DIPSIT
Dipartimento di Studi per
l’Impresa e il Territorio
Turismo e politiche turistiche: alcuni esempi di interventi sulla
domanda e sull’offerta
Carla Ferrario
[email protected]
Working paper n. 18, giugno 2006
Abstract
Il presente lavoro propone i temi trattati nel corso di alcune lezioni di
geografia economica del turismo e di pianificazione dei luoghi turistici per i
corsi di formazione superiore IFTS - Geografia e geo-economia del turismo e
di Pianificazione territoriale dei luoghi turisti - e al alcuni studi condotti in
quanto membro di Programmi di ricerca nazionali e locali..
L’indagine è stata strutturata in due pari. Nella prima sono trattate
brevemente le tematiche relative alla definizione, ai soggetti coinvolti, agli
obiettivi e gli ambiti di intervento in generale di una politica in modo da poter
dare al lettore alcuni concetti di base.
Nella seconda, invece, si è sviluppata ogni tipologia di politica specifica
per il turismo in modo a se stante illustrando con un esempio una possibile
modalità di applicazione. In questo ultimo caso lo scopo è quello di dare una
completa argomentazione su ciascuna problematica trattata.
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CARLA FERRARIO
Assegnista di Ricerca in Geografia Economia presso la Facoltà di Economia di Novara
dell’Università del Piemonte Orientale
PRIMA PARTE
POLITICHE E ORGANIZZAZIONE DEL TURISMO
SOMMARIO: 1. - Significato e caratteristiche di politica; 2. - Componenti di una politica; 3. –
L’organizzazione del turismo.
1. Significato e caratteristiche di politica
Per politica si intende l'attività di direzione e di governo finalizzata al
perseguimento di obiettivi di utilità comune attraverso la partecipazione ed il
rapporto tra i soggetti. Quindi è evidente che la complessità dell’oggetto del governo
e dei soggetti coinvolti e i loro interessi, è direttamente proporzionale alla difficoltà
nell’individuare e perseguire gli obiettivi condivisi (Costa, 2001).
Si tratta di una scelta fatta dall'attore pubblico in relazione a finalità di interesse
comune tenendo conto della necessità di interazione con gli attori coinvolti nel
processo decisionale. In particolare, le caratteristiche di una politica sono le seguenti:
− l’individuazione del sistema sui cui intervenire;
− il riconoscimento degli attori coinvolti e dei relativi obiettivi;
− la precisazione degli obiettivi comuni;
− la definizione delle regole;
− il coordinamento delle attività;
− la scelta degli strumenti da adottare.
A seconda del sistema su cui si intende intervenire e degli obiettivi che si
vogliono perseguire è possibile individuare differenti tipologie di politiche che in
estrema sintesi sono:
− economiche che si rivolgono ai comparti produttivi sia direttamente (ad
esempio settore alberghiero) che indirettamente (ad esempio per il comparto
dell’agricoltura) interessati al turismo;
− sociali
− relative ai trasporti
− per lo sviluppo delle aree rurali
− per la salvaguardia dell'ambiente
− per la tutela dei beni culturali
− per la tutela dei consumatori
− ecc. (Cicciotti, 1993)
Sono quindi politiche legate al turismo tutte le azioni per aumentare la qualità di
un territorio e la sua accoglienza: dall’aumentare la sicurezza, all’arredo urbano, alla
crescita dell’istruzione, come quelle che agiscono sulle disponibilità e articolazione
del tempo libero o sulla capacità di spesa dei consumatori turisti.
In definitiva, molte delle politiche attuate dall’attore pubblico, che pur non
pensate per il turismo, ma applicate in altri settori possono avere effetti negativi o
positivi sul sistema turistico di un aerea.
3
2. Componenti di una politica
Importante è definire le componenti strutturali di una politica al fine di inquadrare
l’ambito preciso sulla base del quale si istaurano i processi politici connessi al
territorio; queste componenti sono i valori, l’ideologia, le istituzioni e i soggetti che
appartengono al sistema su cui si intende intervenire.
Tutti gli elementi sono strettamente correlati ed in particolare l’elemento che più
unisce le componenti strutturali di una politica è l’ideologia, intesa come espressione
della cultura radicata in un territorio e di cui il territorio stesso è espressione.
I soggetti del sistema sono gli coloro che governano un territorio e i suoi prodotti,
lo animano e lo rendono produttivo e in grado di vendere i suoi prodotti in modo da
creare valore per l’intero sistema.
In particolare nelle politiche per il turismo gli attori principali sono la domanda
turistica, l’offerta di prodotti sia turistici che non, gli enti pubblici e la collettività.
(Costa, 2001).
Questa ultima è l’insieme di coloro che abitano nella destinazione turistica e ha
come obiettivo il raggiungimento del massimo beneficio con i minimi costi del
fenomeno turistico.
I regolatori pubblici, invece, ricoprono il ruolo fondamentale di indirizzare il
sistema, verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati attraverso le politiche.
Per quanto riguarda la domanda esistono diverse definizioni a seconda che il ramo
di studio sia l’economia, la sociologia o la geografia. In particolare per quest’ultima
la domanda turistica è il numero di persone che viaggiano, o desiderano viaggiare e
quindi usufruiranno di un prodotto turistico. Possiamo identificare tre componenti
che la è costituiscono: quella effettiva cioè coloro che partecipano all’attività turistica
e che dunque viaggiano; quella inespressa che è composta da una parte di
popolazione che per qualche ragione non viaggiano – in questo caso possiamo
suddividere ulteriormente in domanda potenziale che è manifestata da coloro che
viaggeranno in futuro e quella differita che è una domanda che si rinvia nel tempo
per questioni legate all’offerta – e infine la “non domanda” cioè coloro che non
desiderano o non possono assolutamente viaggiare (Cooper, Fletcher, Gilbert,
Shepherd, Wanhill; 2002). L'attività di consumo svolta dalla domanda turistica è
l’insieme dei prodotti e servizi richiesti dal turista globalmente considerati come
“prodotto turistico”.
L’offerta turistica, invece, è l’insieme delle attrezzature ricettive di una
determinata località e delle condizioni che la rendono accessibili. In particolare per
quanto riguarda questo ultimo concetto possiamo intenderlo costituito da: servizi
ricettivi alberghiere ed extra - alberghiere per il soggiorno; strutture varie di
trasporto, strutture sociali tipiche di riferimento (ospedali, ambulatori, ecc) e
d’incontro (parchi giochi, discoteche, ristoranti, bar, ecc); infrastrutture economiche
come rete idrica, fognaria ecc; servizi complementari commerciali; e infine, servizi
forniti dall’amministrazione pubblica locale con fini diretti e indiretti di promozione
turistica.
In senso lato, come esprime Becheri (1994), tutto ciò che viene svolto in località
con vocazione turistica ha importanza per il turismo. Quinti l’insieme delle attività di
produzione svolte dagli operatori pubblici e privati che appartengono ad alcuni
settori specifici, prevalentemente del terziario, ripartibili in attività dirette e indirette
a seconda del collegamento con l'attività espressa dalla domanda.
4
3. L’organizzazione del turismo
Per analizzare le politiche del turismo è importante individuare le strutture
istituzionali che sono preposte alla loro formulazione, in quanto a seconda della
posizione che occupano all’interno del quadro istituzionale e delle funzioni loro
attribuite, possiedono la capacità di influenzare i diversi fenomeni turistici.
La presenza dello stato nel settore turistico viene così ad articolarsi in un insieme
di organi e di funzioni che può essere così articolato:
− organi sopranazionali (Unione europea)
− gli organi del governo (ministeri e dipartimenti);
− gli enti, le agenzie e i dipartimenti amministrativi;
− le istituzioni locali (Pollice, 2002).
Per molti Membri dell’Unione europea l’organo sopranazionale di riferimento è
l’Unione stessa.
I Trattati di Roma (1957) non prevedevano espressamente tra i loro compiti la
promozione, lo sviluppo e l’incentivazione del turismo. Questo ultimo rientra
indirettamente in base all’art 2 del Trattato stesso che attribuisce alla Comunità il
compito di promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche
nell’insieme del suo territorio, nonché un’espansione continua e una maggiore
coesione tra gli Stati membri.(Becheri, 1994)
Sveglia anni successivi, però, viene riconosciuta l’importanza del settore e il 1988
viene dichiarato l’Anno Europeo del Turismo. Gli obiettivi, concretizzatisi in una
serie di azioni, erano quelli di promuovere una migliore distribuzione del turismo nel
tempo e nello spazio, di incentivare alternative al turismo di massa e nuove
destinazioni, di scaglionare le vacanze e promuovere una migliore conoscenza delle
culture e delle abitudini delle popolazioni locali. Il turismo rimane comunque un
settore il cui sviluppo è trasversale rispetto alle altre aree d’intervento.
Un passo importante verso il riconoscimento dell’autonomia del turismo è
rappresentato dal Libro verde sul turismo, dal quale emerge una notevole
convergenza tra gli obiettivi comunitari e quelli conseguibili dallo sviluppo del
turismo. Tali obiettivi riguardano:
∗ la coesione economica e sociale dell’Unione,
∗ i modelli di sviluppo devono essere socialmente, economicamente e
fisicamente sostenibili,
∗ promozione di un identità europea.
A livello nazionale, al vertice del settore generalmente c’è un ministero a cui
vengono delegate dal governo funzioni di indirizzo e di programmazione.
Normalmente, il ministero non ha competenze specifiche, di conseguenza è un
dipartimento interno ad occuparsi esclusivamente di turismo. Le attività affidate
all’organo ministeriale sono abbastanza complesse e riguardano sia le funzioni
strategiche, elaborazione delle politiche nazionali del turismo, quanto la gestione
diretta di alcune attività operative. Le competenze che competono più
frequentemente al ministero sono:
1) definizione delle politiche del turismo;
2) coordinamento degli interventi pubblici;
3) regolamentazione e controllo delle attività connesse;
4) attività di ricerca e informazione;
5) relazioni internazionali e cooperazione transnazionale (Pollice, 2002).
Le organizzazioni turistiche nazionali hanno diverse responsabilità, tra le quali di
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rappresentare gli interessi turistici del governo su scala internazionale, promuovere la
nazione sui mercati esteri; migliorare i siti turistici e ottimizzare le risorse nazionali;
organizzare servizi turistici su scala nazionale e internazionale, pianificare il turismo
formulando un piano di sviluppo turistico; pubblicare statistiche, rapporti, studi e
ricerche di mercato; ecc.
Al di sotto del vertice istituzionale si collocano gli enti, le agenzie e i dipartimenti
non governativi. In genere sono strutture pubbliche, ma negli ultimi anni si è assistito
ad un crescente coinvolgimento di quello privato. Questi enti operano sia a livello
nazionale che a livello locale.
I centri decisionali a cui competono le politiche del turismo, quasi sempre,
corrispondono alle articolazioni territoriali dello Stato. Nella maggior parte dei paesi
occidentali, si ha la tendenza a trasferire le competenze in materia turistica dal
governo centrale a quelli regionali e locali. Le amministrazioni locali sono degli
organismi turistici nazionali importanti, un esempio può essere la Francia, che ha dei
livelli ben distinti: le regioni, i dipartimenti (ambiti politico-amministrativi
equiparabili alle nostre province) e i comuni. Essi provvedono ai propri servizi
turistici, come i centri di informazione turistica e gli uffici turistici, i quali detengono
un ruolo importante nell’accoglienza dei turisti e nella sua promozione.
Questi organismi devono avere le risorse necessari e i poteri per poter espletare le
proprie funzioni in quanto la loro efficacia dipende dalla loro produttività, dalla loro
capacità organizzativa, da come adattano alle situazioni le decisioni che prendono e
compiono. Tuttavia, le loro azioni sono spesso ostacolate da risorse insufficienti
(Vellas e Bécherel, 1995).
Il decentramento istituzionale però può provocare molti problemi di
coordinamento, a causa del coinvolgimento dei diversi livelli di governo aventi
obiettivi spesso non coincidenti, e di conseguenza si rende necessario creare strutture
di collegamento (Williams e Shaw, 1988).
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PRIMA PARTE
POLITICHE TURISTICHE E RELATIVE MODALITA’ DI
APPLICAZIONE
SOMMARIO: 1. – Le politiche per il turismo; 2. – Politiche per le strutture ricettive; 3. – Politiche per
i servizi, anche accessori, alle attività turistiche; 4 – Politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio
ambientale, culturale, artistico e storico; 5 – Politiche di integrazione degli attrattori; 6 – Politiche per
infrastrutture di mobilità e accessibilità; 7 – Politiche di attrazione e promozione; 8 – Politiche per la
gestione dei flussi turistici e di scaglionamento delle vacanze; 9 – Politiche di incentivazione della
domanda; 10 – Conclusioni
1. Le politiche pubbliche per il turismo
Volendo riassumere l’insieme di politiche e interventi che agiscono sul sistema
turistico o lo condizionano possiamo distinguere tra politiche turistiche pensate per
agire sull’offerta, quelle che intervengono sulla domanda e quelle non direttamente
rivolte la turismo.
Sulla base di questa prima classificazione, possiamo distinguere:
1. Politiche per le strutture ricettive;
2. Politiche per i servizi accessori alle attività turistiche;
3. Politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale,
artistico e storico;
4. Politiche di integrazione degli attrattori;
5. Politiche per infrastrutture di mobilità e accessibilità;
6. Politiche di attrazione e promozione
Il turista può, invece, essere oggetto diretto di politiche che, per questo motivo, si
definiscono dal lato della domanda:
1. Politiche per la gestione dei flussi turistici e di scaglionamento delle vacanze;
2. Politiche di incentivazione della domanda.
2. Politiche per le strutture ricettive
Si tratta di interventi volti a promuovere lo sviluppo, la qualificazione,
incentivazione implementare gli alberghi, ristoranti, bed & breakfast, agriturismo
ecc. Tutte quelle strutture in cui il turista può trovare ospitalità temporanea, ristoro,
cibo, riposo, oltre ad altri servizi accessori. Rientrano in questo insieme di strutture
anche le seconde case. (Cicciotti, 1993)
Esempio: il marchio di qualità alberghiera della Provincia di Torino
Un esempio, molto interessante di politiche per la riqualificazione delle strutture
ricettive è il progetto della Provincia di Torino Yes! Torino quality for travellers (del
2003) che ha lo scopo di migliorare il sistema dell’ospitalità del territorio torinese, e
di rispondere all'esigenza di dotare Torino e provincia di un'offerta alberghiera di
qualità capace di soddisfare le sempre maggiori richieste nazionali e internazionali.
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L’iniziativa è rivolta, su base gratuita e volontaria, agli alberghi di qualunque
categoria ed è promossa dalla Camera di commercio e dalla Provincia di Torino, in
collaborazione con AICQ (Associazione Cultura Qualità Piemontese) e con il
supporto delle ATL Turismo Torino, ATL Montagnedoc, ATL Canavese e Valli di
Lanzo, delle associazioni di categoria Ascom, Confesercenti, Adat-Asshotel, AicaUnione Industriale di Torino e Federalberghi e delle Associazioni dei Consumatori.
Il progetto è innovativo, e permetterà a chi visita il Piemonte di conoscere la qualità e
l’eccellenza del sistema alberghiero. Il marchio viene attribuito alle strutture che
dimostrano di essere conformi non solo ad una serie di requisiti, diciamo così “tipici”
quali cortesia, pulizia, cura dei servizi, efficienza, comodità di accesso e di
prenotazione, veridicità delle informazioni e rispetto dell’ambiente, ma anche a
quelli legati alla capacità della struttura di integrarsi con il territorio, di farsi
“portavoce” della cultura, delle tradizioni e del patrimonio artistico dell’area in cui
sono ubicati.
Gli obiettivi sono, in primo luogo di non far dipendere la qualità di una struttura
dal numero di stelle, ma dai massimi standard della sua categoria e da quegli
elementi spesso dimenticati e che sono legati alla capacità della struttura di “farsi
portavoce” delle peculiarità locali; in secondo luogo, di dare al cliente che viaggia
per svago o per lavoro la possibilità di riconoscere la qualità di un albergo prima di
entrare e una volta percepita diventare un “cliente abitudinario” delle strutture che
espongono il marchio Yes!. Attualmente aderiscono al progetto sessantaquattro
strutture alberghiere, di cui due a cinque stelle, diciannove a quattro, trentacinque a
tre e infine otto a due e una stella.(http://www.provincia.torino.it)
Marchio Yes!
Tabella 3 – Alberghi aderenti al marchio Yes!per ATL
ATL della Provincia di
Categoria (stelle)
Totale
Torino
5
4
3
2
1
Turismo Torino
2
14
24
2
4
46
-
2
4
-
-
6
-
3
7
2
-
12
ATL Canavese e Valli di
Lanzo
ATL Montagnedoc
Fonte:www.provincia.torino.it
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3. Politiche per i servizi, anche accessori, alle attività turistiche
Sono interventi volti a sostenere e favorire lo sviluppo di attività che mettono a
disposizione del turista servizi di prima necessità e voluttuari. Tali servizi devono
essere attivati e mantenuti in prossimità degli attrattori turistici poiché non se ne può
privare il turista e non lo si può costringere a procurarseli negli altri centri urbani
linitrofi. Rientrano in questi servizi i tipici quelli per la fruizione di sport, per fare
shopping, per la mobilità urbana, ecc.
Esempio: La programmazione pluriennale per i Giochi Olimpici 2006
La programmazione dell'impiantistica sportiva contribuisce all'infrastrutturazione
e alla formazione di un’offerta per lo sport. La politica posta in essere dalla regione
Piemonte ha il fine di attrezzare il territorio con adeguati impianti sportivi e di
coniugare le esigenze di tempo libero della popolazione residente e quelle del turista
che trova in esse il naturale complemento delle attività da svolgere - quando non è la
motivazione prevalente - nel periodo trascorso in vacanza.
Tra gli obiettivi che il Piemonte intende perseguire vi è lo sviluppo dello “sport
per tutti”, delle attività motorie e sportive nella scuola, dello sport anche agonistico
nonché di quello che si coniuga al turismo. Con Progetto “Piemonte 2006” si intende
amplificare ed estendere l’ambito di ricaduta dei XX Giochi Olimpici invernali
Torino 2006, sia in termini di immagine, sia di effetto economico: con il progetto
Piemonte 2006 si promuovono la qualificazione e il potenziamento del sistema
strutturale e infrastrutturale turistico e le azioni mirate alla fruizione turistica e
sportiva del territorio piemontese.
Nell’ambito dell’iniziativa “Piemonte 2006”, si inserisce il Programma regionale
delle infrastrutture turistiche e sportive Piemonte 2006 (cosiddetto delle “Opere di
accompagnamento”) che intende contribuire a colmare le carenze infrastrutturali e di
servizi turistici nei territori non direttamente interessati dallo svolgimento dei Giochi
Olimpici, attraverso Piani di intervento provinciali costituiti da infrastrutture e
impianti funzionali al rafforzamento dell’offerta turistica e sportiva della regione in
termini di “sistemi turistici locali”.
Il Programma rafforza, inoltre, e si inserisce sinergicamente con le azioni di
sviluppo e di sostegno dell’offerta turistica attuati attraverso il Programma
pluriennale di interventi 2002 – 2005 che riguarda l’impiantistica sportiva, ed
individua tre assi di intervento, finalizzati a:
1. messa a norma, completamento, ampliamento e diversificazione degli impianti
2. nuova impiantistica sportiva in aree carenti o a particolare vocazione
3. impiantistica per attività sportive di livello nazionale ed internazionale.
Il sostegno è indirizzato, per il primo asse, al recupero funzionale, al
potenziamento e alla qualificazione degli impianti e delle attrezzature sportive, alla
diversificazione delle possibilità di utilizzo anche per attività complementari alla
pratica sportiva. Gli interventi sono volti ad abbattere le barriere architettoniche,
adeguare gli impianti alle norme di sicurezza, effettuare tutte le manutenzioni
straordinarie del caso, contribuire all’acquisto di moderne attrezzature sportive ed
infine realizzare aree di ristoro, di servizio ed aggregazione a completamento
dell’impianto sportivo.
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Il secondo asse prevede la creazione di nuovi impianti in bacini d’utenza ad
elevata domanda o a forte vocazione turistico - sportiva e lo sviluppo di attività
sportive all’aria aperta. gli obiettivi sono quelli di riequilibrare l’offerta sportiva nei
confronti della domanda e realizzare impianti con caratteristiche tipologiche tali da
rivolgersi ad un bacino di utenza di livello regionale, localizzate in aree che
esprimono una domanda adeguata alle potenzialità dell’impianto. Gli interventi
hanno come scopo la costruzione di impianti ex-novo sia in aree a vocazione sportiva
che in quelle deficitarie di strutture, la creazione di una apposita segnaletica per la
fruizione delle attività sportive all’aria aperta. Sono previsti inoltre interventi a
favore degli impianti destinati alla pratica degli sport tipici della regione quali la
Palla tamburello e la Palla Pugno.
Il terzo asse riguarda l’adeguamento e la costruzione di impiantistica per attività
sportive che possono richiamare un bacino d’utenza e di spettatori di livello
nazionale ed internazionale delle Olimpiadi invernali 2006.
4. Politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale,
culturale, artistico e storico
Sono politiche volte a garantire la conservazione e la fruibilità anche nel futuro
più o meno immediato degli elementi che rendono turistico, se adeguatamente
promossi, un sistema locale.
Esempio: il “Plan Neige” in Francia
Il piano di sviluppo turistico della montagna chiamato Plan Neige ovvero Piano
Neve ha interessato le stazioni turistiche delle Alpi francesi.
Fin dagli anni sessanta si sono sviluppati due modelli di stazioni sportive
invernali:
- il modello «rigido» delle stazioni d’altitudine, volte tutte allo sci che aveva
iniziato a divenire predominante in Francia dalla fine della guerra;
- il modello «dolce» delle stazioni-villaggio, spesso a bassa quota, che teneva conto
di altre attività oltre allo sci, inclusa una frequenza estiva che era dominante in
Austria ma minore in Francia.
Negli anni sessanta, i poteri pubblici francesi scelsero chiaramente il primo
modello e decisero con un intervento diretto di incentivarlo. L’obiettivo primario di
questa politica era quello di attrarre delle valute per migliorare la bilancia nazionale
dei pagamenti, attraendo gli sciatori stranieri e mantenendo quelli francesi nelle
stazioni.
In via accessoria, si anticipano le creazioni di impiego che le nuove stazioni
avrebbero permesso, senza troppo analizzare il carattere stagionale, precario e
capitalista di questi impieghi ed il rischio che essi apportavano agli abitanti locali in
queste stazioni largamente frammentate dall’ambiente montano tradizionale. Si
evocavano naturalmente prospettive di rapida crescita (sopravvalutate) della
domanda (si pensava un raddoppio ogni dieci anni). Ai finanziatori privati, si fece
prospettare che i luoghi sfruttabili in quanto poco numerosi sarebbero stati tutti
attrezzati prima di due decenni.
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Questo è quello che è stato chiamato piano «Neve» e corrisponde alla terza
generazione di stazioni sportive invernali1. Si trattava di creare una ventina di nuove
stazione di capacità significativa (fino a 20.000 – 30.000 posti letto).
Prima del 1960 lo Stato aveva già sostenuto il piano di sviluppo dei siti più
favorevoli alla pratica dello sci e all’accoglienza dei soggiorni dei sciatori francesi e
stranieri. A partire dal 1961, questa politica diventò una priorità e portò alla
definizione di un sistema operativo, accompagnato da una dottrina per il piano di
sviluppo delle stazioni che venne proseguita durante i tre piani quinquennali (19611975) (Knafou, 1978).
Sul piano della politica di pianificazione, fu importante la creazione del Piano di
Sviluppo Turistico della Montagna (SEATM) nel 1964 sotto la doppia tutela del
Ministère de l’Equipement, Trasport e Tourisme2 e di una commissione apposita la
CIAM (Commissione Internazionali di Architettura Moderna). Quest’ultima in
particolare era incaricata di fissare gli orientamenti, di effettuare uno studio che
riguarda l’impiantistica sportiva per lo sci, l’accesso, l’erogazione di acqua, gas
(soprattutto di inverno), ecc. e di servire da intermediario tra i promotori e le
collettività locali.
La realizzazione delle stazioni del piano «Neve» ha ricercato l’efficacia attraverso
la realizzazione, per ogni stazione, di un interlocutore unico, il promotore. Questo
ultimo riunisce i finanziamenti, compera i terreni, stabilisce i piani con il concorso
del SEATM, realizza gli impianti di risalita, costruisce, commercializza, o gestisce
alcuni strutture di commercio e di alloggio.
Queste stazioni sono inoltre spesso integrate sul piano della loro organizzazione
spaziale. Ricorrendo ai principi di architettura moderna e di urbanistica ispirati dai
CIAM , esse si presentano sotto forma di vaste costruzioni: in generale sono di
1
Dopo la prima guerra mondiale in Francia nacquero degli ambiziosi progetti finanziati con capitali
stranieri, che avevano lo scopo di sviluppare il turismo sulle Alpi attraverso la creazione di nuovi
centri di villeggiature. I soggetti interessati furono le compagnie ferroviarie, idroelettriche e i soggetti
privati. L’architettura esitava tra il rispetto delle tradizioni della montagna, soprattutto negli chalets, e
quella degli immobili (hotel, casino) che ispirandosi alle forme urbane crearono uno stile proprio alle
stazioni di montagna (Chamonix, Sain-Gervais, Davos, Saint-Moritz). Il punto di partenza degli
impianti di risalita non era nel cuore della stazione in quanto lo sci non era ancora uno sport di massa.
A quell’epoca, gli impianti di risalita non arrivavano ancora ai ghiacciai e alle zone di alta montagna
(Knafou, 1978) . Nascono così le stazioni di prima generazione.
Le stazioni di seconda generazione, invece, erano essenzialmente destinate ad una clientela invernale
che diveniva sempre più sportiva. Questo portò alla scelta di siti d’altitudine più elevate (sovente 1
500 o addirittura 1 800 metri). La qualità del sito veniva apprezzata in funzione della pratica dello sci:
il contatto con la natura, la possibilità di fare passeggiate o raduni, il carattere alpino delle sommità
erano ormai secondari (Merlin, 2001). Le stazioni non avevano nessun genere di pianificazione
spaziale. Gli alberghi non erano più la moda dominante d’alloggio; ma le residenze secondarie che
avevano un’estensione considerevole (gli chalets sono riservati a una minoranza molto agiata) e
appartamenti di media misura o piccoli.
La architettura si avvicina sempre di più a quella degli edifici urbani. Il centro, spesso costituito da
una via principale con alberghi, negozi e ristoranti e gli impianti di risalita non erano lontani dal
centro. Quando preesisteva un vecchio villaggio, esso veniva a poco a poco inglobato nella stazione,
la maggior parte delle case venivano trasformate o distrutte per permettere una costruzione più
importante, come un centro per lo shopping o un grosso albergo.
2
È il principale organo francese in materia turistica e ha il compito d’indirizzo politico in quanto le
funzioni operative principali sono delegate alle regioni e ai dipartimenti. L’ente si avvale di varie
strutture di supporto tra cui le più rilevanti sono la Direction du Tourisme che fa parte della struttura
ministeriale, l’Agence Française d’Ingégnerie Touristique e la Maison de la France che sono invece
organismi esterni a partecipazione pubblica (Pollice, 2002).
11
notevole altezza, ma anche di grande lunghezza, percorsi da vere vie pedonali interne
che permettono al turista di effettuare i propri acquisti, di poter ricorrere a vari
servizi (posta, banca, spettacoli, ecc.), di affittare o di lasciar in deposito i loro sci,
ecc. senza dover lasciare l’edificio nel quale risiedono (Knafou, 1978). La
circolazione automobilistica è assente, le strade di accesso emergono su vasti garage
dietro alle costruzioni e all’interno della stazione le vie sono a traffico limitato
(tranne le vie per il servizio di sicurezza e per l’approvvigionamento dei commerci).
Il centro è costituito dal piano terra degli edifici abitativi, vicino agli impianti di
risalita e alle piste; racchiude attività commerciali, caffè, ristoranti, stabilimenti di
vita notturna e i rari servisti pubblici (poste) o privati (banche, agenzie immobiliari e
di locazione).
Per lo sci c’è una concezione analoga che porta a concentrare la partenza degli
impianti di risalita e l’arrivo delle piste: si può lasciare il proprio edificio e
raggiungere a piedi le piste da sci. Per i principianti, viene sistemata una zona di
debole pendenza ma con una densità molto elevata dove possono imparare: la
«grenouillère». Essa è situata vicino alla partenza e all’arrivo delle piste, dunque di
fronte alle costruzioni abitative che formano il ‘fronte di neve’ il cui piano terra è
occupato da caffè, ristoranti e depositi. La capacità oraria delle risalite è elevata per
evitare code di attesa nell’orario di punta. Le piste sono segnalate e regolarmente
assestate. Il concetto è quello di concentrare tutto all’interno degli edifici della
stazione o creare l’edificio stazione-unica (Aime-La Plagne, Super-Dévoluy, Tignes,
Isola 2000, ecc.) e di rendere perfettamente razionale il settore sciistico (in
opposizione alle stazioni precedenti) e funzionale con un unico obiettivo: la comodità
nel praticare lo sci. Si è parlato a loro riguardo di “fabbriche da sci”. La loro
affluenza estiva è molto debole.
Questa concezione suppone delle località che siano ben innevate (almeno a Natale
e Pasqua) quindi un’altitudine ben elevata, che siano orientate a nord al riparo dai
venti forti, con un’illuminazione tuttavia sufficiente soprattutto nella stazione stessa,
insediata preferibilmente su un ripiano che offre la possibilità di più alloggi esposti a
sud, un dislivello sufficiente (1000 metri), delle sommità invitanti (ma non
necessariamente molto alpine) che costituiranno gli arrivi degli impianti di risalita
(teleferiche e telecabine), di vasti campi da sci e senza troppi ostacoli (burroni, dense
foreste) con deboli e medie pendenze senza grandi rischi di valanghe, che permettono
di disegnare piste che convergono verso la stazione come ad Arcs, al contrario delle
stazioni più vecchie come Chamonix o Adelboden situate a fondo valle (Merlin,
2001).
Le possibilità offerte per praticare lo sci costituiscono la base della reputazione
della nuova stazione e richiedono da parte del promotore investimenti pesanti, che
produrranno i loro effetti solo fra una decina d’anni, tuttavia il nodo dell’operazione
risiede nell’immobiliare: alberghi, costruzioni para-alberghiere, chalets destinati alla
vendita ma soprattutto appartamenti generalmente di dimensione ridotta, venduti o
dati in affitto. La ricerca di redditività porta a creare appartamenti standardizzati,
funzionali e di occupazione massima. La superficie dell’ordine di 30 metri quadrati
all’inizio, ha avuto incessantemente tendenza a diminuire per arrivare a meno di 20
metri quadrati nelle realizzazioni più recenti. Si cerca di soddisfare le necessità
minime degli ospiti di passaggio, generalmente giovani, la cui preoccupazione
primaria è lo sci e trovare eventuali distrazioni notturne negli stabilimenti della
stazione, spesso nell’edificio stesso. La preponderanza di questo settore immobiliare
12
destinato ad un’occupazione intensiva, ma che presuppone investitori particolari (in
genere famiglie che si riservano alcune settimane nell’alloggio e poi lo affidano ad
un’agenzia di locazione), è una fonte di fragilità quando la tendenza è sfavorevole.
Se la stazione si sviluppa, possono crearsi dei gruppi satellite con il loro centro
secondario. Può trattarsi di:
− stazioni distinte, spesso situate più in basso, ma che funzionano in stretta
simbiosi (settori sciistici collegati tra loro, sottoscrizioni comuni per gli
impianti di risalita);
− repliche della stazione principale (Courchevel e Courchevel);
− un sistema di stazioni-villaggi che fanno parte di tutta valle (Les MenuiresVal-Thorens);
− insieme di valli collegate tra esse (le Trois Vallées de Saint-Bon, di Allues e di
Menuires con rispettivamente le stazioni di Courchebel, Méribel e ValThorens).
Il successo delle stazioni del piano ‘Neve’ fu reale:
− si stima che 300 000 posti letto siano stati costruiti in quindici anni;
− l’opinione pubblica parve affascinata dalla modernità delle stazioni della terza
generazione;
− gli acquirenti di alloggi crebbero corrispondenza della diffusione degli sport
invernali tra le classi medie.
Questo periodo d’oro coincise con il periodo di crescita economica, mentre il
successivo rallentamento economico ha accompagnato le critiche degli ecologisti e il
colpo di freno dei poteri pubblici, dato nel 1974 dal Segretario di Stato al turismo.
5. Politiche di integrazione degli attrattori
Si tratta di interventi mirati a organizzare eventi, manifestazioni, mostre collaterali
agli attrattori turistici principali così da consentire ai turisti di sfruttare appieno il
tempo di permanenza, trovando alternative in loco, opportunità accessorie e
secondarie rispetto ai veri elementi di attrazione turistica, ma comunque in grado di
giustificare e arricchire un'eventuale permanenza (Ciciotti, 1993)
Esempio: la Borsa Internazionale del turismo (BIT) di Milano
Bit è la più grande esposizione del prodotto turistico italiano e una completa
rassegna della migliore offerta internazionale. Il punto di riferimento per tutti i
protagonisti del Sistema Turismo: quattro giorni, ognuno dedicato a un target
preciso.
La formula multitarget: dal produttore all’utente finale che permette a tutti gli
operatori del settore di organizzare e ottimizzare la propria presenza. Infatti lo scopo
è quello che gli espositori realizzino contatti mirati, i visitatori trovino un’offerta su
misura e incontrino interlocutori preparati, che siano capaci di dedicare loro
un’attenzione specifica. La Borsa Internazionale del turismo si svolge a Milano da 25
anni.
13
Marchio della Bit 2006
Fonte: www.bitmilano.it
6. Politiche per infrastrutture di mobilità e accessibilità
Sono destinate a favorire la mobilità dei turisti in condizioni di sicurezza e a
garantire l'accessibilità alle aree a vocazione turistica. Riguardano tutte le modalità di
trasporto: dall'auto all'aereo, dalle ferrovie alla nave.
Esempio: Politica europea di liberalizzazione del settore aereo
I movimenti turistici sono influenzati dall’attività dei governi e anche il trasporto
per i turismo ne subiscono l’influenza: le barriere alle comunicazioni, la necessità di
visti d’ingresso e di transito, ecc.
Il concetto di sovranità di uno stato sul proprio spazio aereo, rispetto alla libertà
delle acque internazionali, è sempre stato un fattore che ha limitato e influenzato il
trasporto aereo per turismo. Con il processo avviato alla fine degli anni settanta e
portato a compimento nella seconda metà degli anni ottanta si è profondamente
modificato la percezione dell’uso del trasporto aereo da parte dei turisti.
Infatti, l’Olanda e il Regno Unito, per superare la stagnazione dei traffici dovuti
alla crisi petrolifera, hanno visto nel Trattato di Roma l’opportunità di sboccare la
situazione di eccesso di offerta delle proprie compagnie di bandiera, che dalla fine
del secondo conflitto mondiale avevano continuato a creare, grazie anche alla
protezione dei rispettivi Stati.
Con l’Atto Unico Europeo firmato a Lussemburgo il 17 febbraio 1986 viene data
effettiva completezza al processo di integrazione europea attraverso il principio del
libero mercato nei paesi comunitari (Barzaghi, 1998).
Sulla base dell’Atto Unico la commissione CEE, nel 1987, pubblica il “Primo
Pacchetto europeo per l’Aviazione”3 che contiene le misure per la graduale
liberalizzazione delle regole economiche e per coordinare l’organizzazione e il
funzionamento dei servizi aerei di linea infra-comunitari. Le componenti più
innovative del pacchetto sono la maggiore accessibilità al mercato e la diversa
ripartizione della capacità passeggeri.
3
Il primo pacchetto comprendeva quattro documenti: la Direttiva 87/601 sulle le tariffe aeree di linea,
la Decisione 87/602 che regola l’accesso al mercato e la ripartizione della capacità dei servizi aerei di
linea e i regolamenti 87/3975 e 87/3976 relativi all’attuazione delle regole di concorrenza contemplate
nel Trattato di Roma.
14
Successivamente vennero emessi altri due pacchetti: il secondo4 che liberalizza le
tariffe e il terzo pacchetto che elimina il diritto di esclusiva per i vettore aerei dell’Ue
su tutte le rotte intra-comunitarie.
L’effetto più importante del processo di liberalizzazione è stata la nascita delle
low cost e il settore del turismo ne ha beneficiato. Infatti esso ha subito rapide e
profonde modifiche derivanti dallo sviluppo dei vettori low cost per i seguenti tre
fattori:
− la riduzione del prezzo dei biglietti aerei,
− l’allungamento della stagione turistica,
− le nuove mete raggiungibili (Baccelli, 2005).
Le basse tariffe applicate ha portato a una spietata concorrenza sui prezzi, in
quanto ha indotto le “vecchie” compagnie ad adeguarsi modificando le proprie
strategie tariffarie per evitare la perdita dell’utenza sulle tratte medio - brevi
(nazionali e infra- europee). Si è modificata così la percezione5 del “volo” che da
semplice esperienza santuaria è diventato un mezzo di trasporto da poter attuare più
volte nell’arco di un anno.
Questo ha contribuito anche all’allugamneto della stagione turistica attraverso lo
sviluppo di viaggi di breve durata, favorendo così nuove forme di turismo come
shopping in giornata e i cosidetti city break (due – tre giorni in una capitale europea).
Un effetto particolarmente importante è stato quello di ampliare la gamma delle
mete raggiungingili: dal Nord verso il Sud Europa (e vceversa) diparte una fitta rete
voli low cost, che si dirama a raggiera verso molte regioni europee, anche in aree che
un tempo sarebbero state di difficili da raggiungere senza scali intermedi, quindi con
tempi di viaggio molto più lunghi - come è il caso di Londra da Alghero.
Questo ha portato a una valorizzazione di aree che non rientarvano nel “classico”
circuito turistico, pur dotate di storia e cultura, a una valorizazione degli aeroporti
regionali sottoutilizzati ed una riduzione dei voli charter6.
7. Politiche di attrazione e promozione
Sono per lo più azioni di comunicazione e marketing avviate in aree esterne e attraverso
canali multiformi (televisioni, radio, Internet, giornali e riviste ecc.). Sono l’insieme di
interventi che hanno lo scopo di far conoscere ai potenziali turisti il sistema locale.
Queste politiche sono definite e attivate con il fine di predisporre le strutture ricettive e i
servizi accessori, di valorizzare e di preservare i luoghi, e farli conoscere. Si tratta quindi di
azioni rivolte all'offerta turistica, di cui poi la domanda beneficia.
4
Nel giugno 1990 viene approvato il “Secondo Pacchetto”, che è composto da tre regolamenti: il
2342/90 sulle tariffe dei servizi aerei di linea, il 2343/90 relativo all’acceso al mercato e alla
ripartizione della capacità e il 2344/90 che modifica il precedente 3976/87 estendendo le esenzioni
alle consultazioni tariffarie “all cargo” e prolungandone la validità fino al 31/12/1992.
5
Il consumatore medio, grazie ai bassi prezzi applicati dalle compagnie non considera più il trasporto
aereo come un mezzo di spostamento elitario.
6
Il mercato charter tra Regno Unito e la Spagna è quello che ne ha risentito maggiormente, con la
pressoché totale cancellazione di molti collegamenti charter con la Costa Brava, a causa dell’offerta
da parte delle compagnie low cost non solo del volo ma anche di una serie di convenzioni con hotel,
autonoleggi, assicurazioni ecc.
15
Esempio: La campagna «Bienvenue en France»
In quanto destinazione turistica, la Francia può contare su una buona immagine
globale fra gli opinionisti (professionisti del turismo ed giornalisti); i quali la
considerano come una delle destinazioni più attraenti per il suo patrimonio storicoculturalmente, per la qualità dell’ambiente naturale, per la gastronomia e le
possibilità di divertimento.
Tuttavia, secondo un indagine della Maison de la France7 esistono le seguenti
debolezze:
− un immagine negativa della qualità dei servizi dell’accoglienza;
− una differenza tra la percezione della Francia degli operatori del turismo molto
favorevole, e quella del grande pubblico più trattenuta;
− una mancanza di informazione al potenziale turista sui servizi per alloggio, le
attrattività, ecc.;
− la concorrenza forte dell’Italia e della Spagna presso il pubblico e che pone
così la Francia come seconda scelta.
Nel 2004 il Governo francese lancia la campagna «Bienvenue en France» che
attraverso un’ambiziosa campagna pubblicitaria a livello internazionale (affissioni,
internet, pubblicità sulle riviste specializzate, ecc.) ha lo scopo di:
− migliore la percezione della qualità del settore alberghiero da parte dei potenziali
turisti stranieri,
− fare percepire ai visitatori che la Francia si organizza per accoglierli meglio;
− fare conoscere al grande pubblico il tema della campagna per farne una realtà a
livello nazionale.
Anche il logo che raffigura una la mano aperta, la cui vista esprime tipicamente i
valori dell’ospitalità e dell’accoglienza, simboleggia il buon umore, l'apertura agli
altri, ma anche l'amicizia e la scoperta. La coerenza delle azioni, assicurata da questa
nuova identità visiva, risponde agli obiettivi della campagna.
Marchio «Bienvenue en France»
Fonte:www.maison-de-la-france.com
7
La creazione della Maison de la France nel marzo del 1987 ha permesso di raggruppare
contemporaneamente, per la prima volta in uno stesso organo, l’insieme delle funzioni di promozione,
di informazione, di editoria e di accoglienza, e ha permesso di spianare la strada a una vero processo
di marketing. La Maison è un’unità operativa destinata a coordinare le iniziative del settore privato,
dei comuni, dei dipartimenti e dello Stato (Vellas e Bécherel, 1995).
Come funzione principale, la Maison deve promuovere la "Destination France" in tutte le sue forme.
Essa coordina gli sforzi degli attori istituzionali e privati per valorizzare l’immagine della Francia con
azioni di promozione, di informazione e di comunicazione, e li aiuta attraverso la realizzazione di
studi.
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8. Politiche per la gestione dei flussi turistici e di scaglionamento delle
vacanze
Le prime sono un insieme di interventi adottati a livello locale per evitare il
raggiungimento di soglie di congestionamento e garantire una fruibilità normale e
non congestionata del sistema turistico locale, per esempio attraverso il controllo
degli accessi e delle permanenze, il pagamento di una tassa di ingresso e di
permanenza, la prenotazione obbligatoria.
Invece le politiche per lo scaglionamento delle vacanze sono volte ad incentivare
(per esempio, sotto forma di tariffe di trasporto) e a promuovere la mobilità in
periodo di minor congestione. Si tratta, in sintesi, di politiche contro la
concentrazione e la riduzione della stagionalità dei flussi.
Poco attuate in Italia, se non qualche sporadico caso a livello locale, queste
tipologie di politiche risultano particolarmente importanti politiche nelle aree in cui il
carico turistico diventa insostenibile.
Nei Paesi ad economia liberale come gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone e molti
Paesi europei lo Stato lascia ampia ampi margini di manovra al settore privato, in
altri quali Myamar (ex Birmania), Cina, Cuba ecc. Lo Stato controlla interamente il
settore.
I governo, quindi, può controllare i movimenti frontalieri anche attraverso il
rilascio dei visti e permessi. È ovvio tali limitazioni sono state eliminate in quei Paesi
in cui la politica perseguita è quella di sviluppare turismo. Infatti, paesi come
Marocco, Senegal e Tunisia hanno da anni eliminato il visto per i turisti europei,
mentre la Thailandia e l’Indonesia per chi soggiorna per un periodo di tempo
rispettivamente di quindici e sessanta giorni. (Cicciotti, 1993)
Esempio: i Parchi Naturali negli stati Uniti
Un esempio di politica che limita l’accesso dei turisti è rappresentato dai permessi
di soggiorno all’interno dei parchi nazionali degli Stati Uniti.
Quando si parla di grandi parchi americani i primi nomi che vengono in mente
sono quelli di Yellowstone, Yosemite e Grand Canyon. Ma in realtà, nonostante le
enormi dimensioni, sono solo una piccola parte dell'immenso patrimonio naturale
protetto degli Stati Uniti: ben 374 parchi, visitati ogni anno da oltre 300 milioni di
persone, molti dei quali di strepitosa bellezza.
17
Fonte: www.edt.it – Parco Nazionale del Grand Canyon Gran Cayon
Negli anni settanta gli Usa hanno istituito i parchi naturali statali con lo scopo di
salvaguardare e conservare il patrimonio naturale del Paese e allo stesso tempo di
favorire la conoscenza tramite l’educazione del turista sull’importanza di parchi e la
corretta fruizione della risorsa stessa.
I parchi nazionali statunitensi oltre a rappresentare un ottimo esempio per tutti gli
altri parchi naturali del mondo, si reggono su un sistema di rigida zonizzazione –
l’area è suddivisa in diverse zone più o meno protette in cui i turisti hanno diritti
diversi – e di controllo con fini educativi – i guardaparco o ranger hanno sia il
compito di reprimere qualsiasi forma di abuso dei turisti sia quello di accompagnare i
turisti nel loro giro all’interno del parco (Sacareau, 1998).
Il turismo, all’interno dei limiti posti dalla zonizzazione, è incentivato ma a
pagamento e il soggiorno è limito sia nel luogo che nel tempo. Infatti, i turisti sono
accolti in strutture appositamente create e per un periodo di tempo breve, per evitare
sovraffollamenti e carichi turistici insostenibili.
Esempio: la catena Hymalaina nepalese
Un altro esempio di turismo controllato dallo Stato è il rilascio dei permessi di
trekking in Nepal. Il Paese Hymalaino dagli anni settanta in poi la prima destinazione
mondiali per il turismo d’avventura.
Il Governo nepalese attua una politica di controllo dei flussi turisti attraverso il
rilascio limitato e a pagamento dei permessi di trekking sulle proprie montagne. I
tour operator internazionali sono, quindi, obbligati ad affidarsi per le spedizioni alle
agenzie locali.
È prevista un’azione di rigido controllo attraverso check post che verificano sia
che i turisti sia in possesso dei visti e che rispettino l’itinerario per cui è stato
rilasciato il permesso stesso (Sacareau, 1998).
In questo modo il Governo nepalese riesce:
a) preservare l’ambiente naturale hymalaino;
b) proteggere le popolazioni autoctone e nello stesso tempo integrare le valli
isolate al territorio;
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c) ottenere una cospicua rendita in quanto i corrispettivi versati dai turisti sono
interamente nelle casse pubbliche;
d) evitare qualsiasi problema diplomatico con la vicina Cina non rilasciando
permessi per itinerari che includano l’attraversamento del confine.
9. Politiche di incentivazione della domanda
Sono attuate con fine di favorire la fruizione di servizi turistici da parte di
particolari categorie di cittadini - vacanze sociali, incentivi fiscali per le vacanze
termali, sussidi ai prezzi di infrastrutture culturali ecc – rientrano in questa categoria
anche i vaucher per i turisti.
4.4.2 La campagna «Tourisme et handicap»
Il governo e gli enti locali francesi hanno preso in considerazione il problema,
dell’integrazione delle persone svantaggiate e hanno, nel 2001, ideato la campagna
“Turismo e handicap”, il cui obiettivo è sensibilizzare gli operatori del settore ed il
grande pubblico all’accoglienza delle persone handicappate. Si tratta di fare in modo
che tutte le persone che si trovano in situazioni svantaggiose, sia in modo definitivo
che momentaneo, possano avere la libertà di accedere ai servizi turistici e alle attività
del tempo libero in piena autonomia.
Questa campagna si articola intorno alla pubblicazione di un opuscolo destinato ai
professionisti del turismo, alle associazioni delle persone handicappate ed al grande
pubblico e ha lo scopo di:
1. dare una notizia affidabile, esaustiva, ed obiettiva sull’accessibilità dei siti e
delle attrezzature turistiche tenendo conto di tutti i tipi di handicap;
2. sviluppare un'offerta turistica adattata.
È destinato:
− a una clientela avente bisogni specifici che, per la prima volta, beneficerà di
una notizia affidabile sugli alloggi, sulle residenze, sui luoghi turistici ed sui
posti di divertimento, e che sarà adattata ai quattro tipi di handicap: uditivo,
mentale, motorio e visuale;
− agli operatori che lavorano per il turista per sensibilizzarli e coinvolgerli nel
migliorare dell’offerta, dell’accoglienza, dell’accessibilità e della notizia
diretta alla clientela handicappata francese e straniera.
Marchio «turismo et handicap»
Fonte: www.maisondelafrance.fr
19
10. Conclusioni
Dallo studio delle politiche turistiche applicate dai diversi paesi emerge la
volontà dei governi di riorganizzare e incentivare il settore turistico, di promuoverla
all’estero come destinazione di qualità, di incentivare il comparto senza dimenticare
l’ambiente naturale e le popolazioni autoctone.
Di vitale importanza è stato, in alcuni Paesi europei, il processo di
decentralizzazione dei poteri pubblici con la creazione di strutture di supporto che
hanno fatto sì che le politiche turistiche fossero più efficaci e le risorse stanziate
meglio utilizzate. Tuttavia, lo Stato conserva la definizione della politica nazionale
del turismo, la promozione all’estero, l’elaborazione e la realizzazione della
regolamentazione delle attività turistiche continuando ad esercitare le proprie
competenze più sovente con le collettività territoriali.
In questi ultimi anni il ruolo dello Stato è divenuto complesso ed articolato in
quanto gli obiettivi perseguiti delle politiche del turismo sono divenuti più complessi.
Gli organi istituzionali, pur rappresentando la struttura attraverso cui lo Stato esercita
le proprie funzioni, non si identificano in esso. Le politiche pubbliche riguardanti il
turismo
vengono
facilmente
influenzate
dall’assetto
istituzionale
e
dall’organizzazione specifica delle strutture di governo e questo si ripercuote sulla
loro realizzazione. Lo Stato può essere visto come un’organizzazione complessa di
strutture (Badie e Birnbaum, 1983), ciascuna delle quali concorre a determinare le
politiche pubbliche nei limiti della propria competenza; ma oltre alle strutture, c’è
un’insieme consolidato di elementi espliciti e formalizzati come leggi, costumi, usi,
pratiche, quanto elementi informali quali la cultura organizzativa, la partecipazione,
la solidarietà.
Inoltre, è importante sottolineare che l’importanza dell’ordinamento istituzionale
non è limitata alla sola fase di elaborazione delle politiche del turismo, ma si rivolge
anche alla loro fase di attuazione e di controllo. Per quanto riguarda la fase attuativa,
importanti risultano le strategie di implementazione che consistono in azioni dirette a
trasferire la politica dalla sfera istituzionale a quella pubblica.
All’interno di ogni paese, di ogni stato, esistono diversi livelli di governo
(nazionale, regionale, locale) in grado di esercitare una uguale potere nell’ambito del
proprio territorio, ma proprio questo fatto fa sì che manchi una vera integrazione fra
le azioni intraprese dai soggetti posti ai diversi livelli, di conseguenza viene spesso a
mancare un’effettiva efficacia dell’azione pubblica nel suo complesso.
In conclusione è importante ricordare che agli obiettivi di natura economica e
sociale si sono aggiunte finalità come la tutela e la valorizzazione delle risorse
territoriali, che hanno modificato le politiche del turismo e la logica dell’intervento
pubblico. Questo cambiamento ha toccato in particolar modo i paesi industrializzati,
dove i danni ambientali prodotti dall’uso intensivo delle risorse turistiche risultano
più vistosi.
Invece in altri stati, in particolare quelli di recente attrazione turistica, continua a
prevalere un atteggiamento passivo del governo locale e lo sviluppo è quasi sempre
dovuto più ad investimenti esteri che ad una strategia d’intervento dello Stato.
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ridisegna la mappa del turismo, Affari&Finanza, pag 55.
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Siti consultati
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Regione Piemonte – http:// www. Regione.piemonte.it
Borsa Internazionale del Turismo – http:// www.bitmilano.it
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Working Papers n.18