dimostratodi saperfarecampagna elettorale, terreno su cui finora il "maestro" è stato Berlusconi. In Sicilia, ex feudo berlusconiano,èarrivato primomentre il Pdl ha perso il 70% del suo elettorato, il Pd il 49% e Sel non è nemmeno riuscita a entrare nell’assemblearegionalesiciliana. Secondo l’Istituto Cattaneo Grillo ha rubato voti soprattuttoal Pd e alla sinistra di Sel e Federazione di sinistra, ma al Nord la composizione sociale edelettoraleèbendiversa.E potrebbeaccadere,come ègiàsuccesso in varie città del Nord – a cominciare da Parma – che sia l’elettorato di centro-destra e leghista a optare per il Movimento 5 Stelle. È Grillo il nuovo avversariodelCavaliereed èassai più temibile di Bersani. Così come potrebbe esserlo – eventualmente – Mario Monti. © RIPRODUZIONE RISERVATA Parlamento. Legislatura agli sgoccioli ESTERI Nell’ambito del ciclo di incontri su "L’Italia e la politica internazionale. Nuove responsabilità a rischio di marginalizzazione", incontro con Luca Cordero di Montezemolo. Palazzo Clerici, via Clerici 5, Milano (ore 12). Camere pronte allo sprint finale I decreti legge in lista d’attesa MERCOLEDÌ 12 7 Novità rispetto alla settimana precedente TURISMO Incontro su "Il nuovo Enit. I trend turistici 2013" promosso da Enit Italia. Via Marghera 2, Roma (ore 11,30). Provvedimento Funzionamento enti locali e misure per il sisma di maggio Crescita e innovazione Tfr personale pubblico Società Stretto di Messina e misure sul trasporto locale GIOVEDÌ 13 CULTURA Seminario dell’Istituto Bruno Leoni su "La cultura ai privati. Il partenariato pubblico privato per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale". Piazza Castello 23, Milano (ore 8,45). N. N. atto 174 C 5220 179 S 3533 185 S 3549 187 S 3556 Riordino delle Province 188 S 3558 Accesso ai finanziamenti per il pagamento di tributi e contributi sospesi per il terremoto del 2012 Misure per l’Ilva di Taranto 194 S 3575 206 C 5617 Misure salva-infrazioni Ue Scad. Stato dell’iter 9-dic 7 Approvato definitivamente 18-dic 7 Senato: approvato 29-dic Senato: Affari costituzionali 1-gen 7 Senato: Lavori pubblici. (Ora Dl 179) 5-gen Senato: Affari costituzionali 16-gen 7 Senato: Affari costituzionali e Bilancio. (Ora Dl 174) 1-feb 7 Camera: Ambiente e Attività produttive Approvato (Cdm 6 dicembre) C = atto Camera; S = atto Senato SERVIZI PUBBLICI Assemblea Federutility – Federambiente sui "Servizi pubblici ed economie territoriali: un contributo per l’agenda del Governo". Auditorium via Veneto, via Veneto 89, Roma (ore 10). Avanti tutta con la legge di stabilità al Senato, sprint alla Cameraper evitare la decadenza del decreto-sviluppo, taglio delle Province al test decisivo sempre a palazzo Madama. E poi probabilmente quasi più niente: l’orologio delle leggi sta per fermarsi. Con la legislatura ormai giunta agli sgoccioli, le Camere fanno il conto alla rovescia dei giorni di lavoro realiche ancora restano prima del "romepete le righe". E dunque delle riforme grandi e piccole che possono coltivare qualche speranza di tagliare il traguardo finale. Ma il bilancio è amarissimo, sia che lo scioglimento arrivi a Natale (voto a febbraio) o ai primi di gennaio (voto ad aprile). Per questo, la settimana parlamentare che inizia oggisarà decisiva, anche per valutare l’atteggiamento del Pdl in occasione delle votazioni in aula e nei lavori delle commissioni, che a questo punto diventano strategici come carti- SICUREZZA STRADE Fondazione Ania presenta la nuova campagna 2012-2013 sulla sicurezza stradale realizzata da Oliviero Toscani. Via della Frezza 70, Roma (ore 11). VENERDÌ 14 PROFESSIONI IV forum dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili su "LiberaItalia: alcune proposte dell’Ungdcec per un Paese più competitivo". Teatro Salone Margherita, via dei due Macelli 75, Roma (ore 10). Pubblica Amministrazione Monti e Grillo: le due incognite che «sparigliano» Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile na di tornasole delle briciole di speranza per molti provvedimenti di diventare legge. Sulla legge di stabilitàin questigiornila commissioneBilancio del Senato voterà gli emendamenti. Il programma attuale prevede l’approdo in aula da martedì18,poitoccheràallaCamera, che a quel punto dovrebbe occuparsene solo per una settimana: l’obiettivo è di chiuderelapartita entroil 24 dicembre, a meno che non si aprano finestrefinoal29.Ildecreto-sviluppodovràessereinvecevarato in via definitiva dalla Camera (ancora in soli sette giorni) entro la scadenza del 18 dicembre.Tuttoquesto mentrelalegge elettorale è finita nel dimenticatoio e il decreto sul taglio delleProvince(scadeil5gennaio) dovrebbe arrivare domani in aula al Senato per poi essere trasmesso alla Camera, che a quel punto potrebbe forse solo decretarne il fallimento. R. Tu. © RIPRODUZIONE RISERVATA Pagina 13 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 17 Burocrazia e imprese. I risultati dell' indagine del ministero della Pa su un campione di aziende. Un' ispezione su due al buio Il 35% non conosce l' oggetto della verifica e il 54% la sua durata. Antonello Cherchi Dal Fisco alle guardie forestali, dall' Asl ai vigili urbani, dall' Inps all' Agenzia per l' ambiente (Arpa): le imprese sono sottoposte ogni anno ai più diversi controlli. Non fa differenza la grandezza dell' azienda: tanto quelle piccole che le più grandi ricevono la visita degli ispettori. Nelle imprese tra 5 e 249 addetti i controllori bussano in media due volte l' anno. In quelle con un numero di lavoratori compreso tra 5 e 10 c' è almeno una verifica (la media è, per l' esattezza, 0,7) controlli ogni dodici mesi). C' è di più: i controlli sono spesso al buio, nel senso che l' impresa non viene informata su quanto dureranno e con quali criteri saranno effettuati, chi li farà e quale sarà l' oggetto dell' ispezione. La percentuale di imprese che si sono trovate in tali condizioni è piuttosto alta: per esempio, il 36% è stato tenuto all' oscuro di quale fosse l' obiettivo dell' ispezione, il 44% ha ignorato i criteri seguiti dai controllori, il 54% non ha avuto notizie sul tempo necessario per concludere la verifica. Sono i primi risultati dell' indagine telefonica svolta dal ministero della Pubblica amministrazione su un campione di 1.504 imprese con un numero di addetti compreso tra 5 e 249. I risultati del sondaggio (che ha fatto riferimento al 2011) hanno contribuito alla messa a punto delle linee guida previste dal decreto legge semplificazioni (Dl 5/2012), che dovranno rendere più snello il sistema delle verifiche. In futuro, infatti, le ispezioni saranno parametrate al rischio dell' attività controllata e dovranno avvenire secondo un programma che eviti le sovrapposizioni anche sulla base delle verifiche già effettuate e del loro esito. In altre parole, un' impresa virtuosa non va ispezionata con la stessa frequenza di una colta in fallo. Vigili del Fuoco, Arpa e Corpo forestale sono i controllori più assidui, con un numero di ispezioni in loco più alto di quello degli altri undici organismi presi in considerazione dal sondaggio (si veda il grafico a lato). Anche le Forze dell' ordine (polizia, carabinieri, vigili urbani) e l' ispettorato del lavoro hanno, tuttavia, un' attività elevata. Se, invece, si guarda al numero di ore spese in azienda dai controllori, le parti si invertono: al primo posto balzano - incontrastate - le agenzie fiscali, i cui ispettori spendono, in media, quasi 17 ore per ciascuna verifica; la metà ne impiega la Guardia di finanza (8,1) e ancora meno l' Pubblica Amministrazione ispettorato del lavoro (5,3). I più rapidi sono i vigili del fuoco, il cui controllo richiede, mediamente, 2 ore. Il sondaggio, che subirà ulteriori elaborazioni, ha rappresentato una base di lavoro per il tavolo della semplificazione - a cui siedono, oltre al ministero della Pubblica amministrazione, le regioni (Lombardia, Emilia- Romagna e Marche) e l' Anci - che ha messo a punto le linee guida per lo snellimento dei controlli. Il provvedimento è stato definito e attende il passaggio in conferenza unificata, per poi essere emanato come decreto. Le linee guida sono articolate in principi, buone pratiche e raccomandazioni. Tra i principi individuati ci sono quello della chiarezza della regolazione (cittadini e imprese devono sapere quali sono gli obblighi a cui adempiere), della proporzionalità del rischio come presupposto dei controlli (il modello di riferimento è stato la prevenzione incendi) e della collaborazione delle imprese. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 14 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 37 Il Sole-24 Ore Lunedì 10 Dicembre 2012 9 L’APPELLO L’IMPUGNAZIONE Ilsecondoround Glieffetti Due iter per ribaltare il verdetto L’istanza non ferma i pagamenti dovuti Percorso breve entro 60 giorni o lungo entro sei mesi dalla pronuncia di primo grado PAGINA A CURA DI Laura Ambrosi Chi vuole proporre appello contro una sentenza della commissione tributaria provinciale può scegliere tra due strade: il percorso breve, da compiere in 60 giorni e quello lungo per il quale il termine è di sei mesi. Il termine breve di 60 giorni decorre dalla data di notifica della sentenza. La parte che intende procedervi, deve chiedere copia della sentenza della Ctp, presso la segreteria della commissione che l’ha emessa, per poi notificarla mediante ufficiale giudiziario, con consegnadiretta o raccomandata con ricevuta di ritorno. Non è un adempimento obbligatorio e non esiste un termine entro cui poter procedere, lasciando totale discrezionalità alle parti. Il termine lungo, pari appunto a sei mesi, decorre dalla data didepositodellasentenza.Questoterminepuòessere interrotto solo con la notifica, ma rappresenta comunque il termine massimo; non si può sommare il termine breve a quello lungo. L’appello prende le mosse dalla sentenza depositata dalla commissioneprovincialesulricorso proposto dal contribuente: la commissione rende nota la decisione mediante invio del dispositivo,ossiauna brevesintesi del contenuto della sentenza. L’impugnazione rappresenta un procedimento contro la sentenza, ritenuta viziata o in un qualche modo errata. Il giudizio di secondo grado, infatti, non deve essere inteso come la richiesta di un’ulteriore «parere» sull’atto emesso dall’agenzia delle Entrate, ma sulla sentenza emessa dai giudici della commissione provinciale. Questo comporta che nell’atto, devono essere in primo luogo rilevati i vizi riscontrabili nella pronuncia, errori di valutazione commessi dal collegio, contraddizioni espresse nella motivazione eccetera. Solo dopo questa prima analisi si potranno ribadire tutte le doglianze sollevate nel ricorso in primo grado, proprio perché erroneamente valutate dalla commissione provinciale. I contenuti L’appellodeve contenerequanto previsto dall’articolo 53 del Dlgs 546/1992, ossia l’indicazione della Commissione tributaria cui è diretto, l’indicazione dell’appellante e delle altre parti nei cui confronti è proposto; gli estremi della sentenza impugnata, l’esposizione sommaria dei fatti, l’oggetto della domanda e i motivi specifici dell’impugnazione. L’assenza o assoluta incertezza di uno di questi elementi comporta l’inammissibilità dell’appello. Una volta redatto il ricorso di appello va notificato alla controparte ed entro trenta giorni depositato sia presso la segreteria della commissione provinciale che ha emesso la sentenza e sia presso la commissione regionale presso la quale è indirizzato. Ildeposito pressola commissione provinciale è indispensa- bile, pena l’inammissibilità dell’appello. L’unica eccezione, che esenta l’appellante da questo adempimento,è il caso della notifica dell’atto di appello tramite ufficiale giudiziario. Infatti, in questa ipotesi, sarà sufficiente procedere nei confronti della controparte e in commissione regionale. La parte che ha ricevuto l’appello entro 60 giorni dovrà costituirsiingiudizio ed eventualmente proporre appello incidentale, ossia contestare la parte della sentenza che l’ha reso soccombente. In questo caso, la procedura è molto semplificata: è sufficiente depositare l’appello incidentale in tante copie quante sono le controparti, solo presso la segreteria della commissione regionale adita. Recentemente la Cassazione (sentenza 4679/2012), ha precisato che l’appellante incidentale deve riscontrare il deposito dell’appello principale presso la segreteria della provinciale, in quanto in caso di assenza, deve provvedervi direttamente. L’eventuale inammissibilità dell’appello principale, travolgerebbe anche quello incidentale, se l’appellato non vi ha provveduto. L’appello sconta il contributo unificato sulle imposte della sentenza di primo grado oggetto di impugnativa. Per l’appello incidentale, il principio è analogo: il contributo si calcola sul valore dell’atto incidentale anche se già rientrante nello scaglione dell’appello principale proposto. © RIPRODUZIONE RISERVATA Come difendersi Alcuni casi concreti legati all’appello IL CASO LA SOLUZIONE IlComuneimpugnaunasentenza dellacommissioneprovinciale favorevolealcontribuente.Nel fascicolomancalaricevutadel depositodell’appellopressola commissioneprovinciale.Nonèstato propostoappelloincidentaledaparte delcontribuente Nellacostituzioneingiudiziova rilevatoilmancatodeposito dell’appelloallaCtp. Potrebbeessere utilepredisporreunamemoriaprima dell’udienzaosollevarelaquestione inudienza.Lacommissionerileverà l’inammissibilitàdell’appello d’ufficio L’11maggio2012lacommissione provincialehadepositatounasentenza favorevolealcontribuente.Il3giugno 2012ilcontribuentehanotificato, medianteconsegnaall’ufficio,la sentenza.Il19settembre2012èstato ricevutoviaraccomandatal’appello dell’agenziadelleEntrate Entro60giornidallanotificadella sentenza,chil’haricevutapuò proporreappello.Contaladatadi invioenonquelladiricezione.Nel casoesaminatol’appellodell’ufficio risultatempestivosesitieneconto degliulteriori45giornidisospensione ferialechescattanol’estate IL PAGAMENTO SOSPESO Ilcontribuenteconilricorsoha richiestoancheistanzasospensiva giudiziale.Lacommissioneprovinciale harigettatolarichiestaeilcontribuente haversatolesommedovute.La sentenzadellaCtpèfavorevoleal contribuenteeannullalapretesa Essendostatoannullatodeltutto l’atto,nonrisultanodovutesomme.Il contribuentepuòottenereilrimborso diquantoversato.L’articolo68del Dlgs546/92prevedeilrimborsoentro 90giornidallanotifica,mamoltiuffici procedonoancheinassenzadinotifica COSTITUZIONE IN GIUDIZIO Il13luglio2012laCtphadepositato unasentenzafavorevoleal contribuente.Il28novembre2012 l’ufficiohanotificatoappello, rilevandocarentemotivazionedella sentenzaederroneavalutazionedelle proveprodottedalcontribuente Quandol’appellatononhaalcuna ragionepermodificarelasentenzadi primogrado,saràsufficiente costituirsiingiudizio.Conunattocon ilqualesicontestanotuttiivizirilevati dall’appellanteesiconfermila correttezzadellasentenzadepositata LA SCELTA DELL’APPELLO LaCtpharigettatointegralmentele doglianzedelcontribuentee confermatol’accertamento.L’agente dellariscossionechiedeilpagamento deidueterzidovuti,comprensividi sanzione.Ilcontribuentevuole ricorrereinappello L'appelloècontrolasentenzaenon control’attooriginariamente impugnato.Dovrannoessererilevati eventualivizioerroridellasentenza. Vanotificatoallacontropartee depositatosiaallacommissione provincialecheaquellaregionale L’OMESSO DEPOSITO LA SCADENZA PER IMPUGNARE Pubblica Amministrazione Ancheinpendenzadelgiudiziodiappello,le sentenzedevonoessere eseguite.In casodi sconfitta (o meglio di soccombenza)inprimogrado,ilcontribuente dovrà corrispondere i due terzi del totale preteso con l’attoimpugnato(ol’ammontare risultante dalla sentenza) e, dopo il giudizio della commissione regionale, il residuo. Nel rito tributario non si può ottenere la sospensiva della sentenza.Inaltreparole, ilcontribuente soccombente in primo grado pare non avere alcuno strumento per evitare il pagamentoinattesadellepronunce successive. Ma questa convinzione si è andata incrinando di recente. La problematica, infatti, è stata sottoposta alla Corte costituzionale. I dubbi nascevano dall’interpretazione dell’articolo 49 del Dlgs 546/92, che rinviandoalcodice diprocedura civile le regole per le impugnazioni, esclude espressamente gli articoli che ne prevedono la possibilità di sospensione. In questo modo finora quindi la tutela cautelare è rimasta circoscritta al giudizio di primo grado. Ma la Corte costituzionale con la sentenza 217/2010, hachiarito che occorre operare un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma. Ha concluso che non può essere esclusa del tutto la possibilità di sospendere la sentenza di appello, impugnata per cassazione. Questa pronuncia è apparsa subito molto importante, in quanto haaperto un varco per la possibilità di sospendere le sentenze anche nel diritto tributario. Per la prima volta dopo i principi enunciati dalla Consulta, la Corte di Cassazione con la decisione2845/2012 ha precisato che anche contro le decisioni della Commissione regionale si applica l’articolo 373 del Codice di procedura civile. Questa norma prevede che il giudice che ha pronunciato la sentenzapuò, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare danno grave e irreparabile, disporre che l’esecuzione sia sospesa. Questepronunceeranorelative a sentenze delle commissioni regionali. Tuttavia, generalizzando a tutto il processo tributario,potrebbeessere possibile introdurre il principio della sospensione anche per le sentenze di primo grado. Trattandosi di un nuovo orientamento è ancora di difficile attuazione e sono prevalenti le commissioni di merito che non ritengono di uniformarsi. Nella pratica, benché non esista un procedimento univoco, dovrebbe essere proposta istanza cautelare alla commissione che ha emesso la sentenza, e dimostrare l’esistenza del periculum in mora, ossia i danni che potrebbe subire il contribuente «anticipando» le somme . © RIPRODUZIONE RISERVATA IL PUBBLICO LE SPESE DI LITE Il rimborso Unaquestionemoltosentita daicontribuenti,senonaltro perunasoddisfazione personale,riguardailrimborso dellespesedilitenelcasodi vittoria. Èprassidiffusacheigiudici tributariquandoè l’amministrazioneadessere soccombente,disponganoper lacompensazionedellespese, radicandolamotivazionenella complessitàonovitàdella questionetrattata. Inmisuramenofrequente, invece,liquidanolespesea favoredelcontribuente,il quale,spesso,pervedere concretamentepagatoil propriocredito,deve procedereomediante apposizionedellaformula esecutivasullasentenza passataingiudicatoovverocon ilgiudizio diottemperanza. Infatti,parechefinoaquandoil contribuentenonsiattiviper «sollecitare»ilpropriodiritto, l’ufficiononvidiaesecuzione. Superatociò,lacircolare 25/E/2012hachiaritoanchela questionerelativaalsoggetto chehaildirittodiriscuoteretali somme.Risultaapplicabile l’articolo93delCodicedi proceduracivile,inforza del qualeildifensorepotrà richiederedirettamente all’amministrazionefinanziaria ilpagamentodellespesedilite liquidate,soloseprevistodalla procuraequindidalla sentenza.Pertanto seil difensorerisulta vincitore anchesottoilprofilodelle spese,potràrichiederle a proprionome,in caso contrario,dovràprocedereil contribuenteinteressato. Sel’avvocatorisulta «distrattario»cioèhaildiritto diincassarelespese, procederàconfatturaintestata alproprioclienteevidenziando cheilpagamentoèavvenuto direttamentedallaparte soccombente.Otterrà gli Ma la Consulta ha aperto uno spiraglio per la sospensiva onorariliquidati oltrel’Iva, nel casoilcontribuentesia soggettoprivato; otterràsolo glionorariliquidati,nelcaso in cuiilcontribuentesiaimpresa oprofessionista, potendo, quest’ultimodetrarrel’Iva dellafatturadeldifensore. Lite temeraria Incasiancora piùrari, è capitatochelacommissionedi meritoriconoscesse«lalite temeraria»instaurata dall’ufficioel’idoneo risarcimentoinfavore del contribuente.L’articolo96, comma1, delCodicedi proceduracivileprevedeche se lapartesoccombentehaagitoo resistitoingiudiziocon malafedeocolpa grave,il giudice,suistanza dell’altra parte,lacondanna,oltreche allespese,alrisarcimentodei danni,che liquida,anche d’ufficio,nellasentenza. Ilcomma3dispone,invece,che «inogni caso»,quando pronunciasullespese, il giudice,anched’ufficio,può condannarela parte soccombentealpagamentodi unasommaequitativamente determinata.Ècosì introdotta nell’ordinamentounaformadi sanzionepercensurareil comportamentoadottatoda unadelleparti delgiudizio. Inlineadimassima è opportunovalutare attentamentel’atteggiamento dell’ufficiodurante tuttoil procedimento,quindianche nellafaseprecedente il contenziosoe,nelcaso, procedereconlarichiestaal collegio.Tuttavia,dallalettura dellanorma,paresiapossibile cheilgiudicericonoscaciò anchesenzaunaspecifica richiesta. La giurisprudenza di merito Alriguardomeritadiessere citataunarecentepronunciadi merito.Secondolasentenza 64/06/12dellaCtpdiBrescia, infatti,lanaturasanzionatoria delladisposizione,non puòche presupporrelavolontàdi punireunatteggiamento caratterizzatodadoloocolpa grave.Aconfermaharilevato chel’inciso«inognicaso»va lettonelsensodiconferireal giudiceilpoterediprocedere anched’ufficio. Rimborsi in tre mesi se a perdere è la Pa L’amministrazione che perde deve subito rimborsare il contribuente. L’articolo 68 del Dlgs 546/1992 prevede che il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla commissione tributaria provinciale, deve essere rimborsato d’ufficio entro novanta giorni dalla notifica della sentenza. L’agenzia delle Entrate, con la circolare 49/E del 2010, è intervenuta dettando i principi per i rimborsi dovuti per effetto di sentenze nei giudizi tributari, distinguendo i rimborsi in relazione al tipo di controversia. Nella circolare è evidenziato che le controversie relative ad atti impositivi, di liquidazione, di irrogazione sanzioni e di riscossione, rientrano nelle disposizioni dell’articolo 68, per le quali – a parere dell’Agenzia – il rimborso deve avere esecuzione senza necessità di notifica o di specifica richiesta o sollecito da parte del contribuente. Inoltre la restituzione deve essere effettuata subito dopo la comunicazione del dispositivo della sentenza, senza necessità che sia definitiva. Nello stesse istruzioni, l’Agenzia rileva che le controversie relative a dinieghi espressi o taciti alla restituzione di tributi, rientrano invece nelle disposizioni contenute nell’articolo 69 del Dlgs 546/92, che prevede l’esecuzione del rimborso solo quando la sentenza è passata in giudicato. Dispone così, che gli uffici procedano con il rimborso non appena la pronuncia diventa definitiva. In particolare, l’articolo 69 prevede che quando la commissione condanna l’ufficio al pagamento di © RIPRODUZIONE RISERVATA Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile somme, comprese le spese di giudizio e la sentenza è passata in giudicato, la segreteria della commissione ne rilascia copia spedita in forma esecutiva. La spedizione in forma esecutiva consiste nell’apposizione da parte del pubblico ufficiale, sull’originale o sulla copia del provvedimento, della seguente formula: «Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere in esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti». Con il titolo esecutivo, il contribuente creditore può promuovere, nei confronti dell’ufficio, azioni quali il pignoramento dei beni, la vendita forzata o l’assegnazione. Un altro rimedio per l’inerzia dell’ufficio è il giudizio di ottemperanza. Si tratta di una richiesta rivolta alla commissione che ha emesso la sentenza, affinché l’ufficio adempia a quanto disposto nella pronuncia ormai passata in giudicato. Il ricorso è proponibile solo dopo trenta giorni dalla messa in mora a mezzo di ufficiale giudiziario. Sarà quindi necessario, prima di procedervi, notificare una formale diffida all’Agenzia specificando gli estremi della sentenza e gli obblighi non rispettati sino a quel momento. Decorso infruttuosamente anche questo tentativo, il contribuente potrà procedere con il giudizio di ottemperanza previsto dall’articolo 70 del Dlgs 546/92. © RIPRODUZIONE RISERVATA Pagina 15 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 37 IL PUBBLICO. Rimborsi in tre mesi se a perdere è la Pa L' amministrazione che perde deve subito rimborsare il contribuente. L' articolo 68 del Dlgs 546/1992 prevede che il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla commissione tributaria provinciale, deve essere rimborsato d' ufficio entro novanta giorni dalla notifica della sentenza. L' agenzia delle Entrate, con la circolare 49/E del 2010, è intervenuta dettando i principi per i rimborsi dovuti per effetto di sentenze nei giudizi tributari, distinguendo i rimborsi in relazione al tipo di controversia. Nella circolare è evidenziato che le controversie relative ad atti impositivi, di liquidazione, di irrogazione sanzioni e di riscossione, rientrano nelle disposizioni dell' articolo 68, per le quali - a parere dell' Agenzia - il rimborso deve avere esecuzione senza necessità di notifica o di specifica richiesta o sollecito da parte del contribuente. Inoltre la restituzione deve essere effettuata subito dopo la comunicazione del dispositivo della sentenza, senza necessità che sia definitiva. Nello stesse istruzioni, l' Agenzia rileva che le controversie relative a dinieghi espressi o taciti alla restituzione di tributi, rientrano invece nelle disposizioni contenute nell' articolo 69 del Dlgs 546/92, che prevede l' esecuzione del rimborso solo quando la sentenza è passata in giudicato. Dispone così, che gli uffici procedano con il rimborso non appena la pronuncia diventa definitiva. In particolare, l' articolo 69 prevede che quando la commissione condanna l' ufficio al pagamento di somme, comprese le spese di giudizio e la sentenza è passata in giudicato, la segreteria della commissione ne rilascia copia spedita in forma esecutiva. La spedizione in forma esecutiva consiste nell' apposizione da parte del pubblico ufficiale, sull' originale o sulla copia del provvedimento, della seguente formula: «Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere in esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti». Con il titolo esecutivo, il contribuente creditore può promuovere, nei confronti dell' ufficio, azioni quali il pignoramento dei beni, la vendita forzata o l' assegnazione. Un altro rimedio per l' inerzia dell' ufficio è il giudizio di ottemperanza. Si tratta di una richiesta rivolta alla commissione che ha emesso la sentenza, affinché l' ufficio adempia a quanto disposto nella pronuncia ormai passata in giudicato. Il ricorso è proponibile solo dopo trenta Pubblica Amministrazione giorni dalla messa in mora a mezzo di ufficiale giudiziario. Sarà quindi necessario, prima di procedervi, notificare una formale diffida all' Agenzia specificando gli estremi della sentenza e gli obblighi non rispettati sino a quel momento. Decorso infruttuosamente anche questo tentativo, il contribuente potrà procedere con il giudizio di ottemperanza previsto dall' articolo 70 del Dlgs 546/92. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 16 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 39 IN LIBRERIA LE REGOLE DELL' E-COMMERCE Faro sulle transazioni via Internet tra aspetti di natura legale e fiscale Il volume scritto da Raffaele d' Angelo, Davide Quattrocchi, Fabio Ranieri e Giuseppe M.M. Granato (ufficiali superiori della Guardia di finanza) illustra il quadro delle regole relative al commercio elettronico e si sofferma anche sull' attività di controllo della Pa, chiamata a contrastare i rischi di criminalità informatica. Affrontando il tema dell' acquisizione delle tracce informatiche e della loro rilevanza ai fini probatori, anche in ambito tributario, il testo illustra il contrasto dei fenomeni evasivi in rete, i nuovi scenari in sede di controllo e i possibili adeguamenti dei tradizionali moduli ispettivi per rispondere alle nuove sfide proposte dalle transazioni online. Le transazioni online: definizioni, aspetti legali e fiscali, gli strumenti di controllo della pubblica amministrazione Ed. Battivelli, 2012, pag. 235 Prezzo: 20 euro. Pubblica Amministrazione Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 17 di 69 . Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 10-11 LA STAMPA LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012 29 novembre 2012 Primo Piano .11 . Il voto all’Onu Lo strappo A un mese dal viaggio di Monti e Terzi in Israele (foto), l’Italia vota «sì» alla risoluzione dell’Onu che attribuisce alla Palestina lo status di Stato osservatore Sabato, a sorpresa, dopo un incontro al Quirinale con Napolitano, Monti annuncia le sue dimissioni in polemica con il Pdl che lo aveva di fatto sfiduciato 8 dicembre 2012 “Province, senza tagli si rischia il caos” L’allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare Il ministro il caso ROBERTO GIOVANNINI ROMA S «Devono essere vere, tutti i parlamentari uscenti e i dirigenti le devono fare, senza tutelare le correnti con le quote o altre furbate. Se il 20% delle liste verranno decise centralmente, devono essere posti per la società civile o per eventuali esponenti del governo da candidare...». Vendola «Quellidell’Udc strateghidellatattica» 1 «L’agenda-Bersani non è sovrapponibile all’agenda Monti: su questa, si fa punto e a capo». Lo precisa su Twitter Nichi Vendola che posta sul social network una serie di considerazioni alla luce della crisi dei governo. «Udc? «Allora possiamo anche tornare a rinchiuderci nel Palazzo per fare i giochini che piacciono tanto agli strateghi della tattica» scrive ancora Vendola. Per il leader di Sel occorre «dare risposta chiara al popolo del centrosinistra: le primarie non sono state una messa in scena ma un processo costituente di un nuovo centrosinistra». Anche perchè, scrive sempre in un tweet, «Rischiamo di non governare se non ci sono segnali di riparazione nei confronti di settori che sono stati particolarmente penalizzati da Monti». Netto il giudizio anche del segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: «Dopo un anno di disastri, il governo Monti se ne va e gli italiani possono votare il proprio governo. Si tratta di decidere se proseguire le politiche di austerità condivise e realizzate con Monti da centro destra e centro sinistra, oppure se cambiare registro. Noi proponiamo un New deal che abbandoni le politiche di austerità». Normativa Comuni e salta il decreto sul riordino delle Province sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l’annuncio del Pdl di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l’allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia. In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpa- Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui pericoli legati al mancato taglio delle Province la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto comporterebbe «una serie di problemi operativi sul piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo normativo con la legge di spending e il decreto Salva-Italia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri preannunciando la mossa del suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall’«impatto sulla funzionalità di prefetture e questure» ai problemi «derivanti dall’accorpamento tra province con politiche diverse ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL «Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto si risparmierà» te. E verrebbe meno l’individuazione delle funzioni «di area vasta» come funzioni fondamentali delle province. Di conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro la fine di quest’anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà, secondo il documento della Funzione Pubblica, la «devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (quello regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l’esercizio delle funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili. Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il ministro del- Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 18 di 69 Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 10-11 "Province, senza tagli si rischia il caos" L' allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare. Il ministro Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui pericoli legati al mancato taglio delle Province Se salta il decreto sul riordino delle Province sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l' annuncio del Pdl di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l' allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia. In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpate. E verrebbe meno l' individuazione delle funzioni «di area vasta» come funzioni fondamentali delle province. Di conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro la fine di quest' anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà, secondo il documento della Funzione Pubblica, la «devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (quello regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l' esercizio delle funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per l' esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili. Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto comporterebbe «una serie di problemi operativi sul piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo normativo con la legge di spending e il decreto SalvaItalia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Normativa Comuni Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri preannunciando la mossa del suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall'«impatto sulla funzionalità di prefetture e questure» ai problemi «derivanti dall' accorpamento tra province con politiche diverse ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL «Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto si risparmierà» Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 19 di 69 . Lun 10/12/2012 18 Italia Oggi Sette Lunedì 10 Dicembre 2012 Pagina 18 IMMOBILI & CONDOMINIO Dalla tenuta dei registri al conto corrente: i nuovi obblighi introdotti dalla riforma Condomini, gestione in chiaro L’amministratore deve garantire trasparenza finanziaria DI Pagina a cura GIANFRANCO DI RAGO L’ amministratore condominiale fa il pieno di competenze. Sono, infatti, numerosi gli obblighi, nuovi, rimodulati o semplicemente codificati, addossati a questa figura dalla legge di riforma della disciplina condominiale. Eccoli in sintesi. Obblighi di comunicazione ai condomini e di affissione delle generalità in un luogo di pubblico accesso. In caso di nomina e per ogni successivo mandato, c’è l’obbligo per l’amministratore di comunicare ai condomini i propri dati anagrafici e professionali, il proprio codice fiscale e, qualora si tratti di società, la denominazione e la sede legale della stessa, l’indirizzo dei locali in cui si trovano i registri di cui ai numeri 6) e 7) dell’art. 1130 c.c. (registro dell’anagrafe condominiale, registro dei verbali dell’assemblea, registro di nomina e revoca dell’amministratore, registro di contabilità), nonché dei giorni e delle ore nelle quali ciascun condomino interessato può accedere a detti locali ed estrarre copia (firmata dall’amministratore) dei predetti documenti (previa richiesta a quest’ultimo e con rimborso della spesa). È poi evidente come sia di pubblico interesse poter risalire con immediatezza al nominativo e al recapito del soggetto chiamato per legge a rappresentare il condominio nei rapporti con i terzi. Ebbene, d’ora in avanti anche l’amministratore avrà l’obbligo Gli altri compiti dell’amministratore Eseguire le deliberazioni dell’assemblea, convocarla annualmente per l’approvazione del rendiconto condominiale e curare l’osservanza del regolamento di condominio Disciplinare l’uso delle cose comuni e la fruizione dei servizi nell’interesse comune Erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni, compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni Eseguire gli adempimenti fiscali Curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale, del registro dei verbali delle assemblee, del registro di nomina e revoca dell’amministratore e del registro di contabilità Conservare tutta la documentazione inerente alla propria gestione riferibile sia al rapporto con i condomini sia allo stato tecnico-amministrativo dell’edificio e del condominio Fornire al condomino che ne faccia richiesta attestazione relativa allo stato dei pagamenti degli oneri condominiali e delle eventuali liti in corso di esporre in uno spazio accessibile ai terzi una targhetta con le proprie generalità. Obbligo di stipulare apposita polizza assicurativa per la responsabilità professionale e di comunicarne gli estremi ai condomini. L’amministratore, al momento dell’accettazione della nomina, se previsto dall’assemblea, deve anche presentare ai condomini una polizza individuale di responsabilità civile per gli atti compiuti nell’esercizio del mandato. L’amministratore è tenuto ad adeguare i massimali della polizza se nel periodo del suo incarico l’assemblea abbia deliberato lavori straordinari. Tale adeguamento non deve essere però inferiore all’importo di spesa deliberato e deve essere effettuato contestualmente all’inizio dei lavori. Obbligo di aprire un conto corrente condominiale e di far transitare esclusivamente su quest’ultimo le entrate e le uscite condominiali. Anche questa disposizione risponde a un’esigenza di elementare trasparenza nell’amministrazione delle somme di denaro di proprietà altrui. A detto conto corrente, che potrà essere sia bancario sia postale, avranno ovviamente diritto di accesso tutti i condomini. L’accesso dovrà comunque essere intermediato dall’amministratore. Obbligo di consegna della documentazione condominiale o di singoli condomini alla cessazione dell’incarico. Viene ulteriormente ribadito, anche in sede normativa, l’obbligo dell’amministratore di passaggio delle consegne alla cessazione dell’incarico. Detto obbligo potrà essere assolto mediante consegna della documentazione condominiale o di singoli condomini sia a questi ultimi sia al nuovo amministratore designato dall’assemblea. Viene poi ulteriormente specificato che l’amministratore dimissionario resta comunque tenuto ad adottare eventuali interventi urgenti nell’interesse delle parti comuni anche dopo la cessazione dell’incarico, qualora non possa utilmente attivarsi il nuovo amministratore (ad esempio, perché non ancora nominato dall’assemblea), senza diritto a ulteriore compenso. Obbligo di riscuotere le somme dovute dai condomini. Viene poi introdotto l’obbligo dell’amministratore di riscuotere quanto dovuto dai condomini alle casse comuni entro il termine di sei mesi dalla chiusura dell’esercizio contabile nel quale è compreso il credito vantato. L’intervento dell’assemblea, lungi dal costituire una condizione per il recupero forzoso dei crediti condominiali, può invece sollevare l’amministratore da detto obbligo normativo. Detto obbligo va correlato a quanto specificamente previsto in tema di morosità condominiale dall’art. 63 disp. att. c.c. Obbligo di specificare l’ammontare del compenso al momento della nomina. Per evitare possibili contenziosi in materia, la legge di riforma ha previsto di obbligare l’amministratore a dichiarare espressamente, a pena di nullità della nomina stessa, l’ammontare del compenso richiesto sia in occasione della prima nomina sia per i successivi rinnovi del mandato biennale. Solitamente sarà la deliberazione assembleare di nomina a specificare l’ammontare del compenso richiesto dall’amministratore e accettato dall’assemblea. Obblighi contabili. L’art. 1130-bis c.c. prevede un rendiconto condominiale annuale che dovrà predisposto dall’amministratore e contenere una serie di specifiche voci contabili indispensabili alla ricostruzione e al controllo della gestione dell’amministratore da parte di ogni condomino. In particolare, si prevedono come elementi imprescindibili del rendiconto: il registro di contabilità, il riepilogo finanziario e una relazione accompagnatoria, esplicativa della gestione annuale, con l’indicazione anche dei rapporti in corso e delle questioni pendenti. © Riproduzione riservata Sito internet e convocazioni via e-mail: tecnologia avanti tutta Al via il condominio tecnologico. La riforma della disciplina condominiale sollecita gli amministratori a utilizzare nuove soluzioni per la gestione del rapporto con i comproprietari all’insegna della trasparenza e della riduzione dei costi: in primis l’attivazione del sito internet condominiale e l’utilizzo della posta elettronica certificata per l’invio dell’avviso di convocazione dell’assemblea. Il nuovo art. 71-ter delle disposizioni di attuazione del codice civile prevede, infatti, che i condomini, con una delibera assembleare che riunisca la maggioranza di cui al secondo comma dell’art. 1136 c.c. (maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio), possano chiedere all’amministratore di attivare un sito internet del condominio, in modo da consentire la consultazione e l’estrazione di copie in formato digitale dei documenti connessi alle deliberazioni assembleari. La disposizione normativa non sembra però prendere in considerazione un’alternativa che sembrerebbe più comoda ed economica: invece di attivare tanti siti internet quanti sono i condominii amministrati, ogni am- ministratore condominiale potrebbe giorni prima della data fissata per costruire un unico sito internet nel l’adunanza. Si tratta di una disposiquale riservare spazi dedicati per zione confermata dalla riforma del ciascun condominio, dando a ogni condominio per meglio tutelare la posizione dei comcomproprietario la p proprietari, in modo possibilità di consulpr da dare agli stessi la tare la documentaziopossibilità di organizne relativa al proprio po zare condominio tramite za i propri impegni per utilizzo di apposite pe poter presenziare alla credenziali di autenal riunione e prepararsi ticazione. ra in modo adeguato alla discussione Un’ulteriore novidei tà tecnologica è poi de singoli argomenti posti all’ordine del rappresentata dalla po giorno. Il computo del possibilità che l’avgi termine in questione viso di convocazione te si effettua a partire dell’assemblea condodalla data fissata per miniale possa essere da l’assemblea (che non inviato ai singoli coml’a deve essere contegproprietari con posta de giata) e procedendo a elettronica certificagia ritroso nel tempo. ta, risparmiando conrit Il nuovo art. 66 delsiderevolmente sulle le disposizioni di atspese postali (per ratuazione del codice gioni di prova del ritu www.italiaoggi.it civile prevede quindi cevimento dell’avviso civ da parte dei condomini ni solitamen- in modo specifico le modalità per te si usa la posta raccomandata). l’inoltro dell’avviso di convocazione, L’avviso in questione deve infatti richiedendo alternativamente l’utiessere comunicato almeno cinque lizzo della posta raccomandata, del- IN EDICOLA la posta elettronica certificata, del fax oppure la consegna a mani (con consigliabile ricevuta cartacea del ritiro dell’atto da parte del condomino). Nel caso di utilizzo della posta elettronica sia l’amministratore sia i condomini dovranno però essere dotati di una casella di posta certificata, in modo che si abbia certezza giuridica sia dell’invio che della ricezione della comunicazione. La giurisprudenza più recente ha sempre ritenuto che il mancato rispetto del termine di invio dell’avviso di convocazione sia da ritenere causa di annullabilità e non di nullità della deliberazione assembleare. Alla luce delle novità introdotte dalla riforma della disciplina condominiale in merito alle modalità di impugnazione giudiziale delle deliberazioni assembleari (art. 1337 c.c.), non stupisce che il nuovo art. 66 disp. att. c.c. abbia chiarito in modo espresso che qualsivoglia vizio relativo all’omissione, alla tardività o all’incompletezza della convocazione legittimi il condomino alla mera richiesta di annullamento della conseguente delibera assembleare. 118111108111099111109115109101 Normativa Comuni Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 20 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette Pagina 18 Dalla tenuta dei registri al conto corrente: i nuovi obblighi introdotti dalla riforma. Condomini, gestione in chiaro L' amministratore deve garantire trasparenza finanziaria. L' amministratore condominiale fa il pieno di competenze. Sono, infatti, numerosi gli obblighi, nuovi, rimodulati o semplicemente codificati, addossati a questa figura dalla legge di riforma della disciplina condominiale. Eccoli in sintesi. Obblighi di comunicazione ai condomini e di affissione delle generalità in un luogo di pubblico accesso. In caso di nomina e per ogni successivo mandato, c' è l' obbligo per l' amministratore di comunicare ai condomini i propri dati anagrafici e professionali, il proprio codice fiscale e, qualora si tratti di società, la denominazione e la sede legale della stessa, l' indirizzo dei locali in cui si trovano i registri di cui ai numeri 6) e 7) dell' art. 1130 c.c. (registro dell' anagrafe condominiale, registro dei verbali dell' assemblea, registro di nomina e revoca dell' amministratore, registro di contabilità), nonché dei giorni e delle ore nelle quali ciascun condomino interessato può accedere a detti locali ed estrarre copia (firmata dall' amministratore) dei predetti documenti (previa richiesta a quest' ultimo e con rimborso della spesa). È poi evidente come sia di pubblico interesse poter risalire con immediatezza al nominativo e al recapito del soggetto chiamato per legge a rappresentare il condominio nei rapporti con i terzi. Ebbene, d' ora in avanti anche l' amministratore avrà l' obbligo di esporre in uno spazio accessibile ai terzi una targhetta con le proprie generalità. Obbligo di stipulare apposita polizza assicurativa per la responsabilità professionale e di comunicarne gli estremi ai condomini. L' amministratore, al momento dell' accettazione della nomina, se previsto dall' assemblea, deve anche presentare ai condomini una polizza individuale di responsabilità civile per gli atti compiuti nell' esercizio del mandato. L' amministratore è tenuto ad adeguare i massimali della polizza se nel periodo del suo incarico l' assemblea abbia deliberato lavori straordinari. Tale adeguamento non deve essere però inferiore all' importo di spesa deliberato e deve essere effettuato contestualmente all' inizio dei lavori. Obbligo di aprire un conto corrente condominiale e di far transitare esclusivamente su quest' ultimo le entrate e le uscite condominiali. Anche questa disposizione risponde a un' esigenza di elementare trasparenza nell' amministrazione delle somme di denaro di proprietà altrui. A detto conto corrente, che potrà essere sia bancario sia postale, avranno ovviamente diritto di accesso tutti i Normativa Comuni condomini. L' accesso dovrà comunque essere intermediato dall' amministratore. Obbligo di consegna della documentazione condominiale o di singoli condomini alla cessazione dell' incarico. Viene ulteriormente ribadito, anche in sede normativa, l' obbligo dell' amministratore di passaggio delle consegne alla cessazione dell' incarico. Detto obbligo potrà essere assolto mediante consegna della documentazione condominiale o di singoli condomini sia a questi ultimi sia al nuovo amministratore designato dall' assemblea. Viene poi ulteriormente specificato che l' amministratore dimissionario resta comunque tenuto ad adottare eventuali interventi urgenti nell' interesse delle parti comuni anche dopo la cessazione dell' incarico, qualora non possa utilmente attivarsi il nuovo amministratore (ad esempio, perché non ancora nominato dall' assemblea), senza diritto a ulteriore compenso. Obbligo di riscuotere le somme dovute dai condomini. Viene poi introdotto l' obbligo dell' amministratore di riscuotere quanto dovuto dai condomini alle casse comuni entro il termine di sei mesi dalla chiusura dell' esercizio contabile nel quale è compreso il credito vantato. L' intervento dell' assemblea, lungi dal costituire una condizione per il recupero forzoso dei crediti condominiali, può invece sollevare l' amministratore da detto obbligo normativo. Detto obbligo va correlato a quanto specificamente previsto in tema di morosità condominiale dall' art. 63 disp. att. c.c. Obbligo di specificare l' ammontare del compenso al momento della nomina. Per evitare possibili contenziosi in materia, la legge di riforma ha previsto di obbligare l' amministratore a dichiarare espressamente, a pena di nullità della nomina stessa, l' ammontare del compenso richiesto sia in occasione della prima nomina sia per i successivi rinnovi del mandato biennale. Solitamente sarà la deliberazione assembleare di nomina a specificare l' ammontare del compenso richiesto dall' amministratore e accettato dall' assemblea. Obblighi contabili. L' art. 1130-bis c.c. prevede un rendiconto condominiale annuale che dovrà predisposto dall' amministratore e contenere una serie di specifiche voci contabili indispensabili alla ricostruzione e al controllo della gestione dell' amministratore da parte di ogni condomino. In particolare, si prevedono come elementi imprescindibili del rendiconto: il registro di contabilità, Pagina 21 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette Pagina 18 il riepilogo finanziario e una relazione accompagnatoria, esplicativa della gestione annuale, con l' indicazione anche dei rapporti in corso e delle questioni pendenti. © Riproduzione riservata. Normativa Comuni Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 22 di 69 Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 23 di 69 . Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette Pagina 62 Beni rurali Quali sono i beni rurali per i quali può essere riconosciuto il carattere di strumentalità? J.T. J.T. ? di Risponde Giovanni Pizzo ? 15 Beni rurali Quali sono i beni rurali per i quali può essere riconosciuto il carattere di strumentalità? J.T. Risponde Giovanni Pizzo Come abbiamo già più volte scritto, l' Imposta municipale propria (Imu) sostituisce, alla luce del disposto del comma 1, del citato articolo 8 del decreto legislativo numero 23, del 2011, l' imposta comunale sugli immobili (Ici) e, per la componente immobiliare, l' imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e le relative addizionali dovute in riferimento ai redditi fondiari concernenti i beni non locati. Da ciò deriva che, in via generale, per gli immobili non locati, ivi compresi quelli concessi in comodato d' uso gratuito e quelli utilizzati ad uso promiscuo dal professionista, o non affittati, deve essere versata soltanto la suddetta Imposta municipale propria (Imu). Invece per quelli locati o affittati risultano dovute sia l' Imu, sia l' Irpef. Ora nel presupposto impositivo dell' Imposta municipale propria (Imu) è ricompreso anche il possesso dell' abitazione principale e delle relative pertinenze. Ne consegue che l' articolo 13, comma 14, lettera a), del decreto legge numero 201, del 2011, ha abrogato l' articolo 1 del decreto legge 27 maggio 2008, numero 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, numero 126, che aveva introdotto, per i predetti immobili, l' esenzione dall' Imposta comunale sugli immobili (Ici). L' articolo 9, comma 3-bis del dl numero 557, del 1993, fa una elencazione dei beni per i quali, ai fini fiscali, deve riconoscersi carattere di ruralità in quanto costruzioni strumentali necessarie allo svolgimento dell' attività agricola di cui all' articolo 2135 del codice civile. Sono le costruzioni strumentali destinate: alla protezione delle piante; alla conservazione dei prodotti agricoli; alla custodia delle macchine agricole, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione e l' allevamento; all' allevamento e al ricovero degli animali; all' agriturismo, in conformità a quanto previsto dalla legge 20 febbraio 2006, numero 96; ad abitazione dei dipendenti esercenti attività agricole nell' azienda a tempo indeterminato o a tempo determinato per un numero annuo di giornate lavorative superiore a cento, assunti in conformità alla normativa vigente in materia di collocamento; alle persone addette all' attività di alpeggio in zona di montagna; a uso di Normativa Comuni ufficio dell' azienda agricola; alla manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei prodotti agricoli, anche se effettuate da cooperative e loro consorzi di cui all' articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228; all' esercizio dell' attività agricola in maso chiuso. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 24 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 1 Lunedì 10 Dicembre 2012 E 1,50* In Italia www.ilsole24ore.com 21210 9 770391 786418 * Con "English 24" € 5,90 in più; con "I Viaggi del Sole" € 6,90 in più; con "L’Impresa" € 6,90 in più; con "Biblioteca della fantasia - Gianni Rodari" € 7,90 in più; con "Storia del West" € 5,90 in più; con "I Grandi Narratori del Premio Campiello" € 9,90 in più; con "Le Guide del Gastronauta" € 7,90 in più; con "Sales Academy" € 12,90 in più; con "La riforma del lavoro" € 9,90 in più; con "I Maestri del Tempo" € 12,90 in più; con "Contratti Commerciali" € 9,90 in più; con "Dall’Ignoto al Noto" € 9,90 in più; con "Saldo Imu 2012" € 9,90 in più; con "Condominio: la nuova guida per amministratori e condomini" € 7,90 in più; con "I Nuovi adempimenti Fiscali" € 7,90 in più; nella Regione Umbria in abbinamento obbligatorio con Il Giornale dell’Umbria a € 1,00 LE GUIDE DEL SOLE Del Lunedì Poste italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, DCB Milano LA NUOVA IVA OGGI IN REGALO SUL WEB Comedifendersi dai controlli di fine anno Daifac-simile alleistanze il kit per presentare ilricorso u www.ilsole24ore.com/accertamenti u in Norme e tributi Anno 148˚ Numero 341 I NODI DELLA CRESCITA L’analisi dei bilanci di Spa e Srl mette in luce un ulteriore aumento della pressione tributaria in rapporto agli utili DAL 1˚GENNAIO Più tempo per la fattura nei servizi u in Norme e tributi - pagina 1 Consiglio e Parlamento al voto Brevetto unico Ue con l’incognita costi Più imposte per una società su due - Le realtà in perdita sfiorano quota 200mila per le Pmi italiane Imprese, la crisi non frena le tasse Ridurre il prelievo, priorità per il futuro di Salvatore Padula a "questione fiscale" - da tutti indicata come una delle priorità del Paese - continua a non essere affrontata per ciò che è: un’emergenza. Nessun altra valutazionesembrapossibile,specieguardandoall’azione del Governo, anzi, "dei Governi", sia quello che in questi giorni si appresta a concludere il proprio percorso sia quelli che lo hanno preceduto nell’ultimo decennio e più. Il risultato è che, sulla questione fiscale, siamo rimasti all’anno zero. Si è fatta una riforma delle pensioni, è persino riuscito (purconilimitieicompromessicheconosciamo)unriordino del mercato del lavoro, ma sul fisco non rimane che una casella pressoché vuota. Molte buone intenzioni sul frontedelcontrastoall’evasione(inattesadiverificarein futuro i risultati) insieme a qualche aspettativa ancora aperta sul terreno della semplificazione degli adempimenti.Nulladinulla,invece,sulnodo-principedell’emergenza fiscale, vale a dire la riduzione del prelievo. Anzi, quivaaddiritturapeggio.Perché–nonostanteibuonipropositiepersinoqualcheincautoannuncio–ilcaricofiscale di cittadini e imprese non solo non è calato ma sembra invecedestinatoacontinuarelasuacorsaalrialzo. L Continua u pagina 3 LA QUESTIONE FISCALE/2 Un nuovo modello per aziende globali di Stefano Manzocchi tiamo raggiungendo lo Zenit della tassazione sulle imprese.Èilprodottodiunaderivachehasommato senza mai davvero sostituirli diversi modelli di imposizione. Col modello "tradizionale" si è progressivamente inasprita la pressione sui redditi d’impresa: dopo unabrevepausanel2010,lapressionefiscaleharipresola sua corsa già nel 2011, come mostrano i dati Infocamere sul tax rate medio nazionale elaborati dal Sole 24 Ore. Con un secondo "modello", anche per tentare di contrastare l'evasione si sono tassati i fattori della produzione (Irap, Imu suifabbricati d'impresa),con aliquotesempre crescenti e spacciando per tassazione "di rendite" anche quellochecostituiscecapitaleproduttivo. Sulpianoterritoriale, colpiscel’escalation deltaxratenelMezzogiorno, conunaumentomedio diduepunti e mezzo in un anno. Nel Centro-sud, le imprese che paganole tassesopportano unapressionedel 4%superiore rispetto al Nord, dove è concentrata la base produttiva del Paese. Questo dato dovrebbe far riflettere: vero che l’evasione è maggiore nel Mezzogiorno, ma il fatto che le attività produttive siano più rarefatte dove le tasse sono più alte potrebbe preconizzare il destino industriale italiano. S Continua u pagina 2 www.pneumaxspa.com Esploratori italiani Il marchio Pneumax si afferma nel mondo leader italiano dell’automazione pneumatica La crisi economica non frena la crescita del prelievo fiscale sulle imprese. Una società di capitalisu duelo scorso anno hapagato più imposte e la pressione tributaria rispetto agli utili è salita al 36,3 per cento. È quanto emerge dall’analisi di Infocamere sui bilanci di Spa e Srl. Ma non è l’unico campanello d’allarme perché le aziende in perdita hanno sfiorato quota 200mila. Intanto con la fine della legislaturaalle porte la delega fiscale cerca un salvataggio all’interno della legge di stabilità. -7 SOS IMU Primacasa:tre mosse percalcolare il saldo Cristiano Dell’Oste u pagina 5 CONCORRENZA Il risiko mondiale delle mini-aliquote I FORUM DEL SOLE Leregole,gli esempi,le rispostesugli ultimidubbi. Questoe altro,domani, nell’inserto specialesul saldoImu. u in edicola con il Sole 24 Ore a 0,50 € in più CONDOMINIO, UNA RIFORMA DOPO 70 ANNI Invia i tuoi quesiti agli esperti Da Rold u pagina 3 giorniche mancano alsaldo DOMANI Ilpagamentodell’Imu sull’abitazione principalepresenta minoridifficoltàrispetto aglialtriimmbili. Tuttiiconsiglipernon sbagliareicalcoli. Servizi u pagine 2 e 3 www.ilsole24ore.com/espertocondominio Volata finale per il brevetto unico europeo. Oggi è atteso il via libera del consiglio Competitività,mentredomani lapalla passerà all’Europarlamento per il voto definitivo. Operativo dal 2014, verrà rilasciato in inglese, francese e tedesco e sa- rà valido in 25 Paesi Ue. Non in Italia e Spagna, che non partecipanoalla «cooperazione rafforzata».Potranno chiederelaprotezione Ue per le invenzioni, ma saranno soggette a una doppia tassazione. Bussi u pagina 11 Il borsino dell’occupazione Avvocati, medici, ingegneri: in crescita le «quote rosa» I servizi salvano l’occupazione femminile. Non solo tra quellimenoqualificatidell’assistenza personale e del turismo, maanchetralelibereprofessioni. Neglianni più duri della crisi per le lavoratrici si sono aperte nuove opportunità, con cresci- te a due cifre in alcune categorie, dal 2007 a oggi, nel borsino deimestieriinrosa.Tragli"specialisti in scienze giuridiche" le donne aumentano del 44,5%, tra gli ingegneri del 16% e tra i medici del 14 per cento. Barbieri u pagina 23 Ricorsi e contenziosi rischiano di alleggerire i risparmi previsti dalla spending review ALL’INTERNO I tagli alla sanità sotto attacco Federlegno: pericolo default se non ripartono i consumi interni Nel mirino la rinegoziazione dei contratti - In gioco 1,8 miliardi Dopo che il Tar Lazio ha congelatoi prezzistandarddeidispositivi sanitari (siringhe, garze e stent,tragli altri)si bloccala revisionealribassodeicontrattidiappalto. Almeno per 163 prodotti le Asl non potranno più chiedere ai fornitori di allineare i prezzi a quelli, molto bassi, indicati come benchmarkdall’Autoritàdei contratti pubblici. Al Tar impugnati anchei prezzidellepulizie. Intutto l’operazione vale 1,8 miliardi. 163 PRODOTTI E FORNITURE MEDICHE I CUI PREZZI SONO STATI CONGELATI CON LE ORDINANZE DEL TAR LAZIO Del Bufalo e Uva u pagina 9 ANALISI Le pecche della cura anti sprechi di Roberto Turno acuradacavallosull’assistenza sanitaria, con tagli fino a 34 miliardi dal 2012 al 2015, preoccupa e allarma sia gli operatori sia gli assistiti. È dentro questa prospettiva che si innesta- L no, e vanno letti, i risparmi della spending review, operazione giusta nella finalità - architettata però con modalità non sempre convincenti. Articolo u pagina 9 Il comparto del legno-arredo resiste al crollo della domanda grazie alle esportazioni, pari al 43% dei 28,5miliardi di fatturatoprevisti nel 2012. Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo, lancia l’allarme per il prossimo anno: «Se non ripartono i consumi u pagina 20 interni, siamo a rischio default». Nel 2013 si potrà investire con cautela sulle azioni Investitori sempre guardinghi, ma nel 2013 dovrebbero sovrappesare, sia pure in modo non aggressivo, le azioni rispetto alle obbligazioni. Il prossimo potrà essere l’anno dell’equity, soprattutto per i titoli ciclici e ad alto dividendo. u pagina 26 Non profit, conto alla rovescia per il censimento Tra dieci giorni scade il termine per la trasmissione all’Istat dei questionariper ilcensimento delleorganizzazionidel Terzosettore. Le avvertenze da seguire e i rischi da evitare nella compilazione dei modelli. u pagina 23 L’INDICEDELDISAGIOECONOMICO L’ESPERTORISPONDE Famiglieeuropeeindifficoltà,manoistiamopeggio Dalla malattia oltre i termini scatta il possibile licenziamento di Andrea Biondi onèbuonopernessunoilmomento nel Vecchio continentee laBce, daultima, lo haricordatorivedendoalribasso lestimesul Pil. Se c’è un mal comune, l’Italia N agenziazelaschi.it LA QUESTIONE FISCALE/1 non è certo fra chi (se ne esistono) possa trovare motivi di gaudio. Men che meno dentro le mura domestiche. Consumi, risparmio, redditoedinamicadeiprezzisono statiutilizzatidaFederdistribuzione e dal Centro studi Sintesi per IMPRESA& TERRITORI creare un "Indice di sofferenza" delle famiglie, confrontabile a livelloeuropeo. Prendendogliindicatori uno per uno, appare chiaro chestiamopeggiodiqualcheanno fa. Ma l’indicatore sintetico nel suo insieme dà invece una misura MONDO& MERCATI FINANZA& MERCATI PMI SISTEMA PAESE La formazione aumenta i ricavi Più emergenti Missionein Perù per le infrastrutture nei portafogli La formazione fa bene al business delle piccole e medie imprese. Lo dimostra l’associazione Assomec, che ha misurato la sua influenza concreta su esportazioni, fatturato e redditività delle aziende della meccanica. Proprio grazie alla formazione c’è chi ha anticipato la normativa europea e chi ha avuto gli strumenti adatti per aggiudicarsi i clienti maggiori del proprio settore. u pagina 19 Al via oggi la missione italiana in Perù, 41 aziende guidate da Confindustria, Ice, Ance, Club dei 15 e i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo economico. Nel mirino: grandi opere ed u pagina 21 energia. 20 I miliardi di dollari che Lima destinerà alle grandi opere OBBLIGAZIONI al pensiero che, empiricamente, si fasemprepiùstrada:lefamiglieitaliane stanno generalmente peggio rispetto aquelle ditanti altri Paesi. E assai lontane dalla media di una giàsofferente Europa. Servizi u pagina 7 u in allegato NORME E TRIBUTI ATTI TRIBUTARI I paletti dei giudici sulle notifiche Dall’Indonesia alla Turchia i Paesi emergenti conquistano spazio nei portafogli. Anche in quelli familiari e anche nel comparto obbligazionario. Merito di una situazione economica più dinamica di quella del mondo sviluppato e di maggiore stabilità rispetto al passato. Gli esperti suggeriscono strategie diverse, ma sono concordi nel consigliare l’utilizzo di fondi comuni ed Etf. I giudici impongono più paletti (e cercano di far chiarezza) nella notifica degli atti tributari. È quanto emerge dalle ultime pronunce di Tribunali, Cassazione e Consulta. u pagina 26 in Norme e tributi u pagina 3 Prezzidivenditaall’estero:AlbaniaE2,AustriaE2,BelgioE2,DanimarcaKr20,FranciaE2,GermaniaE2,GreciaE2,IrlandaE2,LussemburgoE2,MonacoP.E2,Norvegia Nkr15,OlandaE2,PoloniaPln9,PortogalloE2,RepubblicaCecaCzk62,SloveniaE2,SpagnaE2, SvizzeraSfr3,20,TunisiaTD4,25,TurchiaE2,UkGbp1,80,UngheriaHuf540,Usa$3. Normativa Comuni Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 25 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 1 IMPRESA& TERRITORI PMI La formazione aumenta i ricavi La formazione fa bene al business delle piccole e medie imprese. Lo dimostra l' associazione Assomec, che ha misurato la sua influenza concreta su esportazioni, fatturato e redditività delle aziende della meccanica. Proprio grazie alla formazione c' è chi ha anticipato la normativa europea e chi ha avuto gli strumenti adatti per aggiudicarsi i clienti maggiori del proprio settore.u pagina 19 MONDO& MERCATI SISTEMA PAESE Missione in Perù per le infrastrutture Al via oggi la missione italiana in Perù, 41 aziende guidate da Confindustria, Ice, Ance, Club dei 15 e i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo economico. Nel mirino: grandi opere ed energia. u pagina 21 20 FINANZA& MERCATI OBBLIGAZIONI Più emergenti nei portafogli Dall' Indonesia alla Turchia i Paesi emergenti conquistano spazio nei portafogli. Anche in quelli familiari e anche nel comparto obbligazionario. Merito di una situazione economica più dinamica di quella del mondo sviluppato e di maggiore stabilità rispetto al passato. Gli esperti suggeriscono strategie diverse, ma sono concordi nel consigliare l' utilizzo di fondi comuni ed Etf.u pagina 26 NORME E TRIBUTI ATTI TRIBUTARI I paletti dei giudici sulle notifiche I giudici impongono più paletti (e cercano di far chiarezza) nella notifica degli atti tributari. È quanto emerge dalle ultime pronunce di Tribunali, Cassazione e Consulta. in Norme e tributi u pagina 3. Normativa Comuni Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 26 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 39 Il Sole 24 Ore Norme e tributi Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341 11 Diritto Immobili. La Cassazione ha chiarito che, per essere funzionali, gli impianti devono assicurare la stessa prestazione a tutti Corte Ue. Lo Stato non può chiederli Il condominio «ripara» la caldaia Segreti gli atti che svelano le fonti di un giornalista Non spetta ai singoli l’onere, anche poco impegnativo, di rimediare ai difetti Luana Tagliolini Gli impianti e i servizi in un condominioperessere«perfettamente funzionali, cioè idonei alloscopocuisonodestinati,devono assicurare, alle stesse condizioni,lastessaprestazione,ovvero,lastessa utilitàatuttii condomini».Enonè«pensabileche uncondominopossaodebbaassumersi l’onere, poco conta se impegnativo o sopportabile, di effettuare uno o più interventi» per garantire la funzionalità dell’impianto condominiale. È questo il principio formulato dallaCassazioneche,conlasentenza 19616 del 12 novembre scorso, ha accolto il ricorso presentato da un’usufruttuaria di un’unitàabitativache,lamentandolascarsafunzionalitàdell’impianto di riscaldamento (tanto da determinare l’inabitabilità dell’appartamento), aveva richiesto l’intervento dell’assem- blea condominiale per le verifiche e i provvedimenti del caso. L’assemblea, anche se la Ctu aveva chiarito che l’anomalia era provocata dalla presenza di bolled’aria,siera limitataainvitare la richiedente a provvedere, autonomamente, allo sfiato dell’impianto.Ladonnahaquindi chiestoal giudice di dichiarare la nullità, l’illegittimità o l’inefficacia della delibera condominiale e di condannare il condominio all’eliminazione di ogni deficienza strutturale e funzionale, oltre che al risarcimento del danno. La domanda è stata accolta in primo grado solo in parte: il tribunalenon hariconosciutoil risarcimentodel danno.Mainappello ladecisione è statadel tutto contraria alla donna. La Corteterritorialeha infatticonsiderato l’impianto «perfettamente funzionante»,cioèidoneoadas- sicurare l’adeguato riscaldamento dell’appartamento: per ottenerlo era sufficiente che la donna eseguisse una semplicissima manovra manuale sulle valvole di sfiato dei radiatori. Secondo la Corte d’appello, la regolare funzionalità dell’impianto impediva, peraltro, al giudice di sostituirsi all’assemblea condominiale, unico soggetto legittimato a intervenire, con decisione discrezionale, per eliminare l’anomalia. I giudici di legittimità, che hanno invece accolto il ricorso della donna, hanno chiarito che il condomino può provocare una delibera condominiale che abbiaaoggettogliinterventinecessari per la piena funzionalità dell’impianto oppure può rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria per ottenere i provvedimenti necessari per sopperire a guasti o deficienze rileva- te; e, se ricorrono i presupposti, ilcondominopuòanchechiedere il risarcimento dei danni. Ma non bisogna dimenticare che se l’impiantocentralizzatofunziona male e causa sperequazioni e deficienze di calore e il condominio, colpevolmente, omette di adeguare e riparare l’impianto, ilcondomino puòadire levie legaliepretendereilrisarcimento del danno, ma non la restituzione dei contributi versati per il servizio, né può sospendere il pagamento dei contributi; questo perché non sussiste un rapporto sinallagmatico tra le prestazioni, vale a dire l’obbligo di contribuzione e la fornitura del servizio (si veda la sentenza 12956/2006 della Cassazione). Proprio per fronteggiare il cattivo funzionamento dell’impianto, causa di liti all’interno dei condomini, la legge di riforma della normativa sul condo- EDICOLAE ONLINE LA GUIDA Le novità della riforma del condominio Laguidaallariformadel condominioèinedicolafinoal27 dicembrea7,90europiùil quotidianooonline www.pagina24.ilsole24ore.com a5euro+Iva mino ha introdotto una nuova disposizione che, seguendo l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, ha previstola possibilitàperilcondomino di rinunciare all’utilizzo dell’impianto di riscaldamento se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamentooaggravidispesa per gli altri condomini. In questo caso il distaccato deve partecipare,comunque, alpagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma in quanto il condomino non può rinunziare alla proprietà delle parti comuni ma solo all’uso. © RIPRODUZIONE RISERVATA Q APPROFONDIMENTO ONLINE La sentenza della Cassazione www.ilsole24ore.com/norme/documenti Famiglia. Il bene cade in comproprietà se il denaro donato non è stato vincolato all’investimento In comunione la casa pagata dal padre Selene Pascasi L’appartamento acquistato dal coniuge durante il matrimonio, con denaro donato in parte dal padre, entra in comunione se lesommeelargitenoneranodirettamente destinate all’acquisto del bene. Lo afferma il tribunale di Caltanissetta, con sentenza del 29 novembre scorso. Ad aprire il caso è la domanda di divisione giudiziale di un immobile, avanzata da una donna, a seguito dell’intervenuta separazione dal marito. L’appartamento – precisa la signora – andrebbe ripartito in pari quote, siccome acquistato durante la vita matrimonialeeinregime di comunionelegale. Di diverso avviso è il coniuge, che contesta la comproprietà del bene, rivendicando invece l’esclusiva titolarità. A suo dire, l’acquisto dell’abitazione cooperativa, anche se si è verificato duranteilmatrimonio,nonavevaaffattoinciso,ampliandola,sullacomunione. Ciò, in quanto – tiene a marcare la difesa – la compravendita era originata dall’acquisizione della quota sociale da parte del coniuge-socio, sorretta economicamente dal genitore di questi che, a titolo di liberalità, si era fatto carico del pagamento sia della quota, sia delle somme inerenti eventuali ratei di mutuo. Non concorda il tribunale siciliano, che opta per una pari divisione dell’appartamento. Trattandosi di unappartamentodi cooperativaedilizia –spiega il presi- Dopo il Dl sviluppo. I paletti al giudice Concordato al vaglio su richiesta di parte Roberto Marinoni Il giudice può controllare nel merito la proposta concordataria nel giudizio di omologa solo se vi sia un’istanza di parte, cioè del creditore. È questa la conclusione a cui giunge il tribunale di Piacenzache,conladecisionedel26ottobre scorso, si discosta dalla giurisprudenza della Corte di cassazione perché – affermano i giudici – è cambiato il quadro normativo, dopo il restyling introdotto dalla legge134/2012, chehaconvertitoildecretoleggesviluppo 83/2012. Il tribunale distingue anzitutto il controllo esercitato in sede di ammissione (necessariamente ispiratoaunadelibazionesommaria e di legalità formale) dal controlloesercitabileinsedediomologa, quando la procedura ha ormai seguito buona parte del suo corso e la documentazione e le informazionidisponibilisonomaggiori.La Cassazione (tra le altre, sentenza 18864/2011)haesclusochealgiudice fosse affidata una mera funzionedicontrollodellaregolaritàformaledellaprocedura; anzi, igiudici hanno affermato che poteva intervenire,anched’ufficioeindifetto di opposizione regolata dall’articolo 180 della legge fallimentare, sollevando le eccezioni di merito, come quella di nullità. Questoperché,ancheseilgiudiziosullarealizzabilitàdellapropostaconcordataria, come prognosi di adempimento, competeva solo ai creditori, il giudice aveva comunque l’obbligo di procedere a un controllodilegittimitàsostanziale nelcasodiviziogeneticodellacau- dente della sezione unica civile – per stabilire se sia, o no, ricaduto nella comunione legale, occorre individuareil momento determinante l’acquisto della titolarità sulbene, da parte del socio. Ebbene, tale momento – si legge nella sentenza, che richiama i precedenti, come la sentenza 16305/2011 della Cassazione – è quello «della stipula del contratto di trasferimento del diritto dominicale». Pertanto, è solo con la conclusione di questo negozio che il socio acquista irrevocabilmente la proprietà dell’unità immobiliare. Di conseguenza, la semplice qualità disocio, ela correlata "prenotazione" del bene, sono solo «vicende riconducibili soltanto a diritti di credito nei sa,per inadeguatezza delpiano. Mailtribunalegiungeoraaconclusionidiverseinbaseallerecenti modifiche alla legge fallimentare. Ilgiudice osserva chela possibilità dipresentareunconcordatoconriserva del piano, in base all’articolo 161, comma 6, della legge fallimentare e di realizzare un concordato concontinuità,regolatodall’articolo 186-bis, portano a ritenere che il concordatopreventivopuntiapreservare le strutture produttive. Inoltre, l’aspetto contrattualistico del concordato è accentuato anchedallemodificheintemadiindipendenza dell’attestatore, dalla previsionediun’autonomaresponsabilità penale e dalla modifica all’articolo179, chelegittima il creditore a costituirsi nel giudizio di omologaeaesprimereunvotodifferente se nelle more siano mutate le condizioni di fattibilità del piano,aesasperarequestoprofilocontrattualistico del concordato. Di qui, il tribunale deduceche il poteredicontrollod’ufficiopossatrovareingresso solo ove visia un’istanzadiparte,cioèdelcreditore. © RIPRODUZIONE RISERVATA confronti della cooperativa, inidonei, come tali, a formareoggetto» del patrimonio familiare. Così, nel caso concreto, avvenuto l’acquisto durante il matrimonio, in regime di comunione legale, l’abitazione vi è confluita. Iltribunalepassaquindi a valutare se, come dedotto dal coniuge,ilbenepossaesseresfuggitoalla comunione, perché frutto di somme donate dal padre. Nell’ipotesiincuiungenitoreeroghideisoldialfiglio perl’acquisto di un’abitazione – puntualizza il giudice di Caltanissetta – occorre accertare se si tratta di donazione diretta di denaro o di elargizione finalizzata a quel determinato investimento. Solo nel secondo caso, annota la pronuncia – costi- c LAPAROLA CHIAVE Comunione legale 7 La comunione legale è il regime patrimoniale della famiglia che si applica automaticamente in mancanza di un accordo diverso tra i coniugi. In base all’articolo 177 del Codice civile, costituiscono oggetto della comunione, tra l’altro, gli acquisti compiuti dai coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, a esclusione di quelli relativi ai beni personali e i proventi dell’attività separata di ciascuno dei due coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati Attività di vendita. Irrilevante il compenso No al doppio lavoro per i dipendenti Pa Aldo Monea Il dipendente pubblico non può esercitare attività di vendita anche se collabora soltanto al commercio come commesso, presso il negozio di una parente, con o senza compenso, epersinoinmododiscontinuoè soggetto a licenziamento. In questosensosièespressalaCorte di cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 20857/2012. Il caso è relativo a una lavoratrice che, a volte durante il normaleorariodilavoroetaloradurantel’assenzapermalattia,collaboravaallavenditanellastruttura della sorella. Accertato il fatto, la Regione l’ha licenziata, accusandola di aver violato il divieto assoluto dicumulodiimpieghiediincari- chi lavorativi in costanza di rapporto di lavoro subordinato con datore pubblico. L’impiegata ha fatto ricorso prima al tribunale e poi alla corte d’appello, ma ha perso in entrambi i giudizi. Si è rivolta, quindi, alla Cassazione, sostenendo che la sentenza di secondo grado non aveva tenuto presenteche lei aveva prestato attività in modo non continuativo e non remunerato, sostando, per qualcheoranelnegoziodellasorella. Poi ha portato a sostegno la giurisprudenza secondo cui è lecitalapartecipazionein societàagricoleaconduzionefamiliare, qualora l’impegno sia modesto, non abituale o continuato. La Cassazione ha messo in evidenza come igiudici di meri- tuendolesommedonate,il«mezzo per l’acquisto» dell’appartamento – si sarà in presenza di una «donazione indiretta dell’immobilestesso»,dallaqualeconseguirà l’esclusione del bene dalla comunionelegale.Circostanza,questa, non ravvisabile nella vicenda concreta, essendo emerso dalla documentazione in atti che il padre del convenuto provvide personalmente a pagare solo parte dell’importo che il figlio doveva corrispondere come corrispettivo per l’acquisto della proprietà. Pertanto, l’immobile – non rientrando «traquelli per i qualil’articolo 179 del Codice civile esclude la riconducibilità alla comunione dei beni» – una volta sciolta la comproprietà, deve essere diviso inparti uguali,aprescindere dalla partecipazione di ciascun coniuge nella spesa d’acquisto. © RIPRODUZIONE RISERVATA toabbiano rilevato chela dipendente pubblica si era trovata nel negozio sia in orario lavorativo che extralavorativo e che essi, correttamente,non hanno valutato rilevante l’attribuzione o meno di compenso per l’attività di vendita. I giudici di legittimità sottolineano, quindi, che il legislatore (articolo 60 del Testo Unico 3/1957 sulle incompatibilità, richiamato dall’articolo 53, comma1,delDlgs165/2001)considera illecito l’esercizio, da parte dell’impiegatopubblico,dicommercio, industria o professione, senza far riferimento alla retribuzione e che la contrattazione collettiva pone il divieto di attendere ad occupazioni estranee al servizio. Proprio nella lineare interpretazione di queste regole spicca il profilo giuridico di originalità edi maggiore interessediquestasentenza:ildivieto di vendere è, per il dipendente pubblico, assoluto, a prescindere del fatto che la prestazione sia remunerata o continuativa. © RIPRODUZIONE RISERVATA Marina Castellaneta La protezione delle fonti dei giornalisti è indispensabile per la piena realizzazione della libertà di stampa. Di conseguenza, le autorità nazionali non possono ordinare aigiornalisti diconsegnare documenti che permettano di individuare le fonti e non possono sorvegliare i cronisti con il solo obiettivo di scoprire colui che ha fornito documenti dietro garanzia di anonimato. In caso contrario, è certa la violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che assicura il diritto alla libertà di espressione. Se sul piano nazionale è in atto una vera e propria stretta sull’attività dei giornalisti, con perquisizioni nei luoghi di lavoro, la Corte europea pone un freno agli Stati e rafforza la libertà di stampa. Lo ha fatto, da ultimo, con la sentenza del 22 novembre (Telegraaf MediaNederland ealtri contro Paesi Bassi) con la quale la Corte ha condannato lo Stato in causa proprio per nonaver tutelatoin modo effettivo l’anonimato delle fonti dei giornalisti. La vicenda approdata a Strasburgohapresoilviadallapubblicazione di alcuniarticoli sulle fughe di documenti dai servizi segreti olandesi arrivati addirittura nelcircuitocriminale di Amsterdam. Ai giornalisti era stato ordinato di consegnare i documenti: attraverso la rilevazione delle impronte digitali le autorità contavano di identificare l’autore dellafugadi notizie. Igiornalisti el’editore avevanoinvocato la protezione garantita dall’articolo10dellaConvenzione, ma i giudici interni avevano rivendicato il dirit- to di intervenire per ragioni di sicurezza dello Stato. Alla visione restrittiva della protezione delle fonti dei giudici interni si è contrapposta quella della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha datotortoalle autoritànazionali su tutta la linea. Nessundubbio,perlaCorte, che le azioni delle autorità nazionali, incluso l’ordine di consegna dei documenti, avessero l’unico obiettivo di identificarelefonti.Dimenticando, però, che i giornalisti godono diprotezioni speciali proprio per consentire non solo il diritto alla libertà di espressione ma anche per permettere alla collettività di ricevere informazioni di interesse generale. Le misure di sorveglianza disposte a danno dei giornalisti hanno conseguenze dannose per una società democratica, tantopiùse decisedalleautorità inquirenti senza il filtro dell’autorità giudicante. Ma c’è di più. Senza la protezione delle fonti dei giornalisti, il ruolo di "watchdog" della stampa sarebbe messo sotto scacco. L’adozione di provvedimenti che ordinano di svelare le fonti, accompagnati da misure come perquisizioni nei giornali ha un effetto intimidatorio e deterrente sulla libertà di stampa. L’identificazione della fonte che dall’interno aveva fornito i documenti ai giornalisti non è un bisogno sociale imperativo e l’ordine di consegna dei documenti è contrario alla Convenzione europea. Accertata la violazione, Strasburgo ha condannato lo Stato in causa a versare 60mila euro per le spese processuali sostenute dai giornalisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA INLIBRERIA LE REGOLE DELL’E-COMMERCE Faro sulle transazioni via Internet tra aspetti di natura legale e fiscale Le transazioni online: definizioni, aspetti legali e fiscali, gli strumenti di controllo della pubblica amministrazione Ed.Battivelli,2012,pag.235 Prezzo:20euro IlvolumescrittodaRaffaele d’Angelo,DavideQuattrocchi, FabioRanierieGiuseppeM.M. Granato(ufficialisuperioridella Guardiadifinanza)illustrail quadrodelleregolerelativeal commercioelettronicoesi soffermaanchesull’attivitàdi controllodellaPa,chiamataa contrastareirischidicriminalità informatica.Affrontandoiltema dell’acquisizionedelletracce informaticheedellalororilevanza aifiniprobatori,ancheinambito tributario,iltestoillustrail contrastodeifenomenievasiviin rete,inuoviscenariinsededi controlloeipossibiliadeguamenti deitradizionalimoduliispettivi perrispondereallenuovesfide propostedalletransazionionline. CONDOMINIO - LA NUOVA GUIDA PER AMMINISTRATORI E CONDOMINI TUTTE LE NOVITÀ DELLA RIFORMA Una guida pratica ed essenziale per conoscere le nuove regole del condominio e della sua amministrazione. Soluzioni e casi pratici per risolvere tutte le problematiche condominiali. IN EDICOLA CON IL SOLE 24 ORE A € 7,90! 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E non è «pensabile che un condomino possa o debba assumersi l' onere, poco conta se impegnativo o sopportabile, di effettuare uno o più interventi» per garantire la funzionalità dell' impianto condominiale. È questo il principio formulato dalla Cassazione che, con la sentenza 19616 del 12 novembre scorso, ha accolto il ricorso presentato da un' usufruttuaria di un' unità abitativa che, lamentando la scarsa funzionalità dell' impianto di riscaldamento (tanto da determinare l' inabitabilità dell' appartamento), aveva richiesto l' intervento dell' assemblea condominiale per le verifiche e i provvedimenti del caso. L' assemblea, anche se la Ctu aveva chiarito che l' anomalia era provocata dalla presenza di bolle d' aria, si era limitata a invitare la richiedente a provvedere, autonomamente, allo sfiato dell' impianto. La donna ha quindi chiesto al giudice di dichiarare la nullità, l' illegittimità o l' inefficacia della delibera condominiale e di condannare il condominio all' eliminazione di ogni deficienza strutturale e funzionale, oltre che al risarcimento del danno. La domanda è stata accolta in primo grado solo in parte: il tribunale non ha riconosciuto il risarcimento del danno. Ma in appello la decisione è stata del tutto contraria alla donna. La Corte territoriale ha infatti considerato l' impianto «perfettamente funzionante», cioè idoneo ad assicurare l' adeguato riscaldamento dell' appartamento: per ottenerlo era sufficiente che la donna eseguisse una semplicissima manovra manuale sulle valvole di sfiato dei radiatori. Secondo la Corte d' appello, la regolare funzionalità dell' impianto impediva, peraltro, al giudice di sostituirsi all' assemblea condominiale, unico soggetto legittimato a intervenire, con decisione discrezionale, per eliminare l' anomalia. I giudici di legittimità, che hanno invece accolto il ricorso della donna, hanno chiarito che il condomino può provocare una delibera condominiale che abbia a oggetto gli interventi necessari per la piena funzionalità dell' impianto oppure può rivolgersi direttamente all' autorità giudiziaria per ottenere i provvedimenti necessari per sopperire a guasti o Normativa Comuni deficienze rilevate; e, se ricorrono i presupposti, il condomino può anche chiedere il risarcimento dei danni. Ma non bisogna dimenticare che se l' impianto centralizzato funziona male e causa sperequazioni e deficienze di calore e il condominio, colpevolmente, omette di adeguare e riparare l' impianto, il condomino può adire le vie legali e pretendere il risarcimento del danno, ma non la restituzione dei contributi versati per il servizio, né può sospendere il pagamento dei contributi; questo perché non sussiste un rapporto sinallagmatico tra le prestazioni, vale a dire l' obbligo di contribuzione e la fornitura del servizio (si veda la sentenza 12956/2006 della Cassazione). Proprio per fronteggiare il cattivo funzionamento dell' impianto, causa di liti all' interno dei condomini, la legge di riforma della normativa sul condomino ha introdotto una nuova disposizione che, seguendo l' orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, ha previsto la possibilità per il condomino di rinunciare all' utilizzo dell' impianto di riscaldamento se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In questo caso il distaccato deve partecipare, comunque, al pagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell' impianto e per la sua conservazione e messa a norma in quanto il condomino non può rinunziare alla proprietà delle parti comuni ma solo all' uso. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 28 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 41 Il Sole 24 Ore Norme e tributi Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341 13 Autonomie locali e Pa Tributi. La prima rata scadrebbe il 31 gennaio, ma senza l’adozione del regolamento non occorre una proroga comunale INTERVENTO Ultima occasione per la Tares Da correggere nella legge di stabilità le modalità di calcolo e i meccanismi di riscossione Giuseppe Debenedetto È la legge di stabilità l’ultima occasione per diradare un po’ la nebbiacheavvolgeilnuovotributo comunale sui rifiuti e sui servizi (Tares), atteso al debutto dal 1˚ gennaio.MentreiComunichiedono di mantenere per un altro annogliattualiprelievisuirifiuti,avviando solo la «maggiorazione» destinataafinanziarei«serviziindivisibili» (e ad assicurare un miliardo allo Stato sotto forma di taglio ai trasferimenti compensativo del maggior gettito), si studianocorrettivi per risolverei calcoli sulla base imponibile (oggi calcolatasull’80%dellasuperficiecatastale, con i problemi indicati nell’articolo in basso) e si devono recuperare gli emendamenti che aprono alla possibilità di affidare la riscossione ai gestori del servizio, approvati nel Ddl sul Codice ambientale che però rischia di esseretravolto dalcaos politico. Inognicasoemergelanecessi- tà per i Comuni di approvare gli attidiimpiantodeltributo:1)ilregolamentoapplicativo;2)ilpiano finanziario; 3) la delibera tariffaria. Si tratta di una triade del tutto nuovaperiComuniaregimeTarsu (circa 6.700), che avranno qualche complicazione in più rispetto ai Comuni a Tia (circa 1.300). Sul punto si attende l’uscita delle linee guida ministeriali, giàelaboratedalgruppodilavoro eal vaglio dell’Economia. Non si deve più attendere l’adozione del regolamento statale, essendo già scaduto il termine del 31 ottobre 2012 previsto della disciplina Tares. In prima applicazione si dovràquindi utilizzare il Dpr 158/99 (metodo normalizzato), già conosciuto dai Comuni a Tia. Per quelli a regime Tarsu si tratterà invece di effettuare sostanzialmente il passaggio alla Tia1, operazione che in realtà si rivela più complessa rispetto agli enti che già applicano il Dpr 158/99. Sull’organochedovràapprovare il piano finanziario, va detto che il termine «autorità competente» è stato utilizzato in vista della soppressione delle Ato e in mancanzadiunriferimentogiuridico alternativo. Il richiamo è allora agli ambiti ottimali previsti dal Dl 138/2011, che in base al decreto sviluppo-bis sono competenti sulla determinazione della tariffa anche nel servizio rifiuti. Un altro problema riguarda la necessità o meno di adottare una delibera di proroga dei termini di versamento della Tares, sul presupposto che la prima rata scade a gennaio 2013. La norma prevede infatti quattro rate trimestrali «scadenti nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre». Si tratta tuttavia di una disposizione a regime, che presuppone la formale istituzione del tributo attraverso l’adozione di tuttigliattipropedeutici(regola- mento, piano finanziario e tariffe). Il versamento in quattro rate trimestrali si applica solo «in mancanzadidiversadeliberazione comunale», quindi è necessario che il regolamento sia stato già approvato e che lo stesso non disponga diversamente. Si ritiene quindi che i Comuni non debbano adottare alcuna proroga, anche perché il contribuentenonèingradodideterminare autonomamente l’ammontare del tributo, non disponendo dellabaseimponibileperapplicare le eventuali tariffe adottate. L’autoliquidazione del tributo è di fatto impraticabile, per cui l’unicasoluzionepercorribileappare quella della liquidazione d’ufficio. È quindi l’ente a dover comunicarealcontribuentel’importo da versare: dopo però aver adottato gli atti di impianto del tributo, cioè a 2013 inoltrato, con evidenti problemi di cassa. I punti critici 01 | GLI OSTACOLI Non è stato adottato il regolamento attuativo della nuova Tares, per cui gli enti devono adottare il metodo normalizzato utilizzato per il calcolo della Tia. Nei 6.700 Comuni a Tarsu, si tratta di cambiare integralmente il metodo di calcolo, mentre il passaggio è più facile negli enti che già adottano la Tia 02 | IL NODO PROROGA La prima rata della Tares andrebbe pagata entro il 31 gennaio, ma in assenza del regolamento attuativo non serve la proroga del termine da parte dell’ente dal momento che il contribuente non ha gli elementi necessari a calcolare il tributo 03 | RISCOSSIONE Il Parlamento ha già approvato degli emendamenti per consentire ai soggetti gestori di continuare nella riscossione della Tares, come oggi avviene per la Tia. Gli emendamenti sono al Ddl sul codice ambientale, ma vanno recuperati nella legge di stabilità perché il Ddl rischia di non arrivare all’approvazione 04 | BASE IMPONIBILE Nella legge di stabilità vanno introdotti correttivi anche sulla base imponibile: la Tares delle abitazioni andrebbe calcolata sull’80% della superficie catastale, un dato che i Comuni non hanno © RIPRODUZIONE RISERVATA I nodi applicativi. La superficie catastale Costi. Gli effetti della mancata approvazione Base imponibile incalcolabile perché l’ente non ha i dati Il metodo normalizzato dimentica di coprire l’Iva La tassazione dell’80% della superficie catastale costituisce uno degli aspetti più critici del nuovo tributo Tares, che rischia di compromettere la sua applicazione per il 2013. Attualmente i Comuni in regime Tarsu e Tia utilizzano il criterio della superficie calpestabile con possibilità di applicare almeno l’80% della superficie catastale, ma solo in via presuntiva e quindi per finalità antielusive. Con il tributo Tares la superficie catastale – questa volta in misura «pari all’80%» – diventa invece il criterio legale di determinazione della base imponibile (inderogabile dal Comune), limitatamente alle unità immobiliari «a destinazione ordinaria». Resta invece il parametro della superficie calpestabile per gli immobili dei gruppi catastali D ed E (opifici, alberghi, banche, stazioni, eccetera). Già questo doppio binario fa emergere un aspetto fortemente discriminatorio nell’applicazione del tributo. Inoltre con la superficie catastale si introduce un elemento ibrido sgancia- to dalla situazione di fatto, producendo diversi effetti distorsivi. Va infatti considerato che la superficie calpestabile è generalmente maggiore di quella catastale, quindi limitare l’applicazione all’80% comporta una diminuzione del gettito. Il Dl 16/12 ha poi risolto la questione degli immobili non accatastati, introducendo una superficie "convenzionale" che sarà stabilita dall’agenzia del Territorio, ma non elimina una serie di problemi operativi. In primo luogo i Comuni dovrebbero effettuare un incrocio tra tutte le unità immobiliari ordinarie (categorie A, B e C) e la loro superficie catastale (vera o convenzionale). Sorgono tuttavia problemi di allineamento con gli indirizzi reali degli immobili (in particolare con i numeri civici) e con i contribuenti Tares non coincidenti con gli intestatari degli immobili. Occorrerebbe poi procedere alla modifica d’ufficio se all’esito di tale incrocio le superfici denunciate risultino inferiori all’80% di quelle catastali, inviando un’apposita comunicazione agli interessati. Se però negli atti catastali manca la superficie dell’immobile, il comune dovrebbe chiedere agli intestatari catastali (che potrebbero non corrispondere ai contribuenti Tares) di presentare all’agenzia del Territorio la planimetria del relativo immobile. Nel frattempo è previsto che il Territorio determini una superficie convenzionale consentendo il pagamento del tributo in acconto e salvo conguaglio. Non è chiaro tuttavia cosa succede se il catasto non fornisce ai Comuni le superfici convenzionali: in tal caso mancherebbe addirittura la base imponibile e non sarebbe neppure possibile utilizzare la superficie calpestabile. Peraltro non sono stabiliti i termini entro i quali il proprietario deve presentare la documentazione al catasto né i termini per la determinazione della superficie convenzionale. È pertanto auspicabile ritornare al criterio della superficie calpestabile, potendo al limite fare riferimentoal criterio catastale solo in via presuntiva. G.Deb. © RIPRODUZIONE RISERVATA ANCIRISPONDE Comuni in campo per i nuovi cittadini Quando si smarrisce l’«allegato minori» Padre,madreefigliodianni11 anni,cittadinistranieri.Igenitori sonotitolaridipermessoCeeil figlioaveval’«allegatominori», poismarrito.Dovràessere compilataunanuovaistanzacome sefossestatosmarritoilpermesso Cedelgenitore?Èpossibile considerarlounaggiornamentoo allalucedellacircolaredel20 marzo2012n.18501dovràessere pagatoilcontributodi200euro? Incaso dismarrimentoo distruzionedell’«allegato minore»ènecessario inoltrare la richiestadiduplicatodeltitolodi soggiorno.«L’allegatominore», infatti,è undocumentoche attestailregolare soggiorno in Italiadelminorestesso.Diverso è,invece,l’aggiornamentodel titolodisoggiorno.Questo ultimovienerichiesto, oltreche neicasidivariazione didati anagrafici,didomicilioe cosìvia, incaso difiglio natoinItaliaoin casodiricongiungimento familiaredelminore. Normativa Comuni Anna Guiducci L’applicazione del metodo normalizzato per il calcolo della tariffa Tares rischia di lasciar fuori alcuni costi di gestione del servizio. In base all’articolo 14 del Dl 201/11, entro il 31 ottobre il Governoavrebbedovutoemanare un regolamento con i criteri perindividuareilcosto delservizio e determinare le tariffe. La mancata approvazione del regolamentocomportal’applicazione transitoria, dal 1˚gennaio, del Dpr 158/99, cioè del metodo normalizzatoperdefinirelecomponenti di costo che vanno coperte con la tariffa. Il corrispettivo deve rispettare l’equivalenza tra il totale delle entrate tariffarie e i costi di gestione e comuni dell’anno precedente, rettificati per tenere conto dell’inflazione programmata, al netto del recupero di produttività. Altotale dei costivaaggiuntalaremunerazione del capitale investito nell’anno di riferimento. Tra i costi operativi di gestione, riferibili alle voci di bilancio di cui al Dlgs 127/91, sono compresi i costi di spazzamento e lavaggio strade, di raccolta, trasporto,trattamentoesmaltimen- gestione ed i costi comuni dell’anno n-1, l’ Iva che i Comuni dovranno corrispondere al gestore dal primo gennaio 2013 (e che non rappresenta voce di costo dell’esercizio precedente) potrebbe non trovare copertura nella correlata tariffa tributaria, conevidentiripercussioniintermini economici e finanziari a carico degli stessi. Per consentire quindi la costruzionedelnuovoimpiantotariffarioallalucedicorrettiprincipidisanagestionefinanziaria,sarebbe auspicabile l’introduzione, almeno nelle more dell’approvazione dei criteri definitivi, di un correttivo che consentisse la reale copertura di tutti i costi connessi al servizio. L’impatto del nuovo tributo sui bilanci pubblici dovrà poi tenere conto della riduzione programmataalfondo sperimentale di riequilibrio, in funzione della stimadimaggiorgettitoderivantedallaapplicazione, a caricodei contribuenti, della maggiorazione standard pari a 0,30 euro per metro quadrato, a copertura dei costirelativi ai serviziindivisibili dei Comuni. to Rsu e oneri accessori. La nuova tariffa, che dovrà comprendere anche i costi dello smaltimento in discarica, sarà composta da una quota determinata in base alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e agli ammortamenti,edaunaquotarapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità deicostidigestione,perassicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. Il passaggio dalla Tia alla Tares potrebbe determinare l’impossibilità di coprire alcuni oneri che si determinano proprio in funzione delle modifiche commesse al nuovo regime tributario. La gestione imprenditoriale nell’ambitodellaqualeeratrattato l’intero ciclo dei rifiuti urbani comportava la detraibilità dell’Iva sostenuta sui costi, con evidenteprocessodineutralizzazionedellastessaaifinidelcalcolo della tariffa. Poiché l’equivalenza definita dal metodo normalizzato prende a riferimento, per il calcolo della tariffa, i costi operativi di © RIPRODUZIONE RISERVATA LESCADENZE Camilla Orlandi A un anno dal lancio della Campagna «18 anni...in Comune» Anci, Save the children e Rete G2-Seconde generazioni rilanciano l’iniziativa che proseguirà finchéilParlamentononapproverà una legge di modifica della cittadinanza, in direzione dello ius soli.La Campagnaèstatalanciata a ottobre 2011 persollecitare i sindaci a informare i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, attraverso l’invio di una lettera a loro La carta d’identità Lacartad’identità nonvalida perl’espatrioperi minoripuò essererichiestadal minoreodeve essererichiestae sottoscritta da entrambii genitoriodauno solodi essi?Il problemasi presenta soprattuttocon i minoristranieri, perchèmoltevoltenonsono presentientrambii genitori. Spessoinoltresonoiscrittinello statofamigliasenzarapportodi parentelaperchèmai documentato. Ildecretosviluppo70/2011 (articolo10,comma5)ha previstonuovedisposizioniin materiadirilasciodellacarta d’identitàaiminori,eliminando l’etàminimaperrichiederlae modificandoaduratadellasua validitàasecondadell’etàdel minore. Ilministerodell’Interno,nella circolare15/2011,haprecisato chelemisurerelativealrilascioe alladuratadivaliditàdel documentoaiminorisiapplicano ancheallecarted’identitànon valideperl’espatrio,rilasciateai cittadinistranieri.Ciòposto, essendoespressamenteprevisto © RIPRODUZIONE RISERVATA ilconsensodiambedueigenitori perilrilascioaminoridellacarta d’identitàvalevoleperl’espatrio, adversosievincecheperil rilascioaminoridellacartadi identitànonvalidaperl’espatrio siasufficientelarichiestada partedichihapotestà genitoriale. «Il Sole 24 Ore del lunedì» pubblica in questa rubrica una selezione delle risposte fornite dall’Anci ai quesiti (che qui appaiono in forma anonima) degli amministratori locali. I Comuni possono accedere al servizio «Anci-risponde» — solo se sono abbonati — per consultare la banca dati, porre domande e ricevere la risposta, all’indirizzo Internet Web www.ancitel.it. I quesiti non devono, però, essere inviati al Sole 24 Ore. Per informazioni, le amministrazioni possono utilizzare il numero di telefono 06762911 o l’e-mail «[email protected]». di Luciano Baggiani li investimenti del settore idrico, già fermi da parecchi anni, dopo il referendum del 12 e 13 giugno del 2011, con l’abrogazione della remunerazione sul capitale investito, si sono definitivamente bloccati. In attesa delle nuove regole tariffarie, nessun finanziatore ha potuto valutare la capacità dei gestori di rimborsare i prestiti necessari per realizzare gli investimenti. Neldicembredel2011,ilParlamento ha affidato all’Autorità per l’energia elettrica e il gas il compito di definire la nuova tariffa dei servizi idrici. L’Autorità ha iniziato ad occuparsi della nuovatariffaconduedocumenti di consultazione, il primo nel maggio e il secondo nel luglio del 2012. Ha presentato i primi algoritmi di calcolo nel settembree ha recentemente dichiarato che approverà il provvedimento tariffario (transitorio) per due anni (2012 e 2013) entro dicembre. Le maggiori novità derivano dall’adozione di meccanismi tariffari già in uso nel settore gas. L’Autorità ha in un primo momento introdotto dei meccanismi per incentivare il contenimento dei costi di gestione da riconoscere in tariffa, ma neha rinviato l’applicazione di fronte alle difficoltàa stimare in così poco tempo i costi efficienti di gestione. Sugli investimenti ha ridotto le aliquote di ammortamento e ha introdotto un meccanismo complesso di rivalutazione degli investimenti pregressi, che nei primi anni di applicazione non riesce a controbilanciare la riduzione delle aliquote. Ha riconosciuto gli ammortamenti anche sulla parte finanziata da contributi a fondo perduto. Hapoimantenutolaremunerazione sul capitale investito. Una remunerazione che prende il nome di oneri finanziari e oneri fiscali, ancorata ai valori del mercato finanziario. Probabilmente i sostenitori del referendum e qualche associazione dei consumatori impugnerannoilprovvedimentopercontrasto con gli esiti referendari. Èstatofattonotareall’Autorità che la riduzione dei flussi di cassaconseguentiaquestonuovo approccio tariffario avrebbe reso pressoché impossibile finanziare gli investimenti previ- G stidaiPianid’Ambito.Èstatoanche segnalato che questa metodologia avrebbe penalizzato quelle imprese che avevano già contratto finanziamenti necessariarealizzare ipianid’investimento. Di fronte a questa eccezione,l’Autorità è ritornata parzialmente sui propri passi e ha introdotto un’ulteriore componente tariffaria, di natura finanziaria, per smussare gli effetti del nuovo metodo almeno per il 2012 e il 2013. Il problema della riduzione dei flussi di cassa sugliinvestimentisiriproponecomunque dal 2014. Questi continui tentativi di aggiustamento,dannol’impressione che si stia forse perdendo una visione complessiva sul nuovo sistema tariffario. Sulla remunerazione del capitale investito,lamigliorestradadapercorrere sarebbe stata quella di chiedere un intervento del legi- IL BLOCCO CONTINUA Il problema del settore fermato dal referendum non viene risolto dal nuovo sistema che debutterà nel 2013 slatoreperevitareuncontenzioso che appare ormai scontato; si sarebbe potuto attivare l’utilizzo di aliquote ridotte con un periodo di transizione più lungo. Sulla regolazione tariffaria ci si sarebbe aspettati un ricorso sostanziale alle esperienze di altri Paesi. L’Autorità dovrebbe dare risposte certe agli utenti e agli operatori sul modo in cui la tariffa possa consentire di finanziare gli investimenti e di indurre i gestori a ricercare costi efficienti e qualità dei servizi, in un mercato in cui non c’è concorrenza. Difronteaquestescelte,l’Associazione nazionale degli enti d’ambito(Anea)haritenutoutile chiedere ad una importante società di consulenza inglese, l’Oxera, di fare un primo commento alle proposte tariffarie. Uncommento che l’Aneamette a disposizione dell’Autorità e di tutti i soggetti interessati ai temi della regolazione tariffaria dei servizi idrici. Presidente Anea © RIPRODUZIONE RISERVATA CA S S A D E P O S I T I e P R E S T I T I s p a F I NA N Z I A M E N T I P U B B L I C I A CURA DI Claudio Carbone indirizzata al compimento della maggioreetà,deldirittodipresentarelarichiestadicittadinanzaentroilcompimento dei19anni. Finora,già638ragazziresidenti nei 358 Comuni che hanno aderitoallacampagnahannoottenutolacittadinanza italiana nelcorsodell’ultimo anno. È un numero destinato a raddoppiare una voltaricevuti i datidefinitivi. ResponsabileufficioimmigrazioneAnci La tariffa idrica inciampa ancora sugli investimenti CONDIZIONI VALIDE DAL 07/12/2012 AL 14/12/2012 CONTABILITÀ COMUNI E PROVINCE Prestito Ordinario Piano esecutivo di gestione Il 15 dicembre scade il termine per deliberare le variazioni al piano esecutivo di gestione, definito sulla base del bilancio di previsione annuale deliberato dal consiglio comunale, per la formalizzazione ed assegnazione degli obiettivi di gestione, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi. L’approvazione e le variazioni al piano esecutivo sono di competenza dell’organo esecutivo (articoli 169 e 175 del Dlgs 267/2000). (Normativa, approfondimento efocussulsitowww.entilocali. ilsole24ore.com) Amm.to (anni) 01/01/14 Tasso Tasso variabile Spread su fisso Euribor (%) (%) Tasso Tasso variabile Spread su fisso Euribor (%) (%) Tasso Tasso variabile Spread su fisso Euribor (%) (%) 2,859 2,987 3,068 3,114 4,402 4,793 5,026 5,150 2,869 2,993 3,072 3,118 4,429 4,809 5,036 5,157 2,881 3,001 3,078 N/D 01/01/14 01/01/15 Amm.to (anni) 10 15 20 24 4,456 4,825 5,047 N/D 01/01/16 01/01/17 01/01/18 2,932 3,050 3,128 3,172 2,978 3,081 3,149 3,189 Spread unico (%) 2,744 2,930 3,049 3,113 2,814 2,973 3,076 3,133 2,879 3,015 3,104 3,154 REGIONI E PROVINCE AUTONOME Prestito a Erogazione Unica a Quota Capitale Costante Prestito a Erogazione Multipla Scadenza Periodo di utilizzo Spread unico per Tasso variabile e fisso Prima data di pagamento 31/12/12 2013 Prima data di pagamento 30/06/13 Numero rate Scadenza contratto Spread unico (%) Scadenza contratto Spread unico (%) Numero max rate 20 30 40 50 60 30/06/22 30/06/27 30/06/32 30/06/37 30/06/42 N/D N/D N/D N/D N/D 31/12/22 31/12/27 31/12/32 31/12/37 31/12/42 2,698 2,888 3,007 3,083 N/D 20 30 40 50 60 2014 2015 2016 2017 Spread unico (%) per Tasso variabile e fisso 2,929 3,081 3,176 3,237 3,278 3,197 3,298 3,361 3,402 3,429 3,465 3,515 3,546 3,567 3,580 3,733 3,732 3,731 3,732 3,731 4,001 3,949 3,916 3,897 3,882 AZIENDE SANITARIE, ENTI PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA, UNIVERSITA’ E ISTITUTI ASSIMILATI, ENTI REGIONALI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO, AGENZIE REGIONALI PER LA PROTEZIONE AMBIENTALE Prestiti Chirografari con Piano di Erogazione non Predefinito Mutui Fondiari senza Preammortamento a Erogazione Unica (quadro cauzionale senza fideiussione dell’ente territoriale di riferimento) Numero rate Scadenza contratto Spread Tasso variabile (%) Scadenza contratto Spread Tasso fisso (%) 10 20 30 40 50 60 31/12/17 31/12/22 31/12/27 31/12/32 31/12/37 31/12/42 2,332 2,749 2,948 3,073 3,152 3,206 31/12/17 31/12/22 31/12/27 31/12/32 31/12/37 31/12/42 2,359 2,770 2,954 3,070 3,145 3,197 www.cassaddpp.it Tasso fisso Tasso variabile Prima data di pagamento 30/06/13 Riversamento in tesoreria (Articolo 1, comma 1, della legge 720/1984; circolare 18 giugno 1998 n. 50) Inizio ammortamento 01/07/13 15 20 25 29 GESTIONE FINANZIARIA Entro il 15 dicembre deve essere eseguito il versamento in tesoreria delle somme disponibili sui conti correnti postali. Prestito Flessibile Inizio ammortamento 01/01/13 Inizio ammortamento Inizio ammortamento 01/01/13 01/07/13 01/01/14 01/01/15 01/01/13 01/07/13 01/01/14 01/01/15 Amm.to (anni) 5 10 15 20 Spread (%) 2,249 2,777 3,002 3,137 2,622 3,003 3,176 3,283 2,848 3,133 3,277 3,367 Spread (%) 3,138 3,304 3,412 3,482 2,252 2,780 3,005 3,140 2,625 3,006 3,179 3,286 2,851 3,136 3,280 3,370 3,141 3,307 3,415 3,485 I dettagli relativi a questi e a tutti gli altri prodotti di finanziamento sono disponibili su www.cassaddpp.it, i cui dati fanno comunque fede. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 29 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 41 LE SCADENZE A CURA DI Claudio Carbone CONTABILITÀ Piano esecutivo di gestione Il 15 dicembre scade il termine per deliberare le variazioni al piano esecutivo di gestione, definito sulla base del bilancio di previsione annuale deliberato dal consiglio comunale, per la formalizzazione ed assegnazione degli obiettivi di gestione, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi. L' approvazione e le variazioni al piano esecutivo sono di competenza dell' organo esecutivo (articoli 169 e 175 del Dlgs 267/2000). (Normativa, approfondimento e focus sul sito www.entilocali. ilsole24ore.com) GESTIONE FINANZIARIA Riversamento in tesoreria Entro il 15 dicembre deve essere eseguito il versamento in tesoreria delle somme disponibili sui conti correnti postali. (Articolo 1, comma 1, della legge 720/1984; circolare 18 giugno 1998 n. 50) Normativa Comuni Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 30 di 69 . Lun 10/12/2012 Corriere della Sera Pagina 13 Primo Piano 13 Corriere della Sera Lunedì 10 Dicembre 2012 Il governo Gli enti locali Il piano per il riordino Le Province si salvano Il governo teme il caos per scuole e strade L’allarme della Funzione pubblica D’ARCO # Regioni a Statuto speciale Province coinvolte nel processo di accorpamento MILANO-Monza-Brianza Como-Varese-Lecco Retroscena meditando di far cadere alla ripresa della discussione a Palazzo Madama, la prossima settimana. Il relatore del Pdl, Filippo Saltamartini, in realtà, dice che nulla è stato deciso in proposito ma sono in pochi a crederci, anche perché egli stesso rimanda al mittente l’elenco di guai descritto dal documento del governo. Gli effetti, aggiunge, «sarebbero forse più drammatici se il decreto fosse approvato. Mercoledì o votiamo turandoci il naso o diciamo di no. Faremo una valutazione politica perché se bocciando il provvedimento l’Italia ridiven- I rischi A rischio sarebbero anche la gestione dei rifiuti e la tutela ambientale e idrogeologica ta inaffidabile per l’Europa e se va a finire che diventiamo il caprio espiatorio della situazione...». Il fatto è che è che la riforma a tappe delle Province, una riforma difficile e osteggiata dagli amministratori coinvolti, non ha funzionato, comunque vadano le cose in Senato. Rischia infatti di restare in piedi solo il primo passo, quello fatto a fine dicembre, anche per rispondere alle aspettative dell’Europa, dal provvedimento salva Italia, che stabilisce il principio generale del trasferimento delle funzioni delle Province ai Comuni o alle Regioni. Tutto il riordino, dalla decisione di ridurre il numero degli enti invece di cancellarli alle regole di nomina degli organismi di gestione, dipende appunto dall’approvazione del decreto in discussione in Parlamento che decadrà, se non ap- Padova-Treviso ne degli uffici periferici. Se poi la riforma non venisse completata, aumenterebbe il rischio di una dichiarazione di incostituzionalità, sottolinea il documento del governo: se il salva Italia infatti è stato impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle Province «funzioni fondamentali», ora «è dubbio che siano tali i soli compiti di indirizzo e coordinamento dei Co- Imperia-Savona Verona-Rovigo Vero Ravenna-Forlì Rave venna-Forlì Cesena-Rimini Cese Grosseto-Siena Gross Asti-Alessandria Ascoli Piceno-Macerata-Fermo oli Picen Piceno-Macera L'Aquila-Teramo L'Aquil Perugia-Terni Peru Pescara-Chieti Pesc Cremona-Mantova-Lodi va-Loddi Parma-Piacenza ROMA — «Ci sarebbe il caos istituzionale», con le Regioni che dovrebbero caricarsi di nuovi compiti. Ma non solo. Andrebbero in tilt anche la manutenzione delle scuole superiori e delle strade. Per non parlare della gestione dei rifiuti e della tutela, dove c’è, ambientale e idrogeologica. E del problema, non secondario per il bilancio pubblico, del congelamento di circa 500 milioni di risparmi annui. Conseguenze pesanti, insomma, che, secondo il documento inviato ai senatori dal dipartimento per le Riforme del ministero della Funzione pubblica, si avrebbero se dovesse saltare, come sembra, il decreto legge sul riordino delle Province, presentato dal ministro Filippo Patroni Griffi. Sull’iter parlamentare del provvedimento pesa infatti il macigno della pregiudiziale di costituzionalità che il Pdl sta Città metropolitane Le conseguenze Senza riforma le Città metropolitane «resterebbero solo sulla carta» Campobasso-Isernia Campobas LivornoMassa CarraraLucca-Pisa Modena-Reggio Emilia FIRENZE-Pistoia-Prato -Prato Taranto-Brindisi Taran Viterbo-Rieti Latina-Frosinonee CatanzaroC Vibo Valentia- Crotone Benevento-Avellino provato, il 5 gennaio e da vari provvedimenti attuativi. Come quello emanato dal ministro Cancellieri, ma già bloccato in commissione, sul funzionamento dei nuovi consigli provinciali, ridotti di numero e non più elettivi. Ma quali sarebbero gli effet- ti, secondo il governo, della mancata approvazione della riforma? Rinascerebbero le 35 Province accorpate, le Città metropolitane «resterebbero solo sulla carta» senza perimetri definiti di operatività, e non si saprebbe con certezza a chi andrebbero le competenze (dalle strade alle scuole, dai rifiuti alla pianificazione territoriale) con la necessità di varare di gran fretta, entro la fine dell’anno, nuove leggi da parte delle Regioni o dello Stato, per assegnarle. Ci sarebbero poi i costi, in termini di mancati risparmi, dello stop alla riorganizzazio- muni previsti da quel provvedimento, in assenza del riordino dell’intera disciplina». Senza contare che un rischio di incostituzionalità graverebbe anche sul decreto di riforma. Il governo in ogni caso ritiene, spiega il ministro Patroni Griffi, che «i provvedimenti legislativi sin qui intervenuti siano conformi alla Costituzione, ma il giudizio sul punto spetta evidentemente alla Corte, che terrà presente il quadro normativo esistente al momento della pronuncia». Stefania Tamburello © RIPRODUZIONE RISERVATA Negli anni scorsi la maggioranza di centrodestra ha evitato di affrontare un tema sul quale si erano detti d’accordo quasi tutti anche a sinistra Le promesse del 2008 e la vittoria del partito anti abolizione Dal Cavaliere a Cicchitto: vanno eliminate Ma in Parlamento il Pdl ha scongiurato i tagli ROMA — E’ noto che in Italia le promesse fatte in campagna elettorale valgono quel che valgono. Parole al vento, il più delle volte. Ma sarà interessante, in questa occasione, vedere se Silvio Berlusconi ripeterà quello che disse nel 2008 alla signora Ines di Forte dei Marmi durante una chatline al Corriere: «Non parlo delle Province, perché bisogna eliminarle». E non era certo l’unico, nel suo Popolo della libertà, a pensarla così. Di più: della stessa idea non erano i peones del partito, ma i pezzi da novanta a lui fedelissimi. Il superberlusconiano capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto sentenziava il 29 novembre 2008: «L’appello sull’abolizione delle Province va preso in seria considerazione. C’è un gran bisogno di qualche altro taglio di spesa». E il ministro Renato Brunetta, competente per quella materia, gli faceva eco il 4 dicembre: «Le Province? Sono enti inutili, non servono». Proprio vero… Come è andata, lo sappiamo. E si potrebbe amaramente concludere: lo avevamo detto. La maggioranza di centrodestra si è ben guardata dall’affrontare una questione sulla quale si erano detti d’accordo quasi tutti anche a sinistra. Se si eccettua l’uscita dell’ex ministro Roberto Calderoli, nell’agosto 2011, che aveva proposto di chiudere soltanto le Province più piccole. Idea subito smontata e quindi abortita. Erano le settimane in cui l’Italia si affacciava pericolosamente sull’orlo del baratro. In una lettera alla quale aveva dato un robusto contributo la Banca d’Italia, la Bce chiedeva al governo italiano durissimi interventi, sottolineando la necessità di riforme quali appunto l’abolizione delle Province. E con l’uscita di scena del Cavaliere e l’arrivo di Mario Monti la Normativa Comuni musica sembrava cambiata. Il decreto salva Italia aveva ridotto le Province a enti non più elettivi, privi di qualunque funzione: la premessa per la loro scomparsa. Sarebbe stata però necessaria un’altra legge entro il 2012 per fissare le modalità della dissoluzione dei consigli. Inutile dire che le Province non se ne sono rimaste con le mani in mano. Subito è partito un ricorso alla Corte costituzionale. Ed è stato così che nella scorsa estate, anche con la motivazione di evitare la scure della Consulta, il governo Il ministro Renato Brunetta, allora ministro, il 4 dicembre 2008: «Le Province? Sono enti inutili» ci ha ripensato: anziché l’abolizione, la riduzione per decreto. Più o meno con il vecchio e discutibile metodo Calderoli, ma fermo restando per le Province sopravvissute il principio di avere organi di governo non più eletti a suffragio universale. Peccato che anche questo progetto, sostenuto a parole, abbia incontrato fortissime resistenze nei corridoi del Palazzo. Dove il partito delle Province, forte di una decina di presidenti di giunte provinciali seduti in Parlamento, ha sempre manovrato, agguerritissimo, per guadagnare tempo. Perché più le elezioni si avvicinano, più le leggi che tagliano poltrone perdono forza. Questa è la regola in Italia. Tuttavia è certo che in nessun Paese normale a pronunciare la condanna a morte di un simile provvedimento sarebbe stato proprio il partito il cui leader aveva promesso agli italiani l’abolizione delle Province. Perché è questo il significato della pregiudiziale di incostituzionalità presentata a palazzo Madama dal pidiellino Filippo Saltamartini addirittura prima che Monti annunciasse le sue dimissioni. Pur sapendo che il gesto costerà 500 milioni l’anno: tanto, dice il ministro Piero Giarda, sarebbe il risparmio dovuto all’accorpamento delle Province. Molto più di quanto sarebbe costato rinunciare all’election day, che il segretario del Pdl Angelino Alfano aveva rivendicato proprio con l’esigenza di evitare inutili sprechi. Ma poco importa. Tirerà un respiro di sollievo il deputato del suo partito Antonello Iannarilli, presidente della Provincia di Frosinone che per protesta ha mandato giù un bel sorso di olio di ricino. Davanti al Senato, pensate un po’! Idem potrà fare il sindaco di Prato, Roberto Cenni, protagonista di una sconcertante conferenza stampa seduto su una tazza da gabinetto a segnalare la propria indignazione davanti alla prospettiva di vedere la sua Provincia tornare sotto Firenze. Come al tempo dei 500 milioni di euro l’anno la somma che si risparmierebbe con il riordino delle Province secondo un calcolo del ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda 700 gli emendamenti piovuti sul decreto del ministro Filippo Patroni Griffi in Senato. Di questi, oltre 300 sono a firma del senatore Pdl Claudio Fazzone Protagonisti Cosimo Sibilia è presidente della Provincia di Avellino e senatore pidiellino. Figlio dell’ex patron dell’Avellino calcio, ha cominciato l’attività politica nel 1994, aderendo a Forza Italia e fondandone il primo club a Mercogliano Roberto Cenni è sindaco di Prato eletto nel 2009 sostenuto da Pdl, Lega Nord, Unione di Centro, La Destra e liste civiche. Imprenditore tessile, è stato tra l’altro presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato Antonello Iannarilli è deputato Pdl e presidente della Provincia di Frosinone. Nel 2010, per l’assenza di assessori ciociari nella giunta Polverini, ipotizza di staccarsi dal Lazio e creare la 21esima regione, quella «delle Province» Medici, non sia mai! E pure Cosimo Sibilia, figlio dell’ex patron dell’Avellino calcio Antonio Sibilia, e come Iannarilli parlamentare e presidente di Provincia: Avellino, appunto. Si è dannato l’anima per far saltare il decreto che l’avrebbe costretto a fondersi con Benevento. Gli irpini insieme ai sanniti? Contro natura! Brinderà, Sibilia, con Ciriaco De Mita, ottantaquattrenne eurodeputato dell’Udc che forse non si voleva rassegnare a cedere il capoluogo al rivale beneventano Clemente Mastella: anch’egli, grazie alla prodigiosa regola secondo cui certi politici non possono mai restare a spasso, parlamentare (per il Pdl, dopo l’evaporazione del suo Udeur) a Strasburgo. E brinderanno tutti insieme al senatore Claudio Fazzone, potente capo del partito a Latina, tanto La lobby In Parlamento, c’è un partito delle Province, forte di una decina di presidenti di giunte provinciali ostile al decreto del ministro Filippo Patroni Griffi da farsi autore di 400 dei 700 emendamenti che gli sono piovuti addosso in Senato. Magari ci sarà anche Antonio D’Alì, il quale nei mesi scorsi aveva chiesto che fossero considerate nei parametri minimi di superficie anche le piattaforme marine antistanti le Province: lui è di Trapani. E chissà se accetterà l’invito il relatore del Pd Enzo Bianco convinto che dagli accorpamenti debbano essere escluse le Province confinanti fra loro per meno di 25 chilometri. Come Viterbo e la più piccola Rieti, che finirebbe per essere annessa: ma si dà il caso che la prima sia in mano al Pdl, mentre presidente della seconda è il democratico Fabio Melilli. Margheritino d’origine, proprio come Bianco. Guarda un po’… Sergio Rizzo © RIPRODUZIONE RISERVATA Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 31 di 69 Lun 10/12/2012 Corriere della Sera Pagina 13 Le Province si salvano Il governo teme il caos per scuole e strade L' allarme della Funzione pubblica. ROMA - «Ci sarebbe il caos istituzionale», con le Regioni che dovrebbero caricarsi di nuovi compiti. Ma non solo. Andrebbero in tilt anche la manutenzione delle scuole superiori e delle strade. Per non parlare della gestione dei rifiuti e della tutela, dove c' è, ambientale e idrogeologica. E del problema, non secondario per il bilancio pubblico, del congelamento di circa 500 milioni di risparmi annui. Conseguenze pesanti, insomma, che, secondo il documento inviato ai senatori dal dipartimento per le Riforme del ministero della Funzione pubblica, si avrebbero se dovesse saltare, come sembra, il decreto legge sul riordino delle Province, presentato dal ministro Filippo Patroni Griffi. Sull' iter parlamentare del provvedimento pesa infatti il macigno della pregiudiziale di costituzionalità che il Pdl sta meditando di far cadere alla ripresa della discussione a Palazzo Madama, la prossima settimana. Il relatore del Pdl, Filippo Saltamartini, in realtà, dice che nulla è stato deciso in proposito ma sono in pochi a crederci, anche perché egli stesso rimanda al mittente l' elenco di guai descritto dal documento del governo. Gli effetti, aggiunge, «sarebbero forse più drammatici se il decreto fosse approvato. Mercoledì o votiamo turandoci il naso o diciamo di no. Faremo una valutazione politica perché se bocciando il provvedimento l' Italia ridiventa inaffidabile per l' Europa e se va a finire che diventiamo il caprio espiatorio della situazione...». Il fatto è che è che la riforma a tappe delle Province, una riforma difficile e osteggiata dagli amministratori coinvolti, non ha funzionato, comunque vadano le cose in Senato. Rischia infatti di restare in piedi solo il primo passo, quello fatto a fine dicembre, anche per rispondere alle aspettative dell' Europa, dal provvedimento salva Italia, che stabilisce il principio generale del trasferimento delle funzioni delle Province ai Comuni o alle Regioni. Tutto il riordino, dalla decisione di ridurre il numero degli enti invece di cancellarli alle regole di nomina degli organismi di gestione, dipende appunto dall' approvazione del decreto in discussione in Parlamento che decadrà, se non approvato, il 5 gennaio e da vari provvedimenti attuativi. Come quello emanato dal ministro Cancellieri, ma già bloccato in commissione, sul funzionamento dei nuovi consigli provinciali, ridotti di numero e non più elettivi. Ma quali sarebbero gli effetti, secondo il governo, Normativa Comuni della mancata approvazione della riforma? Rinascerebbero le 35 Province accorpate, le Città metropolitane «resterebbero solo sulla carta» senza perimetri definiti di operatività, e non si saprebbe con certezza a chi andrebbero le competenze (dalle strade alle scuole, dai rifiuti alla pianificazione territoriale) con la necessità di varare di gran fretta, entro la fine dell' anno, nuove leggi da parte delle Regioni o dello Stato, per assegnarle. Ci sarebbero poi i costi, in termini di mancati risparmi, dello stop alla riorganizzazione degli uffici periferici. Se poi la riforma non venisse completata, aumenterebbe il rischio di una dichiarazione di incostituzionalità, sottolinea il documento del governo: se il salva Italia infatti è stato impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle Province «funzioni fondamentali», ora «è dubbio che siano tali i soli compiti di indirizzo e coordinamento dei Comuni previsti da quel provvedimento, in assenza del riordino dell' intera disciplina». Senza contare che un rischio di incostituzionalità graverebbe anche sul decreto di riforma. Il governo in ogni caso ritiene, spiega il ministro Patroni Griffi, che «i provvedimenti legislativi sin qui intervenuti siano conformi alla Costituzione, ma il giudizio sul punto spetta evidentemente alla Corte, che terrà presente il quadro normativo esistente al momento della pronuncia». Stefania Tamburello RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 32 di 69 . Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 10-11 LA STAMPA LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012 29 novembre 2012 Primo Piano .11 . Il voto all’Onu Lo strappo A un mese dal viaggio di Monti e Terzi in Israele (foto), l’Italia vota «sì» alla risoluzione dell’Onu che attribuisce alla Palestina lo status di Stato osservatore Sabato, a sorpresa, dopo un incontro al Quirinale con Napolitano, Monti annuncia le sue dimissioni in polemica con il Pdl che lo aveva di fatto sfiduciato 8 dicembre 2012 “Province, senza tagli si rischia il caos” L’allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare Il ministro il caso ROBERTO GIOVANNINI ROMA S «Devono essere vere, tutti i parlamentari uscenti e i dirigenti le devono fare, senza tutelare le correnti con le quote o altre furbate. Se il 20% delle liste verranno decise centralmente, devono essere posti per la società civile o per eventuali esponenti del governo da candidare...». Vendola «Quellidell’Udc strateghidellatattica» 1 «L’agenda-Bersani non è sovrapponibile all’agenda Monti: su questa, si fa punto e a capo». Lo precisa su Twitter Nichi Vendola che posta sul social network una serie di considerazioni alla luce della crisi dei governo. «Udc? «Allora possiamo anche tornare a rinchiuderci nel Palazzo per fare i giochini che piacciono tanto agli strateghi della tattica» scrive ancora Vendola. Per il leader di Sel occorre «dare risposta chiara al popolo del centrosinistra: le primarie non sono state una messa in scena ma un processo costituente di un nuovo centrosinistra». Anche perchè, scrive sempre in un tweet, «Rischiamo di non governare se non ci sono segnali di riparazione nei confronti di settori che sono stati particolarmente penalizzati da Monti». Netto il giudizio anche del segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: «Dopo un anno di disastri, il governo Monti se ne va e gli italiani possono votare il proprio governo. Si tratta di decidere se proseguire le politiche di austerità condivise e realizzate con Monti da centro destra e centro sinistra, oppure se cambiare registro. Noi proponiamo un New deal che abbandoni le politiche di austerità». Normativa Enti Locali e salta il decreto sul riordino delle Province sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l’annuncio del Pdl di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l’allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia. In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpa- Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui pericoli legati al mancato taglio delle Province la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto comporterebbe «una serie di problemi operativi sul piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo normativo con la legge di spending e il decreto Salva-Italia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri preannunciando la mossa del suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall’«impatto sulla funzionalità di prefetture e questure» ai problemi «derivanti dall’accorpamento tra province con politiche diverse ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL «Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto si risparmierà» te. E verrebbe meno l’individuazione delle funzioni «di area vasta» come funzioni fondamentali delle province. Di conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro la fine di quest’anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà, secondo il documento della Funzione Pubblica, la «devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (quello regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l’esercizio delle funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili. Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il ministro del- Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 33 di 69 Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 10-11 "Province, senza tagli si rischia il caos" L' allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare. Il ministro Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui pericoli legati al mancato taglio delle Province Se salta il decreto sul riordino delle Province sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l' annuncio del Pdl di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l' allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia. In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpate. E verrebbe meno l' individuazione delle funzioni «di area vasta» come funzioni fondamentali delle province. Di conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro la fine di quest' anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà, secondo il documento della Funzione Pubblica, la «devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (quello regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l' esercizio delle funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per l' esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili. Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto comporterebbe «una serie di problemi operativi sul piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo normativo con la legge di spending e il decreto SalvaItalia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Normativa Enti Locali Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri preannunciando la mossa del suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall'«impatto sulla funzionalità di prefetture e questure» ai problemi «derivanti dall' accorpamento tra province con politiche diverse ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL «Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto si risparmierà» Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 34 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Messaggero Pagina 49 -MSGR - 20 CITTA - 49 - 10/12/12-N: 49 Lunedì 10 Dicembre 2012 www.ilmessaggero.it Cronaca di Roma to il mantello della caldaia o, ancora peggio, non erano in casa. «Danno un appuntamento, senza concordarlo, lasciando nella cassetta della posta una lettera. Poi, se uno non legge l’avviso o non può essere presente in quell’orario, viene multato – spiega Simonetta Cervellini, presidente di Federconsumatori Lazio – È una procedura approssimativa e scorretta. Se non si invia una raccomandata l’appuntamento non è ufficiale. Abbiamo invitato i consumatori a non pagare sanzioni di questo tipo, dopo aver informato gli enti locali, ormai fuori controllo». «Controlli alle caldaie procedura scorretta» `Federconsumatori e le «verifiche pazze»: gli utenti non paghino IL CASO «È un atteggiamento pretestuosamente rigoroso quello che si sta adottando sul controllo delle emissioni inquinanti delle caldaie». Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell’associazione Codici, grida allo scandalo per l’ennesimo «balzello» di cui i cittadini romani si trovano ad essere nuovamente vittime impotenti. Centinaia le segnalazioni di protesta arrivate agli sportelli per la difesa del consumatore, ai centralini della Cna e agli stessi call center di Roma Capitale. Nel mirino, il servizio di controllo sulla regolarità degli impianti di riscaldamento domestico svolto dai tecnici dell’associazione temporanea di imprese Con. Te., subentrata ad Acea Reti e Servizi Energetici Spa a partire dal primo gennaio 2012. «Con la scusa di garantire una maggiore sicurezza, si caricano i consumato- LA CONTESTAZIONE «Sono criteri esageratamente prudenti – contesta il segretario di Codici – e poi vi è una disparità tra la posizione contrattuale del cliente e quella della società». In molti si sono lamentati di aver dovuto pagare 25 euro per «mancato appuntamento» perché, all’arrivo dei tecnici della Con. Te., non sapevano di dover far trovare smonta- IL CODICI: «IL COMUNE VIGILI SULLA SOCIETÀ A CUI HA AFFIDATO IL SERVIZIO». OGGI VERTICE TRA CNA E ASSESSORATO AI LAVORI PUBBLICI Normativa Enti Locali LE AZIENDE ri di oneri sempre maggiori – spiega Ivano Giacomelli – Andremo a verificare la normativa vigente per capire se sono obbligati a pagare e chiederemo al Comune di vigilare sulla società a cui ha affidato la gestione del servizio». Alla base dei disagi, il fatto che molte delle contestazioni mosse dal nuovo gestore non erano contemplate dal precedente. Acea, ad esempio, durante i controlli chiedeva conto soltanto del bollino in corso di validità. Con.Te fa pagare 90 euro per la verifica dei suoi tecnici se mancano all’appello i bollini precedenti. Anche nell’ipotesi in cui l’inadempienza sia da ricondurre al vecchio proprietario dell’appartamento, chi gli è subentrato non potrà sfuggire al pagamento. CONTROLLI Un tecnico al lavoro su una caldaia A lamentarsi non sono solo i consumatori. Le aziende che effettuano la manutenzione delle caldaie si trovano spesso in imbarazzo con i propri clienti. «Sembriamo noi inadempienti – si lamenta Fabrizio Badioli, da 25 anni titolare di un’impresa di riscaldamento di Roma – Molte persone ci chiedono di rimborsare il costo della sanzione che Con.Te. ha inflitto loro. Ma non è colpa nostra. Il nuovo gestore applica la normativa in modo diverso rispetto a come la applicava Acea. La cosa drammatica è che le ispezioni hanno addirittura effetto retroattivo. È un controsenso che si controlli il controllo. In un momento di crisi come questo è un inutile esborso di denaro». Insomma, dopo il bollino blu sulle emissioni inquinanti dei veicoli, pagato in modo ingiustificato per 10 mesi dai romani, è il turno del bollino delle caldaie. «Abbiamo già inviato una notifica con l’ipotesi appropriazione indebita al presidente dell’Agenzia Roma servizi per la Mobilità per la storia dei tagliandi di auto e moto. Daremo battaglia anche in questo caso», assicura il segretario di Codici, Ivano Giacomelli. Intanto oggi per discutere della questione gli imprenditori della Cna incontreranno i dirigenti dell’assessorato ai lavori pubblici di Roma Capitale, anche se questi ultimi sembrano non saperne nulla. Valeria Di Corrado Pronti ad attaccare con continuità Clemente Mimun a Lazio di Petkovic gioca bene e prosegue nel ciclo positivo anche a livello continentale, dove in pochi, alla vigilia dell'Europa league, avrebbero scommesso non sul nostro primo posto, ma addirittura sul passaggio del turno. Il mister, invece, cambia formazione e gioco e piazza un poker a Maribor che smentisce le cassandre di turno. Questa Lazio mi piace, e piace ai tifosi, perché mostra sempre il massimo impegno. Forse il tecnico è il miglior acquisto della società, da diversi anni a questa parte, con l'eccezione di Klose, vero colpo da maestri del tandem Lotito-Tare. Nelle prossime settimane potremmo cedere qualche giocatore, a cominciare da Zarate e Matuzalem. Spero si trovi l'intesa con Diakite, potrebbe diventare un solido punto di riferimento nella nostra difesa. Intanto ci aspetta il Bologna, che non di rado ci ha fatto lo sgambetto. Siamo decisamente più forti e ce la possiamo fare. Per puntare alla zona Champions ci servono tre punti. L'importante è giocare come sappiamo, aggredirli subito con continuità. Se il Bologna ha meno della metà dei nostri punti (14 contro 29), una ragione ci sarà. Vinciamo, così terremo a distanza i cugini e i viola. Sarà un bel lunedì? Speriamo, forza Lazio. L © RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile -TRX IL:09/12/12 21:49-NOTE: Pagina 35 di 69 Lun 10/12/2012 Il Messaggero Pagina 49 «Controlli alle caldaie procedura scorretta» Federconsumatori e le «verifiche pazze»: gli utenti non paghino IL CASO «È un atteggiamento pretestuosamente rigoroso quello che si sta adottando sul controllo delle emissioni inquinanti delle caldaie». Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell' associazione Codici, grida allo scandalo per l' ennesimo «balzello» di cui i cittadini romani si trovano ad essere nuovamente vittime impotenti. Centinaia le segnalazioni di protesta arrivate agli sportelli per la difesa del consumatore, ai centralini della Cna e agli stessi call center di Roma Capitale. Nel mirino, il servizio di controllo sulla regolarità degli impianti di riscaldamento domestico svolto dai tecnici dell' associazione temporanea di imprese Con.Te., subentrata ad Acea Reti e Servizi Energetici Spa a partire dal primo gennaio 2012. «Con la scusa di garantire una maggiore sicurezza, si caricano i consumatori di oneri sempre maggiori ? spiega Ivano Giacomelli ? Andremo a verificare la normativa vigente per capire se sono obbligati a pagare e chiederemo al Comune di vigilare sulla società a cui ha affidato la gestione del servizio». Alla base dei disagi, il fatto che molte delle contestazioni mosse dal nuovo gestore non erano contemplate dal precedente. Acea, ad esempio, durante i controlli chiedeva conto soltanto del bollino in corso di validità. Con.Te fa pagare 90 euro per la verifica dei suoi tecnici se mancano all' appello i bollini precedenti. Anche nell' ipotesi in cui l' inadempienza sia da ricondurre al vecchio proprietario dell' appartamento, chi gli è subentrato non potrà sfuggire al pagamento. LA CONTESTAZIONE «Sono criteri esageratamente prudenti ? contesta il segretario di Codici ? e poi vi è una disparità tra la posizione contrattuale del cliente e quella della società». In molti si sono lamentati di aver dovuto pagare 25 euro per «mancato appuntamento» perché, all' arrivo dei tecnici della Con.Te., non sapevano di dover far trovare smontato il mantello della caldaia o, ancora peggio, non erano in casa. «Danno un appuntamento, senza concordarlo, lasciando nella cassetta della posta una lettera. Poi, se uno non legge l' avviso o non può essere presente in quell' orario, viene multato ? spiega Simonetta Cervellini, presidente di Federconsumatori Lazio ? È una procedura approssimativa e scorretta. Se non si invia una raccomandata l' appuntamento non è ufficiale. Abbiamo invitato i consumatori a non pagare sanzioni di questo tipo, dopo aver informato gli enti locali, ormai fuori controllo». LE AZIENDE A lamentarsi non sono solo i consumatori. Le aziende Normativa Enti Locali che effettuano la manutenzione delle caldaie si trovano spesso in imbarazzo con i propri clienti. «Sembriamo noi inadempienti ? si lamenta Fabrizio Badioli, da 25 anni titolare di un' impresa di riscaldamento di Roma ? Molte persone ci chiedono di rimborsare il costo della sanzione che Con.Te. ha inflitto loro. Ma non è colpa nostra. Il nuovo gestore applica la normativa in modo diverso rispetto a come la applicava Acea. La cosa drammatica è che le ispezioni hanno addirittura effetto retroattivo. È un controsenso che si controlli il controllo. In un momento di crisi come questo è un inutile esborso di denaro». Insomma, dopo il bollino blu sulle emissioni inquinanti dei veicoli, pagato in modo ingiustificato per 10 mesi dai romani, è il turno del bollino delle caldaie. «Abbiamo già inviato una notifica con l' ipotesi appropriazione indebita al presidente dell' Agenzia Roma servizi per la Mobilità per la storia dei tagliandi di auto e moto. Daremo battaglia anche in questo caso», assicura il segretario di Codici, Ivano Giacomelli. Intanto oggi per discutere della questione gli imprenditori della Cna incontreranno i dirigenti dell' assessorato ai lavori pubblici di Roma Capitale, anche se questi ultimi sembrano non saperne nulla. Valeria Di Corrado © RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 36 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Messaggero Pagina 47 -MSGR - 20 CITTA - 47 - 10/12/12-N: 47 Lunedì 10 Dicembre 2012 www.ilmessaggero.it Cronaca di Roma Campidoglio, è scontro sulla data del voto `Alemanno: «Elezioni già a febbraio» Il Pd punta ad aprile IL CASO Neanche il tempo di rifiatare dopo la fine (almeno presunta) della telenovela sulla data del voto delle Regionali che si apre un nuovo fronte: quello delle amministrative. Alemanno ne approfitto per tornare su una sua vecchia richiesta: «Facciamo l’election day». Tutto si tiene. Berlusconi toglie l’appoggio al governo. Monti si dimette e il giorno delle elezioni per il nuovo sindaco di Roma torna in bilico. Immaginarsi le segreterie di partito e gli staff dei politici alle prese con in mano il calendario non è una caduta romanzesca: è quello che sta avvenendo in queste ore da una parte e dall’altra. Per ovvie necessità si può provare a schematizzare così: Alemanno vuole votare il prima possibile, accorpando tutto quello che si può accorpare. Il Pd, invece, vuole elezioni amministrative a scadenza naturale, ovvero ad aprile. Parlamento. Il problema è cosa accorpare e come. Fino a oggi si dava per quasi acclarato che le politiche e le comunali sarebbero andate insieme. Mentre, come noto, per la Pisana in seguito a ricorsi e sentenze, il prefetto ha indetto le elezioni per il 3 e 4 febbraio. I nodi, neanche a dirlo, sono tanti. La premessa è che se, come annunciato, il governo si dimette un minuto dopo l’approvazione del decreto stabilità, ovvero alla fine di questa settimana, o all’inizio della prossima, Napolitano scioglierà le Camere e in poco tempo saranno indette le elezioni. A quel punto i romani si troveranno davanti a tutte le elezioni possibili: Comune, Regione e Ecco Barillari il grillino candidato alla Regione LA FRUSTRAZIONE In entrambe gli schieramenti si vive una sorta di frustrazione, visto che il calendario uscirà fuori da decisioni superiori, ovvero dal governo e dalle indicazioni del presidente della Repubblica. A fare pressione esplicita per l’election day è stato lo stesso Gianni Alemanno: «È chiaro che è impossibile fare il voto delle regionali durante la campagna elettorale per le politiche o comunali. Se si vota a fine febbraio, un election day è inevitabile». Il sindaco di Roma gioca una partita complessa e con l’accelerazione dei tempi spera di spiazzare gli avversari che ancora non hanno trovato un candidato. Per Alemanno, poi, le elezioni anticipate fanno cadere un vincolo: quello per cui i sindaci devono dimettersi sei mesi prima della scadenza se vogliono candidarsi al Parlamento. Se il governo va a casa prima non ci sono più obblighi, ma il sindaco giura che non pensa ad altro che alla sua sfida per il Campidoglio. Il Partito democratico si trova in mezzo a un guado. Gli scenari sono due: se si vota per il Comune a febbraio addio primarie, non ci sarebbero i tempi materiali per organizzarle e neanche per svolgerle (le liste per ciascuna elezione vanno consegnate un mese prima, praticamente a Capodanno). Se invece l’obiettivo IL SINDACO «SE CADE IL GOVERNO ASSURDO NON FARE L’ELECTION DAY» LO SCENARIO La scelta Tra venti giorni la discarica di Malagrotta deve chiudere, perché scade la proroga; il commissario per l’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, termina il suo incarico, ma potrebbe raddoppiare, con un nuovo incarico dal governo che gli darà ancora più poteri. In linea molto teorica, dal primo gennaio la Capitale dovrà portare i suoi rifiuti trattati in una nuova discarica provvisoria, la parte non trattata dovrà essere spedita all’estero. Bene, tutto questo scenario è saltato, non c’è nulla di pronto. Non solo sulla discarica provvisoria di Monti dell’Ortaccio si prosegue nel balletto di osservazioni degli enti locali e controdeduzioni della Colari (Cerroni) che ha presentato il progetto, con Sottile che ancora non sa quando darà via libera al progetto. Ma ora si scopre che il Campidoglio ha fatto sapere a Sottile che la gara per trovare chi porta e smaltisce all’estero i rifiuti non trattati non è ancora conclusa. Stiamo parlando di una quantità importante, almeno 1.200 tonnellate al giorno, che dal primo gennaio non sapremo dove portare. Cosa succederà? La patata bollente tornerà a Goffredo Sottile che firmerà l’ennesima proroga alla discarica di Malagrotta per 4-6 mesi. Inizialmente si dava per scontata la proroga, ma solo per i rifiuti pre-trattati in attesa di completare la discarica provvisoria. Ma siamo ancora alla casella del via su tutto e Sottile, per evitare i rifiuti per strada, dovrà firmare una proroga che consenta di portare a Malagrotta anche i rifiuti non trattati. Non è cosa da poco: non si può fare, lo proibisce la normativa eu- Normativa Enti Locali ropea e visto che c’è già la procedura d’infrazione, è scontato che l’Italia e Roma saranno chiamate a pagare una pesante sanzione. Già portare i rifiuti all’estero rappresentava una costosa sconfitta, ma la situazione di Roma è ancora più paradossale perché siamo in ritardo anche su questo fronte. Non va meglio per gli impianti di trattamento. Da mesi si annuncia: «Lavoreranno a pieno regime». Non è vero. Per i due dell’Ama c’è stato un miglioramento, un aumento della quantità dei rifiuti trattati; per i due della Cola- MALAGROTTA SARÀ PROROGATA ANCHE PER I «NON TRATTATI» INTERVIENE IL GOVERNO SOTTILE DIVENTERÀ COMMISSARIO AD ACTA Un camion entra nella discarica di Malagrotta © RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA CAMPIDOGLIO L’aula Giulio Cesare dove si riunisce il consiglio comunale Cerimonia ebraica Piazza Barberini, festa del Chanucà Renata Polverini e Gianni Alemanno ieri sera a piazza Barberini per partecipare alla tradizionale Festa del Chanucà, Festa delle Luci, promossa e organizzata dalla Fondazione ebraica Chabad Lubavitch. «I nostri Paesi si trovano in un momento di difficoltà - ha detto il governatore dimissionario della Regione Lazio - ma l'amicizia, quella vera, si vede in momenti come questo». «Questo momento - ha aggiunto il sindaco di Roma rappresenta la luce della Rifiuti, caos trasferimento all’estero il bando di gara è ancora in alto mare L’EMERGENZA di arrivare alla fine naturale della consiliatura va in porto, a quel punto le primarie si potrebbero svolgere, «con lo slancio della vittoria di febbraio», spiega un dirigente nazionale, magari all’inizio di marzo. Inutile aggiungere che sarà una settimana decisiva: il segretario romano Marco Miccoli avrebbe già concordato una linea provvisoria in una telefonata con Bersani, mentre mercoledì il segretario regionale Enrico Gasbarra, regista ormai di un match con tanti tavoli, incontrerà i dirigenti nazionali del partito. Da lì uscirà la strategia. E chissà, magari anche un candidato del centrosinistra per la riconquista del Campidoglio. Francesco Olivo Un consulente informatico, con la passione per il mondo degli hacker e un passato nella sinistra movimentista. È il profilo del milanese Davide Barillari, 38 anni, candidato alla Regione per il M5S. Il suo nome è stato il più cliccato nelle primarie on-line indette tra venerdì e ieri pomeriggio dal meet-up laziale (non più di 1.000 gli attivisti coinvolti nella votazione). Barillari da tre anni si è trasferito a Ostia e si occupa, per conto dell’Ibm, della gestione dei sistemi centrali della Banca d’Italia. Sposato, ha un figlio di 3 anni e ne sta aspettando un altro. L’aspirante governatore grillino si è avvicinato al movimento tra il 2007 e il 2008, folgorato dai primi Vaffa day. Perché si candida? «Per giustizia, per mio figlio, contro la corruzione e la mafia, e per smetterla con i compromessi». Prima di entrare nel “non-partito”, è stato un militante di Rifondazione e delegato sindacale per la Cgil-Fiom «ma mi accompagnarono alla porta dopo aver messo in discussione gli equilibri interni grazie al web». Tra esperienze dentro Banca Etica e in Emergency, partecipò anche al G8 di Genova («Le ferite delle manganellate sono sparite, ma il ricordo di ciò che ho visto no»). Simone Canettieri ri risulta invece che si è lontani dal potenziale massimo. Analogo ragionamento sul potenziamento della differenziata e del porta a porta: a giugno Alemanno e Clini presentarono con squilli di trombe il piano che avrebbe diffuso il porta a porta, o comunque una forma più moderna di raccolta differenziata, a Roma. Da allora è partito solo il IV Municipio, mentre per i prossimi bisognerà aspettare aprile. In sintesi: il tempo passa e le soluzioni per l’emergenza rifiuti sono ancora al palo. Ieri il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha attaccato: «Una proroga della discarica di Malagrotta, che dovrebbe chiudere entro il 31 dicembre, non sarebbe una soluzione per i rifiuti. Roma deve uscire dalla logica dell'emergenza per quanto riguarda i rifiuti ed entrare in una dimensione ordinaria, nel caso anche con un commissario ad acta nominato dal Governo. Se si riusciranno a raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata che ci siamo prefissati non servirà neanche una seconda discarica». Ha aggiunto: «Quello che serve è una maggior raccolta differenziata la valorizzazione della frazione umida, che è il 30% del totale e una soluzione temporanea per una discarica ma solo per i rifiuti trattati». Intanto, il governo ha preparato il terreno per evitare che Roma finisca nei guai: la scorsa settimana, in un comma di un decreto, è stata assegnata a Clini la possibilità di nominare un commissario ad acta che avrebbe poteri molto più ampi. Il prescelto dovrebbe essere lo stesso Sottile. Va capito, però, se la crisi di governo consentirà di concludere questo percorso. Mauro Evangelisti speranza per tutto quello che deve avvenire. Noi siamo legati ad Israele e la sua speranza è la nostra stessa speranza. VELOCE, SEMPLICE, GARANTITA LA MEDIAZIONE della CAMERA ARBITRALE DI ROMA Con oltre 10 anni di esperienza e professionisti di grande valore la Camera Arbitrale risolve le tue controversie commerciali e ti fa risparmiare tempo e denaro. 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Bene, tutto questo scenario è saltato, non c' è nulla di pronto. Non solo sulla discarica provvisoria di Monti dell' Ortaccio si prosegue nel balletto di osservazioni degli enti locali e controdeduzioni della Colari (Cerroni) che ha presentato il progetto, con Sottile che ancora non sa quando darà via libera al progetto. Ma ora si scopre che il Campidoglio ha fatto sapere a Sottile che la gara per trovare chi porta e smaltisce all' estero i rifiuti non trattati non è ancora conclusa. Stiamo parlando di una quantità importante, almeno 1.200 tonnellate al giorno, che dal primo gennaio non sapremo dove portare. Cosa succederà? La patata bollente tornerà a Goffredo Sottile che firmerà l' ennesima proroga alla discarica di Malagrotta per 4-6 mesi. Inizialmente si dava per scontata la proroga, ma solo per i rifiuti pretrattati in attesa di completare la discarica provvisoria. Ma siamo ancora alla casella del via su tutto e Sottile, per evitare i rifiuti per strada, dovrà firmare una proroga che consenta di portare a Malagrotta anche i rifiuti non trattati. Non è cosa da poco: non si può fare, lo proibisce la normativa europea e visto che c' è già la procedura d' infrazione, è scontato che l' Italia e Roma saranno chiamate a pagare una pesante sanzione. Già portare i rifiuti all' estero rappresentava una costosa sconfitta, ma la situazione di Roma è ancora più paradossale perché siamo in ritardo anche su questo fronte. Non va meglio per gli impianti di trattamento. Da mesi si annuncia: «Lavoreranno a pieno regime». Non è vero. Per i due dell' Ama c' è stato un miglioramento, un aumento della quantità dei rifiuti trattati; per i due della Colari risulta invece che si è lontani dal potenziale massimo. Analogo ragionamento sul potenziamento della differenziata e del porta a porta: a giugno Alemanno e Clini presentarono con squilli di trombe il piano che avrebbe diffuso il porta a porta, o comunque una forma più moderna di raccolta differenziata, a Roma. Da allora è partito solo il IV Municipio, mentre per i prossimi bisognerà aspettare aprile. In sintesi: il Normativa Enti Locali tempo passa e le soluzioni per l' emergenza rifiuti sono ancora al palo. Ieri il ministro dell' Ambiente, Corrado Clini, ha attaccato: «Una proroga della discarica di Malagrotta, che dovrebbe chiudere entro il 31 dicembre, non sarebbe una soluzione per i rifiuti. Roma deve uscire dalla logica dell' emergenza per quanto riguarda i rifiuti ed entrare in una dimensione ordinaria, nel caso anche con un commissario ad acta nominato dal Governo. Se si riusciranno a raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata che ci siamo prefissati non servirà neanche una seconda discarica». Ha aggiunto: «Quello che serve è una maggior raccolta differenziata la valorizzazione della frazione umida, che è il 30% del totale e una soluzione temporanea per una discarica ma solo per i rifiuti trattati». Intanto, il governo ha preparato il terreno per evitare che Roma finisca nei guai: la scorsa settimana, in un comma di un decreto, è stata assegnata a Clini la possibilità di nominare un commissario ad acta che avrebbe poteri molto più ampi. Il prescelto dovrebbe essere lo stesso Sottile. Va capito, però, se la crisi di governo consentirà di concludere questo percorso. Mauro Evangelisti © RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 38 di 69 . Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette Pagina 37 Vademecum operativo sull' attività dei compro oro PREMESSA Negli ultimi anni e, più precisamente, nell' ultimo decennio, è affiorata nel panorama economico commerciale italiano una nuova attività d' impresa che trae un suo nome generico, che raffigura, quasi esattamente, l' esercizio tipico dell' attività svolta, e cioè, il c.d. «Compro Oro»; questo perché per una maggiore puntualità di linguaggio e per ciò che rappresenta l' effettivo svolgimento della tipologia degli acquisti oggetto predominante della loro attività, avrebbe dovuto chiamarsi «Compro Oreficeria usata». Ciò, sta a significare che esiste una palese e netta differenza, anche se a oggi non è chiaro ancora a tutti, tra l' attività di commercio di oro e quella di commercializzazione di oggetti preziosi, anche usati e/o avariati. Infatti il commercio di oro è disciplinato dalla legge n. 7/2000 del 17 gennaio 2000, che fu emanata in attuazione della direttiva 98/80/Ce del consiglio del 12 ottobre 1998; con la stessa fu superato il monopolio detenuto dalle banche, nella commercializzazione dell' oro da investimento, e tale prerogativa fu concessa anche a soggetti economici privati che detenessero specifici requisisti soggettivi. Dalla particolare forma giuridica (spa, srl, società cooperativa) al capitale sociale previsto per le società per azioni (euro 120.000,00) e interamente versato, ai requisiti di onorabilità in capo agli amministratori, soggetti partecipanti al capitale, dipendenti preposti allo svolgimento dell' attività commerciale; naturalmente, il tutto con una espressa previsione contenuta nell' oggetto sociale della società operante che preveda espressamente il commercio di oro. Tali requisiti (art. 1, comma 3, legge 7/2000), dovevano essere, necessariamente, detenuti dai soggetti giuridici, per l' esercizio di detta attività, senza i quali la stessa non poteva essere legittimamente espletata. Per commercio di oro si intende, come previsto dalla legge 7/2000 e da suoi successivi «Chiarimenti un materia di commercio di oro» emanati dalla Banca d' Italia nel 2001 e da ultimi il 28/05/2010, il commercio di «oro da investimento», disciplinato dall' art.1, comma 1, lettera a), legge 7/2000 (... intendendo per tale l' oro in forma di lingotti o placchette di peso accettato dal mercato dell' oro, ma comunque superiore a un grammo, di purezza pari o superiore a 995 millesimi, rappresentato o meno da titoli; le monete d' oro di purezza pari o superiore a 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese di origine...) e il commercio del «materiale d' oro» Normativa Enti Locali disciplinato dall' art. 1, comma 1, lettera b), legge 7/2000 (il materiale d' oro diverso da quello di cui alla lettera a), a uso prevalentemente industriale, sia in forma di semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi, sia in qualunque altra forma e purezza. Alla luce di quanto sopra rappresentato, va da sé, che l' attività tipica esercitata dai negozi «Compro Oro» (acquisto da privati di oggetti preziosi usati e/o avariati da destinare prevalentemente a fusione) non tange, in alcun modo, le fattispecie sopra meglio descritte di commercio di oro; infatti, gli oggetti tipici acquistati da questi operatori economici (bracciali, anelli, collane ecc.) rientrano nella categoria di beni finiti merceologicamente classificati oggetti di «oreficeria a uso ornamentale», esclusi dall' assoggettamento dei dettami normativi sanciti dalla legge 7/2000. Ciò, per converso, fa nascere per questa tipologia di esercenti l' attività di commercio all' ingrosso di oggetti preziosi, anche usati e/o avariati, l' obbligo di attenersi alle prescrizioni del Tulps del 1931, che agli artt. 127 e 128, disciplinano l' attività e le modalità del commercio dei beni preziosi. Il fenomeno, ancor prima della fine dell' ultimo millennio, veniva esplicitato, nella sua forma di acquisto, dalla classica attività svolta dai dettaglianti gioiellieri, che manifestavano l' attitudine all' acquisto degli oggetti preziosi di oro usati, riconoscendo in cambio il loro valore di mercato sotto forma di permuta. Da tale pratica commerciale, qualche addetto del settore intuì che gli stessi oggetti ceduti in permuta per l' acquisto di nuovi articoli, potevano, altresì, essere ceduti per il solo pagamento in contanti del corrispettivo valore dei medesimi beni; si incominciava a intravedere, tra la gente comune, l' interesse a vendere i propri preziosi usati, indipendentemente dalla possibilità di un nuovo acquisto, realizzando, così, un mero guadagno economico. Tanto, forse, per l' affiorare dell' inizio di una stagione di crisi globale, ancora perdurante, che riduceva, per un verso, pian piano le disponibilità finanziarie delle famiglie, e dall' altro, induceva a forme di investimento in metallo prezioso soggetti investitori alla ricerca di tutela dei propri capitali investiti. Si introduceva, così, nel mondo economico, autonomamente, e senza alcuna regolamentazione normativa e preventiva ad hoc per l' esercizio della stessa, una nuova realtà commerciale nel settore del commercio all' ingrosso di oggetti preziosi, i c.d. «Compro Oro». Attività tipica di impresa che è Pagina 39 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette divenuta, ormai, realtà forte e indispensabile del settore aurifero e, dello sviluppo del commercio in genere; esigenza di mercato e fonte di necessità primarie di privati fornitori, che a causa di difficoltà economico/finanziarie, si vedono costretti a vendere i propri oggetti preziosi per procurarsi danaro contante. Esercizi commerciali che oggi sono diventati realtà economiche frutto di prerogative legittime di profitto e fonti consistenti di gettito verso l' erario. Quindi, una attività in continua espansione, sulla quale, però, pendono norme certe di operatività e che si espone ad alti rischi di natura amministrativo/fiscali. Certamente, una attività che necessita di un intervento normativo mirato e di ampio raggio che circoscriva in modo puntuale tutti gli aspetti operativi legati alla stessa e che possa, altresì, arginare anche fenomeni criminosi (riciclaggio, ricettazione, usura ecc.) di certa evidenza affiorati di recente su una piattaforma commerciale, che oggi è diventata una realtà economica del nostro apparato produttivo; aspetti riguardanti, soprattutto l' ambito fiscale che ha rappresentato l' inizio della grande confusione annidata intorno a questa particolare attività economica che ha prodotto incertezze interpretative sull' applicazione delle norme di riferimento e che ha generato dubbi sui presupposti soggettivi ed oggettivi per l' esercizio dell' attività medesima di impresa. L' attività del «Compro Oro» è un' attività tra le più redditizie del periodo ma anche la più incerta delle attività commerciali; infatti, risulta essere caratterizzata da una assenza di normativa specifica sancita a livello di Legge del nostro ordinamento, da una puntuale regolamentazione di prassi fiscale e amministrativa e, da confusioni interpretative della legge 7/2000, prassi amministrativa e fiscale e applicazione del Tulps per il commercio degli oggetti preziosi. A tal riguardo, giace in parlamento presso la X commissione attività produttive della camera dei deputati in sede referente, la proposta di legge n. 4281 (Mattesini, Brandolini ecc.), in itinere a cui è stata abbinata l' ulteriore proposta di legge n. 5516 (Baccini, Simeoni ecc.); proposta, l' ultima, che ricalca, in modo strutturale appena diverso, i contenuti inseriti nella Pdl 4281 che in seguito saranno messi in evidenza. RIFERIMENTI NORMATIVI LEGGE 7/2000 - TULPS DEL 1931LEGGE 7/2000 - Nuova Disciplina del mercato dell' oroArt. 1, comma 1, lett. A)Commercio di oro da investimentoArt. 1, comma 1, lett. B)Commercio di materiale d' oro Art. 1, comma 3Requisiti per l' esercizio professionale del commercio di oroArt. 3, comma 4Disposizioni fiscali Reverse Charge art. 17, comma 5, dpr 633/72Art. 4, comma 1Sanzioni per esercizio senza requisiti dell' art. 1, comma 3 Chiarimenti Banca di Italia giugno e Normativa Enti Locali Pagina 37 dicembre 2001Chiarimenti in materia di oroChiarimenti Banca di Italia 28 maggio 2010Chiarimenti in materia di oro TULPS - Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza (Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773 e 6 maggio 1940, n. 635)Art. 127, R.d. 773/31Obbligo alla preventiva richiesta di Licenza per il commercio di oggetti preziosiArtt. 11 e 12, R.d. 773/31Requisiti di onorabilitàArt. 128, R.d. 773/31Obbligo di istituzione dei registri di pubblica sicurezzaArt. 16, R.d. 635/40Bollatura e Vidimazione del registro di P.S.Art. 247, R.d. 635/40Modalità di redazione del registro di P.S. Art. 127 TULPS Licenza per il commercio dei preziosi I fabbricanti, i commercianti, i mediatori di oggetti preziosi, hanno l' obbligo di munirsi di licenza del Questore. Chi domanda la licenza deve provare d' essere iscritto, per l' industria o il commercio di oggetti preziosi, nei ruoli della imposta di ricchezza mobile e in quelli delle tasse di esercizio e rivendita ovvero deve dimostrare il motivo della mancata iscrizione in tali ruoli. La licenza dura fino al 31 dicembre dell' anno in cui è stata rilasciata. Essa è valida per tutti gli esercizi di vendita di oggetti preziosi appartenenti alla medesima persona o alla medesima ditta, anche se si trovino in località diverse. L' obbligo della licenza spetta, oltreché ai commercianti, fabbricanti ed esercenti stranieri, che intendono fare commercio, nel territorio dello stato, degli oggetti preziosi da essi importati, anche ai loro agenti, rappresentanti, commessi viaggiatori e piazzisti. Questi debbono provare la loro qualità mediante certificato rilasciato dall' autorità politica del luogo ove ha sede la ditta, vistato dall' autorità consolare italiana. Da quanto esposto ne riviene che, coloro che commerciano (dettaglio o ingrosso), fabbricano o fanno intermediazione di oggetti preziosi, per l' esercizio di tale attività devono essere in possesso della licenza prescritta dal Tulps rilasciata previa presentazione di apposita istanza indirizzata al Questore territorialmente competente che, con preliminare accertamento della sussistenza dei requisiti stabiliti dalla legge, rilascia l' autorizzazione entro il termine di 60 giorni dalla presentazione dell' istanza. REQUISITI E PROCEDURE PER L' AVVIO DELL' ATTIVITÀ DI «COMPRO ORO» Inoltro all' ufficio licenze di pubblica sicurezza (questure, commissariati, uffici dislocati, ecc.) dell' istanza di autorizzazione per il commercio di preziosi (deve essere corredata della relativa documentazione allegata come di seguito): copia della ricevuta attestante l' avvenuto pagamento della tassa di concessione governativa; dichiarazione sostitutiva in cui l' interessato dichiara di essere titolare di impresa individuale o legale rappresentante di società indicando, altresì, tutti gli elementi Pagina 40 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette necessari per l' individuazione dell' impresa individuale o della società; dichiarazione di consenso del rappresentante e/o preposto in cui lo stesso dichiara, ai sensi degli artt. 46 e 47 del dpr 28/12/2000 n. 445, di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dagli artt. 11, 12 e 131 del Tulps; dichiarazione sostitutiva in cui l' interessato dichiara la disponibilità dei locali in cui verrà svolta l' attività. REQUISITI DI ONORABILITÀ Art. 11. Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate: 1) a chi ha riportato una condanna a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni per delitto non colposo e non ha ottenuto la riabilitazione; 2) a chi è sottoposto all' ammonizione o a misura di sicurezza personale o è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza. Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello stato o contro l' ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, o per violenza o resistenza all' autorità, e a chi non può provare la sua buona condotta (1). Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione. 1) La Corte costituzionale, con sentenza 16 dicembre 1993, n. 440, ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui pone a carico dell' interessato l' onere di provare la sua buona condotta. Art. 12. Le persone che hanno l' obbligo di provvedere all' istruzione elementare dei fanciulli ai termini delle leggi vigenti, non possono ottenere autorizzazioni di polizia se non dimostrano di avere ottemperato all' obbligo predetto. Per le persone che sono nate posteriormente al 1885, quando la legge non disponga altrimenti, il rilascio delle autorizzazioni di polizia è sottoposto alla condizione che il richiedente stenda domanda e apponga di suo pugno, in calce alla domanda, la propria firma e le indicazioni del proprio stato e domicilio. Di ciò il pubblico ufficiale farà attestazione. Istituzione, tenuta e vidimazione di un registro delle operazioni giornaliere in cui sono annotate le generalità di coloro con i quali le operazioni stesse sono compiute e le altre indicazioni prescritte dal regolamento. Requisiti oggettivi dei locali (urbanistici, edilizi, sanitari ecc.) delle strutture destinate all' esercizio dell' attività di commercio all' ingrosso di oggetti preziosi usati e/o avariati: locale Normativa Enti Locali Pagina 37 indipendente da civili abitazioni, uffici od altre attività commerciali; ingresso principale costituito da porte blindate (lo spessore del metallo delle porte blindate deve essere maggiore o uguale a 3-4 mm.) munite di sistema automatico di chiusura. Le vetrine dovranno essere in vetro antiproiettile (V.A.P.* - si intendono i vetri antiproiettile i quali possono essere utilizzati in sostituzione dei V.A.S.) o antisfondamento (V.A.S.* si intendono i vetri antisfondamento del tipo antimazza aventi uno spessore minimo di 19/21 mm., in alternativa è consentito l' utilizzo di una speciale protezione denominata «LEXAN MARGARD MR5E» o similari); le finestre poste ad altezza d' uomo (fino a 2 metri da terra) siano munite di V.A.P. o V.A.S.; quelle poste a una altezza tra i 2 e i 4 metri siano munite di V.A.P. o V.A.S. e / o di robuste inferriate; infine, quelle poste a una altezza di oltre 4 metri siano munite di V.A.P: o V.A.S. e / o di robuste inferriate o siano munite di vetri normali, purché l' ambiente sia protetto da sistema di allarme volumetrico con sensori a protezione delle finestre stesse; è necessario specificare l' esatto spessore degli infissi e dei vetri di porte e finestre; dotare l' attività di cassaforte/i con congegno a tempo, in modo tale da consentire a fine esercizio di riporre tutto il materiale all' interno della stessa/e; Il locale dovrà essere dotato di sistema di allarme collegato con le forze di Polizia o con Istituti di Vigilanza Privata. Alle prescrizioni di carattere strutturale la questura può, inoltre, chiedere la consegna mensile di copie fotostatiche del registro dei preziosi. La tenuta del registro di pubblica sicurezza trova riferimento nel regio decreto n. 773 del 1931, art. 128 meglio noto come Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps) e nel relativo regolamento di attuazione rd 6/5/1940 n. 635, con lo scopo di controllare la circolazione degli oggetti preziosi, per prevenire e reprimere il commercio clandestino ovvero il riciclaggio. I soggetti obbligati alla tenuta, conservazione ed al corretto uso del registro, ai sensi dell' art.128 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931 n. 773 e art. 247 del relativo regolamento di attuazione sono obbligati a fornire prova degli oggetti usati che detengono a qualsiasi titolo. Una volta in possesso dei registri, comunemente in vendita in cartoleria come «Registro del Commercio, antichità, preziosi e beni usati» e altro normale Registro adatto all' uso occorre farlo bollare dall' Autorità di P.S. competente dove è ubicato l' esercizio; va conservato nella sede dell' attività ed esibito a ogni richiesta degli Ufficiali e degli Agenti di P.S., i quali dovranno apporre data e firma ogni qualvolta procedono al controllo. Anche la Guardia di Finanza potrà chiedere di controllare la tracciabilità dell' oggetto per scopi diversi quali la Pagina 41 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette dimostrazione che non si tratta di oggetti di proprietà dell' azienda bensì di terzi lasciati in deposito a diverso titolo. Il Registro ai sensi dell' art. 128 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno n. 773 e 16 del relativo regolamento di attuazione è da usarsi nel caso di acquisto di oggetti preziosi da privati e loro successivo utilizzo. Le sanzioni per una mancata o errata tenuta del registro prescritto sono contenute nell' art. 17-bis del Tulps; possono esserci inoltre sanzioni accessorie come la sospensione fino a tre mesi della licenza o la cessazione dell' attività, se abusiva o vietata. ISTITUZIONE E TENUTA REGISTRO PREZIOSI Art. 128. I fabbricanti, i commercianti, gli esercenti e le altre persone indicate negli artt. 126 e 127 non possono compiere operazioni se non con le persone provviste della carta di identità di altro documento munito di fotografia, proveniente dall' amministrazione dello stato. Essi devono tenere un registro delle operazioni che compiono giornalmente, in cui sono annotate le generalità di coloro con i quali le operazioni stesse sono compiute e le altre indicazioni prescritte dal regolamento. Tale registro deve essere esibito agli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, a ogni loro richiesta. Le persone che compiono operazioni con gli esercenti sopraindicati, sono tenute a dimostrare la propria identità nei modi prescritti. L' esercente, che ha comprato cose preziose, non può alterarle o alienarle se non dieci giorni dopo l' acquisto, tranne che si tratti di oggetti comprati presso i fondachieri o i fabbricanti ovvero all' asta pubblica (La Corte costituzionale, con sentenza 28 giugno 1963, n. 121, ha dichiarato l' illegittimità costituzionale delle norme contenute nei primi quattro commi del presente articolo, nella parte in cui tali norme riguardano operazioni su oggetti preziosi nuovi nel senso esposto nella motivazione). Il rilascio dell' autorizzazione di pubblica sicurezza deve concludersi con un provvedimento espresso del Questore che ha il potere di imporre le prescrizioni ritenute necessarie (art. 9 del Tulps), di esercitare controlli (art. 16 Tulps) e di emanare eventuali provvedimenti inibitori (sospensione o revoca dell' autorizzazione). L' autorizzazione ha validità sul territorio nazionale ed ha carattere permanente (art. 11 rd n.635/1940). È, inoltre, possibile avviare succursali di vendita di oggetti preziosi in un diverso ambito provinciale allegando copia della licenza rilasciata per la sede principale. Tale copia, a mente dell' art. 245 del Regolamento al Tulps (rd n.635/1940), sarà vistata dal Questore della giurisdizione in cui si trova la succursale medesima il quale provvederà alla verifica dei requisiti di legge in capo al rappresentante ed ai locali in questione. Si rappresenta, infine, che Normativa Enti Locali Pagina 37 qualora, entro sessanta giorni, non sia intervenuto il diniego da parte dell' autorità nazionale l' autorizzazione non s' intende rilasciata. Regolamento per l' esecuzione del tulps - rD N. 635/1940 Art. 16. In tutti i casi in cui la legge prescrive, per l' esercizio di determinate attività soggette ad autorizzazioni di polizia, la tenuta di speciali registri, questi devono essere debitamente bollati, a norma di legge, in ogni foglio, numerati e, ad ogni pagina, vidimati dall' autorità di P.S. Che attesta del numero delle pagine nell' ultima di esse. I registri devono essere esibiti ad ogni richieste degli ufficiali e degli agenti di P.S., I quali appongono la data e la firma ogni qualvolta procedono al loro esame Art. 247. Il registro di chi fa commercio di cose antiche od usate o di chi commercia o fabbrica oggetti preziosi deve, agli effetti dell' art. 128 della legge, indicare, di seguito e senza spazi in bianco, il nome, cognome e domicilio dei venditori e dei compratori, la data dell' operazione, la specie della merce comprata o venduta ed il prezzo pattuito. Qualora si intenda commercializzare al dettaglio gli oggetti preziosi acquistati vige l' obbligo alla presentazione della Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) presso il Comune di competenza e diverso risulta essere il codice Ateco di riferimento e il comportamento fiscale da rispettare (registro di carico e scarico dei beni usati e applicazione del regime speciale Iva per i beni usati dl 41/95). Il commercio all' ingrosso inteso come raccolta e rivendita a fonderia per la destinazione a fusione e affinazione, invece, non è soggetta alla Segnalazione Certificata di inizio attività ma solo alla dichiarazione di commercio all' ingrosso presso il registro delle imprese al momento dell' iscrizione, utilizzo un altro codice Ateco (46.72.20) e un' altra impostazione fiscale con l' utilizzo del meccanismo dell' inversione contabile Iva (comma 5, art. 17, dpr 633/72). Entro 30 giorni dall' avvio dell' attività, nel caso del commercio al dettaglio dalla data indicata nella Scia e nel caso di commercio all' ingrosso dalla data di effettivo inizio dell' attività, comunicazione al Registro delle imprese dell' attività avviata. ASPETTI FISCALI E AMMINistraTIVI E IMPOSTAZIONI CONTABILI L' ambito fiscale ha rappresentato l' inizio della grande confusione annidata intorno a questa particolare attività economica che ha prodotto incertezze interpretative sull' applicazione delle norme di riferimento e ha generato dubbi sui presupposti soggettivi ed oggettivi per l' esercizio dell' attività medesima di impresa. Si pensi, alla modalità di applicazione dell' Iva sotto l' aspetto fiscale indiretto per la cessione degli oggetti preziosi usati e/o avariati a fonderie (meccanismo del reverse charge e/o regime del margine dei beni usati); alle differenti Pagina 42 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette prescrizioni imposte dalle Questure locali; al presunto possesso dei requisiti previsti dagli Operatori Professionali in oro (legge 7/2000, art. 1, comma 3); al codice ATECO (classificazione attività economiche) da utilizzare nell' esercizio dell' attività con conseguenti Studi di Settore da compilare - in quanto non esiste ancora uno Studio specifico di riferimento come riportato anche nella Pdl in esame all' art. 1, comma 3. L' attività del «Compro Oro», a causa dell' assenza di precisa regolamentazione, in quanto non ancora contemplata da leggi ad hoc, presta il fianco a repentini controlli e verifiche di Organi di stato di vario genere e natura, che molto spesso sfociano in rilievi (verifiche tributarie con contestazioni Iva di ingenti importi, verbali sollevati per irregolarità amministrative ecc.), che, a volte, se pur non certi, ma solo presumibili, vengono addebitati. Quindi, su tali soggetti operanti l' attività in questione, cade l' onere di difendersi da pretese di ogni genere sollevate da Guardia di finanza, Polizia amministrativa e sociale, Agenzia delle entrate ecc., che non vedono puntuali normative o modalità operative violate e prescrizioni infrante in modo evidente ma, talvolta, solo pretestuose. Nodo focale dal punto di vista dell' applicazione dell' Iva nei passaggi (cessioni a fonderie e/o ad altri soggetti economici) di oggetti preziosi usati e/o avariati è la giusta o meno applicazione del meccanismo del Reverse Charge (art. 17, comma 5, dpr n. 633/72 - art. 3, comma 4, legge 7/2000); questione che da qualche anno sta trascinando svariati soggetti esercenti l' attività di «Compro Oro», anche sotto diverse forme giuridiche, in contenziosi tributari, amministrativi e, talvolta, penali. Basti pensare al progetto «Gold Scrap» in esecuzione di un piano Tremonti, di qualche anno fa, per arginare fenomeni di evasione ed elusione fiscale. Gli agenti verificatori (Guardia di finanza, Organi di Polizia tributaria ecc.) e accertatori (funzionarti dell' Agenzia delle entrate ecc.) con l' avvio di un' azione a progetto hanno messo in campo una serie di verifiche e controlli fiscali che hanno portato, sin d' ora, a scovare evasioni d' imposta, illeciti amministrativi e reati penali che rappresentano le seguenti cifre: 289 verifiche fiscali, scoprendo 32 evasori totali che ha portato a 115 milioni di euro di base imponibile sottratti a tassazione ai fini delle imposte dirette, 47 milioni di euro di imponibile Irap e 37 milioni di Euro di Iva dovuta. Sono stati, inoltre, segnalati all' autorità giudiziaria 60 esercenti, di cui 41 per reati tributari, 7 per abuso esercizio in via professionale del commercio di oro e i rimanenti per reati di altra natura. Sul fronte amministrativo, invece, sono state riscontrate, altresì, violazioni amministrative e in particolare alla normativa valutaria sull' uso del Normativa Enti Locali Pagina 37 contante (dal 6 dicembre 2011 il limite di utilizzo del contante è sceso a euro 999,99) e di pubblica sicurezza (mancata registrazione degli acquisti sul registro preziosi, errato utilizzo dello stesso, mancato rispetto alle prescrizioni imposte dal T.u. di pubblica sicurezza ecc.). Nei vari accessi e verifiche fiscali, i militari della Guardia di finanza, in ottemperanza ed esecuzione al «Progetto» in essere, concepito e a firma del direttore Ufficio Accertamento e Contenzioso dell' Agenzia delle entrate, puntualmente, inficiano l' applicazione del Reverse Charge in favore del regime del margine dei beni usati (art. 36, dl 41/95) nelle cessioni di oggetti preziosi usati e/o avariati anche a fonderie. Azioni sanzionatorie ai fini Iva, che al momento, vista la particolare confusione normativa e considerata la mancata espressa previsione di un comportamento certo, ma quanto più verosimile, risultano, molto spesso, essere ribaltate in fase amministrativa e/o in fase giudiziaria. In buona sostanza, viene contestata l' applicazione del Reverse Charge a favore del regime del margine dei beni usati; tanto perché gli oggetti preziosi usati e/o avariati ceduti dai più dei «Compro Oro» alle fonderie vengono assoggettati all' art. 17, comma 5, del dpr 633/72 e non all' art. 36 del dl 41/95. Le contestazioni, da parte degli organi verificatori e accertatori, si basano sul convincimento che, tali operatori economici (soggetti compro oro) abbiano utilizzato il meccanismo del Reverse Charge (inversione contabile) nelle cessioni dei beni usati (identificati rottami auriferi) per «beneficiare» di un improprio vantaggio ai fini Iva, evitando di assoggettare tali cessioni al regime dei beni usati; regime, che, a parer loro, avrebbe dovuto applicarsi, in quanto gli stessi beni oggetto delle cessioni avrebbero dovuto essere considerati, necessariamente, «beni usati» e non essere trattati alla stregua di rottami auriferi per le cui cessioni sarebbe consentito l' utilizzo dell' inversione contabile. A supporto e interpretazione di tali argomentazioni sono intervenute diverse risoluzioni e pareri dell' Agenzia delle entrate a partire dalla n. 375/E del 2002, n. 954 del 2010, e successive (Parere Direzione regionale Lombardia del 31 ottobre 2011, risoluzione n. 911 del 2011 della Direzione regionale della Toscana ecc.). Reverse Charge - art. 17, comma 5, Dpr del 26 ottobre 1972, n. 633 Regime del Margine beni usati - Decreto Legge23 febbraio 1995, n. 41Art. 17, comma 5, dpr 633/72Reverse Charge (meccanismo dell' inversione contabile)Risoluzione AdE n. 375/2002Istanza di Interpello - Applicazione dello speciale meccanismo del reverse charge (acquisto di oggetti d' oro avariati da Compro Oro)Parere n. 954 del 2010 Direzione Centrale NormativaIstanza di Interpello - concernente Pagina 43 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette l' esatta applicazione dell' art. 17, comma 5, dpr n. 633/72Parere Direzione Regionale Lombardia del 31 ottobre 2011Chiarimenti della Risoluzione 375/2002Risoluzione n. 911 del 2011 della Direzione Regionale della Toscana Interpello concernente l' interpretazione dell' art. 17, comma 5, dpr 633/72Art. 36, dl 41 del 1995Regime del Margine dei beni usatiCircolare n. 177 del 1995Applicazione del Regime del Margine L' applicazione del regime dell' inversione contabile, contenuta nel comma 5 dell' art. 17 del dpr 633/72, introdotta con la legge n. 7 del 2000, comma 4, art. 3, è relativa al commercio di oro da investimento (per opzione), materiale d' oro e semilavorati; intendendo per questi ultimi, il metallo prezioso di purezza pari o superiore a 325 millesimi. Quindi, ne riviene che quando si sta trattando di cessioni di materiale d' oro (assimilazione a beni avariati e da rottamare) e/o di prodotti d' oro semilavorati, è più che scontato si applichi il meccanismo dell' inversione contabile (Reverse Charge - art. 17, comma 5, dpr 633/72); beni, pertanto, che sono ceduti nella loro forma e stato fisico di rottami auriferi e/o beni avariati. A ciò, ne consegue che le cessioni di oggetti preziosi usati (beni venduti tal quali per un ulteriore utilizzo commerciale), siano assoggettati al regime del margine dei beni usati (art. 36, dl 41/95). Per converso, nulla è stato dettagliatamente previsto da norme in vigore, per le cessioni di beni usati preziosi che, per la loro destinazione ed ulteriore riutilizzo dei materiali rivenienti dalla fusione degli stessi (oggetti fusi e riutilizzati in processi di produzione di «oro da investimento e/o di «materiale d' oro», lettere a) e b), art. 1, comma 1, legge 7/2000) sono assimilabili ai rottami auriferi e/o a beni preziosi avariati (rottami auriferi). Di tanto, si sono fatte carico le varie disposizioni di prassi amministrativo/fiscale (Risoluzioni, Pareri, Circolari ecc.) che, a partire dalla Risoluzione n. 375/E del 2002, e poi successive, hanno dovuto esprimersi circa il trattamento fiscale Iva da adottare nelle cessioni di oggetti preziosi usati e/o avariati. Tali documenti di prassi, infatti, hanno rimarcato i concetti di destinazione d' uso e loro ulteriore utilizzo dei metalli preziosi ceduti, ai fini di una giusta e appropriata applicazione del meccanismo del Reverse Charge; gli assunti più ricorrenti sono, che l' insuscettibilità dell' utilizzazione da parte del consumatore finale, a un soggetto che non li destina (né può destinarli) al consumo finale, ma li impiega in un processo intermedio di lavorazione e trasformazione, e la cessione di oggetti preziosi usati nel loro stato specifico (rappresentanti rottami auriferi) siano assimilati alle cessioni di materiale d' oro o semilavorato. L' appartenenza degli Normativa Enti Locali Pagina 37 oggetti preziosi al materiale industriale ed il suo assoggettamento all' applicazione del Reverse Charge deriva dalla sua funzione industriale assolta, poiché, destinato a trasformazione e fusione per la produzione di oro da investimento o materiale d' oro. Questa particolare funzione assolta dagli oggetti usati di gioielleria ed oreficeria, li assimila al materiale industriale e fa si che siano assoggettati al comma 5, dell' art. 17 del dpr 633/72. STRALCIO RISOLUZIONE AdE N. 375/E DEL 2002 _ nell' acquisto di oggetti preziosi d' oro usati e/o avariati per la successiva affinazione e recupero del metallo prezioso ivi contenuto... la società chiede se sia possibile applicare ai suddetti acquisti il meccanismo del reverse charge di cui all' art. 17, comma 5, del decreto del presidente della repubblica 26 ottobre 1972, n. 633__.. L' Agenzia delle entrate dopo aver richiamato la normativa sul commercio dell' oro e chiarito la natura di oro assoggettata a tale normativa, nella parte finale così conclude: La scrivente ritiene, pertanto, che la predetta vendita di rottami di gioielli d' oro, in sé non suscettibili di utilizzazione da parte del consumatore finale, a un soggetto che non li destina (né può destinarli) al consumo finale, ma li impiega in un processo intermedio di lavorazione e trasformazione, possa essere assimilata a cessione di materiale d' oro o semilavorato (quindi assoggettata alla legge 7/2000). In conclusione, considerato che la XW Spa, così come emerge dai dati contenuti nell' istanza, opera esclusivamente nel settore del recupero dei metalli preziosi e non svolge attività di commercializzazione di gioielli, l' imposta sugli acquisti di rottami di gioielli d' oro, destinati a essere sottoposti al procedimento industriale di fusione e successiva affinazione chimica per il recupero del materiale prezioso ivi contenuto, può essere assolta mediante la particolare procedura prevista dall' art. 17, comma 5, del dpr n. 633 del 1972, nel rispetto degli adempimenti ivi previsti, senza per questo incorrere nella violazione di cui all' art. 6, comma 8, del dlgs n. 471 del 1997. La doppia e collaterale di attività di impresa (lavorazione e fusione dei metalli acquistati da destinare a fusione commercializzazione degli stessi oggetti acquistati ancora in buono stato di riutilizzo) in capo al soggetto destinatario di oggetti preziosi usati e/o avariati, ne determina, invece, l' assolvimento dell' Iva nei modi ordinari, e/o tutt' al più con il regime del margine dei beni usati, come si può notare dallo stralcio di cui sotto. STRALCIO INTERPELLO PARERE AdE N. 954/2010 «La risoluzione n. 375 del 2002, citata dall' istante, ha ammesso che le cessioni di rottami di gioielli d' oro possono fruire del predetto regime di inversione contabile quando detti materiali non sono Pagina 44 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette suscettibili di consumo finale PERCHÉ ceduti a un soggetto che non può che impiegarli in un processo di lavorazione e trasformazione. In tal caso, EVIDENTEMENTE, anche se i materiali non rappresentano, sotto l' aspetto merceologico, "oro industriale" soggetto a lavorazione, PUÒ APPLICARSI IL REGIME FISCALE PROPRIO DEI SEMILAVORATI dell' oro industriale in considerazione della destinazione di tali materiali al ricondizionamento. L' univoca destinazione dei rottami d' oro discende dalla circostanza che nello specifico caso considerato dalla risoluzione il cessionario non svolge ulteriori attività, se non quella "esclusiva" di ricondizionamento, circostanza che ha consentito di assimilare, sotto il profilo del trattamento IVA, l' acquisto dei rottami suddetti a un acquisto di oro industriale (semilavorato), soggetto alla particolare procedura di cui al menzionato art. 17. Nel caso oggetto dell' interpello in esame l' istante svolge, oltre all' attività di ricondizionamento, anche quella di commercializzazione; lo svolgimento di entrambe le attività non consente di ritenere che i rottami d' oro possano essere ritenuti per vocazione sempre destinati a un processo di lavorazione, anziché di commercializzazione. Anche nel caso in cui l' istante procedesse alla ipotizzata contabilizzazione separata delle attività, non risulterebbe garantita l' univoca e immodificabile destinazione alla lavorazione industriale, che appare condizione imprescindibile per l' applicazione del principio interpretativo recato dalla risoluzione n. 375 del 2002. Quanto sopra porta a ritenere, in conclusione, che l' acquisto da parte della società istante di oggetti preziosi e usati vada assoggettata a IVA con il regime ordinario della rivalsa da parte del cedente, ovvero con il regime del margine di cui all' artt. 36 e ss. del dl 23 febbraio 1995, n. 41 convertito dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, qualora il soggetto «compro oro» abbia a sua volta acquistato da un privato consumatore o da altro soggetto che ha applicato il medesimo regime fiscale__..». Nel 2011 arrivano ulteriori Risoluzioni e Pareri che chiariscono meglio e ribadiscono il senso della Risoluzione 375/2002; si tratta del Parere Agenzia delle entrate - Direzione Regionale della Lombardia» emesso in data 31/10/2011 e della Risoluzione» dell' AdE Direzione Regionale della Toscana dell' 1/9/2011, di cui si riportano brevi stralci letterali. DIREZIONE REGIONALE LOMBARDIA 31/10/2011 «_ alle cessioni dei prodotti d' oro finiti (sub 3), quindi destinati al consumo, è riservato il trattamento di imponibilità con l' applicazione dell' imposta secondo le regole ordinarie oppure con il regime del margine di cui agli articoli 36 e seguenti del citato dl n. 41 del 1995 ricorrendo tutti i Normativa Enti Locali Pagina 37 presupposti al riguardo previsti. Peraltro, riguardo a queste ultime operazioni, con la menzionata risoluzione n. 375 del 2002 è stato precisato che i prodotti usati d' oro finiti, ceduti a soggetti passivi che effettuano esclusivamente lavorazione (e non anche acquisto e rivendita di prodotti finiti), anche se non sono qualificabili sotto il profilo merceologico come "oro industriale", nell' accezione delineata dalla legge n. 7/2000, possono essere assimilati, ai fini dell' IVA, a quest' ultimo prodotto in considerazione dell' univoca destinazione del metallo prezioso alla lavorazione da parte del cessionario...» DIREZIONE REGIONALE TOSCANA 1/9/2011 «Con la risoluzione n. 375 del 28 novembre 2002 l' Agenzia delle entrate ha chiarito che le cessioni di rottami di gioielli d' oro possono fruire del regime del reverse charge quando detti materiali vengono ceduti a un soggetto che non può che impiegarli in un processo intermedio di lavorazione e trasformazione. In tal caso, anche se i materiali d' oro non rappresentano sotto l' aspetto merceologico "oro industriale" soggetto a lavorazione, l' amministrazione finanziaria, ha ritenuto possibile, in via interpretativa, applicare il regime fiscale proprio dei semilavorati dell' oro industriale (reverse charge) in considerazione della destinazione di tali materiali al ricondizionamento. Tale univoca destinazione del materiale d' oro al ricondizionamento e la conseguente assimilazione all' oro industriale, induce a ritenere _ Omissis _ che in tali fattispecie l' applicazione del regime del di cui all' art. 17, comma 5, del dpr n. 633 del 1972 è un obbligo e non una facoltà». Alla luce dei chiarimenti della Banca d' Italia, delle Risoluzioni e Pareri dell' Agenzia delle entrate, delle varie archiviazioni da parte delle Direzioni dell' AdE di varie sedi e pronunce di Commissioni tributarie (CTP e CTR), si potrebbe ampiamente ritenere giustificata l' applicazione del Reverse Charge nelle cessioni degli oggetti preziosi usati e/o avariati a Operatori Professionali in Oro (fonderie, banchi metalli ecc.) per la loro destinazione esclusiva a fusione ed affinazione. REGIME DEL MARGINE Per quanto, invece, attiene la re-immissione in commercio degli oggetti preziosi acquistati, attraverso la rivendita a privati e/o altri soggetti, il decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito con modificazioni dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, recepisce la direttiva n. 94/5/Ce approvata dal Consiglio dei ministri dell' Unione europea il 14 febbraio 1994 e agli articoli da 36 a 40, detta una organica disciplina ai fini IVA per il commercio di beni mobili usati. Tale disciplina, che introduce un vero e proprio regime speciale IVA, detto anche "regime del margine", evita fenomeni di doppia o reiterata imposizione per i beni che dopo la prima uscita dal circuito commerciale Pagina 45 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette vengono ceduti a un soggetto passivo d' imposta per la successiva rivendita, con conseguente ulteriore imposizione ai fini IVA in relazione al prezzo di vendita da questi praticato. La Circolare ministeriale 177/E del 22/06/95, nell' indicazione dell' ambito oggettivo cui il regime del margine si riferisce, definisce i beni interessati dalla disciplina in esame beni mobili usati «suscettibili di reimpiego nello stato originario o previa riparazione». Il regime del margine, dunque, presuppone che gli oggetti conservino la loro natura di beni finiti e soprattutto siano riutilizzati dal consumatore finale per l' uso e funzione a cui destinato. Nel caso delle cessioni a fonderia di oggetti preziosi, poiché, l' oggetto non è riutilizzato per il fine a cui destinato ma viene fuso ed affinato per recuperare il metallo ivi contenuto, tanto comporta la perdita della loro identità, natura e suscettibilità al consumo finale. È evidente che il regime speciale del margine per i beni preziosi usati ceduti a fonderia, manca completamente sia del presupposto soggettivo sia del presupposto oggettivo e, quindi, risulta non assolutamente applicabile. Quanto asserito in materia fiscale trova la sua fonte di attendibilità, oltre che nelle Risoluzioni e Pareri innanzi menzionati, anche nei «Chiarimenti in materia di oro» emanati dalla Banca d' Italia il 28 maggio 2010. Infatti, il punto 3) del documento Banca d' Italia del 28/05/2010, così recita: «_ si è dell' avviso che debba essere ricompreso in questo novero non solo l' oro in condizioni di nuovo o di usato da lavorare e/o riparare, ma anche quello in condizioni di «rottame» o «rifiuto», da destinare a fusione per ricavarne altro oro di tipo diverso da quello di cui ai precedenti nn. 1) e 2) (ad es., altro «oro da gioielleria a uso ornamentale»)_». LE PRESCRIZIONI IN MATERIA DI ANTIRICICLAGGIO E LE PROPOSTE DI LEGGE IN MATERIA N. 4281 e N. 5516 Le norme sull' antiriciclaggio per contrastare i flussi del denaro sporco di provenienza illecita sono contenute nel dlgs 231 del 2007; le misure principali per contrastare il riciclaggio consistono nell' adeguata verifica della clientela, obbligo di registrazione e segnalazione delle operazioni sospette per i soggetti di cui agli artt. 10, 11 e 12 dello stesso decreto. A tali obblighi si aggiunge il limite all' uso del contante previsto all' art. 49 del decreto. I cc.dd. «Compro Oro» sono interessati dal decreto antiriciclaggio per la previsione contenuta nell' art. 10, comma 2, lettera e, che obbliga gli stessi, solo ed esclusivamente, alla segnalazione delle operazioni sospette e alle previsioni contenute nell' art. 49. Quindi, restano esclusi dagli adempimenti di «adeguata verifica della clientela» e di «registrazione delle operazioni»; tanto perché, sostanzialmente, non esercitano né operazioni finanziarie, in quanto le compravendite Normativa Enti Locali Pagina 37 degli beni oggetto delle operazioni commerciali poste in essere, non rappresentano operazioni finanziarie (titoli di investimento, oro finanziario di tipo ETF ed ETC ecc.), né attività libero professionale (liberi professionisti ecc.), che li possa assimilare a tali soggetti e metterli nella condizione di adempiere a tali imposizioni. Gli obblighi, pertanto, a cui sono sottoposti si riferiscono al limite nell' uso del contante (attualmente previsto per importi che non superano euro 999.99) e alla segnalazione delle operazioni sospette da inoltrare all' UIF (Unità di Informazione Finanziaria) dopo averne individuato le criticità delle stesse attraverso l' utilizzo dei parametri contenuti negli indicatori di anomalia resi noti. A tutto ciò si aggiunge, inoltre, che la Banca d' Italia non esercita alcuna azione di vigilanza e di controllo sulle relative attività dei «Compro Oro». Infatti, la stessa Banca d' Italia sempre nel documento emanato il 28/05/2010, all' ultimo capoverso del punto 6), dispone: «_ Si osservi che i c.d. «compro oro» entrano in rapporto con la Banca d' Italia solo per il tramite della Struttura dedicata al contrasto del riciclaggio (Unità di Informazione Finanziaria, UIF). La Banca d' Italia, in altre parole, non esercita sui «compro-oro» alcuna forma di vigilanza o di controllo in relazione allo svolgimento delle attività». In riferimento a quanto sopra riportato in materia di antiriciclaggio, bisogna segnalare che, le Pdl n. 4281 e 5516 in materia regolamentazione sulla tracciabilità degli oggetti preziosi compravenduti, oggi oggetto di iter parlamentare (Commissione X Attività Produttive della Camera dei Deputati in sede referente) in continuo aggiornamento per la formazione di una legge di settore e di regolamentazione del fenomeno, all' art. 2, comma 3, Pdl n. 4281 e all' art. 3, comma 4, della Pdl 5516, aspirano all' estensione degli ulteriori adempimenti previsti in materia di contrasto al riciclaggio (adeguata verifica, registrazione delle operazioni ecc.) anche in capo ai soggetti esercenti attività di «Compro Oro»; ambizione non meglio predeterminata dalla forma e contenuto specifico del testo letterale contenuto nelle stesse Pdl. Alla luce dei fenomeni criminosi (riciclaggio, ricettazione, usura, ecc) che vanno sempre di più annidandosi in questo tipo di attività, come in ogni attività nella quale si concentrano spostamenti di ingenti quantità di capitali, appare quanto più necessario porre rimedio al dilagarsi di queste realtà criminose con provvedimenti normativi ed azioni preventive e deterrenti che scoraggino i mal intenzionati e liberino l' attività dei compro oro da tanta scure apparsa sugli stessi negli ultimi periodi; sono di ogni giorno notizie di cronaca che evidenziano cattive operatività e producono sanzioni amministrative, fiscali, ed anche Pagina 46 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette penali a carico di esercenti che si rendono responsabili di violazioni, illeciti, reati ecc. ecc. Proprio in risposta a tanto, come detto, giacciono in Parlamento progetti di legge (n. 4281 e n. 5516) che ambiscono alla regolamentazione del fenomeno e dell' intero comparto orafo e che prevedono «disposizioni concernenti la tracciabilità delle compravendite di oro e di oggetti preziosi usati e l' estensione delle disposizioni antiriciclaggio, nonché istituzione del borsino dell' oro usato e misure per la promozione del settore orafo nazionale». Le su citate proposte di legge concentrano l' attenzione su diversi aspetti contenuti nei 7 e 5 articoli che riguardano nello specifico: possesso dei requisiti professionali in capo ai soggetti esercenti l' attività di «Compro Oro» (requisiti previsti dall' art. 1, comma 3, legge 7/2000 per gli operatori professionali in oro); istituzione di un apposito registro, denominato «Registro delle attività di compravendita di oro», tenuto dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, secondo modalità e criteri stabiliti con decreto del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministro dell' interno; previsione espressa di una definizione specifica delle attività oggetto dell' esercizio espletato dai esercenti attività di compro oro, con codice ATECO di riferimento; integrazione delle prescrizioni contenute nell' art. 247 del regolamento di cui al rd n. 635 del 1940 riferite al supporto fotografico degli oggetti acquistati ed alla copia del documento di riconoscimento del soggetto cedente; istituzione di un portale internet finalizzato alla pubblicazione di una banca dati degli oggetti d' oro gestito dall' Unione Italiana delle camere di commercio per facilitare l' attività di controllo delle forze dell' ordine e contrastare l' evasione fiscale, la ricettazione ed il riciclaggio; obbligo di inviare, entro ventiquattro ore dall' avvenuto acquisto, alla questura competente per territorio e di pubblicare sul portale di cui sopra ogni informazione sugli oggetti acquistati, corredati delle informazioni sul commercio degli oggetti preziosi; inserimento nell' art. 74 del dpr 633/72 (Pdl 4281) di un ulteriore comma nel quale sia prevista l' applicazione del meccanismo dell' inversione contabile del Reverse Charge per le cessioni di rottami auriferi, casciami, avanzi d' oro e metalli preziosi rivenduti per la successiva fusione; oppure, come da Pdl n. 5516 estensione dell' art. 17, comma 5, dpr 633/72 per le cessioni di oggetti usati o di rottami di metalli preziosi destinati a fusione; istituzione del borsino dell' oro usato presso le CCIAA per indicare il prezzo minimo dell' oro e degli altri metalli preziosi; istituzione del Fondo per la promozione del settore orafo-argentiero e per la riqualificazione dell' attività di compravendita di Normativa Enti Locali Pagina 37 oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre preziose usati, volto allo sviluppo e alla tutela dell' origine dei prodotti di oreficeria, di argenteria e di gioielleria; al comma 3 dell' articolo 2 estensione ai « compro oro » delle disposizioni in materia di riciclaggio dei capitali di provenienza illecita e di attività finanziarie particolarmente suscettibili di utilizzazione a fini di riciclaggio; istituzione, di un Comitato Consultivo nazionale composto da rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell' interno, dell' Istat, della Banca d' Italia, delle associazioni nazionali di categoria degli orafi, degli argentieri e dei gioiellieri maggiormente rappresentative a livello nazionale e da un rappresentante del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, con il compito di proporre linee di intervento relative alla tracciabilità e alla tutela dell' origine dei prodotti di oreficeria, di argenteria e di gioielleria interamente realizzati in Italia. PROPOSTA DI LEGGE N. 4281 ART. 1. (Requisiti per l' esercizio dell' attività di compravendita di oro e di oggetti preziosi usati ed estensione delle disposizioni antiriciclaggio). 1. Chi commercia, rivende o acquista oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre preziose usati e li cede nella forma di materiale, di rottami d' oro o di metalli preziosi alle fonderie o ad altre aziende specializzate nel recupero di materiali preziosi deve essere in possesso dei requisiti di cui all' articolo 1, comma 3, della legge 17 gennaio 2000, n. 7, ed è sottoposto alle sanzioni di cui all' articolo 4 della medesima legge n. 7 del 2000. I soggetti di cui al periodo precedente sono altresì sottoposti all' obbligo di comunicazione del possesso dei requisiti alla questura competente per territorio, almeno tre giorni prima della cessione dei materiali o dei rottami destinati alla fusione, per gli eventuali controlli. 2. È istituito un apposito registro, denominato «Registro delle attività di compravendita di oro», tenuto dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, secondo modalità e criteri stabiliti con decreto del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministro dell' interno, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, al quale sono tenuti a iscriversi i soggetti di cui al comma 1 del presente articolo in possesso dei requisiti previsti dall' articolo 1, comma 3, della legge 17 gennaio 2000, n. 7. 3. Anche ai fini di migliorare il patrimonio informativo dell' Istituto nazionale di statistica (Istat), nella revisione della classificazione delle attività economiche (ATECO) vigente alla data di entrata in vigore della presente legge è inserita una definizione specifica delle attività oggetto del presente articolo. 4. È escluso dall' applicazione della disciplina di cui ai commi 1 e 2 del Pagina 47 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette presente articolo chi rivende o acquista oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre preziose usati quale attività commerciale occasionale di cui all' articolo 67, comma 1, lettera i), del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, o quale attività secondaria rispetto all' attività prevalente di oreficeria o di gioielleria. ART. 2. (Disposizioni concernenti la tracciabilità degli oggetti e dei metalli preziosi o recanti pietre preziose usati). 1. Chi commercia, rivende o acquista, anche per la successiva fusione, oggetti o metalli preziosi o recanti pietre preziose usati ai sensi del secondo comma dell' articolo 247 del regolamento di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, deve indicare nel registro previsto dal primo comma del medesimo articolo 247 di seguito e senza spazi in bianco, il nome, il cognome e il domicilio dei venditori e dei compratori, la data dell' operazione, la specie della merce comprata o venduta e la descrizione dettagliata di ogni oggetto ceduto, comprensiva della chiara descrizione di eventuali pietre preziose, allegando la fotografia e l' indicazione del prezzo dell' oggetto, nonché del prezzo pattuito. Deve essere inoltre allegata la fotocopia del documento d' identità del soggetto cedente per ciascuna operazione. 2. Il Governo provvede, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, ad apportare le modifiche necessarie all' articolo 247 del regolamento di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, al fine di adeguarlo a quanto previsto dal comma 1 del presente articolo. 3. Il numero 2) della lettera e) del comma 2 dell' articolo 10 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, è sostituito dal seguente: « 2) fabbricazione, mediazione, commercio e detenzione, comprese l' esportazione e l' importazione di oggetti e metalli preziosi o recanti pietre preziose, anche usati, per le quali è prevista la licenza di cui all' articolo 127 del Tulps, e successive modificazioni; ». 4. I soggetti di cui all' articolo 1, comma 1, applicano nello svolgimento delle proprie attività le disposizioni relative alla determinazione degli indicatori di anomalia per l' individuazione e per la segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio di cui agli allegati 1 e 2 annessi al decreto del ministro dell' interno 17 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 28 febbraio 2011. 5. L' Unione italiana delle camere di commercio, anche attraverso proprie società specializzate, istituisce, in accordo con le associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale degli operatori di cui all' articolo 1, comma 1, un portale internet finalizzato alla pubblicazione di una banca dati degli oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre preziose usati per Normativa Enti Locali Pagina 37 facilitare la compravendita tra operatori e l' attività di controllo delle Forze dell' ordine e della magistratura al fine di contrastare l' evasione fiscale, la ricettazione e il riciclaggio. 6. Gli operatori di cui all' articolo 1, comma 1, hanno l' obbligo di inviare, entro 24 ore dall' avvenuto acquisto, alla questura competente per territorio e di pubblicare sul portale di cui al comma 5 ogni informazione sugli oggetti acquistati, corredati delle informazioni di cui al comma 1. 7. Con decreto del ministro per la pubblica amministrazione e l' innovazione, da emanare entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provvede a stabilire, ai sensi del codice dell' amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82: a) le modalità, i programmi e gli strumenti informatici per l' invio telematico alle questure delle informazioni di cui al comma 6 sulla base di quanto disposto dal comma 1; b) le modalità di pubblicazione nel portale di cui al comma 5 degli oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre preziose usati. 8. Il portale di cui al comma 5 e i programmi e strumenti informatici per l' invio telematico di cui al comma 7, lettera a), sono finanziati con le risorse disponibili a legislazione vigente. ART. 3. (Disposizioni fiscali). 1. All' articolo 74 del decreto del presidente della repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « Le disposizioni del settimo comma si applicano, altresì, alle cessioni di rottami, cascami e avanzi di oro e metalli preziosi rivenduti per la successiva fusione». ART. 4. (Istituzione del borsino dell' oro usato). 1. Al fine di incentivare il recupero dei metalli preziosi non più utilizzati in possesso dei privati, di smaltire le sostanze riconosciute come tossiche, quali nichel, cadmio e altre sostanze eventualmente contenute nei prodotti stessi, di creare un canale alternativo di approvvigionamento della materia prima per le imprese di produzione e di dare impulso all' acquisto di nuovi prodotti di gioielleria, è istituito il borsino dell' oro usato presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura secondo modalità e criteri stabiliti con decreto del ministro dell' economia e delle finanze, di concerto con il ministro dello sviluppo economico, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con il quale sono altresì definite le modalità del calcolo del prezzo indicativo minimo dell' oro e di altri metalli preziosi. 2. Al fine di tutelare i consumatori da eventuali truffe o sottovalutazioni degli oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre preziose usati, rivenduti ai soggetti di cui all' articolo 1, comma 1, il borsino dell' oro usato è aggiornato giornalmente e pubblicato sul portale nazionale e sui portali provinciali internet delle Pagina 48 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e sui quotidiani locali a cura delle camere medesime. ART. 5. (Promozione del settore orafo nazionale). 1. È istituito il Fondo per la promozione del settore orafo-argentiero e per la riqualificazione dell' attività di compravendita di oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre preziose usati, volto allo sviluppo e alla tutela dell' origine dei prodotti di oreficeria, di argenteria e di gioielleria interamente realizzati in Italia e alla qualificazione professionale dei soggetti di cui all' articolo 1, comma 1. 2. È altresì istituito, senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, un Comitato consultivo nazionale composto da rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell' interno, dell' Istat, della Banca d' Italia, delle associazioni nazionali di categoria degli orafi, degli argentieri e dei gioiellieri maggiormente rappresentative a livello nazionale e da un rappresentante del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, con il compito di proporre linee di intervento relative alla tracciabilità e alla tutela dell' origine dei prodotti di oreficeria, di argenteria e di gioielleria interamente realizzati in Italia e di indicare le priorità per l' utilizzo delle risorse del Fondo di cui al comma 1. ART. 6. (Norma transitoria). 1. I soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge svolgono le attività di cui all' articolo 1, comma 1, sono tenuti a iscriversi nel Registro di cui al citato articolo 1, comma 2, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al medesimo comma 2. ART. 7. (Copertura). 1. Agli oneri derivanti dall' attuazione dell' articolo 5, comma 1, valutati in 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell' ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell' economia e delle finanze per l' anno 2011, allo scopo parzialmente utilizzando l' accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2. Il ministro dell' economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Nella citata legge in definizione presso la camera dei deputati, infatti, è previsto l' obbligo ai requisiti richiesti dalla legge 7/2000 per l' esercizio dell' attività di trasformazione e affinazione del metallo prezioso con la relativa e conseguente commercializzazione, senza stabilire se gli stessi dovranno iscriversi a Banca d' Italia o continuare a presentare istanza di licenza per il commercio per gli oggetti preziosi alle questure o entrambe. Non ancora ben definite sono, anche, le misure introdotte per il contrasto al riciclaggio, poiché, introdurre «usato» introdotto al numero 2), della lettera e), del comma 2, dell' art. 10, del dlgs Normativa Enti Locali Pagina 37 231/2007 non estende gli obblighi già esistenti in capo al «Compro Oro» oltre a quelli già esistenti di «Segnalazione delle operazioni sospette» e quelle di cui all' art. 49 dello stesso decreto, sulla limitazione nell' uso del contante. Il merito da riconoscere alla proposta di legge 4281 è, invece, quella di aver fatto finalmente chiarezza sull' aspetto fiscale, fissando l' applicazione del metodo dell' inversione contabile (reverse charge) nelle cessioni a fonderia degli oggetti usati e/o avariati e regime del margine nella rivendita per l' ulteriore consumo. Altri interventi interessanti dal punto di vista della tracciabilità e della tutela del cittadino sono, invece, il portale telematico con la contemporanea trasmissione delle foto degli oggetti alle questure e il borsino dell' usato per prevenire raggiri alla cessione degli oggetti dai cittadini ai Compro Oro. La discrasia tra le due leggi risiede alla base, cioè all' ambito economico cui sono dirette e disciplinano. Di fatto, la finalità della legge 7/2000 di recepimento della Direttiva 80/98/Ce è la liberalizzazione del commercio dell' oro da investimento, fino ad allora prerogativa esclusiva della Banca d' Italia, mentre, le leggi di pubblica sicurezza, come detto, hanno come oggetto la regolamentazione dell' attività di commercio dei beni preziosi finiti (art. 127 del Tulps). In questa situazione di incertezza, di interpretazioni arbitrarie e singolari si è ritenuto opportuno fare un punto su quanto a oggi c' è di sicuro, sugli adempimenti cui gli operatori del settore sono tenuti ad assolvere e su quanto si dovrà fare per colmare le lacune normative che permettono alle attività criminose di insinuarsi in quest' attività. COMPORTAMENTO OPERATIVO DELLE OPERAZIONI DI ACQUISTO La disciplina relativa alle operazioni di acquisto di oggetti preziosi, effettuate da orafi, gioiellieri, ecc., da soggetti privati e la loro successiva alienazione è regolamentata dall' art. 128 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e dagli artt. 16 e 247 del relativo regolamento di esecuzione rd n. 635/1940. Considerando che tale attività viene oggi esercitata, anche e soprattutto, dai soggetti compro oro, per la cui precisa operatività sono in corso evoluzioni normative, e che, nel contempo, registra diverse modalità di comportamento, da parte degli stessi, si riportano i passaggi operativi più indicati e conformi alle disposizioni esistenti, nonché suggeriti in caso di acquisto di oggetti preziosi da privati, usati o avariati: identificare il venditore tramite carta di identità o altro documento di riconoscimento rilasciato dall' Amministrazione dello stato munito di foto; registrare le generalità ed il domicilio del venditore sul registro delle antichità; anche se non obbligatorio, è consigliabile conservare la fotocopia del documento di Pagina 49 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette identità del cliente (ultime disposizioni di varie Questure nazionali che, per altro impatterebbero con le attuali disposizioni sulla privacy); annotare la data dell' operazione, riportare la descrizione degli oggetti acquistati per natura, qualità e quantità (sarebbe opportuno anche avvalersi di un supporto fotografico che identifichi l' oggetto acquistato); compilare il registro dei preziosi in tutte le sue parti contenute e predisposte; protocollare e custodire gli oggetti acquistati per i gg 10 (obbligatori - fermo amministrativo) dall' acquisto in appositi sacchetti; annotare il prezzo pattuito della transazione commerciale; predisporre atti di compravendita di beni preziosi usati nei quali siano riportati tutti gli estremi dell' operazione, ivi compreso il numero di protocollo assegnato come da registro preziosi; autorizzazione da parte del privato cedente al trattamento dei dati ai fini della legge sulla privacy; rilascio dopo l' effettuazione dell' operazione di acquisto di una ricevuta che attesti l' operazione di compravendita e sia di supporto all' operazione; riporto di tutti gli estremi di ogni operazioni di scarico (dismissione merce) della merce precedentemente acquistata e caricata nella stesso registro; segnalazioni da effettuarsi in caso di operazioni sospette con caratteristiche corrispondenti agli indicatori di anomalia diffusi. I preziosi acquistati non potranno essere alienati, alterati o venduti se non dopo dieci giorni dalla data di acquisto. Si tiene a ribadire che la finalità, spesso confusa, di tale periodo di detenzione obbligatoria minima è finalizzata al fermo cautelare ai fini della tracciabilità e non, invece, per consentire l' esercizio del diritto di recesso del consumatore, art. 64 del codice del consumo. Detto ciò, nella possibile situazione di richiesta dell' oggetto ceduto da parte del cittadino, rimane nel buon senso dell' operatore economico restituire l' oggetto che, dovrà essere restituito alle stesse condizioni di acquisto. L' eventuale richiesta di pegno degli oggetti da parte del cittadino/cedente con relativa emissione di certificato di pegno, non può essere evasa, poiché, rappresenta un' operazione di tipo finanziario vietato ai «Compro Oro» inquadrati quali commercianti. Altrettanto vietato, quindi, è il rilascio o scambio di polizze su pegni per la cui attività è prevista un' autorizzazione da parte di Banca d' Italia con iscrizione nell' apposito albo previsto. Parimenti, si rammenta che non è neanche consentito acquistare oro sotto forma di monete, lingotti, ecc. (oro di investimento) che rimane prerogativa espressa degli Operatori professionali in oro di cui all' art. 1, comma 3, legge 7/2000. Le prescrizioni previste per il fermo amministrativo di gg 10 dall' acquisto di preziosi da privati, non devono essere rispettate nel caso in cui Normativa Enti Locali Pagina 37 gli acquisti degli stessi oggetti avvenga da parte di operati commerciali con possesso di partita Iva; stessa prassi per l' annotazione sul registro preziosi che non deve essere effettuata in transazioni tra operatori economici. Si tenga in debito conto che, premesso che l'«atto di vendita» nelle cessioni di cose mobili da privato (acquisto di oggetti preziosi usati), non è obbligatorio ma ne risulta una facoltà, si consiglia che qualora l' operatore decidesse di adottare il medesimo per documentare le operazioni economiche, e nel rispetto dell' alternatività dell' imposta di bollo e l' imposta sul valore aggiunto, l' applicazione della marca da bollo di 1,81 su ogni documento che rappresenti una transazione di valore pari e/o superiore a euro 77,00. Trascorsi i 10 giorni l' acquirente ha due possibilità: Vendere l' oggetto nello stesso stato in cui era stato acquistato (privato e/o azienda). Nel caso l' oggetto venga venduto a un privato, cosa migliore è riportare a memoria l' operazione stessa, cioè si deve annotare la vendita facendo riferimento alla registrazione di entrata. Si suggerisce, pur non essendo obbligatorio, di annotare nello spazio riservato alle vendite, oltre agli estremi dell' acquirente anche gli estremi del documento fiscale emesso. Da ricordare che, per quanto riguarda l' IVA va calcolata in base al «Regime del Margine» come contemplato dall' art. 36, comma 1 del dl 41/95 sulla vendita dei beni usati, e l' imposta va pagata solo sulla differenza tra il prezzo di vendita (importo incassato) ed il costo (importo pagato), essendo per la prima parte già assolta. Destinare l' oggetto acquistato a fusione e trasformazione. Nel caso che l' oggetto sia ceduto ad altro imprenditore fondachi ere (operazioni di sola lavorazione e fusione dei metalli acquisiti) dovrà essere emesso documento di trasporto e fattura o in alternativa fattura accompagnatoria secondo la normativa vigente. In caso di cessione essendo il cessionario un operatore economico (dotato di Partita Iva) che opera nel settore del commercio dell' oro, tale operazione sembra poter essere assoggettata a Iva del 20% con il meccanismo del Reverse Charge: nella fattura emessa dall' alienante non c' è l' addebito dell' Iva, bensì verrà riportata l' indicazione «operazione non soggetta a Iva, art. 17, comma 5 dpr 633/72». Il Cessionario (acquirente) integrerà la fattura applicando l' Iva (indicando sul documento l' aliquota e l' ammontare dell' Imposta) e dovrà registrarla così integrata, sia sul registro delle fatture emesse sia su quello delle fatture ricevute (come prescritto in materia di adempimenti formali ex dpr n. 633 del 1972). La descrizione dell' operazione di vendita dovrà riportare la dicitura: oggetti preziosi usati e/o avariati (sotto forma di rottami) destinati a procedure Pagina 50 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette Pagina 37 di fusione). Ai soggetti «Compro Oro» non è assolutamente consentito alterare la forma e lo stato fisico degli oggetti acquistati i quanto non Operatori Professionali in oro, né per proprie mani, ne avvalendosi dell' ausilio di terzi soggetti prestatori d' opera. LE PRESCRIZIONI SU PRIVACY Per quanto concerne l' acquisizione di dati personali e di conseguenza il rispetto della tutela della privacy, la legge 31 dicembre 1996, n.675, recante le disposizioni per la tutela delle persone rispetto al trattamento dei dati personali, all' art. 12 prevede che il consenso non è richiesto quando riguarda dati raccolti e detenuti a un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria. Per questo motivo nel caso di ricevimento di merce da privati, il consenso dell' interessato non è richiesto essendovi un preciso obbligo di legge. La violazione di tale diritto viene sanzionata penalmente quindi se si volessero usare i dati per azioni di tipo promozionale in tal caso andrà richiesto il consenso dell' interessato. Nell' atto di vendita, a seguito dell' accettazione del cessionario, è necessario inserire l' informativa sul trattamento dei dati sensibili del tipo: «INFORMATIVA PRIVACY» Ai sensi dell' art. 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 - recante disposizione in materia di protezione dei dati personali, si rendono le seguenti informazioni: i dati personali sono richiesti, raccolti e trattati per l' assolvimento dell' obbligo previsto dal Tulps e nei limiti previsti dalla relativa normativa; la comunicazione o la diffusione dei dati personali a soggetti pubblici o privati sarà effettuata solo se prevista da norme di legge o di regolamento o se risulta necessaria; l' interessato potrà in ogni momento esercitare i diritti di cui all' art. 7 del dlgs 30 giugno 2003 n. 196; il titolare dei dati trattati è il rappresentante legale dell' azienda cessionaria; il responsabile del trattamento dei dati è lo stesso rappresentante legale di codesta azienda». Normativa Enti Locali Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 51 di 69 . Lun 10/12/2012 II Lunedì 10 Dicembre 2012 Italia Oggi Sette Pagina 202 STUDI & CARRIERE Telefonia, media e telecomunicazioni rappresentano un settore trainante per i legali Tmt, il mercato è maturo e gli studi si riposizionano I Pagine a cura DI DUILIO LUI l boom dell’Internet economy, il decollo del mobile business, l’avvento della tv digitale. Gli ultimi due lustri sono stati un periodo di rivoluzioni come mai era accaduto in precedenza per il settore delle tmt (telefonia, media e telecomunicazioni). Oggi, però, tra la crisi economica e l’inevitabile reflusso conseguente alla lunga stagione di cambiamenti il settore si sta posizionando su livelli più contenuti del passato. Ciò non toglie che il comparto resti comunque tra i più seguiti dai grandi studi d’affari, interessati ad accreditarsi come consulenti di fiducia per costruirsi una posizione sul mercato destinata a tornare utile quando arriverà la ripresa. Verso il soft landing «Il settore delle tlc è stato uno dei più dinamici a partire dalla metà degli anni Novanta: nuove regole, nuovi operatori, nuovi servizi, concorrenza di prezzo e così via, che hanno portato alla nascita di una generazione di avvocati specializzati su temi quali l’interconnessione, il roaming, il price cap e le aste competitive per le licenze mobili, per citare gli aspetti più interessanti», ricorda Francesco Graziadei, partner di Graziadei Studio Legale, «ma oggi è un settore relativamente consolidato anche nelle consulenze legali». Vittorio Noseda, partner di Nctm, offre uno spaccato dell’evoluzione in corso nel settore: «Le tlc si trovano in una condizione di maturità. Gli ultimi dati diffusi dall’Agcom evidenziano un sensibile calo del mercato partito già nel 2011, con una leggera riduzione del peso del settore rispetto alle principali grandezze macroeconomiche (i ricavi lordi del settore sono scesi a 39,7 miliardi di euro, il 3,9% in meno rispetto al 2010, ndr). Supplemento a cura di ROBERTO MILIACCA [email protected] Il 2012 non si dimostra più ottimista, facendo però registrare un aumento della voce Internet e reti rispetto a quella, trainante da anni, della telefonia mobile (spesa per 2,44 miliardi contro 2,33, ndr)». È pur vero, comunque, che questa frenata arriva dopo una lunga corsa, che ha visto la Penisola in prima linea: «L’Italia ha beneficiato di un boom quasi Raffaele Giarda Vittorio Noseda Francesco Graziadei senza eguali nel mondo per diffusione di telefonini, con relativo straordinario sviluppo di aziende e indotto collegato», precisa Noseda. «Oggi le cose si stanno ridimensionando, anche se non mancano opportunità interessanti sia per le realtà italiane, che per quelle estere». Occhi puntati sull’Agenda digitale L’Agenda digitale è senza dubbio uno dei temi più dibattuti degli ultimi mesi, su input della Commissione europea che spinge per un mercato unico digitale in grado di condurre l’Europa verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Un obiettivo che, per essere centrato, deve superare problemi non proprio semplici come la frammentazione attuale dei mercati nazionali, la mancanza di interoperabilità, la scarsa disponibilità di fondi pubblici per investire nelle reti e le resistenze delle lobby alla liberalizzazione del mercato. Il progetto ha avuto poi declinazioni nazionali, tanto che la scorsa primavera è nata l’Agenda digitale italiana, di cui sono stati di recente indicati i filoni di intervento: identità digitale, PA digitale/Open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario di- gitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale. Il tema è seguito con grande interesse dagli studi legali per le ricadute che l’impegno governativo potrà avere sul mercato, attraverso il sostegno alla neo imprenditorialità e all’aggregazione degli operatori emergenti. «L’Agenda digitale dovrebbe dare nuovo ossigeno all’intero settore Ict dalle telecomunicazioni ai nuovi media, allo sviluppo informatico della pubblica amministrazione a livello centrale e locale», riflette Noseda. «Questo lo sanno molto bene tutti gli investitori del settore, tra cui vari gruppi stranieri, che stanno guardando con rinnovato interesse al nostro paese, in attesa delle prossime evoluzioni del mercato». «L’evoluzione del settore si riflette anche sulla richiesta di servizi legali», rileva Raffaele Giarda, partner di Baker & McKenzie (studio nominato nominati «Preferred Legal Advisor on Regulatory and Commercial» del gruppo Colt, al termine di una selezione tra 46 studi legali) a capo del dipartimento tlc, confermando l’attenzione dei consulenti d’affari per l’evoluzione nel campo dell’Agenda digitale. «Accanto alla consulenza per gare pubbliche o procedimenti innanzi ad autorità di settore, riscontriamo una domanda crescente di assistenza professionale per l’analisi di nuove offerte, caratterizzate dalla natura ibrida di servizi di comunicazione elettronica e servizi della società dell’informazione: si pensi all’universo dei servizi machine-to-machine o Sip Trunking». La Tv e l’editoria si preparano La crisi della pubblicità che erode i margini fin quasi ad annullarli da una parte; la necessità di generare economie di scala per competere in un mercato sempre più globale dall’altra. Sta di fatto che il settore italiano dei media sembra essere entrato in una fase di grande rimescolamento, dal quale usciranno nuovi campioni. La partita più importante, comunque, deve ancora iniziare. Da settimane si parla di un possibile socio straniero in arrivo per Mediaset, senza che il rumors trovi comunque conferme: il tema crea grande interesse tra i legali d’affari, con i grandi studi già impegnati a muovere le proprie pedine in cerca dell’eventuale mandato. Intanto non mancano i movimenti nella galassia delle altre Tv. Nelle scorse settimane, presso gli uffici milanesi di Simmons & Simmons è stato siglato il contratto di compravendita del 100% di Matrix (nome storico del Web italiano, con il portale Virgilio), passato da Telecom Italia a Weather Investments II (del magnate egiziano Naguib Sawiris, già proprietario del portale concorrente Libero) per 88 milioni di euro. A coordinare gli aspetti contrattuali è stato il managing associate Giorgio Mariani, coadiuvato dal pari grado Alessandro Elisio e dal trainee Nicolangelo Del Rosario. Gli aspetti regolamentari e antitrust sono stati seguiti dal partner Filippo Fio- Giorgio Mariani retti e dal suo team composto dagli associate Flora Santaniello ed Ernesto Pignataro, mentre la compagnia telefonica si è affidata al suo team legale interno, coordinato dal responsabile corporate finance legal affairs Stefano D’Ovidio. Intanto sta entrando nel vivo un’altra dismissione in casa Telecom Italia, vale a dire la vendita del canale televisivo La7. Una preda ghiotta anche per il peso socio-politico che la Tv ha nel nostro paese (a maggior ragione alla vigilia della campagna elettorale per le politiche), che fa gola a numerosi operatori del settore, come Discovery Channel (affiancata dallo studio Portolano Cavallo) e Cairo Editore (Bonelli Erede Pappalardo), oltre che finanziari, come il 118111108111099111109115109101 Normativa Enti Locali Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 52 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette Pagina 202 Lunedì 10 Dicembre 2012 STUDI & CARRIERE III Un’accelerazione nei cambi di poltrona Marco D’Ostuni Il peso del contenzioso Graziadei vede spazi di crescita nel mercato dei contenuti e nei nuovi servizi ad essi legati. «È in corso un processo di progressiva specializzazione sui temi della proprietà intellettuale, legati ai contenuti in rete, che sono spesso opere dell’ingegno, che non ha risparmiato i regolatori, come mostra il lungo percorso di approfondimento dell’Agcom sulla tutela del diritto d’autore in Rete», sottolinea. Un lavoro di frontiera fatto a fronte di una normativa rimasta indietro rispetto all’evoluzione del mercato, che lascia ancora diversi problemi irrisolti: dall’allocazione della responsabilità e del controllo per le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale sulla catena del valore alla territorialità dei diritti (aspetto sul quale la Commissione europea sta facendo dei passi importanti), a sistemi certi per la gestione e controllo della com- Roberto Camilli Anche se i deal nel settore (e, soprattutto, il loro importo) sono in calo rispetto a qualche anno fa, il comparto tlc continua a essere tra i più interessati dai cambi di poltrona. Nelle scorse settimane Roberto Camilli ha lasciato Baker & McKenzie (presso cui lavorava da 20 anni) per unirsi a Bird&Bird come senior european counsel del dipartimento guidato da Massimiliano Mostardini. Intanto Cms ha annunciato l’ingresso negli uffici romani di Italo de Feo (che è anche sollicitor inglese), proveniente da Dla Piper, specializzato in diritto delle tecnologie e della proprietà intellettuale, con particolare esperienza in materia di outsourcing di servizi tecnologici, software e licenze, regolamentazione di internet e delle telecomunicazioni, privacy. Con lui si sono trasferiti in Cms i suoi collaboratori Marco Leone e Matia Campo. Un fenomeno che si è visto anche in pasmercializzazione in Rete. Rete «Risolverli rapidamente potrebbe consentire una accelerazione degli investimenti nel settore», sottolinea Graziadei. «Tuttavia in Italia, specie fra gli operatori di alla rivoluzione Italo de Feo Giuseppe Mazziotti sato e che si spiega con la particolarità del comparto. «Non sono molti gli studi dotati di dipartimenti strutturati dedicati alle telecomunicazioni», sottolinea Marco D’Ostuni. «I principali esperti di telecomunicazioni sono di norma singoli professionisti (avvocati o professori), coadiuvati da uno staff di collaboratori non particolarmente numeroso, mentre la dimensione più comune degli studi che si occupano di telecomunicazioni è la boutique. Eppure, dato l’estremo grado di specializzazione richiesto, la qualità dei servizi resi migliora notevolmente quando i professionisti sono a loro agio anche in materie affini o complementari (come il diritto della concorrenza, il contenzioso, il diritto contrattuale) o comunque possono avvalersi di collaboratori esperti anche in altri rami del diritto». Tornando ai cambi di poltrona, Hogan Lovells si è invece rafforzata con l’arrivo di Giulio Vecchi nel dipartimen- to di Intellectual Property Media and Technology della sede di Milano. Vecchi arrivava da Mtv Italia, dove operava come in-house counsel occupandosi sia di attività giudiziale, che stragiudiziale, in particolare nelle questioni di media entertainment e broadcasting. La nuova tendenza di rinforzarsi tramite l’arrivo di legali interni alle aziende trova conferma anche nello studio Blb, che ha da poco convinto Giulio Zappa a lasciare il ruolo di general counsel di Alcatel Italia per entrare nello studio come of counsel. Di It, oltre che si proprietà intellettuale, si occupa Giuseppe Mazziotti, entrato a far parte dello studio Nunziante Magrone con il grado di of counsel dopo una lunga carriera accademica (Copenaghen, Roma Tre e Sassari) e con istituzioni internazionali (Commissione europea e Parlamento europeo). dimensioni maggiori, maggiori c’è ancora una certa staticità, un attaccamento a modelli di business consolidati e dai ricavi certi, che a mio avviso sta facendo perdere opportunità significative». Proprio il ritmo differente tra evoluzione di mercato e normativa spiega, almeno in parte, il frequente contenzioso che si registra nel settore. «Gli operatori sono molti, spesso con elevato © Riproduzione riservata grado di litigiosità, litigiosità e l’attenzione del settore pubblico è estremamente elevata», sottolinea Marco D’Ostuni, partner di Cleary Gottlieb. © Riproduzione riservata L’evoluzione tecnologica spinge all’ottimismo Francesco Portolano fondo private Clessidra (che ha in Chiomenti il suo consulente legale di fiducia). Lo stesso Portolano Cavallo ha da poco chiuso un’altra operazione con la Tv presieduta da Giovanni Stella, assistendo Feltrinelli, con i soci Francesco Portolano Manuela Cavallo, Ernesto Apa e l’associate Dorella Concadoro, nel lancio del nuovo canale semigeneralista (l’enterteinment sarà il tema dominante) Feltrinelli-La7. Un altro fronte che potrebbe aprirsi a breve, poi, riguarda la carta stampata. La chiusura di diverse testate negli ultimi mesi potrebbe aprire le porte a una stagione di fusioni e acquisizioni nel settore, con l’obiettivo di recuperare margini attraverso la generazione di economie di scala e l’eliminazione di eventuali sovrapposizioni. © Riproduzione riservata A voler vedere il bicchiere mezzo pieno è meglio partire dalle previsioni di medio termine, anziché dai consuntivi quando si parla del mercato italiano dell’innovazione. Infatti, secondo l’ultimo rapporto redatto da Assinform, nel primo semestre di quest’anno la spesa nel settore si è attestata a quota 8.426 milioni di euro, in calo del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2011. Ma la situazione è ancora più preoccupante se si leggono le stime sull’intero 2012, che dovrebbe chiudersi con un calo del 4,2% su un 2011 di per sé già non brillante. Superato questo anno di recessione, comunque, sul mercato dovrebbero aprirsi nuove prospettive, a cominciare dal decollo dell’Lte (Long Term Evolution), l’ultima evoluzione degli standard di telefonia cellulare, mentre il cloud computing e i tablet dovrebbero proseguire nella corsa già avviata nel primo semestre (che li ha portati a crescere rispettivamente del 41,6% e del 78,5%). Proprio le nuove tecnologie, infatti, dovrebbero spingere la clien- Fonte: Assinform tela retail, ma soprattutto quella corporate a prendere coraggio e tornare a investire, pur nella consapevolezza che le difficoltà della congiuntura economica non sono destinate a essere superare a breve. Per Paolo Angelucci, presidente di Assinform, i progetti di digitalizzazione decisi a livello governativo vanno nella giusta direzione per restituire produttività al Paese, «ma è necessario che anche la burocrazia accetti questa sfida e dia seguito agli indirizzi politici dell’Agenda digitale per non compromettere le potenzialità di ripresa del settore». © Riproduzione riservata 118111108111099111109115109101 Normativa Enti Locali Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 53 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette Pagina 202 Telefonia, media e telecomunicazioni rappresentano un settore trainante per i legali. Tmt, il mercato è maturo e gli studi si riposizionano Il boom dell' Internet economy, il decollo del mobile business, l' avvento della tv digitale. Gli ultimi due lustri sono stati un periodo di rivoluzioni come mai era accaduto in precedenza per il settore delle tmt (telefonia, media e telecomunicazioni). Oggi, però, tra la crisi economica e l' inevitabile reflusso conseguente alla lunga stagione di cambiamenti il settore si sta posizionando su livelli più contenuti del passato. Ciò non toglie che il comparto resti comunque tra i più seguiti dai grandi studi d' affari, interessati ad accreditarsi come consulenti di fiducia per costruirsi una posizione sul mercato destinata a tornare utile quando arriverà la ripresa. Verso il soft landing «Il settore delle tlc è stato uno dei più dinamici a partire dalla metà degli anni Novanta: nuove regole, nuovi operatori, nuovi servizi, concorrenza di prezzo e così via, che hanno portato alla nascita di una generazione di avvocati specializzati su temi quali l' interconnessione, il roaming, il price cap e le aste competitive per le licenze mobili, per citare gli aspetti più interessanti», ricorda Francesco Graziadei, partner di Graziadei Studio Legale, «ma oggi è un settore relativamente consolidato anche nelle consulenze legali». Vittorio Noseda, partner di Nctm, offre uno spaccato dell' evoluzione in corso nel settore: «Le tlc si trovano in una condizione di maturità. Gli ultimi dati diffusi dall' Agcom evidenziano un sensibile calo del mercato partito già nel 2011, con una leggera riduzione del peso del settore rispetto alle principali grandezze macroeconomiche (i ricavi lordi del settore sono scesi a 39,7 miliardi di euro, il 3,9% in meno rispetto al 2010, ndr). Il 2012 non si dimostra più ottimista, facendo però registrare un aumento della voce Internet e reti rispetto a quella, trainante da anni, della telefonia mobile (spesa per 2,44 miliardi contro 2,33, ndr)». È pur vero, comunque, che questa frenata arriva dopo una lunga corsa, che ha visto la Penisola in prima linea: «L' Italia ha beneficiato di un boom quasi senza eguali nel mondo per diffusione di telefonini, con relativo straordinario sviluppo di aziende e indotto collegato», precisa Noseda. «Oggi le cose si stanno ridimensionando, anche se non mancano opportunità interessanti sia per le realtà italiane, che per quelle estere». Occhi puntati sull' Agenda digitale L' Agenda digitale è senza dubbio uno dei temi più dibattuti degli ultimi mesi, su input della Commissione europea che Normativa Enti Locali spinge per un mercato unico digitale in grado di condurre l' Europa verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Un obiettivo che, per essere centrato, deve superare problemi non proprio semplici come la frammentazione attuale dei mercati nazionali, la mancanza di interoperabilità, la scarsa disponibilità di fondi pubblici per investire nelle reti e le resistenze delle lobby alla liberalizzazione del mercato. Il progetto ha avuto poi declinazioni nazionali, tanto che la scorsa primavera è nata l' Agenda digitale italiana, di cui sono stati di recente indicati i filoni di intervento: identità digitale, PA digitale/Open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale. Il tema è seguito con grande interesse dagli studi legali per le ricadute che l' impegno governativo potrà avere sul mercato, attraverso il sostegno alla neo imprenditorialità e all' aggregazione degli operatori emergenti. «L' Agenda digitale dovrebbe dare nuovo ossigeno all' intero settore Ict dalle telecomunicazioni ai nuovi media, allo sviluppo informatico della pubblica amministrazione a livello centrale e locale», riflette Noseda. «Questo lo sanno molto bene tutti gli investitori del settore, tra cui vari gruppi stranieri, che stanno guardando con rinnovato interesse al nostro paese, in attesa delle prossime evoluzioni del mercato». «L' evoluzione del settore si riflette anche sulla richiesta di servizi legali», rileva Raffaele Giarda, partner di Baker & McKenzie (studio nominato nominati «Preferred Legal Advisor on Regulatory and Commercial» del gruppo Colt, al termine di una selezione tra 46 studi legali) a capo del dipartimento tlc, confermando l' attenzione dei consulenti d' affari per l' evoluzione nel campo dell' Agenda digitale. «Accanto alla consulenza per gare pubbliche o procedimenti innanzi ad autorità di settore, riscontriamo una domanda crescente di assistenza professionale per l' analisi di nuove offerte, caratterizzate dalla natura ibrida di servizi di comunicazione elettronica e servizi della società dell' informazione: si pensi all' universo dei servizi machine-to-machine o Sip Trunking». Il peso del contenzioso Graziadei vede spazi di crescita nel mercato dei contenuti e nei nuovi servizi ad essi legati. «È in corso un processo di progressiva specializzazione sui temi della proprietà intellettuale, legati ai contenuti in rete, che sono spesso opere dell' ingegno, che non ha risparmiato i regolatori, come Pagina 54 di 69 Lun 10/12/2012 Italia Oggi Sette Pagina 202 mostra il lungo percorso di approfondimento dell' Agcom sulla tutela del diritto d' autore in Rete», sottolinea. Un lavoro di frontiera fatto a fronte di una normativa rimasta indietro rispetto all' evoluzione del mercato, che lascia ancora diversi problemi irrisolti: dall' allocazione della responsabilità e del controllo per le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale sulla catena del valore alla territorialità dei diritti (aspetto sul quale la Commissione europea sta facendo dei passi importanti), a sistemi certi per la gestione e controllo della commercializzazione in Rete. «Risolverli rapidamente potrebbe consentire una accelerazione degli investimenti nel settore», sottolinea Graziadei. «Tuttavia in Italia, specie fra gli operatori di dimensioni maggiori, c' è ancora una certa staticità, un attaccamento a modelli di business consolidati e dai ricavi certi, che a mio avviso sta facendo perdere opportunità significative». Proprio il ritmo differente tra evoluzione di mercato e normativa spiega, almeno in parte, il frequente contenzioso che si registra nel settore. «Gli operatori sono molti, spesso con elevato grado di litigiosità, e l' attenzione del settore pubblico è estremamente elevata», sottolinea Marco D' Ostuni, partner di Cleary Gottlieb. © Riproduzione riservata. Normativa Enti Locali Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 55 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 33 Il Sole 24 Ore Norme e tributi Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341 5 Lavoro Interventi a raffica. Testo unico, riforma e circolari Inps Il puzzle di norme sull’apprendistato ancora incompleto Dopo i chiarimenti sull’agevolazione rimangono alcuni ostacoli applicativi PAGINA A CURA DI Ornella Lacqua Alessandro Rota Porta L’istitutodell’apprendistato è in continua evoluzione: dopo l’entrata in vigore del Testo unico (Dlgs 167/2011) anche la riformadelmercatodellavoroèintervenuta con alcuni aggiustamenti. A queste nuove norme sono seguite le indicazioni di prassi, tra cui la circolare dell’Inps 128 del 2 novembre e il messaggio 20123 del 6 dicembre scorso. Vediamo dunque lo stato dell’arte di questo contratto che dovrebbe essere il canale preferenziale per l’ingresso dei giovani condueobiettiviprincipali:daun lato,consentireattraversounpercorsoditraining-on-the-job,diacquisire una professionalità o di completaree arricchire la formazione scolastica; dall’altro, incentivareleaziendeapolitichediplacement, attraverso la concessione di benefici economici in cambio di percorsi di apprendimento.IbeneficicontributiviInpsper l’annosuccessivoallaprosecuzionedelrapportodilavoroalterminedelperiododiformazionespettano, peraltro (secondo la nuova disciplina del Testo unico), solo dopolaconfermainservizioesercitata alla fine di quest’ultimo e non anche per la «qualificazione» anticipata durante lo svolgimentodelcontratto. I limiti da rispettare Idatoridilavorodevonocomunque affacciarsi all’applicazione dell’apprendistato tenendo conto di alcuni aspetti operativi. In- fatti non tutti gli ostacoli che già prima dell’entrata in vigore del Dlgs 167/2011 avevano frenato la diffusione delle tre declinazioni di contratto (si veda il grafico a lato), sono stati rimossi. In primo luogo, vanno lette le disposizionidettatedaicontratti collettivi nazionali di lavoro. Per l’apprendistato «professionalizzante»,adesempio,inalcuniambiti contrattuali (industria, artigianato,ecosìvia)dovenontutti i Ccnl di comparto sono ancora intervenutisullamateria,l’applicazione dell’apprendistato deve conformarsi alle indicazioni di massima fissate dalle intese interconfederali, laddove le vecchiedisciplinenonsianocompatibili con il Dlgs 167. Diverso è invece il discorso perl’apprendistatoperl’acquisizione del diploma, la cui regolamentazione della formazione – nonostante lo schema delineato dalla Conferenza Stato-Regioni il 15 marzo scorso – è ancora fermaperviadellamancataemanazione delle discipline regionali nella gran parte del territorio. E lostessodestinoriguarda,inparte, l’apprendistato di alta formazione e ricerca. Unaltro "paletto" da rispettare è quello della stabilizzazione per le aziende con almeno 10 dipendenti, introdotta dalla legge 92/2012 (con i nuovi commi 3-bise3-terdell’articolo2delDlgs 167/2011) nella misura del 50%deicontrattidiapprendistato stipulati nell’ultimo triennio, abbattuta al 30% fino al 18 luglio 2015. Da questo conteggio sono però escluse le cessazioni avvenuteduranteil periodo diprova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa. L’identikit LE TIPOLOGIE 8 Apprendistatoperlaqualificaeperildiplomaprofessionale:èpertuttiisettoridi attività,ancheper l’assolvimentodell’obbligodiistruzione;pergiovanitrai15ei25anni;profiliformativirimessialleRegioni 8 Apprendistatoprofessionalizzanteodimestiere:èpertuttiisettoridiattivitàedèfinalizzatoal conseguimentodiunaqualificaprofessionaleaifinicontrattuali;èriservatoagiovanifra18e29anni(17se inpossessodiqualificaprofessionale) 8 Apprendistatodialtaformazioneediricerca:pergiovanitrai18ei29anni,èfinalizzatoalconseguimento diuntitolodistudiodilivellosecondariosuperiore,allaspecializzazionetecnicasuperioreealpraticantato 8 Apprendistatoperlavoratoriinmobilità:èrealizzabileconisoggettiiscrittinellelistedimobilitàa prescinderedairequisitidietàprevistidalladisciplinagenerale I PRINCIPI DA RISPETTARE 8 Formascrittadelcontrattoedelpianoformativo 8 Durataminimanoninferioreaseimesi,escluseattivitàstagionali 8 Divietodiretribuzioneacottimo 8 Retribuzionefinoaduelivelliinferioririspettoallacategoriaspettante,oretribuzioneinmisurapercentuale 8 Presenzadiuntutoreodiunreferenteaziendale 8 Divietodirecederedalcontrattodurantelaformazionesenzagiustacausaogiustificatomotivo I LIMITI QUANTITATIVI Nuovi vantaggi per l’impresa Tra gli interventi sull’apprendistatodispostidallariformavainvecea vantaggiodei datori di lavoro l’elevazione – con decorrenza dal 1º gennaio 2013 – del rapportotra maestranze specializzate e qualificate in servizio rispetto al numero di apprendisti che possono essere assunti. Questo rapporto è di 3 a 2, per i datoricheoccupanopiùdi9unità. Inoltre, la riforma – nel solco delle indicazioni del Lavoro di cui all’interpello 40/2011 – ha disposto la possibilità di allungare il periodo di formazione fino a cinque anni per le figure professionali dell’artigianato individuatedaiCcnl(nell’apprendistato professionalizzante). Dinotevoleimportanzaèstata infine l’apertura data dalla legge 92/2012 (in seguito a una modifica introdotta dal Dl 83/2012) alla possibilitàdiricorrereall’apprendistatoinstaff-leasingintuttiisettoriproduttivi,senzal’applicazionedeilimiticheoperanoinviagenerale.Peraltro,secondol’accordocollettivo sottoscrittoil5aprile 2012, sebbene la formazione debba comunque essere erogata dall’impresa utilizzatrice, secondo le regole previste dal Ccnl in cui opera, l’agenzia per il Lavoro devenominareuntutoreformativo e può integrare la formazione sequestarisulta insufficiente. © RIPRODUZIONE RISERVATA 8 Finoal31dicembre2012ilnumerodiapprendisticheildatoredilavoropuòassumerenondevesuperareil 100%deilavoratorispecializzatiequalificati;dagennaio2013ilrapportodiventeràdi3a2 8 Restanoescluseleaziendeconunmenodidiecidipendentichemanterrannoilrapportodel100% 8 Sel’aziendanonoccupamaestranzequalificateoneimpiegamenodi3,puòassumerealmassimo3apprendisti 8 Perleimpreseartigianerestanoinvigoreledisposizionidellalegge443/1985 L'OBBLIGO DI STABILIZZAZIONE Laclausoladistabilizzazione chesiapplicaalleaziendeconalmeno10lavoratori,subordinal’assunzione dinuoviapprendistiallaprosecuzionedelrapportodi lavoro,allafinedell’apprendistato,dialmenoil50% degliapprendistiassuntidallostessodatoredilavoronei36 mesiprecedentilanuovaassunzione;la percentualeèridottaal30%finoal17luglio2015 I BENEFICI NORMATIVI GliapprendistisiescludonodalcomputodeilimitinumericiprevistidaleggieCcnlperl’applicazionedi determinatenormativeeistituti.Ciòsiriflette,adesempio,suilicenziamentiindividualieinparticolare sull’esclusionedegliapprendistidailimitinumericiprevistiperl’applicazionedell’articolo18dellalegge 300/70,oppuredallanoncomputabilitànellabasedicalcoloperilcollocamentoobbligatorioprevisto dallalegge68/99 LA TUTELA PREVIDENZIALE E ASSISTENZIALE Finoal31dicembre2012gliapprendistirimangonotutelatidalleassicurazioni:Ivs,malattia,maternità, assegnoperilnucleofamiliare,infortunioe malattiaprofessionale.Dal2013,secondoquantoprevisto dallariformaFornero,sarannodestinataridell’Aspiepertantoicontributiacaricodell’azienda aumenterannodell’1,61% I BENEFICI CONTRIBUTIVI AsecondadellatipologiadeidatoridilavorovarialacontribuzioneInpsacaricodittacomesegue: 8 conpiùdi9addetti:10% 8 conmenodi10addetti:primoanno1,5%;secondoanno3%;terzoannoesuccessivi10% 8 conmenodi10addetti,pergliapprendistiassuntidal01gennaio2012al31diecmbre2016,sgravio totaleperiprimi3annie10%pergliannisuccessivi Il punto cardine. Si versa la differenza maggiorata del 100% Fino a nove dipendenti. Sgravio totale Chi dribbla la formazione sconta sanzioni pesanti I datori devono fare i conti con i paletti Ue agli aiuti La formazione è forse l’aspetto più importante del contratto di apprendistato e i datori di lavoro devono osservarne scrupolosamente le indicazioni tracciate dai diversi Ccnl:infatti- come haricordato anche l’Inps con la circolare 128/2012 - nei casi di mancata erogazione della formazione per esclusiva responsabilità del datore di lavoro e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalità formative, scatta un pesante regime sanzionatorio. Secondo le disposizioni dettatedalTestounico,checonfermailprecedenteimpiantodisciplinato dalla legge Biagi, nelle ipotesidescritteildatoreètenuto a versare la differenza tra la contribuzione pagata e quella dovuta in relazione al livello di inquadramentocontrattualesuperiore che sarebbe stato raggiuntodallavoratorealtermine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento. Peraltro bisogna osservare che,conriferimentoall’apprendistatoprofessionalizzante, dove il percorso formativo propone un’integrazione tra una formazione di mestieredisciplinata dai Ccnl (svolta sotto la responsabilitàdell’azienda)e l’offerta formativa pubblica (interna o esterna all’azienda) tesa all’acquisizione di competenze di base e trasversali, graverannomaggioricostisuidatoridilavoro, per via dell’assottigliarsi dei fondi destinati a quest’ultima.Questo principio è stato anchechiarito dallanota delLavo- c LAPAROLA CHIAVE Regime «de minimis» 7 Il regime «de minimis» può essere definito come una modalità semplificata attraverso la quale la Ue autorizza l’istituzione da parte degli Stati membri di alcuni tipi di aiuti per le imprese. Il presupposto è che gli aiuti di stato, se inferiori a una certa soglia, non violano la concorrenza tra imprese. Un’apposita normativa stabilisce una serie di condizioni che devono essere rispettate affinché un aiuto possa essere considerato «di importo minore». Le imprese non possono ricevere più di 200 mila euro in tre anni attraverso questa tipologia di strumenti agevolativi. ro del 13 luglio 2012, dove è stato ribadito che la formazione è in ogni caso obbligatoria e a carico dell’impresa. Sul punto è intervenuto il decreto del Lavoro del 31 ottobre scorso che ha stanziato 100 milioni di euro da destinare al finanziamento delle attività formative per l’anno 2012, la metà dei quali sono destinati all’apprendistato professionalizzante. Le somme spettanti a ciascuna Regione sono state ripartite per il 65% sulla base degli apprendistiassuntie,perilrestante 35%, sulla base degli apprendisti già formati. Sul tema della formazione nell’apprendistato di mestiere èimportantericordarecheilministerodel Lavoro ha censurato le previsioni dei Ccnl che stabiliscono una riduzione del monte ore di formazione previsto pergliapprendisti, quandoilrelativo piano formativo sia stato validatodall’Ente bilaterale(interpello 34/2012). Da segnalare, infine, il via libera alla certificazione delle competenze acquisite in apprendistato, avvenuto ad opera del decreto Lavoro-Istruzione del 26 settembre 2012, che ha recepito il testo licenziato dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 19 aprile scorso. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il messaggio Inps 20123 dello scorso 6 dicembre e la circolare 128 del 2 novembre hannofornitounaseriedichiarimenti sull’apprendistato, e hanno evidenziato modalità e limiti per ottenere l’azzeramento dei contributi a carico dei datori di lavoro che occupano fino a nove dipendenti, previsto per i contratti di apprendistatostipulatidal 1˚gennaio 2012 al 31 dicembre 2016. L’incentivo, varato dall’articolo 22 della legge di stabilità 2012perpromuoverel’occupazionegiovanile,èriferitoaiprimi tre anni di contratto, mentre per quelli successivi resta confermata l’aliquota del 10%, fino alla scadenza del periodo formativo. Lamisuraincentivantesiapplica alla contribuzione dovuta in base alla legge 296/2006. Non rientrano, dunque, nello sgravioi contrattidiapprendistato instaurati con i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, nei confronti dei quali si applicailregimecontributivoprevisto dalla legge 223/1991. Resta escluso dalla misura agevolata il contributo relativo all’Aspi (1,61%), in vigore da gennaio 2013, dovuto per tutte le tipologie di apprendistato. Leistruzioni dell’Inpspreci- sano che lo sgravio totale avviene in conformità alla disciplina comunitaria degli aiuti "de minimis", come previsto dal regolamento Ce 1998/ 2006. I datori interessati dovrannoquindi presentaretelematicamente all’Inps - «nel più breve tempo possibile» e usando la funzionalità «Contatti»delcassettoprevidenziale aziende - una dichiarazione attestante che, nell’anno di stipuladel contrattodi apprendi- GLI EFFETTI Azzeramento per i primi tre anni di contratto Per quelli successivi è confermata l’aliquota del 10 per cento stato e nei due esercizi precedenti, non sono stati percepiti aiuti eccedenti i limiti complessivi "de minimis". Il nuovo adempimento non riguarda solo i datori che instaurino nuovi contratti di apprendistato, ma anche quelli che abbiano già applicato lo sgravio totale a partire da gennaio 2012, nonché quelli che, pur essendo destinatari dell’incentivo, non l’abbiano ancora richiesto. Per quanto riguarda la compilazione del flusso Uniemens,per iprimitre annidi apprendistato, nel«TipoContribuzione» si dovranno riportare codici differenti, a seconda delregimecontributivo.Idatori di lavoro che hanno operato in maniera difforme, dovrannoprovvedere allasistemazione tramite la procedura Uniemens Vig. L’uso delle nuove codifiche rendenecessariaanchelacompilazione di un ulteriore elemento denominato «Tipo apprendistato» dove andrà valorizzatoilcodicechecorrispondealladiversatipologiadicontratto stipulato. Il messaggio 20123 chiarisce che i codici tipo contribuzione per gli apprendisti senza sgravio totale (A,B,C) continueranno ad avere validità fino al 31 dicembre 2012, mentre per i rapporti costituiti ai sensi della legge 196/1997 si potranno continuare a utilizzare i codici D0, D1 e D2 fino alla scadenza del contratto. Pertanto, sia i nuovi codici tipo contribuzione (J e K) sia quelli relativi al tipo di apprendistato (APPA, APPB e APPC) saranno obbligatori a partire dalle denunce Uniemens riferite a gennaio 2013. © RIPRODUZIONE RISERVATA LEPROPOSTEDEL SOLE IN EDICOLA Auto e fisco Una Guida che offre una visione esaustiva di tutta la disciplina normativa e fiscale collegata agli autoveicoli, alla luce delle ultime novità normative e di prassi, fornendo esempi, tabelle di sintesi e analisi di convenienza. Particolare evidenza è data alle nuove regole per la deducibilità dei Normativa Enti Locali costi auto e alle novità in tema di leasing. Viene spiegato e chiarito il nuovo adempimento della comunicazione relativa alle auto utilizzate da soci o familiari e la disciplina delle auto assegnate agli amministratori e ai dipendenti. Un focus è dedicato anche ai rimborsi chilometrici. In edicola da domani con il Sole 24 Ore a 7,90 euro in più. CORSI E CONVEGNI «Cultura d’impresa» Agroalimentare 24OreFormazioneedEventi organizzail6˚Forum«Cultura d’impresa-Talenticontrolacrisi: leadershipfemminile,giovanie multiculturalità».Itemi dell’eventoverteranno quest’annosulladiversitàe multiculturalitànelnuovo scenarioeconomico,che richiedesemprepiù orientamentoalcambiamento, flessibilitàeinnovazione.Su questenuoveprospettivesi IlcorsoFiscalitàestrumentidi finanziamentodelsettore agricolofapartedelMasterin Gestionedell’impresaagricolae agroalimentare.Questagestione necessita,oltrechediconoscenze tecnicheespecialistiche,anchedi competenzemanagerialiche supportinolosviluppoela competitività. Milano, 14 dicembre 2012 confronterannoautorità internazionalienazionali, opinionleader,managere imprenditoriperdelineareuna visionemodernadelmercatodel lavoroedelsistemaeconomicoe socialebasatasutalentoemerito. Milano, 12 dicembre 2012 q www.shopping24. ilsole24ore.com Pubblicazioni, corsi e convegni Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 56 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 33 Interventi a raffica. Testo unico, riforma e circolari Inps. Il puzzle di norme sull' apprendistato ancora incompleto Dopo i chiarimenti sull' agevolazione rimangono alcuni ostacoli applicativi. L' identikit PAGINA A CURA DI Ornella Lacqua Alessandro Rota Porta L' istituto dell' apprendistato è in continua evoluzione: dopo l' entrata in vigore del Testo unico (Dlgs 167/2011) anche la riforma del mercato del lavoro è intervenuta con alcuni aggiustamenti. A queste nuove norme sono seguite le indicazioni di prassi, tra cui la circolare dell' Inps 128 del 2 novembre e il messaggio 20123 del 6 dicembre scorso. Vediamo dunque lo stato del l' arte di questo contratto che dovrebbe essere il canale preferenziale per l' ingresso dei giovani con due obiettivi principali: da un lato, consentire attraverso un percorso di training-on-the-job, di acquisire una professionalità o di completare e arricchire la formazione scolastica; dall' altro, incentivare le aziende a politiche di placement, attraverso la concessione di benefici economici in cambio di percorsi di apprendimento. I benefici contributivi Inps per l' anno successivo alla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione spettano, peraltro (secondo la nuova disciplina del Testo unico), solo dopo la conferma in servizio esercitata alla fine di quest' ultimo e non anche per la «qualificazione» anticipata durante lo svolgimento del contratto. I limiti da rispettare I datori di lavoro devono comunque affacciarsi all' applicazione dell' apprendistato tenendo conto di alcuni aspetti operativi. Infatti non tutti gli ostacoli che già prima dell' entrata in vigore del Dlgs 167/2011 avevano frenato la diffusione delle tre declinazioni di contratto (si veda il grafico a lato), sono stati rimossi. In primo luogo, vanno lette le disposizioni dettate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Per l' apprendistato «professionalizzante», ad esempio, in alcuni ambiti contrattuali (industria, artigianato, e così via) dove non tutti i Ccnl di comparto sono ancora intervenuti sulla materia, l' applicazione dell' apprendistato deve conformarsi alle indicazioni di massima fissate dalle intese interconfederali, laddove le vecchie discipline non siano compatibili con il Dlgs 167. Diverso è invece il discorso per l' apprendistato per l' acquisizione del diploma, la cui regolamentazione della formazione nonostante lo schema delineato dalla Conferenza Stato-Regioni il 15 marzo scorso - è ancora ferma per via della mancata emanazione delle discipline regionali nella gran parte del territorio. E lo stesso Normativa Enti Locali destino riguarda, in parte, l' apprendistato di alta formazione e ricerca. Un altro "paletto" da rispettare è quello della stabilizzazione per le aziende con almeno 10 dipendenti, introdotta dalla legge 92/2012 (con i nuovi commi 3-bis e 3-ter dell' articolo 2 del Dlgs 167/2011) nella misura del 50% dei contratti di apprendistato stipulati nell' ultimo triennio, abbattuta al 30% fino al 18 luglio 2015. Da questo conteggio sono però escluse le cessazioni avvenute durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa. Nuovi vantaggi per l' impresa Tra gli interventi sull' apprendistato disposti dalla riforma va invece a vantaggio dei datori di lavoro l' elevazione con decorrenza dal 1º gennaio 2013 - del rapporto tra maestranze specializzate e qualificate in servizio rispetto al numero di apprendisti che possono essere assunti. Questo rapporto è di 3 a 2, per i datori che occupano più di 9 unità. Inoltre, la riforma - nel solco delle indicazioni del Lavoro di cui all' interpello 40/2011 - ha disposto la possibilità di allungare il periodo di formazione fino a cinque anni per le figure professionali dell' artigianato individuate dai Ccnl (nell' apprendistato professionalizzante). Di notevole importanza è stata infine l' apertura data dalla legge 92/2012 (in seguito a una modifica introdotta dal Dl 83/2012) alla possibilità di ricorrere all' apprendistato in staff-leasing in tutti i settori produttivi, senza l' applicazione dei limiti che operano in via generale. Peraltro, secondo l' accordo collettivo sottoscritto il 5 aprile 2012, sebbene la formazione debba comunque essere erogata dall' impresa utilizzatrice, secondo le regole previste dal Ccnl in cui opera, l' agenzia per il Lavoro deve nominare un tutore formativo e può integrare la formazione se questa risulta insufficiente. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE TIPOLOGIE 8Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale: è per tutti i settori di attività, anche per l' assolvimento dell' obbligo di istruzione; per giovani tra i 15 e i 25 anni; profili formativi rimessi alle Regioni 8Apprendistato professionalizzante o di mestiere: è per tutti i settori di attività ed è finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale ai fini contrattuali; è riservato a giovani fra 18 e 29 anni (17 se in possesso di qualifica professionale) 8Apprendistato di alta formazione e di ricerca: per giovani tra i 18 e i 29 anni, è finalizzato al Pagina 57 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) conseguimento di un titolo di studio di livello secondario superiore, alla specializzazione tecnica superiore e al praticantato 8Apprendistato per lavoratori in mobilità: è realizzabile con i soggetti iscritti nelle liste di mobilità a prescindere dai requisiti di età previsti dalla disciplina generale I PRINCIPI DA RISPETTARE 8 Forma scritta del contratto e del piano formativo 8 Durata minima non inferiore a sei mesi, escluse attività stagionali 8 Divieto di retribuzione a cottimo 8 Retribuzione fino a due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, o retribuzione in misura percentuale 8 Presenza di un tutore o di un referente aziendale 8 Divieto di recedere dal contratto durante la formazione senza giusta causa o giustificato motivo I LIMITI QUANTITATIVI 8Fino al 31 dicembre 2012 il numero di apprendisti che il datore di lavoro può assumere non deve superare il 100% dei lavoratori specializzati e qualificati; da gennaio 2013 il rapporto diventerà di 3 a 2 8Restano escluse le aziende con un meno di dieci dipendenti che manterranno il rapporto del 100% 8Se l' azienda non occupa maestranze qualificate o ne impiega meno di 3, può assumere al massimo 3 apprendisti 8Per le imprese artigiane restano in vigore le disposizioni della legge 443/1985 L' OBBLIGO DI STABILIZZAZIONE La clausola di stabilizzazione che si applica alle aziende con almeno 10 lavoratori, subordina l' assunzione di nuovi apprendisti alla prosecuzione del rapporto di lavoro, alla fine dell' apprendistato, di almeno il 50% degli apprendisti assunti dallo stesso datore di lavoro nei 36 mesi precedenti la nuova assunzione; la percentuale è ridotta al 30% fino al 17 luglio 2015 I BENEFICI NORMATIVI Gli apprendisti si escludono dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e Ccnl per l' applicazione di determinate normative e istituti. Ciò si riflette, ad esempio, sui licenziamenti individuali e in particolare sull' esclusione degli apprendisti dai limiti numerici previsti per l' applicazione dell' articolo 18 della legge 300/70, oppure dalla non computabilità nella base di calcolo per il collocamento obbligatorio previsto dalla legge 68/99 LA TUTELA PREVIDENZIALE E ASSISTENZIALE Fino al 31 dicembre 2012 gli apprendisti rimangono tutelati dalle assicurazioni: Ivs, malattia, maternità, assegno per il nucleo familiare, infortunio e malattia professionale. Dal 2013, secondo quanto previsto dalla riforma Fornero, saranno destinatari dell' Aspi e pertanto i contributi a carico dell' azienda aumenteranno dell' 1,61% I BENEFICI CONTRIBUTIVI A seconda della tipologia dei datori di lavoro varia la contribuzione Inps a carico ditta come segue: 8con più di 9 addetti: 10% 8con meno di 10 addetti: primo anno 1,5%; secondo anno 3%; terzo anno e successivi 10% 8con Normativa Enti Locali Pagina 33 meno di 10 addetti, per gli apprendisti assunti dal 01 gennaio 2012 al 31 diecmbre 2016, sgravio totale per i primi 3 anni e 10% per gli anni successivi. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 58 di 69 Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 59 di 69 . Lun 10/12/2012 Corriere della Sera Pagina 13 Primo Piano 13 Corriere della Sera Lunedì 10 Dicembre 2012 Il governo Gli enti locali Il piano per il riordino Le Province si salvano Il governo teme il caos per scuole e strade L’allarme della Funzione pubblica D’ARCO # Regioni a Statuto speciale Province coinvolte nel processo di accorpamento MILANO-Monza-Brianza Como-Varese-Lecco Retroscena meditando di far cadere alla ripresa della discussione a Palazzo Madama, la prossima settimana. Il relatore del Pdl, Filippo Saltamartini, in realtà, dice che nulla è stato deciso in proposito ma sono in pochi a crederci, anche perché egli stesso rimanda al mittente l’elenco di guai descritto dal documento del governo. Gli effetti, aggiunge, «sarebbero forse più drammatici se il decreto fosse approvato. Mercoledì o votiamo turandoci il naso o diciamo di no. Faremo una valutazione politica perché se bocciando il provvedimento l’Italia ridiven- I rischi A rischio sarebbero anche la gestione dei rifiuti e la tutela ambientale e idrogeologica ta inaffidabile per l’Europa e se va a finire che diventiamo il caprio espiatorio della situazione...». Il fatto è che è che la riforma a tappe delle Province, una riforma difficile e osteggiata dagli amministratori coinvolti, non ha funzionato, comunque vadano le cose in Senato. Rischia infatti di restare in piedi solo il primo passo, quello fatto a fine dicembre, anche per rispondere alle aspettative dell’Europa, dal provvedimento salva Italia, che stabilisce il principio generale del trasferimento delle funzioni delle Province ai Comuni o alle Regioni. Tutto il riordino, dalla decisione di ridurre il numero degli enti invece di cancellarli alle regole di nomina degli organismi di gestione, dipende appunto dall’approvazione del decreto in discussione in Parlamento che decadrà, se non ap- Padova-Treviso ne degli uffici periferici. Se poi la riforma non venisse completata, aumenterebbe il rischio di una dichiarazione di incostituzionalità, sottolinea il documento del governo: se il salva Italia infatti è stato impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle Province «funzioni fondamentali», ora «è dubbio che siano tali i soli compiti di indirizzo e coordinamento dei Co- Imperia-Savona Verona-Rovigo Vero Ravenna-Forlì Rave venna-Forlì Cesena-Rimini Cese Grosseto-Siena Gross Asti-Alessandria Ascoli Piceno-Macerata-Fermo oli Picen Piceno-Macera L'Aquila-Teramo L'Aquil Perugia-Terni Peru Pescara-Chieti Pesc Cremona-Mantova-Lodi va-Loddi Parma-Piacenza ROMA — «Ci sarebbe il caos istituzionale», con le Regioni che dovrebbero caricarsi di nuovi compiti. Ma non solo. Andrebbero in tilt anche la manutenzione delle scuole superiori e delle strade. Per non parlare della gestione dei rifiuti e della tutela, dove c’è, ambientale e idrogeologica. E del problema, non secondario per il bilancio pubblico, del congelamento di circa 500 milioni di risparmi annui. Conseguenze pesanti, insomma, che, secondo il documento inviato ai senatori dal dipartimento per le Riforme del ministero della Funzione pubblica, si avrebbero se dovesse saltare, come sembra, il decreto legge sul riordino delle Province, presentato dal ministro Filippo Patroni Griffi. Sull’iter parlamentare del provvedimento pesa infatti il macigno della pregiudiziale di costituzionalità che il Pdl sta Città metropolitane Le conseguenze Senza riforma le Città metropolitane «resterebbero solo sulla carta» Campobasso-Isernia Campobas LivornoMassa CarraraLucca-Pisa Modena-Reggio Emilia FIRENZE-Pistoia-Prato -Prato Taranto-Brindisi Taran Viterbo-Rieti Latina-Frosinonee CatanzaroC Vibo Valentia- Crotone Benevento-Avellino provato, il 5 gennaio e da vari provvedimenti attuativi. Come quello emanato dal ministro Cancellieri, ma già bloccato in commissione, sul funzionamento dei nuovi consigli provinciali, ridotti di numero e non più elettivi. Ma quali sarebbero gli effet- ti, secondo il governo, della mancata approvazione della riforma? Rinascerebbero le 35 Province accorpate, le Città metropolitane «resterebbero solo sulla carta» senza perimetri definiti di operatività, e non si saprebbe con certezza a chi andrebbero le competenze (dalle strade alle scuole, dai rifiuti alla pianificazione territoriale) con la necessità di varare di gran fretta, entro la fine dell’anno, nuove leggi da parte delle Regioni o dello Stato, per assegnarle. Ci sarebbero poi i costi, in termini di mancati risparmi, dello stop alla riorganizzazio- muni previsti da quel provvedimento, in assenza del riordino dell’intera disciplina». Senza contare che un rischio di incostituzionalità graverebbe anche sul decreto di riforma. Il governo in ogni caso ritiene, spiega il ministro Patroni Griffi, che «i provvedimenti legislativi sin qui intervenuti siano conformi alla Costituzione, ma il giudizio sul punto spetta evidentemente alla Corte, che terrà presente il quadro normativo esistente al momento della pronuncia». Stefania Tamburello © RIPRODUZIONE RISERVATA Negli anni scorsi la maggioranza di centrodestra ha evitato di affrontare un tema sul quale si erano detti d’accordo quasi tutti anche a sinistra Le promesse del 2008 e la vittoria del partito anti abolizione Dal Cavaliere a Cicchitto: vanno eliminate Ma in Parlamento il Pdl ha scongiurato i tagli ROMA — E’ noto che in Italia le promesse fatte in campagna elettorale valgono quel che valgono. Parole al vento, il più delle volte. Ma sarà interessante, in questa occasione, vedere se Silvio Berlusconi ripeterà quello che disse nel 2008 alla signora Ines di Forte dei Marmi durante una chatline al Corriere: «Non parlo delle Province, perché bisogna eliminarle». E non era certo l’unico, nel suo Popolo della libertà, a pensarla così. Di più: della stessa idea non erano i peones del partito, ma i pezzi da novanta a lui fedelissimi. Il superberlusconiano capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto sentenziava il 29 novembre 2008: «L’appello sull’abolizione delle Province va preso in seria considerazione. C’è un gran bisogno di qualche altro taglio di spesa». E il ministro Renato Brunetta, competente per quella materia, gli faceva eco il 4 dicembre: «Le Province? Sono enti inutili, non servono». Proprio vero… Come è andata, lo sappiamo. E si potrebbe amaramente concludere: lo avevamo detto. La maggioranza di centrodestra si è ben guardata dall’affrontare una questione sulla quale si erano detti d’accordo quasi tutti anche a sinistra. Se si eccettua l’uscita dell’ex ministro Roberto Calderoli, nell’agosto 2011, che aveva proposto di chiudere soltanto le Province più piccole. Idea subito smontata e quindi abortita. Erano le settimane in cui l’Italia si affacciava pericolosamente sull’orlo del baratro. In una lettera alla quale aveva dato un robusto contributo la Banca d’Italia, la Bce chiedeva al governo italiano durissimi interventi, sottolineando la necessità di riforme quali appunto l’abolizione delle Province. E con l’uscita di scena del Cavaliere e l’arrivo di Mario Monti la Normativa Enti Locali musica sembrava cambiata. Il decreto salva Italia aveva ridotto le Province a enti non più elettivi, privi di qualunque funzione: la premessa per la loro scomparsa. Sarebbe stata però necessaria un’altra legge entro il 2012 per fissare le modalità della dissoluzione dei consigli. Inutile dire che le Province non se ne sono rimaste con le mani in mano. Subito è partito un ricorso alla Corte costituzionale. Ed è stato così che nella scorsa estate, anche con la motivazione di evitare la scure della Consulta, il governo Il ministro Renato Brunetta, allora ministro, il 4 dicembre 2008: «Le Province? Sono enti inutili» ci ha ripensato: anziché l’abolizione, la riduzione per decreto. Più o meno con il vecchio e discutibile metodo Calderoli, ma fermo restando per le Province sopravvissute il principio di avere organi di governo non più eletti a suffragio universale. Peccato che anche questo progetto, sostenuto a parole, abbia incontrato fortissime resistenze nei corridoi del Palazzo. Dove il partito delle Province, forte di una decina di presidenti di giunte provinciali seduti in Parlamento, ha sempre manovrato, agguerritissimo, per guadagnare tempo. Perché più le elezioni si avvicinano, più le leggi che tagliano poltrone perdono forza. Questa è la regola in Italia. Tuttavia è certo che in nessun Paese normale a pronunciare la condanna a morte di un simile provvedimento sarebbe stato proprio il partito il cui leader aveva promesso agli italiani l’abolizione delle Province. Perché è questo il significato della pregiudiziale di incostituzionalità presentata a palazzo Madama dal pidiellino Filippo Saltamartini addirittura prima che Monti annunciasse le sue dimissioni. Pur sapendo che il gesto costerà 500 milioni l’anno: tanto, dice il ministro Piero Giarda, sarebbe il risparmio dovuto all’accorpamento delle Province. Molto più di quanto sarebbe costato rinunciare all’election day, che il segretario del Pdl Angelino Alfano aveva rivendicato proprio con l’esigenza di evitare inutili sprechi. Ma poco importa. Tirerà un respiro di sollievo il deputato del suo partito Antonello Iannarilli, presidente della Provincia di Frosinone che per protesta ha mandato giù un bel sorso di olio di ricino. Davanti al Senato, pensate un po’! Idem potrà fare il sindaco di Prato, Roberto Cenni, protagonista di una sconcertante conferenza stampa seduto su una tazza da gabinetto a segnalare la propria indignazione davanti alla prospettiva di vedere la sua Provincia tornare sotto Firenze. Come al tempo dei 500 milioni di euro l’anno la somma che si risparmierebbe con il riordino delle Province secondo un calcolo del ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda 700 gli emendamenti piovuti sul decreto del ministro Filippo Patroni Griffi in Senato. Di questi, oltre 300 sono a firma del senatore Pdl Claudio Fazzone Protagonisti Cosimo Sibilia è presidente della Provincia di Avellino e senatore pidiellino. Figlio dell’ex patron dell’Avellino calcio, ha cominciato l’attività politica nel 1994, aderendo a Forza Italia e fondandone il primo club a Mercogliano Roberto Cenni è sindaco di Prato eletto nel 2009 sostenuto da Pdl, Lega Nord, Unione di Centro, La Destra e liste civiche. Imprenditore tessile, è stato tra l’altro presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato Antonello Iannarilli è deputato Pdl e presidente della Provincia di Frosinone. Nel 2010, per l’assenza di assessori ciociari nella giunta Polverini, ipotizza di staccarsi dal Lazio e creare la 21esima regione, quella «delle Province» Medici, non sia mai! E pure Cosimo Sibilia, figlio dell’ex patron dell’Avellino calcio Antonio Sibilia, e come Iannarilli parlamentare e presidente di Provincia: Avellino, appunto. Si è dannato l’anima per far saltare il decreto che l’avrebbe costretto a fondersi con Benevento. Gli irpini insieme ai sanniti? Contro natura! Brinderà, Sibilia, con Ciriaco De Mita, ottantaquattrenne eurodeputato dell’Udc che forse non si voleva rassegnare a cedere il capoluogo al rivale beneventano Clemente Mastella: anch’egli, grazie alla prodigiosa regola secondo cui certi politici non possono mai restare a spasso, parlamentare (per il Pdl, dopo l’evaporazione del suo Udeur) a Strasburgo. E brinderanno tutti insieme al senatore Claudio Fazzone, potente capo del partito a Latina, tanto La lobby In Parlamento, c’è un partito delle Province, forte di una decina di presidenti di giunte provinciali ostile al decreto del ministro Filippo Patroni Griffi da farsi autore di 400 dei 700 emendamenti che gli sono piovuti addosso in Senato. Magari ci sarà anche Antonio D’Alì, il quale nei mesi scorsi aveva chiesto che fossero considerate nei parametri minimi di superficie anche le piattaforme marine antistanti le Province: lui è di Trapani. E chissà se accetterà l’invito il relatore del Pd Enzo Bianco convinto che dagli accorpamenti debbano essere escluse le Province confinanti fra loro per meno di 25 chilometri. Come Viterbo e la più piccola Rieti, che finirebbe per essere annessa: ma si dà il caso che la prima sia in mano al Pdl, mentre presidente della seconda è il democratico Fabio Melilli. Margheritino d’origine, proprio come Bianco. Guarda un po’… Sergio Rizzo © RIPRODUZIONE RISERVATA Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 60 di 69 Lun 10/12/2012 Corriere della Sera Pagina 13 Le Province si salvano Il governo teme il caos per scuole e strade L' allarme della Funzione pubblica. ROMA - «Ci sarebbe il caos istituzionale», con le Regioni che dovrebbero caricarsi di nuovi compiti. Ma non solo. Andrebbero in tilt anche la manutenzione delle scuole superiori e delle strade. Per non parlare della gestione dei rifiuti e della tutela, dove c' è, ambientale e idrogeologica. E del problema, non secondario per il bilancio pubblico, del congelamento di circa 500 milioni di risparmi annui. Conseguenze pesanti, insomma, che, secondo il documento inviato ai senatori dal dipartimento per le Riforme del ministero della Funzione pubblica, si avrebbero se dovesse saltare, come sembra, il decreto legge sul riordino delle Province, presentato dal ministro Filippo Patroni Griffi. Sull' iter parlamentare del provvedimento pesa infatti il macigno della pregiudiziale di costituzionalità che il Pdl sta meditando di far cadere alla ripresa della discussione a Palazzo Madama, la prossima settimana. Il relatore del Pdl, Filippo Saltamartini, in realtà, dice che nulla è stato deciso in proposito ma sono in pochi a crederci, anche perché egli stesso rimanda al mittente l' elenco di guai descritto dal documento del governo. Gli effetti, aggiunge, «sarebbero forse più drammatici se il decreto fosse approvato. Mercoledì o votiamo turandoci il naso o diciamo di no. Faremo una valutazione politica perché se bocciando il provvedimento l' Italia ridiventa inaffidabile per l' Europa e se va a finire che diventiamo il caprio espiatorio della situazione...». Il fatto è che è che la riforma a tappe delle Province, una riforma difficile e osteggiata dagli amministratori coinvolti, non ha funzionato, comunque vadano le cose in Senato. Rischia infatti di restare in piedi solo il primo passo, quello fatto a fine dicembre, anche per rispondere alle aspettative dell' Europa, dal provvedimento salva Italia, che stabilisce il principio generale del trasferimento delle funzioni delle Province ai Comuni o alle Regioni. Tutto il riordino, dalla decisione di ridurre il numero degli enti invece di cancellarli alle regole di nomina degli organismi di gestione, dipende appunto dall' approvazione del decreto in discussione in Parlamento che decadrà, se non approvato, il 5 gennaio e da vari provvedimenti attuativi. Come quello emanato dal ministro Cancellieri, ma già bloccato in commissione, sul funzionamento dei nuovi consigli provinciali, ridotti di numero e non più elettivi. Ma quali sarebbero gli effetti, secondo il governo, Normativa Enti Locali della mancata approvazione della riforma? Rinascerebbero le 35 Province accorpate, le Città metropolitane «resterebbero solo sulla carta» senza perimetri definiti di operatività, e non si saprebbe con certezza a chi andrebbero le competenze (dalle strade alle scuole, dai rifiuti alla pianificazione territoriale) con la necessità di varare di gran fretta, entro la fine dell' anno, nuove leggi da parte delle Regioni o dello Stato, per assegnarle. Ci sarebbero poi i costi, in termini di mancati risparmi, dello stop alla riorganizzazione degli uffici periferici. Se poi la riforma non venisse completata, aumenterebbe il rischio di una dichiarazione di incostituzionalità, sottolinea il documento del governo: se il salva Italia infatti è stato impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle Province «funzioni fondamentali», ora «è dubbio che siano tali i soli compiti di indirizzo e coordinamento dei Comuni previsti da quel provvedimento, in assenza del riordino dell' intera disciplina». Senza contare che un rischio di incostituzionalità graverebbe anche sul decreto di riforma. Il governo in ogni caso ritiene, spiega il ministro Patroni Griffi, che «i provvedimenti legislativi sin qui intervenuti siano conformi alla Costituzione, ma il giudizio sul punto spetta evidentemente alla Corte, che terrà presente il quadro normativo esistente al momento della pronuncia». Stefania Tamburello RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 61 di 69 . Lun 10/12/2012 Corriere della Sera Pagina 50 50 Lunedì 10 Dicembre 2012 Corriere della Sera CorriereMotori Panda Sono tanti i modelli disponibili La Fiat Panda è l’auto a gas più venduta: è prima sia in versione a metano (la Natural Power, a sinistra: da 13.950 euro) sia a gpl (da 12.200 euro) Tendenze La crisi favorisce il diffondersi di questo tipo di alimentazione. Resta il problema della scarsa diffusione dei distributori MILANO — A pochi giorni dalla chiusura dell’anno, quasi il 13% delle auto vendute nel 2012 in Italia è a gas. Metano o gpl che sia. In un mercato in calo del 19,7%, l’alimentazione a gpl cresce del 136,1%, quella a metano del 43,4%. Un’attrazione innescata dal risparmio facile: rispetto alla benzina, viaggiare a metano costa meno della metà; con il gpl si taglia il 40%. Fiutato il business, l’industria allarga l’offerta. Soprattutto a metano: il listino dei modelli a gpl è già molto lungo. Un interesse che unisce produttori generalisti e marchi di nicchia. Dalla Volkswagen (che lancia in questi giorni la eco up!) alla Mercedes. «Che sia proposto su un’auto per la clientela d’affari, come la Classe E, già in vendita, o sulla nuova Classe B (la versione Natural Gas Drive arriverà all’inizio del 2013, ndr), per noi il metano è un’efficace soluzione per ridurre le emissioni», dichiara Roland Schell, direttore genera- In crescita Nel 2012 le vendite di auto a gpl sono cresciute del 136,1%, quelle a metano del 43,4% le di Mercedes Italia. Archiviata l’immagine da veicolo minore (come dimostra anche l’annuncio dell’Audi A3 a metano, in arrivo tra qualche mese), anche i dubbi sulla sicurezza possono essere superati. «Nei crash test le auto a metano ottengono lo stesso punteggio delle versioni a benzina o a gasolio e, in caso d’incendio, le valvole di sicurezza consentono al gas di fuoriuscire senza alcun rischio di esplosione», spiega Alexander Kreipl dell’Adac, l’Automobil Club tedesco. Nessun compromesso in termini di abitabilità: le auto di nuova generazione sono progettate pensando anche all’impianto a gas, in modo che le bombole non sottraggano spazio utile. Le famiglie numerose apprezzano: non a caso la metà delle Opel Zafira vendute nel 2012 è a metano (ma della monovolume a 7 posti c’è anche la versione a gpl). Il pubblico è ancora prevalentemente ma- A tutto gas la produzione del primo pick-up a metano (del resto le più grandi scorte di gas si trovano proprio da quelle parti). Luci e ombre. «In Italia — ricorda Dante Natali, presidente dell’Osservatorio Metanauto — c’è il più grande parco circolante di veicoli a metano d’Europa». Eppure la distribuzione è un problema irrisolto: nonostante l’immancabile app per smartphone che indica il distributore più vicino, le 930 stazioni di rifornimento italiane (e notare che si tratta del numero più elevato d’Europa), oltre a essere concentrate al nord, non sono sufficienti. Per fare il pieno ci vuole tempo e data la rarità dei distributori la fila è inevitabile. «C’è bisogno di allineare le normative italiane a quelle europee, dando la possi- bilità di fare il pieno anche negli impianti self-service», suggerisce Angelo Zaccari, direttore mercato Italia Eni Gas&Power. A proposito di ombre, c’è pure qualche dubbio sulle proprietà «verdi» del gas: il metano per autotrazione deve essere compresso, bisogna quindi consumare energia per portarlo alle pressioni di esercizio. Tradotto: parte della riduzione della CO2 ottenuta viaggiando a metano rientra in circolo con le emissioni provocate dalla produzione dell’energia che occorre per comprimere il gas... Infine, la convenienza economica globale (da considerare oltre a quella, immediata e innegabile, alla pompa) andrebbe attentamente valutata. Se è vero che le auto con esclusiva alimenta- zione a metano (sono quelle sulle quali il serbatoio di benzina è inferiore a 15 litri) possono contare su uno sconto del 75% sulla «tassa di circolazione» (il bollo) e in alcune Regioni si arriva all’esenzione totale, è anche vero che nel caso di una Fiat Panda Natural Power, cioè a metano, il punto di pareggio, considerando la maggiore spesa per tagliandi e manutenzione rispetto alla versione a benzina, è oltre i 35mila km. A ognuno i suoi calcoli. Alessandro Marchetti Tricamo © RIPRODUZIONE RISERVATA Aumenta la vendita di auto a metano e gpl. E le grandi case tedesche si buttano nella mischia schile: «Nove volte su 10, a fare rifornimento di metano è un uomo», confermano gli addetti a un distributore. Presente e futuro: «Con il biometano di origine vegetale è possibile ridurre, rispetto al tradizionale metano, le emissioni di CO2 di oltre l’80% — dichiara Ulrich Hackenberg, membro del Board e responsabile dello sviluppo prodotti di Volkswagen — con risultati, in alcuni casi, migliori di un’auto elettrica». La Fiat ha fatto del gas un manifesto di politica industriale basato su concretezza e prag- matismo, contrapposto all’utopia dell’auto elettrica: a gpl, la sua offerta spazia dall’Alfa Romeo Giulietta alle Fiat Panda, 500, Punto e Bravo, fino alle Lancia Ypsilon, Delta e Musa; mentre sul versante metano viene schierata la squadra delle Fiat Panda, Punto, Qubo e Doblò. Una strategia che paga in termini di mercato: Fiat è leader italiano ed europeo delle auto a gas, come Iveco lo è tra i veicoli commerciali e i bus. Mentre la Chrysler ha iniziato negli Stati Uniti Prova 2 Test estremo per la versione AWD della lussuosa sportiva Jaguar, in anticipo sull’arrivo nelle concessionarie italiane La XF con la trazione integrale nel gelo del Nordamerica MONTREAL — Da quando ha imboccato la Via delle Indie con il supporto di Tata Group, Jaguar è impegnata in un percorso virtuoso che in questo ultimo scorcio del 2012 ha subìto un’accelerazione: nuovi motori per le sue due berline, l’arrivo della XF Sportbrake e della XJ Ultimate. Tecnologia aggiornata con diesel a basse emissioni, start&stop intelligente e cambio automatico a 8 rapporti. Il giaguaro ha ricominciato a correre. E a graffiare: «Non vogliamo trascurare nessuna nicchia — spiega Adrian Hallmark, brand manager—. Le versioni AWD per la XJ e per la XF sono la risposta a esigenze specifiche della clientela e continueremo su questa strada». Alla Jaguar ricordano di aver avuto la trazione integrale fin dai tempi in cui era una stella (poco brillante) nella galassia Ford. E aggiungono Normativa Enti Locali — messaggio per i cugini di Land Rover — che il sistema AWD del model year 2013 è di loro concezione, pur giovandosi dell’expertise dei parenti. Mentre pochi giorni fa al salone di Los Angeles veniva svelata la poderosa XF RS, all’altro capo del Nordamerica si svolgeva il primo test delle due berline integrali. Per lo sviluppo i collaudatori Jaguar hanno passato un anno e mezzo nei posti più freddi del pianeta. Eccoci quindi a Mont Tremblant, 150 km a nord di Montreal, paradiso dello sci. Dove, direbbe Mauro Corona, nevica firmato. E senza risparmio. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per saggiare l’efficienza di questi due giaguari meccanici che affidano la progressione non soltanto alle pur robuste «zampe» posteriori. Sul cruscotto digitale della XJ AWD La Jaguar XF AWD (con la trazione integrale): arriverà il prossimo marzo spiccano i simboli di due cristalli di neve: uno accanto alla temperatura, -19˚, l’altro a segnalare che è in funzione la modalità Winter della trasmissione. Significa che il cervellone elettronico del Jaguar Drive Control si è attivato per rendere la vettura più reattiva alle perdite di aderenza, privilegiando l’invio di coppia all’asse anteriore. Il tocco al pulsante Winter è consigliato, ma non obbligatorio: se non volete demandare all’elettronica il controllo sulla neve, e magari divertirvi un po’, potete lasciarlo a riposo. Sul tunnel, sotto il rotellone del cambio automatico, c’è il pulsante Dynamic: un altro settaggio della trasmissione automatica a 8 rapporti che dà il meglio di sé sull’asfalto asciutto. Anche questa è un opzione: si può benissimo conservare la modalità normale. Stiano tranquilli i puristi del gia- Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile guaro: il sistema AWD, che pure ha imposto la ritaratura di sospensioni e sterzo e del software della dinamica di marcia, nulla toglie al piacere di guida in termini di maneggevolezza, reattività, precisione. L’auto agisce, in condizioni normali, come una trazione posteriore, anche se monitora di continuo i livelli di aderenza e gli input dei sensori di sterzo e acceleratore. A proposito di gas: forse la progressione nell’erogazione della potenza, con l’aplomb di un’ammiraglia, non lo rende immediatamente percepibile, ma sotto il cofano della XJ AWD c’è un V6 di 3 litri sovralimentato con compressore tipo Roots che i muscoli li ha davvero: 340 cavalli e 450 Nm di coppia. La XJ e la XF AWD arriveranno in Italia a marzo, con prezzi ancora da definire, ma di alcune migliaia di euro superiori a quelli delle rispettive versioni classiche. Enrico Violi © RIPRODUZIONE RISERVATA Pagina 62 di 69 Lun 10/12/2012 Corriere della Sera Pagina 50 gas A tutto Aumenta la vendita di auto a metano e gpl. E le grandi case tedesche si buttano nella mischia. MILANO - A pochi giorni dalla chiusura dell' anno, quasi il 13% delle auto vendute nel 2012 in Italia è a gas. Metano o gpl che sia. In un mercato in calo del 19,7%, l' alimentazione a gpl cresce del 136,1%, quella a metano del 43,4%. Un' attrazione innescata dal risparmio facile: rispetto alla benzina, viaggiare a metano costa meno della metà; con il gpl si taglia il 40%. Fiutato il business, l' industria allarga l' offerta. Soprattutto a metano: il listino dei modelli a gpl è già molto lungo. Un interesse che unisce produttori generalisti e marchi di nicchia. Dalla Volkswagen (che lancia in questi giorni la eco up!) alla Mercedes. «Che sia proposto su un' auto per la clientela d' affari, come la Classe E, già in vendita, o sulla nuova Classe B ( la versione Natural Gas Drive arriverà all' inizio del 2013, ndr ), per noi il metano è un' efficace soluzione per ridurre le emissioni», dichiara Roland Schell, direttore generale di Mercedes Italia. Archiviata l' immagine da veicolo minore (come dimostra anche l' annuncio dell' Audi A3 a metano, in arrivo tra qualche mese), anche i dubbi sulla sicurezza possono essere superati. «Nei crash test le auto a metano ottengono lo stesso punteggio delle versioni a benzina o a gasolio e, in caso d' incendio, le valvole di sicurezza consentono al gas di fuoriuscire senza alcun rischio di esplosione», spiega Alexander Kreipl dell' Adac, l' Automobil Club tedesco. Nessun compromesso in termini di abitabilità: le auto di nuova generazione sono progettate pensando anche all' impianto a gas, in modo che le bombole non sottraggano spazio utile. Le famiglie numerose apprezzano: non a caso la metà delle Opel Zafira vendute nel 2012 è a metano (ma della monovolume a 7 posti c' è anche la versione a gpl). Il pubblico è ancora prevalentemente maschile: «Nove volte su 10, a fare rifornimento di metano è un uomo», confermano gli addetti a un distributore. Presente e futuro: «Con il biometano di origine vegetale è possibile ridurre, rispetto al tradizionale metano, le emissioni di CO2 di oltre l' 80% - dichiara Ulrich Hackenberg, membro del Board e responsabile dello sviluppo prodotti di Volkswagen con risultati, in alcuni casi, migliori di un' auto elettrica». La Fiat ha fatto del gas un manifesto di politica industriale basato su concretezza e pragmatismo, contrapposto all' utopia dell' auto elettrica: a gpl, la sua offerta spazia dall' Alfa Romeo Giulietta alle Fiat Panda, 500, Punto e Bravo, fino alle Normativa Enti Locali Lancia Ypsilon, Delta e Musa; mentre sul versante metano viene schierata la squadra delle Fiat Panda, Punto, Qubo e Doblò. Una strategia che paga in termini di mercato: Fiat è leader italiano ed europeo delle auto a gas, come Iveco lo è tra i veicoli commerciali e i bus. Mentre la Chrysler ha iniziato negli Stati Uniti la produzione del primo pick-up a metano (del resto le più grandi scorte di gas si trovano proprio da quelle parti). Luci e ombre. «In Italia - ricorda Dante Natali, presidente dell' Osservatorio Metanauto - c' è il più grande parco circolante di veicoli a metano d' Europa». Eppure la distribuzione è un problema irrisolto: nonostante l' immancabile app per smartphone che indica il distributore più vicino, le 930 stazioni di rifornimento italiane (e notare che si tratta del numero più elevato d' Europa), oltre a essere concentrate al nord, non sono sufficienti. Per fare il pieno ci vuole tempo e data la rarità dei distributori la fila è inevitabile. «C' è bisogno di allineare le normative italiane a quelle europee, dando la possibilità di fare il pieno anche negli impianti self-service», suggerisce Angelo Zaccari, direttore mercato Italia Eni Gas&Power. A proposito di ombre, c' è pure qualche dubbio sulle proprietà «verdi» del gas: il metano per autotrazione deve essere compresso, bisogna quindi consumare energia per portarlo alle pressioni di esercizio. Tradotto: parte della riduzione della CO2 ottenuta viaggiando a metano rientra in circolo con le emissioni provocate dalla produzione dell' energia che occorre per comprimere il gas... Infine, la convenienza economica globale (da considerare oltre a quella, immediata e innegabile, alla pompa) andrebbe attentamente valutata. Se è vero che le auto con esclusiva alimentazione a metano (sono quelle sulle quali il serbatoio di benzina è inferiore a 15 litri) possono contare su uno sconto del 75% sulla «tassa di circolazione» (il bollo) e in alcune Regioni si arriva all' esenzione totale, è anche vero che nel caso di una Fiat Panda Natural Power, cioè a metano, il punto di pareggio, considerando la maggiore spesa per tagliandi e manutenzione rispetto alla versione a benzina, è oltre i 35mila km. A ognuno i suoi calcoli. Alessandro Marchetti Tricamo RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 63 di 69 . Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 36 Il Sole 24 Ore Lunedì 10 Dicembre 2012 8 L’APPELLO L’IMPUGNAZIONE L’istanza Fuori gioco il ricorso generico e non motivato Le decisioni da prendere Come comportarsi per ricorso, sospensiva e reclamo: i casi pratici IL CASO LA SOLUZIONE LA SCELTA DI RICORRERE Auncontribuenteèstatonotificatounavvisodi accertamentodapartedell’agenziadelleEntrate. Nell’atto,vengonocontestatemaggioriimposte (Irpeferelativeaddizionaliregionaliecomunali)per circa45milaeuro,alnettodisanzionieinteressi. Ritenendoloillegittimoetotalmenteinfondato,può ilcontribuenteproporreilricorsosenzaesperire alcunaadesione? Ilcontribuentepuò–soloconl’assistenzadiun difensoreabilitato–impugnarel’attodirettamente. Nonèobbligatorioproporreall’ufficioun’istanzadi accertamentoconadesionepertentareun abbattimentoparzialedellapretesaerarialemediante l’esposizionedifondatimotiviasupporto.Sarebbe tuttaviaopportunopresentareall’ufficioun’istanzadi autotutelaperfarprendereattoall’amministrazione finanziariadiavercommessounerroreedifardunque annullarel’accertamentod’ufficio L’ISTANZA DI SOSPENSIVA Uncontribuentehaimpugnatounavvisodi accertamentoesecutivo,manon haprovveduto apagarelesommeinpendenzadigiudizionella misuradi1/3dellemaggioriimpostecontestatee interessi.Cosapuòfareperevitarechel’agentedella riscossioneproceda,conmisurecautelari,qualiil fermoamministrativool’iscrizionediipotecasugli immobili? PertentaredibloccareleazionidiEquitalia,il ricorrentepuòpresentareun’istanzadisospensiva urgentealpresidentedellaCtp,qualoraritengache dall’attoglipossaderivareundannogravee irreparabile.Larichiestapuòesserecontenutanel ricorsoopuòesserepresentataconattoseparato.In quest’ultimocasol’istanzavanotificataallealtre partiedepositata,conlaprovadell’avvenuta notificazionepressolasegreteriadellaCtp LA BANCA DATI DEI RICORSI Undifensoreabilitatohaimpugnatounavvisodi accertamentoperunsuoclientee,dunque,ha propostoricorsoallacommissionetributaria provinciale.Vorrebbeconoscerelostatodi avanzamentodelricorso,ladataperl’udienzaela composizionedelcollegiogiudicante.Deve necessariamenterecarsipressolaCtpopuòfarele verificheinviatelematica? Tramiteunabancadati,ildifensoreabilitatopuò utilizzareunaproceduratelematicaperverificarelo statodilavorazionedelricorsopresentato,conoscere ladatafissataperleudienzeelacomposizionedel collegiogiudicante.L’accessoallabancadatiè consentitoaicittadini,abilitatialserviziotelematico Fisconline,periricorsiincuisonoparteincausa,eai professionistiabilitatialserviziotelematicoEntratel LA VIA BREVE DEL RECLAMO Uncontribuenteharicevutounprovvedimentodi revocadipartitaIvadapartedell’agenziadelle Entrate.Ritenendochelaprocedurasiapiù semplice,veloceemenocostosa,vorrebbe impugnaretaleprovvedimentomediantel’istituto delreclamoenonmediantelaproposizionedel ricorsodinanziallaCtp.Èpossibile? L’agenziadelleEntratehaesclusodallamediazionele fattispecieelecontroversiedivaloreindeterminabile inquantolanormaistitutivadelreclamorichiede espressamentechelacontroversiasiacontraddistinta daunvaloreindividuato.Pertanto,unprovvedimento diquestotipononèreclamabile.Ilcontribuenteè dunquetenutoaimpugnareilprovvedimentodi revocadellapartitaIvamedianteappositoricorsoda depositareall’ufficioentro60giornidallanotifica dell’attoe,nei30giornisuccessivi,dinanziallaCtp LA SOSPENSIONE NON È ASSOLUTA Aun contribuente è stato notificato un avviso di accertamento in materia di imposta di registroe ipocatastaleil 2 giugno 2012. L’atto evidenziache entro60 giorni occorreva versare, in caso di ricorso, un terzo delle maggiori imposte al fine di evitare la sanzionedel 30% sul terzo dell’importo preteso. È corretta questa procedura, anche se l’atto beneficia del differimento dei termini per la sospensione feriale? Sì,incasodiavvisodiaccertamentochecontesti maggioriimpostediregistro,ipotecarieecatastali,il contribuentecheintendaimpugnarel’attodeve sempreecomunquepagarepreventivamenteunterzo entro60giornidallanotificaperevitareleulteriori sanzionidel30%peromessootardivoversamento. Lasospensioneferialedeitermini,dicuibeneficiail contribuenteperimpugnareeventualmentel’atto, nontrovaapplicazioneancheperl’iscrizioneatitolo provvisoriodiunterzodellemaggioriimpostepretese Da luglio 2011 obbligatorio il contributo unificato PAGINA A CURA DI Rosanna Acierno La via maestra per difendersi dagli accertamenti fiscali è quella del ricorso. L’istanza va rivolta alla Commissione tributaria provinciale competente e deve contenere alcune indicazioni, a pena di nullità. Innanzitutto, occorre specificare la Commissione tributaria cui è diretto il ricorso, da individuare in base alla sede dell’ufficio finanziario che ha adottato l’atto o il provvedimento contro cui si ricorre. Poi vanno indicati il ricorrente e il suo rappresentante legale, il loro codice fiscale, la loro residenza o sede legale o domicilio eletto nello Stato. In ogni caso, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, l’errore sull’indicazione del ricorrente non incide sulla validità del ricorso, a meno che non vi sia incertezza assoluta sulla identificazione dello stesso. Dopo la legge 148/2011, il difensore deve specificare anche il suo indirizzo di posta elettronica certificata e il numero di fax. L’indicazione non è richiesta a pena di inammissibilità del ricorso, tuttavia, l’omissione è sanzionata con una maggiorazione del 50% del contributo unificato, che è diventato obbligatorio da luglio 2011. Il ricorso deve poi indicare l’ufficio dell’agenzia delle Entrate o dell’ente locale o del concessionario del servizio di riscossione nei cui confronti viene proposto. È anche necessario citare il numero identificativo dell’atto impugnato e chiarire l’oggetto della domanda per delimitare l’ambito della decisione della Commissioneaditae, inconcreto,ilprovvedimentorichiesto al giudice. Quest’ultimo, infatti, non potrà decidere su questioni chele partinonabbiano devolutoallasuacognizione.Lamancata specificazione dell’oggetto della domanda, unitamente alla insussistenza di precisi motivi di impugnazione, comportano l’inammissibilità dell’istanza. Il ricorso deve poi contenere i motivi della domanda: si tratta delle ragioni di fatto e di diritto che il contribuente intende utilizzare per dimostrare che il comportamento dell’amministrazione finanziaria è illegittimo. I motivi non possono sostanziarsi in affermazioni generiche e astratte che non consentano di identificare le ragioni poste a base dell’impugnativa. Il ricorso deve infine essere sottoscrittodaldifensoreerecare l’indicazione dell’incarico e del valore della controversia per determinare il contributo unificato dovuto. La notifica Primadi essere depositato presso la segreteria della Commissione tributaria adita, entro il termine decadenziale di 60 In caso di rettifica delle impostedi registro,ipotecarie e catastali, la sospensione feriale dei termini, di cui beneficia il contribuente per impugnare l’atto, non si applica all’iscrizione a titolo provvisorio di un terzo delle maggiori impostepretese.Quindiilcontribuentedevecomunqueversarequantorichiesto,penal’irrogazione delle sanzioni pari al 30% del terzo non versato. In mancanza di una specifica disposizione normativa cheestenda lasospensione feriale anche al termine perentorio per il pagamento a titolo provvisorio, l’agenzia delle Entrate,haesclusoquestapossibilità. Questo anche se per proporre il ricorso il contribuente ha più tempo (60+45 giorni dovuti alla sospensioneferiale)e chel’istanza di sospensiva per evitare il versamento del terzo presuppone il deposito del ricorso. Quindi il contribuente che intenda impugnare l’atto deve comunque pagare prima un terzo delle maggiori pretese. giorni dalla notifica dell’atto (150 giorni in caso di accertamento con adesione, 196 in caso anche di sospensione di termini feriali) il ricorso va notificato alla controparte (ovvero all’ente impositore o, se vengono eccepiti vizi propri della sola cartella esattoriale, al concessionario per la riscossione), a mezzo ufficiale giudiziario oppure direttamente mediante spedizione dell’originale per posta senza busta raccomandata con avviso di ricevimento. Entroi 30 giorni successivialla notifica, occorre poi effettuare la cosiddetta costituzione in giudizio, a mezzo deposito presso la segreteria della Commissione adita, o con la spedizione in plico raccomandato senzabusta con avviso diricevimento,di copia conforme del ricorso notificato alla controparte, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata. Alla costituzione in giudizio va allegata la nota di iscrizione a ruolo del ricorso tributario nel registrogeneraledeiricorsi,nella quale devono essere indicate tutteleinformazioniutilia identificare la controversia. Alla segreteriadella Ctpadita,vadepositata la ricevuta di pagamento del contributo unificato, da versare in base al valore della lite, intesa come il valore delle maggiori imposte contestate, al netto di sanzioni e interessi. © RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA REGISTRO E IPOCATASTALI La pausa estiva non sospende i versamenti IN DETTAGLIO 1 IL FILTRO Sotto i 20mila euro reclamo obbligatorio Dal primo aprile di quest’anno anche per le liti minori in materia tributaria è scattato un filtro preventivo. Per le controversie di valore inferiore a 20mila euro relative ad atti emessi dall’agenzia delle Entrate e notificati appunto da aprile scorso, il contribuente prima di proporre ricorso al giudice tributario è tenuto a presentare reclamo all’Ufficio. L’intento perseguito con tale disposizione è chiaro: sulla scia del procedimento di mediazione introdotto nel giudizio civile (con il Dlgs 28/2010), anche il Legislatore tributario ha ritenuto che un «filtro» preventivo rispetto al processo e con finalità conciliative, avrebbe potuto ridurre il numero delle piccole liti. La presentazione del reclamo è condizione di ammissibilità del successivo ed eventuale ricorso giurisdizionale. Se manca, il ricorso è inammissibile. L’inammissibilità è rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio. Gli atti soggetti a reclamo sono gli avvisi di accertamento, gli atti di irrogazione di sanzioni, le cartelle di pagamento derivanti da iscrizioni a ruolo per avvisi bonari, i dinieghi di rimborsi eccetera. Il valore della controversia (non superiore a 20mila euro) va determinato con riferimento a ciascun atto impugnato e all’importo chiesto a titolo di tributo, escluse sanzioni, interessi e contributi previdenziali. Ma, in caso di atto di irrogazione di sanzioni o di impugnazione delle sole sanzioni, il valore della lite è rappresentato dalla somma di queste ultime. Il reclamo deve essere presentato – entro 60 giorni dalla notifica dell’atto da impugnare – alla Direzione provinciale o regionale che ha emanato l’atto. L’ufficio lo esaminerà, attraverso apposite strutture, diverse e autonome da quelle che curano l’istruttoria degli atti soggetti a reclamo, individuate nei neo-costituiti uffici legali. Il termine per proporre il reclamo è sospeso per novanta giorni se prima il contribuente vuole presentare istanza di accertamento con adesione. Dal punto di vista della stesura, della notifica e dei termini, questo atto altro non è che un ricorso anticipato. La stessa disposizione normativa istitutiva del reclamo stabilisce, infatti, che «decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso». Ne deriva che l’atto deve possedere gli stessi requisiti di forma e di contenuto del ricorso previsti dalla legge processuale tributaria (si veda l’articolo in alto). Nell’istanza di reclamo il contribuente dovrà indicare anche il valore della controversia per stabilire l’obbligatorietà della fase di mediazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA 2 L’ESITO Riscossione immediata se il contribuente perde Se l’esito del ricorso è totalmente, o parzialmente, sfavorevole al ricorrente, occorre versare subito 2/3 delle somme dovute a titolo di imposte e interessi contestati. Infatti, le sentenze emesse dalle Commissioni tributarie provinciali sono immediatamente esecutive, anche in pendenza del termine per proporre appello. L’agenzia delle Entrate potrà provvedere a riscuotere, a seguito del deposito della sentenza (senza, pertanto, la notifica della medesima): una somma pari a 2/3 di quanto dovuto a titolo di tributo e interessi moratori nei casi in cui le leggi d’imposta Normativa Province prevedano la riscossione frazionata del tributo oggetto di giudizio; negli altri casi, l’intero importo dovuto a titolo di tributo e interessi. Se, invece, la pronuncia è favorevole al contribuente e ha annullato l’atto impositivo, la riscossione non può in alcun modo proseguire, a prescindere dalla definitività della sentenza. Se l’agente della riscossione non si uniforma alla sentenza, il contribuente può ricorrere contro la cartella facendo valere l’inesistenza del titolo esecutivo, basato su un atto annullato dal giudice. Se il contribuente aveva già pagato in pendenza di giudizio Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile una somma pari a 1/3 degli importi richiesti, ha diritto al rimborso d’ufficio (entro 90 giorni) di eventuali somme pagate in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza stessa, più gli interessi. Ma occorre distinguere a seconda che la sentenza sia o meno passata in giudicato. Infatti, per quelle non ancora passate in giudicato, la restituzione deve essere chiesta dal contribuente, in ipotesi di inerzia dell’ufficio, mediante istanza di rimborso. L’eventuale diniego può essere impugnato dinanzi al giudice tributario. Per le sentenze passate in giudicato, invece, il contribuente può, anche in via cumulativa: procedere ad esecuzione forzata ed esperire il giudizio di ottemperanza, proponendo una specifica domanda al giudice affinché questo ordini all’ufficio di ottemperare. Pertanto, il contribuente può agire in via esecutiva contro l’ente impositore o il concessionario della riscossione sulla base di una sentenza definitiva di condanna al pagamento di somme, comprese le spese di giudizio. Chi è interessato alla notifica della sentenza in forma esecutiva può richiedere alla segreteria della Commissione copie autentiche della sentenza, spedite in forma esecutiva, e poi provvedere alla notificazione all’ufficio. Non appena in possesso del titolo esecutivo, il contribuente creditore può promuovere l’esecuzione forzata. © RIPRODUZIONE RISERVATA Pagina 64 di 69 Lun 10/12/2012 Il Sole 24 Ore (Lunedì) Pagina 36 IN DETTAGLIO IL FILTRO. Sotto i 20mila euro reclamo obbligatorio Dal primo aprile di quest' anno anche per le liti minori in materia tributaria è scattato un filtro preventivo. Per le controversie di valore inferiore a 20mila euro relative ad atti emessi dall' agenzia delle Entrate e notificati appunto da aprile scorso, il contribuente prima di proporre ricorso al giudice tributario è tenuto a presentare reclamo all' Ufficio. L' intento perseguito con tale disposizione è chiaro: sulla scia del procedimento di mediazione introdotto nel giudizio civile (con il Dlgs 28/2010), anche il Legislatore tributario ha ritenuto che un «filtro» preventivo rispetto al processo e con finalità conciliative, avrebbe potuto ridurre il numero delle piccole liti. La presentazione del reclamo è condizione di ammissibilità del successivo ed eventuale ricorso giurisdizionale. Se manca, il ricorso è inammissibile. L' inammissibilità è rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, anche d' ufficio. Gli atti soggetti a reclamo sono gli avvisi di accertamento, gli atti di irrogazione di sanzioni, le cartelle di pagamento derivanti da iscrizioni a ruolo per avvisi bonari, i dinieghi di rimborsi eccetera. Il valore della controversia (non superiore a 20mila euro) va determinato con riferimento a ciascun atto impugnato e all' importo chiesto a titolo di tributo, escluse sanzioni, interessi e contributi previdenziali. Ma, in caso di atto di irrogazione di sanzioni o di impugnazione delle sole sanzioni, il valore della lite è rappresentato dalla somma di queste ultime. Il reclamo deve essere presentato - entro 60 giorni dalla notifica dell' atto da impugnare - alla Direzione provinciale o regionale che ha emanato l' atto. L' ufficio lo esaminerà, attraverso apposite strutture, diverse e autonome da quelle che curano l' istruttoria degli atti soggetti a reclamo, individuate nei neocostituiti uffici legali. Il termine per proporre il reclamo è sospeso per novanta giorni se prima il contribuente vuole presentare istanza di accertamento con adesione. Dal punto di vista della stesura, della notifica e dei termini, questo atto altro non è che un ricorso anticipato. La stessa disposizione normativa istitutiva del reclamo stabilisce, infatti, che «decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l' accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso». Ne deriva che l' atto deve possedere gli stessi requisiti di forma e di contenuto del ricorso previsti dalla legge processuale tributaria (si veda l' articolo in alto). Nell' istanza di reclamo il contribuente dovrà indicare anche il valore della controversia per stabilire Normativa Province l' obbligatorietà della fase di mediazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 65 di 69 . Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 22-23 LA STAMPA LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012 & Il governo cerca in extremis di scongiurare lo sciopero dei benzinai di mercoledì e giovedì. Oggi è in programma un incontro al ministero dello Sviluppo con il sottosegretario De Vincenti, i sindacati e l’Unione petrolifera (le compagnie), ma i sindacati dei benzinai Fegica-Cisl, Faib-Confesercenti e Figisc-Confcommercio dicono che non si aspettano risultati. «Non è una preoccupazione nuova e non è solo tedesca. Comprendo l’esigenza di conservare l’indipendenza della politica monetaria. Ciò non toglie che gli stati abbiano deciso di affidarsi all’art. 127/6 del Trattato, responsabilizzando la Bce per la supervisione comune. Sono due elementi che dobbiamo combinare». In che modo? «Grazie a Draghi abbiamo fatto un passo avanti. Ha proposto che l’eventuale istanza d’appello per una decisione del board di supervisione non sia delegata all’attuale consiglio dei governatori, bensì una riunione speciale, ad hoc, del consiglio dei governatori allargato ai rappresentati dei paesi che non sono nell’Eurozona ma partecipano alla supervisione. E’ una proposta importante. Mostra che sono due sistemi diversi». Un altro problema tedesco è ilcampodiazione.Finodove può arrivare l’intervento diretto della Bce? Sindacati Il vertice C’è ogni elemento per arrivare all’accordo mercoledì e giovedì Volendo, si fa E si fa a ventisette Vero che solo le banche che sono sotto la diretta supervisione della Bce potranno essere ricapitalizzate dal fondo Esm? «E’ un elemento sul tavolo. Certo che se sei sotto il controllo diretto della Bce ne derivano conseguenze evidenti». Ricapitalizzazione Il ruolo dell’Esm è sul tavolo. Se sei sotto il controllo della Bce ne derivano conseguenze ovvie L’ultima tabella di marcia promette il quadro legale in marzo e il decollo entro il primo gennaio 2014. Pagheremo un prezzo per avere detto che volevamo tutto entro il 2013? La nuova proposta per i requisiti di capitale Ue, la Crd4, è in dirittura d’arrivo. Chiuderete entro l’anno? «Abbiamo due riunioni con gli Stati e il parlamento questa settimana. Dovremmo farcela». Le banche sono preoccupate. La riforma costa e c’è la crisi. «Forse alcuni hanno la memoria corta, ma io no. La crisi dura da quattro anni. E’ venuta del settore bancario americano passando per l’europeo. Ha ucciso la crescita. Ha aggravato la crisi del debito sovrano. E’ figlia di comportamenti irresponsabili o scandalosi, di bonus ingiustificati, prodotti inaccettabili. Bisogna trarne le conseguenze, no?». Il problema è se l’America non si mette in linea con le regole diBasileaIII.Nonlofarannoda gennaio come previsto. «Ho scritto al presidente della Fed, Bernanke, per conoscere la sua posizione. Aspettiamo. Sinora le autorità Usa hanno sempre manifestano la volontà di seguirci su questa strada. Non ho motivo di dubitare della loro volontà». La posizione tedesca Il francese Michel Barnier è commissario dell’Ue per i mercati finanziari Doppio incontro Iministrieuropei decidonosull’auto 1 È fissato per oggi un Consiglio dei ministri europei dell’Industria per affrontare il problema della crisi dell’auto. Dall’incontro di oggi dovrebbero uscire decisioni formali, mentre ieri c’è stato un summit informale. Su iniziativa del vicepresidente della Commissione responsabile per l’industria, Antonio Tajani, una ventina tra ministri e viceministri titolari delle politiche industriali nazionali - per l’Italia era presente Corrado Passera - si sono trovati a cena nella sede dell’esecutivo comunitario e hanno fatto il punto sugli interventi per affrontare un momento particolarmente difficile per le case europee. «Bisogna coordinarsi - ha detto Tajani - per trovare soluzioni condivise ed evitare una guerra interna» a colpi di incentivi, aiuti di Stato e altre misure decise a livello nazionale. «L’obiettivo - ha aggiunto il vicepresidente della Commissione - è rilanciare la competitività dell’industria automobilistica europea tutelando l’occupazione». Antidoto d’autore. proposte: Le soglie dimensionali non mi entusiasmano Posso accettarle per differenziare le banche LA «Non abbiamo perduto tempo. Si è deciso a giugno, la proposta è arrivata in settembre. Il quadro politico sarà definito la prossima settimana. Si va a inizio del 2013 perché serve una decisione del parlamento e la prima sessione utile è a gennaio. Nell’istante in cui il testo sarà votato, la Bce avrà pieni potere di avocare i casi». «L’Ecofin avanzava su punti importanti, come il ruolo di chi non è membro dell’Eurozona e partecipa alla supervisione che è fatta dall’EurozoBerlino è preoccupata per la na, e delicate contese sulle solidarietà fra i fondi di garancompetenze zia di deposito e Bce e Eba. REQUISITI DI CAPITALE quelli di risoluzioEppure ha vine. Come la vede? «Abbiamo due riunioni «La sto che un acpriorità è cordo esigeva in settimana, dovremmo creare fondi nachiudere entro l’anno» zionali di risolualtro tempo». zione e fondi di Berlino punta i piedi. Vuole una mu- garanzia. Subito. Nel 2013. Poi raglia cinese fra vigilanza e vedremo come integrali». politica monetaria. Come mediare? Le frasi IC O Perché si è deciso di rinviare, martedì scorso? «Non sono entusiasta della proposta di introdurre soglie dimensionali, ma posso accettarle per differenziare le banche. Vedremo a quale livello. C’è però un’altra questione. Ritengo importante che, nell’attimo in cui la Bce avrà la responsabilità legale della supervisione unica, possa in qualunque momento chiamare in causa una banca qualsiasi, indipendente dalla soglia. Schaeuble ha detto in pubblico d’essere d’accordo». ED Cosa glielo fa credere? «Se i ministri dell’Economia hanno deciso di riunirsi eccezionalmente mercoledì è perché intendono arrivare a una intesa prima del Consiglio Ue di giovedì. Noi stiamo tutti lavorando in questa prospettiva». Barnier tranquillizza i tedeschi ma avverte: Francoforte avrà potere su tutti gli istituti IN «S e abbiamo una vera volontà politica di farcela, ce la faremo». Michel Barnier semina raro ottimismo in vista della settimana che potrebbe cambiare l’Europa. Fra mercoledì e venerdì, l’Ue deve fra l’altro chiudere la difficile intesa sulla supervisione creditizia unica affidata alla Bce, prima posso per una vera Unione bancaria. «C’è ogni elemento per arrivare a un accordo sui casi aperti - assicura il francese, commissario Ue per i mercati finanziari -: sul ruolo dei paesi extraeuro nella supervisione, sulla differenziazione dei compiti fra vigilanza e politica monetaria in seno alla Banca centrale, sulla funzione regolatrice dell’agenzia europea Eba. Volendo, si fa. E a Ventisette». È MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES 23 ECONOMIA FINANZA “L’Unione bancaria si farà E la Bce resterà indipendente” Benzinai, un tavolo contro lo sciopero Intervista . Pensieri e parole per salvarsi dagli inganni e dai pericoli di un mondo bello ma velenoso. I meccanismi di un mondo bello ma insidioso raccontati con ironia da Ugo Nespolo, per regalarci uno sguardo audace, disincantato e, perché no, divertente. In omaggio, lo speciale Albero dei Numeri, il pop-up natalizio firmato Ugo Nespolo. CON LA STAMPA A 9,90 EURO IN PIÙ. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 66 di 69 Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 22-23 Benzinai, un tavolo contro lo sciopero Il governo cerca in extremis di scongiurare lo sciopero dei benzinai di mercoledì e giovedì. Oggi è in programma un incontro al ministero dello Sviluppo con il sottosegretario De Vincenti, i sindacati e l' Unione petrolifera (le compagnie), ma i sindacati dei benzinai Fegica-Cisl, Faib-Confesercenti e FigiscConfcommercio dicono che non si aspettano risultati. Sindacati Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 67 di 69 . Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 46-47 T1 CV PR T2 46 .Cronaca di Torino STAMPA .LA LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012 I superstiti denunciati per valanga colposa il caso AMEDEO MACAGNO CESANA ordinanza vietava -fino al 2008- il passaggio degli sciatori sulla discesa tra Sauze d’Oulx e San Sicario. Proprio dove sabato ha perso la vita il 39enne modenese Simone Caselli, travolto da una slavina. U’ Dopo la morte dell’amico sotto la neve. Polemiche sulle norme LA CLASSIFICA Sestriere a misura di baby-sciatori Vecchie regole Dice Roberto Serra, ex sindaco di Cesana: «Succedeva prima dell’entrata in vigore della legge regionale che dal 2009 disciplina lo sci piemontese. Ora, non voglio dire- continua Serra- che se quel tipo di ordinanza comu- Simone Caselli Lo sciatore morto sotto la slavina ZONA VIETATA Fino al 2008 quel tratto pericoloso veniva interdetto agli sciatori nale di divieto fosse stata di nuovo emessa, la tragedia di sabato non sarebbe capitata. Ma poteva essere un valore aggiunto all’attuale legge regionale. Non dimentichiamo che proprio in quel tratto di vallone era già morto un altro sciatore. E la lista degli incidenti da valanga, a cui sono scampati anche tanti snowborder è molto lunga.» Nuove norme L’attuale sindaco, Lorenzo Colomb, ribadisce che le regole dal 2008 a oggi sono cambiate, e che ora è la legge regionale regolare il fuoripista. Legge che però, non codifica ancora quali siano le aree sciabili . Quindi non vieta in Sindacati Roberto Serra L’ex sindaco di Cesana È Sestriere l’unica località in provincia di Torino ritenuta degna di una delle 63 bandiere bianche assegnate ai centri sciistici della Penisola giudicati a misura di bambini. Offrono cioè due tipi di vantaggi per le famiglie: scuole adeguate per chi vuole imparare e piste adatte ai bambini, non particolarmente scoscese. Le bandiere sono state assegnate sulla base di una serie di sondaggi condotti fra centinaia di pediatri a cui è stato chiesto di indicare i posti perfetti per i bimbi sotto i 10 anni. «Quest’anno non abbiamo aggiunto nuove località - fa sapere il pediatra Italo Farnetani -, ma verificato l’appropriatezza di quelle già individuate, perché sono giunte richieste in tal senso sia da parte di colleghi pediatri, sia di genitori». 1 Sciavano senza Arva Secondo gli accertamenti i protagonisti della tragedia sciavano in neve alta senza l’Arva, apparecchio obbigatorio per essere individuati sotto una valanga fuoripista. Comunque sia, i tre amici che erano con il 39enne morto sabato, ieri sono stati denunciati dalla polizia giudiziaria di Bardonecchia per valanga colposa. Manovre pericolose Secondo gli accertamenti del Commissariato locale sono stati, insieme alla vittima, a provocare l’evento che ha portato alla tragedia, sciando in neve alta senza l’Arva. L’apparecchio, ob- bigatorio per legge, serve per essere individuati sotto una valanga. Il fuoripista non è quindi vietato, ma bisogna praticarlo senza mettere in pericolo l’incolumità altrui. Altrimenti si incorre in una denuncia. A Sauze d’Oulx, dove il gruppo dei modenesi accusati di valanga colposa, tornati in Emilia, non si parla d’altro. Vicino all’albergo dove alloggiavano, c’è il negozio dove il gruppo aveva noleggiato gli sci da fresca. Tutti restituiti. La cresta della morte Manca solo il paio della vittima, rimasto là sotto quella gran massa di neve che si è improvvisamente staccata dalla «cresta della morte» a pochi passi da un vecchio skilift, i cui piloni e la partenza, fino a pochi anni fa erano tappezzati dalle ordinanze comunali che vietavano quel fuoripista. Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile TORINO-LIONE Imprenditori e sindacati “Ecco il piano per la Valsusa” Imprenditori e sindacati hanno lavorato insieme per alcuni mesi per definire un progetto per il futuro della Valsusa che, partendo dalla realizzazione della Torino-Lione, individua «priorità, costi e tempi per iniziative di sostegno all’economia, al lavoro e all’occupazione per lo sviluppo del territorio». Questa mattina i risultati di quel lavoro che ha coinvolto anche il Politecnico con due dipartimenti (Siti e Dist) saranno presentati nel salone d’onore del Castello del Valentino. «Il progetto - spiegano i promotori - ha l’obiettivo di offrire ai decisori pubblici a livello nazionale, regionale e locale un concreto supporto alle relazioni con il territorio ed al processo di individuazione delle iniziative di investimento per i prossimi anni». Industriali e sindacati si dicono convinti che questo modo si possano costruire «le basi progettuali per la definizione di un quadro di interventi continuativo e vincolante nel tempo, concreto e credibile per l’acquisizione di risorse pubbliche e private». Stamane dagli interventi dei presidenti di regione (Cota), provincia (Saitta) e della delegazione italiana della Conferenza Intergovernativa (Virano) si capirà lo stato dell’arte della progettazione pubblica. I lavori saranno conclusi dal sottosegretario alle Infrastrutture, Guido Im[M.TR.] prota. Pagina 68 di 69 Lun 10/12/2012 La Stampa Pagina 46-47 TORINO-LIONE. Imprenditori e sindacati "Ecco il piano per la Valsusa" Imprenditori e sindacati hanno lavorato insieme per alcuni mesi per definire un progetto per il futuro della Valsusa che, partendo dalla realizzazione della Torino-Lione, individua «priorità, costi e tempi per iniziative di sostegno all' economia, al lavoro e all' occupazione per lo sviluppo del territorio». Questa mattina i risultati di quel lavoro che ha coinvolto anche il Politecnico con due dipartimenti (Siti e Dist) saranno presentati nel salone d' onore del Castello del Valentino. «Il progetto - spiegano i promotori - ha l' obiettivo di offrire ai decisori pubblici a livello nazionale, regionale e locale un concreto supporto alle relazioni con il territorio ed al processo di individuazione delle iniziative di investimento per i prossimi anni». Industriali e sindacati si dicono convinti che questo modo si possano costruire «le basi progettuali per la definizione di un quadro di interventi continuativo e vincolante nel tempo, concreto e credibile per l' acquisizione di risorse pubbliche e private». Stamane dagli interventi dei presidenti di regione (Cota), provincia (Saitta) e della delegazione italiana della Conferenza Intergovernativa (Virano) si capirà lo stato dell' arte della progettazione pubblica. I lavori saranno conclusi dal sottosegretario alle Infrastrutture, Guido Improta. Sindacati Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile Pagina 69 di 69