DIRER
Lunedì, 10/12/2012 10:22
Indice dei documenti
DIRER
Direr
Direv
Dirigenza
E-Governament
E-Procurament
Pubblica Amministrazione
"Province, senza tagli si rischia il caos"
Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 10-11
Rinnovo di 7 mesi per i precari pubblici
Da 'Il Messaggero' del 10/12/2012 - Pagina 5
Irap dei piccoli, i fondi nel mirino
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 2
Da gennaio monitoraggio in dettaglio
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 9
Il freno delle «cattive» istituzioni
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 12
Un' ispezione su due al buio
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 17
Rimborsi in tre mesi se a perdere è la Pa
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 37
IN LIBRERIA
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 39
1
3
5
7
9
13
15
17
Normativa Comuni
"Province, senza tagli si rischia il caos"
Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 10-11
Condomini, gestione in chiaro
Da 'Italia Oggi Sette' del 10/12/2012 - Pagina 18
Beni rurali
Da 'Italia Oggi Sette' del 10/12/2012 - Pagina 62
IMPRESA& TERRITORI
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 1
Il condominio «ripara» la caldaia
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 39
LE SCADENZE A CURA DI Claudio Carbone
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 41
19
21
25
27
29
31
Le Province si salvano Il governo teme il caos per scuole e strade
Da 'Corriere della Sera' del 10/12/2012 - Pagina 13
33
Normativa Enti Locali
"Province, senza tagli si rischia il caos"
Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 10-11
«Controlli alle caldaie procedura scorretta»
Da 'Il Messaggero' del 10/12/2012 - Pagina 49
Rifiuti, caos trasferimento all' estero il bando di gara è ancora in alto mare
Da 'Il Messaggero' del 10/12/2012 - Pagina 47
Vademecum operativo sull' attività dei compro oro
Da 'Italia Oggi Sette' del 10/12/2012 - Pagina 37
Tmt, il mercato è maturo e gli studi si riposizionano
Da 'Italia Oggi Sette' del 10/12/2012 - Pagina 202
Il puzzle di norme sull' apprendistato ancora incompleto
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 33
Le Province si salvano Il governo teme il caos per scuole e strade
Da 'Corriere della Sera' del 10/12/2012 - Pagina 13
gas A tutto
Da 'Corriere della Sera' del 10/12/2012 - Pagina 50
35
37
39
41
55
59
63
65
Normativa Province
Sotto i 20mila euro reclamo obbligatorio
Da 'Il Sole 24 Ore (Lunedì)' del 10/12/2012 - Pagina 36
67
Sindacati
Benzinai, un tavolo contro lo sciopero
Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 22-23
Imprenditori e sindacati "Ecco il piano per la Valsusa"
Da 'La Stampa' del 10/12/2012 - Pagina 46-47
Pensionati
69
71
.
Lun 10/12/2012
La Stampa
Pagina 10-11
LA STAMPA
LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012
29
novembre
2012
Primo Piano .11
.
Il voto all’Onu
Lo strappo
A un mese dal viaggio di
Monti e Terzi in Israele (foto),
l’Italia vota «sì» alla
risoluzione dell’Onu che
attribuisce alla Palestina lo
status di Stato osservatore
Sabato, a sorpresa, dopo un
incontro al Quirinale con
Napolitano, Monti annuncia
le sue dimissioni in
polemica con il Pdl che lo
aveva di fatto sfiduciato
8
dicembre
2012
“Province, senza tagli si rischia il caos”
L’allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare
Il ministro
il caso
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
S
«Devono essere vere, tutti i parlamentari uscenti e i dirigenti le
devono fare, senza tutelare le
correnti con le quote o altre furbate. Se il 20% delle liste verranno decise centralmente, devono
essere posti per la società civile
o per eventuali esponenti del governo da candidare...».
Vendola
«Quellidell’Udc
strateghidellatattica»
1 «L’agenda-Bersani
non è sovrapponibile all’agenda Monti: su questa, si fa punto e a capo».
Lo precisa su Twitter Nichi
Vendola che posta sul social network una serie di
considerazioni alla luce
della crisi dei governo.
«Udc? «Allora possiamo
anche tornare a rinchiuderci nel Palazzo per fare i
giochini che piacciono
tanto agli strateghi della
tattica» scrive ancora
Vendola. Per il leader di
Sel occorre «dare risposta
chiara al popolo del centrosinistra: le primarie
non sono state una messa in scena ma un processo costituente di un nuovo centrosinistra». Anche
perchè, scrive sempre in
un tweet, «Rischiamo di
non governare se non ci
sono segnali di riparazione nei confronti di settori
che sono stati particolarmente penalizzati da
Monti». Netto il giudizio
anche del segretario di Rifondazione comunista
Paolo Ferrero: «Dopo un
anno di disastri, il governo Monti se ne va e gli italiani possono votare il
proprio governo. Si tratta
di decidere se proseguire
le politiche di austerità
condivise e realizzate con
Monti da centro destra e
centro sinistra, oppure se
cambiare registro. Noi
proponiamo un New deal
che abbandoni le politiche di austerità».
Pubblica Amministrazione
e salta il decreto sul
riordino delle Province
sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l’annuncio
del Pdl di voler porre in aula
al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l’allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con
taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto
è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica,
che è stato inviato ad alcuni
senatori.
Secondo lo studio, oltre ai
mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a
carico di Comuni e Regioni e
il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato».
Se salta il decreto, infatti, si
dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto
del governo tecnico, ovvero
il decreto Salva Italia. In
pratica, si legge, «i perimetri
e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpa-
Filippo
Patroni Griffi
mette in
guardia sui
pericoli legati
al mancato
taglio delle
Province
la Pubblica amministrazione
Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto
comporterebbe «una serie di
problemi operativi sul piano
delle funzioni per i cittadini
nonché di raccordo normativo
con la legge di spending e il decreto Salva-Italia».
Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Saltamartini (che sabato
aveva dato fuoco alle polveri
preannunciando la mossa del
suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall’«impatto sulla
funzionalità di prefetture e
questure» ai problemi «derivanti dall’accorpamento tra
province con politiche diverse
ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene
le ricadute» delle decisioni non
volendo «figurare come capro
espiatorio».
IL PDL
«Pronti a tornare indietro
ma vogliamo sapere
quanto si risparmierà»
te. E verrebbe meno l’individuazione delle funzioni «di
area vasta» come funzioni
fondamentali delle province.
Di conseguenza, «le Regioni
dovrebbero emanare entro
la fine di quest’anno leggi
per riallocare le funzioni tra
Comuni e Regioni stesse». E
ciò comporterà, secondo il
documento della Funzione
Pubblica, la «devoluzione
delle funzioni alle Regioni
con conseguente lievitazione dei costi per il personale
(quello regionale costa più di
quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l’esercizio delle funzioni».
Ma non basta: secondo lo
studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per
l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle
scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la
tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento
del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili.
Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite
solo sulla carta», e la loro
operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori».
In una nota, il ministro del-
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
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Lun 10/12/2012
La Stampa
Pagina 10-11
"Province, senza tagli si rischia il caos"
L' allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare.
Il ministro Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui
pericoli legati al mancato taglio delle Province Se
salta il decreto sul riordino delle Province sarà il
«caos istituzionale». Il giorno dopo l' annuncio del Pdl
di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la
pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il
governo lancia l' allarme sulle conseguenze di uno
stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in
guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è
uno studio del Dipartimento delle Riforme del
Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato
ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati
risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico
di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione
periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si
dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo
atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia.
In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle
province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere
dalle ceneri le 35 province accorpate. E verrebbe
meno l' individuazione delle funzioni «di area vasta»
come funzioni fondamentali delle province. Di
conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro
la fine di quest' anno leggi per riallocare le funzioni tra
Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà,
secondo il documento della Funzione Pubblica, la
«devoluzione delle funzioni alle Regioni con
conseguente lievitazione dei costi per il personale
(quello regionale costa più di quello provinciale e
comunale) e la probabile costituzione di costose
agenzie e società strumentali per l' esercizio delle
funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si
aprirebbe «un periodo di incertezza per l' esercizio di
funzioni fondamentali per i cittadini», come la
manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la
gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e
ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento
del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili.
Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite
solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe
ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il
ministro della Pubblica amministrazione Filippo
Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto
comporterebbe «una serie di problemi operativi sul
piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo
normativo con la legge di spending e il decreto SalvaItalia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per
bocca del relatore del provvedimento, Filippo
Pubblica Amministrazione
Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri
preannunciando la mossa del suo partito in aula) di
dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la
riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento:
dall'«impatto sulla funzionalità di prefetture e
questure» ai problemi «derivanti dall' accorpamento
tra province con politiche diverse ad esempio in
materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini,
«il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non
volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL
«Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto
si risparmierà»
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
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Lun 10/12/2012
Il Messaggero
Pagina 5
-MSGR - 20 CITTA - 5 - 10/12/12-N:
5
Primo Piano
Lunedì 10 Dicembre 2012
www.ilmessaggero.it
Province, rischio caos
su scuole superiori
strade e rifiuti
Uno studio del governo lancia l’allarme sulle conseguenze
della mancata approvazione del decreto attualmente al Senato
`
LOMBARDIA
La nuova geografia delle Province
OGGI
7
12
To
Ve
Mi
ROMA A rischio ci sarebbero la manutenzione delle scuole superiori
e delle strade, la gestione rifiuti, la
tutela idrogeologica e ambientale.
E ancora, ci sarebbe il problema di
chi pagherebbe i mutui contratti
con le banche e con la Cassa depositi e prestiti, si potrebbe creare
confusione per quanto riguarda il
trasferimento degli immobili e
dubbi ci sarebbero anche sul destino del personale. Insomma, si potrebbe andare incontro al «caos
istituzionale». Potrebbero essere
questi gli effetti della mancata
conversione del decreto legge sulle Province, secondo quanto sostiene uno studio del governo.
L’OPPOSIZIONE PDL
La preoccupazione è seria. Il decreto sul riordino delle Province,
che va convertito entro il 5 gennaio, ancora non è riuscito ad avere
il via libera di
un ramo del
Parlamento. Attualmente è al
Senato, dove gli
sono piovuti addosso
700
emendamenti,
un’ottantina a
firma Pd, oltre
450 a firma Pdl.
Una nota del ministro delle Funzione Pubblica, Filippo Patroni
Griffi, ricorda che «spetta solo alle
forze politiche decidere se portare
avanti e concludere il riordino delle Province, con il loro dimezzamento e la razionalizzazione delle
relative funzioni, o se arrestare il
processo di riordino. Il governo
non potrà che prenderne atto, come dovrà attentamente valutare
la presentazione di una pregiudiziale da parte di un partito di maggioranza». Il riferimento è all’annuncio fatto l’altro giorno dal relatore pidiellino del provvedimento,
Filippo Saltamartini. Che ieri però
frenava: «Una decisione non è stata presa. Il Pdl valuterà bene le ricadute» della sua decisione, non
volendo «figurare come caprio
espiatorio».
Arrivati a questo punto della
partita, infatti, la posta in gioco diventa veramente alta. Si legge nello studio del governo: la mancata
conversione del dl sulle Province
comporterà
«un periodo di
incertezza per
l'esercizio
di
funzioni fondamentali per i cittadini». Scuole,
strade, rifiuti,
appunto. E poi:
«Tra le conseguenze, oltre ai
VALANGA DI EMENDAMENTI
IL PDL ANNUNCIA
UNA PREGIUDIZIALE
DI INCOSTITUZIONALITÀ
MA POI FRENA: «STIAMO
VALUTANDO BENE»
TOSCANA
5
4
7
Ge
NEL 2014
4
9
TOTALE
10
Bo
PIEMONTE
86
51
MARCHE
Fi
3
6
5
UMBRIA
8
1
LIGURIA
2
ABRUZZO
ROMA
3
2
4
4
LAZIO
5
mancati risparmi, la lievitazione
dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato».
Ba
PUGLIA
Na
4
16
Confermate
60
Accorpate
10
Città
Metropolitane
6
MOLISE
1
2
BASILICATA
CAMPANIA
SALTA L’ACCORPAMENTO
In pratica si ritornerebbe al decreto Salva-Italia che prevedeva lo
svuotamento delle funzioni delle
province in attesa del varo, entro il
31 dicembre di quest’anno, di una
legge costituzionale che le abolisse del tutto. Poi si è deciso di ammorbidire la linea con il decreto
che riordina gli enti e li accorpa.
Se non viene approvato salta quindi l’accorpamento, ben 35 province verrebbero ”resuscitate”, ma
senza funzioni. «Restano titolari
di sole funzioni di indirizzo e coordinamento» spiega il documento.
Ma il Salva Italia, a sua volta, è stato impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle province funzioni fondamentali. In ogni caso un rischio di
incostituzionalità «grava anche
sul decreto in esame sotto il profilo della forma e del procedimento
usati per il riordino».
La mancata conversione comporterebbe tempi risicatissimi per
le Regioni, ovvero entro fine anno,
per emanare nuove leggi al fine di
«riallocare le funzioni tra Comuni
e Regioni medesime». Molte funzioni, essendo di livello sovracomunale, andranno alle Regioni
EMILIA R.
5
3
IL CASO
VENETO
4
5
1
2
Rc
CALABRIA
3
5
La Cgil
«Rifinanziare
la Cig in deroga»
«Per quanto ci riguarda quando
la parola torna al popolo non
può mai essere considerato un
problema; anche noi da tempo
poniamo la questione di un
governo che abbia una
legittimazione popolare. Detto
questo, le modalità sono di
nuovo convulse e noi abbiamo
due preoccupazioni molto
concrete su due grandi
questioni: chiediamo una
modifica alla legge di stabilità
per il rifinanziamento della cig
in deroga e che il decreto Ilva
venga garantito». A dirlo è
Danilo Barbi, segretario
confederale della Cgil.
stesse, cosa che - affermano gli
esperti - «comporterà lievitazione
dei costi per il personale (il personale regionale costa più di quello
provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose
agenzie e società strumentali per
l'esercizio delle funzioni». Come
dire, tutti gli sforzi per risparmiare sarebbero vanificati. Anzi, peggio, si passerebbe a una situazione
di maggior costo. Inoltre, «le Regioni hanno delegato alle province numerose funzioni proprie: a
questo punto le deleghe dovrebbero essere ritirate».
LE CITTÀ METROPOLITANE
Ma non finisce qui. Ci sarebbero
problemi per i mutui contratti dalle Province. Chi li dovrà pagare?
Nemmeno gli esperti sciolgono il
dubbio: «Regioni o comuni o dovranno essere frazionati». Altro
problema: le città metropolitane.
Il riordino
delle Province
delle Regioni
a statuto speciale
sarà pianificato
tra 6 mesi
Dice il documento: «Restano istituite solo sulla carta e la loro
operatività sarebbe ostacolata da
una serie di fattori: mancanza di
definizione del sistema elettorale
del consiglio metropolitano; incertezze sui rapporti tra sindaco del
comune capoluogo e sindaco metropolitano; incertezze sui rapporti patrimoniali e finanziari».
Gli unici ad esultare per l’allarme sui rischi che si corrono nel caso della mancata conversione del
decreto, sono i rappresentanti delle Province. Dice il presidente dell’Upi, Antonio Saitta: «Finalmente
è chiaro che le Province hanno un
ruolo indispensabile nel sistema
istituzionale del Paese per i servizi
essenziali che svolgono ai cittadini. Come è chiaro che queste funzioni non possono essere svolte né
dalle Regioni né dai Comuni».
Giusy Franzese
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Stabilità, sviluppo, Ilva: corsa contro il tempo per il sì
LE MISURE
ROMA Non è solo la sorte del decreto sul riordino delle province
a preoccupare il governo. L’accelerazione della crisi, rischia di
mandare all’aria alcuni provvedimenti chiave di questo scorcio
di legislatura. Le uniche certezze, in queste ore, appaio la Legge
di stabilità e il decreto sull’Ilva
(«Siamo una forza responsabile
e garantiremo la loro approvazione perché si tratta di due punti chiave», ha chiarito il segretario del Pdl, Angelino Alfano). Ma
per il resto, è tutto in alto mare.
Se non addirittura già affondato.
E’ il caso della delega fiscale. Un
provvedimento che era stato sollecitato dal Fondo monetario e
che era stato indicato tra le priorità dall’esecutivo tecnico. Il disegno di legge è da pochi giorni approdato in commissione al Senato, dove, tra l’altro, ha già incontrato un’ottantina di possibili
modifiche. La conversione in legge da realizzare entro 60 giorni,
dicono fonti politiche, è ormai
da escludere. Saltano così, con
disappunto di Confindustria e di
Rete imprese, alcune novità molto attese come il riordino dell’imposta sul reddito d’impresa e la
riforma del catasto che puntava
a rendere più equa la base imponibile sulla quale si paga l’Imu.
Senza dimenticare che nel provvedimento erano contenute diverse norme anti erosione che si
proponevano di dare impulso alla lotta all’evasione fiscale.
I CONTI PUBBLICI
La legge di Stabilità, come detto, non corre alcun pericolo. Si
trova in commissione Bilancio al
Senato e potrebbe essere votata
in aula entro la fine di questa settimana per arrivare in terza lettura a Montecitorio. Nessuno,
negli ambienti parlamentari, nu-
Pubblica Amministrazione
tre dubbi sul fatto che avrà il via
libera entro fine dicembre
(«avrà disco verde entro Natale»
pronostica il sottosegretario all’Economia, Polillo). L’unico incaglio potrebbe essere rappresentato dai 1500 emendamenti
presentati. Ma è probabile che le
forze che in questi 13 mesi hanno
sostenuto il governo trovino un
accordo per dare una sforbiciata
a questo volume di carte evitando al Paese l’esercizio provvisorio di bilancio. Nella Legge di sta-
bilità, dove troverà posto il decreto per l’Ilva (ha garantito il relatore del Pdl al provvedimento,
Paolo Tancredi), dovrebbe essere inserito anche il decreto milleproroghe, vale a dire il contenitore che contiene la norma salva-precari della pubblica amministrazione.
Sempre nel milleproroghe, è
previsto il rifinanziamento degli
ammortizzatori sociali, il trasferimento dell'Imu ai Comuni, le
norme sulla tobin tax, quelle sul-
GARANTITA
L’APPROVAZIONE
DELLA MANOVRA
E DEL PROVVEDIMENTO
PER L’IMPIANTO
DI TARANTO
L’aula della Camera
POCHE SPERANZE
PER DELEGA FISCALE
E PAREGGIO
DI BILANCIO
STOP ALLA LEGGE
SUL BIOTESTAMENTO
Stabilità
Sviluppo
Fisco
Milleproroghe
Via libera a detrazioni Meno tasse per chi
In fumo la riforma
e calo dell’Irap
investe nelle start up del catasto
Rinnovo di 7 mesi
per i precari pubblici
L’approvazione della legge
di Stabilità (la
vecchia
Finanziaria) è
fuori
discussione .
Nella legge dovrebbe confluire
anche, sotto forma di
emendamento, il
provvedimento per l’impianto
siderurgico dell’Ilva di
Taranto. Nella legge di
stabilità, tramontata la
riduzione Irpef sui primi 2
scaglioni, arrivano maggiori
detrazioni per i figli e il calo
della parte dell’Irap che pesa
sul costo del lavoro a partire
dal 2014.
Il classico
decreto di fine
anno, il
milleproroghe, dovrebbe
essere
inserito nella
legge di Stabilità. Sarà questo
lo strumento legislativo anche
per risolvere il problema dei
precari della pubblica
amministrazione con contratti
in scadenza a fine 2012:
arriverà la proroga di 7 mesi. I
precari nel pubblico sono
260.000. Tra le norme che
necessitano di un rinvio c’è
anche il rifinanziamento degli
ammortizzatori sociali in
deroga.
Il decreto,
dopo il via
libera del
Senato, deve
essere
approvato
entro il 18
dicembre anche dalla Camera.
Molte le norme previste. Tra
queste c’è la proroga di 5 anni
per le concessioni delle spiagge
in scadenza nel 2015, le
detrazioni Irpef (19%) per
investimenti in start up, il
credito di imposta Ires-Irap
per le infrastrutture, le
agevolazioni fiscali per le
imprese che investono in città
del Sud; nuove norme sulle Rc
Auto.
La delega
fiscale era tra
le priorità
dell’esecutivo
tecnico: il
disegno di
legge si trova
in commissione al Senato e la
sua conversione in legge entro
60 giorni appare quasi
impossibile. Saltano molti
provvedimenti sollecitati dal
mondo industriale come il
riordino dell’imposta sul
reddito d’impresa e la riforma
delle rendite catastali oltre al
alcune norme anti erosione
per dare più forza alla lotta
all’evasione fiscale.
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
-TRX IL:09/12/12
le cartelle pazze e i finanziamenti per le regioni terremotate dell'
Emilia. E’ possibile che la Legge
di stabilità possa accogliere anche il decreto salva-infrazioni,
approvato dal governo pochi
giorni fa per non incorrere in
multe dall’Unione europea. In
quel decreto, ha ricordato ieri il
ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, c’è la soluzione del problema dei rifiuti nel Lazio. «Vorrei fosse chiaro a tutti - ha avvertito Clini - che questa questione
deve essere considerata una responsabilità bipartizan». Domani alla camera comincia anche
l'esame del dl Sviluppo che il Senato ha appena licenziato. In
questo caso le certezze vacillano. La scadenza è fissata per il 18
dicembre prossimo e dunque il
tempo stringe: un eventuale cancellazione del progetto finirebbe
per bruciare alcune norme come
quelle per favorire le start up innovative e le imprese che operano nel rispetto della sostenibilità
ambientale. L’ostilità del fronte
berlusconiano per il ministro
delle Infrastrutture, Corrado
Passera, rende strettissimi i margini per l’ok definitivo.
In bilico c’è anche il decreto
sul pareggio di bilancio da inserire in Costituzione. Su questo
provvedimento, in aula alla camera da martedì, c'era un accordo tra l'allora maggioranza e
l'opposizione per l’approvazione. Il via libera torna in forse, anche se fonti del Pd si dicono convinte che arriverà disco verde. Finisce invece il suo percorso al Senato il ddl sul biotestamento. Dopo il sì di Palazzo Madama e le
modifiche della Camera, il testo
è bloccato in commissione Sanità del Senato da un anno. Stop
anche per il cosiddetto ddl Fazio-Balduzzi, con le norme per la
sperimentazione clinica e la riforma degli ordini professionali.
Michele Di Branco
22:04-NOTE:
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lun 10/12/2012
Il Messaggero
Pagina 5
Rinnovo di 7 mesi per i precari pubblici
Il classico decreto di fine anno, il milleproroghe,
dovrebbe essere inserito nella legge di Stabilità. Sarà
questo lo strumento legislativo anche per risolvere il
problema dei precari della pubblica amministrazione
con contratti in scadenza a fine 2012: arriverà la
proroga di 7 mesi. I precari nel pubblico sono
260.000. Tra le norme che necessitano di un rinvio c'
è anche il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali
in deroga.
Pubblica Amministrazione
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 2
Il Sole 24 Ore
Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341
2
I nodi della crescita
Settimana decisiva
Il Governo dovrà valutare quali misure
sottoporre al via libera delle Camere
I PROVVEDIMENTI
Tutti a bordo
Anche il decreto «salva-infrazioni»
destinato a confluire nel testo della manovra
Delegafiscale,lachancedella«stabilità»
Dopo la tassa sull’ambiente anche le norme su abuso, sanzioni e imprese puntano all’ex Finanziaria
Valentina Maglione
Marco Mobili
Giovanni Parente
Come l’altra grande riforma attesa, quella della legge
elettorale, anche la delega fiscale potrebbe essere falciata
dalla fine anticipata della legislatura.La delega fiscale,a forte rischio dopo l’uscita del Pdl
dallamaggioranza,haforseperò ancora una piccola chance
da giocare: agganciare il treno
della legge di stabilità. Del resto,ilsegretarioAngelinoAlfano nell’incontro di venerdì
scorso con Giorgio Napolitano al Quirinale è stato chiaro:
il Pdl sarà «responsabile» sulla legge di stabilità, ma sul resto vuole «mani libere».
L’ipotesidiagganciarealmeno una parte delle misure delladelega fiscaleall’ultimo"treno" di legislatura l’ha già valutatal’Ambiente facendodepositare tra i 1.500 emendamenti
depositati venerdì in commissioneBilanciolapartedelladelega con cui si intende introdurreanchenelnostroordinamento tributario nuove forme
difiscalitàambientale elarevisione delle accise sui prodotti
energetici, il tutto nell’ambito
ULTIMI FUOCHI
Dovrebbe essere garantita
l’approvazione definitiva
del pacchetto di bilancio
mentre la delega fiscale
non vedrà la luce
della cosiddetta green economy.UnesempiochepotrebbeessereseguitoanchedalTesoro,previoaccordoconleforzepolitiche,perrecuperarealmenoaltriparti delladelegafiscale. Un Ddl che, pur non essendo una riforma copernicana per il fisco italiano, rappresenta un intervento di manutenzione in termini di equità,
certezza delle regole e semplificazione.Nondispiaccionoalleforze politichelemisuresulla codificazione dell’abuso del
diritto, la figura che unifica la
disciplinaantielusivaintrodottadallagiurisprudenza,la rivisitazione delle sanzioni penali
e il restyling in termini di semplificazione del prelievo sul
reddito d’impresa.
La legge di stabilità, dunque, potrebbe essere davvero
l’ultimo treno per dare una risposta concreta alle richieste
di contribuenti e imprese. La
vecchia Finanziaria è già stata
approvatainprimalettura dallaCamera.Edadomanilacommissione Bilancio del Senato
entrerà nel merito dell’esame
degliemendamenti,per passare la palla – il 18 dicembre – all’Aula di Palazzo Madama. Di
qui, il provvedimento dovrebbe poi tornare alla Camera, in
tempo per essere licenziato
entrolafinedell’annoedentrare in vigore il 1˚gennaio.
I contorni degli interventi
di modifica sono tutt’altro che
definiti. In materia fiscale, comunque, quello più ateso è la
riscrittura della Tobin tax made in Italy con un prelievo diversificato tra chi opera su
mercati regolamentati e chi al
contrarioeffettua letransazioni su mercati Otc. Non solo.
Tra le ipotesi di modifica più
gettonate e che hanno già otenuto l’assenso di massima del
Tesoro anche la tassazione in
misura fissa per i trasferimenti di trasferimenti azionari. Un
gancio cui far trainare anche
spicchi importanti della delega fiscale potrebbe anche esere l’istituzione anticipata al
2013 dell’atteso fondo tagliatasse, destinato a ridurre la
pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese.
L’idea di far confluire provvedimenti importanti di fine
legislatura nella stabilità non
è poi così lontana dalle intenzionidel Governo. Lo testimonia, per esempio, l’emendamento dei relatori all’ex Finanziaria, Paolo Tancredi
(Pdl) e Giovani Legnini (Pd)
che apre la strada al milleproroghe con le deroghe alle assunzioni per il comparto sicurezza e le università. O ancora
il differimento dei termini per
assicurare maggiore stabilità
al sistema creditizio prevedendo, limitatamente ai contratti di garanzia in favore della Banca d’Italia stipulati entro il 31 dicembre 2012, una deroga ai requisiti di opponibilità della garanzia nei confronti
del debitore e dei terzi.
Agonfiarelaleggedistabilità, poi, potrebbero essere anche le misure del decreto legge salva-infrazioni, approvato
appena giovedì scorso dal
Consigliodei ministriper cancellare quattro procedure di
infrazioneapertedallaUecontrol’Italia per mancatorecepimento di direttive. Ma soprattuto per mettere al riparo l’Italia da nuove condanne dei giudici comunitari e dall’applicazione delle relative sanzioni.
Tra le misure urgenti adottate
anche il recepimento nel nostro ordinamneto tributario
delle regole Ue sulla fatturazione Iva, con tempi di emissione più ampi e l’arrivo della
fattura semplificata (si vedano i servizi in copertina di
«Norme e tributi»).
Sul filo di lana
I principali provvedimenti con misure fiscali attualmente all’esame del Parlamento
IMAGOECONOMICA
LEGGE DI STABILITÀ
DELEGA FISCALE
Èall’esamedelSenatodopoaver
ricevutoilvialiberadellaCamera
e,nonostantelacrisi,dovrebbe
conquistarel’approvazione
definitivaentrofineannolalegge
distabilità:cheveicola,tral’altro,
l’aumentodell’Ivaal22%,ilfondo
tagliatasse,lenuovededuzioni
IrapelaTobintax.
Moltoprobabilmente,vistola
situazionepoliticasaràlo
strumentoincuisottoformadi
maxiemendamentoilGoverno
veicoleràaltrenormeche
rischianodinonessereapprovate
conlafinedellalegislatura
DECRETO SVILUPPO-BIS
Approvatogiovedìscorso
dalSenato(conlafiduciae
l’astensionedelPdl)ildecreto
sviluppo-bischecontiene,tra
l’altro,leagevolazioniperlestart
upinnovativeeilcredito
d’impostaalmassimodel50%
perlarealizzazionedinuove
infrastrutturedialmeno500
milionidieuroinpartenariato
pubblico-privatoeperiqualiè
accertatalanonsostenibilitàsul
pianoeconomico-finanziario.
IlDdldiconversionedeveora
passareall’esamedellaCamera:
c’ètempofinoal18dicembre
Allostatoattualeèmoltocomplicato
cheladelegafiscaleriescaavedere
laluce.Dopol’approvazionealla
Cameraametàottobre,ildisegnodi
leggesièfermatoalleportedell’aula
delSenatocheharinviatoiltesto
allacommissioneFinanze.
Ladelegacontiene,tral’altro,i
principiperlarevisionedelcatasto,
ladisciplinadell’abusodeldiritto,la
rimodulazionedellesanzioni
tributarieinbaseauncriteriodi
proporzionalità.Un’ipotesi
percorribileèchelemisuresenza
impegnidispesapossanoconfluire
nelDdldistabilità
SALVA-INFRAZIONI
Ildecretochecancellaquattro
procedurediinfrazionigiàavviate
dallaUeneiconfrontidell’Italia
èstatoapprovatodalConsiglio
deiministridigiovedìscorso.
All’internoc’èancheil
recepimentodelladirettiva
comunitariachefissanuoveregole
perlafatturazioneIvaapartiredal
prossimo1˚gennaio.Cosìcome
perlenormedidifferimentodei
termini(chedisolitoconfluiscono
nelMilleproroghedifineanno)è
probabilecheilsuocontenuto
confluiscaconunemendamento
nellaleggedistabilità
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A CURA DI
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L’esenzione.Risorse dadestinare adaltrespese
Irap dei piccoli,
i fondi nel mirino
Ha superato il primo esame della Camera ma ora rischia di non passare indenne
quello del Senato. Il fondo per
l’esonero (248 milioni di euro
nel 2014 e 290 milioni nel 2015)
diprofessionisti emini-imprese dall’Irap contenuto nel Ddl
di stabilità è nel mirino dei
gruppiparlamentari.L’obiettivo è quello di drenare le risorse verso altre finalità. La fine
anticipata della legislatura e
l’imminente campagnaelettorale potrebbe rendere questo
obiettivo una realtà.
La settimana che inizia oggi
sarà decisiva per capire cosa
succederà: gli emendamenti
parlamentari potrebbero anche spacchettare le somme
verso una pluralità di spese.
In pole position c’è la necessità(che potrebbetrovare sponde bipartisan) di allentare i
vincoli del patto di stabilità.
Névasottovalutatala minavagante dei contratti a tempo
Pubblica Amministrazione
nellapubblica amministrazione. Possibile che una fetta dei
fondi vada a coprire l’esigenza di stabilizzare insegnanti
della scuola ma anche docenti
ericercatori universitari.E ancora c’è il fondo per il sociale.
Ma proprio l’avvio della campagna elettorale potrebbe indurre in tentazione i politici
per disperdere i fondi in rivoli
destinati a interventi settoriali o territoriali. Insomma una
sorta di mini-legge mancia all’interno del Ddl stabilità.
Eppure i fondi per l’esonero dei piccoli (introdotti con
un emendamento di Renato
Brunetta, relatore alla Camera del disegno di legge insieme aPierpaolo Baretta) sarebbero destinati a risolvere una
situazione di dubbio (obbligo
o meno di versare l’Irap) che
ogni anno riguarda centinaia
di migliaia di contribuenti
non strutturati.
santos-dumont
SQUELETTE 9611 MC
IL CALIBRO 9611 MC DI CARTIER PROPONE UN MOVIMENTO SQUELETTE ESCLUSIVO. LA SCHELETRATURA DEI
PONTI A FORMA DI NUMERI ROMANI OFFRE UNA VISUALIZZAZIONE E UNA LEGGIBILITÀ DELL’ORA UNICHE.
LA CASSA PROFILATA DEL SANTOS-DUMONT, ABBINATA ALLA PUREZZA DEL MOVIMENTO, LO RENDONO UNO
DEGLI OROLOGI CONTEMPORANEI PIÙ ELEGANTI.
CASSA D’ORO BIANCO 18 CARATI, CORONA POLIGONALE ORNATA DI UNO ZAFFIRO SFACCETTATO,
MOVIMENTO MECCANICO SQUELETTE DI MANIFATTURA A CARICA MANUALE, CALIBRO 9611 MC (20 RUBINI,
28.800 ALTERNANZE/ORA), DOPPIO BARILETTO, RISERVA DI CARICA DI CIRCA 72 ORE.
DALLA PRIMA
Un nuovo
modello
per aziende
globali
Per il futuro, constateremo
unulterioreaumentodellafiscalità complessiva sulle imprese,
fruttoamarodellemisuredistabilizzazione dei conti pubblici
delgovernoMonti.
Imercatifinanziarihannoapparentemente apprezzato questa dimostrazione di consolidamento, e dovrebbero aver valutato positivamente anche il riequilibrio dei conti con l’estero,
con un aggiustamento di circa 3
punti percentuali della bilancia
correnteinunanno.Malestime
piùaccreditatedellacrescitapotenzialeitaliana restano pericolosamente vicine allo 0,5% nel
medio termine, lo stesso valore
chehaavutonell’ultimoquindicennioiltassomediodivariazione del reddito pro-capite. Difficile immaginare che gli analisti
finanziaripossanorestarerassicurati a lungo se la produzione
industriale non recupera (siamoancoraoltreil20%sottoinumeri del 2008) e se non vi sono
segnali chiari di una strategia
perinvertirelarottafiscale.
La competizione globale tra
le imprese per vendere, e tra i
territori per attirare e mantenere insediamenti produttivi, si
sviluppa su molti terreni ma è
difficile pensare che la fiscalità
nonsiaunodiquellidecisivi.Come già mostrava il Sole 24 Ore
del 25 novembre scorso, la concorrenza tra governi in Europa
per attirare aziende dall’estero
è più viva che mai: Gran BretagnaeSpagna,aesempio,siimpegnanoamantenereunapressionefiscale sulreddito di impresa
attorno al 23-24%, oltre dieci
puntiinmenochedanoi.Spostarelasededell’impresaall’estero
non è semplice, ma questo non
puòrassicurare:senoncisisposta l’alternativa può essere di
chiudere i battenti quando il fiscodiventatroppovorace.
Di fronte all’ipertensione fiscale, i farmaci omeopatici o le
terapie shock non servono. Da
più parti si invoca una tassazione patrimoniale "speciale" che
abbatterebbe il debito pubblico
e i suoi oneri, e per quella via
consentirebbediridurrelafiscalitàordinaria.Sidimenticaanzitutto che i patrimoni degli imprenditoriitaliani,ancoracospicui, hanno costituito un argine
allecrisi aziendaliinquestianni
caratterizzati da condizioni di
domanda e liquidità carenti
(acuitaquest’ultimaanchedairitardi di pagamento della Pa). Si
dimentica poi che una sorta di
"patrimoniale" si ebbe al tempo
dellanascitadell’euro,conunrisparmio per l’Erario di alcune
decine di miliardi all’anno per
gliinteressipassivi,risparmiofinito nel calderone di una spesa
pubblicaprimariainascesainsostenibile.
Ètempodiscrivereunnuovo
"modello" di fiscalità per le imprese, specie quelle industriali
per le quali i dati Infocamere
mostrano aumenti del tax rate
attorno al punto percentuale in
media sia nel 2010 sia nel 2011. Si
tratta di aziende che non solo
esportano e consentono didare
impulso al resto dell’economia
privataepubblica,machesivanno sempre più internazionalizzando anche per la produzione
e la distribuzione. Sono infatti
semprepiùfrequentiicasidiimprese manifatturiere di tutti i
comparti che, con 100 addetti e
30 milioni di fatturato circa (in
media con la survey compiuta
da Infocamere), acquisiscono o
stabiliscono affiliate all’estero.
Perquesteimpresel’"effetto dimostrazione" di sperimentare
modellifiscalidifferentipotrebbe risultare forte. A esempio, in
contesti dove le performance
pro-impresa delle Pa centrali o
locali non sono sganciate dalle
remunerazionideilorodirigentiefunzionari,odoveleaddizionali delle imposte locali vengono parametrate non solo all’esigenza di finanziare servizi (o
sprechi) ma anche all’obiettivo
di consolidare e allargare la baseproduttiva.
Stefano Manzocchi
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
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L' esenzione. Risorse da destinare ad altre spese.
Irap dei piccoli, i fondi nel mirino
Ha superato il primo esame della Camera ma ora
rischia di non passare indenne quello del Senato. Il
fondo per l' esonero (248 milioni di euro nel 2014 e
290 milioni nel 2015) di professionisti e mini-imprese
dall' Irap contenuto nel Ddl di stabilità è nel mirino dei
gruppi parlamentari. L' obiettivo è quello di drenare le
risorse verso altre finalità. La fine anticipata della
legislatura e l' imminente campagna elettorale
potrebbe rendere questo obiettivo una realtà. La
settimana che inizia oggi sarà decisiva per capire
cosa succederà: gli emendamenti parlamentari
potrebbero anche spacchettare le somme verso una
pluralità di spese. In pole position c' è la necessità
(che potrebbe trovare sponde bipartisan) di allentare i
vincoli del patto di stabilità. Né va sottovalutata la
mina vagante dei contratti a tempo nella pubblica
amministrazione. Possibile che una fetta dei fondi
vada a coprire l' esigenza di stabilizzare insegnanti
della scuola ma anche docenti e ricercatori
universitari. E ancora c' è il fondo per il sociale. Ma
proprio l' avvio della campagna elettorale potrebbe
indurre in tentazione i politici per disperdere i fondi in
rivoli destinati a interventi settoriali o territoriali.
Insomma una sorta di mini-legge mancia al l' interno
del Ddl stabilità. Eppure i fondi per l' esonero dei
piccoli (introdotti con un emendamento di Renato
Brunetta, relatore alla Camera del disegno di legge
insieme a Pierpaolo Baretta) sarebbero destinati a
risolvere una situazione di dubbio (obbligo o meno di
versare l' Irap) che ogni anno riguarda centinaia di
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Il Sole 24 Ore (Lunedì)
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Il Sole-24 Ore
Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341
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Spending review
Le controversie al Tar
Dopo i prezzi «standard» dei dispositivi,
impugnati anche quelli delle pulizie
EFFETTO-RICORSI
Pagamenti-lumaca
Il credito complessivo vantato
dalle imprese sfiora i cinque miliardi
Sanità, in forse risparmi per 1,8 miliardi
L’ANALISI
Roberto
Turno
I ricorsi potrebbero fermare tutta la revisione al ribasso delle forniture per Asl e ospedali
Paolo Del Bufalo
Valeria Uva
Il blocco totale dei prezzi
standard nella sanità potrà costare fino a 1,8 miliardi, anche se
ilcontofinalearriveràsoloquando saranno esaminati tutti i ricorsi contro le tabelle elaborate
dall’Autorità sui contratti pubblici.Intanto,però,unpezzodella spending review - quello che
voleva uniformare i costi relativialleforniture mediche-ècongelato.Restanoperorainvitasolo i prezzi dei servizi non sanitari(lavanderia,pulizie ecosìvia).
Lo stop
Ilblocco impostoin via cautelare dal Tar Lazio ai valori indicati per il settore dei dispositivi
medici, quali garze, cerotti ma
anche stent coronarici (si veda
il Sole 24 Ore del 6 dicembre)
rappresenta il primo, duro, colpo, al meccanismo nato con il
GovernoBerlusconi ereso operativo dall’attuale Esecutivo.
Ma in agguato c’è una altra batteriadi contestazioni.Dopo Assobiomedica (biomedicali), altre associazioni come la Fise
Anip (servizi di igiene e sanificazione),sonoinattesadianaloghi verdetti del Tar per sospendere anche gli altri prezzi. Questi benchmark dovevano rappresentare solo il primo passo
di un’operazione che, nelle stime della relazione di accompagnamento al Dl 98/2011, avrebbe portato nelle casse dello Stato 750 milioni di risparmi
quest’anno e un altro miliardo
dieurodal2013:il13%dei12,6miliardi di manovra complessiva
sul servizio sanitario nazionale
per il triennio 2012-14.
Il passaggio successivo
all’elaborazione dei prezzi
standard prevedeva che tutti i
contratti sanitari in corso che
si discostavano di oltre il 20%
daquesti valori dovessero essere rivisti,imponendo alfornitore di "riallinearsi" ai livelli ritenuti ottimali. Ma proprio in
questafase è arrivata la sospensiva del Tar e ora questi risparmi appaiono decisamente in bi-
c
LAPAROLA
CHIAVE
Prezzi di riferimento
7 Si tratta di valori ritenuti
ottimali per alcune categorie di
prodotti sanitari e di servizi.
I contratti di appalto che
superano del 20% questi valori
devono essere rinegoziati e
ricondotti alla soglia limite.
Il decreto legge 98/2011 ha
affidato all’Autorità di vigilanza
sui contratti pubblici il compito di
elaborare i prezzi di riferimento
attraverso l’analisi dei contratti di
appalto già aggiudicati. Dal primo
luglio l’Autorità ha pubblicato i
valori dei dispositivi medicali,
dei servizi di pulizia, ristorazione,
lavanderia e del guardaroba
sanitario. Ora però il Tar del Lazio
ne ha sospeso una parte, quella
relativi ai dispositivi sanitari.
lico, visto che senza i prezzi di
riferimento la rinegoziazione è
impossibile.
«Si trattava di una procedura
in aperta violazione delle direttive europee e delle leggi italiane sugli appalti - spiega Fernanda Gellona, direttore generale
di Assobiomedica -. Non si può
interveniresuaccordigiàfirmati». E non solo. Secondo l’associazione la scelta dell’Authority di prendere a modello i prezzi più bassi per ogni prodotto
«rischiava di penalizzare i dispositivi più innovativi e di favorire, al contrario, i prodotti
più scadenti, mettendo a rischio la salute dei cittadini».
L’impatto sui piani di rientro
Lo stop ai prezzi di riferimento
farà sentire i suoi effetti soprattutto nelle Regioni con i piani
di rientro dal deficit sanitario:
Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Sicilia.
Per loro l’arma dei prezzi standard era essenziale per contenere la spesa. Basti pensare
che nel 2011 il loro disavanzo
complessivo è stato di 1,484 miliardi sul totale di 1,779 di tutte
le Regioni. Da sole Lazio e
Campania hanno concorso al
"buco" per 1,127 miliardi.
Dall’altro lato, per i fornitori
la rinegoziazione dei contratti,
in particolare per le forniture
biomedicali, rappresenta solo
uno dei numerosi problemi.
Gli effetti della manovra, infatti, si sommano ai ritardi nei
tempi di pagamento che per i
biomedicali assumono dimensioni insostenibili: a ottobre
2012 al top dei cattivi pagatori
c’è la Calabria con 914 giorni
medi di ritardo, seguita dal Molise con 913 e dalla Campania
con 719. Fanno meglio l’Abruzzo (190 giorni medi di ritardo),
la Sicilia (262 giorni) e il Piemonte (275 giorni).
Ritardi insopportabili che incidonosulfatturatodelleimprese, ora alle prese anche con i tagli. Nel complesso, calcola Assobiomedica,i crediti cheil biomedicale attende dalla Pa sono
pari a 4,98 miliardi. Circa 860
milioni(il 17%) sono dovuti al
settore dalla sola Campania (si
veda la tabella a fianco). Se poi
siguardaaisingoli enti"pagatori" il problema è anche più macroscopico. Nella classifica dei
ritardi, infatti, le Asl e gli ospedalipeggiorisono tuttinelleRegioni del Sud con piano di rientro sanitario. Nessuno batte
l’Asl Napoli Centro che dà appuntamentoaisuoi fornitoridopo cinque anni, per l’esattezza
dopo 1.767 giorni.
Alcuni di loro non hanno più
neanche gli strumenti giudiziari per difendersi: lo stato di dissesto delle Regioni soggette ai
piani di rientro ha indotto il legislatore (fino alla legge
189/2012, il “decretone Balduzzi”) a bloccare i pignoramenti
legatiall’insolvenzadelleaziende sanitarie e a permettere alle
tesorerie locali di utilizzare le
somme fino a quel momento
congelate per i pagamenti ordinari. Unabeffa che mette ovviamente ancora di più in crisi le
imprese del settore.
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I tagli lineari
nonsono
una buona cura
anti-sprechi
Una spesa fuori controllo
COSTI E RISPARMI
I costi di alcuni servizi non sanitari per giorno di degenza e i possibili risparmi per il Ssn
Costo medio (euro)
a paziente per un
giorno di degenza
Costo medio (euro)
a paziente per un
giorno di
degenza nelle
Regioni virtuose
Risparmio
(in milioni)
per il Ssn se
venisse applicato
ovunque il costo
medio delle Regioni
virtuose
1. 786,1
TOTALE POSSIBILE RISPARMIO
187,5
352,8
285,9
199,8
188,0
46,4
145,1
55,9
169,8
154,9
7,74 4,10
15,57 10,23
8,98 5,78
6,00 3,44
4,83 1,74
1,06 0,38
2,78 0,52
3,86 2,75
8,27 5,59
4,17 1,27
Lavanderia
Pulizia
Mensa
Riscaldamento
Elab. dati
Serv. trasp.
non sanit.
Smaltimento
rifiuti
Utenze
telefoniche
Utenze
elettricità
Altre
utenze
Fonte: elaborazione Ageing Society-Osservatorio Terza età
Laspendingreview
dellasanitàstatentando
diaggredirelavoragine
dellaspesadelservizio
sanitarionazionale.
Unvorticeincui
siannidanoancora
moltisprechi:
neiservizinonsanitari,
adesempio
cisarebbeancoraspazio
perrecuperare1,7miliardi
su4semplicemente
allineandolaspesa
procapitepergiorno
didegenzadituttele
Regioniaiparametri
diquellepiùvirtuose
(comedimostra
ilgraficoinalto).
Dall’altrolato,però,è
proprionella sanità
chesiregistranoipeggiori
ritardineipagamenti
deifornitori.Afianco
latoptendeglienti
peggioriediquelli
piùsollecitinelsaldare
lecommesse.
Aottobreifornitori
didispositivimedici
attendevano
ancoracinquemiliardi
dicreditiarretrati
LA GRADUATORIA DEI RITARDI
Giorni di ritardo nei pagamenti: le peggiori e le migliori dieci aziende.
Dati a ottobre 2012
Ente
LE PEGGIORI...
Asl Napoli 1 centro (Campania)
Napoli
Sede
A. O Università Federico II (Campania)
A. O. San Sebastiano di Caserta (Campania)
Napoli
Caserta
Asl di Salerno (Campania)
Azienda sanitaria provinciale (Calabria)
Salerno
Cosenza
A. O. Mater domini (Calabria)
Catanzaro
A. O. di Cosenza (Calabria)
Cosenza
Azienda sanitaria reg. (Molise)
Campobasso
A. O. Pugliese - Ciaccio (Calabria)
Catanzaro
Azienda provincia (Calabria)
...E LE MIGLIORI
Azienda sanitaria della Provincia
autonoma Bolzano (Trentino Alto Adige)
A. O. Ist. Ortopedico Gaetano Pini (Lombardia)
Reggio C.
Giorni
1.767
1.735
1.413
1.333
1.225
1.093
1.088
1.035
982
959
Bolzano
77
Milano
76
75
75
72
70
65
55
53
50
A. O. Fatebenefatelli e Oftalmico (Lombardia)
Milano
A. O. Valtellina e Valchiavenna (Lombardia)
Sondrio
A. O. Istituti Ospitalieri Cremona (Lombardia)
Cremona
A. O. G. Salvini (Lombardia)
Garbagnate (Mi)
Asl 4 Medio Friuli (Friuli V. Giulia)
IL PESO DEL DEBITO
Mancati pagamenti per forniture di dispositivi medici e giorni di ritardo
nei saldi. Graduatoria in base al peso % del debito regionale sul totale
Udine
Asl 3 Alto Friuli (Friuli V. Giulia)
Gemona (Ud)
Irccs Burlo Garofalo (Friuli V. Giulia)
Asl 5 Bassa Friulana (Friuli V. Giulia)
Trieste
Jalmicco P. (Ud)
Mancati pagamenti
Regione
1 Campania
2 Lazio
3 Calabria
4 Emilia Romagna
5 Piemonte
6 Veneto
7 Puglia
8 Toscana
9 Sicilia
10 Lombardia
11 Liguria
12 Sardegna
13 Abruzzo
14 Molise
15 Marche
16 Umbria
17 Friuli Venezia Giulia
18 Trentino Alto Adige
19 Basilicata
20 Valle d’Aosta
Nazionale
Migliaia % sul totale
Giorni
di euro
Regioni di ritardo
859.704
560.416
451.161
420.106
417.122
387.408
379.099
308.597
265.088
254.298
124.538
123.054
108.623
107.437
76.506
45.375
40.927
24.656
23.055
4.685
4.981.855
17,3
11,2
9,1
8,4
8,4
7,8
7,6
6,2
5,3
5,1
2,5
2,5
2,2
2,2
1,5
0,9
0,8
0,5
0,5
0,1
100,0
719
325
914
265
275
255
316
241
262
98
187
268
190
913
150
145
84
80
133
88
280
Fonte: Centro studi Assobiomedica
I servizi. L’obbligo di riduzione del 5% sugli appalti in corso si ripercuote sulle prestazioni
In corsia lo «sconto» sulle pulizie
Ospedali più sporchi. Rischia di essere questo il primo effetto del taglio del 5% imposto ai
contratti in corso dalla spending
review 2 anche sui servizi non sanitari forniti ad Asl e ospedali. Da
agostoscorsoilDl95/2012haprevisto per tutti i fornitori di beni e
serviziperlasanitàunasforbiciata ai prezzi del 5%, che salirà al
10%dagennaioconlaleggedistabilità.Esclusi i dispositivimedici,
per i quali opera solo la riduzione
del 5% nel brevissimo intervallo
che va da agosto a dicembre di
quest’anno.
L’obiettivoè aggredire la grande mole di spesa della sanità per
servizi non medici, una cifra che
uno studio elaborato da Ageing
society-unosservatoriosullater-
za età nel quale siede, tra gli altri,
anche l’ex ragioniere dello Stato,
Andrea Monorchio - ha quantificato in 4,43 miliardi l’anno. Una
massa indistinta, dove si annidano da sempre anche gli sprechi.
Secondo Ageing society, proprio
dall’area dei servizi non sanitari
(pulizie,lavanderia,telefonia,trasporto rifiuti e così via) si potrebbero risparmiare subito 1,786 miliardi (pari al 37%) senza incidere
però sull’efficienza dei servizi.
Come? Semplicemente allineandolaspesadelleRegionimenoefficientiperi singoliservizi aquella delle dieci più virtuose (si veda
la tabella qui sopra). Analizzando i costi, infatti, si scoprono difformità e incongruenze incomprensibili: per le utenze telefoni-
che, ad esempio, la Asl di Pieve di
Soligo spende 3,27 euro per degente al giorno, mentre quella di
Cosenza ben 20,10.
A combattere gli sprechi dovrebbe servire l’operazione sui
prezzi di riferimento, mentre
con il taglio del 5% della spendingreview2ilGovernohautilizzatounostrumentotranchant:allo sconto infatti si affianca, come
recitala stessanorma(articolo15,
comma13delDl95)un’analogariduzione delle «connesse prestazioni».Nemmenoperla Pa,infatti, era possibile intervenire sui
contratti già firmati, cambiando
in corsa le condizioni. Nel caso
dei servizi di pulizia, ad esempio,
la riduzione si traduce in un passaggioinmenoal giornodegli ad-
detti negli uffici e nei reparti.
«In un primo momento le Asl
hanno provato a chiederci solo lo
sconto del 5% - dice Giovanni Fidone, direttore commerciale del
Consorzio evolve, società attiva
nel facility management - ma ora
abbiamorinegoziatocontutteanche una riduzione dei servizi».
L’effetto per ora è limitato agli
spazinoncritici:«Abbiamoridotto le frequenze negli uffici e nelle
areeesternediambulatorieospedali» aggiunge Fidone. Ma le impresedisettore,riunitenellaFiseAnip, lanciano l’allarme, soprattutto per quel che potrà succedere con l’aumento del taglio al 10
per cento. «Dovremo ridurre le
frequenzedellepulizieanchenelle aree a medio rischio - precisa
Pietro Auletta, vice presidente
Anip - forse anche nei reparti».
Inevitabili le ripercussioni sul
personale: «Finora abbiamo ridotto le ore di servizio - spiega
Auletta- ma da gennaio dovremo
cominciare a mettere in mobilità
i nostri addetti».
Prima che questo accada, tutta
lagalassiadeiservizi(100milaaddetti solo nella sanità) riunita in
sette associazioni (Agci, Angem,
Anip,Anseb,FederlavoroeLegacoop) propone al Governo un’inversione di rotta: «Basta con la
politica dei tagli delle attività e
dell’occupazione - si legge nella
loro nota - senza approfondire le
situazioni di maggiore o minore
efficienza». Le associazioni chiedono di riaprire il dialogo «per
sviluppare il comparto dei servizi esternalizzati, come fonte di
economia e di efficienza».
V. Uv.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nuova banca dati. Il controllo si estende all’aggiudicazione delle gare
Da gennaio monitoraggio in dettaglio
Dal primo gennaio la spending review avrà un’arma in
più per tenere sotto controllo
la spesa, compresa quella sanitaria. Uno degli effetti, indiretti, della nuova banca dati nazionale per i contratti pubblici prevista dal Codice dell’amministrazione digitale (articolo
6-bis del Dlgs 82/2005) sarà infatti quello di fornire in tempo
reale dati aggiornati sui mille rivoli in cui si disperde la spesa
pubblica per gli appalti.
Man mano che ricorrere a
questo strumento diventerà obbligatorio per tutte le amministrazioni, dalla più piccola Asl
alla grande Anas, affluiranno
Pubblica Amministrazione
all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che gestirà la banca dati non più solo le informazioni sui bandi, ma anche quelle sull’esito delle gare di lavori,
servizi e forniture.
«Sarà possibile sapere quanti
appalti ha bandito qualsiasi Comune,quantineharealmenteaggiudicati, a chi sono andati isoldi
pubblici e a che prezzo» spiega il
consigliere dell’Autorità, Luciano Berarducci. Il monitoraggio
saràa tuttocampo: non soloiComuni, ma anche le società partecipate, i ministeri, le scuole e tutta la sanità finiranno sotto osservazione dal giorno in cui decideranno di programmare un appal-
to a quello in cui lo affideranno.
«Oggi con l’Osservatorio dei
contratti pubblici e il codice
identificativo gara arriviamo fino alla pubblicazione del bando
- continua Berarducci - e peraltro le informazioni ci arrivano
dagli osservatori regionali a volte con ritardo». «Da domani annuncia - seguiremo in prima
persona tutte le fasi, fino alla firma del contratto». Saranno possibili anche i confronti: si saprà,
ad esempio, che per la stessa siringa una Asl spende il triplo
della Asl confinante. E si dovrà
capire come mai.
La banca dati (ma all’Authority preferiscono definirla una
«funzione»)
si
chiama
«Avcpass» ed è nata, in realtà,
come strumento di semplificazione degli oneri amministrativi e burocratici che gravano sui
fornitori pubblici. In pratica, dopo l’autocertificazione dei requisiti tecnici ed economici richiestiper ogni gara (dal fatturato alle attrezzature, dai carichi
pendenti alla regolarità fiscale),
tutti i controllisuccessivi sui documenti autentici (obbligatori
per l’aggiudicatario e per un
campione di concorrenti) saranno fatti tramite l’Avcpass, senza
gravare sulle imprese. In questi
mesi si stanno predisponendo i
collegamenti telematici con gli
enti certificatori: per ora solo Infocamere e Inarcassa sono in
grado di dialogare online con
l’Authority. Gli altri saranno
contattati, sempre dall’Autorità, ma manderanno i loro certificati ancora su carta.
Anche per questo, per evitare
ingorghi, la partenza di Avcpass
sarà graduale: dal primo trimestre 2013 riguarderà tutte le gare
di lavori, servizi e forniture sopra il milione di euro (peraltro in
via facoltativa). Dal secondo trimestre diverrà obbligatoria per
questo scaglione e facoltativa
per quello compreso tra 150mila
euroeil milione. Apienoregime,
nel terzo trimestre 2013 quando
la copertura sarà estesa fino alle
gare dai 40mila euro.
V. Uv.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PARTENZA A TAPPE
01 | LA BANCA DATI
Dalprimogennaioprossimopartirà
laBancadatinazionaledei
contrattipubblicicheprenderàil
nomedi«Avcpass».Serviràa
sgravareleimpresefornitricidella
pubblicaamministrazione
dell’oneredicercareetrasmettere
all’entepubblicoicertificatiche
provanoirequisitidiaccessoagli
appalti.
02 | GLI SCAGLIONI
Dalprimogennaioefinoal31
marzo2013l’Avcpasssarà
utilizzabileinviafacoltativaper
tuttelegaredilavori,servizie
fornitureconunimportoabase
d’astasuperiorealmilionedieuro.
Damarzo2013saràobbligatoria
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
perquestafasciaefacoltativaperle
garecompresetrai150milaei
750milaeuro.Daottobre2013
l’Avcpsaràapienoregimeequindi
comprenderàtuttelegareapartire
dai40milaeuro.
03 | L’EFFETTO SPENDING
Conquestaoperazionedi
semplificazionesaràpossibileper
l’Autoritàmonitorarelegare,non
piùsolonelalfaseiniziale,maanch
einquelalconclusiva.Sotto
controllocioèsarannoanchele
aggiudicazionichefinora
sfuggivanoalcensimentointempo
reale,Inquestomodopotràessere
controllatatuttalaspesapubblica
perlavori,servizieforniture
effettuatadaogniamministrazione.
azio, Campania e
Calabria praticamente in
ginocchio. Perfino
Regioni considerate al di sopra
di ogni sospetto che ormai non
ce la fanno più e rischiano di
precipitare anch’esse nel
baratro dei piani di rientro,
l’ultimo passo prima del
commissariamento. Gli
ospedali pubblici e quelli
privati a rigida dieta
dimagrante. Anche il Gemelli
di Roma, l’ospedale del papa.
La terribile cura da cavallo
ereditata da
Berlusconi-Tremonti, per
niente alleggerita (anzi) dal
Governo dei professori, sta
facendo venire al pettine tutte
le più fosche previsioni di un
2013 da incubo per l’assistenza
sanitaria. Quei tagli fino a 34
miliardi dal 2012 al 2015 ora
mettono davvero paura,
aggiungendo altre gravi
preoccupazioni ai già fin
troppo precari bilanci familiari.
Bilanci economici, ma anche di
salute a rischio con la riduzione
delle prestazioni che induce
sempre più gli italiani a
rinviare cure che dovrebbero
pagare di tasca propria, come ci
ha appena ricordato il Censis.
È dentro questa prospettiva
che si innestano, e vanno letti, i
tagli della spending review
voluti da Mario Monti e messi
in pratica da "mani di forbice"
Enrico Bondi, che da subito
avevano fatto gridare allo
scandalo (e all’errore) Regioni,
operatori pubblici, il mondo
dei fornitori del Ssn. Perché
l’operazione, era parso subito
chiaro, è stata architettata in
modo molto grezzo e, per così
dire, lineare. E non che nel
mondo per troppo tempo
oscuro dell’acquisto di beni e
servizi da parte del Ssn, non
servisse chiarezza. E
trasparenza. E una dose
massiccia di controlli. Acquisti
(leggi: spese) fuori le righe – a
partire dal caso della famosa
siringa che può costare cento
volte di più (al Sud) a seconda
dell’ospedale o asl che
l’acquista – che fanno parte a
pieno titolo del capitolo legato
agli sprechi e alle ruberie che la
Corte dei conti denuncia da
anni. Peccato che fare
benchmark, costruire prezzi di
riferimento, addirittura
imporre il taglio di contratti in
essere, non sia un passo da fare
a cuor leggero. Con un
semplice colpo di forbice. Che
schiere di legali sarebbero state
pronte alla bisogna, lo
sapevano tutti. E infatti è
capitato. E capiterà ancora.
Per gli assistiti, tra l’altro,
l’operazione spending
potrebbe non avere semplici
effetti collaterali. Quanto è
bene acquistare al prezzo più
basso perché il macchinario
salva vita costa poco? Senza
dire che – effetto dei tagli "a
monte" – l’onda lunga della
necessità di risparmiare sta già
travolgendo tutte le speranze
di investimenti che ancora
esistevano nell’intero servizio
sanitario nazionale. Altro che
nuove tecnologie, altro che
medicina al passo con i
progressi della (buona e sana)
ricerca industriale. Un Paese
povero avrà una sanità povera,
con tutti i pericoli del caso, se
non si ingegna e mette in
campo buone strategie per
salvare il salvabile
dell’universalità dell’assistenza
sanitaria. Non solo per una
questione di «sostenibilità» del
sistema, come non si stanca di
ripetere il premier in carica.
Anche perché la ricerca
industriale delle tecnologie
sanitarie è una eccellenza tutta
italiana, uno degli ultimi nostri
fiori all’occhiello. Perderla per
una spending review fatta
male, sarebbe un delitto. Anche
per l’occupazione.
L
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 9
Nuova banca dati. Il controllo si estende all' aggiudicazione delle gare.
Da gennaio monitoraggio in dettaglio
Dal primo gennaio la spending review avrà un' arma
in più per tenere sotto controllo la spesa, compresa
quella sanitaria. Uno degli effetti, indiretti, della nuova
banca dati nazionale per i contratti pubblici prevista
dal Codice dell' amministrazione digitale (articolo 6bis del Dlgs 82/2005) sarà infatti quello di fornire in
tempo reale dati aggiornati sui mille rivoli in cui si
disperde la spesa pubblica per gli appalti. Man mano
che ricorrere a questo strumento diventerà
obbligatorio per tutte le amministrazioni, dalla più
piccola Asl alla grande Anas, affluiranno all' Autorità
di vigilanza sui contratti pubblici che gestirà la banca
dati non più solo le informazioni sui bandi, ma anche
quelle sull' esito delle gare di lavori, servizi e forniture.
«Sarà possibile sapere quanti appalti ha bandito
qualsiasi Comune, quanti ne ha realmente
aggiudicati, a chi sono andati i soldi pubblici e a che
prezzo» spiega il consigliere dell' Autorità, Luciano
Berarducci. Il monitoraggio sarà a tutto campo: non
solo i Comuni, ma anche le società partecipate, i
ministeri, le scuole e tutta la sanità finiranno sotto
osservazione dal giorno in cui decideranno di
programmare un appalto a quello in cui lo affideranno.
«Oggi con l' Osservatorio dei contratti pubblici e il
codice identificativo gara arriviamo fino alla
pubblicazione del bando - continua Berarducci - e
peraltro le informazioni ci arrivano dagli osservatori
regionali a volte con ritardo». «Da domani - annuncia
- seguiremo in prima persona tutte le fasi, fino alla
firma del contratto». Saranno possibili anche i
confronti: si saprà, ad esempio, che per la stessa
siringa una Asl spende il triplo della Asl confinante. E
si dovrà capire come mai. La banca dati (ma all'
Authority preferiscono definirla una «funzione») si
chiama «Avcpass» ed è nata, in realtà, come
strumento di semplificazione degli oneri amministrativi
e burocratici che gravano sui fornitori pubblici. In
pratica, dopo l' autocertificazione dei requisiti tecnici
ed economici richiesti per ogni gara (dal fatturato alle
attrezzature, dai carichi pendenti alla regolarità
fiscale), tutti i controlli successivi sui documenti
autentici (obbligatori per l' aggiudicatario e per un
campione di concorrenti) saranno fatti tramite l'
Avcpass, senza gravare sulle imprese. In questi mesi
si stanno predisponendo i collegamenti telematici con
gli enti certificatori: per ora solo Infocamere e
Inarcassa sono in grado di dialogare online con l'
Authority. Gli altri saranno contattati, sempre dall'
Autorità, ma manderanno i loro certificati ancora su
Pubblica Amministrazione
carta. Anche per questo, per evitare ingorghi, la
partenza di Avcpass sarà graduale: dal primo
trimestre 2013 riguarderà tutte le gare di lavori, servizi
e forniture sopra il milione di euro (peraltro in via
facoltativa). Dal secondo trimestre diverrà obbligatoria
per questo scaglione e facoltativa per quello
compreso tra 150mila euro e il milione. A pieno
regime, nel terzo trimestre 2013 quando la copertura
sarà estesa fino alle gare dai 40mila euro. V. Uv. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA PARTENZA A TAPPE
01| LA BANCA DATI Dal primo gennaio prossimo
partirà la Banca dati nazionale dei contratti pubblici
che prenderà il nome di «Avcpass». Servirà a
sgravare le imprese fornitrici della pubblica
amministrazione dell' onere di cercare e trasmettere
all' ente pubblico i certificati che provano i requisiti di
accesso agli appalti. 02|GLI SCAGLIONI Dal primo
gennaio e fino al 31 marzo 2013 l' Avcpass sarà
utilizzabile in via facoltativa per tutte le gare di lavori,
servizi e forniture con un importo a base d' asta
superiore al milione di euro. Da marzo 2013 sarà
obbligatoria per questa fascia e facoltativa per le gare
comprese tra i 150mila e i 750mila euro. Da ottobre
2013 l' Avcp sarà a pieno regime e quindi
comprenderà tutte le gare a partire dai 40mila euro.
03| L' EFFETTO SPENDING Con questa operazione
di semplificazione sarà possibile per l' Autorità
monitorare le gare, non più solo nelal fase iniziale, ma
anch ein quelal conclusiva. Sotto controllo cioè
saranno anch ele aggiudicazioni che finora
sfuggivano al censimento in tempo reale, In questo
modo potrà essere controllata tutta la spesa pubblica
per lavori, servizi e forniture effettuata da ogni
amministrazione.
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
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12 Commenti e inchieste
Lettere
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Fabrizio Forquet (redazione romana)
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PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 Ore S.p.A.
PRESIDENTE: Giancarlo Cerutti
AMMINISTRATORE DELEGATO: Donatella Treu
Sindrome «british»
sull’innovazione
BREVETTO UE
n brevetto unico europeo in tre lingue con una notevole riduzione dei costi e procedure semplificateper rilanciarel’innovazione in tempi dicrisi. Dopol’okdelconsiglioCompetitivitàdioggieilvotodell’Europarlamento potrà vedere la luce nel 2014. Sarà valido in
25 Paesi dell’Unione, ma non in Italia e Spagna, che hanno
deciso di non partecipare al gioco di squadra della «cooperazione rafforzata». Potranno chiedere il brevetto, ma
saranno soggette alla doppia tassazione ed escluse dal tavolo delle trattative future. In nome della difesa del mercato interno e in aperta critica al principio del trilinguismo i due Paesi hanno persino presentato un ricorso alla
CortedigiustiziaUe, chiedendol’annullamento delprovvedimento che - a detta loro - richiederebbe l’unanimità.
Stupisce che il nostro Paese, così critico nei confronti
dell’ormaitradizionalevetobritannicosuqualsiasiaccenno a una maggiore integrazione finisca per commettere
gli stessi errori di Londra. Un atteggiamento troppo british che rischia di tarpare le ali proprio sul nascere a un
progetto fortissimamente voluto dai Paesi Ue negli ultimi 40 anni per colmare il divario con i concorrenti mondiali. E nell’Europa che cerca la crescita l’esperienza insegna che non c’è più spazio per l’unanimità.
U
Lezione francese
sulle famiglie
RILANCIAREICONSUMI
he la famiglia in Italia (ma anche in Europa, come si
può leggere a pagina 7) sia in grave sofferenza è un
datodifatto, empirico,sottogli occhidi tutti.Manovre recessive, nuovi balzelli e tagli pesanti ai trasferimenti statali ormai non si contano più e incidono come un bisturi velenoso su un tessuto vitale della vita sociale del
Paese. Tutti lo ripetono. Infatti la famiglia, a parole, è nelle pupille di tutti i commentatori, politici e decision
maker. Ma quando si passa ai fatti (vedi a pagina 6) si scopre una verità ben più amara: pochi, incerti e timidi interventi di sostegno, a livello centrale, ma anche a livello regionale.Tra ildire e il fare, insomma, c’èdi mezzoun "mare", non fisico, ma ideologico (forse per questo ancor più
arduoda attraversare):si continua cioè anon considerare
la famiglia un soggetto centrale nelle decisioni di politica
economica. È un problema non da poco, che va superato.
In Francia lo hanno capito e hanno dispiegato le vele, facendosi guidare proprio da questa stella polare. Risultato?Iconsumiinternicrescono.Danoiinvecerestano ibernati in un "inverno economico" più freddo del gelo polare
di questi giorni.
C
Una conciliazione
un po’ più azzurra
OCCUPAZIONEFEMMINILE
acrisifavoriscevirtualmenteilparzialeriequilibriodelle opportunità occupazionali tra i generi: più donne sul
mercato del lavoro e più occupate, con il lavoro femminile che diventa fondamentale, e non accessorio, per molti
nuclei familiari; più uomini disoccupati o, addirittura, inattivi.E sono i servizi a salvare il lavoro delledonne, che sebbene
più istruite dei colleghi maschi, si adattano anche a posizioni
umili, tornando a quei lavori che avevano lasciato alle immigrate: badanti, baby sitter. Ma, come ha evidenziato il Censis
neigiorniscorsi,malgradoirisultati positivi,quellodellaconciliazione resta per le italiane un fattore di criticità elevato. E
proprio su questo punto il bonus di 300 euro al mese per sei
mesi che il Governo concederà alle neomamme è un primo
passo perché condiziona il bonus all’iscrizione al nido e al
rientro al lavoro. Ma le risorse sono scarse e quindi la misura
è ben lontana dall’avere effetti strutturali: 20 milioni di euro
l’anno per tre anni, basteranno per poco più di 11mila lavoratrici. Perché, invece, non aumentare quella singola giornata
di paternità prevista dalla riforma del lavoro che di per sé ha
un significato simbolico? Una scelta forte, ma che a parità di
risorse avrebbe dato un messaggio molto più incisivo.
L
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Pubblica Amministrazione
Il Sole 24 Ore
Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341
Le lettere vanno inviate a:
Il Sole-24 Ore ’’Lettere al Sole-24 Ore’’ - Via Monte Rosa, 91
20149 Milano - fax 02.312055
email: [email protected]
Includere per favore nome, indirizzo e qualifica
quindibisognodiorizzontitemporali
ampiperammortizzareicosti.Manoi
cittadini,oltreapagare(nonpoco)
ombrelloneelettino(chiancoraselopotrà
permettere),dovremoaccollarci–tuttinuovetasseancheperpagarelemulte
dell’Unioneeuropea?
Troppa confusione
sul contratto
di apprendistato
o 26 anni, ho completato tutti gli
esamiemimancasololadiscussionedellatesi(laureaspecialisticain
Ingegneria). Attualmente sto svolgendo
uno stage presso una banca che finirà tra
pochigiornievorreiproporreall’ufficioRisorse umane di instaurare un rapporto lavorativo di "apprendistato". Ho raccolto
moltadocumentazione;manmanochevadoavanti,però,èsemprepiùgrandelaconfusione sugli incentivi a favore di questo
contratto, a causa dei continui interventi
dapartedelGoverno,checomplicanoinvecedisemplificare:nonsiriesceacapireseci
siano o meno concrete agevolazioni per le
imprese, o se invece ci sia un aumento del
costodellavoroapartiredagennaioperfinanziare i nuovi ammortizzatori sociali.
Ora il nuovo annuncio del ministro Elsa
Fornero che parla di un decreto, in corso di
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,
che prevede la possibilità di concludere un
"accordo" addirittura fra cinque attori diversi - soggetti pubblici, enti previdenziali,
imprese,lavoratorianziani,lavoratorigiovani-inbasealqualeafrontediunlavoratore anziano che accetta di trasformare il
propriorapportodi lavoro da tempopieno
aparttimecisaràillavoratoregiovanevie-
B.B.
Padova
H
Chipensaalleimprese?
Il pacco natalizio
ne assunto con contratto di apprendistato.
In attesa di vedere il testo di questa nuova
misura,non sarebbe meglio avere maggiore chiarezza su questo contratto che dovrebbeesserelaportad’ingressonelmercatodellavoroperigiovani?
F.M.
email
Multebalnearidabrividi
Farabbrividirelaprorogadicinqueanni,
finoal2020,delleconcessionidemaniali
aglistabilimentibalneari,approvataal
Senatonelmaxi-emendamentoaldecreto
CALCIO & BUSINESS Marco Bellinazzo
I DIBATTITI
SUI BLOG
DEL SOLE 24 ORE
www.ilsole24ore.com
Domenico Rosa
Sviluppo.Enontantoperilfreddopolare
diquestigiorni,quantoalpensierodei
600milaeurodimultaalgiornoche
l’Unioneeuropeapotrebbepretendere
dall’Italiapernonaverapplicatola
"direttivaBolkestein".Ititolaridegli
stabilimentisullespiaggedelBelPaese
hannolelororagioni:hannoinvestito
nellaqualitàdelleinfrastruttureedel
servizioprobabilmentepiùdeiloro
“colleghi”dialtriPaesieuropei(non
sempre,però:inquantilididelCentro-Sud
odelleisolenonc’èneppurelagaranziadi
toilettesedoccefunzionanti?)ehanno
CAMILLO Christian Rocca
Champion’s ed Europa League:
i premi per le italiane
Chiusa la fase a gironi di
Champion’s ed Europa League
si avvicina il momento del
pagamento dei premi ai team
Inostripoliticihannoripresoa
"confrontarsi"sulfuturodell’Italiaconi
solititonidistruttivi:gliunicontroglialtri
perpoipuntaresoloaunoscrannoin
Parlamento.Direicheèsottogliocchidi
tuttilaloropaleseincapacitànelcercare
diaffrontareunacrisichemiricordala
grandedepressionedeglianniTrenta.Del
restononmisembrachefinorasisiavisto
unprovvedimentoutilearimetterein
motolamacchinadell’industriaitaliana.
Anzigliultimidecretigettanosolosabbia
eunamontagnadinuovetassenegli
ingranaggidichifaimpresa.Allorami
chiedo:costorohannomaivisitatoil
capannonediunaPmioillaboratoriodi
unartigiano?Magaristando alfiancodi
unpiccoloimprenditoreperuna
settimanapotrebberorendersicontodi
cosasignificafareimpresa. Dalla fatica
di portare a casa gli ordini allo stress di
sollecitare i pagamenti. È il mio lavoro,
ma per loro potrebbe essere una bella
scuola di vita concreta.
Massimo G.
email
BACKSTAGE Paola Bottelli
Capisco (Travaglio e Mentana)
e non capisco (Sette)
Capisco Travaglio e Mentana,
ma perché «Sette» del Corriere
della Sera fa da house organ al
movimento di Grillo? Misteri
Censis: 2,5 milioni di famiglie
hanno venduto oro
Le case d’asta hanno aumentato
gli inviti a far valutare gioielli,
mobili, tappeti, vini e altri
piccoli tesori di famiglia
ECONOMIA E SOCIETÀ
Il freno delle «cattive» istituzioni
Complessità, invisibilità e rendite di posizione bloccano la crescita
di Giovanni Majnoni
l dilemma di Amleto – essere o
non essere – è spesso letto in chiave intimista ed esistenziale. Ma è
lo stesso Amleto a ricordarci, nel
celebre monologo, come le sofferenze inflitte dalla società brucino più di
quelle dello spirito. Come i torti subìti dall’oppressore, le offese dell’arrogante, i ritardi della legge, l’insolenza dei pubblici poteri, il disconoscimento del merito da parte degli incompetenti sovrastino per numero e
dimensione le pene che sono inflitte
allo spirito e al corpo dall’amore non
corrisposto e dalla tarda età. Insomma, un moderno Amleto avrebbe detto in modo più prosaico che l’infelicità dell’uomo è dovuta al cattivo funzionamento delle istituzioni.
Oggi le analisi della new comparativeeconomicse lerilevazionisullaqualità delle istituzioni condotte da organismi multilaterali quali Banca mondiale
eOcse, edaenti qualiTransparency International, World economic forum o
Eurobarometer hanno documentato
come la crescita economica sia ostacolata dal cattivo funzionamento di quelle stesse istituzioni cui Shakespeare attribuiva, quattrocento anni prima per
bocca del giovane principe, la responsabilitàdellasofferenzaumana:la cattiva amministrazione della giustizia
("the Law’s delay"), la corruzione e
l’abuso dei pubblici poteri ("the Oppressor’s wrong"), l’uso della regolamentazione a fini privati ("the insolence of Office"), la prevaricazione del talento ("the Spurns that patient Merit of
the unworthy takes").
La ricerca delle cause del malessere
civile e dell’impoverimento economico porta l’osservazione letteraria e
l’analisi economica a una diagnosi comune: il cattivo funzionamento delle
istituzioni. E la storia mostra che quando le istituzioni si rinnovano, come avvenne alla fine dell’ultima guerra con
la trasformazione democratica delle
istituzionitotalitariedeitregrandiPaesi sconfitti, la ripresa di sviluppo e ottimismo sociale è contestuale ed è fonte
di veri "miracoli economici". Quando,
invece, come nella recente esperienza
italiana,unamaggioranzagenerazionale - in questo caso quella dei baby boomers - si arrocca a difesa di diritti che
ritiene stabilmente acquisiti, l’ammo-
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dernamento delle istituzioni langue e
cresconodiparipassomalessere sociale e impoverimento economico.
Con effetti così positivi su crescita e
benessere com’è dunque possibile che
il rinnovamento istituzionale rappresenti l’eccezione e non la norma? Tre
elementigiocanocontrol’ammodernamento delle istituzioni: la complessità
(il quadro istituzionale è multidimensionale), l’invisibilità (le istituzioni sono immateriali), l’ostilitàdei percettori
di rendite di posizione.
Alla complessità rispondono due
economisti di punta della new comparative economics, Acemoglu e Robinson, che riducono le istituzioni a
"estrattive", quelle che "estraggono"
ricchezza collettiva per convogliarla
verso usi e interesse privati e sono causa d’impoverimento, e "inclusive",
quelle che catalizzano il contributo dei
soggetti più innovativi e promuovono
lo sviluppo. Estrattiva è l’amministrazione della giustizia quando il ritardo
del giudizio ("the Law’s delay") si tra-
duce nella difesa “dal” processo, favorendo ingiustamente chi viola la legge,
per esempio, tutelando il debitore insolvente e sottraendo (estraendo) risorseal finanziamento dinuovi progetti. Estrattiva per antonomasia è la corruzione che simultaneamente sottrae
risorseagliusilegittimi,depredailcapitale sociale della pubblica amministrazione e azzera gli investimenti esteri.
L’indicatore della corruzione ci vede
benlontanidallamediaOcseeall’estremo opposto della virtuosa Danimarca,
forse per effetto di una tradizione –
prìncipie princìpi– cherisale piuttosto
a Cesare Borgia che ad Amleto. Preoccupa, soprattutto, l’ulteriore peggioramento dell’indicatore nel decennio
scorsoelacontestualefrenatadellacrescita e degli investimenti diretti esteri.
Estrattivo è infine l’uso distorto delle
regole quando, per incuria o per disegno, esse non tutelino ma ostacolino la
contendibilità dei mercati e la mobilità
sociale. Rientrano in questa categoria
le regole che governano l’attività delle
AFP
Effetti negativi. L’assetto istituzionale dell’Italia rimane molto al di sotto della media
europea e Ocse, nonostante il recente miglioramento degli indicatori "Doing business"
della Banca mondiale (nella foto: l’ingresso della sede di New York): quando le istituzioni
faticano a rinnovarsi, crescono malessere sociale e impoverimento economico
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imprese – oggetto del recente rapporto
"Doing Bbsiness" della Banca mondiale-,maanchequellechetutelanolaqualità dell’istruzione e il merito.
C’è poi la scarsa visibilità a frenare
l’ammodernamento delle istituzioni.
Comesi può apprezzareil cambiamento di ciò che non si vede? In passato, il
cambiodiun’istituzioneerasottogliocchi di tutti solo in circostanze eccezionalicomelafinediunaguerraouncambio di regime. Oggi è diverso. La misurazione della qualità delle istituzioni
hacompiuto progressi che consentono
di documentare con precisione gli effetti di una riforma anche in condizioni
di normalità, con il duplice beneficio
che il motore del consenso è sempre
più sensibile alle riforme istituzionali e
che le rendite di posizione - il terzo e
piùserioostacoloalleriformeistituzionali–risultanopiùesposte emenofacilmente difendibili.
Da ultimo c’è una considerazione
d’urgenza, perché i Paesi con assetto
istituzionale peggiore di quello dei loro omologhi – e il nostro rimane abbondantemente sotto la media europea e Ocse, nonostante il recente miglioramento degli indicatori "Doing
business" - si depauperano rapidamente. Emigrano i giovani in cerca di
migliori opportunità d’istruzione e lavoro, gli imprenditori in cerca di minori costi di esercizio, gli investitori
di rischi più contenuti.
Alla sfida della complessità il governo ha risposto con tempestività avviando, con il Piano nazionale delle riforme 2012, una programmazione del
processo di ammodernamento istituzionale del Paese. Più insidiosa è, invece, la sfida della visibilità. Non la visibilità delle norme approvate ("law in
the books"), ma quella dei risultati (le
ore e gli euro liberati dai minori adempimenti burocratici, il numero di nuovi occupati, imprese, asili) che restano spesso invisibili al cittadino - anche quando ci sono - perché l’articolato delle leggi omette di indicare, con
gli obiettivi, le variabili che ne misurano il conseguimento. La "contabilità
dei risultati" – in senso letterale la loro
visibilità – è oggi una delle priorità del
processo di rinascita civile ed economica del Paese. Perché solo i risultati
che si contano si vedono e, per converso, solo quelli che si vedono contano.
IMPRESE&LEGALITÀ
È già iniziata
la corsa
verso il rating
di Lionello Mancini
na buona notizia. Sono già
alcune decine le imprese che
hanno inviato all’Antitrust la
richiesta di accedere al rating
di legalità, quelle stellette (fino a tre) di
merito che aumentano a mano a mano
che l’impegno delle aziende sul fronte
dell’etica, della sicurezza, della
responsabilità sociale si fa più
stringente e articolato. Il dato è emerso
nei giorni scorsi al seminario
organizzato dall’Università di Bologna
per gli studenti del biennio magistrale in
Economia e diritto. Ad approfondire gli
aspetti del tema "Rating di legalità per le
imprese" sono stati chiamati i
rappresentanti dell’Authority che ha
curato il regolamento di assegnazione,
alti ufficiali della Guardia di finanza e i
manager di Italcementi e Siemens, due
realtà industriali particolarmente
impegnate nel definire e sperimentare
nuovi modelli di governance.
Per quanto il dato emerso sia
ufficioso, è di grande interesse per il suo
profilo qualitativo, specie se raffrontato
con la scarsità di soggetti affluiti nelle
white list, predisposte per otto categorie
produttive della filiera dell’edilizia.
Se decine di imprenditori e di società
con un fatturato minimo di due milioni
si dichiarano a posto sotto ogni aspetto,
si aprono ai controlli preventivi e
"prenotano" il rating, significa che lo
strumento lanciato a gennaio da
Confindustria intercetta (finalmente)
un bisogno reale: quello che da alcuni
anni spinge una parte del mondo
imprenditoriale a veder distinti i
comportamenti virtuosi da quelli che lo
sono meno, la trasparenza dall’opacità,
il prodotto di qualità da quello piazzato
grazie all’aggancio politico (magari con
mazzetta incorporata).
La platea dei potenziali richiedenti,
stimata sulla base del fatturato, è di
120-130mila soggetti, ma la
sproporzione non deve trarre in
inganno. L’afflusso finora registrato è
assai significativo, anche perché chi si è
già fatto avanti si è mosso praticamente
al buio, visto che a oggi esiste soltanto il
regolamento dell’Authority (varato
meno di un mese fa nella sua versione
definitiva), mentre tardano ad arrivare i
decreti ministeriali dell’Economia e
dello Sviluppo economico,
indispensabili a dare l’esatta misura
della premialità annessa al rating, in
termini di accesso ai finanziamenti
pubblici e al credito privato.
Le domande che si vanno
accumulando negli uffici del Garante
del mercato indicano dunque un nuovo
apprezzamento per il dato
reputazionale da parte di imprese per le
quali, ancora prima di conoscere entità
e modalità dei vantaggi promessi,
sembra valere il fattore distintivo di
questa nuova certificazione basata sui
risultati dell’impegno soggettivo.
Se poi gettiamo uno sguardo
all’andamento delle white list strumento finora specificamente
orientato alla prevenzione da
infiltrazioni criminali - la differenza di
"gradimento" balza subito agli occhi. Al
momento, infatti, le imprese inserite
nelle white list sono in tutto 27.
Venticinque a Milano, per partecipare
ai lavori di Expo 2015, e due a L’Aquila,
iscritte per la ricostruzione in Abruzzo.
Davvero poche, anche se presto
dovrebbero aggiungersene altre per la
partecipazione ai lavori post-sisma
dell’Emilia.
U
[email protected]
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ORALEGALE
Sequestrati 100 milioni
alclan dei«casalesi»
10 DICEMBRE 2011
Maxi-sequestro da 100 milioni al clan
dei casalesi, tra quote sociali, rapporti
bancari, beni mobili e immobili. Si
conclude così una complessa
indagine della Dda di Napoli, che
aveva portato pochi giorni prima
all’arresto di 36 persone tra affiliati,
politici e imprenditori, svelando gli
interessi della cosca nella costruzione
di un centro commerciale vicino a
Casal di Principe.
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Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 12
ECONOMIA E SOCIETÀ.
Il freno delle «cattive» istituzioni
Complessità, invisibilità e rendite di posizione bloccano la crescita.
Giovanni Majnoni Il dilemma di Amleto - essere o non
essere - è spesso letto in chiave intimista ed
esistenziale. Ma è lo stesso Amleto a ricordarci, nel
celebre monologo, come le sofferenze inflitte dalla
società brucino più di quelle dello spirito. Come i torti
subìti dall' oppressore, le offese dell' arrogante, i
ritardi della legge, l' insolenza dei pubblici poteri, il
disconoscimento del merito da parte degli
incompetenti sovrastino per numero e dimensione le
pene che sono inflitte allo spirito e al corpo dall'
amore non corrisposto e dalla tarda età. Insomma, un
moderno Amleto avrebbe detto in modo più prosaico
che l' infelicità dell' uomo è dovuta al cattivo
funzionamento delle istituzioni. Oggi le analisi della
new comparative economics e le rilevazioni sulla
qualità delle istituzioni condotte da organismi
multilaterali quali Banca mondiale e Ocse, e da enti
quali Transparency International, World economic
forum o Eurobarometer hanno documentato come la
crescita economica sia ostacolata dal cattivo
funzionamento di quelle stesse istituzioni cui
Shakespeare attribuiva, quattrocento anni prima per
bocca del giovane principe, la responsabilità della
sofferenza umana: la cattiva amministrazione della
giustizia ("the Law' s delay"), la corruzione e l' abuso
dei pubblici poteri ("the Oppressor' s wrong"), l' uso
della regolamentazione a fini privati ("the insolence of
Office"), la prevaricazione del talento ("the Spurns
that patient Merit of the unworthy takes"). La ricerca
delle cause del malessere civile e dell' impoverimento
economico porta l' osservazione letteraria e l' analisi
economica a una diagnosi comune: il cattivo
funzionamento delle istituzioni. E la storia mostra che
quando le istituzioni si rinnovano, come avvenne alla
fine dell' ultima guerra con la trasformazione
democratica delle istituzioni totalitarie dei tre grandi
Paesi sconfitti, la ripresa di sviluppo e ottimismo
sociale è contestuale ed è fonte di veri "miracoli
economici". Quando, invece, come nella recente
esperienza italiana, una maggioranza generazionale in questo caso quella dei baby boomers - si arrocca a
difesa di diritti che ritiene stabilmente acquisiti, l'
ammodernamento delle istituzioni langue e crescono
di pari passo malessere sociale e impoverimento
economico. Con effetti così positivi su crescita e
benessere com' è dunque possibile che il
rinnovamento istituzionale rappresenti l' eccezione e
Pubblica Amministrazione
non la norma? Tre elementi giocano contro l'
ammodernamento delle istituzioni: la complessità (il
quadro istituzionale è multidimensionale), l' invisibilità
(le istituzioni sono immateriali), l' ostilità dei percettori
di rendite di posizione. Alla complessità rispondono
due economisti di punta della new comparative
economics, Acemoglu e Robinson, che riducono le
istituzioni a "estrattive", quelle che "estraggono"
ricchezza collettiva per convogliarla verso usi e
interesse privati e sono causa d' impoverimento, e
"inclusive", quelle che catalizzano il contributo dei
soggetti più innovativi e promuovono lo sviluppo.
Estrattiva è l' amministrazione della giustizia quando il
ritardo del giudizio ("the Law' s delay") si traduce nella
difesa "dal" processo, favorendo ingiustamente chi
viola la legge, per esempio, tutelando il debitore
insolvente e sottraendo (estraendo) risorse al
finanziamento di nuovi progetti. Estrattiva per
antonomasia è la corruzione che simultaneamente
sottrae risorse agli usi legittimi, depreda il capitale
sociale della pubblica amministrazione e azzera gli
investimenti esteri. L' indicatore della corruzione ci
vede ben lontani dalla media Ocse e all' estremo
opposto della virtuosa Danimarca, forse per effetto di
una tradizione - prìncipi e princìpi - che risale piuttosto
a Cesare Borgia che ad Amleto. Preoccupa,
soprattutto, l' ulteriore peggioramento dell' indicatore
nel decennio scorso e la contestuale frenata della
crescita e degli investimenti diretti esteri. Estrattivo è
infine l' uso distorto delle regole quando, per incuria o
per disegno, esse non tutelino ma ostacolino la
contendibilità dei mercati e la mobilità sociale.
Rientrano in questa categoria le regole che
governano l' attività delle imprese - oggetto del
recente rapporto "Doing Bbsiness" della Banca
mondiale -, ma anche quelle che tutelano la qualità
dell' istruzione e il merito. C' è poi la scarsa visibilità a
frenare l' ammodernamento delle istituzioni. Come si
può apprezzare il cambiamento di ciò che non si
vede? In passato, il cambio di un' istituzione era sotto
gli occhi di tutti solo in circostanze eccezionali come
la fine di una guerra o un cambio di regime. Oggi è
diverso. La misurazione della qualità delle istituzioni
ha compiuto progressi che consentono di
documentare con precisione gli effetti di una riforma
anche in condizioni di normalità, con il duplice
beneficio che il motore del consenso è sempre più
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Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 12
sensibile alle riforme istituzionali e che le rendite di
posizione - il terzo e più serio ostacolo alle riforme
istituzionali - risultano più esposte e meno facilmente
difendibili. Da ultimo c' è una considerazione d'
urgenza, perché i Paesi con assetto istituzionale
peggiore di quello dei loro omologhi - e il nostro
rimane abbondantemente sotto la media europea e
Ocse, nonostante il recente miglioramento degli
indicatori "Doing business" - si depauperano
rapidamente. Emigrano i giovani in cerca di migliori
opportunità d' istruzione e lavoro, gli imprenditori in
cerca di minori costi di esercizio, gli investitori di rischi
più contenuti. Alla sfida della complessità il governo
ha risposto con tempestività avviando, con il Piano
nazionale delle riforme 2012, una programmazione
del processo di ammodernamento istituzionale del
Paese. Più insidiosa è, invece, la sfida della visibilità.
Non la visibilità delle norme approvate ("law in the
books"), ma quella dei risultati (le ore e gli euro
liberati dai minori adempimenti burocratici, il numero
di nuovi occupati, imprese, asili) che restano spesso
invisibili al cittadino - anche quando ci sono - perché l'
articolato delle leggi omette di indicare, con gli
obiettivi, le variabili che ne misurano il
conseguimento. La "contabilità dei risultati" - in senso
letterale la loro visibilità - è oggi una delle priorità del
processo di rinascita civile ed economica del Paese.
Perché solo i risultati che si contano si vedono e, per
converso, solo quelli che si vedono contano. ©
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Il Sole 24 Ore (Lunedì)
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Politica e società 17
Il Sole-24 Ore
Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341
L’agenda
LE DATE
A CURA DI Barbara Nepitelli
OGGI
PREMIO NOBEL
In occasione della consegna
del premio Nobel per la pace
all’Unione europea, l’Ufficio
di informazione in Italia del
Parlamento Ue e la
rappresentanza in Italia della
Commissione europea,
organizzano un evento per
assistere alla trasmissione
della cerimonia in diretta da
Oslo. Ritireranno il premio a
nome di «tutti i cittadini
europei» il presidente del
Parlamento europeo, Martin
Schulz; il presidente del
Consiglio, Herman Van
Rompuy, e il presidente della
Commissione europea, Josè
Manuel Barroso (nella foto).
Spazio Europa di via IV
novembre 149 a Roma (ore
12,30).
Burocrazia e imprese. I risultati dell’indagine del ministero della Pa su un campione di aziende
BAROMETRO
Un’ispezionesuduealbuio
Il 35% non conosce l’oggetto della verifica e il 54% la sua durata
Antonello Cherchi
Dal Fisco alle guardie forestali, dall’Asl ai vigili urbani,
dall’Inps all’Agenzia per l’ambiente (Arpa): le imprese sono
sottoposte ogni anno ai più diversi controlli. Non fa differenza la grandezza dell’azienda:
tanto quelle piccole che le più
grandi ricevono la visita degli
ispettori. Nelle imprese tra 5 e
249 addetti i controllori bussano in media due volte l’anno. In
quellecon un numero di lavoratori compreso tra 5 e 10 c’è almeno una verifica (la media è,
per l’esattezza, 0,7) controlli
ogni dodici mesi).
C’è di più: i controlli sono
spesso al buio, nel senso che
l’impresa non viene informata
su quanto dureranno e con quali criteri saranno effettuati, chi
li farà e quale sarà l’oggetto
dell’ispezione. La percentuale
di imprese che si sono trovate
in tali condizioni è piuttosto alta:peresempio,il36%èstatotenuto all’oscuro di quale fosse
l’obiettivo dell’ispezione, il
44% ha ignorato i criteri seguiti
dai controllori, il 54% non ha
avuto notizie sul tempo necessario per concludere la verifica.
Sono i primi risultati dell’indagine telefonica svolta dal ministero della Pubblica ammini-
strazione su un campione di
1.504 imprese con un numero di
addetti compreso tra 5 e 249. I
risultati del sondaggio (che ha
fatto riferimento al 2011) hanno
contribuito alla messa a punto
dellelinee guidapreviste daldecreto legge semplificazioni (Dl
5/2012), che dovranno rendere
piùsnello il sistema delle verifiche.In futuro,infatti, le ispezioni saranno parametrate al rischio dell’attività controllata e
dovranno avvenire secondo un
programma che eviti le sovrapposizioni anche sulla base delle
verifiche già effettuate e del loro esito. In altre parole, un’impresa virtuosa non va ispezionata con la stessa frequenza di
una colta in fallo.
Vigili del Fuoco, Arpa e Corpo forestale sono i controllori
più assidui, con un numero di
ispezioniinlocopiùaltodiquello degli altri undici organismi
presiinconsiderazione dalsondaggio (si veda il grafico a lato).
Anche le Forze dell’ordine (polizia, carabinieri, vigili urbani)
el’ispettorato del lavoro hanno,
tuttavia, un’attività elevata.
Se, invece, si guarda al numero di ore spese in azienda dai
controllori, le parti si invertono: al primo posto balzano – incontrastate - le agenzie fiscali, i
cui ispettori spendono, in media,quasi17oreperciascunaverifica; la metà ne impiega la
Guardia di finanza (8,1) e ancora meno l’ispettorato del lavoro
(5,3). I più rapidi sono i vigili del
fuoco, il cui controllo richiede,
mediamente, 2 ore.
Il sondaggio, che subirà ulteriori elaborazioni, ha rappresentato una base di lavoro per
il tavolo della semplificazione
– a cui siedono, oltre al ministero della Pubblica amministrazione, le regioni (Lombardia,
Emilia- Romagna e Marche) e
l’Anci – che ha messo a punto
le linee guida per lo snellimento dei controlli.
Il provvedimento è stato definito e attende il passaggio in
conferenza unificata, per poi
essere emanato come decreto.
Le linee guida sono articolate
in principi, buone pratiche e
raccomandazioni. Tra i principi individuati ci sono quello
della chiarezza della regolazione (cittadini e imprese devono
sapere quali sono gli obblighi a
cui adempiere), della proporzionalità del rischio come presupposto dei controlli (il modello di riferimento è stato la
prevenzione incendi) e della
collaborazione delle imprese.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I controlli
di Lina
Palmerini
Leispezioninelleimpresenel2011:glientichelihannoeffettuati,la
tipologiadelleverifiche,leaziende(da5a249eda5a10addetti)
5-249
Solo docum.
0%
5-10
Ispezioni
20%
Solo docum.
40%
60%
Ispezion
80% 100%
Vigili
del fuoco
Arpa
Corpo
forestale
Polizia/
Carabinieri
Guardia
di finanza
Agenzie
fiscali
Vigili
urbani
Asl
Inail
Inps
Ispettorato
lavoro
Fonte: dipartimento della Funzione pubblica - Ufficio semplificazione
GOVERNO
Convegno su "Government
Ethics: ripartire dai valori e
dalle regole nelle istituzioni
pubbliche". Università
Bocconi, via Gobbi 5, Milano
(ore 14,30).
POLITICA
Quarantaseiesimo
Rapporto Censis su "Elite e
territori, quel dialogo che
manca". Via Balzan 3, Milano
(ore 17,30).
MARTEDÌ 11
MIGRAZIONI
"XVIII Rapporto sulle
migrazioni 2012" di
Fondazione Ismu. Via
Romagnosi 8, Milano (ore 9).
e due incognite del prossimo voto sono Mario Monti e Beppe Grillo. Ora che
ilpuzzledeitradizionalischieramenti– Pd e Pdl – si è composto,
restano queste due variabili
non di poco conto a giocare un
ruolo decisivo nella prossima
campagna elettorale. C’è, infatti,unbacinodivotichenonsembra affatto scongelato: quello di
chi dichiara di volersi astenere.
Un blocco che molti sondaggisti avvicinano all’area moderata e cattolica e su cui potrebbero pesare le scelte di Monti. Si
diceperfinocheSilvioBerlusconi abbia rotto gli indugi la scorsa settimana proprio per anticipare eventuali mosse del premier o –ancora– c’èchi diceche
ormai il Cavaliere abbia saputo
che Monti si schiererà per un
centro alleato con la sinistra e
dunque abbia preferito contrastarlo. Sta di fatto che le scelte
delProfessore spariglierebbero
lecartedellacampagnaelettorale andando a intaccare quella
percentuale – elevata –
dell’astensione.
EcertoMontipotrebberi-trovareunasintoniaconlamaggioranza degli italiani (oggi il suo
consenso è al 33%) se fossero le
condizioni esterne a spingerlo
al grande passo. Per esempio,
una nuova emergenza finanziaria e il richiamo dei partner europei sui rischi per l’Italia. Insomma, una quasi riedizione di
ciò che è accaduto lo scorso anno. Scenario non auspicabile
ma possibile, perché durante la
campagna elettorale le spinte
anti-europeiste del combinato
disposto Berlusconi-Lega – da
una parte – e di Grillo dall’altra,
potrebbero riaccendere le tensionisuimercatiesuinostrititoli di Stato. Insomma, il populismocontrol’eurosarebbeunvalido motivo per il Professore di
L
spendersi per il Paese.
Soprattutto se i sondaggi a ridossodelvotodovesseroprevedereun’affermazioneimportante di Grillo, elemento che potrebbe aumentare le pressioni
suMontiaffinchésicandidi–direttamente o indirettamente –
appoggiando una lista che dichiaridivoler mantenerelabarra dritta sulle scelte di Bruxelles. Come se non bastasse, oltre
a Grillo ci sarà anche il vecchio
tandem di centro-destra, fatto
dal Cavaliere e dalla Lega, che
cavalcherà uno spirito populista anti-Merkel e anti-euro.
Dunque, una ragione in più per
Monti per scendere in campo.
In realtà, la vera sorpresa
non sarà tanto la quotazione
dell’alleanza berlusconian-maroniana ma quella del movimentodi Grilloche, dopole amministrativedella scorsaprimavera e le ultime regionali, comincia a essere temuto dai partiti e non solo. Chi si aspettava
che quello di Grillo potesse diventare il primo partito in Sicilia? Né tra le forze politiche né
tra gli analisti questa era la previsione prevalente. Tutt’altro.
Invece il comico genovese ha
dimostratodi saperfarecampagna elettorale, terreno su cui finora il "maestro" è stato Berlusconi. In Sicilia, ex feudo berlusconiano,èarrivato primomentre il Pdl ha perso il 70% del suo
elettorato, il Pd il 49% e Sel non
è nemmeno riuscita a entrare
nell’assemblearegionalesiciliana. Secondo l’Istituto Cattaneo
Grillo ha rubato voti soprattuttoal Pd e alla sinistra di Sel e Federazione di sinistra, ma al
Nord la composizione sociale
edelettoraleèbendiversa.E potrebbeaccadere,come ègiàsuccesso in varie città del Nord – a
cominciare da Parma – che sia
l’elettorato di centro-destra e
leghista a optare per il Movimento 5 Stelle. È Grillo il nuovo
avversariodelCavaliereed èassai più temibile di Bersani. Così
come potrebbe esserlo – eventualmente – Mario Monti.
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Parlamento. Legislatura agli sgoccioli
ESTERI
Nell’ambito del ciclo di
incontri su "L’Italia e la
politica internazionale.
Nuove responsabilità a
rischio di marginalizzazione",
incontro con Luca Cordero di
Montezemolo. Palazzo
Clerici, via Clerici 5, Milano
(ore 12).
Camere pronte
allo sprint finale
I decreti legge in lista d’attesa
MERCOLEDÌ 12
7 Novità rispetto alla settimana precedente
TURISMO
Incontro su "Il nuovo Enit. I
trend turistici 2013"
promosso da Enit Italia. Via
Marghera 2, Roma (ore
11,30).
Provvedimento
Funzionamento enti locali e
misure per il sisma di maggio
Crescita e innovazione
Tfr personale pubblico
Società Stretto di Messina e
misure sul trasporto locale
GIOVEDÌ 13
CULTURA
Seminario dell’Istituto
Bruno Leoni su "La cultura ai
privati. Il partenariato
pubblico privato per la tutela
e la valorizzazione del
patrimonio culturale". Piazza
Castello 23, Milano (ore
8,45).
N. N. atto
174 C 5220
179 S 3533
185 S 3549
187 S 3556
Riordino delle Province
188 S 3558
Accesso ai finanziamenti per il
pagamento di tributi e
contributi sospesi per il
terremoto del 2012
Misure per l’Ilva di Taranto
194 S 3575
206 C 5617
Misure salva-infrazioni Ue
Scad. Stato dell’iter
9-dic 7 Approvato
definitivamente
18-dic 7 Senato: approvato
29-dic
Senato: Affari
costituzionali
1-gen 7 Senato: Lavori
pubblici.
(Ora Dl 179)
5-gen
Senato: Affari
costituzionali
16-gen 7 Senato: Affari
costituzionali
e Bilancio.
(Ora Dl 174)
1-feb 7 Camera:
Ambiente e Attività
produttive
Approvato (Cdm
6 dicembre)
C = atto Camera; S = atto Senato
SERVIZI PUBBLICI
Assemblea Federutility –
Federambiente sui "Servizi
pubblici ed economie
territoriali: un contributo per
l’agenda del Governo".
Auditorium via Veneto, via
Veneto 89, Roma (ore 10).
Avanti tutta con la legge di
stabilità al Senato, sprint alla
Cameraper evitare la decadenza del decreto-sviluppo, taglio
delle Province al test decisivo
sempre a palazzo Madama. E
poi probabilmente quasi più
niente: l’orologio delle leggi
sta per fermarsi.
Con la legislatura ormai
giunta agli sgoccioli, le Camere fanno il conto alla rovescia
dei giorni di lavoro realiche ancora restano prima del "romepete le righe". E dunque delle
riforme grandi e piccole che
possono coltivare qualche speranza di tagliare il traguardo finale. Ma il bilancio è amarissimo, sia che lo scioglimento arrivi a Natale (voto a febbraio)
o ai primi di gennaio (voto ad
aprile). Per questo, la settimana parlamentare che inizia oggisarà decisiva, anche per valutare l’atteggiamento del Pdl in
occasione delle votazioni in
aula e nei lavori delle commissioni, che a questo punto diventano strategici come carti-
SICUREZZA STRADE
Fondazione Ania presenta
la nuova campagna
2012-2013 sulla sicurezza
stradale realizzata da
Oliviero Toscani. Via della
Frezza 70, Roma (ore 11).
VENERDÌ 14
PROFESSIONI
IV forum dell’Unione
nazionale giovani dottori
commercialisti ed esperti
contabili su "LiberaItalia:
alcune proposte dell’Ungdcec
per un Paese più
competitivo". Teatro Salone
Margherita, via dei due
Macelli 75, Roma (ore 10).
Pubblica Amministrazione
Monti e Grillo:
le due incognite
che «sparigliano»
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
na di tornasole delle briciole
di speranza per molti provvedimenti di diventare legge.
Sulla legge di stabilitàin questigiornila commissioneBilancio del Senato voterà gli emendamenti. Il programma attuale
prevede l’approdo in aula da
martedì18,poitoccheràallaCamera, che a quel punto dovrebbe occuparsene solo per una
settimana: l’obiettivo è di chiuderelapartita entroil 24 dicembre, a meno che non si aprano
finestrefinoal29.Ildecreto-sviluppodovràessereinvecevarato in via definitiva dalla Camera (ancora in soli sette giorni)
entro la scadenza del 18 dicembre.Tuttoquesto mentrelalegge elettorale è finita nel dimenticatoio e il decreto sul taglio
delleProvince(scadeil5gennaio) dovrebbe arrivare domani
in aula al Senato per poi essere
trasmesso alla Camera, che a
quel punto potrebbe forse solo
decretarne il fallimento.
R. Tu.
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 17
Burocrazia e imprese. I risultati dell' indagine del ministero della Pa su un campione di
aziende.
Un' ispezione su due al buio
Il 35% non conosce l' oggetto della verifica e il 54% la sua durata.
Antonello Cherchi Dal Fisco alle guardie forestali, dall'
Asl ai vigili urbani, dall' Inps all' Agenzia per l'
ambiente (Arpa): le imprese sono sottoposte ogni
anno ai più diversi controlli. Non fa differenza la
grandezza dell' azienda: tanto quelle piccole che le
più grandi ricevono la visita degli ispettori. Nelle
imprese tra 5 e 249 addetti i controllori bussano in
media due volte l' anno. In quelle con un numero di
lavoratori compreso tra 5 e 10 c' è almeno una
verifica (la media è, per l' esattezza, 0,7) controlli ogni
dodici mesi). C' è di più: i controlli sono spesso al
buio, nel senso che l' impresa non viene informata su
quanto dureranno e con quali criteri saranno
effettuati, chi li farà e quale sarà l' oggetto dell'
ispezione. La percentuale di imprese che si sono
trovate in tali condizioni è piuttosto alta: per esempio,
il 36% è stato tenuto all' oscuro di quale fosse l'
obiettivo dell' ispezione, il 44% ha ignorato i criteri
seguiti dai controllori, il 54% non ha avuto notizie sul
tempo necessario per concludere la verifica. Sono i
primi risultati dell' indagine telefonica svolta dal
ministero della Pubblica amministrazione su un
campione di 1.504 imprese con un numero di addetti
compreso tra 5 e 249. I risultati del sondaggio (che ha
fatto riferimento al 2011) hanno contribuito alla messa
a punto delle linee guida previste dal decreto legge
semplificazioni (Dl 5/2012), che dovranno rendere più
snello il sistema delle verifiche. In futuro, infatti, le
ispezioni saranno parametrate al rischio dell' attività
controllata e dovranno avvenire secondo un
programma che eviti le sovrapposizioni anche sulla
base delle verifiche già effettuate e del loro esito. In
altre parole, un' impresa virtuosa non va ispezionata
con la stessa frequenza di una colta in fallo. Vigili del
Fuoco, Arpa e Corpo forestale sono i controllori più
assidui, con un numero di ispezioni in loco più alto di
quello degli altri undici organismi presi in
considerazione dal sondaggio (si veda il grafico a
lato). Anche le Forze dell' ordine (polizia, carabinieri,
vigili urbani) e l' ispettorato del lavoro hanno, tuttavia,
un' attività elevata. Se, invece, si guarda al numero di
ore spese in azienda dai controllori, le parti si
invertono: al primo posto balzano - incontrastate - le
agenzie fiscali, i cui ispettori spendono, in media,
quasi 17 ore per ciascuna verifica; la metà ne impiega
la Guardia di finanza (8,1) e ancora meno l'
Pubblica Amministrazione
ispettorato del lavoro (5,3). I più rapidi sono i vigili del
fuoco, il cui controllo richiede, mediamente, 2 ore. Il
sondaggio, che subirà ulteriori elaborazioni, ha
rappresentato una base di lavoro per il tavolo della
semplificazione - a cui siedono, oltre al ministero della
Pubblica amministrazione, le regioni (Lombardia,
Emilia- Romagna e Marche) e l' Anci - che ha messo
a punto le linee guida per lo snellimento dei controlli.
Il provvedimento è stato definito e attende il
passaggio in conferenza unificata, per poi essere
emanato come decreto. Le linee guida sono articolate
in principi, buone pratiche e raccomandazioni. Tra i
principi individuati ci sono quello della chiarezza della
regolazione (cittadini e imprese devono sapere quali
sono gli obblighi a cui adempiere), della
proporzionalità del rischio come presupposto dei
controlli (il modello di riferimento è stato la
prevenzione incendi) e della collaborazione delle
imprese. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 37
Il Sole-24 Ore
Lunedì 10 Dicembre 2012
9
L’APPELLO
L’IMPUGNAZIONE
Ilsecondoround
Glieffetti
Due iter per ribaltare il verdetto
L’istanza non ferma
i pagamenti dovuti
Percorso breve entro 60 giorni o lungo entro sei mesi dalla pronuncia di primo grado
PAGINA A CURA DI
Laura Ambrosi
Chi vuole proporre appello
contro una sentenza della commissione tributaria provinciale
può scegliere tra due strade: il
percorso breve, da compiere in
60 giorni e quello lungo per il
quale il termine è di sei mesi.
Il termine breve di 60 giorni
decorre dalla data di notifica
della sentenza. La parte che intende procedervi, deve chiedere copia della sentenza della
Ctp, presso la segreteria della
commissione che l’ha emessa,
per poi notificarla mediante ufficiale giudiziario, con consegnadiretta o raccomandata con
ricevuta di ritorno.
Non è un adempimento obbligatorio e non esiste un termine entro cui poter procedere, lasciando totale discrezionalità alle parti.
Il termine lungo, pari appunto a sei mesi, decorre dalla data
didepositodellasentenza.Questoterminepuòessere interrotto solo con la notifica, ma rappresenta comunque il termine
massimo; non si può sommare
il termine breve a quello lungo.
L’appello prende le mosse
dalla sentenza depositata dalla
commissioneprovincialesulricorso proposto dal contribuente: la commissione rende nota
la decisione mediante invio del
dispositivo,ossiauna brevesintesi del contenuto della sentenza. L’impugnazione rappresenta un procedimento contro la
sentenza, ritenuta viziata o in
un qualche modo errata. Il giudizio di secondo grado, infatti,
non deve essere inteso come la
richiesta di un’ulteriore «parere» sull’atto emesso dall’agenzia delle Entrate, ma sulla sentenza emessa dai giudici della
commissione
provinciale.
Questo comporta che nell’atto, devono essere in primo luogo rilevati i vizi riscontrabili
nella pronuncia, errori di valutazione commessi dal collegio, contraddizioni espresse
nella motivazione eccetera. Solo dopo questa prima analisi si
potranno ribadire tutte le doglianze sollevate nel ricorso in
primo grado, proprio perché
erroneamente valutate dalla
commissione provinciale.
I contenuti
L’appellodeve contenerequanto previsto dall’articolo 53 del
Dlgs 546/1992, ossia l’indicazione della Commissione tributaria cui è diretto, l’indicazione dell’appellante e delle altre parti nei cui confronti è
proposto; gli estremi della sentenza impugnata, l’esposizione sommaria dei fatti, l’oggetto della domanda e i motivi
specifici dell’impugnazione.
L’assenza o assoluta incertezza di uno di questi elementi
comporta l’inammissibilità
dell’appello.
Una volta redatto il ricorso
di appello va notificato alla
controparte ed entro trenta
giorni depositato sia presso la
segreteria della commissione
provinciale che ha emesso la
sentenza e sia presso la commissione regionale presso la
quale è indirizzato.
Ildeposito pressola commissione provinciale è indispensa-
bile, pena l’inammissibilità dell’appello. L’unica eccezione,
che esenta l’appellante da questo adempimento,è il caso della
notifica dell’atto di appello tramite ufficiale giudiziario. Infatti, in questa ipotesi, sarà sufficiente procedere nei confronti
della controparte e in commissione regionale.
La parte che ha ricevuto l’appello entro 60 giorni dovrà costituirsiingiudizio ed eventualmente proporre appello incidentale, ossia contestare la parte della sentenza che l’ha reso
soccombente. In questo caso, la
procedura è molto semplificata: è sufficiente depositare l’appello incidentale in tante copie
quante sono le controparti, solo presso la segreteria della
commissione regionale adita.
Recentemente la Cassazione
(sentenza 4679/2012), ha precisato che l’appellante incidentale deve riscontrare il deposito
dell’appello principale presso
la segreteria della provinciale,
in quanto in caso di assenza, deve provvedervi direttamente.
L’eventuale inammissibilità dell’appello principale, travolgerebbe anche quello incidentale, se l’appellato non vi
ha provveduto.
L’appello sconta il contributo unificato sulle imposte della sentenza di primo grado oggetto di impugnativa. Per l’appello incidentale, il principio
è analogo: il contributo si calcola sul valore dell’atto incidentale anche se già rientrante nello scaglione dell’appello
principale proposto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Come difendersi
Alcuni casi concreti legati all’appello
IL CASO
LA SOLUZIONE
IlComuneimpugnaunasentenza
dellacommissioneprovinciale
favorevolealcontribuente.Nel
fascicolomancalaricevutadel
depositodell’appellopressola
commissioneprovinciale.Nonèstato
propostoappelloincidentaledaparte
delcontribuente
Nellacostituzioneingiudiziova
rilevatoilmancatodeposito
dell’appelloallaCtp. Potrebbeessere
utilepredisporreunamemoriaprima
dell’udienzaosollevarelaquestione
inudienza.Lacommissionerileverà
l’inammissibilitàdell’appello
d’ufficio
L’11maggio2012lacommissione
provincialehadepositatounasentenza
favorevolealcontribuente.Il3giugno
2012ilcontribuentehanotificato,
medianteconsegnaall’ufficio,la
sentenza.Il19settembre2012èstato
ricevutoviaraccomandatal’appello
dell’agenziadelleEntrate
Entro60giornidallanotificadella
sentenza,chil’haricevutapuò
proporreappello.Contaladatadi
invioenonquelladiricezione.Nel
casoesaminatol’appellodell’ufficio
risultatempestivosesitieneconto
degliulteriori45giornidisospensione
ferialechescattanol’estate
IL PAGAMENTO
SOSPESO
Ilcontribuenteconilricorsoha
richiestoancheistanzasospensiva
giudiziale.Lacommissioneprovinciale
harigettatolarichiestaeilcontribuente
haversatolesommedovute.La
sentenzadellaCtpèfavorevoleal
contribuenteeannullalapretesa
Essendostatoannullatodeltutto
l’atto,nonrisultanodovutesomme.Il
contribuentepuòottenereilrimborso
diquantoversato.L’articolo68del
Dlgs546/92prevedeilrimborsoentro
90giornidallanotifica,mamoltiuffici
procedonoancheinassenzadinotifica
COSTITUZIONE
IN GIUDIZIO
Il13luglio2012laCtphadepositato
unasentenzafavorevoleal
contribuente.Il28novembre2012
l’ufficiohanotificatoappello,
rilevandocarentemotivazionedella
sentenzaederroneavalutazionedelle
proveprodottedalcontribuente
Quandol’appellatononhaalcuna
ragionepermodificarelasentenzadi
primogrado,saràsufficiente
costituirsiingiudizio.Conunattocon
ilqualesicontestanotuttiivizirilevati
dall’appellanteesiconfermila
correttezzadellasentenzadepositata
LA SCELTA
DELL’APPELLO
LaCtpharigettatointegralmentele
doglianzedelcontribuentee
confermatol’accertamento.L’agente
dellariscossionechiedeilpagamento
deidueterzidovuti,comprensividi
sanzione.Ilcontribuentevuole
ricorrereinappello
L'appelloècontrolasentenzaenon
control’attooriginariamente
impugnato.Dovrannoessererilevati
eventualivizioerroridellasentenza.
Vanotificatoallacontropartee
depositatosiaallacommissione
provincialecheaquellaregionale
L’OMESSO
DEPOSITO
LA SCADENZA
PER IMPUGNARE
Pubblica Amministrazione
Ancheinpendenzadelgiudiziodiappello,le sentenzedevonoessere eseguite.In casodi
sconfitta (o meglio di soccombenza)inprimogrado,ilcontribuente dovrà corrispondere i
due terzi del totale preteso con
l’attoimpugnato(ol’ammontare risultante dalla sentenza) e,
dopo il giudizio della commissione regionale, il residuo.
Nel rito tributario non si può
ottenere la sospensiva della
sentenza.Inaltreparole, ilcontribuente soccombente in primo grado pare non avere alcuno strumento per evitare il pagamentoinattesadellepronunce successive.
Ma questa convinzione si è
andata incrinando di recente.
La problematica, infatti, è stata sottoposta alla Corte costituzionale. I dubbi nascevano
dall’interpretazione dell’articolo 49 del Dlgs 546/92, che
rinviandoalcodice diprocedura civile le regole per le impugnazioni, esclude espressamente gli articoli che ne prevedono la possibilità di sospensione. In questo modo finora
quindi la tutela cautelare è rimasta circoscritta al giudizio
di primo grado. Ma la Corte costituzionale con la sentenza
217/2010, hachiarito che occorre operare un’interpretazione
costituzionalmente orientata
della norma. Ha concluso che
non può essere esclusa del tutto la possibilità di sospendere
la sentenza di appello, impugnata per cassazione. Questa
pronuncia è apparsa subito
molto importante, in quanto
haaperto un varco per la possibilità di sospendere le sentenze anche nel diritto tributario.
Per la prima volta dopo i principi enunciati dalla Consulta,
la Corte di Cassazione con la
decisione2845/2012 ha precisato che anche contro le decisioni della Commissione regionale si applica l’articolo 373 del
Codice di procedura civile.
Questa norma prevede che il
giudice che ha pronunciato la
sentenzapuò, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione
possa derivare danno grave e
irreparabile, disporre che
l’esecuzione sia sospesa.
Questepronunceeranorelative a sentenze delle commissioni regionali. Tuttavia, generalizzando a tutto il processo
tributario,potrebbeessere possibile introdurre il principio
della sospensione anche per le
sentenze di primo grado. Trattandosi di un nuovo orientamento è ancora di difficile attuazione e sono prevalenti le
commissioni di merito che non
ritengono di uniformarsi.
Nella pratica, benché non
esista un procedimento univoco, dovrebbe essere proposta istanza cautelare alla commissione che ha emesso la
sentenza, e dimostrare l’esistenza del periculum in mora,
ossia i danni che potrebbe subire il contribuente «anticipando» le somme .
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IL PUBBLICO
LE SPESE DI LITE
Il rimborso
Unaquestionemoltosentita
daicontribuenti,senonaltro
perunasoddisfazione
personale,riguardailrimborso
dellespesedilitenelcasodi
vittoria.
Èprassidiffusacheigiudici
tributariquandoè
l’amministrazioneadessere
soccombente,disponganoper
lacompensazionedellespese,
radicandolamotivazionenella
complessitàonovitàdella
questionetrattata.
Inmisuramenofrequente,
invece,liquidanolespesea
favoredelcontribuente,il
quale,spesso,pervedere
concretamentepagatoil
propriocredito,deve
procedereomediante
apposizionedellaformula
esecutivasullasentenza
passataingiudicatoovverocon
ilgiudizio diottemperanza.
Infatti,parechefinoaquandoil
contribuentenonsiattiviper
«sollecitare»ilpropriodiritto,
l’ufficiononvidiaesecuzione.
Superatociò,lacircolare
25/E/2012hachiaritoanchela
questionerelativaalsoggetto
chehaildirittodiriscuoteretali
somme.Risultaapplicabile
l’articolo93delCodicedi
proceduracivile,inforza del
qualeildifensorepotrà
richiederedirettamente
all’amministrazionefinanziaria
ilpagamentodellespesedilite
liquidate,soloseprevistodalla
procuraequindidalla
sentenza.Pertanto seil
difensorerisulta vincitore
anchesottoilprofilodelle
spese,potràrichiederle a
proprionome,in caso
contrario,dovràprocedereil
contribuenteinteressato.
Sel’avvocatorisulta
«distrattario»cioèhaildiritto
diincassarelespese,
procederàconfatturaintestata
alproprioclienteevidenziando
cheilpagamentoèavvenuto
direttamentedallaparte
soccombente.Otterrà gli
Ma la Consulta
ha aperto
uno spiraglio
per la sospensiva
onorariliquidati oltrel’Iva, nel
casoilcontribuentesia
soggettoprivato; otterràsolo
glionorariliquidati,nelcaso in
cuiilcontribuentesiaimpresa
oprofessionista, potendo,
quest’ultimodetrarrel’Iva
dellafatturadeldifensore.
Lite temeraria
Incasiancora piùrari, è
capitatochelacommissionedi
meritoriconoscesse«lalite
temeraria»instaurata
dall’ufficioel’idoneo
risarcimentoinfavore del
contribuente.L’articolo96,
comma1, delCodicedi
proceduracivileprevedeche se
lapartesoccombentehaagitoo
resistitoingiudiziocon
malafedeocolpa grave,il
giudice,suistanza dell’altra
parte,lacondanna,oltreche
allespese,alrisarcimentodei
danni,che liquida,anche
d’ufficio,nellasentenza.
Ilcomma3dispone,invece,che
«inogni caso»,quando
pronunciasullespese, il
giudice,anched’ufficio,può
condannarela parte
soccombentealpagamentodi
unasommaequitativamente
determinata.Ècosì introdotta
nell’ordinamentounaformadi
sanzionepercensurareil
comportamentoadottatoda
unadelleparti delgiudizio.
Inlineadimassima è
opportunovalutare
attentamentel’atteggiamento
dell’ufficiodurante tuttoil
procedimento,quindianche
nellafaseprecedente il
contenziosoe,nelcaso,
procedereconlarichiestaal
collegio.Tuttavia,dallalettura
dellanorma,paresiapossibile
cheilgiudicericonoscaciò
anchesenzaunaspecifica
richiesta.
La giurisprudenza di merito
Alriguardomeritadiessere
citataunarecentepronunciadi
merito.Secondolasentenza
64/06/12dellaCtpdiBrescia,
infatti,lanaturasanzionatoria
delladisposizione,non puòche
presupporrelavolontàdi
punireunatteggiamento
caratterizzatodadoloocolpa
grave.Aconfermaharilevato
chel’inciso«inognicaso»va
lettonelsensodiconferireal
giudiceilpoterediprocedere
anched’ufficio.
Rimborsi in tre mesi
se a perdere è la Pa
L’amministrazione che
perde deve subito rimborsare
il contribuente. L’articolo 68
del Dlgs 546/1992 prevede
che il tributo corrisposto in
eccedenza rispetto a quanto
statuito dalla commissione
tributaria provinciale, deve
essere rimborsato d’ufficio
entro novanta giorni dalla
notifica della sentenza.
L’agenzia delle Entrate, con
la circolare 49/E del 2010, è
intervenuta dettando i
principi per i rimborsi dovuti
per effetto di sentenze nei
giudizi tributari,
distinguendo i rimborsi in
relazione al tipo di
controversia.
Nella circolare è
evidenziato che le
controversie relative ad atti
impositivi, di liquidazione, di
irrogazione sanzioni e di
riscossione, rientrano nelle
disposizioni dell’articolo 68,
per le quali – a parere
dell’Agenzia – il rimborso
deve avere esecuzione senza
necessità di notifica o di
specifica richiesta o sollecito
da parte del contribuente.
Inoltre la restituzione deve
essere effettuata subito dopo
la comunicazione del
dispositivo della sentenza,
senza necessità che sia
definitiva.
Nello stesse istruzioni,
l’Agenzia rileva che le
controversie relative a
dinieghi espressi o taciti alla
restituzione di tributi,
rientrano invece nelle
disposizioni contenute
nell’articolo 69 del Dlgs
546/92, che prevede
l’esecuzione del rimborso
solo quando la sentenza è
passata in giudicato. Dispone
così, che gli uffici procedano
con il rimborso non appena la
pronuncia diventa definitiva.
In particolare, l’articolo 69
prevede che quando la
commissione condanna
l’ufficio al pagamento di
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Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
somme, comprese le spese di
giudizio e la sentenza è
passata in giudicato, la
segreteria della commissione
ne rilascia copia spedita in
forma esecutiva.
La spedizione in forma
esecutiva consiste
nell’apposizione da parte del
pubblico ufficiale,
sull’originale o sulla copia del
provvedimento, della
seguente formula:
«Comandiamo a tutti gli
ufficiali giudiziari che ne
siano richiesti e a chiunque
spetti, di mettere in
esecuzione il presente titolo,
al pubblico ministero di darvi
assistenza, e a tutti gli ufficiali
della forza pubblica di
concorrervi, quando ne siano
legalmente richiesti».
Con il titolo esecutivo, il
contribuente creditore può
promuovere, nei confronti
dell’ufficio, azioni quali il
pignoramento dei beni, la
vendita forzata o
l’assegnazione.
Un altro rimedio per
l’inerzia dell’ufficio è il
giudizio di ottemperanza. Si
tratta di una richiesta rivolta
alla commissione che ha
emesso la sentenza, affinché
l’ufficio adempia a quanto
disposto nella pronuncia
ormai passata in giudicato.
Il ricorso è proponibile solo
dopo trenta giorni dalla
messa in mora a mezzo di
ufficiale giudiziario.
Sarà quindi necessario,
prima di procedervi,
notificare una formale diffida
all’Agenzia specificando gli
estremi della sentenza e gli
obblighi non rispettati sino a
quel momento.
Decorso infruttuosamente
anche questo tentativo, il
contribuente potrà procedere
con il giudizio di
ottemperanza previsto
dall’articolo 70 del Dlgs
546/92.
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Pagina 15 di 69
Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 37
IL PUBBLICO.
Rimborsi in tre mesi se a perdere è la Pa
L' amministrazione che perde deve subito rimborsare
il contribuente. L' articolo 68 del Dlgs 546/1992
prevede che il tributo corrisposto in eccedenza
rispetto a quanto statuito dalla commissione tributaria
provinciale, deve essere rimborsato d' ufficio entro
novanta giorni dalla notifica della sentenza. L' agenzia
delle Entrate, con la circolare 49/E del 2010, è
intervenuta dettando i principi per i rimborsi dovuti per
effetto di sentenze nei giudizi tributari, distinguendo i
rimborsi in relazione al tipo di controversia. Nella
circolare è evidenziato che le controversie relative ad
atti impositivi, di liquidazione, di irrogazione sanzioni e
di riscossione, rientrano nelle disposizioni dell' articolo
68, per le quali - a parere dell' Agenzia - il rimborso
deve avere esecuzione senza necessità di notifica o
di specifica richiesta o sollecito da parte del
contribuente. Inoltre la restituzione deve essere
effettuata subito dopo la comunicazione del
dispositivo della sentenza, senza necessità che sia
definitiva. Nello stesse istruzioni, l' Agenzia rileva che
le controversie relative a dinieghi espressi o taciti alla
restituzione di tributi, rientrano invece nelle
disposizioni contenute nell' articolo 69 del Dlgs
546/92, che prevede l' esecuzione del rimborso solo
quando la sentenza è passata in giudicato. Dispone
così, che gli uffici procedano con il rimborso non
appena la pronuncia diventa definitiva. In particolare,
l' articolo 69 prevede che quando la commissione
condanna l' ufficio al pagamento di somme, comprese
le spese di giudizio e la sentenza è passata in
giudicato, la segreteria della commissione ne rilascia
copia spedita in forma esecutiva. La spedizione in
forma esecutiva consiste nell' apposizione da parte
del pubblico ufficiale, sull' originale o sulla copia del
provvedimento, della seguente formula:
«Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne
siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere in
esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di
darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza
pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente
richiesti». Con il titolo esecutivo, il contribuente
creditore può promuovere, nei confronti dell' ufficio,
azioni quali il pignoramento dei beni, la vendita
forzata o l' assegnazione. Un altro rimedio per l'
inerzia dell' ufficio è il giudizio di ottemperanza. Si
tratta di una richiesta rivolta alla commissione che ha
emesso la sentenza, affinché l' ufficio adempia a
quanto disposto nella pronuncia ormai passata in
giudicato. Il ricorso è proponibile solo dopo trenta
Pubblica Amministrazione
giorni dalla messa in mora a mezzo di ufficiale
giudiziario. Sarà quindi necessario, prima di
procedervi, notificare una formale diffida all' Agenzia
specificando gli estremi della sentenza e gli obblighi
non rispettati sino a quel momento. Decorso
infruttuosamente anche questo tentativo, il
contribuente potrà procedere con il giudizio di
ottemperanza previsto dall' articolo 70 del Dlgs
546/92. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 39
IN LIBRERIA
LE REGOLE DELL' E-COMMERCE Faro sulle
transazioni via Internet tra aspetti di natura legale e
fiscale Il volume scritto da Raffaele d' Angelo, Davide
Quattrocchi, Fabio Ranieri e Giuseppe M.M. Granato
(ufficiali superiori della Guardia di finanza) illustra il
quadro delle regole relative al commercio elettronico
e si sofferma anche sull' attività di controllo della Pa,
chiamata a contrastare i rischi di criminalità
informatica. Affrontando il tema dell' acquisizione
delle tracce informatiche e della loro rilevanza ai fini
probatori, anche in ambito tributario, il testo illustra il
contrasto dei fenomeni evasivi in rete, i nuovi scenari
in sede di controllo e i possibili adeguamenti dei
tradizionali moduli ispettivi per rispondere alle nuove
sfide proposte dalle transazioni online. Le transazioni
online: definizioni, aspetti legali e fiscali, gli strumenti
di controllo della pubblica amministrazione Ed.
Battivelli, 2012, pag. 235 Prezzo: 20 euro.
Pubblica Amministrazione
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Lun 10/12/2012
La Stampa
Pagina 10-11
LA STAMPA
LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012
29
novembre
2012
Primo Piano .11
.
Il voto all’Onu
Lo strappo
A un mese dal viaggio di
Monti e Terzi in Israele (foto),
l’Italia vota «sì» alla
risoluzione dell’Onu che
attribuisce alla Palestina lo
status di Stato osservatore
Sabato, a sorpresa, dopo un
incontro al Quirinale con
Napolitano, Monti annuncia
le sue dimissioni in
polemica con il Pdl che lo
aveva di fatto sfiduciato
8
dicembre
2012
“Province, senza tagli si rischia il caos”
L’allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare
Il ministro
il caso
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
S
«Devono essere vere, tutti i parlamentari uscenti e i dirigenti le
devono fare, senza tutelare le
correnti con le quote o altre furbate. Se il 20% delle liste verranno decise centralmente, devono
essere posti per la società civile
o per eventuali esponenti del governo da candidare...».
Vendola
«Quellidell’Udc
strateghidellatattica»
1 «L’agenda-Bersani
non è sovrapponibile all’agenda Monti: su questa, si fa punto e a capo».
Lo precisa su Twitter Nichi
Vendola che posta sul social network una serie di
considerazioni alla luce
della crisi dei governo.
«Udc? «Allora possiamo
anche tornare a rinchiuderci nel Palazzo per fare i
giochini che piacciono
tanto agli strateghi della
tattica» scrive ancora
Vendola. Per il leader di
Sel occorre «dare risposta
chiara al popolo del centrosinistra: le primarie
non sono state una messa in scena ma un processo costituente di un nuovo centrosinistra». Anche
perchè, scrive sempre in
un tweet, «Rischiamo di
non governare se non ci
sono segnali di riparazione nei confronti di settori
che sono stati particolarmente penalizzati da
Monti». Netto il giudizio
anche del segretario di Rifondazione comunista
Paolo Ferrero: «Dopo un
anno di disastri, il governo Monti se ne va e gli italiani possono votare il
proprio governo. Si tratta
di decidere se proseguire
le politiche di austerità
condivise e realizzate con
Monti da centro destra e
centro sinistra, oppure se
cambiare registro. Noi
proponiamo un New deal
che abbandoni le politiche di austerità».
Normativa Comuni
e salta il decreto sul
riordino delle Province
sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l’annuncio
del Pdl di voler porre in aula
al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l’allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con
taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto
è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica,
che è stato inviato ad alcuni
senatori.
Secondo lo studio, oltre ai
mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a
carico di Comuni e Regioni e
il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato».
Se salta il decreto, infatti, si
dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto
del governo tecnico, ovvero
il decreto Salva Italia. In
pratica, si legge, «i perimetri
e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpa-
Filippo
Patroni Griffi
mette in
guardia sui
pericoli legati
al mancato
taglio delle
Province
la Pubblica amministrazione
Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto
comporterebbe «una serie di
problemi operativi sul piano
delle funzioni per i cittadini
nonché di raccordo normativo
con la legge di spending e il decreto Salva-Italia».
Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Saltamartini (che sabato
aveva dato fuoco alle polveri
preannunciando la mossa del
suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall’«impatto sulla
funzionalità di prefetture e
questure» ai problemi «derivanti dall’accorpamento tra
province con politiche diverse
ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene
le ricadute» delle decisioni non
volendo «figurare come capro
espiatorio».
IL PDL
«Pronti a tornare indietro
ma vogliamo sapere
quanto si risparmierà»
te. E verrebbe meno l’individuazione delle funzioni «di
area vasta» come funzioni
fondamentali delle province.
Di conseguenza, «le Regioni
dovrebbero emanare entro
la fine di quest’anno leggi
per riallocare le funzioni tra
Comuni e Regioni stesse». E
ciò comporterà, secondo il
documento della Funzione
Pubblica, la «devoluzione
delle funzioni alle Regioni
con conseguente lievitazione dei costi per il personale
(quello regionale costa più di
quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l’esercizio delle funzioni».
Ma non basta: secondo lo
studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per
l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle
scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la
tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento
del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili.
Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite
solo sulla carta», e la loro
operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori».
In una nota, il ministro del-
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Lun 10/12/2012
La Stampa
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"Province, senza tagli si rischia il caos"
L' allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare.
Il ministro Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui
pericoli legati al mancato taglio delle Province Se
salta il decreto sul riordino delle Province sarà il
«caos istituzionale». Il giorno dopo l' annuncio del Pdl
di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la
pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il
governo lancia l' allarme sulle conseguenze di uno
stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in
guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è
uno studio del Dipartimento delle Riforme del
Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato
ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati
risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico
di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione
periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si
dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo
atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia.
In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle
province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere
dalle ceneri le 35 province accorpate. E verrebbe
meno l' individuazione delle funzioni «di area vasta»
come funzioni fondamentali delle province. Di
conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro
la fine di quest' anno leggi per riallocare le funzioni tra
Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà,
secondo il documento della Funzione Pubblica, la
«devoluzione delle funzioni alle Regioni con
conseguente lievitazione dei costi per il personale
(quello regionale costa più di quello provinciale e
comunale) e la probabile costituzione di costose
agenzie e società strumentali per l' esercizio delle
funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si
aprirebbe «un periodo di incertezza per l' esercizio di
funzioni fondamentali per i cittadini», come la
manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la
gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e
ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento
del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili.
Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite
solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe
ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il
ministro della Pubblica amministrazione Filippo
Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto
comporterebbe «una serie di problemi operativi sul
piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo
normativo con la legge di spending e il decreto SalvaItalia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per
bocca del relatore del provvedimento, Filippo
Normativa Comuni
Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri
preannunciando la mossa del suo partito in aula) di
dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la
riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento:
dall'«impatto sulla funzionalità di prefetture e
questure» ai problemi «derivanti dall' accorpamento
tra province con politiche diverse ad esempio in
materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini,
«il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non
volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL
«Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto
si risparmierà»
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Italia Oggi Sette
Lunedì 10 Dicembre 2012
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IMMOBILI & CONDOMINIO
Dalla tenuta dei registri al conto corrente: i nuovi obblighi introdotti dalla riforma
Condomini, gestione in chiaro
L’amministratore deve garantire trasparenza finanziaria
DI
Pagina a cura
GIANFRANCO DI RAGO
L’
amministratore condominiale fa il pieno
di competenze. Sono,
infatti, numerosi gli
obblighi, nuovi, rimodulati o
semplicemente codificati, addossati a questa figura dalla
legge di riforma della disciplina
condominiale. Eccoli in sintesi.
Obblighi di comunicazione ai condomini e di
affissione delle generalità
in un luogo di pubblico accesso. In caso di nomina e per
ogni successivo mandato, c’è
l’obbligo per l’amministratore
di comunicare ai condomini i
propri dati anagrafici e professionali, il proprio codice fiscale
e, qualora si tratti di società, la
denominazione e la sede legale
della stessa, l’indirizzo dei locali in cui si trovano i registri
di cui ai numeri 6) e 7) dell’art.
1130 c.c. (registro dell’anagrafe
condominiale, registro dei verbali dell’assemblea, registro di
nomina e revoca dell’amministratore, registro di contabilità), nonché dei giorni e delle
ore nelle quali ciascun condomino interessato può accedere
a detti locali ed estrarre copia
(firmata dall’amministratore)
dei predetti documenti (previa
richiesta a quest’ultimo e con
rimborso della spesa). È poi
evidente come sia di pubblico
interesse poter risalire con immediatezza al nominativo e al
recapito del soggetto chiamato
per legge a rappresentare il condominio nei rapporti con i terzi.
Ebbene, d’ora in avanti anche
l’amministratore avrà l’obbligo
Gli altri compiti dell’amministratore
Eseguire le deliberazioni dell’assemblea, convocarla annualmente per l’approvazione del
rendiconto condominiale e curare l’osservanza del regolamento di condominio
Disciplinare l’uso delle cose comuni e la fruizione dei servizi nell’interesse comune
Erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e
per l’esercizio dei servizi comuni, compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni
Eseguire gli adempimenti fiscali
Curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale, del registro dei verbali delle assemblee, del registro di nomina e revoca dell’amministratore e del registro di contabilità
Conservare tutta la documentazione inerente alla propria gestione riferibile sia al rapporto
con i condomini sia allo stato tecnico-amministrativo dell’edificio e del condominio
Fornire al condomino che ne faccia richiesta attestazione relativa allo stato dei pagamenti
degli oneri condominiali e delle eventuali liti in corso
di esporre in uno spazio accessibile ai terzi una targhetta con
le proprie generalità.
Obbligo di stipulare apposita polizza assicurativa
per la responsabilità professionale e di comunicarne gli estremi ai condomini.
L’amministratore, al momento
dell’accettazione della nomina,
se previsto dall’assemblea, deve
anche presentare ai condomini una polizza individuale di
responsabilità civile per gli
atti compiuti nell’esercizio del
mandato. L’amministratore è
tenuto ad adeguare i massimali
della polizza se nel periodo del
suo incarico l’assemblea abbia
deliberato lavori straordinari.
Tale adeguamento non deve essere però inferiore all’importo
di spesa deliberato e deve essere effettuato contestualmente
all’inizio dei lavori.
Obbligo di aprire un conto
corrente condominiale e di
far transitare esclusivamente su quest’ultimo le entrate
e le uscite condominiali. Anche questa disposizione risponde a un’esigenza di elementare
trasparenza nell’amministrazione delle somme di denaro di
proprietà altrui. A detto conto
corrente, che potrà essere sia
bancario sia postale, avranno
ovviamente diritto di accesso
tutti i condomini. L’accesso dovrà comunque essere intermediato dall’amministratore.
Obbligo di consegna della
documentazione condominiale o di singoli condomini
alla cessazione dell’incarico. Viene ulteriormente ribadito, anche in sede normativa,
l’obbligo dell’amministratore di
passaggio delle consegne alla
cessazione dell’incarico. Detto
obbligo potrà essere assolto
mediante consegna della documentazione condominiale o di
singoli condomini sia a questi
ultimi sia al nuovo amministratore designato dall’assemblea.
Viene poi ulteriormente specificato che l’amministratore
dimissionario resta comunque
tenuto ad adottare eventuali
interventi urgenti nell’interesse delle parti comuni anche
dopo la cessazione dell’incarico,
qualora non possa utilmente
attivarsi il nuovo amministratore (ad esempio, perché non
ancora nominato dall’assemblea), senza diritto a ulteriore
compenso.
Obbligo di riscuotere le
somme dovute dai condomini. Viene poi introdotto
l’obbligo dell’amministratore
di riscuotere quanto dovuto
dai condomini alle casse comuni entro il termine di sei mesi
dalla chiusura dell’esercizio
contabile nel quale è compreso
il credito vantato. L’intervento dell’assemblea, lungi dal
costituire una condizione per
il recupero forzoso dei crediti
condominiali, può invece sollevare l’amministratore da detto
obbligo normativo. Detto obbligo va correlato a quanto specificamente previsto in tema di
morosità condominiale dall’art.
63 disp. att. c.c.
Obbligo di specificare
l’ammontare del compenso
al momento della nomina.
Per evitare possibili contenziosi
in materia, la legge di riforma
ha previsto di obbligare l’amministratore a dichiarare espressamente, a pena di nullità della
nomina stessa, l’ammontare
del compenso richiesto sia in
occasione della prima nomina
sia per i successivi rinnovi del
mandato biennale. Solitamente sarà la deliberazione assembleare di nomina a specificare
l’ammontare del compenso richiesto dall’amministratore e
accettato dall’assemblea.
Obblighi contabili. L’art.
1130-bis c.c. prevede un rendiconto condominiale annuale
che dovrà predisposto dall’amministratore e contenere una
serie di specifiche voci contabili
indispensabili alla ricostruzione e al controllo della gestione
dell’amministratore da parte di
ogni condomino. In particolare,
si prevedono come elementi imprescindibili del rendiconto: il
registro di contabilità, il riepilogo finanziario e una relazione
accompagnatoria, esplicativa
della gestione annuale, con
l’indicazione anche dei rapporti in corso e delle questioni
pendenti.
© Riproduzione riservata
Sito internet e convocazioni via e-mail: tecnologia avanti tutta
Al via il condominio tecnologico. La
riforma della disciplina condominiale sollecita gli amministratori a utilizzare nuove soluzioni per la gestione del rapporto con i comproprietari
all’insegna della trasparenza e della
riduzione dei costi: in primis l’attivazione del sito internet condominiale
e l’utilizzo della posta elettronica
certificata per l’invio dell’avviso di
convocazione dell’assemblea.
Il nuovo art. 71-ter delle disposizioni
di attuazione del codice civile prevede, infatti, che i condomini, con una
delibera assembleare che riunisca la
maggioranza di cui al secondo comma
dell’art. 1136 c.c. (maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del
valore dell’edificio), possano chiedere all’amministratore di attivare
un sito internet del condominio, in
modo da consentire la consultazione e l’estrazione di copie in formato
digitale dei documenti connessi alle
deliberazioni assembleari.
La disposizione normativa non sembra però prendere in considerazione
un’alternativa che sembrerebbe più
comoda ed economica: invece di attivare tanti siti internet quanti sono
i condominii amministrati, ogni am-
ministratore condominiale potrebbe giorni prima della data fissata per
costruire un unico sito internet nel l’adunanza. Si tratta di una disposiquale riservare spazi dedicati per zione confermata dalla riforma del
ciascun condominio, dando a ogni condominio per meglio tutelare la
posizione
dei comcomproprietario la
p
proprietari,
in modo
possibilità di consulpr
da dare agli stessi la
tare la documentaziopossibilità
di
organizne relativa al proprio
po
zare
condominio tramite
za i propri impegni
per
utilizzo di apposite
pe poter presenziare
alla
credenziali di autenal riunione e prepararsi
ticazione.
ra in modo adeguato alla discussione
Un’ulteriore novidei
tà tecnologica è poi
de singoli argomenti
posti
all’ordine del
rappresentata dalla
po
giorno.
Il computo del
possibilità che l’avgi
termine
in questione
viso di convocazione
te
si effettua a partire
dell’assemblea condodalla
data fissata per
miniale possa essere
da
l’assemblea
(che non
inviato ai singoli coml’a
deve
essere contegproprietari con posta
de
giata)
e procedendo a
elettronica certificagia
ritroso
nel tempo.
ta, risparmiando conrit
Il nuovo art. 66 delsiderevolmente sulle
le disposizioni di atspese postali (per ratuazione
del codice
gioni di prova del ritu
www.italiaoggi.it
civile
prevede quindi
cevimento dell’avviso
civ
da parte dei condomini
ni solitamen- in modo specifico le modalità per
te si usa la posta raccomandata). l’inoltro dell’avviso di convocazione,
L’avviso in questione deve infatti richiedendo alternativamente l’utiessere comunicato almeno cinque lizzo della posta raccomandata, del-
IN EDICOLA
la posta elettronica certificata, del
fax oppure la consegna a mani (con
consigliabile ricevuta cartacea del
ritiro dell’atto da parte del condomino). Nel caso di utilizzo della posta
elettronica sia l’amministratore sia
i condomini dovranno però essere
dotati di una casella di posta certificata, in modo che si abbia certezza
giuridica sia dell’invio che della ricezione della comunicazione.
La giurisprudenza più recente ha
sempre ritenuto che il mancato rispetto del termine di invio dell’avviso di convocazione sia da ritenere
causa di annullabilità e non di nullità della deliberazione assembleare. Alla luce delle novità introdotte
dalla riforma della disciplina condominiale in merito alle modalità di
impugnazione giudiziale delle deliberazioni assembleari (art. 1337
c.c.), non stupisce che il nuovo art.
66 disp. att. c.c. abbia chiarito in
modo espresso che qualsivoglia
vizio relativo all’omissione, alla
tardività o all’incompletezza della
convocazione legittimi il condomino alla mera richiesta di annullamento della conseguente delibera
assembleare.
118111108111099111109115109101
Normativa Comuni
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Italia Oggi Sette
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Dalla tenuta dei registri al conto corrente: i nuovi obblighi introdotti dalla riforma.
Condomini, gestione in chiaro
L' amministratore deve garantire trasparenza finanziaria.
L' amministratore condominiale fa il pieno di
competenze. Sono, infatti, numerosi gli obblighi,
nuovi, rimodulati o semplicemente codificati,
addossati a questa figura dalla legge di riforma della
disciplina condominiale. Eccoli in sintesi. Obblighi di
comunicazione ai condomini e di affissione delle
generalità in un luogo di pubblico accesso. In caso di
nomina e per ogni successivo mandato, c' è l' obbligo
per l' amministratore di comunicare ai condomini i
propri dati anagrafici e professionali, il proprio codice
fiscale e, qualora si tratti di società, la denominazione
e la sede legale della stessa, l' indirizzo dei locali in
cui si trovano i registri di cui ai numeri 6) e 7) dell' art.
1130 c.c. (registro dell' anagrafe condominiale,
registro dei verbali dell' assemblea, registro di nomina
e revoca dell' amministratore, registro di contabilità),
nonché dei giorni e delle ore nelle quali ciascun
condomino interessato può accedere a detti locali ed
estrarre copia (firmata dall' amministratore) dei
predetti documenti (previa richiesta a quest' ultimo e
con rimborso della spesa). È poi evidente come sia di
pubblico interesse poter risalire con immediatezza al
nominativo e al recapito del soggetto chiamato per
legge a rappresentare il condominio nei rapporti con i
terzi. Ebbene, d' ora in avanti anche l' amministratore
avrà l' obbligo di esporre in uno spazio accessibile ai
terzi una targhetta con le proprie generalità. Obbligo
di stipulare apposita polizza assicurativa per la
responsabilità professionale e di comunicarne gli
estremi ai condomini. L' amministratore, al momento
dell' accettazione della nomina, se previsto dall'
assemblea, deve anche presentare ai condomini una
polizza individuale di responsabilità civile per gli atti
compiuti nell' esercizio del mandato. L' amministratore
è tenuto ad adeguare i massimali della polizza se nel
periodo del suo incarico l' assemblea abbia deliberato
lavori straordinari. Tale adeguamento non deve
essere però inferiore all' importo di spesa deliberato e
deve essere effettuato contestualmente all' inizio dei
lavori. Obbligo di aprire un conto corrente
condominiale e di far transitare esclusivamente su
quest' ultimo le entrate e le uscite condominiali.
Anche questa disposizione risponde a un' esigenza di
elementare trasparenza nell' amministrazione delle
somme di denaro di proprietà altrui. A detto conto
corrente, che potrà essere sia bancario sia postale,
avranno ovviamente diritto di accesso tutti i
Normativa Comuni
condomini. L' accesso dovrà comunque essere
intermediato dall' amministratore. Obbligo di
consegna della documentazione condominiale o di
singoli condomini alla cessazione dell' incarico. Viene
ulteriormente ribadito, anche in sede normativa, l'
obbligo dell' amministratore di passaggio delle
consegne alla cessazione dell' incarico. Detto obbligo
potrà essere assolto mediante consegna della
documentazione condominiale o di singoli condomini
sia a questi ultimi sia al nuovo amministratore
designato dall' assemblea. Viene poi ulteriormente
specificato che l' amministratore dimissionario resta
comunque tenuto ad adottare eventuali interventi
urgenti nell' interesse delle parti comuni anche dopo
la cessazione dell' incarico, qualora non possa
utilmente attivarsi il nuovo amministratore (ad
esempio, perché non ancora nominato dall'
assemblea), senza diritto a ulteriore compenso.
Obbligo di riscuotere le somme dovute dai condomini.
Viene poi introdotto l' obbligo dell' amministratore di
riscuotere quanto dovuto dai condomini alle casse
comuni entro il termine di sei mesi dalla chiusura dell'
esercizio contabile nel quale è compreso il credito
vantato. L' intervento dell' assemblea, lungi dal
costituire una condizione per il recupero forzoso dei
crediti condominiali, può invece sollevare l'
amministratore da detto obbligo normativo. Detto
obbligo va correlato a quanto specificamente previsto
in tema di morosità condominiale dall' art. 63 disp. att.
c.c. Obbligo di specificare l' ammontare del compenso
al momento della nomina. Per evitare possibili
contenziosi in materia, la legge di riforma ha previsto
di obbligare l' amministratore a dichiarare
espressamente, a pena di nullità della nomina stessa,
l' ammontare del compenso richiesto sia in occasione
della prima nomina sia per i successivi rinnovi del
mandato biennale. Solitamente sarà la deliberazione
assembleare di nomina a specificare l' ammontare del
compenso richiesto dall' amministratore e accettato
dall' assemblea. Obblighi contabili. L' art. 1130-bis
c.c. prevede un rendiconto condominiale annuale che
dovrà predisposto dall' amministratore e contenere
una serie di specifiche voci contabili indispensabili
alla ricostruzione e al controllo della gestione dell'
amministratore da parte di ogni condomino. In
particolare, si prevedono come elementi
imprescindibili del rendiconto: il registro di contabilità,
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Italia Oggi Sette
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il riepilogo finanziario e una relazione
accompagnatoria, esplicativa della gestione annuale,
con l' indicazione anche dei rapporti in corso e delle
questioni pendenti. © Riproduzione riservata.
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Italia Oggi Sette
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Beni rurali
Quali sono i beni rurali per i quali può essere riconosciuto il carattere di strumentalità?
J.T.
J.T. ? di Risponde Giovanni Pizzo ? 15 Beni rurali
Quali sono i beni rurali per i quali può essere
riconosciuto il carattere di strumentalità? J.T.
Risponde Giovanni Pizzo Come abbiamo già più volte
scritto, l' Imposta municipale propria (Imu) sostituisce,
alla luce del disposto del comma 1, del citato articolo
8 del decreto legislativo numero 23, del 2011, l'
imposta comunale sugli immobili (Ici) e, per la
componente immobiliare, l' imposta sul reddito delle
persone fisiche (Irpef) e le relative addizionali dovute
in riferimento ai redditi fondiari concernenti i beni non
locati. Da ciò deriva che, in via generale, per gli
immobili non locati, ivi compresi quelli concessi in
comodato d' uso gratuito e quelli utilizzati ad uso
promiscuo dal professionista, o non affittati, deve
essere versata soltanto la suddetta Imposta
municipale propria (Imu). Invece per quelli locati o
affittati risultano dovute sia l' Imu, sia l' Irpef. Ora nel
presupposto impositivo dell' Imposta municipale
propria (Imu) è ricompreso anche il possesso dell'
abitazione principale e delle relative pertinenze. Ne
consegue che l' articolo 13, comma 14, lettera a), del
decreto legge numero 201, del 2011, ha abrogato l'
articolo 1 del decreto legge 27 maggio 2008, numero
93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio
2008, numero 126, che aveva introdotto, per i predetti
immobili, l' esenzione dall' Imposta comunale sugli
immobili (Ici). L' articolo 9, comma 3-bis del dl numero
557, del 1993, fa una elencazione dei beni per i quali,
ai fini fiscali, deve riconoscersi carattere di ruralità in
quanto costruzioni strumentali necessarie allo
svolgimento dell' attività agricola di cui all' articolo
2135 del codice civile. Sono le costruzioni strumentali
destinate: alla protezione delle piante; alla
conservazione dei prodotti agricoli; alla custodia delle
macchine agricole, degli attrezzi e delle scorte
occorrenti per la coltivazione e l' allevamento; all'
allevamento e al ricovero degli animali; all'
agriturismo, in conformità a quanto previsto dalla
legge 20 febbraio 2006, numero 96; ad abitazione dei
dipendenti esercenti attività agricole nell' azienda a
tempo indeterminato o a tempo determinato per un
numero annuo di giornate lavorative superiore a
cento, assunti in conformità alla normativa vigente in
materia di collocamento; alle persone addette all'
attività di alpeggio in zona di montagna; a uso di
Normativa Comuni
ufficio dell' azienda agricola; alla manipolazione,
trasformazione, conservazione, valorizzazione o
commercializzazione dei prodotti agricoli, anche se
effettuate da cooperative e loro consorzi di cui all'
articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 18 maggio
2001, n. 228; all' esercizio dell' attività agricola in
maso chiuso.
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Lun 10/12/2012
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u in Norme e tributi
Anno 148˚
Numero 341
I NODI DELLA CRESCITA L’analisi dei bilanci di Spa e Srl mette in luce un ulteriore aumento della pressione tributaria in rapporto agli utili
DAL 1˚GENNAIO
Più tempo
per la fattura
nei servizi
u in Norme e tributi - pagina 1
Consiglio e Parlamento al voto
Brevetto unico Ue
con l’incognita costi
Più imposte per una società su due - Le realtà in perdita sfiorano quota 200mila per le Pmi italiane
Imprese, la crisi non frena le tasse
Ridurre il prelievo,
priorità per il futuro
di Salvatore Padula
a "questione fiscale" - da tutti indicata come una
delle priorità del Paese - continua a non essere affrontata per ciò che è: un’emergenza. Nessun altra
valutazionesembrapossibile,specieguardandoall’azione del Governo, anzi, "dei Governi", sia quello che in
questi giorni si appresta a concludere il proprio percorso sia quelli che lo hanno preceduto nell’ultimo decennio e più. Il risultato è che, sulla questione fiscale, siamo
rimasti all’anno zero.
Si è fatta una riforma delle pensioni, è persino riuscito
(purconilimitieicompromessicheconosciamo)unriordino del mercato del lavoro, ma sul fisco non rimane che
una casella pressoché vuota. Molte buone intenzioni sul
frontedelcontrastoall’evasione(inattesadiverificarein
futuro i risultati) insieme a qualche aspettativa ancora
aperta sul terreno della semplificazione degli adempimenti.Nulladinulla,invece,sulnodo-principedell’emergenza fiscale, vale a dire la riduzione del prelievo. Anzi,
quivaaddiritturapeggio.Perché–nonostanteibuonipropositiepersinoqualcheincautoannuncio–ilcaricofiscale di cittadini e imprese non solo non è calato ma sembra
invecedestinatoacontinuarelasuacorsaalrialzo.
L
Continua u pagina 3
LA QUESTIONE FISCALE/2
Un nuovo modello
per aziende globali
di Stefano Manzocchi
tiamo raggiungendo lo Zenit della tassazione sulle
imprese.Èilprodottodiunaderivachehasommato
senza mai davvero sostituirli diversi modelli di imposizione. Col modello "tradizionale" si è progressivamente inasprita la pressione sui redditi d’impresa: dopo
unabrevepausanel2010,lapressionefiscaleharipresola
sua corsa già nel 2011, come mostrano i dati Infocamere
sul tax rate medio nazionale elaborati dal Sole 24 Ore.
Con un secondo "modello", anche per tentare di contrastare l'evasione si sono tassati i fattori della produzione
(Irap, Imu suifabbricati d'impresa),con aliquotesempre
crescenti e spacciando per tassazione "di rendite" anche
quellochecostituiscecapitaleproduttivo.
Sulpianoterritoriale, colpiscel’escalation deltaxratenelMezzogiorno, conunaumentomedio diduepunti e mezzo in un anno. Nel Centro-sud, le imprese che
paganole tassesopportano unapressionedel 4%superiore rispetto al Nord, dove è concentrata la base produttiva del Paese. Questo dato dovrebbe far riflettere:
vero che l’evasione è maggiore nel Mezzogiorno, ma il
fatto che le attività produttive siano più rarefatte dove
le tasse sono più alte potrebbe preconizzare il destino
industriale italiano.
S
Continua u pagina 2
www.pneumaxspa.com
Esploratori italiani
Il marchio Pneumax
si afferma nel mondo
leader italiano
dell’automazione pneumatica
La crisi economica non frena la crescita del prelievo fiscale
sulle imprese. Una società di capitalisu duelo scorso anno hapagato più imposte e la pressione
tributaria rispetto agli utili è salita al 36,3 per cento. È quanto
emerge dall’analisi di Infocamere sui bilanci di Spa e Srl. Ma non
è l’unico campanello d’allarme
perché le aziende in perdita hanno sfiorato quota 200mila. Intanto con la fine della legislaturaalle
porte la delega fiscale cerca un
salvataggio all’interno della legge di stabilità.
-7
SOS IMU
Primacasa:tre mosse
percalcolare il saldo
Cristiano Dell’Oste u pagina 5
CONCORRENZA
Il risiko mondiale
delle mini-aliquote
I FORUM
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Leregole,gli
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rispostesugli
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altro,domani,
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CONDOMINIO, UNA RIFORMA DOPO 70 ANNI
Invia i tuoi quesiti agli esperti
Da Rold u pagina 3
giorniche
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alsaldo
DOMANI
Ilpagamentodell’Imu
sull’abitazione
principalepresenta
minoridifficoltàrispetto
aglialtriimmbili.
Tuttiiconsiglipernon
sbagliareicalcoli.
Servizi u pagine 2 e 3
www.ilsole24ore.com/espertocondominio
Volata finale per il brevetto unico europeo. Oggi è atteso
il via libera del consiglio Competitività,mentredomani lapalla passerà all’Europarlamento
per il voto definitivo. Operativo dal 2014, verrà rilasciato in
inglese, francese e tedesco e sa-
rà valido in 25 Paesi Ue. Non in
Italia e Spagna, che non partecipanoalla «cooperazione rafforzata».Potranno chiederelaprotezione Ue per le invenzioni,
ma saranno soggette a una doppia tassazione.
Bussi u pagina 11
Il borsino dell’occupazione
Avvocati, medici, ingegneri:
in crescita le «quote rosa»
I servizi salvano l’occupazione femminile. Non solo tra
quellimenoqualificatidell’assistenza personale e del turismo,
maanchetralelibereprofessioni. Neglianni più duri della crisi
per le lavoratrici si sono aperte
nuove opportunità, con cresci-
te a due cifre in alcune categorie, dal 2007 a oggi, nel borsino
deimestieriinrosa.Tragli"specialisti in scienze giuridiche" le
donne aumentano del 44,5%,
tra gli ingegneri del 16% e tra i
medici del 14 per cento.
Barbieri u pagina 23
Ricorsi e contenziosi rischiano di alleggerire i risparmi previsti dalla spending review
ALL’INTERNO
I tagli alla sanità sotto attacco
Federlegno: pericolo default
se non ripartono i consumi interni
Nel mirino la rinegoziazione dei contratti - In gioco 1,8 miliardi
Dopo che il Tar Lazio ha congelatoi prezzistandarddeidispositivi sanitari (siringhe, garze e
stent,tragli altri)si bloccala revisionealribassodeicontrattidiappalto. Almeno per 163 prodotti le
Asl non potranno più chiedere ai
fornitori di allineare i prezzi a
quelli, molto bassi, indicati come
benchmarkdall’Autoritàdei contratti pubblici. Al Tar impugnati
anchei prezzidellepulizie. Intutto l’operazione vale 1,8 miliardi.
163
PRODOTTI E FORNITURE
MEDICHE I CUI PREZZI
SONO STATI CONGELATI
CON LE ORDINANZE
DEL TAR LAZIO
Del Bufalo e Uva u pagina 9
ANALISI
Le pecche della cura anti sprechi
di Roberto Turno
acuradacavallosull’assistenza sanitaria, con tagli fino a
34 miliardi dal 2012 al 2015, preoccupa e allarma sia gli operatori sia gli assistiti. È dentro questa prospettiva che si innesta-
L
no, e vanno letti, i risparmi della
spending review, operazione giusta nella finalità - architettata però con modalità non sempre convincenti.
Articolo u pagina 9
Il comparto del legno-arredo resiste al crollo della domanda grazie alle esportazioni, pari al 43% dei 28,5miliardi di fatturatoprevisti nel 2012. Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo,
lancia l’allarme per il prossimo anno: «Se non ripartono i consumi
u pagina 20
interni, siamo a rischio default».
Nel 2013 si potrà investire con cautela sulle azioni
Investitori sempre guardinghi, ma nel 2013 dovrebbero sovrappesare, sia pure in modo non aggressivo, le azioni rispetto alle obbligazioni. Il prossimo potrà essere l’anno dell’equity, soprattutto
per i titoli ciclici e ad alto dividendo.
u pagina 26
Non profit, conto alla rovescia per il censimento
Tra dieci giorni scade il termine per la trasmissione all’Istat dei
questionariper ilcensimento delleorganizzazionidel Terzosettore. Le avvertenze da seguire e i rischi da evitare nella compilazione dei modelli.
u pagina 23
L’INDICEDELDISAGIOECONOMICO
L’ESPERTORISPONDE
Famiglieeuropeeindifficoltà,manoistiamopeggio
Dalla malattia
oltre i termini
scatta il possibile
licenziamento
di Andrea Biondi
onèbuonopernessunoilmomento nel Vecchio continentee laBce, daultima, lo haricordatorivedendoalribasso lestimesul
Pil. Se c’è un mal comune, l’Italia
N
agenziazelaschi.it
LA QUESTIONE FISCALE/1
non è certo fra chi (se ne esistono)
possa trovare motivi di gaudio.
Men che meno dentro le mura domestiche. Consumi, risparmio,
redditoedinamicadeiprezzisono
statiutilizzatidaFederdistribuzione e dal Centro studi Sintesi per
IMPRESA&
TERRITORI
creare un "Indice di sofferenza"
delle famiglie, confrontabile a livelloeuropeo. Prendendogliindicatori uno per uno, appare chiaro
chestiamopeggiodiqualcheanno
fa. Ma l’indicatore sintetico nel
suo insieme dà invece una misura
MONDO&
MERCATI
FINANZA&
MERCATI
PMI
SISTEMA PAESE
La formazione
aumenta i ricavi
Più emergenti
Missionein Perù
per le infrastrutture nei portafogli
La formazione fa bene al
business delle piccole e
medie imprese. Lo dimostra
l’associazione Assomec, che
ha misurato la sua influenza
concreta su esportazioni,
fatturato e redditività delle
aziende della meccanica.
Proprio grazie alla
formazione c’è chi ha
anticipato la normativa
europea e chi ha avuto gli
strumenti adatti per
aggiudicarsi i clienti maggiori
del proprio settore. u pagina 19
Al via oggi la missione italiana
in Perù, 41 aziende guidate da
Confindustria, Ice, Ance, Club
dei 15 e i ministeri degli Esteri
e dello Sviluppo economico.
Nel mirino: grandi opere ed
u pagina 21
energia.
20
I miliardi di dollari che Lima
destinerà alle grandi opere
OBBLIGAZIONI
al pensiero che, empiricamente, si
fasemprepiùstrada:lefamiglieitaliane stanno generalmente peggio
rispetto aquelle ditanti altri Paesi.
E assai lontane dalla media di una
giàsofferente Europa.
Servizi u pagina 7
u in allegato
NORME E
TRIBUTI
ATTI TRIBUTARI
I paletti dei giudici
sulle notifiche
Dall’Indonesia alla Turchia i
Paesi emergenti conquistano
spazio nei portafogli. Anche
in quelli familiari e anche nel
comparto obbligazionario.
Merito di una situazione
economica più dinamica di
quella del mondo sviluppato
e di maggiore stabilità
rispetto al passato. Gli esperti
suggeriscono strategie
diverse, ma sono concordi
nel consigliare l’utilizzo di
fondi comuni ed Etf.
I giudici impongono più paletti
(e cercano di far chiarezza)
nella notifica degli atti tributari.
È quanto emerge dalle ultime
pronunce di Tribunali,
Cassazione e Consulta.
u pagina 26
in Norme e tributi u pagina 3
Prezzidivenditaall’estero:AlbaniaE2,AustriaE2,BelgioE2,DanimarcaKr20,FranciaE2,GermaniaE2,GreciaE2,IrlandaE2,LussemburgoE2,MonacoP.E2,Norvegia Nkr15,OlandaE2,PoloniaPln9,PortogalloE2,RepubblicaCecaCzk62,SloveniaE2,SpagnaE2, SvizzeraSfr3,20,TunisiaTD4,25,TurchiaE2,UkGbp1,80,UngheriaHuf540,Usa$3.
Normativa Comuni
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
Pagina 25 di 69
Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 1
IMPRESA& TERRITORI
PMI La formazione aumenta i ricavi La formazione fa
bene al business delle piccole e medie imprese. Lo
dimostra l' associazione Assomec, che ha misurato la
sua influenza concreta su esportazioni, fatturato e
redditività delle aziende della meccanica. Proprio
grazie alla formazione c' è chi ha anticipato la
normativa europea e chi ha avuto gli strumenti adatti
per aggiudicarsi i clienti maggiori del proprio settore.u
pagina 19 MONDO& MERCATI SISTEMA PAESE
Missione in Perù per le infrastrutture Al via oggi la
missione italiana in Perù, 41 aziende guidate da
Confindustria, Ice, Ance, Club dei 15 e i ministeri degli
Esteri e dello Sviluppo economico. Nel mirino: grandi
opere ed energia. u pagina 21 20 FINANZA&
MERCATI OBBLIGAZIONI Più emergenti nei
portafogli Dall' Indonesia alla Turchia i Paesi
emergenti conquistano spazio nei portafogli. Anche in
quelli familiari e anche nel comparto obbligazionario.
Merito di una situazione economica più dinamica di
quella del mondo sviluppato e di maggiore stabilità
rispetto al passato. Gli esperti suggeriscono strategie
diverse, ma sono concordi nel consigliare l' utilizzo di
fondi comuni ed Etf.u pagina 26 NORME E TRIBUTI
ATTI TRIBUTARI I paletti dei giudici sulle notifiche I
giudici impongono più paletti (e cercano di far
chiarezza) nella notifica degli atti tributari. È quanto
emerge dalle ultime pronunce di Tribunali,
Cassazione e Consulta. in Norme e tributi u pagina 3.
Normativa Comuni
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 39
Il Sole 24 Ore Norme e tributi Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341
11
Diritto
Immobili. La Cassazione ha chiarito che, per essere funzionali, gli impianti devono assicurare la stessa prestazione a tutti
Corte Ue. Lo Stato non può chiederli
Il condominio «ripara» la caldaia
Segreti gli atti
che svelano le fonti
di un giornalista
Non spetta ai singoli l’onere, anche poco impegnativo, di rimediare ai difetti
Luana Tagliolini
Gli impianti e i servizi in un
condominioperessere«perfettamente funzionali, cioè idonei
alloscopocuisonodestinati,devono assicurare, alle stesse condizioni,lastessaprestazione,ovvero,lastessa utilitàatuttii condomini».Enonè«pensabileche
uncondominopossaodebbaassumersi l’onere, poco conta se
impegnativo o sopportabile, di
effettuare uno o più interventi»
per garantire la funzionalità
dell’impianto condominiale. È
questo il principio formulato
dallaCassazioneche,conlasentenza 19616 del 12 novembre
scorso, ha accolto il ricorso presentato da un’usufruttuaria di
un’unitàabitativache,lamentandolascarsafunzionalitàdell’impianto di riscaldamento (tanto
da determinare l’inabitabilità
dell’appartamento), aveva richiesto l’intervento dell’assem-
blea condominiale per le verifiche e i provvedimenti del caso.
L’assemblea, anche se la Ctu
aveva chiarito che l’anomalia
era provocata dalla presenza di
bolled’aria,siera limitataainvitare la richiedente a provvedere, autonomamente, allo sfiato
dell’impianto.Ladonnahaquindi chiestoal giudice di dichiarare la nullità, l’illegittimità o
l’inefficacia della delibera condominiale e di condannare il
condominio all’eliminazione di
ogni deficienza strutturale e
funzionale, oltre che al risarcimento del danno.
La domanda è stata accolta in
primo grado solo in parte: il tribunalenon hariconosciutoil risarcimentodel danno.Mainappello ladecisione è statadel tutto contraria alla donna. La Corteterritorialeha infatticonsiderato l’impianto «perfettamente
funzionante»,cioèidoneoadas-
sicurare l’adeguato riscaldamento dell’appartamento: per
ottenerlo era sufficiente che la
donna eseguisse una semplicissima manovra manuale sulle
valvole di sfiato dei radiatori.
Secondo la Corte d’appello, la
regolare funzionalità dell’impianto impediva, peraltro, al
giudice di sostituirsi all’assemblea condominiale, unico soggetto legittimato a intervenire,
con decisione discrezionale,
per eliminare l’anomalia.
I giudici di legittimità, che
hanno invece accolto il ricorso
della donna, hanno chiarito che
il condomino può provocare
una delibera condominiale che
abbiaaoggettogliinterventinecessari per la piena funzionalità
dell’impianto oppure può rivolgersi direttamente all’autorità
giudiziaria per ottenere i provvedimenti necessari per sopperire a guasti o deficienze rileva-
te; e, se ricorrono i presupposti,
ilcondominopuòanchechiedere il risarcimento dei danni. Ma
non bisogna dimenticare che se
l’impiantocentralizzatofunziona male e causa sperequazioni e
deficienze di calore e il condominio, colpevolmente, omette
di adeguare e riparare l’impianto, ilcondomino puòadire levie
legaliepretendereilrisarcimento del danno, ma non la restituzione dei contributi versati per
il servizio, né può sospendere il
pagamento dei contributi; questo perché non sussiste un rapporto sinallagmatico tra le prestazioni, vale a dire l’obbligo di
contribuzione e la fornitura del
servizio (si veda la sentenza
12956/2006 della Cassazione).
Proprio per fronteggiare il
cattivo funzionamento dell’impianto, causa di liti all’interno
dei condomini, la legge di riforma della normativa sul condo-
EDICOLAE ONLINE
LA GUIDA
Le novità della riforma
del condominio
Laguidaallariformadel
condominioèinedicolafinoal27
dicembrea7,90europiùil
quotidianooonline
www.pagina24.ilsole24ore.com
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mino ha introdotto una nuova
disposizione che, seguendo
l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, ha
previstola possibilitàperilcondomino di rinunciare all’utilizzo dell’impianto di riscaldamento se dal suo distacco non
derivano notevoli squilibri di
funzionamentooaggravidispesa per gli altri condomini. In
questo caso il distaccato deve
partecipare,comunque, alpagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma in quanto il
condomino non può rinunziare
alla proprietà delle parti comuni ma solo all’uso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Q APPROFONDIMENTO ONLINE
La sentenza della Cassazione
www.ilsole24ore.com/norme/documenti
Famiglia. Il bene cade in comproprietà se il denaro donato non è stato vincolato all’investimento
In comunione la casa pagata dal padre
Selene Pascasi
L’appartamento acquistato
dal coniuge durante il matrimonio, con denaro donato in parte
dal padre, entra in comunione se
lesommeelargitenoneranodirettamente destinate all’acquisto
del bene. Lo afferma il tribunale
di Caltanissetta, con sentenza del
29 novembre scorso.
Ad aprire il caso è la domanda
di divisione giudiziale di un immobile, avanzata da una donna, a
seguito dell’intervenuta separazione dal marito. L’appartamento
– precisa la signora – andrebbe ripartito in pari quote, siccome acquistato durante la vita matrimonialeeinregime di comunionelegale. Di diverso avviso è il coniuge, che contesta la comproprietà
del bene, rivendicando invece
l’esclusiva titolarità. A suo dire,
l’acquisto dell’abitazione cooperativa, anche se si è verificato duranteilmatrimonio,nonavevaaffattoinciso,ampliandola,sullacomunione. Ciò, in quanto – tiene a
marcare la difesa – la compravendita era originata dall’acquisizione della quota sociale da parte del
coniuge-socio, sorretta economicamente dal genitore di questi
che, a titolo di liberalità, si era fatto carico del pagamento sia della
quota, sia delle somme inerenti
eventuali ratei di mutuo.
Non concorda il tribunale siciliano, che opta per una pari divisione dell’appartamento. Trattandosi di unappartamentodi cooperativaedilizia –spiega il presi-
Dopo il Dl sviluppo. I paletti al giudice
Concordato al vaglio
su richiesta di parte
Roberto Marinoni
Il giudice può controllare nel
merito la proposta concordataria nel giudizio di omologa solo se
vi sia un’istanza di parte, cioè del
creditore. È questa la conclusione
a cui giunge il tribunale di Piacenzache,conladecisionedel26ottobre scorso, si discosta dalla giurisprudenza della Corte di cassazione perché – affermano i giudici – è
cambiato il quadro normativo, dopo il restyling introdotto dalla legge134/2012, chehaconvertitoildecretoleggesviluppo 83/2012.
Il tribunale distingue anzitutto
il controllo esercitato in sede di
ammissione (necessariamente
ispiratoaunadelibazionesommaria e di legalità formale) dal controlloesercitabileinsedediomologa, quando la procedura ha ormai
seguito buona parte del suo corso
e la documentazione e le informazionidisponibilisonomaggiori.La
Cassazione (tra le altre, sentenza
18864/2011)haesclusochealgiudice fosse affidata una mera funzionedicontrollodellaregolaritàformaledellaprocedura; anzi, igiudici hanno affermato che poteva intervenire,anched’ufficioeindifetto di opposizione regolata dall’articolo 180 della legge fallimentare, sollevando le eccezioni di merito, come quella di nullità. Questoperché,ancheseilgiudiziosullarealizzabilitàdellapropostaconcordataria, come prognosi di
adempimento, competeva solo ai
creditori, il giudice aveva comunque l’obbligo di procedere a un
controllodilegittimitàsostanziale
nelcasodiviziogeneticodellacau-
dente della sezione unica civile –
per stabilire se sia, o no, ricaduto
nella comunione legale, occorre
individuareil momento determinante l’acquisto della titolarità
sulbene, da parte del socio. Ebbene, tale momento – si legge nella
sentenza, che richiama i precedenti, come la sentenza
16305/2011 della Cassazione – è
quello «della stipula del contratto di trasferimento del diritto dominicale». Pertanto, è solo con la
conclusione di questo negozio
che il socio acquista irrevocabilmente la proprietà dell’unità immobiliare. Di conseguenza, la
semplice qualità disocio, ela correlata "prenotazione" del bene,
sono solo «vicende riconducibili
soltanto a diritti di credito nei
sa,per inadeguatezza delpiano.
Mailtribunalegiungeoraaconclusionidiverseinbaseallerecenti
modifiche alla legge fallimentare.
Ilgiudice osserva chela possibilità
dipresentareunconcordatoconriserva del piano, in base all’articolo
161, comma 6, della legge fallimentare e di realizzare un concordato
concontinuità,regolatodall’articolo 186-bis, portano a ritenere che il
concordatopreventivopuntiapreservare le strutture produttive.
Inoltre, l’aspetto contrattualistico
del concordato è accentuato anchedallemodificheintemadiindipendenza dell’attestatore, dalla
previsionediun’autonomaresponsabilità penale e dalla modifica
all’articolo179, chelegittima il creditore a costituirsi nel giudizio di
omologaeaesprimereunvotodifferente se nelle more siano mutate
le condizioni di fattibilità del piano,aesasperarequestoprofilocontrattualistico del concordato. Di
qui, il tribunale deduceche il poteredicontrollod’ufficiopossatrovareingresso solo ove visia un’istanzadiparte,cioèdelcreditore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
confronti della cooperativa, inidonei, come tali, a formareoggetto» del patrimonio familiare. Così, nel caso concreto, avvenuto
l’acquisto durante il matrimonio,
in regime di comunione legale,
l’abitazione vi è confluita.
Iltribunalepassaquindi a valutare se, come dedotto dal coniuge,ilbenepossaesseresfuggitoalla comunione, perché frutto di
somme donate dal padre.
Nell’ipotesiincuiungenitoreeroghideisoldialfiglio perl’acquisto
di un’abitazione – puntualizza il
giudice di Caltanissetta – occorre
accertare se si tratta di donazione
diretta di denaro o di elargizione
finalizzata a quel determinato investimento. Solo nel secondo caso, annota la pronuncia – costi-
c
LAPAROLA
CHIAVE
Comunione legale
7 La comunione legale è il regime
patrimoniale della famiglia
che si applica automaticamente
in mancanza di un accordo diverso
tra i coniugi. In base all’articolo 177
del Codice civile, costituiscono
oggetto della comunione,
tra l’altro, gli acquisti compiuti dai
coniugi insieme o separatamente
durante il matrimonio, a esclusione
di quelli relativi ai beni personali
e i proventi dell’attività separata
di ciascuno dei due coniugi se,
allo scioglimento della comunione,
non siano stati consumati
Attività di vendita. Irrilevante il compenso
No al doppio lavoro
per i dipendenti Pa
Aldo Monea
Il dipendente pubblico
non può esercitare attività di
vendita anche se collabora soltanto al commercio come commesso, presso il negozio di una
parente, con o senza compenso,
epersinoinmododiscontinuoè
soggetto a licenziamento. In
questosensosièespressalaCorte di cassazione, sezione lavoro,
con la sentenza n. 20857/2012.
Il caso è relativo a una lavoratrice che, a volte durante il normaleorariodilavoroetaloradurantel’assenzapermalattia,collaboravaallavenditanellastruttura della sorella.
Accertato il fatto, la Regione
l’ha licenziata, accusandola di
aver violato il divieto assoluto
dicumulodiimpieghiediincari-
chi lavorativi in costanza di rapporto di lavoro subordinato con
datore pubblico.
L’impiegata ha fatto ricorso
prima al tribunale e poi alla corte d’appello, ma ha perso in entrambi i giudizi. Si è rivolta,
quindi, alla Cassazione, sostenendo che la sentenza di secondo grado non aveva tenuto presenteche lei aveva prestato attività in modo non continuativo e
non remunerato, sostando, per
qualcheoranelnegoziodellasorella. Poi ha portato a sostegno
la giurisprudenza secondo cui è
lecitalapartecipazionein societàagricoleaconduzionefamiliare, qualora l’impegno sia modesto, non abituale o continuato.
La Cassazione ha messo in
evidenza come igiudici di meri-
tuendolesommedonate,il«mezzo per l’acquisto» dell’appartamento – si sarà in presenza di una
«donazione indiretta dell’immobilestesso»,dallaqualeconseguirà l’esclusione del bene dalla comunionelegale.Circostanza,questa, non ravvisabile nella vicenda
concreta, essendo emerso dalla
documentazione in atti che il padre del convenuto provvide personalmente a pagare solo parte
dell’importo che il figlio doveva
corrispondere come corrispettivo per l’acquisto della proprietà.
Pertanto, l’immobile – non rientrando «traquelli per i qualil’articolo 179 del Codice civile esclude
la riconducibilità alla comunione
dei beni» – una volta sciolta la
comproprietà, deve essere diviso
inparti uguali,aprescindere dalla
partecipazione di ciascun coniuge nella spesa d’acquisto.
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toabbiano rilevato chela dipendente pubblica si era trovata nel
negozio sia in orario lavorativo
che extralavorativo e che essi,
correttamente,non hanno valutato rilevante l’attribuzione o
meno di compenso per l’attività
di vendita.
I giudici di legittimità sottolineano, quindi, che il legislatore
(articolo 60 del Testo Unico
3/1957 sulle incompatibilità, richiamato dall’articolo 53, comma1,delDlgs165/2001)considera illecito l’esercizio, da parte
dell’impiegatopubblico,dicommercio, industria o professione,
senza far riferimento alla retribuzione e che la contrattazione
collettiva pone il divieto di attendere ad occupazioni estranee al servizio. Proprio nella lineare interpretazione di queste
regole spicca il profilo giuridico
di originalità edi maggiore interessediquestasentenza:ildivieto di vendere è, per il dipendente pubblico, assoluto, a prescindere del fatto che la prestazione
sia remunerata o continuativa.
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Marina Castellaneta
La protezione delle fonti dei giornalisti è indispensabile per la piena realizzazione della libertà di stampa. Di conseguenza, le autorità nazionali non possono
ordinare aigiornalisti diconsegnare documenti che permettano di individuare le
fonti e non possono sorvegliare i cronisti con il solo
obiettivo di scoprire colui
che ha fornito documenti
dietro garanzia di anonimato. In caso contrario, è certa
la violazione dell’articolo 10
della Convenzione europea
dei diritti dell’uomo, che assicura il diritto alla libertà di
espressione. Se sul piano nazionale è in atto una vera e
propria stretta sull’attività
dei giornalisti, con perquisizioni nei luoghi di lavoro, la
Corte europea pone un freno agli Stati e rafforza la libertà di stampa. Lo ha fatto,
da ultimo, con la sentenza
del 22 novembre (Telegraaf
MediaNederland ealtri contro Paesi Bassi) con la quale
la Corte ha condannato lo
Stato in causa proprio per
nonaver tutelatoin modo effettivo l’anonimato delle
fonti dei giornalisti.
La vicenda approdata a
Strasburgohapresoilviadallapubblicazione di alcuniarticoli sulle fughe di documenti dai servizi segreti
olandesi arrivati addirittura
nelcircuitocriminale di Amsterdam. Ai giornalisti era
stato ordinato di consegnare i documenti: attraverso la
rilevazione delle impronte
digitali le autorità contavano di identificare l’autore
dellafugadi notizie. Igiornalisti el’editore avevanoinvocato la protezione garantita
dall’articolo10dellaConvenzione, ma i giudici interni
avevano rivendicato il dirit-
to di intervenire per ragioni
di sicurezza dello Stato. Alla
visione restrittiva della protezione delle fonti dei giudici interni si è contrapposta
quella della Corte europea
dei diritti dell’uomo che ha
datotortoalle autoritànazionali su tutta la linea.
Nessundubbio,perlaCorte, che le azioni delle autorità nazionali, incluso l’ordine
di consegna dei documenti,
avessero l’unico obiettivo di
identificarelefonti.Dimenticando, però, che i giornalisti
godono diprotezioni speciali proprio per consentire
non solo il diritto alla libertà
di espressione ma anche per
permettere alla collettività
di ricevere informazioni di
interesse generale. Le misure di sorveglianza disposte a
danno dei giornalisti hanno
conseguenze dannose per
una società democratica,
tantopiùse decisedalleautorità inquirenti senza il filtro
dell’autorità giudicante.
Ma c’è di più. Senza la protezione delle fonti dei giornalisti, il ruolo di "watchdog" della stampa sarebbe messo sotto scacco.
L’adozione di provvedimenti che ordinano di svelare le
fonti, accompagnati da misure come perquisizioni nei
giornali ha un effetto intimidatorio e deterrente sulla libertà di stampa. L’identificazione della fonte che dall’interno aveva fornito i documenti ai giornalisti non è un
bisogno sociale imperativo
e l’ordine di consegna dei
documenti è contrario alla
Convenzione europea.
Accertata la violazione,
Strasburgo ha condannato
lo Stato in causa a versare
60mila euro per le spese
processuali sostenute dai
giornalisti.
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 39
Immobili. La Cassazione ha chiarito che, per essere funzionali, gli impianti devono assicurare
la stessa prestazione a tutti.
Il condominio «ripara» la caldaia
Non spetta ai singoli l' onere, anche poco impegnativo, di rimediare ai difetti.
Luana Tagliolini Gli impianti e i servizi in un
condominio per essere «perfettamente funzionali,
cioè idonei allo scopo cui sono destinati, devono
assicurare, alle stesse condizioni, la stessa
prestazione, ovvero, la stessa utilità a tutti i
condomini». E non è «pensabile che un condomino
possa o debba assumersi l' onere, poco conta se
impegnativo o sopportabile, di effettuare uno o più
interventi» per garantire la funzionalità dell' impianto
condominiale. È questo il principio formulato dalla
Cassazione che, con la sentenza 19616 del 12
novembre scorso, ha accolto il ricorso presentato da
un' usufruttuaria di un' unità abitativa che, lamentando
la scarsa funzionalità dell' impianto di riscaldamento
(tanto da determinare l' inabitabilità dell'
appartamento), aveva richiesto l' intervento dell'
assemblea condominiale per le verifiche e i
provvedimenti del caso. L' assemblea, anche se la
Ctu aveva chiarito che l' anomalia era provocata dalla
presenza di bolle d' aria, si era limitata a invitare la
richiedente a provvedere, autonomamente, allo sfiato
dell' impianto. La donna ha quindi chiesto al giudice di
dichiarare la nullità, l' illegittimità o l' inefficacia della
delibera condominiale e di condannare il condominio
all' eliminazione di ogni deficienza strutturale e
funzionale, oltre che al risarcimento del danno. La
domanda è stata accolta in primo grado solo in parte:
il tribunale non ha riconosciuto il risarcimento del
danno. Ma in appello la decisione è stata del tutto
contraria alla donna. La Corte territoriale ha infatti
considerato l' impianto «perfettamente funzionante»,
cioè idoneo ad assicurare l' adeguato riscaldamento
dell' appartamento: per ottenerlo era sufficiente che la
donna eseguisse una semplicissima manovra
manuale sulle valvole di sfiato dei radiatori. Secondo
la Corte d' appello, la regolare funzionalità dell'
impianto impediva, peraltro, al giudice di sostituirsi all'
assemblea condominiale, unico soggetto legittimato a
intervenire, con decisione discrezionale, per eliminare
l' anomalia. I giudici di legittimità, che hanno invece
accolto il ricorso della donna, hanno chiarito che il
condomino può provocare una delibera condominiale
che abbia a oggetto gli interventi necessari per la
piena funzionalità dell' impianto oppure può rivolgersi
direttamente all' autorità giudiziaria per ottenere i
provvedimenti necessari per sopperire a guasti o
Normativa Comuni
deficienze rilevate; e, se ricorrono i presupposti, il
condomino può anche chiedere il risarcimento dei
danni. Ma non bisogna dimenticare che se l' impianto
centralizzato funziona male e causa sperequazioni e
deficienze di calore e il condominio, colpevolmente,
omette di adeguare e riparare l' impianto, il
condomino può adire le vie legali e pretendere il
risarcimento del danno, ma non la restituzione dei
contributi versati per il servizio, né può sospendere il
pagamento dei contributi; questo perché non sussiste
un rapporto sinallagmatico tra le prestazioni, vale a
dire l' obbligo di contribuzione e la fornitura del
servizio (si veda la sentenza 12956/2006 della
Cassazione). Proprio per fronteggiare il cattivo
funzionamento dell' impianto, causa di liti all' interno
dei condomini, la legge di riforma della normativa sul
condomino ha introdotto una nuova disposizione che,
seguendo l' orientamento ormai consolidato della
giurisprudenza, ha previsto la possibilità per il
condomino di rinunciare all' utilizzo dell' impianto di
riscaldamento se dal suo distacco non derivano
notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa
per gli altri condomini. In questo caso il distaccato
deve partecipare, comunque, al pagamento delle
spese per la manutenzione straordinaria dell' impianto
e per la sua conservazione e messa a norma in
quanto il condomino non può rinunziare alla proprietà
delle parti comuni ma solo all' uso. ©
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 41
Il Sole 24 Ore Norme e tributi Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341
13
Autonomie locali e Pa
Tributi. La prima rata scadrebbe il 31 gennaio, ma senza l’adozione del regolamento non occorre una proroga comunale
INTERVENTO
Ultima occasione per la Tares
Da correggere nella legge di stabilità le modalità di calcolo e i meccanismi di riscossione
Giuseppe Debenedetto
È la legge di stabilità l’ultima
occasione per diradare un po’ la
nebbiacheavvolgeilnuovotributo comunale sui rifiuti e sui servizi (Tares), atteso al debutto dal 1˚
gennaio.MentreiComunichiedono di mantenere per un altro annogliattualiprelievisuirifiuti,avviando solo la «maggiorazione»
destinataafinanziarei«serviziindivisibili» (e ad assicurare un miliardo allo Stato sotto forma di taglio ai trasferimenti compensativo del maggior gettito), si studianocorrettivi per risolverei calcoli sulla base imponibile (oggi calcolatasull’80%dellasuperficiecatastale, con i problemi indicati
nell’articolo in basso) e si devono
recuperare gli emendamenti che
aprono alla possibilità di affidare
la riscossione ai gestori del servizio, approvati nel Ddl sul Codice
ambientale che però rischia di esseretravolto dalcaos politico.
Inognicasoemergelanecessi-
tà per i Comuni di approvare gli
attidiimpiantodeltributo:1)ilregolamentoapplicativo;2)ilpiano
finanziario; 3) la delibera tariffaria. Si tratta di una triade del tutto
nuovaperiComuniaregimeTarsu (circa 6.700), che avranno
qualche complicazione in più rispetto ai Comuni a Tia (circa
1.300). Sul punto si attende l’uscita delle linee guida ministeriali,
giàelaboratedalgruppodilavoro
eal vaglio dell’Economia.
Non si deve più attendere
l’adozione del regolamento statale, essendo già scaduto il termine del 31 ottobre 2012 previsto
della disciplina Tares. In prima
applicazione si dovràquindi utilizzare il Dpr 158/99 (metodo
normalizzato), già conosciuto
dai Comuni a Tia. Per quelli a regime Tarsu si tratterà invece di
effettuare sostanzialmente il
passaggio alla Tia1, operazione
che in realtà si rivela più complessa rispetto agli enti che già
applicano il Dpr 158/99.
Sull’organochedovràapprovare il piano finanziario, va detto
che il termine «autorità competente» è stato utilizzato in vista
della soppressione delle Ato e in
mancanzadiunriferimentogiuridico alternativo. Il richiamo è allora agli ambiti ottimali previsti
dal Dl 138/2011, che in base al decreto sviluppo-bis sono competenti sulla determinazione della
tariffa anche nel servizio rifiuti.
Un altro problema riguarda la
necessità o meno di adottare una
delibera di proroga dei termini
di versamento della Tares, sul
presupposto che la prima rata
scade a gennaio 2013. La norma
prevede infatti quattro rate trimestrali «scadenti nei mesi di
gennaio, aprile, luglio e ottobre». Si tratta tuttavia di una disposizione a regime, che presuppone la formale istituzione del
tributo attraverso l’adozione di
tuttigliattipropedeutici(regola-
mento, piano finanziario e tariffe). Il versamento in quattro rate
trimestrali si applica solo «in
mancanzadidiversadeliberazione comunale», quindi è necessario che il regolamento sia stato
già approvato e che lo stesso non
disponga diversamente.
Si ritiene quindi che i Comuni
non debbano adottare alcuna
proroga, anche perché il contribuentenonèingradodideterminare autonomamente l’ammontare del tributo, non disponendo
dellabaseimponibileperapplicare le eventuali tariffe adottate.
L’autoliquidazione del tributo è
di fatto impraticabile, per cui
l’unicasoluzionepercorribileappare quella della liquidazione
d’ufficio. È quindi l’ente a dover
comunicarealcontribuentel’importo da versare: dopo però aver
adottato gli atti di impianto del
tributo, cioè a 2013 inoltrato, con
evidenti problemi di cassa.
I punti critici
01 | GLI OSTACOLI
Non è stato adottato il
regolamento attuativo della
nuova Tares, per cui gli enti
devono adottare il metodo
normalizzato utilizzato per il
calcolo della Tia. Nei 6.700
Comuni a Tarsu, si tratta di
cambiare integralmente il
metodo di calcolo, mentre il
passaggio è più facile negli
enti che già adottano la Tia
02 | IL NODO PROROGA
La prima rata della Tares
andrebbe pagata entro il 31
gennaio, ma in assenza del
regolamento attuativo non
serve la proroga del termine
da parte dell’ente dal
momento che il contribuente
non ha gli elementi necessari
a calcolare il tributo
03 | RISCOSSIONE
Il Parlamento ha già
approvato degli
emendamenti per consentire
ai soggetti gestori di
continuare nella riscossione
della Tares, come oggi
avviene per la Tia. Gli
emendamenti sono al Ddl sul
codice ambientale, ma vanno
recuperati nella legge di
stabilità perché il Ddl rischia
di non arrivare
all’approvazione
04 | BASE IMPONIBILE
Nella legge di stabilità vanno
introdotti correttivi anche
sulla base imponibile: la
Tares delle abitazioni
andrebbe calcolata sull’80%
della superficie catastale, un
dato che i Comuni non hanno
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I nodi applicativi. La superficie catastale
Costi. Gli effetti della mancata approvazione
Base imponibile incalcolabile
perché l’ente non ha i dati
Il metodo normalizzato
dimentica di coprire l’Iva
La tassazione dell’80% della superficie catastale costituisce uno degli aspetti più critici
del nuovo tributo Tares, che rischia di compromettere la sua
applicazione per il 2013.
Attualmente i Comuni in regime Tarsu e Tia utilizzano il
criterio della superficie calpestabile con possibilità di applicare almeno l’80% della superficie catastale, ma solo in via
presuntiva e quindi per finalità antielusive.
Con il tributo Tares la superficie catastale – questa volta in
misura «pari all’80%» – diventa invece il criterio legale di determinazione della base imponibile (inderogabile dal Comune), limitatamente alle unità
immobiliari «a destinazione
ordinaria». Resta invece il parametro della superficie calpestabile per gli immobili dei
gruppi catastali D ed E (opifici, alberghi, banche, stazioni,
eccetera).
Già questo doppio binario fa
emergere un aspetto fortemente discriminatorio nell’applicazione del tributo. Inoltre con la
superficie catastale si introduce un elemento ibrido sgancia-
to dalla situazione di fatto, producendo diversi effetti distorsivi. Va infatti considerato che
la superficie calpestabile è generalmente maggiore di quella
catastale, quindi limitare l’applicazione all’80% comporta
una diminuzione del gettito. Il
Dl 16/12 ha poi risolto la questione degli immobili non accatastati, introducendo una superficie "convenzionale" che
sarà stabilita dall’agenzia del
Territorio, ma non elimina
una serie di problemi operativi. In primo luogo i Comuni dovrebbero effettuare un incrocio tra tutte le unità immobiliari ordinarie (categorie A, B e
C) e la loro superficie catastale
(vera o convenzionale). Sorgono tuttavia problemi di allineamento con gli indirizzi reali degli immobili (in particolare
con i numeri civici) e con i contribuenti Tares non coincidenti con gli intestatari degli immobili. Occorrerebbe poi procedere alla modifica d’ufficio
se all’esito di tale incrocio le superfici denunciate risultino inferiori all’80% di quelle catastali, inviando un’apposita comunicazione agli interessati. Se
però negli atti catastali manca
la superficie dell’immobile, il
comune dovrebbe chiedere
agli intestatari catastali (che
potrebbero non corrispondere ai contribuenti Tares) di presentare all’agenzia del Territorio la planimetria del relativo
immobile. Nel frattempo è previsto che il Territorio determini una superficie convenzionale consentendo il pagamento
del tributo in acconto e salvo
conguaglio. Non è chiaro tuttavia cosa succede se il catasto
non fornisce ai Comuni le superfici convenzionali: in tal caso mancherebbe addirittura la
base imponibile e non sarebbe
neppure possibile utilizzare la
superficie calpestabile. Peraltro non sono stabiliti i termini
entro i quali il proprietario deve presentare la documentazione al catasto né i termini
per la determinazione della superficie convenzionale.
È pertanto auspicabile ritornare al criterio della superficie
calpestabile, potendo al limite
fare riferimentoal criterio catastale solo in via presuntiva.
G.Deb.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ANCIRISPONDE
Comuni
in campo
per i nuovi
cittadini
Quando si smarrisce
l’«allegato minori»
Padre,madreefigliodianni11
anni,cittadinistranieri.Igenitori
sonotitolaridipermessoCeeil
figlioaveval’«allegatominori»,
poismarrito.Dovràessere
compilataunanuovaistanzacome
sefossestatosmarritoilpermesso
Cedelgenitore?Èpossibile
considerarlounaggiornamentoo
allalucedellacircolaredel20
marzo2012n.18501dovràessere
pagatoilcontributodi200euro?
Incaso dismarrimentoo
distruzionedell’«allegato
minoreȏnecessario inoltrare la
richiestadiduplicatodeltitolodi
soggiorno.«L’allegatominore»,
infatti,è undocumentoche
attestailregolare soggiorno in
Italiadelminorestesso.Diverso
è,invece,l’aggiornamentodel
titolodisoggiorno.Questo
ultimovienerichiesto, oltreche
neicasidivariazione didati
anagrafici,didomicilioe cosìvia,
incaso difiglio natoinItaliaoin
casodiricongiungimento
familiaredelminore.
Normativa Comuni
Anna Guiducci
L’applicazione del metodo
normalizzato per il calcolo della
tariffa Tares rischia di lasciar
fuori alcuni costi di gestione del
servizio. In base all’articolo 14
del Dl 201/11, entro il 31 ottobre il
Governoavrebbedovutoemanare un regolamento con i criteri
perindividuareilcosto delservizio e determinare le tariffe.
La mancata approvazione del
regolamentocomportal’applicazione transitoria, dal 1˚gennaio,
del Dpr 158/99, cioè del metodo
normalizzatoperdefinirelecomponenti di costo che vanno coperte con la tariffa. Il corrispettivo deve rispettare l’equivalenza
tra il totale delle entrate tariffarie e i costi di gestione e comuni
dell’anno precedente, rettificati
per tenere conto dell’inflazione
programmata, al netto del recupero di produttività. Altotale dei
costivaaggiuntalaremunerazione del capitale investito nell’anno di riferimento.
Tra i costi operativi di gestione, riferibili alle voci di bilancio
di cui al Dlgs 127/91, sono compresi i costi di spazzamento e lavaggio strade, di raccolta, trasporto,trattamentoesmaltimen-
gestione ed i costi comuni dell’anno n-1, l’ Iva che i Comuni dovranno corrispondere al gestore
dal primo gennaio 2013 (e che
non rappresenta voce di costo
dell’esercizio precedente) potrebbe non trovare copertura
nella correlata tariffa tributaria,
conevidentiripercussioniintermini economici e finanziari a carico degli stessi.
Per consentire quindi la costruzionedelnuovoimpiantotariffarioallalucedicorrettiprincipidisanagestionefinanziaria,sarebbe auspicabile l’introduzione, almeno nelle more dell’approvazione dei criteri definitivi,
di un correttivo che consentisse
la reale copertura di tutti i costi
connessi al servizio.
L’impatto del nuovo tributo
sui bilanci pubblici dovrà poi tenere conto della riduzione programmataalfondo sperimentale
di riequilibrio, in funzione della
stimadimaggiorgettitoderivantedallaapplicazione, a caricodei
contribuenti, della maggiorazione standard pari a 0,30 euro per
metro quadrato, a copertura dei
costirelativi ai serviziindivisibili dei Comuni.
to Rsu e oneri accessori.
La nuova tariffa, che dovrà
comprendere anche i costi dello
smaltimento in discarica, sarà
composta da una quota determinata in base alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e agli ammortamenti,edaunaquotarapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità
deicostidigestione,perassicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.
Il passaggio dalla Tia alla Tares potrebbe determinare l’impossibilità di coprire alcuni
oneri che si determinano proprio in funzione delle modifiche commesse al nuovo regime tributario.
La gestione imprenditoriale
nell’ambitodellaqualeeratrattato l’intero ciclo dei rifiuti urbani
comportava la detraibilità
dell’Iva sostenuta sui costi, con
evidenteprocessodineutralizzazionedellastessaaifinidelcalcolo della tariffa.
Poiché l’equivalenza definita
dal metodo normalizzato prende a riferimento, per il calcolo
della tariffa, i costi operativi di
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LESCADENZE
Camilla Orlandi
A un anno dal lancio della
Campagna «18 anni...in Comune» Anci, Save the children e Rete G2-Seconde generazioni rilanciano l’iniziativa che proseguirà
finchéilParlamentononapproverà una legge di modifica della cittadinanza, in direzione dello ius
soli.La Campagnaèstatalanciata
a ottobre 2011 persollecitare i sindaci a informare i ragazzi nati in
Italia da genitori stranieri, attraverso l’invio di una lettera a loro
La carta d’identità
Lacartad’identità nonvalida
perl’espatrioperi minoripuò
essererichiestadal minoreodeve
essererichiestae sottoscritta da
entrambii genitoriodauno solodi
essi?Il problemasi presenta
soprattuttocon i minoristranieri,
perchèmoltevoltenonsono
presentientrambii genitori.
Spessoinoltresonoiscrittinello
statofamigliasenzarapportodi
parentelaperchèmai
documentato.
Ildecretosviluppo70/2011
(articolo10,comma5)ha
previstonuovedisposizioniin
materiadirilasciodellacarta
d’identitàaiminori,eliminando
l’etàminimaperrichiederlae
modificandoaduratadellasua
validitàasecondadell’etàdel
minore.
Ilministerodell’Interno,nella
circolare15/2011,haprecisato
chelemisurerelativealrilascioe
alladuratadivaliditàdel
documentoaiminorisiapplicano
ancheallecarted’identitànon
valideperl’espatrio,rilasciateai
cittadinistranieri.Ciòposto,
essendoespressamenteprevisto
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ilconsensodiambedueigenitori
perilrilascioaminoridellacarta
d’identitàvalevoleperl’espatrio,
adversosievincecheperil
rilascioaminoridellacartadi
identitànonvalidaperl’espatrio
siasufficientelarichiestada
partedichihapotestà
genitoriale.
«Il Sole 24 Ore del lunedì»
pubblica in questa rubrica una
selezione delle risposte fornite
dall’Anci ai quesiti (che qui
appaiono in forma anonima) degli
amministratori locali. I Comuni
possono accedere al servizio
«Anci-risponde» — solo se sono
abbonati — per consultare la
banca dati, porre domande e
ricevere la risposta, all’indirizzo
Internet Web www.ancitel.it. I
quesiti non devono, però, essere
inviati al Sole 24 Ore. Per
informazioni, le amministrazioni
possono utilizzare il numero di
telefono 06762911 o l’e-mail
«[email protected]».
di Luciano Baggiani
li investimenti del settore idrico, già fermi da parecchi anni, dopo il referendum del 12 e 13 giugno del
2011, con l’abrogazione della remunerazione sul capitale investito, si sono definitivamente
bloccati. In attesa delle nuove
regole tariffarie, nessun finanziatore ha potuto valutare la capacità dei gestori di rimborsare
i prestiti necessari per realizzare gli investimenti.
Neldicembredel2011,ilParlamento ha affidato all’Autorità
per l’energia elettrica e il gas il
compito di definire la nuova tariffa dei servizi idrici. L’Autorità ha iniziato ad occuparsi della
nuovatariffaconduedocumenti di consultazione, il primo nel
maggio e il secondo nel luglio
del 2012. Ha presentato i primi
algoritmi di calcolo nel settembree ha recentemente dichiarato che approverà il provvedimento tariffario (transitorio)
per due anni (2012 e 2013) entro
dicembre. Le maggiori novità
derivano dall’adozione di meccanismi tariffari già in uso nel
settore gas. L’Autorità ha in un
primo momento introdotto dei
meccanismi per incentivare il
contenimento dei costi di gestione da riconoscere in tariffa,
ma neha rinviato l’applicazione
di fronte alle difficoltàa stimare
in così poco tempo i costi efficienti di gestione.
Sugli investimenti ha ridotto
le aliquote di ammortamento e
ha introdotto un meccanismo
complesso di rivalutazione degli investimenti pregressi, che
nei primi anni di applicazione
non riesce a controbilanciare la
riduzione delle aliquote. Ha riconosciuto gli ammortamenti
anche sulla parte finanziata da
contributi a fondo perduto.
Hapoimantenutolaremunerazione sul capitale investito.
Una remunerazione che prende il nome di oneri finanziari e
oneri fiscali, ancorata ai valori
del mercato finanziario. Probabilmente i sostenitori del referendum e qualche associazione
dei consumatori impugnerannoilprovvedimentopercontrasto con gli esiti referendari.
Èstatofattonotareall’Autorità che la riduzione dei flussi di
cassaconseguentiaquestonuovo approccio tariffario avrebbe
reso pressoché impossibile finanziare gli investimenti previ-
G
stidaiPianid’Ambito.Èstatoanche segnalato che questa metodologia avrebbe penalizzato
quelle imprese che avevano già
contratto finanziamenti necessariarealizzare ipianid’investimento. Di fronte a questa eccezione,l’Autorità è ritornata parzialmente sui propri passi e ha
introdotto un’ulteriore componente tariffaria, di natura finanziaria, per smussare gli effetti
del nuovo metodo almeno per il
2012 e il 2013. Il problema della
riduzione dei flussi di cassa sugliinvestimentisiriproponecomunque dal 2014.
Questi continui tentativi di
aggiustamento,dannol’impressione che si stia forse perdendo
una visione complessiva sul
nuovo sistema tariffario. Sulla
remunerazione del capitale investito,lamigliorestradadapercorrere sarebbe stata quella di
chiedere un intervento del legi-
IL BLOCCO CONTINUA
Il problema del settore
fermato dal referendum
non viene risolto
dal nuovo sistema
che debutterà nel 2013
slatoreperevitareuncontenzioso che appare ormai scontato; si
sarebbe potuto attivare l’utilizzo di aliquote ridotte con un periodo di transizione più lungo.
Sulla regolazione tariffaria
ci si sarebbe aspettati un ricorso sostanziale alle esperienze
di altri Paesi. L’Autorità dovrebbe dare risposte certe agli
utenti e agli operatori sul modo
in cui la tariffa possa consentire di finanziare gli investimenti e di indurre i gestori a ricercare costi efficienti e qualità dei
servizi, in un mercato in cui
non c’è concorrenza.
Difronteaquestescelte,l’Associazione nazionale degli enti
d’ambito(Anea)haritenutoutile chiedere ad una importante
società di consulenza inglese,
l’Oxera, di fare un primo commento alle proposte tariffarie.
Uncommento che l’Aneamette
a disposizione dell’Autorità e di
tutti i soggetti interessati ai temi della regolazione tariffaria
dei servizi idrici.
Presidente Anea
© RIPRODUZIONE RISERVATA
CA S S A D E P O S I T I e P R E S T I T I s p a
F I NA N Z I A M E N T I P U B B L I C I
A CURA DI Claudio Carbone
indirizzata al compimento della
maggioreetà,deldirittodipresentarelarichiestadicittadinanzaentroilcompimento dei19anni.
Finora,già638ragazziresidenti nei 358 Comuni che hanno aderitoallacampagnahannoottenutolacittadinanza italiana nelcorsodell’ultimo anno. È un numero
destinato a raddoppiare una voltaricevuti i datidefinitivi.
ResponsabileufficioimmigrazioneAnci
La tariffa idrica
inciampa ancora
sugli investimenti
CONDIZIONI VALIDE DAL 07/12/2012 AL 14/12/2012
CONTABILITÀ
COMUNI E PROVINCE
Prestito Ordinario
Piano esecutivo
di gestione
Il 15 dicembre scade
il termine per deliberare
le variazioni al piano
esecutivo di gestione,
definito sulla base
del bilancio di previsione
annuale deliberato
dal consiglio comunale,
per la formalizzazione
ed assegnazione
degli obiettivi di gestione,
unitamente alle dotazioni
necessarie, ai responsabili
dei servizi.
L’approvazione
e le variazioni al
piano esecutivo sono
di competenza
dell’organo esecutivo
(articoli 169 e 175 del Dlgs
267/2000).
(Normativa, approfondimento
efocussulsitowww.entilocali.
ilsole24ore.com)
Amm.to
(anni)
01/01/14
Tasso
Tasso
variabile
Spread su fisso
Euribor (%) (%)
Tasso
Tasso
variabile
Spread su fisso
Euribor (%) (%)
Tasso
Tasso
variabile
Spread su fisso
Euribor (%) (%)
2,859
2,987
3,068
3,114
4,402
4,793
5,026
5,150
2,869
2,993
3,072
3,118
4,429
4,809
5,036
5,157
2,881
3,001
3,078
N/D
01/01/14
01/01/15
Amm.to
(anni)
10
15
20
24
4,456
4,825
5,047
N/D
01/01/16
01/01/17
01/01/18
2,932
3,050
3,128
3,172
2,978
3,081
3,149
3,189
Spread unico (%)
2,744
2,930
3,049
3,113
2,814
2,973
3,076
3,133
2,879
3,015
3,104
3,154
REGIONI E PROVINCE AUTONOME
Prestito a Erogazione Unica
a Quota Capitale Costante
Prestito a Erogazione Multipla
Scadenza Periodo di utilizzo
Spread unico per Tasso variabile e fisso
Prima data di pagamento
31/12/12
2013
Prima data di pagamento
30/06/13
Numero
rate
Scadenza
contratto
Spread
unico (%)
Scadenza
contratto
Spread
unico (%)
Numero
max
rate
20
30
40
50
60
30/06/22
30/06/27
30/06/32
30/06/37
30/06/42
N/D
N/D
N/D
N/D
N/D
31/12/22
31/12/27
31/12/32
31/12/37
31/12/42
2,698
2,888
3,007
3,083
N/D
20
30
40
50
60
2014
2015
2016
2017
Spread unico (%)
per Tasso variabile e fisso
2,929
3,081
3,176
3,237
3,278
3,197
3,298
3,361
3,402
3,429
3,465
3,515
3,546
3,567
3,580
3,733
3,732
3,731
3,732
3,731
4,001
3,949
3,916
3,897
3,882
AZIENDE SANITARIE, ENTI PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA, UNIVERSITA’
E ISTITUTI ASSIMILATI, ENTI REGIONALI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO,
AGENZIE REGIONALI PER LA PROTEZIONE AMBIENTALE
Prestiti Chirografari
con Piano di Erogazione non Predefinito
Mutui Fondiari senza Preammortamento
a Erogazione Unica
(quadro cauzionale senza fideiussione dell’ente territoriale di riferimento)
Numero
rate
Scadenza
contratto
Spread
Tasso variabile
(%)
Scadenza
contratto
Spread
Tasso fisso
(%)
10
20
30
40
50
60
31/12/17
31/12/22
31/12/27
31/12/32
31/12/37
31/12/42
2,332
2,749
2,948
3,073
3,152
3,206
31/12/17
31/12/22
31/12/27
31/12/32
31/12/37
31/12/42
2,359
2,770
2,954
3,070
3,145
3,197
www.cassaddpp.it
Tasso fisso
Tasso variabile
Prima data di pagamento
30/06/13
Riversamento
in tesoreria
(Articolo 1, comma 1, della
legge 720/1984; circolare 18
giugno 1998 n. 50)
Inizio ammortamento
01/07/13
15
20
25
29
GESTIONE FINANZIARIA
Entro il 15 dicembre
deve essere eseguito
il versamento
in tesoreria delle somme
disponibili sui conti
correnti postali.
Prestito Flessibile
Inizio ammortamento
01/01/13
Inizio ammortamento
Inizio ammortamento
01/01/13 01/07/13 01/01/14 01/01/15
01/01/13 01/07/13 01/01/14 01/01/15
Amm.to
(anni)
5
10
15
20
Spread (%)
2,249
2,777
3,002
3,137
2,622
3,003
3,176
3,283
2,848
3,133
3,277
3,367
Spread (%)
3,138
3,304
3,412
3,482
2,252
2,780
3,005
3,140
2,625
3,006
3,179
3,286
2,851
3,136
3,280
3,370
3,141
3,307
3,415
3,485
I dettagli relativi a questi e a tutti gli altri prodotti di finanziamento sono disponibili su www.cassaddpp.it, i cui dati fanno comunque fede.
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Pagina 29 di 69
Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 41
LE SCADENZE A CURA DI Claudio Carbone
CONTABILITÀ Piano esecutivo di gestione Il 15
dicembre scade il termine per deliberare le variazioni
al piano esecutivo di gestione, definito sulla base del
bilancio di previsione annuale deliberato dal consiglio
comunale, per la formalizzazione ed assegnazione
degli obiettivi di gestione, unitamente alle dotazioni
necessarie, ai responsabili dei servizi. L'
approvazione e le variazioni al piano esecutivo sono
di competenza dell' organo esecutivo (articoli 169 e
175 del Dlgs 267/2000). (Normativa, approfondimento
e focus sul sito www.entilocali. ilsole24ore.com)
GESTIONE FINANZIARIA Riversamento in tesoreria
Entro il 15 dicembre deve essere eseguito il
versamento in tesoreria delle somme disponibili sui
conti correnti postali. (Articolo 1, comma 1, della
legge 720/1984; circolare 18 giugno 1998 n. 50)
Normativa Comuni
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Pagina 30 di 69
.
Lun 10/12/2012
Corriere della Sera
Pagina 13
Primo Piano 13
Corriere della Sera Lunedì 10 Dicembre 2012
Il governo Gli enti locali
Il piano
per il riordino
Le Province si salvano
Il governo teme il caos
per scuole e strade
L’allarme della Funzione pubblica
D’ARCO
#
Regioni a Statuto
speciale
Province coinvolte
nel processo di accorpamento
MILANO-Monza-Brianza
Como-Varese-Lecco
Retroscena
meditando di far cadere alla ripresa della discussione a Palazzo Madama, la prossima settimana. Il relatore del Pdl, Filippo Saltamartini, in realtà, dice
che nulla è stato deciso in proposito ma sono in pochi a crederci, anche perché egli stesso
rimanda al mittente l’elenco di
guai descritto dal documento
del governo. Gli effetti, aggiunge, «sarebbero forse più drammatici se il decreto fosse approvato. Mercoledì o votiamo turandoci il naso o diciamo di
no. Faremo una valutazione politica perché se bocciando il
provvedimento l’Italia ridiven-
I rischi
A rischio sarebbero anche
la gestione dei rifiuti e la
tutela ambientale e
idrogeologica
ta inaffidabile per l’Europa e se
va a finire che diventiamo il caprio espiatorio della situazione...».
Il fatto è che è che la riforma
a tappe delle Province, una riforma difficile e osteggiata dagli amministratori coinvolti,
non ha funzionato, comunque
vadano le cose in Senato. Rischia infatti di restare in piedi
solo il primo passo, quello fatto a fine dicembre, anche per
rispondere alle aspettative dell’Europa, dal provvedimento
salva Italia, che stabilisce il
principio generale del trasferimento delle funzioni delle Province ai Comuni o alle Regioni.
Tutto il riordino, dalla decisione di ridurre il numero degli
enti invece di cancellarli alle regole di nomina degli organismi di gestione, dipende appunto dall’approvazione del
decreto in discussione in Parlamento che decadrà, se non ap-
Padova-Treviso
ne degli uffici periferici.
Se poi la riforma non venisse completata, aumenterebbe
il rischio di una dichiarazione
di incostituzionalità, sottolinea il documento del governo:
se il salva Italia infatti è stato
impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle Province «funzioni fondamentali», ora «è dubbio che
siano tali i soli compiti di indirizzo e coordinamento dei Co-
Imperia-Savona
Verona-Rovigo
Vero
Ravenna-Forlì
Rave
venna-Forlì Cesena-Rimini
Cese
Grosseto-Siena
Gross
Asti-Alessandria
Ascoli
Piceno-Macerata-Fermo
oli Picen
Piceno-Macera
L'Aquila-Teramo
L'Aquil
Perugia-Terni
Peru
Pescara-Chieti
Pesc
Cremona-Mantova-Lodi
va-Loddi
Parma-Piacenza
ROMA — «Ci sarebbe il caos
istituzionale», con le Regioni
che dovrebbero caricarsi di
nuovi compiti. Ma non solo.
Andrebbero in tilt anche la manutenzione delle scuole superiori e delle strade. Per non parlare della gestione dei rifiuti e
della tutela, dove c’è, ambientale e idrogeologica. E del problema, non secondario per il bilancio pubblico, del congelamento di circa 500 milioni di risparmi annui. Conseguenze pesanti, insomma, che, secondo
il documento inviato ai senatori dal dipartimento per le Riforme del ministero della Funzione pubblica, si avrebbero se dovesse saltare, come sembra, il
decreto legge sul riordino delle Province, presentato dal ministro Filippo Patroni Griffi.
Sull’iter parlamentare del
provvedimento pesa infatti il
macigno della pregiudiziale di
costituzionalità che il Pdl sta
Città
metropolitane
Le conseguenze
Senza riforma le Città
metropolitane
«resterebbero solo
sulla carta»
Campobasso-Isernia
Campobas
LivornoMassa CarraraLucca-Pisa
Modena-Reggio Emilia
FIRENZE-Pistoia-Prato
-Prato
Taranto-Brindisi
Taran
Viterbo-Rieti
Latina-Frosinonee
CatanzaroC
Vibo Valentia- Crotone
Benevento-Avellino
provato, il 5 gennaio e da vari
provvedimenti attuativi. Come
quello emanato dal ministro
Cancellieri, ma già bloccato in
commissione, sul funzionamento dei nuovi consigli provinciali, ridotti di numero e
non più elettivi.
Ma quali sarebbero gli effet-
ti, secondo il governo, della
mancata approvazione della riforma? Rinascerebbero le 35
Province accorpate, le Città metropolitane «resterebbero solo
sulla carta» senza perimetri definiti di operatività, e non si saprebbe con certezza a chi andrebbero le competenze (dalle
strade alle scuole, dai rifiuti alla pianificazione territoriale)
con la necessità di varare di
gran fretta, entro la fine dell’anno, nuove leggi da parte delle
Regioni o dello Stato, per assegnarle. Ci sarebbero poi i costi,
in termini di mancati risparmi,
dello stop alla riorganizzazio-
muni previsti da quel provvedimento, in assenza del riordino
dell’intera disciplina». Senza
contare che un rischio di
incostituzionalità graverebbe
anche sul decreto di riforma. Il
governo in ogni caso ritiene,
spiega il ministro Patroni Griffi, che «i provvedimenti legislativi sin qui intervenuti siano
conformi alla Costituzione, ma
il giudizio sul punto spetta evidentemente alla Corte, che terrà presente il quadro normativo esistente al momento della
pronuncia».
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Negli anni scorsi la maggioranza di centrodestra ha evitato di affrontare un tema sul quale si erano detti d’accordo quasi tutti anche a sinistra
Le promesse del 2008 e la vittoria del partito anti abolizione
Dal Cavaliere a Cicchitto: vanno eliminate
Ma in Parlamento il Pdl ha scongiurato i tagli
ROMA — E’ noto che in Italia le
promesse fatte in campagna elettorale valgono quel che valgono.
Parole al vento, il più delle volte.
Ma sarà interessante, in questa occasione, vedere se Silvio Berlusconi ripeterà quello che disse nel
2008 alla signora Ines di Forte dei
Marmi durante una chatline al
Corriere: «Non parlo delle Province, perché bisogna eliminarle». E
non era certo l’unico, nel suo Popolo della libertà, a pensarla così.
Di più: della stessa idea non erano
i peones del partito, ma i pezzi da
novanta a lui fedelissimi. Il superberlusconiano capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto sentenziava il 29 novembre 2008: «L’appello sull’abolizione delle Province
va preso in seria considerazione.
C’è un gran bisogno di qualche altro taglio di spesa». E il ministro
Renato Brunetta, competente per
quella materia, gli faceva eco il 4
dicembre: «Le Province? Sono enti inutili, non servono». Proprio
vero…
Come è andata, lo sappiamo. E
si potrebbe amaramente concludere: lo avevamo detto. La maggioranza di centrodestra si è ben guardata dall’affrontare una questione
sulla quale si erano detti d’accordo
quasi tutti anche a sinistra. Se si eccettua l’uscita dell’ex ministro Roberto Calderoli, nell’agosto 2011,
che aveva proposto di chiudere soltanto le Province più piccole. Idea
subito smontata e quindi abortita.
Erano le settimane in cui l’Italia si
affacciava pericolosamente sull’orlo del baratro. In una lettera alla
quale aveva dato un robusto contributo la Banca d’Italia, la Bce chiedeva al governo italiano durissimi interventi, sottolineando la necessità di riforme quali appunto l’abolizione delle Province.
E con l’uscita di scena del Cavaliere e l’arrivo di Mario Monti la
Normativa Comuni
musica sembrava cambiata. Il decreto salva Italia aveva ridotto le
Province a enti non più elettivi, privi di qualunque funzione: la premessa per la loro scomparsa. Sarebbe stata però necessaria un’altra legge entro il 2012 per fissare le
modalità della dissoluzione dei
consigli.
Inutile dire che le Province non
se ne sono rimaste con le mani in
mano. Subito è partito un ricorso
alla Corte costituzionale. Ed è stato così che nella scorsa estate, anche con la motivazione di evitare
la scure della Consulta, il governo
Il ministro
Renato Brunetta, allora
ministro, il 4 dicembre
2008: «Le Province? Sono
enti inutili»
ci ha ripensato: anziché l’abolizione, la riduzione per decreto. Più o
meno con il vecchio e discutibile
metodo Calderoli, ma fermo restando per le Province sopravvissute il principio di avere organi di
governo non più eletti a suffragio
universale. Peccato che anche questo progetto, sostenuto a parole,
abbia incontrato fortissime resistenze nei corridoi del Palazzo. Dove il partito delle Province, forte di
una decina di presidenti di giunte
provinciali seduti in Parlamento,
ha sempre manovrato, agguerritissimo, per guadagnare tempo. Perché più le elezioni si avvicinano,
più le leggi che tagliano poltrone
perdono forza. Questa è la regola
in Italia.
Tuttavia è certo che in nessun
Paese normale a pronunciare la
condanna a morte di un simile
provvedimento sarebbe stato proprio il partito il cui leader aveva
promesso agli italiani l’abolizione
delle Province. Perché è questo il
significato della pregiudiziale di
incostituzionalità presentata a palazzo Madama dal pidiellino Filippo Saltamartini addirittura prima
che Monti annunciasse le sue dimissioni. Pur sapendo che il gesto
costerà 500 milioni l’anno: tanto,
dice il ministro Piero Giarda, sarebbe il risparmio dovuto all’accorpamento delle Province. Molto più di
quanto sarebbe costato rinunciare
all’election day, che il segretario
del Pdl Angelino Alfano aveva rivendicato proprio con l’esigenza
di evitare inutili sprechi.
Ma poco importa. Tirerà un respiro di sollievo il deputato del
suo partito Antonello Iannarilli,
presidente della Provincia di Frosinone che per protesta ha mandato
giù un bel sorso di olio di ricino.
Davanti al Senato, pensate un po’!
Idem potrà fare il sindaco di Prato, Roberto Cenni, protagonista di
una sconcertante conferenza stampa seduto su una tazza da gabinetto a segnalare la propria indignazione davanti alla prospettiva di
vedere la sua Provincia tornare
sotto Firenze. Come al tempo dei
500
milioni di euro l’anno
la somma che si
risparmierebbe con il
riordino delle Province
secondo un calcolo del
ministro per i Rapporti
con il Parlamento
Piero Giarda
700
gli emendamenti
piovuti sul decreto del
ministro Filippo
Patroni Griffi in
Senato. Di questi, oltre
300 sono a firma del
senatore Pdl Claudio
Fazzone
Protagonisti
Cosimo Sibilia
è presidente
della Provincia
di Avellino e
senatore
pidiellino.
Figlio dell’ex
patron
dell’Avellino
calcio, ha
cominciato
l’attività
politica nel
1994,
aderendo a
Forza Italia
e fondandone
il primo club a
Mercogliano
Roberto Cenni
è sindaco
di Prato
eletto nel 2009
sostenuto
da Pdl, Lega
Nord, Unione
di Centro,
La Destra
e liste civiche.
Imprenditore
tessile, è stato
tra l’altro
presidente
della
Fondazione
Cassa
di Risparmio
di Prato
Antonello
Iannarilli è
deputato Pdl e
presidente
della Provincia
di Frosinone.
Nel 2010, per
l’assenza di
assessori
ciociari nella
giunta
Polverini,
ipotizza di
staccarsi dal
Lazio e creare
la 21esima
regione, quella
«delle
Province»
Medici, non sia mai! E pure Cosimo Sibilia, figlio dell’ex patron dell’Avellino calcio Antonio Sibilia, e
come Iannarilli parlamentare e
presidente di Provincia: Avellino,
appunto. Si è dannato l’anima per
far saltare il decreto che l’avrebbe
costretto a fondersi con Benevento. Gli irpini insieme ai sanniti?
Contro natura! Brinderà, Sibilia,
con Ciriaco De Mita, ottantaquattrenne eurodeputato dell’Udc che
forse non si voleva rassegnare a cedere il capoluogo al rivale beneventano Clemente Mastella: anch’egli, grazie alla prodigiosa regola secondo cui certi politici non
possono mai restare a spasso, parlamentare (per il Pdl, dopo l’evaporazione del suo Udeur) a Strasburgo. E brinderanno tutti insieme al
senatore Claudio Fazzone, potente
capo del partito a Latina, tanto
La lobby
In Parlamento, c’è un
partito delle Province, forte
di una decina di presidenti
di giunte provinciali
ostile al decreto del ministro Filippo Patroni Griffi da farsi autore di
400 dei 700 emendamenti che gli
sono piovuti addosso in Senato.
Magari ci sarà anche Antonio
D’Alì, il quale nei mesi scorsi aveva chiesto che fossero considerate
nei parametri minimi di superficie anche le piattaforme marine
antistanti le Province: lui è di Trapani. E chissà se accetterà l’invito
il relatore del Pd Enzo Bianco convinto che dagli accorpamenti debbano essere escluse le Province
confinanti fra loro per meno di 25
chilometri. Come Viterbo e la più
piccola Rieti, che finirebbe per essere annessa: ma si dà il caso che
la prima sia in mano al Pdl, mentre presidente della seconda è il democratico Fabio Melilli. Margheritino d’origine, proprio come Bianco. Guarda un po’…
Sergio Rizzo
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Pagina 31 di 69
Lun 10/12/2012
Corriere della Sera
Pagina 13
Le Province si salvano Il governo teme il caos per
scuole e strade
L' allarme della Funzione pubblica.
ROMA - «Ci sarebbe il caos istituzionale», con le
Regioni che dovrebbero caricarsi di nuovi compiti. Ma
non solo. Andrebbero in tilt anche la manutenzione
delle scuole superiori e delle strade. Per non parlare
della gestione dei rifiuti e della tutela, dove c' è,
ambientale e idrogeologica. E del problema, non
secondario per il bilancio pubblico, del congelamento
di circa 500 milioni di risparmi annui. Conseguenze
pesanti, insomma, che, secondo il documento inviato
ai senatori dal dipartimento per le Riforme del
ministero della Funzione pubblica, si avrebbero se
dovesse saltare, come sembra, il decreto legge sul
riordino delle Province, presentato dal ministro Filippo
Patroni Griffi. Sull' iter parlamentare del
provvedimento pesa infatti il macigno della
pregiudiziale di costituzionalità che il Pdl sta
meditando di far cadere alla ripresa della discussione
a Palazzo Madama, la prossima settimana. Il relatore
del Pdl, Filippo Saltamartini, in realtà, dice che nulla è
stato deciso in proposito ma sono in pochi a crederci,
anche perché egli stesso rimanda al mittente l' elenco
di guai descritto dal documento del governo. Gli
effetti, aggiunge, «sarebbero forse più drammatici se
il decreto fosse approvato. Mercoledì o votiamo
turandoci il naso o diciamo di no. Faremo una
valutazione politica perché se bocciando il
provvedimento l' Italia ridiventa inaffidabile per l'
Europa e se va a finire che diventiamo il caprio
espiatorio della situazione...». Il fatto è che è che la
riforma a tappe delle Province, una riforma difficile e
osteggiata dagli amministratori coinvolti, non ha
funzionato, comunque vadano le cose in Senato.
Rischia infatti di restare in piedi solo il primo passo,
quello fatto a fine dicembre, anche per rispondere alle
aspettative dell' Europa, dal provvedimento salva
Italia, che stabilisce il principio generale del
trasferimento delle funzioni delle Province ai Comuni
o alle Regioni. Tutto il riordino, dalla decisione di
ridurre il numero degli enti invece di cancellarli alle
regole di nomina degli organismi di gestione, dipende
appunto dall' approvazione del decreto in discussione
in Parlamento che decadrà, se non approvato, il 5
gennaio e da vari provvedimenti attuativi. Come
quello emanato dal ministro Cancellieri, ma già
bloccato in commissione, sul funzionamento dei nuovi
consigli provinciali, ridotti di numero e non più elettivi.
Ma quali sarebbero gli effetti, secondo il governo,
Normativa Comuni
della mancata approvazione della riforma?
Rinascerebbero le 35 Province accorpate, le Città
metropolitane «resterebbero solo sulla carta» senza
perimetri definiti di operatività, e non si saprebbe con
certezza a chi andrebbero le competenze (dalle
strade alle scuole, dai rifiuti alla pianificazione
territoriale) con la necessità di varare di gran fretta,
entro la fine dell' anno, nuove leggi da parte delle
Regioni o dello Stato, per assegnarle. Ci sarebbero
poi i costi, in termini di mancati risparmi, dello stop
alla riorganizzazione degli uffici periferici. Se poi la
riforma non venisse completata, aumenterebbe il
rischio di una dichiarazione di incostituzionalità,
sottolinea il documento del governo: se il salva Italia
infatti è stato impugnato perché la Costituzione
prevede che lo Stato assegni alle Province «funzioni
fondamentali», ora «è dubbio che siano tali i soli
compiti di indirizzo e coordinamento dei Comuni
previsti da quel provvedimento, in assenza del
riordino dell' intera disciplina». Senza contare che un
rischio di incostituzionalità graverebbe anche sul
decreto di riforma. Il governo in ogni caso ritiene,
spiega il ministro Patroni Griffi, che «i provvedimenti
legislativi sin qui intervenuti siano conformi alla
Costituzione, ma il giudizio sul punto spetta
evidentemente alla Corte, che terrà presente il quadro
normativo esistente al momento della pronuncia».
Stefania Tamburello RIPRODUZIONE RISERVATA.
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.
Lun 10/12/2012
La Stampa
Pagina 10-11
LA STAMPA
LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012
29
novembre
2012
Primo Piano .11
.
Il voto all’Onu
Lo strappo
A un mese dal viaggio di
Monti e Terzi in Israele (foto),
l’Italia vota «sì» alla
risoluzione dell’Onu che
attribuisce alla Palestina lo
status di Stato osservatore
Sabato, a sorpresa, dopo un
incontro al Quirinale con
Napolitano, Monti annuncia
le sue dimissioni in
polemica con il Pdl che lo
aveva di fatto sfiduciato
8
dicembre
2012
“Province, senza tagli si rischia il caos”
L’allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare
Il ministro
il caso
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
S
«Devono essere vere, tutti i parlamentari uscenti e i dirigenti le
devono fare, senza tutelare le
correnti con le quote o altre furbate. Se il 20% delle liste verranno decise centralmente, devono
essere posti per la società civile
o per eventuali esponenti del governo da candidare...».
Vendola
«Quellidell’Udc
strateghidellatattica»
1 «L’agenda-Bersani
non è sovrapponibile all’agenda Monti: su questa, si fa punto e a capo».
Lo precisa su Twitter Nichi
Vendola che posta sul social network una serie di
considerazioni alla luce
della crisi dei governo.
«Udc? «Allora possiamo
anche tornare a rinchiuderci nel Palazzo per fare i
giochini che piacciono
tanto agli strateghi della
tattica» scrive ancora
Vendola. Per il leader di
Sel occorre «dare risposta
chiara al popolo del centrosinistra: le primarie
non sono state una messa in scena ma un processo costituente di un nuovo centrosinistra». Anche
perchè, scrive sempre in
un tweet, «Rischiamo di
non governare se non ci
sono segnali di riparazione nei confronti di settori
che sono stati particolarmente penalizzati da
Monti». Netto il giudizio
anche del segretario di Rifondazione comunista
Paolo Ferrero: «Dopo un
anno di disastri, il governo Monti se ne va e gli italiani possono votare il
proprio governo. Si tratta
di decidere se proseguire
le politiche di austerità
condivise e realizzate con
Monti da centro destra e
centro sinistra, oppure se
cambiare registro. Noi
proponiamo un New deal
che abbandoni le politiche di austerità».
Normativa Enti Locali
e salta il decreto sul
riordino delle Province
sarà il «caos istituzionale». Il giorno dopo l’annuncio
del Pdl di voler porre in aula
al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il governo lancia l’allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino (con
taglio) di questi enti. A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto
è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica,
che è stato inviato ad alcuni
senatori.
Secondo lo studio, oltre ai
mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a
carico di Comuni e Regioni e
il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato».
Se salta il decreto, infatti, si
dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo atto
del governo tecnico, ovvero
il decreto Salva Italia. In
pratica, si legge, «i perimetri
e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere dalle ceneri le 35 province accorpa-
Filippo
Patroni Griffi
mette in
guardia sui
pericoli legati
al mancato
taglio delle
Province
la Pubblica amministrazione
Filippo Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto
comporterebbe «una serie di
problemi operativi sul piano
delle funzioni per i cittadini
nonché di raccordo normativo
con la legge di spending e il decreto Salva-Italia».
Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per bocca del relatore del provvedimento, Filippo Saltamartini (che sabato
aveva dato fuoco alle polveri
preannunciando la mossa del
suo partito in aula) di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento: dall’«impatto sulla
funzionalità di prefetture e
questure» ai problemi «derivanti dall’accorpamento tra
province con politiche diverse
ad esempio in materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini, «il Pdl valuterà bene
le ricadute» delle decisioni non
volendo «figurare come capro
espiatorio».
IL PDL
«Pronti a tornare indietro
ma vogliamo sapere
quanto si risparmierà»
te. E verrebbe meno l’individuazione delle funzioni «di
area vasta» come funzioni
fondamentali delle province.
Di conseguenza, «le Regioni
dovrebbero emanare entro
la fine di quest’anno leggi
per riallocare le funzioni tra
Comuni e Regioni stesse». E
ciò comporterà, secondo il
documento della Funzione
Pubblica, la «devoluzione
delle funzioni alle Regioni
con conseguente lievitazione dei costi per il personale
(quello regionale costa più di
quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l’esercizio delle funzioni».
Ma non basta: secondo lo
studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per
l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini», come la manutenzione delle
scuole superiori e delle strade, la gestione dei rifiuti, la
tutela idrogeologica e ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento
del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili.
Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite
solo sulla carta», e la loro
operatività «sarebbe ostacolata da una serie di fattori».
In una nota, il ministro del-
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
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La Stampa
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"Province, senza tagli si rischia il caos"
L' allarme del governo: i costi per Comuni e Regioni destinati ad aumentare.
Il ministro Filippo Patroni Griffi mette in guardia sui
pericoli legati al mancato taglio delle Province Se
salta il decreto sul riordino delle Province sarà il
«caos istituzionale». Il giorno dopo l' annuncio del Pdl
di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la
pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il
governo lancia l' allarme sulle conseguenze di uno
stop al riordino (con taglio) di questi enti. A mettere in
guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è
uno studio del Dipartimento delle Riforme del
Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato
ad alcuni senatori. Secondo lo studio, oltre ai mancati
risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico
di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione
periferica dello Stato». Se salta il decreto, infatti, si
dovrebbe tornare alla situazione prevista nel primo
atto del governo tecnico, ovvero il decreto Salva Italia.
In pratica, si legge, «i perimetri e le dimensioni delle
province resterebbero quelli attuali, facendo risorgere
dalle ceneri le 35 province accorpate. E verrebbe
meno l' individuazione delle funzioni «di area vasta»
come funzioni fondamentali delle province. Di
conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro
la fine di quest' anno leggi per riallocare le funzioni tra
Comuni e Regioni stesse». E ciò comporterà,
secondo il documento della Funzione Pubblica, la
«devoluzione delle funzioni alle Regioni con
conseguente lievitazione dei costi per il personale
(quello regionale costa più di quello provinciale e
comunale) e la probabile costituzione di costose
agenzie e società strumentali per l' esercizio delle
funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si
aprirebbe «un periodo di incertezza per l' esercizio di
funzioni fondamentali per i cittadini», come la
manutenzione delle scuole superiori e delle strade, la
gestione dei rifiuti, la tutela idrogeologica e
ambientale. Ci sarebbero problemi per il trasferimento
del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili.
Ancora, le Città Metropolitane resterebbero «istituite
solo sulla carta», e la loro operatività «sarebbe
ostacolata da una serie di fattori». In una nota, il
ministro della Pubblica amministrazione Filippo
Patroni Griffi, ribadisce come lo stop al decreto
comporterebbe «una serie di problemi operativi sul
piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo
normativo con la legge di spending e il decreto SalvaItalia». Il Pdl contrattacca chiedendo al governo per
bocca del relatore del provvedimento, Filippo
Normativa Enti Locali
Saltamartini (che sabato aveva dato fuoco alle polveri
preannunciando la mossa del suo partito in aula) di
dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la
riforma e insistendo nelle obiezioni al provvedimento:
dall'«impatto sulla funzionalità di prefetture e
questure» ai problemi «derivanti dall' accorpamento
tra province con politiche diverse ad esempio in
materia di rifiuti». In ogni caso, conclude Saltamartini,
«il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non
volendo «figurare come capro espiatorio». IL PDL
«Pronti a tornare indietro ma vogliamo sapere quanto
si risparmierà»
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Lunedì 10 Dicembre 2012
www.ilmessaggero.it
Cronaca di Roma
to il mantello della caldaia o, ancora peggio, non erano in casa.
«Danno un appuntamento, senza
concordarlo, lasciando nella cassetta della posta una lettera. Poi,
se uno non legge l’avviso o non
può essere presente in quell’orario, viene multato – spiega Simonetta Cervellini, presidente di Federconsumatori Lazio – È una procedura approssimativa e scorretta. Se non si invia una raccomandata l’appuntamento non è ufficiale. Abbiamo invitato i consumatori a non pagare sanzioni di questo
tipo, dopo aver informato gli enti
locali, ormai fuori controllo».
«Controlli
alle caldaie
procedura
scorretta»
`Federconsumatori
e le «verifiche pazze»:
gli utenti non paghino
IL CASO
«È un atteggiamento pretestuosamente rigoroso quello che si sta
adottando sul controllo delle emissioni inquinanti delle caldaie».
Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell’associazione Codici,
grida allo scandalo per l’ennesimo
«balzello» di cui i cittadini romani
si trovano ad essere nuovamente
vittime impotenti. Centinaia le segnalazioni di protesta arrivate agli
sportelli per la difesa del consumatore, ai centralini della Cna e
agli stessi call center di Roma Capitale. Nel mirino, il servizio di
controllo sulla regolarità degli impianti di riscaldamento domestico
svolto dai tecnici dell’associazione temporanea di imprese Con.
Te., subentrata
ad Acea Reti e
Servizi Energetici Spa a partire dal primo
gennaio 2012.
«Con la scusa di
garantire una
maggiore sicurezza, si caricano i consumato-
LA CONTESTAZIONE
«Sono criteri esageratamente prudenti – contesta il segretario di Codici – e poi vi è una disparità tra la
posizione contrattuale del cliente
e quella della società». In molti si
sono lamentati
di aver dovuto
pagare 25 euro
per «mancato
appuntamento» perché, all’arrivo dei tecnici della Con.
Te., non sapevano di dover far
trovare smonta-
IL CODICI: «IL COMUNE
VIGILI SULLA SOCIETÀ
A CUI HA AFFIDATO
IL SERVIZIO». OGGI VERTICE
TRA CNA E ASSESSORATO
AI LAVORI PUBBLICI
Normativa Enti Locali
LE AZIENDE
ri di oneri sempre maggiori – spiega Ivano Giacomelli – Andremo a
verificare la normativa vigente
per capire se sono obbligati a pagare e chiederemo al Comune di
vigilare sulla società a cui ha affidato la gestione del servizio». Alla
base dei disagi, il fatto che molte
delle contestazioni mosse dal nuovo gestore non erano contemplate
dal precedente. Acea, ad esempio,
durante i controlli chiedeva conto
soltanto del bollino in corso di validità. Con.Te fa pagare 90 euro
per la verifica dei suoi tecnici se
mancano all’appello i bollini precedenti. Anche nell’ipotesi in cui
l’inadempienza sia da ricondurre
al vecchio proprietario dell’appartamento, chi gli è subentrato non
potrà sfuggire al pagamento.
CONTROLLI Un tecnico al lavoro su una caldaia
A lamentarsi non sono solo i consumatori. Le aziende che effettuano la manutenzione delle caldaie
si trovano spesso in imbarazzo
con i propri clienti. «Sembriamo
noi inadempienti – si lamenta Fabrizio Badioli, da 25 anni titolare
di un’impresa di riscaldamento di
Roma – Molte persone ci chiedono
di rimborsare il costo della sanzione che Con.Te. ha inflitto loro. Ma
non è colpa nostra. Il nuovo gestore applica la normativa in modo
diverso rispetto a come la applicava Acea. La cosa drammatica è
che le ispezioni hanno addirittura
effetto retroattivo. È un controsenso che si controlli il controllo. In
un momento di crisi come questo
è un inutile esborso di denaro». Insomma, dopo il bollino blu sulle
emissioni inquinanti dei veicoli,
pagato in modo ingiustificato per
10 mesi dai romani, è il turno del
bollino delle caldaie. «Abbiamo
già inviato una notifica con l’ipotesi appropriazione indebita al presidente dell’Agenzia Roma servizi
per la Mobilità per la storia dei tagliandi di auto e moto. Daremo
battaglia anche in questo caso»,
assicura il segretario di Codici, Ivano Giacomelli. Intanto oggi per discutere della questione gli imprenditori della Cna incontreranno i dirigenti dell’assessorato ai lavori
pubblici di Roma Capitale, anche
se questi ultimi sembrano non saperne nulla.
Valeria Di Corrado
Pronti ad attaccare
con continuità
Clemente Mimun
a Lazio di Petkovic gioca
bene e prosegue nel
ciclo positivo anche a
livello continentale,
dove in pochi, alla vigilia
dell'Europa league,
avrebbero scommesso non
sul nostro primo posto, ma
addirittura sul passaggio del
turno. Il mister, invece,
cambia formazione e gioco e
piazza un poker a Maribor
che smentisce le cassandre
di turno. Questa Lazio mi
piace, e piace ai tifosi, perché
mostra sempre il massimo
impegno. Forse il tecnico è il
miglior acquisto della
società, da diversi anni a
questa parte, con l'eccezione
di Klose, vero colpo da
maestri del tandem
Lotito-Tare. Nelle prossime
settimane potremmo cedere
qualche giocatore, a
cominciare da Zarate e
Matuzalem. Spero si trovi
l'intesa con Diakite,
potrebbe diventare un solido
punto di riferimento nella
nostra difesa. Intanto ci
aspetta il Bologna, che non di
rado ci ha fatto lo sgambetto.
Siamo decisamente più forti
e ce la possiamo fare. Per
puntare alla zona
Champions ci servono tre
punti. L'importante è giocare
come sappiamo, aggredirli
subito con continuità. Se il
Bologna ha meno della metà
dei nostri punti (14 contro
29), una ragione ci sarà.
Vinciamo, così terremo a
distanza i cugini e i viola.
Sarà un bel lunedì?
Speriamo, forza Lazio.
L
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Il Messaggero
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«Controlli alle caldaie procedura scorretta»
Federconsumatori e le «verifiche pazze»: gli utenti
non paghino IL CASO «È un atteggiamento
pretestuosamente rigoroso quello che si sta
adottando sul controllo delle emissioni inquinanti delle
caldaie». Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell'
associazione Codici, grida allo scandalo per l'
ennesimo «balzello» di cui i cittadini romani si trovano
ad essere nuovamente vittime impotenti. Centinaia le
segnalazioni di protesta arrivate agli sportelli per la
difesa del consumatore, ai centralini della Cna e agli
stessi call center di Roma Capitale. Nel mirino, il
servizio di controllo sulla regolarità degli impianti di
riscaldamento domestico svolto dai tecnici dell'
associazione temporanea di imprese Con.Te.,
subentrata ad Acea Reti e Servizi Energetici Spa a
partire dal primo gennaio 2012. «Con la scusa di
garantire una maggiore sicurezza, si caricano i
consumatori di oneri sempre maggiori ? spiega Ivano
Giacomelli ? Andremo a verificare la normativa
vigente per capire se sono obbligati a pagare e
chiederemo al Comune di vigilare sulla società a cui
ha affidato la gestione del servizio». Alla base dei
disagi, il fatto che molte delle contestazioni mosse dal
nuovo gestore non erano contemplate dal
precedente. Acea, ad esempio, durante i controlli
chiedeva conto soltanto del bollino in corso di validità.
Con.Te fa pagare 90 euro per la verifica dei suoi
tecnici se mancano all' appello i bollini precedenti.
Anche nell' ipotesi in cui l' inadempienza sia da
ricondurre al vecchio proprietario dell' appartamento,
chi gli è subentrato non potrà sfuggire al pagamento.
LA CONTESTAZIONE «Sono criteri esageratamente
prudenti ? contesta il segretario di Codici ? e poi vi è
una disparità tra la posizione contrattuale del cliente e
quella della società». In molti si sono lamentati di aver
dovuto pagare 25 euro per «mancato appuntamento»
perché, all' arrivo dei tecnici della Con.Te., non
sapevano di dover far trovare smontato il mantello
della caldaia o, ancora peggio, non erano in casa.
«Danno un appuntamento, senza concordarlo,
lasciando nella cassetta della posta una lettera. Poi,
se uno non legge l' avviso o non può essere presente
in quell' orario, viene multato ? spiega Simonetta
Cervellini, presidente di Federconsumatori Lazio ? È
una procedura approssimativa e scorretta. Se non si
invia una raccomandata l' appuntamento non è
ufficiale. Abbiamo invitato i consumatori a non pagare
sanzioni di questo tipo, dopo aver informato gli enti
locali, ormai fuori controllo». LE AZIENDE A
lamentarsi non sono solo i consumatori. Le aziende
Normativa Enti Locali
che effettuano la manutenzione delle caldaie si
trovano spesso in imbarazzo con i propri clienti.
«Sembriamo noi inadempienti ? si lamenta Fabrizio
Badioli, da 25 anni titolare di un' impresa di
riscaldamento di Roma ? Molte persone ci chiedono
di rimborsare il costo della sanzione che Con.Te. ha
inflitto loro. Ma non è colpa nostra. Il nuovo gestore
applica la normativa in modo diverso rispetto a come
la applicava Acea. La cosa drammatica è che le
ispezioni hanno addirittura effetto retroattivo. È un
controsenso che si controlli il controllo. In un
momento di crisi come questo è un inutile esborso di
denaro». Insomma, dopo il bollino blu sulle emissioni
inquinanti dei veicoli, pagato in modo ingiustificato per
10 mesi dai romani, è il turno del bollino delle caldaie.
«Abbiamo già inviato una notifica con l' ipotesi
appropriazione indebita al presidente dell' Agenzia
Roma servizi per la Mobilità per la storia dei tagliandi
di auto e moto. Daremo battaglia anche in questo
caso», assicura il segretario di Codici, Ivano
Giacomelli. Intanto oggi per discutere della questione
gli imprenditori della Cna incontreranno i dirigenti dell'
assessorato ai lavori pubblici di Roma Capitale,
anche se questi ultimi sembrano non saperne nulla.
Valeria Di Corrado © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Lun 10/12/2012
Il Messaggero
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Lunedì 10 Dicembre 2012
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Cronaca di Roma
Campidoglio, è scontro sulla data del voto
`Alemanno: «Elezioni
già a febbraio»
Il Pd punta ad aprile
IL CASO
Neanche il tempo di rifiatare dopo la fine (almeno presunta) della telenovela sulla data del voto
delle Regionali che si apre un
nuovo fronte: quello delle amministrative. Alemanno ne approfitto per tornare su una sua vecchia richiesta: «Facciamo l’election day».
Tutto si tiene. Berlusconi toglie l’appoggio al governo. Monti
si dimette e il giorno delle elezioni per il nuovo sindaco di Roma torna in
bilico. Immaginarsi
le segreterie di partito e gli staff dei politici alle prese con in
mano il calendario
non è una caduta romanzesca: è quello
che sta avvenendo in
queste ore da una
parte e dall’altra. Per
ovvie necessità si può provare a
schematizzare così: Alemanno
vuole votare il prima possibile,
accorpando tutto quello che si
può accorpare. Il Pd, invece, vuole elezioni amministrative a scadenza naturale, ovvero ad aprile.
Parlamento. Il problema è cosa
accorpare e come. Fino a oggi si
dava per quasi acclarato che le
politiche e le comunali sarebbero andate insieme. Mentre, come
noto, per la Pisana in seguito a ricorsi e sentenze, il prefetto ha indetto le elezioni per il 3 e 4 febbraio.
I nodi, neanche a dirlo, sono tanti. La premessa è che se, come
annunciato, il governo si dimette un minuto dopo l’approvazione del decreto stabilità, ovvero
alla fine di questa settimana, o all’inizio della prossima, Napolitano scioglierà le Camere e in poco
tempo saranno indette le elezioni. A quel punto i romani si troveranno davanti a tutte le elezioni possibili: Comune, Regione e
Ecco Barillari
il grillino
candidato
alla Regione
LA FRUSTRAZIONE
In entrambe gli schieramenti si
vive una sorta di frustrazione, visto che il calendario uscirà fuori
da decisioni superiori, ovvero
dal governo e dalle indicazioni
del presidente della Repubblica.
A fare pressione esplicita per l’election day è stato lo stesso Gianni Alemanno: «È chiaro che è impossibile fare il voto delle regionali durante la campagna elettorale per
le politiche o comunali. Se si vota a fine
febbraio, un election
day è inevitabile».
Il sindaco di Roma gioca una partita
complessa e con l’accelerazione dei tempi spera di spiazzare
gli avversari che ancora non hanno trovato un candidato. Per Alemanno, poi, le elezioni anticipate fanno cadere un
vincolo: quello per cui i sindaci
devono dimettersi sei mesi prima della scadenza se vogliono
candidarsi al Parlamento. Se il
governo va a casa prima non ci
sono più obblighi, ma il sindaco
giura che non pensa ad altro che
alla sua sfida per il Campidoglio.
Il Partito democratico si trova
in mezzo a un guado. Gli scenari
sono due: se si vota per il Comune a febbraio addio primarie,
non ci sarebbero i tempi materiali per organizzarle e neanche per
svolgerle (le liste per ciascuna
elezione vanno consegnate un
mese prima, praticamente a Capodanno). Se invece l’obiettivo
IL SINDACO
«SE CADE
IL GOVERNO
ASSURDO
NON FARE
L’ELECTION DAY»
LO SCENARIO
La scelta
Tra venti giorni la discarica di
Malagrotta deve chiudere, perché scade la proroga; il commissario per l’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, termina il suo incarico, ma potrebbe raddoppiare,
con un nuovo incarico dal governo che gli darà ancora più poteri.
In linea molto teorica, dal primo gennaio la Capitale dovrà portare i suoi rifiuti trattati in una
nuova discarica provvisoria, la
parte non trattata dovrà essere
spedita all’estero. Bene, tutto questo scenario è saltato, non c’è nulla di pronto. Non solo sulla discarica provvisoria di Monti dell’Ortaccio si prosegue nel balletto di
osservazioni degli enti locali e
controdeduzioni della Colari
(Cerroni) che ha presentato il progetto, con Sottile che ancora non
sa quando darà via libera al progetto. Ma ora si scopre che il Campidoglio ha fatto sapere a Sottile
che la gara per trovare chi porta e
smaltisce all’estero i rifiuti non
trattati non è ancora conclusa.
Stiamo parlando di una quantità
importante, almeno 1.200 tonnellate al giorno, che dal primo gennaio non sapremo dove portare.
Cosa succederà?
La patata bollente tornerà a
Goffredo Sottile che firmerà l’ennesima proroga alla discarica di
Malagrotta per 4-6 mesi. Inizialmente si dava per scontata la proroga, ma solo per i rifiuti pre-trattati in attesa di completare la discarica provvisoria. Ma siamo ancora alla casella del via su tutto e
Sottile, per evitare i rifiuti per
strada, dovrà firmare una proroga che consenta di portare a Malagrotta anche i rifiuti non trattati. Non è cosa da poco: non si può
fare, lo proibisce la normativa eu-
Normativa Enti Locali
ropea e visto che c’è già la procedura d’infrazione, è scontato che
l’Italia e Roma saranno chiamate
a pagare una pesante sanzione.
Già portare i rifiuti all’estero rappresentava una costosa sconfitta,
ma la situazione di Roma è ancora più paradossale perché siamo
in ritardo anche su questo fronte.
Non va meglio per gli impianti di
trattamento. Da mesi si annuncia: «Lavoreranno a pieno regime». Non è vero. Per i due dell’Ama c’è stato un miglioramento, un aumento della quantità dei
rifiuti trattati; per i due della Cola-
MALAGROTTA SARÀ
PROROGATA ANCHE
PER I «NON TRATTATI»
INTERVIENE IL GOVERNO
SOTTILE DIVENTERÀ
COMMISSARIO AD ACTA
Un camion entra nella
discarica di Malagrotta
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CAMPIDOGLIO L’aula Giulio Cesare dove si riunisce il consiglio comunale
Cerimonia ebraica
Piazza Barberini, festa del Chanucà
Renata Polverini e Gianni
Alemanno ieri sera a piazza
Barberini per partecipare alla
tradizionale Festa del Chanucà,
Festa delle Luci, promossa e
organizzata dalla Fondazione
ebraica Chabad Lubavitch. «I
nostri Paesi si trovano in un
momento di difficoltà - ha detto
il governatore dimissionario
della Regione Lazio - ma
l'amicizia, quella vera, si vede
in momenti come questo».
«Questo momento - ha aggiunto
il sindaco di Roma rappresenta la luce della
Rifiuti, caos trasferimento all’estero
il bando di gara è ancora in alto mare
L’EMERGENZA
di arrivare alla fine naturale della consiliatura va in porto, a quel
punto le primarie si potrebbero
svolgere, «con lo slancio della vittoria di febbraio», spiega un dirigente nazionale, magari all’inizio di marzo. Inutile aggiungere
che sarà una settimana decisiva:
il segretario romano Marco Miccoli avrebbe già concordato una
linea provvisoria in una telefonata con Bersani, mentre mercoledì il segretario regionale Enrico
Gasbarra, regista ormai di un
match con tanti tavoli, incontrerà i dirigenti nazionali del partito. Da lì uscirà la strategia. E
chissà, magari anche un candidato del centrosinistra per la riconquista del Campidoglio.
Francesco Olivo
Un consulente informatico, con
la passione per il mondo degli
hacker e un passato nella
sinistra movimentista. È il
profilo del milanese Davide
Barillari, 38 anni, candidato alla
Regione per il M5S. Il suo nome
è stato il più cliccato nelle
primarie on-line indette tra
venerdì e ieri pomeriggio dal
meet-up laziale (non più di 1.000
gli attivisti coinvolti nella
votazione). Barillari da tre anni
si è trasferito a Ostia e si occupa,
per conto dell’Ibm, della
gestione dei sistemi centrali
della Banca d’Italia. Sposato, ha
un figlio di 3 anni e ne sta
aspettando un altro. L’aspirante
governatore grillino si è
avvicinato al movimento tra il
2007 e il 2008, folgorato dai
primi Vaffa day. Perché si
candida? «Per giustizia, per mio
figlio, contro la corruzione e la
mafia, e per smetterla con i
compromessi». Prima di
entrare nel “non-partito”, è
stato un militante di
Rifondazione e delegato
sindacale per la Cgil-Fiom «ma
mi accompagnarono alla porta
dopo aver messo in discussione
gli equilibri interni grazie al
web». Tra esperienze dentro
Banca Etica e in Emergency,
partecipò anche al G8 di Genova
(«Le ferite delle manganellate
sono sparite, ma il ricordo di ciò
che ho visto no»).
Simone Canettieri
ri risulta invece che si è lontani
dal potenziale massimo. Analogo
ragionamento sul potenziamento della differenziata e del porta a
porta: a giugno Alemanno e Clini
presentarono con squilli di trombe il piano che avrebbe diffuso il
porta a porta, o comunque una
forma più moderna di raccolta
differenziata, a Roma. Da allora è
partito solo il IV Municipio, mentre per i prossimi bisognerà aspettare aprile. In sintesi: il tempo
passa e le soluzioni per l’emergenza rifiuti sono ancora al palo.
Ieri il ministro dell’Ambiente,
Corrado Clini, ha attaccato: «Una
proroga della discarica di Malagrotta, che dovrebbe chiudere entro il 31 dicembre, non sarebbe
una soluzione per i rifiuti. Roma
deve uscire dalla logica dell'emergenza per quanto riguarda i rifiuti ed entrare in una dimensione
ordinaria, nel caso anche con un
commissario ad acta nominato
dal Governo. Se si riusciranno a
raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata che ci siamo prefissati non servirà neanche una
seconda discarica».
Ha aggiunto: «Quello che serve
è una maggior raccolta differenziata la valorizzazione della frazione umida, che è il 30% del totale e una soluzione temporanea
per una discarica ma solo per i rifiuti trattati». Intanto, il governo
ha preparato il terreno per evitare che Roma finisca nei guai: la
scorsa settimana, in un comma di
un decreto, è stata assegnata a Clini la possibilità di nominare un
commissario ad acta che avrebbe
poteri molto più ampi. Il prescelto dovrebbe essere lo stesso Sottile. Va capito, però, se la crisi di governo consentirà di concludere
questo percorso.
Mauro Evangelisti
speranza per tutto quello che
deve avvenire. Noi siamo legati
ad Israele e la sua speranza è la
nostra stessa speranza.
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Rifiuti, caos trasferimento all' estero il bando di
gara è ancora in alto mare
L' EMERGENZA Tra venti giorni la discarica di
Malagrotta deve chiudere, perché scade la proroga; il
commissario per l' emergenza rifiuti, Goffredo Sottile,
termina il suo incarico, ma potrebbe raddoppiare, con
un nuovo incarico dal governo che gli darà ancora più
poteri. In linea molto teorica, dal primo gennaio la
Capitale dovrà portare i suoi rifiuti trattati in una nuova
discarica provvisoria, la parte non trattata dovrà
essere spedita all' estero. Bene, tutto questo scenario
è saltato, non c' è nulla di pronto. Non solo sulla
discarica provvisoria di Monti dell' Ortaccio si
prosegue nel balletto di osservazioni degli enti locali e
controdeduzioni della Colari (Cerroni) che ha
presentato il progetto, con Sottile che ancora non sa
quando darà via libera al progetto. Ma ora si scopre
che il Campidoglio ha fatto sapere a Sottile che la
gara per trovare chi porta e smaltisce all' estero i rifiuti
non trattati non è ancora conclusa. Stiamo parlando di
una quantità importante, almeno 1.200 tonnellate al
giorno, che dal primo gennaio non sapremo dove
portare. Cosa succederà? La patata bollente tornerà
a Goffredo Sottile che firmerà l' ennesima proroga alla
discarica di Malagrotta per 4-6 mesi. Inizialmente si
dava per scontata la proroga, ma solo per i rifiuti pretrattati in attesa di completare la discarica provvisoria.
Ma siamo ancora alla casella del via su tutto e Sottile,
per evitare i rifiuti per strada, dovrà firmare una
proroga che consenta di portare a Malagrotta anche i
rifiuti non trattati. Non è cosa da poco: non si può
fare, lo proibisce la normativa europea e visto che c' è
già la procedura d' infrazione, è scontato che l' Italia e
Roma saranno chiamate a pagare una pesante
sanzione. Già portare i rifiuti all' estero rappresentava
una costosa sconfitta, ma la situazione di Roma è
ancora più paradossale perché siamo in ritardo anche
su questo fronte. Non va meglio per gli impianti di
trattamento. Da mesi si annuncia: «Lavoreranno a
pieno regime». Non è vero. Per i due dell' Ama c' è
stato un miglioramento, un aumento della quantità dei
rifiuti trattati; per i due della Colari risulta invece che si
è lontani dal potenziale massimo. Analogo
ragionamento sul potenziamento della differenziata e
del porta a porta: a giugno Alemanno e Clini
presentarono con squilli di trombe il piano che
avrebbe diffuso il porta a porta, o comunque una
forma più moderna di raccolta differenziata, a Roma.
Da allora è partito solo il IV Municipio, mentre per i
prossimi bisognerà aspettare aprile. In sintesi: il
Normativa Enti Locali
tempo passa e le soluzioni per l' emergenza rifiuti
sono ancora al palo. Ieri il ministro dell' Ambiente,
Corrado Clini, ha attaccato: «Una proroga della
discarica di Malagrotta, che dovrebbe chiudere entro
il 31 dicembre, non sarebbe una soluzione per i rifiuti.
Roma deve uscire dalla logica dell' emergenza per
quanto riguarda i rifiuti ed entrare in una dimensione
ordinaria, nel caso anche con un commissario ad acta
nominato dal Governo. Se si riusciranno a
raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata che ci
siamo prefissati non servirà neanche una seconda
discarica». Ha aggiunto: «Quello che serve è una
maggior raccolta differenziata la valorizzazione della
frazione umida, che è il 30% del totale e una
soluzione temporanea per una discarica ma solo per i
rifiuti trattati». Intanto, il governo ha preparato il
terreno per evitare che Roma finisca nei guai: la
scorsa settimana, in un comma di un decreto, è stata
assegnata a Clini la possibilità di nominare un
commissario ad acta che avrebbe poteri molto più
ampi. Il prescelto dovrebbe essere lo stesso Sottile.
Va capito, però, se la crisi di governo consentirà di
concludere questo percorso. Mauro Evangelisti ©
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Vademecum operativo sull' attività dei compro oro
PREMESSA Negli ultimi anni e, più precisamente,
nell' ultimo decennio, è affiorata nel panorama
economico commerciale italiano una nuova attività d'
impresa che trae un suo nome generico, che
raffigura, quasi esattamente, l' esercizio tipico dell'
attività svolta, e cioè, il c.d. «Compro Oro»; questo
perché per una maggiore puntualità di linguaggio e
per ciò che rappresenta l' effettivo svolgimento della
tipologia degli acquisti oggetto predominante della
loro attività, avrebbe dovuto chiamarsi «Compro
Oreficeria usata». Ciò, sta a significare che esiste una
palese e netta differenza, anche se a oggi non è
chiaro ancora a tutti, tra l' attività di commercio di oro
e quella di commercializzazione di oggetti preziosi,
anche usati e/o avariati. Infatti il commercio di oro è
disciplinato dalla legge n. 7/2000 del 17 gennaio
2000, che fu emanata in attuazione della direttiva
98/80/Ce del consiglio del 12 ottobre 1998; con la
stessa fu superato il monopolio detenuto dalle
banche, nella commercializzazione dell' oro da
investimento, e tale prerogativa fu concessa anche a
soggetti economici privati che detenessero specifici
requisisti soggettivi. Dalla particolare forma giuridica
(spa, srl, società cooperativa) al capitale sociale
previsto per le società per azioni (euro 120.000,00) e
interamente versato, ai requisiti di onorabilità in capo
agli amministratori, soggetti partecipanti al capitale,
dipendenti preposti allo svolgimento dell' attività
commerciale; naturalmente, il tutto con una espressa
previsione contenuta nell' oggetto sociale della
società operante che preveda espressamente il
commercio di oro. Tali requisiti (art. 1, comma 3,
legge 7/2000), dovevano essere, necessariamente,
detenuti dai soggetti giuridici, per l' esercizio di detta
attività, senza i quali la stessa non poteva essere
legittimamente espletata. Per commercio di oro si
intende, come previsto dalla legge 7/2000 e da suoi
successivi «Chiarimenti un materia di commercio di
oro» emanati dalla Banca d' Italia nel 2001 e da ultimi
il 28/05/2010, il commercio di «oro da investimento»,
disciplinato dall' art.1, comma 1, lettera a), legge
7/2000 (... intendendo per tale l' oro in forma di lingotti
o placchette di peso accettato dal mercato dell' oro,
ma comunque superiore a un grammo, di purezza
pari o superiore a 995 millesimi, rappresentato o
meno da titoli; le monete d' oro di purezza pari o
superiore a 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che
hanno o hanno avuto corso legale nel Paese di
origine...) e il commercio del «materiale d' oro»
Normativa Enti Locali
disciplinato dall' art. 1, comma 1, lettera b), legge
7/2000 (il materiale d' oro diverso da quello di cui alla
lettera a), a uso prevalentemente industriale, sia in
forma di semilavorati di purezza pari o superiore a
325 millesimi, sia in qualunque altra forma e purezza.
Alla luce di quanto sopra rappresentato, va da sé, che
l' attività tipica esercitata dai negozi «Compro Oro»
(acquisto da privati di oggetti preziosi usati e/o
avariati da destinare prevalentemente a fusione) non
tange, in alcun modo, le fattispecie sopra meglio
descritte di commercio di oro; infatti, gli oggetti tipici
acquistati da questi operatori economici (bracciali,
anelli, collane ecc.) rientrano nella categoria di beni
finiti merceologicamente classificati oggetti di
«oreficeria a uso ornamentale», esclusi dall'
assoggettamento dei dettami normativi sanciti dalla
legge 7/2000. Ciò, per converso, fa nascere per
questa tipologia di esercenti l' attività di commercio all'
ingrosso di oggetti preziosi, anche usati e/o avariati, l'
obbligo di attenersi alle prescrizioni del Tulps del
1931, che agli artt. 127 e 128, disciplinano l' attività e
le modalità del commercio dei beni preziosi. Il
fenomeno, ancor prima della fine dell' ultimo
millennio, veniva esplicitato, nella sua forma di
acquisto, dalla classica attività svolta dai dettaglianti
gioiellieri, che manifestavano l' attitudine all' acquisto
degli oggetti preziosi di oro usati, riconoscendo in
cambio il loro valore di mercato sotto forma di
permuta. Da tale pratica commerciale, qualche
addetto del settore intuì che gli stessi oggetti ceduti in
permuta per l' acquisto di nuovi articoli, potevano,
altresì, essere ceduti per il solo pagamento in contanti
del corrispettivo valore dei medesimi beni; si
incominciava a intravedere, tra la gente comune, l'
interesse a vendere i propri preziosi usati,
indipendentemente dalla possibilità di un nuovo
acquisto, realizzando, così, un mero guadagno
economico. Tanto, forse, per l' affiorare dell' inizio di
una stagione di crisi globale, ancora perdurante, che
riduceva, per un verso, pian piano le disponibilità
finanziarie delle famiglie, e dall' altro, induceva a
forme di investimento in metallo prezioso soggetti
investitori alla ricerca di tutela dei propri capitali
investiti. Si introduceva, così, nel mondo economico,
autonomamente, e senza alcuna regolamentazione
normativa e preventiva ad hoc per l' esercizio della
stessa, una nuova realtà commerciale nel settore del
commercio all' ingrosso di oggetti preziosi, i c.d.
«Compro Oro». Attività tipica di impresa che è
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Italia Oggi Sette
divenuta, ormai, realtà forte e indispensabile del
settore aurifero e, dello sviluppo del commercio in
genere; esigenza di mercato e fonte di necessità
primarie di privati fornitori, che a causa di difficoltà
economico/finanziarie, si vedono costretti a vendere i
propri oggetti preziosi per procurarsi danaro contante.
Esercizi commerciali che oggi sono diventati realtà
economiche frutto di prerogative legittime di profitto e
fonti consistenti di gettito verso l' erario. Quindi, una
attività in continua espansione, sulla quale, però,
pendono norme certe di operatività e che si espone
ad alti rischi di natura amministrativo/fiscali.
Certamente, una attività che necessita di un
intervento normativo mirato e di ampio raggio che
circoscriva in modo puntuale tutti gli aspetti operativi
legati alla stessa e che possa, altresì, arginare anche
fenomeni criminosi (riciclaggio, ricettazione, usura
ecc.) di certa evidenza affiorati di recente su una
piattaforma commerciale, che oggi è diventata una
realtà economica del nostro apparato produttivo;
aspetti riguardanti, soprattutto l' ambito fiscale che ha
rappresentato l' inizio della grande confusione
annidata intorno a questa particolare attività
economica che ha prodotto incertezze interpretative
sull' applicazione delle norme di riferimento e che ha
generato dubbi sui presupposti soggettivi ed oggettivi
per l' esercizio dell' attività medesima di impresa. L'
attività del «Compro Oro» è un' attività tra le più
redditizie del periodo ma anche la più incerta delle
attività commerciali; infatti, risulta essere
caratterizzata da una assenza di normativa specifica
sancita a livello di Legge del nostro ordinamento, da
una puntuale regolamentazione di prassi fiscale e
amministrativa e, da confusioni interpretative della
legge 7/2000, prassi amministrativa e fiscale e
applicazione del Tulps per il commercio degli oggetti
preziosi. A tal riguardo, giace in parlamento presso la
X commissione attività produttive della camera dei
deputati in sede referente, la proposta di legge n.
4281 (Mattesini, Brandolini ecc.), in itinere a cui è
stata abbinata l' ulteriore proposta di legge n. 5516
(Baccini, Simeoni ecc.); proposta, l' ultima, che
ricalca, in modo strutturale appena diverso, i contenuti
inseriti nella Pdl 4281 che in seguito saranno messi in
evidenza. RIFERIMENTI NORMATIVI LEGGE 7/2000
- TULPS DEL 1931LEGGE 7/2000 - Nuova Disciplina
del mercato dell' oroArt. 1, comma 1, lett.
A)Commercio di oro da investimentoArt. 1, comma 1,
lett. B)Commercio di materiale d' oro Art. 1, comma
3Requisiti per l' esercizio professionale del
commercio di oroArt. 3, comma 4Disposizioni fiscali Reverse Charge art. 17, comma 5, dpr 633/72Art. 4,
comma 1Sanzioni per esercizio senza requisiti dell'
art. 1, comma 3 Chiarimenti Banca di Italia giugno e
Normativa Enti Locali
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dicembre 2001Chiarimenti in materia di
oroChiarimenti Banca di Italia 28 maggio
2010Chiarimenti in materia di oro TULPS - Testo
Unico Leggi di Pubblica Sicurezza (Regio Decreto 18
giugno 1931, n. 773 e 6 maggio 1940, n. 635)Art.
127, R.d. 773/31Obbligo alla preventiva richiesta di
Licenza per il commercio di oggetti preziosiArtt. 11 e
12, R.d. 773/31Requisiti di onorabilitàArt. 128, R.d.
773/31Obbligo di istituzione dei registri di pubblica
sicurezzaArt. 16, R.d. 635/40Bollatura e Vidimazione
del registro di P.S.Art. 247, R.d. 635/40Modalità di
redazione del registro di P.S. Art. 127 TULPS Licenza per il commercio dei preziosi I fabbricanti, i
commercianti, i mediatori di oggetti preziosi, hanno l'
obbligo di munirsi di licenza del Questore. Chi
domanda la licenza deve provare d' essere iscritto,
per l' industria o il commercio di oggetti preziosi, nei
ruoli della imposta di ricchezza mobile e in quelli delle
tasse di esercizio e rivendita ovvero deve dimostrare
il motivo della mancata iscrizione in tali ruoli. La
licenza dura fino al 31 dicembre dell' anno in cui è
stata rilasciata. Essa è valida per tutti gli esercizi di
vendita di oggetti preziosi appartenenti alla medesima
persona o alla medesima ditta, anche se si trovino in
località diverse. L' obbligo della licenza spetta,
oltreché ai commercianti, fabbricanti ed esercenti
stranieri, che intendono fare commercio, nel territorio
dello stato, degli oggetti preziosi da essi importati,
anche ai loro agenti, rappresentanti, commessi
viaggiatori e piazzisti. Questi debbono provare la loro
qualità mediante certificato rilasciato dall' autorità
politica del luogo ove ha sede la ditta, vistato dall'
autorità consolare italiana. Da quanto esposto ne
riviene che, coloro che commerciano (dettaglio o
ingrosso), fabbricano o fanno intermediazione di
oggetti preziosi, per l' esercizio di tale attività devono
essere in possesso della licenza prescritta dal Tulps
rilasciata previa presentazione di apposita istanza
indirizzata al Questore territorialmente competente
che, con preliminare accertamento della sussistenza
dei requisiti stabiliti dalla legge, rilascia l'
autorizzazione entro il termine di 60 giorni dalla
presentazione dell' istanza. REQUISITI E
PROCEDURE PER L' AVVIO DELL' ATTIVITÀ DI
«COMPRO ORO» Inoltro all' ufficio licenze di
pubblica sicurezza (questure, commissariati, uffici
dislocati, ecc.) dell' istanza di autorizzazione per il
commercio di preziosi (deve essere corredata della
relativa documentazione allegata come di seguito):
copia della ricevuta attestante l' avvenuto pagamento
della tassa di concessione governativa; dichiarazione
sostitutiva in cui l' interessato dichiara di essere
titolare di impresa individuale o legale rappresentante
di società indicando, altresì, tutti gli elementi
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necessari per l' individuazione dell' impresa
individuale o della società; dichiarazione di consenso
del rappresentante e/o preposto in cui lo stesso
dichiara, ai sensi degli artt. 46 e 47 del dpr
28/12/2000 n. 445, di non trovarsi nelle condizioni
ostative previste dagli artt. 11, 12 e 131 del Tulps;
dichiarazione sostitutiva in cui l' interessato dichiara la
disponibilità dei locali in cui verrà svolta l' attività.
REQUISITI DI ONORABILITÀ Art. 11. Salve le
condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli
casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere
negate: 1) a chi ha riportato una condanna a pena
restrittiva della libertà personale superiore a tre anni
per delitto non colposo e non ha ottenuto la
riabilitazione; 2) a chi è sottoposto all' ammonizione o
a misura di sicurezza personale o è stato dichiarato
delinquente abituale, professionale o per tendenza.
Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a
chi ha riportato condanna per delitti contro la
personalità dello stato o contro l' ordine pubblico,
ovvero per delitti contro le persone commessi con
violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di
persona a scopo di rapina o di estorsione, o per
violenza o resistenza all' autorità, e a chi non può
provare la sua buona condotta (1). Le autorizzazioni
devono essere revocate quando nella persona
autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le
condizioni alle quali sono subordinate, e possono
essere revocate quando sopraggiungono o vengono a
risultare circostanze che avrebbero imposto o
consentito il diniego della autorizzazione. 1) La Corte
costituzionale, con sentenza 16 dicembre 1993, n.
440, ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del
presente comma, nella parte in cui pone a carico dell'
interessato l' onere di provare la sua buona condotta.
Art. 12. Le persone che hanno l' obbligo di provvedere
all' istruzione elementare dei fanciulli ai termini delle
leggi vigenti, non possono ottenere autorizzazioni di
polizia se non dimostrano di avere ottemperato all'
obbligo predetto. Per le persone che sono nate
posteriormente al 1885, quando la legge non
disponga altrimenti, il rilascio delle autorizzazioni di
polizia è sottoposto alla condizione che il richiedente
stenda domanda e apponga di suo pugno, in calce
alla domanda, la propria firma e le indicazioni del
proprio stato e domicilio. Di ciò il pubblico ufficiale
farà attestazione. Istituzione, tenuta e vidimazione di
un registro delle operazioni giornaliere in cui sono
annotate le generalità di coloro con i quali le
operazioni stesse sono compiute e le altre indicazioni
prescritte dal regolamento. Requisiti oggettivi dei
locali (urbanistici, edilizi, sanitari ecc.) delle strutture
destinate all' esercizio dell' attività di commercio all'
ingrosso di oggetti preziosi usati e/o avariati: locale
Normativa Enti Locali
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indipendente da civili abitazioni, uffici od altre attività
commerciali; ingresso principale costituito da porte
blindate (lo spessore del metallo delle porte blindate
deve essere maggiore o uguale a 3-4 mm.) munite di
sistema automatico di chiusura. Le vetrine dovranno
essere in vetro antiproiettile (V.A.P.* - si intendono i
vetri antiproiettile i quali possono essere utilizzati in
sostituzione dei V.A.S.) o antisfondamento (V.A.S.* si intendono i vetri antisfondamento del tipo
antimazza aventi uno spessore minimo di 19/21 mm.,
in alternativa è consentito l' utilizzo di una speciale
protezione denominata «LEXAN MARGARD MR5E»
o similari); le finestre poste ad altezza d' uomo (fino a
2 metri da terra) siano munite di V.A.P. o V.A.S.;
quelle poste a una altezza tra i 2 e i 4 metri siano
munite di V.A.P. o V.A.S. e / o di robuste inferriate;
infine, quelle poste a una altezza di oltre 4 metri siano
munite di V.A.P: o V.A.S. e / o di robuste inferriate o
siano munite di vetri normali, purché l' ambiente sia
protetto da sistema di allarme volumetrico con sensori
a protezione delle finestre stesse; è necessario
specificare l' esatto spessore degli infissi e dei vetri di
porte e finestre; dotare l' attività di cassaforte/i con
congegno a tempo, in modo tale da consentire a fine
esercizio di riporre tutto il materiale all' interno della
stessa/e; Il locale dovrà essere dotato di sistema di
allarme collegato con le forze di Polizia o con Istituti di
Vigilanza Privata. Alle prescrizioni di carattere
strutturale la questura può, inoltre, chiedere la
consegna mensile di copie fotostatiche del registro
dei preziosi. La tenuta del registro di pubblica
sicurezza trova riferimento nel regio decreto n. 773
del 1931, art. 128 meglio noto come Testo unico delle
leggi di pubblica sicurezza (Tulps) e nel relativo
regolamento di attuazione rd 6/5/1940 n. 635, con lo
scopo di controllare la circolazione degli oggetti
preziosi, per prevenire e reprimere il commercio
clandestino ovvero il riciclaggio. I soggetti obbligati
alla tenuta, conservazione ed al corretto uso del
registro, ai sensi dell' art.128 del Testo unico delle
leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931 n. 773 e
art. 247 del relativo regolamento di attuazione sono
obbligati a fornire prova degli oggetti usati che
detengono a qualsiasi titolo. Una volta in possesso
dei registri, comunemente in vendita in cartoleria
come «Registro del Commercio, antichità, preziosi e
beni usati» e altro normale Registro adatto all' uso
occorre farlo bollare dall' Autorità di P.S. competente
dove è ubicato l' esercizio; va conservato nella sede
dell' attività ed esibito a ogni richiesta degli Ufficiali e
degli Agenti di P.S., i quali dovranno apporre data e
firma ogni qualvolta procedono al controllo. Anche la
Guardia di Finanza potrà chiedere di controllare la
tracciabilità dell' oggetto per scopi diversi quali la
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dimostrazione che non si tratta di oggetti di proprietà
dell' azienda bensì di terzi lasciati in deposito a
diverso titolo. Il Registro ai sensi dell' art. 128 del
Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18
giugno n. 773 e 16 del relativo regolamento di
attuazione è da usarsi nel caso di acquisto di oggetti
preziosi da privati e loro successivo utilizzo. Le
sanzioni per una mancata o errata tenuta del registro
prescritto sono contenute nell' art. 17-bis del Tulps;
possono esserci inoltre sanzioni accessorie come la
sospensione fino a tre mesi della licenza o la
cessazione dell' attività, se abusiva o vietata.
ISTITUZIONE E TENUTA REGISTRO PREZIOSI Art.
128. I fabbricanti, i commercianti, gli esercenti e le
altre persone indicate negli artt. 126 e 127 non
possono compiere operazioni se non con le persone
provviste della carta di identità di altro documento
munito di fotografia, proveniente dall' amministrazione
dello stato. Essi devono tenere un registro delle
operazioni che compiono giornalmente, in cui sono
annotate le generalità di coloro con i quali le
operazioni stesse sono compiute e le altre indicazioni
prescritte dal regolamento. Tale registro deve essere
esibito agli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, a
ogni loro richiesta. Le persone che compiono
operazioni con gli esercenti sopraindicati, sono tenute
a dimostrare la propria identità nei modi prescritti. L'
esercente, che ha comprato cose preziose, non può
alterarle o alienarle se non dieci giorni dopo l'
acquisto, tranne che si tratti di oggetti comprati presso
i fondachieri o i fabbricanti ovvero all' asta pubblica
(La Corte costituzionale, con sentenza 28 giugno
1963, n. 121, ha dichiarato l' illegittimità costituzionale
delle norme contenute nei primi quattro commi del
presente articolo, nella parte in cui tali norme
riguardano operazioni su oggetti preziosi nuovi nel
senso esposto nella motivazione). Il rilascio dell'
autorizzazione di pubblica sicurezza deve concludersi
con un provvedimento espresso del Questore che ha
il potere di imporre le prescrizioni ritenute necessarie
(art. 9 del Tulps), di esercitare controlli (art. 16 Tulps)
e di emanare eventuali provvedimenti inibitori
(sospensione o revoca dell' autorizzazione). L'
autorizzazione ha validità sul territorio nazionale ed
ha carattere permanente (art. 11 rd n.635/1940). È,
inoltre, possibile avviare succursali di vendita di
oggetti preziosi in un diverso ambito provinciale
allegando copia della licenza rilasciata per la sede
principale. Tale copia, a mente dell' art. 245 del
Regolamento al Tulps (rd n.635/1940), sarà vistata
dal Questore della giurisdizione in cui si trova la
succursale medesima il quale provvederà alla verifica
dei requisiti di legge in capo al rappresentante ed ai
locali in questione. Si rappresenta, infine, che
Normativa Enti Locali
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qualora, entro sessanta giorni, non sia intervenuto il
diniego da parte dell' autorità nazionale l'
autorizzazione non s' intende rilasciata. Regolamento
per l' esecuzione del tulps - rD N. 635/1940 Art. 16. In
tutti i casi in cui la legge prescrive, per l' esercizio di
determinate attività soggette ad autorizzazioni di
polizia, la tenuta di speciali registri, questi devono
essere debitamente bollati, a norma di legge, in ogni
foglio, numerati e, ad ogni pagina, vidimati dall'
autorità di P.S. Che attesta del numero delle pagine
nell' ultima di esse. I registri devono essere esibiti ad
ogni richieste degli ufficiali e degli agenti di P.S., I
quali appongono la data e la firma ogni qualvolta
procedono al loro esame Art. 247. Il registro di chi fa
commercio di cose antiche od usate o di chi
commercia o fabbrica oggetti preziosi deve, agli effetti
dell' art. 128 della legge, indicare, di seguito e senza
spazi in bianco, il nome, cognome e domicilio dei
venditori e dei compratori, la data dell' operazione, la
specie della merce comprata o venduta ed il prezzo
pattuito. Qualora si intenda commercializzare al
dettaglio gli oggetti preziosi acquistati vige l' obbligo
alla presentazione della Segnalazione certificata di
inizio attività (Scia) presso il Comune di competenza
e diverso risulta essere il codice Ateco di riferimento e
il comportamento fiscale da rispettare (registro di
carico e scarico dei beni usati e applicazione del
regime speciale Iva per i beni usati dl 41/95). Il
commercio all' ingrosso inteso come raccolta e
rivendita a fonderia per la destinazione a fusione e
affinazione, invece, non è soggetta alla Segnalazione
Certificata di inizio attività ma solo alla dichiarazione
di commercio all' ingrosso presso il registro delle
imprese al momento dell' iscrizione, utilizzo un altro
codice Ateco (46.72.20) e un' altra impostazione
fiscale con l' utilizzo del meccanismo dell' inversione
contabile Iva (comma 5, art. 17, dpr 633/72). Entro 30
giorni dall' avvio dell' attività, nel caso del commercio
al dettaglio dalla data indicata nella Scia e nel caso di
commercio all' ingrosso dalla data di effettivo inizio
dell' attività, comunicazione al Registro delle imprese
dell' attività avviata. ASPETTI FISCALI E
AMMINistraTIVI E IMPOSTAZIONI CONTABILI L'
ambito fiscale ha rappresentato l' inizio della grande
confusione annidata intorno a questa particolare
attività economica che ha prodotto incertezze
interpretative sull' applicazione delle norme di
riferimento e ha generato dubbi sui presupposti
soggettivi ed oggettivi per l' esercizio dell' attività
medesima di impresa. Si pensi, alla modalità di
applicazione dell' Iva sotto l' aspetto fiscale indiretto
per la cessione degli oggetti preziosi usati e/o avariati
a fonderie (meccanismo del reverse charge e/o
regime del margine dei beni usati); alle differenti
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Italia Oggi Sette
prescrizioni imposte dalle Questure locali; al presunto
possesso dei requisiti previsti dagli Operatori
Professionali in oro (legge 7/2000, art. 1, comma 3);
al codice ATECO (classificazione attività economiche)
da utilizzare nell' esercizio dell' attività con
conseguenti Studi di Settore da compilare - in quanto
non esiste ancora uno Studio specifico di riferimento
come riportato anche nella Pdl in esame all' art. 1,
comma 3. L' attività del «Compro Oro», a causa dell'
assenza di precisa regolamentazione, in quanto non
ancora contemplata da leggi ad hoc, presta il fianco a
repentini controlli e verifiche di Organi di stato di vario
genere e natura, che molto spesso sfociano in rilievi
(verifiche tributarie con contestazioni Iva di ingenti
importi, verbali sollevati per irregolarità amministrative
ecc.), che, a volte, se pur non certi, ma solo
presumibili, vengono addebitati. Quindi, su tali
soggetti operanti l' attività in questione, cade l' onere
di difendersi da pretese di ogni genere sollevate da
Guardia di finanza, Polizia amministrativa e sociale,
Agenzia delle entrate ecc., che non vedono puntuali
normative o modalità operative violate e prescrizioni
infrante in modo evidente ma, talvolta, solo
pretestuose. Nodo focale dal punto di vista dell'
applicazione dell' Iva nei passaggi (cessioni a
fonderie e/o ad altri soggetti economici) di oggetti
preziosi usati e/o avariati è la giusta o meno
applicazione del meccanismo del Reverse Charge
(art. 17, comma 5, dpr n. 633/72 - art. 3, comma 4,
legge 7/2000); questione che da qualche anno sta
trascinando svariati soggetti esercenti l' attività di
«Compro Oro», anche sotto diverse forme giuridiche,
in contenziosi tributari, amministrativi e, talvolta,
penali. Basti pensare al progetto «Gold Scrap» in
esecuzione di un piano Tremonti, di qualche anno fa,
per arginare fenomeni di evasione ed elusione fiscale.
Gli agenti verificatori (Guardia di finanza, Organi di
Polizia tributaria ecc.) e accertatori (funzionarti dell'
Agenzia delle entrate ecc.) con l' avvio di un' azione a
progetto hanno messo in campo una serie di verifiche
e controlli fiscali che hanno portato, sin d' ora, a
scovare evasioni d' imposta, illeciti amministrativi e
reati penali che rappresentano le seguenti cifre: 289
verifiche fiscali, scoprendo 32 evasori totali che ha
portato a 115 milioni di euro di base imponibile
sottratti a tassazione ai fini delle imposte dirette, 47
milioni di euro di imponibile Irap e 37 milioni di Euro di
Iva dovuta. Sono stati, inoltre, segnalati all' autorità
giudiziaria 60 esercenti, di cui 41 per reati tributari, 7
per abuso esercizio in via professionale del
commercio di oro e i rimanenti per reati di altra
natura. Sul fronte amministrativo, invece, sono state
riscontrate, altresì, violazioni amministrative e in
particolare alla normativa valutaria sull' uso del
Normativa Enti Locali
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contante (dal 6 dicembre 2011 il limite di utilizzo del
contante è sceso a euro 999,99) e di pubblica
sicurezza (mancata registrazione degli acquisti sul
registro preziosi, errato utilizzo dello stesso, mancato
rispetto alle prescrizioni imposte dal T.u. di pubblica
sicurezza ecc.). Nei vari accessi e verifiche fiscali, i
militari della Guardia di finanza, in ottemperanza ed
esecuzione al «Progetto» in essere, concepito e a
firma del direttore Ufficio Accertamento e Contenzioso
dell' Agenzia delle entrate, puntualmente, inficiano l'
applicazione del Reverse Charge in favore del regime
del margine dei beni usati (art. 36, dl 41/95) nelle
cessioni di oggetti preziosi usati e/o avariati anche a
fonderie. Azioni sanzionatorie ai fini Iva, che al
momento, vista la particolare confusione normativa e
considerata la mancata espressa previsione di un
comportamento certo, ma quanto più verosimile,
risultano, molto spesso, essere ribaltate in fase
amministrativa e/o in fase giudiziaria. In buona
sostanza, viene contestata l' applicazione del Reverse
Charge a favore del regime del margine dei beni
usati; tanto perché gli oggetti preziosi usati e/o
avariati ceduti dai più dei «Compro Oro» alle fonderie
vengono assoggettati all' art. 17, comma 5, del dpr
633/72 e non all' art. 36 del dl 41/95. Le contestazioni,
da parte degli organi verificatori e accertatori, si
basano sul convincimento che, tali operatori
economici (soggetti compro oro) abbiano utilizzato il
meccanismo del Reverse Charge (inversione
contabile) nelle cessioni dei beni usati (identificati
rottami auriferi) per «beneficiare» di un improprio
vantaggio ai fini Iva, evitando di assoggettare tali
cessioni al regime dei beni usati; regime, che, a parer
loro, avrebbe dovuto applicarsi, in quanto gli stessi
beni oggetto delle cessioni avrebbero dovuto essere
considerati, necessariamente, «beni usati» e non
essere trattati alla stregua di rottami auriferi per le cui
cessioni sarebbe consentito l' utilizzo dell' inversione
contabile. A supporto e interpretazione di tali
argomentazioni sono intervenute diverse risoluzioni e
pareri dell' Agenzia delle entrate a partire dalla n.
375/E del 2002, n. 954 del 2010, e successive
(Parere Direzione regionale Lombardia del 31 ottobre
2011, risoluzione n. 911 del 2011 della Direzione
regionale della Toscana ecc.). Reverse Charge - art.
17, comma 5, Dpr del 26 ottobre 1972, n. 633 Regime
del Margine beni usati - Decreto Legge23 febbraio
1995, n. 41Art. 17, comma 5, dpr 633/72Reverse
Charge (meccanismo dell' inversione
contabile)Risoluzione AdE n. 375/2002Istanza di
Interpello - Applicazione dello speciale meccanismo
del reverse charge (acquisto di oggetti d' oro avariati
da Compro Oro)Parere n. 954 del 2010 Direzione
Centrale NormativaIstanza di Interpello - concernente
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Italia Oggi Sette
l' esatta applicazione dell' art. 17, comma 5, dpr n.
633/72Parere Direzione Regionale Lombardia del 31
ottobre 2011Chiarimenti della Risoluzione
375/2002Risoluzione n. 911 del 2011 della Direzione
Regionale della Toscana Interpello concernente l'
interpretazione dell' art. 17, comma 5, dpr 633/72Art.
36, dl 41 del 1995Regime del Margine dei beni
usatiCircolare n. 177 del 1995Applicazione del
Regime del Margine L' applicazione del regime dell'
inversione contabile, contenuta nel comma 5 dell' art.
17 del dpr 633/72, introdotta con la legge n. 7 del
2000, comma 4, art. 3, è relativa al commercio di oro
da investimento (per opzione), materiale d' oro e
semilavorati; intendendo per questi ultimi, il metallo
prezioso di purezza pari o superiore a 325 millesimi.
Quindi, ne riviene che quando si sta trattando di
cessioni di materiale d' oro (assimilazione a beni
avariati e da rottamare) e/o di prodotti d' oro
semilavorati, è più che scontato si applichi il
meccanismo dell' inversione contabile (Reverse
Charge - art. 17, comma 5, dpr 633/72); beni,
pertanto, che sono ceduti nella loro forma e stato
fisico di rottami auriferi e/o beni avariati. A ciò, ne
consegue che le cessioni di oggetti preziosi usati
(beni venduti tal quali per un ulteriore utilizzo
commerciale), siano assoggettati al regime del
margine dei beni usati (art. 36, dl 41/95). Per
converso, nulla è stato dettagliatamente previsto da
norme in vigore, per le cessioni di beni usati preziosi
che, per la loro destinazione ed ulteriore riutilizzo dei
materiali rivenienti dalla fusione degli stessi (oggetti
fusi e riutilizzati in processi di produzione di «oro da
investimento e/o di «materiale d' oro», lettere a) e b),
art. 1, comma 1, legge 7/2000) sono assimilabili ai
rottami auriferi e/o a beni preziosi avariati (rottami
auriferi). Di tanto, si sono fatte carico le varie
disposizioni di prassi amministrativo/fiscale
(Risoluzioni, Pareri, Circolari ecc.) che, a partire dalla
Risoluzione n. 375/E del 2002, e poi successive,
hanno dovuto esprimersi circa il trattamento fiscale
Iva da adottare nelle cessioni di oggetti preziosi usati
e/o avariati. Tali documenti di prassi, infatti, hanno
rimarcato i concetti di destinazione d' uso e loro
ulteriore utilizzo dei metalli preziosi ceduti, ai fini di
una giusta e appropriata applicazione del
meccanismo del Reverse Charge; gli assunti più
ricorrenti sono, che l' insuscettibilità dell' utilizzazione
da parte del consumatore finale, a un soggetto che
non li destina (né può destinarli) al consumo finale,
ma li impiega in un processo intermedio di
lavorazione e trasformazione, e la cessione di oggetti
preziosi usati nel loro stato specifico (rappresentanti
rottami auriferi) siano assimilati alle cessioni di
materiale d' oro o semilavorato. L' appartenenza degli
Normativa Enti Locali
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oggetti preziosi al materiale industriale ed il suo
assoggettamento all' applicazione del Reverse
Charge deriva dalla sua funzione industriale assolta,
poiché, destinato a trasformazione e fusione per la
produzione di oro da investimento o materiale d' oro.
Questa particolare funzione assolta dagli oggetti usati
di gioielleria ed oreficeria, li assimila al materiale
industriale e fa si che siano assoggettati al comma 5,
dell' art. 17 del dpr 633/72. STRALCIO
RISOLUZIONE AdE N. 375/E DEL 2002 _ nell'
acquisto di oggetti preziosi d' oro usati e/o avariati per
la successiva affinazione e recupero del metallo
prezioso ivi contenuto... la società chiede se sia
possibile applicare ai suddetti acquisti il meccanismo
del reverse charge di cui all' art. 17, comma 5, del
decreto del presidente della repubblica 26 ottobre
1972, n. 633__.. L' Agenzia delle entrate dopo aver
richiamato la normativa sul commercio dell' oro e
chiarito la natura di oro assoggettata a tale normativa,
nella parte finale così conclude: La scrivente ritiene,
pertanto, che la predetta vendita di rottami di gioielli d'
oro, in sé non suscettibili di utilizzazione da parte del
consumatore finale, a un soggetto che non li destina
(né può destinarli) al consumo finale, ma li impiega in
un processo intermedio di lavorazione e
trasformazione, possa essere assimilata a cessione di
materiale d' oro o semilavorato (quindi assoggettata
alla legge 7/2000). In conclusione, considerato che la
XW Spa, così come emerge dai dati contenuti nell'
istanza, opera esclusivamente nel settore del
recupero dei metalli preziosi e non svolge attività di
commercializzazione di gioielli, l' imposta sugli
acquisti di rottami di gioielli d' oro, destinati a essere
sottoposti al procedimento industriale di fusione e
successiva affinazione chimica per il recupero del
materiale prezioso ivi contenuto, può essere assolta
mediante la particolare procedura prevista dall' art.
17, comma 5, del dpr n. 633 del 1972, nel rispetto
degli adempimenti ivi previsti, senza per questo
incorrere nella violazione di cui all' art. 6, comma 8,
del dlgs n. 471 del 1997. La doppia e collaterale di
attività di impresa (lavorazione e fusione dei metalli
acquistati da destinare a fusione commercializzazione degli stessi oggetti acquistati
ancora in buono stato di riutilizzo) in capo al soggetto
destinatario di oggetti preziosi usati e/o avariati, ne
determina, invece, l' assolvimento dell' Iva nei modi
ordinari, e/o tutt' al più con il regime del margine dei
beni usati, come si può notare dallo stralcio di cui
sotto. STRALCIO INTERPELLO PARERE AdE N.
954/2010 «La risoluzione n. 375 del 2002, citata dall'
istante, ha ammesso che le cessioni di rottami di
gioielli d' oro possono fruire del predetto regime di
inversione contabile quando detti materiali non sono
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suscettibili di consumo finale PERCHÉ ceduti a un
soggetto che non può che impiegarli in un processo di
lavorazione e trasformazione. In tal caso,
EVIDENTEMENTE, anche se i materiali non
rappresentano, sotto l' aspetto merceologico, "oro
industriale" soggetto a lavorazione, PUÒ
APPLICARSI IL REGIME FISCALE PROPRIO DEI
SEMILAVORATI dell' oro industriale in
considerazione della destinazione di tali materiali al
ricondizionamento. L' univoca destinazione dei rottami
d' oro discende dalla circostanza che nello specifico
caso considerato dalla risoluzione il cessionario non
svolge ulteriori attività, se non quella "esclusiva" di
ricondizionamento, circostanza che ha consentito di
assimilare, sotto il profilo del trattamento IVA, l'
acquisto dei rottami suddetti a un acquisto di oro
industriale (semilavorato), soggetto alla particolare
procedura di cui al menzionato art. 17. Nel caso
oggetto dell' interpello in esame l' istante svolge, oltre
all' attività di ricondizionamento, anche quella di
commercializzazione; lo svolgimento di entrambe le
attività non consente di ritenere che i rottami d' oro
possano essere ritenuti per vocazione sempre
destinati a un processo di lavorazione, anziché di
commercializzazione. Anche nel caso in cui l' istante
procedesse alla ipotizzata contabilizzazione separata
delle attività, non risulterebbe garantita l' univoca e
immodificabile destinazione alla lavorazione
industriale, che appare condizione imprescindibile per
l' applicazione del principio interpretativo recato dalla
risoluzione n. 375 del 2002. Quanto sopra porta a
ritenere, in conclusione, che l' acquisto da parte della
società istante di oggetti preziosi e usati vada
assoggettata a IVA con il regime ordinario della
rivalsa da parte del cedente, ovvero con il regime del
margine di cui all' artt. 36 e ss. del dl 23 febbraio
1995, n. 41 convertito dalla legge 22 marzo 1995, n.
85, qualora il soggetto «compro oro» abbia a sua
volta acquistato da un privato consumatore o da altro
soggetto che ha applicato il medesimo regime
fiscale__..». Nel 2011 arrivano ulteriori Risoluzioni e
Pareri che chiariscono meglio e ribadiscono il senso
della Risoluzione 375/2002; si tratta del Parere
Agenzia delle entrate - Direzione Regionale della
Lombardia» emesso in data 31/10/2011 e della
Risoluzione» dell' AdE Direzione Regionale della
Toscana dell' 1/9/2011, di cui si riportano brevi stralci
letterali. DIREZIONE REGIONALE LOMBARDIA
31/10/2011 «_ alle cessioni dei prodotti d' oro finiti
(sub 3), quindi destinati al consumo, è riservato il
trattamento di imponibilità con l' applicazione dell'
imposta secondo le regole ordinarie oppure con il
regime del margine di cui agli articoli 36 e seguenti
del citato dl n. 41 del 1995 ricorrendo tutti i
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presupposti al riguardo previsti. Peraltro, riguardo a
queste ultime operazioni, con la menzionata
risoluzione n. 375 del 2002 è stato precisato che i
prodotti usati d' oro finiti, ceduti a soggetti passivi che
effettuano esclusivamente lavorazione (e non anche
acquisto e rivendita di prodotti finiti), anche se non
sono qualificabili sotto il profilo merceologico come
"oro industriale", nell' accezione delineata dalla legge
n. 7/2000, possono essere assimilati, ai fini dell' IVA,
a quest' ultimo prodotto in considerazione dell'
univoca destinazione del metallo prezioso alla
lavorazione da parte del cessionario...» DIREZIONE
REGIONALE TOSCANA 1/9/2011 «Con la risoluzione
n. 375 del 28 novembre 2002 l' Agenzia delle entrate
ha chiarito che le cessioni di rottami di gioielli d' oro
possono fruire del regime del reverse charge quando
detti materiali vengono ceduti a un soggetto che non
può che impiegarli in un processo intermedio di
lavorazione e trasformazione. In tal caso, anche se i
materiali d' oro non rappresentano sotto l' aspetto
merceologico "oro industriale" soggetto a lavorazione,
l' amministrazione finanziaria, ha ritenuto possibile, in
via interpretativa, applicare il regime fiscale proprio
dei semilavorati dell' oro industriale (reverse charge)
in considerazione della destinazione di tali materiali al
ricondizionamento. Tale univoca destinazione del
materiale d' oro al ricondizionamento e la
conseguente assimilazione all' oro industriale, induce
a ritenere _ Omissis _ che in tali fattispecie l'
applicazione del regime del di cui all' art. 17, comma
5, del dpr n. 633 del 1972 è un obbligo e non una
facoltà». Alla luce dei chiarimenti della Banca d' Italia,
delle Risoluzioni e Pareri dell' Agenzia delle entrate,
delle varie archiviazioni da parte delle Direzioni dell'
AdE di varie sedi e pronunce di Commissioni
tributarie (CTP e CTR), si potrebbe ampiamente
ritenere giustificata l' applicazione del Reverse
Charge nelle cessioni degli oggetti preziosi usati e/o
avariati a Operatori Professionali in Oro (fonderie,
banchi metalli ecc.) per la loro destinazione esclusiva
a fusione ed affinazione. REGIME DEL MARGINE
Per quanto, invece, attiene la re-immissione in
commercio degli oggetti preziosi acquistati, attraverso
la rivendita a privati e/o altri soggetti, il decreto-legge
23 febbraio 1995, n. 41, convertito con modificazioni
dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, recepisce la
direttiva n. 94/5/Ce approvata dal Consiglio dei
ministri dell' Unione europea il 14 febbraio 1994 e agli
articoli da 36 a 40, detta una organica disciplina ai fini
IVA per il commercio di beni mobili usati. Tale
disciplina, che introduce un vero e proprio regime
speciale IVA, detto anche "regime del margine", evita
fenomeni di doppia o reiterata imposizione per i beni
che dopo la prima uscita dal circuito commerciale
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vengono ceduti a un soggetto passivo d' imposta per
la successiva rivendita, con conseguente ulteriore
imposizione ai fini IVA in relazione al prezzo di
vendita da questi praticato. La Circolare ministeriale
177/E del 22/06/95, nell' indicazione dell' ambito
oggettivo cui il regime del margine si riferisce,
definisce i beni interessati dalla disciplina in esame
beni mobili usati «suscettibili di reimpiego nello stato
originario o previa riparazione». Il regime del margine,
dunque, presuppone che gli oggetti conservino la loro
natura di beni finiti e soprattutto siano riutilizzati dal
consumatore finale per l' uso e funzione a cui
destinato. Nel caso delle cessioni a fonderia di oggetti
preziosi, poiché, l' oggetto non è riutilizzato per il fine
a cui destinato ma viene fuso ed affinato per
recuperare il metallo ivi contenuto, tanto comporta la
perdita della loro identità, natura e suscettibilità al
consumo finale. È evidente che il regime speciale del
margine per i beni preziosi usati ceduti a fonderia,
manca completamente sia del presupposto soggettivo
sia del presupposto oggettivo e, quindi, risulta non
assolutamente applicabile. Quanto asserito in materia
fiscale trova la sua fonte di attendibilità, oltre che nelle
Risoluzioni e Pareri innanzi menzionati, anche nei
«Chiarimenti in materia di oro» emanati dalla Banca d'
Italia il 28 maggio 2010. Infatti, il punto 3) del
documento Banca d' Italia del 28/05/2010, così recita:
«_ si è dell' avviso che debba essere ricompreso in
questo novero non solo l' oro in condizioni di nuovo o
di usato da lavorare e/o riparare, ma anche quello in
condizioni di «rottame» o «rifiuto», da destinare a
fusione per ricavarne altro oro di tipo diverso da
quello di cui ai precedenti nn. 1) e 2) (ad es., altro
«oro da gioielleria a uso ornamentale»)_». LE
PRESCRIZIONI IN MATERIA DI ANTIRICICLAGGIO
E LE PROPOSTE DI LEGGE IN MATERIA N. 4281 e
N. 5516 Le norme sull' antiriciclaggio per contrastare i
flussi del denaro sporco di provenienza illecita sono
contenute nel dlgs 231 del 2007; le misure principali
per contrastare il riciclaggio consistono nell' adeguata
verifica della clientela, obbligo di registrazione e
segnalazione delle operazioni sospette per i soggetti
di cui agli artt. 10, 11 e 12 dello stesso decreto. A tali
obblighi si aggiunge il limite all' uso del contante
previsto all' art. 49 del decreto. I cc.dd. «Compro Oro»
sono interessati dal decreto antiriciclaggio per la
previsione contenuta nell' art. 10, comma 2, lettera e,
che obbliga gli stessi, solo ed esclusivamente, alla
segnalazione delle operazioni sospette e alle
previsioni contenute nell' art. 49. Quindi, restano
esclusi dagli adempimenti di «adeguata verifica della
clientela» e di «registrazione delle operazioni»; tanto
perché, sostanzialmente, non esercitano né
operazioni finanziarie, in quanto le compravendite
Normativa Enti Locali
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degli beni oggetto delle operazioni commerciali poste
in essere, non rappresentano operazioni finanziarie
(titoli di investimento, oro finanziario di tipo ETF ed
ETC ecc.), né attività libero professionale (liberi
professionisti ecc.), che li possa assimilare a tali
soggetti e metterli nella condizione di adempiere a tali
imposizioni. Gli obblighi, pertanto, a cui sono
sottoposti si riferiscono al limite nell' uso del contante
(attualmente previsto per importi che non superano
euro 999.99) e alla segnalazione delle operazioni
sospette da inoltrare all' UIF (Unità di Informazione
Finanziaria) dopo averne individuato le criticità delle
stesse attraverso l' utilizzo dei parametri contenuti
negli indicatori di anomalia resi noti. A tutto ciò si
aggiunge, inoltre, che la Banca d' Italia non esercita
alcuna azione di vigilanza e di controllo sulle relative
attività dei «Compro Oro». Infatti, la stessa Banca d'
Italia sempre nel documento emanato il 28/05/2010,
all' ultimo capoverso del punto 6), dispone: «_ Si
osservi che i c.d. «compro oro» entrano in rapporto
con la Banca d' Italia solo per il tramite della Struttura
dedicata al contrasto del riciclaggio (Unità di
Informazione Finanziaria, UIF). La Banca d' Italia, in
altre parole, non esercita sui «compro-oro» alcuna
forma di vigilanza o di controllo in relazione allo
svolgimento delle attività». In riferimento a quanto
sopra riportato in materia di antiriciclaggio, bisogna
segnalare che, le Pdl n. 4281 e 5516 in materia
regolamentazione sulla tracciabilità degli oggetti
preziosi compravenduti, oggi oggetto di iter
parlamentare (Commissione X Attività Produttive della
Camera dei Deputati in sede referente) in continuo
aggiornamento per la formazione di una legge di
settore e di regolamentazione del fenomeno, all' art.
2, comma 3, Pdl n. 4281 e all' art. 3, comma 4, della
Pdl 5516, aspirano all' estensione degli ulteriori
adempimenti previsti in materia di contrasto al
riciclaggio (adeguata verifica, registrazione delle
operazioni ecc.) anche in capo ai soggetti esercenti
attività di «Compro Oro»; ambizione non meglio
predeterminata dalla forma e contenuto specifico del
testo letterale contenuto nelle stesse Pdl. Alla luce dei
fenomeni criminosi (riciclaggio, ricettazione, usura,
ecc) che vanno sempre di più annidandosi in questo
tipo di attività, come in ogni attività nella quale si
concentrano spostamenti di ingenti quantità di
capitali, appare quanto più necessario porre rimedio
al dilagarsi di queste realtà criminose con
provvedimenti normativi ed azioni preventive e
deterrenti che scoraggino i mal intenzionati e liberino
l' attività dei compro oro da tanta scure apparsa sugli
stessi negli ultimi periodi; sono di ogni giorno notizie
di cronaca che evidenziano cattive operatività e
producono sanzioni amministrative, fiscali, ed anche
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Italia Oggi Sette
penali a carico di esercenti che si rendono
responsabili di violazioni, illeciti, reati ecc. ecc.
Proprio in risposta a tanto, come detto, giacciono in
Parlamento progetti di legge (n. 4281 e n. 5516) che
ambiscono alla regolamentazione del fenomeno e
dell' intero comparto orafo e che prevedono
«disposizioni concernenti la tracciabilità delle
compravendite di oro e di oggetti preziosi usati e l'
estensione delle disposizioni antiriciclaggio, nonché
istituzione del borsino dell' oro usato e misure per la
promozione del settore orafo nazionale». Le su citate
proposte di legge concentrano l' attenzione su diversi
aspetti contenuti nei 7 e 5 articoli che riguardano nello
specifico: possesso dei requisiti professionali in capo
ai soggetti esercenti l' attività di «Compro Oro»
(requisiti previsti dall' art. 1, comma 3, legge 7/2000
per gli operatori professionali in oro); istituzione di un
apposito registro, denominato «Registro delle attività
di compravendita di oro», tenuto dalle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura,
secondo modalità e criteri stabiliti con decreto del
ministro dello sviluppo economico, di concerto con il
ministro dell' interno; previsione espressa di una
definizione specifica delle attività oggetto dell'
esercizio espletato dai esercenti attività di compro
oro, con codice ATECO di riferimento; integrazione
delle prescrizioni contenute nell' art. 247 del
regolamento di cui al rd n. 635 del 1940 riferite al
supporto fotografico degli oggetti acquistati ed alla
copia del documento di riconoscimento del soggetto
cedente; istituzione di un portale internet finalizzato
alla pubblicazione di una banca dati degli oggetti d'
oro gestito dall' Unione Italiana delle camere di
commercio per facilitare l' attività di controllo delle
forze dell' ordine e contrastare l' evasione fiscale, la
ricettazione ed il riciclaggio; obbligo di inviare, entro
ventiquattro ore dall' avvenuto acquisto, alla questura
competente per territorio e di pubblicare sul portale di
cui sopra ogni informazione sugli oggetti acquistati,
corredati delle informazioni sul commercio degli
oggetti preziosi; inserimento nell' art. 74 del dpr
633/72 (Pdl 4281) di un ulteriore comma nel quale sia
prevista l' applicazione del meccanismo dell'
inversione contabile del Reverse Charge per le
cessioni di rottami auriferi, casciami, avanzi d' oro e
metalli preziosi rivenduti per la successiva fusione;
oppure, come da Pdl n. 5516 estensione dell' art. 17,
comma 5, dpr 633/72 per le cessioni di oggetti usati o
di rottami di metalli preziosi destinati a fusione;
istituzione del borsino dell' oro usato presso le CCIAA
per indicare il prezzo minimo dell' oro e degli altri
metalli preziosi; istituzione del Fondo per la
promozione del settore orafo-argentiero e per la
riqualificazione dell' attività di compravendita di
Normativa Enti Locali
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oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre
preziose usati, volto allo sviluppo e alla tutela dell'
origine dei prodotti di oreficeria, di argenteria e di
gioielleria; al comma 3 dell' articolo 2 estensione ai «
compro oro » delle disposizioni in materia di
riciclaggio dei capitali di provenienza illecita e di
attività finanziarie particolarmente suscettibili di
utilizzazione a fini di riciclaggio; istituzione, di un
Comitato Consultivo nazionale composto da
rappresentanti del Ministero dello sviluppo
economico, del Ministero dell' interno, dell' Istat, della
Banca d' Italia, delle associazioni nazionali di
categoria degli orafi, degli argentieri e dei gioiellieri
maggiormente rappresentative a livello nazionale e da
un rappresentante del Consiglio nazionale dei
consumatori e degli utenti, con il compito di proporre
linee di intervento relative alla tracciabilità e alla tutela
dell' origine dei prodotti di oreficeria, di argenteria e di
gioielleria interamente realizzati in Italia. PROPOSTA
DI LEGGE N. 4281 ART. 1. (Requisiti per l' esercizio
dell' attività di compravendita di oro e di oggetti
preziosi usati ed estensione delle disposizioni
antiriciclaggio). 1. Chi commercia, rivende o acquista
oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre
preziose usati e li cede nella forma di materiale, di
rottami d' oro o di metalli preziosi alle fonderie o ad
altre aziende specializzate nel recupero di materiali
preziosi deve essere in possesso dei requisiti di cui
all' articolo 1, comma 3, della legge 17 gennaio 2000,
n. 7, ed è sottoposto alle sanzioni di cui all' articolo 4
della medesima legge n. 7 del 2000. I soggetti di cui
al periodo precedente sono altresì sottoposti all'
obbligo di comunicazione del possesso dei requisiti
alla questura competente per territorio, almeno tre
giorni prima della cessione dei materiali o dei rottami
destinati alla fusione, per gli eventuali controlli. 2. È
istituito un apposito registro, denominato «Registro
delle attività di compravendita di oro», tenuto dalle
camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, secondo modalità e criteri stabiliti con
decreto del ministro dello sviluppo economico, di
concerto con il ministro dell' interno, da emanare
entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, al quale sono tenuti a iscriversi i
soggetti di cui al comma 1 del presente articolo in
possesso dei requisiti previsti dall' articolo 1, comma
3, della legge 17 gennaio 2000, n. 7. 3. Anche ai fini
di migliorare il patrimonio informativo dell' Istituto
nazionale di statistica (Istat), nella revisione della
classificazione delle attività economiche (ATECO)
vigente alla data di entrata in vigore della presente
legge è inserita una definizione specifica delle attività
oggetto del presente articolo. 4. È escluso dall'
applicazione della disciplina di cui ai commi 1 e 2 del
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presente articolo chi rivende o acquista oggetti d' oro,
di metalli preziosi o recanti pietre preziose usati quale
attività commerciale occasionale di cui all' articolo 67,
comma 1, lettera i), del Testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni, o quale attività secondaria rispetto all'
attività prevalente di oreficeria o di gioielleria. ART. 2.
(Disposizioni concernenti la tracciabilità degli oggetti e
dei metalli preziosi o recanti pietre preziose usati). 1.
Chi commercia, rivende o acquista, anche per la
successiva fusione, oggetti o metalli preziosi o recanti
pietre preziose usati ai sensi del secondo comma dell'
articolo 247 del regolamento di cui al regio decreto 6
maggio 1940, n. 635, deve indicare nel registro
previsto dal primo comma del medesimo articolo 247
di seguito e senza spazi in bianco, il nome, il
cognome e il domicilio dei venditori e dei compratori,
la data dell' operazione, la specie della merce
comprata o venduta e la descrizione dettagliata di
ogni oggetto ceduto, comprensiva della chiara
descrizione di eventuali pietre preziose, allegando la
fotografia e l' indicazione del prezzo dell' oggetto,
nonché del prezzo pattuito. Deve essere inoltre
allegata la fotocopia del documento d' identità del
soggetto cedente per ciascuna operazione. 2. Il
Governo provvede, entro un mese dalla data di
entrata in vigore della presente legge, ad apportare le
modifiche necessarie all' articolo 247 del regolamento
di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, al fine
di adeguarlo a quanto previsto dal comma 1 del
presente articolo. 3. Il numero 2) della lettera e) del
comma 2 dell' articolo 10 del decreto legislativo 21
novembre 2007, n. 231, è sostituito dal seguente: « 2)
fabbricazione, mediazione, commercio e detenzione,
comprese l' esportazione e l' importazione di oggetti e
metalli preziosi o recanti pietre preziose, anche usati,
per le quali è prevista la licenza di cui all' articolo 127
del Tulps, e successive modificazioni; ». 4. I soggetti
di cui all' articolo 1, comma 1, applicano nello
svolgimento delle proprie attività le disposizioni
relative alla determinazione degli indicatori di
anomalia per l' individuazione e per la segnalazione
delle operazioni sospette di riciclaggio di cui agli
allegati 1 e 2 annessi al decreto del ministro dell'
interno 17 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 48 del 28 febbraio 2011. 5. L' Unione
italiana delle camere di commercio, anche attraverso
proprie società specializzate, istituisce, in accordo
con le associazioni maggiormente rappresentative a
livello nazionale degli operatori di cui all' articolo 1,
comma 1, un portale internet finalizzato alla
pubblicazione di una banca dati degli oggetti d' oro, di
metalli preziosi o recanti pietre preziose usati per
Normativa Enti Locali
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facilitare la compravendita tra operatori e l' attività di
controllo delle Forze dell' ordine e della magistratura
al fine di contrastare l' evasione fiscale, la ricettazione
e il riciclaggio. 6. Gli operatori di cui all' articolo 1,
comma 1, hanno l' obbligo di inviare, entro 24 ore dall'
avvenuto acquisto, alla questura competente per
territorio e di pubblicare sul portale di cui al comma 5
ogni informazione sugli oggetti acquistati, corredati
delle informazioni di cui al comma 1. 7. Con decreto
del ministro per la pubblica amministrazione e l'
innovazione, da emanare entro quattro mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge, si
provvede a stabilire, ai sensi del codice dell'
amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7
marzo 2005, n. 82: a) le modalità, i programmi e gli
strumenti informatici per l' invio telematico alle
questure delle informazioni di cui al comma 6 sulla
base di quanto disposto dal comma 1; b) le modalità
di pubblicazione nel portale di cui al comma 5 degli
oggetti d' oro, di metalli preziosi o recanti pietre
preziose usati. 8. Il portale di cui al comma 5 e i
programmi e strumenti informatici per l' invio
telematico di cui al comma 7, lettera a), sono
finanziati con le risorse disponibili a legislazione
vigente. ART. 3. (Disposizioni fiscali). 1. All' articolo
74 del decreto del presidente della repubblica 26
ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, è
aggiunto, in fine, il seguente comma: « Le disposizioni
del settimo comma si applicano, altresì, alle cessioni
di rottami, cascami e avanzi di oro e metalli preziosi
rivenduti per la successiva fusione». ART. 4.
(Istituzione del borsino dell' oro usato). 1. Al fine di
incentivare il recupero dei metalli preziosi non più
utilizzati in possesso dei privati, di smaltire le
sostanze riconosciute come tossiche, quali nichel,
cadmio e altre sostanze eventualmente contenute nei
prodotti stessi, di creare un canale alternativo di
approvvigionamento della materia prima per le
imprese di produzione e di dare impulso all' acquisto
di nuovi prodotti di gioielleria, è istituito il borsino dell'
oro usato presso le camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura secondo modalità e criteri
stabiliti con decreto del ministro dell' economia e delle
finanze, di concerto con il ministro dello sviluppo
economico, da emanare entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, con il quale
sono altresì definite le modalità del calcolo del prezzo
indicativo minimo dell' oro e di altri metalli preziosi. 2.
Al fine di tutelare i consumatori da eventuali truffe o
sottovalutazioni degli oggetti d' oro, di metalli preziosi
o recanti pietre preziose usati, rivenduti ai soggetti di
cui all' articolo 1, comma 1, il borsino dell' oro usato è
aggiornato giornalmente e pubblicato sul portale
nazionale e sui portali provinciali internet delle
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Italia Oggi Sette
camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura e sui quotidiani locali a cura delle camere
medesime. ART. 5. (Promozione del settore orafo
nazionale). 1. È istituito il Fondo per la promozione
del settore orafo-argentiero e per la riqualificazione
dell' attività di compravendita di oggetti d' oro, di
metalli preziosi o recanti pietre preziose usati, volto
allo sviluppo e alla tutela dell' origine dei prodotti di
oreficeria, di argenteria e di gioielleria interamente
realizzati in Italia e alla qualificazione professionale
dei soggetti di cui all' articolo 1, comma 1. 2. È altresì
istituito, senza maggiori oneri a carico della finanza
pubblica, un Comitato consultivo nazionale composto
da rappresentanti del Ministero dello sviluppo
economico, del Ministero dell' interno, dell' Istat, della
Banca d' Italia, delle associazioni nazionali di
categoria degli orafi, degli argentieri e dei gioiellieri
maggiormente rappresentative a livello nazionale e da
un rappresentante del Consiglio nazionale dei
consumatori e degli utenti, con il compito di proporre
linee di intervento relative alla tracciabilità e alla tutela
dell' origine dei prodotti di oreficeria, di argenteria e di
gioielleria interamente realizzati in Italia e di indicare
le priorità per l' utilizzo delle risorse del Fondo di cui al
comma 1. ART. 6. (Norma transitoria). 1. I soggetti
che alla data di entrata in vigore della presente legge
svolgono le attività di cui all' articolo 1, comma 1,
sono tenuti a iscriversi nel Registro di cui al citato
articolo 1, comma 2, entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore del decreto di cui al medesimo
comma 2. ART. 7. (Copertura). 1. Agli oneri derivanti
dall' attuazione dell' articolo 5, comma 1, valutati in 2
milioni di euro per ciascuno degli anni 2011, 2012 e
2013, si provvede mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2011-2013, nell' ambito del fondo speciale di parte
corrente dello stato di previsione del Ministero dell'
economia e delle finanze per l' anno 2011, allo scopo
parzialmente utilizzando l' accantonamento relativo al
medesimo Ministero. 2. Il ministro dell' economia e
delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Nella citata
legge in definizione presso la camera dei deputati,
infatti, è previsto l' obbligo ai requisiti richiesti dalla
legge 7/2000 per l' esercizio dell' attività di
trasformazione e affinazione del metallo prezioso con
la relativa e conseguente commercializzazione, senza
stabilire se gli stessi dovranno iscriversi a Banca d'
Italia o continuare a presentare istanza di licenza per
il commercio per gli oggetti preziosi alle questure o
entrambe. Non ancora ben definite sono, anche, le
misure introdotte per il contrasto al riciclaggio, poiché,
introdurre «usato» introdotto al numero 2), della
lettera e), del comma 2, dell' art. 10, del dlgs
Normativa Enti Locali
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231/2007 non estende gli obblighi già esistenti in
capo al «Compro Oro» oltre a quelli già esistenti di
«Segnalazione delle operazioni sospette» e quelle di
cui all' art. 49 dello stesso decreto, sulla limitazione
nell' uso del contante. Il merito da riconoscere alla
proposta di legge 4281 è, invece, quella di aver fatto
finalmente chiarezza sull' aspetto fiscale, fissando l'
applicazione del metodo dell' inversione contabile
(reverse charge) nelle cessioni a fonderia degli
oggetti usati e/o avariati e regime del margine nella
rivendita per l' ulteriore consumo. Altri interventi
interessanti dal punto di vista della tracciabilità e della
tutela del cittadino sono, invece, il portale telematico
con la contemporanea trasmissione delle foto degli
oggetti alle questure e il borsino dell' usato per
prevenire raggiri alla cessione degli oggetti dai
cittadini ai Compro Oro. La discrasia tra le due leggi
risiede alla base, cioè all' ambito economico cui sono
dirette e disciplinano. Di fatto, la finalità della legge
7/2000 di recepimento della Direttiva 80/98/Ce è la
liberalizzazione del commercio dell' oro da
investimento, fino ad allora prerogativa esclusiva della
Banca d' Italia, mentre, le leggi di pubblica sicurezza,
come detto, hanno come oggetto la regolamentazione
dell' attività di commercio dei beni preziosi finiti (art.
127 del Tulps). In questa situazione di incertezza, di
interpretazioni arbitrarie e singolari si è ritenuto
opportuno fare un punto su quanto a oggi c' è di
sicuro, sugli adempimenti cui gli operatori del settore
sono tenuti ad assolvere e su quanto si dovrà fare per
colmare le lacune normative che permettono alle
attività criminose di insinuarsi in quest' attività.
COMPORTAMENTO OPERATIVO DELLE
OPERAZIONI DI ACQUISTO La disciplina relativa
alle operazioni di acquisto di oggetti preziosi,
effettuate da orafi, gioiellieri, ecc., da soggetti privati e
la loro successiva alienazione è regolamentata dall'
art. 128 del Testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza e dagli artt. 16 e 247 del relativo
regolamento di esecuzione rd n. 635/1940.
Considerando che tale attività viene oggi esercitata,
anche e soprattutto, dai soggetti compro oro, per la
cui precisa operatività sono in corso evoluzioni
normative, e che, nel contempo, registra diverse
modalità di comportamento, da parte degli stessi, si
riportano i passaggi operativi più indicati e conformi
alle disposizioni esistenti, nonché suggeriti in caso di
acquisto di oggetti preziosi da privati, usati o avariati:
identificare il venditore tramite carta di identità o altro
documento di riconoscimento rilasciato dall'
Amministrazione dello stato munito di foto; registrare
le generalità ed il domicilio del venditore sul registro
delle antichità; anche se non obbligatorio, è
consigliabile conservare la fotocopia del documento di
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Italia Oggi Sette
identità del cliente (ultime disposizioni di varie
Questure nazionali che, per altro impatterebbero con
le attuali disposizioni sulla privacy); annotare la data
dell' operazione, riportare la descrizione degli oggetti
acquistati per natura, qualità e quantità (sarebbe
opportuno anche avvalersi di un supporto fotografico
che identifichi l' oggetto acquistato); compilare il
registro dei preziosi in tutte le sue parti contenute e
predisposte; protocollare e custodire gli oggetti
acquistati per i gg 10 (obbligatori - fermo
amministrativo) dall' acquisto in appositi sacchetti;
annotare il prezzo pattuito della transazione
commerciale; predisporre atti di compravendita di
beni preziosi usati nei quali siano riportati tutti gli
estremi dell' operazione, ivi compreso il numero di
protocollo assegnato come da registro preziosi;
autorizzazione da parte del privato cedente al
trattamento dei dati ai fini della legge sulla privacy;
rilascio dopo l' effettuazione dell' operazione di
acquisto di una ricevuta che attesti l' operazione di
compravendita e sia di supporto all' operazione;
riporto di tutti gli estremi di ogni operazioni di scarico
(dismissione merce) della merce precedentemente
acquistata e caricata nella stesso registro;
segnalazioni da effettuarsi in caso di operazioni
sospette con caratteristiche corrispondenti agli
indicatori di anomalia diffusi. I preziosi acquistati non
potranno essere alienati, alterati o venduti se non
dopo dieci giorni dalla data di acquisto. Si tiene a
ribadire che la finalità, spesso confusa, di tale periodo
di detenzione obbligatoria minima è finalizzata al
fermo cautelare ai fini della tracciabilità e non, invece,
per consentire l' esercizio del diritto di recesso del
consumatore, art. 64 del codice del consumo. Detto
ciò, nella possibile situazione di richiesta dell' oggetto
ceduto da parte del cittadino, rimane nel buon senso
dell' operatore economico restituire l' oggetto che,
dovrà essere restituito alle stesse condizioni di
acquisto. L' eventuale richiesta di pegno degli oggetti
da parte del cittadino/cedente con relativa emissione
di certificato di pegno, non può essere evasa, poiché,
rappresenta un' operazione di tipo finanziario vietato
ai «Compro Oro» inquadrati quali commercianti.
Altrettanto vietato, quindi, è il rilascio o scambio di
polizze su pegni per la cui attività è prevista un'
autorizzazione da parte di Banca d' Italia con
iscrizione nell' apposito albo previsto. Parimenti, si
rammenta che non è neanche consentito acquistare
oro sotto forma di monete, lingotti, ecc. (oro di
investimento) che rimane prerogativa espressa degli
Operatori professionali in oro di cui all' art. 1, comma
3, legge 7/2000. Le prescrizioni previste per il fermo
amministrativo di gg 10 dall' acquisto di preziosi da
privati, non devono essere rispettate nel caso in cui
Normativa Enti Locali
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gli acquisti degli stessi oggetti avvenga da parte di
operati commerciali con possesso di partita Iva;
stessa prassi per l' annotazione sul registro preziosi
che non deve essere effettuata in transazioni tra
operatori economici. Si tenga in debito conto che,
premesso che l'«atto di vendita» nelle cessioni di
cose mobili da privato (acquisto di oggetti preziosi
usati), non è obbligatorio ma ne risulta una facoltà, si
consiglia che qualora l' operatore decidesse di
adottare il medesimo per documentare le operazioni
economiche, e nel rispetto dell' alternatività dell'
imposta di bollo e l' imposta sul valore aggiunto, l'
applicazione della marca da bollo di 1,81 su ogni
documento che rappresenti una transazione di valore
pari e/o superiore a euro 77,00. Trascorsi i 10 giorni l'
acquirente ha due possibilità: Vendere l' oggetto nello
stesso stato in cui era stato acquistato (privato e/o
azienda). Nel caso l' oggetto venga venduto a un
privato, cosa migliore è riportare a memoria l'
operazione stessa, cioè si deve annotare la vendita
facendo riferimento alla registrazione di entrata. Si
suggerisce, pur non essendo obbligatorio, di annotare
nello spazio riservato alle vendite, oltre agli estremi
dell' acquirente anche gli estremi del documento
fiscale emesso. Da ricordare che, per quanto riguarda
l' IVA va calcolata in base al «Regime del Margine»
come contemplato dall' art. 36, comma 1 del dl 41/95
sulla vendita dei beni usati, e l' imposta va pagata
solo sulla differenza tra il prezzo di vendita (importo
incassato) ed il costo (importo pagato), essendo per
la prima parte già assolta. Destinare l' oggetto
acquistato a fusione e trasformazione. Nel caso che l'
oggetto sia ceduto ad altro imprenditore fondachi ere
(operazioni di sola lavorazione e fusione dei metalli
acquisiti) dovrà essere emesso documento di
trasporto e fattura o in alternativa fattura
accompagnatoria secondo la normativa vigente. In
caso di cessione essendo il cessionario un operatore
economico (dotato di Partita Iva) che opera nel
settore del commercio dell' oro, tale operazione
sembra poter essere assoggettata a Iva del 20% con
il meccanismo del Reverse Charge: nella fattura
emessa dall' alienante non c' è l' addebito dell' Iva,
bensì verrà riportata l' indicazione «operazione non
soggetta a Iva, art. 17, comma 5 dpr 633/72». Il
Cessionario (acquirente) integrerà la fattura
applicando l' Iva (indicando sul documento l' aliquota
e l' ammontare dell' Imposta) e dovrà registrarla così
integrata, sia sul registro delle fatture emesse sia su
quello delle fatture ricevute (come prescritto in
materia di adempimenti formali ex dpr n. 633 del
1972). La descrizione dell' operazione di vendita
dovrà riportare la dicitura: oggetti preziosi usati e/o
avariati (sotto forma di rottami) destinati a procedure
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di fusione). Ai soggetti «Compro Oro» non è
assolutamente consentito alterare la forma e lo stato
fisico degli oggetti acquistati i quanto non Operatori
Professionali in oro, né per proprie mani, ne
avvalendosi dell' ausilio di terzi soggetti prestatori d'
opera. LE PRESCRIZIONI SU PRIVACY Per quanto
concerne l' acquisizione di dati personali e di
conseguenza il rispetto della tutela della privacy, la
legge 31 dicembre 1996, n.675, recante le
disposizioni per la tutela delle persone rispetto al
trattamento dei dati personali, all' art. 12 prevede che
il consenso non è richiesto quando riguarda dati
raccolti e detenuti a un obbligo previsto dalla legge,
da un regolamento o dalla normativa comunitaria. Per
questo motivo nel caso di ricevimento di merce da
privati, il consenso dell' interessato non è richiesto
essendovi un preciso obbligo di legge. La violazione
di tale diritto viene sanzionata penalmente quindi se si
volessero usare i dati per azioni di tipo promozionale
in tal caso andrà richiesto il consenso dell'
interessato. Nell' atto di vendita, a seguito dell'
accettazione del cessionario, è necessario inserire l'
informativa sul trattamento dei dati sensibili del tipo:
«INFORMATIVA PRIVACY» Ai sensi dell' art. 13 del
decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 - recante
disposizione in materia di protezione dei dati
personali, si rendono le seguenti informazioni: i dati
personali sono richiesti, raccolti e trattati per l'
assolvimento dell' obbligo previsto dal Tulps e nei
limiti previsti dalla relativa normativa; la
comunicazione o la diffusione dei dati personali a
soggetti pubblici o privati sarà effettuata solo se
prevista da norme di legge o di regolamento o se
risulta necessaria; l' interessato potrà in ogni
momento esercitare i diritti di cui all' art. 7 del dlgs 30
giugno 2003 n. 196; il titolare dei dati trattati è il
rappresentante legale dell' azienda cessionaria; il
responsabile del trattamento dei dati è lo stesso
rappresentante legale di codesta azienda».
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II
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Italia Oggi Sette
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STUDI & CARRIERE
Telefonia, media e telecomunicazioni rappresentano un settore trainante per i legali
Tmt, il mercato è maturo
e gli studi si riposizionano
I
Pagine a cura
DI DUILIO LUI
l boom dell’Internet economy, il decollo del mobile business, l’avvento
della tv digitale. Gli
ultimi due lustri sono stati
un periodo di rivoluzioni
come mai era accaduto in
precedenza per il settore
delle tmt (telefonia, media
e telecomunicazioni). Oggi,
però, tra la crisi economica
e l’inevitabile reflusso conseguente
alla lunga stagione di cambiamenti il settore si sta
posizionando su
livelli più contenuti del passato.
Ciò non toglie che
il comparto resti comunque tra
i più seguiti dai
grandi studi d’affari, interessati ad
accreditarsi come
consulenti di fiducia per costruirsi
una posizione sul
mercato destinata a tornare utile
quando arriverà la
ripresa.
Verso il soft landing
«Il settore delle tlc è stato
uno dei più dinamici a partire dalla metà degli anni
Novanta: nuove regole, nuovi operatori, nuovi servizi,
concorrenza di prezzo e così
via, che hanno portato alla
nascita di una generazione
di avvocati specializzati su
temi quali l’interconnessione, il roaming, il price cap
e le aste competitive per le
licenze mobili, per citare gli
aspetti più interessanti», ricorda Francesco Graziadei, partner di Graziadei
Studio Legale, «ma oggi
è un settore relativamente
consolidato anche nelle consulenze legali».
Vittorio Noseda, partner
di Nctm, offre uno spaccato
dell’evoluzione in corso nel
settore: «Le tlc si trovano
in una condizione di maturità. Gli ultimi dati diffusi
dall’Agcom evidenziano un
sensibile calo del mercato
partito già nel 2011, con
una leggera riduzione del
peso del settore rispetto alle
principali grandezze macroeconomiche (i ricavi lordi
del settore sono scesi a 39,7
miliardi di euro, il 3,9% in
meno rispetto al 2010, ndr).
Supplemento a cura
di ROBERTO MILIACCA
[email protected]
Il 2012 non si dimostra più
ottimista, facendo però registrare un aumento della
voce Internet e reti rispetto
a quella, trainante da anni,
della telefonia mobile (spesa per 2,44 miliardi contro
2,33, ndr)».
È pur vero, comunque,
che questa frenata arriva
dopo una lunga corsa, che
ha visto la Penisola in prima linea: «L’Italia ha beneficiato di un boom quasi
Raffaele Giarda
Vittorio Noseda
Francesco Graziadei
senza eguali nel mondo per
diffusione di telefonini, con
relativo straordinario sviluppo di aziende e indotto
collegato», precisa Noseda.
«Oggi le cose si stanno ridimensionando, anche se
non mancano opportunità
interessanti sia per le realtà italiane, che per quelle
estere».
Occhi puntati
sull’Agenda digitale
L’Agenda digitale è senza dubbio uno dei temi più
dibattuti degli ultimi mesi,
su input della Commissione
europea che spinge per un
mercato unico digitale in
grado di condurre l’Europa
verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Un obiettivo che, per
essere centrato, deve superare problemi non proprio
semplici come la frammentazione attuale dei mercati
nazionali, la mancanza di
interoperabilità, la scarsa
disponibilità di fondi pubblici per investire nelle reti
e le resistenze delle lobby
alla liberalizzazione del
mercato.
Il progetto ha avuto poi
declinazioni nazionali, tanto che la scorsa primavera
è nata l’Agenda digitale
italiana, di cui sono stati
di recente indicati i filoni di intervento: identità
digitale, PA digitale/Open
data, istruzione digitale,
sanità digitale, divario di-
gitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale. Il
tema è seguito con grande
interesse dagli studi legali
per le ricadute che l’impegno governativo potrà
avere sul mercato, attraverso il sostegno alla neo
imprenditorialità e all’aggregazione degli operatori
emergenti. «L’Agenda digitale dovrebbe dare nuovo
ossigeno all’intero settore
Ict dalle telecomunicazioni ai nuovi media, allo
sviluppo informatico della
pubblica amministrazione
a livello centrale e locale»,
riflette Noseda. «Questo lo
sanno molto bene tutti gli
investitori del settore, tra
cui vari gruppi stranieri,
che stanno guardando con
rinnovato interesse al nostro paese, in attesa delle
prossime evoluzioni del
mercato».
«L’evoluzione del settore si riflette anche sulla
richiesta di servizi legali», rileva Raffaele Giarda, partner di Baker &
McKenzie (studio nominato nominati «Preferred
Legal Advisor on Regulatory and Commercial» del
gruppo Colt, al termine di
una selezione tra 46 studi
legali) a capo del dipartimento tlc, confermando
l’attenzione dei consulenti
d’affari per l’evoluzione nel
campo dell’Agenda digitale. «Accanto alla consulenza
per gare pubbliche o procedimenti innanzi ad autorità
di settore, riscontriamo una
domanda crescente di assistenza professionale per
l’analisi di nuove offerte,
caratterizzate dalla natura
ibrida di servizi di comunicazione elettronica e servizi
della società dell’informazione: si pensi all’universo
dei servizi machine-to-machine o Sip Trunking».
La Tv e l’editoria si preparano
La crisi della pubblicità che erode
i margini fin quasi ad annullarli da
una parte; la necessità di generare
economie di scala per competere
in un mercato sempre più globale
dall’altra. Sta di fatto che il settore
italiano dei media sembra essere entrato in una fase di grande rimescolamento, dal quale usciranno nuovi
campioni.
La partita più importante, comunque, deve ancora iniziare. Da
settimane si parla di un possibile
socio straniero in arrivo per Mediaset, senza che il rumors trovi
comunque conferme: il tema crea
grande interesse tra i legali d’affari, con i grandi studi già impegnati a
muovere le proprie pedine in cerca
dell’eventuale mandato.
Intanto non mancano i movimenti nella galassia delle altre Tv. Nelle scorse
settimane, presso gli uffici milanesi di
Simmons & Simmons è stato siglato il
contratto di compravendita del 100% di
Matrix (nome storico del Web italiano, con
il portale Virgilio), passato da Telecom Italia a Weather Investments II (del magnate
egiziano Naguib Sawiris, già proprietario
del portale concorrente Libero) per 88
milioni di euro.
A coordinare gli aspetti contrattuali è
stato il managing associate Giorgio Mariani, coadiuvato dal pari grado Alessandro
Elisio e dal trainee Nicolangelo Del Rosario. Gli aspetti regolamentari e antitrust
sono stati seguiti dal partner Filippo Fio-
Giorgio Mariani
retti e dal suo team composto dagli associate Flora Santaniello ed Ernesto Pignataro, mentre la compagnia telefonica si è
affidata al suo team legale interno, coordinato dal responsabile corporate finance
legal affairs Stefano D’Ovidio.
Intanto sta entrando nel vivo un’altra dismissione in casa Telecom Italia, vale a dire
la vendita del canale televisivo La7. Una
preda ghiotta anche per il peso socio-politico che la Tv ha nel nostro paese (a maggior
ragione alla vigilia della campagna elettorale per le politiche), che fa gola a numerosi operatori del settore, come Discovery
Channel (affiancata dallo studio Portolano
Cavallo) e Cairo Editore (Bonelli Erede
Pappalardo), oltre che finanziari, come il
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Italia Oggi Sette
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Lunedì 10 Dicembre 2012
STUDI & CARRIERE
III
Un’accelerazione nei cambi di poltrona
Marco D’Ostuni
Il peso del contenzioso
Graziadei vede spazi di
crescita nel mercato dei
contenuti e nei nuovi servizi
ad essi legati. «È in corso un
processo di progressiva specializzazione sui temi della
proprietà intellettuale, legati ai contenuti in rete, che
sono spesso opere dell’ingegno, che non ha risparmiato
i regolatori, come mostra il
lungo percorso di approfondimento dell’Agcom sulla
tutela del diritto d’autore in
Rete», sottolinea. Un lavoro
di frontiera fatto a fronte di
una normativa rimasta indietro rispetto all’evoluzione del mercato, che lascia
ancora diversi problemi
irrisolti: dall’allocazione
della responsabilità e del
controllo per le violazioni
dei diritti di proprietà intellettuale sulla catena del
valore alla territorialità dei
diritti (aspetto sul quale la
Commissione europea sta
facendo dei passi importanti), a sistemi certi per la gestione e controllo della com-
Roberto Camilli
Anche se i deal nel settore (e, soprattutto,
il loro importo) sono in calo rispetto a
qualche anno fa, il comparto tlc continua
a essere tra i più interessati dai cambi di
poltrona. Nelle scorse settimane Roberto Camilli ha lasciato Baker & McKenzie (presso cui lavorava da 20 anni) per
unirsi a Bird&Bird come senior european counsel del dipartimento guidato
da Massimiliano Mostardini.
Intanto Cms ha annunciato l’ingresso
negli uffici romani di Italo de Feo (che
è anche sollicitor inglese), proveniente da
Dla Piper, specializzato in diritto delle
tecnologie e della proprietà intellettuale, con particolare esperienza in materia di outsourcing di servizi tecnologici,
software e licenze, regolamentazione di
internet e delle telecomunicazioni, privacy. Con lui si sono trasferiti in Cms i
suoi collaboratori Marco Leone e Matia Campo.
Un fenomeno che si è visto anche in pasmercializzazione in Rete.
Rete
«Risolverli rapidamente potrebbe consentire una accelerazione degli investimenti
nel settore», sottolinea Graziadei. «Tuttavia in Italia,
specie fra gli operatori di
alla rivoluzione
Italo de Feo
Giuseppe Mazziotti
sato e che si spiega con la particolarità
del comparto. «Non sono molti gli studi
dotati di dipartimenti strutturati dedicati alle telecomunicazioni», sottolinea
Marco D’Ostuni. «I principali esperti di
telecomunicazioni sono di norma singoli professionisti (avvocati o professori),
coadiuvati da uno staff di collaboratori
non particolarmente numeroso, mentre
la dimensione più comune degli studi
che si occupano di telecomunicazioni è la
boutique. Eppure, dato l’estremo grado di
specializzazione richiesto, la qualità dei
servizi resi migliora notevolmente quando i professionisti sono a loro agio anche
in materie affini o complementari (come
il diritto della concorrenza, il contenzioso, il diritto contrattuale) o comunque
possono avvalersi di collaboratori esperti
anche in altri rami del diritto».
Tornando ai cambi di poltrona, Hogan
Lovells si è invece rafforzata con l’arrivo di Giulio Vecchi nel dipartimen-
to di Intellectual Property Media and
Technology della sede di Milano. Vecchi
arrivava da Mtv Italia, dove operava
come in-house counsel occupandosi sia
di attività giudiziale, che stragiudiziale,
in particolare nelle questioni di media
entertainment e broadcasting.
La nuova tendenza di rinforzarsi tramite l’arrivo di legali interni alle aziende
trova conferma anche nello studio Blb,
che ha da poco convinto Giulio Zappa
a lasciare il ruolo di general counsel di
Alcatel Italia per entrare nello studio
come of counsel.
Di It, oltre che si proprietà intellettuale,
si occupa Giuseppe Mazziotti, entrato
a far parte dello studio Nunziante Magrone con il grado di of counsel dopo una
lunga carriera accademica (Copenaghen,
Roma Tre e Sassari) e con istituzioni internazionali (Commissione europea e
Parlamento europeo).
dimensioni maggiori,
maggiori c’è
ancora una certa staticità,
un attaccamento a modelli
di business consolidati e dai
ricavi certi, che a mio avviso
sta facendo perdere opportunità significative».
Proprio il ritmo differente
tra evoluzione di mercato e
normativa spiega, almeno
in parte, il frequente contenzioso che si registra nel
settore. «Gli operatori sono
molti, spesso con elevato
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grado di litigiosità,
litigiosità e l’attenzione del settore pubblico è estremamente elevata»,
sottolinea Marco D’Ostuni, partner di Cleary Gottlieb.
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L’evoluzione tecnologica spinge all’ottimismo
Francesco Portolano
fondo private Clessidra (che ha in Chiomenti il suo
consulente legale di fiducia).
Lo stesso Portolano Cavallo ha da poco chiuso
un’altra operazione con la Tv presieduta da Giovanni
Stella, assistendo Feltrinelli, con i soci Francesco
Portolano Manuela Cavallo, Ernesto Apa e l’associate Dorella Concadoro, nel lancio del nuovo canale
semigeneralista (l’enterteinment sarà il tema dominante) Feltrinelli-La7.
Un altro fronte che potrebbe aprirsi a breve, poi,
riguarda la carta stampata. La chiusura di diverse
testate negli ultimi mesi potrebbe aprire le porte a
una stagione di fusioni e acquisizioni nel settore,
con l’obiettivo di recuperare margini attraverso la
generazione di economie di scala e l’eliminazione di
eventuali sovrapposizioni.
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A voler vedere il
bicchiere mezzo
pieno è meglio
partire dalle previsioni di medio
termine, anziché
dai consuntivi
quando si parla
del mercato italiano dell’innovazione. Infatti,
secondo l’ultimo
rapporto redatto
da Assinform, nel
primo semestre
di quest’anno la
spesa nel settore
si è attestata a
quota 8.426 milioni di euro, in calo
del 3,8% rispetto
allo stesso periodo del 2011. Ma la
situazione è ancora più preoccupante se si
leggono le stime sull’intero 2012, che dovrebbe chiudersi con un calo del 4,2% su un 2011
di per sé già non brillante. Superato questo
anno di recessione, comunque, sul mercato dovrebbero aprirsi nuove prospettive, a
cominciare dal decollo dell’Lte (Long Term
Evolution), l’ultima evoluzione degli standard di telefonia cellulare, mentre il cloud
computing e i tablet dovrebbero proseguire
nella corsa già avviata nel primo semestre
(che li ha portati a crescere rispettivamente
del 41,6% e del 78,5%). Proprio le nuove tecnologie, infatti, dovrebbero spingere la clien-
Fonte: Assinform
tela retail, ma soprattutto quella corporate a
prendere coraggio e tornare a investire, pur
nella consapevolezza che le difficoltà della
congiuntura economica non sono destinate
a essere superare a breve. Per Paolo Angelucci, presidente di Assinform, i progetti di
digitalizzazione decisi a livello governativo
vanno nella giusta direzione per restituire
produttività al Paese, «ma è necessario che
anche la burocrazia accetti questa sfida e dia
seguito agli indirizzi politici dell’Agenda digitale per non compromettere le potenzialità
di ripresa del settore».
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Lun 10/12/2012
Italia Oggi Sette
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Telefonia, media e telecomunicazioni rappresentano un settore trainante per i legali.
Tmt, il mercato è maturo e gli studi si
riposizionano
Il boom dell' Internet economy, il decollo del mobile
business, l' avvento della tv digitale. Gli ultimi due
lustri sono stati un periodo di rivoluzioni come mai era
accaduto in precedenza per il settore delle tmt
(telefonia, media e telecomunicazioni). Oggi, però, tra
la crisi economica e l' inevitabile reflusso conseguente
alla lunga stagione di cambiamenti il settore si sta
posizionando su livelli più contenuti del passato. Ciò
non toglie che il comparto resti comunque tra i più
seguiti dai grandi studi d' affari, interessati ad
accreditarsi come consulenti di fiducia per costruirsi
una posizione sul mercato destinata a tornare utile
quando arriverà la ripresa. Verso il soft landing «Il
settore delle tlc è stato uno dei più dinamici a partire
dalla metà degli anni Novanta: nuove regole, nuovi
operatori, nuovi servizi, concorrenza di prezzo e così
via, che hanno portato alla nascita di una generazione
di avvocati specializzati su temi quali l'
interconnessione, il roaming, il price cap e le aste
competitive per le licenze mobili, per citare gli aspetti
più interessanti», ricorda Francesco Graziadei,
partner di Graziadei Studio Legale, «ma oggi è un
settore relativamente consolidato anche nelle
consulenze legali». Vittorio Noseda, partner di Nctm,
offre uno spaccato dell' evoluzione in corso nel
settore: «Le tlc si trovano in una condizione di
maturità. Gli ultimi dati diffusi dall' Agcom evidenziano
un sensibile calo del mercato partito già nel 2011, con
una leggera riduzione del peso del settore rispetto
alle principali grandezze macroeconomiche (i ricavi
lordi del settore sono scesi a 39,7 miliardi di euro, il
3,9% in meno rispetto al 2010, ndr). Il 2012 non si
dimostra più ottimista, facendo però registrare un
aumento della voce Internet e reti rispetto a quella,
trainante da anni, della telefonia mobile (spesa per
2,44 miliardi contro 2,33, ndr)». È pur vero,
comunque, che questa frenata arriva dopo una lunga
corsa, che ha visto la Penisola in prima linea: «L' Italia
ha beneficiato di un boom quasi senza eguali nel
mondo per diffusione di telefonini, con relativo
straordinario sviluppo di aziende e indotto collegato»,
precisa Noseda. «Oggi le cose si stanno
ridimensionando, anche se non mancano opportunità
interessanti sia per le realtà italiane, che per quelle
estere». Occhi puntati sull' Agenda digitale L' Agenda
digitale è senza dubbio uno dei temi più dibattuti degli
ultimi mesi, su input della Commissione europea che
Normativa Enti Locali
spinge per un mercato unico digitale in grado di
condurre l' Europa verso una crescita intelligente,
sostenibile e inclusiva. Un obiettivo che, per essere
centrato, deve superare problemi non proprio semplici
come la frammentazione attuale dei mercati nazionali,
la mancanza di interoperabilità, la scarsa disponibilità
di fondi pubblici per investire nelle reti e le resistenze
delle lobby alla liberalizzazione del mercato. Il
progetto ha avuto poi declinazioni nazionali, tanto che
la scorsa primavera è nata l' Agenda digitale italiana,
di cui sono stati di recente indicati i filoni di intervento:
identità digitale, PA digitale/Open data, istruzione
digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti
elettronici e giustizia digitale. Il tema è seguito con
grande interesse dagli studi legali per le ricadute che
l' impegno governativo potrà avere sul mercato,
attraverso il sostegno alla neo imprenditorialità e all'
aggregazione degli operatori emergenti. «L' Agenda
digitale dovrebbe dare nuovo ossigeno all' intero
settore Ict dalle telecomunicazioni ai nuovi media, allo
sviluppo informatico della pubblica amministrazione a
livello centrale e locale», riflette Noseda. «Questo lo
sanno molto bene tutti gli investitori del settore, tra cui
vari gruppi stranieri, che stanno guardando con
rinnovato interesse al nostro paese, in attesa delle
prossime evoluzioni del mercato». «L' evoluzione del
settore si riflette anche sulla richiesta di servizi
legali», rileva Raffaele Giarda, partner di Baker &
McKenzie (studio nominato nominati «Preferred Legal
Advisor on Regulatory and Commercial» del gruppo
Colt, al termine di una selezione tra 46 studi legali) a
capo del dipartimento tlc, confermando l' attenzione
dei consulenti d' affari per l' evoluzione nel campo
dell' Agenda digitale. «Accanto alla consulenza per
gare pubbliche o procedimenti innanzi ad autorità di
settore, riscontriamo una domanda crescente di
assistenza professionale per l' analisi di nuove offerte,
caratterizzate dalla natura ibrida di servizi di
comunicazione elettronica e servizi della società dell'
informazione: si pensi all' universo dei servizi
machine-to-machine o Sip Trunking». Il peso del
contenzioso Graziadei vede spazi di crescita nel
mercato dei contenuti e nei nuovi servizi ad essi
legati. «È in corso un processo di progressiva
specializzazione sui temi della proprietà intellettuale,
legati ai contenuti in rete, che sono spesso opere dell'
ingegno, che non ha risparmiato i regolatori, come
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Lun 10/12/2012
Italia Oggi Sette
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mostra il lungo percorso di approfondimento dell'
Agcom sulla tutela del diritto d' autore in Rete»,
sottolinea. Un lavoro di frontiera fatto a fronte di una
normativa rimasta indietro rispetto all' evoluzione del
mercato, che lascia ancora diversi problemi irrisolti:
dall' allocazione della responsabilità e del controllo
per le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale sulla
catena del valore alla territorialità dei diritti (aspetto
sul quale la Commissione europea sta facendo dei
passi importanti), a sistemi certi per la gestione e
controllo della commercializzazione in Rete.
«Risolverli rapidamente potrebbe consentire una
accelerazione degli investimenti nel settore»,
sottolinea Graziadei. «Tuttavia in Italia, specie fra gli
operatori di dimensioni maggiori, c' è ancora una
certa staticità, un attaccamento a modelli di business
consolidati e dai ricavi certi, che a mio avviso sta
facendo perdere opportunità significative». Proprio il
ritmo differente tra evoluzione di mercato e normativa
spiega, almeno in parte, il frequente contenzioso che
si registra nel settore. «Gli operatori sono molti,
spesso con elevato grado di litigiosità, e l' attenzione
del settore pubblico è estremamente elevata»,
sottolinea Marco D' Ostuni, partner di Cleary Gottlieb.
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
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Il Sole 24 Ore Norme e tributi Lunedì 10 Dicembre 2012 - N. 341
5
Lavoro
Interventi a raffica. Testo unico, riforma e circolari Inps
Il puzzle di norme
sull’apprendistato
ancora incompleto
Dopo i chiarimenti sull’agevolazione
rimangono alcuni ostacoli applicativi
PAGINA A CURA DI
Ornella Lacqua
Alessandro Rota Porta
L’istitutodell’apprendistato
è in continua evoluzione: dopo
l’entrata in vigore del Testo unico (Dlgs 167/2011) anche la riformadelmercatodellavoroèintervenuta con alcuni aggiustamenti. A queste nuove norme sono
seguite le indicazioni di prassi,
tra cui la circolare dell’Inps 128
del 2 novembre e il messaggio
20123 del 6 dicembre scorso.
Vediamo dunque lo stato dell’arte di questo contratto che dovrebbe essere il canale preferenziale per l’ingresso dei giovani
condueobiettiviprincipali:daun
lato,consentireattraversounpercorsoditraining-on-the-job,diacquisire una professionalità o di
completaree arricchire la formazione scolastica; dall’altro, incentivareleaziendeapolitichediplacement, attraverso la concessione di benefici economici in cambio di percorsi di apprendimento.IbeneficicontributiviInpsper
l’annosuccessivoallaprosecuzionedelrapportodilavoroalterminedelperiododiformazionespettano, peraltro (secondo la nuova
disciplina del Testo unico), solo
dopolaconfermainservizioesercitata alla fine di quest’ultimo e
non anche per la «qualificazione» anticipata durante lo svolgimentodelcontratto.
I limiti da rispettare
Idatoridilavorodevonocomunque affacciarsi all’applicazione
dell’apprendistato tenendo conto di alcuni aspetti operativi. In-
fatti non tutti gli ostacoli che già
prima dell’entrata in vigore del
Dlgs 167/2011 avevano frenato la
diffusione delle tre declinazioni
di contratto (si veda il grafico a
lato), sono stati rimossi.
In primo luogo, vanno lette le
disposizionidettatedaicontratti
collettivi nazionali di lavoro. Per
l’apprendistato «professionalizzante»,adesempio,inalcuniambiti contrattuali (industria, artigianato,ecosìvia)dovenontutti
i Ccnl di comparto sono ancora
intervenutisullamateria,l’applicazione dell’apprendistato deve
conformarsi alle indicazioni di
massima fissate dalle intese interconfederali, laddove le vecchiedisciplinenonsianocompatibili con il Dlgs 167.
Diverso è invece il discorso
perl’apprendistatoperl’acquisizione del diploma, la cui regolamentazione della formazione –
nonostante lo schema delineato
dalla Conferenza Stato-Regioni
il 15 marzo scorso – è ancora fermaperviadellamancataemanazione delle discipline regionali
nella gran parte del territorio. E
lostessodestinoriguarda,inparte, l’apprendistato di alta formazione e ricerca.
Unaltro "paletto" da rispettare è quello della stabilizzazione
per le aziende con almeno 10 dipendenti, introdotta dalla legge
92/2012 (con i nuovi commi
3-bise3-terdell’articolo2delDlgs 167/2011) nella misura del
50%deicontrattidiapprendistato stipulati nell’ultimo triennio,
abbattuta al 30% fino al 18 luglio
2015. Da questo conteggio sono
però escluse le cessazioni avvenuteduranteil periodo diprova,
per dimissioni o per licenziamento per giusta causa.
L’identikit
LE TIPOLOGIE
8 Apprendistatoperlaqualificaeperildiplomaprofessionale:èpertuttiisettoridi attività,ancheper
l’assolvimentodell’obbligodiistruzione;pergiovanitrai15ei25anni;profiliformativirimessialleRegioni
8 Apprendistatoprofessionalizzanteodimestiere:èpertuttiisettoridiattivitàedèfinalizzatoal
conseguimentodiunaqualificaprofessionaleaifinicontrattuali;èriservatoagiovanifra18e29anni(17se
inpossessodiqualificaprofessionale)
8 Apprendistatodialtaformazioneediricerca:pergiovanitrai18ei29anni,èfinalizzatoalconseguimento
diuntitolodistudiodilivellosecondariosuperiore,allaspecializzazionetecnicasuperioreealpraticantato
8 Apprendistatoperlavoratoriinmobilità:èrealizzabileconisoggettiiscrittinellelistedimobilitàa
prescinderedairequisitidietàprevistidalladisciplinagenerale
I PRINCIPI DA RISPETTARE
8 Formascrittadelcontrattoedelpianoformativo
8 Durataminimanoninferioreaseimesi,escluseattivitàstagionali
8 Divietodiretribuzioneacottimo
8 Retribuzionefinoaduelivelliinferioririspettoallacategoriaspettante,oretribuzioneinmisurapercentuale
8 Presenzadiuntutoreodiunreferenteaziendale
8 Divietodirecederedalcontrattodurantelaformazionesenzagiustacausaogiustificatomotivo
I LIMITI QUANTITATIVI
Nuovi vantaggi per l’impresa
Tra gli interventi sull’apprendistatodispostidallariformavainvecea vantaggiodei datori di lavoro l’elevazione – con decorrenza dal 1º gennaio 2013 – del
rapportotra maestranze specializzate e qualificate in servizio
rispetto al numero di apprendisti che possono essere assunti.
Questo rapporto è di 3 a 2, per i
datoricheoccupanopiùdi9unità. Inoltre, la riforma – nel solco
delle indicazioni del Lavoro di
cui all’interpello 40/2011 – ha disposto la possibilità di allungare il periodo di formazione fino
a cinque anni per le figure professionali dell’artigianato individuatedaiCcnl(nell’apprendistato professionalizzante).
Dinotevoleimportanzaèstata
infine l’apertura data dalla legge
92/2012 (in seguito a una modifica introdotta dal Dl 83/2012) alla
possibilitàdiricorrereall’apprendistatoinstaff-leasingintuttiisettoriproduttivi,senzal’applicazionedeilimiticheoperanoinviagenerale.Peraltro,secondol’accordocollettivo sottoscrittoil5aprile 2012, sebbene la formazione
debba comunque essere erogata
dall’impresa utilizzatrice, secondo le regole previste dal Ccnl in
cui opera, l’agenzia per il Lavoro
devenominareuntutoreformativo e può integrare la formazione
sequestarisulta insufficiente.
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8 Finoal31dicembre2012ilnumerodiapprendisticheildatoredilavoropuòassumerenondevesuperareil
100%deilavoratorispecializzatiequalificati;dagennaio2013ilrapportodiventeràdi3a2
8 Restanoescluseleaziendeconunmenodidiecidipendentichemanterrannoilrapportodel100%
8 Sel’aziendanonoccupamaestranzequalificateoneimpiegamenodi3,puòassumerealmassimo3apprendisti
8 Perleimpreseartigianerestanoinvigoreledisposizionidellalegge443/1985
L'OBBLIGO DI STABILIZZAZIONE
Laclausoladistabilizzazione chesiapplicaalleaziendeconalmeno10lavoratori,subordinal’assunzione
dinuoviapprendistiallaprosecuzionedelrapportodi lavoro,allafinedell’apprendistato,dialmenoil50%
degliapprendistiassuntidallostessodatoredilavoronei36 mesiprecedentilanuovaassunzione;la
percentualeèridottaal30%finoal17luglio2015
I BENEFICI NORMATIVI
GliapprendistisiescludonodalcomputodeilimitinumericiprevistidaleggieCcnlperl’applicazionedi
determinatenormativeeistituti.Ciòsiriflette,adesempio,suilicenziamentiindividualieinparticolare
sull’esclusionedegliapprendistidailimitinumericiprevistiperl’applicazionedell’articolo18dellalegge
300/70,oppuredallanoncomputabilitànellabasedicalcoloperilcollocamentoobbligatorioprevisto
dallalegge68/99
LA TUTELA PREVIDENZIALE E ASSISTENZIALE
Finoal31dicembre2012gliapprendistirimangonotutelatidalleassicurazioni:Ivs,malattia,maternità,
assegnoperilnucleofamiliare,infortunioe malattiaprofessionale.Dal2013,secondoquantoprevisto
dallariformaFornero,sarannodestinataridell’Aspiepertantoicontributiacaricodell’azienda
aumenterannodell’1,61%
I BENEFICI CONTRIBUTIVI
AsecondadellatipologiadeidatoridilavorovarialacontribuzioneInpsacaricodittacomesegue:
8 conpiùdi9addetti:10%
8 conmenodi10addetti:primoanno1,5%;secondoanno3%;terzoannoesuccessivi10%
8 conmenodi10addetti,pergliapprendistiassuntidal01gennaio2012al31diecmbre2016,sgravio
totaleperiprimi3annie10%pergliannisuccessivi
Il punto cardine. Si versa la differenza maggiorata del 100%
Fino a nove dipendenti. Sgravio totale
Chi dribbla la formazione
sconta sanzioni pesanti
I datori devono fare i conti
con i paletti Ue agli aiuti
La formazione è forse
l’aspetto più importante del
contratto di apprendistato e i
datori di lavoro devono osservarne scrupolosamente le indicazioni tracciate dai diversi
Ccnl:infatti- come haricordato
anche l’Inps con la circolare
128/2012 - nei casi di mancata
erogazione della formazione
per esclusiva responsabilità del
datore di lavoro e che sia tale da
impedire la realizzazione delle
finalità formative, scatta un pesante regime sanzionatorio.
Secondo le disposizioni dettatedalTestounico,checonfermailprecedenteimpiantodisciplinato dalla legge Biagi, nelle
ipotesidescritteildatoreètenuto a versare la differenza tra la
contribuzione pagata e quella
dovuta in relazione al livello di
inquadramentocontrattualesuperiore che sarebbe stato raggiuntodallavoratorealtermine
del periodo di apprendistato,
maggiorata del 100 per cento.
Peraltro bisogna osservare
che,conriferimentoall’apprendistatoprofessionalizzante, dove il percorso formativo propone un’integrazione tra una formazione di mestieredisciplinata dai Ccnl (svolta sotto la responsabilitàdell’azienda)e l’offerta formativa pubblica (interna o esterna all’azienda) tesa
all’acquisizione di competenze
di base e trasversali, graverannomaggioricostisuidatoridilavoro, per via dell’assottigliarsi
dei fondi destinati a quest’ultima.Questo principio è stato anchechiarito dallanota delLavo-
c
LAPAROLA
CHIAVE
Regime «de minimis»
7 Il regime «de minimis»
può essere definito come
una modalità semplificata
attraverso la quale la Ue
autorizza l’istituzione
da parte degli Stati membri
di alcuni tipi di aiuti per le
imprese. Il presupposto
è che gli aiuti di stato,
se inferiori a una certa soglia,
non violano la concorrenza tra
imprese. Un’apposita
normativa stabilisce una serie
di condizioni che devono essere
rispettate affinché un aiuto
possa essere considerato
«di importo minore». Le imprese
non possono ricevere più di 200
mila euro in tre anni attraverso
questa tipologia di strumenti
agevolativi.
ro del 13 luglio 2012, dove è stato
ribadito che la formazione è in
ogni caso obbligatoria e a carico dell’impresa.
Sul punto è intervenuto il decreto del Lavoro del 31 ottobre
scorso che ha stanziato 100 milioni di euro da destinare al finanziamento delle attività formative per l’anno 2012, la metà
dei quali sono destinati all’apprendistato professionalizzante. Le somme spettanti a ciascuna Regione sono state ripartite
per il 65% sulla base degli apprendistiassuntie,perilrestante 35%, sulla base degli apprendisti già formati.
Sul tema della formazione
nell’apprendistato di mestiere
èimportantericordarecheilministerodel Lavoro ha censurato
le previsioni dei Ccnl che stabiliscono una riduzione del monte ore di formazione previsto
pergliapprendisti, quandoilrelativo piano formativo sia stato
validatodall’Ente bilaterale(interpello 34/2012).
Da segnalare, infine, il via libera alla certificazione delle
competenze acquisite in apprendistato, avvenuto ad opera
del decreto Lavoro-Istruzione
del 26 settembre 2012, che ha recepito il testo licenziato dalla
Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 19 aprile scorso.
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Il messaggio Inps 20123
dello scorso 6 dicembre e la
circolare 128 del 2 novembre
hannofornitounaseriedichiarimenti sull’apprendistato, e
hanno evidenziato modalità e
limiti per ottenere l’azzeramento dei contributi a carico
dei datori di lavoro che occupano fino a nove dipendenti,
previsto per i contratti di apprendistatostipulatidal 1˚gennaio 2012 al 31 dicembre 2016.
L’incentivo, varato dall’articolo 22 della legge di stabilità
2012perpromuoverel’occupazionegiovanile,èriferitoaiprimi tre anni di contratto, mentre per quelli successivi resta
confermata l’aliquota del 10%,
fino alla scadenza del periodo
formativo.
Lamisuraincentivantesiapplica alla contribuzione dovuta in base alla legge 296/2006.
Non rientrano, dunque, nello
sgravioi contrattidiapprendistato instaurati con i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità,
nei confronti dei quali si applicailregimecontributivoprevisto dalla legge 223/1991.
Resta escluso dalla misura agevolata il contributo relativo all’Aspi (1,61%), in vigore da gennaio 2013, dovuto per tutte le tipologie di apprendistato.
Leistruzioni dell’Inpspreci-
sano che lo sgravio totale avviene in conformità alla disciplina comunitaria degli aiuti
"de minimis", come previsto
dal regolamento Ce 1998/
2006. I datori interessati dovrannoquindi presentaretelematicamente all’Inps - «nel
più breve tempo possibile» e
usando la funzionalità «Contatti»delcassettoprevidenziale aziende - una dichiarazione
attestante che, nell’anno di stipuladel contrattodi apprendi-
GLI EFFETTI
Azzeramento per i primi
tre anni di contratto
Per quelli successivi
è confermata l’aliquota
del 10 per cento
stato e nei due esercizi precedenti, non sono stati percepiti
aiuti eccedenti i limiti complessivi "de minimis".
Il nuovo adempimento
non riguarda solo i datori che
instaurino nuovi contratti di
apprendistato, ma anche
quelli che abbiano già applicato lo sgravio totale a partire da gennaio 2012, nonché
quelli che, pur essendo destinatari dell’incentivo, non
l’abbiano ancora richiesto.
Per quanto riguarda la compilazione del flusso Uniemens,per iprimitre annidi apprendistato, nel«TipoContribuzione» si dovranno riportare codici differenti, a seconda
delregimecontributivo.Idatori di lavoro che hanno operato
in maniera difforme, dovrannoprovvedere allasistemazione tramite la procedura Uniemens Vig.
L’uso delle nuove codifiche
rendenecessariaanchelacompilazione di un ulteriore elemento denominato «Tipo apprendistato» dove andrà valorizzatoilcodicechecorrispondealladiversatipologiadicontratto stipulato.
Il messaggio 20123 chiarisce che i codici tipo contribuzione per gli apprendisti senza sgravio totale (A,B,C) continueranno ad avere validità
fino al 31 dicembre 2012, mentre per i rapporti costituiti ai
sensi della legge 196/1997 si
potranno continuare a utilizzare i codici D0, D1 e D2 fino
alla scadenza del contratto.
Pertanto, sia i nuovi codici tipo contribuzione (J e K) sia
quelli relativi al tipo di apprendistato (APPA, APPB e
APPC) saranno obbligatori a
partire dalle denunce Uniemens riferite a gennaio 2013.
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Milano, 14 dicembre 2012
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socialebasatasutalentoemerito.
Milano, 12 dicembre 2012
q
www.shopping24.
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Pubblicazioni,
corsi e convegni
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Il Sole 24 Ore (Lunedì)
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Interventi a raffica. Testo unico, riforma e circolari Inps.
Il puzzle di norme sull' apprendistato ancora
incompleto
Dopo i chiarimenti sull' agevolazione rimangono alcuni ostacoli applicativi.
L' identikit PAGINA A CURA DI Ornella Lacqua
Alessandro Rota Porta L' istituto dell' apprendistato è
in continua evoluzione: dopo l' entrata in vigore del
Testo unico (Dlgs 167/2011) anche la riforma del
mercato del lavoro è intervenuta con alcuni
aggiustamenti. A queste nuove norme sono seguite le
indicazioni di prassi, tra cui la circolare dell' Inps 128
del 2 novembre e il messaggio 20123 del 6 dicembre
scorso. Vediamo dunque lo stato del l' arte di questo
contratto che dovrebbe essere il canale preferenziale
per l' ingresso dei giovani con due obiettivi principali:
da un lato, consentire attraverso un percorso di
training-on-the-job, di acquisire una professionalità o
di completare e arricchire la formazione scolastica;
dall' altro, incentivare le aziende a politiche di
placement, attraverso la concessione di benefici
economici in cambio di percorsi di apprendimento. I
benefici contributivi Inps per l' anno successivo alla
prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del
periodo di formazione spettano, peraltro (secondo la
nuova disciplina del Testo unico), solo dopo la
conferma in servizio esercitata alla fine di quest'
ultimo e non anche per la «qualificazione» anticipata
durante lo svolgimento del contratto. I limiti da
rispettare I datori di lavoro devono comunque
affacciarsi all' applicazione dell' apprendistato
tenendo conto di alcuni aspetti operativi. Infatti non
tutti gli ostacoli che già prima dell' entrata in vigore del
Dlgs 167/2011 avevano frenato la diffusione delle tre
declinazioni di contratto (si veda il grafico a lato),
sono stati rimossi. In primo luogo, vanno lette le
disposizioni dettate dai contratti collettivi nazionali di
lavoro. Per l' apprendistato «professionalizzante», ad
esempio, in alcuni ambiti contrattuali (industria,
artigianato, e così via) dove non tutti i Ccnl di
comparto sono ancora intervenuti sulla materia, l'
applicazione dell' apprendistato deve conformarsi alle
indicazioni di massima fissate dalle intese
interconfederali, laddove le vecchie discipline non
siano compatibili con il Dlgs 167. Diverso è invece il
discorso per l' apprendistato per l' acquisizione del
diploma, la cui regolamentazione della formazione nonostante lo schema delineato dalla Conferenza
Stato-Regioni il 15 marzo scorso - è ancora ferma per
via della mancata emanazione delle discipline
regionali nella gran parte del territorio. E lo stesso
Normativa Enti Locali
destino riguarda, in parte, l' apprendistato di alta
formazione e ricerca. Un altro "paletto" da rispettare è
quello della stabilizzazione per le aziende con almeno
10 dipendenti, introdotta dalla legge 92/2012 (con i
nuovi commi 3-bis e 3-ter dell' articolo 2 del Dlgs
167/2011) nella misura del 50% dei contratti di
apprendistato stipulati nell' ultimo triennio, abbattuta
al 30% fino al 18 luglio 2015. Da questo conteggio
sono però escluse le cessazioni avvenute durante il
periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento
per giusta causa. Nuovi vantaggi per l' impresa Tra gli
interventi sull' apprendistato disposti dalla riforma va
invece a vantaggio dei datori di lavoro l' elevazione con decorrenza dal 1º gennaio 2013 - del rapporto tra
maestranze specializzate e qualificate in servizio
rispetto al numero di apprendisti che possono essere
assunti. Questo rapporto è di 3 a 2, per i datori che
occupano più di 9 unità. Inoltre, la riforma - nel solco
delle indicazioni del Lavoro di cui all' interpello
40/2011 - ha disposto la possibilità di allungare il
periodo di formazione fino a cinque anni per le figure
professionali dell' artigianato individuate dai Ccnl (nell'
apprendistato professionalizzante). Di notevole
importanza è stata infine l' apertura data dalla legge
92/2012 (in seguito a una modifica introdotta dal Dl
83/2012) alla possibilità di ricorrere all' apprendistato
in staff-leasing in tutti i settori produttivi, senza l'
applicazione dei limiti che operano in via generale.
Peraltro, secondo l' accordo collettivo sottoscritto il 5
aprile 2012, sebbene la formazione debba comunque
essere erogata dall' impresa utilizzatrice, secondo le
regole previste dal Ccnl in cui opera, l' agenzia per il
Lavoro deve nominare un tutore formativo e può
integrare la formazione se questa risulta insufficiente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA LE TIPOLOGIE
8Apprendistato per la qualifica e per il diploma
professionale: è per tutti i settori di attività, anche per
l' assolvimento dell' obbligo di istruzione; per giovani
tra i 15 e i 25 anni; profili formativi rimessi alle Regioni
8Apprendistato professionalizzante o di mestiere: è
per tutti i settori di attività ed è finalizzato al
conseguimento di una qualifica professionale ai fini
contrattuali; è riservato a giovani fra 18 e 29 anni (17
se in possesso di qualifica professionale)
8Apprendistato di alta formazione e di ricerca: per
giovani tra i 18 e i 29 anni, è finalizzato al
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
conseguimento di un titolo di studio di livello
secondario superiore, alla specializzazione tecnica
superiore e al praticantato 8Apprendistato per
lavoratori in mobilità: è realizzabile con i soggetti
iscritti nelle liste di mobilità a prescindere dai requisiti
di età previsti dalla disciplina generale I PRINCIPI DA
RISPETTARE 8 Forma scritta del contratto e del
piano formativo 8 Durata minima non inferiore a sei
mesi, escluse attività stagionali 8 Divieto di
retribuzione a cottimo 8 Retribuzione fino a due livelli
inferiori rispetto alla categoria spettante, o
retribuzione in misura percentuale 8 Presenza di un
tutore o di un referente aziendale 8 Divieto di
recedere dal contratto durante la formazione senza
giusta causa o giustificato motivo I LIMITI
QUANTITATIVI 8Fino al 31 dicembre 2012 il numero
di apprendisti che il datore di lavoro può assumere
non deve superare il 100% dei lavoratori specializzati
e qualificati; da gennaio 2013 il rapporto diventerà di
3 a 2 8Restano escluse le aziende con un meno di
dieci dipendenti che manterranno il rapporto del 100%
8Se l' azienda non occupa maestranze qualificate o
ne impiega meno di 3, può assumere al massimo 3
apprendisti 8Per le imprese artigiane restano in vigore
le disposizioni della legge 443/1985 L' OBBLIGO DI
STABILIZZAZIONE La clausola di stabilizzazione che
si applica alle aziende con almeno 10 lavoratori,
subordina l' assunzione di nuovi apprendisti alla
prosecuzione del rapporto di lavoro, alla fine dell'
apprendistato, di almeno il 50% degli apprendisti
assunti dallo stesso datore di lavoro nei 36 mesi
precedenti la nuova assunzione; la percentuale è
ridotta al 30% fino al 17 luglio 2015 I BENEFICI
NORMATIVI Gli apprendisti si escludono dal computo
dei limiti numerici previsti da leggi e Ccnl per l'
applicazione di determinate normative e istituti. Ciò si
riflette, ad esempio, sui licenziamenti individuali e in
particolare sull' esclusione degli apprendisti dai limiti
numerici previsti per l' applicazione dell' articolo 18
della legge 300/70, oppure dalla non computabilità
nella base di calcolo per il collocamento obbligatorio
previsto dalla legge 68/99 LA TUTELA
PREVIDENZIALE E ASSISTENZIALE Fino al 31
dicembre 2012 gli apprendisti rimangono tutelati dalle
assicurazioni: Ivs, malattia, maternità, assegno per il
nucleo familiare, infortunio e malattia professionale.
Dal 2013, secondo quanto previsto dalla riforma
Fornero, saranno destinatari dell' Aspi e pertanto i
contributi a carico dell' azienda aumenteranno dell'
1,61% I BENEFICI CONTRIBUTIVI A seconda della
tipologia dei datori di lavoro varia la contribuzione
Inps a carico ditta come segue: 8con più di 9 addetti:
10% 8con meno di 10 addetti: primo anno 1,5%;
secondo anno 3%; terzo anno e successivi 10% 8con
Normativa Enti Locali
Pagina 33
meno di 10 addetti, per gli apprendisti assunti dal 01
gennaio 2012 al 31 diecmbre 2016, sgravio totale per
i primi 3 anni e 10% per gli anni successivi.
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Lun 10/12/2012
Corriere della Sera
Pagina 13
Primo Piano 13
Corriere della Sera Lunedì 10 Dicembre 2012
Il governo Gli enti locali
Il piano
per il riordino
Le Province si salvano
Il governo teme il caos
per scuole e strade
L’allarme della Funzione pubblica
D’ARCO
#
Regioni a Statuto
speciale
Province coinvolte
nel processo di accorpamento
MILANO-Monza-Brianza
Como-Varese-Lecco
Retroscena
meditando di far cadere alla ripresa della discussione a Palazzo Madama, la prossima settimana. Il relatore del Pdl, Filippo Saltamartini, in realtà, dice
che nulla è stato deciso in proposito ma sono in pochi a crederci, anche perché egli stesso
rimanda al mittente l’elenco di
guai descritto dal documento
del governo. Gli effetti, aggiunge, «sarebbero forse più drammatici se il decreto fosse approvato. Mercoledì o votiamo turandoci il naso o diciamo di
no. Faremo una valutazione politica perché se bocciando il
provvedimento l’Italia ridiven-
I rischi
A rischio sarebbero anche
la gestione dei rifiuti e la
tutela ambientale e
idrogeologica
ta inaffidabile per l’Europa e se
va a finire che diventiamo il caprio espiatorio della situazione...».
Il fatto è che è che la riforma
a tappe delle Province, una riforma difficile e osteggiata dagli amministratori coinvolti,
non ha funzionato, comunque
vadano le cose in Senato. Rischia infatti di restare in piedi
solo il primo passo, quello fatto a fine dicembre, anche per
rispondere alle aspettative dell’Europa, dal provvedimento
salva Italia, che stabilisce il
principio generale del trasferimento delle funzioni delle Province ai Comuni o alle Regioni.
Tutto il riordino, dalla decisione di ridurre il numero degli
enti invece di cancellarli alle regole di nomina degli organismi di gestione, dipende appunto dall’approvazione del
decreto in discussione in Parlamento che decadrà, se non ap-
Padova-Treviso
ne degli uffici periferici.
Se poi la riforma non venisse completata, aumenterebbe
il rischio di una dichiarazione
di incostituzionalità, sottolinea il documento del governo:
se il salva Italia infatti è stato
impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle Province «funzioni fondamentali», ora «è dubbio che
siano tali i soli compiti di indirizzo e coordinamento dei Co-
Imperia-Savona
Verona-Rovigo
Vero
Ravenna-Forlì
Rave
venna-Forlì Cesena-Rimini
Cese
Grosseto-Siena
Gross
Asti-Alessandria
Ascoli
Piceno-Macerata-Fermo
oli Picen
Piceno-Macera
L'Aquila-Teramo
L'Aquil
Perugia-Terni
Peru
Pescara-Chieti
Pesc
Cremona-Mantova-Lodi
va-Loddi
Parma-Piacenza
ROMA — «Ci sarebbe il caos
istituzionale», con le Regioni
che dovrebbero caricarsi di
nuovi compiti. Ma non solo.
Andrebbero in tilt anche la manutenzione delle scuole superiori e delle strade. Per non parlare della gestione dei rifiuti e
della tutela, dove c’è, ambientale e idrogeologica. E del problema, non secondario per il bilancio pubblico, del congelamento di circa 500 milioni di risparmi annui. Conseguenze pesanti, insomma, che, secondo
il documento inviato ai senatori dal dipartimento per le Riforme del ministero della Funzione pubblica, si avrebbero se dovesse saltare, come sembra, il
decreto legge sul riordino delle Province, presentato dal ministro Filippo Patroni Griffi.
Sull’iter parlamentare del
provvedimento pesa infatti il
macigno della pregiudiziale di
costituzionalità che il Pdl sta
Città
metropolitane
Le conseguenze
Senza riforma le Città
metropolitane
«resterebbero solo
sulla carta»
Campobasso-Isernia
Campobas
LivornoMassa CarraraLucca-Pisa
Modena-Reggio Emilia
FIRENZE-Pistoia-Prato
-Prato
Taranto-Brindisi
Taran
Viterbo-Rieti
Latina-Frosinonee
CatanzaroC
Vibo Valentia- Crotone
Benevento-Avellino
provato, il 5 gennaio e da vari
provvedimenti attuativi. Come
quello emanato dal ministro
Cancellieri, ma già bloccato in
commissione, sul funzionamento dei nuovi consigli provinciali, ridotti di numero e
non più elettivi.
Ma quali sarebbero gli effet-
ti, secondo il governo, della
mancata approvazione della riforma? Rinascerebbero le 35
Province accorpate, le Città metropolitane «resterebbero solo
sulla carta» senza perimetri definiti di operatività, e non si saprebbe con certezza a chi andrebbero le competenze (dalle
strade alle scuole, dai rifiuti alla pianificazione territoriale)
con la necessità di varare di
gran fretta, entro la fine dell’anno, nuove leggi da parte delle
Regioni o dello Stato, per assegnarle. Ci sarebbero poi i costi,
in termini di mancati risparmi,
dello stop alla riorganizzazio-
muni previsti da quel provvedimento, in assenza del riordino
dell’intera disciplina». Senza
contare che un rischio di
incostituzionalità graverebbe
anche sul decreto di riforma. Il
governo in ogni caso ritiene,
spiega il ministro Patroni Griffi, che «i provvedimenti legislativi sin qui intervenuti siano
conformi alla Costituzione, ma
il giudizio sul punto spetta evidentemente alla Corte, che terrà presente il quadro normativo esistente al momento della
pronuncia».
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Negli anni scorsi la maggioranza di centrodestra ha evitato di affrontare un tema sul quale si erano detti d’accordo quasi tutti anche a sinistra
Le promesse del 2008 e la vittoria del partito anti abolizione
Dal Cavaliere a Cicchitto: vanno eliminate
Ma in Parlamento il Pdl ha scongiurato i tagli
ROMA — E’ noto che in Italia le
promesse fatte in campagna elettorale valgono quel che valgono.
Parole al vento, il più delle volte.
Ma sarà interessante, in questa occasione, vedere se Silvio Berlusconi ripeterà quello che disse nel
2008 alla signora Ines di Forte dei
Marmi durante una chatline al
Corriere: «Non parlo delle Province, perché bisogna eliminarle». E
non era certo l’unico, nel suo Popolo della libertà, a pensarla così.
Di più: della stessa idea non erano
i peones del partito, ma i pezzi da
novanta a lui fedelissimi. Il superberlusconiano capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto sentenziava il 29 novembre 2008: «L’appello sull’abolizione delle Province
va preso in seria considerazione.
C’è un gran bisogno di qualche altro taglio di spesa». E il ministro
Renato Brunetta, competente per
quella materia, gli faceva eco il 4
dicembre: «Le Province? Sono enti inutili, non servono». Proprio
vero…
Come è andata, lo sappiamo. E
si potrebbe amaramente concludere: lo avevamo detto. La maggioranza di centrodestra si è ben guardata dall’affrontare una questione
sulla quale si erano detti d’accordo
quasi tutti anche a sinistra. Se si eccettua l’uscita dell’ex ministro Roberto Calderoli, nell’agosto 2011,
che aveva proposto di chiudere soltanto le Province più piccole. Idea
subito smontata e quindi abortita.
Erano le settimane in cui l’Italia si
affacciava pericolosamente sull’orlo del baratro. In una lettera alla
quale aveva dato un robusto contributo la Banca d’Italia, la Bce chiedeva al governo italiano durissimi interventi, sottolineando la necessità di riforme quali appunto l’abolizione delle Province.
E con l’uscita di scena del Cavaliere e l’arrivo di Mario Monti la
Normativa Enti Locali
musica sembrava cambiata. Il decreto salva Italia aveva ridotto le
Province a enti non più elettivi, privi di qualunque funzione: la premessa per la loro scomparsa. Sarebbe stata però necessaria un’altra legge entro il 2012 per fissare le
modalità della dissoluzione dei
consigli.
Inutile dire che le Province non
se ne sono rimaste con le mani in
mano. Subito è partito un ricorso
alla Corte costituzionale. Ed è stato così che nella scorsa estate, anche con la motivazione di evitare
la scure della Consulta, il governo
Il ministro
Renato Brunetta, allora
ministro, il 4 dicembre
2008: «Le Province? Sono
enti inutili»
ci ha ripensato: anziché l’abolizione, la riduzione per decreto. Più o
meno con il vecchio e discutibile
metodo Calderoli, ma fermo restando per le Province sopravvissute il principio di avere organi di
governo non più eletti a suffragio
universale. Peccato che anche questo progetto, sostenuto a parole,
abbia incontrato fortissime resistenze nei corridoi del Palazzo. Dove il partito delle Province, forte di
una decina di presidenti di giunte
provinciali seduti in Parlamento,
ha sempre manovrato, agguerritissimo, per guadagnare tempo. Perché più le elezioni si avvicinano,
più le leggi che tagliano poltrone
perdono forza. Questa è la regola
in Italia.
Tuttavia è certo che in nessun
Paese normale a pronunciare la
condanna a morte di un simile
provvedimento sarebbe stato proprio il partito il cui leader aveva
promesso agli italiani l’abolizione
delle Province. Perché è questo il
significato della pregiudiziale di
incostituzionalità presentata a palazzo Madama dal pidiellino Filippo Saltamartini addirittura prima
che Monti annunciasse le sue dimissioni. Pur sapendo che il gesto
costerà 500 milioni l’anno: tanto,
dice il ministro Piero Giarda, sarebbe il risparmio dovuto all’accorpamento delle Province. Molto più di
quanto sarebbe costato rinunciare
all’election day, che il segretario
del Pdl Angelino Alfano aveva rivendicato proprio con l’esigenza
di evitare inutili sprechi.
Ma poco importa. Tirerà un respiro di sollievo il deputato del
suo partito Antonello Iannarilli,
presidente della Provincia di Frosinone che per protesta ha mandato
giù un bel sorso di olio di ricino.
Davanti al Senato, pensate un po’!
Idem potrà fare il sindaco di Prato, Roberto Cenni, protagonista di
una sconcertante conferenza stampa seduto su una tazza da gabinetto a segnalare la propria indignazione davanti alla prospettiva di
vedere la sua Provincia tornare
sotto Firenze. Come al tempo dei
500
milioni di euro l’anno
la somma che si
risparmierebbe con il
riordino delle Province
secondo un calcolo del
ministro per i Rapporti
con il Parlamento
Piero Giarda
700
gli emendamenti
piovuti sul decreto del
ministro Filippo
Patroni Griffi in
Senato. Di questi, oltre
300 sono a firma del
senatore Pdl Claudio
Fazzone
Protagonisti
Cosimo Sibilia
è presidente
della Provincia
di Avellino e
senatore
pidiellino.
Figlio dell’ex
patron
dell’Avellino
calcio, ha
cominciato
l’attività
politica nel
1994,
aderendo a
Forza Italia
e fondandone
il primo club a
Mercogliano
Roberto Cenni
è sindaco
di Prato
eletto nel 2009
sostenuto
da Pdl, Lega
Nord, Unione
di Centro,
La Destra
e liste civiche.
Imprenditore
tessile, è stato
tra l’altro
presidente
della
Fondazione
Cassa
di Risparmio
di Prato
Antonello
Iannarilli è
deputato Pdl e
presidente
della Provincia
di Frosinone.
Nel 2010, per
l’assenza di
assessori
ciociari nella
giunta
Polverini,
ipotizza di
staccarsi dal
Lazio e creare
la 21esima
regione, quella
«delle
Province»
Medici, non sia mai! E pure Cosimo Sibilia, figlio dell’ex patron dell’Avellino calcio Antonio Sibilia, e
come Iannarilli parlamentare e
presidente di Provincia: Avellino,
appunto. Si è dannato l’anima per
far saltare il decreto che l’avrebbe
costretto a fondersi con Benevento. Gli irpini insieme ai sanniti?
Contro natura! Brinderà, Sibilia,
con Ciriaco De Mita, ottantaquattrenne eurodeputato dell’Udc che
forse non si voleva rassegnare a cedere il capoluogo al rivale beneventano Clemente Mastella: anch’egli, grazie alla prodigiosa regola secondo cui certi politici non
possono mai restare a spasso, parlamentare (per il Pdl, dopo l’evaporazione del suo Udeur) a Strasburgo. E brinderanno tutti insieme al
senatore Claudio Fazzone, potente
capo del partito a Latina, tanto
La lobby
In Parlamento, c’è un
partito delle Province, forte
di una decina di presidenti
di giunte provinciali
ostile al decreto del ministro Filippo Patroni Griffi da farsi autore di
400 dei 700 emendamenti che gli
sono piovuti addosso in Senato.
Magari ci sarà anche Antonio
D’Alì, il quale nei mesi scorsi aveva chiesto che fossero considerate
nei parametri minimi di superficie anche le piattaforme marine
antistanti le Province: lui è di Trapani. E chissà se accetterà l’invito
il relatore del Pd Enzo Bianco convinto che dagli accorpamenti debbano essere escluse le Province
confinanti fra loro per meno di 25
chilometri. Come Viterbo e la più
piccola Rieti, che finirebbe per essere annessa: ma si dà il caso che
la prima sia in mano al Pdl, mentre presidente della seconda è il democratico Fabio Melilli. Margheritino d’origine, proprio come Bianco. Guarda un po’…
Sergio Rizzo
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Lun 10/12/2012
Corriere della Sera
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Le Province si salvano Il governo teme il caos per
scuole e strade
L' allarme della Funzione pubblica.
ROMA - «Ci sarebbe il caos istituzionale», con le
Regioni che dovrebbero caricarsi di nuovi compiti. Ma
non solo. Andrebbero in tilt anche la manutenzione
delle scuole superiori e delle strade. Per non parlare
della gestione dei rifiuti e della tutela, dove c' è,
ambientale e idrogeologica. E del problema, non
secondario per il bilancio pubblico, del congelamento
di circa 500 milioni di risparmi annui. Conseguenze
pesanti, insomma, che, secondo il documento inviato
ai senatori dal dipartimento per le Riforme del
ministero della Funzione pubblica, si avrebbero se
dovesse saltare, come sembra, il decreto legge sul
riordino delle Province, presentato dal ministro Filippo
Patroni Griffi. Sull' iter parlamentare del
provvedimento pesa infatti il macigno della
pregiudiziale di costituzionalità che il Pdl sta
meditando di far cadere alla ripresa della discussione
a Palazzo Madama, la prossima settimana. Il relatore
del Pdl, Filippo Saltamartini, in realtà, dice che nulla è
stato deciso in proposito ma sono in pochi a crederci,
anche perché egli stesso rimanda al mittente l' elenco
di guai descritto dal documento del governo. Gli
effetti, aggiunge, «sarebbero forse più drammatici se
il decreto fosse approvato. Mercoledì o votiamo
turandoci il naso o diciamo di no. Faremo una
valutazione politica perché se bocciando il
provvedimento l' Italia ridiventa inaffidabile per l'
Europa e se va a finire che diventiamo il caprio
espiatorio della situazione...». Il fatto è che è che la
riforma a tappe delle Province, una riforma difficile e
osteggiata dagli amministratori coinvolti, non ha
funzionato, comunque vadano le cose in Senato.
Rischia infatti di restare in piedi solo il primo passo,
quello fatto a fine dicembre, anche per rispondere alle
aspettative dell' Europa, dal provvedimento salva
Italia, che stabilisce il principio generale del
trasferimento delle funzioni delle Province ai Comuni
o alle Regioni. Tutto il riordino, dalla decisione di
ridurre il numero degli enti invece di cancellarli alle
regole di nomina degli organismi di gestione, dipende
appunto dall' approvazione del decreto in discussione
in Parlamento che decadrà, se non approvato, il 5
gennaio e da vari provvedimenti attuativi. Come
quello emanato dal ministro Cancellieri, ma già
bloccato in commissione, sul funzionamento dei nuovi
consigli provinciali, ridotti di numero e non più elettivi.
Ma quali sarebbero gli effetti, secondo il governo,
Normativa Enti Locali
della mancata approvazione della riforma?
Rinascerebbero le 35 Province accorpate, le Città
metropolitane «resterebbero solo sulla carta» senza
perimetri definiti di operatività, e non si saprebbe con
certezza a chi andrebbero le competenze (dalle
strade alle scuole, dai rifiuti alla pianificazione
territoriale) con la necessità di varare di gran fretta,
entro la fine dell' anno, nuove leggi da parte delle
Regioni o dello Stato, per assegnarle. Ci sarebbero
poi i costi, in termini di mancati risparmi, dello stop
alla riorganizzazione degli uffici periferici. Se poi la
riforma non venisse completata, aumenterebbe il
rischio di una dichiarazione di incostituzionalità,
sottolinea il documento del governo: se il salva Italia
infatti è stato impugnato perché la Costituzione
prevede che lo Stato assegni alle Province «funzioni
fondamentali», ora «è dubbio che siano tali i soli
compiti di indirizzo e coordinamento dei Comuni
previsti da quel provvedimento, in assenza del
riordino dell' intera disciplina». Senza contare che un
rischio di incostituzionalità graverebbe anche sul
decreto di riforma. Il governo in ogni caso ritiene,
spiega il ministro Patroni Griffi, che «i provvedimenti
legislativi sin qui intervenuti siano conformi alla
Costituzione, ma il giudizio sul punto spetta
evidentemente alla Corte, che terrà presente il quadro
normativo esistente al momento della pronuncia».
Stefania Tamburello RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Lun 10/12/2012
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Lunedì 10 Dicembre 2012 Corriere della Sera
CorriereMotori
Panda
Sono tanti
i modelli
disponibili
La Fiat Panda è l’auto
a gas più venduta: è
prima sia in versione
a metano (la Natural
Power, a sinistra: da
13.950 euro) sia a
gpl (da 12.200 euro)
Tendenze La crisi favorisce il diffondersi di questo tipo di alimentazione. Resta il problema della scarsa diffusione dei distributori
MILANO — A pochi giorni
dalla chiusura dell’anno, quasi
il 13% delle auto vendute nel
2012 in Italia è a gas. Metano o
gpl che sia. In un mercato in calo del 19,7%, l’alimentazione a
gpl cresce del 136,1%, quella a
metano del 43,4%. Un’attrazione innescata dal risparmio facile: rispetto alla benzina, viaggiare a metano costa meno della metà; con il gpl si taglia il
40%.
Fiutato il business, l’industria allarga l’offerta. Soprattutto a metano: il listino dei modelli a gpl è già molto lungo.
Un interesse che unisce produttori generalisti e marchi di nicchia. Dalla Volkswagen (che
lancia in questi giorni la eco
up!) alla Mercedes. «Che sia
proposto su un’auto per la
clientela d’affari, come la Classe E, già in vendita, o sulla nuova Classe B (la versione Natural Gas Drive arriverà all’inizio
del 2013, ndr), per noi il metano è un’efficace soluzione per
ridurre le emissioni», dichiara
Roland Schell, direttore genera-
In crescita
Nel 2012 le vendite di
auto a gpl sono cresciute
del 136,1%, quelle a
metano del 43,4%
le di Mercedes Italia.
Archiviata l’immagine da veicolo minore (come dimostra
anche l’annuncio dell’Audi A3
a metano, in arrivo tra qualche
mese), anche i dubbi sulla sicurezza possono essere superati.
«Nei crash test le auto a metano ottengono lo stesso punteggio delle versioni a benzina o a
gasolio e, in caso d’incendio, le
valvole di sicurezza consentono al gas di fuoriuscire senza alcun rischio di esplosione»,
spiega Alexander Kreipl dell’Adac, l’Automobil Club tedesco.
Nessun compromesso in termini di abitabilità: le auto di
nuova generazione sono progettate pensando anche all’impianto a gas, in modo che le
bombole non sottraggano spazio utile. Le famiglie numerose
apprezzano: non a caso la metà
delle Opel Zafira vendute nel
2012 è a metano (ma della monovolume a 7 posti c’è anche la
versione a gpl). Il pubblico è
ancora prevalentemente ma-
A tutto
gas
la produzione del primo pick-up a metano (del resto le
più grandi scorte di gas si trovano proprio da quelle parti).
Luci e ombre. «In Italia — ricorda Dante Natali, presidente
dell’Osservatorio Metanauto
— c’è il più grande parco circolante di veicoli a metano d’Europa». Eppure la distribuzione
è un problema irrisolto: nonostante l’immancabile app per
smartphone che indica il distributore più vicino, le 930 stazioni di rifornimento italiane (e
notare che si tratta del numero
più elevato d’Europa), oltre a
essere concentrate al nord,
non sono sufficienti. Per fare il
pieno ci vuole tempo e data la
rarità dei distributori la fila è
inevitabile. «C’è bisogno di allineare le normative italiane a
quelle europee, dando la possi-
bilità di fare il pieno anche negli impianti self-service», suggerisce Angelo Zaccari, direttore mercato Italia Eni
Gas&Power.
A proposito di ombre, c’è pure qualche dubbio sulle proprietà «verdi» del gas: il metano per autotrazione deve essere compresso, bisogna quindi
consumare energia per portarlo alle pressioni di esercizio.
Tradotto: parte della riduzione
della CO2 ottenuta viaggiando
a metano rientra in circolo con
le emissioni provocate dalla
produzione dell’energia che occorre per comprimere il gas...
Infine, la convenienza economica globale (da considerare oltre
a quella, immediata e innegabile, alla pompa) andrebbe attentamente valutata. Se è vero che
le auto con esclusiva alimenta-
zione a metano (sono quelle
sulle quali il serbatoio di benzina è inferiore a 15 litri) possono contare su uno sconto del
75% sulla «tassa di circolazione» (il bollo) e in alcune Regioni si arriva all’esenzione totale,
è anche vero che nel caso di
una Fiat Panda Natural Power,
cioè a metano, il punto di pareggio, considerando la maggiore spesa per tagliandi e manutenzione rispetto alla versione a benzina, è oltre i 35mila
km. A ognuno i suoi calcoli.
Alessandro Marchetti
Tricamo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Aumenta la
vendita di auto
a metano e gpl.
E le grandi case
tedesche si buttano
nella mischia
schile: «Nove volte su 10, a fare
rifornimento di metano è un
uomo», confermano gli addetti
a un distributore.
Presente e futuro: «Con il
biometano di origine vegetale
è possibile ridurre, rispetto al
tradizionale metano, le emissioni di CO2 di oltre l’80% — dichiara Ulrich Hackenberg,
membro del Board e responsabile dello sviluppo prodotti di
Volkswagen — con risultati, in
alcuni casi, migliori di un’auto
elettrica».
La Fiat ha fatto del gas un
manifesto di politica industriale basato su concretezza e prag-
matismo, contrapposto all’utopia dell’auto elettrica: a gpl, la
sua offerta spazia dall’Alfa Romeo Giulietta alle Fiat Panda, 500,
Punto e Bravo, fino alle
Lancia Ypsilon, Delta e
Musa; mentre sul versante metano viene schierata
la squadra delle Fiat Panda,
Punto, Qubo e Doblò. Una
strategia che paga in termini di
mercato: Fiat è leader italiano
ed europeo delle auto a gas, come Iveco lo è tra i veicoli commerciali e i bus. Mentre la Chrysler ha iniziato negli Stati Uniti
Prova 2 Test estremo per la versione AWD della lussuosa sportiva Jaguar, in anticipo sull’arrivo nelle concessionarie italiane
La XF con la trazione integrale nel gelo del Nordamerica
MONTREAL — Da quando ha imboccato la Via delle Indie con il supporto di Tata Group, Jaguar è impegnata in un percorso virtuoso che
in questo ultimo scorcio del 2012
ha subìto un’accelerazione: nuovi
motori per le sue due berline, l’arrivo della XF Sportbrake e della XJ Ultimate. Tecnologia aggiornata con
diesel a basse emissioni, start&stop
intelligente e cambio automatico a
8 rapporti. Il giaguaro ha ricominciato a correre. E a graffiare: «Non
vogliamo trascurare nessuna nicchia — spiega Adrian Hallmark,
brand manager—. Le versioni AWD
per la XJ e per la XF sono la risposta
a esigenze specifiche della clientela
e continueremo su questa strada».
Alla Jaguar ricordano di aver avuto
la trazione integrale fin dai tempi in
cui era una stella (poco brillante)
nella galassia Ford. E aggiungono
Normativa Enti Locali
— messaggio per i cugini di Land
Rover — che il sistema AWD del
model year 2013 è di loro concezione, pur giovandosi dell’expertise
dei parenti.
Mentre pochi giorni fa al salone
di Los Angeles veniva svelata la poderosa XF RS, all’altro capo del Nordamerica si svolgeva il primo test
delle due berline integrali. Per lo
sviluppo i collaudatori Jaguar hanno passato un anno e mezzo nei posti più freddi del pianeta. Eccoci
quindi a Mont Tremblant, 150 km a
nord di Montreal, paradiso dello
sci. Dove, direbbe Mauro Corona,
nevica firmato. E senza risparmio.
Insomma ci sono tutti gli ingredienti per saggiare l’efficienza di questi
due giaguari meccanici che affidano la progressione non soltanto alle
pur robuste «zampe» posteriori.
Sul cruscotto digitale della XJ AWD
La Jaguar XF AWD (con la trazione integrale): arriverà il prossimo marzo
spiccano i simboli di due cristalli di
neve: uno accanto alla temperatura,
-19˚, l’altro a segnalare che è in funzione la modalità Winter della trasmissione. Significa che il cervellone elettronico del Jaguar Drive Control si è attivato per rendere la vettura più reattiva alle perdite di aderenza, privilegiando l’invio di coppia all’asse anteriore. Il tocco al pulsante
Winter è consigliato, ma non obbligatorio: se non volete demandare all’elettronica il controllo sulla neve,
e magari divertirvi un po’, potete lasciarlo a riposo. Sul tunnel, sotto il
rotellone del cambio automatico,
c’è il pulsante Dynamic: un altro settaggio della trasmissione automatica a 8 rapporti che dà il meglio di sé
sull’asfalto asciutto. Anche questa è
un opzione: si può benissimo conservare la modalità normale.
Stiano tranquilli i puristi del gia-
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
guaro: il sistema AWD, che pure ha
imposto la ritaratura di sospensioni
e sterzo e del software della dinamica di marcia, nulla toglie al piacere
di guida in termini di maneggevolezza, reattività, precisione. L’auto
agisce, in condizioni normali, come
una trazione posteriore, anche se
monitora di continuo i livelli di aderenza e gli input dei sensori di sterzo e acceleratore. A proposito di
gas: forse la progressione nell’erogazione della potenza, con l’aplomb
di un’ammiraglia, non lo rende immediatamente percepibile, ma sotto il cofano della XJ AWD c’è un V6
di 3 litri sovralimentato con compressore tipo Roots che i muscoli li
ha davvero: 340 cavalli e 450 Nm di
coppia.
La XJ e la XF AWD arriveranno in
Italia a marzo, con prezzi ancora da
definire, ma di alcune migliaia di euro superiori a quelli delle rispettive
versioni classiche.
Enrico Violi
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Lun 10/12/2012
Corriere della Sera
Pagina 50
gas A tutto
Aumenta la vendita di auto a metano e gpl. E le grandi case tedesche si buttano nella
mischia.
MILANO - A pochi giorni dalla chiusura dell' anno,
quasi il 13% delle auto vendute nel 2012 in Italia è a
gas. Metano o gpl che sia. In un mercato in calo del
19,7%, l' alimentazione a gpl cresce del 136,1%,
quella a metano del 43,4%. Un' attrazione innescata
dal risparmio facile: rispetto alla benzina, viaggiare a
metano costa meno della metà; con il gpl si taglia il
40%. Fiutato il business, l' industria allarga l' offerta.
Soprattutto a metano: il listino dei modelli a gpl è già
molto lungo. Un interesse che unisce produttori
generalisti e marchi di nicchia. Dalla Volkswagen (che
lancia in questi giorni la eco up!) alla Mercedes. «Che
sia proposto su un' auto per la clientela d' affari, come
la Classe E, già in vendita, o sulla nuova Classe B ( la
versione Natural Gas Drive arriverà all' inizio del
2013, ndr ), per noi il metano è un' efficace soluzione
per ridurre le emissioni», dichiara Roland Schell,
direttore generale di Mercedes Italia. Archiviata l'
immagine da veicolo minore (come dimostra anche l'
annuncio dell' Audi A3 a metano, in arrivo tra qualche
mese), anche i dubbi sulla sicurezza possono essere
superati. «Nei crash test le auto a metano ottengono
lo stesso punteggio delle versioni a benzina o a
gasolio e, in caso d' incendio, le valvole di sicurezza
consentono al gas di fuoriuscire senza alcun rischio di
esplosione», spiega Alexander Kreipl dell' Adac, l'
Automobil Club tedesco. Nessun compromesso in
termini di abitabilità: le auto di nuova generazione
sono progettate pensando anche all' impianto a gas,
in modo che le bombole non sottraggano spazio utile.
Le famiglie numerose apprezzano: non a caso la
metà delle Opel Zafira vendute nel 2012 è a metano
(ma della monovolume a 7 posti c' è anche la
versione a gpl). Il pubblico è ancora prevalentemente
maschile: «Nove volte su 10, a fare rifornimento di
metano è un uomo», confermano gli addetti a un
distributore. Presente e futuro: «Con il biometano di
origine vegetale è possibile ridurre, rispetto al
tradizionale metano, le emissioni di CO2 di oltre l'
80% - dichiara Ulrich Hackenberg, membro del Board
e responsabile dello sviluppo prodotti di Volkswagen con risultati, in alcuni casi, migliori di un' auto
elettrica». La Fiat ha fatto del gas un manifesto di
politica industriale basato su concretezza e
pragmatismo, contrapposto all' utopia dell' auto
elettrica: a gpl, la sua offerta spazia dall' Alfa Romeo
Giulietta alle Fiat Panda, 500, Punto e Bravo, fino alle
Normativa Enti Locali
Lancia Ypsilon, Delta e Musa; mentre sul versante
metano viene schierata la squadra delle Fiat Panda,
Punto, Qubo e Doblò. Una strategia che paga in
termini di mercato: Fiat è leader italiano ed europeo
delle auto a gas, come Iveco lo è tra i veicoli
commerciali e i bus. Mentre la Chrysler ha iniziato
negli Stati Uniti la produzione del primo pick-up a
metano (del resto le più grandi scorte di gas si
trovano proprio da quelle parti). Luci e ombre. «In
Italia - ricorda Dante Natali, presidente dell'
Osservatorio Metanauto - c' è il più grande parco
circolante di veicoli a metano d' Europa». Eppure la
distribuzione è un problema irrisolto: nonostante l'
immancabile app per smartphone che indica il
distributore più vicino, le 930 stazioni di rifornimento
italiane (e notare che si tratta del numero più elevato
d' Europa), oltre a essere concentrate al nord, non
sono sufficienti. Per fare il pieno ci vuole tempo e data
la rarità dei distributori la fila è inevitabile. «C' è
bisogno di allineare le normative italiane a quelle
europee, dando la possibilità di fare il pieno anche
negli impianti self-service», suggerisce Angelo
Zaccari, direttore mercato Italia Eni Gas&Power. A
proposito di ombre, c' è pure qualche dubbio sulle
proprietà «verdi» del gas: il metano per autotrazione
deve essere compresso, bisogna quindi consumare
energia per portarlo alle pressioni di esercizio.
Tradotto: parte della riduzione della CO2 ottenuta
viaggiando a metano rientra in circolo con le
emissioni provocate dalla produzione dell' energia che
occorre per comprimere il gas... Infine, la
convenienza economica globale (da considerare oltre
a quella, immediata e innegabile, alla pompa)
andrebbe attentamente valutata. Se è vero che le
auto con esclusiva alimentazione a metano (sono
quelle sulle quali il serbatoio di benzina è inferiore a
15 litri) possono contare su uno sconto del 75% sulla
«tassa di circolazione» (il bollo) e in alcune Regioni si
arriva all' esenzione totale, è anche vero che nel caso
di una Fiat Panda Natural Power, cioè a metano, il
punto di pareggio, considerando la maggiore spesa
per tagliandi e manutenzione rispetto alla versione a
benzina, è oltre i 35mila km. A ognuno i suoi calcoli.
Alessandro Marchetti Tricamo RIPRODUZIONE
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Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 36
Il Sole 24 Ore
Lunedì 10 Dicembre 2012
8
L’APPELLO
L’IMPUGNAZIONE
L’istanza
Fuori gioco il ricorso
generico e non motivato
Le decisioni da prendere
Come comportarsi per ricorso, sospensiva e reclamo: i casi pratici
IL CASO
LA SOLUZIONE
LA SCELTA
DI RICORRERE
Auncontribuenteèstatonotificatounavvisodi
accertamentodapartedell’agenziadelleEntrate.
Nell’atto,vengonocontestatemaggioriimposte
(Irpeferelativeaddizionaliregionaliecomunali)per
circa45milaeuro,alnettodisanzionieinteressi.
Ritenendoloillegittimoetotalmenteinfondato,può
ilcontribuenteproporreilricorsosenzaesperire
alcunaadesione?
Ilcontribuentepuò–soloconl’assistenzadiun
difensoreabilitato–impugnarel’attodirettamente.
Nonèobbligatorioproporreall’ufficioun’istanzadi
accertamentoconadesionepertentareun
abbattimentoparzialedellapretesaerarialemediante
l’esposizionedifondatimotiviasupporto.Sarebbe
tuttaviaopportunopresentareall’ufficioun’istanzadi
autotutelaperfarprendereattoall’amministrazione
finanziariadiavercommessounerroreedifardunque
annullarel’accertamentod’ufficio
L’ISTANZA
DI SOSPENSIVA
Uncontribuentehaimpugnatounavvisodi
accertamentoesecutivo,manon haprovveduto
apagarelesommeinpendenzadigiudizionella
misuradi1/3dellemaggioriimpostecontestatee
interessi.Cosapuòfareperevitarechel’agentedella
riscossioneproceda,conmisurecautelari,qualiil
fermoamministrativool’iscrizionediipotecasugli
immobili?
PertentaredibloccareleazionidiEquitalia,il
ricorrentepuòpresentareun’istanzadisospensiva
urgentealpresidentedellaCtp,qualoraritengache
dall’attoglipossaderivareundannogravee
irreparabile.Larichiestapuòesserecontenutanel
ricorsoopuòesserepresentataconattoseparato.In
quest’ultimocasol’istanzavanotificataallealtre
partiedepositata,conlaprovadell’avvenuta
notificazionepressolasegreteriadellaCtp
LA BANCA DATI
DEI RICORSI
Undifensoreabilitatohaimpugnatounavvisodi
accertamentoperunsuoclientee,dunque,ha
propostoricorsoallacommissionetributaria
provinciale.Vorrebbeconoscerelostatodi
avanzamentodelricorso,ladataperl’udienzaela
composizionedelcollegiogiudicante.Deve
necessariamenterecarsipressolaCtpopuòfarele
verificheinviatelematica?
Tramiteunabancadati,ildifensoreabilitatopuò
utilizzareunaproceduratelematicaperverificarelo
statodilavorazionedelricorsopresentato,conoscere
ladatafissataperleudienzeelacomposizionedel
collegiogiudicante.L’accessoallabancadatiè
consentitoaicittadini,abilitatialserviziotelematico
Fisconline,periricorsiincuisonoparteincausa,eai
professionistiabilitatialserviziotelematicoEntratel
LA VIA BREVE
DEL RECLAMO
Uncontribuenteharicevutounprovvedimentodi
revocadipartitaIvadapartedell’agenziadelle
Entrate.Ritenendochelaprocedurasiapiù
semplice,veloceemenocostosa,vorrebbe
impugnaretaleprovvedimentomediantel’istituto
delreclamoenonmediantelaproposizionedel
ricorsodinanziallaCtp.Èpossibile?
L’agenziadelleEntratehaesclusodallamediazionele
fattispecieelecontroversiedivaloreindeterminabile
inquantolanormaistitutivadelreclamorichiede
espressamentechelacontroversiasiacontraddistinta
daunvaloreindividuato.Pertanto,unprovvedimento
diquestotipononèreclamabile.Ilcontribuenteè
dunquetenutoaimpugnareilprovvedimentodi
revocadellapartitaIvamedianteappositoricorsoda
depositareall’ufficioentro60giornidallanotifica
dell’attoe,nei30giornisuccessivi,dinanziallaCtp
LA SOSPENSIONE
NON È ASSOLUTA
Aun contribuente è stato notificato un avviso di
accertamento in materia di imposta di registroe
ipocatastaleil 2 giugno 2012. L’atto evidenziache
entro60 giorni occorreva versare, in caso di ricorso,
un terzo delle maggiori imposte al fine di evitare la
sanzionedel 30% sul terzo dell’importo preteso.
È corretta questa procedura, anche se l’atto
beneficia del differimento dei termini per la
sospensione feriale?
Sì,incasodiavvisodiaccertamentochecontesti
maggioriimpostediregistro,ipotecarieecatastali,il
contribuentecheintendaimpugnarel’attodeve
sempreecomunquepagarepreventivamenteunterzo
entro60giornidallanotificaperevitareleulteriori
sanzionidel30%peromessootardivoversamento.
Lasospensioneferialedeitermini,dicuibeneficiail
contribuenteperimpugnareeventualmentel’atto,
nontrovaapplicazioneancheperl’iscrizioneatitolo
provvisoriodiunterzodellemaggioriimpostepretese
Da luglio 2011 obbligatorio il contributo unificato
PAGINA A CURA DI
Rosanna Acierno
La via maestra per difendersi dagli accertamenti fiscali è quella del ricorso. L’istanza
va rivolta alla Commissione
tributaria provinciale competente e deve contenere alcune
indicazioni, a pena di nullità.
Innanzitutto, occorre specificare la Commissione tributaria cui è diretto il ricorso, da individuare in base alla sede dell’ufficio finanziario che ha adottato l’atto o il provvedimento
contro cui si ricorre. Poi vanno
indicati il ricorrente e il suo
rappresentante legale, il loro
codice fiscale, la loro residenza o sede legale o domicilio
eletto nello Stato. In ogni caso,
secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale,
l’errore sull’indicazione del ricorrente non incide sulla validità del ricorso, a meno che non
vi sia incertezza assoluta sulla
identificazione dello stesso.
Dopo la legge 148/2011, il difensore deve specificare anche
il suo indirizzo di posta elettronica certificata e il numero di
fax. L’indicazione non è richiesta a pena di inammissibilità del
ricorso, tuttavia, l’omissione è
sanzionata con una maggiorazione del 50% del contributo
unificato, che è diventato obbligatorio da luglio 2011.
Il ricorso deve poi indicare
l’ufficio dell’agenzia delle Entrate o dell’ente locale o del
concessionario del servizio di
riscossione nei cui confronti
viene proposto.
È anche necessario citare il
numero identificativo dell’atto
impugnato e chiarire l’oggetto
della domanda per delimitare
l’ambito della decisione della
Commissioneaditae, inconcreto,ilprovvedimentorichiesto al
giudice. Quest’ultimo, infatti,
non potrà decidere su questioni
chele partinonabbiano devolutoallasuacognizione.Lamancata specificazione dell’oggetto
della domanda, unitamente alla
insussistenza di precisi motivi
di impugnazione, comportano
l’inammissibilità dell’istanza.
Il ricorso deve poi contenere i motivi della domanda: si
tratta delle ragioni di fatto e di
diritto che il contribuente intende utilizzare per dimostrare che il comportamento dell’amministrazione finanziaria
è illegittimo. I motivi non possono sostanziarsi in affermazioni generiche e astratte che
non consentano di identificare le ragioni poste a base dell’impugnativa.
Il ricorso deve infine essere
sottoscrittodaldifensoreerecare l’indicazione dell’incarico e
del valore della controversia
per determinare il contributo
unificato dovuto.
La notifica
Primadi essere depositato presso la segreteria della Commissione tributaria adita, entro il
termine decadenziale di 60
In caso di rettifica delle
impostedi registro,ipotecarie
e catastali, la sospensione feriale dei termini, di cui beneficia il contribuente per impugnare l’atto, non si applica all’iscrizione a titolo provvisorio di un terzo delle maggiori
impostepretese.Quindiilcontribuentedevecomunqueversarequantorichiesto,penal’irrogazione delle sanzioni pari
al 30% del terzo non versato.
In mancanza di una specifica disposizione normativa
cheestenda lasospensione feriale anche al termine perentorio per il pagamento a titolo
provvisorio, l’agenzia delle
Entrate,haesclusoquestapossibilità. Questo anche se per
proporre il ricorso il contribuente ha più tempo (60+45
giorni dovuti alla sospensioneferiale)e chel’istanza di sospensiva per evitare il versamento del terzo presuppone
il deposito del ricorso.
Quindi il contribuente che
intenda impugnare l’atto deve
comunque pagare prima un
terzo delle maggiori pretese.
giorni dalla notifica dell’atto
(150 giorni in caso di accertamento con adesione, 196 in caso anche di sospensione di termini feriali) il ricorso va notificato alla controparte (ovvero
all’ente impositore o, se vengono eccepiti vizi propri della sola cartella esattoriale, al concessionario per la riscossione), a
mezzo ufficiale giudiziario oppure direttamente mediante
spedizione dell’originale per
posta senza busta raccomandata con avviso di ricevimento.
Entroi 30 giorni successivialla notifica, occorre poi effettuare la cosiddetta costituzione in
giudizio, a mezzo deposito
presso la segreteria della Commissione adita, o con la spedizione in plico raccomandato
senzabusta con avviso diricevimento,di copia conforme del ricorso notificato alla controparte, con fotocopia della ricevuta
di deposito o della spedizione
per raccomandata.
Alla costituzione in giudizio
va allegata la nota di iscrizione a
ruolo del ricorso tributario nel
registrogeneraledeiricorsi,nella quale devono essere indicate
tutteleinformazioniutilia identificare la controversia. Alla segreteriadella Ctpadita,vadepositata la ricevuta di pagamento
del contributo unificato, da versare in base al valore della lite,
intesa come il valore delle maggiori imposte contestate, al netto di sanzioni e interessi.
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REGISTRO E IPOCATASTALI
La pausa estiva
non sospende
i versamenti
IN DETTAGLIO
1 IL FILTRO
Sotto i 20mila euro
reclamo obbligatorio
Dal primo aprile di
quest’anno anche per le liti
minori in materia tributaria è
scattato un filtro preventivo.
Per le controversie di valore
inferiore a 20mila euro relative
ad atti emessi dall’agenzia
delle Entrate e notificati
appunto da aprile scorso, il
contribuente prima di
proporre ricorso al giudice
tributario è tenuto a
presentare reclamo all’Ufficio.
L’intento perseguito con tale
disposizione è chiaro: sulla
scia del procedimento di
mediazione introdotto nel
giudizio civile (con il Dlgs
28/2010), anche il Legislatore
tributario ha ritenuto che un
«filtro» preventivo rispetto al
processo e con finalità
conciliative, avrebbe potuto
ridurre il numero delle
piccole liti.
La presentazione del
reclamo è condizione di
ammissibilità del successivo
ed eventuale ricorso
giurisdizionale. Se manca, il
ricorso è inammissibile.
L’inammissibilità è rilevabile
in ogni stato e grado del
giudizio, anche d’ufficio.
Gli atti soggetti a reclamo
sono gli avvisi di
accertamento, gli atti di
irrogazione di sanzioni, le
cartelle di pagamento
derivanti da iscrizioni a ruolo
per avvisi bonari, i dinieghi di
rimborsi eccetera.
Il valore della controversia
(non superiore a 20mila euro)
va determinato con
riferimento a ciascun atto
impugnato e all’importo
chiesto a titolo di tributo,
escluse sanzioni, interessi e
contributi previdenziali. Ma,
in caso di atto di irrogazione di
sanzioni o di impugnazione
delle sole sanzioni, il valore
della lite è rappresentato dalla
somma di queste ultime.
Il reclamo deve essere
presentato – entro 60 giorni
dalla notifica dell’atto da
impugnare – alla Direzione
provinciale o regionale che ha
emanato l’atto. L’ufficio lo
esaminerà, attraverso
apposite strutture, diverse e
autonome da quelle che
curano l’istruttoria degli atti
soggetti a reclamo,
individuate nei neo-costituiti
uffici legali.
Il termine per proporre il
reclamo è sospeso per
novanta giorni se prima il
contribuente vuole presentare
istanza di accertamento con
adesione.
Dal punto di vista della
stesura, della notifica e dei
termini, questo atto altro non è
che un ricorso anticipato.
La stessa disposizione
normativa istitutiva del
reclamo stabilisce, infatti,
che «decorsi 90 giorni senza
che sia stato notificato
l’accoglimento del reclamo o
senza che sia stata conclusa la
mediazione, il reclamo
produce gli effetti del
ricorso». Ne deriva che l’atto
deve possedere gli stessi
requisiti di forma e di
contenuto del ricorso
previsti dalla legge
processuale tributaria (si
veda l’articolo in alto).
Nell’istanza di reclamo il
contribuente dovrà indicare
anche il valore della
controversia per stabilire
l’obbligatorietà della fase di
mediazione.
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2 L’ESITO
Riscossione immediata
se il contribuente perde
Se l’esito del ricorso è
totalmente, o parzialmente,
sfavorevole al ricorrente,
occorre versare subito 2/3
delle somme dovute a titolo di
imposte e interessi contestati.
Infatti, le sentenze emesse
dalle Commissioni tributarie
provinciali sono
immediatamente esecutive,
anche in pendenza del termine
per proporre appello.
L’agenzia delle Entrate potrà
provvedere a riscuotere, a
seguito del deposito della
sentenza (senza, pertanto, la
notifica della medesima): una
somma pari a 2/3 di quanto
dovuto a titolo di tributo e
interessi moratori nei casi in
cui le leggi d’imposta
Normativa Province
prevedano la riscossione
frazionata del tributo oggetto
di giudizio; negli altri casi,
l’intero importo dovuto a
titolo di tributo e interessi.
Se, invece, la pronuncia è
favorevole al contribuente e
ha annullato l’atto impositivo,
la riscossione non può in alcun
modo proseguire, a
prescindere dalla definitività
della sentenza. Se l’agente
della riscossione non si
uniforma alla sentenza, il
contribuente può ricorrere
contro la cartella facendo
valere l’inesistenza del titolo
esecutivo, basato su un atto
annullato dal giudice.
Se il contribuente aveva già
pagato in pendenza di giudizio
Documento ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile
una somma pari a 1/3 degli
importi richiesti, ha diritto al
rimborso d’ufficio (entro 90
giorni) di eventuali somme
pagate in eccedenza rispetto a
quanto statuito dalla sentenza
stessa, più gli interessi.
Ma occorre distinguere a
seconda che la sentenza sia o
meno passata in giudicato.
Infatti, per quelle non ancora
passate in giudicato, la
restituzione deve essere
chiesta dal contribuente, in
ipotesi di inerzia dell’ufficio,
mediante istanza di rimborso.
L’eventuale diniego può
essere impugnato dinanzi al
giudice tributario. Per le
sentenze passate in giudicato,
invece, il contribuente può,
anche in via cumulativa:
procedere ad esecuzione
forzata ed esperire il giudizio
di ottemperanza, proponendo
una specifica domanda al
giudice affinché questo ordini
all’ufficio di ottemperare.
Pertanto, il contribuente
può agire in via esecutiva
contro l’ente impositore o il
concessionario della
riscossione sulla base di una
sentenza definitiva di
condanna al pagamento di
somme, comprese le spese di
giudizio. Chi è interessato alla
notifica della sentenza in
forma esecutiva può
richiedere alla segreteria della
Commissione copie
autentiche della sentenza,
spedite in forma esecutiva, e
poi provvedere alla
notificazione all’ufficio. Non
appena in possesso del titolo
esecutivo, il contribuente
creditore può promuovere
l’esecuzione forzata.
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Lun 10/12/2012
Il Sole 24 Ore (Lunedì)
Pagina 36
IN DETTAGLIO IL FILTRO.
Sotto i 20mila euro reclamo obbligatorio
Dal primo aprile di quest' anno anche per le liti minori
in materia tributaria è scattato un filtro preventivo. Per
le controversie di valore inferiore a 20mila euro
relative ad atti emessi dall' agenzia delle Entrate e
notificati appunto da aprile scorso, il contribuente
prima di proporre ricorso al giudice tributario è tenuto
a presentare reclamo all' Ufficio. L' intento perseguito
con tale disposizione è chiaro: sulla scia del
procedimento di mediazione introdotto nel giudizio
civile (con il Dlgs 28/2010), anche il Legislatore
tributario ha ritenuto che un «filtro» preventivo rispetto
al processo e con finalità conciliative, avrebbe potuto
ridurre il numero delle piccole liti. La presentazione
del reclamo è condizione di ammissibilità del
successivo ed eventuale ricorso giurisdizionale. Se
manca, il ricorso è inammissibile. L' inammissibilità è
rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, anche d'
ufficio. Gli atti soggetti a reclamo sono gli avvisi di
accertamento, gli atti di irrogazione di sanzioni, le
cartelle di pagamento derivanti da iscrizioni a ruolo
per avvisi bonari, i dinieghi di rimborsi eccetera. Il
valore della controversia (non superiore a 20mila
euro) va determinato con riferimento a ciascun atto
impugnato e all' importo chiesto a titolo di tributo,
escluse sanzioni, interessi e contributi previdenziali.
Ma, in caso di atto di irrogazione di sanzioni o di
impugnazione delle sole sanzioni, il valore della lite è
rappresentato dalla somma di queste ultime. Il
reclamo deve essere presentato - entro 60 giorni dalla
notifica dell' atto da impugnare - alla Direzione
provinciale o regionale che ha emanato l' atto. L'
ufficio lo esaminerà, attraverso apposite strutture,
diverse e autonome da quelle che curano l' istruttoria
degli atti soggetti a reclamo, individuate nei neocostituiti uffici legali. Il termine per proporre il reclamo
è sospeso per novanta giorni se prima il contribuente
vuole presentare istanza di accertamento con
adesione. Dal punto di vista della stesura, della
notifica e dei termini, questo atto altro non è che un
ricorso anticipato. La stessa disposizione normativa
istitutiva del reclamo stabilisce, infatti, che «decorsi
90 giorni senza che sia stato notificato l' accoglimento
del reclamo o senza che sia stata conclusa la
mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso».
Ne deriva che l' atto deve possedere gli stessi
requisiti di forma e di contenuto del ricorso previsti
dalla legge processuale tributaria (si veda l' articolo in
alto). Nell' istanza di reclamo il contribuente dovrà
indicare anche il valore della controversia per stabilire
Normativa Province
l' obbligatorietà della fase di mediazione. ©
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Lun 10/12/2012
La Stampa
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LA STAMPA
LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012
&
Il governo cerca in extremis di scongiurare lo sciopero
dei benzinai di mercoledì e giovedì. Oggi è in programma un incontro al ministero dello Sviluppo con il sottosegretario De Vincenti, i sindacati e l’Unione petrolifera
(le compagnie), ma i sindacati dei benzinai Fegica-Cisl,
Faib-Confesercenti e Figisc-Confcommercio dicono
che non si aspettano risultati.
«Non è una preoccupazione
nuova e non è solo tedesca.
Comprendo l’esigenza di conservare l’indipendenza della
politica monetaria. Ciò non
toglie che gli stati abbiano deciso di affidarsi all’art. 127/6
del Trattato, responsabilizzando la Bce per la supervisione comune. Sono due elementi che dobbiamo combinare».
In che modo?
«Grazie a Draghi abbiamo fatto un passo avanti. Ha proposto che l’eventuale istanza
d’appello per una decisione
del board di supervisione non
sia delegata all’attuale consiglio dei governatori, bensì
una riunione speciale, ad hoc,
del consiglio dei governatori
allargato ai rappresentati dei
paesi che non sono nell’Eurozona ma partecipano alla supervisione. E’ una proposta
importante. Mostra che sono
due sistemi diversi».
Un altro problema tedesco è
ilcampodiazione.Finodove
può arrivare l’intervento diretto della Bce?
Sindacati
Il vertice
C’è ogni elemento
per arrivare all’accordo
mercoledì e giovedì
Volendo, si fa
E si fa a ventisette
Vero che solo le banche che
sono sotto la diretta supervisione della Bce potranno essere ricapitalizzate dal fondo
Esm?
«E’ un elemento sul tavolo. Certo che se sei sotto il controllo
diretto della Bce ne derivano
conseguenze evidenti».
Ricapitalizzazione
Il ruolo dell’Esm
è sul tavolo. Se sei
sotto il controllo
della Bce ne derivano
conseguenze ovvie
L’ultima tabella di marcia promette il quadro legale in marzo e il decollo entro il primo
gennaio 2014. Pagheremo un
prezzo per avere detto che volevamo tutto entro il 2013?
La nuova proposta per i requisiti di capitale Ue, la Crd4, è in
dirittura d’arrivo. Chiuderete
entro l’anno?
«Abbiamo due riunioni con gli
Stati e il parlamento questa
settimana. Dovremmo farcela».
Le banche sono preoccupate.
La riforma costa e c’è la crisi.
«Forse alcuni hanno la memoria corta, ma io no. La crisi dura
da quattro anni. E’ venuta del
settore bancario americano
passando per l’europeo. Ha ucciso la crescita. Ha aggravato la
crisi del debito sovrano. E’ figlia di comportamenti irresponsabili o scandalosi, di bonus ingiustificati, prodotti
inaccettabili. Bisogna trarne le
conseguenze, no?».
Il problema è se l’America non
si mette in linea con le regole
diBasileaIII.Nonlofarannoda
gennaio come previsto.
«Ho scritto al presidente della
Fed, Bernanke, per conoscere
la sua posizione. Aspettiamo.
Sinora le autorità Usa hanno
sempre manifestano la volontà
di seguirci su questa strada.
Non ho motivo di dubitare della
loro volontà».
La posizione tedesca
Il francese Michel Barnier è commissario dell’Ue per i mercati finanziari
Doppio incontro
Iministrieuropei
decidonosull’auto
1 È fissato per oggi un
Consiglio dei ministri europei dell’Industria per affrontare il problema della crisi
dell’auto. Dall’incontro di
oggi dovrebbero uscire decisioni formali, mentre ieri
c’è stato un summit informale. Su iniziativa del vicepresidente della Commissione responsabile per l’industria, Antonio Tajani, una
ventina tra ministri e viceministri titolari delle politiche
industriali nazionali - per
l’Italia era presente Corrado
Passera - si sono trovati a cena nella sede dell’esecutivo
comunitario e hanno fatto il
punto sugli interventi per
affrontare un momento
particolarmente difficile per
le case europee. «Bisogna
coordinarsi - ha detto Tajani
- per trovare soluzioni condivise ed evitare una guerra interna» a colpi di incentivi,
aiuti di Stato e altre misure
decise a livello nazionale.
«L’obiettivo - ha aggiunto il
vicepresidente della Commissione - è rilanciare la
competitività dell’industria
automobilistica europea tutelando l’occupazione».
Antidoto
d’autore.
proposte:
Le soglie dimensionali
non mi entusiasmano
Posso accettarle
per differenziare
le banche
LA
«Non abbiamo perduto tempo.
Si è deciso a giugno, la proposta è arrivata in settembre. Il
quadro politico sarà definito la
prossima settimana. Si va a inizio del 2013 perché serve una
decisione del parlamento e la
prima sessione utile è a gennaio. Nell’istante in cui il testo sarà votato, la Bce avrà pieni potere di avocare i casi».
«L’Ecofin avanzava su punti
importanti, come il ruolo di
chi non è membro dell’Eurozona e partecipa alla supervisione che è fatta dall’EurozoBerlino è preoccupata per la
na, e delicate contese sulle
solidarietà fra i fondi di garancompetenze
zia di deposito e
Bce e Eba.
REQUISITI DI CAPITALE quelli di risoluzioEppure ha vine. Come la vede?
«Abbiamo due riunioni «La
sto che un acpriorità è
cordo esigeva in settimana, dovremmo creare fondi nachiudere entro l’anno» zionali di risolualtro tempo».
zione e fondi di
Berlino
punta i piedi. Vuole una mu- garanzia. Subito. Nel 2013. Poi
raglia cinese fra vigilanza e vedremo come integrali».
politica monetaria. Come
mediare?
Le
frasi
IC
O
Perché si è deciso di rinviare,
martedì scorso?
«Non sono entusiasta della proposta di introdurre soglie dimensionali, ma posso accettarle per differenziare le banche.
Vedremo a quale livello. C’è però un’altra questione. Ritengo
importante che, nell’attimo in
cui la Bce avrà la responsabilità
legale della supervisione unica,
possa in qualunque momento
chiamare in causa una banca
qualsiasi, indipendente dalla
soglia. Schaeuble ha detto in
pubblico d’essere d’accordo».
ED
Cosa glielo fa credere?
«Se i ministri dell’Economia
hanno deciso di riunirsi eccezionalmente mercoledì è perché intendono arrivare a una
intesa prima del Consiglio Ue
di giovedì. Noi stiamo tutti lavorando in questa prospettiva».
Barnier tranquillizza i tedeschi ma avverte: Francoforte avrà potere su tutti gli istituti
IN
«S
e abbiamo
una vera
volontà
politica di
farcela, ce
la faremo». Michel Barnier
semina raro ottimismo in vista della settimana che potrebbe cambiare l’Europa.
Fra mercoledì e venerdì, l’Ue
deve fra l’altro chiudere la difficile intesa sulla supervisione creditizia unica affidata alla Bce, prima posso per una
vera Unione bancaria. «C’è
ogni elemento per arrivare a
un accordo sui casi aperti - assicura il francese, commissario Ue per i mercati finanziari
-: sul ruolo dei paesi extraeuro nella supervisione, sulla
differenziazione dei compiti
fra vigilanza e politica monetaria in seno alla Banca centrale, sulla funzione regolatrice dell’agenzia europea Eba.
Volendo, si fa. E a Ventisette».
È
MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
23
ECONOMIA
FINANZA
“L’Unione bancaria si farà
E la Bce resterà indipendente”
Benzinai, un tavolo contro lo sciopero
Intervista
.
Pensieri e parole
per salvarsi
dagli inganni
e dai pericoli
di un mondo bello
ma velenoso.
I meccanismi di un mondo bello ma insidioso raccontati
con ironia da Ugo Nespolo, per regalarci uno sguardo
audace, disincantato e, perché no, divertente.
In omaggio, lo speciale Albero dei Numeri,
il pop-up natalizio firmato Ugo Nespolo.
CON LA STAMPA A 9,90 EURO IN PIÙ.
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Lun 10/12/2012
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Benzinai, un tavolo contro lo sciopero
Il governo cerca in extremis di scongiurare lo sciopero
dei benzinai di mercoledì e giovedì. Oggi è in
programma un incontro al ministero dello Sviluppo
con il sottosegretario De Vincenti, i sindacati e l'
Unione petrolifera (le compagnie), ma i sindacati dei
benzinai Fegica-Cisl, Faib-Confesercenti e FigiscConfcommercio dicono che non si aspettano risultati.
Sindacati
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Lun 10/12/2012
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T1 CV PR T2
46 .Cronaca di Torino
STAMPA
.LA
LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012
I superstiti denunciati
per valanga colposa
il caso
AMEDEO MACAGNO
CESANA
ordinanza
vietava -fino
al 2008- il
passaggio
degli sciatori
sulla discesa tra Sauze d’Oulx
e San Sicario. Proprio dove
sabato ha perso la vita il
39enne modenese Simone Caselli, travolto da una slavina.
U’
Dopo la morte dell’amico sotto la neve. Polemiche sulle norme
LA CLASSIFICA
Sestriere
a misura
di baby-sciatori
Vecchie regole
Dice Roberto Serra, ex sindaco di Cesana: «Succedeva
prima dell’entrata in vigore
della legge regionale che dal
2009 disciplina lo sci piemontese. Ora, non voglio dire- continua Serra- che se
quel tipo di ordinanza comu-
Simone
Caselli
Lo sciatore
morto
sotto
la slavina
ZONA VIETATA
Fino al 2008 quel tratto
pericoloso veniva
interdetto agli sciatori
nale di divieto fosse stata di
nuovo emessa, la tragedia di
sabato non sarebbe capitata.
Ma poteva essere un valore
aggiunto all’attuale legge regionale. Non dimentichiamo
che proprio in quel tratto di
vallone era già morto un altro sciatore. E la lista degli
incidenti da valanga, a cui sono scampati anche tanti
snowborder è molto lunga.»
Nuove norme
L’attuale sindaco, Lorenzo
Colomb, ribadisce che le regole dal 2008 a oggi sono cambiate, e che ora è la legge regionale regolare il fuoripista.
Legge che però, non codifica
ancora quali siano le aree
sciabili . Quindi non vieta in
Sindacati
Roberto
Serra
L’ex
sindaco di
Cesana
È Sestriere l’unica
località in provincia di
Torino ritenuta degna di
una delle 63 bandiere
bianche assegnate ai
centri sciistici della Penisola giudicati a misura
di bambini. Offrono cioè
due tipi di vantaggi per
le famiglie: scuole adeguate per chi vuole imparare e piste adatte ai
bambini, non particolarmente scoscese. Le bandiere sono state assegnate sulla base di una
serie di sondaggi condotti fra centinaia di pediatri a cui è stato chiesto di indicare i posti
perfetti per i bimbi sotto
i 10 anni. «Quest’anno
non abbiamo aggiunto
nuove località - fa sapere
il pediatra Italo Farnetani -, ma verificato l’appropriatezza di quelle
già individuate, perché
sono giunte richieste in
tal senso sia da parte di
colleghi pediatri, sia di
genitori».
1
Sciavano senza Arva
Secondo gli accertamenti i protagonisti della tragedia sciavano in neve alta
senza l’Arva, apparecchio obbigatorio per essere individuati sotto una valanga
fuoripista. Comunque sia, i tre
amici che erano con il 39enne
morto sabato, ieri sono stati denunciati dalla polizia giudiziaria di Bardonecchia per valanga colposa.
Manovre pericolose
Secondo gli accertamenti del
Commissariato locale sono stati, insieme alla vittima, a provocare l’evento che ha portato alla
tragedia, sciando in neve alta
senza l’Arva. L’apparecchio, ob-
bigatorio per legge, serve per
essere individuati sotto una valanga.
Il fuoripista non è quindi vietato, ma bisogna praticarlo senza mettere in pericolo l’incolumità altrui. Altrimenti si incorre in una denuncia.
A Sauze d’Oulx, dove il gruppo dei modenesi accusati di valanga colposa, tornati in Emilia,
non si parla d’altro. Vicino all’albergo dove alloggiavano, c’è
il negozio dove il gruppo aveva
noleggiato gli sci da fresca.
Tutti restituiti.
La cresta della morte
Manca solo il paio della vittima,
rimasto là sotto quella gran
massa di neve che si è improvvisamente staccata dalla «cresta della morte» a pochi passi
da un vecchio skilift, i cui piloni
e la partenza, fino a pochi anni
fa erano tappezzati dalle ordinanze comunali che vietavano
quel fuoripista.
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TORINO-LIONE
Imprenditori
e sindacati
“Ecco il piano
per la Valsusa”
Imprenditori e sindacati hanno lavorato insieme per alcuni
mesi per definire un progetto
per il futuro della Valsusa che,
partendo dalla realizzazione
della Torino-Lione, individua
«priorità, costi e tempi per
iniziative di sostegno all’economia, al lavoro e all’occupazione per lo sviluppo del territorio». Questa mattina i risultati di quel lavoro che ha coinvolto anche il Politecnico con
due dipartimenti (Siti e Dist)
saranno presentati nel salone
d’onore del Castello del Valentino. «Il progetto - spiegano i
promotori - ha l’obiettivo di
offrire ai decisori pubblici a livello nazionale, regionale e locale un concreto supporto alle relazioni con il territorio ed
al processo di individuazione
delle iniziative di investimento per i prossimi anni». Industriali e sindacati si dicono
convinti che questo modo si
possano costruire «le basi
progettuali per la definizione
di un quadro di interventi
continuativo e vincolante nel
tempo, concreto e credibile
per l’acquisizione di risorse
pubbliche e private».
Stamane dagli interventi
dei presidenti di regione (Cota), provincia (Saitta) e della
delegazione italiana della
Conferenza Intergovernativa
(Virano) si capirà lo stato dell’arte della progettazione
pubblica. I lavori saranno
conclusi dal sottosegretario
alle Infrastrutture, Guido Im[M.TR.]
prota.
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La Stampa
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TORINO-LIONE.
Imprenditori e sindacati "Ecco il piano per la
Valsusa"
Imprenditori e sindacati hanno lavorato insieme per
alcuni mesi per definire un progetto per il futuro della
Valsusa che, partendo dalla realizzazione della
Torino-Lione, individua «priorità, costi e tempi per
iniziative di sostegno all' economia, al lavoro e all'
occupazione per lo sviluppo del territorio». Questa
mattina i risultati di quel lavoro che ha coinvolto anche
il Politecnico con due dipartimenti (Siti e Dist) saranno
presentati nel salone d' onore del Castello del
Valentino. «Il progetto - spiegano i promotori - ha l'
obiettivo di offrire ai decisori pubblici a livello
nazionale, regionale e locale un concreto supporto
alle relazioni con il territorio ed al processo di
individuazione delle iniziative di investimento per i
prossimi anni». Industriali e sindacati si dicono
convinti che questo modo si possano costruire «le
basi progettuali per la definizione di un quadro di
interventi continuativo e vincolante nel tempo,
concreto e credibile per l' acquisizione di risorse
pubbliche e private». Stamane dagli interventi dei
presidenti di regione (Cota), provincia (Saitta) e della
delegazione italiana della Conferenza
Intergovernativa (Virano) si capirà lo stato dell' arte
della progettazione pubblica. I lavori saranno conclusi
dal sottosegretario alle Infrastrutture, Guido Improta.
Sindacati
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Lunedì, 10/12/2012 10:22 - Dirpuglia sindacati dirigenti quadri