DEL POPOLO Vendemmia la festa dell’uva ce vo /la .hr dit w.e ww cucina Soddisfazione nel Buiese Un buon raccolto Pagine 2 e 3 Clef du vin la chiave dei segreti di Bacco Pagine 2 e 3 Tutto sui funghi suggerimenti per raccoglierli Pagine 4 e 5 Fichi piccoli gioielli Pagina 6 I tesori del sottobosco Pagina 7 Gorizia, festival della cucina mitteleuropea Pagina 8 L’ANTIPASTO An no I di Fabio Sfiligoi • n. 5 005 • Sabato, 24 settembre 2 Autunno a tavola: tutt’altro che stagione triste! Da pochi giorni l’estate ha lasciato il posto all’autunno. Dal punto di vista alimentare è un luogo comune parlare di un periodo dell’anno triste. È la convinzione di molte persone, abituate alla ricchezza di sapori caratteristica della stagione più calda e convinte che nei mesi a seguire la tavola non possa essere appetitosa. Niente di più sbagliato. Anche questa stagione offre alimenti gustosi, saporiti e ricchi dal punto di vista nutritivo. Un esempio arriva dal mondo della frutta, in specifico arance e mandarini, agrumi che grazie alla loro ricchezza di vitamina C sono in grado di garantirci una marcia in più. Ne bastano uno o due al giorno per assicurarsi il fabbisogno giornaliero di questa sostanza antiossidante più che mai utile in questi mesi poiché aiuta a mantenere efficiente il sistema immunitario. Ma bisogna far attenzione: per assumere ogni giorno la dose ottimale di vitamina C è bene ricordarsi che è molto "delicata". Viene distrutta dal calore, dalla luce, dal lavaggio troppo prolungato e si perde rapidamente se la frutta viene lasciata all'aria tagliata a pezzi o spremuta. Un altro prodotto tipico dell’autunno sono i funghi che nella nostra offerta gastronomica occupano un posto d’onore principalmente per due grandi pregi: un contenuto calorico bassissimo e per contro un elevato contenuto di fibra alimentare. Per quanto riguarda le calorie, ne forniscono non più di 20-22 per 100 grammi di prodotto fresco per l’elevato contenuto di acqua, ben 88 per cento. Contengono poi proteine in un quantitativo più alto di qualunque altro ortaggio, dal 3 al 6 per cento a seconda delle specie. Via libera allora a boleti, finferli, chiodini, ovoli, ecc., che possono comparire anche sulla tavola di chi tiene d'occhio alla bilancia. A patto però di non consumarli fritti o con abbinamenti che ne aumentano il potere calorico. L’arrivo di temperature più fresche coincide con un aumento nel consumo di legumi. Fagioli, lenticchie e ceci, sono tra gli alimenti più trascurati anche se in quella che viene definita un’alimentazione sana possie- dono un elevato contenuto di proteine complementari a quelle dei cereali. Rappresentano dunque un'ottima alternativa proteica nel nostro menù settimanale (anche per chi è in regime di dieta), al posto della carne o del pesce. Sono anche poveri di grassi e con un buon potere energetico per il loro contenuto di carboidrati complessi. Unico problema: tutti i legumi hanno un elevato contenuto di fibra che viene attaccata e fermentata dalla flora batterica, con la produzione di gas. Sono quindi controindicati a chi soffre di colite o di meteorismo. L’arrivo dell’autunno comporterà un abbassamento delle temperature che diventerà molto più marcato tra novembre e dicembre. Parallelamente ai cambiamenti che subiranno le nostre abitudini alimentari, inevitabilmente in quel periodo si comincerà a parlare di influenza. In questo senso la tradizione regionale è molto ricca. La cura contro il raffreddore è stata tramandata da generazione in generazione: a seconda delle situazioni i rimedi più frequenti possono essere tè, vin brulè, latte e miele, minestrine calde, spremuta... Non sempre, però, la scelta di uno di questi palliativi può rivelarsi felice. Il vin brulè, ad esempio, è poco digeribile per il complesso idroalcolico che rimane dopo l’evaporazione dell’alcol. E poi è meglio non abusarne, come del resto di tutte le altre sostanze superalcoliche. Non aiutano, anzi. La combinazione latte-miele, per quanto nutriente, è fin troppo ricca di zuccheri. Per prevenire le malattie da raffreddamento e per curarle vi consigliamo alimenti ricchi di beta-carotene, un precursore della vitamina A: si possono mangiare a volontà carote, zucca, patate, pomodori, spinaci, carciofi, barbabietole rosse, broccoli... Ma è importante anche introdurre tanta vitamina C. Scegliere agrumi, pomodori, kiwi, ananas, frutti di bosco, broccoli, cavolfiori, prezzemolo... E ancora non si deve tralasciare la preziosa vitamina E contenuta nel germe di grano, nelle mandorle, nelle nocciole e in abbondanza nelle patate, nei semi di girasole secchi, nell’olio extravergine di oliva e nell’olio di semi. 2 cucina Sabato, 24 settembre 2005 ISTRIA Moreno Degrassi nella triplice veste di viticoltore, ristoratore e sommelier Buiese: vendemmia 2005 annata buona Testo e foto di Franco Sodomaco Q uello che si augurano un po’ tutti, è di brindare ad una vendemmia d’oro, e all’annullamento dell’oramai famosa legge sul tasso 0.0, che ha già creato perdite sia ai vitivinicoltori che ai ristoratori del Buiese, zona a vocazione agricola dove troviamo decine di ottime cantine e di altrettanti vini di eccellente qualità. Da Salvore a Momiano, da Verteneglio a Villanova, gli agricoltori, da ora e fino alla fine della vendemmia, non faranno altro che guardare al tempo. Nel “pianeta enologico regionale”, sempre più attenzione viene dedicata alla viticoltura, olivicoltura e frutticoltura. La Regione e i comuni della penisola, si stanno facendo letteralmente in quattro per aumentare le zone coltivate prima di entrare nell’Unione europea. Grazie al famoso quanto efficace sistema di sovvenzionamento delle piantagioni giovani, sia di viti che di olivi, in Istria negli ultimi dieci anni sono triplicati i vigne- «I quantitativi rientrano nella norma, forse leggermente più alti delle annate precedenti, però la qualità è buona, con molto mosto e una buona gradazione zuccherina» L’archivio di vini d’annata Le botti di rovere per la versione barrique mi di oidio o di altra natura. Forse c’è qualche problemino di marciume sulle uve precoci, come il pinot o i moscati se sono in zone umide e difficili come per esempio le vallate. Che non è il caso, per esempio di Buie, dove ci sono i miei vigneti, perché è tutta collina”. ti e gli oliveti, raggiungendo livelli altamente competitivi in entrambi i casi. Oramai il vino del Buiese lo si trova in tutta la Croazia, con i nomi più svariati, che si richiamano alle prestigiose cantine di Momiano, Verteneglio, Salvore, Umago e Cittanova. Vini che hanno una grande personalità e un grande futuro. Dopo gli ottimi auspici della Cantina OTIUM, produttrice dei vini a marchio Ortonero, ora abbiamo incontrato Moreno Degrassi che vanta una delle più belle cantine della zona di Salvore e del Buiese. Lo abbiamo interpellato nella triplice veste di viticoltore, ristoratore e sommelier. Gli abbiamo chiesto come sarà la vendemmia, ma anche come consumare i vini d’annata e a quale cibi abbinarli, perché il vino oltre che prodotto va anche consumato. “La vendemmia di quest’anno si prevede buona, per non dire ottima, salvo complicazioni legate al tempo - ci dice Degrassi -. Certo gli ultimi giorni sono i più importanti, visto il grado di maturazione, ragion per cui il tempo è sem- Il maltempo ha provocato qualche danno a Buie e Santa Lucia quantificabile nell’ordine del 5 p.c. Moreno Degrassi, un brindisi alla vendemmia pre un fattore determinante. I quantitativi rientrano nella norma, forse leggermente più alti delle annate precedenti, però la qualità è buona, con molto mosto e una buona gradazione zuccherina. Dunque speriamo che il tempo faccia la L’introduzione della tolleranza zero del consumo di alcol per chi guida ha inciso sulle vendite: 20-30 p.c. in meno sua parte, per tutte le varietà che saranno vendemmiate. Per quanto concerne i rossi, la vendemmia andrà fatta ad ottobre, sperando sempre che il tempo sia soleggiato”. I trattamenti sono stati fatti in tempo? “Tutti i trattamenti quest’anno sono stati fatti in tempo, non ci sono proble- Quali vini produce? “Noi facciamo metà bianchi e metà rossi: cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot e refosco, rappresentano circa la metà della produzione che si aggira sui 600-700 quintali, dipende dall’annata. Produciamo altrettanto malvasia, chardonnay e moscati. Problemi di grandine in luglio e agosto non ci sono stati, se escludiamo le zone di Buie e Santa Lucia, dove ci sono stati danni ma non importanti, quantificabili forse nell’ordine del 5 p.c.”. In quale misura il tasso 0.0 ha influito sulla viticoltura e sulle vendite ? “Diciamo che sulle vendite, nei singoli locali, ha influito parecchio, perché i consumi sono caduti del 20-30 p.c. rispetto a prima. Anche molti produttori sono stati penalizzati, perché hanno avuto problemi nel vendere i prodotti. Per quanto concerne la mia cantina questo problema è stato ammortizzato allargando la rete di vendita”. Solo in Croazia? “Per il momento solo in Croazia. Anzi, il discorso della esportazione è meglio accantonarlo, per il momento, perché se si elimina il tasso 0.0 allora il mercato interno si stabilizzerà nuovamente”. Il vino oltre che prodotto, va anche consumato. Lei da produttore e ristoratore, cosa consiglia? “Parlando del pesce, vanno abbinati vini bianchi, anche se molto dipende da come si prepara il piatto, e dall’aggiunta di spezie più o meno pesanti. A seconda del piatto andranno dunque vini frizzanti e sempre più pesanti come posso- cucina 3 Sabato, 24 settembre 2005 no essere i vini barricati. Una malvasia o uno chardonnay frizzante potrebbero abbinarsi bene, anche se con l’antipasto potrebbe andare anche un moscato secco per arrivare allo chardonnay. Se il pesce viene fatto alla griglia, con l’aggiunta di varie spezie, come potrebbero essere l’aglio o l’olio di oliva, allora andrebbero bene dei bianchi barricati”. Ma se parliamo di tartufo? “Possiamo addirittura parlare di pesce con tartufo. Su un bel branzino al forno con tartufo, oppure fatto al vapore con delle scagliette di tartufo, allora andrebbe senz’altro bene una malvasia normale o leggermente barricata. Con le carni invece vanno preferibilmente i vini rossi, più o meno pesanti, dipende proprio dalla carne: con le carni bianche andrà un bianco più robusto o rosè o un rosso leggero come un merlot o un refosco giovane. Per i piatti più elaborati, come possono essere certi sughetti, piatti alla selvaggina, o carni rosse come un bel filetto con il tartufo sopra, allora si potrà andare su vini come il cabernet sauvignon barricato o un merlot, diciamo vini più stagionati, che hanno una struttura maggiore. Il tartufo lo si può adoperare crudo, riscaldato sul burro, per metterlo per esempio sui crostini, e in quel caso andrà un bianco con una certa intensità : un moscatino secco o uno chadonnay”. E col carpaccio? “Col carpaccio di pesce - tonno o dentice - si può andare con un vino rosso, come potrebbe essere un giovane refosco o un bel chardonnay, però con una certa freschezza. Sul carpaccio vanno di solito aggiunte delle scagliette di grana o con del limone, per cui va abbinato qualcosa di fresco. Ritornando al tartufo, o alla frittata col tartufo, va detto che richiede un vino con una struttura più forte, con una tannicità maggiore, per cui vanno bene vini come il merlot o il refosco. Oggi noi offriamo praticamente tutto, sicuramente il meglio, sia in fatto di vini che di pesce, carne, funghi o tartufi. Certo come sommelier posso proporre questo o quel abbinamento, però alla fine sta al cliente vedere, e dunque consumare cio che più gli piace. Noi offriamo 15-16 vini diversi, senza contare quelli che ci sono in archivio, per cui si possono fare una infinità di abbinamenti. Spesso ospitiamo nella nostra cantina delle degustazioni, ed io propongo sempre di accompagnarle con un assaggino di qualcosa di diverso, appunto per valutare meglio il vino. Per questa ragione abbiamo costruito anche una cucina, un reparto degustazione e un reparto vendita. Certo, quando si tratta di quantitativi di vino più importanti, proponiamo sempre l’assaggio, o un abbinamento cibo-vino, chiaramente di alta qualità”. Tour enologico nella vicina regione A stretto contatto col «vigneto Friuli-Venezia Giulia» La vendemmia in un vigneto chiamato Friuli-Venezia Giulia: nonostante sia, da sempre, un momento di lavoro, cruciale per il futuro del vino, alcune aziende vitivinicole cominciano ad aprire le porte a turisti e appassionati che, da Cormons a Cividale del Friuli, da Ramandolo a Colloredo di Montalbano, possono così vedere da vicino le fasi della raccolta e della prima lavorazione dell’uva. Talvolta sono gli stessi produttori ad accompagnare i visitatori; più spesso, la vendemmia è solo l’occasione per scoprire i colori delle colline coperte dalle viti e per sostare in qualcuno dei numerosissimi agriturismi sorti nelle dieci zone a denominazione Doc e Docg del Friuli Venezia Giulia (Friuli Annia, Friuli Grave, Friuli Isonzo, Friuli Latisana, Friuli Aquileia, Colli Orientali del Friuli, Collio, Carso, Lison-Pramaggiore Pordenone e Ramandolo). Fra le infinite proposte alla scoperta della vendemmia friulana, una potrebbe essere quella che parte dal Collio, in un itinerario di circa 31 chilometri che attraversa le province di Gorizia e quella di Udine, da Cormons a Faedis. Si comincia da Cormons, dalla Tenuta Angoris, dove si può visitare dalla casa padronale donata dall’Imperatore d’ Austria al barone Locatello Locatelli per meriti conseguiti durante la “Guerra dei 30 anni”, una splendida costruzione con arredi d’epoca e un incantevole parco che rappresentano il fiore all’occhiello di un’azienda che può contare su 140 ettari di vigneti in varie zone del Collio tra Rocca Bernarda, Brazzano e Dolegna. Solo sei chilometri di distanza, verso nord, separano la Tenuta Angoris da Corno di Rosazzo, nei Colli Orientali del Friuli, che si può raggiungere anche in bicicletta o a cavallo, entrando nella provincia di Udine a Sant’Andrat, in un stretto lembo di terra collinare proprio al confine con la Slovenia. A guidare gli enoturisti in questa zona è Angelo Butussi, in 15 ettari di vigne a Prà di Corte, nei quali si producono cabernet sauvignon, tocai, verduzzo, pinot bianco e grigio, proprio a due passi da un agriturismo in stile bed&breakfast. Formula “pernotta e degusta”, in un suggestivo relais di campagna, anche a “Terra e Vini”, a Brazzano di Cormons, nella tenuta del patriarca dei produttori friulani, Livio Felluga. A un tiro di schioppo c’è il castello di Spessa di Capriva, che ospitò per qualche tempo Casanova e che conserva tutto il fascino di un vero maniero, circondato da vigneti, prati e parchi e con una cantina che si estende nel sottosuolo per decine e decine di metri. Ci si sposta di una manciata di chilometri per arrivare a Rocca Bernarda, costruzione con quattro torri, circondata da cipressi, in cima a un colle ricoperto di boschi e vigneti nelle campagne di Premariacco. Sorta sul luogo in cui probabilmente esisteva, fin dall’antichità, un fortilizio longobardo a difesa di Cividale, ospita oggi un’azienda vinicola, un elegante giardino all’ italiana, una cappellina gentilizia dedicata a San Bernardo, un caratteristico “fogolar furlan”, il braciere friulano attorno a cui si riuniscono le famiglie per i pasti, e una serie di arredi antichi. A pochi minuti c’ è Spessa di Cividale, con una centa fortificata, che sul lato sud mostra ancora due torri del XIII-XIV secolo e ospita l’azienda Centa Sant’Anna, con una grande cantina interrata fra edifici del Settecento e dell’ottocento. A 18 chilometri, infine, c’ è Faedis, con una delle giovani promesse dell’ enologia friulana, Marco Cecchini, e un agriturismo dove è possibile assaggiare, oltre ai vini delle colline che circondano il paese, formaggi, trote e prodotti biologici. La «clef du vin» uno strumento innovativo Ecco la chiave per scoprire i segreti del vino Accelerare in pochi secondi il processo di invecchiamento di un vino per conoscerne le potenzialità: adesso è possibile. La “clef du vin”, ossia la chiave del vino, è un accessorio rivoluzionario, ma basato sul semplice principio della velocizzazione dei processi ossidativi a cui va incontro qualsiasi vino durante la sua maturazione, permette di rendere più morbida la struttura e sviluppare gli aromi di qualsiasi vino che possiede un potenziale di invecchiamento. Per contro, consente anche di scoprire in anticipo eventuali problemi che potrebbero insorgere nel corso del tempo, diventando un alleato per chi deve scegliere una partita di vino. Ogni secondo di contatto con la “clef du Vin” corrisponde ad un anno di invecchiamento. La chiave del vino è una lega di numerosi metalli assemblati e lavorati con metodi molto particolari. Questo strumento è stato sviluppato in 10 anni di studi da Lorenzo Zanon, chimico ed enologo, professore di chimica e di biologia, in collaborazione con un sommelier, Franck Thomas, miglior sommelier di Francia e d’Europa (2000). È stato sottoposto a test ed approvato da sommelier, viticoltori, giudici e scrittori di fama mondiale. La sua attendibilità dichiarata è maggiore del 95 p.c. Zanon aveva la necessità di uno strumento che lo aiutasse a prendere decisioni vincenti durante l’elaborazione del vino, per sapere in quale momento intervenire durante la vinificazione. Quando il vino, dentro il tino, è in “riduzione” (sentori di chiuso, di zolfo, di mercaptano, come di uovo marcio) Zanon se ne serve un calice di 10 cl. E ci immerge la “clef du vin” per 2 secondi. Se la riduzione persiste bisogna agire subito (travasare). Altrimenti può aspettare. La “clef du vin” modifica gradualmente le qualità organolettiche (il gusto e l’odore, i sapori e il bouquet) del vino. Ma il tutto in modo controllato. Efficace su tutte le tipologie di vino (rosso, rosè, bianco, secco, liquoroso, passito ed effervescente), la “chiave” è a tutti gli effetti un’unità di misura, un rilevatore. I vantaggi per il pubblico sono molteplici. Comprare solamente vini che invecchieranno correttamente, oppure avere la conferma di dover bere un vino entro l’anno. Se dopo aver inserito la “clef du vin” il vino mantiene le sue caratteristiche di gradevolezza o addirittura migliora, potete acquistarlo in tutta tranquillità per conservarlo. Se invece il vino precipita rapidamente (gusto piatto, senza struttura, sgradevole, metallico…) sarà opportuno consumarlo entro breve. Grazie a questo strumento si può sapere quanto tempo serve per conservare il vostro vino. Se lo preferite dopo 4 secondi di immersione, conservatelo per 4 anni (oppure bevetelo dopo 4 secondi di contatto con la “clef du vin”). D’ora in poi avrete la possibilità di testare regolarmente le bottiglie della vostra cantina attuale al fine di sapere quali consumare rapidamente e quali invece necessitano di qualche altro anno di invecchiamento. La “chiave” accelera lo sviluppo aromatico delle sensazioni del vino Una confezione regalo della “clef du vin”, strumento innovativo per ogni appassionato di enologia e ammorbidisce la sua struttura. Si dice in gergo che il vino “si apre”. I vini rossi vedranno i loro tannini ammorbidirsi e esprimere la sua rotondità. L’acidità dei vini bianchi secchi sarà attenuata e il “fruttato” sprigionato. Dai vini bianchi passiti, aspettatevi un’esplosione di sapori. Ma attenzione: un vino non buono non diventerà mai un buon vino. Non si tratta di magia! Un vino di cattiva qualità, o senza potenzialità di invecchiamento, verrà molto velocemente e fortemente alterato (“ucciso”) dalla “clef du vin” (generalmente sono sufficienti 2 secondi di contatto). 4 cucina Sabato, 24 settembre 2005 Sabato, 24 settembre 2005 Anche col pesce AUTUNNO Andar per funghi: consigli, segreti, caratteristiche, regole, il nostro territorio Lasagne funghi e salmone Nel piatto sapore e odore del bosco... Testo e foto di Mario Schiavato Un’antica leggenda dice che Perseo, in viaggio per prendere possesso di un nuovo regno, stanco e assetato si poté ristorare grazie all’acqua raccolta sul cappello di un fungo. Decise di fondare in quel posto una città e la chiamò Micene. Infatti i funghi in greco si chiamano Mykes, cioè simbolo di vita, al contrario della dicitura romana Funus Ago, cioè simbolo di morte È arrivato l’autunno con le sue piogge e quindi sono arrivati anche i funghi, meglio la maggioranza dei funghi che noi conosciamo, perché come vedremo più avanti, non è che abbiano una loro stagione particolare: spuntano tutto l’anno, nei posti più impensati, spesso neanche visibili ad occhio nudo. Ma andiamo con ordine. I funghi in generale L’Amanita phalloides, un fungo quasi sempre mortale Crema di funghi e patate Ingredienti 250 grammi di funghi freschi 350 grammi di patate 1 litro di latte 2,5 decilitri di acqua Un dado di pollo o 2,5 decilitri di brodo di pollo Panna da cucina Parmigiano Cipollotti Aglio Olio extravergine di oliva Radice di zenzero Timo Rosmarino Sale Pepe olio, cipollotti affettati, aglio e zenzero a filetti. Aggiungere timo e rosmarino freschi in mazzetto. Incorporare il latte con le patate e una manciata generosa di parmigiano. Far insaporire bene. Elimi- Preparazione Mettere a bollire il latte con il brodo o con l’acqua e il dado. Unire le patate lavate, sbucciate e tagliate a fette. Pulire i funghi affettarli e rosolarli in padella, a fuoco vivace, con la crema nella pentola, riportate a bollore, aggiungete la panna, a vostro gradimento. Aggiustate di sale e pepe. Chi può permetterselo, per arricchire la crema può grattuggiare nel piatto qualche lamella di tartufo. tete tutto nel frullatore e azionatelo Ingredienti: Quattro fogli di pasta fresca per lasagne 250 grammi di latte intero 150 grammi di farina 50 grammi di burro Sale q.b. Pepe q.b. Parmigiano grattugiato 200 grammi di salmone affumicato a fette 100 grammi di funghi freschi 400 grammi di passata di pomodoro Mozzarella Olio Prezzemolo tritato L’Amanita Cesarea, o re dei funghi Poche righe di storia Una antica leggenda dice che Perseo, in viaggio per prendere possesso di un nuovo regno, stanco e assetato si poté ristorarare grazie all’acqua raccolta sul cappello di un fungo. Decise di fondare in quel posto una città e la chiamò Micene. Infatti i funghi in greco si chiamano Mykes, cioè simbolo di vita, al contrario della dicitura romana Funus Ago, cioè simbolo di morte. Nella storia dell’uomo la presenza dei funghi è nota da migliaia di anni. Le prime conoscenze micologiche sono riportate dai Veda, i libri sacri del buddismo addirittura 1200 anni prima della nostra era, e quelle degli effetti dei funghi velenosi in un epigramma di Euripide (450 A.C). Poi arrivò Plinio il Vecchio che nella sua “De naturalis Historia” parlò dei funghi ma facendo una certa confusione tra quelli mangerecci e quelli velenosi. Solo nel XVI secolo, il medico e botanico Andrea Cesalpino fece una prima classificazione dei funghi ma si dovette comunque aspettare il 1729 quando, con l’invenzione del microscopio, il botanico Pietro Antonio Micheli poté fare uno studio approfondito delle specie e delle relative spore, praticamente i semi dei funghi. Dunque dalla voce greca mykes, scientificamente i funghi vengono chiamati miceti. Ce ne sono di moltissime specie, oltre settecentomila quelli conosciuti, ma la maggior parte sono funghi microscopici, invisibili quindi ad occhio nudo ma ugualmente di grande importanza. Si pensi ad esempio ai lieviti, alle fermentazioni, alle muffe (compresi penicillina e svariati antibiotici), alle malattie delle piante (le ruggini, i carboni, le peronospore), alle malattie degli uomini (carie, varie infezioni intestinali e della pelle). Praticamente i funghi non risparmiano nessuno: l’uomo, gli animali, le piante, gli insetti, addirittura i vermi e i protozoi! Noi però ci limiteremo a considerare le specie principali dei funghi cosiddetti carpofori, che possono essere commestibili eccellenti, altri senza valore, altri ancora tossici e infine addirittura mortiferi! Questi carpofori possono avere svariate forme. Ne abbiamo con cappelli sotto i quali ci sono lamelle, altri con sotto pori, altri ancora con sotto aculei; poi ne abbiamo a forma di cappuccio, di mensola, si coppa, di sfera, di cespuglietto e lattiginosi. Come si diffondono i funghi? Dalle lamelle (vedi i prataioli), dagli aculei (vedi gli stecherini), o dai tuboli (vedi i porcini) disposti appunto sotto il cappello, cadono sul terreno le spore, praticamente i semi, quasi sempre invisibili persino al microscopio! Cadute queste spore su un terreno adatto, germinano e danno origine a dei filamenti detti ife, che sono formati da più cellule, sia maschili che femminili, le quali, combinandosi tra loro, danno appunto origine ad una pianta-fungo. I funghi che noi cogliamo non sono altro che il corpo fruttifero di questa pianta sotterranea, spesso vastissima, che rimane comunque celata nel terreno o in qualche ammasso di materiale in decomposizione, o su un tronco, o su un ceppo che decompone e divora assieme ad altri organismi degradatori. E dunque, a seconda dell’ambiente vegetale in cui prosperano, i funghi si dividono in simbionti (che vivono in simbiosi con altre piante), in parassiti (che vivono sul corpo di altre piante), e soprofiti (che vivono su organusmi morti). Dunque i funghi che noi vediamo tra l’erba, sul ceppo degli alberi, su materiali in decomposizione, non sono altro che il frutto di una pianta speciale, sotterranea e priva di clorofilla. Che cos’è la clorofilla? Detto in breve, non è altro che la sostanza che dà il colore verde alle foglie. Dato che i carpofori non ne hanno, devono associarsi a piante vive per poter vegetare, sottraendo però anche l’alimento di cui le piante abbisognano. È questa appunto la simbiosi. Chi conosce un po’ i funghi sa che ci sono boleti (comunemente chiamati porcini) che vivono solo vicino agli abeti, altri esigono i larici, altri ancora le querce o i castagni. Ma ci sono anche funghi che esigono i prati, vari materiali in decomposizione, addirittura terreno calcareo. Io ne ho trovati e fotografati addirittura nel deserto del Sahara, spuntati dopo un breve piovasco! Dove e quando spuntano i funghi Non tutte le specie di funghi vegetano nello stesso luogo e nello stesso tempo. Il luogo ed il tempo nei quali una specie viene a maturazione, si chiama habitat. I terreni favorevoli, in genere sono quelli di colore scuro dei boschi ricchi di umidità delle zone temperate. D’estate e d’autunno vi fruttificano migliaia di macromiceti (cioè funghi grandi, ben visibili dall’occhio umano). Poche le specie che spuntano a primavera, meno ancora durante l’inverno. Per quanto riguarda l’habitat, i boleti, meglio conosciuti come porcini, sono quelli che non conoscono rivali: si estendono da un oceano all’altro, dalle pianure alle montagne e cessano soltanto tra i due-tre mila metri d’altezza. I cercatori di funghi non solo conoscono i luoghi ma sanno anche qual è il tempo migliore per l’apparizione di ogni singola specie. Questo è naturalmente quello che segue alle piogge estive all’inizio dell’autunno, dopo notti tiepide e non ventilate. Il micelio, cioè il corpo vegetativo dei funghi, ha infatti bisogno d’acqua per rinnovarsi, per estendersi in cerchi sempre più vasti (i cosiddetti circoli delle streghe, tipici ad esempio per i prataioli). Funghi in cucina Nonostante la ricchezza di specie fungine prosperanti sul nostr territorio, poche erano le raccolte operate dalla popolazione locale nei decenni trascorsi, soprattutto per la mancanza di una vera e propria tradizio- ne del consumo di questo prodotto della terra. Di conseguenza anche la cucina tradizionale manca di pietanze collegate ai funghi. E la faccenda non è cambiata neanche oggi, anche se raccoglierli è diventata una moda. Quelli commestibili sono eccellenti condimenti e oltre a conferire aroma e sapore a molte vivande, le rendono più appetitose e digeribili. Però bisogna precisare che non sono solo condimenti, ma veri e propri alimenti con un valore nutritivo tutt’altro che disprezzabile. In proporzioni varie contengono anche alcune delle principali vitamine ad eccezione di quella C. Dunque, tirando le somme, si può affermare che i funghi sono veri e propri alimenti, più vicini alle carni e alle uova che a delle semplici verdure. Dato che la cottu- Torta salata ai funghi Una preparazione squisita che otterrà molto successo. Adatta anche ai pranzi importanti, può costituire nelle occasioni semplici un piatto unico. Ingredienti: Per la crosta 150 grammi di farina integrale Tre cucchiai olio Un uovo Un cucchiaio di latte Sale e pepe q.p. Per la farcitura 250 grammi di funghi di qualità miste Quattro uova 100 grammi di formaggio grattugiato 500 grammi di ricotta Sale Noce moscata Prezzemolo Aglio Due cucchiai olio extravergine oliva Preparazione: gredienti in una terrina. ra distrugge buona parte delle vitamine sarebbe più conveniente consumarli in insalata, conditi con sale, limone e olio. Comunque, a secondo della qualità (se teneri, duri, filamentosi) i funghi vanno cotti a fuoco vivo, sulla graticola, in umido. Un consiglio seguito dai grandi cuochi per ricavarne un sapore quanto migliore è quello di mescolarne diverse specie, quindi quelli più consistenti, più acri o aromatici (meglio tutti!) prima di cuocerli normalmente bisognerà sottoporli a qualche minuto di prebollitura in acqua semplice che poi va gettata via, non si deve usare neanche per il pasto di animali da ingrasso. Durante la cottura normale vanno tenuti scoperti, fino a quando se ne sarà andata, sotto forma di vapore, buona parte dell’acqua che contengono. Molte volte le nostre donne usano cucinarli con grande accompagnamento di cipolle, di aglio, di erbe aromatiche, di pomodori e peperoni, pepe e spezie varie. E poi vini! Niente di più sbagliato. Si devono cucinare spezzettati con solo poco olio, qualche spicchio di aglio schiacciato per poterlo levare a cottura conclusa quando si aggiungerà anche il sale e un po’ di prezzemolo tritato. Alcune regole per la raccolta Successo garantito Avvolgere in una pellicola e lasciare in frigorifero per un’ora circa. Pulire i funghi, affettarli finemente, far rosolare l’aglio con l’olio, aggiungere i funghi e cuocere per un quarto d’ora. Salare, pepare e tenere a parte. Preriscaldare il forno a 200°C. Ammorbidire la ricotta con un forchetta in una capiente terrina, aggiungere le uova a uno a uno, quindi il formaggio, i funghi e il prezzemolo. Stendere la pasta in un disco sottile con cui foderare una teglia rotonda rivestita di carta da forno o unta di burro. Coprire col ripieno. Cuocere 30 minuti circa. 5 Appena colti i funghi vanno puliti sul posto cercando di interrare o di mettere sotto le foglie quanto levato. Vanno riposti in un canestro per permettere alle spore (i semi) di cadere e di formare eventuali altre famiglie. Le buste di plastica non sono adatte per questo motivo e anche perché pigiano i funghi uno contro l’altro e li rovinano. Riporli sempre con il gambo verso l’alto per indurre le larve (i cosiddetti vermi) a salire. Dopo qualche ora basterà tagliare un pezzo del piede per liberarsene. Nell’ambiente i funghi svolgono un ruolo insostituibile. Dunque anche se non li conoscete, se non li raccogliete, non romperli né calpestarli quale testimonianza di un vostro vandalico passaggio. Non raccogliete esemplari vecchi, cioè troppo sviluppati, perché di solito sono pieni di larve ed inutilizzabili dal punto di vista alimentare ma sono molto utili alla propagazione delle spore. L’abbigliamento deve essere il più pratico possibile, adatto ad inoltrarsi tra i cespugli, dunque di tessuto resistente agli strappi e ai piedi un paio di stivali, se possibile. Infine non esiste una ricetta universale per distinguere se un fungo è velenoso o meno. Inutile fare come le nostre nonne: mettere cucchiai d’argento, spicchi d’aglio, darli prima al gatto o cose del genere; asserire che sono buoni se danneggiati dalle lumache, dai ghiri e dai topi; scartarli se al taglio cambiano colore… Per distinguere i funghi velenosi da quelli commestibili non c’è altra via che quella di imparare a conoscerli usando un buon libro. Se non si è matematicamente sicuri della loro qualità, lasciarli senz’altro al loro posto perché contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio della natura. I funghi del nostro territorio Ogni territorio ha le sue specie particolari. Tuttavia sul nostro (Istria, isole e Fiume) i più noti sono: L’Amanita Cesarea o ovulo buono, un fungo dal color rossoarancione una volta molto frequente, negli ultimi tempi è quasi scomparso. Cresce nelle radure dei boschi di castagni e di querce. Ha un ottimo sapore. Viene considerato come il re dei funghi. La Lepiota Procera o mazza di tamburo o ombrellino, un fungo con un cappello molto grande (10-25 cm.) e un gambo lungo che si può lasciare sul posto. Ottimo impanato come le cotolette. La Psalliota Campestris o prataiolo, un fungo che cresce nei cosiddetti cerchi delle streghe, sempre sui prati, col cappello bianco e le lamelle di color vinato. Compare una prima volta nella tarda primavera e poi verso la fine dell’estate dopo un periodo di tempo umido. Molte sono le varietà di questa specie, alcune di considerevole grandezza. Il Coprinus Comatus o fungo dell’inchiostro perché si altera presto e i suoi bordi diventano di un liquame nero. Cresce su terreni ricchi di sostanze fertilizzanti e sulla segatura nei pressi delle segherie. Da cuocere rapidamente nel burro. L’Armillariella Mellea o chiodino, un fungo che cresce a cespi su alberi vivi, che danneggia, ma anche su ceppi e radici morte. Commestibile solo se ben cotto e con prebollitura che esclude il liquame acido che secerne. Ottimi quelli che crescono sulle acacie. La Clitocybe Geotropa o fungo de San Martin, cresce sui prati e nei boschi di conifere, con un ampio cappello arrotolato verso le lamelle. Anche questo si può trovare in cerchi. Di solito negli esemplari grandi il gambo è stopposo. Il Lactarius Deliciosus o fungo del sangue in quanto di colore arancione e se spezzato emana un lattice rossastro che poi diventa verde. Ottimo da mettere sott’olio o cotto sul- la graticola. Molti sono gli appartenenti a questa famiglia. La maggioranza da scartare. La Russula Cyanoxantha o colombina maggiore, è, tra le tantissime della stessa specie, la più ricercata con le altre, quella aurata e quella verde. Questi funghi crescono di solito sotto le conifere. Sono ottimi nel misto. Il Boletus Edulis o porcino, è certamente il più popolare e più ricercato, ritenuto con l’Amanita Cesarea il re dei funghi. Eccellente se cotto ma anche crudo in insalata mescolato con qualche scaglia di parmigiano. In Istria è particolarmente noto l’Aereus o porcino nero, che cresce nelle cosiddette seraje di querce mescolate ai castagni. Ottimo anche da essiccare tagliato a fettine sottili e messo su una rastrelliera al sole. Il Cantharellus Cibarius o galletto, è un ottimo fungo a forma di Preparazione Preparare la besciamella, lasciandola piuttosto fluida (se si ha fretta, sostituire con almeno due scatolette di besciamella pronta). Lessare in acqua salata e con un po’ di olio le lasagne. Cuocere il sugo. A parte, far appassire i funghi in una padella. Cospargere il fondo di una teglia da forno con qualche cucchiaiata di besciamella, un po’ di sugo e di parmigiano, poi poggiare uno strato di pasta. Cospargere con la besciamella, poi qualche fetta di salmone (non troppe, altrimenti il sapore è forte, ma nemmeno poche!!), sugo, parmigiano, mozzarella, pepe e prezzemolo tritato (assaggiate il salmone, se non è troppo sapido aggiungete sale, ma non troppo). Poi continuare così alternando due strati con il salmone e due con i funghi, finendo con besciamella, sugo e parmigiano. Infornare a 160° per 30 minuti oppure in forno a microonde a 750 W per 8 minuti. imbuto giallo oro. Cresce di solito nella macchia mediterranea tra il muschio, a gruppi. Della stessa famiglia il Cantharellus Cinereo o trombetta da morto, di color nero grigiastro. Da non dimenticare le Morchelle o spugnole, funghi a forma di spugna appunto, che appaiono in primavera nei boschi particolarmente umidi. Questo è naturalmente soltanto un piccolo elenco dei funghi nostrani più popolari tra i tanti ottimi che crescono sul nostro territorio. Finiremo con l’elencare alcuni dei funghi più velenosi e che assolutamente devono venir lasciati nel bosco a grave rischio dell’eventuale raccoglitore e consumatore. Il più temibile, a cui va imputata la quasi totalità dei casi di morte è l’Amanita phalloides, molto diffusa nei nostri boschi. Bastano 20 grammi per causare la morte che subentra dopo 8-40 ore. L’avvelenamento si manifesta con vomito, diarrea, sudorazione abbondante. Spesso si diventa gialli come se si avesse l’itterizia. Poi subentra la paralisi. Molte sono le altre Amanite velenose: la virescens, la verna, la virosa. L’Amanita Muscaria e l’Amanita Pantherina sono i tipici funghi col capello rosso a squamette bianche, che se ingeriti attaccano e danneggiano soprattutto il sistema nervoso. Altro fungo velenoso è il Cortinarius Orellanus, il cui avvelenamento si manifesta appena dopo una quindicina di giorni, ma che per fortuna è piuttosto raro. Da non dimenticare tra questi funghi velenosi il Boletus Satanas, un porcino con sempre il cappello di colore biancastro ed il gambo rosso, la Clavaria formosa o ditini. Ma certo, anche in questo caso, l’elenco è veramente troppo lungo… Da non dimenticare che anche il tartufo è un fungo, detto ipogeo, cioè che cresce sotto terra. Un’ultima raccomandazione: raccogliete solo i funghi dei quali siete certi della loro commestibilità. Gli altri lasciateli al loro posto! 6 cucina Sabato, 24 settembre 2005 FICHI Il loro contenuto calorico non è eccessivo Piccoli e dolci gioielli Il fico è un frutto tipico dell’area del Mediterraneo di provenienza della Turchia sudoccidentale. È una pianta che non teme la siccità estiva né il caldo e si adatta anche ai terreni poveri, purché non troppo umidi. La pianta produce frutti detti siconi una o due volte all’anno (unifere o bifere) o più volte. Nella varietà non unifere i primi frutti si raccolgono a inizio estate e sono detti fioroni; frutti preformati l’anno precedente che giungono a maturazione, mentre i fichi veri e propri sono quelli che maturano a fine estate. Può esserci anche una terza maturazione in autunno avanzato i cui frutti sono chiamati cimaroli. L’utilizzo Il fico è un buon frutto sia allo stato naturale e come tale va consumato con tutta la buccia, sia nelle preparazioni culinarie, come torte e dessert, ma può accompagnare anche salumi, carne e formaggi. Nella preparazione della marmellata, non richiede zucchero. Il lattice di fico immaturo è un caglio naturale per la preparazione in casa di formaggio; è la tecnica di antichissimi casari. Fichi secchi I fichi destinati all’industria vengono lasciati sull’albero fino a completa maturazione. Per la loro conservazione si utilizzano sia l’essiccamento naturale sia quello artificiale. Le varietà più pregiate utilizzate perché ricche di polpa e dalla buccia sottile sono Brogiotto bianco e nero, Dottato e S. Pietro. L’essiccamento naturale consiste nel sistemare i fichi in appositi graticci esposti al sole, mentre quello artificiale viene praticato in appositi recipienti, per mezzo di corrente d’aria calda (65-85°). La maggior parte dell’acqua contenuta nel prodotto fresco viene eliminata, impedendo quindi lo sviluppo di qualsiasi forma microbica. Il prodotto secco di scarto viene utilizzato per la distillazione industriale. Nell’antichità Una pianta sacra Nell’antichità il fico era una pianta sacra perché era considerato simbolo di conoscenza, abbondanza e fecondità; compare già nell’Antico Testamento in cui Adamo ed Eva usavano le sue foglie per coprirsi. Anche nell’antica Roma era molto presente soprattutto in cucina dove veniva abbinato spesso col salato. La coltivazione del fico è antichissima ed è un albero che cresce spontaneamente con molta facilità in qualsiasi posto, soprattutto nell’area mediterranea, anche se la sua vera origine turca, e resiste a tutto. Un consiglio: se volete raccoglierli da soli, attenti al loro latte che si sprigiona soprattutto quando non sono ancora molto maturi, è molto irritante sulla pelle. Fantasia Insalata di pasta ai fichi e pistacchi Ingredienti: 200 grammi di ditalini Quattro fichi Due mozzarelle 150 grammi di prosciutto crudo 20 ml di aceto bianco Un mazzetto di basilico 40 ml d’olio d’oliva 10 grammi di pistacchi pelati 20 grammi di sale grosso Una spolverata di pepe bianco La preparazione Portate a bollore 2 litri di acqua con il sale grosso. Scolate le mozzarelle, tagliatele a dadini di un centimentro. Tagliate il prosciutto crudo a filetti con un coltellino affilato, eliminando la parte grassa. Sbucciate i fichi e tagliateli a spicchi. Lavate delicatamente il basilico, tamponatelo con un telo. Raccogliete i pistacchi in un sacchettino di carta e frantumateli grossolanamente con un batticarne. Potete utilizzare un robot. La cottura Tuffate la pasta nell’acqua in ebollizione, mescolate e lasciate cuocere otto minuti o quanto indicato sulla confezione. Versate in una ciotolina l’olio e l’aceto, aggiungete il pepe, emulsionate la preparazione con una forchetta per renderla omogenea. La presentazione Scolate la pasta, passatela sotto l’acqua fredda, lasciatela raffreddare completamente, versatela in una ciotola. Aggiungete la mozzarella a dadini, il prosciutto e i fichi preparati. Mescolate, versate a filo il condimento e cospargete con le foglioline di basilico spezzettato e i pistacchi sminuzzati, mescolate e servite. Decorate con un ciuffo di basilico e 2-3 spicchi di fichi. Grappa di fichi Ingredienti per 1 litro: Grappa naturale 1 litro Quattro fichi Quattro cucchiai di miele Un grammo di cannella Un chiodo di garofano Un pezzetto di buccia di limone Disponete in un contenitore ermetico la grappa naturale, unite il miele e aggiungete i fichi prima puliti con un telo da cucina inumidito. Lasciate riposare la preparazione due mesi in un luogo fresco e buio. Aggiungete la cannella, il chiodo di garofano e la scorza di limone, fate riposare ancora una settimana. Filtrate la preparazione, imbottiglietela e lasciate riposare ancora un mese prima di utilizzarla. Fico d’India È chiamato “fico” ma appartiene a un’altra famiglia. È infatti un frutto originario dell’America Latina. Il frutto è una bacca spinosa ovoidale dalla buccia spessa e dalla polpa soda, nella quale sono contenuti i semi. Ha un sapore dolciastro, aromatico. Le varietà si raggruppano secondo il colore, giallo, bianco o rosso e secondo la presenza o meni dei semi, caratteristica delle varietà meno pregiate. Dal fico d’India si distilla anche alcol. Caratteristiche e proprietà nutrizionali Contrariamente a quanto si pensa, il contenuto calorico dei fichi freschi non è molto elevato: contiene l’80% di acqua e il 12% di zuccheri, mentre quello secco diventa cinque volte più calorico. È un frutto gustoso completo, energetico, lassativo, mineralizzante (contiene fosforo, ferro, calcio e altri sali minerali), tonificante e vitaminico (A-B-PP-C); è consigliato ai bambini, anziani e convalescenti nei disturbi polmonari e intestinali. Il fico favorisce la digestione, è utile nelle astenie fisiche e nervose, nelle gastriti e nelle coliti, nella stitichezza e negli stati febbrili, nelle bronchiti, tracheiti e nelle infiammazioni della bocca. Zuccotto di fichi Ingredienti: Dodici fichi Venti savoiardi 400 ml di panna liquida Venti ml di caffè ristretto freddo 60 grammi di amaretti Un bicchierino di liquore al limone. Sbriciolate gli amaretti finemente. Versate la panna ben fredda di frigo in una ciotola. Montatela 10 minuti con una frusta a mano oppure cinque con una elettrica. Per montarla meglio, tenete anche la ciotola e la frusta nel frigorifero, fino al momento dell’utilizzo. Incorporate il caffè alla panna montata, poco alla volta, sempre montando. Rivestite uno stampo da zuccotto di 19 cm di diametro con pellicola da cucina, facendola fuoriuscire dai bordi. Lavate i fichi e asciugateli delicatamente; sbucciateli. Tagliateli a metà, in senso verticale. Passateli nel trito di amaretti, dalla parte non tagliata. Sistemateli, man mano, sul fondo e lungo la pareti dello stampo, senza sovrapporli. Lasciate la parte del taglio verso l’esterno. Mescolate il liquore a tre cucchiai di acqua fredda. Bagnate i savoiardi nel liquido. Sistemateli nello stampo, alternandoli alla panna montata al caffè. Completate con uno strato di savoiardi. Tenete il dolce in frigorifero 2 ore. Sformatelo, eliminate la pellicola e servite. cucina 7 Sabato, 24 settembre 2005 FRUTTI DI BOSCO More, fragoline, mirtillo e ribes Il tesoro del sottobosco Con il nome frutti di bosco vengono raggruppati i frutti a bacca che nascono spontanei nei boschi: lamponi, mirtilli, more, ribes e fragoline di bosco. Sono ricchi di vitamina C, di sostanze antiossidanti per mantenere giovane il corpo e di antociani che gli conferiscono il caratteristico colore che va dal rosso rubino al nero splendente. I frutti di bosco sono apprezzati da soli al naturale a fine pasto o come ingrediente per dolci (crostate, meringhe...), nei gelati, con succo di limone, con miele o conditi con aceto balsamico, ecc. Possono anche venire cotti in marmellate o salse oppure conservati sotto grappa. Ma adesso vediamone in dettaglio le caratteristiche. More Il rovo, la pianta da cui si raccoglie soprattutto in estate, è presente in tutti i i boschi del nord europa, ma la si trova anche sul nostro territorio, basta fare attenzione a non raccogliere i frutti vicino alle strade trafficate perché potrebbero essere inquinati dagli scarichi. È un frutto di colore rosso che maturando diventa nero; è ricco di zuccheri, vitamina B1, A, C, tannino, potassio, calcio, fosforo, manganese, pectine, acidi organici e antociani che regolano l’intestino. In cucina le more vengono usate per confetture, gelatine, salse dolci, sciroppi, sorbetti, gelati... Vanno consumate entro poco tempo dalla raccolta o dall’acquisto, in cui bisogna scegliere frutti neri e sodi, perché sono estremamente delicate. Le more apportano solo 31 calorie per 100 grammi. Fragoline di bosco Tra le varietà di fragole selvatiche la più comune è quella detta “fragola di bosco” che produce frutti dalla primavera all’autunno. Sono piccole, dolci e profumatissime e per questo devono essere Crostata ai frutti di bosco Ingredienti: Base per crostata 70 grammi di amaretti 120 grammi confettura di albicocche 120 grammi succo di limone Due tuorli Quattro cucchiai di zucchero Due bicchieri di latte Per guarnire: 200 grammi fragoline di bosco 150 grammi di more 100 grammi di lamponi 80 grammi di mirtilli 60 grammi di fragole Un bicchiere di aceto Fare la crema Versate i tuorli in un tegamino di acciaio a fondo spesso. Unite lo zucchero, montate sei minuti con una frusta a mano oppure tre con una elettrica. Incorporate ai tuorli il latte caldo poco per volta, continuando a montare con la frusta a mano. Non usate la frusta elettrica per incorporare il latte, altrimenti si forma troppa schiuma che rende difficile vedere quando la crema, una volta messa sul fuoco, è arrivata a cottura. Mettete il recipiente sulla fiamma molto bassa. Portate a ebollizione la crema senza smettere di mescolare (10 minuti). Spegnete il fuoco, lasciate raffreddare la crema a temperatura ambiente (15 minuti). Mescolate ogni tanto per evitare che si formi una pellicola sulla superficie della crema. Per accelerare i tempi, immergete il tegamino con la crema in una ciotola di acqua fredda: il livello dell’acqua deve arrivare due centimetri sotto l’orlo del recipiente. Pulire la frutta Versate l’aceto in una ciotola di acqua fredda. Lavatevi rapidamente la frutta tenendo separate le diverse varietá. Scolatele, asciugatele con carta da cucina. I frutti devono risultare perfettamente asciutti. Potete stenderli su alcuni teli da cucina, sempre tenendo separati i vari tipi. lavate poco per non far perdere l’aroma. Lampone Frutto nordico che nasce da un cespuglio tipico delle regioni fredde e montane dell’Europa del Nord e Asia. Viene raccolto all’inizio dell’estate ed è simile ad una mora rossa, ma più conico e con un profumo intenso e gradevole; ne esiste anche una varietà di colore bianco-giallognola. Il lampone contiene vitamina come negli agrumi ed è ricco di sali minerali, vitamina A, C, calcio, ferro, fosforo, acidi organici, pectine, tannino e zuccheri costituiti per la maggior parte da levulosio (zucchero buono). Un consiglio: questi frutti vanno consumati in fretta e lavati delicatamente perché si deteriorano facilmente. I lamponi apportano solo 35 calorie per 100 grammi. Mirtillo La pianta del mirtillo è un arbusto conosciuto fin dall’antichità che vive spontaneamente in montagna e si raccoglie soprattutto in estate. Ne esistono di vari tipi: mirtillo nero che ha piccole bacche succose, un po’ aspre, ma più dolci e profumate del mirtillo rosso; si mangia al naturale o mescolato a zucchero, vino o panna. mirtillo rosso viene usato per crostate o per salse per condire la selvaggina. mirtillo blu gigante che viene di solito coltivato, ma si deve fare attenzione perché allo stato selvatico ne esiste uno blu simile a questo che può essere confuso con quello nero ma è più tossico. Il mirtillo contiene vitamina A, B3, C, acidi organici, tannino, potassio, fosforo, calcio, sodio, ferro, pectine, mirtillina (sostanza battericida) e antociani che fanno aumentare l’elasticità capillare e aguzzano la vista. Nella nostra cucina viene mangiato come frutta o usato in pasticceria per confetture, gelatine, sorbetti, gelati; mentre nelle regioni Panna cotta ai lamponi Ingredienti: 500 ml di panna liquida 12 grammi di gelatina in fogli 150 grammi di zucchero a velo 100 grammi di lamponi Una pesca noce gialla Due rametti di menta Preparare la frutta Riempite di acqua fredda una ciotola e mettete a bagno 10 minuti la gelatina. Lavate e asciugate la pesca, sbucciatela, tagliatela a metà ed eliminate il nocciolo. Tagliate la polpa della pesca a pezzetti. Completare il dolce Sbattete la panna in una casseruola con una frusta tre minuti a fuoco bassissimo con lo zucchero a velo. Portate a bollore mescolando, spegnete. Scolate dall’acqua i fogli di gelatina e strizzateli molto bene con le mani. Metteteli nella panna calda e mescolate finché sono completamente sciolti. Fate raffreddare ma non addensare. Unite alla panna 2/3 dei lamponi lavati e i pezzetti di pesca, amalgamandoli bene. Versate metà del miscuglio in uno stampo ad anello di circa un litro di capacità e tenete il recipiente in frigorifero 10 minuti. Colmate lo stampo con il miscuglio rimasto, rimettetelo in frigorifero. Lasciatelo riposare almeno sei ore. Pulite le foglie di menta con carta da cucina inumidita. Sformate il dolce direttamente sul piatto da portata. Immergete prima la parte esterna dello stampo in acqua calda. Decorate il dolce con i lamponi rimasti e le foglioline di menta, servite. nordiche è usato come contorno, in marmellate anche da accompagnare alla selvaggina. I mirtilli apportano solo 40 calorie per 100 grammi. Ribes Comporre la crostata Spennallate il fondo dell’involucro di pasta con due cucchiai di confettura di albicocche. Dovete formare uno strato uniforme: in questo modo la pasta frolla non diventa troppo molle a contatto con la crema. Versate nell’involucro di frolla la crema completamente raffreddata. Sbriciolate gli amaretti grossolanamente. Potete sistemarli in un sacchetto di carta e passarvi sopra il mattarello. Spolverizzate gli amaretti sbriciolati sullo strato di crema distribuendoli con un cucchiaio. Lo strato di amaretti serve a fare in modo che la frutta affondi meno nella crema. Disponete la frutta in cerchi concentrici, alternando i colori. Iniziate dall’orlo della torta facendo un cerchio di fragoline, proseguite con le more, continuate con un cerchio di lamponi e con uno di mirtilli. Lasciate libero il centro della crostata per le fragole. Completate la parte centrale della crostata con le fragole intere, sistemandole con le punte rivolte verso il centro. Non togliete le foglioline verdi delle fragole: sono decorative. Lucidare con la confettura Sciogliete cinque minuti a fuoco dolcissimo la confettura rimasta insieme al succo di limone in un tegamino, mescolando in continuazione con un cucchiaio di legno per sciogliere bene i grumi. Passatela attraverso un colino a maglie fitte. Versate la confettura ancora calda sulla frutta in modo da formare uno strato uniforme. Per distribuire meglio la confettura, usate un pennello da pasticceria piatto. Lasciate consolidare la confettura a temperatura ambiente 20 minuti. Servite. Se non servite subito la crostata, sistematela nella parte meno fredda del frigo, senza coprirla, ma non più di 30 minuti, altrimenti la frutta diventa acquosa e bagna la crema e la base. Il ribes nasce da un piccolo arbusto montano soprattutto nell’Europa nord-orientale e Asia settentrionale. Ne esistono due varietà: il ribes comune o ribes rosso, che è il più apprezzato, matura in estate e ha frutti a grappoli con acini rossi o bianchi contenenti numerosi semini. il ribes di monte o ribes nero che ha frutti neri con polpa rossa, dolce e aromatica; nella sua buccia sono contenute delle sostanze che regolano l’intestino. Dal ribes nero inoltre si ricava un liquore, il cassis. Il ribes, in generale, ha sapore acidulo anche se contiene zuccheri, acido ascorbico, acido malico, albumina, pectina, vitamina A, C, fosforo, calcio, potassio, ferro, mucillagini e betacarotene. Per la presenza degli acidi organici stimola l’appetito e per la presenza di antociani combatte i radicali liberi; inoltre se viene mangiato prima del pasto stimola la digestione. Il ribes, come le fragole e le ciliegie, è più ricco che mai di elementi nutritivi e povero di residui chimici, inoltre ha quattro volte più vitamina C delle fragole e ne è una delle fonti più ricche in assoluto.ribes apporta solo 37 kcalorie per 100 grammi, ma anche 77 gr. d’acqua, 28 calorie, 6,6 gr. di zuccheri, 200 mg. di vitamina C, 60 mg. di calcio e 370 mg. di potassio. 8 cucina Sabato, 24 settembre 2005 IL RISTORANTE DEL MESE Corrado, una «konoba» extra a Lussinpiccolo di Sostene Schena L a storia della gastronomia istriana è stata fatta da grandi tradizioni familiari. La nonna famosa per quelle ricette, la figlia che dalla madre ha imparato tutti i segreti della cucina, la nipote che ha proseguito su quella strada, magari apportando qualche novità, modernizzando il locale, adeguando cucina e arredamento alle esigenze dell’epoca. Questa è anche la storia di “Corrado” un’ex “konoba” a conduzione familiare che in questi ultimi tempi ha cambiato notevolmente veste e ora assomiglia molto di più ad un bel ristorante di lusso che alla classica trattoria con caminetto. Ma quello che interessa a noi e ai buongustai che la pensano come noi non è tanto l’apparenza quanto la sostanza e “Corrado” (Korado Morin, il proprietario) sembra aver capito benissimo che il cliente bada, per prima cosa, La scheda Nome: “Corrado”. Località: Lussinpiccolo Gestione: Korado e Igor Morin. Indirizzo: Sv. Marija 1 – 51550 Lussinpiccolo. Tipo di locale: “konoba”. Coperti: 35; in terrazza 65. Aperto dalle 11 alle 23. Numeri di telefono: +38551/232487, anche fax. Lingue parlate: italiano, inglese e tedesco. Pagamento: anche credit card. Prenotazione: consigliabile. Distanze: 77 km dall’attracco di Faresina; 21 da Ossero; 118 da Fiume; 170 dal confine italiano di Pese. Per arrivarci: da Mattuglie prendete la strada per Laurana-Pola fino a Brestova (31 km) dove ci si imbarca per Cherso (costo del traghetto per persona 11 kune e 75 per auto). Altri 24 km e siete a Cherso; altri 32 per Ossero; ancora 21 e siete a Lussinpiccolo. Parcheggio (in stagione) a una trentina di metri sul piazzale all’entrata di Lussino. proprio al contenuto più che al contenitore. Così, se arrivate alla konoba Corrado più che leggere il menù (anche se è sempre meglio farselo portare) fatevi dire dal ca- L’angolo del barman Winter Warmers l’autunno nel bicchiere di Mauro Scomerza Ingredienti: 50 millilitri di cognac Armagnac 75 millilitri di purea di pera 25 millilitri di grappa alla mela 20 millilitri di sciroppo di cannella Mezzo cucchiaino di orange bitter Un bianco d’uovo Il “Winter warmers” è un cocktail stagionale (autunno/inverno ovviamente) creato appositamente per la stagione 2005/06. L’Armagnac è un liquore dal contenuto alcoolico molto elevato e dal gusto molto forte e distinto, da gustare nei mesi di freddo e pioggia. La pera, invece, oltre che a essere un frutto autunnale, si sta candidando alla grande come frutto protagonista di questa stagione. La maggior parte dei cocktail bar nel centro di Londra stanno creando dei nuovi menù basandoli molto sulla pera. La grappa alla mela è molto importante in questo cocktail. Si tratta di un liquore dolce e dal gusto molto forte, che si combina bene con la pera, ma soprattutto è il link, il collegamento, necessario fra la pera e la cannella. Senza lo grappa di mela o schnapps il gusto del drink non sarebbe omogeneo, ma molto spezzato. Lo sciroppo di cannella (facile da ottenere, basta cucinare una stecca di cannella con acqua e zucchero) dà al cocktail quel sapore autunnale che si può ottenere solo con questa spezia. Tutti gli ingredienti nominati fino ad ora sono di base dolce o dolciastra e dunque il cocktail sarebbe praticamente imbevibile senza un po’ di bitter. Siccome l’Armagnac si abbina bene con l’arancia, invece di usare il classico angostura bitter, in questo caso abbaimo optato per l’orange bitter e l’esperimento è riuscito in pieno. Essendo un drink molto aggressivo, attenti nel dosaggio dell’orange bitter. Ne basta mezzo cucchiaino da tè. Per bilanciare il cocktail, dargli una testura compatta e renderlo molto omegeneo, come ultimo ingrediente abbiamo usato il bianco d’uovo. Dà al drink un po’ di cremosità (ma non troppa) e unisce tutti gli altri ingredienti bilanciando il gusto armonicamente. Versare tutti gli ingredienti nel shaker riempito di ghiaccio fino a meta. Shekerare bene e versare in un bicchiere da martini. Decorare con uno stick di cannella. Il “Winter Warmers” (che tradotto letteralmente vuol dire “bevanda che riscalda d’inverno”) è una creazione esclusiva del nostro collaboratore. Per realizzarla ci sono volute ore e ore di prova con la preziosa collaborazione degli chef dell’albergo londinese “One Aldwych” dove il nostro ex collega lavora. Con questo drink Mauro Scomerza parteciperà ad un concorso in programma il 4 ottobre a Londra. Auguri! direttamente nel tegame). Secondo Corrado la sua busara è diversa e i suoi clienti tornano sempre lì a confermarglielo. Per quanto riguarda i secondi da Corrado trovate tutte le specialità del mare, cosa non insolita direte - sull’isola di Lussino ma c’è un “ma”: Corrado e soprattutto il figlio Igor se ne vanno, appena possono a pescare e, anche in La nostra pagella Ambiente Atmosfera Servizio Qualità Vino Prezzo Rapporto q/p Giudizio finale 84 86 88 88 80 80 86 87 piena stagione, non vi capita che vi sia presentato del buon pesce di allevamento. Appena entrati vi mostreranno quello che passa il convento quel giorno e sarà tutto pesce, molluschi o crostacei freschissimi. Chi è amante della carne può optare per una pasta al sugo di agnello e come secondo l’agnello di Cherso cucinato nei vari modi della tradizione locale. Il vino della casa è sufficientemente buono ma se il pesce che avete scelto è speciale azzardate un bottiglietta di un buon malvasia dell’Istria. meriere cosa “passa il convento” nella giornata. Ultimamente come fanno i grandi chef, Corrado si fa vedere un po’ meno perché ha ceduto le briglie al figlio Igor. L’impronta però è quella che ha fatto della ex “konoba” uno dei più famosi locali dell’isola. Se intendete cominciare dal primo (magari saltando l’antipasto) vi consigliamo degli spaghetti in una “busara” di scampi, classico piatto per socializzare (al termine infatti, qui non si va contro il bon ton se, assieme agli altri commensali, si fa la “scarpetta” Dal 30 settembre al 1° ottobre La Mitteleuropa del gusto a Gorizia Il prossimo fine settimana le strade di Gorizia saranno invase dai profumi e dai sapori della Mitteleuropa del gusto: tre giorni, dal 30 settembre al 1° ottobre, in cui assaggiare vini, dolci e prodotti tipici della tradizione italiana, slovena, austriaca, ungherese, bavarese, croata, le cui tradizioni spesso si intrecciano e si contaminano reciprocamente in questa terra di confine e di scambio fra i popoli, che è il Friuli-Venezia Giulia. Sarà il centro città il fulcro di “Gusti di frontiera. I sapori della Mitteleuropa”, la rassegna culinaria dell’ Europa centro-orientale per la quale verranno allestiti centinaia di stand gastronomici e gazebo dei produttori ed espositori italiani e stranieri, i quali saranno disposti in un grande ring pedonale realizzato per l’occasione, con la chiusura al traffico delle piazze e delle vie del centro storico. Anche i negozianti parteciperanno alla festa allestendo all’esterno dei negozi banchi di assaggi e di vendita dei prodotti tipici, mentre i ristoratori proporranno una carrellata di menù a tema, dalla jota alla brovada con musetto (cotechino), dal frico alla gubana, dagli gnocchi con susine ai “cjarsons” (una specie di ravioli). La manifestazione si svolgerà intorno a piazza Battisti dove, sia all’aperto, sia negli storici locali dell’ Unione Ginnastica Goriziana, verrà organizzata una vera e propria “Cittadella del Gusto”, con corsi di cucina tenuti da noti ristoratori della zona, percorsi didattici di degustazione e laboratori del gusto, che proporranno, fra l’altro, il confronto tra i vari prosciutti regionali dal D’Osvaldo di Cormons al San Daniele, sino a quello di Sauris, per scoprirne le peculiarità, la lavorazione e la stagionatura. Non mancheranno degustazioni ancor più particolari come quella delle più disparate qualità di salumi d’oca e gli assaggi guidati di formaggi regionali e della Slovenia, dal montasio al latteria, dal tabor bianco al format di Frant. Al centro della “Cittadella del Gusto” sarà allestita un’enoteca per l’assaggio dei vini regionali dei produttori associati al Movimento Turismo del Vino del Friuli-Venezia Giulia e dei vini più significativi dei produttori delle regioni ospiti. Le degustazioni saranno guidate da esperti sommelier che accompagneranno turisti, enologi e semplici curiosi nell’assaggio di vini come il picolit, il vino favorito dalla corte degli Asburgo, la ribolla gialla, il pinot grigio, il merlot ed il caratteristico terrano. A concludere la manifestazione una cena di gala, su prenotazione (domenica 2 ottobre al Grand Hotel Entourage) giocata interamente sul tema delle spezie: sarà narrata la storia affascinante della loro diffusione nella Mitteleuropa e grandi chef proporranno ricette create per l’occasione. Anno 1 / n. 5 24 settembre 2005 “LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina IN PIÙ, supplementi a cura di Errol Superina, progetto editoriale di Silvio Forza edizione: CUCINA Redattore esecutivo: Fabio Sfiligoi / Art director: Daria Vlahov Horvat Redattore grafico: Tiziana Raspor / Foto: Graziella Tatalović Collaboratori: Sostene Schena, Mario Schiavato, Mauro Scomerza e Franco Sodomaco