IL TEATRO
DELLA SCUOLA
COMPIE 25 ANNI
Theatraki Associazione Culturale
Kulturverein Theatraki
Via Bottai, 5 - 39100 Bolzano
T 0471 972213
DAS THEATER
DER SCHULE
WIRD 25
www.theatraki.org
25
email [email protected]
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”
THEATER GIBT UNS VIEL. DIE, DIE
HIER SITZEN, WISSEN ES
“
”
MA QUANTE COSE
CI INSEGNA IL TEATRO
Il 15 ottobre del 2005, Ingeborg Bauer Polo inaugurava con queste parole il
convegno Modelli e Monelli teatro e adolescenza Theater und Jugend, convegno da lei fortemente voluto e sostenuto.
Ed è proprio a Ingeborg Bauer Polo che vorremmo dedicare questo piccolo
quaderno che non ha l'ambizione di documentare in maniera esaustiva 25
anni di Teatro della Scuola, ma il desiderio di essere una piccola testimonianza, una piccola traccia di un grande progetto.
Schultheater ist mir eine Herzensangelegenheit.
Ich habe in meiner Schulzeit, in der LBA, selbst Theater gespielt. Fragen Sie mich nicht wie. Ich habe dann
als Lehrerin mit meinen Schülern - zu Weihnachten,
wie sich das gehörte - Theater gespielt, Sketches und
Hörspiele eingelernt. Und wir haben viel Spaß dabei
gehabt. Wie gut das Ganze war, wag ich jetzt im Nachhinein zu bezweifeln. Und dann, als ich Direktorin an einer Bozner Mittelschule war, da habe ich das Angebot der Stadt Bozen, "Theater an der
Schule", ganz massiv in Anspruch genommen. Damals in den 80er Jahren
habe ich erkannt und erlebt, was Schultheater bedeutet und was Schultheater
vermag, wenn es von Menschen gemacht wird, die neben dem Theater, neben
ihren Kenntnissen von Theater auch pädagogische Fähigkeiten haben. Und
das war dann der Grund, warum ich 16 Jahre lang als Stadträtin in Bozen
Theater und Schultheater ganz massiv zu fördern versucht habe. Aber genug
jetzt. Nur damit Sie wissen, mit wem Sie es zu tun haben.
A Bolzano siamo orgogliosi delle nostre iniziative di teatro nelle scuole.
La città di Bolzano ha iniziato nel 1987 ad offrire alle scuole la possibilità di
realizzare dei laboratori di teatro. L'iniziativa negli anni ha avuto un grandissimo successo, è cresciuta, e oggi tutte le scuole di Bolzano, elementari e
medie, fanno teatro. Non riusciamo a soddisfare tutte le richieste, anche se
si realizzano dai 50 ai 60 progetti per anno scolastico e anche se la Provincia
di Bolzano, Assessorato alla Scuola, attraverso la Sovrintendenza, ci dà un
forte aiuto finanziario.
Inizialmente, il Comune di Bolzano aveva incaricato singoli esperti di seguire i progetti. Dal 2000, invece, questi esperti che avevano già lavorato
con noi si sono riuniti nell'Associazione Theatraki e da allora il partner del
Comune di Bolzano è l'Associazione Theatraki. Ci sono animatori di lingua
tedesca e animatori di lingua italiana. Loro seguono i progetti e l'associazione
pensa alla formazione permanente, coordina e organizza la rassegna finale di
maggio che è sempre molto, molto bella e interessante.
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Mit diesen Worten eröffnete Ingeborg Bauer Polo am 15. Oktober 2005 die
Tagung „Modelli e Monelli – Theater und Jugend“, eine Tagung, die sie von
ganzem Herzen gewollt und stark unterstützt hatte.
Ihr, Ingeborg Bauer Polo, möchten wir dieses kleine Heft widmen, das keinesfalls den Anspruch erhebt, einen umfassenden Überblick über 25 Jahre
Schultheater zu geben, sondern nur ein bescheidenes Zeugnis eines großen,
wichtigen Projektes sein soll.
”
IL TEATRO DELLA SCUOLA
COMPIE 25 ANNI
ATTORE DEL TEATRO DELLA SCUOLA:
E’ una persona grande o piccola, che si mette in gioco attraverso il suo lavoro e
“rischia” con generosità e professionalità, senza essere un professionista, nell’aprirsi
allo spettatore. Gli fa un dono.
(Loredana Perissinotto)
Mi piace l'espressione il teatro della scuola, all’inizio doveva chiamarsi
nella scuola, ma è giusto così perché, questo teatro, alla scuola appartiene completamente, parte da lì, da quelle pareti, da quelle aule, da quei corridoi, da quegli insegnanti ma, soprattutto, da quei ragazzi e da quei bambini. Ha l’odore
delle loro emozioni, dei loro cuori, delle loro voci e dei loro corpi. Crediamo di
poterli ricordare quasi tutti perché ci hanno regalato ogni volta qualcosa e, questo regalo, va al di là di una semplice azione di bravura, diventa un pezzo di storia personale dove mi racconto, mi metto a rischio, svelo chi sono veramente,
e non importa in che lingua io parli perché parlo al di là di ogni parola.
A Bolzano, il Teatro della Scuola, nasce dalla sensibilità di un’ assessora e
di una funzionaria del Comune e, in pochi anni, grazie alle persone che
hanno creduto e continuano a credere in questo progetto – e che in questa
piccola pubblicazione vogliamo raccogliere - cresce al di là di ogni previsione
facendo della rassegna di Bolzano una delle più importanti in Italia.
Cresce parlando in due lingue e dando vita ad un’associazione che nel proprio
nome, THEATRAKI (Theater, ragazzi, Kinder) racchiude una caratteristica fondamentale: il nostro bilinguismo. Caratteristica a volte premiata, a volte criticata come inopportuna, ma sempre e comunque da noi condivisa saldamente.
E per bilinguismo qui non intendiamo solamente l’idea di “far imparare il tedesco o l’italiano ai rispettivi gruppi linguistici”, ma quella di attuare un'effettiva
collaborazione tra le persone che vi lavorano senza barriere di nessun tipo. Ci
siamo riusciti, il direttivo attuale si muove all’interno di questa logica da molti
anni in uno scambio continuo e con permanente attenzione al gruppo di lavoro.
Il gruppo di lavoro centrale è formato da professionisti che si muovono
nelle scuole in un sistema di richieste, dando vita alla rassegna di maggio/giugno in alcuni teatri della città. E qui i numeri sono piuttosto alti: ogni anno
vengono coinvolte in media 50 classi, portiamo a teatro almeno 1000 ragazzi e,
se poi pensiamo al pubblico, il numero aumenta in maniera esponenziale e, in
questo senso, il Teatro della Scuola assolve al suo compito pedagogico e sociale.
La Rassegna Qualcuno chiama questi piccoli lavori “saggi di fine anno”,
ma nella maggior parte dei casi sono vere e proprie opere che del saggio hanno
solo l’unicità di quel gesto che nulla ha a che fare con la bravura individuale,
ma si rivolge alla coralità del gruppo. In questo senso trovano spazio spesso
coloro che nell’insegnamento frontale hanno meno chance, tra l’entusiasmo
e lo stupore degli stessi insegnanti, trovano spazio anche gli emarginati che,
il più delle volte, fanno pace con se stessi e con il gruppo.
Dato che Theatraki opera indifferentemente in tutte le scuole, vediamo spettacoli in tedesco di ragazzi italiani e in italiano di ragazzi tedeschi. Alcuni vengono proposti in due lingue se non in tre. Questa pratica è diventata ormai
consuetudine per noi, ma, al di là dell’importanza e dell'interesse che suscitano queste pratiche, rimaniamo comunque convinti che recitare nella propria
madrelingua sia fonte di grandi soddisfazioni in un’ epoca in cui saper parlare
bene e a voce alta può essere un bene prezioso che dà coraggio e sicurezza.
Per questo motivo, quando scegliamo i testi, cerchiamo di confrontarci con
autori importanti, sia per ragazzi che per adulti.
Le lingue con cui oggi ci troviamo a confronto non sono più solo due o tre,
ma sono molte di più. Una grandissima attenzione la rivolgiamo quindi all’integrazione e, in questi anni, abbiamo visto crescere la partecipazione di
tutti quei bambini - e delle loro famiglie - che, per provenienza e abitudine,
fino a qualche anno fa, percepivano il teatro come un pericolo o una perdita
di tempo. Vediamo dunque ragazzi e ragazze che con gioia recuperano il loro
patrimonio culturale per metterlo al servizio dello spettacolo e del gruppo.
Ora, che festeggiamo il venticinquesimo compleanno del Teatro della Scuola
- forse un fratello minore del teatro, ma non per questo meno amato – vogliamo ringraziare proprio tutti i bambini e tutte le bambine, tutti i ragazzi e
tutte le ragazze, i loro insegnanti e le loro famiglie, che in questi 25 anni abbiamo avuto la fortuna di incontrare.
Paola Guerra
Presidente dell’associazione Theatraki, operatrice teatrale e attrice
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SCHAUSPIELER IM „THEATER DER SCHULE”:
Ein Schauspieler im Theater der Schule ist ein Mensch, klein oder groß, der sich durch
seine Arbeit in Frage stellt und voller Großzügigkeit und Fachkompetenz - ohne aber
ein Profi zu sein - etwas „riskiert”: er öffnet sich dem Zuschauer und beschenkt ihn.
(Loredana Perissinotto)
Die Bezeichnung „Theater der Schule” gefällt mir. Zunächst sollte es
„Theater in der Schule” heißen, doch so ist es richtig, da dieses Theater zur
Gänze der Schule gehört, es geht von der Schule aus, von ihren Wänden, ihren
Klassen, ihren Gängen, ihren Lehrpersonen und, vor allem, von ihren Schülerinnen und Schülern. Es trägt den Geruch ihrer Emotionen, ihrer Herzen, ihrer
Stimmen und ihrer Körper. Wir können uns - so scheint es - an fast alle von
ihnen erinnern, da sie uns jedes Mal etwas geschenkt haben … ein Geschenk,
das weit über ein einfaches Bravourstück hinausgeht und zu einem Teil der eigenen Geschichte wird, weil ich von mir erzähle, mich einbringe, etwas riskiere
und zeige, wer ich wirklich bin, unabhängig von meiner Sprache, da ich jenseits
aller Worte und Wörter spreche.
In Bozen ist das Theater der Schule der Sensibilität einer Gemeinderätin
und einer Gemeindebeamtin zu verdanken. In nur wenigen Jahren war es –
dank unzähliger Personen, die an dieses Projekt geglaubt haben und auch
weiterhin daran glauben und denen wir mit dieser Publikation eine Stimme
geben möchten - weit über alle Erwartungen hinaus gewachsen, und die Bozner Aufführungsreihe wurde zu einer der wichtigsten Italiens.
Von Beginn an zweisprachig, führte es zur Gründung des Vereins THEATRAKI (aus den Abkürzungen von Theater, Ragazzi und Kinder), der bereits
durch seinen Namen eine ganz zentrale Entscheidung ausdrückt: unsere
Zweisprachigkeit. Eine Entscheidung, die oft ausgezeichnet aber ebenso oft
als unpassend kritisiert wurde, die wir aber stets mit Nachdruck verteidigt
haben. Wenn ich von Zweisprachigkeit spreche, so verstehe ich darunter nicht
nur, dass „die zwei Sprachgruppen die jeweils andere Sprache, also Deutsch
bzw. Italienisch, lernen“, sondern eine effektive Zusammenarbeit zwischen
Menschen, ohne Grenzen jeglicher Art. Und dies ist uns auch gelungen: Der
aktuelle Vorstand arbeitet seit vielen Jahren nach diesem Grundsatz in einem
ständigen Austausch und im kontinuierlichen Bemühen um Gruppenarbeit.
Das Team von Theatraki besteht aus Fachkräften, die in den Schulen auf
Anfrage arbeiten und die jeweilige Aufführungsreihe realisieren, die dann in
den Monaten Mai und Juni in einigen Theatern der Stadt auf die Bühne gebracht wird. Die Zahlen sprechen für sich: Jedes Jahr nehmen rund 50 Klassen daran teil, und wir bringen mindestens 1.000 Kinder und Jugendliche ins
Theater. Wenn wir noch das Publikum dazunehmen, steigt diese Zahl exponentiell an, und bereits dadurch wird das Theater der Schule seiner pädagogischen und sozialen Rolle gerecht.
Die Aufführungsreihe Unsere
Aufführungen sind in den allermeisten Fällen echte Theaterstücke, die
mit einer „Jahresabschlussaufführung“ im herkömmlichen Sinne nur
die Einmaligkeit ihrer ganz speziellen Gesten - die nicht mit dem Können
des
Einzelnen
zusammenhängen, sondern die gesamte Gruppe umfassen - gemeinsam haben. Hier finden auch jene
Platz, die im klassischen Frontalunterricht weniger Möglichkeiten
haben, jene, die oft ausgegrenzt sind
und – zur Begeisterung und zum Erstaunen der Lehrpersonen selbst –
auf diese Weise meist mit sich selbst
und mit der Gruppe Frieden schließen.
Durch seine Zweisprachigkeit ist
Theatraki in deutschen und italienischen Schulen gleichermaßen tätig,
u.a. mit deutschen Aufführungen italienischer SchülerInnen und italienischen
Aufführungen deutscher SchülerInnen. Einige Stücke werden in zwei, wenn
nicht sogar drei Sprachen aufgeführt, und dies ist für uns inzwischen zu einer
festen Gewohnheit geworden. Abgesehen von der Bedeutung und vom Interesse für diesen Ansatz sind wir aber nach wie vor davon überzeugt, dass
Theaterspielen in der eigenen Muttersprache gerade in einer Zeit, in der die
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DAS THEATER DER SCHULE
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Fähigkeit, laut zu sprechen, äußerst wertvoll ist und Mut und Sicherheit vermittelt, sehr befriedigend sein kann. Dies ist auch der Grund, weshalb wir
uns in der Auswahl unserer Stücke (für Kinder wie auch für Jugendliche)
immer auf wichtige Autoren und Autorinnen konzentrieren.
Heute sind wir allerdings nicht mehr nur mit zwei oder drei, sondern mit sehr
viel mehr Sprachen konfrontiert, und in diesem Sinne liegt uns Integration
ganz besonders am Herzen. In den letzten Jahren haben immer mehr Kinder
– und damit auch ihre Familien - an unseren Stücken teilgenommen, die aufgrund ihrer Herkunft oder Lebensgewohnheiten das Theater noch bis vor wenigen Jahren als Gefahr oder Zeitverlust betrachtet hatten. Einige von ihnen
haben durch das Theater ihre eigenen kulturellen Wurzeln wiederentdeckt
und in den Dienst der Aufführung und der ganzen Gruppe gestellt.
Frühjahr 2012 feiert das Theater der Schule seinen 25. Geburtstag: ein kleiner
Bruder des Theaters vielleicht, aber deshalb nicht weniger beliebt. Bei dieser
Gelegenheit möchten wir uns bei allen Kindern und Jugendlichen ebenso bedanken wie bei ihren Lehrpersonen und Familien, die wir in diesen 25 Jahren
kennenlernen durften.
Paola Guerra
Präsidentin des Vereins Theatraki, Theaterfachfrau und Schauspielerin
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EINIGE GEDANKEN ZUM THEMA
KINDER - UND JUGENDTHEATER
”
Auf meine Frage hin, woran sich denn die SchülerInnen im vergangenen Schuljahr am besten erinnern würden, kam die Antwort: „An das Theater“. Im besagten, mittlerweile fernen Schuljahr entdeckte eine nicht gerade sehr einfache
Klassengemeinschaft, dass ihr erarbeitetes Stück aus dem „Kleinen Prinzen“
von Saint Exupéry sie durch das Spiel, durch das Entdecken ihrer Talente, die
freie Äußerung von Gefühlen und Emotionen, die Arbeit miteinander, einander
nähergebracht und verbunden hat und sie sich dabei auch mit einem Stück
Weltliteratur beschäftigt haben.
Das ist nur ein Beispiel von vielen, das die Initiative „Theater der Schule“ seit
25 Jahren, im Jahre 1987 von der Stadt Bozen ins Leben gerufen, so erfolgreich
gemacht hat. Menschen mit Weitsicht und viel Engagement, wie die für mich
unvergessene Stadträtin Ingeborg Bauer Polo, haben erkannt, welch wichtigen
pädagogischen Auftrag das Theater erfüllt, unterstützt von erfahrenen LehrerInnen und bestens ausgebildeten TheaterpädagogInnen. Der Verein Theatraki
spielte und spielt dabei eine gewichtige Rolle mit seinen kompetenten Mitarbeiterinnen und Mitarbeitern. Dafür gebührt ihm Anerkennung und Dank.
Tausende von Schülerinnen und Schülern haben in all den Jahren in
zahlreichen internen Aufführungen, vor allem aber auch bei den
Aufführungsreihen am Ende eines Schuljahres in den Theatern der Stadt nicht
nur Eltern und Familienmitglieder begeistert. Der Applaus ist wohl der schönste Lohn für alle Beteiligten und für die Stadt Bozen Motivation, das Theater
der Schule weiterhin zu fördern.
Judith Kofler Peintner
Stadträtin für Schule, Freizeit und Mobilität
Assessora alla Scuola, al Tempo Libero e alla Mobilità
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Theaterarbeit bedeutet nicht nur Auseinandersetzung mit eigenen oder fremden Texten aus der Literatur, in unterschiedlichen Sprachen, sondern auch das
Erlernen des Umgangs mit dem Körper, der Bewegung, der Musik und der Gestik. Wie groß ist dabei oft das Staunen über
unentdeckte Fähigkeiten, über die Wandlung im Verhalten, über die Auswirkungen auf den Lernerfolg in ganz anderen Bereichen!
“
Il Dipartimento Scuola in lingua italiana
ha promosso e sostenuto in questi anni il progetto "Teatro della Scuola Theater der Schule", un’iniziativa fondamentale per la formazione dei nostri
ragazzi, anche dal punto di vista della crescita e del benessere sociali, un investimento nell’educazione ai linguaggi culturali, tra i quali la propedeutica
al teatro riveste certamente un ruolo primario.
La rassegna degli spettacoli prodotti dagli operatori di Theatraki, in collaborazione con insegnanti e alunni delle nostre scuole, e la ricca offerta di attività
laboratoriali del progetto, che prevede anche percorsi plurilingui, contribuiscono allo sviluppo di competenze linguistiche ed espressive. La pratica teatrale è un valido strumento di apprendimento. La sua efficacia didattica è
strettamente legata alla scelta di collocare al centro del processo formativo
lo studente, considerandolo come persona, dotato di una sfera emotiva e di
capacità creative.
Grazie ad attività come queste la scuola diventa veicolo di “frequentazione”
del teatro, un’occasione di rara partecipazione civica: l’aggregazione, la possibilità di interagire con l’attore e con quanto accade in scena, la consapevolezza che si sta condividendo un evento in gran parte irripetibile, di cui si è
contemporaneamente spettatori e protagonisti, sono solo alcune delle ragioni.
Siamo felici che l’iniziativa abbia avuto un riscontro così positivo; fattore determinante del suo successo è stata senza dubbio la capacità di raggiungere
in modo capillare le singole scuole, rispondendo alle esigenze educative e
formative di ogni gruppo classe. L’esperienza e la professionalità di tutti i
collaboratori del progetto costituiscono valide e solide premesse per le attività future, cui saremo lieti di dare il nostro sostegno.
Nicoletta Minnei
Sovrintendente Scolastica
”
Christian Tommasini
Vicepresidente della Provincia
Assessore all'edilizia abitativa, cultura, scuola
e formazione professionale in lingua italiana
heaterpädagoginnen voller
Engagement und Begeisterung
E
A
T
aben die Zusammenarbeit für das
Deutsche
Bildungsressort zu
inem Erfolgsprojekt werden lassen.
lle Lehrpersonen, die in den Genuss eines
vom Schulamt finanzierten
heaterprojektes kamen, waren voll des Lobes und
egelrecht begeistert, welche Lernfortschritte alle
Klassen durch die Theaterarbeit im
sprachlichen Bereich erzielt haben.
A
K
ußerdem konnte bei allen Schülerinnen und Schülern
ein großer Lernzuwachs in der
Sozialkompetenz festgestellt werden.
inder und Jugendliche haben einerseits erfahren,
wie viel Freude Lernen machen kann,
andererseits aber auch erlebt, dass es viel Einsatz und
manchmal auch ein Stück Überwindung
braucht, wenn man Fortschritte erzielen will.
I
ch wünsche mir, dass die theaterpädagogische Arbeit ein
fester Bestandteil eines jeden Schulcurriculums wird.
Dem Verein Theatraki wünsche ich
weiterhin viel Erfolg für seine Arbeit.
Marion Karadar
Mitarbeiterin des Bereichs Innovation und Beratung
im Deutschen Bildungsressort
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T
H
R
“
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RICORDI DI PICCOLI MIRACOLI
Non è facile sintetizzare in uno spazio breve
la grande messe di pensieri, emozioni, ricordi che il Teatro delle Scuole suscita in
me. Pensieri che avevamo fatto nel far nascere il progetto, sul senso e sul valore del
teatro nella formazione della persona. Emozioni nell’aver incontrato tanta gente: insegnanti, operatori, tecnici, bambini e ragazzi,
tutti impegnati in quel grande gioco. Ricordi di piccoli miracoli avvenuti, colmi di
poesia. Sì, perché avevamo capito che attraverso l’attività teatrale si sviluppa un percorso culturale in cui il coinvolgimento di
ogni singolo si relaziona di continuo con il
gruppo, dove le differenze sono ricchezze da
condividere. Il teatro diventa lo spazio nel
quale l’attenzione alle capacità dei singoli è
massima e dove l’espressività diventa
un’esperienza corale. In questo spazio i
bambini e i ragazzi diventano “belli”, perché
condotti delicatamente ad azioni che attengono alle emozioni, ai sentimenti, all’immaginazione, ai desideri e noi spettatori li
vediamo “belli”, nessuno escluso, attraverso il loro semplice Essere.
25 anni orsono avevamo capito che se la scuola insegna a camminare, il
teatro insegna a volare.
Patrizia Trincanato
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Assessora alla Cultura, alla Convivenza, all'Ambiente e alle Pari Opportunità
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Einlassen. Und einlassen, das mussten wir uns. Da habe auch ich so vieles
mitgenommen. Eintauchen in die Welt des Theaters, eine Maske bewusst
mal aufsetzen, damit ich meine Masken im Alltag noch besser und bewusster
tragen kann. Mich gehen lassen, experimentieren, Gefühle zeigen, und vor
allem klare Bewegungen, klare Worte, klare Gestik und Mimik. Eine Klarheit, die doch in unserem Alltag so wünschenswert wäre, Klarheit, die Mis-
sverständnissen vorbeugt.
Ein Weg, der uns dreißig Stunden begleitet hat, den wir jetzt alleine, ohne
dich weitergehen. Ein Weg, der uns zu den beiden Aufführungen geführt hat.
Und das wiederum ein besonderes Geschenk von dir an uns. Zu sehen, wie
die Teile zu einem Ganzen gewachsen sind, wie wir gestartet sind, wohin
wir gekommen sind. Genugtuung pur, Freude pur, Zufriedenheit pur.
Die Scheinwerfer sind aus, der Applaus zu Ende. Und wir lächeln, wenn wir
an das Projekt denken, dann nämlich denken wir an all das, was wir geschafft haben. Und immer wieder tragen uns die Gedanken zu dir, welch
wertvoller Mensch uns da begegnet ist und schon jetzt vermissen wir die
Stunden mit dir, deine Lebenskraft, deine Freude, deine Begeisterung. Es
bleibt nichts anderes, als uns vor dir zu verneigen und danke zu sagen für
die Zeit mit dir.
In tiefer Verbundenheit
Gabi
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Liebe Regisseurin,
du warst in diesem Jahr das schönste Geschenk, das ich und meine Klasse
bekommen haben. Die Arbeit mit dir war eine der wertvollsten, die ich in
meiner Lehrerinnentätigkeit erfahren habe. Die Arbeit von dir ist eine der
wertvollsten, die Schüler erleben können.
Ich wusste nicht, was auf mich und meine Klasse zukommt, als ich uns im
September fürs Theaterprojekt angemeldet habe. Ich wusste nur, wir haben
Lust, Gedichte zu rezitieren und mir fehlt die Erfahrung, wie ich das auf die
Bühne bringen kann. Der Zufall wollte es, dass du uns zugewiesen wurdest.
Schön schon damals die Zusage, mit einer Expertin in der Klasse am Theaterspielen zu arbeiten.
Schon bei den ersten Treffen war die gegenseitige Begeisterung ansteckend,
spürte ich ein Verbundensein in unseren Zielen: Beide hatten wir Lust mit
Jugendlichen zu arbeiten, beiden bereitete uns Sprache Freude, beide glaubten wir an die Sache. Und unsere Begeisterung war ansteckend, auch die
Italienischkollegin war sofort bereit mitzuarbeiten, die Klasse in ihrem Vorhaben zu begleiten, auch sie begeistert in ihrem Arbeiten, auch sie mit Herz
in ihrem Beruf.
Und so begann unser Weg. Das Suchen nach Gedichten, das langsame Entstehen eines Themas, deine Erfahrung, die alles zusammenwachsen ließ.
Und dann die ersten Treffen mit den Schülern. Deine ansteckende Begeisterung, deine Erfahrungen, die du ihnen vermitteln konntest, dein Expertenwissen, das du ihnen geduldig weitergegeben hast, dein
Einfach-nur-du-sein. Und auch ich begeistert im Lernen mit dir, meine Zweifel, die du klären konntest, meine Einstellungen, die du verändert hast, mein
Lernen mit dir, einfach wunderbar. Du hast die Schüler geführt, hin zu mehr
Selbstvertrauen, hin zu mehr Selbstbewusstsein, hin zu einem Schauspielern,
das sie dann und auch schon jetzt brauchen werden. Vor allem hast du an
jeden einzelnen geglaubt, Vertrauen in ihre Entwicklung gehabt, und dieses
Vertrauen hat sie getragen, mehr aus sich herauszugehen, mehr sich zuzutrauen, mehr zu sein, als es bisher geschienen hat. Und genau das war es,
was ich ihnen wohl nicht lehren hätte können, was für mich so wichtig war
an dieser Erfahrung, ein anderer Mensch bringt anderes mit, bringt einen
anderen vorläufigen Blickwinkel, und der lässt die Sachen verändern. Deshalb sind Experten in der Klasse so wichtig, deshalb hast du uns so gut
getan, deshalb ist es wichtig, dass auch künftig diese Art Projekte stattfinden.
Neue Menschen – neue Erfahrungen, ein neues Begegnen, ein neues Sich-
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“… mi è piaciuto tantissimo ed è una vera fortuna che
faremo altri due anni di teatro, perché sennò non saprei come avrei fatto a resistere!”
(Marina)
GENNAIO 2011:
parte la nostra prima esperienza teatrale
Fin da subito nessun dubbio: sono le filastrocche di Bruno Tognolini a stregarci, le sue “Rime di rabbia”. Ritmo, simpatia, un significato profondo rivelato con leggerezza disarmante. E’ subito amore, l’appuntamento settimanale
con le prove un momento atteso.
Settimana dopo settimana vediamo ognuno dare il meglio di sé: i timidi tirano
fuori la voce e una grinta che forse nemmeno loro sanno di possedere. Emergono lati profondi e nascosti di ognuno di noi. Respiriamo la passione, nel
senso letterale del termine: quel PHATOS che è carica emotiva e tocca l’animo
umano.
Le musiche scelte esaltano i testi delle filastrocche e caratterizzano l’intero
spettacolo. La musica è veramente uno dei tanti elementi che contribuiscono
alla rappresentazione teatrale! E noi le abbiamo fatte nostre, sentite, riconosciute, ballate... passando dalla dolcezza delle ninne nanne a ritmi che crescono rumorosamente e finiscono in silenzio.
Il palco diventa un quadro vivente: un quadro che parla, danza, fa musica e
si muove.
La sera dello spettacolo l’emozione è palpabile. I bambini percepiscono un
senso di unità, la partecipazione all’ unico progetto, l’unione finalizzata allo
scopo condiviso: realizzare il LORO spettacolo.
E noi insegnanti , nascosti dietro le quinte, a tremare con loro, consapevoli
del fatto che dietro ogni movimento e ogni parola c’è il lavoro di ore, lo sforzo
di ognuno, la voglia di dare. Che regalo! E che invidia per questa opportunità
negata alla nostra generazione di quarantenni….
Così il teatro mostra la sua ennesima, grande valenza pedagogica: reazione
possibile e creativa al disagio, al bullismo, alla violenza, all’esclusione.
Arriva il momento finale sulle note di Gaber e della sua “Non insegnate ai
bambini”. Sui movimenti aggraziati della dolce Martina che tutti incanta noi
adulti riflettiamo sull’invito di dare fiducia all’amore e a questi bambini che
sono il futuro, perché in fondo il loro mondo necessita solo di fantasia, felicità
e libertà dai condizionamenti.
Sale sul palco la mamma di Nicola: sulle parole dello splendido “Scongiuro al
nazismo futuro” lo spettacolo ti entra davvero dentro, nella psiche, nell’animo,
nell’affettività che si tramuta in memoria.
In un clima di forte coinvolgimento viviamo l’esperienza della rabbia con uno
sguardo nuovo: con le azioni, la musica, il corpo, il movimento. I bambini non
recitano, comunicano. Coinvolgono letteralmente il pubblico trascinandolo
nel vortice dell’emozione. Genitori e colleghi si ritrovano con le lacrime agli
occhi. Usciamo dal teatro inebriati di felicità e certi di volere ripetere l’esperienza fatta.
”
Elisabetta Ganz e Anita Merlo
classe IVB San Filippo Neri
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La classe è vivace, un microcosmo eterogeneo colmo di ricchezza, un brulicare
di energia e bellezza. C’è chi è padrone delle parole e che di parole ne fa uso
senza fermarsi, chi appartiene a un mondo lontano e ad un’altra lingua e chi
la parola, per cause organiche, non l’ha mai utilizzata né mai la sperimenterà.
RIMA SENZA PERDONO
Tu lo sapevi che mi avresti fatto male
Tu lo sapevi che per questo avrei pianto
Era la cosa più terribile che mi potevi fare
Lo sapevi che io ci tenevo tanto
Però l’hai fatto, fatto tutto, fatto a lungo, fatto apposta
E adesso scoprirai cosa ti costa
Io non ti voglio più vedere sotto il sole
Io non ti voglio più vedere in mezzo al giorno
Per me tu sei invisibile, sei fumo di parole
Sei un po’ di vento che mi soffia intorno
Sei solo una ridicola noiosa malattia
Vattene via, vattene via, vattene via
E non m’importa cosa dici, non mi frega cosa fai
Fino a domani non ti perdonerò mai
”
Bruno Tognolini
Rime di rabbia - Salani Editore
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“Es hat mir extrem gut gefallen, und es ist wirklich ein
Glück, dass wir noch zwei Jahre Theater spielen werden,
denn sonst weiß ich nicht, wie ich es ausgehalten hätte!”
(Marina)
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ECCOCI QUI,
IL MOMENTO È ARRIVATO
”
Eccoci qui il momento è arrivato. Me ne sto lì impalato mentre intorno a me
tutto si muove, ma proprio tutto, che quasi mi viene il mal di mare, che poi
la nausea ce l’ho già dal pomeriggio unita ad una fastidiosa sensazione di
caldo freddo che mi produce brividi su per la schiena. Sono qui, fermo, mentre tutto attorno a me si muove, alcuni corrono, si rincorrono, urlano mentre
le insegnanti urlano di non correre, di non urlare, di stare “calmini”, le ragazze si truccano con quelle loro risatine isteriche che sembrano una massa
di gallinelle. Tutti già sudati
nei nostri vestiti migliori …
migliori si fa per dire, mi
hanno costretto a mettere la
camicia, quella con i bottoni
tipo prima comunione, che
è nuova e mi fa prurito
ovunque e che non me la
metterei neanche al matrimonio di mia nonna (che è
già sposata… ma si fa per
dire) e poi senza le scarpe
mi sento come in mutande.
Sì, sono a piedi nudi e non
ho mai amato tanto i miei
calzetti come in questo momento. Siamo tutti a piedi
nudi e questo è il problema
… mi sembra quasi di non conoscerli i miei compagni con quelle protuberanze bianchicce che spiaccicano di qua e di là come se niente fosse. Ma io lo
so che quando ci hanno detto che avremmo recitato scalzi, qualcuno ha urlato e Mario si è alzato e ha detto: io non ci vengo! O i calzetti o niente!- Va
bene, niente. – E lui che si aspettava almeno un piccolo tentativo di convincimento, che ne so, tanto per sentirsi importante, si è seduto pensando di
averla spuntata ... ma anche lui è qui, questa sera, con i suoi bei piedoni all’aria. A cosa servirà poi stare scalzi non lo so. Quando glielo abbiamo chiesto
ci hanno guardati con l’aria sorpresa come se fosse ovvio andare in giro conciati così e ci hanno detto qualcosa del tipo - equilibrio, colore, sentire, appoggio, sensazione … - insomma ci siamo rassegnati … tutti vestiti come per
un funerale (non quello di mia nonna ) ma a piedi nudi. Che poi loro, le insegnanti, sono tutte tiratissime che non le ho mai viste così, anche la Manuela
non ce l’ha il maglione solito e ai piedi porta scarpine (beata lei) col tacchetto
che mi pare faccia una certa fatica a camminare e una camicetta un po’ trasparente che, se la mette a scuola, scatena il putiferio. I registi no, quelli sono
sempre vestiti uguali, mattina e sera … un po’ eccentrici, sgualciti, un pelo
spettinati. Credo che questa sia la loro divisa (un po’ come gli insegnanti di
ginnastica che sono sempre in tuta) e che le strane scarpe che portano, le
gonne , le giacche tipo vecchio, le comprino in un negozio speciale da operai
del teatro.
Loro sono più tranquilli come se fossero a casa loro. Ma ecco che si chiude il
sipario con noi dentro e allora diventiamo ancora più nervosi e la regista ci
dice che è normale sentirsi così (“normale” adesso sarebbe starmene a casa a
guardare la partita con mio fratello), e che lei, quando deve entrare in scena
come attrice, si chiede – ma chi me l’ha fatto fare?-. Appunto, è proprio quello
che mi chiedo anch’io. Sì, perché questa roba del teatro mica la volevo fare.
All’inizio mi sembrava una gran perdita di tempo e anche il papà era d’accordo
con me che erano robe da pagliacci. Mio fratello se la rideva. Solo la mamma
e la nonna erano entusiaste e la mamma diceva che, se le fosse capitata un’occasione simile da ragazza, magari sarebbe diventata una “grande attrice” e
non una “casalinga frustrata”. Nel silenzio che è calato subito dopo, interrotto
solo dallo sghignazzare di mio fratello, ho capito di non avere più alleati. E
teatro sia. Quando abbiamo cominciato, quella mattina, anche i nostri nomi
avevano un suono strano e lei ci ha detto che tanto non se li sarebbe ricordati,
ma si sarebbe ricordata di qualcos’altro. E, questo, suonava come una minaccia, perché quel “qualcos’altro” era avvolto nell’oscurità più completa, e poi
anche i temi che abbiamo scritto su quello di cui dovevamo parlare con il teatro a lei non piacevano, anzi le facevano proprio schifo. Ha detto schifo, che
a scuola non si dice ad un alunno, e allora mi è sembrata un po’ troppo sincera. Quello che è successo dopo non lo so più raccontare, forse perché le parole che conosco non mi bastano. So solo che il mio corpo ha cominciato a
muoversi in modo strano, la bocca a dire cose che non avrei detto, le orecchie
a percepire suoni e musiche che se le avessi fatte sentire a mio fratello mi tirava l’i pod giù dalla finestra… e gli occhi a vedere: la Deborah, che di solito
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“
se ne sta in un angolo e che va male di mate e di tedesco, che si muoveva agile
e delicata come non mai, col sorriso trionfante sulla bocca; Mario, il bulletto
tanto amato dalle mie compagne (e non solo) diventare timido e impacciato
(e vai); Hassan che parlava nella sua lingua che non si capiva niente ma che
era come la musica; e noi tutti che facevamo una strana storia senza né capo
né coda perché non era tipo tv o cinema, ma una storia piena di noi. Ecco non
lo so dire, so solo che adesso sono qui, impaurito, imbarazzato, con la nausea
anche per la puzza di piedi. La regista ci dice che alla fine capiremo il motivo
di tanta fatica, ci fa dire una parolaccia come augurio (certo che sono ben
strani questi attori) e ci raccomanda di non sbirciare sotto il sipario per vedere
il pubblico che entra. Ma appena lei se ne va, ci lanciamo tutti a guardare nella
linea sottile di luce sotto il tendone per vedere chi arriva. Vedo la mamma tra
le prime che corre a prendersi un posto buono tutta raggiante, manco fosse a
Sanremo, e che prende il posto per la nonna che va piano. Oddio, c’è un sacco
di gente. Ci sono i parenti di Hassan che si notano perché sono colorati e timidi come lui. La Deborah deve aver fatto una pubblicità pazzesca perché
entra un gruppone che sembrano quelli che scendono dagli autobus. Deve
avere invitato parenti fino al settimo grado. Sto per alzarmi ma vedo entrare
mio papà (ma non era al lavoro?) con quella sua aria imbarazzata di quando
fa una roba che non fa mai e … o no! È con mio fratello, e colmo della sfortuna,
ci sono anche i suoi due amici che mi grideranno di sicuro “scemo” o peggio
“bacio”. Eppure stasera gioca l’Inter. Io me ne vado dall’uscita laterale. Ma la
Deborah mi prende per un braccio e mi posiziona. Ormai è tardi, ormai è fatta.
Il sipario si apre.
E poi in un lampo tutto finisce, il tempo vola via, sento qualche applauso,
qualche risata ma sento soprattutto che siamo tutti insieme come non mai.
Quando scendo la mamma mi abbraccia orgogliosa e raccoglie tutti i bravo
che qualcuno mi dice, la nonna mi strizza l’occhiolino, il papà mi spettina i
capelli (e so che cosa vuol dire), mio fratello mi dà una manata sulla spalla e
il suo amico mi dice “figo” … forse domani mi prenderanno in giro. Forse domani, oggi no. Oggi sono un attore.
Paola Guerra
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Alla fine capisco quella cosa che diceva lei, è una cosa che ti fa vibrare dentro,
la magia che qualche volta accade, è come aver fatto una corsa in cui, però,
vincono tutti, non solo il primo.
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Als der Vorhang aufgegangen ist, war ich überglücklich:
Da waren all diese Menschen, die mich angeschaut
haben, auch solche, die ich gar nicht kannte.
(Francesca)
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“Quando si è aperto il sipario, ero felicissima, c'erano
tutte le persone che mi guardavano, anche quelle che
non conoscevo.”
(Francesca)
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”
SCARPETTE
ROSSE
Ma andiamo con ordine.
L'esperienza teatrale, realizzata nella mia classe terza media è stata molto positiva, vissuta con entusiasmo da tutti i ragazzi, e da me. E' qualcosa di più di
un bel ricordo, è un'esperienza che ha lasciato un segno, che ci ha cambiati,
che ci ha fatti guardare meglio dentro noi stessi. Già, si recita affinché gli altri
ci guardino, ma in verità siamo noi che che salendo su quelle assi di legno,
impariamo a guardare meglio dentro noi stessi. Non so se accada sempre così,
e se dirò cose già dette da altri. Per noi è andata proprio in questo modo.
La storia iniziale proposta dalla regista ha conquistato gli alunni, che mentre
la interiorizzavano e cercavano di capirla, si sono accorti di averla già dentro.
Perché tutti loro, tutti noi, siamo sedotti da un paio di scarpette rosse, lucide
e scintillanti, che però alla fine ci tolgono il gusto di scegliere in libertà la strada
da percorrere, e ci trascinano nostro malgrado in sentieri bui e pericolosi.
Gli alunni si sono fatti contagiare e prendere sempre di più da ciò che insieme
a Paola stavano costruendo, lasciandosi andare alle emozioni, superando gli
imbarazzi, mettendo in gioco una buona parte del loro essere. E sapevano di
metterci la faccia, e tutto il corpo, in quello che facevano, con le loro movenze
all'inizio goffe e impacciate, e poi sempre più libere e spontanee. La regista
ha saputo in modo delicato, ma anche vigoroso quando era necessario, affidare a ciascuno la parte giusta, calzante come un vestito cucito su misura.
Con istitnto e penetrante capacità di capire chi le stava davanti, è riuscita a
far emergere da ogni ragazzo un “attore”, aiutando ognuno di loro a entrare
in sempre maggior confidenza con il proprio corpo, con la voce, con lo spazio.
Basta citare il titolo per far partire i ricordi.
Casualmente me le ero appena comprate,
un paio di scarpette rosse.
Li ha guidati, ma si è anche lasciata guidare, da loro e talvolta anche da me.
La collaborazione e il feeling con l'insegnante sono fondamentali per il raggiungimento di un buon risultato. Ne giovano innanzitutto i ragazzi, che si
vedono guidati da persone in armonia tra loro, unite da un comune obiettivo
e da una comune visione delle cose. Lo spettacolo, l'esibizione, tutto sommato,
è stata la parte meno importante, che doveva e deve comunque avvenire, perché dà il senso e la misura del proprio esserci, e del proprio esserci stati; molto
più significativo è stato per me, e penso anche per i miei alunni, il percorso
che si è fatto, le ore che si sono dedicate alla costruzione della messa in scena.
Ore che non sono mai state percepite, né da me, né tanto meno dai ragazzi,
come “perse” o sottratte alle materie scolastiche. Tutti avevamo la sensazione
di impegnarci in qualcosa di serio e di importante, che ci faceva divertire, che
ci dava gioia, senso di libertà. Ho visto i miei alunni, anche i più timidi e più
scontrosi, felici di poter partecipare, felici di contare qualcosa, felici di sentirsi
considerati anche come corpi in movimento e anime bisognose di esprimersi,
non solo come teste più o meno pensanti. Li ho visti cambiare, affrontare la
paura, esprimere la rabbia, esultare di gioia, abbracciarsi per niente, sentirsi
un unico corpo. Non credo che esistano tante altre esperienze, oltre a quella
teatrale, capaci di dare tanto a degli adolescenti, e dalle quali ricavare tanto.
Concludo con un invito ai miei colleghi insegnanti: non tiratevi indietro se vi
capiterà l'occasione!
Elena Paris
I.C. Bassa Atesina, Egna – Salorno
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“Ein Volk, das seinem Theater nicht hilft, und nicht fördert, ist, wenn nicht tot, so doch todkrank”
(Federico Garcia Lorca)
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“La cosa più bella per me è che quando hai finito lo spettacolo tutte le persone ti fanno i complimenti.”
(Laura)
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Da molti anni il teatro è entrato nelle nostre scuole e non riesco ad immaginare un percorso formativo senza un laboratorio teatrale.
Educare le giovani generazioni ad una “testa ben fatta” significa creare opportunità formative ricche di senso, in cui i bambini si sentano protagonisti
attivi e si assumano la responsibilità del progetto artistico e della sua realizzazione.
Credo che la professoressa Ingeborg Bauer Polo avesse ben chiaro, già 25 anni
fa, che un laboratorio teatrale nella scuola poteva contribuire alla formazione
di un cittadino responsabile, capace di individuare nuove soluzioni. Il bambino non doveva limitarsi ad essere solo spettatore, fruitore di spettacoli, pur
bellissimi, prodotti da altri, ma poteva diventare veramente protagonista,
mettendosi in gioco in prima persona e realizzare, insieme ai propri compagni
di classe, un vero e proprio spettacolo teatrale.
Difficile immaginare qualcosa di più creativo, dalla ricerca del testo, all’adattamento del copione, all’allestimento della scenografia.
Superfluo sottolineare che un laboratorio
teatrale sia quanto di più interdisciplinare
si possa realizzare nelle scuole, sia per il
linguaggio utilizzato, da quello verbale a
quello corporeo e musicale, sia per il coinvolgimento di più ambiti disciplinari.
Potrei analizzare da molti punti di vista
questa attività, ma ciò che mi sembra più
significativo sottolineare sono alcune “parole chiave” tratte dalle riflessioni dei nostri alunni:
• libertà, gioia, felicità
• conoscenza di se stessi e
superamento della timidezza
• partecipazione dei più deboli
• cooperazione tra ragazzi
e educazione alla non violenza
• narrazione, immaginazione,
creatività.
Il teatro è libertà, gioia e felicità.
Sofia ci dice:
“Io mi sento molto libera come un cavallo che galoppa a tutta velocità nella
prateria!”
Jacopo ci parla della gioia:
“Per me fare teatro è una delle attività più belle della scuola. Per me fare teatro
è qualcosa che ti porta oltre la felicità; addirittura oltre la gioia!”
Il teatro ci permette di conoscerci meglio e di superare timidezze e paure.
Come ha capito Martina : “A me il teatro aiuta a non essere timida, perché
devo ammettere che lo sono davvero.”
Oppure Matteo: “l’attività di teatro ci aiuta a scoprire un’altra parte di noi. Mi
aiuta a superare un mio difetto, la timidezza e sapete perché? Perché durante
le prove davanti ai miei amici, anche se sono pochi, la mia timidezza scompare poco a poco.”
In teatro si possono esprimere tutti, c’è un posto per ognuno e non finiremo
mai di stupirci di quante potenzialità siano insite in ogni bambino. L’ importante è non sentirsi valutati, magari con un voto.
E Marina ci ricorda:
“Io penso che fare teatro sia un’attività molto importante per noi bambini e che
fa partecipare anche i più deboli ad inventare spettacoli di storie fantastiche!
Il teatro è sempre espressione del lavoro cooperativo di un gruppo, in cui i
bambini non sono in competizione, ma si stimolano a vicenda per inventare
nuove storie e ricercare nuove idee.
In questo senso il teatro diventa il miglior esempio di educazione alla non
violenza, che ancora una volta non può essere insegnata a parole bensì vissuta
direttamente.
Martina ha le idee chiare: “Il teatro per me è una materia, ma non una materia qualsiasi, non una di quelle in cui devi star seduto e scrivere, ma una
materia rilassante.
Mi insegna a rendermi disponibile per le parti, e mi aiuta anche a restare tranquilla quando avrei voglia di fare il giro del mondo. A me sembra che il teatro
stia anche aiutando i miei compagni a restare uniti e a non litigare fra di noi.
Spero di fare teatro anche in quinta.”
Anche Alice ritiene che in teatro:” è molto bello lavorare in gruppo e costruire
insieme lo spettacolo.Questa attività ci aiuta a viaggiare nella fantasia.”
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IL TEATRO NELLE NOSTRE SCUOLE
Mirca Passarella
Dirigente Scolastica
“Das Schönste für mich ist, dass dir am Ende einer Aufführung alle Komplimente machen.”
(Laura)
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Anche Alice ritiene che in teatro:” è molto bello lavorare in gruppo e costruire
insieme lo spettacolo.Questa attività ci aiuta a viaggiare nella fantasia.”
Il valore del lavoro teatrale è innanzitutto nel processo di costruzione dello
spettacolo in cui i bambini possono inventare, raccontare e rappresentare
storie reali o fantastiche, possono narrativizzare il mondo, a volte trovando
risposte ai propri problemi.
I bambini lo sanno benissimo.
Chiara sostiene:” E’ divertente, perché ci si muove e devi entrare dentro un
personaggio”.
Anna ritiene che “rispetto all’anno scorso, lo spettacolo che stiamo creando è
più complesso, originale e molto creativo”.
E Stefano: “E’ motivante preparare un nuovo spettacolo, perché possiamo
dare le nostre idee e costruire insieme lo spettacolo”.
I bambini sanno anche che alla fine lo spettacolo deve andare in scena, perché
altrimenti sarebbe come allenarsi per ore ed ore senza mettersi alla prova e
vincere le proprie paure.
Infatti Gaia ci dice: “mi piace molto di più quest’anno, perché alla fine ci sarà
uno spettacolo”.
Ed Alice conferma:
“Per me l’attività del teatro è una
cosa molto bella e il più delle volte
impegnativa, e quando è il momento di entrare in scena sento
una magia che avvolge tutti gli
spettatori e i bambini che recitano. Io so che quando è il tuo momento, la tua parte del copione,
hai paura, ma quando è finito lo
spettacolo non vedi l’ora di farne
uno nuovo o addirittura di ripetere quello che hai appena fatto”.
Quindi un solo desiderio: che lo spettacolo continui!!!
E un grazie a coloro che tanto amano ed hanno fatto amare ai nostri bambini
quest’ arte.
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“Io quando faccio teatro sento dentro di me: felicità, contentezza e gioia …
Rifletto tanto prima di farlo, perché all'inizio sono timido, ma quando lo faccio, do tutto quello che ho dentro
di me!!!”
(Davide)
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“Wenn ich Theater spiele, fühle ich mich einfach glücklich und froh!
Ich denke immer viel nach, bevor ich es tue, weil ich am
Anfang ziemlich schüchtern bin, aber wenn ich es dann
tue, dann gebe ich alles!!”
(Davide)
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THEATER AN DEN SCHULEN
”
Theaterpädagogik gehört an unseren Schulen zu den wichtigen Vorhaben mit
erzieherisch-kulturellem Inhalt. Seit der Entstehung der Initiative „Theater
an den Schulen“, die die Gemeinde Bozen unterstützt, begleitet und finanziert, finden jährlich mindestens drei bis vier Theaterprojekte an der Grundschule Pestalozzi und Mittelschule Schweitzer statt.
Die TheaterpädagogInnen vom Verein Theatraki, die schon fast zum Kollegium zählen, arbeiten mit Begeisterung mit unseren Kindern und Jugendlichen und diese letzteren profitieren viel von ihnen.
Als Schulführungskraft versäume ich keine unserer Theateraufführungen,
weil es jedes Mal ein Erlebnis ist, meine Schüler und SchülerInnen zu beobachten; d.h. ihre gesteigerte sprachliche und persönlichkeitsbildende Auftrittskompentenz, ihre ernsthafte Auseinandersetzung mit den Inhalten, ihre
Freude am Austausch mit Anderen, ihre Ernsthaftigkeit in der Übernahme
von Verantwortung und nicht zuletzt ihre Kritikfähigkeit am Gelingen der
Projekte. Was mich am „Theatermachen“ an den Schulen besonders fasziniert, ist die Möglichkeit interdisziplinär unterwegs zu sein, dieTatsache dass
alle Sinne angesprochen werden (Musik, Bewegung, Handwerkliches für Kulissen und Kostüme), dass Interkulturelles Handeln, Sprachen, Kulturen und
Traditionen verbindet und dass Gemeinschaftsstiftendes für Kinder, Jugendliche, Familien und Lehrer entstehen kann.
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Heidi Niederkofler
Schuldirektorin
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“Wenn ich Theater spiele, fühle ich mich völlig frei, wie
ein Pferd, das schnell wie der Wind durch die Steppe galoppiert!”
(Sofia)
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"Un teatro sensibile e ben orientato in tutti i
rami, dalla tragedia al vaudeville, può
cambiare in pochi anni la sensibilità di un
popolo. Il teatro è scuola di pianto e di riso, è
una libera tribuna dove gli uomini possono
mettere in evidenza morali vecchie
o equivoche e spiegare, con esempi vivi, norme
eterne del cuore e del sentimento umano.
Un popolo che non aiuta e non favorisce il suo
teatro, se non è morto, è moribondo."
”
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(Garcia Lorca)
(Bruno Munari)
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“Fantasia è tutto ciò che prima non c’era
anche se irrealizzabile”
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“A fare teatro io mi sento molto libera come un cavallo
che galoppa a tutta velocità nella prateria!”
(Sofia)
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“Es gefällt mir jetzt noch besser, vielleicht, weil ich dieses Jahr bereits älter bin und weil ich keine Angst vor
der Bühne, der Aufregung, dem Publikum und meinen
lieben Lehrerinnen habe. Dieses Jahr liebe ich das Theater wirklich! Ich bin eigentlich ein bisschen schüchtern,
aber mit dem Theater schaffe ich es, weniger schüchtern
zu sein.”
(Valentina)
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“Mi piace di più forse perché quest'anno sono molto più
grande dell'anno scorso e non ho paura di affrontare il
palco, l'emozione, il pubblico e le mie care insegnanti. Io
quest'anno amo teatro! Io sono un po' timida, ma con il
teatro riesco a esserlo meno.”
(Valentina)
IL TEATRO DELLA SCUOLA COMPIE 25 ANNI
DAS THEATER DER SCHULE WIRD 25
a cura di
Franca Marchetto
traduzioni e revisione:
Martina Pastore e Alberto Clò
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grafica e impaginazione
Lalla Pellegrino - studio23esimo.it
BO
LZAN
O
BOZE
N
Grundschule Gries, Martin Knoller – Str. 7
Mittelschule Adalbert Stifter - Armando Diaz – Str. 38
Grundschule J. H. Pestalozzi – Europaallee 5
Mittelschule Albert Schweitzer – Europaallee 15
Mittelschule Albin Egger Lienz – Kuepachweg 14
Grundschule Rudolf Stolz – Kuepachweg 11
Grundschule Quirein - Quireinerstr. 4
Mittelschule Josef von Aufschnaiter – Leonardo da Vinci Str. 13
Grundschule E. F. Chini – Dolomitenstr. 12
Scuola elementare E. F. Chini – Via Dolomiti12
Grundschule K. F. Wolff – Rentscher – Str. 49
Grundschule J. W. von Goethe – Marienplatz 1
Scuola media Vittorio Alfieri – Via Parma 6
Scuola elementare M. Luther King – Via Parma 18
Scuola elementare San Filippo Neri – Via Palermo 87
Scuola media Ugo Foscolo – Via Novacella 7
Scuola elementare Alessandro Manzoni – Via Rovigo 50
Scuola media Archimede – Via Duca d'Aosta 46
Scuola elementare Manlio Longon – Via Roen 4
Scuola media Enrico Fermi – Via Castel Flavon 16
Scuola elementare Antonio Tambosi – Via Claudia Augusta 52
Scuola elementare Gianni Rodari – Via S. Vigilio 17
Scuola elementare Don Luigi Milani – Viale Trieste 28
Scuola media Leonardo da Vinci – Via Napoli 1
Scuola elementare San Giovanni Bosco – piazza Don Bosco 18
Scuola media Ada Negri – Viale Druso 289
Scuola elementare Antonio Rosmini – Via Fago 35
Scuola elementare e media Dante Alighieri – Via Cassa di Risparmio 24
Deutsches Bildungsressort
Intendenza scolastica italiana
Comune di Bolzano / Gemeinde
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Il Quaderno