Il Normanno Bimestrale dell’Accademia di Belle Arti “Fidia” Arte e Restauro Edito dall’Accademia di Belle Arti “Fidia”- Stefanaconi – Vibo Valentia Aut. Trib. Vibo Valentia n°2 del 07/02/2012 - numero 0 Rivista Bimestrale gratuita “Arte e Restauro” – Aut. Trib. di Vibo Valentia n° 2 R.P. del 07/02/2012 Direttore - Imperio Assisi CONVITTO NAZIONALE DI STATO ISTITUTO OMNICOMPRENSIVO Liceo Scientifico “G. FILANGIERI” “N. MACHIAVELLI” VIBO VALENTIA Tel. 0963547667 Fax. 0963541193 89831 SORIANO CALABRO (VV) Via C. Alvaro Tel. 0963351006 - 0963351422 Scuole Annesse Primaria e Secondaria Residenzialità Alunni Convittori Servizi Pomeridiani Semiconvittuali <<<<<<<<<<<<<< www.convittofilangierivibo.it email - [email protected] www.icssorianocalabro.it email - [email protected] SOMMARIO: 4 ACCADEMIA DI BELLE ARTI “FIDIA” RIVIVE PER MERITO DELL’ACCADEMIA “ARTE e RESTAURO” DI BELLE ARTI “FIDIA” LA GLORIOSA TESTATA GIORNALISTICA “IL NORMANNO” di Imperio Assisi Bimestrale edito da: Accademia di Belle Arti “Fidia” Contrada Paieradi 89843 Stefanaconi (VV) 7 IL COLORE DELLA SPAGNA A PALAZZO STROZZI DI FIRENZE Tel. 0963/262952 fax 0963/262015 [email protected] di Giuseppe Neri Direttore responsabile: 9 IL RESTAURO NECESSARIO del TRITTICO DI ANTONELLO GAGINI DEL DUOMO DI VIBO VALENTIA Imperio ASSISI Vice Direttore: di Franco Luzza Michele LICATA 10 QUEL DISASTROSO VIAGGIO SU CALESSE DI FERDINANDO II DI BORBONE ALLE FERRIERE Dimitri LICATA DI MONGIANA di Imperio Assisi Stampa a cura del laboratorio di Grafica 13 MUSICA NUOVA PER LE NUOVE GENERAZIONI L’UTILIZZO DELLA MODERNA TECNOLOGIA NELLA DIDATTICA Coordinatore editoriale e Art direction: ABA FIDIA Aut. Trib. Vibo Valentia n°2 del 07/02/2012 MUSICALE di Emilia Grandinetti 15 GLI STRUMENTI MUSICALI ANTICHI E IL RIPRISTINO DEL “SUONO STORICO” di Giuseppe Ferraro 18 LA VERITÀ È LUCE di Simona Caramia Dove puoi trovare la rivista in omaggio: Edicola di: F. Selvaggio Piazza Municipio - Vibo Valentia Atri : Galleria d’Arte: Erinys Art Gallery via E. Gagliardi, 71 In copertina: scultura lignea dipinta “San Sebastiano” Chiesa S. Maria de Latinis - Gerocarne (vv) Restaurata Editoriale La pubblicazione della rivista “ARTE E RESTAURO” ha Con l’uscita del numero zero della rivista “Arte e Restau- due scopi principali il primo è far conoscere l’Arte mo- ro” e dopo il doveroso omaggio al primo, forse, giornale derna e contemporanea, accennando brevi nozioni stori- pubblicato nella Provincia vibonese a cura di S.E. il Ve- che, promuovendo le iniziative artistiche come mostre ed scovo Morabito nel lontano 1906, volgiamo rivolgere, un eventi svolti e che saranno realizzati nei musei, pinacote- amichevole e sincero ringraziamento al preside Imperio che, gallerie e associazioni. Il secondo scopo è pubbliciz- Assisi (giornalista iscritto all’albo da circa 50 anni) per zare le opere restaurate, da restaurare e nel frattempo avere accettato senza tentennamenti la direzione della aprire un dibattito sul come intervenire attraverso un re- rivista “Arte e Restauro” della quale siamo orgogliosi e stauro conservativo atto a preservare nel tempo la memo- fieri, per avere suscitato e incontrato sia nelle istituzioni ria storica - artistica e le opere di questo bellissimo terri- sia nei cittadini la loro attenzione, una rivista che tratta torio che nulla ha da invidiare ad altri e più decantati cen- problemi di carattere storico- artistico e della salvaguar- tri, inoltre, tutti sappiamo che in questo lembo di terra dia del nostro patrimonio culturale. I lettori si domande- baciata dal sole, hanno operato e operano tantissimi Arti- ranno perché il nome “Arte e Restauro”, era da qualche sti e Restauratori che sono assunti a gloria nazionale e tempo che intendevamo pubblicare in Provincia di Vibo oltre. Pertanto, è nostra intenzione aprire una rubrica, Valentia una rivista di “Arte e Restauro”, per promuove- dove, tutti i cittadini possono partecipare alla discussione re, produrre e favorire sia la cultura dell’Arte vista in tutte sugli argomenti che intendiamo trattare, come abbiamo le sue forme e sia la cultura del Restauro dato l’enorme già sopra enunciato, quindi invitiamo, per il prossimo patrimonio storico e artistico presente sul territorio con i numero coloro i quali desiderano collaborare, di inviare i siti archeologici, i monumenti e le opere d’arte esistenti propri interventi, al seguente indirizzo di posta elettroni- nella Provincia di Vibo Valentia e in Calabria. ca: [email protected]. Presidente ABA Fidia, Michele Licata Aula Magna : Accademia di Belle Arti “Fidia” Arte e Restauro 4 RIVIVE PER MERITO DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI “FIDIA” LA GLORIOSA TESTATA GIORNALISTICA “IL NORMANNO” 1906 “IL NORMANNO”; 1985: ”IL NORMANNO ‘85”; 2012: “IL NORMANNO - ARTE E RESTAURO” 1906 Il Normanno Bimestrale dell’Accademia di Belle Arti “Fidia Arte e Restauro 2012 Le impronte della civiltà Normanna in Cala- Mons. Giuseppe Morabito, che, incredibile a dirsi, bria sono ancora visibili in diversi luoghi della nostra impiantò a Mileto, nel 1905, una moderna tipografia Regione e, soprattutto, nei resti del sito dell’antica e, quindi, da buon giornalista “in pectore”, fondò, Mileto prescelto dal Conte Ruggero I°, detto “Bosso”, nell’anno 1906, un qualificato periodico che, in omag- quale Capitale della “Contea Normanna”. I segni, le gio al grande condottiero Ruggero I° nominò: “IL impronte e i ruderi normanni nella vecchia Mileto NORMANNO”. sfidano ancora le procelle del tempo. Storia, denomi- Appena un anno prima (1905) il territorio di Mileto, e, nazione, toponomastica, locali di ricreazione o di risto- quindi, dell’intera Diocesi, fu colpito dalla disastrosa razione, club sportivi, portano, con orgoglio, la deno- scossa tellurica che provocò seri e irrecuperabili danni minazione di “Normanno” o di “ I Normanni”. Non alle persone e al patrimonio artistico-religioso di buo- fu da meno la stampa locale che, cento anni or sono, na parte della Calabria. Mons. Morabito, 56° vescovo diede nella “cronotassi” dei vescovi di Mileto, fu un uomo e vita ad un periodico denominato “IL NOR- MANNO”. un La brillante idea e il singolare merito è da riconoscere “eroico”, degno di essere additato a “modello di al zelo e d’intelligenza pastorale” nella preziosa e grande Vescovo di Mileto (1858 - 1923 ) pastore “straordinario” e, per certi versi, Arte e Restauro 5 Resti dell’Abazia Normanna di Mileto Il muro a destra è detto“ Scarpa” Resti - Abazia Normanna di Mileto documentatissima monografia di don Filippo Ramon- a Palmi; fondò l’Orfanotrofio maschile e femminile dino; monografia intitolata: “Giuseppe Morabito: “San Giuseppe” a Polistena, Istituì l’ospizio per an- Vescovo di Mileto”; opera scritta con passione e fine ziani a Mileto e un Ospedale Sanitario a Nao di Io- competenza storica. “L’opera e lo zelo di mons. Mo- nadi” . Un’attività pastorale e sociale che veicolò, con rabito, (scrive l’attuale Vescovo di Mileto, nonché forbita competenza e passione giornalistica, nel suo giornalista, mons. Luigi Renzo) si evidenziarono nel- glorioso mensile “ IL NORMANNO”. Peccato che la loro verità più piena in occasioni dei “terremoti” questo straordinario mezzo di comunicazione che colpirono il Centro Sud della Calabria nel 1905 e solo tre anni, breve vita giornalistica che 1908. Il Vescovo, malgrado le difficoltà, accorse su- però, con minuzia di particolari e di documentazione la bito sui luoghi del disastro per dare conforto e soc- cronaca sociale e religiosa miletese e calabrese del corso alle popolazioni colpite. Il suo impegno lo portò tempo. Spaccati di vita che diventano singolare crona- in giro per l’Italia, ” mendicante della carità” per ca drammatica specialmente quanto descrive quella sollecitare dovunque i soccorsi, che i suoi Sacerdoti dei flagelli dei terremoti sopra indicati. Ad un uomo distribuivano poi tra la gente bisognosa, arrivando a eccezionalmente saggio e di profonda cultura, scrive prevenire gli stessi interventi delle Stato. Si curò par- Pino Bianco, non poteva sfuggire che le sue idee pa- ticolarmente degli orfani superstiti e senza tetto per i storali quali fondò Asili infantili a Mileto, organi di stampa che intitolò: “IL NORMANNO. Arte e Restauro 6 dovevano essere comunicate durò racconta, attraverso Eco della Diocesi di Mileto”, ed ancora, i mensili: alunni, agli uomini di Scuola, agli studiosi di proble- “LA STELLA DEGLI EMIGRANTI” e “GEMITI matiche sociali e scolastiche, una “finestra” per tratta- DI MADRI”. re i tanti problemi che ancora affliggevano il mondo “IL NORMANNO veniva pubblicato nella Tipografia della Scuola e i paesi della nostra Calabria. del Seminario Vescovile ogni giovedì; l’abbonamento Fu un successo: Il primo periodico scritto da alunni e annuo costava 3 lire e quello semestrale 2 lire ; un professori con l’intento primario di eliminare la tre- numero separato costava 5 centesimi. menda piaga della “dispersione scolastica” che afflig- Dopo i tragici terremoti del 1905 e 1908, sempre nei ge e umilia ancora la nostra Terra. Il bimestrale di locali del Seminario Vescovile, Mons. Morabito im- cultura e problematiche scolastiche”, diretto da Impe- piantò un modernissimo Osservatorio Sismologico e rio Assisi, ebbe l’autorizzazione del tribunale di Meteorico, vanto e singolarità dell’apprezzata attività Vibo Valentia numero 57 R.P. del 29/11/1985. scientifica prodotta dai Seminaristi. I risultati venivano Il primo numero, stampato dalla GRAFICALABRA settimanalmente pubblicati sul “Normanno”. di Vibo Valentia, annoverava fra i componenti il E proprio il nipote del Vescovo, Peppino Morabito, Comitato di Redazione i magnifici e indimenticabili primo biografo dello zio così scrive: “…avuta la tipo- professori: Giuseppina Naccari in Zappino, Lino Bul- grafia S. E. fondò il suo periodico “IL NORMAN- zomì, Giuseppe Bianco, Domenico Bartuli, Salvatore NO”, così intitolato nel ricordo del grande Conte Sangenito, Concetta Corrado, Lucia Mancini, Nazzare- Ruggero, Re dei Normanni. Il periodico visse solo tre no Caprino, Gabriela Marcarelli, Alberto Misiti , Fran- anni (1906,1907,1908), ma ebbe vita florida sotto la cesco Stambè, Concetta Virdò, Pino Grillo, Mimma sua direzione e la collaborazione di tanti intellettuali Scarmozzino, Maria Assisi, Rita Primerano, Rosetta di allora. Il giornale, ”morì” subito dopo il nuovo Pititto, Rosalba Scorza, Nicola Fogliaro, Ciccio Man- terremoto del 28 dicembre 1908. Nato dopo le mace- gone, Felice Procopio, Francesco Sicari e Domenico rie di un terremoto, il giornale, terminò il suo percor- Corrado: La Redazione degli studenti era curata dallo so dopo l’evento di un altro terremoto”. Nel 1985, studente Alfredo Assisi. anche nella mia qualità di Giornalista e di Preside della Questa seconda vita della testata “IL NORMANNO” é Scuola Media di Mileto decido di far “rivivere” costellata di collaborazione di uomini di cultura di l’eccezionale testata giornalistica anche per offrire agli ogni parte d’Italia, di studiosi che a livello nazionale Ruderi delle Reali Ferriere di Mongiana Arte e Restauro 7 Ferriere di Mongiana “Resti” Archivio liceo Scientifico di Soriano Calabro hanno affrontato il rinnovamento della Scuola Italiana. L’accademia di Belle Arti “FIDIA” appartiene alla Sulle pagine della Rivista hanno collaborato migliaia e categoria delle Università non Statali; Ha un arti- migliaia di alunni, (giornalisti in erba allora), alcuni stico palazzo sito in mezzo a rigogliosi alberi di dei quali, oggi, sono affermati Corrispondenti o Redat- quercia e un ampio parco verde. I settori di studio tori di Testate Giornalistiche Regionali. Il nuovo Nor- sono la Pittura, la Scenografia, la Scultura, la Gra- manno grazie ai miracoli tipografici dell’affermata fica, il Cinema e il Restauro. I laboratori sono mo- tipografia Domenico Garrì di Sciconi ed ai sacrifici dernissi mi, attrezzati con apparecchiature personali del suo Direttore, riesce a stampare numeri all’avanguardia. L’Accademia dispone di ben 50 di 80 pagine e le quattro facciate di copertina a colori, posti letto in camere doppie e triple per gli studenti o in “quadricromia” per come si dice in gergo tecnico. che provengono dalle altre Province .Tutte le came- Venticinque anni di gloriosa e battagliera vita sono re sono provviste di TV ed aria condizionata. tantissimi per un periodico totalmente autofinanziato. E Così mi onoro di dirigere, a partire dal numero “0” Ma il giornalista e i giornali si “rigenerano” come di febbraio2012, la terza stagione della gloriosa testa- alcune specie di piante o di animali ed ecco che la ta “IL NORMANNO”.Quanto a me, vecchio modesto testata rivive nel febbraio del 2012, grazie alla lungi- giornalista, mi basta miranza, all’esperienza e sensibilità culturale del presi- con le parole di auguri rivolte alla testata “IL NOR- dente dell’Accademia di Belle Arti “FIDIA “ di Stefa- MANNO” dal prof. Pino Bianco nel 1985: ”SEMPER naconi, ex preside Michele Licata, già dirigente scola- AD MAIORA”. Gli uomini passano ma le loro idee stico dell’Istituto Statale d’Arte di Vibo Valentia. stampate non temono l’invecchiar del tempo”. Arte e Restauro 8 chiudere questa presentazione IL COLORE DELLA SPAGNA A PALAZZO STROZZI DI FIRENZE Giuseppe Neri Non poteva mancare nell’Italia dei grandi artisti la mostra del colore spagnolo dei tre grandi interpreti del Dalì “San Giovanni della Croce “ olio su tela cm 205 x 116 Novecento: Dali’,Picasso e Mirò: “Giovani e arrabbiati, nascita della modernità ”La rassegna curata da Eugenio Carmona dell’ Università di Malaga e da Cristoph Vitali, consulente dei grandi musei europei, ha il giusto percorso della vitalità della Catalogna, in una Firenze aperta allo splendore dell’arte di maestri davvero unici, sia per il carattere ribelle, estroverso, ricco di incontri, perché tutti e tre gli artisti hanno molto amato Parigi, assieme ai cieli della Catalogna e la temperie di intellettuali attorno alla loro arte è stata la grande atmosfera che ha costruito anche le loro vite, disegnate di amori, di passioni, di interessi, centro del Modernismo che ha occultato emesso in ombra la stagione pittorica precedente. Dali’, il grande di Figueras, chiuso in un mondo magico, tra la metafisica e la psicoanalisi, dipinge i cieli di un mondo che ti affascina e ti cattura. La strada per Figueras è tortuosa, civetterie di vigne incassate tra comode piccole vallate, quindi la meravigliosa ricchezza di casette che sciolgono la solitudine del verde tra macchine fuggenti nel rosso della campagna spagnola. E’ uno spettacolo ammirare il paesaggio che da Barcellona si apre fino a Figueras, la residenza, la casa, il castello, la dimora, l’abitacolo dell’infingardo Dali’ che per sua volontà ha trasformato la facciata della dimora in una fiammata gigantesca di colore e sopra, sul tetto, grandi uova scolpite nel biancume corposo che rompono in modo volgare l’armonia architettonica. Adesso è a Firenze vivo nell’eroico proposito culturale per evidenziare anche la disfatta dell’anima. Arte e Restauro 9 Ho voluto chiedere perché quella stranezza del più Ampi cortili, donne stupende, una Gala che teneva strano e nevrotico pittore spagnolo. Non doveva nulla Salvador stretto, prigioniero del suo genio, chiuso an- a nessuno, voleva godere il sole della Spagna e ricor- che a chiave per fare produrre nelle tele la quantità e la dare la povertà della sua infanzia, quando era costretto qualità dei conflitti psicologici, dell’aggressività del a nutrirsi del pane intrecciato e di qualche uovo. Infa- pittore maledetto, tra sogni, memorie, immaginazioni. gottato in quelle immagini tira fuori le scintille esplo- La sua musa, il suo dolore, il suo unico amore rappre- sive, i fuochi e le fosforescenze ingannevoli perché già sentato anche nel bronzo, tra gli specchi, nelle libertà tra le pareti della dimora di Figueras appaiono dapper- immaginative, in uno stato di allucinazione, studiata e tutto il pane intrecciato e le uova bianche di mar- rielaborata tra i colori prepotenti. mo, simbolo anche della pallida genialità e marchio di Picasso, il genio e la sregolatezza, il sogno e l’amore, artistiche torture. Tra quel grappolo di colline leggere, le storie dei tradimenti, nella pittura, degli amici, dei tra versanti di case bianche e calcinate che ti fanno ritrovi battere il cuore perché cammini tra le valli spagnole, Germain, di Parigi o a Colle Montcada di Barcellona, ricche di colore, tra vigne e nuvole che hanno ispirato l’autore di un colore unico, sfrenato, segnato dalla anche Picasso e Mirò, i tre grandi maestri, tra Dada e nevrosi di rendere l’arte meno corposa, frammentaria, Surrealismo, vi è la storia del colore europeo, conqui- ermetico nell’insieme delle rincorse verso i pochi tratti stato dai tre anche nella Parigi ricca di altri artisti, loro del pennello austero antiborghese. amici. Mirò “il Cacciatore” (paesaggio catalano) olio su tela cm 64,8 x 100,3 The Museum of Modern Art - New York Arte e Restauro 10 notturni, del gelo del suo studio a Saint- Picasso “Donna con Fiore” olio su tela cm 162 x 130 Collezione Privata - Boisgeloup 1932 I tre, un sodalizio anche di nascita che non si scompo- Le tele vengono scelte a cura della Fondazione Palazzo ne negli anni, anzi si rinforza fino a dare l’immagine Strozzi, e sono quelle dei periodi giovanili dei tre cata- di una Spagna ricca d’arte e di cultura. lani “arrabbiati”, il periodo in cui hanno amato la li- Nelle bellissime sale del palazzo Strozzi, molte camere bertà più di ogni altra cosa. Una rassegna che esplora i sono dedicate all’altro grande spagnolo, Mirò. “Mirò- percorsi giovanili degli artisti, ma già famosi. Sale scrive Andrè Breton - iniziatore del Surrealismo nel dedicate al “Neucentisme” (1915-25), Mirò e Dali’, 1928 - è il più surrealista di tutti noi. ” Morto a Palma quindi Mirò e Picasso. (Picasso, nel 1920 convince de Maiorca nel 1983, aveva raggiunto la grande fama, Mirò a trasferirsi nella Parigi libera, ulla riva sinistra già negli anni ’20 di una pittura stile collage, articola- della Senna, dove si incontrano anche le grandi perso- ta su sfondi piatti, vivacemente colorata dove vengono nalità creative del Modernismo, dal giovane Soutine a dipinti animali trasfigurati in fantastiche creature. Ab- Henry Matisse, da Braque a Kandisky, per acquisire la bandonava lo stile cubista e dadaista, specie quando nuova creatività) Insieme cercano “ardimento e liber- nel 1924, conoscendo Breton e gli altri avanguardisti tà”, occorreva liberarsi dai cieli di Malaga e della cata- del Surrealismo, iniziava tecniche automatistiche, qua- logna per cercare schemi di ribellione, perché la vera si in uno stato di allucinazione. Scrive lui stesso: ” Mi arte è anarchica, smisurata e “ ribollente di passioni”. è difficile parlare della mia pittura, poiché essa è sem- Provenienti da Mosca, da Washington, da molti altri pre nata in uno stato di allucinazione, provocato da Paesi d’Europa, le tele dei tre catalani sono un prezio- uno choc di qualche tipo, oggettivo o soggettivo, del so documento per capire l’arte del Novecento pittori- quale non sono affatto responsabile.” co. Arte e Restauro 11 Informatic@Center di Panuccio Domenico Vendita e assistenza PC-Hardware - Software - Accessori Computer Via Popilia 15 - Vibo Valentia - Tel. 096343569 - cell. 3386901555 Emporio Musicale Vibonese via Matteotti n°16 Tel. e Fax. 0963547292 Vibo Valentia Arte e Restauro 12 IL RESTAURO NECESSARIO del TRITTICO di Antonello Gagini del Duomo di Vibo Valentia Franco Luzza Saper creare con il marmo coinvolge genio, memoria e Nel Duomo di Vibo Valentia, intitolato a Santa Maria progetto, elementi che mescolati tra di loro, attraverso Maggiore e a San Leoluca, vi sono collocate i processi fondamentali dello scolpire, rendono la scul- all’interno di un imponente altare in stile barocco rea- tura sontuosa e nobile. Per questo motivo, l’arte dello lizzato nel 1608 da maestranze locali con le colonne in scolpire diventa “arte” che crea l’immagine nelle tre marmi pregiati, tre maestose statue commissionate da dimensioni e si pone davanti al visitatore come materia Ettore Pignatelli e realizzate nel 1524 dal palermitano plasmata, versatile, morbida e sinuosa. Per beneficiare Antonello Gagini, (1478-1536). Lo scultore fu consi- della bellezza di queste opere, quindi, non occorre derato artista di grande talento, ed è stato uno straordi- soltanto osservarle secondo attente valutazioni esteti- nario interprete delle forme e dell’armonia nell’arte che - stilistiche, ma sapere che ognuna di esse è sem- dello scolpire, proponendo nella sua scultura i modelli pre e comunque un manufatto realizzato secondo , classici antichi, arricchendoli dalle più comuni pecu- criteri tecnici che racchiude in sé un momento storico liarità dell’arte gotica medievale. preciso. Trittico in marmo bianco di Carrara Arte e Restauro 13 In effetti, le sculture del Trittico, con le forme accentuate del panneggio con un perfetto equilibrio impreziosito dall’esecuzione, presentano la loro iconografica intima e carica di sentimenti Lo stesso Michelangelo, dopo avere visto la scultura di un “Cristo Velato” a Roma realizzata dal Gagini, menziona l’artista per la sua capacità nel panneggio. Ma, le tre sculture, alte circa 1,70 cm., durante i secoli hanno subito continui spostamenti e sistemazioni diverse fino a quando furono portate all’interno del Duomo e collocate alla sinistra dell’Altare Maggiore. Per questo e per altri motivi di natura conservativa, oggi le sculture presentano, su tutta la loro superficie scolpita, una patina di sporco grigio-giallastra che ottunde la visibilità estetica deteriorando così anche la preziosa peculiarità materica del marmo, ponendole, tra l’altro, in una visione estetica distorta e insolita rispetto a quella con la quale si mostravano all’origine. La sensibilità del restauro, per la protezione delle opere d’arte e del loro valore intrinseco, in particolare per le opere del Duomo, è un punto d’incontro fondamentale per la sopravvivenza delle stesse, direi addirittura culminante per la difesa di tutto il nostro patrimonio storico- artistico, in particolare per quello bisognoso di restauro. Difendere la preziosità di un’opera, quindi, significa attirarla a sé, amarla, curarla, custodirla e mantenerla in vita. Per questa ragione è considerato da tutti gli addetti ai lavori, il “Trittico” più interessante e famoso del mezzogiorno d’Italia, oggi più che mai, ha il necessario bisogno di essere monitorato attraverso un adeguato progetto volto specificatamente alla tutela, alla conservazione e al recupero per dare alle opere la propria visione originale. Arte e Restauro 14 “Particolare Trittico” Maddalena in Estasi QUEL DISASTROSO VIAGGIO SU CALESSE DI FERDINANDO II DI BORBONE ALLE FERRIERE DI MONGIANA Imperio Assisi Nel mese di ottobre del 1852, Ferdinando II de- e da apripista, nei fitti boschi e, tante volte, sono co- cide d’ispezionare, a sorpresa, la ricostruita Fabbrica. stretti a sollevare di peso il calesse reale, affossato fra Accompagnato dal Principe ereditario, giunge a Mon- la fanghiglia e danneggiato dalle molte buche, buche, giana la sera del 16 ottobre. Proviene da Pizzo Cala- “regalmente” affrontate o “baipassate” come se fosse bro, dove è stato costretto a pernottare in quanto, il il percorso per una gincana, con una serie di ostacoli. giorno prima, nell’affrontare la salita verso SERRA Mai SAN BRUNO, la carrozza reale si era impantanata “Francischiello”, aveva ragione da vendere a scorag- tra le fanghiglie del fiume Angitola, straripato, ren- giare il padre per ritentare da Pizzo a Mongiana dendo, così, impossibile la prosecuzione del viaggio. l’avventuroso invernale viaggio, ove i Reali sono stati Già fin d’allora le “alluvioni” nel Vibonese, non guar- ricevuti dal nuovo Direttore Ferdinando Pacifici. Non davano in faccia neanche Sua Maestà borbonica. Que- tutti i mali vengono per nuocere se è vero che Ferdi- sta volta, assieme al riottoso figlio “Francischiello”, nando II restò alquanto traumatizzato nel percorrere la con un leggero calesse affrontano di nuovo la salita viabilità delle zone di Monteleone e del Serrese e dello per Mongiana. Una sosta a Serra per rinfrancarsi e, “stato attuale” degli stabilimenti e delle officine. A quindi, coraggio e sangue freddo, si affronta la strada, tal punto, fu forzoso, doveroso ma anche rilevante o meglio, il sentiero sterrato che da Serra li porta a l’impegno del Sovrano a: Aprire una strada per le Mongiana. Un viaggio disastroso, una strada sterrata, miniere, passando per lo stabilimento di Ferdinan- con buche, (si direbbe oggi a massima “groviera”) per dea, alfine di dimezzare il prezzo delle materie pri- l’occasione, “tamponate” con terra vergine. me; Costruire una strada di collegamento con la I Contadini dei luoghi attraversati fanno da guida come quella volta il figlio del Re, strada dell’Angitola, per la facilità dei trasporti Ruderi della fabbrica d’armi di Mongiana (VV) Arte e Restauro 15 Sviluppo della Ferdinandea, senza trascurare I naturali sono mediocremente civilizzati, sia le risorse di Mongiana;Ritornare all’esplorazione per propria indole come per essere stati cresciuti ed della Graffite di Olivadi; Vendita del ferro duttile educati da diversi ufficiali ed impiegati di artiglieria , nelle tre Calabrie; Riduzione di Mongiana a Colo- esiste un numero di persone istruite a maggioranza nia Militare e rendere la zona altro nucleo di dife- dei vicini Comuni, suscettibili a disimpegnare le di- sa;Ingrandire e decorare la chiesa di Mongiana. Si verse cariche comunali. Il villaggio suddetto ha la soleva dire che per il nostro Meridione le promesse dei disgrazia di essere aggregato al Comune di Fabrizia , Sovrani erano stati sempre simili a quelle dei marinai. composto da gente rozza ed incolta, sotto la cui arbi- Questa volta, invece, No. Appena ritornato a Napoli traria Amministrazione sono non poco vessati, e nel re Ferdinando “costituisce” subito Mongiana in Colo- mentre che sopportano molti pesi, non fruiscono di nia Militare; il Direttore assumeva in sé i poteri pro- nessun vantaggio. I sudditi di Mongiana supplicano pri del Sindaco e gli Ufficiali quelli di Corpo Muni- all’Augusto Nostro Sovrano la grazia di essere eleva- cipale. Incredibile a dirsi, dopo svariate infruttuose to a Comune con la sua porzione di Beni Comunali petizioni, Mongiana viene finalmente separata dalla da staccarsi dal vistoso patrimonio di Fabrizia”. ”sfruttatrice”Città Fabrizia. Una delle più L’ennesima supplica dei sudditi di Mongiana viene “campanilistiche” petizioni per raggiungere lo scopo accolta dal Sovrano e, quindi, questo piccolo centro porta la firma del tenente Colonnello Direttore Ferdi- minerario diventa “Comune” luogo fertile di mol- nando Pacifici, richiesta che di molto “inquinò” i rap- teplice attività, che può vantarsi per le sue REALI porti tra i due centri Mongiana e Fabrizia, centri uniti FERRIERE ED OFFICINE. La fondazione del da vincoli di “odio ed amore” e d’interessi economici. borgo di Mongiana viene datata dagli Storici locali Il primo aprile del 1852 il tenente Colonnello Pa- tra il 1736 e il 1771. Mentre come data d’inizio del- cifici così relaziona al Sovrano: “Questo villaggio di la produzione delle ferriere potrebbe essere indica- Mongiana, che in sé contiene tre reali Stabilimenti, ta quella del 1782, almeno per quanto concerne i dei quali il più cospicuo e prosperante si è quello due altiforni della novella Fabbrica d’armi, ha una popolazione “Sant’Antonio”, installati sotto una misera tettoia composta di varie famiglie naturali, e permanenti che sorretta da non solide mura perimetrali. Per la sola ascende a circa mille anime, oltre tre in quattrocento Fonderia si è fatto ricorso a mattoni e a tegole sot- individui fidati, ed addetti ai diversi lavori di essi sta- tratte alle macerie della Certosa di Serra San Bru- bilimenti. no,dopo il tragico terremoto del 1783. Le Real Ferriere di Mongiana (VV) Ruderi della fonderia Arte e Restauro 16 di denominati “Santa Barbara” e In verità già nel 1796 i responsabili Nel 1830 sale al trono di Napoli Ferdinan- dell’Artiglieria lamentavano la pessima qualità dei do II che darà impulso alla vita civile ed economica ferri, di Mongiana, con conseguente rafforzamento della i difettosi calibri dei cannoni, l’approssimativa fattura dei proiettili e dei materiali ricevuti dalla Regia Ferriera di Mongiana. Per migliorare la produzione nel 1801 arriva a Mongia- siderurgia statale. Nasce la metalmeccanica privata e quindi si apre un nuovo mercato per Mongiana. na il Capitano Ribas che dispone l’abolizione del Nel 1837 si vara il progetto del collegamen- getto dei proiettili in “conchiglia” e vi sostituisce lo to stradale Mongiana-Pizzo; nel 1839 è inaugurata “ staffaggio ” in sabbia. Sono gli anni in cui il sito la Ferrovia Napoli-Portici. Nel 1833 Ferdinando II Mongiana vede crescere nei dintorni un certo nu- inaugura la Ferdinandea: stabilimento di prima mero di costruzioni e acquista sempre più fisiono- fusione e di supporto alla Mongiana che, da questa, mia di piccolo grazioso villaggio. Fioriscono le case dista circa 10 chilometri, situata al centro e gli alloggi militari, tipo baracche adibite a caser- dell’antico Bosco di Stilo, alle pendici del Monte me, ad alloggio degli ufficiali, sede degli Uffici e Pecoraro. La vicinanza alle miniere di Pazzano ri- della Direzione. Nascono una Chiesa di tavole con durrà notevolmente i costi di produzione della ghi- Campanile e una trentina di capanne di tavole per i sa. La Fonderia di Ferdinandea ha un impianto mulattieri, fatte a proprie spese, mentre il quartiere razionale con forno cilindrico di tipo inglese e non militare è costruito con fondi governativi. Nel 1814 formato parallelepipedo, ventilato da trombe e atti- hanno inizio i lavori di riattamento delle antiche vato dall’acqua. fonderie del Demanio di Stilo, con l’inizio della costruzione della nuova fabbrica di canne da fucile. L’entrata della Fabbrica d’armi di Mongiana (VV) Arte e Restauro 17 Con l’Unità d’Italia, le miniere di Pazzano saranno abbandonate a se stesse e saranno chiuse le stesse gallerie. La vecchia Mongiana vivacchia con respiro sempre più affannoso e finirà col morire di vecchiaia. Con legge 21 agosto 1862, n.793 il Governo post unitario, decide d’includere il nostro stabilimento tra i beni demaniali da alienare. Con legge n. 1435 del 23 giugno 1873 il Governo unitario sancisce la vendita dello stabilimento. Ancora pochi anni di vita e poi è la triste e irrevocabile fine delle Reali Ferriere e Officine di Mongiana. La Ferriera Ormai l’astro di Mongiana era irrimediabilmente tramontato e di esse Ferriere oggi non Sono gli anni in cui, in campo produttivo, si restano che alcuni tristi ruderi, documentati dalle registra un notevole incremento: Mongiana e Fer- foto che pubblichiamo. Quanto a S. Maestà Ferdi- dinandea producono una quantità di ghisa calcola- nando di Borbone, dopo aver ammirato le rare bel- bile in 18.000 cantaia l’anno. Metà è rifusa nelle lezze di Pizzo Calabro e goduto del singolare verde rimodernate ferriere sparse lungo il fiume Alaro, il e certosino silenzio del boschetto della Certosa di resto è spedito in “pani” alle fonderie del napole- Serra San Bruno, avrà, certamente, fatto annotare tano e in lastre alle manifatture militari di Poggio- dal suo Segretario particolare la spericolata avven- reale e Torre. Oltre al primitivo assortimento milita- tura vissuta su CALESSE per percorrere il tratto re (carronate da marina, cannoni da piazza, affusti, di strada da Pizzo a Mongiana. proiettili, lastre per fucili), a Mongiana si produce Per la cronaca giornalistica annotiamo che una nuova gamma di prodotti tipo: “primitivo” mate- nell’anno del Signore 2012 il tracciato è sempre lo riale ferroviario, cilindri scanalati, caldaie, ruote stesso, con una serie di curve e contro curve che dentate e altri meccanismi. Nel 1860 cessa di funzio- ora, però, sono repubblicane e non più monarchiche, nare per sempre la Ferdinandea esattamente poco con qualche leggera spruzzatina di bitume, facile a tempo prima dell’inaugurazione del secondo alto- scomparire come neve al sole di Calabria. forno gemello, dei due “all’inglese”, di Mongiana. La caduta delle barriere doganali decretata dal Governo Unitario, l’aumento dell’imposta fondiaria, la memorabile “tassa sul macinato”, l’alleggerimento delle forniture militari e ferroviarie,la drastica riduzione di capitali e commesse, la nuova filosofia economica del “libero scambio”, la preferenza del nuovo Governo della siderurgia ligure (Ansaldo) (che prima del 1860 contava la metà dei dipendenti di Mongiana), la cattiva qualità dei manufatti e la poco perizia delle maestranze meridionali in genere sono tra le cause prime del declino dell’attività siderurgica Calabrese. Arte e Restauro 18 Musica nuova per le nuove generazioni L’utilizzo della moderna tecnologia nella didattica musicale Emilia Grandinetti La disciplina musicale ha compiuto negli ultimi 30 Metodologie, queste, che finora erano state escluse dal anni un’evoluzione didattica. Il cambiamento si è rive- modello formativo della società occidentale. Si pensi lato estremamente necessario per rendere questa mate- qui alle differenze tra l’intendere in senso“acustico” e ria scolastica proficua ed attuale nei confronti delle all’intendere in senso “logico” o al “sentire” subordi- nuove generazioni, avvalendosi dell’interdisciplinarità, nato al “comprendere”. Alcune esperienze didattiche delle tecnologie applicate e della multimedialità. Il possono essere oggi facilmente realizzabili nel labora- compito del docente deve essere necessariamente nel- torio musicale multimediale, con l’uso delle nuove la società moderna quello di abbattere gli ostacoli co- tecnologie e principalmente del computer. municativi e generazionali che impediscono di comu- In particolare è possibile fare riferimento ad attività nicare con i ragazzi utilizzando un linguaggio più con giochi didattici per lo sviluppo delle capacità di comprensibile e a loro più congeniale, non ancorato a percezione e di improvvisazione e ad attività sulla ma- vecchie concezioni di insegnamento nozionistico. Il nipolazione e studio dei parametri del suono. Ciò al Professore deve scovare sempre nuove strategie atte a fine di dimostrare come per il prossimo futuro il com- interessare e appassionare i discenti per indurli ad affi- puter potrà essere considerato non semplicemente co- nare la loro capacità percettiva riuscendo a parlare me uno strumento di supporto per le attività della di- secondo il loro codice A questo proposito, l'uso di ma- dattica musicale ma come il nuovo strumento per la teriali e strumenti didattici moderni insieme al classico didattica musicale. libro di testo aiuta il processo di apprendimento delle nuove generazioni: strumenti musicali elettronici, computer, software di virtual instruments, lavagne interattive multimediali (LIM), uso della rete e degli strumenti di comunicazione su internet diventano eccezionali strumenti didattici a disposizione del docente adatti alla sperimentazione di una e-didactics che definisca il materiale didattico come "qualsiasi mezzo che può supportare l'insegnamento e/o l'apprendimento” e lo strumento didattico come "qualsiasi mezzo che può favorire la comunicazione, la fruizione e l'applicazione nel processo di insegnamento-apprendimento”. L’intreccio tra musica e tecnologie si sta rivelando, ultimamente, un felice connubio che sicuramente renderà a breve necessaria sia una ridefinizione dei saperi (si pensi a un nuovo concetto di suono) sia la diffusione di nuove modalità di insegnamento e di apprendimento. Didattica che si baserà sempre più sulla prassi laboratoriale, che modificherà lo stesso ruolo e funzione del docente e che si mostrerà ideale non solo a sperimentare direttamente con il mondo sonoro, ma anche a realizzare la creazione sonora stessa nella sua totalità. Arte e Restauro 19 E, forse, una nuova didattica della musica che sfrutti a Le nuove generazioni, così, fin dalla più tenera età pieno le nuove risorse tecnologiche servirà anche ad potranno sperimentare la produzione della “musica abbattere quel muro di incomprensione creatosi, già nuova”. I programmi di scrittura musicale informatiz- all’inizio del Novecento tra il grande pubblico ed i zata e i generatori di basi musicali al computer costi- primi compositori-sperimentatori di musica elettroni- tuiscono una parte importante della tecnologia musica- ca. le applicabile all’insegnamento della musica e, in par- Pure Data o Supercollider, già in uso da molti artisti. ticolar modo, alla didattica strumentale. Alla fine del Grazie alle nuove tecnologie, i ragazzi saranno con- XX secolo hanno acquisito importanza i sistemi com- dotti in un percorso che li porterà prima ad acquisire puterizzati di scrittura di spartiti. Attualmente esistono gli strumenti critici che affineranno il loro gusto musi- vari programmi software per la scrittura di partiture, ad cale, in seguito ad utilizzare quanto appreso per riela- esempio Finale, Sibelius, e GNU LilyPond. borare creativamente e dar vita a un loro prodotto musicale. Arte e Restauro 20 . Gli strumenti musicali antichi e il ripristino del “suono storico” Giuseppe Ferraro Il ramo della musicologia che studia gli strumenti musicali prende il nome di organologia. Questo sostantivo è poco diffuso e non viene neppure usato normalmente da coloro che ne conoscono il significato, ed è forse per tale motivo che Piero Rattalino non ha intitolato «Manuale di organologia» un suo volumetto, sulla storia degli strumenti musicali, anche se nella sostanza è un manuale elementare di organologia. La ragione della scarsa simpatia per il termine organologia risiede pro-babilmente nel fatto che il termine greco organon, antica-mente usato come nome generico (equivalente a strumen-to) è stato utilizzato in seguito per indicare uno strumento musicale ben determinato, l'organo. L'organologia studia gli strumenti sia scientificamente (analizzandone la costruzione, la meccanica della produzione del suono e il timbro del suono prodotto), che dal punto di vista storico, etnografico e iconografico. Si tratta quindi di una scienza che richiede il possesso di nozioni molto varie, e che in pratica, quando si svi- Facciata Organo del 1803 prima del Restauro Chiesa S. Giuseppe Tropea (VV) luppa ad un alto livello di ricerca, esige l'impiego di gruppi di specialisti. Infatti, Pier Paolo Donati in un suo studio su: La formazione per la tutela dei Beni musicali riferisce che per acquisire una buona competenza organologica è necessario possedere dei requisiti musicologici, fisico-acustici e storico-artistici. fisicoacustici e storico-artistici. Il ruolo svolto dallo strumento musicale nel contesto storico del passato ha iniziato ad essere indagato da musicologi e organologi La musica, rispetto alle arti figurative e plastiche, si presenta sotto forma di pagina “muta” e per diventare arte deve essere trasformata in edificio sonoro o “scultura sonora” nello spazio e nel tempo di esecuzione. Nella musica è evidente la stretta correlazione tra il compositore, la pagina musicale scritta, lo strumento al quale era stata destinata e l’interprete di oggi. Se per il restauro del mobile che contiene lo strumento: organo, in un tempo relativamente recente, all’incirca una qua- clavicembalo, pianoforte, ecc., sono richieste compe- rantina d’anni. Lo strumento musicale antico è, infatti, tenze che rispondono ai canoni del restauro storico- considerato un “documento sonoro” attraverso il quale è possibile realizzare l’interpretazione filologica della pagina musicale del passato. conservativo, per il ripristino del “suono storico” è necessario possedere una buona cultura teoricomusicale e la conoscenza dei temperamenti in uso nel Arte e Restauro 21 corso degli ultimi cinque secoli. Un intervento di re- San Giuseppe di Tropea rientra nel programma di stauro ha avuto luogo alcuni anni fa ad opera dell'Ac- "modernizzazione". Durante la fase di restauro sono cademia di Belle Arti "Fidia" di Vibo Valentia, con emersi alcuni dati interessanti, come ad esempio l'anno sede a Stefanaconi, che ha organizzato un corso per di costruzione, 1803, riportato all’interno di un ventila- "Tecnico esperto nell'analisi del degrado dei materiali bro. Da tale data si evince che l'organo della chiesa di lignei e delle tecniche di recupero e conservazione". San Giuseppe è lo strumento più antico tra quelli con- Durante il corso l’accademia ha polarizzato l'attività servati nelle chiese della città di Tropea, non essendo didattica sul restauro dell'organo della chiesa di San stato possibile stabilire la data di costruzione dell'orga- Giuseppe di Tropea. L’Accademia "Fidia" fondata no conservato nella Cappella dei Nobili, il cui mate- dallo scultore Michele Licata che per anni ha diretto riale fonico sembrerebbe risalire al l'Istituto statale d'Arte di Vibo Valentia. resto prima del restauro non si conosceva neanche la E' da diversi anni che l'Accademia "Fidia" ha messo al data di costruzione dell'organo della chiesa di San Giu- centro della sua attività un nutrito programma didattico seppe. Ritornando ai dati emersi durante il restauro e, a seguito della legge di riforma delle Istituzioni di operato dagli allievi e dai professori dell'Accademia Settecento; del Fidia, coadiuvati dal m° Paolo Ciabatti già allievo di Pier Paolo Donati presso il laboratorio di restauro degli organi antichi ospitato in palazzo Pitti a Firenze, è stato anche possibile stabilire e ripristinare il temperamento mesotonico e il diapason di 424 Hz. Il temperamento mesotonico o del tono medio regolare, consente di ottenere un gran numero di terze maggiori perfette, alterando di conseguenza le terze minori, le quarte e le quinte; è un tipo di accordatura le cui norme tendono a conformarsi ai principi canonizzati dall'armonia. Cassa Lignea Organo del 1803 Durante il Restauro Chiesa S. Giuseppe Tropea (VV) Particolare Organo del 1803 prima del Restauro Chiesa S. Giuseppe Tropea (VV) Alta formazione Artistica e Musicale, (legge n. 508/1999), ha ampliato il ventaglio dell'offerta formativa e il corso che ha visto come risultato il restauro storico - conservativo dell'organo della chiesa di Arte e Restauro 22 Ciò è di enorme gravità se si considera che il 2/3 del patrimonio musicale mondiale insistono sul territorio dello Stato italiano. Soltanto di recente in alcune università italiane sono apparse lauree in beni musicali. Vorrei rilevare che la figura professionale del restauratore degli strumenti musicali antichi si differenzia da quella degli artigiani costruttori di strumenti musicali e termino con Pier Paolo Donati, il quale auspica che per la formazione professionale dei futuri restauratori “presiedano in un ponderato equilibrio discipline scientifiche e filologiche, attrezzature di laboratorio e supporti storiografici”. Organo del 1803 Dopo il Restauro posto sulla Cantoria Chiesa S. Giuseppe Tropea (VV) Organo del 1803 Dopo il Restauro nel Lab. Restauro Legno Accademia Fidia Chiesa S. Giuseppe Tropea (VV) L'organo della chiesa di San Giuseppe di Tropea è un positivo di modeste dimensioni, con il registro di ottava iniziante a partire dal do2,, ciononostante dopo il restauro, ha rivelato sonorità e qualità timbriche eccezionali. L'intervento di ripristino dell’organo è stato radicale: dallo smontaggio e censimento di tutti gli elementi costitutivi, lo strumento, al recupero del materiale fonico attraverso la rimessa in forma dei corpi e dei piedi delle canne interne e di facciata. É stata prestata la massima attenzione per conservare le caratteristiche dell'intonazione nella fase di sutura e saldatura degli strappi determinati nelle precedenti accordature, mentre le canne di facciata, aggredite dal cancro, sono state integrate con innesti e suture di metallo simile, per lega e spessore, all'originale. Una volta restituita la fisionomia originaria, l'organo diventa il mezzo capace di trasformare, come ho già accennato, la musica del passato in opera d'arte. La nostra nazione ha notevolmente trascurato la formazione professionale anche ai fini della tutela dei beni musicali. Arte e Restauro 23 Arte e Restauro 24 La Verità è Luce di Simona Caramia Il Centro per l’arte contemporanea Open Space di Ca- Puleo, nella valutazione sociale di Mariantonietta Ba- tanzaro ospita la collettiva “La Verità è Luce”, terza gliato e in quella antropologica di Marco Ravenna. Ma edizione del progetto culturale in progress “Un Augu- la verità si esprime anche in elaborazioni fotografiche: rio ad Arte”. Partiti dalla storica affermazione di Pier l’urlo disperato di John Santo Alessio, il volto-icona di Paolo Pasolini (Dire la verità è un atto rivoluzionario), Luana Vadalà, la natura panica di Karmil Cardone, il i trentatré giovani artisti invitati sono chiamati ad asse- doppio cromatico ed esistenziale di Danilo De Mitri, i rire la Verità, interagendo con la materia (un piccola ricordi lettera in legno) e con le molteplici implicazioni indot- “conversazione privata” di Elisa Laraia. Al linguaggio te dalla tematica. In primo luogo il valore sociale della tecnologico si affiancano poi le sperimentazioni mate- veritas, che rivela l'inevitabilità dell'interdipendenza riche: le monocromie bianche di Beatrice Basile, di reciproca degli uomini, così come - nell’allestimento Maria Grazia Carriero e di Claudia Giannuli, la trinità della mostra - la totalità delle opere-lettere genera la di juta di Maurizio Cariati, i pensieri di cera di Anna riformulazione Lungi Maria Battista, il buco nero di Shawnette Poe, la dall’essere una condizione privilegiata dalla quale in- “pluralità identitaria” di Dòra Zambò, cui seguono le tessere relazioni di potere, la verità diventa esuberanza declinazioni pittoriche: il virtuosismo decorativo di pop nella visione ludica di Monica Palumbo, in quella Serena Piccinini, l’abbraccio filantropico di interattiva di Rita Soccio, nelle opposte direzioni (vero Rosaria Cozza, la spiritualità mistica di Fabrizio e falso) suggerite da Stefania Pellegrini e da Maria Cotognini, il desiderio di semplicità e chiarezza di dell’assunto pasoliniano. sbiaditi di Francesca Speranza, la Maria “Combustione” Alessandro Fonte Arte e Restauro 25 Barbara Bonfilio, i contrasti cromatico—culturali di Miguel Mirabella, le riflessioni sull’Essere di Selene Giovanni Duro, l’intuizione empatica di Mariagrazia Lazzarini, l’impegno politico di Salvatore Manzi. Costa. Complementare la concettualità del gesto (e del Questi giovani emergenti, eredi del monito pasolinia- pensiero): le lacerazioni di Marcello Mantegazza, il no, unitamente ai contributi critici degli intellettuali sotterramento di Mauro Vitturini, la combustione di coinvolti sembrano rammentare i propri oneri al mon- Alessandro Fonte, l’emanazione di luce di Maria Elena do della cultura che deve rifondarsi sotto l'egida della Diaco Mayer, la necessaria relazione tra uomo e am- Verità e dell'Etica. biente di Ellepluselle, il rinnovato uomo etico di Diego “Buco Nero” Shawnette Poe Arte e Restauro 26 ERINYS ART GALLERY Modern & Contemporary Via E. Gagliardi 71– tel. 0963.301233 www.erinysartgallery.com - [email protected] Arte e Restauro 27 DIPARTIMENTO ARTI VISIVE CORSI DI LAUREA TRIENNALI I LIVELLO PITTURA - SCULTURA - GRAFICA DIPARTIMENTO PROGETTAZIONE E ARTI APPLICATE SCENOGRAFIA DIPARTIMENTO NUOVE TECNOLOGIE DELL’ARTE CINEMA ARTI VISIVE E DISCIPLINE DELLO SPETTACOLO LAUREA BIENNALE II LIVELLO PITTURA - SCULTURA - SCENOGRAFIA CORSO QUINQUENNALE IN RESTAURO LAUREA DI II LIVELLO - ABILITANTE PFP 2 Manufatti Dipinti su Supporto Ligneo e Tessile. Manufatti Scolpiti in Legno. Arredi e Strutture Lignee. Manufatti in Materiali Sintetici Lavorati Assemblati e/o Dipinti PFP 5 Materiale Librario e Archivistico. Manufatti Cartacei Pergamenacei. Materiale Fotografico, Cinematografico e Digitale